Commento su Gv 1:1

Giovanni 1:1

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Scritto da Michael Franzoni.

5/7/2026

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Il Maestro svuotò se stesso mettendosi a pari delle sue stesse creature¹ (Fili 2:7-8) [non toccando la sua natura divina immutabile, ma acquisendone un'altra (quella umana)], e ci diede l'esempio perfetto di vita e soprattutto, di rapporto con Dio (1P 2:21); ha insegnato di avere la stessa natura del Padre (Gv 10:30), di avere la stessa autorità (Gv 5:19b), la stessa volontà (Gv 5:19a), di condividere con il Padre un'intima conoscenza reciproca ed esclusiva che nessuno può attingere se non per rivelazione del Figlio stesso (Mt 11:27), che il Padre ha lasciato ogni giudizio al Figlio e se si intende onorare il Padre deve essere onorato il Figlio allo stesso modo (Gv 5:22-23), che le cose del Padre appartengono allo stesso modo al Figlio (Gv 16:15), che esiste un solo Nome e di pregare nel suo nome (Mt 28:19; Gv 14:11-14). Ecco perché non fa nulla da se stesso, non perché non può, ma perché è unito in volontà con il Padre, perciò non agisce per conto proprio. E quando gli viene conferita autorità dal Padre, per pericoresi il Figlio se la dà da solo. Si distingue dal Padre, ha detto di essere lo stesso che ha parlato a Mosè nel roveto ardente (Gv 8:58); conosce i cuori (Gv 2:25), perdona i peccati (Mc 2:5), manda i profeti (Mt 23:34), ha il potere sulla vita e sulla morte (Gv 5:26) e veniva adorato (Mt 14:33). Ha insegnato di poter essere ovunque e di sapere ogni cosa (Mt 18:20), non contando poi le profezie (es. Is 9:5), i titoli divini (es. il Figlio dell'Uomo), i parallelismi divini (es. essere il Salvatore quando solo Dio può esserlo), le dinamiche (es. Gv 10:33), il Padre che lo chiama Dio (Eb 1:8) e fa le cose nel suo nome (Gv 14:26). Come dicono le Scritture: in Lui furono create tutte le cose, e senza di lui, niente delle cose fatte sarebbe stato fatto (v3; Col 1:16).

(1) Questo mi ha fatto pensare a come nel pensiero ebraico esista il concetto di Tzimtzum, che trova un affascinante corrispettivo teologico nella Kenosis.