Luca 1

1 CAPO 1 - ANALISI

1. Prefazione indirizzata a Teofilo e contenente i motivi che indussero Luca a scrivere il suo Vangelo. Erano questi: l'esistenza anteriore di varii scritti sul ministerio, la morte e la risurrezione di nostro Signore, i quali, sebbene probabilmente non fossero erronei, erano troppo brevi ed incompleti per darne una cognizione esatta, e quindi richiedevano di esser completati per mezzo di un trattato più esteso, e preparato con maggior cura: - la propria qualificazione per un'opera simile, in conseguenza delle occasioni che aveva avute di raccogliere notizie esatte da testimoni oculari e ministri del Signore; - e lo zelo con cui ne aveva, approfittato. Egli era oltracciò stimolato dal pensiero che in primo stadio, preparava il suo racconto a benefizio dell'amico suo Teofilo, per mezzo del quale dovea poscia esser reso di pubblica ragione Luca 1:1-4.

2. Avvenimenti precedenti la, nascita di Giovanni Battista, il precursore del Messia. La narrazione evangelica comincia propriamente al ver. 5, col racconto concernente i genitori di Giovanni Battista. Segue il racconto della visita di un angelo al padre di questi, mentre esso stava uffiziando all'altare d'oro nel tempio per promettergli in esaudimento di preghiere, un figlio, il nome del quale doveva essere Giovanni, e dargli al tempo stesso una descrizione del suo carattere. Zaccaria ricusando di credere senza un qualche segno, fu colpito di mutolezza, in castigo della sua incredulità e in segno che la predizione si avvererebbe. Vien ricordato poi il ritorno del sacerdote a casa sua, in mezzo alle montagne di Giuda, quando fu compito il tempo del suo servizio. e la gioia di sua moglie Elisabetta quando si accorse di esser gravida e che il Signore avea tolto il suo vituperio Luca 1:5-25.

3. La visita dell'angelo Gabriele a Nazaret. Questa ebbe per iscopo di annunziare ad un'umile vergine della casa reale, ma allora decaduta, di Davide, chiamata Maria, l'alto onore che Jehova le avea conferito nello sceglierla ad esser la madre del Messia promesso; dichiarandole al tempo stesso il nome, il carattere e l'altissima destinazione del fanciullo ch'ella avrebbe partorito, e il miracoloso concepimento di questo fanciullo, nel suo seno, per la virtù dello Spirito Santo, cosicché sebbene dovesse discendere da Adamo secondo la carne ciò non avrebbe ad esser per ordinaria generazione, in modo da farlo partecipe del peccato. L'Evangelista ricorda quindi la maniera in cui Gabriele, onde non sorgesse incredulità alcuna nell'animo di Maria, riportossi alla potenza di Dio, manifestata recentemente nel concepimento della di lei cugina Elisabetta, che era stata «chiamata sterile» Luca 1:26-38.

4. Visita di Maria alla sua parente al sud della Giudea. Questa visita può darsi che fosse suggerita dal riportarsi che fece l'angelo ad Elisabetta, e dal desiderio che Maria dovea provare di confermarsi nella fede, conversando con una, la quale il Signore trattava in modo alquanto somigliante al suo proprio caso. L'Evangelista ricorda per ordine, il saluto di Elisabetta, la quale, riflettendo al castigo del proprio marito, dichiara beata la cugina per aver creduto alla promessa; la risposta, ispirata di Maria; e il di lei ritorno, dopo tre mesi a Nazaret Luca 1:39-56.

5. Nascita di Giovanni Battista. La bontà del Signore inverso Elisabetta è riconosciuta con gratitudine dai di lei parenti ed amici, poiché fin dai giorni di Sara, non era occorso probabilmente un caso simile al suo; la circoncisione del fanciullo è ricordata, insieme alla contesa intorno al suo nome contesa che venne composta col riportarsene al padre Luca 1:57-63.

6. È guarita l'incredulità di Zaccaria e gli vien resa la favella. Il modo deciso e l'autorità con cui impose silenzio a tutte le obiezioni, dando al suo figlio il nome di Giovanni che l'angelo gli aveva intimato, fu una prova che, durante quei 9;mesi di silenzio, Zaccaria era guarito della sua incredulità; indi la loquela gli fu resa, ed egli cominciò in quell'istante medesimo a profetizzare intorno al ché «Corno della Salute, che il signore avea rizzato nella casa di Davide» ed intorno al proprio figliuolo, il quale siccome «profeta dell'Altissimo dovea andare davanti la faccia del Signore a preparare le sue vie» Luca 1:64-80.

Luca 1:1-4. INTRODUZIONE AL VANGELO

1. Conciossiacché molti abbiano impreso d'ordinare la narrazion delle cose, dette quali siamo stati appieno accertati (credute per motivi certi); 2. Come riferirono a noi quelli che da principio (cioè dal principio del ministerio di Cristo), le videro eglino stessi, e furon ministri della parola;

Appare dagli Atti degli Apostoli e dalle Epistole apostoliche, che la predicazione primitiva del vangelo consisteva in un breve Sommario dei fatti della storia terrestre di nostro Signore, con alcune poche parole di acconcia applicazione agli ascoltanti. Di questi fatti sorprendenti, naturalmente prendevano delle note quelli che li udivano dal labbro degli Apostoli, e di queste note poi si mettevano in circolazione dei digesti. A questi Luca qui si riferisce, in termini di studiato rispetto, come a narrazioni di quanto i Cristiani credevano «sulle prove più certe» avendolo ricevuto dalla testimonianza degli stessi discepoli del Signore, poiché ad essi soltanto possono convenire le espressioni: «coloro che da principio le videro eglino stessi e furono ministri della parola». Queste narrazioni erano probabilmente brevi e frammentarie, e non tali da soddisfare, fuorché nei primi bisogni della Chiesa Cristiana, i bisogni spirituali di coloro che bramavano conoscere tutto quanto potesse accettarsi del ministerio di Cristo sulla terra. Luca, prevedendo che qualche cosa di più sostanziale e di più esteso dovea ben presto sostituirsi ad esse, determinossi, sotto la guida dello Spirito della Ispirazione, di raccogliere informazioni dalle stesse sorgenti infallibili, onde essere in grado di surrogare quelle prime narrazioni. Niuna di esse infatti è sopravvissuta al naufragio del tempo. Vangeli apocrifi o spurii, preparati da persone avverse alle verità presentate nei Vangeli canonici, non andarono perduti; ma quelle narrazioni, sostanzialmente esatte, di autori ben intenzionati, alle quali è fatta allusione in questo passo, e che dovevano usarsi soltanto finché ve ne fossero altre migliori, per consenso tacito si lasciarono cadere nell'oblio davanti ai quattro Vangeli canonici, i quali sopravvissero a qualunque tentativo di distruggerli e furono accettati con sorprendente unanimità, di secolo in secolo, come lo Statuto di tutta quanta la Cristianità.

PASSI PARALLELI

Giovanni 20:31; Atti 1:1-3; 1Timoteo 3:16; 2Pietro 1:16-19

Luca 24:48; Marco 1:1; Giovanni 15:27; Atti 1:3,8,21-22; 4:20; 10:39-41; Ebrei 2:3

1Pietro 5:1; 1Giovanni 1:1-3

Atti 26:16; Romani 15:16; Efesini 3:7-8;4:11-12; Colossesi 1:23-25

3 3. A me ancora è paruto, dopo aver dal capo

Questa parola quando è usata come avverbio di luogo significa da alto o dal cielo Giovanni 3.3,31; 19:11, ed alcuni suppongono che Luca la usi qui in tal senso, intendendo dire che ebbe le sue informazioni da Dio, per rivelazione immediata; ma si usa anche comunemente come avverbio di tempo, e allora significa dal principio, rifacendosi da capo. Confrontandola con le parole (ver. 2), che significano il principio del ministerio di Cristo, Luca ci sembra voler dire con che egli era risalito più in su di quel punto, così da comprendere nella sua narrazione e la nascita del Salvatore e quella del precursore Giovanni.

rinvenuta, ogni cosa compiutamente, di scrivertene per ordine,

(per ordine), non può intendersi qui cronologicamente, poiché Luca non si propone di narrare i fatti secondo l'ordine di tempo, ma vuol dire secondo un piano che si era prefisso a se stesso.

eccellentissimo Teofilo,

eccellentissimo: come titolo di rango lo troviamo applicato da questo medesimo scrittore ai Governatori romani Felice e Feste a Cesarea Atti 23:26; 24:3; 26:25, e quindi molti scrittori sostengono che Teofilo fosse un alto magistrato, ovvero un uomo di nobili natali in Grecia, nell'Asia Minore o in Italia. Nondimeno un tal titolo è applicato spesso a destare stretta amicizia od alta stima, ed è possibilissimo che Luca lo abbia usato in questo senso. (Vedi l'Introduzione a Luca, al principio del Volume, nell'Introduzione agli Evangeli).

PASSI PARALLELI

Atti 15:19,25,28; 1Corinzi 7:40; 16:12

Luca 1:1; Salmi 40:5; 50:21; Ecclesiaste 12:9; Atti 11:4

Atti 1:1; 23:26; 24:3; 26:25

4 4. Acciocché tu riconosca la certezza delle cose che ti sono state insegnate.

Il primo dei due verbi greci usati in questo versetto, significa acquistare ulteriori o più accurate cognizioni; il secondo essere istruito oralmente o catechizzato. Come catecumeno o candidato pel battesimo cristiano, Teofilo era stato catechizzato o istruito oralmente, intorno alla persona e all'opera di Cristo, secondo una o più d'una delle narrazioni di cui è parlato al ver. 1; e l'intenzione di Luca, almeno in primo grado, nello scrivere questo Vangelo si è che Teofilo possa avere più accurata conoscenza di quelle verità importanti che già conosceva nei loro tratti più essenziali. Roma papale proibisce la lettura delle Scritture ai laici, ma si osservi che Luca non riteneva illecito o disdicente ad un laico o ad un Cristiano qualunque, il leggere le Scritture, né credeva un tal lettore incapace di intender le cose ivi rivelate dallo Spirito Santo.

PASSI PARALLELI

Giovanni 20:31; 2Pietro 1:15-16

5 Luca 1:5-25. VISITA DELL'ANGELO A ZACCARIA NEL TEMPIO. ANNUNZIO DELLA NASCITA DI GIOVANNI

5. A' dì di Erode, re della Giudea,

Vedi Nota Matteo 2:1.

vi era un certo sacerdote, chiamato per nome Zaccaria, della muta di Abia;

Nell'ordinare il servizio del tabernacolo, per impedire la confusione che avrebbe potuto nascere pel numero troppo grande di sacerdoti, Davide li divise in 24; mute, ciascuna delle quali dovea fungere per turno in tutti i servigi del tabernacolo, e quindi del tempio, per lo spazio di sette giorni 1Cronache 24:4-19; Flavio, Ant. Giud. 7:14,7. Di queste mute, quattro soltanto ritornarono dopo la cattività di Babilonia Esdra 2:36-39, ma i sacerdoti appartenenti ad esse furono suddivisi in modo da ricostituire le 24 mute, originarie, delle quali ritennero i nomi antichi e l'ordine del servigio divino. Mayer, citato da Alford, osserva: «Se ha da farsi un qualche uso di questa menzione della muta di Abia, per fissare la data della nascita di Giovanni, il conto bisogna farlo retrospettivamente, dalla distruzione del secondo tempio, non progressivamente, dalla restaurazione delle mute per opera di Giuda Maccabeo 1Maccabei 4:42-52, imperocché non è certo qual muta incominciasse allora il nuovo ordine di cose; mentre invece abbiamo una data certa per la distruzione del tempio, cioè che ella avvenne il 9 di Abib, e che la muta di servigio era quella di Jehoiarib». Ciascuna muta avea il proprio presidente, e questi presidenti sono le persone che incontriamo così spesso nel Nuovo Testamento sotto il titolo di principali Sacerdoti, come a contraddistinguerli dal Sommo Sacerdote Matteo 2:4; Luca 22:52; ecc.

e la sua moglie era delle figliuole d'Aaronne,

I sacerdoti potevano sposare donne di qualunque tribù; era però sempre considerato come assai più commendevole il prendere, in moglie una donna di discendenza sacerdotale. Il precursore di Gesù era dunque tanto dal lato paterno, come dal lato materno, di razza sacerdotale, nel modo istesso che Gesù discendeva dalla famiglia reale di Davide, come lo si vede in Matteo 1, per la filiazione paterna, ed in Luca 3, per la filiazione materna. Ma Gesù fu il vero sacerdote. Era necessario che il precursore fosse di famiglia sacerdotale, discendente d'Aaronne affinché godesse considerazione in mezzo al popolo.

ed il nome d'essa era Elisabetta.

È questa la forma greca data dai LXX, di Elisheba, moglie di Aronne Esodo 6:23. La moglie di Zaccaria dunque aveva lo stesso nome che avea portato la moglie di Aronne.

PASSI PARALLELI

Matteo 2:1

1Cronache 24:10,19; Nehemia 12:4,17

6 6. or amendue eran giusti nei cospetto di Dio.

Zaccaria e la sua moglie Elisabetta si distinguevano per la pietà e santità della lor vita. Essi erano «giusti davanti a Dio» e come non vi ha che una sola maniera per il peccatore di essere giusto davanti a Dio, cioè per la fede nella giustizia del Messia, così noi possiamo con asseveranza mantenere che questi due fortunati coniugi vivevano nella fede di Abramo e dei profeti, aspettando di tutto cuore il promesso Messia

camminando in tutti i comandamenti e leggi (ordinanze) del Signore,

gli uni esprimenti la loro ubbidienza morale - le altre la loro ubbidienza cerimoniale, Confr. Ezechiele 11:20; Ebrei 9:1. Fu negato da alcuni che una tale distinzione fosse nota ai Giudei ed agli scrittori del Nuovo Testamento. Ma Marco 12:33, ed altri passi pongono questo fuor d'ogni dubbio ragionevole. La loro fede si manifestava nelle opere loro, poiché camminavano fedelmente nell'ubbidienza dovuta all'Eterno, rispettando in pari tempo e le leggi morali e le ordinazioni cerimoniali della loro religione, senza trascurarne alcuna volontariamente, in modo che la loro vita era veramente esemplare. Una decisa volontà di piacere a Dio è necessariamente accompagnata da vita santa, sulla quale Dio si compiace a spargere la sua benedizione.

senza biasimo.

Cioè essi vivevano senza rimproveri dinanzi agli uomini, perché, agli occhi di Dio nessuno è senza rimproveri e senza sozzure Giobbe 4:17; 5:14-16; 25:4-6.

PASSI PARALLELI

Luca 16:15; Genesi 6:9; 7:1; 17:1; Giobbe 1:1,8; 9:2; Romani 3:9-25; Filippesi 3:6-9

Tito 3:3-7

1Re 9:4; 2Re 20:3; Salmi 119:6; Atti 23:1; 24:16; 1Corinzi 11:2; 2Corinzi 1:12

Filippesi 3:6; Tito 2:11-14; 1Giovanni 2:3,29; 3:7

Filippesi 2:15; Colossesi 1:22; 1Tessalonicesi 3:13; 2Pietro 3:14

7 7. E non aveano figliuoli; perciocché Elisabetta era sterile; ed amendue eran già avanzati in età

Così pure Abrahamo e Sara, Isacco e Rebecca, Elcana e Anna, Manoa e sua moglie erano tutti avanti negli anni prima che fossero concessi loro i rispettivi figli. In ciascuno di questi casi fu, senza dubbio, mandata la prova perché fosse apprezzato maggiormente il dono, e perché intorno a questo più alte sorgessero le aspettazioni. Sebbene Zaccaria e sua moglie camminassero in santità e senza biasimo, essi conoscevano eziandio le prove, poiché, Dio avea loro rifiutato dei figli, ed erano entrambi avanzati negli anni. Questo non vuol dire che avessero raggiunto la canuta vecchiaia, poiché, toccato il cinquantesimo anno, erano i sacerdoti sciolti dall'incarico del servizio Numeri 8:25, mentre Zaccaria serviva tuttora nel tempio; ma era almeno lungo tempo che Zaccaria ed Elisabetta erano maritati.

PASSI PARALLELI

Genesi 15:2-3; 16:1-2; 25:21; 30:1; Giudici 13:2-3; 1Samuele 1:2,5-8

Genesi 17:17; 18:11; 1Re 1:1; 2Re 4:14; Romani 4:19; Ebrei 11:11

8 8. Or avvenne che, esercitando Zaccaria il sacerdozio davanti a Dio, nell'ordine della sua muta; 9. Secondo l'usanza del sacerdozio, gli toccò a sorte d'entrar nel tempio del Signore,

Il tempio di Gerusalemme (come il tabernacolo nel deserto), consisteva di due sale poste in mezzo ad un vasto recinto, circondato anch'esso di più corti o piazze. La prima di queste sale si chiamava il Luogo Santo; nella corte immediatamente in faccia ad esso sorgeva l'Altare di rame del sacrifizio; mentre nel Luogo Santo istesso stavano l'Altare d'oro dell'incenso, la Tavola dei pani di proposizione, e il Candelabro d'oro. Attiguo alla prima sala, ma separato da essa per mezzo di una fitta cortina, era il Luogo Santissimo, ovvero «il Sanctum Sanctorum» dov'erano l'Arca del Patto, il Propiziatorio, i Cherubini e (nel primo tempio), lo Shechina, ovvero la nuvola della gloria. In questa parte più remota del tempio il sommo sacerdote non entrava che una volta all'anno, nel gran giorno dell'Espiazione Ebrei 9:1-7. Si fu nella prima di queste camere che Zaccaria entrò in questa occasione.

9 per fare il profumo.

Quanto agli ingredienti dei quali era composto l'incenso e la legge intorno ad esso, si vegga Esodo 30:34-38. Due volte al giorno - la mattina alla terza ora (9 a.m.) e la sera alla nona ora (3 p.m.) - si ardevano incensi sull'altare dei profumi Esodo 30:7-8; e siccome questo era l'uffizio più onorevole tra i sacerdoti, la stessa persona non poteva fungere più di una volta, ed ogni giorno si sceglieva a sorte tra i membri della muta. L'incenso emblema della intercessione di Cristo, si ardeva nelle ore stesse in cui si offrivano i sacrifizi giornalieri, e se ne spruzzava il sangue sull'altare di bronzo nella corte esteriore, e quindi l'ora del sacrifizio venne ad esser chiamata generalmente dai Giudei «l'ora dell'orazione» Atti 3:1. Questi tipi insegnavan dunque che soltanto per virtù del sacrifizio e dell'intercessione di Cristo, la preghiera può alzarsi a guisa d'incenso davanti al trono del Padre suo. Tre sacerdoti funzionavano nell'offrir l'incenso: uno rimoveva le ceneri del servizio precedente; l'altro portava e metteva sull'altare d'oro il braciere pieno di carboni accesi, tolti dall'altare degli olocausti; e il terzo gettava l'incenso sui carboni ardenti, e mentre che si alzava il fumo, faceva intercessione pel popolo. Quest'ultimo uffizio era quello toccato ora in sorte a Zaccaria.

PASSI PARALLELI

Esodo 28:1,41; 29:1,9,44; 30:30; Numeri 18:7; 1Cronache 24:2; 2Cronache 11:14

Luca 1:5; 1Cronache 24:19; 2Cronache 8:14; 31:2,19; Esdra 6:18

Esodo 30:7-8; 37:25-29; Numeri 16:40; 1Samuele 2:28; 1Cronache 6:49; 23:13; 2Cronache 26:16

2Cronache 29:11; Ebrei 9:6

10 10. E tutta la moltitudine del popolo era di fuori, orando,

cioè nella corte detta degli Israeliti, di faccia al tempio, dove sorgeva l'altare degli olocausti. Le donne adoravano in un cortile separato, alcuni gradini più basso di quello degli uomini, ma sì dall'una corte che dall'altra era visibile l'altare. Nel primo tempio fabbricato da Salomone, sembra che vi fossero soltanto due corti, una interna chiamata la corte davanti la casa, ovvero la corte dei sacerdoti; ed una più esterna chiamata la corte esterna, o ancora la gran corte, dove gli adoratori si radunavano, per quel che pare, senza distinzione di sessi, Vedi 1Re 6:36; 7:12; 2Re 23:12; 2Cronache 4:9; 20:5; Ezechiele 40:28. Tuttavia nel tempio di Erodo c'erano quattro corti o terrazze che salivano verso il santuario. La prima corte esteriore chiamavasi la montagna della casa, ovvero la corte dei Gentili. La seconda salendo verso il tempio, si chiamava la corte delle donne; poi veniva la corte d'Israele; e finalmente la corte dei sacerdoti.

nell'ora del profumo.

Il fumo dell'incenso era un bel simbolo dell'essere accettevole il sacrificio offerto sull'altare di rame, inquantoché era sulle ceneri tolte da esso che ardeva l'incenso Levitico 26:12-13. Le preghiere del popolo, congiunte a quel rituale, erano un simbolo del sacrifizio vivente di se stessi e del loro culto offerti giornalmente a Dio «qual loro ragionevole servigio». Quindi il linguaggio di Salmi 141:2; Apocalisse 8:3. Ma è evidente da Isaia 6:6-7, che l'accettazione di questa quotidiana offerta dipendeva dalla virtù espiatoria presupposta nell'olocausto, e additava Cristo come il vero «sacrifizio di odor soave» Efesini 5:2.

PASSI PARALLELI

Levitico 16:17; Ebrei 4:14; 9:24; Apocalisse 8:3

11 11. Ed un angelo del Signore gli apparve,

Frequenti furono le apparizioni d'angeli agli uomini durante la, dispensazione dell'Antico Testamento, più particolarmente tra l'età dei patriarchi e quella di Samuele; ma dal tempo di Malachia l'ultimo profeta, erano ora trascorsi quattrocent'anni, durante il qual lungo periodo, non c'era stata rivelazione divina di sorta alcuna. In quel lasso di tempo la nazione stava aspettando la comparsa del Messia, quantunque non avesse altra direzione o scorta che le antiche profezie. Ma ora ch'egli stava per apparire, Iddio mandò il suo messaggiero ad annunziarne la venuta, ad incoraggiare i cuori del suo popolo ed a prepararli a riceverlo.

stando in piè dal lato destro dell'altar de' profumi.

L'altare dell'incenso stava presso la cortina che separava il luogo santo dal luogo santissimo. Al lato nord di esso altare, il sacerdote, entrando, aveva la tavola dei pani di presenza e al sud il candelabro d'oro. Entrando dunque Zaccaria colla faccia rivolta all'ovest, l'angelo dovette comparirgli ritto al nord, ossia verso la tavola dei pani di presenza.

PASSI PARALLELI

Luca 1:19,28; 2:10; Giudici 13:3,9; Atti 10:3-4; Ebrei 1:14

Esodo 30:1-6; 37:25-29; 40:26-27; Levitico 16:13; Apocalisse 8:3-4; 9:13

12 12. E Zaccaria vedutolo fu turbato, e timore cadde sopra lui.

Egli era solo alla presenza di Dio, ed una apparizione così insolita ed improvvisa produsse in lui lo stesso timore che, dietro diligente esame, troviamo essersi prodotto negli animi dei santi più antichi i quali ricevettero favori somiglianti; ma, come nel caso di Mosè, Isaia e molti altri, così qui pure, l'angelo lo incoraggì tosto con le sue parole.

PASSI PARALLELI

Luca 1:29; 2:9-10; Giudici 6:22; 13:22; Giobbe 4:14-15; Daniele 10:7; Marco 16:5; Atti 10:4

Apocalisse 1:17

13 13. Ma l'angelo gli disse: Non temere Zaccaria; perciocché la tua orazione è stata esaudita;

Era stata quella una preghiera per aver figli. Era questo un oggetto d'intenso desiderio tra i Giudei, e niuna prospettiva parea lor più triste di quella di morire senza figliuolanza, sicché il nome loro avesse a perire. La Scrittura ci dice: «I figliuoli sono una eredità del Signore» Salmi 127:3, eppure a molti che sono del suo popolo è negata tale eredità. Molti che, come questi coniugi, sono «giusti nel cospetto di Dio» e che educherebbero i loro figliuoli nel timor di Dio, sono privati di questa benedizione, mentre gli uomini di questo secolo «mandano fuori i loro fanciulletti come pecore». Sembra un mistero che le cose debbano essere ordinate così, ma la sapienza di Dio non può errare nei suoi provvedimenti. I capelli del nostro capo sono tutti annoverati; e un passero non può cadere in terra, senza il volere del Padre nostro Matteo 10:29-30. Ci è lecito chiedere a Dio tutte le cose che non sono contrarie alla sua volontà. Zaccaria ed Elisabetta, pei quali era una prova ben dolorosa il non aver figliuoli, avean continuato un pezzo a pregare che fosse lor concesso aver prole; ma secondo alcuni, vedendo che avean pregato anni ed anni senza ottenere la grazia, avean cessato d'implorarla. Vano sarebbe ricercare se tale fosse veramente il loro caso, o se invece continuassero a pregare per quell'oggetto, poiché la Scrittura non ci porge alcun altro lume su questo punto; ci basti sapere che Iddio aveva udite le loro preghiere e a suo tempo le esaudì. Non ci lasciamo scoraggiare se non riceviamo subito la risposta, imperocché può darsi che, per savie ragioni, passi lungo tempo prima che Dio conceda la risposta, alle nostre preghiere anco più ferventi. La lezione che dobbiamo trarne è «di continuare nella preghiera, e non venir meno».

ed Elisabetta, tua moglie, ti partorirà un figliuolo, al quale porrai nome Giovanni.

È da notarsi che alcuni critici son d'opinione che questi coniugi, nelle loro preghiere, avessero in vista un oggetto ben più alto dell'aver prole per sé stessi, che cioè mirassero alla venuta del Messia promesso, e che Gabriele fosse mandato ad annunziare che non solo l'Angelo del Patto Malachia 3:1, verrebbe nei giorni di essi, ma che il figlio che lor nascerebbe sarebbe stato il di lui precursore. La preghiera di Zaccaria riferivasi probabilmente ad entrambi questi oggetti. Il nome Giovanni si presenta di frequente nelle Scritture ebraiche sotto la forma di Johanan 1Cronache 3:15; 6:9; e di Giohanan Geremia 40:13. Esso deriva dal vocabolo ebraico hanan (gratificò); significa «il dono prezioso di Jehova»; ed indica la gioia, l'allegrezza, l'esultanza! Nota bene che mentre il nome di Gesù, e quello del suo precursore furono predetti entrambi, prima della loro nascita, questa distinzione non fu concessa alla Madre di nostro Signore, il nome della quale fu poscia così grandemente idolatrato.

PASSI PARALLELI

Luca 24:36-40; Giudici 6:23; Daniele 10:12; Matteo 28:5; Marco 16:6

Genesi 25:21; 1Samuele 1:20-23; Salmi 118:21; Atti 10:31

Genesi 17:10; 18:14; Giudici 13:3-5; 1Samuele 2:21; 2Re 4:16-17; Salmi 113:9

Salmi 127:3-5

Luca 1:60-63; 2:21; Genesi 17:19; Isaia 8:3; Osea 1:4,6,9-10; Matteo 1:21

14 14. Ed egli ti sarà in allegrezza, e gioia e molti si rallegreranno del suo nascimento.

Qui l'Evangelista indica la ragione perché questo nome particolare avesse ad essere imposto al bambino. Egli dovea essere una sorgente d'allegrezza non solo pei suoi genitori, ma per le moltitudini che per mezzo del suo ministero «si convertirebbero al Signore Iddio loro».

PASSI PARALLELI

Luca 1:58; Genesi 21:6; Proverbi 15:20; 23:15,24

15 15. Perciocché egli sarà grande nel cospetto del Signore;

In questo versetto e nei due susseguenti, l'angelo descrive il carattere, e le fatiche di Giovanni e la sua relazione uffiziale verso il Messia. Per la forza e l'elevazione naturale del suo carattere, per la sua pietà e il suo zelo qual riformatore religioso, egli occupa, è vero, un posto alto e distinto fra gli uomini; ma la grandezza qui predetta è uffiziale, e consiste nella dignità sopraeminente di cui è rivestito qual precursore del Signore. Questo modo di vedere è confermato dalla dichiarazione di Cristo intorno a Giovanni Matteo 11:11. Con questa sua grandezza uffiziale niuno potrebbe competere, e tuttavia «il minimo nel regno dei cieli è più grande di lui» in quanto al privilegio e alla luce spirituale. Si noti qui il vero tipo della grandezza: «grande nel cospetto del Signore»; nessuno può giungere a questo, se non è «nato di nuovo» e non è «condotto dallo Spirito di Dio».

e non berrà vino, cervogia

Un altro tratto del suo carattere, indicato dall'angelo, è ch'egli dovea essere un Nazireo. In quanto alla legge del Nazireato, veggasi Numeri 6:3. Come il lebbroso era il simbolo vivente del peccato, così il Nazireo lo era della santità; nulla d'infiammante dovea passare per le sue labbra, né rasoio sopra il suo capo; ei non dovea contrarre alcuna impurità cerimoniale; ma doveva essere cerimonialmente «votato al Signore per tutti i giorni della sua separazione». Nei casi ordinari, questa separazione era volontaria e temporanea; leggiamo soltanto di tre che furono Nazirei fin dall'alvo materno: Sansone Giudici 13:7, Samuele 1Samuele 1:11, e Giovanni Battista. Era conveniente che nel precursore avesse a trovarsi il massimo rigore della consacrazione legale. In Cristo stesso vediamo la realtà e perfezione del Nazireo senza il simbolo, il quale dovea cessare, dopo che Cristo ne ebbe dato la vivente realizzazione Ebrei 7:26. Il vino era la bevanda comune di tutte le classi in Palestina, ma al Nazireo era vietato di berne. La cervogia shechar; sikéra, probabilmente non era che una bevanda ottenuta dai fichi o datteri fermentati, dal succo della palma, o dalle feccie del vino mescolato con zucchero, la qual bevanda aveva proprietà inebbrianti. Il metodo di distillare i liquori spiritosi non fu scoperto fino al nono o al decimo secolo dell'era volgare.

e sarà ripieno dello Spirito Santo, fin dal ventre di sua madre

L'ultima clausola si riferisce egualmente al principio dell'atto Nazireato e al dono dello Spirito Santo, e fissa il principio di ambedue col primo respiro del bambino sulla terra. È questo il tratto finale del suo carattere, come è indicato dall'angelo, e mira a far risaltare il contrasto col «vino e le forti bevande» da cui gli uomini cercano forza e nuovo vigore. Bengel, Olshausen e Lange attribuiscono a questa clausola il significato che lo Spirito Santo dovesse in qualche modo meraviglioso agire sul bambino prima ancora della sua nascita; ma in tal caso ci saremmo aspettati di trovare usata dall'Evangelista la preposizione nel, invece di dal la quale ultima preposizione evidentemente determina il periodo della dimora dello Spirito in Giovanni. La potenza e la forza onde avea bisogno Giovanni, per l'onorevole ma ardua opera a cui Iddio l'avea chiamato, era attinta da una sorgente sopraterrena e perenne «Esser ripieno dello Spirito Santo» non significa la potenza d'operar miracoli, imperocché Giovanni non ne fece alcuno Giovanni 10:41, e nemmeno significa «l'ispirazione» poiché questa par che gli fosse data soltanto quando incominciò il suo pubblico ministero, stante che leggiamo: «la parola di Dio fu indirizzata, a Giovanni, figliuolo di Zaccaria, nel deserto» Luca 3:2; ma significa naturalmente la di lui designazione e separazione pel suo uffizio di precursore, e la sua qualificazione o idoneità ad esso, mediante tutte le necessarie comunicazioni della grazia dello Spirito. Ma ciò non è tutto; indica, ancora la conversione personale e la progressiva santificazione per l'operazione continua dello Spirito Santo, dalla sua nascita in poi. Come Samuele, Geremia e Timoteo, quello di Giovanni fu un caso in cui «la nuova nascita» se non fu sincrona alla nascita corporea, seguilla immantinente; e simili casi son ben di natura da incoraggiare i genitori a pregare per la prole ancor nascitura, affinché possa essere ripiena dello Spirito Santo fin dal momento della nascita. Insomma la dottrina della santificazione fin dall'alvo materno è d'alta importanza nel cristianesimo personale, d'importante influenza sullo spirituale degli infanti dei credenti, nella Chiesa, di Dio. ed è piena di prezioso incoraggiamento ai genitori religiosi.

PASSI PARALLELI

Luca 7:28; Genesi 12:2; 48:19; Giosuè 3:7; 4:14; 1Cronache 17:8; 29:12; Matteo 11:9-19

Giovanni 5:35

Luca 7:33; Numeri 6:2-4; Giudici 13:4-6; Matteo 11:18

Zaccaria 9:15; Atti 2:4,14-18; Efesini 5:18

Salmi 22:9; Geremia 1:5; Galati 1:15

16 16. E convertirà molti dei figliuoli d'Israele, al Signore Iddio loro.

In questo versetto e in parte del seguente, l'angelo descrive la natura e il risultato delle fatiche del Battista. La sua fu un'opera di preparazione, diretta cioè a risvegliare gli uomini a penitenza e a convertire i loro cuori a Dio, e il suo felice successo nel compimento di tale opera è qui predetto prima della sua nascita. «L'opera di Giovanni», dice Alford, «fu una concentrazione dello spirito della legge, il cui uffizio è di convincere di peccato, ed egli rappresentò in modo eminente la legge e i profeti nell'opera loro di preparare la via per Cristo». La sua opera dovea limitarsi alla nazione giudaica soltanto, come pure limitossi il ministero personale del Salvatore, a cui preparò la via, e nondimeno la parola molti lascia intendere che il suo successo, quantunque grande, non abbraccerebbe tutta la nazione.

PASSI PARALLELI

Luca 1:76; Isaia 40:3-5; 49:6; Daniele 12:3; Malachia 3:1; Matteo 3:1-6; 21:32

17 17. Ed andrà innanzi a lui,

cioè «al Signore Iddio loro» (ver. 16). Abbiamo qui un argomento incidentale ma assai notevole in favore della Divinità di Gesù di Nazaret, a cui Giovanni rese questa testimonianza: «colui che viene dietro a me è più forte di me, le cui suole io non son degno di portare» Matteo 3:11, e al quale diresse poscia l'attenzione dei suoi discepoli, dicendo: «Ecco l'Agnello di Dio» Giovanni 1:36.

nello spirito e virtù d'Elia,

Queste parole hanno ciascuna la loro significazione propria; per «spirito» dobbiamo intendere la volontà o il desiderio, mentre «virtù» significa forza, azione. In questo versetto l'angelo indica a Zaccaria la relazione uffiziale in cui Giovanni starebbe verso il Messia. Elia fu suscitato come profeta e riformatore religioso in Israele, nei giorni più tenebrosi della sua storia, quando Achab e la regina pagana sua consorte Izebel aveano stabilito il culto di Baal, ed estinto così completamente ogni culto visibile di Jehova, che Elia si credette l'unico adoratore di Dio che fosse restato in tutto il paese 1Re 19:14. Il suo coraggio personale, la fedeltà sua nel rimproverarlo d'idolatria ed esortarlo a far ritorno al Signore che avea abbandonato, accompagnata da miracoli attestanti la sua divina missione, produssero un tale effetto sul popolo d'Israele, dopo che era stata smascherata sul monte Carmelo, l'impostura dei sacerdoti di Baal, in presenza di Achab, che tutto il popolo tornò al culto di Jehova, e i sacerdoti e i profeti di Baal furono scannati, Vedi 1Re 23.

La storia dei Giudei per qualche tempo prima della comparsa del Messia presentò, per parte di quel popolo, un'aberrazione dal servizio spirituale di Dio così miseranda come al tempo di Acab, sebbene non pel culto degli idoli; ed era quindi necessario onde potessero esser preparati per la venuta del Messia, che fosse suscitato tra essi un profeta, un riformatore, somigliante ad Elia per l'impavido coraggio, per lo zelo per la gloria di Dio e per la fedeltà nello svelare e nel riprendere il peccato. Malachia, l'ultimo, dei profeti del Vecchio Testamento, attestò che sarebbe stato suscitato un profeta che andrebbe innanzi la faccia del Messia, il qual profeta, a cagione della sua rassomiglianza morale col gran profeta d'Israele, lo Spirito Santo gl'insegnò di chiamarlo con lo stesso nome Elia (Malachia 4:5; e Gabriele dichiara a Zaccaria che il figliuolo ora promessogli sarebbe quello stesso «profeta che andrebbe innanzi al Signore nello spirito e virtù d'Elia». Interpretando alla lettera questa profezia, gli Scribi e Farisei e tutto il popolo si aspettavano che prima che fosse manifestato il Messia promesso, sarebbe comparso miracolosamente il vero Elia, il quale era stato trasportato in cielo senza aver gustato la morte; quindi le domande indirizzate a Giovanni medesimo, ed a Gesù intorno ad esso, se ei fosse Elia, Confr. 1Re 28:36-37; Malachia 4:5-6; Giovanni 1:21,25; Matteo 9:14; 27:10,12; Marco 9:11,13. Vedi nota Matteo 9:14. Il prof. Brown ci dice: «Giovanni presentò una notevole rassomiglianza con Elia. Entrambi vissero in tempi di degenerazione; entrambi testimoniarono intrepidi per Dio; né l'uno né l'altro comparve molto in pubblico, salvo che nell'esercizio diretto del suo ministero; entrambi erano alla testa di scuole di discepoli; il risultato del ministero di entrambi potrebbe esprimersi con le parole stesse: "Molti (non tutti, nemmeno la maggioranza, ma molti) dei figliuoli d'Israele furono per mezzo di essi, convertiti al Signore Iddio loro"». Non si deve tuttavia trascurar di osservare che qual precursore immediato dell'Agnello di Dio, Giovanni aveva un carattere che non si trova in Elia; riuniva in sé il vangelo e la legge; fa non solo un secondo Elia, ma pure un secondo Isaia.

per convertire i cuori de' padri a' figliuoli, ed i ribelli alla prudenza de' giusti;

Gabriele è portatore di un messaggio che egli ha ricevuto direttamente da Dio e la cui sostanza è identica con le predizioni del profeta Malachia 4:6. Si confronti: «Egli convertirà il cuore de' padri a' figliuoli, e il cuore de' figliuoli ai loro padri» (Malachia), con: «Per convertire il cuore de' padri a' figliuoli, e i ribelli alla prudenza de' giusti» (Luca), e tosto apparisce l'identità del sentimento; l'unica differenza consistendo nel fatto che, nella seconda clausola, l'angelo designa i figli come «ribelli» e i padri come «giusti». Nei giorni in cui sorse Giovanni, i Giudei eran divisi in numerose sette, violentemente opposte le une alle altre, e questa animosità penetrava senza dubbio nelle famiglie, mettendo divisioni tra genitori e figliuoli; la prima clausola quindi fu intesa nel senso che Giovanni, con la sua predicazione, avrebbe lenite queste animosità, e restaurati i vincoli paterni e figliali. Sembra tuttavia più probabile che le due clausole debbano esser prese insieme ed intendersi come descriventi il misero stato di disordine e d'irreligione in cui si trovava la gran massa della nazione giudaica, il quale stato doveva essere fino ad un certo punto corretto e guarito da Giovanni, col ridare l'antico spirito della nazione ai figliuoli degeneri, e così «apparecchiare al Signore un popolo ben composto». «Quando comparve Giovanni», dice Calvino, «la dottrina della Scrittura era degenerata per via d'innumerevoli invenzioni, il culto di Dio era corrotto da grossolane superstizioni, la religione era divisa in varie sette, i sacerdoti erano apertamente malvagi ed epicurei; il popolo si abbandonava ad ogni sorta d'iniquità; in breve non restava alcuna parte sana. Ma Iddio promise di unire per mezzo di Giovanni in armonia coloro che prima erano stati disuniti».

per apparecchiare al Signore un popolo ben composto

L'ultima parte di questa predizione intorno al precursore promesso è, che egli, con la sua predicazione, col suo battesimo della penitenza, e col suo insistere intorno alla comparsa immediata del Messia, avrebbe raccolto insieme, dalla famiglia d'Israele, un popolo apparecchiato a riceverlo quand'ei venisse, e a festeggiarlo come il Cristo di Dio. Un tale apparecchiamento richiede in ogni secolo e in ogni individuo un'operazione corrispondente al ministero del Battista. Il convincimento del peccato, e una qualche cognizione dell'opera del Redentore sono anche adesso i preludi al ricevimento del vangelo, e così «la legge diviene il nostro pedagogo per condurci a Cristo» Galati 3:24.

PASSI PARALLELI

Luca 1:16; Giovanni 1:13,23-30,34; 3:28

Malachia 4:5,6; Matteo 11:14; 17:11-12; Marco 9:11-13; Giovanni 1:21-24; Apocalisse 20:4

1Re 17:1; 18:18; 21:20; 2Re 1:4-6,16

Matteo 3:4,7-12; 14:4

Luca 3:7-14; Malachia 4:6

Isaia 29:24; Matteo 21:29-32; 1Corinzi 6:9-11

1Samuele 7:5; 1Cronache 29:18; 2Cronache 29:36; Salmi 10:17; 78:8; 111:10; Amos 4:12

Atti 10:33; Romani 9:23; Colossesi 1:12; 2Timoteo 2:21; 1Pietro 2:9; 2Pietro 3:11-14

1Giovanni 2:28

18 18. E Zaccaria, disse all'angelo: a che conoscerò io questo? conciossiaché io sia vecchio, e la mia moglie sia bene avanti nell'età.

Le parole di Zaccaria presentano una somiglianza generale con quelle di Abraamo Genesi 15:8, di Gedeone Giudici 6:17, e di Maria Luca 1:34. In questi tre casi non fu trovata alcuna colpa nel desiderio che fu espresso, e la risposta fu del tutto benigna; laddove invece, nel caso di Zaccaria avvenne altrimenti, nonostante la somiglianza esteriore della richiesta, e perciò lo spirito che la dettò dovette essere essenzialmente diverso. In quei primi tre casi, la richiesta non procedette da incredulità, o reiezione delle promesse di Dio come d'impossibile compimento, ma sì dal desiderio di confermarsi sempre più nella fede, mediante ulteriore conoscenza; mentre invece, in questo caso, deve essere proceduta da incredulità e diffidenza della parola e della potenza di Dio, ed era quindi peccaminosa. Maria credette quel che era assai più difficile a credersi, senza un segno; Abraamo, quantunque più vecchio, quando gli fu fatta la stessa promessa, «non istette in dubbio per incredulità intorno alla promessa di Dio. Anzi fu fortificato per la fede, dando gloria a Dio» Romani 4:19-20. Si fu nel non imitare l'esempio d'Abraamo che fallì Zaccaria.

PASSI PARALLELI

Luca 1:34; Genesi 15:8; 17:17; 18:12; Giudici 6:36-40; Isaia 38:22

Luca 1:7; Numeri 11:21-23; 2Re 7:2; Romani 4:19

19 19. E l'angelo rispondendo, gli disse: Io son Gabriele, che sto davanti a Dio;

Gabriele, significa, secondo alcuni, «l'uomo di Dio» e secondo altri, «la forza di Dio». Veniamo assicurati nella Scrittura che gli angeli sono numerosissimi Salmi 68:18; 103:20-21; Daniele 7:10; Matteo 26:53; e che si distinguano l'un dall'altro, per nomi propri, possiamo dedurlo dal fatto che due sono menzionati per nome nella Scrittura, cioè questo Gabriele Luca 1:26; Daniele 8:16; 9:21; e Michele Daniele 10:13,21; 12:1; Giuda 9; Apocalisse 12:7. Zaccaria, essendo sacerdote, dovea conoscer benissimo un tal nome per quello dell'angelo che apparve a Daniele, e ciò avrebbe dovuto ricordargli il messaggio che eseguì allora intorno al Messia. Non è sorprendente che l'angelo si sia dato un nome ebraico (che tutti avevano un qualche significato), se ci ricordiamo che quel nome non è altro che un termine che corrisponde all'intima essenza od al carattere dell'oggetto nominato. I Rabbini dicono che agli angeli non vennero dati dei nomi distinti se non dopo il ritorno di Israele da Babilonia, ed è vero che Gabriele e Michele li incontriamo per la prima volta nel libro di Daniele. Ma non dobbiamo supporre con Strauss e i razionalisti, che l'idea degli angeli fosse tolta in prestito da alcun sistema del paganesimo, essendo un fatto che le persone e gli ordini degli angeli eran già noti in Israele lungo tempo prima della cattività babilonica. Le parole «sto davanti a Dio», in bocca di Gabriele, miravano soltanto a rendere Zaccaria sempre più certo dell'adempimento della promessa, in quantoché ei l'avea recata direttamente dal trono di Dio, davanti a cui, qual messaggiero suo, era suo uffizio e diletto lo stare in piè Salmi 103:20-21. Tuttavia non è da maravigliarsi che la descrizione del grado e della posizione di quest'angelo si prenda come una prova che vi sono diversi gradi di uffizio o di onore tra gli angeli in cielo. Siccome tale gradazione di esistenze può osservarsi altrove dappertutto nell'universo, è affatto consono all'analogia, il credere che esista anche tra gli esseri che stanno al sommo della scala. Ciò è confermato da Paolo, con la gradazione di gloria che descrive fra gli orbi lucenti nei cieli siderei, e a cui paragona i diversi gradi d'onore e di felicità i quali i santi raggiungeranno nella risurrezione 1Corinzi 15:41-42. Nella Apocalisse 8:2, leggiamo dei «sette angeli i quali stavano in piè davanti Iddio», ma questi pare che fossero colà per ricevere una commissione speciale dall'Altissimo, laonde non sarebbe sicuro l'argomentare da ciò, come fanno alcuni, che debba essere il numero dell'ordine più alto delle create intelligenze. È singolare tuttavia che nel Zende Avesta (Libri Sacri dei Persiani), si riconosca questa gradazione di ordini tra gli angeli, e che i sette Amshaspendi sieno rappresentati come i più vicini al trono di Dio (Olshausen). Ed anche nella costituzione del regno di Persia, che proponevasi di offrire una copia esatta dell'ordine delle cose celesti, si vedevano sette principi ossia ciambellani del regno, che stavano in prima fila, intorno al trono del Apocalisse Esdra 1:14.

e sono stato mandato per parlarti, e annunziarti queste buone novelle.

Paolo ci dice Ebrei 1:7,14, che gli angeli sono non solo ministri o servitori di Jehova, ma che sono da lui impiegati specialmente a ministrare al suo popolo sulla terra; e che essi lo facciano con piacere e diletto non può dubitarsi, sì per la pura benevolenza della loro natura, e sì perché è quello il voler di Dio.

PASSI PARALLELI

Luca 1:26; Daniele 8:16; 9:21-23; Matteo 18:10; Ebrei 4:14

Luca 2:10

20 20. Ed ecco, tu sarai mutolo, e non potrai parlare, infino al giorno che queste cose avverranno; perciocché tu non hai creduto alle mie parole, le quali si adempieranno al tempo loro.

C'era qualche cosa di molto appropriato e giusto nel castigo di Zaccaria. Egli avea parlato con diffidenza, ed ora le sue labbra doveano ammutolire finché non fosse compiuto l'avvenimento. Avea chiesto un segno (quantunque avesse dovuto bastargli la visita dell'angelo Gabriele), ed ecco gli fu subito dato un sogno, che era ad un tempo un castigo: «Tu sarai mutolo». Pure in questa dispensazione c'era alcunché di benigno; poiché l'infermità sua, e la maniera colla quale ne fu più tardi liberato, non servivano che a corroborare la sua fede, ed a rendere più viva la sua riconoscenza.

PASSI PARALLELI

Luca 1:22,62-63; Esodo 4:11; Ezechiele 3:26; 24:27

Luca 1:45; Genesi 18:10-15; Numeri 20:12; 2Re 7:2,19; Isaia 7:9; Marco 9:19; 16:14

Apocalisse 3:19

Romani 3:3; 2Timoteo 2:13; Tito 1:2; Ebrei 6:18

21 21. Or il popolo stava aspettando Zaccaria, (per ricevere da lui la solita benedizione); e si maravigliava ch'egli tardasse tanto nel tempio.

Come già si è detto, l'ora del sacrificio e dell'arder l'incenso era l'ora della preghiera, cosicché, mentre il sacerdote ardeva l'incenso sull'altare d'oro, dentro il tempio, i divoti abitanti di Gerusalemme erano raccolti insieme per la preghiera nei cortili del tempio, e quelli che abitavano lontano dal tempio pregavano colla faccia rivolta verso Gerusalemme, dove si stava allora offerendo il sacrifizio 1Re 8:44; Salmi 138:2; Daniele 6:10. Il significato tipico di tutto ciò è esposto da Paolo nell'Epistola agli Ebrei 10:19-22 , laddove esorta i veri credenti ad accostarsi con fiducia al trono di grazia, mediante la fede nella espiazione ed intercessione di Gesù Cristo, nostro grande sommo sacerdote, il quale sta ora dentro la cortina. Quando il sacerdote usciva dal Luogo Santo, dopo avervi compiuto il suo servigio, era solito benedire il popolo nel nome del Signore, secondo la formola prescritta Numeri 6:24-26, e questo spiega perché stessero aspettando la sua ricomparsa, e perché fossero presi da ansietà quando videro che tardava tant'oltre il consueto ad uscire, temendo fosse morto davanti al Signore, come eran morti Nadab e Abihu Levitico 10:1-2.

PASSI PARALLELI

Numeri 6:23-27

22 22. E, quando egli fu uscito, egli non poteva lor parlare; ed essi riconobbero ch'egli avea veduta una visione nel tempio; ed egli faceva loro cenni,

Ciò avvenne affinché tutta la moltitudine avesse a notare il miracoloso evento. Tutto il suo aspetto e i suoi modi mostravano evidentemente che Zaccaria avea vista una visione, che, cioè, avea ricevuta una comunicazione speciale da Dio; ed inoltre, egli indicava ad essi il fatto, facendo dei segni,

e rimase mutolo

sordo non meno che mutolo. Vedi Luca 1:62.

PASSI PARALLELI

Giovanni 13:24; Atti 12:17; 19:33; 21:40

23 23. Ed avvenne che, quando furon compiuti i giorni del suo ministerio, egli se ne andò a casa sua.

Solo quando fu spirata la settimana del servizio che doveva prestare la muta d'Abia, Zaccaria partì da Gerusalemme e tornossene a casa sua, nella città di Jutta, tra i colli al S.E. di Ebron, sebbene quel che gli era occorso nel tempio e la sua calamità avrebbero potuto fornirgli una scusa plausibile per partire prima. Il suo, dovere era nel tempio; l'esser muto non lo rendeva incapace di prestare il suo servigio, e quindi non era conveniente che abbandonasse il suo posto. È, dovere dei ministri di religione che rimangano al loro posto, predicando la parola, finché non siano del tutto incapaci di prestare l'opera loro, e di servire Iddio nella loro professione. Allora devono ritirarsi. Ma fino a quel tempo, colui che, per lievi cagioni, abbandona il suo posto è colpevole d'infedeltà al suo Signore.

PASSI PARALLELI

2Re 11:5-7; 1Cronache 9:25

24 24. Or, dopo que' giorni, Elisabetta sua moglie, concepette, e si tenne nascosta cinque mesi, dicendo. 25. Così mi ha pur fatto il Signore, ne' giorni nei quali ha avuto riguardo a togliere il mio vituperio fra gli uomini.

Non c'era nulla di ascetico nel ritirarsi d'Elisabetta dalla società dei vicini, e nel suo rinchiudersi per qualche tempo entro le domestiche pareti. Nella età sua avanzata, può darsi che il suo stato richiedesse riposo, oppure può aver agito in tal modo per non contrarre alcuna impurità cerimoniale, siccome il suo figliuolo doveva essere Nazireo Giudici 13:4-5,12-14. Può anche darsi che avesse altri motivi per star ritirata; per esempio, per non esporsi ad una vana curiosità, e forse alle beffe degli increduli; come anco per meditare sulla misericordia dell'Eterno verso di lei, e verso il suo popolo. Qualunque fosse il suo motivo, certamente non era l'incredulità. Presso i Giudei, una famiglia di figliuoli era tenuta in conto di una segnalata benedizione e consideravasi come una prova del favore di Dio Deuteronomio 7:14; Salmi 127:3-5; 128:3-4; Isaia 54:3, e quindi la sterilità si riteneva un'onta e un obbrobrio Genesi 30:1; 1Samuele 1:6; Isaia 4:1.

PASSI PARALLELI

Luca 1:13; Genesi 21:1-2; 25:21; 30:22; 1Samuele 1:19-20; 2:21-22; Ebrei 11:11

Genesi 30:23; 1Samuele 1:6; Isaia 4:1; 54:1-4

RIFLESSIONI

1. Noi abbiamo in Zaccaria ed Elisabetta un nobile esempio da imitarsi da tutti i coniugi Cristiani. Essi erano «giusti nel cospetto di Dio, camminando in tutti i comandamenti e leggi del Signore, senza biasimo». Non monta che questa giustizia l'intendiamo esser quella imputata mediante la fede a tutti i credenti per la loro giustificazione, ovvero quell'altra che è operata internamente nei credenti, mediante l'azione dello Spirito Santo, imperocché queste due specie di giustizia non vanno mai disgiunte; niuno è giustificato che non debba esser poi santificato, né santificato che non sia stato giustificato.

2. Coloro che son credenti debbon guardarsi dallo scegliere, a compagni di vita, coloro che sono ancora mondani e non convertiti, se vogliono evitare molta infelicità, e, quel che è più, un vero pericolo spirituale, imperocché «due cammineranno essi insieme, se prima non si son convenuti l'uno con l'altro?» Amos 3:3. Paolo dice che i credenti sono liberi di maritarsi a cui vogliono, «purché nel Signore» 1Corinzi 7:39. All'opposto il caso di quelli che si sono convertiti al Signore soltanto dopo il matrimonio, e i cui consorti rimangono ancor mondani nel cuore e nel carattere, sebbene sia una gran prova da sostenere, non è però disperato. Coltivino e dimostrino in ogni occasione uno spirito d'amore, di dovere, di prudenza, e d'indole mite e buona. Sieno vigili per approfittare dei mezzi che offrano probabilità di buoni effetti sui loro consorti, e non si stanchino mai di presentare il loro caso davanti a Dio, nelle segrete loro preghiere. Quanta sarà la loro allegrezza se questi mezzi riescono all'intento! e c'è buona ragione di sperare che riescano. «Che sai tu, moglie, se tu salvarai il marito? ovvero tu, marito, che sai se tu salverai la moglie!» 1Corinzi 7:16. Grandemente benedetta è davvero la società coniugale quando entrambi i coniugi sono «giusti davanti a Dio».

3. Non è raro udir coloro cui incolsero calamità o prove, domandare, in uno spirito di propria giustizia e di ribellione: «Che cosa ho fatto che Iddio abbia a castigarmi così!» I più santi sulla terra avrebbero bisogno piuttosto di esclamare: «Come è misericordioso Iddio che ci ha trattati così benignamente e non ci ha castigati come meritano i peccati nostri!» Notate bene che la grazia di Dio non esime alcuno dalla tribolazione; la prova adunque che Iddio ci manda, non la reputiamo una cosa strana. Crediamo piuttosto che una mano infinitamente saggia misura tutta la nostra porzione, e che quando Iddio ci castiga, è per farci partecipi della sua Santità Ebrei 12:10.

4. Zaccaria «fa turbato, e timore cadde sopra lui» alla vista dell'angelo. Come dobbiamo spiegarci questo timore? A tale domanda non c'è che una risposta. Questo timore nasce dal senso interno della nostra debolezza, della nostra colpa e della nostra corruzione. La visione di un abitante del cielo ci ricorda con viva forza la nostra propria imperfezione e la nostra incapacità naturale di star davanti a Dio. Se gli angeli sono così grandi e terribili, qual deve essere il Signore degli angeli? Benediciamo Iddio, che abbiamo un potente «Mediatore tra Dio e l'uomo, l'uomo Cristo Gesù». Credendo in lui, possiamo accostarci a Dio con fidanza, ed aspettare il giorno del giudizio Senza timore. Quando gli angeli potenti saranno mandati a raccogliere insieme gli eletti di Dio, allora gli eletti non avranno cagione di temere nel vederli. Per essi gli angeli sono «conservi ed amici» Apocalisse 22:9.

5. Non c'è maggior errore del supporre che i bambini, a motivo della loro tenera età, siano incapaci di ricevere l'azione dello Spirito Santo. La maniera in cui esso opera sul cuore di un piccolo fanciullo è senza dubbio misteriosa e incomprensibile. Ma così pure son tutte le sue operazioni sui figli degli uomini. Guardiamoci dal limitare il potere e la compassione di Dio; egli è un Dio pietoso; a lui nulla è impossibile. Ricordiamoci di queste cose a proposito del domma del battesimo dei piccoli fanciulli. È una debole obiezione il dire che non si dovrebbe battezzare i neonati, perché non possono pentirsi e credere. Se un neonato può esser ripieno dello Spirito Santo, certamente non può essere indegno di venire ammesso nella chiesa visibile. E queste cose ricordiamocele specialmente nella educazione dei fanciulletti. Dobbiamo sempre trattare con loro come con enti responsabili davanti a Dio. Non dobbiamo aspettarci manifestazioni di grazia inopportune alla loro età e disadatte alle loro capacità, ma non dobbiamo mai scordarci che il cuore che non è troppo giovane per peccare, non è nemmeno troppo giovane per esser ripieno della grazia di Dio.

6. I dubbi e le interrogazioni di Zaccaria gli attirarono un grave castigo. Pochi peccati par che provochino ad ira il Signore come il peccato d'incredulità. Nessun altro certamente ha provocato tali severi giudizi sugli uomini. È un negare praticamente la potenza dell'Onnipotente, Iddio il dubitare che ei possa fare una cosa quando ha intrapreso di farla. A un dare a Dio del bugiardo il dubitare ch'egli abbia i mezzi di fare una cosa quando ha promesso chiaramente che sarà fatta. I quarant'anni in cui Israele andò errando nel deserto furono la conseguenza della incredulità, e non dovrebbero esser mai dimenticati da chi professa il Cristianesimo. Le parole di San Paolo sono molto solenni: «Per l'incredulità non vi poterono entrare» Ebrei 3:19. Vegliamo e preghiamo ogni giorno contro questo peccato che è la rovina dell'anima. Le concessioni fatte ad esso, rubano ai credenti la pace interna, indeboliscono loro le mani nel giorno della battaglia, e sollevano delle nubi sulle loro speranze. Secondo il grado della nostra fede sarà il nostro godimento della salute di Cristo, la nostra pazienza nel giorno della prova, e la nostra vittoria sul mondo.

26 Luca 1:26-56. ANNUNCIAZIONE A MARIA VERGINE DELLA NASCITA DA ESSA DEL MESSIA. VISITA DI LEI AD ELISABETTA

26. Ed al sesto mese (cioè della gravidanza di Elisabetta), l'angelo Gabriele fu da Dio mandato in una, città di Galilea, detta Nazaret. 27. Ad una vergine, sposata ad un uomo, il cui nome era Giuseppe, detta casa di Davide; ed il nome della vergine era Maria.

Circa sei mesi dopo la sua apparizione a Zaccaria, e dopo che Elisabetta ebbe concepito, Gabriele, (il precursore celeste del Messia, come Giovanni ne fu il precursore terrestre, venne di nuovo mandato da Dio, nella oscura città di Nazaret, nascosta tra i monti della Galilea, con un messaggio ad una vergine, promessa sposa, ad un uomo chiamato Giuseppe, il quale, al pari di lei, dimorava in quel luogo, Vedi l'Esposizione Matteo 1:18, per cui Nazaret è chiamata «lor città» Luca 2:39. Era situata nella bassa Galilea ed apparteneva alla tribù di Zabulon. Pare che a motivo della remota situazione, della comparativa loro ignoranza, del loro accento provinciale e d'altre circostanze di natura consimile, gli abitanti della Galilea in generale e di Nazaret in particolare, fossero tenuti in poco conto e alquanto disprezzati da quelli che abitavano più a mezzodì della Giudea. Quindi il detto: «Investiga e vedi che profeta alcuno non sorse mai in Galilea», e «Può egli esservi bene alcuno da Nazaret?» Giovanni 7:52; 1:46. Tuttavia i profeti Giona e Nahum erano entrambi Galilei.

Le favolose tradizioni della Chiesa Romana abbondano di particolari della storia di Maria; ma all'infuori dell'alto onore che Jehova le conferì, scegliendola ad esser la madre del «santo bambino Gesù», pochissimi sono i passi che a lei si riferiscono nelle Sacre Scritture. È rappresentata generalmente da quella Chiesa come una tenera giovinetta, ma ciò è estremamente improbabile, se si consideri l'età avanzata di sua cugina Elisabetta. Ella si chiamava Miriam, che significa esaltata. È lo stesso nome di quello della sorella di Mosè ed Aronne Esodo 15:20, la cui forma latina è Maria. Sebbene d'umile condizione, era discesa dalla famiglia reale di Davide. Fu sostenuto da alcuni scrittori che il ver. 27 fornisca un esempio del collocamento di parole fuor dell'ordine regolare della costruzione, collocamento niente affatto raro, e che quel versetto dovrebbe tradursi così: «Ad una vergine della casa di Davide, sposata ad un uomo ecc.» ma non c'è alcun bisogno di tale trasposizione, siccome Giuseppe era senza alcun dubbio discendente della casa di Davide. Vedi la sua genealogia Matteo 1. Non è detto espressamente in alcun luogo che Maria appartenesse alla casa di Davide, ma ciò risulta implicitamente dal versetto 32, in cui Maria è informata dall'angelo che Iddio darebbe al figliuolo ch'ella avrebbe partorito «il trono di Davide suo padre»; e siccome le fu rivelato al tempo stesso ch'ella non avrebbe questo figlio per conoscenza carnale d'alcun uomo; è evidente che l'esser Maria (non Giuseppe), della casa di Davide è ciò che costituisce Davide padre di Gesù, secondo la carne. Una conferma ulteriore di questo fatto si trova nella tavola geneologica separata Luca 3:23, che Luca, senza dubbio, poté avere da Maria stessa o dai prossimi di lei congiunti, nella qual tavola è registrata la di lei discendenza dalla casa di Davide; come è registrata quella di Giuseppe nella genealogia presentata da Matteo.

PASSI PARALLELI

Luca 1:24

Luca 1:19

Luca 2:4; Matteo 2:23; Giovanni 1:45-46; 7:41

Luca 2:4-5; Genesi 3:15; Isaia 7:14; Geremia 31:22; Matteo 1:18,21,23

28 28. E l'angelo, entrato da lei, disse: Ben ti sia, (cioè Letizia sia a te, Ti auguro ogni felicità) o favorita;

non «piena di grazia» come traduce la Volgata, ma = hesed, misericordia, benevolenza Salmi 5:8. La Chiesa di Roma pretende d'esser molto indignata per questa traduzione, perché la parola favorita si applica oggidì frequentemente a donne immodeste e di perduta fama. E tuttavia esprime fedelmente il senso della parola greca originale, cioè, una che ha ricevuta da Dio grazia, vale a dire favore accordato gratuitamente a chi nol merita. Non c'è necessità alcuna di contendere per la parola favorita, sempreché riteniamo fermamente il senso "tu a cui, sebbene indegna qual peccatrice, fu largito favore da Dio", ovvero "tu che hai trovato misericordia appo Dio". «Quantunque non si trovi negli scrittori classici, l'analogia di tutti i verbi ci si accerta che esso indica il passaggio dell'azione significata nel sostantivo radicale all'oggetto del verbo, il largire grazia o favore a uno» (Alford). È questo il suo significato nel solo altro passo in cui s'incontra nel Nuovo Testamento, e dove è tradotto «ci ha renduti graziosi a sé, in colui che è l'Amato» Efesini 1:6. La Chiesa Romana però si tiene ferma all'erronea traduzione della Volgata: «piena di grazia», perché con essa tenta di giustificare il culto ch'essa rende a Maria, siccome a sorgente di tutte le grazie di Dio; mentre che, per l'opposto, queste parole, e le parole analoghe del vers. 30, dimostrano che Maria, ancorché piissima, aveva avuto bisogno, essa pure, del perdono e della grazia divina. Non contenta inoltre di esaltarla come esente dal peccato per la pienezza della grazia impartitale (sebbene ciò sia contrario alla Scrittura e alla testimonianza di Maria medesima), la Chiesa Romana ha fatto ultimamente un passo più deciso nella sua Mariolatria, affermando come dogma (ciò che nessun Papa e nessun Concilio si avventurò a fare prima dell'ultima metà del diciannovesimo secolo), l'immacolata concezione della Vergine Maria, cioè ch'ella fu concepita senza la corruzione del peccato, nel seno della madre sua. Noi onoriamo Maria, perché, sebbene partecipasse di una natura peccatrice, di lei nacque, pel consiglio di Dio, quel santo bambino senza peccato «che chiamossi Figliuol di Dio». Ma se Maria nacque immacolata da una madre peccatrice e per via di generazione ordinaria, logicamente parlando l'onore dovrebbe essere trasferito dalla vergine alla madre sua, poiché nel parto di essa fu operato il gran miracolo; «di trarre una cosa monda da una immonda» Giobbe 14:4. Col non lasciare il miracolo laddove Iddio lo fece, la Chiesa di Roma si va ad imbarazzare in difficoltà ed incoerenze senza numero. Tutta quanta la storia di Anna, che si dice essere stata la madre di Maria, è una favola, e il dogma fondato su di essa, imprime su quella Chiesa il marchio della più nera idolatria.

il Signore sia teco; benedetta sii tu fra le donne.

Tiechendorf, Tregelles, Alford e Meyer o escludono quest'ultima clausola dal testo, o la segnano come dubbia; ma Lachmann la ritiene, e l'autorità in suo favore è immensamente preponderante. Come madre di nostro Signore, nella sua natura umana, ella era in fatto di distinzione esteriore, la più «benedetta tra le donne», e tale onore ognuno che sappia quel che dice la sua Bibbia, le renderà ben volentieri. Ma la risposta fatta da nostro Signore alla donna che disse ciò una volta a lui stesso Luca 11:27-28, basta ad insegnarci che la benedizione promessa a Maria come madre del Signore, non si ha da confondere col di lei carattere personale, per quanto alto certamente sì fosse. Oltreché, in altri passi della Scrittura, nostro Signore stesso afferma, nel modo più esplicito, che chiunque crede in lui ha più alto onore e beatitudine che non potessero conferire i vincoli più stretti della mera consanguineità terrena, tra i quali vincoli è fatta espressa menzione di quelli di «madre e fratelli» Matteo 12:48-50; Marco 3:32-35; Luca 8:21.

PASSI PARALLELI

Daniele 9:21-23; 10:19

Luca 1:30; Osea 14:2; Efesini 1:6

Giudici 6:12; Isaia 43:5; Geremia 1:18-19; Atti 18:10

Luca 1:42; 11:27-28; Giudici 5:24; Proverbi 31:29-31; Matteo 12:48

29 29. Ed ella, avendolo veduto, fu turbata delle sue parole; e discorreva in stessa qual fosse questo saluto

In un mortale peccatore, tale paura, occasionata dalla apparizione di un angelo, si riscontra in quasi ogni caso in cui sono ricordato cotali visite nel Vecchio Testamento e questo turbamento stesso che Maria ne provò, ed il bisogno che ebbe l'angelo di rassicurarla, dimostrano abbastanza che essa non fosse d'altra natura che la nostra; imperciocché come puossi immaginare che una creatura perfettamente Santa avesse mai paura della parola e del messaggere del suo Dio?

PASSI PARALLELI

Luca 1:12; Marco 6:49-50; 16:5-6; Atti 10:4

Luca 1:66; 2:19,51

Giudici 6:13-15; 1Samuele 9:20-21; Atti 10:4,17

30 30. E l'angelo le disse: Non temere, Maria; perciocché tu hai trovata grazia appo Iddio.

Queste parole «Tu hai trovata grazia», ci fanno vedere che Maria, in quanto che era figlia d'Eva, aveva bisogno della grazia e della misericordia di Dio, e che ben lungi dall'esser stata concepita senza macchia, Maria era contaminata dal peccato, come qualsiasi altra creatura. L'angelo non le avrebbe detto: «Tu hai trovata grazia», vale a dire perdono, salvezza, se essa non fosse nata nel peccato, che la grazia sola può cancellare. Gli è d'altronde quello che Maria stessa non cessa di ripetere Luca 1:47-48.

PASSI PARALLELI

Luca 1:13; 12:32; Isaia 41:10,14; 43:1-4; 44:2; Matteo 28:5; Atti 18:9-10; 27:24

Romani 8:31; Ebrei 13:6

31 31. Ed ecco, tu concepirai nel ventre, e partorirai un figliuolo, e gli porrai nome GESÙ.

Jesous è la forma greca del nome Giosuè posto a colui che succedette a Mosè, qual condottiero d'Israele, e che fu tipo del Messia, Vedi Ebrei 4:8. Fu portato anche da Giosuè sommo sacerdote, che fu compagno di Zorobabel nel ritorno da Babilonia Zaccaria 3:1. Essi furono salvatori temporali e tipi di Cristo, ma questi fu l'antitipo, il liberatore spirituale, enfaticamente il Salvatore. Onde prevenire qualunque possibile errore, quel nome venne annunziato due volte: prima a Maria Luca 1:31, e poscia a Giuseppe Matteo 1:21.

PASSI PARALLELI

Luca 1:27; Isaia 7:14; Matteo 1:23; Galati 4:4

Luca 1:13; 2:21; Matteo 1:21,25

32 32. Esso sarà grande,

Grande in potenza ed autorità, in gloria e fama, in uffizio e amministrazione, non però in un senso mondano. Grande nella sua persona, come Dio divenuto uomo; nel suo uffizio profetico «potente in parole e in operazioni», nella dottrina e nei miracoli; e nel suo sacerdozio, stabilendo sopra il merito di esso un'intercessione costante, sempre prevalente ed universale. Il titolo grande è applicato anche al precursore del Messia, ma con questa qualificazione: «nel cospetto di Dio», per distinguere tra il servitore e il Figliuolo.

e sarà chiamato Figliuol dell'Altissimo;

La parola ebraica sommo, altissimo, è continuamente applicata a Jehova nel Vecchio Testamento, Vedi Genesi 14:8; Salmi 91:1, e quindi l'angelo, nell'applicarla al fanciullo che sarebbe nato da Maria, proclama l'eterna sua Divinità. Figliuolo di Maria è un titolo che la Bibbia non gli dà mai, ma gli è dato invece del continuo quello di Figliuolo di Dio. Egli era il Figliuol di Dio in una maniera peculiare ad esso, per riguardo, prima di tutto, alla sua processione eterna dal Padre; poi per riguardo alla miracolosa sua concezione, e finalmente fu dichiarato essere il Figliuol di Dio con potenza, dalla sua risurrezione dai morti Romani 1:4. E siccome egli era veramente il Figliuol di Dio, così fu riconosciuto e chiamato da Dio Suo Padre Luca 3:22; Salmi 2:7 - da Pietro Matteo 16:16; dall'indemoniato Marco 5:7; dai testimoni che stavano presso la sua croce Matteo 27:54; e da Paolo Ebrei 1:8-12; il quale, scrivendo sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, applica a Gesù come al Figliuol di Dio, le parole del Salmi 45:8; 102:26-28; 90:l. Ed anche l'essere «Figliuolo di Dio» non gli impediva punto di essere, pure al tempo stesso «Figliuol dell'uomo»; imperocché quantunque fosse il Figliuolo eterno di Dio, egli divenne uomo coll'assumere un vero corpo ed un'anima ragionevole, ed egli continua ad essere Dio e uomo, in due nature distinte, ed una persona, per sempre.

e il Signore Iddio gli darà il trono di Davide, suo padre.

Fu già notato che la sua discendenza da Davide, sebbene legalmente stabilita mediante la genealogia di Giuseppe, marito di Maria, ora derivata realmente e naturalmente da Maria, e quindi non c'era alcuna finzione nel titolo «figliuol di Davide» che gli era dato di frequente, siccome al Messia. In quanto alla promessa fatta da Dio a Davide intorno alla perpetuità del suo trono, vedi 2Samuele 7:12-13; Salmi 89:28-36. Ora Gesù il Figliuolo di Davide è qui dichiarato esser suo successore sul suo trono, non certamente alla lettera, né in un senso mondano (benché il regno temporale d'Israele appartenesse a Gesù per diritto ereditario), poiché Cristo ha detto «il mio regno non è di questo mondo», ma in un senso spirituale o religioso. Cristo fu promesso ad Abraham come il seme, a Mosè come il profeta, a Davide come il re.

PASSI PARALLELI

Luca 1:15; 3:16; Matteo 3:11; 12:42; Filippesi 2:9-11

Luca 1:35; Marco 5:7; 14:61; Giovanni 6:69; Atti 16:17; Romani 1:4; Ebrei 1:2-8

2Samuele 7:11-13; Salmi 132:11; Isaia 9:6-7; 16:5; Geremia 23:5-6; 33:15-17

Ezechiele 17:22-24; 34:23-24; 37:24-25; Amos 9:11-12; Matteo 28:18; Giovanni 3:35-36

Giovanni 5:21-29; 12:34; Atti 2:30,36; Efesini 1:20-23; Apocalisse 3:7

33 33. Ed egli regnerà sopra la casa di Giacobbe, in eterno; ed il suo regno non avrà mai fine.

Questa dichiarazione, nel suo senso letterale, è favorevole alla conversione dei Giudei alla fede e all'ubbidienza di Gesù Cristo; ma le parole: «casa di Giacobbe» non sono ristrette ad essi, anzi sono equivalenti alla Chiesa di Dio, ed includono tutti i suoi adoratori visibili, i quali son venuti da tutte le estremità della terra per unirsi al Signore; cosicché il senso del versetto è, che Gesù regnerà sulla sua Chiesa e sul suo popolo in sempiterno. E questo lo fa in terra, col dar loro leggi, col difenderli dai loro nemici, col guidarli mediante il suo Spirito, e questo farà per sempre nel regno della sua gloria. In quanto all'estensione del suo regno, è vero che non vien fatto menzione qui che della «casa di Giacobbe», (seppur si vuol limitare queste parole alla sola nazione d'Israele), ma altrove è scritto che «Jafet abiterà nei tabernacoli di Sem» Genesi 9:27. Non è però l'universale estensione, ma la perpetuità di questo regno spirituale che è qui predetta. Egli regnerà tra il suo popolo sulla terra, fino alla consumazione del tempo, e sarà il loro Apocalisse in cielo, per tutti i secoli in eterno. Il suo è l'unico regno che non avrà mai fine Salmi 72:5,17; Isaia 9:6-7.

PASSI PARALLELI

Salmi 45:6; 89:35-37; Daniele 2:44; 7:13-14,27; Abdia 21; Michea 4:7; 1Corinzi 15:24-25

Ebrei 1:8; Apocalisse 11:15; 20:4-6; 22:3-5

Romani 9:6; Galati 3:29; 6:16; Filippesi 3:3

34 34. E Maria disse all'angelo: Come avverrà questo, poiché io non conosco uomo?

Qui è espresso stupore, ma non incredulità. Questa domanda differisce in modo importantissimo da quella fatta da Zaccaria. Non procede da incredulità, né chiede un segno; è semplicemente un'inchiesta intorno al modo in cui poteva aver luogo una cosa così maravigliosa. Tiene per fermo che la cosa avverrà, e solo domanda come avverrà, per norma della propria condotta. Invece quindi di meritare una riprensione, la sua domanda ottiene una risposta che entra in misteriosi particolari.

PASSI PARALLELI

Giudici 13:8-12; Atti 9:6

35 35. E l'angelo, rispondendo le disse: Lo Spirito Santo verrà sopra te, e la virtù dell'Altissimo ti adombrerà;

La forza o il potere, anziché la virtù si denota nel significato di Lo Spirito Santo, per la cui operazione dovea esser creato, nel seno della Vergine Maria, il corpo che Dio preparò pel suo Figliuolo, qual Mediatore Ebrei 10:5, è quel Creatore Spirito di Dio, di cui è detto Genesi 1:2, che nel far emergere l'ordine dal caos, «egli muoveva sopra la faccia delle acque». I due titoli: «Spirito Santo», e «potere dell'Altissimo», denotano un'unica e medesima persona divina; ma la prima significa santità, la seconda, la forza maravigliosa d'azione. La loro luce reciproca c'insegna che lo Spirito Santo ha veramente un potere produttivo di vita, ma non giustifica in veruna guisa la illazione che esso sia potenza soltanto senza personalità. Alcuni critici riguardano le parole: «verrà» e «adombrerà», come di significato sostanzialmente identico. Altri sostengono che ci indicano due atti, cioè, la preparazione del corpo, ossia la produzione miracolosa di un essere umano, e il congiungimento a quello della natura divina in unione personale, cosicché il Cristo potesse essere «Emmanuele» (Iddio con noi); e che qui è fatto allusione ad entrambi questi atti. La produzione del corpo è attribuita uniformemente allo Spirito Santo; ma questa commentatori sostengono che l'impersonarsi della Parola divina con la natura umana così creata, poteva essere soltanto l'atto personale di quella PAROLA medesima, in unione col Padre e collo Spirito Santo. È questo un mistero, la cui scoperta oltrepassa di gran lunga la penetrazione della ragione umana, e sarebbe quindi più saggio partito e più riverente, contentarci in questo caso, di quello che piacque a Dio di rivelarci. «Nient'altro è qui attribuito allo Spirito, all'infuori di quello che era necessario affinché nella Vergine si compiesse quanto s'appartiene ad una madre» (Pearson sul Credo). Per noi basta ricordarci che il Figliuol di Dio, ond'esser nostro Redentore, doveva essere vero uomo e tuttavia non partecipe del peccato e della condanna di Adamo. Ora queste due condizioni trovansi in nostro Signore soddisfatte, nella maniera colla quale l'umanità sua fu formata. Fu la potenza dello Spirito Santo che lo trasse dalla sostanza stessa di Maria; ei fu adunque, al pari di noi, figlio d'Adamo, per Maria. Creato poi da Dio, come il primo Adamo, egli compare nel mondo, senza portar seco la macchia del peccato.

per tanto ancora ciò che nascerà da te Santo,

(la santa progenie). Le parole da te, mancano nei migliori manoscritti. I Greci parlando di figli non nati ancora, usavano come qui, il genere neutro.

sarà chiamato Figliuol di Dio.

Sull'ultima parte di questo versetto Diodati osserva: «Questa sovrannaturale concezione e santificazione dell'umanità di Cristo farà che il glorioso nome di Figliuolo di Dio, che conviene alla sua Deità, ab eterno, essenzialmente, convenga ancora alla sua natura umana, in somiglianza di perfetta sapienza, giustizia, santità ed altre virtù e perfezioni, per le quali le creature sono chiamate figliuoli di Dio; per modo però che Cristo è il primogenito». Un tal titolo lo contraddistingue come una persona divina. I Sociniani, gli Ariani ed altri eretici che negano la Deità del Signore Gesù Cristo, ricorsero, ciò nondimeno, ad ogni maniera di sotterfugi per evadere la verità così chiaramente stabilita; asserendo, tra le altre come, che «Figliuol di Dio» non è un titolo personale, ma semplicemente uffiziale, il quale appartiene a Cristo nella sua qualità di Mediatore; ovvero, riproducendo un'antica eresia, che cioè gli è dato soltanto a motivo della sua miracolosa concezione, per la potenza dello Spirito, nel grembo della Vergine. La risposta alla prima di queste obiezioni si trova in Salmi 2:7, dove Jehova applica il titolo «mio Figliuolo», generato per generazione eterna (poiché la parola oggi, in quel passo indica l'atto di Dio, appo cui non vi è né ieri né domani), a quel medesimo Gesù che nacque a suo tempo da Maria; - nell'applicazione che di quel passo è fatta da Paolo a Gesù per provare la sua Deità eterna Ebrei 1:5; 5:5, e dai suoi apostoli in Gerusalemme ed in Antiochia per provare il suo carattere uffiziale di Messia Atti 4:25-27; 13:33; e finalmente nella credenza di coloro che cercarono di lapidarlo «perché chiamava Iddio suo Padre», i quali evidentemente intendevano che il titolo Figliuol di Dio indicasse la di lui propria, eterna, divina relazione figliale inverso Jehova Giovanni 10:31. Contro la seconda obiezione basti il dire che se essa fosse giusta, nello stesso senso in cui Gesù è chiamato il Figliuolo, la terza persona della Trinità, cioè lo Spirito Santo, dovrebbe essere chiamato il Padre. Ma siccome quest'ultimo titolo non è mai dato allo Spirito Santo, ne segue che Gesù non è mai chiamato il Figliuolo, a causa della sua relazione, come un essere umano, col Produttore divino della sua umanità. Osserviamo poi che le Scritture non ci somministrano prova alcuna a sostegno di tale asserzione. In tutto il resto della storia personale di Cristo, non si trova una sola allusione alla produzione divina della sua natura umana, e nella maggior parte dei casi in cui egli è chiamato «Figliuol di Dio», è impossibile intendere quel nome in tal senso, per non dir nulla del fatto che non sarebbe stata intesa dal popolo, poiché la sua concezione miracolosa era nota invero a pochissimi, prima della sua risurrezione.

PASSI PARALLELI

Luca 1:27,31; Matteo 1:20

Giobbe 14:4; 15:16; 25:4; Salmi 51:5; Efesini 2:3; Ebrei 4:15; 7:26-28

Luca 1:32; Salmi 2:7; Matteo 14:33; 26:63-64; 27:54; Marco 1:1; Giovanni 1:34,49; 20:31

Atti 8:37; Romani 1:4; Galati 2:20

36 36. Ed ecco, Elisabetta, tua cugina, ha eziandio conceputo un figliuolo nella sua vecchiezza; e questo è il sesto mese a lei ch'era chiamata, sterile.

Qual fosse precisamente la parentela, indicata, non si può determinare con precisione, imperocché quella parola non si trova in alcun altro luogo delle Scritture sebbene Elisabetta fosse della tribù di Levi, e Maria della tribù di Giuda, ciò non forma ostacolo alla loro parentela, poiché era permesso il matrimonio tra i membri di tribù diverse. Aronne stesso sposò una donna della tribù di Giuda Esodo 6:23; Rut 4:19-20; 1Cronache 2:10. Giovanni e Gesù eran dunque parenti anch'essi. Benché la gravidanza di Elisabetta non fosse ancora conosciuta fuori della di lei famiglia, qui troviamo sia la durata di essa gravidanza, che il sesso della prole, comunicati dall'angelo a Maria. Questo fu per lei un Segno volontariamente concessole da Dio per ricompensare insieme e rinforzare la sua fede; e presenta un contrasto marcato colla risposta fatta alla domanda di Zaccaria.

PASSI PARALLELI

Luca 1:24-26

37 37. Conciossiaché nulla sia impossibile appo Dio.

La dichiarazione fatta dall'angelo intorno all'onnipotenza di Jehova nel compiere i suoi consigli è identica in sostanza a quella enunciata dal Signor Gesù medesimo ad Abramo in una consimile occasione, quando dichiarò che Sara concepirebbe e partorirebbe un figliuolo Genesi 18:14, e probabilmente mirava a richiamare alla memoria di Maria quell'evento maraviglioso.

PASSI PARALLELI

Luca 18:27; Genesi 18:14; Numeri 11:23; Giobbe 13:2; Geremia 32:17,27; Zaccaria 8:6; Matteo 19:26

Marco 10:27; Filippesi 3:21

38 38. E Maria disse: Ecco la serva del Signore; siami fatto secondo le tue parole. E l'angelo si partì da lei.

Con l'umiltà d'una semplice fanciulla, Maria si sottomette a Dio, e acconsente alla destinazione assegnatale per l'adempimento del consiglio divino. La nascita del Salvatore divenne così il suo atto di fede - «fede maravigliosa», dice il prof. Brown, «in un atto contrario alle leggi della natura, e tale che ad una fidanzata (la quale era già la sposa d'uno della stirpe reale), ben dovea ispirare sentimenti, nel più alto grado, penosi e imbarazzanti! Degno vaso per tanto tesoro!»

PASSI PARALLELI

2Samuele 7:25-29; Salmi 116:16; Romani 4:20-21

Salmi 119:38

RIFLESSIONI

1. Ripassando i versetti di Luca 1:36-38, è da notarsi che, per incoraggiar la fede di Maria nella potenza di Dio, come capace di fare tutto quello che avea promesso, Gabriele la informa dell'evento, quasi del pari miracoloso e sorprendente, che era accaduto alla di lei cognata Elisabetta, nello aver essa conceputo un figlio dopo che avean cessato di operare in lei le potenze della natura. Come se avesse detto: Ecco una prova segnalata che nulla è impossibile appo Dio, perciò sia forte la tua fede. E la risposta di essa dimostra che Dio avvalorò la fede della sua ancella, imperocché non ci fu più né alcun lamento né altra dimanda, ma così piena sottomissione al volere divino, che ben a ragione, Maria può essere additata come modello ai credenti d'ogni secolo.

2. In tutte le nostre riflessioni sul gran mistero della incarnazione di Cristo, faremo bene a seguire l'esempio dell'angelo. Riguardiamola sempre con santa riverenza, ed asteniamoci da quelle disdicevoli e vane speculazioni intorno ad essa, alle quali alcuni purtroppo si abbandonarono. Ci basti sapere che «la Parola è stata fatta carne» e che quando il Figliuol di Dio venne al mondo, un vero «corpo gli fu apparecchiato», cosicché egli «partecipò alla carne e al sangue nostro» e «fu fatto di donna» Giovanni 1:14; Ebrei 2:14; 10:5; Galati 4:4. E qui dobbiamo arrestarci. Il modo in cui fu effettuato questo mistero ci è, per saggio consiglio, nascosto. Se noi tentiamo d'indagare curiosamente al di là di questo punto, non faremo altro che oscurare l'intendimento con parole senza conoscenza, e avventarci «laddove gli angeli temono posare il piede». In una religione veramente rivelata dal cielo, ci devono essere necessariamente dei misteri, ed uno di tali misteri è l'incarnazione del nostro Signore.

3. L'onore che qui è reso allo Spirito Santo è in precisa armonia con gl'insegnamenti della Scrittura in altri luoghi. In ogni passo della grand'opera della redenzione dell'uomo, troveremo fatta speciale menzione dell'opera sua. Gesù è egli morto per espiare i nostri peccati! Sta scritto «che per lo Spirito eterno egli ha offerto sé stesso puro d'ogni colpa a Dio» Ebrei 9:14. È egli risorto per la nostra giustificazione? Sta scritto che fu «vivificato per lo Spirito» 1Pietro 3:18. Porge egli consolazione a' suoi discepoli nell'intervallo tra la sua prima venuta e la seconda? Sta scritto che il Consolatore ch'ei promise di mandare è «lo Spirito di verità» Giovanni 14:17. Badiamo adunque di dare allo Spirito Santo, nella nostra religione personale, quel posto medesimo che lo troviamo occupare nella parola di Dio. Ricordiamoci che tutto quanto hanno e sono e godono i credenti sotto la dispensazione del vangelo, lo debbono all'insegnamento interiore dello Spirito Santo. L'opera di ciascuna delle tre persone della Trinità è egualmente ed interamente necessaria alla salute d'ogni anima che è salvata. La elezione di Dio Padre, il sangue di Dio Figliuolo, e la santificazione di Dio Spirito non dovrebbero andar mai disgiunti nel nostro cristianesimo».

4. Nella risposta della Vergine all'angelo c'è grazia ammirabile, assai più che a prima vista non sembri. Un momento di riflessione ci mostrerà che non era cosa lieve diventar madre di nostro Signore in questo modo inaudito e misterioso. Recava con sé senza dubbio onore grande nel remoto avvenire; ma in quanto al presente recava con sè non piccolo pericolo per la riputazione di Maria, e non piccola prova per la sua fede. Tutto questo pericolo e tutta questa prova la Vergine santa l'accetta volonterosa e pronta. Ella non fa altro domande, non muove altre obiezioni; ma accetta l'onore conferitole con tutti i pericoli e i disturbi che l'accompagnano. «Ecco», ella dice, «la serva del Signore».

5. In quante circostanze gli uomini non dispererebbero essi affatto se non fosse per quelle parole incoraggiantissime: «Nulla sia impossibile appo Dio?» Quando vediamo taluni così avvinti nei loro peccati, così avvezzi a quanto è malvagio, così avversi a quanto è santo, così ostinati sprezzatori di tutti i mezzi che s'impiegano pel loro bene, staremmo per dire che la loro conversione, umanamente parlando, è impossibile; e così cadremmo in peccato col desistere da ogni sforzo pel loro bene, se non ricordassimo quante cose grandi ha fatte nel passato il Signore Onnipotente, so non sapessimo che egli è tuttora potente a fare ogni cosa. Quando pensiamo all'inganno delle ricchezze, ai lacci insidiosi delle posizioni elevate, e vediamo alcuni ingannati e illaqueati in esse; quando oltre a questo ci ricordiamo il proverbio citato da Cristo: «è più agevole che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio», saremmo quasi tentati di rinunziare ad ogni speranza della loro conversione, se Gesù Cristo non avesse aggiunto al proverbio le consolanti parole: «Questo è impossibile appo gli uomini; ma appo Iddio ogni cosa è possibile». Può darsi talvolta che ad alcuni fra i credenti sembri di trovarsi in distrette e difficoltà e pericoli da cui non c'è scampo alcuno, ma ciò è un disonorare la provvidenza e il potere di Dio. «forse la mano del Signore raccorciata?» disse il Signore a Mosè, quando ei dubitava se una così vasta moltitudine potesse essere sfamata nel deserto, «ora vedrai se la mia parola ti avverrà o no» Numeri 11:23. Non cedano allo sgomento i contriti e non pensino di non potere esser salvati, che i loro peccati sono troppo enormi per ottenere perdono, ovvero che sarà certamente impossibile ad essi di resistere alle malvagie tentazioni. La loro rovina sarebbe, è vero, inevitabile, se non avessero da confidare che in sé medesimi; ma, ecco «la mano del Signore non si è raccorciata sicché non possa salvare, né il suo orecchio si è fatto duro sicché non possa udire». Gesù Cristo è potente da salvare appieno chiunque va a Dio per mezzo di lui.

39 Luca 1:39-56. VISITA DI MARIA AD ELISABETTA

39. Or in que' giorni, Maria si levò, ed andò in fretta nella contrada delle montagne, nella città di Giuda;

Sappiamo da Giovanni 19:25, che Maria aveva una sorella, ma all'infuori di questo fatto e della sua genealogia Luca 3, non sappiamo assolutamente nulla della parentela della Vergine. Dunque è inutile di entrare nel campo delle congetture intorno al numero grande o piccolo dei suoi congiunti, come han fatto taluni. Un motivo sufficiente di questa visita è da rinvenirsi nell'angelico annunzio delle meravigliose e benigne dispensazioni di Dio verso di entrambe, e nel convincimento che mediante la conversazione personale si confermerebbero a vicenda nella fede. Il viaggio ch'ella intraprese non potea certamente richieder meno di quattro giorni da Nazaret alla «contrada delle montagne della Giudea», che era la porzione meridionale dei possedimenti della tribù di Giuda. La divisione del territorio di questa tribù in «monte», «pianura», e «valle», che incontriamo nel Vecchio Testamento Numeri 13:30, era conservata ancora dopo l'estensione del suo territorio e il cangiamento del suo nome in quello di Giudea. Una catena di montagne corre attraverso tutto il paese di Palestina dal Carmel fino nel deserto d'Arabia, ove si distende in assai maggiore ampiezza. Questa linea di alture, nel suo passaggio per il territorio di Giuda, era chiamata «il monte» o «la contrada delle montagne» Giosuè 20:7; 21:11. La «pianura» era il basso paese verso la costa del Mediterraneo, e pare racchiudesse non solo il piano situato tra quel mare e «la contrada delle montagne», ma le parti più basse della regione montuosa medesima. La «valle», si estende da Engedi a Gerico, secondo la definizione dei Rabbini, dalla quale, non meno che da altre indicazioni, sembra che comprendesse quelle parti del Ghor (la gran pianura del Giordano), che eran situate entro il territorio della Giudea. È assai probabile che includesse pure tutto il littorale occidentale del Mare Morto. La città in cui dimoravano Zaccaria ed Elisabetta, nel testo è, chiamata Giuda. Nella Scrittura non trovasi alcuna città che porti un tal nome. Siccome in ogni tribù c'erano città assegnate ai sacerdoti e ai leviti, Zaccaria dovea naturalmente abitare in una di queste, e così fu generalmente ritenuto probabile che la loro dimora fosse in Hebron. Ciò tuttavia è un errore. A 10 miglia circa da Hebron ai confini del deserto, c'è ora un villaggio Arabo chiamato Iutta che occupa il sito d'un'antica città giudaica. L'identità di quel villaggio con Iutta, una delle città sacerdotali, menzionata in Giosuè 15:55; 21:16, che sin dai giorni di Girolamo era stata perduta di vista, fu posta in sodo da Robinson il viaggiatore Americano, circa 40; Anni fa; mentre l'identità tra la città sacerdotale e «la città di Giuda», qui nominata qual domicilio di Zaccaria, venne additata per la prima volta da Reland nella sua Palestina, pubblicata verso il principio del 18esimo secolo. La differenza nella pronuncia sorta, nel corso degli anni, dal noto scambio delle due labiali (t), (d), comune tra i Giudei, spiega sufficientemente la differenza nel testo greco di Luca che non era Giudeo di nascita. Bengel suppone che il concepimento del Bambino nel seno della Vergine, per la potenza dello Spirito Santo, non avesse luogo a Nazaret, ma a Iutta, nel momento in cui ella ricevette il saluto di Elisabetta, e ne assegna per ragione questa, che altrimenti Gesù sarebbe Stato chiamato Nazareno per conto proprio, invece di esserlo semplicemente per ciò che ivi risiedevano i suoi genitori Luca 4:16; ma il fatto che Elisabetta, quando Maria varcò la soglia della sua casa, «benediceva il frutto del suo ventre», e la salutava come «la madre del mio Signore», sembra decider la quistione incontrovertibilmente in favore di Nazaret. Hug, Ebrard, Alford, ed altri opinano che i fatti ricordati in Matteo 1:18-25, cioè la scoperta di Giuseppe che Maria era incinta; il messaggio recatogli da un angelo in sogno; e la pubblica celebrazione delle loro nozze, tutti avvenissero nell'intervallo tra l'annunciazione di Gabriele e la di lei partenza da Nazaret per visitare la sua parente. Ma questo sembra nel più alto grado improbabile (se pur non si supponga che Maria abbia ella stessa informato Giuseppe di quel che l'angelo le avea dichiarato, nel qual caso il messaggio da questo ricevuto in sogno sarebbe stato del tutto superfluo), imperocché la «gravidanza» di Elisabetta era già al 6sto mese prima che l'angelo apparisse a Maria, e questa, dopo una visita di tre mesi nella contrada delle montagne, ritornò a Nazaret, prima che fosse nato il fanciullino Giovanni; cosicché la di lei partenza da Nazaret bisogna necessariamente che avvenisse entro pochissimi giorni dalla visita dell'angelo. Ma che Maria comunicasse a Giuseppe la sostanza del messaggio dell'angelo è ancor più improbabile, imperocché non era decevole a lei di fare un simile annunzio, ma semplicemente di aspettare insino a che Colui, che l'avea destinata al più alto onore che fosse mai conferito ad una donna, chiarisse pure, in tempo opportuno, la di lei innocenza agli occhi del di lei fidanzato e del mondo. «Maria lascia semplicemente a Dio d'illuminar Giuseppe come l'aveva illuminata lei. Né già si mette in viaggio per visitare Elisabetta onde consultarsi con lei, od evitare suo marito, ma sì per cercare quella conferma della sua fede che le era stata additata dall'angelo» (Oosterzee). Si fu soltanto dopo che fu ritornata a Nazaret, già notevolmente avanti nella gravidanza, che ebbero luogo i fatti ricordati da Matteo. Secondo le costumanze giudaiche, era disdicevole per le nubili o fidanzate il viaggiar sole; ma Maria, secondo ogni probabilità, avea ricevuto il consenso di Giuseppe, e non c'è nulla nel racconto che vieti il supporre ch'ella avesse una scorta, sicura e conveniente.

PASSI PARALLELI

Giosuè 10:40; 15:48-59; 21:9-11

40 40. Ed entrò in casa di Zaccaria, e salutò Elisabetta.

La natura del saluto di Elisabetta rese evidente che ella conoscea lo stato della cugina, sebbene non ci fosse stata tra esse comunicazione alcuna, e senza dubbio fu pieno d'affettuoso rallegramento.

41 41. Ed avvenne che, come Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il fanciullino le saltò nel ventre; Ed Elisabetta fu ripiena dello Spirito Santo.

Le sacre emozioni dell'animo sentito dalla madre son condivise dal fanciullo non ancor nato. Questo saltare del feto nel suo ventre fu al tutto diverso da quanto avea provato prima ella stessa, e da quanto sanno famigliarmente per prova tutte le madri, come ella stessa lo dichiara Luca 1:44; e così Giovanni prima ancor di nascere rende omaggio involontariamente al «frutto del ventre» di Maria. Nello stesso momento lo Spirito Santo empiendole il cuore, pose in grado «la pregnante annosa» di riconoscere nella giovane sua parente la madre del suo Signore, e le mise sulla lingua acconce parole di festosa accoglienza.

PASSI PARALLELI

Luca 1:15,44; Genesi 25:22; Salmi 22:10

Luca 1:67; 4:1; Atti 2:4; 4:8; 6:3; 7:55; Efesini 5:18; Apocalisse 1:10

42 42. Esclamò ad alta voce, e disse: Benedetta sii tu tra le donne;

La voce ha un doppio significato, cioè benedetta dall'alto, da Dio, sopra tutto le altre donne, e lodata quaggiù fra tutte le donne, ma non idolatrata o deificata; e lo Spirito Santo, per bocca, di Elisabetta, intendeva senza dubbio di applicarla in ambi i sensi a Maria. Oosterzee rimarca che questa è la prima beatitudine ricordata nel Nuovo Testamento.

e benedetto sia il frutto del tuo ventre.

Nel caso di Maria, non c'era ancora dimostrazione alcuna visibile che ella avesse concepito, né pare che avesse avuto il tempo di comunicare ad Elisabetta le notizie che veniva a recarle. Ma lo spirito di questa onorata donna, illuminata dal cielo, vede tutto come già compiuto.

PASSI PARALLELI

Luca 1:28,48; Giudici 5:24

Luca 19:38; Genesi 22:18; Salmi 21:6; 45:2; 72:17-19; Atti 2:26-28; Romani 9:5

Ebrei 12:2

43 43. E donde mi vien questo, che la madre del mio Signore venga a me?

Elisabetta non chiama Maria Madonna, ma la «madre del mio Signore». Se per l'espressione «mio Signore», Elisabetta intendeva solo un uomo al pari di noi, come poteva ella vedere condiscendenza alcuna in questo che la madre di un puro e semplice uomo venisse a salutare la madre di un altro uomo simile a lui, ove si consideri che erano stretti parenti? Ma se Maria era realmente madre, secondo la carne, del SIGNORE di Elisabetta, «Jehova benedetto in eterno», c'era allora motivo sufficiente per tutta la di lei ammirazione. Che bella prova dà qui Elisabetta di essere superiore ad ogni invidia! Per quanto fosse alta la distinzione conferita a lei medesima, Elisabetta la perde di vista affatto in presenza di una ancora più onorata, sulla quale, in un'estasi d'ispirazione, ella pronunzia una benedizione, sentendo essere cosa inesplicabile che la madre del suo Signore venga a lei! Comunque lo si volga e rivolga, non potremo mai vedere proprietà di espressione nel chiamar il Signore un fanciullino che ha ancor da nascere a meno che non si supponga Elisabetta, come i profeti dei tempi antichi, illuminata a scorgere in esso la natura divina del Messia. Il passo è, quindi parallelo al ver. 17, in cui l'angelo enunzia la stessa idea dell'incarnazione di Dio nel Messia, ed in cui Signore, è enfatico, ed equivale Jehova.

PASSI PARALLELI

Luca 7:7; Ruth 2:10; 1Samuele 25:41; Matteo 3:14; Giovanni 13:5-8; Filippesi 2:3

Luca 20:42-44; Salmi 110:1; Giovanni 13:13; 20:28; Filippesi 3:8

44 44. Conciossiaché, ecco, come prima la voce del tuo saluto mi è pervenuta agli orecchi, il fanciullino sia saltato d'allegrezza nel mio ventre (VediLuca 1:41). 45. Or, beata è colei che ha creduto; perciocché le cose, dettele da parte del Signore, avran compimento

Elisabetta dichiara qui che la vera sorgente della beatitudine di Maria era la sua FEDE, che la felicità che possedeva allora interiormente, e l'onore che avrebbe poscia ricevuto tra gli uomini provenivano sopratutto dallo aver essa creduto al messaggio mandatole da Dio. Quantunque, con vero senso di femminile decoro, non facesse allusione alcuna alla mancanza di fede in suo marito, quando l'angelo gli recò un messaggio di Dio, non può dubitarsi che l'avesse in mente, insieme all'afflizione onde egli soffriva in conseguenza di quella, ed ella si rallegrava che la sua cugina era stata liberata da insidia così grande. Forte era anche la propria fede quando essa dichiarava la sua credenza che la promessa avrebbe certamente compimento Marco 9:23.

PASSI PARALLELI

Luca 1:41

Luca 1:20; 11:27-28; 2Cronache 20:20; Giovanni 11:40; 20:29

46 46. E Maria disse:

Nei versetti seguenti abbiamo la, risposta di Maria al saluto di Elisabetta, risposta pronunziata sotto l'influenza dello Spirito d'inspirazione, ed esprimente la gratitudine e la contentezza del suo cuore nel linguaggio del Vecchio Testamento. È problematico se Maria parlasse ad Elisabetta in un cantico, e noi incliniamo alla negativa, ma fin dai primi secoli la Chiesa ha cantate quelle parole nel culto divino, intitolandole: il «Il cantico di Maria», ed è veramente un cantico sublimissimo. C'è una grandissima somiglianza di sentimenti tra il cantico di Anna 1Samuele 2:1-10, e questo di Maria. In entrambi, queste sante donne piene di stupore, in vedere preferiti «i superbi, i potenti, i ricchi», e, nelle persone loro, i più bassi scelti a introdurre i più grandi avvenimenti, ne cantano, non già come d'una preferenza capricciosa, ma d'una gran legge del regno di Dio, per cui egli si compiace «di trarre già da' troni i potenti e d'innalzare i bassi». In ambedue i casi è pur da osservare che il cantico termina con Cristo; in quello di Anna sotto il nome del «Apocalisse di Jehova», a cui egli «donerà forza», e del «suo Unto di cui innalzerà il corno» 1Samuele 2:10; nel cantico della Vergine, sotto il nome del «Soccorso ad Israele», promesso da tutti i profeti.

PASSI PARALLELI

1Samuele 2:1; Salmi 34:2-3; 35:9; 103:1-2; Isaia 24:15-16; 45:25; 61:10

Habacuc 3:17-18; Romani 5:11; 1Corinzi 1:31; 2Corinzi 2:14; Filippesi 3:3; 4:4; 1Pietro 1:8

L'anima mia magnifica il Signore; 47- E lo spirito mio festeggia in Dio, mio Salvatore.

L'anima e lo Spirito probabilmente significano la stessa cosa qui, e sono equivalenti a «tutte le mie interiora», del Salmi 103:1; sebbene in altri passi scritturali siano tra loro distinti 1Corinzi 15:45; 1Tessalonicesi 5:23. Il festeggiare di cui parla la Vergine, è il risultato della fede che conduce il peccatore a realizzare le divine promesse della salute. Ogni credente ha potuto gustare talvolta simili ore di gioia nel Signore. Preziosi momenti di riposo che Dio ci provvede nel duro pellegrinaggio della vita. Che può dunque esser questo viaggio terreno per chi non può mai rallegrarsi nel suo Salvatore! La povera Maria non sognò mai l'immacolata sua concezione, come non sognò mai l'immacolata sua vita; la sua gioia nasceva dal fatto che, sebbene compresa nella corruzione del peccato, comune a tutta quanta la razza umana, ella avea trovato in Dio medesimo il suo Salvatore, riferendosi manifestamente a quella persona Divina, la quale stava per ricevere da essa l'umana sua natura. Nella Chiesa di Roma, Maria è divenuta sia pel dogma che per la scultura e la pittura, il personaggio principale nel piano di salvezza dell'uomo. La maestà di Gesù come Dio nella nostra natura, è rimpicciolita e distrutta dall'esser egli sempre rappresentato come una persona secondaria, l'impotente bambinello sulle ginocchia della madre; ed essendo posta così del continuo davanti agli occhi degli uomini la loro parentela terrestre, l'autorità della madre si imprime insensibilmente nell'animo, e lo prepara ad ascriverle non solo una potenza illimitata sul Figlio, ma anche l'uffizio mediatorio di caso quale universale ed unico intercessore presso Dio Padre. Ma Maria non sognò mai una tale bestemmia. «Essa avea il sentimento vivissimo e chiarissimo del suo stato di peccatrice. Essa chiama Dio suo Salvatore. Perché? Evidentemente perché sente di esser nata nel peccato, e di aver bisogno di venir salvata. Cos'è, dunque, il dogma romano della immacolata concezione! Una invenzione umana, contraria alle più formali dichiarazioni del Libro di Dio» (Descombaz, Guide Biblique).

PASSI PARALLELI

Luca 2:11; Isaia 12:2-3; 45:21-22; Sofonia 3:14-17; Zaccaria 9:9; 1Timoteo 1:1

Tito 2:10,13; 3:4-6

48 48. Conciossiacché egli abbia riguardato alla bassezza della sua servente,

Per quanto fosse umile il suo grado e la sua condizione esteriore, Maria non avrebbe potuto usare senza ipocrisia un tale linguaggio, se, mentre così diceva, fosse stata conscia, secondo la teoria papista, che per la sua concezione senza peccato, e per la conseguente sua immunità dalla condanna di esso, ella era stata innalzata a dignità ed onore così eccelso che l'uguale non può vantarlo alcun altro essere della razza umana.

perciocché, ecco, da ora innanzi tutte le età, mi predicheranno (Lat. gratulari, congratularsi) beata.

Beata, ma non dea! Condannazione formale della mariolatria ossia del culto che i cattolici romani rendono a Maria. Elisabetta l'avea già proclamata «benedetta» per ragione della sua fede, ma ora Maria, parlando per ispirazione dello Spirito Santo, realizzando nel proprio spirito i benedetti effetti dello scettro universale del Messia per tutti i tempi successivi, si riferisce anche all'onore che, in tutte le età, sarebbe reso a lei come alla madre del Signore Gesù, secondo la carne. E così ella continua e continuerà ad esser stimata e riconosciuta felice in modo peculiare, e ad essere onorata da tutti coloro che son guidati dall'autorità della Scrittura; evitando gli estremi opposti della mancanza di rispetto a cui sventuratamente, da una parte, trascorrono alcuni nauseati degli onori empii che le sono tributati: e del culto superstizioso e idolatra che le è reso, d'altra parte, dai suoi devoti della Chiesa Greca e della Romana.

PASSI PARALLELI

1Samuele 1:11; 2:8; 2Samuele 7:8,18-19; Salmi 102:17; 113:7-8; 136:23; 138:6

Isaia 66:2; 1Corinzi 1:26-28; Giacomo 2:5-6

Luca 1:28,42; 11:27; Genesi 30:13; Malachia 3:12

49 49. Conciossiaché il Potente mi abbia fatte cose grandi;

È qui da osservarsi, che Maria attribuisce tutto a Dio, nulla a stessa, e così insegna alle future generazioni in qual senso avessero a chiamarla beata, cioè non come una che meritasse cosa alcuna da Dio, ma come una a cui era stata largita gran copia di grazia.

e santo è il suo nome.

Il nome, di Dio è usato spesso nella Scrittura per significare gli attributi della natura di Dio, o, come qui, Jehova medesimo, ed è quindi necessariamente santo, e merita, da tutti quelli che ne fanno uso, il più alto rispetto e la più profonda riverenza. L'usare spensieratamente, ossia il profanare il nome di Dio nel conversare ordinario, e il disonorarlo atrocemente con bestemmie e maledizioni, che fanno perfino gelare il sangue nelle vene di quelli che temono Iddio e lo amano, è uno dei peccati più flagranti del popolo Italiano, essendo comune a tutti i ceti; e non può mancar di attirare su di essi l'ira di Dio, siccome il Signore medesimo l'ha minacciato nel 3zo comandamento: «Non usare il NOME del Signore Iddio tuo invano; perciocché il Signore non terrà innocente chi avrà usato il suo nome invano» Esodo 20:7. Lettore! ricordatevi di questo, se mai aveste l'abitudine d'usare irriverentemente il santo nome di Dio Ezechiele 36:23.

PASSI PARALLELI

Genesi 17:1; Salmi 24:8; Isaia 1:24; 63:1; Geremia 10:6; 20:11

Salmi 71:19-21; 126:2-3; Marco 5:13; Efesini 3:20

Esodo 15:11; 1Samuele 2:2; Salmi 99:3,9; 111:9; Isaia 6:3; 57:15; Apocalisse 4:8; 15:4

50 50. E la sua misericordia è per ogni età, inverso coloro che lo temono.

«misericordia» significa compassione o commiserazione verso i miseri ed i colpevoli. In un senso generale, Davide ci dichiara che «le compassioni di Dio sono sopra tutte le sue opere» Salmi 145:9; in un senso più rigoroso, però, la misericordia di Dio è offerta a tutti i trasgressori, ma resta ef f ettivamente sopra «coloro che lo temono», cioè lo riveriscono e l'onorano. C'è una specie di timore che ha lo schiavo del suo padrone crudele, o che l'uomo ha d'un precipizio, della peste, o dei pericoli sconosciuti; ma questo non è il timore che dovremmo avere di Iddio. È, quest'ultimo il timore riverenziale che ha un figliuolo sommesso verso un padre amorevole e virtuoso; timore di dispiacergli, di disonorarlo con la nostra vita, di, far qualche cosa che egli abbia a disapprovare. Su coloro che hanno un tal timore discende la sua misericordia! o amorosa benevolenza. È questo quel «timore di Dio che è il principio della sapienza» Giobbe 28:28; Salmi 111:10; Proverbi 9:10.

PASSI PARALLELI

Genesi 17:7; Esodo 20:6; 34:6-7; Salmi 31:19; 85:9; 103:11,17-18; 115:13; 118:4

Salmi 145:19; 147:11; Malachia 3:16-18; Apocalisse 19:5

51 51. Egli ha operato potentemente col suo braccio,

Il braccio o la mano è il simbolo della forza tra gli uomini, e si applica quindi all'Onnipotente per denotare la sua potenza, sebbene in senso figurato, uno spirito non potendo avere forma o parti corporali. Whitby (Commentario), osserva su questa espressione: «La gran potenza di Dio è rappresentata dal suo dito, la maggiore dalla sua mano, la massima dal suo braccio. La produzione dei mosconi fu operata dal dito di Dio Esodo 8:19, gli altri suoi miracoli in Egitto furono operati dalla sua mano Esodo 111:20, la distruzione di Faraone e della sua oste nel Mar Rosso, dal suo braccio Esodo 15:6». Il linguaggio di Maria in questo versetto e nei seguenti, non ha alcuna riferenza particolare alla misericordia di Dio inverso lei individualmente. Dalla contemplazione della sua bontà inverso di lei, si innalza alla contemplazione della sua bontà e potenza in generale, e alla celebrazione delle lodi di Dio per le dimostrazioni della divina misericordia più o meno chiaramente manifestata, per mezzo di un Redentore, al popolo di Dio in tutti i secoli. E questa la natura della vera pietà! Esso, non termina nel pensare alla misericordia di Dio inverso di noi, ma pensa agli altri, e loda Iddio che anche gli altri son resi partecipi della sua misericordia, e che la sua bontà è manifestata in tutto le sue opere.

egli ha dissipati i superbi per lo proprio pensier del cuor loro.

(dissipato), usato solo nel Greco più recente, significa sparpagliare il grano come in atto di seminare o vagliare, ed è applicato qui da Maria all'esser delusi e frustrati i piani dei malvagi dalla infinitamente saggia e santa provvidenza di Dio.

PASSI PARALLELI

Esodo 15:6-7,12-13; Deuteronomio 4:34; Salmi 52:9; 63:5; 89:13; 98:1; 118:15

Isaia 40:10; 51:9; 52:10; 63:12; Apocalisse 18:8

Esodo 15:9-11; 18:11; 1Samuele 2:3-4,9,10; Giobbe 40:9-12; Salmi 2:1-6; 33:10

Salmi 89:10; Isaia 10:12-19; Geremia 48:29-30; Daniele 4:37; 5:25-31; 1Pietro 5:5

Genesi 6:5; 8:21; Deuteronomio 29:19-20; Romani 1:21; 2Corinzi 10:5

52 52. Egli ha tratti giù da' troni i potenti, ed ha innalzati i bassi.

Maria contempla probabilmente con lo sguardo retrospettivo la potenza divina spiegata nella liberazione degli Israeliti dall'Egitto e da Babilonia, e nell'abbassamento di Faraone, Sennacherib, Nebucadnesar, Belsasar e d'altri oppressori ancor più recenti, e nell'innalzamento di uomini come Giuseppe, Davide Daniele nonché lei medesima.

PASSI PARALLELI

Luca 1:18; 1Samuele 2:4,6-8; Giobbe 5:11-13; 34:24-28; Salmi 107:40-41; 113:6-8

Ecclesiaste 4:14; Ezechiele 17:24; Amos 9:11; Marco 6:3; Giacomo 1:9-10; 4:10

53 53. Egli ha ripieni di beni i famelici, e ne ha mandati vuoti i ricchi.

Gli aoristi nel vers. 51, e in questo, esprimono un principio generale, dimostrato in una successione di singoli esempi, secondo un'applicazione nota, sebbene peculiare, di quella forma del verbo. Un pensiero analogo è espresso in questi versetti mediante parecchie figure familiari, come povertà, fame, ricchezze e pienezza. Maria riconosce qui nel procedere di Dio, nell'aver Egli preferito tanti altri più di lei potenti, e che avrebbero desiderato un tale onore, e nell'aver prescelta una persona così insignificante come ella stessa, l'effetto di una delle più irresistibili leggi del suo regno.

PASSI PARALLELI

Luca 6:21; 1Samuele 2:5; Salmi 34:10; 107:8-9; 146:7; Ezechiele 34:29; Matteo 5:6

Giovanni 6:11-13,35; Giacomo 2:5; Apocalisse 7:16-17

Luca 6:24; 12:16-21; 16:19-25; 18:11-14,24-25; 1Corinzi 1:26; 4:8; Giacomo 2:6

Giacomo 5:1-6; Apocalisse 3:17-18

54 54. Egli ha sovvenuto Israele, suo servitore, per aver memoria della sua misericordia; 55. Siccome egli avea parlato ai nostri padri; ad Abrahamo ed alla sua progenie,

La «misericordia» (vers. 54), si riferisce chiarissimamente ad Abramo (vers. 55), come oggetto di essa, e quindi le parole interposte («siccome... padri»), si devono leggere come tra parentesi, Conf. Salmi 98:3. La promessa a cui si riferisce qui particolarmente è quella intorno al Messia, la quale stava allora per essere adempiuta, ma non sono escluse altre promesse riferentisi a misericordie già conferite alla casa di Israele.

55 in perpetuo.

Promessa questa di misericordia duratura, sempiterna sulla progenie credente di Abramo fino alle più tarde generazioni, ed anche indicava l'eterna perpetuità del regno del Messia, come è promesso espressamente, dall'angelo (vers. 33).

PASSI PARALLELI

Luca 1:70-75; Salmi 98:3; Isaia 44:21; 46:3-4; 49:14-16; 54:6-10; 63:7-16

Geremia 31:3,20; 33:24-26; Michea 7:20; Sofonia 3:14-20; Zaccaria 9:9-11

56 56. E Maria rimase con Elisabetta intorno a tre mesi poi se ne tornò a casa sua

Quando Maria arrivò a Jutta, Elisabetta era già nel sesto mese di gravidanza Luca 1:36, ed essendo rimasta circa tre mesi presso Elisabetta, lasciolla come il termine della sua cugina si avvicinava, e tornossene alla propria casa in Nazaret. Siccome ora la sua propria gravidanza non poteva più esser nascosta, è probabilmente in questa occasione che ebbero luogo gli avvenimenti ricordati al principio di Matteo, Vedi nota Luca 1:39 e Matteo 1:18-25.

PASSI PARALLELI

Genesi 12:3; 17:19; 22:18; 26:4; 28:14; Salmi 105:6-10; 132:11-17

Romani 11:28-29; Galati 3:16-17

RIFLESSIONI

l. Impariamo da questo passo, come si rallegrassero e si elevassero i cuori di queste sante donne, Elisabetta e Maria, per l'abboccamento che ebbe luogo tra esse. Come sono vere le parole d'un teologo antico: «Felicità partecipata si raddoppia. Il dolore si fa più grande col nasconderlo; la gioia con l'esprimerla». Dovremmo sempre considerare la comunione con gli altri credenti come un mezzo eminente di grazia. È un refrigerio, un ristoro, nel nostro viaggio per la via stretta, lo scambio d'esperienze spirituali coi nostri compagni di viaggio. Il guadagno è reciproco. È un soggetto a cui non si presta bastante attenzione e per conseguenza ne soffrono le anime dei credenti. Molti vi sono che «temono il Signore e pensano al nome suo», e tuttora dimenticano «di parlar sovente l'uno all'altro Malachia 3:16. Cerchiamo prima la faccia di Dio, quindi la faccia degli amici di Dio. Se così facessimo più spesso, e se maggiormente badassimo ai compagni coi quali usiamo, sapremmo molto meglio che cosa sia sentirsi «pieni dello Spirito Santo».

2. Impariamo, dall'esempio d'Elisabetta, a rallegrarci perché altri hanno ricevuto doni ed onori superiori ai nostri! Elisabetta, invece di sentirsi offesa per il più alto onore conferito a Maria, o d'esser restia a riconoscerlo, rallegrarsene si congratulò con essa e dichiarossi altamente onorata dalla sua degnazione nel visitarla. In opposizione diretta con tale spirito, noi siamo troppo pronti, per natura, a sentir gelosia e invidia di quelli che ci sorpassano. Anche tra i discepoli ci fu una contesa intorno a chi dovesse reputarsi il maggiore. E tuttavia il Cristiano deve imparare una lezione ben diversa, per quanto difficile essa possa essere. Deve senza dubbio cercare di riuscire eminente pei suoi propri sforzi e mediante l'aiuto divino; ma deve guardarsi premurosamente dal desiderio di mettersi in evidenza per l'altrui fallire, e da qualunque scontento perché gli altri si distinguano in qualche buona opera. «Siate inclinati», dice Paolo, «ad avervi gli uni agli altri affezione per amore fraterno; provenite gli uni gli altri nell'onore. Non facendo nulla per contenzione o vanagloria; ma per umiltà, ciascuno di voi pregiando altrui più che so stesso» Romani 12:10; Filippesi 2:3.

3. Elisabetta è ben degna d'ammirazione e d'imitazione riguardo alla sua fede. Quantunque da lungo tempo avesse oltrepassata l'età ordinaria dell'aver figliuoli, nessun sorriso d'incredulità, come quello che sfuggì a Sara, moglie di Abramo, in simili circostanze Genesi 18:12, sorse dal suo cuore; nessuna domanda, onde sciogliere difficoltà motivate da dubbiezze nella fede, sorse alle sue labbra, come ora, sorta a quelle di suo marito Zaccaria; ma tosto credette, con gioia e gratitudine, le notizie concernenti lei medesima; che le comunicò il marito di ritorno a Jutta. E nel caso della sua parente, ella insiste che, oltre l'onore conferitole, Iddio l'avea benedetta specialmente col donarle una fede forte, piena di fiducia nella sua promessa! Che altro noti è mai la storia dei santi di Dio, da Abele in poi, se non una narrazione di peccatori redenti, i quali credettero e furono così benedetti? E Maria dava prova d'essere anch'ella di questa santa compagnia. Nehemia sappiamo noi qualche cosa di questa fede preziosa, di questa fede che è l'opera di Dio manifestantesi negli «eletti di Dio?» Colossesi 2:12; Tito 1:2. Questa è di tutte le domande la più importante per noi. Non ci diamo riposo mai, finché non la conosciamo per propria esperienza; e una volta conosciutala, non cessiamo mai di pregare che la nostra fede cresca ognor più. Quando sarà alzato il gran trono bianco, e saranno aperti i libri, e i morti chiamati fuor dai sepolcri per ricevere la loro sentenza finale, allora gli uomini impareranno, se mai prima non l'impararono, come siano vere quelle parole: «Beati son coloro che han creduto».

4. In questo cantico della Vergine Maria, scopriamo con ammirazione la sua umiltà profonda. Colei che fu scelta da Dio all'alto onore di esser la madre del Messia, parla della propria bassezza, e riconosco il proprio bisogno di un Salvatore. Non profferisce una sola parola che dimostri reputarsi ella senza peccato e «immacolata»; ma, al contrario, usa il linguaggio d'una che, per la grazia di Dio, ha imparato a conoscere i propri peccati, e lungi dal poter salvare altrui, abbisogna essa stessa d'un Salvatore per la propria, anima. Possiamo affermare, senza tema d'andare errati, che nessuno sarebbe più ardente nel riprovare l'onore che si rende dalla Chiesa Romana alla Vergine Maria, che la Vergine Maria istessa. Mentre rifiutiamo fermamente di riguardarla qual Mediatrice o d'indirizzarle le nostre preghiere, imitiamo questa santa umiltà della madre di nostro Signore. L'umiltà è la grazia più alta che possa ornare il carattere del Cristiano. Ben dicea il vero quell'antico teologo il quale affermava: «l'uomo avere precisamente altrettanto Cristianesimo quanta umiltà».

5. Un altro fatto notevole, in questo inno, è la fermezza con cui Maria si atteneva stretta alle promesse di Dio. Essa conclude dichiarando, che egli ha operato «siccome egli avea parlato ai nostri padri, ad Abrahamo, ed alla sua progenie in perpetuo». Queste parole mostrano chiaramente ch'ella ricordava l'antica promessa fatta ad Abramo, Genesi 22:18, e ne aspettava il compimento nella nascita ormai vicina del suo figliuolo. Impariamo dall'esempio di questa santa donna a tener strette con ferma fede le promesse della Bibbia, essendo esse della più profonda importanza per la nostra pace. Le promesse sono per noi infatti la manna che dobbiamo mangiare, e l'acqua che dobbiamo bere ogni giorno, finché viaggiamo attraverso il deserto di questo mondo. «Noi camminiamo per fede», e questa fede si appoggia alle promesse di Dio, le quali sono tali da reggere certamente qualunque peso possiamo mettere sopra di esse. Troveremo un giorno, come Maria, che Iddio mantiene la sua parola, e che quel che egli ha detto lo farà a suo tempo.

57 Luca 1:57-80. NASCITA E CIRCONCISIONE DEL PRECURSORE. CANTICO DI ZACCARIA. FANCIULLEZZA DI GIOVANNI

Nascita, circoncisione e imposizione del nome Giovanni, Luca 1:57-66

57, or si compiè il termine di Elisabetta, per partorire; e partorì un figliuolo. 58. E i suoi vicini, e parenti, avendo udito che il Signore avea magnificata la sua misericordia inverso di lei, se ne rallegravan con essa.

Questo è il semplice racconto della nascita di quell'Elia che fu promesso, nelle ultime parole del Vecchio Testamento, come precursore del Signore. Non vi furono segni in cielo, né oracoli o miracoli in terra, per segnare il suo ingresso nel mondo; ma solo i vicini e i parenti di Elisabetta (la parola medesima che fu usata per denotare la parentela di Maria con lei), ai quali era nota la di lei gravidanza, quando udirono che era nato il fanciullo, si radunarono insieme per rallegrarsi con essa della bontà di Dio verso di lei.

PASSI PARALLELI

Luca 1:13; 2:6-7; Genesi 21:2-3; Numeri 23:19

Luca 1:25; Ruth 4:14-17; Salmi 113:9

Luca 1:14; Genesi 21:6; Isaia 66:9-10; Romani 12:15; 1Corinzi 12:26

59 59. Ed avvenne che, nell'ottavo giorno vennero per circoncidere il fanciullo,

L'ordinanza della circoncisione era comandato espressamente che dovesse celebrarsi l'ottavo giorno dalla nascita Genesi 17:12; Levitico 12:3, e questa legge era osservata così rigorosamente che si eseguiva nel Sabato, quando l'ottavo giorno cadeva in esso, quantunque fosse della natura delle opere servili che eran proibite nel giorno del riposo, Vedi Giovanni 7:22-23; Filippesi 3:5. Con la recisione del prepuzio, nel sacramento della circoncisione, pare si intendesse significare che la natura peccatrice si propaga con l'umana specie e che questa depravazione si ha da mortificare o distruggere nei credenti. In loro il «cuore» è circonciso ad amare il Signore e la ribellione e l'inimicizia sono gradatamente distrutte in esso, dalla grazia santificante. Questa ordinanza era il sacramento o il segno della rigenerazione - «il suggello della giustizia della fede» Romani 5:11, poiché la santità, ossia la circoncisione del cuore, è il suggello interno che il peccatore è giustificato per fede, come fu Abrahamo. Siccome il sacramento del battesimo sottentra alla circoncisione, nella dispensazione del Nuovo Testamento, abbiamo buona ragione di dedurre da ciò, contro quelli che sostengono potersi il battesimo amministrare solamente agli adulti, che il Nuovo Testamento, essendo una «dispensazione, migliore» e non già come la prima meramente un'«ombra delle cose avvenire», l'ordinanza del battesimo può anche amministrarsi legittimamente agli infanti figliuoli di genitori credenti, i quali infatti vengono per esso investiti esternamente del suggello del divino patto di grazia, appunto come l'infante Israelita, lo era per la circoncisione; altrimenti la dispensazione del Vecchio Testamento sarebbe stata, in fatto di privilegio, superiore a quella del Nuovo. Il rito non potea compiersi prima dell'ottavo giorno, perché la madre era cerimonialmente impura per sette giorni Levitico 12:12, come anche era impuro il, fanciullo pel contatto con essa, e quindi, finché continuava questa sua impurità cerimoniale, non era in condizione d'essere nel patto. Oltre a ciò, fino a che fosse trascorso quel lasso di tempo, era troppo debole per poter sostenere il dolore della circoncisione, il quale anche per gli adulti ora assai forte Genesi 34:25; Giosuè 5:8. Se un fanciullo moriva non circonciso, prima dell'ottavo giorno, non troviamo nulla nella Scrittura che ci autorizzi a conchiudere che non fosse salvato. Per parità di ragione possiamo giustamente concludere che il battesimo non è assolutamente necessario all'eterna salute degli infanti sotto la dispensazione cristiana. La legge Levitica non fissava alcun luogo determinato in cui dovesse farsi la circoncisione, né nominava alcuna determinata persona ad eseguirla, e quindi si praticava dalle donne Esodo 4:25, non meno che dagli uomini. I Giudei la operavano qualche volta nelle loro scuole o sinagoghe, non per necessità, bensì per aver più testimoni della ordinanza; ma il più delle volte praticavasi nella casa dei genitori, come appare evidente si facesse in questo caso, essendovi presente Elisabetta Luca 1:60.

e lo chiamavano Zaccaria, del nome di suo padre.

Era costume presso i Giudei di dare il nome all'infante, al momento della circoncisione Genesi 21:3-4, perché, dicono essi, quando Iddio istituì dapprima la circoncisione cangiò i nomi di Abramo e di Sara. Certamente questa usanza non ora parte alcuna dell'ordinanza, né c'era alcun comando divino di connetterla ad essa, sebbene in pratica lo si facesse. Nella Chiesa cristiana l'usanza di dare il nome ai fanciulli nel battesimo deriva da questo costume giudaico nella circoncisione. Non era d'uso chiamare il padre e il figlio con lo stesso nome, almeno nel periodo più antico della storia giudaica. Nel Vecchio Testamento, non troviamo esempio d'alcuna persona in Israele che fosse chiamata dal nome del padre; ma nei giorni in cui nacque Giovanni, pare che se ne fosse introdotta la consuetudine.

PASSI PARALLELI

Luca 2:21; Genesi 17:12; 21:3-4; Levitico 12:3; Atti 7:8; Filippesi 3:5

60 60. Ma sua madre prese a dire No; anzi sarà chiamato Giovanni.

Gli amici e gli ospiti proponevano con insistenza pel fanciullo, il nome di Zaccaria, probabilmente per fare un complimento al sacerdote, suo padre, ed erano ben lontani dall'aspettarsi alcuna opposizione alla loro proposta; soprattutto per parte di Elisabetta sua consorte amorosa e riverente. Ma la risposta di questa fu: "No; anzi sarà chiamato Giovanni". Si osservi in questa risposta come essa sia pienamente informata di tutto quanto era avvenuto tra l'angelo e il di lei marito nel tempio, la sua fede perfetta nella promessa di Dio, e il lume che ne porge a leggere ed intendere la sua osservazione a Maria, quando la salutò con queste parole sulla soglia della propria casa Luca 1:45: «Or beata è colei che ha creduto».

PASSI PARALLELI

Luca 1:13; 2Samuele 12:25; Isaia 8:3; Matteo 1:25

61 61. Ed essi le dissero: Non vi è alcuno nel tuo parentado che si chiami per questo nome 62. E con cenni domandarono al padre di esso, come voleva che egli fosse nominato.

Gli amici e i parenti rimostrando ancora che tra tutti i loro antenati nessuno avea mai portato il nome di Johannan (Giovanni), risolsero di appellarsene a Zaccaria stesso. Egli era sordo non meno che mutolo, altrimenti non avrebbero avuto bisogno di usar cenni per fargli capire.

PASSI PARALLELI

Luca 1:22

63 63. Ed egli chiesta una tavoletta,

Intendendo dai loro «cenni» l'oggetto su cui desideravano le sue istruzioni, si fece portare una tavoletta, la quale per le dimensioni, l'aspetto e l'uso a cui serviva corrispondeva ad una piccola lavagna ai giorni nostri. Era chiamata, secondo la sua dimensione: pinakion, ovvero pinakidion, suo diminutivo; ora fatta di legno di pino sottile, tutto coperto di cera, su cui scrivevano con uno stile di ferro, e la tavoletta più piccola (menzionata qui), era della grandezza, a un dipresso di un foglio di carta. Talvolta però era fatta di piombo, di rame o d'avorio. Questo modo di scrivere sulle tavolette rischiara diversi passi della Scrittura, come i seguenti: Proverbi 3:3; Isaia 30:8; Geremia 27:1; Abacuc 2:2; 2Corinzi 3:3.

scrisse in questa maniera: il suo nome è Giovanni.

L'ultimo scritto nel Vecchio Testamento termina con la parola maledizione Malachia 4:6. Questo che è il primo caso di scrittura menzionato nel Nuovo Testamento, incomincia con grazia, poiché Giovanni in Ebraico significa grazia o favore di Dio. Zaccaria era ora guarito dalla sua incredulità; ma ciò non era maraviglia or che era nato il fanciullo! Le parole dette da Gesù, dopo la sua risurrezione, all'incredulo Tommaso, avrebber potuto applicarsi con tutta proprietà a Zaccaria; «Perciocché tu hai veduto, Toma, tu hai creduto: beati coloro che non hanno veduto ed hanno creduto» Giovanni 20:29. Pure egli fa quel che può per mostrare il suo pentimento, e la fede nata in lui di recente, imperocché scrive sulla tavoletta: «Il suo nome è Giovanni», intendendo dire che l'angelo l'avea così chiamato, e che quindi non occorrevano altre dispute su tale argomento.

E tutti si maravigliarono,

dello strano nome, senza precedenti nella famiglia, e della unanimità con cui entrambi i genitori lo avean scelto, senza averne, per quel che pareva, tenuto consulto tra di loro, poiché, fino a quel momento, i congiunti e i parenti non avean contezza, almen pienamente, della circostanza della visione

PASSI PARALLELI

Proverbi 3:3; Isaia 30:8; Geremia 17:1; Habacuc 2:2

Luca 1:13,60

64 64. E in quello istante la sua bocca fu aperta, e la sua lingua sciolta; e parlava benedicendo Iddio.

La punizione di Zaccaria Luca 1:20, dovea continuare soltanto fino a che fossero compiuto le cose onde egli avea dubitato; non prima adunque sono adempite le parole dell'angelo, col suo imporre al fanciullo il nome di Giovanni Luca 1:13, che è liberato dal castigo e gli è resa la favella. Non è per nulla improbabile che i vicini e i parenti lo ritenessero colpito da paralisi e per conseguenza d'assai difficile guarigione, quindi è che rimasero attoniti quando tutto ad un tratto lo udirono parlare dopo nove mesi di silenzio. Il primo uso ch'egli fa della ricuperata loquela è d'offrir lode a Dio, con vera gratitudine, per la nascita del figlio, pel riacquisto della favella e dell'udito, e pel benefizio spirituale derivato all'anima sua, dal castigo col quale Iddio avea visitata la sua incredulità. Questo tributo di grazie si suppone da alcuni che sia stato offerto anteriormente al cantico che segue Luca 1:68; mentre altri credono che la benedizione fosse espressa nelle parole del cantico; solo che essendo di considerevole lunghezza, l'Evangelista l'abbia posposta finché avesse ricordato brevemente l'effetto prodotto da questi strani fatti, sul vicinato. Non è di grande importanza quale di queste congetture sia adottata dal lettore.

PASSI PARALLELI

Luca 1:20; Esodo 4:15-16; Salmi 51:15; Geremia 1:9; Ezechiele 3:27; 29:21; 33:22; Matteo 9:33

Marco 7:32-37

Salmi 30:7-12; 118:18-19; Isaia 12:1; Daniele 4:34-37

65 65. E spavento ne venne su tutti i lor vicini;

significa timore religioso, o riverenza, come è usato nei Atti 5:11; Romani 3:18; 1Pietro 1:17; 3:2. Questo avvenimento straordinario produsse negli animi degli abitanti di tutto il paese montagnoso della Giudea una più che ordinaria riverenza verso Dio, il cui potere si era dimostrato in modo così degno di nota.

e tutte queste cose si divolgarono per tutta la contrada delle montagne della Giudea.

Sebbene in quel tempo ciò fosse notissimo nella parte meridionale del paese, non pare che la fama di quanto era avvenuto giungesse a Gerusalemme. Sembra che gli Scribi e i Farisei non sapessero nulla di queste cose maravigliose, poiché s'indirizzarono a lui come ad un uomo affatto sconosciuto quando incominciò il suo pubblico ministero Giovanni 1:19-27.

PASSI PARALLELI

Luca 1:7:16; Atti 2:43; 5:5,11; 19:17; Apocalisse 11:11

Luca 1:39; Giosuè 10:6,40

66 66. E tutti coloro che l'udirono le risposero nel cuor loro, dicendo: Chi sarà mai questo fanciullo?

Vennero nella conclusione che un fanciullo la cui nascita era stata accompagnata da tante circostanze miracolose doveva esser destinato dalla provvidenza di Dio, a rappresentare una parte notevolissima sulla scena del mondo, e perciò notarono queste cose nella memoria risolvendo di tenerlo d'occhio, onde veder se, quando sarebbe divenuto un uomo, il suo carattere corrisponderebbe ad esse. Pure c'è ogni ragione di credere che lungo tempo prima che Giovanni comparisse in pubblico, tutte queste cose fossero dimenticate, e nemmeno fossero richiamate alla memoria dal suo meraviglioso successo come Profeta. In simile maniera, sebbene gli incidenti che accompagnarono poi la nascita del suo Signore fossero ancor più notevoli d'assai, non pare che alcuno li riponesse nel cuore, eccetto sua madre, e quando egli entrò nel suo pubblico ministero, niente indica che Gesù di Nazaret fosse mai riconosciuto per quel bambino di Betlemme che i Magi eran venuti da lontano ad adorare, e per la cui nascita gli angeli di Dio cantarono osanna, udendoli i pastori di quella regione.

E la mano del Signore era con lui.

Lachmann, Tischendorf, Lange, Alford, ed altri preferiscono la lezione perché a e, essendo sotto l'impressione che in questo passo Luca voglia dire: «Non ci stupisca che essi facciano una tale domanda, perché lo Spirito del Signore era sopra lui». La lezione del testo è la più corretta; sarebbe stato difficile discernere la mano del Signore in un bambino di otto giorni. Luca compendia in queste parole tutta la puerizia di Giovanni e conferma questo suo pensiero colle parole di Luca 1:80. «La mano del Signore», denota la sua potenza, e quando si dice esser essa con una persona, si ha da intendere in un senso favorevole. Qui viene a dire che la potenza di Dio era con Giovanni dalla sua nascita in poi, sì per le vigili cure e per l'aiuto della sua provvidenza, e sì per le speciali, abbondanti, illuminanti e santificanti influenze della sua grazia, Vedi altri esempi: 1Re 18:46; 2Re 3:15; Salmi 80:18; Atti 11:21.

67 

Cantico di Zaccaria Luca 1:67-79

67. E Zaccaria, suo padre fu ripieno dello Spirito Santo, e profetizzò, dicendo:

Dall'alto elogio fatto di Zaccaria, come pure di sua moglie Elisabetta Luca 1:6, è accertato che egli era già prima benedetto in abbondante misura con tutti i lumi ordinari e le influenze santificanti dello Spirito Santo. Ora tuttavia ne sperimentò la influenza straordinaria, essendo ispirato a profetizzare, come «i santi uomini di Dio hanno parlato, essendo sospinti dallo Spirito Santo» 2Pietro 1:21. Profetizzare nel senso scritturale significa tanto il predire gli eventi futuri, quanto il rivelare ed esporre il volere di Dio sotto la direzione infallibile dello Spirito di verità. In amendue questi sensi profetizzò allora Zaccaria; imperocché in quel che parlò, predisse varie cose intorno a Giovanni e al Cristo; ed anche si estese in modo molto istruttivo sulla natura e la beatitudine della salvazione. La voce della profezia era rimasta mutola nella Chiesa giudaica, dai giorni di Malachia in poi, per lo spazio di 400 anni. Il ridestarsi di essa in Zaccaria, appunto innanzi l'alba del vangelo, è una prova che entrambe le dispensazioni sono parti dello stesso sistema divino, e son collegate insieme dall'influenza e dai doni profetici dello Spirito Santo. Questo cantico o inno è affatto ebraico nel concetto e nella forma, e potrebbe tradursi in quella lingua quasi parola per parola. Oltre all'interesse intrinseco che possiede per ogni Cristiano, serve a dimostrarci esattamente in quali vedute religiose fosse educato Giovanni dal padre. Si divide in due parti, la prima delle quali si riferisce direttamente ed esclusivamente al Messia., e la seconda pure a Cristo, non però direttamente, ma come proclamato dal suo profeta e precursore.

PASSI PARALLELI

Luca 1:15,41; Numeri 11:25; 2Samuele 23:2; Gioele 2:28; 2Pietro 1:21

68 68. Benedetto sia li Signore Iddio di Israele;

Questo titolo è usato per indicare la relazione in cui era Iddio verso Israele al momento in cui stava per apparire così manifestamente la sua fedeltà come loro Dio, secondo il patto suo. Il titolo era antichissimo 1Cronache 29:10; Salmi 72:18. Conviene tuttavia aver presente che Israele, come una nazione prescelta fra tutte l'altre, era un tipo degli eletti di Dio, tanto di quelli già raccolti, come di quelli che doveano ancora, esser raccolti, da tutte le nazioni del mondo, nella Chiesa di Cristo. Zaccaria nel mentre offre in queste parole il suo proprio tributo di lode, esprime nel tempo stesso il desiderio che Iddio sia onorato e lodato universalmente per la sua fedeltà alle proprie promesse.

perciocché egli ha visitato, e riscattato il suo popolo

(cioè visitato per redimerlo). Nel Vecchio Testamento Dio è detto «visitare» principalmente in giudizio, ma nel Nuovo Testamento in misericordia. (riscatto), ora prescritto dalla legge di Mosè per riscattare una cosa legalmente perduta, o una persona caduta in ischiavitù. Jehova, nel Vecchio Testamento, è chiamato frequentemente il Redentore del suo popolo, perché li liberò dal giogo oppressore dei loro nemici terreni, e più specialmente dalla schiavitù d'Egitto Deuteronomio 7:8; 13:5; Salmi 70:6; Isaia 41:14. Ma nel N. T. la parola ai applica particolarmente al Signor Gesù Cristo, come quegli che ha riscattato l'uman genere, col prezzo del suo proprio sangue, dall'ira di Dio 1Tessalonicesi 1:10; Ebrei 9:12-14; dalle conseguenze del peccato Efesini 1:7; Colossesi 1:14; Apocalisse 5:9; e dalla potenza dei nemici spirituali Tito 2:14; Ebrei 2:14-15; 1Pietro 1:18. Le vedute di Zaccaria intorno a questo avere «Iddio visitato e riscattato il suo popolo» dovevano essere molto indistinte e imperfette. È probabile che partecipasse alle idee prevalenti tra i suoi compatriotti intorno al regno terreno del Messia, e alla liberazione dai loro nemici con la spada e con la lancia; ma nel mentre le parole messegli in bocca dallo Spirito di Dio, avrebbero potuto naturalmente risvegliare tali immagini terrene nella mente d'un Giudeo dominato da siffatti pregiudizi, erano egualmente adatte ad esprimere i concetti più spirituali della redenzione che è in Cristo Gesù. Tale è, il senso che noi dobbiamo dare al linguaggio di Zaccaria, sebbene possa darsi che egli non comprendesse appieno il significato delle parole che gli dettava lo Spirito Santo.

PASSI PARALLELI

Genesi 9:26; 14:20; 1Re 1:48; 1Cronache 29:10,20; Salmi 41:13; 72:17-19; 106:48

Efesini 1:3; 1Pietro 1:3

Luca 7:16; 19:44; Esodo 3:16-17; 4:31; Salmi 111:9; Efesini 1:7

69 69. E ci ha rizzato il corno della salute,

significa una potente salute, o un potente Salvatore, ed è equivalente il corno della salute nel 2Samuele 22:3, dove lo s'incontra come un titolo di Jehova. Il corno è ornamento insieme ed arma offensiva e difensiva dell'animale che lo possiede; la sua forza è nel suo corno. E usato quindi come emblema della dignità e della potenza nell'uomo Deuteronomio 33:17; Salmi 75:6; e nei tempi antichi tra i Giudei, come tuttora tra gli Abissini, i re e i guerrieri portavano un corno sui loro elmi. La figura è, usata frequentemente per esprimere il potere reale sì di Davide che del «Signore di Davide» Salmi 89:25; 92:11; 132:17; Ezechiele 29:21. Qui non c'è riferenza alcuna ai «corni dell'altare», perché la figura non è qui usata a suggerir l'idea del rifugiarsi in un santuario 1Re 2:28, ma d'una potenza, protettrice dei buoni, e punitrice dei malvagi.

nella casa di Davide, suo servitore;

Questo dimostra che Maria, non meno che Giuseppe, doveva appartenere alla linea reale dal lato suo proprio. È dubbio se Zaccaria sapesse nulla di Giuseppe; e se anche sapeva che egli era il promesso sposo di Maria, ad ogni modo non potea sapere e nemmeno immaginare che dopo quel che era seguito, l'avrebbe ancor ricevuta come sua Moglie.

PASSI PARALLELI

1Samuele 2:10; 2Samuele 22:3; Salmi 18:2; 132:17-18; Ezechiele 29:21

2Samuele 7:26; 1Re 11:13; Salmi 89:3,20-37; Isaia 9:6-7; 11:1-9; Geremia 23:5-6

Geremia 33:15-26; Ezechiele 34:23-24; 37:24-25; Amos 9:11; Marco 11:10; Romani 1:2-3

Apocalisse 22:16

70 70. Secondo ch'egli, per la bocca de' suoi santi profeti, che sono stati d'ogni secolo, ci avea promesso;

(lett. dalla età). I Giudei dividevano il tempo in due età - l'età dalla creazione al Messia, e l'età dal Messia alla consumazione di tutte le cose. Il senso dell'espressione qui è che il grande evento che, ora stava per attuarsi era stato predetto fin dalle prime età. Confr. 1Pietro 1:10-12; Apocalisse 19:10. Uno studio diligente del Vecchio Testamento è quanto richiedesi a provare che il Redentore, nella sua venuta, nel suo carattere, e nella sua opera, è l'argomento principale che pervade le scritture dei profeti, dalla prima predizione della «progenie della donna» Genesi 3:15, a quella di Malachia 4:2, del «Sole della giustizia».

PASSI PARALLELI

2Samuele 23:2; Geremia 30:10; Marco 12:36; Atti 28:25; Ebrei 3:7; 2Pietro 1:21; Apocalisse 19:10

Luca 24:26-27,44; Genesi 3:15; 12:3; 49:10; Daniele 9:24-27; Atti 3:21-24; 1Pietro 1:12

71 71. Salvazione da' nostri nemici, e di man di tutta coloro che ci odiano;

Qualunque interpretazione le aspirazioni e i desiderii carnali dei Giudei potessero indurli a dare a passi scritturali come questo, la cosa principale che intendeva esprimersi con tali dichiarazioni era, senza dubbio, la liberazione degli individui credenti dai loro nemici spirituali, cioè dal peccato, da Satana e dal mondo, per mezzo della grazia redentrice.

PASSI PARALLELI

Luca 1:74; Deuteronomio 33:29; Salmi 106:10,47; Isaia 14:1-3; 44:24-26; 54:7-17; Geremia 23:6

Geremia 30:9-11; 32:37; Ezechiele 28:26; 34:25,28; 38:8; Sofonia 3:15-20

Zaccaria 9:9-10; 1Giovanni 3:8

72 72. Per usar misericordia inverso i nostri padri,

Questo si fonda sul fatto ben noto che la misericordia dimostrata ai figliuoli si considera come misericordia inverso i genitori. «I loro padri», dice il Lange, «nella loro generazione avean pianto sulla decadenza della nazione, ed erano or viventi con Dio, per riguardare dal cielo al compimento del tempo» Galati 4:4.

e ricordarsi del suo santo patto

Quando la parola «patto» è, usata nella Scrittura in connessione con gli uomini caduti, significa talvolta una promessa, talvolta un comando, talvolta una legge durevole data da Dio alle sue creature. In questo luogo significa la promessa fatta da Dio ad Abrahamo, come lo dimostrano chiaramente i versetti seguenti. Da questo versetto veniamo a conoscere che le benedizioni della salvazione comprata da Cristo si estesero ai patriarchi del tempo addietro, e in generale a tutti i credenti del V. T. Ciò nondimeno la misericordia era allora meno chiara e men chiaramente intesa, cosicché può dirsi che la venuta di Cristo la compì o la completò.

PASSI PARALLELI

Luca 1:54-55; Genesi 12:3; 22:18; 26:4; 28:14; Salmi 98:3; Atti 3:25-26; Romani 11:28

Ebrei 6:13-18

Genesi 17:4-9; Levitico 26:42; Salmi 105:8-10; 106:45; 111:5; Ezechiele 16:8,60

Galati 3:15-17

73 73. (Secondo il giuramento fatto ad Abrahamo, nostro padre);

La parola secondo supplita dal Diodati, non si riscontra nel greco, in cui il «giuramento» evidentemente è sinonimo del «santo patto» del vers. 72, e non richiede alcuna parentesi. Questo patto dato dapprima ad Abrahamo in forma di promessa, fu poi confermato dal giuramento di Dio, Confr. Genesi 22:16-17; Ebrei 4:13-16. L'opera intera del Messia e il regno ch'egli dovea stabilire, son qui rappresentati come «misericordia» promessa, e pattuita con un giuramento, da adempiersi gloriosamente «nel compimento del tempo».

PASSI PARALLELI

Genesi 22:16-17; 24:7; 26:3; Deuteronomio 7:8,12; Salmi 105:9; Geremia 11:5; Ebrei 6:16-17

74 74. Per concederci che liberati di man de' nostri nemici, gli servissimo senza paura. 75. In santità, ed in giustizia, nel suo cospetto, tutti i giorni della nostra vita.

Le parole della vita non si trovano nei più autorevoli MSS. o in molte delle Versioni antiche, il versetto terminando con «tutti i giorni nostri». Che Zaccaria avesse, come pensano alcuni, o non avesse, in vista nemici temporali, quali erano stati in passato i Macedoni sotto Antioco, ed erano ai suoi giorni i Romani, è certo che lo Spirito d'ispirazione ci insegna in questi versetti che la principale benedizione contemplata nel patto con Abrahamo non era il potere o lo splendore temporale dei suoi discendenti secondo la carne, ma, come si è detto, la liberazione della sua progenie da tutti i nemici spirituali; la salvazione dal peccato e dalla sua potenza. Quantunque dovessero esser liberati dallo spirito di timore e servitù, tuttavia non doveano esser prosciolti dalle obbligazioni religiose e morali, ma al contrario esser tenuti e posti in grado di servire Iddio in santità, cioè in quei doveri religiosi che si riferiscono più immediatamente a Dio; ed in giustizia, cioè nell'esercizio della giustizia e d'ogni altra virtù a cui sono obbligati gli uomini verso i loro simili. E questo servigio doveano compierlo «nel suo cospetto», ricordandosi ch'egli era loro testimonio e sarebbe il loro giudice, e compierlo non già occasionalmente o per un tempo limitato, ma «tutti i loro giorni». Queste parole: «santità e giustizia», sono una confutazione sufficiente dell'idea, la quale, come dicemmo più sopra, si fanno alcuni, che tutto quanto l'argomento di questo cantico sia la grandezza temporale teocratica del Messia. «Quanto comprensiva», scrive il Professore Brown, «è la veduta che qui ci è data dell'opera del Messia:

1. Lo scopo della redenzione»: che «gli servissimo», cioè «il Signore Iddio di Israele» Luca 1:68. La parola usata qui, significa il servigio o culto religioso, e accenna al sacerdozio dei credenti sotto il Nuovo Testamento Ebrei 13:10,15.

2. La natura di questo servigio: «in santità ed in giustizia nel suo cospetto» Confr. Salmi 56:14.

3. La sua libertà: «liberati di man de' nostri nemici».

4. La sua sicurezza: «senza paura».

5. La sua durata: «tutti i giorni della nostra vita».

PASSI PARALLELI

Luca 1:71; Isaia 35:9-10; 45:17; 54:13-14; 65:21-25; Ezechiele 34:25-28; 39:28-29

Sofonia 3:15-17; Zaccaria 9:8-10; Romani 6:22; 8:15; 2Timoteo 1:7; Ebrei 2:15; 9:14

Apocalisse 2:10

76 76. E tu, o piccol fanciullo,

Qui comincia la seconda parte di questo cantico, in cui Zaccaria parla di Giovanni, e benedice Dio per l'opera di preparazione che doveva farsi per mezzo di lui. È ben degno d'attenzione quanto questo cantico è esente di ogni egoismo, e d'ogni vanità personale per parte di Zaccaria. In tutto il corso di esso non fa menzione alcuna dell'esser egli il padre di quel fanciullo, non lo chiama figliuol mio, o figlio mio, ma «tu, o piccol fanciullo», come se la relazione figliale verso lui stesso fosse assorbita nella relazione verso di uno più grande di entrambi.

sarai chiamato Profeta dell'Altissimo;

Siccome «l'Altissimo» è un titolo applicato nella Scrittura soltanto al supremo eterno Iddio, è inconcepibile che lo Spirito d'Ispirazione abbia ad applicar questo termine, come è applicato qui innegabilmente a Gesù, e nell'inciso seguente quando lo chiama Signore, ossia Jehova, s'egli non fosse veramente «Dio sopra tutti, benedetto in eterno» Romani 9:5.

perciocché tu andrai davanti alla faccia del Signore (Jehova) per preparare le sue vie;

La profezia, dopo esser cessata nella Chiesa Giudaica fin dai giorni di Malachia 400 anni prima, doveva ora rivivere nella persona di questo fanciullo, sì nella forma del predire la venuta del Messia e sì nella esposizione ispirata della volontà di Dio quale è contenuta nelle Scritture del Vecchio Testamento. Quando fu percorsa la sua carriera, il Signore stesso rendè testimonianza quanto fedelmente egli avesse compiuta la missione affidatagli Luca 7:26-28. Vi sono nel Vecchio Testamento due predizioni ben note, le quali si riferivano specialmente a Giovanni come al precursore dell'Altissimo, e al preparatore delle sue vie Isaia 40:3; Malachia 3:l. Pei doveri del Precursore vedi Nota Marco 1:2.

PASSI PARALLELI

Deuteronomio 6:2; Salmi 105:44-45; Geremia 31:33-34; 32:39-40; Ezechiele 36:24-27; Matteo 1:21

Efesini 1:4; 2:10; 4:24; 1Tessalonicesi 4:1,7; 2Tessalonicesi 2:13; 2Timoteo 1:9; Tito 2:11-14

1Pietro 1:14-16; 2Pietro 1:4-8

77 77. Per dare al suo popolo conoscenza della salute, in remissione de' lor peccati;

Era questo il metodo col quale il Precursore dovea preparare la via del Signore, cioè far nota al popolo la salvazione non dai nemici temporali, ma dalla morte eterna, mediante la remissione dei peccati. E così vediamo che il ministero di Giovanni fu non solo adatto, ma efficace a tale intento, Confr. Matteo 3; Luca 3. Egli cominciò col procurare di risvegliare nel popolo il convincimento del peccato, e la necessità del pentimento, cangiamento d'animo e di proposito, e fatto questo, doveva seguitare la confessione dei peccati. «Ed erano battezzati da lui nel Giordano, confessando i lor peccati Matteo 3:6. Come necessario accompagnamento del vero pentimento, egli esponeva la necessità «di fare frutti degni d'essa». E finalmente li indirizzava ad «uno più potente di lui», il quale doveva apparire immediatamente dopo, cioè all'«Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo».

PASSI PARALLELI

Luca 3:3,6; Marco 1:3-4; Giovanni 1:7-9,15-17,29,34; 3:27-36; Atti 19:4

Luca 7:47-50; Atti 2:38; 3:19; 5:31; 10:43; 13:38-39; Romani 3:25; 4:6-8; Efesini 1:7

78 78. Per le viscere della misericordia dell'Iddio nostro

Tra gli antichi il capo era considerato come la sede delle cognizioni, e la regione del cuore e dello stomaco (sotto il nome comprensivo: le viscere o gli intestini), come la sede degli affetti. L'espressione è qui usata con la massima proprietà per denotare la libera, forte e impareggiabile compassione di Dio nel salvare i peccatori per mezzo di Cristo.

per quali l'Oriente da alto ci ha visitati;

L'aurora o l'alba è qui usata in senso spirituale, come emblematica di Cristo e della sua salvazione. E detto che viene «da alto», perché la luce del vangelo illumina dal cielo; Dio n'è l'autore, e per la misericordia di lui ella splende sugli uomini. La parola anatole, o nascer del sole, che qui s'incontra, è usata dai LXX per tradurre l'Ebraico tzema, germoglio, dovunque s'incontra nei profeti. È usata una volta da Isaia 4:2; due volto da Geremia 23:5; 33:15; e due altre volte da Zaccaria 3:8; 6:12, evidentemente come un nome proprio di Cristo, e in tutti questi passi è tradotta nei LXX con la parola anatole, o nascer del sole. Che questo sia qui il significato suo proprio è manifesto non solo dalla sua concordanza col titolo: «il sole della giustizia» dato a Cristo da Malachia 4:2, in connessione alla venuta di Elia, ma anche dal verbo rilucere nel vers. seguente.

PASSI PARALLELI

Salmi 25:6; Isaia 63:7,15; Giovanni 3:16; Efesini 2:4-5; Filippesi 1:8; 2:1; Colossesi 3:12

1Giovanni 3:17; 4:9-10

Numeri 24:17; Isaia 11:1; Zaccaria 3:8; 6:12; Malachia 4:2; Apocalisse 22:16

79 79. Per rilucere a coloro che giacevano nelle tenebre, e nell'ombra della morte;

In queste ultime parole del cantico di Zaccaria c'è, riferimento ai passi del Vecchio Testamento, Vedi in ispecie Isaia 9:1; 60:1-2, in cui il Salvatore è descritto come la luce del mondo chiuso nella notte d'ignoranza e d'alienazione da Dio, Vedi Nota Matteo 4:16. Lo sguardo di Zaccaria si spinge qui assai più in là d'Israele. Egli contempla gli uomini privi della luce della verità e della vita, sedenti nelle tenebre e nell'ombra della morte; ma vede in ispirito il Sole della giustizia levarsi e splendere sopra essi tutti. È questo il grande scopo per cui è detto che il Salvatore viene al mondo Isaia 42:6-7, per

indirizzare i nostri piedi nella via della pace.

La figura è presa dai viaggiatori che essendo sorpresi dalla notte non sanno che cosa fare, ed aspettano il nascer del sole che guidi i loro passi. Cristo è «la luce del inondo», la sua parola è «una lampana ai nostri piedi e un lume ai nostri sentieri», il vangelo ci schiude l'unica via di trovar la pace con Dio, la pace della coscienza, la pace coi nostri simili e la pace eterna oltre la tomba. Il cantico di Zaccaria è meno regolare nella sua composizione di quel di Maria. Probabilmente non fu pubblicato o generalmente conosciuto nella sua forma definitiva, durante la vita di Zaccaria, o quella forse di suo figlio; ma siccome senza dubbio, venne scritto e copiato, dovette conservarsi nella famiglia. Che Luca, fra tutti gli Evangelisti, abbia ottenute e conservate queste composizioni è in pieno accordo col suo carattere e con le sue abitudini, come sono indicate nei vers. Luca 1:1-4; ed anche con l'ipotesi ch'egli scrivesse il suo Vangelo in Cesarea, durante la prigionia di Paolo, dove e quando ebbe ampia opportunità di praticare indagini tra i familiari di nostro Signore e del Battista.

PASSI PARALLELI

Luca 2:32; Isaia 9:2; 42:7,16; 49:6,9; 60:1-3; Matteo 4:16; Giovanni 1:9; 8:12; 9:5

Giovanni 12:46; Atti 26:18; Efesini 5:8; 1Tessalonicesi 5:4-5; 1Giovanni 1:5-7

Giobbe 3:5; 10:22; Salmi 23:4; 44:19; 107:10,14; Geremia 2:6

Salmi 25:8-10,12; 85:10-13; Proverbi 3:17; 8:20; Isaia 48:17,22; 57:19-21; 59:8

Geremia 6:16; Matteo 11:28-29; Romani 3:17

80 

Fanciullezza di Giovanni Luca 1:80

80. E il piccol fanciullo cresceva, e si fortificava in ispirito;

Formola di conclusione, la quale, delineando in contorni generali il progresso corporeo, intellettuale e spirituale del Battista, e parlando della sua vita, insino al tempo della sua comparsa nel pubblico suo ministero, pon fine alla storia di famiglia di Zaccaria. Una formola identica chiude similmente la storia di Maria Luca 2:40,52.

e stette nei deserti, infino al giorno ch'egli si dovea mostrare ad Israele.

Ciò si riferisce al Luca 1:15, e denota il modo nazireo della vita del Battista. Il deserto era probabilmente quello della Giudea che comprendo la regione incolta posta all'O. del Mar Morto e della valle del Giordano. Ritiratosi in questo deserto fin dalla fanciullezza, solo con Dio, e libero da ogni influenza rabbinica, il suo spirito dovea educarsi, come quello di Mosè nel deserto del Sinai. per la grand'opera che gli stava davanti. Gli Esseni (Vedi Sette Giudaiche) abitavano in quelle parti, ma se esercitarono qualche influenza sopra di lui, dovette essere di natura affatto generale, poiché le loro vedute erano totalmente diverse dalle sue.

PASSI PARALLELI

Luca 1:15; 2:40,52; Giudici 13:24-25; 1Samuele 3:19-20

Matteo 3:1; 11:7; Marco 1:3-4

Giovanni 1:31

RIFLESSIONI

l. Nelle benevole attenzioni dei parenti e vicini d'Elisabetta abbiamo un rimarchevole esempio della benevolenza che tutti ci dobbiamo gli uni agli altri. La scambievole simpatia nelle gioie e nei dolori costa poco, eppure è un seme di efficacia potentissima, ed ha una immensa influenza sul benessere e sulla tranquillità della società considerata nel suo complesso. Una amorevole parola di congratulazione, o di consolazione, o un atto cortese, per quanto insignificante, si dimentica di rado, da un cuore reso particolarmente suscettibile, dai lieti o tristi annunzi. I seguaci di Cristo farebbero bene a ricordare e praticare questa grazia, la quale presenta il più notevole contrasto con quell'egoismo che induce l'uomo a restringermi entro la sfera delle piccole cose proprie, e lo rende indifferente alle gioie e ai dolori degli altri. È uno degli ornamenti del carattere Cristiano, che ne manifesta la bellezza agli occhi degli uomini, ed è ingiunto da precetti come i seguenti: «Non riguardate ciascuno al suo proprio, ma ciascuno riguardi eziandio all'altrui» Filippesi 2:4. «Rallegratevi con quelli che sono allegri, piangete con quelli che piangono» Romani 12:15.

2. L'analogia che la gran maggioranza dei Cristiani ritiene esistere tra la circoncisione sotto il Vecchio Testamento e il battesimo sotto il Nuovo, è posta in sodo non solamente dalla natura e dal significato simbolico delle istituzioni stesse, ma anche dalla testimonianza espressa della Scrittura. Il linguaggio di Paolo Colossesi 2:11-13 è molto esplicito. In questo passo, l'Apostolo, affin di svezzarli dalle cerimonie della legge, dimostra ai Colossesi essere essi compiti in Cristo avendo in lui tutte le benedizioni spirituali, ed anche tutte le necessarie ordinanze; e più particolarmente che, quantunque non avessero alla lettera la circoncisione, non solo avevano il cangiamento salutare da essa significato, ma eziandio un'altra ordinanza, cioè il battesimo, il quale, (come per l'addietro la circoncisione), serviva a rappresentare tale cangiamento. Ora, siccome l'ordinanza giudaica era amministrata nell'infanzia, ne segue doversi l'ordinanza cristiana amministrar pur essa nell'infanzia; altrimenti la dispensazione cristiana, invece di essere superiore alla giudaica, le sarebbe, per questo riguardo, inferiore. In quanto alle varie obiezioni che soglionsi addurre contro la ragionevolezza di questa dottrina, a motivo dell'esser gli infanti incapaci di comprendere o di prestare il loro assenso all'atto che si celebra, è ovvia la risposta che queste obiezioni, se avessero qualche valore, l'avrebbero avuto egualmente contro l'ordinanza giudaica, che Dio avea par comandato si dovesse amministrare agli infanti.

3. La condotta di Zaccaria, allorquando fu circonciso il suo bambino, ci offre un luminoso esempio della virtù benefica dell'afflizione. Sebbene «tardo di cuore a credere tutte le cose» che Gabriele gli avea dette nel tempio, la pronta decisione con cui adottò il nome di Giovanni dimostra chiaro che, in quel punto, ci credeva pienamente tutto quanto l'angelo gli avea rivelato intorno al fanciullo. Non invano era rimasto sordo e muto per nove mesi, egli era ora non più «incredulo, anzi credente». Facciamo adunque in modo che le nostre afflizioni crescano salutari anche a noi. Nel tempo dell'avversità preghiamo fervorosamente, affinché possiamo imparare saggezza dalla verga, e non indurare i nostri cuori contro Dio. «Le afflizioni santificate», dice un antico teologo, «sono avanzamenti spirituali». Il dolore che ci umilia e ci spinge ad accostarci di più a Dio, è una benedizione e un puro guadagno. Nessun caso è più disperato di quello di colui che nel tempo dell'afflizione volge le spalle a Dio. Consultate 2Cronache 28:22, e notate con tremore il marchio terribile ivi impresso ad uno dei Apocalisse di Giuda.

4. Dovette esser sorgente di gran consolazione per Zaccaria il sapere che il suo figliuolo, un giorno, sarebbe «grande nel cospetto del Signore»; ma intanto ch'egli era ancor giovinetto, sotto la sua cura e disciplina, come dovea sentir profonda nel cuore la gratitudine verso Dio, nello scoprire ogni giorno novelle prove che «la mano del Signore era con lui!» Noi sappiamo ch'ei fu ripieno dello Spirito Santo, fin dal ventre di sua madre, e possiamo capire il senso di queste parole, sì dalla promessa che precedette la sua nascita, che dal tenore della sua vita susseguente. I genitori Cristiani non possono avere individualmente la promessa che i loro figliuoli saranno «grandi nel cospetto del Signore», come strumenti nel far progredire il regno di Cristo; ma possono almeno innalzare costanti preghiere che «la mano del Signore sia con essi», rendendoli docili e pieghevoli, incominciando, di buon'ora, l'opera della grazia nei loro cuori, e guidandoli avanti nella conoscenza, nell'amore e nel timor di Dio. Così dovrebbero agire ora i padri e le madri inverso i loro figli; dovrebbero ammaestrarli secondo la via che han da tenere», se fanno ciò, hanno la promessa di Dio, che non si dipartiranno da essa, non pur quando saran diventati vecchi» Proverbi 22:6.

5. Mentre ai Gentili credenti, che erano per la nascita «alieni dalla casa d'Israele e stranieri al patto della promessa», il vangelo venne con tutta la franchezza d'una irresistibile novità, al divoto israelita venne, invece, con tutto l'incanto d'antiche e sovente ripetute promesse finalmente avverate, e di speranze divinamente accese, ma protratte per lungo tempo, e infine inaspettatamente realizzate. Si è quest'ultima veduta del vangelo che regna nel nobile cantico di Zaccaria, in cui ei vede Iddio, memore della sua grazia e fedeltà inverso la casa d'Israele, realizzare lo scopo utilissimo dell'antica economia, ed introdurre il suo popolo alla beatitudine d'una presente salvazione e alla dignità di servire liberi e senza tema quell'Iddio che avea stabilito con essi il suo patto.

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