Isaia 40
Il libro di Isaia si divide in due parti. Fino al capitolo 39, ha parlato soprattutto del giudizio, anche se c'erano indizi riguardo alla redenzione futura dal giudizio in Gesù Cristo. Dal capitolo 40, c'è un cambio di tema e di tono, e il libro consola il popolo giudicato di Dio. Per questo motivo, questo capitolo è uno dei capitoli più noti della Bibbia, perché tocca il cuore di cui anela un rapporto autentico con Dio in mezzo alle difficoltà. Due esempi: il Messia di Handel inizia con i primi versetti del capitolo, e viene letto nella predica di Eric Liddel nel film Momenti di gloria.
Il capitolo 39 conclude con la profezia che i Babilonesi avrebbero distrutto Gerusalemme e portato via i tesori e le persone. Questa profezia fu adempiuta circa 114 anni più tardi, nel 587 a.C. Da ora in poi, Isaia parla non del suo periodo, ma in modo profetico ai Giudei fra 200 anni, che sarebbero stato deportati e che si sarebbero trovati in Babilonia. Si potevano chiedere, dopo la condanna e il giudizio, se Dio li avesse abbandonati. Se Dio forse non volesse o non potesse riscattare il suo popolo.
In mezzo a questa afflizione in Babilonia, qual è la prima cosa che Dio dice a Isaia di fare in Is 40:1-11?
Di consolare il suo popolo. Perché nell'afflizione, Dio è il Dio di ogni consolazione (2Cor 1:3-4). Notate anche che Simeone, secoli dopo, nell'afflizione di Israele nel suo tempo, aspettava la consolazione, che era arrivata con Gesù il Messia (Lu 2:25-26).
Il resto del capitolo e il resto del libro spiegano come Dio avrebbe consolato il suo popolo. Noi consoliamo gli altri spesso con parole come “mi dispiace” o “sono qui con te” o “andrà tutto bene”. Dio invece afferma, “io sono forte ma tu non”.
In che cosa consisteva la consolazione di Israele (Is 40:2)?
Siccome la loro afflizione era di essere deportati in Babilonia a causa del loro peccato, la consolazione era la fine di questo tempo in Babilonia, che era possibile solo perché la punizione per il loro peccato era compiuta. Dio è così grande che non può essere sconfitto neanche dal nostro peccato! Noi siamo che è perché il nostro peccato può essere trasferito su Gesù Cristo, per lasciarci liberi di essere il popolo di Dio.
Nota che il doppio giudizio non era un'ingiustizia (più di quanto meritavano), ma un'espressione normale (per esempio Ger 16:18; Zac 9:12; Ap 18:6) - forse una volta per restituire quello che è stato rubato e una volta come giusta punizione.
Qual era il primo passo di questa consolazione (Is 40:3-5)? Qual era il significato al tempo di Isaia e al tempo di Gesù?
Bisognava preparare la salvezza, cioè la via del Signore. Non è la via su cui Dio avrebbe viaggiato, perché non ci sono mai ostacoli a lui. Invece, era la via che appartiene a Dio, che lui usa, ma su cui il suo popolo avrebbe viaggiato per la loro consolazione. Così, i Giudei potevano attraversare più facilmente il deserto per ritornare in Giudea dalla Babilonia. Al tempo di Gesù, Giovanni il battista era la voce che gridava, predicando il ravvedimento per il perdono dei peccati (Lu 3:3-6; Gv 1:23). Così facendo toglieva l'ostacolo nel cuore delle persone affinché potessero andare da Cristo Gesù.
Poi c'è un altro messaggio di consolazione in Is 40:6-9? Che cosa è il messaggio e perché consola?
Il messaggio è che noi siamo temporanei - un giorno ci siamo, il giorno dopo non ci siamo. Magari non pare molto consolante, ma c'è anche l'altro lato della medaglia: la Parola di Dio dura per sempre. Quello che Dio decide e decreta è quello che succede. Possiamo essere consolati perché i propositi e le promesse di Dio per il suo popolo sono sicuri, e non dipendono dalla nostra effimerità o dai nostri limiti.
Questo è un messaggio degno di essere promulgato gridando - non solo agli altri, ma anche al popolo di Dio (“alle città di Giuda”), che deve ricordare di fidarsi di questo Dio in mezzo all'afflizione e le nostre capacità limitate. Infatti, è solo perché siamo rigenerati dalla Parola permanente di Dio che possiamo amare gli altri (1P 1:22-25).
“Ecco il vostro Dio!” Come è il nostro Dio, secondo Is 40:10-11? Come è questo Dio una consolazione?
Potente (Is 40:10) e buono (Is 40:11). La sua potenza vuole dire che può dare al suo popolo quello che è giusto. La sua bontà vuol dire che può prendere cura del suo popolo, anche quando è ferito. Per Dio come pastore, vedi anche Sal 80:1; Ez 34:23; Gv 10:11; Ebr 13:20; 1P 5:4. Così nell'afflizione siamo consolati che Dio può e vuole soccorrerci.
Con una serie di domande retoriche in Is 40:12-14, Isaia ci vuole insegnare alcune caratteristiche di Dio. Quali sono?
Nessuno (umano) può misurare la creazione, e Dio è più grande ancora, quindi non può essere misurato, cioè capito completamente. Nessuno può neanche suggerire a Dio quello che è giusto o sbagliato. Lo facciamo quando affermiamo che Dio non può fare qualcosa, oppure riteniamo qualcosa più importante di Dio, oppure quando critichiamo il suo operato.
Dio è anche più grande di quali altre cose? (Is 40:15-26)
Le nazioni: i grandi imperi durano poco in confronto con Dio, e non possono impedire i suoi piani.
I sacrifici: anche quando ordinati da Dio, in realtà non sono mai abbastanza grande per propiziare Dio.
Gli idoli: le nostre creazioni non possono mai assomigliare al Creatore (vedi anche At 17:29).
La creazione: quello che sembra enorme a noi (sia fisicamente (abitanti, cieli, stelle), sia potere) e come niente a Dio.
È meraviglioso che Dio dia il nome ad ogni stella, che prenda le dimensioni del cielo con il palmo, che riduca i principi a nulla. Ma un Dio così grande si può interessare di me? Delle difficoltà di arrivare a fine mese, della figlia con mal di gola, dell'impegno di domani che mi stressa?
Questo è la domanda in Is 40:27. Qual è la risposta in Is 40:28?
Dio non si affatica e non si stanca, nel senso che ha sempre l'energia per aiutarci e non si stufa di consolarci.
Dio sa tutto, ma la sua conoscenza è imperscrutabile, cioè non possiamo sapere quello che sa (vedi Is 55:8). Per questo motivo sembra a volte che non conosca la nostra situazione o che non agisca, perché in realtà sa più di noi della nostra situazione e quello che è meglio per noi e quello che lo glorifica di più.
In mezzo alla fatica di Is 40:30, qual è la consolazione? Come acquistiamo?
I giovani hanno tanta energia, ma anche loro si stancano prima o poi. Anche i più forti cadono alla fine, perché siamo come l'erba che si secca e il fiore che appassisce.
Però, Dio che dura per sempre può dare una nuova forza. Non è che diventiamo come Superman, ma quando ci rendiamo conto che non dipende da noi con i nostri limiti, ma dal Signore eterno, immisurabile, saggio, onnipotente, impariamo a non arrenderci davanti alle difficoltà, ma a arrenderci a lui che può fare infinitamente più di quanto possiamo immaginare.
Indice degli studi
- Introduzione
- Isaia 1
- Isaia 2
- Isaia 5
- Isaia 6
- Isaia 8:17-9:6
- Isaia 11-12
- Isaia 24-25
- Isaia 30:1-18
- Isaia 36-37
- Isaia 38-39
- Isaia 40
- Isaia 42
- Isaia 43:1-44:5
- Isaia 45
- Isaia 49:1-18
- Isaia 50:4-11
- Isaia 52:7-12
- Isaia 52:13-53:12
- Isaia 54-55
- Isaia 61
- Isaia 63:7-64:12
- Isaia 65:17-66:24