1 Dove scacciò Gesù i demoni? Vedi il commento su Matteo 8:28.
1 Dove predicò Gesù il suo sermone? In questo versetto Gesù salì su un monte, e insegnò ai suoi discepoli. In Lu 6:17, scese da un monte (menzionato in Lu 6:12), si fermò in un luogo pianeggiante e poi insegnò. Non è difficile riconciliare questi racconti: Gesù andò in una regione montuosa, che è menzionato in Mt 5:1 (la stessa espressione ἰò ôὸ ὄñïò, eis to oros, è usata in Mt 14:23; 15:29 dove sembra avere il significato di una regione montuosa) e Lu 6:12, e per insegnare in quella regione scese ad un luogo pianeggiante (cioè un altopiano), un fatto menzionato solo in Luca. Infatti sarebbe stato il posto migliore per parlare ad una folla in una regione montuosa. Un'altra possibilità è che i due racconti non si riferiscono allo stesso evento - vedi il commento su Matteo 5:3.
3 Qual è la prima beatitudine? Sia in Matteo sia in Luca, il sermone di Gesù inizia con una benedizione per i poveri. Però in Mt 5:3 è per i poveri spirituali, e in Lu 6:20 i poveri materiali. Ci sono differenze simili in altri punti del sermone. La spiegazione più semplice è che i due Vangeli raccontano due sermoni diversi. Siccome Gesù come predicatore itinerante ripeteva il suo insegnamento in diversi momenti. Per esempio, almeno due volte raccontò che i primi sarebbero stati gli ultimi (Mt 19:30; 20:16). In questo caso, Gesù predicò due sermoni simili in due circostanze diverse, che sarebbe una spiegazione alternativa del luogo del sermone (vedi il commento su Matteo 5:1). Anche se Matteo e Luca racconto lo stesso sermone, non c'è necessario una contraddizione. Il racconto di Luca è più corto di quello di Matteo, per cui senza dubbio non scrisse tutto quello che Gesù disse nel sermone. Forse anche Matteo fece un riassunto, e Gesù disse tutte e due le benedizioni in diverse parti del sermone, e Matteo riportò una benedizione e Luca l'altra. Alternativamente, Luca ha il senso generale del detto di Gesù ("poveri" in generale), ma Matteo prende un senso specifico del detto (poveri spirituali), senza dire niente dei poveri materiali.
11 Bisogna essere un masochista per avere gioia nelle prove? Vedi il commento su Giacomo 1:2.
17 Che cosa pensava Gesù della legge dell'Antico Testamento? Vedi la domanda generale, "Qual è il ruolo della legge dell'Antico Testamento per il Cristiano oggi?".
22 Perché Gesù disse di non chiamare qualcuno "pazzo" quando lui stesso lo fece? In questo versetto Gesù disse che chi dice a suo fratello "pazzo" (ìùñόò, môros) sarà condannato alla geenna del fuoco. Ma in Mt 23:17 Gesù chiamò gli scribi e i farisei "stolti e ciechi", in cui la stessa parola greca è usata (vedi anche Mt 7:26; 25:2-3). Paolo usò una parola diversa ma con significato simile in 1Cor 15:36; Gal 3:1. Ma il punto del capitolo 5 è che non dobbiamo valutare con misure esterne, come se una parola fosse sbagliata ma un'altra andasse bene. Nel contesto, è invece l'atteggiamento che viene condannato, l'atteggiamento di ira. Non dobbiamo neanche prendere questo brano come l'insegnamento assoluto di Gesù sull'ira, ma interpretarlo insieme con il resto del suo insegnamento sull'ira, e in modo particolare con il tipo di ira che Gesù mostrò, per esempio oltre Mt 23:17 anche Mt 21:12-19; Mc 3:1-5. In Matteo 5, Gesù parlò contro un odio che si manifesta con l'ira, che è come uccidere qualcuno. Quando Gesù si adirò, era per la difesa dell'onore di Dio e dei deboli, non perché lui fu offeso come è spesso il caso per noi. E la sua ira non era una manifestazione del suo odio verso gli altri, ma del suo amore, il suo amore per i suoi nemici che lo portò alla croce per morire per loro. Infine, quando chiamò altri "pazzo", non era per odio o con ira, ma per affermare con fermezza che quello che facevano era sbagliato.
29 Dobbiamo veramente tagliare la mano o il piede, oppure cavare l'occhio, se pecchiamo? Vedi il commento su Marco 9:43-48.
34 Non è mai giusto giurare? Gesù in questo brano dice che nella Legge si dovevano mantenere i giuramenti - non è una citazione, ma riassume l'insegnamento di Es 20:7; Lev 19:12; Num 30:2; Dt 5:11; 6:3; 22:21-23. Però, i Giudei cercarono modi di non mantenere i giuramenti, per esempio giurando non per Dio ma per il tempio. La Mishnah (M. Shebuot) ne dà tanti esempi, e Gesù parla di questo atteggiamento in Mt 23:16-22. Gesù dice invece di non giurare mai, e (in Mt 5:37) di semplicemente fare quello che si dice di fare anche senza giuramento. Così Gesù porta a compimento, o adempie, il significato dell'insegnamento della Legge (Mt 5:17). Cioè, di sempre dire la verità. Giac 5:12 ha lo stesso insegnamento. La difficoltà è che il Nuovo Testamento contiene diversi esempi di giuramenti da Paolo (Rom 1:9; 2Cor 1:23; Gal 1:20; Fili 1:8; 1Tess 2:5,10), da un angelo (Ap 10:5-6), ed anche forse da Gesù stesso (Mt 26:63-64). È scritto che anche Dio giura (Lu 1: 73; At 2:30; Ebr 6:13). Anche se alcuni Cristiani vedono in Mt 5:34 e Giac 5:12 un divieto assoluto del giuramento, alla luce di questi altri brani è meglio vederli come un divieto di usare un giuramento per dare l'impressione della verità. Invece, dicono Gesù e Giacomo, dobbiamo sempre dire la verità, perché di più viene dal maligno. Dobbiamo essere conosciuti come persone veritiere, di cui basta la parola. Ma se parliamo con persone che dubitano di noi, sembra che possiamo aggiungere un giuramento (come Dio e Paolo fecero), anche se per noi il giuramento non ci obbliga a dire la verità - siamo già obbligati anche senza il giuramento. Soprattutto quando altri ci chiedono un giuramento (come Gesù fece, e come potrebbe succedere in un tribunale), lo potremmo fare, non per rendere le nostre parole più veritiere, ma per soddisfare gli altri.
39 Dobbiamo rinunciare a tutto? Questo non è un brano difficile da capire, ma difficilissimo da mettere in pratica. Ma ci sono alcuni punti da prendere in considerazione. Prima di tutto, non dobbiamo rinunciare ai diritti degli altri. Se vediamo qualcuno fare del male ad un'altra persona, non dobbiamo aiutare il malvagio, né dargli il mantello dell'altra persona, né fare niente. Come Cristiani, dobbiamo difendere i deboli contro l'ingiustizia, ma non badare ai nostri diritti; purtroppo di solito facciamo il contrario e difendiamo i nostri diritti mentre non ci interessiamo dell'ingiustizia fatta agli altri. Secondo, se questo comportamento fa male a qualcuno, è meglio non lasciare il mantello. Per esempio, se diamo tutto e non possiamo più provvedere alla nostra famiglia (1Tim 5:8), abbiamo costretto altri a rinunciare a qualcosa per dare a chi ci chiede, che non è quello che Gesù insegna in questo brano. Inoltre, il contesto è di non fare la vendetta contro chi ti fa del male, ma invece di amare e fare del bene al nemico. Dare soldi sempre a chi chiede non sempre gli fa del bene, per esempio se non vuole lavorare (2Tess 3:10). Ma in un tale caso, dobbiamo attivamente cercare un modo per aiutare l'altro. Non possiamo semplicemente dire "Lasciare il mantello o fare due miglia gli farebbero del male, quindi non faccio niente". Questo non è "amare i vostri nemici, fare del bene a quelli che vi odiano". Invece dobbiamo dire "Lasciare il mantello gli farebbe del male, quindi farò un'altra cosa in modo sacrificale per fargli del bene". Un altro atteggiamento da evitare è porgere l'altra guancia di mala volontà, cioè solo perché Gesù ce lo comanda, perché ci sentiamo obbligati. Dobbiamo invece porgere l'altra guancia a causa dell'amore che abbiamo verso chi ci percuote (dove l'amore cristiano non è un sentimento come l'innamoramento, ma il desiderio che l'altro stia bene soprattutto quando ci costa qualcosa). Vedi il commento su Romani 12:20.
43 Perché l'Antico Testamento dice di odiare i nemici? E dove lo dice? In realtà Gesù non sta citando l'Antico Testamento in questo versetto, anche se la prima parte del versetto viene da Lev 19:18. L'espressione usata per introdurre la citazione, "voi avete udito che fu detto", non è il modo in cui Matteo introduce citazioni dall'Antico Testamento, cioè "sta scritto" o "detto dal Signore/profeta", come Mt 1:22; 2:5,15,17; 3:3; 4:4,7,10,14. L'espressione usata 6 volte nel capitolo (Mt 5:21,27,31,33,38,43) indica invece l'insegnamento comune, quello che si sentiva dire come comportamento giusto, che era in parte l'insegnamento dell'Antico Testamento ma in parte anche l'interpretazione comune di questo insegnamento, che non era sempre conforme a quell'insegnamento. Infatti anche la seconda parte della citazione in Mt 5:21 non è nell'Antico Testamento ma ne è una deduzione, e Mt 5:33 non è una citazione diretta di un versetto ma l'insegnamento di alcuni versetti sul giuramento messo insieme. Così forse alcuni aggiungevano al comando biblico di amare il prossimo la conseguenza naturale (ma sbagliata) di odiare il nemico. C'è evidenza che questa conclusione sbagliata era creduta, per esempio nella comunità che produsse i rotoli del Mar morto (1QS 1:4; 2:4-9; 1QM 15:6). Vedi la domanda generale, "Il Nuovo Testamento sembra di sbagliare spesso quando cita l'Antico Testamento".
Vedi il commento su Matteo 8:28.
1 Dove predicò Gesù il suo sermone?
In questo versetto Gesù salì su un monte, e insegnò ai suoi discepoli. In Lu 6:17, scese da un monte (menzionato in Lu 6:12), si fermò in un luogo pianeggiante e poi insegnò. Non è difficile riconciliare questi racconti: Gesù andò in una regione montuosa, che è menzionato in Mt 5:1 (la stessa espressione ἰò ôὸ ὄñïò, eis to oros, è usata in Mt 14:23; 15:29 dove sembra avere il significato di una regione montuosa) e Lu 6:12, e per insegnare in quella regione scese ad un luogo pianeggiante (cioè un altopiano), un fatto menzionato solo in Luca. Infatti sarebbe stato il posto migliore per parlare ad una folla in una regione montuosa.
Un'altra possibilità è che i due racconti non si riferiscono allo stesso evento - vedi il commento su Matteo 5:3.
3 Qual è la prima beatitudine?
Sia in Matteo sia in Luca, il sermone di Gesù inizia con una benedizione per i poveri. Però in Mt 5:3 è per i poveri spirituali, e in Lu 6:20 i poveri materiali. Ci sono differenze simili in altri punti del sermone. La spiegazione più semplice è che i due Vangeli raccontano due sermoni diversi. Siccome Gesù come predicatore itinerante ripeteva il suo insegnamento in diversi momenti. Per esempio, almeno due volte raccontò che i primi sarebbero stati gli ultimi (Mt 19:30; 20:16). In questo caso, Gesù predicò due sermoni simili in due circostanze diverse, che sarebbe una spiegazione alternativa del luogo del sermone (vedi il commento su Matteo 5:1).
Anche se Matteo e Luca racconto lo stesso sermone, non c'è necessario una contraddizione. Il racconto di Luca è più corto di quello di Matteo, per cui senza dubbio non scrisse tutto quello che Gesù disse nel sermone. Forse anche Matteo fece un riassunto, e Gesù disse tutte e due le benedizioni in diverse parti del sermone, e Matteo riportò una benedizione e Luca l'altra. Alternativamente, Luca ha il senso generale del detto di Gesù ("poveri" in generale), ma Matteo prende un senso specifico del detto (poveri spirituali), senza dire niente dei poveri materiali.
11 Bisogna essere un masochista per avere gioia nelle prove?
Vedi il commento su Giacomo 1:2.
17 Che cosa pensava Gesù della legge dell'Antico Testamento?
Vedi la domanda generale, "Qual è il ruolo della legge dell'Antico Testamento per il Cristiano oggi?".
22 Perché Gesù disse di non chiamare qualcuno "pazzo" quando lui stesso lo fece?
In questo versetto Gesù disse che chi dice a suo fratello "pazzo" (ìùñόò, môros) sarà condannato alla geenna del fuoco. Ma in Mt 23:17 Gesù chiamò gli scribi e i farisei "stolti e ciechi", in cui la stessa parola greca è usata (vedi anche Mt 7:26; 25:2-3). Paolo usò una parola diversa ma con significato simile in 1Cor 15:36; Gal 3:1. Ma il punto del capitolo 5 è che non dobbiamo valutare con misure esterne, come se una parola fosse sbagliata ma un'altra andasse bene. Nel contesto, è invece l'atteggiamento che viene condannato, l'atteggiamento di ira. Non dobbiamo neanche prendere questo brano come l'insegnamento assoluto di Gesù sull'ira, ma interpretarlo insieme con il resto del suo insegnamento sull'ira, e in modo particolare con il tipo di ira che Gesù mostrò, per esempio oltre Mt 23:17 anche Mt 21:12-19; Mc 3:1-5. In Matteo 5, Gesù parlò contro un odio che si manifesta con l'ira, che è come uccidere qualcuno. Quando Gesù si adirò, era per la difesa dell'onore di Dio e dei deboli, non perché lui fu offeso come è spesso il caso per noi. E la sua ira non era una manifestazione del suo odio verso gli altri, ma del suo amore, il suo amore per i suoi nemici che lo portò alla croce per morire per loro. Infine, quando chiamò altri "pazzo", non era per odio o con ira, ma per affermare con fermezza che quello che facevano era sbagliato.
29 Dobbiamo veramente tagliare la mano o il piede, oppure cavare l'occhio, se pecchiamo?
Vedi il commento su Marco 9:43-48.
34 Non è mai giusto giurare?
Gesù in questo brano dice che nella Legge si dovevano mantenere i giuramenti - non è una citazione, ma riassume l'insegnamento di Es 20:7; Lev 19:12; Num 30:2; Dt 5:11; 6:3; 22:21-23. Però, i Giudei cercarono modi di non mantenere i giuramenti, per esempio giurando non per Dio ma per il tempio. La Mishnah (M. Shebuot) ne dà tanti esempi, e Gesù parla di questo atteggiamento in Mt 23:16-22. Gesù dice invece di non giurare mai, e (in Mt 5:37) di semplicemente fare quello che si dice di fare anche senza giuramento. Così Gesù porta a compimento, o adempie, il significato dell'insegnamento della Legge (Mt 5:17). Cioè, di sempre dire la verità. Giac 5:12 ha lo stesso insegnamento.
La difficoltà è che il Nuovo Testamento contiene diversi esempi di giuramenti da Paolo (Rom 1:9; 2Cor 1:23; Gal 1:20; Fili 1:8; 1Tess 2:5,10), da un angelo (Ap 10:5-6), ed anche forse da Gesù stesso (Mt 26:63-64). È scritto che anche Dio giura (Lu 1: 73; At 2:30; Ebr 6:13). Anche se alcuni Cristiani vedono in Mt 5:34 e Giac 5:12 un divieto assoluto del giuramento, alla luce di questi altri brani è meglio vederli come un divieto di usare un giuramento per dare l'impressione della verità. Invece, dicono Gesù e Giacomo, dobbiamo sempre dire la verità, perché di più viene dal maligno. Dobbiamo essere conosciuti come persone veritiere, di cui basta la parola. Ma se parliamo con persone che dubitano di noi, sembra che possiamo aggiungere un giuramento (come Dio e Paolo fecero), anche se per noi il giuramento non ci obbliga a dire la verità - siamo già obbligati anche senza il giuramento. Soprattutto quando altri ci chiedono un giuramento (come Gesù fece, e come potrebbe succedere in un tribunale), lo potremmo fare, non per rendere le nostre parole più veritiere, ma per soddisfare gli altri.
39 Dobbiamo rinunciare a tutto?
Questo non è un brano difficile da capire, ma difficilissimo da mettere in pratica. Ma ci sono alcuni punti da prendere in considerazione. Prima di tutto, non dobbiamo rinunciare ai diritti degli altri. Se vediamo qualcuno fare del male ad un'altra persona, non dobbiamo aiutare il malvagio, né dargli il mantello dell'altra persona, né fare niente. Come Cristiani, dobbiamo difendere i deboli contro l'ingiustizia, ma non badare ai nostri diritti; purtroppo di solito facciamo il contrario e difendiamo i nostri diritti mentre non ci interessiamo dell'ingiustizia fatta agli altri. Secondo, se questo comportamento fa male a qualcuno, è meglio non lasciare il mantello. Per esempio, se diamo tutto e non possiamo più provvedere alla nostra famiglia (1Tim 5:8), abbiamo costretto altri a rinunciare a qualcosa per dare a chi ci chiede, che non è quello che Gesù insegna in questo brano. Inoltre, il contesto è di non fare la vendetta contro chi ti fa del male, ma invece di amare e fare del bene al nemico. Dare soldi sempre a chi chiede non sempre gli fa del bene, per esempio se non vuole lavorare (2Tess 3:10). Ma in un tale caso, dobbiamo attivamente cercare un modo per aiutare l'altro. Non possiamo semplicemente dire "Lasciare il mantello o fare due miglia gli farebbero del male, quindi non faccio niente". Questo non è "amare i vostri nemici, fare del bene a quelli che vi odiano". Invece dobbiamo dire "Lasciare il mantello gli farebbe del male, quindi farò un'altra cosa in modo sacrificale per fargli del bene". Un altro atteggiamento da evitare è porgere l'altra guancia di mala volontà, cioè solo perché Gesù ce lo comanda, perché ci sentiamo obbligati. Dobbiamo invece porgere l'altra guancia a causa dell'amore che abbiamo verso chi ci percuote (dove l'amore cristiano non è un sentimento come l'innamoramento, ma il desiderio che l'altro stia bene soprattutto quando ci costa qualcosa).
Vedi il commento su Romani 12:20.
43 Perché l'Antico Testamento dice di odiare i nemici? E dove lo dice?
In realtà Gesù non sta citando l'Antico Testamento in questo versetto, anche se la prima parte del versetto viene da Lev 19:18. L'espressione usata per introdurre la citazione, "voi avete udito che fu detto", non è il modo in cui Matteo introduce citazioni dall'Antico Testamento, cioè "sta scritto" o "detto dal Signore/profeta", come Mt 1:22; 2:5,15,17; 3:3; 4:4,7,10,14. L'espressione usata 6 volte nel capitolo (Mt 5:21,27,31,33,38,43) indica invece l'insegnamento comune, quello che si sentiva dire come comportamento giusto, che era in parte l'insegnamento dell'Antico Testamento ma in parte anche l'interpretazione comune di questo insegnamento, che non era sempre conforme a quell'insegnamento. Infatti anche la seconda parte della citazione in Mt 5:21 non è nell'Antico Testamento ma ne è una deduzione, e Mt 5:33 non è una citazione diretta di un versetto ma l'insegnamento di alcuni versetti sul giuramento messo insieme. Così forse alcuni aggiungevano al comando biblico di amare il prossimo la conseguenza naturale (ma sbagliata) di odiare il nemico. C'è evidenza che questa conclusione sbagliata era creduta, per esempio nella comunità che produsse i rotoli del Mar morto (1QS 1:4; 2:4-9; 1QM 15:6).
Vedi la domanda generale, "Il Nuovo Testamento sembra di sbagliare spesso quando cita l'Antico Testamento".