Geremia
Il profeta sofferente
In questo studio considereremo il profeta Geremia. Non leggeremo le sue profezie ma piuttosto rifletteremo sulla sua vita, quello che gli è successo e soprattutto quello che ha fatto Dio in e per lui.
Che cosa impariamo del profeta Geremia in Ger 1:1-3?
Era di una famiglia sacerdotale, quindi della tribù di Levi. Però, abitava nel territorio della tribù di Beniamino, siccome i Leviti non avevano un proprio territorio ma erano sparsi fra le altre tribù, per servire Dio in tutta la nazione. Il territorio di Beniamino faceva parte del regno di Giuda. La città di Anatot era circa 5 chilometri a nord di Gerusalemme ed era una città levitica (Gios 21:17-18).
Dio ha parlato a Geremia, e Geremia ha profetizzato, dal tredicesimo anno del re Giosia (un re giusto di Giuda dal 640 al 609 a.C.), poi durante i regni dei figli di Giosia Ieoiachim (609-597) e Sedechia (597-587), fino alla deportazione di Giuda in Babilonia. (Sono sottointesi anche i regni durati 3 mesi sia di Ioacaz figlio di Giosia nel 609 sia di Ioiachin figlio di Ieoiachim nel 597.)
Di solito una biografia inizia con la nascita o i primi atti pubblici. Ma la storia di Geremia inizia molto prima. Cosa dice Dio quando chiama Geremia nel 627 a.C.? (Ger 1:4-5)
Che in realtà non era l'inizio, infatti Dio lo conosceva anche prima della concezione e durante la gravidanza, e già aveva consacrato e chiamato Geremia come profeta. Questo vale anche per noi: Dio ci ha conosciuti non solo nel grembo ma anche prima, e ci dedica al suo servizio.
Qual era la risposta di Geremia a questa meravigliosa chiamata? (Ger 1:6-10)
Che non era in grado di fare quello che Dio voleva che facesse, perché era giovane e non sapeva parlare bene. Però, questo non è un problema per Dio, perché Dio sarebbe stato con lui dovunque Dio lo avrebbe mandato e perché Dio avrebbe dato a lui le parole da dire.
La prima promessa (“Non temere, perché io sono con te”), molto importante per Geremia perché si sarebbe trovato in molte situazioni difficili da cui Dio l'avrebbe liberato, è molto comune nella Bibbia e vale anche per noi. Non dobbiamo temere quello che gli altri pensano di noi o che possono fare a noi, perché Dio è con noi ed è più forte (Ebr 13:5-6).
La seconda promessa ricorda il dialogo di Mosè con Dio, con la stessa scusa e la stessa promessa (Es 4:10-12), ma anche la promessa di Gesù quando siamo accusati (Mt 10:19-20; Mc 13:11; Lu 12:11-12; 21:14-15).
Dopo le prime parole e le prime visioni che Dio ha dato a Geremia, c'è stata una parola per Geremia stesso. Che cosa gli ha detto Dio? (Ger 1:17-19)
Doveva annunciare quello che Dio gli avrebbe detto di dire. Non doveva essere sgomentato dall'opposizione personale, perché Dio l'avrebbe protetto, l'avrebbe liberato, e l'avrebbe fatto vincere.
Nei capitoli 2-11, ci sono diversi discorsi di Geremia, in cui ha avvertito la Giudea del castigo imminente, ha chiamato al ravvedimento ed era addolorato per il destino di Gerusalemme. Come hanno risposto quelli della sua città Anatot, e come hanno risposto Geremia e Dio? (Ger 11:18-23)
Quelli di Anatot l'hanno minacciato di non profetizzare più. Geremia non ha reagito alle minacce ma ha lasciato tutto nelle mani di Dio. In questo era simile al servo sofferente di Isaia 53 e anche a Gesù davanti agli oltraggi. Dio ha avvertito Geremia del complotto e ha promesso di punire quelli che erano contro di lui. Vedi anche Ger 18:18-34.
Segue un piccolo dialogo fra Geremia (Ger 12:1-4) e Dio (Ger 12:5-6). Che cosa sa Geremia e che cosa non sa? Come gli risponde Dio? È un messaggio consolante - per Geremia o per noi?
Geremia sa che Dio è giusto e che Dio lo conosce, ma non sa perché gli empi stavano prosperando e rovinando il paese. Dio gli dice che, se non riesce a sopportare la situazione attuale in tempo di pace, come farà quando le circostanze peggioreranno?
In un primo momento, può non sembrare una risposta consolante. Perché Dio sta sottolineando che dobbiamo vivere per fede, rimettendo la nostra causa a lui (Ger 11:20). Non ci permette il paradiso su questa terra, ma di essere con noi.
Come si sentiva Geremia in Ger 15:10-20, e qual era la risposta di Dio?
Sentiva il peso di aver tutto contro di lui, nonostante la gioia di sentire le parole di Dio. Però Dio ha promesso la liberazione (Ger 15:20) e un futuro felice (Ger 15:11), ma Geremia doveva ritornare a lui (Ger 15:19) per evitare anche lui l'ira di Dio (Ger 15:13-14).
L'annuncio della Parola di Dio non viene sempre ben accolto, come leggiamo in Ger 19:14-20:2. Quali erano le conseguenze per Pascur (Ger 20:3-6) e per Geremia (Ger 20:7-18)?
Per Pascur, la punizione.
Per Geremia, una convinzione ancora più forte che deve annunciare le parole del Signore, che Dio farà vendetta, e che deve lodare Dio - e allo stesso tempo disperazione per essere nato e dover soffrire.
In Ger 26, volevano farlo morire, ma i capi hanno dichiarato che non meritava la morte. Eppure, un altro profeta, Uria, è stato ucciso dal re per avere profetizzato un messaggio simile a quello di Geremia.
I capitoli del libro di Geremia non sono in ordine cronologico, e in Ger 36 c'è un altro racconto del re Ioiachim. Che cosa ha fatto?
Invece di ravvedersi davanti alle parole scritte di Geremia, le ha fatto bruciare.
Dopo c'è stato il re Sedechia, che era più positivo verso Geremia ma era debole e aveva paura. Ha chiesto che Geremia pregasse per loro, ma non ascoltava le parole di Dio (Ger 37:1-3). Circa un anno prima della distruzione di Gerusalemme, durante una pausa nell'assedio di Gerusalemme e Geremia era in libertà (Gen 37:4-11), Geremia cercò di uscire da Gerusalemme per andare al suo paese. È stato arrestato come disertore e messo in una prigione sotterranea (Ger 37:12-16). Il re l'ha voluto sentire, e Geremia ha fatto una richiesta per essere liberato, che è stata accolta, e il profeta poteva rimanere nel cortile della prigione (Ger 37:17-21; 32:1-5).
A questo punto, cosa gli ha ordinato di fare Dio, perché doveva sembrare strano, e perché l'ha comandato? (Ger 32:6-15).
Doveva comprare un campo da un suo parente. Con la città di Gerusalemme assediata e la profezia che il paese sarebbe distrutto e i suoi abitanti deportati, era chiaro che il campo non valeva niente e che Geremia non ne avrebbe mai goduto. Anche Geremia ne era perplesso: Dio è potente e fa quello che promette, anche come punizione (Ger 32:17-24), eppure Dio gli ha chiesto di comprare un campo che apparterrà ai Babilonesi (Ger 32:25). Però, Dio ha promesso che un giorno i Giudei sarebbero ritornati, per cui il campo avrebbe avuto un valore di nuovo (Ger 32:42-44).
Per i suoi annunci che era meglio arrendersi ai Babilonesi (Ger 38:1-3), i capi hanno fatto gettare Geremia in una cisterna (sempre nel cortile della prigione), e il re non poteva opporsi (Ger 38:4-6). È stato liberato da Ebed-Melec, un eunuco etiope, con il permesso del re (Ger 38:7-13). Il re parlò in segreto con Geremia, ma non ha voluto ubbidire al comando del Signore di arrendersi, perché temeva i Giudei e i loro capi (Ger 38:14-28). Così Geremia è rimasto nel cortile della prigione, da cui è stato liberato dall'esercito dei Babilonesi (Ger 39:11-14) che gli ha permesso di rimanere in Giudea oppure dove voleva andare (Ger 40:1-6).
I guai di Geremia sono finiti? Niente affatto! I Babilonesi hanno lasciato un piccolo residuo nel paese sotto il governatore Ghedalia. Ismael, della stirpe reale e mandato dagli Ammoniti, ha ucciso Ghedalia, e poi è stato ucciso dagli uomini armati di Giuda (Ger 40-41). I Giudei rimanenti poi avevano paura dei Babilonesi, perché il governatore stabilito dai Babilonesi è stato ucciso, e volevano scappare in Egitto. Hanno chiesto a Geremia cosa fare, promettendo di fare quello che lui diceva, e Dio ha detto a Geremia di dire loro di rimanere nella Giudea (Ger 42).
Come hanno risposto i Giudei a questo messaggio, e che cosa è successo a Geremia? (Ger 43:1-7)
Hanno disubbidito, affermando che non era la Parola di Dio ma un discorso dei loro nemici. Sono quindi andati in Egitto, portando anche Geremia contro la sua volontà. Lì rimasero sotto il giudizio di Dio (Ger 44). Non si hanno più notizie di questi Giudei né dei loro discendenti. Sono morti e si sono assimilati con gli Egiziani, e non sono ritornati in Giudea dopo l'esilio come gli altri Giudei.
In tutta la vita di Geremia, vediamo l'adempimento di Ger 1:17-19. Il profeta ha pronunciato coraggiosamente tutto quello che Dio gli dava da dire. Non perché era coraggioso, ma perché Dio era con lui e sapeva che quelli che gli si opponevano non potevano vincere. Certo, ha sofferto molto, ma Dio l'ha liberato, non nel senso di togliere ogni sofferenza, ma di farlo vincere in ogni sofferenza. Paolo gli somiglia in questo (2Cor 4:7-11), come anche noi gli dovremmo somigliare.
Vedi anche la voce dell'enciclopedia su Geremia.
Indice degli studi
- Introduzione
- Isacco
- Giuda (figlio di Giacobbe)
- Caleb
- Eud
- Samuele
- Ioab
- Absalom
- Ioas e Ieoiada
- Ezechia
- Giosia
- Geremia
- Mardocheo
- Giovanni (apostolo)
- Giacomo (fratello di Gesù)
- Timoteo
- Tito
- Onesimo e Filemone