2 Bisogna essere un masochista per avere gioia nelle prove? Un masochista ha gioia perché soffre, e potrebbe anche cercare la sofferenza per avere più gioia. Questo non è quello che Giacomo dice in questo brano che il Cristiano deve fare. Dice che il Cristiano deve avere gioia nella prova, non perché è provato. Deve avere gioia nella prova perché la prova produce buoni risultati, cioè la costanza e poi la perfezione (Giac 1:3-4). Infatti le prove della nostra fede, quando superate, risultano in una fede più forte perché la fede viene esercitata in nuovi modi e impariamo a fidarci di Dio sempre di più, e c'è un premio grande. Vedi anche Mt 5:11-12; Rom 5:3-5; 1P 1:6-7. Ciò non nega la realtà del dolore della prova e della sofferenza, ma guarda oltre le difficoltà attuali alle conseguenze future ed eterne. Ma ci permette di pagare qualsiasi prezzo per la nostra ubbidienza a Cristo e di rischiare grandi cose per lui, perché tutto quello che ci succede può solo migliorare il nostro carattere. Vedi il commento su Abacuc 3:17-18.
5 È vero che riceviamo da Dio ogni cosa che chiediamo? Vedi il commento su Matteo 7:7-8.
13 Dio può o non può essere tentato? Dio può o non può tentare? Questo versetto afferma che Dio non può essere tentato e che non tenta. Però altri brani parlano di Dio che è tentato o che tenta. Consideriamo prima se Dio può essere tentato, e dopo se Dio tenta. Alcuni versetti che raccontano di qualcuno che "tenta Dio" sono Es 17:2,7; Num 14:22; Dt 6:16; Sal 78:18,41,56; 95:9; 106:14; Mal 3:15; Mt 4:7; Lu 4:12; At 15:10; Ebr 3:9. Anche Gesù Cristo fu tentato (da Satana all'inizio del suo ministero Lu 4:1-13, da altri durante la sua vita Mc 12:15, e in ogni cosa Ebr 2:18, 4:15), come pure lo Spirito Santo (At 5:9). Però, Giac 1:13 non può essere una dichiarazione assoluta: io posso pregare Dio adesso di fare del male, e l'ho tentato. Deve significare che non è soggetto alla tentazione, nel senso che la tentazione non ha nessun effetto su di lui e che Dio non cade mai nella tentazione. La tentazione semplicemente non funziona con lui. In questo senso, l'effetto della tentazione su Gesù in Ebr 4:15 conferma la sua divinità. La parola greca tradotta "tentare" ha diversi sensi: può essere "tentare a fare il male" oppure "mettere alla prova". In Giac 1:13 il senso è il primo, perché i prossimi due versetti parlano della seduzione (della propria concupiscenza) che porta al peccato. Quando invece la Bibbia parla di Dio che tenta (per esempio Gen 22:1; Es 15:25), è per provare qualcuno, con lo scopo di raffinare e purificare la persona (come in Giac 1:2-4,12; Giob 23:10). In questo modo Dio fa bene alla persona e non male (come è il caso della tentazione nel primo senso). È anche vero che Dio permette sia che Satana ci tenti (per esempio 1P 5:8-9) sia che siamo tentati da noi stessi (Giac 1:14-15), ma così facendo Dio rimane perfetto e non toccato dal male. E non permette che siamo tentati oltre le nostre forze per sopportare la prova (1Cor 10:13). Vedi il commento su Matteo 6:13. Dopo questa spiegazione, possiamo adesso dare una spiegazione alternativa dell'altro problema. Giac 1:13 dice alla lettera che "Dio è non-tentabile dal male", dove la parola 'non-tentabile' non appare altrove nella Bibbia né nella lettura greca precedente. È possibile che avesse il significato di "non deve essere tentato (nel senso di messo alla prova) dal male", come gli Israeliti fecero nel deserto nei brani citati qui sopra.
17 Dio cambia? Si pente di quello che fa? Giacomo afferma che non c'è variazione o mutamento in Dio, e in Mal 3:6 Dio dice di non cambiare. Vedi anche Num 23:19. Dall'altro lato, ci sono dei brani in cui sembra che Dio cambi idea o in cui è scritto che Dio si pente di una decisione (per esempio Gen 6:6; Es 32:14; 1Sam 15:11; Ger 15:6; 26:3,13,19; Gion 3:10). La parola usata per il ravvedimento di Dio (, naḥam) ha il senso di essere dispiaciuto, di addolorarsi, oltre al ravvedimento. È una risposta di tristezza a quello che si vede succedere. Così nei brani che parlano del ravvedimento di Dio, c'è un dispiacere da parte di Dio per quello che gli uomini fanno, un dispiacere che crea un cambiamento nel piano rivelato da Dio verso gli uomini. È quello che viene chiamato un antropomorfismo, cioè l'attribuzione a Dio di una caratteristica umana che in realtà Dio non ha (per esempio una bocca o un cuore). A volte la parola è inadeguata, e non dobbiamo attribuire a Dio tutto il senso della parola. In questo caso, non dobbiamo pensare al ravvedimento di Dio come se avesse capito di aver sbagliato e avesse deciso di cambiare strada, come è il caso nel ravvedimento umano. La Bibbia esclude la possibilità di un Dio che sbaglia. Invece, come detto qui sopra, il ravvedimento di Dio è limitato ad un dispiacere per l'azione umana, e un cambiamento nel piano rivelato all'uomo. Infatti, non è neanche giusto parlare di un cambiamento nel piano divino, né di un cambiamento di idea. Il piano sovrano di Dio è deciso dall'eternità, ma quello che vediamo di questo piano può cambiare. Così in Gen 6:6 Dio sapeva che l'uomo avrebbe peccato, ma lo creò comunque. Si addolorò di questo peccato quando si realizzò, ma non era uno sbaglio da parte di Dio. Dio accettò questo dolore quando creò l'uomo, perché c'era un risultato più glorioso (l'esaltazione di Gesù Cristo, come in Ef 1:9-10). Un altro esempio è in 1Sam 15:11, che dice che Dio si pentì di aver stabilito Saul re, ma 1Sam 15:29 dello stesso capitolo dice che Dio non mente né si pente. La spiegazione della "contraddizione" fra questi due versetti nello stesso capitolo è che l'eterno piano di Dio non cambia mai, e questo piano era di stabilire Saul come re e poi toglierlo per sostituirlo con Davide. Ma questo piano fu rivelato gradualmente nella storia, per cui quello che noi vediamo è quello che sembra un cambiamento nel piano di Dio (prima Saul come re, poi Davide). Un'altra considerazione è che le promesse e le minacce di Dio sono condizionali, anche quando non è esplicito. [Alcune promesse invece non sono condizionali, soprattutto quando Dio fa un patto con l'uomo, perché dipendono solo dalla fedeltà di Dio e non dalla risposta umana.] Questo è detto in Ger 18:7-10. Quando dopo un avvertimento di giudizio una nazione si converte a Dio, Dio si pente della condanna, nel senso che non manda più il giudizio. Sembra dal punto di vista umano che Dio abbia cambiato piano e atteggiamento verso la nazione, ma in realtà l'avvertimento era condizionale sul fatto che continuava a peccare (anche se non era esplicito). E il suo piano eterno era di avvertire la nazione affinché si convertisse e non venisse distrutta, per cui Dio non è cambiato in sé, solo nella sua rivelazione all'uomo. Questo spiega anche 1Sam 2:30-31; Gion 3:10; 4:2. Il linguaggio di ravvedimento sottolinea che Dio non è un robot, non è immobile senza poter rispondere alle persone. Invece risponde interiormente e nelle sue azioni a quello che noi facciamo, anche se non cambia nel suo carattere o piano.
Un masochista ha gioia perché soffre, e potrebbe anche cercare la sofferenza per avere più gioia. Questo non è quello che Giacomo dice in questo brano che il Cristiano deve fare. Dice che il Cristiano deve avere gioia nella prova, non perché è provato. Deve avere gioia nella prova perché la prova produce buoni risultati, cioè la costanza e poi la perfezione (Giac 1:3-4). Infatti le prove della nostra fede, quando superate, risultano in una fede più forte perché la fede viene esercitata in nuovi modi e impariamo a fidarci di Dio sempre di più, e c'è un premio grande. Vedi anche Mt 5:11-12; Rom 5:3-5; 1P 1:6-7. Ciò non nega la realtà del dolore della prova e della sofferenza, ma guarda oltre le difficoltà attuali alle conseguenze future ed eterne. Ma ci permette di pagare qualsiasi prezzo per la nostra ubbidienza a Cristo e di rischiare grandi cose per lui, perché tutto quello che ci succede può solo migliorare il nostro carattere.
Vedi il commento su Abacuc 3:17-18.
5 È vero che riceviamo da Dio ogni cosa che chiediamo?
Vedi il commento su Matteo 7:7-8.
13 Dio può o non può essere tentato? Dio può o non può tentare?
Questo versetto afferma che Dio non può essere tentato e che non tenta. Però altri brani parlano di Dio che è tentato o che tenta. Consideriamo prima se Dio può essere tentato, e dopo se Dio tenta.
Alcuni versetti che raccontano di qualcuno che "tenta Dio" sono Es 17:2,7; Num 14:22; Dt 6:16; Sal 78:18,41,56; 95:9; 106:14; Mal 3:15; Mt 4:7; Lu 4:12; At 15:10; Ebr 3:9. Anche Gesù Cristo fu tentato (da Satana all'inizio del suo ministero Lu 4:1-13, da altri durante la sua vita Mc 12:15, e in ogni cosa Ebr 2:18, 4:15), come pure lo Spirito Santo (At 5:9).
Però, Giac 1:13 non può essere una dichiarazione assoluta: io posso pregare Dio adesso di fare del male, e l'ho tentato. Deve significare che non è soggetto alla tentazione, nel senso che la tentazione non ha nessun effetto su di lui e che Dio non cade mai nella tentazione. La tentazione semplicemente non funziona con lui. In questo senso, l'effetto della tentazione su Gesù in Ebr 4:15 conferma la sua divinità.
La parola greca tradotta "tentare" ha diversi sensi: può essere "tentare a fare il male" oppure "mettere alla prova". In Giac 1:13 il senso è il primo, perché i prossimi due versetti parlano della seduzione (della propria concupiscenza) che porta al peccato. Quando invece la Bibbia parla di Dio che tenta (per esempio Gen 22:1; Es 15:25), è per provare qualcuno, con lo scopo di raffinare e purificare la persona (come in Giac 1:2-4,12; Giob 23:10). In questo modo Dio fa bene alla persona e non male (come è il caso della tentazione nel primo senso). È anche vero che Dio permette sia che Satana ci tenti (per esempio 1P 5:8-9) sia che siamo tentati da noi stessi (Giac 1:14-15), ma così facendo Dio rimane perfetto e non toccato dal male. E non permette che siamo tentati oltre le nostre forze per sopportare la prova (1Cor 10:13). Vedi il commento su Matteo 6:13.
Dopo questa spiegazione, possiamo adesso dare una spiegazione alternativa dell'altro problema. Giac 1:13 dice alla lettera che "Dio è non-tentabile dal male", dove la parola 'non-tentabile' non appare altrove nella Bibbia né nella lettura greca precedente. È possibile che avesse il significato di "non deve essere tentato (nel senso di messo alla prova) dal male", come gli Israeliti fecero nel deserto nei brani citati qui sopra.
17 Dio cambia? Si pente di quello che fa?
Giacomo afferma che non c'è variazione o mutamento in Dio, e in Mal 3:6 Dio dice di non cambiare. Vedi anche Num 23:19. Dall'altro lato, ci sono dei brani in cui sembra che Dio cambi idea o in cui è scritto che Dio si pente di una decisione (per esempio Gen 6:6; Es 32:14; 1Sam 15:11; Ger 15:6; 26:3,13,19; Gion 3:10).
La parola usata per il ravvedimento di Dio (, naḥam) ha il senso di essere dispiaciuto, di addolorarsi, oltre al ravvedimento. È una risposta di tristezza a quello che si vede succedere. Così nei brani che parlano del ravvedimento di Dio, c'è un dispiacere da parte di Dio per quello che gli uomini fanno, un dispiacere che crea un cambiamento nel piano rivelato da Dio verso gli uomini. È quello che viene chiamato un antropomorfismo, cioè l'attribuzione a Dio di una caratteristica umana che in realtà Dio non ha (per esempio una bocca o un cuore). A volte la parola è inadeguata, e non dobbiamo attribuire a Dio tutto il senso della parola. In questo caso, non dobbiamo pensare al ravvedimento di Dio come se avesse capito di aver sbagliato e avesse deciso di cambiare strada, come è il caso nel ravvedimento umano. La Bibbia esclude la possibilità di un Dio che sbaglia. Invece, come detto qui sopra, il ravvedimento di Dio è limitato ad un dispiacere per l'azione umana, e un cambiamento nel piano rivelato all'uomo. Infatti, non è neanche giusto parlare di un cambiamento nel piano divino, né di un cambiamento di idea. Il piano sovrano di Dio è deciso dall'eternità, ma quello che vediamo di questo piano può cambiare. Così in Gen 6:6 Dio sapeva che l'uomo avrebbe peccato, ma lo creò comunque. Si addolorò di questo peccato quando si realizzò, ma non era uno sbaglio da parte di Dio. Dio accettò questo dolore quando creò l'uomo, perché c'era un risultato più glorioso (l'esaltazione di Gesù Cristo, come in Ef 1:9-10).
Un altro esempio è in 1Sam 15:11, che dice che Dio si pentì di aver stabilito Saul re, ma 1Sam 15:29 dello stesso capitolo dice che Dio non mente né si pente. La spiegazione della "contraddizione" fra questi due versetti nello stesso capitolo è che l'eterno piano di Dio non cambia mai, e questo piano era di stabilire Saul come re e poi toglierlo per sostituirlo con Davide. Ma questo piano fu rivelato gradualmente nella storia, per cui quello che noi vediamo è quello che sembra un cambiamento nel piano di Dio (prima Saul come re, poi Davide).
Un'altra considerazione è che le promesse e le minacce di Dio sono condizionali, anche quando non è esplicito. [Alcune promesse invece non sono condizionali, soprattutto quando Dio fa un patto con l'uomo, perché dipendono solo dalla fedeltà di Dio e non dalla risposta umana.] Questo è detto in Ger 18:7-10. Quando dopo un avvertimento di giudizio una nazione si converte a Dio, Dio si pente della condanna, nel senso che non manda più il giudizio. Sembra dal punto di vista umano che Dio abbia cambiato piano e atteggiamento verso la nazione, ma in realtà l'avvertimento era condizionale sul fatto che continuava a peccare (anche se non era esplicito). E il suo piano eterno era di avvertire la nazione affinché si convertisse e non venisse distrutta, per cui Dio non è cambiato in sé, solo nella sua rivelazione all'uomo. Questo spiega anche 1Sam 2:30-31; Gion 3:10; 4:2.
Il linguaggio di ravvedimento sottolinea che Dio non è un robot, non è immobile senza poter rispondere alle persone. Invece risponde interiormente e nelle sue azioni a quello che noi facciamo, anche se non cambia nel suo carattere o piano.