Luca 2,22-39

22 

La purificazione della Vergine e la presentazione al Tempio, Luca 2:22-24

22. E, quando i giorni della purificazion di quella furon compiuti, secondo la legge di Mosè,

Due sono i doveri notati in questo versetto e nei due seguenti, che dovevano essere adempiuti nella visita al tempio; uno spettava esclusivamente a Maria, l'altro esclusivamente al bambino; differivano affatto nel loro significato, ed importa assai il distinguerli. Non va pertanto taciuto che è quasi priva di autorità la parola quella, adottata dal Diodati insieme alla Vulgata ed alle versioni moderne in generale. I migliori MSS. e versioni hanno «la loro purificazione», associando così il marito alla moglie. In ogni caso, quella parola non può riferirsi a Gesù, poiché le madri, non i figli, erano soggetti a quella cerimonia di purificazione. Secondo quella legge la madre era separata dalla congregazione, come legalmente impura, per 40 giorni dopo la nascita d'un maschio, per 80 d'una femmina. Al termine del periodo prescritto, la madre doveva, prima d'essere riammessa alla congregazione, presentarsi al tempio ed offrire i sacrifizi ordinati alle donne in quello stato. Vero si è che Maria non aveva concepito in peccato, bensì «pel potere dello Spirito Santo»; ma essa non era esente dalle infermità della carne peccaminosa, e secondo la legge cerimoniale aveva contratto immondizia, in comune con tutte le donne in simili circostanze. Il sacrifizio richiesto aveva rapporto a lei soltanto, non già al bambino; che può dimostrarci simbolicamente che la donna cui la Chiesa Romana si compiace d'onorare come l'Immacolata, era impura agli occhi di Dio, a cagione della sua natura peccaminosa, ed abbisognava, come chiunque, di purificazione per mezzo del sangue espiatorio. Le offerte da presentarsi erano proporzionate ai mezzi dell'offerente: se in circostanze agiate, doveva offrire un agnello per olocausto ed un piccione e una tortora per sacrifizio per il peccato; se di povera condizione, bastavano due tortore o due piccioni.

portarono il fanciullo, in Gerusalemme, per presentarlo al Signore; 23. (Come egli è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio che apre la matrice sarà chiamato santo al Signore);

Questo dovere si riferiva esclusivamente a Gesù. Egli doveva essere presentato al Signore come primogenito di Maria, poiché Iddio esigeva che ogni primogenito d'uomini o di bestie, gli fosse consacrato, in tutto il paese d'Israele; e ciò per commemorare la misericordiosa liberazione concessa agli Israeliti nella notte in cui l'angelo li risparmiò mentre uccise tutti i primogeniti degli Egiziani Esodo 13:2. In epoca anteriore, il sacerdozio in ogni famiglia era uno degli onori riserbati al figlio maggiore; ma più tardi Iddio mise formalmente da parte dei sacerdoti pel servizio divino. Fu allorquando Israele era nel deserto che il Signore prescelse la tribù di Levi per accudire al culto nel Santuario, invece dei primogeniti, ed ordinò che fossero pagati 5 sicli d'argento a testa pel riscatto d'ogni primogenito, di quanti eccederebbero il numero dei Leviti Numeri 3:40-51. Iddio comandò inoltre che in avvenire fosse sempre pagata questa tassa per ogni primogenito Numeri 18:15-16, e che fosse contemporaneamente presentato il bambino nel tempio. Questa era la cerimonia che adempievano Maria e Giuseppe per Gesù, ed in ciò abbiamo una nuova prova ch'egli fu «sottoposto alla legge», e compiè «ogni giustizia». Chi più di Gesù Cristo aveva diritto d'essere esente da una simile ceremonia, egli, l'eterno Figliuol di Dio?

PASSI PARALLELI

Levitico 12:2-6

Esodo 13:2,12-15; 22:29; 34:19; Numeri 3:13; 8:16-17; 18:15

24 24. E, per offerrire il sacrificio, secondo ciò ch'è detto nella legge del Signore, d'un paio di tortole, o di due pippioni.

Levitico 12:6,8. I due obblighi che indussero Maria e Giuseppe a Gerusalemme sono uniti confusamente nei versetti Luca 2:22-24; ma il sacrifizio qui menzionato si riferisce unicamente alla purificazione della madre, Vedi nota Luca 2:22. La povertà di Maria e di suo marito è evidente, non potendo essa offrire, come avrebbe desiderato, l'agnello in olocausto. È questa una prova di più dell'umiliazione cui volle assoggettarsi Colui che, «essendo ricco, si è fatto povero per noi» 2Corinzi 8:9. Era inoltre provveduto in Levitico 5:11, al caso in cui l'offerente sarebbe stato troppo miserabile persino per sacrificare dei piccioni; ed allora poteva offrire la decima parte di un'efa di fior di farina; ma non essendovene menzione in Levitico 12: sembra certo che questo permesso non s'estendesse alle puerpere.

PASSI PARALLELI

Levitico 12:2,6-8; 2Corinzi 8:9

Osservazioni

l. Sarebbe uno sprecar tempo l'andare ricercando i motivi per i quali nostro Signore si sottomise alla circoncisione. Ci basti il rammentare che quella cerimonia fu una pubblica testimonianza ad Israele che Gesù ora Giudeo secondo la carne, fatto di donna Ebrea, e «sottoposto alla legge» Galati 4:4. Senza circoncisione egli non avrebbe soddisfatto alle esigenze della legge; non sarebbe stato riconosciuto come Figlio di Davide e discendente d'Abrahamo. Di più la circoncisione era necessaria per lui prima che potesse insegnare in Israele; senza di essa non avrebbe potuto sedere in nessuna assemblea legale, né aver diritto di celebrare alcuna cerimonia religiosa; senza di essa sarebbe stato considerato nulla più d'un Gentile incirconciso ed un apostata della fede dei suoi padri. La sottomissione di Cristo ad una cerimonia, di cui egli poteva fare a meno, ci sia una lezione utile nella vita quotidiana. Sopportiamo molto, anziché accrescere gl'impedimenti al progresso dell'evangelo, o danneggiare la causa di Cristo.

2. Al momento istesso in cui fu sottomesso a quel rito che simboleggiava lo spogliare il peccato, gli fu dato il nome di Gesù, scelto espressamente da Dio Matteo 1:21, e che significa «salvare il suo popolo dai suoi peccati» come per protestare, in quella circostanza istessa, che in lui non v'era nulla di peccaminoso da toglier via; ma che, all'opposto, egli era destinato a togliere i peccati altrui. Pur nondimeno, grande fu l'importanza di quell'atto cerimoniale per l'opera del Redentore; poiché, siccome colui che è, circonciso «è obbligato ad osservare tutta la legge» Galati 5:3, così il Salvatore circonciso portò, in tal modo, nella sua carne, il suggello d'un obbligo volontario di adempiere tutta la legge, legge che egli solo potrebbe adempiere nella carne a cagione della caduta dell'uomo. Ma inoltre, essendosi egli «sottoposto alla legge» Galati 4:4-5; 3:13, unicamente per redimere (dalla sua maledizione) coloro ch'erano sotto la legge, l'obbedienza alla quale era tenuto Gesù, era un'obbedienza redentrice ossia obbedienza d'un Salvatore. Di più, siccome solo col far se stesso maledizione per noi. Cristo ha potuto redimerci dalla maledizione della legge Galati 3:13, la circoncisione di Gesù deve esser considerata virtualmente come pegno di morte, come mallevadoria non solo d'obbedienza in generale, ma d'un'«obbedienza sino alla morte, perfino la morte della croce» Filippesi 2:8.

25 

Simeone ed Anna riconoscono in Gesù il Messia promesso, Luca 2:25-38

25. Or ecco, vi era in Gerusalemme un uomo, il cui nome era Simeone;

Nulla sappiamo intorno a quest'uomo pio, eccettuato il suo nome che era comunissimo fra gli Ebrei. Il tenore del vers. 26 ci fa credere che fosse d'età già avanzata, sebbene non siano indicati i suoi anni come quelli di Anna. Alcuni autori pretendono che Simeone fosse il figlio del famoso Hillel, capo d'una delle Scuole di Legge in Gerusalemme, e padre di quel Gamaliele ai piedi del quale Paolo sedette, che fu contemporaneo di Cristo, e presidente del Sinedrio sotto Tiberio, Caligola e Claudio. Altri ancora, scioccamente secondo noi, voglion dedurre dal vers. 32 ch'egli fosse Gentile, e, come tale, pronunziasse il suo discorso nel cortile dei Gentili. Amendue sono mere congetture

e quell'uomo era giusto

cioè esatto nell'osservare tutta la legge, per quanto è dato all'uomo di giudicare, e retto nel suo carattere morale.

e religioso

cioè d'animo e d'inclinazioni pie.

ed aspettava la consolazione d'Israele;

Era questo uno dei titoli dati al Messia promesso, ed in uso fra gli antichi Ebrei, perché egli era aspettato per sollevare la nazione dalle afflizioni sotto le quali gemeva. I profeti videro in lui la consolazione del popolo d'Israele Isaia 40:1; 49:13; 66:13; Aggeo 2:7,9. Fra gli Ebrei era comune questa formula di giuramento: «Come io spero nella consolazione d'Israele», e si dice che sia usata tuttora fra loro. Simeone, all'opposto della moltitudine che generalmente aspettava una liberazione terrestre e temporale, aveva ricevuto una qualche luce sul vero carattere del Messia. Sia per la conoscenza delle profezie, sia probabilmente per qualche rivelazione divina, egli stava aspettando allora appunto la sua venuta, con grande ansietà.

e lo spirito santo era sopra lui.

Così lo Spirito di profezia dopo aver abbandonata la Chiesa per quasi 400 anni, ora tornava a risvegliare le aspettazioni dei fedeli ed a prepararla a successivi eventi.

PASSI PARALLELI

Luca 1:6; Genesi 6:9; Giobbe 1:1,8; Daniele 6:22-23; Michea 6:8; Atti 10:2,22; 24:16

Tito 2:11-14

Luca 2:38; Isaia 25:9; 40:1; Marco 15:43

Luca 1:41,67; Numeri 11:25,29; 2Pietro 1:21

26 26. E gli era stato divinamente rivelato dallo Spirito Santo, ch'egli non vedrebbe la morte che prima non avesse veduto il Cristo del Signore

Il come gli fosse stato ciò rivelato non è detto. Iddio mandava le sue rivelazioni talvolta in sogno, talvolta in visione, talvolta per ispirazione, ossia illuminazione interna, ma in ogni caso in modo tale, da non lasciar dubbio veruno sulla sorgente divina di essa. In sostanza, era stato rivelato a Simeone che prima di morire cosa per lui non più remota, i suoi occhi contemplerebbero il Messia, cioè l'Unto del Signore. Questa rivelazione gli aveva fatto attendere con fiducia l'immediato apparire del Cristo, e probabilmente l'aiutò a riconoscere in Gesù il Salvatore. Bengel, alludendo alle due vedute indicate in questo versetto (vedere la morte, e vedere il Cristo), chiama questa «una dolce antitesi!»

PASSI PARALLELI

Salmi 25:14; Amos 3:7

Salmi 89:49; Luca 9:27; Salmi 89:48; Giovanni 8:51; Ebrei 11:5

Salmi 2:2,6; Isaia 61:1; Daniele 9:24-26; Giovanni 1:41; 4:29; 20:31; Atti 2:36; 9:20

Atti 10:38; 17:3; Ebrei 1:8-9

27 27. Egli adunque, per movimento dello sparito NELLO Spirito venne nel tempio;

(il haram o sacro recinto in generale). Lo Spirito Santo guidando colà i suoi passi, senza ch'egli ne fosse, consapevole, al tempo appunto in cui stavano per giungere Maria e suo marito. «Si noti una volta per sempre», dice Brown, «che ogni qualvolta si dice dei sacerdoti che entrano nel tempio (come in Luca 1:9, la parola sempre adoperata ò naos), è quella che denota l'edifizio, il tempio propriamente detto, nel quale nessuno poteva entrare se non i sacerdoti; e mai è usato questo vocabolo quando è detto che il nostro Signore, o chiunque altro non appartenente alla famiglia sacerdotale, entrava nel tempio; che in tal caso, la parola usata, è di più largo significato, e indica, tutto quello che era racchiuso nei sacri recinti».

e, come il padre e la madre (i genitori) vi portavano il fanciullo Gesù, per far di lui secondo al usanza della legge;

Non la circoncisione, già operata nell'ottavo giorno, mentre quello era almeno il 40esimo, ma la solenne presentazione di Gesù al Signore, come primogenito di Maria, ed il pagamento dei 5 sicli della tassa d'esenzione, Vedi note Luca 2:23, Luca 2:24. Simeone fu dunque il primo testimone dell'adempimento di queste profezie: «La scelta (il desiderio), di tutte le nazioni verrà, ed io empierò questa casa di gloria, ha detto il Signore»; e «L'Angelo del patto, il quale voi desiderate, verrà nel suo tempio» Aggeo 2:7; Malachia 3:1.

PASSI PARALLELI

Luca 4:1; Matteo 4:1; Atti 8:29; 10:19; 11:12; 16:7; Apocalisse 1:10; 17:3

Luca 2:41,48,51

Luca 2:22

28 28. Egli sel recò nelle, braccia, e benedisse Iddio, e disse:

Sempre guidato dallo Spirito, egli andò diritto al bambino, senza suggerimenti umani, e, presolo nelle braccia, versò la sua gratitudine e la sua gioia nel cantico seguente:

PASSI PARALLELI

Marco 9:36; 10:16

Luca 2:13-14,20; Luca 1:46,64,68; Salmi 32:11; 33:1; 105:1-3; 135:19-20

29 29. Ora, signore,

(Maestro). Questo vocabolo occorre di rado nel N. T. e, quando lo incontriamo. indica che la persona di cui si parla è assoluto padrone e proprietario delle persone o delle cose cui si riferisce, Vedi Atti 4:24; 2Timoteo 2:21.

ne mandi il tuo servitore in pace, secondo la tua parola; 30. Poscia che gli occhi miei han veduta la tua salute;

Lo Spirito aveva dichiarato a Simeone che egli non morrebbe finché non avesse veduto il Cristo, il Signore, e quella senza dubbio è la parola cui il vegliardo fa qui allusione. Un tanto privilegio aveva empito l'anima sua d'una pace sì completa, ch'egli non desiderava vivere più a lungo ed aspettava pazientemente che giungesse il momento destinato da Dio alla sua dipartenza. V'è perfetta corrispondenza fra questa parte del cantico e la promessa fattagli da Dio. La promessa era che «non vedrebbe la morte, che prima non avesse veduto il Cristo del Signore», e la sua preghiera è: «Ora, Signore, ne mandi il tuo servitore in pace, poscia che gli occhi miei hanno veduta la tua salute». Simeone in vero, vedendo Gesù, poteva dire che egli vedeva LA SALUTE; poiché tutte le promesse di redenzione si riferivano a lui e tutto le benedizioni della redenzione furono da lui accumulate. Ma v'è di più; era quella la salute di Dio (la tua salute) in quantoché Iddio Stesso ne formò il disegno e fece cooperare tutto le cose al suo adempimento Romani 3:22. Pressoché identica a questa è l'esclamazione del patriarca Giacobbe morente Genesi 49:18. Soli beati sono coloro i quali in un senso spirituale han veduto il Salvatore, ed han posto la loro fiducia in lui prima di lasciar questa vita. Quanti videro quel bambino, e più tardi videro pure l'uomo Cristo, eppur non riconobbero mai in lui la salvezza di Dio! Il pensiero espresso in questa circostanza da Simeone fu un atto di pura fede: fissando gli occhi sul bambino ch'ei teneva in braccio, «contemplò la sua gloria».

PASSI PARALLELI

Marco 9:36; 10:16

Luca 2:13-14,20; Luca 1:46,64,68; Salmi 32:11; 33:1; 105:1-3; 135:19-20

Luca 2:10-11; 3:6; Genesi 49:18; 2Samuele 23:1-5; Isaia 49:6; Atti 4:10-12

31 31. La quale tu hai preparata, davanti (davanti alla faccia) a tutti i popoli;

Il Diodati, dopo la parola «preparato», soggiunge: per metterla, ma queste parole non sono nell'originale greco, e non son punto necessarie alla chiarezza del senso. Nella religione pagana gli alti riti e dommi rimanevano profondi misteri per la moltitudine, mentre pochi iniziati ne facevano loro profitto. Ma la redenzione, la salute preparata da Dio vien proclamata pubblicamente, coram populo, affinché Greco e Giudeo, circonciso ed incirconciso, Barbaro e Scita, servo o franco, possano vederla ed avervi parte. Bengel opina che le parole di Simeone: «Davanti alla faccia di tutti i popoli», si debbano riferire alla presentazione di Gesù nel tempio, presentazione che avveniva in quel momento stesso, perché essendo Gerusalemme la sede della teocrazia, ed il tempio l'abitazione terrestre di Jehova, nessun atro luogo era più adatto per mettere in evidenza la luce divina. In quanto al fatto storico, si è appunto da Gerusalemme che quella luce si sparse su tutte le nazioni, dopo l'ascensione di nostro Signore Luca 24:47. Più soddisfacente però ci sembra la spiegazione che si trova, nelle profezie relative all'universalità del regno del Redentore; come pure nell'aspettativa dominante in tutto il mondo allora conosciuto, al tempo della nascita di Gesù, quella cioè d'un personaggio che doveva apparire ad esercitare giusto dominio su tutta la terra.

PASSI PARALLELI

Salmi 96:1-3,10-13; 97:6-8; 98:2-3; Isaia 42:1-4,10-12; 45:21-25

Isaia 62:1-2

32 32. Luce da illuminare le genti, e la gloria del tuo popolo Israele.

Su questo versetto un antico teologo osserva: «I sapienti rimarcano che, il cantore, di quest'inno nomina prima i Gentili, quindi i Giudei, che egli fa imperocché la conversione dei Giudei a Cristo non avrà luogo "finché la pienezza de' Gentili sia entrata"» Romani 11:25. Un paragone fra il cantico di Zaccaria e quello di Simeone, riesce tutto a favore di quest'ultimo, perché più largo di vedute, ed affatto esente di egoismo e di esclusivismo nazionale. Zaccaria fa suo «il corno della salute nella casa di Davide» Luca 1:69, come se i benefizi da quello recati fossero esclusivamente destinati alla nazione giudaica; Simeone invece ricorda le promesse delle antiche profezie Salmo 87:4-5; Isaia 19:18-25; 42:6-7; 49:6-10; Malachia 1:11, e proclama che i Gentili aveano, in comune coi Giudei, un grande interesse in questo bambino, come essendo «la salute di Dio». Il progresso nella rivelazione di questa salute, che si nota tra le parole del primo di questi due uomini ispirati a quelle del secondo, costituisco una parte della preparazione divina di quella dinanzi a tutte le genti. Gli Ebrei carnali agognavano il momento in cui, col loro Messia alla testa, distruggerebbero i Gentili senza misericordia. Quelli fra loro che aspettavano la consolazione d'Israele, sapevano dalle profezie come i Gentili dovevano aver parte alle benedizioni del regno del Messia, ma supponevano che ciò non avrebbe il suo compimento se non quando i pagani avrebbero abbracciato il giudaismo e si fossero sottomessi alle cerimonie levitiche; invece le parole poste dallo Spirito Santo sulle labbra di Simeone suonano vera libertà. Gesù Cristo veniva per portar la sua salute tanto ai Gentili come Gentili, quanto ai Giudei. Ai primi, immersi nelle tenebre dell'ignoranza, dell'idolatria, della miseria e del vizio, egli doveva apparire come «Luce ad illuminare le genti», qual «Sole di Giustizia» penetrante negli antri più oscuri della lor prigione, qual Liberatore che spezza le catene dei prigioni e dei captivi Isaia 42:7; 61:l; mentreché per il vero Israele, che già ne aveva veduta l'alba nelle Sacre Carte, ed aspettava che sorgesse quella Luce in tutta la sua pienezza, egli veniva ad appagare le loro lunghe brame, e compiere le promesse divine, a dominare il loro Apocalisse Salvatore, in una parola ad essere la loro «corona di gloria».

PASSI PARALLELI

Isaia 9:2; 42:6-7; 49:6; 60:1-3,19; Matteo 4:16; Atti 13:47-48; 28:28

Romani 15:8-9

Salmi 85:9; Isaia 4:2; 45:25; 60:19; Geremia 2:11; Zaccaria 2:5; 1Corinzi 1:31; Apocalisse 21:23

33 33. E Giuseppe, e la madre d'esso, si maravigliavano delle cose che eran dette di lui.

La loro maraviglia non derivava né da mancanza di fede, né dalla sostanza del discorso di Simeone, quanto dalla armonia straordinaria di testimonianze sullo stesso soggetto provenienti da tanti lati diversi, come: l'annunzio di Gabriele a Maria, il sogno di Giuseppe, il messaggio recato ai pastori di Betlemme, ed ora finalmente la dichiarazione di Simeone.

PASSI PARALLELI

Luca 2:48; 1:65-66; Isaia 8:18

34 34. E Simeone li benedisse

probabilmente i soli genitori. Siccome Paolo dice Ebrei 7:7 che, «fuor d'ogni contradizione, ciò che è minore è benedetto da ciò che è più eccellente», non possiamo supporre che Simeone pretendesse benedire Gesù in modo autorevole, ma se benedì il bambino, lo avrà fatto nel medesimo spirito in cui noi benediciamo Iddio, secondo il modo di parlare delle Scritture, quando gli rendiamo grazie e lodi.

e disse a Maria, madre di esso: Ecco, costui è posto per la ruina, e per lo rilevamento di molti in Israele;

Il vocabolo significa una caduta qualsiasi, con possibile rialzamento ed altresì rovina. Evidentemente queste parole si riferiscono a due passi di Isaia 8:14-15; 28:16, e di questi troviamo un commento ispirato dell'Ep. 1Pietro 2:6-8 che merita studio accurato. Senza dubbio, Dio nel suo amore, «ha mandato il Figlio nel mondo, acciocché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna» Giovanni 3:16; ma a cagione dell'inimicizia ed avversione del cuore naturale, che s'oppone al piano misericordioso d'Iddio, e rigetta colui che lo vuol salvare, moltitudini sono cadute, e volontariamente hanno attirato sopra sé stesse la rovina e la morte; mentre da un'altra parte, per grazia di Dio, moltitudini immerse nella colpa e nella disperazione, schiavi del peccato, sono state rialzate dal fango, per mezzo di Cristo, al grado di «figli di Dio». Nei giorni del Salvatore, molti aspettavano un re temporale, ma, rimasti delusi, presero scandalo di Cristo; altri furono troppo orgogliosi per accettare una salute da lui offerta, poiché sembrava loro umiliante; altri ancora amarono le tenebre più che la luce» Giovanni 3:19, e perseguitarono colui che disturbava la loro pace. Di simil gente Gesù Cristo divenne «la ruina», unicamente perché essi lo rigettarono. «Non vollero andare a lui acciocché avessero la vita» Giovanni 5:40. Così nell'andar dei secoli, per gl'istessi motivi, Cristo, che è «la vita», diviene occasione di «rovina» a molti in ogni età. Perciò egli disse: «Se io non fossi venuto e non avessi parlato, essi non avrebbero peccato (cioè non avrebbero a render conto del peccato che consiste nell'avermi rigettato); ma ora non hanno scusa alcuna del loro peccato» Giovanni 15:22. Ma a molti altri invece Cristo è occasione «di rilevamento». Egli risuscita per mezzo della sua parola e del suo Spirito coloro che «son morti nei falli e peccati», ad una vita di giustizia, abilitandoli a credere in lui come essendo la perfetta giustizia di Dio; egli li innalza ad uno stato di giustificazione, di santità progressiva e finalmente per la gloriosa risurrezione alla felicità eterna. Non dobbiamo però supporre che questa «ruina e rilevamento» debbano ambedue necessariamente effettuarsi nel medesimo individuo, quantunque ne abbondino gli esempi quello notevole di Pietro fra gli altri. Non si deve così limitare il senso. Queste parole adunque c'insegnano che siccome molti andranno in perdizione per non aver voluto credere nel Salvatore, così molti miseri peccatori troveranno in lui perdono, gioia e vita eterna.

e per segno al quale sarà contradetto;

Per segno si dove qui intender qualche cosa non solo messa in evidenza, ma fatta inoltre oggetto di bersaglio, segnale all'opposizione o alla contradizione, Confr. Giobbe 16:12. Come si compiesse mirabilmente questa predizione relativamente alla persona, al carattere, alle dottrine ed ai miracoli di Cristo non fa d'uopo dimostrarlo a chi è un tantino famigliare colla storia degli Evangeli, e con quella susseguente della sua chiesa fedele, «vestita di sacchi» Apocalisse 11:3. Durante il suo pubblico ministerio Gesù, disprezzato, rigettato, maltrattato, ebbe «a sostenere la contradizione dei peccatori»; la sua religione fu segno ai dardi velenosi degli increduli e degli scettici; bersaglio dei cattivi, degli iniqui e dei profani, e quanto più stretti sono i vincoli che uniscono i credenti a Cristo, e quanto più fedelmente essi seguono le sue tracce, tanto più veementi sono l'odio, le derisioni, le persecuzioni con cui son presi di mira. «Se il mondo vi odia», disse Cristo, sappiate ch'egli mi ha odiato prima di voi» Giovanni 15:18.

PASSI PARALLELI

Genesi 14:19; 47:7; Esodo 39:43; Levitico 9:22,23; Ebrei 7:1,7

Isaia 8:14-15; Osea 14:9; Matteo 21:44; Giovanni 3:20; 9:29; Romani 9:32; 1Corinzi 1:23

2Corinzi 2:15; 1Pietro 2:7

Atti 2:36-41; 3:15-19; 6:7; 9:1-20

Salmi 22:6-8; 69:9-12; Isaia 8:18; Matteo 11:19; 26:65-67; 27:40-45,63

Giovanni 5:18; 8:48-52; 9:24-28; Atti 4:26; 13:45; 17:6; 24:5; 28:22

1Corinzi 1:23; Ebrei 12:1-3; 1Pietro 4:14

35 35. (E una spada trafiggerà a te stessa l'anima);

Una spada non potendo trafiggere un'anima, l'espressione figurata denota dolore, angoscia. Fra i primi autori cristiani, alcuni videro in queste parole una predizione di martirio, ed affermarono che s'era compiuto alla lettera in Maria; ma siffatta storia non ha base autentica, ed è in opposizione diretta colla credenza generale in corso a quei tempi, cioè che Maria, morisse di morte naturale. Perché considerare la parentesi come se si riferisse alla sua morte? Maria doveva esser «benedetta fra le donne»; ma non poteva rimanere immune dalle lotte e dai dolori cui, per quel bambino, essa andava incontro. Quella spada, essa la doveva sentire nel vedere l'odio e la persecuzione che Cristo avrebbe a sopportare nel suo pubblico ministero, se non prima nell'esser testimone della sua reiezione, della sua condanna e delle sue crudeli sofferenze in sulla croce: nel dover reprimere i suoi affetti materni dopo la risurrezione, ed imparare a non conoscere più Cristo «secondo la carne»; nella sua desolata situazione dopo l'ascensione di Cristo, e probabilmente (a giudicar dalla posizione che questa clausola occupa nel discorso di Simeone), nelle terribili alternative di fede e di dubbio, di speranze e di timori riguardo al proprio figlio quel suo Salvatore, per le quali essa dovea passare, sperimentando così nell'anima sua la ruina e il rilevamento cui Simeone allude.

acciocché i pensieri di molti cuori sieno rivelati.

Tolta la parentesi relativa a Maria, queste parole seguono il versetto 34. L'accoglienza che quel bambino ricevè da coloro che l'udirono durante il suo soggiorno terrestre e che egli riceve tuttora da coloro a cui egli è offerto dallo Spirito Santo per mezzo della predicazione dell'evangelo, è il vero criterio dello stato dei loro cuori. «Che vi pare egli del Cristo!» è la domanda critica. Dal ricevimento che si dà a Cristo, dalla stima in cui lo si tiene, vedrassi se il cuore è tuttora morto e carnale, o risvegliato e rigenerato. Maria, di Betania «e la donna peccatrice» ricevettero il Salvatore con avidità come «portando la bandiera fra diecimila, come uno che è tutto amorevolezze» Cantico 5:10,16. Il giovine ricco invece gli preferì le ricchezze. In quanto ai Giudei, la nazione intera professava d'onorare il Padre, ma l'accoglienza fatta al Figlio sarebbe la prova di quanto fossero sinceri. Si dicevano figli di Abrahamo, il quale «vide il giorno di Cristo e se ne rallegrò» Giovanni 8:56; ma dal modo in cui l'accolsero si sarebbe veduto se fossero «figli delle promesse». Sebbene sia cosa difficilissima accertarsi del vero carattere degli individui, la buona novella presentata fedelmente è un buon mezzo per conoscerlo.

PASSI PARALLELI

Salmi 42:10; Giovanni 19:25

Luca 16:14-15; Deuteronomio 8:2; Giudici 5:15-16; Matteo 12:24-35; Giovanni 8:42-47; 15:22-24

Atti 8:21-23; 1Corinzi 11:19; 1Giovanni 2:19

36 36. Vi era ancora Anna profetessa

Questa donna aveva lo stesso nome della madre di Samuele 1Samuele 1:2. Il titolo di profetessa non può esserle stato dato unicamente per le parole riferita al vers. 38; ma le venne probabilmente da altri e frequenti discorsi pronunziati precedentemente per ispirazione divina, onde essa fu messa nel numero delle sante donne che istruivano il popolo intorno alla volontà di Dio.

figliuola di Fanuel della tribù di Aser;

Cosa strana che il nome del padre, anziché del marito, sia notato! Il territorio della tribù d'Aser sembra corresse da Dor, a mezzogiorno del Carmelo, verso il Nord fino a Sidon, abbracciando una regione ridente ed ubertose, ma piuttosto stretta che si estendeva dal Mediterraneo fino alle falde del Libano. Quanto s'internasse nella regione montuosa, non potrà determinarsi fino a nuove scoperte sulla posizione di città nominato Giosuè 19:24-31, come confini della tribù. Chiunque prende interesse all'esatto compimento delle profezie, osservi come le predizioni di Giacobbe e di Mosè coincidono colla storia di Aser, quando le famiglie della tribù furono stabilite nelle loro terre, e si mischiarono coi Fenici, Cf. Genesi 49:20; Deuteronomio 33:24; Giudici 5:17. Gran numero degli Aseriti rimasero nel paese quando gli Israeliti furon trasportati in Assiria 2Re 17:20, e dopo il ritorno dei Giudei dalla cattività di Babilonia essi fecero lega colle tribù di Giuda e di Beniamino. Quantunque nissuna delle 10 tribù d'Israele tornasse per intiero, molte famiglie di diverse tribù tornarono con quelle di Giuda e di Beniamino, talché i loro conduttori poterono ricostituirle, ed Aser era fra le tribù in quel modo ricostituite in questi versetti abbiamo la prova che gli Aseriti custodivano gelosamente le loro genealogie e le conoscevano bene, fino al tempo in cui venne il Silo. Infatti la distinzione fra tribù e tribù fu mantenuta per tutta quell'epoca che intervenne fra il ritorno di Babilonia e la distruzione di Gerusalemme per i Romani, quando tutti i registri nazionali furono bruciati o distrutti.

la quale era molto attempata, essendo vissuta sette anni col suo marito dopo la sua verginità; 37. Ed ora vedova d'età d'intorno ad ottantaquattro anni;

Un gran numero di commentatori vogliono che gli ottantaquattro anni siano l'intiera età della donna e non la durata della sola sua vedovanza; ma l'evidente continuità della descrizione in questi due versetti e la separazione chiara e distinta degli incisi sett'anni col suo marito, e ed era vedova di non meno che ottantaquattr'anni, non ci permettono di dubitare che essa era vedova da 84 anni. Pare che l'Evangelista abbia voluto dividere la di lei vita in tre epoche: la sua verginità o fanciullezza, che non oltrepassò il 13simo o il 15simo anno, età in cui una ragazza poteva legalmente contrarre matrimonio; il suo stato matrimoniale che durò sette anni, e la sua vedovanza durata ottantaquattro anni. Secondo questo calcolo essa avrebbe raggiunto l'età non comune di 104 anni, ciò che giustifica l'espressione «molto attempata», espressione che non viene applicata a Simeone, benché egli fosse probabilmente già ottantenne. Per qualunque opinione propenda il lettore, questo fatto è menzionato affin di provare che Anna era vedova davvero 1Timoteo 5:5; che s'era serbata fedele al defunto marito cui fu unita in età al giovanile, e che, invece di rimaritarsi, aveva consacrato il suo cuore e tutto il suo tempo a Dio, e all'esercizio di religiose virtù. «Una donna giovine orbata del marito», dice Kitto, «la quale restasse vedova per la vita, era tenuta in grande stima presso i Giudei».

37 e non si partiva mai dal tempio, servendo a Dio, notte e giorno, in digiuni ed orazioni.

Alcuni suppongono che essa avesse stanza nei cortili del tempio, vivendo in un asilo di carità, mantenuta colla casca dei poveri; oppure che ivi le fosso appositamente destinata un'abitazione come profetessa, onde potessero consultarla coloro che desideravano istruzione religiosa. Altri intendono dalle parole «non si partiva mai dal tempio» che la pia vedova mai era assente alle ore della preghiera o di qualsiasi altro servizio religioso; e che in ogni occasione di far bene, prendeva parte attiva, non curando le infermità dell'età sua avanzata, mentre altri più giovini di esse, se ne dispensavano con iscuse e proteste puerili. Oltre di ciò dava gran parte del suo tempo a privata adorazione e meditazione, non solo di giorno ma puranco di notte; benché dubitiamo assaissimo che in quest'ultimi servigi dobbiamo includere con Brown, persino i servigi dei ministri o guardie notturne Salmi 130:6; 134:1-2. Anna corrisponde a pennello col ritratto della vedova vera, fatto da S. Paolo 1Timoteo 5:5,9. Libera da ogni altro dovere sociale, essa poteva, senza biasimo, consacrare alla preghiera ed ai digiuni molto più tempo di quello che altri deve impiegarci, in circostanze e posizioni diverse.

PASSI PARALLELI

Esodo 15:20; Giudici 4:4; 2Re 22:14; Atti 2:18; 21:9; 1Corinzi 12:1

Genesi 30:13

Apocalisse 7:6

Giobbe 5:26; Salmi 92:14

Esodo 38:8; 1Samuele 2:2; Salmi 23:6; 27:4; 84:4,10; 92:13; 135:1-2; Apocalisse 3:12

Salmi 22:2; Atti 26:7; 1Timoteo 5:5; Apocalisse 7:15

38 38. Ella ancora, sopraggiunta (piuttosto stando vicina o avvicinatasi) in quell'ora, lodava il Signore,

Essa era rimasta nel cortile del tempio mentre Simeone parlava, ed avvicinandosi ai genitori quando egli finiva il suo discorso, continuò a lodare il Signore per il tanto sospirato avvenimento del Messia.

e parlava di quel fanciullo a tutti coloro che aspettavano la redenzione in Gerusalemme.

Le parole «in Gerusalemme» si connettono al verbo «aspettavano» e, non alla «redenzione»; vale a dire, essa parlava a tutti coloro che, vivendo in Gerusalemme aspettavano la venuta del Messia. Alcuni critici moderni preferiscono la redenzione di Gerusalemme, ma l'autorità dei MSS. che invocano è molto dubbia. Nonostante la miseranda decadenza religiosa in quel tempo, che attirò su tutte le classi il severo giudizio di Giovanni il Battista, Iddio s'era riserbato un picciol resto in Israele, e fra gli altri, eranvi alcuni uomini devoti in Gerusalemme i quali avean dedotto dagli scritti profetici che la venuta del Messia non poteva esser molto remota; ed aspettavano sospirando quella bramata salute, molto più desiderabile della liberazione dal giogo romano. Suppose taluno che quelle cerimonie di purificazione e presentazione al tempio fossero state compiute nel tempo del sacrifizio mattutino o vespertino; ciò che avrebbe offerto ad Anna l'occasione di parlare a quei devoti adoratori nel cortile del tempio; ma è più probabile che essa li andasse a cercare nelle loro dimore, per parlar loro del divino fanciullo, dopo ch'egli fu tornato a Betlemme.

PASSI PARALLELI

Luca 2:27

Luca 2:28-32; 1:46-56,64-66; 2Corinzi 9:15; Efesini 1:3

Luca 2:25; 23:51; 24:21; Marco 15:43

RIFLESSIONI

1. L'idea che Simeone aveva concepita del Messia, della sua missione, del suo carattere, del suo regno, era non solo assai più larga di quella che s'eran fatta i Giudei; ma più chiara ed accurata di quella che n'ebbero gli Apostoli stessi fino al giorno della Pentecoste, in cui ricevettero il Paracleto. Egli vede, è vero, il regno del Messia tendere specialmente a render gloriosa la sua nazione: ma lo vede altresì estendere i suoi benefizi ai pagani; e crede che la vera Luce illuminerà e Gentili, e Giudei. Prima di Simeone gli angeli soli accennarono ad una salute preparata per tutti i popoli. Se consideriamo quanto gelosamente gli Ebrei s'appropriassero tutto le speranze e tutte le glorie connesse col regno del Messia, vedremo con evidenza come a Simeone fu dato di penetrare a fondo il senso delle divine profezie, giungendovi probabilmente colla preghiera ed un accurato studio di esse.

2. Quelle parole «costui è posto per la ruina e per lo rilevamento di molti in Israele» non sono applicabili soltanto ai Giudei individualmente (come pure ai Gentili), ma contengono un epitome della storia della nazione intiera. Simeone credeva che, per mezzo della fede, Israele sarebbe in ultimo glorificato nel Messia; ma prevedeva pure che, in prima, il Redentore sarebbe loro «una pietra d'intoppo» sulla quale cadrebbero, per rialzarsi alla fine. Noi pure giungiamo a simile convinzione, seguendo l'istessa via, pregando cioè, e studiando le Sante Scritture sotto la direzione dello Spirito Santo. Cadde Israele, ma si rialzerà; non solo questo, ma cadde appunto affin di rialzarsi poi Romani 11:17-29. Quel Gesù stesso, il quale essi crocifissero, sarà loro rivelato un giorno con una tal gloria, che dovranno «riguardare a Colui che han trafitto», e far cordoglio e convertirsi Zaccaria 12:10; cadrà dai loro cuori il velo 2Corinzi 3:14-16, e si diletteranno nel Signore.

3. Star pronto, nella giuliva certezza della propria salute, ed accogliere la morte come un messo del suo Padre amorevole è privilegio di ogni vero credente. Ma che cosa rende l'uomo mortale capace di dire: «Ora, Signore, ne mandi il tuo servitore in pace», come disse Simeone? Chi lo libera dal terrore della morte? chi toglie a questa il suo dardo? Non certamente la stanchezza di vivere o di soffrire, né l'indifferenza ai piaceri del mondo, perché non si può più goderne; solo una fede vivente e ferma, che afferra un Salvatore invisibile ma presente, e che si affida appieno nelle promesse d'un Dio invisibile ma fedele, può produrre un così bel risultato. Quella fede è «il dono di Dio»; andiamo a lui e chiediamogliela.

4. Sta scritto di Simeone che «lo Spirito Santo era sopra lui», e ciò molto tempo avanti l'ascensione del Signore ed il fatto glorioso della Pentecoste. Non dimentichiamo adunque che i fedeli dell'Antico Testamento furono ammaestrati dallo Spirito così effettivamente come quelli che crederono dopo la promulgazione dell'evangelo, sebbene fosse la misura loro concessa minor che a noi.

5. Le sofferenze di Maria sono intimamente connesse a quelle del suo Figliuolo. L'esser egli ferito fu quello che la ferì, il colpo che cadde su di lui fu quello che spinse la spada attraverso il di lei cuore. Simili legami uniscono il vero credente al suo Salvatore. La felicità dei suoi fedeli è così cara a Gesù che chiunque li affligge, chiunque nuoce al minimo di essi, offende lui stesso. «Chi li tocca, tocca la pupilla dell'occhio suo». Essi, al loro turno, dovrebbero essere così sensibili a tutto ciò che tocca il suo onore, la sua causa, il suo regno sulla terra, che tutto quello che fa loro torto o danno, dovrebbe svegliare nei loro cuori un vivo dolore.

6. Anna s'era maritata nella prima giovinezza ed aveva vissuto onoratamente col suo compagno, finché Dio glielo tolse. Forse quell'afflizione in età sì giovanile aveva influito per condurla a dare il suo cuor al Signore. A ogni modo non puossi trarre davvero argomento dal caso suo, per dedurre che il celibato sia uno stato più perfetto e renda l'uomo più atto al servizio di Dio. Paolo qualifica il divieto del matrimonio di «dottrina diabolica» 1Timoteo 4:1-3; commenda lo stato d'una vedova sperante in Dio 1Timoteo 5:5; ma comanda alle giovani vedove che non erano contente di rimanere in tale stato servendo al Signore, di contrarre nuovo matrimonio 1Timoteo 5:14.

7. Chiunque ha Cristo nel cuore, uomo o donna che sia, non potrà fare a meno di parlarne ad altri, come Anna. «La bocca parla di ciò che soprabbonda nel cuore» Matteo 12:34; Salmi 66:16; Malachia 3:16.

39 Luca 2:39-52. RITORNO IN GALILEA. IL FANCIULLO GESÙ VISITA IL TEMPIO. LA SUA ADOLESCENZA A NAZARET

39. Ora, quand'ebber compiute tutte le cose che si convenivano fare secondo la legge del Signore, ritornarono in Galilea, in Nazaret, lor città.

Vi sono nel Capo 2 di Matteo parecchi incidenti della fanciullezza di Gesù, di cui Luca non fa menzione, come: la visita dei magi, la strage degli innocenti a Betlemme, e la fuga in Egitto. Dal testo che abbiam sott'occhio si potrebbe inferire che la famiglia tornasse a Nazaret subito dopo che quelle cerimonie furono compiute nel tempio. Dobbiamo noi perciò supporre che i fatti narrati da Matteo avvenissero avanti la presentazione, cioè nei 40 giorni a datare dalla nascita del bambino? Contro quest'opinione, sostenuta da alcuni, sorgono difficoltà molto gravi. Se dall'una parte la presentazione avesse avuto luogo dopo la visita de' magi, cioè mentre ferveva ancora violenta la rabbia nell'animo d'Erode, ciò sarebbe stato esporre ad immenso pericolo la vita del fanciullino; dall'altra parte, se supponiamo che queste cerimonie del tempio sieno state rimandate fin dopo il ritorno dall'Egitto, non solo sarebbe stato trascorso da molto tempo il periodo fissato dalla legge per la purificazione di Maria, ma il rischio al bambino, nell'esser portato a Gerusalemme, non sarebbe stato minore per parte di Archelao che per parte di Erode suo padre. Assai più agevole il supporre che la presentazione al tempio procedesse la visita dei magi, e gli eventi che di questa furono la conseguenza. Se si ricorda che nessuno degli Evangelisti pretese scrivere una biografia compiuta di Gesù Cristo, il fatto che Luca passa subito dal racconto della sua presentazione a quello del ritorno in Galilea indica, o che le notizie dettagliate che egli avea potuto raccogliere intorno all'infanzia del Salvatore cessano colla presentazione, e che egli passa ora a fatti storici più generali; o che egli non giudicò l'inserzione di questi fatti necessaria al suo racconto. In ogni modo, non contradice menomamente la narrazione di Matteo, né esclude la possibilità che altri fatti sieno accaduti nel frattempo. In tutti gli storici concisi accade, come in questo caso, che eventi realmente distanti fra loro, appaiono connessi a motivo della omissione dei fatti particolari avvenuti nel frattempo. Pare che Luca ne avesse l'abitudine. Così in Luca 24:50, si direbbe che l'ascensione di Gesù sia avvenuta nello stesso giorno in cui egli apparve ai suoi discepoli, cioè il giorno della sua risurrezione; eppure l'Evangelista ci narra Atti 1:3, che fra quei due fatti trascorsero 40 giorni. Un altro esempio ne abbiam in Atti 9:26, ove Luca unisce due circostanze della vita di Paolo, accadute a tre anni di distanza, cioè la sua conversione ed il suo ritorno a Gerusalemme, semplicemente perché non gli è sembrato necessario menzionare come Paolo impiegasse quell'intervallo predicando in Arabia Galati 1:18,13. Se non avessimo alcuna notizia del periodo intermedio, ne inferiremmo che la famiglia andò direttamente da Gerusalemme a Nazaret; ma Luca non lo asserisce. Questo è uno dei punti sui quali gli Armonisti, colle loro conciliazioni arbitrarie fra la narrazione di Matteo e quella di Luca, hanno dato presa ai nemici della fede. Ciò che si può inferire indubbiamente dai due racconti si è, che sono affatto indipendenti uno dall'altro. Se Luca avesse veduto l'Evangelo di Matteo o viceversa, le varianti sarebbero intieramente inesplicabili. Si osservi che scrivendo essi in modo affatto indipendente l'uno dall'altro, Matteo ha omesso i primi avvenimenti accaduti in Nazaret, le circostanze che condussero Giuseppe e Maria a Betlemme e la presentazione al tempio; che invece Luca ha omessa la visita dei magi, la strage di Betlemme e la fuga in Egitto, ma ambedue sono pienamente d'accordo nell'essenziale, cioè nella miracolosa concezione e nella natività di Gesù Cristo.

PASSI PARALLELI

Luca 2:21-24; 1:6; Deuteronomio 12:32; Matteo 3:15; Galati 4:4-5

Luca 2:4; Matteo 2:22-23


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