1 Timoteo 2
Se Dio vuole che tutti siano salvati, tutti saranno in realtà salvati?
La 'volontà di Dio' è un'espressione che è usata in diversi modi nella Bibbia. C'è la volontà sovrana di Dio, cioè che quello che vuole che succeda succede sempre (Sal 115:3). Poi c'è la volontà morale di Dio, quello che è giusto che succeda (per esempio Rom 12:2). E c'è la volontà di Dio nel senso del suo desiderio, quello che sarebbe bello se succedesse, anche se Dio decide di fare un'altra cosa. "Dio vuole" in 1Timoteo 2:4 in questo terzo senso. Dio non prova nessun piacere per la morte del peccatore, ma vuole che si converta e viva (Ez 18:31-32). Dio vorrebbe che tutti siano salvati, ma nella sua volontà sovrana, per diversi motivi, ha deciso che non tutti saranno salvati. Non possiamo sapere quali siano tutti questi "diversi motivi", perché fanno parte del consiglio nascosto di Dio, le cose non rivelate (Dt 29:28) e giudizi inscrutabili (Rom 11:33). Ma saranno perché c'è un beneficio ancora più grande dal fatto che non tutti sono salvati, per esempio la gloria di Dio e rivelazione di tutto il suo carattere (Rom 9:22-23) e per far glorificare Gesù Cristo.
Vedi i commenti su Romani 5:18-19; Filippesi 2:10; Colossesi 1:20.

Gesù è veramente l'unico mediatore? E significa che non è Dio?
Questo versetto dice che Cristo Gesù è il solo mediatore fra Dio e gli uomini. Eppure, in Num 21:7 Mosè intercede per il popolo, e così è un tipo di mediatore, mentre in Gal 3:19-20 è chiamato esplicitamente mediatore. Anche lo Spirito Santo intercede per noi Rom 8:26, e inoltre dobbiamo tutti pregare per gli altri.
Però, questi brani parlano di diversi tipi di mediatori. Dal contesto (1Tim 2:3-4,6), è chiaro che 1Tim 2:5 stia parlando solo di un mediatore che riconcilia i due gruppi, in questo caso salvando gli uomini. In questo senso ci poteva essere, e ci fu, solo un mediatore (perché una volta riconciliati, non serve più qualcuno per riconciliare gli uomini a Dio). Questo lo fece Gesù mentre era un uomo, in modo particolare alla sua morte. Mosè però mediava in un senso più limitato, pregando per il popolo e rivelando Dio a loro. Anche Gesù adesso è un mediatore in questo senso (Ebr 7:25).
Alcuni ritengono, siccome Cristo è il solo mediatore fra Dio e gli uomini, che Gesù Cristo non sia Dio. Ma usando la stessa logica, non può essere neanche un uomo, mentre il versetto dice esplicitamente che il mediatore era Cristo Gesù uomo. In generale, un mediatore può appartenere a tutti e due i gruppi fra cui media, ad uno dei gruppi, o a nessuno dei gruppi. 1Tim 2:5 dice che Gesù appartenere al gruppo degli uomini, ma non afferma né rinnega che è anche Dio. Per decidere questo bisogna leggere altri brani nella Bibbia.

11 Le donne non possono mai insegnare?
Il brano dice che le donne devono imparare in silenzio con sottomissione, e che non possono insegnare né avere autorità su un uomo (o forse marito). Il motivo risale alle origini (1Tim 2:13-14): Adamo fu creato prima, e quindi la sua autorità era l'ordine divino, e inoltre Eva peccò prima. Il significato del brano è chiaro; la difficoltà è che va contro quello che forse vorremmo che la Bibbia dicesse, e a volte contro quello che sperimentiamo, che in realtà ci sono insegnanti femmine della Bibbia che sono brave. Ma quando la nostra visione di come il mondo dovrebbe essere o di come il mondo è non è uguale alla visione di Dio di come il mondo dovrebbe essere, dobbiamo conformarci alla visione di Dio.
Detto ciò, ci sono due considerazioni che rendono il brano meno difficile di quanto potrebbe sembrare. Non voglio con queste considerazioni svuotare completamente l'insegnamento di Paolo nel brano, che alcuni commentatori fanno, come se il brano non avesse niente da dire in realtà, o almeno niente da dire a noi. Ma ci sono alcune indicazioni nel brano e in altri brani della Bibbia di cui dobbiamo prendere atto nella nostra interpretazione del brano.
La prima osservazione è che non è un segno di inferiorità. Già nella creazione sia l'uomo sia la donna sono l'immagine di Dio e sono benedetti da Dio (Gen 1:27-28). Paolo afferma in Gal 3:28 che non c'è né maschio né femmina - non nel senso che sono uguali o non ci sono differenze (che è palesemente falso), ma che tutti, a prescindere dal sesso, possono diventare figli di Dio nello stesso modo, per la fede in Cristo Gesù (1Tim 2:26-27). Sono tutti dello stesso valore a Dio, hanno lo stesso stato davanti a Dio, ma ciò non esclude differenze in ruoli. Vedi il commento su 1Corinzi 11:3.
Secondo, i comandi di "imparare in silenzio" e "stare in silenzio" non possono essere assoluti, e senz'altro non dicono che le donne non possono avere nessun ministero. Ci sono alcuni esempi di donne nelle chiese del Nuovo Testamento che avevano un ministero verbale (At 18:26; 21:9; 1Cor 11:5,13; vedi anche At 2:17-18). Inoltre, diverse donne avevano una responsabilità importante nella chiesa, che possiamo supporre includeva qualche forma di insegnamento, anche se non è detto esplicitamente (Rom 16:1,3,7; Fili 4:3; Tit 2:3-4). Per un brano simile, vedi il commento su 1Corinzi 14:34-35. Possiamo interpretare il brano in 1Timoteo in un paio di modi alla luce di questi altri brani. Uno è di collegare in 1Tim 2:12 l'insegnamento con l'autorità, cioè Paolo sta proibendo soltanto un insegnamento autorevole che non è in sottomissione ad un uomo. Nota che anche in 1Cor 14:34 l'insegnamento è collegato con la sottomissione, una sottomissione che non significa inferiorità. L'altra cosa da notare è che la parola ἀήñ, ançr può essere tradotta sia "uomo" sia "marito", per cui forse la proibizione è contro solo avere autorità sul marito, non su qualsiasi uomo. Nota che anche in 1Cor 14:35 il comando al silenzio è collegato con il rapporto con il marito.

15 Le donne sono veramente salvate partorendo figli?
Il senso naturale delle parole in questo versetto dà un senso impossibile alla frase, cioè che ogni donna è salvata perché partorisce figli. È impossibile perché significherebbe che un atto umano è un mezzo per la salvezza, un mezzo che non tutte le donne possono neanche fisicamente adempire. Ciò sarebbe contrario a tutto quello che la Bibbia dice, anche a quello che Paolo aveva detto qualche riga prima (1Tim 1:15-16; 2:3-6). Per questo motivo una o più parole del versetto dovrebbero avere un senso secondario. In modo particolare, "salvata" potrebbe essere nel senso spirituale (il senso naturale della parola), oppure salvata da qualche pericolo fisico, mentre "partorendo figli" (letteralmente, "tramite l'atto di partorire") potrebbe avere il senso naturale, oppure riferirsi alla nascita del Cristo. Un altro fatto da notare è che nel greco il verbo "sarà salvata" è singolare, mentre "persevererà" è in realtà plurale, cioè "persevereranno".
Le possibilità quindi sono:
1) salvezza materiale, parto normale
Cioè, le donne non saranno in pericolo quando partoriscono, se continuano nella fede. Questo è collegato con 1Tim 2:14 (come richiesto dalla parola "tuttavia" all'inizio del versetto) dal fatto che una delle conseguenze della caduta di Eva era che i parti sono diventati dolorosi (Gen 3:16). Il problema con questa interpretazione è che l'esperienza ci insegna diversamente: donne pie a volte muoiono nel parto, e donne senza fede possono non avere problemi.
Un'altra interpretazione di questo tipo ipotizza che alcuni ad Efeso insegnavano che le donne dovevano lasciare i loro ruoli nella casa e soprattutto come madri. Paolo poi direbbe in questo versetto che le donne, se continuano a partorire, saranno salve da questo falso insegnamento e dalle sue conseguenze fisiche e psicologiche. Ma non c'è evidenza per questo falso insegnamento, tranne forse 1Tim 4:3. Sembra anche che Paolo non abbia mai usato "salvezza" in questo senso, diceva invece 'liberazione' dai pericoli.
2) salvezza spirituale, parto del Cristo
In questa interpretazione, il singolare della prima parte di 1Tim 2:15 ha lo stesso soggetto dell'ultima parte di 1Tim 2:14, cioè Eva. Eva fu creata secondo (Gen 2:18-25; 1Tim 2:13), fu sedotta (Gen 3:1; 1Tim 2:14) e cadde (Gen 3:6; 1Tim 2:14), ma poi Dio disse che la progenie della donna avrebbe schiacciato il diavolo (Gen 3:15; 1Tim 2:15). Siccome in questo paragrafo Paolo parla di Eva come analogia della situazione delle donne nella chiesa, nella seconda parte di 1Tim 2:15 ritorna al plurale per dire che similmente le donne possono essere salvate, ma devono avere fede e modestia (la stessa parola usata in 1Tim 2:9). La fede, l'amore e la santificazione non sono le cause della loro salvezza; la causa rimane il Cristo, come per Eva. Ma sono la condizione: le donne (come tutti) devono mostrare che hanno ricevuto la salvezza di Gesù Cristo accettandola per fede e vivendo come conseguenza in amore e santificazione.