Nuova Riveduta:

1Re 17

Il profeta Elia al torrente di Cherit
1 Elia, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Galaad, disse ad Acab: «Com'è vero che vive il SIGNORE, Dio d'Israele, che io servo, non ci sarà né rugiada né pioggia in questi anni, se non alla mia parola».
2 La parola del SIGNORE gli fu rivolta in questi termini: 3 «Parti di qua, va' verso oriente, e nasconditi presso il torrente Cherit, che è di fronte al Giordano. 4 Tu berrai al torrente, e io ho comandato ai corvi che là ti diano da mangiare». 5 Egli dunque partì e fece secondo la parola del SIGNORE; andò e si stabilì presso il torrente Cherit, che è di fronte al Giordano. 6 E i corvi gli portavano del pane e della carne la mattina, e del pane e della carne la sera; e beveva al torrente. 7 Ma di lì a qualche tempo il torrente rimase asciutto, perché non pioveva sul paese.

Elia e Sarepta
8 Allora la parola del SIGNORE gli fu rivolta in questi termini: 9 «Àlzati, va' ad abitare a Sarepta dei Sidoni; io ho ordinato a una vedova di laggiù che ti dia da mangiare». 10 Egli dunque si alzò e andò a Sarepta; e quando giunse alla porta della città, c'era una donna vedova che raccoglieva legna. Egli la chiamò e le disse: «Ti prego, vammi a cercare un po' d'acqua in un vaso, affinché io beva». 11 E mentre lei andava a prenderla, egli le gridò dietro: «Portami, ti prego, anche un pezzo di pane». 12 Lei rispose: «Com'è vero che vive il SIGNORE, il tuo Dio, del pane non ne ho; ho solo un pugno di farina in un vaso e un po' d'olio in un vasetto; ed ecco, sto raccogliendo due rami secchi per andare a cuocerla per me e per mio figlio; la mangeremo, e poi moriremo». 13 Elia le disse: «Non temere; va' e fa' come hai detto, ma fanne prima una piccola focaccia per me e portamela; poi ne farai per te e per tuo figlio. 14 Infatti così dice il SIGNORE, Dio d'Israele: "La farina nel vaso non si esaurirà e l'olio nel vasetto non calerà, fino al giorno che il SIGNORE manderà la pioggia sulla terra"». 15 Quella andò e fece come Elia le aveva detto; lei, la sua famiglia ed Elia ebbero di che mangiare per molto tempo. 16 La farina nel vaso non si esaurì e l'olio nel vasetto non calò, secondo la parola che il SIGNORE aveva pronunciata per bocca di Elia.

Elia risuscita il figlio della vedova di Sarepta
17 Dopo queste cose, il figlio di quella donna, che era la padrona di casa, si ammalò; e la sua malattia fu così grave, che egli cessò di respirare. 18 Allora la donna disse a Elia: «Che ho da fare con te, o uomo di Dio? Sei forse venuto da me per rinnovare il ricordo delle mie iniquità e far morire mio figlio?» 19 Egli le rispose: «Dammi tuo figlio». Lo prese dalle braccia di lei; lo portò su nella camera di sopra, dove egli alloggiava, e lo coricò sul suo letto. 20 Poi invocò il SIGNORE e disse: «SIGNORE, mio Dio, colpisci di sventura anche questa vedova, della quale io sono ospite, facendole morire il figlio?» 21 Si distese quindi tre volte sul bambino e invocò il SIGNORE, e disse: «SIGNORE, mio Dio, torni, ti prego, l'anima di questo bambino in lui!» 22 Il SIGNORE esaudì la voce di Elia: l'anima del bambino tornò in lui, ed egli visse. 23 Elia prese il bambino dalla camera di sopra e lo portò al pian terreno della casa, e lo restituì a sua madre, dicendole: «Guarda! Tuo figlio è vivo». 24 Allora la donna disse a Elia: «Ora riconosco che tu sei un uomo di Dio e che la parola del SIGNORE, che è nella tua bocca, è verità».

C.E.I.:

1Re 17

1 Elia, il Tisbita, uno degli abitanti di Gàlaad, disse ad Acab: «Per la vita del Signore, Dio di Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo dirò io».
2 A lui fu rivolta questa parola del Signore: 3 «Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. 4 Ivi berrai al torrente e i corvi per mio comando ti porteranno il tuo cibo». 5 Egli eseguì l'ordine del Signore; andò a stabilirsi sul torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. 6 I corvi gli portavano pane al mattino e carne alla sera; egli beveva al torrente.
7 Dopo alcuni giorni il torrente si seccò, perché non pioveva sulla regione. 8 Il Signore parlò a lui e disse:
9 «Alzati, va' in Zarepta di Sidòne e ivi stabilisciti. Ecco io ho dato ordine a una vedova di là per il tuo cibo». 10 Egli si alzò e andò a Zarepta. Entrato nella porta della città, ecco una vedova raccoglieva la legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po' d'acqua in un vaso perché io possa bere». 11 Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Prendimi anche un pezzo di pane». 12 Quella rispose: «Per la vita del Signore tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po' di olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a cuocerla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo». 13 Elia le disse: «Non temere; su, fa' come hai detto, ma prepara prima una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, 14 poiché dice il Signore: La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non si svuoterà finché il Signore non farà piovere sulla terra». 15 Quella andò e fece come aveva detto Elia. Mangiarono essa, lui e il figlio di lei per diversi giorni. 16 La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunziata per mezzo di Elia.
17 In seguito il figlio della padrona di casa si ammalò. La sua malattia era molto grave, tanto che rimase senza respiro. 18 Essa allora disse a Elia: «Che c'è fra me e te, o uomo di Dio? Sei venuto da me per rinnovare il ricordo della mia iniquità e per uccidermi il figlio?». 19 Elia le disse: «Dammi tuo figlio». Glielo prese dal seno, lo portò al piano di sopra, dove abitava, e lo stese sul letto. 20 Quindi invocò il Signore: «Signore mio Dio, forse farai del male a questa vedova che mi ospita, tanto da farle morire il figlio?». 21 Si distese tre volte sul bambino e invocò il Signore: «Signore Dio mio, l'anima del fanciullo torni nel suo corpo». 22 Il Signore ascoltò il grido di Elia; l'anima del bambino tornò nel suo corpo e quegli riprese a vivere. 23 Elia prese il bambino, lo portò al piano terreno e lo consegnò alla madre. Elia disse: «Guarda! Tuo figlio vive». 24 La donna disse a Elia: «Ora so che tu sei uomo di Dio e che la vera parola del Signore è sulla tua bocca».

Nuova Diodati:

1Re 17

Durante la siccità Dio provvede il cibo miracolosamente
1 Elia, il Tishbita, uno degli abitanti di Galaad, disse ad Achab: «Com'è vero che vive l'Eterno, il DIO d'Israele, alla cui presenza io sto, non ci sarà né rugiada né pioggia in questi anni, se non alla mia parola». 2 Poi la parola dell'Eterno gli fu indirizzata, dicendo: 3 «Vattene da qui, volgiti verso oriente e nasconditi presso il torrente Kerith, che si trova a est del Giordano. 4 Tu berrai al torrente e io ho comandato ai corvi che ti diano da mangiare là». 5 Così egli partì e fece secondo la parola dell'Eterno: andò e si stabilì presso il torrente Kerith, che si trova a est del Giordano. 6 I corvi gli portavano pane e carne al mattino e pane e carne alla sera, e beveva al torrente. 7 Dopo un po' di tempo il torrente si seccò, perché non veniva pioggia sul paese. 8 Allora la parola dell'Eterno gli fu indirizzata, dicendo: 9 «Lèvati e va' a stabilirti a Sarepta dei Sidoni, perché là ho ordinato a una vedova di provvederti da mangiare». 10 Egli dunque si levò e andò a Sarepta; come giunse alla porta della città, ecco lì una vedova che raccoglieva legna. Egli la chiamò e le disse: «Va' a prendermi un po' di acqua in un vaso, perché possa bere». 11 Mentre essa andava a prenderla, la chiamò e disse: «Portami anche un pezzo di pane». 12 Ella rispose: «Com'è vero che vive l'Eterno, il tuo DIO, pane non ne ho, ma solo una manciata di farina in un vaso e un po' di olio in un orcio; ed ora sto raccogliendo due pezzi di legna, per andare a prepararla per me e per mio figlio; la mangeremo e poi moriremo». 13 Elia le disse: «Non temere; va' e fa' come hai detto, ma fanne prima una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne farai per te e per tuo figlio. 14 Poiché così dice l'Eterno, il DIO d'Israele: "Il vaso della farina non si esaurirà e l'orcio dell'olio non diminuirà, fino al giorno che l'Eterno manderà la pioggia sulla terra"». 15 Così ella andò e fece secondo la parola di Elia; e mangiarono lei, Elia e la sua famiglia per parecchio tempo. 16 Il vaso della farina non si esaurì e l'orcio dell'olio non calò, secondo la parola che l'Eterno aveva pronunciato per mezzo di Elia.

Risurrezione del figlio della vedova di Sarepta
17 In seguito a queste cose, il figlio della donna, che era la padrona di casa, si ammalò; la sua malattia fu così grave, che non gli rimase più soffio di vita. 18 Ella allora disse ad Elia: «Che ho io da far con te o uomo di DIO? Sei forse venuto da me per farmi ricordare il mio peccato e per uccidermi il figlio?». 19 Egli le rispose: «Dammi tuo figlio». Così lo prese dal suo seno, lo portò nella stanza di sopra e lo coricò sul suo letto. 20 Poi invocò l'Eterno e disse: «O Eterno, DIO mio, hai forse colpito di sventura anche questa vedova, che mi ospita, facendole morire il figlio?». 21 Si distese quindi tre volte sul fanciullo e invocò l'Eterno, dicendo: «O Eterno, DIO mio, ti prego, fa' che l'anima di questo fanciullo ritorni in lui». 22 L'Eterno esaudì la voce di Elia: l'anima del fanciullo ritornò in lui ed egli riprese vita. 23 Allora Elia prese il fanciullo, lo portò giù dalla stanza di sopra in casa e lo diede a sua madre dicendole: «Guarda, tuo figlio è vivo!». 24 Allora la donna disse ad Elia: «Ora riconosco che tu sei un uomo di DIO e che la parola dell'Eterno sulla tua bocca è verità».

Riveduta 2020:

1Re 17

Il profeta Elia davanti ad Acab, al torrente Cherit e a Sarepta
1 Elia, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Galaad, disse ad Acab: “Com'è vero che vive l'Eterno, l'Iddio d'Israele, di cui io sono servo, non ci sarà né rugiada né pioggia in questi anni, se non alla mia parola”. 2 La parola dell'Eterno gli fu rivolta in questi termini: 3 “Parti di qua, dirigiti verso oriente, e nasconditi presso il torrente Cherit, che è di fronte al Giordano. 4 Tu berrai al torrente, e io ho comandato ai corvi che là ti diano da mangiare”. 5 Egli dunque partì e fece secondo la parola dell'Eterno: andò e si stabilì presso il torrente Cherit, che è di fronte al Giordano. 6 E i corvi gli portavano del pane e della carne la mattina, e del pane e della carne la sera; e beveva al torrente. 7 Ma di lì a qualche tempo il torrente rimase asciutto, perché non cadeva pioggia sul paese. 8 Allora la parola dell'Eterno gli fu rivolta in questi termini: 9 “Alzati, va a Sarepta dei Sidoni, e abita là; io ho ordinato a una vedova di là che ti dia da mangiare”. 10 Egli dunque si alzò e andò a Sarepta; e, quando giunse alla porta della città, ecco una donna vedova che raccoglieva della legna. Egli la chiamò, e le disse: “Ti prego, vammi a cercare un po' di acqua in un vaso, perché io beva”. 11 E mentre lei andava a prenderla, egli le gridò dietro: “Portami, ti prego, anche un pezzo di pane”. 12 Lei rispose: “Com'è vero che vive l'Eterno, il tuo Dio, del pane non ne ho, ma ho soltanto una manciata di farina in un vaso e un po' d'olio in un orciolo; ed ecco, sto raccogliendo due pezzi di legno per andare a cuocerla per me e per mio figlio; la mangeremo, e poi moriremo”. 13 Elia le disse: “Non temere; va' e fa' come hai detto; ma fanne prima una piccola focaccia per me, e portamela; poi ne farai per te e per tuo figlio. 14 Poiché così dice l'Eterno, l'Iddio d'Israele: 'Il vaso della farina non si esaurirà e l'orciolo dell'olio non diminuirà, fino al giorno che l'Eterno manderà la pioggia sulla terra'”. 15 Lei andò e fece come le aveva detto Elia e lei, la sua famiglia ed Elia ebbero da mangiare per molto tempo. 16 Il vaso della farina non si esaurì e l'orciolo dell'olio non diminuì, secondo la parola che l'Eterno aveva pronunciato per bocca di Elia. 17 Dopo queste cose avvenne che il figlio di quella donna, che era la padrona di casa, si ammalò; e la sua malattia fu così grave, che non gli rimase più soffio di vita. 18 Allora la donna disse a Elia: “Che c'è fra me e te, o uomo di Dio? Sei venuto da me per rinnovare la memoria delle mie colpe e far morire mio figlio?”. 19 Egli le rispose: “Dammi tuo figlio”. Lo prese dalle sue braccia, lo portò nella camera di sopra dove lui alloggiava, e lo adagiò sul suo letto. 20 Poi invocò l'Eterno, e disse: “O Eterno, Iddio mio, colpisci di sventura anche questa vedova, della quale io sono ospite, facendole morire il figlio?”. 21 Si distese quindi tre volte sul ragazzo e invocò l'Eterno, dicendo: “O Eterno, Iddio mio, ti prego, torni l'anima di questo ragazzo in lui!”. 22 L'Eterno esaudì la voce di Elia: l'anima del ragazzo tornò in lui, ed egli tornò in vita. 23 Elia prese il fanciullo, lo portò giù dalla camera al piano terra della casa, e lo restituì a sua madre, dicendole: “Guarda! tuo figlio è vivo”. 24 Allora la donna disse a Elia: “Ora riconosco che tu sei un uomo di Dio, e che la parola dell'Eterno che è nella tua bocca è verità”.

Riveduta:

1Re 17

Il profeta Elia dinanzi ad Achab, al torrente di Kerith e a Sarepta
1 Elia, il Tishbita, uno di quelli che s'erano stabiliti in Galaad, disse ad Achab: 'Com'è vero che vive l'Eterno, l'Iddio d'Israele, di cui io son servo, non vi sarà né rugiada né pioggia in questi anni, se non alla mia parola'. 2 E la parola dell'Eterno gli fu rivolta, in questi termini: 3 'Pàrtiti di qua, vòlgiti verso oriente, e nasconditi presso al torrente Kerith, che è dirimpetto al Giordano. 4 Tu berrai al torrente, ed io ho comandato ai corvi che ti dian quivi da mangiare'. 5 Egli dunque partì, e fece secondo la parola dell'Eterno: andò, e si stabilì presso il torrente Kerith, che è dirimpetto al Giordano. 6 E i corvi gli portavano del pane e della carne la mattina, e del pane e della carne la sera; e beveva al torrente. 7 Ma di lì a qualche tempo il torrente rimase asciutto, perché non veniva pioggia sul paese. 8 Allora la parola dell'Eterno gli fu rivolta in questi termini: 9 'Lèvati, va a Sarepta de' Sidonî, e fa' quivi la tua dimora; ecco, io ho ordinato colà ad una vedova che ti dia da mangiare'. 10 Egli dunque si levò, e andò a Sarepta; e, come giunse alla porta della città, ecco quivi una donna vedova, che raccoglieva delle legna. Egli la chiamò, e le disse: 'Ti prego, vammi a cercare un po' d'acqua in un vaso, affinché io beva'. 11 E mentr'ella andava a prenderne, egli le gridò dietro: 'Portami, ti prego, anche un pezzo di pane'. 12 Ella rispose: 'Com'è vero che vive l'Eterno, il tuo Dio, del pane non ne ho, ma ho solo una manata di farina in un vaso, e un po' d'olio in un orciuolo; ed ecco, sto raccogliendo due stecchi, per andare a cuocerla per me e per il mio figliuolo; e la mangeremo, e poi morremo'. 13 Elia le disse: 'Non temere; va' e fa' come tu hai detto; ma fanne prima una piccola stiacciata per me, e pòrtamela; poi ne farai per te e per il tuo figliuolo. 14 Poiché così dice l'Eterno, l'Iddio d'Israele: - Il vaso della farina non si esaurirà e l'orciuolo dell'olio non calerà, fino al giorno che l'Eterno manderà la pioggia sulla terra'. 15 Ed ella andò e fece come le avea detto Elia; ed essa, la sua famiglia ed Elia ebbero di che mangiare per molto tempo. 16 Il vaso della farina non si esaurì, e l'orciuolo dell'olio non calò, secondo la parola che l'Eterno avea pronunziata per bocca d'Elia. 17 Or dopo queste cose avvenne che il figliuolo di quella donna, ch'era la padrona di casa, si ammalò; e la sua malattia fu così grave, che non gli rimase più soffio di vita. 18 Allora la donna disse ad Elia: 'Che ho io mai da far teco, o uomo di Dio? Sei tu venuto da me per rinnovar la memoria delle mie iniquità e far morire il mio figliuolo?' 19 Ei le rispose: 'Dammi il tuo figliuolo'. E lo prese dal seno di lei, lo portò su nella camera dov'egli albergava, e lo coricò sul suo letto. 20 Poi invocò l'Eterno, e disse: 'O Eterno, Iddio mio, colpisci tu di sventura anche questa vedova, della quale io sono ospite, facendole morire il figliuolo?' 21 Si distese quindi tre volte sul fanciullo, e invocò l'Eterno, dicendo: 'O Eterno, Iddio mio, torni, ti prego, l'anima di questo fanciullo in lui!' 22 E l'Eterno esaudì la voce d'Elia: l'anima del fanciullo tornò in lui, ed ei fu reso alla vita. 23 Elia prese il fanciullo, lo portò giù dalla camera al pian terreno della casa, e lo rimise a sua madre, dicendole: 'Guarda! il tuo figliuolo è vivo'. 24 Allora la donna disse ad Elia: 'Ora riconosco che tu sei un uomo di Dio, e che la parola dell'Eterno ch'è nella tua bocca è verità'.

Ricciotti:

1Re 17

Elia predice la fame
1 Elia Tesbite, uno degli abitanti di Galaad, disse ad Acab: «Viva il Signore, Dio d'Israele al cui cospetto io sto! Non vi sarà in tutti questi anni nè rugiada nè pioggia, se non quando io lo dirò». 2 Poi la parola del Signore fu rivolta a Elia in questi termini: 3 «Pàrtiti di qua e va' verso oriente per nasconderti nel torrente Carit, che sta in faccia al Giordano; 4 quivi berrai l'acqua del torrente e io ho comandato ai corvi che ti dian quivi da mangiare». 5 Partì dunque e fece secondo la parola del Signore; andò e si stabilì presso il torrente Carit, che sta contro il Giordano. 6 E i corvi gli portavano il pane e la carne ogni mattina; parimenti pane e carne la sera; egli poi beveva al torrente. 7 Dopo vari giorni però il torrente si seccò, poichè non era caduta pioggia nel paese.

Elia e la vedova di Sarefta
8 Allora la parola del Signore gli si fece intendere dicendo: 9 «Levati e va' a Sarefta dei Sidoni e restavi, poichè ho comandato ad una donna di là che ti dia da mangiare». 10 Si levò e andò a Sarefta. Giunto alla porta della città vide una donna vedova in atto di raccoglier legna, e chiamatala le disse: «Dammi un po' d'acqua da bere entro un vaso». 11 Mentre essa andava per portargliene, le gridò dicendo: «Portami anche, te ne prego, un tozzo di pane, nella tua mano». 12 Ed ella rispose: «Viva il Signore Dio tuo! io non ho pane, non ho che un po' di farina in un vaso, tanta quanta può stare in un pugno e un po' di olio in un'ampolla. Ed eccomi qui a raccogliere due pezzi di legna per poi tornare a casa a prepararla per me e il figliuolo mio per mangiarne e poi morire». 13 Elia le soggiunse: «Non temere, ma va' e fa' come hai detto; tuttavia prima di tutto preparami con quel po' di farina un piccolo pane, sotto la cenere, e portamelo; poi ne farai per te e per il figliuol tuo; 14 poichè il Signore Dio di Israele dice così: - Il vaso della farina non si esaurirà nè l'ampolla mancherà di olio fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra -». 15 Essa andò e fece come aveva detto Elia e mangiò egli ed essa e la sua casa; e da quel giorno 16 il vaso della farina non si esaurì, e nell'ampolla non diminuì mai l'olio, secondo la parola del Signore, che avea parlato per mezzo di Elia profeta.

Elia risuscita il figlio della vedova
17 Avvenne poi dopo questi fatti che si ammalò il figlio della donna, padrona di casa, e la malattia era così forte che non restava più in lui respiro. 18 Disse perciò la donna ad Elia: «Che vi ha tra te e me, o uomo di Dio? Sei tu venuto da me per richiamarmi il ricordo delle mie iniquità e per farmi morire il figliuol mio?». 19 Le disse Elia: «Dammi il tuo figlio». Lo prese quindi dal seno di lei, se lo portò nella camera dove stava, lo pose sul letto, 20 e invocando il Signore, disse: «Signore Dio mio, hai tu dunque afflitto anche questa vedova, presso la quale in qualche modo sono sostentato, facendole morire il figliuol suo?». 21 E si distese e si misurò sopra il fanciullo, per tre volte successive, gridando al Signore, e dicendo: «Signore Dio mio, deh, fa' che torni l'anima di questo fanciullo nelle sue viscere». 22 Ed il Signore esaudì la voce di Elia e l'anima del fanciullo ritornò in lui ed egli rivisse. 23 Elia allora preso il fanciullo, lo portò dalla camera sua al piano inferiore e lo consegnò alla sua madre dicendole: «Guarda, il tuo figlio è vivo!»; 24 e la donna disse ad Elia: «Ora da questo conosco che sei uomo di Dio, e che la parola del Signore, che è sulle tue labbra, è verità».

Tintori:

1Re 17

Elia predice la siccità e si ritira presso il Carit
1 Elia Tesbite, uno degli abitanti di Galaad, disse ad Acab: «Viva il Signore Dio d'Israele, nella cui presenza io sto, non cadrà nè rugiada nè pioggia, se non alla parola della mia bocca, in questi anni». 2 Poi la parola del Signore gli fu rivolta in questi termini: 3 «Partiti di qui e va verso oriente, e nasconditi lungo il torrente Carit che è in faccia al Giordano: 4 ivi berrai al torrente; io ho comandato ai corvi di nutrirti in quel luogo». 5 Egli adunque partì, e, facendo secondo la parola del Signore, andò a stabilirsi lungo il torrente Carit, che è di faccia al Giordano: 6 i corvi gli portavano del pane e delle carni la mattina, del pane e delle carni la sera, ed egli beveva al torrente. 7 Ma dopo un po' di tempo il torrente si seccò, perchè non era caduta pioggia sopra la terra.

Elia dalla vedova di Sarepta opera due grandi prodigi
8 Allora gli fu indirizzata la parola del Signore con queste parole: 9 «Levati e va a Sarepta dei Sidoni, ove dimorerai, ed ove ho ordinato ad una vedova di nutrirti». 10 Elia si levò e andò a Sarepta. Giunto alla porta della città, vistasi dinanzi una donna vedova che raccoglieva legna, la chiamò e le disse: «Dammi in un vaso un po' d'acqua per bere». 11 Mentre quella andava a prenderla, le gridò dietro e disse: «Portami, ti prego, nelle tue mani anche un tozzo di pane». 12 Essa rispose: «Viva il Signore Dio tuo! Io non ho pane, ma soltanto un po' di farina in un'anfora, quanta ne può entrare in una mano, e un po' d'olio in un vaso; ed ecco stavo raccattando un po' di legna per andare a cocer quella roba a me e al mio figlio, mangiare e poi morire». 13 Elia le disse: «Non temere: va a fare quello che hai detto; ma prima, con quel po' di farina, fa' per me un piccolo pane cotto sotto la cenere, e portamelo, e poi lo farai per te e pel tuo figlio; 14 perchè il Signore Dio d'Israele dice così: L'anfora della farina non si esaurirà, il vaso dell'olio non calerà fino al giorno in cui il Signore manderà pioggia sulla terra». 15 Essa andò a fare come le aveva detto Elia, e mangiò lui, lei e la sua casa. E da quel giorno 16 l'anfora della farina non diminuì, il vaso dell'olio non calò, secondo la parola che il Signore aveva detta per mezzo d'Elia. 17 Ma in seguito avvenne che il figlio di questa madre di famiglia si ammalò d'una malattia gravissima che lo fece restare senza respiro. 18 Essa allora disse ad Elia: «Che relazioni ho io con te, o uomo di Dio? Sei venuto da me per rinnovare la memoria delle mie iniquità e per far morire il mio figlio?» 19 Elia le disse: «Dammi il tuo figlio». Presolo dal seno di lei, lo portò nella, camera dove egli stava, e lo pose sul suo letto. 20 Poi gridò al Signore, dicendo: «Signore Dio mio, avresti dunque afflitto anche questa vedova, presso la quale io son nutrito, fino a farle morire il suo figlio?» 21 Si distese tutto per tre volte sopra il fanciullo, e gridò al Signore, dicendo: «Signore Dio mio, ti scongiuro a far tornare nelle sue viscere l'anima di questo fanciullo». 22 Il Signore ascoltò la voce d'Elia: essendo ritornata dentro il fanciullo l'anima di lui, egli tornò alla vita. 23 Elia, preso il fanciullo dalla sua camera lo portò al piano inferiore della casa, e lo consegnò alla sua madre, dicendole: «Ecco, il tuo figlio vive». 24 La donna disse ad Elia: «Ora sì che riconosco in te un uomo di Dio, e che la parola di Dio nella tua bocca è verità».

Martini:

1Re 17

Elia chiude il cielo per tre anni, ed è nudrito prima dai corvi, indi da una donna di Sarephta: la pentola della farina, e il vaso dell'olio di questa donna non vengon meno; e il suo figliuolo è risuscitato in virtù delle preghiere di Elia.
1 Ma Elia Thesbite abitante di Galaad, disse ad Achab: Viva il Signore Dio d'Israele, di cui io son servo: non verrà né rugiada, né pioggia in questi anni, se non quand'io lo dirò. 2 E il Signore parlò a lui, e gli disse: 3 Partiti di qua, e va verso oriente, e nasconditi presso al torrente Carith, che è dirimpetto al Giordano. 4 E ivi berai al torrente, e io ho comandato ai corvi, che ti dian da mangiare. 5 Egli adunque partì, ed esegui l'ordine del Signore, e andò a posarsi presso al torrente Carith, che è dirimpetto al Giordano. 6 E i corvi gli portavan del pane, e delle carni la mattina, e parimente del pane, e delle carni la sera, e beveva al torrente. 7 Ma di lì a qualche tempo il torrente rimase asciutto, perchè non veniva pioggia sopra la terra, 8 Il Signore pertanto parlò a lui, e disse 9 Parti, e va a Sarephta de' Sidonj, e ivi fa tua dimora; perocché ivi ho ordinato a una donna vedova, che ti dia da mangiare. 10 Si partì egli, e andò a Sarephta. E nell'arrivar ch'ei faceva alla porta della città, si vide dinanzi una donna vedova, che raccoglieva delle legna, e chiamolla, e le disse: Dammi un po' d'acqua in un vaso, affinchè io beva. 11 E mentre ella andava per portar gliene, le gridò dietro, e disse: Portami di grazia anche un tocco di pane colla tua mano. 12 Rispose ella: Viva il Signore Dio tuo: del pane io non ne ho, ma solo un po' di farina in una pentola, quanto può capirne in una pugnata e un pocolino d'olio in un vaso: or io raccoglieva due legna, per andare a cuocerla per me, e pel mio figliuolo, affin di mangiarla, e poi morire. 13 Dissele Elia: Non temere, ma va, e fa quello, che hai detto: ma fa prima per me con quel po' di farina una stiacciata cotta sotto la cenere, e portamela, e poi ne farai per te, e pel tuo figliuolo. 14 Or il Signore Dio d'Israele dice così: La farina della pentola non verrà meno, e il vaso dell'olio non calerà sino a quel giorno, in cui il Signore manderà pioggia sopra la terra. 15 E quella andò, e fece come le avea detto Elia, e mangiò egli, ed essa, e la sua gente. E da quel giorno in poi 16 La farina della pentola non venne meno, e il vaso dell'olio non calò, secondo la parola detta dal Signore per bocca di Elia. 17 Or di poi egli avvenne, che si ammalò il figliuolo di questa madre di famiglia, e la malattia era gravissima, talmente che rimase senza respiro. 18 Ella pertanto disse ad Elia: Che ho io fatto a te, o uomo di Dio? Se' tu venuto da me, per rinnovar la memoria delle mie iniquità, e per far morire il mio figliuolo? 19 E dissele Elia: Dammi il tuo figlio: e lo prese dal sen di lei, e portollo nella camera, dov' egli albergava, e lo posò sul suo letto. 20 E alzò sue voci al Signore, e disse: Signore Dio mio, hai tu dunque afflitta ancor questa vedova, in casa della quale io vivo alla meglio, facendo morire il suo figliuolo? 21 E si distese, e si rannicchiò sopra il fanciullo per tre volte, e alzò sue voci al Signore, e disse: Signore Dio mio fa, ti prego, che l'anima del fanciullo torni nelle sue viscere. 22 E il Signore esaudì la voce di Elia, e l'anima del fanciullo tornò in lui, ed ei risuscitò. 23 Ed Elia prese il fanciullo, e dalla sua camera lo trasportò al piano di terra della casa, e lo rimise a sua madre, e dissele: Eccoti vivo il tuo figliuolo. 24 E la donna disse ad Elia: Or da questo conosco, che tu se' uomo di Dio, e che la vera parola di Dio è nella tua bocca.

Diodati:

1Re 17

1 ALLORA Elia Tisbita, ch'era di quelli della nuova popolazione di Galaad, disse ad Achab: Come il Signore Iddio d'Israele, al quale io ministro, vive, non vi sarà nè rugiada, nè pioggia, questi anni, se non alla mia parola. 2 Poi la parola del Signore gli fu indirizzata, dicendo: 3 Partiti di qui, e volgiti verso l'Oriente, e nasconditi presso al torrente Cherit, ch'è dirincontro al Giordano. 4 E tu berrai del torrente, ed io ho comandato a' corvi che ti nudriscano quivi. 5 Egli adunque se ne andò, e fece secondo la parola del Signore, e andò, e dimorò presso al torrente Cherit, ch'è dirincontro al Giordano. 6 E i corvi gli portavano del pane e della carne, mattina e sera; ed egli bevea del torrente. 7 Ora, in capo all'anno, il torrente si seccò; perciocchè non v'era stata alcuna pioggia nel paese.
8 Allora la parola del Signore gli fu indirizzata, dicendo: 9 Levati, vattene in Sarepta, città de' Sidonii, e dimora quivi; ecco, io ho comandato quivi ad una donna vedova che ti nudrisca. 10 Egli adunque si levò, e andò in Sarepta; e, come giunse alla porta della città, ecco, quivi era una donna vedova, che raccoglieva delle legne; ed egli la chiamò, e le disse: Deh! recami un poco d'acqua in un vaso, acciocchè io beva. 11 E come ella andava per recargliela, egli la richiamò, e le disse: Deh! recami ancora una fetta di pane. 12 Ma ella disse: Come il Signore Iddio tuo vive, io non ho pure una focaccia; io non ho altro che una menata di farina in un vaso, ed un poco di olio in un orciuolo; ed ecco, io raccolgo due stecchi, poi me ne andrò, e l'apparecchierò, per me e per lo mio figliuolo, e la mangeremo, e poi morremo. 13 Ed Elia le disse: Non temere; va', fa' come tu hai detto; ma pur fammene prima una piccola focaccia, e recamela qua fuori; poi ne farai del pane per te e per lo tuo figliuolo. 14 Perciocchè il Signore Iddio d'Israele ha detto così: Il vaso della farina, nè l'orciuol dell'olio non mancherà, fino al giorno che il Signore manderà della pioggia sopra la terra. 15 Ella dunque andò, e fece come Elia le avea detto; ed ella, ed egli, e la casa di essa, ne mangiarono un anno intiero. 16 Il vaso della farina, nè l'orciuol dell'olio non mancarono, secondo la parola del Signore, ch'egli avea detta per Elia.
17 Or avvenne, dopo queste cose, che il figliuolo di quella donna, padrona della casa, infermò; e la sua infermità fu molto grave, talchè egli spirò. 18 Allora ella disse ad Elia: Che ho io a far teco, uomo di Dio? sei tu venuto a me, per far che la mia iniquità sia ricordata, e per far morire il mio figliuolo? 19 Ma egli le disse: Dammi il tuo figliuolo. Ed egli lo prese dal seno di quella donna, e lo portò nella camera nella quale egli stava, e lo coricò sopra il suo letto; 20 e gridò al Signore, e disse: Signore Iddio mio, hai tu pure anche afflitta questa vedova, appo la quale io albergo, facendole morire il suo figliuolo? 21 Poi egli si distese, per tutta la sua lunghezza, sopra il fanciullo per tre volte, e gridò al Signore, e disse: Signore Iddio mio, torni, ti prego, l'anima di questo fanciullo in lui. 22 E il Signore esaudì la voce d'Elia, e l'anima del fanciullo ritornò in lui, ed egli rivisse. 23 Ed Elia prese il fanciullo, e lo portò giù dalla camera in casa, e lo diede a sua madre, e le disse: Vedi, il tuo figliuolo è vivo. 24 Allora la donna disse ad Elia: Ora conosco che tu sei uomo di Dio, e che la parola del Signore, ch'è nella tua bocca, è verità.

Commentario completo di Matthew Henry:

1Re 17

1 INTRODUZIONE A 1 REI CAPITOLO 17

Il carattere dei principi e del popolo d'Israele era così triste, come descritto nel capitolo precedente, che ci si sarebbe potuti aspettare che Dio avrebbe rigettato un popolo che lo aveva così respinto; ma, a riprova del contrario, Israele non fu mai così benedetto da un buon profeta come quando fu così tormentato da un re cattivo. Mai un re fu così audace da peccare come Achab; mai profeta fu così audace da rimproverare e minacciare come Elia, la cui storia inizia in questo capitolo ed è piena di meraviglie. Quasi nessuna parte della storia dell'Antico Testamento risplende più luminosa di questa storia dello spirito e della potenza di Elia; egli solo, di tutti i profeti, ebbe l'onore di Enoc, il primo profeta, di essere traslato, per non vedere la morte, e l'onore di Mosè, il grande profeta, di assistere il nostro Salvatore nella sua trasfigurazione. Altri profeti profetizzarono e scrissero, lui profetizzò e agì, ma non scrisse nulla; ma le sue azioni gettarono più lustro sul suo nome di quanto non lo fossero i loro scritti sul loro. In questo capitolo abbiamo,

I La sua predizione di una carestia in Israele, a causa della mancanza di pioggia, 1Re 17:1.

II. Il provvedimento fatto per lui in quella carestia,

1. Presso i corvi presso il torrente Cherit, 1Re 17:2-7.

2. Quando ciò venne meno, per mezzo della vedova di Sarepta, che lo accolse nel nome di un profeta e ricevette una ricompensa da profeta, per

(1.) Moltiplicò il suo pasto e il suo olio, 1Re 17:8-16.

(2.) Risuscitò il figlio morto alla vita, 1Re 17:17-24. Così la sua storia inizia con giudizi e miracoli, destinati a risvegliare quella stupida generazione che ha dovuto corrompersi profondamente.

Ver. 1. fino alla Ver. 7.

La storia di Elia inizia un po' bruscamente. Di solito, quando entra un profeta, abbiamo un resoconto della sua discendenza, ci viene detto di chi era figlio e di quale tribù; ma Elia cade (per così dire) dalle nuvole, come se, come Melchisedec, fosse senza padre, senza madre e senza discendenza, il che fece immaginare ad alcuni Giudei che fosse un angelo mandato dal cielo; ma l'apostolo ci ha assicurato che era un uomo soggetto a passioni simili a noi (Giacomo 5:17), il che forse suggerisce non solo che era soggetto alle comuni infermità della natura umana, ma che, per il suo temperamento naturale, era un uomo di forti passioni, più caldo e ardente della maggior parte degli uomini, e quindi il più adatto a trattare con gli audaci peccatori dell'epoca in cui visse: così meravigliosamente Dio adatta gli uomini all'opera per cui li progetta. Gli spiriti rozzi sono chiamati a servizi rudi. La riforma aveva bisogno di un uomo come Lutero per rompere il ghiaccio. Osservare

1. Il nome del profeta: Elijahu-

"Il mio Dio è Geova"

(così significa),

"è colui che mi manda e mi possederà e mi sosterrà, è

colui al quale vorrei ricondurre Israele e che solo può

fare quel grande lavoro".

2. Il suo paese: Era degli abitanti di Galaad, dall'altra parte del Giordano, o della tribù di Gad o della metà di Manasse, perché Galaad era divisa tra loro; ma non si sa se fosse nativo di una di queste tribù. L'oscurità della sua discendenza non pregiudicò la sua eminenza in seguito. Non abbiamo bisogno di indagare da dove vengono gli uomini, ma che cosa sono: se è una cosa buona, non importa se viene da Nazaret. Israele fu gravemente ferito quando Dio mandò loro questo balsamo da Galaad e questo medico di là. È chiamato un Tishbite di Tisbe, una città di quel paese. Due cose di cui abbiamo un resoconto qui all'inizio della sua storia:

I Come predisse una carestia, una carestia lunga e dolorosa, con la quale Israele sarebbe stato punito per i suoi peccati. Quella terra fertile, per mancanza di pioggia, sarebbe stata mutata in sterilità, a causa dell'iniquità di coloro che vi abitavano. Egli andò a riferire queste cose ad Achab; non lo sussurrò al popolo, per renderlo scontento del governo, ma lo proclamò al re, al quale spettava di riformare il paese, e così impedire il giudizio. È probabile che egli abbia rimproverato Acab per la sua idolatria e altre malvagità, e gli abbia detto che se non si fosse pentito e ravveduto, questo giudizio sarebbe stato portato sul suo paese. Non ci sarà né rugiada né pioggia per alcuni anni, se non secondo la mia parola, cioè:

«Non aspettartene nessuno finché non avrete più mie notizie».

L'apostolo ci insegna a capire questo, non solo della parola di profezia, ma della parola di preghiera, che ha girato la chiave delle nuvole, Giacomo 5:17.18. Egli pregò ardentemente (con santa indignazione per l'apostasia di Israele e santo zelo per la gloria di Dio, i cui giudizi erano stati sfidati) affinché non piovesse; e, secondo le sue preghiere, i cieli divennero come rame, finché egli pregò di nuovo che piovesse. In allusione a questa storia si dice dei testimoni di Dio (Apocalisse 11:6): Questi hanno il potere di chiudere il cielo, affinché non piova nei giorni della loro profezia. Elia fa sapere ad Achab:

1. Che il Signore Geova è il Dio d'Israele, che egli aveva abbandonato.

2. Che è un Dio vivente, e non come gli dèi che adorava, che erano idoli morti e muti.

3. Che egli stesso era servo di Dio nell'ufficio, e un messaggero inviato da lui:

"È colui davanti al quale sto per servirlo", o

"che ora rappresento, al cui posto sto, e in

di cui pronuncio il nome, sfidando i profeti di Baal

e i boschetti".

4. Che, nonostante l'attuale pace e prosperità del regno d'Israele, Dio era dispiaciuto verso di loro per la loro idolatria e li avrebbe castigati per la mancanza di pioggia (che, quando la trattenne, non era in potere degli dèi che servivano a concedere; poiché c'è forse qualcuno delle vanità delle nazioni che può dare la pioggia? == Geremia 14:22), che avrebbe efficacemente dimostrato la loro impotenza, e la follia di coloro che hanno lasciato il Dio vivente, di fare la loro corte a coloro che non potevano fare né bene né male; e questo lo conferma con un giuramento solenne: Come vive il Signore Dio d'Israele, affinché Achab possa avere maggior timore di fronte alla minaccia, essendo la vita divina impegnata per il suo compimento.

5. Fa sapere ad Acab quale interesse avesse per il cielo: sarà secondo la mia parola. Con quale dignità parla quando parla in nome di Dio, come uno che ha ben compreso l'incarico di un profeta (Geremia 1:10), ti ho costituito sopra le nazioni e sopra i regni. Vedete il potere della preghiera e la verità della parola di Dio, poiché egli esegue il consiglio dei suoi messaggeri.

II. Come lui stesso fu curato in quella carestia.

1. Come è stato nascosto. Dio gli ordinò di andare a nascondersi presso il torrente Cherith, == 1Re 17:3. Questo era inteso, non tanto per la sua conservazione, poiché non sembra che Acab cercasse immediatamente la sua vita, ma come un giudizio per il popolo, al quale, se fosse apparso pubblicamente, avrebbe potuto essere una benedizione sia con le sue istruzioni che con la sua intercessione, e così avrebbe abbreviato i giorni della loro calamità; ma Dio aveva deciso che sarebbe durata tre anni e mezzo, e quindi, così a lungo, stabilì che Elia fuggisse, affinché non fosse sollecitato a revocare la sentenza, la cui esecuzione aveva detto che sarebbe stata secondo la sua parola. Quando Dio parla riguardo a una nazione, per sradicarla e distruggerla, trova un modo o l'altro per rimuovere quelli che sarebbero rimasti sulla breccia per allontanare la sua ira. È di cattivo auspicio per un popolo quando si ordina a uomini buoni e a buoni ministri di nascondersi. Quando Dio intendeva mandare la pioggia sulla terra, allora ordinò a Elia di andare a mostrarsi ad Acab, == 1Re 18:1. Per il momento, obbedendo al comando divino, andò ad abitare tutto solo in qualche luogo oscuro e poco frequentato, dove non fu scoperto, probabilmente tra le canne del ruscello. Se la Provvidenza ci chiama alla solitudine e al ritiro, spetta a noi acconsentire; quando non possiamo essere utili dobbiamo essere pazienti, e quando non possiamo lavorare per Dio dobbiamo stare tranquilli per Lui.

2. Come è stato nutrito. Anche se non poteva lavorare lì, non avendo nulla da fare se non meditare e pregare (il che lo avrebbe aiutato a prepararsi per la sua utilità in seguito), tuttavia mangerà, perché è sulla via del suo dovere, e in verità sarà nutrito, nel giorno della carestia sarà soddisfatto. Quando la donna, la chiesa, viene spinta nel deserto, si prende cura che vi sia nutrita e nutrita, tempo, tempi e metà di un tempo, cioè tre anni e mezzo, che fu proprio il tempo dell'occultamento di Elia. Vedere Apocalisse 12:6, 14. Elia doveva bere dal ruscello, e i corvi furono incaricati di portargli della carne (1Re 17:4) e lo fecero, 1Re 17:6. Qui

(1.) La provvista era abbondante, buona e costante, pane e carne due volte al giorno, pane e cibo quotidiani convenienti. Possiamo supporre che non se la passò così sontuosamente come i profeti delle foreste boschive, che mangiarono alla tavola di Izebel (1Re 18:19), eppure meglio degli altri profeti del Signore, che Abdia sfamò con pane e acqua, 1Re 18:4. Non si addice ai servi di Dio, specialmente ai suoi servi i profeti, essere gentili e curiosi riguardo al loro cibo e influenzare le prelibatezze e le varietà; se la natura è sostenuta, non importa se il palato non è soddisfatto; Invece di invidiare coloro che hanno un cibo più prelibato, dovremmo pensare a quanti sono, migliori di noi, che vivono comodamente con cibo più grossolano e sarebbero contenti delle nostre partite. A Elia fu portato un solo pasto alla volta, ogni mattina e ogni sera, per insegnargli a non preoccuparsi del domani. Coloro che hanno solo di bocca in bocca imparino a vivere della Provvidenza, e a confidare in essa per il pane del giorno; ringraziamo Dio per il pane di oggi, e domani portiamo con sé il pane.

(2.) I ristoratori erano molto improbabili; i corvi glielo portarono. Abdia, e altri in Israele che non si erano inginocchiati davanti a Baal, avrebbero accolto volentieri Elia; ma era un uomo a sé stante, e doveva essere nutrito in modo straordinario. Era una figura di Giovanni Battista, la cui carne erano locuste e miele selvatico. Dio avrebbe potuto mandare degli angeli a servirlo, come fece in seguito (1Re 19:5) e come fece con il nostro Salvatore (Matteo 4:11), ma scelse di mandare messaggeri alati di un'altra natura, per mostrare che, quando vuole, può servire i suoi propri scopi con la stessa efficacia con le creature più umili come con quelle più potenti. Se ci si chiede da dove i corvi avessero questa provvista, come e dove fosse cucinata, e se ne fossero venuti onestamente, dobbiamo rispondere, come fece Giacobbe (Genesi 27:20): Il Signore nostro Dio l'ha portata a loro, di cui è la terra e la sua pienezza, il mondo e quelli che vi abitano. Ma perché i corvi?

[1.] Sono uccelli rapaci, creature fameliche divoratrici, che è più probabile che gli abbiano tolto la carne o che gli abbiano cavato gli occhi (Proverbi 30:17); ma così l'enigma di Sansone è di nuovo sciolto: Dal mangiatore esce la carne.

[2.] Sono creature impure. Ogni corvo secondo la sua specie era, secondo la legge, proibito di essere mangiato (Levitico 11:15), eppure Elia non pensava che la carne che portavano fosse mai peggiore per questo, ma mangiava e rendeva grazie, senza fare domande per amore della coscienza. La colomba di Noè era per lui un messaggero più fedele del suo corvo; eppure qui i corvi sono fedeli e costanti a Elia.

[3.] I corvi si nutrono di insetti e di carogne, eppure portarono al profeta la carne e il cibo sano. È un peccato che coloro che portano agli altri il pane della vita si rivolgano essi stessi a ciò che non è pane.

[4.] I corvi non potevano portare che un po' di carne spezzata, eppure Elia era contento delle cose che aveva e grato di essere stato nutrito, anche se non banchettato.

[5.] I corvi trascurano i loro piccoli e non li nutrono; eppure, quando Dio vorrà, pasceranno il suo profeta. I giovani leoni e i giovani corvi possono mancare e soffrire la fame, ma non quelli che temono il Signore, Salmi 34:10.

[6.] I corvi stessi sono nutriti da una provvidenza speciale (Giobbe 38:41; Salmi 147:9), e ora nutrivano il profeta. Abbiamo sperimentato la speciale bontà di Dio verso di noi e verso i nostri? Consideriamoci obbligati in tal modo ad essere gentili con coloro che sono suoi, per amor suo. Impariamo quindi, in primo luogo, a riconoscere la sovranità e la potenza di Dio su tutte le creature; egli può farne l'uso che vuole, sia per il giudizio che per la misericordia. In secondo luogo, incoraggiarci in Dio nelle più grandi ristrettezze e non diffidare mai di lui. Colui che poteva apparecchiare una tavola nel deserto e fare dei corvi fornitori, cuochi e servitori del suo profeta, è in grado di soddisfare tutti i nostri bisogni secondo le sue ricchezze di gloria.

Così Elia, per un lungo periodo, mangia solo i suoi bocconi, e la sua provvista d'acqua, che ha in modo ordinario dal ruscello, gli viene meno prima di quella che ha per miracolo. I poteri della natura sono limitati, ma non i poteri del Dio della natura. Il torrente di Elia si prosciugò (1Re 17:7) perché non c'era pioggia. Se i cieli vengono meno, la terra viene meno, naturalmente; tali sono tutte le nostre comodità-creatura; le perdiamo quando ne abbiamo più bisogno, come i ruscelli d'estate, Giobbe 6:15. Ma c'è un fiume che rallegra la città di Dio e che non si prosciuga mai (Salmi 46,4), una fonte d'acqua che sgorga per la vita eterna. Signore, dacci quell'acqua viva!

8 Ver. 8. fino alla Ver. 16.

Abbiamo qui un resoconto dell'ulteriore protezione sotto cui Elia fu assunto, e delle ulteriori disposizioni prese per lui nel suo ritiro. Della distruzione e della carestia riderà colui che ha Dio per amico per custoderlo e mantenerlo. Il torrente Cherit si è prosciugato, ma la cura di Dio per il suo popolo e la gentilezza verso di loro non si sono mai allentate, non sono mai venute meno, ma sono sempre le stesse, sono ancora continuate e attirate verso coloro che lo conoscono, Salmi 36:10. Quando il ruscello si prosciugò, il Giordano non c'era; perché Dio non lo ha mandato là? Sicuramente perché dimostrerebbe di avere una varietà di modi per provvedere al suo popolo e di non essere legato a nessuno. Dio provvederà ora a lui dove avrà un po' di compagnia e opportunità di utilità, e non sarà, come era stato, sepolto vivo. Osservare

I Il luogo in cui è mandato, a Sarepta, una città di Sidone, fuori dai confini del paese d'Israele, 1Re 17:9. Il nostro Salvatore prende nota di questo come di un'antica e antica indicazione del favore di Dio destinato ai poveri Gentili, nella pienezza dei tempi, Luca 4:25,26. Molte vedove erano in Israele ai giorni di Elia, e alcune, è probabile, che gli avrebbero offerto il benvenuto nelle loro case; eppure egli è mandato a onorare e benedire con la sua presenza una città di Sidone, una città dei Gentili, e così diventa (dice il dottor Lightfoot) il primo profeta dei Gentili. Israele si era corrotto con le idolatrie delle nazioni ed era diventato peggiore di loro; è giusto dunque che si stiano spogliando di loro le ricchezze del mondo. Elia fu odiato e scacciato dai suoi connazionali; perciò, ecco, egli si rivolge ai Gentili, come gli apostoli furono poi comandati di fare, Atti 18:6. Ma perché andare nella città di Sidone? Forse perché l'adorazione di Baal, che ora era il peccato gridante d'Israele, venne di recente con Izebel, che era un sidone (1Re 16:31); perciò là andrà, perché di là sia preso il distruttore di quell'idolatria,

"Anche da Sidone ho chiamato il mio profeta, il mio riformatore".

Gezabele era la più grande nemica di Elia; eppure, per mostrarle l'impotenza della sua malizia, Dio troverà per lui un nascondiglio anche nel suo paese. Cristo non andò mai tra i Gentili tranne una volta nella costa di Sidone, == Matteo 15:21.

II. La persona che è incaricata di ospitarlo, non uno dei ricchi mercanti o dei grandi uomini di Sidone, non uno come Abdia, che era governatore della casa di Achab e nutriva i profeti; ma a una povera vedova, indigente e desolata, viene comandato (cioè, è resa capace e disponibile) di sostenerlo. È il modo di Dio, ed è la sua gloria, di servirsi delle cose deboli e stolte del mondo e di onorare loro. Egli è, in modo speciale, il Dio delle vedove, e le nutre, e perciò devono studiare ciò che gli renderanno.

III. La provvista fatta per lui lì. La Provvidenza condusse la vedova ad incontrarlo molto opportunamente alla porta della città (1Re 17:10), e, da ciò che qui è riferito di ciò che accadde tra Elia e lei, troviamo:

1. Il suo caso e il suo carattere; e appare,

(1.) Che era molto povera e bisognosa. Non aveva di che vivere se non una manciata di farina e un po' d'olio, bisognosa nel migliore dei casi, e ora, per la penuria generale, ridotta all'estremo. Quando ha mangiato quel poco che ha, perché non vede ancora nulla, deve morire di miseria, lei e suo figlio, 1Re 17:12. Non aveva altro combustibile che i ramoscelli che raccoglieva per le strade e, non avendo un servitore, doveva raccoglierli lei stessa (1Re 17:10), essendo quindi più in grado di ricevere l'elemosina che di dare divertimenti. A lei fu mandato Elia, perché potesse ancora vivere della Provvidenza tanto quanto quando i corvi lo nutrivano. Fu per compassione verso l'umile condizione della sua serva che Dio mandò il profeta da lei, non per mendicarla, ma per alloggiare con lei, e avrebbe pagato bene la sua tavola.

(2.) Che era molto umile e laboriosa. La trovò che raccoglieva ramoscelli e si preparava a cuocere il suo pane, 1Re 17:10,12. La sua mente era portata alla sua condizione, e non si lamentava delle difficoltà in cui era portata, né litigava con la divina Provvidenza per aver trattenuto la pioggia, ma vi si adattava meglio che poteva. Coloro che sono di questo temperamento in un giorno di difficoltà sono i più preparati per l'onore e il sollievo di Dio.

(3.) Che era molto caritatevole e generosa. Quando questo straniero la pregò di andare a prendergli dell'acqua da bere, ella andò prontamente, alla prima parola, 1Re 17:10,11. Ella non obiettò alla sua scarsità attuale, né gli chiese che cosa le avrebbe dato per un sorso d'acqua (perché ora valeva denaro), né accennò al fatto che fosse uno straniero, un Israelita, con il quale forse i Sidoni non si curavano di avere a che fare, non più dei Samaritani, Giovanni 4:9. Non si scusava per la sua debolezza dovuta alla carestia o per l'urgenza dei propri affari, non gli diceva che aveva altro da fare che andare a fare le sue commissioni, ma smetteva di raccogliere i ramoscelli per andare a prendere l'acqua per lui, cosa che forse faceva più volentieri, commossa dalla gravità del suo aspetto. Dovremmo essere pronti a svolgere qualsiasi ufficio di gentilezza anche verso gli estranei; Se non abbiamo di che dare agli afflitti, dobbiamo essere più pronti a lavorare per loro. Una tazza d'acqua fredda, anche se non ci costerà più della fatica di andare a prendere, non perderà in alcun modo la sua ricompensa.

(4.) Che aveva una grande fiducia nella parola di Dio. Fu una grande prova per la sua fede e la sua obbedienza quando, avendo l'oro del profeta, quanto fosse scarsa la sua scorta di farina e di olio e che ne avesse appena il necessario per sé e per suo figlio, le ordinò di fare una torta per lui, e di fare la sua prima, e poi di prepararla per sé e per suo figlio. Se ci pensiamo, sembrerà una prova così grande come potrebbe esserlo in una questione così piccola.

"I bambini siano serviti per primi"

(avrebbe potuto dire);

"La carità inizia a casa. Non ci si può aspettare che io dia

avendo ben poco, e non sapendo quando quello sarà finito,

dove ottenere di più".

Aveva molte più ragioni di Nabal per chiedere:

"Prenderò io la mia carne e il mio olio e li darò a uno che

Non so da dove venga?"

Elia, è vero, menzionò l'Iddio d'Israele (1Re 17:14), ma che cos'era questo per un sidone? O se aveva una venerazione per il nome Geova, e stimava il Dio d'Israele come il vero Dio, che certezza aveva che questo straniero era il suo profeta o aveva qualche diritto di parlare nel suo nome? Era facile per un vagabondo affamato imporsi su di lei. Ma lei supera tutte queste obiezioni e obbedisce al precetto in base alla promessa: Andò e fece secondo la parola di Elia, == 1Re 17:15. O donna, grande era la tua fede; non se ne è trovato di simile, no, non in Israele: tutto sommato, superava quello della vedova che, quando non aveva che due spiccioli, li gettò nel tesoro. Ella prese la parola del profeta, affinché non perdesse con essa, ma fosse ripagata con gli interessi. Coloro che possono avventurarsi sulla promessa di Dio non avranno difficoltà a esporsi e a svuotarsi nel suo servizio, dandogli un po' ciò che gli è dovuto e dandogli prima la sua parte. Coloro che trattano con Dio devono agire sulla fiducia; cercate prima il suo regno, e poi vi aggiungeranno altre cose. Secondo la legge, le primizie erano di Dio, la decima veniva tolta per prima, e veniva offerta per prima l'offerta del loro impasto, Numeri 15:20,21. Ma certamente l'aumento della fede di questa vedova, a tal punto da permetterle di rinnegare se stessa e di dipendere dalla promessa divina, fu un miracolo tanto grande nel regno della grazia quanto l'aumento del suo olio lo fu nel regno della provvidenza. Beati coloro che possono così, contro ogni speranza, credere e obbedire nella speranza.

2. La cura che Dio aveva del suo ospite: Il barile di farina non si sprecava, né veniva meno l'orcio dell'olio, ma tuttavia man mano che prendevano da loro ne veniva aggiunto altro dalla potenza divina, 1Re 17:16. Mai il grano o l'olivo sono cresciuti così tanto nella coltivazione (dice il vescovo Hall) come questi nell'uso; ma la moltiplicazione del seme seminato (2Corinzi 9:10) nel corso comune della provvidenza è un esempio della potenza e della bontà di Dio da non trascurare perché comune. La farina e l'olio si moltiplicavano, non nell'accumulo, ma nello spesa; perché c'è chi disperde e poi aumenta. Quando Dio benedice un po', farà una grande strada, anche oltre l'aspettativa; come, al contrario, anche se c'è abbondanza, se soffia su di essa, arriva a poco, Aggeo 1:9; 2:16.

(1.) Questo era un mantenimento per il profeta. Ancora i miracoli saranno il suo pane quotidiano. Fino a quel momento era stato nutrito con pane e carne, ora era nutrito con pane e olio, che usavano come noi facciamo con il burro. La manna era entrambe le cose, perché il suo sapore era come il sapore dell'olio fresco, Numeri 11:8. Elia ne fu grato, anche se era stato abituato a fare carne due volte al giorno e ora non ne aveva affatto. Coloro che non possono vivere senza carne, almeno una volta al giorno, perché ci sono abituati, non avrebbero potuto salire a bordo contenti con Elia, no, per non vivere di un miracolo.

(2.) Era un mantenimento per la povera vedova e suo figlio, e una ricompensa per lei per aver intrattenuto il profeta. Non c'è nulla di perduto nell'essere gentili con il popolo e i ministri di Dio; colei che riceveva un profeta aveva una ricompensa da profeta; Gli diede una stanza in casa e lui la ripagò con cibo per la sua casa. Cristo ha promesso a coloro che gli apriranno le loro porte che egli entrerà da loro, cenerà con loro e loro con lui, == Apocalisse 3:20. Come Elia qui, egli porta a coloro che gli danno il benvenuto, non solo il suo divertimento, ma anche il loro. Guarda come la ricompensa ha risposto al servizio. Fece generosamente una focaccia per il profeta, e fu ripagata con molte per sé e per suo figlio. Quando Abramo offre il suo unico figlio a Dio, gli viene detto che sarà il padre di moltitudini. Ciò che è stabilito nella pietà o nella carità è dato in affitto nel miglior interesse, sulle migliori garanzie. Questa povera vedova diede al profeta una povera carne di farina, e, in ricompensa di essa, lei e suo figlio mangiarono molti giorni (1Re 17:15), più di due anni, in un periodo di generale scarsità; e avere il loro cibo dal favore speciale di Dio, e mangiarlo in una buona compagnia come quella di Elia, lo rendeva più che doppiamente dolce. A coloro che confidano in Dio è promesso che non si vergogneranno nei tempi malvagi, ma nei giorni della carestia saranno saziati, == Salmi 37:19.

17 Ver. 17. fino alla Ver. 24.

Abbiamo qui un'ulteriore ricompensa fatta alla vedova per la sua gentilezza verso il profeta; Come se fosse una piccola cosa da tenere in vita, suo figlio, quando è morto, viene riportato in vita, e così restituito a lei. Osservare

I La malattia e la morte del bambino. Per quanto ne risultasse, lui era il suo unico figlio, il conforto della sua proprietà vedova. Fu nutrito miracolosamente, eppure questo non lo salvò dalla malattia e dalla morte. I vostri padri hanno mangiato la manna e sono morti, ma c'è del pane che l'uomo può mangiare senza morire, che è stato dato per la vita del mondo, Giovanni 6:49,50. L'afflizione fu per questa vedova come una spina nella carne, affinché non fosse innalzata oltre misura con i favori che le venivano fatti e gli onori che le venivano tributati.

1. Era la nutrice di un grande profeta, era impiegata per sostenerlo e aveva forti ragioni per pensare che il Signore le avrebbe fatto del bene; eppure ora perde suo figlio. Nota: Non dobbiamo pensare che sia strano se incontriamo afflizioni molto acute, anche quando siamo sulla via del dovere e del servizio eminente a Dio.

2. Ella stessa fu allattata per miracolo e tenne una buona casa senza spese né cure, con una benedizione distintiva dal cielo; e in mezzo a tutta questa soddisfazione fu così afflitta. Notate, Quando abbiamo le manifestazioni più chiare del favore e della buona volontà di Dio verso di noi, anche allora dobbiamo prepararci per i rimproveri della Provvidenza. La nostra montagna non è mai stata così forte, ma può essere spostata, e quindi, in questo mondo, dobbiamo sempre rallegrarci con tremore.

II. La sua patetica lamentela al profeta di questa afflizione. Dovrebbe sembrare che il bambino sia morto improvvisamente, altrimenti avrebbe chiesto a Elia, mentre era malato, la sua guarigione; ma essendo morta, morta nel suo seno, si lamenta con il profeta su di esso, più per dare sfogo al suo dolore che in qualche speranza di sollievo, 1Re 17:18.

1. Si esprime appassionatamente: Che ho a che fare con te, o uomo di Dio? Con quanta calma aveva parlato della sua morte e di quella di suo figlio, quando si aspettava di morire per la miseria (1Re 17:12), affinché mangiassimo e morissimo! Eppure, ora che suo figlio muore, e non così miseramente come per la carestia, ne è estremamente turbata. Possiamo parlare con leggerezza di un'afflizione a distanza, ma quando ci tocca siamo turbati, == Giobbe 4:5. Poi parlò deliberatamente, ora in fretta; La morte di suo figlio era ora una sorpresa per lei, ed è difficile mantenere il nostro spirito calmo quando i problemi ci piombano addosso all'improvviso e inaspettatamente, e nel mezzo della nostra pace e prosperità. Lei lo chiama uomo di Dio, eppure litiga con lui come se avesse causato la morte di suo figlio, ed è pronta a qualcosa che non l'aveva mai visto, dimenticando le misericordie e i miracoli passati:

"Che cosa ho fatto contro di te?"

(così alcuni lo capiscono),

"In che cosa ti ho offeso o ho mancato al mio dovere?

Mostrami perché contendi con me".

2. Eppure si esprime penitente:

"Sei tu venuto a ricordarti il mio peccato, come il

causa dell'afflizione, e quindi chiamarla alla mia

il ricordo, come effetto dell'afflizione?"

Forse sapeva dell'intercessione di Elia contro Israele e, essendo consapevole del peccato, forse della sua precedente adorazione di Baal, il dio dei Sidoni, capisce che egli aveva interceduto contro di lei. Nota

(1.) Quando Dio rimuove da noi le nostre comodità, si ricorda dei nostri peccati contro di noi, forse delle iniquità della nostra giovinezza, anche se da molto tempo passate, Giobbe 13:26. I nostri peccati sono la morte dei nostri figli.

(2.) Quando Dio ricorda in questo modo i nostri peccati contro di noi, progetta in tal modo di farci ricordare contro noi stessi e di pentirci di essi.

III. Il discorso del profeta a Dio in questa occasione. Egli non rispose alla sua denuncia, ma la portò a Dio e gli espose il caso, non sapendo che cosa rispondere. Prese il bambino morto dal seno della madre nel suo letto, 1Re 17:19. Probabilmente aveva preso una particolare gentilezza per il bambino, e aveva trovato l'afflizione sua più che per compassione. Si ritirò nella sua camera e,

1. Ragiona umilmente con Dio riguardo alla morte del bambino, 1Re 17:20. Egli vede la morte colpire per ordine di Dio: Tu hai portato questo male; perché c'è forse un male del genere nella città, nella famiglia, e il Signore non l'ha commesso? Supplica la grandezza dell'afflizione alla povera madre:

un male per la vedova; tu sei il Dio della vedova, e

di solito non portano il male sulle vedove; Lo è

l'afflizione si aggiungeva all'afflitto".

Invoca la propria preoccupazione:

"È la vedova con cui risiedo; vuoi tu, che

sei il mio Dio, porta il male su uno dei migliori dei miei

Benefattori? Su di me ci si rifletterà, e altri lo faranno

abbiate paura di intrattenermi, se porto la morte nel

casa dove vengo".

2. Implora ardentemente Dio di riportare in vita il bambino, 1Re 17:21. Non abbiamo letto prima di questo di nessuno che sia stato risuscitato alla vita; eppure Elia, per un impulso divino, prega per la risurrezione di questo bambino, che tuttavia non ci garantirà di fare lo stesso. Davide non si aspettava, con il digiuno e la preghiera, di riportare in vita suo figlio (2Samuele 12:23), ma Elia aveva il potere di fare miracoli, cosa che Davide non aveva. Si distese sul bambino, per influenzare se stesso con il caso e per mostrare quanto ne fosse colpito e quanto desiderasse la restaurazione del bambino, lo avrebbe fatto se avesse potuto mettergli la vita con il suo proprio respiro e calore, anche per dare un segno di ciò che Dio avrebbe fatto con la sua potenza, e ciò che fa con la sua grazia, risuscitando anime morte a una vita spirituale; lo Spirito Santo scende su di loro, li copre con la sua ombra e mette in loro la vita. Egli è molto preciso nella sua preghiera: Ti prego che l'anima di questo bambino torni in lui, il che suppone chiaramente l'esistenza dell'anima in uno stato di separazione dal corpo, e di conseguenza la sua immortalità, che Grozio pensa che Dio abbia progettato con questo miracolo per dare indizio e prova, per l'incoraggiamento del suo popolo sofferente.

IV. La risurrezione del bambino, e la grande soddisfazione che diede alla madre: il bambino risoracque, 1Re 17:22. Vedete la potenza della preghiera e la potenza di colui che ascolta la preghiera, che uccide e rende vivi. Elia lo portò da sua madre, la quale, possiamo supporre, poteva a malapena credere ai propri occhi, e quindi Elia le assicura che erano i suoi:

tuo figlio che vive; vedi che è tuo, e non

un altro,"

1Re 17:23. La buona donna grida: Ora so che tu sei un uomo di Dio; Benché lo sapesse prima, dall'aumento del suo pasto, tuttavia la morte del suo bambino la prese così scortesemente che cominciò a metterla in discussione (un uomo buono non l'avrebbe certamente servita così); ma ora era abbondantemente soddisfatta che egli aveva sia la potenza che la bontà di un uomo di Dio, e non ne dubiterà mai più, ma abbandona se stessa alla guida della sua parola e all'adorazione del Dio d'Israele. Così la morte del bambino (come quella di Lazzaro, Giovanni 11:4) era per la gloria di Dio e l'onore del suo profeta.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

1Re 17

1 Capitolo 17

Elia nutrito dai corvi 1R 17:1-7

Elia inviato a Sarepta 1R 17:8-16

Elia resuscita il figlio della vedova 1R 17:17-24

Versetti 1-7

Dio adatta meravigliosamente gli uomini all'opera per cui li ha progettati. I tempi erano adatti a un Elia; un Elia era adatto ad essi. Lo Spirito del Signore sa come adattare gli uomini alle occasioni. Elia fece sapere ad Acab che Dio era scontento degli idolatri e che li avrebbe castigati con la mancanza di pioggia, che gli dei che servivano non erano in grado di concedere. A Elia fu ordinato di nascondersi. Se la Provvidenza ci chiama alla solitudine e al ritiro, dobbiamo andarci: quando non possiamo essere utili, dobbiamo essere pazienti; e quando non possiamo lavorare per Dio, dobbiamo stare seduti in silenzio per Lui. I corvi furono incaricati di portargli il cibo e lo fecero. Coloro che non hanno di che mangiare, imparino a vivere di Provvidenza e a confidare in essa per il pane del giorno, nel giorno. Dio avrebbe potuto mandare degli angeli a servirlo; ma scelse di dimostrare che può servire i suoi scopi anche con le creature più meschine, con la stessa efficacia di quelle più potenti. Sembra che Elia abbia continuato così per più di un anno. Il rifornimento naturale di acqua, che veniva dalla comune provvidenza, venne meno; ma il rifornimento miracoloso di cibo, assicuratogli dalla promessa, non venne meno. Se il cielo viene meno, viene meno anche la terra; così sono tutte le nostre comodità: le perdiamo quando ne abbiamo più bisogno, come i ruscelli d'estate. Ma c'è un fiume che rallegra la città di Dio, che non si prosciuga mai, un pozzo d'acqua che sgorga per la vita eterna. Signore, donaci quell'acqua viva!

8 Versetti 8-16

Al tempo di Elia c'erano molte vedove in Israele e alcune, probabilmente, gli avrebbero dato il benvenuto nelle loro case; tuttavia egli viene mandato a onorare e benedire con la sua presenza una città di Sidone, una città gentile, e diventa così il primo profeta dei Gentili. Izebel era la più grande nemica di Elia; tuttavia, per dimostrarle quanto fosse impotente la sua malizia, Dio gli troverà un nascondiglio persino nel suo stesso Paese. La persona incaricata di intrattenere Elia non è uno dei ricchi o dei grandi uomini di Sidone, ma una povera vedova, bisognosa e desolata, che è in grado e disposta a sostenerlo. È il modo di Dio, ed è la sua gloria, di usare e rendere onore alle cose deboli e sciocche del mondo. O donna, grande è stata la tua fede; non se ne è trovata una simile, non in Israele. Ella accettò la parola del profeta, che non l'avrebbe persa. Coloro che possono avventurarsi sulla promessa di Dio, non faranno fatica a esporsi e a svuotarsi al suo servizio, dandogli per primi la propria parte. Sicuramente l'aumento della fede di questa vedova, che le permise di rinnegare se stessa e di affidarsi alla promessa divina, fu un miracolo nel regno della grazia, tanto quanto l'aumento della farina e dell'olio nel regno della provvidenza. Felici tutti coloro che possono così, contro ogni speranza, credere e obbedire nella speranza. La povera vedova diede al profeta un solo misero pasto, in cambio del quale lei e suo figlio mangiarono per oltre due anni, in tempo di carestia. Il fatto di ricevere il cibo dal favore speciale di Dio, e in una compagnia così buona come quella di Elia, lo rendeva più che doppiamente dolce. A coloro che confidano in Dio è promesso che non si vergogneranno nel tempo del male; nei giorni di carestia saranno saziati.

17 Versetti 17-24

Né la fede né l'obbedienza escludono le afflizioni e la morte. Essendo il bambino morto, la madre parlò al profeta più per dare sfogo al suo dolore che per sperare in un sollievo. Quando Dio ci toglie le nostre comodità, si ricorda dei nostri peccati contro di noi, forse dei peccati di gioventù, anche se ormai passati da tempo. Quando Dio ricorda i nostri peccati contro di noi, intende insegnarci a ricordarli contro noi stessi e a pentircene. La preghiera di Elia era senza dubbio diretta dallo Spirito Santo. Il bambino si rianimò. Vedete la potenza della preghiera e la potenza di Colui che ascolta la preghiera.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

1Re 17

1 Il nome Elia significa "Yahweh è il mio Dio". Esprime la verità predicata da tutta la sua vita.

Le due parole rese "Tishbite" e "abitante" sono nell'originale (mettendo da parte i punti vocalici) "esattamente uguali". Il significato di conseguenza deve essere "Elia lo straniero, degli stranieri di Galaad", o (più probabilmente) "Elia il Tisbita, di Tisbi di Galaad". Di Tishbi in Galaad non c'è più traccia nella Scrittura; deve essere distinto da un altro Tishbi in Galilea.

Nel farci un'idea del grande profeta israelita, dobbiamo sempre tenere a mente che la selvaggia e montuosa Galaad, che confinava con l'Arabia, ed era per metà araba nei costumi, era il paese in cui era cresciuto.

La sua apparizione improvvisa può essere paragonata alle apparizioni simili di Ahija 1 Re 11:29 , Jehu 1 Re 16:1 , Semaia 2 Cronache 11:2 , Azaria 2 Cronache 15:1 e altri.

È chiaro che una successione di profeti è stata suscitata da Dio, sia nel fedele Giuda che nell'idolatra Israele, per testimoniarlo davanti al popolo di entrambi i paesi, e lasciarli senza scuse se abbandonano la Sua adorazione. A quel tempo, quando un'idolatria più grossolana e più mortale di quella che era stata praticata prima fu introdotta in Israele dall'autorità di Acab, e l'apostasia totale delle dieci tribù era di conseguenza imminente, due profeti di insolito vigore e forza di carattere, dotati di Furono successivamente suscitati poteri miracolosi di una specie straordinaria, affinché la malvagità dei Re potesse essere arditamente affrontata e combattuta, e, se possibile, un residuo di uomini fedeli si conservasse nel paese. L'insolito efflusso di energia miracolosa in questo momento, è adatto all'insolita emergenza,

Come vive il Signore Dio d'Israele, davanti al quale sto in piedi - Questa formula solenne, qui usata per la prima volta, era ben adattata per impressionare il re con il carattere sacro del messaggero e la verità certa del suo messaggio. Eliseo adottò la frase con lievissime modifiche 2 Re 3:14; 2 Re 5:16.

La siccità era una delle punizioni minacciate dalla Legge, se Israele avesse abbandonato Yahweh e si fosse rivolto ad altri dei ( Deuteronomio 11:17; Deuteronomio 28:23; Levitico 26:19 , ecc.).

3 Brook Cherith - Piuttosto, "il corso del torrente", uno dei tanti che portano le piogge invernali dagli altopiani in quel torrente.

4 I corvi - Questa è la traduzione della maggior parte delle versioni antiche; altri, omettendo i punti, che generalmente non hanno autorità, leggono "Arabi"; altri, mantenendo l'attuale indicazione, traducono "mercanti" (confronta l'originale di Ezechiele 27:9 , Ezechiele 27:27 ), o " Ezechiele 27:27 ". Girolamo l'ha presa in quest'ultimo senso, e così anche la versione araba.

9 La dipendenza di Sarepta (Sarepta) da Sidone è indicata nelle iscrizioni di Sennacherib, dove è menzionato come appartenente a Luliya (Elulaeus), re di Sidone, e come sottomesso al monarca assiro durante la fuga di Luliya dalla sua capitale. Elia potrebbe essere stato inviato in questo luogo, così vicino alla città del padre di Izebel, che era molto improbabile che visitasse.

12 Come vive il Signore tuo Dio - Le parole non provano che la donna fosse un'israelita, o un'adoratrice del vero Dio; qualsiasi fenicio, riconoscendo nell'aspetto di Elia l'abito e le maniere di un profeta geovistico, avrebbe potuto così rivolgersi a lui: gli adoratori di Baal avrebbero ammesso che Yahweh era “un” Dio vivente. La donna non dice “come vive il Signore mio Dio”.

Affinché possiamo mangiarlo e morire - La Fenicia è sempre dipesa per le sue forniture di cereali dai raccolti della Palestina ( 1 Re 5:9 nota); ed è evidente che in quel tempo la carestia affliggeva i Fenici non meno degli Israeliti.

16 Questo è il primo miracolo registrato del suo genere: una moltiplicazione del cibo soprannaturale e inesplicabile (confronta 2 Re 4:42; Matteo 14:15; Matteo 15:32 ).

Il sacro racconto non spiega questi miracoli; ma se le spiegazioni suggerissero talvolta - che vi sia stata una trasformazione della materia prima esistente in farina, olio, pesce e pane - fosse quella vera, la meraviglia della cosa non sarebbe molto più grande di quella stupefacente chimica naturale per cui, in la crescita delle piante, le particelle d'acqua, d'aria e di terra sono trasmutate in frutti e chicchi di grano, e così adattati per essere cibo umano. Ci sarebbe una differenza nell'agenzia impiegata e nel tempo occupato nella trasmutazione, ma la cosa da fare sarebbe quasi la stessa.

17 Nessun respiro - O, "nessuno spirito", "nessuna anima". (Confronta Genesi 2:7 ). La parola usata è tradotta “spirito” in Proverbi 20:27; Ecclesiaste 3:21; Giobbe 26:4; e altrove.

18 Che ho a che fare con te? - cioè, "Cosa abbiamo in comune?" - implicando un'ulteriore domanda: "Perché non mi hai lasciato in pace?" La donna immagina che la visita di Elia abbia attirato l'attenzione di Dio su di lei, e quindi sui suoi peccati, che (sente) meritano un giudizio: la morte di suo figlio.

Tu uomo di Dio - Nella bocca della donna fenicia questa espressione è notevole. Tra gli ebrei e gli israeliti 1 Re 12:22; Giudici 13:6 , Giudici 13:8 sembra essere diventata la designazione ordinaria di un profeta. Vediamo ora che era inteso nello stesso senso oltre i confini della terra santa.

19 In un soppalco - Piuttosto, "nella camera superiore"; spesso il miglior appartamento in una casa orientale.

21 Si distese tre volte sul bambino - Questa azione di Elia è diversa da quella di Eliseo (riferimento marginale), e non implica l'uso di alcun mezzo naturale per il ripristino dell'animazione sospesa. È quasi parallelo al "tocco", attraverso il quale nostro Signore compì miracoli simili Matteo 9:25; Luca 7:14.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

1Re 17

1 INTRODUZIONE A 1 RE 17

Questo capitolo inizia con una profezia di Elia, che mancherà la pioggia per alcuni anni a venire, e gli viene ordinato di andare prima al torrente Cherith, dove sarà nutrito dai corvi, 1Re 17:1-7, e poi viene mandato da una vedova a Sarepta, dove lui, lei e suo figlio, furono sostenuti per un tempo considerevole con una manciata di farina, e un po' d'olio in un orcio miracolosamente aumentato, 1Re 17:8-16, il cui figlio, ammalato e morente, fu riportato in vita, 1Re 17:17-24

Versetto 1) Elia il Tisbita, che era degli abitanti di Galaad,

che apparteneva in parte ai Rubeniti e ai Gaditi, e in parte alla mezza tribù di Manasse dall'altra parte del Giordano, dove abitava questo profeta; ma perché sia chiamato il Tisbita non è facile a dirsi; ciò che Kimchi osserva sembra giusto, che all'inizio era di una città chiamata Toshab, e poi ha abitato a Galaad; la quale città forse è la stessa di Tisbe, nella tribù di Neftali, luogo natale di Tobia,

"Che al tempo di Enemessar re degli Assiri fu condotto prigioniero da Tisbe, che è alla destra di quella città, che è chiamata propriamente Neftali, in Galilea, sopra Aser". (Tobia 1:2)

e, se è così, è un esempio di un profeta, anche il principe dei profeti, come lo chiama Abarbinel, che viene dalla Galilea, contrariamente ai suggerimenti degli ebrei, Giovanni 7:52. R. Elias Levita osserva, che dopo l'affare di Ghibea fu dato l'ordine di colpire gli abitanti di Iabeshgàlead, Giudici 21:8-15, e che, poiché è ragionevole supporre che alcuni potessero fuggire, pensa che Elia fosse uno di loro; e che quando questa cominciò ad essere abitata di nuovo, quelli che tornarono furono chiamati gli abitanti di Galaad, dei quali era Elia, che visse in quei tempi, essendo, come suppongono i Giudei, Fineas, figlio di Eleazaro figlio di Aaronne, vedi Giudici 20:28, ma che doveva essere Elia, e vivere fino ai tempi di Acab, è incredibile. Da Origene si dice che egli si trovava in Tesbon di Galaad, e da Epifanio era di Tesbis, del paese degli Arabi, con Galaad confinante con essa.

disse ad Achab; che forse era stato con lui prima, e lo rimproverava per idolatria, lo avvertiva delle cattive conseguenze di essa, ma inutilmente, e quindi ora minacciava in modo molto solenne:

come vive il Signore, l'Iddio d'Israele, davanti al quale io sto; giura per il Dio vivente, alla cui presenza era, e al quale si appella come al Dio onnisciente, di cui era ministro e profeta, e nel cui nome venne e parlò, e al quale pregò; perché stare in piedi era un gesto di preghiera, e a volte messo per esso, vedi Gill su "Matteo 6:5" e fu alla preghiera di Elia che la pioggia fu trattenuta, come segue, vedi Giacomo 5:17

non ci sarà rugiada né pioggia in questi anni; per alcuni anni a venire, anche tre anni e mezzo:

ma secondo la mia parola; nella preghiera, o come avrebbe dovuto predire, nel nome del Signore

2 Versetto 2. E la parola del Signore gli fu rivolta:

La parola della profezia, come il Targum; questo dimostra che per parola, nel versetto precedente, egli intende la parola del Signore per mezzo suo:

dicendo; come segue

3 Versetto 3. Vattene, e volgiti verso oriente,

Dal luogo dove si trovava, essendo in pericolo a causa di Acab e di Gezabele, provocato dai suoi riprensidi, minacce e profezie,

e nasconditi presso il torrente Cherit, che è di fronte al Giordano; in qualche bosco o grotta vicino ad esso, o tra le canne e i giunchi che crescevano sulle rive di esso; e Bochart ritiene che sia lo stesso con il fiume Kanah, ai confini di Efraim, che prende il nome dalle canne, Giosuè 16:8 17:9, e Cherith per anticipazione, dal fatto che il profeta vi veniva nutrito; e Adrichomius pone questo ruscello nella tribù di Efraim; sebbene Fuller nella mezza tribù di Manasse, oltre la Giordania; ma Bunting dice che corre dal monte Efraim tra Bethel e Gerico, otto miglia da Gerusalemme verso nord, e così, passando verso est, cade nel Giordano

4 Versetto 4) E avverrà che berrai dal ruscello,

L'acqua di quello doveva essere la sua bevanda:

e ho comandato ai corvi di nutrirti là; per mezzo del quale gli si fornisca cibo da mangiare; con i quali non si intendono angeli in forma di corvi, come alcuni; né, come gli altri, arabi, perché non c'era nessuno di quel popolo vicino a lui; né, come altri, mercanti, la parola era talvolta usata per loro, perché questo non era un metodo probabile per la privacy; né, come altri, gli abitanti di un luogo chiamato Oreb, o Orbo; così la versione araba li chiama Orabimi; ma non leggiamo di un luogo simile vicino al Giordano; gli Ebrei parlano di una città con questo nome vicino a Bet-Scean, da cui provenivano questi Orebim; e alcuni di loro pensano di aver preso il loro nome da Oreb, in Giudici 7:25 sembra meglio interpretarli come corvi, come facciamo noi, queste creature che si dilettano a stare in luoghi solitari, in valli e presso ruscelli; né c'è bisogno di obiettare che erano creature impure secondo la legge, poiché Elia non si cibrò di loro, ma fu nutrito da loro; e supponendo qualsiasi impurità per tatto, la legge cerimoniale poteva essere dispensata in un caso straordinario, come a volte avvenne; sebbene sia molto notevole che tali creature siano impiegate in questo modo, che sono uccelli rapaci, si impadroniscono di tutto ciò che possono, vivono di carogne e trascurano i propri piccoli, e tuttavia nutrono un profeta del Signore; che mostra la potenza e la provvidenza di Dio in esso. Qualcosa di simile a questo Girolamo racconta , di un corvo che porta un'intera pagnotta di pane, e la depone davanti ai santi, Paolo e Antonio

5 Versetto 5. Ed egli andò, e fece secondo la parola del Signore,

Prese il suo viaggio verso est e si nascose nel luogo diretto a:

poiché andò ad abitare presso il torrente Cherith, che è di fronte al Giordano, vedi Gill in " 1Re 17:3 "

6 Versetto 6. E i corvi gli portarono pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera,

Per la colazione e la cena, i due pasti principali allora in uso; e poiché ce n'erano parecchi impiegati, potevano portare in breve tempo una quantità sufficiente per ogni pasto; e queste provviste erano già preparate, il pane fatto e cotto, e la carne bollita, arrostita o arrostita; da dove l'avessero non c'è bisogno di indagare; dicono gli ebrei furono presi dalla tavola di Achab, altri da quella di Giosafat e altri, probabili come tutti, dalle tavole dei 7000 che non si erano inginocchiati davanti a Baal.

e bevve al ruscello; ai suoi pasti

7 Versetto 7. E dopo un po' di tempo avvenne,

O "alla fine dei giorni", forse un anno, che a volte è il senso di questa frase, vedi Esodo 13:10 Giudici 17:10,

che il ruscello si prosciugò; a causa del calore eccessivo, e per mancanza di rifornimenti dalle sorgenti e dalle fontane con cui era alimentato, e per la seguente ragione:

perché non c'era stata pioggia nel paese; dal momento in cui Elia pregò e profetizzò; di questa siccità si fa menzione nella storia profana: Menandro, uno scrittore fenicio, parla di una siccità ai tempi di Ithobalo (lo stesso con Ethbaal, il padre di Gezabele), che durò un anno intero, e dopo che si faceva la preghiera c'erano tuoni, ecc

8 Versetto 8. E la parola dell'Eterno gli fu rivolta:

Come prima, dopo che era stato un anno al ruscello, e che si era prosciugato.

dicendo; come segue

9 Versetto 9. Lèvati, va' a Sarepta, che appartiene a Sidone, e abita là,

Questa potrebbe essere una prova della fede del profeta, da mandare ad abitare in un luogo appartenente ai Sidoni, fra i quali Jezebel aveva un interesse, essendo la figlia del loro re, 1Re 16:31, il luogo è così chiamato, per distinguerlo da un altro Zarepta, Abdia 1:20, Kimchi lo interpreta, vicino a Sidone, ma non come appartenente ad esso, ma del paese d'Israele; sebbene sembri piuttosto essere una città gentile; è chiamata, in Luca 4:26 Sarepta di Sidone; e anche da Plinio; secondo Giuseppe Flavio [a], non era lontano né da Sidone né da Tiro, e si trovava tra di loro; era a tre quarti di miglio da Sidone; e così il signor Maundrell ne parla come sulla strada da Sidone a Tiro, e che ora è chiamata Sarfan; di cui dice: Il luogo che ci mostriamo per questa città consisteva solo di poche case, sulla cima delle montagne, a circa mezzo miglio dal mare; ma è più probabile che la maggior parte della città sorgesse in basso nello spazio tra le colline e il mare, essendoci ancora rovine da vedere in quel luogo di notevole estensione; e un viaggiatore in quelle parti molti anni prima di lui dice, che non vide nulla di alcun edificio sulla riva, ma alcune piccole case nel luogo dove un tempo sorgeva la città di Sarepta; e Bunting dice, ci sono in questo momento solo otto case in tutta la città, anche se dalle rovine sembra che in passato fosse una città molto bella; e un altro osserva: che si trova a circa tre miglia da Berytus:

ecco, ho comandato quivi a una vedova di sostenerti; non che ciò sia stato dichiarato alla donna, o che avesse ricevuto ordini dal Signore di sostenerlo; ma che l'aveva deciso nella sua mente, e avrebbe avuto cura nella sua provvidenza di essere nutrito da lei: questa era un'altra prova della fede del profeta, che doveva essere mandato da una povera vedova per il suo mantenimento, e lei una Gentile; ma colui che era stato così a lungo nutrito dai corvi, non poteva avere motivo di dubitare di essere provveduto in questo modo

10 Versetto 10. Egli si alzò e andò a Sarepta,

Che, secondo Bunting, era a cento miglia dal torrente Cherith:

E quando giunse alla porta della città, ecco che la vedova stava raccogliendo legna: forse da una siepe proprio fuori dalla città questo dimostra che era una povera donna, che non aveva altro modo di venire a prendere il combustibile se non questo, e nessun servo che lo andasse a prenderlo: Bunting ci dice: che ora davanti alla porta della città c'è una certa cappella, dove si dice che Elia parlò per la prima volta con la vedova:

ed egli la chiamò, e le disse: "Ti prego, portami un po' d'acqua in un recipiente, perché io possa bere; avendo sete per il viaggio, e supponendo che questa fosse la donna a cui era stato indirizzato, la mise alla prova in questo modo; alcuni lo rendono "in questo vaso", che aveva con sé, e di cui si servì presso il torrente Cherith

11 Versetto 11. E mentre stava per andare a prenderlo,

Ella infatti non ebbe difficoltà ad esaudire la sua richiesta, ma si mise subito a prendergli dell'acqua in città, o in qualche sorgente vicina, o nella sua casa; essendo molto pronta a fare un atto ospitale verso un estraneo, e specialmente verso un uomo buono, e un profeta, come poteva intuire dal suo abito, come sembra da ciò che segue:

e disse: Ti prego, portami in mano un boccone di pane; mangiare prima di bere; Disse ancora di più per metterla alla prova se era la persona che doveva sostenerlo, e anche per condurre a ulteriori conversazioni con lei

12 Versetto 12. Ed ella disse: "Com'è vero che vive l'Eterno, il tuo Dio,

Il che dimostra che era una donna buona, che giurava per il Dio vivente e per lui solo, e che aveva preso Elia per un uomo buono e un profeta del Signore.

Non ho una torta; più o meno grande, non un boccone di pane in casa:

ma una manciata di farina in una botte e un po' d'olio in un orcio; questi separati e non mescolati, e non trasformati in una torta, e conditi come intendeva farne:

ed ecco, io raccolgo due bastoni; o pochi, che sarebbero stati sufficienti per cuocere una quantità tale da farne la farina e l'olio; parla con la cifra "meiosi", che esprime meno di ciò che si intende, come osserva Ben Melech:

affinché io entri e lo mescoli per me e per il mio figlio, così che ne mangiamo e moriamo; non avendo più nulla, e nessuna aspettativa di altrove, e la carestia forte nel paese; così che non poteva cercare altro che la morte dopo che questo era stato mangiato

13 Versetto 13. Elia le disse: "Non temere,

Che lei e suo figlio dovessero morire, non sarebbe il caso:

Va' e fa' come hai detto: mescola la sua farina e il suo olio, ne farò una focaccia e cuocila.

ma prima fa' un po' di focaccia e portamelo, e poi prepara per te e per tuo figlio, il che non fu detto per uno spirito egoistico del profeta, ma per mettere alla prova la fede della donna; e inoltre, come osserva Abarbinel, il profeta non solo ebbe fame e sete durante il suo viaggio, e così richiedeva di essere servito per primo, ma era per il suo sostentamento, che il Signore avrebbe comandato una benedizione sulla farina e sull'olio; pertanto, se l'avesse vestito per sé e per suo figlio per prima, non sarebbe rimasto nessuno su cui la benedizione divina potesse scendere

14 Versetto 14. Poiché così dice il Signore, l'Iddio d'Israele:

Colui che il profeta riconobbe che conosceva e in cui aveva fede:

il barile di farina non si sprecherà, né l'orcio d'olio verrà meno; cioè, la farina nel barile, e l'olio nell'orcio, con un hypallage, o cambiamento di parole:

fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla terra; il quale le assicurava che la pioggia sarebbe stata mandata, e che il Signore, che ne aveva l'unico comando, l'avrebbe mandata; e che, fino a quel momento non le fosse stato inviato, non le sarebbero mancate le provviste, e quindi non avrebbe dovuto farsi scrupolo di vestirsi prima per il profeta

15 Versetto 15. Ed ella andò, e fece come aveva detto Elia:

. Gli fece prima una focaccia e gliela portò, il quale mostrò grande fede nella parola del Signore per mezzo sua.

e lei, lui e la casa di lei mangiarono; molti giorni, almeno un anno, se non due anni, vedi 1Re 17:7 la vedova, il profeta e la sua famiglia, vissero così a lungo della farina e dell'olio; Leggiamo solo di un figlio, ma potrebbe averne di più

16 Versetto 16. E la botte della farina non si esaurì, né venne meno l'orcio dell'olio, secondo la parola che l'Eterno aveva pronunziata per mezzo di Elia. Essendoci un continuo aumento e rifornimento di entrambi, attraverso la potente potenza di Dio che opera un miracolo continuo; come i pani e i pesci furono moltiplicati mentre i discepoli mangiavano, Matteo 14:19,20

17 Versetto 17. E dopo queste cose, avvenne che

Non solo dopo la conversazione che ebbe luogo tra il profeta e la vedova, ma dopo che ebbero vissuto insieme molti giorni, un anno o anni, sulla miracolosa provvidenza fatta per loro:

che il figlio della donna, la padrona di casa, si ammalò; cioè, il figlio della donna vedova nella cui casa dimorava il profeta; i Giudei dicono questa donna era la madre di Giona, e che egli era questo figlio di lei.

E la sua malattia era così grave che non gli rimaneva più respiro: era una malattia che portava alla morte, e in essa emanava, perché che egli fosse veramente morto appare da tutto ciò che segue

18 Versetto 18. Ed ella disse ad Elia: "Che ho io a che fare con te, o uomo di Dio!

Come se dicesse: sarebbe stato bene per me se non avessi mai visto il tuo viso, né avuto alcuna conversazione con te; Ella disse questo avventatamente, e nella sua passione e agonia, essendo estremamente colpita dalla morte di suo figlio, che le fece dimenticare e trascurare tutti i benefici che aveva ricevuto grazie al fatto che il profeta era con lei:

Sei tu venuto a me per ricordare il mio peccato e per uccidere mio figlio? per punirla dei suoi peccati precedenti, era consapevole di essersi resa colpevole; Supponeva infatti che, come la siccità e la carestia si fossero abbattute sulla terra per mezzo della sua preghiera, così avvenne la morte di suo figlio, cioè per la preghiera del profeta

19 Versetto 19. Ed egli le disse: "Dammi tuo figlio", e lo trasse dal suo seno,

Dove lo aveva deposto, in lutto su di lui; di là il profeta lo prese con il suo congedo:

e lo portò in una soffitta, dove si fermò, e lo depose sul suo letto; una stanza al piano superiore, che era la sua camera da letto; lo portò qui, perché potesse essere solo, e usare la massima libertà sia nelle espressioni che nei gesti

20 Versetto 20. Ed egli gridò all'Eterno:

o lo pregavano, come il Targum, con grande veemenza e importunità.

e disse: O Eterno, mio Dio, hai tu fatto venire anche il male sulla vedova, presso la quale io dimoro, uccidendo suo figlio? egli invoca il suo interesse per il Signore, e ne fa uso come argomento con lui per ascoltare la sua preghiera; osserva il carattere e la condizione della donna, una vedova, per la quale il Signore ha un compassionevole riguardo; e sollecita la gentilezza di lei verso di lui, con la quale aveva soggiornato così a lungo; e sembra rappresentare il caso come un ulteriore male o afflizione per lui, così come per la vedova

21 Versetto 21. E si stese tre volte sul bambino,

O "si misuri" [i] su di esso, o si mise in una posizione in qualche modo uguale al bambino; ponendo la sua bocca sulla sua bocca, i suoi occhi sui suoi occhi, le sue mani sulle sue mani, come fece in seguito Eliseo in un caso simile, forse a imitazione di lui, 2Re 4:34, mostrando così il suo grande affetto al bambino, e per accrescerlo ancora di più, e renderlo più fervente e importuno nelle sue preghiere per la sua vita; e con ciò significa anche che lo farebbe se potesse infondervi il suo respiro e la sua vita, e riscaldarlo con il suo proprio calore:

e gridarono al Signore, e dissero: O Signore mio Dio, ti prego, fa' che l'anima di questo bambino torni in lui, il che dimostra che il bambino era veramente morto; e una prova di ciò è che l'anima non muore con il corpo, ma esiste in uno stato separato senza di esso

22 Versetto 22. E l'Eterno udì la voce di Elia,

In preghiera, e rispose:

e l'anima del bambino tornò in lui, ed egli si rianimò; Questo è il primo caso in cui qualcuno viene risuscitato dai morti; questo Satana lo ha imitato; da qui le molte storie favolose con i pagani di persone che vengono risuscitate alla vita dopo la morte

23 Versetto 23. Elia prese il fanciullo e lo condusse fuori dalla camera e lo condusse in casa.

Tornato in vita, lo tolse dal letto nella sua camera da letto e lo portò nella parte inferiore della casa, dove si trovava la donna.

e lo consegnò a sua madre, ed Elia disse: "Vedi, tuo figlio vive; che senza dubbio fu con sua grande sorpresa, e fu un meraviglioso esempio di potenza e bontà divina, e a cui l'apostolo può avere rispetto, Ebrei 11:35, Bunting dice, gli abitanti di questo luogo ora si assumono la responsabilità di mostrare la camera in cui visse il profeta Elia, quando risuscitò alla vita il figlio della vedova

24 Versetto 24. E la donna disse ad Elia: "Da questo so che tu sei un uomo di Dio,

Lo prese per tale quando venne da lei per la prima volta; in esso era in gran parte confermata dal miracolo del barile di farina e dell'orcio d'olio; ma alla morte di suo figlio, che era pronta ad imputare al profeta, ne rimase sbalordita; ma ora, mediante la sua risurrezione dai morti, ne era pienamente sicuro:

e che la parola del Signore nella tua bocca è verità; Aveva già saputo che ciò che aveva detto riguardo al fatto che la farina e l'olio non mancavano era vero; ma ora era sempre più convinta e sicura che il Dio, di cui egli era il profeta, era il vero Dio, e che la religione che professava era la vera religione, ed egli un vero profeta, e che tutte le sue profezie si sarebbero esattamente adempiute

Commentario del Pulpito:

1Re 17

1 Elia e la grande siccità. - Il quadro che lo storico ha appena tracciato della spudorata idolatria e della grossolana degenerazione della prima parte del regno di Acab costituisce un preludio appropriato a un racconto del ministero del grande profeta Elia, che occupa questo e diversi capitoli successivi, poiché i due sono strettamente connessi. Fu solo la corruzione senza precedenti di quell'epoca che rese necessaria una tale missione, e una missione armata di credenziali come la sua. Sarà ovvio al lettore più superficiale che le narrazioni comprese nella parte rimanente di questo libro e nella parte precedente di 2Re sono di carattere molto diverso da quelle che sono state finora prima di noi. Il ministero di Elia ed Eliseo è poco più di una serie di miracoli. Delle loro parole ne sono registrate relativamente poche; Sentiamo parlare solo dei segni e dei prodigi che hanno operato. E su questa base - perché è miracolosa - questa parte della nostra storia è sommariamente scartata da molti scrittori recenti, non come del tutto antistorica, ma come mitica; come contenenti, infatti, molti germi di verità, e come aventi una base di fatto, che, tuttavia, è stata distorta nella sua attuale forma leggendaria dalla credulità e dalla fantasia di un'epoca successiva, o dall'esagerazione semi-inconscia di qualche scrittore poetico-prefetico. Ma senza entrare nella questione dei miracoli in generale, per la quale non è questo il luogo, si possono azzardare qui due osservazioni. In primo luogo, che la narrazione è così sobria, così circostanziale, così piena di tocchi che hanno tutta l'apparenza di essere stati dipinti dal vero, che se non fosse stato per il suo elemento soprannaturale, il critico più distruttivo non avrebbe mai pensato di metterne in dubbio la veridicità. In secondo luogo, se i miracoli sono mai permessi o concepibili, se ci sono mai state occasioni nella storia della nostra razza in cui potremmo concedere all'Essere Necessario la libertà che noi stessi possediamo, di variare il cosiddetto ordine della natura, o di imprimere uno scopo visibile alle sue forze, allora sicuramente il momento in cui siamo ora arrivati, l'inizio del regno di Achab, fu un'occasione del genere. È verissimo che allora nessuna nuova rivelazione fu data al mondo. Né Elia né Eliseo, come Ewald ha osservato, "diedero origine a qualcosa di essenzialmente nuovo", ma il compito loro assegnato era un compito che aveva bisogno di un sostegno e di un'attestazione soprannaturali, non meno che la promulgazione di una nuova legge o vangelo. Era il loro lavoro, nell'ora più buia della storia spirituale di Israele, quando si stava compiendo uno sforzo risoluto per sradicare la fede degli eletti di Dio, quando la nazione scelta da Dio per essere la depositaria della Sua verità stava rapidamente scivolando nel paganesimo, e per di più, in abomini indicibili, era il loro lavoro testimoniare per Dio, la verità e la purezza. Se i propositi di grazia di Dio per il nostro mondo, che erano maturati di età in età, non dovessero ora essere frustrati; se l'unica lampada che gettava un raggio sulle fitte tenebre del mondo non doveva essere completamente spenta, allora, per quanto possiamo vedere, Dio doveva inviare messaggeri speciali e armarli, in segno della loro missione e autorità, con poteri sovrumani. L'età richiedeva il messaggero; il messaggero deve essere in possesso di credenziali; Le credenziali non potevano che essere miracolose. Se si obietta, quindi, contro la nostra storia che essa contiene una massa di miracoli, la nostra risposta è che la crisi li ha resi necessari, e che solo i miracoli sarebbero serviti a realizzare la riforma morale e religiosa che Elia è autorizzato da tutte le parti (si veda, ad esempio, Ewald, "Hist. Israel", 4:68) di aver operato; che solo segni come quelli che gli era stato commissionato di mostrare sarebbero stati sufficienti, in quell'epoca, a contrastare l'influenza di una principessa come Gezabele e di una propaganda come i suoi ottocentocinquanta sacerdoti; per salvare il mondo dalla corruzione e per conservare alle generazioni lontane il tesoro di verità e di speranza che il popolo ebraico era stato affidato dall'Altissimo. "I tempi", dice il vescovo Hall, erano adatti a Elia, ed Elia ai tempi. Il più grande profeta è riservato all'epoca peggiore. Israele non ha mai avuto un re così empio come Achab, né un profeta miracoloso come Elia". "La profusione dell'opera miracolosa di Dio in Elia era dovuta all'esorbitante malvagità dei governanti di Israele a quel tempo, che richiedeva una straordinaria distruzione del potere divino di Dio, al fine di recuperare il Suo popolo dalla rovina e dalla miseria in cui era caduto" (Vescovo Wordsworth)

La grandezza del carattere di Elia, tuttavia, è stata universalmente riconosciuta, e non da ultimo da coloro che hanno contestato i suoi miracoli. In effetti, ci si può ben chiedere se l'intelletto e le concezioni di quell'epoca o di un'epoca molto successiva siano state adeguate a creare un carattere e una personalità come il suo, un carattere che ha profondamente impressionato uomini di tutte le epoche e di tutte le fedi. L'incandescente panegirico del figlio del Siracide (Ecclus. 48.) deve essere qui solo accennato. Le proporzioni colossali che egli assume nelle tradizioni e nelle credenze dei maomettani sono ben note. "Omnium suae aetatis prophetarum facile princeps; et si a Mose discesseris, nulii secundus", è la testimonianza di un illustre ebreo (Abravanel). "Il personaggio più grandioso e romantico che Israele abbia mai prodotto" è il verdetto di uno scrittore brillante tra noi (Stanley). La sua lode più alta, tuttavia, è che "nel Nuovo Testamento nessun profeta è menzionato ed esaltato così frequentemente come Elia" (Bahr). Né si deve dimenticare qui che fu scelto per apparire con Mosè in gloria alla trasfigurazione di nostro Signore, e per parlare dell'esodo che gli Ebrei avrebbero compiuto a Gerusalemme. [Luca 9:31 ]

Il capitolo si divide in quattro parti. Nella ver. Vediamo Elia in piedi davanti ad Achab e denunciare la siccità; nella vers. 2-7 lo troviamo nascosto nel Wady Cherith e nutrito dagli "Orebim"; nel vers. 8-19 egli risiede a Sarepta e nutre la vedova e la sua casa; nella vers. 17-24; Restituisce la vita e la salute al figlio della vedova

Ed Elia Questo nome, che appare sia come WhY; liae, sia, meno frequentemente, hYliae, significa che il mio Dio è Geova. È così singolarmente appropriata all'uomo che l'ha portata, ed esprime così esattamente l'idea della sua vita e del capitolo della sua opera [vedi specialmente 1Re 18:39] che è difficile resistere alla convinzione che sia stata assunta da lui. Questo è certamente più probabile di quanto non sia dovuto alla preveggenza dei suoi genitori. Potrebbe, tuttavia, segnare la loro pietà e le loro speranze, e potrebbe aver influenzato la vita del loro figlio. [Cf. 1Cronache 4:10] il Tisbita Così è chiamato senza alcuna ulteriore designazione in 1Re 21:17; 2Re 1:8,8, ecc. La presunzione è del tutto a favore del fatto che ybçt sia il nome del suo luogo di nascita. [Cf. 1Re 11:29] che era degli abitanti di Galaad. L'interpretazione di queste parole è molto contestata. The Ebrei sta ybevTmi yBivTih dlgi. Sarà che la prima e la seconda parola avranno gli stessi radicali, e si è dedotto che non possono significare "due cose completamente distinte" (Rawlinson Confronta) e che o l'indicazione masoretica deve essere messa da parte, quando le parole produrrebbero il significato, "Elia, il Tisbita di Tishbe di Galaad", o devono essere interpretate "Elia lo straniero degli stranieri di Galaad". Ma non è affatto detto che l'interpretazione attuale non sia la migliore. Un tale gioco di parole non è affatto raro in ebraico. Il significato sarebbe quindi che Elia, che era, se non per nascita, per domicilio, di Tishbe, era uno degli estranei - bviwOT si trova nel senso di paroikov, inquilino, in Genesi 23:4; Esodo 12:45; Levitico 22:10, 25:35, 47, ecc., o immigrati che si erano stabiliti a Galaad. L'unica obiezione a questa traduzione - a parte l'identità dei radicali appena menzionati - è che ci saremmo dovuti aspettare di trovare ybevT scritto plene, come la parola è sempre altrove. Keil, Bahr, al., sostiene tuttavia che lo stat. potrebbe benissimo essere un'eccezione alla regola, e a sostegno di questa visione si può menzionare che la parola affine, bvewOy, si trova costantemente nel constr, plurale come ybevy (vedi Gesen., Thessalonians 635). È chiaro, quindi, che l'interpretazione usuale non deve in alcun modo essere messa da parte alla leggera. È certamente preferibile alla traduzione "Elia lo straniero", ecc., perché non abbiamo alcuna prova che yBivTih possa avere questo significato. A favore della traduzione alternativa "il Tisbita di Tishbe", si può dire che ha il sostegno della LXX, oJ ejk Qesbwn, e di Giuseppe Flavio (Ant. 8:13. 2), ejk polewv Qesdwnhv thv Galaaditidov cwrav. Né è un'obiezione seria a questa opinione il fatto che ora leggiamo qui di un Tishbe in Galaad: per quanto riguarda la questione di ciò, non abbiamo tracce indubbie di alcun luogo simile a ovest del Giordano; il passaggio in Tobia (cap. 1:2, LXX), che è spesso asserito come prova che c'era un Tishbe in Galilea, e da cui Gesenius, Bahr, Keil, ecc., concludono che questo deve essere il Tishbi qui menzionato, essendo troppo incerti per permetterci di costruire conclusioni positive su di esso. Vedi Dict. Bib

(3.) pp. 1489, 1516. In ogni caso - ed è forse impossibile decidere positivamente tra questo e la traduzione dell'A.V - è chiaro che Elia, anche se nato in Galilea [ma si veda, Giovanni 7:52 -- , per la fede dei Giudei] fu addestrato per la sua opera a Galaad. Era, quindi, una regione aspra, instabile, semi-civilizzata, che ha dato al mondo il più grande dei suoi profeti. Sotto questo aspetto era simile a Mosè, Esodo 3:1] e al suo antitipo, il Battista. [Luca 1:80] "Il fatto che questa missione non sia stata affidata a un abitante di una città regale o di una scuola profetica, ma a un vero figlio dei deserti e delle foreste di Galaad, è in esatto accordo con le dispensazioni della Provvidenza in altri tempi" (Stanley) disse ad Achab Il modo brusco in cui Elia appare sulla scena senza una parola di presentazione o di spiegazione è certamente notevole. Ewald osserva che "il suo primo ingresso nella provincia della storia sembra quasi altrettanto unico e inspiegabile della sua scomparsa definitiva". "Elia entra con una tempesta e ne esce con un turbine" (Hall). Ma non c'è motivo sufficiente per credere (Thenius, al.) che una parte della nostra storia che descriveva alcuni dei suoi antecedenti sia andata perduta per noi, o che il nostro testo reciti semplicemente il numero di un lungo colloquio che Elia aveva tenuto con Achab, poiché altri profeti di questo periodo, Ahijah, Shemaiah, Jehu, ci vengono presentati in modo simile, anche se bisogna ammettere che i loro rispettivi ministeri erano di proporzioni e importanza molto diverse da quello di Elia. Questa apparizione improvvisa, tuttavia, è del tutto caratteristica dell'uomo. Ebrei scompare subito altrettanto improvvisamente [ver

(5.) Cfr. 19:3; 2Re 1:8] In quell'epoca alcuni pensavano che egli fosse stato portato qua e là dallo Spirito di Dio!, [1Re 18:12] e gli uomini di un'epoca successiva considerarono questa come una delle sue caratteristiche principali (Eccl. 48:1-12). Da qui, anche, le tradizioni di un periodo ancora più tardo, secondo le quali egli era "il focoso Finehas tornato sulla terra, o un angelo che si libra alla periferia del mondo", Stanley, Come vive il Signore Dio d'Israele. Questa formula qui ricorre per la prima volta, ed è piena di significato. Afferma in primo luogo che Geova, non Baal, è il Dio d'Israele, e suggerisce, in secondo luogo, che egli è il Dio vivente, come Baal non lo era, e che sebbene ordinariamente gli ebrei mantengano il silenzio, gli ebrei sono uno che può far sentire la Sua potenza, davanti al quale mi trovo -- , cioè "Di chi sono e chi servo". Atti 27:23] Cfr. 1Re 18:15. Gli schiavi dell'Oriente si trovavano davanti ai loro padroni. Vedi nota a 1Re 1:28 e Confronta 1Samuele 3:1; Luca 1:19. Elia afferma di parlare a nome di Dio, e come Suo ambasciatore non ci sarà né rugiada né pioggia Osservate l'ordine delle parole. La rugiada è forse messa al primo posto come più essenziale per la vita vegetale. Elia denuncia solo una piaga già minacciata dalla legge come punizione dell'idolatria [Deuteronomio 11:16,17; 28:23 ; Levitico 26:19] -- Gli Ebrei si fecero avanti come il rivendicatore e il restauratore della legge in questi anni, un periodo indefinito. La sua durata dipendeva dalla parola di Elia, e ciò dalla penitenza, ecc., del popolo. È stato a causa dell'ostinazione del re e del popolo che è durato così a lungo, ma secondo la mia parola. I sacerdoti idolatri senza dubbio rivendicavano per Baal il dominio sulla natura e il controllo assoluto sulle nuvole e sulla pioggia, un potere che, può valere la pena di osservare, i monaci del convento di Santa Caterina al Sinai, dove si trovava Elia, sono ritenuti posseduti dagli arabi della penisola sinaitica. Elia li sfida direttamente a una prova di forza. Era come se avesse detto: "Il Dio che risponde con la pioggia, sia Dio". Sull'adeguatezza di questo miracolo, sia come segno che come punizione, si veda "Homil. Quart." 5:100,101. "Per le nazioni orientali e meridionali, dove la vita e l'acqua vanno sempre insieme, dove la vegetazione si raccoglie intorno alla minima particella di umidità e muore nel momento in cui viene ritirata, il trattenere la pioggia è il trattenere il piacere, il sostentamento, la vita stessa" (Stanley). "La mia parola" è un po' enfatica, "Nisi ego, et non alius vir dixero" (Seb. Schmidt). Senza dubbio c'è un riferimento speciale ai profeti di Baal. La loro incapacità di rimuovere il bando avrebbe dimostrato l'impotenza del loro dio. Elia aveva chiesto i poteri soprannaturali che qui rivendica. [Giacomo 5:17,18 ]

Ver

(1.) -

La missione e il ministero di Elia

L'apparizione nell'arena della storia di Israele di un campione come Elia, armato di così alte credenziali, che esercita tali poteri soprannaturali, segna una crisi nella storia dell'antica Chiesa di Dio. Non ci resta che vederlo, sentirlo per un momento, per sapere che una grande lotta è imminente. Dio, come la Natura, che non è altro che un nome per Dio, "non fa nulla invano". Poteri così elevati come il suo prefigurano grandi problemi. Di conseguenza, quattro punti possono attirare la nostra attenzione, cioè l'uomo, la sua missione, il suo messaggio, il suo ministero

IO L'UOMO

1.) Ebrei era un uomo selvaggio. [Genesi 16:12 -- ; Ebrei, un asino selvaggio, Abramo è stato chiamato uno "sceicco arabo". Abbiamo in Elia un vero Bedawy, se non per nascita o tribù, per formazione e per carattere. La ruvida pelle di pecora, [1Re 19:13] i capelli ispidi, [2Re 1:18] la meravigliosa resistenza fisica, [1Re 18:46] l'attento evitare la città, la fuga nel deserto, [1Re 19:4] l'intero portamento dell'uomo ci suggerisce il figlio del deserto. Lui, il più grande dei profeti, uno dei "primi tre" tra i nati di donna, ha l'esteriorità, l'istinto, il cuore di un ismaelita. Ebrei fu quindi un degno successore di Mosè, il pastore dell'Horeb, che nel ritrovo e nella dimora del Bedawin, fu addestrato per la sua alta vocazione; egli era adatto ad essere il precursore e il modello del Battista che era stato allevato nel deserto, vestito con abiti arabi e nutrito con cibo arabo. [Matteo 3:1,4] È impossibile comprendere l'uomo e la sua opera se non si tiene presente questo. Il derviscio magro che un giorno si presentò al cospetto del re e sollevò il braccio muscoloso e denunciò la grande siccità; lo sceicco irsuto e dai capelli lunghi, che da solo affrontava la gerarchia di Baal, e non conosceva paura, le sue erano le asperità, le privazioni, il cibo scarso, la vita primitiva e semi-nomade di un galaadita. I dolci usi dell'avversità avevano plasmato quest'uomo per la crisi. I nostri grandi cancellieri, è stato detto, vengono da noi dalla soffitta: il deserto è sempre stato la scuola dei più grandi profeti. I pascoli aspri e instabili di Basan erano una nutrice per un bambino profetico. Questo campione fu gettato "nel terreno argilloso" (vedi p. 142)

2.) Ebrei era un uomo con passioni simili a noi. [Giacomo 5:17] Un "vaso di terra". [2Corinzi 4:7] "In ogni cosa tentati come noi", e non "senza peccato". La Bibbia non raffigura mai gli uomini come perfetti. Il phronema Sarkos rimane anche nel rigenerato

II LA SUA MISSIONE. Considera-

1.) Da dove è derivato. Ebrei non è stato insegnato dagli uomini. [Galati 1:12,17] Ebrei era ijdiwthv kaimmatov. Il Dio che lo ha separato dal grembo di sua madre lo ha chiamato con la sua grazia. [Galati 5:15] Ebrei era un messaggero straordinario per una grande emergenza. Ma osservate; quando Dio impiega tali messaggeri, uomini la cui missione deriva direttamente dall'alto, i "segni di un apostolo" sono operati da loro. Non dobbiamo ascoltare un angelo dal cielo, a meno che non ci mostri le sue credenziali. Abbiamo il diritto di chiedere a chi corre senza essere mandato di mostrarci un segno. Quando il missionario Dr. Wolff disse a uno dei vescovi orientali che "il Signore lo aveva mandato", il prelato gli chiese non irragionevolmente di mostrare i suoi poteri. Se Dio ci manda di nuovo un Elia, gli Ebrei ci daranno allo stesso tempo un segno dal cielo

2.) Quando è stato conferito. Era

(1) Quando l'iniquità abbondò. Quando Hiel ebbe costruito Gerico; quando Achab aveva eretto un tempio per Baal; quando Gezabele ebbe radunato intorno a sé un esercito di falsi profeti; quando la fede degli eletti di Dio era in pericolo. L'ora più buia è sempre prima dell'alba. Cum duplicantur lateres, venit Moses. "L'estremità dell'uomo è", ecc. "Israele fu gravemente ferito quando Dio gli mandò questo balsamo da Galaad" (Enrico)

(2) Quando i mezzi ordinari erano insufficienti. C'erano "figli dei profeti", è probabile, a Betel e Samaria; C'erano settemila fedeli in Israele; ma che cosa erano questi contro una regina come Gezabele, contro una tale propaganda e un sistema come il suo? Allora non si trattava più di eresia o scisma, di vitelli o cherubini, di sacerdoti di Geroboamo o di Geova; era in gioco l'esistenza stessa della Chiesa. Elia fu convocato in tribunale; egli era armato di "potere di chiudere il cielo perché non piovesse nei giorni della sua profezia", Apocalisse 11:6] con il potere di invocare il fuoco per divorare i suoi nemici, e simili, perché solo così il popolo eletto poteva essere trattenuto dal gettarsi nelle braccia di una prostituzione organizzata, dal cedere se stesso, corpo e anima, alle prostituzioni e alle stregonerie di "quella donna Gezabele", perché solo così la luce della verità, l'unica lampada che illuminava le tenebre del mondo, poteva essere preservata dalla completa estinzione

III IL SUO MESSAGGIO. Era una denuncia della siccità immediata, una delle più terribili calamità che possano abbattersi su una terra orientale. In Palestina, la vita animale e vegetale dipende direttamente dalla pioggia. Non solo le docce che irrigano il laud alimentano le sorgenti, ma sono accuratamente conservate in cisterne per l'uso quotidiano. È solo in confronto alle aride distese dell'Egitto che la Terra Santa potrebbe essere chiamata "una terra di ruscelli e di acque, di fonti e di abissi", ecc. [Deuteronomio 8:7] Ed è anche descritta dallo stesso scrittore come una terra che "beve l'acqua della pioggia del cielo". [Deuteronomio 9:11] Di conseguenza la pioggia, ovunque una necessità primaria dell'esistenza, è doppiamente indispensabile in Palestina. Le precipitazioni di Gerusalemme sono in media tre volte superiori a quelle di Londra. È chiaro, quindi, che questo messaggio minacciava una terribile piaga, che faceva presagire sofferenze lunghe e prolungate. Ci sono alcuni che non vogliono sentir parlare dei "terrori del Signore", che non li vorrebbero mai menzionati sul pulpito. Eppure il dolore e la privazione sono tra le prime sanzioni della legge di Dio, e abbiamo l'autorità di molti eminenti teologi per dire che più uomini sono conquistati a Dio e al diritto dalla paura che dall'amore. Sembra bello e filosofico parlare della paura come di un motivo indegno, ma gli uomini dimenticano che un animale indegno è l'uomo. Inoltre, questa siccità faceva parte della punizione, ed era mirabilmente adattata a servire come punizione per l'apostasia. Era giusto che agli uomini che praticamente negavano il Dio vivente fosse praticamente ricordato della loro dipendenza da Lui. Era bene che coloro che ritenevano Baal il signore della natura, fossero lasciati a scoprire la sua impotenza [Confronta Giudici 10:14; Geremia 14:22] "C'è forse qualcuno delle vanità delle nazioni che possa far piovere?" Ed era una punizione questa, che la penitenza poteva scongiurare. Del resto era la pena predetta dalla legge. [Deuteronomio 28:23] Elia non fu lasciato a spargere piaghe a suo piacimento. Come un profeta precedente, non poteva "andare oltre la parola del Signore per fare di meno o di più". [Numeri 22:18] Da solo, non poteva fare nulla. Il suo messaggio era: "Com'è vero che vive il Signore". Se la pioggia doveva venire solo "secondo la sua parola", era perché la sua parola era la parola di Dio. Se la sua preghiera per la siccità era stata esaudita, [Giacomo 5:17] era stata prima ispirata. Ebrei qui parla come il ministro, non come il padrone. Ebrei è lo schiavo volontario e paziente di Geova. "Davanti a chi sto".

IV Il suo MINISTERO. Da questo messaggio iniziale passiamo al suo ministero nel suo insieme. E presenta al nostro punto di vista queste caratteristiche generali:

1.) È stato esercitato in silenzio. Quanto poche sono le parole scritte di Elia, e quelle poche sono le espressioni di sole cinque o sei occasioni. Ebrei non era "potente in parola". Ebrei aveva appena consegnato il suo primo breve messaggio che egli scomparve, e per tre anni e mezzo Israele non lo ascoltò più. Ebrei parla per un momento: è muto per un triennio. E quando riappare, è solo per un giorno. Che un giorno di ministero sia terminato, egli è di nuovo nascosto alla nostra vista. Altre tre volte riappare nella storia, ma ogni volta è solo per un giorno, e poi va nei cieli silenziosi e, salvo nella notte della trasfigurazione, non parla più agli uomini. Come le rivelazioni di Dio all'uomo. Ebrei "tace. Salmi 1:3] Anche gli Ebrei si nascondono. "Gli Ebrei parlarono e fu fatto". Com'è diverso il chiacchiericcio eterno di alcuni dei nostri profeti successivi. "I ministri", si dice a volte, "sono semplici chiacchieroni". Elia proclama la dignità, se non "l'eterno dovere, del silenzio". "Tutto il vero lavoro", ha detto qualcuno, "è un lavoro tranquillo". Quanti dei nostri sermoni, pieni di rumore e di furore, non lasciano dietro di sé alcuna traccia. Ma il silenzioso Elias compì la rigenerazione del suo paese

2.) Era un ministero di azione. Non c'era bisogno che lui parlasse. Le opere che ha fatto hanno reso testimonianza di lui. La declamazione, l'argomentazione, la rimostranza, sarebbero state assurde. Il tempo per farlo era passato. E aveva le azioni che parlavano per lui. Sicuramente qui c'è una lezione per i ministri di Cristo. È vero che non possono fare prodigi come Elia; ed è anche vero che sono inviati a "predicare la Parola", a rimproverare, rimproverare, esortare, ecc.; Ma qui ci viene ricordato che un ministero fruttuoso deve essere quello dell'azione. Le parole, per quanto eloquenti, a lungo termine contano meno di una vita santa. L'epoca, per quanto possa anelare al sensazionalismo, è comunque sospettosa di tutte le chiacchiere. Perché la nostra santa religione non ha che una presa così indifferente sulle masse dei nostri connazionali? Uno dei motivi è che, anche se "indichiamo il cielo", non sempre "indichiamo la strada". "Cujus vita contemnitur, ejus praedicatio despicitur." La vita del loro parroco è l'unica Bibbia che molti inglesi abbiano mai letto, e ahimè, che pagina imbrattata e macchiata a volte è. E coloro che ascoltano i nostri sermoni hanno imparato a sminuirli. Sanno benissimo che le parole sono a buon mercato, e che l'emozione, e persino l'unzione, possono essere simulate. Spesso si chiedono quanto del nostro discorso crediamo e mettiamo in pratica noi stessi, e si rivolgono alla nostra vita per una risposta. Quel paradosso familiare, di conseguenza, è pieno di verità e di significato, che "nella predicazione, la cosa di minore importanza è il sermone". È stato giustamente detto che l'actio - l'azione nel vero senso della parola, non il gesto o la maniera, ma la condotta - è il primo, il secondo e il terzo grande elemento essenziale dell'eloquenza (vedi "Indovina la verità". ii. pp. 146 segg.) Un ecclesiastico francese, l'abate Mullois, ha stabilito, come uno dei canoni della predicazione, che "per rivolgersi agli uomini con successo, devono essere molto amati". Niente influenza gli altri tanto quanto il carattere. Poche persone sono in grado di ragionare, e ancora meno amano la fatica che ne deriva; E inoltre, gli uomini hanno un cuore oltre che una testa. Quindi, la coerenza, la realtà, il principio sempre presente, che risplendono attraverso la persona in cui dimorano, e che si rendono percepibili, hanno più peso di molti argomenti, di molte prediche" (Heygate, "Ember Hours"). È Baxter che parla di ecclesiastici che "tagliano la gola ai loro sermoni con la loro vita", ma ce ne sono molti che, senza fare questo, invalidano le loro parole con le loro azioni. È bene per noi ricordare che il carattere personale è la migliore preparazione per il pulpito. "Facta, non verba": questa è, e sarà sempre più, la richiesta dell'epoca all'ordine profetico. "Non magna eloquimur sed vivimus." Questa deve essere sempre più la risposta del ministero

1.) È stato coraggioso e senza paura. In tre occasioni questo predicatore di corte prese in mano la sua vita. [1Re 17:1; 18:2; 21:19] In un'occasione sembra che abbia tremato, [1Re 19:3] ma anche allora non sembra che sia fuggito da alcun dovere presente, o, come Giona, abbia rifiutato qualsiasi incarico. Il suo ministero nel suo complesso fu svolto con coraggio come alla presenza dell'Eterno, "davanti al quale sto in piedi". Gli Ebrei non videro altri che il suo Maestro. Come un altro predicatore prima della regalità, Massillon, parlava come se vedesse la Morte

2.) in piedi al suo gomito. Come Daniele, sapeva che il suo Dio poteva liberarlo. La paura dell'uomo viene scacciata quando ci rendiamo conto della presenza di Dio. [Isaia 51:12,13 ]

3.) Apparentemente è stato un fallimento. Se gli altri non la pensavano così, lo pensava lui. Sappiamo che nessun lavoro, realmente e veramente fatto per Dio, può essere sprecato; [Isaia 55:11] ma siamo spesso tentati di pensare che lo sia. Ma deve trattarsi di un lavoro tale da resistere alla prova del fuoco. [1Corinzi 3:13] È stato detto in modo sorprendente: "Se l'opera di un uomo è un fallimento, è probabile che sia perché egli stesso è un fallimento". Tuttavia, è per nostro conforto ricordare, in tempi di depressione, che il più grande dei profeti vide poco o nessun frutto delle sue fatiche. Ebrei era persuaso che anche i miracoli senza esempio che aveva operato erano di scarsa o nessuna utilità. Troviamo che quando c'erano settemila seguaci segreti del Signore Dio, Elia si riteneva solo. E in effetti lo Stato di Israele, anche dopo la prova del Carmelo, potrebbe portarlo ad assumere la visione più cupa e disperata della situazione. Jezebel persegue la sua infame strada. Il figlio di Acab manda a consultare un oracolo straniero e ignora il Dio d'Israele. Il fuoco deve scendere una seconda volta e bruciare gli idolatri invece del giovenco e dell'altare. Tuttavia, sappiamo che la sua opera non è stata vana. Né può esserlo il nostro, se fatto come il suo. Non abbiamo nulla a che fare con i successi immediati. "L'uno semina, l'altro raccoglie". Né il successo in nessuna forma è menzionato nelle nostre istruzioni. Questa è la parte di Dio, non la nostra. Noi non abbiamo che da seminare il seme, gli Ebrei devono farlo crescere. Il mondo venera il successo - o quello che chiama successo - e il più grande dei ministeri - quello di Elia, di Geremia, di Ezechiele, quello del nostro benedetto Signore - sono stati tutti fallimenti da un punto di vista mondano

Omelie DI J.A. MACDONALD. Ver

(1.) -

Elia

In questo modo improvviso viene introdotto il Tishbita, al che il vescovo Hall osserva: "Gli Ebrei arrivano con una tempesta che se ne sono andati con un turbine". E Lamartine dice: "Ricordando la sua vita e la sua terribile vendetta, sembra che quest'uomo avesse il tuono del Signore per anima, e che l'elemento in cui fu portato in cielo fosse quello in cui fu generato". Consideriamo...

I LA SUA PRESENZA

1.) È terribile nella sua vaghezza

(1) Era degli abitanti di Galaad, "la regione dura e sassosa", a sud del fiume Iabboc. Questa era una delle zone più selvagge della Terra Santa. L'orribile scenario di quel distretto si armonizzava bene con l'asprezza dello spirito di questo profeta. Giovanni Battista apparve per la prima volta in un deserto. Gesù uscì da un deserto quando gli Ebrei intrapresero il Suo ministero pubblico [Matteo 3:1; Luca 4:1,14,15 ]

(2) Ebrei si distingue per il nome di Tishbita. Calmer dice che Tishbe era una città al di là del Giordano, nella tribù di Gad e nel paese di Galaad. Gesenius, di Relandi, menziona Tishbe come "una città di Napthali". Avrebbero potuto esserci due Tishbe; e furono aggiunte le parole "Degli abitanti di Galaad" per distinguere?

(3) "Il Tishbita", siamo inclini a pensare, era un nome di ufficio o commissione. Designa Elia come il Convertitore (ybçt da bç a turno). In questo assomigliava a Giovanni Battista, il cui incarico era anche quello di predicare il pentimento. [Vedi Matteo 11:13,14; 17:12; Luca 1:17] Quando Elia tornerà "prima della venuta del grande e terribile giorno del Signore", sarà nel suo carattere di Tisbita o Convertitore, cioè "per volgere il cuore dei padri verso i figli, e il cuore dei figli verso i loro padri". [Vedi Matteo 4:5,6 ]

2.) È terribile anche nella sua intensità,

(1) Il suo nome (whyla) alcuni interpretano come: "Il mio Dio Geova è lui",

altri: "Dio è la mia forza". In entrambi i casi ci ricorda Dio, e Dio è il centro stesso di tutta la realtà

(2) Elia ci porta alla presenza stessa di Dio anche attraverso il modo in cui si annuncia. "Com'è vero che vive l'Eterno, dinanzi al quale io sto". In questo modo anche l'angelo Gabriele si annunciò a Zaccaria, e anche questo quando rivelò la venuta del Battista. [Vedi Luca 1:19] È probabile che anche Elia, come Giovanni Battista, fosse un sacerdote, e l'espressione in esame potrebbe suggerire questo. [Confronta Deuteronomio 10:8] Circa 940 anni dopo, Elia, con Mosè, in modo straordinario si fermò, alla presenza di Geova, sul monte della trasfigurazione. [Matteo 17:1-3 ]

(3) Questa dichiarazione del Dio vivente è stata opportunamente programmata. Poiché i vitelli o giovani tori di Geroboamo, e i tori e i capri di Sidone stabiliti sotto l'influenza di Gezabele, avevano così occupato l'attenzione del pubblico che gli Ebrei erano stati dimenticati. Deplorevole è la sostituzione della morte con la vita!

LA SUA FEDE

1.) È audace nella sua affermazione

(1) "Non ci sarà né rugiada né pioggia". Gli elementi materiali che producono meccanicamente rugiada e giacciola erano adorati dai Fenici, e ora dagli Israeliti, mentre il Dio che li aveva creati era dimenticato. Non è questo l'errore dei fisici atei moderni? Adorano Baal, Astoret e Adere sotto altri nomi e si fanno beffe della fede e della preghiera. Ma Elia afferma che il Dio vivente è superiore alla natura, che tratterrà sia la rugiada che la pioggia, e così farà sì che gli dèi lo adorino. [Vedi Deuteronomio 11:16,17; Geremia 14:22 ]

(2) "Non ci sarà né rugiada né pioggia in questi anni". La rugiada e la pioggia, secondo il corso della natura, possono essere trattenute per giorni, per settimane, anche, in rari casi, per mesi; ma non per anni. Quando dunque per "tre anni e sei mesi" queste meteore mancarono, il fenomeno fu soprannaturale

2.) La qualifica non è meno notevole: " Ma secondo la mia parola".

(1) A meno che non sia divinamente autorizzato a dire questo, una tale dichiarazione sarebbe molto presuntuosa. E l'inevitabile fallimento della predizione coprirebbe lo pseudo-profeta di ridicolo e confusione

(2) Ma Elia era un uomo sincero. Gli Ebrei parlavano sotto l'ispirazione di Geova, davanti al quale stava in piedi. Tale ispirazione fa tutta la differenza tra la presunzione e la fede. Questa è solo la distinzione fatta da Giacomo, che descrive la fede di Elia come (ejnergoumen) persuasione indiretta di un uomo giusto. [Giacomo 5:16] La fede è dono di Dio

3.) L' immediatezza è ammirevole

(1) Questo indirizzo è per Achab. Non gli arriva come un sentito dire, ma con la massima autenticità. L'ispirato messaggero di Dio è al di sopra dei re. [Vedi Geremia 1:10 ]

(2) Viene consegnato senza paura. Quando un uomo è consapevole di stare dinanzi a Geova, può usare grande libertà di parola. Il coraggio del leone è nel cuore della fede. Elia era un uomo di fede perché era un uomo di preghiera. È un incoraggiamento per la nostra fede sapere che "Elia era un uomo con le stesse passioni che abbiamo noi". - J.A.M. [Giacomo 5:17 ]

Omelie DI A. ROWLAND Ver

(1.) -

Il Messaggero di Geova

Stanley è giustificato nel descrivere Elia come "il più grandioso e muschioso personaggio romantico che Israele abbia mai prodotto" (S. &. P., p. 828). Ebrei appare all'improvviso e scompare miracolosamente. Quindi l'immaginazione ha avuto un campo. Alcuni rabbini credevano che fosse Finea, il nipote di Aronne, e altri che fosse un angelo venuto dal cielo. L'impressione che il suo ministero fece nella mente del popolo riapparve più e più volte dopo il trascorrere dei secoli. Quando, per esempio, i miracoli di nostro Signore suscitarono la meraviglia della gente, molti dissero: "È Elia". Un carattere e un'opera come la sua meritano uno studio accurato. Descrivi la condizione sociale e religiosa del regno di Israele dopo l'ascesa al trono di Acab e il matrimonio con l'intrepida, fanatica e idolatra Jezebel. Mai riforma fu più richiesta, e mai opere soprannaturali furono più necessarie delle credenziali di un ambasciatore inviato dal Cielo. Il nostro testo presenta alla nostra considerazione:

I Un messaggero da un Dio abbandonato, e

II Un messaggio per un popolo apostata

SONO UN MESSAGGERO DI UN DIO ABBANDONATO. Acab si congratulava con se stesso per il successo della sua politica. Era stato più grande di quanto si sarebbe aspettato. L'antica fede e il fervore del popolo si erano spenti così completamente che rimasero tranquilli sotto l'audace introduzione di Baal e Astoret. I Sidoni erano legati al regno d'Israele contro la Siria. A malapena si era sentita una protesta contro questi movimenti politici e religiosi. All'improvviso apparvero davanti al re e alla regina, forse mentre erano intronizzati nel loro palazzo d'avorio, Elia il Tisbita; ruvido nell'aspetto, poiché era audace nell'esprimersi. Al di sopra della statura ordinaria, di grande forza fisica, una cintura intorno ai fianchi e un mantello di pelle di pecora sulle spalle muscolose, i lunghi capelli folti che gli scendevano lungo la schiena, era anche in apparenza un uomo memorabile; e c'era qualcosa di molto sorprendente in questo suo improvviso irruzione alla presenza del re, per sferrare la sua maledizione, e il rimprovero che senza dubbio l'aveva preceduta. Il suo aspetto può essere paragonato al lampo di un lampo che per un attimo rende vividamente distinto tutto ciò che prima era nell'oscurità. Alcuni punti sono degni di nota

1.) L'oscurità della sua origine. Il Tishbite significa "convertitore" e descriverebbe appropriatamente il suo lavoro. Sembra che il tentativo di scoprire una città con questo nome in Palestina sia fallito. L'espressione "dai residenti di Galaad" non implica necessariamente che fosse un israelita. Gli ebrei potevano essere ismaeliti o pagani per nascita. Era stato progettato in modo che l'oscurità dovesse quindi incombere sulla sua origine. Al popolo sembrerebbe che egli provenga tanto più direttamente da Dio. L'elemento umano è stato messo in ombra dal Divino. Mostra la potenza delle forze segrete nella natura, nel pensiero e nel regno di Dio

2.) I segni della sua forma fisica. C 'era bisogno di un uomo rude per fare un lavoro duro. Il colono nei boschi vuole che il forte tagliente sia per effettuare una radura, prima che siano necessari strumenti più delicati. Elia ebbe la sua forza costituzionale e il suo coraggio incoraggiati dall'ambiente circostante. Galaad era un paese selvaggio e instabile in confronto a Efraim e Giuda. Invece di palazzi signorili e città fiorenti, vantava tendopoli e castelli di montagna; e disperati e frequenti erano i combattimenti con i filibustieri circostanti. (Vedi 1Cronache 5:10,19-22. Confrontalo con "Rob Roy", CAPITOLO 19.) I Galaaditi erano per Israele ciò che gli Highlanders, un secolo fa, erano per le Lowlands. In mezzo a scene di conflitto, di solitudine, probabilmente di povertà, questo carattere forte si è plasmato. Confrontate con Mosè in Madian, con Giovanni Battista nel deserto. Dio dà a ciascun servitore il giusto addestramento per il servizio che gli è stato assegnato sia sulla terra che in cielo

3.) Il segreto della sua forza? Il suo nome, Elia, e la sua formula, "com'è vero che vive il Signore Dio d'Israele", lo indicano. Nel versetto è implicita l'assoluta convinzione che Geova fosse vivo, che Ebrei fosse vicino, che Ebrei fosse l'Iddio di questo popolo e che gli Ebrei avrebbero affermato la Sua supremazia su tutti i falsi dèi. Questo è il segreto della forza spirituale in tutte le epoche. I discepoli erano deboli quando Gesù era sul monte della trasfigurazione, forti quando gli Ebrei tornarono; erano scoraggiati dopo la crocifissione, esultanti a Pentecoste. La rivelazione della presenza e della potenza di Dio è ciò di cui tutte le Chiese hanno bisogno ora

4.) La completezza della sua consacrazione. "Davanti a chi sto". Disse questo, non solo con un senso della vicinanza di Dio, né del Suo favore, ma per esprimere che era il servo consacrato del Signore, attraverso il quale e per mezzo del quale poteva fare ciò che gli Ebrei volevano. Stare in piedi è un atteggiamento di attenzione, di aspettativa, di prontezza. Così nelle antiche Scritture i servitori sono rappresentati come tutti in piedi che guardano verso il re, con i fianchi cinti, gli occhi intenti, pronti a fare la sua volontà. Nota: non possiamo stare davanti al Signore finché non ci siamo inginocchiati davanti a Lui in penitenza, umiltà e preghiera. Questo Elia aveva fatto a Galaad

II UN MESSAGGIO PER UN POPOLO APOSTATA: "Non ci sarà né pioggia né rugiada in questi anni, se non secondo la mia parola". Diamo qui il presupposto della credibilità dei miracoli e ci accontentiamo di indicare l'adeguatezza di questi al loro scopo

1.) Questo è stato rivelato nella preghiera. Elia aveva "pregato ardentemente che non piovesse" [Giacomo 5] Gli ebrei sentivano che un tale castigo avrebbe toccato i cuori del popolo e avrebbe rivolto i loro pensieri verso Dio, come alla fine fece. La preghiera era la progenie dello Spirito di Dio. La parola umana era l'eco della volontà divina. Il mistero della preghiera è rivelato. [1Giovanni 5:14,16 ]

2.) Questa è stata una risposta alla sfida dell'adorazione di Baal. Le forze produttive della natura erano adorate sotto il simbolo idolatrico. Qui è stato dimostrato che dipendono dal Dio invisibile. Tutte le leggi naturali lo sono. Sono le espressioni della volontà divina. Invano gridò: "O Baal, ascoltaci!"

3.) Quest'uomo influenzerebbe tutte le classi del popolo. Essi avevano condiviso il peccato, e quindi dovevano condividere la pena. I più elevati non sono al di fuori della portata di Dio, i più umili non sono nascosti alla Sua attenzione. Il minuscolo giardino del contadino era maledetto, così come lo splendido parco del re. Il peccato nazionale porta calamità nazionali. Il messaggio, non per alcuni, ma per tutti, è: "Pentitevi e convertitevi".

4.) Questo era associato all'allontanamento da Dio. Doveva essere "secondo la parola" del Suo servo. Il cambiamento sarebbe stato previsto e predetto non dai falsi sacerdoti, ma dal profeta orante. La maledizione venne a causa del peccato, come era stato proclamato dalla legge. [Vedi Levitico Deuteronomio 11:16; 28:23] Fu rimosso al pentimento [1Re 18] -- Ascolta il messaggio che Dio manda ancora agli uomini, ordinando loro di sradicare l'idolatria da ogni nazione e da ogni cuore. Possa l'Iddio d'Israele, davanti al quale essi si trovano, far prosperare tutti i Suoi messaggeri! - A.R

Omelie DI J. WAITE Vers. 1-6.-

Elia il Tišbita

Una delle più nobili figure nobiliari che attraversano la scena della storia dell'Antico Testamento appare qui davanti a noi. Pochi nomi hanno un'aureola di gloriose associazioni come quella di Elia. Il mistero della sua origine, la grandezza della sua missione, le sue caratteristiche fisiche e morali, la natura peculiare dei suoi miracoli, la sua meravigliosa traslazione e riapparizione con Mosè al momento della trasfigurazione di nostro Signore, insieme al posto che egli occupa nelle ultime parole della profezia ispirata e nelle anticipazioni del popolo ebraico, tutto concorre a conferire alla persona di questo grande profeta un interesse particolare e romantico. Questo capitolo iniziale della storia del suo ministero profetico è pieno di istruzioni. Nota-

I LA SUA APPARIZIONE IMPROVVISA. Non c'è nulla di unico in questo. Altri profeti dell'epoca vengono introdotti così improvvisamente (Ahija, Jehu, Shemaiah, ecc.). Ma considerando le circostanze dell'epoca è notevole

1.) Proclama il continuo interesse e la sovranità di Dio su Israele e su Giuda. La rivolta delle dieci tribù non aveva spezzato il legame tra Lui e loro, né alterato il fatto della Sua supremazia, né la loro defezione religiosa aveva annullato il Suo proposito di misericordia

1.) È provocato da una terribile crisi morale. Il seme seminato da Geroboamo stava rapidamente sviluppando i suoi frutti più mortali. L'adorazione di Baal introdotta da Acab e Izebel era un "abominio" di gran lunga peggiore dell'adorazione dei vitelli. Infuriava una crudele persecuzione, i profeti del Signore venivano uccisi e sembrava che la vera religione stesse per scomparire dal paese

2.) È stata una rivelazione di potere irresistibile. L'adorazione di Baal era essenzialmente l'adorazione del potere, probabilmente il potere produttivo della natura. Ecco il messaggero di Colui "al quale appartiene ogni potere", quel grande Potere invisibile che può arrestare l'ordine della natura, sigillare le fonti del cielo, inaridire quelle risorse della terra da cui dipende la vita dell'uomo e della bestia. Ci vengono in mente i vari modi in cui Dio può ritenere opportuno adempiere i Suoi propositi sovrani. Tutti i poteri, umani e materiali, sono ai Suoi ordini. "Tutte le cose servono alla sua potenza". Nell'ora più buia della storia della chiesa o della nazione, crediamo che ancora "il Signore regna". Confidiamo in Lui per "perorare la sua propria causa" e rivendicare le pretese di verità e rettitudine

II LA SUA DIGNITÀ PERSONALE. È la dignità di chi intrattiene una relazione speciale con "il Dio vivente". Il suo nome implica questo: "Geova è il mio Dio". E questa solenne asseverazione: "Com'è vero che vive il Signore Dio d'Israele, davanti al quale io sto", è indicativa della dignità

(1) di comunione personale;

(2) visione faccia a faccia; e

(3) Proprietà divina;

(4) Servitù consacrata

Si potrebbe pensare che l'antica tradizione ebraica fosse vera. Sembra la voce di un angelo. Ma per quanto nobile sia questa espressione. Per quanto maestosa sia la relazione con l'Essere Divino che indica, ha la sua controparte cristiana. Pensate alle parole di san Paolo: "Questa notte mi è stato accanto l'angelo di Dio, di cui io sono e che servo".[

Atti 27:23] Non si tratta di una dignità esclusiva, eccezionale. Tutti noi, nella nostra misura, possiamo condividerlo. E come nessuna posizione terrena sparge alcuna vera gloria su un uomo se non nella misura in cui egli riconosce in essa un elemento divino, lo riempie come davanti a Dio di santo timore; quindi non c'è lavoro o ufficio della vita comune che non possa essere nobilitato da questo sentimento

Noi stiamo lì davanti a Dio come Suoi servi per fare proprio questo. "Che onore hanno tutti i suoi santi".

III IL SUO CORAGGIO. È il coraggio di chi sa che Dio è con lui, che è il messaggero della volontà divina, lo strumento di un proposito divino, il canale della forza divina. Ebrei affronta intrepidamente Acab, "non temendo l'ira del re", portando il leone nella sua tana. Non si mescola con il popolo, anticipando le sue sofferenze diffondendo tra loro la cattiva novella, ma va dritto a colui che è la fonte del male e può scongiurare la calamità con il suo pentimento. Questo è lo spirito coraggioso con cui Dio riempie i suoi eroi. Che si tratti di sfidare il pericolo o di sopportare la sofferenza, è il senso di Dio - un'ispirazione divina, un sostegno divino - che è sempre stato la sorgente della più nobile forma di coraggio. "Colui che è in te è più grande", ecc. "Se Dio è per noi", ecc. "Non temere il loro terrore, ma santifica il Signore Dio nel tuo cuore", ecc. Questo è il principio: il timore solenne che Dio prenda possesso di un uomo scaccia ogni altra paura; nel senso della sovranità di una pretesa divina, egli non teme altro che il timore di essere infedele ad essa. Ora, questo spirito coraggioso non si accese nel petto di Elia tutto d'un tratto. Un tale fenomeno morale non è la nascita di un'ora o di un giorno. Possiamo credere che si sia sviluppata in lui gradualmente tra le montagne di Galaad, una scena adatta per nutrire una costituzione morale come la sua. Il fuoco bruciava dentro di lui mentre rifletteva sul degrado del suo paese. San Giacomo parla del fervore della preghiera di Elia: "Gli Ebrei pregarono intensamente che non piovesse". Senza dubbio il trattenere la pioggia fu dato come un "segno" in risposta alla sua preghiera; ma dopo tutto, non potremmo considerare la sua preghiera soprattutto come il mezzo per prepararlo ad essere il profeta e il ministro di questo grande "segno"? Non che l'ordine della natura fosse posto al capriccio di un povero e fragile mortale; ma che egli, "uomo con passioni simili alle nostre", fu in grado nel fervore della sua fede e della sua preghiera di alzarsi e di afferrare la forza di Dio, di leggere il proposito di Dio, ritenuto degno di diventare l'agente nell'esecuzione di quel proposito. L'incidente storico non è così lontano come potrebbe sembrare dalla portata e dal livello della nostra vita comune. Il cielo restituisce la sua risposta alla fede supplice. Per quanto riguarda la comunione dell'anima umana con la mente e con la potenza di Dio, deve essere sempre vero che "l'efficace e fervente preghiera del giusto giova molto".

IV LA SUA STRAORDINARIA CONSERVAZIONE. Un tipo della cura provvidenziale che Dio eserciterà sempre su coloro che gli sono fedeli nel cammino del dovere e della prova. Che i "corvi" o gli "arabi erranti" siano stati gli strumenti della sua conservazione, significa poco, così che riconosciamo l'interposizione positiva del Divino. E che cos'è il soddisfacimento dei nostri bisogni quotidiani se non il frutto di una perpetua interposizione divina? "Dacci oggi il nostro pane quotidiano". Camminate rettamente dinanzi a Dio, siate fedeli a Lui in tutte le sacre responsabilità della vita e confidate in Lui per provvedere. [Matteo 6:33 ]

Omelie DI J. URQUHART Vers. 1-6.-

L'avvento e il servizio di Elia

IO IL GRANDE PROFETA

1.) Il suo nome: Elia, il mio Dio (è) Geova. Era un simbolo del suo spirito. Esprimeva il suo giudizio sull'idolatria di Israele e sulla scelta che con tutte le forze della sua anima aveva fatto di Dio. La luce e la fedeltà sono gli unici fondamenti di ogni vera opera per Dio o per l'uomo

2.) La sua origine. Le parole ("degli abitanti", ecc.) sembravano indicare che non apparteneva a nessuna delle tribù d'Israele

(1) La sua missione fu profetica di quella dei Gentili. Israele, abbandonando Dio, doveva sentire che Dio stava abbandonando anche loro. [Genesi 10:19] La stessa meschinità dell'origine dei fedeli di Dio conferisce forza alla loro testimonianza

(2) Ha dimostrato l'infinità delle risorse di Dio. Achab e Gezabele avrebbero potuto uccidere i Suoi profeti; non potevano arrestare il progresso della Sua opera. Dal quartiere più impensato sorge un uomo più potente di tutti coloro a cui è stata tolta la vita. Il potere di una vita devota a far sentire al mondo l'impossibilità di prevalere nella sua competizione con Dio

3.) Il suo atteggiamento verso Dio. "Davanti a chi sto". Ebrei era il servo del Signore. Gli Ebrei vivevano per Lui. Il suo occhio si posò su di Lui. L'intero uomo si preparò per un'obbedienza pronta e incondizionata. Questo è lo spirito di ogni vero servizio. Dio è altrettanto reale per noi? Siamo così davanti a Lui?

II IL SUO MESSAGGIO

1.) Il giudice. Era quello che era stato predetto fin dall'antichità come il castigo dell'idolatria d'Israele. [Deuteronomio 11:17] La terra doveva essere consumata dalla siccità. Le benedizioni che Dio trattiene dall'anima che lo abbandona sono raffigurate in quelle che sono state negate alla terra. Non c'è "né rugiada né pioggia". Il ristoro, la ricca consolazione, una volta impartiti dalla parola o trovati nella preghiera, non sono più conosciuti. Lo stimolo dello zelo amorevole misura ciò che è più nobile e più puro è cessato

2.) Per mezzo di chi è caduto: "Secondo la mia parola". Coloro che rifiutano Dio saranno giudicati dall'uomo. Dio li affronterà ancora nei loro simili. Dio è magnificato nei Suoi servi. Il potere regale e il sacerdozio dei credenti nella loro relazione con il mondo

III IL SUO PENSIONAMENTO

1.) Ha servito Dio. Achab e Israele si trovarono faccia a faccia con Lui. L'uomo scomparve perché l'occhio si posasse solo su Dio. Ci sono momenti in cui Ebrei è meglio servito dal silenzio. Molte parole spesso annullano l'effetto della spinta a casa inflitta da pochi

2.) Era la sua sicurezza. Ebrei fu protetto dall'ira di Acab. Potremmo essere nascosti dall'afflizione dal potere del nostro grande nemico. La tentazione e il pericolo possono aver oscurato il sentiero che ci stava davanti quando Dio ci ha sviati e ci ha fatto riposare un po' con Lui

3.) Lo ha preparato per il dopo servizio. Agli Ebrei fu insegnata l'inesauribile potenza e cura di Dio. I suoi bisogni erano soddisfatti, sebbene nessuno conoscesse la sua dimora; e ciò con gli strumenti più improbabili. Gli ebrei impararono fino a che punto poteva fidarsi di Dio. Gli Ebrei ai quali Dio è così rivelato non temono la faccia dell'uomo.

Omelie DI E. DE PRESSENSE

Vers. 1-7.

Prima Preparazione di Elia per la sua grande Missione

Dopo la prima apparizione di Elia davanti ad Acab per annunciargli la visita divina della sterilità e della carestia che stava per abbattersi sulla terra come castigo del suo peccato, il profeta fu mandato in un luogo solitario per prepararsi alla sua grande e solenne missione, che era quella di rovesciare l'idolatria e rivendicare l'adorazione del vero Dio. Quest'opera di preparazione si divise in due grandi periodi

1.) La preparazione del deserto

2.) La vita solitaria del profeta nella casa della vedova di Sarepta

Il deserto è stato, dai tempi di Mosè ai tempi di Giovanni Battista, la grande scuola dei profeti. Questi uomini di Dio furono addestrati per il loro lavoro:

1.) Essendo messi faccia a faccia con la loro sacra missione in tutta la sua grandezza, e liberi dai pregiudizi e dalle influenze meschine della società umana. Lì potevano contemplare con fermezza l'ideale divino, senza essere distratti dalla rude realtà della condizione decaduta dell'uomo

2.) Lì furono anche tagliati fuori da ogni aiuto umano, lasciati a mettere alla prova la propria forza, o piuttosto a provare la propria totale umidità, e, sopraffatti dal senso di ciò, a affidarsi completamente alla forza divina. Così ricevettero direttamente da Dio, come Elia, le provviste di cui vivevano, e si resero conto delle condizioni di una fiducia assoluta e immediata in Lui. Uscendo da questa disciplina del deserto, essi poterono dire con Paolo: «Quando sono debole, è allora che sono forte». [2Corinzi 12:10 ]

3.) Questa conversazione amorevole dei profeti con il loro Dio li portò a una comunione più stretta, a un'unione più intima, con Lui. Così uscirono dal deserto, come Mosè dal monte Sinai, portando inconsciamente su di sé il riflesso della Sua gloria. Come dice San Paolo: "Noi, contemplando a viso aperto la gloria del Signore come in uno specchio, siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria, come per mezzo dello Spirito del Signore". Considerazioni come queste si applicano bene al pastore, che dovrebbe essere molto in comunione solitaria con Dio, per essere elevato al di sopra dei compromessi di principio così comuni nella società, e per far sì che tutta la sua natura sia permeata dalla forza divina. Ogni anima cristiana ha allo stesso modo la missione di un profeta, e quindi dovrebbe spesso cercare la solitudine del deserto, in cui l'Invisibile è avvicinato, e frequentare quelle sacre cime montuose di preghiera, dove il discepolo, come il Maestro, rinnova le sue forze E.de. [Luca 5:16]

2 E la parola dell'Eterno gli fu rivolta, in questi termini: Confronta ver. 8; 1Re 18:1; 21:17; 2Re 1:3

Vers. 2-6.-

Risorse della Provvidenza

Quando i cieli saranno chiusi dalla parola del Signore, che ne sarà del profeta che proclamò quella parola? Non soffrirà egli la siccità come i peccatori a causa dei quali la rugiada e la pioggia sono trattenute? Non sarà esposto alla rabbia di un re e di una regina idolatri i cui dèi umiliati non possono, in questa crisi, vendicarsi? Una popolazione demoralizzata non si risentirà per le proprie sofferenze sull'uomo di Dio? Dio conosce tutto, ed è uguale a tutte, le emergenze

EGLI HA LE RISORSE PER LA PROTEZIONE DEI SUOI SERVI

1.) Gli ebrei potevano difendere Elia in mezzo ai suoi nemici

(1) La potenza che aveva chiuso i cieli poteva certamente fare questo. Il fuoco elementale che ora bruciava la terra, gli Ebrei potevano farlo cadere sulle teste di chiunque avesse minacciato il suo servo. [Vedi 2Re 1:10-15 ]

(2) Senza ricorrere alla violenza, poteva disporre i cuori degli uomini a rispettare il Suo messaggero, come fecero in seguito gli Ebrei. (Vedi CAPITOLO 18.) Ma questa non era ora la Sua via

2.) Ebrei ha anche luoghi di rifugio per i Suoi servi

(1) Se c'è una valle isolata dall'intrusione umana, Dio lo sa. Nei corsi attraversati dal torrente Cherith Elia può nascondersi in sicurezza. Questi recessi si trovavano "a est" di Samaria, dove probabilmente il profeta aveva incontrato il re; e verso est dal Giordano, poiché questo è il significato dell'espressione "prima del Giordano". Probabilmente questo isolamento avvenne nel suo selvaggio quartiere di Galaad

(2) Acab non sospetterà che Elia sia qui, perché come potrebbe mai sopravvivere in una regione così desolata? Poteva trovare l'acqua nei ruscelli delle montagne; Ma dove può prendere il pane dalle rocce calve in tempo di siccità? [Matteo 13:5,6 ]

3.) In tali manicomi gli Ebrei possono guidare i Suoi santi

(1) "La parola del Signore" fu rivolta a Elia. Cristo è quella Parola. Giovanni 1:1-14] Ebrei era il MEMRA dei Targumim, quella Parola personale, che "apparve" ai patriarchi e ai profeti. [Vedi Genesi 15:1:28:20] Gli Ebrei saranno sempre con il suo popolo guidandolo verso la salvezza

(2) "La parola del Signore gli fu rivolta dicendo .", o esprimendo la Sua saggezza in vocaboli umani. Per Elia l'ordine era: "Vattene di qui", ecc. A tutti gli Ebrei giungono le promesse e i precetti della Sacra Scrittura

(3) Coloro che credono e ubbidiscono alla Parola di Dio, come fece Elia, sono al sicuro. Non devono mai temere le combinazioni di malvagità contro di loro

HA RISORSE ANCHE PER IL LORO SOSTENTAMENTO

1.) La loro acqua è sicura. "Berrai al ruscello".

(1) C'era ristoro per il corpo. Il torrente di quel ruscello continuò a scorrere per un anno intero. Si suppone che tale sia l'importanza dei giorni (μymy), quando non c'è nulla che la limiti [come nel versetto 7, marg.; vedi anche ver. 15, marg.; Genesi 4:8 ]

(2) Nel frattempo la sua anima fu ristorata, poiché, mediante la fede, realizzò le fonti di salvezza che sgorgano dalla Parola del Signore, [Vedi Salmi 46:4; Giovanni 4:14; 7:37-39; Apocalisse 22:17 ]

2.) Sarà dato loro il pane. "Ho comandato ai corvi di nutrirti lì

(1) Che cosa improbabile! I corvi erano creature impure. [Levitico 11:15] Sono uccelli che si nutrono di insetti e di carogne, essi stessi nutriti dalla speciale provvidenza di Dio. [Vedi Giobbe 38:41; Salmi 147:9 ]

(2) Eppure Dio poteva farlo, perché gli istinti di tutte le creature sono nelle Sue mani. Gli ebrei impedirono ai leoni affamati di fare del male a Daniele; istruì un pesce su come comportarsi con Giona; e un altro per sollevare un pezzo d'argento dal fondo di un lago e poi fissarlo a un gancio. "C'è qualcosa di troppo difficile per il Signore?"

(3) Ma lo avrebbero fatto gli ebrei? Gli ebrei avrebbero forse impiegato una creatura impura per nutrire il Suo servitore? Gli Ebrei potrebbero avere le Sue ragioni anche per questo. Elia, sostenuto per tre anni e mezzo nel deserto, fu un tipo di Chiesa cristiana nutrita dalla parola di Dio per tre anni e mezzo profetici. Babilonia la grande, dalla cui faccia la Chiesa doveva fuggire, era la mistica Gezabele, come la vera Chiesa era il mistico Elia. Ma in questa Chiesa non c'era posto per la distruzione delle creature pure e impure. [Vedi Atti 10:15,28; 15:7-11] Questo vangelo non potrebbe essere stato prefigurato nel modo in cui fu nutrito Elia?

3.) Ma è certo che si usavano i corvi?

(1) Gli ebrei potrebbero essere stati nutriti dagli arabi! Poiché la parola (μybr) tradotta "corvi" denota anche gli arabi. (Si veda così usato al singolare, Isaia Geremia 3:2 ; Neemia 2:19 ; e al plurale come qui. 2Cronache 21:16 22:1] E Galaad confinava con quel tratto di paese descritto più specialmente nella Scrittura come Arabia

(2) O potrebbe essere stato nutrito dai mercanti. Perché questa parola designa anche i mercanti. [Vedi Ezechiele 27:9,27] Se i mercanti israeliti avessero provveduto ai bisogni del profeta, probabilmente sarebbero stati tra i settemila che disdegnarono di inginocchiarsi a Baal, [1Re 19:18] e così non avrebbero trovato il suo nascondiglio ad Achab

(3) Oppure potrebbe essere stato sostenuto da certi abitanti di Oreb, un luogo roccioso al di là del Giordano. [Vedi Giudici 7:22; Isaia 10:26] Questa opinione è sostenuta da Girolamo, che dice: "Gli Orbim, abitanti di una città ai confini degli Arabi, diedero nutrimento a Elia". (Vedi di più in A. Clarke.)

(4) Che si tratti di corvi, arabi, mercanti o gente di Oreb o Orbo, poco importa; Dio può apparecchiare una tavola nel deserto. Gli ebrei possono darci il pane del giorno nel giorno: "pane e carne al mattino e pane e carne alla sera". Le cose necessarie sono certe; lussi di cui potremmo fare a meno. Il più grande lusso per i saggi e i buoni è il banchetto con il cibo spirituale che accompagna la fedele obbedienza a Dio Giovanni 4:32-34] -J.A.M

Vers. 2-4.

Strano provvedimento in una triste necessità

I miracoli associati al ministero di Elia ed Eliseo hanno indotto alcuni a negare la credibilità storica dei Libri dei Re. Bisogna ricordare che grandi miracoli sono stati resi necessari da una grande e generale apostasia. Per sopravvivere alla vera fede era essenziale che Geova indicasse la Sua invisibile sovranità. In Israele tale attestazione era più richiesta che in Giuda, dove il santuario e il sacerdozio, nei momenti peggiori, testimoniavano per Dio. Questo passaggio ci pone davanti

I Sofferenza silenziosa

II Liberazione divina

III Ritirata riposante. Ognuno di questi punti lo considereremo

La sofferenza silenziosa è implicita in tutto ciò che sappiamo delle circostanze del profeta. La carestia che aveva predetto era arrivata; e condivise le privazioni del popolo. Altri avrebbero potuto mostrare loro gentilezza, ma non ce n'era per quest'uomo. Considerato la causa della calamità, era un maledetto emarginato. Su un tale temperamento la pressione costante e persistente della fame e dell'odio avrebbe fatto sentire la massima importanza. Gli ebrei provavano pietà per gli altri, per le povere bestie mute, per i bambini innocenti, e sarebbero stati tentati di chiedere: "Ho fatto bene a pregare per questo, e a portare questi guai sul popolo?" Nel frattempo egli stesso soffriva i rigori della carestia, e nessun carro di fuoco venne a portarlo via dalla terra desolata. Come Sansone, sembrava che avesse scosso la casa e stesse portando la distruzione su di sé e sugli idolatri. Eppure non una parola di lamentela. Ebrei era sostenuto dalla convinzione di aver fatto paura e che Dio avrebbe provveduto alla questione. Applicate l'insegnamento che ne deriva alle occasioni in cui gli uomini sono ancora chiamati a fare la volontà di Dio, a pronunciare la verità di Dio, indipendentemente dalle conseguenze. A volte siamo in grado di "contare il costo", e allora dovremmo farlo. Ma spesso questo è impossibile. L'amore di Cristo può costringerci a fare o a dire qualcosa che ci metterà in difficoltà inaspettate. Ne è un esempio lo zelo di Pietro, che lo spinse a scendere dalla barca sul mare. Ebrei era terrorizzato da un risultato che non aveva preso in considerazione; ma era perfettamente al sicuro, perché stava andando verso Cristo. Esemplifica con esempi tratti dalla vita ordinaria: ad esempio, un assistente negli affari si rifiuta di dire una bugia, o di recitarne una, e perde la sua situazione. Una figlia confessa il suo amore a Cristo, e trova nella sua casa un luogo di tormento, ecc. L'unica cosa che può sostenerci in tali circostanze è l'umile, ma fiduciosa, convinzione di aver fatto ciò che Dio ha voluto, e spesso da quelle ristrettezze Ebrei ci libera nel modo più inaspettato, prima che glielo chiediamo, come Ebrei liberò Elia

II LIBERAZIONE DEL SUBACQUEO

1.) È stato inaspettato. Nessuno l'avrebbe immaginato, e alcuni non possono ora dare credito ai mezzi adottati. I corvi sono stati una dolorosa offesa per i critici. Discuti alcune delle loro teorie: che fossero mercanti, arabi, ecc. Le difficoltà non sono rimosse dalle interpretazioni suggerite, né sembrano giustificate dal testo. Se gli uomini avessero portato del cibo al profeta nascosto, Acab avrebbe presto scoperto dove si trovava; né sarebbe probabile che portassero cibo due volte al giorno, quando un negozio potrebbe essere stato trasportato con un solo rischio. Il soprannaturale è sempre sorprendente, ma per coloro che rifiutano il materialismo non è incredibile. Se Dio nota la caduta di un passero, e se le malattie Gli obbediscono, come i soldati obbediscono al loro generale, [Matteo 8:8-10] questo nutrimento da parte dei corvi potrebbe benissimo essere. Dio usa spesso strumenti strani per realizzare i Suoi propositi. Fornisci esempi tratti dalla Scrittura e dalla storia. Anche i piani e le azioni dei malvagi sono sotto il Suo controllo. Tutte le cose operano la Sua volontà

2.) È stato rivelato. "La parola del Signore gli fu rivolta". Arriva a noi. A volte l'impulso interiore dopo la preghiera ci spinge a seguire la via di Dio; e a volte tutti gli altri sentieri sono chiusi, e di quello lasciato aperto la Provvidenza dice: "Questa è la via, camminate in essa". Stiamo cercando di conoscere la volontà di Dio riguardo a noi stessi? Ci preoccupiamo che la nostra via sia la Sua scelta e non la nostra? "Riconoscilo in tutte le tue vie, ed egli appianerà i tuoi sentieri".

III RITIRATA RIPOSANTE. Descrivi la gola selvaggia del Kelt, che Robinson e Stanley identificano, con una certa probabilità, come il Cherith. Le rocce scoscese, in alcuni punti alte 500 piedi, le caverne nel calcare, in una delle quali si nascose il profeta, ecc. Un uomo simile aveva bisogno di quiete. Gli Ebrei glielo diedero di nuovo in Horeb. Nessuna grande attività per Dio può essere degnamente sostenuta senza aspettare molto in Lui. In questo ritiro Elia aveva due tipi di provviste

1.) Pane quotidiano. È solo ciò che ci viene insegnato ad aspettarci e per cui pregare. La ricezione quotidiana della benedizione ci insegna la nostra costante dipendenza. La manna cadeva ogni mattina e non poteva essere accumulata per il futuro. Anche la forza quotidiana è data per i doveri quotidiani

2.) Comunione tranquilla. Tutta la natura avrebbe parlato a Elia del suo Dio. Il ruscello sussurrava dell'acqua della vita; gli uccelli celebravano la cura di Dio, ecc. Nel mondo che lo circondava, in segreta conversazione con il suo cuore e in fervida preghiera al Dio d'Israele, davanti al quale si trovava, Elia avrebbe ricevuto ristoro e forza per il conflitto e la conquista imminenti. Riferite agli invalidi, agli anziani, ai bambini piccoli, come a coloro ai quali Dio concede un tempo di quiete, per prepararli al servizio futuro

1.) Aspettati la liberazione di Dio ogni volta che sei sulla via del dovere

2.) Sii contento che Dio operi a modo Suo

3.) Cerca di avere uno spirito di contentezza e un cuore che sia "quieto dal timore del male".- A.R

3 Vattene di qui, e volgiti per la costruzione (dat. commodi) Confronta Genesi 12:2 22:2Cantici 2:11 verso est. Doveva fare questo, da qualsiasi parte del Giordano, a est o a ovest, si trovava il torrente Cherith, poiché il suo colloquio con Acab aveva probabilmente avuto luogo a Samaria. Ma la parola sarebbe stata particolarmente appropriata, se il Cherith fosse stato al di là del Giordano. Ewald, infatti, sostiene che il nostro testo è decisivo su questo punto, e nasconditi Ebrei be hid, cioè giaci nascosto, Niphal. Sembra che al profeta non sia venuto in mente che una calamità come quella che aveva denunciato contro il paese rendesse quasi necessaria la sua scomparsa dalla scena, o se lo faceva, aspettava ancora istruzioni. Cfr. ver. 9; 1Re 18:1, ecc. La sua fuga non era solo necessaria per sfuggire alle persecuzioni o alle punizioni - la ricerca che Achab istituì per lui spiega in parte la sua scomparsa - ma anche per evitare l'importunità. Sarebbe stato moralmente impossibile per lui, anche se un uomo di volontà inflessibile [Bahr] abitare tra il popolo, mentre la terra gemeva sotto il terribile fardello che egli le aveva imposto, e che solo lui era in grado di rimuovere. La sua vita non sarebbe stata al sicuro - vedi 1Re 18:4 - e la prova sarebbe stata intollerabile. E 1Re 19:2 mostra che la natura del profeta aveva il suo lato più debole. Wordsworth osserva che le fughe e le partenze di Elia in luoghi sconosciuti sono "deboli somiglianze con le misteriose sparizioni del nostro benedetto Signore, dopo che gli Ebrei ebbero consegnato alcuni dei Suoi messaggi divini che eccitarono l'ira del popolo"; [Luca 4:29; Giovanni 8:59 10:39] di Ebrei nel torrente Ebrei ljn cioè corso d'acqua, guado. Questa parola ha due significati. Il suo significato principale è torrente; il suo secondario e, dal fatto che i torrenti dell'Est sono per la maggior parte prosciugati durante la maggior parte dell'anno, il suo significato comune è valle del letto del torrente, o burrone. Entrambi i significati sono qui messi in evidenza. Elia dovrebbe dimorare e bere del ljn. [Cfr. 1Re 15:3] Cherith La parola significa separazione, un nome che potrebbe indicare che era estremamente isolata, o forse era una sorta di linea di confine. La tradizione identifica il torrente Cherith con il Wady-et-kelt, cioè la grande valle, a ovest del Giordano, che sfocia nel Ghor, mezzo miglio a sud di Gerico, e Robinson e Porter si pronunciano in suo favore. Van de Velde (2. 310, 311) suggerisce il Wady Fasael, poche miglia a nord. Ma è molto più probabile che si debba cercare nella regione a est del Giordano, dove, appunto, Eusebio e Girolamo lo collocano. È estremamente dubbio se il Wady-el-kelt, o qualsiasi burrone cis-giordano, offrirebbe sufficiente privacy. Probabilmente Gerico era già ricostruita. Poiché non possiamo decidere con certezza, possiamo ragionevolmente congetturare che si debba cercare nel paese di Elia, Galaad, e probabilmente nel Waddy Alias, cioè a non grande distanza da 'Abara (Conder, "Tent-work", p. 230), il guado del Giordano quasi di fronte a Betshan, dove, in effetti, un'antica tradizione lo colloca prima Nulla di positivo può essere concluso da ynepl. In Genesi 16:12, 23:19, 25:18; Giosuè 18:14, ecc., significa verso est. Ma questo significato si ricava dal contesto Jordan. Il Cherit era chiaramente una delle valli laterali che sfociano nel Ghor. È possibile che il nome possa essere recuperato dall'indagine del paese ad est del Giordano, che è ora (1880) in fase di organizzazione

Vers. 3-7.

Il luogo solitario

Abbiamo appena visto che fu dal deserto che Elia partì per il mondo indaffarato e malvagio, e per l'ansiosa e pericolosa opera di un profeta. Egli, come il suo antitipo, rimase nel deserto "fino al momento della sua apparizione a Israele". Lì, in segreta comunione con Dio, aveva acquistato la forza per l'incontro; lì aveva meditato sulla dolorosa apostasia del suo popolo, e aveva "tormentato di giorno in giorno la sua anima giusta con le loro opere malvagie". 2Pietro 2:8 E lì, mentre "pregava ardentemente che non piovesse", la parola del Signore gli giunse e gli bruciò nelle ossa, Geremia 20:9] e lo condusse alla presenza del re. Ma ora sta a noi osservare che non appena ebbe iniziato il suo ministero, e consegnò il suo primo breve messaggio, fu mandato di nuovo nel deserto, forse lo stesso deserto. La parola del Signore gli ordina subito di volgersi verso oriente e di nascondersi nel torrente Cherith. Ora la parola Cherith significa separazione. Di conseguenza, questa sezione può parlarci in modo appropriato della necessità della separazione, dell'uso della solitudine e del ritiro nella disciplina dei santi. Dalla separazione di Elia dalla sua opera e dal mondo possiamo trarre alcune lezioni riguardo alle nostre. Osservare-

1.) La solitudine era necessaria per la sicurezza di Elia. Gli ebrei devono nascondere o perdere la testa. Quando Izebel stroncò i profeti del Signore, possiamo essere certi che non sarebbe stato risparmiato. Non è stato proprio a causa sua che gli altri sono stati attaccati? Se la sua dimora fosse stata con gli uomini, i messaggeri di Acab lo avrebbero certamente trovato e ucciso. Perciò a volte è necessario, per la vita della nostra anima, che fuggiamo nel deserto. È a nostro rischio e pericolo che rimaniamo a Sodoma. Dobbiamo "fuggire sul monte". Può essere di qualche incantatrice, le cui prostituzioni e stregonerie sono crudeli come quelle di Gezabele; può essere da compagni le cui insidie sono più pericolose della spada di Achab; può provenire da una società non meno pestilenziale di quella di Israele. Ci sono momenti in cui la nostra unica sicurezza è in volo. Quegli eremiti che si seppellirono nella Tebaide, o che scavarono nelle rocce del Wady Feiran, il mondo ha solo un sorriso per la loro follia, ed è senza dubbio vero che Dio ci ha ferito per far lievitare il mondo, non lasciarlo, ma sarebbe stato bene se qualcuno l'avesse fatto, almeno per un po', seguirono il loro esempio. Quante anime sono morte perché non sono entrate nelle loro camere, non hanno chiuso le porte e non si sono nascoste fino a quando l'indignazione non è passata; [Isaia 26:20] perché non avevano il coraggio di sparire per un po', anche se solo nei loro armadi. "Gli ebrei che volontariamente si fermano per cogliere i pericoli, tentano Dio invece di confidare in lui".

2.) La solitudine era necessaria alla salute della sua anima. È notevole come i messaggeri eletti di Dio, ciascuno a sua volta, siano stati mandati "in disparte in un luogo deserto per riposare un po'". Mosè deve passare quarant'anni nel grande e terribile deserto; deve passare quaranta giorni e quaranta notti nell'Oreb, il monte di Dio. Elia stesso esce dal Cherit solo per andare in un altro nascondiglio a Sarepta, e da Sarepta passa quasi direttamente allo stesso deserto e allo stesso monte dove si trovava Mosè. La vita del Battista fu quasi divisa tra il deserto e la prigione. San Paolo deve imparare il suo vangelo in Arabia. E nostro Santo Signore, gli Ebrei devono iniziare il ministero di File con un digiuno di quaranta giorni, e di tanto in tanto devono cercare un luogo tranquillo per riposare e pregare. Tutti gli uomini che sono molto più avanti del mondo hanno bisogno del loro tempo di pensionamento. Nella "rumorosa e sbalorditiva marea della cura umana e del crimine" è difficile sentire i sussurri di Dio nell'anima. Ora, le voci della natura, come quelle che gli uomini odono nella solitudine, sono tra le voci di Dio. La natura è stata chiamata "il grande libro verde di Dio".

"Un impulso proveniente da un bosco primaverile può insegnarti di più sull'uomo, sul male morale e sul bene, di quanto possano fare tutti i saggi". --

«Ci sono due libri», dice Sir Thomas Browne, «da cui raccolgo la mia divinità. Oltre a quello scritto uno di Dio, un altro della sua natura di servo, quel manoscritto universale e pubblico che giace speso agli occhi di tutti". E ogni albero, ogni foglia, non è a suo modo un muto testimone di Dio e della purezza? È notevole che i più grandi crimini e brutalità siano commessi in quei distretti di questo paese dove gli uomini non possono avere né natura né solitudine: nelle tane di Liverpool, tra i cumuli di cenere della Black Country, negli squallidi villaggi di Durham. È solo nella quiete, sotto le stelle silenziose, in mezzo all'erica viola, presso il ruscello mormorante, o nella camera interna, affinché possiamo conoscere noi stessi e il nostro Dio. La concezione dell'"Antico Marinaio" del suo "vasto, vasto mare"...

"Era così solitario, che Dio stesso sembrava a malapena esserci", per quanto bello, contraddice l'esperienza dei santi, i quali hanno scoperto che è proprio la solitudine più profonda che è l'istinto con la Sua presenza

E ora consideriamo come Dio ci chiama tutti a turno a un ruscello, Cherith

(1) Ebrei ci chiama alla separazione dal peccato. La Chiesa è un Cherit. Il battesimo è un '"acqua di separazione", il pegno e il pegno della nostra rinuncia al mondo, alla carne e al diavolo, alla nostra ammissione nella famiglia di Dio. Mentre siamo nel mondo, potremmo non esserne parte. La nostra chiamata è alla santità. 1Pietro 1:15; 1Tessalonicesi 4:7; 2Timoteo 1:9] Noi dobbiamo essere sacrifici, [Romani 12:1] e l'idea fondamentale sia della santità che del sacrificio è una separazione da Dio

(2) A volte Ebrei ci chiama in una camera di malattia, a volte proprio nella "valle dell'ombra della morte". Quante volte la malattia del corpo è per la salute dell'animaQuella valle di separazione diventa una valle di benedizione; il Cherit conduce a una Berachah 2Cronache 20:26 -- ; Confronta Salmi 84:6 ]

Che scuola del cuore si è spesso dimostrata quella solitudine forzata! Vedi Omiletica, p. 13

(3) Né dobbiamo dimenticare qui il Ritiro, quelle opportunità di meditazione e di preghiera, felicemente ravvivate tra noi negli ultimi anni. Il nome può essere Rom, ma la cosa è abbastanza sensata e scritturale: un ritiro volontario per un breve periodo dal mondo in modo che possiamo sentire e pensare solo alle cose che contribuiscono alla nostra pace. Il detto è ancora valido: "Gli Ebrei vi precedono in Galilea" - era un luogo di montagna ritirato [Matteo 28:16] - "là lo vedrete".

3.) Il ritiro di Elia fu per il benessere supremo di Israele. Finché fosse rimasto in mezzo a loro, il popolo lo avrebbe guardato come l'autore delle loro calamità, o gli avrebbe gridato di scongiurarle. La sua scomparsa diede loro il tempo di esaminare se stessi e affrontare i loro peccati, e lasciò loro solo Dio o Baal a cui gridare. A volte è bene che il profeta stia zitto. Deus habet suas moras. Non è sempre che Ebrei stenda le sue mani tutte di argilla verso i disubbidienti e i contraddittori. Dopo aver parlato per mezzo di Elia ad Acab e a Israele, ora gli Ebrei e il Suo profeta devono ritirarsi nelle tenebre, e la siccità deve fare la sua silenziosa opera. E ci sono anche momenti in cui i ministri di Cristo devono tacere. Quando i Gadareni supplicarono il Signore di andarsene dalle loro coste, gli Ebrei li presero subito in parola (Matteo 8:34; 9:1 ; Confronta cap. 23:38, 39). Gli apostoli dovevano scrollarsi di dosso la polvere dei loro piedi contro la città che non li aveva accolti, e se ne sarebbero allontanati, [Matteo 10:14] e lo fecero. Quando i Giudei si ritennero indegni della vita eterna, Paolo e Barnaba si rivolsero ai Gentili. Atti 13:46 Quando le chiese dell'Asia caddero e non si pentirono, il loro candelabro fu tolto dal suo posto. Apocalisse 2:5] La loro perdita è il nostro guadagno. "Queste cose sono state scritte per nostra ammonizione".

4 E avverrà che berrai dal ruscello. Evidentemente non c'era nulla di miracoloso nella fornitura d'acqua. Nessun miracolo fu compiuto nemmeno per continuare la fornitura, ver. 7; e ho comandato di. ver. 9 Isaia 5:, 6; Amos 9:3, ecc. i corvi per nutrirti lì. Nonostante l'accordo generale degli studiosi sul fatto che per μybr dobbiamo intendere "corvi", penso che la probabilità favorisca il significato di Orbite, cioè abitanti di Orbo. A sostegno della traduzione ricevuta c'è la considerazione molto potente, che si tratta dell'interpretazione di tutte le versioni (tranne quella araba) e di Giuseppe Flavio, che, al di là di ogni dubbio, rappresentava la credenza corrente nel suo tempo (Ant. 8:13.2). È anche certo che altrove nella Scrittura troviamo alcuni degli animali inferiori costretti in modo soprannaturale a realizzare i propositi di Dio, sia di misericordia che di giudizio [1Re 13:24; 2Re 2:24; Daniele 6:22; 2Pietro 2:16] anche se non si deve mai dire, in modo così razionale e metodico. Né si può giustamente sostenere che le parole "Ho comandato", ytiwixi, implichino l'arbitrio umano, poiché altrove troviamo l'Onnipotente che comanda (la stessa parola) il serpente [Amos 9:3] e le nuvole [Isaia 5:6 ; Salmi 78:23] Non è, tuttavia, un resoconto sufficiente di questo racconto per dire che il profeta si servì semplicemente del cibo che i corvi, il cui habitat era nel Wady Cherith, portavano, giorno dopo giorno, ai loro nidi e ai loro piccoli. Perché, non insistere sulle parole, wOl μyaiybim, portandogli (versetto 6), le espressioni "pane (o cibo, μjl) e carne", e "mattina e sera" indicano certamente qualcosa di più di una tale provvista fortuita. Che gli Orebim fossero "corvi" o meno, certamente agivano in modo intelligente e razionale: portavano il cibo, cioè, al profeta, e lo portavano per mesi insieme con infallibile regolarità. Ma contro questo punto di vista si possono fare le seguenti considerazioni

1.) È difficilmente in accordo con il solito modo di operare di Dio, che egli debba impiegare uccelli del cielo e impuri [Levitico 11:15; Deuteronomio 14:14] e uccelli famelici, per nutrire e soccorrere i Suoi santi, piuttosto che gli uomini o gli angeli. Naturalmente, nessuno che non ripudii completamente il soprannaturale negherà per un momento che l'Onnipotente, se gli fosse sembrato buono, avrebbe potuto sostenere il Suo profeta con l'aiuto dei corvi, con la stessa facilità con cui lo avrebbe fatto con qualsiasi altro mezzo. Ma sembra essere quasi un principio fisso dei suoi rapporti con gli uomini, non ricorrere ai miracoli quando i mezzi ordinari saranno sufficienti; o se gli Ebrei impiegano i miracoli, essi non sono mai bizzarri o fantastici; non sono tali da suggerire l'idea di una favola o di una leggenda; sono invariabilmente il mezzo più semplice e diretto per raggiungere il fine. E si sostiene che questo ministero prolungato e metodico dei corvi è del tutto diverso dal metodo di procedura di Dio in altre occasioni. Fu un angelo a soccorrere Agar e Ismaele nel loro bisogno. [Genesi 16:7] Fu un angelo a nutrire Elia stesso, pochi anni dopo. Erano angeli che servivano il nostro benedetto Signore dopo il Suo lungo digiuno. [Matteo 4:11] Ma il mezzo principale di Dio", va sempre ricordato, "è l'uomo". E si deve osservare attentamente che quando, in questo stesso periodo, non uno, ma cento profeti furono minacciati di morte, proprio come lo fu Elia, non fu compiuto alcun miracolo per salvare le loro vite o per soddisfare i loro bisogni, ma essi furono nutriti dall'azione umana, con pane e acqua. Ma è ancora più significativo che altrove in questa narrazione, che è caratterizzata dalla più profonda sobrietà e reticenza, ci sia quella che potremmo quasi chiamare una studiata assenza dell'elemento miracoloso. Non viene compiuto alcun miracolo per proteggere Elia da Gezabele, ma egli deve consultarsi per la propria sicurezza con la fuga. Ebrei viene mandato al torrente Cherit, perché lì c'è dell'acqua; in altre parole, Dio ha scelto quel nascondiglio per ovviare alla necessità di un miracolo. E quando l'acqua del ruscello si prosciuga, non si compie alcun miracolo per prolungare l'offerta, ma il profeta, a rischio di essere scoperto, deve andare a cercarla altrove. E a Sarepta egli è nutrito non da corvi, ma dall'azione umana, da una donna vedova. È vero che sembra che sia stato compiuto un miracolo, ma la narrazione ha così poca idea dell'effetto e dà così poco risalto al soprannaturale che anche questo è messo in dubbio. Dare l'interpretazione di "corvi", di conseguenza, alla parola μybr, a condizione che fornisca un altro significato, sembra fare violenza allo spirito del contesto e al tenore della Scrittura in generale

1.) È un po' difficile credere che un prodigio come questo, così del tutto unico e irregolare, non sarebbe stato menzionato, se fosse realmente accaduto, altrove nella Scrittura. L'assenza di ogni riferimento ad esso è notevole, se consideriamo quanto costantemente il ministero di Elia e le sue lezioni [Luca 4:25,26; 9:54; Giacomo 5:17 ]

2.) Apocalisse 11:5,6] sono citati nel Nuovo Testamento; ma quando osserviamo quale ammirevole e ineguagliabile illustrazione della provvidenziale cura di Dio questo incidente avrebbe fornito ad alcuni dei discorsi di nostro Signore, e in particolare a quello di Luca 12:22 sqq., questo silenzio diventa quasi sospetto

3.) Nonostante l'unanimità pratica delle versioni, l'interpretazione "corvi" è stata contestata fin dai tempi più remoti. San Girolamo tra i cristiani, Rabbi Judah Hakkodesh e Kimchi tra gli ebrei: questi sono solo alcuni di coloro che hanno ripudiato questa traduzione

4.) Un leggerissimo cambiamento nei punti vocalici - μyBir" invece di μybir - produce il significato di "arabi". Che un fuggitivo avrebbe prontamente trovato non solo un rifugio, ma anche un sostentamento tra i beduini, la cui generosa ospitalità e lealtà verso gli stranieri è proverbiale, è ovvio, e sapevamo che in quel periodo alcune tribù arabe avevano a che fare con gli ebrei; 2Cronache 17:11] ma senza alcun cambiamento, si può estrarre un significato sufficiente dalla parola. Troviamo infatti che da qualche parte nel Ciccaro, o pianura del Giordano, al largo della quale si trovava il Wady Cherith, c'era una roccia Oreb brewO, Giudici 7:25] apparentemente a est del Giordano, Giudici 8:1] ma in ogni caso, non molto lontana da Bethabara. Giovanni 1:28] Ora Bet-Abara è stata identificata, quasi con certezza (Conder, "Tentwork", pp. 229-232) con la moderna 'Abarah (cioè passaggio o traghetto), "uno dei guadi principali del Giordano proprio sopra il luogo in cui il fiume Jalud che scorre lungo la valle di Izreel e presso Beisan, sfocia nel Giordano". Ma apprendiamo da una fonte antica e indipendente, il Bereshith Rabba (vedi Dict. Bib. ii. 464), che nelle vicinanze di Beisan, cioè Bethshean, c'era anticamente una città chiamata Orbo, wObr - una parola, va osservato, che conserva i radicali di brewO trasposti. Possiamo tranquillamente supporre che questi due luoghi, Orbo e Oreb, fossero identici; che il primo era il rappresentante in un giorno successivo del secondo, o era la forma che il nome assunse quando fu conferito al villaggio, come distinto dalla roccia. Gli abitanti di questo luogo sarebbero, naturalmente, chiamati μybirO, proprio come gli in. gli abitanti di Zif erano conosciuti come Zidi, [1Samuele 26:1] o gli uomini di Sidone come Zidonim. [1Re 5:6] Di conseguenza, troviamo che questa parola, che significa "corvi", designa anche gli abitanti di un villaggio vicino a Bet-Scean, e probabilmente a est del Giordano, vale a dire nel paese natale di Elia, Galaad, o nelle vicinanze. E con questo concordano le testimonianze di Rabbi Giuda e Girolamo già citate. I primi sostenevano che gli Orebim non erano affatto corvi, ma abitanti di Orbo o della roccia Oreb, mentre i secondi dicono, con uguale positività, Orbim, accolae villae in fini-bus Arabum, Eliae dederunt alimenta. Non ci resta che notare la perfetta naturalezza e coerenza della narrazione così interpretata. A Elia viene ordinato di andare verso est; per nascondersi nel Wady Cherith, dove sarebbe stato tra i membri della tribù o gli amici. Per l'acqua, c'è il ruscello; per il cibo, gli Orbiti, il cui nome gli sarebbe familiare, e che potrebbe aver conosciuto, hanno l'ordine di nutrirlo. Ebrei va; è accolto con ospitalità araba; la legge orientale di Dakheel, in base alla quale ogni uomo in qualsiasi momento ha il diritto di affidarsi alla misericordia e alla protezione di un altro, garantisce la sua sicurezza. Gli Orebim si occupano assiduamente dei suoi bisogni. Ogni mattina prima dell'alba, ogni sera dopo il tramonto, gli portano pane e carne

Vers. 4-7.

Il cibo dei santi

Abbiamo appena visto il profeta nella sua solitudine. Consideriamo ora il modo in cui fu sostenuto lì. I suoi bisogni erano soddisfatti in due modi, in parte con mezzi naturali, in parte con mezzi soprannaturali. Non fu compiuto alcun miracolo per dargli dell'acqua. Gli ebrei dovevano fare la loro dimora nel guado e bere il ruscello che scorreva davanti ai suoi piedi. Era lì, e lui doveva servirsene. Ma con il suo cibo era molto diverso. Gli Ebrei non riuscirono a trovarlo, e così gli fu portato; gli è stato fornito da Dio. Perché, anche se non veniva deposto ai suoi piedi mattina e sera dai corvi - e abbiamo visto motivo di pensare che non lo fosse - anche il cibo gli veniva fornito dagli abitanti del villaggio di Orbo, dai membri della sua tribù e dai suoi amici, o dagli arabi leali e ospitali che vagavano per la regione adiacente, tuttavia era fornito dall'ordine e dalla speciale Provvidenza di Dio. Perché è un'opera soprannaturale controllare, con un Potere invisibile, le menti degli uomini tanto quanto gli istinti o le abitudini degli uccelli. Se ci liberiamo dei corvi, non ci liberiamo del miracolo. È chiaro, di conseguenza, che egli era sostenuto in parte da un agente naturale e in parte da un agente sovrumano. Ora il nostro cibo, come il suo, è, anche se in modo diverso, naturale e soprannaturale. Usiamo i termini nel senso popolare, perché chi dirà che tutto il cibo non è soprannaturale. È vero, ci giunge attraverso ciò che chiamiamo "processi naturali", in ciò che chiamiamo "l'ordine della Natura"; ma è ovvio che le cosiddette "leggi della Natura" sono solo "dichiarazioni del corso osservato della Natura, o i risultati uniformi di cause fisiche conosciute che terminano in una causa prima o in cause non puramente fisiche" (Sir E. Beckett, "Origine delle leggi della natura"). Natura significa solo ciò che è fisso, stabile, uniforme (Bp. Butler). Ma, usando le parole come sono usate nel linguaggio comune, parte del nostro sostentamento, il soddisfacimento dei nostri bisogni corporei è, per la maggior parte, naturale; e un'altra parte, la soddisfazione delle nostre necessità spirituali, è per la maggior parte soprannaturale. I nostri bisogni, vale a dire, sono soddisfatti un po' come lo furono quelli di Elia. Tracciamo un po' più dettagliatamente la somiglianza, e vediamo prima come essa valga per la nostra

I SOSTENTAMENTO DEL CORPO. Impariamo da questa storia...

1.) Che dobbiamo usare i mezzi all'interno delle nostre reazioni. Nemmeno per il Suo messaggero eletto, il più grande dei profeti, Dio opera un miracolo inutile. "Dieu n'agit pas par des volontes particulieres" (Malebranche). Senza dubbio Dio avrebbe potuto fornire la sua bevanda con la stessa facilità del suo pane quotidiano, in modo straordinario, ma gli ebrei non lo fecero. No; in una valle che sfociava nel Giordano c'era un ruscello, alimentato da una fonte nascosta, come le nevi di Hermon, o che sgorgava dalle radici delle colline di Galaad, e il profeta doveva cercarlo e prendere dimora vicino ad esso. Che cosa impariamo da questo, se non che Dio "farà in modo che i nostri sforzi concorrano alla nostra conservazione", una verità un po' rudemente, ma sorprendentemente, espressa nel motto d'ordine puritano : "Confida in Dio e mantieni la tua polvere asciutta". Non è vera benignità fare a Elia ciò che può fare per se stesso. Ci sono terre dove il pane quotidiano si può avere senza cure né lavoro; dove un uomo deve solo stendere la mano e prendere il frutto dell'albero del pane e mangiare ed essere soddisfatto, ma si dice che questo sia un vantaggio dubbio. Si scopre che i nativi di quelle terre non lavorano, e la loro vita, che dovrebbe essere piena di alti sforzi, che dovrebbe mirare, se non altro, a "far crescere due fili d'erba dove prima ne cresceva solo uno", è sprecata a crogiolarsi al sole eterno. La legge primordiale: "Con il sudore della tua fronte mangerai il pane", anche se la chiamiamo maledizione, è in realtà una benedizione. "Sei giorni lavorerai" è un comandamento divino tanto quanto il comandamento di riposare il settimo. È Dio che decreta: "Se uno non vuole lavorare, neppure mangerà". [2Tessalonicesi 3:10] L'imperiosa necessità di provvedere al nostro pane quotidiano è una delle sorgenti che tiene in movimento il mondo: è il sale che preserva la nostra vita dalla stagnazione e dalla corruzione. Invano invochiamo aiuto a Giove. Dio ci ha dato campi e semi. Ebrei ci dà la pioggia e il sole; è per il nostro bene che dovremmo fare il resto

2.) Che poi Dio supplirà a ciò che manca. Quando abbiamo fatto del nostro meglio, possiamo giustamente rivolgerci a Lui per dare ciò che non possiamo ottenere. E questo gli Ebrei faranno: "Ti sarà dato il tuo pane e le tue acque saranno sicure". [Isaia 33:16] "Non ho mai visto il giusto abbandonato, né la sua discendenza mendicare il pane". Salmi 37:25] Nel deserto arido, gli Ebrei diedero il pane dal cielo. "Nei giorni della carestia saranno saziati". Salmi 37:19] Quale commento a queste parole fornisce questa storia l Elia aveva "invocato una carestia sul paese" [1Re 18:2; Luca 4:25] e aveva "spezzato tutto il gambo del pane"; Salmi 105:16] ma lui stesso ne aveva abbastanza e da risparmiare. Dio imbandisce per lui «una mensa nel deserto», Salmi 78,16 e quasi «alla presenza dei suoi nemici». Salmi 2:5] Le stelle cadranno dal loro corso, ma egli ne avrà abbastanza. Alcuni hanno pensato che i corvi gli portassero pane e carne dalla tavola di Achab. Sarebbe stato così, se fosse stato necessario. Se egli era con il cibo per mezzo dell'uomo, non per questo meno era per comando di Dio. E questo è il modo ordinario di Dio di ascoltare "la preghiera dei poveri indigenti", che mette nel cuore degli altri per aiutare. "Dio opera per mezzo e il mezzo principale è l'uomo" (Bossuet)

3.) Che Dio ci dà il nostro pane ogni giorno. Elia ricevette solo una piccola scorta di cibo in una volta. Anche se non gli mancavano, non aveva profusione. Gli ebrei avevano il "pane quotidiano" - perché "mattina e sera sono un solo giorno" (Genesi 1:5) - e non di più. Anche lui deve camminare per fede e imparare a "non pensare per il domani". E il pane quotidiano è tutto ciò che ci è stato promesso; tutto ciò per cui ci viene insegnato a pregare. E questo, forse, perché un giorno è una vita in miniatura; ogni giorno è completato dall'alba e dal tramonto, dal sonno e dall'oscurità, in una piccola vita perfetta. Che gli uccelli gli portassero o no il cibo, lui e loro lo ricevevano allo stesso modo, tosion arton, il pane di un giorno nel suo giorno. La lezione della manna (Esodo 16:20) ci viene insegnata di nuovo dal torrente Cherit

4.) Che Dio ci garantisce il necessario, non il lusso. Il cibo di Elia era frugale. "Acqua, pane e carne" [Confronta Isaia 33:16] Di norma, Ebrei ci dà cibo "in abbondanza più di tutto ciò che possiamo chiedere o pensare". Com'è prodigiosa la varietà del nostro cibo, quanto è generosa la sua offerta! Quale ricca provvidenza ha fatto l'Eterna Bontà per la gratificazione dei nostri gusti. Pesce, carne, pollame, frutta: l'elenco è infinito. E della polpa o dei frutti, ancora, quanti generi, e nei generi quante specie, e nelle specie quali innumerevoli varietà. Una profusione sontuosa contraddistingue i Suoi doni. Ciononostante, egli si impegna a darci meno del cibo di Cherith, nemmeno il pane e l'acqua. "Dio dà ordine per competenza, non per sfrenatezza" (Hall)

II CIBO SPIRITUALE. Ma ora dobbiamo considerare che "l'uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola", ecc. [Deuteronomio 8:3 ; Matteo 4:4] I santi hanno da mangiare carne di cui il mondo non sa nulla. Giovanni 4:8] Elia aveva altro cibo che quello che gli portavano i corvi. Nel dare il "pane quotidiano", Dio non dimentica la parte spirituale dell'uomo, anche se la dimentica nella sua preghiera per il pane. E Dio provvede ai bisogni dell'anima con leggi non dissimili da quelle che regolano l'approvvigionamento del cibo materiale

1.) Dobbiamo usare i mezzi della grazia. Il tesoro della Chiesa contiene un'abbondante provvista. Ci sono "acque vive", c'è "pane sostanzioso", c'è parola e sacramento, preghiera e salmo Ma dobbiamo venire alle acque e bere Giovanni 7:37; Apocalisse 22:17] La nostra fede ha bisogno di qualcosa di cui nutrirsi, ed è invano che chiediamo miracoli, purché non usiamo i mezzi. Se vogliamo amare Dio di più, dobbiamo cercare di conoscere meglio Dio, attraverso la Sua parola e le Sue opere. Se vogliamo essere più simili a Cristo, dobbiamo essere più con Cristo, nella Sua parola e nelle Sue ordinanze, perché è "l'associazione produce assimilazione". C'è la tendenza a denigrare i mezzi della grazia. C'è una religione che è del tutto soggettiva, che cerca la sua crescita e la sua espansione nell'eterna introspezione di sé o nella contemplazione mistica delle perfezioni divine. Ma "berrai dal ruscello". È vero, il canale non è nulla - Annus non ager, facit fructum, - ma un canale. È Dio che deve riempirlo, ma se Dio lo ha scavato, è presunzione scartarlo. "I mezzi che il Cielo offre devono essere abbracciati e non trascurati; altrimenti, se il Cielo lo volesse e noi non lo faremo, rifiutiamo le offerte del Cielo".

2.) Se siamo esclusi dai mezzi della grazia, Dio darà la grazia senza mezzi. È una verità benedetta, gratis non ligatur mediis. Noi non possiamo fare a meno di loro, ma Dio può farlo, e lo fa. Gli ebrei lo fecero nel caso spesso citato del ladro morente. Ebrei fu salvato senza sacramenti, ma San Paolo no. Atti 22:16] E quante volte i santi e i martiri, tagliati fuori, in mezzo a feroci persecuzioni, dalla comunione dei santi, hanno trovato i loro deserti o le loro celle glorificate dalla comunione diretta con Dio. Matthew Henry dice in modo curioso che "se non possiamo andare alla casa del Signore, possiamo andare al Signore della casa". La Chiesa d'Inghilterra proclama che ci può essere una vera Eucaristia senza gli elementi (vedi La Comunione degli Infermi, 3a Rubrica). Ma è solo quando siamo privi dei mezzi che possiamo giustamente aspettarci che Dio ne faccia a meno. Ebrei ha comandato ai Suoi ministri di nutrire la Sua Chiesa. Ebrei ha dato loro parola e sacramento, pane e vino, con cui nutrirlo; ma Ebrei è indipendente sia dai mezzi che dai ministri

3.) Le provviste di grazia sono concesse giorno per giorno. Il pane della nostra anima è un pane quotidiano. Ogni giorno chiediamo perdono, grazia; [Matteo 6:11] e come i nostri giorni, così sarà la nostra forza. Se non abbiamo la preghiera del mattino e della sera in Chiesa, possiamo averla in casa. E mattina e sera possono essere santificati dalla Parola di Dio e dalla preghiera, in privato. Ognuno può trovare un Cherith nell'armadio; ciascuno riceve lì la sua porzione di carne a tempo debito

4.) La grazia è data senza misura. Dio non promette lussi, perché spesso sono dannosi. Ma qui non c'è indulgenza eccessiva. È significativo come l'eccesso nel vino sia in contrasto con l'essere riempiti con lo Spirito. [Efesini 5:18] Non si può bere troppo a fondo delle acque vive. Giovanni 7:38] Essi sono dati gratuitamente. Apocalisse 22:17]

5 Ed egli andò e fece secondo la parola del Signore, poiché Ebrei ed egli andarono ad abitare presso Ebrei nel -- torrente Cherit, che è di fronte al Giordano

6 E i corvi portarono Ebrei portandogli pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera il Tino. LXX ha "pane al mattino e carne alla sera". È stato obiettato che questo verso è fatale per l'opinione avanzata sopra - che i μybr non erano uccelli ma uomini - che nessun uomo sarebbe "venuto regolarmente due volte al giorno,., dandosi così inutili problemi e aumentando la possibilità di essere scoperti, quando avrebbero potuto facilmente lasciargli una scorta per diversi giorni" (Rawlinson). Ma se possiamo credere che il profeta fosse, se non tra parenti o amici, almeno tra il popolo pastorale, semi-nomade di Galaad, un popolo, vale a dire, simile ai Bedawin nei loro istinti e costumi, è facile capire che, avendolo preso sotto la loro protezione, si sarebbero prefissati di visitarlo regolarmente. non solo per mostrargli tutto l'onore possibile, come persona dotata di poteri soprannaturali, [1Re 18:7,13] ma per offrirgli una certa misura di simpatia e compagnia. E possiamo quindi vedere un motivo per cui si parla di mattina e sera. Le loro visite si facevano al crepuscolo, che in Oriente è in realtà più lungo di quanto generalmente si supponga; e lui beveva bevande ebraiche . Il futuro Ebrei ha spesso la forza di un imperfetto, ed esprime l'azione continuata o ripetuta del ruscello

7 e avvenne dopo un po' di tempo, Ebrei alla fine dei giorni. Non necessariamente post annum. Le parole senza dubbio hanno questa forza altrove, Levitico 25:29; Giudici 11:40 17:10; 1Samuele 27:7, ecc.; Ma in tutti questi casi, il significato non risiede nelle parole stesse, ma nel contesto. È impossibile dire per quanto tempo Elia rimase nel Wady. Tutto ciò di cui possiamo essere certi è che deve essere stato più di due posteriori, su tre e un manico, a Zare-phath. [Vedi 1Re 18:1] che il torrente si prosciugò, perché non c'era stata pioggia nel paese. μv,g,, imber, significa pioggia battente. La parola usata nella ver. 1 è rfm pioggia di qualsiasi tipo

Vers. 7-9.

La vedova di Sidone

Verso la fine dell'anno di isolamento di Elia, per usare le parole del dottor Macduff, "il ruscello cominciò a cantare meno allegramente; una volta un ruscello o una cascata piena, che, notte dopo notte, era solita addormentare il profeta d'Israele, si attenua gradualmente in un filo d'argento. In pochi giorni sembra gocciolare goccia a goccia dalla roccia brulla, finché, dove prima c'erano pozze d'acqua rinfrescante, ora non rimane altro che sabbia e pietre. È tempo che il profeta guardi a Dio per ulteriori indicazioni; e in risposta alla sua preghiera, "la parola del Signore gli fu rivolta, dicendo: Alzati", ecc. Quanto sono diverse le risorse del credente da quelle del mondano! Quando il Cherit del mondismo fallisce non ha più nulla a cui guardare, ma quando al credente viene tolto un conforto, un altro è a portata di mano. Salmi 37:19] Meditiamo su...

I IL COMANDAMENTO DI DIO ALLA VEDOVA

1.) Lei deve sostenere il profeta del Signore

(1) Che onore è questo! Per due anni e mezzo per intrattenere l'uomo che "sta dinanzi a Geova", alla cui parola le nuvole sono sigillate o le cateratte del cielo aperte! (Vedi ver. 1 e 18:41). L'uomo la cui preghiera era di far scendere il fuoco sul sacrificio sul Carmelo per la confusione dell'idolatria! (Cap. 18:38). Chi doveva far scendere lo stesso elemento sui soldati di Acazia

(I.) [2Re 1:10-12] Che era destinato a cavalcare vivo nei cieli su un carro di fuoco!. [2Re 2:11] Che era destinato, molti secoli dopo, ad apparire in gloria con il Messia sul monte della trasfigurazione!. [Matteo 17:8] E chi deve ancora venire prima del grande giorno del giudizio per risollevare i figli d'Israele dalla loro dispersione! [Malachia 4:5,6 ]

(2) Come poteva sperare in tale distinzione? Una povera vedova, così povera da non avere né serva né combustibile in casa! Una vedova con suo figlio, entrambi in punto di morte! Uno straniero, e anche uno straniero di Sidone, il paese di Baal e il paese della malvagia Gezabele! Nota: le vie di Dio non sono come le nostre. Ebrei fa accadere cose improbabili. Quanto poco sappiamo quali possono essere i pensieri del Suo cuore riguardo a noi!

2.) Ma come può raggiungere questo obiettivo?

(1) L' incredulità potrebbe mormorare a una tale requisizione. Potrebbe accusare Dio stoltamente di essere un tiranno che richiede mattoni dove non ha fornito paglia. Coloro che si allontanano dal lavoro della Chiesa a causa di una presunta incompetenza cadono in questo errore, trascurando di confidare in Dio

(2) È sufficiente che Dio abbia comandato. I suoi comandi sono promesse. Esodo 3:10-12; Giudici 6:14] Guardate come si moltiplicano la farina e l'olio nelle mani della vedova. Quanto più difficile (umanamente considerata) è l'impresa, tanto più gloriosamente apparirà l'eccellenza della potenza di Dio. [Vedi 2Corinzi 12:9] Tenta grandi cose per Dio. Aspettatevi grandi cose da Dio

II LE RAGIONI DEL COMANDO. Io, Elia aveva bisogno di soccorso

(1) Il ruscello si è prosciugato. Ora è il momento di mettere alla prova la fede del profeta. Ma è un uomo di preghiera, quindi conosce bene Dio. Coloro che meglio conoscono Dio hanno più fiducia in Lui. Siamo molto in preghiera

(2) Allora "venne la parola del Signore". L'estremità dell'uomo è l'opportunità di Dio. In nessuna difficoltà disperiamo dell'aiuto finché manteniamo un solo cuore. Dio conosce ogni cosa. Gli ebrei possono fare tutto ciò che gli ebrei vogliono

2.) La donna aveva bisogno di soccorso

(1) Anche lei era arrivata all'estremo, all'ultima manciata di pasto. Che spettacolo commovente è quella vedova alla porta di Sarepta che raccoglie alcuni ramoscelli per preparare l'ultimo pasto per sé e per suo figlio!

(2) Non aveva forse pregato? Senza dubbio; e più sinceramente. Evidentemente credeva nell'Iddio d'Israele. Geova non era sconosciuto nel paese di quell'Hiram che "fu sempre amante di Davide", e così aiutò materialmente Salomone nella costruzione del tempio [1Re 5 ]

(3) Ma allora non era un'israelita a cui "erano le promesse". Così, rivolgendosi a Elia, le sue parole sono: "Com'è vero che vive il Signore tuo Dio". Crede nel "Dio vivente", ma non può presumere di chiamarlo il suo Dio. [Vedi Romani 9:4] Che diritto aveva un povero straniero di Sidone di chiudersi a chiave per una speciale considerazione da parte del Signore?

(4) "Ebrei dà grazia agli umili". Gli ebrei che leggono il cuore videro che avrebbe creduto se solo avesse avuto la promessa di autorizzare la sua fede. Ebrei di conseguenza le diedero l'opportunità che lei colse e migliorò. [Vedi Atti 10:1-6] Agiamo secondo la nostra luce, e Dio ci guiderà in tutta la verità

3. Ma non eri tu una vedova in Israele?

(1) Sulla base della migliore autorità sappiamo che c'erano "molti" e bisognosi come questo Sidoniano. Nella gravità di una tale carestia, le morti per fame non erano rare

(2) Ma la stessa autorità ci informa che non c'era nessuno così degno come questa vedova di Sarepta. [Levitico 4:24-26] Nessuna vedova in Israele avrebbe ricevuto il profeta come questa vedova ha ricevuto lui. La morale è che se vogliamo avere un favore speciale da Dio, dobbiamo avere una fede speciale per riceverlo. Cerchiamo di essere sempre in quell'atteggiamento di sincera consacrazione a Dio che ci renderà idonei a qualsiasi servizio egli si compiacerà di promuoverci. Avere il permesso di fare qualsiasi cosa per Dio è un onore indicibile

-J.A.M

Vers. 7-16.

Cura divina

I L'INFINITÀ DELLE RISORSE DI DIO

1.) Il ruscello ha ceduto; e un elemento essenziale della vita non poteva più essere avuto lì. Ma fu solo perché questo meraviglioso provvedimento potesse dare luogo a meraviglie più grandi. Quando i mezzi sono minacciati, il cuore affonda; ma gli Ebrei che li hanno provveduti per un certo periodo sanno del fallimento; e gli ebrei che hanno mandato via Cherith possono mandare altrove. Un canale di aiuto fallisce solo perché l'anima possa essere vivificata da una nuova rivelazione della bontà di Dio

2.) Gli Ebrei furono inviati in quello che sembrava essere il più pericoloso di tutti i luoghi: nel territorio del padre di Jezebel. Eppure l'improbabilità stessa che cercasse rifugio lì aumentava la sua sicurezza. Il sentiero di Dio può essere percorso solo dalla fede, ma quella fede viene presto trasformata in lode

3.) Ebrei è stato inviato in un quartiere molto improbabile. La padrona di casa che il Signore aveva scelto era una vedova che possedeva abbastanza per fornire solo un altro pasto per sé e per il suo bambino. Ma anche qui la fede doveva scoppiare in lode. La potenza di Dio è infinita, e i più meschini e i più potenti possono essere usati per glorificarLo

II LA RICOMPENSA DELLA FEDE OBBEDIENTE

1.) Per Elia. Ebrei andò senza dubbio, cercò la città, ed ecco, alla porta (versetto 10) incontrò la sua padrona di casa. Coloro che agiscono in base alle promesse di Dio incontreranno la rivelazione della Sua verità e della Sua grazia

2.) Per la donna (vers. 11-16). Era il suo ultimo pasto: l'amore per il suo bambino e la sua stessa fame devono averle reso difficile l'obbedienza, ma il seme che ha seminato nella fede ha reso mille volte. La chiamata di Dio a sacrificarsi per il Suo servizio, per l'onestà e la verità, è la via per l'abbondanza e non per la perdita

3.) Per entrambi. La donna entrò in un nuovo mondo. L'invisibile fu svelato; conosceva Dio. Elia trovò in un paese pagano una casa che Dio aveva santificato. La comunione di fede glorifica tutte le relazioni umane.

Vers. 7-24.

Seconda preparazione di Elia

Elia passò attraverso la sua seconda fase di preparazione sotto l'umile tetto della vedova di Sarepta. Ebrei è nell'atteggiamento giusto per ottenere una santa preparazione per la sua opera, poiché si è posto assolutamente e direttamente sotto la guida di Dio. Quando la parola di Dio gli giunge, egli è pronto ad alzarsi e ad andare dovunque gli ordini. Così Cristo fu "guidato dallo Spirito" per iniziare il Suo ministero pubblico; [Matteo 4:1] e durante tutto il Suo corso gli Ebrei riconobbero la stessa guida infallibile. Lo scopo di Dio nell'inviare Elia alla povera vedova era di mostrargli, prima che entrasse nel grande conflitto con l'idolatria, che aveva a sua disposizione un potere divino al quale nulla sarebbe stato in grado di resistere. Elia doveva, per così dire, dimostrare le sue armi, lontano dall'osservazione umana, CON UN PASSAGGIO DI PROFONDA ESPERIENZA PERSONALE. Da qui il doppio miracolo del barile di farina e dell'orcio d'olio sempre pieno. Da qui, ancora più distintamente, quel glorioso miracolo della risurrezione del figlio della vedova da parte del profeta. Questo miracolo non ebbe testimoni; Né dobbiamo meravigliarci di questo. Dio non compie miracoli per affascinare gli astanti; Ebrei non dà spettacolo della Sua meravigliosa opera. La sua gloria è sufficientemente magnificata nella liberazione di un credente umile come la vedova di Sarepta, e nella qualificazione del profeta per la sua missione. Gesù Cristo rifiutò di fare miracoli per mettersi in mostra, e il potere fu riservato ai cuori umili e alle dimore umili. Elia ha imparato a conoscere la forza di Dio che è in lui; lo ha dimostrato nel segreto della sua anima. Ebrei ha la piena certezza che si manifesterà in lui quando si troverà davanti ad Achab, non meno potentemente che nell'oscurità della casa della vedova. Questa intima esperienza personale della grazia di Dio è di valore incomparabile per i Suoi servitori. Se vogliamo avere la forza divina da usare nel grande conflitto con il peccato che ci circonda, dobbiamo provare la sua energia miracolosa nella nostra vita privata. E ricordiamoci anche che le nostre case possono essere la scena delle più potenti manifestazioni della grazia di Dio, e delle più significative liberazioni provvidenziali, se solo i nostri cuori fossero aperti a Lui in umiltà e amore, come il cuore della vedova di Sarepta.

8 E la parola dell'Eterno gli fu rivolta, dicendo:

Vers. 8-16.

La fornace della prova

Sembra che il villaggio di Sarepta abbia preso in prestito il nome dalla fornace o dalle fornaci create lì per la fusione dei metalli. Vedi nota alla ver. 9. Un grande lessicografo interpreta la parola nel senso di "officina per la fusione e l'affinazione dei metalli". Ma quel nome avrebbe potuto essere conferito, con non meno proprietà, dalle circostanze riportate in questa sezione. Era una vera fornace per gli uomini; un luogo di analisi e di raffinazione sia per il profeta che per la vedova presso la quale alloggiava. "Sicuramente c'è un posto per l'oro dove lo si raffina". [Giobbe 28:1 ]

IO ERA UN LUOGO DI PROVA PER ELIA. In relazione ad essa egli fu sottoposto alle seguenti prove della sua fede e del suo coraggio:

1.) Gli ebrei dovettero lasciare il suo nascondiglio. Per mesi aveva dimorato al sicuro nel profondo, isolato e pacifico guado. Il fatto che dovesse nascondersi lì, e aspettare così a lungo, dimostrava quanto grande fosse il pericolo a cui era esposto. Ma ora gli viene comandato di lasciare il suo asilo, di andare per il mondo, di correre il rischio del riconoscimento, del tradimento, della morte; e farlo, non possiamo dubitare, gli costerebbe una lotta, e metterebbe alla prova la sua fede in Dio

2.) Gli ebrei dovettero cercare una casa a Sidone. Come sarebbero giunte alle sue orecchie quelle parole: «Che appartiene a Sidone»! Sidone era la capitale di Ethbaal. Il padre di Izebele, il suo implacabile nemico, vi regnava. Era come entrare nella fossa dei leoni. Il suo sentimento sarebbe stato qualcosa di simile a quello degli uomini di Davide: "Ecco, noi abbiamo paura qui in Giuda: quanto più se venissimo a Keila". [1Samuele 23:3] Di tutti i nascondigli, questo gli sembrerebbe il più da temere. Come può sfuggire all'individuazione! Gli ebrei potrebbero essersi spaventati, come in un periodo successivo, e essere fuggiti più lontano nel deserto. Oppure avrebbe potuto chiedere, come Lot, [Genesi 19:20] di poter trovare un altro rifugio. Ma non fece né l'uno né l'altro. "Gli ebrei si alzarono e andarono a Sarepta". Ebrei era "forte nella fede, dando gloria. [Romani 4:20 ]

3.) Gli ebrei dovevano essere sostenuti da una donna vedova. La posizione e le circostanze della vedova orientale devono essere ricordate qui. L'isolamento in cui vivono le donne orientali rende difficile per una vedova trovare un sostentamento, anche se ci fosse un lavoro da fare. E dobbiamo solo considerare quale sarebbe la posizione delle vedove tra di noi, se non ci fossero cose come gli investimenti, nessun mezzo per mettere il denaro ad usura. [Deuteronomio 23:19] Da qui le ripetute ingiunzioni di ricordare la vedova [Deuteronomio 14:29; 16:11,14; 24:17,19-21 ; Giobbe 24:21; 29:18; Salmi 146:9] Da qui il provvedimento speciale per le vedove nella Chiesa primitiva Atti 6:1; 1Timoteo 5:4-9] La vedova era oggetto di carità e aveva bisogno di sostentamento. E ora Elia impara che da una vedova deve essere protetto e sostenuto. E questa vedova era una straniera, probabilmente un'idolatra, una straniera sia per razza che per religione. Sicuramente qui c'era una prova sia della sua fede che della sua obbedienza

4.) Ebrei trova la vedova nella povertà più estrema. Ebrei incontra il suo "raduno di bastoni". Questo di per sé non era un segnale incoraggiante. Poi sente dalle sue labbra che il suo armadio è vuoto. Non ha cibo per sé, tanto meno per un estraneo. "Una manciata di farina", un "po' d'olio", questo è tutto il suo negozio. Colei che doveva sostenere la sua vita è essa stessa pronta a morire. Ma lui sa in chi ha creduto. Gli ebrei "non argomentarono contro la volontà del cielo". Gli ebrei non "battevano un briciolo di cuore o di speranza". "Fammi prima una piccola torta." Agli Ebrei è assicurato che "non saranno più confusi nei tempi malvagi e nei giorni della carestia saranno saziati". Salmi 37:9] Ebrei sa che "Dio non permetterà che la sua parola venga meno, né cambierà ciò che è uscito dalle sue labbra". Salmi 89:8 ]

5.) Ebrei è murato nella sua casa per due anni. Quei due anni furono anni di esilio dal suo paese e dal suo lavoro. Dovette aspettare tre anni e mezzo, e la maggior parte del tempo in terra straniera, prima del suo ritorno; recisi, "non dalla vita, ma dall'utilità, che è il fine e il conforto della vita". Chi di noi non sarebbe stato impaziente o, come il Battista nella sua fortezza-prigione, tentato di pensare che Dio si fosse dimenticato di noi? E sapeva che per tutto questo tempo il suo popolo stava soffrendo. Pensiamo che sia strano se un servo di Dio viene messo da parte per alcuni mesi dal suo ministero. Ma il più grande dei profeti fu messo a tacere, fu sepolto vivo, per il periodo mistico di quarantadue mesi, per "il tempo e i tempi e la metà del tempo". Apocalisse 11:2,8; 12:6,14] "Quando non possiamo lavorare per Dio, dobbiamo stare tranquilli per lui" (Enrico). "Servono anche coloro che stanno solo in piedi e aspettano".

6.) La sua presenza non è una protezione contro la malattia. Dei tre inquilini della casa di campagna, uno si ammala e si affloscia nella tomba. Questa malattia non ci sorprende, ma lo fece Elia (ver. 20); e ciò perché viveva sotto la dispensazione delle ricompense temporali. La malattia era allora considerata, e spesso era, il flagello dell'Onnipotente [Deuteronomio 7:15; 28:61 -- ; Confronta 1Corinzi 11:30] Era una prova, di conseguenza, per la fede di Elia. Sembrava che la mano del Signore fosse stesa contro di lui. Sembrava che dovesse essere sempre l'autore della sventura ("Hai anche tu", ecc.); come se la vedova da cui era stato ospitato, e che lo aveva nascosto a rischio della vita, dovesse essere ricambiata con una punizione crudele per la sua buona azione. Ma vediamo ora in Sarepta

II UNA FORNACE DI PROVA PER LA VEDOVA. Era questo in due modi...

1.) Uno sconosciuto chiede una parte del suo ultimo pasto. O, piuttosto, esige la prima parte. "Fammi prima una piccola torta." Ora consideriamo la sua posizione. È ridotta all'ultimo boccone La carestia è così dolorosa che lei e suo figlio, dopo aver consumato insieme questo pasto, stanno per sdraiarsi e aspettare la morte. Devono aver già sofferto abbastanza la fame; Devono aver temuto la fame fino alla morte che li attendeva. Agisce in questo momento uno sconosciuto appare improvvisamente davanti a lei, e dice che deve mangiare per primo. È vero che egli indossa l'aspetto di un profeta, e si appella al Signore Dio d'Israele, ma i profeti erano spesso ingannatori, [1Re 13:18; 22:12] e ci si poteva aspettare che gli dèi stranieri non le mostrassero alcun favore. E a casa, la sua stessa carne e il suo stesso sangue, il figlio del suo grembo, stende le sue dita magre, attenuate dalla carestia, e piange per tutto ciò che ha da dare. Inoltre, se questo profeta poteva moltiplicare il cibo, come professava di poter fare, perché avrebbe dovuto chiederle del pane? Era ragionevole che si separasse dal suo ultimo boccone sulla base di una simile promessa? "La carità inizia a casa". "Lasciate che i bambini siano prima saziati". "Prenderò il mio pane e la mia acqua e li darò a uno che non so da dove sia"? Così avrebbe potuto giustamente argomentare. Non ci saremmo potuti meravigliare se la prova fosse stata troppo grande per lei; se si fosse tenuta saldamente il pane dei suoi figli e lo avesse negato ai "cani". Ma, come quell'altra donna siro-fenicia, [Matteo 15:21 -- sqq.] la sua fede era all'altezza della prova; "andò e fece secondo la parola di Elia". E perciò anche di lei si potrebbe giustamente dire: "Non ho trovato una fede così grande, no, non in Israele".

2.) Suo figlio si ammala e giace apparentemente senza vita. Il legame tra una madre e un figlio unico è, forse, il più stretto e tenero di tutti i rapporti di sangue; ed è stato osservato che è particolarmente forte e sacro in Oriente. "Il figlio unigenito di sua madre ed ella era vedova": [Luca 7:12] Chi non sente il pathos di queste parole? E il legame sarebbe stato tanto più forte in questo caso perché avevano sofferto insieme; perché le era stato restituito dalle fauci della morte (Ver. 12). Alcuni dicono che valutiamo le cose in proporzione a ciò che ci sono costate, e in base a questo principio spiegherebbero il profondo amore della madre per la sua prole. La madre di Goethe diceva che «lei e il suo Wolfgang si erano sempre aggrappati l'uno all'altra, perché erano stati giovani insieme»; ma aver avuto fame insieme, aver guardato in faccia la Morte mano nella mano, aver visto lo spettro ritirarsi, certo questa comunione nella sofferenza, questa sumpaqeia, questa compassio, avrebbe generato una simpatia molto più profonda. E ora questo ragazzo, la cui vita era stata miracolosamente preservata, è così malato che non gli è rimasto respiro. Che cosa poteva pensare questa madre affettuosa e ansiosa? Il profeta che aveva dato loro il pane non era forse in grado di difenderli dalla malattia? O era questa la ricompensa di Dio per la sua ospitalità? Potrebbe aver avuto pensieri duri su Dio, o pensieri indegni sul profeta. È un miracolo che abbia mantenuto salda la sua integrità. Ma non pensava quasi mai a se stessa. Doveva essere, sosteneva, un giudizio per il suo peccato. L'uomo di Dio aveva letto la sua vita; aveva portato il suo peccato alla memoria del suo Maestro (ver. 18). Non le viene mai in mente, per quanto forte fosse la tentazione, di accusare la provvidenza di Dio. Ma la sua fede e la sua pazienza devono essere state messe a dura prova

Resta ora da considerare come questi saggi di fede, che hanno dato a questa bottega fenicia la sua docilità e immortalità, fossero "più preziosi dell'oro che perisce, anche se è provato con il fuoco". In quella bottega Dio stesso sedeva "come un raffinatore e purificatore d'argento".

Si dice che quando il crogiolo, la pentola per l'affinamento dell'argento, viene messo nella fornace, il chimico ha una prova sicura e pronta della sua purezza, un mezzo per sapere quando i suoi lunghi processi hanno raggiunto il loro scopo. Quando vede il suo volto riflesso nel metallo incandescente e non macchiato, sa che la purificazione è completa

Fu perché Elia e la sua padrona di casa imparassero a conoscere Dio, potessero essere trasformati nell'immagine di Dio, che sperimentarono questi due anni di purificazione nella fornace. Era perché le scorie potessero essere semplicemente purgate e lo stagno portato via; [Isaia 1:25] affinché potessero essere trasformati nell'immagine del loro Creatore [Colossesi 3:10 ; 2Corinzi 3:18]

Ora lo storico non registra i risultati di questo saggio, se non incidentalmente. Ma possiamo vedere chiaramente che la fede di Elia e della vedova si rafforzò grazie all'esercizio. Quanto ha guadagnato Elia; come la disciplina ha raccontato la sua carriera successiva; come la prova della sua fede abbia prodotto pazienza, [Giacomo 1:8] non possiamo ora scoprirlo. Ma possiamo vedere che ha portato alla conversione della vedova, o alla conferma della sua fede, e alla gloria e alla lode di Dio (ver. 24). E non è tutto. I suoi problemi sono nell'eternità. La croce era il precursore della corona. [Giacomo 1:12]

9 Alzati, va' a Sarepta Cf. Abdia 20. Il nome indica fornaci o officine per la raffinazione dei metalli, prx liquavit. LXX Sarepta; Confronta Luca 4:26. Oggi è rappresentato da un insignificante villaggio, Surafend, che però conserva il nome originario. Si trova ancora, come senza dubbio allora, sulla strada maestra tra Tiro e Sidone, e sulla riva. Il profeta si troverebbe così nella fossa dei leoni, nel cuore stesso dei domini di Ethbaal. Vedi Porter, 2:397. Stanley (S. e P. p. 268) mostra come il ricordo di questa visita indugi ancora nelle tradizioni del quartiere, che appartiene a Zidon, Sidone è visibile da un punto distante un quarto d'ora. "La dipendenza di Sarepta da Sidone è indicata nelle iscrizioni di Sennacherib, dove è menzionata come appartenente a Luliya, re di Sidone", Rawlinson, e vi dimora: ecco, ho comandato a una vedova di sostenerti. Nel considerare queste parole, si dovrebbe tenere presente la condizione generalmente indigente della vedova d'Oriente (Atti 6:1; 1Timoteo 5:3-5). ecc.] Da Luca 4:25,26 si deduce che il profeta fu mandato là per lei e per lui. Matteo 15:21-28 racconta di un'altra donna siro-fenicia

10 Così egli si alzò e andò a Sarepta Non ne consegue che il suo percorso passasse sopra il "Promontorio Bianco", o Scala di Tiro, come fece nostro Signore quando gli Ebrei "partirono per i confini di Tiro e Sidone". [Matteo 15:21] Se il suo nascondiglio fosse vicino ad 'Abara, o Betshean, è probabile che si mantenesse a est del Giordano, fino a Banias o Dan, dove il fiume è guadabile, e da dove una strada conduce direttamente a Sidone. Gli ebrei avrebbero così evitato Tiro. E quando giunse alla porta della città, le rovine di Surafend erano ancora molto considerevoli (vedi Thomson, "Land and Book", 1:235) e provano che era un luogo importante, una città con porte e mura. "Porta", tuttavia, è usato un po' liberamente nell'Antico Testamento - dell'ingresso di un villaggio, o anche del luogo di concorsi e di giudizio, ecco, gli Ebrei a. Gli Ebrei non sapevano ancora che questa era la vedova da cui era stato mandato. Le sue risposte alle sue richieste lo informarono prima che questo era l'oggetto della sua ricerca: la vedova era lì, Ebrei ecco, una vedova -- che raccoglieva bastoni, questo non era un segno promettente. E lui la chiamò, e le disse: "Ti prego, portami un po' d'acqua in un vaso Ebrei". Bahr capisce la coppa che Elia aveva portato con sé dal Wady Cherith; ma certo è estremamente improbabile che portasse con sé una tazza o una bottiglia. "Il vaso" probabilmente importa il recipiente ordinario usato per lo scopo: la "bottiglia di terracotta del vasaio". Geremia 19:1 Sappiamo che questo è stato usato per andare a prendere l'acqua, [Isaia 30:14] affinché io possa bere

Vers. 10-16.

Il barile di farina

In Oriente la gente conservava il mais in vasi di terracotta per proteggerlo dagli insetti che brulicano al calore del sole. Quello che nella nostra traduzione è chiamato "barile" (dk) era uno di questi vasi. Il negozio in questo caso era esaurito; non ne era rimasta che una "manciata"; eppure questo fu così moltiplicato dalla potenza di Dio che tre persone vi trovarono almeno provviste sufficienti per due anni e mezzo. Chiediamo...

I COME SI È CONOSCIUTO IL SUO STATO

1.) Elia andò a Sarepta in cerca della vedova

(1) Queste erano le sue istruzioni (vers. 8, 9). Ma c'era una sola vedova in questa città di "forni fusori", [cfr. 1Re 7:14], in questo alveare di industrie, in questo centro di popolazione? Come può allora scoprire quello giusto?

(2) Dio la conosce, e questo è sufficiente per il profeta. La Parola del Signore che gli fu rivolta a Samaria e a Cherit ora lo guiderà. [Vedi Isaia 42:16 ]

(3) Seguiamo la luce che abbiamo e Dio ce ne darà di più. Così il fedele servo di Abramo fu guidato da Rebecca [Genesi 24 ]

2.) Gli Ebrei la trovarono alla porta della città

(1) Era lì per una commissione tutta sua, cioè per raccogliere alcuni ramoscelli secchi per accendere un fuoco e cucinare il suo ultimo pasto in questo mondo

(2) Anche lei era lì, sebbene a sua insaputa, per un incarico di Dio. Le fu comandato di sostenere il profeta d'Israele

(3) Eppure queste due missioni sono in armonia. Dio usa i propositi dell'uomo per realizzare i Suoi. L'uomo propone; Dio dispone

3.) Gli ebrei la identificarono prontamente

(1) Gli Ebrei le chiesero dell'acqua, che, con ammirevole prontezza, andò a prendere. Questo fu il segno con cui il servo di Abramo identificò Rebecca. [Genesi 24:14] Il calice d'acqua fredda ha la sua promessa di ricompensa. [Matteo 10:42 ]

(2) Poi chiese del pane, la quale ulteriore richiesta aprì la strada a tutta la verità: "Com'è vero che vive il Signore tuo Dio, io non ho una focaccia, ma", ecc. (ver. 12). Da queste parole è evidente che ella riconobbe Elia, almeno come israelita, e probabilmente come profeta d'Israele; perché era una persona di spiccata individualità. La sua abbondanza di capelli, probabilmente, poneva Eliseo in tale contrasto con lui che Eliseo veniva deriso come una "testa calva". (Comp. 2Re 1:8 e 2:23).

II COME SONO STATE MANTENUTE LE SUE RISORSE

1.) Per il potere miracoloso di Dio

(1) "Il barile di farina non si esaurì, né venne meno l'orcio dell'olio, secondo la parola del Signore che egli pronunciò per mezzo di Elia." Questo provvide non solo all'ospite, ma anche alla vedova e a suo figlio per due anni e mezzo. Come osserva Mons. Hall, "Mai il mais o l'olivo sono cresciuti così tanto nella coltivazione come questi hanno fatto nell'uso".

(2) Questo miracolo fu simile a quello della manna. L'off era usato come burro per il pasto, e il sapore della manna era come l'olio fresco. [Numeri 11:8] Anche ai miracoli dei pani di Cristo

(3) Le lezioni sono le stesse. Tutti i miracoli insegnano che "l'uomo non vive di solo pane, ma della parola di Dio". Che questo cibo spirituale è il dono di Dio. Che differisce essenzialmente dal pane che perisce. Non solo è imperituro, ma si moltiplica nell'uso, cresce man mano che viene dispensato. Come furono deliziose le feste spirituali di quei due anni e mezzo nella dimora della vedova [Vedi Apocalisse 3:20 ]

2.) Attraverso la fede della vedova

(1) Era predisposta a credere. Dio vide questo, altrimenti gli Ebrei non l'avrebbero onorata con il Suo comando di sostenere il suo profeta. [Vedi Luca 4:24-26] Viviamo sempre in quell'idoneità morale ad essere impiegati da Dio

(2) Questa disposizione è stata incoraggiata. Attese qualcosa che giustificasse la sua fede in Dio, e lo ottenne: "Ed Elia le disse: Non temere; Va' e fa' come hai detto", de. (vers. 13, 14). Ella sapeva che la parola del Signore era con Elia, e questa istruzione di preparare prima una piccola focaccia per il profeta era secondo l'ordine di Dio. [Vedi Numeri 15:20,21 ]

(3) Ha dimostrato la genuinità della sua fede con le sue opere. "Ella fece secondo la parola di Elia". Mediante le opere la fede è resa perfetta, e Dio giustificò la fede che lo giustificava. - J.A.M

11 E mentre stava per andare a prenderla, il dono dell'acqua agli assetati è sempre stato considerato un dovere sacro in Oriente. "Mai durante i molti anni di permanenza in Siria e molte lunghe giornate di viaggio, mi è stato rifiutato un sorso d'acqua da un solo individuo di qualsiasi setta o razza. Il Bedawy nel deserto ha condiviso con me l'ultima goccia della sua borraccia" (Porter). È chiaro che l'approvvigionamento idrico della Fenicia non era del tutto venuto meno. "I freschi corsi d'acqua del Libano conserveranno la loro forza vitale molto tempo dopo che le più scarse sorgenti della Palestina saranno state prosciugate", la chiamò Stanley e disse: "Portami, ti prego, un boccone di pane". La richiesta di cibo gli rivelerà presto se questa è la donna vedova che deve sostenerlo nella tua mano. Bahr capirebbe qui: "Dammi un boccone del pane che hai in mano" - einen Bissen des Brodes das du besitzest - e ha la LXX, ywmo sou, per sostenerlo. Ma è fatale per questa visione

(1) che il verbo è yjiqli, lo stesso già usato nella richiesta di acqua (ver. 10), e

(2) che non c'è articolo prima del pane. "Il pane nella tua mano" sarebbe stato chiaro, ma le parole così come sono possono solo significare: "Portami, insieme all'acqua nel vaso, un boccone di pane nella tua mano". Inoltre, "in tuo possesso" sarebbe stato probabilmente espresso da "sotto la tua mano", come in 1Samuele 21:3,4,8, sebbene "nella mano" si trovi in Ecclesiaste 5:13; Esdra 7:25, in un senso in qualche modo simile

12 Ed ella disse: "Com'è vero che l'Eterno, il tuo Dio vive Bahr, Keil, al. decludi da questa formula che la donna era un'adoratrice dell'Iddio d'Israele". Bahr è estremamente positivo su questo punto, affermando che, se fosse stata una pagana, le parole sarebbero state decisamente ipocrite, e per di più, che Elia non sarebbe mai stato mandato [Luca 4:26] da un idolatra. Ebrei suggerisce inoltre che forse fosse un'israelita di nascita, che era stata sposata con un fenicio. Ma tutto questo è estremamente dubbio. In primo luogo, è degno di nota che le parole sono: "Geova tuo Dio", parole che mostrano che ella riconobbe Elia, forse dalla sua faccia giudea, probabilmente dal suo abito profetico [2Re 1:8] come adoratrice di Geova. Ma se anche lei fosse stata la stessa, è probabile che avrebbe detto "mio Dio", perché quella forma non solo avrebbe dato maggiore forza alla sua ostinazione, ma avrebbe stabilito un legame di simpatia - come gli ebrei in terra straniera erano ben lieti di riconoscere - tra loro. E l'osservazione che è ipocrisia giurare per un dio in cui non si crede è liquidata dalla considerazione che potrebbe aver creduto nel Signore così come in Baal. Vedi nota a 1Re 5:7. I Tiri non sapevano nulla del monoteismo Non ho una torta ora, il sinonimo di hGu (ver. 13), il più piccolo tipo di pane. Era cotto nella cenere; da qui la LXX ejgrufiav. Da questa pietosa rivelazione si deduce che la carestia si era già estesa alla Fenicia, come naturalmente avrebbe fatto, considerando quanto quel paese dipendesse da Israele per i suoi prodotti alimentari; vedi nota a 1Re 5:9,11. Giuseppe Flavio (Ant. 8:13, 2) cita Menandro come attestante un anno di siccità durante il regno di Ethbaal, ma una manciata di farina in un Ebrei il barile dK probabilmente collegato con cadus, cadeau, ecc.; secchio, secchio e un po' d'olio in un orcio: ed ecco, sto raccogliendo due bastoni -- , cioè alcuni bastoncini (Gesenius). Possiamo paragonare l'idioma tedesco ein Paar e il nostro "due o tre". Ma "due" in questo senso non ricorre da nessun'altra parte nella Bibbia: "due o tre" si trova in 2Re Isaia 17:6; Amos 4:8. Secondo Roberts, la parola è costantemente usata per "pochi" dai nativi dell'India. Questa vedova è stata evidentemente ridotta alle più grandi estremità perché io possa entrare e vestirla per me e mio figlio La LXX ha teknoiv qui e nel ver. 13, e takna nel ver. 15. Bahr sostiene che Elia apprese per primo da queste parole - la menzione di un figlio e l'assenza di qualsiasi menzione di suo marito - che si stava rivolgendo a una "donna vedova". Ma leggiamo Genesi 38:14,19, delle "vesti di vedovanza" [Confronta, Deuteronomio 24:17] e vers. 10, "una donna vedova", ecc., quasi implica che Elia fin dall'inizio la riconobbe come tale, affinché noi potessimo mangiarla e morire

13 Ed Elia le disse: A prima vista sembra una prova ulteriore. Ma è abbastanza chiaro che il profeta ora sapeva che la vedova di cui Dio aveva parlato era prima di lui: Non temere; va' e fa' come hai detto Ebrei secondo la parola timida -- , ma Ebrei solo: fammi di lì Ebrei, cioè dell'olio oltre che della farina. Il primo ha preso il posto del burro. A volte si cuoceva il pane nell'olio, prima un po' di focaccia, e poi me lo portava, e poi lo preparavo per te e per tuo figlio. Il "primo" e il "dopo" sono enfatici per posizione. Quando Bahr dice che Elia non avrebbe mai fatto questa richiesta, e che ancor meno la vedova vi avrebbe prestato attenzione, se fosse stata una pagana, sembra dimenticare le parole che seguirono (ver. 14). Quando uno nelle vesti di profeta giurava, come fece quest'uomo, con il sacro nome, un pagano, con la credenza dei pagani nei miracoli, poteva ben essere persuaso che la parola era verità. Solo i modi di Elia avrebbero portato con sé la convinzione

14 Poiché così dice il Signore, Dio d'Israele : Le parole: "Dio d'Israele", se non altro, favoriscono la supposizione che egli stesse parlando a uno che non era d'Israele. Vedi su ver

(1.) Lì le parole erano rivolte a colui che stava negando il Dio d'Israele : Il barile di farina non si sprecherà, né cadrà l'orcio d'olio, fino al giorno che il Signore manda Ebrei . Poiché teTi [vedi nota a 1Re 6:19] piove sulla terra. Ebrei sulla faccia del suolo. Espressione simile 1Re, Genesi 2:5. E' stato detto che qui non c'è una sillaba che implichi un miracolo, ed è stato sostenuto che questa famiglia Sareptan fu sostenuta per oltre due anni semplicemente dalla benedizione di Dio sull'uso di mezzi naturali. Ma chiaramente, se non c'era nient'altro, c'era una conoscenza soprannaturale da parte di Elia. E non si può negare che la costruzione letterale delle parole indichi una "moltiplicazione soprannaturale e inspiegabile del cibo" (Rawlinson) simile a quelle di cui parlano i Vangeli. È possibile che si trattasse di una figura retorica, il che praticamente significava che Dio non avrebbe dovuto fornire nulla di più di quanto il necessario per la vita dovesse in qualche modo essere fornito, direttamente o indirettamente. Né questa visione è effettivamente smentita, come sostiene Bahr, da Luca 4:26 ; ma, alla luce di 2Re 4:44, Matteo 14:15-21.15:32-38, è estremamente improbabile. È curioso quanti miracoli di Elia ed Eliseo abbiano prefigurato quelli del nostro benedetto Signore

15 Ed ella andò e fece secondo la parola di Elia, l'eco del versetto 13: "Va' e fa' secondo la tua parola": e lei, e lui, o lui e lei, secondo Chethib e la sua casa, probabilmente i suoi amici o parenti poveri che venivano a mangiare della sua abbondanza (Bahr), mangiarono molti giorni. Ebrei days, cioè un periodo indefinito. Vedere la nota sulla ver

(7.) La parola non si riferisce alla prima cottura (ver. 13), ma deve essere spiegata dal versetto successivo

16 E omettere. Questo versetto è esplicativo, non aggiunge il barile di farina non sprecato, né cadde l'orcio dell'olio, secondo la parola del Signore, che gli Ebrei pronunciarono per mezzo di Ebrei per mano di Elia. Avendo ricevuto un profeta nel nome di un profeta, ricevette una ricompensa da profeta. [Matteo 10:41,42] Stanley suggerisce che nostro Signore, quando gli Ebrei parlarono del "calice d'acqua fresca", potrebbe aver avuto in mente questo episodio

L'Incrocio della Vedova

Descrivi questo episodio della vita di Elia. Mostra alcuni dei VANTAGGI che gli derivarono dalla sua visita a Sarepta; ad esempio,

1.) Era un mezzo per benedire se stesso. Gli ebrei trovarono un vero adoratore di Geova anche sulle coste di Tiro, dove, sotto il regno del padre di Izebel, c'era meno da aspettarselo. Questo avrebbe rafforzato la sua fede e avrebbe mantenuto viva la sua speranza che la sua opera in Israele "non sarebbe stata vana nel Signore". A volte possiamo assicurarci della vitalità del cristianesimo testimoniando i suoi effetti tra i pagani. Una visita alle isole dei Mari del Sud si rivelerebbe un tonico per la fede debilitata

2.) Era un mezzo di benedizione per la vedova. Non solo fu tenuta in vita durante la carestia per amore del profeta, ma ricevette anche la benedizione spirituale. Cristo si riferisce alla visita di Elia come a un segno della cura che Dio aveva, anche sotto l'antica dispensazione, per i popoli pagani, dove gli Ebrei non se ne andavano senza testimonianza. [Confronta Luca 4:25] Mostra che come Elia si volse da Israele a Sidone, così gli apostoli si volsero ai Gentili. Atti 18:6] Impara dalla storia le seguenti lezioni generali:

CHE DIO PROVVEDE ALLE NECESSITÀ DEI SUOI SERVI. Durante la carestia gli ebrei avevano già provveduto per Elia a Cherith, e ora che le provviste erano venute meno, si aprirono altre risorse. Non sempre sulla nostra strada, ma in qualche modo, Ebrei risponde alla preghiera: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano". Ebrei non promette lussi o ricchezze, ma il nostro "pane ci sarà dato e la nostra acqua sarà sicura". Non dobbiamo essere ansiosi per il nostro futuro, ma dobbiamo ricordare che è nelle mani di Dio. Del nostro cibo e del nostro vestiario si dice che il nostro "Padre celeste sa che abbiamo bisogno di queste cose". Quando un bambino è a casa impara le lezioni, obbedisce alle regole dei suoi genitori, ecc., ma non si preoccupa del cibo che vorrà domani. Gli ebrei non sognano mai che non sarà fornito. Tale dovrebbe essere il nostro spirito, qualunque siano le nostre capacità di lavoro produttivo. Dobbiamo fare diligentemente e seriamente tutto ciò che le nostre mani trovano da fare, sentendoci certi che "coloro che cercano il Signore non mancheranno di alcun bene". Gli Israeliti seguirono la nuvola, anche se essa li condusse nel deserto, con la convinzione che Dio li stesse guidando; e quando era necessario gli Ebrei fornivano la manna in proporzione ai loro bisogni. Se Dio non ignora le nostre necessità temporali, gli ebrei non mancheranno certo di soddisfare i nostri bisogni spirituali. Nella casa del Padre c'è pane in abbondanza e in abbondanza. Questo possiamo provare sulla terra, ma il suo più alto compimento si vedrà in cielo, dove l'Agnello, che è in mezzo al trono, ci pascerà

II CHE DIO USA CIÒ CHE GLI UOMINI DISPREZZEREBBERO. Con risorse illimitate, avremmo dovuto immaginare che Dio avrebbe creato miracolosamente ciò che era richiesto, trascurando "la manciata di farina" e il poco olio rimasto in un orcio. Non è così, però. Non c'è spreco nell'economia divina. Il respiro degli uomini, le esalazioni delle piante, i rifiuti gettati nei campi o nel mare, la nebbia che sale, la pioggia che cade, tutto è contabilizzato, e ha uno scopo da compiere, un'opera da compiere. Non c'è forza fisica che si estingue completamente, anche se passa da una forma di manifestazione all'altra. Il movimento passa in calore, il calore in elettricità, ecc., in un ciclo senza fine. L'economia della forza si afferma ovunque sotto il dominio di Dio. Questo, che è proclamato dalla scienza, è costantemente illustrato nella Scrittura. È lo stesso Dio che opera tutto in tutti. Se la manna viene data agli Israeliti, cessa immediatamente: il popolo può mangiare del grano del paese. Il soprannaturale nasce dal naturale. Il provvedimento miracoloso per Elia non fu una nuova creazione, ma un aumento di ciò che già esisteva; e nell'uso di questo non c'era prodigalità o spreco. Confrontate con il miracolo di Cristo del nutrimento dei cinquemila. Dopo aver mostrato che gli Ebrei avevano risorse infinite, gli Ebrei dissero ai Suoi discepoli: "Raccogliete i frammenti che rimangono, affinché nulla vada perduto".

III CHE DIO RIVELI LA NOSTRA VIA PASSO DOPO PASSO. Immaginate Elia seduto presso il torrente Cherith, che osserva le sue acque diventare meno profonde giorno dopo giorno sotto la siccità. Gli Ebrei non sapevano che cosa avrebbe fatto dopo, ma egli attese, si fidò e pregò; e quando il ruscello fu prosciugato, "la parola dell'Eterno gli fu rivolta, dicendo: Alzati, va' a Sarepta", ecc. Dio non ci rivela il futuro, ma lo stende su un velo impenetrabile, o tutt'al più semitrasparente. Non sappiamo con assoluta certezza cosa possa portare un giorno. I vantaggi di questo sono evidenti:

1.) Ci salva dal dolore e dal peccato

(1) Dal dolore, perché se prevedessimo tutto ciò che dovremmo sopportare, se conoscessimo il giorno della nostra morte, l'entità delle nostre perdite, ecc., il nostro peso sarebbe più grande di quanto potremmo sopportare. "Al giorno basta il suo male".

(2) Dal peccato, poiché saremmo stati assorbiti dalle occupazioni mondane se fossimo stati certi che la vita sarebbe stata lunga; o saremmo diventati scoraggiati e privi di spirito nel lavoro se sapessimo che sarebbe stato breve

2.) Essa alimenta in noi le grazie della fiducia e della preghiera. Se noi stessi non sappiamo nulla del futuro e non riusciamo a sentirci sicuri dei nostri piani, siamo portati a confidare in Colui che prevede ciò che ci sta davanti e a chiedergli nella preghiera una guida e un sostegno quotidiani

IV CHE DIO RICOMPENSI LA NOSTRA CONSACRAZIONE DI CIÒ CHE ABBIAMO A LUI. Era un atto generoso verso uno straniero, un atto pio verso un servo di Geova, andare a prendere per Elia l'acqua che ora era così costosa, ed essere disposta a condividere con lui quello che sembrava essere il suo ultimo pasto. "C'è chi disperde, eppure aumenta". Anche nelle vicende temporali questo è vero. Accumula semi in primavera e non puoi essere arricchito; spargilo, e la mietitura verrà. Dona ai poveri nel nome del loro Signore e non mancherai di ricompensa, né qui né nell'aldilà. Dobbiamo dare, tuttavia, non per amore di un applauso o di una ricompensa, ma "come al Signore", al quale dobbiamo tutto ciò che abbiamo. Questa donna non solo diede al profeta, ma gli diede nel nome di un profeta, e quindi "ricevette una ricompensa da profeta". [Matteo 10:40-42] Possano gli ebrei che lodarono la vedova quando le diede due spiccioli, così accettare i nostri doni e servizi, e così approvare i nostri motivi, fino a dire: "In quanto l'avete fatto a uno solo di questi minimi di questi, fratelli miei, l'avete fatto a me!" [Matteo 25:40] -A.R

Intrattenere uno sconosciuto

Naturalmente ci chiediamo perché Elia avrebbe dovuto essere mandato a Sarepta in questa crisi. Il fatto che si trovasse così vicino al luogo di nascita di Izebel, e proprio nella dimora dell'adorazione di Baal, può aver avuto qualcosa a che fare con questo. Poteva essere un luogo di ritiro più sicuro per il profeta di quanto sembrasse, perché Achab si sarebbe a malapena sognato di seguirlo lì. Ma altre ragioni sono suggerite dall'uso che nostro Signore fa di questo incidente. [Luca 4:25,26] Il profeta non fu "accettato nel suo paese", ma trovò un'accoglienza fiduciosa e una generosa ospitalità dalle mani di un forestiero. Dio rimproverò l'orgogliosa incredulità del Suo popolo facendo di questa povera vedova solitaria, in mezzo alle sue associazioni idolatriche, lo strumento dei Suoi propositi. E così quella prima età ebbe i suoi prefiguramenti della grazia che in seguito sarebbe stata concessa ai Gentili. Le lezioni della narrazione giacciono in superficie

I È LA SICURA TUTELA DI DIO SUI SUOI SERVI. Elia è perfettamente al sicuro sotto lo scudo della protezione divina, al sicuro nella regione di Sidone come lo era presso il torrente Cherith. Gli ebrei che comandarono ai corvi di dargli da mangiare possono metterlo nel cuore e nel potere della donna fenicia di fare lo stesso. Quando un resort fallisce, gli ebrei possono fornirne un altro. Ebrei fa fallire l'uno e l'altro, affinché Ebrei possa mostrare quanto siano illimitate le Sue risorse. Non c'è assolutamente alcun limite alle possibilità del potere di sostegno e protezione di Dio. "Gli Ebrei daranno ordine ai suoi angeli riguardo a te." Gli angeli di Dio sono molti e vari. Non c'è nulla che gli Ebrei non possano fare per essere lo strumento del Suo proposito, il veicolo della Sua potenza. Ed Ebrei li fa servire nel ministero doveroso coloro che Ebrei ha chiamato a un servizio alto e santo nel Suo regno. Dio ha una grande missione da far compiere a Elia in Israele e si prenderà cura che egli sia in grado di adempierla. "L'uomo è immortale fino a quando la sua opera non è compiuta".

II L'ONORE CHE DIO METTE AGLI UMILI. Vediamo qui non solo la preservazione divina di Elia, ma un atto speciale di grazia verso la donna di Sarepta. Fu un grande onore essere stata così scelta dalla folla per una tale visita divina, per essere usata come un anello importante nella catena dei grandi eventi pubblici, per vedere il suo nome tramandato alle ere future come la "donna di Sarepta", la cui gloria era di "intrattenere un profeta nel nome di un profeta e ricevere una ricompensa da profeta". E in questo non c'era semplicemente una provvidenziale disposizione delle circostanze esterne, ma un'influenza benevola esercitata sulla sua stessa anima; poiché Dio pone la sua mano sovrana non solo sul corso degli eventi esterni, ma sulle sorgenti segrete della vita morale. La sua prontezza a rispondere all'appello del profeta proveniva da Lui. Povera e umile com'era, il Suo occhio era su di lei per sempre. "Gli ebrei consideravano l'umile condizione della sua serva". Così Dio ha spesso fatto distinzione su coloro che meno se lo aspettavano. Che nessuno si consideri al di sotto della Sua attenzione, o troppo insignificante per essere reso da Lui lo strumento di un proposito alto e santo. "Quand'anche l'Eterno fosse eccelso, tuttavia ha rispetto per gli umili". Salmi 138:6 ]

" Ebrei ode il gemito che non si lamenta di coloro che siedono e piangono da soli". --

Gli abbandonati e i desolati, se solo camminano umilmente e riverentemente davanti a Lui, sono gli oggetti del Suo più tenero sguardo. Ebrei è più vicino a loro di quanto sembri essere Ebrei, e spesso ha in serbo per loro una grazia sorprendente. La povera vedova getta i suoi due spiccioli inosservata nel tesoro, ma gli ebrei, ai quali sono svelati i segreti di tutti i cuori, la rivestono d'onore più di tutti i ricchi e pretenziosi che davano solo ciò che potevano risparmiare. La donna peccatrice, dimenticando la devozione di sé, versa il suo ricco unguento sul capo dell'Amore incarnato; gli spettatori capziosi non vedono gloria nella sua azione, ma una parola di Lui la corona con un'aureola eterna di fama mondiale [Matteo 26:18; Marco 12:43,44 ]

III LA RICOMPENSA DELLA FEDE FIDUCIOSA E OBBEDIENTE. La povera vedova "mostrò la sua fede con le opere, e la sua fede fu resa perfetta dalle opere". Atti la parola del profeta ella attinse liberamente dal suo scarso magazzino, e "il barile di farina non si sprecò, né venne meno l'orcio d'olio". La ricompensa della sua fede giunse sotto forma di un miracolo simile a quello della moltiplicazione dei pani e dei pesci da parte di Cristo per sfamare la folla affamata. Supera la nostra comprensione, ma non è più meraviglioso del misterioso processo che avviene sempre nella costruzione del tessuto delle piante e della struttura animale. La Potenza che muta continuamente gli elementi della terra, dell'aria e dell'acqua in cibo nutriente per l'uomo e per gli animali non sarà forse in grado di aumentare "la farina e l'olio" a suo piacimento? La vera vita di fede è quella della paziente perseveranza nel fare il bene, unita a una calma dipendenza da quel potere sempre attivo. Del giusto Dio dice: "Gli sarà dato del pane", ecc. [Isaia 33:16] "Nel giorno della carestia saranno saziati". Salmi 37:19 Cristo non si è fatto beffe di noi quando gli Ebrei ci hanno insegnato a pregare il Padre nostro che è nei cieli: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano". Percorri fedelmente il sentiero del dovere, e "gli Ebrei che ministrano il seme al seminatore serviranno il pane per il tuo cibo, moltiplicheranno il tuo seme seminato e aumenteranno i frutti della tua giustizia". [2Corinzi 9:10]

17 Dopo queste cose, avvenne che il figlio della donna, padrone di casa, si ammalò, e la sua malattia era così grave che non gli rimaneva più respiro. Significa questo che era morto? Keil pensa che sia perfettamente chiaro che lo fa. Bahr è fermamente convinto che non sia così. Ebrei giustamente osserva

(1) che la stessa espressione ricorre in Daniele 10:17 dove non implica la morte

(2) Che poiché il testo non dice: "ed egli morì", dobbiamo concludere che non intendeva dirlo

(3) I versetti 18, 20 non richiedono la credenza che fosse morto (vedi sotto)

(4) Giuseppe Flavio, che non aveva paura del miracoloso, ha interpretato le parole così: wJv kai thn yuchn ajfeinai kaixai nekron. A questo si può aggiungere che hm; v; n significa semplicemente respiro, e che dove si desidera trasmettere l'idea di rivetta, si usano parole aggiuntive (come in Genesi 2:7, "l' alito della vita; Genesi 7:22, "l' alito dello spirito della vita". Cfr. Giobbe 27:3, Proverbi 20:27 -- [dove sembra che si intenda l'intelligenza o la ragione] Ecclesiaste 3:21. Bisogna anche confessare che l'affermazione, "la sua malattia era così dolorosa", ecc., è del tutto appropriata e intelligibile, se possiamo capire che giaceva in uno stato di coma, ma sarebbe un modo estremamente indiretto per affermare che era morto

Vers. 17, 18.-

I rimproveri della morte

Nel versetto 15 leggiamo che la vedova e la sua famiglia mangiarono dei "giorni" di pasto moltiplicato (μymy), un termine che alcuni ebraisti interpretano, quando usato senza qualificazione, per indicare un anno. Quindi la frase con cui il testo si apre, "E avvenne dopo queste cose", significa che il miracolo di risuscitare il figlio della vedova avvenne "dopo" che Elia era stato un anno nella sua casa. Le "cose" a cui questo miracolo riuscì furono i primi segni della presenza di Dio con il profeta, mentre la vedova leggeva il lutto a modo suo

LEI VIDE LA MANO DI DIO IN ESSO

1.) Lo attribuì a Elia. "Sei tu venuto a me per uccidere mio figlio".

(1) Non, tuttavia, sotto alcuna nozione di scortesia verso di lei nel cuore del profeta. Per

(a) Non era stata salvata dalla morte per carestia in relazione al suo soggiorno nella sua casa?

(b) La conversazione celeste che devono aver avuto durante l'anno precluderebbe tale idea

(2) Eppure ecco il fatto, ed è scritto per il nostro apprendimento. Gli episodi della Scrittura, dati sotto ispirazione divina, devono quindi essere notati in modo molto particolare. Non possono essere studiati troppo attentamente o con troppa preghiera

2.) Lei glielo attribuiva come un "uomo di Dio".

(1) Questo non era, a suo avviso, un normale caso di morte. Le circostanze che lo circondavano erano tutte straordinarie,

(2) Atti almeno vide che era stato inteso da Dio per qualche scopo elevato. Aveva ragione. Non dovremmo sbagliare a considerare così le provvidenze ordinarie. Tutti i propositi di Dio sono alti. Tutte le Sue provvidenze sono importanti. La sua provvidenza è in tutto. La vita quindi non è una cosa stantia

II VI LESSE I SUOI RIMPROVERI. "Sei tu venuto a ricordarmi del mio peccato?"

1.) Dovremmo dimenticare di nuovo che siamo peccatori

(1) Tutto ciò che ci ricorda Dio dovrebbe ricordarci il peccato. Poiché ogni peccato è, direttamente o indirettamente, contro di lui; e questo è il lato più grave dell'offesa: Salmi 51:4; Luca 15:21 ]

(2) La morte in particolare dovrebbe ricordarci Dio, davanti al cui tribunale ci conduce. Perciò dovrebbe ricordarci in modo particolare il peccato, poiché è il suo salario stabilito da Dio

2.) Il ricordo, tuttavia, ci influenzerà in modo diverso a seconda del nostro stato morale

(1) Il peccato, in prima istanza, è chiamato alla memoria di tutti affinché lo odiassero e lo abbandonassero

(2) A coloro che si sono sforzati di fare questo, è ancora chiamato a ricordare, affinché possano confidare in Cristo per il perdono e la salvezza

(3) Ai giustificati è chiamato a ricordarsi perché lodino Dio per la sua misericordia. In questo senso il peccato sarà ricordato anche in cielo. [Vedi Apocalisse 5:9; 7:9,17 ]

III COLLEGÒ QUESTI RIMPROVERI CON LA PRESENZA DI ELIA. "Che ho a che fare con te, o uomo di Dio?" ecc

1.) Perché lo ha fatto?

(1) I profeti sono stati inviati di solito per rimproverare e denunciare i giudizi. Perciò la venuta di Samuele a Betleem suscitò allarme ai magistrati e al popolo. [Vedi 1Samuele 16:4] Questo lutto, quindi, potrebbe suggerire alla vedova il suo peccato in generale, o qualche peccato particolare, anche se non ancora chiaramente definito per lei

(2) O potrebbe averle fatto capire qualche imperfezione nel servizio di Dio che in precedenza non aveva sufficientemente considerato. Aveva apprezzato a dovere il grande privilegio di avere un ospite del genere?

(3) Non c'era forse in questo una confessione che lei era indegna di un tale onore, e un desiderio implicava che dovesse essere resa degna, altrimenti la sua presenza continuata doveva diventare un'occasione di giudizi? Non ebbe forse un significato simile l'espressione di Pietro, presso il quale Gesù alloggiava, quando la divinità del Maestro fu portata vividamente davanti a lui dalla miracolosa pesca dei pesci, ed egli esclamò: "Allontanati da me, perché sono un peccatore, o Signore?". [Luca 5:8 ]

2.) Non ha qui riconosciuto una grande verità?

(1) Di quali santificazioni e consacrazioni avevano bisogno i Leviti, e più specialmente i figli di Aaronne, che dovevano avvicinarsi a Dio; e quanto erano pericolosi per loro, anche allora, i loro approcci a quella sacra presenza! Esodo 28:43; Levitico 8:35 15:31 16:2,18 22:9; Numeri 4:15 17:1-7 ]

(2) Quanto devono essere puri coloro che ora portano i vasi del Signore! Come dovrebbero stare attente le persone non santificate a non interferire con le cose sante! Assisti ai giudizi su Uzza e Uzzia. [Vedi 1Samuele 6:19; 2Samuele 6:7; 2Cronache 26:19,20] La santificazione ora richiesta è morale, di cui il cerimoniale era il tipo

(3) Tutti dovranno comparire alla presenza stessa del Giudice. Come staremo allora? Prepariamoci ora per quella solennità. - J.A.M

Vers. 17-24.

Vita dai morti

I miracoli operati da Elia o associati al suo nome furono per la maggior parte della madreperla di giudizi severi, e presentano la persona dell'umile profeta in una luce severa e terribile davanti a noi. Ma i due miracoli che segnano l'inizio della sua carriera sono stati miracoli di misericordia, e mostrano che c'era un altro lato del suo carattere, teneramente comprensivo e umano. Dopo aver dapprima portato speranza e una nuova prospettiva di vita alla madre affamata e al suo bambino, ora solleva l'ombra oscura della morte dalla casa desolata e ne trasforma il dolore in gioia. Questa narrazione ha un interesse particolarmente patetico ed è suggestiva di lezioni che toccano le realtà più profonde della vita umana. Si divide naturalmente in due parti, nelle quali vediamo

(1) la tristezza della morte e

(2) La gioia della restaurazione

I LA TRISTEZZA DELLA MORTE. Che il bambino fosse davvero morto non possiamo dubitarne. "Non c'era più fiato in lui". Il barlume di speranza nelle condizioni della povera vedova si offuscò all'improvviso, e una strana, ma non del tutto innaturale, repulsione di sentimenti si impadronì del suo petto. Così una calamità inaspettata, specialmente forse quando assume la forma di un lutto personale, opera spesso per un po' un triste cambiamento nell'atteggiamento dell'anima

1.) Oscura l'intero orizzonte della vita, spegne la luce di altre gioie. L'abbondanza di farina e di olio e l'onore della presenza del profeta sono nulla finché il bambino giace morto in casa. Ci sono dolori che sembrano cancellare completamente il sole della propria esistenza, e che sono aggravati piuttosto che alleviati dalle gioie che li accompagnano

2.) Crea risentimento contro il presunto, o forse il vero, autore di esso. "Che ho a che fare con te, o uomo di Dio?" Il profeta, che si era dimostrato un amico così benefico, è considerato un nemico

3.) È una dura prova della propria fede in Dio. Questa donna, forse, si trovava in uno stato d'animo intermedio tra la cieca devozione alle antiche idolatrie e la piena accettazione della fede d'Israele. Come sembrò rude questo evento dare un freno al suo progresso verso una luce più chiara! Così la fede degli uomini è spesso messa a dura prova dalle avversità della vita. Questo fa parte del loro scopo divino. Il "processo di fuoco" sembra "strano all'inizio, ma il significato e la ragione di esso vengono rivelati in seguito". Felici coloro la cui fede, nonostante la grave tensione esercitata su di essa, si tiene saldamente al Dio vivente, troppo profondamente radicato nell'anima per essere dilaniato da un'improvvisa esplosione travolgente

4.) Risveglia il senso del peccato. "Sei tu venuto a me per ricordarmi del mio peccato?" È significativo che il pensiero del proprio peccato sia il suo primo pensiero. La calamità le fece ricordare questo, perché le sembrava un segno del ricordo di Dio. Imparate che, sebbene le afflizioni particolari non debbano sempre essere collegate a una particolare trasgressione come causa, Giovanni 9:2, 8], tuttavia tutto il dolore deve essere ricondotto alla sua fonte nel male morale. È un vero istinto che ci porta a pensare ai nostri peccati nei momenti di avversità. Ogni volta che l'afflizione si presenta a noi, essa dovrebbe produrre tenerezza di coscienza e invocare la preghiera: "Mostrami perché contendi con me", in modo che se c'è qualche torto segreto in noi stessi che richiede questa severa disciplina, possiamo avere la grazia di combattere contro di esso e scacciarlo

II LA GIOIA DELLA RESTAURAZIONE. Il comportamento di Elia esprime in modo meraviglioso la sua profonda simpatia umana, e anche l'intimità della relazione tra lui e Dio come uomo di preghiera e strumento dell'energia divina. Avendo particolare riguardo alla natura e all'effetto di questo miracolo di restaurazione, osservate che:

1.) È tipico del ministero benefico di Cristo. In Lui la potenza di Dio è venuta, come non aveva mai fatto prima, a contatto risanante con la fiamma della nostra umanità malata e morente. Gli Ebrei presero su di Lui la nostra natura, affinché gli Ebrei potessero curare efficacemente le sue infermità e malattie. Da Lui usciva continuamente "virtù". Ebrei fu il grande risanatore e datore di vita; e come tutti i ministeri di guarigione dei secoli passati avevano anticipato la Sua venuta, così tutta la vera filantropia da allora ha tratto la sua più alta ispirazione dalla costrizione del Suo amore e dalla forza del Suo esempio

2.) È profetico della futura gloriosa risurrezione. Vediamo qui una delle tante testimonianze che risplendono nell'oscurità dei tempi antichi della verità che Dio sicuramente un giorno avrebbe "portato la vita e l'immortalità alla Luce", mentre ci indica il tempo in cui, "alla voce del figlio di Dio, tutti quelli che sono nelle loro tombe verranno fuori". "Allora si avvererà la parola che è scritta: La morte è stata inghiottita nella vittoria" [Isaia 25:8 ; 1Corinzi 15:54]

3.) Illustra la gioia di un'anima che per la prima volta è resa pienamente consapevole della presenza e della potenza di Dio. "Da questo so che tu sei un uomo di Dio", ecc. C'è un tono di profonda soddisfazione in queste parole. È la soddisfazione che scaturisce dalla scoperta della verità divina e del vivido senso di Dio. Non c'è soddisfazione di cui l'anima dell'uomo sia capace che possa essere paragonata a questa. Il fine di tutte le forme di manifestazione divina - visite profetiche, miracoli, provvidenze, ecc. - è questo. Raggiungiamo la gioia più alta possibile per noi sulla terra quando possiamo dire con San Giovanni: "Noi sappiamo che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato intelligenza, affinché possiamo conoscere colui che è mansueto, e siamo in colui che è vero, sì, nel suo Figlio Gesù Cristo. Questo è il vero Dio e la vita eterna". - W. [1Giovanni 4:20 ]

Vers. 17-24.

L'afflizione e i suoi frutti

I LA DISCIPLINA DEL PROCESSO

1.) Non è una prova dell'ira di Dio. Il dolore oscura le case degli amati di Dio. Questa era una casa di fede e di amore ministeriale. L'afflizione non è una prova di ira più di quanto non lo sia l'aratura del campo da parte dell'agricoltore. Per lui, con lo sguardo rivolto al futuro raccolto, è solo la necessaria preparazione del terreno. E il grande Agricoltore, con il Suo occhio rivolto alla gloria eterna, deve aprire un letto nelle profondità dell'anima per il seme della vita

2.) Il colpo di Dio può essere molto pesante. Suo figlio, il suo unico figlio, viene preso. L'aratro di Dio affonda in profondità affinché la Sua opera possa essere compiuta correttamente. La grandezza stessa della nostra angoscia è una misura con cui possiamo misurare la grandezza del proposito del Signore e dell'amore che non ci permetterà di perdere la benedizione

II I FRUTTI CHE PRODUCE

1.) Rivela il nostro bisogno. Può darsi che fosse consapevole ogni giorno della bontà di Dio e tuttavia fosse cieca al fatto che aveva bisogno di più di quanto avesse ancora ricevuto. Dio ora la risveglia

(1) al senso della sua indegnità: "Che ho a che fare con te?"

(2) al ricordo delle sue trasgressioni: "Sei tu venuto a ricordare i miei peccati?" L'oscurità dei guai è l'ombra della colpa. C'è disciplina perché c'è bisogno di salvezza. I peccati possono essere perdonati, ma Dio deve aprire un abisso tra l'anima e loro. Il tempo dell'angoscia vuole essere un tempo di esame di coscienza e di confessione

1.) Stimola alla preghiera. Il cuore di Elia fu aperto in un'audace esposizione e in una sincera supplica (versetti 20, 21). Nell'acutezza del nostro bisogno il nostro grido acquista forza; ci spingiamo, nella nostra urgenza, alla presenza divina. Questi tempi aprono una via a Dio attraverso la quale troviamo un accesso facile per sempre

2.) Conduce alla visione della gloria di Dio. "E l'Eterno udì", ecc. (ver. 22). Alla preghiera seguì una rivelazione della potenza di Dio come fino ad allora l'uomo non aveva mai visto: i morti risorsero. "Chiedete e vi sarà dato". L'anima che chiede vedrà la salvezza di Dio e sarà riempita della luce della gloria divina

3.) Approfondisce la fiducia. "Ora da questo so", ecc. (ver. 24). Quando il bisogno dell'uomo incontra l'aiuto di Dio, l'anima è legata a Lui da legami più forti.

18 Ed ella disse ad Elia: "Che ho io a che fare con te, Ebrei, che con me e con te?". Stessa formula, Giudici 11:12; 2Samuele 2Re 3:13; Matteo 8:29; Giovanni 2:4. Significa: "Che cosa c'è tra noi?" o, in pratica, "Che cosa ho fatto?". "È questo il risultato della mia associazione con te? Deve forse essermi un tale dolore perché tu sei con me?" [Bahr] -- O uomo di Dio? Questa donna, anche se fenicia, conosceva evidentemente i titoli portati dai profeti ebrei [1Re 12:22, 13 -- . passim;

Giudici 13:6,8] E non c'è da meravigliarsene. I rapporti tra le due nazioni erano stati molto considerevoli, se tu sei venuto da me a chiamare il mio peccato non necessariamente un "peccato speciale nella sua vita passata", a ricordare la sua idea evidentemente è che il profeta, risiedendo con lei, vedendo la sua vita, ecc., era venuto a conoscenza della sua peccaminosità e l'aveva chiamata al ricordo dell'Onnipotente. Lei non vuole dire che lui glielo avesse ricordato alla mente, ma che era stato il ryKizmi o il ricordo di Dio. [Cfr. Genesi 40:14; Ezechiele 21:28; Geremia 4:16] e per uccidere mio figlio? Osservate, lei non parla di lui come di un ucciso

19 Ed egli le disse: "Dammi tuo figlio". E lo tirò fuori dal suo seno, l 'età del bambino può quindi essere approssimativamente dedotta e lo portò in un soppalco Ebrei hYli la camera superiore. LXX a uJperwon. Loft è molto fuorviante. La stanza al piano superiore, era spesso piuttosto, sempre il miglior appartamento in una casa dell'Est" (Rawlinson). A volte era la camera degli ospiti, [Luca 22:11,12] e, dagli usi a cui era destinata, doveva essere grande (Atti 1:13; 9:39 20:8; 2Re 1:2] Thomson (L. & B. 1:235) deduce dal fatto che la casa della vedova aveva una stanza al piano superiore, "che il modo di costruire al tempo di Elia e l'usanza di dare l'alliyeh all'ospite erano gli stessi di oggi; e che questa povera vedova non era originariamente tra le classi più povere (che non portavano 'alliyeh), ma che la sua estrema indigenza era dovuta alla carestia", e lo adagiò sul proprio letto. Si può dubitare che il verbo "WhbeKivy" lett., lo fece sdraiare, sarebbe usato per un cadavere

Vers. 19-24.

Il segno del figlio della vedova

Ecco una scena commovente: una povera vedova che stringe al petto il cadavere del suo unico figlio, mentre nell'agonia della sua anima in lutto, rivolgendosi a Elia, dice: "Che ho a che fare con te, o uomo di Dio? Sei tu venuto a ricordarmi il mio peccato e a far morire mio figlio?" Ora notate le parole del testo: "Ed egli le disse: Dammi tuo figlio", ecc. In questa storia abbiamo...

I UN ESEMPIO DEL POTERE DELLA FEDE. Guardate qui...

1.) Lo spirito di fede

(1) Gli ebrei avevano fiducia in Dio prima di pregare. Lo si evince dal modo in cui chiese alla vedova il cadavere. Gli Ebrei non le dissero cosa intendesse; ma, d'altra parte, non espresse nemmeno alcuna esitazione per il comfort che lei avrebbe potuto aspettarsi

(2) Questa fiducia deve essere stata autorizzata da Dio, altrimenti sarebbe stata la presunzione che, invece di conciliare il favore, avrebbe risvegliato il dispiacere di Dio

(3) Questo era ciò che Eliseo e i figli dei profeti chiamavano "lo Spirito di Elia", cioè il. Spirito di Dio che dimora con lui. [Vedi 2Re 2:9,15 ]

2.) La preghiera della fede

(1) Gli ebrei riconobbero la mano di Dio nel lutto: "Hai tu anche fatto venire il male sulla vedova con la quale mi affanno uccidendo suo figlio?" Gli Ebrei lo chiamano "male", ma lo attribuiscono a Dio. Dio non può perpetrare il male morale, ma il male che si presenta sotto forma di afflizione o punizione è una cosa molto diversa. [Vedi Giobbe 2:10; Isaia 45:7; Amos 3:6; Giovanni 9:1-8 ]

(2) Gli ebrei supplicarono Dio di ridare la vita al bambino. "Gli Ebrei gridavano all'Eterno". Ecco il "fervore" che caratterizza la preghiera "efficace"

(3) Gli Ebrei lo supplicarono fiduciosamente: "O Signore mio Dio". Questo appellarsi a Dio nel possessivo esprime una fiducia amorevole in un Amico del Patto. [Vedi Levitico 26:12; Geremia 31:33; 2Corinzi 6:16; Ebrei 11:16; Apocalisse 21:3 ]

(4) Da qui il suo successo. "Il Signore udì la voce di Elia". Gli ebrei videro in Elia quei requisiti morali che rendono appropriato che gli ebrei esaudissero le preghiere. Così il profeta fu in grado di restituire il bambino vivo a sua madre

3.) Ma quale esempio è questo per noi?

(1) Il successo di Elia nella preghiera non fu dovuto al fatto che era un profeta. Giacomo risponde a questa obiezione quando ci assicura che "Elia era un uomo soggetto alle stesse passioni che lo siamo noi". Poiché questo è il motivo su cui egli procede a stabilire il principio generale, cioè che "la preghiera fervente ed efficace del giusto giova molto" (Giacomo 5:16 ; vedi anche. Atti 11:24 ]

(2) Perciò anche noi possiamo essere sospinti dallo Spirito Santo; e dobbiamo essere così mossi se vogliamo pregare efficacemente. La vera fede è "dell'operazione di Dio" (la preghiera di Lutero per la guarigione di Miconio è citata in Krummacher)

(3) Ma come possiamo sapere di esserne influenzati? Dio lo renderà chiaro come uno dei segreti della santa comunione con Lui. Salmi 25:14; Giovanni 7:17 (15:15) Quando siamo liberi dal desiderio egoistico e cerchiamo sopra ogni cosa la gloria di Dio, c'è poco pericolo di essere sviati

(4) La vedova non era una profetessa, ma era anche un esempio di fede. Ebrei 11:35] Testimonia il suo riconoscimento di Dio e la prontezza con cui diede suo figlio dal suo seno alla richiesta del profeta. La sua fede fu onorata così come la sua

II UN SEGNO PROFETICO

1.) Così lo interpretò la vedova (ver. 24)

(1) Autenticò Elia come "uomo di Dio". Non solo che era un brav'uomo, ma che era un profeta del Signore

(2) Di conseguenza "che la parola del Signore nella sua bocca" non era una finzione. (Comp. cap. 22.) I profeti spuri non potevano dare segni miracolosi

2.) Tali segni erano parabole. La domanda, quindi, è: cosa insegnava questa parabola?

(1) Potrebbe essere un segno che sarebbe stata eliminata la siccità che era durata ormai due anni, operando terribili devastazioni, e avrebbe dovuto, se fosse continuata a lungo, distruggere le nazioni visitate? Poiché la "parola dell'Eterno nella bocca di Elia" incoraggiava la speranza che la pioggia sarebbe venuta sulla terra (versetto 14). L'arrivo della pioggia sarebbe una resurrezione nazionale

(2) Potrebbe essere un pegno della risurrezione dei morti all'ultimo giorno? Il vangelo ha gettato fiumi di illustrazioni su questo argomento, ma nei tempi antichi era oscuro. Questo miracolo insegnò l'esistenza separata dell'anima. Anche che lo spirito disincarnato possa e debba essere riunito al suo compagno organico

(3) Perché Elia si stese sul bambino? Ebrei era un tipo di Cristo. Così si è fatto come i morti per preannunciare che Cristo, morendo nella nostra stanza, ci avrebbe dato la vita. Questo Ebrei lo fa moralmente. Anche fisicamente, cioè nella risurrezione del corpo. [Comp. 2Re 4:34; Giovanni 11:43-45 -- ; C 'è qualche corrispondenza tra i "tre tempi" menzionati nel testo e i "tre tempi" in cui nostro Signore ha pregato per la rimozione del calice della Sua sofferenza? -J.A.M. [Matteo 26:44]

20 Ed egli gridò al Signore, e disse: O Signore mio Dio, anche tu, oltre alla miseria e alle sofferenze recate per causa mia sul mio paese, hai causato del male alla vedova con la quale rimoro, uccidendo Ebrei per uccidere. Parole. worth basa in parte la sua conclusione che il bambino era morto sulla traduzione inesatta dell'A.V suo figlio?

21 E si stiracchiò . si è misurato , ma Gesenius sostiene che distendersi è il significato principale della radice sul bambino Confronta 2Re 4:34. I commentatori sono ancora una volta in disaccordo sul fatto che queste parole implichino o meno l'uso di mezzi naturali. Coloro che sostengono che il bambino era morto adottano naturalmente il negativo, e alcuni [Keil, Rawlinson, al.] paragonano ad esso l'azione di nostro Signore nel caso dei ciechi, dei sordi e dei muti [Matteo 9:35; Luca 7:14; Giovanni 9:6,7] Ma certamente le circostanze e lo scopo, in questi ultimi accorgimenti, erano completamente diversi. L'obiettivo del tocco, dell'unzione degli occhi, ecc., in questi casi di guarigione, sembra essere stato quello di risvegliare una fede sufficiente - senza la quale "gli Ebrei non avrebbero potuto fare alcun miracolo" (Matteo 13:58) - negli uomini le cui infermità di cecità, sordità, ecc., impedivano loro di raggiungere la fede attraverso i canali ordinari di vedere e ascoltare il misericordioso e misericordioso Figlio dell'uomo. Ma qui il bambino, se non morto, era privo di sensi. Siamo portati, quindi, a credere che il profeta "usò mezzi razionali per riscaldare e rivitalizzare" il bambino, "non con la speranza che da soli si sarebbero dimostrati efficaci, ma nella sicura fiducia che Dio, in risposta alla sua supplica piangente, avrebbe impartito forza soprannaturale agli agenti umani naturali", Bahr tre volte Non solo nella sua preghiera, ma anche in questa triplice ripetizione, riconosciamo la profonda convinzione di Elia che solo per mezzo dell'Onnipotente potenza di Dio il bambino poteva essere ristabilito, e che qualunque mezzo fosse stato usato, Dio solo poteva renderlo efficace. Poiché tre è il numero e la firma delle Divinità: "die eigentlieh gottliche Zahl, die Signatur des gottlichen Wesens" (Bahr, Symb. 1:143). Da qui deriva, tra l'altro, che "l'invocazione del nome di Geova nel vecchio patto" - avrebbe potuto aggiungere, "e nel nuovo"; Confronta Marco 14:39,41; 2Corinzi 12:8-"fu un triplice atto:" Salmi 55:17; Daniele 6:10,13; Numeri 6:24-26; Isaia 6:3 [Bahr] La corrispondenza 2Corinzi 12:8 è molto sorprendente e gridava al Signore, e diceva: O Signore mio Dio, ti prego Ebrei ora -- lascia che l'anima di questo bambino entri in lui , Ebrei sul suo interno è qui, come altrove, usato di nuovo per lae . Sebbene vpn qui tradotto "anima", significhi costantemente "vita", tuttavia non risolve in alcun modo la questione se il bambino fosse davvero vivo o morto. Per

(1) il significato primario della parola è respiro (Gesen., Thesaurus, s.v.), e

(2) Le parole potrebbero con perfetta correttezza, anche se interpretiamo "vita" o "anima", essere usate per uno che giace in una condizione inanimata e senza vita. Il linguaggio grafico di Massillon (vol

(1.) p. 91, ed. 1858), mostrando il contrasto tra la procedura di Elia e quella del nostro benedetto Signore [Luca 7:14; 8:54; Giovanni 11:43] vale la pena di citare qui: "Elie ressuscite des morts, il est vrai; mais il est oblige de se coucher plusieurs fois sur le corps de l'enfant qu'il ressuscite; il souffle, il se retrecit, it s'agite; on voit bien qu'il invoque une puissance etrangere; qu'il rappelle de l'empire de ta mort une ame qui n'est pas soumise a savoix, et qu'il n'est pas lui-meme le maître de la mort et de la vie: Jesus-Christ ressuscite les morts comme il fait les actions les plus communes; il parle en maitre a ceux qui dorment d'un sommeil eternel, et l'on sent bien qu'il est le Dieu des morts comme des vivants, jamais plus tranquille que lorsqu'il opere les plus grandes choses."

Preghiera per i defunti

Il ritratto della vedova di Sarepta è straordinariamente naturale. La sua calma nel parlare dei guai che erano solo minacciati (versetto 12), è in contrasto con la sua agonia quando i problemi arrivano effettivamente (versetto 18). Credeva in Geova, anche se in un regno pagano; eppure c'era un miscuglio di superstizione con la sua fede. Supponeva che Dio avrebbe potuto trascurare il suo peccato, se non fosse stato che Ebrei era presente con il Suo profeta nella sua casa; e confondeva la disciplina con la punizione. Quest'ultimo fu l'errore dei barbari di Melita. [Confronta Atti 28:4] Vedi anche l'insegnamento di nostro Signore, Luca 13:4. La morte di questo bambino deve essere spiegata secondo il principio che si affermò nella cecità dell'uomo che Gesù guarì, Giovanni 9:3] o nella malattia di Lazzaro, riguardo alla quale nostro Signore disse: "Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Giovanni 11:4] Rembrandt ha descritto la scena che ci viene presentata in questo capitolo. In una stanza al piano superiore costruita in modo approssimativo il bambino morto giace sul letto; Una mano si posa sul suo petto, mentre l'altra è caduta pesantemente lungo il suo fianco, dando un'idea meravigliosa del peso della morte. Elia sta dall'altra parte del letto con il viso ruvido e serio rivolto verso il cielo e le mani giunte in un'agonia di supplica mentre dice: "O Signore mio Dio, ti prego che l'anima di questo bambino entri di nuovo in lui!" Questo evento non era inteso come un prodigio, né era semplicemente per il beneficio della vedova, ma per tutti i tempi ha un significato spirituale. Con questa convinzione vediamo in esso...

SONO UN EMBLEMA DI MORTE SPIRITUALE. Il bambino era morto improvvisamente, altrimenti Elia sarebbe stato informato della sua malattia. La sua morte era reale, e fu più dell'insensibilità di Eutico. Atti 20:10] Noi diciamo che una cosa, suscettibile di vita, è morta quando non può ricevere ciò che è essenziale per la sua crescita e il suo benessere; Ad esempio, un albero è morto quando non è più in grado di assorbire il nutrimento senza il quale deve sbiadire e infine cadere. È morto un animale che non può più respirare aria o assimilare il cibo. La mente è morta, come quella di un idiota, quando non riceve vere impressioni mentali. È morta l'anima che è insensibile all'influenza spirituale. Come è possibile avere vita fisica senza vita mentale, così è possibile avere vita mentale senza vita spirituale. La "morte spirituale" non è una semplice figura retorica. Può essere illustrato dalla condizione di questo bambino. Il cibo che gli veniva fornito era ormai inutile, le parole più tenere di sua madre erano inascoltate e la voce che fino a poco tempo prima era ridente di risate taceva

Allo stesso modo i morti spirituali sono indifferenti alla provvidenza di Dio, inconsapevoli delle proprie possibilità, insensibili alla voce del Padre. "Se uno non è nato di nuovo, non può entrare nel regno di Dio". "Ebrei che non hanno il Figlio non hanno vita." "Morti nei falli e nei peccati". "Vieni dai quattro venti, o soffio, e soffia su questi uccisi affinché possano vivere".

II UN ESEMPIO DI PREGHIERA DI INTERCESSIONE. Un uomo della natura forte di Elia avrebbe avuto forti affetti, e possiamo immaginare quanto intensamente fosse arrivato ad amare questo bambino. Sentendo della sua morte, poté solo dire alla madre distratta: "Dammi tuo figlio", poi lo portò nella sua stanza e gridò a Dio in un'agonia di preghiera

1.) È stato offerto in solitudine. Non c'era nemmeno la madre. Crisi così intense nella vita devono essere affrontate da soli. Gesù Cristo aveva l'abitudine di "ritirarsi in un luogo solitario" per pregare. Comprendendo i nostri bisogni, Ebrei disse: "Quando preghi, entra nella tua cameretta, chiudi la porta e prega il Padre tuo che vede nel segreto". "Giacobbe rimase solo" quando lottò con l'angelo. Confrontate il miracolo di Elia con quello del Signore, il quale, quando gli Ebrei entrarono nella stanza dove giaceva morta la figlia di Giairo, "non permise a nessuno di entrare", oltre a coloro che erano uniti a Lui nella compassione e nella preghiera

2.) Era particolarmente definito. C'era un solo desiderio nel suo cuore, un grido sulle sue labbra. Le nostre preghiere troppo spesso sono meditazioni sugli attributi divini, o confessioni generali, e ringraziamenti. Se il nostro Re chiedeva: "Qual è la tua richiesta?", a volte ci trovavamo a un registro per una risposta. Pregate per una grazia, per un amico non credente, ecc

3.) Era intensamente serio. Elia non poteva essere negato. Il suo non era un discorso, ma un grido. Gli Ebrei aspettavano il risveglio e si gettarono sui morti in un'agonia di serietà, come se volesse infondere il proprio calore e la propria vita. Il tocco fu simile a quello di Pietro, quando prese lo storpio per la traduzione in Atti 3:7 : non la causa della benedizione, ma il mezzo della benedizione. Il potere divino opera attraverso l'azione umana

III UNA CAPARRA DI VERA RISURREZIONE. Elia non poteva dare la vita, ma poteva chiederla a Dio. Né possiamo destare a nuova vita con la predicazione, sebbene Dio possa farlo con la predicazione. Le nostre parole sono solo i mezzi attraverso i quali opera lo Spirito Santo. Il cavo atlantico è inutile, a meno che il messaggio non venga trasmesso da una misteriosa potenza invisibile. Questo distingue i miracoli di nostro Signore Gesù da quelli dei Suoi servi. [Confronta Luca 7:14 -- con Atti 3:12-16] C'è una risurrezione in cui i santi saranno risuscitati dalla potenza di Dio a una vita di immortalità, la cui promessa e pegno abbiamo nella risurrezione di Cristo, che è la "primizia di quelli che dormono". C'è anche una risurrezione spirituale, a cui Paolo si riferisce quando si rivolge ai cristiani come a coloro che sono "risorti con Cristo; E di questo, come anche di quello, c'è un'illustrazione nel nostro testo. Elevati a novità di vita, noi, come il bambino per cui Elia pregò, dobbiamo vivere per un po' nella vecchia sfera. Il profeta diede il bambino a sua madre. Gesù ristabilì Lazzaro alle sue sorelle, il giovane di Nain a sua madre e la figlia del capo ai suoi genitori; e così a noi, che siamo "passati dalla morte alla vita", Ebrei dice: "Torna a casa tua e mostra quante grandi cose Dio ha fatto per te". Questo miracolo costrinse la vedova ad accettare come verità di Dio la dichiarazione del Suo servo (ver. 24). Quanto più ragione abbiamo noi, che crediamo nelle opere soprannaturali di Suo Figlio, per dire: "Noi sappiamo che tu sei un maestro venuto da Dio; poiché nessuno può fare questi miracoli che fai tu, se Dio non è con lui!" -A.R

22 E l'Eterno udì la voce di Elia, e l'anima del fanciullo tornò in lui ed egli si risvegliò, o guarì. [Cf. 2Re 1:2; 8:8]

23 Ed Elia prese il bambino e lo condusse fuori dalla camera in casa. Probabilmente l'hYli era raggiungibile da una scala esterna, e non comunicava direttamente con le stanze inferiori. [Matteo 24:17 ; Marco 2:4; 2Re 9:13] e lo consegnò a sua madre, ed Elia disse: "Vedi, tuo figlio vive

24 E la donna disse ad Elia: "Or per questo Ebrei questo". Gesenius interpreta hz hT proprio ora. Allo stesso modo, Bahr, nunmehr -- , so che tu sei un uomo di Dio, non che lei ne avesse dubitato prima. Vedi ver. 18. Di fronte a ciò che Elia aveva fatto per lei, non poteva dubitarne. Tutto ciò che intende dire è che questa è una grande prova fresca della sua missione e che la parola del Signore nella tua bocca è verità. Quest'ultima parola tm,a' da cui è formato Amittai Giona 1:1], ha forse dato origine alla tradizione che questo ragazzo fu in seguito conosciuto come il profeta Giona. Si riteneva che Amiitai fosse il marito di questa vedova

Illustratore biblico:

1Re 17

1 CAPITOLO 17

1RE 17:1-24

COME VIVE IL SIGNORE DIO D'ISRAELE, DAVANTI AL QUALE IO STO.

La fonte della forza di Elia:

Questo capitolo inizia con la congiunzione "E": si tratta, quindi, di un'aggiunta a ciò che è stato fatto prima; ed è l'aggiunta di Dio. Quando abbiamo letto fino alla fine del capitolo precedente - che racconta la triste storia della rapida diffusione, e della prevalenza universale, dell'idolatria, nella terra favorita delle Dieci Tribù - potremmo supporre che quella fosse la fine di tutto; e che l'adorazione di Geova non avrebbe mai più acquistato il prestigio e la potenza perduti. E, senza dubbio, anche gli attori principali della storia la pensavano così. Ma avevano fatto una sfortunata omissione nei loro calcoli: avevano tralasciato Geova stesso. Deve avere qualcosa da dire in una crisi del genere. Quando gli uomini hanno fatto del loro peggio, e hanno finito, è il momento per Dio di cominciare. L'intera terra sembrava apostata. Di tutte le migliaia d'Israele, ne rimasero solo settemila che non avevano piegato il ginocchio o baciato la mano a Baal. Ma erano paralizzati dalla paura; e rimasero così immobili, che la loro stessa esistenza fu sconosciuta a Elia nell'ora della sua più grande solitudine. Spesso sono venuti tempi gravidi di guai: le false religioni hanno preso il sopravvento; l'iniquità è abbondata; e l'amore di molti si è raffreddato. Così fu quando il Turco spazzò via le comunità cristiane dell'Asia Minore e sostituì la Croce con la mezzaluna. Così fu quando, in tutta Europa, il cattolicesimo romano si diffuse come una cappa di tenebre che si fece più densa man mano che l'alba della Riforma stava per scoppiare. Così è stato nel secolo scorso, quando il moderatismo regnava in Scozia e l'apatia in Inghilterra. Ma Dio non è mai in perdita. La terra può essere invasa dal peccato; le lampade della testimonianza possono sembrare tutte spente; tutta la forza della corrente popolare può andare contro la Sua verità; e la trama potrebbe minacciare di essere a un soffio dal pieno successo; ma, per tutto il tempo, preparerà un uomo debole in qualche oscuro villaggio dell'altopiano; e nel momento di maggior bisogno lo manderà fuori, come Sua risposta più che sufficiente ai peggiori complotti dei Suoi nemici. Elia crebbe come gli altri ragazzi della sua età. Nei suoi primi anni probabilmente avrebbe fatto il lavoro di un pastore su quelle colline selvagge. Crescendo negli anni, si caratterizzò per un'intensa serietà religiosa. Era "molto geloso del Signore, Dio degli eserciti". Ma la domanda era: Come dovrebbe agire? Che cosa poteva fare, un selvaggio e ignorante bambino del deserto? C'era solo una cosa che poteva fare, la risorsa di tutte le anime molto provate, poteva pregare; e lo fece: «pregava intensamente» Giacomo 5,17. "Pregò fervidamente che non piovesse". Una preghiera davvero terribile! Accordato; eppure, non era forse più terribile per il popolo dimenticare e ignorare il Dio dei suoi padri, e darsi alle orge licenziose di Baal e Astarte? La sofferenza fisica è una calamità minore della delinquenza morale. E l'amore di Dio non si sottrae dall'infliggere tali sofferenze, se, come risultato, la piaga del peccato può essere stroncata come un cancro, e rimanere. Elia ci dà tre indicazioni sulla fonte della sua forza

1. "Com'è vero che Geova vive". A tutti gli altri, Geova potrebbe sembrare morto; ma per lui era l'unica realtà suprema della vita

2. "Davanti a chi sto". Stava in piedi alla presenza di Achab; ma era consapevole della presenza di un monarca più grande di qualsiasi monarca terreno, sì, la presenza di Geova, davanti al quale gli angeli si inchinano in umile adorazione, ascoltando la voce della Sua parola. Gabriele stesso non poteva usare una designazione più alta Luca 1:19. Coltiviamo questo riconoscimento abituale della presenza di Dio; ci solleverà al di sopra di ogni altra paura

3. La parola "Elia" può essere tradotta: "Geova è il mio Dio"; ma c'è un'altra possibile traduzione: "Geova è la mia forza". Questo dà la chiave della sua vita. Dio era la forza della sua vita; Di chi dovrebbe aver paura? (F. B. Meyer, M.A.)

Elia davanti ad Achab:

"Elia il Tishbita disse ad Achab". Tutte le rivelazioni ci sembrano improvvise. Guardate la subitaneità dell'apparizione di Achia a Geroboamo, e guardate l'esempio che abbiamo davanti. Nessun uomo mite sarebbe stato all'altezza della situazione. Dio adatta il Suo ministero alle circostanze. Manda un'infermiera nella stanza dell'inferme; un soldato sul campo di battaglia. Il figlio della consolazione e il figlio del tuono non possono cambiare posto. Hai ragione quando dici che la rugiada e la luce e la brezza leggera sono di Dio; Ma non si deve quindi supporre che i tuoni, gli uragani e le inondazioni appartengano a un signore più meschino. "Come vive il Signore, l'Iddio d'Israele, davanti al quale io sto." Immaginate i due uomini in piedi faccia a faccia. Questo non è un combattimento tra due uomini. Marco che molto da vicino. È il Giusto contro il Male, la Fedeltà contro il Tradimento, la Purezza contro la Corruzione. Mentre guardiamo la scena, non mancando degli elementi della più alta tragedia, vediamo

(1) Il valore di un nobile testimone in mezzo alla corruzione e al decadimento pubblico, e

(2) La grandezza e la necessità di una distinta professione personale di pietà. Non è sufficiente essere pii, dobbiamo confessarlo con una condotta aperta e una confessione articolata. Osserviamo ora come Elia procede a trattare Acab. "Non ci sarà rugiada né pioggia in questi anni, ma secondo la mia parola". Ecco la punizione fisica per la trasgressione morale. Così è; E questo è esattamente ciò che fa un genitore quando usa la verga su suo figlio per falsità. Si possono punire le persone solo in base alla loro natura. La punizione fisica per la trasgressione morale è la legge della società. Così il bugiardo viene cacciato dalla sua situazione; il bambino irascibile viene frustato; L'uomo disonorevole è espulso dalla fiducia sociale. Per quanto riguarda la particolare punizione denunciata contro Achab, va ricordato che la siccità è una delle punizioni minacciate dalla legge se Israele avesse abbandonato Geova Deuteronomio 11:17; Levitico 26:18. (J. Parker, D.D.)

Elia in piedi davanti al Signore:

Questo solenne e notevole scongiuro sembra essere stato abituale sulle labbra di Elia nelle grandi crisi della sua vita. Non lo troviamo mai usato da nessuno tranne che da lui stesso e dal suo allievo e successore, Eliseo

(I.) La vita è una visione costante della presenza di Dio. Come dev'essere stata distinta e duratura la visione di Dio, che ardeva davanti all'occhio interiore dell'uomo che aveva cancellato quella frase! Ovunque io sia, qualunque cosa io faccia, sono davanti a Lui. Nessuna eccitazione del lavoro, nessuna tensione di sforzo, nessuna distrazione delle circostanze, nessun luccichio d'oro o abbagliamento dello splendore terreno, offuscò quella visione per questi profeti. In una certa misura, fu per loro, come sarà perfettamente per tutti un giorno: "I suoi servi lo servono e vedono la sua faccia", e l'azione non interrompe la visione, né la visione indebolisce l'azione. È difficile mettere il Signore sempre davanti a noi; ma è possibile, e nella misura in cui lo faremo non ci lasceremo smuovere. Come dovettero apparire piccoli Acab e la sua corte agli occhi che erano pieni dell'abbagliante fulgore del vero Re d'Israele, e alle ordinate schiere dei Suoi servitori! Quanto piccola è la grandezza! Come è pacchiano lo sfarzo! Com'è impotente il potere e come sono inefficaci le minacce!

(II.)La vita risuonava della voce del comando divino. Egli sta davanti al Signore, non solo sentendo nel suo spirito elettrizzante che Dio è sempre vicino a lui, ma anche che la Sua parola gli giunge sempre, con autorità imperativa. Questa è la concezione della vita del profeta. Dovunque egli si trova, ode una voce che dice: Questa è la via, camminate per essa. Si parla della coscienza di "una missione". Il punto importante, dalla cui definizione dipende l'intero carattere della nostra vita, è: chi credi che ti abbia dato la tua "missione"? Era una persona qualsiasi? O avete la consapevolezza che qualsiasi volontà, tranne la vostra, ha qualcosa da dire sulla vostra vita? Questi profeti avevano trovato Uno a cui valeva la pena di obbedire, qualunque cosa ne venisse fuori, e chiunque si mettesse sulla strada

(III.) Vita piena di obbedienza consapevole. Nessun uomo potrebbe dire una cosa simile di se stesso se non sentisse di rendere a Dio una vera, sincera, benché imperfetta ubbidienza. Così, sebbene in un punto di vista le parole esprimano un senso molto umile di assoluta sottomissione davanti a Dio, in un altro punto di vista fanno un'alta pretesa per chi lo pronuncia. Professa di stare davanti al Signore, cinto per il Suo servizio, vigilando per essere guidato dal Suo occhio e pronto a correre quando Egli lo invita. Potremmo benissimo esitare a fare una tale pretesa per noi stessi quando pensiamo al servizio povero e superficiale e alla parziale consacrazione che la nostra vita mostra. Ma rallegriamoci che anche noi possiamo osare dire: "Veramente io sono il tuo servo". Una vita del genere è necessariamente una vita felice. L'unica miseria dell'uomo è la volontà egoistica, l'unico segreto della beatitudine è la conquista sulla nostra volontà. Consegnarli a Dio è riposo e pace. E non c'è forse in esso una grande verità generale, e cioè che una vita come quella che abbiamo descritto troverà la sua unica ricompensa dove troverà la sua ispirazione e la sua legge? L'approvazione del Padrone è il miglior salario del servo. (A. Maclaren, D.D.)

Elia davanti al re:

Elia era un alpinista. Era un uomo grosso, con spalle larghe e un aspetto alto e appariscente. Aveva una corporatura massiccia e muscoli che erano diventati forti scalando le montagne e strappando il suo pane quotidiano dalle circostanze difficili. Ma era, soprattutto, un uomo di preghiera, e la conoscenza di ciò che stava accadendo in Israele stimolava la sua anima fino al più profondo abisso; eppure non poteva agire se Dio non lo mandava. Con la mano alzata sopra il capo, questa strana creatura del deserto e dei monti esclama: «Com'è vero che vive il Signore, Dio d'Israele, davanti al quale io sto, non ci sarà né rugiada né pioggia in questi anni, se non secondo la mia parola». Notate la sua descrizione della sua relazione con Dio: "Come vive il Signore Dio d'Israele, davanti al quale io sto". C'era il segreto del potere di Elia. Come un altro ha ben detto: Ogni uomo sta davanti a qualcosa che è il suo giudice. Il bambino sta davanti al padre, non in un singolo gesto, facendo rapporto di ciò che ha fatto in un giorno speciale, ma in tutta la postura della sua vita, quasi come se il padre fosse uno specchio in cui si vedeva riflesso, e dal cui riflesso di sé traeva subito un giudizio su ciò che era, e suggerimenti su ciò che dovrebbe essere. Il poeta si trova di fronte alla natura. Lei è il suo giudice. Una certa armonia o discordia sentita tra la sua natura e l'ideale di lei è la prova e il potere direttivo della sua vita. Il filosofo si trova di fronte alla presenza invisibile e maestosa della verità astratta. Il filantropo sta di fronte all'umanità. L'artista si trova di fronte alla bellezza. Il legislatore si trova di fronte alla giustizia. Il politico si trova di fronte a quella vaga ma terribile incarnazione del carattere medio, il popolo. Lo studioso sta di fronte alla conoscenza, e trae la soddisfazione o la delusione della sua vita dalle approvazioni o dalle disapprovazioni delle sue labbra serene e graziose. Ogni anima che si ritiene capace di giudizio e di responsabilità si trova in una presenza con la quale la natura del suo giudizio è denigrata. Più alta è la presenza, più alta e grande è la vita. E così Elia, in piedi davanti a Dio, era alla presenza più alta e splendida che ogni uomo possa conoscere, e fu questo che gli diede il suo alto coraggio e la sua nobile potenza. Questo era il potere di Lutero. Ha osato affrontare l'imperatore e la chiesa mondana e sensuale del suo tempo, quando da ogni prospettiva umana sembrava sicuro che la sua vita dovesse pagare la pena, perché si trovava alla presenza di Dio. Sapeva che Dio era con lui, e che la conoscenza gli dava un enorme potere sugli uomini. Wesley stava alla presenza di Dio, e un uomo che è consapevole di quella presenza non teme la folla. Finney era un uomo così, e Dio gli diede frutti meravigliosi per il suo ministero. (L. A. Banks, D.D.)

Elia, il modello di riformatore:

(I.) Elia era, in primo luogo, un modello di-prontezza. Qualunque cosa Dio gli dicesse di fare, egli si mise subito all'opera e la fece

(II.)Elia era un modello di pazienza e di prontezza. Quando Dio volle che Elia operasse, egli fu, come abbiamo visto, pronto a fare qualsiasi cosa gli fosse stato ordinato di fare. E quando gli fu detto di aspettare l'ulteriore manifestazione della volontà di Dio, egli attese pazientemente. Quando la lunga siccità di tre anni si abbatté sul paese, Dio gli disse di andare a nascondersi "presso il torrente Cherith", vicino al Giordano. Andò e vi rimase paziente finché non gli fu ordinato di andarsene

Ma , nel portare avanti la sua opera di riforma, Elia fu, in terzo luogo, un modello di fiducia; e dovremmo cercare di seguire il suo esempio a questo riguardo

(IV.)Elia era un modello di-coraggio. (R. Newton, D.D.)

Il profeta eroe:

(I.) Il principio della selezione divina. Elia arriva improvvisamente e inaspettatamente sulla scena. Quale sia stata la sua carriera precedente non possiamo dirlo, tutto ciò che sappiamo di lui è che era vestito in modo rude e succinto, con i capelli arruffati, una personalità cospicua tra la gente. Per quanto strano possa sembrare che un tale uomo debba essere scelto per un tale lavoro, ciò è tuttavia in linea con la procedura divina. Dio fa la Sua selezione di uomini per soddisfare le esigenze di ogni crisi. Per ogni crisi nella storia del mondo, Dio ha preso un leader da ambienti molto improbabili. Un monaco tedesco per una grande Riforma; un Wesley per un risveglio di cui c'era tanto bisogno; Abraham Lincoln per guidare la nostra nave di stato, in tempi terribili, in mezzo a mari tempestosi; e un William Taylor, "ruvido e pronto", per diventare il "vangelo fiammeggiante" di "L'Africa più oscura". Dio è sempre pronto con un uomo a stare sulla breccia. Così, nel tempo in cui il peccato di Acab e del suo popolo era diventato abominevole, Egli aveva in serbo un uomo già addestrato e disposto ad affermare la sovranità di Dio su quella nazione perversa e perversa. Questo Tishbita scelto, questo eroe profeta, riconosce di essere...

(II.)Il rappresentante di Dio, quindi manifesta la massima fedeltà e lealtà

(III.) Le disposizioni provvidenziali soddisfano le esigenze umane. Elia lo dimostrò pienamente. Fornire misericordia non è solo tempestivo, ma arriva anche con mezzi inaspettati. Era un metodo molto strano che Dio perseguì con Elia

(IV.)Nessuna richiesta irragionevole di risorse umane. Dio è misericordioso. Dio è giusto. Può darci solo un po' del bene di questo mondo, ma di quel poco esige una porzione. Possiamo possedere un solo talento, ma non dobbiamo essere egoisti nell'uso di esso. Egli dà la grazia affinché possiamo usare la grazia. Possiamo ulteriormente imparare da questa narrazione il dovere di...

(V.) Obbedienza incondizionata a Dio. Elia non si lamentava di vivere da solo lungo la riva del torrente Cherith e di confidare nei corvi per il suo cibo; né disse che era improprio andare a casa di una vedova e chiedere del suo cibo da mangiare. No, ha confidato nella saggezza di Dio e ha obbedito al Suo comando. (G. Adams.)

Il predicatore-un ambasciatore:

Mandiamo un ambasciatore in Inghilterra; c'è una divergenza di opinioni tra il nostro governo e quello dell'Inghilterra. L'ambasciatore è in un circolo della società, ma non prende le sue opinioni dal popolo inglese; non gli importa nulla di ciò che pensano su argomenti nazionali; La folla intorno a lui può essere indignata contro questo paese, ma l'ambasciatore non ascolta la voce della popolazione che lo circonda. Tende un orecchio in ascolto per le comunicazioni telegrafiche da Washington, e qualsiasi parola le senta pronuncia, non importa come possano essere accolte, non importa cosa il popolo o la Corona possano pensare. Si trova come un americano in mezzo alla società inglese; pensa i pensieri e ha i sentimenti del governo di Washington; osa dire parole, per quanto sgradevoli, alla Corona inglese perché il potere che lo sostiene, sebbene sia invisibile, sa che è reale. Ebbene, ora, così è per un uomo, principalmente il vero ministro di Cristo. (Vescovo Simpson.)

In piedi da solo:

Grazie a Dio per i molti casi in cui un'anima ardente, tutta infiammata dall'amore di Dio, è bastata ad accendere un intero mucchio di materia morta e a farla balzare verso il cielo in un fulgore rossastro. Ahimé! per i molti casi in cui il legno umido e verde è stato troppo forte per la piccola scintilla, e non solo ha resistito ostinatamente, ma ha ignominiosamente spento il suo fuoco inefficace. (A. Maclaren, D.D.)

2 CAPITOLO 17

1RE 17:2-7

La parola del Signore gli fu rivolta.

La parola del Signore:

Abbiamo nel nostro tema un suggerimento della guida divina. La parola del Signore come guida giunge all'uomo di preghiera. Suppongo che Elia fu molto deluso dal messaggio che gli giunse. Aveva il cuore di un soldato e si addolorava per l'idolatria che vedeva dappertutto. Ma era la cosa migliore per Elia e per la causa. Abbiamo un caso simile nel Nuovo Testamento in cui Filippo, che era un predicatore molto popolare e stava godendo di un grande successo, fu improvvisamente istruito dalla parola del Signore di lasciare dov'era e di andarsene nel deserto. Ma Filippo obbedì, e fu durante quel viaggio che il tesoriere della regina Candace passò di lì, e la parola del Signore indicò di nuovo a Filippo il suo dovere. Allora Filippo capì perché la parola del Signore lo aveva guidato in quel modo. Così la grande anima di Elia ardeva per abbattere gli idoli di Baal e di Astaroto; ma i tempi non erano ancora maturi, e Dio stava salvando la vita del profeta e dando al coraggioso messaggio che aveva pronunciato il tempo di operare guidandolo nel deserto. Dio andò con Elia nel deserto, e molto tempo dopo conobbe la saggezza del Cielo. La parola del Signore, se le obbediamo, opererà mentre siamo nascosti. Senza dubbio Elia, se avesse usato il suo giudizio, avrebbe sostenuto il messaggio del Signore giorno dopo giorno con il suo grande corpo e la sua voce squillante. Ma non era il momento per questo. Dio usò Elia per il Suo messaggio, e lo trasmise bene. Agì prontamente, fedelmente e con perfetto coraggio, e poi, contro il suo stesso giudizio, seguì la parola del Signore e si nascose e si immerse nel silenzio. (L. A. Banks, D.D.) Vattene da qui, e volgiti verso est.

Accanto al ruscello che si prosciuga:

(I.) I servitori di Dio devono imparare a fare un passo alla volta. Il nostro Padre ci mostra solo un passo alla volta, e quello, il successivo; e ci ordina di prenderlo con fede. Se guardiamo il Suo volto e diciamo: "Ma se faccio questo passo, che sicuramente mi metterà in difficoltà, che cosa farò dopo?" i cieli saranno muti, se non con l'unico messaggio ripetuto: "Prendilo e confida in Me". Ma appena il servo di Dio fece il passo al quale era stato condotto e gli trasmise il messaggio, allora "la parola del Signore gli fu rivolta, dicendo: Vattene di qui, nasconditi presso il torrente Cherit". Così avvenne dopo: "Alzati, vai a Sarepta".

(II.)Ai servitori di Dio si deve insegnare il valore della vita nascosta. "Vattene di qui, volgiti verso oriente e nasconditi presso il torrente Cherith." L'uomo che deve occupare un posto elevato davanti ai suoi simili, deve occupare un posto basso davanti al suo Dio; e non c'è modo migliore di abbattere un uomo, che farlo uscire improvvisamente da una sfera per la quale cominciava a ritenersi essenziale, insegnandogli che non è affatto necessario al piano di Dio; e costringendolo a considerare nella valle isolata di qualche Cherith quanto siano confusi i suoi motivi e quanto insignificante sia la sua forza. Ogni anima santa che vuole esercitare un grande potere con gli uomini deve conquistarlo in qualche Cherit nascosto. Un trionfo del Carmelo presuppone sempre un Cherit; e un Cherith porta sempre a un Carmelo. Non possiamo cedere se non abbiamo precedentemente assorbito. Il vescovo Andrewes aveva il suo Cherith, in cui trascorreva cinque ore al giorno in preghiera e devozione. Giovanni Welsh ce l'aveva, chi pensava che la giornata fosse mal trascorsa e che non fosse stata testimone di otto o dieci ore di comunione segreta. David Brainerd lo fece nei boschi del Nord America, che erano la scena preferita delle sue devozioni. Christmas Evans ce l'aveva nei suoi lunghi e solitari viaggi tra le colline del Galles. Fletcher di Madeley lo aveva - che spesso lasciava la sua aula per la sua camera privata e passava ore in ginocchio con i suoi studenti, implorando la pienezza dello Spirito fino a quando non potevano più inginocchiarsi. O - tornando all'epoca benedetta a cui risaliamo i secoli - Patmos, l'isolamento delle prigioni romane, il deserto arabo, le colline e le valli della Palestina, sono per sempre memorabili come i Cheriti di coloro che hanno fatto il nostro mondo moderno

(III.) I servitori di Dio devono imparare a fidarsi di Dio assolutamente. Cediamo dapprima a una timida obbedienza a un comando che sembra comportare manifeste impossibilità; ma quando scopriamo che Dio è persino migliore della Sua parola, la nostra fede cresce enormemente e avanziamo verso ulteriori imprese di fede e di servizio. Questo è il modo in cui Dio addestra i Suoi giovani aquilotti a volare. Gli atti durano, nulla è impossibile. Questa è la chiave dell'esperienza di Elia. C'è una forte enfasi sulla parola lì. "Ho comandato ai corvi di nutrirti là." Elia avrebbe potuto preferire molti nascondigli a Cherith; ma quello era l'unico posto in cui i corvi portavano le sue provviste; e, finché era lì, Dio si impegnava a provvedere a lui. Il nostro pensiero supremo dovrebbe essere: "Amos, io dove Dio vuole che io sia?" Confidate solo in Lui!

(IV.)I servi di Dio sono spesso chiamati a sedersi presso i ruscelli prosciugati. Cherith iniziò a cantare in modo meno allegro. Ogni giorno segnava una diminuzione visibile del suo corso d'acqua. La sua voce si fece sempre più flebile, finché il suo letto divenne un corso di pietre, che cuocevano nel caldo torrido. Si è prosciugato. Cosa pensò Elia? Pensava che Dio lo avesse dimenticato? Ha iniziato a fare progetti per se stesso? Questo sarebbe stato umano; ma speriamo che egli abbia aspettato Dio in silenzio, acquietandosi come un bambino svezzato, mentre cantava: "Anima mia, spera solo in Dio; perché la mia aspettazione viene da Lui". Molti di noi hanno dovuto sedersi vicino ai ruscelli prosciugati; forse alcuni sono seduti accanto a loro ora, il ruscello prosciugato della popolarità, che scorre via come da Giovanni Battista. Il ruscello prosciugato della salute, che affonda sotto una paralisi strisciante, o un consumo lento. Il ruscello prosciugato del denaro, che si assottiglia lentamente davanti alle esigenze della malattia. (F. B. Meyer, B.A.)

La cura di Dio per Elia:

(I.) Dio adatta i Suoi operai al loro lavoro. All'ospedale manda un'infermiera; sul campo di battaglia, un soldato; alla penitenza e al dolore, figlio della consolazione; alla malvagità e alla brutalità, figlio del tuono. Tale era questo rude, severo, vulcanico Tishbite quando venne in soccorso del suo paese; per sostenere una causa che sembrava persa; di stare da solo contro un'iniquità enorme e dominante; per sfidare Acab e Gezabele nel palazzo del loro piacere licenzioso, nella cittadella del loro potere idolatra. Venne come il lampo di una scimitarra, pronunciò il suo spaventoso messaggio, diede voce all'ira dell'Onnipotente e se ne andò

(II.)Il profeta scomparve, ma la siccità rimase. Sappiamo poco dell'orrore di un anno senza pioggia. Le nostre stagioni vanno e vengono, e il cielo generoso innaffia la terra generosa, finché non cessiamo di associare l'abbondanza, la bellezza e la vita stessa alla pioggia inesauribile. Ma per una dimora orientale sull'orlo del deserto, dove il cibo è una questione precaria di umidità, e il pane un problema per l'irrigazione, la pioggia è vita; le nuvole perdono grasso. Un cielo senza pioggia è un cielo di rame, e una terra non irrigata una terra di ferro. Atti per primi non c'è stato alcun allarme. I contadini seminavano il loro seme nella speranza, le carovane si dirigevano verso l'orizzonte. Ma le piogge sono arrivate tardi. Occhi ansiosi scrutavano il cielo occidentale, i ruscelli diventavano letti di ghiaia, i pozzi prosciugati, le vigne appassite sotto il sole cocente. I templi risuonarono di preghiere a Baal e grandi colonne di fumo si alzarono al cielo dagli altari di Ashtaroth. Atti per ultimi, dalla fornace ardente, Israele lanciò un grido di disperazione; e dal re nel palazzo al mendicante lungo la strada giunse una domanda comune e disperata: "Dov'è Elia il Tisbita?"

(III.) Quando Dio si impegna a nascondere un uomo, possiamo essere certi che sarà ben nascosto. Elia fu mandato in un burrone isolato a est di Samaria, attraverso il quale il torrente Cherith continuava a increspare fino al Giordano. Lì visse, solitario ma al sicuro, un profeta ozioso ma non inutile. Quando Dio manda un uomo in ritiro e nell'inattività, non pensi di essere messo da parte. Nel proposito e nel piano divino, come il povero cieco Milton scoprì e cantò...

Servono anche chi sta solo in piedi e aspetta

(M. B. Chapman.)

Elia e la carestia:

(I.) Una grande calamità nazionale. Una nazione senza pioggia né rugiada per tre anni e mezzo! "E", si dice nel capitolo successivo, "ci fu una grave carestia a Samara". "Il panico nazionale deve essere considerato come un passo nella dimostrazione di un grande problema di governo che Dio Onnipotente sta elaborando per il progresso e la santificazione del mondo".

(II.)La cura della Divina Provvidenza. Le calamità che si abbattono sulle nazioni visitano anche il popolo di Dio che abita in esse. La zizzania e il grano crescono insieme; e se la zizzania è secca per mancanza di umidità, il grano soffre della stessa causa. Come principio, Dio non esenta il Suo popolo dalla sua parte di calamità e dolori nazionali. Ma, sebbene permetta al Suo popolo di soffrire nel bel mezzo di una visita generale, non lo dimentica né lo abbandona mai. "Molte sono le afflizioni del giusto, ma il Signore lo libera da tutte". Elia ebbe la sua parte nell'angoscia nazionale, ma il Signore si ricordò del Suo servo. La storia moderna della provvidenza di Dio fornisce molti esempi di abiti e servizi resi al Suo popolo dalla creazione animale, appena meno meravigliosi della fornitura di Elia da parte dei corvi. Ne racconterò uno. Molto in alto, in una delle valli delle Highlands, viveva una donna povera ma pia di nome Jenny Maclean. Un giorno in cui il suo cibo era quasi esaurito e aveva intenzione di fare un viaggio per procurarsi una provvista fresca, si scatenò una forte tempesta di neve. Non si era mai vista in quella località una caduta così costante e pesante, con cumuli di neve così profondi. Quando finalmente il cielo divenne sereno, l'intera faccia del paese sembrò cambiata. Ci volle un po' di tempo prima che un pastore pensasse all'improvviso: "Che cosa ha fatto la vecchia Jenny per tutto questo tempo?" Non appena il suo nome fu menzionato, divenne subito l'argomento della conversazione generale. Ma per molti giorni, tale fu lo stato del tempo, che nessun piede mortale poté guadare le ghirlande di neve, o colpire le successive tempeste che si abbattevano con furia accecante dalle colline. Jenny fu data per persa. Atti finali, tre uomini decisero, il primo giorno che rese possibile il tentativo, di risalire la lunga e tetra valle e cercare Jenny. Raggiunsero una roccia in un angolo in cui la valle gira a sinistra e dove si sarebbe dovuta vedere la casetta della vecchia. Ma nulla si presentava all'occhio se non una liscia e bianca coltre di neve scintillante, sormontata da rocce nere; e tutto sotto era silenzioso come il cielo sopra. Nessun segno di vita salutava l'occhio o l'orecchio. Gli uomini non dissero una parola, ma mormorarono alcune esclamazioni di dolore. All'improvviso uno di loro gridò: "È viva! perché vedo del fumo". Spinsero coraggiosamente avanti. Quando raggiunsero la capanna, non si vedeva nulla tranne i due camini; e anche questi erano più bassi della corona di neve. Non c'era un ingresso immediato se non da uno dei camini. Un pastore chiamò per la prima volta Jenny giù dal camino e le chiese se fosse viva; Ma prima di ricevere una risposta, una grossa volpe balzò fuori dal camino e si lanciò verso le rocce. «Viva!» rispose Jenny, «ma grazie a Dio sei venuta a trovarmi! Non posso dire di entrare dalla porta; ma scendi, scendi." In pochi minuti le sue tre amiche scesero facilmente dal camino e stavano stringendo calorosamente la mano a Jenny. "O donna!" dissero, "come hai vissuto tutto questo tempo?" «Siediti, e te lo dirò», disse la vecchia Jenny, i cui sentimenti si erano ora sfociati in un impeto di pianto isterico. Dopo essersi ricomposta, continuò: "Come ho vissuto? chiedi, Sandy? Posso dire proprio come ho sempre vissuto, per la potenza e la bontà di Dio, che nutre le bestie selvatiche". «Le bestie feroci, davvero!» rispose Sandy, asciugandosi gli occhi; "Sapevi che c'era una bestia selvaggia in casa tua? Hai visto la volpe che è saltata fuori dal tuo camino mentre entravamo?" «Le mie benedizioni sulla cara bestia!» disse Jenny, con fervore. "Che nessun cacciatore lo uccida mai! e che non manchi mai di cibo d'estate o d'inverno!" I pastori si guardarono l'un l'altro alla fioca luce del fuoco di Jenny, credendo evidentemente che fosse diventata un po' pazza. «Fermatevi, ragazzi», continuò, «finché non vi racconto la storia. Avevo in casa, quando è iniziata la tempesta, la capra e due galline. Per fortuna avevo raccolto del foraggio per la capra, che la teneva in vita, anche se, poverina, non ha avuto che pochi pasti. Avevo anche torba per il mio fuoco, ma pochissimo pasto. Eppure non ho mai vissuto meglio, e sono riuscita a conservare le mie due galline per l'estate. Anch'io ogni giorno mangiavo carne, cosa che non facevo da anni; e così ho vissuto come una signora". "Da dove hai preso la carne?" mi hanno chiesto. «Dalla vecchia volpe», rispose lei. "Il giorno della tempesta guardò nel camino, scese lentamente e si sedette sulla trave accanto alle galline, ma non le toccò mai una volta. Ogni giorno provvedeva a se stesso e anche a me. Portava selvaggina in abbondanza per il suo pranzo - una lepre quasi ogni giorno - e quello che lasciava lo prendevo, lo lavavo, lo cucinavo e lo mangiavo, e così non ho mai voluto. Ora che se n'è andato, sei venuto a darmi il cambio". «Le vie di Dio sono inesplorabili!» dissero gli uomini, chinando il capo con riverenza. «Lodate il Signore!» disse Jenny, «che dà da mangiare agli affamati». Questo episodio fu raccontato da un vecchio ecclesiastico che partecipò al funerale di Jenny. Quanto è simile alla provvista di Elia presso il torrente Cherit! Perché siamo sorpresi quasi fino allo scetticismo di fronte a questi fatti?

(III.) L'esercizio della simpatia umana. Dopo un po' di tempo, il ruscello si prosciugò, perché non c'era stata pioggia nel paese. La continua siccità e il calore del sole diminuirono gradualmente il corso d'acqua; si asciugò fino a diventare un filo stretto; poi quel filo sottile si sciolse e scomparve, ed Elia fu lasciato presso il ruscello, senza altra prospettiva davanti a sé che perire, a meno che il Signore non intervenisse per salvarlo. Il Signore si intromise; e notate come: "La parola dell'Eterno gli fu rivolta, dicendo: Alzati, va' a Sarepta".

(IV.)La ricompensa della generosità allegra. Elia trovò la vedova che raccoglieva dei ramoscelli per preparare la sua ultima manciata di cibo per sé e per il figlio, perché lo mangiassero e morissero. Elia le disse: «Non temere». La parola del Signore ci giunge con una promessa simile in linea di principio. "L'anima liberale sarà ingrassata, e chi innaffia sarà irrigato egli stesso." Questo è ancora il principio di ricompensa di Dio. "Chi ha pietà del povero presta al Signore, e ciò che ha dato, lo ripagherà". Se questo è vero, se si deve fare affidamento sulla Parola del Signore, allora nessun uomo è più povero per quello che dà ai poveri. Prestando al Signore, il Signore diventa il suo creditore, e certamente gli si può affidare i nostri depositi. Come dice il buon Matthew Henry: "Ciò che è disposto in carità o pietà, è prestato nel miglior interesse, nella migliore sicurezza". (J. H. Wood.)

Elia a Cherith:

(I.) Gli uomini devono essere preparati ad accettare le conseguenze della loro obbedienza a Dio. Non sempre vediamo tali conseguenze, e quando ci vengono addosso molto spesso ci trovano impreparati ad affrontarle. L'ubbidienza a Dio spesso espone gli uomini all'odio, al disprezzo, al ridicolo, all'opposizione, agli inconvenienti, alla perdita del commercio, alla perdita della libertà e persino alla vita stessa. Ma quando abbiamo scelto il servizio di Dio, abbiamo scelto queste conseguenze, e quando arriveranno non dovrebbero distoglierci dal nostro dovere. Daniele, quando seppe che la legge era stata approvata, condannando nella fossa dei leoni chiunque avesse pregato per trenta giorni, tranne il re, entrò nella sua camera e pregò come prima. Pietro e Giovanni decisero di obbedire a Dio piuttosto che all'uomo, nonostante la minaccia delle percosse e della prigionia

(II.)Che Dio provveda alle esigenze a cui l'obbedienza ai comandi divini può portare i Suoi servitori. Egli non impone alcun compito, ma fornisce la forza per la sua realizzazione. Quali che siano le conseguenze della loro obbedienza, Egli non lascerà che i Suoi servi vadano loro incontro da soli

(III.) Questa disposizione spesso non viene resa nota agli obbedienti fino a quando il loro bisogno non è pressante. Quando la siccità si abbatterà sulla terra, Dio non abbandonerà il Suo popolo; ma si udrà la Sua voce che li indirizzerà a Cherith, dove il loro bisogno sarà ampiamente soddisfatto. (Lo studio e il pulpito.)

Elia a Cherith:

(I.) L'incertezza delle comodità terrene. Quando Elia andò a Cherith sotto la direzione di Dio, non si sarebbe mai sognato che quel ruscello si esaurisse. Che immagine della vita umana è questa! Di quanti sono le comodità mondane si può dire: "Dopo un po' il ruscello si prosciugò". Un uomo è sistemato nella vita, con le circostanze tutto ciò che si può desiderare, e contempla il futuro con piacere; ma, inaspettatamente, sorge qualcosa - il fallimento di una banca, o una crisi commerciale - che gli dice che il ruscello si è prosciugato e che deve lasciare la sua Cherith. Un altro guarda con orgoglio e speranza un bambino - il suo piacere e la sua gioia fluiscono da quel bambino - ma, inosservato, la malattia si posa su di lui e lo porta via. Dopo un po' il ruscello si prosciugò. E così con le comodità terrene. Sono incerte e non giustificano l'entusiasmo con cui sono ricercate o il valore di cui sono investite

(II.)La certezza della cura di Dio. Anche se l'acqua del ruscello venne meno, la cura di Dio non si esaurì. Egli aveva provveduto per Elia a Sarepta prima di comandargli di lasciare Cherith. Il decadimento e il cambiamento possono caratterizzare tutte le nostre comodità terrene, ma non caratterizzano Dio; Lui rimane lo stesso e la Sua cura non può mai venir meno

(III.) La generosità divina non perderà la sua ricompensa. Chiunque darà un bicchiere d'acqua fresca a un discepolo, nel nome di un discepolo, non perderà la sua ricompensa. (Ibidem) Era l'acqua che mancava, non i corvi. Fu la disposizione naturale, non quella soprannaturale, che giunse alla fine. Ciò che il profeta cercava in alto mattina e sera continuava costantemente. Ciò che era stato fluito ai suoi piedi per tutto il giorno cominciò improvvisamente a diminuire. Quando un problema arriva direttamente dal cielo, è più probabile che vediamo la mano di Dio in esso e che ci sottomettiamo con pazienza e fiducia. Quando, tuttavia, il problema sembra venire in modo del tutto naturale, siamo tentati di guardare alle cause secondarie e di dimenticare che Dio è dietro a tutte loro. (F. S. Webster, M.A.)

6 CAPITOLO 17

1RE 17:6

E I CORVI GLI PORTARONO PANE E CARNE AL MATTINO.

Elia nutrito dai corvi:

(I.) Un uomo moralmente grande con un grande bisogno fisico. Elia era un uomo moralmente grande. La grandezza mondana non è altro che carta stagnata. È grande solo colui che è grande nei pensieri e nei nobili propositi. Elia era tale: non si poteva trovare uno più grande. Eppure era ridotto al bisogno più grande

(II.)Il Dio della natura che assiste un uomo solo. Il Padre Infinito conosceva la miseria del Suo servo, la compativa e gli mandava sollievo mattina e sera per mezzo dei corvi. Osservare

1. Dio fa in modo che le cose più umili della natura servano il Suo popolo

2. Dio provvede al Suo popolo quando i loro desideri ritornano. (Omilestico.)

Elia nutrito dai corvi:

(I.) Creature irrazionali divinamente dirette. Tutte le creature, dalla più bassa alla più grande, sono sotto il dominio divino. Generalmente sono governati dai loro istinti. Ecco un'eccezione

(II.)Creature inferiori impegnate al servizio dell'uomo

(III.) L'attenzione di Dio agli affari dell'individuo

(IV.)Aiuto proveniente da fonti improbabili. (Ibidem)

La battaglia per il pane:

C'è un episodio nel mio testo che sconcerta tutte le meraviglie ornitologiche del mondo. Il raccolto di grano era stato tagliato. La carestia era nel paese. In una grotta vicino al ruscello Cherith sedeva un ministro di Dio, Elia, in attesa di qualcosa da mangiare. Perché non è andato dai vicini? Non c'erano vicini, era un deserto. Perché non ha raccolto alcune bacche? Non ce n'erano. Se ci fossero stati, si sarebbero prosciugati. Una mattina, seduto all'imboccatura della sua caverna, il profeta guarda nel cielo arido e spietato e vede avvicinarsi uno stormo di uccelli

1. Notate, in primo luogo, nella storia del mio testo, che queste creature alate giunsero a Elia direttamente da Dio. "Ho comandato ai corvi di darti da mangiare". Non sono usciti da qualche altra grotta. Non si sono fermati lì. Dio li caricò, li lanciò e disse loro da quale caverna piombare. Quello è lo stesso Dio che ti fornirà. Egli è vostro Padre. Dovresti fare un calcolo elaborato prima di potermi dire quante libbre di cibo e quanti metri di vestiti sarebbero necessari per te e la tua famiglia; ma Dio lo sa senza alcun calcolo. Hai un piatto alla Sua tavola, e sarai servito, a meno che tu non ti comporti come un bambino cattivo, e scalpelli, e strapazza, e pesti sfacciatamente il piatto, e cerchi di sconvolgere le cose. Dio ha una famiglia immensa, e tutto è metodico, e tu sarai servito, se solo aspetterai il tuo turno

2. Notate, di nuovo, in questa storia, che i corvi non permisero a Elia di accumulare un surplus. Lunedì non ne hanno portati abbastanza per tutta la settimana. Non ne portarono abbastanza una mattina per durare fino al mattino successivo. Venivano due volte al giorno e portavano quel tanto che bastava per una volta. Voi sapete bene quanto me che la grande preoccupazione del mondo è che vogliamo un'eccedenza, vogliamo che i corvi portino abbastanza per cinquant'anni. Avete più fiducia nella Long Island Bank che nella royal bank of heaven. Voi dite: "Tutto ciò è molto poetico, ma potreste avere i corvi neri, datemi le aquile d'oro". Faremmo meglio ad accontentarci di quel tanto che basta. Se, al mattino, la vostra famiglia mangia tutto il cibo che c'è in casa, non sedetevi, non piangete e dite: "Non so da dove verrà il prossimo pasto". Verso le cinque, o le sei, o le sette di sera, basta guardare in alto, e vedrete due macchie nere nel cielo, e sentirete il battito d'ali, e, invece del folle corvo di Edgar A. Poe, "che si posa sulla porta della camera, solo questo, e niente di più", troverete i due corvi di Elia, o i due corvi del Signore, l'uno portava il pane e l'altro la carne: macellaio e fornaio piumato. Dio è infinito in risorse. Quando la città di Rochelle fu assediata e gli abitanti morirono di carestia, le maree si riversarono sulla spiaggia come mai prima d'ora e, come mai da allora, abbastanza molluschi da sfamare l'intera città. Dio è buono. Non c'è alcun errore in questo. La storia ci dice che, nel 1555, in Inghilterra, ci fu una grande siccità. I raccolti fallirono, ma nell'Essex, sulle rocce, in un luogo dove non avevano né seminato né coltivato, crebbe un grande raccolto di piselli, fino a riempire un centinaio di misure; e c'erano viti in fiore abbastanza promettenti quanto molto di più

3. Ancora una volta, questa storia del testo mi colpisce per il fatto che il sollievo giunse a questo profeta con il più inaspettato e con un trasporto apparentemente impossibile. Se fosse stato un pettirosso dal petto rosso, o un'allodola dei prati musicale, o una mite tortora, o un sublime albatro a portare il cibo a Elia, non sarebbe stato così sorprendente. Ma no. Era un uccello così feroce e infausto che ne abbiamo ricavato una delle nostre parole più forti e ripugnanti: famelico. Quell'uccello ha la passione di catturare gli occhi degli uomini e degli animali. Ama sbranare i malati e i moribondi. Ingoia, con un guizzo volgare, tutto ciò su cui riesce a mettere il becco; eppure tutto il cibo che Elia riceve per sei mesi o un anno, proviene dai corvi. Quindi la tua fornitura proverrà da una fonte inaspettata. Pensi che un uomo generoso e di grande cuore verrà a darti il suo nome sul retro del tuo biglietto, o ti darà la garanzia in qualche grande impresa. No, non lo farà. Dio aprirà il cuore di qualche Shylock verso di te. Il tuo sollievo arriverà dal momento più inaspettato. La provvidenza che vi è sembrata minacciosa sarà per voi più di quella che vi è sembrata di buon auspicio. Non sarà un fringuello con il petto e l'ala tratteggiati di bianco, marrone e castano, sarà un corvo nero. Figli di Dio, alzatevi dal vostro sconforto. Il Signore non ha mai avuto così tanti corvi come questa mattina. Getta al vento il tasto e la preoccupazione. (T. Deuteronomio Witt Talmage, D.D.)

9 CAPITOLO 17

1RE 17:9

ALZATI, VAI A SAREPTA.

Ordinato a Zarepta:

Un mio amico, trascorrendo alcuni giorni nelle vicinanze dei nostri laghi inglesi, si imbatté negli arbusti più belli che avesse mai visto. Arrestato dalla loro straordinaria rigogliosità, ne chiese la causa; e appresi che era dovuto a un sistema giudizioso di trapianti, costantemente perseguito. Qualunque sia l'effetto di un tale processo In natura, è certamente vero che il nostro Padre celeste impiega metodi simili per garantire in noi i risultati più elevati. Ci trapianta costantemente. E sebbene questi cambiamenti minaccino a volte di ostacolare ogni progresso costante nella vita divina, tuttavia, se sono sopportati correttamente, si traducono nelle più squisite manifestazioni del carattere e dell'esperienza cristiana. Un'altra illustrazione della stessa verità è data dal profeta Geremia Geremia 48:11. La vita tranquilla non è affatto la vita più bella. Alcuni personaggi possono raggiungere il più alto livello di spiritualità solo attraverso i disturbi o gli spostamenti nell'ordine della provvidenza di Dio. Questo non getterà luce sui rapporti di Dio con Elia? Una volta si fermò nel vascello, "Casa"; poi svuotato nel vaso, "Izreel"; poi nel vaso, "Cherith"; e ora nel quarto vaso, "Sarepta": e tutto ciò che non poteva posare sulle sue fecce. Credi solo che le tue circostanze siano quelle più adatte a sviluppare il tuo carattere. A colui che vive sempre alla presenza dell'immutabile Dio, e che può dire: "Così dice Geova, davanti al quale io sto", le condizioni sempre variabili della nostra sorte toccano solo l'orlo esterno della vita; Qualunque cosa tolgano, non possono portarsela via; Qualunque cosa portino, non possono dare di più. La coscienza di quella Presenza è l'unico pensiero che tutto domina; l'ispirazione, il conforto, il conforto, di ogni ora di veglia

(I.) La fede attende i piani di Dio. "Dopo un po' di tempo, il ruscello si prosciugò, perché non c'era stata pioggia nel paese". Settimana dopo settimana, con spirito incrollabile e risoluto, Elia osservava quel ruscello che si stava esaurendo; spesso tentato di vacillare a causa dell'incredulità, ma rifiutando di permettere che le sue circostanze si frappongano tra lui e Dio. L'incredulità vede Dio attraverso le circostanze, come a volte vediamo il sole spogliato dei suoi raggi attraverso l'aria fumosa; ma la fede mette Dio tra sé e le circostanze, e le guarda attraverso di Lui. Solo allora, al suo spirito paziente e incrollabile, "giunse la parola del Signore, che diceva: Alzati, va' a Sarepta". La maggior parte di noi sarebbe diventata ansiosa e stanca della pianificazione molto prima. Avremmo dovuto smettere di cantare non appena il ruscello risuonava meno musicalmente sul suo letto roccioso. E, probabilmente, molto prima che il ruscello fosse asciutto, avremmo dovuto escogitare un piano e, chiedendo la benedizione di Dio su di esso, saremmo partiti da un'altra parte. Ahimé! Siamo tutti troppo pieni dei nostri schemi, dei nostri piani e dei nostri espedienti. "Signore, mostrami la Tua via; insegnami a fare la Tua volontà, mostrami la via per la quale devo camminare, poiché a Te innalzo l'anima mia".

(II.)I piani di Dio esigono un'obbedienza implicita. «Allora si alzò e andò a Sarepta», come prima era andato a Cherit, e come di lì a poco sarebbe andato a mostrarsi ad Achab. Intravediamo l'ideale di Dio; Ne siamo innamorati; facciamo voto di essere solo Suoi; usiamo le parole più enfatiche; Ci dedichiamo all'altare. Per un po' ci sembra di calpestare un altro mondo, immerso nella luce celeste. Poi arriva un comando chiaro e inconfondibile. Dobbiamo lasciare un caro Cherit e andare da un certo Zarepta sgradito; Dobbiamo dire una parola, fare un passo, tagliare un'abitudine: e ci tiriamo indietro: il costo è troppo grande. Ma, non appena rifiutiamo l'obbedienza, la luce muore dal paesaggio della nostra vita, e nuvole scure gettano le loro ombre lontano e vicino. Esaminate la Bibbia da una tavola all'altra e vedete se l'obbedienza rigorosa, implicita e immediata non è stata il segreto delle vite più nobili

(III.) L'obbedienza implicita a volte ci porta in una fornace fusoria. "Zarepta" significa un forno fusorio. Si trovava al di fuori della Terra di Canaan, occupando il sito dell'odierna Surafend, che si erge su un lungo crinale, sostenuto dalle ripide colline innevate di Hermon, e affacciato sulle acque blu del Mediterraneo. Molte cose avrebbero potuto renderlo sgradevole al profeta. Apparteneva alla terra da cui Izebel aveva portato la sua empia tribù. Era maledetta dalla terribile siccità tanto quanto Canaan. Era impossibile raggiungerlo se non con un faticoso viaggio di 100 miglia attraverso il cuore del paese, dove il suo nome era esecrato e la sua persona proscritta. E poi essere sostenuto da una vedova appartenente a un popolo pagano! Sicuramente era una fornace fusoria per ripulire qualsiasi lega di orgoglio, o di fiducia in se stesso, o di indipendenza che potesse essere in agguato nei recessi del suo cuore. E c'era molto del fuoco raffinatore nel carattere del suo ricevimento. Quando raggiunse la città sconnessa, era probabilmente verso il tramonto; E alla porta della città una vedova stava raccogliendo alcuni ramoscelli per preparare il pasto serale. Ad alcuni potrebbe essere sembrata una coincidenza; ma non c'è una parola del genere nel vocabolario della fede: quella che per il giudizio umano è una coincidenza, per la fede è una Provvidenza. "Tutto ciò che può resistere al fuoco, lo farete passare attraverso il fuoco, ed esso sarà puro" Numeri 31:23. Se, dunque, c'è qualcosa in te che può sopportare la prova, stai certo che sarai messo nella fornace. Ma il fuoco non distruggerà; Ti purificherà solo

(IV.)Quando Dio metterà il Suo popolo nella fornace, Egli soddisferà tutti i loro bisogni. Dio aveva detto che doveva essere nutrito, e da quella vedova; e così dovrebbe essere, anche se la terra e il cielo dovessero passare. Le difficoltà sono per la fede ciò che gli attrezzi ginnici sono per i ragazzi, mezzi per rafforzare la fibra muscolare. Come la leggendaria salamandra, la fede si nutre di fuoco. E così con fede eroica Elia disse: "Non temere; va' e fa' come hai detto, perché così dice l'Eterno, l'Iddio d'Israele: Il barile di farina non si esaurirà, né l'orcio d'olio si esaurirà, fino al giorno in cui l'Eterno manderà la pioggia sulla terra". Il nostro unico bisogno è quello di chiederci se siamo a quel punto nel modello di Dio in cui Egli vuole che siamo. Se lo siamo, anche se ci sembra impossibile essere mantenuti, la cosa impossibile sarà fatta. (F. B. Meyer, M.A.) Ho comandato a una vedova di sostenerti.

La vedova di Zarepta:

1. Questa donna era una fenicia, della stessa razza e del paese di Gezabele, e credeva per nascita e per formazione proprio in quelle idolatrie che la sanguinaria regina stava allora instaurando in Palestina, e contro le quali era la parte principale del fardello del profeta testimoniare. Fin dai primi giorni aveva adorato i suoi dei. Senza dubbio lo splendido rituale dell'adorazione di Baal aveva impressionato e intimorito i suoi sensi, e sotto il terrore di Astarte, l'amante del sangue, era sopravvissuta e si era intimorita. Eppure è nella sua casa che il perseguitato Predicatore di Geova trova rifugio e benvenuto! Ed è a casa sua che, a sua volta, porta la benedizione. Il Profeta della Separazione è anche l'Apostolo della Riconciliazione. Il germe essenziale dell'universalità ultima, che era nella Chiesa fin dall'inizio, irrompe anche in colui che è il rivendicatore della sua esclusività dispensazionale. Che mondo di suggestioni si trova nell'immagine del profeta ebreo e vedova fenicia, campione di Geova e connazionale di Izebel, sotto lo stesso tetto, che condivide lo stesso pasto, in amicizia e fratellanza! Il più severo anti-idolatra della storia al fianco di un idolatra, benedetto e benedicente! È una previsione e una profezia, in mezzo alle inimicizie e agli odi del mondo, della riconciliazione del futuro che sarà operata da uno più grande di Elia

2. Abbiamo anche qui un'illustrazione della parte che, nell'economia di Dio, la sofferenza gioca nell'educazione e nella perfezione degli uomini. La presenza di guai o di miseria comuni, di pericoli o dolori comuni, è stata per moltitudini come l'angelo stesso di Dio, conciliando le faide, attenuando le asperità, illuminando i pregiudizi, cementando le anime divise e formando quegli attaccamenti comprensivi che danno calore al carattere e dolcezza alla vita. Questi due, in quella stretta casa di Sarepta, che dimorano in armonia sotto la pressione di una comune ristrettezza, rappresentano in se stessi l'influenza emolliente e salutare della sofferenza nell'addolcire e addolcire le anime. Essi illustrano il ruolo che la "Divina economia del dolore" svolge nel purificare dal pregiudizio, nel colmare le voragini delle alienazioni e gli abissi dell'odio. La carestia, la siccità e l'ira degli uomini malvagi spinsero questi due al loro incontro, un incontro per il guadagno di entrambi, e anche di noi, e di tutti coloro che si sono frapposti

3. In questa vedova abbiamo anche un bell'esempio di quella fede che piace a Dio ed è benedizione per l'anima in cui dimora. Oserei dire che ci sono alcuni che possono giudicare così indegnamente la questione da pensare che lei abbia concluso in modo un po' superstizioso che questo straniero fosse un operatore di miracoli, o che fosse un uomo posseduto da Dio, e che la sua "fede" fosse semplicemente la credulità che l'aveva portata a quella conclusione. Ma spero che queste persone siano poche. Non tracciamo quella linea netta tra fede e fedeltà che un tale modo di pensare implica. Le due cose non sono, infatti, come qualcuno sembrerebbe dire, la stessa cosa. C'è una differenza; ma è una differenza come quella che esiste tra bocciolo e fiore, fiore e frutto, o fontana e flusso. La fedeltà è ciò che spinge l'uomo a camminare sulla via del dovere o della carità, per quanto difficile possa essere, e a sopportarne le conseguenze, qualunque esse siano. La fede gli fa fare tutto questo, ma aggiunge anche il suo elemento. La sua fedeltà le avrebbe fatto compiere il suo dovere: la sua fede ha fatto sì che il compierlo fosse religioso. Con questo spirito e questa fiducia accolse il suo ospite, seguì i suoi istinti più puri - i dettami dei suoi affetti femminili - nelle vie della carità dimentica di sé, e guardando al Dio generoso sopra di lui, lasciò a Lui le questioni. Non dico che ci pensasse o ci ragionasse più di quanto un bambino possa pensare o ragionare sulle leggi della respirazione prima di respirare, o un fiore per speculare scientificamente prima di emanarne l'aroma. Lei stessa era buona, gentile e abnegata, e faceva amorevolmente il suo dovere in modo da compiacere la potenza dei cieli secondo la sua luce. Una donna di villaggio molto comune, in una vita umile, che compie teneramente il dovere che le capitava accanto alla mano; e, dentro, un cuore fiducioso, e un occhio per guardare in alto

4. Ma il punto al quale, proprio ora, devo dare l'accento principale e conclusivo è che lei era una pagana. "Ma in verità vi dico: C'erano molte vedove in Israele al tempo di Elia... e a nessuno di loro fu mandato Elia, ma solo a Sarepta, nel paese di Sidone, a una donna vedova". Il punto su cui qui richiama l'attenzione, e che era così sgradevole per gli Ebrei, è che il profeta non fu mandato a nessuno di coloro che si trovavano all'interno della cerchia della Chiesa visibile, ma a uno che viveva al di fuori, nelle tenebre di una terra pagana. E in lei, la figlia del disgraziato, trovò quella fede che non trovò tra i figli del privilegio. (G. M. Grant, B.D.)

La vedova di Zarepta:

(I.) Fede nelle promesse di Dio

(II.)Obbedienza. Elia obbedisce a Dio a rischio della propria vita. La vedova obbedisce quando il profeta gli chiede di portargli prima un po' d'acqua, e poi un po' di torta. Come la disubbidienza ha portato alla rovina dei nostri progenitori, così è sempre ancora causa di infinite difficoltà e pericoli nella nostra condotta spirituale

(III.) Che le richieste di Dio spesso aumentano gradualmente nel loro rigore. Il profeta chiede prima alla vedova un po' d'acqua, e poi, come se l'acqua non fosse abbastanza difficile da ottenere in un tale periodo di siccità, chiede ancora un po' di focaccia, quando alla povera vedova era rimasta solo una piccola scorta di farina e olio. Così Dio ci chiede spesso prima i sacrifici più leggeri, e poi, man mano che la nostra fede e la nostra pazienza aumentano, ci chiede in seguito sacrifici di carattere superiore; finché alla fine, quando, con un corso di afflizioni, ci ha svezzati dagli attaccamenti terreni, esclama: "Figlio mio, dammi il tuo cuore".

(IV.)Che l'ora più buia spesso precede l'alba. Fu quando la vedova stava per rassegnarsi alla disperazione e ad attendere con sconforto la morte, che il profeta apparve con la promessa di un sostegno prolungato per la vita. La nuvola più scura ha spesso un rivestimento d'argento. "Non disperate mai" è un buon motto, ed è ancora meglio se abbinato a un'altra massima: "Riponete la vostra fiducia in Dio".

Che Dio non ha riguardo per le persone. Questo morale nostro Signore stesso trae dalla storia di questa vedova di Sarepta, o Sarepta. La lezione che anche ai Gentili dovevano essere mostrate le misericordie di Dio, era una lezione che i Giudei prevenuti e ipocriti erano riluttanti ad ammettere. Allo stesso modo il fariseo moderno non è incline ad ammettere che la salvezza sia possibile per coloro che sono al di fuori della sua piccola cerchia di professori. (R. Young, M.A.)

Lezioni dalla vedova obbediente:

(I.) La personalità della Divina provvidenza. È sempre verso una personalità provvidenziale che la Bibbia legge, ad esempio Giuseppe nella sua prigione; Daniele a Babilonia; Saulo nella casa di Giuda, nella strada detta Diritta: com'è bello, Dio conosceva la via e il numero di Saulo che pregava e che divenne Paolo; Elia a Cherith; questa vedova a Zeraphath. Nei momenti difficili, prendi visione di questo fatto e appoggia il tuo cuore contro la solida verità della personalità della Provvidenza

(II.)Quelle che spesso sembrano essere le nostre peggiori prove, sono in realtà le nostre migliori benedizioni. Che cosa potrebbe sembrare peggio a questa vedova dell'avvento di Elia che le chiede di fargli la piccola torta? Ma ciò che sembrava peggio incarnava ciò che era meglio: il pasto che non si sprecava, l'olio inesauribile. Non lasciamoci spaventare troppo dalle prove nere; possono contenere le migliori benignità

(III.) Per quanto piccole siano le nostre risorse, possiamo ancora fare qualcosa per Dio

(IV.)Il valore della condivisione. "Questa donna diede un pasto al profeta e Dio la sostenne per due anni". È come diamo che otteniamo. Questo è particolarmente vero nell'esperienza religiosa. Se cerchiamo di impartire la benedizione della nostra fede, otteniamo infallibilmente un aumento di fede

(V.) Dio prima di tutto. Elia, che rappresentava Dio, comandò: Preparami prima una piccola torta. Ah, prima di tutto! "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta". (W. Hoyt, D.D.)

Persone gentili fuori dalla chiesa:

La natura ha i suoi fiori selvatici, e hanno la loro bellezza libera e senza legge. Eppure gli effetti più raffinati nella forma, nel colore e nella fragranza si possono trovare solo con un'attenta coltivazione. Le rose selvatiche non sono un argomento contro il valore del giardinaggio; perché anche i fiori coltivati, se lasciati a se stessi, torneranno a poco a poco al loro stato selvatico e rozza. E così fuori della chiesa di Gesù Cristo ci sono anime buone e nobili, e in un certo senso moralmente attraenti, eppure è vero che, per la piena coltivazione del carattere cristiano, abbiamo bisogno del giardino del Signore, Cristo Gesù, mediante il Suo Spirito che è il Giardiniere Capo. Anche i fiori selvatici, in qualunque misura posseggano bellezza e profumo, lo ottengono dalla Sua segreta influenza, sebbene non lo sappiano. Nel regno dello spirito è vero come nella natura e nella storia: "Egli sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza". (H. O. Mackey.)

13 CAPITOLO 17

1RE 17:13

Fammi prima una piccola torta.

La fede è stata messa alla prova:

In primo luogo, prendete la narrazione nel suo senso letterale; poi, esamina le verità che ti vengono suggerite; e infine, nota la sua portata mistica

(I.) Senso letterale

1. Ecco una prova di fede: "Fammi prima un focaccia e portamelo, e poi fallo per te e per tuo figlio". È stata una prova dura. La carestia fa emergere l'egoismo in forme orribili 2Re 6:28, 29. Essere invitata a dare a uno sconosciuto un po' di torta dalla "manciata di pasto" che le era rimasta, prima che incontrasse le voglie della fame in se stessa e in suo figlio, deve essere stata una richiesta inquietante

2. Anche una donna di Sidone, come la donna del Vangelo, quando Gesù venne su quelle coste; una donna senza i privilegi dell'alleanza di Israele e le opportunità del popolo di Dio; un fiore nella siepe comune, non nella serra, ma un fiore, in grado di rispondere alla richiesta di Dio attraverso il Suo profeta: "Fammi prima una focilla"; perché "chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me" Matteo 10:37

3. Era più di una prova di fede; È stata una prova di fiducia. Questo è qualcosa di più. La richiesta del profeta faceva appello alla volontà, e non semplicemente all'assenso dell'intelletto. Doveva fare un sacrificio; Era una sciocchezza in sé: "una piccola torta"; ma quando la gente muore di fame non era una sciocchezza; e dovette fidarsi di una promessa, dal punto di vista del calcolo umano, che aveva meno probabilità di essere mantenuta

4. "Ella andò e fece secondo la parola del profeta" (ver. 15)

(II.)Le verità suggerite dalla richiesta del profeta

1. Dio deve essere servito per primo. Dio deve essere amato - per usare il linguaggio della divinità - "con un amore di preferenza". Come un re, dice san Crisostomo, dovrebbe essere servito come un re, così Dio dovrebbe essere amato come Dio, vale a dire, "preferibilmente da tutte le creature". Allo stesso modo, le richieste di Dio e il Suo servizio devono essere al primo posto. La richiesta: "Fatemi prima un piccolo focaccia" è simile a quella che il nostro Signore diede sul monte: "Cercate prima il regno di Dio e la Sua giustizia". È la legge delle primizie

2. I comandamenti di Dio devono essere presi sulla base della fiducia. I Suoi comandamenti positivi mettono alla prova non solo la nostra obbedienza, ma anche la nostra fiducia in Lui. I comandamenti morali riecheggiano dall'interno, così che non obbedire ad essi "non è solo follia, ma anche empietà" (Sant'Agostino); ma i comandi di cui non vediamo la ragione, ma che devono essere obbediti semplicemente come provenienti da Dio, sono pietre di paragone della fiducia in Lui

3. Quanto poco, dopo tutto, Dio richiede da noi! "Fammi una piccola torta." Diede ai nostri progenitori il permesso di mangiare di ogni albero del giardino tranne uno, solo un riconoscimento della Sua sovranità. Trasforma l'acqua in vino; Dobbiamo solo riempire le pentole d'acqua. I Suoi comandamenti "non sono gravi" 1Giovanni 5:3, ma forse noi abbiamo reso difficile l'obbedienza avendo abusato dei nostri poteri. Dio chiede poco, ma fa un grande ritorno Matteo 25:23. "Il barile di farina non si è sprecato", ecc

(III.) La sua portata mistica. Quando Aristotele in logica, e Platone in filosofia, governavano la giornata (XII secolo), "Hugo e Richard de St. Victor erano i grandi mistici del periodo" (Milman); ed è dal primo di questi che trascrivo l'interpretazione mistica del soggetto in questione. La vedova di Sarepta rappresenta la santa Chiesa, una vedova, in attesa dell'avvento del Salvatore. Elia venne alla donna, quando Cristo, attraverso il mistero dell'Incarnazione, venne alla Chiesa. La donna stava raccogliendo "due bastoni"; perché la santa Chiesa ha ricevuto la fede della Croce. Si dice che la "manciata di farina" significhi l'imperfezione della conoscenza divina al tempo in cui Cristo venne; e il "poco olio in un orcio", la scarsità di grazia. Ma Elia moltiplicò entrambi, perché Cristo, "pieno di grazia e di verità", li impartì entrambi all'umanità. La donna sostenne Elia; perché la fede e le opere sante della Chiesa ristorano il Signore: "Io entrerò presso di lui, cenerò con lui ed egli con me" Apocalisse 3:20

(IV.)Lezioni

1. La lezione principale è quella della fiducia. "Non temere". La donna di Sarepta offre un esempio straordinario di obbedienza e sottomissione, non solo della volontà, ma del giudizio

2. Ricordare che Dio deve avere il primo diritto su di noi e sulle nostre sostanze, che aumentano con la separazione da essa, come fecero i cinque pani quando furono distribuiti ad altri dalle mani dei discepoli

3. È un grande errore supporre che solo i ricchi debbano dare al tesoro di Dio. I "due spiccioli" della povera vedova erano per Cristo più dei grandi doni dei ricchi, perché era tutto per lei. (Il Pensatore.)

15 CAPITOLO 17

1RE 17:15

Ella andò e fece secondo la parola di Elia.

La liberalità moderna e la vedova di Zarepta:

(I.) Il trattamento che ricevette fu in verità la manifestazione della mente della donna verso Dio Stesso. Se così non fosse, sarebbe difficile indicare qualcosa in cui si possa dire che lo facciamo a favore o contro la volontà di Dio Onnipotente. Egli stesso, tuttavia, ha posto questa questione al di là di ogni discussione, poiché ha detto: "Chi dà al povero presta al Signore"; e Cristo rappresenta la scena del giudizio dicendovi che accoglierà il Suo popolo con la certezza: "In quanto avete fatto un'opera di carità a uno di questi miei fratelli, l'avete fatta a me".

(II.)Questo dono non deve essere un atto di necessità, ma di pura oblazione. Avere rancore mentre si dà, o dare perché la necessità della moda, o dell'abitudine, o della richiesta è imposta su di te, significa rovinare completamente il dono. Questo non è che un dono a metà che non si porta a casa gratuitamente. Una cosa è dare delle nostre sostanze in obbedienza a una richiesta reiterata; un'altra cosa è portarlo a Dio liberamente e con gioia

(III.) Osserva cos'è che Dio richiede? Satana, il mondo o le vanità, lasciate che questi ottengano il vostro servizio, e voi sarete rapidamente migliorati nella loro schiavitù, e tutto sarà sicuramente alla fine trascinato e inghiottito nel loro vortice insaziabile. Non potete, anche se cercaste deliberatamente di scendere a compromessi, organizzare l'elusione di una certa parte dei vostri mezzi, del vostro tempo o del vostro pensiero, a occupazioni profane. Tutto ciò che assorbe è il potere del peccato. Le energie del corpo e della mente fluiscono insensibilmente nel suo canale, e il devoto diventa lo schiavo e, in ultima analisi, la vittima rovinata. Ma qual è la Sua richiesta da te, il cui servizio è la libertà perfetta? Non tanto quanto ha il diritto di esigere; molto meno di quanto molti, mossi dalla Sua grazia, siano disposti a dare. Il peccato, che assorbe tutto se può, non è che un ladro nel migliore dei casi, perché non può rivendicare alcun tipo di diritto, mentre Dio, che ha diritto a tutti, esige poco. Ciò che qui sostengo, tuttavia, è che, sebbene le esigenze di Dio siano relativamente piccole, esse sono, tuttavia, universali

(IV.)Nessun atto per Dio è compiuto senza il Suo favore, e la "benedizione del Signore rende ricche, ed Egli non vi aggiunge alcun dolore". (G. Venables.)

16 CAPITOLO 17

1RE 17:16

Il barile di farina non è andato sprecato, né è venuto meno l'orcio d'olio.

Il barile inesauribile:

In mezzo all'ira Dio si ricorda della misericordia. L'amore divino si fa notare quando risplende in mezzo ai giudizi. Bella è quella stella solitaria che sorride attraverso le fenditure delle nuvole temporalesche; luminosa è l'oasi che fiorisce nel deserto della sabbia; così bello e così luminoso è l'amore in mezzo all'ira

(I.) Gli oggetti dell'amore divino

1. Quanto è stata sovrana la scelta. Il nostro Salvatore stesso ci insegna quando dice: "In verità vi dico: molte vedove erano in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi, quando c'era una grande carestia in tutto il paese. Ma a nessuno di loro fu mandato Elia, se non a Sarepta, città di Sidone, a una donna vedova". Qui c'era la sovranità divina

2. Quanta immeritevolezza c'era in quella persona! Non era Hannah. Non ho letto che avesse sconfitto i nemici del Signore, come Giaele, o che avesse abbandonato gli dèi del suo paese, come Rut. Non era più notevole di qualsiasi altro pagano. La sua idolatria era vile quanto la loro, e la sua mente sciocca e vana come quella del resto dei suoi connazionali. Ah, e anche negli oggetti dell'amore di Dio, non c'è assolutamente nulla che possa muovere il suo cuore ad amarli; nulla di merito, nulla che potesse spingerlo a sceglierli

3. Anche le sue condizioni erano miserabili, in primissimo grado. Non solo dovette soffrire la carestia che si era abbattuta su tutti i suoi vicini, ma suo marito le fu tolto. Ah, è proprio qui che la grazia sovrana ci trova tutti: nel profondo della povertà e della miseria. Non mi riferisco, naturalmente, alla povertà temporale, ma alla miseria spirituale. Finché avremo un barile pieno dei nostri meriti, Dio non avrà nulla a che fare con noi. Finché l'orcio dell'olio sarà pieno fino a traboccare, non gusteremo mai la misericordia di Dio. Perché Dio non ci riempirà finché non saremo svuotati di noi stessi

(II.)La grazia di Dio nei suoi rapporti

1. L'amore di Dio verso questa donna nei suoi rapporti era del carattere più singolare

2. I rapporti d'amore con questa povera donna non erano solo singolari, ma estremamente difficili. La prima cosa che sente è una prova: Regala un po' di quell'acqua di cui tuo figlio e te stesso avete tanto bisogno! Regala una porzione di quell'ultima piccola torta che volevi mangiare e morire! Anzi, per tutto il pezzo si trattava di una prova, perché non c'era mai più nella canna di quanto ce ne fosse all'inizio

(III.) La fedeltà dell'amore divino. "Il barile della farina non si è consumato, né è venuto meno l'orcio dell'olio, secondo la parola dell'Eterno che egli aveva pronunziata per mezzo di Elia". Noterete che questa donna aveva le necessità quotidiane. Aveva tre bocche da sfamare; aveva se stessa, suo figlio e il profeta Elia. Ma sebbene il bisogno fosse triplice, tuttavia la provvista di farina non veniva sprecata. Hai le necessità quotidiane. Poiché vengono così frequentemente, poiché le vostre prove sono così tante, le vostre difficoltà così innumerevoli, siete inclini a concepire che un giorno il barile di farina sarà vuoto e l'orcio dell'olio vi mancherà. Ma siate certi che, secondo la parola di Dio, non sarà così. (C. H. Spurgeon.)

Il miracolo di Sarepta:

Le benedizioni di Dio, sia dell'olio, del grano, sia dei sensi, sia della grazia, giungono a noi in conformità con tre leggi, e di queste leggi questo miracolo di Sarepta è un esempio significativo

(I.) La legge dell'economia. Il poco che abbiamo non deve essere sprecato. Deve essere utilizzata la capacità più piccola. Il dono più rudimentale deve essere impiegato. Dall'inventario di oggi viene il più di domani. Dio non opera miracoli superflui. Non spreca energia in una mera esibizione spettacolare. Nella sua amministrazione tutto è generoso, nulla è sprecone; tutto è ordinato, nulla è parossistico; Tutto per legge, nulla per capriccio

(II.)La legge della continuità. Non c'è generazione spontanea nelle chimiche della natura, del carattere o della grazia. Il nuovo viene fuori dal vecchio; l'olio esce dal petrolio; il pasto esce dal pasto; il raccolto di quest'anno proviene dalla culla del mais dell'anno scorso; la verità perfetta viene dalla verità parziale; Lo straordinario è solo l'ordinario portato avanti e completato. Il soprannaturale è semplicemente il naturale toccato con la vita, vivificato con Dio. Ciò che riceviamo è l'aumento di ciò che abbiamo. Ciò che potremmo essere è la conseguenza di ciò che siamo. Ogni futuro salta fuori dai lombi di un passato

(III.) La legge dell'aumento. Prendi un piccolo pasto sotto la benedizione di Dio, alla deriva del Suo proposito, e significa più pasto. "Santa Teresa e due figli non sono nulla; Santa Teresa, due figli e Dio sono tutto". Se portiamo a Lui la nostra debole fede, Egli la accrescerà. Se portiamo a Lui i nostri cuori torpidi, Egli li farà battere e bruciare. (M. B. Chapman.)

Il barile di farina e l'orcio d'olio:

Questo miracolo illustra:

(I.) Un principio in relazione all'economia. La più grande generosità sarebbe spesso quella di insegnare l'economia. L'economia della natura è tanto sorprendente quanto uniforme. Il gas sprigionato dal mondo vegetale, credete che sia sprecato? Diventa una fonte della tua salute e della tua vita! E il gas che espiri respirando non viene sprecato; Diventa cibo per gli alberi, e quel carbonio. Da dove viene la pioggia che rinfresca la faccia della terra? È il risultato dell'economia, del fatto che Dio ha fatto tesoro dell'acqua, assorbita dal sole. Di tutti i rifiuti di questa terra che i fiumi portano nell'oceano, non c'è nulla sprecato. Da esso Dio sta facendo le ossa dei pesci, le barriere coralline, ecc. E se il principio in base al quale la Divinità gestisce il grande palazzo della natura fosse portato nelle case di indigenza che abbondano, ci sarebbe meno ubriachezza, ecc., ma ci sarebbero più spesso "il barile di farina e l'orcio d'olio".

(II.)Un principio in relazione alla provvidenza

(III.) Un principio in relazione alla pietà. "L'uomo non vive di solo pane", ecc. Nella vita spirituale non si muore mai di fame per mancanza di aiuto

(IV.)Un principio in relazione alla generosità. Questa donna ha dato e ottenuto. Ma ricordiamoci che ha dato altruisticamente, e non per ricevere. Inoltre, dava il massimo. Ella diede a un profeta, nel nome di un profeta, e ricevette una ricompensa da profeta. La ricompensa non è sempre materiale; è a volte la simpatia, a volte la benedizione della povertà, e sempre il sorriso dell'anima e di Dio. (H. J. Martyn.)

L'orcio che non fallisce mai:

Desidero spiritualizzare questo incidente, con il suo barile di farina indeperibile e il suo orcio di olio inesauribile, e vederlo in un tipo di quell'inesauribile felicità, pace e conforto che gli uomini cercano sempre. Siamo tutti fin troppo ben consapevoli, anche se ci illudiamo costantemente al riguardo, cercando costantemente di nasconderlo ai nostri occhi, che le ordinarie riserve della gioia della vita si sprecano e vengono meno

1. Una delle nostre prime fonti di gioia e conforto è la giovinezza

2. La salute è una delle grandi fonti di conforto e felicità della vita. La nostra salute è un barile di farina e un orcio di petrolio che viene costantemente consumato. La maggior parte di noi sta già assumendo farmaci per mantenere la macchina usurata sufficientemente in ordine in modo da poterla far funzionare ancora un po'

3. Strettamente legata alla salute è la forza, anche se molti uomini e donne portano fardelli attraverso lunghe vite su spalle cresciute forti attraverso le tribolazioni, senza mai sapere cosa significhi avere la salute. Molte persone esultano per la loro forza; molti ne traggono felicità; la semplice capacità di fare le cose è una grande benedizione di Dio; Ma anche questo è un fallimento fallimentare. Dopo un po' ci rendiamo conto che c'è solo una certa forza, una certa forza e vitalità, in un essere umano, e che se gli uomini o le donne usano la loro forza in un modo significa che non possono usarla in un altro modo

4. Questo vale per tutte le gioie e le comodità che riceviamo dalla fortuna terrena

5. C'è poi quella grande fonte di conforto e di fiducia terrena, la gioia che deriva dalla compagnia e dalla gentilezza dei nostri parenti e amici. E ora mi allontano volentieri da questo lato del nostro studio per contemplare con infinita gratitudine a Dio l'orcio d'olio che non viene mai meno. C'è una vita che Gesù è venuto a darci che non è influenzata dal passare della giovinezza, dal crollo della nostra salute, dal venir meno delle nostre forze o dal carattere fragile delle nostre fortune, una vita che può diventare più abbondante sotto tutti loro e può non essere mai più piena del vigore e dell'entusiasmo della giovinezza come quando affronta il re dei terrori; una vita che non viene meno anche se si viene gettati in una prigione sotterranea con Giovanni Bunyan, o gettati nella prigione interiore con Paolo e Sila, o esiliati tra i pagani con David Livingstone; una vita che può fare a meno del denaro, o della salute, o della giovinezza, o degli amici, e tuttavia rimanere dolce e paziente e felice e amorevole e coraggiosa. Se stasera accetterai la promessa di Dio, con la stessa semplicità di fede mostrata da questa povera donna verso la promessa fatta attraverso le labbra di Elia, anche tu ti salverai in vita per la vita eterna. (L. A. Banks, D.D.)

Il barile di farina della vedova:

Nulla è più meraviglioso negli ordinamenti della Provvidenza di Dio dell'economia dell'approvvigionamento umano, del meraviglioso aggiustamento della contingenza e della costanza, dei mezzi precari e dell'approvvigionamento uniforme. Spesso parliamo e ci sentiamo come se le grandi meraviglie della Provvidenza di Dio fossero le sue interposizioni significative, le sue grandi liberazioni o fughe a un soffio che si verificano una o due volte nel corso di una vita, la liberazione da un incendio in cui altri sono periti, da un incidente ferroviario o da un naufragio in cui altri hanno perso la vita. Ma, a ben vedere, la vera meraviglia della Provvidenza di Dio è la sua minuzia, il suo aggiustamento delle piccole cose, il suo costante mantenimento della miriade di leggi e cause da cui dipende la vita quotidiana, che il polso dovrebbe seguire il polso, che il respiro dovrebbe succedere al respiro, che giorno dopo giorno e anno dopo anno tutte le misteriose funzioni della vita dovrebbero continuare, e tutte le misteriose condizioni di vita siano mantenute: la chimica dell'atmosfera, l'equilibrio delle forze, l'approvvigionamento di cibo, tutte le cose meravigliose della vita dentro e fuori di noi, grazie alle quali ogni ora e ogni momento viviamo, ci muoviamo e abbiamo il nostro essere. È un miracolo in tutti i sensi, un miracolo di potenza e saggezza, e un miracolo di bontà, che il braccio amorevole di Dio non si ritiri mai per un momento, che il Suo occhio non venga mai distolto per un momento, che le Sue provviste non vengano mai meno nemmeno per un momento. Non c'è bisogno di un miracolo per dimostrare la misericordia di Dio. E la peculiarità della Provvidenza di Dio è che un'uniformità generale si mescola con l'incertezza circostanziale. La grande legge è invariabile: il tempo della semina e del raccolto, l'estate e l'inverno, il giorno e la notte non vengono meno; eppure quanto precari e mutevoli sono il sole e la pioggia, il lavoro e le influenze fruttifere da cui dipendono! Con quanta ansia l'agricoltore semina e coltiva! Con quanta facilità la sua speranza viene frustrata! Non sa chi prospererà, questo o quello. La legge uniforme ha un margine di circostanza contingente, in cui molto dipende dallo sforzo umano e dalla benedizione divina. Sembra che in ogni singolo caso non ci sia alcuna legge certa. E per scopi morali, per l'educazione e la disciplina degli uomini questa è una disposizione di meravigliosa saggezza. Se i nostri bisogni fossero soddisfatti da una legge meccanica, non ci sarebbe cultura religiosa, non ci sarebbe appello religioso; il gioco quotidiano e orario del sentimento religioso andrebbe perduto. Sappiamo tutti quanto rapidamente l'uniformità produca indifferenza, anche se si tratta di uniformità di benedizione; Anche la bontà più meravigliosa cessa di impressionarci se è invariabile; Se il nostro cibo dovesse essere fornito da ciò che chiamiamo miracolo, all'inizio ci sorprenderebbe e ci influenzerebbe, ma se si verificasse regolarmente smetteremmo presto di provare sorpresa o gratitudine. La manna del deserto, che all'inizio suscitava tanta meraviglia, divenne presto familiare come gocce di pioggia. Una grande ragione, quindi, per cui Dio diversifica l'esperienza della nostra vita è che, con l'eccitazione costante, può mantenere vivo il nostro senso di dipendenza da Lui. L'esperienza di ogni uomo attesta l'influenza salutare di questa diversità di cose. Quanto ci tiene vicini a Dio; Come accresce il nostro senso di benedizioni!

1. Quanto dipendiamo interamente da Dio per le cose comuni e necessarie della nostra vita! Eppure non c'è nulla che siamo praticamente più inclini a dimenticare. Troppo spesso ne diventiamo consapevoli solo quando vengono ritirati

2. Un'altra lezione è che in quanto piccola sia la bussola che si può ridurre alle reali necessità della vita. Se dovessimo fare un inventario degli effetti personali di questa povera vedova, quanto sarebbe breve e scarso! Un po' di farina in una botte, e quella forse non molto buona, e un po' d'olio in un orcio. Se dovessimo guardarci intorno, non vi troveremmo nulla di superfluo. Senza dubbio i suoi piccoli mobili erano stati tutti separati, prima che fosse presa l'ultima disperata decisione. Se la botte e l'orcio non fossero tutti i suoi effetti, tuttavia da essi possiamo tranquillamente dedurre il resto. Non è che un'illustrazione del processo che avviene ogni giorno in molte case inglesi: la deportazione di beni al banco dei pegni, a volte superflui, a volte oggetti preziosi di associazioni amorose, a volte le stesse necessità della vita, il letto su cui dormono i bambini, i vestiti che dovrebbero coprire la loro nudità o proteggerli dal freddo; A volte questi tristi cambiamenti sono il risultato di una stravaganza senza parsimonia, o di un'indulgenza sensuale, ma troppo spesso sono la triste necessità della povertà, e coloro che sono abituati alle comodità sono lieti di tenere insieme corpo e anima con il cibo più comune e scarso

3. E ancora: con quanta facilità Dio può fornirci ciò che è necessario per noi! Quali innumerevoli strumenti sono a Sua disposizione! Se i canali ordinari falliscono, com'è facile per Lui impiegarne di straordinari! Una via è facile per Lui come un'altra, solo che non è così comune. Elia fu rifornito dai corvi con la stessa facilità e sicurezza con cui il grano ondeggiava nei campi. E poi, di nuovo, quando era apparentemente un pensionato grazie alla carità della povera vedova. Qui c'erano tre diversi metodi con cui Dio provvedeva al bisogno del Suo servo: l'uno tanto il Suo metodo, quanto il Suo metodo e facile per Lui, come l'altro. "Egli apre la sua mano e soddisfa il desiderio di ogni essere vivente". (H. Allon.)

17 CAPITOLO 17

1RE 17:17-24

E dopo queste cose avvenne.

La prova della vita domestica:

Molti uomini potrebbero comportarsi come un eroe e un santo nelle solitudini di Cherith, o sulle alture del Carmelo, e tuttavia fallire miseramente nella vita domestica di Sarepta. Una cosa è comunicare con Dio nelle solitudini della natura e compiere splendidi atti di devozione e zelo per Lui alla presenza di migliaia di persone; ma un'altra è camminare con Lui giorno per giorno in mezzo a una casa, con i suoi numerosi richiami alla costante dimenticanza di sé. Eppure sarebbe inutile negare che c'è molto da provare a metterci alla prova proprio dove i fiori sbocciano, e le voci dell'odio e della passione si spengono in mormorii lontani. C'è un costante bisogno di esercitare gentilezza, pazienza, sacrificio di sé, autocontrollo. E sotto la prova della casa, con i suoi doveri e le sue richieste incessanti, molti uomini crollano, il cui carattere sembra, come una vetta alpina, salire ben oltre la media di coloro con cui si associano nel mondo indaffarato. La tua vita domestica è stata scelta per te dall'infallibile abilità di Colui che ti conosce meglio di quanto tu conosca te stesso, e che non potrebbe sbagliare. È stata scelta come la migliore scuola di grazia per te. Ed ora, guardandoti dall'alto in basso, il Maestro dice: "Non c'è nulla nella tua vita che non possa essere vissuto in Me, per Me, per mezzo di Me: e sono disposto a permetterti di essere dolce, nobile e santo in tutto ciò". Elia era lo stesso uomo nella casa della vedova che sulle alture del Carmelo. Egli è come uno di quei monti a cui abbiamo fatto riferimento, che squarcia i cieli con altezze inscalabili; ma rivestite nelle parti inferiori di boschi, e campi verdeggianti, e pergolati sorridenti, dove le api raccolgono il miele, e i bambini giocano. Egli mostra che quando un uomo è pieno dello Spirito Santo, ciò sarà evidenziato dall'intero tenore della sua camminata e conversazione quotidiana

(I.) Elia ci insegna la contentezza. Il governo di Dio è, giorno per giorno. La manna cadeva sulle sabbie del deserto giorno dopo giorno. Il nostro pane ci è stato promesso per quel giorno. Come il nostro giorno, così sarà la nostra forza. E a coloro che vivono in questo modo viene costantemente ricordata la loro benedetta dipendenza dall'amore del loro Padre. Se Dio ci garantisce, come fa, il nostro sostegno, ha molta importanza se possiamo vedere le fonti da cui lo otterrà? Potrebbe gratificare la nostra curiosità; ma questo non li renderebbe più sicuri

(II.)Elia ci insegna anche la gentilezza sotto la provocazione. "Sei tu venuto a ricordare il mio peccato e a uccidere mio figlio?" Un'osservazione, così inopportuna e ingiusta, avrebbe potuto colpire il profeta sul vivo, o provocare un'amara risposta. E senza dubbio lo avrebbe fatto, se la sua bontà fosse stata qualcosa di meno che ispirato dallo Spirito Santo. Ma uno dei frutti della Sua dimora interiore è la Gentilezza. Abbiamo bisogno di più di questa pietà pratica. Molti ingannano se stessi. Se lo Spirito Santo riempie veramente il cuore, verrà il più rozzo, il meno raffinato, il più egoista, un cambiamento meraviglioso; ci sarà una dolcezza nel parlare, nel tono stesso della voce; una tenera premura nelle più piccole azioni; una pace che passa comprensione sul volto; e questi saranno il sigillo evidente dello Spirito Santo, il marchio di zecca del cielo. Sono evidenti in noi stessi?

(III.) Elia insegna anche il potere di una vita santa. Da qualche parte, sullo sfondo della vita di questa donna, c'era un'azione oscura, che faceva impallidire tutti gli altri ricordi di trasgressione, e si stagliava davanti alla sua mente come il suo peccato, "il mio peccato" (1Ri 17:18). Che cosa sia stato non lo sappiamo; Può darsi che sia stato collegato con la nascita di quello stesso figlio. C'è una meravigliosa invenzione, recentemente perfezionata, con la quale il suono può essere fissato pittoricamente; e, dal quadro, potrebbe essere prodotto di nuovo, molti anni dopo che è stato pronunciato. Immaginate di udire ancora una volta le voci a lungo zittite nella morte! Ma la memoria è così: fissa tutte le impressioni e le conserva; Non permette mai che vengano distrutti, anche se potrebbe non essere sempre in grado di produrli istantaneamente a un dato richiamo. Alcuni ricordi sono come biblioteche ben classificate, in cui si può facilmente scoprire anche il più piccolo opuscolo; altri sono così confusi da essere inutili per scopi pratici: eppure anche in questi, nulla di ciò che è mai entrato nel loro raggio d'azione è mai andato perduto; e ogni volta che viene presentato l'indizio giusto, c'è un'immediata resurrezione e recupero di suoni, immagini e correnti di pensieri a lungo sepolti. Quanto sarà terribile, quando l'anima perduta sarà incontrata sulla soglia del mondo oscuro verso il quale si dirige, con le solenni parole: "Figlio, ricordati!"

(IV.)Elia insegna, infine, il segreto per dare la vita. È una caratteristica di coloro che sono riempiti con lo Spirito Santo, che portano con sé ovunque lo spirito della vita, anche la vita della risurrezione. Non solo convinceremo gli uomini del peccato; ma noi diventeremo canali attraverso i quali la Vita Divina potrà entrare in essi. Così avvenne con il profeta. Ma notate le condizioni in cui da soli saremo in grado di adempiere a questa gloriosa funzione

1. Lotte solitarie. "Lo ha tolto dal suo seno", ecc. Non siamo abbastanza specifici nella preghiera; e non dedichiamo abbastanza tempo all'intercessione, soffermandoci con santo ardore su ogni nome amato e su ogni caso straziante. Che meraviglia se otteniamo così poco!

2. Umiltà. "Si misurò sul bambino". Com'è meraviglioso che un uomo così grande dedichi tanto tempo e pensieri a quella corporatura snella, e si accontenti di mettersi in contatto diretto con ciò che si potrebbe pensare contamini! È uno spettacolo commovente

3. Perseveranza. "Misurò se stesso tre volte e gridò al Signore". Non si scoraggiò presto. È così che Dio mette alla prova la genuinità del nostro desiderio. Queste risposte differite ci conducono a lunghezze di santa audacia e pertinacia che altrimenti non avremmo dovuto sognare, ma dalle quali non torneremo mai indietro. "Gli uomini devono sempre pregare e non svenire". (F. B. Meyer, M.A.)

I morti resi vivi:

Ci sono alcuni buoni suggerimenti qui per ognuno di noi che vorrebbe guadagnare anime a Cristo. Poiché la condizione di chiunque vive senza fede e fiducia in Dio è paragonata nelle Scritture alla morte spirituale, e la conversione di un'anima è detta come riportare in vita i morti. In primo luogo, c'è...

1. L'interesse personale, lo sforzo effettivo; quante volte pensiamo di guadagnare qualcuno a Cristo, ma lasciamo trasudare tutto il nostro interesse nel pensare; Non agiamo

2. Ci abbiamo suggerito che dobbiamo salvarli con la preghiera. Elia sapeva di non avere il potere di dare vita a questo ragazzo, ma sapeva che Dio aveva il potere. Egli si diede in preghiera a Dio, e Dio ascoltò la sua preghiera

3. Dobbiamo aggiungere la nostra influenza personale alla preghiera. Elia, come per infondere un po' della propria vitalità nel corpo del bambino morto, vi si stese sopra tre volte. Non possiamo mai dire quando un tocco personale può far guadagnare un'anima al Signore. (L. A. Banks, D.D.)

Germi del pensiero:

La risurrezione del figlio della vedova a Sarepta

(I.) L'uomo l'organo del miracoloso. Questo è dichiaratamente un miracolo, un evento del tutto fuori dal corso ordinario della natura. In questo stesso capitolo ci sono non meno di tre miracoli operati da Elia. I cieli furono sigillati da lui; non ci fu pioggia né rugiada per tre anni; e ci fu una carestia. Il pasto e l'olio della vedova rimasero intatti, dopo aver provveduto ai bisogni della vedova, di suo figlio e di se stesso: e ora suo figlio è riportato in vita. Perché l'Onnipotente impiega così l'uomo come mezzo del Suo miracoloso arbitrio?

1. Serve a impressionarci con l'infinito rispetto che Dio ha per gli uomini buoni

2. Serve a prefigurare il meraviglioso potere che gli uomini buoni, quando sono perfetti nell'eternità, possono possedere. Non potrebbe essere che i più grandi dei loro miracoli qui non siano altro che simboli e simboli delle loro splendide realizzazioni là?

(II.)La povertà la casa dei grandi. La camera di Elia era una piccola "soffitta" in quell'umile casetta. Questo dovrebbe insegnarci...

1. Non fare della posizione secolare una prova di carattere morale. Questo in ogni epoca l'uomo è stato incline a fare. Gli amici di Giobbe fecero questo

2. Non per fare della ricchezza secolare la fine della vita. La nostra vita "non consiste nell'abbondanza delle cose".

3. Non per evitare gli uomini perché sono poveri

4. Non trascurare la coltivazione dell'eccellenza spirituale a causa della nostra povertà. La povertà non è una scusa né per l'empietà né per l'inutilità. Paolo disse: "Benché povero, ha arricchito molti".

(III.) Il male è l'occasione del bene. La prova di questa donna fu grande con la morte di suo figlio. Le avrebbe insegnato...

1. Quanto la vita è assolutamente nelle mani di Dio. Le insegnò che Egli può toglierlo e restituirlo a piacere. "Il Signore ha dato", ecc

2. Quanto è grande l'influenza che un uomo veramente buono ha sul cielo. (L'omileta.)

"Fuori dagli abissi":

I castighi di Dio sono sempre per il nostro profitto. È solo "dal profondo" che possiamo elevarci alla più alta conoscenza di Dio. Perciò non fu invano che sia il profeta che la vedova passarono attraverso la fornace di Sarepta

1. Il primo è questo, Fidatevi e obbedite. La partenza da Cherit, il viaggio attraverso la Samaria, l'incontro con una vedova così povera da essere costretta a raccogliere legna lungo la strada, furono una dura prova per la fede di Elia. Doveva guardare non alle apparenze esteriori, ma alla parola del Signore. Lo stesso vale per la vedova. Se avesse chiesto un barile pieno e un nuovo crus, sarebbe stato solo quello che i nostri cuori hanno sempre desiderato. Diciamo: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano", ma ci piace vedere un reddito sicuro tra noi e il bisogno

2. Ma la donna avrebbe imparato una lezione ancora più profonda. Può essere riassunto in Ricorda e pentiti. Poco dopo la mano di Dio fu imposta su suo figlio, ed egli si ammalò e morì. Questo risvegliò ricordi che erano rimasti a lungo assopiti. "Sei tu venuto a me per ricordare il mio peccato e per uccidere mio figlio?" Non sappiamo se sia stata la sua peccaminosità generale a farle capire o qualche offesa particolare, qualche peccato dimenticato, sepolto e coperto nel mucchio di spazzatura del passato. Notiamo, tuttavia, che questo senso del peccato non si risvegliò fino a quando la morte non minacciò la sua casa, e suo figlio pagò la prima rata della terribile pena del peccato. Eppure, di certo, non aveva resistito alla grazia di Dio. La parola del Signore nella bocca di Elia non era stata da lei respinta. C'era bisogno della morte, però, per suscitare in questa vedova un vero senso del peccato. "Grazia e Verità" sono entrambe necessarie per lo sviluppo della vita spirituale. La grazia si manifestava nell'approvvigionamento quotidiano di cibo. La verità risplendeva con terribile e penetrante potenza nella morte di suo figlio. La grazia ha rivelato la bontà di Dio, la verità ha fatto passare davanti a lei la malvagità del suo cuore. E il popolo di Dio, così come gli negligenti e gli empi, hanno bisogno di ricordare e pentirsi

3. Il nostro terzo motto è Chiedi e ricevi. Ci sono misteri profondi nella vita che non cedono ad altro che alla preghiera. Che groviglio c'era in quella casa! Com'era misterioso, com'era inesplicabile dal punto di vista umano il colpo che era caduto! Siamo tutti prevenuti contro Dio per natura e non siamo disposti ad accettare il giudizio senza mormorare. Ma in questo caso le azioni di Dio devono essere sembrate terribilmente severe. C'è una spiegazione, tuttavia, di tutti questi misteriosi e inspiegabili rapporti della provvidenza di Dio. Essi sono inviati per insegnarci il valore della preghiera, per tirarci fuori da noi stessi e per farci afferrare quella potenza di Dio, che arriva anche oltre la tomba. Che preghiera fu questa di Elia! La preghiera è ancora onnipotente lungo la linea della volontà di Dio. Anche noi possiamo conoscere la potenza della risurrezione di Cristo; infatti, una certa misura del potere della risurrezione dovrebbe essere manifesta nella nostra vita, se siamo davvero risorti con Cristo

4. Amare e conoscere, è illustrato da questa storia. È al di là del nostro potere concepire l'effetto profondo su questa vedova della risurrezione di suo figlio. «Da questo so che tu sei un uomo di Dio», fu il commento della vedova. Chiaramente l'amarezza aveva lasciato il posto all'amore. Aveva imparato che Dio solo le ferite guariscono per guarire. (F. S. Webster, M.A.)

Risuscitando il figlio della vedova:

La madre, sopraffatta dal dolore, rimprovera severamente Elia e lo accusa della perdita del figlio. Questa condotta può essere giustificata

(1) Da un sentimento della natura umana che cerca sempre di incolpare qualcosa, o qualcuno, per qualsiasi calamità che possa capitarci; e

(2) Da un sentimento di superstizione che considera tutte le afflizioni come giudizi di Dio. Ma quanto è diversa la condotta di Elia verso la vedova? Non prova risentimento per il suo rimprovero, come avrebbe potuto fare; Non incrocia il suo spirito turbato, ma simpatizza con lei e la tratta con squisita tenerezza

(I.) Nessuna casa è esente dalle prove e dalle sofferenze di questa vita. Questa vedova sarebbe stata senza dubbio guardata con invidia dai suoi vicini. Avrebbero pensato che in mezzo all'angoscia da loro sofferta lei era libera e protetta da una mano invisibile dalla miseria e dal dolore. Ma un dolore più profondo di quanto immaginassero fu presto la sua parte. E guardando alcune case siamo inclini a pensare che siano estranee alle prove e ai dolori ordinari della vita. Non c'è casa che possa escluderli

(II.)Il dolore più profondo può essere reso lo strumento del nostro sommo bene

(III.) Un'illustrazione del potere della preghiera. (Tommaso Caino.)

24 CAPITOLO 17

1RE 17:24

So che tu sei un uomo di Dio.

Elia:

1. Da chi proviene la testimonianza? "Lo so." Queste sono le parole dell'abitante pagano del villaggio, una povera vedova, che viveva in un luogo fuori mano, probabilmente tanto ignorante quanto povera. Forse non aveva sentito nulla della controversia su Baal, e non sapeva nulla della grande opera di Elia; Eppure è lei che si pone a giudice in materia. "Lo so." Proprio così. Tutti sono giudici di bontà. Come l'amore, per il quale la bontà è solo un altro nome, è una cosa che tutti possono vedere, conoscere e onorare. Non c'è ignoranza in materia di bontà

(1) È una testimonianza di una persona di un'altra religione. Era una pagana, appartenente a un'altra nazione. Aveva le sue idee sulle cose e le sosteneva con la stessa tenacia con cui Elia si atteneva alla sua religione. Per lei la sua fede e la sua adorazione potevano essere del tutto prive di significato, forse all'inizio oggetto di scherno, persino di disprezzo. Eppure non può trattenere la sua confessione cordiale, piena di ammirazione, quasi di invidia: "So che tu sei un uomo di Dio". La bontà è più grande delle sette e più dei nomi. Lasciate che il mondo veda la bontà, e a loro non importa in quale chiesa vada quell'uomo; Che usi o meno un libro di preghiere non importa a nessuno, o che sia condotto al servizio da un rintocco di campane o da un grande tamburo. «Lo so», disse lei. Quanto ci fosse non sapeva dell'uomo. Non l'aveva mai visto come il profeta del fuoco; probabilmente non aveva mai udito come egli fosse entrato alla presenza del re e della regina, e davanti a tutti i sacerdoti di Baal, e alle schiere radunate d'Israele, e avesse annunziato la parola del Signore. La bontà è di nuovo come l'amore in questo, e come Dio, il cui nome è Amore, è dappertutto e in ogni cosa

(2) Che questa testimonianza viene dal posto giusto. «Lo so», disse la brava donna di Sarepta. Penso che se qualcuno avesse messo in dubbio il suo diritto a un'opinione, lo avrebbe rapidamente messo a tacere. "L'uomo viveva a casa mia. Dovrei saperlo. Non c'è nessuno nel paese che lo abbia visto più di me, e io so che è un uomo di Dio". Puoi accettare questa testimonianza. Credimi, se quelli a casa non credono in noi, meno professione facciamo altrove, meglio è. I nostri certificati di appartenenza alla chiesa sono firmati dal ministro; Sarebbe bene che fossero controfirmati in patria

2. Guardiamo il personaggio: un uomo di Dio. È un titolo grandioso, il più grande mai conferito a un uomo. Pensiamo che giorno dopo giorno il carattere di ciascuno di noi si sta costruendo per l'eternità. Lo spirito e lo scopo della vita stanno rendendo più fisso e definito ciò che saremo per sempre. Ognuno di noi si chieda: Amos, io sono un uomo, una donna, di Dio? Qualunque altra cosa siamo, tutto deve essere un fallimento se non lo siamo. Qualunque altra cosa siamo, la vita migliore e più alta è nostra solo se ci siamo arresi all'amore e al servizio di Dio

(1) L'uomo di Dio è molto più di una semplice persona religiosa. Ce n'erano molti, non ne dubito, a quei tempi; come ce ne sono in questi. Ascoltate questo: "È un errore", dice con rabbia, "sapevo che sarebbe stato così, e l'ho sempre detto: questa religione di Gezabele va benissimo per la gente della Fenicia, da dove proviene; ma non è naturale portarlo quaggiù. Non si adatta al nostro suolo". Ecco un'altra persona religiosa. Ma zitto, per favore, non parlare così forte. Sì, egli confida di essere un vero adoratore, certamente, nel cuore, sapete, e questo è tutto; Non è vero? Ma per favore non parlatene - avrebbe preferito che non si sapesse. "Proprio ora i tempi sono davvero molto difficili, molto; Ed è difficile saper agire per il meglio. Offendere la regina sarebbe stato molto dannoso per le proprie prospettive; e davvero Jezebel è così appassionata che non si fermerebbe davanti a nulla. Nel complesso è molto difficile essere ciò che si vorrebbe. Perciò salgo a Izreel e mi inchino davanti a Baal, passo solo attraverso la forma, sapete, per amore della pace; ma in fondo sono, naturalmente, un vero israelita". Conosciamo anche quell'uomo. Potresti chiamarlo con pochissimi nomi che non sono troppo buoni. Certamente non è un uomo di Dio

(2) Un uomo di Dio! Fai posto a Elia. Un uomo che si è consegnato a Dio; che vive per conoscere la volontà di Dio e per farla attraverso di Lui con tutte le sue forze. Dovunque quell'uomo vada, tutti sanno e sentono che il Dio d'Israele vive. Pensate alla terra da cui Dio Stesso è escluso: la Sua voce non viene ascoltata; La sua autorità viene ignorata; La sua adorazione è trascurata. Ma qui c'è uno in cui Dio ritorna in mezzo agli uomini. Questo è sempre l'uomo di Dio: egli porta una nuova luce, mediante la quale le cose sono viste correttamente: un nuovo criterio con cui gli uomini correggono la loro valutazione delle cose. Giusto e sbagliato non sono semplici nomi, ma si stagliano nettamente e separati l'uno dall'altro da un abisso simile a quello che separa il cielo dall'inferno. Guardate l'Inghilterra del secolo scorso, e la trasformazione che è stata operata da un capo all'altro del paese attraverso la predicazione dei Wesley e di Whitefield. Qua e là, in città e in villaggi, qualcuno si convertì e divenne un uomo o una donna di Dio. Allora entrò in quel luogo una nuova luce, una nuova coscienza, una nuova autorità. Ma molti sono figli di Dio che non diventano uomini di Dio. Nutritevi della parola; abitare in comunione con Dio; esercitatevi giorno dopo giorno al Suo servizio. Mettiti ogni giorno nella Sua forza per servirlo ad ogni costo, e mettiti a Sua disposizione; controlla e metti alla prova te stesso con il pensiero della Sua volontà. Spingiti fuori dietro a cose più alte; vivere in questo spirito ed esercitarlo nella fedeltà a Dio e nel servizio agli uomini: allora questa gioia e questa dignità saranno nostre: verremo per essere annoverati tra gli uomini di Dio. (M. G. Pearse.)

Incaricato di benedire:

Tocca la mano di un uomo che viene eccitato da una batteria galvanica e sentirai la scossa. Quindi, se siamo incaricati del potere dello Spirito Santo, coloro che entrano in contatto con noi lo scopriranno presto. C'è più connessione con il nome e il carattere di Barnaba di quanto sembri. L'uomo pieno di Spirito divenne figlio di consolazione per gli altri

Riferimenti incrociati:

1Re 17

1 Mat 11:14; 16:14; 27:47,49; Lu 1:17; 4:25,26; 9:30,33,54; Giov 1:21,25; Rom 11:2
1Re 22:14; 2Re 3:14; 5:16; Is 49:18; Mat 7:29; Lu 1:17
De 10:8; Ger 15:19; Lu 1:19; 21:36; At 27:23
Lu 4:25; Giac 5:17; Ap 11:6

2 1Re 12:22; 1Cron 17:3; Ger 7:1; 11:1; 18:1; Os 1:1,2

3 1Re 22:25; Sal 31:20; 83:3; Ger 36:19,26; Giov 8:59; At 17:14; Eb 11:38; Ap 12:6,14

4 1Re 17:9; 19:5-8; Nu 20:8; Giob 34:29; 38:8-13,41; Sal 33:8,9; 147:9; Am 9:3,4; Mat 4:4,11

5 1Re 19:9; Prov 3:5; Mat 16:24; Giov 15:14

6 Eso 16:35; Nu 11:23; Giudic 14:14; 15:18,19; Sal 34:9,10; 37:3,19; 78:15,16,23,24; Is 33:16; Ger 37:21; 40:4; Abac 3:17,18; Mat 6:31-33; 14:19-21; 19:26; Lu 22:35; Eb 6:18; 13:5,6

7 Is 40:30,31; 54:10

8 1Re 17:2; Ge 22:14; Is 41:17; Eb 13:6

9 Abd 1:20; Lu 4:26
Mat 15:21,22
1Re 17:4; Giudic 7:2,4; Rom 4:17-21; 2Co 4:7

10 Ge 21:15; 24:17; Giov 4:7; 2Co 11:27; Eb 11:37

11 Ge 24:18,19; Mat 10:42; 25:35-40; Eb 13:2
1Re 17:9; 18:4; Ge 18:5

12 1Re 17:1; 1Sa 14:39,45; 20:3,21; 25:26; 26:10; 2Sa 15:21; Ger 4:2; 5:2
2Re 4:2-7; Mat 15:33,34
Ge 21:16; Ger 14:18; Lam 4:9; Ez 12:18,19; Gioe 1:15,16

13 Eso 14:13; 2Re 6:16; 2Cron 20:17; Is 41:10,13; Mat 28:5; At 27:24
Ge 22:1,2; Giudic 7:5-7; Mat 19:21,22; Eb 11:17; 1P 1:7
Prov 3:9; Mal 3:10; Mat 6:33; 10:37

14 2Re 3:16; 7:1; 9:6
1Re 17:4; 2Re 4:2-7,42-44; Mat 14:17-20; 15:36-38

15 Ge 6:22; 12:4; 22:3; 2Cron 20:20; Mat 15:28; Mar 12:43; Giov 11:40; Rom 4:19,20; Eb 11:7,8,17

16 Mat 9:28-30; 19:26; Lu 1:37,45; Giov 4:50,51
1Re 13:5
1Re 16:12

17 Ge 22:1,2; 2Re 4:18-20; Zac 12:10; Giov 11:3,4,14; Giac 1:2-4,12; 1P 1:7; 4:12
Giob 12:10; 34:14; Sal 104:29; Dan 5:23; Giac 2:26

18 2Sa 16:10; 19:22; 2Re 3:13; 2Cron 35:21; Lu 4:34; 5:8; 8:28; Giov 2:4
1Re 13:1
1Re 18:9; Ge 42:21,22; 50:15,17; 1Sa 16:4; Giob 13:23,26; Ez 21:23,24; Mar 5:7,15-17; 6:16

19 2Re 4:10,21,32; At 9:37

20 1Re 18:36,37; Eso 17:4; 1Sa 7:8,9; 2Re 19:4,15; Sal 99:6; Mat 21:22; Giac 5:15-18
Ge 18:23-25; Gios 7:8,9; Sal 73:13,14; Ger 12:1

21 2Re 4:33-35; At 10:10
At 9:40; Eb 11:19

22 De 32:39; 1Sa 2:6; 2Re 13:21; Lu 8:54; Giov 5:28,29; 11:43; At 20:12; Rom 14:9; Ap 11:11

23 2Re 4:36,37; Lu 7:15; At 9:41; Eb 11:35

24 Giov 2:11; 3:2; 4:42-48; 11:15,42; 15:24; 16:30
Ec 12:10; 1Te 2:13; 1G 2:21

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