1 PULPIT COMMENTARY VERSIONE ITALIANA DEL COMMENTO AL LIBRO DELLA GENESI TESTO TRADOTTO DA ANTONIO CONSORTE
INTRODUZIONE
§1. IL TITOLO E IL CONTENUTO
1. Il suo titolo. Come le altre quattro divisioni del Pentateuco, il Primo Libro di Mosè deriva il suo titolo nelle Scritture Ebraiche dalla sua parola iniziale, Bereshith; nella LXX, che è seguita dall'A.V., è designato con un termine che ne definisce il contenuto, Genesiv Genesi. Genesiv si riferisce alla fonte o alla causa primaria di una cosa o di una persona, l'opera a cui è stata assegnata come appellativo descrittivo è stata chiamata il Libro delle Origini o degli Inizi Ewald; ma poiché la LXX impiega Vedette come l'equivalente greco dell'ebraico Tol'doth, che significa non le cause, ma gli effetti, non gli antecedenti, ma le conseguenze di una cosa o di una persona vedi 2:4: Exp., la scrittura potrebbe essere più esattamente caratterizzata come il Libro delle Evoluzioni o degli Sviluppi
2. Il suo contenuto. Come Libro delle Origini o degli Inizi, descrive la creazione o l'origine assoluta dell'universo, la formazione o disposizione cosmica di questa sfera terrestre, l'origine dell'uomo e l'inizio della razza umana, mentre narra le storie primordiali dell'umanità nelle tre ere iniziali del mondo: l'Antidiluviano, il Postdiluviano, il Postdiluviano, il e il patriarcale. Sussidiaria a questo, raffigura l'innocenza incontaminata dell'uomo nel suo primo stato o stato edenico; recita la storia della sua caduta attraverso la tentazione di un avversario invisibile, con la rivelazione della misericordia divina che gli fu fatta nella promessa della discendenza della donna, e la conseguente istituzione sulla terra di una Chiesa di peccatori credenti, in attesa del compimento di quella gloriosa promessa; traccia il corso in avanti della famiglia umana divisa, nell'empietà sempre più profonda dei malvagi e nella devozione decadente dei giusti, finché, matura per la distruzione, l'intera razza, ad eccezione di una pia famiglia, è spazzata via o lavata via dalla faccia del suolo dalle acque di un diluvio; poi, riprendendo il filo della storia umana, dopo aver prima abbozzato i tratti principali di quella spaventosa catastrofe, persegue le sorti di questa famiglia nei suoi tre figli, finché non vede i loro discendenti dividersi in nazioni e diffondersi in lungo e in largo per la superficie del globo; quando, ritornando ancora una volta al centro originario della distribuzione, riprende la storia di uno di questi rami collaterali in cui la razza si è già separata, e la porta avanti attraverso fasi successive fino a collegarsi con la storia successiva di Israele. Oppure, per quanto riguarda l'opera nell'altro aspetto menzionato, come un Libro di Evoluzioni o Sviluppi, con il quale il punto di vista dello scrittore viene cambiato e portato da quello storico a quello profetico, dall'a posteriori all' a priori, dopo aver abbozzato in una sezione preliminare la creazione originale dell'universo e la disposizione dell'attuale cosmo terrestre, in dieci sezioni successive narra i Tol'doth o generazioni, cioè le successive evoluzioni o sviluppi successivi del cosmo che portano fino al punto di partenza per la storia di Israele narrata nei libri successivi. Le principali divisioni del Libro, secondo il principio appena enunciato, sono indicate dalla formula: "Queste sono le generazioni di...". La seguente tabella di queste sezioni successive darà un'idea della vasta gamma di argomenti compresi nel Primo Libro di Mosè:
Sezione 1. Il Genesi 1:1-2:3 che inizia la Sezione 2. Le generazioni dei cieli e della terra Genesi 2:4-4:26 Sezione 3. Le generazioni di Adamo Genesi 5:1-6:8 Sezione 4. Le generazioni di Noè Genesi 6:9-9:29 Sezione 5. Le generazioni dei figli Genesi 10:1 di Noè 11:9 Sezione 6. Le generazioni di Sem Genesi 11:10-26 Sezione 7. Le generazioni di Terah Genesi 11:27 5:11 Sezione 8. Le generazioni di Ismaele Genesi 25:12-18 Sezione 9. Le generazioni di Isacco Genesi 25:19 35:29 Sezione 10. Le generazioni di Esaù Genesi 36:1 37:1 Sezione 11. Le generazioni di Giacobbe Genesi 37:2 50:26
§2. LE SUE FONTI E LA PATERNITÀ
1. Lesue fonti di informazione. Che nella compilazione della presente narrazione possano essere stati impiegati scritti di un periodo precedente, per quanto allarmante fosse l'idea, quando fu proposta per la prima volta, e nonostante il fatto che sia ancora frequentemente avanzata con spirito ostile, è ora vista come un'ipotesi relativamente innocua, almeno se considerata in se stessa. Che l'autore del Libro delle Origini si sia avvalso di materiali preesistenti nella composizione della sua grande opera storica non sembra un'ipotesi più irragionevole di quanto non lo sia il fatto che i quattro evangelisti abbiano attinto a memorie già circolanti della vita e dell'opera di nostro Signore nella costruzione dei loro rispettivi Vangeli. Né un critico sobrio o uno studente intelligente della Bibbia crede ora che una tale supposizione sia fatale per le pretese del Pentateuco e dei Vangeli di essere ricevuti come Scritture canoniche, o per i loro scrittori di essere considerati come insegnanti ispirati. Di conseguenza, l'ipotesi documentaria, come è ora familiarmente definita, annovera tra i suoi sostenitori non pochi di coloro che sostengono la paternità mosaica del Pentateuco, e quindi della Genesi, come pure la stragrande maggioranza, se non tutti, di coloro da cui tale paternità è attaccata. Sembra che il germe della teoria si sia suggerito già nel diciassettesimo secolo a Hobbes, che scrisse nel suo "Leviatano" "che il Pentateuco sembra essere stato scritto piuttosto su che da Mosè" "Videtur Pentatcuchus potius de Mosequam a Mose scriptus", anche se senza dubbio si basava su originali di sua mano. Verso l'inizio del XVIII secolo Vitriuga, nelle sue "Observationes Sacrae", sosteneva che Mosè avesse impiegato schizzi scritti dai patriarchi: "Schedas et scrinia Patrum o uJpomnhmata Patriarcharum apud Israelitas conservata Mosen opinamur, collegisse, digessisse, ornasse, et ubi deficiebant compilasse, et exiis priorem librorum suorum confecisse". Per quanto plausibile e probabile fosse questa congettura, sembra che abbia attirato poca attenzione sul tema della composizione del Libro della Genesi, oltre a far sì che le fonti scritte fossero assunte da uno o due scrittori successivi, come Clericus e Richard Simon. Nel 1753 la ben nota teoria di due documenti principali, uno elohistico e uno geovolistico, fu affrontata da Astruc, un medico parigino e professore di medicina, che credeva che dieci memorie aggiuntive ma più piccole fossero state impiegate anche da Mosè. Pochi anni dopo 1780 sostanzialmente lo stesso punto di vista fu sposato e raccomandato al favore del pubblico dallo studioso tedesco Eichhorn. Nelle mani di Ilgen 1798 e del suo seguace Hupfeld 1853 i due documenti originali o primari furono suddivisi in tre, un primo elohista, un secondo elohista e un geoviste, tutti manipolati e messi insieme da un editore o redattore. Nel 1815 Yater, e nel 1818 Hartmann, adottarono l'idea che il Pentateuco, e in particolare la Genesi, fosse composto da un certo numero di frammenti scollegati; ma questo era così palesemente errato che a tempo debito 1830 fu seguito dall'ipotesi supplementare di Deuteronomio Wette, Bleek, Stahelin, Tuch, Lengerke, Knobel, Bunsen, Delitzsch e altri, che riconosceva due documenti, di cui il più antico e il principale, quello dell'Elohista, era una narrazione continua, che si estendeva dalla creazione alla fine della conquista come registrato nel Libro di Giosuè; mentre l'altra, quella del geovista, fu opera di uno scrittore successivo, che si servì del precedente come fondamento della sua composizione. L'ultima forma della teoria è quella di Ewald, che rivendica per il Grande Libro delle Origini almeno sette autori diversi riducendo così il Pentateuco, come osserva Keil, in atomi, e assegna il Libro della Genesi, nel suo stato attuale, a un autore che designa come "il quarto o quinto narratore della storia originale". " che deve essere vissuto nell'ottavo secolo nel regno di Giuda
La presunta base di questa ipotesi degli integratori è:
1. L'uso alternativo dei nomi divini Elohim e Geova: ad esempio Genesi 1:1 -Genesi 2:3; 5:1-29,30-32; 6:9-22; 7:11-8:16a, 17-19; 9:1-17, 28, 29; 10.; 11:10-32; 12:5, 6, 8a; 13:18; 17.; 19:29; 20:1-17; 21:2-32; 22:1-13, 19-24; 23.; 25:1-20, 24-34; 26:34, 35; 27:46; 28:1-12, 17-21a, 22; 29.; 30:1-13, 17-24a; 31:4-48, 50-54; 32:1-12,14, 33; 33.; 36.; 37:2-36; 39:6-20; 40. - 1., si distinguono per l'impiego del primo di questi nomi divini, e si suppone appartengano al documento elohistico; mentre Genesi 2:3-4:26; 5:29b; 6:1-8; 7:1-10, 16b; 8:20-22; 9:18-27; 11:1-9; 12:1-4, 7, 8b, 9-20; 13:1-17; 14.-16.; 18:1-19:28, 30-38; 20:18; 21:1, 33, 34; 22:14-18; 24.; 25:21-23; 26:1-33; 27:1-45; 28:13-16, 21b; 30:14-16, 24b-43; 31:1-3, 49; 32:13, 15-32; 37:1; 38; 39:1-5, 21-23, sono parti costitutive del documento supplementare o geovista, essendo caratterizzato dall'uso di quel particolare nome per la Deità
2. Resoconti contraddittori dello stesso evento: come, ad esempio, le narrazioni di
1 La creazione Confronta 1.,Genesi 2:4-25
2 il Diluvio Confronta Genesi 6:9-22 con Genesi 7:1-10, e in particolare nota l'apparente discrepanza tra il numero degli animali da portare nell'arca;
3 i confini della terra promessa ConfrontaGenesi 15:18 -- conNumeri 34:1-12
3. Variazioni della stessa leggenda o storia: come, ad esempio,
1 il patto abraamico Confronta 15. con 17., 18.;
2 la presa di Sara ConfrontaGenesi 12:10-19conGenesi 20:1 e Genesi 26:1-11
3 la storia di Agar e Ismaele ConfrontaGenesi 16conGenesi 21:9-21
4 l'alleanza con Abimelec ConfrontaGenesi 21:22-34conGenesi 26:26-33
5 le successive consacrazioni della Betel Confronta; Genesi 28:18,19 35:14,15
6 la storia di Esaù e del suo diritto di primogenitura ConfrontaGenesi 25:27-33; Genesi 27:1-40
4. Diversità di linguaggio e di idee nei due documenti: l'Elohista che generalmente descrive i modi semplici e non artificiali dei tempi primordiali, e il Supplementare Geovista che si muove in un cerchio di idee che appartengono all'epoca delle leggi mosaiche e delle istituzioni levitiche. Confronta per le idee eloistiche, la longevità dei patriarchi, 5.; la consacrazione delle colonne, Genesi 28:18; 35:14segg; la consegna o l'istituzione di un patto, 6:18; 9:9, 11, invece della rottura di un patto, come in Esodo 24:8 ; e per le parole e le frasi eloistiche -- "possesso, proprietà", Genesi 17:8; 48:4 ; "benigna, ordinata", 1:11, 12, 21, 24, 25; 6:20; 7:14; "nello stesso giorno", 7:13; 17:23; "il paese delle peregrinazioni", Genesi 17:8; 28:4 ; -- per le idee geoviste, 4:17-24 le arti e i mestieri della civiltà; Genesi 3:8-24, 18:1 Teofanie, Genesi 4:3,4, 8:20, 15:9 culto sacrificale, Genesi 12:7, 13:4, 21:33 l'erezione di altari, Genesi 7:2,8; 8:20 la distinzione tra animali puri e impuri; 5:29; 9:25-27 l'elemento profetico; e parole e frasi geoviste... ry; 2:7, invece di arbaiw Genesi 1:1 ; wOTv vyai. 7:2, invece di hb; qenW rk; z; 1:27; l'inf. absol, per enfasi, Genesi 2:16,17; 3:4,16; 16:10; 30:16 ; il suffisso wOm Genesi 9:26,27 ; il nome divino ˆ wOyL, Genesi 14:18-20,22. Ma, senza rispondere seriamente a questi cosiddetti argomenti, si può rispondere, contro l'intera ipotesi, che è
1. Non necessario, non essendo necessario per una delucidazione perfettamente soddisfacente sia dell'uso dei nomi divini, sia delle cosiddette contraddizioni, variazioni e peculiarità che sono state rilevate dalla critica microscopica a cui il Libro è stato sottoposto via. l'esposizione del testo nel corpo dell'opera
2. Non provato
1; Per quanto riguarda l'esistenza dei documenti,.-anche se ammessa come probabile, l'uso di tali scritti da parte dell'autore della Genesi è nel migliore dei casi inferenziale e problematico
2; Per quanto riguarda le presunte prove a sostegno di questa congettura, è impossibile suddividere la narrazione in sezioni eloistiche e geoviste, in modo che anche le prime compongano una narrazione continua, senza il dispendio di una grande quantità di ingegnosità e l'esercizio di un alto grado di arbitrarietà nel disintegrare prima il corpo del Libro, e poi ricombinando i pezzi, con l'aiuto di vari supplementi inventati da lui stessi: le cosiddette contraddizioni nell'evento e nella leggenda esistenti solo nell'immaginazione del critico, non nell'opera dell'autore, e le presunte peculiarità nel pensiero e nella dizione di ogni documento hanno paralleli nell'altro, tranne nei casi che ammettono una facile spiegazione
3. Incompleto; vale a dire, non tenendo conto di tutti i fatti del caso che richiedono di essere spiegati, come, ad esempio:
1 L'uso del nome Jehovah Elohim in Genesi 2:4; 3:24
2; L'omissione nel documento fondamentale o elohistico di sezioni che sono indispensabili non solo per la continuità della narrazione, ma per la giusta comprensione del suo significato, come, ad esempio, tra Genesi 2:3 e Genesi 5:1, l'incidente della Caduta, rendendo così Genesi 6:9-13 un enigma; tra Genesi 5:32, 6:9, la corruzione della razza umana, senza il quale il Diluvio rimane inesplicabile; tra Genesi 6:22 e Genesi 7:11, la comunicazione divina che annunciava a Noè il momento esatto in cui il Diluvio sarebbe iniziato; tra Genesi 17:27 e Genesi 19:29, il racconto della distruzione delle città della pianura, che da solo rende intelligibile quest'ultimo versetto
3; Allusioni nel documento fondamentale a eventi e incidenti registrati altrove, come, ad esempio, Genesi da Genesi 5:3 a Genesi 4:25 ; da Genesi 5:29 a Genesi 3:17, da Genesi 17:20 a Genesi 16:10, da Genesi 19:29 a Genesi 13:10-13; 18:17-32 e Genesi 19:1-25 ; Genesi da Genesi 21:9 a Genesi 16:5. Se queste difficoltà non sono sufficienti di per sé a screditare completamente l'ipotesi dei documenti, esse hanno almeno un peso sufficiente a dimostrare che, mentre la congettura originale di Vitringa può essere vera, la moderna teoria critica di un autore elohistico e di un autore geovista del Libro della Genesi non è ancora stata collocata al di fuori della regione del dibattito
2. Lasua paternità. Principalmente sulla base di certe tracce di un'età successiva 1. La formula "fino a questo giorno" - Genesi 19:37,38; 26:33; 35:20; 47:26
1. Affermazioni che sembrano presupporre l'occupazione del paese - Genesi 12:6, 13-20, 36:31, 40:15
2. Il punto di vista palestinese dello scrittore - Genesi 12:8
3. La spiegazione degli antichi nomi di città mediante l'introduzione di nomi di origine successiva - Genesi 14:2,8,7,17; 23:2; 5:19
4. La menzione di usi e costumi che si presume appartengano a un periodo successivo-, Genesi 4:3,4,14; 7:8; 8:20; 17:26; 24:22,30; 25:22; 37:3,23, le pretese di Mosè di essere considerato l'autore del Libro della Genesi, e in effetti del Pentateuco in generale, sono state vigorosamente attaccate dopo la Riforma. Prima di quel profondo risveglio teologico e religioso, è giusto riconoscere che erano stati espressi alcuni seri dubbi sul fatto che il grande Libro della Legge dovesse essere attribuito, in tutto o in parte, al legislatore ebraico Tolomeo, il Valentiniano, nel secondo secolo, attribuì solo una parte dell'opera a Mosè; i Nazareni, una setta ascetica di cui parla Giovanni Damasceno, Genesi 19, rifiutarono l'intera composizione come spuria; mentre, secondo le Omelie Clementine 3:47, l'attuale Pentateuco fu scritto dopo la morte di Mosè. Non sembra, tuttavia, che ci sia stata alcuna seria discussione sul tema della paternità mosaica del Pentateuco nel suo insieme, o della Genesi come parte di quell'opera più ampia, fino al XVI secolo, quando cominciò ad essere insinuato da Masio 1574, Spinoza 1670 e Anton Van Dale 1696, che non da Mosè, il legislatore ebreo, ma Esdra, il sacerdote-profeta della Restaurazione, fu il primo compositore di quelle parti della Sacra Scrittura. La pubblicazione delle opinioni di Astruc nel 1753 diede un impulso decisivo alla scienza della critica storica, che nel corso del tempo portò alla diffusa accettazione da parte degli studiosi biblici dell'opinione che, pur contenendo un leggero substrato della legislazione mosaica, il presente Pentateuco non è opera del legislatore ebreo, ma di uno scrittore sconosciuto appartenente a un periodo successivo che si è servito di documenti preesistenti. di cui le principali erano le memorie eloistiche e geoviste già menzionate. Agisce nel momento attuale questa visione prevale ampiamente sia in Inghilterra che in Germania. Agisce nello stesso tempo, la coerenza richiede che si affermi che, nella mente di coloro che hanno rifiutato la paternità mosaica del Libro delle Origini, regna la più disperata perplessità riguardo alla persona a cui tale onore dovrebbe essere assegnato. È vano cercare qualcosa di simile all'unanimità di sentimenti tra gli studiosi moderni della critica storica superiore riguardo alla paternità e alla data di composizione dei due documenti principali o fonti Quellenschriften, come li designa Bleek, dai quali è stato fabbricato il primo quinto del Pentateuco. A giudizio di Astruc e Eichhorn, i documenti a cui si fa riferimento erano pre-mosaici, e il Libro della Genesi era opera di Mosè; ma una soluzione così sicura e ragionevole della paternità della Genesi è stata a lungo lasciata indietro dai loro studiosi, la composizione del documento più antico o fondamentale è stata assegnata da Stahelin a uno scrittore sconosciuto ai tempi dei Giudici Colenso suggerisce Samuele come l'anonimo elohista, da Bleek a uno storico che fiorì al tempo di Saul, da Killisch a un contemporaneo di Davide, da Ewald a un brillante levita dell'età di Salomone, da Deuteronomio Wette a un autore al tempo dei Re, e da Bohlen a un artista letterario che scrisse fino alla cattività, o anche più tardi, il geovista o il supplementare, in entrambi i casi scrisse in un periodo considerevolmente posteriore. Di conseguenza, dove esiste una tale diversità di sentimenti, lo studioso biblico può ragionevolmente esitare a respingere la dottrina pre-Riforma della paternità mosaica della Genesi, e tanto più che è ancora sostenuta da nomi eccellenti come quelli di Sack, Hengstenberg, Havernick, Ranke, Dreschler, Baumgarten, Kurtz, Keil e altri, e non è così completamente priva di prove come a volte si sostiene
1. Senza attribuire tale importanza alla testimonianza diretta del Pentateuco della sua paternità mosaica, che sembra possedere agli occhi di alcuni apologeti, Esodo 17:14,24:3,4 e Numeri 33:2 non possono essere spinti a significare altro che Mosè compose i diversi scritti di cui parlano; mentre, Deuteronomio 17:18,19; 28:58,61, 29:19,20,27; 30:10; 31:9-11,24-26non sembrano così conclusivamente indicare la composizione da parte di Mosè dell'intera legge, come inteso dalla tradizione ebraica, da precludere l'opinione che i passaggi in questione si riferiscano solo alla legislazione mosaica propriamente detta, si può sostenere che il numero e il carattere dei riferimenti diretti nelle successive Scritture Ebraiche al Pentateuco come opera di Mosè sono tali da implicare la verità della sua pretesa di essere considerato il suo autore ConfrontaGiosuè 1:7,8; 8:31, 23:6, 24:26; 1Re 2:3; 8:9,53; 2Re 10:31; 11:12; 1Cronache 16:40; 2Cronache 12:1; Esdra 3:2; 6:18; Neemia 1:7; 8:1; Daniele 9:11,13per i libri storici; e vid. In ognuna di queste Scritture c'è un chiaro riconoscimento del fatto che il Pentateuco è esistito in un tempo precedente alla loro composizione, cioè dai giorni di Giosuè in poi; in questa facilità il suo unico autore concepibile era il celebre legislatore degli Ebrei
1. A ciò si aggiunge il fatto di dire che lo sviluppo storico della nazione teocratica è inconcepibile se non in base all'ipotesi della paternità mosaica del Pentateuco, e quindi della Genesi. Immaginare che il
2. il complicato sistema dell'istituto mosaico prese gradualmente forma e si perpetuò attraverso diversi secoli, insinuandosi, a poco a poco, nella vita e nella coscienza nazionale, senza alcun documento storico accreditato, in modo tale che, quando alla fine la storia della nazione venne scritta, ogni singolo scrittore avrebbe dovuto essere giudicato necessario travisare i fatti del caso, promulgando la convinzione che le loro grandi istituzioni nazionali fossero il risultato di uno scritto precedentemente registrato dalla mano di Mosè, piuttosto che quello scritto così chiamato da Mosè fosse il libero prodotto storico delle loro istituzioni -- accettare questo come la vera soluzione dell'interrelazione tra la letteratura ebraica e la vita ebraica significa fare una richiesta molto maggiore alla facoltà storica che credere che il Pentateuco sia venuto prima da Mosè, e il carattere e la vita nazionale furono incorniciati e modellati dal Pentateuco
3. C'è poi il fatto che la paternità mosaica del Pentateuco, e quindi della Genesi, fu universalmente riconosciuta dalle sette e dai partiti ebraici: dai Farisei, dai Sadducei e dagli Esseni, dagli Ebrei alessandrini e dagli Ebrei palestinesi, dai Samaritani come dagli abitanti della Giudea
1. La testimonianza di Cristo e dei suoi apostoli dà il suo peso a questa conclusione ConfrontaMatteo 19:7; Marco 12:19; Luca 24:27,44; Giovanni 1:45; 5:46,47; Atti 15:21 -- Persino Bleek, con sufficiente franchezza, ammette che questa era la visione sostenuta al tempo di Cristo e dei suoi apostoli, come Filone e Giuseppe Flavio testimoniano espressamente; e la forza di questa ammissione non è resa inutile dai dettami spesso citati che né Cristo né i suoi apostoli vennero al mondo per insegnare la critica Clericus, e che la fede in Cristo non può porre limiti alle indagini critiche Deuteronomio Wette; Perché, come osserva giustamente Hermann Witsius, è verissimo che né Cristo né i suoi apostoli erano studiosi critici critici doctores nell 'accezione moderna del termine, ma erano certamente maestri della verità doctores veritatis che non vennero al mondo per fortificare gli errori popolari con la loro autorità
2. Un ulteriore argomento può essere derivato dall'unità interna del Pentateuco, e in particolare del Libro della Genesi. È vero che in un certo senso questa è la vera questione in discussione, se la Genesi sia l'opera di uno o di autori mattutini; ma, poiché il suo presunto carattere composito è sempre ostentato come argomento per la sua paternità non mosaica, sembra ragionevole e giusto rivendicare qualsiasi traccia di unità interna che lo scritto possa possedere a sostegno della conclusione opposta. Ora, un segno evidente di unità che appartiene alla Genesi è l'esatto filo cronologico che la attraversa dall'inizio alla fine; e un altro è l'interdipendenza di tutte le sue parti, di cui nessuna sezione di una certa lunghezza può essere rimossa senza introdurre nella narrazione una lacuna inspiegabile; mentre un terzo è la somiglianza di linguaggio che lo pervade dappertutto, nessuno, come osserva Keil, è stato in grado di stabilire chiaramente un duplice usus loquendi nelle sue pagine. E stando così le cose, è solo una legittima deduzione che è più probabile che tale unità interna sia stata impressa su di essa dalla mano di Mosè che da quella di un redattore tardivo. E, 6. a riprova della paternità mosaica della Genesi c'è l'insufficienza di prove a sostegno di ogni altra ipotesi
§3. IL SUO METODO E SCOPO
1. Il suo metodo. Su questo punto, dopo quanto già scritto vedi p. 1, basteranno poche parole. Il lettore più superficiale del Libro della Genesi non può fare a meno di discernere che, lungi dall'essere esposto all'accusa di incoerenza e mancanza di accordo che gli è stata mossa da alcuni dei suoi aggressori meno scrupolosi, è tutto costruito su un piano semplice, perfettamente intelligibile e ben sostenuto. Dopo la sezione iniziale, in cui si svolge il sublime programma della cosmogonia divina, si divide in dieci libri successivi, in ciascuno dei quali la storia della storia umana avanza di uno stadio, fino a raggiungere il periodo della prima cattività. Pur possedendo l'una con l'altra le più strette relazioni come parti della stessa composizione connessa, è osservabile che queste successive suddivisioni hanno l'apparenza di essere ciascuna in sé un pezzo completo o una monografia sull'argomento a cui si riferisce. La causa di ciò, tuttavia, non è che ciascuno sia stato un documento separato preparato senza relazione con gli altri, possibilmente in un momento diverso e da una mano diversa, come è così comunemente suggerito; sembra piuttosto attribuibile al genio peculiare della composizione ebraica, che, essendo governata meno dal logo che dall'interesse drammatico, avanza più abbozzando quadri di eventi e scene che presentando una narrazione dettagliata di ogni episodio storico esattamente nel suo tempo e nel suo luogo. Un ricordo di ciò andrà ben oltre a spiegare l'apparenza di ripetizione e prolissità che in alcune parti la narrazione mostra. Allora è degno di attenzione il fatto che, mentre tratta delle sorti della razza umana, il racconto, quasi immediatamente all'inizio, limita i suoi aspetti, nella parte precedente, a una sezione particolare la linea di Seth e, nella parte successiva, a una famiglia particolare i figli di Abramo, nella linea di Isacco e Giacobbe, e tratta degli altri rami della famiglia umana solo nella misura in cui sono necessari per chiarire la storia
2. del seme scelto. E ancora di più si nota che, nell'elaborazione del suo piano, l'autore è sempre attento a tenere fisso l'occhio del lettore sulla linea speciale di cui si è prefissato di tracciare le sorti, congedando all'inizio di ogni sezione con un breve avviso quei rami collaterali, affinché non possa poi sorgere nulla per dividere l'interesse con il seme sacro, e la narrazione può scorrere ininterrottamente nel racconto della loro storia. "I materiali della storia", scrive Keil, "sono ordinati e distribuiti secondo la legge della selezione divina; Si notano prima di tutto le famiglie che si diramavano dalla linea principale; e quando sono stati rimossi dall'ambito generale della storia, il corso della linea principale è descritto in modo più elaborato, e la storia stessa è portata avanti. Secondo questo piano, che viene rigorosamente rispettato, la storia di Caino e della sua famiglia precede quella di Set e della sua posterità; le genealogie di Iafet e di Cam stanno prima di quella di Sem; le storie di Ismaele ed Esaù prima di quelle di Isacco e Giacobbe; e la morte di Terah prima della chiamata e della migrazione di Abramo in Canaan; " e "in questa regolarità di composizione", aggiunge inoltre, "il Libro della Genesi può essere chiaramente visto come l'attenta produzione di un singolo autore, che ha guardato allo sviluppo storico della razza umana alla luce della rivelazione divina, e così lo espose come un'introduzione completa e ben organizzata alla storia del regno di Dio dell'Antico Testamento"
3. Il suo scopo. La considerazione del piano porta naturalmente a un esame dello scopo del Libro. E qui è subito ovvio che la Genesi non è stata progettata per essere una storia universale dell'umanità. Ma altrettanto poco è stato scritto da un autore post-mosaico con l'obiettivo speciale di glorificare l'ebraismo facendo risalire le radici delle sue istituzioni a un'antichità canuta. Aveva sì uno scopo che si può dire fosse ebraico, ma aveva anche un disegno cosmopolita. Come parte integrante del Pentateuco, si intendeva dispiegare la necessità e la natura della nuova economia che stava per essere stabilita; mostrare come le istituzioni teocratiche di salvezza fossero state rese indispensabili in conseguenza della caduta e dell'intera corruzione della razza così nettamente punita dal Diluvio, e di nuovo così sorprendentemente mostrata dai costruttori di torri di Babele; e per chiarire che non erano un nuovo allontanamento da parte di Dio nei suoi sforzi di redenzione, ma solo un ulteriore sviluppo della linea che aveva perseguito fin dall'inizio. Come volume di apertura della rivelazione, in cui doveva essere registrata la storia della salvezza, era destinato a mostrare la condizione primordiale del genere umano, con la sua malinconica caduta nel peccato che prima di tutto rendeva necessaria la salvezza, e a rivelare i movimenti iniziali di quella grazia divina che da allora aveva operato per la restaurazione dell'uomo, e di cui la teocrazia in Israele era solo una manifestazione specifica. Così, mentre il Libro della Genesi non poteva non possedere un interesse imperituro per ogni membro della Chiesa e della nazione ebraica, è anche uno scritto di valore trascendente e di suprema importanza per ogni rampollo della razza umana, che contiene l'unica informazione autentica che abbia mai raggiunto il mondo della dignità originale dell'umanità. e delle condizioni in cui ha iniziato la sua carriera sulla terra; l'unica spiegazione soddisfacente che sia mai stata data dello stato di peccato e di miseria in cui, ahimè, si trova troppo chiaramente oggi, e l'unico vangelo di salvezza sufficiente che sia mai stato raccomandato alla sua attenzione e accettazione
LETTERATURA DELLA GENESI
Della letteratura eccezionalmente ricca e varia sulla Genesi, le opere principali possono essere classificate come segue:
2. Inglese. Colenso: Il Pentateuco e il libro di Giosuè esaminati criticamente, Londra, 1862-1871. Davidson: Introduzione all'Antico Testamento, Londra, 1862. Home: Introduzione allo studio critico delle Scritture, Londra, 1856 decima edizione. Hamilton: Il Pentateuco e i suoi assalitori, Edimburgo, 1852. Introduzione di Macdonald al Pentateuco, Edimburgo, 1861. Quarry: Genesis and its Authorship, Londra, 1873
II COMMENTI
1. Patristico. Gli scritti di Ireneo, Origene, Eusebio, Teodoreto, Girolamo, Crisostomo e Agostino
2. Rabbinico. Le opere di Jarchi, Aben Esdra e David Kimchi
3. Riforma. Lutero: Enarrationes in Primum librum Mose, Wittemberg, 1544; ripubblicato da Hengstenberg, Berlino, 1831. Calvino: Commentari in Genesin, Ginevra, 1563. Mercerus: Commentarius in Genesin, Ginevra, 1598. Drusius: Ad loca difficiliora Pentateuchi, Franeker, 1617. Grozio: Annotationes ad Vetus Testamentum, Parigi, 1641. Clericus: Translatio librorum VT. cum paraphrasi perpetua, Commento. philol., dissertt, critt., &c., Amsterdam, 1693-1731. Venema: Dissertationes ad Genesin, 1747. Dathius: Pentateuco ex recensione Textus Hebraei, Lipsia, 1791. Tra gli scrittori cattolici romani va menzionato Pererius: Commentarii et disputationes in Genesin, Lugduni, 1594. Tra le opere inglesi, Willet's Hexapla, Londra, 1632; i Critici Sacri, Londra, 1690; e M. Poll, Synopsis Criticorum, Londra, 1699, in cui sono raccolte le opinioni dei Riformatori e dei loro successori
4. Moderno
1; Estero. Esegetico: - Delitzsch: Commentario alla Genesi, terza edizione, Lipsia, 1860. Keil e Delitzsch: Commento al Pentateuco, Lipsia, 1861; Edimburgo, 1864. Lunge: Commentario alla Genesi, Bohn, 1864; Edimburgo, 1868. Rosenmüller: Scholia in Genesin, Lipsia, 1821. Teologico: - Baumgarten: Commentario all'Antico Testamento, Keil, 1843. Popolare:- Von Gerlach: Commentario al Pentateuco, 18011849
2; Inglese: Ainsworth: Annotazioni sul Pentateuco, Edimburgo, 1843. Alford: Genesis, and Part of Exodus, for English Readers, Londra, 1877. Browne Vescovo di Ely: Vol. 1. del Commentario dello Speaker, Londra, 1871. Inglis: Note sulla Genesi, Edimburgo, 1877. Jamieson: Vol. 1. del Commentario critico e sperimentale, Edimburgo, 1863. Kalisch: Commento storico e critico sull'Antico Testamento, Londra, 1858. Macdonald: Creazione e caduta: una difesa e un'esposizione, Londra ed Edimburgo, 1856. Murphy: Commento alla Genesi, Edimburgo, 1863. Patrizio vescovo di Ely: Un commento ai libri storici dell'Antico Testamento: Londra, 1727. Wordsworth: La Sacra Bibbia, con note, Londra, 1864. Wright: Il libro della Genesi, Londra, 1859
3; Americano: Bush: Notes on Genesis, New York, 1838. Jacobus: Note, critiche ed esplicative, sulla Genesi, New York, 1865. Turner: Commento esegetico alla Genesi, New York, 1846
III ESPOSIZIONI OMILETICHE E PRATICHE. Oltre ai ben noti Commentari di A. Clarke, M. Henry e Thomas Scott, a questo dipartimento possono essere assegnati: - Bonar: Earth's Morning, or Thoughts on the First Six Chapters of Genesis, Londra, 1875. Candlish: Il libro della Genesi esposto in una serie di discorsi, Edimburgo, 1868. Exell: A Homiletical Commentary on Genesis, Londra, 1875 incompleto. Fuller: Discorsi espositivi sul libro della Genesi, Londra, 1836. Gray: Il Museo Biblico, Londra, 1876. Hughes: Un'esposizione analitica del primo libro di Mosè, 1672. Ness: Storia e Mistero, Londra, 1690-1696. Robertson, F.W.: Note sulla Genesi, Londra, 1877. White: A. Commentario sui primi tre capitoli della Genesi, Londra, 1656
IV LETTERATURA GENERALE. Blunt: La storia di Abraham, Londra, 1842. Bonnet: L'esilio dall'Eden; Meditazioni sul terzo capitolo, Londra, 1839. Bouchier: La storia di Isaac, Londra, 1864. Dawson: L'origine del mondo, Londra, 1877. Dykes: Abraham l'amico di Dio, Londra, 1877. Grant: Il racconto biblico vero in ogni epoca, Londra, 1877. Hengstenberg: L'Egitto e i libri di Mosè, Edimburgo, 1845. Kitto: Illustrazioni della Bibbia, Edimburgo, 1855. Lawson: Lezioni su Joseph, Edimburgo, 1807; Nuova edizione, 1878. Overton: La vita di Giuseppe, Londra, 1866. Rawlinson: Antiche monarchie, vol. 1., Londra, 1871. Roberts: Illustrazioni orientali delle Sacre Scritture, Londra, 1835. Documenti del passato: Biblical Archaeological Society, Londra, 1875 pubblicazione. Robinson: Ricerche bibliche in Palestina, Londra, 1841. Sandys: In the Beginning, Londra, 1879. Smith: Scoperte assire, Londra, 1875. Smith: Resoconto caldeo della Genesi, Londra, 1876. Smith Thornley: La vita di Giuseppe, Edimburgo, 1875. Stanley: Sinai e Palestina, Londra, 1856; Lezioni sulla Chiesa ebraica, Londra, 1866. Tristram: La Terra di Israele, Londra, 1865; La terra di Moab, Londra, 1873. Thomson: La terra e il libro, Londra, 1870. Wilkinson: Costumi degli antichi egizi, Londra, 1847
Per un resoconto più dettagliato della letteratura della Genesi, si possono consultare le opere di Kurtz, Lange e Rosenmüller
ANALISI DEI CONTENUTI
§1. L'INIZIO. Genesi 1:1-2:3
1. La creazione dell'universo, Genesi 1:1,2
2. I sei giorni di lavoro. Genesi 1:3-31
3. L'istituzione del sabato, Genesi 2:1-3
§2. LE GENERAZIONI DEI CIELI E DELLA TERRA. Genesi 2:4-4:26
1. Lo stato paradisiaco dell'uomo. Genesi 2:4-25
2. La storia della caduta. Genesi 3:1-24
3. La storia di Caino e Abele. Genesi 4:1-15
4. Lo sviluppo della razza. Genesi 4:16-26
§3. LE GENERAZIONI DI ADAMO. Genesi 5:1-6:8
1. La prima tavola genealogica, Genesi 5:1-32
2. La degenerazione degli antidiluviani, Genesi 6:1-8
§4. LE GENERAZIONI DI NOÈ. Genesi 6:9-9:29
1. La costruzione dell'arca. Genesi 6:9-22
2. Il racconto del Diluvio. Genesi 7:1-8:14
3. L'alleanza noachica, Genesi 8:15-9:17
4. I destini dei figli di Noè. Genesi 9:18-29
§5. LE GENERAZIONI DEI FIGLI DI NOÈ. Genesi 10:1-11:9
1. Il registro etnologico, Genesi 10:1-32
2. La confusione delle lingue a Babele. Genesi 11:1-9
§6. LE GENERAZIONI DI SHEM. Genesi 11:10-26
§7. LE GENERAZIONI DI TERAH. Genesi 11:27-25:11
1. La migrazione dei Terachiti. Genesi 11:27-32
2. La storia di Abramo, figlio di Terah. Genesi 12:1-25:11
1; Abramo è chiamato, Genesi 12:1-3 ;
2 entra in Canaan, Genesi 12:4-9 ; scende in Egitto, Genesi 12:10-20 ; ritorna in Canaan, Genesi 13:14 ; si separa da Lot, Genesi 13:5-18 ; insegue i re, Genesi 14:1-16 ; incontra Melchisedeck, Genesi 14:17-24 ; è giustificato, Genesi 15:1-6 ; e viene fatto in alleanza con Genesi 15:7-21 ; sposa Agar, Genesi 16:1-16 ; riceve il segno della circoncisione, Genesi 17:1-27 ; è visitato da Geova a Mamre, Genesi 18:1-8 ; e ottiene la promessa di Genesi 18:9-15 ; intercede per Sodoma, Genesi 18:16-33 ; che subito dopo viene distrutto, Genesi 19:1-38 ; soggiorni a Gerar, Genesi 20:1-18 ; si rallegra della nascita di Isacco, Genesi 21:1-8 ; scaccia Ismaele, Genesi 21:9-21 ; alleanze con Abimelec a Bersabea, Genesi 21:22-34 ; offre Isacco su Moria, Genesi 22:1-24 ; è orfano di Sara, che egli seppellisce a Macpela, Genesi 23:1-20 ; incarica Eliezer di trovare una sposa per Isacco, Genesi 24:1-67 ; contrae un secondo matrimonio con Chetura, Genesi 25:1-6 ; e alla fine muore, Genesi 25:7-11
§8. LE GENERAZIONI DI ISMAELE. -- Genesi 25:12-18
§9. LE GENERAZIONI DI ISACCO. Genesi 25:19-35:29
1. La nascita e la storia antica dei figli di Isacco. Genesi 25:19-34
2. La successiva carriera di Isacco. Genesi 26:1-35
3. La benedizione di Giacobbe da parte di Isacco. Genesi 27:1-46
4. Le fortune dell'erede di Isacco. Genesi 28:1-35:26. Giacobbe parte per Padan-Aram, Genesi 28:1-35:26 ; vede Dio a Betel, Genesi 28:10-22 ; arriva ad Haran, Genesi 29:1-14 ; sposa Lea e Rachele, 29:15-35; serve con Labano, Genesi 30:1-43 ; fugge da Labano, 31:1-55; viene accolto dagli angeli a Mahanaim, Genesi 32:1-12 ; invia un messaggio a Esaù, Genesi 32:13-23 ; lotta con un angelo, Genesi 32:24-32 ; si riconcilia con Esaù, Genesi 33:1-20 ; sente parlare della contaminazione di sua figlia, Genesi 34:1-31 ; rivisita la Betel, 35:1-15; è orfano di Rachele, Genesi 35:16-20 ; ritorna da Isacco in Genesi 35:27
5. La morte di Isacco. Genesi 35:27-29
§10. LE GENERAZIONI DI ESAÙ. Genesi 36:1-37:1
§11. LE GENERAZIONI DI GIACOBBE. Genesi 37:2-1:26
1. La malvagità dei figli di Giacobbe. Genesi 37:2-38:30
1. Giuseppe odiato dai suoi fratelli, Genesi 37:2-36
2. I peccati di Giuda e Onan. Genesi 38:1-30
1. Le fortune di Giuseppe in Egitto. Genesi 39:1-41:57
1. La sua prigionia da parte di Potifar. Genesi 39:1-23
2. Il suo avanzamento da parte del Faraone. Genesi 40:1-41:57
1. La carestia nel paese di Canaan. Genesi 42:1-45:28
1. La discesa dei figli di Giacobbe in Egitto senza Beniamino. Genesi 42:1-38
2. Il secondo viaggio in Egitto con Beniamino. Genesi 43:1
3. 34
1. 3 Lo stratagemma di Giuseppe per trattenere Beniamino. Genesi 12:34
3. 4 La scoperta di se stesso da parte di Giuseppe ai suoi fratelli e l'invito di suo padre a visitare l'Egitto. Genesi 45:1-28
1. La discesa di Giacobbe in Egitto. Genesi 46:1-47:10
1. La partenza da Beersheba. Genesi 46:1-27
2. L'arrivo a Goshen. Genesi 46:28-34
3. La presentazione al Faraone. Genesi 47:1-10
4. L'insediamento di Giacobbe e della sua famiglia in Egitto. Genesi 47:11-26
1. Gli ultimi giorni di Giacobbe in Egitto. Genesi 47:27-49:32
1. L'incarico affidato a Giuseppe. Genesi 47:27-31
2. La benedizione dei figli di Giuseppe. Genesi 48:1-22
3. L'ultimo discorso profetico. Genesi 49:1-28
4. L'accusa riguardante la sua sepoltura. Genesi 49:29-32
1. La morte di Giacobbe in Egitto. Genesi 49:33-50:14
1. Il lutto per Giacobbe. Genesi 50:1-7
2. I funerali di Giacobbe. Genesi 50:7-14
1. L'ultimo dei figli di Giacobbe. Genesi 50:15-26
1. La paura dei fratelli di Giuseppe. Genesi 50:15-21
2. La morte di Giuseppe. Genesi 50:22-26
L'ERA PRIMORDIALE DEL MONDO GENESI. 1-9.. DALLA CREAZIONE AL DILUVIO
§1. L'INIZIO. Genesi 1:1-2:3
Genesi 1:1, 2
Che questa sezione iniziale non sia storia è evidente dalla circostanza che gli avvenimenti che descrive appartengono a un periodo di tempo che precede l'alba della storia. Che non si tratti di scienza è dimostrato dal fatto che, almeno in alcuni dei suoi particolari, essa si riferisce a una condizione del nostro globo riguardo alla quale anche la ricerca moderna non è giunta a conclusioni definitive, mentre in tutti pretende di essere considerata non come un'espressione delle scoperte della ragione, ma come una dichiarazione del corso della natura. Che ancor meno possa essere un mito deve essere ovvio a chiunque lo metta a confronto con quelle cosmogonie pagane a cui si dice assomigli. Solo la più assoluta devozione all'opinione preconcetta può far dimenticare la sua immensa superiorità nei loro confronti, sia per quanto riguarda la semplicità di costruzione che la sublimità di concezione. Le assurdità, le puerilità e le mostruosità che abbondano in essi sono vistosamente assenti da esso. Essa sola ascende all'idea di una creazione ex nihilo e di un'Intelligenza suprema per mezzo della quale tale creazione è effettuata. A differenza di loro, è privo di colori locali o di peculiarità nazionali, non essendo più ebraico di quanto non sia assiro o indiano, persiano o egiziano. L'originale ispirato, di cui le storie pagane della creazione sono le tradizioni corrotte, può essere; La ragione imparziale e la critica onesta vietano allo stesso modo la sua relegazione in una categoria comune con loro. Poiché, quindi, non è né storia, né scienza, né mitologia, deve essere RIVELAZIONE; a meno che non sia una cattiva azione, essa deve essere considerata o come "l'intuizione registrata del primo uomo, tramandata dalla tradizione", una teoria dimostrata con successo da Kurtz essere del tutto inadeguata, o la speculazione induttiva di qualche cosmogonista primitivo, una soluzione della sua genesi non meno soddisfacente. Caratterizzarlo come una pia frode, di origine post-mosaica, scritto per sostenere il ciclo della settimana ebraica e l'istituzione del sabato ebraico, non significa solo negare la sua ispirazione, ma invalidare l'autorità divina dell'intero libro, al quale serve da introduzione. Fortunatamente la sua ispirazione è una supposizione molto meno violenta della sua invenzione, e suscettibile di una dimostrazione quasi perfetta. Da un punto di vista corretto, la sua ispirazione è implicata nella questione più semplice della sua veridicità. Se la cosmogonia mosaica è vera, può essere stata data solo dall'ispirazione; e che sia vero si può dire che sia, con enfasi sempre crescente, il verdetto della scienza
Per quanto riguarda il modo preciso in cui è stata impartita al suo autore, LA TEORIA DELLA VISIONE di Kurtz, sebbene dichiarata da Kalisch essere "un complicato tessuto di congetture e supposizioni completamente prive di ogni, il più debole e remoto, fondamento biblico", è forse, con alcune modifiche, il migliore. Rifiutando l'idea di una serie di quadri creativi senza alcun solido substrato di fatti reali, non c'è chiaramente nulla nella natura del caso che screditi l'ipotesi che il lontano passato possa essere stato rivelato all'autore di questo antico documento nello stesso modo in cui sappiamo che il remoto futuro è stato scoperto ai profeti successivi. Al contrario, c'è molto nella Scrittura che giustifica l'ipotesi che, come Da udì "il parlare tra le rive dell'Ulai" e ricevette rivelazioni in sogno delle quattro grandi monarchie mondiali, e come Giovanni vide visioni e udì voci riguardo alle cose che sarebbero presto accadute, così il legislatore ebreo, o il primitivo Nabi a cui fu impartita questa rivelazione, può aver visto in un panorama sublime l'evoluzione della luce, l'elevazione dell'atmosfera, la divisione delle acque, la collocazione dei globi, il riempimento della terra, del mare e del cielo di vita, mentre ascoltava con stupefatto silenzio le voci di Elohim, così come venivano pronunciate all'inizio di ogni giorno creativo. Qualcosa del genere, osserva giustamente il professor Lewis, sembra necessario per spiegare la ricezione da parte della mente del profeta di quelle idee ineffabili di cui in precedenza non aveva alcun tipo o concezione
III Sebbene non sia poetica nel senso di essere composta in un linguaggio ornato e figurato, la presente sezione può essere veracemente descritta come ritmica nella struttura, in possesso di una disposizione artificiale e ordinata, molto oscurata dalla sua divisione nella versione inglese in capitoli e versi, che quasi giustifica la sua designazione come The Primeval Song, o Hymn of Creation, con cui può essere paragonato il poema lirico del Salmi 104 e l'ode post-esiliana del Salmo. 136., in entrambi i quali un bardo ebreo recita la storia della creazione
All'inizio, Bereshith, non è né "dall'eternità", come in Giovanni 1:1 ; né "in sapienza" parafrasi caldea come se fosse parallelo a Proverbi 3:19 e Salmi 104:24 ; né "da Cristo", che, in Colossesi 1:18, è denominato ajrch; ma "all'inizio del tempo". Senza indicare quando è stato l'inizio, l'espressione suggerisce che l'inizio è stato. Esodo 20:11 sembra implicare che questo fosse l'inizio del primo giorno di lavoro. La formula, "E Dio disse", con cui ogni giorno si apre, indica piuttosto il Versetto 3 come il suo proprio terminus a quo, che l'assoluto iniziale può aver preceduto di un periodo indefinito. Dio Elohim o l'Essere più alto da temere, da alah, temere, Hengstenberg, Delitzsch, Keil, Oehler, ss., o, più probabilmente, il forte e potente, da aul, essere forte, Gesenius, Lange, Tayler Lewis, Macdonald, Murphy, ss. è la designazione più frequente dell'Essere Supremo nell'Antico Testamento, che ricorre più di 2000 volte, ed è impiegato esclusivamente nella presente sezione. La sua forma plurale non deve essere spiegata né come un residuo del politeismo Gesenius, né come indicante una pluralità di esseri attraverso i quali la Divinità si rivela Baumgarten, Lange, né come un plurale di maestà Aben Esdra, Kalisch, Alford, come il "noi" regale dei potentati terreni, un uso che i migliori ebraisti affermano non avere alcuna esistenza nelle Scritture Macdonald. né come plurale cumulativo, che risponde allo stesso scopo di una ripetizione del nome divino Hengstenberg, Dreschler e altri; ma sia
1 come pluralis intensitatis, espressivo della pienezza della natura divina e della molteplicità dei poteri divini Delitzsch, Murphy, Macdonald; oppure,
2 nonostante il timore di Calvino del Sabellianesimo, come pluralis trinitatis, inteso a prefigurare la triplice personalità della Divinità Lutero, Cocceio, Pietro Lombardo, Murphy, Candlish, ss.; o
3 entrambi. L'ipotesi di Tayler Lewis, che il termine possa essere una contrazione di El-Elohim, il Dio di tutti i poteri sovrumani, non è in contrasto con nessuna delle interpretazioni di cui sopra. Che il nome Divino debba adattarsi senza difficoltà a tutte le successive scoperte della pienezza della personalità e della natura Divina è solo ciò che dovremmo aspettarci in una rivelazione data da Dio. A meno che non si riferisca agli angeli, Salmi 8:5 o alle divinità pagane Genesi 31:32; Esodo 20:3; Geremia 16:20 o ai governanti terreni, Esodo 22:8,9Elohim è congiunto con verbi e aggettivi al singolare, un'anomalia nel linguaggio che è stata spiegata come suggerisca l'unità della Divinità. Creato
Bara, uno dei tre termini impiegati in questa sezione, e nella Scrittura in generale, per descrivere l'attività divina; gli altri due sono yatzar, "formato", e asah, "fatto", entrambi significano costruire da materiali preesistenti Confronta per yatzar,Genesi 2:7; 8:19; Salmi 33:15; Isaia 44:9 per asah,Genesi 8:6; Esodo 5:16; Deuteronomio 4:16 e predicabile in egual misura di Dio e dell'uomo. Il fienile è usato esclusivamente da Dio. Anche se non necessariamente coinvolta nel suo significato, l'idea della creazione ex nihilo è riconosciuta dai migliori espositori come qui intesa. Il suo impiego in Versetti. 21, 26, anche se sembrano brutti contro, è in realtà a favore di un atto distintamente creativo; In entrambi i casi è stato chiamato all'esistenza qualcosa che prima non esisteva, cioè la vita animale e lo spirito umano. Nel senso di produrre ciò che è nuovo, ricorre frequentemente nella Scrittura ConfrontaSalmi 51:12; Geremia 31:12; Isaia 65:18 Così, secondo l'insegnamento di questo venerabile documento, l'universo visibile non esisteva dall'eternità, né era modellato da materiali preesistenti, né procedeva come emanazione dall'Assoluto, ma era chiamato all'esistenza da un espresso fiat creativo. Il Nuovo Testamento afferma coraggiosamente che questa è una dottrina peculiare della rivelazione. La scienza moderna lo sconfessa esplicitamente come una scoperta della ragione. La continuità della forza non ammette né la creazione né l'annientamento, ma richiede un universo invisibile, dal quale il visibile è stato prodotto "da un agente intelligente che risiede nell'invisibile" e nel quale deve infine ritornare The Unseen Universe, pp. 167, 170. Se il linguaggio dello scrittore agli Ebrei omologa il dogma di un "universo invisibile" mhnon, di cui tomenon gegonenai, l'ultimo risultato della scienza, come espresso dagli autori dell'opera sopra citata, è praticamente un'ammissione della dottrina biblica della creazione. I cieli e la terracioè mundus universus - Gesenius, Kalisch, ss. Confronta Genesi 2:1; 14:19,22; Salmi 115:15; Geremia 23:24. La terra e il cielo significano sempre il globo terrestre con il suo firmamento aereo. Confronta Genesi 2:4; Salmi 148:13; Zaccaria 5:9 La terra a cui qui si allude non è manifestamente la terra asciutta Versetto 10, che non è stata separata dalle acque fino al terzo giorno, ma l'intera massa di cui è composto il nostro pianeta, compresa l'atmosfera sovrastante, che non è stata sollevata dall'abisso caotico fino al secondo giorno. I cieli sono il resto dell'universo. Gli ebrei erano consapevoli di altri cieli oltre al "firmamento" o distesa gassosa che sovrasta la terra. "Tres regiones", dice Poole, "ubi ayes, ubi nubes, ubi sidera". Ma, oltre a questi, la mente Shemitie concepì il cielo dove dimorano gli angeli 1Re 22:19; Matteo 18:10 e dove Dio risiede specialmente Deuteronomio 26:15; 1Re 8:30; Salmi 2:4 se, infatti, quest'ultima non si distinguesse come una regione più eccelsa di quella occupata da qualsiasi creatura, come "il cielo dei cieli", la dimora preminentemente sacra del Supremo Deuteronomio 10:14; 1Re 8:27; Salmi 105:16 L'idea fondamentale associata al termine era quella dell'altezza shamayim, letteralmente, "le altezze" - Gesenius, Furst. Per la mente greca cielo significava "il confine" ouJranov, da oJrov -- Arist., o "colui che è stato innalzato" da ojr -- per essere preminenti -- Liddell e Scott. I latini parlavano di "la cavità" coelum, affine a koilov, cavo, o "l'inciso" da coelo, incidere. I sassoni pensavano "all'arco sollevato". L'ebreo immaginava grandi spazi che si elevavano da un livello all'altro sopra la terra che, al contrario, era chiamato "le pianure", proprio come per quanto riguarda il tempo parlava di olamim gr. aijwnev. Sebbene non avesse anticipato le moderne scoperte astronomiche di Lug, egli aveva tuttavia ampliato le concezioni delle dimensioni del mondo stellare Genesi 15:5; Isaia 40:26; Geremia 31:37; Amos 9:6 e, sebbene non conoscesse le nostre attuali idee geografiche sulla configurazione della terra, fu in grado di rappresentarla come un globo, e come sospeso sul nulla Isaia 40:11; Giobbe 26:7-10; Proverbi 8:27 La connessione del presente versetto con quelli che seguono è stata molto dibattuta. La proposta di Aben Esdra, adottata da Calvino, di leggere: "In principio, quando Dio creò i cieli e la terra, la terra era" è grammaticalmente inammissibile. Altrettanto discutibile sul piano della grammatica è il suggerimento di Bunsen ed Ewald, di collegare il primo versetto con il terzo, e di rendere il secondo tra parentesi; mentre si oppone a quella semplicità di costruzione che pervade il capitolo. L'espediente dei dottori Buckland e Chalmers, così favorevolmente considerato da alcuni armonisti della Scrittura e della geologia, di leggere il primo versetto come un titolo all'intera sezione, è fatto esplodere dal fatto che nessuna narrazione storica può iniziare con "e". A questo Esodo 1. Non fa eccezione, il secondo libro di Mosè è in realtà una continuazione del primo. Un'onesta esegesi richiede che il Versetto I sia considerato come descrittivo del primo della serie di atti divini descritti nel capitolo, e che il Versetto 2, pur ammettendo un intervallo, sia considerato come se venisse in successione immediata: un'interpretazione, si può dire, che è fatale per la teoria che scopre le ere geologiche tra l'inizio creativo e il caos primordiale
OMILETICA
Ver. 1
L'universo visibile
IO UNO, ma NON SEMPLICE
1. Uno. Nell'epoca, nell'origine e nella natura, "i cieli e la terra" costituiscono anche un vasto sistema. Coerenti fisicamente attraverso la forza di gravitazione, che, nella sua ultima analisi, è semplicemente un'espressione della potenza divina, sono unificati spiritualmente da Cristo, che è l'impersonificazione della sapienza e dell'amore divini Giovanni 1:3,9; Colossesi 1:15,17 Quindi, in quanto costituenti un solo stupendo sistema, non sono indipendenti, ma reciprocamente influenti-fisicamente secondo la scienza, spiritualmente secondo la Scrittura Luca 15:7,10; Efesini 3:10; 1Pietro 1:12 -- ,&c. Eppure
2. Non semplice, ma complesso, composto da due parti: di questa sfera mondana, con i suoi contenuti diversificati di uomini, animali e piante; e di quei cieli splendenti, con le loro schiere stellate e le loro razze angeliche. Quindi le storie di questi due regni possono essere molto divergenti, una deduzione che l'astronomia giustifica riguardo ai loro sviluppi fisici, e la rivelazione avalla riguardo alle loro esperienze spirituali. Quindi argomentare dall'uno all'altro è ragionare ipoteticamente; come, ad esempio, concludere che i pianeti devono essere abitati perché lo è la terra, o affermare che il trattamento divino delle razze umane e angeliche deve necessariamente essere uguale
II VASTO, ma NON INFINITO
1. Vasto. Per quanto ampliate fossero le nozioni semitiche delle dimensioni dell'universo di Dio, l'astronomia moderna, con la grandiosità e la sublimità delle sue rivelazioni, dà una forma definita a quelle che allora erano solo concezioni vaghe e oscure. L'immaginazione si disorienta nel tentativo di comprendere il cerchio dell'universo. Cominciando con il sole, il corpo centrale del nostro sistema planetario, con un diametro circa tre volte la nostra distanza dalla luna, e passando, nel suo viaggio di andata, non meno di sette mondi oltre al nostro, la maggior parte dei quali immensamente più grandi, raggiunge solo la periferia del primo dipartimento della creazione ad una distanza di 2.853.800.000 miglia. Poi, quando a questo si aggiunge che la stella fissa più vicina è così lontana che ci vogliono tre anni perché la sua luce raggiunga la terra; che da alcune delle nebulose più lontane la luce ha viaggiato per milioni di anni; che il numero delle stelle è praticamente infinito; e che ciascuno di essi possa essere il centro di un sistema più splendente del nostro, anche allora non è che una debole concezione che essa raggiunge delle dimensioni dell'universo. Giobbe 26:14 Eppure
2. Non è infinito. Incommensurabile dall'uomo, è già stato misurato. Isaia 40:12 Non scopribile dalla scienza, i suoi limiti sono noti al suo Creatore. Atti 15:18 Le stelle che l'uomo non è in grado di calcolare, Dio le chiama con il loro nome Salmi 147:4 -- Che l'universo debba avere un confine è implicato nella sua creazione. Due finiti non possono fare un infinito. Quindi la terra misurataAbacuc 3:6 e i cieli delimitati Giobbe 22:14 non possono comporre un universo illimitato. Ancor meno possono essercene due infiniti, uno che riempie tutto lo spazio e l'altro al di fuori di esso. Ma Elohim è un tale infinito Isaia 57:15; Geremia 23:24 quindi l'universo non è un altro
III VECCHIO, MA NON ETERNO
1. Vecchio. Quanti anni Dio non ha rivelato e quanti anni l'uomo non ha scoperto; la geologia e l'astronomia dicono entrambe milioni di anni; cento milioni almeno, Sir W. Thomson sostiene che il sole abbia bruciato. La Genesi dà ampio spazio ai fisici nelle loro ricerche, dicendo che possono risalire fino al "principio", solo quell'inizio che devono trovare. Per-
2. L'universo non è eterno, anche se la sua antichità è vasta. La frequenza e la certezza con cui la Scrittura enuncia la non-eternità dell'universo materiale è una delle sue caratteristiche più distintive: Salmi 90:1; 102:25,26 -- Questa può anche essere considerata come l'ultima parola della scienza: "Abbiamo così raggiunto l'inizio e la fine dell'attuale universo visibile, e siamo giunti alla conclusione che esso è iniziato nel tempo, e nel tempo giungerà alla fine" 'The Unseen Universe,' p. 93
IV ESISTENTE, MA NON AUTOESISTENTE
1. Esistente; Vale a dire che si distingue come entità nel regno infinito dello spazio, che si distingue dall'eternità nella sfera del tempo, e che si distingue anche da Dio, come essenzialmente distinta dalla sua personalità. Eppure
2. Non auto-esistente, non stando lì in virtù della sua propria energia intrinseca, non essendo né autoprodotto né auto-sostenuto; ma stando solo e sempre in obbedienza al fiat creativo di Elohim, il Dio onnipotente e auto-esistente
OMELIE DI J.F. MONTGOMERY
Ver. 1. "Inizio" è una parola familiare sulle nostre labbra, ma, per la maggior parte, intendiamo solo un riarrangiamento, o l'inizio di un anello della catena degli eventi. Ma chi può concepire l'inizio della creazione? Chi può viaggiare indietro nel pensiero al primo momento della sua esistenza, e guardare nell'eternità al di là? La Bibbia ci riporta a quell'inizio, al primo momento in cui l'universo esisteva. Non sappiamo quanto sia stato antico il punto di partenza del tempo, né in quale forma l'universo sia venuto all'esistenza, se completato o in germi che si sarebbe sviluppato nel corso dei secoli. Solo a noi viene insegnato che prima di quel "principio" l'universo non esisteva, e che "i mondi furono formati dalla parola di Dio" Ebrei 11:3 -- la loro sostanza e le leggi con cui sono governati. Con questo le conclusioni della scienza sono d'accordo. Essi sottolineano che le forze della natura tendono all'estinzione, e quindi devono aver avuto un inizio. Alla domanda su quale sia stato quel principio, la Bibbia dà la risposta
1. Cosa c'era prima del "principio"? Dio era, ha creato tutto; Salmi 90:2 e se supera la nostra capacità di concepire un Essere eterno autoesistente, ancor meno possiamo realizzare la vita, la potenza, la legge che vengono all'esistenza senza una causa. E in principio era la Parola, e lo Spirito Santo, per mezzo del quale Cristo offrì se stesso. Ebrei 9:14 Ma inoltre, prima del principio l'Agnello fu immolato, Apocalisse 13:8 -- cioè la necessità della redenzione era prevista e il piano fornito -- e noi fummo scelti, Efesini 1:4 e un regno preparato per noi. Matteo 25:34 Così, la redenzione non era un ripensamento, non era la riparazione di un fallimento, ma il proposito di Dio dall'eternità, e quindi ciò che è meglio
2. Quale fu il "principio"? La creazione di un campo sul quale i piani di Dio dovevano essere realizzati e le sue perfezioni dovevano essere manifestate. E nel corso della sua opera la creazione di esseri ai quali e nei quali egli potesse farsi conoscere, che potessero glorificarlo qui e goderne per sempre
3. Segnaliamo quindi: Atti, l'inizio, Dio ha portato alla luce ciò che era stato ordinato nell'eternità, il suo piano è completo fino alla fine, la nostra salvezza, la redenzione e la creazione. "Molto buono" Genesi 1:31 andava ben oltre le cose allora esistenti sulla terra. E se si insiste: In che modo "molto buono" è coerente con il peccato? Un nemico ha seminato zizzania e deturpato l'opera del Creatore: il mondo è in rovina. Oh, infedeli! Perché avere paura? Se Dio ha potuto dare vita alle ossa secche, Ezechiele 37:6 se ha potuto con le pietre suscitare figli ad Abramo, non potrebbe egli sorgere dall'apparente rovina un tempio più glorioso? Ma tu dici: Come può avvenire questo? Riuscirai tu a risolvere uno dei più piccoli misteri della creazione? Ed è strano che tu non riesca a risolvere quel mistero in cui gli angeli desiderano guardare? Abbastanza per sapere "dove abbondò il peccato", ss.; Romani 5:20 per ricordare: "Non vediamo ancora", ss.; Ebrei 2:8 e umilmente aspettare il tempo e il modo del Padre nostro
4. Per incoraggiamento personale. Il nostro Stato è stato previsto e provveduto fin dall'inizio. Perciò il nostro diritto di confidare nelle promesse di Dio non dipende da nulla in noi, ma fa parte del suo piano originario. La chiamata di nostro Signore ai peccatori è in più stretto accordo con ciò che è stato ordinato "in principio". "Chiunque vuole Apocalisse 22:17 ma riecheggia la parola che ha chiamato l'universo all'esistenza
OMELIE DI R.A. REDFORD
Genesi 1:1-5. Un vero e solido fondamento di rivelazione e di fede deve essere posto in una dottrina divina della "Genesi", dai cui inizi sono venuti sia il mondo della natura che il mondo della grazia. In questo libro ci viene insegnato qual è l'ordine con cui tutte le cose devono essere provate. Proveniente da Elohim, dalla Personalità Infinita; che scorre nel corso stabilito. La genesi del cielo e della terra diventa la genesi della famiglia umana. Dal caos naturale è scaturito l'Eden del riposo e della bellezza. Dalle scorie morali di un'umanità decaduta si forma, per opera di grazia di uno Spirito Divino, attraverso un patto di infinita saggezza e di amori, un seme di esseri umani redenti e santificati, una famiglia di Dio. La genesi della creazione materiale conduce alla genesi della creazione invisibile. Il più basso è il tipo e il simbolo del più alto. Il primo giorno è il vero inizio dei giorni. Guarda cosa viene posto dallo scrittore sacro tra quella sera e quella mattina
I LA VENUTA ALLA LUCE DELL'ETERNO, IMPERSCRUTABILE SEGRETO DELLA NATURA DIVINA IN MANIFESTAZIONE. "Dio creò". La parola impiegata denota qualcosa di più della nuda evocazione dell'esistenza dal nulla. L'analogia del lavoro umano "taglio", "intaglio", "incorniciatura" suggerisce la relazione tra la creazione e il Dio della creazione. Il cielo e la terra riflettono il loro Creatore. Le opere incarnano la mente, lo spirito, la volontà, la natura dell'operaio. Sebbene il nome Elohim, al plurale, non possa essere preso come un equivalente della Trinità, esso indica il grande fatto fondamentale di ogni rivelazione, l'Unità Divina che scaturisce dall'infinita solitudine dell'eternità e dichiara, nelle molteplici rivelazioni dei mondi visibili e invisibili, tutto ciò che la creatura può conoscere del suo insondabile mistero
II QUI C'È UNO SGUARDO ALL'ORDINE E AL METODO DI DIO. "In principio", l'incommensurabile pienezza del potere creativo e della bontà. Il vuoto informe, l'oscurità sulla faccia degli abissi, l'apparente confusione e vuoto, all'interno di una sfera limitata, la terra; a una certa epoca, in preparazione di un futuro stabilito. Il caos non è il primo inizio delle cose, è una fase della loro storia. La sera del primo giorno precedette la mattina negli annali della terra. Quella sera fu di per sé un velo di luce. La scienza stessa riconduce i pensieri di tutti i periodi caotici ai precedenti sviluppi del potere. L'ordine precede il disordine. Il disordine stesso è permesso solo come stato temporaneo. Essa stessa fa parte della genesi di ciò che alla fine sarà "molto buono"
III IL GRANDE FATTO VITALE DELL'ORDINE DEL MONDO È L'INTIMA UNIONE TRA LO SPIRITO DI DIO E CIÒ CHE È COPERTO DI TENEBRE FINO A QUANDO EGLI LO RENDE LEGGERO. Il movimento dello Spirito sulla superficie delle acque rappresenta la presenza meditabonda, amorevole e vivificante di Dio nelle sue creature, su di loro, intorno a loro, allo stesso tempo fonte e protezione della loro vita. "Respiro", la parola letteralmente significa, forse come simbolo allo stesso tempo di vita, o energia vivente, e di libertà, e con un riferimento immediato alla parola creatrice, che è ormai il soffio di Dio nel mondo. Certamente nessuna mente candida può non sentire la forza di una tale testimonianza nelle frasi iniziali della rivelazione al Dio uno e trino
IV PER NOI L'INIZIO DI TUTTE LE COSE È LA LUCE. La parola di Dio "comanda alla luce di risplendere dalle tenebre". "Dio disse: Sia la luce", oppure: Sia la luce. L'emanazione della parola di Dio sull'universo rappresenta molto bene il duplice fatto:
1 che è il risultato della sua volontà e della sua natura; e
2 che è il suo linguaggio, l' espressione di se stesso
Perciò in tutta questa cosmogonia mosaica Dio è rappresentato mentre parla alla creazione, affinché possiamo capire che parla nella creazione, come si dice anche che guarda ciò che esce da se stesso per contemplarlo, per approvarlo, per nominarlo, per stabilirne l'ordine e l'uso. Tale intima fusione del personale con l'impersonale è l'insegnamento della Scrittura distinto da tutta la mera saggezza umana. Dio è nella creazione eppure al di sopra di essa. L'uomo è così invitato a cercare la presenza personale come ciò che è più alto della natura, che la sua vita personale richiede, affinché non sia oppressa dalla grandezza della natura, che sia luce e non tenebre. C'è oscurità nella creazione, oscurità nelle acque profonde della storia del mondo, oscurità nell'anima umana stessa, finché Dio non parla e l'uomo ascolta. La luce non è, fisicamente, la prima cosa creata, ma è il primo fatto dei giorni Divini, cioè l'inizio del nuovo ordine. Perché ciò con cui abbiamo a che fare non è l'infinito, il segreto della creazione, ma la "manifestazione del mondo visibile" che Dio manifesta. Il primo giorno della storia della terra, come l'uomo può leggerla, deve essere il giorno in cui Dio toglie la copertura delle tenebre e dice: "Sia la luce". Il velo sollevato è di per sé un inizio. Dio disse che era buono. La sua stessa nomina confermò la costante distinzione tra la luce e le tenebre, tra il giorno e la notte; in altre parole, lo svolgersi e il progressivo scambio di lavoro e riposo, di rivelazione e occultamento, il vero inizio della settimana mondiale di lavoro, che conduce al sabato eterno. Quanto appropriatamente questo primo giorno della settimana della creazione si trova sulla soglia della parola di grazia di Dio! La luce che Egli fa risplendere nei nostri cuori, che divide la nostra esistenza nel vero ordine, il bene e il male separati gli uni dagli altri, che dà inizio alla nostra vita; e lo Spirito è la luce della sua stessa parola, la luce che risplende dal volto di colui che era "il Verbo", "in principio con Dio", "senza il quale nulla è stato fatto di ciò che è stato fatto". - R
2 E la terra. Chiaramente la terra a cui si fa riferimento nel versetto precedente, l'attuale globo terrestre con il suo firmamento atmosferico, e non semplicemente "la terra" in contrapposizione ai "cieli" Murphy; non certo "i cieli" del Versetto 1 così come la terra Delitzsch; e meno di tutti "una parte della terra asciutta dell'Asia centrale" Buckland, Pye Smith. È un sano principio dell'esegesi che una parola conservi il significato che possiede all'inizio fino a quando l'autore non accenna a un cambiamento nel suo significato, o tale cambiamento è imperativamente richiesto dalle necessità del contesto, né in questo caso. Fui. Non "era diventato". Senza forma e senza vuoto. Letteralmente, desolazione e vuoto, tohu vabohu. Le parole sono impiegate in Isaia 34:11 e Geremia 4:23 per descrivere la desolazione e l'abbandono di una terra rovinata e spopolata, e da molti sono state messe al servizio per sostenere l'idea di un cosmo precedente, di cui la condizione caotica del nostro pianeta era il naufragio Murphy, Wordsworth, Bush, &c Delitzsch sostiene: sulla base del fatto che tohu vabohu implica la rovina di un cosmo precedente, che il Versetto 2 non afferma specificamente che Dio creò la terra in questa condizione desolata e desolata; e che la morte, che è inconcepibile per connessione con il peccato, era nel mondo prima della caduta; che il Versetto 2 presuppone la caduta degli angeli, e adduce a sostegno del suo punto di vista Giobbe 38:4-7 'Bib. Psychology,' sez. 1, p. 76; Il 'Per. Lib.' -- una nozione che Kalisch classifica con disprezzo tra "le aberrazioni delle menti profonde" e "le infinite fantasticherie" dei "pensatori lungimiranti". Bush è fiducioso che Isaia 45:18, in cui Geova dichiara di non aver creato il roano della terra, sia decisivo contro un caos primordiale. La proposizione parallela, tuttavia, mostra che non lo stato originale, ma il disegno ultimo del globo, era contemplato nel linguaggio di Geova: "Egli non lo creò tohu, lo formò perché fosse abitato"; cioè il Creatore non intendeva che la terra fosse una regione desolata, ma un pianeta abitato. Non c'è dubbio, quindi, che l'espressione ritrae la condizione in cui si trovava la terra appena creata, non innumerevoli ere, ma molto presto, dopo essere stata chiamata all'esistenza. Era informe e senza vita; un'enorme massa di materia, informe, senza oggetto, senza inquilini, con gli elementi gassosi e solidi mescolati, in cui non apparivano né la struttura organizzata, né la forma animata, né il contorno distintamente tracciato di alcun tipo. E le tenebre erano sulla faccia dell'abisso. Il termine "abisso", da una radice che significa disturbare, è frequentemente applicato al mare, Salmi 42:8 e qui probabilmente suggerisce che la materia primordiale del nostro globo esisteva in forma fluida, o liquida, o fusa. Dawson distingue tra "l'abisso" e le "acque", facendo sì che queste ultime si riferiscano alla condizione liquida del globo, e le prime si applichino alle "acque atmosferiche", cioè la massa vaporosa o aeriforme che ricopre la superficie del nostro pianeta nascente, e contiene i materiali di cui l'atmosfera è stata successivamente elaborata 'Origin of the World, ' p. 105. Fino a quel momento il tutto era avvolto nelle fitte pieghe dell'oscurità cimmeria, e non dava la minima promessa di quel bel mondo di luce, ordine e vita in cui stava per essere trasformato. Solo una scintilla di speranza avrebbe potuto essere individuata nella circostanza che lo Spirito di Dio si muoveva letteralmente, meditabondo sulla superficie delle acque. Che il Ruach Elohim, o soffio di Dio, non fosse "un grande vento" o "un vento di Dio", è determinato dall'inesistenza dell'aria in questo particolare stadio dello sviluppo della terra. In conformità con l'uso biblico in generale, deve essere considerato come una designazione non semplicemente "della potenza divina, che, come il vento e il soffio, non può essere percepita" Gesenius, ma dello Spirito Santo, che è uniformemente rappresentato come la fonte o la causa formativa di tutta la vita e l'ordine nel mondo, sia fisico, intellettuale, o spirituale Giobbe 26:13; 27:3; Salmi 33:6; 104:29; 143:10; Isaia 34:16; 61:1; 63:11 Per così dire, la menzione del Ruach Elohim è la prima fioritura della pienezza latente della personalità divina, il movimento iniziale in quella sublime rivelazione della natura della Divinità, che, avanzando lentamente, e nel migliore dei casi, ma indistintamente, per tutta la durata dell'Antico Testamento, culminò nelle chiare e ampie rivelazioni del vangelo. La forma speciale dell'attività di questo agente divino è descritta come quella del "rimuginare" merachefet, da raehaph, essere tremulo, come d'amore; quindi, in Piel, amare i giovani -- Deuteronomio 32:11 o svolazzare sugli elementi liquidi del globo informe e senza inquilini, comunicando loro, senza dubbio, quei poteri formativi della vita e dell'ordine che dovevano esplodere in risposta alle sei parole dei sei giorni successivi. Come si poteva prevedere, tracce di questo caos primordiale si possono trovare in varie cosmogonie pagane, come mostreranno i seguenti brevi estratti:
1. La leggenda caldea, decifrata dalla tavoletta della creazione scoperta nel palazzo di Assurbanipal, re d'Assiria, 2. c. 885, descrive così la condizione desolata e vuota della terra:
"Quando lassù non si levavano i cieli, e quaggiù sulla terra non cresceva una pianta; Anche l'abisso non aveva rotto i loro confini; --
Il caos o acqua tiamat il mare era la madre produttrice di tutti loro", ss. 'Chaldean Genesis,' p. 62.
1. La cosmogonia babilonese, secondo Beroso 330-260 a.C., inizia con un tempo "in cui non esisteva altro che tenebre" e
2. un abisso di acque, in cui risiedevano gli esseri più orribili, che furono prodotti da un duplice principio... La persona che li presiedeva era una donna di nome Omoroea, che in lingua caldea è Thalatth, in greco Thalassa, il mare, ma che potrebbe ugualmente essere interpretata come la luna" 'Chaldean Genesis', pp. 40, 41
3. Il racconto egiziano dell'origine dell'universo, come dato da Diodoro Siculo, rappresenta il cielo e la terra come fusi insieme, fino a quando gli elementi cominciarono a separarsi e l'aria a muoversi. Secondo un'altra idea, c'era un vasto abisso avvolto in un'oscurità sconfinata, con uno spirito sottile, intellettuale in potenza, che esisteva nel caos Macdonald, "Creation and the Fall", p. 49
4. La cosmogonia fenicia dice: "Il primo principio dell'universo era un'aria scura e ventosa e un eterno caos oscuro. Attraverso l'amore dello Spirito per i suoi propri principi è sorta una mescolanza e una connessione chiamata desiderio, l'inizio di tutte le cose. Da questa connessione dello Spirito è stato generato mot, che, secondo alcuni, significa fango, secondo altri, una corruzione di una miscela acquosa, ma è probabilmente una forma femminile di anche, acqua. Da questo si svilupparono creature a forma di uovo, chiamate zophasemin Macdonald, p. 50
5. La mitologia indiana è molto sorprendente nella sua somiglianza con la narrativa mosaica. Gli istituti di Menu affermano che all'inizio tutto era buio, il mondo riposava ancora nel proposito dell'Eterno, il cui primo pensiero creò l'acqua, e in essa il seme della vita. Questo divenne un uovo, da cui uscì Brahma, il potere creativo, che divise la propria sostanza e divenne maschio e femmina. Le acque erano chiamate nara, in quanto la produzione di Nara, o lo Spirito di Dio, che, a causa del fatto che queste erano la sua prima ayana, o luogo di movimento, è chiamato Naray-na, o movimento sulle acque. Un notevole inno del Rig Veda, tradotto dal dottor Max Müller, si avvicina molto al racconto scritturale:
"Né nulla né nulla è esistito; non c'era cielo luminoso, né l'ampia trama del cielo si stendeva in alto. L'unico respirava senza fiato da solo; A parte questo, non c'è stato nulla da allora. C'era oscurità, e tutto all'inizio era velato da un'oscurità profonda: un oceano senza luce". Vid. La "Creazione" di Macdonald, ss., p. 51.
6. La descrizione del caos data da Ovidio è troppo appropriata per essere trascurata:
"Ante mare et tellus, et, quod tegit omnia, caelum, Unus erat toto naturae vultus in orbe, Quem dixere chaos; rudis indigestaque moles quia corpere in uno Frigida pugnabant calidis, humentia siccis, Mollia cum duris, sine Pendere habentia pondus". ' Metamor.,' lib, 1:1
Tuttavia, queste conferme indirette della veridicità della cosmogonia biblica non sono più notevoli delle conferme dirette che essa deriva dalle scoperte della scienza moderna
1; L' ipotesi nebulare di Laplace, che, sebbene sia solo un'ipotesi, deve essere ammessa possedere un alto grado di probabilità, attesta in modo sorprendente la sua autenticità. Quell'eminente astronomo dimostrò che un'enorme massa caotica di materia nebulosa, che ruotava nello spazio sul proprio asse con una velocità sufficiente, e che si condensava gradualmente a partire da un alto grado di calore, avrebbe alla fine, espellendo anelli successivi dal corpo genitore, sviluppato tutte le sfere celesti che attualmente compongono il nostro sistema planetario. Sebbene per lungo tempo sia stato considerato con sospetto dagli studiosi biblici, e all'inizio solo provvisoriamente respinto dal suo autore, Kant, tuttavia spiega così esattamente i fenomeni del nostro sistema solare come rivelati dal telescopio, che ora si può dire che abbia rivendicato la sua pretesa di essere accettato come la migliore soluzione che la scienza ha da dare sulla formazione dell'universo; Mentre un'ulteriore e più spassionata riflessione ha convinto i teologi in generale, che lungi dal essere in conflitto con le espressioni dell'ispirazione, le approva piuttosto sorprendentemente
Le ricerche della filosofia fisica in relazione all'idrodinamica hanno stabilito con successo che la forma attuale della nostra terra, quella di il solido della rivoluzione chiamato uno sferoide oblato, è tale che avrebbe necessariamente dovuto supporre se la sua condizione originaria fosse stata quella di una massa liquida che ruota attorno al proprio asse
3 Allo stesso modo, la scienza geologica contribuisce con la sua quota al peso costantemente accumulato di prove a sostegno della narrazione mosaica, annunciando, come risultato delle sue indagini in relazione alla crosta terrestre, che al di sotto di un certo punto, chiamato "lo strato di temperatura invariabile", il calore della massa interna diventa maggiore in proporzione alla profondità sotto la superficie, portando così non innaturalmente alla deduzione che "la terra ha assunto il suo stato attuale raffreddandosi da uno stato intensamente riscaldato, o gassoso, o fluido" Green's 'Geology', p. 487
Il caos, emblema dell'anima non rinnovata
I SENZA ORDINE: esistente in uno stato di rovina spirituale, e che richiede uno speciale processo di riorganizzazione per evolvere la simmetria e la bellezza dalla sua confusione. 2Corinzi 5:16
II SENZA VITA: essere morto nei falli e nei peccati; Efesini 2:1 assolutamente "vuoto" nel senso di essere disabitato da pensieri elevati, emozioni pure, volizioni sante, immaginazioni spirituali, come sono gli abitanti delle anime senza peccato e, in gran parte, anche di quelle rinnovate
III SENZA LUCE: avvolto nelle tenebre; Efesini 4:18 camminando, forse, nelle scintille che il suo stesso fuoco ha acceso, Isaia 1:11 ma privo di quella vera luce che viene dal cielo. Giovanni 1:9
IV Eppure NON SENZA DIO. Come lo Spirito aleggiava sul caos, così lo Spirito Santo di Dio aleggia sulle anime cadute, aspettando, per così dire, l'arrivo e il risuonare della parola di comando per introdurre luce, ordine, vita
3 Genesi 1:3-5. L'evoluzione del cosmo fu compiuta da una serie di opere formative divine che si estesero per un periodo di sei giorni consecutivi. Nel carattere di queste fatiche cosmiche è distintamente visibile una progressione, anche se non continua in tutto il mondo. A meno che, con Aristotele, i luminari celesti non siano considerati come zwa logika, e così classificati nella categoria degli esseri organizzati e viventi, è impossibile trovare nella loro produzione un progresso rispetto alla vegetazione precedente. Sono inammissibili trasposizioni arbitrarie dei giorni, a partire dal terzo e dal quarto, al fine di rendere la prima metà della settimana creativa un'era inorganica e la seconda metà un'era organica. La disposizione dei giorni che si accorda più esattamente con le esigenze del caso, e che conserva con maggior successo l'ordine e la connessione del registro, è quella che li divide in due triadi Lange, Kalisch, Dana, ss., come esposto di seguito:
1. Luce
2. Aria, acqua
3. Terreni asciutti e piante
4. Luci
5. Pollame, pesce
6. Gli animali e l'uomo
- ogni triade inizia con la creazione della luce, e termina con una doppia creazione, e le opere eseguite sulla seconda hanno ciascuna una relazione definita con le fatiche eseguite sulla prima -- Il primo giorno creativo l'energia formativa della parola divina, operante attraverso l'azione del Ruach Elohim, elimina la luce dalla massa oscura e caotica della terra, sul secondo solleva l'atmosfera al di sopra delle acque, e sul terzo distingue la terra asciutta dal mare, in un periodo successivo in questo stesso giorno rivestendo la terra asciutta di vegetazione, come a voler profetizzare un progresso corrispondentemente più elevato nell'opera di creazione alla fine della seconda serie. Agisce in questa fase, invece di proseguire con le sue operazioni, la potenza demiurgica dell'Artefice invisibile sembra fermarsi e, tornando al punto da cui era partita, entra nel suo secondo corso di lavoro. Il quarto giorno la luce sviluppata sul primo è concentrata e fissata permanentemente nei luminari celesti; al quinto l'aria e le acque, che erano separate al secondo, si riempiono di uccelli e pesci, i loro rispettivi abitanti; e il sesto la terra asciutta del terzo giorno è occupata dagli animali, e la muta predizione della vegetazione del terzo giorno si adempie con la creazione dell'uomo
Primo giorno. -- E Dio disse. Questa frase, che viene ripetuta dieci volte nel racconto dei sei giorni di lavoro, è comunemente considerata come un esempio di antropomorfismo, una peculiarità della rivelazione, e di questo capitolo in particolare, di cui il razionalismo sembra offendersi. Ma qualsiasi altro modo di rappresentare la Divinità non sarebbe riuscito a trasmettere alle menti finite un'idea intelligente della sua natura. "Toccando l'Onnipotente, chi può scoprirlo?" Il massimo che Dio stesso poté fare per comunicare al suo uomo creatura una concezione della sua Divinità ineffabile e inavvicinabile fu di fornirgli un'immagine antropomorfica di se stesso: "il Verbo fatto carne". Una visione più approfondita, tuttavia, di questa sublime affermazione discerne che l'"antropomorfismo" non esaurisce il suo significato. Dio parlò; Ma a chi? "Questa era una parola onnipotente", dice Lutero, "pronunciata nell'essenza divina. Nessuno udì pronunciare questa parola, ma Dio stesso... Il Padre parlava dentro di noi". È anche osservabile che ogni volta che la parola esce da Elohim è seguita da un movimento istantaneo nel caos, come se la parola stessa fosse intrinsecamente creativa. Ricordando, poi, che la dottrina di un Loges personale non era sconosciuta alla teologia successiva dell'Antico Testamento Confronta,Salmi 33:6; 148:5 ed è chiaramente rivelata in Giovanni 1:1 -- È difficile resistere alla deduzione che qui abbiamo le sue radici, e che una corretta esegesi dovrebbe trovare nella parola creatrice di Elohim un'ombra del Devar Jehovah del Salterio ebraico, dei Loges del Vangelo di Giovanni, e del Rema Theou dello scrittore agli Ebrei. Sia la luce: e la luce fu. La sublimità di queste parole, che hanno catturato l'attenzione del pagano Longino Deuteronomio Sublimitate, 9., e che Milton Paradise Lost, 7. e Du Bartas, un poeta più anziano cioè Kitto in loco, hanno cercato di riprodurre, è in gran parte perduta nella nostra versione inglese. Genhqhtw fwv kainetw fwv LXX e sit lux et fuit lux Vulg. sono traduzioni superiori di dwaAyhiyw rwaAyhiy che potrebbero essere tradotte: " La luce sia, e la luce era"
Per quanto riguarda il loro significato, la spiegazione meno soddisfacente, nonostante i nomi eminenti che le hanno dato il loro sostegno Bush, Kitto, Murphy, Wordsworth, è quella che comprende che il sole è stato creato come un corpo luminoso perfettamente finito fin dall'inizio, sebbene fino a quel momento la sua luce fosse stata intercettata dai vapori della terra, che ora erano dispersi per comando divino. Ma il linguaggio di Elohim è troppo elevato per essere applicato a un fenomeno così familiare come la dissipazione delle nebbie terrestri, e, inoltre, nega espressamente l'ipotesi in questione affermando che la luce è stata chiamata all'esistenza, e non semplicemente all'apparenza. Anche lo storico afferma esplicitamente che la luce era, cioè cominciò ad essere, e non semplicemente ad essere visibile. Una modifica di questa concezione, cioè che il sole e la luna furono ora creati, ma non divennero visibili fino al quarto giorno Inglis, deve essere parimenti respinta, come non secondo né con il Versetto 1, che dice che i corpi celesti furono creati in principio, né con il Versetti. 16, 17, i quali dichiarano che solo al quarto giorno costituirono fonti di luce per la terra. Le esigenze del testo, così come i fatti accertati della scienza fisica, richiedono che il lavoro del primo giorno sia la produzione originale di luce in tutto l'universo, e in particolare in tutto il nostro sistema planetario Kalisch, Lange, Delitzsch, Dawson. Calvino, sebbene molto più profondamente preoccupato per la confutazione di Serveto, il quale sosteneva che la Parola cominciò ad esistere solo con la creazione della luce, fu in grado di percepire che questa luce era indipendente dal sole e dalla luna; in questo concordando con Agostino, il quale, tuttavia, congetturò che non fosse materiale, ma spirituale nella sua natura Deuteronomio Genesi ad Literam, lib. 1, 100. 3. Né è minimamente in contrasto con il Versetto 1 supporre che la luce sia stata ora prodotta per la prima volta, essendo la luce un modo o una condizione della materia, e non un elemento o una sostanza distinta, come si credeva un tempo. La luminosità è semplicemente il risultato dell'incandescenza, anche se quale cambiamento specifico venga effettuato sulle costituzioni o sugli aggiustamenti delle molecole di un corpo dal processo di riscaldamento che lo rende luminoso la scienza non è in grado di spiegarlo. Qualsiasi corpo solido può essere reso incandescente essendo riscaldato fino a una temperatura compresa tra 700° e 800° Fahrenheit. Qualsiasi liquido in grado di assorbire una quantità altrettanto grande di calore emette anche luce. I gas non sembrano essere in grado di incandescenza, anche se i fenomeni che accompagnano la loro improvvisa condensazione scoprono proprietà di produzione di luce nella loro composizione. Per quanto riguarda il modo in cui la luce dei corpi incandescenti viene trasmessa all'occhio, si può dire che la teoria pitagorica e newtoniana delle piccole particelle impalpabili di materia luminosa che vengono costantemente emesse dalle loro superfici verso l'occhio sia stata sostituita con successo da quella di Cartesio, Huygens ed Eulero, che spiega i fenomeni della visione con l'esistenza in tutto lo spazio. e negli spazi interstiziali dei corpi, di un etere infinitamente attenuato, che viene gettato in ondulazioni dai corpi luminosi proprio come l'atmosfera è fatta vibrare dai corpi sonori. Ma qualunque teoria venga adottata per risolvere il mistero della sua trasmissione, quello dell'emanazione o dell'ondulazione, è impossibile resistere alla conclusione che la creazione della luce, che costituiva l'opus operatum del primo giorno, fu in realtà l'evoluzione dalla massa ribollente e vestita di oscurità del nostro pianeta in condensazione e probabilmente dagli altri corpi del nostro sistema solare di quella materia luminosa che fornisce la luce. Sembra superfluo aggiungere che non può essere stato né il fuoco sotterraneo a produrre le rocce ignee della geologia Tayler né caloriche Clarke; sebbene, come aor è usato nella Scrittura per il calore, Isaia 44:16 fuoco Isaia 31:9; Ezechiele 5:2 il sole, Giobbe 31:26 il fulmine, Giobbe 37:3 e ci sono tutte le ragioni per credere che la luce, il calore e l'elettricità siano solo modificazioni della stessa forza, possiamo essere giustificati nell'abbracciare tutti e tre nel suo significato
4 E Dio vide la luce, che era buona. L'antropomorfismo di questo versetto è suggestivo, in quanto insegna che fin dall'inizio l'assoluto e onnisufficiente Elohim era uno spettatore intelligente dell'operato delle sue leggi e delle sue forze, ed era profondamente interessato ai risultati che esse raggiungevano, una quantità e un grado di interferenza con la vasta macchina della natura che soddisferebbe qualsiasi teista razionale di oggi. Dio vide, cioè esaminò e giudicò il prodotto appena finito, indagò la sua natura e le sue proprietà, ne contemplò gli usi, ammirò le sue eccellenze, notò la sua corrispondenza con la sua idea divina; e sotto tutti questi aspetti lo dichiarò buono. In seguito è la particolare disposizione effettuata, o condizione indotta, dalla parola creatrice che evoca la lode divina; qui è la creatura stessa, "forse come l'unico oggetto nella natura che forma la rappresentazione più appropriata del Creatore stesso, che è Luce, e in cui non c'è affatto tenebra, 1Giovanni 1:5 e della vera Luce, che illumina ogni uomo" Giovanni 1:9 Macdonald. E Dio divise tra la luce e le tenebre. I corpi celesti, non essendo stati costituiti portatori di luce per la terra fino al quarto giorno, vietano la supposizione che la materia luminosa, essendo stata eliminata dalla massa caotica, sia stata immediatamente trasportata verso il sole e concentrata in esso. Il sole stesso, è ormai ben noto, è "una massa solida di materia altamente ignea circondata da un letto di dense nuvole, sulla cui sommità giace, che circonda tutto, un'atmosfera fosforescente o luminosa fluttuante, la parte inferiore di essa splendida, ma la parte superiore di lucentezza del tutto abbagliante, da cui fluisce il flusso di luce che ravviva tutte le sfere circostanti" Nichol's 'Cyclopedia, ' art. Sole. Se, quindi, con Laplace, possiamo supporre che la storia fisica del sole sia stata l'archetipo di quella dei vari corpi planetari che compongono il nostro sistema, dobbiamo pensare anche a loro, nel processo di condensazione, sviluppando atmosfere luminose, che continuerebbero ad avvolgerli, e di fatto a renderli soli, fino a quando, attraverso la loro ulteriore condensazione, Queste bande fosforescenti si spezzarono e, sganciandosi dai loro globi genitori, furono attratte verso la fotosfera del Sole e successivamente centralizzate in essa. Cantici per quanto riguarda la nostra terra, ciò accadde il quarto giorno. Il primo giorno la luce o la avvolgerebbe in una nube radiosa, o esisterebbe separata da essa, come un sole, sebbene sempre nel piano della sua orbita" Delitzsch. Se la prima, allora manifestamente, sebbene ruoti sul suo asse, la terra non sperimenterebbe la vicissitudine del giorno e della notte, che alcune congetture non erano in quel momento stabilite; in quest'ultimo caso, allora si comincerebbe la stessa successione di luce e di tenebre che fu poi resa permanente dal lavoro del quarto giorno. Le ragioni principali di quest'ultima alternativa sono la supposta necessità di intendere il termine giorno come un periodo di ventiquattro ore, e l'apparente impossibilità di spiegare come la luce possa essere separata dalle tenebre se non dalla rivoluzione diurna della terra. L'Hiphil di ldB; Tuttavia, significa separare ciò che è stato precedentemente mescolato, e può semplicemente riferirsi alla separazione delle particelle luminose dalla massa opaca. Con quello stesso atto la luce fu divisa dalle tenebre. D'ora in poi non si sarebbe più mescolato. " La luce denota tutto ciò che è semplicemente illuminante nella sua efficacia, tutto l'elemento luminoso; l'oscurità denota tutto ciò che non è trasparente, oscuro, che proietta ombre; entrambi insieme denotano la polarità del mondo creato così come esiste tra le formazioni di luce e le formazioni notturne: la costituzione del giorno e della notte" Lange
Ver. 4
Il valore della luce
IO UNA CREATURA DIVINA
1. Modellato misteriosamente. I filosofi possono analizzare la luce, dispiegare le sette tonalità prismatiche che giacciono nascoste nel suo seno puro, teorizzare con molta esattezza riguardo alla sua trasmissione, calcolare la sua incredibile velocità, chiarire le leggi della sua dispersione, utilizzare le meravigliose potenze che sono custodite nei suoi raggi mistici; ma non possono né fare luce né spiegare la sua produzione. Nonostante tutta l'incessante attività delle moderne scoperte scientifiche, le due domande di Geova Giobbe 38:19,24 rimangono senza risposta: "Dov'è la via dove abita la luce?" e: "Per quale via si divide la luce che disperde il vento orientale sulla terra?"
2. Squisitamente bello. Il primo fatto tra le creature di Dio, è anche uno dei più radiosi e belli. Sgorgando direttamente dal sole dorato, o riflessa nei raggi argentei della pallida luna, dipingendo l'alba orientale con tinte rosate, o bagnando le colline occidentali in un mare di gloria, scintillando di candore nell'aria estiva, o sdraiandosi sulla nuvola di pioggia nella sua prua multicolore, affascina l'occhio di ogni osservatore intelligente con il suo incomparabile splendore
3. Essenzialmente immacolato. "Salve, santa luce, progenie del Cielo, primogenito!" canta l'immortale bardo. "Fulmine luminoso di essenza luminosa", non poteva essere altro che inossidabile nella sua purezza. È l'unica di tutte le creature mondane di Dio che non ha portato con sé nulla dell'oscurità caotica. Efficacemente diviso dall'oscurità all'inizio, ora discende su questa terra inferiore dai regni celesti. Ed essendo puro in sé, ovunque appaia comunica la propria natura luminosa; Affina, abbellisce e purifica
4. Assolutamente incorruttibile. Poiché non porta alcuna contaminazione nei suoi raggi, così non può riceverne nessuna. L'atmosfera può essere inquinata, la terra può essere contaminata, le acque dell'oceano possono essere rese impure, non può essere contaminata in alcun modo. Esclusi dalla nostra presenza, ammessi nelle dimore più oscure e più sporche, affascinati e costretti a essere nostri servi, assorbiti dalla zolla opaca, immagazzinati nei campi di carbone: tutto questo può essere, ma non toccato dall'impurità della terra
II UN DONO DIVINO
1. Un dono universale. Non appartiene a nessuna nazione, paese, classe o condizione, essendo egualmente l'eredità di tutti: i saggi e gli insensati, gli ingrati e i riconoscenti, i malvagi e i buoni. Matteo 5:45 Fu il primo dono di Dio alla razza
2. Un regalo gratuito. Non costa nulla. Il mendicante più povero e il monarca più grande ne godono alle stesse condizioni: "senza denaro e senza prezzo". Cantici fu libera per il primo uomo che anticipò il suo arrivo sulla terra; e fino ad oggi l'occhio che vede è sempre preceduto dalla luce con cui vedere. E, come la luce, tutti i doni di Dio sono gratuiti. "Egli semplicemente dà a tutti gli uomini" e, anticipando i bisogni dell'uomo, "ci previene con la sua bontà"
3. Un regalo utile. Molti dei doni dell'uomo sono privi di valore; non così questo di Dio. Direttamente o indirettamente, tutta la gloria della terra dipende dalla luce. Senza la luce, non si distinguerebbe né la bellezza della forma, né esisterebbe la bellezza del colore. La luce è indispensabile per la produzione, la conservazione e il godimento della vita. In quasi tutti i settori dell'industria umana si cerca il suo aiuto. È utile all'uomo di scienza, all'agricoltore, al meccanico, al marinaio, al viaggiatore. "Su chi non sorge la sua luce?" chiede Bildad. Potremmo chiedere: "A chi non è utile la sua luce?"
4. Un dono silenzioso. È sempre gentile e silenzioso nel suo arrivo; con una velocità incredibile che sfreccia nelle profondità dello spazio, ma senza alcuna apparenza di fretta o confusione. Quasi istantanea nella sua rapidità, come se, essendo stata la prima a venire in contatto con la parola vivente del Creatore, avesse afferrato la proprietà divina di annientare lo spazio
5. Un regalo di benvenuto. "Veramente la luce è dolce", ss. Ecclesiaste 11:7 Benvenuto da tutti, lo è specialmente da coloro che "aspettano il mattino". Salmi 130
III UN EMBLEMA DIVINO
1. Di Dio, 1Giovanni 1:5 rispetto al suo aspetto glorioso, alla pura essenza, al carattere diffusivo, all'influenza vivificante
2. Di Cristo, Giovanni 9:3 come illuminante, guaritore, purificatore, dirigente
3. Dello Spirito Santo, Atti 2:3 m rispetto della sua origine celeste, natura misteriosa, movimenti improvvisi e inaspettati
La luce, un emblema del Vangelo
I L'APPROPRIATEZZA DELLA METAFORA. La luce e il Vangelo si assomigliano l'un l'altro per quanto riguarda:
1. La loro fonte: Dio
2. La loro purezza
3. La loro influenza
4. La loro gentilezza
II LA VOLONTÀ DI DIO RIGUARDO ALLA LUCE
1. Che il mondo sia riempito di luce evangelica
2. Che ogni uomo abbia la luce
3. Che i cristiani siano la luce
Applicazione.-
1. Avete questa luce nei vostri cuori, nelle vostre famiglie, nei vostri quartieri?
2. Stai facendo il possibile per diffondere la luce?
5 E Dio chiamò letteralmente, chiamò a la luce Giorno, e letteralmente, alle tenebre chiamò Notte. "Nessuno, se non i pensatori superficiali", dice Delitzsch, "può offendersi all'idea che le cose create ricevano nomi da Dio. Il nome di una cosa è l'espressione della sua natura. Se il nome è dato dall'uomo, fissa in una parola l'impressione che fa sulla mente umana; ma, quando è data da Dio, esprime la realtà, ciò che la cosa è nella creazione di Dio, e il posto che le è stato assegnato accanto ad altre cose". Le cose nominate erano la luce e le tenebre; Non le durate, ma i fenomeni. I nomi chiamati erano giorno, un tempo e notte, layela, che, ancora una volta, non erano misure di tempo, ma descrizioni di personaggi. Ainsworth suggerisce che yore fosse inteso per esprimere "il tumulto, l'agitazione e gli affari del giorno", collegandolo con ogni probabilità all'igname, che raffigura la schiuma o l'ebollizione del mare; e che layela, in cui sembra rilevare il latino ululare, è indicativo del "grido o ululato delle bestie feroci di notte". Gesenius fa derivare la prima dalla radice inutilizzata yore, che significa risplendere di calore, mentre la seconda la associa a lul, anch'essa inutilizzata, arrotolare, l'idea è che la notte avvolge tutte le cose nell'oscurità. Macdonald vede nel nominare le creature un'espressione di sovranità e signoria, come quando Adamo nominò le bestie dei campi. E fu sera e fu mattina il primo giorno. Letteralmente, E fu la sera e il mattino fu il primo giorno. Per quanto riguarda l'esatta interpretazione di queste parole, prevale una notevole diversità di sentimenti. Da un lato, si suppone che il primo periodo creativo sia qui descritto come un giorno astronomico o siderale ordinario della durata di ventiquattro ore, le cui parti costitutive sono caratterizzate nel modo consueto, come una sera e una mattina. Nel giudizio di Kalisch e di altri la frase peculiare, "Fu sera e fu mattina", è semplicemente equivalente al composto ebraico successivo "sera-mattina" Daniele 8:14 e al greco nhcqhmeron 2Corinzi 11:25 che denotano entrambi un giorno naturale o civile, sebbene ciò sia contestato, nel caso del composto ebraico, da Macdonald. Si fa anche appello al linguaggio del quarto comandamento Esodo 20:11 come rimozione, al di là della sfera di dubbio, che la sera e la mattina a cui si fa riferimento sono le sezioni componenti di un giorno terreno. Per quanto riguarda il corretto terminus a quo di questo primo giorno, tuttavia, i sostenitori di questa interpretazione sono in disaccordo tra loro; Delitzsch prendendo i termini ereb letteralmente, "l'ambientazione", dall'arabo,
1 mescolare;
2 tramontare, partire, come il sole
e boker letteralmente, "il che spunta", da bakar, fendere, aprire in senso attivo, e applicando il primo al primo svanire della luce, e il secondo allo spuntare dell'alba dopo che il primo intervallo di oscurità è passato, calcolando così i giorni creativi dall'alba all'alba; mentre Murphy e Kalisch, che sono d'accordo con lui nel considerare i giorni come giorni solari ordinari, dichiarano che devono essere contati, Hebraico di più, dal tramonto al tramonto. Ma se il primo giorno è iniziato con una sera o un periodo oscuro Ha ereb nessuna connessione con l'arabo, mescolare? Non potrebbe descrivere la condizione delle cose quando la luce e le tenebre si mescolavano?, che può essere scoperta solo nell'oscurità caotica da cui scaturì la luce
Quindi, d'altra parte, poiché sembra improbabile che questo fosse durato non più di dodici ore, e poiché si presume che il periodo di luce sarebbe stato commisurato in lunghezza, è stato sostenuto che il primo giorno non era un giorno misurato dal sole, ma un periodo di estensione indefinita. Naturalmente la lunghezza del primo giorno determina praticamente la lunghezza di tutti e sei. Se era un giorno solare, allora devono essere considerati tali. Ma poiché le attuali disposizioni siderali per la misurazione del tempo non erano allora stabilite, è chiaramente gratuito procedere sul presupposto che fosse Quindi, né si deve accettare senza dimostrare che non fossero parimenti periodi di durata prolungata. È ovvio che lo erano, se lo era; e che lo sia stato sembra essere suggerito dai termini in cui è descritto. Questa conclusione, che i giorni della creazione erano lunghi periodi, e non semplicemente giorni solari, è confermata da una serie di considerazioni
1. Nel racconto della creazione stesso Genesi 2:4 il termine è impiegato con un'evidente latitudine di significato; che sta per luce in contrapposizione alle tenebre Versetto 5; giorno distinto dalla notte; e per un periodo di ventiquattro ore, come nella frase "per giorni e anni" Versetto 14; e di nuovo per l'intero periodo della creazione di sei giorni, o, come è più probabile, per il secondo e il terzo giorno. Genesi 2:4
1. L'uso generale della Scrittura sancisce questa interpretazione della parola giorno asino periodo di durata indefinita; g. g. Zaccaria 14:6,7, che parla del tempo della venuta di nostro Signore, e-anzi dell'intera dispensazione del vangelo, come dj; a, μwOy unus dies, cioè un giorno insieme unico, l'unico
2. giorno del suo genere Delitzsch; e lo caratterizza come uno dei giorni di Dio, "conosciuto dal Signore", come per distinguerlo da uno dei giorni civili ordinari dell'uomo ConfrontaDeuteronomio 9:1; Salmi 90:4 95:8; Isaia 49:8; Giovanni 9:4; Ebrei 13:8; 2Pietro 3:8
1. Le opere attribuite ai diversi giorni possono difficilmente essere compresse entro i limiti di un giorno solare. Prendendo il terzo giorno, per esempio, se gli eventi che gli sono stati assegnati appartengono esclusivamente alla regione del soprannaturale, nulla deve impedire di credere che ventiquattro ore siano state sufficienti per il loro compimento; ma se il modus operandi divino durante la prima metà della settimana creativa è stato attraverso "cause esistenti" anche molto accelerate, come la geologia afferma che è stato durante la seconda metà, e poiché sappiamo che è stato fin dalla sua fine, allora un tempo considerevolmente più grande del doppio di dodici ore deve essere stato consumato nella loro esecuzione. E la stessa conclusione si impone al giudizio da una considerazione delle opere assegnate al sesto giorno, in
2. non solo gli animali furono prodotti e Adamo fu creato, ma anche i primi, raccolti in Eden, furono passati in rassegna davanti a quest'ultimo per essere nominati, dopo di che fu gettato nel sonno dal Signore Dio, una costola estratta dal suo costato e modellata in una donna, e la donna gli fu presentata come compagna
3. La durata del settimo giorno di necessità determina la durata degli altri sei. Senza anticipare l'esposizione di Genesi 2:1-4 si può dire che il riposo sabbatico di Dio è inteso dai migliori interpreti della Scrittura come continuato dalla fine della creazione fino all'ora presente; così che la coerenza richiede che i sei giorni precedenti siano considerati non di breve durata, ma di durata indefinita
1. Il linguaggio del quarto comandamento, quando interpretato in conformità con la presente teoria, conferma la probabilità della sua verità, Se i sei giorni in Esodo 20:11 sono semplicemente giorni naturali, allora il settimo giorno, in cui Dio è rappresentato come se si fosse riposato dalle sue fatiche creative, deve essere allo stesso modo un giorno naturale o solare; e se è così, È opportuno osservare quanto segue. Neemia consegue
1 che gli eventi registrati nei primi cinque versetti della Genesi devono essere compressi in un solo giorno di ventiquattro ore, in modo che non rimanga alcun intervallo in cui i sostenitori del giorno corto possano spingere le ere geologiche, che è per loro una necessità imperativa;
2 che il mondo è solo 144 ore più vecchio dell'uomo, il che è contrario sia alla scienza che alla rivelazione;
3 che l'affermazione è errata che Dio ha terminato tutta la sua opera alla fine del sesto giorno; e
4 che i resti fossiliferi che sono stati scoperti nella crosta terrestre vi sono stati depositati fin dalla creazione dell'uomo, o vi sono stati creati all'inizio, entrambe supposizioni insostenibili. Ma ora, se, al contrario, il linguaggio significa che Dio lavorò alla formazione del suo cosmo attraverso sei periodi successivi di durata indefinita olamim, eoni, ed entrò il settimo giorno in un corrispondente lungo periodo di riposo sabbatico, possiamo sostenere l'opposto di ciascuna di queste conclusioni, e trovare un argomento convincente oltre all'osservanza del sabato nella bella analogia che sussiste tra la grande settimana di Dio di Olamim e della piccola settimana di giorni misurati dal sole dell'uomo,
1. La geologia dichiara che la terra deve essere stata portata alla sua condizione attuale attraverso una serie di lavori che si estendono per epoche indefinitamente lunghe; e, nonostante la fiduciosa affermazione di Kalisch e di altri che è inutile armonizzare scienza e rivelazione, la corrispondenza tra i contenuti di queste ere geologiche e quelli dei giorni mosaici è così sorprendente da indurre a credere che queste ultime fossero, come il primo, periodi prolungati. Prima, secondo la geologia, viaggiando a ritroso, arriva l'era Cenozoica, con i resti di animali, ma non dell'uomo poi c'è l'era Mezozoica, con i resti di pesci e uccelli, ma non di animali; e sotto c'è l'era paleozoica, con le sue formazioni carbonifere, ma ancora con tracce di vita acquatica al suo inizio e alla sua fine. Ora, sia che la vegetazione del terzo giorno sia da ricercare nelle formazioni carbonifere dell'era paleozoica Hugh Miller, o, come è più probabile, nell'era che vide la formazione delle rocce metamorfiche Dawson, l'ordine rivelato è precisamente quello che la narrazione mosaica afferma essere stato osservato prima le piante, poi i pesci e gli uccelli, e infine gli animali e l'uomo; cosicché se la testimonianza delle rocce è ammissibile sull'argomento, è inequivocabilmente a favore del giorno di lungo periodo
2. L'opinione che né l'antichità ebraica né quella cristiana fossero interamente dalla parte della teoria dei giorni naturali. Giuseppe Flavio e Filone diedero la loro approvazione all'altro punto di vista. Origene percepì la difficoltà di avere un firs. Il secondo e il terzo giorno, ciascuno con una sera e una mattina, senza il sole, la luna e le stelle, e risolse dicendo che questi luminari celesti erano nominati "ouketi eiv arcav thv hjmerav kai thv nuktov ajll eiv thrav kaiv" 'Com. in Genesin', 1:16. S. Agostino scrive similmente: "Qui dies cujusmodi sint, ant perdifficile nobis, ant etiam impossibile est cogitare, quanto magis dicere Illorum autem priores tres sine sole peracti sunt, qui quarto die factus refertur" Deuteronomio Civitate Dei, lib. 11:6, 7. Bode osserva allo stesso modo: "Fortassis hic diet nomen totius temporis nomen est, et omnia volumina seculorum hoc vocabulo includit"
3. Le cosmogonie pagane possono anche essere invocate come una conferma indiretta delle prove precedenti. Le leggende egizie, persiane, indiane ed etrusche rappresentano l'elaborazione del mondo come compiuta in una serie di ere di durata prolungata. "Dio creò nei primi mille anni il cielo e la terra; nel secondo la volta del cielo; nel terzo il mare e le altre acque della terra; nel quarto il sole, la luna e le stelle; nel quinto gli abitanti dell'aria, dell'acqua e della terra; e nel sesto uomo", è la storia della creazione dell'Etruria; e sebbene in sé non abbia alcuna validità, tuttavia, come riflesso tradizionale della narrazione mosaica non è del tutto privo di peso
6 Genesi 1:6-8
Secondo giorno. Il lavoro di questo giorno consistette nella formazione di quell'immenso oceano gassoso, chiamato atmosfera, da cui è circondata la terra. E Dio disse: "Ci sia un firmamentorakiya, un'espansione, da rakah, battere; LXX, sterewma; Vulgata, firmamento -- in mezzo alle acque. Per affermare con Knobel, Gesenius e altri che gli Ebrei supponevano che i cieli atmosferici fossero una sostanza metallica, Esodo 24:10una volta fissata sul diluvio d'acqua che circonda il fiume, solida come uno specchio fuso, portataGiobbe 37:18dalle montagne più alte, che sono quindi chiamate colonne e fondamenta del cielo,2Samuele 22:8 e con porte e finestre Genesi 7:11, 28:17; Salmi 78:23 è confondere la metafora poetica con la prosa letterale, il linguaggio ottico e fenomenico con una rigorosa affermazione scientifica. La Vulgata e le traduzioni inglesi di rakiya possono trasmettere l'idea di solidità, anche se è dubbio se sterewma LXX non significhi ciò che rende fermo così come ciò che rende fermo McCaul, Wordsworth, W. Lewis, riferendosi così al ben noto fatto scientifico che l'atmosfera con il suo peso sulle acque del mare le tiene giù, e con la sua pressione contro i nostri corpi li mantiene in piedi; ma è certo che non la solidità, ma l'espansività, è l'idea rappresentata dalla rakiya Confronta scozzese, tassare, allungare; Giobbe 37:18; Salmi 104:2; Isaia 40:22
"Il firmamento, distesa di aria liquida, pura, trasparente, elementare, diffusa nel circuito fino all'estremo convesso di questa grande ronda". Milton, 'Par. Lost', Libro 7.
E divida le acque dalle acque. Che cosa fossero queste acque, che erano destinate ad essere separate dal firmamento atmosferico, è spiegato nel versetto che segue
7 E Dio fece il firmamento. Come l'atmosfera attuale si sia evoluta dalla caotica massa di acque la narrazione mosaica non lo rivela. Poiché l'intenzione principale di quel racconto non era quella di insegnare la scienza, ma di scoprire la verità religiosa, la cosa di fondamentale importanza da comunicare era che il firmamento era costruito da Dio. Questo, naturalmente, non ci impedisce di credere che l'eliminazione di quei gas ventuno parti di ossigeno e settantanove di azoto, con una piccola proporzione di acido carbonico gassoso e vapore acquoso che compongono la nostra atmosfera non sia stata effettuata con mezzi naturali; e fino a che punto possa essere stata aiutata dall'azione della luce sulla massa condensata del globo è un problema alla cui soluzione la scienza può legittimamente interessarsi. E separò le acque che erano sotto il firmamento dalle acque che erano sopra il firmamento. Le acque superiori non sono il materiale delle stelle Delitzsch, Wordsworth, sebbene Giove abbia la stessa densità dell'acqua, e Saturno solo la metà della sua densità, ma le acque che galleggiano negli spazi superiori dell'aria. Le acque sotterranee non sono i vapori atmosferici inferiori, ma le acque oceaniche e terrestri. Come le acque si raccolgano nella parte superiore dell'atmosfera, la Scrittura, non meno che la scienza, spiega che avviene per mezzo dell'evaporazione. Genesi 2:6; Giobbe 36:27 37:16 Questi ultimi passaggi suggeriscono che le nuvole sono equilibrate, sospese, sostenute dalla galleggiabilità dell'aria in esatto accordo con i principi scientifici. E così fu. Sei volte queste parole ricorrono nel racconto della creazione. Suggerendo in modo sublime l'energia irresistibile della parola divina, che parla, ed è fatta, comanda e rimane salda, esse ci ricordano anche la dolce sottomissione della creatura alla volontà del Creatore onnisapiente, e, forse, sono anche destinate a suggerire il carattere fisso e permanente di quelle disposizioni a cui sono attaccate
Ver. 7
Il firmamento atmosferico
IO LA CREATURA DI DIO
1. Da Dio ha ricevuto il suo essere Versetto 7. Non qui solo, ma in altre parti, la Scrittura dichiara che il firmamento è opera divina. Salmi 19:1 104:2 Donde possiamo notare:
1; Che non essa, la creatura, riceva la nostra adorazione, ma lui, il suo Creatore, che è Dio sopra ogni cosa, benedetto in eterno
2; Che poiché il firmamento è stato fatto da Dio, deve appartenere a lui. Se al momento attuale è la dimora speciale del principe del potere della, Efesini 2:2 deve essere un dominio usurpato. L'aria con tutti i suoi raggi e le sue piogge, tanto quanto la terra con tutti i suoi alberi e fiori, è proprietà di Dio Genesi 14:22; Salmi 24:1 -- ,ss.
3; Che in tutti i suoi movimenti compie solo la volontà del suo Creatore. L'aria non fa nulla da sola. Sotto il regno della legge, come lo sono tutte le cose create, la legge che regna è essa stessa sotto il dominio di Dio. La mente ebraica non scambiò mai le cose per persone, o le creature per il Creatore; Salmi 148:8 è solo la scienza moderna che degrada il Creatore dal suo trono, e mette la creatura al suo posto
2. Da Dio ricevette la sua funzione Versetto 6, -dividere tra le acque superiori e quelle inferiori,-che era-
1 Semplice, cioè nel senso di non essere complesso. Sebbene i suoi usi siano molteplici, sono tutti contenuti in questo, che galleggia e sostiene i vapori che salgono dalla terra a una distanza sufficiente dalle acque terrestri
2 Necessario. Senza un limpido corpo d'aria atmosferica tra le acque, la vita umana non sarebbe potuta esistere. E allo stesso modo senza le nuvole acquose che nuotano nell'atmosfera, sia la vita vegetale che quella animale perirebbero. "Se l'aria fosse assolutamente secca, l'acqua delle piante evaporerebbe dalle foglie più rapidamente di quanto potrebbe essere fornita loro dal terreno e dalle radici. Così diventavano rapidamente flaccidi e l'intera pianta si afflosciava, appassiva e moriva". Allo stesso modo, "se l'aria che l'uomo aspira nei suoi polmoni fosse completamente priva di liquidi acquosi, egli espirerebbe presto i fluidi che riempiono i suoi tessuti, e si asciugherebbe in una mummia avvizzita e orribile" 'Chimica della vita comune', vol. 1. p. 13
3 Benefico. Raccogliendo i vapori della terra sotto forma di nuvole, è così in grado di gettarli di nuovo giù sotto forma di pioggia, neve o rugiada, secondo quanto è richiesto
3. Da Dio ha ricevuto il suo nome
1 Adatto. "Heights", significativo della realtà
2 Suggestivo. "L 'amore, la potenza, la maestà di Dio, i suoi pensieri, le sue vie, i suoi propositi in paragone con quelli dell'uomo, sono esposti a noi dall'alto del cielo sopra la terra"
II IL SERVO DELL'UOMO
1. Indispensabile. Senza l'aria, l'uomo non potrebbe vivere. Il suo essere fisico perirebbe senza il suo ossigeno. Senza la sua pressione la sua struttura corporea cadrebbe a pezzi
2. Prezioso. Gli usi dell'atmosfera per l'uomo come residente sulla terra sono molteplici. Sostiene la vita animale e vegetale che lo circonda. Trasmette, rifrange e decompone la luce. Trasmette il suono. Aspira vapori nocivi dal suolo e li disperde con i suoi venti. Lo assiste in una varietà delle sue imprese meccaniche, chimiche, commerciali e scientifiche
3. Volenteroso. Per quanto grandi siano le sue capacità di servizio e le sue capacità di ribellione quando è eccitata dalla tempesta, per la maggior parte è mite e docile, sempre pronta a riconoscere l'uomo come suo padrone e ad eseguire il suo minimo desiderio
4. Instancabile. Eva, da quando ha ricevuto la sua nomina da Dio per servire la felicità dell'uomo, ha svolto incessantemente quel compito, e oggi non tradisce più segni di stanchezza di quanto non lo fosse all'inizio
5. Gratuito. Dà i suoi servizi, come il suo grande Creatore dà le sue benedizioni, senza denaro e senza prezzo
Impariamo
1. Essere grati per l'aria che respiriamo
2. Ammirare la sapienza di Dio nelle meravigliose regolazioni dell'aria
3. Per fare il miglior uso possibile di quella vita che l'aria sostiene e serve
8 E Dio chiamò il firmamento cielo. Letteralmente, le alture, shamayim, come nel Versetto 1. "Questo", dice il preside Dawson, "può essere considerato come un indizio che nessuna barriera definita separa il nostro film di atmosfera dall'abisso sconfinato del cielo esterno"; e quanto sia appropriata la designazione "altezze", applicata all'atmosfera, ci viene ricordato dalla scienza, che ci informa che, dopo essere saliti all'altezza di quarantacinque miglia sopra la terra, Diventa impercettibile e si perde nell'etere universale di cui è circondata. E fu sera e fu mattina il secondo giorno. Per la traduzione letterale di questa proposizione cfr. il Versetto 5, Si può osservare che in relazione al lavoro del secondo giorno è omessa la formula usuale: "E Dio vide che era buono". Il "kain" della Settanta non è supportato da alcuna versione antica. La presunzione dei rabbini, che un'espressione dell'approvazione divina sia stata omessa perché in questo giorno gli angeli sono caduti, non richiede confutazione. Aben Esdra spiega la sua omissione facendo terminare il secondo giorno di lavoro con il Versetto 10. Lange chiede: "L'autore profetico aveva qualche anticipazione che la volta azzurra fosse solo un'apparenza, mentre i saran della Settanta non avevano tale anticipazione, e quindi procedettero a manipolare il passaggio?" La spiegazione di Calvino, Delitzsch, Macdonald e Alford, sebbene dichiarata da Kalisch priva di peso, è probabilmente quella corretta, che il lavoro iniziato il secondo giorno non fu propriamente terminato fino alla metà del terzo, punto in cui, di conseguenza, viene introdotta l'espressione dell'approvazione divina vedi Versetto 10
9 Genesi 1:9-13
Terzo giorno. La distribuzione della terra e dell'acqua e la produzione di vegetazione in questo giorno impegnarono l'energia formativa della parola di Elohim. E Dio disse: « Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un solo luogo, e appaia l'asciutto». Spiegare la seconda parte di questo fenomeno come conseguenza della prima, la rivelazione del suolo solido attraverso il ritiro delle acque dalla sua superficie, e non piuttosto viceversa, significa invertire i processi ordinari della natura. L'analogia moderna suggerisce che la frantumazione dell'oceano fino ad allora universale in mari, laghi e fiumi sia stata effettuata dallo sconvolgimento della terra attraverso l'azione di fuochi sotterranei, o il cedimento della crosta terrestre in conseguenza del raffreddamento e del restringimento dell'interno Salmi 104:7 allude all'azione elettrica in connessione con l'elevazione delle montagne e l'abbassamento dei fondali oceanici. "Al tuo rimprovero sono fuggite, al suono del tuo tuono si sono affrettate a fuggire. Le montagne si alzarono, le valli sprofondarono ajnabainousin orh kainousi pedia -- LXX; ascendunt montes, et descendunt campi -- Girolamo fino al luogo che tu avevi stabilito per loro" Perowne. Il fatto che le acque si riuniscano in un unico luogo non implica altro che esse dovevano, da quel giorno in poi, essere raccolte in un unico vasto corpo, e confinate entro limiti in un luogo a sé stante, in modo da ammettere l'esposizione del suolo terrestre. Il "luogo fondato per loro" era, naturalmente, le profondità e le cavità della crosta terrestre, in cui furono immediatamente ritirati, non per diretto intervento soprannaturale, ma per la loro stessa gravitazione naturale. La configurazione della terraferma non è descritta; ma c'è ragione di credere che la distribuzione originale della terra e dell'acqua fosse la stessa, o quasi la stessa, come lo è attualmente. I geografi fisici hanno osservato che le linee costiere dei grandi continenti e delle catene montuose corrono generalmente da nord-est a sud-ovest, e che queste linee sono in realtà parti di cerchi massimi, tangenti al circolo polare, e perpendicolari a una linea tracciata dal centro del sole a quello della luna, quando questi corpi sono in congiunzione o in opposizione. Questi cerchi, è stato inoltre osservato, sono "le linee su cui la sottile crosta di un globo in raffreddamento avrebbe più probabilità di essere rotta dalla sua onda di marea interna". Quindi, sebbene considerevolmente modificate dalle potenti rivoluzioni attraverso le quali in periodi successivi è passata la terra, "queste, con certe linee di frattura subordinate, hanno determinato le forme dei continenti fin dall'inizio" Dawson, O.W., p. 184; di. ' La geologia di Green', p. 512. E così fu. Sebbene la separazione della terra asciutta dalle acque e la distribuzione di entrambe siano state effettuate per azione divina, nulla nella narrazione mosaica ci obbliga a pensare che queste opere siano state completate istantaneamente. "Non c'è davvero alcuna difficoltà a supporre che la formazione delle colline sia continuata durante i successivi giorni creativi" Lange. "Generalmente i lavori dei singoli giorni creativi consistono solo nel porre le fondamenta; il processo di nascita che viene introdotto in ciascuno estende la sua efficacia, oltre ad esso" Delitzsch. "Non per quanto tempo, ma quante volte, Dio ha creato è la cosa destinata ad essere stabilita" dai giorni creativi Hoffman. La Scrittura rappresenta abitualmente il mondo in un aspetto allo stesso tempo naturale e soprannaturale, parlandone come natura e creatura, fusiv e ktisiv Confronta Marten, sen's 'Dogmatics,' §63; e sebbene quest'ultima sia la visione esposta con maggiore risalto, anzi esclusivamente, nella cosmogonia mosaica, non viene negato a chi la cipria non è negata, non l'immediatezza, ma la certezza dell'esecuzione, è implicito nel "fu così" allegato al fiat creativo
OMILETICA
Genesi 1:9-12
Mare, terra e vegetazione, contrapposti e confrontati
HO CONTRASTATO, per quanto riguarda:
1. Le loro costituzioni; - Il mare è materia liquida e mobile, la materia terrestre solida e secca, la materia vegetale organizzata e vivente. Tutte le creature di Dio hanno la loro natura peculiare e le loro strutture caratteristiche. La natura di ognuno è ciò che lo rende ciò che è. Un cambiamento delle caratteristiche costituzionali equivarrebbe a un'alterazione dell'essere. La natura e la struttura di ciascuno di essi gli sono assegnate da Dio. Donde può essere raccolto
1 che se tutte le creature non sono uguali, è perché Dio lo ha voluto;
2 che Dio l'ha voluto, per questo tra le altre ragioni, che si compiace della varietà;
3 che nessuna creatura separata può essere diversa da quella che la sua natura individuale permette;
4 che desiderare di essere diversi da ciò che Dio ci ha fatti significa essere colpevoli di un insoddisfo sciocco quanto peccaminoso; e
5 che la funzione più alta di una creatura è quella di agire in conformità con la natura che Dio le ha assegnato
2. Le loro situazioni; che erano tutti diversi, ma tutti adattati alle loro rispettive nature e usi, e tutti saggiamente designati. Le acque si raccoglievano nelle cavità della terra, le terre si sollevavano sopra la superficie dell'oceano, le piante si stendevano sul terreno. È nella natura dell'acqua cercare i livelli più bassi; e, raccolto nei letti degli oceani, dei laghi e dei fiumi, ha un valore infinitamente maggiore di quello che sarebbe stato se avesse continuato a diffondersi in tutto il globo. Allo stesso modo, sommersa sotto le acque, la terra non avrebbe potuto essere adornata di vegetazione, né avrebbe potuto essere abitata per le bestie, né tanto meno una dimora per l'uomo; né la pianta sarebbe potuta crescere senza un terreno asciutto in cui radicare, mentre la loro bellezza sarebbe stata nascosta e la loro utilità distrutta. E allora a ciascuno viene assegnato da Dio il posto, dal quale non può muoversi e contro il quale non deve agitarsi. Il luogo stabilito per le acque li ha accolti, e Dio ha posto un vincolo per loro perché non possano passare. La terraferma mantiene ancora la sua elevazione rispetto al mare; e, come in obbedienza alla volontà del Divino Creatore, le onde costruiscono continuamente terrazze e spiagge rialzate per compensare coloro che abbattono, né sembra possibile scuotere la vegetazione dal suolo. Appena un pollice quadrato di terreno è stato recuperato dalle acque, che comincia ad addobbarsi di verde. Impariamo qui
1 che ogni creatura di Dio, uomo incluso, ha il suo posto; che è
2 più adatto alla sua natura, alle sue funzioni e alle rose sulla terra; e
3 assegnatogli da Dio. Anche
4 che lasciare quel luogo sarebbe contrario all'ordinanza di Dio e alla Sua saggezza, così come alla sua stessa natura e utilità; e
5 che conviene a ciascuno dimorare in quella sfera della vita in cui è stato posto da Dio con soddisfazione, gioia e diligenza cercando di glorificare il suo Creatore. Le loro operazioni; che sono tanto diversificati quanto la loro natura e i loro luoghi. Il mare si muove, la terra riposa, la pianta cresce. Il mare fertilizza e abbellisce il suolo, il suolo sostiene e nutre la pianta, la pianta decora la terra e dà cibo all'uomo e agli animali. Il mare riempie le nuvole, le nuvole riempiono i fiumi e i torrenti, i fiumi e i torrenti placano la sete delle valli, delle valli, cedono la loro sostanza al grano, al vino e all'olio, e questi restituiscono di nuovo i loro tesori al loro padrone, l'uomo. Il mare divide la terra in continenti, che, a loro volta, sono divisi in paesi da fiumi; e così si formano le nazionalità e si promuove la pace attraverso la divisione. Come la grande strada maestra delle nazioni, inoltre, il mare aiuta a diffondere le benedizioni della civiltà e ad insegnare agli uomini la loro interdipendenza. Così, allo stesso modo, la terra ha le sue funzioni specifiche nell'economia della natura, essendo incaricata di sostenere, sostenere, arricchire, istruire e confortare l'uomo. E diversi da entrambi sono gli usi delle piante. Tutto ciò che è adatto a suggerire saggezza
1; Che ogni creatura separata ha il suo lavoro separato da compiere, per il quale è stata dotata di poteri appropriati: una lezione di diligenza
2; Che ci sono molti modi diversi di servire Dio in questo mondo: una lezione di carità
3; Che Dio non vuole che tutte le sue creature siano o servano allo stesso modo: una lezione di contentezza
4; Che il modo migliore per servire Dio è essere noi stessi e usare i poteri che possediamo, senza accondiscendere a imitare il nostro prossimo: una lezione di individualità
5; Che sebbene ogni creatura separata abbia la sua natura, il suo posto e il suo potere, tuttavia ciascuna è sottomessa all'altra, e tutte al tutto: una lezione di cooperazione
II CONFRONTATO, per quanto riguarda:
1. La loro natura, in quanto creature di Dio. La terra, il mare e la vegetazione devono la loro esistenza al suo decreto onnipotente e tutti si proclamano ugualmente opera sua. Perciò sono tutte proprietà di Dio: la terra con la sua pienezza, il mare con i suoi tesori, le piante con le loro virtù. Di conseguenza, l'uomo dovrebbe
1 adora con riverenza colui che ha fatto il mare e ha formato l'asciutto, e ha fatto crescere l'erba;
2 accogliere con gratitudine quelle creature altamente utili dalla mano di Dio; e,
3 ricordando di chi sono e che egli stesso non è che un economo, impiegali fedelmente per la gloria del loro Creatore
1. I loro caratteri, come obbedienti alla parola divina. "Siano raccolti i mari", disse la parola, e i mari si radunarono. "Che appaia la terra asciutta", e apparve. "Lascia che l'erba cresca". E l'erba crebbe. Lasciate che la terra, il mare e le piante siano i nostri maestri. L'obbedienza è il primo dovere di una creatura. Nulla può compensare il suo bisogno. 1Samuele 15:22 E questa obbedienza deve essere pronta, completa e continua, come quella del mare, della terra e della vegetazione
2. Le loro varietà. I mari erano divisi in oceani, laghi, fiumi; la terra in montagne, colline e valli, le piante in erbe, erbe e alberi. Dio ama la diversità nell'unità. Come in una grande casa ci sono vasi di piccola quantità e vasi di grande quantità, così nel mondo le creature sono divise in più importanti e meno. Nella società gli uomini sono distribuiti in ranghi e classi secondo la loro grandezza e capacità; nella Chiesa ci sono "bambini" e ci sono "uomini perfetti" in Cristo; Ci sono quelli che possiedono molti talenti e molta grazia, e quelli le cui doti e acquisizioni sono di dimensioni minori
3. Le loro qualità, come tutte buone secondo la stima del loro Creatore. La più alta eccellenza di una creatura è quella di essere approvata dal suo Creatore, di essere semplicemente lodata dal suo simile; essere buoni nel giudizio di Dio, e non solo agli occhi degli uomini
10 E Dio chiamò l'asciutto Terra. In opposizione al firmamento, che era chiamato "le alture" shamayim, la terra asciutta era chiamata "i fiats", "Aretz" di. Sansc., dhara; Pehlev., arta; latino, terra; Gotico, airtha; scozzese, yird; inglese, terra; liberarsi. Gesenius. Originariamente applicato alla terra asciutta distinta dai mari, non appena si comprese che la terra solida era continua sotto le masse d'acqua, per una facile estensione di significato venne a significare l'intera superficie del globo. E il radunarsi delle acque chiamò Mari. Yamim, da yom, bollire o schiumare, è applicato nella Scrittura a qualsiasi grande raccolta d'acqua. ConfrontaGenesi 14:3; Numeri 34:11; Deuteronomio 4:49; Gioele 2:20 " La forma plurale mari mostra che un solo luogo consiste di diversi bacini" Murphy. E Dio vide che era cosa buona. Poiché le acque sono state definitivamente ritirate nel luogo per loro fondato dallo sconvolgimento delle grandi catene montuose e dall'elevazione delle aree continentali, l'opera così compiuta è suggellata dall'approvazione divina. La separazione della terra e dell'acqua era buona, come un deciso progresso verso il completamento del cosmo, poiché la vera conclusione del lavoro iniziava il giorno precedente, come la produzione di due elementi in se stessi belli, e in separazione utili come dimore di vita, con le quali dovevano essere a tempo debito riforniti. «A nostro avviso», dice Dawson, «quella terra arida primordiale non sarebbe sembrata buona. Era un mondo di cime rocciose e nude e di valli prive di vegetazione, qui vulcani attivi, con i loro mucchi di scorie e correnti di lava appena raffreddate, là vasti fiumi di fango, sollevati di recente dal fondo delle acque, da nessuna parte nemmeno un filo d'erba o un lichene aggrappato. Eppure era buono agli occhi del suo Creatore, che poteva vederlo in relazione agli usi per i quali lo aveva fatto, e come un passo preparatorio adatto alle nuove meraviglie che avrebbe presto introdotto. "Inoltre", la prima terra asciutta può aver presentato rupi, cime, burroni e coni vulcanici in un modo più meraviglioso e perfetto di qualsiasi continente successivo, proprio come la luna secca e sterile ora, sotto questo aspetto, supera di gran lunga la terra" 'O.W.,' p. 181
11 E Dio disse: " La terra produca erba, l'erba faccia seme e l'albero da frutto produca frutto secondo la sua specie, il cui seme è in se stesso, sulla terra". E così fu. Tre termini sono impiegati per descrivere la vegetazione qui evocata all'esistenza. Kalisch considera il primo come un termine generico, compresi il secondo e il terzo; ma sono meglio intese come classi distinte:
1 erba, deshe, primi germogli della terra, erba tenera, in cui il seme non si nota, come non evidente all'occhio; "tenera herha sine semine saltem conspicuo" Rosenmüller; probabilmente le varie specie di erbe che forniscono cibo agli animali inferiori Confronta; Salmi 23:2
2 "l'erba eseb che produce seme", l'erba più matura, in cui il seme è la caratteristica più sorprendente; la descrizione più ampia di piante e ortaggi; di Genesi 9:3 e
3 "L'albero da frutto che produce frutto secondo la sua specie, il cui seme è in se stesso, sopra o sopra la terra". La prima frase descrive la sua natura specifica, "fruttifera", la seconda, la sua caratteristica peculiare, che racchiude il seme nel suo frutto; la terza, il suo aspetto esterno, che si eleva dal suolo. "Questa divisione è semplice e naturale. Procede su due segni concorrenti, la struttura e il seme. Nel primo la lama verde è prominente; nel secondo, il gambo; nel terzo, la tessitura legnosa. Nel primo il seme non è evidente; nel secondo è evidente; nel terzo è racchiuso in un frutto che è cospicuo" Murphy. La frase "secondo la sua specie", aggiunta alla seconda e alla terza, sembra indicare che le diverse specie di piante erano già fissate. Il dogma moderno dell'origine delle specie attraverso lo sviluppo sarebbe quindi dichiarato non biblico, in quanto non è stato ancora dimostrato che sia scientifico. Il massimo che si può affermare come accertato è che le "specie", in quanto specie, hanno il potere di variare lungo la linea di certe caratteristiche che appartengono a se stesse, ma non che una specie assolutamente nuova sia mai stata sviluppata con il potere di moltiplicare indefinitamente la sua specie
12 E la terra produsse erba ed erba che produceva seme secondo la sua specie, e l'albero che produceva frutto, il cui seme era in se stesso, secondo la sua specie. È da notare che la vegetazione del terzo giorno è scaturita dal suolo nello stesso modo naturale in cui ha fatto tutta la vegetazione successiva, cioè per crescita, il che sembra risolvere il ben noto problema se l'albero fosse prima del seme, o il seme prima dell'albero, a favore di quest'ultima alternativa, sebbene nell'ordine della natura il genitore sia sempre prima della prole. Con ogni probabilità le forme di seme erano nel terreno fin dall'inizio, aspettando solo di essere vitalizzate dal Ruach Elohim -- Lo Spirito di Dio; o potrebbero essere state create. Certamente non si sono evoluti dalla materia morta della terra asciutta. La Scrittura, non più della scienza, conosce l'Abiogenesi. Credendo che "se le fosse dato di guardare oltre l'abisso del tempo geologicamente registrato, potrebbe "assistere all'evoluzione del protoplasma vivente dalla materia non vivente", la scienza afferma tuttavia onestamente "che non vede alcuna ragione per credere che l'impresa di vitalizzare la materia morta sia stata ancora compiuta" Huxley's Brit. Association Address, 1871; e la Scrittura sottolinea che, se è il protoplasma che crea gli esseri organizzati, il potere che produce il protoplasma è il Ruach Elohim, che agisce in obbedienza al Logos divino. Il tempo in cui la terra mise fuori la sua vegetazione, cioè verso la fine del terzo giorno, dopo che la luce, l'aria, la terra e l'acqua furono state preparate e regolate in modo da provvedere alla vita delle piante, fu una prova significativa della saggezza del Creatore e della naturalezza della sua opera
13 E fu sera e fu mattina il terzo giorno. Per esposizione vid. Versetto 5. La moderna ricerca geologica ha qualche traccia della vegetazione di questo terzo giorno? Il defunto Hugh Miller identificò l'epoca di vegetazione abbondante, da allora ineguagliata per rapidità e rigogliosità, che depositò le misure di carbone del sistema carbonifero, con la seconda metà di questo giorno mosaico. Dana, Dawson e altri, respingendo questa conclusione dell'eminente geologo sulla base del fatto che i sottostanti sistemi Devoniano, Siluriano e Cambriano producono abbondanti resti fossiliferi di vita acquatica, deducono che la vegetazione del terzo giorno deve essere ricercata tra gli "scisti irrisolti" del periodo Azoico. Le rocce metamorfiche, è vero, non hanno ancora prodotto tracce assolutamente certe di vita vegetale; e. in effetti, è una questione aperta, tra i geologi, se ora rimanga qualcuna delle rocce metamorfiche più antiche formate Confronta Green's 'Geology,' p. 308; ma è ancora suscettibile di una dimostrazione quasi perfetta che le piante hanno preceduto gli animali sulla terra
1. Tra gli strati ipozoici di questo primo periodo sono state scoperte rocce calcaree e grafite, entrambe di origine organica
2. Nel processo di raffreddamento, la terra deve essere stata adatta alla vita vegetale molto tempo prima che gli animali potessero esistere
3. Come la vegetazione lussureggiante del periodo del carbone preparò la strada per la successiva introduzione della vita animale liberando l'atmosfera dall'acido carbonico, così con la presenza di piante l'oceano deve essere stato adatto per essere la dimora della vita acquatica
4. La vegetazione, essendo direttamente, o mediatamente, il cibo degli animali, deve aver avuto un'esistenza precedente. Su queste basi il professor Dana conclude che l'ultima parte dell'era azoica della geologia corrisponde alla seconda metà del terzo giorno creativo. Nella serie della Creazione delle tavolette caldee ci sono due frammenti, che George Smith ipotizza abbiano un riferimento alla prima parte del terzo giorno di lavoro. L'uno è
1. Quando le fondamenta del suolo di roccia tu le hai fatte
2. Tu hai chiamato il fondamento della terra
3. Tu hai abbellito il cielo
4. Sulla faccia del cielo
5. Tu hai dato
L'altro, che è molto più mutilato e oscuro, descrive il dio Sat o Assur come se dicesse:
1. Al di sopra del mare che è il mare di
2. Davanti all' esara firmamento che ho fatto
3. Sotto il posto lo rafforzo
4. Si faccia anche e-lu terra? per la dimora dell'uomo? 'Genesi caldea', p. 68.
14 Genesi 1:14, 15. - Quarto giorno. Con questa giornata inizia la seconda metà della settimana creativa, le cui opere hanno una suggestiva corrispondenza con le fatiche della prima. Dopo aver perfezionato le principali disposizioni strutturali del globo mediante l'eliminazione dal caos primordiale dei quattro elementi fondamentali della luce, dell'aria, dell'acqua e della terra, l'energia formativa della parola divina ritorna al suo punto di partenza iniziale e, in una seconda serie di operazioni, porta avanti ciascuno di essi fino al completamento-la luce stabilendola permanentemente nel sole. l'aria e l'acqua, riempiendovi uccelli e pesci, e la terra, facendo gli animali e l'uomo. Il primo di questi impegnò l'attenzione dell'Artefice Divino il quarto giorno creativo. E Dio disse: "Siano luci letteralmente, luoghi dove c'è luce, portaluce", Salmi 64:1-6 ; fwsthrev, LXX; luminaria, Vulgata; ha parlato di lampade e candelabri, Esodo 25:6; Numeri 4:9,16 -- nel firmamento letteralmente la distesa del cielo. yhiyi al singolare con troaom al plurale è spiegato da Gesenius sulla base del fatto che il predicato precede il soggetto vid. 'Gram.,' §147. L'accuratezza scientifica del linguaggio qui usato per descrivere i luminari celesti solleva la cosmogonia mosaica da almeno una presunta contraddizione inconciliabile, quella di rappresentare la luce come avente un'esistenza indipendente dal sole. Allo stesso modo dispensa l'esegesi dalla necessità di rendere conto di quella che sembra una triplice creazione dei corpi celesti: all'inizio Versetto 1, il primo giorno Versetto 3 e di nuovo il quarto Versetto 14. L'ultimo di questi versetti non si riferisce alla creazione originaria della materia delle sfere sovra mondane Gerlach, che fu compiuta all'inizio, né alla prima produzione di luce, che era l'opera specifica del primo giorno; ma alla nomina permanente del primo ad essere il luogo, o centro di radiazione, per il secondo. Lo scopo per cui questa disposizione era stata progettata, almeno per quanto riguardava la terra, era triplice:
1. -- Per dividere il giorno dalla notte. Letteralmente, tra il giorno e la notte; o, come nel Versetto 18, dividere la luce dalle tenebre per continuare e rendere permanente la separazione e la distinzione che si sono compiute il primo giorno
2. -- E servano da segni, da stagioni, da giorni e da anni
Le luci celesti dovevano servire
1 Per i segni. Othoth, da oth, qualsiasi cosa incisa, quindi un marchio Genesi 4:15; 2Re 20:8 è impiegato per designare un portento, o segno di mancanza o istruzione, Salmi 61:8; Isaia 8:18
20. g; LXX, shmeion; ConfrontaLuca 21:25 e qui probabilmente si riferisce al successivo impiego dei corpi celesti "come segni o segni di importanti cambiamenti e avvenimenti nel regno della Provvidenza" Macdonald. "Che possano essere stati progettati anche per servire a scopi importanti nelle varie economie della vita umana, come nel fornire segni al marinaio e all'agricoltore, non è improbabile, anche se questo non è così strettamente il significato dell'originale" Bush. Ancor meno, naturalmente, la parola si riferisce all'astrologia medievale o alla meteorologia moderna
2 Per le stagioni. Moradhim, stabilire i tempi, da ya' ad, indicare, definire, fissare, è usato per i periodi di ritorno annuali Genesi 17:21 18:14 -il tempo della migrazione degli uccelli, Geremia 8:7 il tempo delle feste Salmi 104:19; Zaccaria 8:19
3; Per i giorni e gli anni, cioè per il calcolo del tempo. Lutero, Calvino, Mercer, Piscator, Delitzsch, Murphy, Macdonald e altri considerano le tre frasi come coordinate; Rosenmüller, Gesenius, Do Wette, Baumgarten prendono i primi due come un'endiadi per "segni delle stagioni"; Kalisch ritiene che il secondo sia in opposizione al primo; Tuch traduce: "per segni, sia per i tempi che per i giorni e gli anni". La prima, che si accorda con la versione inglese, è l'interpretazione più semplice e, molto probabilmente, corretta
3. E servano da luci nella distesa del cielo per illuminare la terra. Non per introdurre la luce per la prima volta in questo mondo inferiore, ma per servire come una nuova e permanente disposizione per la distribuzione della luce già chiamata all'esistenza. E così fu. Come ogni altro comando che Elohim emanava, questo fu a tempo debito seguito dalla completa realizzazione
OMELIE DI R.A. REDFORD -- Genesi 1:14-19
Il quarto giorno
Avviso-
IO, DIO, PREPARA IL CIELO E LA TERRA PER L'UOMO. Luce necessaria per il mondo vegetale. Ma quando viene introdotta la vita superiore, allora c'è un ordine che implica l'intelligenza e l'esistenza razionale attiva. I cartelli sono per coloro che possono osservare i segni. Le stagioni, i giorni e gli anni per l'essere che divide consapevolmente la sua vita
II SI DICE CHE I LUMINARI GOVERNINO IL GIORNO E LA NOTTE. La concentrazione della luce è il metodo designato per la sua diffusione e il suo adattamento ai fini dell'esistenza dell'uomo. Cantici nel mondo morale e nel mondo spirituale. Ci devono essere regole, sistemi, diversità di doni, diversità di operazioni. Distinzioni di gloria: del sole, della luna, delle stelle. Come la luce, così è la regola. Coloro che possiedono molto potere di illuminare gli altri dovrebbero essere governanti secondo il loro posto e la loro opera divinamente stabiliti. Ma tutta la luce che fluisce dai corpi celesti è stata prima comunicata a loro. Diamo agli altri ciò che riceviamo
Questa disposizione del tempo ci ricorda che L'ESISTENZA TERRENA NON È SUPREMA, ma governata fino a quando non è essa stessa elevata allo stato superiore dove il giorno e la notte e i cambiamenti diurni non ci sono più. La vita dell'uomo è qui governata in gran parte dall'ordine dell'universo materiale. Ma man mano che cresce e diventa il vero figlio di Dio, sale al dominio sul sole, sulla luna e sulle stelle
1. Intellettuale. Diventando padrone di molti dei segreti della natura
2. Morale. La consapevolezza della comunione con Dio è un senso di superiorità morale rispetto alle cose materiali. La volontà e gli affetti santificati hanno una sfera di dominio più ampia dell'universo fisico, che sopravvive alla terra e al cielo corruttibili
3. Spirituale. L'uomo è prima terreno e poi celeste. La natura umana si sviluppa sotto il dominio del sole, della luna e delle stelle. Nel mondo in cui non ci sarà più notte, la coscienza dell'uomo sarà quella di uno spirito, che non s'inconsapevolmente della materia, ma la governa con libertà e potenza angeliche
16 E Dio fece due grandi luci. Forse nessuna parte dell'universo materiale richiede più irresistibilmente un'Intelligenza suprema come sua unica origine e causa propria. "Elegantissima haecce solis, planetarum et cometarum compages non nisi consilio et domino entis intelligentis et potentis oriri potuit" Newton, "Principia", lib. 3. sub pin. Ed. di Le Seur e Jacquier, vol. 2. p. 199. La luce più grande per governare letteralmente, per rendere simile; quindi per giudicare; poi per governare. Mashal; Confronta basileuw - Gesenins -- il giorno, e la luce minore a governare la notte. La luce più grande è ovviamente il sole, che a volte viene chiamato chammah, "il caldo" Salmi 19:7; Isaia 30:26 a volte lì, "il luccichio"; Giobbe 9:7 ma di solito shemesh, "il ministro. Deuteronomio 4:19 33:14 Qui è descritto dalla sua mole o grandezza, che è più grande di quella della luna, il secondo dei due luminari, di cui si dice anche che è grande relativamente alle stelle, che, sebbene in realtà la superino immensamente in dimensioni, tuttavia appaiono come piccole tane di luce kokhavim che conferiscono il baldacchino azzurro della notte, e sono così raffigurati: la narrazione biblica è geocentrica e fenomenale, non eliocentrica o scientifica. Come l'opera di questo giorno sia stata compiuta non rientra nello scopo dello scrittore di dichiararlo, l'obiettivo preciso della rivelazione essendo quello di insegnare non l'astronomia, o qualsiasi altra gnosi meramente umana, ma la religione. Accettando, tuttavia, la guida dell'astronomia fisica, possiamo immaginare che la luce cosmica del primo giorno, che fino a quel momento aveva continuato ad avvolgere il nostro globo come un'atmosfera luminosa, o ad esistere a distanza da essa, ma nel piano dell'orbita terrestre, fosse ora, anche se nella prima di queste posizioni, A poco a poco si frantumò, senza dubbio a causa della riduzione della massa terrestre e della conseguente diminuzione del suo potere di attrazione, e lentamente si allontanò verso, e infine si concentrò, come una fotosfera attorno al sole, che fu così costituito il principale luminare o "portatore di luce" del sistema, la luna e i pianeti divennero, come conseguenza necessaria, "portatori di luce" nel senso secondario di "riflettori di luce". E' interessante notare che una spiegazione come questa sembra essere stata suggerita a Willet, che scrisse prima della nascita di Newton, e in un momento in cui la fisica solare e l'analisi dello spettro erano cose del futuro remoto. Non è dissimile, dice, "se non che questa luce del primo giorno, dopo la creazione dei corpi celesti, potesse essere attirata verso l'alto e avere il suo riflesso sul raggio del sole e di altre stelle" E ancora: "Mentre la luce creata il primo giorno è chiamata o, ma le stelle cioè i corpi celesti sono chiamate meoroth, come della luce, quindi può sembrare che questi corpi leggeri cioè luminosi siano stati resi ricettacoli di quella luce che tu hai creato, che ora era accresciuta e unita a queste luci" Hexapla, Versetti. 3, 14, London, 1632; una spiegazione che, sebbene certamente ipotetica, deve essere considerata molto più conforme alle esigenze del testo sacro di quella che scopre nella fabbricazione delle luci solo un'ulteriore dissipazione del nebbie in modo da far entrare non solo i raggi portatori di luce dei corpi celesti, ma le forme di quelle sfere splendenti stesse "Commentario dell'Oratore". Ha fatto anche le stelle. Sebbene le stelle siano introdotte solo a causa della loro relazione con la terra come dispensatrici di luce, e non si tenga conto della loro costituzione come soli e pianeti, è ammissibile sostenere l'opinione che, nel loro caso, come in quello del principale luminare dei nostri cieli tellurici, il processo di creazione del "sole" abbia raggiunto il suo culmine il quarto giorno. Forse la ragione principale per la loro introduzione tra parentesi in questo luogo era quella di evitare l'idea che ci fossero luminari che non fossero opera di Elohim, e in particolare di impedire agli Ebrei, per i quali l'opera fu scritta, di cedere alle pratiche pagane di osservare le stelle e di adorare le stelle. " La superstizione di leggere il destino dell'uomo nelle stelle non ha mai messo radici tra gli Israeliti; l'astrologia è esclusa dal primo principio del Mosaismo: la fede in un Dio che tutto governa, che non è soggetto a nessuna necessità, a nessun destino, a nessun'altra volontà. Geremia avverte gli ebrei di non aver paura dei 'segni del cielo', davanti ai quali i pagani tremano per il vano terrore; Geremia 10:2 e Isaia parla con ironia provocatoria contro gli astrologi, gli astronomi e i pronosticatori mensili, nei cui consigli è follia e malvagità fare affidamento. Isaia 47:13 Ma gli Israeliti non avevano abbastanza forza morale per resistere all'esempio dell'adorazione delle stelle in generale; non potevano tenersi lontani da un'aberrazione che costituiva il fulcro stesso delle principali religioni orientali; cedettero a quell'influenza tentatrice, e l'incenso ignominioso si alzò copiosamente in onore del sole e delle schiere del cielo" - Geremia 19:13; Ezechiele 8:16; Sofonia 1:5@/RAPC Sap 13:2 Kalisch
Genesi 1:16
I luminari celesti
Mostro la SAGGEZZA DIVINA. "I cieli narrano la gloria di Dio". Salmi 19:1 M. Comte credeva che non dichiarassero altra gloria che quella di Ipparco, Keplero, Newton e dei loro successori. Newton era d'accordo con il poeta ebreo vedi Expos. su Versetto 16. L'argomento astronomico a favore del teismo è sempre stato impressionante, se non assolutamente conclusivo. Certamente, concedendo l'esistenza divina, in nessun luogo la gloria di Dio risplende in modo più evidente; e forse l'attributo che più imperiosamente attira l'attenzione è quello della saggezza. Questo sembrerebbe essere l'aspetto della gloria divina che la contemplazione dei cieli di mezzanotte scoprì allo scrittore del Salmi 104. vid. Versetto 24, che viene introdotto dopo una versione poetica del quarto giorno di lavoro e del Salmi 136. vid. Versetto 7 nello stesso contesto; Confronta Proverbi 3:19; 8:27; Geremia 51:15 Molte cose riguardo ai globi del cielo rivelano la sapienza del loro Creatore: queste specialmente
1. La loro formazione, come spiegato dagli insegnamenti altamente credibili dell'astronomia fisica
2. Le loro varietà: sole, luna, pianeti, comete, nebulose
3. I loro moti: in orbite ellittiche e paraboliche
4. Le loro disposizioni: i soli, le lune e i pianeti nei sistemi; le stelle nelle costellazioni, negli ammassi, nelle galassie
Attesto la DIVINA BONTÀ. Mostrate principalmente dal triplice scopo per cui le sfere celesti erano destinate a servire:
1. Dare luce sulla terra. Persino le stelle non potevano essere dispensate senza un senso di perdita. Per quanto debole sia la loro luce, a causa della loro immensa distanza dalla terra, sono tuttavia inestimabili per i viaggiatori e i viaggiatori. Ancor meno si poteva risparmiare la luce della luna, così pallida e argentea nel suo candore. La notte senza i suoi casti raggi sarebbe avvolta in una fitta oscurità, mentre con essi un'aria di allegria viene impartita alla terra oscurata. E, naturalmente, meno di tutto si poteva desiderare il sole per 'Il valore della luce' rid. p. 13
2. Per distinguere il giorno dalla notte. La beneficenza di questa disposizione appare riflettendo sull'inconveniente di una delle altre due alternative, il giorno perpetuo e la notte perpetua. Sono stati indicati gli svantaggi di quest'ultimo; quelli dei primi non sono meno numerosi. L'alternarsi delle tenebre
1 Introduce la varietà nella natura, che è sempre piacevole. Il giorno continuo correrebbe il pericolo di diventare monotono, almeno in questo mondo mondano, se non in quello celeste Isaia 60:20; Apocalisse 22:5
2; Soddisfa le necessità della vita delle creature, fornendo periodi di riposo costantemente ricorrenti, che sono eminentemente benefici per la crescita delle piante, degli animali e dell'uomo. "Il sonno vegetale è quel rilassamento dei processi vitali che è indicato dal ripiegamento e dall'abbassamento delle foglie all'avvicinarsi della notte" Leo Grindon, "Life: its Nature", ss., p. 306. Le tribù animali in genere, ad eccezione delle bestie selvagge, Salmi 104:20 cercano riposo con le ombre della sera. E l'uomo, senza il sonno ristoratore che l'oscurità porta con sé, esaurirebbe rapidamente le sue energie
3; Solennizza la mente dell'uomo, suggerendo pensieri sulla sua fragilità, sulla sua fine nel sonno della morte, ma anche sulla sua risurrezione alla luce di un mattino migliore
3. Per segnare tempi e stagioni. Che le diverse stagioni dell'anno siano in qualche modo connesse con i corpi celesti è forse tutto ciò che la narrazione mosaica può insegnare in modo significativo. Ma sappiamo che dipendono dalla rivoluzione della terra intorno al sole. E il fatto che Dio abbia disposto la relazione della terra con il sole in modo da produrre queste stagioni è una prova significativa della bontà divina. Un'altra è che Dio ha fissato e determinato i loro movimenti in modo tale da permettere all'uomo di misurare il tempo con i loro mezzi. Senza l'aiuto del sole, della luna e delle stelle la cronologia sarebbe impossibile
III Proclama il POTERE DIVINO. Più di ogni altra scienza, l'astronomia ci permette di realizzare l'onnipotenza fisica della Divinità. L'immaginazione rimane disorientata dallo sforzo di rappresentare la quantità di forza necessaria per spingere un globo come la nostra terra attraverso le profondità della giunzione all'immensa velocità di 65.000 miglia all'ora. Quale deve essere, dunque, la forza di quel braccio che, per di più, scaglia Giove, di peso pari a 1400 terre, lungo la sua orbita con una velocità di 29.000 miglia all'ora? E non solo Giove, ma soli immensamente più grandi, a velocità di movimento che trascendono il concepimento. Ben detto Giobbe. Eppure, forse, il potere divino è tanto dimostrato dalla perpetuazione di queste masse e movimenti celesti quanto dalla loro prima produzione. Non solo Dio ha creato il firmamento siderale, con i suoi stupendi globi e le sue velocità stupefacenti, ma li ha stabiliti in modo tale che fin dall'inizio essi hanno continuato sui loro sentieri mistici senza ribellione e senza confusione. Salmi 147:5
IV Rifletti la BELLEZZA DIVINA. Forse gloria è la parola migliore. La controparte della gloria nel Creatore è la bellezza nella creatura. I luminari celesti erano approvati come buoni, senza dubbio, per i loro usi, ma anche per se stessi, come di incomparabile splendore. "Dio ha fatto ogni cosa bella nel suo tempo". Nulla di ciò che Dio fa può essere altro che bello; e con il loro splendore, il loro ordine, la loro unità, sembrano rispecchiare la maestà, la purezza e l'unicità di colui al quale devono la loro esistenza
17 Genesi 1:17, 18. E Dio li pose letteralmente, diede loro cioè il sole, la luna e le stelle nel firmamento del cielo per illuminare la terra, e per governare il giorno e sempre la notte, e per separare la luce dalle tenebre. Un'indicazione che in questo giorno le disposizioni astronomiche per l'illuminazione del globo e la misurazione del tempo erano stabilite in modo permanente. E Dio vide che era cosa buona. Laplace era incline a mettere in discussione il verdetto divino almeno per quanto riguarda la luna, che pensava potesse essere stata collocata in modo da essere sempre piena, mentre, alla sua attuale distanza dalla terra, siamo talvolta privati sia della sua luce che del sole insieme. Ma non per soffermarci sul fatto che rimuovere la luna quattro volte la sua attuale distanza dalla terra, che richiederebbe per essere sempre piena, richiederebbe importanti cambiamenti negli altri membri del sistema solare che potrebbero non essere a vantaggio della terra, l'effetto immediato di una tale disposizione del globo lunare sarebbe quello di darci una luna di solo un sedicesimo di dimensioni di ciò che ora dispensa i suoi raggi d'argento sul nostro globo oscurato. Giobbe 11:12
19 Era sera e mattina il quarto giorno. I riferimenti scritturali al lavoro di questo giorno sono numerosi e istruttivi ConfrontaGiobbe 9:9; 37:3; Salmi 8:1-9; 104:17 Gli scrittori ebrei non forniscono alcuna informazione riguardo alle teorie astronomiche che erano prevalenti nel loro tempo; eppure "da altre fonti abbiamo fatti che portano a credere che anche al tempo di Mosè c'era non poca astronomia pratica in Oriente, e un po' di buona teoria. I Caldei in un periodo molto antico avevano accertato i cerchi principali della sfera, la posizione dei poli e la natura dei moti apparenti dei cieli come risultati di una rivoluzione su un asse inclinato. Gli astronomi egiziani, che conosciamo attraverso Talete, nel 640 a.C., insegnarono la vera natura della luce della luna, la sfericità della terra e la posizione delle sue cinque zone. Pitagora, nel 580 a.C., conosceva, inoltre, l'obliquità dell'eclittica, l'identità della stella della sera e del mattino, e la rivoluzione della terra intorno al sole" Dawson, 'O.W., p. 207. L'astronomia moderna, sebbene in possesso di teorie altamente probabili sulla formazione dell'universo, non è ancora in grado di parlare con assoluta precisione riguardo al lavoro di questo quarto giorno. Eppure non mancano conferme indirette della verità della narrazione mosaica sia da essa che dalla geologia. Secondo lo scrittore sacro, l'atmosfera attualmente esistente, la distribuzione della terra e dell'acqua, la successione del giorno e della notte e l'alternanza regolare delle stagioni, furono stabilite prima dell'introduzione della vita animale sulla terra; e Sir Charles Lyell non ha dimostrato nulla di più efficace che il dominio delle "cause esistenti " dall'era eozoica in giù, e la sufficienza di queste cause per spiegare tutti i cambiamenti che hanno avuto luogo nella crosta terrestre. Ancora una volta, la geologia attesta la prevalenza sul nostro globo in epoca preistorica di una temperatura molto più uniforme e alta di quella attuale, così tardi nell'era del Miocene, un clima tropicale geniale si era esteso oltre il circolo polare artico, e nelle prime ere della storia del globo, con ogni probabilità, l'intera sfera portava così favorito con il calore eccessivo. Sono state suggerite diverse cause per questo fenomeno; come, ad esempio, il maggiore calore del globo in raffreddamento i primi geologi, una diversa distribuzione della terra e dell'acqua Lyell, variazioni nell'eccentricità dell'orbita terrestre Herschell e Croll, cambiamenti nell'asse terrestre Evans, Drayson, Bell e la maggiore intensità del calore del sole; Sir W Thomson, 'Trad. Geolog. Soc., Glasgow, 1877. La narrazione biblica, insegnando chiaramente che il sole fu perfezionato il quarto giorno, rende intelligibile che la sua influenza sulla superficie della terra era allora al suo massimo, causando il prevalere dei climi tropicali e l'abbondanza della vegetazione tropicale, entrambe le quali sono gradualmente scomparse dalle regioni polari in conseguenza della diminuzione del calore del sole. Resta solo da notare che la Genesi caldea conserva una suggestiva reminiscenza del lavoro di questo giorno; e della Quinta Tavola della Creazione che recita:
1. Era dilettevole, tutto ciò che era stato fissato dai grandi dèi,
2. Stelle, il loro aspetto in figure di animali che ha organizzato
3. Fissare l'anno attraverso l'osservazione delle loro costellazioni
4. Dodici mesi o segni di stelle in tre file che dispose
5. Dal giorno in cui inizia l'anno fino alla fine
6. Ha segnato le posizioni delle stelle erranti pianeti per brillare nei loro corsi
1. Il dio Uru la luna lo fece sorgere, la notte che adombrò,
2. Fissarlo anche per la luce della notte, fino allo splendere del giorno
3. Quando il dio Shamas il sole all'orizzonte del cielo a est
4. formato magnificamente e
5. all'orbita Shamas è stato perfezionato. "Sembra che il caldeo registri con talus la rassegna e l'espressione di soddisfazione all'inizio di ogni tavola, mentre l'ebraico lo riporta alla fine di ogni atto" 'Chaldean Genesis', pp. 69-73
20 Genesi 1:20-23
Quinto giorno
Le acque e l'aria, separate il secondo giorno, sono su questo piene dei loro rispettivi abitanti. E Dio disse. La natura non fa mai un movimento in avanti, nel senso di una partenza assolutamente nuova, se non sotto l'impulso della parola di Elohim. Queste parole affermano chiaramente che le creature del mare e dell'aria, anche se evolute da elementi materiali, sono state prodotte in obbedienza al comando divino, e non generate spontaneamente dalla potentia vitae della terra, del mare o del cielo. Che le acque producano abbondantemente la creatura che si muove. Letteralmente, sciama con sciami o striscia con i cingolati. Il significato fondamentale di sharatz è strisciare o sciamare, e quindi moltiplicarsi Gesenius; o, viceversa, moltiplicarsi in masse, e quindi sciamare o abbondare. Furst; di. Genesi (Esodo 1:7; 8:3 Gli sheretzim, sebbene includano piccole creature acquatiche che hanno zampe corte o assenti, sono ovviamente "tutti i tipi di creature viventi che abitano la terra o l'acqua, che sono ovipare e notevoli per fecondità" Bush. Possiamo, quindi, intendere il fiat creativo del quinto giorno come l'evocazione per prima della creazione degli insetti, in Levitico 11:20-23 definito come sheretzim volanti i pesci del mare sheretzim delle acque, Levitico 11:9,10 e i rettili e i sauri del mare e della terra sheretzim della terra,. Levitico 11:41,42 Dawson conclude che "gli animali prolifici della creazione del quinto giorno appartenevano ai tre sottoregni cuvieriani della radiata articulata, dei molluschi, e alle classi dei pesci e dei rettili tra i vertebrati. Che ha vita. Nephesh Chayyah; letteralmente, un respiro vivo. Qui le creature del mare si distinguono da tutte le creazioni precedenti, e in particolare dalla vegetazione, in quanto dotate di un principio vitale. Questo, ovviamente, non contraddice la ben nota verità che le piante sono organismi viventi. Solo il principio vitale della creazione animale è diverso da quello del regno vegetale. Può essere impossibile, con l'analisi microscopica più acuta, differenziare la cellula protoplasmatica della materia vegetale da quella degli organismi animali, e le piante possono sembrare dotate di funzioni che assomigliano a quelle degli animali, eppure le due sono genericamente diverse: il protoplasma vegetale non tesse mai la consistenza animale e la fibra vegetale non esce mai dal telaio del protoplasma animale. Ciò che costituisce un animale è il possesso di organi respiratori, ai quali, senza dubbio. C'è un riferimento nel termine nephesh da naphash, respirare. E uccelli che possono volare. Letteralmente, lascia volare le "creature alate". I polli comprendono tutte le tribù ricoperte di piume che possono sollevarsi odiando l'aria. La versione inglese dà l'impressione che siano stati fatti dalle acque, il che è contrario a Genesi 2:19. La resa corretta elimina la difficoltà. Sopra la terra nell'aperto firmamento del cielo. Non sopra il firmamento come le nuvole Von Bohlen, Baumgarten ma nella volta concava Tuch, Delitzsch, o davanti alla superficie della distesa Kalisch
Genesi 1:20-22
Il mistero della vita
I LA SUA ORIGINE
1. Non materia morta. La Scrittura, allo stesso modo della scienza, rappresenta la vita come avente una base fisica; ma, a differenza degli evoluzionisti moderni, non confonde mai la forza vitale con il meccanismo materiale in cui risiede e attraverso il quale opera. I biologi avanzati spiegano la vita attraverso la disposizione molecolare, la combinazione chimica, la generazione spontanea o qualcosa del genere
2. Ipotesi altrettanto insufficiente. Le rigorose necessità della verità e della logica, tuttavia, li costringono ad ammettere che né l'azione delle forze materiali né l'ingegno dell'uomo sono stati in grado di produrre una cellula bioplasmatica. "L'abisso tra il non vivente e il vivente allo stato attuale della conoscenza non può colmare" Huxley. " La maggior parte dei naturalisti del nostro tempo ha rinunciato al tentativo di spiegare l'origine della vita per cause naturali" Haeckel. Ma
3. Il Dio vivente. Tutta la vita esistente è derivata da una vita antecedente, è l'ultimo verdetto della scienza biologica. Ogni bioplast è stato prodotto da un bioplast precedente: omnis cellula e cellula. Essenzialmente, questo è l'insegnamento della rivelazione. Il creatore del primo bioplasto è stato Dio. Se la presente narrazione sembra riconoscere la dottrina della creazione mediata dicendo: "Che le acque producano", "Che la terra produca", è attenta ad affermare che, nella misura in cui le forze materiali hanno contribuito alla produzione della vita, esse sono state direttamente spinte ad essa, e quindi energizzate, dalla parola creatrice. L'ipotesi che la materia fosse originariamente posseduta, o dotata di, "la potenza della vita" Tyndall è espressamente negativa dal Ver. 21, che rappresenta la vita come la creazione immediata di Elohim
II LA SUA NATURA. La Scrittura non garantisce alcuna informazione su ciò che costituisce la vis viva degli esseri organizzati. Oltre a caratterizzare gli esseri stessi come "creature viventi", lascia il soggetto avvolto nel mistero più profondo. E il velo di quel mistero che la scienza non è riuscita a penetrare. Il microscopio ha infatti dimostrato in modo conclusivo che la materia vivente, o bioplasma, è ciò che tesse le strutture infinitamente varie delle forme animali; ma quanto a ciò che conferisce al fluido albuminoso, trasparente, privo di struttura, chiamato bioplasma, il potere dell'automoltiplicazione e dell'organizzazione, esso tace. "Non riusciamo a rilevare alcuna organizzazione nella massa bioplasmatica, ma ci sono movimenti in essa e nella vita" Huxley. Il massimo che la scienza può dare come sua definizione della vita è "ciò che origina e dirige i movimenti del bioplasma" Confronta 'Beale on Protoplasm'; Cook's 'Lectures on Biology'. La Scrittura avanza un passo oltre la scienza, e afferma che la vita nella sua ultima analisi è potenza di Dio Salmi 104:30; Isaia 38:16
III LA SUA MANIFESTAZIONE
1. Abbondante. Le creature del mare venivano prodotte in sciami, e probabilmente gli uccelli apparivano in stormi. Questo era
1; Predittivo della loro natura di animali gregari. Anche se in seguito prolifici, potrebbero essere stati creati in piccolo numero; ma, quasi a voler mantenere una corrispondenza tra le proprietà caratteristiche delle creature e la loro prima produzione, furono realizzate, i pesci in branchi, i volatili nelle razze
2; Esprime la gioia del Creatore. Dio trova una parte della sua felicità nel circondarsi di creature viventi. Se non ci fosse stato altro fine per i pesci e gli uccelli del quinto giorno, questa sarebbe stata una causa sufficiente per la loro creazione
3 Anticipa l'arrivo dell'uomo sulla scena. Non solo era un passo avanti rispetto al lavoro del giorno precedente, e come tale preliminare all'avvento dell'uomo, ma le creature acquatiche e aeree erano progettate per essere asservite ai bisogni e agli usi dell'uomo
2. Vario
1; Nella sua forma. Le creature viventi del quinto giorno erano diverse nelle loro strutture fisiche. Sebbene nelle fasi iniziali della loro condizione embrionale i pesci e i volatili non siano molto dissimili, tuttavia i loro organismi completi non sono gli stessi. Ogni classe, inoltre, consiste di una schiera infinitamente diversificata di specie, e le variazioni tra i singoli membri della stessa specie sono praticamente illimitate
2; Nelle sue funzioni. Sebbene tutte le creature viventi abbiano in comune certe caratteristiche essenziali, che si assomigliano l'una all'altra nei loro costituenti chimici, nel loro vivere attraverso la respirazione, nella loro crescita per interascolettenza di nutrimento, nella loro capacità di riprodursi, tuttavia le funzioni ordinarie che sono destinate a svolgere attraverso i loro rispettivi organi sono diverse nelle diverse specie di animali. I polli, ad esempio, sono stati progettati per volare attraverso l'atmosfera; il pesce a nuotare nell'acqua. Nella sua sfera. Le diverse creature viventi sono situate in modo diverso: i pesci nel mare, gli uccelli nell'aria, la sfera di ciascuna è adattata alla sua natura
3. Progressivo. La scienza, non meno della Scrittura, attesta che nell'introduzione della vita nel nostro globo c'è stata una graduazione regolare e continua da forme di organizzazione inferiori a forme superiori, e si è avventurata a proporre, come soluzione del problema della progressione vitale, delle condizioni esterne, delle fasi embrionali, dell'uso e del disuso degli organi, della selezione naturale, ss. Queste teorie, tuttavia, sono dichiarate dalle autorità competenti insufficienti rid. Page's 'Filosofia della geologia', p. 108. La soluzione della Scrittura -- la creazione speciale -- ha almeno il merito di essere sufficiente, e non è stata ancora confutata o sostituita dalla ricerca moderna
IV LA SUA ECCELLENZA. Dio vide che era buono
1. Come opera di Dio. Nulla di ciò che Dio fa può essere altro che bello e buono Ecclesiaste 3:11; 1Timoteo 4:4
2. Come ornamento per la natura. Senza la vegetazione del terzo giorno il mondo presenterebbe un aspetto estremamente poco interessante e poco invitante. Molto più sarebbe privo di attrazione e di allegria se fossero assenti le miriadi di esseri senzienti di cui è popolato
3. Come servo dell'uomo. Fin dall'inizio fu preparato con l'esplicita intenzione di essere sottomesso al dominio dell'uomo, e senza dubbio l'approvazione del Creatore tenne conto di questo benefico disegno
V LA SUA PERPETUAZIONE. "Delle cause che hanno portato all'origine della materia vivente", dice Huxley, "non sappiamo assolutamente nulla; ma, postulando l'esistenza di una materia vivente dotata di quel potere di trasmissione ereditaria e di quella tendenza a variare che si trova in tutta la materia, il signor Darwin ha mostrato buone ragioni per credere che l'interazione tra la materia vivente e le condizioni circostanti, che risulta nella sopravvivenza del più adatto, sia sufficiente a spiegare l'evoluzione graduale delle piante e degli animali dalle loro forme più semplici a quelle più complesse" 'Ency. Brit., ' art. Biologia. Mosè spiega l'origine delle creature viventi da una creazione divina e la loro continuazione per la benedizione divina che ha reso legge del loro essere la propagazione della loro specie e la moltiplicazione in massa. La notevole fecondità che, con la benedizione di Elohim, fu conferita sia ai pesci che agli uccelli è vividamente descritta da Milton Par. Lost, 7:387. Che né dalle creature acquatiche né da quelle aeree abbia questo potere di moltiplicazione delle specie, attestano i naturalisti defunti. "Tutti gli esseri organizzati hanno enormi poteri di moltiplicazione. Anche l'uomo, che cresce più lentamente di tutti gli altri animali, potrebbe, nelle circostanze più favorevoli, raddoppiare il suo numero ogni quindici anni, o centuplicare in un secolo. Molti animali e piante potrebbero aumentare il loro numero da dieci a mille volte ogni anno" Wallace 'on Natural Selection', p. 265
Lezioni:
1. Adora colui che è l'Autore e il Conservatore di tutta la vita nelle creature
2. Rispettate il mistero della vita; e ciò che non possiamo dare, stiamo attenti a non distruggerlo
3. Apprezza il valore delle creature viventi
OMELIE di R.A. Redford -- Genesi 1: 20-23
Il quinto giorno
VIVO SOTTO LA BENEDIZIONE DI DIO
1. Abbondanza. Acque brulicanti, aria brulicante? Prepararsi per la terra brulicante. "Siate fecondi e moltiplicatevi". L'assenza di ogni ritegno perché ancora l'assenza del peccato. La legge di Dio è la libertà. La legge della vita è la legge primaria. Se c'è nel mondo dell'uomo una contraddizione tra la moltiplicazione della vita e la felicità della vita, è un segno di allontanamento dall'ordine originario
2. Crescita, miglioramento, avanzamento verso la perfezione. Il pesce, l'uccello, la bestia, l'uomo esistono in uno schema di cose; Il tipo di vita animale è portato più in alto. La moltiplicazione non è fine a se stessa, ma al futuro. Le generazioni passano, eppure c'è una benedizione permanente. La morte non è una distruzione reale, anche se apparente. C'è una natura superiore che sta maturando
3. Servizio del più basso per quello più alto. Dio benedice le razze animali per l'uomo, interprete della creazione, voce della sua lode. Egli benedice la parte inferiore della vita umana per il bene dell'anima
II LA VITA SOTTO IL GOVERNO DI DIO. L'immensa produttività della natura diventerebbe una maledizione, non una benedizione, se non fosse limitata dalle sue stesse leggi. I mari e l'aria brulicanti rappresentano allo stesso tempo un'attività illimitata e un controllo universale attraverso la dipendenza e l'interazione reciproche. Cantici nel mondo morale. Non è la vita, l'esistenza, da sola a denotare la benedizione di Dio, ma la disposizione della vita a realizzare il suo fine più alto. Non dovremmo desiderare l'abbondanza senza la grazia che ne ordina l'uso e ne controlla il godimento
21 E Dio creòbara, è nel Versetto 1, per indicare l'introduzione di una cosa assolutamente nuova, cioè il principio della vita animale le grandi balene. Tanninim, da tanan; greco, teinw; latino, tendo; Sansc., abbronzatura, allungare. Queste furono le prime delle due classi in cui furono divisi gli sheretzim del versetto precedente. La parola è usata per i serpenti Esodo 7:9; Deuteronomio 32:33; Salmi 91:13; Geremia 51:34 del coccodrillo, Ezechiele 39:3 32:2 e può quindi qui descrivere "grandi mostri marini" in generale: quel tala LXX; "mostruosi striscianti che si dimenano nell'acqua o sfrecciano lungo le rive Murphy; balene, coccodrilli e altri mostri marini Delitzsch; giganteschi rettili acquatici e anfibi Kalisch, Macdonald. E ogni creatura viventenephesh chayyah -- che si muove. Letteralmente, il movimento, da ramas, muoversi o strisciare. Questa è la seconda classe di sheretzim. Il termine remes è particolarmente descrittivo di animali striscianti, Genesi 9:2 sia sulla terra Genesi 7:14che nell'acqua, Salmi 69:35 sebbene qui significhi chiaramente tribù acquatiche. che le acque generarono abbondanti secondo la loro specie. Si vede quindi che i termini generici includono molti ordini e specie distinti, creati ciascuno secondo la sua specie. E ogni uccello alato secondo la sua specie. Il motivo per cui gli uccelli e i pesci sono stati creati lo stesso giorno è un marciume che si spiega con una presunta somiglianza tra l'aria e l'acqua Lutero, Lira, Calvino, ss. o con una qualsiasi somiglianza immaginaria tra gli organismi corporei degli uccelli e dei pesci, ma con la circostanza che il firmamento e le acque furono separati il secondo giorno, al che è stato progettato che questo giorno avrebbe avuto una corrispondenza. E Dio vide che era cosa buona. Come in ogni altro caso, le produzioni di questo giorno si approvano al giudizio del Divino Creatore, ma in questo giorno egli segna la sua compiacenza con un passo che fa per la prima volta, cioè quello di pronunciare una benedizione sulle tribù appena create. Nulla potrebbe mostrare di più l'importanza che, a giudizio del Creatore, attribuiva all'opera di questo giorno
22 E Dio li benedisse. Benedire è augurare ogni bene a Genesi 27:4; Numeri 6:23 Nel caso in cui Dio benedica le cose inanimate, significa farle prosperare ed essere abbondanti Esodo 23:25; Giobbe 1:10; Salmi 65:11 La natura della benedizione pronunciata sulla creazione animale si riferiva alla loro propagazione e al loro aumento. Siate fecondi, moltiplicatevi, riempite le acque dei mari e gli uccelli si moltiplichino sulla terra. La combinazione paronomastica, essere fecondi e moltiplicarsi, divenne una formula regolare di benedizione Genesi 24:60; 35:11; 48:4; Salmi 128:3,4 La benedizione divina non era semplicemente un desiderio, ma, aggiunge Calvino, "con la semplice indicazione del suo proposito egli realizza ciò che gli uomini cercano con la supplica". Né era privo di significato che le parole di benedizione fossero rivolte alle creature; era stato progettato per insegnare che "la forza della parola divina non era destinata ad essere transitoria, ma, essendo infusa nella loro natura, a mettere radici e portare costantemente frutto" Calvino
23 E fu sera e fu mattina il quinto giorno. Se dei precedenti tempi creativi la scienza geologica ha solo tracce dubbie, di ciò è una testimonianza inconfutabile. Quando la prima vita animale fu introdotta sul nostro globo, si può dire che fosse ancora sub judice. Il preside Dawson è incline a rivendicare per il gigantesco foraminifero, eozoon canadense, delle rocce Laurenziane, l'onore di essere una delle prime creature acquatiche che brulicavano nelle acque terrestri, sebbene il professor Huxley creda che la vita più antica non sia rappresentata dai più antichi fossili conosciuti Critiques and Addresses, 9:1873; ma, sia allora che in un certo momento di introduzione anteriore, la geologia può tracciarlo verso l'alto attraverso le ere Paleozoica e Mesozoica con il risultato che qui è così esattamente definito. Nel corso delle lunghe ere che riempiono l'intervallo tra il periodo azoico della storia della nostra terra e quello che vide l'apparizione degli animali superiori, essa è in grado di rilevare una successione ininterrotta di vita acquatica, che sale gradualmente dalle forme inferiori a quelle superiori: dai trilobiti e dai molluschi dei sistemi Cambriano e Siluriano, fino ai pesci ganoidi del Devoniano e agli anfibi del Carbonifero fino ai rettili sauriani del Periodi Permiani. Atti a questo punto: certe tracce ornitiche negli strati sovrastanti del Triassico rivelano l'introduzione sulla scena di creature alate, e con questo aumento della sua forza e del suo volume il flusso della vita scorre fino a quando appaiono gli animali superiori. Così la geologia conferma il racconto della Scrittura che attesta
1 la priorità degli animali marini e degli uccelli rispetto agli animali terrestri;
2 l'esistenza di un periodo in cui i grandi mostri marini, con le tribù acquatiche più piccole e gli uccelli alati dell'aria, erano le uniche creature viventi sul globo; e
3 che, esattamente come Elohim ha progettato, la vita è continuata in successione ininterrotta dal tempo della sua prima introduzione. Si può anche notare che la storia paleontologica della crosta terrestre suggerisce una serie di considerazioni che ci permettono di formarci un'idea del lavoro del quinto giorno, che, sebbene non contravvenga alla narrazione mosaica, non è tuttavia da essa esplicitamente rivelata. Per esempio, mentre potrebbe sembrare che lo scrittore ispirato insegni che i tanninim, i tomi e gli uccelli siano stati creati simultaneamente, e quindi fossero sincroni nel loro aspetto, la testimonianza delle rocce indica piuttosto una serie di atti creativi in cui specie successive di creature viventi sono state chiamate all'esistenza, poiché le condizioni necessarie dell'esistenza furono preparate per la loro ricezione, e anzi con enfasi afferma che l'ordine della creazione non era, come in Versetto 21, prima i grandi mostri marini, e poi i rampicanti, e poi gli uccelli; ma prima le tribù acquatiche più piccole, e poi i mostri degli abissi, e infine le creature alate dell'aria. Questo, tuttavia, non è per contraddire, ma per chiarire, la parola di Dio
24 Gensi 1:24-31
Sesto giorno. Come il terzo giorno, questo si distingue per un duplice atto creativo, la produzione degli animali superiori o terrestri e la creazione dell'uomo, di quest'ultima è forse lecito vedere una muta previsione nella vegetazione che chiudeva la prima metà della settimana creativa
E Dio disse: " La terra produca la creatura vivente secondo la sua specie". In queste parole gli animali terrestri sono genericamente caratterizzati come nephesh chayyah, o esseri animati; nei termini che seguono sono suddivisi in tre specie o classi ben definite. Bovini. Behemah; letteralmente, l'animale muto, cioè i quadrupedi erbivori più grandi. E una cosa strisciante. Remes; l'animale in movimento, cioè gli animali più piccoli che si muovono senza piedi o con piedi scarsamente percettibili, come vermi, insetti, rettili. Qui si tratta di rampicanti terrestri, i resti del mare sono stati creati il giorno precedente. E la bestia della terrachayyah della terra secondo la sua specie. cioè bestie selvatiche, erranti e carnivore della foresta. In questi tre ordini generali la terra aveva il comando di produrre i suoi occupanti; il che, tuttavia, non implicava che gli animali dovessero essere sviluppati dal suolo più di quanto non lo fossero le tribù di pinne generate dal mare. Semplicemente in obbedienza alla chiamata divina, e come prodotto dell'energia creativa, dovevano scaturire dalla polvere di plastica come creature essenzialmente nate sulla terra. E così fu. Gli evoluzionisti moderni credono di poter concepire -- non sono mai stati in grado di dimostrare -- il modus operandi dell'Artefice supremo nell'esecuzione di questa parte del lavoro del sesto giorno. La Rivelazione non ha ritenuto necessario fare di più che semplicemente affermare che esse sono state sviluppate dalle creature del quinto giorno, non, attraverso un processo evolutivo condotto attraverso periodi di tempo inconcepibilmente lunghi, ma... prodotte direttamente dal suolo per decreto di Elohim
OMELIE DI R.A. REDFORD
Genesi 1:24-31
Il sesto giorno
Si passa dal mare e dall'aria alla terra. Siamo condotti all'uomo. Avviso-
I LA PREPARAZIONE È COMPLETA. Prima che la terra riceva l'essere umano, genera tutte le altre creature, e Dio vede che sono buone, buone ai suoi occhi, buone per l'uomo
II LO SCOPO DELL'OPERA È BENEVOLO. Bestiame, cosa strisciante, bestia della terra. L'uomo Cantici li avrebbe visti distinti: il selvaggio dal domestico, il strisciante dal vagabondo, il pulito dall'impuro. La divisione stessa suggerisce l'immensa varietà della provvidenza divina per i bisogni dell'uomo
III L'incompletezza della terra, quando è piena delle creature inferiori, è una testimonianza della grandezza della natura spirituale dell'uomo; poiché in confronto alle razze animali egli è sotto molti aspetti inferiore: in forza, rapidità e generalmente nelle facoltà che chiamiamo istinto. Eppure la sua apparizione è il culmine della creazione della terra. "L'uomo è un mondo, e ne ha un altro che lo assiste." La vita vegetale, marina, animale in generale, l'intera terra piena di ciò che Dio "vide essere buono", attende la creatura razionale e spirituale che sarà in grado di riconoscere il loro ordine ed esercitare il dominio su di loro. I passi e le fasi della creazione conducono al culmine, il "modello degli animali", la creatura simile a un dio, fatta per essere re sulla terra. - R
25 E Dio creòasah, non beta, il principio della vita non essendo ora introdotto per la prima volta, come in Versetto 21 la bestia della terra la chayyah -- secondo la sua specie, e il bestiame behemah -- secondo la loro specie, e ogni cosa che striscia sulla terra letteralmente, ogni reraes della terra secondo la sua specie. L'ordine della creazione Versetto 25 differisce da quello in cui sono stati chiamati all'esistenza Versetto 24. Quest'ultimo può essere l'ordine del tempo, il primo l'ordine del rango; o possono esserci state due divisioni dell'opera, nella prima delle quali l' erbivoro prendeva il comando, e nella seconda il carnivoro. Secondo la testimonianza di geologia, "i quadrupedi non uscirono tutti insieme. Grandi e potenti erbivori scendono in campo per primi, con solo pochi carnivori. Questi passano. Compaiono poi altri erbivori, con una percentuale maggiore di carnivori. Anche questi vengono sterminati, e così anche gli altri. Poi i carnivori appaiono in gran numero e potenza, e anche gli erbivori abbondano. Inoltre, queste razze raggiungono una grandezza e un numero di gran lunga superiori a tutti quelli che esistono oggi. Mentre l'era dei mammiferi volge al termine, gli antichi carnivori ed erbivori di quell'epoca scompaiono, eccetto, si crede, alcuni che sono utili all'uomo. Nuove creazioni di persone di dimensioni più piccole i boschetti" Dana. Citato da Dawson, 'O.W.' p. 224. E Dio vide che era cosa buona. Come nel terzo giorno di lavoro ogni ramo è sigillato dall'approvazione divina, così in questo. La creazione degli animali superiori completò la preparazione della terra per l'avvento dell'uomo; al quale, senza dubbio, si riferiva in modo speciale la lode del Creatore per la sua opera compiuta. Tutto era pronto per l' opus magnum che doveva chiudere il suo lavoro creativo e coronare il suo cosmo completato
26 L'importanza attribuita nel racconto biblico alla creazione dell'uomo è indicata dal modo in cui viene introdotta. E Dio disse: Facciamo l'uomo. Avendo già spiegato il significato del termine Elohim, che suggerisce la pienezza della personalità divina e prefigura la dottrina della Trinità Versetto 1, altre interpretazioni, come quella che Dio si consulti con gli angeli Filone, Aben Esdra, Delitzsch, o con la terra Maimonide, M. Gerumlius, o con se stesso Kalisch, devono essere messe da parte a favore di quella che rileva nella fraseologia peculiare un'allusione a un sublime concilium tra le persone della Divinità Calvino, Macdonald, Murphy. L'obiettivo contemplato da questo concilium era la costruzione di una nuova creatura che si chiamasse Adamo; descrivendo sia il suo colore, da adamo, essere rosso, Giuseppe Flavio, Gesenius, Tuch, Hupfeld; o il suo aspetto, da una radice in arabo che significa "risplendere", facendo così di Adamo "il brillante"; o la sua compattezza, sia come individuo che come razza, da un'altra radice araba che significa "portare o tenere insieme" Meier, Furst; o la sua natura come immagine di Dio, da dam, somiglianza Eichorn, Richers; o, e molto probabilmente, la sua origine, da adamah, la terra Kimchi, Rosenmüller, Kalisch. A nostra immagine, a nostra somiglianza. La precisa relazione in cui la natura dell' Adamo che stava per essere prodotto doveva stare con Elohim doveva essere quella di uno tselem ombra-vid. Salmi 39:7 ; greco, skia skiasma e un damuth somiglianza, da damah, riunire, confrontare-. Isaia 40:8
Per quanto possibile, i termini sono sinonimi. Se esiste una distinzione tra loro, forse tselem immagine denota il contorno d'ombra di una figura, e damuth somiglianza la corrispondenza o la somiglianza di quell'ombra con la figura. I primi Padri erano dell'opinione che le parole esprimessero idee separate: immagine, del corpo, che a causa della sua bellezza, aspetto intelligente e statura eretta era un'ombra di Dio; somiglianza, dell'anima, o della natura intellettuale e morale. Secondo Agostino l 'immagine si riferiva alla cognitio veritatis; somiglianza con l'amor virtutis. Ireneo, Clemente e Origene videro nel primo uomo la natura come originariamente creata, e nel secondo ciò che quella natura poteva diventare attraverso un conflitto etico personale, o attraverso l'influenza della grazia. Bellarmino pensava "imaginem in natura, similitudinem in probitate et justitia sitam esse", e concepiva che "Adamum peccando non imaginem Dei, sed similitudinero perdidisse". Havernick suggerisce che l'immagine è il concreto e la somiglianza la designazione astratta dell'idea. Gli espositori moderni generalmente non scoprono alcuna distinzione tra le parole; a questo proposito seguono Lutero, che rende un'immagine che è simile, e Calvino, che nega che esista alcuna differenza tra i due. Quanto a ciò che nell'uomo costituiva l' imago Dei, i teologi riformati comunemente ritenevano che consistesse
1 nella spiritualità del suo essere, come agente intelligente e libero;
2 nell'integrità morale e nella santità della sua natura; e
3 nel suo dominio sulle creature. Confronta West. Conf.,Genesi 4:2
A questo proposito il profondo pensiero di Maimonide, elaborato da Tayler Lewis fial. Lunge, in loco, non si deve trascurare che tselem è la forma specifica, in contrapposizione all'architettura, di una cosa; ciò che interiormente fa di una cosa ciò che è, in opposizione a quella configurazione esterna che possiede effettivamente. Corrisponde alla pioggia, o tipo, che determina le specie tra gli animali. È ciò che costituisce il genere homo. -- E abbiano il dominio. Il rapporto dell'uomo con il resto della creazione è ora definito come un rapporto di governo e supremazia. L'uso del plurale è la prima indicazione che non semplicemente un individuo stava per essere chiamato all'esistenza, ma una razza, comprendente molti individui. La gamma dell'autorità dell'uomo è più specificata, e la sfera della sua signoria tracciata da un'enumerazione in ordine crescente, dal più basso al più alto, dei sudditi posti sotto il suo dominio. Il suo dominio si estenderà sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo letteralmente, i cieli, sul bestiame i behemah, su tutta la terra e su tutti i rettili romeo che strisciano sulla terra
Genesi 1:26, 27
La creazione dell'uomo
Prendilo
I Come rivelazione di Dio nella sua relazione con l'uomo
II Come rivelazione dell'uomo a se stesso
I DIO IN RELAZIONE ALL'UOMO
1. Come Padre e Creatore. Per quanto riguarda il resto della creazione, è detto: "Lasciate stare" e "era". Quanto a molti: "Facciamo a nostra immagine". Strettamente parente per natura originaria, l'uomo è invitato al rapporto con il Divino
2. La spiritualità della più alta creatura di Dio è il vincolo dell'unione e della fratellanza. Le parole "Facciamo", suggeriscono la concezione di un concilio o conferenza celeste preparatoria alla creazione dell'uomo; e la nuova descrizione dell'essere da creare indica l'introduzione di un nuovo ordine di vita, la vita spirituale, al di sopra di quella vegetale e animale
3. Dio affida il dominio e l'autorità all'uomo sulla terra. L'uomo ricopre fin dall'inizio la posizione di vicegerente di Dio. C'è fiducia, obbedienza, responsabilità, riconoscimento della supremazia divina, quindi tutti gli elementi essenziali della religione, nella costituzione originale e nella nomina della nostra natura e posizione tra le creature
4. Il destino ultimo dell'uomo è incluso nel racconto del suo inizio. Colui che lo ha fatto a sua immagine, "uno di noi", lo chiamerà in alto per essere tra gli esseri sopraterreni che circondano il trono dell'Altissimo. Il possesso di un'immagine divina è il pegno dell'eterna avvicinamento alla presenza divina. Il Padre chiama i figli a sé
II L 'UOMO SI È RIVELATO A SE STESSO. "L'immagine e somiglianza di Dio". Cosa contiene? C'è l'umanità ideale
1. C'è un'affinità nella natura intellettuale tra l'umano e il divino. In ogni essere razionale, anche se debole in termini di capacità mentale, c'è un senso di eterna verità necessaria. In alcuni casi la creatura e il Creatore pensano secondo le stesse leggi del pensiero, anche se la distanza è incommensurabile
2. L'uomo, per creazione originale, è assolutamente libero da macchia morale. Egli è quindi un essere decaduto in quanto è un essere moralmente imperfetto. Egli è stato reso simile a Dio in purezza, innocenza, bontà
3. La somiglianza deve essere nello spirito così come nell'intelletto e nella natura morale. L'uomo è stato creato per essere il compagno di Dio e degli angeli, quindi c'è nella sua esistenza terrena una natura sopraterrena, spirituale, che deve essere infine rivelata
1. Il posto e la vocazione sono assegnati all'uomo sulla terra, e ciò in connessione immediata con la sua somiglianza con Dio. Egli è governante qui per essere preparato per un governo più elevato altrove. Egli è messo nel suo rango tra le
2. creature perché possa vedere se stesso nell'ascesa a Dio. L'uomo appartiene a due mondi. Egli è simile a Dio, eppure è maschio e femmina, come gli animali inferiori, è benedetto come le altre creature con potere produttivo per riempire la terra, ma è benedetto per la sua speciale vocazione, soggiogare la terra, non per se stesso, ma per Dio
3. Ecco la fine di tutti i nostri sforzi e desideri: essere uomini perfetti essendo come Dio. Siamo grati che ci sia un Dio-uomo in cui siamo in grado di trovare realizzato il nostro ideale. Noi cresciamo in colui che è il nostro Capo. Vediamo Gesù coronato di gloria e onore. Quando tutte le cose saranno poste sotto di lui, l'uomo vedrà restaurata la perfezione originale della sua creazione
1. All'uomo viene insegnato che non ha bisogno di lasciare la sfera terrena per essere come Dio. C'è stata una grande preparazione della sua abitazione. Da una semplice massa caotica, la terra ha raggiunto, per stadi progressivi, uno stato in cui può diventare la scena di un grande esperimento morale per l'istruzione dell'uomo. Il divino deve governare su tutte le altre creature, per poter imparare la superiorità dello spirituale. La vita celeste, la comunione, la società e tutto ciò che è incluso nella comunione dell'uomo con Dio, possono svilupparsi nella condizione della terra. Grave errore nella Chiesa primitiva e nella filosofia orientale: confusione tra il materiale e il male. La purezza non richiede un modo di esistere immateriale. La perfezione dell'uomo è la perfezione del suo dominio sulle condizioni terrene, la materia in sottomissione allo spirito. Metodi anormali, ascetismo, auto crocifissione, mera violenza alla costituzione originaria dell'uomo. Il "secondo Adamo" vinse il mondo non abbandonandolo, ma essendo in esso, eppure non di esso
2. I comandamenti di Dio all'uomo sono comandamenti dell'amore paterno. "Ecco, io ti ho dato", ss. Non solo nomina il servizio, ma fornisce il sostentamento. "Cercate prima il regno di Dio", ss. Ecco l'unione della potenza creatrice e della bontà provvidenziale. Siamo benedetti in una vita terrena proprio come la prendiamo dalla mano di Dio come un deposito da adempiere per Lui. E in quell'obbedienza e dipendenza saremo in grado di raggiungere al meglio l'umanità ideale. Il mondo decaduto ha degradato l'uomo, fisicamente, moralmente, spiritualmente; è stato sempre meno ciò che Dio lo ha fatto essere. Ma colui che è venuto a restaurare il regno di Dio è venuto per elevare l'uomo e riempire la terra di beatitudine
27 Così o e Dio creòsbarre, come nei Versetti. 1, 21, q.v. l'uomo letteralmente; l'Adamo di cui si parla nel Versetto 26 a sua immagine, a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. La triplice ripetizione del termine "creato" dovrebbe essere osservata come una negazione significativa delle moderne teorie evoluzionistiche sulla discesa dell'uomo, e una proclamazione enfatica del suo Divino originale. Il triplice parallelismo dei membri di questo versetto è altrettanto suggestivo, come osservano Umbreit, Ewald e Delitzsch, del giubilo con cui lo scrittore contempla l'opera culminante della parola creatrice di Elohim. Murphy nota due stadi nella creazione dell'uomo, il fatto generale è dichiarato nella prima frase di questo canto trionfale, e i due particolari -- in primo luogo la sua relazione con il suo Creatore, e in secondo luogo la sua distinzione sessuale -- negli altri suoi membri. Nella terza frase Lutero vede un'allusione "che anche la donna è stata creata da Dio e resa partecipe dell'immagine divina e del dominio su tutto"
Ver. 27
La grandezza dell'uomo
I IL TEMPO DELLA SUA APPARIZIONE. L'ultima delle opere di Dio, egli fu prodotto verso la fine dell'era che vide l'introduzione sul nostro globo degli animali superiori. Considerando l'una o l'altra considerazione della lunghezza del giorno creativo, si può supporre che la sera gli animali uscissero "per ruggire dietro alla loro preda e cercare il loro cibo da Dio", e che al mattino l'uomo si alzò sulla scena variegata, "andando al suo lavoro e al suo lavoro fino alla sera". Salmi 104:20-23 Nel magro c'era una forma fisica speciale, ciascuna creata nel momento più appropriato alla sua natura. Le opere dell'uomo sono spesso confuse; Allo stesso modo, nell'essere introdotto per ultimo sulla scena dall'uomo, c'era un significato particolare; Era una proclamazione virtuale della sua grandezza
II LA SOLENNITÀ DELLA SUA CREAZIONE, che fu preceduta da una consultazione divina: "Facciamo l'uomo", ss. La lingua di
1. Risoluzione. Come se, nella produzione delle altre creature, l'Artefice onnisciente fosse stato a malapena consapevole di uno sforzo, ma ora dovesse dedicarsi all'esecuzione della sua ultima e più grande opera
2. Previdenza. Come se le sue precedenti realizzazioni fossero state, in confronto a queste, di importanza così subordinata da poter essere eseguite istantaneamente e, per così dire, senza premeditazione, mentre ciò richiedeva una disposizione intelligente e una saggia considerazione in anticipo
3. Sollecitudine. Come se l'insignificanza di queste altre fatiche non richiedesse particolare cura e attenzione alla sua persona, mentre la vastità dell'impresa attuale richiedeva la massima vigilanza e cautela possibile
4. Delizia. Come se la creazione e l'abbellimento del globo e il suo rifornimento di esseri senzienti, per quanto indicibilmente gloriosi fossero queste conquiste, non gli procurassero alcuna soddisfazione in confronto a ciò che contemplava, la creazione dell'uomo a sua immagine. ConfrontaProverbi 8:31
III LA DIGNITÀ DELLA SUA NATURA. "Creati a immagine e somiglianza di Dio", suggerendo idee di
1. Affinità, o parentela. L'universo splendente, con i suoi soli e i suoi sistemi, la sua volta aerea e il suo terreno dal manto verde, le sue Alpi e i suoi Himalaya, i suoi oceani, fiumi, torrenti, era solo come argilla plastica nelle mani di un abile vasaio. Anche le innumerevoli tribù di creature viventi che erano state lasciate libere di sciamare negli abissi, di fendere il cielo, di vagare per la terra, erano animate da un principio dell'essere che non aveva alcuna connessione più stretta con la Divinità di quella che l'effetto ha con la causa; ma la vita che ispirò l'uomo fu un vero e proprio risultato della personalità di Dio. Quindi l'uomo era qualcosa di più alto di una creatura. Come imago Dei egli era il figlio di Dio Malachia 2:10; Atti 17:28
2. Somiglianza. Un netto progresso rispetto al pensiero precedente, anche se implicito in esso. Questa somiglianza o similitudine consisteva in
1; Personalità. La luce, l'aria, la terra, il mare, il sole, la luna, le stelle erano "cose". Le piante, i pesci, gli uccelli, gli animali erano "vite", anche se i primi non sono mai stati così caratterizzati nelle Scritture. L'uomo era una "persona"
2 Purezza. L'immagine della santità assoluta deve essere essa stessa immacolata. In questo senso Cristo era "l' immagine espressa della persona di Dio"; Ebrei 1:3 e sebbene l'uomo non sia ora una completa somiglianza del suo Creatore nella purezza morale della sua natura, quando uscì dalla mano del Creatore lo era. L'obiettivo dell'opera di Cristo è quello di rinnovare nell'uomo l'immagine del suo Creatore. Efesini 4:24
3; Potenza. Che il Creatore dell'uomo fosse un Dio di potenza era implicito nel suo nome, ELOHIM, e dimostrato dalle sue opere. Anche l'uomo decaduto possiamo percepire come in possesso di molti elementi di potere che sono le ombre di ciò che risiedeva in Elohim: il potere dell'autogoverno e della signoria sulle creature, del linguaggio e del pensiero, della volizione e dell'azione, dell'origine, almeno in senso secondario, e della combinazione e dell'organizzazione. Nel primo uomo risiedevano nella perfezione
3. Rappresentanza. L'uomo fu creato a immagine di Dio per poter essere un'incarnazione visibile del Supremo per le creature circostanti. "Il mondo materiale, con i suoi oggetti sublimemente grandi o meschinamente piccoli, come li giudichiamo; i suoi atomi di polvere, i suoi globi di fuoco; la roccia che si erge in riva al mare, l'acqua che la consuma; il verme, una nascita di ieri, che calpestiamo; le lamine delle costellazioni che brillano perenni sopra la testa; l'aspirante palma fissata in un punto, e i leoni che sono mandati liberi: questi si incarnano e rendono visibile tutto Dio che la loro natura ammetterà". L'uomo, nella sua natura, era inteso come la più alta rappresentazione di Dio che fosse possibile al di fuori dell'incarnazione del Verbo stesso
IV LA GRANDEZZA DEL SUO DOMINIO. L'uomo è stato progettato per essere l'immagine di Dio rispetto alla regalità e alla signoria; e poiché nessuno può fare il monarca senza un regno e senza sudditi, Dio gli diede sia un impero che un popolo
1. Un impero
1; Di ampia estensione. Nella carta regale che si spinge fino agli estremi confini di questa sfera terrestre Versetto 26
2; Di carattere disponibile. Non una regione praticamente inespugnabile, ma ogni centimetro quadrato di essa capace di essere soggiogata e occupata
3; Di vaste risorse. Tutto in cielo, terra e mare era posto ai suoi comandi
4; Di valore incalcolabile. Nulla era assolutamente inutile e molte cose erano preziose senza paragoni
5; Di perfetta sicurezza. Dio gliel'aveva data. Le.. concedere, era, assoluto, il dono era sicuro
2. Un popolo
1; Numerosi. "Ogni essere vivente era sottoposto al suo dominio
2; Variato. I pesci, gli uccelli e le bestie erano i suoi servi
3; Sottomesso. Non si erano ancora scatenati contro il loro padrone
4; Dato. Non sono stati acquisiti con la spada, ma donati dal loro Creatore
28 E Dio li benedisse. Non lui, come LXX Come con l'introduzione della vita animale il Divino Creatore ha conferito alle creature la sua benedizione, così quando si formano i primi due esseri umani, essi sono similmente arricchiti dalla benedizione del loro Creatore. E Dio disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi. Come nel caso delle creature inferiori, la benedizione divina aveva rispetto in primo luogo alla propagazione e alla perpetuazione della specie, "la quale benedizione", dice Calvino, "può essere considerata come la fonte da cui è fluita la razza umana", un pensiero in pieno accordo con l'insegnamento della Scrittura in generale Confronta; Salmi 127:3 Eppure, facendo di un uomo e di una donna, si faceva un'importante distinzione tra gli uomini e le bestie per quanto riguarda lo sviluppo delle loro razze e la moltiplicazione della loro specie. Malachia2:7 "Carte fraenum viris et mulieribus non laxavit, at in vagus libidines ruerent, absque delectu et pudore; seda sancto castoque conjugio incipiens, descendit ad generationem" Calvino. E riempi la terra. La razza appena creata era destinata ad occupare la terra. Fino a che punto durante la prima era del mondo questo proposito divino sia stato realizzato continua a essere oggetto di dibattito. Dopo il Diluvio la confusione delle lingue produsse una dispersione delle nazioni nei tre grandi continenti del vecchio mondo. Atti: l'uomo di oggi ha vagato fino ai confini della terra. Eppure vasti regni giacciono inesplorati, in attesa del suo arrivo. Questa clausola può essere descritta come la carta del colono. E sottometterlo. L'incarico così ricevuto era quello di utilizzare per le sue necessità le vaste risorse della terra, con operazioni agricole e minerarie, con ricerche geografiche, scoperte scientifiche e invenzioni meccaniche. E domina sui pesci del mare, ss. cioè sopra gli abitanti di tutti gli elementi. L'intenzione divina riguardo alla sua creazione fu così minuziosamente adempiuta con la sua investitura con supremazia su tutte le altre opere della mano divina. Salmi 8. è l'"eco lirica" di questa sovranità originaria conferita all'uomo
29 Successivamente si provvede al sostentamento del monarca appena nominato e dei suoi sudditi. E Dio disse: "Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla faccia di tutta la terra, e ogni albero nel quale è il frutto di un albero che fa seme; a voi servirà di cibo". Delle tre classi in cui era divisa la creazione vegetale, erba, erbe e alberi Versetto 12, le ultime due erano assegnate all'uomo per il cibo. Macdonald pensa che senza questo espresso trasporto l'uomo sarebbe stato autorizzato a prenderne parte per il nutrimento, garantito dalle necessità della sua natura. Lo stesso ragionamento, tuttavia, gli avrebbe dato il diritto di uccidere gli animali inferiori se li avesse giudicati utili per il suo sostentamento. Murphy con più verità osserva: "Di due cose che procedono dalla stessa mano creativa, nessuna delle due ha alcun diritto originale o intrinseco di interferire in alcun modo con l'altra. Il diritto assoluto di ciascuno risiede solo nel Creatore. L'uno, è vero, può aver bisogno dell'altro per sostenere la sua vita, come il frutto è necessario all'uomo; e, quindi, il giusto Creatore non può rendere una creatura dipendente per la sussistenza da un'altra senza concederle l'uso di quell'altra. Ma questa è una questione tra Creatore e creatura, e non in alcun modo tra creatura e creatura". La primitiva carta della proprietà comune dell'uomo sulla terra, e tutto ciò che contiene, è la presente sezione di questo antico documento. Tra le altre ragioni per il trasferimento formale all'uomo delle erbe e degli alberi si può notare il desiderio di tenerlo consapevole della sua condizione di dipendenza. Benché signore della creazione, doveva ancora attingere i mezzi della sua sussistenza dalla creatura che governava. Se l'uomo fosse vegetariano prima della caduta è oggetto di dibattito. Da un lato si sostiene che la concessione originale non esclude formalmente gli animali, e, di fatto, non dice nulla sulla relazione dell'uomo con gli animali Macdonald; che non possiamo affermare con certezza che il dominio dell'uomo sugli animali non abbia comportato l'uso di essi per il cibo Murphy; e che come gli uomini offrivano sacrifici dalle loro greggi, it.is probabilmente mangiavano la carne delle vittime Calvino, D'altra parte si sostiene che il linguaggio divino non può essere considerato come un mattino importante di quanto in realtà dice, e che Genesi 9:3 insegna distintamente che il diritto dell'uomo alla creazione animale risale al tempo di Noè Kalisch, Knobel, Alford, ss. Quasi tutte le nazioni hanno tradizioni di un'età d'oro dell'innocenza, quando gli uomini si astenevano dall'uccidere gli animali Confronta Ovidio, 'Met.,' 1:103-106. La Scrittura da sola anticipa un tempo in cui ciò sarà di nuovo una caratteristica degli abitanti della terra. Isaia 11:7; 65:25
30 E a tutte le bestie della terra, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti i striscianti sulla terra, dove c'è vita, io ho dato ogni erba verde per la carne. La prima delle tre classi di piante, l'erba, era assegnata agli animali per il cibo. Da ciò Delitzsch deduce che prima dell'introduzione del peccato gli animali non erano predatori. L'evidenza geologica dell'esistenza della morte in epoca preistorica è, tuttavia, troppo potente per essere contrastata; e lo stesso racconto biblico enumera tra gli animali pre-adamici il chayyah del campo, che apparteneva chiaramente ai carnivori. Forse il massimo che si può concludere con sicurezza dal linguaggio è "che indica semplicemente il fatto generale che il sostentamento dell'intero regno animale si basa sulla vegetazione" Dawson
31 E Dio vide tutto quello che avea fatto, ed ecco, era molto buono. Letteralmente, ecco, molto bene! Non semplicemente buono, ma estremamente buono. Non è solo l'uomo che Dio osserva, ma il cosmo compiuto, con l'uomo come corona e gloria, decu, set tutamen. «Non è solo una benedizione quella che pronuncia, ma un'espressione di ammirazione, come possiamo dire senza alcun timore dell'antropomorfismo... Euge, bone proclare!"T. Lewis. E fu sera e fu mattina il sesto giorno. Sembra superfluo aggiungere che questa argilla corrisponde all'era Cenozoica o terziaria della geologia, i cui resti paleontologici attestano sufficientemente la verità del racconto divino nell'affermare che gli animali erano anteriori all'uomo nel loro aspetto sulla terra, e che l'uomo è di origine relativamente recente. Le presunte prove dell'uomo preistorico sono troppo frammentarie e ipotetiche per essere accettate come conclusive; Eppure, per quanto riguarda la cosmogonia del presente capitolo, nulla impedisce che si creda che l'uomo sia di un'antichità molto più remota di 6000 anni. Come gli altri giorni, anche le tavolette caldee conservano un interessante monumento. Il saventh della serie della creazione, di cui un frammento è stato scoperto in una delle trincee di Konyunjik, dice:
1. Quando gli dèi nella loro assemblea ebbero creato
2. Erano deliziosi i mostri forti
3. Hanno fatto essere creature viventi
1. Il bestiame dei campi, le bestie dei campi e i rettili
2. campo
3. Si fissarono per le creature viventi
4. Il bestiame e la cosa strisciante della città hanno fissato
E il dio Nin-si-ku il signore dal volto nobile fece sì che fossero due in cui non è difficile rintracciare un racconto della creazione del regno animale, e della prima coppia di esseri umani
Perfezione
Il primo capitolo si chiude con una rassegna di tutto il lavoro dei sei giorni. Dio lo vide. Ecco, era molto buono!
La SODDISFAZIONE era nel completamento dell'ordine terreno nell'uomo, l'essere terrestre più elevato. Perché il bene di Dio non è, come il bene dell'uomo, un compromesso, troppo spesso, tra il vero bene e il vero male, ma il raggiungimento del più alto: il compimento della sua idea divina, la pietra superiore posta sul tempio con grida: "Grazia, grazia ad esso"
II " La sera e la mattina erano il sesto giorno." DALLA NOTTE DELL'INFINITO PASSATO USCÌ L'ALBA DEL MONDO INTELLETTUALE E SPIRITUALE. E quando Dio vide ciò, disse: "È molto buono". Cantici lasciamo il viso rivolto verso quella luce del cielo sulla terra, il giorno della rivelazione divina, il rapporto divino con l'uomo, la pura e perfetta beatitudine di un paradiso eterno, in cui Dio e l'uomo troveranno riposo e gioia ininterrotti l'uno nell'altro
VERSIONE ITALIANA
DEL COMMENTO AL LIBRO DELLA GENESI
TESTO TRADOTTO DA
ANTONIO CONSORTE
INTRODUZIONE
§1. IL TITOLO E IL CONTENUTO
1. Il suo titolo. Come le altre quattro divisioni del Pentateuco, il Primo Libro di Mosè deriva il suo titolo nelle Scritture Ebraiche dalla sua parola iniziale, Bereshith; nella LXX, che è seguita dall'A.V., è designato con un termine che ne definisce il contenuto, Genesiv Genesi. Genesiv si riferisce alla fonte o alla causa primaria di una cosa o di una persona, l'opera a cui è stata assegnata come appellativo descrittivo è stata chiamata il Libro delle Origini o degli Inizi Ewald; ma poiché la LXX impiega Vedette come l'equivalente greco dell'ebraico Tol'doth, che significa non le cause, ma gli effetti, non gli antecedenti, ma le conseguenze di una cosa o di una persona vedi 2:4: Exp., la scrittura potrebbe essere più esattamente caratterizzata come il Libro delle Evoluzioni o degli Sviluppi
2. Il suo contenuto. Come Libro delle Origini o degli Inizi, descrive la creazione o l'origine assoluta dell'universo, la formazione o disposizione cosmica di questa sfera terrestre, l'origine dell'uomo e l'inizio della razza umana, mentre narra le storie primordiali dell'umanità nelle tre ere iniziali del mondo: l'Antidiluviano, il Postdiluviano, il Postdiluviano, il e il patriarcale. Sussidiaria a questo, raffigura l'innocenza incontaminata dell'uomo nel suo primo stato o stato edenico; recita la storia della sua caduta attraverso la tentazione di un avversario invisibile, con la rivelazione della misericordia divina che gli fu fatta nella promessa della discendenza della donna, e la conseguente istituzione sulla terra di una Chiesa di peccatori credenti, in attesa del compimento di quella gloriosa promessa; traccia il corso in avanti della famiglia umana divisa, nell'empietà sempre più profonda dei malvagi e nella devozione decadente dei giusti, finché, matura per la distruzione, l'intera razza, ad eccezione di una pia famiglia, è spazzata via o lavata via dalla faccia del suolo dalle acque di un diluvio; poi, riprendendo il filo della storia umana, dopo aver prima abbozzato i tratti principali di quella spaventosa catastrofe, persegue le sorti di questa famiglia nei suoi tre figli, finché non vede i loro discendenti dividersi in nazioni e diffondersi in lungo e in largo per la superficie del globo; quando, ritornando ancora una volta al centro originario della distribuzione, riprende la storia di uno di questi rami collaterali in cui la razza si è già separata, e la porta avanti attraverso fasi successive fino a collegarsi con la storia successiva di Israele. Oppure, per quanto riguarda l'opera nell'altro aspetto menzionato, come un Libro di Evoluzioni o Sviluppi, con il quale il punto di vista dello scrittore viene cambiato e portato da quello storico a quello profetico, dall'a posteriori all' a priori, dopo aver abbozzato in una sezione preliminare la creazione originale dell'universo e la disposizione dell'attuale cosmo terrestre, in dieci sezioni successive narra i Tol'doth o generazioni, cioè le successive evoluzioni o sviluppi successivi del cosmo che portano fino al punto di partenza per la storia di Israele narrata nei libri successivi. Le principali divisioni del Libro, secondo il principio appena enunciato, sono indicate dalla formula: "Queste sono le generazioni di...". La seguente tabella di queste sezioni successive darà un'idea della vasta gamma di argomenti compresi nel Primo Libro di Mosè:
Sezione 1. Il Genesi 1:1-2:3 che inizia la Sezione 2. Le generazioni dei cieli e della terra Genesi 2:4-4:26 Sezione 3. Le generazioni di Adamo Genesi 5:1-6:8 Sezione 4. Le generazioni di Noè Genesi 6:9-9:29 Sezione 5. Le generazioni dei figli Genesi 10:1 di Noè 11:9 Sezione 6. Le generazioni di Sem Genesi 11:10-26 Sezione 7. Le generazioni di Terah Genesi 11:27 5:11 Sezione 8. Le generazioni di Ismaele Genesi 25:12-18 Sezione 9. Le generazioni di Isacco Genesi 25:19 35:29 Sezione 10. Le generazioni di Esaù Genesi 36:1 37:1 Sezione 11. Le generazioni di Giacobbe Genesi 37:2 50:26
§2. LE SUE FONTI E LA PATERNITÀ
1. Le sue fonti di informazione. Che nella compilazione della presente narrazione possano essere stati impiegati scritti di un periodo precedente, per quanto allarmante fosse l'idea, quando fu proposta per la prima volta, e nonostante il fatto che sia ancora frequentemente avanzata con spirito ostile, è ora vista come un'ipotesi relativamente innocua, almeno se considerata in se stessa. Che l'autore del Libro delle Origini si sia avvalso di materiali preesistenti nella composizione della sua grande opera storica non sembra un'ipotesi più irragionevole di quanto non lo sia il fatto che i quattro evangelisti abbiano attinto a memorie già circolanti della vita e dell'opera di nostro Signore nella costruzione dei loro rispettivi Vangeli. Né un critico sobrio o uno studente intelligente della Bibbia crede ora che una tale supposizione sia fatale per le pretese del Pentateuco e dei Vangeli di essere ricevuti come Scritture canoniche, o per i loro scrittori di essere considerati come insegnanti ispirati. Di conseguenza, l'ipotesi documentaria, come è ora familiarmente definita, annovera tra i suoi sostenitori non pochi di coloro che sostengono la paternità mosaica del Pentateuco, e quindi della Genesi, come pure la stragrande maggioranza, se non tutti, di coloro da cui tale paternità è attaccata. Sembra che il germe della teoria si sia suggerito già nel diciassettesimo secolo a Hobbes, che scrisse nel suo "Leviatano" "che il Pentateuco sembra essere stato scritto piuttosto su che da Mosè" "Videtur Pentatcuchus potius de Mosequam a Mose scriptus", anche se senza dubbio si basava su originali di sua mano. Verso l'inizio del XVIII secolo Vitriuga, nelle sue "Observationes Sacrae", sosteneva che Mosè avesse impiegato schizzi scritti dai patriarchi: "Schedas et scrinia Patrum o uJpomnhmata Patriarcharum apud Israelitas conservata Mosen opinamur, collegisse, digessisse, ornasse, et ubi deficiebant compilasse, et exiis priorem librorum suorum confecisse". Per quanto plausibile e probabile fosse questa congettura, sembra che abbia attirato poca attenzione sul tema della composizione del Libro della Genesi, oltre a far sì che le fonti scritte fossero assunte da uno o due scrittori successivi, come Clericus e Richard Simon. Nel 1753 la ben nota teoria di due documenti principali, uno elohistico e uno geovolistico, fu affrontata da Astruc, un medico parigino e professore di medicina, che credeva che dieci memorie aggiuntive ma più piccole fossero state impiegate anche da Mosè. Pochi anni dopo 1780 sostanzialmente lo stesso punto di vista fu sposato e raccomandato al favore del pubblico dallo studioso tedesco Eichhorn. Nelle mani di Ilgen 1798 e del suo seguace Hupfeld 1853 i due documenti originali o primari furono suddivisi in tre, un primo elohista, un secondo elohista e un geoviste, tutti manipolati e messi insieme da un editore o redattore. Nel 1815 Yater, e nel 1818 Hartmann, adottarono l'idea che il Pentateuco, e in particolare la Genesi, fosse composto da un certo numero di frammenti scollegati; ma questo era così palesemente errato che a tempo debito 1830 fu seguito dall'ipotesi supplementare di Deuteronomio Wette, Bleek, Stahelin, Tuch, Lengerke, Knobel, Bunsen, Delitzsch e altri, che riconosceva due documenti, di cui il più antico e il principale, quello dell'Elohista, era una narrazione continua, che si estendeva dalla creazione alla fine della conquista come registrato nel Libro di Giosuè; mentre l'altra, quella del geovista, fu opera di uno scrittore successivo, che si servì del precedente come fondamento della sua composizione. L'ultima forma della teoria è quella di Ewald, che rivendica per il Grande Libro delle Origini almeno sette autori diversi riducendo così il Pentateuco, come osserva Keil, in atomi, e assegna il Libro della Genesi, nel suo stato attuale, a un autore che designa come "il quarto o quinto narratore della storia originale". " che deve essere vissuto nell'ottavo secolo nel regno di Giuda
La presunta base di questa ipotesi degli integratori è:
1. L'uso alternativo dei nomi divini Elohim e Geova: ad esempio Genesi 1:1 -Genesi 2:3; 5:1-29,30-32; 6:9-22; 7:11-8:16a, 17-19; 9:1-17, 28, 29; 10.; 11:10-32; 12:5, 6, 8a; 13:18; 17.; 19:29; 20:1-17; 21:2-32; 22:1-13, 19-24; 23.; 25:1-20, 24-34; 26:34, 35; 27:46; 28:1-12, 17-21a, 22; 29.; 30:1-13, 17-24a; 31:4-48, 50-54; 32:1-12,14, 33; 33.; 36.; 37:2-36; 39:6-20; 40. - 1., si distinguono per l'impiego del primo di questi nomi divini, e si suppone appartengano al documento elohistico; mentre Genesi 2:3-4:26; 5:29b; 6:1-8; 7:1-10, 16b; 8:20-22; 9:18-27; 11:1-9; 12:1-4, 7, 8b, 9-20; 13:1-17; 14.-16.; 18:1-19:28, 30-38; 20:18; 21:1, 33, 34; 22:14-18; 24.; 25:21-23; 26:1-33; 27:1-45; 28:13-16, 21b; 30:14-16, 24b-43; 31:1-3, 49; 32:13, 15-32; 37:1; 38; 39:1-5, 21-23, sono parti costitutive del documento supplementare o geovista, essendo caratterizzato dall'uso di quel particolare nome per la Deità
2. Resoconti contraddittori dello stesso evento: come, ad esempio, le narrazioni di
1 La creazione Confronta 1., Genesi 2:4-25
2 il Diluvio Confronta Genesi 6:9-22 con Genesi 7:1-10, e in particolare nota l'apparente discrepanza tra il numero degli animali da portare nell'arca;
3 i confini della terra promessa Confronta Genesi 15:18 -- con Numeri 34:1-12
3. Variazioni della stessa leggenda o storia: come, ad esempio,
1 il patto abraamico Confronta 15. con 17., 18.;
2 la presa di Sara Confronta Genesi 12:10-19 con Genesi 20:1 e Genesi 26:1-11
3 la storia di Agar e Ismaele Confronta Genesi 16 con Genesi 21:9-21
4 l'alleanza con Abimelec Confronta Genesi 21:22-34 con Genesi 26:26-33
5 le successive consacrazioni della Betel Confronta; Genesi 28:18,19 35:14,15
6 la storia di Esaù e del suo diritto di primogenitura Confronta Genesi 25:27-33; Genesi 27:1-40
4. Diversità di linguaggio e di idee nei due documenti: l'Elohista che generalmente descrive i modi semplici e non artificiali dei tempi primordiali, e il Supplementare Geovista che si muove in un cerchio di idee che appartengono all'epoca delle leggi mosaiche e delle istituzioni levitiche. Confronta per le idee eloistiche, la longevità dei patriarchi, 5.; la consacrazione delle colonne, Genesi 28:18; 35:14 segg; la consegna o l'istituzione di un patto, 6:18; 9:9, 11, invece della rottura di un patto, come in Esodo 24:8 ; e per le parole e le frasi eloistiche -- "possesso, proprietà", Genesi 17:8; 48:4 ; "benigna, ordinata", 1:11, 12, 21, 24, 25; 6:20; 7:14; "nello stesso giorno", 7:13; 17:23; "il paese delle peregrinazioni", Genesi 17:8; 28:4 ; -- per le idee geoviste, 4:17-24 le arti e i mestieri della civiltà; Genesi 3:8-24, 18:1 Teofanie, Genesi 4:3,4, 8:20, 15:9 culto sacrificale, Genesi 12:7, 13:4, 21:33 l'erezione di altari, Genesi 7:2,8; 8:20 la distinzione tra animali puri e impuri; 5:29; 9:25-27 l'elemento profetico; e parole e frasi geoviste... ry; 2:7, invece di arbaiw Genesi 1:1 ; wOTv vyai. 7:2, invece di hb; qenW rk; z; 1:27; l'inf. absol, per enfasi, Genesi 2:16,17; 3:4,16; 16:10; 30:16 ; il suffisso wOm Genesi 9:26,27 ; il nome divino ˆ wOyL, Genesi 14:18-20,22. Ma, senza rispondere seriamente a questi cosiddetti argomenti, si può rispondere, contro l'intera ipotesi, che è
1. Non necessario, non essendo necessario per una delucidazione perfettamente soddisfacente sia dell'uso dei nomi divini, sia delle cosiddette contraddizioni, variazioni e peculiarità che sono state rilevate dalla critica microscopica a cui il Libro è stato sottoposto via. l'esposizione del testo nel corpo dell'opera
2. Non provato
1; Per quanto riguarda l'esistenza dei documenti,.-anche se ammessa come probabile, l'uso di tali scritti da parte dell'autore della Genesi è nel migliore dei casi inferenziale e problematico
2; Per quanto riguarda le presunte prove a sostegno di questa congettura, è impossibile suddividere la narrazione in sezioni eloistiche e geoviste, in modo che anche le prime compongano una narrazione continua, senza il dispendio di una grande quantità di ingegnosità e l'esercizio di un alto grado di arbitrarietà nel disintegrare prima il corpo del Libro, e poi ricombinando i pezzi, con l'aiuto di vari supplementi inventati da lui stessi: le cosiddette contraddizioni nell'evento e nella leggenda esistenti solo nell'immaginazione del critico, non nell'opera dell'autore, e le presunte peculiarità nel pensiero e nella dizione di ogni documento hanno paralleli nell'altro, tranne nei casi che ammettono una facile spiegazione
3. Incompleto; vale a dire, non tenendo conto di tutti i fatti del caso che richiedono di essere spiegati, come, ad esempio:
1 L'uso del nome Jehovah Elohim in Genesi 2:4; 3:24
2; L'omissione nel documento fondamentale o elohistico di sezioni che sono indispensabili non solo per la continuità della narrazione, ma per la giusta comprensione del suo significato, come, ad esempio, tra Genesi 2:3 e Genesi 5:1, l'incidente della Caduta, rendendo così Genesi 6:9-13 un enigma; tra Genesi 5:32, 6:9, la corruzione della razza umana, senza il quale il Diluvio rimane inesplicabile; tra Genesi 6:22 e Genesi 7:11, la comunicazione divina che annunciava a Noè il momento esatto in cui il Diluvio sarebbe iniziato; tra Genesi 17:27 e Genesi 19:29, il racconto della distruzione delle città della pianura, che da solo rende intelligibile quest'ultimo versetto
3; Allusioni nel documento fondamentale a eventi e incidenti registrati altrove, come, ad esempio, Genesi da Genesi 5:3 a Genesi 4:25 ; da Genesi 5:29 a Genesi 3:17, da Genesi 17:20 a Genesi 16:10, da Genesi 19:29 a Genesi 13:10-13; 18:17-32 e Genesi 19:1-25 ; Genesi da Genesi 21:9 a Genesi 16:5. Se queste difficoltà non sono sufficienti di per sé a screditare completamente l'ipotesi dei documenti, esse hanno almeno un peso sufficiente a dimostrare che, mentre la congettura originale di Vitringa può essere vera, la moderna teoria critica di un autore elohistico e di un autore geovista del Libro della Genesi non è ancora stata collocata al di fuori della regione del dibattito
2. La sua paternità. Principalmente sulla base di certe tracce di un'età successiva 1. La formula "fino a questo giorno" - Genesi 19:37,38; 26:33; 35:20; 47:26
1. Affermazioni che sembrano presupporre l'occupazione del paese - Genesi 12:6, 13-20, 36:31, 40:15
2. Il punto di vista palestinese dello scrittore - Genesi 12:8
3. La spiegazione degli antichi nomi di città mediante l'introduzione di nomi di origine successiva - Genesi 14:2,8,7,17; 23:2; 5:19
4. La menzione di usi e costumi che si presume appartengano a un periodo successivo-, Genesi 4:3,4,14; 7:8; 8:20; 17:26; 24:22,30; 25:22; 37:3,23, le pretese di Mosè di essere considerato l'autore del Libro della Genesi, e in effetti del Pentateuco in generale, sono state vigorosamente attaccate dopo la Riforma. Prima di quel profondo risveglio teologico e religioso, è giusto riconoscere che erano stati espressi alcuni seri dubbi sul fatto che il grande Libro della Legge dovesse essere attribuito, in tutto o in parte, al legislatore ebraico Tolomeo, il Valentiniano, nel secondo secolo, attribuì solo una parte dell'opera a Mosè; i Nazareni, una setta ascetica di cui parla Giovanni Damasceno, Genesi 19, rifiutarono l'intera composizione come spuria; mentre, secondo le Omelie Clementine 3:47, l'attuale Pentateuco fu scritto dopo la morte di Mosè. Non sembra, tuttavia, che ci sia stata alcuna seria discussione sul tema della paternità mosaica del Pentateuco nel suo insieme, o della Genesi come parte di quell'opera più ampia, fino al XVI secolo, quando cominciò ad essere insinuato da Masio 1574, Spinoza 1670 e Anton Van Dale 1696, che non da Mosè, il legislatore ebreo, ma Esdra, il sacerdote-profeta della Restaurazione, fu il primo compositore di quelle parti della Sacra Scrittura. La pubblicazione delle opinioni di Astruc nel 1753 diede un impulso decisivo alla scienza della critica storica, che nel corso del tempo portò alla diffusa accettazione da parte degli studiosi biblici dell'opinione che, pur contenendo un leggero substrato della legislazione mosaica, il presente Pentateuco non è opera del legislatore ebreo, ma di uno scrittore sconosciuto appartenente a un periodo successivo che si è servito di documenti preesistenti. di cui le principali erano le memorie eloistiche e geoviste già menzionate. Agisce nel momento attuale questa visione prevale ampiamente sia in Inghilterra che in Germania. Agisce nello stesso tempo, la coerenza richiede che si affermi che, nella mente di coloro che hanno rifiutato la paternità mosaica del Libro delle Origini, regna la più disperata perplessità riguardo alla persona a cui tale onore dovrebbe essere assegnato. È vano cercare qualcosa di simile all'unanimità di sentimenti tra gli studiosi moderni della critica storica superiore riguardo alla paternità e alla data di composizione dei due documenti principali o fonti Quellenschriften, come li designa Bleek, dai quali è stato fabbricato il primo quinto del Pentateuco. A giudizio di Astruc e Eichhorn, i documenti a cui si fa riferimento erano pre-mosaici, e il Libro della Genesi era opera di Mosè; ma una soluzione così sicura e ragionevole della paternità della Genesi è stata a lungo lasciata indietro dai loro studiosi, la composizione del documento più antico o fondamentale è stata assegnata da Stahelin a uno scrittore sconosciuto ai tempi dei Giudici Colenso suggerisce Samuele come l'anonimo elohista, da Bleek a uno storico che fiorì al tempo di Saul, da Killisch a un contemporaneo di Davide, da Ewald a un brillante levita dell'età di Salomone, da Deuteronomio Wette a un autore al tempo dei Re, e da Bohlen a un artista letterario che scrisse fino alla cattività, o anche più tardi, il geovista o il supplementare, in entrambi i casi scrisse in un periodo considerevolmente posteriore. Di conseguenza, dove esiste una tale diversità di sentimenti, lo studioso biblico può ragionevolmente esitare a respingere la dottrina pre-Riforma della paternità mosaica della Genesi, e tanto più che è ancora sostenuta da nomi eccellenti come quelli di Sack, Hengstenberg, Havernick, Ranke, Dreschler, Baumgarten, Kurtz, Keil e altri, e non è così completamente priva di prove come a volte si sostiene
1. Senza attribuire tale importanza alla testimonianza diretta del Pentateuco della sua paternità mosaica, che sembra possedere agli occhi di alcuni apologeti, Esodo 17:14,24:3,4 e Numeri 33:2 non possono essere spinti a significare altro che Mosè compose i diversi scritti di cui parlano; mentre, Deuteronomio 17:18,19; 28:58,61, 29:19,20,27; 30:10; 31:9-11,24-26 non sembrano così conclusivamente indicare la composizione da parte di Mosè dell'intera legge, come inteso dalla tradizione ebraica, da precludere l'opinione che i passaggi in questione si riferiscano solo alla legislazione mosaica propriamente detta, si può sostenere che il numero e il carattere dei riferimenti diretti nelle successive Scritture Ebraiche al Pentateuco come opera di Mosè sono tali da implicare la verità della sua pretesa di essere considerato il suo autore Confronta Giosuè 1:7,8; 8:31, 23:6, 24:26; 1Re 2:3; 8:9,53; 2Re 10:31; 11:12; 1Cronache 16:40; 2Cronache 12:1; Esdra 3:2; 6:18; Neemia 1:7; 8:1; Daniele 9:11,13 per i libri storici; e vid. In ognuna di queste Scritture c'è un chiaro riconoscimento del fatto che il Pentateuco è esistito in un tempo precedente alla loro composizione, cioè dai giorni di Giosuè in poi; in questa facilità il suo unico autore concepibile era il celebre legislatore degli Ebrei
1. A ciò si aggiunge il fatto di dire che lo sviluppo storico della nazione teocratica è inconcepibile se non in base all'ipotesi della paternità mosaica del Pentateuco, e quindi della Genesi. Immaginare che il
2. il complicato sistema dell'istituto mosaico prese gradualmente forma e si perpetuò attraverso diversi secoli, insinuandosi, a poco a poco, nella vita e nella coscienza nazionale, senza alcun documento storico accreditato, in modo tale che, quando alla fine la storia della nazione venne scritta, ogni singolo scrittore avrebbe dovuto essere giudicato necessario travisare i fatti del caso, promulgando la convinzione che le loro grandi istituzioni nazionali fossero il risultato di uno scritto precedentemente registrato dalla mano di Mosè, piuttosto che quello scritto così chiamato da Mosè fosse il libero prodotto storico delle loro istituzioni -- accettare questo come la vera soluzione dell'interrelazione tra la letteratura ebraica e la vita ebraica significa fare una richiesta molto maggiore alla facoltà storica che credere che il Pentateuco sia venuto prima da Mosè, e il carattere e la vita nazionale furono incorniciati e modellati dal Pentateuco
3. C'è poi il fatto che la paternità mosaica del Pentateuco, e quindi della Genesi, fu universalmente riconosciuta dalle sette e dai partiti ebraici: dai Farisei, dai Sadducei e dagli Esseni, dagli Ebrei alessandrini e dagli Ebrei palestinesi, dai Samaritani come dagli abitanti della Giudea
1. La testimonianza di Cristo e dei suoi apostoli dà il suo peso a questa conclusione Confronta Matteo 19:7; Marco 12:19; Luca 24:27,44; Giovanni 1:45; 5:46,47; Atti 15:21 -- Persino Bleek, con sufficiente franchezza, ammette che questa era la visione sostenuta al tempo di Cristo e dei suoi apostoli, come Filone e Giuseppe Flavio testimoniano espressamente; e la forza di questa ammissione non è resa inutile dai dettami spesso citati che né Cristo né i suoi apostoli vennero al mondo per insegnare la critica Clericus, e che la fede in Cristo non può porre limiti alle indagini critiche Deuteronomio Wette; Perché, come osserva giustamente Hermann Witsius, è verissimo che né Cristo né i suoi apostoli erano studiosi critici critici doctores nell 'accezione moderna del termine, ma erano certamente maestri della verità doctores veritatis che non vennero al mondo per fortificare gli errori popolari con la loro autorità
2. Un ulteriore argomento può essere derivato dall'unità interna del Pentateuco, e in particolare del Libro della Genesi. È vero che in un certo senso questa è la vera questione in discussione, se la Genesi sia l'opera di uno o di autori mattutini; ma, poiché il suo presunto carattere composito è sempre ostentato come argomento per la sua paternità non mosaica, sembra ragionevole e giusto rivendicare qualsiasi traccia di unità interna che lo scritto possa possedere a sostegno della conclusione opposta. Ora, un segno evidente di unità che appartiene alla Genesi è l'esatto filo cronologico che la attraversa dall'inizio alla fine; e un altro è l'interdipendenza di tutte le sue parti, di cui nessuna sezione di una certa lunghezza può essere rimossa senza introdurre nella narrazione una lacuna inspiegabile; mentre un terzo è la somiglianza di linguaggio che lo pervade dappertutto, nessuno, come osserva Keil, è stato in grado di stabilire chiaramente un duplice usus loquendi nelle sue pagine. E stando così le cose, è solo una legittima deduzione che è più probabile che tale unità interna sia stata impressa su di essa dalla mano di Mosè che da quella di un redattore tardivo. E, 6. a riprova della paternità mosaica della Genesi c'è l'insufficienza di prove a sostegno di ogni altra ipotesi
§3. IL SUO METODO E SCOPO
1. Il suo metodo. Su questo punto, dopo quanto già scritto vedi p. 1, basteranno poche parole. Il lettore più superficiale del Libro della Genesi non può fare a meno di discernere che, lungi dall'essere esposto all'accusa di incoerenza e mancanza di accordo che gli è stata mossa da alcuni dei suoi aggressori meno scrupolosi, è tutto costruito su un piano semplice, perfettamente intelligibile e ben sostenuto. Dopo la sezione iniziale, in cui si svolge il sublime programma della cosmogonia divina, si divide in dieci libri successivi, in ciascuno dei quali la storia della storia umana avanza di uno stadio, fino a raggiungere il periodo della prima cattività. Pur possedendo l'una con l'altra le più strette relazioni come parti della stessa composizione connessa, è osservabile che queste successive suddivisioni hanno l'apparenza di essere ciascuna in sé un pezzo completo o una monografia sull'argomento a cui si riferisce. La causa di ciò, tuttavia, non è che ciascuno sia stato un documento separato preparato senza relazione con gli altri, possibilmente in un momento diverso e da una mano diversa, come è così comunemente suggerito; sembra piuttosto attribuibile al genio peculiare della composizione ebraica, che, essendo governata meno dal logo che dall'interesse drammatico, avanza più abbozzando quadri di eventi e scene che presentando una narrazione dettagliata di ogni episodio storico esattamente nel suo tempo e nel suo luogo. Un ricordo di ciò andrà ben oltre a spiegare l'apparenza di ripetizione e prolissità che in alcune parti la narrazione mostra. Allora è degno di attenzione il fatto che, mentre tratta delle sorti della razza umana, il racconto, quasi immediatamente all'inizio, limita i suoi aspetti, nella parte precedente, a una sezione particolare la linea di Seth e, nella parte successiva, a una famiglia particolare i figli di Abramo, nella linea di Isacco e Giacobbe, e tratta degli altri rami della famiglia umana solo nella misura in cui sono necessari per chiarire la storia
2. del seme scelto. E ancora di più si nota che, nell'elaborazione del suo piano, l'autore è sempre attento a tenere fisso l'occhio del lettore sulla linea speciale di cui si è prefissato di tracciare le sorti, congedando all'inizio di ogni sezione con un breve avviso quei rami collaterali, affinché non possa poi sorgere nulla per dividere l'interesse con il seme sacro, e la narrazione può scorrere ininterrottamente nel racconto della loro storia. "I materiali della storia", scrive Keil, "sono ordinati e distribuiti secondo la legge della selezione divina; Si notano prima di tutto le famiglie che si diramavano dalla linea principale; e quando sono stati rimossi dall'ambito generale della storia, il corso della linea principale è descritto in modo più elaborato, e la storia stessa è portata avanti. Secondo questo piano, che viene rigorosamente rispettato, la storia di Caino e della sua famiglia precede quella di Set e della sua posterità; le genealogie di Iafet e di Cam stanno prima di quella di Sem; le storie di Ismaele ed Esaù prima di quelle di Isacco e Giacobbe; e la morte di Terah prima della chiamata e della migrazione di Abramo in Canaan; " e "in questa regolarità di composizione", aggiunge inoltre, "il Libro della Genesi può essere chiaramente visto come l'attenta produzione di un singolo autore, che ha guardato allo sviluppo storico della razza umana alla luce della rivelazione divina, e così lo espose come un'introduzione completa e ben organizzata alla storia del regno di Dio dell'Antico Testamento"
3. Il suo scopo. La considerazione del piano porta naturalmente a un esame dello scopo del Libro. E qui è subito ovvio che la Genesi non è stata progettata per essere una storia universale dell'umanità. Ma altrettanto poco è stato scritto da un autore post-mosaico con l'obiettivo speciale di glorificare l'ebraismo facendo risalire le radici delle sue istituzioni a un'antichità canuta. Aveva sì uno scopo che si può dire fosse ebraico, ma aveva anche un disegno cosmopolita. Come parte integrante del Pentateuco, si intendeva dispiegare la necessità e la natura della nuova economia che stava per essere stabilita; mostrare come le istituzioni teocratiche di salvezza fossero state rese indispensabili in conseguenza della caduta e dell'intera corruzione della razza così nettamente punita dal Diluvio, e di nuovo così sorprendentemente mostrata dai costruttori di torri di Babele; e per chiarire che non erano un nuovo allontanamento da parte di Dio nei suoi sforzi di redenzione, ma solo un ulteriore sviluppo della linea che aveva perseguito fin dall'inizio. Come volume di apertura della rivelazione, in cui doveva essere registrata la storia della salvezza, era destinato a mostrare la condizione primordiale del genere umano, con la sua malinconica caduta nel peccato che prima di tutto rendeva necessaria la salvezza, e a rivelare i movimenti iniziali di quella grazia divina che da allora aveva operato per la restaurazione dell'uomo, e di cui la teocrazia in Israele era solo una manifestazione specifica. Così, mentre il Libro della Genesi non poteva non possedere un interesse imperituro per ogni membro della Chiesa e della nazione ebraica, è anche uno scritto di valore trascendente e di suprema importanza per ogni rampollo della razza umana, che contiene l'unica informazione autentica che abbia mai raggiunto il mondo della dignità originale dell'umanità. e delle condizioni in cui ha iniziato la sua carriera sulla terra; l'unica spiegazione soddisfacente che sia mai stata data dello stato di peccato e di miseria in cui, ahimè, si trova troppo chiaramente oggi, e l'unico vangelo di salvezza sufficiente che sia mai stato raccomandato alla sua attenzione e accettazione
LETTERATURA DELLA GENESI
Della letteratura eccezionalmente ricca e varia sulla Genesi, le opere principali possono essere classificate come segue:
I INTRODUZIONI
1. Estero. Bleek: Introduzione all'Antico Testamento, Berlino, 1865; Londra, 1875. Bohlen: Introduzione alla Genesi, Königsberg, 1835; Londra, 1855. Deuteronomio Wette: Introduzione all'Antico Testamento, Berlino, 1817; Boston, 1844. Ewald: Storia di Israele, vol. 1., Tubinga, 1843; Londra, 1869. Havernick: Introduzione al Pentateuco, Erlangen, 1837; Edimburgo, 1850. Hengstenberg: La genuinità del Pentateuco, Berlino, 1831-1839; Edimburgo, 1847. Keil: Introduzione all'Antico Testamento, Dorpat, 1868; Edimburgo, 1869. Kurtz: Storia dell'Antica Alleanza, Berlino, 1853; Edimburgo, 1859. Oehler: Teologia dell'Antico Testamento, Tubinga, 1873; Edimburgo, 1874
2. Inglese. Colenso: Il Pentateuco e il libro di Giosuè esaminati criticamente, Londra, 1862-1871. Davidson: Introduzione all'Antico Testamento, Londra, 1862. Home: Introduzione allo studio critico delle Scritture, Londra, 1856 decima edizione. Hamilton: Il Pentateuco e i suoi assalitori, Edimburgo, 1852. Introduzione di Macdonald al Pentateuco, Edimburgo, 1861. Quarry: Genesis and its Authorship, Londra, 1873
II COMMENTI
1. Patristico. Gli scritti di Ireneo, Origene, Eusebio, Teodoreto, Girolamo, Crisostomo e Agostino
2. Rabbinico. Le opere di Jarchi, Aben Esdra e David Kimchi
3. Riforma. Lutero: Enarrationes in Primum librum Mose, Wittemberg, 1544; ripubblicato da Hengstenberg, Berlino, 1831. Calvino: Commentari in Genesin, Ginevra, 1563. Mercerus: Commentarius in Genesin, Ginevra, 1598. Drusius: Ad loca difficiliora Pentateuchi, Franeker, 1617. Grozio: Annotationes ad Vetus Testamentum, Parigi, 1641. Clericus: Translatio librorum VT. cum paraphrasi perpetua, Commento. philol., dissertt, critt., &c., Amsterdam, 1693-1731. Venema: Dissertationes ad Genesin, 1747. Dathius: Pentateuco ex recensione Textus Hebraei, Lipsia, 1791. Tra gli scrittori cattolici romani va menzionato Pererius: Commentarii et disputationes in Genesin, Lugduni, 1594. Tra le opere inglesi, Willet's Hexapla, Londra, 1632; i Critici Sacri, Londra, 1690; e M. Poll, Synopsis Criticorum, Londra, 1699, in cui sono raccolte le opinioni dei Riformatori e dei loro successori
4. Moderno
1; Estero. Esegetico: - Delitzsch: Commentario alla Genesi, terza edizione, Lipsia, 1860. Keil e Delitzsch: Commento al Pentateuco, Lipsia, 1861; Edimburgo, 1864. Lunge: Commentario alla Genesi, Bohn, 1864; Edimburgo, 1868. Rosenmüller: Scholia in Genesin, Lipsia, 1821. Teologico: - Baumgarten: Commentario all'Antico Testamento, Keil, 1843. Popolare:- Von Gerlach: Commentario al Pentateuco, 18011849
2; Inglese: Ainsworth: Annotazioni sul Pentateuco, Edimburgo, 1843. Alford: Genesis, and Part of Exodus, for English Readers, Londra, 1877. Browne Vescovo di Ely: Vol. 1. del Commentario dello Speaker, Londra, 1871. Inglis: Note sulla Genesi, Edimburgo, 1877. Jamieson: Vol. 1. del Commentario critico e sperimentale, Edimburgo, 1863. Kalisch: Commento storico e critico sull'Antico Testamento, Londra, 1858. Macdonald: Creazione e caduta: una difesa e un'esposizione, Londra ed Edimburgo, 1856. Murphy: Commento alla Genesi, Edimburgo, 1863. Patrizio vescovo di Ely: Un commento ai libri storici dell'Antico Testamento: Londra, 1727. Wordsworth: La Sacra Bibbia, con note, Londra, 1864. Wright: Il libro della Genesi, Londra, 1859
3; Americano: Bush: Notes on Genesis, New York, 1838. Jacobus: Note, critiche ed esplicative, sulla Genesi, New York, 1865. Turner: Commento esegetico alla Genesi, New York, 1846
III ESPOSIZIONI OMILETICHE E PRATICHE. Oltre ai ben noti Commentari di A. Clarke, M. Henry e Thomas Scott, a questo dipartimento possono essere assegnati: - Bonar: Earth's Morning, or Thoughts on the First Six Chapters of Genesis, Londra, 1875. Candlish: Il libro della Genesi esposto in una serie di discorsi, Edimburgo, 1868. Exell: A Homiletical Commentary on Genesis, Londra, 1875 incompleto. Fuller: Discorsi espositivi sul libro della Genesi, Londra, 1836. Gray: Il Museo Biblico, Londra, 1876. Hughes: Un'esposizione analitica del primo libro di Mosè, 1672. Ness: Storia e Mistero, Londra, 1690-1696. Robertson, F.W.: Note sulla Genesi, Londra, 1877. White: A. Commentario sui primi tre capitoli della Genesi, Londra, 1656
IV LETTERATURA GENERALE. Blunt: La storia di Abraham, Londra, 1842. Bonnet: L'esilio dall'Eden; Meditazioni sul terzo capitolo, Londra, 1839. Bouchier: La storia di Isaac, Londra, 1864. Dawson: L'origine del mondo, Londra, 1877. Dykes: Abraham l'amico di Dio, Londra, 1877. Grant: Il racconto biblico vero in ogni epoca, Londra, 1877. Hengstenberg: L'Egitto e i libri di Mosè, Edimburgo, 1845. Kitto: Illustrazioni della Bibbia, Edimburgo, 1855. Lawson: Lezioni su Joseph, Edimburgo, 1807; Nuova edizione, 1878. Overton: La vita di Giuseppe, Londra, 1866. Rawlinson: Antiche monarchie, vol. 1., Londra, 1871. Roberts: Illustrazioni orientali delle Sacre Scritture, Londra, 1835. Documenti del passato: Biblical Archaeological Society, Londra, 1875 pubblicazione. Robinson: Ricerche bibliche in Palestina, Londra, 1841. Sandys: In the Beginning, Londra, 1879. Smith: Scoperte assire, Londra, 1875. Smith: Resoconto caldeo della Genesi, Londra, 1876. Smith Thornley: La vita di Giuseppe, Edimburgo, 1875. Stanley: Sinai e Palestina, Londra, 1856; Lezioni sulla Chiesa ebraica, Londra, 1866. Tristram: La Terra di Israele, Londra, 1865; La terra di Moab, Londra, 1873. Thomson: La terra e il libro, Londra, 1870. Wilkinson: Costumi degli antichi egizi, Londra, 1847
Per un resoconto più dettagliato della letteratura della Genesi, si possono consultare le opere di Kurtz, Lange e Rosenmüller
ANALISI DEI CONTENUTI
§1. L'INIZIO. Genesi 1:1-2:3
1. La creazione dell'universo, Genesi 1:1,2
2. I sei giorni di lavoro. Genesi 1:3-31
3. L'istituzione del sabato, Genesi 2:1-3
§2. LE GENERAZIONI DEI CIELI E DELLA TERRA. Genesi 2:4-4:26
1. Lo stato paradisiaco dell'uomo. Genesi 2:4-25
2. La storia della caduta. Genesi 3:1-24
3. La storia di Caino e Abele. Genesi 4:1-15
4. Lo sviluppo della razza. Genesi 4:16-26
§3. LE GENERAZIONI DI ADAMO. Genesi 5:1-6:8
1. La prima tavola genealogica, Genesi 5:1-32
2. La degenerazione degli antidiluviani, Genesi 6:1-8
§4. LE GENERAZIONI DI NOÈ. Genesi 6:9-9:29
1. La costruzione dell'arca. Genesi 6:9-22
2. Il racconto del Diluvio. Genesi 7:1-8:14
3. L'alleanza noachica, Genesi 8:15-9:17
4. I destini dei figli di Noè. Genesi 9:18-29
§5. LE GENERAZIONI DEI FIGLI DI NOÈ. Genesi 10:1-11:9
1. Il registro etnologico, Genesi 10:1-32
2. La confusione delle lingue a Babele. Genesi 11:1-9
§6. LE GENERAZIONI DI SHEM. Genesi 11:10-26
§7. LE GENERAZIONI DI TERAH. Genesi 11:27-25:11
1. La migrazione dei Terachiti. Genesi 11:27-32
2. La storia di Abramo, figlio di Terah. Genesi 12:1-25:11
1; Abramo è chiamato, Genesi 12:1-3 ;
2 entra in Canaan, Genesi 12:4-9 ; scende in Egitto, Genesi 12:10-20 ; ritorna in Canaan, Genesi 13:14 ; si separa da Lot, Genesi 13:5-18 ; insegue i re, Genesi 14:1-16 ; incontra Melchisedeck, Genesi 14:17-24 ; è giustificato, Genesi 15:1-6 ; e viene fatto in alleanza con Genesi 15:7-21 ; sposa Agar, Genesi 16:1-16 ; riceve il segno della circoncisione, Genesi 17:1-27 ; è visitato da Geova a Mamre, Genesi 18:1-8 ; e ottiene la promessa di Genesi 18:9-15 ; intercede per Sodoma, Genesi 18:16-33 ; che subito dopo viene distrutto, Genesi 19:1-38 ; soggiorni a Gerar, Genesi 20:1-18 ; si rallegra della nascita di Isacco, Genesi 21:1-8 ; scaccia Ismaele, Genesi 21:9-21 ; alleanze con Abimelec a Bersabea, Genesi 21:22-34 ; offre Isacco su Moria, Genesi 22:1-24 ; è orfano di Sara, che egli seppellisce a Macpela, Genesi 23:1-20 ; incarica Eliezer di trovare una sposa per Isacco, Genesi 24:1-67 ; contrae un secondo matrimonio con Chetura, Genesi 25:1-6 ; e alla fine muore, Genesi 25:7-11
§8. LE GENERAZIONI DI ISMAELE. -- Genesi 25:12-18
§9. LE GENERAZIONI DI ISACCO. Genesi 25:19-35:29
1. La nascita e la storia antica dei figli di Isacco. Genesi 25:19-34
2. La successiva carriera di Isacco. Genesi 26:1-35
3. La benedizione di Giacobbe da parte di Isacco. Genesi 27:1-46
4. Le fortune dell'erede di Isacco. Genesi 28:1-35:26. Giacobbe parte per Padan-Aram, Genesi 28:1-35:26 ; vede Dio a Betel, Genesi 28:10-22 ; arriva ad Haran, Genesi 29:1-14 ; sposa Lea e Rachele, 29:15-35; serve con Labano, Genesi 30:1-43 ; fugge da Labano, 31:1-55; viene accolto dagli angeli a Mahanaim, Genesi 32:1-12 ; invia un messaggio a Esaù, Genesi 32:13-23 ; lotta con un angelo, Genesi 32:24-32 ; si riconcilia con Esaù, Genesi 33:1-20 ; sente parlare della contaminazione di sua figlia, Genesi 34:1-31 ; rivisita la Betel, 35:1-15; è orfano di Rachele, Genesi 35:16-20 ; ritorna da Isacco in Genesi 35:27
5. La morte di Isacco. Genesi 35:27-29
§10. LE GENERAZIONI DI ESAÙ. Genesi 36:1-37:1
§11. LE GENERAZIONI DI GIACOBBE. Genesi 37:2-1:26
1. La malvagità dei figli di Giacobbe. Genesi 37:2-38:30
1. Giuseppe odiato dai suoi fratelli, Genesi 37:2-36
2. I peccati di Giuda e Onan. Genesi 38:1-30
1. Le fortune di Giuseppe in Egitto. Genesi 39:1-41:57
1. La sua prigionia da parte di Potifar. Genesi 39:1-23
2. Il suo avanzamento da parte del Faraone. Genesi 40:1-41:57
1. La carestia nel paese di Canaan. Genesi 42:1-45:28
1. La discesa dei figli di Giacobbe in Egitto senza Beniamino. Genesi 42:1-38
2. Il secondo viaggio in Egitto con Beniamino. Genesi 43:1
3. 34
1. 3 Lo stratagemma di Giuseppe per trattenere Beniamino. Genesi 12:34
3. 4 La scoperta di se stesso da parte di Giuseppe ai suoi fratelli e l'invito di suo padre a visitare l'Egitto. Genesi 45:1-28
1. La discesa di Giacobbe in Egitto. Genesi 46:1-47:10
1. La partenza da Beersheba. Genesi 46:1-27
2. L'arrivo a Goshen. Genesi 46:28-34
3. La presentazione al Faraone. Genesi 47:1-10
4. L'insediamento di Giacobbe e della sua famiglia in Egitto. Genesi 47:11-26
1. Gli ultimi giorni di Giacobbe in Egitto. Genesi 47:27-49:32
1. L'incarico affidato a Giuseppe. Genesi 47:27-31
2. La benedizione dei figli di Giuseppe. Genesi 48:1-22
3. L'ultimo discorso profetico. Genesi 49:1-28
4. L'accusa riguardante la sua sepoltura. Genesi 49:29-32
1. La morte di Giacobbe in Egitto. Genesi 49:33-50:14
1. Il lutto per Giacobbe. Genesi 50:1-7
2. I funerali di Giacobbe. Genesi 50:7-14
1. L'ultimo dei figli di Giacobbe. Genesi 50:15-26
1. La paura dei fratelli di Giuseppe. Genesi 50:15-21
2. La morte di Giuseppe. Genesi 50:22-26
L'ERA PRIMORDIALE DEL MONDO GENESI. 1-9.. DALLA CREAZIONE AL DILUVIO
§1. L'INIZIO. Genesi 1:1-2:3
Genesi 1:1, 2
Che questa sezione iniziale non sia storia è evidente dalla circostanza che gli avvenimenti che descrive appartengono a un periodo di tempo che precede l'alba della storia. Che non si tratti di scienza è dimostrato dal fatto che, almeno in alcuni dei suoi particolari, essa si riferisce a una condizione del nostro globo riguardo alla quale anche la ricerca moderna non è giunta a conclusioni definitive, mentre in tutti pretende di essere considerata non come un'espressione delle scoperte della ragione, ma come una dichiarazione del corso della natura. Che ancor meno possa essere un mito deve essere ovvio a chiunque lo metta a confronto con quelle cosmogonie pagane a cui si dice assomigli. Solo la più assoluta devozione all'opinione preconcetta può far dimenticare la sua immensa superiorità nei loro confronti, sia per quanto riguarda la semplicità di costruzione che la sublimità di concezione. Le assurdità, le puerilità e le mostruosità che abbondano in essi sono vistosamente assenti da esso. Essa sola ascende all'idea di una creazione ex nihilo e di un'Intelligenza suprema per mezzo della quale tale creazione è effettuata. A differenza di loro, è privo di colori locali o di peculiarità nazionali, non essendo più ebraico di quanto non sia assiro o indiano, persiano o egiziano. L'originale ispirato, di cui le storie pagane della creazione sono le tradizioni corrotte, può essere; La ragione imparziale e la critica onesta vietano allo stesso modo la sua relegazione in una categoria comune con loro. Poiché, quindi, non è né storia, né scienza, né mitologia, deve essere RIVELAZIONE; a meno che non sia una cattiva azione, essa deve essere considerata o come "l'intuizione registrata del primo uomo, tramandata dalla tradizione", una teoria dimostrata con successo da Kurtz essere del tutto inadeguata, o la speculazione induttiva di qualche cosmogonista primitivo, una soluzione della sua genesi non meno soddisfacente. Caratterizzarlo come una pia frode, di origine post-mosaica, scritto per sostenere il ciclo della settimana ebraica e l'istituzione del sabato ebraico, non significa solo negare la sua ispirazione, ma invalidare l'autorità divina dell'intero libro, al quale serve da introduzione. Fortunatamente la sua ispirazione è una supposizione molto meno violenta della sua invenzione, e suscettibile di una dimostrazione quasi perfetta. Da un punto di vista corretto, la sua ispirazione è implicata nella questione più semplice della sua veridicità. Se la cosmogonia mosaica è vera, può essere stata data solo dall'ispirazione; e che sia vero si può dire che sia, con enfasi sempre crescente, il verdetto della scienza
Per quanto riguarda il modo preciso in cui è stata impartita al suo autore, LA TEORIA DELLA VISIONE di Kurtz, sebbene dichiarata da Kalisch essere "un complicato tessuto di congetture e supposizioni completamente prive di ogni, il più debole e remoto, fondamento biblico", è forse, con alcune modifiche, il migliore. Rifiutando l'idea di una serie di quadri creativi senza alcun solido substrato di fatti reali, non c'è chiaramente nulla nella natura del caso che screditi l'ipotesi che il lontano passato possa essere stato rivelato all'autore di questo antico documento nello stesso modo in cui sappiamo che il remoto futuro è stato scoperto ai profeti successivi. Al contrario, c'è molto nella Scrittura che giustifica l'ipotesi che, come Da udì "il parlare tra le rive dell'Ulai" e ricevette rivelazioni in sogno delle quattro grandi monarchie mondiali, e come Giovanni vide visioni e udì voci riguardo alle cose che sarebbero presto accadute, così il legislatore ebreo, o il primitivo Nabi a cui fu impartita questa rivelazione, può aver visto in un panorama sublime l'evoluzione della luce, l'elevazione dell'atmosfera, la divisione delle acque, la collocazione dei globi, il riempimento della terra, del mare e del cielo di vita, mentre ascoltava con stupefatto silenzio le voci di Elohim, così come venivano pronunciate all'inizio di ogni giorno creativo. Qualcosa del genere, osserva giustamente il professor Lewis, sembra necessario per spiegare la ricezione da parte della mente del profeta di quelle idee ineffabili di cui in precedenza non aveva alcun tipo o concezione
III Sebbene non sia poetica nel senso di essere composta in un linguaggio ornato e figurato, la presente sezione può essere veracemente descritta come ritmica nella struttura, in possesso di una disposizione artificiale e ordinata, molto oscurata dalla sua divisione nella versione inglese in capitoli e versi, che quasi giustifica la sua designazione come The Primeval Song, o Hymn of Creation, con cui può essere paragonato il poema lirico del Salmi 104 e l'ode post-esiliana del Salmo. 136., in entrambi i quali un bardo ebreo recita la storia della creazione
All'inizio, Bereshith, non è né "dall'eternità", come in Giovanni 1:1 ; né "in sapienza" parafrasi caldea come se fosse parallelo a Proverbi 3:19 e Salmi 104:24 ; né "da Cristo", che, in Colossesi 1:18, è denominato ajrch; ma "all'inizio del tempo". Senza indicare quando è stato l'inizio, l'espressione suggerisce che l'inizio è stato. Esodo 20:11 sembra implicare che questo fosse l'inizio del primo giorno di lavoro. La formula, "E Dio disse", con cui ogni giorno si apre, indica piuttosto il Versetto 3 come il suo proprio terminus a quo, che l'assoluto iniziale può aver preceduto di un periodo indefinito. Dio Elohim o l'Essere più alto da temere, da alah, temere, Hengstenberg, Delitzsch, Keil, Oehler, ss., o, più probabilmente, il forte e potente, da aul, essere forte, Gesenius, Lange, Tayler Lewis, Macdonald, Murphy, ss. è la designazione più frequente dell'Essere Supremo nell'Antico Testamento, che ricorre più di 2000 volte, ed è impiegato esclusivamente nella presente sezione. La sua forma plurale non deve essere spiegata né come un residuo del politeismo Gesenius, né come indicante una pluralità di esseri attraverso i quali la Divinità si rivela Baumgarten, Lange, né come un plurale di maestà Aben Esdra, Kalisch, Alford, come il "noi" regale dei potentati terreni, un uso che i migliori ebraisti affermano non avere alcuna esistenza nelle Scritture Macdonald. né come plurale cumulativo, che risponde allo stesso scopo di una ripetizione del nome divino Hengstenberg, Dreschler e altri; ma sia
1 come pluralis intensitatis, espressivo della pienezza della natura divina e della molteplicità dei poteri divini Delitzsch, Murphy, Macdonald; oppure,
2 nonostante il timore di Calvino del Sabellianesimo, come pluralis trinitatis, inteso a prefigurare la triplice personalità della Divinità Lutero, Cocceio, Pietro Lombardo, Murphy, Candlish, ss.; o
3 entrambi. L'ipotesi di Tayler Lewis, che il termine possa essere una contrazione di El-Elohim, il Dio di tutti i poteri sovrumani, non è in contrasto con nessuna delle interpretazioni di cui sopra. Che il nome Divino debba adattarsi senza difficoltà a tutte le successive scoperte della pienezza della personalità e della natura Divina è solo ciò che dovremmo aspettarci in una rivelazione data da Dio. A meno che non si riferisca agli angeli, Salmi 8:5 o alle divinità pagane Genesi 31:32; Esodo 20:3; Geremia 16:20 o ai governanti terreni, Esodo 22:8,9 Elohim è congiunto con verbi e aggettivi al singolare, un'anomalia nel linguaggio che è stata spiegata come suggerisca l'unità della Divinità. Creato
Bara, uno dei tre termini impiegati in questa sezione, e nella Scrittura in generale, per descrivere l'attività divina; gli altri due sono yatzar, "formato", e asah, "fatto", entrambi significano costruire da materiali preesistenti Confronta per yatzar, Genesi 2:7; 8:19; Salmi 33:15; Isaia 44:9 per asah, Genesi 8:6; Esodo 5:16; Deuteronomio 4:16 e predicabile in egual misura di Dio e dell'uomo. Il fienile è usato esclusivamente da Dio. Anche se non necessariamente coinvolta nel suo significato, l'idea della creazione ex nihilo è riconosciuta dai migliori espositori come qui intesa. Il suo impiego in Versetti. 21, 26, anche se sembrano brutti contro, è in realtà a favore di un atto distintamente creativo; In entrambi i casi è stato chiamato all'esistenza qualcosa che prima non esisteva, cioè la vita animale e lo spirito umano. Nel senso di produrre ciò che è nuovo, ricorre frequentemente nella Scrittura Confronta Salmi 51:12; Geremia 31:12; Isaia 65:18 Così, secondo l'insegnamento di questo venerabile documento, l'universo visibile non esisteva dall'eternità, né era modellato da materiali preesistenti, né procedeva come emanazione dall'Assoluto, ma era chiamato all'esistenza da un espresso fiat creativo. Il Nuovo Testamento afferma coraggiosamente che questa è una dottrina peculiare della rivelazione. La scienza moderna lo sconfessa esplicitamente come una scoperta della ragione. La continuità della forza non ammette né la creazione né l'annientamento, ma richiede un universo invisibile, dal quale il visibile è stato prodotto "da un agente intelligente che risiede nell'invisibile" e nel quale deve infine ritornare The Unseen Universe, pp. 167, 170. Se il linguaggio dello scrittore agli Ebrei omologa il dogma di un "universo invisibile" mhnon, di cui tomenon gegonenai, l'ultimo risultato della scienza, come espresso dagli autori dell'opera sopra citata, è praticamente un'ammissione della dottrina biblica della creazione. I cieli e la terra cioè mundus universus - Gesenius, Kalisch, ss. Confronta Genesi 2:1; 14:19,22; Salmi 115:15; Geremia 23:24. La terra e il cielo significano sempre il globo terrestre con il suo firmamento aereo. Confronta Genesi 2:4; Salmi 148:13; Zaccaria 5:9 La terra a cui qui si allude non è manifestamente la terra asciutta Versetto 10, che non è stata separata dalle acque fino al terzo giorno, ma l'intera massa di cui è composto il nostro pianeta, compresa l'atmosfera sovrastante, che non è stata sollevata dall'abisso caotico fino al secondo giorno. I cieli sono il resto dell'universo. Gli ebrei erano consapevoli di altri cieli oltre al "firmamento" o distesa gassosa che sovrasta la terra. "Tres regiones", dice Poole, "ubi ayes, ubi nubes, ubi sidera". Ma, oltre a questi, la mente Shemitie concepì il cielo dove dimorano gli angeli 1Re 22:19; Matteo 18:10 e dove Dio risiede specialmente Deuteronomio 26:15; 1Re 8:30; Salmi 2:4 se, infatti, quest'ultima non si distinguesse come una regione più eccelsa di quella occupata da qualsiasi creatura, come "il cielo dei cieli", la dimora preminentemente sacra del Supremo Deuteronomio 10:14; 1Re 8:27; Salmi 105:16 L'idea fondamentale associata al termine era quella dell'altezza shamayim, letteralmente, "le altezze" - Gesenius, Furst. Per la mente greca cielo significava "il confine" ouJranov, da oJrov -- Arist., o "colui che è stato innalzato" da ojr -- per essere preminenti -- Liddell e Scott. I latini parlavano di "la cavità" coelum, affine a koilov, cavo, o "l'inciso" da coelo, incidere. I sassoni pensavano "all'arco sollevato". L'ebreo immaginava grandi spazi che si elevavano da un livello all'altro sopra la terra che, al contrario, era chiamato "le pianure", proprio come per quanto riguarda il tempo parlava di olamim gr. aijwnev. Sebbene non avesse anticipato le moderne scoperte astronomiche di Lug, egli aveva tuttavia ampliato le concezioni delle dimensioni del mondo stellare Genesi 15:5; Isaia 40:26; Geremia 31:37; Amos 9:6 e, sebbene non conoscesse le nostre attuali idee geografiche sulla configurazione della terra, fu in grado di rappresentarla come un globo, e come sospeso sul nulla Isaia 40:11; Giobbe 26:7-10; Proverbi 8:27 La connessione del presente versetto con quelli che seguono è stata molto dibattuta. La proposta di Aben Esdra, adottata da Calvino, di leggere: "In principio, quando Dio creò i cieli e la terra, la terra era" è grammaticalmente inammissibile. Altrettanto discutibile sul piano della grammatica è il suggerimento di Bunsen ed Ewald, di collegare il primo versetto con il terzo, e di rendere il secondo tra parentesi; mentre si oppone a quella semplicità di costruzione che pervade il capitolo. L'espediente dei dottori Buckland e Chalmers, così favorevolmente considerato da alcuni armonisti della Scrittura e della geologia, di leggere il primo versetto come un titolo all'intera sezione, è fatto esplodere dal fatto che nessuna narrazione storica può iniziare con "e". A questo Esodo 1. Non fa eccezione, il secondo libro di Mosè è in realtà una continuazione del primo. Un'onesta esegesi richiede che il Versetto I sia considerato come descrittivo del primo della serie di atti divini descritti nel capitolo, e che il Versetto 2, pur ammettendo un intervallo, sia considerato come se venisse in successione immediata: un'interpretazione, si può dire, che è fatale per la teoria che scopre le ere geologiche tra l'inizio creativo e il caos primordiale
OMILETICA
Ver. 1
L'universo visibile
IO UNO, ma NON SEMPLICE
1. Uno. Nell'epoca, nell'origine e nella natura, "i cieli e la terra" costituiscono anche un vasto sistema. Coerenti fisicamente attraverso la forza di gravitazione, che, nella sua ultima analisi, è semplicemente un'espressione della potenza divina, sono unificati spiritualmente da Cristo, che è l'impersonificazione della sapienza e dell'amore divini Giovanni 1:3,9; Colossesi 1:15,17 Quindi, in quanto costituenti un solo stupendo sistema, non sono indipendenti, ma reciprocamente influenti-fisicamente secondo la scienza, spiritualmente secondo la Scrittura Luca 15:7,10; Efesini 3:10; 1Pietro 1:12 -- ,&c. Eppure
2. Non semplice, ma complesso, composto da due parti: di questa sfera mondana, con i suoi contenuti diversificati di uomini, animali e piante; e di quei cieli splendenti, con le loro schiere stellate e le loro razze angeliche. Quindi le storie di questi due regni possono essere molto divergenti, una deduzione che l'astronomia giustifica riguardo ai loro sviluppi fisici, e la rivelazione avalla riguardo alle loro esperienze spirituali. Quindi argomentare dall'uno all'altro è ragionare ipoteticamente; come, ad esempio, concludere che i pianeti devono essere abitati perché lo è la terra, o affermare che il trattamento divino delle razze umane e angeliche deve necessariamente essere uguale
II VASTO, ma NON INFINITO
1. Vasto. Per quanto ampliate fossero le nozioni semitiche delle dimensioni dell'universo di Dio, l'astronomia moderna, con la grandiosità e la sublimità delle sue rivelazioni, dà una forma definita a quelle che allora erano solo concezioni vaghe e oscure. L'immaginazione si disorienta nel tentativo di comprendere il cerchio dell'universo. Cominciando con il sole, il corpo centrale del nostro sistema planetario, con un diametro circa tre volte la nostra distanza dalla luna, e passando, nel suo viaggio di andata, non meno di sette mondi oltre al nostro, la maggior parte dei quali immensamente più grandi, raggiunge solo la periferia del primo dipartimento della creazione ad una distanza di 2.853.800.000 miglia. Poi, quando a questo si aggiunge che la stella fissa più vicina è così lontana che ci vogliono tre anni perché la sua luce raggiunga la terra; che da alcune delle nebulose più lontane la luce ha viaggiato per milioni di anni; che il numero delle stelle è praticamente infinito; e che ciascuno di essi possa essere il centro di un sistema più splendente del nostro, anche allora non è che una debole concezione che essa raggiunge delle dimensioni dell'universo. Giobbe 26:14 Eppure
2. Non è infinito. Incommensurabile dall'uomo, è già stato misurato. Isaia 40:12 Non scopribile dalla scienza, i suoi limiti sono noti al suo Creatore. Atti 15:18 Le stelle che l'uomo non è in grado di calcolare, Dio le chiama con il loro nome Salmi 147:4 -- Che l'universo debba avere un confine è implicato nella sua creazione. Due finiti non possono fare un infinito. Quindi la terra misurata Abacuc 3:6 e i cieli delimitati Giobbe 22:14 non possono comporre un universo illimitato. Ancor meno possono essercene due infiniti, uno che riempie tutto lo spazio e l'altro al di fuori di esso. Ma Elohim è un tale infinito Isaia 57:15; Geremia 23:24 quindi l'universo non è un altro
III VECCHIO, MA NON ETERNO
1. Vecchio. Quanti anni Dio non ha rivelato e quanti anni l'uomo non ha scoperto; la geologia e l'astronomia dicono entrambe milioni di anni; cento milioni almeno, Sir W. Thomson sostiene che il sole abbia bruciato. La Genesi dà ampio spazio ai fisici nelle loro ricerche, dicendo che possono risalire fino al "principio", solo quell'inizio che devono trovare. Per-
2. L'universo non è eterno, anche se la sua antichità è vasta. La frequenza e la certezza con cui la Scrittura enuncia la non-eternità dell'universo materiale è una delle sue caratteristiche più distintive: Salmi 90:1; 102:25,26 -- Questa può anche essere considerata come l'ultima parola della scienza: "Abbiamo così raggiunto l'inizio e la fine dell'attuale universo visibile, e siamo giunti alla conclusione che esso è iniziato nel tempo, e nel tempo giungerà alla fine" 'The Unseen Universe,' p. 93
IV ESISTENTE, MA NON AUTOESISTENTE
1. Esistente; Vale a dire che si distingue come entità nel regno infinito dello spazio, che si distingue dall'eternità nella sfera del tempo, e che si distingue anche da Dio, come essenzialmente distinta dalla sua personalità. Eppure
2. Non auto-esistente, non stando lì in virtù della sua propria energia intrinseca, non essendo né autoprodotto né auto-sostenuto; ma stando solo e sempre in obbedienza al fiat creativo di Elohim, il Dio onnipotente e auto-esistente
OMELIE DI J.F. MONTGOMERY
Ver. 1. "Inizio" è una parola familiare sulle nostre labbra, ma, per la maggior parte, intendiamo solo un riarrangiamento, o l'inizio di un anello della catena degli eventi. Ma chi può concepire l'inizio della creazione? Chi può viaggiare indietro nel pensiero al primo momento della sua esistenza, e guardare nell'eternità al di là? La Bibbia ci riporta a quell'inizio, al primo momento in cui l'universo esisteva. Non sappiamo quanto sia stato antico il punto di partenza del tempo, né in quale forma l'universo sia venuto all'esistenza, se completato o in germi che si sarebbe sviluppato nel corso dei secoli. Solo a noi viene insegnato che prima di quel "principio" l'universo non esisteva, e che "i mondi furono formati dalla parola di Dio" Ebrei 11:3 -- la loro sostanza e le leggi con cui sono governati. Con questo le conclusioni della scienza sono d'accordo. Essi sottolineano che le forze della natura tendono all'estinzione, e quindi devono aver avuto un inizio. Alla domanda su quale sia stato quel principio, la Bibbia dà la risposta
1. Cosa c'era prima del "principio"? Dio era, ha creato tutto; Salmi 90:2 e se supera la nostra capacità di concepire un Essere eterno autoesistente, ancor meno possiamo realizzare la vita, la potenza, la legge che vengono all'esistenza senza una causa. E in principio era la Parola, e lo Spirito Santo, per mezzo del quale Cristo offrì se stesso. Ebrei 9:14 Ma inoltre, prima del principio l'Agnello fu immolato, Apocalisse 13:8 -- cioè la necessità della redenzione era prevista e il piano fornito -- e noi fummo scelti, Efesini 1:4 e un regno preparato per noi. Matteo 25:34 Così, la redenzione non era un ripensamento, non era la riparazione di un fallimento, ma il proposito di Dio dall'eternità, e quindi ciò che è meglio
2. Quale fu il "principio"? La creazione di un campo sul quale i piani di Dio dovevano essere realizzati e le sue perfezioni dovevano essere manifestate. E nel corso della sua opera la creazione di esseri ai quali e nei quali egli potesse farsi conoscere, che potessero glorificarlo qui e goderne per sempre
3. Segnaliamo quindi: Atti, l'inizio, Dio ha portato alla luce ciò che era stato ordinato nell'eternità, il suo piano è completo fino alla fine, la nostra salvezza, la redenzione e la creazione. "Molto buono" Genesi 1:31 andava ben oltre le cose allora esistenti sulla terra. E se si insiste: In che modo "molto buono" è coerente con il peccato? Un nemico ha seminato zizzania e deturpato l'opera del Creatore: il mondo è in rovina. Oh, infedeli! Perché avere paura? Se Dio ha potuto dare vita alle ossa secche, Ezechiele 37:6 se ha potuto con le pietre suscitare figli ad Abramo, non potrebbe egli sorgere dall'apparente rovina un tempio più glorioso? Ma tu dici: Come può avvenire questo? Riuscirai tu a risolvere uno dei più piccoli misteri della creazione? Ed è strano che tu non riesca a risolvere quel mistero in cui gli angeli desiderano guardare? Abbastanza per sapere "dove abbondò il peccato", ss.; Romani 5:20 per ricordare: "Non vediamo ancora", ss.; Ebrei 2:8 e umilmente aspettare il tempo e il modo del Padre nostro
4. Per incoraggiamento personale. Il nostro Stato è stato previsto e provveduto fin dall'inizio. Perciò il nostro diritto di confidare nelle promesse di Dio non dipende da nulla in noi, ma fa parte del suo piano originario. La chiamata di nostro Signore ai peccatori è in più stretto accordo con ciò che è stato ordinato "in principio". "Chiunque vuole Apocalisse 22:17 ma riecheggia la parola che ha chiamato l'universo all'esistenza
OMELIE DI R.A. REDFORD
Genesi 1:1-5. Un vero e solido fondamento di rivelazione e di fede deve essere posto in una dottrina divina della "Genesi", dai cui inizi sono venuti sia il mondo della natura che il mondo della grazia. In questo libro ci viene insegnato qual è l'ordine con cui tutte le cose devono essere provate. Proveniente da Elohim, dalla Personalità Infinita; che scorre nel corso stabilito. La genesi del cielo e della terra diventa la genesi della famiglia umana. Dal caos naturale è scaturito l'Eden del riposo e della bellezza. Dalle scorie morali di un'umanità decaduta si forma, per opera di grazia di uno Spirito Divino, attraverso un patto di infinita saggezza e di amori, un seme di esseri umani redenti e santificati, una famiglia di Dio. La genesi della creazione materiale conduce alla genesi della creazione invisibile. Il più basso è il tipo e il simbolo del più alto. Il primo giorno è il vero inizio dei giorni. Guarda cosa viene posto dallo scrittore sacro tra quella sera e quella mattina
I LA VENUTA ALLA LUCE DELL'ETERNO, IMPERSCRUTABILE SEGRETO DELLA NATURA DIVINA IN MANIFESTAZIONE. "Dio creò". La parola impiegata denota qualcosa di più della nuda evocazione dell'esistenza dal nulla. L'analogia del lavoro umano "taglio", "intaglio", "incorniciatura" suggerisce la relazione tra la creazione e il Dio della creazione. Il cielo e la terra riflettono il loro Creatore. Le opere incarnano la mente, lo spirito, la volontà, la natura dell'operaio. Sebbene il nome Elohim, al plurale, non possa essere preso come un equivalente della Trinità, esso indica il grande fatto fondamentale di ogni rivelazione, l'Unità Divina che scaturisce dall'infinita solitudine dell'eternità e dichiara, nelle molteplici rivelazioni dei mondi visibili e invisibili, tutto ciò che la creatura può conoscere del suo insondabile mistero
II QUI C'È UNO SGUARDO ALL'ORDINE E AL METODO DI DIO. "In principio", l'incommensurabile pienezza del potere creativo e della bontà. Il vuoto informe, l'oscurità sulla faccia degli abissi, l'apparente confusione e vuoto, all'interno di una sfera limitata, la terra; a una certa epoca, in preparazione di un futuro stabilito. Il caos non è il primo inizio delle cose, è una fase della loro storia. La sera del primo giorno precedette la mattina negli annali della terra. Quella sera fu di per sé un velo di luce. La scienza stessa riconduce i pensieri di tutti i periodi caotici ai precedenti sviluppi del potere. L'ordine precede il disordine. Il disordine stesso è permesso solo come stato temporaneo. Essa stessa fa parte della genesi di ciò che alla fine sarà "molto buono"
III IL GRANDE FATTO VITALE DELL'ORDINE DEL MONDO È L'INTIMA UNIONE TRA LO SPIRITO DI DIO E CIÒ CHE È COPERTO DI TENEBRE FINO A QUANDO EGLI LO RENDE LEGGERO. Il movimento dello Spirito sulla superficie delle acque rappresenta la presenza meditabonda, amorevole e vivificante di Dio nelle sue creature, su di loro, intorno a loro, allo stesso tempo fonte e protezione della loro vita. "Respiro", la parola letteralmente significa, forse come simbolo allo stesso tempo di vita, o energia vivente, e di libertà, e con un riferimento immediato alla parola creatrice, che è ormai il soffio di Dio nel mondo. Certamente nessuna mente candida può non sentire la forza di una tale testimonianza nelle frasi iniziali della rivelazione al Dio uno e trino
IV PER NOI L'INIZIO DI TUTTE LE COSE È LA LUCE. La parola di Dio "comanda alla luce di risplendere dalle tenebre". "Dio disse: Sia la luce", oppure: Sia la luce. L'emanazione della parola di Dio sull'universo rappresenta molto bene il duplice fatto:
1 che è il risultato della sua volontà e della sua natura; e
2 che è il suo linguaggio, l' espressione di se stesso
Perciò in tutta questa cosmogonia mosaica Dio è rappresentato mentre parla alla creazione, affinché possiamo capire che parla nella creazione, come si dice anche che guarda ciò che esce da se stesso per contemplarlo, per approvarlo, per nominarlo, per stabilirne l'ordine e l'uso. Tale intima fusione del personale con l'impersonale è l'insegnamento della Scrittura distinto da tutta la mera saggezza umana. Dio è nella creazione eppure al di sopra di essa. L'uomo è così invitato a cercare la presenza personale come ciò che è più alto della natura, che la sua vita personale richiede, affinché non sia oppressa dalla grandezza della natura, che sia luce e non tenebre. C'è oscurità nella creazione, oscurità nelle acque profonde della storia del mondo, oscurità nell'anima umana stessa, finché Dio non parla e l'uomo ascolta. La luce non è, fisicamente, la prima cosa creata, ma è il primo fatto dei giorni Divini, cioè l'inizio del nuovo ordine. Perché ciò con cui abbiamo a che fare non è l'infinito, il segreto della creazione, ma la "manifestazione del mondo visibile" che Dio manifesta. Il primo giorno della storia della terra, come l'uomo può leggerla, deve essere il giorno in cui Dio toglie la copertura delle tenebre e dice: "Sia la luce". Il velo sollevato è di per sé un inizio. Dio disse che era buono. La sua stessa nomina confermò la costante distinzione tra la luce e le tenebre, tra il giorno e la notte; in altre parole, lo svolgersi e il progressivo scambio di lavoro e riposo, di rivelazione e occultamento, il vero inizio della settimana mondiale di lavoro, che conduce al sabato eterno. Quanto appropriatamente questo primo giorno della settimana della creazione si trova sulla soglia della parola di grazia di Dio! La luce che Egli fa risplendere nei nostri cuori, che divide la nostra esistenza nel vero ordine, il bene e il male separati gli uni dagli altri, che dà inizio alla nostra vita; e lo Spirito è la luce della sua stessa parola, la luce che risplende dal volto di colui che era "il Verbo", "in principio con Dio", "senza il quale nulla è stato fatto di ciò che è stato fatto". - R
2 E la terra. Chiaramente la terra a cui si fa riferimento nel versetto precedente, l'attuale globo terrestre con il suo firmamento atmosferico, e non semplicemente "la terra" in contrapposizione ai "cieli" Murphy; non certo "i cieli" del Versetto 1 così come la terra Delitzsch; e meno di tutti "una parte della terra asciutta dell'Asia centrale" Buckland, Pye Smith. È un sano principio dell'esegesi che una parola conservi il significato che possiede all'inizio fino a quando l'autore non accenna a un cambiamento nel suo significato, o tale cambiamento è imperativamente richiesto dalle necessità del contesto, né in questo caso. Fui. Non "era diventato". Senza forma e senza vuoto. Letteralmente, desolazione e vuoto, tohu vabohu. Le parole sono impiegate in Isaia 34:11 e Geremia 4:23 per descrivere la desolazione e l'abbandono di una terra rovinata e spopolata, e da molti sono state messe al servizio per sostenere l'idea di un cosmo precedente, di cui la condizione caotica del nostro pianeta era il naufragio Murphy, Wordsworth, Bush, &c Delitzsch sostiene: sulla base del fatto che tohu vabohu implica la rovina di un cosmo precedente, che il Versetto 2 non afferma specificamente che Dio creò la terra in questa condizione desolata e desolata; e che la morte, che è inconcepibile per connessione con il peccato, era nel mondo prima della caduta; che il Versetto 2 presuppone la caduta degli angeli, e adduce a sostegno del suo punto di vista Giobbe 38:4-7 'Bib. Psychology,' sez. 1, p. 76; Il 'Per. Lib.' -- una nozione che Kalisch classifica con disprezzo tra "le aberrazioni delle menti profonde" e "le infinite fantasticherie" dei "pensatori lungimiranti". Bush è fiducioso che Isaia 45:18, in cui Geova dichiara di non aver creato il roano della terra, sia decisivo contro un caos primordiale. La proposizione parallela, tuttavia, mostra che non lo stato originale, ma il disegno ultimo del globo, era contemplato nel linguaggio di Geova: "Egli non lo creò tohu, lo formò perché fosse abitato"; cioè il Creatore non intendeva che la terra fosse una regione desolata, ma un pianeta abitato. Non c'è dubbio, quindi, che l'espressione ritrae la condizione in cui si trovava la terra appena creata, non innumerevoli ere, ma molto presto, dopo essere stata chiamata all'esistenza. Era informe e senza vita; un'enorme massa di materia, informe, senza oggetto, senza inquilini, con gli elementi gassosi e solidi mescolati, in cui non apparivano né la struttura organizzata, né la forma animata, né il contorno distintamente tracciato di alcun tipo. E le tenebre erano sulla faccia dell'abisso. Il termine "abisso", da una radice che significa disturbare, è frequentemente applicato al mare, Salmi 42:8 e qui probabilmente suggerisce che la materia primordiale del nostro globo esisteva in forma fluida, o liquida, o fusa. Dawson distingue tra "l'abisso" e le "acque", facendo sì che queste ultime si riferiscano alla condizione liquida del globo, e le prime si applichino alle "acque atmosferiche", cioè la massa vaporosa o aeriforme che ricopre la superficie del nostro pianeta nascente, e contiene i materiali di cui l'atmosfera è stata successivamente elaborata 'Origin of the World, ' p. 105. Fino a quel momento il tutto era avvolto nelle fitte pieghe dell'oscurità cimmeria, e non dava la minima promessa di quel bel mondo di luce, ordine e vita in cui stava per essere trasformato. Solo una scintilla di speranza avrebbe potuto essere individuata nella circostanza che lo Spirito di Dio si muoveva letteralmente, meditabondo sulla superficie delle acque. Che il Ruach Elohim, o soffio di Dio, non fosse "un grande vento" o "un vento di Dio", è determinato dall'inesistenza dell'aria in questo particolare stadio dello sviluppo della terra. In conformità con l'uso biblico in generale, deve essere considerato come una designazione non semplicemente "della potenza divina, che, come il vento e il soffio, non può essere percepita" Gesenius, ma dello Spirito Santo, che è uniformemente rappresentato come la fonte o la causa formativa di tutta la vita e l'ordine nel mondo, sia fisico, intellettuale, o spirituale Giobbe 26:13; 27:3; Salmi 33:6; 104:29; 143:10; Isaia 34:16; 61:1; 63:11 Per così dire, la menzione del Ruach Elohim è la prima fioritura della pienezza latente della personalità divina, il movimento iniziale in quella sublime rivelazione della natura della Divinità, che, avanzando lentamente, e nel migliore dei casi, ma indistintamente, per tutta la durata dell'Antico Testamento, culminò nelle chiare e ampie rivelazioni del vangelo. La forma speciale dell'attività di questo agente divino è descritta come quella del "rimuginare" merachefet, da raehaph, essere tremulo, come d'amore; quindi, in Piel, amare i giovani -- Deuteronomio 32:11 o svolazzare sugli elementi liquidi del globo informe e senza inquilini, comunicando loro, senza dubbio, quei poteri formativi della vita e dell'ordine che dovevano esplodere in risposta alle sei parole dei sei giorni successivi. Come si poteva prevedere, tracce di questo caos primordiale si possono trovare in varie cosmogonie pagane, come mostreranno i seguenti brevi estratti:
1. La leggenda caldea, decifrata dalla tavoletta della creazione scoperta nel palazzo di Assurbanipal, re d'Assiria, 2. c. 885, descrive così la condizione desolata e vuota della terra:
"Quando lassù non si levavano i cieli, e quaggiù sulla terra non cresceva una pianta; Anche l'abisso non aveva rotto i loro confini; --
Il caos o acqua tiamat il mare era la madre produttrice di tutti loro", ss. 'Chaldean Genesis,' p. 62.
1. La cosmogonia babilonese, secondo Beroso 330-260 a.C., inizia con un tempo "in cui non esisteva altro che tenebre" e
2. un abisso di acque, in cui risiedevano gli esseri più orribili, che furono prodotti da un duplice principio... La persona che li presiedeva era una donna di nome Omoroea, che in lingua caldea è Thalatth, in greco Thalassa, il mare, ma che potrebbe ugualmente essere interpretata come la luna" 'Chaldean Genesis', pp. 40, 41
3. Il racconto egiziano dell'origine dell'universo, come dato da Diodoro Siculo, rappresenta il cielo e la terra come fusi insieme, fino a quando gli elementi cominciarono a separarsi e l'aria a muoversi. Secondo un'altra idea, c'era un vasto abisso avvolto in un'oscurità sconfinata, con uno spirito sottile, intellettuale in potenza, che esisteva nel caos Macdonald, "Creation and the Fall", p. 49
4. La cosmogonia fenicia dice: "Il primo principio dell'universo era un'aria scura e ventosa e un eterno caos oscuro. Attraverso l'amore dello Spirito per i suoi propri principi è sorta una mescolanza e una connessione chiamata desiderio, l'inizio di tutte le cose. Da questa connessione dello Spirito è stato generato mot, che, secondo alcuni, significa fango, secondo altri, una corruzione di una miscela acquosa, ma è probabilmente una forma femminile di anche, acqua. Da questo si svilupparono creature a forma di uovo, chiamate zophasemin Macdonald, p. 50
5. La mitologia indiana è molto sorprendente nella sua somiglianza con la narrativa mosaica. Gli istituti di Menu affermano che all'inizio tutto era buio, il mondo riposava ancora nel proposito dell'Eterno, il cui primo pensiero creò l'acqua, e in essa il seme della vita. Questo divenne un uovo, da cui uscì Brahma, il potere creativo, che divise la propria sostanza e divenne maschio e femmina. Le acque erano chiamate nara, in quanto la produzione di Nara, o lo Spirito di Dio, che, a causa del fatto che queste erano la sua prima ayana, o luogo di movimento, è chiamato Naray-na, o movimento sulle acque. Un notevole inno del Rig Veda, tradotto dal dottor Max Müller, si avvicina molto al racconto scritturale:
"Né nulla né nulla è esistito; non c'era cielo luminoso, né l'ampia trama del cielo si stendeva in alto. L'unico respirava senza fiato da solo; A parte questo, non c'è stato nulla da allora. C'era oscurità, e tutto all'inizio era velato da un'oscurità profonda: un oceano senza luce". Vid. La "Creazione" di Macdonald, ss., p. 51.
6. La descrizione del caos data da Ovidio è troppo appropriata per essere trascurata:
"Ante mare et tellus, et, quod tegit omnia, caelum, Unus erat toto naturae vultus in orbe, Quem dixere chaos; rudis indigestaque moles quia corpere in uno Frigida pugnabant calidis, humentia siccis, Mollia cum duris, sine Pendere habentia pondus". ' Metamor.,' lib, 1:1
Tuttavia, queste conferme indirette della veridicità della cosmogonia biblica non sono più notevoli delle conferme dirette che essa deriva dalle scoperte della scienza moderna
1; L' ipotesi nebulare di Laplace, che, sebbene sia solo un'ipotesi, deve essere ammessa possedere un alto grado di probabilità, attesta in modo sorprendente la sua autenticità. Quell'eminente astronomo dimostrò che un'enorme massa caotica di materia nebulosa, che ruotava nello spazio sul proprio asse con una velocità sufficiente, e che si condensava gradualmente a partire da un alto grado di calore, avrebbe alla fine, espellendo anelli successivi dal corpo genitore, sviluppato tutte le sfere celesti che attualmente compongono il nostro sistema planetario. Sebbene per lungo tempo sia stato considerato con sospetto dagli studiosi biblici, e all'inizio solo provvisoriamente respinto dal suo autore, Kant, tuttavia spiega così esattamente i fenomeni del nostro sistema solare come rivelati dal telescopio, che ora si può dire che abbia rivendicato la sua pretesa di essere accettato come la migliore soluzione che la scienza ha da dare sulla formazione dell'universo; Mentre un'ulteriore e più spassionata riflessione ha convinto i teologi in generale, che lungi dal essere in conflitto con le espressioni dell'ispirazione, le approva piuttosto sorprendentemente
Le ricerche della filosofia fisica in relazione all'idrodinamica hanno stabilito con successo che la forma attuale della nostra terra, quella di il solido della rivoluzione chiamato uno sferoide oblato, è tale che avrebbe necessariamente dovuto supporre se la sua condizione originaria fosse stata quella di una massa liquida che ruota attorno al proprio asse
3 Allo stesso modo, la scienza geologica contribuisce con la sua quota al peso costantemente accumulato di prove a sostegno della narrazione mosaica, annunciando, come risultato delle sue indagini in relazione alla crosta terrestre, che al di sotto di un certo punto, chiamato "lo strato di temperatura invariabile", il calore della massa interna diventa maggiore in proporzione alla profondità sotto la superficie, portando così non innaturalmente alla deduzione che "la terra ha assunto il suo stato attuale raffreddandosi da uno stato intensamente riscaldato, o gassoso, o fluido" Green's 'Geology', p. 487
Il caos, emblema dell'anima non rinnovata
I SENZA ORDINE: esistente in uno stato di rovina spirituale, e che richiede uno speciale processo di riorganizzazione per evolvere la simmetria e la bellezza dalla sua confusione. 2Corinzi 5:16
II SENZA VITA: essere morto nei falli e nei peccati; Efesini 2:1 assolutamente "vuoto" nel senso di essere disabitato da pensieri elevati, emozioni pure, volizioni sante, immaginazioni spirituali, come sono gli abitanti delle anime senza peccato e, in gran parte, anche di quelle rinnovate
III SENZA LUCE: avvolto nelle tenebre; Efesini 4:18 camminando, forse, nelle scintille che il suo stesso fuoco ha acceso, Isaia 1:11 ma privo di quella vera luce che viene dal cielo. Giovanni 1:9
IV Eppure NON SENZA DIO. Come lo Spirito aleggiava sul caos, così lo Spirito Santo di Dio aleggia sulle anime cadute, aspettando, per così dire, l'arrivo e il risuonare della parola di comando per introdurre luce, ordine, vita
3 Genesi 1:3-5. L'evoluzione del cosmo fu compiuta da una serie di opere formative divine che si estesero per un periodo di sei giorni consecutivi. Nel carattere di queste fatiche cosmiche è distintamente visibile una progressione, anche se non continua in tutto il mondo. A meno che, con Aristotele, i luminari celesti non siano considerati come zwa logika, e così classificati nella categoria degli esseri organizzati e viventi, è impossibile trovare nella loro produzione un progresso rispetto alla vegetazione precedente. Sono inammissibili trasposizioni arbitrarie dei giorni, a partire dal terzo e dal quarto, al fine di rendere la prima metà della settimana creativa un'era inorganica e la seconda metà un'era organica. La disposizione dei giorni che si accorda più esattamente con le esigenze del caso, e che conserva con maggior successo l'ordine e la connessione del registro, è quella che li divide in due triadi Lange, Kalisch, Dana, ss., come esposto di seguito:
1. Luce
2. Aria, acqua
3. Terreni asciutti e piante
4. Luci
5. Pollame, pesce
6. Gli animali e l'uomo
- ogni triade inizia con la creazione della luce, e termina con una doppia creazione, e le opere eseguite sulla seconda hanno ciascuna una relazione definita con le fatiche eseguite sulla prima -- Il primo giorno creativo l'energia formativa della parola divina, operante attraverso l'azione del Ruach Elohim, elimina la luce dalla massa oscura e caotica della terra, sul secondo solleva l'atmosfera al di sopra delle acque, e sul terzo distingue la terra asciutta dal mare, in un periodo successivo in questo stesso giorno rivestendo la terra asciutta di vegetazione, come a voler profetizzare un progresso corrispondentemente più elevato nell'opera di creazione alla fine della seconda serie. Agisce in questa fase, invece di proseguire con le sue operazioni, la potenza demiurgica dell'Artefice invisibile sembra fermarsi e, tornando al punto da cui era partita, entra nel suo secondo corso di lavoro. Il quarto giorno la luce sviluppata sul primo è concentrata e fissata permanentemente nei luminari celesti; al quinto l'aria e le acque, che erano separate al secondo, si riempiono di uccelli e pesci, i loro rispettivi abitanti; e il sesto la terra asciutta del terzo giorno è occupata dagli animali, e la muta predizione della vegetazione del terzo giorno si adempie con la creazione dell'uomo
Primo giorno. -- E Dio disse. Questa frase, che viene ripetuta dieci volte nel racconto dei sei giorni di lavoro, è comunemente considerata come un esempio di antropomorfismo, una peculiarità della rivelazione, e di questo capitolo in particolare, di cui il razionalismo sembra offendersi. Ma qualsiasi altro modo di rappresentare la Divinità non sarebbe riuscito a trasmettere alle menti finite un'idea intelligente della sua natura. "Toccando l'Onnipotente, chi può scoprirlo?" Il massimo che Dio stesso poté fare per comunicare al suo uomo creatura una concezione della sua Divinità ineffabile e inavvicinabile fu di fornirgli un'immagine antropomorfica di se stesso: "il Verbo fatto carne". Una visione più approfondita, tuttavia, di questa sublime affermazione discerne che l'"antropomorfismo" non esaurisce il suo significato. Dio parlò; Ma a chi? "Questa era una parola onnipotente", dice Lutero, "pronunciata nell'essenza divina. Nessuno udì pronunciare questa parola, ma Dio stesso... Il Padre parlava dentro di noi". È anche osservabile che ogni volta che la parola esce da Elohim è seguita da un movimento istantaneo nel caos, come se la parola stessa fosse intrinsecamente creativa. Ricordando, poi, che la dottrina di un Loges personale non era sconosciuta alla teologia successiva dell'Antico Testamento Confronta, Salmi 33:6; 148:5 ed è chiaramente rivelata in Giovanni 1:1 -- È difficile resistere alla deduzione che qui abbiamo le sue radici, e che una corretta esegesi dovrebbe trovare nella parola creatrice di Elohim un'ombra del Devar Jehovah del Salterio ebraico, dei Loges del Vangelo di Giovanni, e del Rema Theou dello scrittore agli Ebrei. Sia la luce: e la luce fu. La sublimità di queste parole, che hanno catturato l'attenzione del pagano Longino Deuteronomio Sublimitate, 9., e che Milton Paradise Lost, 7. e Du Bartas, un poeta più anziano cioè Kitto in loco, hanno cercato di riprodurre, è in gran parte perduta nella nostra versione inglese. Genhqhtw fwv kainetw fwv LXX e sit lux et fuit lux Vulg. sono traduzioni superiori di dwaAyhiyw rwaAyhiy che potrebbero essere tradotte: " La luce sia, e la luce era"
Per quanto riguarda il loro significato, la spiegazione meno soddisfacente, nonostante i nomi eminenti che le hanno dato il loro sostegno Bush, Kitto, Murphy, Wordsworth, è quella che comprende che il sole è stato creato come un corpo luminoso perfettamente finito fin dall'inizio, sebbene fino a quel momento la sua luce fosse stata intercettata dai vapori della terra, che ora erano dispersi per comando divino. Ma il linguaggio di Elohim è troppo elevato per essere applicato a un fenomeno così familiare come la dissipazione delle nebbie terrestri, e, inoltre, nega espressamente l'ipotesi in questione affermando che la luce è stata chiamata all'esistenza, e non semplicemente all'apparenza. Anche lo storico afferma esplicitamente che la luce era, cioè cominciò ad essere, e non semplicemente ad essere visibile. Una modifica di questa concezione, cioè che il sole e la luna furono ora creati, ma non divennero visibili fino al quarto giorno Inglis, deve essere parimenti respinta, come non secondo né con il Versetto 1, che dice che i corpi celesti furono creati in principio, né con il Versetti. 16, 17, i quali dichiarano che solo al quarto giorno costituirono fonti di luce per la terra. Le esigenze del testo, così come i fatti accertati della scienza fisica, richiedono che il lavoro del primo giorno sia la produzione originale di luce in tutto l'universo, e in particolare in tutto il nostro sistema planetario Kalisch, Lange, Delitzsch, Dawson. Calvino, sebbene molto più profondamente preoccupato per la confutazione di Serveto, il quale sosteneva che la Parola cominciò ad esistere solo con la creazione della luce, fu in grado di percepire che questa luce era indipendente dal sole e dalla luna; in questo concordando con Agostino, il quale, tuttavia, congetturò che non fosse materiale, ma spirituale nella sua natura Deuteronomio Genesi ad Literam, lib. 1, 100. 3. Né è minimamente in contrasto con il Versetto 1 supporre che la luce sia stata ora prodotta per la prima volta, essendo la luce un modo o una condizione della materia, e non un elemento o una sostanza distinta, come si credeva un tempo. La luminosità è semplicemente il risultato dell'incandescenza, anche se quale cambiamento specifico venga effettuato sulle costituzioni o sugli aggiustamenti delle molecole di un corpo dal processo di riscaldamento che lo rende luminoso la scienza non è in grado di spiegarlo. Qualsiasi corpo solido può essere reso incandescente essendo riscaldato fino a una temperatura compresa tra 700° e 800° Fahrenheit. Qualsiasi liquido in grado di assorbire una quantità altrettanto grande di calore emette anche luce. I gas non sembrano essere in grado di incandescenza, anche se i fenomeni che accompagnano la loro improvvisa condensazione scoprono proprietà di produzione di luce nella loro composizione. Per quanto riguarda il modo in cui la luce dei corpi incandescenti viene trasmessa all'occhio, si può dire che la teoria pitagorica e newtoniana delle piccole particelle impalpabili di materia luminosa che vengono costantemente emesse dalle loro superfici verso l'occhio sia stata sostituita con successo da quella di Cartesio, Huygens ed Eulero, che spiega i fenomeni della visione con l'esistenza in tutto lo spazio. e negli spazi interstiziali dei corpi, di un etere infinitamente attenuato, che viene gettato in ondulazioni dai corpi luminosi proprio come l'atmosfera è fatta vibrare dai corpi sonori. Ma qualunque teoria venga adottata per risolvere il mistero della sua trasmissione, quello dell'emanazione o dell'ondulazione, è impossibile resistere alla conclusione che la creazione della luce, che costituiva l'opus operatum del primo giorno, fu in realtà l'evoluzione dalla massa ribollente e vestita di oscurità del nostro pianeta in condensazione e probabilmente dagli altri corpi del nostro sistema solare di quella materia luminosa che fornisce la luce. Sembra superfluo aggiungere che non può essere stato né il fuoco sotterraneo a produrre le rocce ignee della geologia Tayler né caloriche Clarke; sebbene, come aor è usato nella Scrittura per il calore, Isaia 44:16 fuoco Isaia 31:9; Ezechiele 5:2 il sole, Giobbe 31:26 il fulmine, Giobbe 37:3 e ci sono tutte le ragioni per credere che la luce, il calore e l'elettricità siano solo modificazioni della stessa forza, possiamo essere giustificati nell'abbracciare tutti e tre nel suo significato
4 E Dio vide la luce, che era buona. L'antropomorfismo di questo versetto è suggestivo, in quanto insegna che fin dall'inizio l'assoluto e onnisufficiente Elohim era uno spettatore intelligente dell'operato delle sue leggi e delle sue forze, ed era profondamente interessato ai risultati che esse raggiungevano, una quantità e un grado di interferenza con la vasta macchina della natura che soddisferebbe qualsiasi teista razionale di oggi. Dio vide, cioè esaminò e giudicò il prodotto appena finito, indagò la sua natura e le sue proprietà, ne contemplò gli usi, ammirò le sue eccellenze, notò la sua corrispondenza con la sua idea divina; e sotto tutti questi aspetti lo dichiarò buono. In seguito è la particolare disposizione effettuata, o condizione indotta, dalla parola creatrice che evoca la lode divina; qui è la creatura stessa, "forse come l'unico oggetto nella natura che forma la rappresentazione più appropriata del Creatore stesso, che è Luce, e in cui non c'è affatto tenebra, 1Giovanni 1:5 e della vera Luce, che illumina ogni uomo" Giovanni 1:9 Macdonald. E Dio divise tra la luce e le tenebre. I corpi celesti, non essendo stati costituiti portatori di luce per la terra fino al quarto giorno, vietano la supposizione che la materia luminosa, essendo stata eliminata dalla massa caotica, sia stata immediatamente trasportata verso il sole e concentrata in esso. Il sole stesso, è ormai ben noto, è "una massa solida di materia altamente ignea circondata da un letto di dense nuvole, sulla cui sommità giace, che circonda tutto, un'atmosfera fosforescente o luminosa fluttuante, la parte inferiore di essa splendida, ma la parte superiore di lucentezza del tutto abbagliante, da cui fluisce il flusso di luce che ravviva tutte le sfere circostanti" Nichol's 'Cyclopedia, ' art. Sole. Se, quindi, con Laplace, possiamo supporre che la storia fisica del sole sia stata l'archetipo di quella dei vari corpi planetari che compongono il nostro sistema, dobbiamo pensare anche a loro, nel processo di condensazione, sviluppando atmosfere luminose, che continuerebbero ad avvolgerli, e di fatto a renderli soli, fino a quando, attraverso la loro ulteriore condensazione, Queste bande fosforescenti si spezzarono e, sganciandosi dai loro globi genitori, furono attratte verso la fotosfera del Sole e successivamente centralizzate in essa. Cantici per quanto riguarda la nostra terra, ciò accadde il quarto giorno. Il primo giorno la luce o la avvolgerebbe in una nube radiosa, o esisterebbe separata da essa, come un sole, sebbene sempre nel piano della sua orbita" Delitzsch. Se la prima, allora manifestamente, sebbene ruoti sul suo asse, la terra non sperimenterebbe la vicissitudine del giorno e della notte, che alcune congetture non erano in quel momento stabilite; in quest'ultimo caso, allora si comincerebbe la stessa successione di luce e di tenebre che fu poi resa permanente dal lavoro del quarto giorno. Le ragioni principali di quest'ultima alternativa sono la supposta necessità di intendere il termine giorno come un periodo di ventiquattro ore, e l'apparente impossibilità di spiegare come la luce possa essere separata dalle tenebre se non dalla rivoluzione diurna della terra. L'Hiphil di ldB; Tuttavia, significa separare ciò che è stato precedentemente mescolato, e può semplicemente riferirsi alla separazione delle particelle luminose dalla massa opaca. Con quello stesso atto la luce fu divisa dalle tenebre. D'ora in poi non si sarebbe più mescolato. " La luce denota tutto ciò che è semplicemente illuminante nella sua efficacia, tutto l'elemento luminoso; l'oscurità denota tutto ciò che non è trasparente, oscuro, che proietta ombre; entrambi insieme denotano la polarità del mondo creato così come esiste tra le formazioni di luce e le formazioni notturne: la costituzione del giorno e della notte" Lange
Ver. 4
Il valore della luce
IO UNA CREATURA DIVINA
1. Modellato misteriosamente. I filosofi possono analizzare la luce, dispiegare le sette tonalità prismatiche che giacciono nascoste nel suo seno puro, teorizzare con molta esattezza riguardo alla sua trasmissione, calcolare la sua incredibile velocità, chiarire le leggi della sua dispersione, utilizzare le meravigliose potenze che sono custodite nei suoi raggi mistici; ma non possono né fare luce né spiegare la sua produzione. Nonostante tutta l'incessante attività delle moderne scoperte scientifiche, le due domande di Geova Giobbe 38:19,24 rimangono senza risposta: "Dov'è la via dove abita la luce?" e: "Per quale via si divide la luce che disperde il vento orientale sulla terra?"
2. Squisitamente bello. Il primo fatto tra le creature di Dio, è anche uno dei più radiosi e belli. Sgorgando direttamente dal sole dorato, o riflessa nei raggi argentei della pallida luna, dipingendo l'alba orientale con tinte rosate, o bagnando le colline occidentali in un mare di gloria, scintillando di candore nell'aria estiva, o sdraiandosi sulla nuvola di pioggia nella sua prua multicolore, affascina l'occhio di ogni osservatore intelligente con il suo incomparabile splendore
3. Essenzialmente immacolato. "Salve, santa luce, progenie del Cielo, primogenito!" canta l'immortale bardo. "Fulmine luminoso di essenza luminosa", non poteva essere altro che inossidabile nella sua purezza. È l'unica di tutte le creature mondane di Dio che non ha portato con sé nulla dell'oscurità caotica. Efficacemente diviso dall'oscurità all'inizio, ora discende su questa terra inferiore dai regni celesti. Ed essendo puro in sé, ovunque appaia comunica la propria natura luminosa; Affina, abbellisce e purifica
4. Assolutamente incorruttibile. Poiché non porta alcuna contaminazione nei suoi raggi, così non può riceverne nessuna. L'atmosfera può essere inquinata, la terra può essere contaminata, le acque dell'oceano possono essere rese impure, non può essere contaminata in alcun modo. Esclusi dalla nostra presenza, ammessi nelle dimore più oscure e più sporche, affascinati e costretti a essere nostri servi, assorbiti dalla zolla opaca, immagazzinati nei campi di carbone: tutto questo può essere, ma non toccato dall'impurità della terra
II UN DONO DIVINO
1. Un dono universale. Non appartiene a nessuna nazione, paese, classe o condizione, essendo egualmente l'eredità di tutti: i saggi e gli insensati, gli ingrati e i riconoscenti, i malvagi e i buoni. Matteo 5:45 Fu il primo dono di Dio alla razza
2. Un regalo gratuito. Non costa nulla. Il mendicante più povero e il monarca più grande ne godono alle stesse condizioni: "senza denaro e senza prezzo". Cantici fu libera per il primo uomo che anticipò il suo arrivo sulla terra; e fino ad oggi l'occhio che vede è sempre preceduto dalla luce con cui vedere. E, come la luce, tutti i doni di Dio sono gratuiti. "Egli semplicemente dà a tutti gli uomini" e, anticipando i bisogni dell'uomo, "ci previene con la sua bontà"
3. Un regalo utile. Molti dei doni dell'uomo sono privi di valore; non così questo di Dio. Direttamente o indirettamente, tutta la gloria della terra dipende dalla luce. Senza la luce, non si distinguerebbe né la bellezza della forma, né esisterebbe la bellezza del colore. La luce è indispensabile per la produzione, la conservazione e il godimento della vita. In quasi tutti i settori dell'industria umana si cerca il suo aiuto. È utile all'uomo di scienza, all'agricoltore, al meccanico, al marinaio, al viaggiatore. "Su chi non sorge la sua luce?" chiede Bildad. Potremmo chiedere: "A chi non è utile la sua luce?"
4. Un dono silenzioso. È sempre gentile e silenzioso nel suo arrivo; con una velocità incredibile che sfreccia nelle profondità dello spazio, ma senza alcuna apparenza di fretta o confusione. Quasi istantanea nella sua rapidità, come se, essendo stata la prima a venire in contatto con la parola vivente del Creatore, avesse afferrato la proprietà divina di annientare lo spazio
5. Un regalo di benvenuto. "Veramente la luce è dolce", ss. Ecclesiaste 11:7 Benvenuto da tutti, lo è specialmente da coloro che "aspettano il mattino". Salmi 130
III UN EMBLEMA DIVINO
1. Di Dio, 1Giovanni 1:5 rispetto al suo aspetto glorioso, alla pura essenza, al carattere diffusivo, all'influenza vivificante
2. Di Cristo, Giovanni 9:3 come illuminante, guaritore, purificatore, dirigente
3. Dello Spirito Santo, Atti 2:3 m rispetto della sua origine celeste, natura misteriosa, movimenti improvvisi e inaspettati
La luce, un emblema del Vangelo
I L'APPROPRIATEZZA DELLA METAFORA. La luce e il Vangelo si assomigliano l'un l'altro per quanto riguarda:
1. La loro fonte: Dio
2. La loro purezza
3. La loro influenza
4. La loro gentilezza
II LA VOLONTÀ DI DIO RIGUARDO ALLA LUCE
1. Che il mondo sia riempito di luce evangelica
2. Che ogni uomo abbia la luce
3. Che i cristiani siano la luce
Applicazione.-
1. Avete questa luce nei vostri cuori, nelle vostre famiglie, nei vostri quartieri?
2. Stai facendo il possibile per diffondere la luce?
5 E Dio chiamò letteralmente, chiamò a la luce Giorno, e letteralmente, alle tenebre chiamò Notte. "Nessuno, se non i pensatori superficiali", dice Delitzsch, "può offendersi all'idea che le cose create ricevano nomi da Dio. Il nome di una cosa è l'espressione della sua natura. Se il nome è dato dall'uomo, fissa in una parola l'impressione che fa sulla mente umana; ma, quando è data da Dio, esprime la realtà, ciò che la cosa è nella creazione di Dio, e il posto che le è stato assegnato accanto ad altre cose". Le cose nominate erano la luce e le tenebre; Non le durate, ma i fenomeni. I nomi chiamati erano giorno, un tempo e notte, layela, che, ancora una volta, non erano misure di tempo, ma descrizioni di personaggi. Ainsworth suggerisce che yore fosse inteso per esprimere "il tumulto, l'agitazione e gli affari del giorno", collegandolo con ogni probabilità all'igname, che raffigura la schiuma o l'ebollizione del mare; e che layela, in cui sembra rilevare il latino ululare, è indicativo del "grido o ululato delle bestie feroci di notte". Gesenius fa derivare la prima dalla radice inutilizzata yore, che significa risplendere di calore, mentre la seconda la associa a lul, anch'essa inutilizzata, arrotolare, l'idea è che la notte avvolge tutte le cose nell'oscurità. Macdonald vede nel nominare le creature un'espressione di sovranità e signoria, come quando Adamo nominò le bestie dei campi. E fu sera e fu mattina il primo giorno. Letteralmente, E fu la sera e il mattino fu il primo giorno. Per quanto riguarda l'esatta interpretazione di queste parole, prevale una notevole diversità di sentimenti. Da un lato, si suppone che il primo periodo creativo sia qui descritto come un giorno astronomico o siderale ordinario della durata di ventiquattro ore, le cui parti costitutive sono caratterizzate nel modo consueto, come una sera e una mattina. Nel giudizio di Kalisch e di altri la frase peculiare, "Fu sera e fu mattina", è semplicemente equivalente al composto ebraico successivo "sera-mattina" Daniele 8:14 e al greco nhcqhmeron 2Corinzi 11:25 che denotano entrambi un giorno naturale o civile, sebbene ciò sia contestato, nel caso del composto ebraico, da Macdonald. Si fa anche appello al linguaggio del quarto comandamento Esodo 20:11 come rimozione, al di là della sfera di dubbio, che la sera e la mattina a cui si fa riferimento sono le sezioni componenti di un giorno terreno. Per quanto riguarda il corretto terminus a quo di questo primo giorno, tuttavia, i sostenitori di questa interpretazione sono in disaccordo tra loro; Delitzsch prendendo i termini ereb letteralmente, "l'ambientazione", dall'arabo,
1 mescolare;
2 tramontare, partire, come il sole
e boker letteralmente, "il che spunta", da bakar, fendere, aprire in senso attivo, e applicando il primo al primo svanire della luce, e il secondo allo spuntare dell'alba dopo che il primo intervallo di oscurità è passato, calcolando così i giorni creativi dall'alba all'alba; mentre Murphy e Kalisch, che sono d'accordo con lui nel considerare i giorni come giorni solari ordinari, dichiarano che devono essere contati, Hebraico di più, dal tramonto al tramonto. Ma se il primo giorno è iniziato con una sera o un periodo oscuro Ha ereb nessuna connessione con l'arabo, mescolare? Non potrebbe descrivere la condizione delle cose quando la luce e le tenebre si mescolavano?, che può essere scoperta solo nell'oscurità caotica da cui scaturì la luce
Quindi, d'altra parte, poiché sembra improbabile che questo fosse durato non più di dodici ore, e poiché si presume che il periodo di luce sarebbe stato commisurato in lunghezza, è stato sostenuto che il primo giorno non era un giorno misurato dal sole, ma un periodo di estensione indefinita. Naturalmente la lunghezza del primo giorno determina praticamente la lunghezza di tutti e sei. Se era un giorno solare, allora devono essere considerati tali. Ma poiché le attuali disposizioni siderali per la misurazione del tempo non erano allora stabilite, è chiaramente gratuito procedere sul presupposto che fosse Quindi, né si deve accettare senza dimostrare che non fossero parimenti periodi di durata prolungata. È ovvio che lo erano, se lo era; e che lo sia stato sembra essere suggerito dai termini in cui è descritto. Questa conclusione, che i giorni della creazione erano lunghi periodi, e non semplicemente giorni solari, è confermata da una serie di considerazioni
1. Nel racconto della creazione stesso Genesi 2:4 il termine è impiegato con un'evidente latitudine di significato; che sta per luce in contrapposizione alle tenebre Versetto 5; giorno distinto dalla notte; e per un periodo di ventiquattro ore, come nella frase "per giorni e anni" Versetto 14; e di nuovo per l'intero periodo della creazione di sei giorni, o, come è più probabile, per il secondo e il terzo giorno. Genesi 2:4
1. L'uso generale della Scrittura sancisce questa interpretazione della parola giorno asino periodo di durata indefinita; g. g. Zaccaria 14:6,7, che parla del tempo della venuta di nostro Signore, e-anzi dell'intera dispensazione del vangelo, come dj; a, μwOy unus dies, cioè un giorno insieme unico, l'unico
2. giorno del suo genere Delitzsch; e lo caratterizza come uno dei giorni di Dio, "conosciuto dal Signore", come per distinguerlo da uno dei giorni civili ordinari dell'uomo Confronta Deuteronomio 9:1; Salmi 90:4 95:8; Isaia 49:8; Giovanni 9:4; Ebrei 13:8; 2Pietro 3:8
1. Le opere attribuite ai diversi giorni possono difficilmente essere compresse entro i limiti di un giorno solare. Prendendo il terzo giorno, per esempio, se gli eventi che gli sono stati assegnati appartengono esclusivamente alla regione del soprannaturale, nulla deve impedire di credere che ventiquattro ore siano state sufficienti per il loro compimento; ma se il modus operandi divino durante la prima metà della settimana creativa è stato attraverso "cause esistenti" anche molto accelerate, come la geologia afferma che è stato durante la seconda metà, e poiché sappiamo che è stato fin dalla sua fine, allora un tempo considerevolmente più grande del doppio di dodici ore deve essere stato consumato nella loro esecuzione. E la stessa conclusione si impone al giudizio da una considerazione delle opere assegnate al sesto giorno, in
2. non solo gli animali furono prodotti e Adamo fu creato, ma anche i primi, raccolti in Eden, furono passati in rassegna davanti a quest'ultimo per essere nominati, dopo di che fu gettato nel sonno dal Signore Dio, una costola estratta dal suo costato e modellata in una donna, e la donna gli fu presentata come compagna
3. La durata del settimo giorno di necessità determina la durata degli altri sei. Senza anticipare l'esposizione di Genesi 2:1-4 si può dire che il riposo sabbatico di Dio è inteso dai migliori interpreti della Scrittura come continuato dalla fine della creazione fino all'ora presente; così che la coerenza richiede che i sei giorni precedenti siano considerati non di breve durata, ma di durata indefinita
1. Il linguaggio del quarto comandamento, quando interpretato in conformità con la presente teoria, conferma la probabilità della sua verità, Se i sei giorni in Esodo 20:11 sono semplicemente giorni naturali, allora il settimo giorno, in cui Dio è rappresentato come se si fosse riposato dalle sue fatiche creative, deve essere allo stesso modo un giorno naturale o solare; e se è così, È opportuno osservare quanto segue. Neemia consegue
1 che gli eventi registrati nei primi cinque versetti della Genesi devono essere compressi in un solo giorno di ventiquattro ore, in modo che non rimanga alcun intervallo in cui i sostenitori del giorno corto possano spingere le ere geologiche, che è per loro una necessità imperativa;
2 che il mondo è solo 144 ore più vecchio dell'uomo, il che è contrario sia alla scienza che alla rivelazione;
3 che l'affermazione è errata che Dio ha terminato tutta la sua opera alla fine del sesto giorno; e
4 che i resti fossiliferi che sono stati scoperti nella crosta terrestre vi sono stati depositati fin dalla creazione dell'uomo, o vi sono stati creati all'inizio, entrambe supposizioni insostenibili. Ma ora, se, al contrario, il linguaggio significa che Dio lavorò alla formazione del suo cosmo attraverso sei periodi successivi di durata indefinita olamim, eoni, ed entrò il settimo giorno in un corrispondente lungo periodo di riposo sabbatico, possiamo sostenere l'opposto di ciascuna di queste conclusioni, e trovare un argomento convincente oltre all'osservanza del sabato nella bella analogia che sussiste tra la grande settimana di Dio di Olamim e della piccola settimana di giorni misurati dal sole dell'uomo,
1. La geologia dichiara che la terra deve essere stata portata alla sua condizione attuale attraverso una serie di lavori che si estendono per epoche indefinitamente lunghe; e, nonostante la fiduciosa affermazione di Kalisch e di altri che è inutile armonizzare scienza e rivelazione, la corrispondenza tra i contenuti di queste ere geologiche e quelli dei giorni mosaici è così sorprendente da indurre a credere che queste ultime fossero, come il primo, periodi prolungati. Prima, secondo la geologia, viaggiando a ritroso, arriva l'era Cenozoica, con i resti di animali, ma non dell'uomo poi c'è l'era Mezozoica, con i resti di pesci e uccelli, ma non di animali; e sotto c'è l'era paleozoica, con le sue formazioni carbonifere, ma ancora con tracce di vita acquatica al suo inizio e alla sua fine. Ora, sia che la vegetazione del terzo giorno sia da ricercare nelle formazioni carbonifere dell'era paleozoica Hugh Miller, o, come è più probabile, nell'era che vide la formazione delle rocce metamorfiche Dawson, l'ordine rivelato è precisamente quello che la narrazione mosaica afferma essere stato osservato prima le piante, poi i pesci e gli uccelli, e infine gli animali e l'uomo; cosicché se la testimonianza delle rocce è ammissibile sull'argomento, è inequivocabilmente a favore del giorno di lungo periodo
2. L'opinione che né l'antichità ebraica né quella cristiana fossero interamente dalla parte della teoria dei giorni naturali. Giuseppe Flavio e Filone diedero la loro approvazione all'altro punto di vista. Origene percepì la difficoltà di avere un firs. Il secondo e il terzo giorno, ciascuno con una sera e una mattina, senza il sole, la luna e le stelle, e risolse dicendo che questi luminari celesti erano nominati "ouketi eiv arcav thv hjmerav kai thv nuktov ajll eiv thrav kaiv" 'Com. in Genesin', 1:16. S. Agostino scrive similmente: "Qui dies cujusmodi sint, ant perdifficile nobis, ant etiam impossibile est cogitare, quanto magis dicere Illorum autem priores tres sine sole peracti sunt, qui quarto die factus refertur" Deuteronomio Civitate Dei, lib. 11:6, 7. Bode osserva allo stesso modo: "Fortassis hic diet nomen totius temporis nomen est, et omnia volumina seculorum hoc vocabulo includit"
3. Le cosmogonie pagane possono anche essere invocate come una conferma indiretta delle prove precedenti. Le leggende egizie, persiane, indiane ed etrusche rappresentano l'elaborazione del mondo come compiuta in una serie di ere di durata prolungata. "Dio creò nei primi mille anni il cielo e la terra; nel secondo la volta del cielo; nel terzo il mare e le altre acque della terra; nel quarto il sole, la luna e le stelle; nel quinto gli abitanti dell'aria, dell'acqua e della terra; e nel sesto uomo", è la storia della creazione dell'Etruria; e sebbene in sé non abbia alcuna validità, tuttavia, come riflesso tradizionale della narrazione mosaica non è del tutto privo di peso
6 Genesi 1:6-8
Secondo giorno. Il lavoro di questo giorno consistette nella formazione di quell'immenso oceano gassoso, chiamato atmosfera, da cui è circondata la terra. E Dio disse: "Ci sia un firmamento rakiya, un'espansione, da rakah, battere; LXX, sterewma; Vulgata, firmamento -- in mezzo alle acque. Per affermare con Knobel, Gesenius e altri che gli Ebrei supponevano che i cieli atmosferici fossero una sostanza metallica, Esodo 24:10 una volta fissata sul diluvio d'acqua che circonda il fiume, solida come uno specchio fuso, portata Giobbe 37:18 dalle montagne più alte, che sono quindi chiamate colonne e fondamenta del cielo, 2Samuele 22:8 e con porte e finestre Genesi 7:11, 28:17; Salmi 78:23 è confondere la metafora poetica con la prosa letterale, il linguaggio ottico e fenomenico con una rigorosa affermazione scientifica. La Vulgata e le traduzioni inglesi di rakiya possono trasmettere l'idea di solidità, anche se è dubbio se sterewma LXX non significhi ciò che rende fermo così come ciò che rende fermo McCaul, Wordsworth, W. Lewis, riferendosi così al ben noto fatto scientifico che l'atmosfera con il suo peso sulle acque del mare le tiene giù, e con la sua pressione contro i nostri corpi li mantiene in piedi; ma è certo che non la solidità, ma l'espansività, è l'idea rappresentata dalla rakiya Confronta scozzese, tassare, allungare; Giobbe 37:18; Salmi 104:2; Isaia 40:22
"Il firmamento, distesa di aria liquida, pura, trasparente, elementare, diffusa nel circuito fino all'estremo convesso di questa grande ronda". Milton, 'Par. Lost', Libro 7.
E divida le acque dalle acque. Che cosa fossero queste acque, che erano destinate ad essere separate dal firmamento atmosferico, è spiegato nel versetto che segue
7 E Dio fece il firmamento. Come l'atmosfera attuale si sia evoluta dalla caotica massa di acque la narrazione mosaica non lo rivela. Poiché l'intenzione principale di quel racconto non era quella di insegnare la scienza, ma di scoprire la verità religiosa, la cosa di fondamentale importanza da comunicare era che il firmamento era costruito da Dio. Questo, naturalmente, non ci impedisce di credere che l'eliminazione di quei gas ventuno parti di ossigeno e settantanove di azoto, con una piccola proporzione di acido carbonico gassoso e vapore acquoso che compongono la nostra atmosfera non sia stata effettuata con mezzi naturali; e fino a che punto possa essere stata aiutata dall'azione della luce sulla massa condensata del globo è un problema alla cui soluzione la scienza può legittimamente interessarsi. E separò le acque che erano sotto il firmamento dalle acque che erano sopra il firmamento. Le acque superiori non sono il materiale delle stelle Delitzsch, Wordsworth, sebbene Giove abbia la stessa densità dell'acqua, e Saturno solo la metà della sua densità, ma le acque che galleggiano negli spazi superiori dell'aria. Le acque sotterranee non sono i vapori atmosferici inferiori, ma le acque oceaniche e terrestri. Come le acque si raccolgano nella parte superiore dell'atmosfera, la Scrittura, non meno che la scienza, spiega che avviene per mezzo dell'evaporazione. Genesi 2:6; Giobbe 36:27 37:16 Questi ultimi passaggi suggeriscono che le nuvole sono equilibrate, sospese, sostenute dalla galleggiabilità dell'aria in esatto accordo con i principi scientifici. E così fu. Sei volte queste parole ricorrono nel racconto della creazione. Suggerendo in modo sublime l'energia irresistibile della parola divina, che parla, ed è fatta, comanda e rimane salda, esse ci ricordano anche la dolce sottomissione della creatura alla volontà del Creatore onnisapiente, e, forse, sono anche destinate a suggerire il carattere fisso e permanente di quelle disposizioni a cui sono attaccate
Ver. 7
Il firmamento atmosferico
IO LA CREATURA DI DIO
1. Da Dio ha ricevuto il suo essere Versetto 7. Non qui solo, ma in altre parti, la Scrittura dichiara che il firmamento è opera divina. Salmi 19:1 104:2 Donde possiamo notare:
1; Che non essa, la creatura, riceva la nostra adorazione, ma lui, il suo Creatore, che è Dio sopra ogni cosa, benedetto in eterno
2; Che poiché il firmamento è stato fatto da Dio, deve appartenere a lui. Se al momento attuale è la dimora speciale del principe del potere della, Efesini 2:2 deve essere un dominio usurpato. L'aria con tutti i suoi raggi e le sue piogge, tanto quanto la terra con tutti i suoi alberi e fiori, è proprietà di Dio Genesi 14:22; Salmi 24:1 -- ,ss.
3; Che in tutti i suoi movimenti compie solo la volontà del suo Creatore. L'aria non fa nulla da sola. Sotto il regno della legge, come lo sono tutte le cose create, la legge che regna è essa stessa sotto il dominio di Dio. La mente ebraica non scambiò mai le cose per persone, o le creature per il Creatore; Salmi 148:8 è solo la scienza moderna che degrada il Creatore dal suo trono, e mette la creatura al suo posto
2. Da Dio ricevette la sua funzione Versetto 6, -dividere tra le acque superiori e quelle inferiori,-che era-
1 Semplice, cioè nel senso di non essere complesso. Sebbene i suoi usi siano molteplici, sono tutti contenuti in questo, che galleggia e sostiene i vapori che salgono dalla terra a una distanza sufficiente dalle acque terrestri
2 Necessario. Senza un limpido corpo d'aria atmosferica tra le acque, la vita umana non sarebbe potuta esistere. E allo stesso modo senza le nuvole acquose che nuotano nell'atmosfera, sia la vita vegetale che quella animale perirebbero. "Se l'aria fosse assolutamente secca, l'acqua delle piante evaporerebbe dalle foglie più rapidamente di quanto potrebbe essere fornita loro dal terreno e dalle radici. Così diventavano rapidamente flaccidi e l'intera pianta si afflosciava, appassiva e moriva". Allo stesso modo, "se l'aria che l'uomo aspira nei suoi polmoni fosse completamente priva di liquidi acquosi, egli espirerebbe presto i fluidi che riempiono i suoi tessuti, e si asciugherebbe in una mummia avvizzita e orribile" 'Chimica della vita comune', vol. 1. p. 13
3 Benefico. Raccogliendo i vapori della terra sotto forma di nuvole, è così in grado di gettarli di nuovo giù sotto forma di pioggia, neve o rugiada, secondo quanto è richiesto
3. Da Dio ha ricevuto il suo nome
1 Adatto. "Heights", significativo della realtà
2 Suggestivo. "L 'amore, la potenza, la maestà di Dio, i suoi pensieri, le sue vie, i suoi propositi in paragone con quelli dell'uomo, sono esposti a noi dall'alto del cielo sopra la terra"
II IL SERVO DELL'UOMO
1. Indispensabile. Senza l'aria, l'uomo non potrebbe vivere. Il suo essere fisico perirebbe senza il suo ossigeno. Senza la sua pressione la sua struttura corporea cadrebbe a pezzi
2. Prezioso. Gli usi dell'atmosfera per l'uomo come residente sulla terra sono molteplici. Sostiene la vita animale e vegetale che lo circonda. Trasmette, rifrange e decompone la luce. Trasmette il suono. Aspira vapori nocivi dal suolo e li disperde con i suoi venti. Lo assiste in una varietà delle sue imprese meccaniche, chimiche, commerciali e scientifiche
3. Volenteroso. Per quanto grandi siano le sue capacità di servizio e le sue capacità di ribellione quando è eccitata dalla tempesta, per la maggior parte è mite e docile, sempre pronta a riconoscere l'uomo come suo padrone e ad eseguire il suo minimo desiderio
4. Instancabile. Eva, da quando ha ricevuto la sua nomina da Dio per servire la felicità dell'uomo, ha svolto incessantemente quel compito, e oggi non tradisce più segni di stanchezza di quanto non lo fosse all'inizio
5. Gratuito. Dà i suoi servizi, come il suo grande Creatore dà le sue benedizioni, senza denaro e senza prezzo
Impariamo
1. Essere grati per l'aria che respiriamo
2. Ammirare la sapienza di Dio nelle meravigliose regolazioni dell'aria
3. Per fare il miglior uso possibile di quella vita che l'aria sostiene e serve
8 E Dio chiamò il firmamento cielo. Letteralmente, le alture, shamayim, come nel Versetto 1. "Questo", dice il preside Dawson, "può essere considerato come un indizio che nessuna barriera definita separa il nostro film di atmosfera dall'abisso sconfinato del cielo esterno"; e quanto sia appropriata la designazione "altezze", applicata all'atmosfera, ci viene ricordato dalla scienza, che ci informa che, dopo essere saliti all'altezza di quarantacinque miglia sopra la terra, Diventa impercettibile e si perde nell'etere universale di cui è circondata. E fu sera e fu mattina il secondo giorno. Per la traduzione letterale di questa proposizione cfr. il Versetto 5, Si può osservare che in relazione al lavoro del secondo giorno è omessa la formula usuale: "E Dio vide che era buono". Il "kain" della Settanta non è supportato da alcuna versione antica. La presunzione dei rabbini, che un'espressione dell'approvazione divina sia stata omessa perché in questo giorno gli angeli sono caduti, non richiede confutazione. Aben Esdra spiega la sua omissione facendo terminare il secondo giorno di lavoro con il Versetto 10. Lange chiede: "L'autore profetico aveva qualche anticipazione che la volta azzurra fosse solo un'apparenza, mentre i saran della Settanta non avevano tale anticipazione, e quindi procedettero a manipolare il passaggio?" La spiegazione di Calvino, Delitzsch, Macdonald e Alford, sebbene dichiarata da Kalisch priva di peso, è probabilmente quella corretta, che il lavoro iniziato il secondo giorno non fu propriamente terminato fino alla metà del terzo, punto in cui, di conseguenza, viene introdotta l'espressione dell'approvazione divina vedi Versetto 10
9 Genesi 1:9-13
Terzo giorno. La distribuzione della terra e dell'acqua e la produzione di vegetazione in questo giorno impegnarono l'energia formativa della parola di Elohim. E Dio disse: « Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un solo luogo, e appaia l'asciutto». Spiegare la seconda parte di questo fenomeno come conseguenza della prima, la rivelazione del suolo solido attraverso il ritiro delle acque dalla sua superficie, e non piuttosto viceversa, significa invertire i processi ordinari della natura. L'analogia moderna suggerisce che la frantumazione dell'oceano fino ad allora universale in mari, laghi e fiumi sia stata effettuata dallo sconvolgimento della terra attraverso l'azione di fuochi sotterranei, o il cedimento della crosta terrestre in conseguenza del raffreddamento e del restringimento dell'interno Salmi 104:7 allude all'azione elettrica in connessione con l'elevazione delle montagne e l'abbassamento dei fondali oceanici. "Al tuo rimprovero sono fuggite, al suono del tuo tuono si sono affrettate a fuggire. Le montagne si alzarono, le valli sprofondarono ajnabainousin orh kainousi pedia -- LXX; ascendunt montes, et descendunt campi -- Girolamo fino al luogo che tu avevi stabilito per loro" Perowne. Il fatto che le acque si riuniscano in un unico luogo non implica altro che esse dovevano, da quel giorno in poi, essere raccolte in un unico vasto corpo, e confinate entro limiti in un luogo a sé stante, in modo da ammettere l'esposizione del suolo terrestre. Il "luogo fondato per loro" era, naturalmente, le profondità e le cavità della crosta terrestre, in cui furono immediatamente ritirati, non per diretto intervento soprannaturale, ma per la loro stessa gravitazione naturale. La configurazione della terraferma non è descritta; ma c'è ragione di credere che la distribuzione originale della terra e dell'acqua fosse la stessa, o quasi la stessa, come lo è attualmente. I geografi fisici hanno osservato che le linee costiere dei grandi continenti e delle catene montuose corrono generalmente da nord-est a sud-ovest, e che queste linee sono in realtà parti di cerchi massimi, tangenti al circolo polare, e perpendicolari a una linea tracciata dal centro del sole a quello della luna, quando questi corpi sono in congiunzione o in opposizione. Questi cerchi, è stato inoltre osservato, sono "le linee su cui la sottile crosta di un globo in raffreddamento avrebbe più probabilità di essere rotta dalla sua onda di marea interna". Quindi, sebbene considerevolmente modificate dalle potenti rivoluzioni attraverso le quali in periodi successivi è passata la terra, "queste, con certe linee di frattura subordinate, hanno determinato le forme dei continenti fin dall'inizio" Dawson, O.W., p. 184; di. ' La geologia di Green', p. 512. E così fu. Sebbene la separazione della terra asciutta dalle acque e la distribuzione di entrambe siano state effettuate per azione divina, nulla nella narrazione mosaica ci obbliga a pensare che queste opere siano state completate istantaneamente. "Non c'è davvero alcuna difficoltà a supporre che la formazione delle colline sia continuata durante i successivi giorni creativi" Lange. "Generalmente i lavori dei singoli giorni creativi consistono solo nel porre le fondamenta; il processo di nascita che viene introdotto in ciascuno estende la sua efficacia, oltre ad esso" Delitzsch. "Non per quanto tempo, ma quante volte, Dio ha creato è la cosa destinata ad essere stabilita" dai giorni creativi Hoffman. La Scrittura rappresenta abitualmente il mondo in un aspetto allo stesso tempo naturale e soprannaturale, parlandone come natura e creatura, fusiv e ktisiv Confronta Marten, sen's 'Dogmatics,' §63; e sebbene quest'ultima sia la visione esposta con maggiore risalto, anzi esclusivamente, nella cosmogonia mosaica, non viene negato a chi la cipria non è negata, non l'immediatezza, ma la certezza dell'esecuzione, è implicito nel "fu così" allegato al fiat creativo
OMILETICA
Genesi 1:9-12
Mare, terra e vegetazione, contrapposti e confrontati
HO CONTRASTATO, per quanto riguarda:
1. Le loro costituzioni; - Il mare è materia liquida e mobile, la materia terrestre solida e secca, la materia vegetale organizzata e vivente. Tutte le creature di Dio hanno la loro natura peculiare e le loro strutture caratteristiche. La natura di ognuno è ciò che lo rende ciò che è. Un cambiamento delle caratteristiche costituzionali equivarrebbe a un'alterazione dell'essere. La natura e la struttura di ciascuno di essi gli sono assegnate da Dio. Donde può essere raccolto
1 che se tutte le creature non sono uguali, è perché Dio lo ha voluto;
2 che Dio l'ha voluto, per questo tra le altre ragioni, che si compiace della varietà;
3 che nessuna creatura separata può essere diversa da quella che la sua natura individuale permette;
4 che desiderare di essere diversi da ciò che Dio ci ha fatti significa essere colpevoli di un insoddisfo sciocco quanto peccaminoso; e
5 che la funzione più alta di una creatura è quella di agire in conformità con la natura che Dio le ha assegnato
2. Le loro situazioni; che erano tutti diversi, ma tutti adattati alle loro rispettive nature e usi, e tutti saggiamente designati. Le acque si raccoglievano nelle cavità della terra, le terre si sollevavano sopra la superficie dell'oceano, le piante si stendevano sul terreno. È nella natura dell'acqua cercare i livelli più bassi; e, raccolto nei letti degli oceani, dei laghi e dei fiumi, ha un valore infinitamente maggiore di quello che sarebbe stato se avesse continuato a diffondersi in tutto il globo. Allo stesso modo, sommersa sotto le acque, la terra non avrebbe potuto essere adornata di vegetazione, né avrebbe potuto essere abitata per le bestie, né tanto meno una dimora per l'uomo; né la pianta sarebbe potuta crescere senza un terreno asciutto in cui radicare, mentre la loro bellezza sarebbe stata nascosta e la loro utilità distrutta. E allora a ciascuno viene assegnato da Dio il posto, dal quale non può muoversi e contro il quale non deve agitarsi. Il luogo stabilito per le acque li ha accolti, e Dio ha posto un vincolo per loro perché non possano passare. La terraferma mantiene ancora la sua elevazione rispetto al mare; e, come in obbedienza alla volontà del Divino Creatore, le onde costruiscono continuamente terrazze e spiagge rialzate per compensare coloro che abbattono, né sembra possibile scuotere la vegetazione dal suolo. Appena un pollice quadrato di terreno è stato recuperato dalle acque, che comincia ad addobbarsi di verde. Impariamo qui
1 che ogni creatura di Dio, uomo incluso, ha il suo posto; che è
2 più adatto alla sua natura, alle sue funzioni e alle rose sulla terra; e
3 assegnatogli da Dio. Anche
4 che lasciare quel luogo sarebbe contrario all'ordinanza di Dio e alla Sua saggezza, così come alla sua stessa natura e utilità; e
5 che conviene a ciascuno dimorare in quella sfera della vita in cui è stato posto da Dio con soddisfazione, gioia e diligenza cercando di glorificare il suo Creatore. Le loro operazioni; che sono tanto diversificati quanto la loro natura e i loro luoghi. Il mare si muove, la terra riposa, la pianta cresce. Il mare fertilizza e abbellisce il suolo, il suolo sostiene e nutre la pianta, la pianta decora la terra e dà cibo all'uomo e agli animali. Il mare riempie le nuvole, le nuvole riempiono i fiumi e i torrenti, i fiumi e i torrenti placano la sete delle valli, delle valli, cedono la loro sostanza al grano, al vino e all'olio, e questi restituiscono di nuovo i loro tesori al loro padrone, l'uomo. Il mare divide la terra in continenti, che, a loro volta, sono divisi in paesi da fiumi; e così si formano le nazionalità e si promuove la pace attraverso la divisione. Come la grande strada maestra delle nazioni, inoltre, il mare aiuta a diffondere le benedizioni della civiltà e ad insegnare agli uomini la loro interdipendenza. Così, allo stesso modo, la terra ha le sue funzioni specifiche nell'economia della natura, essendo incaricata di sostenere, sostenere, arricchire, istruire e confortare l'uomo. E diversi da entrambi sono gli usi delle piante. Tutto ciò che è adatto a suggerire saggezza
1; Che ogni creatura separata ha il suo lavoro separato da compiere, per il quale è stata dotata di poteri appropriati: una lezione di diligenza
2; Che ci sono molti modi diversi di servire Dio in questo mondo: una lezione di carità
3; Che Dio non vuole che tutte le sue creature siano o servano allo stesso modo: una lezione di contentezza
4; Che il modo migliore per servire Dio è essere noi stessi e usare i poteri che possediamo, senza accondiscendere a imitare il nostro prossimo: una lezione di individualità
5; Che sebbene ogni creatura separata abbia la sua natura, il suo posto e il suo potere, tuttavia ciascuna è sottomessa all'altra, e tutte al tutto: una lezione di cooperazione
II CONFRONTATO, per quanto riguarda:
1. La loro natura, in quanto creature di Dio. La terra, il mare e la vegetazione devono la loro esistenza al suo decreto onnipotente e tutti si proclamano ugualmente opera sua. Perciò sono tutte proprietà di Dio: la terra con la sua pienezza, il mare con i suoi tesori, le piante con le loro virtù. Di conseguenza, l'uomo dovrebbe
1 adora con riverenza colui che ha fatto il mare e ha formato l'asciutto, e ha fatto crescere l'erba;
2 accogliere con gratitudine quelle creature altamente utili dalla mano di Dio; e,
3 ricordando di chi sono e che egli stesso non è che un economo, impiegali fedelmente per la gloria del loro Creatore
1. I loro caratteri, come obbedienti alla parola divina. "Siano raccolti i mari", disse la parola, e i mari si radunarono. "Che appaia la terra asciutta", e apparve. "Lascia che l'erba cresca". E l'erba crebbe. Lasciate che la terra, il mare e le piante siano i nostri maestri. L'obbedienza è il primo dovere di una creatura. Nulla può compensare il suo bisogno. 1Samuele 15:22 E questa obbedienza deve essere pronta, completa e continua, come quella del mare, della terra e della vegetazione
2. Le loro varietà. I mari erano divisi in oceani, laghi, fiumi; la terra in montagne, colline e valli, le piante in erbe, erbe e alberi. Dio ama la diversità nell'unità. Come in una grande casa ci sono vasi di piccola quantità e vasi di grande quantità, così nel mondo le creature sono divise in più importanti e meno. Nella società gli uomini sono distribuiti in ranghi e classi secondo la loro grandezza e capacità; nella Chiesa ci sono "bambini" e ci sono "uomini perfetti" in Cristo; Ci sono quelli che possiedono molti talenti e molta grazia, e quelli le cui doti e acquisizioni sono di dimensioni minori
3. Le loro qualità, come tutte buone secondo la stima del loro Creatore. La più alta eccellenza di una creatura è quella di essere approvata dal suo Creatore, di essere semplicemente lodata dal suo simile; essere buoni nel giudizio di Dio, e non solo agli occhi degli uomini
10 E Dio chiamò l'asciutto Terra. In opposizione al firmamento, che era chiamato "le alture" shamayim, la terra asciutta era chiamata "i fiats", "Aretz" di. Sansc., dhara; Pehlev., arta; latino, terra; Gotico, airtha; scozzese, yird; inglese, terra; liberarsi. Gesenius. Originariamente applicato alla terra asciutta distinta dai mari, non appena si comprese che la terra solida era continua sotto le masse d'acqua, per una facile estensione di significato venne a significare l'intera superficie del globo. E il radunarsi delle acque chiamò Mari. Yamim, da yom, bollire o schiumare, è applicato nella Scrittura a qualsiasi grande raccolta d'acqua. Confronta Genesi 14:3; Numeri 34:11; Deuteronomio 4:49; Gioele 2:20 " La forma plurale mari mostra che un solo luogo consiste di diversi bacini" Murphy. E Dio vide che era cosa buona. Poiché le acque sono state definitivamente ritirate nel luogo per loro fondato dallo sconvolgimento delle grandi catene montuose e dall'elevazione delle aree continentali, l'opera così compiuta è suggellata dall'approvazione divina. La separazione della terra e dell'acqua era buona, come un deciso progresso verso il completamento del cosmo, poiché la vera conclusione del lavoro iniziava il giorno precedente, come la produzione di due elementi in se stessi belli, e in separazione utili come dimore di vita, con le quali dovevano essere a tempo debito riforniti. «A nostro avviso», dice Dawson, «quella terra arida primordiale non sarebbe sembrata buona. Era un mondo di cime rocciose e nude e di valli prive di vegetazione, qui vulcani attivi, con i loro mucchi di scorie e correnti di lava appena raffreddate, là vasti fiumi di fango, sollevati di recente dal fondo delle acque, da nessuna parte nemmeno un filo d'erba o un lichene aggrappato. Eppure era buono agli occhi del suo Creatore, che poteva vederlo in relazione agli usi per i quali lo aveva fatto, e come un passo preparatorio adatto alle nuove meraviglie che avrebbe presto introdotto. "Inoltre", la prima terra asciutta può aver presentato rupi, cime, burroni e coni vulcanici in un modo più meraviglioso e perfetto di qualsiasi continente successivo, proprio come la luna secca e sterile ora, sotto questo aspetto, supera di gran lunga la terra" 'O.W.,' p. 181
11 E Dio disse: " La terra produca erba, l'erba faccia seme e l'albero da frutto produca frutto secondo la sua specie, il cui seme è in se stesso, sulla terra". E così fu. Tre termini sono impiegati per descrivere la vegetazione qui evocata all'esistenza. Kalisch considera il primo come un termine generico, compresi il secondo e il terzo; ma sono meglio intese come classi distinte:
1 erba, deshe, primi germogli della terra, erba tenera, in cui il seme non si nota, come non evidente all'occhio; "tenera herha sine semine saltem conspicuo" Rosenmüller; probabilmente le varie specie di erbe che forniscono cibo agli animali inferiori Confronta; Salmi 23:2
2 "l'erba eseb che produce seme", l'erba più matura, in cui il seme è la caratteristica più sorprendente; la descrizione più ampia di piante e ortaggi; di Genesi 9:3 e
3 "L'albero da frutto che produce frutto secondo la sua specie, il cui seme è in se stesso, sopra o sopra la terra". La prima frase descrive la sua natura specifica, "fruttifera", la seconda, la sua caratteristica peculiare, che racchiude il seme nel suo frutto; la terza, il suo aspetto esterno, che si eleva dal suolo. "Questa divisione è semplice e naturale. Procede su due segni concorrenti, la struttura e il seme. Nel primo la lama verde è prominente; nel secondo, il gambo; nel terzo, la tessitura legnosa. Nel primo il seme non è evidente; nel secondo è evidente; nel terzo è racchiuso in un frutto che è cospicuo" Murphy. La frase "secondo la sua specie", aggiunta alla seconda e alla terza, sembra indicare che le diverse specie di piante erano già fissate. Il dogma moderno dell'origine delle specie attraverso lo sviluppo sarebbe quindi dichiarato non biblico, in quanto non è stato ancora dimostrato che sia scientifico. Il massimo che si può affermare come accertato è che le "specie", in quanto specie, hanno il potere di variare lungo la linea di certe caratteristiche che appartengono a se stesse, ma non che una specie assolutamente nuova sia mai stata sviluppata con il potere di moltiplicare indefinitamente la sua specie
12 E la terra produsse erba ed erba che produceva seme secondo la sua specie, e l'albero che produceva frutto, il cui seme era in se stesso, secondo la sua specie. È da notare che la vegetazione del terzo giorno è scaturita dal suolo nello stesso modo naturale in cui ha fatto tutta la vegetazione successiva, cioè per crescita, il che sembra risolvere il ben noto problema se l'albero fosse prima del seme, o il seme prima dell'albero, a favore di quest'ultima alternativa, sebbene nell'ordine della natura il genitore sia sempre prima della prole. Con ogni probabilità le forme di seme erano nel terreno fin dall'inizio, aspettando solo di essere vitalizzate dal Ruach Elohim -- Lo Spirito di Dio; o potrebbero essere state create. Certamente non si sono evoluti dalla materia morta della terra asciutta. La Scrittura, non più della scienza, conosce l'Abiogenesi. Credendo che "se le fosse dato di guardare oltre l'abisso del tempo geologicamente registrato, potrebbe "assistere all'evoluzione del protoplasma vivente dalla materia non vivente", la scienza afferma tuttavia onestamente "che non vede alcuna ragione per credere che l'impresa di vitalizzare la materia morta sia stata ancora compiuta" Huxley's Brit. Association Address, 1871; e la Scrittura sottolinea che, se è il protoplasma che crea gli esseri organizzati, il potere che produce il protoplasma è il Ruach Elohim, che agisce in obbedienza al Logos divino. Il tempo in cui la terra mise fuori la sua vegetazione, cioè verso la fine del terzo giorno, dopo che la luce, l'aria, la terra e l'acqua furono state preparate e regolate in modo da provvedere alla vita delle piante, fu una prova significativa della saggezza del Creatore e della naturalezza della sua opera
13 E fu sera e fu mattina il terzo giorno. Per esposizione vid. Versetto 5. La moderna ricerca geologica ha qualche traccia della vegetazione di questo terzo giorno? Il defunto Hugh Miller identificò l'epoca di vegetazione abbondante, da allora ineguagliata per rapidità e rigogliosità, che depositò le misure di carbone del sistema carbonifero, con la seconda metà di questo giorno mosaico. Dana, Dawson e altri, respingendo questa conclusione dell'eminente geologo sulla base del fatto che i sottostanti sistemi Devoniano, Siluriano e Cambriano producono abbondanti resti fossiliferi di vita acquatica, deducono che la vegetazione del terzo giorno deve essere ricercata tra gli "scisti irrisolti" del periodo Azoico. Le rocce metamorfiche, è vero, non hanno ancora prodotto tracce assolutamente certe di vita vegetale; e. in effetti, è una questione aperta, tra i geologi, se ora rimanga qualcuna delle rocce metamorfiche più antiche formate Confronta Green's 'Geology,' p. 308; ma è ancora suscettibile di una dimostrazione quasi perfetta che le piante hanno preceduto gli animali sulla terra
1. Tra gli strati ipozoici di questo primo periodo sono state scoperte rocce calcaree e grafite, entrambe di origine organica
2. Nel processo di raffreddamento, la terra deve essere stata adatta alla vita vegetale molto tempo prima che gli animali potessero esistere
3. Come la vegetazione lussureggiante del periodo del carbone preparò la strada per la successiva introduzione della vita animale liberando l'atmosfera dall'acido carbonico, così con la presenza di piante l'oceano deve essere stato adatto per essere la dimora della vita acquatica
4. La vegetazione, essendo direttamente, o mediatamente, il cibo degli animali, deve aver avuto un'esistenza precedente. Su queste basi il professor Dana conclude che l'ultima parte dell'era azoica della geologia corrisponde alla seconda metà del terzo giorno creativo. Nella serie della Creazione delle tavolette caldee ci sono due frammenti, che George Smith ipotizza abbiano un riferimento alla prima parte del terzo giorno di lavoro. L'uno è
1. Quando le fondamenta del suolo di roccia tu le hai fatte
2. Tu hai chiamato il fondamento della terra
3. Tu hai abbellito il cielo
4. Sulla faccia del cielo
5. Tu hai dato
L'altro, che è molto più mutilato e oscuro, descrive il dio Sat o Assur come se dicesse:
1. Al di sopra del mare che è il mare di
2. Davanti all' esara firmamento che ho fatto
3. Sotto il posto lo rafforzo
4. Si faccia anche e-lu terra? per la dimora dell'uomo? 'Genesi caldea', p. 68.
14 Genesi 1:14, 15. - Quarto giorno. Con questa giornata inizia la seconda metà della settimana creativa, le cui opere hanno una suggestiva corrispondenza con le fatiche della prima. Dopo aver perfezionato le principali disposizioni strutturali del globo mediante l'eliminazione dal caos primordiale dei quattro elementi fondamentali della luce, dell'aria, dell'acqua e della terra, l'energia formativa della parola divina ritorna al suo punto di partenza iniziale e, in una seconda serie di operazioni, porta avanti ciascuno di essi fino al completamento-la luce stabilendola permanentemente nel sole. l'aria e l'acqua, riempiendovi uccelli e pesci, e la terra, facendo gli animali e l'uomo. Il primo di questi impegnò l'attenzione dell'Artefice Divino il quarto giorno creativo. E Dio disse: "Siano luci letteralmente, luoghi dove c'è luce, portaluce", Salmi 64:1-6 ; fwsthrev, LXX; luminaria, Vulgata; ha parlato di lampade e candelabri, Esodo 25:6; Numeri 4:9,16 -- nel firmamento letteralmente la distesa del cielo. yhiyi al singolare con troaom al plurale è spiegato da Gesenius sulla base del fatto che il predicato precede il soggetto vid. 'Gram.,' §147. L'accuratezza scientifica del linguaggio qui usato per descrivere i luminari celesti solleva la cosmogonia mosaica da almeno una presunta contraddizione inconciliabile, quella di rappresentare la luce come avente un'esistenza indipendente dal sole. Allo stesso modo dispensa l'esegesi dalla necessità di rendere conto di quella che sembra una triplice creazione dei corpi celesti: all'inizio Versetto 1, il primo giorno Versetto 3 e di nuovo il quarto Versetto 14. L'ultimo di questi versetti non si riferisce alla creazione originaria della materia delle sfere sovra mondane Gerlach, che fu compiuta all'inizio, né alla prima produzione di luce, che era l'opera specifica del primo giorno; ma alla nomina permanente del primo ad essere il luogo, o centro di radiazione, per il secondo. Lo scopo per cui questa disposizione era stata progettata, almeno per quanto riguardava la terra, era triplice:
1. -- Per dividere il giorno dalla notte. Letteralmente, tra il giorno e la notte; o, come nel Versetto 18, dividere la luce dalle tenebre per continuare e rendere permanente la separazione e la distinzione che si sono compiute il primo giorno
2. -- E servano da segni, da stagioni, da giorni e da anni
Le luci celesti dovevano servire
1 Per i segni. Othoth, da oth, qualsiasi cosa incisa, quindi un marchio Genesi 4:15; 2Re 20:8 è impiegato per designare un portento, o segno di mancanza o istruzione, Salmi 61:8; Isaia 8:18
20. g; LXX, shmeion; Confronta Luca 21:25 e qui probabilmente si riferisce al successivo impiego dei corpi celesti "come segni o segni di importanti cambiamenti e avvenimenti nel regno della Provvidenza" Macdonald. "Che possano essere stati progettati anche per servire a scopi importanti nelle varie economie della vita umana, come nel fornire segni al marinaio e all'agricoltore, non è improbabile, anche se questo non è così strettamente il significato dell'originale" Bush. Ancor meno, naturalmente, la parola si riferisce all'astrologia medievale o alla meteorologia moderna
2 Per le stagioni. Moradhim, stabilire i tempi, da ya' ad, indicare, definire, fissare, è usato per i periodi di ritorno annuali Genesi 17:21 18:14 -il tempo della migrazione degli uccelli, Geremia 8:7 il tempo delle feste Salmi 104:19; Zaccaria 8:19
3; Per i giorni e gli anni, cioè per il calcolo del tempo. Lutero, Calvino, Mercer, Piscator, Delitzsch, Murphy, Macdonald e altri considerano le tre frasi come coordinate; Rosenmüller, Gesenius, Do Wette, Baumgarten prendono i primi due come un'endiadi per "segni delle stagioni"; Kalisch ritiene che il secondo sia in opposizione al primo; Tuch traduce: "per segni, sia per i tempi che per i giorni e gli anni". La prima, che si accorda con la versione inglese, è l'interpretazione più semplice e, molto probabilmente, corretta
3. E servano da luci nella distesa del cielo per illuminare la terra. Non per introdurre la luce per la prima volta in questo mondo inferiore, ma per servire come una nuova e permanente disposizione per la distribuzione della luce già chiamata all'esistenza. E così fu. Come ogni altro comando che Elohim emanava, questo fu a tempo debito seguito dalla completa realizzazione
OMELIE DI R.A. REDFORD -- Genesi 1:14-19
Il quarto giorno
Avviso-
IO, DIO, PREPARA IL CIELO E LA TERRA PER L'UOMO. Luce necessaria per il mondo vegetale. Ma quando viene introdotta la vita superiore, allora c'è un ordine che implica l'intelligenza e l'esistenza razionale attiva. I cartelli sono per coloro che possono osservare i segni. Le stagioni, i giorni e gli anni per l'essere che divide consapevolmente la sua vita
II SI DICE CHE I LUMINARI GOVERNINO IL GIORNO E LA NOTTE. La concentrazione della luce è il metodo designato per la sua diffusione e il suo adattamento ai fini dell'esistenza dell'uomo. Cantici nel mondo morale e nel mondo spirituale. Ci devono essere regole, sistemi, diversità di doni, diversità di operazioni. Distinzioni di gloria: del sole, della luna, delle stelle. Come la luce, così è la regola. Coloro che possiedono molto potere di illuminare gli altri dovrebbero essere governanti secondo il loro posto e la loro opera divinamente stabiliti. Ma tutta la luce che fluisce dai corpi celesti è stata prima comunicata a loro. Diamo agli altri ciò che riceviamo
Questa disposizione del tempo ci ricorda che L'ESISTENZA TERRENA NON È SUPREMA, ma governata fino a quando non è essa stessa elevata allo stato superiore dove il giorno e la notte e i cambiamenti diurni non ci sono più. La vita dell'uomo è qui governata in gran parte dall'ordine dell'universo materiale. Ma man mano che cresce e diventa il vero figlio di Dio, sale al dominio sul sole, sulla luna e sulle stelle
1. Intellettuale. Diventando padrone di molti dei segreti della natura
2. Morale. La consapevolezza della comunione con Dio è un senso di superiorità morale rispetto alle cose materiali. La volontà e gli affetti santificati hanno una sfera di dominio più ampia dell'universo fisico, che sopravvive alla terra e al cielo corruttibili
3. Spirituale. L'uomo è prima terreno e poi celeste. La natura umana si sviluppa sotto il dominio del sole, della luna e delle stelle. Nel mondo in cui non ci sarà più notte, la coscienza dell'uomo sarà quella di uno spirito, che non s'inconsapevolmente della materia, ma la governa con libertà e potenza angeliche
16 E Dio fece due grandi luci. Forse nessuna parte dell'universo materiale richiede più irresistibilmente un'Intelligenza suprema come sua unica origine e causa propria. "Elegantissima haecce solis, planetarum et cometarum compages non nisi consilio et domino entis intelligentis et potentis oriri potuit" Newton, "Principia", lib. 3. sub pin. Ed. di Le Seur e Jacquier, vol. 2. p. 199. La luce più grande per governare letteralmente, per rendere simile; quindi per giudicare; poi per governare. Mashal; Confronta basileuw - Gesenins -- il giorno, e la luce minore a governare la notte. La luce più grande è ovviamente il sole, che a volte viene chiamato chammah, "il caldo" Salmi 19:7; Isaia 30:26 a volte lì, "il luccichio"; Giobbe 9:7 ma di solito shemesh, "il ministro. Deuteronomio 4:19 33:14 Qui è descritto dalla sua mole o grandezza, che è più grande di quella della luna, il secondo dei due luminari, di cui si dice anche che è grande relativamente alle stelle, che, sebbene in realtà la superino immensamente in dimensioni, tuttavia appaiono come piccole tane di luce kokhavim che conferiscono il baldacchino azzurro della notte, e sono così raffigurati: la narrazione biblica è geocentrica e fenomenale, non eliocentrica o scientifica. Come l'opera di questo giorno sia stata compiuta non rientra nello scopo dello scrittore di dichiararlo, l'obiettivo preciso della rivelazione essendo quello di insegnare non l'astronomia, o qualsiasi altra gnosi meramente umana, ma la religione. Accettando, tuttavia, la guida dell'astronomia fisica, possiamo immaginare che la luce cosmica del primo giorno, che fino a quel momento aveva continuato ad avvolgere il nostro globo come un'atmosfera luminosa, o ad esistere a distanza da essa, ma nel piano dell'orbita terrestre, fosse ora, anche se nella prima di queste posizioni, A poco a poco si frantumò, senza dubbio a causa della riduzione della massa terrestre e della conseguente diminuzione del suo potere di attrazione, e lentamente si allontanò verso, e infine si concentrò, come una fotosfera attorno al sole, che fu così costituito il principale luminare o "portatore di luce" del sistema, la luna e i pianeti divennero, come conseguenza necessaria, "portatori di luce" nel senso secondario di "riflettori di luce". E' interessante notare che una spiegazione come questa sembra essere stata suggerita a Willet, che scrisse prima della nascita di Newton, e in un momento in cui la fisica solare e l'analisi dello spettro erano cose del futuro remoto. Non è dissimile, dice, "se non che questa luce del primo giorno, dopo la creazione dei corpi celesti, potesse essere attirata verso l'alto e avere il suo riflesso sul raggio del sole e di altre stelle" E ancora: "Mentre la luce creata il primo giorno è chiamata o, ma le stelle cioè i corpi celesti sono chiamate meoroth, come della luce, quindi può sembrare che questi corpi leggeri cioè luminosi siano stati resi ricettacoli di quella luce che tu hai creato, che ora era accresciuta e unita a queste luci" Hexapla, Versetti. 3, 14, London, 1632; una spiegazione che, sebbene certamente ipotetica, deve essere considerata molto più conforme alle esigenze del testo sacro di quella che scopre nella fabbricazione delle luci solo un'ulteriore dissipazione del nebbie in modo da far entrare non solo i raggi portatori di luce dei corpi celesti, ma le forme di quelle sfere splendenti stesse "Commentario dell'Oratore". Ha fatto anche le stelle. Sebbene le stelle siano introdotte solo a causa della loro relazione con la terra come dispensatrici di luce, e non si tenga conto della loro costituzione come soli e pianeti, è ammissibile sostenere l'opinione che, nel loro caso, come in quello del principale luminare dei nostri cieli tellurici, il processo di creazione del "sole" abbia raggiunto il suo culmine il quarto giorno. Forse la ragione principale per la loro introduzione tra parentesi in questo luogo era quella di evitare l'idea che ci fossero luminari che non fossero opera di Elohim, e in particolare di impedire agli Ebrei, per i quali l'opera fu scritta, di cedere alle pratiche pagane di osservare le stelle e di adorare le stelle. " La superstizione di leggere il destino dell'uomo nelle stelle non ha mai messo radici tra gli Israeliti; l'astrologia è esclusa dal primo principio del Mosaismo: la fede in un Dio che tutto governa, che non è soggetto a nessuna necessità, a nessun destino, a nessun'altra volontà. Geremia avverte gli ebrei di non aver paura dei 'segni del cielo', davanti ai quali i pagani tremano per il vano terrore; Geremia 10:2 e Isaia parla con ironia provocatoria contro gli astrologi, gli astronomi e i pronosticatori mensili, nei cui consigli è follia e malvagità fare affidamento. Isaia 47:13 Ma gli Israeliti non avevano abbastanza forza morale per resistere all'esempio dell'adorazione delle stelle in generale; non potevano tenersi lontani da un'aberrazione che costituiva il fulcro stesso delle principali religioni orientali; cedettero a quell'influenza tentatrice, e l'incenso ignominioso si alzò copiosamente in onore del sole e delle schiere del cielo" - Geremia 19:13; Ezechiele 8:16; Sofonia 1:5 @/RAPC Sap 13:2 Kalisch
Genesi 1:16
I luminari celesti
Mostro la SAGGEZZA DIVINA. "I cieli narrano la gloria di Dio". Salmi 19:1 M. Comte credeva che non dichiarassero altra gloria che quella di Ipparco, Keplero, Newton e dei loro successori. Newton era d'accordo con il poeta ebreo vedi Expos. su Versetto 16. L'argomento astronomico a favore del teismo è sempre stato impressionante, se non assolutamente conclusivo. Certamente, concedendo l'esistenza divina, in nessun luogo la gloria di Dio risplende in modo più evidente; e forse l'attributo che più imperiosamente attira l'attenzione è quello della saggezza. Questo sembrerebbe essere l'aspetto della gloria divina che la contemplazione dei cieli di mezzanotte scoprì allo scrittore del Salmi 104. vid. Versetto 24, che viene introdotto dopo una versione poetica del quarto giorno di lavoro e del Salmi 136. vid. Versetto 7 nello stesso contesto; Confronta Proverbi 3:19; 8:27; Geremia 51:15 Molte cose riguardo ai globi del cielo rivelano la sapienza del loro Creatore: queste specialmente
1. La loro formazione, come spiegato dagli insegnamenti altamente credibili dell'astronomia fisica
2. Le loro varietà: sole, luna, pianeti, comete, nebulose
3. I loro moti: in orbite ellittiche e paraboliche
4. Le loro disposizioni: i soli, le lune e i pianeti nei sistemi; le stelle nelle costellazioni, negli ammassi, nelle galassie
Attesto la DIVINA BONTÀ. Mostrate principalmente dal triplice scopo per cui le sfere celesti erano destinate a servire:
1. Dare luce sulla terra. Persino le stelle non potevano essere dispensate senza un senso di perdita. Per quanto debole sia la loro luce, a causa della loro immensa distanza dalla terra, sono tuttavia inestimabili per i viaggiatori e i viaggiatori. Ancor meno si poteva risparmiare la luce della luna, così pallida e argentea nel suo candore. La notte senza i suoi casti raggi sarebbe avvolta in una fitta oscurità, mentre con essi un'aria di allegria viene impartita alla terra oscurata. E, naturalmente, meno di tutto si poteva desiderare il sole per 'Il valore della luce' rid. p. 13
2. Per distinguere il giorno dalla notte. La beneficenza di questa disposizione appare riflettendo sull'inconveniente di una delle altre due alternative, il giorno perpetuo e la notte perpetua. Sono stati indicati gli svantaggi di quest'ultimo; quelli dei primi non sono meno numerosi. L'alternarsi delle tenebre
1 Introduce la varietà nella natura, che è sempre piacevole. Il giorno continuo correrebbe il pericolo di diventare monotono, almeno in questo mondo mondano, se non in quello celeste Isaia 60:20; Apocalisse 22:5
2; Soddisfa le necessità della vita delle creature, fornendo periodi di riposo costantemente ricorrenti, che sono eminentemente benefici per la crescita delle piante, degli animali e dell'uomo. "Il sonno vegetale è quel rilassamento dei processi vitali che è indicato dal ripiegamento e dall'abbassamento delle foglie all'avvicinarsi della notte" Leo Grindon, "Life: its Nature", ss., p. 306. Le tribù animali in genere, ad eccezione delle bestie selvagge, Salmi 104:20 cercano riposo con le ombre della sera. E l'uomo, senza il sonno ristoratore che l'oscurità porta con sé, esaurirebbe rapidamente le sue energie
3; Solennizza la mente dell'uomo, suggerendo pensieri sulla sua fragilità, sulla sua fine nel sonno della morte, ma anche sulla sua risurrezione alla luce di un mattino migliore
3. Per segnare tempi e stagioni. Che le diverse stagioni dell'anno siano in qualche modo connesse con i corpi celesti è forse tutto ciò che la narrazione mosaica può insegnare in modo significativo. Ma sappiamo che dipendono dalla rivoluzione della terra intorno al sole. E il fatto che Dio abbia disposto la relazione della terra con il sole in modo da produrre queste stagioni è una prova significativa della bontà divina. Un'altra è che Dio ha fissato e determinato i loro movimenti in modo tale da permettere all'uomo di misurare il tempo con i loro mezzi. Senza l'aiuto del sole, della luna e delle stelle la cronologia sarebbe impossibile
III Proclama il POTERE DIVINO. Più di ogni altra scienza, l'astronomia ci permette di realizzare l'onnipotenza fisica della Divinità. L'immaginazione rimane disorientata dallo sforzo di rappresentare la quantità di forza necessaria per spingere un globo come la nostra terra attraverso le profondità della giunzione all'immensa velocità di 65.000 miglia all'ora. Quale deve essere, dunque, la forza di quel braccio che, per di più, scaglia Giove, di peso pari a 1400 terre, lungo la sua orbita con una velocità di 29.000 miglia all'ora? E non solo Giove, ma soli immensamente più grandi, a velocità di movimento che trascendono il concepimento. Ben detto Giobbe. Eppure, forse, il potere divino è tanto dimostrato dalla perpetuazione di queste masse e movimenti celesti quanto dalla loro prima produzione. Non solo Dio ha creato il firmamento siderale, con i suoi stupendi globi e le sue velocità stupefacenti, ma li ha stabiliti in modo tale che fin dall'inizio essi hanno continuato sui loro sentieri mistici senza ribellione e senza confusione. Salmi 147:5
IV Rifletti la BELLEZZA DIVINA. Forse gloria è la parola migliore. La controparte della gloria nel Creatore è la bellezza nella creatura. I luminari celesti erano approvati come buoni, senza dubbio, per i loro usi, ma anche per se stessi, come di incomparabile splendore. "Dio ha fatto ogni cosa bella nel suo tempo". Nulla di ciò che Dio fa può essere altro che bello; e con il loro splendore, il loro ordine, la loro unità, sembrano rispecchiare la maestà, la purezza e l'unicità di colui al quale devono la loro esistenza
17 Genesi 1:17, 18. E Dio li pose letteralmente, diede loro cioè il sole, la luna e le stelle nel firmamento del cielo per illuminare la terra, e per governare il giorno e sempre la notte, e per separare la luce dalle tenebre. Un'indicazione che in questo giorno le disposizioni astronomiche per l'illuminazione del globo e la misurazione del tempo erano stabilite in modo permanente. E Dio vide che era cosa buona. Laplace era incline a mettere in discussione il verdetto divino almeno per quanto riguarda la luna, che pensava potesse essere stata collocata in modo da essere sempre piena, mentre, alla sua attuale distanza dalla terra, siamo talvolta privati sia della sua luce che del sole insieme. Ma non per soffermarci sul fatto che rimuovere la luna quattro volte la sua attuale distanza dalla terra, che richiederebbe per essere sempre piena, richiederebbe importanti cambiamenti negli altri membri del sistema solare che potrebbero non essere a vantaggio della terra, l'effetto immediato di una tale disposizione del globo lunare sarebbe quello di darci una luna di solo un sedicesimo di dimensioni di ciò che ora dispensa i suoi raggi d'argento sul nostro globo oscurato. Giobbe 11:12
19 Era sera e mattina il quarto giorno. I riferimenti scritturali al lavoro di questo giorno sono numerosi e istruttivi Confronta Giobbe 9:9; 37:3; Salmi 8:1-9; 104:17 Gli scrittori ebrei non forniscono alcuna informazione riguardo alle teorie astronomiche che erano prevalenti nel loro tempo; eppure "da altre fonti abbiamo fatti che portano a credere che anche al tempo di Mosè c'era non poca astronomia pratica in Oriente, e un po' di buona teoria. I Caldei in un periodo molto antico avevano accertato i cerchi principali della sfera, la posizione dei poli e la natura dei moti apparenti dei cieli come risultati di una rivoluzione su un asse inclinato. Gli astronomi egiziani, che conosciamo attraverso Talete, nel 640 a.C., insegnarono la vera natura della luce della luna, la sfericità della terra e la posizione delle sue cinque zone. Pitagora, nel 580 a.C., conosceva, inoltre, l'obliquità dell'eclittica, l'identità della stella della sera e del mattino, e la rivoluzione della terra intorno al sole" Dawson, 'O.W., p. 207. L'astronomia moderna, sebbene in possesso di teorie altamente probabili sulla formazione dell'universo, non è ancora in grado di parlare con assoluta precisione riguardo al lavoro di questo quarto giorno. Eppure non mancano conferme indirette della verità della narrazione mosaica sia da essa che dalla geologia. Secondo lo scrittore sacro, l'atmosfera attualmente esistente, la distribuzione della terra e dell'acqua, la successione del giorno e della notte e l'alternanza regolare delle stagioni, furono stabilite prima dell'introduzione della vita animale sulla terra; e Sir Charles Lyell non ha dimostrato nulla di più efficace che il dominio delle "cause esistenti " dall'era eozoica in giù, e la sufficienza di queste cause per spiegare tutti i cambiamenti che hanno avuto luogo nella crosta terrestre. Ancora una volta, la geologia attesta la prevalenza sul nostro globo in epoca preistorica di una temperatura molto più uniforme e alta di quella attuale, così tardi nell'era del Miocene, un clima tropicale geniale si era esteso oltre il circolo polare artico, e nelle prime ere della storia del globo, con ogni probabilità, l'intera sfera portava così favorito con il calore eccessivo. Sono state suggerite diverse cause per questo fenomeno; come, ad esempio, il maggiore calore del globo in raffreddamento i primi geologi, una diversa distribuzione della terra e dell'acqua Lyell, variazioni nell'eccentricità dell'orbita terrestre Herschell e Croll, cambiamenti nell'asse terrestre Evans, Drayson, Bell e la maggiore intensità del calore del sole; Sir W Thomson, 'Trad. Geolog. Soc., Glasgow, 1877. La narrazione biblica, insegnando chiaramente che il sole fu perfezionato il quarto giorno, rende intelligibile che la sua influenza sulla superficie della terra era allora al suo massimo, causando il prevalere dei climi tropicali e l'abbondanza della vegetazione tropicale, entrambe le quali sono gradualmente scomparse dalle regioni polari in conseguenza della diminuzione del calore del sole. Resta solo da notare che la Genesi caldea conserva una suggestiva reminiscenza del lavoro di questo giorno; e della Quinta Tavola della Creazione che recita:
1. Era dilettevole, tutto ciò che era stato fissato dai grandi dèi,
2. Stelle, il loro aspetto in figure di animali che ha organizzato
3. Fissare l'anno attraverso l'osservazione delle loro costellazioni
4. Dodici mesi o segni di stelle in tre file che dispose
5. Dal giorno in cui inizia l'anno fino alla fine
6. Ha segnato le posizioni delle stelle erranti pianeti per brillare nei loro corsi
1. Il dio Uru la luna lo fece sorgere, la notte che adombrò,
2. Fissarlo anche per la luce della notte, fino allo splendere del giorno
3. Quando il dio Shamas il sole all'orizzonte del cielo a est
4. formato magnificamente e
5. all'orbita Shamas è stato perfezionato. "Sembra che il caldeo registri con talus la rassegna e l'espressione di soddisfazione all'inizio di ogni tavola, mentre l'ebraico lo riporta alla fine di ogni atto" 'Chaldean Genesis', pp. 69-73
20 Genesi 1:20-23
Quinto giorno
Le acque e l'aria, separate il secondo giorno, sono su questo piene dei loro rispettivi abitanti. E Dio disse. La natura non fa mai un movimento in avanti, nel senso di una partenza assolutamente nuova, se non sotto l'impulso della parola di Elohim. Queste parole affermano chiaramente che le creature del mare e dell'aria, anche se evolute da elementi materiali, sono state prodotte in obbedienza al comando divino, e non generate spontaneamente dalla potentia vitae della terra, del mare o del cielo. Che le acque producano abbondantemente la creatura che si muove. Letteralmente, sciama con sciami o striscia con i cingolati. Il significato fondamentale di sharatz è strisciare o sciamare, e quindi moltiplicarsi Gesenius; o, viceversa, moltiplicarsi in masse, e quindi sciamare o abbondare. Furst; di. Genesi
Genesi 1:20-22
Il mistero della vita
I LA SUA ORIGINE
1. Non materia morta. La Scrittura, allo stesso modo della scienza, rappresenta la vita come avente una base fisica; ma, a differenza degli evoluzionisti moderni, non confonde mai la forza vitale con il meccanismo materiale in cui risiede e attraverso il quale opera. I biologi avanzati spiegano la vita attraverso la disposizione molecolare, la combinazione chimica, la generazione spontanea o qualcosa del genere
2. Ipotesi altrettanto insufficiente. Le rigorose necessità della verità e della logica, tuttavia, li costringono ad ammettere che né l'azione delle forze materiali né l'ingegno dell'uomo sono stati in grado di produrre una cellula bioplasmatica. "L'abisso tra il non vivente e il vivente allo stato attuale della conoscenza non può colmare" Huxley. " La maggior parte dei naturalisti del nostro tempo ha rinunciato al tentativo di spiegare l'origine della vita per cause naturali" Haeckel. Ma
3. Il Dio vivente. Tutta la vita esistente è derivata da una vita antecedente, è l'ultimo verdetto della scienza biologica. Ogni bioplast è stato prodotto da un bioplast precedente: omnis cellula e cellula. Essenzialmente, questo è l'insegnamento della rivelazione. Il creatore del primo bioplasto è stato Dio. Se la presente narrazione sembra riconoscere la dottrina della creazione mediata dicendo: "Che le acque producano", "Che la terra produca", è attenta ad affermare che, nella misura in cui le forze materiali hanno contribuito alla produzione della vita, esse sono state direttamente spinte ad essa, e quindi energizzate, dalla parola creatrice. L'ipotesi che la materia fosse originariamente posseduta, o dotata di, "la potenza della vita" Tyndall è espressamente negativa dal Ver. 21, che rappresenta la vita come la creazione immediata di Elohim
II LA SUA NATURA. La Scrittura non garantisce alcuna informazione su ciò che costituisce la vis viva degli esseri organizzati. Oltre a caratterizzare gli esseri stessi come "creature viventi", lascia il soggetto avvolto nel mistero più profondo. E il velo di quel mistero che la scienza non è riuscita a penetrare. Il microscopio ha infatti dimostrato in modo conclusivo che la materia vivente, o bioplasma, è ciò che tesse le strutture infinitamente varie delle forme animali; ma quanto a ciò che conferisce al fluido albuminoso, trasparente, privo di struttura, chiamato bioplasma, il potere dell'automoltiplicazione e dell'organizzazione, esso tace. "Non riusciamo a rilevare alcuna organizzazione nella massa bioplasmatica, ma ci sono movimenti in essa e nella vita" Huxley. Il massimo che la scienza può dare come sua definizione della vita è "ciò che origina e dirige i movimenti del bioplasma" Confronta 'Beale on Protoplasm'; Cook's 'Lectures on Biology'. La Scrittura avanza un passo oltre la scienza, e afferma che la vita nella sua ultima analisi è potenza di Dio Salmi 104:30; Isaia 38:16
III LA SUA MANIFESTAZIONE
1. Abbondante. Le creature del mare venivano prodotte in sciami, e probabilmente gli uccelli apparivano in stormi. Questo era
1; Predittivo della loro natura di animali gregari. Anche se in seguito prolifici, potrebbero essere stati creati in piccolo numero; ma, quasi a voler mantenere una corrispondenza tra le proprietà caratteristiche delle creature e la loro prima produzione, furono realizzate, i pesci in branchi, i volatili nelle razze
2; Esprime la gioia del Creatore. Dio trova una parte della sua felicità nel circondarsi di creature viventi. Se non ci fosse stato altro fine per i pesci e gli uccelli del quinto giorno, questa sarebbe stata una causa sufficiente per la loro creazione
3 Anticipa l'arrivo dell'uomo sulla scena. Non solo era un passo avanti rispetto al lavoro del giorno precedente, e come tale preliminare all'avvento dell'uomo, ma le creature acquatiche e aeree erano progettate per essere asservite ai bisogni e agli usi dell'uomo
2. Vario
1; Nella sua forma. Le creature viventi del quinto giorno erano diverse nelle loro strutture fisiche. Sebbene nelle fasi iniziali della loro condizione embrionale i pesci e i volatili non siano molto dissimili, tuttavia i loro organismi completi non sono gli stessi. Ogni classe, inoltre, consiste di una schiera infinitamente diversificata di specie, e le variazioni tra i singoli membri della stessa specie sono praticamente illimitate
2; Nelle sue funzioni. Sebbene tutte le creature viventi abbiano in comune certe caratteristiche essenziali, che si assomigliano l'una all'altra nei loro costituenti chimici, nel loro vivere attraverso la respirazione, nella loro crescita per interascolettenza di nutrimento, nella loro capacità di riprodursi, tuttavia le funzioni ordinarie che sono destinate a svolgere attraverso i loro rispettivi organi sono diverse nelle diverse specie di animali. I polli, ad esempio, sono stati progettati per volare attraverso l'atmosfera; il pesce a nuotare nell'acqua. Nella sua sfera. Le diverse creature viventi sono situate in modo diverso: i pesci nel mare, gli uccelli nell'aria, la sfera di ciascuna è adattata alla sua natura
3. Progressivo. La scienza, non meno della Scrittura, attesta che nell'introduzione della vita nel nostro globo c'è stata una graduazione regolare e continua da forme di organizzazione inferiori a forme superiori, e si è avventurata a proporre, come soluzione del problema della progressione vitale, delle condizioni esterne, delle fasi embrionali, dell'uso e del disuso degli organi, della selezione naturale, ss. Queste teorie, tuttavia, sono dichiarate dalle autorità competenti insufficienti rid. Page's 'Filosofia della geologia', p. 108. La soluzione della Scrittura -- la creazione speciale -- ha almeno il merito di essere sufficiente, e non è stata ancora confutata o sostituita dalla ricerca moderna
IV LA SUA ECCELLENZA. Dio vide che era buono
1. Come opera di Dio. Nulla di ciò che Dio fa può essere altro che bello e buono Ecclesiaste 3:11; 1Timoteo 4:4
2. Come ornamento per la natura. Senza la vegetazione del terzo giorno il mondo presenterebbe un aspetto estremamente poco interessante e poco invitante. Molto più sarebbe privo di attrazione e di allegria se fossero assenti le miriadi di esseri senzienti di cui è popolato
3. Come servo dell'uomo. Fin dall'inizio fu preparato con l'esplicita intenzione di essere sottomesso al dominio dell'uomo, e senza dubbio l'approvazione del Creatore tenne conto di questo benefico disegno
V LA SUA PERPETUAZIONE. "Delle cause che hanno portato all'origine della materia vivente", dice Huxley, "non sappiamo assolutamente nulla; ma, postulando l'esistenza di una materia vivente dotata di quel potere di trasmissione ereditaria e di quella tendenza a variare che si trova in tutta la materia, il signor Darwin ha mostrato buone ragioni per credere che l'interazione tra la materia vivente e le condizioni circostanti, che risulta nella sopravvivenza del più adatto, sia sufficiente a spiegare l'evoluzione graduale delle piante e degli animali dalle loro forme più semplici a quelle più complesse" 'Ency. Brit., ' art. Biologia. Mosè spiega l'origine delle creature viventi da una creazione divina e la loro continuazione per la benedizione divina che ha reso legge del loro essere la propagazione della loro specie e la moltiplicazione in massa. La notevole fecondità che, con la benedizione di Elohim, fu conferita sia ai pesci che agli uccelli è vividamente descritta da Milton Par. Lost, 7:387. Che né dalle creature acquatiche né da quelle aeree abbia questo potere di moltiplicazione delle specie, attestano i naturalisti defunti. "Tutti gli esseri organizzati hanno enormi poteri di moltiplicazione. Anche l'uomo, che cresce più lentamente di tutti gli altri animali, potrebbe, nelle circostanze più favorevoli, raddoppiare il suo numero ogni quindici anni, o centuplicare in un secolo. Molti animali e piante potrebbero aumentare il loro numero da dieci a mille volte ogni anno" Wallace 'on Natural Selection', p. 265
Lezioni:
1. Adora colui che è l'Autore e il Conservatore di tutta la vita nelle creature
2. Rispettate il mistero della vita; e ciò che non possiamo dare, stiamo attenti a non distruggerlo
3. Apprezza il valore delle creature viventi
OMELIE di R.A. Redford -- Genesi 1: 20-23
Il quinto giorno
VIVO SOTTO LA BENEDIZIONE DI DIO
1. Abbondanza. Acque brulicanti, aria brulicante? Prepararsi per la terra brulicante. "Siate fecondi e moltiplicatevi". L'assenza di ogni ritegno perché ancora l'assenza del peccato. La legge di Dio è la libertà. La legge della vita è la legge primaria. Se c'è nel mondo dell'uomo una contraddizione tra la moltiplicazione della vita e la felicità della vita, è un segno di allontanamento dall'ordine originario
2. Crescita, miglioramento, avanzamento verso la perfezione. Il pesce, l'uccello, la bestia, l'uomo esistono in uno schema di cose; Il tipo di vita animale è portato più in alto. La moltiplicazione non è fine a se stessa, ma al futuro. Le generazioni passano, eppure c'è una benedizione permanente. La morte non è una distruzione reale, anche se apparente. C'è una natura superiore che sta maturando
3. Servizio del più basso per quello più alto. Dio benedice le razze animali per l'uomo, interprete della creazione, voce della sua lode. Egli benedice la parte inferiore della vita umana per il bene dell'anima
II LA VITA SOTTO IL GOVERNO DI DIO. L'immensa produttività della natura diventerebbe una maledizione, non una benedizione, se non fosse limitata dalle sue stesse leggi. I mari e l'aria brulicanti rappresentano allo stesso tempo un'attività illimitata e un controllo universale attraverso la dipendenza e l'interazione reciproche. Cantici nel mondo morale. Non è la vita, l'esistenza, da sola a denotare la benedizione di Dio, ma la disposizione della vita a realizzare il suo fine più alto. Non dovremmo desiderare l'abbondanza senza la grazia che ne ordina l'uso e ne controlla il godimento
21 E Dio creò bara, è nel Versetto 1, per indicare l'introduzione di una cosa assolutamente nuova, cioè il principio della vita animale le grandi balene. Tanninim, da tanan; greco, teinw; latino, tendo; Sansc., abbronzatura, allungare. Queste furono le prime delle due classi in cui furono divisi gli sheretzim del versetto precedente. La parola è usata per i serpenti Esodo 7:9; Deuteronomio 32:33; Salmi 91:13; Geremia 51:34 del coccodrillo, Ezechiele 39:3 32:2 e può quindi qui descrivere "grandi mostri marini" in generale: quel tala LXX; "mostruosi striscianti che si dimenano nell'acqua o sfrecciano lungo le rive Murphy; balene, coccodrilli e altri mostri marini Delitzsch; giganteschi rettili acquatici e anfibi Kalisch, Macdonald. E ogni creatura vivente nephesh chayyah -- che si muove. Letteralmente, il movimento, da ramas, muoversi o strisciare. Questa è la seconda classe di sheretzim. Il termine remes è particolarmente descrittivo di animali striscianti, Genesi 9:2 sia sulla terra Genesi 7:14 che nell'acqua, Salmi 69:35 sebbene qui significhi chiaramente tribù acquatiche. che le acque generarono abbondanti secondo la loro specie. Si vede quindi che i termini generici includono molti ordini e specie distinti, creati ciascuno secondo la sua specie. E ogni uccello alato secondo la sua specie. Il motivo per cui gli uccelli e i pesci sono stati creati lo stesso giorno è un marciume che si spiega con una presunta somiglianza tra l'aria e l'acqua Lutero, Lira, Calvino, ss. o con una qualsiasi somiglianza immaginaria tra gli organismi corporei degli uccelli e dei pesci, ma con la circostanza che il firmamento e le acque furono separati il secondo giorno, al che è stato progettato che questo giorno avrebbe avuto una corrispondenza. E Dio vide che era cosa buona. Come in ogni altro caso, le produzioni di questo giorno si approvano al giudizio del Divino Creatore, ma in questo giorno egli segna la sua compiacenza con un passo che fa per la prima volta, cioè quello di pronunciare una benedizione sulle tribù appena create. Nulla potrebbe mostrare di più l'importanza che, a giudizio del Creatore, attribuiva all'opera di questo giorno
22 E Dio li benedisse. Benedire è augurare ogni bene a Genesi 27:4; Numeri 6:23 Nel caso in cui Dio benedica le cose inanimate, significa farle prosperare ed essere abbondanti Esodo 23:25; Giobbe 1:10; Salmi 65:11 La natura della benedizione pronunciata sulla creazione animale si riferiva alla loro propagazione e al loro aumento. Siate fecondi, moltiplicatevi, riempite le acque dei mari e gli uccelli si moltiplichino sulla terra. La combinazione paronomastica, essere fecondi e moltiplicarsi, divenne una formula regolare di benedizione Genesi 24:60; 35:11; 48:4; Salmi 128:3,4 La benedizione divina non era semplicemente un desiderio, ma, aggiunge Calvino, "con la semplice indicazione del suo proposito egli realizza ciò che gli uomini cercano con la supplica". Né era privo di significato che le parole di benedizione fossero rivolte alle creature; era stato progettato per insegnare che "la forza della parola divina non era destinata ad essere transitoria, ma, essendo infusa nella loro natura, a mettere radici e portare costantemente frutto" Calvino
23 E fu sera e fu mattina il quinto giorno. Se dei precedenti tempi creativi la scienza geologica ha solo tracce dubbie, di ciò è una testimonianza inconfutabile. Quando la prima vita animale fu introdotta sul nostro globo, si può dire che fosse ancora sub judice. Il preside Dawson è incline a rivendicare per il gigantesco foraminifero, eozoon canadense, delle rocce Laurenziane, l'onore di essere una delle prime creature acquatiche che brulicavano nelle acque terrestri, sebbene il professor Huxley creda che la vita più antica non sia rappresentata dai più antichi fossili conosciuti Critiques and Addresses, 9:1873; ma, sia allora che in un certo momento di introduzione anteriore, la geologia può tracciarlo verso l'alto attraverso le ere Paleozoica e Mesozoica con il risultato che qui è così esattamente definito. Nel corso delle lunghe ere che riempiono l'intervallo tra il periodo azoico della storia della nostra terra e quello che vide l'apparizione degli animali superiori, essa è in grado di rilevare una successione ininterrotta di vita acquatica, che sale gradualmente dalle forme inferiori a quelle superiori: dai trilobiti e dai molluschi dei sistemi Cambriano e Siluriano, fino ai pesci ganoidi del Devoniano e agli anfibi del Carbonifero fino ai rettili sauriani del Periodi Permiani. Atti a questo punto: certe tracce ornitiche negli strati sovrastanti del Triassico rivelano l'introduzione sulla scena di creature alate, e con questo aumento della sua forza e del suo volume il flusso della vita scorre fino a quando appaiono gli animali superiori. Così la geologia conferma il racconto della Scrittura che attesta
1 la priorità degli animali marini e degli uccelli rispetto agli animali terrestri;
2 l'esistenza di un periodo in cui i grandi mostri marini, con le tribù acquatiche più piccole e gli uccelli alati dell'aria, erano le uniche creature viventi sul globo; e
3 che, esattamente come Elohim ha progettato, la vita è continuata in successione ininterrotta dal tempo della sua prima introduzione. Si può anche notare che la storia paleontologica della crosta terrestre suggerisce una serie di considerazioni che ci permettono di formarci un'idea del lavoro del quinto giorno, che, sebbene non contravvenga alla narrazione mosaica, non è tuttavia da essa esplicitamente rivelata. Per esempio, mentre potrebbe sembrare che lo scrittore ispirato insegni che i tanninim, i tomi e gli uccelli siano stati creati simultaneamente, e quindi fossero sincroni nel loro aspetto, la testimonianza delle rocce indica piuttosto una serie di atti creativi in cui specie successive di creature viventi sono state chiamate all'esistenza, poiché le condizioni necessarie dell'esistenza furono preparate per la loro ricezione, e anzi con enfasi afferma che l'ordine della creazione non era, come in Versetto 21, prima i grandi mostri marini, e poi i rampicanti, e poi gli uccelli; ma prima le tribù acquatiche più piccole, e poi i mostri degli abissi, e infine le creature alate dell'aria. Questo, tuttavia, non è per contraddire, ma per chiarire, la parola di Dio
24 Gensi 1:24-31
Sesto giorno. Come il terzo giorno, questo si distingue per un duplice atto creativo, la produzione degli animali superiori o terrestri e la creazione dell'uomo, di quest'ultima è forse lecito vedere una muta previsione nella vegetazione che chiudeva la prima metà della settimana creativa
E Dio disse: " La terra produca la creatura vivente secondo la sua specie". In queste parole gli animali terrestri sono genericamente caratterizzati come nephesh chayyah, o esseri animati; nei termini che seguono sono suddivisi in tre specie o classi ben definite. Bovini. Behemah; letteralmente, l'animale muto, cioè i quadrupedi erbivori più grandi. E una cosa strisciante. Remes; l'animale in movimento, cioè gli animali più piccoli che si muovono senza piedi o con piedi scarsamente percettibili, come vermi, insetti, rettili. Qui si tratta di rampicanti terrestri, i resti del mare sono stati creati il giorno precedente. E la bestia della terra chayyah della terra secondo la sua specie. cioè bestie selvatiche, erranti e carnivore della foresta. In questi tre ordini generali la terra aveva il comando di produrre i suoi occupanti; il che, tuttavia, non implicava che gli animali dovessero essere sviluppati dal suolo più di quanto non lo fossero le tribù di pinne generate dal mare. Semplicemente in obbedienza alla chiamata divina, e come prodotto dell'energia creativa, dovevano scaturire dalla polvere di plastica come creature essenzialmente nate sulla terra. E così fu. Gli evoluzionisti moderni credono di poter concepire -- non sono mai stati in grado di dimostrare -- il modus operandi dell'Artefice supremo nell'esecuzione di questa parte del lavoro del sesto giorno. La Rivelazione non ha ritenuto necessario fare di più che semplicemente affermare che esse sono state sviluppate dalle creature del quinto giorno, non, attraverso un processo evolutivo condotto attraverso periodi di tempo inconcepibilmente lunghi, ma... prodotte direttamente dal suolo per decreto di Elohim
OMELIE DI R.A. REDFORD
Genesi 1:24-31
Il sesto giorno
Si passa dal mare e dall'aria alla terra. Siamo condotti all'uomo. Avviso-
I LA PREPARAZIONE È COMPLETA. Prima che la terra riceva l'essere umano, genera tutte le altre creature, e Dio vede che sono buone, buone ai suoi occhi, buone per l'uomo
II LO SCOPO DELL'OPERA È BENEVOLO. Bestiame, cosa strisciante, bestia della terra. L'uomo Cantici li avrebbe visti distinti: il selvaggio dal domestico, il strisciante dal vagabondo, il pulito dall'impuro. La divisione stessa suggerisce l'immensa varietà della provvidenza divina per i bisogni dell'uomo
III L'incompletezza della terra, quando è piena delle creature inferiori, è una testimonianza della grandezza della natura spirituale dell'uomo; poiché in confronto alle razze animali egli è sotto molti aspetti inferiore: in forza, rapidità e generalmente nelle facoltà che chiamiamo istinto. Eppure la sua apparizione è il culmine della creazione della terra. "L'uomo è un mondo, e ne ha un altro che lo assiste." La vita vegetale, marina, animale in generale, l'intera terra piena di ciò che Dio "vide essere buono", attende la creatura razionale e spirituale che sarà in grado di riconoscere il loro ordine ed esercitare il dominio su di loro. I passi e le fasi della creazione conducono al culmine, il "modello degli animali", la creatura simile a un dio, fatta per essere re sulla terra. - R
25 E Dio creò asah, non beta, il principio della vita non essendo ora introdotto per la prima volta, come in Versetto 21 la bestia della terra la chayyah -- secondo la sua specie, e il bestiame behemah -- secondo la loro specie, e ogni cosa che striscia sulla terra letteralmente, ogni reraes della terra secondo la sua specie. L'ordine della creazione Versetto 25 differisce da quello in cui sono stati chiamati all'esistenza Versetto 24. Quest'ultimo può essere l'ordine del tempo, il primo l'ordine del rango; o possono esserci state due divisioni dell'opera, nella prima delle quali l' erbivoro prendeva il comando, e nella seconda il carnivoro. Secondo la testimonianza di geologia, "i quadrupedi non uscirono tutti insieme. Grandi e potenti erbivori scendono in campo per primi, con solo pochi carnivori. Questi passano. Compaiono poi altri erbivori, con una percentuale maggiore di carnivori. Anche questi vengono sterminati, e così anche gli altri. Poi i carnivori appaiono in gran numero e potenza, e anche gli erbivori abbondano. Inoltre, queste razze raggiungono una grandezza e un numero di gran lunga superiori a tutti quelli che esistono oggi. Mentre l'era dei mammiferi volge al termine, gli antichi carnivori ed erbivori di quell'epoca scompaiono, eccetto, si crede, alcuni che sono utili all'uomo. Nuove creazioni di persone di dimensioni più piccole i boschetti" Dana. Citato da Dawson, 'O.W.' p. 224. E Dio vide che era cosa buona. Come nel terzo giorno di lavoro ogni ramo è sigillato dall'approvazione divina, così in questo. La creazione degli animali superiori completò la preparazione della terra per l'avvento dell'uomo; al quale, senza dubbio, si riferiva in modo speciale la lode del Creatore per la sua opera compiuta. Tutto era pronto per l' opus magnum che doveva chiudere il suo lavoro creativo e coronare il suo cosmo completato
26 L'importanza attribuita nel racconto biblico alla creazione dell'uomo è indicata dal modo in cui viene introdotta. E Dio disse: Facciamo l'uomo. Avendo già spiegato il significato del termine Elohim, che suggerisce la pienezza della personalità divina e prefigura la dottrina della Trinità Versetto 1, altre interpretazioni, come quella che Dio si consulti con gli angeli Filone, Aben Esdra, Delitzsch, o con la terra Maimonide, M. Gerumlius, o con se stesso Kalisch, devono essere messe da parte a favore di quella che rileva nella fraseologia peculiare un'allusione a un sublime concilium tra le persone della Divinità Calvino, Macdonald, Murphy. L'obiettivo contemplato da questo concilium era la costruzione di una nuova creatura che si chiamasse Adamo; descrivendo sia il suo colore, da adamo, essere rosso, Giuseppe Flavio, Gesenius, Tuch, Hupfeld; o il suo aspetto, da una radice in arabo che significa "risplendere", facendo così di Adamo "il brillante"; o la sua compattezza, sia come individuo che come razza, da un'altra radice araba che significa "portare o tenere insieme" Meier, Furst; o la sua natura come immagine di Dio, da dam, somiglianza Eichorn, Richers; o, e molto probabilmente, la sua origine, da adamah, la terra Kimchi, Rosenmüller, Kalisch. A nostra immagine, a nostra somiglianza. La precisa relazione in cui la natura dell' Adamo che stava per essere prodotto doveva stare con Elohim doveva essere quella di uno tselem ombra-vid. Salmi 39:7 ; greco, skia skiasma e un damuth somiglianza, da damah, riunire, confrontare-. Isaia 40:8
Per quanto possibile, i termini sono sinonimi. Se esiste una distinzione tra loro, forse tselem immagine denota il contorno d'ombra di una figura, e damuth somiglianza la corrispondenza o la somiglianza di quell'ombra con la figura. I primi Padri erano dell'opinione che le parole esprimessero idee separate: immagine, del corpo, che a causa della sua bellezza, aspetto intelligente e statura eretta era un'ombra di Dio; somiglianza, dell'anima, o della natura intellettuale e morale. Secondo Agostino l 'immagine si riferiva alla cognitio veritatis; somiglianza con l'amor virtutis. Ireneo, Clemente e Origene videro nel primo uomo la natura come originariamente creata, e nel secondo ciò che quella natura poteva diventare attraverso un conflitto etico personale, o attraverso l'influenza della grazia. Bellarmino pensava "imaginem in natura, similitudinem in probitate et justitia sitam esse", e concepiva che "Adamum peccando non imaginem Dei, sed similitudinero perdidisse". Havernick suggerisce che l'immagine è il concreto e la somiglianza la designazione astratta dell'idea. Gli espositori moderni generalmente non scoprono alcuna distinzione tra le parole; a questo proposito seguono Lutero, che rende un'immagine che è simile, e Calvino, che nega che esista alcuna differenza tra i due. Quanto a ciò che nell'uomo costituiva l' imago Dei, i teologi riformati comunemente ritenevano che consistesse
1 nella spiritualità del suo essere, come agente intelligente e libero;
2 nell'integrità morale e nella santità della sua natura; e
3 nel suo dominio sulle creature. Confronta West. Conf., Genesi 4:2
A questo proposito il profondo pensiero di Maimonide, elaborato da Tayler Lewis fial. Lunge, in loco, non si deve trascurare che tselem è la forma specifica, in contrapposizione all'architettura, di una cosa; ciò che interiormente fa di una cosa ciò che è, in opposizione a quella configurazione esterna che possiede effettivamente. Corrisponde alla pioggia, o tipo, che determina le specie tra gli animali. È ciò che costituisce il genere homo. -- E abbiano il dominio. Il rapporto dell'uomo con il resto della creazione è ora definito come un rapporto di governo e supremazia. L'uso del plurale è la prima indicazione che non semplicemente un individuo stava per essere chiamato all'esistenza, ma una razza, comprendente molti individui. La gamma dell'autorità dell'uomo è più specificata, e la sfera della sua signoria tracciata da un'enumerazione in ordine crescente, dal più basso al più alto, dei sudditi posti sotto il suo dominio. Il suo dominio si estenderà sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo letteralmente, i cieli, sul bestiame i behemah, su tutta la terra e su tutti i rettili romeo che strisciano sulla terra
Genesi 1:26, 27
La creazione dell'uomo
Prendilo
I Come rivelazione di Dio nella sua relazione con l'uomo
II Come rivelazione dell'uomo a se stesso
I DIO IN RELAZIONE ALL'UOMO
1. Come Padre e Creatore. Per quanto riguarda il resto della creazione, è detto: "Lasciate stare" e "era". Quanto a molti: "Facciamo a nostra immagine". Strettamente parente per natura originaria, l'uomo è invitato al rapporto con il Divino
2. La spiritualità della più alta creatura di Dio è il vincolo dell'unione e della fratellanza. Le parole "Facciamo", suggeriscono la concezione di un concilio o conferenza celeste preparatoria alla creazione dell'uomo; e la nuova descrizione dell'essere da creare indica l'introduzione di un nuovo ordine di vita, la vita spirituale, al di sopra di quella vegetale e animale
3. Dio affida il dominio e l'autorità all'uomo sulla terra. L'uomo ricopre fin dall'inizio la posizione di vicegerente di Dio. C'è fiducia, obbedienza, responsabilità, riconoscimento della supremazia divina, quindi tutti gli elementi essenziali della religione, nella costituzione originale e nella nomina della nostra natura e posizione tra le creature
4. Il destino ultimo dell'uomo è incluso nel racconto del suo inizio. Colui che lo ha fatto a sua immagine, "uno di noi", lo chiamerà in alto per essere tra gli esseri sopraterreni che circondano il trono dell'Altissimo. Il possesso di un'immagine divina è il pegno dell'eterna avvicinamento alla presenza divina. Il Padre chiama i figli a sé
II L 'UOMO SI È RIVELATO A SE STESSO. "L'immagine e somiglianza di Dio". Cosa contiene? C'è l'umanità ideale
1. C'è un'affinità nella natura intellettuale tra l'umano e il divino. In ogni essere razionale, anche se debole in termini di capacità mentale, c'è un senso di eterna verità necessaria. In alcuni casi la creatura e il Creatore pensano secondo le stesse leggi del pensiero, anche se la distanza è incommensurabile
2. L'uomo, per creazione originale, è assolutamente libero da macchia morale. Egli è quindi un essere decaduto in quanto è un essere moralmente imperfetto. Egli è stato reso simile a Dio in purezza, innocenza, bontà
3. La somiglianza deve essere nello spirito così come nell'intelletto e nella natura morale. L'uomo è stato creato per essere il compagno di Dio e degli angeli, quindi c'è nella sua esistenza terrena una natura sopraterrena, spirituale, che deve essere infine rivelata
1. Il posto e la vocazione sono assegnati all'uomo sulla terra, e ciò in connessione immediata con la sua somiglianza con Dio. Egli è governante qui per essere preparato per un governo più elevato altrove. Egli è messo nel suo rango tra le
2. creature perché possa vedere se stesso nell'ascesa a Dio. L'uomo appartiene a due mondi. Egli è simile a Dio, eppure è maschio e femmina, come gli animali inferiori, è benedetto come le altre creature con potere produttivo per riempire la terra, ma è benedetto per la sua speciale vocazione, soggiogare la terra, non per se stesso, ma per Dio
3. Ecco la fine di tutti i nostri sforzi e desideri: essere uomini perfetti essendo come Dio. Siamo grati che ci sia un Dio-uomo in cui siamo in grado di trovare realizzato il nostro ideale. Noi cresciamo in colui che è il nostro Capo. Vediamo Gesù coronato di gloria e onore. Quando tutte le cose saranno poste sotto di lui, l'uomo vedrà restaurata la perfezione originale della sua creazione
1. All'uomo viene insegnato che non ha bisogno di lasciare la sfera terrena per essere come Dio. C'è stata una grande preparazione della sua abitazione. Da una semplice massa caotica, la terra ha raggiunto, per stadi progressivi, uno stato in cui può diventare la scena di un grande esperimento morale per l'istruzione dell'uomo. Il divino deve governare su tutte le altre creature, per poter imparare la superiorità dello spirituale. La vita celeste, la comunione, la società e tutto ciò che è incluso nella comunione dell'uomo con Dio, possono svilupparsi nella condizione della terra. Grave errore nella Chiesa primitiva e nella filosofia orientale: confusione tra il materiale e il male. La purezza non richiede un modo di esistere immateriale. La perfezione dell'uomo è la perfezione del suo dominio sulle condizioni terrene, la materia in sottomissione allo spirito. Metodi anormali, ascetismo, auto crocifissione, mera violenza alla costituzione originaria dell'uomo. Il "secondo Adamo" vinse il mondo non abbandonandolo, ma essendo in esso, eppure non di esso
2. I comandamenti di Dio all'uomo sono comandamenti dell'amore paterno. "Ecco, io ti ho dato", ss. Non solo nomina il servizio, ma fornisce il sostentamento. "Cercate prima il regno di Dio", ss. Ecco l'unione della potenza creatrice e della bontà provvidenziale. Siamo benedetti in una vita terrena proprio come la prendiamo dalla mano di Dio come un deposito da adempiere per Lui. E in quell'obbedienza e dipendenza saremo in grado di raggiungere al meglio l'umanità ideale. Il mondo decaduto ha degradato l'uomo, fisicamente, moralmente, spiritualmente; è stato sempre meno ciò che Dio lo ha fatto essere. Ma colui che è venuto a restaurare il regno di Dio è venuto per elevare l'uomo e riempire la terra di beatitudine
27 Così o e Dio creò sbarre, come nei Versetti. 1, 21, q.v. l'uomo letteralmente; l'Adamo di cui si parla nel Versetto 26 a sua immagine, a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. La triplice ripetizione del termine "creato" dovrebbe essere osservata come una negazione significativa delle moderne teorie evoluzionistiche sulla discesa dell'uomo, e una proclamazione enfatica del suo Divino originale. Il triplice parallelismo dei membri di questo versetto è altrettanto suggestivo, come osservano Umbreit, Ewald e Delitzsch, del giubilo con cui lo scrittore contempla l'opera culminante della parola creatrice di Elohim. Murphy nota due stadi nella creazione dell'uomo, il fatto generale è dichiarato nella prima frase di questo canto trionfale, e i due particolari -- in primo luogo la sua relazione con il suo Creatore, e in secondo luogo la sua distinzione sessuale -- negli altri suoi membri. Nella terza frase Lutero vede un'allusione "che anche la donna è stata creata da Dio e resa partecipe dell'immagine divina e del dominio su tutto"
Ver. 27
La grandezza dell'uomo
I IL TEMPO DELLA SUA APPARIZIONE. L'ultima delle opere di Dio, egli fu prodotto verso la fine dell'era che vide l'introduzione sul nostro globo degli animali superiori. Considerando l'una o l'altra considerazione della lunghezza del giorno creativo, si può supporre che la sera gli animali uscissero "per ruggire dietro alla loro preda e cercare il loro cibo da Dio", e che al mattino l'uomo si alzò sulla scena variegata, "andando al suo lavoro e al suo lavoro fino alla sera". Salmi 104:20-23 Nel magro c'era una forma fisica speciale, ciascuna creata nel momento più appropriato alla sua natura. Le opere dell'uomo sono spesso confuse; Allo stesso modo, nell'essere introdotto per ultimo sulla scena dall'uomo, c'era un significato particolare; Era una proclamazione virtuale della sua grandezza
II LA SOLENNITÀ DELLA SUA CREAZIONE, che fu preceduta da una consultazione divina: "Facciamo l'uomo", ss. La lingua di
1. Risoluzione. Come se, nella produzione delle altre creature, l'Artefice onnisciente fosse stato a malapena consapevole di uno sforzo, ma ora dovesse dedicarsi all'esecuzione della sua ultima e più grande opera
2. Previdenza. Come se le sue precedenti realizzazioni fossero state, in confronto a queste, di importanza così subordinata da poter essere eseguite istantaneamente e, per così dire, senza premeditazione, mentre ciò richiedeva una disposizione intelligente e una saggia considerazione in anticipo
3. Sollecitudine. Come se l'insignificanza di queste altre fatiche non richiedesse particolare cura e attenzione alla sua persona, mentre la vastità dell'impresa attuale richiedeva la massima vigilanza e cautela possibile
4. Delizia. Come se la creazione e l'abbellimento del globo e il suo rifornimento di esseri senzienti, per quanto indicibilmente gloriosi fossero queste conquiste, non gli procurassero alcuna soddisfazione in confronto a ciò che contemplava, la creazione dell'uomo a sua immagine. Confronta Proverbi 8:31
III LA DIGNITÀ DELLA SUA NATURA. "Creati a immagine e somiglianza di Dio", suggerendo idee di
1. Affinità, o parentela. L'universo splendente, con i suoi soli e i suoi sistemi, la sua volta aerea e il suo terreno dal manto verde, le sue Alpi e i suoi Himalaya, i suoi oceani, fiumi, torrenti, era solo come argilla plastica nelle mani di un abile vasaio. Anche le innumerevoli tribù di creature viventi che erano state lasciate libere di sciamare negli abissi, di fendere il cielo, di vagare per la terra, erano animate da un principio dell'essere che non aveva alcuna connessione più stretta con la Divinità di quella che l'effetto ha con la causa; ma la vita che ispirò l'uomo fu un vero e proprio risultato della personalità di Dio. Quindi l'uomo era qualcosa di più alto di una creatura. Come imago Dei egli era il figlio di Dio Malachia 2:10; Atti 17:28
2. Somiglianza. Un netto progresso rispetto al pensiero precedente, anche se implicito in esso. Questa somiglianza o similitudine consisteva in
1; Personalità. La luce, l'aria, la terra, il mare, il sole, la luna, le stelle erano "cose". Le piante, i pesci, gli uccelli, gli animali erano "vite", anche se i primi non sono mai stati così caratterizzati nelle Scritture. L'uomo era una "persona"
2 Purezza. L'immagine della santità assoluta deve essere essa stessa immacolata. In questo senso Cristo era "l' immagine espressa della persona di Dio"; Ebrei 1:3 e sebbene l'uomo non sia ora una completa somiglianza del suo Creatore nella purezza morale della sua natura, quando uscì dalla mano del Creatore lo era. L'obiettivo dell'opera di Cristo è quello di rinnovare nell'uomo l'immagine del suo Creatore. Efesini 4:24
3; Potenza. Che il Creatore dell'uomo fosse un Dio di potenza era implicito nel suo nome, ELOHIM, e dimostrato dalle sue opere. Anche l'uomo decaduto possiamo percepire come in possesso di molti elementi di potere che sono le ombre di ciò che risiedeva in Elohim: il potere dell'autogoverno e della signoria sulle creature, del linguaggio e del pensiero, della volizione e dell'azione, dell'origine, almeno in senso secondario, e della combinazione e dell'organizzazione. Nel primo uomo risiedevano nella perfezione
3. Rappresentanza. L'uomo fu creato a immagine di Dio per poter essere un'incarnazione visibile del Supremo per le creature circostanti. "Il mondo materiale, con i suoi oggetti sublimemente grandi o meschinamente piccoli, come li giudichiamo; i suoi atomi di polvere, i suoi globi di fuoco; la roccia che si erge in riva al mare, l'acqua che la consuma; il verme, una nascita di ieri, che calpestiamo; le lamine delle costellazioni che brillano perenni sopra la testa; l'aspirante palma fissata in un punto, e i leoni che sono mandati liberi: questi si incarnano e rendono visibile tutto Dio che la loro natura ammetterà". L'uomo, nella sua natura, era inteso come la più alta rappresentazione di Dio che fosse possibile al di fuori dell'incarnazione del Verbo stesso
IV LA GRANDEZZA DEL SUO DOMINIO. L'uomo è stato progettato per essere l'immagine di Dio rispetto alla regalità e alla signoria; e poiché nessuno può fare il monarca senza un regno e senza sudditi, Dio gli diede sia un impero che un popolo
1. Un impero
1; Di ampia estensione. Nella carta regale che si spinge fino agli estremi confini di questa sfera terrestre Versetto 26
2; Di carattere disponibile. Non una regione praticamente inespugnabile, ma ogni centimetro quadrato di essa capace di essere soggiogata e occupata
3; Di vaste risorse. Tutto in cielo, terra e mare era posto ai suoi comandi
4; Di valore incalcolabile. Nulla era assolutamente inutile e molte cose erano preziose senza paragoni
5; Di perfetta sicurezza. Dio gliel'aveva data. Le.. concedere, era, assoluto, il dono era sicuro
2. Un popolo
1; Numerosi. "Ogni essere vivente era sottoposto al suo dominio
2; Variato. I pesci, gli uccelli e le bestie erano i suoi servi
3; Sottomesso. Non si erano ancora scatenati contro il loro padrone
4; Dato. Non sono stati acquisiti con la spada, ma donati dal loro Creatore
28 E Dio li benedisse. Non lui, come LXX Come con l'introduzione della vita animale il Divino Creatore ha conferito alle creature la sua benedizione, così quando si formano i primi due esseri umani, essi sono similmente arricchiti dalla benedizione del loro Creatore. E Dio disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi. Come nel caso delle creature inferiori, la benedizione divina aveva rispetto in primo luogo alla propagazione e alla perpetuazione della specie, "la quale benedizione", dice Calvino, "può essere considerata come la fonte da cui è fluita la razza umana", un pensiero in pieno accordo con l'insegnamento della Scrittura in generale Confronta; Salmi 127:3 Eppure, facendo di un uomo e di una donna, si faceva un'importante distinzione tra gli uomini e le bestie per quanto riguarda lo sviluppo delle loro razze e la moltiplicazione della loro specie. Malachia2:7 "Carte fraenum viris et mulieribus non laxavit, at in vagus libidines ruerent, absque delectu et pudore; seda sancto castoque conjugio incipiens, descendit ad generationem" Calvino. E riempi la terra. La razza appena creata era destinata ad occupare la terra. Fino a che punto durante la prima era del mondo questo proposito divino sia stato realizzato continua a essere oggetto di dibattito. Dopo il Diluvio la confusione delle lingue produsse una dispersione delle nazioni nei tre grandi continenti del vecchio mondo. Atti: l'uomo di oggi ha vagato fino ai confini della terra. Eppure vasti regni giacciono inesplorati, in attesa del suo arrivo. Questa clausola può essere descritta come la carta del colono. E sottometterlo. L'incarico così ricevuto era quello di utilizzare per le sue necessità le vaste risorse della terra, con operazioni agricole e minerarie, con ricerche geografiche, scoperte scientifiche e invenzioni meccaniche. E domina sui pesci del mare, ss. cioè sopra gli abitanti di tutti gli elementi. L'intenzione divina riguardo alla sua creazione fu così minuziosamente adempiuta con la sua investitura con supremazia su tutte le altre opere della mano divina. Salmi 8. è l'"eco lirica" di questa sovranità originaria conferita all'uomo
29 Successivamente si provvede al sostentamento del monarca appena nominato e dei suoi sudditi. E Dio disse: "Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla faccia di tutta la terra, e ogni albero nel quale è il frutto di un albero che fa seme; a voi servirà di cibo". Delle tre classi in cui era divisa la creazione vegetale, erba, erbe e alberi Versetto 12, le ultime due erano assegnate all'uomo per il cibo. Macdonald pensa che senza questo espresso trasporto l'uomo sarebbe stato autorizzato a prenderne parte per il nutrimento, garantito dalle necessità della sua natura. Lo stesso ragionamento, tuttavia, gli avrebbe dato il diritto di uccidere gli animali inferiori se li avesse giudicati utili per il suo sostentamento. Murphy con più verità osserva: "Di due cose che procedono dalla stessa mano creativa, nessuna delle due ha alcun diritto originale o intrinseco di interferire in alcun modo con l'altra. Il diritto assoluto di ciascuno risiede solo nel Creatore. L'uno, è vero, può aver bisogno dell'altro per sostenere la sua vita, come il frutto è necessario all'uomo; e, quindi, il giusto Creatore non può rendere una creatura dipendente per la sussistenza da un'altra senza concederle l'uso di quell'altra. Ma questa è una questione tra Creatore e creatura, e non in alcun modo tra creatura e creatura". La primitiva carta della proprietà comune dell'uomo sulla terra, e tutto ciò che contiene, è la presente sezione di questo antico documento. Tra le altre ragioni per il trasferimento formale all'uomo delle erbe e degli alberi si può notare il desiderio di tenerlo consapevole della sua condizione di dipendenza. Benché signore della creazione, doveva ancora attingere i mezzi della sua sussistenza dalla creatura che governava. Se l'uomo fosse vegetariano prima della caduta è oggetto di dibattito. Da un lato si sostiene che la concessione originale non esclude formalmente gli animali, e, di fatto, non dice nulla sulla relazione dell'uomo con gli animali Macdonald; che non possiamo affermare con certezza che il dominio dell'uomo sugli animali non abbia comportato l'uso di essi per il cibo Murphy; e che come gli uomini offrivano sacrifici dalle loro greggi, it.is probabilmente mangiavano la carne delle vittime Calvino, D'altra parte si sostiene che il linguaggio divino non può essere considerato come un mattino importante di quanto in realtà dice, e che Genesi 9:3 insegna distintamente che il diritto dell'uomo alla creazione animale risale al tempo di Noè Kalisch, Knobel, Alford, ss. Quasi tutte le nazioni hanno tradizioni di un'età d'oro dell'innocenza, quando gli uomini si astenevano dall'uccidere gli animali Confronta Ovidio, 'Met.,' 1:103-106. La Scrittura da sola anticipa un tempo in cui ciò sarà di nuovo una caratteristica degli abitanti della terra. Isaia 11:7; 65:25
30 E a tutte le bestie della terra, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti i striscianti sulla terra, dove c'è vita, io ho dato ogni erba verde per la carne. La prima delle tre classi di piante, l'erba, era assegnata agli animali per il cibo. Da ciò Delitzsch deduce che prima dell'introduzione del peccato gli animali non erano predatori. L'evidenza geologica dell'esistenza della morte in epoca preistorica è, tuttavia, troppo potente per essere contrastata; e lo stesso racconto biblico enumera tra gli animali pre-adamici il chayyah del campo, che apparteneva chiaramente ai carnivori. Forse il massimo che si può concludere con sicurezza dal linguaggio è "che indica semplicemente il fatto generale che il sostentamento dell'intero regno animale si basa sulla vegetazione" Dawson
31 E Dio vide tutto quello che avea fatto, ed ecco, era molto buono. Letteralmente, ecco, molto bene! Non semplicemente buono, ma estremamente buono. Non è solo l'uomo che Dio osserva, ma il cosmo compiuto, con l'uomo come corona e gloria, decu, set tutamen. «Non è solo una benedizione quella che pronuncia, ma un'espressione di ammirazione, come possiamo dire senza alcun timore dell'antropomorfismo... Euge, bone proclare!"T. Lewis. E fu sera e fu mattina il sesto giorno. Sembra superfluo aggiungere che questa argilla corrisponde all'era Cenozoica o terziaria della geologia, i cui resti paleontologici attestano sufficientemente la verità del racconto divino nell'affermare che gli animali erano anteriori all'uomo nel loro aspetto sulla terra, e che l'uomo è di origine relativamente recente. Le presunte prove dell'uomo preistorico sono troppo frammentarie e ipotetiche per essere accettate come conclusive; Eppure, per quanto riguarda la cosmogonia del presente capitolo, nulla impedisce che si creda che l'uomo sia di un'antichità molto più remota di 6000 anni. Come gli altri giorni, anche le tavolette caldee conservano un interessante monumento. Il saventh della serie della creazione, di cui un frammento è stato scoperto in una delle trincee di Konyunjik, dice:
1. Quando gli dèi nella loro assemblea ebbero creato
2. Erano deliziosi i mostri forti
3. Hanno fatto essere creature viventi
1. Il bestiame dei campi, le bestie dei campi e i rettili
2. campo
3. Si fissarono per le creature viventi
4. Il bestiame e la cosa strisciante della città hanno fissato
E il dio Nin-si-ku il signore dal volto nobile fece sì che fossero due in cui non è difficile rintracciare un racconto della creazione del regno animale, e della prima coppia di esseri umani
Perfezione
Il primo capitolo si chiude con una rassegna di tutto il lavoro dei sei giorni. Dio lo vide. Ecco, era molto buono!
La SODDISFAZIONE era nel completamento dell'ordine terreno nell'uomo, l'essere terrestre più elevato. Perché il bene di Dio non è, come il bene dell'uomo, un compromesso, troppo spesso, tra il vero bene e il vero male, ma il raggiungimento del più alto: il compimento della sua idea divina, la pietra superiore posta sul tempio con grida: "Grazia, grazia ad esso"
II " La sera e la mattina erano il sesto giorno." DALLA NOTTE DELL'INFINITO PASSATO USCÌ L'ALBA DEL MONDO INTELLETTUALE E SPIRITUALE. E quando Dio vide ciò, disse: "È molto buono". Cantici lasciamo il viso rivolto verso quella luce del cielo sulla terra, il giorno della rivelazione divina, il rapporto divino con l'uomo, la pura e perfetta beatitudine di un paradiso eterno, in cui Dio e l'uomo troveranno riposo e gioia ininterrotti l'uno nell'altro