Nuova Riveduta:

1Re 1

REGNO DI SALOMONE
Vecchiaia di Davide
1 Il re Davide era vecchio, avanti negli anni e, per quanto lo coprissero con indumenti, non poteva riscaldarsi. 2 Perciò i suoi servitori gli dissero: «Si cerchi per il nostro signore una ragazza vergine, che stia al servizio del re, ne abbia cura e dorma fra le sue braccia, e così il re nostro signore si riscalderà». 3 Cercarono dunque per tutto il paese d'Israele una bella ragazza; trovarono Abisag, la Sunamita, e la condussero dal re. 4 La ragazza era bellissima, si prendeva cura del re e lo serviva; ma il re non ebbe rapporti con lei.

Adonia aspira al regno
5 Adonia, figlio di Agghit, mosso dall'ambizione, diceva: «Sarò io il re!» E si procurò carri, cavalieri e cinquanta uomini che correvano davanti a lui. 6 Suo padre non gli aveva mai fatto un rimprovero in vita sua, dicendogli: «Perché fai così?» Adonia era inoltre di bellissimo aspetto, ed era nato subito dopo Absalom. 7 Egli prese accordi con Ioab, figlio di Seruia, e con il sacerdote Abiatar; essi si misero dalla sua parte e lo favorirono. 8 Ma il sacerdote Sadoc, Benaia, figlio di Ieoiada, il profeta Natan, Simei, Rei e gli uomini valorosi di Davide non erano dalla parte di Adonia. 9 Adonia sacrificò pecore, buoi e vitelli grassi vicino al masso di Zoelet, che è accanto alla fontana di Roghel, e invitò tutti i suoi fratelli, figli del re, e tutti gli uomini di Giuda che erano al servizio del re; 10 ma non invitò il profeta Natan, né Benaia, né gli uomini valorosi, né Salomone suo fratello.

Salomone re d'Israele
11 Allora Natan parlò a Bat-Sceba, madre di Salomone, e le disse: «Non hai udito che Adonia, figlio di Agghit, è diventato re senza che Davide nostro signore ne sappia nulla? 12 Vieni dunque, e permetti che io ti dia un consiglio, affinché tu salvi la tua vita e quella di tuo figlio Salomone. 13 Va', entra dal re Davide e digli: "O re, mio signore, non giurasti alla tua serva, dicendo: 'Salomone, tuo figlio, regnerà dopo di me, sedendo sul mio trono'? Perché dunque regna Adonia?" 14 Ecco, mentre tu starai ancora parlando al re, io entrerò dopo di te e confermerò le tue parole».
15 Bat-Sceba entrò dunque nella camera del re. Il re era molto vecchio e Abisag, la Sunamita, lo serviva. 16 Bat-Sceba s'inchinò e si prostrò davanti al re. Il re disse: «Che vuoi?» 17 Lei gli rispose: «Mio signore, alla tua serva tu giurasti per il SIGNORE, il tuo Dio, dicendo: "Salomone, tuo figlio, regnerà dopo di me, sedendo sul mio trono". 18 Ora, invece, ecco che Adonia è diventato re senza che tu o re, mio signore, ne sappia nulla. 19 Ha sacrificato buoi, vitelli grassi e pecore in gran numero, e ha invitato tutti i figli del re, il sacerdote Abiatar e Ioab, il capo dell'esercito, ma non ha invitato il tuo servo Salomone. 20 Ora gli occhi di tutto Israele sono rivolti verso di te, o re, mio signore, perché tu gli dichiari chi debba sedere sul trono del re mio signore dopo di lui. 21 Altrimenti, quando il re mio signore si sarà addormentato con i suoi padri, io e mio figlio Salomone saremo trattati come colpevoli».
22 Lei parlava ancora con il re, quando arrivò il profeta Natan. 23 Andarono a dire al re: «Ecco il profeta Natan». Questi venne in presenza del re e gli si prostrò davanti con la faccia a terra. 24 Natan disse: «O re, mio signore, sei tu che hai detto: "Adonia regnerà dopo di me, sedendo sul mio trono"? 25 Infatti oggi egli è sceso, ha sacrificato buoi, vitelli grassi e pecore in gran numero, e ha invitato tutti i figli del re, i capi dell'esercito e il sacerdote Abiatar; ed ecco che mangiano e bevono davanti a lui, e dicono: "Viva il re Adonia!" 26 Ma egli non ha invitato me, tuo servo, né il sacerdote Sadoc, né Benaia, figlio di Ieoiada, né Salomone, tuo servitore. 27 Tutto questo è proprio stato fatto dal re mio signore, senza dichiarare al tuo servo chi sia colui che deve sedere sul trono del re mio signore dopo di lui?»
28 Il re Davide rispose: «Chiamatemi Bat-Sceba». Lei entrò alla presenza del re e rimase in piedi davanti a lui. 29 Il re fece questo giuramento: «Com'è vero che vive il SIGNORE, il quale mi ha liberato da ogni angoscia, 30 io farò oggi quel che ti giurai per il SIGNORE, per il Dio d'Israele, quando dissi: "Salomone tuo figlio regnerà dopo di me sedendo sul mio trono al mio posto"». 31 Bat-Sceba s'inchinò con la faccia a terra, si prostrò davanti al re e disse: «Possa il re Davide, mio signore, vivere per sempre!»
32 Poi il re Davide disse: «Chiamatemi il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaia, figlio di Ieoiada». Essi vennero alla sua presenza e il re disse loro: 33 «Prendete con voi i servitori del vostro signore, fate salire Salomone mio figlio sulla mia mula e conducetelo a Ghion. 34 In quel luogo il sacerdote Sadoc e il profeta Natan lo ungeranno re d'Israele. Poi suonate la tromba e gridate: "Viva il re Salomone!" 35 Voi risalirete al suo seguito, ed egli verrà, si metterà seduto sul mio trono e regnerà al mio posto. Io nomino lui come principe d'Israele e di Giuda». 36 Benaia, figlio di Ieoiada, rispose al re: «Amen! Così voglia il SIGNORE, il Dio del re mio signore! 37 Come il SIGNORE è stato con il re mio signore, così sia con Salomone e renda il suo trono più grande del trono del re Davide mio signore!»
38 Allora il sacerdote Sadoc, il profeta Natan, Benaia, figlio di Ieoiada, i Cheretei e i Peletei scesero, fecero salire Salomone sulla mula del re Davide e lo condussero a Ghion. 39 Il sacerdote Sadoc prese il corno dell'olio dal tabernacolo e unse Salomone. Suonarono la tromba, e tutto il popolo gridò: «Viva il re Salomone!» 40 Tutto il popolo risalì al suo seguito suonando flauti e abbandonandosi a una gran gioia, e la terra rimbombava delle loro grida.
41 Adonia e tutti i suoi convitati, mentre finivano di mangiare, udirono questo rumore; quando Ioab udì il suono della tromba, disse: «Che vuol dire questo chiasso nella città?» 42 Mentre egli parlava ancora, ecco giungere Gionatan, figlio del sacerdote Abiatar. Adonia gli disse: «Entra, poiché tu sei un valoroso e devi portare buone notizie». 43 Gionatan rispose ad Adonia: «Tutt'altro! Il re Davide, nostro signore, ha costituito re Salomone. 44 Egli ha mandato con lui il sacerdote Sadoc, il profeta Natan, Benaia, figlio di Ieoiada, i Cheretei e i Peletei, i quali lo hanno fatto montare sulla mula del re. 45 Il sacerdote Sadoc e il profeta Natan lo hanno unto re a Ghion e di là sono risaliti abbandonandosi alla gioia, e la città è tutta in subbuglio. Questo è il frastuono che avete udito. 46 E c'è di più: Salomone si è seduto sul trono reale. 47 E i servitori del re sono venuti a benedire il re Davide, nostro signore, dicendo: "Renda Dio il nome di Salomone più glorioso del tuo, e renda il suo trono più grande del tuo!" E il re si è prostrato sul suo letto, 48 poi ha detto: "Benedetto sia il SIGNORE, Dio d'Israele, che mi ha dato oggi uno che sieda sul mio trono, e mi ha permesso di vederlo con i miei occhi!"».
49 Allora tutti gli invitati di Adonia furono presi da spavento, si alzarono e se ne andarono ciascuno per la sua strada. 50 Adonia, che aveva paura di Salomone, si alzò e andò ad aggrapparsi ai corni dell'altare. 51 Vennero a dire a Salomone: «Adonia ha paura del re Salomone e si è aggrappato ai corni dell'altare, dicendo: "Il re Salomone mi giuri oggi che non farà morire di spada il suo servo"». 52 Salomone rispose: «Se dimostra di essere una persona perbene, non cadrà in terra neppure uno dei suoi capelli, ma se sarà trovato colpevole, morirà». 53 Allora il re Salomone mandò gente a farlo scendere dall'altare. Ed egli venne a prostrarsi davanti al re Salomone, e Salomone gli disse: «Vattene a casa tua».

C.E.I.:

1Re 1

1 Il re Davide era vecchio e avanzato negli anni e, sebbene lo coprissero, non riusciva a riscaldarsi. 2 I suoi ministri gli suggerirono: «Si cerchi per il re nostro signore una vergine giovinetta, che assista il re e lo curi e dorma con lui; così il re nostro signore si riscalderà». 3 Si cercò in tutto il territorio d'Israele una giovane bella e si trovò Abisag da Sunem e la condussero al re. 4 La giovane era molto bella; essa curava il re e lo serviva, ma il re non si unì a lei.
5 Ma Adonia, figlio di Agghìt, insuperbito, diceva: «Sarò io il re». Si procurò carri, cavalli e cinquanta uomini che lo precedessero. 6 Il re suo padre, per non affliggerlo, non gli disse mai: «Perché ti comporti in questo modo?». Adonia era molto bello; sua madre l'aveva partorito dopo Assalonne. 7 Si accordò con Ioab, figlio di Zeruià, e con il sacerdote Ebiatàr, che stavano dalla sua parte. 8 Invece il sacerdote Zadòk, Benaià figlio di Ioiadà, il profeta Natan, Simei, Rei e il nerbo delle milizie di Davide non si schierarono con Adonia. 9 Adonia un giorno immolò pecore e buoi e vitelli grassi sulla pietra Zochelet, che è vicina alla fonte di Roghèl. Invitò tutti i suoi fratelli, figli del re, e tutti gli uomini di Giuda al servizio del re. 10 Ma non invitò il profeta Natan, né Benaià, né i più valorosi soldati e neppure Salomone suo fratello.
11 Allora Natan disse a Betsabea, madre di Salomone: «Non hai sentito che Adonia, figlio di Agghìt, si è fatto re e Davide nostro signore non lo sa neppure? 12 Ebbene, ti do un consiglio, perché tu salvi la tua vita e quella del tuo figlio Salomone. 13 Va', presentati al re Davide e digli: Re mio signore, non hai forse giurato alla tua schiava che Salomone tuo figlio avrebbe regnato dopo di te, sedendo sul tuo trono? Perché si è fatto re Adonia? 14 Ecco, mentre tu starai ancora lì a parlare al re, io ti seguirò e confermerò le tue parole».
15 Betsabea si presentò nella camera del re, che era molto vecchio, e Abisag la Sunammita lo serviva. 16 Betsabea si inginocchiò e si prostrò davanti al re, che le domandò: «Che hai?». 17 Essa gli rispose: «Signore, tu hai giurato alla tua schiava per il Signore tuo Dio che Salomone tuo figlio avrebbe regnato dopo di te, sedendo sul tuo trono. 18 Ora invece Adonia è divenuto re e tu, re mio signore, non lo sai neppure. 19 Ha immolato molti buoi, vitelli grassi e pecore, ha invitato tutti i figli del re, il sacerdote Ebiatàr e Ioab capo dell'esercito, ma non ha invitato Salomone tuo servitore. 20 Re mio signore, gli occhi di tutto Israele sono su di te, perché annunzi loro chi siederà sul trono del re mio signore dopo di lui. 21 Quando il re mio signore si sarà addormentato con i suoi padri, io e mio figlio Salomone saremo trattati da colpevoli».
22 Mentre Betsabea ancora parlava con il re, arrivò il profeta Natan. 23 Fu annunziato al re: «Ecco c'è il profeta Natan». Questi si presentò al re, davanti al quale si prostrò con la faccia a terra. 24 Natan disse: «Re mio signore, tu forse hai decretato: Adonia regnerà dopo di me e siederà sul mio trono? 25 Difatti oggi egli è andato ad immolare molti buoi, vitelli grassi e pecore e ha invitato tutti i figli del re, i capi dell'esercito e il sacerdote Ebiatàr. Costoro mangiano e bevono con lui e gridano: Viva il re Adonia! 26 Ma non ha invitato me tuo servitore, né il sacerdote Zadòk, né Benaià figlio di Ioiadà, né Salomone tuo servitore. 27 Proprio il re mio signore ha ordinato ciò? Perché non hai indicato ai tuoi ministri chi siederà sul trono del re mio signore?».
28 Il re Davide, presa la parola, disse: «Chiamatemi Betsabea!». Costei si presentò al re e, restando essa alla sua presenza, 29 il re giurò: «Per la vita del Signore che mi ha liberato da ogni angoscia! 30 Come ti ho giurato per il Signore, Dio di Israele, che Salomone tuo figlio avrebbe regnato dopo di me, sedendo sul mio trono al mio posto, così farò oggi». 31 Betsabea si inginocchiò con la faccia a terra, si prostrò davanti al re dicendo: «Viva il mio signore, il re Davide, per sempre!». 32 Il re Davide fece chiamare il sacerdote Zadòk, il profeta Natan e Benaià figlio di Ioiadà. Costoro si presentarono al re, 33 che disse loro: «Prendete con voi la guardia del vostro signore: fate montare Salomone sulla mia mula e fatelo scendere a Ghicon. 34 Ivi il sacerdote Zadòk e il profeta Natan lo ungano re d'Israele. Voi suonerete la tromba e griderete: Viva il re Salomone! 35 Quindi risalirete dietro a lui, che verrà a sedere sul mio trono e regnerà al mio posto. Poiché io ho designato lui a divenire capo d'Israele e di Giuda». 36 Benaià figlio di Ioiadà rispose al re: «Così sia! Anche il Signore, Dio del re mio signore, decida allo stesso modo! 37 Come il Signore ha assistito il re mio signore, così assista Salomone e renda il suo trono più splendido di quello del re Davide mio signore».
38 Scesero il sacerdote Zadòk, il profeta Natan e Benaià figlio di Ioiadà, insieme con i Cretei e con i Peletei; fecero montare Salomone sulla mula del re Davide e lo condussero a Ghicon. 39 Il sacerdote Zadòk prese il corno dell'olio dalla tenda e unse Salomone al suono della tromba. Tutti i presenti gridarono: «Viva il re Salomone!». 40 Risalirono tutti dietro a lui, suonando i flauti e mostrando una grandissima gioia e i luoghi rimbombavano delle loro acclamazioni.
41 Li sentirono Adonia e i suoi invitati, che avevano appena finito di mangiare. Ioab, udito il suono della tromba, chiese: «Che cos'è questo frastuono nella città in tumulto?». 42 Mentre parlava ecco giungere Giònata figlio del sacerdote Ebiatàr, al quale Adonia disse: «Vieni! Tu sei un valoroso e rechi certo buone notizie!». 43 «No - rispose Giònata ad Adonia - il re Davide nostro signore ha nominato re Salomone 44 e ha mandato con lui il sacerdote Zadòk, il profeta Natan e Benaià figlio di Ioiadà, insieme con i Cretei e con i Peletei che l'hanno fatto montare sulla mula del re. 45 Il sacerdote Zadòk e il profeta Natan l'hanno unto re in Ghicon; quindi sono risaliti esultanti, mentre la città echeggiava di grida. Questo il motivo del frastuono da voi udito. 46 Anzi Salomone si è già seduto sul trono del regno 47 e i ministri del re sono andati a felicitarsi con il re Davide dicendo: Il tuo Dio renda il nome di Salomone più celebre del tuo e renda il suo trono più splendido del tuo! Il re si è prostrato sul letto, 48 poi ha detto: Sia benedetto il Signore, Dio di Israele, perché oggi ha concesso che uno sedesse sul mio trono e i miei occhi lo vedessero».
49 Tutti gli invitati di Adonia allora spaventati si alzarono e se ne andarono ognuno per la sua strada. 50 Adonia, che temeva Salomone, alzatosi andò ad aggrapparsi ai corni dell'altare. 51 Fu riferito a Salomone: «Sappi che Adonia, avendo paura del re Salomone, ha afferrato i corni dell'altare dicendo: Mi giuri oggi il re Salomone che non farà morire di spada il suo servitore». 52 Salomone disse: «Se si comporterà da uomo leale, neppure un suo capello cadrà a terra; ma se cadrà in qualche fallo, morirà». 53 Il re Salomone ordinò che lo facessero scendere dall'altare; quegli andò a prostrarsi davanti al re Salomone, che gli disse: «Vattene a casa!».

Nuova Diodati:

1Re 1

Adonijah si costituisce re
1 Ora il re Davide era vecchio e avanzato negli anni e, sebbene lo ricoprissero di panni, non riusciva a riscaldarsi. 2 Perciò i suoi servi gli dissero: «Si cerchi per il re, nostro signore, una fanciulla vergine, che assista il re, ne abbia cura e dorma sul suo seno; così il re nostro signore potrà riscaldarsi». 3 Allora cercarono per tutto il territorio d'Israele una bella fanciulla e trovarono Abishag, la Shunamita, e la condussero dal re. 4 La fanciulla era bellissima, si prendeva cura del re e lo serviva; ma il re non la conobbe. 5 Or Adonijah, figlio di Haggith, insuperbitosi, diceva: «Sarò io il re!». E si procurò carri, cavalieri e cinquanta uomini che corressero davanti a lui. 6 (Suo padre non lo aveva mai rimproverato in vita sua, dicendogli: «Perché fai così?». Anche Adonijah era bellissimo, ed era nato dopo Absalom). 7 Egli si accordò con Joab, figlio di Tseruiah, e col sacerdote Abiathar, i quali seguirono Adonijah e lo spalleggiarono. 8 Ma il sacerdote Tsadok, Benaiah figlio di Jehoiada, il profeta Nathan, Scimei, Rei e gli uomini prodi di Davide non erano per Adonijah. 9 Adonijah immolò pecore, buoi e vitelli grassi vicino al masso di Zohelet che è vicino alla fontana di Roghel e invitò tutti i suoi fratelli, figli del re, e tutti gli uomini di Giuda al servizio del re. 10 Ma non invitò il profeta Nathan, né Benaiah, né gli uomini prodi, né Salomone suo fratello. 11 Allora Nathan parlò a Bath-Sceba, madre di Salomone, e le disse: «Non hai sentito che Adonijah, figlio di Hagghith, è diventato re, e Davide nostro signore non lo sa neppure? 12 Or dunque permetti che ti dia un consiglio, affinché salvi la tua vita e quella di tuo figlio Salomone. 13 Va', entra dal re Davide e digli: "O re, mio signore, non hai forse giurato alla tua serva dicendo: Tuo figlio Salomone, regnerà dopo di me e siederà sul mio trono? Perché dunque è divenuto re Adonijah?". 14 Poi, mentre tu starai ancora lì a parlare col re, io entrerò dopo di te e confermerò le tue parole». 15 Così Bath-Sceba entrò nella camera del re. (Il re era molto vecchio e Abishag, la Shunamita, serviva il re). 16 Bath-Sceba s'inchinò e si prostrò davanti al re. Il re disse: «Che cosa vuoi?». 17 Ella gli rispose: «O mio signore, tu hai giurato alla tua serva per l'Eterno, il tuo DIO, dicendo: "Tuo figlio Salomone regnerà dopo di me e siederà sul mio trono". 18 Ora invece Adonijah è divenuto re e tu, o re mio signore, non lo sai neppure. 19 Egli ha immolato un gran numero di buoi, vitelli grassi e pecore e ha invitato tutti i figli del re e il sacerdote Abiathar e Joab, il capo dell'esercito, ma non ha invitato il tuo servo Salomone. 20 Ora gli occhi di tutto Israele sono rivolti a te, o re mio signore, perché tu indichi loro chi dovrà sedere sul trono del re mio signore dopo di lui. 21 Altrimenti avverrà che, quando il re mio signore si addormenterà con i suoi padri, io e il mio figlio Salomone saremo trattati come colpevoli». 22 Mentre essa parlava ancora con il re, giunse il profeta Nathan. 23 Allora riferirono la cosa al re, dicendo: «Ecco il profeta Nathan!». Questi entrò alla presenza del re e si prostrò davanti al re con la faccia a terra. 24 Nathan disse: «O re, mio signore, hai forse detto: "Adonijah regnerà dopo di me e siederà sul mio trono"? 25 Oggi infatti egli è sceso ad immolare un gran numero di buoi, vitelli grassi e pecore e ha invitato tutti i figli del re, i capi dell'esercito e il sacerdote Abiathar; ed ecco, ora essi mangiano e bevono davanti a lui e dicono: "Viva il re Adonija". 26 Ma egli non ha invitato me, tuo servo, né il sacerdote Tsadok, né Benaiah figlio di Jehoiada, né Salomone tuo servo. 27 Questa cosa è proprio stata fatta dal re mio signore, senza far sapere al tuo servo chi dovrà sedere sul trono del re mio signore dopo di lui?».

Davide designa come re Salomone
28 Il re Davide, rispondendo, disse: «Chiamatemi Bath-Sceba». Ella entrò alla presenza del re e rimase in piedi davanti a lui. 29 Il re giurò e disse: «Com'è vero che vive l'Eterno che ha liberato la mia vita da ogni avversità, 30 io farò oggi esattamente ciò che ti ho giurato per l'Eterno, il DIO d'Israele, dicendo: "Tuo figlio Salomone regnerà dopo di me e siederà sul mio trono al mio posto"». 31 Bath-Sceba s'inchinò con la faccia a terra, si prostrò davanti al re e disse: «Possa il re Davide mio signore vivere in perpetuo!». 32 Poi il re Davide disse: «Chiamatemi il sacerdote Tsadok, il profeta Nathan e Benaiah, figlio di Jehoiada». Essi vennero alla presenza del re. 33 Il re disse loro: «Prendete con voi i servi del vostro signore, fate montare mio figlio Salomone sulla mia mula e fatelo scendere a Ghihon. 34 Lì il sacerdote Tsadok e il profeta Nathan lo ungano re d'Israele. Poi suonate la tromba e dite: "Viva il re Salomone!". 35 Risalirete quindi dietro di lui, ed egli verrà a sedersi sul mio trono e regnerà al mio posto, poiché ho costituito lui come principe su Israele e Giuda». 36 Benaiah, figlio di Jehoiada, rispose al re: «Amen! Così vuole anche l'Eterno, il DIO del re mio signore! 37 Come l'Eterno è stato col re mio signore, così sia con Salomone e renda il suo trono più grande del trono del re Davide, mio signore!». 38 Allora il sacerdote Tsadok, il profeta Nathan, Benaiah figlio di Jehoiada, i Kerethei e i Pelethei scesero, fecero montare Salomone sulla mula del re Davide e lo condussero a Ghihon. 39 Il sacerdote Tsadok prese il corno dell'olio dal tabernacolo e unse Salomone. Poi suonarono la tromba e tutto il popolo disse: «Viva il re Salomone!». 40 Poi tutto il popolo risalì dietro di lui, suonando i flauti e rallegrandosi di grande gioia tanto che la terra alle loro acclamazioni sembrava spaccarsi. 41 Adonijah e tutti i suoi convitati, come stavano finendo di mangiare, udirono il clamore; e quando Joab udì il suono della tromba, disse: «Cosa significa questo grande fragore proveniente dalla città?». 42 Mentre parlava ancora, ecco giungere Gionathan, figlio del sacerdote Abiathar. Adonijah gli disse: «Entra, poiché tu sei un uomo di valore e rechi certo buone notizie». 43 Gionathan, rispose a Adonijah e disse: «Tutt'altro! Il re Davide, nostro signore, ha fatto re Salomone. 44 Egli ha mandato con lui il sacerdote Tsadok, il profeta Nathan, Benaiah figlio di Jehoiada, i Kerethei e i Pelethei, che lo hanno fatto montare sulla mula del re. 45 Così il sacerdote Tsadok e il profeta Nathan lo hanno unto re a Ghihon, e di là sono risaliti tutti pieni di esultanza e la città è tutta in agitazione. Questo è il fragore che avete udito. 46 Inoltre Salomone si è posto a sedere sul trono del regno. 47 E i servi del re sono andati a congratularsi col re Davide nostro signore, dicendo: "Il tuo DIO renda il nome di Salomone più glorioso del tuo e renda il suo trono più grande del tuo!". Poi il re si è prostrato sul letto, 48 e ha pure detto: "Sia benedetto l'Eterno, il DIO d'Israele, che oggi ha fatto sedere uno sul mio trono, permettendo ai miei occhi di vederlo"». 49 Allora tutti i convitati di Adonijah furono presi da spavento, si alzarono e se ne andarono ciascuno per la sua strada. 50 Adonijah, avendo paura di Salomone, si levò e andò ad aggrapparsi ai corni dell'altare. 51 Fu quindi riferito a Salomone: «Ecco, Adonijah ha paura del re Salomone e si è afferrato ai corni dell'altare, dicendo: "Il re Salomone mi giuri oggi che non farà morire di spada il suo servo"». 52 Salomone rispose: «Se si mostra uomo retto, non cadrà in terra neppure uno dei suoi capelli, ma se in lui sarà trovata alcuna malvagità, morirà». 53 Così il re Salomone mandò gente a farlo scendere dall'altare. Egli venne quindi a prostrarsi davanti al re Salomone; e Salomone gli disse: «Vattene a casa tua».

Riveduta 2020:

1Re 1

REGNO DI SALOMONE
(capitoli da 1 a 11)
Vecchiaia di Davide. Adonia, uno dei suoi figli, aspira al regno. Salomone scelto da Davide per succedergli al trono
1 Il re Davide era vecchio e avanzato negli anni; e, per quanto lo coprissero di indumenti, non poteva riscaldarsi. 2 Perciò i suoi servi gli dissero: “Si cerchi per il re nostro signore una ragazza vergine, che stia al servizio del re, ne abbia cura, e dorma fra le sue braccia, così il re nostro signore potrà riscaldarsi”. 3 Cercarono dunque per tutto il paese d'Israele una bella ragazza; trovarono Abisag, la Sunamita, e la condussero dal re. 4 La ragazza era bellissima, si prendeva cura del re, e lo serviva; ma il re non si unì a lei. 5 Adonia, figlio di Agghit, mosso dall'ambizione, diceva: “Sarò io il re!”. E si procurò dei carri, dei cavalieri, e cinquanta uomini che corressero davanti a lui. 6 Suo padre non gli aveva mai fatto un rimprovero in vita sua, dicendogli: “Perché fai così?”. Anche Adonia era bellissimo di aspetto, ed era nato subito dopo Absalom. 7 Egli si accordò con Ioab, figlio di Seruia, e con il sacerdote Abiatar, i quali si misero dalla sua parte e lo favorirono. 8 Ma il sacerdote Sadoc, Benaia figlio di Ieoiada, il profeta Natan, Simei, Rei e gli uomini prodi di Davide non erano schierati per Adonia. 9 Adonia sacrificò pecore, buoi e vitelli grassi vicino al masso di Zoelet che è accanto alla fontana di Roghel, e invitò tutti i suoi fratelli, figli del re, e tutti gli uomini di Giuda che erano al servizio del re; 10 ma non invitò il profeta Natan, né Benaia, né gli uomini valorosi, né Salomone suo fratello. 11 Allora Natan parlò a Bat-Sceba, madre di Salomone, e le disse: “Non hai udito che Adonia, figlio di Agghit, è diventato re senza che Davide nostro signore ne sappia nulla? 12 Vieni dunque, e permetti che io ti dia un consiglio, affinché tu salvi la tua vita e quella di tuo figlio Salomone. 13 Va', entra dal re Davide, e digli: 'O re, mio signore, non giurasti alla tua serva, dicendo: Salomone, tuo figlio, regnerà dopo di me e siederà sul mio trono? Perché dunque regna Adonia?'. 14 Ed ecco che mentre tu starai ancora là parlando con il re, io entrerò dopo di te, e confermerò le tue parole”. 15 Bat-Sceba entrò dunque nella camera del re. - Il re era molto vecchio e Abisag, la Sunamita, lo serviva. - 16 Bat-Sceba si inchinò e si prostrò davanti al re. E il re disse: “Che cosa vuoi?”. 17 Lei gli rispose: “Signore mio, tu giurasti alla tua serva, per l'Eterno che è il tuo Dio, dicendo: 'Salomone, tuo figlio, regnerà dopo di me e siederà sul mio trono'; 18 ora invece, ecco che Adonia è diventato re senza che tu, o re mio signore, ne sappia nulla. 19 Ha sacrificato buoi, vitelli grassi e pecore in gran numero, e ha invitato tutti i figli del re e il sacerdote Abiatar e Ioab, il capo dell'esercito, ma non ha invitato il tuo servo Salomone. 20 Ora gli occhi di tutto Israele sono rivolti verso di te, o re mio signore, perché tu gli dichiari chi debba sedere sul trono del re mio signore, dopo di lui. 21 Altrimenti avverrà che, quando il re mio signore si sarà addormentato con i suoi padri, io e mio figlio Salomone saremo trattati come colpevoli”. 22 Mentre lei parlava ancora con il re, ecco arrivare il profeta Natan. 23 La cosa fu riferita al re, dicendo: “Ecco il profeta Natan!”. E questi venne in presenza del re e gli si prostrò davanti con la faccia a terra. 24 Natan disse: “O re, mio signore, sei tu che hai detto: 'Adonia regnerà dopo di me e siederà sul mio trono'? 25 Infatti oggi egli è sceso, ha sacrificato buoi, vitelli grassi e pecore in gran numero, e ha invitato tutti i figli del re, i capi dell'esercito e il sacerdote Abiatar; ed ecco che mangiano e bevono davanti a lui, e dicono: 'Viva il re Adonia!'. 26 Ma egli non ha invitato me, tuo servo, né il sacerdote Sadoc, né Benaia figlio di Ieoiada, né Salomone tuo servo. 27 Tutto questo è stato fatto proprio dal re mio signore, senza che tu abbia dichiarato al tuo servo chi sia colui che deve sedere sul trono del re mio signore dopo di lui?”. 28 Il re Davide, rispondendo, disse: “Chiamatemi Bat-Sceba”. Lei entrò alla presenza del re e rimase in piedi davanti a lui. 29 Il re giurò e disse: “Com'è vero che vive l'Eterno che mi ha liberato da ogni avversità, 30 oggi io farò quello che ti giurai per l'Eterno, per l'Iddio d'Israele, dicendo: 'Salomone tuo figlio regnerà dopo di me e siederà sul mio trono al posto mio'”. 31 Bat-Sceba si inchinò con la faccia a terra, si prostrò davanti al re, e disse: “Possa il re Davide mio signore vivere per sempre!”. 32 Poi il re Davide disse: “Chiamatemi il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaia, figlio di Ieoiada”. Essi vennero in presenza del re, e il re disse loro: 33 “Prendete con voi i servi del vostro signore, fate montare mio figlio Salomone sulla mia mula, e conducetelo a Ghion. 34 Là il sacerdote Sadoc e il profeta Natan lo ungano re d'Israele. Poi suonate la tromba e dite: 'Viva il re Salomone!'. 35 Voi risalirete al suo seguito, ed egli verrà, si metterà a sedere sul mio trono, e regnerà al mio posto. Io costituisco lui come principe d'Israele e di Giuda”. 36 Benaia, figlio di Ieoiada, rispose al re: “Amen! Così voglia l'Eterno, l'Iddio del re mio signore! 37 Come l'Eterno è stato con il re mio signore, così sia con Salomone, e innalzi il suo trono al di sopra del trono del re Davide, mio signore!”. 38 Allora il sacerdote Sadoc, il profeta Natan, Benaia figlio di Ieoiada, i Cheretei e i Peletei scesero, fecero montare Salomone sulla mula del re Davide, e lo condussero a Ghion. 39 Il sacerdote Sadoc prese il corno dell'olio dal tabernacolo e unse Salomone. Suonarono la tromba, e tutto il popolo disse: “Viva il re Salomone!”. 40 E tutto il popolo risalì al suo seguito suonando flauti e abbandonandosi a una grande gioia, tanto che la terra rimbombava delle loro grida. 41 Adonia e tutti i suoi convitati, mentre stavano per finire di mangiare, udirono questo rumore; e quando Ioab udì il suono della tromba, disse: “Che vuol dire questo frastuono della città in tumulto?”. 42 E mentre parlava ancora, ecco giungere Gionatan, figlio del sacerdote Abiatar. Adonia gli disse: “Entra, poiché tu sei un uomo di valore, e devi portare buone notizie”. 43 Gionatan, rispondendo ad Adonia, disse: “Tutt'altro! Il re Davide, nostro signore, ha costituito re Salomone. 44 Egli ha mandato con lui il sacerdote Sadoc, il profeta Natan, Benaia figlio di Ieoiada, i Cheretei e i Peletei, i quali lo hanno fatto montare sulla mula del re. 45 Il sacerdote Sadoc e il profeta Natan lo hanno unto re a Ghion, e di là sono risaliti abbandonandosi alla gioia, e la città è tutta in subbuglio. Questo è il frastuono che avete udito. 46 E c'è di più: Salomone si è posto a sedere sul trono reale. 47 E i servi del re sono venuti a benedire il re Davide signore nostro, dicendo: 'Iddio renda il nome di Salomone più glorioso del tuo, e innalzi il suo trono al di sopra del tuo!'. E il re si è prostrato sul suo letto, poi il re ha detto così: 48 'Sia benedetto l'Eterno, l'Iddio d'Israele, che oggi mi ha dato uno che sieda sul mio trono, e mi ha permesso di vederlo con i miei occhi!'”. 49 Allora tutti i convitati di Adonia furono presi da spavento, si alzarono, e se ne andarono ciascuno per la sua strada. 50 Adonia, avendo paura di Salomone, si alzò e andò a impugnare i corni dell'altare. 51 E vennero a dire a Salomone: “Ecco, Adonia ha paura del re Salomone, e ha impugnato i corni dell'altare, dicendo: 'Il re Salomone mi giuri oggi che non farà morire di spada il suo servo'”. 52 Salomone rispose: “Se egli si dimostra un uomo leale, non cadrà a terra neppure uno dei suoi capelli; ma, se sarà trovato colpevole, morirà”. 53 Il re Salomone mandò gente a farlo scendere dall'altare. Ed egli venne a prostrarsi davanti al re Salomone; e Salomone gli disse: “Vattene a casa tua”.

Riveduta:

1Re 1

REGNO DI SALOMONE
(Cap. 1 a 11)
Vecchiaia di Davide. Adonija, uno dei suoi figli, aspira al reame. Salomone scelto da Davide per succedergli al trono
1 Ora il re Davide era vecchio e molto attempato; e, per quanto lo coprissero di panni, non potea riscaldarsi. 2 Perciò i suoi servi gli dissero: 'Si cerchi per il re nostro signore una fanciulla vergine, la quale stia al servizio del re, n'abbia cura, e dorma fra le sue braccia, sì che il re nostro signore possa riscaldarsi'. 3 Cercaron dunque per tutto il paese d'Israele una bella fanciulla; trovarono Abishag, la Sunamita, e la menarono al re. 4 La fanciulla era bellissima, avea cura del re, e lo serviva; ma il re non la conobbe. 5 Or Adonija, figliuolo di Hagghith, mosso dall'ambizione, diceva: 'Sarò io il re!' E si preparò dei carri, de' cavalieri, e cinquanta uomini che corressero dinanzi a lui. 6 Suo padre non gli avea mai fatto un rimprovero in vita sua, dicendogli: 'Perché fai così?' Adonija era anch'egli di bellissimo aspetto, ed era nato subito dopo Absalom. 7 Egli si abboccò con Joab, figliuolo di Tseruia, e col sacerdote Abiathar, i quali seguirono il suo partito e lo favorirono. 8 Ma il sacerdote Tsadok, Benaia figliuolo di Jehoiada, il profeta Nathan, Scimei, Rei e gli uomini prodi di Davide non erano per Adonija. 9 Adonija immolò pecore, buoi e vitelli grassi vicino al masso di Zohelet che è accanto alla fontana di Roghel, e invitò tutti i suoi fratelli, figliuoli del re, e tutti gli uomini di Giuda ch'erano al servizio del re; 10 ma non invitò il profeta Nathan, né Benaia, né gli uomini prodi, né Salomone suo fratello. 11 Allora Nathan parlò a Bath-Sceba, madre di Salomone, e le disse: 'Non hai udito che Adonija, figliuolo di Hagghith, è diventato re senza che Davide nostro signore ne sappia nulla? 12 Or dunque vieni, e permetti ch'io ti dia un consiglio, affinché tu salvi la vita tua e quella del tuo figliuolo Salomone. 13 Va', entra dal re Davide, e digli: - O re, mio signore, non giurasti tu alla tua serva, dicendo: Salomone, tuo figliuolo, regnerà dopo di me e sederà sul mio trono? Perché dunque regna Adonija? 14 Ed ecco che mentre tu starai ancora quivi parlando col re, io entrerò dopo di te, e confermerò le tue parole'. 15 Bath-Sceba entrò dunque nella camera del re. - Il re era molto vecchio, e Abishag, la Sunamita, lo serviva. - 16 Bath-Sceba s'inchinò e si prostrò davanti al re. E il re disse: 'Che vuoi?' 17 Essa gli rispose: 'Signor mio, tu alla tua serva, giurasti per l'Eterno ch'è il tuo Dio, dicendo: - Salomone, tuo figliuolo, regnerà dopo di me e sederà sul mio trono; - 18 e intanto, ecco che Adonija è diventato re senza che tu, o re mio signore, ne sappia nulla. 19 Ed ha immolato buoi, vitelli grassi, e pecore in gran numero, ed ha invitato tutti i figliuoli del re e il sacerdote Abiathar e Joab, il capo dell'esercito, ma non ha invitato il tuo servo Salomone. 20 Ora gli occhi di tutto Israele son rivolti verso di te, o re mio signore, perché tu gli dichiari chi debba sedere sul trono del re mio signore, dopo di lui. 21 Altrimenti avverrà che, quando il re mio signore giacerà coi suoi padri, io e il mio figliuolo Salomone sarem trattati come colpevoli'. 22 Mentr'ella parlava ancora col re, ecco arrivare il profeta Nathan. 23 La cosa fu riferita al re, dicendo: 'Ecco il profeta Nathan!' E questi venne in presenza del re, e gli si prostrò dinanzi con la faccia a terra. 24 Nathan disse: 'O re, mio signore, hai tu detto: - Adonija regnerà dopo di me e sederà sul mio trono? - 25 Giacché oggi egli è sceso, ha immolato buoi, vitelli grassi, e pecore in gran numero, ed ha invitato tutti i figliuoli del re, i capi dell'esercito e il sacerdote Abiathar; ed ecco che mangiano e bevono davanti a lui, e dicono: - Viva il re Adonija! - 26 Ma egli non ha invitato me, tuo servo, né il sacerdote Tsadok, né Benaia figliuolo di Jehoiada, né Salomone tuo servo. 27 Questa cosa è ella proprio stata fatta dal re mio signore, senza che tu abbia dichiarato al tuo servo chi sia quegli che deve sedere sul trono del re mio signore dopo di lui?' 28 Il re Davide, rispondendo, disse: 'Chiamatemi Bath-Sceba'. Ella entrò alla presenza del re, e si tenne in piedi davanti a lui. 29 E il re giurò e disse: 'Com'è vero che vive l'Eterno il quale ha liberato l'anima mia da ogni distretta, 30 io farò oggi quel che ti giurai per l'Eterno, per l'Iddio d'Israele, dicendo: - Salomone tuo figliuolo regnerà dopo di me e sederà sul mio trono in vece mia'. 31 Bath-Sceba s'inchinò con la faccia a terra, si prostrò dinanzi al re, e disse: 'Possa il re Davide mio signore vivere in perpetuo!' 32 Poi il re Davide disse: 'Chiamatemi il sacerdote Tsadok, il profeta Nathan e Benaia, figliuolo di Jehoiada'. Essi vennero in presenza del re, e il re disse loro: 33 'Prendete con voi i servi del vostro signore, fate montare Salomone mio figliuolo sulla mia mula, e menatelo giù a Ghihon. 34 E quivi il sacerdote Tsadok e il profeta Nathan lo ungano re d'Israele. Poi sonate la tromba e dite: Viva il re Salomone! - 35 Voi risalirete al suo seguito, ed egli verrà, si porrà a sedere sul mio trono, e regnerà in mia vece. Io costituisco lui come principe d'Israele e di Giuda'. 36 Benaia, figliuolo di Jehoiada, rispose al re: 'Amen! Così voglia l'Eterno, l'Iddio del re mio signore! 37 Come l'Eterno è stato col re mio signore, così sia con Salomone, e innalzi il suo trono al di sopra del trono del re Davide, mio signore!' 38 Allora il sacerdote Tsadok, il profeta Nathan, Benaia figliuolo di Jehoiada, i Kerethei e i Pelethei scesero, fecero montare Salomone sulla mula del re Davide, e lo menarono a Ghihon. 39 Il sacerdote Tsadok prese il corno dell'olio dal tabernacolo e unse Salomone. Sonaron la tromba, e tutto il popolo disse: 'Viva il re Salomone!' 40 E tutto il popolo risalì al suo seguito sonando flauti e abbandonandosi a una gran gioia, sì che la terra rimbombava delle loro grida. 41 Adonija e tutti i suoi convitati, come stavano per finir di mangiare, udirono questo rumore; e quando Joab udì il suon della tromba, disse: 'Che vuol dire questo strepito della città in tumulto?' 42 E mentre egli parlava ancora, ecco giungere Gionathan, figliuolo del sacerdote Abiathar. Adonija gli disse: 'Entra, poiché tu sei un uomo di valore, e devi recar buone novelle'. 43 E Gionathan, rispondendo a Adonija, disse: 'Tutt'altro! Il re Davide, nostro signore, ha fatto re Salomone. 44 Egli ha mandato con lui il sacerdote Tsadok, il profeta Nathan, Benaia figliuolo di Jehoiada, i Kerethei e i Pelethei, i quali l'hanno fatto montare sulla mula del re. 45 Il sacerdote Tsadok e il profeta Nathan l'hanno unto re a Ghihon, e di là son risaliti abbandonandosi alla gioia, e la città n'è tutta sossopra. Questo è lo strepito che avete udito. 46 E c'è di più: Salomone s'è posto a sedere sul trono reale. 47 E i servi del re son venuti a benedire il re Davide signor nostro, dicendo: - Renda Iddio il nome di Salomone più glorioso del tuo, e innalzi il suo trono al di sopra del tuo! E il re si è prostrato sul suo letto, poi il re ha detto così: 48 - Benedetto sia l'Eterno, l'Iddio d'Israele, che m'ha dato oggi uno che segga sul mio trono, e m'ha permesso di vederlo coi miei propri occhi!' 49 Allora tutti i convitati di Adonija furono presi da spavento, si alzarono, e se ne andarono ciascuno per il suo cammino. 50 E Adonija, avendo timore di Salomone, si levò e andò ad impugnare i corni dell'altare. 51 E vennero a dire a Salomone: 'Ecco, Adonija ha timore del re Salomone, ed ha impugnato i corni dell'altare, dicendo: - Il re Salomone mi giuri oggi che non farà morir di spada il suo servo'. 52 Salomone rispose: 'S'egli si addimostra uomo dabbene, non cadrà in terra neppure uno dei suoi capelli; ma, se sarà trovato in fallo, morrà'. 53 E il re Salomone mandò gente a farlo scendere dall'altare. Ed egli venne a prostrarsi davanti al re Salomone; e Salomone gli disse: 'Vattene a casa tua'.

Ricciotti:

1Re 1

Adonia tenta usurpare il trono
1 Il re Davide essendo diventato vecchio e molto avanzato negli anni per quanto si coprisse di vesti, non riusciva a scaldarsi. 2 I suoi servi pertanto gli dissero: «Cerchiamo al re nostro Signore una giovinetta vergine che stia dinanzi al re e lo assista e dorma fra le sue braccia e riscaldi il re nostro signore». 3 Cercarono quindi in tutto il paese d'Israele una bella giovinetta e trovarono Abisag la Sunamita e la condussero al re. 4 La giovinetta era assai bella e dormiva col re e lo serviva; il re però non la conobbe. 5 Adonia figlio di Aggit, montato in superbia, diceva: «Io regnerò»; e si procurò dei carri, dei cavalieri e cinquanta uomini che corressero dinanzi a lui. 6 Suo padre non lo aveva mai rimproverato e non gli aveva detto mai: «Perchè fai questo?». Adonia era anche bellissimo d'aspetto ed era nato dopo Absalom. 7 Egli se la intendeva con Joab figlio di Sarvia e con Abiatar sacerdote, i quali sostenevano il suo partito. 8 Invece il sacerdote Sadoc e Banaia figlio di Joiada e il profeta Natan e Semei e Rei e il nerbo delle milizie di Davide non stavano per Adonia. 9 Avendo Adonia immolato arieti, vitelli, e grasse vittime d'ogni qualità presso la Pietra di Zoelet, che era vicina alla fontana di Rogel, chiamò tutti i suoi fratelli, figli del re e tutti gli uomini di Giuda, che erano al servizio del re; 10 ma non invitò il profeta Natan, nè Banaia nè i valorosi guerrieri nè Salomone suo fratello.

Davide promette il trono a Salomone
11 Perciò Natan disse a Betsabea madre di Salomone: «Non hai sentito dire che Adonia figlio di Aggit si è fatto re e Davide nostro Signore non ne sa nulla? 12 Or dunque vieni, segui un mio consiglio e salva la vite a te e al figliuol tuo Salomone. 13 Va', presentati al re Davide e digli: - Non hai tu, re mio signore, giurato a me tua ancella, dicendo: "Salomone figliuol tuo regnerà dopo di me ed egli sederà sopra il mio trono? perchè regna adunque Adonia?" - 14 E quando tu ancora starai parlando col re, io entrerò dopo di te e completerò le tue parole». 15 Entrò adunque Betsabea nella stanza del re; questi ormai era molto invecchiato, e Abisag la Sunamita gli prestava assistenza. 16 Betsabea si inchinò e adorò il re. Il re le domandò: «Che vuoi?», 17 e quella gli rispose: «Mio signore, tu giurasti alla tua ancella per il Signore Dio tuo: - Il tuo figlio Salomone regnerà dopo di me ed egli si assiderà sopra il mio trono -; 18 ed ecco che ora Adonia regna, senza che tu, o re mio signore, lo sappia. 19 Uccise buoi e ogni sorta di vittime pingui e moltissimi arieti e chiamò tutti i figli del re, perfino Abiatar sacerdote e Joab capo dell'esercito; non chiamò però Salomone tuo servo. 20 Tuttavia, o re mio signore, gli occhi di tutto Israele son rivolti verso di te, perchè tu gli dichiari chi dovrà sedere sul tuo trono dopo di te, o re mio signore. 21 Altrimenti avverrà che, quando il re mio signore si sarà addormentato coi padri suoi, io e il figliuol mio Salomone saremo ritenuti come delinquenti». 22 Stava ancora parlando col re, quando il profeta Natan arrivò 23 e fu annunziato al re con queste parole: «È qui il profeta Natan». Entrato che fu Natan al cospetto del re, lo adorò inchinandosi fino a terra, 24 e disse: «O re, mio signore, fosti tu a dire: - Regni Adonia dopo di me e si assida sul mio trono? - 25 poichè egli è disceso oggi ad immolare buoi, vittime grasse e moltissimi arieti e chiamò tutti i figli del re e i capi dell'esercito, come pure Abiatar sacerdote: e tra il mangiare e il bere dicono alla mia presenza: - Viva il re Adonia! - 26 Ma non ha invitato me tuo servo, nè il sacerdote Sadoc, nè Banaia figlio di Joiada, nè Salomone tuo servo. 27 Questa cosa è proprio avvenuta per ordine del re mio signore, e tu non hai voluto dichiarare al servo tuo chi si sarebbe seduto sul trono del re mio signore dopo di lui?». 28 Il re Davide rispose: «Chiamatemi Betsabea». Come fu rientrata al cospetto del re e si fu messa a lui dinanzi, 29 il re giurò e disse: «Viva il Signore, che liberò la mia anima da ogni angustia; 30 poichè, come ho giurato a te per il Signore Dio d'Israele, dicendo: - Salomone tuo figlio regnerà dopo di me e si assiderà sul mio trono in mia vece, - così oggi farò». 31 Betsabea inchinò la faccia verso terra e adorò il re, dicendo: «Viva in eterno Davide, mio signore!».

Salomone unto re
32 Il re Davide aggiunse ancora: «Chiamatemi il sacerdote Sadoc e il profeta Natan e Banaia figlio di Joiada». Quando essi furono entrati al cospetto del re, 33 disse loro: «Prendete con voi i servi del vostro padrone, fate salire Salomone mio figlio sulla mia mula e conducetelo a Gion, 34 e là il sacerdote Sadoc e il profeta Natan lo ungano re d'Israele. Sonerete quindi la tromba e direte: - Viva il re Salomone! - 35 Salirete poi dietro a lui ed egli verrà ad assidersi sopra il mio trono e regnerà in mia vece; io gli comanderò di essere il condottiere di Israele e di Giuda». 36 Banaia figlio di Joiada così rispose al re: «Così sia; allo stesso modo parli anche Iddio Signore del mio padrone il re. 37 Come il Signore assistette il mio padrone il re, così assista Salomone e innalzi il trono di lui al di sopra del trono del re Davide mio signore». 38 Discesero adunque il sacerdote Sadoc, il profeta Natan, Banaia figlio di Joiada, i Ceretei e i Feletei; e fatto montare Salomone sulla mula del re Davide, lo condussero a Gion, 39 dove il sacerdote Sadoc, preso l'olio del corno del tabernacolo, unse Salomone. Datosi quindi fiato alla tromba, tutto il popolo esclamò: «Viva il re Salomone!». 40 Dopo di che salì dietro a lui tutta la moltitudine e il popolo a suono di flauti e fra la più grande allegria, e la terra rimbombava alle loro acclamazioni. 41 Lo strepito fu udito da Adonia e da tutti quelli che erano stati invitati da lui. Il banchetto era già finito. Anche Joab all'udire il suono della tromba disse: «Che cosa significa questo strepito della città tumultuante?». 42 Parlava ancora quando Jonata figlio del sacerdote Abiatar si fece innanzi. Voltosi a lui, Adonia disse: «Entra, poichè tu sei un uomo di valore e porti buone notizie». 43 Ma Jonata rispose ad Adonia: «No, poichè il re Davide nostro signore ha costituito re Salomone; 44 e ha mandato con lui il sacerdote Sadoc e il profeta Natan e Banaia figlio di Joiada e i Ceretei e i Feletei, i quali l'hanno fatto montare sopra la mula del re. 45 E il sacerdote Sadoc e il profeta Natan lo hanno unto re in Gion. Di là poi fra la più grande esultanza ascesero tutti e la città ne risuonò. Questo è il rumore che avete inteso. 46 Di più Salomone fu fatto sedere sul trono regale, 47 ed entrati i servi del re hanno bene augurato al re Davide nostro signore, dicendo: - Renda Iddio il nome di Salomone più glorioso del nome tuo e innalzi il trono di lui al di sopra del tuo trono. - Ed il re si è prosternato sul suo letto 48 e ha detto: -Benedetto il Signore Dio d'Israele che mi ha dato oggi uno che segga sopra il mio trono e mi ha permesso di vederlo coi miei occhi-». 49 Atterriti allora tutti quelli che erano stati invitati da Adonia, si alzarono e se ne andò ciascuno pei fatti suoi; 50 mentre Adonia per paura di Salomone si alzò e andò a stringersi al corno dell'altare. 51 E vennero a dire a Salomone: «Adonia per paura del re Salomone si è stretto al corno dell'altare e dice: -Mi giuri il re Salomone oggi che non ucciderà colla spada il suo servo -». 52 Salomone disse: «Se sarà un uomo dabbene, non cadrà in terra neppur uno dei suoi capelli; ma se in lui si troverà del male, morrà». 53 Il re Salomone allora mandò [gente] a farlo allontanare dall'altare e [Adonia] venuto alla presenza del re, adorò Salomone e Salomone gli disse: «Va', a casa tua».

Tintori:

1Re 1

La Sunamite
1 Il Re David essendo invecchiato e molto in là cogli anni, sebbene si coprisse di panni, non riusciva a riscaldarsi. 2 Gli dissero pertanto i suoi servi: «Cerchiamo pel re nostro signore una fanciulla vergine, la quale stia davanti al re, lo assista, gli dorma in seno e riscaldi il re nostro signore». 3 Andati adunque a cercare in tutto il territorio d'Israele una bella fanciulla, e trovatala in Abisag Sunamite, la menarono al re. 4 La fanciulla era oltremodo bella, dormiva col re, e lo serviva; ma il re non la conobbe.

Cospirazione d'Adonia
5 Or Adonia, figlio di Aggit s'innalzava, dicendo: «Regnerò io». E si procurò dei carri, dei cavalieri e cinquanta uomini che correvano davanti a lui. 6 Suo padre non lo riprese mai, nè gli disse: «Perchè hai fatto questo?» Inoltre Adonia era molto bello e secondogenito dopo Assalonne. 7 Egli se la intendeva con Gioab figlio di Sarvia e con Abiatar sacerdote, i quali sostenevano il partito d'Adonia, 8 però il sacerdote Sadoc, Banaia figlio di Ioiada, Natan profeta, Semei, Rei e il nerbo delle milizie di David non eran per Adonia. 9 Or Adonia, avendo immolato arieti, vitelli e vittime grasse d'ogni sorta, presso la pietra di Zohelet, che era vicino alla fontana di Rogel, invitò tutti i suoi fratelli, figli del re, e tutti gli uomini di Giuda, servi del re, 10 senza però invitare il profeta Natan, Banaia, i prodi, e Salomone suo fratello.

Salomone designato da David come suo successore
11 Allora Natan disse a Betsabea, madre di Salomone: «Non hai tu udito che Adonia, figlio di Aggit, è stato fatto re all'insaputa del signor nostro David? 12 Or dunque vieni, segui il mio consiglio, per salvare la tua vita e quella del tuo figlio Salomone. 13 Va, entra dal re David e digli: Non hai tu, o re mio signore, giurato a me tua serva, dicendo: Salomone tuo figlio regnerà dopo di me, e sederà sul mio trono? Perchè dunque regna Adonia? 14 Tu parlerai ancora col re, quando io verrò dopo di te a completare le tue parole». 15 Betsabea entrò adunque dal re nella camera. Il re era molto vecchio, e Abisag Sunamite lo serviva. 16 Betsabea s'inchinò e adorò il re. Il re le disse: «Che desideri?» 17 Essa rispose: «O mio signore, tu giurasti alla tua serva per il Signore Dio tuo: Salomone tuo figlio regnerà dopo di me e sederà sul mio trono. 18 Ed ecco, ora già regna Adonia, senza che tu, o re mio signore, lo sappia. 19 Egli ha immolato buoi, animali grassi e montoni in gran numero, ed ha invitati i figli del re, anche il sacerdote Abiatar e Gioab capo dell'esercito ha invitato, ma non il tuo servo Salomone. 20 Ed ora, o re mio signore, gli occhi d'Israele sono rivolti verso di te, per sentire dichiarare chi debba sedere sul tuo trono dopo di te, o re mio signore. 21 Altrimenti, quando il re mio signore si sarà addormentato coi suoi padri, io e il mio figlio Salomone saremo come dei criminali». 22 Or mentre essa parlava ancora col re, giunse il profeta Natan. 23 L'annunziarono, dicendo: «È qui il profeta Natan». Entrato al cospetto del re, e adoratolo, chinandosi fino a terra, 24 Natan disse: «O re mio signore, hai dunque detto: Regni Adonia dopo di me, segga lui sul mio trono? 25 Perchè egli oggi è disceso ad immolare buoi, animali grassi e montoni in gran numero: vi ha invitati tutti i figli del re, i capi dell'esercito e il sacerdote Abiatar, i quali mangiano e bevono dinanzi a lui e gridano: Viva il re Adonia! 26 Ma egli non ha invitato nè me tuo servo, nè il sacerdote Sadoc, nè Banaia figlio di Ioiada, nè il tuo servo Salomone. 27 Tal cosa vien forse dal re mio signore, e tu non hai fatto conoscere a me tuo servo chi dovrà sedere sul trono del re mio signore dopo di lui?» 28 Il re David disse, come risposta: «Chiamatemi Betsabea». Quando essa fu entrata, mentre gli stava davanti, 29 il re giurò e disse: «Viva il Signore che liberò la mia anima da ogni angustia! 30 Come ti giurai per il Signore Dio d'Israele, dicendo: Salomone tuo figlio regnerà dopo di me, sarà lui quello che sederà sul mio trono in luogo mio, così farò proprio oggi». 31 Allora Betsabea, chinata la faccia verso terra, adorò il re e disse: «Viva in eterno il mio signore David!».

Salomone è consacrato re
32 Il re David disse: «Chiamatemi il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Banaia figlio di Ioiada». Quando questi furono entrati al cospetto del re, 33 egli disse loro: «Presi con voi i servi del vostro signore, fate montare Salomone mio figlio sopra la mia mula e conducetelo a Gihon. 34 Là il sacerdote Sadoc e il profeta Natan lo ungano in re sopra Israele; poi, sonando la tromba, direte: Viva il re Salomone. 35 E salirete dietro a lui, che verrà a sedere sul mio trono e regnerà in luogo mio ed io lo stabilirò capo sopra Israele e sopra Giuda». 36 Banaia figlio di Ioiada rispose al re: «Così sia! Così parli il Signore Dio del re mio signore. 37 Come il Signore fu col re mio signore, così sia con Salomone, e innalzi il suo trono anche sopra il trono del re David mio signore». 38 Il sacerdote Sadoc, il profeta Natan, Banaia figlio di Ioiada, i Ceretei e i Feletei scesero, e fatto montar Salomone sulla mula del re David, lo menarono a Gihon. 39 Il sacerdote Sadoc, preso il corno dell'olio dal Tabernacolo, unse Salomone. Al suono della tromba tutto il popolo disse: «Viva il re Salomone!» 40 Poi tutta la moltitudine gli andò dietro con una turba di sonatori di flauto e di gente che faceva gran festa, e la terra rimbombava delle loro acclamazioni.

Adonia abbandonato dai suoi e perdonato da Salomone
41 Adonia e tutti quelli che erano stati da lui invitati seppero la cosa alla fine del banchetto. Sentendo il suono della tromba, Gioab disse: «Che vuol dire questo chiasso della città in tumulto?» 42 Egli parlava ancora, quando arrivò Gionata, figlio del sacerdote Abiatar. Adonia gli disse: «Vieni, perchè tu sei un uomo di valore e porti buone nuove». 43 Ma Gionata rispose ad Adonia: «Per niente; perchè il re David nostro signore ha costituito re Salomone. 44 Ha mandato con lui il sacerdote Sadoc, il profeta Natan, Banaia figlio di Ioiada, i Ceretei, i Feletei; lo han fatto montare sulla mula del re; 45 Il sacerdote Sadoc e il profeta Natan lo hanno unto in re a Gihon, da cui son risaliti con tale allegria che ne rimbombò la città, e ne avete sentito il chiasso. 46 Anzi, Salomone già siede sul trono reale, 47 e i servi del re sono andati a rallegrarsi col re David signor nostro, dicendo: Dio renda il nome di Salomone più grande del tuo nome, e magnifichi il suo trono sopra il tuo trono. Il re ha adorato nel suo letto, 48 dicendo: Benedetto il Signore Dio d'Israele, che oggi ha stabilito uno sul mio trono davanti ai miei occhi». 49 Tutti i convitati di Adonia, presi da terrore, si alzarono, e ciascuno se ne andò per la sua strada, 50 Adonia, avendo paura di Salomone, alzatosi, andò a stringersi al corno dell'altare. 51 Fu ciò riferito a Salomone con queste parole: «Ecco, Adonia, avendo paura di Salomone, sta stretto al corno dell'altare e dice: Mi giuri il re Salomone di non far morire di spada il suo servo». 52 Salomone disse: «Se sarà uomo dabbene, non cadrà in terra nemmeno uno dei suoi capelli, ma se si troverà in lui del male, andrà alla morte». 53 Il re Salomone mandò a farlo togliere dall'altare e Adonia andò a prostrarsi davanti al re Salomone, il quale gli disse: «Va a casa tua».

Martini:

1Re 1

Davidde spento guati dalla vecchiezza è riscaldato da Abitag, la quale si mantiene casta. Adonia cerca di occupare il regno; ma Bethsabea seguendo i consigli di Nathan, ottiene da Davidde, che Salomone sia unto re: la qual cosa avendo udita Adonia, si fugge.
1 Il re David era vecchio, e di età avanzata: e per quanto si coprisse, non potea riscaldarsi. 2 Gli dissero pertanto i suoi servi: Si cerchi pel re signor nostro una vergine giovinetta, la quale si stia col re, e lo riscaldi, e dorma con lui, e renda il calore al re signor nostro. 3 Cercarono adunque in tutto il paese d'Israele una fanciulla avvenente, e trovarono Abisag di Sunam, e la menarono al re. 4 E la fanciulla era bella oltre modo, e dormiva col re, e lo serviva; ma il re nolla conobbe. 5 Ma Adonia figliuolo di Haggith era montato in superbia, e diceva: Io sarò re. E avea de' cocchi, e de' soldati a cavallo, e cinquanta uomini per sua scorta. 6 E il padre suo noi riprese giammai, nè disse: Perchè fai tu questo? Or Adonia era anch'egli bello assai, e fratello secondogenito di Assalonne. 7 Ed egli se la intendeva con Gioab figliuolo di Sarvia, e con Abiathar sommo Sacerdote, i quali favorivano il suo partito. 8 Ma il sommo Sacerdote Sadoc, e Banaia figliuolo di Joiada, e Nathan profeta, e Semei, e Rei, e il nerbo elle milizie di Davidde non erano per Adonia. 9 Adonia adunque avendo immolati degli arieti, e de' vitelli, e grosse vittime d'ogni sorta vicino al masso di Zoheleth, che era dappresso alla fontana di Rogel, invitò tutti i suoi fratelli figliuoli del re, e tutti gli uomini di Giuda servi del re. 10 Ma non invitò Nathan profeta, nè Banaia, nè i più valorosi soldati, nè Salomone suo fratello. 11 Or il profeta Nathan disse a Bethsabea madre di Salomone: Non hai tu sentito dire, che regna già Adonia figliuolo di Haggith, e il signor nostro Davidde lo ignora? 12 Ora adunque vieni, lasciati consigliare da me, e salva la vita tua, e quella di Salomone tuo figliuolo. 13 Va, e presentati al re Davidde, e digli: Non è egli vero, o re signor mio, che tu facesti giuramento alla tua serva, e dicesti: Salomone tuo figliuolo regnerà dopo di me, ed egli sederà sul mio trono? perchè adunque regna Adonia? 14 E tu non avrai finito di dir queste cose al re, quand'io sopraggiungerò, e confermerò il tuo dire. 15 Entrò adunque Bethsabea nella camera del re: or il re era vecchio assai e Abisag Sunamite lo serviva. 16 Bethsabea s'inchinò, e adorò il re. E il re le disse: Che domandi tu? 17 Ed ella rispose, e disse: Signor mio, tu giurasti alla tua serva pel Signor Dio tuo, che Salomone mio figliuolo regnerebbe dopo di te, e sederebbe nel tuo trono. 18 Ed ecco, che a quest'ora regna Adonia, senza che lo sappi tu, o re signor mio. 19 Egli ha immolati de' bovi; e delle grasse vittime, e degli arieti in gran numero, e ha invitati tutti i figliuoli del re, e anche Abiathar sommo Sacerdote, e Gioab capo dell'esercito: ma non ha invitato Salomone tuo servo. 20 Frattanto, o re signor mio, gli occhi di tutto Israele son rivolti verso di te, affinchè tu dichiari chi debba seder sul tuo trono dopo di te, o re signor mio. 21 E avverrà, che quando il re signor mio si sarà addormentato co' padri suoi, saremo io, e il mio figliuolo Salomone, quai peccatori. 22 E mentre ella parlava tutt'ora al re, giunse Nathan profeta. 23 E fu detto al re: E qui il profeta Nathan. E quand'egli fu entrato al cospetto del re, e lo ebbe adorato chinandosi fino a terra, 24 Disse Nathan: Signor mio re, hai tu forse detto: Regni Adonia dopo di me, ed egli segga sopra il mio trono? 25 Perocché egli è andato oggi ad immolare de' bovi, e delle grasse vittime, e degli arieti in gran numero, e ha invitati tutti i figliuoli del re, e i capi dell'esercito, e Abiathar sommo Sacerdote: e questi mangiando, e bevendo con lui, hanno detto: Viva il re Adonia: 26 Egli non ha invitato me tuo servo, nè il sommo Sacerdote Sadoc, nè Banaia figliuolo di Joiada, nè Salomone tuo servo. 27 E egli stato dato dal re mio signore un simil comando, e non hai tu dichiarato a me tuo servo chi fosse quegli, che dovea sedere sul trono del re mio signore dopo di lui? 28 Ma il re Davidde rispose, e disse: Chiamatemi Bethsabea. Ed essendo ella venuta dinanzi al re, e stando in sua presenza, 29 Il re giurò, e disse: Viva il Signore, il quale liberò l'anima mia da ogni travaglio, 30 Come io giurai a te pel Signore Dio d'Israele, e dissi: Salomone tuo figlio regnerà dopo di me, e sederà sul mio trono in mia vece; così oggi io farò. 31 E Bethsabea, chinata la faccia sino a terra, adorò il re, e disse: Viva il signor mio Davidde in eterno. 32 Disse poi il re Davidde: Chiamatemi Sadoc sommo Sacerdote, e Nathan profeta, e Banaia figliuolo di Joiada. Ed essendo questi venuti al cospetto del re, 33 Disse loro: Prendete con voi i servi miei, e mettete Salomone mio figliuolo a cavallo sopra la mia mula, e conducetelo a Gihon. 34 E ivi lo ungano Sadoc sommo Sacerdote, e Nathan profeta in re d'Israele: e sonerete la tromba, e direte: Viva il re Salomone: 35 E tornerete dietro a lui, ed egli verrà a porsi a sedere sul mio trono, e regnerà in mia vece: e io gli comanderò di reggere Israele, e Giuda. 36 E Banaia figliuolo di Joiada rispose al re, e disse: Così sia: sia questa parola del Signore Dio del re mio padrone. 37 Come il Signore fa col re mio padrone, così sia egli con Salomone, e innalzi il suo trono anche al di sopra del trono del re mio signore Davidde. 38 Andarono adunque Sadoc Sacerdote, e Nathan profeta, e Banaia figliuolo di Joiada, e i Cerethei, e i Phelethei, e misero Salomone sulla mula del re Davidde, e lo menarono a Gihon. 39 E il Sacerdote Sadoc prese il corno dell'olio dal tabernacolo, e unse Salomone; e sonaron la tromba, e tutto il popolo disse: Viva il re Salomone. 40 E tutta la moltitudine andogli dietro, e una gran turba sonava de' flauti, e facevano festa grande, e la terra rimbombava dalle loro acclamazioni. 41 E ne punse il rumore ad Adonia, e a tutti i suoi convitati, e già era finito il banchetto; e Gioab avendo sentito il suon della tromba, disse: Che vuol dire lo strepito della città, che è in tumulto? 42 Mentre egli così diceva arrivò Gionata figliuolo di Abiathar Sacerdote, e dissegli Adonia: Vieni, perocché tu se' uomo di valore, e che porta buone novelle. 43 No (rispose Gionata ad Adonia) perocchè il re David nostro signore ha dichiarato re Salomone: 44 E ha mandati con lui Sadoc Sacerdote, e Nathan profeta, e Banaia figliuolo di Joiada, e i Cerethei, e i Phelethei, e lo hanno messo sopra la mula del re. 45 E Sadoc Sacerdote, e Nathan profeta lo hanno unto in re a Gihon: e son partiti di là con allegria, onde la città romoreggia: questo è lo strepito udito da voi. 46 Anzi Salomone già sede sul trono del regno. 47 E i servi del re sono andati a rallegrarsi col re signor nostro David, dicendo: Ingrandisca Dio il nome di Salomone sopra lo stesso tuo nome, e innalzi il suo trono sopra lo stesso tuo trono. E il re ha adorato Dio nel suo letto: 48 E ha detto: Benedetto il Signore Dio d'Israele, il quale mi fa oggi vedere cogli occhi miei lui, che siede sopra il mio trono. 49 Quegli allora rimasero sbigottiti, e si alzarono tutti i convitati di Adonia, e se n'andarono ciascuno pe' fatti loro. 50 Ma Adonia avendo paura di Salomone si partì, e andò a mettersi da un lato dell'altare. 51 E fa riferito a Salomone, e fugli detto: Sappi, che Adonia avendo paura del re Salomone si è attaccato al corno dell'altare, e dice: Salomone mi faccia oggi giuramento, che non farà morir di spada il suo servo. 52 E Salomone disse: Se egli sarà uomo dabbene, non caderà in terra neppur uno de' suoi capelli: ma se cadrò in qualche fallo, ei morrà. 53 Salomone adunque mandò gente, che lo condusser via dall'altare; ed egli presentatosi al re Salomone, lo adorò: e Salomone gli disse: Va a casa tua.

Diodati:

1Re 1

1 ORA il re Davide divenne vecchio e molto attempato; e benchè lo coprissero di panni, non però si riscaldava. 2 Laonde i suoi servitori gli dissero: Cerchisi al re, nostro signore, una fanciulla vergine, la quale stia davanti al re, e lo governi, e ti giaccia in seno; acciocchè il re, mio signore, si riscaldi. 3 Cercarono adunque, per tutte le contrade d'Israele, una bella fanciulla; e trovarono Abisag Sunamita, e la condussero al re. 4 E la fanciulla era bellissima, e governava il re, e lo serviva; ma il re non la conobbe.
5 Allora Adonia, figliuolo di Hagghit, s'innalzò, dicendo: Io regnerò; e si fornì di carri e di cavalieri; e cinquant'uomini correvano davanti a lui. 6 (Or suo padre non volle contristarlo in vita sua, dicendo: Perchè hai fatta cotesta cosa? Ed oltre a ciò, egli era bellissimo, e sua madre l'avea partorito dopo Absalom.) 7 Poi tenne ragionamento con Ioab, figliuolo di Seruia, e col sacerdote Ebiatar; ed essi gli porsero aiuto, e lo seguitarono. 8 Ma il sacerdote Sadoc, e Benaia, figliuolo di Ioiada, e il profeta Natan, e Simi, e Rei, e gli uomini prodi che Davide avea, non furono della parte di Adonia. 9 Or Adonia ammazzò pecore e buoi, ed animali grassi, presso alla pietra di Zohelet, ch'è vicin della fonte di Roghel; e invitò tutti i suoi fratelli, figliuoli del re, e tutti gli uomini di Giuda ch'erano al servigio del re; 10 ma non invitò il profeta Natan, nè Benaia, nè gli uomini prodi, nè Salomone, suo fratello.
11 E Natan disse a Batseba, madre di Salomone: Non hai tu udito che Adonia, figliuolo di Hagghit, è stato fatto re, senza che Davide, nostro signore, ne sappia nulla? 12 Ora dunque vieni, e permetti, ti prego, che io ti dia un consiglio, acciocchè tu scampi la vita tua, e la vita di Salomone, tuo figliuolo. 13 Va', ed entra dal re Davide, e digli: Non hai tu, o re, mio signore, giurato alla tua servente, dicendo: Certo, Salomone, tuo figliuolo, regnerà dopo me, e sederà in sul mio trono? perchè dunque è stato fatto re Adonia? 14 Ecco, mentre tu sarai ancora quivi, parlando col re, io entrerò dopo te, e supplirò le tue parole. 15 Batseba dunque entrò dal re dentro alla camera. Ora il re era molto vecchio, ed Abisag Sunamita lo serviva. 16 E Batseba s'inchinò, e fece riverenza al re. E il re le disse: Che hai? 17 Ed ella gli disse: Signor mio, tu hai giurato alla tua servente per lo Signore Iddio tuo: Certo, Salomone, tuo figliuolo, regnerà dopo me, e sederà in sul mio trono. 18 E pure, ecco ora, Adonia è stato fatto re, senza che ora tu, o re, mio signore, ne abbi saputo nulla. 19 Ed ha ammazzati buoi, ed animali grassi, e pecore, in gran numero; ed ha invitati tutti i figliuoli del re, e il sacerdote Ebiatar, e Ioab, capo dell'esercito; ma non ha chiamato il tuo servitore Salomone. 20 Ora gli occhi di tutto Israele son volti verso te, o re, mio signore; acciocchè tu dichiari loro chi ha da sedere in sul trono del re, mio signore, dopo lui. 21 Altrimenti avverrà che, quando il re, mio signore, giacerà co' suoi padri, io e il mio figliuolo Salomone saremo riputati colpevoli. 22 Or, mentre ella parlava ancora col re, ecco, il profeta Natan sopraggiunse. 23 E ciò fu rapportato al re, dicendo: Ecco il profeta Natan. Ed egli venne alla presenza del re, e gli s'inchinò, con la faccia verso terra. 24 E Natan disse al re: O re, mio signore, hai tu detto: Adonia regnerà dopo me, ed egli sarà quel che sederà sopra il mio trono? 25 Conciossiachè oggi egli sia sceso, ed abbia ammazzati buoi, ed animali grassi, e pecore in gran numero; ed abbia invitati tutti i figliuoli del re, ed i capi dell'esercito, e il sacerdote Ebiatar; ed ecco, mangiano e bevono davanti a lui, ed hanno detto: Viva il re Adonia. 26 Ma egli non ha chiamato me, tuo servitore, nè il sacerdote Sadoc, nè Benaia, figliuolo di Ioiada, nè Salomone, tuo servitore. 27 Questa cosa è ella stata fatta da parte del re, mio signore, senza che tu abbi dichiarato al tuo servitore chi ha da sedere sopra il trono del re, mio signore, dopo lui? 28 E il re Davide rispose, e disse: Chiamatemi Batseba. Ed ella venne davanti al re, e stette in piè in sua presenza. 29 E il re giurò, e disse: Come il Signore, che ha riscossa l'anima mia d'ogni tribolazione, vive, 30 io ti farò oggi, come io ti ho giurato per lo Signore Iddio di Israele, dicendo: Salomone, tuo figliuolo, regnerà dopo me; ed egli sederà in sul mio trono, in luogo mio. 31 E Batseba s'inchinò con la faccia verso terra, e fece riverenza al re, e disse: Possa il re Davide, mio signore, vivere in perpetuo.
32 Poi il re Davide disse: Chiamatemi il sacerdote Sadoc, e il profeta Natan, e Benaia, figliuolo di Ioiada. Ed essi vennero in presenza del re. 33 E il re disse loro: Prendete con voi i servitori del vostro signore, e fate montar Salomone, mio figliuolo sopra la mia mula, e menatelo sopra Ghihon. 34 E il sacerdote Sadoc e il profeta Natan unganlo quivi per re sopra Israele. Poi sonate con la tromba, e dite: Viva il re Salomone. 35 Poi ritornatevene dietro a lui, ed egli verrà, e sederà sopra il mio trono, e regnerà in luogo mio; perciocchè io l'ho ordinato per esser conduttore sopra Israele e sopra Giuda. 36 E Benaia, figliuolo di Ioiada, rispose al re, e disse: Amen; così dica il Signore Iddio del re, mio signore. 37 Siccome il Signore è stato col re, mio signore, così sia con Salomone; e magnifichi il suo trono, anche sopra il trono del re Davide, mio signore. 38 Il sacerdote Sadoc adunque, e il profeta Natan e Benaia, figliuolo di Ioiada, e i Cheretei, e i Peletei, scesero, e fecero montare Salomone sopra la mula del re Davide, e lo condussero sopra Ghihon. 39 E il sacerdote Sadoc prese il corno dell'olio dal Tabernacolo, ed unse Salomone. Poi si sonò con la tromba, e tutto il popolo disse: Viva il re Salomone. 40 E tutto il popolo ritornò dietro a lui, sonando flauti, e rallegrandosi di una grande allegrezza, talchè la terra si schiantava per le lor grida.
41 Or Adonia, e tutti gl'invitati ch'erano con lui, come finivano di mangiare, udirono questo romore. Ioab ancora udì il suon della tromba, e disse: Che vuol dire questo grido della città, che è così commossa? 42 Mentre egli parlava ancora, ecco, Gionatan, figliuolo del sacerdote Ebiatar, giunse. Ed Adonia gli disse: Vien pure; perciocchè tu sei un valent'uomo, e devi recar buone novelle. 43 Ma Gionatan rispose, e disse ad Adonia: Per certo il re Davide, nostro signore, ha costituito re Salomone. 44 E il re ha mandato con lui il sacerdote Sadoc, e il profeta Natan, e Benaia, figliuolo di Ioiada, e i Cheretei, e i Peletei; ed essi l'hanno fatto montare sopra la mula del re. 45 E il sacerdote Sadoc e il profeta Natan l'hanno unto per re in Ghihon; e di là se ne son tornati con allegrezza; e la città se n'è commossa. Quest'è il romore che voi avete udito. 46 Ed anche Salomone si è posto a sedere sopra il trono reale. 47 Ed anche i servitori del re son venuti per benedire il re Davide, nostro signore, dicendo: Iddio renda il nome di Salomone vie più eccellente che il tuo nome, e magnifichi il suo trono vie più che il tuo. E il re ha adorato in sul letto; 48 ed anche ha detto così: Benedetto sia il Signore Iddio d'Israele, il quale ha oggi stabilito uno che segga sopra il mio trono, davanti agli occhi miei. 49 Allora tutti gl'invitati da Adonia sbigottirono, e si levarono, e andarono, ciascuno a suo cammino. 50 Ed Adonia, temendo di Salomone, si levò, e andò, e impugnò le corna dell'Altare. 51 E ciò fu rapportato a Salomone, dicendo: Ecco, Adonia teme del re Salomone; ed ecco, egli ha impugnate le corna dell'Altare, dicendo: Giurimi oggi il re Salomone, ch'egli non farà morire il suo servitore con la spada. 52 E Salomone disse: Se egli si porta da uomo virtuoso, ei non caderà pur uno de' suoi capelli a terra; ma, se si trova in lui del male, morrà. 53 E il re Salomone mandò a ritrarlo d'appresso all'Altare. Ed egli venne, e s'inchinò al re Salomone. E Salomone gli disse: Vattene a casa tua.

Commentario completo di Matthew Henry:

1Re 1

1 INTRODUZIONE A 1 RE

Molte storie sono libri di re e dei loro regni, a cui si riducono gli affari dei loro regni; Questo è un pezzo d'onore che è stato comunemente tributato alle teste coronate. La Sacra Scrittura è la storia del regno di Dio tra gli uomini, sotto le sue diverse amministrazioni; ma lì il Re è uno e il suo nome uno. La storia particolare che abbiamo ora davanti spiega gli affari dei regni di Giuda e d'Israele, ma con particolare riguardo al regno di Dio tra di loro; poiché tuttavia è una storia sacra, molto più istruttiva e non meno divertente di qualsiasi storia dei re della terra, per i quali (quelli di quelli che sono di qualche certezza) è precedente nel tempo; poiché sebbene ci fossero re in Edom prima che ci fosse un re in Israele, Genesi 36:31 (gli stranieri, in quel punto di stato, hanno la precedenza), tuttavia la storia dei re d'Israele vive, e vivrà, nelle sacre Scritture, fino alla fine del mondo, mentre quella dei re di Edom è da tempo sepolta nell'oblio; poiché l'onore che viene da Dio è durevole, mentre l'onore del mondo è come un fungo che cresce in una notte e muore in una notte. - La Bibbia inizia con la storia di patriarchi, profeti e giudici, uomini la cui conversazione con il cielo è stata più immediata, il cui racconto rafforza la nostra fede, ma non è così facilmente adattabile al nostro caso, ora che non ci aspettiamo visioni, come la successiva storia di affari come il nostro sotto la direzione della comune provvidenza; e anche qui troviamo, sebbene non molti tipi e figure del Messia, tuttavia grandi aspettative su di lui; poiché non solo i profeti, ma anche i re desideravano vedere i grandi misteri del vangelo, Luca 10:24. - I due libri di Samuele sono introduzioni ai libri dei Re, poiché narrano l'origine del governo reale in Saul e della famiglia reale in Davide. Questi due libri ci danno un resoconto del successore di Davide, Salomone, della divisione del suo regno e della successione dei diversi re sia di Giuda che d'Israele, con un riassunto della loro storia fino alla cattività. E come dal libro della Genesi possiamo raccogliere eccellenti regole di economia, per il buon governo delle famiglie, così da questi libri possiamo raccogliere regole di politica, per dirigere gli affari pubblici. In questi libri c'è un riguardo speciale per la casa e la stirpe di Davide, da cui Cristo è venuto. Alcuni dei suoi figli seguirono le sue orme, e altri no. I caratteri dei re di Giuda possono essere così brevemente riportati: Davide il devoto, Salomone il saggio, Roboamo il semplice, Abia il valoroso, Asa il retto, Giosafat il religioso, Ioram l'empio, Acazia il profano, Ioas l'infedele, Amazia l'avventato, Uzzia il potente, Iotam il pacifico, Acaz l'idolatra, Ezechia il riformatore, Manasse il penitente, Amon l'oscuro, Giosia il tenero di cuore, Ioacaz, Ioiachim, Ioiachin e Sedechia, tutti malvagi e tali che portarono rapidamente rovina su se stessi e sul loro regno. Il numero dei buoni e dei cattivi è quasi uguale, ma i regni dei buoni furono generalmente lunghi e quelli dei cattivi brevi, la cui considerazione renderà lo Stato di Israele non del tutto così cattivo in questo periodo come sembra a prima vista. In questo primo libro abbiamo,

I La morte di Davide, 1Re 1 e 2.

II. Il glorioso regno di Salomone, e la sua costruzione del tempio (1Re 3-10), ma la nuvola sotto cui tramontò il suo sole, 1Re 11.

III. La divisione dei regni in Roboamo, e il suo regno e quello di Geroboamo, 1Re 12-14.

IV. Regni di Abia e Asa su Giuda, Baasa e Omri su Israele, 1Re 15 e 16.

V. I miracoli di Elia, 1Re 17-19.

VI. Il successo di Acab contro Ben-Hadad, la sua malvagità e la sua caduta, 1Re 20-22. E in tutta questa storia sembra che i re, sebbene dèi per noi, sono uomini per Dio, mortali e responsabili.

INTRODUZIONE A 1 RE CAPITOLO 1

In questo capitolo abbiamo,

I La salute di Davide peggiora, 1Re 1:1-4.

II. Adonia aspira al regno, e tratta il suo partito, per farlo, 1Re 1:5-10.

III. Natan e Betsabea escogitarono di assicurare la successione a Salomone, e prevalsero per un ordine di Davide a tale scopo, 1Re 1:11-31.

IV. L'unzione di Salomone di conseguenza, e la gioia del popolo in essa, 1Re 1:32-40.

V. L'efficace arresto che ciò pose all'usurpazione di Adonia, e alla dispersione del suo partito su di essa, 1Re 1:41-49.

VI. Congedo Adonia da parte di Salomone per la sua buona condotta, 1Re 1:50-53.

Ver. 1. fino alla Ver. 4.

Davide, come riportato nel capitolo precedente, per la grande misericordia di Dio era sfuggito alla spada dell'angelo distruttore. Ma le nostre liberazioni da o attraverso malattie e pericoli non sono che tregue; Se la candela non si spegne, si brucerà da sola. Abbiamo qui Davide che sprofonda sotto le infermità della vecchiaia, e da loro viene portato alle porte della tomba. Chi sale dalla fossa cadrà nel laccio; e, in un modo o nell'altro, dobbiamo necessariamente morire.

1. Sarebbe stato turbato vedere Davide così infermo. Era vecchio, e il suo calore naturale era così sprecato che nessun vestito poteva tenerlo al caldo, 1Re 1:1. David era stato un uomo valoroso e attivo e un uomo d'affari, e la fiamma era sempre stata molto veemente nel suo petto; eppure ora il suo sangue è freddo e stagnante, è confinato nel suo letto e non c'è più calore. Aveva ormai settant'anni. Molti, a quell'età, sono più vivaci e adatti agli affari che mai: ma ora Davide era castigato per i suoi peccati precedenti, specialmente quello di Uria, e sentiva le sue precedenti fatiche e le difficoltà che aveva attraversato nella sua giovinezza, che allora non aveva sfruttato, ma per cui ora era peggio. Non lasciate che l'uomo forte si glori della sua forza, che può essere presto indebolita dalla malattia, o alla fine sarà indebolita dalla vecchiaia. Che i giovani ricordino il loro Creatore nei giorni della loro giovinezza, prima che arrivino questi giorni malvagi. Quello che la nostra mano trova da fare per Dio, e per le nostre anime, e per la nostra generazione, facciamolo con tutte le nostre forze, perché viene la notte, la notte della vecchiaia, in cui nessuno può lavorare; e, quando le nostre forze saranno svanite, sarà di conforto ricordare che l'abbiamo usata bene.

2. Sarebbe stato turbato vedere i suoi medici così deboli e inabili da non conoscere altro modo per alleviarlo se non con applicazioni esteriori. Niente cordiali, niente liquori, ma,

(1.) Lo coprirono con abiti che, dove c'è calore interno, lo tratterranno, e così lo aumenteranno; ma, dove non c'è, non hanno nessuno da comunicare, no, non abiti regali. Elihu rende difficile capire come le nostre vesti siano calde su di noi (Giobbe 37:17); ma, se Dio nega la sua benedizione, gli uomini si vestono, e non c'è nessuno caldo (Aggeo 1:6), Davide qui non era.

(2.) Stoltamente prescrissero le nozze a uno che avrebbe dovuto piuttosto prepararsi per il suo funerale (1Re 1:2-4); ma sapevano cosa avrebbe gratificato le loro corruzioni, e forse erano troppo disposti a gratificare le sue, sotto il pretesto di consultare la sua salute. I suoi profeti avrebbero dovuto essere consultati così come i suoi medici in un affare di questa natura. Tuttavia, questo potrebbe essere scusato allora, quando anche gli uomini buoni si sono permessi ignorantemente di avere molte mogli. Ora non abbiamo imparato così tanto su Cristo, ma ci viene insegnato che un uomo deve avere una sola moglie (Matteo 19:5), e inoltre che è bene che un uomo non tocchi una donna, == 1Corinzi 7:1. Che Abisag fosse sposata con Davide prima che lei giacesse con lui, e che fosse la sua seconda moglie, risulta dal fatto che fu imputato ad Adonia come un grande crimine il fatto che egli desiderasse sposarla (1Re 2:22) dopo la morte di suo padre.

5 Ver. 5. fino alla Ver. 10.

Davide ebbe molta afflizione nei suoi figli. Amnon e Absalom erano stati entrambi il suo dolore; l'uno il suo primogenito, l'altro il terzo, 2Samuele 3:2,3. Supponiamo che il suo secondo, che aveva avuto da Abigail, avesse conforto; il suo quarto fu Adonia (2Samuele 3:4); era uno di quelli che erano nati a Hebron; non abbiamo sentito nulla di lui fino ad ora, e qui ci viene detto che era una persona avvenente, e che era il prossimo per età, e (come si dimostrò) il più vicino per temperamento ad Absalom, 1Re 1:6. E, inoltre, che agli occhi di suo padre era stato un gioiello, ma ora era una spina.

I Suo padre lo aveva preso in giro, 1Re 1:6. Non gli era mai dispiaciuto. Non è detto che non abbia mai dispiaciuto a suo padre; è probabile che lo avesse fatto spesso, e suo padre era segretamente turbato dalla sua cattiva condotta e se ne lamentava davanti a Dio. Ma suo padre non gli aveva dispiaciuto, mettendolo in croce nei suoi umori, negandogli qualsiasi cosa gli venisse in mente, o chiedendogli conto di ciò che aveva fatto e di dove era stato, o di tenerlo fedele al suo libro o ai suoi affari, o di rimproverarlo per ciò che aveva visto o sentito dire che aveva fatto male; non gli disse mai: Perché hai fatto così? perché vedeva che era inquieto per lui, e non poteva sopportarlo senza agitarsi. Fu colpa del figlio se si dispiacque del rimprovero e lo prese per un affronto, per cui ne perse il beneficio; e fu colpa del padre che, vedendo che ciò gli dispiaceva, non lo rimproverava; e ora si arrabbiava giustamente per averlo assecondato. Coloro che onorano i loro figli più di Dio, come fanno coloro che non li tengono sotto una buona disciplina, perdono così l'onore che potrebbero aspettarsi dai loro figli.

II. Egli, in cambio, si prese gioco di suo padre. Poiché era vecchio e confinato nel suo letto, pensava che non si dovesse badare a lui, e quindi si esaltò e disse: Io sarò re, == 1Re 1:5. I bambini che vengono viziati imparano ad essere orgogliosi e ambiziosi, il che è la rovina di molti giovani. Il modo per mantenerli umili è tenerli sottomessi. Osserva l'insolenza di Adonia,

1. Considerava vicini i giorni di lutto per suo padre, e quindi si preparò a succedergli, sebbene sapesse che per designazione sia di Dio che di Davide Salomone doveva essere l'uomo; poiché ne era stato dato pubblico avviso da Davide stesso, e la successione era stata stabilita, per così dire, con un atto del parlamento, in seguito alla nomina di Dio, 1Cronache 22:9; 23:1. Questo implica che Adonia tentò con la forza di tagliare, disprezzando sia Dio che suo padre. Così il regno di Cristo è opposto, e ci sono quelli che dicono:

"Non vogliamo che regni su di noi".

2. Considerava suo padre come un vecchio e buono a nulla, e quindi entrò immediatamente in possesso del trono. Egli non può aspettare che la testa di suo padre sia abbassata, ma ora si deve dire: Adonia regna (1Re 1:18), e, Dio salvi il re Adonia, == 1Re 1:25. Suo padre non è adatto a governare, perché è vecchio e non regante, né Salomone, perché è giovane e non è ancora in grado di governare; e perciò Adonia prenderà su di sé il governo. Sostiene che i bambini abbiano una mente molto vile e malvagia da insultare per i loro genitori a causa delle infermità della loro età.

3. Nel perseguimento di questo ambizioso progetto,

(1.) Ottenne un grande seguito (1Re 1:5), carri e cavalieri, sia per stato che per forza, per servirlo e combattere per lui.

(2.) Si interessò molto nientemeno che di Ioab, il generale dell'esercito, e di Abiatar il sommo sacerdote, 1Re 1:7. Che egli facesse la sua corte a coloro che con la loro influenza nella chiesa e nel campo erano in grado di rendergli un grande servizio non è strano; ma possiamo ben chiederci da quali arti potrebbero essere indotti a seguirlo e ad aiutarlo. Erano vecchi, che erano stati fedeli a Davide nei suoi tempi più difficili e problematici, uomini di buon senso e di esperienza, che, si potrebbe pensare, non si sarebbero lasciati ingannare facilmente. Non potevano proporsi alcun vantaggio sostenendo Adonia, poiché entrambi erano al vertice della loro preferenza e vi rimasero salda. Non potevano ignorare il significato della corona su Salomone, che non era in loro potere tagliare, e quindi era loro interesse obbligarlo. Ma Dio, in questa faccenda, li lasciò a se stessi, forse per correggerli per qualche precedente cattiva condotta con un flagello da loro stessi creato. Ci viene detto (1Re 1:8) chi erano quelli che erano così fedeli a Davide che Adonia non ebbe la fiducia necessaria per proporre loro il suo progetto: Zadoc, Benaia e Natan. A un uomo che ha dato prova della sua risoluta adesione a ciò che è buono non si chiederà di fare una cosa cattiva.

(3.) Preparò un grande spettacolo (1Re 1:9) a En-Roghel, non lontano da Gerusalemme; i suoi ospiti erano i figli del re e i servi del re, che banchettava e accarezzava per portarli alla sua festa; ma Salomone non fu invitato, o perché lo disprezzava o perché disperava di lui, 1Re 1:10. Coloro che servono il proprio ventre, e saranno nell'interesse di coloro che li banchetteranno da qualunque parte stanno, sono una facile preda dei seduttori, Romani 16:18. Alcuni pensano che Adonia abbia ucciso queste pecore e questi buoi, anche quelli grassi, per il sacrificio, e che fosse una festa religiosa che fece, iniziando la sua usurpazione con una dimostrazione di devozione, come Absalom sotto il colore di un voto (2Samuele 15:7), cosa che avrebbe potuto fare in modo più plausibile quando avesse avuto il sommo sacerdote stesso dalla sua parte. È un peccato che si dia sempre l'occasione di dire: In nomine Domini incipit omne malam - Nel nome del Signore inizia tutto il male, e che tutti gli esercizi religiosi dovrebbero essere fatti per patrocinare tutte le pratiche religiose.

11 Ver. 11. fino alla Ver. 31.

Abbiamo qui gli efficaci sforzi che furono impiegati da Natan e Betsabea per ottenere da Davide una ratifica della successione di Salomone, per schiacciare l'usurpazione di Adonia.

1. Davide stesso non sapeva cosa stava facendo. I bambini disubbidienti pensano di stare abbastanza bene se possono, ma tengono i loro buoni vecchi genitori all'oscuro delle loro cattive condotte; ma un uccello del cielo porterà la voce.

2. Betsabea viveva ritirata e non ne sapeva nulla, finché Nathan non la informò. Molti si muovono molto comodamente in questo mondo e sanno poco come va il mondo.

3. Salomone, probabilmente, lo sapeva, ma era come un sordo che non udiva. Benché avesse anni e sapienza superiore ai suoi anni, tuttavia non troviamo che si sia mosso per opporsi ad Adonia, ma si sia ricomposto tranquillamente e abbia lasciato a Dio e ai suoi amici il compito di ordinare la questione. Quindi Davide, nel suo Salmo per Salomone, osserva che mentre gli uomini, alla ricerca del mondo, invano si alzano presto e si alzano tardi, Dio dà ai suoi amati (i suoi Jedidiah) il sonno, dando loro di essere tranquilli e di guadagnare il loro punto senza agitazione, Salmi 127:1,2. Come si realizza allora il design?

I Il profeta Natan allarma Betsabea informandola del caso, e la mette in condizione di ottenere un ordine dal re per la conferma del titolo di Salomone. Era preoccupato, perché conosceva la mente di Dio, e l'interesse di Davide e di Israele; era per mezzo di lui che Dio aveva chiamato Salomone Iedidia (2Samuele 12:25), e quindi non poteva stare fermo e vedere usurpato il trono, che sapeva essere il diritto di Salomone per volontà di colui da cui viene la promozione. Quando le corone furono distribuite per ordine immediato dal cielo, non c'è da meravigliarsi che i profeti fossero così interessati e impiegati in quella materia; ma ora che la provvidenza comune governa gli affari del regno degli uomini (Daniele 4:32) l'arbitrio subordinato deve essere lasciato alle persone comuni, e non lasciare che i profeti si immischino in esse, ma attenersi agli affari del regno di Dio tra gli uomini. Natan si rivolse a Betsabea, come uno che aveva la massima preoccupazione per Salomone, e poteva avere il più libero accesso a Davide. La informò del tentativo di Adonia (1Re 1:11), e che non era stato fatto con il consenso o la conoscenza di Davide. Le fece capire che non solo Salomone era in pericolo di perdere la corona, ma che anche lui e lei erano in pericolo di perdere la vita se Adonia avesse prevalso. Uno spirito umile può essere indifferente a una corona, e può accontentarsi, nonostante la prospettiva di essa, di sedersi prima di possederla. Ma la legge dell'autoconservazione, e il sesto comandamento, ci obbligano a fare tutti gli sforzi possibili per assicurare la nostra vita e quella degli altri. Ora, dice Natan, lascia che ti dia un consiglio su come salvare la tua vita e la vita di tuo figlio, == 1Re 1:12. Questo è il consiglio che i ministri di Cristo ci danno nel suo nome, di dare ogni diligenza, non solo affinché nessuno prenda la nostra corona (Apocalisse 3:11), ma che salviamo le nostre vite, anche le vite delle nostre anime. Egli le ordina (1Re 1:13) di andare dal re, per ricordargli la sua parola e il suo giuramento, che Salomone sarebbe stato il suo successore; e per chiedergli nel modo più umile: Perché regna Adonia? Pensava che David non avesse così freddo, ma questo lo avrebbe riscaldato. La coscienza, così come il senso dell'onore, metterebbero la vita in lui in un'occasione come questa; e promise (1Re 1:14) che, mentre lei stava ragionando con il re su questa questione, egli sarebbe entrato e l'avrebbe assecondata, come se fosse venuto per caso, cosa che forse il re avrebbe potuto considerare come una provvidenza speciale (e lui era uno che si accorse di tali prove, 1Samuele 25:32,33), o, almeno, avrebbe aiutato a svegliarlo ancora di più.

II. Betsabea, secondo il consiglio e la direzione di Natan, non perde tempo, ma si rivolge immediatamente al re, per la stessa commissione per la quale Ester era venuta dal re Assuero, di intercedere per la sua vita. Non aveva bisogno di aspettare una chiamata come faceva Esther, sapeva che sarebbe stata la benvenuta in qualsiasi momento; ma si nota che quando visitò il re Abisag lo serviva (1Re 1:15), e Betsabea non provò dispiacere né per lui né per questo, e per questo si inchinò e rese omaggio al re (1Re 1:16), in segno del suo rispetto per lui sia come suo principe che come suo marito; tale vera figlia era quella di Sara, che obbedì ad Abramo, chiamandolo signore. Coloro che vorrebbero trovare il favore dei superiori devono mostrare loro riverenza ed essere rispettosi verso coloro che si aspettano siano gentili con loro. Il suo discorso al re, in questa occasione, è molto discreto.

1. Gli ricordò la promessa che le aveva fatto e confermò con un giuramento solenne, che Salomone gli sarebbe succeduto, 1Re 1:17. Sapeva quanto velocemente questo avrebbe tenuto un uomo così coscienzioso come David.

2. Lo informò del tentativo di Adonia, di cui era all'oscuro (1Re 1:18):

"Adonia regna, in competizione con te per la

presente e in contraddizione con la tua promessa per il

futuro. La colpa non è tua, perché non l'hai conosciuta;

ma ora che lo sai, lo farai, perseguendo

la tua promessa, abbi cura di sopprimere questa usurpazione".

Gli disse chi erano gli ospiti di Adonia e chi era nel suo interesse, e aggiunse:

"Non ha chiamato Salomone, tuo servo, il che chiaramente

mostra di considerarlo come il suo rivale, e mira a

minarlo, 1Re 1:19. Non è una svista,

ma un disprezzo dell'atto di insediamento, che Salomone è

trascurato".

3. Ella supplica che è in suo potere ovviare a questo male (1Re 1:20): Gli occhi di tutto Israele sono su di te, non solo come un re, perché non possiamo supporre che sia prerogativa di qualsiasi principe lasciare in eredità i suoi sudditi per volontà (come se fossero i suoi beni e beni mobili) a chi vuole, ma come un profeta. Tutto Israele sapeva che Davide non era solo l'unto del Dio di Giacobbe, ma che lo Spirito del Signore parlava per mezzo di lui (2Samuele 23:1,2), e quindi aspettando e dipendendo da una designazione divina, in una questione di tale importanza, la parola di Davide sarebbe stata un oracolo e una legge per loro; questo quindi (dice Betsabea) si aspettano, e porrà fine alla controversia e annullerà efficacemente tutte le pretese di Adonia. Una sentenza divina è sulle labbra del re. Nota: Qualunque potere, interesse o influenza abbiano gli uomini, dovrebbero migliorarlo al massimo per preservare e far progredire il regno del Messia, di cui il regno di Salomone era un simbolo.

4. Suggerì l'imminente pericolo in cui lei e suo figlio si sarebbero trovati se la questione non fosse stata risolta durante la vita di Davide, 1Re 1:21.

"Se Adonia prevarrà, come è probabile che farà (avendo Ioab

generale e Abiatar il sacerdote da parte sua) a meno che

rapidamente soppresso, Salomone e tutti i suoi amici saranno

considerati traditori e trattati di conseguenza".

Gli usurpatori sono i più crudeli. Se Adonia fosse salito al trono, non avrebbe trattato Salomone in modo così equo come Salomone fece con lui. Coloro che rischiano tutto ciò che si frappone sulla strada di tali costanti forza il loro ingresso.

III. Il profeta Natan, secondo la sua promessa, intervenne opportunamente e la assecondò, mentre ella parlava, prima che il re avesse dato la sua risposta, perché, se avesse udito solo la rappresentazione di Betsabea, la sua risposta sarebbe stata dilatoria e solo che l'avrebbe considerata. La parola sarebbe stata stabilita e lui avrebbe immediatamente dato ordini positivi. Al re viene detto che il profeta Natan è arrivato, ed è sicuro che sarà sempre il benvenuto dal re, specialmente quando non sta bene o ha qualche grande affare nei suoi pensieri; perché, in entrambi i casi, un profeta sarà, in un modo particolare, utile a lui. Natan sa che deve rendere onore a chi è dovuto, e quindi ora che lo trova malato a letto lo stesso rispetto che avrebbe avuto se lo avesse trovato sul suo trono: Si prostrò con la faccia a terra, == 1Re 1:23. Si comporta con il re un po' più chiaramente di quanto non avesse fatto Betsabea. In questo il suo carattere lo avrebbe sostenuto, e l'attuale languore degli spiriti del re rese necessario che fossero risvegliati.

1. Egli fa la stessa rappresentazione del tentativo di Adonia come Betsabea aveva fatto 1Re 1:25,26, aggiungendo che il suo partito era già arrivato a un tale livello di sicurezza da gridare, Dio salvi il re Adonia, come se il re Davide fosse già morto, notando anche che non lo avevano invitato al loro banchetto (Non ha chiamato me tuo servo), lasciando intendere così che decisero di non consultare né Dio né Davide in proposito, perché Natan era secretioribus consiliis, intimamente familiare con la mente di entrambi.

2. Fa capire a Davide quanto si preoccupasse di liberarsi dall'avere una mano in essa: Hai tu detto: Adonia regnerà dopo di me? (1Re 1:24), e ancora (1Re 1:27),

"È forse questa cosa fatta dal mio signore il re? Se lo è, lui

non è così fedele né alla parola di Dio né alla sua

come tutti noi pensavamo che fosse; se non lo è, è alto

tempo che assistiamo contro l'usurpazione, e

dichiara Salomone suo successore. Se lo è, perché non lo è

Nathan lo ha fatto conoscere, che non è solo, in

generale, confidente del re, ma è particolarmente

in tale questione, essendo stato incaricato di notificare

a Davide la mente di Dio riguardo alla successione; ma

se il mio signore il re non sa nulla della faccenda (come

certamente no), che cosa sono le audaci insolenze

Adonia e il suo partito colpevoli!"

Così si sforzò di incitare Davide contro di loro, affinché potesse agire con più vigore per sostenere gli interessi di Salomone. Nota: gli uomini buoni farebbero il loro dovere se glielo ricordassero, e lo indossassero, e gli si dicesse quale occasione c'è per loro di apparire; e quelli che così sono i loro ricordatori fanno loro una vera benignità, come qui Natan fece a Davide.

IV. Davide, a questo punto, fece una solenne dichiarazione della sua ferma adesione alla sua precedente risoluzione, che Salomone sarebbe stato il suo successore. Betsabea è chiamata in causa (1Re 1:28), e a lei, agendo in nome e per conto di suo figlio, il re dà queste nuove assicurazioni.

1. Ripete la sua precedente promessa e giuramento, ammette di aver giurato a lei per il Signore Dio d'Israele che Salomone avrebbe regnato dopo di lui, == 1Re 1:30. Anche se è vecchio e la sua memoria comincia a venirgli meno, tuttavia se ne ricorda. Si noti che un giuramento è una cosa così sacra che gli obblighi che ne derivano non possono essere infranti, e una cosa così solenne che le impressioni di esso, si potrebbe pensare, non possono essere dimenticate.

2. Lo ratifica con un altro, perché l'occasione lo richiedeva: Come vive il Signore che ha riscattato l'anima mia da ogni angoscia, così certamente farò oggi io, senza disputa, senza indugio. Sembra che la sua forma di giuramento fosse quella che usava comunemente nelle occasioni solenni, poiché la troviamo, 2Samuele 4:9. E porta in sé un grato riconoscimento della bontà di Dio verso di lui, nel portarlo sano e salvo attraverso le molte difficoltà e avversità che si erano presentate sul suo cammino, e di cui ora fa menzione alla gloria di Dio (come Giacobbe, quando giaceva morente, Genesi 48:16), ponendo così il suo sigillo, dalla sua esperienza personale, che era vero ciò che lo Spirito del Signore aveva pronunciato per mezzo di lui. Salmi 34:22, L'Eterno redime l'anima dei suoi servi. I santi morenti dovrebbero essere testimoni di Dio e parlare di Lui come hanno trovato. Forse parla così, in questa occasione, per l'incoraggiamento di suo figlio e successore a confidare in Dio nelle angosce che anche lui potrebbe incontrare.

V. Betsabea riceve queste assicurazioni (1Re 1:31):

1. Con grande compiacenza verso la persona del re; lei gli faceva riverenza; mentre Adonia e il suo partito lo offendevano.

2. Con i migliori auguri per la salute del re: lascialo vivere. Era così lontana dal pensare che egli vivesse troppo a lungo che pregava che potesse vivere per sempre, se fosse stato possibile, per adornare la corona che indossava ed essere una benedizione per il suo popolo. Dovremmo desiderare ardentemente il prolungamento della vita utile, per quanto possa essere il rinvio di qualsiasi vantaggio nostro.

32 Ver. 32. fino alla Ver. 40.

Abbiamo qui l'efficace cura che Davide prese sia per assicurare il diritto di Salomone che per preservare la pace pubblica, schiacciando sul nascere il progetto di Adonia. Osservare

I Diede gli ordini espliciti per l'annuncio di Salomone. Le persone a cui affidò questa grande impresa furono Zadoc, Natan e Benaia, uomini potenti e interessanti in cui Davide aveva sempre riposto fiducia e che gli erano stati fedeli, e che Adonia aveva ignorato nel suo invito, 1Re 1:10. Davide ordina loro immediatamente, con tutta la solennità possibile, di proclamare Salomone. Devono portare con sé i servi del loro signore, le guardie e tutti i servi della casa. Dovevano mettere Salomone sul mulo che il re era solito cavalcare, perché non teneva stalle di cavalli come fece in seguito suo figlio. Stabilisce loro dove andare (1Re 1:33-35) e cosa fare.

1. Zadoc e Natan, le due persone ecclesiastiche, devono, in nome di Dio, ungerlo re; perché, sebbene non fosse il primo della sua famiglia, come lo erano Saul e Davide, tuttavia era un figlio più giovane, fu fatto re per nomina divina, e il suo titolo fu contestato, il che rese necessario che la questione fosse risolta in questo modo. Questa unzione era tipica della designazione e della qualificazione del Messia, o Cristo, l'unto, sul quale lo Spirito, quell'olio di letizia, fu versato senza misura, Ebrei 1:9; Salmi 89:20. E tutti i veri cristiani, essendo eredi del regno (Giacomo 2:5), ricevono da lui l'unzione, == 1Giovanni 2:27.

2. Ai grandi ufficiali, civili e militari, è ordinato di dare pubblica notizia di ciò, e di esprimere la pubblica gioia in questa occasione con il suono della tromba, con la quale la legge di Mosè ordinava l'abbellimento di grandi solennità; A questo si devono aggiungere le acclamazioni del popolo:

"Viva il re Salomone, prosperi, il suo

regno sia stabilito e perpetuato, e

continuare a lungo nel godimento di esso";

Così era stato promesso riguardo a lui. Salmi 72:15, Egli vivrà.

3. Dovranno poi condurlo in pompa magna nella città di Davide, ed egli dovrà sedere sul trono di suo padre, come suo sostituto ora, o viceré, per sbrigare gli affari pubblici durante la sua debolezza ed essere il suo successore dopo la sua morte: sarà re al mio posto. Sarebbe una grande soddisfazione per Davide stesso, e per tutte le parti interessate, se ciò fosse fatto immediatamente, affinché alla morte del re non ci potessero essere dispute, o agitazioni, negli affari pubblici. Davide era ben lungi dal concedere al suo successore l'onore di apparire tale durante la sua vita, eppure forse era così preso dalle sue devozioni sul suo letto di malattia che, se non fosse stato ricordato da altri, questa grande opera buona, che era così necessaria per il riposo pubblico, sarebbe rimasta incompiuta.

II. La grande soddisfazione che Benaia, a nome degli altri, professava in questi ordini. Il re disse:

"Salomone regnerà per me e regnerà dopo di me".

"Amen"

(dice Benaiah di cuore);

"Come dice il re, così diciamo noi; siamo pienamente soddisfatti

nella candidatura, e concorriamo nella scelta, diamo

il nostro voto per Salomone, nemine contradicente, all'unanimità,

e poiché non possiamo far passare nulla, tanto meno

stabilirlo, senza il concorso di un

provvidenza, Il Signore Dio del mio signore il re dice così

Anche!"

1Re 1:36. Questo è il linguaggio della sua fede in quella promessa di Dio su cui fu fondato il governo di Salomone. Se diciamo come Dio dice nella sua parola, possiamo sperare che egli dica come diciamo noi per la sua provvidenza. A ciò aggiunge una preghiera per Salomone (1Re 1:37), affinché Dio fosse con lui come lo era stato con Davide, e rendesse più grande il suo trono. Sapeva che Davide non era uno di quelli che invidiano la grandezza dei loro figli, e che quindi non si sarebbe inquietato di fronte a questa preghiera, né l'avrebbe presa come un affronto, ma le avrebbe detto di cuore Amen . L'uomo più saggio e migliore del mondo desidera che i suoi figli siano più saggi e migliori di lui, perché egli stesso desidera essere più saggio e migliore di quello che è; e la sapienza e la bontà sono vera grandezza.

III. L'esecuzione immediata di questi ordini, 1Re 1:38-40. Non si perse tempo, ma Salomone fu condotto in pompa magna nel luogo stabilito, e lì Zadoc (che, benché non fosse ancora sommo sacerdote, era, possiamo supporre, il suffragano, i giudei lo chiamavano sagan o secondo sacerdote) lo unse per ordine del profeta Natan e del re Davide, 1Re 1:39. Nel tabernacolo, dove ora era alloggiata l'arca, era conservato, tra le altre cose sacre, l'olio santo per molte funzioni religiose, da lì Zadoc prese un corno d'olio, che denota potenza e abbondanza, e con ciò unse Salomone. Non troviamo che Abiatar pretendesse di ungere Adonia: fu fatto re con una festa, non con unzione. Colui che Dio chiamerà, egli lo qualificherà, il che è stato significato dall'unzione; gli usurpatori non l'avevano. Cristo significa unto, ed egli è il re che Dio ha posto sul suo monte santo di Sion, secondo il decreto, Salmi 2:6,7. Anche i cristiani sono fatti re al nostro Dio (e per mezzo di lui), e hanno un'unzione dal Santo, == 1Giovanni 2:20. Il popolo, d'ora in poi, esprime la sua grande gioia e soddisfazione per l'elevazione di Salomone, lo circonda con i suoi Osanna - Dio salvi il re Salomone, e lo accompagna con la sua musica e le sue grida di gioia, 1Re 1:40. Con ciò dichiararono il loro consenso nella scelta, e che egli non era stato loro imposto, ma accettato di buon grado da loro. Il potere di un principe può essere una piccola soddisfazione per se stesso, a meno che non sappia che è una soddisfazione per il suo popolo. Ogni Israelita gioisce davvero dell'Esaltazione del Figlio di Davide.

41 Ver. 41. fino alla Ver. 53.

Abbiamo qui,

I La notizia dell'insediamento di Salomone giunse ad Adonia e al suo seguito, nel mezzo della loro allegria: Avevano finito di mangiare, e, a quanto pare, ci volle molto tempo prima che finissero, perché tutta la faccenda dell'unzione di Salomone fu ordinata e terminata mentre erano a cena, saziandosi. Così coloro che non servono il nostro Signore Cristo, ma gli si oppongono, sono comunemente quelli che servono il proprio ventre (Romani 16:18) e ne fanno un dio , == Filippesi 3:19. Il loro lungo banchetto lascia intendere anche che erano molto sicuri e fiduciosi del loro interesse, altrimenti non avrebbero perso tanto tempo. Il vecchio mondo e Sodoma mangiavano e bevevano, sicuri e sensuali, quando venne la loro distruzione, Luca 17:26, ecc. Quando ebbero finito di mangiare e si prepararono a proclamare il loro re e a portarlo in trionfo in città, udirono il suono della tromba (1Re 1:41), e un suono terribile era nelle loro orecchie, == Giobbe 15:21. Ioab era un vecchio, e ne fu spaventato, pensando che la città fosse in tumulto; ma Adonia era molto fiducioso che il messaggero, essendo un uomo degno, portava buone notizie, == 1Re 1:42. Gli usurpatori si lusingano con la speranza del successo, e di solito sono i meno timorosi, la cui condizione è più pericolosa. Ma come possono coloro che compiono azioni malvagie aspettarsi di avere una buona novella? No, l'uomo più degno porterà loro le notizie peggiori, come fece qui il figlio del sacerdote ad Adonia, 1Re 1:43.

"In verità, la migliore notizia che ho da portarvi è che

Salomone è fatto re, così che le vostre pretese sono tutte

annullato".

Si relaziona con loro in modo molto particolare,

1. Con quale grande solennità Salomone fu fatto re (1Re 1:44,45), e che ora sedeva sul trono del regno, == 1Re 1:46. Adonia pensava di essere salito al trono prima di lui, ma Salomone fu troppo veloce per lui.

2. Con quale soddisfazione generale Salomone fu fatto re, così che ciò che era stato fatto non era probabile che fosse disfatto di nuovo.

(1.) Il popolo era contento, testimonia le loro gioiose acclamazioni, 1Re 1:45.

(2.) I cortigiani erano contenti: i servitori del re lo assistettero con un indirizzo di congratulazioni in questa occasione, 1Re 1:47. Abbiamo qui i capi del loro discorso: Benedissero il re Davide, applaudirono la sua prudente cura per il benessere pubblico, riconobbero la loro felicità sotto il suo governo e pregarono di cuore per la sua guarigione. Pregarono anche per Salomone, affinché Dio rendesse il suo nome migliore di quello di suo padre, cosa che avrebbe potuto benissimo essere quando avrebbe avuto le fondamenta di suo padre su cui edificare. Un bambino, sulle spalle di un gigante, è più alto del gigante stesso.

(3.) Il re stesso ne fu compiaciuto: si inchinò sul letto, non solo per significare che accettava l'indirizzo dei suoi servitori, ma per offrire il proprio indirizzo a Dio (1Re 1:48):

"Benedetto sia il Signore, Dio d'Israele, il quale, in quanto Dio d'Israele,

per il bene di Israele, ha portato questa questione a un tale

felice uscita, i miei occhi lo vedono anche".

Nota: È una grande soddisfazione per gli uomini buoni, quando stanno uscendo dal mondo, vedere gli affari delle loro famiglie in una buona posizione, i loro figli sorgere al loro posto per servire Dio e la loro generazione, e specialmente per vedere la pace su Israele e la sua istituzione.

II. L'efficace colpo che ciò diede al tentativo di Adonia. Rovinava lo sport della sua festa, disperdeva la compagnia e obbligava ogni uomo a spostarsi per la propria sicurezza. Il trionfo dei malvagi è breve. Stavano costruendo un castello in aria che, non avendo fondamenta, sarebbe presto crollato e li avrebbe schiacciati. Avevano paura di essere presi in giro, mentre insieme covavano il loro tradimento, e quindi ciascuno fece del suo meglio.

III. Il terrore in cui si trovava Adonia stesso, e la condotta che prese per mettersi al sicuro. Ora era tanto depresso quanto era stato elevato, 1Re 1:42,50. Aveva disprezzato Salomone perché non era degno di essere suo ospite (1Re 1:10), ma ora lo teme come suo giudice: Temeva a causa di Salomone. Così coloro che si oppongono a Cristo e al suo regno saranno presto fatti tremare davanti a lui, e invano invocheranno rocce e monti per proteggersi dalla sua ira. Si aggrappò ai corni dell'altare, che era sempre stato considerato un santuario, o un luogo di rifugio (Esodo 21:14), lasciando intendere con ciò che non osava affrontare un processo, ma si affidava alla misericordia del suo principe, in causa per la quale non contava su nessun'altra richiesta che la misericordia di Dio, che si manifestava nell'istituzione e nell'accettazione dei sacrifici che venivano offerti su quell'altare e nella remissione dei peccati su di esso. Forse Adonia aveva precedentemente disprezzato il servizio dell'altare, ma ora ne cerca la protezione. Molti che, nel giorno della loro sicurezza, trascurano la grande salvezza, sotto l'arresto dei terrori del Signore, sarebbero volentieri in debito con Cristo e con i suoi meriti, e, quando sarà troppo tardi, afferreranno i corni dell'altare.

IV. Il suo umile discorso a Salomone per chiedere misericordia. Per mezzo di coloro che gli avevano riferito dove si trovava, Salomone mandò una richiesta per la sua vita (1Re 1:51): Il re Salomone mi giuri che non ucciderà il suo servo. Egli possiede Salomone come suo principe, e se stesso suo servo, non osa giustificarsi, ma supplica il suo giudice. È stato un grande cambiamento con lui. Colui che al mattino si aggrappava a una corona, prima della notte implora per la sua vita. Allora Adonia regnò, ora Adonia trema e non può credersi al sicuro a meno che Salomone non prometta con giuramento di non metterlo a morte.

V. Gli ordini che Salomone diede riguardo a lui. Lo congeda per la sua buona condotta, 1Re 1:52,53. Pensava che Adonia fosse suo fratello e che fosse la prima trasgressione. Forse, essendo così presto reso consapevole del suo errore e poi non persistendo nella sua ribellione, potrebbe dimostrarsi non solo un suddito pacifico, ma anche utile, e quindi, se si comporterà bene per il futuro, ciò che è passato sarà perdonato: ma se lo si trova disaffezionato, turbolento e aspirante, questa offesa sarà ricordata contro di lui, Sarà chiamato in base alla sua precedente condanna (come dice la nostra legge) e sarà pronunciata l'esecuzione contro di lui. Così il Figlio di Davide accoglie alla misericordia coloro che sono stati ribelli: se torneranno alla loro fedeltà e saranno fedeli al loro Sovrano, i loro precedenti crimini non saranno menzionati contro di loro; ma, se continuano ancora nell'interesse del mondo e della carne, questa sarà la loro rovina. Adonia viene mandato a chiamare, e gli viene detto a quali condizioni si trova, a cui esprime la sua grata sottomissione, e poi gli viene detto di andare a casa sua e di vivere lì ritirato. Salomone non solo gli diede la vita, ma anche il suo patrimonio, stabilendo così il suo trono con la misericordia.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

1Re 1

1 La storia che abbiamo di fronte racconta le vicende dei regni di Giuda e di Israele, ma con particolare riguardo al regno di Dio in mezzo a loro, perché è una storia sacra. È anteriore nel tempo, insegna molto di più ed è più interessante di qualsiasi storia comune.

Capitolo 1

L'età avanzata di Davide 1R 1:1-4

Adonia aspira al trono 1R 1:5-10

Davide nomina re Salomone 1R 1:11-31

Salomone viene unto re e l'usurpazione di Adonia fermata 1R 1:32-53

Versetti 1-4

Abbiamo Davide che sprofonda nelle infermità. È stato castigato per i suoi recenti peccati e ha sentito gli effetti delle sue precedenti fatiche e difficoltà.

5 Versetti 5-10

I genitori indulgenti vengono spesso castigati con figli disobbedienti, ansiosi di possedere i loro beni. Nessuna saggezza mondana, né l'esperienza, né la sacralità del carattere possono assicurare la continuazione di un percorso precedente a coloro che rimangono sotto il potere dell'amor proprio. Ma è lecito chiedersi con quali arti Ioab e Abiatar possano essere messi da parte.

11 Versetti 11-31

Osservate il discorso di Natan a Bat-Sceba. Lascia che ti dia un consiglio per salvare la tua vita e quella di tuo figlio". È questo il consiglio che i ministri di Cristo ci danno in suo nome, di fare tutto il possibile non solo perché nessuno si prenda la nostra corona (Ap 3:11), ma anche per salvare la nostra vita, anche quella della nostra anima. Davide dichiara solennemente di essere rimasto fedele alla sua precedente decisione di fare di Salomone il suo successore. Anche il ricordo delle sofferenze da cui il Signore lo aveva riscattato, accresceva il suo conforto, ispirava le sue speranze e lo animava al suo dovere, sotto il decadimento della natura e l'avvicinarsi della morte.

32 Versetti 32-53

Il popolo espresse grande gioia e soddisfazione per l'elevazione di Salomone. Ogni vero israelita gioisce per l'esaltazione del Figlio di Davide. Le associazioni formate su principi malvagi si dissolvono presto, quando l'interesse personale chiama un'altra strada. Come può chi compie azioni malvagie aspettarsi una buona novella? Adonia aveva disprezzato Salomone, ma presto lo temette. Qui vediamo, come in un vetro, Gesù, il Figlio di Davide e il Figlio di Dio, esaltato sul trono della gloria, nonostante tutti i suoi nemici. Il suo regno è molto più grande di quello di suo padre Davide e di questo si rallegra tutto il vero popolo di Dio. La prosperità della sua causa è vessazione e terrore per i suoi nemici. Nessun corno dell'altare, né forme di pietà, né pretese di religione possono giovare a coloro che non si sottomettono alla sua autorità e non accettano la sua salvezza; e se la loro sottomissione è ipocrita, periranno senza rimedio.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

1Re 1

1 Introduzione a 1 e 2 Re

I traduttori greci, noti come i Settanta, che separarono il "Libro della Legge di Mosè" in cinque parti e il "Libro di Samuele" in due, fecero la divisione, che ora è adottata quasi universalmente, dell'originale "Libro dei Re” in un “Primo” e un “Secondo Libro”. La separazione così operata fu seguita naturalmente nelle prime versioni latine, che furono formate dal greco; e quando Girolamo espose l'edizione ora chiamata "La Vulgata", seguì l'usanza che trovò stabilita. L'adozione generale della Vulgata da parte della Chiesa occidentale fece sì che la disposizione introdotta dalla Settanta ottenesse un'accettazione quasi universale.

L'opera prende il nome dal suo contenuto, poiché l'intero soggetto dell'insieme è la storia dei "re" di Israele e Giuda dall'adesione di Salomone alla cattività babilonese.

1. L'unità dell'opera è provata dalla marcata e sorprendente semplicità e regolarità del progetto. L'opera è, dalla prima all'ultima, una storia dei re in rigoroso ordine cronologico, sullo stesso sistema e su una scala uniforme. Eccezioni a questa uniformità nello spazio più ampio concesso ai regni di pochi monarchi sono dovute al principio di trattare con la massima pienezza le parti della storia teocraticamente più importanti.

Una seconda prova di unità è l'uniformità generale di stile e linguaggio - un'uniformità ammessa da tutti gli scrittori, e che è solo leggermente violata in due o tre casi, dove l'irregolarità può essere spiegata da una diversità nelle fonti utilizzate dal autore e uno stretto seguito della lingua che ha trovato in quelle fonti.

A questi capi di evidenza generali si possono aggiungere alcune peculiarità di pensiero o di espressione che pervadono i due libri, tutti indicando con maggiore o minore certezza un solo autore.

2. Alcuni hanno pensato dalla continuità della narrazione, dalla generale somiglianza dello stile e dall'uso comune di un certo numero di parole e frasi, che i sei "libri", iniziando con Giudici e terminando con il Secondo Libro dei Re, sono la produzione di un solo scrittore, e costituiscono in realtà un'unica composizione ininterrotta. Altri considerano questi argomenti tutt'altro che conclusivi. La continuità della narrazione è formale e potrebbe essere dovuta agli accordi successivi di un revisore, come si crede comunemente che sia stato Ezra.

Per quanto riguarda il mero idioma della lingua, è forse vero che non possiamo tracciare una linea netta tra Kings e Samuel. Ma molti dei tratti più caratteristici dell'autore di Kings mancano del tutto nell'altra (e probabilmente precedente) composizione. Per questi e altri motivi i "Libri dei Re" possono rivendicare distinzione e separazione.

3. Due sono i motivi in ​​base ai quali, al di fuori di tutte le indicazioni tradizionali, si può determinare la data di un'opera storica, cioè le peculiarità della dizione e il contenuto.

La lingua dei Re appartiene inequivocabilmente al periodo della cattività. È successivo a quello di Isaia, Amos, Osea, Michea, Gioele e Naum, precedente a quello di Cronache, Esdra, Neemia, Aggeo e Zaccaria. In generale ha una stretta somiglianza con il linguaggio di Geremia ed Ezechiele; e può essere assegnato al VI secolo prima della nostra era.

Il risultato ottenibile dai contenuti è simile, solo un po' più definito. Assumendo che l'ultima parte staccata dell'opera 2 Re 25:27 sia parte integrante, si ottiene l'anno 561 aC - il primo anno di Evil-Merodach - come prima data possibile del completamento della composizione. Ancora, dal fatto che l'opera non contiene alcuna allusione al ritorno degli ebrei dalla loro prigionia, si ricava per l'ultima data possibile l'anno 538 a.

C., l'anno del ritorno sotto Zorobabele: ovvero tra la morte di Nabucodonosor e l'ascesa al trono di Ciro in Babilonia. Considerazioni linguistiche e di altro tipo favoriscono la credenza che il completamento effettivo sia avvenuto all'inizio di questo periodo - circa 560 aC; e non è improbabile che la maggior parte dell'opera sia stata scritta già nel 580 aC, cioè una ventina d'anni prima.

4. La tradizione ebraica assegna a Geremia la paternità dei Re; e ci sono argomenti molto pesanti a favore di questo punto di vista. C'è un'affinità molto notevole tra il linguaggio dei Re e quello degli scritti ammessi del profeta. La materia d'altronde delle due opere, per quanto si tratta degli stessi avvenimenti, è nella più stretta sintonia, essendosi specialmente individuati per l'inserimento quei punti, di cui Geremia aveva conoscenza personale e di cui si interessava particolarmente.

Un altro argomento di notevole forza è tratto dall'intera omissione di qualsiasi notizia di Geremia nei Re, cosa che sarebbe stata molto strana e innaturale in qualsiasi altro storico, considerando la parte importante che Geremia ebbe nelle transazioni di tanti regni, ma che è del tutto intelligibile nell'ipotesi della sua paternità di Re: è allora frutto e segno naturale di un divenire pudore e disinteresse.

Tuttavia, sebbene la paternità di Geremia appaia, tutto considerato, altamente probabile, dobbiamo ammettere che non è stata dimostrata, ed è quindi in una certa misura incerta.

5. L'autore di Kings cita come autorità sull'argomento della sua storia tre opere:

(1) il “libro degli atti di Salomone” 1 Re 11:41;

(2) il “libro delle cronache dei re d'Israele” ( 1 Re 14:19 , ecc.); e

(3) il “Libro delle Cronache dei Re di Giuda” ( 1 Re 14:29 , ecc.).

La sua stessa storia era, almeno in parte, derivata da queste opere. Gli furono aperte anche opere minori. Inoltre, lo scrittore aveva probabilmente accesso a un'opera di carattere diverso da tutte quelle citate dall'autore delle Cronache, vale a dire una raccolta dei miracoli di Eliseo, realizzata probabilmente in una delle scuole dei profeti.

Quindi, le fonti dei Re possono essere considerate tre, consistenti, in primo luogo, di alcuni documenti storici generali chiamati "Libri delle Cronache dei Re"; in secondo luogo, di alcuni trattati speciali sulla storia di particolari brevi periodi; e, in terzo luogo, di un'unica opera di carattere molto particolare, la biografia privata di un uomo notevole.

I "libri delle cronache dei re" erano probabilmente della natura di archivi pubblici, - annali di stato, cioè contenenti un resoconto dei principali eventi pubblici del regno di ciascun re, redatto da una persona autorizzata. Presso gli israeliti la persona autorizzata era probabilmente quasi sempre un profeta. I profeti consideravano questo come uno dei loro principali doveri, come vediamo dagli esempi di Isaia 2 Cronache 26:22; È un.

36–38, Geremia Ger. 39–43:7; Geremia 52 e Daniel Dan. 1–6. Alla fine di ogni regno, se non addirittura nel suo corso, fu probabilmente fatta un'aggiunta al “libro delle cronache dei re” dal profeta che all'epoca ricopriva la carica più alta.

Ma i profeti, oltre a questi scritti ufficiali formali, componevano anche opere storiche che erano su una scala un po' più ampia e soprattutto erano più complete nel resoconto che facevano di questioni religiose. Si confronti ad esempio la differenza tra la monografia profetica e il più secco riassunto del “libro delle cronache”, contenuto nei capitoli storici di Isaia Isa. 36–39, e i capitoli paralleli del Secondo Libro dei Re 2 Re 18–20.

Confronta anche Ger. 39–44 con 2 Re 25:1. Inoltre, confrontando generalmente la storia come data in Cronache con la corrispondente storia in Re, l'autore di Cronache sembra aver seguito generalmente le opere separate dei vari scrittori profetici: l'autore di Re, principalmente i documenti ufficiali.

In Cronache nulla è più evidente della maggiore pienezza della storia religiosa di Giuda. Ciò derivava principalmente dalle diverse opere profetiche e segna un contrasto tra il loro carattere e il carattere ordinario degli annali di stato.

Lo scrittore di Kings era principalmente un compilatore. Scelse, organizzò e intessò in un insieme le varie narrazioni di scrittori precedenti di cui si servì. Ciò è evidente, sia dal mantenimento di forme obsolete o provinciali in particolari narrazioni, sia dal verificarsi di una serie di affermazioni che erano inadeguate al momento in cui il compilatore scrisse.

Lo stretto accordo verbale tra 2 Re 18:15 , e Isa. 36-39, può essere sorto solo dall'estrazione da parte dello scrittore senza alterazioni del resoconto di Isaia del regno di Ezechia come avvenne negli annali statali: e l'accordo verbale tra gran parte di Cronache e Re, è spesso meglio spiegato supponendo che i due scrittori hanno fatto estratti letterali della stessa autorità.

D'altra parte lo scrittore di Kings si discostava talvolta dalla formulazione dei suoi autori, e sostituiva espressioni puramente sue.

E ci sono passaggi evidentemente originali. È su queste parti dell'opera che si basa soprattutto l'argomento a favore della paternità di Geremia.

6. Filologicamente parlando, la condizione generale del testo è buona. Ma lo storico deve lamentare un'infondatezza, che, pur non intaccando in alcun modo il carattere religioso dei libri, toglie loro valore come documenti in cui è contenuta una parte importante della storia civile del mondo. I numeri, così come ci sono pervenuti in Re, sono inaffidabili, essendo in parte contraddittori, in parte contrari ad altre note scritturali, in parte improbabili, se non addirittura impossibili. Il difetto sembrerebbe derivare da due cause, una comune alle Scritture Ebraiche, l'altra unica a questi libri.

La causa comune è la corruzione, in parte per il fatto che l'errore in esse contenuto è raramente controllato dal contesto, in parte per il fatto che qualche sistema di notazione numerica abbreviata è stato adottato dagli scribi professionisti, e che i simboli da essi impiegati sono stati errati. per un altro.

La causa peculiare dell'errore sembra essere stata l'inserimento nel testo di note cronologiche originariamente fatte a margine da un commentatore. La prima data che ricorre 1 Re 6:1 sembra essere una glossa di questo carattere, e si può sospettare che a un'origine simile sia dovuta tutta la serie di sincronicità tra le dinastie di Israele e di Giuda.

È probabile che l'opera originale fornisse semplicemente gli anni assegnati a ciascun re nei "libri delle cronache", senza entrare nell'ulteriore questione, in quale anno di regno del monarca contemporaneo nel regno gemello ogni principe salì al trono. Le principali difficoltà della cronologia, e quasi tutte le contraddizioni attuali, scompaiono se si sottrae all'opera queste parti.

Tranne che sotto questo aspetto, i Libri dei Re ci sono pervenuti, come tutto l'essenziale, in condizioni del tutto sane. L'unico luogo in cui la versione dei Settanta differisce in modo importante dal testo ebraico è in 1 Re 12 , dove un lungo passaggio riguardante Geroboamo, il figlio di Nebat, che non si trova ora in ebraico, si trova tra 1 Re 12:24 e 1 Re 12:25.

Ma questo passaggio chiaramente non fa parte della narrazione originale. È una storia alla maniera dell'apocrifo Esdras, elaborata dai fatti della Scrittura, con aggiunte, che lo scrittore alessandrino potrebbe aver preso da qualche autorità ebraica alla quale aveva accesso, ma che certamente non proveniva dallo scrittore dei Re . Nessuno dei suoi fatti, tranne forse uno solo - l'età, cioè, di Roboamo alla sua ascesa appartiene alla vera narrativa del nostro storico.

7. Il carattere primario dell'opera è indubbiamente storico. È l'obiettivo principale dello scrittore di dare un resoconto dei re di Israele e Giuda dall'adesione di Salomone alla cattività di Sedechia.

La storia è, tuttavia, scritta - non, come la maggior parte della storia, da un punto di vista civile, ma da un punto di vista religioso. Gli ebrei sono considerati non come una nazione normale, ma come il popolo di Dio. Lo storico non mira a esibire il mero progresso politico dei regni di cui scrive, ma intende descriverci il trattamento che Dio fece della razza con cui la menzogna era entrata in alleanza. Laddove registra gli eventi della storia civile, il suo piano è di tracciare l'adempimento dell'avvertimento e della promessa combinati che erano stati dati a Davide 2 Samuele 7:12.

Quindi, eventi, che uno storico ordinario avrebbe considerato di grande importanza, possono essere (e sono) omessi dal nostro autore dalla narrazione; o toccato leggermente e frettolosamente. . Tratta con la massima brevità la conquista di Gerusalemme da parte di Sishak 1 Re 14:25 , la guerra tra Abiam e Geroboamo 1 Re 15:7 , quella di Amazia con Edom 2 Re 14:7 , e quella di Giosia con Faraone- Neco 2 Re 23:29; vicende trattate a lungo nei passi paralleli del Libro delle Cronache.

) Come regola generale, la storia militare dei due regni, che è stata senza dubbio accuratamente registrata nei "Libri delle Cronache", viene omessa dallo scrittore dei Re, che si accontenta per lo più di rimandare i suoi lettori al annali di stato per gli eventi che avrebbero fatto la più grande figura in una ordinaria storia secolare.

D'altro canto, la particolare finalità dello scrittore lo induce ad assegnare un pezzo di rilievo ea trattare in modo completo vicende che uno storico laico avrebbe toccato con leggerezza o taciuto. L'insegnamento dei profeti, ei loro miracoli, erano punti guida nella storia religiosa del tempo; era soprattutto per loro che l'apostasia del popolo era senza giustificazione; perciò lo storico che deve dimostrare che, nonostante le promesse fatte a Davide, Gerusalemme fu distrutta e tutte le dodici tribù portate in cattività, deve mostrare pienamente i motivi di questa severità, e deve di conseguenza soffermarsi su circostanze che aggravarono così intensamente la colpa delle persone.

Il carattere della storia che deve raccontare, la sua tendenza generale e l'esito finale, conferiscono naturalmente a tutta la sua narrazione un'aria di tristezza. Il tono dell'opera si armonizza con quello degli indubbi scritti di Geremia e fornisce un ulteriore argomento a favore della paternità di quel profeta.

Lo stile di Kings è, per la maggior parte, livellato e uniforme: uno stile narrativo semplice. Di tanto in tanto, si respira un tono più alto, lo stile cresce con il soggetto e diventa in alcuni punti quasi poetico 1 Re 19:11; 2 Re 19:21.

I capitoli più eclatanti sono 1 Re 8; 1 Re 18; 1 Re 19; 2 Re 5; 2 Re 9; 2 Re 18; 2 Re 19; 2 Re 20.

8. È ammessa l'autenticità generale della narrazione contenuta nei nostri libri. Poco viene negato o messo in discussione tranne le parti miracolose della storia, che si concentrano principalmente sulle persone di Elia ed Eliseo. Alcuni critici ammettendo che la narrazione in genere derivi da autentici documenti contemporanei - annali di stato o scritti di profeti contemporanei - sostengono che le storie di Elia ed Eliseo provengano da una fonte completamente diversa, essendo (detengono) raccolte di tradizioni che rispettano quelle persone fatte molti anni dopo la loro morte, o dallo scrittore di Re o da qualche altra persona, dalla bocca della gente comune. Da qui, secondo loro, il loro carattere “leggendario” o “mitico”.

Ma non ci sono motivi critici per separare il racconto di Elia, o più di una piccola parte del racconto di Eliseo, dal resto della composizione. La storia di Elia in particolare è così intrecciata con quella del regno d'Israele, ed è del tutto di natura così pubblica, che le “cronache dei re d'Israele” ne avrebbero quasi necessariamente contenuto un resoconto; e una parte importante della storia di Eliseo ha un carattere simile.

Inoltre, è del tutto gratuito immaginare che il racconto non fosse contemporaneo, o che sia stato lasciato a uno scrittore vissuto molto tempo dopo per raccogliere in un volume le gesta di questi notevoli personaggi. La probabilità è completamente opposta. Poiché i profeti stessi erano gli storici dell'epoca, sarebbe naturale che Eliseo raccogliesse i miracoli e le altre straordinarie azioni di Elia; e che i suoi sarebbero stati raccolti dopo la sua morte da qualcuno dei “figli dei profeti.

Aggiungete a ciò che i miracoli, per quanto riferito, hanno tutta l'aria di descrizioni derivate da testimoni oculari, essendo pieni di dettagli circostanziali così minuti che la tradizione non può preservare. L'intero risultato sembrerebbe essere che (a meno che non rifiutiamo del tutto i miracoli come indegni di fede a causa di un'impossibilità "a priori") il racconto dei due grandi profeti israeliti in Re deve essere considerato come autorizzato ad essere accettato allo stesso modo del resto dei la narrazione.

Sia la consistenza e la probabilità interne, sia le testimonianze esterne, supportano fortemente l'autenticità generale della storia secolare contenuta in Kings. L'impero di Salomone è di un tipo che la storia orientale antica ci fa conoscere; si verifica proprio in un periodo in cui c'era spazio per la sua creazione a causa della simultanea debolezza dell'Egitto e dell'Assiria; la sua rapida diffusione, e ancor più rapida contrazione, sono in armonia con gli altri nostri registri del dominio orientale; la sua arte e civiltà somigliano a quelle note per essere prevalenti nello stesso periodo nei paesi vicini.

Il contatto della Giudea con l'Egitto, l'Assiria e la Babilonia, durante il periodo coperto dai nostri libri, concorda con gli annali egiziani e per alcuni aspetti è illustrato in modo più sorprendente dalle iscrizioni cuneiformi. Beroso, Manetone, Menandro, Dio - gli storici pagani di Babilonia, Egitto e Tiro - si uniscono ai monumenti nel sostegno che forniscono alla veridicità e accuratezza del nostro autore, come risulterà abbondantemente il commento allegato al testo.

Anche le caratteristiche più ampie della cronologia sono sia internamente probabili, sia confermate esternamente dalle cronologie di altri paesi. L'intervallo tra l'ascesa al trono di Salomone e la prigionia di Sedechia è dato come 433 12 anni, che è diviso tra ventuno monarchi, che appartengono a diciotto (o, escludendo Ioiachin, a diciassette) generazioni. Ciò consente per ogni generazione il termine molto probabile di 25 12 anni.

Durante la parte della storia in cui la cronologia è doppia, e dove si verificano le principali difficoltà interne, la divergenza dei due schemi è solo lieve, pari a non più di una ventina di anni nel 240 o 250. Gli annali egizi confermano approssimativamente le date bibliche per l'invasione di Shishak e per l'alleanza di So. Gli annali assiri concordano con quelli ebraici nella data della caduta di Samaria, e nell'esibire Azael e Ieu, Tiglat-Pileser e Acaz, Sennacherib ed Ezechia, Esarhaddon e Manasse, come contemporanei.

Le difficoltà cronologiche, ove tali esistano, non superano affatto quelle che ogni lettore di storici profani ha dimestichezza, e che, di fatto, pervadono tutta la cronologia antica. Devono in parte essere spiegati dalle diversità nel modo di fare i conti; mentre occasionalmente derivano senza dubbio da una lettura corrotta o da un'interpolazione non autorizzata.

Ora - Piuttosto, "e". La congiunzione ha qui, probabilmente, lo stesso tipo di forza di collegamento che ha all'inizio di Giosuè, Giudici, 1 Samuele, ecc., e implica che lo storico consideri la sua opera come una continuazione di una storia precedente.

Re David - L'espressione "re David", invece del più semplice "David", è caratteristica dello scrittore di Kings. (Vedi l'introduzione al Libro dei Re) La frase è relativamente rara in Cronache e Samuele.

Colpito da anni - David era forse al suo primo anno. Aveva trent'anni quando fu fatto re a Ebron 2 Samuele 5:4; regnò a Ebron sette anni e sei mesi 2Sa 2:11 ; 1 Cronache 3:4; e regnò trentatré anni a Gerusalemme 2 Samuele 5:5.

L'espressione qui era stata usata solo da persone sopra gli ottant'anni Genesi 18:11; Genesi 24:1; Giosuè 13:1; Giosuè 23:1 : ma gli ebrei in quel tempo non erano longevi. Nessun monarca ebreo dopo Davide, eccetto Salomone e Manasse, superò i sessant'anni.

Vestiti - Probabilmente "biancheria da letto". Il re era evidentemente costretto a letto 1 Re 1:47.

2 Poiché la legge ebraica consentiva la poligamia, la condotta di Davide nel seguire - quello che si dice sia stato - il consiglio del medico, fu irreprensibile.

5 La narrazione riguardante - Abishag, la Sunamita (vedi il riferimento a margine "a"), viene introdotta come necessaria per una corretta comprensione della storia successiva di Adonia (vedi 1 Re 2:13 ). Ma anche così com'è, si intensifica considerevolmente il quadro tracciato della condizione debole e indifesa del povero re, di cui Adonia non si vergognava di approfittare per la propria esaltazione.

Adonia nacque mentre Davide regnava a Ebron, e quindi aveva ora tra i trentatre ei quaranta anni. Era il quarto figlio di David, ma era probabilmente diventato il maggiore dopo la morte dei suoi tre fratelli maggiori. Rivendicò la corona per diritto di primogenitura 1 Re 2:15 , e segretamente ai suoi partigiani (cfr. 1 Re 1:10 ) annunciò la sua intenzione di assumere la sovranità.

Era ben noto a lui, e forse agli ebrei in generale, che Davide intendeva fare di Salomone il suo successore 1 Re 1:13.

Correre davanti a lui - Cioè, assunse lo stesso stato quasi regale di Assalonne, quando contemplava la ribellione 2 Samuele 15:1.

6 Non gli era dispiaciuto - cioè "Suo padre non lo aveva mai controllato o ostacolato per tutta la vita".

Un uomo molto buono - Anche qui Adonia somigliava ad Absalom 2 Samuele 14:25. Gli ebrei, come le altre nazioni dell'antichità, consideravano di grande importanza le qualità fisiche dei governanti e desideravano che i loro re fossero notevoli per forza, statura e bellezza 1 Samuele 9:2. I vantaggi personali di Adonia hanno senza dubbio contribuito ad attirare la gente verso di lui.

Sua madre ... - cioè Haggith partorì Adonijah dopo Maacah partorì Absalom 2 Samuele 3:3. Le parole in corsivo non sono nell'originale; quindi, alcuni, con una leggera alterazione, leggono "David lo generò".

7 La defezione di Ioab in questa occasione, dopo la sua fedele adesione a Davide durante i disordini causati da Absalom 2 Samuele 18:2 , può essere spiegata dal suo timore che Salomone sarebbe stato un "uomo di riposo" 1 Cronache 22:9 e da la sua preferenza per il personaggio di Adonia. Potrebbe anche aver pensato che Adonia, in quanto figlio maggiore 1 Re 1:5 , avesse quasi il diritto di succedere.

La defezione di Ebiatar è ancora più sorprendente di quella di Ioab. Per la sua storia, vedi 1 Samuele 22:20 nota. Finora lui e David erano stati gli amici più saldi. È stato ipotizzato che fosse diventato geloso di Zadok e che temesse di essere soppiantato da lui.

8 C'è qualche difficoltà nel capire come Zadòk e Abiatar divennero entrambi "sacerdoti" in questo momento, e in quale relazione stavano l'uno con l'altro. La migliore spiegazione sembra essere che Abiathar fosse il vero sommo sacerdote e officiasse nel santuario contenente l'arca dell'alleanza a Sion, mentre Zadok svolgeva gli uffici di sommo sacerdote presso il tabernacolo di Witness a Gabaon 1 Cronache 16:39.

Per Benaiah, vedi 2 Samuele 8:18; 2 Samuele 20:23; 2 Samuele 23:20. Per Natan, vedi 2Sa 7:2-3, 2 Samuele 7:17; 2 Samuele 12:1 , 2 Samuele 12:25.

Essendo a conoscenza di tutti i piani di Davide 1 Re 1:24 , senza dubbio aveva approvato completamente l'ordine di successione che il re era noto intendesse.

Simei e Rei - Simei e Rei sono forse i due fratelli di Davide, Shimma e Raddai 1 Cronache 2:13.

Uomini potenti - Probabilmente la compagnia dei 600, originariamente formata durante le prime peregrinazioni di Davide 1 Samuele 25:13; 1 Samuele 27:2 , e in seguito mantenuto come l'elemento più essenziale del suo esercito permanente.

9 La festa di Adonia era probabilmente di carattere sacrificale e aveva lo scopo di inaugurarlo come re. Confronta i "sacrifici" di Absalom 2 Samuele 15:12.

Zoheleth - Non è stata data una spiegazione soddisfacente di questo nome. Grandi blocchi di pietra attirano sempre l'attenzione in Oriente, e ricevono nomi che spesso sono tratti da qualche circostanza banale. Il Sinai e la Palestina sono pieni di tali “Hajars”, che corrispondono agli “Ebens” o “pietre” della Sacra Scrittura. (Confronta Genesi 28:22; Gsè 4:9 ; 1 Samuele 6:14 ). Per En-Rogel, vedi il riferimento al margine.

11 Il figlio di Haggith - Confronta il riferimento al margine. Questa espressione è stata scelta bene per toccare l'orgoglio di Betsabea. “Adonia; non tuo figlio, ma il figlio della tua rivale, Agghit».

12 Sarebbe stato in accordo con l'usanza generale orientale che Salomone soffrisse la morte, se Adonia fosse riuscito nel suo tentativo. Ma far giustiziare anche sua madre sarebbe stata una severità insolita. Tuttavia, a volte si verificavano casi simili: Cassandro mise a morte Roxana, la vedova di Alessandro Magno, insieme a suo figlio, il giovane Alessandro.

14 Conferma le tue parole - “Confermale ”, dando una seconda testimonianza. Nathan pensa che sia meglio spostare gli affetti di Davide prima attraverso Betsabea, prima che entri per discutere la questione come una questione di politica statale e per prendere gli ordini del re su di essa.

15 Nella camera - La "camera da letto" o "camera interna". Abisag era presente un testimone disinteressato, il quale udì tutto ciò che Betsabea aveva detto a Davide.

16 Betsabea si inchinò, come la donna di Tekoah 2 Samuele 14:4 , con l'umile prostrazione di un supplice. Da qui la domanda del re: "Cosa vorresti?"

20 Dite loro chi siederà sul trono - Accanto a quello che si può chiamare il diritto naturale di successione ereditaria, esisteva nel vecchio mondo, e specialmente in Oriente, un diritto, se non di designare assolutamente un successore, tuttavia a comunque di sceglierne uno tra più figli. Così, Ciro designò Cambise; e Dario designò Serse; ed un diritto ancor più assoluto di nomina fu esercitato da alcuni de' Romani Imperatori.

21 Dormirà - Questo eufemismo per morte, raro nelle prime Scritture - che si trova solo una volta nel Pentateuco (riferimento a margine.), e una volta anche nei libri storici prima di Re 2 Samuele 7:12 - diventa in Re e Cronache la modalità ordinaria della parola (vedi 1 Re 2:10; 1 Re 11:43 , ecc.

; 2Cr 9:31 ; 2 Cronache 12:16 , ecc.). Davide usa la metafora in un salmo Salmi 13:3. Nelle Scritture successive è, naturalmente, comune. ( Geremia 51:39; Daniele 12:2; Matteo 9:24; Giovanni 11:11; 1 Corinzi 11:30; 1Co 15:51 ; 1 Tessalonicesi 4:14 , ecc.)

22 Nathan entrò nel palazzo, non nella camera, dove non poteva entrare senza preavviso. Betsabea si ritirò prima che Nathan entrasse, secondo le idee orientali di decoro. Così, quando Betsabea fu di nuovo mandata per 1 Re 1:28 , Natan si ritirò (confronta 1 Re 1:32 ).

24 Hai detto - Hai detto. Nell'originale non viene fatta alcuna domanda. Nathan presume, per quanto riguarda le parole, che il re abbia fatto questa dichiarazione. Vuole tirare fuori un disclaimer.

29 “Come vive il Signore” era la forma di giuramento più comune tra gli Israeliti (es. Giudici 8:19; 1 Samuele 14:39; 1 Samuele 19:6 ). Era unico per Davide allegare un'ulteriore clausola a questo giuramento - una clausola di gratitudine per qualche misericordia speciale 1 Samuele 25:34 , o per la costante protezione di Dio su di lui (qui e in 2 Samuele 4:9 ).

31 Un omaggio più basso e più umile di prima 1 Re 1:16. Nelle sculture assire gli ambasciatori sono rappresentati con i loro volti che toccano effettivamente la terra davanti ai piedi del monarca.

32 La combinazione del sommo sacerdote, del profeta e del capitano della guardia del corpo (i Cherethei e i Pelethei, 1 Re 1:38 ), avrebbe mostrato al popolo che il procedimento aveva l'approvazione del re. L'ordine dei nomi segna la posizione delle persone rispetto alla questione in esame.

33 Muli e cavalli sembrano essere stati impiegati per la prima volta dagli Israeliti durante il regno di Davide, e l'uso dei primi fu inizialmente limitato a grandi personaggi 2 Samuele 13:29; 2 Samuele 18:9. I rabbini ci dicono che era morte cavalcare il mulo del re senza il suo permesso; e quindi sarebbe tanto più evidente a tutti che il procedimento nei confronti di Salomone aveva l'approvazione di Davide.

Gihon - Probabilmente l'antico nome della valle chiamata in seguito Tyropoeum, che correva dall'attuale Porta di Damasco, presso Siloe, nella valle di Kedron, avendo a sinistra la collina del tempio, o vera Sion, e a destra la moderna Sion o antica città dei Gebusei. La "sorgente" superiore delle "acque di Ghihon", che Ezechia fermò (vedi il riferimento al margine), era probabilmente nelle vicinanze della Porta di Damasco.

34 Ungerlo - L' inaugurazione in ciascuno dei tre uffici (quelli di profeta, sacerdote e re) tipici del Messia o Unto, avveniva con l'unzione con olio. La nomina divina aveva già istituito il rito in connessione con l'ufficio regale 2 Samuele 2:4; ma dopo Salomone non abbiamo menzione esplicita dell'unzione dei re, eccetto nei tre casi di Jehu, Joas e Jehoahaz 2Re 9:6 ; 2 Re 11:12; 2 Re 23:30 , che erano tutti nominati irregolarmente.

Al momento della cattività, i re, la cui unzione non è stata riportata nei libri storici, portano ancora il titolo di "unti del Signore". Lamentazioni 4:20; Salmi 89:38 , Salmi 89:51.

35 Su Israele e su Giuda - Non c'è qui alcuna anticipazione della successiva divisione del regno; l'antitesi tra Giuda e Israele esisteva già nel regno di Davide 2 Samuele 2:9; 2 Samuele 19:11.

37 Come il Signore è stato con il mio signore - Questa frase esprime un altissimo grado di favore divino. Si verifica prima nelle promesse di Dio a Isacco Genesi 26:3 , Genesi 26:24 e Giacobbe Genesi 28:13. Vedere ulteriori riferimenti ai margini.

39 Il tabernacolo - Probabilmente quello che Davide aveva fatto per l'arca dell'alleanza sul monte Sion 2 Samuele 6:17. Per l'olio santo, vedere il riferimento al margine. Che fosse parte dell'arredo regolare del tabernacolo appare da Esodo 31:11; Esodo 39:38.

40 Flauto di flauto - Alcuni preferiscono "ballato con danze" - significato che l'ebraico darebbe con un cambiamento nel puntamento, e l'alterazione di una lettera. Ma il cambiamento è inutile. (I flauti erano conosciuti dagli Israeliti 1 Samuele 10:5; erano molto antichi in Egitto, ed erano conosciuti anche dagli Assiri.

La lacerazione della terra - Se l'attuale testo ebraico è corretto, abbiamo qui un forte esempio di iperbole orientale. Ma si sospetta che ci sia una leggera corruzione, e che il verbo realmente usato significasse "risuonava".

42 Gionatan aveva agito in una veste simile, come portatore di intelligenza, al tempo del tentativo di Assalonne 2 Samuele 15:36; 2 Samuele 17:17; ma a quel tempo, come suo padre, era fedele a Davide, e "un uomo valoroso", "un uomo virtuoso" o "un uomo di valore".

(Vedi 1 Re 1:52; Proverbi 12:4 ).

43 In verità - " No, ma" (o, "Non così").

47 Il re si inchinò - Il re adorò Dio e pregò che fosse così. Confronta Genesi 47:31 , con riferimento a margine, Ebrei 11:21.

50 Sulle “corna” dell'altare si veda la nota Esodo 27:2. L'altare su cui fuggì Adonia si trovava probabilmente nel “tabernacolo” già menzionato in 1 Re 1:39.

52 Non ci sarà un capello ... - Questa era un'espressione proverbiale, che significa "non subirà alcun danno". La clemenza di Salomone nel perdonare Adonia è davvero notevole. In Oriente non solo i pretendenti sono quasi sempre puniti con la morte, ma spesso è consuetudine per ogni re al momento della sua ascesa al trono mettere a morte tutti i suoi fratelli come semplici pretendenti.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

1Re 1

1 

1Re 1:1

INTRODUZIONE A FIRST KINGS

Questo, e il seguente libro, propriamente non sono che un libro, diviso in due parti, e andarono con gli ebrei sotto il nome comune di Re. Questo, nella versione siriaca, è chiamato il Libro dei Re; e nella versione araba, il Libro di Salomone, il Figlio del Profeta Davide, perché inizia con il suo regno alla morte di suo padre; e, nella versione latina della Vulgata, il Terzo Libro dei Re, i due precedenti libri di Samuele sono talvolta chiamati il Primo e il Secondo Libro dei Re, che contengono i regni di Saul e Davide; e nella versione dei Settanta sia questo che il seguente libro sono chiamati Regni, perché trattano del regno d'Israele e di Giuda, dopo la divisione ai tempi di Roboamo, figlio di Salomone, e dei diversi re di essi; come di Salomone prima della divisione, così poi dei re di Giuda; Roboamo, Abiam, Asa, Giosafat, Ioram, Acazia, Ioas, Amazia, Uzzia o Azaria, Iotam, Acaz, Ezechia, Manasse, Amon, Giosia, Ioacaz, Ioacaz, Ioiachim, Ioiachin e Sedechia; e dei re d'Israele: Geroboamo, Nadab, Baasa, Ela, Zimri, Omri, Acab, Acazia, Ieu, Ioacaz, Ioas, Geroboamo figlio di Ioas, Zaccaria, Sallum, Menahem, Pecachia, Peca e Osea; così che questi libri possano, con grande proprietà, essere chiamati i libri o le storie dei re nei due regni di Giuda e Israele: da chi siano stati scritti, non è facile dirlo; alcuni pensano che siano stati scritti a pezzi dai profeti che vissero nei vari regni successivi, come Natan, Achia lo Silo, Iddo, Isaia e Geremia, e in seguito messi insieme da uno scrittore ispirato. Gli ebrei dicono comunemente che Geremia scrisse il libro dei Re, con il quale intendono questo, e il libro seguente, anche se molto probabilmente furono scritti da Esdra, poiché la storia in essi è riportata fino alla libertà concessa a Ioiachin in Babilonia, ma che Esdra fu lo scrittore di tutti i libri storici precedenti, e anche del Pentateuco, non può essere ammesso, che è la presunzione di Spinosa; parte del cui trattato è appena ripubblicato da qualcuno, parola per parola, sotto un titolo come a margine; ma che Esdra non fosse l'autore del Pentateuco è chiaro, dal momento che si riferisce ad esso come scritto da Mosè, e come regola della religione e del culto ai suoi tempi, Esdra 3:2-4; 6:18 ; ed è certo che questi scritti esistevano ai tempi di Giosia, Amazia, Ioas, sì, di Davide, e anche di Giosuè, 2Cronache 34:14; 25:4; 23:18; 1Re 2:3 Giosuè 8:34 ; e in quanto al libro di Giosuè, anche quello fu scritto molto prima del tempo di Esdra; deve essere scritto molto prima dei tempi di Davide, prima che i Gebusei fossero espulsi da Gerusalemme, poiché l'autore di esso dice, che vi abitarono ai suoi giorni, Giosuè 15:63 ; il libro dei Giudici deve essere scritto prima dei tempi di Samuele e Davide, poiché il primo si riferisce agli annali di esso, 1Samuele 12:9,10 ; e quest'ultimo allude ad alcuni passaggi in esso, Salmi 68:7,8 ; vedi Giudici 5:4,5 ; e un discorso di Ioab, 2Samuele 11:21, mostra che si tratta di una storia allora esistente: a cui si può aggiungere, che in essa Gerusalemme è chiamata Gebus, Giudici 19:10,11 ; cosa che non è mai stata, dopo che fu tolta da Davide dalle mani dei Gebusei, 2Samuele 5:6 ; il libro di Rut molto probabilmente fu scritto da Samuele; se fosse stato di una data successiva, o scritto da Esdra, la genealogia con cui si conclude, sarebbe stata senza dubbio portata oltre che a Davide: il Libro di Samuele, e in particolare il canto di Anna in esso, furono scritti con ogni probabilità prima della stesura del centotredicesimo salmo, Salmi 113:1-9, in cui alcune espressioni sembrano essere prese da esso, sebbene si possa permettere che i due libri dei Re siano scritti o compilati da Esdra, i dieci precedenti non possono essere assegnati a lui: tuttavia, non c'è spazio per dubitare dell'autorità divina di questi due libri, quando si osserva l'onore che nostro Signore ha fatto loro, citando o riferendosi a diverse storie in essi; quanto al racconto della regina di Saba che venne ad udire la sapienza di Salomone; della carestia ai tempi di Elia; e di quel profeta mandato alla vedova di Sarepta, e della purificazione di Naaman il Siro ai tempi di Eliseo, Matteo 12:42; Luca 4:25-28 da 1Re 17:1-10; 2Re 5:10-14 ; a cui si possono aggiungere le citazioni e i riferimenti fatti dagli apostoli a passaggi in essi, come dall'apostolo Paolo in Romani 11:2-4 da 1Re 19:14,18 ; dove questo libro è espressamente chiamato la Scrittura; e dall'apostolo Giacomo, Giacomo 5:17,18 ; che si riferisce manifestamente a 1Re 17:1-24 ; e ci sono varie cose in questa parte della Scrittura, che sono confermate dalle testimonianze degli scrittori pagani, come si osserverà nell'esposizione di essa. L'uso di questi libri è quello di portare avanti la storia della nazione ebraica, di mostrare lo stato della chiesa di Dio in quei tempi, e la sua provvidenziale cura di essa in mezzo a tutti i cambiamenti e le vicissitudini nello stato; e, soprattutto, di trasmetterci la vera genealogia del Messia, che serve a confermare il racconto dell'evangelista Matteo

INTRODUZIONE A PRIMI RE 1

Questo capitolo narra le infermità di Davide nella sua vecchiaia, e il metodo usato per liberarlo da esse, 1Re 1:1-4 ; dei preparativi che suo figlio Adonia fece per usurpare il trono, 1Re 1:5-10 ; del discorso che Betsabea rivolse al re su di esso, in favore di suo figlio Salomone, al quale fu messa da, Natan il profeta, e da lui assecondata in esso, 1Re 1:11-27 ; quando il re con giuramento confermò la successione di Salomone nel regno, e ordinò al profeta Natan, e al sacerdote Sadoc, di ungerlo, cosa che fu fatta di conseguenza con grande cerimonia, con soddisfazione del re e dei suoi servitori, 1Re 1:28-40 ; la cui notizia fu portata ad Adonia e ai suoi amici, li colpì di terrore, e al che si dispersero, 1Re 1:41-50 ; e dopo la promessa di Adonia, che si sarebbe comportato bene con Salomone, fu perdonato e congedato, essendo fuggito e afferrato i corni dell'altare, 1Re 1:51-53

Versetto 1. Il re Davide era vecchio e avanti negli anni,

Aveva settant'anni; poiché aveva trent'anni quando cominciò a regnare, e regnò quarant'anni, 2Samuele 5:4 ; questa era solo l'età dell'uomo, Salmi 90:10 ;

e lo coprirono di panni; non indossare indumenti, ma biancheria da letto; Sembra che fosse costretto a letto e paralitico:

ma non ebbe calore; da loro; non avendo calore naturale in lui, i vestiti non potevano comunicarglielo, ma solo tenere lontano il freddo, vedi Aggeo 1:6 ; Ci sono molte persone all'età che aveva lui, che sono vivaci, sane e robuste, almeno relativamente parlando; ma la forza di Davide era indebolita, e la sua forza naturale diminuita dalle sue numerose guerre, dalle fatiche notturne e diurne nelle campagne, e dai molti dolori e afflizioni che incontrava dalla sua famiglia e dai suoi amici, così come dai suoi nemici; il che esaurì la sua naturale umidità, indebolì i suoi nervi e bevve il suo spirito, e gli portò molto presto le infermità di una vecchiaia decrepita

2 Versetto 2. Perciò i suoi servi gli dissero:

I suoi medici; così i medici di Giuseppe sono chiamati suoi servitori, Genesi 50:2 ;

si cerchi per il re mio signore una giovane vergine; non solo una giovane donna, ma una vergine, che ha più calore naturale di quello che hanno le donne che hanno partorito figli, che viene diminuito in tal modo:

e la presenti davanti al re, lo serva, gli serva tutto ciò che vorrà mangiare o bere; e così, stando alla sua presenza e prendendo le cose dalle sue mani, potrà essere più ingraziata ai suoi affetti.

e lascia che lei lo ami; come il marito la moglie, così lei il suo marito, come senza dubbio lo fu Davide; e ciò dandogli cordiali per rallegrare il suo spirito, e tutto ciò che gli conviene, e in particolare giacendo con lui. Kimchi interpreta la parola che lei gli è utile, in questo senso la parola è usata, Giobbe 22:2 35:3 ; cioè, riscaldandolo; Ben Gersom capisce che lei è diventata padrona dei suoi tesori, secondo il senso della parola in Isaia 22:15 ; che potesse avere il comando della sua borsa e fornirgli qualsiasi cosa appropriata, senza essere notata o ostacolata; ma il Targum è migliore,

"e lasciala stare vicino a lui,"

giacere vicino a lui, e proprio nel suo seno, come nella frase successiva:

e la lasciò giacere nel suo seno; il che mostra che fu proposto che egli la sposasse, almeno che diventasse la sua moglie concubina, poiché questa frase è descrittiva di una moglie, Michea 7:5 ; né si può pensare che i suoi medici lo consigliassero, o che accettasse di far ammettere una giovane donna al suo letto, senza matrimonio; e se così non fosse stato, non avrebbe risposto al disegno di Adonia di chiederla in sposa dopo la morte di suo padre, che era quello di far posto all'ascesa al trono quando se ne fosse presentata l'occasione; né la sua richiesta sarebbe stata tanto risentita da Salomone quanto lo fu, 1Re 2:17-24 ;

affinché il mio signore il re possa ricevere calore: e in qualche modo simile a questo, Galeno, quel grande medico, prescriveva in casi simili

3 Versetto 3) Cercarono una bella fanciulla per tutto il territorio d'Israele,

Non solo una damigella, ma una bella, affinché potesse essere la più gradita al re; il quale altrimenti, se deforme e brutto, non l'avrebbe sopportata ai suoi occhi, né l'avrebbe accolta dalle sue mani, e tanto meno l'avrebbe lasciata giacere nel suo seno:

e trovò Abisag una Sunamita; nativo della città di Sunem, città della tribù di Issacar, Giosuè 19:18 ;

e la condusse dal re; per la sua approvazione e per farne la sua concubina, come fece

4 Versetto 4. E la fanciulla [era] molto bella,

E così gradito al re di essere alla sua presenza, di servirlo, di prendere le cose dalle sue mani e di giacere con lui.

e amava il re; ravvivava i suoi spiriti con il suo volto amabile, il suo comportamento aggraziato e la tenera cura di lui, e specialmente con il giaciglio con lui:

e lo servirono; servendolo con le proprie mani, tutto ciò che egli prendeva per il suo sostentamento,

ma il re non la riconobbe; come un uomo conosce sua moglie; il che dimostra che era sua moglie, e che non sarebbe stato criminale in lui se l'avesse conosciuta; ma questo si osserva, non per indicare la castità di Davide, ma la sua debolezza e la perdita del desiderio di donne, e che la fanciulla rimase vergine; e questo fu il motivo della richiesta di Adonia, e della sua speranza di riuscirci

5 Versetto 5. Allora Adonia, figlio di Agghìt, si innalzò,

Questo era il nome di sua madre, 2Samuele 3:4 ; suo padre Davide, essendo vecchio e infermo, e non amando vivere a lungo, era notevole che gli si opponesse; ed essendo il figlio maggiore, e una persona avvenente, fu ispirato dall'ambizione di stabilirsi come re:

dicendo: Io sarò re; sebbene sapesse che Salomone era stato nominato da Dio, e promesso da Davide, e atteso dal popolo come re, tuttavia era deciso a costituirsi come re, e a provare se non poteva salire al trono; Su questo era deciso e deciso:

e gli preparò carri e cavalieri, e cinquanta uomini perché corressero davanti a lui; proprio come aveva fatto Assalonne, quando aveva in mente la stessa cosa, per renderlo rispettabile tra il popolo, vedi 2Samuele 15:1

6 Versetto 6. Suo padre non gli aveva mai dispiaciuto,

Lo assecondava sempre in tutto, lo lasciava fare a modo suo e con la sua volontà, gli concedeva ciò che desiderava, e non lo correggeva mai per i suoi difetti, né lo faceva vergognare, come il Targum, parlandogliene e castigiandolo; questo non fu merito di Davide, essendo colpevole dello stesso peccato di Eli; e su questo Adonia presumeva molto, che non avrebbe contraddetto e contraddetto in questo come non aveva fatto in altre cose prima.

dicendo: Perché hai fatto così? non gli chiese mai ragione della sua condotta, tanto era lontano dal rimproverarglielo:

e [anche] era un [uomo] molto buono; di un aspetto avvenente, alto e ben proporzionato, come suo fratello Absalom, e che era un'altra cosa su cui costruiva le sue speranze di riuscire nella sua impresa; poiché in quei tempi, come in tempi successivi, e in altre nazioni, un aspetto attraente e un aspetto gradevole raccomandavano un uomo alla scelta del popolo per un magistrato supremo, vedi Gill su "1Samuele 9:2" ;

e [sua madre] lo partorì dopo Assalonne; non che la stessa donna lo abbia partorito come Absalom; poiché la madre di Absalom era Maaca, l'Haggith di quest'uomo; ma lo partorì dopo che la madre di Absalom lo aveva partorito, così che egli era il figlio successivo; e ora Amnon, Cilàab, o Daniele, e Assalonne, essendo tutti morti, era il figlio maggiore vivente, e su questo fondò la sua pretesa al trono, e la sua speranza di succedere

7 Versetto 7) E si consultò con Joab, figlio di Tseruia, e con il sacerdote Ebiatar,

Ed erano persone molto adatte con cui consultarsi, le quali, se guadagnate per il suo interesse, potevano essere di grande aiuto, essendo l'una il generale dell'esercito, e quindi aveva un grande interesse per i soldati, con i quali poteva fargli strada e difenderlo, e l'altro era il sommo sacerdote. che si potrebbe pensare avesse una grande parte negli affetti del popolo, e il cui ufficio era quello di ungere il re; e potrebbe piuttosto rivolgersi a loro, sapendo che sono, per certi motivi, persone scontente:

ed essi, seguendo Adonia, lo aiutarono; si schierarono dalla sua parte; Ioab conosceva l'odio che Davide aveva per lui a causa dell'uccisione di Abner e Amasa, e specialmente per aver ucciso suo figlio Absalom, e per il suo comportamento insolente verso di lui, e forse poteva temere, o aveva un lui di ciò che aveva accusato Salomone riguardo a lui; e Abiatar, che vedeva chiaramente che il sacerdozio nella famiglia di Eli stava declinando, e che Zadoc era il sacerdote preferito di Davide, e con ogni probabilità lo sarebbe stato con Salomone; tutto ciò che poteva influenzare queste due persone a unirsi ad Adonia, e che, così facendo, incoraggiava grandemente lui, e molti altri ad accorrere a lui, il che aiutò e servì molto la sua causa

8 Versetto 8. Ma il prete Zadok,

il quale si candidò ad essere il sommo sacerdote alla venuta al trono di Salomone, come egli era:

Benaia figlio di Ioiadà; che era vicino alla persona di Davide e alle sue guardie, i Cretei e i Pelethei.

e il profeta Natan; un grandissimo intimo di Davide, e il suo veggente, che consultava in ogni occasione:

e Simei; il quale, secondo Abarbinel, era Simei figlio di Ghera, che aveva maledetto Davide, e aveva paura di entrare nella cospirazione, per timore di essere coinvolto di nuovo nei guai: sebbene alcuni pensino che possa essere che Simei, uno dei dodici ufficiali di Salomone, come in seguito costituito, 1Re 4:18 ;

e Rei; che lo stesso scrittore ritiene essere Hushai l'Archita, amico di Davide:

e gli uomini prodi che appartenevano a Davide; che riguardavano la sua persona, le sue guardie, i Cretei e i Pelethei.

non erano con Adonia; Non si unirono a lui, e anzi non furono invitati da lui

9 Versetto 9. Adonia immolò pecore, buoi e bovini grassi,

Per fare un banchetto di quelli che erano del suo partito, che era numeroso, e alcuni di loro persone di primo rango, e quindi fu provveduto per loro un grande ed elegante ricevimento:

presso la pietra di Zohelet, che [è] di Enroghel; o la fontana dei lavandai, come il Targum, dove i lavandieri lavavano i loro vestiti, usando i loro piedi per farlo, da cui ha preso il nome; e che posero su questa pietra perché l'acqua defluisse da loro, "Zoheleth" significa un lento movimento delle acque, o sul quale le battevano per far uscire le macchie; il Targum la chiama la pietra di una torre di guardia, sulla quale potevano stare e guardare a grande distanza; o, come suggeriscono Jarchi e Ben Gersom, era una grande pietra liscia, alla quale i giovani erano soliti avvicinarsi e gettare qua e là per cercare di esercitare la loro forza; era, come dice Giuseppe Flavio , nei giardini del re o nelle vicinanze:

e chiamò tutti i suoi fratelli figli del re, che Davide aveva a Hebron e a Gerusalemme per mezzo delle sue mogli e concubine; che erano tutti più giovani di lui, e quindi non avevano la pretesa che aveva lui, e che potevano essere dispiaciuti della nomina di Salomone così come lui; vedi 1Cronache 3:4,9 ;

e tutti gli uomini di Giuda, servi del re; eccetto quelli di 1Re 1:8-10

10 Versetto 10. Ma non chiamò il profeta Natan, né Benaia, né gli uomini prodi, né Salomone suo fratello. Non li invitarono a questa festa; non Natan, che poteva sapere aveva profetizzato la successione di Salomone al trono, e quindi non si poteva pensare che sarebbe stato attratto da lui; né "Benaiah e gli uomini potenti"; le guardie del corpo di David, a capo delle quali si trovava questo ufficiale; e ancor meno Salomone, suo concorrente e rivale

11 Versetto 11. Perciò Natan parlò a Betsabea, madre di Salomone,

La quale non solo aveva un interesse per il re, essendo sua moglie, e un facile accesso a lui, ma aveva una preoccupazione speciale in questa faccenda, poiché riguardava suo figlio, al quale era stata progettata e promessa la successione del regno:

dicendo: Non hai tu udito che Adonia, figlio di Agghìt, regna? ha usurpato il trono, ed è proclamato re da un partito, che almeno ha bevuto la sua salute come tale; ha preso il titolo e sta per esercitare il potere di re; di questo Betsabea potrebbe non aver sentito parlare, e che esprime in questo modo per stimolarla a fare un'immediata richiesta al re:

e Davide, nostro Signore, non lo sa; essendo così infermo, e nel suo letto, e nessuno intorno a lui che lo informasse di ciò; fu fatto a sua insaputa e lungi dall'essere con il suo consenso e la sua approvazione

12 Versetto 12. Or dunque vieni, lascia che io ti dia consiglio,

Come comportarsi in questa faccenda, che essendo lei una donna, e senza dubbio sorpresa e confusa da questa relazione, potrebbe non sapere cosa fare; per cui Nathan, essendo un uomo saggio e un amico fedele, si offre di dare il miglior consiglio che poteva, e desidera che lei vi si occupi: disse:

affinché tu salvi la tua vita e quella di tuo figlio Salomone; il che sarebbe la prima preoccupazione dell'usurpatore da togliere, affinché non avesse rivali, e nessuno che lo disturbasse nel suo governo; passo che è stato spesso fatto dagli usurpatori per assicurarsi la situazione, vedi Giudici 9:5

13 Versetto 13. Va' e fatti entrare dal re Davide,

Cioè, entrate subito nella camera dove giaceva il re, senza alcuna cerimonia.

e digli: Non hai tu, mio signore, o re, giurato alla tua serva, dicendo: Salomone, tuo figlio, regnerà dopo di me e siederà sul mio trono? sebbene non si faccia menzione altrove di un tale giuramento, ce n'era senza dubbio uno, di cui Natan era a conoscenza, o da Davide o da Betsabea, o da entrambi, o poteva essere presente lui stesso alla sua redazione; poiché non solo Betsabea lo afferma, 1Re 1:17 ; ma Davide lo ammette e lo conferma, 1Re 1:30 ;

perché dunque regna Adonia? Sicuramente non può essere con la conoscenza e il consenso del re, così palesemente contrario alla sua promessa e al suo giuramento

14 Versetto 14. Ecco, mentre tu parli ancora con il re,

Prima, o nel momento in cui avrebbe potuto pronunciargli le parole di cui sopra, o quelle che avrebbe ritenuto opportuno usare, per risvegliare il re alla preoccupazione per l'interesse suo e di suo figlio:

anch'io entrerò dopo di te; direttamente nella camera del re:

e conferma le tue parole; come avrebbe potuto benissimo fare, se fosse stato presente come testimone del giuramento che le aveva fatto, così come avrebbe potuto confermare la verità dell'usurpazione di Adonia; anzi, poteva invocare la volontà e le promesse di Dio che gli aveva precedentemente notificato: oppure, "Adempi le tue parole", inventare ciò che potrebbe mancare nel suo discorso a lui, nel suo racconto delle cose, o negli argomenti usati da lei; egli intende, che l'avrebbe assecondata nella sua mozione in favore di Salomone, e premere il re affinché prenda alcune misure per la sicurezza della successione a lui. Natan sapeva che era la volontà di Dio che Salomone succedesse nel regno, lo aveva promesso per mezzo di lui, vedi 2Samuele 7:12 1Cronache 21:8,9 ; eppure, come uomo saggio e buono, ritenne giusto fare uso di tutti i mezzi appropriati per raggiungere il fine

15 Versetto 15. Bath-Sceba entrò nella camera del re e

Dove giaceva, costretto a letto; lei seguì il consiglio di Natan e andò direttamente all'appartamento del re:

Il re era molto vecchio e decrepito, afflitto dalle infermità della vecchiaia, sebbene avesse solo settant'anni.

Abisag la Sunamita serviva il re; Serviva allora il re e lo serviva con ciò che era necessario e conveniente per lui; e forse non c'era nessun altro in camera in quel momento

16 Versetto 16. Betsabea si prostrò davanti al re,

Non solo come suo marito, ma come suo sovrano; e questo comportamento poteva far capire che lei aveva qualcosa da dirgli, e più che informarsi sulla sua salute:

E il re disse: "Vuoi tu?". Che hai da dirmi? O di chiedermelo? Qual è la tua volontà e il tuo piacere, o il tuo incarico verso di me?

17 Versetto 17. Ed ella gli disse: "Mio signore, tu hai giurato per l'Eterno, il tuo Dio, alla tua serva,

Che era un giuramento molto solenne, e vincolante, e che lei ricorda a Davide, sapendo che un uomo così coscienzioso come lui lo avrebbe religiosamente osservato:

[dicendo]: Salomone, tuo figlio, regnerà dopo di me e siederà sul mio trono; essere il suo successore in esso, e stabilirsi su di esso

18 Versetto 18. Ed ora, ecco, Adonia regna,

Si è eretto a re, ed è salutato come tale da alcuni; ma affinché David non pensi che con ciò suggerisca che egli fosse colpevole della violazione del suo giuramento, o in qualche modo da biasimare, aggiunge:

e ora, mio signore, o re, tu non lo sai; il che come lo assolse da ogni colpa, così rese più odioso il peccato di Adonia, che facesse questo senza consultare suo padre al riguardo; e non solo fu negligenza nei suoi confronti come padre, e un atto di mancanza di rispetto e di disobbedienza nei suoi confronti in quanto tale, ma anche di alto tradimento, assumere il trono durante la vita di suo padre, senza il suo consenso

19 Versetto 19. Ha immolato buoi, bovini grassi e pecore in gran quantità,

Ha fatto un grande divertimento, e banchetta e si rallegra; il che era un altro esempio di irriverenza e mancanza di rispetto per il suo vecchio padre, che lavorava sotto le infermità della vecchiaia, e sul suo letto di morte, e lui faceva baldoria, e mostrava tutti i segni del piacere alla vista della sua morte, e la desiderava:

e ha chiamato tutti i figliuoli del re; li invitava al suo divertimento, per guadagnarli al suo interesse:

il sacerdote Abiatar e Ioab, capo dell'esercito; due persone, sebbene di rango eminente, sapeva che Davide non aveva alcun rispetto, e quindi non gli sarebbe piaciuto sentire che erano state invitate, se questa faccenda fosse stata più accettabile di quanto non fosse; Betsabea, considerando la brevità del tempo che aveva a disposizione per pensare, e il turbinio in cui doveva trovarsi, mise insieme molto abilmente le cose più materiali che potevano operare nella mente di Davide in suo favore:

ma non ha chiamato Salomone, tuo servo; il che rendeva evidente che non si trattava di una festa di un'offerta di pace, né di un comune intrattenimento amichevole, ma di una festa fatta a causa della sua ascesa al trono; e che considerava Salomone come il suo rivale, e per questo portava rancore verso di lui, e un cattivo disegno su di lui

20 Versetto 20. E tu, mio signore, o re,

Quanto a te, o a ciò che ti riguarda, o che ti spetta, apparirà dalle attese del popolo.

gli occhi di tutto Israele sono su di te, perché tu dica loro chi siederà sul trono del re mio signore dopo di lui; disse questo, per dissipare ogni timore che potesse possedere la sua mente nell'udire ciò che Adonia aveva fatto, che il popolo in generale avesse acconsentito e lo avesse incoraggiato a farlo; mentre il corpo del popolo aspettava di sentire quale fosse la volontà e la determinazione di Davide, poiché non solo lo consideravano come avente il potere di nominare un successore, come fu poi fatto da Roboamo, ma come uno a cui era stata rivelata la mente di Dio chi sarebbe stato il suo successore, a cui avrebbero dovuto prestare attenzione

21 Versetto 21. Altrimenti avverrà quando il re mio signore si addormenterà con i suoi padri,

Cioè, morirà e sarà sepolto nel sepolcro dei suoi padri, dove giacerà fino al risveglio al mattino della risurrezione.

che io e mio figlio Salomone saremo considerati colpevoli; o "peccatori"; non come se lei fosse considerata un'adultera, e suo figlio come illegittimo, come alcuni pensano, e così fosse bollata e trattata come tale; ma come traditrice, che pretendeva di salire al trono, lei per conto di suo figlio, e lui per se stesso, quando non ne aveva diritto, essendo il figlio minore, e non dichiarato successore dal padre

22 Versetto 22. Ed ecco, mentre parlava ancora con il re,

Proprio mentre stava concludendo il suo discorso con lui:

Entrò anche il profeta Natan; come aveva promesso; forse rimase alla porta della camera per tutto il tempo in cui Betsabea stava parlando, e quando si accorse che stava per finire, entrò senza cerimonie, come era solito fare, essendo il veggente e il consigliere del re, e un profeta, che poteva essere ammesso dal re in qualsiasi momento

23 Versetto 23. E dissero al re:

Alcuni che si presentavano alla porta, o erano nella camera:

dicendo: Ecco il profeta Natan; o è nella stanza, cosa di cui il re a causa delle sue infermità potrebbe non essere sensibile:

e quando fu entrato alla presenza del re; più vicino a lui, e come per essere convenientemente alla sua presenza:

Si prostrò davanti al re con la faccia a terra; mostrandogli la stessa riverenza, sebbene a letto, come se fosse sul suo trono

24 Versetto 24. Natan disse: "Mio signore, o re,

Si rivolge a lui con grande venerazione e rispetto dovuti al suo ufficio, come se sapesse di aver notato la richiesta di Betsabea nei suoi confronti; e quindi comincia a raccontare la sua storia, come se il re non avesse mai sentito nulla al riguardo:

Hai tu detto: Adonia regnerà dopo di me e siederà sul mio trono? certo non potrà mai accadere, a causa dell'avviso che egli stesso gli aveva dato dal Signore, che uno che doveva nascere gli succedesse, indicando chiaramente Salomone; e anche a motivo del giuramento che aveva fatto, di cui Natan era a conoscenza, che Salomone avrebbe regnato dopo di lui; eppure, se non aveva dato tali ordini, era estremamente strano che Adonia avesse la presunzione di fare ciò che aveva fatto

25 Versetto 25. Poiché oggi è sceso,

Da Gerusalemme, che era alta, alla pietra di Zohelet, a Enroghel, che giaceva nella valle, 1Re 1:9 ;

e ha immolato buoi, bovini grassi e pecore in abbondanza; non per sacrificio, ma per un banchetto, a motivo della sua venuta nel regno.

e ha chiamato tutti i figli del re; li ha invitati allo spettacolo:

e i capitani dell'esercito; o dell'esercito; non solo Ioab, a quanto pare, ne era il generale, ma i capitani di migliaia e centinaia di capi sotto di lui, desiderosi di impegnare la milizia in suo favore, e ciò non era un passo impolitico.

e il sacerdote Ebiatar; di consultarsi con Urim e Thummim, di ungerlo e di usare il suo interesse presso il popolo per lui, che si potrebbe supporre un uomo influente, essendo il sommo sacerdote della nazione.

ed ecco, mangiano e bevono davanti a lui; Adesso erano lì, in quel momento, non solo erano stati invitati, ma accettarono l'invito, e vennero; che è prima di quanto si diceva prima:

e dite: Iddio salvi il re Adonia; lo proclamarono e lo salutarono come re, e bevvero alla sua salute, e gli augurarono ogni prosperità; e così il Targum,

"Possa il re Adonia prosperare!"

26 Versetto 26. Ma io, [anche] io tuo servo,

Intendendo se stesso, il profeta Nathan, che era il servo di Davide, il suo veggente e il suo consigliere:

e il sacerdote Zadok; per il quale Davide aveva un grande rispetto:

Benaia figlio di Ioiadà; che era il capitano delle sue guardie del corpo; qui Natan osserva più di quanto avesse fatto Betsabea, e supplisce a ciò che aveva omesso, e così riempiva le sue parole, come in 1Re 1:14 ;

e il tuo servo Salomone non l'ha chiamato; il che mostrava le sue cattive intenzioni

27 Versetto 27. È forse questa cosa fatta dal mio signore il re,

Con la sua conoscenza e il suo consenso, e per i suoi ordini:

e tu non l'hai mostrato al tuo servo; intendendo se stesso, che gli aveva portato un messaggio da parte del Signore, che significava che Salomone gli sarebbe succeduto; e quindi se ciò fosse stato annullato, sembrava strano che non lo avesse fatto conoscere: o "ai tuoi servi", come la versione araba; poiché la parola ha una desinenza plurale, sebbene indicata come singolare; e quindi potrebbe significare non solo se stesso, ma il resto dei fedeli servitori di Davide che erano intorno a lui a corte, come osserva Kimchi:

Chi dovrebbe sedere sul trono del re mio signore dopo di lui? se aveva cambiato idea, o aveva avuto qualche ordine dal Signore di fare qualche cambiamento, si meravigliava che non ne facesse né informare né lui, né alcuno dei suoi amici fidati

28 Versetto 28. Allora il re Davide, rispondendo, disse:

Osservando che Natan confermava il racconto che Betsabea aveva fatto, e che doveva essere un dato di fatto che Adonia aveva usurpato il trono, diede ordini a quelli che lo circondavano, dicendo:

chiamatemi Betsabea; il quale uscì dalla stanza quando Natan vi entrò, o comunque si allontanò in una parte lontana di essa, fuori dalla vista di Davide.

Ed ella venne alla presenza del re, e si presentò davanti al re; si avvicinò al lato o ai piedi del suo letto, ascoltando ciò che aveva da dirle

29 Versetto 29. E il re giurò:

Al suo precedente giuramento, ne aggiunse un altro per una maggiore conferma:

e disse: "Com'è vero che vive il Signore; che era la forma propria di un giuramento, che doveva essere fatto dal Dio vivente; e come ciò che gli avrebbe imposto il maggiore obbligo di osservarlo, aggiunge:

che ha riscattato l'anima mia da ogni angoscia; gli salvò la vita quando si trovava nel pericolo più imminente; lo liberò dalla mano di Golia, dai Filistei e da altri nemici, nelle sue guerre contro di loro; e da Saul e dal suo furore persecutorio e furore, e dalla ribellione di suo figlio Absalom, e dall'insurrezione di Saba

30 Versetto 30. come ti ho giurato per l'Eterno, l'Iddio d'Israele,

E così ammette e conferma la verità di ciò che Natan aveva suggerito a Betsabea, e lei aveva affermato, 1Re 1:13,17 ;

dicendo: Salomone, tuo figlio, regnerà dopo di me e sederà sul mio trono al mio posto; Questa era la sostanza del giuramento:

così certamente farò oggi; Adempi questo giuramento e metti Salomone sul trono

31 Versetto 31. Allora Betsabea si prostrò con la faccia a terra e si prostrò davanti al re,

Esprimendo così la sua venerazione per lui, e gratitudine a lui per il suo favore a lei e a suo figlio, nell'adempimento della sua promessa e del suo giuramento:

e disse: "Viva in eterno il re Davide, mio signore; il quale, sebbene sia una forma comune di saluto dei re, non solo in Israele, ma in altre nazioni, non deve essere considerato come un semplice complimento, ma come l'espressione dei veri desideri e dell'affetto del suo cuore per il re; significando con la presente che le sue sollecitazioni a favore di suo figlio non derivavano da alcun desiderio della morte del re; gli augurò di cuore salute per vivere a lungo e facilmente; e tutto ciò che chiedeva era che Salomone, suo figlio, gli succedesse, ogni volta che piacesse a Dio di rimuoverlo; o vedendo che ora era un uomo morente, per così dire, la sua preghiera era che la sua anima potesse vivere per sempre felice nel mondo a venire; così lo interpreta Kimchi

32 Versetto 32. E il re Davide disse: "Chiamatemi sacerdote Sadoc",

Non Abiatar il sommo sacerdote, perché si era unito ad Adonia; e inoltre Zadoc era il sacerdote prediletto di Davide, e per lui era stato designato il sommo sacerdozio, come gli fu tradotto in poco tempo:

e il profeta Natan; che molto probabilmente uscì dalla stanza quando Betsabea fu chiamata: e

Benaia, figlio di Ioiada; Il capitano delle sue guardie:

Ed essi vennero alla presenza del re; che è molto probabilmente si sedette nel suo letto, e gli stavano intorno

33 Versetto 33. E il re disse loro: "Prendete i servi del vostro signore,

Intendendo i suoi propri servitori, le sue guardie del corpo, i Cretei e i Peletiti, come appare da 1Re 1:38 ; i Giudei da qui deducono, che un re è superiore a un sommo sacerdote, poiché Davide si chiama signore di Sadoc il sacerdote e Natan il profeta:

e fa' che Salomone, mio figlio, cavalchi la mia mula; sembra infatti che Davide cavalcasse su una tale creatura, come facevano i suoi figli; i cavalli non erano così comuni in Giudea come lo furono in seguito. Alcuni Giudei dicono che non era lecito cavalcare un mulo, e che questo caso di Davide è da escludere, perché pretendono che si trattasse di un mulo particolare, e se l'esempio di suo figlio lo sollecita, rispondono, un argomento basato su ciò che i re e i loro figli erano soliti fare non ha alcuna forza. Ora, questo era un modo per testimoniare che era sua volontà che Salomone regnasse al suo posto; perché nessun privato poteva cavalcare la bestia su cui il re era solito cavalcare; questo è ora uno dei canoni ebraici,

"Nessuno può salire sul cavallo del re, né sedersi sul suo trono, né usare il suo scettro":

e lo condurò giù a Ghihon; una fontana vicino a Gerusalemme, sul lato occidentale di essa, che sgorgava dal monte Ghihon, 2Cronache 32:30 33:14 ; lo stesso vale per Siloe secondo il Targum, di cui si fa menzione, Giovanni 9:7. La ragione di questo ordine non è facile da dare; sia che si trattasse di denotare la pace e la dolcezza del governo di Salomone, le acque di Siloe che si muovevano dolcemente, Isaia 8:6, o la sua diffusione, costanza, fermezza e perpetuità, come dicono i Giudei, poiché l'acqua di una fonte scorre sempre, o perché lì poteva esserci una folla di popolo, e così egli sarebbe stato unto e proclamato re in modo pubblico, e si attendeva alla città con grande pompa e solennità

34 Versetto 34. Il sacerdote Sadoc e il profeta Natan lo ungano quivi re d'Israele,

Poiché potrebbe essere fatto da uno di loro, come mostrano le unzioni di Saul e di Davide:

e suonate la tromba, e dite: Iddio salvi il re Salomone; il suono della tromba doveva renderlo pubblico; La proclamazione di lui come re doveva essere fatta dal suono di essa, e l'acclamazione del popolo doveva esprimere il suo concorso con essa, il suo leale affetto per il nuovo re e i suoi sinceri auguri per la sua salute, prosperità e lunga vita

35 Versetto 35. Allora salirete dietro a lui,

Quando fosse stato unto, proclamato e applaudito, doveva montare sulla mula e cavalcare davanti a loro come il loro re, alla loro testa; essi li seguirono, in segno della loro sottomissione a lui:

affinché venga e sieda sul mio trono; a Gerusalemme, nel palazzo del re, e lì avrebbe esercitato il suo potere regale di cui ora sarebbe stato investito:

poiché egli sarà re in luogo mio; anche durante la vita di Davide, così come dopo la sua morte:

e l'ho costituito principe d'Israele e di Giuda; cioè, fra tutte le dodici tribù d'Israele Giuda può essere particolarmente menzionato, benché incluso in Israele, perché Adonia aveva invitato gli uomini di Giuda al suo banchetto e alla sua festa, 1Re 1:9 ; e perciò se non fossero stati nominati, avrebbe potuto pensare di non avere alcun potere su di loro

36 Versetto 36. Benaiah, figlio di Jehoiada, rispose al re:

A nome degli altri:

e disse: Amen; Tutti vi acconsentirono ed espressero la loro soddisfazione:

l'Eterno, l'Iddio del mio signore, il re, lo dica; appaia, dalla prosperità e dal successo che per divina Provvidenza accompagnerà il nuovo re, che ciò è secondo la volontà di Dio

37 Versetto 37. Come l'Eterno è stato con il re mio signore, così sia con Salomone,

Per guidarlo e dirigerlo, proteggerlo e difenderlo, succedergli e farlo prosperare, il Targum è,

"Come la parola del Signore è stata l'aiuto del re mio signore, così sia per l'aiuto di Salomone":

e renda il suo trono più grande del trono del mio signore, il re Davide, che sapeva non sarebbe dispiaciuto a Davide, che non solo nutriva un'affettuosa considerazione per Salomone suo figlio, ma desiderava di cuore la prosperità del regno d'Israele; e il desiderio gli era grato in ogni caso, anche se per un principe invidioso e ambizioso avrebbe potuto essere sgradevole

38 Versetto 38. Il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaia, figlio di Ioiadà,

I tre uomini che Davide mandò a chiamare in questa occasione:

e i Cretei e i Peletiti; non il sinedrio, come Ben Gersom, ma le guardie di Davide, di cui era Benaia.

è andato giù; da Gerusalemme;

e fece cavalcare Salomone sulla mula del re Davide; come aveva ordinato:

e lo condusse a Ghihon; o Siloe, come il Targum; perciò i Giudei dicono che non ungono un re se non presso una fonte; ma questo è l'unico esempio di ciò

39 Versetto 39. Il sacerdote Tsadok prese un corno d'olio dalla tenda,

non dal tabernacolo di Mosè, poiché era a Gabaon; vedere 1Cronache 21:29 ; e se l'olio fosse stato lì, sarebbe stato troppo lontano per prenderlo, poiché ora era necessario affrettarsi; ma questo fu tolto dal tabernacolo che Davide aveva costruito per l'arca, 2Samuele 6:17 ; dov'era l'arca e davanti alla quale era la pentola d'olio; così Jarchi; ma Kimchi dice che, sebbene in quel momento fosse a Gabaon, Zadoc vi si recò o vi mandò a prenderlo; E sebbene si dica che la pentola d'olio fu posta davanti all'arca, questo avvenne quando l'arca era nel tabernacolo; ma quando lo tolsero di là durante la guerra contro i Filistei, quello e il vaso di manna furono lasciati nel tabernacolo; e non presero altro che l'arca; ma se poi portarono il vaso e lo misero davanti all'arca in Gerusalemme, allora si può capire dal tabernacolo che Davide aveva piantato per esso; ma che lui disapprova. Qui si dice solo che Zadok prenda l'olio e unga con esso; cosa che egli fece o come delegato del sommo sacerdote, o fu impiegato perché il sommo sacerdote era dalla parte di Adonia.

e unse Salomone; sia che lo versasse sul suo capo, come Saul fu unto, 1Samuele 10:1 ; o, come dicono i Giudei, mettendolo intorno al capo a forma di corona, e poi tra le sopracciglia, non è molto importante; e dicono anche che non è usuale ungere il figlio di un re che è stato unto; e che la ragione dell'unzione di Salomone era: a causa della sedizione di Adonia suo fratello, e per confermargli il regno; Questa unzione era un emblema dei doni, delle grazie e delle virtù necessarie per qualificare un re per l'adempimento del suo ufficio:

e suonarono la tromba; e lo proclamò re.

E tutto il popolo disse: "Viva il re Salomone; gli augurò lunga vita e felicità, e gli diede un generale huzza o grida

40 Versetto 40. E tutto il popolo salì dietro a lui,

Seguendolo dalla fontana alla città, con le loro alte acclamazioni:

e il popolo suonava i flauti; che erano strumenti cavi e pieni di buchi che soffiavano con la bocca e con le dita; Jarchi dice che lo erano e molto probabilmente:

e si rallegrava di grande gioia; che esprimevano con grida così alte:

così che la terra si squarciò con il suo suono; un'espressione iperbolica, che mostrava il gran numero di persone radunate in quell'occasione e le acclamazioni sonore che facevano

41 Versetto 41. Adonia e tutti gli ospiti che erano con lui,

O che erano "chiamati", cioè invitati al ricevimento che aveva fatto:

udito, come se avessero finito di mangiare; le grida del popolo, che giunsero alle loro orecchie appena ebbero finito di mangiare, e prima che si fossero alzati da tavola, dove erano stati a lungo; poiché quando Natan entrò da Davide, allora mangiavano e bevevano, 1Re 1:25 ; E quando ebbe finito di parlare a Davide, Betsabea fu chiamata e il regno fu promesso a suo figlio con un giuramento, furono mandate a chiamare tre persone di primo rango, con i loro ordini e le loro istruzioni, per l'esecuzione immediata delle quali si prepararono, e fecero scendere Salomone a Ghihon, e quivi lo unse re, e lo condusse di nuovo a Gerusalemme; tutto ciò fu fatto prima che Adonia e i suoi ospiti si alzassero da tavola.

Ioab, udito il suono della tromba, disse: "Perché è questo rumore della città in tumulto?". La città è in subbuglio per il rumore che viene fatto, quale dovrebbe essere il significato di esso? Parla come uno sorpreso, e molto preoccupato, essendo generale dell'esercito, la cui cura dovrebbe essere quella di preservare la pace della città e prevenire ammutinamenti e disordini

42 Versetto 42. E mentre egli parlava ancora, ecco arrivare Gionathan, figlio del sacerdote Ebiatar,

che suo padre aveva lasciato in città, per osservare ciò che vi accadeva e dargliene notizia.

E Adonia gli disse: "Entra, perché tu sei un uomo valoroso e porti buone notizie; il che sembra non essere un discorso molto saggio, come se ci fosse una connessione tra l'essere valoroso e portare buone notizie, o che l'uno avesse qualche influenza sull'altro; anche se forse non significa altro che un uomo buono, "un uomo di virtù", come si può tradurre; uno che teme il peccato, come il Targum, e quindi non riferirebbe altro che ciò che era vero, e quindi si poteva fare affidamento; vedi 2Samuele 18:27 ; la stessa frase è resa "un uomo degno", 1Re 1:52

43 Versetto 43. Giònata, rispondendo, disse ad Adonia:

Oppure, "no, ma" non è così come immagini; non è una buona novella, ma io porto a te una cattiva novella.

il re Davide, nostro signore, ha fatto re Salomone; di cui dà il seguente resoconto a riprova di ciò

44 Versetto 44. E il re ha mandato con lui,

Alla fonte di Ghihon:

il sacerdote Sadoc, il profeta Natan, Benaia figlio di Ioiadà, i Cretei e i Peletei; di cui quest'ultimo era capitano:

e l'hanno fatto cavalcare sulla mula del re; per suo ordine e direzione

45 Versetto 45. Il sacerdote Sadoc e il profeta Natan lo hanno unto re a Ghihon,

o a Ghihon; cioè Siloe, secondo il Targum; qui l'atto dell'unzione è attribuito a entrambi, come in 1Re 1:34 ; Molto probabilmente Zadok gli applicò l'olio, e Nathan potrebbe essere stato in un modo o nell'altro ad aiutarlo; ma egli era qui presente, non solo per approvarlo, ma per dichiararlo come profeta, che era secondo la volontà di Dio e del re:

e di là sono saliti rallegrati; con una moltitudine di persone insieme a loro:

così che la città risuonò di nuovo; con il suono delle trombe, il suono dei pifferi e le grida del popolo:

Questo [è] il rumore che avete udito; che li aveva tanto allarmati

46 Versetto 46. E Salomone siede sul trono del regno.] Dove fu posto per esercitare il suo potere regale una volta tornato a Gerusalemme, come ulteriore segno e conferma del suo essere realmente e realmente re

47 Versetto 47. E i servi del re vennero a benedire il re nostro signore,

di ringraziarlo per il saggio e buono provvedimento che aveva preso prima della sua morte per il benessere del regno, facendo re Salomone suo figlio al suo posto, e di congratularsi con lui per questo; il che dimostrava che lo approvavano altamente ed erano pronti a giurare fedeltà a Salomone, e quindi Adonia non aveva nulla da sperare da loro.

dicendo: "Dio renda il nome di Salomone migliore del tuo; cioè, sia egli più famoso, e il suo nome sia più celebrato nel mondo di quanto non lo fosse il suo, o sia più rispettabile e apprezzato fra il suo popolo Israele.

e rendi il suo trono più grande del tuo; vedere 1Re 1:37 ;

e il re si prostrò sul letto; significando non solo la sua approvazione per ciò che era stato fatto, ma anche per le loro preghiere e i loro desideri; così come si inchinò per rendere grazie a Dio di aver vissuto per vedere compiuta quest'opera, come segue

48 Versetto 48. E così disse anche il re:

Essere in una posizione appropriata per un discorso a Dio:

benedetto il Signore, l'Iddio d'Israele, che oggi mi ha dato di sedere sul mio trono, e i miei occhi lo vedono; attribuisce tutta questa faccenda a Dio e alla sua benevola provvidenza, sebbene tutte le cose siano state fatte secondo i suoi ordini; e ringrazia colui che gli aveva ordinato di prendere tali provvedimenti, e che l'affare è stato portato a termine senza alcun ostacolo, e con grande gioia e soddisfazione del popolo; e che c'era una tale prospettiva che Salomone avesse un regno felice e pacifico

49 Versetto 49. E tutti gli ospiti che erano con Adonia avevano paura,

Sebbene molti di loro fossero militari, il generale dell'esercito e i suoi capitani, 1Re 1:19,25 ; eppure furono presi dal panico, il loro coraggio venne meno, non avevano più spirito in loro, i loro cuori divennero deboli come l'acqua; se si fossero esercitati secondo il loro carattere, si fossero armati e si fossero messi alla testa delle loro truppe in favore di Adonia, ciò avrebbe dato a Salomone e ai suoi amici una grande quantità di problemi; senza dubbio questo panico era di Dio:

e si alzò, e ciascuno andò per la sua strada; o a casa sua, come la versione araba; Udito ciò che Gionata aveva riferito, si alzarono subito da tavola in gran fretta e si avviarono al meglio verso le loro case, affinché non si sapesse che erano stati con Adonia

50 Versetto 50. E Adonia ebbe timore a causa di Salomone,

affinché non lo colga come usurpatore e traditore e lo metta a morte,

e si alzò, andò e afferrò i corni dell'altare; quello che era a Gabaon, dove ora si trovava il tabernacolo; vedi 1Re 3:4 ; così Jarchi; o piuttosto quello che era più vicino, l'altare che Davide aveva costruito nell'aia di Arauna, 2Samuele 24:25 ; L'altare era una sorta di asilo, o rifugio, per coloro che avevano commesso un crimine degno di morte; non per disposizione divina, ma per consuetudine, supponendo che nessuno avrebbe osato contaminare con il sangue ciò che era sacro al Signore; o spargere il sangue degli uomini dove è stato versato il sangue delle bestie; o usare severità e rigorosa giustizia, ma misericordia, dove si offrivano sacrifici per espiare il peccato, e si mostrava misericordia a causa di essi; queste erano nozioni, e questa era un'usanza, che si diffuse molto presto, e anche tra i Giudei; vedi Esodo 21:14 ; così come tra i Gentili; con i quali era consuetudine fuggire alle statue dei loro imperatori e ai templi delle loro divinità, così pure ai loro altari; questo era consuetudine tra i Molossi, i Samotraci, i Crotoniati e i Messeni; e in particolare l'altare di Giove Servo era un asilo, o luogo di rifugio, per gli Itaceni. Cornelio Nepote ci ha dato un esempio di uno che fuggì in un tempio di Nettuno, e si sedette sull'altare per la sua sicurezza, poiché qui Adonia si aggrappò alle corna di questo, affinché nessuno potesse costringerlo a lasciarlo

51 Versetto 51. E fu riferito a Salomone:

Da alcuni dei suoi cortigiani:

dicendo: Ecco, Adonia teme il re Salomone; per non togliergli la vita,

poiché, ecco, egli si è aggrappato ai corni dell'altare; che era l'ultima risorsa dei colpevoli quando disperavano di misericordia altrimenti:

dicendo: Il re Salomone mi giuri oggi che non ucciderà il suo servo con la spada; egli considera Salomone re, e se stesso suo suddito e servitore; questo senza dubbio lo fece per conciliare il suo favore, né pensava che la sua vita fosse al sicuro, a meno che Salomone non avesse promesso con un giuramento che non gliel'avrebbe tolta

52 Versetto 52. Salomone disse: "Se vuole mostrarsi un uomo degno,

Si comporterà bene come un buon suddito, e starà attento a non offendere per il futuro, o a non sembrare uno che teme il peccato, come il Targum; in particolare i crimini di sedizione, ribellione e tradimento:

non cadrà in terra un capello di lui; non gli si doveva fare il minimo male:

ma se si trova in lui malvagità, egli morirà; cioè, se un crimine degno di morte fosse commesso da lui, o un qualsiasi atto palese di tradimento, e simili, egli sarebbe sicuramente stato messo a morte, e non avrebbe trovato pietà, nonostante il presente perdono generale. Questo fu fatto molto saggiamente da Salomone, per iniziare il suo regno senza spargere sangue nemmeno di delinquenti; e specialmente di suo fratello, e anche di suo fratello maggiore; e concedendo la sua vita per il futuro sulla sua buona condotta

53 Versetto 53. Così il re Salomone mandò a far scendere Adonia dall'altare,

Essendo costruita su un colle, come quella di Gabaon, e nell'aia di Arauna, erano:

ed egli venne e si prostrò davanti al re Salomone; in un modo di riverenza e sottomissione, riconoscendolo come re, e se stesso suo suddito:

Salomone gli disse: "Va' a casa tua; in pace; significando che lo perdonava, e poteva tornare a casa, e godersi la sua famiglia e le sue sostanze; e con questo lasciando intendere che dovrebbe considerare solo gli affari della sua famiglia, e non preoccuparsi di quelli del regno e dello stato, Abarbinel immagina, poiché Salomone ha detto, che se si è dimostrato un uomo degno, o un uomo di forza d'animo e valore, che Adonia pensava che il suo significato fosse che doveva andare davanti a lui come un uomo di guerra, e servirlo; il che lo rese così pronto a venire e a stare davanti a lui; in cui si sbagliava, Salomone non intendeva nulla del genere; né lo accolse nel suo cortile e nel suo servizio, ma lo rimandò a casa sua

Commentario del Pulpito:

1Re 1

1 

PULPIT COMMENTARY

VERSIONE ITALIANA DEL LIBRO 1RE

TESTO TRADOTTO DA

ANTONIO CONSORTE

INTRODUZIONE

1.) UNITÀ DELL'OPERA

I Libri ora noti a noi come il Primo e il Secondo Libro dei Re, come 1 e 2; Samuele, erano in origine e sono in realtà solo un'unica opera, di un solo scrittore o compilatore, ed è solo per comodità di riferimento e a causa di un uso consolidato che qui li trattiamo come due. In tutti i manoscritti ebraici fino al tempo di Girolamo certamente, e probabilmente fino al 1518 d.C., quando il testo ebraico fu stampato per la prima volta da D. Bomberg a Venezia, la divisione in due libri era sconosciuta. Fu realizzato per la prima volta nella versione greca dai traduttori dei Settanta, che seguirono l'usanza prevalente dei greci alessandrini di dividere le opere antiche per facilitarne la consultazione. La divisione così introdotta si perpetuò nella versione latina di Girolamo, il quale si preoccupò però, pur seguendo l'uso dei LXX, di notare l'unità essenziale dell'opera; e l'autorità della Settanta nella Chiesa orientale e della Vulgata nella Chiesa occidentale ha assicurato la continuazione di questa disposizione bipartita in tutti i tempi successivi

Che i due libri, tuttavia, siano davvero uno è dimostrato dalla più forte evidenza interna. Non solo non c'è alcuna rottura fra loro - la separazione in 1Re 22:53 è così puramente arbitraria e artificiosa che in effetti è resa casuale nel mezzo sia del regno di Acazia che del ministero di Elia - ma l'unità di intenti è evidente in tutto il regno. Insieme ci offrono una storia continua e completa dei re e dei regni del popolo eletto. E il linguaggio dei due libri indica in modo conclusivo un unico scrittore. Mentre non ci sono indicazioni sul modo di parlare di un periodo successivo, non ci sono contraddizioni o confusioni come quelle che potrebbero sorgere da diversi scrittori, ci sono molte frasi e formule, trucchi di espressione e giri di pensiero, che mostrano la stessa mano e mente in tutta l'opera, ed escludono efficacemente l'idea di una paternità divisa

Mentre, tuttavia, è indiscutibile che in queste due parti della Sacra Scrittura abbiamo la produzione di un singolo scrittore, non abbiamo alcuna garanzia sufficiente per concludere, come alcuni (Eichhorn, Jahn, al.) hanno fatto, che la divisione tra loro e i Libri di Samuele è ugualmente artificiale, e che sono parti di un'opera molto più grande (chiamata da Ewald "il Grande Libro dei Re") - un'opera che comprendeva insieme a loro i Giudici, Rut, e 1 e 2; Samuele. Gli argomenti a sostegno di questa opinione sono esposti in modo considerevole da Lord Arthur Hervey nel "Dictionary of the Bible" di Smith (vol

(2.) p. 21), ma a mio avviso sono del tutto inconcludenti, e sono stati efficacemente eliminati, tra gli altri, da Bahr, Keil e Rawlinson, ciascuno dei quali cita un certo numero di peculiarità non solo di dizione, ma di maniera, disposizione, materiali, ecc., che distinguono chiaramente i Libri dei Re da quelli che li precedono nel sacro Canone

2.) TITOLO

Il nome KINGS (μyklm) richiede poco preavviso. Che queste scritture portassero questo nome fin dall'inizio o meno - ed è poco probabile che lo fossero, è probabile che il Libro sia stato originariamente citato, come quelle del Pentateuco, ecc., Con le sue parole iniziali, dyd dlmhw, e sia stato chiamato "Re" dal suo contenuto (come il Libro di "Samuele") solo in un periodo successivo - questa parola descrive appropriatamente il carattere e l'argomento di questa composizione e la distingue sufficientemente da il resto della sua classe. È semplicemente una storia dei re di Israele e di Giuda, nell'ordine dei loro regni. Il titolo dei LXX, Basileiwn g.d (cioè "Regni"), esprime la stessa idea, perché nei dispotismi orientali, e specialmente sotto la teocrazia ebraica, la storia del regno era praticamente quella dei suoi re

3.) CONTENUTI E FINALITÀ

Bisogna ricordare, tuttavia, che la storia dei re del popolo eletto avrà necessariamente un carattere e un disegno diversi dalle cronache di tutti gli altri regni e dinastie; sarà, infatti, la storia che un pio ebreo naturalmente scriverebbe. Costui vedrebbe, anche senza la guida dell'Ispirazione, inevitabilmente considererebbe tutti gli eventi della storia sia della propria nazione che di quelli vicini, non tanto nel loro aspetto secolare o puramente storico, quanto nel loro aspetto religioso. La sua ferma fede in una particolare Provvidenza che sovrintende agli affari degli uomini, e li ripaga secondo i loro meriti con ricompense e punizioni temporali, darebbe da sola alla sua narrazione un'impronta e un colore molto diversi da quelli dello storico profano. Ma quando ricordiamo che gli storici di Israele erano in ogni caso profeti; cioè, che fossero i sostenitori e i portavoce dell'Altissimo, possiamo essere abbastanza sicuri che la storia nelle loro mani avrà uno "scopo", e che scriveranno con uno scopo distintamente religioso. Questo era sicuramente il caso dell'autore dei RE. La sua è una storia ecclesiastica o teocratica piuttosto che civile. Infatti, come osserva bene Bahr, "l'antichità ebraica non conosce il secolare. storico". I diversi re, di conseguenza, sono versati non tanto nelle loro relazioni con i loro sudditi, o con altre nazioni, quanto con l'Invisibile Governante d'Israele, di cui erano i rappresentanti, la cui religione erano incaricati di sostenere e della cui santa legge erano gli esecutori. È questa considerazione che spiega, come osserva Rawlinson, la grande lunghezza con cui certi regni sono registrati rispetto ad altri. È ancora questo, e non una qualsiasi "tendenza profetico-didaetica", o qualsiasi idea di far avanzare l'ordine profetico, spiega l'importanza data ai ministeri di Elia ed Eliseo, e alle interposizioni di vari profeti in diverse crisi della vita della nazione [vedi 1Re 1:45; 11:29-40; 13:12, 21-24; 14:5-16; 22:8; 2Re 19:20; 20:16; 22:14 -- , ecc.] Spiega anche i continui riferimenti al Pentateuco, e alla storia precedente dei 1Re 2:8; 3:14; 6:11,12; 8:56, ecc.; 2Re 10:31; 14:6; 17:13,15, 18:4-6, ecc.] e il costante confronto dei monarchi successivi con il re "secondo il cuore di Dio", [1Re 11:4,38; 14:8; 15:3,11 -- , ecc.] e il loro giudizio secondo lo standard della legge mosaica. [1Re 3:14; 6:11,12; 8:56 -- , ecc.] L'obiettivo dello storico era chiaramente, non quello di raccontare i nudi fatti della storia ebraica, ma di mostrare come l'ascesa, le glorie, il declino e la caduta dei regni ebraici fossero rispettivamente il risultato della pietà e della fedeltà o dell'irreligione e dell'idolatria dei diversi re e dei loro sudditi. Scrivendo durante la prigionia, egli insegnava ai suoi connazionali come tutte le miserie che si erano abbattute su di loro, le miserie che erano culminate nella distruzione del loro tempio, nel rovesciamento della loro monarchia e nella loro stessa deportazione dalla terra dei loro antenati, erano i giudizi di Dio sui loro peccati e i frutti dell'apostasia nazionale, Ebrei traccerà anche l'adempimento, attraverso le generazioni successive, della grande promessa di 2Samuele 7:12-16, la carta della casa di Davide, promessa sulla quale la storia è un commento continuo e sorprendente. Fedele alla sua missione di ambasciatore divino, egli avrebbe insegnato loro in ogni luogo a vedere il dito di Dio nella storia della loro nazione, e attraverso la registrazione di fatti incontrovertibili, e specialmente mostrando l'adempimento delle promesse e delle minacce della Legge, avrebbe predicato un ritorno alla fede e alla morale di un'epoca più pura, ed esorterebbe "i suoi contemporanei, che vivono in esilio con lui, ad attenersi fedelmente al patto stipulato da Dio per mezzo di Mosè, e ad onorare fermamente il solo vero Dio".

I due Libri abbracciano un periodo di quattro secoli e mezzo; cioè dall'ascesa di Salomone nel 1015 a.C. alla fine della cattività di Ioiachin nel 562 a.C.

4.) DATA

La data della composizione dei Re può essere fissata, con molta più facilità e certezza di quella di molte parti della Scrittura, dal contenuto dei Libri stessi. Deve trovarsi da qualche parte tra il 561 a.C. e il 588 a.C.; vale a dire, deve essere stato nell'ultima parte della cattività babilonese. Non può essere stato prima del 561 a.C., perché quello è l'anno dell'ascesa al trono di Evil-Merodac, il cui gentile trattamento di Ioiachin, "nell'anno in cui cominciò a regnare", è l'ultimo evento menzionato nella storia. Supponendo che questa non sia un'aggiunta di una banda successiva, cosa che non abbiamo motivo di pensare sia il caso, abbiamo quindi un limite - un massimo di antichità - fissato con certezza. E non può essere stato dopo il 538 a.C., la data del ritorno sotto Zorobabele, poiché è del tutto inconcepibile che lo storico abbia omesso di notare un evento di così profonda importanza, e che aveva anche un rapporto così diretto con lo scopo per cui la storia era stata scritta, che era in parte, come abbiamo già osservato, per tracciare l'adempimento di 2Samuele 7:12-16, nelle sorti della casa di Davide, se quell'evento fosse accaduto al tempo in cui scrisse. Possiamo tranquillamente assegnare quest'anno, di conseguenza, come data minima per la composizione dell'opera

E con questa conclusione, che i Libri dei Re furono scritti durante la cattività, lo stile e la dizione dei Libri stessi concordano. "Il linguaggio dei re appartiene inequivocabilmente al periodo della cattività" (Rawlinson, "Speaker's Commentary", pp. 469, 470). Lord A. Hervey, infatti, sostiene che "il carattere generale della lingua è quello del tempo prima della cattività babilonica" - altrove menziona "l'età di Geremia" - ma anche se lo permettiamo, ciò non invalida minimamente la conclusione che l'opera fu data al mondo tra il 460 a.C. e il 440 a.C. e probabilmente intorno al 460 a.C.

5.) LA PATERNITÀ

è una questione di difficoltà molto maggiore. A lungo si è sostenuto, ed è ancora sostenuto da molti studiosi, che i Re siano opera del profeta Geremia. E a sostegno di questo punto di vista si può addurre:

1.) Tradizione ebraica. Il Talmud (Baba Bathra, f. 15.1) attribuisce senza esitazione l'opera a lui. Jeremias scripsit librum suum et librum regum et threnos

2.) L'ultimo capitolo di 2Re concorda, tranne che in alcuni particolari, con Geremia 52. L'ortografia in quest'ultimo è più arcaica e i fatti registrati nella vers. 28-80 differiscono da quelli di 2Re 25:22-26, ma l'accordo generale è molto sorprendente. Si sostiene, di conseguenza, e non senza ragione, che le due narrazioni devono aver avuto un'origine comune, e per di più, che l'ultima pagina della storia dei Re di Geremia, con alcune alterazioni e aggiunte fatte da una mano successiva, fu aggiunta alla sua raccolta di profezie, come una conclusione appropriata a quegli scritti. E certamente questa disposizione, sebbene non provi la paternità dei REI da parte di Geremia, fornisce la prova di un'antichissima credenza secondo cui egli era lo scrittore

3.) C'è in molti casi una marcata somiglianza tra il linguaggio dei Re e quello di Geremia. Havernick, forse il più potente ed energico sostenitore di questa visione, ha fornito un elenco sorprendente di frasi ed espressioni comuni a entrambi. E le corrispondenze tra loro sono così marcate che persino Bahr, che respinge sommariamente questa ipotesi, è costretto ad ammettere che "il modo di pensare e di esprimersi assomiglia a quello di Geremia", e spiega la somiglianza con la congettura che il nostro autore avesse davanti a sé gli scritti del profeta o fosse, forse, suo allievo. mentre Stahelin è portato alla conclusione che lo scrittore era un imitatore di Geremia. Ma la somiglianza non si limita alle parole e alle frasi: c'è in entrambi gli scritti lo stesso tono, la stessa aria di sconforto e di disperazione, mentre molti dei fatti e delle narrazioni sono più o meno comuni alla storia e alla profezia

4.) Un'altra considerazione che colpisce altrettanto è l'omissione di ogni menzione del profeta Geremia nei Libri dei Re, un'omissione facilmente spiegabile se egli fosse l'autore di quei Libri, ma difficile da spiegare con qualsiasi altra supposizione. La modestia porterebbe molto naturalmente lo storico a omettere ogni menzione della parte che egli stesso aveva preso nelle transazioni del suo tempo, specialmente perché è stata registrata a lungo altrove

Ma la parte che Geremia ebbe nelle scene finali della storia del regno di Giuda fu di così grande importanza che è difficile concepire uno storico imparziale, per non dire pio o teocratico, che ignori completamente sia il suo nome che la sua opera

Ma una serie di argomenti, altrettanto numerosi e ugualmente influenti, possono essere addotti contro la paternità di Geremia, tra i quali spiccano i seguenti:

1.) Che se Geremia ha compilato queste storie, deve aver avuto a quel tempo circa ottantasei o ottantasette anni. Bahr considera questa considerazione come conclusiva. Egli, come Keil e altri, fa notare che il ministero di Geremia iniziò nel tredicesimo anno del regno di Giosia, Geremia 1:2] quando, si insiste, doveva avere almeno vent'anni. Ma il Libro dei Re, come abbiamo appena visto, non può essere stato scritto prima del 562 a.C.; vale a dire, almeno sessantasei anni dopo. In risposta a ciò, tuttavia, si può giustamente osservare

(1) che è del tutto possibile che l'ingresso di Geremia nell'ufficio profetico abbia avuto luogo prima che avesse vent'anni. Ebrei si definisce un bambino, Geremia 1:6] e sebbene la parola non debba essere sempre presa alla lettera, o come se fornisse un dato cronologico definito, tuttavia la tradizione che egli non era che un ragazzo di quattordici anni non è del tutto irrazionale o incredibile

(2) È del tutto possibile che l'opera possa essere stata scritta da un ottuagenario. Abbiamo avuto casi cospicui tra i nostri contemporanei di uomini molto avanti negli anni che conservavano tutto il loro vigore mentale e si impegnavano in ardue lavori letterari. E

(3) non ne consegue assolutamente, perché l'ultimo paragrafo dei Re ci porta fino al 562 a.C., che quella sia anche la data della composizione o compilazione del resto. È abbastanza ovvio che la maggior parte dell'opera potrebbe essere stata scritta da Geremia alcuni anni prima, e che queste frasi conclusive potrebbero essere state aggiunte da lui in estrema vecchiaia. C'è molta più forza, tuttavia, in una seconda obiezione, vale a dire, che i KINGS devono essere stati scritti o completati a Babilonia, mentre Geremia trascorse gli ultimi anni della sua vita e morì in Egitto. Perché, sebbene non sia assolutamente certo, è estremamente probabile che l'opera sia stata terminata e pubblicata a Babilonia. Forse non c'è molto peso nell'osservazione di Bahr che non può essere stata composta per il pugno di fuggiaschi che accompagnarono Geremia in Egitto, ma deve essere stata progettata per il nucleo del popolo in cattività, perché il profeta può aver composto l'opera a Tahpenes, e allo stesso tempo ha sperato, forse anche provveduto, per la sua trasmissione a Babilonia. Ma non si può negare che, mentre lo scrittore era evidentemente a conoscenza di ciò che accadde alla corte di Evil-Merodach, e conosceva dettagli che difficilmente avrebbero potuto essere noti a un residente in Egitto, manca ogni riferimento a quest'ultimo paese e alle fortune del resto di esso. L'ultimo capitolo dell'opera, vale a dire, indica Babilonia come il luogo in cui fu scritta. Lo stesso vale, prima facie, per l'espressione di. 1Re 4:24, "al di là del fiume" [Auth. Vers. La "regione al di là del fiume" può significare solo quella a ovest dell'Eufrate, e quindi la conclusione naturale è che lo scrittore deve aver abitato a est dell'Eufrate, cioè a Babilonia. Si sostiene, tuttavia, che questa espressione, che si trova anche in Esdra e Neemia, avesse finito in questo periodo per avere un significato diverso dal suo stretto significato geografico, e fosse usata dagli ebrei, ovunque si trovassero, delle province dell'Impero babilonese (compresa la Palestina), a ovest del Grande Fiume, proprio come un romano, anche dopo aver risieduto nel paese, potrebbe parlare della Gallia Transalpina, e non si può negare che l'espressione sia usata indifferentemente su entrambe le sponde del Giordano, e quindi presumibilmente possa designare entrambe le sponde dell'Eufrate. Ma è da osservare...

1.) che nella maggior parte dei casi in cui l'espressione è usata dell'Eufrate [Esdra 6:6; 7:21,25; Neemia 2:7] si trova sulle labbra delle persone che risiedono in Babilonia o in Media;

2.) che in altri casi [Esdra 4:10,11,16] è usato nelle lettere di stato dagli ufficiali persiani, che naturalmente adatterebbero la loro lingua agli usi della corte persiana e del loro paese, anche quando risiedono all'estero, e infine, che nell'unico caso [Esdra 8:36] in cui le parole sono impiegate per gli ebrei residenti in Palestina, è di un ebreo che era appena tornato dalla Persia. Mentre quindi è forse impossibile arrivare a una conclusione positiva dall'uso di questa formula, è difficile resistere all'impressione che nel complesso suggerisca che il Libro sia stato scritto a Babilonia, e quindi non da Geremia

3.) Una terza considerazione addotta da Keil nella sua precedente edizione, vale a dire, che le variazioni di stile e dizione tra 2Re 25. e Geremia 52. sono tali da sminuire la supposizione che essi siano partiti dalla stessa penna, o piuttosto tali da costringere a credere che "questa sezione è stata estratta dall'autore o dall'editore nei due casi da una fonte comune o più copiosa", è troppo precaria per richiedere molta attenzione, tanto più che

(1) queste variazioni, se esaminate attentamente, si rivelano insignificanti, e

(2) anche se fosse stabilita la distinta paternità di queste due parti, o il fatto che siano state copiate da un'autorità comune, non ne seguirebbe necessariamente che Geremia non le abbia copiate, o non abbia avuto alcuna parte nel resto dell'opera

Sembrerebbe, quindi, che gli argomenti a favore e contro la paternità dei re da parte di Geremia siano così equamente bilanciati che è impossibile parlare positivamente in un modo o nell'altro. Il professor Rawlinson ha dichiarato la conclusione a cui ci conduce un'indagine imparziale con grande equità e cautela. "Benché la paternità di Geremia appaia, tutto sommato, altamente probabile, dobbiamo ammettere che non è stata provata, ed è quindi, in una certa misura, incerta".

6.) FONTI DELL'OPERA

Essendo i Libri dei Re ovviamente e necessariamente, dal loro carattere storico, in larga misura, una compilazione da altre fonti, si pone ora la domanda: quali e di che tipo erano i documenti da cui è stata costruita questa narrazione?

Quali fossero ce lo informa lo scrittore stesso. Ebrei menziona tre "libri" da cui le sue informazioni devono essere state in gran parte derivate: "il libro degli atti di Salomone"; [

1Re 11:41] -- "il libro delle Cronache dei (lett. delle parole [o avvenimenti] dei giorni di) i re di Giuda; [

1Re 14:29 15:7,22 22:45 -- 2Re passim] e "il libro delle Cronache ("le parole dei giorni") dei re d'Israele [1Re 14:19; 15:8 -- , ecc.] Che egli si servisse abbondantemente di queste autorità è evidente dal fatto che vi si riferisce più di trenta volte; che le citasse costantemente alla lettera è chiaro dal fatto che nei Libri delle Cronache si trovano passi che concordano quasi alla lettera con quelli dei Re, e anche dall'uso di espressioni che appartengono manifestamente, non al nostro autore, ma a qualche documento che egli cita. Di conseguenza, è più di "una ragionevole supposizione che" questa "storia sia stata, almeno in parte, derivata dalle opere in questione". E c'è una forte presunzione che queste fossero le sue uniche autorità, con l'eccezione forse di una narrazione del ministero dei profeti Elia ed Eliseo, perché sebbene si riferisca a loro così costantemente, non si riferisce mai una volta a nessun altro. Quale fosse, tuttavia, il carattere preciso di questi scritti è una questione di notevole incertezza. Siamo autorizzati a credere, dal modo in cui sono citati, che fossero tre opere separate e indipendenti, e che contenessero resoconti più completi ed estesi dei regni dei diversi re di quelli che possediamo ora, perché la formula invariabile in cui sono citati è questa: "E il resto degli atti di .... non sono forse scritti nel Libro delle Cronache", ecc. Ne consegue poco, tuttavia, come pensa Bahr, che questa formula implichi che le opere, al tempo in cui la nostra storia è stata scritta, fossero "in circolazione generale", o "nelle mani di molti", perché il nostro autore potrebbe sicuramente ragionevolmente riferirsi ad esse, anche se non erano generalmente conosciute o facilmente accessibili. Ma la grande questione in discussione è questa: "i libri delle parole dei giorni per i re", come il loro nome a prima vista sembra implicare, erano documenti di stato; cioè archivi pubblici preparati da ufficiali incaricati, o erano memorie private dei diversi profeti. La prima opinione ha il sostegno di molti grandi nomi. Si asserisce a suo favore che ci fosse, in ogni caso nel regno di Giuda, un funzionario statale, "l'archivista", il cui compito era quello di raccontare gli eventi e preparare le memorie dei diversi regni, uno "storico di corte", come è stato chiamato; che tali memorie furono certamente preparate nel regno di Persia da un ufficiale autorizzato, e furono in seguito conservate come annali di stato, e, infine, che tali documenti pubblici sembrano essere sufficientemente indicati dal nome stesso che portano, "Il libro delle cronache ai re". Non c'è dubbio, tuttavia, nonostante queste affermazioni, che il secondo punto di vista è quello corretto, e che le "Cronache" erano le compilazioni, non di funzionari statali, ma di vari membri delle scuole dei profeti. Perché, tanto per cominciare, il nome con cui questi scritti sono conosciuti, e che si è pensato implicasse un'origine civile, in realtà non significa altro che questo, "il Libro della storia dei tempi dei Re", ecc., come lo interpreta Keil, e non indica affatto alcun archivio ufficiale. E, in secondo luogo, non abbiamo alcuna prova a sostegno dell'opinione che l'archivista o qualsiasi altro ufficiale sia stato incaricato di preparare la storia del suo tempo. La parola ryKizm significa propriamente "ricordo", e senza dubbio era chiamato così, non "perché manteneva viva la memoria degli eventi", ma perché ricordava al re gli affari di stato che richiedevano la sua attenzione. Si ammette generalmente che egli era "più di un annalista", ma non si comprende così bene che in nessun caso in cui figura nella storia egli è in alcun modo collegato con i registri pubblici, ma appare sempre come il consigliere o il cancelliere del re [Confronta 2Re 18:18,37; 2Cronache 34:8 ]

Inoltre, ci sono difficoltà quasi insormontabili nel modo di credere che i "libri delle Cronache" possano essere stati compilati da questo ricordo. Per esempio

(1) non c'è traccia dell'esistenza di un tale funzionario nel regno di Israele;

(2) Si dice che Davide abbia istituito l'ufficio di "scriba di corte e di stato", ma troviamo che la storia di Davide non è stata registrata in alcun annale di stato preparato da questo funzionario, ma nel "libro di Samuele il veggente, e nel libro di Natan il profeta, e nel libro di Gad il veggente".[

1Cronache 29:29] Ora, certamente, se fosse esistito un tale ufficiale incaricato di tale dovere, il racconto della vita di David sarebbe stato composto da lui, e non da persone non ufficiali e irresponsabili. Ma

(3) gli archivi di stato dei due regni, comprese le memorie - se ce ne sono state - dei diversi re, difficilmente possono essere sfuggiti al sacco di Samaria e all'incendio di Gerusalemme. E' stato congetturato, infatti, che i monarchi assiri e babilonesi conservassero i registri delle nazioni conquistate nelle loro rispettive capitali, e permettessero agli esuli che avevano acquistato il loro favore di avervi accesso, ma questa, come osserva Bahr, è ovviamente una supposizione "tanto infondata quanto arbitraria", ed è irta di difficoltà. Visto che non solo il palazzo reale, ma anche "tutte le grandi case furono bruciate", [2Re 25:9] è quasi inevitabile la conclusione che tutti i documenti pubblici devono essere andati perduti. E tali documenti, almeno nel regno d'Israele, avevano dovuto affrontare la sfida di una guerra intestina e di dissensi. Una dinastia non può essere cambiata nove volte, e ogni volta essere distrutta, radice e ramo, senza il più grande pericolo per gli archivi di condividere lo stesso destino. Che in mezzo a tutti i cambiamenti e le possibilità dei due regni, cambiamenti che culminarono nel trasporto delle due intere nazioni in terre lontane, gli annali di stato fossero stati conservati e fossero accessibili a uno storico del tempo della cattività, sembra quasi incredibile. Ma il nostro autore si riferisce manifestamente ai "Libri delle Cronache", ecc., come ancora esistenti al suo tempo, e, se non generalmente diffusi, tuttavia custoditi e accessibili da qualche parte. Ma un argomento ancora più conclusivo contro l'origine "cartacea di Stato" delle nostre storie si trova nel loro contenuto. Il loro tono e il loro linguaggio vietano assolutamente di supporre che fossero basati sui documenti di qualsiasi storiografo di corte. Sono in larga misura storie dei peccati, delle idolatrie e delle enormità dei rispettivi sovrani di cui descrivono i regni. "La storia del regno di ciascuno dei diciannove re d'Israele inizia con la formula: 'Gli Ebrei fecero ciò che era male agli occhi del Signore'. La stessa formula ricorre di nuovo riguardo a dodici dei venti re di Giuda .... Anche del re più grande e glorioso, Salomone, si narra a lungo quanto profondamente cadde. 'Il peccato di Geroboamo che fece peccare Israele' è rappresentato come la fonte di tutti i mali del regno: le congiure e gli omicidi di un Baasha, di un Shallum, di un Menahem; gli atti vergognosi di un Acab, di una Gezabele e di un Manasse sono registrati senza alcuna indulgenza". E queste sono le azioni e i regni rispetto ai quali ci si riferisce per informazioni più complete "ai Libri delle Cronache". Che queste "Cronache" contenessero racconti delle empietà e delle abominazioni dei vari re è chiaro da 2Cronache 36:8, dove leggiamo [di Ioiachim] "Le sue abominazioni che fece distrusse ciò che fu trovato in lui, ecco, sono scritte nel libro dei re d'Israele e di Giuda". Ora, è del tutto fuori questione che uno scriba di corte possa aver descritto il regno del suo defunto padrone in termini come questi; In verità nessuno avrebbe potuto o voluto usare un linguaggio simile, se non gli uomini che vissero in un'epoca successiva, e quei profeti, coraggiosi e di animo nobile, che erano perfettamente indipendenti dalla corte e incuranti dei suoi favori. E, infine, il continuo cambiamento di dinastia sul trono d'Israele è fatale per la supposizione. Abbiamo già menzionato questi cambiamenti come un pericolo per la conservazione dei documenti di stato, ma sono ugualmente un argomento contro il fatto che le memorie delle diverse case reali siano state scritte dal "registratore", perché lo scopo di ogni dinastia successiva non sarebbe quello di conservare una fedele registrazione dei regni del suo predecessore, ma di imprimere loro l'infamia, o consegnarli all'oblio

Troviamo, quindi, che l'opinione prevalente riguardo al carattere dei "libri delle parole dei giorni" è piena di difficoltà. Ma questi svaniscono subito, se vediamo in questi documenti le compilazioni delle scuole dei profeti. Abbiamo prove incontrovertibili che i profeti hanno agito come storici. Samuele, Natan, Gad, Iddo, Ahija, Semaia, Ieu figlio di Hanani, Isaia figlio di Amoz, sono tutti menzionati per nome come compilatori di memorie. Sappiamo, inoltre, che per alcune parti di questa stessa storia dobbiamo essere debitori ai membri, probabilmente sconosciuti, dell'ordine profetico. Le storie di Elia ed Eliseo non hanno mai fatto parte dei "libri delle Cronache", e contengono argomenti che, nella natura delle cose, possono essere stati forniti solo da questi profeti stessi, o dai loro studiosi o servitori. La storia di Eliseo, in particolare, ha diversi segni di un'origine separata. Si distingue per una serie di peculiarità - "provincialismi" sono stati chiamati - che tradiscono una mano diversa, mentre le narrazioni sono tali che possono essere procedute, in origine, solo da un testimone oculare. Ma forse è appena il caso di menzionare questi particolari, poiché è "universalmente ammesso che i profeti erano generalmente gli storici del popolo israelita". Era quasi altrettanto essenziale del loro ufficio rintracciare la mano di Dio nella storia passata della razza ebraica quanto predire le visite future o promettere liberazioni. Erano predicatori di giustizia, portavoce di Dio, interpreti delle sue giuste leggi e azioni, e per essere questo dovevano solo essere storici fedeli e imparziali. Non è senza significato, a questo proposito, che i libri storici dell'Antico Testamento erano noti ai padri ebrei con il nome di μyaiybin "e si distinguono dai libri strettamente profetici solo per questo, che l'aggettivo μynwçar priores, è applicato a loro, e a questi ultimi μynwrja posteriores".

Ma abbiamo prove del tipo più positivo e conclusivo, prove quasi equivalenti alla dimostrazione, che le tre autorità a cui il nostro storico si riferisce così ripetutamente, erano nella loro forma originale le opere di profeti diversi, e non dell'annalista pubblico. Troviamo infatti che dove l'autore di Kudos, dopo aver trascritto una serie di passaggi, che concordano quasi parola per parola con una serie di libri delle Cronache, e che quindi devono essere stati derivati da una fonte comune, si riferisce al libro degli atti di Salomone, [1Re 11:41] il cronista indica come i documenti da cui ha attinto, "il libro del profeta Natan, la profezia di Achia di Silo, e le visioni del veggente Iddo. La conclusione, quindi, è irresistibile, 2Cronache 9:29] che il "libro delle parole dei giorni a Salomone", se non identico agli scritti dei tre profeti che erano gli storici di quel regno, era tuttavia basato su quegli scritti, e in larga misura composto da estratti da essi. È possibile, e anzi probabile, che nell'unico "libro delle Cronache" le memorie dei tre storici fossero state condensate, ordinate e armonizzate; ma non ammette dubbi sul fatto che questi ultimi fossero gli originali dei primi. E le stesse osservazioni si applicano, mutatis mutandis, al "libro delle Cronache dei re di Giuda". La storia di Roboamo in 1Re 12:1-19 è identica al racconto di quel monarca in 2Cronache 10:1-4 ; le parole di 1Re 12:20-24 sono le stesse che si trovano in 2Cronache 11:1-4; 2Cronache 12:13 è praticamente una ripetizione di 1Re 14:21. Ma l'autorità a cui si riferisce il nostro autore è il "libro delle Cronache dei re di Giuda", mentre quello menzionato dal Cronista è "il libro del profeta Semaia e del veggente Iddo". Ora è chiaro che questi passaggi paralleli derivano dalla stessa fonte, e quella fonte deve essere il libro o i libri di questi due profeti

Né invalida questa affermazione il fatto che il Cronista, oltre agli scritti profetici appena citati, cita occasionalmente anche il "libro dei re d'Israele e di Giuda"; 2Cronache 16:11, 25:26, 27:7, 28:26, 32:32, 35:27 -- , ecc.] in un luogo apparentemente chiamato "il libro dei re d'Israele", 2Cronache 20:34] insieme a un "Midrash del libro dei Re". 2Cronache 24:27] Poiché non abbiamo alcuna prova che nessuna di queste autorità fosse di carattere pubblico e civile. Al contrario, abbiamo motivo di credere che fossero composti dalle memorie dei profeti. Non è del tutto chiaro a cosa si riferisse il Midrash, ma le due opere citate per prime erano probabilmente identiche ai "Libri delle Cronache" così spesso citati dal nostro storico. E in un caso, 2Cronache 20:34] abbiamo una chiara menzione di un libro o scritto profetico - quello di Jehu, figlio di Hanani - che era incorporato nel libro dei re d'Israele

Non possiamo sbagliarci, quindi, nel concludere da questi dati che le prime "fonti di quest'opera" erano in realtà le memorie profetiche menzionate dal Cronista: 1Cronache 27:24; 29:29; 2Cronache 9:29; 12:15; 13:22; 20:84; 24:27; 26:22; 32:82; 33:18] che, insieme, forse, con altri scritti, i cui autori ci sono sconosciuti, forniscono il materiale per i "Libri delle Parole dei Giorni, " ecc

La relazione dei Re con i Libri delle Cronache sarà discussa in modo più appropriato nell'Introduzione a quel volume

7.) CREDIBILITÀ

Ma potrebbe sorgere la domanda: questi scritti, qualunque sia la loro origine, devono essere accettati come storia autentica e sobria?

È una domanda, fortunatamente, che può essere liquidata con poche parole, perché la loro veridicità non è mai stata seriamente messa in dubbio. Se escludiamo le parti miracolose della storia, alle quali l'unica obiezione seria è che sono miracolose, e quindi nella natura delle cose devono essere mitiche, non c'è assolutamente alcuna ragione per mettere in discussione la veridicità e l'onestà della narrazione. Non solo ha tutta l'aria della storia sobria; non solo è accettato come tale, comprese le parti soprannaturali, dal nostro Signore e dai Suoi apostoli [Matteo 6:29; 11:14 ; Luca 4:25-27; 9:8,54; Marco 1:6; Atti 7:47,48; Romani 11:3,4; Ebrei 11:35; Giacomo 5:17,18; Apocalisse 2:20; 11:9] ma è ovunque confermato dai monumenti dell'antichità e dai documenti degli storici profani, ogni volta che e capita che abbiano punti di contatto. Il regno di Salomone, per esempio, le sue relazioni amichevoli con Hiram, il suo Tempio e la sua saggezza sono menzionati dagli storici di Tiro, da cui Dius e Menandro di Efeso hanno tratto le loro informazioni (Jos., Contra Apion

(1.) sez. 17, 18). L'abilità degli Zidoni nelle arti meccaniche e la loro conoscenza del mare è attestata sia da Omero che da Erodoto. L'invasione di Giuda da parte di Sisac durante il regno di Roboamo e la conquista di molte città della Palestina sono provate dall'iscrizione di Karnak. Il nome e l'importanza di Omri sono proclamati dalle iscrizioni dell'Assiria, che narrano anche della sconfitta di "Acab di Izreel" da parte degli eserciti assiri, della sconfitta di Azaria e della conquista di Samaria e Damasco da parte di Tiglat-Pileser. E, per passare da parte di questioni successive e punti di minore importanza, la pietra moabita scoperta di recente porta la sua silenziosa ma più sorprendente testimonianza della conquista di Moab da parte di Omri, e della sua oppressione da parte sua, e di suo figlio e successore, per quarant'anni, e della vittoriosa ribellione di Moab contro Israele, e menziona anche per nome Mesha, Omri, Chemosh e Geova. Di fronte a tali notevoli e minuziose conferme delle affermazioni del nostro storico, e in assenza di qualsiasi fondato esempio di falsa dichiarazione da parte sua, e, in effetti, di qualsiasi solido motivo per mettere in discussione la sua accuratezza storica, sarebbe la stessa sfrenatezza della critica negare la credibilità e la veridicità di questi documenti

8.) CRONOLOGIA

C'è un particolare, tuttavia, in cui il nostro testo, così com'è ora, si presta a qualche sospetto, ed è la questione delle date. Alcuni di questi, a quanto pare, sono stati accidentalmente alterati nel corso della trascrizione, un risultato che non deve sorprenderci, se ricordiamo che anticamente i numeri erano rappresentati da lettere, e che i caratteri assiri, o quadrati, in cui le Scritture dell'Antico Testamento ci sono state tramandate, sono estremamente suscettibili di essere confusi. Il lettore vedrà a colpo d'occhio che la differenza tra b e k (che rappresentano rispettivamente due e venti), tra d e r (quattro e duecento), tra j e t (otto e quattrocento), è estremamente piccola. Ma altre date sembrerebbero essere state alterate, o inserite, probabilmente a margine, da qualche revisore del testo. Non abbiamo nulla di più di ciò che troviamo altrove nella Scrittura, e persino nel testo del Nuovo Testamento: la glossa marginale che trova la sua strada, quasi inconsciamente, nel corpo dell'opera. Sarà sufficiente menzionare qui come esempi di tali cronologie imperfette o errate, 1Re 6:1; 14:21; 16:23; 2Re 1:17 (Confronta 3:1); 13:10 (Confronta 13:1); 15:1 (Confronta 14:28); 17:1 (Confronta 15:80, 88). Ma questo fatto, sebbene abbia causato non poche difficoltà al commentatore, non toglie nulla, non c'è bisogno di dirlo, al valore della nostra storia. E lo fa meno perché queste correzioni o interpolazioni sono di regola sufficientemente evidenti, e perché, come è stato giustamente osservato, "le principali difficoltà della cronologia e quasi tutte le contraddizioni effettive scompaiono, se sottraiamo dall'opera quelle parti che sono generalmente tra parentesi".

9.) LETTERATURA

Tra le opere disponibili per l'esposizione e l'illustrazione del testo, e alle quali si fa riferimento più frequentemente in questo Commentario, ci sono le seguenti:

1.) Commentar über der Bucher der Konige. Von Dr. Karl Fried. Kiel. Moskau, 1846

2.) Biblischer Commentar über die prophetischen-Geschichts-bucher des A. T. Dritter Band: Die Bircher der Konige. Lipsia, 1874. Dello stesso autore. Entrambe queste opere sono accessibili al lettore inglese nelle traduzioni pubblicate dai signori Clark di Edimburgo (1857 e 1877). Ho pensato bene di fare riferimento a entrambi i volumi, come se il secondo, senza dubbio, rappresentasse il giudizio maturo di Keil, eppure il primo contiene occasionalmente materiali preziosi non inclusi nel secondo lavoro

1.) Die Bucher der Konige. Yon Dr. Karl C. W. F. Bahr. Bielefeld, 1873. Questo è uno dei volumi più preziosi del Theologisch Homiletisches Bibelwerk di Lange. È stato tradotto, sotto la direzione del Dr. Philip Schaff, dal Dr. Harwood, di New Haven, Conn. (Edinb., Clark); e poiché la traduzione, specialmente nella sua sezione "Testuale e grammaticale", contiene materiale aggiuntivo e occasionalmente utile, ho fatto riferimento sia ad esso che all'originale

2.) Symbolik des Mosaischen Cultus. Dello stesso autore. Heidelberg, 1837. Per tutto ciò che riguarda il Tempio e il suo rituale, quest'opera è indispensabile e, anche se a volte un po' fantasiosa, è un monumento della profonda e variegata cultura di Bahr

3.) Die Bucher der Konige. Von Otto Thenius. Lipsia, 1849. Questo lavoro, mi dispiace dirlo, lo conosco solo indirettamente. Ma alcune prove della sua suggestività, e alcune delle sue tendenze distruttive, si troveranno nell'Esposizione

4.) Sacra Bibbia con commento. ("Commento dell'oratore"). I libri dei re, del canonico apocalisse Rawlinson. Londra, 1872. Questo, anche se forse un po' scarno nella sua critica testuale e nella sua esegesi, è particolarmente ricco, come ci si potrebbe aspettare dalla ben nota cultura del suo autore, di riferimenti storici. Occasionalmente ho anche citato le sue "Illustrazioni storiche dell'Antico Testamento" (S.P.C.K.) e le sue "Lezioni di Bampton".

5.) La storia di Israele. Di Heinrich Ewald. Traduzione in inglese. Londra, 1878. Vol. III e IV

6.) Sintassi della lingua ebraica. Dello stesso autore. Londra, 1879. Le citazioni di quest'ultimo lavoro si distinguono da quelle della "Storia di Israele" per il numero di sezione e la lettera, così:280 b

7.) La Sacra Bibbia. Vol. III Del vescovo Wordsworth. Oxford, 1877. La grande caratteristica di questo commento, è appena il caso di dirlo, oltre all'erudizione patristica che esso rivela, e alla pietà che vi respira, è l'insegnamento morale e spirituale che l'autore non manca mai di trarre dal testo. C'è forse una tendenza a spiritualizzare eccessivamente, e non sono stato in grado di seguire lo scrittore in molte delle sue interpretazioni mistiche

8.) Conferenze sulla Chiesa ebraica. Vol. II di Dean Stanley. Londra, 1865. Anche se differisco ripetutamente e molto ampiamente dalle sue conclusioni, sono molto sensibile al grande fascino del pittoresco e alla potenza grafica che contraddistingue tutto ciò che questo autore di grande talento tocca

9.) Sinai e Palestina. Con lo stesso. Quinta edizione. Londra, 1858

10.) Ricerche bibliche in Terra Santa. A cura dell'Apocalisse Dr. Robinson. 3 voll. Londra, 1856

11.) Manuale per i viaggiatori in Siria e Palestina. Dell'Apocalisse J. L. Porter. Londra, Murray, 1858

12.) La terra e il libro. Dell'Apocalisse Dr. Thomson. 2 voll. Londra, 1859

13.) Lavoro in tenda in Palestina. Del Tenente Conder, R.E. Questo è di gran lunga il lavoro più leggibile e prezioso che la recente Esplorazione della Palestina abbia prodotto. Riedizione. Londra, 1880

14.) Manuale della Bibbia. Di F. R. Conder e C. R. Conder, R.E. Londra, 1879. Questo è citato come "Conder, Handbook". "Conder" da solo si riferisce sempre alla "tenda".

15.) Narrazione di un viaggio attraverso la Siria e la Palestina. Del tenente C.W.M. Van de Velde. 2 voll. Edimburgo e Londra, 1854

16. Contemplazioni sui passi storici dell'Antico Testamento. Del vescovo Hall. 3 voll. S.P.C.K

17. Usi e costumi degli antichi egizi. Di Sir J. Gardner Wilkinson. Riedizione. Londra, 1880

18. Elias der Thisbiter. Von F. W. Krummacher. Elberfeld, 1835

19. Gesenii Thesaurus Philologicus Criticus Linguae Hebraeae Veteris Testamenti. Lipsiae, 1835

20. La grammatica ebraica di Gesenius. Quattordicesima edizione, ampliata e migliorata da E. Roediger. Londra, 1846

LA RIVOLTA DI ADONIA E L'ASCESA DI SALOMONE. - Il primo capitolo di questo libro è dedicato all'ascesa di Salomone e alle circostanze che precedettero, segnarono e seguirono quell'avvenimento. L'autore, o compilatore, evidentemente riteneva che la sua opera fosse iniziata correttamente con il regno del terzo re d'Israele, e che la malattia e la morte di Davide siano introdotte nella narrazione solo perché richiedevano un'incoronazione frettolosa e prematura di Salomone, ed esercitarono un'importante influenza sull'inizio del suo regno. Nell'ordine naturale degli eventi, Salomone non avrebbe avuto successo fino alla morte di suo padre, ma il tentativo di Adonia di impossessarsi del regno richiedeva l'immediata elevazione di Salomone al trono, e poiché questo tentativo è stato suggerito dall'estrema debolezza di Davide, l'autore è costretto a iniziare la sua storia con un racconto della decadenza e della morte di Davide. Nei versetti iniziali, di conseguenza, ci introduce nella camera della malattia. I suoi materiali per questa parte della storia sono stati senza dubbio derivati dal "Libro del profeta Nathan" 1Cronache 29:29; 2Cronache 9:29] La data di questi eventi è il 1015 a.C.

Ora Ebrei e, ma "ora" esprime più da vicino l'importanza dell'originale, poiché w ha qui poca o nessuna forza di collegamento. Si trova comunemente all'inizio di un libro (come in Esodo, Levitico, Giosuè, Giudici, 2 Samuele, Ruth, ecc.), e dove non c'è alcuna connessione con qualsiasi scrittura precedente (come in Ester, Ezechiele, Giona, ecc.) Difficilmente può implicare, quindi, "che lo storico consideri la sua opera come una continuazione di una storia precedente" (Rawlinson), né c'è alcun bisogno di supporre che sia stata presa da uno scritto contenente la storia precedente di Davide. Keil Re Ebrei il re. L'uso frequente di questo titolo, "Re Davide", "Re Salomone", "Re Asa", ecc., è caratteristico del nostro autore. L'espressione non è sconosciuta in 2 Samuele, ma ricorre così raramente da costituire una distinzione (non un collegamento, come Wordsworth) tra quel libro e i Re. Davide era ancora vecchio 2Samuele 5:4,5, mostra che non poteva avere più di settant'anni. [Ebrei aveva trent'anni al momento della sua ascesa al trono; il suo regno a Hebron durò sette anni e mezzo; a Gerusalemme trentatré anni.] Rawlinson dice: "Gli ebrei in questo periodo non erano longevi". Certamente, i re ebrei non lo erano. Solo Davide, Salomone e Manasse superarono i sessanta Ebrei scomparsi, cioè avanzati negli anni. Un'espressione comune, che si trova solo con qez come in Genesi 18:11; Giosuè 13:1, ecc. E lo coprirono con panni accesi. Rivestimenti. Dg,b, è usato per qualsiasi copertura, sia della persona [Genesi, 1Re 22:10] o del letto, [1Samuele 19:13] o anche di una tavola. In effetti, il mantello era usato, almeno dai poveri, come copertura durante la notte. Esodo 22:27] Il contesto (versetto 47) mostra che le lenzuola sono intese qui -- , ma non c'è calore. Un'esperienza comune degli anziani. Sembra che le difficoltà iniziali di Davide, i successivi dolori e le sue ansietà, lo abbiano invecchiato prematuramente. Forse anche lui era afflitto da una malattia

Ver

(1.) -

La camera della malattia

Questo capitolo iniziale di 1Re ci introduce nella privacy di una stanza di malattia. Sdraiato su un divano, coperto da molte pieghe di ricchi drappeggi orientali, vediamo un uomo debole, decrepito, attenuato. Al suo fianco c'è una bella ragazza, che si occupa assiduamente dei suoi bisogni. Di tanto in tanto la porta si apre e il profeta, il sacerdote e il guerriero entrano per ricevere le sue istruzioni; perché fortunatamente la mente non è un relitto come il corpo. Il suo vigore è appena diminuito, sebbene la forza fisica sia quasi esaurita. Ebrei ha appena raggiunto i sessant'anni stabiliti, eppure - tali sono state le difficoltà della sua vita - la forza vitale è esaurita. Lo coprono con i vestiti, ma non riceve calore. La fiamma della vita si sta lentamente ma inesorabilmente spegnendo. Ma ci rendiamo subito conto che questa non è una stanza ordinaria; che questo non è un paziente comune. Le splendide vesti, la porpora e la biancheria fine, la "presenza dei ministri, la posizione dei servitori", la proclamano una corte re. E le insegne, lo sfarzo, l'omaggio profondo proclamano che quest'uomo malato è un re. Sì, è Davide, secondo re d'Israele, ma secondo a nessuno per bontà e vera grandezza, che giace qui. La sua vita movimentata, così piena di romanticismo, di cavalleria, di pietà, sta per finire. Ma l'ora della morte è preceduta da un periodo di debolezza e di decadenza. Perché la malattia non ha riguardo alle persone. Anch'essa, come la morte, "tuona alle porte dei palazzi dei re e alle dimore dei poveri". Non c'è sfogo in quella guerra,

"Lo scettro e la corona devono cadere, e nella polvere deve essere uguale alla povera falce comune e alla vanga". --

La malattia di Davide, quindi, può suggerire appropriatamente alcune riflessioni riguardo alla malattia in generale. Qual è, chiediamoci, qual è il suo scopo, quali i suoi usi? Perché, di regola, un periodo di graduale decadenza precede la morte? Perché è degno di nota che solo l'uomo, tra tutti gli animali, muore di malattia. Tra tutte le miriadi di forme di vita, cioè, solo lui muore gradualmente. Gli animali inferiori, di regola, si predano l'un l'altro. Bestie, uccelli, pesci, insetti, tutti muoiono di morte violenta. Non appena uno di loro è attaccato dalla malattia, o indebolito dalla vecchiaia, viene spedito e divorato dai suoi simili. È così che l'equilibrio della specie viene preservato. Ma nel caso degli uomini, la morte improvvisa è l'eccezione. Per loro rimane, di regola, una disciplina del dolore prima della dissoluzione. E' bene chiedersi perché. La risposta generale è, ovviamente, ovvia. È a causa di quell'altra vita, di quella resa dei conti futura che attende gli uomini dopo la morte. Consideriamo, però, in che modo la malattia e il dolore sono una preparazione per la vita e il giudizio avvenire

LA MALATTIA È L'AVVISO DI DIO DI SMETTERE. Dovremmo pensare che sia difficile essere espulsi da casa nostra e gettati in strada senza il dovuto preavviso. Vogliamo un po' di tempo per fare i preparativi. Questo è particolarmente vero quando lasciamo il nostro tabernacolo terreno, non lasciando una casa, ma un mondo. Ora Dio ci ha dato abbondanti e ripetuti avvisi nei vari incidenti e avvenimenti della vita. Troppo spesso, però, sia le lezioni della Provvidenza che gli avvertimenti del predicatore non vengono ascoltati. Così l'Amante delle anime darà agli uomini un ultimo avvertimento, che essi non possono sbagliare, non possono ignorare. Lo sentiranno nelle loro persone. La malattia li inviterà a mettere in ordine la loro casa e a prepararsi ad incontrare il loro Dio. Una favola tedesca ci racconta che una volta la Morte promise a un giovane che non lo avrebbe convocato prima di aver inviato alcuni messaggeri per avvisarlo della sua venuta. Così il giovane si saziò di piacere e sprecò la salute e le forze in una vita dissoluta. Di lì a poco, una febbre lo abbatté. Ma poiché non era apparso alcun messaggero, non aveva apprensioni; e quando si riprese, tornò subito ai suoi peccati di prima. Gli Ebrei caddero allora preda di altre malattie, ma, ricordando il suo patto con la Morte, le presero alla leggera. "Non morirò," gridò; "Il primo messaggero non è ancora arrivato". Ma un giorno qualcuno gli diede un colpetto sulla spalla. Gli Ebrei si voltarono e videro la Morte in piedi al suo fianco. "Seguimi." disse il Re dei Terrori; "L'ora della tua partenza è venuta". "Com'è possibile?" esclamò il giovane; "Tu sei venuto meno alla tua parola! Tu hai promesso di mandarmi messaggeri, ma io non ne ho visto nessuno". «Silenzio!» rispose severamente il Distruttore. "Ti ho mandato un messaggero dopo l'altro. Qual era la febbre? Cos'era l'apoplessia? Qual è stata ogni malattia che ti ha colpito? Ognuno era il mio araldo; ognuno era il mio messaggero". Sì, il primo uso della malattia è quello di ricordare agli uomini la morte. E quanto abbiano bisogno di questo rammemoramento, possiamo apprenderlo dal caso di Davide. Gli ebrei avevano da tempo familiarità con la morte, la menzogna non era estranea alla "imminente breccia mortale", aveva conosciuto molti "sogni di pelo" e spesso c'era stato "solo un passo tra la sua anima e la morte". Anzi, una volta aveva visto il Distruttore in persona, l'aveva visto in piedi con la spada sguainata pronta a colpire. Eppure l'uomo che aveva affrontato la morte, che aveva a lungo portato la sua vita nelle sue mani, riceve un ultimo avvertimento prima della sua fine. Quella malattia, forse, prima gli fece capire la sua mortalità, prima gridò a lui: "Così dice il Signore Dio: Togli il diadema e togliti la corona". [Ezechiele 21:26] Ma

II LA MALATTIA È IL MODO IN CUI DIO SVEZZA GLI UOMINI DAL MONDO. È naturale aggrapparsi alla vita; ma è necessario che ci venga data la volontà di lasciarla. Lo strappo si fa sentire tanto meno quando alcuni dei legami che ci legano alla terra sono stati spezzati: quando la vita perde le sue attrattive. È l'ufficio del dolore e della malattia di rendere la vita priva di valore, di rendere gli uomini ansiosi di andarsene. Quante volte accade che uomini che all'inizio della malattia non vogliono sentire parlare della morte si trovino subito a pregare per la loro liberazione. Questi sono gli "usi dell'avversità". Un vecchio scrittore paragona l'afflizione all'amaro unguento che le madri che allattano e vogliono svezzare la loro prole a volte mettono sul loro seno. Qualche settimana sul divano del dolore, e presto gridiamo che la vita non vale la pena di essere vissuta

III LA MALATTIA È LA DISCIPLINA DI DIO PER IL PARADISO. È vero che ogni "cura terrena è una disciplina celeste". Tutti i mali di cui la carne è erede sono progettati per essere gli strumenti della nostra perfezione. Come il Capitano della nostra salvezza, siamo "resi perfetti attraverso le sofferenze". Per noi, come per Lui, "la croce è la scala che porta al cielo". Queste sono due parole suggestive, che differiscono solo per una lettera: paqhmata, maqhmata, "afflizioni, istruzioni". Ma mentre ogni afflizione è una scuola, l'ultima malattia dovrebbe essere la scuola finale. Agisce l'ultimo saggio, la fornace deve essere riscaldata più di quanto non sia stata abituata. «Ho imparato di più», disse il signor Cecil, «entro queste tende in sei settimane di quanto abbia imparato in tutta la mia vita prima». La camera della malattia è un ritiro forzato . Lì, le orecchie "che il predicatore non poteva istruire" sono costrette ad ascoltare. Lì, "le labbra dicono 'Dio sia pietoso' che non hanno mai detto 'Dio sia lodato'. Lì, molti hanno imparato per la prima volta a conoscere se stessi. E quanto è necessaria quest'ultima disciplina che la camera malata di Davide può insegnarci; perché aveva già avuto la sua parte di guai. La sua vita era stata in gran parte trascorsa in. la scuola delle avversità". Nei viaggi frequenti, in pericolo dei ladri", ecc., [2Corinzi 11:25,26] queste parole descrivono appropriatamente la sua carriera iniziale. E anche da quando è salito al trono, quante volte la spada ha attraversato la sua anima. Amnon, Absalom, Tamer, Abner, Amasa, quali tragedie sono legate a questi nomi. Pochi uomini hanno sperimentato una disciplina così lunga e amara come lui; e sembrerebbe, anche, che abbia realizzato il suo mondo. Se possiamo giudicare da alcuni dei suoi Salmi successivi, pieni di contrizione, di umiltà, di devoti respiri dietro a Dio, quell'anima dolce e santificata aveva "imparato l'obbedienza dalle cose che soffriva". Ma non gli viene risparmiato il castigo finale. Il dolce cantore d'Israele, l'uomo secondo il cuore stesso di Dio, deve andare per un po' nell'oscurità e nel silenzio della stanza del malato, per essere reso pienamente "degno dell'eredità dei santi nella luce". Gli uomini spesso pregano per essere risparmiati da una lunga malattia, spesso commiserano coloro che ne soffrono una. Ma abbiamo imparato che ha i suoi usi. Vediamo che è un'ultima possibilità data agli uomini: un ultimo solenne avvertimento, un ultimo castigo per prepararli alla visione beatifica. I napoletani chiamano una delle corsie del loro ospedale L'Antecamera della Motre, l'anticamera della morte. È così che dobbiamo considerare ogni "camera della malattia".

L'INIZIO DEL REGNO DI SALOMONE. - Nel capitolo precedente abbiamo visto l'instaurazione del governo di Salomone (versetto 46) mediante l'eliminazione dei nemici interni, cioè dei sudditi scontenti e ribelli. In questo lo vediamo rafforzare la sua posizione con un'alleanza esterna, con un matrimonio con una principessa egiziana. Questo evento, tuttavia, è un eroe narrato, non perché lo storico avesse in mente questa connessione di idee, ma probabilmente perché il matrimonio venne dopo in ordine di tempo

E Salomone fece affinità [Non "alleanza" (come alcuni hanno supposto) ma parentela, lett. Si fece genero] con il Faraone re d'Egitto quale dei Faraoni fosse, è impossibile dirlo con certezza. Poiché, comunque, Sisac [1Re 11:40 14:25] è senza dubbio lo Sheshonk che successe al trono d'Egitto nel 26º anno di Salomone (Poole), e che fu il primo re della 22ª dinastia di Manetone, possiamo tranquillamente identificare questo Faraone con "un defunto re della 21ª dinastia (o gianita)". Si è ipotizzato (Bunsen, Ewald, Brugsch, al.) che fosse Psusennes II, l'ultimo re di quella casata, supponendo che regnò 35 anni, (come affermato da Eusebio), ma secondo l'Africano, il suo regno fu limitato a 14 anni. È più saggio dire, quindi, con il signor Poole (Dict. Bib., "Faraone") che questo Faraone "non può ancora essere identificato nell'elenco di Manetone". È anche impossibile decidere se l'alleanza fu inizialmente cercata da Salomone con l'obiettivo di conquistare un vicino potente e pericoloso (Thenius), alle cui incursioni era esposto il suo confine settentrionale, e soprattutto per contrastare l'influenza di Hadad (Plumptre), o se il matrimonio fu proposto dal Faraone perché la XXI dinastia "era allora diventata molto debole" (Rawlinson) e il suo capo desiderava "relazioni amichevoli con il regno di Israele, che era diventato un potere da temere" (Keil). Ma possiamo ragionevolmente supporre che l'alleanza "deve essere stata per la maggior parte degli Israeliti una alleanza molto sorprendente" (Plumptre). Egitto [Rahab, Salmi 89:10; Isaia 51:9] era per ogni Israelita un nome di trionfo e di terrore. I Faraoni erano i loro nemici ancestrali, e presero la figlia del Faraone Un matrimonio come questo non era senza precedenti [Genesi 41:45 ; Esodo 2:21; Numeri 12:1; Matteo 1:5; Rut 4:13] né fu condannato dalla Legge, che proibiva solo i matrimoni misti con le nazioni di Canaan Esodo 34:16; Deuteronomio 7:3] e sancì l'unione di un Israelita con un prigioniero preso in guerra ( Deuteronomio 21:13 ; Confronta 20:14). "Allo stesso tempo, era solo quando le mogli straniere rinunciavano all'idolatria, che tali matrimoni erano in accordo con lo spirito della legge" (Keil). Poiché Salomone in questo periodo della sua vita osservò fedelmente la legge, poiché non fu mai incolpato per questo matrimonio, e poiché non c'è alcuna traccia dell'introduzione dei riti egiziani in Israele, è una giusta presunzione che la principessa egiziana si conformò alla religione del suo paese adottivo, e la portò nella città di Davide 2Cronache 8:11 parla della sua dimora nella "casa di Davide, Cioè, sembrerebbe, il palazzo che Davide aveva occupato fino a quando non ebbe posto fine, ciò non dimostra affatto che egli avesse iniziato a costruire, come deduce Keil. Gli Ebrei non cominciarono a costruire il Tempio fino al quarto, né la sua casa fino all'undicesimo anno dopo la sua ascesa, e il matrimonio, sebbene non proprio all'inizio del suo regno, difficilmente può essere stato ritardato all'undicesimo anno, e può aver avuto luogo prima della morte di Simei che costruì la sua propria casa Confronta 1Re 7:7 e la casa del Signore Confronta 1Re 6:7:51 e le mura di Gerusalemme tutt'intorno. Probabilmente, egli rafforzò ed estese le mura della città, come afferma Giuseppe Flavio (Ant. 8:6. 1). Secondo l'aggiunta della LXX al cap. 12., fu in questo compito che Geroboamo fu impiegato (1Re 11:27 ; Confronta 9:15). Davide aveva fortificato una parte della città. [2Samuele 5:9]

2 Perciò Ebrei e i suoi servi, secondo Giuseppe Flavio (Antiq. 7:14, 3), i suoi medici gli dissero: "Si cerchino" per il mio signore il re, il pronome singolare è usato per rappresentare il servo che faceva portavoce per gli altri, una giovane vergine marg., "una fanciulla, una vergine". Doveva essere giovane, per impartire calore, e vergine, come si addiceva a un re. Benché fosse raccomandata come nutrice, naturalmente supponevano che potesse essere presa come concubina e lasciata stare davanti al re -- , cioè come serva (Ver. 4). Cfr. 1Re 12:6, Genesi 41:46; Daniele 1:5; Deuteronomio 1:38 con Giosuè 1:1 1Re 10:8. In Oriente, i servi stanno ancora in piedi e aspettano il piacere dei loro padroni. Cf., 2Re 5:25 e che lei lo ami Così anche la LXX, kai estai aujtolpousa. Ma Gesenius, al, "sii una compagna per lui" e lascia che lei giaccia nel tuo o "suo", LXX autou, Vulg. L 'espressione è generalmente, ma non invariabilmente [vedi 1Re Rut 4:16] usata de complexu venereo -- affinché il mio signore il re possa ricevere calore. Questo stretto abbraccio della giovinezza era un modo ovvio per impartire calore animale all'età ("Color a corpore juvenili ac sane maxime prodest senibus". Grozio), ed era il più favorito perché allora non si conoscevano altri rimedi interni. È riconosciuto da Galeno, e si dice che sia stato prescritto da un medico ebreo all'imperatore Federico Baressa (Bahr). Roberts afferma che è ancora largamente seguito in Oriente

Solo La parola forse significa "che c'era un'eccezione alla condizione fiorente delle cose che lo scrittore ha descritto" (Rawlinson), anche se il popolo non è mai biasimato per i sacrifici sugli alti luoghi, e il sacrificio di Salomone sul "grande alto luogo" fu pieno di benedizioni. L'idea è piuttosto che proprio come egli fu costretto a portare sua moglie egiziana nella città di Davide, perché il suo palazzo non era ancora finito, così il popolo fu costretto a sacrificare sugli alti luoghi, perché il tempio non era ancora stato costruito (Keil), e "il luogo" dove Dio avrebbe posto il Suo nome era stato appena scelto 1Cronache 22:1] il popolo sacrificava Ebrei , cioè, abitualmente, costantemente in luoghi elevati Tutte le nazioni hanno scelto le cime dei colli per atti di adorazione, forse perché più vicine al cielo. "Anche Abramo costruì un altare al Signore su un monte vicino a Betel". [Genesi 12:7,8 -- ; Confronta 22:2, 9; 31:54 E l'uso degli alti luoghi per questo scopo non era chiaramente condannato dalla Legge. È vero che agli Ebrei fu comandato di avere un solo luogo di sacrificio [Levitico Deuteronomio 12:5,11,13,26,27 -- ; Confronta, Giosuè 22:29] e questo senza dubbio era, se non un divieto indiretto, uno scoraggiamento di tali santuari. Si è sostenuto, tuttavia, che questo comando fosse puramente prospettico, ed è certamente notevole che anche quando gli Israeliti si stabilirono nella terra promessa, e fu eretto il tabernacolo, Giosuè 18:1] furono costantemente costruiti altari e offerti sacrifici sugli alti luoghi, e talvolta, come nel caso di Gedeone, Giudici 6:26] e Manoah, Giudici 13:19,20] per espresso comando divino. Più avanti troviamo Samuele, [1Samuele 7:9,10; 11:15; 16:5] Saul (13:9; 14:35), Davide, 1Cronache 21:26] Salomone ed Elia, [1Re 18:30] che offrono sacrifici in vari luoghi, cosa che non avrebbero potuto fare se fosse sembrato loro che questo fosse stato condannato in anticipo dalla Legge. È molto probabile, quindi, che, sebbene i contemporanei di Giosuè avessero un punto di vista diverso [come dimostra Giosuè 22:15-31] gli uomini di un'epoca successiva si scusassero con la motivazione dichiarata nel testo, che "non fu costruita alcuna casa al nome del Signore". Alcuni hanno sostenuto che "se non avessero sacrificato e bruciato incenso su luoghi elevati, non avrebbero potuto sacrificare o bruciare incenso affatto" (Bp. Horsley); Ma questo sembra trascurare il fatto che c'era un posto previsto per i sacrifici - la porta del tabernacolo - e che per una ragione o per l'altra si sacrificava altrove. E la ragione, senza dubbio, era quella addotta dallo storico. Va aggiunto che questo termine "luogo elevato" (hm; B; ) venne usato per tutti i luoghi di culto, non solo sulle alture, ma anche in quelli nelle valli [2Re. Geremia 7:31 32:35] Il Bamah a volte consisteva solo di un altare, ma di regola c'era un santuario o santuario, eretto duramente da [1Re 13:32; 2Re 17:29 23:19] il Beth-Bamah, per il quale la parola Bamah è talvolta usata liberamente [1Re 11:7 14:23 2Re 21:3] perché fino a quei giorni non c'era nessuna casa costruita nel nome del Signore

3 Così Ebrei e loro cercarono [Confronta, Ester 2:2] per una fiera questa parola indica la stessa conclusione di "vergine" in per. 2 damigella in tutte le coste, cioè confini (costa = costola, lato). Un vecchio scrittore parla delle "coste e dei quarti del cielo" di Israele, e ha trovato Abishag = "Padre dell'errore". I nomi composti da Ab, "padre", erano e sono molto comuni in Oriente. Abbiamo, ad esempio, Absalom in Per. 6, e Abi-athar in Per. 7 a Ebrei la Sunamita Sunem, una città di Issacar, Giosuè 19:18] ora chiamata Solam, "un fiorente villaggio circondato da giardini" (Porter), e "in mezzo ai più bei campi di grano del mondo" (Grove), si trova sul pendio inferiore del "Piccolo Hermon", e ha davanti a sé l'ampia pianura di Esdraelon. Un'altra Sunamita compare nella storia sacra [2Re 4:8] e la portò dal re. E Salomone amò il Signore osservando così il primo e grande comandamento, lo "Shemà Israele" [Deuteronomio 6:5 -- ; Confronta 30:16; Matteo 22:7; Luca 10:27] camminando negli statuti di Davide suo padre -- , cioè quelli che Davide aveva osservato (versetti 6,14) e gli aveva comandato di osservare (cap. 2:4): solo che egli sacrificava e bruciava incenso nei luoghi alti. Queste parole mostrano chiaramente che l'adorazione degli alti luoghi, sebbene condonata, e anzi accettata, da Dio (vers. 5) non era strettamente lecita e giusta. Era un'ignoranza a cui Dio strizzava l'occhio. Lo storico, ricordando ciò che divenne l'adorazione degli alti luoghi, nota che ciò è un'imperfezione dell'inizio del regno di Salomone, anche se non dice che tale adorazione fosse peccaminosa

Ver. 3-

La grazia e il luogo dell'amore

"E Salomone amò l'Eterno, camminando in tutte le leggi di Davide suo padre, solo sacrificò", ecc

Di quanti uomini, così come del più saggio degli uomini, si possono usare alcune di queste parole. Di alcuni si può forse affermare che hanno amato il Signore "con cuore perfetto", di meno ancora, se non nessuno, che Lo hanno amato con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l'anima e con tutta la forza. Ma nel caso della maggior parte, deve essere aggiunta una clausola qualificante, un "solo". Insieme con la pietà sincera, con l'amore devoto a Colui che ci ha amati per primo, quante volte si trovano imperfezioni, infermità, peccati. A volte, per esempio, l'amato è tinto di superstizione, come nel caso di Santa Teresa, di Lacordaire e di molti Romanisti; a volte, come nel caso di Calvino e di molti protestanti, è segnato dalla durezza e dall'intolleranza; a volte, come nel caso di Schleiermacher e Bunsen, è infettato dal razionalismo. L'amore, vale a dire, non è privo di lega; Non è l'oro puro raffinato. In alcuni dei santi beati troviamo ristrettezza e fanatismo, in altri fanatismo; in altri, ancora, il fariseismo e la presunzione. Ora tutti questi "amano il Signore solo... Ma osservate. Salomone era amato da Dio; benedetto, arricchito e prosperato da Dio, nonostante ciò "solo", nonostante, cioè, che il suo sacrificio e il suo servizio fossero contrassegnati dall'imperfezione. Quindi impara...

IO CHE DIO AMA COLORO CHE LO AMANO, NONOSTANTE LE LORO IMPERFEZIONI. Naturalmente Dio ama gli uomini che non Lo amano. "Dio ci commette il suo amore in questo, mentre eravamo ancora peccatori", ecc. Spesso diciamo ai bambini: "Dio non ti ama quando sei cattivo", ma questa è una teologia viziosa. Se così fosse, non ci sarebbe stata speranza per il nostro mondo. Ma Ebrei è buono con gli ingrati e con i cattivi. Sì, l'amore deve cominciare da Dio. "Noi lo amiamo perché gli ebrei ci hanno amato per primi". E l'amore che sopportava i nostri peccati, nei giorni della nostra impenitenza, ora sopporta anche le nostre infermità e ignoranze. Né la superstizione né la ristrettezza né il fanatismo "né nessun'altra creatura può separarci dall'amore di Dio", ecc

II CHE DIO PERDONA COLORO CHE LO AMANO, NONOSTANTE LE LORO INFERMITÀ. Qui non si intende dire che il nostro amore possa fare alcuna espiazione o riparazione per i nostri peccati. Non conosciamo meriti o mediazioni se non i Suoi. "I tuoi peccati ti sono perdonati a causa del suo nome". Ma dove c'è amore, c'è perdono. [Luca 7:47] Ebbene, l'amore implica la penitenza e la fede, e assicura l'obbedienza. (Osservate le parole successive: "Camminare in tutti gli statuti", ecc.) Così, le tre condizioni del perdono sono tutte comprese nell'amore

III CHE DIO ACCOGLIERÀ COLORO CHE LO AMANO, NONOSTANTE LA LORO IGNORANZA. La porta del cielo non è mai chiusa contro l'amore, e solo l'amore la aprirà

"O mercante, alle porte del cielo, per le merci celesti l'Amore è l'unica moneta che passa lì." --

Deve essere così, perché "l'amore è il cielo e il cielo è l'amore"

IV CHE DOBBIAMO AMARE COLORO CHE AMANO DIO, NONOSTANTE LE LORO IGNORANZE, INFERMITÀ E IMPERFEZIONI. Se l'Eterno Amore trascura il nostro "solo", sicuramente dovremmo trascurare il "solo" degli altri. Possiamo rimpiangere le loro opinioni, possiamo pensare che non siano sane nella fede, possiamo lamentarci della loro superstizione, della loro mancanza di "dolcezza e luce", della loro volgarità o del loro fanatismo, ma se Dio li ama e li riceve nonostante ciò, che diritto abbiamo di fare altrimenti? Se amano il nostro Signore, allora hanno diritto al nostro amore. "Grazia a tutti coloro che amano sinceramente il Signore nostro Gesù Cristo". Di conseguenza, nella religione sia dell'Antico Testamento che del Nuovo Testamento troviamo:

V CHE L'AMORE È TUTTO. Lo è

1.) L'adempimento della legge [Romani 13:8:10 ; Matteo 22:37-40] Non possiamo infrangere la legge se amiamo. "Habe caritatem et fac quicquid vis", diceva Sant'Agostino

2.) Il timbro e il sigillo reale del cristiano. "Gli ebrei che amano sono nati da Dio." "Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore", ecc. È stato detto: "Pectus est quod theologum facit". È altrettanto vero che il cuore fa sì che il cristiano

3.) La gloria dell'uomo. Fu la più grande gloria di Salomone. La lode più alta che si registra di lui non è che "era più saggio di tutti gli uomini" (1Re 4:31) né che "superava tutti i re della terra in ricchezza e sapienza", ma che amava il Signore. "La cosa migliore che si possa dire di un uomo è che ama Dio". Salomone, in tutta la sua gloria, non è più grande del più povero dei santi

4.) L'unica cosa necessaria. L'unica cosa che Dio esige è il cuore. (La bellissima poesia di Adelaide Proeter, " Dammi il tuo cuore", offre qui una bella illustrazione.) È la molla principale dell'uomo. La vita dipende dal cuore. Durante il regno della regina Elisabetta, quando ai cattolici romani fu comandato di frequentare la chiesa sotto pena e pena, alcuni dei loro capi si rivolsero al Papa per avere una guida. «Lasciate che i cattolici d'Inghilterra», fu l'astuta risposta, «mi diano i loro cuori, e la regina possa fare ciò che vuole con gli altri».

Omelie DI E. DE PRESSENSE. Vers. 3-16; 4:2-34.

La preghiera di Salomone e il suo compimento

"Chiedi che cosa ti darò."

LA PREGHIERA DI SALOMONE È IL TIPO DI VERA PREGHIERA. Impariamo da esso

(1) Il potere della preghiera;

(2) La condizione in base alla quale viene concesso;

3) Il suo risultato

I IL POTERE. "La preghiera", diceva Adolphe Monod, "mette in moto tutta la potenza di Dio". Le parole di Dio a Salomone ci mostrano questa potenza onnipotente, che si pone, per così dire, a disposizione della debolezza umana. Quando il Figlio di Dio venne sulla terra, prendendo su di sé la nostra fragile umanità, affinché gli Ebrei potessero comprendere perfettamente tutti i suoi guai, gli Ebrei parlarono allo stesso modo al povero cieco Bartimeo: "Che vuoi che io ti faccia?". Prima di tornare in cielo, gli Ebrei rivolsero la stessa frase ai Suoi discepoli: "Qualunque cosa chiederete al Padre nel mio nome, Ebrei la darete a voi". Giovanni 16:23] Chiediamo dunque tutto ciò di cui abbiamo bisogno con santa franchezza, perché è Dio stesso che ce lo comanda. Come il padre del figliol prodigo, gli Ebrei ci vengono sempre incontro. Le nostre speranze e i nostri desideri non potranno mai essere così grandi come le Sue promesse. Lo onoriamo veramente quando facciamo del Suo amore la misura della nostra fiducia

II LE CONDIZIONI ALLE QUALI LE NOSTRE PREGHIERE VENGONO ESAUDITE SONO:

(a) Piena fiducia in questo amore infinito e grato ricordo dei favori ricevuti: "Tu hai mostrato a Davide, mio padre, grande misericordia e gli hai dato un figlio perché sieda sul suo trono" (ver. 6)

(b) La consapevolezza della nostra impotenza e debolezza: "Io non sono che come un fanciullo, e non so come uscire o entrare" (ver. 7)

(c) La precedenza data ai doni spirituali su quelli temporali: "Dai al tuo servo un cuore intelligente" (ver. 9). La preghiera non ha lo scopo di portarci subito tutta la prosperità materiale. Una tale risposta alla preghiera potrebbe essere spesso dannosa, indurendo il cuore e privandoci della salutare disciplina della prova. Se la cosa che cercavamo più di ogni altra cosa fosse la prosperità materiale, saremmo dei semplici mercenari. Siamo sempre ascoltati, ma non sempre nel modo in cui vorremmo, per quanto riguarda la nostra vita terrena. Ma quando chiediamo a Dio un cuore nuovo e intelligente, chiediamo ciò che Ebrei si è impegnato a concedere, poiché è scritto: "Se qualcuno manca di sapienza, la chieda a Dio, che dona a tutti liberalmente e non biasima".

III IL RISULTATO DELLA PREGHIERA DI SALOMONE non fu solo la grazia spirituale che cercava, ma anche la prosperità e la gloria del suo regno. "Anch'io ti ho dato ciò che non hai chiesto" (versetto 13). C'è un'applicazione generale sia agli individui che alle nazioni delle parole di Cristo: "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte le altre cose vi saranno date in aggiunta" [Matteo 6:33] con l'eccezione delle afflizioni, che possono essere necessarie come disciplina, e a condizione che camminiamo nelle vie del Signore (ver. 14), poiché la misericordia di Dio, per quanto libera, è ancora legata alla Sua santità e non può tollerare la violazione delle Sue leggi.

Omelie DI J. WAITE Vers. 5-16.

Una preghiera saggia

Gabaon, la scena di questo incidente, era uno dei "luoghi alti" del paese. Il culto nelle alte sfere era stato proibito. La legge contro di essa non fu rigidamente applicata finché non fu scelto il luogo "dove il Signore avrebbe fatto abitare il suo nome". Che l'atto di sacrificio di Salomone a Gabaon non fosse condannato è provato dal fatto che egli fu favorito da questa diretta comunicazione divina. Ogni scena di vera adorazione può diventare la scena di una speciale manifestazione Divina. "Il Signore apparve a Salomone in un sogno notturno". Qualunque sia la nostra teoria su questi sogni dei tempi antichi, era evidentemente una comunicazione divina articolata e intelligibile quella che Salomone aveva, e il suo spirito era intensamente attivo. La sua scelta della saggezza piuttosto che della ricchezza, ecc., fu un atto di giudizio, una decisione della volontà, e quindi indicativa del carattere morale. Tutto lo spirito della sua preghiera gli è molto onorevole. La preghiera è, in un certo senso, esaudita prima di essere presentata. Ogni santo anelito dell'anima pia contiene in sé il pegno del proprio compimento

LA NATURA DELLA VERA SAGGEZZA. Un potere di discernimento morale. "Un cuore che ha intendimento per giudicare", ecc. Questa era la virtù della preghiera di Salomone: essa desiderava ardentemente una dote morale piuttosto che meramente circostanziale, o anche intellettuale. Gli ebrei avevano la saggezza dell'uomo di scienza, del "filosofo minuto" (vedi CAPITOLO 4:33). Ma una saggezza più alta era necessaria per un lavoro più elevato, per guidare e governare il popolo, e questo è ciò per cui pregava. Poche tracce in Salomone del puro, fervente spirito di devozione che ardeva in suo padre Davide. Il desiderio del cuore di Davide non era tanto la sapienza quanto la santità. Ma Salomone ha davanti a sé un nobile ideale di governo regale, ed è così che cerca di realizzarlo

La saggezza è una qualità pratica, non meramente teorica, che consiste meno nelle idee vere che nella capacità di incarnarle in una forma reale e vivente; non la conoscenza o l'intuizione, ma il potere di volgere ciò che è conosciuto e compreso al massimo conto. Negli affari comuni della vita, in materia di affari, di scienza, di arte, quanti uomini teorici intelligenti ci sono la cui intelligenza non assume mai una forma tangibile e pratica! Non si può indicare nulla di ciò che hanno mai fatto come espressione degna della loro capacità innata. Solo in senso qualificato tali uomini sono "saggi". Quanto più nella sfera superiore della vita morale e religiosa. Qui anche una scienza e un'arte, l'ideale e il pratico. La saggezza è la combinazione dei due. È il pensiero ed è la vita, la scienza della verità e della realtà spirituali sposata all'arte divina di vivere sotto l'influenza di ciò che è reale e vero

2.) La saggezza ha a che fare con quei principi eterni che sono alla base delle apparenze superficiali della vita. Il giudizio di Salomone nella disputa tra le due donne riguardo al bambino (versetto 16 alla fine) è qui suggestivo. La sua particolarità è che, invece di affidarsi alle apparenze per risolvere il dubbio, egli lascia la decisione all'istinto profondo della natura della madre, cioè la sua saggezza si vede nel chiamare in suo aiuto un principio più profondo e meno fallibile di lui. Applicate questo alla condotta superiore della vita. Vogliamo qualcosa di più affidabile della nostra osservazione o della nostra ragione come guida. "Il timore del Signore è l'inizio della saggezza". Afferra Dio. Camminate per fede. Lascia che ci sia un elemento divino nella tua vita:

"C'è più saggezza in una preghiera sussurrata che nell'antica tradizione di tutte le scuole". --

Quanto è grande la sapienza di colui la cui intera vita quotidiana è una preghiera ascendente al cielo!

II L'ORIGINE DIVINA DELLA SAPIENZA. "Chiedi che cosa ti darò." Dio è la Fonte infinita della Sapienza, ed Ebrei "dona" dalla Sua inesauribile pienezza. "Il padre delle luci". Che mondo di meraviglie è il libro della Natura! Che pensiero creativo, abilità costruttiva, saggio adattamento sono qui! Un mondo di meraviglie più profonde è il Libro della Verità. "O la profondità delle ricchezze", ecc. Ma questa è rivelazione; Dobbiamo pensare all' impartizione. Dio darà sapienza: "Chiedi quello che ti darò". "Se qualcuno manca di sapienza, la chieda a Dio", ecc. Tutta la vera luce che guida l'uomo su qualsiasi retta via è il Suo dono. Soprattutto quei pensieri retti, quelle alte aspirazioni, quelle energie sante, che sono la vita stessa degli uomini. L'uomo può solo rivelare le sue ricchezze mentali. Il filosofo non può "dare" la saggezza rustica, né il padre o l'insegnante il figlio. Dio diffonde la luce del Suo Spirito nell'anima. "Se siete malvagi", ecc

III L'ABBONDANTE RICOMPENSA DELLA SAGGEZZA. "E io ti ho anche dato", ecc. (ver. 13). La beneficenza di Dio supera le aspettative dei Suoi figli. "Capaci di fare in abbondanza", ecc

. "Cercate prima il regno di Dio", ecc

. [Matteo 6:33]

4 E la fanciulla era molto bella, bella fino all'eccedenza -- e amava vedere il ver. 2 il re, e lo serviva, ma il re non la riconobbe. Questo è menzionato per spiegare la storia di 1Re 2:13-25. Se fosse stato altrimenti, Adonia non avrebbe mai avuto la presunzione di cercarla in matrimonio, e Betsabea non le avrebbe mai promesso aiuto per la sua causa. Una tale alleanza incestuosa non solo sarebbe stata contraria alla legge, [Levitico 18:8] ma ripugnante per tutti i veri Israeliti. [cf 1Corinzi 5:1] In questo fatto, che la corte conosceva, e che la nazione in generale non conosceva, potevano solo supporre che una tale "ricerca" di una persona così "bella" significasse l'aumento del serraglio, Adoni-Jah trovò il suo punto d'appui per un secondo tentativo sul trono. Gli espositori più anziani e alcuni dei moderni, in particolare Wordsworth, suppongono che Abisag fosse la moglie di Davide, nel senso che era legalmente sposata con lui. (Corn. A Lap. discute la questione a lungo, e con inutile prurito.) Ma questa idea non trova alcun sostegno nella Scrittura, che la rappresenta semplicemente come un'assistente. È ozioso osservare, di conseguenza, che "la legge ebraica permetteva la poligamia" (Rawlinson). E il re andò a Gabaon: Giosuè 9:3; 10:2; 18:25; 2Samuele 21:1. Ora conosciuta come El-Jib, un'eminenza dominante [come suggerisce il nome] a circa sei miglia a nord di Gerusalemme. A rigore, è costituito da due alture, su una delle quali, si ipotizza, sorgeva la città, mentre l'altra era il luogo elevato. Salomone fu accompagnato a Gabaon da "tutta la congregazione", compresi i capitani, i giudici, i governatori, ecc. (2Cronache 1:2,3 per sacrificare lì Questo servizio religioso era destinato a inaugurare il suo regno, 2Cronache 1:13] dopo il precedente di 1Samuele 11:15 ; Confronta 2Samuele 6:2. Il suo scopo era anche quello di implorare la benedizione divina sulle sue imprese. Se la sua visita serviva allo stesso tempo come un addio, o "un funerale onorevole al tabernacolo". Questo è stato un incidente; poiché quello era il grande alto luogo, essendo il luogo del tabernacolo e dell'altare di rame. In 1Samuele 21:6 troviamo il tabernacolo a Nob, anche se senza l'arca. [1Samuele 4:2] Dopo il massacro dei sacerdoti perse l'efod. [1Samuele 22:20; 23:6] Difficilmente potrebbe rimanere in un luogo macchiato da tanto sangue; ma come o quando abbia trovato la strada per Gabaon, non lo sappiamo. Vedi 1Cronache 16:37,39; : 2Cronache 1:3-6 mille olocausti tali numeri non erano infrequenti alle feste. Vedi 1Re 8:62 e confronta 2Cronache 29:33,34. Rawlinson ci ricorda che "Serse offrì 1000 buoi a" (Erode 7:43). Salomone non si offrì, naturalmente, personalmente, come alcuni (Ewald. ad esempio) hanno sup. posato. Si dice che Ebrei li abbia "offerti", perché forse li provvide lui (insieme alla congregazione). L'immenso numero da solo dimostra che non può aver offerto di persona. La festa probabilmente durava sette o otto giorni, ma anche allora difficilmente un migliaio di vittime potevano essere offerte intere (twOlO) a meno che l'altare non fosse stato notevolmente ingrandito, o non fossero stati eretti altri altari temporanei. Quest'ultima supposizione non è smentita dalle parole che seguono. [Vedi 1Re 8:63,64] su quell'altare

5 Allora Adonia = "Geova è il mio Signore". Il quarto figlio di Davide, e ora apparentemente il maggiore sopravvissuto. Sembra probabile che Chileab, o Daniele, 1Cronache, il secondo figlio di Davide, sia morto in tenera età. Per la morte di Amnon, vedere 2Samuele 13:29 ; per Absalom's, 2Samuele 18:14. Gli ebrei devono aver avuto tra i trentatré e i quarant'anni (essendo nati a Hebron) il figlio di Haggith = " festivo" (Gesen.) "il ballerino" (Stanley) si esaltava, dicendo a se stesso e ai suoi alleati: "Io sarò re". Non è difficile risalire a questa determinazione alle sue fonti. Erano

(1) la sua anzianità. È vero che nella monarchia ebraica non c'era alcun "diritto di primogenitura". "Il Dio Re si era riservato la scelta del re terreno" (Keil). Davide stesso non era il fratello maggiore, ma il più giovane. Agisce nello stesso periodo in cui la primogenitura, ceteris paribus, avrebbe avuto, e di fatto avvenne, un peso considerevole. Il primogenito aveva il diritto di primogenitura; Possiamo dubitare che si aspetterebbe la corona, e pensare bene se fosse stato scavalcato? [vedi 2Cronache 21:3 ]

(2) Le sue attrazioni personali. Adonia pensava che la sua bellezza e la sua statura (Giuseppe Flavio menziona quest'ultima) lo distinguessero, come doni simili avevano fatto a Saul, [1Samuele 9:2] per il trono

(3) Ebrei era incoraggiato nelle sue pretese, se davvero non gli erano state suggerite, da altri, da Ioab, per esempio (vedi al versetto 7)

(4) Forse l'amore per la bella Sunamita e il desiderio di impossessarsi di lei possono aver rafforzato le sue risoluzioni. È degno di nota che lui e la sua bellezza sono menzionati subito dopo lei e lei: e preparò Ebrei, fece -- di lui carri e cavalieri piuttosto che cavalli, come in 1Samuele 8:11; 1Re 5:6, Ebrei Il primo passaggio quasi stabilisce qui il significato. Keil presume che si tratti di una scorta a cavallo e di cinquanta uomini che corrono davanti a lui come Absalom prima di lui. Sembra che Adonia abbia imitato in ogni modo Absalom. Giuseppe Flavio dice che gli somigliava nell'indole. I carri, i cavalli e i corridori sono menzionati [1Samuele 8:11] come la prima delle insegne del re. I cavalli erano un segno così naturale e familiare dello stato reale (non essendo impiegati nell'agricoltura o per viaggiare), che i re ebrei furono avvertiti [Deuteronomio 17:16] di non moltiplicarli. Ancora i superstiti, come avevano gli imperatori romani (da loro chiamati cursori), e come quelli che troviamo oggi in Egitto, valletti che precedono il carro a tutta velocità, e con le loro grida stridule sgombrano la strada, sono mirabilmente calcolati per impressionare l'opinione pubblica. Secondo Morier, "i corridori davanti al cavallo del re in Persia sono indispensabili per lo stato reale". Adonia sperava con questa dimostrazione di pompa regale di conquistare i suffragi del popolo

Ver. 5 sqq. con 1Re 2:13 sqq.-

La storia di Adonia e le sue lezioni

ERA UN BAMBINO VIZIATO. - "Suo padre non gli era mai dispiaciuto". Non c'è scortesia e ingiustizia più grande verso un bambino che l'eccessiva indulgenza. Il bambino è il padre dell'uomo. Il ragazzo che fa a modo suo lo vorrà certamente dopo la vita, e non lo otterrà, con sua delusione e l'infelicità di tutti coloro che lo circondano. Gli Ebrei che amano suo figlio lo correggono per tempo. Davide era probabilmente così assorbito dalle cure e dai doveri pubblici che la sua prima cura, dopo Dio - la sua famiglia - fu trascurata. Quanto sono imprudenti quei genitori che affidano la cura dei loro figli nel momento più critico e impressionabile della vita ai domestici, che sono spesso inadatti o inadeguati all'incarico. Uno dei primi doveri che un bambino esige dai suoi genitori è quello di essere corretto e conquistato. La volontà deve essere spezzata in gioventù. L'alberello può essere piegato, non così il tronco. L'imprudente indulgenza di Davide, il suo risparmio della verga, preparò una verga per la sua schiena e per quella di Adonia. Fu il peccato di Eli che "i suoi figli si fecero vili ed egli non li trattenne". E uno dei peccati di Davide fu quello di non aver controllato e "dispiaciuto" questo figlio ostinato

II ERA DOTATO DALLA NATURA DI UNA PROPRIETÀ PERICOLOSA. "Anche gli ebrei erano un uomo molto buono". I doni di forma e di lineamento, per quanto tutti li ammirino, e per quanto alcuni li desiderino, sono spesso una trappola per chi li possiede. Forse, nel complesso, la bellezza personale si è spesso rivelata una maledizione che una benedizione. "Per la maggior parte", dice Lord Bacon, "rende un giovane dissoluto". Più spesso rovina il personaggio. La presunzione dei platonici, che un bel corpo ami avere una bella anima che lo abiti, purtroppo non è confermata dai fatti. "Una bella donna", è stato detto, ed è spesso vero, "adora se stessa" (Eugenie de Guerin). La tendenza naturale di questo possesso è quella di generare orgoglio, egoismo, presunzione, ambizione. Un esterno sorprendente è spesso costato caro a chi lo possiede. Non fece bene né ad Absalom né ad Adonia. È degno di nota che furono i "buoni" figli di Davide a cospirare contro di lui, e fu la sua "bella" figlia Tamar ad essere disonorata. Il volto di Adonia è stato un fattore importante nella sua storia: ha contribuito alla sua rovina. Favoriva, forse suggeriva, le sue pretese al trono. Gli ebrei pensavano, senza dubbio, che "i primi in bellezza dovrebbero essere i primi in potenza". Se fosse stato benedetto con un aspetto insignificante, probabilmente avrebbe salvato la sua testa. Così com'era, corteggiata e ammirata, pensava che la donna più bella del suo tempo fosse l'unica a fargli compagnia; e l'orgoglio sussurrava che un uomo di tale presenza era destinato a un re, e così lo spinse alla sua rovina. Insegniamo ai nostri figli a desiderare solo "la bellezza dell'anima".

III ERA MALEDETTO DA UN'AMBIZIONE SMODATA. "Sarò re". "Maledetto", perché ha maledetto e rovinato molte vite. Come l' ignis fatuus, ha attirato gli uomini verso la loro distruzione. È stato giustamente definito "un tiranno mortale, un padrone inesorabile". "L'ambizione", dice il più eloquente dei teologi, "è la passione più fastidiosa e riverente che possa affliggere i figli degli uomini. È piena di distrazioni, pullula di stratagemmi, ed è gonfia di aspettative come di un timpano. È una fatica infinita rendere infelice l'io di un uomo; rende i suoi giorni pieni di dolore per acquistare un regno di tre anni". Che straordinaria illustrazione di queste parole fornisce la storia di Adonia. Se solo si fosse accontentato di occupare il secondo posto, avrebbe potuto vivere onorato, felice e utile. Ma l'ambizione si è inasprita e poi ha stroncato la sua vita. Quanta parte della miseria del mondo è causata dal disprezzo "di quello stato di vita al quale Dio si è compiaciuto di chiamarci" e dall'allungarsi dietro l'altro per il quale non siamo adatti. La storia di Adonia insegna questa lezione - Salomone potrebbe averla in parte tratta dalla sua vita e dalla sua morte - «L'orgoglio precede la distruzione», ecc

IV SI ABBASSÒ A MEZZI INDEGNI PER RAGGIUNGERE IL SUO SCOPO. "Carri", "cavalli, cinquanta uomini che corrono davanti a lui". È molto simile allo stemma romano "Panem et circenses". La storia si ripete. Ma queste cose erano quasi innocenti in confronto alle misure che aveva preso quando queste fallirono. L'intrigo tranquillo di un matrimonio, l'impiego della madre del re come suo strumento, le parole plausibili, la parvenza di rassegnazione alla volontà divina, e tutto questo per rovesciare un fratello che gli aveva generosamente risparmiato la vita. E tutto questo era il risultato dell'ambizione, un'ambizione che fa calpestare agli uomini i vivi e i morti. Ahimé! Non sappiamo mai a quali basi potremmo essere ridotti se ci imbarchiamo una volta in imprese immorali. Il "Io sarò re" di Adonia portò a cospirazioni, ribellioni, intrighi, ingratitudine; alla sfida di un padre, di un fratello, di Dio

V NON FU SENZA PREAVVISO, MA FU INVANO. Il fallimento della sua prima cospirazione, l'abietto terrore che ne seguì, la fuga verso il santuario, l'aggrapparsi terrorizzato ai corni dell'altare, la pietosa supplica per la vita: queste cose avrebbero dovuto essere ricordate, avrebbero dovuto "cambiare la sua mano e frenare il suo orgoglio". Ancora di più, la magnanimità di suo fratello, "non cadrà un capello di lui sulla terra"; o, se non quello, il suo messaggio: "Se si trova malvagità in lui, egli morirà". Tutto ciò non serve a nulla. La passione per l'impero, come la passione per il gioco, è quasi incurabile. Adonia stava giocando per un trono: mise in gioco l'onore, la sicurezza, la pietà, e perse. Gli ebrei giocarono di nuovo, e questa volta una spada sguainata era sospesa sopra la sua testa, egli mise in gioco la sua vita e la perse

VI FU IMPROVVISAMENTE TAGLIATO FUORI, E CIÒ SENZA RIMEDIO. E questa fu la fine del bambino viziato, del "caro arricciato"; questa fu la fine della sua pompa e delle sue circostanze, delle sue lusinghe e dei suoi intrighi, della sua incrollabile resistenza alla volontà del cielo: che la spada del capo lo colpì e lo fece morire. Invece del trono, la tomba; invece dello scettro, la spada. Carri e cavalli, visioni di impero, visioni d'amore: un colpo d'acciaio mise fine a tutto questo. Morì Adonia come uno sciocco muore, ingloriosamente, ignobilmente. "Quando saremo morti, tutto il mondo vedrà chi è stato lo stolto." La morte di Adonia fu la conclusione appropriata e naturale della sua vita. Ebrei ha seminato al vento: che meraviglia se raccoglie al turbine

Adonia e gli unti del Signore

La cospirazione di Adonia e la sua emanazione possono suggerire alcune lezioni riguardo al regno di Cristo e a coloro che si oppongono al Suo regno. Per considerare:

IO , SALOMONE, SONO UN SIMBOLO DEL NOSTRO BENEDETTO SIGNORE. Questo è universalmente consentito. Il vero "figlio di Davide" è il Figlio di Dio. Ebrei è la Sapienza Divina, il vero Unto, l'eterno Re d'Israele. Salomone "il pacifico" prefigurò il grande "Principe della pace".

II IL REGNO DI SALOMONE PREFIGURÒ IL REGNO DI CRISTO. Questo è insegnato "da certissime garanzie della Sacra Scrittura" [vedi Luca 1:32,33 -- , e Confronta 2Samuele 7:11,12; Salmi 72:11, Isaia 9:7; 16:5; Geremia 23:5 ]

III L'OPPOSIZIONE AL GOVERNO DI SALOMONE PREFIGURAVA LA RESISTENZA DELLE POTENZE DI QUESTO MONDO A CRISTO. Il secondo Salmo, il cui riferimento principale è a Salomone, ha il suo compimento assoluto in nostro Signore. Atti 4:25-27] Nota qui

(1) Come contro Salomone si allearono i principi, i sacerdoti e i generali, così contro il Cristo si riunirono tetrarca, sacerdoti e proconsole

(2) Come l'aiuto della religione fu invocato contro Salomone da Adonia e Abiatar (nota al vers. 9), così fu invocato contro il nostro benedetto Signore da Anna e Caifa [S. Matteo 26:65 -- ; S. Giovanni 19:7] In entrambi i casi, la religione fu usata come un mantello. Ora osservate...

IV IL CORSO DELLA COSPIRAZIONE DI ADONIA PREFIGURA

(1) IL BREVE SUCCESSO, E

(2) L'IMPROVVISO ROVESCIAMENTO DELLE POTENZE DEL MALE

(1) Il breve successo. Come per un tempo tutto sembrava favorire i cospiratori - l'indecisione di Davide, il seguito di Adonia, ecc. - così ora le potenze di questo mondo sembrano fare a modo loro. Il silenzio di Dio, un sacerdozio corrotto, la forza fisica, i carri e i cavalli del mondo, lo sfarzo e lo scintillio della ricchezza, tutto sembra promettere il successo. La causa di Cristo, come quella di Salomone, sembra essere disperata. Ma

(2) L'improvviso rovesciamento. Proprio nell'ora dell'apparente successo, tra le grida di "Dio salvi il re Adonia", lo squillo di tromba proclamò la distruzione delle loro speranze, e gli ospiti tremanti e terrorizzati si dispersero in fretta nelle loro case. Così, alla tromba dell'arcangelo, se non prima, le "porte dell'inferno" saranno distrutte e i nemici del nostro Signore saranno ridotti alla confusione e fuggiranno ai monti e alle colline per coprirli. [Luca 23:30] Nel frattempo la Chiesa e i suoi ministri, come Betsabea e Nathan, devono gridare all'Eterno Padre: "Fino a quando, Signore"? Apocalisse 6:10 ]

V LA DURATA DELLA COSPIRAZIONE PREFIGURA

(1) IL BREVE RIGETTO E

(2) IL REGNO ETERNO DI CRISTO

La congiura durò al massimo alcune settimane; il regno pacifico di Salomone si protrasse per oltre quarant'anni. La cospirazione contro Cristo è durata più di 1800 anni - perché "non vediamo ancora tutte le cose sottomesse a lui" - ma che cos'è questo in confronto all'eternità, e "gli Ebrei regneranno per sempre e Apocalisse 11:15 -- ; Confronta Daniele 6:26 ]

VI LA FINE DEI CONGIURATI PREFIGURA

(1) LA SENTENZA E

(2) LA CONDANNA DEI NEMICI DI CRISTO

(1) La sentenza. Appena Salomone fu unto re, egli sedette in giudizio su Adonia (ver. 52), e non molto tempo dopo su Ioab e Abiatar

(2) Il destino. Gli Ebrei condannarono Abiatar all'esilio e stabilirono che Adonia e Ioab fossero uccisi. Così anche il nostro Signore siederà presto sul trono del giudizio e allo stesso modo bandirà ("Andatevene, maledetti") e consegnerà alla morte ("Questi miei nemici, che non vogliono che io regni su di loro, conducete qui e uccideteli davanti a me") gli oppositori del Suo glorioso regno

Omelie DI A. ROWLAND. Ver. 5.-

Il peccato dell'ambizione

L'ambizione non è sempre sbagliata. È un'ispirazione comune; e quando il desiderio di distinzione è associato all'idoneità ad essa, la chiamata allo sforzo e al progresso viene da Dio. Se non fosse stato per tale ambizione, il mondo sarebbe rimasto stagnante. Quando lo scolaro lavora per un premio, quando lo scrittore o l'oratore decide di essere tra gli uomini più importanti della sua epoca, quando l'uomo d'affari avanza verso le prime file nel mondo commerciale, vediamo ciò che dovrebbe essere applaudito e non condannato, purché gli obiettivi leciti siano ricercati con mezzi leciti. In tutte le nostre ricerche, ricordiamoci delle leggi di Dio per l'Esaltazione. Gli uomini devono salire più in alto, quando hanno adempiuto ai doveri della sfera inferiore. Devono risorgere in base alle prestazioni e non al malcontento. Quindi, se l'ambizione è coscienziosa, spingerà all'adempimento minuziosamente fedele di insignificanti doveri. Con mano instancabile si raddrizzeranno le cose storte e si spianeranno i luoghi accidentati, prima che la gloria sia rivelata. Se, tuttavia, l'ambizione non è governata dalla giustizia, o modificata dall'amore, se è indipendentemente dai diritti degli altri e dalla volontà di Dio, allora è un peccato; il peccato che è stato l'araldo della disobbedienza e della morte, la fonte della tirannia e dello spargimento di sangue che hanno desolato il mondo. Era di questo peccato che si rendeva colpevole Adonia quando "si esaltò, dicendo: Io sarò re!"

Vediamo in che cosa consisteva la peccaminosità del suo peccato

QUESTA AMBIZIONE SPINSE ADONIA A VIOLARE L'ORDINANZA DIVINA. È stato detto che il suo atto era naturale, anche se scioccamente precipitoso; perché, secondo la consueta legge della primogenitura, aveva il diritto di aspettarsi il trono. Ma la legge della primogenitura non è mai stata la legge del regno d'Israele, che nello spirito era una teocrazia in tutto. Il Re invisibile gli riservava distintamente. il diritto di nomina. [Deuteronomio 17:14,15] È vero, l'anzianità era una tacita indicazione della volontà divina, ma questa era sempre annullata da qualsiasi rivelazione speciale della scelta di Dio. Gli Ebrei che avevano scelto Davide tra i suoi fratelli, scelsero Salomone, e c'era convenienza nella scelta; non solo perché come uomo di pace era qualificato per costruire il Tempio, 1Cronache 22:8,9] ma anche perché la sua successione era un pegno per i suoi genitori, e per tutto il popolo, che dopo la morte del loro primo figlio il peccato di Davide e Betsabea fosse stato sepolto nell'oblio. Salmi 51:2,7,9 -- , con. Isaia 43:25 -- , ecc.] Questa scelta divina era nota pubblicamente. Natan si schierò con Salomone non come "capo di una cabala di corte", ma come profeta del Signore; e lo stesso Adonia era ben consapevole dell'elezione di suo fratello. Quando Adonia disse: "Io sarò re", pose deliberatamente la sua volontà contro quella di Dio. Un significato profondo è alla base della scelta degli uomini da parte di Dio. Ebrei elegge in base all'idoneità e si adatta in base all'elezione, in modo che ci sia armonia ultima tra circostanze e carattere. Ai due figli di Zebedeo fu insegnato questo. Avevano diritto al posto d'onore che cercavano tanto quanto Adonia al trono. Essi appartenevano ai "dodici", erano personalmente amati dal loro Signore, e la loro madre era imparentata con la Vergine Maria, ed era di coloro che servivano Gesù. Ma Gesù disse: "Non sta a me dare il sedere alla mia destra e alla mia sinistra, ma sarà dato a coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio". In altre parole, gli onori sarebbero dati per legge e non per favore; non per impulso arbitrario, ma per la conoscenza di ciò che era giusto e conveniente. Traete lezioni di contentezza dalla certezza che la nostra sorte è stata stabilita da Dio. Mostrate la necessità per il nostro bene di sottomissione nella preghiera, affinché Dio non ci esaudisca la nostra richiesta e mandi la magrezza nella nostra anima

II QUESTA AMBIZIONE ERA UN DESIDERIO DI ONORE ESTERIORE, E NON DI VALORE INTERIORE. "Gli Ebrei gli prepararono carri e cavalieri e cinquanta uomini per correre davanti a lui". La sua ambizione era quella di averli per il loro bene, non per aumentare la sua influenza per sempre. Né era l'ultimo uomo a cui importava dei luccichii e dello spettacolo. Il candidato a un concorso, che cerca solo lode, e non si preoccupa affatto dell'apprendimento e delle abitudini di studio che possono essere acquisite, non sarà mai un vero studente. Così con l'uomo professionista che lavora solo per soldi, ecc. Gli onori così conquistati sono insoddisfacenti e transitori. Il loro valore è adeguatamente rappresentato nelle cerimonie osservate all'incoronazione di un Papa. Il M. C. tiene in una mano un cono acceso, e nell'altra una canna sormontata da un pezzo di lino. Il lino si accende e si accende alla luce, ma in pochi istanti la fiamma si spegne e la cenere sottile cade ai piedi dei Pontefici, mentre una voce sonora intona le parole: "Pater sanctus, sic transit gloria mundi". I pagani compresero in una certa misura la lezione che cerchiamo di imporre. Il loro tempio d'onore aveva un solo ingresso, ed era attraverso il tempio della virtù. Sopra le porte del regno di Cristo sono scritte queste parole: "Gli Ebrei che si umiliano saranno esaltati, e chi si esalta sarà abbassato". Nel giorno in cui le realtà spirituali saranno rivelate non ci sarà la glorificazione, ma la "manifestazione dei figli di Dio", e nel risultato del carattere plasmato dallo Spirito di Dio si troverà vera e duratura gloria

III QUESTA AMBIZIONE SI AFFERMÒ CON UN COMPLETO DISPREZZO PER I DIRITTI DEGLI ALTRI. - Davide regnava ancora; Salomone fu il suo successore designato; ma Adonia calpestò i loro diritti sotto i suoi piedi mentre saliva sul trono. L'egoismo è il principale di quegli elementi dell'ambizione che costituiscono la sua peccaminosità. Quindi possiamo mettere alla prova l'ambizione, chiedendoci come consideriamo i nostri concorrenti. Se un uomo invidia gli altri; se, senza scrupoli, schiaccerà un altro al muro per poterlo oltrepassare; se rifiuta di aiutare un altro in gravi difficoltà, che è alla sua portata, con il motivo che ognuno è per se stesso; Allora la sua ambizione è un peccato. Questo è rivelato più chiaramente da nostro Signore che dalla vecchia dispensazione. Ebrei ci ha insegnato non solo ad amare il nostro prossimo, ma anche i nostri concorrenti, e anche i nostri nemici. Ebrei ci ha esortato a "portare i pesi gli uni degli altri", a rinnegare noi stessi e a prendere la nostra croce per seguirLo. La Chiesa cristiana ha un sacrificio per le sue fondamenta e una croce per il suo vessillo

IV QUESTA AMBIZIONE È STATA ALIMENTATA A DISPETTO DI UN AVVERTIMENTO SIGNIFICATIVO. Adonia ripeté l'offesa del fratello. Gli Ebrei sapevano come quella giovane vita luminosa si fosse chiusa nelle tenebre, quando Assalonne morì impotente e impietosito per mano di Ioab. Gli Ebrei avevano spesso visto suo padre seduto a guardarsi con uno sguardo lontano, come se stesse ancora dicendo: "Oh, Assalonne, volesse Dio che fossi morto per te, o Assalonne, figlio mio, figlio mio!" Eppure decise di commettere lo stesso peccato che era stato punito in modo così evidente. La storia è piena di illustrazioni del fatto che gli uomini che hanno vissuto come Adonia hanno trovato i loro onori insoddisfacenti, e sono morti nella delusione e nella disperazione. Alessandro, che conquistò il mondo, morì, dopo aver appiccato il fuoco a una città, in una scena di terribile dissolutezza. Annibale, che un tempo poteva riempire tre staia con gli anelli d'oro dei cavalieri caduti, morì avvelenato, somministrato dalle sue stesse mani, senza pianto in terra straniera. Cesare, che conquistò ottocento città, cadde pugnalato al cuore dai suoi amici, nel luogo del suo più nobile trionfo. Napoleone, il conquistatore dell'Europa, morì prigioniero con il cuore spezzato. E' stato scritto a caratteri cubitali, a lettere di sangue, in modo che chi corre possa leggere: "L'attesa degli empi sarà stroncata!"

Conclusione.-Vorrai tu, con le possibilità più nobili poste davanti a te nel vangelo, che le voci degli angeli chiamano a cose più alte, la cui coscienza sussurra di dovere e amore, a cui Cristo, il Salvatore sofferente, il Re della Gloria, dice: "Seguimi!", come Adonia, ti rivolgerai alle vie dell'autoindulgenza e della vanagloria, per dimostrare come fece lui che "il salario del peccato è la morte". -A.R. A Glbeon il Signore apparve in sogno a Salomone Confronta Numeri 12:6. Una visione non è necessariamente implicita (come in Genesi 28:12 ; Confronta 15:12), anche se potrebbe aver visto qualche forma angelica (angelus in Dei nomine ei apparuit loquens. Grozio), naturalmente, solo nel suo sogno. Matteo 1:20; 2:12. Probabilmente "apparve" è l'equivalente di "si rivelò". Bahr di notte, e Dio disse: "Chiedi che cosa ti darò" Confronta Matteo 7:7. Questa era la risposta ai sacrifici. La notte fu probabilmente quella che seguì l'ultimo giorno in cui furono offerti (ver. 15)

Vers. 5-15.

I doni di Dio e la scelta di Salomone

"E Dio disse: Chiedi quello che ti darò", ecc. "Felice Salomone!" esclamiamo, mentre leggiamo queste parole. Gli ebrei avevano già tutto ciò che la terra poteva dare

-Giovinezza, ricchezza, prosperità. Gloria, grandezza. Gli Ebrei si trovavano già sul pinnacolo più alto della felicità umana. E ora il Cielo gli offre la sua scelta di benedizioni; ora la casa del tesoro del Dio infinito è aperta, ed egli è invitato a prendere ciò che vuole. Ecco il favorito del Cielo! È vero che "non c'era nessuno come te prima di te, né dopo di te sorgerà alcuno simile a te" (ver. 12). Ma resta! Quello di Salomone non è un caso eccezionale. Se non abbiamo i suoi vantaggi materiali, possiamo condividere le sue benedizioni spirituali. A noi, cioè a tutti coloro che, come Salomone, "amano il Signore", parla la stessa voce, dicendo: «Chiedi quello che ti darò». Sì; Gli Ebrei che parlarono a questo nuovo re incoronato nelle visioni notturne, in questi ultimi giorni ci hanno parlato per mezzo di Suo Figlio, dicendo: "Chiedete e vi sarà dato". Consideriamo...

MI PIACE SALOMONE, CI VIENE COMANDATO DI CHIEDERE. Non è che ci sia permesso di farlo: è reso un dovere positivo. Se non chiediamo, pecchiamo. "Chiedete", "cercate", "bussate": queste sono le ingiunzioni del nostro Signore e Maestro. Chiedere è una parte essenziale della nostra religione. "La preghiera è il soffio vitale del cristiano".

II COME SALOMONE, NON ABBIAMO CHE DA CHIEDERE, E DIO CI DARÀ. Salomone non era il favorito del Cielo. Dio non ha favoriti, il che significherebbe l'imperfezione della Divinità. "Chiunque chiede riceve", ecc. "Chiunque invocherà il nome del Signore", ecc. "Se qualcuno di voi manca di sapienza, la chieda a Dio... e gli sarà data". Se non abbiamo la saggezza, la benedizione, il perdono, la pace, è tutto per mancanza di domande. Dio è "più pronto ad ascoltare di noi a pregare". E osservate qui: ci è comandato di chiedere, e Dio è sicuro di dare, perché gli Ebrei amano dare; è la Sua natura e la Sua proprietà dare. Non solo (come è stato detto in modo meraviglioso) "il più grande Essere del mondo è il più grande donatore", ma è una parte essenziale delle Sue perfezioni dare. Spesso diciamo "C'è più gioia nel dare che nel ricevere", ma Dio agisce in base a questo principio. È nella natura dell'uomo prendere. La prima lezione che il bambino impara è quella di afferrare. La cupidigia, il desiderio di avere, fa parte del nostro essere. Fa parte del Suo essere desiderare di impartire. Ebrei aborre il vuoto

III COME ACAZ, MOLTI DICONO: "NON CHIEDERÒ". Non crederanno nella meravigliosa carità di Dio. Ad alcuni sembra troppo bello per essere vero. Ma molti non hanno posto per i doni di Dio. Il loro cuore è già pieno. "Non c'è posto per Lui nell'albergo".

IV COME SALOMONE, CHIEDIAMO I DONI MIGLIORI. Questa è una favola istruttiva che racconta come Ercole, raggiunta l'età adulta, uscì in solitudine e, sedendosi, deliberò a lungo e ansiosamente con se stesso quale delle due vie che aveva davanti fosse meglio prendere: la via del piacere o la via della virtù. Una crisi del genere, che comporta una tale scelta, avviene in ogni vita. Salomone deve ora fare la sua scelta, e in realtà si trova tra il piacere e il dovere, tra le benedizioni temporali e quelle eterne. Gli Ebrei possono scegliere la gloria, la ricchezza, la fama - in una parola, il piacere e la prosperità terreni - oppure possono scegliere il carattere, la saggezza, la bontà; in altre parole, un tesoro celeste e duraturo. Sappiamo quale ha scelto. Ognuno di noi deve quindi scegliere a turno tra l'appariscente e il solido, tra il superiore e l'inferiore, tra Dio e Mammona

"Una volta, per ogni uomo e nazione, arriva il momento di decidere, nella lotta della Verità con la Menzogna, per il bene o per il male. Allora è l'uomo coraggioso che sceglie, mentre il codardo se ne sta in disparte, dubitando nel suo spirito abietto, finché il suo Signore non sia crocifisso". --

V SE , COME SALOMONE, SCEGLIAMO I DONI MIGLIORI, GLI ALTRI E INFERIORI SONO GETTATI CON LORO. Riflettete: Dio diede a Salomone sapienza perché l'aveva chiesta, e allo stesso tempo gli diede ricchezze perché non l'aveva chiesta. La sua scelta del superiore dimostrò che era degno di essere affidato al inferiore. I doni che gli uomini bramano di più, cioè "ricchezze e onore", sono di così poco conto presso Dio che gli Ebrei li aggiungono come peso. Proprio come quando acquistiamo un gioiello l'astuccio viene gettato dentro come parte dell'acquisto, così chi sceglie la parte migliore riceve allo stesso tempo tutto ciò che è necessario per lui. "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta ". E qui di nuovo osservate che non solo è nella natura di Dio dare, ma dare "in abbondanza, al di sopra di tutto ciò che chiediamo o pensiamo". Ebrei è "solito fare più di quanto desideriamo o meritiamo". Così i discepoli chiesero una forma di preghiera. Il nostro benedetto Signore ha dato loro il loro desiderio, e allo stesso tempo ha dato ciò che non si sarebbero mai sognati di chiedere: alcune preziose indicazioni sullo spirito di preghiera, sulla perseveranza nella preghiera, ecc. (ib. vers. 5-18). La stessa idea è contenuta in una strofa di Wordsworth:

"Mi sono inginocchiato davanti al Tuo grazioso trono, e ho chiesto la pace con un ginocchio supplichevole; E la pace fu data; non solo la pace, ma l'amore, la gioia e l'estasi". --

Fu nelle visioni notturne che Dio parlò a Salomone. Non è in nessun sogno, in nessuna visione, ma nella Sua stessa parola scritta, Ebrei ci dice: "Chiedi quello che ti darò ". Chi dobbiamo imitare, Salomone o Acaz? Avremo tutto o nessuno? Ma si può dire che la saggezza di Salomone non gli ha reso un grande servizio, dopo tutto. La sua preghiera non gli impedì di cadere. Ma perché? Era solo perché aveva smesso di curarsi della sapienza e della pietà, e aveva smesso di chiederle. Impara, dunque, in conclusione:

VI SE, COME SALOMONE, SMETTIAMO DI DESIDERARE I DONI MIGLIORI E CI PREOCCUPIAMO SOLO DI QUELLI INFERIORI, PERDEREMO CERTAMENTE I PRIMI, E FORSE PERDEREMO ENTRAMBI. Affinché la preghiera di Salomone ci insegni quest'ultima lezione, che "gli uomini devono sempre pregare e non venir meno". Sì, sembra, quando pensiamo all'inizio e poi alla fine di questo potente principe - sembra che le ultime parole di suo padre debbano essere state profetiche - "Se lo cerchi, sarà trovato da te; ma se lo abbandoni, egli ti rigetterà per sempre"; 1Cronache 28:9] e la caduta di Salomone riecheggia solennemente e sottolinea le parole che seguono: Oh, se le avesse prese a cuore! - "Badate ora" (ver. 10)

Omelie DI A. ROWLAND Ver. 5.-SERMONE PER I BAMBINI

Aspettando la voce di Dio

A volte i bambini piccoli sono destinati a fare grandi cose. Dio ha un posto speciale che tutti possono riempire. A volte il bambino a cui si pensa di meno in casa o in classe è quello di avere il destino più nobile. Due fratelli un tempo vivevano nella stessa tenda. Uno era coraggioso e virile, un grande cacciatore e un uomo popolare e generoso, ma il suo fratello minore e più debole, Giacobbe, divenne più grande di lui. Nella famiglia di Iesse a Betlemme c'erano dei giovani, alti, attraenti ed eroici, eppure il loro fratello pastore, che essi disprezzavano, fu scelto per essere il loro re. Ora, nella famiglia di Davide, Dio fece la Sua scelta; e trascurando il bellissimo Absalom e l'ambizioso Adonia, scelse Salomone, il loro fratello più giovane e più gentile, per essere re di uno dei regni più ricchi del mondo e per governare il suo popolo nel tempo della sua massima prosperità. Può darsi che alcuni ragazzi qui, di cui si tiene poco conto, diventino i capi di una nazione per una vita più nobile, gli insegnanti della loro epoca, che il mondo ascolterà volentieri. Ma qualunque sfera tu debba riempire, sarai pronto a riempirla bene solo quando inizierai, come Salomone iniziò il suo regno, ascoltando la voce di Dio. Questa fu la parte più interessante della vita di Salomone. Ebrei era ora al suo meglio. Asceso al trono di suo padre, era consapevole della sua responsabilità e chiese a Dio di dargli la saggezza. [Giacomo 1:5,6] Nella giovinezza il nostro futuro è generalmente deciso. Se sbagliamo, quindi, non è facile essere corretti. Una ferita fatta a un essere vivente durante il suo periodo di crescita è irreparabile. L'uomo che è stato storpio quando era un bambino, l'albero distrutto quando era un alberello, non può essere reso diritto e integro con nessuna cura successiva. Salomone, tuttavia, cominciò bene, salendo all'antico tabernacolo di Gabaon, per offrire un sacrificio al Signore

Vediamo quale preparazione ebbe Salomone per il sogno di cui si parla qui. Molti bambini dicono: "Vorrei che Dio venisse da me e mi dicesse che potrei chiedere tutto ciò che voglio. Dico spesso le mie preghiere, ma Dio non mi sembra reale. Non lo vedo né lo sento mai". Non lo vedrete come Salomone, né lo sentirete come Samuele. Ma potresti sentirLo nei tuoi pensieri, nel suggerimento di fare il bene o di dire la verità quando farlo potrebbe metterti nei guai; e nel sollievo e nel riposo che conosci dopo aver raccontato a Dio del dolore che hai. Cita parte dell'inno di Faber: "Caro Gesù, sempre al mio fianco". Narra la storia di un bambino che ha trovato aiuto, sollievo e riposo nella preghiera. Questo avvicinerà l'antica storia di Salomone all'esperienza dei bambini

Tre cose prepararono Salomone ad ascoltare Dio

IO , SALOMONE, ERO VENUTO DALL'ADORAZIONE. Descrivete l'antico tabernacolo, ora eretto sulla cima del colle di Gabaon; l'arrivo del corteo dei nobili, dei soldati, dei sacerdoti, ecc., alla festa sacra; l'offerta delle mille vittime; il canto di lode, le preghiere unite, ecc. Questo culto preparò il giovane re al suo sogno. Frequentano le scuole domenicali bambini che raramente si trovano nella casa di Dio. Rintraccia i ragazzi e le ragazze che lasciano le classi superiori per trascorrere le loro domeniche nel piacere e nel peccato, la loro allegria forzata, i loro cuori doloranti. Cercando di dimenticare Dio, non sono preparati a vederlo come fece Salomone. A questo si contrappone la giornata trascorsa in adorazione. I bambini i cui cuori sono edificati da canti di lode, che hanno udito parlare dell'amore di Dio in Cristo, che si sono ricordati di coloro che conoscevano il Signore, sono pronti a dire, come disse Samuele: "Parla, Signore, perché il tuo servo ascolta!"

II SALOMONE ERA SOLO CON DIO. La folla si era dispersa. Le grida, le canzoni e la musica tacevano. Le stelle brillavano sull'accampamento e nella sua tenda reale il giovane re si era ritirato a riposare. Mentre dormiva, sognava, e una notte felice seguiva un giorno santo. I sogni erano spesso usati da Dio nei tempi antichi. Fate degli esempi. Questi sono stati annullati, ma erano naturali. Un sogno è il prodotto di pensieri familiari. I ragazzi non sognano il protoplasma, di cui non sanno nulla, ma il cricket, le lezioni, i compagni, ecc. Gli elementi di un sogno sono nella mente prima del sonno; Ad esempio, il soldato madianita sognava una torta d'orzo, che era il suo cibo ordinario; il maggiordomo egiziano, la coppa del faraone; il fornaio, i suoi cesti bianchi di prodotti da forno, ecc. Così Salomone aveva pensato al suo regno: alla grandezza di suo padre, alla sovralta provvidenza di Dio; Era stato riempito dal desiderio di governare con saggezza, era stato acceso di devozione durante il giorno, e tutte queste cose gli riapparivano in sogno. Se non hai mai fatto un sogno del genere, hai avuto momenti tranquilli quando eri malato, o prima di andare a riposare, quando Dio ti sembrava reale. Ricordate la prima volta in cui l'antica forma di preghiera aveva un nuovo significato, quando Dio sembrava vicino, amorevole e misericordioso. Un esempio tratto dalla vita infantile può essere facilmente trovato

III Salomone ascoltava Dio, il quale disse: «Chiedi quello che ti darò». A volte i bambini desiderano che le fate, di cui leggono, siano realmente esistite; quella, con la sua bella figura e la sua bella bacchetta, veniva e diceva: "Chiedi che cosa ti darò". Molti, come Cenerentola, scambierebbero la fatica con i brillantini. Dio non fa questo. Se gli ebrei lo facessero, molti di noi chiederebbero per ignoranza cose sciocche. Non sappiamo cosa faremo o vorremo nemmeno domani. Se andassi all'estero e non sapessi a quale paese sei destinato, e nemmeno se fosse caldo o freddo, civilizzato o incivile, non sarebbe saggio fornire cose nella possibilità che possano essere utili. Potresti avere armi di difesa per un paese in cui non sarebbero desiderate, e dover indossare ai tropici abiti adatti solo ai mari polari. Non sarebbe molto gentile se tuo padre dicesse: "Ora entra in quel negozio e prendi quello che vuoi". Voi direste: "No, grazie; poiché sai dove sto andando, e non lo so, preferirei fidarmi di te; anche se, se pensi che sarebbe buono, mi piacerebbe questo o quello." Così ci viene insegnato a pregare il nostro Padre Celeste. Fate degli esempi. A volte Dio ci dà ciò che scegliamo stoltamente, come il padre ha fatto con il figliol prodigo, e allora il dolore ci insegna la follia della nostra volontà. La libertà di chiedere qualsiasi cosa può essere data in modo sicuro solo a coloro che sono come Salomone. Gli Ebrei si erano appena consegnati a Dio come sacrificio vivente e Gli avevano chiesto di accettarlo e di usarlo per il Suo servizio; poiché era questo che egli esprimeva con l'offerta di mille olocausti. Se puoi dire nel tuo cuore: "Signore, voglio diventare come Gesù Cristo e obbedire sempre alla tua volontà! anelate ad essere sinceri e umili, puri e amorevoli, e a vivere tutti insieme per Te", poi Ebrei dice, di tutto ciò che vi tratterrà verso questo: "Chiedete e riceverete, e la vostra gioia sarà completa".

Mostrate ai bambini la necessità della preghiera; Fate notare le loro particolari tentazioni di trascurarlo, e chiudete la storia di Ester che si presentò al cospetto del re con tremore, solo per vedere lo scettro d'oro steso e per udire il grazioso incoraggiamento: "Qual è la tua richiesta e qual è la tua richiesta? e ti sarà fatto!" "Quando hai detto: 'Cercate la mia faccia', il mio cuore ti ha detto: 'La tua faccia, Signore, cercherò'". -A.R

6 E suo padre non aveva sofferto, non aveva sofferto, non aveva afflitto. La LXX ha ajpekwlusen lui in ogni momento Ebrei dai suoi giorni, cioè tutti i suoi giorni, LXX oujdepote, Vulg. a diebus ejus. Sein Lebtage (Bahr). Alcuni (Seb. Schmiat, per esempio) avrebbe compreso fin dai giorni della sua ambizione e della sua ostentazione" dicendo: Perché hai fatto così? E anche lui , cioè lui, così come Absalom, menzionato ora; o, forse, lui e Abishag appena menzionati. La traduzione di Bahr, "Und dazu war er sehr schon", ecc. "E per di più egli" era, ecc. non starà in piedi era un uomo molto buono; 2Samuele 14:25. Questo spiegava in parte non solo la sua ambizione, ma anche il suo seguito e sua madre . Le ultime due parole non sono nell'originale, che ha semplicemente "e lei nuda", in modo chiaro. Non c'è bisogno, Thenius, di leggere, dly genuit, o con altri, dyliwOh. Abbiamo un'ellissi simile in Numeri 26:59. Il significato è abbastanza chiaro, cioè che Haggit partorì Adonia a Davide subito dopo che Maacah gli partorì Assalonne. Questo fatto è menzionato per dimostrare che era il figlio maggiore sopravvissuto; e mostra quindi che l'anzianità contava qualcosa (Confronta 1Re if. 25) lo ha partorito dopo Absalom

Rovina morale in una casa religiosa

È un fatto noto che i figli di uomini devoti a volte si rivelano una maledizione per i loro genitori e portano disonore alla causa di Dio. Quando il peccato entrò nel mondo, fece sì che la terra, sulla quale un tempo erano sbocciati i fiori, producesse spine e rovi. Questa è l'immagine di una triste verità, conosciuta nella prima casa, e in molte altre dopo. Eva si rallegrò per la bella bambina che aveva "preso dal Signore" e non sospettò che in lui dormissero le passioni che avrebbero innervosito il suo braccio per sferrare il colpo mortale che uccise suo fratello e distrusse la pace di sua madre. Tale dolore è stato sperimentato nella storia successiva. Il cuore di Isacco fu straziato dall'inganno di Giacobbe e dalla volontà di Esaù. Giacobbe vide il proprio peccato ripetuto contro se stesso, perché colui che aveva ingannato suo padre quando era vecchio e cieco, soffrì un'agonia di dolore per anni, perché i suoi figli gli avevano falsamente detto che Giuseppe era morto. Probabilmente pochi hanno avuto più dolore domestico di Davide. Gli Ebrei hanno sperimentato, nella sua forma più amara, il dolore di un genitore che ha desiderato che, prima che suo figlio avesse portato un tale disonore sulla casa, egli fosse stato, nell'innocenza della sua infanzia, sepolto sotto le margherite. Dei figli di Davide, Amnon, il maggiore, dopo aver commesso un peccato orribile, era stato assassinato per ordine di Absalom, suo fratello. Absalom stesso si era ribellato a suo padre ed era stato ucciso da Ioab, mentre pendeva inerme nella quercia. Chileab (o Daniele) era morto. E ora del quarto figlio, il maggiore sopravvissuto, Adonia, viene raccontata questa triste storia. A prima vista il peccato di Adonia sembra così innaturale che dobbiamo cercare di scoprire le fonti da cui sgorgava un ruscello così amaro e desolante. Li troveremo in TRE INFLUENZE AVVERSE INTORNO A LUI A CASA, che sono accennate nel nostro testo

IO , ADONIA, HO EREDITATO UNA TENDENZA COSTITUZIONALE, UN'AMBIZIONE E UNA PRESUNZIONE. La sua relazione con Absalom non è priva di significato. I due fratelli erano simili nel loro peccato e nelle tendenze che lo avevano portato. Questi sono stati ereditati,

(1) La legge che "il simile produce il simile", che si dimostra dimostrabile nell'allevamento degli animali inferiori (esempi di cavalli allevati per la velocità o la resistenza, i cani per la rapidità o l'odore, i piccioni per la rapidità o la bellezza, ecc.), si afferma nell'uomo. Non solo si ereditano le qualità fisiche, così che si riconosce una "somiglianza familiare" tra i figli degli stessi genitori, ma si ereditano anche le qualità mentali, l'arte di governare, l'eroismo o il dono artistico, che riappaiono nella stessa famiglia per generazioni. Anche le tendenze morali vengono trasmesse, e la Scrittura ne è un esempio. Se Isacco è così lussuoso da dover avere il suo piatto salato, non ci meravigliamo tanto che Esaù, suo figlio, venda la sua primogenitura per un piatto di minestra. Se Rebecca, come suo fratello Labano, è avida e astuta, suo figlio Giacobbe eredita la sua tendenza, e deve vivere una vita di sofferenza, e presentare molte preghiere strazianti prima di essere liberato dal suo peccato assillante. Così è ancora. L'ubriacone dà alla sua prole il desiderio di bere, che è una malattia. In più di un senso, "Il male che gli uomini commettono vive dopo di loro". Certamente, quindi, quando non solo la felicità futura, ma il destino dei figli dipende dalla scelta di un compagno di vita, si dovrebbe prestare attenzione non solo alla bellezza fisica, o alle doti mentali, o alla posizione sociale, ma, soprattutto, al valore morale e spirituale

(2) Si sostiene che questa legge del retaggio morale influisce sulla responsabilità personale; che non è giusto condannare un uomo per un peccato al quale è naturalmente incline. Ma "il Giudice di tutta la terra non farà forse giustizia?" Qualunque sia la tua discendenza, non sei "impegnato a fare queste abominazioni". Se l' indole è cattiva, non deve mai diventare l' abitudine della vita. È qualcosa a cui puoi cedere, ma è qualcosa a cui puoi resistere; poiché "Ebrei è fedele chi non permetterà che tu sia tentato più di quello che puoi sopportare". Piuttosto, le tendenze al male dovrebbero essere riconosciute come la voce di Dio che richiama l'attenzione sui punti deboli del carattere, affinché lì possiamo vegliare e proteggerci con la massima sollecitudine. E poiché siamo deboli, Ebrei ha mandato Suo Figlio per portare la liberazione ai prigionieri, affinché per mezzo di Lui possiamo essere ispirati di speranza, e dotati di forza, e rallegrarci della libertà con cui Cristo rende libero il Suo popolo

II ADONIA FU SVIATO DALL'ADULAZIONE. "Anche gli ebrei erano un uomo molto buono". Fisicamente, oltre che moralmente, era una ripetizione di Absalom. I suoi genitori erano colpevoli di parzialità. Davide lo amava ancora di più perché (come il ragazzo perduto) Adonia era così bello, così nobile nel portamento, così principesco nella statura. I cortigiani e i soldati (che cercavano, come al tempo di Saul, un re dall'aspetto nobile) lo lusingavano. Ioab e Abiatar si unirono agli adulatori. Inebriato di vanità, Adonia istituì una corte reale, come aveva fatto Assalonne (vedi ver. 5). Ogni posizione nella vita ha le sue tentazioni. Il bambino sfavorito che è il culo a scuola e il capro espiatorio a casa è tentato dall'amarezza e dalla vendetta. È probabile che il suo carattere sia sgradevole, come lo sarebbe una pianta che cresce in una volta umida e buia. La bellezza può sminuire se non c'è il sole. D'altra parte, se il dono della bellezza fisica attira l'attenzione e conquista l'ammirazione, o se la capacità di conversazione è brillante, ecc., è fonte di pericolo. Molti sono stati così ingannati nel peccato e nella miseria, o intrappolati in un matrimonio infelice, e con la tristezza di tutta la vita hanno pagato il prezzo della follia, o avventurandosi troppo lontano, spinti dall'ambizione, sono caduti, come Icaro quando le sue ali di cera si sciolsero al sole. Quando arriva quel momento di delusione e di disincanto, è felice quando una persona costui come il figliol prodigo torna in sé e dice: "Mi alzerò e andrò da mio padre!"

III ADONIA ERA INDISCIPLINATO IN CASA. "Suo padre non gli aveva mai dispiaciuto dicendo: Perché hai fatto così?" Questo si riferisce non solo allo speciale atto di ribellione, ma alle tendenze e alle abitudini che lo avevano preceduto, che Davide non aveva controllato, per paura di irritare il ragazzo di buon umore. La debole indulgenza verso i figli (come quella mostrata da Eli) è la causa di una miseria indicibile. Non sono molti i genitori che all'estero blasonano la storia del loro dolore domestico. Mani leali stendono il velo sulla discordia in casa e su quell'agonia della preghiera che viene ascoltata dal "Padre che vede nel segreto". Non si vede la ragazza che rovina la bellezza della sua prima femminilità con un irriverente disprezzo per i suoi genitori, e il cui piacere sembra essere l'unica legge della sua vita. Non si vede il bambino la cui passione precipitosa e il cui temperamento incontrollato sono il terrore della famiglia; il quale, con le sue esplosioni di rabbia, ottiene ciò che vuole, finché l'autorità non viene disprezzata e calpestata. Non vedi il figlio che pensa che sia virile essere insensibile all'ansia di una madre e ai consigli di un padre, a cui piace dimenticare le associazioni domestiche e sta sprofondando nei tormenti del male, dove potresti piangere su di lui come un relitto. Ma, anche se non li vedi, esistono. Tutt'altro, in alcune di queste tristi esperienze, potrebbe essere stato. Supponiamo che ci fosse stata una ferma risoluzione invece di un'indulgenza abituale; supponiamo che l'autorità fosse stata affermata e usata in giorni precedenti alla formazione di queste cattive abitudini; Supponiamo che, invece di lasciare il futuro al caso, i consigli e le preghiere abbiano plasmato il carattere durante il tempo della formazione: non ci sarebbe stata gioia dove ora c'è dolore? Pesanti sono le nostre responsabilità di genitori. Eppure splendide sono le nostre possibilità! Questi figli che possono dimostrare le nostre maledizioni possono, con la benedizione di Dio sulla nostra fedeltà, crescere fino a diventare uomini di Dio saggi, puri di cuore, coraggiosi, che addolciranno l'atmosfera della casa, e purificheranno questa nazione dai suoi peccati, e renderanno il nome del "Re dei santi" onorato e lodato in tutto il mondo! "Addestrateli nella disciplina e nell'ammonimento del Signore". -A.R. E Salomone disse: "Tu hai mostrato a Ebrei di fare con -- il tuo servo Davide, mio padre, grande misericordia, secondo la grazia -- che egli ha camminato davanti a te in verità, in giustizia e in rettitudine di cuore verso di te. Confronta 2Re 20:3, dove Ezechia usa più o meno la stessa lingua di se stesso. Anche il cap. 11:4, e tu hai conservato per lui questa grande benignità che gli ebrei favoriscono; stessa parola di cui sopra. Davide stesso aveva considerato questa come una singolare misericordia, [1Re 1:48] che tu gli hai dato un figlio perché sedesse Ebrei seduto sul suo trono, come avviene oggi. Stessa espressione: Deuteronomio 6:24; 8:18; 1 Samuele Esdra 9:7

Vers. 6, 7.-

La preghiera riverente di un supplicante reale

Salomone ebbe un regno più pacifico e una gloria esteriore maggiore di Davide. Eppure nella Scrittura si parla molto del padre e poco del figlio. Questa rivelazione della verità di Dio sugli uomini e sulle cose non riguarda tanto gli splendidi ambienti quanto le lotte segrete. Pochi, se non nessuno, sono resi grandi dallo splendore. Quindi bastano pochi versetti per raccontare delle navi e dei palazzi di Salomone, dell'oro e dell'avorio; ma molti capitoli sono dedicati ai racconti delle tentazioni, delle liberazioni e delle preghiere di Davide. Abbiamo la stima di Dio della magnificenza di Salomone nelle memorabili parole di Cristo: "Considera i gigli del campo come crescono; non si affaticano e non filano, eppure io vi dico che neppure Salomone, in tutta la sua gloria, era vestito come uno di loro". Da queste parole deduciamo che la grandezza umana non reclama la considerazione di Dio, ma che gli Ebrei si prendono cura dei gigli così come dei re; così che a nessuno di noi, per quanto umile sia la nostra sorte, è negato il privilegio della preghiera, concesso a Salomone. La preghiera davanti a noi era caratterizzata dalle seguenti eccellenze:

SONO GRATO. (Ver. 6.) Salomone ringraziò Dio per quello che era stato suo padre. Davide era ben lungi dall'essere un uomo senza peccato, ma suo figlio velò lealmente le sue colpe e lodò Dio per quello che era stato per se stesso e per gli altri. Quali motivi di gratitudine hanno molti a questo riguardo. Cura amorevole durante la debolezza dell'infanzia; provvedere all'istruzione, ecc., spesso il risultato di un'abituale abnegazione; protezione della casa non solo dai mali fisici, ma anche da quelli morali, sotto forma di cattiva letteratura, compagni, ecc. Queste sono le benedizioni ordinarie derivanti dall'essere genitori, ma spesso ce ne sono di più, ad esempio, l'eredità morale delle tendenze sane, il buon nome, da scegliere piuttosto che le grandi ricchezze, la repressione del male e l'incoraggiamento di buone abitudini di pensiero e di azione, i consigli e gli avvertimenti agli inesperti, la verità cristiana rivelata nella vita santa, proclamato dalle labbra amorevoli. Poche benedizioni sono più grandi di queste; Ma pochi sono meno riconosciuti. La gratitudine dovrebbe manifestarsi in tenera considerazione, in cortesie graziose, in pronta obbedienza, ecc., in casa, e dovrebbe esprimersi in lode al Donatore di tutti i buoni doni. Questo non è che un esempio di soggetti per la corruzione. attitudine: altri possono essere suggeriti

II SOLENNITÀ. Il giovane re sembrava sopraffatto da un senso di responsabilità. Ebrei stava per succedere a un padre rinomato come guerriero, come statista, come poeta, come governante degli uomini. Ebrei stava per governare un popolo numeroso e prospero, che era stato specialmente dichiarato essere del Signore, così che egli sarebbe stato d'ora in poi il rappresentante di Geova. Gli ebrei prevedevano che ci sarebbero state insidie non facili da evitare, difficoltà difficili da superare; e perciò non osava andare avanti senza la preghiera: "O Dio di mio padre, stai con me". Confrontate questo con lo spirito leggero con cui spesso viene intrapreso il lavoro della vita. Descrivete un padre che sta per abbandonare il suo piano negli affari, o nella Chiesa, il cui onore è rimasto intatto, che è stato un re tra gli uomini, ed esortate chiunque stia per succedere a tale eredità la responsabilità assunta, affinché possa sentire "chi è sufficiente per queste cose"? Andare avanti verso tentazioni sconosciute, verso doveri non tentati, con uno spirito irriverente e ateo, significa mostrare la temerarietà del capitano che, in acque sconosciute, fa naufragare il suo vascello sulla secca nascosta, perché disdegna di assumere un pilota

III SPERANZA. Nel versetto 4 si riferisce tacitamente a ciò che Dio aveva fatto per suo padre, come esempio e pegno di ciò che Dio poteva fare per lui. Ebrei implica che la promessa, come il trono, venne per eredità. Questo era l'insegnamento della dispensazione patriarcale. Non è stata ritirata da Cristo, che è venuto "non per distruggere, ma per dare compimento". Quindi, nel primo sermone predicato dopo il battesimo della Chiesa mediante lo Spirito Santo, Pietro fa riferimento alla dichiarazione di Gioele, e la approva per questa dispensazione: "La promessa è per voi e per i vostri figliuoli". Mostrate in che modo i privilegi della discendenza cristiana vanno di pari passo con le sue responsabilità. Ciò che Dio era stato per Davide era un segno per Salomone, suo figlio, di ciò che Dio avrebbe fatto per lui; e perciò pregò con ardente speranza

IV UMILTÀ. "Non sono che un bambino." Salomone aveva abbastanza per renderlo orgoglioso. Ebrei era immensamente ricco, era lusingato dai cortigiani, era obbedito da un esercito disciplinato, era straordinariamente bello, Salmi 45] ed era in un'età (vent'anni) in cui nessuno pensava minimamente a se stesso. Ma riconobbe che Dio lo aveva fatto quello che era ("Tu hai fatto re il tuo servo"), e che, per quanto riguardava la saggezza e l'abilità, non era che "un bambino". Tale è stato lo spirito di tutti gli uomini veramente grandi, ad esempio Mosè, quando fu chiamato in Madian; Esodo 3:11] Isaia, quando vide il Signore nel tempio; Geremia, quando fu investito dell'ufficio profetico. Geremia 1] Questa umiltà dovrebbe caratterizzare tutti coloro che si avvicinano a Dio. Riferirsi al Fariseo e al pubblicano; [Luca 18:10-14] anche alla dichiarazione che se non diventiamo come bambini piccoli non possiamo entrare nel regno. Confrontate Salomone con i suoi fratelli, Absalom e Adonia. Ebrei si accontentò di aspettare il tempo di Dio, e così fu preparato per il luogo preparato per lui. La crisalide aspetta, viene trattenuta indietro, nella sua fase inattiva, finché entrambe le ali sono pronte per il sole e il sole pronto per le ali. Attendiamo umilmente le sfere superiori della terra e le sfere più alte del cielo.

7 E conferì agli Ebrei "le sue parole furono"

2Samuele 3:17, Ebrei con Ioab La parte di Ioab in questa cospirazione, nonostante la sua fedeltà fino ad allora incrollabile a Davide, è facilmente spiegabile. Gli ebrei dovevano sapere che era sotto il dispiacere di Davide, e dovevano anche temere di essere oggetto di antipatia e diffidenza per un successore addestrato, come lo era stato Salomone, sotto l'influenza diretta di Davide e Natan. Gli ebrei non potevano ignorare che sotto un nuovo regno la sua posizione - a meno che non avesse preso misure per assicurarla - sarebbe stata precaria. Ebrei decise, quindi, di assicurarsi aiutando Adonia a salire al trono. È anche molto probabile che il carattere ambizioso di Adonia fosse molto più gradito a lui di quello del pio e pacifico Salomone. Anche le qualità fisiche di Adonia lo avrebbero senz'altro raccomandato a questo rozzo soldato, che forse lo considerava anche il figlio maggiore. E potrebbero esserci state altre circostanze (come, ad esempio, un'intima amicizia personale), di cui non sappiamo nulla il figlio di Zeruiah, e con Abiatar in 2Samuele 8:17, leggiamo che "Ahimelec figlio di Abiatar" era sacerdote. Allo stesso modo, 1Cronache 24:6. Una trasposizione ovvia del prete. "La defezione di Abiathar è ancora più sorprendente" di quella di Joab (Rawlinson). È certamente notevole, se consideriamo gli stretti legami che esistevano tra Abiatar e Davide, legami che furono cementati dal sangue di ottantacinque persone, [1Samuele 22:18] e rafforzati dalle molte afflizioni che avevano condiviso in comune [ibid. ver. 23-28; 2Samuele 15:24-29] che egli si sia unito in un complotto per sconfiggere le speranze e i piani cari a Davide, i piani, anche, cosa che sicuramente doveva sapere, se avesse avuto l'approvazione della religione, 1Cronache 28:5] e ci deve essere stato qualche potente motivo per spiegare questo. Non possiamo trovare qualcuno nella gelosia di Zadok, che era stato per qualche tempo associato a lui nel sacerdozio, che è generalmente menzionato per primo [2Samuele 8:17; 15:29,35,36; 20:25] come se fosse il più importante e influente, e il cui avanzamento, dopo la profezia di:1Samuele 2:33-36, Abiatar non poteva contemplare senza sospetto e terrore. Non è molto probabile che tra le "parole" che Adonia aveva con sé ci fosse la promessa di restaurare il sacerdozio esclusivamente alla sua famiglia, come ricompensa della sua fedeltà e che coloro che seguivano Adonia lo aiutarono (lett. marg., "aiutarono dopo Adonia". Si tratta di una costruzione pregnante, "aiutarono a seguire la parte di Adonia" (Gesenius). Ed ora, o Signore mio merluzzo, tu hai fatto re il tuo servo invece di Davide mio padre, e io non sono che Ebrei e io -- un piccolo bambino: queste parole sono generalmente intese come un'indicazione dell'umiltà di Salomone piuttosto che della sua età. Senza dubbio, c'è una certa esagerazione nell'espressione, che evidentemente non deve essere presa au pied de la lettre; allo stesso tempo è discutibile se tali parole sarebbero state usate di se stesso da un giovane di vent'anni, come si suppone comunemente sia stato Salomone. Vedere 1Re 2:2 e 12:8 Non so come uscire o entrare. La stessa frase si trova nel Pentateuco, Deuteronomio 28:6 31:2. Anche 1Samuele 18:13; 2Samuele 3:25; Salmi 121:8. È la formula per esprimere il comportamento, la condotta, la vita esteriore dell'uomo

8 Ma il sacerdote Sadoc 2Samuele 8:17. In genere si dice che è difficile spiegare "come Zadoc e Abiatar siano diventati entrambi "sacerdoti in questo tempo". Rawlinson, che aggiunge che "la migliore spiegazione è che Abiatar fosse il vero sommo sacerdote", officiante a Sion, mentre Zadoc fungeva da sommo sacerdote presso il tabernacolo di Gabaon. [Bahr, per una strana svista, assegna a Zadoc la cura dell'arca sul Monte Sion, mentre 1Cronache 16:39 -- , collega distintamente il suo ministero con il tabernacolo della testimonianza a Gabaon.] Ma la precedenza (vedi al versetto 7) generalmente assegnata a Zadoc è difficilmente coerente con l'idea che Abiatar fosse "il vero sommo sacerdote". Il fatto è che una dualità di sommi sacerdoti, associati, apparentemente, in condizioni di parità, non era sconosciuta nella storia ebraica. I casi di Eleazer e Ithamar, Ofni e Fineas, Anna e Caifa, si presenteranno a tutti. 2Re 25:18 parla del "sommo sacerdote" e del "secondo sacerdote"; 2Cronache 31:10, del "sommo sacerdote della casa di Zadok". E un doppio sacerdozio sarebbe stato tanto più necessario ai giorni di Davide, a causa dei due santuari, Sion e Gabaon. Troviamo, tuttavia, da 1Cronache 15:11, che Zadoc era già sacerdote al tempo della creazione dell'arca. E la vera spiegazione, senza dubbio, è che Zadoc era succeduto a qualche membro della sua famiglia, con ogni probabilità Jehoiada, chiamato in 1Cronache 12:27, "il capo di Aaronne" [Ebrei] che era stato certamente sommo sacerdote al tempo di Saul, 1Cronache 27:5] e che difficilmente sarebbe stato degradato quando, con 3700 seguaci, si unì a Davide a Hebron. Alla sua morte, o cessione dell'orifizio, Zadok, che si era unito allo stesso tempo con un grande contingente, fu associato ad Abiatar nell'ufficio sacerdotale. Questa duplice disposizione, di conseguenza, fu il risultato del fatto che Davide aveva preso un sommo sacerdote da Saul, insieme al regno, quando aveva già Abiatar come sacerdote, e Benaia figlio di Ioiadà, cioè Ieoiada il sommo sacerdote. 1Cronache 27:5] Benaia era quindi un Levita, e della famiglia di Aaronne, stabilita però da Davide, a causa della sua prodezza [2Samuele 23:20,21; 1Cronache 11:22] sulla guardia del corpo. [2Samuele 8:18; 1Cronache 18:17] Probabilmente era un parente stretto di Zadok., e Nathan il profeta, una tradizione ebraica, fa di Natan l'ottavo figlio di Iesse. Ebrei ci viene prima di 2Samuele 7:2,3,17 12:1-12,25 e Simei di Ewald identificato con Shammah, [1Samuele 16:9] o Simeah, fratello di Davide. [2Samuele 13:3; 21:21] Altri suppongono che sia lo Scimei 1Re 4:18. Ma vedi nota al CAPITOLO 2:8. Giuseppe Flavio chiama Simei (non Rei, come afferma Bahr) oJ Dauidou filov), e Rei questo nome ricorre solo qui. Ewald lo identificò con Raddai, 1Cronache 2:14] un altro fratello di Davide, ma su basi molto sottili, e gli uomini potenti o eroi. Gesen. "Capi." Non i 600 uomini che formarono la schiera di Davide nelle sue peregrinazioni [1Samuele 25:13 27:2] (Rawlinson), ma i 30 (o 37) a cui questo nome di Gibborim è espressamente dato, 2Samuele 1Cronache 11:15,25 29:24. Comp. 2Re 10:25, Ebrei che appartenevano a Davide stessa espressione di 2Samuele 23:8 non erano con Adonia. E il tuo servo è in mezzo al tuo popolo, che tu hai scelto , vedi, Deuteronomio 7:6 un popolo grande, che non si può contare né contare per la moltitudine. Le promesse di Genesi 13:16 15:5, vivevano nei pensieri e nel linguaggio degli ebrei, ed erano senza dubbio l'originale di questa espressione. Cfr. anche Numeri 23:10

9 E Adonia uccise o sacrificò, LXX ejqusiasen. Era una festa sacrificale, come quella di Absalom. 2Samuele 15:12 [dove vedi la nota dell'oratore] La festa religiosa, cioè, era l'oggetto apparente della loro assemblea: la religione era invocata, non solo per mascherare i loro disegni, ma per cementare insieme pecore e buoi e bovini grassi dagli Ebrei con; stessa espressione, 2Samuele 20:8 la pietra di Zohelet, cioè "il serpente" (Gesen.) "Non è stata data alcuna spiegazione soddisfacente di questo nome" (Rawlinson). Vedi la "Bibbia Dict. Dict" di Smith, sub voc., dove vengono date le varie interpretazioni. La pietra, che serviva da "altare naturale per il banchetto sacrificale", la sorgente, che forniva "acqua per le abluzioni necessarie", e la situazione rispetto alla città attigua raccomandavano questo luogo come punto di ritrovo, che è di En-Rogel Giosuè 15:7 18:16; 2Samuele 17:17. Forse "la primavera della spia". La Caldea, l'Araba e la Sir. rendono "la primavera del più pienore" - gli orientali lavano i panni, ecc., calpestandoli. Giuseppe Flavio dice che era fuori dalla città, nel giardino reale (ejn basilikw paradeisw). Le autorità sono divise tra la "Fontana della Vergine" (Ain Umm ed-Deraj) e il "Pozzo di Giobbe" (Bir Eyub). Si vedano gli argomenti in "Land of Promise" di Bonar, App. 5; "Terra e libro" di Thomson, vol. 2 p. 528; e l'arte di Mr. Grove. nel "Dict. Bib." Porter ("Manuale della Palestina") identifica En-Rogel con Bir Eyub senza fare commenti. C'è molto da dire da entrambe le parti. La piscina di Siloe ("Museo della Bibbia") non ha nulla a suo favore e chiamò tutti i suoi fratelli figli del re, compresi, a quanto pare, anche i figli maggiori di Davide e Betsabea, che avrebbero portato il numero a quindici. 1Cronache 3:5] Anche loro, se fossero in vita, si risentirebbero naturalmente della preferenza del fratello più giovane, e di tutti gli uomini di Giuda, i servi del re "tutti i Giudei che prestavano servizio a corte, come membri della sua propria tribù" (Keil). La feroce gelosia fra Efraim e Giuda avrebbe quasi costretto il re a circondarsi di soldati e servitori di quest'ultima tribù. Alcuni degli invitati, senza dubbio, come i duecento di Absalom, "andarono nella loro semplicità e non sapevano nulla". [2Samuele 15:11] Dona dunque al tuo servo intelligenza, Ebrei, udindo. Cfr. ver. 11 (Ebrei "per ascoltare il giudizio"). L'idea non è la docilità, come la Vulg. (cor docile), ma discriminazione, penetrazione. Cf.; 2Samuele 14:17 (Ebrei Filippesi 1:9,10 (marg. cuore -- , cioè una mente giudiziaria. Il "cuore che ascolta" era desiderato, non per poter "prestare attenzione alla legge" (Keil), ma per qualificarlo a Giudicare il tuo popolo Il re ebreo, come la maggior parte dei monarchi antichi, era giudice supremo e governatore ("principe e giudice")[

Esodo 5:14 -- ; e Confronta Esodo 18:16] I Giudei desideravano un re che li giudicasse . [1Samuele 8:5] I loro governanti fino a quel momento erano stati puramente "Giudici" (μyfipvo) confronta il nome cartaginese, suffetes.)

Quando desideravano uno che guidasse i loro eserciti, mettevano ancora al primo posto le sue funzioni giudiziarie (loc. cit. ver. 20). E quali fossero i doveri di un re a questo riguardo, mostrano le parole di Absalom [2Samuele 15:4]. Nella vers. 16-28 vediamo Salomone seduto come giudice supremo, affinché io possa discernere tra il bene e il male , cioè il bene e il male, il vero e il falso; Confronta: Ebrei 5:14 poiché chi è in grado di giudicare questo tuo così grande Ebrei pesante, cioè numeroso; paragona tombe grege -- un popolo. Il numero degli israeliti in questo periodo è menzionato in 1Re 4:20

Vers. 9-13

La saggezza della scelta di Salomone

Salomone non fu mai più regale di quando fece questa scelta. In seguito fu snervato dalla prosperità, corrotto dalle associazioni pagane, ecc., ma ora governava come un re su se stesso. La luminosa promessa della vita è spesso gradualmente offuscata, fino a finire nell'oscurità di una notte senza speranza. Esempi tratti dalle Scritture, ad esempio, Saul il re, Esaù. È bene conoscere il tipo di scelta che "piacque al Signore". In quella di Salomone c'era la vera sapienza, perché aveva questi elementi:

LA SCELTA È STATA PER IL BENE DEGLI ALTRI PIUTTOSTO CHE PER IL VANTAGGIO DI SE STESSO. Non era come chiedere conoscenza e saggezza per poter essere ammirato come un saggio. Questo seguì, ma non lo cercò. Gli Ebrei desideravano governare bene il popolo di Dio per il loro bene, e chiesero di poter fare ciò che era giusto nel giudizio, ciò che era equo nella legge. Tale equità stabilisce qualsiasi regola su un fondamento sicuro. La nostra presa sull'India è dovuta principalmente alla rettitudine dei nostri magistrati e all'affidabilità di uomini come i Lawrence, Lord Mayo, ecc. I nativi non esiterebbero a intentare un'azione legale in uno dei nostri tribunali inglesi contro un inglese, tanto sono certi di una giustizia imparziale. Questo Salomone cercò, e la pace e la prosperità del suo regno [1Re 4:25] sorsero dal fatto che Dio glielo diede. Chiedere a Dio di renderci saggi e capaci per il bene degli altri, è una preghiera consona alla Sua volontà. L'altruismo è lodato ed esaltato sotto la nuova dispensazione come non lo è mai stato sotto la vecchia. Cristo stesso non è venuto per essere servito, ma per ministrare e per dare la Sua vita "in riscatto per molti". La preghiera dell'egoismo, dell'avidità, dell'avarizia, non può mai essere innalzata nel nome di Cristo

II LA SCELTA È STATA FATTA DEL VALORE INTERIORE E NON DELL'OSTENTAZIONE ESTERIORE. Gli ebrei non chiedevano per sé ricchezze e onori. Ciò che ci renderà nobili è sempre più prontamente dato da Dio di ciò che ci renderà ricchi. Un padre saggio preferirebbe che suo figlio fosse sincero piuttosto che guadagnarsi popolarità tra i suoi compagni di scuola con qualcosa di surrettizio e ingannevole. Perciò al nostro Padre celeste importa poco che facciamo soldi o otteniamo applausi; ma agli Ebrei importa molto che noi siamo saggi, e veri, e amorevoli; e queste grazie gli Ebrei non le negheranno in alcun modo a coloro che le cercano. A volte Ebrei risponde alle nostre preghiere per queste benedizioni interiori in modi che proviamo risentimento. La malattia che ci rigetta su di Lui, il fallimento che dimostra che la vita di un uomo non consiste nell'abbondanza delle cose che egli possiede, ecc., possono operare in noi i pacifici frutti della giustizia. Il Signore Gesù, che era allo stesso tempo il Re della Gloria e il falegname del villaggio, ce lo mostrò; e nella gioia interiore che i Suoi discepoli sperimentarono in mezzo alle loro sofferenze esteriori, ne abbiamo la conferma. Mostra come, nella storia del Nuovo Testamento e nella vita dei santi, le parole che iniziano il Sermone della Montagna si sono adempiute. La beatitudine della più alta specie giunge ai poveri in spirito, a coloro che piangono, ai mansueti, a coloro che hanno fame e sete di giustizia, ai misericordiosi, ai puri di cuore, agli operatori di pace e persino a coloro che sono perseguitati a causa della giustizia

III LA SCELTA FATTA DEL SUPERIORE PORTÒ CON SÉ LE BENEDIZIONI INFERIORI, (Vers. 11-13) Poiché Salomone chiese sapienza, Dio gliela diede, ma vi aggiunse ricchezza e onore. Se chiediamo la grazia per compiere la nostra missione, e facciamo bene il lavoro della nostra vita, il nostro Padre celeste vedrà che non manchiamo per le necessità della vita. "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta". L'insegnamento di Cristo [Matteo 6:24-34] dimostra che un uomo che si preoccupa principalmente di piacere a Dio non deve avere alcuna ansia o preoccupazione per le cose inferiori. Se Dio nutre gli uccelli, gli Ebrei daranno da mangiare a voi; se gli Ebrei vestono i gigli, gli Ebrei vestiranno te; se Ebrei dà la vita, Ebrei daranno la "carne" che è inferiore alla vita. Chiedi a Dio le benedizioni più alte: il perdono, la giustizia, la riverenza, la saggezza, ecc., e gli Ebrei ti daranno non solo queste, ma tutte le cose necessarie per noi, e tutte le ricchezze e gli onori che sono buoni per noi

La sapienza di Salomone era grande, ma è venuto nel mondo uno più grande di Salomone, più degno della nostra adorazione e del nostro amore. Come bambino a Nazaret, Gesù crebbe in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini. La sua saggezza era più pura, più profonda, più vera di quella di Salomone, perché era unita alla purezza di vita, alla vittoria sul peccato e al sacrificio di sé. Ebrei è il vero Shelomoh, "il Principe della Pace", il vero Jedidiah, "il ben amato dal Padre"; e a Lui ora pieghiamo umilmente il ginocchio, come a Uno degno di essere esaltato sia come Principe che come Salvatore.

10 Ma non chiamò il profeta Nathan, né Benaia, né i prodi, né Salomone suo fratello. Da questo versetto si evince che Adonia aveva perfettamente compreso di avere in Salomone un rivale. Le intenzioni e le promesse (ver. 13) di suo padre difficilmente gli erano sconosciute. Anche il nome "Jedidiah, conferito" a Salomone da Natan, [2Samuele 12:25] preso in relazione con la profezia di Natan [ibid. 1Re 7:12 ; Confronta, 1Cronache 22:9,10] deve avergli dimostrato che Salomone era stato scelto per il successore di Davide. Sembra che Ebrei sapesse bene anche chi erano i sostenitori di Salomone. Ad alcuni di loro potrebbe aver fatto delle aperture indirette

Lo storico, dopo aver registrato i preparativi di Adonia per un colpo di stato, ora narra il modo in cui il complotto fu sventato. Il profeta, che era stato il custode e il precettore della giovinezza di Salomone, e che conosceva la volontà divina riguardo alla successione, 1Cronache 22:9,10] prende misure rapide ed energiche per sconfiggere la cospirazione. E la cosa del discorso Ebrei ; piacque al Signore che Salomone avesse chiesto questo, sebbene in sogno il giudizio e la volontà non fossero stati sospesi. I nostri sogni si accordano con i nostri pensieri da svegli. Questa sarebbe stata la scelta di Salomone in qualsiasi momento

11 Perciò Natan parlò a Betsabea, madre di Salomone, la persona dopo Salomone più direttamente interessata e anche la più adatta ad avvicinarsi al re, dicendo: "Non hai sentito che Adonia è figlio di Haggith, forse c'è qui un tocco di saggezza mondana, come suggerisce Rawlinson: "Haggith, il tuo rivale". Possiamo essere certi che l'harem di Davide non era privo di feroci gelosie. Ma [vedi ver. 5, e 1Re 2:13] il patronimico è così comune in Ebrei che non possiamo trovare con sicurezza un argomento su di esso. Vedi su CAPITOLO 2:5 regnano gli Ebrei hanno regnato. LXX ejbasileusaen, aor. =" riuscito." "Schon so gut wie König geworden ist." Bahr e Keil e Davide nostro Signore non lo sanno

Ver. 11 sqq.-

Il profeta ebreo: un esempio per il pastore cristiano

I rapporti di Natan con Davide possono suggerire alcune riflessioni riguardo

(1) l'ufficio, e

(2) i doveri del ministro cristiano. Per osservare:

IL MINISTRO CRISTIANO OCCUPA NELLA NUOVA DISPENSAZIONE UNA POSIZIONE IN QUALCHE MODO ANALOGA A QUELLA DEL PROFETA NELLA VECCHIA. La profezia, vale a dire, è una delle sue funzioni. Perché profezia non significa, strettamente e propriamente, predizione (o preedizione), ma predicazione (o predizione). Il profeta era il portavoce o l'interprete di Dio. (Vedi Introduzione, nota.) Le "profezie" del Nuovo Testamento [1Corinzi 11:14] erano predicazioni o esposizioni; e in questo senso la parola è usata da Lord Bacon, e da altri. Così il profeta era, e il predicatore è, un ambasciatore di Dio, un espositore delle sue leggi, un araldo del suo regno. Il primo, quindi, potrebbe servire da modello per il secondo. Il profeta Natan si comportò con il re Davide in due specie:

1.) Gli Ebrei lo ammonirono in salute;

2.) Gli Ebrei lo consigliarono nella malattia

Impariamo quindi che dobbiamo dottrina, rimprovero, correzione, istruzione nella giustizia; in altre parole, "ammonizioni ed esortazioni sia pubbliche che private, sia ai malati che a tutto ciò che è nelle nostre cure". (Vedi "L'ordine dei sacerdoti", Libro della preghiera comune). Questi ultimi rischiano di essere trascurati. Ma il profeta ci suggerisce ancora di più

(1) quali sono i ministeri o le ammonizioni che il pastore deve al suo gregge, e

(2) Qual è lo spirito con cui dovrebbe offrirli. Ebrei insegna il primo con i suoi rapporti con Davide in salute, e il secondo con i suoi rapporti con Davide in malattia

Io , sotto il primo capo, osservo che,

1.) Gli Ebrei denunciarono coraggiosamente il peccato di Davide [2Samuele 12:7] a rischio, forse, della sua vita, e lo minacciarono senza paura con la vergogna (ver. 11) e con la spada (ver. 10)

2.) Gli Ebrei proclamarono il perdono al pentimento di Davide (ver. 13)

3.) Gli Ebrei diedero conforto al dolore di Davide (ver. 25)

4.) Gli ebrei incoraggiarono e consigliarono Davide nelle sue imprese. [2Samuele 7:3-17] Ecco qui i principali doveri dell'ufficio pastorale: rimproverare il peccato, pronunciare l'assoluzione, confortare gli afflitti, guidare la coscienza. E notate: in tutte queste funzioni, Natan si limitò a ripetere la parola che il Signore gli aveva dato. Dobbiamo stare attenti a non "andare oltre la parola del Signore, per fare di più o di meno".

II Nella seconda categoria, troviamo che,

1.) Ebrei era fedele al suo Dio. Gli ebrei erano stati impiegati da Dio per dichiarare Salomone erede al trono. Gli Ebrei sarebbero stati infedeli se avesse permesso a un altro di usurpare la corona

2.) Ebrei era fedele e deferente al suo re. Come custode della coscienza del re, come fidato consigliere e consigliere, doveva al re informarlo del complotto di Adonia. È un sacro dovere parlare, ed egli parla, parla con la profonda riverenza che persino il profeta del Signore deve agli unti del Signore (ver. 23). (Un grande ecclesiastico confessò di non aver servito il suo Dio con la stessa fedeltà con cui aveva servito il suo re. Nathan era fedele a entrambi.)

1.) Ebrei era disinteressato. Ebrei non chiede favori per sé. È per la comunità ebraica, per la Chiesa ebraica, che egli agisce e parla. Ebrei non abusa della sua posizione per estorcere doni a un uomo morente. (Confronta Savonarola che detta i termini dell'assoluzione a Lorenzo de' Medici.)

2.) Ebrei era discreto. "Saggio come un serpente, ma innocuo come una colomba". Ebrei si avvicina a Betsabea (ver. 11), la suscita allarmismo (ver. 12), la usa come l'agente più probabile per prevalere sul re, la istruisce (ver. 13), la segue (ver. 22). "La politica di Natan fu utile così come la sua profezia" (Bp. Hall) Così il profeta insegna al pastore a usare tutta la fedeltà, a mostrare vera lealtà e cortesia, ad agire puramente e altruisticamente, a usare i mezzi che Dio ha messo a sua disposizione con considerazione e discrezione

Il Benedictus dell'Antico Testamento e il Benedictus del Nuovo [Ver. Luca 1:68]

In due occasioni memorabili questa dossologia è stata trovata sulle labbra dei santi. Senza dubbio la formula: "Benedetto sia il Signore Dio d'Israele" era una delle preferite dal popolo d'Israele; senza dubbio le parole sono state usate spesso [Confronta Salmi 41:13; 72:18] Ma ci sono due occasioni di preminente interesse e importanza in cui questo ringraziamento è uscito da labbra gioiose. Consideriamoli

1.) Fu usato (come vediamo) dall'anziano re Davide il giorno in cui vide suo figlio Salomone (Pace), un precursore del Messia, seduto sul trono di Israele

2.) Fu usato dall'anziano sacerdote Zaccaria il giorno in cui vide suo figlio Giovanni (Grazia), il precursore del Messia, portato nella comunità di Israele. È possibile, ma poco probabile, che le parole, come usate da quest'ultimo, [sotto la guida dello Spirito Santo [Luca 1:67] avessero un riferimento al loro uso da parte del primo. Ma può essere istruttivo, tuttavia, confrontare queste due attribuzioni di lode, poiché sono più o meno caratteristiche, l'una della vecchia dispensazione, l'altra della nuova. Osserviamo:

I LORO PUNTI DI CONTATTO,

II I LORO PUNTI DI CONTRASTO

I Sono simili in tre particolari

1.) Ogni Benedictus era in qualche modo il "Nunc Dimittis" di un santo anziano. Ognuno procedeva da un uomo "vecchio e colpito negli anni" [1Re 1:1,2; Luca 1:7] ciascuno da un uomo di fervente pietà [1Re 11:4; Luca 1:6] -- ciascuno di essi è stato suggerito dal figlio dell'oratore che si è alzato per prendere il suo posto e per portare avanti l'opera sua e di Dio

2.) Ogni Benedictus era legato a un figlio di Davide. Il primo era un grato riconoscimento dell'unzione di un Figlio di Davide per essere Re; il secondo era una grata anticipazione della venuta del Figlio di Davide per essere Profeta, Sacerdote e Re. Nota: tutte le lodi della Scrittura si collegano direttamente o indirettamente con Cristo

3.) Ogni Benedictus è stato suscitato dal misericordioso adempimento della Sua promessa da parte di Dio. La prima commemorava la realizzazione della promessa di un successore fatta attraverso il profeta Natan; [2Samuele 7:12] il secondo, l'adempimento (prossimo) delle promesse di un Salvatore, fatte da "tutti i santi profeti fin dal principio del mondo", [Luca 1:70] e di cui la promessa di 2Samuele 7., era un assaggio e un pegno. Nota: in tutte le epoche la fedeltà di Dio ha suscitato la gratitudine del suo popolo

II Ma consideriamo ora i loro punti di contrasto. Questi sono in numero di quattro, e mostrano come il rendimento di grazie di Davide fosse per i benefici temporali, e quello di Zaccaria per i benefici spirituali

1.) Il Benedetto di Davide celebrò l'ascesa al trono d'Israele da parte di suo Figlio; quello di Zaccaria, la partenza dal trono del Cielo da parte del Figlio di Dio. Salomone stava iniziando la sua gloria: Gesù aveva messo da parte la Sua. Salomone stava per essere servito: Gesù per ministrare agli altri

2.) Il Benedetto di Davide commemorava il dono di un figlio per governare il Suo popolo: quello di Zaccaria, il dono di un Salvatore per redimere il mondo (versetti 68, 77, 79)

3, Il Benedetto di Davide proclama che la successione al trono è stata conservata nella sua casa: quella di Zaccaria, che attraverso la "casa di Davide" è stato innalzato un "corno di salvezza" per gli uomini. L'anziano re, senza dubbio, pensava che in Salomone Dio avesse "fatto il corno di Davide; Salmi 132:17] ma Zaccaria celebrò il vero adempimento di quella promessa, il suo sbocciare nella salvezza

4.) Il Benedictus di Davide celebrò il regno di un figlio che doveva essere un uomo di pace: 1Cronache 22:9] quello di Zaccaria, la venuta di colui che avrebbe dovuto guidare i "piedi degli uomini sulla via della pace" (ver. 79). Abbiamo detto che ogni Benedictus era una sorta di Nunc Dimittis. L'ultima frase di Davide - "Anche i miei occhi lo vedono" - portano i nostri pensieri a un altro degli Inni Evangelici, il Nunc Dimittis di Simeone - "I miei occhi hanno visto la tua salvezza". Zaccaria non era un poeta più grande di Davide. E Davide, come lui, parlò per mezzo dello Spirito Santo. Ma quanto più grande e in ogni modo più nobile è il Benedictus di quest'ultimo che quello del primo, del Nuovo Testamento rispetto all'Antico. È perché il tema è molto più alto, e i benefici sono molto più grandi, perché "qui c'è uno più grande di Salomone".

Le due voci trionfali.-Due volte nella storia di Gerusalemme un Figlio di Davide ha cavalcato per le sue strade, seduto su un asino o su un mulo, tra le grida e le lodi del popolo. Confrontiamo le due occasioni. Forniranno un'ulteriore prova e illustrazione del carattere tipico di Salomone; un'ulteriore prova che qui c'è uno "più grande di Salomone". Osservare-

La cavalcata trionfale attraverso la città avvenne in ogni caso dopo l'unzione. - Salomone era stato unto dal profeta e dal sacerdote: Gesù, il Salomone divino, da Dio stesso. L'unzione di Salomone avvenne con olio santo fuori dal tabernacolo (ver. 39); quella di Gesù con lo Spirito Santo [Luca 4:18; Atti 4:27; 10:38] Salomone fu unto per essere re, Gesù per essere re, sacerdote e profeta

II CIASCUNO CAVALCÒ PER LA CITTÀ COME RE (vers. 34, 35) . - "Dio salvi il re Salomone", gridava il popolo. "Benedetto il re che viene nel nome del Signore". [Luca 19:38] In ogni caso le parole erano vere: "Ecco arrivare il tuo re" [Matteo 21:5; Giovanni 12:15 ]

III CIASCUNO CAVALCÒ COME IL FIGLIO DI DAVIDE [1Re 1:43; Matteo 21:9] -Il popolo si ricordò forse del trionfale progresso di Salomone, mille anni prima, per quelle stesse strade, mentre gridava: "Osanna al Figlio di Davide".[

Matteo 21:9-15 ]

IV OGNUNO CAVALCAVA TRA LE ACCLAMAZIONI DEL POPOLO. -Ognuno, vale a dire, era riconosciuto come re dall'acclamazione popolare. In ogni caso, una curiosa iperbole orientale esprime l'esultanza entusiasta e le grida assordanti della folla. "La terra strappata". [1Re 1:40] "Le pietre gridavano subito" [Luca 19:40 -- ; Confronta Matteo 21:10] Ma qui finisce la somiglianza

D'ora in poi quanto grande e sorprendente è il contrasto

IO , TUTTO IL GRANDE POPOLO CIRCONDAVA SALOMONE, NOSTRO SIGNORE, ERA PRECEDUTO E SEGUITO DAI POVERI. I dignitari del regno, sia nella chiesa che nello stato, profeti e sacerdoti, soldati e civili, tutti riuniti per rendere onore a Salomone. Ma nostro Signore non aveva nulla di tutto ciò che gli rendesse riverenza. "Maestro, rimprovera i tuoi discepoli". [Luca 19:8-9] Lo sfarzo e la grandezza erano tutti dalla parte di Salomone

II SALOMONE ANDÒ A SEDERSI SUL SUO TRONO GESÙ PER SOFFRIRE E REGNARE SULLA CROCE. I primi cavalcavano verso l'agio, la gloria, lo sfarzo e la magnificenza senza pari; i secondi alla vergogna e agli sputi, alla negazione e alla morte. Ma, crux scala caeli

III SALOMONE CAVALCÒ VERSO LA GLORIA: GESÙ PER PORTARE GLI ALTRI ALLA GLORIA. L'ingresso trionfale di Salomone era una cosa ordinaria. Tali progressi reali sono stati spesso prima e dopo. Ma mai il mondo ha visto un'entrata come quella del nostro Redentore. Gli ebrei avrebbero potuto regnare come re, ma gli ebrei scelsero di soffrire come un criminale: gli ebrei avrebbero potuto vivere per se stessi, gli ebrei scelsero di morire per gli altri. Gli negheremo i nostri osanna? La terra e il cielo non risuoneranno forse delle Sue lodi? E Dio gli disse. Perché tu hai chiesto questa cosa e non hai chiesto per te stessa lunga vita, Ebrei per molti giorni; -- né hai chiesto ricchezze per te, né hai chiesto la vita -- , cioè la distruzione in battaglia, dei tuoi nemici, non tanto nemici personali, come Hadad e Rezon, (Rawlinson), quanto nemici militari. Il significato è spiegato dalla parola corrispondente, "onore" (dwObK; gloria) in ver. 13; ma hai chiesto La parola è ripetuta, secondo l'uso ebraico, ora per la sesta volta perché tu stesso intendimento per discernere Ebrei ascolta; vedi alla ver. 9 Sentenza

12 Ora dunque vieni, lascia che ti dia consiglio agli Ebrei -- , affinché tu possa salvare gli Ebrei e salvare, cioè agendo in base ad esso, la tua stessa vita e la vita di tuo figlio Salomone. L'usanza dei re orientali di assicurarsi il trono con un massacro dei loro rivali ha ricevuto molte illustrazioni, in particolare tra gli Ottomani, e ne sta ricevendo una in Birmania in questo momento (maggio 1879). Abbiamo esempi di Scritture in Giudici 9:5; 1Re 15:29; 2Re 10:7,14 11:1. 1Samuele 24:21. Mettere a morte una madre reale , insieme alla sua prole, anche se forse insolito, non era sconosciuto. Rawlinson cita i casi di Cleopatra, vedova di Filippo di Macedonia, che fu assassinata con il figlio neonato Carano da Olimpiade; e Rossana, vedova di Alessandro Magno, che, con suo figlio, fu messa a morte da Cassandro. Nathan non dice che questo sarà, ma potrebbe essere, il destino di Betsabea. Ecco, io ho fatto secondo le tue parole -- , cioè ho esaudito la tua preghiera, come mostrano le parole seguenti: ecco , io ti ho dato un cuore saggio e intelligente, così che non c'era nessuno come te prima di te, né dopo di te sorgerà alcuno come te. Cfr. 1Cronache 29:25; 2Cronache 9:22. Ma non c'è bisogno di limitare il riferimento a re e principi

13 Va' e prendi in Ebrei vieni dal re Davide, e digli: Non hai tu, mio signore, o re giurare alla tua serva questo giuramento di Davide a Betsabea (vedi versetti 17, 30) non è registrato altrove, ma era evidentemente ben noto a Natan, e probabilmente, quindi, anche ad altri che dicevano: Certamente Ebrei che, yKi, recitantis -- Salomone, tuo figlio, regnerà dopo di me, e siederà enfaticamente sul mio trono? Perché dunque regna Adonia? E ti ho anche dato ciò che tu non hai chiesto, sia ricchezze che gloria agli Ebrei ; così che non ci sarà alcuno tra i re che attiri a te per tutta la tua vita

14 Ecco, mentre tu parli ancora lì , l'originale è più grafico, "tu stai ancora parlando e io" con il re, anch'io vinco a venire dopo di te e confermo marg., "riempire", di. plhrwsw, LXX Ancora un idioma dell'Oriente. Roberts (citato nel "Museo Biblico") cita molte illustrazioni. Il significato non è quello di aggiungere, amplificare, ma di corroborare. 1Re 2:27 8:15,24 le tue parole. E se camminerai nelle mie vie, osservando i miei statuti e i miei comandamenti, come camminò tuo padre Davide versetto 6; 15:4. Questa è la conferma divina delle parole di Davide a suo figlio [1Re 2:3,4] e della descrizione del figlio della pietà di suo padre (versetto 6 sopra), quindi allungherò i tuoi giorni I giorni di Salomone non erano di una lunghezza insolita, poiché difficilmente poteva essere più di sessanta (se così tanto), sebbene chiamato qezi 1Re 11:41 al momento della sua morte. Ma non aveva soddisfatto la condizione. [1Re 11:9-12]

15 Betsabea entrò dal re nella camera lett. camera interna, qalamov, cubiculum penetrale, Buxtorf. Stessa parola: 2Samuele 4:7; 13:10 e il re era molto vecchio, la ripetizione (vedi ver. 1) non è oziosa o priva di significato. Qui la parola si riferisce alla debolezza piuttosto che all'età. Viene menzionato per spiegare il confinamento di Davide nella sua camera e Abisag la Sunamita serviva il re. Questo viene introdotto per mostrare l'impotenza del re. Non prova che "fosse presente un testimone disinteressato" (Rawlinson), perché potrebbe essersi ritirata, come fecero subito Betsabea (versetto 23) e Natan (versetto 32). Si tratta di un tocco grafico, dipinto probabilmente dal vero, e dalla mano di Nathan, da cui deriva questa narrazione. E Salomone si svegliò, ed ecco, fu un sogno, vale a dire, questo passò mentre Salomone dormiva; Ma era più di un sogno. Le stesse parole sono usate per il Faraone [Genesi 41:7] quando Dio gli mostrò ciò che gli Ebrei stavano per fare [vers. 25, 28, Confronta, Genesi 40:8] e questo era un sogno come quello del Faraone e come quello di Giuseppe. [Matteo 1:20 2:19] Era un sogno, cioè, in cui gli fu fatta una rivelazione divina. Wordsw. si riferisce alle parole di Salomone: "Io dormo, ma il mio cuore si sveglia" (Cantici 5:2), e "Ebrei dà al suo amato (Jedidiah) nel sonno". Salmi 127:2 Venne a Gerusalemme e si fermò davanti all'arca dell'alleanza, l'altro santuario di quel tempo (2Samuele 1Cronache 16:37-40) e offrì olocausti probabilmente in continuazione dei sacrifici di Gabaon, ver. 4, e offrì offerte di comunione in testimonianza della sua gratitudine per il favore che gli era stato recentemente concesso e fece un banchetto acceso, un bere. Sull'esempio di Davide, 1Cronache 16:3. Cfr. 1Re 8:65. Non si è trattato esclusivamente di un simposio. La carne degli animali offerti in sacrificio veniva mangiata dai fedeli e dai loro ospiti.[Levitico 7:15,31 ; 1Samuele 2:16; 1Corinzi 8:13] Questo era "un pasto sacrificale del μymilv" (Keil). Vedi al cap. 1Re 8:63 a tutti i suoi servitori

16 E Betsabea si inchinò, e si prostrò davanti a Confronta 2Samuele 14:4. Ma non siamo affatto giustificati a vedere qui "più dell'ordinario saluto orientale" (Rawlinson). Sembra che la corte ebraica fosse molto cerimoniosa e maestosa [1Samuele 24:8; 2Samuele 19:24] Il re era il rappresentante del Cielo. E il re disse: "Che vuoi che tu ti preoccupi?". Non necessariamente, Quale la tua supplica? (nel ruolo di Rawlinson). Significa piuttosto in generale: "Che cosa ti interessa?" Quid tibi, non quid petis. IN QUESTA sezione vediamo come si adempì in modo straordinario la graziosa promessa di Gabaon (ver. 12). L'"intendimento per discernere il giudizio" è stato riccamente elargito. E questo, senza dubbio, è il motivo per cui la storia è raccontata qui. jEpideixai thqh sofian (Teodoreto). È solo possibile, come sostiene Alloraio, che la narrazione sia stata tramandata a un'epoca successiva dalla tradizione, e non sia stata incorporata in nessuno dei documenti da cui il nostro storico ha compilato la sua narrazione; Ma questo non mette nulla in discussione la sua autenticità o la sua ispirazione. Si tratta, come osserva Bahr, di una storia completamente orientale

Poi arrivarono due donne che erano prostitute Gli scrittori ebrei qui, come nel caso di Rahab, Giosuè 2:1] avrebbero inteso "padrona di casa", "locandiere" (atyqdnwp, non qdnwp, come Bahr, che=, pandokeion, "locanda"). A sostegno di ciò si sostiene che le prostitute non hanno mai figli, o se ne hanno non sono sollecite nei loro confronti. Il significato di "padrona di casa", tuttavia (come se da Wz, nutrire), non deve essere intrattenuto per un momento, ma possiamo facilmente ammettere che questi bambini, sebbene nati fuori dal matrimonio, non erano necessariamente la progenie di prostitute professe, sebbene il fatto che le loro madri abitassero insieme e sole (ver. 17) è certamente sospetto; e vedi Gesen. S.V. HN; z; Grozio, Deuteronomio 23:17, conclude che dovevano essere stranieri. Ma è altrettanto probabile che la legge fosse costantemente violata al re come giudice supremo e si presentasse davanti a lui

17 Ed ella gli disse: "Mio signore, tu hai giurato per l'Eterno, il tuo Dio, alla tua schiava, dicendo: Certo, -- Salomone, tuo figliuolo, regnerà dopo di me e siederà sul mio trono". E una donna disse: "O mio signore, io e questa donna abitiamo in una sola casa; e mi è stato partorito un bambino con lei in casa

18 Ed ora, ecco, Adonia regna, e ora, il mio signore, il re, tu non lo sai . E il terzo giorno dopo che io fui partorito, anche questa donna fu partorita, e noi stavamo insieme; Non c'era nessun estraneo con noi in casa, tranne noi due in casa. L'accento è posto su questo fatto, come dimostrazione della possibilità della frode e dell'impossibilità di produrre prove. Le donne ebree hanno sempre avuto bisogno di poca assistenza per avere figli. Ciò che è scritto in Esodo 1:19 è vero fino ad oggi

19 Ha immolato buoi, bovini grassi e pecore in gran quantità, ha chiamato tutti i figliuoli del re, il sacerdote Abiatar e Ioab, capo dell'esercito, ma non ha chiamato Salomone, tuo servo. Detto, non per "mostrare che Salomone aveva motivo di temere il peggio se Adonia avesse avuto successo" (Keil), ma per dimostrare che c'era un complotto. Mostrava il piede biforcuto. E il figlio di questa donna morì nella notte, perché lei lo rivestì

20 E tu invece di hTaw, la Caldea, la Syr. e la Vulg., con molti manoscritti, leggi hTw "e ora"; ma questo sembra un emendamento, e "proclivi lectioni praestat ardua". Allo stesso modo, il secondo "ora" nella vers. 18 appare come "tu" in 200 MSS. Queste variazioni hanno ben poca importanza, ma il testo ricevuto, in entrambi i casi, è un po' più vivace . La ripetizione (vedi vers. 18, 21, 24, 27) illustra la profonda deferenza e la corte tributata al monarca ebreo (vedi al versetto 16), specialmente quando ricordiamo che queste sono le parole di una moglie, gli occhi di tutto Israele sono su di te [Confronta 1Re 2:15] affinché tu debba dieci coloro che siederanno sul trono del re mio signore dopo di lui. Ciò dimostra che non esisteva alcun "diritto di primogenitura". I re d'Oriente hanno sempre designato il loro successore tra i loro figli. "Aliatte designò Creso; Ciro designò Cambise, e Dario designò Serse" (Rawlinson). "Lo Scià di Persia, all'inizio di questo secolo, aveva sessanta figli, tutti allevati dalle loro madri, con la speranza di avere successo" (Holier, citato da Stanley). E i re d'Israele rivendicarono ed esercitarono un diritto simile. 2Cronache 11:22 21:3] Ed ella si alzò piuttosto a mezzanotte , nel mezzo, cioè nel cuore della notte. La dormiente non poteva sapere che era mezzanotte e prese mio figlio accanto a me, mentre la tua serva dormiva, lo depose nel suo seno e depose il suo bambino morto nel mio petto

21 Altrimenti non c'è nessuna parola corrispondente negli Ebrei, avverrà, quando il mio signore il re dormirà rigorosamente, "giacigli": vedi in 1Re 2:10 con i suoi padri questa frase, così comune nei libri dei Re e delle Cronache, ricorre solo "una volta nel Pentateuco [Deuteronomio 31:16] e una volta nei libri storici prima dei Re" (Rawlinson). Era evidentemente il prodotto di un'epoca in cui la nazione era stabilita, e gli uomini avevano i loro sepolcri di famiglia, che io e mio figlio Salomone saremo considerati Ebrei come -- trasgressori, Ebrei come marg., peccatori. Il significato principale di afj è "mancare il bersaglio". Come aJmartanein, venne usato per ogni errore e trasgressione. Betsabea e Salomone sarebbero stati odiosi ad Adonia, in quanto rappresentavano una causa rivale; forse anche colpevole di alto tradimento (Clericus, Bahr, al.) -- E quando mi alzai la mattina, mentre era ancora il crepuscolo, per dare l'allattamento al mio bambino, ecco che era morto: ma quando ci ebbi riflettuto al mattino -- , cioè in pieno giorno; Vulg. CLARA LUCE -- : Ecco, questo secondo "ecco" segna una seconda scoperta: non è stato mio figlio quello che ho partorito. E l'altra donna disse: "No, ma il vivente è mio figlio e il morto è tuo figlio". E questi disse: No, ma il morto è tuo figlio e il vivente è mio figlio. È alquanto difficile spiegare la pertinace pretesa sul bambino, preferito anche prima del re dalla finta madre. La spiegazione più probabile è che, avendo preso il bambino in prima istanza sotto l'impulso del momento, per evitare il rimprovero di aver ucciso la sua prole con la sua goffaggine e negligenza, trovò difficile ritirarsi dalla sua falsa posizione - cosa che in realtà non poteva fare senza ammettere se stessa sia ladra di bambini che bugiarda - e così fece una faccia audace e mantenne l'impostura anche prima il monarca stesso. Che non si prendesse veramente cura del bambino è evidente dal versetto 26. Così parlarono: "E parlarono", cioè affermarono e contraddicevano davanti al re

22 Ed ecco, mentre ella parlava ancora con il re, entrò anche il profeta Nathan. Gli ebrei si recarono al palazzo. "Entrò" implica quasi che egli entrò nella stanza, cosa che non fece fino a quando non fu convocato (versetto 23). Osservate, le parole di Nathan non trasmettono alcuna suggestio falsi. Ebrei non nega un precedente colloquio con Betsabea, né lo confessa. Se c'è un'apparenza di artificio, non c'era alcuna intenzione di ingannare. E l'artificio, così com'era, non solo era innocuo, ma per il bene pubblico

23 E riferirono al re, dicendo: Ecco, il profeta Natan, siamo a malapena giustificati nel vedere in questo "solenne annuncio del suo arrivo" un "indizio della considerazione in cui era tenuto" (Stanley). È difficile capire come altrimenti potrebbe essere annunciato. È chiaro che si parlava costantemente di lui come del "profeta" [vers. 10, 22, 34, 38, ecc. Cf. 2Samuele 7:2; 12:25] E quando entrò davanti agli Ebrei e venne davanti al re, tre parole invece di sei il re, si prostrò davanti al re con la faccia a terra, vedi versetto 16, 20; e Confronta ver. 31, dove abbiamo un'espressione simile. "Nelle sculture assire, gli ambasciatori sono rappresentati con i loro volti che toccano effettivamente la terra davanti ai piedi del monarca" (Rawlinson). Questa profonda riverenza da parte di Natan è ancora più notevole se si ricorda come una volta egli aveva denunciato Davide in faccia. Allora prontamente, senza esitazione, il re disse: "L'uno dice "questo dice", cioè continua a dire: "Questo è mio figlio che vive, e tuo figlio è il morto; e l'altro dice: No, ma tuo figlio è il morto e mio figlio è il vivente

24 Natan disse: «O re, hai detto che gli Ebrei non hanno dubbi, ma un'affermazione forte: «Tu hai detto», cioè: « Tu devi aver detto (Du has wohl gesagt». Bahr). Natan lo dice con forza, per trarre dal re una scusa: Adonia regnerà dopo di me e siederà sul mio trono? Stesse parole dei versetti 13, 17, e forse intenzionalmente. La coincidenza trasmette il significato: "Hai giurato che Salomone regnerà", ecc. "Hai detto: Adonia regnerà", ecc. E il re disse: "Portami una spada". E portarono un Ebrei ; la spada , cioè del carnefice, o la spada per la quale egli chiese la spada davanti al re

25 Come prova che il re doveva aver decretato che Adonia gli succedesse. Sembra che ci sia un sottofondo di rimprovero in queste parole. Natan presume che Adonia non possa aver fatto tutto questo senza la conoscenza e l'approvazione di Davide, perché "suo padre non gli aveva mai dispiaciuto" (ver. 6). Questa rivolta fu il risultato dell'eccessiva indulgenza e mancanza di fermezza di Davide, egli è sceso oggi, e ha ucciso vedi, vedi, 9 buoi, bovini grassi e pecore in abbondanza, e ha chiamato tutti i figli del re, e i capitani dell'esercito, Ioab era il capitano (ver. 19). Il plurale indica che altri alti ufficiali avevano seguito il suo esempio. "Sotto i capitani dell'esercito (ver. 25), sono inclusi i servi del re (ver. 10)" (Bahr). L'errata citazione accidentale di Bahr (ver. 10 per ver. 9) ha apparentemente portato il suo traduttore americano (p. 24) al grave errore di identificare questi "capitani dell'esercito" con "gli uomini potenti" (Gibborim) del vers. 10, i quali, è detto distintamente, "non erano con Adonia e Abtathar il sacerdote, ed ecco, mangiano e bevono davanti a lui convivia apta conjurationibus. Grozio e dicono: "Dio salvi il re Adonia". Gli ebrei "lascino che il re (non "re", come marg.) Adonia vive", o meglio, "vive il re", ecc. (cfr. il vivat rex, e i vives e vivas dei giorni successivi). Questa era l'acclamazione abituale con cui gli ebrei salutavano i loro re [Confronta ver. 39; 1Samuele 10:24; 2Samuele 2Re 11:12; 2Cronache 23:11] E il re disse: Dividete in due il bambino vivo e date metà all'uno all'altro Ebrei

26 Ma io, proprio io, Ebrei, io tuo servo di Natan, questa omissione è stata molto significativa. Sembra che Ebrei dica che non era stato chiamato perché si era preoccupato della nomina di un successore 2Samuele 7:13 e del sacerdote Zadoc, e di Benaia, figlio di Ioiadà, e del tuo servo Salomone Bahr pensa che "abbiamo nell'ordine di questi nomi un culmine, in cui Salomone, come il personaggio più alto, è nominato per ultimo" non ha egli chiamato. Allora la donna di cui era vivo parlò al re, perché le sue viscere ritenute dalla maggior parte degli antichi la sede degli affetti, probabilmente a causa delle sensazioni che vi suscitano forti emozioni. Cfr. tagcna nel Nuovo Testamento [2Corinzi 6:12; Filippesi 2:1; Filemone 1:7,20] ecc. l'agognato Ebrei brillava. Parliamo di "ardere di pietà", ecc. su suo figlio, e disse: O mio signore, datele il bambino vivo, e non uccidetelo affatto, ma gli altri Ebrei dicevano che non sia né mio né tuo, ma dividilo. L'ebraico è sorprendentemente conciso, "dividere". Abbiamo qui di gran lunga la più grande difficoltà della storia. Quando la pretendente, che ha chiesto a gran voce il bambino, alla fine gli viene offerto dalla madre, rifiuta il dono e insiste senza pietà che sia tagliato in due. Possiamo solo spiegare la sua strana condotta supponendo che. Afferrò ansiosamente qualsiasi via d'uscita dal dilemma in cui si era cacciata, e pensò, senza dubbio, che accettare la sua decisione avrebbe significato adulare e compiacere il re. (Vedi Omiletica.)

"Non sia né mio né tuo, ma dividilo".

"La Parola di Dio è rapida e potente, e più tagliente di qualsiasi spada a doppio taglio ed è un discernitore dei pensieri e degli intenti del cuore."

Il giudizio di Salomone è un commento sorprendente a questo passaggio; infatti, è possibile che lo scrittore avesse in mente questo episodio quando scrisse queste parole. Perché certamente la parola di Salomone, "Dividere", ecc., era più affilata della spada che gli avevano appena portato per ferire il cuore della madre; [Luca 2:35] mentre la spada del re, se non fosse stata fermata, non avrebbe trafitto fino a "dividere le giunture e il midollo" del bambino, più di quanto la parola del re distinguesse tra il vero e il falso, rivelando sia la tenerezza e l'amore struggente della vera madre, sia anche i pensieri, gli intenti e le opere del cuore del pretendente. È probabilmente, almeno in parte, a causa della loro rivelazione del carattere che sono registrati qui. Consideriamo ora, quindi, il carattere e i motivi della pseudo madre, come ci sono rivelati nelle sue parole e nella sua condotta. E prima, chiediamoci: che cosa può aver portato a questo discorso crudele e innaturale? Ecco una donna che è diventata madre da poco, e che afferma di essere la madre del bambino, non avendo pietà di un bambino indifeso. Agisce un momento, contende strenuamente davanti al re per il suo possesso, e il momento dopo è connivente con il suo assassinio, e anzi lo chiede. L'ha preso di nascosto da uno che l'avrebbe custodito e custodito; protesta a gran voce che è suo; È così ansiosa di averlo che lo implorerà davanti al Royal Tribunal, eppure, quando viene seriamente proposto di tagliare in due lo sventurato bambino, approva a gran voce il piano. Come possiamo spiegare questa strana incoerenza? La spiegazione usuale è che lei è stata spinta a fare e a dire ciò che ha fatto per dispetto, per gelosia. E, senza dubbio, c' era un elemento di disprezzo nella sua condotta. Se le fosse stato negato il bambino, era decisa a non farlo avere a nessun altro. Non si sarebbe mai sottomessa all'umiliazione di lasciare il tribunale con il carattere di un impostore, mentre l'altro portava via il bambino tra le sue braccia in trionfo. Ma mentre la sensazione di "cane nella mangiatoia" spiega molto, non spiega tutto. Non spiega, ad esempio, il fatto che lei si sia occupata della cura del bambino in prima istanza; e questo spiega a malapena il suo procedere fino all'estremo dell'omicidio giudiziario. Né, anche se combiniamo con il disprezzo il desiderio di adulare il giovane re, troviamo una spiegazione sufficiente della sua incoerenza. Senza dubbio pensava che sarebbe stato un complimento per il suo principe acconsentire prontamente alla sua proposta. Non è la prima né l'ultima volta che gli uomini hanno prontamente acconsentito a fare il male perché una testa coronata lo suggeriva. Vediamo nel suo grido, "Dividilo", un desiderio impassibile e servile di ingraziarsi il favore di Salomone, o se non quello, almeno di fare il cortigiano; ma non vediamo in questo desiderio da solo una spiegazione sufficiente di questo clamore per la vita di un bambino pulsante e innocente. No, se vogliamo arrivare alla radice stessa della sua strana e vergognosa condotta, dobbiamo prima porci un'altra domanda, cioè: che cosa l'ha spinta a rubare questo bambino dalle braccia di sua madre e a reclamarlo per sé? Cosa l'ha indotta, quando si è svegliata di notte e ha trovato il proprio figlio morto, a strisciare nell'oscurità fino al divano del suo compagno e a prendere un changeling per suo figlio. Perché questa era sicuramente una cosa strana da fare. Potevamo capire meglio la sua gioia per la morte del proprio figlio della vergogna che questo ardente desiderio di caricarsi di un bastardo che non aveva partorito

Ora, è del tutto possibile che ci siano state circostanze speciali connesse con questo caso, che, se le conoscessimo, offrirebbero una spiegazione completa e certa della sua condotta. Per esempio, per sorvolare su altre possibilità, il suo potrebbe essere stato un caso come quello di Tamar [Genesi 38] Ma poiché non sappiamo e non possiamo sapere quali fossero queste circostanze particolari, se ce ne fossero, possiamo solo raccogliere i suoi motivi, come meglio possiamo, dalla registrazione dei fatti che possediamo

È chiaro, quindi, che non era mossa dall'amore per il bambino. È improbabile che una donna come lei potesse provare amore per un bambino come questo; mentre è inconcepibile che se lo avesse amato davvero, avrebbe acconsentito e consigliato la sua morte. Né può essere stato l'orgoglio e la gioia di avere un figlio maschio a chiamarla figlio. Giovanni 16:21] Poiché il bambino non era suo, e nessuno lo sapeva meglio di lei. Senza dubbio la madre ebrea aveva speciali ragioni per desiderare una progenie e per avere cura dei suoi figli, ma questa era la figlia di un estraneo

Quali erano allora i suoi motivi? Non erano forse queste? In primo luogo, la paura del rimprovero e, in secondo luogo, la gelosia del suo compagno più fortunato. Paura del rimprovero; perché nessuna donna, in qualsiasi epoca del mondo, o in nessuna circostanza, può non essere mortificata, umiliata e vergognarsi di aver causato, con la sua maleducazione, la morte di suo figlio. Sapeva cosa avrebbero detto le lingue dei vicini: poteva vederli, forse, anche deriderla come un'assassina. Perché non potevano sapere che la morte era stata accidentale e che alcuni di loro, temeva, avrebbero potuto pensare, se non lo avessero detto, che c'era stato un gioco sporco da parte sua. Questi pensieri, che le attraversavano la mente nella notte nera e buia, sarebbero stati accentuati e resi quasi intollerabili dal pensiero che il suo compagno fosse stato più attento o più fortunato. Cosa possa essere passato tra queste due donne non possiamo dirlo. Per quanto ne sappiamo, ciascuno può essersi vantato del proprio figlio, o l'uno può aver denigrato il figlio dell'altro. Ci deve essere stato quasi qualcosa del genere - e potrebbe essere stato qualcosa di estremamente semplice - per spiegare questo atto di furto di bambini

E' del tutto possibile, naturalmente, che questa donna, se fosse stata interrogata dopo che la frode era stata scoperta, avrebbe avuto difficoltà a dire cosa l'avesse portata a recitare questa parte falsa. Possiamo stare certi che non ne ha discusso, non si è fermata a parlare con se stessa o a soppesare le conseguenze. Ha agito in base a un impulso cieco, frettoloso, irragionevole. Tuttavia, non ci è difficile vedere che queste devono essere state tra le molle della sua condotta. E quando la mossa fatale è stata fatta, il resto del suo peccato è facilmente spiegabile. Non le restava quindi altro da fare che sfacciatamente. Era impossibile per lei fermarsi, senza proclamarsi bugiarda e ladra. Come aveva mentito al suo compagno, così doveva mentire ai vicini, e come aveva mentito ai vicini, così doveva mentire anche davanti al re. Non c'era niente da fare. Vestigia nulla retrorsum! Deve andare avanti fino alla fine

Ma è facile capire quanto la sua posizione sarebbe diventata alla fine terribilmente difficile e dolorosa. La costante paura di essere scoperta, o la paura di tradirsi, deve averlo reso quasi insopportabile. Da un momento all'altro poteva trasudare qualcosa che avrebbe rivelato l'inganno e l'avrebbe coperta di infamia. Deve essersi amaramente pentita di essersi imbarcata in questa condotta di frode; Deve essersi gettata con impazienza in cerca di ogni possibilità di fuga

E così quando il re propose di tagliare il nodo gordiano; Quando si propose, cioè, di liberarla dalle fatiche che si era tessuta intorno, c'è da meravigliarsi che lei colse avidamente la prima occasione che si presentò, e ciò senza un momento di riflessione sulla moralità del rimedio, e senza la minima percezione della trappola che le era stata tesa. Tutto ciò che pensava era che prometteva una ritirata onorevole da un terreno che diventava ogni momento più insicuro; che le aprì, nella sua disperazione e nel timore di essere scoperta, una porta di fuga. È questo che spiega il grido: "Dividilo". L'omicidio avrebbe coperto la sua moltitudine di menzogne, il sangue degli innocenti avrebbe cancellato le tracce della sua colpevolezza

Le lezioni insegnate da questa storia devono essere indicate molto brevemente. Tra questi ci sono questi:

1.) L'impurità porta quasi inevitabilmente all'inganno. La radice di tutti i guai qui era l'impudicizia. Il peccato contro il corpo rende gli altri peccati relativamente facili. "È solo il primo passo che costa". E che passo è quello!

2.) La codardia morale può portare all'omicidio. La paura che spinse la frettolosa decisione di impossessarsi del bambino vivo, portò questa miserabile donna a rubare, a mentire, a mentire e a uccidere, con il pensiero e con la volontà. Facilis descensus Averni, ecc

3.) La falsità porta alla falsità. Il proverbio dice: "Se diciamo una bugia, dobbiamo dirne altre venti per seppellirla". "Una bugia deve essere cosparsa di paglia con un'altra o presto pioverà".

"Oh che ragnatela aggrovigliata tessiamo quando una volta ci avventuriamo a ingannare." --

4.) La gelosia asciuga il latte della gentilezza umana. È "crudele come la tomba".

"Più feroce della carestia, della guerra o della pestilenza maculata; Funesta come la morte e orribile come l'inferno". --

Ha portato questa donna a comportarsi come un demone; desiderare il massacro di un bambino innocente

1.) Il peccato supera se stesso. La pretendente era intrappolata nelle sue stesse fatiche. Aveva appena detto: «Dividilo», che si rese conto di essere disfatta. Aveva proclamato la propria falsità. "Dalla tua propria bocca ti giudicherò".

2.) Quando il peccatore è più sicuro, allora la distruzione improvvisa si abbatte su di lui. Questa donna non aveva mai respirato liberamente fino a quando Salomone disse: "Dividilo". Sembrava una liberazione così certa che fece eco al grido. Ora cominciava a sentirsi al sicuro. Un attimo dopo fu disonorata in disgrazia, condannata, rovinata. Cfr Matteo 24:50; 25:44; 1Tessalonicesi 5:8, ecc

27 È questa cosa fatta μai=an, o forse, num, "È allora la facilità che", ecc. per letteralmente, da presso il mio signore il re , cioè, con la sua privazione e per la sua nomina, e tu non l'hai mostrato al tuo servo Ebrei "ha fatto conoscere al tuo servo"? Natan afferma di avere un forte [2Samuele 12:25] per essere informato: se ci fosse qualche cambiamento nei piani del re, chi dovrebbe sedere sul trono del mio signore, il re dopo di lui? Stessa espressione del versetto 20. La ripetizione era ben calcolata per far capire al re l'importanza di nominare subito un successore. Allora il re rispose e disse che Ebrei riecheggia semplicemente le esatte parole della madre. Ciò è chiaro dal fatto che la parola dWly; -natus, "colui che è nato", qui e nel versetto 26 reso "bambino", è molto insolito, Datele il bambino vivo, e in nessun modo uccidetelo La LXX, che legge "Date il bambino a colei che ha detto, dateglielo", ecc., oscura la ripetizione evidentemente progettata lei è la madre di Ebrei lei, sua madre

28 Poi il re Davide vede su ver. Risposi e dissi: Chiamami Betsabea, evidentemente ha lasciato la camera quando Nathan vi è entrato. "Questo è stato fatto, non per evitare l'apparenza di un accordo reciproco (Cler., Then. al.), ma per ragioni di decoro, in quanto nelle udienze concesse dal re a sua moglie o a uno dei suoi consiglieri, nessuna terza persona dovrebbe essere presente a meno che il re non richieda la sua assistenza". Keil. Ed ella venne alla presenza del re, e si presentò davanti al re. Qui, come in innumerevoli altri casi, i nostri traduttori hanno ignorato la letteralità a favore dell'eufonia. L'ebraico ha qui una ripetizione esatta: "venne davanti al re e si presentò davanti al re". La versione autorizzata è stata adottata come la più vivace e ritmica. E un Israele udì del giudizio che il re aveva giudicato, e temettero il re -- , cioè furono impressionati e intimoriti dalla sua penetrazione quasi soprannaturale. Bahr si riferisce a [Luca 4:36; 8:25] perché videro che la sapienza di Dio che egli chiese (versetto 9) e che Dio diede (versetto 12) era in lui Ebrei dentro di lui -- per eseguire il Giudizio. La maggior parte dei commentatori cita da Grozio, la storia familiare che si trova in Diodoro Siculo, di Ariofarne, re di Tracia. Tre giovani pretendevano davanti a questo re di essere ciascuno il figlio, e quindi il successore, di un defunto re dei Cimmeri. Gli ebrei decisero che quello era il vero figlio che si rifiutò di lanciare un giavellotto contro il cadavere di suo padre

Ver. 28.-

Il giudizio di Salomone, una prefigurazione del giudizio a venire

Vediamo di nuovo in Salomone un tipo del vero "Figlio di Davide". L'accusa delle due prostitute è un'ombra della "grande assise". Questa scena sorprendente - il giovane re seduto sul suo trono, probabilmente in un luogo vuoto alle porte della città, nella luminosa e limpida mattina orientale; intorno a lui le sue guardie, i suoi consiglieri e i suoi ministri di stato; Davanti a lui le due meretrici e il bambino indifeso portano i nostri pensieri a un giorno di tempesta e di nuvole, un giorno di tenebre e di terrore, quando il "Figlio dell'uomo siederà sul trono della sua gloria", con "i santi angeli" intorno a lui e "tutte le nazioni" davanti a lui [San Matteo 25:31] Vediamo in questo primo giudizio, Poi, un abbozzo dell'ultimo. Osservare:

IO IL GIUDICE. Lo è

(1) Il figlio di Davide. Non leggiamo dei giudizi di Davide. Questo era un dovere che a quanto pare era negligente nell'adempiere. [2Samuele 15] Gli Ebrei devolsero a suo figlio il compito di giudicare e punire. Anche così, "l'eterno Padre non giudica alcuno, ma ha affidato ogni giudizio al Figlio". Poiché Ebrei è il Figlio di Davide, cioè il Figlio dell'Uomo, il nostro Signore giudicherà i figli degli uomini. Il Giudice è, quindi, uno che ci conosce, uno che prova compassione per noi. Lo è

(2) il più saggio degli uomini. "Ebrei era più saggio di tutti gli uomini". La sapienza di Dio era in lui per giudicare. Ma il Giudice degli uomini e degli angeli non solo possiede, ma è la Sapienza di Dio. [Proverbi 1Corinzi 1:24] La Suprema, l'Essenziale Sapienza siederà sul grande trono bianco. I suoi giudizi, perciò, devono essere "giusti e veritieri". Ora considera

II IL GIUDICATO. Erano

(1) di due classi. C'era il bambino innocente e le donne impure. E di quest'ultimo uno era vero, l'altro falso; uno giusto, l'altro sbagliato. Ci saranno due classi, e solo due, nel giudizio a venire: le pecore e le capre, il grano e la zizzania, i pesci buoni e i cattivi, i giusti e i peccatori

(2) Entrambi erano prostitute. "Fornicatori e adulteri DIO giudicherà". Gli uomini non possono, o non lo fanno. I nostri piacevoli vizi spesso non vengono scoperti; o, se noti, non sono riprovati. Ma vedi 1Corinzi 5:11; 6:9-19; Galati 5:19-21

III LA SENTENZA. Per mezzo

(1) Un peccato è stato portato alla luce. Nessun occhio vide quel furto di mezzanotte. Loro due erano soli. Ma l'atto è ora trascinato alla luce del giorno. E il Signore "porterà alla luce le cose nascoste delle tenebre". Ciò che è stato "sussurrato all'orecchio negli armadi sarà proclamato sui tetti".

(2) Un torto è stato riparato. Probabilmente la finta madre teneva in braccio il bambino quando si presentarono davanti al re. La vera madre lo portava in braccio quando lasciavano il seggio del giudizio. La restituzione, cioè, è stata eseguita. E il tribunale di Cristo compirà la restaurazione di tutte le cose. Lì ogni torto avrà il suo rimedio. Ora le "fondamenta della terra sono fuori rotta". La forza sta per il diritto. Il possesso è nove punti della legge. Ma a quel tempo "suum cuique". Si narra di uno dei Wesley che, pagando un conto che era un'imposizione grossolana, scrisse sulla cambiale: "Da riaggiustare in quel giorno".

(3) Il carattere è stato rivelato. La vera madre e i presunti si proclamano allo stesso modo. Una parola di ciascuno decide la questione e rivela i loro pensieri più intimi. Così sarà alla fine del mondo. "Dalla tua propria bocca ti giudicherò". "Dalle tue parole sarai giustificato, e dalle tue parole sarai condannato". Il Figlio dell'uomo "manifesterà i consigli del cuore".

IV LA RICOMPENSA E LA PUNIZIONE. A colui che il tribunale ha portato la giustificazione, la gioia, la pace. All'altro, la condanna, la vergogna, il disprezzo. Ma si noti in particolare

(1) la differenza che ha fatto nelle loro emozioni e

(2) la differenza nella loro reputazione

(1) La gioia della madre che aveva ricevuto di nuovo il suo bambino può essere meglio immaginata che descritta. Lo stesso si può dire dell'irritazione, della confusione, del rimorso della pretendente quando la sua malvagità fu resa manifesta. E in queste emozioni possiamo vedere una debole immagine della gioia indicibile dei salvati: del pianto e dello stridore di denti dei perduti

(2) La vera madre avrebbe la simpatia degli astanti, le congratulazioni dei suoi amici, ecc.; l'altra sarebbe additata con disprezzo e rimprovero. Anche qui abbiamo un quadro, anche se imperfetto, delle questioni del giorno del giudizio. Per il santo, il "Venite benedetti" del Giudice condurrà a "piaceri per sempre"; per il peccatore, "Andate via, maledetti" sarà l'inizio di "vergogna e disprezzo eterno".

29 E il re giurò vedi al ver., 51 e disse: Come vive il Signore o "per la vita di Geova". Cfr. "per la vita di Faraone". [Genesi 42:15] Questa era la forma comune di giuramento. Vedi, ad esempio,

1Re 2:24; Giudici 8:19; Rut 3:13; 1Samuele 14:39, 19:6, 20:24, 29:6 ; e specialmente Geremia 4:2; 5:2; Osea 4:15. È caratteristico di Davide introdurre nella formula una clausola come la seguente, che ha redento la mia anima -- , cioè la vita da ogni angoscia. Stessa espressione di 2Samuele 4:9. Espressioni simili si trovano in Salmi 25:22 e 34:22. La ripetuta liberazione dalle difficoltà e dai pericoli - "dalla mano di tutti i suoi nemici e dalla mano di Saul" - fu uno degli aspetti più notevoli della vita di Davide, e non c'è da meravigliarsi se egli lo commemora ripetutamente, trasformando ogni scongiuramento in un atto di ringraziamento. Allo stesso modo, Giacobbe [Genesi 48:16]

30 Proprio come ti ho giurato per il Signore Dio d'Israele, dicendo: Certamente Ebrei yK quello, spesso preceduto dall'oratio directa; non prestando alcuna enfasi (=immo), come dice Keil il primo e il terzo yK di questo verso, ma in inglese semplicemente ridondante. Vedi alla vers. 13, 17 Salomone, tuo figlio, regnerà dopo di me, e siederà sul mio trono con le stesse parole dei versetti 13, 17, 24. Queste ripetizioni ravvicinate sono l'abitudine dell'Oriente al mio posto, anche se così Ebrei che così -- farò io (certamente non in Ebrei lo faccio oggi

31 Allora Betsabea si prostrò con la faccia a terra, e si prostrò davanti al re, vedi versetti 16, 23 , e disse: "Viva il re Davide, mio signore, in eterno". Questa espressione iperbolica è qui usata solo per un monarca ebreo. Era costantemente indirizzato ai re babilonesi e persiani. Vedere Daniele 2:4; 3:9; 5:10; 6:21; Neemia 2:3

32 E il re Davide disse che questa azione pronta e vigorosa dimostra che la forza di carattere e la potenza mentale di Davide erano inalterate: Chiamatemi sacerdote Sadoc, e Natan il profeta, e Benaia, figlio di Ioiadà. "L'ordine dei nomi segna la posizione delle persone rispetto alla questione in questione". [Rawlinson ]. E vennero al cospetto del re

33 Il re disse anche Ebrei: "E il re disse", il che è in ogni modo preferibile. L'"anche" è un po' confuso, Prendi con te i servi, cioè i Cretei e i Peletiti, ver. 38 del tuo signore, i signori degli Ebrei; probabilmente un pluralis majestatis [di Genesi 39:2; 2Re 2:3,5,16] suggerito a Davide dall'usus loquendi della corte. Questa espressione sembra a prima vista una strana perifrasi per "i miei servi". Ma David adotta naturalmente il linguaggio che le persone intorno a lui usavano sempre. Vedi ver. 43; anche 2Samuele 11:11 e 20:6. Nota: Il secondo passaggio, che si riferisce al re, ha il plur.; il primo, riferito a Ioab, il sing. e fa' che Salomone, mio figlio, cavalchi il mio proprio mulo, lett. "il mulo di lei" [il più pregiato in Oriente. Cf. Giudici -- 5:10, Ebrei] "che è mio". Questo non era semplicemente un segno d'onore [Genesi 41:43; Ester 6:8,9] ma un'indicazione pubblica e molto significativa della volontà di Davide riguardo al suo successore. Il popolo avrebbe capito subito chi era destinato a sedere sulla cattedra di Davide. "I rabbini ci dicono che era la morte cavalcare il mulo del re senza il suo permesso" (Rawlinson). hDrpi, la forma femminista si trova solo qui e nella vers. 38, 44. Sembra che il mulo sia stato importato di recente in Palestina - non ne abbiamo mai letto prima del tempo di Davide - e agli Israeliti era proibito allevarlo. [Levitico 19:19] Il loro uso, di conseguenza, era naturalmente limitato a personaggi reali o illustri. [2Samuele 13:29] Wordsworth vede nella parola una prova che Davide non aveva disubbidito a Dio moltiplicando i cavalli per sé, e lo aveva fatto scendere a Ghihon. Non Gabaon, che Tenoio avrebbe arbitrariamente sostituito al testo ricevuto. Dov'era Ghihon? La credenza popolare (accettata da Bahr e Keil, oltre che da alcuni geografi) è che si trovasse nella valle del Figlio di Hinnom, una parte della quale porta ancora il nome di Gihon, cioè a ovest di Gerusalemme, e non lontano dalla porta di Giaffa. Da molti, infatti, l'attuale Birket-es-Sultan è identificata con la Piscina Inferiore di Gihon. Ma altri (Ferguson, Rawlinson, ecc.) vi vedono l'antico nome del Tyropaeon. La Scrittura non ne parla come di una sorgente, anche se la "sorgente delle acque di Ghihon" è menzionata 2Cronache 32:30, Ebrei Il testo mostra che era sotto la città ("fallo scendere su Ghihon", ver. 33. Cf. anche ver. 40). 2Cronache 33:14, parla di "Ghihon nella valle", dove è molto evidente che la parola usata è Nachal [cioè. Wady, corso d'acqua] Ma questa "è la parola sempre impiegata per la valle del Kedron, a est di Gerusalemme, la cosiddetta valle di Giosafat; ge (burrone o valle) essendo come costantemente impiegato per la valle di Hinnom, a sud e a ovest della città" (Grove, "Dict. Bible", art. Ghihon). Si deve anche notare che l'ultimo testo citato menziona Ghihon in relazione a Ophel, che si trova a sud-est di Gerusalemme.

La Caldea, l'arabo e la Syr. hanno probabilmente ragione, quindi, nell'identificare qui Ghihon con Siloe (che si trova ai piedi di Ophel), a favore del quale si può inoltre dire che sarebbe mirabilmente adatto allo scopo di Davide - di una controdimostrazione - e che se En-Rogel si trova a il Pozzo della Vergine o il Pozzo di Giobbe. Siloe non è molto distante da nessuna delle due, e abbastanza a portata d'orecchio, mentre la tradizionale Gihon è del tutto fuori mano. Bisogna tenere presente che questa processione da e per Ghihon fu ordinata, non perché ci fosse qualche motivo speciale per ungere Salomone lì, poiché non era un luogo santo, ma puramente come dimostrazione al popolo, e per dare scacco matto ai cospiratori. Probabilmente era un luogo pubblico e avrebbe ospitato un grande atrio (Poole)

34 E che il sacerdote Zadoc e il profeta Natan Bahr vedano nel fatto che Natan era associato a Zadok nell'unzione, "l'alto significato che Davide attribuiva all'ufficio profetico in Israele". Ma i profeti eseguivano costantemente questa cerimonia. Samuele unse sia Saul che Davide; Eliseo unse Ieu, [2Re 9:1] e ricevette l'incarico di ungere Hazael [1Re 19:15,16] ungere lui il re, essendo un personaggio sacro, fu messo a parte per l'ufficio, come il sacerdote e il profeta, mediante l'unzione. Probabilmente Saul fu unto due volte. [1Samuele 10:1; 11:15 -- . Cfr. 12:3] Davide fu unto tre volte (1Samuele 16:13; 2Samuele 2:4; 5:3. Salomone fu unto due volte. [ver. 39; 1Cronache 29:22] I rabbini hanno sempre sostenuto che i re successivi non venivano unti, dove la successione era regolare. Ma questa opinione deve essere presa in considerazione dal valletto quantistico. È vero che leggiamo solo dell'unzione di Ieu, [2Re 9:6] Ioas [ibid. 1Re 11:12] e Ioacaz, [ibid. 1Re 23:30] e che in questi tre casi l'adesione fu irregolare. Ma è ovvio che anche altri re possono essere stati unti, anche se il fatto non è registrato. Sembra poco probabile, inoltre, che un re avrebbe prontamente dispensato da un'ordinanza che avrebbe rafforzato così tanto il suo titolo di re su Israele: e suonare con la tromba il suono della tromba sembrerebbe quasi essere stato un accompagnamento necessario delle incoronazioni, o la proclamazione di un nuovo re. [Vedi 2Samuele 15:10; 2Re 9:13; 11:14] e dite: Dio mette in caverna il re Salomone. Vedi alla ver. 25

35 Allora salirete dietro a lui [non nel LXX Cod. Vat.] -- affinché egli possa essere Ebrei e venga -- a sedere sul mio trono in ogni modo possibile, la sua ascesa doveva essere proclamata e confermata, poiché egli sarà re al mio posto, Davide, cioè, praticamente abdica in favore di Salomone. Cf. vers. 46, 51, 53; 1Cronache 29:23, 26 e io l'ho nominato lui e lui è enfatizzato nell'originale per essere sovrano su Israele e su Giuda. È possibile, come pensa Bahr, che Israele e Giuda siano stati menzionati separatamente perché un tempo Davide era stato re solo di Giuda, e perché Israele era passato dalla parte di Absalom. È più probabile, tuttavia, che "Israele e Giuda" fosse già allora l'attuale designazione delle due parti che compongono il regno. [vedi 2Samuele 2:9,10; 19:11,41 -- , ecc.] Inoltre, non possiamo supporre che lo storico abbia in ogni caso, anche se probabilmente lo ha fatto in questo, le esatte parole di chi parla; e non c'è da stupirci se ha messo in bocca a Davide la fraseologia di un'epoca successiva. Nella natura delle cose egli può darci solo la sostanza di conversazioni come queste

36 E Benaia, figlio di Ioioiada , probabilmente parlò, non perché l'esecuzione dell'ordine dipendesse da lui (Bahr), perché sia Tsadok che Natan avevano una parte molto più importante da svolgere, ma come un soldato schietto che era solito dire quello che pensava, rispose al re e disse: "In verità, il Signore Dio ha lettuto: "Geova, lui Dio", ecc. Del mio signore il re lo dica anche

37 Come l'Eterno è stato con il re mio signore, confronta 1Samuele 20:13. "Questa frase esprime un grado molto alto del favore divino" (Rawlinson) [Vedi Genesi 26:3,4; 28:15; 39:2,21 -- ; Esodo Giosuè 1:5; 1Cronache 22:11 -- , ecc.] -- così sia egli con Salomone, e fa' che abbia un trono più grande del trono del re Davide, mio signore. Questo fu detto con un cuore pieno e onesto, non per adulare la vanità di Davide (Thenius). È completamente caratteristico dell'uomo per quanto lo conosciamo. E la preghiera fu esaudita. [1Re 3:11,12]

38 Il sacerdote Sadoc, il profeta Natan, Benaia figlio di Ioiadà, i Cretei e i Pelethei, queste erano le guardie del corpo del re, come le chiama Giuseppe Flavio, che erano comandate da Benaia. [2Samuele 8:18 15:18 20:23 23:28] Ma mentre le loro funzioni sono abbastanza ben comprese, esiste una grande differenza di opinione riguardo all'origine o al significato delle parole. Secondo alcuni si suppone che siano nomi gentili. Una tribù di Cretei è menzionata 1Samuele 30:14. [Cfr. Ezechiele 25:16; Sofonia 2:5] e in stretta connessione con i Filistei (ver. 16). Quindi si è pensato che Creteita fosse un altro nome per Filisteo; e poiché la LXX e la Sir. rendono la parola "Cretesi", è stato ipotizzato che i Filistei avessero la loro origine da Creta. Venivano da Caftor, e probabilmente è Creta [vedi Genesi 10:14; Geremia 47:4; Amos 9:7 -- ; A favore di questo punto di vista c'è il fatto che Davide aveva certamente una guardia del corpo di mercenari stranieri, [2Samuele 15:18] dove i "Ghittei" sono collegati con i Cretei. Né ciò è contro di esso che "due designazioni" sarebbero così "impiegate fianco a fianco per un solo e medesimo popolo", come se dovessimo parlare di Britanni e Inglesi (Bahr). Perché i nomi sembrano una paronomia - di cui gli ebrei erano molto affezionati - e un trucco di questo tipo spiegherebbe subito la tautologia. [Da quando ho scritto questo, trovo che la stessa idea sia già venuta in mente a Ewald.] Ma l'altro punto di vista, adottato da Gesenius, è che i nomi sono nomi di ufficio e funzione. Cherethita deriverebbe da kr"t; tagliare, uccidere; e per Cretei intendeva i "carnefici", che erano le guardie del corpo reali negli antichi dispotismi Genesi 39:1, Ebrei; Daniele 2:14, ecc. [Vedi su 1Re 2:25] Nei Peletei (rapidità tlP) egli vedeva i corrieri pubblici (aggaroi) degli uomini orientali. archies. [vedi Erode 8:98 e 2Cronache 30:6] Vediamo la guardia svolgere la funzione nominata per la prima volta in 2Re 10:25 11:4,8 ; e la seconda in 1Re 14:27 [marg. scese, cioè, dal palazzo sul monte Sion e fece cavalcare Salomone sulla mula del re Davide, e lo portò a l Confronta 2:26 Gihon Chald., Syr., Arab., Shiloha]

39 E il sacerdote Sadoc prese un corno d'olio, Ebrei l'olio. L'"olio santo dell'unzione", Esodo 30:25,31, composto come indicato nel vers. 23-25, faceva evidentemente parte dell'arredamento del tabernacolo. Esodo 31:11 39:38] Eleazer fu incaricato della sua conservazione, [Numeri 4:16] e i rabbini dicono che durò fino alla cattività fuori dal tabernacolo, il tabernacolo sul Monte Sion, contenente l'arca [2Samuele 6:17; 1Cronache 15:1] deve essere inteso qui. Non c'era tempo per andare al tabernacolo di Ghihon (Stanley), che era a tre ore di distanza da Gerusalemme (Keil). Benché Abiatar fosse responsabile di questo santuario, Zadoc vi avrebbe potuto accedere facilmente, specialmente nel nome del re e dell'unto Salomone. E suonarono la tromba: Confronta 2Samuele 15:10; 2Re 9:13; 11:14 e tutto il popolo disse: Iddio salvi il re Salomone. Notate l'esatto adempimento della triplice carica della ver. 34 e il suo risultato. Salomone fu confermato nel suo ufficio dai suffragi del popolo

Vers. 39-41.

La detronizzazione del falso con l'intronizzazione del vero

Quando Betsabea e Natan portarono a Davide la notizia della rivolta di Adonia e gli dissero che Ioab e Abiatar erano alla festa dell'incoronazione a En-Roghel, è degno di nota che il re non attaccò direttamente i cospiratori. Gli Ebrei comandarono semplicemente che Salomone fosse seduto sul mulo reale, che cavalcasse in pompa magna fino a Ghihon, e che lì Zadoc lo ungesse re e proclamasse al suono della tromba che era stato nominato sovrano. Fu questo che paralizzò l'assemblea traditrice. Il suono della tromba era per il loro piano quello che lo squillo delle corna dei montoni era per le mura di Gerico, quando caddero in rovina irreparabile. Il metodo di Davide era il più saggio, il più sicuro; poiché non solo ha rimosso un male presente, ma ha fornito un bene futuro. La lezione è ovvia ed è suscettibile di ampia applicazione; che il falso è sicuramente detronizzato dall'intronizzazione del vero. L'uomo forte armato mantiene in pace i suoi beni, fino a quando non verrà un uomo più forte di lui. [Luca 11:21,22] Suggerisci: applicazioni di questo principio

I PENSIERI VANI DEVONO ESSERE ESPULSI DALL'ARRIVO DI CIÒ CHE È SAGGIO E BUONO. Il Salmista odiava i "pensieri vani", perché amava la legge di Dio. Salmi 119:113] Quando il cuore è vuoto, spazzato e guarnito, c'è posto per mali peggiori a venire. [Matteo 12:44] La mente e il cuore sono al sicuro. Applicare alla conquista dei pensieri erranti nell'adorazione, della vanità nei bambini, ecc

LA VOLONTÀ EGOISTICA DEVE ESSERE CONQUISTATA DA UNA VOLONTÀ PIÙ NOBILE E PIÙ FORTE. Ce lo hanno insegnato presto. Ogni figlio realizza i propri desideri senza riguardo per gli altri, fino a quando non riconosce che la volontà del genitore è autorevole. Prima o poi c'è lotta, e solo quando viene decisa in un modo c'è riposo. Allo stesso modo dobbiamo imparare a subordinare i nostri pensieri alla rivelazione di Dio, i nostri desideri alla Sua volontà, e questa lezione viene appresa più dolorosamente con il passare degli anni e l'abitudine all'autogoverno diventa più forte

GLI AFFETTI INDEGNI DEVONO ESSERE SUPERATI DA UN AMORE DEGNO. Quando l'amore è rivolto contro gli indegni, la forza è inutile, la discussione è vana. Ma se l'amore viene deviato verso un oggetto più nobile, districa naturalmente i suoi viticci dall'indegno. Nella sfera più alta si può dire dell'amore verso nostro Signore, "che l'amore espellerà ogni amore vano".

IV L'ERRORE DEVE ESSERE SOTTOMESSO DALLA VERITÀ. L'odio degli artigiani per le macchine, quando furono introdotte per la prima volta, non fu vinto dai dragoni, né dalle prigioni, ma dalla scoperta da parte loro dell'errore che avevano commesso per ignoranza. Così con tutti gli errori. Non distruggeremo il paganesimo con l'abuso degli idoli, ma con la presentazione di Cristo

V LA CURA DEVE ESSERE ESTIRPATA CON LA PREGHIERA. In molti cuori troneggia la cura. A molti il nostro Signore potrebbe dire: "Tu sei attento e ti preoccupi di molte cose". Non possiamo allontanare le nostre ansietà, né costringerle a scacciare dalla nostra mente, ma possiamo avere il riposo che hanno i nostri figli, che non si preoccupano mai del domani, perché hanno fiducia in noi. Sarebbe vano dire: "Non badare a nulla", a meno che l'apostolo non potesse aggiungere l'alternativa, "ma in ogni cosa, con preghiera e supplica, con rendimento di grazie, fai conoscere a Dio le tue richieste; e la pace di Dio che sopravanza ogni intelligenza custodirà i vostri cuori e le vostre menti".

I MALI CHE REGNANO NELLA SOCIETÀ DEVONO ESSERE ROVESCIATI DA CIÒ CHE È PIÙ NOBILE DI ESSI. - Applicate questo in senso lato, ad esempio, la sana letteratura deve sconfiggere il pernicio. Divertimenti bassi, bevande inebrianti, ecc., passeranno quando ci sarà l'istituzione di sostituti più nobili per questi

L'intero argomento è riassunto in Cristo, il vero Re dell'umanità, l'incarnazione di tutto ciò che è degno di essere amato e intronizzato. Tracciate l'analogia tra Salomone, il re unto, mentre cavalca il mulo verso Gerusalemme tra le acclamazioni del popolo, e l'ingresso di nostro Signore a Gerusalemme come descritto in Matteo 21. Se la mondanità, o l'egoismo, o l'ambizione, o la concupiscenza hanno regnato nel tuo cuore, gli usurpati saranno detronizzati quando accoglierai Cristo come Re e dirai: "O Signore nostro Dio, altri signori all'infuori di te hanno dominato su di noi, ma ora noi riconosciamo che Tu sei nostro Signore, per la gloria di Dio Padre".

Scendi nella Tua Gerusalemme, o Signore, i Suoi figli fedeli gridano all'unisono; Vieni, cavalca in trionfo; ecco, noi deponiamo le Nostre colpevoli concupiscenze e le Nostre orgogliose volontà sulla Tua via --

La tua strada è pronta, Signore; I tuoi sentieri, fatti diritti, in ansiosa attesa sembrano attendere la consacrazione dei tuoi splendidi piedi, e, ascolta, gli osanna salutano i tuoi passi. -- -A. R

40 E tutto il popolo salì dopo di lui, con la stessa espressione del versetto 35. La processione, il suono delle trombe, ecc., avevano radunato una grande folla, che seguiva Salomone al suo ritorno, e il popolo suonava il flauto Ebrei suonando con -- i flauti i tubi o i flauti venivano usati in occasioni di gioia [Isaia 5:12; 30:29 -- . Cf., 1Samuele 10:5] e così di lutto. Geremia 48:36; Matteo 9:23] È vero che un cambiamento molto leggero (μyliijB pyliljom invece di μylilij) darà il significato di "danzare con danze", che Ewald preferisce, sulla base del fatto che "tutto il popolo" non avrebbe potuto produrre i loro pifferi in un attimo. Ma l'obiezione perde la sua forza quando si osserva (Rawlinson) che il testo implica che solo alcune persone hanno suonato la cornamusa. "Tutto il popolo salì e il popolo", ecc. D'altronde, anche se così non fosse, c'è sicuramente da fare qualche concessione per l'iperbole orientale. E il testo ricevuto è da preferire per altri motivi. La LXX, tuttavia, ha ejcoreuon ejn coroiv, e si rallegrava di grande gioia Gli ebrei "si rallegravano di una grande gioia", e la terra si squarciava questa è certamente un'espressione iperbolica e rigida. Per [Q"b; significa strettamente spaccare, squarciare. [vedi, ad esempio,

Numeri 16:31; Amos 1:13; 2Cronache 25:12] E Thenius suggerisce una leggera correzione del testo, cioè qTTiw (cioè, " risuonato") per qBTiw che ovvierebbe a questa difficoltà. Ebrei fa notare che mentre il LXX Cod. Vat. ha ejrragh, alcune versioni hanno hchsen, e il Vulg. insonuit. Ma forse è più sicuro attenersi alla lectio ardua -- con il suono di quegli Ebrei "con le loro voci"

41 E Adonia e tutti gli ospiti che erano con lui udirono: è probabile che "ascoltassero con una certa ansietà per udire se sarebbe accaduto qualcosa". Rawlinson, come avevano fatto fine, Ebrei "e avevano finito" di mangiare, e quando Ioab udì il suono della tromba, l'originale quasi implica che l'orecchio allenato di Ioab fu il primo a cogliere la nota della tromba. Sembra che Ebrei sia stato il primo a sospettarne il significato, disse: Perché questo rumore della città è in tumulto? Più esattamente, "in commozione". hmwOh, una parola onomatopeica, come il nostro inglese "hum". Parliamo del "brusio della città", "del brusio degli affari", ecc

42 E mentre parlava ancora, ecco Gionathan, figlio del sacerdote Ebiatar, Cf. 2Samuele 15:36; 17:17. La sua esperienza lo aveva segnato per il posto di sentinella venuto Il fatto che non fosse arrivato prima mostra quanto fossero state rapide, e persino affrettate, le misure prese dal partito di Salomone e Adonia gli disse Ebrei e LXX omettono "a lui". Entrate, Ebrei , venite. Vedi alla versione 22. "Entra " suggerisce l'idea di una casa o di una tenda, mentre la festa era all'aperto; -- poiché tu sei un uomo valoroso , è Adonia (non Ioab, come dice Bahr, naturalmente per una svista) che parla così. Forse "capace", "onesto" o "uomo degno" (cfr. ver. 52; stessa parola in Ebrei; anche Proverbi 12:4) sarebbe più vicino al bersaglio. "Valiant" è chiaramente fuori luogo e porta buone notizie. Un'espressione simile 2Samuele 18:27. Era evidentemente un detto familiare. L'idea che "un uomo buono porterà buone notizie" corrisponde a quella del proverbio di 1Samuele 24:13. I timori di Adonia si rivelano in queste parole. Ebrei teme il peggio, ma si sforza di fare buon viso a cattivo gioco e di incoraggiare i suoi ospiti

43 Giònata rispose e disse ad Adonia: «In verità , ma «al contrario» (immo vero). Vedere. Genesi 17:19, Ebrei, "No, ma Sara tua moglie", ecc., e Gesen., Thesaurus, sub voce lba Questa particella non ha "sempre una forza obiettiva" (Rawlinson) - vedi Genesi 42:21, e specialmente 2Samuele 14:5; 2Re 4:14 - ma solo nell'ebraico successivo, ad esempio, 2Cronache 19:3 33:17] il nostro Signore re Davide ha fatto re Salomone

44 Il re ha mandato il sacerdote Tsadok, il profeta Natan, Benaia figlio di Ioiadà, i Cretei e i Peletei, vedi il versetto 38, e l'hanno fatto montare sulla mula del re

45 Il sacerdote Sadoc e il profeta Natan lo hanno unto re a Ghihon, e di là sono saliti pieni di gioia, tanto che la città ha la stessa parola del versetto 41. Altrove, quasi esclusivamente in poesia, risuonava di nuovo, piuttosto, "è in commozione". Stessa espressione nel versetto 41 e. Rut 1:19, dove è tradotto, "la città fu mossa" Questo è il rumore della voce degli Ebrei -- che avete udito

46 E anche le stesse due parole si trovano all'inizio dei versetti 47, 68. Essi si accordano bene con lo stato di affanno ed eccitazione dell'oratore, e suggeriscono come ogni dettaglio successivo raccontato agli ascoltatori Salomone siede piuttosto, "saziò, prese il suo posto", ejkaqise (LXX) aoristo. Vedi vers. 35 sul trono del regno piuttosto, "il trono reale". Così Gesen. Tutte le istruzioni di Davide erano ora adempiute

47 E inoltre μgw come prima i servi del re vedono al vers. 33 venne a benedire il nostro signore re Davide Gionatan qui si riferisce con ogni probabilità alle parole di Benaia, vers. 36, 37. Ebrei non conosce i particolari esatti, e attribuisce ai "servi" le parole del loro comandante. Naturalmente è possibile che "la guardia del corpo riprendesse le parole di Ieoiada (Benaia?) il loro capitano e le ripeté con qualche leggera alterazione. [Rawlinson] -- dicendo, Dio così il Keri. Il Cethib fa sì che "il tuo Dio" renda il nome di Salomone migliore del tuo nome e renda il suo trono più grande del tuo trono . Questa preghiera fu adempiuta. E il re si prostrò in adorazione. Cfr. Genesi 47:31 sul letto

48 E così dice anche il re: Benedetto sia l'Eterno, l'Iddio d'Israele, che oggi mi ha dato uno che sieda sul mio trono, e i miei occhi lo vedono. Queste ultime parole sono aggiunte perché è una cosa abbastanza eccezionale per un re vedere il suo successore sul trono

49 E tutti gli ospiti che gli Ebrei chiamarono, LXX klhtoi che erano con Ebrei ad Adonia, ebbero paura che Ebrei tremasse -- e si alzasse, LXX omette e se ne andò, ciascuno per la sua strada. Questa paura e questa fuga tradiscono una coscienza di colpa. Non possono aver creduto nel diritto di primogenitura

50 E Adonia, avendo paura a causa di Salomone, si alzò, andò e afferrò i corni dell'altare. Cfr. 1Re 2:28. Probabilmente l'altare del monte Sion, 1Re 3:15; 2 Samuele

1.) Anche se è impossibile dire con certezza se si intenda questo o l'altare di Gabaon (CAPITOLO 3:4) o quello recentemente eretto sull'aia di Arauna [2Samuele 24:25]. Per le "corna", vedi Esodo 27:2; 38:2 ; e confronta 30:2. Erano di legno di acacia ricoperti di ottone, e servivano a un duplice scopo. Le vittime furono legate, Salmi 118:27] e su di loro fu versato del sangue, Esodo

2.) In quanto all'altare come luogo di santuario, vedi 1Re 2:28. Evidentemente un diritto di santuario esisteva sia tra gli ebrei che tra i gentili al tempo dell'Esodo, e probabilmente da tempo immemorabile. Si riferisce all'Esodo 21:14, ma era molto circoscritto dalla nomina delle città di rifugio [Numeri 35:10 -- sqq.] "Afferrando le corna, l'offensore si poneva sotto la protezione della grazia salvifica e soccorritrice di Dio" (Bahr, "Symbolik", 1:474)

51 E la cosa fu riferita a Salomone, dicendo: "Ecco, Adonia teme il re Salomone, perché ecco, egli si è aggrappato ai corni dell'altare, dicendo: Rimando al re Salomone, questa ripetizione del titolo è sorprendente". Sia i cortigiani che i criminali si affrettano a dare al giovane re i suoi nuovi onori. Nella bocca di Adonia è anche un'abdicazione virtuale alla sua pretesa al trono e un riconoscimento diretto del nuovo monarca. Ma si veda il vers. 1 e 35. giurami oggi Cf. 2Samuele 19:23. Questo è uno dei tanti passaggi che mostrano con quanta leggerezza gli ebrei considerassero le promesse rispetto ai giuramenti. Il sentimento ha probabilmente avuto origine nei giuramenti fatti dall'Essere Divino [Genesi 22:16; 24:7; Esodo 16:16 -- , ecc.] sebbene sia possibile, d'altra parte, che queste asseverazioni siano state fatte in ossequio al sentimento popolare. Comunque sia, il giuramento occupava un posto molto più cospicuo e importante nell'economia ebraica che in quella cristiana. Vedere Genesi 21:23; 31:23; Numeri 14:2 30:2; Giudici 15:12 21:1; 1Samuele 14:28; Geremia 5:2 e, per omettere altri passaggi, 1Re 1:13 2:8,23,42. Anche nostro Signore, che rimproverava l'abito [Matteo 5:34-37; 23:16-22] rispettava lo scongiuro di Caifa, e San Paolo si appella spesso a Dio Atti 26:29; 2Corinzi 1:23 11:31; Filippesi 1:8] La religione cristiana, come ha gradualmente generato il rispetto per la verità, ha fatto della semplice parola un vincolo che non ucciderà il suo servo Cf. "Io sarò re", ver

(5.) con la spada la forma usuale di pena capitale, 1Re if. 8, 25, 31, 46. Adonia confessa indirettamente di aver meritato la morte

52 E Salomone disse -- , cioè, rifiutò di giurare: Se si mostrerà un uomo degno lyijAB, Confronta lyijAçyai, ver.42, non cadrà un capello di lui a terra -- , cioè, non un solo capello sarà ferito. Stessa espressione 1Samuele 14:45; 2Samuele 14:11; Atti 27:34. Era evidentemente un detto familiare, ma se si troverà in lui della malvagità, cioè se commetterà un nuovo crimine, morirà in ebraico; "Allora morirà", enfatico

53 Così il re Salomone mandò e lo fecero scendere L'altare era elevato: probabilmente un pendio, non gradini (Esodo 20:26) vi conduceva dall'ebraico dall'alto. Ebrei era ancora aggrappato ad esso all'altare. Ed egli venne e si prostrò davanti al re Salomone -- , cioè gli rese omaggio come re. Cfr. versetti 16, 23, 31 e Salomone gli disse: Va' a casa tua. Non si trattava di una sentenza di esilio dal tribunale, ma semplicemente di un congedo a vita privata, che comportava un tacito ammonimento a vivere tranquillamente e ad essere grato che la sua vita gli fosse stata risparmiata. "Vade in domum tuam, ibi quiesce et res tuas age, nec te publicis regni mei negotiis immisceas" (Corn. A Lapide)

Illustratore biblico:

1Re 1

1 

VERSIONE ITALIANA

DEL COMMENTARIO

“L’ILLUSTRATORE BIBLICO”

TESTO TRADOTTO E DISTRIBUITO GRATUITAMENTE

DA

ANTONIO CONSORTE

MARZO 2025

COMMENTO AL LIBRO

DI 1RE

INTRODUZIONE A 1RE

L’ILLUSTRATORE BIBLICO

Il Libro dei Re e il Pentateuco. - Non può fare a meno di colpire il lettore come, in quasi ogni capitolo di 1; Re, il filo e il tessuto della narrazione siano intrecciati con i pensieri e la fraseologia dei Libri di Mosè. Un capitolo come quello che contiene la preghiera di dedicazione di Salomone è in gran parte espresso nelle parole di Numeri, Levitico e Deuteronomio. Quel capitolo, se fosse stato isolato, avrebbe potuto essere attribuito a qualche scrittore successivo che conosceva il linguaggio degli scritti mosaici, e se quei libri o gran parte di essi erano di composizione recente, la preghiera dedicatoria potrebbe anche essere riportata a una data tarda. Ma non è un solo capitolo che riecheggia la dizione mosaica, somiglianze di questo tipo esistono ovunque in notevole abbondanza. E non possiamo pensare che il compilatore dei Re, prendendo in mano documenti che esistevano molto prima del suo tempo, alcuni fin dal tempo di Salomone stesso, abbia cambiato tutto il loro carattere introducendo un linguaggio, che, secondo alcuni, non esisteva prima dei giorni del re Giosia. Non possiamo leggere il lungo discorso di Davide a Salomone 1Re 2:2, 3, o l'ingiunzione di Salomone riguardo alla morte di Ioab, "che togliesse il sangue innocente" (2:31), o la descrizione che lo stesso re fece del suo popolo (3:8), senza pensare che i pensieri e il linguaggio di Numeri, Levitico e Deuteronomio fossero molto familiari agli scrittori di questi capitoli, capitoli che sono dovuti con ogni probabilità nella loro sostanza non al compilatore del Libro dei Re, ma a Natan il veggente, Ahijah lo Silolonita e Iddo il veggente, citati 2Cronache 9:29 come le diverse autorità per i documenti del regno di Salomone. Ancora, in una storia come quella del processo e dell'esecuzione di Nabot, l'intera narrazione ci riporta alle leggi, ai costumi e ai costumi che hanno la loro origine nei Libri di Mosè. Così come le frasi frequenti che ricorrono di questo tipo che "gli occhi e il cuore di Dio saranno perpetuamente sulla Sua casa", che l'offesa a Israele sarà "un proverbio e un verbo" tra tutti i popoli, e la frase proverbiale che ricorre più di una volta, "colui che è rinchiuso e lasciato in Israele". L'elenco di tali espressioni può essere notevolmente ampliato.... L'evidenza tratta da tale abbondante somiglianza indica una data molto precedente per i libri della legge rispetto al regno di Giosia, a cui la loro composizione è stata in parte assegnata; e rende difficile attribuire la somiglianza di linguaggio largamente prevalente a qualsiasi altra causa se non al fatto che gli scrittori profetici, non solo ai giorni di Geremia, ma anche ai giorni di Natan, Ahia e Iddo, conoscevano molto bene la fraseologia del Pentateuco. (J. R. Lumby, D.D.)

Relazione dei Re con le Cronache. - Per quanto riguarda la relazione dei Libri dei Re con quelli delle Cronache, è evidente, ed è universalmente ammesso, che il primo è di gran lunga l'opera più antica. La lingua, che è del tutto libera dai persicismi delle Cronache e dalla loro tarda ortografia, e non è affatto più aramaica della lingua di Geremia, sottolinea chiaramente la sua relativa superiorità rispetto all'età. Anche il suo soggetto, che abbraccia il regno d'Israele e Giuda, è un'altra indicazione della sua composizione prima che il regno d'Israele fosse dimenticato, e prima dell'inimicizia giudaica verso Samaria, che è evidente in passi come 2Cronache 20:37; 25, e in quei capitoli di Esdra (1-6 che appartengono alle Cronache, fu portato a compimento. Mentre i Libri delle Cronache, quindi, furono scritti specialmente per gli ebrei dopo il loro ritorno da Babilonia, il Libro dei Re fu scritto per tutto Israele, prima che la loro comune esistenza nazionale fosse irrimediabilmente estinta. Un altro confronto di notevole interesse tra le due storie può essere fatto per quanto riguarda il disegno principale, che è: marcata relazione sia con la posizione individuale dei presunti scrittori, sia con le circostanze peculiari del loro paese al momento della loro scrittura. Geremia stesso era un profeta. Egli visse mentre l'ufficio profetico era in pieno vigore, nella sua persona, in Ezechiele, in Daniele e in molti altri, sia veri che falsi. Ai suoi occhi, come in verità, la causa principale delle spaventose calamità dei suoi connazionali era il loro rifiuto e il disprezzo della Parola di Dio nella sua bocca e in quella degli altri profeti; e la loro unica speranza di liberazione risiedeva nell'ascoltare i profeti che continuavano ancora a parlare loro nel nome del Signore. Di conseguenza, troviamo nei Libri dei Re una grande importanza data all'ufficio profetico. Non solo circa quattordici capitoli sono dedicati più o meno alla storia di Elia ed Eliseo, il primo dei quali è nominato solo una volta, e il secondo non una sola volta nelle Cronache, ma oltre ai molti passaggi in cui i nomi e i detti dei profeti sono registrati allo stesso modo in entrambe le storie, i seguenti possono essere citati come esempi in cui il compilatore di Re ha notizie dei profeti che sono peculiari a lui: 1Re 13; 14; 16 ; e il riferimento all'adempimento della parola di Dio alla fine della dinastia di Ieu, in 2Ri 15:12; le riflessioni in 2Re 17:7-23 ; e soprattutto, in quanto si riferisce interamente a Giuda, il racconto della malattia e della guarigione di Ezechia in 2Re 20, in contrasto con quello in 2Cronache 32, può essere citato come esempi di quell'importanza data alle profezie e ai profeti dal compilatore del Libro dei Re. Esdra, al contrario, era solo un prete. Ai suoi giorni l'ufficio profetico era completamente caduto in disuso. Quella prova che gli ebrei erano il popolo di Dio, che consisteva nella presenza di profeti in mezzo a loro, non c'era più. Ma per gli uomini della sua generazione, il segno distintivo della continuazione del favore di Dio verso la loro razza fu la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme, la restaurazione del sacrificio quotidiano e del culto levitico, e il meraviglioso e provvidenziale rinnovamento delle istituzioni mosaiche. Da qui si capisce subito che la principale preoccupazione di un ebreo buono e illuminato dell'età di Esdra, e tanto più se egli stesso fosse un sacerdote, sarebbe naturalmente quella di accrescere il valore del rituale levitico e la dignità della casta levitica. E nel compilare una storia delle glorie passate della sua razza, egli sceglieva con la stessa naturalezza quei passaggi che riguardavano in modo particolare la santità dell'ufficio sacerdotale. Da qui il carattere levitico dei Libri delle Cronache. Confronta 2Cronache 29-31 con 2Re 18, anche 2Cronache 26:16-21 con 2Re 15:5, anche 2Cronache 11:13-17; 13:9-20; 15:1-15; 23:2-8 con 2Ri 11:5-9. (W. Smith, D.D.)

Fonti di informazione usate dal compilatore. - Per quanto riguarda le fonti di informazione, si può veramente dire che abbiamo la narrazione degli scrittori contemporanei dappertutto. C'era una serie regolare di annali di stato sia per il regno di Giuda che per quello d'Israele, che abbracciavano tutto il tempo compreso nei Libri dei Re, o almeno fino alla fine del regno di Ioiachim, 2Ri 24:5. Questi annali, citati per nome come "il libro dell'Attitudine di Salomone", 1Ri 11:41; e, dopo Salomone, "il Libro delle Cronache dei Re di Giuda, o Israele", per esempio 1Re 14:29; 15:7; 16:5, 14, 20; 2Ri 10:34; 24:5, ed è evidente che l'autore di Re li aveva entrambi davanti a sé, mentre redigeva la sua storia, in cui i regni dei due regni sono armonizzati, e a cui questi annali si appellavano continuamente. Ma oltre a questi annali nazionali, esistevano anche, al tempo in cui furono compilati i Libri dei Re, opere separate dei diversi profeti che erano vissuti in Giuda e in Israele, e che probabilmente avevano la stessa relazione con gli annali che le parti storiche di Isaia e Geremia hanno con quelle parti degli annali conservate nei Libri dei Re, cioè , almeno in alcuni casi, resoconti più completi e più copiosi degli eventi attuali, dalle stesse mani che hanno redatto la narrazione più concisa degli annali, anche se in altri forse semplici duplicati. Così gli atti di Uzzia, scritti da Isaia, erano molto probabilmente identici alla storia del suo regno nelle cronache nazionali, e parte della storia di Ezechia sappiamo essere identica nelle Cronache e nel profeta. Il capitolo in Geremia 52 è identico a quello in 2Re 24; 25 … Queste opere, o almeno molte di esse, dovevano esistere al tempo in cui furono compilati i Libri dei Re, come certamente lo furono molto più tardi, quando i Libri delle Cronache furono messi insieme da Esdra. Ma se l'autore le usò tutte, o solo quelle parti duplicate di esse che erano incorporate nelle cronache nazionali, è impossibile dirlo, visto che non cita nessuna di esse per nome, tranne gli atti di Salomone e la profezia di Giona. D'altra parte, non possiamo dedurre dal suo silenzio che questi libri non fossero usati da lui, visto che non cita nemmeno per nome la visione di Isaia come fa il Cronista, anche se, dalla sua data recente, deve averla conosciuta, e che altrettante parti della sua narrazione hanno tutta l'apparenza di essere estratte da questi libri dei profeti, e contengono narrazioni che probabilmente non avrebbero trovato posto nelle cronache dei re (vedi 1Re 14:4; 16:1; 2Ri 17, ecc. (W. Smith, D.D.)

Considerando la concisione della narrazione e la semplicità dello stile, la quantità di conoscenza che questi libri trasmettono dei caratteri, della condotta e dei costumi dei re e del popolo durante un periodo così lungo è veramente meravigliosa. L'intuizione che ci danno sull'aspetto di Giuda e Gerusalemme, sia naturale che artificiale, sulle istituzioni religiose, militari e civili del popolo, le loro arti e manifatture, lo stato dell'istruzione e dell'apprendimento, le loro risorse, il commercio, le imprese, le alleanze, le cause della loro decadenza e, infine, della loro rovina, è molto chiara, interessante e istruttiva. In poche brevi frasi acquisiamo una conoscenza più accurata delle vicende dell'Egitto, di Tiro, della Siria, dell'Assiria, di Babilonia e di altre nazioni vicine di quanto non ci sia stato conservato in tutti gli altri resti dell'antichità fino alle recenti scoperte in monumenti geroglifici e cuneiformi. Se cerchiamo in essi un sistema di cronologia scientifica, potremmo davvero rimanere delusi. Ma è per il loro profondo insegnamento religioso e per l'intuizione che ci danno sul governo provvidenziale e morale di Dio sul mondo, che sono soprattutto preziosi. I libri che descrivono la saggezza e la gloria di Salomone, eppure registrano la sua caduta; che ci fanno conoscere il doloroso ministero di Elia e la sua traslazione in cielo; e che ci dice come il più magnifico tempio mai costruito per la gloria di Dio, e di cui Egli si è degnato di prendere possesso, sia stato consegnato alle fiamme, perché i peccati di coloro che vi hanno adorato ci leggono tali lezioni riguardanti sia Dio che l'uomo, che sono la migliore prova della loro origine divina, e ne fanno il più ricco tesoro per ogni uomo cristiano. (Wm. Smith, D.D.)

Lo spazio di tempo così coperto è di circa 410 anni, e si divide naturalmente in tre periodi: il tempo della monarchia indivisa sotto Salomone, il tempo del regno diviso fino alla caduta di Samaria, e il tempo del regno sopravvissuto di Giuda fino alla cattività di Nabucodonosor. Primo periodo: Il regno di Salomone. Questo periodo è trattato più a lungo di qualsiasi regno successivo, il suo racconto occupa undici capitoli. Due di queste, però, si riferiscono alle circostanze che portarono all'ascesa al trono di Salomone mentre suo padre Davide era in vita, e la maggior parte dei restanti capitoli è occupata dal racconto della costruzione del Tempio e del palazzo reale. In questa sezione del libro ci sono poche prove di un piano letterario, ma siamo resi distintamente consapevoli dell'intenzione del libro e del punto di vista dello scrittore. Il fatto che tanto spazio sia dedicato alla descrizione del Tempio, rispetto ai pochi particolari relativi al palazzo del re, non è dovuto semplicemente alla migliore conoscenza dell'autore con i cortili e gli arredi della casa sacra che con l'interno della residenza reale, ma al fatto che egli considerava l'erezione del Tempio di primaria importanza per la storia che sta scrivendo. E che questa sia intesa come una storia sacra, e non semplicemente secolare, è ulteriormente dimostrato dal fatto che, insieme ai resoconti entusiastici della grandezza e della fama di Salomone, ci sono accenni significativi dei pericoli che stanno alla base di tutta la magnificenza e della tendenza fatale all'introduzione di abitudini straniere, con l'insistenza sul fatto che la prosperità nazionale era condizionata alla fedeltà alla religione nazionale. La sezione si chiude con una chiara allusione al fatto che i semi del male seminati durante il regno di Salomone stavano già germogliando, e con un'enumerazione degli "avversari" che erano già sorti per distruggere il bel tessuto dell'impero di tutto Israele. Secondo periodo: I due regni. Questo periodo, di poco più di due secoli, dalla disgregazione del regno dopo la morte di Salomone, intorno al 933 a.C. alla caduta di Samaria nel 722 a.C., è l'argomento della maggior parte del libro, la narrazione si estende dall'inizio di 1Re 12 alla fine di 2Re 17. Qui il trattamento dei materiali è più sistematico, e si segue un piano letterario, semplice, anche se un po' artificiale. Va osservato che lo scrittore si sforza di mantenere un sincronismo nella storia; poiché quando ritorna alternativamente a un nuovo regno nel Regno del Nord o del Sud, menziona che fu in questo o quell'anno del regno di un re nello stato fratello che il tal dei tali cominciò a regnare nell'altro. Nell'esposizione dei particolari dei regni successivi si può osservare una ricorrenza di frasi fisse che danno una certa monotonia alla narrazione, ma indicano il punto di vista da cui si considera la storia. Nonostante la rigidità del quadro e la dizione stereotipata, questa parte del libro è ben lungi dall'essere una mera cronaca statale di eventi politici. Come nella prima sezione, così in questa, lo scrittore considera il tutto come una storia sacra. Terzo periodo: Il regno di Giuda sopravvissuto. In questo stile e in questo filone lo scrittore riporta la storia fino al tempo in cui il Regno del Nord fu portato alla fine con la presa di Samaria nel 722 a.C., dedicando un intero capitolo alle cause che portarono alla catastrofe e al successivo destino di quella parte del paese. Il resto del libro è dedicato alla storia del regno di Giuda sopravvissuto, l'ultimo punto a cui la narrazione è ridotta è il trentasettesimo anno della cattività di Ioiachin, cioè il 562 a.C. Questa sezione, di conseguenza, abbraccia un periodo di sessant'anni e si estende a otto capitoli. (La Bibbia del Tempio).

Data del Libro dei Re. - Alla data della compilazione del Libro dei Re, siamo guidati dagli ultimi avvenimenti che vi sono menzionati. L'ultimo capitolo 2Re 25 si conclude con il trentasettesimo anno di prigionia di Ioiachin, quando Evil-Merodack lo liberò dalla prigione. Questo accadde nel 561 a.C. Ma quest'ultimo capitolo e alcuni versetti, 18-20 del capitolo 24, sono identici al capitolo 52 della profezia di Geremia. Lì, tuttavia, le parole conclusive del CAPITOLO 51, "Fin qui sono le parole di Geremia", mostrano chiaramente che ciò che segue è stato aggiunto da uno che non lo riteneva parte integrante della profezia, ma lo ha aggiunto per completare le notizie storiche che si trovano in altre parti di quel libro, e lo ha aggiunto molto probabilmente da questo Libro dei Re. Possiamo quindi concludere che questo libro è stato compilato nel 561 a.C. Ma il compilatore non ha nessuna parola, nemmeno di speranza, da scrivere riguardo alla liberazione finale della nazione dalla schiavitù. Quella liberazione cominciò con il decreto di Ciro, nel 536 a.C., anche se le migrazioni finali non ebbero luogo fino ai giorni di Neemia, quasi un secolo dopo, nel 445 a.C. Se avesse saputo di qualche movimento nella direzione di un ritorno, lo scrittore ne avrebbe sicuramente fatto menzione. È rallegrato, a quanto pare alla fine del suo lavoro, dalla clemenza mostrata a Ioiachin. Difficilmente avrebbe sorvolato su qualsiasi agitazione per la redenzione nazionale senza una parola di preavviso. Il libro fu quindi terminato prima del 536 a.C., e la sua data si colloca tra quell'anno e il 561 a.C. (J. R. Lumby, D.D.)

Che lo scrittore avesse davanti a sé un piano e uno scopo distinti e occupasse un punto di vista distinto, lo abbiamo già visto. E quale fosse il piano e il punto di vista lo rende abbastanza evidente, sia nelle brevi note che introducono o riassumono i vari regni, sia nelle più lunghe rassegne di periodi e nelle narrazioni dettagliate di un personaggio profetico che sono intessute nella storia. Trovandosi alla fine dell'indipendenza nazionale di Israele, descriverà l'intero corso della storia dal periodo di fioritura di Salomone al crollo dello Stato sotto la pressione dell'Impero Babilonese; e dopo aver notato le influenze, umane e divine, che erano state all'opera, esporrà per l'istruzione dei suoi lettori le cause delle alterne fortune del suo popolo. L'autore stesso ci fornisce quella che potremmo chiamare la sua filosofia della storia nella sua rassegna delle cause che portarono alla caduta del Regno del Nord 2Re 17:7-23. Gli stessi principi fondamentali sono enunciati in termini più positivi altrove. Così, proprio all'inizio della storia, la nota chiave dell'insieme è suonata nell'incarico di addio di Davide a Salomone (1Ri 2:2-4). Così, anche in occasione della prima visione di Salomone a Gabaon 1Re 3:14, e della sua seconda visione, dopo il completamento della costruzione del Tempio e del palazzo 1Re 9:1-9, il principio è enunciato quasi negli stessi termini, con l'aggiunta, nell'ultimo passo, dell'avvertimento. I tre grandi principi, quindi, su cui procede l'autore sono: che era stata fatta una scelta speciale di Davide e della sua casa, che la devozione sincera al Dio nazionale (senza deviare in modi pagani) era la condizione della prosperità nazionale, e che l'adorazione nei santuari locali, i cosiddetti "alti luoghi", era incompatibile con il puro culto mosaico. Il secondo può essere chiamato il principio sottostante di tutte le profezie; e il terzo, sebbene lento ad essere riconosciuto, come mostrano anche gli esempi dei re "buoni", viene alla ribalta nelle riforme attuate da Ezechia, e infine trionfò, almeno per un certo tempo, nella riforma più completa dei giorni di Giosia. (La Bibbia del Tempio).

L'ILLUSTRATORE BIBLICO

(I.) RE

#1Re 1:1-4

CAPITOLO 1

#1Re 1:4

Ora il re Davide era vecchio e avanti negli anni.

L'inverno della vita:

(I.) Supera gli uomini di grado più alto

(II.)Brividi le fonti vitali del naturalmente robusto. "E lo coprirono di panni, ed egli non si riscaldò".

(III.) È solo temporaneamente alleviato dai dispositivi umani meglio considerati. L'amore per Abishag era...

1. Consigliato dai medici del tribunale. Un espediente non insolito in casi simili, quando i cordiali interni fallivano, e con la limitata abilità della facoltà nell'uso di pozioni che creano calore

2. Era innocente. Suggerito per motivi puramente medici. Sofocle lodava la vecchiaia come una liberazione dalla tirannia delle passioni, come una fuga da un padrone furioso e selvaggio

3. Sospesa solo per una breve stagione l'inevitabile progredire del decadimento. L'abilità medica non è più efficace per il monarca che per il suddito più umile. David morì entro l'anno. Arriva un momento nell'inverno della vita in cui il caldo battito si placa e la struttura un tempo robusta è bloccata nel gelido abbraccio della morte. (J. Barlow.)

5 CAPITOLO 1

1RE 1:5-53

Allora Adonia, figlio di Agghìt, si innalzò.

Usurpazione:

Davide è "vecchio e avanti negli anni". Intorno a lui ci sono certi avvenimenti che sono quasi sempre associati alla morte di grandi uomini. Ci sono persone che si chiedono chi succederà al trono. Un uomo ha deciso che sarà il re. Se potessimo capire tutto ciò che sta accadendo nella mente dei nostri amici quando noi stessi ci avviciniamo all'ora e all'articolo della morte, saremmo sorpresi da alcune rivelazioni di carattere che avevamo poco sospettato. Adonia disse: "Io sarò re" (ver. 5). Come certamente, dunque, non lo farà! "Adonia, figlio di Agghìt, si innalzò". Non udì la voce che risuonava lontana nel tempo a venire che diceva: "Chiunque si innalza sarà abbassato". Riscontrerete che Adonia era un bambino viziato, poiché "suo padre non gli aveva mai dispiaciuto dicendo: Perché hai fatto così?" (Ver. 6). Questa è la spiegazione. Ogni volontà deve essere spezzata, e dovrebbe essere spezzata il prima possibile; Non è come se la volontà potesse continuare a fare sempre la sua strada, marciando di conquista in conquista, di trono in trono; È la legge della vita, ed è il fatto più solenne nella storia personale, che la volontà deve essere spezzata, nel senso di essere sottomessa, castigata, fatta sentire che ci sono altre volontà nella creazione, e che la pace può venire solo attraverso la comprensione e la concessione reciproca. Quanto sono crudeli, dunque, i genitori! Pensano di essere gentili, ma la loro gentilezza è la peggiore forma di crudeltà. Come sarebbe nelle questioni fisiche? Tu dici che la mano di un uomo è fuori uso, e il dottore dice che quella mano avrebbe potuto essere buona quanto l'altra se l'infermità o l'incidente fossero stati curati quando il bambino era piccolo. Che noi chiamiamo ragione. Un bambino non vede dritto; il suo occhio è un po' di traverso; E il dottore dice ancora che l'occhio avrebbe potuto essere perfettamente rimesso a posto se fosse stato curato quando il bambino era piccolo. Quando il dottore dice questo, tutti lo considerano un uomo saggio. Quante cose si sarebbero dovute fare quando eravamo giovani! Eppure noi stessi non li faremo a coloro che sono giovani e che dipendono da noi per la disciplina, l'educazione e l'addestramento generale. Quando Adonia disse: "Io sarò re", portò alla logica questione l'educazione che aveva ricevuto, o che gli era mancato, a casa. Come si metterà in questa faccenda? Esattamente come un bambino viziato. C'è una sorprendente coerenza in tutte le parti del suo carattere e della sua azione. Se chiedete il suo programma, potete scriverlo voi stessi per lui; Non c'è bisogno di informarsi su ciò che farà. I bambini viziati possono fare solo una cosa. Sono assolutamente privi di originalità. Cosa fa, dunque, Adonia? Imitò Absalom, al quale in una certa misura assomigliava, essendo anche "un uomo molto buono". Vale a dire, un uomo fisicamente ben favorito; bello da vedere, una figura bella e nobile. Cosa farà Adonia? La risposta è nel quinto versetto: "Gli preparò carri e cavalieri, e cinquanta uomini perché corressero davanti a lui". Come procederà Adonia? in modo abbastanza coerente. Nel settimo versetto lo troviamo ancora allo stesso livello di pensiero e di scopo: "E conferì con Ioab, figlio di Tseruia, e con il sacerdote Ebiatar". Che cos'era il sacerdote Abiatar? il sacerdote della tenda in cui era custodita l'arca di Dio? O era solo un subordinato, buono e onesto a modo suo, ma un po' tentato di credere nei carri e nei cavalli e nei precursori e nei battistrada? Ahimé! È possibile che un prete sia così demente. Questo era il limite del consiglio di Adonia; gli astuti Ioab e Abiatar. Non le persone. Il popolo doveva essere preso da una tempesta di musica. Questo era il grande piano di Adonia per conquistare la nazione! Ma il popolo è più saggio di quanto spesso si pensi. Abbiate fiducia nel popolo. Non è possibile misurarli facilmente. Presi uno per uno, non sembrano ammontare a molto; ma quando si toccano, e sentono il contagio della simpatia e l'ispirazione di interessi comuni; Quando ascoltano come un solo uomo la voce del declamatore o dell'incantatore, del ragionatore e dello statista, sanno chi ha ragione e chi ha torto. Perché questi segni di muratura? Perché questo desiderio di allontanarsi dalla società delle donne pure e dei bambini schietti, della gioventù che si interroga e dell'amore ignaro? Perché non avete chiamato Sadoc, Natan e Salomone? Dalla tua bocca ti condanno. L'uomo onesto avrebbe detto: Lasciate che tutti vengano; Questa cosa non si farà in un angolo; è giusto, sano, chiaro, fino in fondo: venite uno, venite tutti, e guidatemi se ho torto. L'uomo giusto non deve avere fretta. Sarà mandato a chiamare a tempo debito. Che ne fu di Adonia? Egli "ebbe timore a causa di Salomone, e si alzò, e andò, e afferrò i corni dell'altare", i pezzi di legno sporgenti ricoperti d'oro, ai quali i sacrifici erano legati con legami o funi. Afferrandoli si impadronì di questi, pensò di avere il diritto di asilo; e temeva Salomone, "dicendo: Il re Salomone mi giuri oggi che non ucciderà il suo servo con la spada" (vers. 50, 51). "Chiunque si innalzerà sarà abbassato". Adonia, che cominciò dicendo: "Io sarò re", terminò dicendo: "Sono un servo". Vedi la fine di ogni vanità, sciocca presunzione, ambizione sbagliata ed egoistica; così Salomone, essendo un re di fatto, disse: Egli avrà un perdono condizionale: "Se si mostrerà un uomo degno, non cadrà un capello di lui a terra; ma se si troverà in lui malvagità, egli morirà" (vers. 52, 53). Così Adonia divenne un uomo che aveva il biglietto di congedo. Che fama! ma giusto. Non fraintendiamoci: perché siamo tutti uomini che hanno il biglietto di congedo. Non ci sia da vantarsi. Siamo tutti fuori dall'inferno condizionatamente. (J. Parker, D.D.)

Adonia:

(I.) Attenzione all'ambizione. Quando è regolata, contenuta e guidata, l'ambizione serve a un buon fine. Stimola all'attività e tende a produrre un carattere generoso e nobile. Ma quando è ispirato solo dall'egoismo, dal desiderio semplicemente di raggiungere una certa posizione, in modo che la vanità possa essere indulgente e l'orgoglio gratificato, dalla determinazione di superare i propri simili e vincere certi premi per i quali anche loro stanno lavorando, quando, in breve, non c'è altro che se stessi da consultare, lusingare e placare, È pericoloso. Può portarvi a fare molto di male, a calpestare ciò che è sacro, a sfondare e ad abbattere le barriere che la legge di Dio ha eretto intorno a voi, a disprezzare le relazioni più vicine e più care della vita umana. Sotto la sua influenza avvizzitrice egli perde di vista l'eterno nel temporale, ignora lo spirituale nel carnale e dimentica Dio in se stesso! Dio non mette al bando l'avanzamento o l'"andare avanti". Non vi è proibito di ottenere onori terreni, di acquisire quelle che sono chiamate le "cose buone" del mondo. Ma poi, ricordate, dovete considerarli solo come subordinati alle cose superiori. "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta".

(II.)Guardatevi dalla disubbidienza ai genitori. Può essere un vecchio comandamento, ma è un comando permanente: "Onora tuo padre e tua madre", ecc

(III.) Attenzione alle cattive compagnie. L'empia alleanza di Enrogel si ruppe immediatamente all'arrivo di notizie avverse. Ioab, Abiathar e i loro alleati scomparvero e lasciarono Adonia a se stesso. Non c'era un affetto profondo e nessun legame di puro amore a tenerli insieme; L'egoismo era alla base dell'associazione. Essi adulavano, lusingavano e fuggivano. Gli uomini malvagi non si curano dei loro compagni oltre il punto di vantaggio. Non hanno alcun interesse per il benessere dell'altro, e sono sospettosi dei disegni e della fedeltà dell'altro. Complici e colpevoli si abbandonano ad accuse e rivelazioni reciproche che mostrano la natura sottile del legame che li unisce. Non c'è amore, non c'è amore vero, profondo, che si sacrifica, come quello che abita nel cuore dei fratelli cristiani, uniti in Gesù Cristo. (A. Williamson.)

Quando la commedia è finita:

L'onore deve togliersi le vesti quando la commedia è finita, fare in modo che non sia mai uno spettacolo così glorioso sul palcoscenico di questo mondo; non ha che una breve parte da recitare. Un grande nome di gloria mondana non è altro che come un suono di campane, la gente comune è il battito delle mani, la corda che li muove è la popolarità; Se una volta lasci la presa e te ne vai tirando, il batacchio giace fermo, e addio onore. (T. Adams.)

Ambizione, distruttiva:

La cosa principale che suscitò l'odio del pubblico, e alla fine causò la morte di Giulio Cesare, fu la sua passione per il titolo di re. Fu la prima cosa che offese la moltitudine, e offrì ai suoi inveterati nemici una supplica molto plausibile. (Plutarco.)

8 CAPITOLO 1

1RE 1:8

MA ZADOK IL PRETE ... NON ANDÒ CON ADONIA.

Saldo quando gli altri vacillano:

Così Cranmer e Ridley, e alcune poche altre persone coscienziose, in seguito mal ricompensate dalla regina Maria, rifiutarono di sottoscrivere le lettere patenti per la successione di Lady Jane Grey alla corona, dopo la morte di re Edoardo VI, che tuttavia furono sottoscritte dalla maggior parte degli uomini di stato, che furono guidati rispetto al loro particolare interesse. perché erano in possesso di diverse terre che un tempo appartenevano a monasteri, canterie, ecc., che prevedevano di perdere, nel caso in cui la religione fosse cambiata sotto la regina Maria. (J. Trapp.)

22 CAPITOLO 1

1RE 1:22-27

Entrò anche il profeta Natan.

Salomone succede a Davide:

(I.) Il problema derivante dalla mancanza di disciplina domestica. Molti genitori seminano semi di dolore con l'eccessiva indulgenza nei confronti dei figli. Nulla è più profetico del dolore a venire, per il genitore, e della calamità, per il figlio, del non insistere sull'obbedienza. Ci deve essere un trono e qualcosa di sovranità genitoriale in ogni casa. Dio richiede a tutti i genitori, per il loro bene, per il bene dei figli e per il bene della società, che essi governino la loro casa

(II.)Il peccato di disprezzo per i genitori. Adonia sapeva che suo padre aveva designato Salomone come suo successore. Trovando suo padre debole e in punto di morte, cospirò contro di lui, influenzò tutto ciò che poté a unirsi a lui nella cospirazione e lo aiutò a realizzare il suo scopo. Nell'ambizione del suo cuore di regnare su Israele, era pronto a qualsiasi intrigo, a qualsiasi ingiustizia. L'ambizione è la causa di gran parte del crimine di questo mondo. Consuma tutti i migliori sentimenti della nostra natura; rende gli uomini indipendentemente dalle relazioni più tenere e dagli obblighi più profondi. Non ci sono doveri più divinatori di quelli che abbiamo verso i nostri genitori. Nella loro vecchiaia, specialmente, i genitori hanno il diritto supremo all'affetto e alla protezione dei loro figli. Nessuno, tranne colui che è perduto in ogni senso delle pretese dell'amore, ed è molto lontano nel peccato, può volontariamente rendere triste il cuore di un genitore. In tutta tenerezza e in ogni sollecitazione per la gioia e il conforto dei loro genitori, i figli dovrebbero tramandarli alle loro tombe, rendendo, se possibile, i loro ultimi giorni i più soleggiati e riposanti

(III.) La sacralità degli impegni umani. Davide aveva assicurato a Betsabea che suo figlio Salomone sarebbe salito al trono. Le promesse umane sono sacre, specialmente se fatte nel timore di Dio e secondo la Sua volontà cosciente. Nessuna difficoltà dovrebbe mai distogliere gli uomini dall'adempimento dei loro voti. Non ci dovrebbero essere ritardi quando il pericolo minaccia. Tutti gli uomini hanno molti interessi nelle loro mani. Costerà tempo, forza ed esposizione, forse, salvaguardare questi interessi; ma dovrebbero essere sorvegliati, a qualunque costo. Davide agì prontamente, e così ci riuscì. I ritardi sono spesso fatali. La decisione è richiesta per le emergenze. Mentre gli uomini temono ed esitano, spesso diventa troppo tardi. La verità deve essere fatta. Né Dio né l'uomo giustificano la menzogna. L'infedeltà è piena di fastidio. La nostra vita dovrebbe essere degna di fiducia. Ci possono essere impossibilità sulla strada; Questi da soli dovrebbero impedire il mantenimento delle nostre promesse

(IV.)La fedeltà degli amici. Adonia sarebbe stato incoronato re, se gli amici di Davide e Salomone non avessero rivelato la congiura. Ma questi amici erano sinceri; e la loro fretta nell'informare il re di ciò che stava accadendo gli diede il tempo di scongiurare la calamità. La fedeltà agli amici è uno dei grandi desideri del mondo. Nessuno è al sicuro dagli attacchi da parte degli ambiziosi e dei progettisti. I vicini corrono il pericolo di essere feriti di persona o di posizione senza saperlo, o di essere in grado di evitare la trappola. La società è piena di intrighi segreti per risorgere sulla rovina degli altri. Il carattere è assalito; proprietà in pericolo; tutte le cose sacre messe in pericolo da chi non ha scrupoli. Spesso si verificano lesioni gravi e irreparabili prima che le parti colpite sognino qualcosa di malvagio nell'aria. Negli affari, nella politica, in tutta la gamma dei piani umani per il progresso personale, o per fare il bene su qualsiasi linea, gli uomini sono soggetti a essere calunniati e danneggiati. È dovere in ogni caso e con ogni rischio dare avvertimenti o consigli, e interporsi per la protezione degli altri. Non dobbiamo essere ficcanaso, ma dobbiamo essere i custodi del nostro fratello

(V.)La pazienza della fede. Probabilmente Salomone sapeva della congiura di Adonia; ma era come un sordo che non sentiva. Sembra che si sia ricomposto tranquillamente, lasciando a Dio e ai suoi amici l'ordine di tutto. Dio aveva una volontà riguardo a quella successione al trono. Salomone lo capì e poté aspettare. La fede è paziente. Potrebbero verificarsi ritardi e disastri. Può sembrare che i nemici abbiano successo contro di noi. La Provvidenza può sembrare contraria. Potrebbe essere completamente oscuro e minaccioso. Ma dobbiamo ricomporci e aspettare

(VI.)La sovranità di Dio. Adonia considerò il regno suo per diritto di nascita, dopo la morte di Assalonne. Era stato, tuttavia, messo da parte per ordine divino. Era stato accolto con il grido: "Dio salvi il re Adonia!" Riuscirà questa cospirazione ad avere successo? Dio aveva pianificato diversamente. Nessun piano elaborato contro l'Onnipotente può prosperare in modo permanente. La malvagità può prevalere per un po' di tempo. Gli uomini malvagi possono arrivare all'incoronazione. Ci possono essere lunghi discorsi e ritardi nell'adempimento della profezia. Ma Dio regna. La sua parola si adempirà. Ecco la nostra speranza in riferimento a questo mondo perduto. Dobbiamo solo trovare il nostro posto e fare il nostro lavoro. Il giorno sta all'alba. Ci saranno svolte e ribaltamenti. I regni e gli imperi devono sorgere e cadere, tutto fino al fine dell'instaurazione del regno di Cristo sulla terra. Il giorno del giubileo sta per essere inaugurato. (Sermoni del club del lunedì.)

Il successore di Salomone a Davide:

Questo ci presenta l'ultimo di quei tre regni uguali, di quarant'anni ciascuno, che sembrano essere tipici delle tre dispensazioni: la Chiesa ebraica con la sua apostasia; la Chiesa cristiana durante il suo periodo militante; e il regno millenario con la sua gloria trionfante. Se Salomone era dunque il tipo del "Principe della pace", il fatto che egli ascese al trono solo spodestando un usurpatore può trovare la sua corrispondenza nell'usurpazione dell'autorità su questo mondo, il legittimo reame di Cristo, da parte del principe delle tenebre. Eppure, come è sicura l'immutabile parola: "Ho posto il mio Re sul mio santo colle di Sion"! Adonia, che è menzionato quarto tra i figli di Davide, come sua madre, Agghit, è la quarta tra le mogli di Davide, era un curioso composto di bellezza fisica e grazia con sconfinata presunzione e impudenza, arroganza e ambizione. Era un bambino viziato: in questo capitolo ci viene detto in modo curioso che "suo padre non gli aveva mai dispiaciuto dicendo: Perché hai fatto così?" Di sua madre, Agghìt, non abbiamo alcuna scorta, tranne che il racconto rivela che a Ebron, non molto tempo dopo la nascita di Absalom, divenne la madre di questo suo unico figlio, Adonia. Il suo nome in lingua ebraica significa "ballerina", ed era probabilmente una donna allegra, leggera, senza scrupoli, priva sia di forza intellettuale che di profondità morale di carattere. Questo figlio assomigliava certamente a questo probabile ritratto di sua madre. Era un "brav'uomo"; cioè, di attraente presenza personale, quello che, nella nostra corruzione dell'inglese puro, chiameremmo un "bell'uomo". Eppure le sue passioni giovanili erano più forti dei suoi principi, e i suoi impulsi calpestavano le sue convinzioni. Come spesso accade in questi casi, questo figlio, che a causa del lassismo di sua madre e della sua stessa ostinazione, aveva ancora più bisogno della moderazione di un padre, non era soggetto a nessuna autorità o disciplina dei genitori, e sotto nessuno scettro di governo familiare. La sua ambizione era sconsiderata. Ordinariamente, per quanto fosse il favorito di suo padre, non avrebbe potuto aspirare a succedergli sul trono, perché Ammon, Chileab e Absalom avrebbero preferito ciascuno a loro volta la pretesa della primogenitura; ma la morte di questi tre fratelli maggiori lasciò Adonia il figlio maggiore in vita, e quindi un pretendente alla successione reale. Il trono, comunque, fu dato in pegno a Salomone, suo fratello minore, figlio della promessa, "amato dal Signore", e più qualificato in ogni modo per un governante saggio e giusto. L'ambizione di Adonia non era quella di essere contrastata così facilmente. Vide con segreta esultanza il visibile e rapido declino delle forze di suo padre, e che era giunto il momento di impadronirsi con la forza di una corona che non poteva assicurarsi con il favore o procurarsi con il merito. Non dimentichiamo la morale della lezione, che tocca sia i genitori che i figli. L'autorità dei genitori e l'obbedienza filiale sono fra i decreti immutabili di Dio. Una maledizione divina allontanò per sempre dalla casa di Eli il sacro privilegio del sacerdozio; e questo è il motivo della maledizione: "Perché i suoi figli si sono fatti vili, ed egli non li ha trattenuti". Eppure egli indagò sulla loro condotta e la rimproverò severamente, e così fu un padre migliore di Davide, che non indagò nemmeno sulla condotta di Adonia. Com'è grande il contrasto di Abraamo, che comandò ai suoi figli e alla sua casa dopo di lui di praticare giustizia e giudizio! Ci può essere un'indulgenza che è innocente. Negare a un bambino la soddisfazione di un desiderio proprio e naturale la cui indulgenza non farebbe alcun danno al bambino né ingiustizia ad altri può essere ingiusto; Il rifiuto capriccioso può provocare l'ira di un fanciullo disposto all'obbedienza e suscitare malizia, se non malizia. Ma l'indulgenza promiscua lascia i bambini a crescere egoisti, sensuali e spericolati. Una delle leggi del codice mosaico richiedeva a ogni costruttore di una casa di mettere una merlatura intorno al tetto; e che la merlatura, nella costruzione della casa, è la legge dei genitori. Dove esiste un bambino cade in rovina solo quando scavalca il bastione. Senza spingere questa lezione all'estremo di un'interpretazione tipica fantasiosa, possiamo legittimamente trovare in essa illustrazioni di alcune verità molto importanti: prima di tutto, il segreto della preghiera prevalente. Betsabea si presentò con fiducia al re Davide, poiché egli aveva dato la sua regale parola di promessa: "Certo Salomone, tuo figlio, siederà sul mio trono". Non c'era alcuna presunzione nella sua richiesta; Era incoraggiata dalla parola del re: era la fiducia e il coraggio della fede. E così ottenne la sua richiesta, e la risposta fu immediata e sicura: "Così farò certamente oggi". Qual è il nostro incoraggiamento nella preghiera? La promessa del Dio immutabile. Nessun umore capriccioso lo rende incline a pentirsi o a cambiare idea; nessuna vecchiaia e facoltà deboli lo rendono incline a dimenticare. Abbiamo a che fare con il Dio eterno e immutabile, la cui parola è la stessa ieri, oggi e sempre. Da questa lezione si può trarre un secondo esempio della provvidenza di Dio che annulla i disegni malvagi degli uomini e realizza i Suoi propositi. Tutto sembrava contro Salomone quando Adonia, circondato dai suoi compagni di congiuramento, fu salutato come re. Il suo trono era in pericolo, e anche la sua vita era in pericolo. Ma c'era un vecchio, non ancora morto, nelle cui deboli mani riposava ancora lo scettro, e che aveva giurato che Salomone sarebbe stato l'erede del regno. Poche parole da lui pronunciate disarcionarono l'usurpatore, dispersero i suoi servi e posero sul trono il figlio della promessa. Quante volte "tutte le cose" ci sembrano contro, mentre "tutte le cose cooperano al nostro bene". Il dio di questo mondo ha usurpato il regno, e una schiera di seguaci si raduna attorno al suo stendardo. Gli apparenti successi del dio di questo mondo nel prendere le redini dell'impero e nell'opprimere i santi dell'Altissimo renderanno la sua sconfitta finale ancora più schiacciante, completa e definitiva. (A. T. Pierson, D.D.)

Salomone succede a Davide:

(I.) Un consigliere reale

1. Visitare il re

2. Onorare il re

(1) Nel portare avanti una buona causa, un po' di pianificazione tranquilla può ottenere risultati eccellenti, e non essere disonesti. Natan e Betsabea avevano preso accordi in anticipo

(2) Nel promuovere una buona causa, una buona azione o un buon consiglio guadagna molto in efficacia se viene abilmente eseguito o dato

(3) Nel portare avanti una buona causa, un comportamento rispettoso verso coloro che detengono l'autorità non costa nulla, e di solito realizza molto

(4) Nel promuovere una buona causa, un buon nome è di primaria importanza. Davide capì subito che la supplica di Natan non era per nulla di male

(II.)Un usurpatore reale

1. Sacrifici insidiosi

2. Trattamento infido

3. Sospetto tradimento

(1) Nel promuovere una cattiva causa, è naturale avere cose buone da mangiare

(2) Nel promuovere una cattiva causa, i suoi promotori sono sempre avanti nell'appellarsi alla protezione divina, "Dio salvi il re Adonia".

(3) Nel promuovere una cattiva causa, i suoi promotori sono generalmente esclusivi nelle loro amicizie. Naturalmente Nathan non fu ammesso a partecipare a un procedimento che avrebbe disapprovato

(4) Nella lotta contro una cattiva causa, è sempre meglio arrivare a una chiara comprensione di chi sono esattamente i suoi amici e chi i suoi nemici. Questo è ciò che Natan cercò interrogando Davide

(5) Nella lotta contro una cattiva causa, maggiore è la cura che si esercita, meglio è. Ogni cattiva causa ha almeno un abile promotore, i cui semplici strumenti sono Adonia, Abiatar e tutti gli altri. Il diavolo tiene d'occhio i propri interessi

(III.) Un sovrano reale

1. Sua madre convocò

2. Suo padre promette

(1) Per il Signore, il suo Redentore

(2) Per stabilire Salomone

3. Sua madre gioiosa

(1) In atto

(2) In parole

4. Il suo regno stabilì

(1) Quando un uomo deve partire per lasciare i doveri della sua condizione terrena, è opportuno che consideri attentamente nelle mani di chi li lascerà

(2) Quando un uomo ha una questione importante da decidere, raramente perde qualcosa invitando sua moglie ad assistere alla conferenza

(3) Quando un uomo è chiamato alla prova, non dovrebbe tardare a mantenere le sue promesse, se è in suo potere farlo

(4) Quando un uomo si avvicina al punto di morte, è follia rimandare al futuro ciò che ha promesso. «Così farò certamente, oggi».

(5) Quando un uomo si è umiliato per farlo, raramente farà male a sua moglie umiliarsi per ringraziarlo

(6) Quando un uomo si avvicina al punto di morte, un grido come "Viva in eterno il mio signore re Davide" ha i suoi aspetti molto seri. (Tempi della scuola di Burulay.)

36 CAPITOLO 1

1RE 1:36

E Benaia... disse Amen.

L'"Amen" di Dio e dell'uomo:

Benaiah riconosce la necessità che Dio ratifichi e realizzi i desideri e gli scopi dell'uomo. L'"Amen" dell'uomo significa "Sia così". Solo l'"Amen" di Geova significa "sarà così". Le sue parole sono l'espressione di...

(I.) Impotenza umana. I piani dell'uomo hanno successo solo quando si trovano sulla via della Provvidenza di Dio e quando vengono eseguiti con la Sua forza. La vera, ampia veduta della Sua Provvidenza ci mostra un governo degli affari del mondo, che prende in considerazione la vita dei più alti e umili, i loro scopi, il loro lavoro, i loro bisogni, i loro stessi peccati e le loro opposizioni, e, come qui, fa sì che tutti contribuiscano alla rivelazione di Suo Figlio e all'instaurazione del Suo regno. Agisce nello stesso momento in cui può realizzare il piano più ristretto di Davide e assicurare l'elevazione di Salomone. Egli può assicurare il mio desiderio privato e la Sua volontà; Egli può armonizzare il corso, e gli obiettivi, e i desideri, di due vite, o venti, o cento, anche se non convergere per molti anni a venire. Se si armonizzano, è perché "lo dice anche Lui". Gli uomini devono lottare invano contro i propositi di Dio; o per i propri, senza l'"Amen" di Geova. Gli uomini sono, e non sono, "artefici della propria fortuna". "Se il Signore non costruisce la casa" di Davide, o di Benaia, o di qualsiasi altro, "invano faticano coloro che la costruiscono". I costruttori di Babele lasciano Dio fuori dai loro consigli; devono averlo nel loro lavoro. La caduta di Napoleone risale alle sue parole a Berlino: "Propongo e dispongo". "L'uomo propone, Dio dispone".

(II.)Speranza. Lo sforzo umano non deve essere paralizzato: "Non posso rendere il mio piano assolutamente sicuro, o qualsiasi piano, quindi non farò nulla". Questo è fatalismo. C'è una responsabilità per lo sforzo che grava su ogni uomo. Davide e Benaia devono fare la proposta. Fatto questo in preghiera e sottomesso, l'uomo può sperare in una benedizione per il suo sforzo. L'uomo pio propone, e può sperare che Dio "dica anche così".

(III.) Umiltà. Non la scontrosa sottomissione che si inchina, e sopporta, e cede, perché non c'è scelta, se Lui non "dice così anche lui". Ma il riverente riconoscimento di una volontà superiore a cui un uomo ama inchinarsi; la lieta sottomissione di ogni piano all'esame e alla revisione di un Padre saggio

1. Facciamo in modo che tutti i nostri progetti di vita siano concepiti in questo spirito. Scrivi "D.V." su ogni registrazione di scopo e desiderio

2. Tutto deve essere concepito e realizzato nella Sua forza. Nei nostri voti...

Tu non devi solo fare la Tua parte,

Tu anche la mia, come quando fu fatta la lega,

Tu stesso hai subito scritto

E tienimi la mano, mentre scrivevo.

(H. J. Foster.)

48 CAPITOLO 1

1RE 1:48

Benedetto sia il Signore Dio d'Israele.

La gioia dei santi anziani e morenti:

È motivo di grande gioia e gratitudine per i cristiani anziani, quando stanno morendo, lasciare le loro famiglie in circostanze prospere e pacifiche; e soprattutto, insorgere al loro posto per servire Dio e sostenere la religione

(I.) Per illustrare questa osservazione

1. È un piacere per un cristiano anziano e morente lasciare la sua famiglia in circostanze prospere. È il carattere di un brav'uomo, che non è un amante di questo mondo, né ansiosamente sollecito per gli eventi futuri. Ciononostante, egli si considera obbligato, dalle leggi della natura, della ragione e del Vangelo, a provvedere a quelli della propria casa. Non è sollecito di accumulare per loro tante ricchezze che potrebbero renderle oziose, orgogliose e lussuose; ma solo quanto può fissarli comodamente nel mondo; in quella stazione intermedia che può essere più amichevole per la loro pietà e felicità. Egli si rallegra di quella dichiarazione di Salomone: "L'uomo giusto cammina nella sua integrità, i suoi figli sono benedetti dopo di lui"; e muore con la piena persuasione che sarà confermato ai suoi figli

2. È un piacere più grande per lui lasciare i suoi discendenti nell'unità e nell'amore. Le contese e le liti, tra chiunque accadano, sono gravi per tutti i figli della pace, disonorevoli per la religione e dannose per il suo potere; ma tra quelli della stessa stirpe e della stessa famiglia sono i più vergognosi e perniciosi. L'anziano santo, quando si reca nel mondo della pace, è lieto di vedere i suoi discendenti che si amano come fratelli, cortesi e gentili gli uni con gli altri

3. È la sua gioia più grande lasciare i suoi discendenti sulla via della santità e zelanti per il sostegno della religione. «Un figlio saggio», dice Salomone, «rende felice il padre. Il padre di un figlio saggio si rallegra in lui": specialmente quando sta lasciando la fase della vita, e non può fare di più per la Chiesa di Dio che riversare le sue preghiere per la sua prosperità

(II.)Perché una tale prospettiva dà tanta gioia ai cristiani anziani e morenti

1. Questa gioia nasce, in parte, dal loro amore naturale per i loro discendenti. Dio ha instillato in tutte le creature un forte affetto per la loro progenie, affinché possano preservarla e sostenerla fino a quando non sia in grado di provvedere a se stessa. Questo istinto naturale o affetto è, negli uomini buoni, santificato dalla religione

2. La preoccupazione che i cristiani anziani provano per l'onore di Dio e di Cristo, e per la continuazione e la diffusione della religione, accresce questa gioia. Il grande oggetto del desiderio di un uomo buono è "che Dio in ogni cosa sia glorificato per mezzo di Gesù Cristo"; affinché le Sue perfezioni possano essere viste e manifestate nel mondo, specialmente mediante la diffusione del Suo glorioso vangelo; e che possa ricevere quella riverenza, quell'omaggio e quell'amore che Gli sono dovuti da tutte le Sue creature razionali, specialmente dalle Sue redente

3. La sua prospettiva di incontrare di nuovo i suoi pii discendenti nel mondo celeste. È una consolazione rivivificante e gloriosa quella che il Vangelo offre ai santi morenti, che quando si separano da pii amici e parenti, non si tratta di una separazione eterna; In verità è breve. Poiché quando Cristo sarà rivelato dal cielo, ci sarà "un raduno di tutti i suoi santi presso di lui"; ed Egli li disporrà in modo tale che coloro che erano uniti nei vincoli della pia amicizia qui, saranno felici nella rinnovata conoscenza e compagnia l'uno dell'altro, e saranno sempre l'uno con l'altro e con il Signore

(III.) Inferenze

1. Dovrebbe essere il sincero desiderio e la cura diligente di tutti i genitori, affinché possano avere questa gioia

2. I cristiani anziani che hanno questa gioia dovrebbero essere molto grati. Benedici il Signore Dio d'Israele, come fece Davide, perché ti ha dato figli devoti e religiosi e ti ha risparmiato di essere testimone della loro santa condotta

3. È dovere dei giovani realizzare la gioia dei loro genitori. Siano solleciti di amare e manifestare quelle grazie e quelle disposizioni che offriranno ai loro genitori molto conforto, specialmente quando saranno anziani e moriranno. «Il padre del giusto», dice Salomone, «si rallegrerà grandemente, e chi genera un figlio saggio si rallegrerà di lui. Tuo padre e tua madre si rallegreranno, e colei che ti ha partorito si rallegrerà". (J. Orton, S.T.P.)

50 CAPITOLO 1

1RE 1:50

Adonia ebbe timore a causa di Salomone.

Il modo migliore per superare:

Davide non attaccò direttamente questo falso regno di Adonia. Egli stabilì il vero regno al posto del falso. Così il falso cadde perché non c'era posto per esso in presenza del vero. Ecco un'ammirevole illustrazione del modo migliore per superarlo. Deducete il principio: incoronate il giusto, il vero, il fiducioso, e questi, così risolutamente istituiti, si allontaneranno e prenderanno il posto del male e del falso. Applicare il principio:

1. Al superamento dei cattivi pensieri. Sono un problema comune. Dalla natura malvagia dentro di noi, dal mondo malvagio senza di noi, dalle suggestioni di Satana, dalle leggi dell'associazione sotto l'azione delle quali emerge gran parte del nostro pensiero, non c'è da stupirsi che i pensieri malvagi debbano assalire. Che cosa si deve fare con loro? Come possono essere superati? Un tentativo frequente è quello dell'insieme della volontà contro di loro. Ma questo è faticoso e spesso infruttuoso. Un modo migliore è semplicemente quello di intronizzare il vero. Corona Salomone. Richiama l'attenzione a destra. E così, in presenza del pensiero giusto e puro, il pensiero malvagio svanirà e fallirà. Ecco un test per il giusto tipo di lettura: un libro che suggerisce il male è un libro che non dovrebbe essere letto. Qui possiamo vedere l'importanza della devozione quotidiana: lo studio della Bibbia e la preghiera. Queste cose suggeriscono e coronano pensieri giusti e puri, e la mente, essendo occupata da questi, non avrà spazio né cura per i pensieri malvagi

2. Applicate questo principio al superamento dello sconforto. Anche i più coraggiosi e i più speranzosi a volte sono scoraggiati: Mosè, Elia. La semplice determinazione a non scoraggiarsi non sarà di grande aiuto. Ma c'è un modo per superarlo: l'opposto dello sconforto è l'azione. Incoronate l'opposto. Poniti, per quanto scoraggiato tu possa sentirti, coraggiosamente al dovere che hai accanto. Fare il dovere disperderà lo sconforto

3. Applica questo principio al superamento della cura e della preoccupazione. Afferra una promessa. Coronalo. La promessa è l'antidoto alla preoccupazione

4. Applicare questo principio nella direzione della riforma sociale. Non è sufficiente attaccare semplicemente il male. Imposta positivamente il bene. Un meramente negativo che demolisce è un povero tipo di riformatore

5. Riassumiamo l'intera faccenda: il modo migliore per superare il male è coronare il bene; e il Salomone per noi da incoronare sul pensiero, sul motivo, sull'azione, è Gesù Cristo. Il Cristo incoronato in noi sconfiggerà Adonia. (Recensione omiletica.)

Il trionfo della verità:

Il modo per predicare l'errore è predicare la verità. Non affrontare mai Satana a meno che tu non sia sicuro di poterlo abbattere. Un gran numero di uomini, opponendosi all'errore, l'hanno magnificato, glorificato, hanno dato dignità a un nemico fino ad allora invisibile e relativamente sconosciuto. Il massimo che le persone che vanno in chiesa hanno imparato da alcune forme di errore, lo hanno imparato dai pulpiti cristiani. Ora, il pulpito cristiano non è stato eretto per predicare i mali, ma per predicare la gloria di Dio. L'infedeltà è rumorosa, ma è superficiale. È un fallimento, un fallimento ignominioso. Poco tempo fa, nella storia di New York, Thomas Paine disse: "Tra cinque anni non ci sarà più una Bibbia in America". Come sorridiamo oggi quando leggiamo le sue parole! La verità deve trionfare nella misura in cui predichiamo Cristo, perché liberando la verità ci opporremo all'errore. (R. S. Storrs.)

Riferimenti incrociati:

1Re 1

1 2Sa 5:4; 1Cron 23:1; 29:27,28; Sal 90:10
Ge 18:11; 24:1; Gios 23:1,2; Lu 1:7

2 De 10:8; 1Sa 16:21,22; 2Cron 29:11
Ge 16:5; De 13:6; 2Sa 12:3; Mic 7:5
Ec 4:11

3 Est 2:2,4
1Re 2:17-25
Gios 19:18; 1Sa 28:4; 2Re 4:8,25

4 Mat 1:25

5 2Sa 3:4; 1Cron 3:2
1Re 1:11; 2:24; Eso 9:17; Prov 16:18; 18:12; Lu 14:11; 18:14
De 17:15; Giudic 9:2; 1Cron 22:5-11; 28:5; 29:1
De 17:16; 2Sa 15:1; Is 2:7

6 1Sa 3:13; Prov 22:15; 23:13,14; 29:15; Eb 12:5,6
1Sa 9:2; 10:23; 2Sa 14:25
2Sa 3:3,4; 1Cron 3:2

7 2Sa 15:12; Sal 2:2
1Re 2:28; 2Sa 8:16; 20:23
1Sa 22:20-23; 2Sa 15:24-29,35; 20:25
1Re 2:22,26-35

8 1Re 2:35; 2Sa 8:17,18; 20:25; 1Cron 27:5,6; Ez 44:15
2Sa 7:2-4; 12:1-15
1Re 4:18; Zac 12:13
2Sa 23:8-39; 1Cron 11:10-47

9 2Sa 15:12; Prov 15:8
2Sa 17:17
2Sa 13:23-27; 15:11

10 1Re 1:8,19; 2Sa 12:1-15

11 2Sa 7:12-17; 12:24,25; 1Cron 22:9,10; 28:4,5; 29:1
1Re 1:5
2Sa 3:4

12 Prov 11:14; 20:18; 27:9; Ger 38:15
1Re 1:21; Ge 19:17; At 27:31
Giudic 9:5; 2Re 11:1; 2Cron 21:4; 22:10; Mat 21:38

13 1Re 1:11,17,30; 1Cron 22:6-13
1Re 1:17,24,30,35,48; 2:12; De 17:18; 1Cron 29:23; Sal 132:11,12; Is 9:7; Ger 33:21; Lu 1:32,33

14 1Re 1:17-27; 2Co 13:1

15 1Re 1:2-4

16 1Re 1:23; 1Sa 20:41; 24:8; 25:23
1Re 2:20; Est 7:2; Mat 20:21,32

17 Ge 18:12; 1P 3:6
1Re 1:13,30

18 1Re 1:5,24; 2Sa 15:10
1Re 1:11,24,27; At 3:17

19 1Re 1:7-10,25

20 2Cron 20:12; Sal 25:15; 123:2; Zac 3:9
2Sa 23:2; 1Cron 22:8-10; 28:5,6,10; 29:1

21 1Re 2:10; Ge 15:15; De 31:16
1Re 2:15,22-24

22 Ge 24:15; Giob 1:16-18; Dan 9:20

23 1Re 1:16; Rom 13:7; 1P 2:17

24 1Re 1:14,18
1Re 1:5,13,17

25 1Re 1:9,19; 1Sa 11:14,15; 1Cron 29:21-13
1Re 1:34; 1Sa 10:24; 2Sa 16:16; 2Re 11:12; 2Cron 23:11; Mat 21:9; Mar 11:9,10; Lu 19:38

26 1Re 1:8,19; 2Sa 7:2,12-17; 12:25

27 1Re 1:24; 2Re 4:27; Giov 15:15

29 1Re 2:24; 17:1; 18:10; Giudic 8:19; 1Sa 14:39,45; 19:6; 20:21; 2Sa 12:5; 2Re 4:30; 5:16,20
Ge 48:16; 2Sa 4:9; Sal 34:19-22; 72:14; 136:24; 138:7

30 1Re 1:13,17

31 2Sa 9:6; Est 3:2; Mat 21:37; Ef 5:33; Eb 12:9
1Re 1:25; Ne 2:3; Dan 2:4; 3:9; 5:10; 6:6,21

32 1Re 1:8,26,38

33 2Sa 20:6
1Re 1:5,38,44; Ge 41:43; Est 6:6-11
Lev 19:19
1Re 1:38,45; 2Cron 32:30

34 1Re 19:16; 1Sa 10:1; 16:3,12,13; 2Sa 2:4; 5:3; 2Re 9:3,6; 11:12; 2Cron 23:11; Sal 45:7; 89:20,36; Is 45:1; At 10:38; 2Co 1:21,22
2Sa 15:10; 2Re 9:13; 11:14; Sal 98:5-7
1Re 1:25; 2Re 11:12

35 1Re 1:13,17; 2:12
1Re 2:15; 1Cron 23:1; 28:4,5; Sal 2:6; 72:1; 72:1,2

36 De 27:15-26; Sal 72:19; Ger 11:5; 28:6; Mat 6:13; 28:20; 1Co 14:16
1Sa 25:29; 1Cron 17:27; Sal 18:2; 63:1; 89:20,26

37 1Re 3:7-9; Eso 3:12; Gios 1:5,17; 1Sa 20:13; 1Cron 28:20; 2Cron 1:1; Sal 46:7; 46:11; Is 8:10; Mat 1:23; Rom 8:31
1Re 1:47; 2Sa 24:3; 2Re 2:9; Sal 72:8,17-19; 89:27; Dan 7:14

38 1Re 1:8,26
1Sa 30:14; 2Sa 8:18; 15:18; 20:20-23; 1Cron 18:17; Sof 2:5
1Re 1:33

39 1Sa 16:13
Eso 30:23-33; Sal 89:20
1Cron 29:22
1Re 1:25; 1Sa 10:24; 2Re 11:12; 2Cron 23:11,13

40 Dan 3:5
1Sa 11:15; 2Re 11:14,20; 1Cron 12:38-40; Sal 97:1; Zac 9:9; Lu 19:37; Ap 11:15-18

41 Giob 20:5; Prov 14:13; Ec 7:4-6; Mat 24:38,39; Lu 17:26-29
Eso 32:17; Giob 15:21,22; Sal 73:18-20
Mat 21:9-11,15; At 21:31

42 2Sa 15:36; 17:17
1Re 22:18; 2Sa 18:27; 2Re 9:22; Is 57:21; 1Te 5:2,3

43 1Re 1:32-40

45 1Re 1:40; 1Sa 4:5; Esd 3:13
1Re 14:6; 1Sa 28:14; Dan 5:26-28

46 1Re 1:13; 1Cron 29:23; Sal 132:11; Ag 2:22

47 Eso 12:32; 2Sa 8:10; 21:3; Esd 6:10; Sal 20:1-4
1Re 1:37; Lu 19:38
Ge 47:31; Eb 11:21

48 Ge 14:20; 1Cron 29:10,20; Ne 9:5; Sal 34:1; 41:13; 72:17-19; 103:1,2; 145:2; Dan 4:34; Lu 1:46,47,68,69; Ef 1:3; 1P 1:3
1Re 3:6; 1Cron 17:11-14,17; Sal 132:11,12; Prov 17:6
2Sa 24:3; Sal 128:5,6

49 Prov 28:1; Is 21:4,5; Dan 5:4-6

50 1Re 2:28; Eso 21:14; 38:2; Sal 118:27

52 1Sa 14:45; 2Sa 14:11; Mat 10:30; Lu 21:18; At 27:34
1Re 2:21-25; Giob 15:22; Prov 13:6; 21:12

53 1Re 1:16,31; 2Sa 1:2
1Re 2:36; 2Sa 14:24,28; Prov 24:21

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