Giuda

1 Giuda servitore di Gesù Cristo e fratello di Giacomo,

Abbiamo detto nell'Introduzione che il Giuda autore di questa lettera non è l'apostolo che, oltre al traditore, portava questo nome ed era soprannominato Taddeo o Lebbeo; ma è invece uno dei più giovani fratelli di Gesù. Il perchè egli non si chiami qui "fratello", ma servo di Gesù Cristo sta nel valore minimo che attribuisce alla parentela carnale in confronto del privilegio altissimo d'essere unito al Salvatore col legame spirituale creato dalla fede. Cfr. Matteo 12:48-50. Egli poi è servo di Gesù Cristo non solo come lo sono tutti i credenti, ma in quel modo speciale ch'è proprio di coloro che consacrano tutte le loro forze allo spargimento del Vangelo. Giuda appartiene infatti alla categoria dei Barnaba, degli Apollo, dei Sila ecc., i quali, pur non facendo parte dei Dodici, sono chiamati talvolta apostoli in senso largo a motivo dell'opera apostolica che compiono. Si dice fratello di Giacomo per distinguersi dagli altri che portavano lo stesso suo nome. Giacomo era il maggiore dei fratelli di Gesù Matteo 13:55 ed occupava un posto eminente nella chiesa di Gerusalemme e in genere fra i Giudeo-cristiani. Era quindi ben conosciuto in seno alla Chiesa primitiva.

ai chiamati che sono amati in Dio Padre e custoditi per Gesù Cristo,

I destinatari della lettera sono caratterizzati in modo generale come chiamati perchè hanno ricevuto ed accettato l'invito del Vangelo a credere in Cristo; come amati in Dio Padre, espressione insolita, eppur sostenuta dai msc più antichi, e che li addita quali oggetto dell'amore del Padre che li ha accolti a sé; infine come custoditi per Gesù Cristo s'intende da Dio, per appartenere a Gesù Cristo ed essere uniti a lui nella sua gloria. Sebbene manchi ogni indicazione di luogo, la lettera ha dovuto esser diretta a un gruppo di cristiani o di comunità ove Giuda era ben conosciuto, ai quali s'interessava in modo speciale e che si trovavano nelle circostanze accennate in seguito.

2 misericordia e pace e carità vi siano moltiplicate.

misericordia che perdona, che soccorre, che conforta; pace ch'è il risultato del saperci perdonati e accolti come figli; carità o amore ch'è l'anima della vita cristiana. La formula in cui Giuda esprime i suoi voti si avvicina a quella di Paolo nelle Epp. Pastorali: "Grazia, misericordia e pace", ma porta un'impronta personale.

3 Prima Sezione. Giuda 3-16. I FALSI DOTTORI E IL GIUDICIO CHE LI ATTENDE

Diletti, ponendo io ogni studio nello scrivervi della nostra comune salvazione

Si potrebbe tradurre: mentre io stavo ponendo... Giuda aveva in mente di scrivere per l'edificazione del gruppo di cristiani che chiama diletti e dai quali è conosciuto, una specie di trattato intorno alla salvazione, al suo Autore, ai beni ch'essa comprende, al modo di appropriarcela, di conservarla, di tradurla in atto nella vita quotidiana. La salvazione è detta comune perchè è la stessa per tutti i credenti 2Pietro 1:1;Tito 1:4. Mentre era preoccupato del modo di mandare ad effetto il suo proponimento, gli giungono notizie allarmanti che gl'impongono il dovere di scriver subito ai suoi fratelli per metterli in guardia contro dei nemici della loro fede:

mi sono trovato costretto (lett. ho avuto necessità) a scrivervi per esortarvi a combattere strenuamente per la fede ch'è stata una volta per sempre tramandata ai santi.

I santi sono i credenti tutti, perchè sono separati dal mondo e chiamati a santità. La fede ha qui senso obiettivo; è la verità creduta, abbracciata dalla fede. Ordinariamente indica la fiducia del cuore; ma negli scritti posteriori del N.T., ha qualche rara volta un senso meno subiettivo. La verità evangelica è stata rivelata agli apostoli dal Signore, e da loro tramandata mediante la predicazione e mediante gli scritti. In Giuda 17, l'Autore esorta a ricordarsi «delle parole dette innanzi dagli apostoli del Signor nostro Gesù Cristo». È stata tramandata una volta per sempre ( ἁπαξ) perchè non c'è da aspettare una ulteriore rivelazione della verità salutare. Quel che devono fare i cristiani è di innalzar l'edificio della loro vita sopra il fondamento della loro «santissima fede» Giuda 20. Giuda li esorta a combattere per la fede cioè per difenderne la purezza, per conservarne il tesoro, e s'intende che devono combattere con armi adatte all'uopo; non colla violenza o colla persecuzione, ma colle buone ragioni e con una vita santa.

4 Il perchè sia necessario combattere lo dice nel v. 4:

poichè si sono intrusi fra noi certi uomini i quali già ab antico sono stati designati per questa condanna,

Si tratta di falsi dottori introdottisi sotto mentite apparenze in seno alle chiese alle quali non hanno il diritto di appartenere poichè ne rinnegano la dottrina e ne calpestano la morale. Dicendoli «ab antico innanzi scritti, o designati per questo giudicio», non vuol accennare ad una predestinazione eterna a condannazione. Si può intendere del proponimento immutabile di Dio, registrato per così dire, nei suoi libri, di condannare chiunque volgerà la grazia al male; ma è più semplice il veder qui un'allusione alle profezie della Scrittura preannunzianti una sentenza di condanna contro gli empi impenitenti del genere di quelli che Giuda si appresta a descrivere. Coll'ab antico ( παλαι) si allude ai giudici di Dio sugli angeli ribelli, su Caino, su Sodoma e Gomorra, sugl'Israeliti increduli, registrati nelle Scritture ed in cui ognuno può leggere anticipatamente la condanna di tutti coloro che camminano per quella via. Forse v'è anche un'allusione alla profezia di Enoc citata in Giuda 14-15. Questa condanna si riferisce a quella che lo scrittore ha in mente di ricordare, ma di cui in realtà non ha detto ancora nulla.

empi che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio e rinnegano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo.

La loro empietà si manifesta in questo: che la grazia di Dio intesa ad affrancare i peccatori dalla pena e dal giogo del peccato, essi ne abusano per darsi a una vita dissoluta come se la grazia assicurasse il perdono a chi non si ravvede e desse loro la libertà di fare il male. Contro un simile abuso protestano gli apostoli p. es. Romani 6:1; 1Pietro 2:16; Galati 5:13. Così facendo, questi empi rinnegano praticamente la sovrana autorità di Cristo che li ha riscattati ed è l'unico padrone della loro vita. Cfr. 2Pietro 2:1. Il testo ordinario portava: "il nostro unico Padrone, Dio", ma la parola manca in tutti gli antichi manoscritti e va considerata come una interpretazione che riferisce a Dio Padre le parole: il solo Padrone, interpretazione mantenuta anche oggi da parecchi espositori; ma che non è autorizzata dal testo. Ci vorrebbe: «e il Signor nostro Gesù Cristo». D'altronde, ha nominato prima il Padre dicendo "la grazia dell'Iddio nostro", con che esprimeva un sentimento filiale.

5 Or voglio ricordare a voi che avete da tempo conosciuto ogni cosa,

Giuda ha soltanto abbozzato il ritratto dei falsi dottori e lo verrà completando un po' alla volta; ma gli preme di ricordar subito, con esempi del passato, il giudicio divino che li attende: affinchè i lettori siano spinti a guardarsi dalle loro seduzioni. Non ha da impartire un insegnamento nuovo ai suoi fratelli, perchè hanno avuto conoscenza una volta per sempre ( ἁπαξ), al principio della loro carriera cristiana, di ogni cosa, cioè di tutto quel ch'è essenziale a salvezza, del contenuto della "fede tramandata ai santi"; non farà quindi che ricordare loro cose che sanno, ma che devono tener presenti nel caso attuale. E reca tre esempi del giudicio di Dio sugli empi:

che il Signore, dopo aver tratto in salvo il popolo dal paese d'Egitto, fece in seguito perire quelli che non credettero;

Invece di: il Signore alcuni manoscritti leggono Dio e altri (A, B, Vulg. copt. arm.): Gesù; si tratta di due interpretazioni del termine "Signore" che si legge nel Sin. C, K, L, Sir. La prima è la più probabile come interpretazione. L'esempio degli Israeliti è addotto per mostrare che uno può aver ricevuto grandi privilegi e grazie e finir colla rovina se non persevera nella fede. Gl'Israeliti erano stati salvati con grandi prodigi, ma la loro incredulità e le loro rivolte fecero sì che Dio condannò tutti gli adulti a perire nel deserto, salvo Caleb e Giosuè Numeri 14:11; 26:65. L'esempio è svolto in senso analogo in Ebrei 3:14-4:13. Cfr. 1Corinzi 10:5-11.

6 e ch'Egli ha serbato in catene eterne, nelle tenebre (lett. sotto tenebre), per il giudicio del gran giorno, gli angeli che non serbarono la loro dignità primiera, ma lasciarono la loro propria dimora.

Parlando degli angeli ribelli Pietro dice semplicemente: "gli angeli che peccarono", senza specificar la natura del loro peccato. Esistevano in proposito due opinioni fra i rabbini. Secondo gli uni gli angeli s'erano ribellati per orgoglio; secondo altri erano caduti perchè avevano lasciato la loro celeste dimora per unirsi alle figliuole degli uomini dalle quali, secondo la strana interpretazione rabbinica di Genesi 6:2, avrebbero perfino avuto dei figliuoli. È questa l'opinione che trovasi qua e là espressa nel libro apocrifo di Enoc. E siccome quel libro è citato più oltre da Giuda, si ritiene da molti che a quella tradizione alluda l'autore quando dice degli angeli caduti che non serbarono la loro dignità primiera ( αρχην), cioè la pura nobiltà della loro origine, ovvero, il principato loro assegnato da Dio in qualche parte dell'universo, ma lasciarono la lor propria dimora gloriosa nel cielo, per scender sulla terra. Vero è che Giuda non parla esplicitamente di fornicazione angelica, ma le parole del verso seguente, intese in un dato modo, e il fatto che in Enoc si parla pure di prigione tenebrosa e di catene per gli angeli che sono custoditi per il gran giorno del giudicio finale, si considera come prova che Giuda abbia accettato le idee espresse nel libro apocrifo. Non per nulla, si aggiunge, la Chiesa antica esitò nell'accogliere nel canone del N.T. uno scritto che, da parecchi segni, dimostra nel suo autore un grado minore d'ispirazione. Queste considerazioni hanno il loro valore; ma va pure notato che non è del tutto sicura la riferenza agli angeli in Giuda 7, che i fasi dottori sono colpevoli non solo di peccati carnali, ma anche di orgoglio e di ribellione ad ogni autorità e che, come notammo 2Pietro 2:4, è difficile ammettere che un uomo apostolico come San Giuda, ignorasse che gli angeli sono spiriti e non hanno carne. Cfr. Ebrei 1:14; Luca 24:39; Marco 12:25; Atti 23:8. Calvino fa notare che non è il caso d'insistere sulla nozione di luogo a proposito degli spiriti ribelli, nè su quella di catene materiali. «Dovunque vadano, ei dice, si traggon dietro le lor catene, e sono avvolti nelle loro tenebre». Il giudicio sugli angeli ammonisce i cristiani a non decadere dalla loro alta dignità spirituale col ribellarsi al loro Signore e Padrone.

7 Così pure Sodoma e Gomorra e le città circonvicine che allo stesso modo di quelle si abbandonarono alla fornicazione e andaron dietro a vizi contro natura, sono poste come un esempio, portando la pena d'un fuoco eterno.

Il terzo esempio è introdotto nel greco con un semplice: come ( ὡς) che può connettersi col "voglio ricordarvi" di Giuda 5, o coll'esempio degli angeli Giuda 6: "Ha custodito in catene gli angeli... così come le città della Pentapoli sono poste là quale esempio della sua severa giustizia". C'è nella prima parte del verso un aggettivo dimostr. che offre una difficoltà ed è perciò riferito a tre oggetti diversi. Gli uni infatti traducono come sopra: "che allo stesso modo di quelle...". Il soggetto allora sono le città circonvicine di Adma e Tseboim colpevoli degli stessi peccati di Sodoma e Gomorra e insieme con quelle sottoposte al medesimo giudizio. Altri riferisce l'agg. agli angeli di cui al verso precedente. Il soggetto sono allora le città della Pentapoli ossia i loro abitanti, che, allo stesso modo degli angeli unitisi alle figliuole degli uomini, si abbandonarono alla fornicazione, accoppiandosi anche a maschi Genesi 19:5 o ad altra carne ( σαρξ ἑτερα) come sarebbero le bestie. Cfr. Levitico 18:21-24. Infine, altri espositori riferiscono l'agg. ai falsi dottori indicati varie volte con la parola costoro. Si obietta però che in Giuda 8 gl'intrusi vengono introdotti con un "anche costoro", e questo vorrebbe dire che non si alludeva a loro nel v. 7. Non è facile scegliere fra le due prime interpretazioni e le maggiori probabilità sarebbero per la seconda, se non implicasse stranezze quasi incredibili. Dice delle città distrutte che sono poste dinanzi agli occhi di tutti, come un esempio cospicuo della punizione riserbata agli empi; e siccome gli effetti prodotti dal fuoco che le consumò durano attraverso i secoli, lo chiama un fuoco eterno, anche perchè è il simbolo della perdizione definitiva alla quale saranno condannati i reprobi.

8 E ciò nonostante, nello stesso modo, anche costoro trasognati, mentre contaminano la carne, disprezzano l'autorità e dicon male delle dignità.

Nonostante gli ammonimenti contenuti nei giudizi divini dianzi ricordati, anche costoro, cioè i falsi dottori al pari degli Israeliti increduli, degli angeli ribelli e degli abitanti della Pentapoli, si danno a peccare allo stesso modo, contaminando la carne, cioè il corpo, colle loro dissolutezze come i Sodomiti, disprezzando l'autorità umana e divina al modo degli angeli disubbidienti a Dio e degli Israeliti nel deserto, e dicendo male delle dignità letteralmente delle glorie, cioè probabilmente delle creature celesti. In Giuda 10 si dice infatti, che "dicon male di tutte le cose che non sanno", il che pare riferirsi al mondo sopraterreno. Giuda li chiama trasognati perchè non sono guidati nella loro condotta da una vigile coscienza e dal sano buon senno che procede dalla verità, ma da teorie stravaganti simili ai sogni di chi dorme. Forse allude ai primi saggi dei fantastici sistemi gnostici.

9 Invece, l'arcangelo Michele quando, contendendo col diavolo, disputava circa il corpo di Mosè, non ardì lanciare contro a lui un giudizio ingiurioso, ma disse: Ti sgridi il Signore!

L'arcangelo Micael il cui nome significa: "Chi è come Dio"? è mentovato in Daniele 10:13,21; 12:1 come uno dei grandi capi angelici e come il protettore del popolo d'Israele. In Apocalisse 12:7 come il capo che, coi suoi angeli, combatte contro a Satana e lo vince. La tradizione cui allude Giuda non si trova in alcuno dei libri apocrifi giunti fino a noi; ma, secondo Clemente Aless. e Origene, si trovava in un libro intitolato "L'assunzione di Mosè", ove si narrava che, morto Mosè, l'arcangelo Michele fu mandato a trasferirne il corpo. Ma il diavolo si oppose pretendendo che il corpo apparteneva a lui come padrone della materia, perchè Mosè aveva commesso un omicidio nella persona dell'egizio. L'arcangelo, non potendo tollerare la calunnia contro al santo conduttor d'Israele, si limitò a dire: Ti sgridi Iddio. Da questa tradizione leggendaria che Giuda pare accettare come fatto storico, egli trae la lezione che gli angeli più eccelsi, ben lungi dal dir male degli angeli buoni, si astengono dal pronunziare un giudizio ingiurioso anche quando si tratta del diavolo rispettando in lui la primitiva dignità, e lasciando umilmente ogni giudicio al Giudice supremo.

10 Ma costoro dicon male di tutte le cose che non sanno,

delle cose cioè appartenenti alla sfera dell'invisibile e del celeste;

e in quelle che sanno per natura come le bestie senza ragione, si corrompono.

Si tratta delle cose insegnate dagli istinti animali relativi al mangiare e al procreare. Mentre le bestie guidate dall'istinto si attengono alla legge di natura, costoro si corrompono negli eccessi di una vita dissoluta, se pur non si spingono fino ai vizi contro natura.

11 Guai a loro! perchè si sono incamminati per la via di Caino.

La giustizia di Dio li raggiungerà sicuramente perchè imitano la condotta dei peccatori che sono posti dalle Scritture come esempi della sorte che attende coloro che si ribellano alla volontà di Dio. Come si ha da intender qui la via di Caino? Si risponde dagli uni: È la via dell'omicidio, non materiale ma spirituale, perchè mentre Caino uccise il corpo, costoro uccidon le anime trascinandole al male. È la via, rispondono altri, dello scetticismo, perchè certi scritti giudaici rappresentano Caino come tipo degli scettici. Meglio attenersi all'opinione di chi vede nella via di Caino la via dell'invidia e dell'odio contro gli uomini pii che sono un vivente rimprovero all'empietà dei malvagi. Cfr. 1Giovanni 3:12-15. Caino si lasciò dominar da quei sentimenti nonostante gli avvertimenti divini e fu maledetto.

e per amor di lucro, si son gettati nei traviamenti di Balaam.

Dice letteralmente nel traviamento, nell'errar morale di quel falso profeta. L'amor del guadagno promessogli l'avea tratto a lavorare, nonostante la proibizione divina, alla rovina del popolo di Dio, sia col pronunziar maledizioni contro di esso (cosa che gli fu impedita), sia col consiglio diabolico dato alle donne madianite di trascinar gl'Israeliti nella fornicazione e nell'idolatria Numeri 22-24; 31:16; 2Pietro 2:15-16; Apocalisse 2:14. Così, colla speranza di trarne lucro, i falsi dottori inducono i cristiani a gettarsi nella dissolutezza sotto pretesto di libertà, e per tal modo lavorano alla rovina della Chiesa di Dio.

e son periti per la ribellione (lett. contraddizione) di Core.

L'opposizione suscitata dal Levita Core e dai suoi compagni contro Mosè ed Aaronne, mirava ad annullare l'ordinamento divino secondo il quale il sacerdozio era ristretto alla famiglia d'Aaronne, e Mosè era stato da Dio stabilito qual Conduttore del popolo. In altre parole era una ribellione contro l'autorità religiosa e civile stabilita in Israele. I falsi dottori che sprezzano e cercan di abbattere ogni autorità seguon l'esempio di Core e periranno per il loro peccato; anzi, seguendo lo stile profetico e considerando la cosa come già avvenuta, dice: son periti.

12 Costoro son delle macchie nelle vostre agapi quando banchettano con voi senza ritegno, pascendo sè stessi.

Letteralmente Costoro son quelli che, nelle vostre agapi, son delle macchie... Le agapi, nella chiesa primitiva, come risulta da 1Corinzi 11:17-34, accompagnavano la Santa Cena ed eran destinate a cementare e manifestare l'unione fraterna dei credenti. I falsi dottori vi prendevano parte coi fedeli e le profanavano facendone un'occasione di gozzoviglia sfrontata in cui non pensavano che a pascer se stessi. Perciò li chiama delle macchie perchè contaminano la semplicità e la purezza di quei convegni sociali della fratellanza. La parola tradotta macchie (σπιλαδες ) di solito significa rocce, scogli, e molti si attengono a quel senso cercando di adattarlo alla meglio al quadro delle agapi. La cosa non essendo facile, i più adottano il senso più raro di "macchie" (sin. di σπιλοι ) che si spiega più facilmente e che risponde a 2Pietro 2:13. Seguono quattro immagini rapidamente tracciate esprimenti in forma viva il pensiero che quei dottori «sotto belle apparenze e seducenti promesse nascondevano il nulla e le più amare delusioni per le anime».

nuvole senz'acqua, portate via dai venti.

Dalle nuvole l'agricoltore attende la pioggia ch'esse promettono e resta deluso quando le vede portate via dai venti senza che lascino cader una goccia d'acqua. Così dai dottori s'aspetta la pioggia benefica della sana dottrina e del santo esempio; mentre costoro son come nuvole che non danno pioggia, che son portate via e svaniscono.

alberi d'autunno senza frutti, due volte morti, sradicati.

Sul tardo autunno gli alberi anche se prima ne avevano portato, appaiono spogli di frutti e perfino delle lor foglie. E questi, non sono soltanto morti in apparenza come gli alberi sembrano essere durante il sonno invernale, ma sono realmente morti, senza linfa, del tutto secchi, e perciò si posson dir due volte morti. Peggio ancora, sterili com'erano e disseccati, sono stati sradicati in attesa d'essere arsi. Tali i falsi dottori che non danno alcun frutto buono nè di dottrina nè di opere, perchè privi della vita spirituale, senza che vi sia speranza di vederla ricomparire in loro.

13 furiose onde del mare, schiumanti le lor brutture.

Letteralmente le loro vergogne. In Isaia 57:20 si legge: "Gli empi sono come il mare agitato che non si può calmare; le cui acque cacciano fuori pantano e fango". La furia delle onde rappresenta la violenza delle passioni che li agitano. Le vergogne o brutture che buttan fuori, come le onde la schiuma, sono le parole e gli atti nei quali mostrano la loro corruzione morale.

stelle erranti, a cui è riserbata la caligine delle tenebre.

Mentre le stelle che brillano di luce pura, che seguono puntualmente il corso ad esse assegnato, sono l'immagine dei figliuoli di luce che vivono una vita tranquilla di pietà e di onestà, le stelle erranti che non sembrano seguire alcun corso regolare, come ad es. i bolidi, le meteore, ed anche le comete, il cui corso era ignoto agli antichi, sono l'immagine degli uomini che hanno abbandonato la retta via della verità e non son guidati che dalle disordinate loro concupiscenze. Passano nel cielo della storia e piombano nelle tenebre, non dell'oblio, ma della punizione che la giustizia di Dio tiene in serbo per loro.

14 Riguardo a loro pure profetizza Enoc, il settimo da Adamo dicendo:

Il libro apocrifo detto di Enoc da cui è tratta la citazione relativa al giudicio degli empi, era conosciuto dagli antichi scrittori ecclesiastici; ma non se ne possedeva il testo fino al 1773, anno in cui ne fu scoperta una traduzione etiopica che, nel secolo scorso, fu pubblicata e voltata in inglese ed in tedesco. Il libro scritto da un giudeo sul principio dell'era cristiana, contiene una serie di rivelazioni e visioni sul giudicio messianico. Sono attribuite a Enoc il settimo da Adamo ricordato nella Genesi, per dare a queste così dette profezie, l'autorità derivante dall'antichità, dalla insigne pietà del patriarca ed anche dal numero sacro e misterioso sette. Giuda pare aver ritenuto che Enoc ne fosse proprio lui l'autore, tanto più che non contenevano nulla di contrario alle Sacre Scritture. La citazione risponde al testo che si possiede del libro:

«Ecco, il Signore è venuto con le sue sante miriadi,

s'intende di angeli,

15 per far giudicio contro tutti, e per convincere tutti gli empi di tutte le opere d'empietà che hanno empiamente commesse,

convincere come fa il giudice che chiude la bocca ai colpevoli che sta per condannare, mostrando la vanità delle loro scuse e la menzogna delle loro denegazioni,

e di tutti gl'insulti,

letteralmente parole o cose dure, aspre, insultanti,

che gli empi peccatori hanno proferiti contro di lui».

Quasi ad esemplificare gl'insulti e le empietà di cui è parola nella profezia di Enoc, Giuda prosegue la descrizione dei falsi dottori:

16 Costoro son mormoratori, querimoniosi;

Dominati da passioni egoiste sono scontenti di tutto e di tutti, quindi mormorano contro gli uomini e contro Dio; sono scontenti della propria sorte perchè non sanno adattarsi alla vita semplice, ma vogliono aver di che spender nei propri piaceri.

camminano secondo le loro concupiscenze; la loro bocca proferisce cose sopra modo gonfie,

mettendosi essi al di sopra della legge di Dio, ergendosi nel loro orgoglio satanico contro l'autorità di Dio stesso 2Pietro 2:18 e spacciandosi per gente superiore.

e circondano d'ammirazione le persone per motivi interessati.

Letteralmente per utilità, cioè per l'utile materiale che sperano ricavare dalle loro interessate adulazioni o dai riguardi di cui circondano le persone ricche ed influenti. Riappare qui l'amor del danaro già accennato in Giuda 11, e si vedono accoppiati un orgoglio smisurato ed una vile abbiezione.

AMMAESTRAMENTI

1. Gli angeli ribelli sono custoditi in catene per il giudicio del gran giorno; i cieli e la terra sono serbati per il fuoco; ma i credenti sono chiamati, sono amati in Dio Padre e custoditi per essere eternamente uniti a Cristo. Una eredità di gloria è conservata nei cieli per loro. Quali privilegi! Insiem colla misericordia divina e colla pace, quanto hanno bisogno che l'amore per Dio e per gli uomini sia loro moltiplicato!

2. Ai tempi apostolici, le chiese erano così saldamente attaccate alla verità cristiana che si potevano segnalare come intrusi coloro che per dottrine erronee o per vita immorale non appartenevano in realtà alla società dei credenti. Son venuti di poi dei tempi in cui chi voleva restare attaccato unicamente alla verità contenuta nelle Scritture era perseguitato e arso sui roghi dalla Chiesa corrotta; e oggigiorno è grande il numero delle comunità dette cristiane in cui si potrebbero chiamare "intrusi" coloro che credono di cuore in Cristo, che ne riconoscono la sovranità e voglion vivere piamente.

3. La verità cristiana, oggetto della fede, è stata una molta per sempre tramandata ai santi da Cristo rivelator del Padre, luce del mondo, e dagli Apostoli da lui costituiti. I soli documenti autentici che contengono l'insegnamento di Cristo e dei suoi apostoli li abbiamo negli scritti del N.T. che hanno perciò valore normativo per la Chiesa di Cristo. Quello ch'è contrario a questa regula fidei va rigettato e le dottrine religiose e morali vanno saggiate con questa divina pietra di paragone. Per difendere la fede una volta sola trasmessa ai santi devono lottare i credenti di tutti i tempi colla parola, cogli scritti, colla fedeltà nel confessar l'evangelo davanti agli uomini, col denunziar gli errori che deturpano la vita, collo zelo nello studio della Scrittura e nella propagazione di essa nel mondo.

4. Un abisso separa gli scritti che fanno parte della Bibbia dalla maggior parte dei così detti apocrifi; ed è notevole il fatto che l'Ep. di Giuda è l'unico scritto del N.T. che contenga una citazione esplicita d'un libro apocrifo (Enoc) e riferisca in modo manifesto una leggenda giudaica contenuta in un altro (Assunzione di Mosè). La citazione e la leggenda sono d'altronde adoprate a confermare delle verità insegnate altrove nelle Scritture. Ciononostante, la Chiesa antica ha esitato nell'accogliere nel canone del N.T. l'Ep. di Giuda; e questo ci mostra con quale ponderatezza e con quale spirituale discernimento abbia proceduto nel determinare i libri che per l'autorità apostolica dei loro autori o la loro alta ispirazione dovevano considerarsi come normativi per l'insegnamento cristiano.

17 Seconda sezione. Giuda 17-25. IL DOVERE DEI FEDELI

Di fronte alla pericolosa propaganda dei falsi dottori di cui Giuda ha tracciato il carattere e preannunziata la condanna, egli riassume il dovere dei fedeli in tre esortazioni: ricordarsi che gli apostoli hanno predetto l'apparizione di siffatti pervertitori; conservarsi all'ombra dell'amor di Dio; cercar di salvare i fratelli pericolanti. Dopo questo l'autore chiude il suo scritto con una dossologia Giuda 24-25.

Ma voi, diletti, ricordatevi delle parole dette innanzi dagli apostoli del Signor nostro Gesti Cristo;

L'esortazione è analoga a quella di 2Pietro 3:2. L'annunzio di falsi cristiani e di falsi dottori, particolarmente per i tempi che dovevano precedere la seconda venuta di Cristo, faceva parte dell'insegnamento apostolico orale e scritto. Ne abbiamo la prova in parecchi passi del N.T. Es. 2Tessalonicesi 2:3-12; Atti 20:29-31; 1Timoteo 4:1-3; 2Timoteo 3; 2Pietro 2-3. L'avvertimento mirava a mantener la vigilanza nei credenti e a impedire che fossero scandalezzati e turbati dall'infedeltà di molti. Dal modo in cui si esprime l'autore, si deduce ch'egli non era un apostolo e che ha dovuto scriver la sua lettera quando già parecchi degli apostoli erano morti.

18 com'essi vi dicevano: "Sulla fine dei tempi (testo em.) vi saranno degli schernitori che cammineranno secondo le loro empie concupiscenze" (letteralmente concup. delle empietà).

La predizione apostolica è riferita da Giuda colle parole quasi testuali dell'apostolo Pietro in 2Pietro 3:3, relative a coloro che, negli ultimi giorni, si farebbero beffe della promessa della seconda venuta di Cristo. Giuda abbreviandola l'applica a tutti quelli che si fanno beffe delle verità salutari della fede. Da molti indizi sembra che Giuda avesse sott'occhio o avesse letto di fresco la seconda Ep. di Pietro.

19 Costoro son quelli che si separano, gente sensuale, che non ha lo Spirito.

Tre rapidi tocchi di natura generale circa il carattere dei falsi dottori. Sono dei separatisti, anche se finora quelli che Giuda ha in vista seguitano a far parte delle chiese e son presenti alle agapi. Sono però separatisti nell'anima, nelle lor tendenze e nei loro fini. Sono già internamente separati dalla chiesa perchè non ne dividono la fede, e non ne accettano l'ordinamento. Tendono alla formazion di partiti e sette. Si potrebbe tradurre il participio greco in senso attivo: "quelli che separano", cioè che provocano le divisioni; ma siccome il verbo può avere senso riflesso, che due antichi co dici (B C colla vulgata e la siriaca) portano il pron. se stessi (εαυτους ) e che il verbo attivo esigerebbe un complemento, è preferibile adottare il senso esposto più sopra che d'altronde non differisce sostanzialmente dall'altro. Gente sensuale: il greco ha psichici. Non abbiamo nella nostra lingua una parola che risponda esattamente al greco. «L'anima (la psiche ψυχη ) nota Alford, è il centro dell'essere personale, l'io di ogni individuo. Essa è legata in ciascuno allo spirito ch'è l'elemento superiore dell'uomo, e al corpo ch'è la parte inferiore. Essa è tratta in alto dall'uno, tirata in basso dall'altro. Colui che si dà agli appetiti inferiori è sarchico (carnale), colui che, per la comunione del suo spirito collo Spirito di Dio, tende verso i fini superiori del proprio essere è pneumatico (spirituale). E chi resta a mezza via, non preoccupandosi che di sè e dei suoi interessi animali o intellettuali, è l'uomo psichico in cui lo spirito è degradato e fatto servo della subordinata psiche». In 1Corinzi 2:14 Paolo dice che «l'uomo naturale (psichico) non riceve le cose dello Spirito, perchè gli sono pazzia e non le può conoscere perchè le si giudicano spiritualmente. Ma l'uomo spirituale giudica d'ogni cosa...». Giacomo parla Giacomo 3:15 di una «sapienza terrena, carnale (psichica), diabolica». Da questi due passi, si vede che Giuda non ha avuto bisogno di togliere ad imprestito le espressioni di cui si serve dalla terminologia gnostica del II° secolo. Coloro di cui parla si muovono in una sfera di pensieri e di affetti propri della vita naturale e che sono estranei alla vita superiore creata dallo Spirito di Dio nei cuori da lui rigenerati. Paolo dice Romani 8:9 «Se uno non ha lo Spirito di Cristo, egli non è di lui» e costoro, checchè possano pretendere, non hanno lo Spirito.

20 Ma voi, diletti, edificando voi stessi sulla vostra santissima fede, pregando mediante lo Spirito santo, conservatevi nell'amor di Dio

Il ma voi esprime il contrasto profondo che esiste tra la vita interna dei cristiani genuini e quella degli eretici. Quanto più si moltiplicano gli sforzi del nemico per allontanarli dalla fede e quindi dalla comunione con Dio, tanto più devono essi mettere in opera ogni mezzo per conservarsi nell'amor di Dio, cioè all'ombra o sotto le ali dell'amore infinito di Dio per essi. Se si tengono stretti a lui, nulla «li potrà separare dall'amor di Dio ch'è in Cristo Gesù Nostro Signore» Romani 8:39. Perciò devono anzitutto restar saldi nella fede, ossia nel loro fedele attaccamento alla verità ricevuta. Ad esprimere quest'idea Giuda si serve dell'immagine dell'edifizio che poggia in ogni sua parte e cresce sopra un caldo fondamento. Il fondamento è la loro santissima fede, cioè la verità evangelica trasmessa una volta per sempre ai santi e da loro creduta. La dice santissima perchè procede dal Dio santo, perchè addita la via della santità e condanna la vita dissoluta dei falsi dottori. L'edificio che poggia su quel fondamento è la vita spirituale e morale dei credenti e gli edificatori sono loro stessi che devono mettere in opera tutte, le loro energie per non lasciarsi smuovere dalla verità, anzi per accrescere la loro saldezza. Un altro mezzo per conservarsi nell'amor di Dio è la preghiera, non la vana ripetizione di formule, ma la preghiera fatta sotto l'influenza, l'ispirazione, la guida dello Spirito Santo. «Noi non sappiamo pregare come si conviene, dice Paolo Romani 8:26, ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili...», ed esorta gli Efesini ad «orare in ogni tempo, per lo Spirito, con ogni sorta di preghiere e di supplicazioni» Efesini 6:18.

21 Al saldo attaccamento alla verità, alla preghiera fervente, Giuda aggiunge come mezzo atto a conservarsi nell'amor di Dio, la fiduciosa aspettazione della venuta di Cristo:

aspettando la misericordia del Signor nostro Gesù Cristo per aver la vita eterna.

Letteralmente a vita eterna. Il ritorno di Cristo fa parte delle verità della fede ed era posto in dubbio dagli schernitori 2Pietro 3. Esso è l'oggetto centrale della speranza cristiana perchè coronerà l'opera della salvazione introducendo i redenti nella vita perfetta ed eterna. Di solito si parla nel N.T. della misericordia del Padre; qui Giuda ne parla in relazione col Signor Gesù che manifesterà nella sua apparizione le ricchezze della misericordia divina verso i salvati. Son salvati per grazia dal principio alla fine.

22 Il dovere dei fedeli di fronte alla propaganda eretica non sta tutto nel conservar se stessi immuni dal pericolo; ma si riferisce anche alla salvezza dei fratelli pericolanti. Sventuratamente il testo Giuda 22-23 non si può facilmente stabilire dato il numero e la natura delle varianti contenute nei codici antichi e nelle versioni. Non è il caso di entrare in una discussione particolareggiata in proposito. La via che ci pare più sicura è di attenerci al testo adottato dai maggiori critici: Lachmann, Tregelles, Tischendorf, Wiesinger, Alford, Brückner ecc. È il testo del codice alessandrino corroborato, nelle parti essenziali, dal Sinaitico e dal Vaticano (il quale ultimo, seguito dal Nestle e dai Weiss, non dà una frase corretta), nonchè dalla Vulgata e da Teofilatto.

E confutate gli uni quando disputano; altri salvateli strappandoli dal fuoco, e di altri abbiate pietà mista a timore;

Ci sono così tre categorie da distinguere tra i fratelli pericolanti, a seconda dello stato più o meno grave in cui si trovano. Ci sono quelli che sono attaccati dal male solo intellettualmente e che intavolano discussioni coi fratelli; si tratta di mostrar loro gli errori e i pervertimenti morali ( ελεγχετε) in cui li vogliono trarre i falsi dottori e di rinsaldar con buone ragioni le loro convinzioni. Non muta gran che il senso della frase se si dà al participio ( διακρινομενους) il senso che il verbo ha talvolta nel N.T., e si traduce: «E convincete quelli che son nel dubbio» cfr. Giacomo 1:6; Marco 11:23. In Giuda 9 il verbo significa disputare. Il dubbio è un disputare internamente, tra sè e sè.

23 Ci sono poi quelli che si sono lasciati trascinar di già dai seduttori; essi sono come tizzoni che bruciano da una estremità (cfr. Zaccaria 3:2), non c'è tempo da perdere e bisogna cercar di salvarli con mezzi energici, con severe rimostranze di chi ha l'autorità di farle, senza badare a riguardi che sono fuor di luogo quando si tratta di strappare dal fuoco del vizio e dell'incredulità chi è in grave pericolo di andar perduto. Ci sono finalmente quelli che sono già tanto infetti dal contagio che non li si può avvicinare senza precauzioni; conviene, sì, aver pietà anche di quelli e far quanto è ancora possibile per salvarli; ma con timore, col timore cioè di contrarre noi stessi il male che li divora e d'esser travolti dai loro errori e dalle loro dissolutezze. Alla pietà per i peccatori va unito un odio profondo per il peccato:

odiando perfino la veste macchiata dalla carne.

La veste infetta di lebbra doveva esser bruciata; la casa demolita Levitico 13. Non è il caso per il cristiano di fare a fidanza colle proprie forze ed esporsi ad esser trascinato nelle dissolutezze carnali avvicinandosi troppo al pericolo. Egli deve aborrire non solo la contaminazione stessa, ma tutto quel che può condurvi insensibilmente, tutto quel che può viziare o attutire il senso morale.

24 Ma siccome nè la prudenza nè le forze umane bastano a dar la vittoria sul male che ha ancora delle radici nel cuore, anche del credente, Giuda, in un'ampia dossologia finale, rivolge il proprio sguardo e quello dei lettori all'Iddio della salvazione al quale appartiene ogni potenza ed anche ogni gloria.

Or a Colui che è potente da preservarvi da ogni caduta

nell'errore, nell'immoralità, e nell'apostasia 2Pietro 1:10,

e da farvi comparire davanti alla sua gloria irreprensibili con giubilo,

In Colossesi 1:22 Paolo dice che Dio ha riconciliati a se i credenti «per farli comparire davanti a sè santi e immacolati e irreprensibili», quando il Signor Gesù verrà «nella gloria sua e del Padre e de' santi angeli» Luca 9:26. La gloria di Cristo è la manifestazione della gloria del Padre. Coloro che compariranno irreprensibili, perdonati e santificati, davanti a Dio, vi compariranno con giubilo perchè giunti finalmente in porto dopo le tempeste, e affrancati ormai dal peccato, dal dolore e dalla morte. Chi potrà mai farsi ora un'idea adeguata della gioia che riempirà in quel giorno i redenti?

25 all'Iddio unico, Salvator nostro per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore,

Dio è chiamato Salvatore in otto passi del N.T., mentre l'appellativo si applica più ordinariamente a Gesù Cristo. Qui la formula è completa: Dio è Salvatore nostro per mezzo di Gesù Cristo e a Lui spetta ogni gloria per tutta l'eternità: passata, presente e futura:

siano gloria, maestà, forza e podestà, da ogni eternità, ora e per tutti i secoli. Amen.

Il codice alessandrino aggiunge al testo a mo' di titolo dello scritto: Epistola di Giuda; il Vaticano, più conciso ancora, porta semplicemente: Giuda. Un codice posteriore, il K, reca invece l'espressione della pia riconoscenza dell'amanuense giunto alla fine del suo lavoro, sentimento che trova un'eco nel commentatore dell'Epistola: «Coll'aiuto di Dio ecco terminata anche l'epistola cattolica di Giuda. Gloria a te o Dio (ter) che sei paziente verso di me tuo indegno servitore!»

AMMAESTRAMENTI

1. I credenti sono oggetto dell'amor di Dio che li ha amati anche quando non erano ancor riconciliati con lui. A conservar se stessi in quell'amore infinito e santo ch'è la loro salvezza e felicità, deve tendere ogni loro sforzo. Qual può esser la sorte del figliuol prodigo perdonato ed accolto a braccia aperte dal padre, se abbandona un'altra volta la casa paterna e si rende indegno dell'amore che avea festeggiato il suo ritorno? Ad evitar sì triste sciagura; teniamoci, secondo il consiglio di San Giuda, saldi nella nostra santa fede quale ci è insegnata nelle Sacre Scritture; perseveriamo nella preghiere fervente sotto l'impulso dello Spirito e riguardiamo innanzi con fiduciosa speranza al trionfo del regno di Cristo.

2. Come la medicina richiede un'accurata ed abile diagnosi delle malattie del corpo, così la cura delle anime richiede una intelligente diagnosi delle malattie spirituali ed un giudizioso trattamento che convenga alla natura della malattia e sia adatto alla costituzione dei pazienti che si tratta di salvare. Per ricondurre alla fede le anime agitate dal dubbio ci vorranno buone ragioni e quindi una conoscenza sperimentale profonda della verità. Per ritrarre dal fuoco delle passioni quelli che ne sono divorati anima e corpo, ci vorrà coraggio, prontezza, e santa energia. Per fare gli ultimi tentativi di salvataggio verso quelli che sono più gravemente infetti, ci vorrà una grande compassione cristiana, ma in pari tempo una grande prudenza onde cercando di trarre altri in salvo non cadiamo noi stessi vittime del male contagioso.

Mentre dunque dobbiam chiedere a Dio la sapienza necessaria per compier la nostra parte del dovere cristiano verso i fratelli pericolanti, dobbiamo intercedere particolarmente in favore di coloro che sono chiamati a esercitar la cura d'anime come pastori della chiesa, onde ricevano dall'alto i doni di cui abbisognano per compiere utilmente questa parte delicata e difficile della loro missione.


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