Matteo 4:1-11

1 CAPO 1 - ANALISI

1. La tentazione nel deserto. Gesù entrò nel suo pubblico ministero dopo aver ricevuto il battesimo dello Spirito Santo. Conveniva che, come «secondo Adamo» venuto per porre rimedio alla rovina cagionata dal primo Adamo, egli incontrasse il principe delle tenebre, al principio del suo ministerio, nello stesso modo in cui l'aveva incontrato il primo Adamo, al principio della sua carriera di prova, come rappresentante di tutta la sua posterità. Perciò questo capitolo ci narra l'assalto dato da Satana al Figliuolo dell'uomo nel deserto. Egli è scritto espressamente per nostra norma ed istruzione che Gesù non si gettò di proprio impulso nella via della tentazione, ma fu condotto dallo Spirito nel deserto Sebbene dalla narrazione di Matteo sembri risultare che le tentazioni cominciassero dopo i quaranta giorni di digiuno, pure, secondo gli altri Evangelisti, è chiaro che il Salvatore fu assalito da Satana per tutto il tempo del suo soggiorno nel deserto, e che le tentazioni narrate in questi versetti furono le ultime e le più formidabili Matteo 1:1-11.

2. Gesù comincia il suo ministero in Galilea, al quale Matteo come Marco e Luca, passa subito, omettendo la seconda visita di Gesù a Giovanni Battista sulle sponde del Giordano, la testimonianza resa da questi al Salvatore come all'«Agnello di Dio», e la prima Pasqua che Gesù celebrò in Gerusalemme dopo il principio del suo ministerio Giovanni 1:29-54;2:13, ecc. Matteo ci fa osservare che Cristo scelse Capernaum per suo soggiorno durante il tempo del suo ministerio, affine di compiere un'antica profezia; mentre Luca 4:28-29, considera quella circostanza come conseguenza delle minacce degli abitanti di Nazaret Matteo 4:12-16.

3. Simon Pietro ed Andrea suo fratello sono chiamati da Cristo, mentre stanno pescando nel lago di Galilea; essi sono invitati a lasciare le loro reti per divenire «pescatori d'uomini», seguitando Gesù. Si deve distinguere quest'appello dalla loro prima vocazione alla fede in Gesù Cristo Giovanni 1:35-42. Similmente sono chiamati i figli di Zebedeo Matteo 4:18-22.

4. Cristo attira l'attenzione delle moltitudini predicando il regno dei cieli, ed operando guarigioni miracolose, talché la sua fama percorre non soltanto la Giudea e la Galilea, ma anche la Siria Matteo 4:23-25.

Matteo 4:1-11. GESÙ TENTATO NEL DESERTO Marco 1:12-13; Luca 4:1-13

1. Allora Gesù fu condotto

Secondo Marco ciò accadde subito dopo il battesimo. Egli passò ad un tratto dall'apice degli onori, all'umiliazione la più profonda. Marco, invece della parola «condotto», adopra un vocabolo più energico, cioè «spinto» che indica l'influenza potente esercitata sopra Gesù da un agente esterno,

dallo Spirito

«Spirito» non significa qui né l'intelligenza umana di Cristo, né uno spirito maligno, ma quello Spirito poc'anzi disceso su di lui. Questa tentazione era nel piano di Dio, perché Gesù fu guidato in tutto dallo Spirito Santo, l'azione del quale fu così evidente nel suo concepimento ed al suo battesimo.

su nel deserto,

dalla bassa valle del Giordano. Un monte arido ed incolto, chiamato oggigiorno «Quarantana», viene mostrato ai pellegrini che annualmente visitano le rive del Giordano, come il luogo ove fu tentato il Salvatore; ma cotesta tradizione dei frati di Terra Santa è inverosimile, poiché la città di Gerico, di cui si vedono ancora la rovine, era alla base di quel monte, ed il deserto ove Gesù fu esposto alle fiere Marco 1:13, non poteva essere vicino ad una città tanto popolosa. È probabile che si tratti del deserto di Giudea situato fra Enghedi, Tekoa, Maon e l'estremità meridionale del mar Morto, contrada solitaria ove si vuole che si menasse annualmente il becco per Azazel Levitico 16:10.

per esser tentato dal diavolo.

Cioè dall'avversario, dal calunniatore, dal nemico dell'umanità. Questi è veramente una persona, e non, come alcuni pretendono, una semplice influenza morale. Viene chiamato il serpente antico Apocalisse 12:9, Satana Giobbe 1:6-12, Beelzebub Matteo 12:24, il Principe della podestà dell'aria Efesini 2:2. Egli è il capo delle legioni degli angeli caduti, e degli spiriti maligni dell'inferno Matteo 25:41; Apocalisse 12:9;20:10. Egli tenta gli uomini ed opera nei figlioli della disubbidienza Efesini 2:2. Gesù fu tentato. Ciò non significa che egli fosse attratto ed adescato dalle proprie concupiscenze come un altro uomo; bensì ch'egli fu messo alla prova, ed assalito colla massima astuzia dall'avversario, per indurlo a peccare. La tentazione del Salvatore era necessaria affinché egli potesse sovvenire «a coloro che sono tentati». Il primo Adamo, essendo tentato, cadde; ma il secondo Adamo entrò per volere divino, nell'arena delle tentazioni, per dimostrare la sua fermezza e la sua superiorità sul primo. «In ogni cosa egli è stato tentato come noi, però senza peccato» Ebrei 2:18;4:15. La possibilità d'esser tentato non è in contraddizione colla sua impeccabilità, e la Scrittura la dichiara indispensabile al suo ufficio, e specialmente alla vera simpatia che deve esistere fra lui ed il suo popolo tentato.

PASSI PARALLELI

Marco 1:12,13-15; Luca 4:1-13; Romani 8:14

1Re 18:12; 2Re 2:16; Ezechiele 3:12,14; 8:3; 11:1,24; 40:2; 43:5; Atti 8:39

Genesi 3:15; Giovanni 14:30; Ebrei 2:18; 4:15-16

2 2. E dopo che ebbe digiunato quaranta giorni, e quaranta notti alla fine ebbe fame.

Non si tratta del digiuno secondo l'uso della Chiesa romana, che proibisce la carne degli animali, e permette di stuzzicare l'appetito con pesci ed altri cibi squisitamente conditi; non del digiuno maomettano, che si osserva di giorno, ed è seguito da orge notturne; non di mezze giornate di Astinenza interrotte da buoni pasti, come quello degli Ebrei moderni bensì di una totale astinenza da ogni cibo per un mese e dieci giorni. Il fatto dovuto all'intensità della meditazione e della preghiera, ha del miracoloso, e il provare d'imitare, come fanno i Romani durante la quaresima, è una vana presunzione, per non dire un'empietà. Il Nuovo Testamento, è vero, parla in modo lodevole del digiuno volontario fatto nella persuasione che, coll'aiuto dello Spirito Santo, esso possa tendere a frenare, o a rimuovere ciò che impedisce il nostro progresso nella grazia; ma i digiuni imposti periodicamente dalle autorità umane non trovano appoggio nel Nuovo Testamento. Si faccia eccezione in casi di pericolo imminente, per guerre, per epidemie, o altre pubbliche calamità. In tali circostanze il Governo inviti i suoi sudditi, ovvero la Chiesa di Cristo inviti i suoi membri a celebrare un giorno di digiuno e di preghiera onde Iddio allontani il flagello. Nel tempo dei Profeti fu fatto grande abuso del digiuno, così pure ai giorni di nostro Signore, dai Farisei, ed ai nostri dì da molti. L'eccesso dei digiuni è pericoloso in quanto che indebolisce soverchiamente le forze del corpo, fa considerare come merito o virtù la semplice privazione di cibi, ed induce a confondere un'esterna mortificazione coll'interna umiliazione dinanzi a Dio.

PASSI PARALLELI

Esodo 24:18; 34:28; Deuteronomio 9:9,18,25; 18:18; 1Re 19:8; Luca 4:2

Matteo 21:18; Marco 11:12; Giovanni 4:6; Ebrei 2:14-17

3 3. E il tentatore, accostatosi, disse:

L'opinione che il tentatore qui menzionato sia soltanto una personificazione dei pensieri e delle disposizioni di Gesù è altrettanto empia quanto assurda. La supposizione che quel tentatore fosse un uomo, sia il Sommo Sacerdote, sia un membro del Sinedrio, od anche uno degli emissari da quelli mandati a Giovanni Battista Giovanni 1:19, se pur poté mai esser fatta sul serio, è stata da lungo tempo confutata. Non ci è rivelato sotto qual forma Satana apparisse a Gesù, e sarebbe vana speculazione indagarlo.

Se tu sei Figliolo di Dio, di' che queste pietre divengano pani.

Non abbiamo motivi di dubitare che Satana conoscesse perfettamente Colui ch'egli tentava e la sua perfetta divinità, avendo senza dubbio udito la voce divina che diceva: «Questo è il mio diletto Figiuolo». Egli finge però il dubbio di tal riguardo col fine di spingere Gesù ad uscire dalle condizioni normali della vita umana in cui era entrato per compiere la salvazione nostra. Valendosi della fame, e della conseguente debolezza del corpo di Gesù, gli domandò in tono di meraviglia: «Com'è egli possibile che tu sia lasciato privo di nutrimento durante quaranta giorni? Orsù! se tu sei veramente Figliuol di Dio, comanda a queste pietre «questa pietra», Luca 4:3, che divengano pani!» Così Satana insinuava astutamente che, se Gesù non operava il miracolo, egli avrebbe buone ragioni di dubitare di ciò che si era detto di lui. La tentazione consisteva nell'insinuare nel cuore di Gesù, in un bisogno stringente, la sfiducia nella provvidenza di Dio che lo abbandonava alla fame, e nell'indurlo a rimediare al suo stato con un miracolo fatto per ordine di Satana.

PASSI PARALLELI

Giobbe 1:9-12; 2:4-7; Luca 22:31-32; 1Tessalonicesi 3:5; Apocalisse 2:10; 12:9-11

Matteo 3:17; Luca 4:3,9

Genesi 3:1-5; 25:29-34; Esodo 16:3; Numeri 11:4-6; Salmo 78:17-20; Ebrei 12:16

4 4. Ma egli, rispondendo, disse: Sta scritto:

Gesù, dalla sua mente, in cui erano «nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza» avrebbe facilmente potuto trarre una parola, non ancora scritta, per confondere il tentatore. Ma egli risponde colla parola di Dio, onorandola in tal modo come Guida infallibile perché ISPIRATA, ed insegnandoci a seguire il suo esempio glorioso nelle nostre tentazioni.

Non di pane soltanto vivrà l'uomo, ma d'ogni parola che procede dalla bocca di Dio.

Egli cita Deuteronomio 8:3. Nessun passo dell'Antico Testamento era più confacente allo scopo di Gesù, perché Mosè, in quello, allude alla manna mandata da Dio agl'Israeliti nel deserto, allorché erano privi del consueto nutrimento. Evidentemente si potrebbe trarre da questo vers. l'insegnamento, che siccome esiste nella nostra natura una parte spirituale ed una materiale, così non dobbiamo accontentarci dell'abbondanza dei beni temporali, ma piuttosto ricercare diligentemente «il pane della vita» Giovanni 6:35, per le anime nostre, se vogliamo godere dell'eterna felicità. Però osserviamo che nel passo citato da Gesù, non si stabilisce un contrasto fra il nutrimento materiale e lo spirituale, il che non sarebbe punto in rapporto con questa tentazione, ma fra il nutrimento consueto rappresentato dal pane, e qualunque altro nutrimento da Dio prescritto o comandato in via eccezionale, come per esempio la manna. Egli è evidente che Gesù, applicando quel passo al proprio caso, intendeva dire che Egli, operando il miracolo richiesto, sarebbe stato colpevole del medesimo peccato in cui cadde così spesso Israele, allorché dubitò che Dio volesse o potesse soccorrerlo. Ecco il senso della sua risposta» «Non si tratta qui del potere del Figliuolo di Dio, ma del dovere dell'uomo che si trova nel bisogno. Israele fu mantenuto nel deserto per quaranta lunghi anni dipendendo interamente dalla parola di Dio, per dimostrare che la sicurezza della vita degli uomini si fonda unicamente su quello che la bocca dell'Eterno avrà ordinato. E siccome la condizione degli Israeliti nel deserto non giustificò le frequenti mormorazioni della loro incredulità, così la mia posizione non mi dà il diritto di esercitare il potere del Figliuolo di Dio, afferrando per disperazione un soccorso illecito. Come uomo dunque io aspetto il divino aiuto, né dubito che giungerà al momento opportuno».

PASSI PARALLELI

Matteo 4:7,10; Luca 4:4,8,12; Romani 15:4; Efesini 6:17

Deuteronomio 8:3; Luca 4:4

Matteo 14:16-21; Esodo 16:8,15,35; 23:15; 1Re 17:12-16; 2Re 4:42-44; 7:1-2

Aggeo 2:16-19; Malachia 3:9-11; Marco 6:38-44; 8:4-9; Giovanni 6:5-15,31-59,63

5 5. Allora il diavolo lo menò seco nella santa città.

Secondo Luca 4:9, questa tentazione sarebbe la terza. I discepoli hanno dovuto ricevere le informazioni loro sul dramma morale della tentazione da Gesù stesso. L'ordine delle tentazioni non aveva ai loro occhi la stessa importanza della sostanza. Pure siamo disposti a credere che le tentazioni si succedevano nell'ordine in cui le riferisce Matteo per le seguenti ragioni, cioè:

  • che la risposta finale al vers. Matteo 4:10 non sarebbe, in caso diverso, al suo posto;

  • che questa tentazione Matteo 4:5 mira a spingere Gesù ad abusare della salda fiducia nella Provvidenza da lui poc'anzi mostrata;

  • finalmente, che Luca, adoperando la congiunzione e, non asserisce niente relativamente all'ordine delle tentazioni, mentre Matteo, adoperando allora, e di nuovo, sembra volerlo indicare.

Gerusalemme era chiamata «la santa città» perché sede della teocrazia, «città del gran re» Salmo 48:2, e dimora della Scechina, ossia della nuvola risplendente che era il simbolo della divina presenza.

e lo pose sul pinnacolo del tempio.

Forse il più alto comignolo del tempio ornato di frecce dorate, chiamato il Flavio, Antiq. 5:5,6; ma più probabilmente un'immensa torre sul portico reale di Erode, sospesa sulla sponda scoscesa del burrone del Chedron. Secondo lo storico Flavio Antiq. 15:11,5, non si poteva dalla sommità di questa torre, che aveva circa 700 piedi di altezza sopra la valle, contemplarne il fondo senza vertigine. Il modo in cui Satana trasportò Cristo non ci è rivelato; ma siccome è evidente che il Figliuolo di Dio permise a Satana di esercitare un certo potere sopra di lui, onde avesse ogni vantaggio, non vediamo come sia assurdo l'ammettere che Gesù fosse trasportato in un modo straordinario dal deserto a Gerusalemme. Abbiamo un esempio del potere che l'Onnipotente permette a Satana di esercitare, per provare la fede dei suo popolo, nella storia di Giobbe 1:1-22. È uno di quei misteri che non si approfondiscono; diciamo soltanto che il tentatore doveva esaurire il suo potere nel tendere lacci al Salvatore, e rimanerne vinto. La tentazione alla quale egli ricorre ora è l'opposto della prima. Quella tendeva a far nascere la sfiducia; questa la presunzione, ossia una fiducia temeraria nella protezione divina in e circostanze in cui essa non è promessa.

PASSI PARALLELI

Luca 4:9; Giovanni 19:11

Matteo 27:53; Nehemia 11:1; Isaia 48:2; 52:1; Daniele 9:16; Apocalisse 11:2

2Cronache 3:4

6 6. E gli disse: Se fu sei Figliuol di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: Egli darà ordine a' suoi angeli intorno a te; ed essi ti porteranno sulle loro mani, che talora tu non urti col piede contro una pietra.

La prima risposta del Signore aveva preso Satana alla sprovvista; egli non aspettava una risposta scritturale; alla sua volta egli cita un passo della Scrittura, persuaso che, con una tale precauzione, il colpo non cadrà a vuoto. Un antico scrittore esclama: «Che vedo io? Satana stesso colla Bibbia in mano, ed un testo sulle labbra!» Egli cita i versetti Salmo 91:11-12 che hanno l'unico scopo di fortificare la sicurezza di coloro che confidano in Dio, anche quando sono nella sventura. È un argomento a fortiori. Se Iddio prende cura del suo popolo, molto più prenderà egli cura del suo unigenito Figliuolo. La parola «angeli», usata al plurale, non indica che ogni fedele abbia un angelo custode per proteggerlo, ma che gli angeli collettivamente sono strumenti attivi della provvidenza di Dio, «spiriti amministratori» per il bene del suo popolo Ebrei 1:14.

PASSI PARALLELI

Matteo 5:4; 2Corinzi 11:14

Salmo 91:11-12; Luca 4:9-12; Ebrei 1:14

Giobbe 1:10; 5:23; Salmo 34:7,20

7 7. Gesù gli disse: Egli è altresì scritto: Non tentare il Signore Iddio tuo.

Gesù oppone di nuovo alla tentazione «l'elmo della salute, e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio» Efesini 6:17. Il versetto che cita si trova in Deuteronomio 6:16; e per la seconda volta dacché Satana, caduto dalle dimore celesti, cominciò la sua carriera di tentatore, egli resta vinto, né può replicare parola. «È vero», sembra dire il Salvatore, che «sta scritto come tu dici, ed io confido pienamente nella promessa, ma non dimentico per questo un'altra parola divina: «Non tentare il Signore Iddio tuo». Il Padre mio mi garantisce aiuto e protezione nei pericoli; devo io perciò crearmene apposta, onde mettere scetticamente la fedeltà di Dio alla prova, o chiederne presuntuosamente una dimostrazione? Io tenterei così il Signore Iddio; ed essendomi ciò espressamente proibito, non avrei più diritto alla sua protezione. Non voglio dunque tentare il Signore, né lasciarmi adescare dalle tue audaci insinuazioni».

PASSI PARALLELI

Matteo 5:4,10; 21:16,42; 22:31-32; Isaia 8:20

Esodo 17:2,7; Numeri 14:22; Deuteronomio 6:16; Salmo 78:18,41,56; 95:9; 106:14; Malachia 3:15

Atti 5:9; 1Corinzi 10:9; Ebrei 3:9

8 8. Di nuovo il diavolo lo menò seco sopra un monte altissimo,

Non esiste un monte dal quale sì possano contemplare «tutti i regni del mondo», ma la estesa veduta che si gode da un'alta vetta ha potuto favorire la visione tentatrice

e gli mostrò tutti i regni del mondo, e la loro gloria.

Luca 4:5, aggiunge «in un momento di tempo», ciò che indica chiaramente il carattere soprannaturale di questa esibizione. Voler restringere «il mondo» alla Palestina, o all'impero romano, è un cavillo. Sembra evidente che il nostro Signore avesse realmente il mondo intero dinanzi agli occhi. Dobbiamo dunque dedurre dall'espressione «in un momento di tempo», che fu permesso al tentatore di estendere istantaneamente, in un modo soprannaturale, quella visione non solo, ma anche di renderla splendida e gloriosa, ciò che non è incompatibile coll'analogia delle asserzioni bibliche relative alle operazioni che a Satana sono permesse. Rammentiamo le scene incantate prodotte dal miraggio, che per illusione ottica fa spesso comparire davanti al viaggiatore, nelle contrade deserte, laghi, alberi, città, ecc. Aggiungiamovi le descrizioni di Satana, principe di «questo mondo»; «principe della potenza dell'aria»; «bugiardo sin dal principio», che inganna gli uomini «con ogni inganno d'iniquità»; e propaga il sistema dell'Anticristo, suo capolavoro in questo mondo, «con ogni potenza e prodigi e miracoli di menzogna», rammentiamoci tutto questo, e non ci riuscirà difficile il credere che, per momentanea ottica illusione, o maligno inganno, Satana avesse potuto far balenare alla vista di Gesù il panorama dei regni di questo mondo, con ogni loro allettamento e gloria

PASSI PARALLELI

Matteo 5:5; Luca 4:5-7

Matteo 16:26; Ester 1:4; 5:11; Salmo 49:16-17; Daniele 4:30; Ebrei 11:24-26; 1Pietro 1:24

1Giovanni 2:15-16; Apocalisse 11:15

9 9. E gli disse: Tutte queste cose io te le darò,

Vinto nel precedenti tentativi, Satana getta ora la maschera, e spera di risvegliare in lui tal cupidigia ed ambizione da farlo facilmente cadere nel peccato. Mette in mostra l'esca, e gli offre tutti i regni della terra con tutto quello che può renderli desiderabili, cioè: potenza, godimenti ricchezze ed onori. «io te le darò!» Il diritto che Satana si attribuisce in queste parole è con più energia esposto in Luca 4:6: «poiché ella la podestà, mi è stata data in mano». Non era questa una pura invenzione; Satana asseriva un fatto, vero almeno in parte, e stabilito da frequenti passi della parola di Dio, ove Satana è chiamato il principe o l'Iddio di questo mondo Giovanni 12:31;14:30;16:11;2Corinzi 4:4. Quanto si estenda questo potere, come possa essere esercitato, e come represso, sono questioni difficili a risolvere; ma tal difficoltà non annulla il fatto medesimo, rivelato qui ed altrove colla massima chiarezza. In questo caso, per raggiungere i suoi fini, Satana offrì al Signore quella stessa supremazia che l'Onnipotente gli permette di esercitare nel mondo.

se, prostrandoti, tu mi adori.

La condizione annessa all'offerta seducente sarebbe, secondo alcuni, un'adorazione religiosa, cioè l'idolatria o piuttosto il culto del demonio Levitico 17:7; Deuteronomio 32:17;2Cronache 11:15; Salmo 106:37;1Corinzi 10:20; Apocalisse 9:20; secondo altri, Satana avrebbe chiesto solo un omaggio civile, una ricognizione della sua sovranità. Ma l'uno e l'altro di questi atti sono in questo caso coincidenti, se non identici; perché nessuno può riconoscere il diavolo come suo sovrano senza farne il suo dio. Il prostrarsi innanzi a lui era un segno esterno dell'omaggio che Satana richiedeva. Osservate ch'egli non cita qui la Scrittura, perché non può trovarvi un passo per appoggiare l'empia sua pretensione. Il tentatore ha cessato di insinuarsi colla maschera della pietà, e si presenta, senza vergogna, come rivale di Dio stesso. Al Messia era promesso il regno sulle nazioni Salmo 2 ecc. ma doveva giungere al trono per una via ben diversa da quella additata da Satana.

PASSI PARALLELI

Matteo 26:15; Giovanni 13:3

1Samuele 2:7-8; Salmo 72:11; 113:7-8; Proverbi 8:15; Geremia 27:5-6; Daniele 2:37-38; 4:32

Daniele 5:18-19,26-28; Giovanni 12:31; 14:30; 16:11; Apocalisse 19:16

1Corinzi 10:20-21; 2Corinzi 4:4; 1Timoteo 3:6; Apocalisse 19:10; 22:8-9

10 10. Allora Gesù gli disse: Va', Satana;

significa: «Via! Lungi da me!» Siccome le tentazioni di Satana avevano raggiunto il loro punto culminante nel vers. precedente, così in questo la resistenza del Signore ci si presenta più valida che mai, ed ottiene la vittoria finale. Gesù non aveva finora chiamato per nome il tentatore benché sapesse chi egli era; ma ora, che questi svela il suo scopo invitandolo ad adorarlo, il Figliuolo di Dio lo chiama per nome, e lo caccia dalla sua presenza con orrore e disgusto; sentimenti ch'egli prova non solo per la sua persona, ma per l'empia audacia da lui dimostrata nell'ultima tentazione,

perché sta scritto:

Non contento di smascherarlo e di respingerlo, il Salvatore oppone di bel nuovo la Scrittura alle vili insinuazioni di Satana, e si appoggia per la terza volta sopra un passo del Pentateuco, come per onorare anticipatamente il libro che doveva particolarmente esser preso di mira dalla critica moderna. Quel passo si trova nel Deuteronomio 6:13, ed è citato secondo la versione dei 70.

Adora il Signore Iddio tuo, ed a lui solo rendi il culto.

La parola qui adoperata nel greco nell'uso ellenistico, indica gli atti del culto religioso. La distinzione che la Chiesa romana stabilisce fra il culto di latria, e quello d'ordine inferiore ch'essa rende alle immagini, è affatto esclusa da questo testo, il quale proibisce non solo il culto di latria, ma pure quello di proskúnesis prostrazione, reso ad altri che a Dio. La parola «solo», che non si trova nell'ebraico e nella versione dei 70. è qui aggiunta da Matteo, per rendere più energico il carattere negativo e proibitivo del comandamento.

PASSI PARALLELI

Matteo 16:23; Giacomo 4:7; 1Pietro 5:9

1Cronache 21:1; Giobbe 1:6,12; 2:1; Salmo 109:6; Zaccaria 3:1-2

Deuteronomio 6:13-14; 10:20; Giosuè 24:14; 1Samuele 7:3; Luca 4:8

11 11. Allora il diavolo lo lasciò;

Grandi devono essere stati lo stupore e la rabbia di Satana. Era questa la prima volta, dopo la caduta dell'uomo, ch'egli aveva subito una completa sconfitta! Egli aveva assalito colle sue tentazioni e soggiogato ogni creatura umana. Venuto nel deserto per far cadere il secondo Adamo, come aveva fatto cadere il primo nell'Eden, si avvide che i suoi dardi migliori erano vani; essi andavano a spuntarsi contro lo scudo della fede che copriva il braccio del Salvatore! Satana si ritirò battuto e disarmato. Il linguaggio di Luca 4:13; «finita ogni sorta di tentazione», indica chiaramente che Satana aveva esaurito ogni mezzo di tentazione. Ciò nonostante egli non rinunziò al suo disegno, ma si ritirò momentaneamente, aspettando tempi più propizi Vedi Giovanni 14:30; Luca 22:53.

ed ecco, degli angeli vennero a lui.

Ci viene detto degli angeli che sono «possenti di forza, ministri del Signore, che fanno ciò che gli piace» Salmo 103:20-21. Essi non potevano aspirare ad onore più alto che quello di servire il loro Signore allorquando, velando la sua gloria sotto l'umile natura ch'egli aveva rivestita, si trovava affamato nel deserto.

e gli servivano.

significa servire, specialmente porgere nutrimento Marco 1:31, e senza dubbio tale era il principale oggetto dei servizi resi dagli angeli a Gesù, dopo il suo lungo digiuno. Dopo aver ricusato di ricorrere al loro aiuto in modo illegittimo, come ve lo spronava Satana, con quale gioia avrà egli accettato, alla fine della tentazione, i servigi non richiesti, ch'essi gli rendevano per ordine del Padre, ch'egli aveva così gloriosamente onorato!

PASSI PARALLELI

Luca 4:13; 22:53; Giovanni 14:30

Matteo 4:6; 26:53; 28:2-5; Marco 1:13; Luca 22:43; 1Timoteo 3:16; Ebrei 1:6,14

Apocalisse 5:11-12


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