Giovanni 20,17

17. Gesù le disse: Noia toccarmi, perciocché io non sono ancora salito al Padre mio;

Questo detto misterioso di Cristo ha sempre dato un gran da fare a quanti lo hanno voluto spiegare. Sceglieremo e metteremo innanzi al lettore quelle interpretazioni che ci sembrano esprimere meglio il pensiero del Signore. Sgombreremo imprima il terreno, osservando che la proibizione, "non toccarmi", non può voler dire che vi fosse alcunché di peccaminoso nell'atto di Maria, di voler cioè abbracciare e toccare i piedi di Gesù, poiché sappiamo da Matteo 28:9 che, poco dopo, le altre donne accostatesi a Gesù "gli presero i piedi, e l'adorarono", senza nessun divieto per parte sua. La medesima sera poi, il Signore mostrò ai discepoli le sue mani ed i suoi piedi, invitandoli a toccarli Luca 24:39, e otto giorni dopo offerse all'incredulo Toma di fare il simigliante Giovanni 20:27. Qual fu dunque la ragione del divieto qui opposto, a Maria? Secondo alcuni recenti e dottissimi lessicografi (Parker, Liddle e Scott), il verbo qui tradotto semplicemente "toccare" spesso significa "attaccarsi, avvinghiarsi a qualcuno". Adottando un tal senso in questo passo, vediamo subito che l'atto non concesso a Maria era alquanto diverso da quello permesso alle altre donne ed ai discepoli, e comprendiamo meglio le parole che seguono, Maria non aveva ancora capito la differenza che passava fra il Salvatore risuscitato, e quel "Maestro", col quale, nei giorni del suo ministero, tutti i suoi discepoli erano stati così famigliari, e nella gioia di ritrovarlo, gli si gettò ai piedi, e lo avrebbe stretto nelle sue braccia, in segno che non lo abbandonerebbe mai più. In altre parole, essa non cerca di toccarlo per persuadersi che sia proprio Gesù; ma vuole attaccarsi a lui, per non esserne mai più disgiunta. Se tale era la sua speranza, le parole di Gesù eran calcolate a disingannarla senza ritardo e per sempre; imperocché, come già il Signore aveva dichiarato a sua madre dall'alto della croce, i rapporti temporali che erano esistiti fra i suoi discepoli e lui, prima della risurrezione, non potevano continuare dopo la risurrezione, e dovevano, dar luogo a rapporti diversi, più alti, più gloriosi, quando egli sarebbe entrato nella sua gloria. Gesù dà il motivo del suo divieto nelle parole: "perciocché io non sono ancora salito al Padre mio". A queste parole sono stati dati i tre sensi seguenti:

(a) Secondo Calvino, lo stato di Gesù risorto non poteva esser completo e perfetto che quando egli si sarebbe seduto alla destra del Padre, prendendo possesso in quel modo dell'impero promessogli. Maria sbagliava nel contentarsi, per così dire, solo di una mezza risurrezione, e nel non desiderare nulla di meglio che la presenza di Gesù in sulla terra. Questa spiegazione è adottata pure da Westcott, Godet, Milligan, Jacobus ed altri non pochi. Maria credeva che la vittoria di Gesù consistesse unicamente nel ritorno alla vita di prima; ma Gesù le insegnò che restava ancora molto da fare, prima che il Salvatore e i suoi redenti si trovassero in quella relazione che sola sì poteva dire durevole. Quando sarà ritornato al Padre, potranno tutti i suoi discepoli avere con lui relazioni più conformi ai loro bisogni; tutti allora lo potranno abbracciare in realtà.

(b) Altro senso dato a queste parole è il seguente: "Non perdere tempo nell'abbracciarmi e trattenermi, in questo momento così importante. Avremo tempo dipoi per questo, poiché solo fra quaranta giorni salirò a mio Padre. Ora invece devi far qualcosa per me: levati e reca un mio messaggio ai miei fratelli. Questo è il senso dato a queste parole da Beza, Brentius, Hall, Barnes, Ryle ecc.

(c) Alcuni altri, come Melantone, credono che il Signore abbia qui in vista la sua seconda venuta, lo stabilimento del regno suo, quando tutti quelli che lo avranno conosciuto ed amato in terra, vivranno con lui in santa famigliarità, e non usciranno mai più dalla sua presenza. Ci sembra, essere una obbiezione fatale a questa teoria, che essa rimanda ad un tempo troppo distante la comunione spirituale di Gesù coi suoi, mentre egli la differisce sol di quaranta giorni, cioè fino al suo ritorno dal Padre. Scelga il lettore fra queste varie spiegazioni, ammenoché non preferisca, con noi, quella di Brown: "La famigliarità di prima deve ora dar luogo a relazioni più solenni, eppur più tenere; ma per queste il tempo non era ancora venuto".

ma va ai miei fratelli,

Siccome egli portava ancora la nostra umanità, l'apostolo ci dice che "egli non si vergogna di chiamarli fratelli" Ebrei 2:11. Non leggiamo che nessuno dei discepoli abbia mai dato quel nome di "fratello" a Gesù. Il vescovo Hall osserva che il Signore cominciò col chiamare i dodici servitori poi discepoli, quindi, poco prima della sua morte, amici, ed ora, dopo la sua risurrezione, fratelli.

e di' loro ch'io salgo al Padre mio, ed al Padre vostro; e all'Iddio mio, e all'Iddio vostro.

Questo messaggio di Gesù ai suoi discepoli fu la prima proclamazione della sua risurrezione, e Cirillo vuol che si noti l'onore conferito alla donna colla scelta fatta di Maria per portarlo. Gesù non manda a dire ai discepoli solamente che egli è uscito dalla tomba; vuol che sappiano che, mediante la sua risurrezione, egli li aveva innalzati al rango di fratelli suoi, e mediante la sua ascensione, li farebbe entrare col Padre in uno stato di comunione simile al proprio. Questa comunione sarebbe il carattere distintivo della nuova condizione nella quale stavano per entrare. Eppure importa notare la chiara distinzione che egli ripete qui, dopo averla fatta spesso durante il suo ministerio, fra la sua relazione essenziale col Padre, e quella adottiva dei discepoli. Egli non dice né qui, né mai "nostro Padre" o nostro Dio, "bensì" mio Padre e vostro Padre; per distinguere chiaramente fra il modo in cui egli è unito a Dio, e quello in cui lo sono i credenti. "I più profondi fra i Padri della Chiesa usavano chiamar l'attenzione su questo passo, come specialmente inteso a distinguere fra quello che Dio Padre è per Gesù, e quello che Egli è per noi: suo Padre per essenza, nostro per adozione; nostro Dio per essenza, suo Dio solo a motivo della sua relazione con noi; nostro Padre a motivo della nostra relazione con lui" (Brown).

PASSI PARALLELI

Giovanni 20:27; 2Re 4:29; 7:9; Matteo 28:7,9; Luca 10:4

Salmi 22:22; Matteo 12:50; 25:40; 28:10; Romani 8:29; Ebrei 2:11-13

Giovanni 13:1,3; 14:2,6,28; 16:28; 17:5,11,25; Salmi 68:18; 89:26; Luca 24:49-51

Efesini 1:17-23; 4:8-10; 1Pietro 1:3

Giovanni 1:12-13; Romani 8:14-17; 2Corinzi 6:18; Galati 3:26; 4:6-7; 1Giovanni 3:2; Apocalisse 21:7

Genesi 17:7-8; Salmi 43:4; 48:14; Isaia 41:10; Geremia 31:33; 32:38; Ezechiele 36:28

Ezechiele 37:27; Zaccaria 13:7-9; Ebrei 8:10; 11:16; Apocalisse 21:3


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