Genesi 6

1 Capitolo 6

Schema del capitolo

La malvagità del mondo provoca la collera di Dio.

(1-7)

Noè trova grazia.

(8-11)

Noè predica del diluvio, le misure dell'arca.

(12-21)

La fede e l'obbedienza di Noè.

(22)

Versi 1-7

La cosa più notevole che riguarda il vecchio mondo è la sua distruzione per mezzo del diluvio o dell'inondazione. Vediamo la grandi ingiustizie di quel mondo malvagio e la collera di Dio, come la sua santa decisione, nel punirlo. In tutte le età c'è stata una maledizione particolare di Dio per i matrimoni tra i veri credenti e i suoi nemici dichiarati. Il cattivo esempio dato nel fare un tale matrimonio corrompe e ferisce molti: la fede in quella famiglia verrà meno e i figli cresceranno secondo i principi mondani di quel genitore che è senza timor di Dio. Se diciamo di essere figli e figlie del Signore ancor di più non dobbiamo sposarci senza il suo consenso. Egli non darà mai la sua benedizione se preferiamo la bellezza, l'ingegno, la ricchezza o gli onori terreni alla fede e alla santità. Lo Spirito di Dio avvisò gli uomini inviando loro Enoc, Noè e forse molti altri per predicare loro, pazientando ancora, nonostante le loro ribellioni, e per suscitare rimproveri e colpevolezze nelle loro coscienze. Ma il Signore ha dichiarato che il suo Spirito non avrebbe avvisato gli uomini per sempre: egli li avrebbe pure lasciati indurire nel loro peccato fino ad arrivare alla loro distruzione. Egli decise così perché l'uomo è carne: non solo fragile e debole, ma carnale e depravato, avendo usato impropriamente le potenze nobili della sua anima per appagare le sue inclinazioni corrotte. Dio vede tutta la malvagità che è nei figli degli uomini ed essa non gli può essere nascosta. Se l'uomo non si pente, Egli glielo farà sapere. La malvagità della gente è tanta grande infatti e i peccatori si riconoscono facilmente tra loro. In quel tempo i peccati venivano commessi dovunque e da chiunque. Tutti potevano accorgersi che la malvagità dell'uomo era veramente grande e Dio vide pure che ogni pensiero o intento era solo cattiveria continua. Ecco la radice amara, la primavera corrotta. Il cuore era ingannevole e disperatamente malvagio: i principi erano corrotti, le abitudini e le disposizioni cattive, i loro progetti e le azioni erano malvagie, essi facevano il male deliberatamente e concepivano piani per compiere infamità. Non c'era bene tra loro. Dio, dunque, vide la malvagità dell'uomo come una ferita e un torto fattogli e la vide come un tenero padre vede la follia e l'ostinazione di un figlio disobbediente e ribelle che lo fa affliggere e gli fa desiderare di non voler mai avuto figli. Le parole utilizzate qui sono pesanti: esse sono utilizzate alla maniera umana e non significa che Dio possa mutare i suoi propositi o che qualcosa lo renda infelice. Ma Dio odia così tanto il nostro peccato? E non siamo dispiaciuti per questo? Oh, guardiamo a Colui che abbiamo rattristato e gemiamo! Dio, perciò, si pentì di aver fatto l'uomo, ma non troviamo mai che si fosse pentito di aver redento l'uomo. Dio decide di distruggere tutti gli uomini e la parola originale usata è molto dura, "Cancellerò l'uomo dalla terra", come se fosse sporcizia o sudiciume che è tolto da un posto per renderlo pulito da gettare nella pattumiera, il luogo giusto per essa. Dio parla dell'uomo come di una sua propria creatura, quando decise di punirlo. Coloro che muoiono non possono più far nulla per la loro vita: Dio decise solamente dopo che il suo Spirito li aveva cercati a lungo e invano. Nessuno è punito dalla giustizia di Dio se non quelli che odiano essere corretti dalla grazia di Dio.

8 Versi 8-11

Noè non ebbe simpatia tra gli uomini: essi lo odiavano e lo perseguivano poiché, sia a causa della sua vita che della sua predicazione, egli rappresentava una continua condanna per il mondo. Noè, però, trovò grazia agli occhi del Signore e questo lo rese effettivamente più famoso di tutti gli altri. Che questo possa essere il nostro desiderio principale e cioè operare in modo da essere accettati da Lui. Mentre il resto del mondo diventò malvagio, Noè tenne ferma la sua integrità. Il buon volere di Dio nei confronti di Noè produsse questa buona opera in lui: Egli era un uomo veramente giusto, giustificato prima da Dio per la fede nella discendenza promessa. Perciò fu reso santo e visse con principi giusti: era giusto nel parlare, non era solo onesto, ma devoto ed era sua costante preoccupazione fare la volontà di Dio. Dio guarda con favore verso coloro che Lo cercano sinceramente con fede. È facile essere religiosi quando la religione segue i dettami del mondo, ma la profonda fede e la vera decisione si vedono quando si nuota controcorrente e ci si schiera dalla parte di Dio quando tutti gli altri non lo fanno e Noè fece proprio questo. Quegli uomini facevano tutti i tipi di peccato e giunsero pure ad alterare il vero culto di Dio. Il peccato riempiva la terra di violenza e questo giustificò pienamente la decisione di Dio nel volere distruggere il mondo. Il contagio si estese. Quando la malvagità diventa generale, la rovina non è lontana e fintantoché c'è ancora un gruppetto di persone che pregano in una nazione, il giudizio di Dio può ancora rimanere sospeso a lungo, ma quando tutti operano per allontanarsi dal Signore e per peccare e nessuno tenta di riparare la rottura, che ci si può attendere se non un diluvio di ira divina?

12 Versi 12-21

Dio confidò il suo progetto a Noè di distruggere il mondo malvagio per mezzo del diluvio. Il Signore rivela i suoi segreti a quelli che Lo temono, Salmo 25:14. Egli è con tutti i credenti e permette loro di capire e di mettere in pratica le dichiarazioni e gli avvertimenti della sua Parola scritta. Dio scelse di punire gli uomini con un diluvio che facesse affogare il mondo. Così come egli sceglie il bastone con la quale correggere i suoi figli, così sceglie la spada con cui far morire i suoi nemici. Dio, però, stabilì il suo patto con Noè. Questa è la prima volta nella Bibbia in cui troviamo la parola "patto". Esso sembra volere significare: 1. Il patto della provvidenza: il mondo durerà fino alla fine dei tempi. 2. Il patto della grazia: Dio sarebbe stato il Dio di Noè e dalla sua discendenza avrebbe tratto il suo popolo.

Dio chiese a Noè di costruire un'arca. Questa arca era simile a una nave, adatta a galleggiare sull'acqua. Era molto grande, metà delle dimensioni della cattedrale di San Paolo (N.d.T. Questa famosa cattedrale si trova a Londra) e poteva contenere più di diciotto delle più grandi navi tuttora utilizzate (N.d.T. Ricordiamo che l'autore scrive nel XVIII secolo). Dio poteva proteggere Noè senza fargli fare alcuna fatica o pena o difficoltà, ma lo fece lavorare per salvarsi al fine di provare la sua fede e la sua ubbidienza. Sia la provvidenza che la grazia di Dio incoronano l'ubbidiente e il diligente. Dio diede a Noè degli ordini particolari nel fare l'arca che non erano altro che ben adatti allo scopo. Dio promise a Noè che lui e la sua famiglia sarebbero rimasti vivi nell'arca: tutto ciò che facciamo in ubbidienza a Dio porterà a noi e alle nostre famiglie sicuramente un vantaggio. La fede dei genitori rende i loro figli buoni in questa vita e anche nella vita eterna, se essi pure la coltivano.

22 Verso 22

La fede di Noè trionfò su tutti i ragionamenti stolti. Per costruire una così grande nave, tale da non essere mai vista prima, e rifornire di cibo le creature viventi gli richiedeva molto tempo, lavoro e spesa. I suoi vicini ridevano di lui, ma, nonostante tutte le loro derisioni, Noè, per fede, andò avanti: la sua ubbidienza era pronta e risoluta. Avendo iniziato a costruire, egli non smise finché non ebbe terminato: come fece lui così anche noi dobbiamo fare. Egli temette il diluvio e, perciò, preparò l'arca e nell'avvertimento dato a Noè c'è un avvertimento più solenne datoci per fuggire dalla collera che verrà per spazzare il mondo dei miscredenti nella fossa della distruzione. Cristo stesso, il vero Noè, che ci consola per mezzo delle sue sofferenze, ha già preparato un'arca e ci invita amorevolmente ad avere fede e a entrare. Fintantoché la sua pazienza ancora ci sopporta, ascoltiamo e obbediamo alla sua voce.


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