1Corinzi 3

1 (1) Ed io, fratelli, non potei parlarvi come a spirituali, ma come a (a) carnali, come a bambini in Cristo.

(1) Dopo aver dichiarato il valore della sapienza celeste e del Vangelo, e dopo aver condannato in generale la cecità della mente umana, ora infine applica il tutto specificamente ai Corinzi, chiamandoli carnali, cioè quelli in cui la carne prevale ancora sullo Spirito. E ne reca duplice testimonianza: primo, perché egli li ha trovati tali, tanto che ha trattato con loro come con ignoranti e quasi bambini nella dottrina della pietà; secondo, perché essi stessi dimostrano attraverso le loro divisioni, nate dall'ignoranza della potenza dello Spirito e della sapienza celeste, di aver progredito ben poco, o nulla.

(a) Chiama carnali coloro che sono ancora ignoranti, e quindi, per esprimersi meglio, li chiama "bambini".

2 Vi ho nutriti di latte, e non di (b) cibo solido, perché finora non ne eravate (c) capaci, e neppure ora lo siete.

(b) Cibo solido, o nutrimento forte.

(c) Essere nutriti da me con cibo solido: dunque, man mano che i Corinzi crescevano, l'apostolo li nutriva con l'insegnamento, prima con il latte, poi con il cibo forte. La differenza stava solo nel modo di insegnare.

3 Poiché siete ancora carnali; infatti, mentre fra voi vi sono invidie, contese e divisioni, non siete voi carnali, e non camminate secondo (d) l'uomo?

(d) Seguendo le facoltà dell'intelletto e del giudizio umano.

5 (2) Chi è dunque Paolo, e chi è Apollo, se non ministri per mezzo dei quali avete creduto, secondo che il Signore ha dato a ciascuno?

(2) Dopo aver sufficientemente rimproverato i maestri ambiziosi e coloro che li stimavano scioccamente, ora mostra come devono essere valutati i veri ministri, affinché non si attribuisca loro né più né meno di quanto si debba. Insegna quindi che sono strumenti per i quali si giunge alla fede e alla salvezza, ma come ministri di Dio, e che non operano nulla da sé, ma che Dio opera per mezzo loro, secondo come gli piace dotarli dei suoi doni. Perciò non si deve guardare chi parla, ma che cosa viene detto, e si deve dipendere soltanto da colui che parla mediante i suoi servi.

6 (3) Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere.

(3) Abbellisce la sentenza precedente con due similitudini: prima, paragonando i fedeli a un campo che Dio fa fruttare, quando è seminato e annaffiato tramite il lavoro dei suoi servi; seconda, paragonandoli a una casa che il Signore costruisce, ma per mano degli operai, alcuni dei quali egli usa per porre le fondamenta, altri per edificare. Entrambe queste immagini servono a mostrare che tutto è compiuto interamente per autorità e potenza di Dio, e perciò dobbiamo guardare solo a lui. Inoltre, benché Dio usi alcuni in parti più importanti dell'opera, non dobbiamo per questo disprezzare gli altri, e ancor meno dividerli, come facevano quei faziosi, poiché tutti lavorano all'opera di Dio. Essi operano in modi diversi, ma concorrono allo stesso fine, tanto che hanno bisogno l'uno dell'altro.

9 Poiché noi siamo (e) collaboratori di Dio; voi siete il campo di Dio, l'edificio di Dio.

(e) Servi sotto Dio: e quelli che servono sotto un altro non fanno nulla con le proprie forze, ma secondo quanto viene loro concesso per grazia, grazia che li rende idonei a quel servizio. Vedi 1Co 15:10; 2Co 3:6. Tutto l'incremento che deriva dal loro lavoro procede da Dio, in modo tale che nessuna parte della lode vada attribuita al servo.

10 (4) Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come saggio architetto io ho posto il fondamento, e un altro vi costruisce sopra. Ma ciascuno badi a come vi costruisce sopra.

(4) Ora si rivolge direttamente ai maestri che gli sono succeduti nella chiesa di Corinto, e in questo senso a tutti coloro che sono o saranno pastori, poiché succedono nella fatica degli apostoli, che furono piantatori e principali edificatori. Egli li ammonisce quindi a non illudersi di poter edificare secondo la propria fantasia, cioè di poter proporre e insegnare nella Chiesa cose diverse, per materia o forma, da quelle insegnate dagli apostoli, che furono i principali fondatori.

11 (5) Poiché nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, che è Gesù Cristo.

(5) Egli mostra inoltre quale sia questo fondamento: Cristo Gesù, dal quale non si può deviare neppure minimamente nell'edificare questa costruzione.

12 (6) Ora, se uno costruisce su questo fondamento oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, stoppia,

(6) In terzo luogo mostra che bisogna stare attenti affinché la parte superiore dell'edificio sia conforme al fondamento. Cioè che le ammonizioni, le esortazioni, e tutto ciò che serve all'edificazione del gregge, siano conformi alla dottrina di Cristo, sia nella materia che nella forma. Questa dottrina è paragonata all'oro, all'argento e alle pietre preziose: con questi materiali Isaia e Giovanni nell'Apocalisse edificano la città celeste. E a questi si oppongono legno, fieno, stoppia, cioè questioni curiose e vane o decreti umani: in breve, ogni tipo di insegnamento che serve alla vanagloria. Le false dottrine, di cui non si parla qui, non si possono nemmeno dire edificate su questo fondamento, se non forse in apparenza.

13 (7) L'opera di ciascuno sarà manifestata; poiché il giorno la paleserà, perché sarà rivelata nel fuoco; e il fuoco proverà quale sia l'opera di ciascuno.

(7) Egli testimonia, come è realmente, che non tutti sono buoni edificatori, nemmeno tra quelli che si fondano sull'unico fondamento. Tuttavia, dice, quest'opera di cattivi edificatori rimane per un tempo, ma non ingannerà per sempre, poiché la luce della verità, apparendo infine come il giorno, dissiperà questa oscurità e rivelerà ogni cosa. E come i materiali vengono provati dal fuoco, così Dio, a suo tempo, mediante il tocco del suo Spirito e della sua Parola, esaminerà ogni edificazione; e accadrà così che quelle che saranno trovate pure e solide, rimarranno a lode degli operai; ma quelle di altro genere saranno consumate e svaniranno, e così l'operaio sarà deluso nella speranza del suo lavoro, essendosi compiaciuto di una cosa vana.

15 (8) Se l'opera di qualcuno sarà bruciata, egli subirà danno; però egli stesso sarà salvato, ma (come) attraverso il fuoco.

(8) Non toglie la speranza di salvezza a coloro che sono edificatori poco abili e insensati, purché mantengano il fondamento, come quei retori più che pastori di Corinto. Tuttavia aggiunge una riserva: essi devono comunque affrontare la prova delle loro opere e sopportare la perdita dei loro faticosi ma vani lavori.

16 (9) Non sapete che siete il tempio di Dio, e che lo Spirito di Dio abita in voi?

(9) Continuando con la metafora dell'edificio, insegna che questa ambizione non è solo vana, ma anche sacrilega: poiché dice che la Chiesa è come il Tempio di Dio, che Dio ha consacrato a sé stesso per mezzo del suo Spirito. Poi, rivolgendosi a questi uomini ambiziosi, mostra che essi profanano il Tempio di Dio, perché le arti vane nelle quali si compiacciono tanto sono, secondo lui, tante contaminazioni della santa dottrina di Dio e della purezza della Chiesa. Questa empietà non rimarrà impunita.

17 Se qualcuno (f) contamina il tempio di Dio, Dio distruggerà lui; poiché il tempio di Dio è santo, e questo tempio siete voi.

(f) Lo contamina e lo rende impuro, essendo santo: e in verità lo contaminano, secondo il giudizio di Paolo, coloro che con eloquenza carnale inquinano la purezza del Vangelo.

18 (10) Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi pensa di essere saggio in questo mondo, diventi stolto per diventare saggio.

(10) Conclude con l'opposto, che professa vera sapienza nella Chiesa di Dio colui che rifiuta e rigetta tutte quelle vanità umane. Inoltre, se il mondo lo deride, gli basti essere sapiente secondo la sapienza di Dio, e come Dio vuole che sia sapiente.

19 Poiché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio; infatti è scritto: Egli (g) prende i savi nella loro astuzia.

(g) Per quanto astuti siano, il Signore li coglierà, quando scoprirà la loro malizia.

21 (11) Nessuno dunque (h) si glori negli uomini, poiché ogni cosa è (i) vostra:

(11) Torna alla proposizione del versetto 2, ammonendo prima gli ascoltatori a non stimare come padroni coloro che Dio ha costituito ministri e non signori della loro salvezza. Fanno questo coloro che dipendono dagli uomini, e non da Dio che parla per mezzo loro.

(h) Si compiaccia.

(i) Mezzi destinati al vostro beneficio.

22 Sia Paolo, sia Apollo, sia Cefa, sia il (12) mondo, sia la vita, sia la morte, sia le cose presenti, sia le future: tutto è vostro;

(12) Passa dalle persone alle cose stesse, affinché il suo argomento sia più forte. Anzi, sale da Cristo al Padre, per mostrare che non ci fermiamo nemmeno in Cristo stesso, in quanto uomo, ma perché egli ci porta fino al Padre, come Cristo stesso attesta ovunque d'essere stato mandato dal Padre, affinché mediante questo legame siamo tutti uniti a Dio.

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