Matteo 16
Gesù non diede un segno, o diede solo il segno di Giona?
Vedi il commento su Marco 8:11-12.

16 Che cosa affermò di preciso Pietro di Gesù?
Nei Vangeli ci sono tre versioni della confessione di Pietro vicino a Cesarea di Filippo:
Mt 16:16: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente.
Mc 8:29: Tu sei il Cristo.
Lu 9:20: Il Cristo di Dio.
In questo caso sembra che Matteo sia la versione originale, e Marco e Luca abbia riportato solo una parte dell'affermazione senza cambiare il senso di quello che Pietro disse. In Marco c'è solo la prima metà, mentre in Luca non c'è il verbo e la seconda metà è accorciata a "di Dio". Siccome gli autori dei Vangeli (come tutti gli autori, anche oggi) non pretendono di dare un racconto completo di tutto quello che è successo (Gv 21:25), ma una selezionare, queste differenze non significano che i Vangeli si contraddicono né che uno è giusto e gli altri due sbagliati, ma che tutti hanno raccontato in modo veritiero una parte di quello che è successo come riassunto per dare il vero messaggio di tutto quello che è successo.
Per un caso simile, vedi il commento su Matteo 27:37.

19 Che cosa sono le chiavi del regno dei cieli?
Le chiavi danno la possibilità di far entrare e negare l'entrata a persone nel regno di Dio. Il potere delle chiavi sta nella possibilità di legare e sciogliere. Ma che cosa è questo legare e sciogliere?
Il secondo verbo in ogni coppia è un futuro perfetto passivo, cioè letteralmente "tutto ciò che legherai/scioglierai in terra sarà stato legato/sciolto nei cieli". Il significato del perfetto in casi simili e in questo caso in particolare è molto discusso fra gli studiosi della grammatica greca. Ma quello che possiamo dire è che se Matteo avesse voluto esprimere un semplice futuro oppure uno stato, avrebbe potuto scegliere altre forme dei verbi che esistevano. Siccome non lo fece, il senso normale del perfetto futuro ("sarà stato...") è probabile.
Pietro ricevette in Mt 16:17 la rivelazione che Gesù era il Cristo, il Figlio di Dio, e su questa base Gesù avrebbe costruito la sua chiesa. Sembra naturale quindi che il potere delle chiavi qui sta nella predicazione del messaggio di Gesù Cristo, il Figlio di Dio (similmente al senso in Lu 11:52). Infatti troviamo che Pietro aprì il regno agli altri in At 2:14-39; 3:11-26; 10:34-38, e lo chiuse ad altri in At 4:11-12; 8:20-23. Il futuro passivo in questo senso è naturale. Quelli che legò o sciolse furono già legati o sciolti da Dio, e mentre proclamava il Vangelo di Gesù Cristo confermava quello che Dio aveva già fatto. Paolo fece qualcosa di simile in At 18:9-10: Dio aveva già il suo popolo a Corinto, quindi Paolo doveva continua a parlare per legare quelli che Dio ha già preso. L'uso dei verbi in Mt 18:18 è poi un caso particolare di questo principio generale, in cui il legare e lo sciogliere sono praticati nell'ambito della chiesa quando qualcuno pecca contro un altro.
Vedi i commenti su Matteo 18:18; Giovanni 20:23.

20 Perché Gesù disse a molti di non dire che era il Cristo?
Dopo che Pietro affermò che Gesù era il Cristo, il Figlio del Dio vivente, Gesù ordinò ai discepoli di non dirlo a nessuno (Mt 16:20; Mc 8:30; Lu 9:21) e non potevano raccontare neanche della trasfigurazione (Mt 17:9; Mc 9:9). Similmente, Gesù non permetteva ai demoni scacciati di parlare perché lo conoscevano (Mc 1:34), disse sia ad un lebbroso guarito (Mt 8:4; Mc 1:44; Lu 5:14) sia ai genitori di una bambina risuscitata (Mc 5:43; Lu 8:56) di non dire nulla a nessuno. Eppure, più tardi disse ai discepoli di andare e fare suoi discepoli tutti i popoli (Mt 28:19). Il motivo per questo cambiamento è che dopo la sua risurrezione, quando era chiaro chi era, Gesù doveva essere proclamato da tutti e dappertutto. Infatti, a volte i comandi di non dirlo a nessuno erano esplicitamente limitati al tempo fino alla sua risurrezione (Mt 17:9; Mc 9:9).
Durante la sua vita, però, c'era sempre il rischio che la sua natura e il suo ministero fossero malintesi, e che la gente l'avrebbe poi seguito per motivi sbagliati oppure in modo di creare problemi per il suo vero ministero. Per esempio, quando la folla vide la moltiplicazione dei pani, voleva farlo re, che non era l'obiettivo di Gesù (Gv 6:14-15). Quindi cercò spesso di impedire che la notizia dei suoi miracoli fosse divulgata. Ci furono troppe aspettative (di solito sbagliate) del Messia (cioè il Cristo) fra i Giudei affinché Gesù potesse usare questo titolo in pubblico. Fra i discepoli, dove Gesù poteva spiegare il vero significato del titolo, era un altro discorso. Anche fra i non Giudei che Gesù conobbe, di solito non c'era il comando di non far conoscere quello che faceva e chi era.
Un altro esempio è in Lu 5:14-16, dove cercò di non far sapere un suo miracolo, ma più la sua fama si spandeva, più la gente veniva da lui per essere guarita, quando Gesù voleva in quel momento ritirarsi nei luoghi deserti e pregare. Mc 1:44-45 è un caso simile.
Un altro rischio era che se fosse conosciuto come il Cristo troppo presto nel suo ministero, i capi dei Giudei l'avrebbero cercato di ucciderlo prima del momento giusto.

24 Come si prende la propria croce?
Questo non è un brano difficile secondo il modo in cui è spesso usato. Ma secondo il senso di Gesù, è una delle sue affermazioni più difficili.
Spesso si dice che "la croce che devo portare" è qualcosa di spiacevole che non si può togliere, per esempio una malattia o un parente difficile. Ma Gesù parlava di prendere la propria croce, non di subire una difficoltà esterna. Inoltre, la croce era usata solo come strumento della pena di morte, e portare la croce significava decidere di andare verso la propria morte. Potremmo forse tradurre nella nostra culture, "costruire la propria sedia elettrica", ma anche questo non dà il senso dell'umiliazione pubblica di portare il proprio mezzo di esecuzione al luogo di esecuzione. Naturalmente Gesù non parlava della morte fisica (sebbene chiami molto a morire per lui), ma Gesù spiegò il senso dell'affermazione in questo modo: rinunciare a se stesso e perdere la propria vita per amore di lui. Cioè, per seguire Gesù dobbiamo rinunciare a tutti i nostri desideri, tutti i nostri progetti, tutto quello che ci è caro, per sostituirli con i desideri e i progetti di Gesù e quello che è caro a lui. Noi non viviamo più, invece Gesù vive in noi. Non c'è niente di più difficile di questo.

28 Gesù pensava di ritornare entro una generazione?
Gesù affermò che alcuni di coloro che erano presenti con lui non avrebbero gustato la morte, finché non avrebbero visto il Figlio dell'uomo (cioè Gesù stesso) venire nel suo regno. In Mt 10:23; 24:34 ci sono affermazioni simili. Però non necessariamente tutte le affermazioni devono riferirsi allo stesso evento futuro; bisogna considerare il contesto di ogni versetto. Per ogni brano, molte interpretazioni sono state date nel passato. Non le elencherò tutte, ma spiegherò quella che io trovo più verosimile, e perché.
In questo brano Mt 16:28, Gesù disse che alcuni non sarebbero morti prima di vedere Gesù venire nel suo regno. Nei brani paralleli, in Mc 9:1 è prima di vedere il regno di Dio viene con potenza, e in Lu 9:27 è prima di vedere il regno di Dio, che si riferiscono allo stesso evento. In contesto qui è il comando di rinunciare a se stesso per seguire Gesù (Mt 16:24). Dopo una motivazione basata sulla venuta del Figlio dell'uomo (Mt 16:25-27), Gesù ritorna al presente per dire che alcuni di quelli lì presenti che l'avranno seguito vedranno il regno del Figlio prima di morire (Mt 16:28), e non solo al suo ritorno in gloria. È più naturale considerare l'adempimento di questa promessa in tutte le manifestazioni del regno dopo la morte di Gesù: la sua risurrezione, la Pentecoste, la moltiplicazione dei seguaci di Gesù, e la testimonianza della chiesa in tutto l'impero romano. Un'altra interpretazione comune è che Gesù si riferiva alla sua Trasfigurazione, ma è difficile capire perché Gesù avrebbe detto che alcuni non sarebbero morti prima di un evento che si svolse solo sei giorni più tardi.
Il contesto di Mt 10:23 è diverso, perché parla della testimonianza nel paese d'Israele, e che i discepoli non avrebbero finito di evangelizzare tutte le città prima che il Figlio dell'uomo fosse venuto. Qui è più naturale capire questa venuta come la venuta in giudizio contro la nazione d'Israele, con la distruzione del tempio e del culto, e il regno di Dio manifestato in un nuovo modo. Mt 10:23 è la fine del periodo in cui il paese d'Israele fu evangelizzato e quando i seguaci di Gesù furono soggetti alla disciplina delle sinagoghe (Mt 10:16-22). Tutto questo si svolse con la conquista di Israele, il saccheggio di Gerusalemme e la distruzione del tempio da parte dei Romani nel 70 d.C.
Mt 24:34 (e i versetti paralleli Mc 13:30; Lu 21:32) è in un altro contesto ancora. Gesù sta rispondendo alla domanda dei discepoli su quando il tempio sarà distrutto, e quale sarà il segno del ritorno di Gesù e della fine dell'età presente (Mt 24:3). Gesù dà alcune risposte, e poi dice che la sua generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute. Questo vuole dire che tutte le cose menzionate che devono succedere prima della fine (falsi cristi, guerre, carestie, persecuzione, la distruzione di Gerusalemme, eccetera) succederanno durante la vita di quella generazione. E infatti succedettero. Non vuole dire che la fine sarà vista da quella generazione, solo che avrà visto tutti i segni della fine anche se non era ancora la fine (Mt 24:6).