Nuova Riveduta:

1Re 2

Ultime raccomandazioni di Davide a Salomone
1 Si avvicinava per Davide il giorno della morte, ed egli diede questi ordini a Salomone suo figlio:
2 «Io m'incammino per la via di tutti gli abitanti della terra; fortìficati e compòrtati da uomo! 3 Osserva quello che il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha comandato di osservare, camminando nelle sue vie e mettendo in pratica le sue leggi, i suoi comandamenti, i suoi precetti, i suoi insegnamenti, come sta scritto nella legge di Mosè, perché tu riesca in tutto ciò che farai e dovunque tu ti volga, 4 e affinché il SIGNORE adempia la parola da lui pronunciata a mio riguardo quando disse: "Se i tuoi figli veglieranno sulla loro condotta camminando davanti a me con fedeltà, con tutto il cuore e con tutta l'anima loro, non ti mancherà mai qualcuno che sieda sul trono d'Israele".
5 Sai anche tu quel che mi ha fatto Ioab, figlio di Seruia, quel che ha fatto ai due capi degli eserciti d'Israele, ad Abner, figlio di Ner, e ad Amasa, figlio di Ieter, che egli uccise, spargendo in tempo di pace sangue di guerra, e macchiando di sangue la cintura che portava ai fianchi e i calzari che portava ai piedi. 6 Agisci dunque secondo la tua saggezza, e non lasciare la sua canizie scendere in pace nel soggiorno dei morti.
7 Ma tratta con bontà i figli di Barzillai il Galaadita; siano tra quelli che mangiano alla tua mensa, poiché anch'essi mi trattarono così quando vennero da me mentre fuggivo davanti ad Absalom tuo fratello.
8 Tu hai vicino a te Simei, figlio di Ghera, il Beniaminita, di Baurim, il quale proferì contro di me una maledizione atroce il giorno che andavo a Maanaim. Ma egli scese a incontrarmi verso il Giordano, e io gli giurai per il SIGNORE che non lo avrei fatto morire di spada. 9 Ma ora non lasciarlo impunito, perché sei saggio e sai quel che tu debba fargli. Farai scendere nel soggiorno dei morti la sua canizie tinta di sangue».
10 Davide si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella città di Davide. 11 Il tempo che Davide regnò sopra Israele fu di quarant'anni: regnò sette anni a Ebron e trentatré anni a Gerusalemme. 12 Salomone sedette sul trono di Davide, suo padre, e il suo regno fu saldamente stabilito.

Provvedimenti del re Salomone
13 Adonia, figlio di Agghit, andò da Bat-Sceba, madre di Salomone. Questa gli disse: «Vieni con intenzioni pacifiche?» Egli rispose: «Sì, pacifiche». 14 Poi aggiunse: «Devo parlarti». Quella rispose: «Di' pure». 15 Ed egli disse: «Tu sai che il regno mi apparteneva e che tutto Israele mi considerava come suo futuro re; ma il regno è stato trasferito e fatto passare a mio fratello, perché glielo ha dato il SIGNORE. 16 Ti domando dunque una cosa; non negarmela». Lei rispose: «Di' pure». 17 Egli disse: «Ti prego, di' al re Salomone, il quale nulla ti negherà, che mi dia Abisag la Sunamita per moglie». 18 Bat-Sceba rispose: «Sta bene, parlerò al re in tuo favore».
19 Bat-Sceba dunque andò dal re Salomone per parlargli in favore di Adonia. Il re si alzò per andarle incontro, le si inchinò, poi si risedette sul trono e fece mettere un altro trono per sua madre, la quale si sedette alla sua destra. 20 Lei gli disse: «Ho una piccola cosa da chiederti; non negarmela». Il re rispose: «Chiedimela pure, madre mia; io non te la negherò». 21 Lei disse: «Abisag la Sunamita sia data in moglie a tuo fratello Adonia». 22 Il re Salomone, rispondendo a sua madre, disse: «E perché chiedi Abisag la Sunamita per Adonia? Chiedi piuttosto il regno per lui, poiché egli è mio fratello maggiore; chiedilo per lui, per il sacerdote Abiatar e per Ioab, figlio di Seruia!»
23 Allora il re Salomone giurò per il SIGNORE, dicendo: «Dio mi tratti con tutto il suo rigore, se Adonia non ha pronunciato questa parola a costo della sua vita! 24 E ora, com'è vero che vive il SIGNORE, il quale mi ha stabilito, mi ha concesso il trono di Davide mio padre, e mi ha fondato una casa come aveva promesso, oggi Adonia sarà messo a morte!» 25 Il re Salomone mandò Benaia, figlio di Ieoiada, il quale colpì Adonia e quello morì.
26 Poi il re disse al sacerdote Abiatar: «Vattene ad Anatot, nelle tue terre, perché tu meriti la morte; ma io non ti farò morire oggi, perché portasti davanti a Davide mio padre l'arca del Signore DIO e partecipasti a tutte le sofferenze di mio padre». 27 Così Salomone destituì Abiatar dalle funzioni di sacerdote del SIGNORE, adempiendo in tal modo la parola che il SIGNORE aveva pronunciata contro la casa di Eli a Silo.
28 Questa notizia giunse a Ioab, il quale aveva seguito il partito di Adonia, benché non avesse seguito quello di Absalom. Egli si rifugiò nel tabernacolo del SIGNORE e si aggrappò ai corni dell'altare. 29 Fu riferito al re Salomone: «Ioab si è rifugiato nel tabernacolo del SIGNORE e sta accanto all'altare». Allora Salomone mandò Benaia, figlio di Ieoiada, dicendogli: «Va', colpiscilo!» 30 Benaia entrò nel tabernacolo del SIGNORE e disse a Ioab: «Così dice il re: "Vieni fuori!"» Quegli rispose: «No! voglio morire qui!» E Benaia riferì la cosa al re, dicendo: «Così ha parlato Ioab e così mi ha risposto». 31 Il re gli disse: «Fa' com'egli ha detto, colpiscilo e seppelliscilo; così toglierai da me e dalla casa di mio padre il sangue che Ioab sparse senza motivo. 32 Il SIGNORE farà ricadere sul suo capo il suo sangue, perché colpì due uomini più giusti e migliori di lui, e li uccise con la spada, senza che Davide mio padre ne sapesse nulla: Abner, figlio di Ner, capitano dell'esercito d'Israele, e Amasa, figlio di Ieter, capitano dell'esercito di Giuda. 33 Il loro sangue ricadrà sul capo di Ioab e sul capo della sua discendenza per sempre, ma vi sarà pace per sempre da parte del SIGNORE per Davide, per la sua discendenza, per la sua casa e per il suo trono». 34 Allora Benaia, figlio di Ieoiada, salì, lo colpì e lo uccise; e Ioab fu sepolto in casa sua nel deserto. 35 Al suo posto il re fece capo dell'esercito Benaia, figlio di Ieoiada, e mise il sacerdote Sadoc al posto di Abiatar.
36 Poi il re mandò a chiamare Simei e gli disse: «Costruisciti una casa in Gerusalemme per abitarvi e non ne uscire per andare qua o là, 37 perché il giorno che ne uscirai e oltrepasserai il torrente Chidron, sappi per certo che morirai; il tuo sangue ricadrà sul tuo capo». 38 Simei rispose al re: «Sta bene; il tuo servo farà come il re mio signore ha detto». E Simei abitò a Gerusalemme per molto tempo.
39 Tre anni dopo, due servi di Simei fuggirono presso Achis, figlio di Maaca, re di Gat. La cosa fu riferita a Simei e gli fu detto: «Ecco, i tuoi servi sono a Gat». 40 Simei si alzò, sellò il suo asino e andò a Gat, da Achis, in cerca dei suoi servi; andò e condusse via da Gat i suoi servi. 41 Fu riferito a Salomone che Simei era andato da Gerusalemme a Gat, ed era tornato. 42 Il re mandò a chiamare Simei e gli disse: «Non ti avevo fatto giurare per il SIGNORE, e non ti avevo solennemente avvertito, dicendoti: "Sappi per certo che il giorno che uscirai per andare qua o là morirai"? E tu non mi rispondesti: "Ho udito la tua parola: sta bene"? 43 Perché dunque non hai mantenuto il giuramento fatto al SIGNORE e non hai osservato l'ordine che ti avevo dato?» 44 Il re disse inoltre a Simei: «Tu sai tutto il male che facesti a Davide mio padre; il tuo cuore ne è consapevole; ora il SIGNORE fa ricadere sul tuo capo la tua malvagità; 45 ma il re Salomone sarà benedetto e il trono di Davide sarà reso stabile per sempre davanti al SIGNORE». 46 E il re ordinò a Benaia, figlio di Ieoiada, di andare a ucciderlo. E quello morì. Così il regno rimase saldo nelle mani di Salomone.

C.E.I.:

1Re 2

1 Sentendo avvicinarsi il giorno della sua morte, Davide fece queste raccomandazioni al figlio Salomone: 2 «Io me ne vado per la strada di ogni uomo sulla terra. Tu sii forte e mostrati uomo. 3 Osserva la legge del Signore tuo Dio, procedendo nelle sue vie ed eseguendo i suoi statuti, i suoi comandi, i suoi decreti e le sue prescrizioni, come sta scritto nella legge di Mosè, perché tu riesca in ogni tua impresa e in ogni tuo progetto, 4 perché il Signore attui la promessa che mi ha fatto quando ha detto: Se i tuoi figli nella loro condotta si cureranno di camminare davanti a me con lealtà, con tutto il cuore e con tutta l'anima, sul trono d'Israele siederà sempre uno dei tuoi discendenti.
5 Anche tu sai quel che ha fatto a me Ioab, figlio di Zeruià, cioè come egli ha trattato i due capi dell'esercito di Israele, Abner figlio di Ner e Amasà figlio di Ieter, come li ha uccisi spargendo in tempo di pace il sangue, come si fa in guerra, e macchiando di sangue innocente la cintura dei suoi fianchi e i sandali dei suoi piedi. 6 Tu agirai con saggezza, ma non permetterai che la sua vecchiaia scenda in pace agli inferi. 7 Agirai con bontà verso i figli di Barzillài il Galaadita, che mangeranno alla tua tavola, perché mi hanno assistito mentre fuggivo da Assalonne tuo fratello. 8 Tu hai accanto a te anche Simèi figlio di Ghera, Beniaminita, di Bacurìm; egli mi maledisse con una maledizione terribile quando fuggivo verso Macanàim. Ma mi venne incontro al Giordano e gli giurai per il Signore: Non ti farò morire di spada. 9 Ora non lasciare impunito il suo peccato. Sei saggio e sai come trattarlo. Farai scendere la sua canizie agli inferi con morte violenta».
10 Davide si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella città di Davide. 11 La durata del regno di Davide su Israele fu di quaranta anni: sette in Ebron e trentatré in Gerusalemme.
12 Salomone sedette sul trono di Davide suo padre e il suo regno si consolidò molto.
13 Adonia figlio di Agghìt si recò da Betsabea, madre di Salomone, che gli chiese: «Vieni con intenzioni pacifiche?». «Pacifiche», rispose quello, 14 e soggiunse: «Ho da dirti una cosa». E quella: «Parla!». 15 Egli disse: «Tu sai che il regno spettava a me e che tutti gli Israeliti si attendevano che io regnassi. Eppure il regno mi è sfuggito ed è passato a mio fratello, perché gli era stato decretato dal Signore. 16 Ora ti rivolgo una domanda; non respingermi». Ed essa: «Parla!». 17 Adonia disse: «Di' al re Salomone - il quale nulla ti può negare - che mi conceda in moglie Abisag la Sunammita». 18 Betsabea rispose: «Bene! Parlerò in tuo favore al re».
19 Betsabea si presentò al re Salomone per parlargli in favore di Adonia. Il re si alzò per andarle incontro, si prostrò davanti a lei, quindi sedette sul trono, facendo collocare un trono per la madre del re. Questa gli sedette alla destra 20 e disse: «Ho una piccola grazia da chiederti; non me la negare». Il re le rispose: «Chiedi, madre mia, non ti respingerò». 21 E quella: «Si conceda Abisag la Sunammita in moglie ad Adonia tuo fratello». 22 Il re Salomone rispose alla madre: «Perché tu mi chiedi Abisag la Sunammita per Adonia? Chiedi anche il regno per lui, poiché egli è mio fratello maggiore e per lui parteggiano il sacerdote Ebiatàr e Ioab figlio di Zeruià». 23 Il re Salomone giurò per il Signore: «Dio mi faccia questo e altro mi aggiunga, se non è vero che Adonia ha manifestato quest'idea a danno della propria vita. 24 Ebbene, per la vita del Signore che mi ha reso saldo, mi ha fatto sedere sul trono di Davide mio padre e mi ha concesso una casa come aveva promesso, oggi stesso Adonia verrà ucciso». 25 Il re Salomone ordinò a Benaià figlio di Ioiadà, di ucciderlo; così morì Adonia.
26 Al sacerdote Ebiatàr il re ordinò: «Vattene in Anatòt, nella tua campagna. Meriteresti la morte, ma oggi non ti faccio morire perché tu hai portato l'arca del Signore davanti a Davide mio padre e perché hai partecipato a tutte le traversie di mio padre». 27 Così Salomone escluse Ebiatàr dal sacerdozio del Signore, adempiendo la parola che il Signore aveva pronunziata in Silo riguardo alla casa di Eli.
28 Quando la notizia giunse a Ioab - questi era stato dalla parte di Adonia, ma non per Assalonne - Ioab si rifugiò nella tenda del Signore e si afferrò ai corni dell'altare. 29 Fu riferito al re Salomone come Ioab si fosse rifugiato nella tenda del Signore e si fosse posto al fianco dell'altare. Salomone inviò Benaià figlio di Ioiadà con l'ordine: «Va', colpiscilo!». 30 Benaià andò nella tenda del Signore e disse a Ioab: «Per ordine del re, esci!». Quegli rispose: «No! Morirò qui». Benaià riferì al re: «Ioab ha parlato così e così mi ha risposto». 31 Il re gli disse: «Fa' come egli ha detto; colpiscilo e seppelliscilo; così allontanerai da me e dalla casa di mio padre il sangue che Ioab ha sparso senza motivo. 32 Il Signore farà ricadere il suo sangue sulla sua testa, perché egli ha colpito due uomini giusti e migliori di lui e li ha trafitti con la sua spada - senza che Davide mio padre lo sapesse - ossia Abner, figlio di Ner, capo dell'esercito di Israele e Amasà figlio di Ieter, capo dell'esercito di Giuda. 33 Il loro sangue ricada sulla testa di Ioab e sulla testa della sua discendenza per sempre, mentre su Davide e sulla sua discendenza, sul suo casato e sul suo trono si riversi per sempre la pace da parte del Signore». 34 Benaià figlio di Ioiadà andò, lo assalì e l'uccise; Ioab fu sepolto nella sua casa, nel deserto. 35 Il re lo sostituì, nominando capo dell'esercito Benaià figlio di Ioiadà, mentre mise il sacerdote Zadòk al posto di Ebiatàr.
36 Il re mandò a chiamare Simèi per dirgli: «Costruisciti una casa in Gerusalemme; ivi sia la tua dimora; non ne uscirai per andartene qua e là. 37 Quando ne uscirai, oltrepassando il torrente Cedron - sappilo bene! - sarai degno di morte; il tuo sangue ricadrà sulla tua testa». 38 Simèi disse al re: «L'ordine è giusto! Come ha detto il re mio signore, così farà il tuo servo». Simèi dimorò in Gerusalemme per molto tempo. 39 Dopo tre anni, due schiavi di Simei fuggirono presso Achis figlio di Maaca, re di Gat. Fu riferito a Simei che i suoi schiavi erano in Gat. 40 Simei si alzò, sellò l'asino e partì per Gat andando da Achis in cerca dei suoi schiavi. Simei vi andò e ricondusse i suoi schiavi da Gat. 41 Fu riferito a Salomone che Simei era andato da Gerusalemme a Gat e che era ritornato. 42 Il re, fattolo chiamare, gli disse: «Non ti avevo forse giurato per il Signore e non ti avevo io testimoniato che, quando tu fossi uscito per andartene qua e là - lo sapevi bene! - saresti stato degno di morte? Tu mi avevi risposto: L'ordine è giusto! Ho capito. 43 Perché non hai rispettato il giuramento del Signore e il comando che ti avevo impartito?». 44 Il re aggiunse a Simei: «Tu conosci tutto il male che hai fatto a Davide mio padre. Il Signore farà ricadere la tua malvagità sulla tua testa. 45 Invece sia benedetto il re Salomone e il trono di Davide sia saldo per sempre davanti al Signore». 46 Il re diede ordine a Benaià figlio di Ioiadà, di andare ad ucciderlo. E quegli morì.
Il regno si consolidò nelle mani di Salomone.

Nuova Diodati:

1Re 2

Ultime esortazioni di Davide a Salomone e sua morte
1 Avvicinandosi per Davide il giorno della sua morte, egli ordinò a suo figlio Salomone, dicendo: 2 «Io sto per andare dove vanno tutti gli abitanti della terra; perciò sii forte e comportati da uomo! 3 Osserva gli ordini dell'Eterno, il tuo DIO, camminando nelle sue vie e mettendo in pratica i suoi statuti, i suoi comandamenti, i suoi decreti e i suoi precetti, come sta scritto nella legge di Mosè, affinché tu riesca in tutto ciò che farai e dovunque ti volga, 4 e affinché l'Eterno adempia la promessa che mi ha fatto quando disse: "Se i tuoi figli faranno attenzione alla loro condotta per camminare davanti a me in verità con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima, non ti mancherà mai qualcuno sul trono d'Israele". 5 Anche tu sai ciò che ha fatto a me Joab, figlio di Tseruiah, e ciò che ha fatto ai due capi degli eserciti d'Israele, ad Abner, figlio di Ner, e ad Amasa, figlio di Jether, che egli uccise; in tempo di pace ha versato sangue di guerra e ha macchiato di sangue di guerra la cintura che aveva ai fianchi e i sandali che portava ai piedi. 6 Agisci dunque secondo la tua sapienza e non permettere che la sua canizie scenda in pace nello Sceol. 7 Ma usa bontà con i figli di Barzillai il Galaadita e siano tra coloro che mangiano alla tua mensa, perché con uguale bontà essi vennero da me quando io fuggivo di fronte ad Absalom tuo fratello. 8 Ecco, presso di te c'è pure Scimei, figlio di Ghera, il Beniaminita, di Bahurim. Egli proferì un'orribile maledizione il giorno che andavo a Mahanaim, ma poi scese ad incontrarmi al Giordano e io gli giurai per l'Eterno: "Non ti farò morire di spada". 9 Ora perciò non lasciarlo impunito, perché sei un uomo saggio e sai ciò che devi fare. Fa' scendere la sua canizie nello Sceol tinta di sangue». 10 Così Davide si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella città di Davide. 11 Il tempo che Davide regnò sopra Israele fu di quarant'anni: regnò sette anni a Hebron e trentatrè anni a Gerusalemme. 12 Poi Salomone si assise sul trono di Davide suo padre e il suo regno fu saldamente stabilito.

Adonijah, Joab e Scimei messi a morte da Salomone. Abiathar destituito dal suo ufficio di sacerdote
13 Or Adonijah, figlio di Hagghith, venne da Bath-Sceba, madre di Salomone. Questa gli disse: «Vieni con intenzioni pacifiche?». Egli rispose: «Sì, pacifiche». 14 Poi aggiunse: «Ho qualcosa da dirti». Quella rispose: «Di' pure». 15 Così egli disse: «Tu sai che il regno mi apparteneva e che tutto Israele si aspettava che io regnassi. Ma il regno mi è stato tolto ed è passato a mio fratello, perché a lui lo ha dato l'Eterno. 16 Ora ho una richiesta da farti; non rifiutarmela». Ella rispose: «Di' pure». 17 Allora egli disse: «Ti prego, di' al re Salomone, il quale non ti rifiuterà nulla, che mi dia in moglie Abishag, la Shunamita». 18 Bath-Sceba rispose: «Bene! Parlerò al re in tuo favore». 19 Bath-Sceba si recò dunque dal re Salomone per parlargli in favore di Adonijah. Il re si alzò per andarle incontro, si inchinò davanti a lei, poi si pose a sedere sul suo trono e fece mettere un trono per la madre del re, ed ella si sedette alla sua destra. 20 Ella disse: «Ho una piccola richiesta da farti; non negarmela». Il re le rispose: «Fa' pure la richiesta, madre mia; io non te la negherò». 21 Allora ella disse: «Si dia Abishag la Shunamita in moglie a tuo fratello Adonijah». 22 Il re Salomone rispose a sua madre e disse: «Perché chiedi Abishag la Shunamita per Adonijah? Chiedi per lui anche il regno, perché è mio fratello maggiore; chiedilo per lui, per il sacerdote Abiathar e per Joab, figlio di Tseruiah!». 23 Allora il re Salomone giurò per l'Eterno, dicendo: «DIO mi faccia questo e anche peggio, se Adonijah non ha proferito questa parola a costo della sua vita! 24 Ora perciò, com'è vero che vive l'Eterno, che mi ha stabilito, mi ha fatto sedere sul trono di Davide mio padre e mi ha fondato una casa come aveva promesso, oggi Adonijah sarà messo a morte!». 25 Così il re Salomone mandò Benaiah, figlio di Jehoiada, che piombò addosso a Adonijah, e questi morì. 26 Poi il re disse al sacerdote Abiathar: «Vattene ad Anathoth nei tuoi campi, perché tu meriti la morte; ma non ti farò morire oggi, perché hai portato l'arca del Signore, l'Eterno, davanti a mio padre Davide, e perché hai partecipato a tutte le sofferenze di mio padre». 27 Così Salomone allontanò Abiathar dall'ufficio di sacerdote dell'Eterno, perché si adempisse la parola che l'Eterno aveva pronunziato riguardo alla casa di Eli a Sciloh. 28 Intanto la notizia giunse a Joab, perché Joab aveva seguito Adonijah, ma non aveva seguito Absalom. Perciò egli si rifugiò nel tabernacolo dell'Eterno e si afferrò ai corni dell'altare. 29 Fu quindi riferito al re Salomone: «Joab si è rifugiato nel tabernacolo dell'Eterno ed è vicino all'altare». Allora Salomone mandò Benaiah, figlio di Jehoiada, dicendogli: «Va', colpiscilo!». 30 Così Benaiah entrò nel tabernacolo dell'Eterno e disse a Joab: «Così dice il re: "Vieni fuori!"». Quegli rispose: «No, voglio morire qui!». Benaiah riferì la cosa al re, dicendo: «Così ha parlato Joab e così mi ha risposto». 31 Allora il re gli disse: «Fa' com'egli ha detto; colpiscilo e seppelliscilo; così allontanerai da me e dalla casa di mio padre il sangue che Joab versò senza motivo. 32 Così l'Eterno farà ricadere sul suo capo il sangue che ha versato, quando colpì due uomini più giusti e migliori di lui e li uccise con la spada, senza che mio padre Davide neppure lo sapesse: Abner, figlio di Ner, capitano dell'esercito d'Israele, e Amasa, figlio di Jether, capitano dell'esercito di Giuda. 33 Il loro sangue ricadrà sul capo di Joab e sul capo della sua discendenza per sempre, ma vi sarà pace per sempre da parte dell'Eterno per Davide, per la sua discendenza, per la sua casa e per il suo trono». 34 Allora Benaiah, figlio di Jehoiada, salì, lo colpì e lo mise a morte; e Joab fu sepolto in casa sua, nel deserto. 35 Al suo posto il re fece capo dell'esercito Benaiah, figlio di Jehoiada, e mise il sacerdote Tsadok al posto di Abiathar. 36 Poi il re mandò a chiamare Scimei e gli disse: «Costruisciti una casa in Gerusalemme e là abiterai, e non ne uscirai più per andare qua o là. 37 Il giorno infatti che uscirai e passerai il torrente Kidron, sappi per certo che morirai; il tuo sangue ricadrà sul tuo capo». 38 Scimei rispose al re: «Sta bene; il tuo servo farà come il re mio signore ha detto». Così Scimei dimorò in Gerusalemme per molto tempo. 39 Ma, dopo tre anni, avvenne che due servi di Scimei fuggirono presso Akish, figlio di Maakah, re di Gath. Perciò riferirono la cosa a Scimei e gli dissero: «Ecco i tuoi servi sono a Gath». 40 Allora Scimei si levò, sellò il suo asino e andò a Gath da Akish in cerca dei suoi servi; Scimei andò e ricondusse i suoi servi da Gath. 41 A Salomone fu riferito che Scimei era andato da Gerusalemme a Gath ed era tornato. 42 Il re allora mandò a chiamare Scimei e gli disse: «Non ti avevo fatto giurare per l'Eterno e non ti avevo solennemente avvertito, dicendoti: "Sappi per certo che il giorno in cui uscirai per andare qua o là, morirai"? E tu mi avevi risposto: "La parola che ho udita mi sta bene". 43 Perché dunque non hai osservato il giuramento dell'Eterno e il comando che ti avevo impartito?». 44 Il re disse inoltre a Scimei: «Tu conosci tutto il male che facesti a Davide mio padre e il tuo cuore ne è consapevole; perciò l'Eterno farà ricadere sul tuo capo la tua malvagità, 45 ma il re Salomone sarà benedetto e il trono di Davide sarà reso stabile davanti all'Eterno per sempre». 46 Quindi il re diede ordine a Benaiah, figlio di Jehoiada, che uscì e colpì Scimei; e questi morì. Così rimase saldo il regno nelle mani di Salomone.

Riveduta 2020:

1Re 2

Ultime raccomandazioni di Davide
1 Si avvicinava per Davide il giorno della morte, ed egli diede i suoi ordini a Salomone suo figlio, dicendo: 2 “Io me ne vado per la via di tutti gli abitanti della terra; fortificati e comportati da uomo! 3 Osserva quello che l'Eterno, il tuo Dio, ti ha comandato di osservare, camminando nelle sue vie e mettendo in pratica le sue leggi, i suoi comandamenti, i suoi precetti, i suoi insegnamenti, come è scritto nella legge di Mosè, affinché tu riesca in tutto ciò che farai e dovunque tu ti diriga, 4 e affinché l'Eterno adempia la parola da lui pronunciata a mio riguardo quando disse: 'Se i tuoi figli veglieranno sulla loro condotta camminando nel mio cospetto con fedeltà, con tutto il loro cuore e con tutta l'anima loro, non ti mancherà mai qualcuno che sieda sul trono d'Israele'. 5 Sai anche tu ciò che mi ha fatto Ioab, figlio di Seruia, quello che ha fatto ai due capi degli eserciti d'Israele, ad Abner figlio di Ner, e ad Amasa, figlio di Ieter, che egli uccise, spargendo sangue di guerra in tempo di pace, e macchiando di sangue la cintura che portava ai fianchi e i calzari che portava ai piedi. 6 Agisci dunque secondo la tua saggezza, e non lasciare la sua vecchiaia scendere in pace nel soggiorno dei morti. 7 Ma tratta con bontà i figli di Barzillai il Galaadita e siano fra quelli che mangiano alla tua mensa; poiché anche loro mi trattarono così quando vennero da me, quando io fuggivo davanti ad Absalom tuo fratello. 8 Ed ecco, tu hai vicino a te Simei figlio di Ghera, il Beniaminita, di Baurim, il quale proferì contro di me una maledizione atroce il giorno che andavo a Maanaim. Ma egli scese a incontrarmi verso il Giordano, e io gli giurai per l'Eterno che non lo avrei fatto morire di spada. 9 Ma ora non lasciarlo impunito; poiché sei saggio e sai ciò che devi fargli. Farai scendere la sua vecchiaia tinta di sangue nel soggiorno dei morti”. 10 Davide si addormentò con i suoi padri, e fu sepolto nella città di Davide. 11 Il tempo che Davide regnò sopra Israele fu di quarant'anni: regnò sette anni a Ebron e trentatré anni a Gerusalemme. 12 E Salomone sedette sul trono di Davide suo padre, e il suo regno fu saldamente stabilito.

Adonia, Ioab e Simei messi a morte da Salomone. Il sacerdote Abiatar destituito dalle sue funzioni e allontanato da Gerusalemme
13 Adonia figlio di Agghit, andò da Bat-Sceba, madre di Salomone. Lei gli disse: “Vieni con intenzioni pacifiche?”. Egli rispose: “Sì, pacifiche”. 14 Poi aggiunse: “Ho da dirti una cosa”. Lei rispose: “Di' pure”. 15 Ed egli disse: “Tu sai che il regno mi apparteneva e che tutto Israele mi considerava come suo futuro re; ma il regno è stato trasferito e fatto passare a mio fratello, perché glielo ha dato l'Eterno. 16 Ora dunque io ti domando una cosa; non me la rifiutare”. Lei rispose: “Di' pure”. 17 Ed egli disse: “Ti prego, di' al re Salomone, il quale non ti negherà nulla, che mi dia Abisag la Sunamita per moglie”. 18 Bat-Sceba rispose: “Sta bene, parlerò al re in tuo favore”. 19 Bat-Sceba dunque si recò dal re Salomone per parlargli in favore di Adonia. Il re si alzò per andarle incontro, le si inchinò, poi si mise a sedere sul suo trono, e fece mettere un altro trono per sua madre, la quale si sedette alla sua destra. 20 Lei gli disse: “Ho una piccola cosa da chiederti; non me la negare”. Il re rispose: “Chiedila pure, madre mia; io non te la negherò”. 21 E lei: “Si dia per moglie Abisag la Sunamita a tuo fratello Adonia”. 22 Il re Salomone, rispondendo a sua madre, disse: “E perché chiedi Abisag la Sunamita per Adonia? Chiedi piuttosto il regno per lui, poiché egli è mio fratello maggiore; chiedilo per lui, per il sacerdote Abiatar e per Ioab, figlio di Seruia!”. 23 Allora il re Salomone giurò per l'Eterno, dicendo: “Iddio mi tratti con tutto il suo rigore, se Adonia non ha pronunciato questa parola a costo della sua vita! 24 E ora, com'è vero che vive l'Eterno, che mi ha stabilito, mi ha fatto sedere sul trono di Davide mio padre, e mi ha fondato una casa come aveva promesso, oggi Adonia sarà messo a morte!”. 25 E il re Salomone mandò Benaia, figlio di Ieoiada, il quale si scagliò contro Adonia ed egli morì. 26 Poi il re disse al sacerdote Abiatar: “Vattene ad Anatot, nelle tue terre, poiché tu meriti la morte; ma io non ti farò morire oggi, perché hai portato davanti a Davide mio padre l'arca del Signore, dell'Eterno, e perché hai partecipato a tutte le sofferenze di mio padre”. 27 Così Salomone depose Abiatar dalle funzioni di sacerdote dell'Eterno, adempiendo così la parola che l'Eterno aveva pronunciato contro la casa di Eli a Silo. 28 La notizia giunse a Ioab, il quale aveva seguito il partito di Adonia, benché non avesse seguito quello di Absalom. Egli si rifugiò nel tabernacolo dell'Eterno e impugnò i corni dell'altare. 29 E fu detto al re Salomone: “Ioab si è rifugiato nel tabernacolo dell'Eterno e sta vicino all'altare”. Allora Salomone mandò Benaia, figlio di Ieoiada, dicendogli: “Va', scagliati contro di lui!”. 30 Benaia entrò nel tabernacolo dell'Eterno e disse a Ioab: “Così dice il re: 'Vieni fuori!'”. Egli rispose: “No! voglio morire qui!”. E Benaia riferì la cosa al re, dicendo: “Così ha parlato Ioab e così mi ha risposto”. 31 E il re gli disse: “Fa' come ha detto; scagliati contro di lui e seppelliscilo; così allontanerai da me e dalla casa di mio padre il sangue che Ioab sparse senza motivo. 32 L'Eterno farà ricadere sul suo capo il sangue che lui sparse, quando si avventò contro due uomini più giusti e migliori di lui, e li uccise con la spada, senza che Davide mio padre ne sapesse nulla: Abner, figlio di Ner, capitano dell'esercito d'Israele, e Amasa, figlio di Ieter, capitano dell'esercito di Giuda. 33 Il loro sangue ricadrà sul capo di Ioab e sul capo della sua discendenza per sempre, ma ci sarà pace per sempre, da parte dell'Eterno, per Davide, per la sua discendenza, per la sua casa e per il suo trono”. 34 Allora Benaia, figlio di Ieoiada, salì, si scagliò contro di lui e lo uccise; e Ioab fu sepolto in casa sua nel deserto. 35 Al suo posto il re costituì capo dell'esercito Benaia, figlio di Ieoiada, e mise il sacerdote Sadoc al posto di Abiatar. 36 Poi il re mandò a chiamare Simei e gli disse: “Costruisciti una casa in Gerusalemme per abitarla, e non ne uscire per andare qua o là; 37 poiché il giorno che ne uscirai e attraverserai il torrente Chidron, sappi per certo che morirai; il tuo sangue ricadrà sul tuo capo”. 38 Simei rispose al re: “Va bene; il tuo servo farà come il re mio signore ha detto”. E Simei abitò a Gerusalemme per molto tempo. 39 Dopo tre anni avvenne che due servi di Simei fuggirono presso Achis, figlio di Maaca, re di Gat. La cosa fu riferita a Simei, e gli fu detto: “Ecco i tuoi servi sono a Gat”. 40 E Simei si alzò, sellò il suo asino, e andò a Gat, da Achis, in cerca dei suoi servi; andò, e ricondusse via da Gat i suoi servi. 41 E fu riferito a Salomone che Simei era andato da Gerusalemme a Gat, ed era tornato. 42 Il re mandò a chiamare Simei, e gli disse: “Non ti avevo fatto giurare per l'Eterno, e non ti avevo solennemente avvertito, dicendoti: 'Sappi per certo che il giorno che uscirai per andare qua o là, morirai?'. E non mi avevi risposto: 'La parola che ho udito mi sta bene?'. 43 Perché dunque non hai mantenuto il giuramento fatto all'Eterno e non hai osservato l'ordine che ti avevo dato?”. 44 Il re disse inoltre a Simei: “Tu sai tutto il male che hai fatto a Davide mio padre; il tuo cuore ne è consapevole; ora l'Eterno fa ricadere sul tuo capo la tua malvagità; 45 ma il re Salomone sarà benedetto e il trono di Davide sarà reso stabile per sempre davanti all'Eterno”. 46 E il re diede i suoi ordini a Benaia, figlio di Ieoiada, il quale uscì, si scagliò contro Simei, e l'uccise. Così il regno rimase saldo nelle mani di Salomone.

Riveduta:

1Re 2

Ultime raccomandazioni di Davide
1 Or avvicinandosi per Davide il giorno della morte, egli diede i suoi ordini a Salomone suo figliuolo, dicendo: 2 'Io me ne vo per la via di tutti gli abitanti della terra; fortificati e portati da uomo! 3 Osserva quello che l'Eterno, il tuo Dio, t'ha comandato d'osservare, camminando nelle sue vie e mettendo in pratica le sue leggi, i suoi comandamenti, i suoi precetti, i suoi insegnamenti, secondo che è scritto nella legge di Mosè, affinché tu riesca in tutto ciò che farai 4 e dovunque tu ti volga, e affinché l'Eterno adempia la parola da lui pronunciata a mio riguardo quando disse: - Se i tuoi figliuoli veglieranno sulla loro condotta camminando nel mio cospetto con fedeltà, con tutto il loro cuore e con tutta l'anima loro, non ti mancherà mai qualcuno che segga sul trono d'Israele. - 5 Sai anche tu quel che m'ha fatto Joab, figliuolo di Tseruia, quel che ha fatto ai due capi degli eserciti d'Israele, ad Abner figliuolo di Ner, e ad Amasa, figliuolo di Jether, i quali egli uccise, spargendo in tempo di pace sangue di guerra, e macchiando di sangue la cintura che portava ai fianchi e i calzari che portava ai piedi. 6 Agisci dunque secondo la tua saviezza, e non lasciare la sua canizie scendere in pace nel soggiorno de' morti. 7 Ma tratta con bontà i figliuoli di Barzillai il Galaadita e siano fra quelli che mangiano alla tua mensa; poiché così anch'essi mi trattarono quando vennero a me, allorch'io fuggivo d'innanzi ad Absalom tuo fratello. 8 Ed ecco, tu hai vicino a te Scimei figliuolo di Ghera, il Beniaminita, di Bahurim, il quale proferì contro di me una maledizione atroce il giorno che andavo a Mahanaim. Ma egli scese ad incontrarmi verso il Giordano, e io gli giurai per l'Eterno che non lo farei morire di spada. - 9 Ma ora non lo lasciare impunito; poiché sei savio per conoscere quel che tu debba fargli, e farai scendere tinta di sangue la sua canizie nel soggiorno de' morti'. 10 E Davide s'addormentò coi suoi padri, e fu sepolto nella città di Davide. 11 Il tempo che Davide regnò sopra Israele fu di quarant'anni: regnò sette anni a Hebron e trentatre anni a Gerusalemme. 12 E Salomone si assise sul trono di Davide suo padre, e il suo regno fu saldamente stabilito.

Adonija, Joab e Scimei messi a morte da Salomone; il sacredote Abiathar destituito dalle sue funzioni e allontanto da Gerusalemme
13 Or Adonija figliuolo di Hagghith, venne da Bath-Sceba, madre di Salomone. Questa gli disse: 'Vieni tu con intenzioni pacifiche?' Egli rispose: 'Sì, pacifiche'. 14 Poi aggiunse: 'Ho da dirti una parola'. Quella rispose: 'Di' pure'. 15 Ed egli disse: 'Tu sai che il regno mi apparteneva, e che tutto Israele mi considerava come suo futuro re; ma il regno è stato trasferito e fatto passare a mio fratello, perché glielo ha dato l'Eterno. 16 Or dunque io ti domando una cosa; non me la rifiutare'. Ella rispose: 'Di' pure'. 17 Ed egli disse: 'Ti prego, di' al re Salomone, il quale nulla ti negherà, che mi dia Abishag la Sunamita per moglie'. 18 Bath-Sceba rispose: 'Sta bene, parlerò al re in tuo favore'. 19 Bath-Sceba dunque si recò dal re Salomone per parlargli in favore di Adonija. Il re si alzò per andarle incontro, le s'inchinò, poi si pose a sedere sul suo trono, e fece mettere un altro trono per sua madre, la quale si assise alla sua destra. 20 Ella gli disse: 'Ho una piccola cosa da chiederti; non me la negare'. Il re rispose: 'Chiedila pure, madre mia; io non te la negherò'. 21 Ed ella: 'Diasi Abishag la Sunamita al tuo fratello Adonija per moglie'. 22 Il re Salomone, rispondendo a sua madre, disse: 'E perché chiedi tu Abishag la Sunamita per Adonija? Chiedi piuttosto il regno per lui, giacché egli è mio fratello maggiore; chiedilo per lui, per il sacerdote Abiathar e per Joab, figliuolo di Tseruia!' 23 Allora il re Salomone giurò per l'Eterno, dicendo: 'Iddio mi tratti con tutto il suo rigore, se Adonija non ha proferito questa parola a costo della sua vita! 24 Ed ora, com'è vero che vive l'Eterno, il quale m'ha stabilito, m'ha fatto sedere sul trono di Davide mio padre, e m'ha fondato una casa come avea promesso, oggi Adonija sarà messo a morte!' 25 E il re Salomone mandò Benaia, figliuolo di Jehoiada, il quale s'avventò addosso ad Adonija sì che morì. 26 Poi il re disse al sacerdote Abiathar: 'Vattene ad Anatoth, nelle tue terre, poiché tu meriti la morte; ma io non ti farò morire oggi, perché portasti davanti a Davide mio padre l'arca del Signore, dell'Eterno, e perché partecipasti a tutte le sofferenze di mio padre'. 27 Così Salomone depose Abiathar dalle funzioni di sacerdote dell'Eterno, adempiendo così la parola che l'Eterno avea pronunziata contro la casa di Eli a Sciloh. 28 E la notizia ne giunse a Joab, il quale avea seguito il partito di Adonija, benché non avesse seguito quello di Absalom. Egli si rifugiò nel tabernacolo dell'Eterno, e impugnò i corni dell'altare. 29 E fu detto al re Salomone: 'Joab s'è rifugiato nel tabernacolo dell'Eterno, e sta presso l'altare'. Allora Salomone mandò Benaia, figliuolo di Jehoiada, dicendogli: 'Va', avventati contro di lui!' 30 Benaia entrò nel tabernacolo dell'Eterno, e disse a Joab: 'Così dice il re: Vieni fuori!' Quegli rispose: 'No! voglio morir qui!' E Benaia riferì la cosa al re, dicendo: 'Così ha parlato Joab e così m'ha risposto'. 31 E il re gli disse: 'Fa' com'egli ha detto; avventati contro di lui e seppelliscilo; così toglierai d'addosso a me ed alla casa di mio padre il sangue che Joab sparse senza motivo. 32 E l'Eterno farà ricadere sul capo di lui il sangue ch'egli sparse, quando s'avventò contro due uomini più giusti e migliori di lui, e li uccise di spada, senza che Davide mio padre ne sapesse nulla: Abner, figliuolo di Ner, capitano dell'esercito d'Israele, e Amasa, figliuolo di Jether, capitano dell'esercito di Giuda. 33 Il loro sangue ricadrà sul capo di Joab e sul capo della sua progenie in perpetuo, ma vi sarà pace per sempre, da parte dell'Eterno, per Davide, per la sua progenie, per la sua casa e per il suo trono'. 34 Allora Benaia, figliuolo di Jehoiada, salì, s'avventò contro a lui e lo mise a morte; e Joab fu sepolto in casa sua nel deserto. 35 E in vece sua il re fece capo dell'esercito Benaia, figliuolo di Jehoiada, e mise il sacerdote Tsadok al posto di Abiathar. 36 Poi il re mandò a chiamare Scimei e gli disse: 'Costruisciti una casa in Gerusalemme, prendivi dimora, e non ne uscire per andare qua o là; 37 poiché il giorno che ne uscirai e passerai il torrente Kidron, sappi per certo che morrai; il tuo sangue ricadrà sul tuo capo'. 38 Scimei rispose al re: 'Sta bene; il tuo servo farà come il re mio signore ha detto'. E Scimei dimorò lungo tempo a Gerusalemme. 39 Di lì a tre anni avvenne che due servi di Scimei fuggirono presso Akis, figliuolo di Maaca, re di Gath. La cosa fu riferita a Scimei, e gli fu detto: 'Ecco i tuoi servi sono a Gath'. 40 E Scimei si levò, sellò il suo asino, e andò a Gath, da Akis, in cerca dei suoi servi; andò, e rimenò via da Gath i suoi servi. 41 E fu riferito a Salomone che Scimei era andato da Gerusalemme a Gath, ed era tornato. 42 Il re mandò a chiamare Scimei, e gli disse: 'Non t'avevo io fatto giurare per l'Eterno, e non t'avevo solennemente avvertito, dicendoti: - Sappi per certo che il giorno che uscirai per andar qua o là, morrai? - E non mi rispondesti tu: - La parola che ho udita sta bene? 43 E perché dunque non hai mantenuto il giuramento fatto all'Eterno e non hai osservato il comandamento che t'avevo dato?' 44 Il re disse inoltre a Scimei: 'Tu sai tutto il male che facesti a Davide mio padre; il tuo cuore n'è consapevole; ora l'Eterno fa ricadere sul tuo capo la tua malvagità; 45 ma il re Salomone sarà benedetto e il trono di Davide sarà reso stabile in perpetuo dinanzi all'Eterno'. 46 E il re diede i suoi ordini a Benaia, figliuolo di Jehoiada, il quale uscì, s'avventò contro Scimei, che morì. Così rimase saldo il regno nelle mani di Salomone.

Ricciotti:

1Re 2

Ultime raccomandazioni di Davide
1 Avvicinandosi per Davide il giorno della morte, egli diede a Salomone suo figlio, le sue disposizioni, dicendo: 2 «Io entro nella via comune a tutti gli uomini: sii forte e mostrati uomo. 3 Osserva i precetti del Signore Iddio tuo, cammina nelle sue vie, metti in pratica le sue cerimonie, i suoi precetti, i suoi giudizi, le sue leggi come sta scritto nella legge di Mosè, affinchè tu comprenda tutto quello che fai e tutto quello a cui ti volgerai, 4 e affinchè il Signore confermi la parola che ha pronunciato a mio riguardo, dicendo: - Se i tuoi figli veglieranno sulla loro condotta e cammineranno con fedeltà al mio cospetto con tutto il loro cuore e con tutta l'anima loro, non mancherà mai a te un successore sul trono d'Israele. - 5 Anche tu sai quel che fece a me Joab figlio di Sarvia, quel che fece ai due capi dell'esercito di Israele, Abner figlio di Ner e Amasa figlio di Jeter, come li abbia uccisi, come abbia versato in tempo di pace il sangue della guerra e come abbia imbrattato col sangue della guerra e la cintura che era intorno ai suoi lombi e i calzari che aveva ai piedi. 6 Agirai pertanto secondo la tua saggezza e non lascerai la sua canizie scendere in pace nel sepolcro. 7 Ai figli invece di Berzellai Galaadita userai benevolenza e saranno tuoi commensali, poichè essi mi vennero incontro quando io fuggiva dalla faccia di Absalom tuo fratello. 8 Hai anche presso di te Semei figlio di Gera figlio di Jemini di Baurim, che pronunciò contro di me ogni sorta di maledizioni, quando io me ne andavo all'accampamento; siccome però mi venne incontro quando passavo il Giordano ed io gli giurai per il Signore, dicendo: - Non ti ucciderò colla spada; - 9 tu non devi lasciarlo impunito. Sei uomo saggio e saprai come trattarlo e lo farai discendere coi capelli bianchi imbrattati di sangue nel sepolcro».

Morte di Davide
10 Davide adunque si addormentò coi suoi padri e fu sepolto nella città di Davide. 11 Egli aveva regnato sopra Israele quarant'anni: regnò sette anni in Ebron e trentatrè in Gerusalemme. 12 Salomone poi s'assise sopra il trono di Davide suo padre e il suo regno si consolidò grandemente.

Ambizione e morte di Adonia
13 Adonia figlio di Aggit andò da Betsabea madre di Salomone, che gli disse: «Vieni con intenzioni pacifiche?», ed egli rispose: «Sì»; 14 poi soggiunse: «Ho da dirti una parola». Quella rispose: «Parla», 15 ed egli disse: «Tu sai che il regno spettava a me e tutto Israele mi aveva designato per suo re; ma il regno è stato trasferito e passò al mio fratello, poichè il Signore glielo ha concesso. 16 Ora adunque io ti faccio una preghiera: ma non coprire di confusione la mia faccia». Ed ella gli disse: «Parla». 17 Egli soggiunse: «Ti prego di dire al re Salomone (il quale non può negarti nulla) che dia a me in isposa Abisag la Sunamita». 18 Betsabea rispose: «Bene, io parlerò in tuo favore al re». 19 Venne dunque Betsabea al re Salomone per parlargli in favore di Adonia. Il re si alzò per andarle incontro, le s'inchinò e si pose a sedere sul suo trono e fece mettere un trono per la madre del re, la quale si assise alla sua destra 20 e gli disse: «Ho una piccola domanda a farti. Non coprire di confusione la mia faccia». Le disse il re: «Chiedi, madre mia, perocchè non è giusto che io abbia a stornar da me la tua faccia». 21 Essa disse a lui: «Sia data in moglie a tuo fratello Adonia Abisag la Sunamita». 22 Il re Salomone rispose e disse alla madre sua: «Perchè chiedere per Adonia Abisag la Sunamita? Chiedi per lui anche il regno, poichè egli è mio fratello maggiore ed ha dalla sua Abiatar sacerdote e Joab figlio di Sarvia». 23 Allora Salomone giurò per il Signore dicendo: «Il Signore mi faccia questo e aggiunga quello, se Adonia non ha pronunciata questa parola contro la sua vita: 24 ed ora, viva il Signore che mi ha confermato e mi ha collocato sul trono di Davide mio padre e che mi ha fatto una casa secondo la sua promessa! Oggi Adonia sarà ucciso». 25 Il re Salomone mandò Banaia figlio di Joiada che lo colpì e così Adonia morì.

Morte di Joab
26 Anche ad Abiatar sacerdote il re disse: «Vattene al tuo podere in Anatot, poichè sei reo di morte; ma io non ti farò morire oggi, perchè portasti l'arca del Signore Iddio dinanzi a Davide mio padre e fosti partecipe di tutte le sofferenze del padre mio». 27 Così Salomone cacciò Abiatar perchè non fosse sacerdote del Signore e perchè si compisse la parola del Signore proferita sulla casa di Eli in Silo. 28 Fu portata questa notizia a Joab, che aveva seguìto il partito di Adonia e non quello di Salomone; perciò Joab si rifugiò nel tabernacolo del Signore e si attaccò al corno dell'altare. 29 Ma annunziato al re Salomone che Joab si era rifugiato nel tabernacolo del Signore e si trovava presso l'altare, Salomone mandò Banaia figlio di Joiada, dicendogli: «Va', e uccidilo». 30 Banaia entrò nel tabernacolo del Signore e disse a Joab: «Così comanda il re: Vieni fuori». Egli rispose: «Non uscirò, ma morrò qua». Banaia riferì al re queste parole, dicendo: «Così ha parlato Joab e così mi rispose». 31 Il re gli disse: «Fa' quanto ti ha detto; uccidilo e seppelliscilo e così rimoverai da me e dalla casa del padre mio il sangue innocente che venne versato da Joab. 32 E il Signore farà cadere sulla sua testa il sangue suo, poichè uccise due uomini giusti e migliori di lui e li uccise colla spada, all'insaputa di mio padre Davide: Abner figlio di Ner, capo dell'esercito di Israele e Amasa figlio di Jeter, capo dell'esercito di Giuda; 33 e il sangue di costoro tornerà sul capo di Joab e sul capo della sua discendenza in eterno, mentre a Davide e al trono di lui conceda il Signore una eterna pace». 34 Salì quindi Banaia figlio di Joiada e assalito Joab, lo uccise: egli venne sepolto nella casa sua nel deserto. 35 E in vece sua, il re costituì Banaia capo dell'esercito e collocò il sacerdote Sadoc in luogo di Abiatar.

Morte di Semei
36 Mandò parimenti il re a chiamare Semei e gli disse: «Fabbricati una casa in Gerusalemme, prendivi dimora e non partirtene per andare qua e là; 37 poichè in qualsiasi giorno tu uscirai e passerai il torrente Cedron, sappi che ti uccideranno e il sangue tuo cadrà sopra la tua testa». 38 Disse Semei al re: «Sta bene; il tuo servo farà quanto dice il re mio signore». Semei pertanto abitò in Gerusalemme molto tempo. 39 Ma dopo tre anni avvenne che i servi di Semei se ne fuggirono ad Achis figlio di Maaca, re di Get. 40 Semei allora si levò, e sellato il suo asino, andò in Get da Achis a reclamare i suoi servi e se li rimenò via da Get. 41 Venne annunziato a Salomone che Semei se ne era andato in Get da Gerusalemme ed era ritornato. 42 Mandatolo a chiamare, gli disse: «Non ti avevo io fatto giurare per il Signore e non ti ho io avvertito: - Sappi che in quel giorno in cui tu uscirai per andare qua e là, sarai messo a morte -? E non mi rispondesti tu allora: - Sta bene quanto ho udito -? 43 Perchè adunque non hai osservato il giuramento fatto al Signore ed il comando che ti avevo dato?». 44 Il re disse poi a Semei: «Tu conosci tutto il male fatto da te contro Davide mio padre; e il cuor tuo ne è ben consapevole; il Signore ha fatto ricadere la tua malvagità sopra il tuo capo, 45 mentre il re Salomone sarà benedetto e il trono di Davide sarà confermato per sempre dinanzi al Signore». 46 Comandò pertanto il re a Banaia figliuolo di Joiada, il quale, uscito, colpì Semei, e questi morì.

Tintori:

1Re 2

Ultimi consigli a Salomone e morte di David
1 Avvicinandosi i giorni della sua morte, David diede i suoi ordini a Salomone suo figlio, dicendo: 2 «Io entro nella via di tutta la terra: sii forte, sii uomo. 3 Osserva i precetti del Signore Dio tuo, cammina nelle sue vie, osservane le cerimonie, i comandamenti, le leggi e gli insegnamenti, come sta scritto nella legge di Mosè; per riuscire in tutto quello che farai e in tutto quello a cui ti volgerai, 4 affinchè il Signore confermi le parole da lui dette a mio riguardo, quando disse: Se i tuoi figli veglieranno sopra la loro condotta, e cammineranno dinanzi a me nella verità, con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima, non ti mancherà mai un discendente sul soglio d'Israele. 5 Tu poi sai quello che Gioab figlio di Sarvia ha fatto a me, e quello che ha fatto ai due capi dell'esercito d'Israele, Abner figlio di Ner, e Amasa figlio di Ieter, che egli uccise, versando in pace il sangue di guerra, imbrattando col sangue di guerra la cintura che egli aveva ai suoi fianchi ed i calzari ch'egli aveva ai piedi. 6 Tu agirai secondo la tua saggezza e non lascerai scendere la sua canizie in pace nel soggiorno dei morti. 7 Mostrerai invece gratitudine ai figli di Berzellai Galaadita, li farai mangiare alla tua mensa, perchè mi vennero incontro quando io fuggiva davanti ad Assalonne tuo fratello. 8 Tu hai presso di te anche Semei figlio di Gera, figlio di Iemini di Bahurim, il quale mi maledisse colla peggiore delle maledizioni quando io me ne andava al Campo. Or siccome egli mi venne incontro quando io traversava il Giordano, gli giurai per il Signore, dicendo: Non ti farò morire di spada. 9 Ma tu non permettere che resti impunito. Tu sei saggio e sai quello che tu debba fargli: farai scendere la sua canizie nel soggiorno dei morti intrisa di sangue». 10 David si addormentò coi suoi padri e fu sepolto nella città di David. 11 David regnò sopra Israele per quaranta anni: sette ne regnò in Ebron e trentatrè in Gerusalemme.

Primi atti di Salomone
12 Salomone sedette sul trono di David suo padre, e il suo regno si consolidò grandemente. 13 Ma Adonia figlio di Aggit andò a trovare Betsabea, madre di Salomone, la quale gli disse: «Vieni con intenzioni pacifiche?» «Pacifiche» egli disse, 14 e poi soggiunse: «Ho da dirti una parola». Ed essa a lui: «Parla pure». Ed egli: 15 «Tu sai bene, disse, come il regno fosse mio, e come tutto Israele mi avesse eletto a suo re. Ma il regno è stato trasferito e dato al mio fratello perchè il Signore lo aveva destinato a lui. 16 Ora io ti faccio una sola preghiera: non coprire di confusione la mia faccia». Essa gli disse: «Parla». 17 Ed egli disse: «Ti prego di dire a Salomone, che nulla ti può negare, che mi dia per moglie Abisag Sunamite». 18 Betsabea disse: «Va bene, io parlerò al re in tuo favore». 19 Quando Betsabea andò dal re Salomone, a parlargli in favore di Adonia, il re, alzatosi, andò ad incontrarla, le fece riverenza, poi, rimessosi a sedere sul trono, fe' mettere un trono per la madre del re, la quale si assise alla sua destra. 20 Essa gli disse: «Io ti fo una piccola richiesta: non coprire di confusione la mia faccia». Il re le disse: «Chiedi pure, madre mia, perchè non è giusto che io confonda la tua faccia». 21 Essa allora disse: «Sia data al tuo fratello Adonia Abisag Sunamite per moglie». 22 Ma il re Salomone rispose e disse a sua madre: «Perchè chiedi Abisag Sunamite per Adonia? Chiedi per lui anche il regno, perchè è mio fratello maggiore e ha dalla sua il sacerdote Abiatar e Gioab figlio di Sarvia». 23 Allora Salomone giurò pel Signore, e disse: «Dio mi faccia questo e peggio, se Adonia non ha detto questa parola contro la sua vita. 24 Ed ora, viva il Signore, che mi ha stabilito e fatto sedere sul trono di David mio padre, e che mi ha fatta una casa, come egli aveva promesso, oggi sarà ucciso Adonia». 25 Il re Salomone ne diede l'ordine a Banaia figlio di Ioiada, il quale lo uccise e così morì Adonia. 26 Poi il re disse ad Abiatar sacerdote: «Vattene in Anatot, nei tuoi possessi. Veramente saresti degno di morte, ma oggi io non ti farò morire, perchè tu portasti l'arca del Signore Dio dinanzi a David mio padre, e prendesti parte a tutti gli affanni che ebbe a soffrire il padre mio». 27 Salomone cacciò adunque Abiatar, perchè non fosse più sacerdote del Signore, compiendo così la parola che il Signore aveva detta contro la casa di Eli in Silo. 28 Avendo risaputa questa cosa, Gioab, che aveva seguito il partito di Adonia e non quello di Salomone, si rifugiò nel Tabernacolo del Signore e afferrò il corno dell'altare. 29 Fu riferito a Salomone che Gioab si era rifugiato nel Tabernacolo del Signore e che stava presso l'altare. Salomone però mandò Banaia, figlio di Ioiada, con quest'ordine: «Va e uccidilo». 30 Banaia, andato al Tabernacolo del Signore, disse a Gioab: «Questo dice il re: Vieni fuori». Ma Gioab rispose: «Non vengo: morrò qui». Banaia riferì la cosa al re, dicendo: «Gioab così mi ha detto e così mi ha risposto». 31 E il re gli disse: «Fa come ha detto: uccidilo e dagli sepoltura, e così toglierai da me e dalla casa di mio padre il sangue innocente che fu sparso da Gioab. 32 Il Signore farà ricadere il suo sangue sul suo capo, perchè egli uccise due uomini giusti e migliori di lui, li uccise colla spada, all'insaputa di David mio padre: Abner figlio di Ner, capo della milizia d'Israele, e Amasa figlio di Ieter, capo dell'esercito di Giuda. 33 Il loro sangue ricadrà sulla testa di Gioab e sulla testa della sua stirpe in eterno; ma sia pace in eterno da parte del Signore per David, per la sua stirpe, per la sua casa e per il suo trono». 34 Allora Banaia, figlio di Ioiada, salì, gli s'avventò e lo uccise. Gioab fu sepolto nella sua casa nel deserto, 35 il re mise al posto di lui, come capo dell'esercito, Banaia figlio di Ioiada, e stabilì sacerdote Sadoc invece di Abiatar. 36 Il re fece inoltre chiamare Semei e gli disse: «Fatti una casa in Gerusalemme e sta lì senza uscirne per andar qua e là; 37 perché nel giorno in cui uscirai e passerai il torrente Cedron, sappi che sarai ucciso, e il tuo sangue ricadrà sopra la tua testa». 38 Semei disse al re: «La cosa è giusta; secondo l'ordine del re mio signore, così farà il tuo servo». Semei stette molto tempo in Gerusalemme; 39 ma dopo tre anni, essendo fuggiti i servi di Semei presso Achis figlio di Maaca re di Get, Semei, avendo risaputo che i suoi servi erano andati a Get, 40 si alzò, sellò il suo asino e andò da Achis per riavere i suoi servi che rimenò da Get. 41 Or essendo stato riferito a Salomone che Semei era andato da Gerusalemme a Get, ed era tornato, 42 mandò a chiamarlo, e gli disse: «Non te lo giurai pel Signore, non te lo dissi avanti: Nel giorno in cui tu uscirai per andar qua o là, sappi che sarai messo a morte? Tu mi rispondesti: L'ordine che mi si dà è giusto. 43 Perchè dunque non hai osservato il giuramento del Signore e l'ordine che t'avevo dato?» 44 Il re disse poi a Semei: «Tu sai, e n'è consapevole il tuo cuore, quanto male hai fatto a David mio padre: Signore ha fatto ricadere la tua malizia sopra la tua testa. 45 Ma il re Salomone sarà benedetto, e il trono di David sarà stabile dinanzi al Signore in sempiterno». 46 Il re ne diè l'ordine a Banaia figlio di Ioiada, il quale andò e colpì Semei, che morì.

Martini:

1Re 2

Davidde dopo aver dati diversi documenti a Salomone, muore. Adonia, che chiedeva Abisag per sua consorte, avendo con tal frode tentato di giugnere al trono, è fatto uccidere da Salomone. Abiathar è privato del Sacerdozio, e finalmente Gioab è ucciso nel tabernacolo. Semei, perchè tre anni dopo era uscito da Gerusalemme contro il divieto del re, anch'egli è ucciso.
1 Frattanto avvicinandosi per Davidde il dì della morte, diede egli questi ordini a Salomone suo figliuolo, e disse: 2 Io sto per giungere al termine comune di tutti gli uomini: armati di fortezza, e di petto virile; 3 E osserva i precetti del Signore Dio tuo, camminando nelle sue vie, mettendo in pratica le sue ceremonie, e i comandamenti, e le leggi, e gli insegnamenti, come sta scritto nella legge di Mosè: affinchè qualunque cosa tu facci, e in qualunque parte ti volga, tu operi con saggezza. 4 Affinchè il Signore confermi le parole dette da lui in mio favore, quando disse: Se i tuoi figliuoli vogheranno sopra i loro andamenti, e cammineranno dinanzi a me nella verità con tutto il cuore, e con tutta l'anima loro, non resterà mai il soglio d'Israele senza uno dei tuoi, che vi segga. 5 Tu pur sai quello, che fece a me Gioab figliuolo di Sarvia, e quello, ch'ei fece ai due principi dell'esercito d'Israele, Abner figliuolo di Ner, e Amasa figliuolo di Jether, i quali egli ammazzo, spargendo in tempo di pace il sangue, come si fa in guerra, e avendone macchiata la bandoliera, che aveva ai suoi fianchi, e le scarpe, che aveva ai piedi. 6 Tu farai adunque secondo la tua saggezza, e non aspetterai, che la sua vecchiaia lo meni tranquillamente al sepolcro. 7 A' figliuoli poi di Berzellai Galaadite mostrerai riconoscenza, e mangeranno alla tua mensa: perocché mi vennero incontro, quand'io fuggiva dalla presenza di Assalonne tuo fratello. 8 Tu hai ancora presso di te Semei figliuolo di Gera, figliuolo di Jemini di Bahurim, il quale vomitò contro di me orrende maledizioni, quand'io andava agli alloggiamenti; ma perchè egli venne ad incontrarmi, quand'io ripassai il Giordano, io gli feci giuramento pel Signore, e dissi: Non ti farò morire di spada: 9 Tu non permettere che resti impunito il suo peccato. Or tu se' saggio per conoscere quel, che tu debba fargli, e vecchio com'è, lo farai scendere nel sepolcro con morte violenta. 10 Davidde adunque andò a riposare co' padri suoi, e fu sepolto nella città di David. 11 La durata del regno di Davidde sopra Israele fu di quarant'anni. In Hebron regnò sette anni, in Gerusalemme trentatrè. 12 E Salomone succedette nel trono di Davidde suo padre, e il suo regno fu stabilmente assicurato. 13 Ma Adonia figliuolo di Haggith andò a trovar Bethsabea madre di Salomone, la quale gli disse: Se' tu apportator di pace? Ed egli rispose: Io porto pace. 14 E soggiunse: Ho da parlare con te. E quella rispose: Parla. Ed egli: 15 Tu ben sai, disse, come mio era il regno, e come tutto Israele mi avea preeletto per suo re; ma il regno è stato trasferito, e fatto passare al mio fratello: perocché a lui è stato dato dal Signore. 16 Or io una sola preghiera fo a te: tu non rigettarla. Ed ella gli disse: Parla. 17 Ed egli disse: Io ti prego di dire al re Salomone (il quale nulla a te può negare), che mi dia per moglie Abisag Sunamite. 18 E Bethsabea disse: Bene sta; io parlerò al re in tuo favore. 19 Bethsabea pertanto andò a trovare il re Salomone, per parlargli in favor di Adonia: e il re si alzò, e le andò incontro, e se le inchinò, e si pose a sedere sul suo trono: e fu posto un trono per la madre del re, la quale si assise alla sua destra. 20 Ed ella gli disse: Una piccola grazia ho da domandarti; tu non mi fare arrossire. E il re le disse: Chiedi pure, madre mia: perocché non è dovere ch'io ti disgusti. 21 Ed ella disse: Diasi Abisag Sunamite per moglie ad Adonia tuo fratello. 22 Ma il re Salomone rispose, e disse alla madre: Perchè mai domandi tu Abisag Sunamite per Adonia? chiedi per lui anche il regno: perocché egli è mio fratello maggiore, e ha dalla sua Abiathar Sacerdote, e Gioab figliuolo di Sarvia. 23 E il re Salomone giurò pel Signore, e disse: Il Signore faccia a me questo, e peggio, s'ei non è vero, che in danno della sua propria vita ha profferite queste parole Adonia. 24 E ora, viva il Signore, il quale mi ha confermato, e collocato sul trono di Davidde mio padre, e ha fondata la mia casa, conforme avea promesso; oggi Adonia sarà ucciso. 25 E il re Salomone diede l'ordine a Banaia figliuolo dì Joiada, il quale lo uccise: così morì Adonia. 26 E ad Abiathar Sacerdote disse il re: Vattene in Anathoth al tuo podere: veramente tu se' degno di morte; ma io oggi non ti farò morire, perchè portasti l'arca del Signore Dio dinanzi al padre mio Davidde, e fosti a parte di tutti i travagli, che sofferse mio padre. 27 Così Salomone discacciò Abiathar, perchè non fosse più sommo Sacerdote del Signore, affinchè fosse adempiuta la parola detta dal Signore in Silo contro la casa di Heli. 28 Or questa nuova fu portata, a Gioab, il quale avea seguitato il partito di Adonia, e non quello di Salomone: Gioab pertanto si rifugiò nel tabernacolo del Signore, e si attaccò al corno dell'altare. 29 E fu riferito al re Salomone, come Gioab si era rifugiato nel tabernacolo del Signore, e si stava presso all'altare. E Salomone mandò Banaia figliuolo di Joiada, e dissegli: Va, e uccidilo. 30 E Banaia andò al tabernacolo del Signore, e disse a Gioab: Il re dice, che tu venga fuora. E quegli rispose: Non verrò, ma qui mi morrò. E Banaia riferì, e disse al re: Questo, e questo mi ha detto, e risposto Gioab. 31 E il re gli disse: Fa tu, come egli ha detto, e uccidilo, e dagli sepoltura; e così laverai me, e la casa del padre mio dal sangue innocente, che fu sparso da Gioab. 32 E il Signore farà cadere sulla testa dì lui il sangue, che egli sparse, avendo egli uccisi due uomini giusti, e migliori di lui (i quali egli trafisse colla sua spada senza saputa del padre mio Davidde). Abner figliuolo di Ner capo delle milizie d'Israele, e Amasa figliuolo di Jether capo dell'esercito di Giuda. 33 E il loro sangue cadrà sulla testa di Gioab, e sopra quella de' suoi discendenti in eterno. Ma Davidde, e la stirpe di lui, e la sua casa, e il suo trono abbia eterna pace dal Signore. 34 E Banaia figliuolo di Joiada andò, e lo assalì, e lo uccise: e fu sepolto in casa sua nel deserto. 35 E il re fece in luogo di lui capo dell'esercito Banaia figliuolo di Joiada, e costituì sommo Sacerdote Sadoc in luogo di Abiathar. 36 E il re fece parimente chiamare Semei, e dissegli: Fatti una casa in Gerusalemme, e fa qui tua dimora, e non partirne per andare qua, o là. 37 Ma la prima volta, che uscirai, e passerai il torrente Cedron, sappi, che tu sarai ucciso: il tuo sangue cadrà sopra la tua testa. 38 È Semei disse al re: Questo parlare è giusto: come ha ordinato il re signor mio, così farà il tuo servo: Semei adunque dimorò assai tempo in Gerusalemme. 39 Ma di lì a tre anni avvenne, che gli schiavi di Semei si fuggirono presso Achis figliuolo di Maacha re di Geth e fu riferito a Semei, come i suoi servi erano in Geth. 40 E Semei sì mosse, e fatto apparecchiare il suo asino, andò a trovar Achis in Geth, per ridomandare i suoi schiavi; e rimenolli da Geth. 41 E fu riferito a Salomone, come Semei era andato da Gerusalemme a Geth, ed era tornato. 42 E mandò a chiamarlo, e gli disse «Non ti giurai io pel Signore, e non predissi: Ogni qual volta tu uscirai» per andare in questa, o in quella parte, sappi, che sarai messo a morte? E tu mi rispondesti: Questo parlare, che io ho ascoltato, egli è giusto. 43 Per qual motivo adunque hai trasgredito il giuramento fatto al Signore, e il comandamento, ch'io ti feci? 44 E il re disse a Semei: È noto a te tutto il male fatto da te a Davidde padre mio, del qual male è consapevole a se stessa la tua coscienza. Il Signore ha fatto cadere la tua malvagità sopra la tua testa. 45 Ma il re Salomone sarà benedetto, e il trono di Davidde sarà stabile in eterno dinanzi al Signore. 46 Il re adunque ordinò a Banaia figliuolo di Joiada, di andare ad ucciderlo. E quegli morì.

Diodati:

1Re 2

1 ORA, avvicinandosi il tempo della morte di Davide, egli comandò al suo figliuolo Salomone, e gli disse: 2 Io me ne vo per la via di tutta la terra; fortificati, e portati da uomo; 3 e osserva ciò che il Signore Iddio tuo ti ha comandato di osservare; camminando nelle sue vie, ed osservando i suoi statuti, e i suoi comandamenti, e le sue leggi, e le sue testimonianze, siccome è scritto nella Legge di Mosè; acciocchè tu prosperi in tutto quello che tu farai, e in tutto ciò a che tu ti volterai; 4 affinchè il Signore adempia ciò ch'egli mi ha promesso, dicendo: Se i tuoi figliuoli prendono guardia alla via loro, per camminar con lealtà nel mio cospetto, con tutto il cuor loro, e con tutta l'anima loro; non ti verrà giammai meno uomo che segga sopra il trono d'Israele. 5 Oltre a ciò, tu sai quello che mi ha fatto Ioab, figliuolo di Seruia; ciò che egli ha fatto a' due capi degli eserciti d'Israele, ad Abner, figliuolo di Ner, e ad Amasa, figliuolo di Ieter, i quali egli ha uccisi, spandendo in pace il sangue che si spande in guerra, e mettendo il sangue, che si spande in guerra, nella sua cintura ch'egli avea sopra le reni, e nelle sue scarpe ch'egli avea ne' piedi. 6 Fanne adunque secondo la tua sapienza, e non lasciare scendere la sua canutezza in pace nel sepolcro. 7 Ma usa benignità inverso i figliuoli di Barzillai Galaadita, e sieno fra quelli che mangeranno alla tua tavola; perciocchè così vennero a me, quando io fuggiva d'innanzi ad Absalom, tuo fratello. 8 Ecco, oltre a ciò, appo te è Simi, figliuolo di Ghera, Beniaminita, da Bahurim, il qual mi maledisse d'una maledizione atroce nel giorno che io andava in Mahanaim. Ma egli mi scese incontro verso il Giordano, ed io gli giurai per lo Signore, che io non lo farei morire con la spada. 9 Ma ora, non lasciarlo impunito; perciocchè tu sei uomo savio; considera dunque ciò che tu gli avrai da fare, e fa' scendere la sua canutezza nel sepolcro per morte sanguinosa. 10 Davide poi giacque co' suoi padri, e fu seppellito nella Città di Davide. 11 E il tempo che Davide regnò sopra Israele, fu di quarant'anni; egli regnò sette anni in Hebron, e in Gerusalemme regnò trentatrè anni.
12 E Salomone sedette sopra il trono di Davide, suo padre; e il suo reame fu grandemente stabilito. 13 OR Adonia, figliuolo di Hagghit, venne a Batseba, madre di Salomone. Ed ella disse: La tua venuta è ella pacifica? Ed egli disse: Sì, è pacifica. 14 Poi disse: Io ho da dirti una parola. 15 Ed ella disse: Parla. Ed egli disse: Tu sai che il regno mi apparteneva, e tutti gl'Israeliti aveano affissate le facce loro sopra me, sperando che io regnerei; ma il reame è stato trasportato, ed è scaduto al mio fratello; perciocchè esso è stato fatto suo dal Signore. 16 Ma ora io ti chieggio sol una cosa, non disdirmela. Ed ella gli disse: Parla pure. 17 Ed egli le disse: Deh! di' al re Salomone, (perciocchè egli non te lo disdirà,) ch'egli mi dia Abisag Sunamita per moglie. 18 E Batseba disse: Bene sta, io parlerò per te al re. 19 Batseba dunque venne al re Salomone, per parlargli per Adonia. E il re si levò a incontrarla, e le s'inchinò. Poi si pose a sedere sopra il suo trono, e fece mettere un seggio per sua madre; ed ella si pose a sedere alla man destra di esso. 20 Ed ella disse: Io ho da farti una piccola richiesta, non disdirmela. E il re le disse: Falla pure, madre mia; perciocchè io non te la disdirò. 21 Ed ella disse: Diasi Abisag Sunamita al tuo fratello Adonia per moglie. 22 E il re Salomone rispose, e disse a sua madre: E perchè chiedi tu Abisag Sunamita per Adonia? Chiedi pure anche il reame per lui, poichè egli è mio fratello maggiore; per lui, per lo sacerdote Ebiatar, e per Ioab, figliuolo di Seruia. 23 Ed il re Salomone giurò per lo Signore, dicendo: Così mi faccia Iddio, e così aggiunga, se Adonia non ha parlato di questa cosa contro alla vita sua. 24 Ed ora come vive il Signore, il qual mi ha stabilito, e mi ha fatto sedere sopra il trono di Davide, mio padre; e mi ha fatta una casa, come egli ne avea parlato; Adonia sarà oggi fatto morire. 25 E il re Salomone mandò a farne l'esecuzione per le mani di Benaia, figliuolo di Ioiada, il quale si avventò sopra lui; ed egli morì.
26 Poi il re disse al sacerdote Ebiatar: Vattene in Anatot, alla tua possessione; perciocchè tu hai meritata la morte; ma pure oggi non ti farò morire; perchè tu hai portata l'Arca del Signore Iddio davanti a Davide, mio padre, e perchè tu sei stato afflitto in tutto ciò in che mio padre è stato afflitto. 27 Così Salomone depose Ebiatar, per non esser più sacerdote al Signore; per adempiere la parola del Signore, la quale egli avea detta contro alla casa di Eli, in Silo. 28 Ora il grido ne venne fino a Ioab; perciocchè Ioab si era rivolto dietro ad Adonia, benchè non si fosse rivolto dietro ad Absalom. Ed egli si rifuggì nel Tabernacolo del Signore, e impugnò le corna dell'Altare. 29 E fu rapportato al re Salomone che Ioab si era rifuggito al Tabernacolo del Signore, e ch'egli era appresso dell'Altare. E Salomone mandò Benaia, figliuolo di Ioiada, dicendo: Va', avventati sopra lui. 30 E Benaia entrò nel Tabernacolo del Signore, e disse a Ioab: Così ha detto il re: Esci fuori. Ma egli rispose: No; anzi morrò quì. E Benaia rapportò la cosa al re, dicendo: Così ha detto Ioab, e così mi ha risposto. 31 E il re gli disse: Fa' come egli ha detto, ed avventati sopra lui; e poi sotterralo; e togli d'addosso a me, e d'addosso alla casa di mio padre, il sangue che Ioab ha sparso senza cagione. 32 E il Signore farà ritornare sopra il suo capo il sangue ch'egli ha sparso; perciocchè egli si è avventato sopra due uomini più giusti e migliori di lui, e li ha uccisi con la spada, senza che Davide, mio padre, ne sapesse nulla, cioè: Abner, figliuolo di Ner, capo dell'esercito d'Israele, ed Amasa, figliuolo di Ieter, capo dell'esercito di Giuda. 33 Ritorni adunque il sangue di coloro in sul capo di Ioab, e in sul capo della sua progenie in perpetuo; ma siavi pace, da parte del Signore, a Davide, ed alla sua progenie, ed alla sua casa, ed al suo trono, in perpetuo. 34 Così Benaia, figliuolo di Ioiada, salì, e si avventò sopra lui, e lo fece morire. Poi fu seppellito nella sua casa nel deserto.
35 Ed il re costituì Benaia, figliuolo di Ioiada, sopra l'esercito, in luogo di esso. Il re ordinò eziandio il sacerdote Sadoc, in luogo di Ebiatar. 36 Poi il re mandò a chiamare Simi, e gli disse: Edificati una casa in Gerusalemme, e dimoravi, e non uscirne nè qua, nè là. 37 Perciocchè al giorno che tu ne sarai uscito, e sarai passato il torrente di Chidron, sappi pur che del tutto tu morrai; il tuo sangue sarà sopra la tua testa. 38 E Simi disse al re: La parola è buona; il tuo servitore farà come il re, mio signore, ha detto. E Simi stette in Gerusalemme un lungo spazio di tempo. 39 Ed in capo di tre anni, avvenne che due servi di Simi se ne fuggirono ad Achis, figliuolo di Maaca, re di Gat. E ciò fu rapportato a Simi, e gli fu detto: Ecco, i tuoi servi sono in Gat. 40 E Simi si levò, e sellò il suo asino, e andò in Gat, ad Achis, per cercare i suoi servi; e andò, e ricondusse i suoi servi da Gat. 41 E fu rapportato a Salomone che Simi era andato da Gerusalemme in Gat, ed era ritornato. 42 E il re mandò a chiamar Simi, e gli disse: Non ti avea io fatto giurare per lo Signore, e non ti avea io protestato, dicendo: Al giorno che tu uscirai, e andrai o qua o là, sappi pur che del tutto tu morrai? E tu mi dicesti: La parola che io ho udita è buona. 43 Perchè dunque non hai osservato il giuramento del Signore, e il comandamento che io ti avea fatto? 44 Il re, oltre a ciò, disse a Simi: Tu sai tutto il male che tu hai fatto a Davide, mio padre, del quale il tuo cuore è consapevole; e per ciò il Signore ha fatto ritornare in sul tuo capo il male che tu hai fatto. 45 Ma il re Salomone sarà benedetto, e il trono di Davide sarà stabile davanti al Signore in perpetuo. 46 E, per comandamento del re, Benaia, figliuolo di Ioiada, uscì, e si avventò sopra lui, ed egli morì. Ed il reame fu stabilito nelle mani di Salomone.

Commentario completo di Matthew Henry:

1Re 2

1 INTRODUZIONE A 1 RE CAPITOLO 2

In questo capitolo abbiamo Davide che tramonta e Salomone che risorge allo stesso tempo.

I La conclusione del regno di Davide con la sua vita.

1. L'incarico che dà a Salomone sul letto di morte, in generale, di servire Dio (1Re 2:1-4), in particolare riguardo a Ioab, Barzillai e Simei, 1Re 2:5-9.

2. La sua morte e sepoltura, e gli anni del suo regno, 1Re 2:10,11.

II. Inizio del regno di Salomone, 1Re 2:12. Anche se doveva essere un principe di pace, iniziò il suo regno con alcuni notevoli atti di giustizia,

1. Su Adonia, che mise a morte per le sue aspiranti pretese, 1Re 2:13-25.

2. Su Abiatar, che egli depose dal sommo sacerdozio per essersi schierato con Adonia, 1Re 2:26,27.

3. Su Ioab, che mise a morte per i suoi ultimi tradimenti e precedenti omicidi, 1Re 2:28-35.

4. Su Simei, che, per aver maledetto Davide, contenne a Gerusalemme (1Re 2:36-38), e tre anni dopo, per aver trasgredito le regole, mise a morte, 1Re 2:39-46.

Ver. 1. fino alla Ver. 11.

Davide, quell'uomo grande e buono, è qui un moribondo (1Re 2:1), e un morto, 1Re 2:10. È un bene che ci sia un'altra vita dopo questa, perché la morte macchia tutta la gloria di questa e la getta nella polvere. Abbiamo qui,

I L'incarico e le istruzioni che Davide, morendo, diede a Salomone, suo figlio e successore dichiarato. Egli si sente in declino, e non è restio ad ammetterlo, né ha paura di sentire o parlare di morire: Io vado per la via di tutta la terra, == 1Re 2:2. Ebr. Ci sto camminando dentro. Notate, la morte è una via, non solo un periodo di questa vita, ma un passaggio verso una vita migliore. È la via di tutta la terra, di tutta l'umanità che abita sulla terra, e che è essa stessa terra, e perciò deve tornare alla sua terra. Anche i figli e gli eredi del cielo devono andare per la via di tutta la terra, devono necessariamente morire; ma camminano con piacere in questo modo, attraverso la valle dell'ombra della morte, == Salmi 23:4. I profeti, e anche i re, devono percorrere questa strada verso una luce e un onore più brillanti della profezia o della sovranità. Davide sta andando da questa parte, e quindi dà a Salomone indicazioni sul da farsi.

1. Lo incarica, in generale, di osservare i comandamenti di Dio e di prendere coscienza del suo dovere, 1Re 2:2-4. Gli prescrive:

(1.) Una buona regola da seguire: la volontà divina:

"Governati con questo".

L'ordine che Davide ha verso di lui è di osservare l'ordine del Signore suo Dio. L'autorità di un padre morente è molta, ma nulla in confronto a quella di un Dio vivente. Ci sono grandi incarichi che il Signore nostro Dio ci affida: conserviamoli con cura, come coloro che devono rendere conto; e gli statuti eccellenti, dai quali dobbiamo essere governati, osserviamoli anche noi. La parola scritta è la nostra regola. Salomone stesso doveva fare come era scritto nella legge di Mosè.

(2.) Un buon spirito con cui agire: Sii forte e mostrati un uomo, anche se in anni solo un bambino. Coloro che vogliono mantenere l'incarico del Signore loro Dio devono prendere la decisione.

(3.) Buone ragioni per tutto questo. Ciò condurrebbe efficacemente,

[1.] Alla prosperità del suo regno. È il modo per prosperare in tutto ciò che fai e per riuscire con onore e soddisfazione in ogni impresa.

[2.] Alla sua perpetuità: affinché il Signore perseveri e confermi la parola che ha pronunziata riguardo a me. Coloro che giustamente apprezzano il tesoro della promessa, quel sacro depositum, non possono che essere solleciti a preservarne il significato, e molto desiderosi che coloro che verranno dopo di loro non facciano nulla per tagliarlo. Che ciascuno, nella sua età, segua successivamente l'incarico di Dio, e allora Dio sarà sicuro di continuare la sua parola. Non lasciamo mai cadere la promessa finché non lasciamo cadere il precetto. Dio aveva promesso a Davide che il Messia sarebbe uscito dai suoi lombi, e quella promessa era assoluta: ma la promessa che non gli sarebbe venuto meno un uomo sul trono d'Israele era condizionata, se la sua discendenza si fosse comportata come avrebbe dovuto. Se Salomone, ai suoi giorni, adempie la condizione, fa la sua parte per perpetuare la promessa. La condizione è che cammini davanti a Dio in tutte le sue istituzioni, in sincerità, con zelo e risolutezza; e, a tal fine, che egli badasse alla sua via. Per la nostra costanza nella religione, nulla è più necessario della cautela e della circospezione.

2. Gli dà istruzioni riguardo ad alcune persone particolari, cosa fare con loro, affinché possa compensare le sue carenze di giustizia verso alcuni e gentilezza verso altri.

(1.) Riguardo a Ioab, 1Re 2:5 Davide era ora consapevole tra sé e sé che non aveva fatto bene a risparmiarlo, quando si era reso di nuovo odioso alla legge, ma l'assassinio di Abner prima e poi di Amasa, entrambi grandi uomini, capitani degli eserciti d'Israele. Li uccise slealmente (sparse in pace il sangue della guerra) e ingiuriamente a Davide. Tu sai ciò che mi ha fatto in quel modo. L'omicidio di un suddito è un torto per il principe, è una perdita per lui, ed è contro la pace del nostro sovrano signore il re. Questi omicidi erano particolarmente contro Davide, riflettendo sulla sua reputazione, essendo, a quel tempo, in trattativa con le vittime, e metteva a rischio i suoi interessi, che erano molto capaci di servire. I magistrati sono i vendicatori del sangue di coloro di cui sono incaricati. A peggiorare il crimine di Ioab fu il fatto che non si vergognasse del peccato né avesse paura della punizione, ma indossò audacemente la cintura e i calzari che erano macchiati di sangue innocente, a dispetto della giustizia di Dio e del re. Davide lo rimanda alla sapienza di Salomone (1Re 2:6), lasciando intendere che lo lasciava alla sua giustizia. Non dire,

"Ha la testa canuta; è un peccato che debba essere tagliato,

poiché fra breve cadrà da sé".

No, non scenda nella tomba in pace. Benché egli sia stato a lungo graziato, alla fine sarà reso conto di lui; il tempo non consuma la colpa di alcun peccato, in particolare quello dell'omicidio.

(2.) Riguardo alla famiglia di Barzillai, verso la quale egli gli ordina di essere benigno per amore di Barzillai, che, possiamo supporre, a quel tempo era morto, 1Re 2:7. Quando Davide, sul letto di morte, ricordava le ingiurie che erano state fatte, non poteva dimenticare le gentilezze che gli erano state mostrate, ma lasciò l'ordine a suo figlio di restituirle. Nota, le gentilezze che abbiamo ricevuto dai nostri amici non devono essere sepolte né nelle loro tombe né nelle nostre, ma i nostri figli devono restituirle alle loro. Quindi, forse, Salomone prese quella regola (Proverbi 27:10), Non abbandonare il tuo amico e l'amico di tuo padre. Paolo prega per la casa di Onesiforo, che lo aveva spesso ristorato.

(3.) Riguardo a Simei, 1Re 2:8,9.

[1.] Il suo crimine è ricordato: mi ha maledetto con una grave maledizione; tanto più grave perché lo insultava quando era in miseria e versava aceto sulle sue ferite. Gli ebrei dicono che una cosa che rese questa una grave maledizione fu che, oltre a tutto ciò che è menzionato (2Samuele 16), Simei lo rimproverò per la sua discendenza da Rut la moabita.

[2.] Il suo perdono non è dimenticato. Davide ammise di avergli giurato che non lo avrebbe messo a morte, perché si era sottomesso opportunamente, e gridò Peccavi: "Ho peccato, e lui non era disposto, specialmente in quel frangente, a usare la spada della giustizia pubblica per vendicare i torti fatti a se stesso. Ma

[3.] Il suo caso, così com'è ora, è lasciato a Salomone, come uno che sapeva cosa era opportuno fare e avrebbe fatto come gli era possibile. Davide gli fa capire che il suo perdono non era stato concepito per essere perpetuo, ma solo una tregua per la vita di Davide:

"Non ritenerlo innocente; non pensare che lui sia vero

amico tuo o del tuo governo, né degno di essere

fidato. Non ha meno malizia di allora,

anche se ha più buon senso per nasconderlo. Egli è ancora

un debitore verso la giustizia pubblica per quello che ha fatto allora;

e, sebbene gli avessi promesso che non l'avrei messo

alla morte, non ho mai promesso che il mio successore

non. Il suo spirito turbolento ti darà presto un

occasione, che non dovresti mancare di cogliere, perché

il portare la sua testa canuta nella tomba con il sangue".

Ciò non procedeva da una vendetta personale, ma da un prudente zelo per l'onore del governo e per l'alleanza che Dio aveva fatto con la sua famiglia, il cui disprezzo non doveva rimanere impunito. Anche una testa canuta, se colpevole e perduta, non dovrebbe essere la protezione di nessun uomo dalla giustizia. Il peccatore, che ha cent'anni, sarà maledetto, == Isaia 65:20.

II. Morte e sepoltura di Davide (1Re 2:10): Fu sepolto nella città di Davide, non nel luogo di sepoltura di suo padre, come Saul, ma nella sua stessa città, di cui era il fondatore. Là furono posti i troni e là i sepolcri della casa di Davide. Ora Davide, dopo aver servito la sua generazione, per volontà di Dio, si addormentò, fu deposto ai suoi padri e vide la corruzione, == Atti 13:36 e vedi Atti 2:29. Il suo epitaffio può essere preso da 2Samuele 23:1. Qui giace Davide, figlio di Iesse, l'uomo che fu innalzato in alto, l'unto del Dio di Giacobbe e il dolce salmista d'Israele, aggiungendo le sue stesse parole (Salmi 16:9): Anche la mia carne riposerà nella speranza. Giuseppe Flavio dice che, oltre alla consueta magnificenza con cui suo figlio Salomone lo seppellì, mise nel suo sepolcro una grande quantità di denaro; e che 1300 anni dopo (così egli calcola) fu aperto dal sommo sacerdote Ircano, al tempo di Antioco, e 3000 talenti furono prelevati per il servizio pubblico. Qui si calcola che gli anni del suo regno (1Re 2:11) siano quarant'anni; non si calcolano i sei mesi dispari in cui regnò oltre i sette anni a Hebron, ma solo la somma pari.

12 Ver. 12. fino alla Ver. 25.

Ecco qui

I Ascesa al trono di Salomone, 1Re 1:12. Vi giunse molto più facilmente e pacificamente di Davide, e molto prima vide stabilito il suo governo. È felice per un regno quando la fine di un buon regno è l'inizio di un altro, come lo è stato qui.

II. La sua giusta e necessaria rimozione di Adonia suo rivale, al fine di stabilire il suo trono. Adonia aveva fatto alcune audaci pretese alla corona, ma fu presto costretto a lasciarle fallire e a affidarsi alla misericordia di Salomone, che lo congedò per la sua buona condotta e, se fosse stato tranquillo, avrebbe potuto essere al sicuro. Ma qui lo vediamo tradire se stesso nelle mani della giustizia di Salomone, e cadere sotto di essa, il giusto Dio lo lascia a se stesso, affinché potesse essere punito per il suo precedente tradimento e che il trono di Salomone potesse essere stabilito. Molti si rovinano così, perché non sanno quando sono benestanti, o quando sono ben fatti; e i peccatori, presumendo la pazienza di Dio, accumulano per sé l'ira. Ora osservate,

1. Il progetto di tradimento di Adonia, che era quello di sposare Abishag, la concubina di Davide, non perché fosse innamorato di lei, ma perché, attraverso di lei, sperava di rinnovare il suo diritto alla corona, che avrebbe potuto sostituirlo, o perché allora era considerato un ramo del governo avere le mogli del predecessore, == 2Samuele 12:8. Absalom pensava che le sue pretese fossero molto sostenute dal giacere con le concubine di suo padre. Adonia si lusinga che se riesce a succedergli nel suo letto, specialmente con la migliore delle sue mogli, può in tal modo farsi avanti per succedergli sul trono. Gli spiriti irrequieti e turbolenti raggiungono l'apice. Era solo un piccolo gioco da giocare, come doveva sembrare, eppure sperava di farne un gioco successivo per il regno, e ora di ottenere ciò da una moglie che non poteva ottenere con la forza.

2. I mezzi che ha usato per comprendere questo. Non osò fare subito causa ad Abisag (sapeva che era a disposizione di Salomone, e se ne sarebbe giustamente risentito se prima non fosse stato ottenuto il suo consenso, come fece anche Is-Baset, in un caso simile, 2Samuele 3:7), né osò rivolgersi immediatamente a Salomone, sapendo che giaceva sotto il suo dispiacere; ma assunse Betsabea come sua amica in questa faccenda, che sarebbe stata pronta a credere che si trattasse di una questione d'amore, e non incline a sospettare che fosse una questione di politica. Betsabea fu sorpresa di vedere Adonia nel suo appartamento e gli chiese se non fosse venuto con l'intenzione di farle del male, perché lei era stata uno strumento per stroncare il suo ultimo tentativo.

"No,"

dice:

"Vengo in pace (1Re 2:13) e chiedo un favore"

(1Re 2:14), che avrebbe usato il grande interesse che aveva per suo figlio per ottenere il suo consenso, affinché potesse sposare Abishag (1Re 2:16,17), e, se solo lo avesse ottenuto, l'avrebbe accettato con gratitudine,

(1.) Come risarcimento per la sua perdita del regno. Insinua (1Re 2:15):

"Tu sai che il regno era mio, come quello di mio padre

primogenito, vivente al momento della sua morte, e tutti

Israele ha puntato la faccia su di me".

Questo era falso; Erano solo alcuni quelli che aveva dalla sua parte; eppure in questo modo si presenterebbe come un oggetto di compassione, che è stato privato di una corona, e quindi potrebbe benissimo essere gratificato in una moglie. Se non può ereditare il trono di suo padre, che abbia qualcosa di prezioso che era di suo padre, da conservare per amor suo, e che sia Abishag.

(2.) Come sua ricompensa per la sua acquiescenza a quella perdita. Egli possiede il diritto di Salomone al regno:

"Era suo dal Signore. Sono stato sciocco a offrirmi

contestarlo; e ora che si rivolge a lui io sono

soddisfatto".

Così finge di essere ben contento dell'ascesa al trono di Salomone, quando sta facendo tutto il possibile per disturbarlo. Le sue parole erano più dolci del burro, ma la guerra era nel suo cuore.

3. Il discorso di Betsabea a Salomone a suo nome. Promise di parlare al re in suo nome (1Re 2:18) e così fece, 1Re 2:19. Salomone la ricevette con tutto il rispetto che si deve a una madre, benché egli stesso fosse re: si alzò per andarle incontro, si prostrò davanti a lei e la fece sedere alla sua destra, secondo la legge del quinto comandamento. I bambini, non solo quando sono cresciuti, ma anche quando sono cresciuti, devono rendere onore ai loro genitori e comportarsi con dovere e rispetto verso di loro. Non disprezzare tua madre quando sarà vecchia. Come ulteriore esempio della deferenza che tributava alla saggezza e all'autorità di sua madre, quando seppe che aveva una petizione da presentargli, promise di non dirle di no, una promessa che sia lui che lei comprendevano con questa necessaria limitazione, purché fosse giusta, ragionevole e degna di essere esaudita; ma, Se le cose fossero andate diversamente, era sicuro che l'avrebbe convinta che era così, e che poi lei l'avrebbe ritirata. Alla fine gli comunica il suo compito (1Re 2:21): Sia data Abisag ad Adonia, tuo fratello. Era strano che non sospettasse il tradimento, ma ancora più strano che non aborrisse l'incesto che era nella proposta. Ma o non prese Abisag come moglie di Davide, perché il matrimonio non era stato consumato, o pensò che se ne potesse fare a meno per gratificare Adonia, in considerazione della sua docile sottomissione a Salomone. Questa era la sua debolezza e la sua follia: era un bene che non fosse reggente. Notate: Coloro che hanno l'orecchio dei principi e dei grandi uomini, poiché è loro saggezza non essere troppo prodigi del loro interesse, così è loro dovere non usarlo mai per l'assistenza del peccato o per promuovere alcun disegno malvagio. Non si chieda ai principi ciò che non dovrebbero concedere. Non si addice a un brav'uomo preferire una cattiva richiesta o apparire in una cattiva causa.

4. Il giusto e giudizioso rifiuto della richiesta da parte di Salomone. Benché sua madre stessa fosse l'avvocato, e la chiamasse una piccola supplica, e forse era la prima con cui lo aveva turbato da quando era re, egli la negò, senza violare la promessa generale che aveva fatto, 1Re 2:20. Se Erode non avesse avuto l'intenzione di tagliare la testa a Giovanni Battista, non si sarebbe ritenuto obbligato a farlo da una promessa generale, come questa, fatta a Erodiade. Il miglior amico che abbiamo al mondo non deve avere un interesse per noi tale da portarci a fare una cosa sbagliata, ingiusta o poco saggia.

(1.) Salomone convince sua madre dell'irragionevolezza della richiesta e le mostra la tendenza di essa, di cui, prima, non era a conoscenza. La sua risposta è un po' tagliente:

"Chiedete per lui anche il regno, == 1Re 2:22. Chiedere

che possa succedere al re nel suo letto è, in effetti,

di chiedere che gli succeda sul trono; per questo

è quello a cui mira".

Probabilmente aveva l'informazione, o motivo di avere un forte sospetto, che Adonia stesse complottando con Ioab e Abiatar per disturbarlo, il che lo giustificò a mettere questa costruzione su richiesta di Adonia.

(2.) Condanna e condanna Adonia per le sue pretese, ed entrambi con un giuramento. Lo convince di bocca sua, 1Re 2:23. La sua propria lingua cadrà su di lui; e un carico più pesante non deve essere subìto da un uomo. Betsabea può essere imposta, ma Salomone no; egli vede chiaramente a cosa mira Adonia, e conclude:

"Ha proferito questa parola contro la sua stessa vita; Lui è

intrappolato nelle parole delle sue stesse labbra; Ora mostra ciò che

lui ci sarebbe".

Lo condanna a morire immediatamente: Sarà messo a morte oggi, == 1Re 2:24. Dio stesso aveva dichiarato con un giuramento che avrebbe stabilito il trono di Davide (Salmi 89:35), e quindi Salomone promette la stessa assicurazione per garantire quell'istituzione, stroncando i suoi nemici.

"Com'è vero che Dio vive, che stabilisce il governo,

Adonia morirà, questo la sconvolgerebbe".

Così la rovina dei nemici del regno di Cristo è sicura quanto la stabilità del suo regno, ed entrambi sono sicuri come l'essere e la vita di Dio, il suo fondatore. Viene immediatamente firmato il mandato per la sua esecuzione, e nientemeno che Benaia, figlio di Ieoiada, generale dell'esercito, riceve l'ordine di essere il giustiziere, 1Re 2:25. È strano che Adonia non possa essere udito parlare per se stesso: ma la saggezza di Salomone non ritenne necessario esaminare ulteriormente la questione; era abbastanza chiaro che Adonia mirava alla corona, e Salomone non poteva essere al sicuro finché era in vita. Gli spiriti turbolenti ambiziosi si preparano comunemente gli strumenti di morte. Molte teste sono andate perdute impigliandosi in una corona.

26 Ver. 26. fino alla Ver. 34.

Abiatar e Ioab erano entrambi complici e complici del tentativo di ribellione di Adonia, ed è probabile che fossero alla base di questa nuova mozione fatta di Adonia per Abisag, e dovrebbe sembrare che Salomone lo sapesse, 1Re 2:22. Questo era, in entrambi, un affronto intollerabile sia a Dio che al governo, e il peggiore a causa della loro alta posizione e della grande influenza che i loro esempi potevano avere su molti. Vengono quindi i prossimi ad essere presi in considerazione. Entrambi sono ugualmente colpevoli del tradimento, ma, nel giudizio emesso su di loro, si fa una differenza e con buone ragioni.

I Abiatar, in considerazione dei suoi vecchi servizi, è solo degradato, 1Re 2:26,27.

1. Salomone lo condanna e con la sua grande sapienza lo trova colpevole.

"Tu sei degno di morte, perché ti sei unito ad Adonia, quando sapevi sul capo del quale Dio intendeva porre la corona".

2. Egli ricorda il rispetto che aveva precedentemente mostrato a Davide suo padre, e che lo aveva servito in cose sante (aveva portato davanti a sé l'arca del Signore), e anche aveva teneramente simpatizzato con lui nelle sue afflizioni ed era stato afflitto in tutte, in particolare quando era in esilio e angosciato sia dalla persecuzione di Saul che dalla ribellione di Assalonne. Nota: Coloro che mostreranno benignità al popolo di Dio lo faranno ricordare a loro vantaggio una volta o l'altra.

3. Per questo risparmia la vita ad Abiatar, ma lo depone dai suoi uffici e lo confina nella sua residenza di campagna ad Anatot, gli proibisce il cortile, la città, il tabernacolo, l'altare e tutti coloro che si intromettono negli affari pubblici, con l'intimazione che era sulla buona condotta e che, sebbene Salomone non lo avesse messo a morte in questo momento, avrebbe potuto farlo un'altra volta, se non si comportava bene. Ma, per il momento, egli fu solo espulso dall'essere sacerdote, in quanto reso indegno di quell'alta posizione dall'opposizione che aveva dato a quella che sapeva essere la volontà di Dio. Saul, per un presunto crimine, aveva barbaramente ucciso il padre di Abiatar, ottantacinque sacerdoti, le loro famiglie e la città. Salomone risparmia lo stesso Abiatar, benché colpevole di un vero crimine. Così il governo di Saul fu rovinato e quello di Salomone fu stabilito. Come gli uomini lo sono per i ministri di Dio, lo troveranno per loro.

4. La privazione di Abiatar fu l'adempimento della minaccia contro la casa di Eli (1Samuele 2:30), poiché egli era l'ultimo sommo sacerdote di quella famiglia. Erano ormai passati più di ottant'anni da quando la rovina era minacciata; ma i giudizi di Dio, anche se non eseguiti rapidamente, saranno sicuramente eseguiti.

II. Ioab, in considerazione dei suoi vecchi peccati, viene messo a morte.

1. La sua coscienza sporca lo mandò ai corni dell'altare. Venne a sapere che Adonia era stato messo a morte e Abiatar deposto, e perciò, temendo che fosse il suo turno successivo, fuggì per rifugiarsi all'altare. Molti che, nel giorno della loro sicurezza, non si curano del servizio dell'altare, si rallegreranno della sua protezione nel giorno della loro angoscia. Alcuni pensano che Ioab abbia voluto dedicarsi per l'avvenire a una costante presenza all'altare, sperando così di ottenere il suo perdono, come alcuni che hanno vissuto una vita dissoluta per tutta la loro vita hanno pensato di espiare i loro delitti ritirandosi in un monastero quando sono vecchi, lasciando il mondo quando li ha lasciati e senza ringraziarli.

2. Salomone ordinò che fosse messo a morte per l'omicidio di Abner e Amasa, poiché questi erano i crimini su cui riteneva opportuno fondare la sentenza, piuttosto che sulla sua adesione a tradimento ad Adonia. Ioab era davvero degno di morte per essersi convertito ad Adonia, in disprezzo di Salomone e della sua designazione al trono, benché non si fosse voltato dopo Absalom, == 1Re 2:28. La fedeltà precedente non servirà a scusare nessuno dopo il tradimento; tuttavia, oltre a ciò, Ioab aveva avuto un buon merito per la casa di Davide, alla quale e al suo paese aveva reso un grande servizio ai suoi giorni, in considerazione del quale, è probabile, Salomone gli avrebbe perdonato l'offesa che gli aveva fatto (poiché la clemenza dà grande reputazione e istituzione a un governo nascente). e lo avrebbe solo rimpiazzato come fece con Abiatar; ma doveva morire per gli omicidi di cui si era precedentemente reso colpevole, di cui suo padre aveva accusato Salomone di chiamarlo a rendere conto. Il debito che aveva con il sangue innocente che era stato versato, rispondendo alle sue grida con il sangue di colui che lo aveva versato, non poteva pagarlo da solo, ma lo lasciò a suo figlio, il quale, avendo il potere di cui sopra, non lo fece. Su questo egli fonda la sentenza, aggravando il crimine (1Re 2:32), che si è scagliato su due uomini più giusti e migliori di lui, che non gli avevano fatto alcun torto né intendevano farne alcuno, e, se fossero vissuti, avrebbero probabilmente potuto rendere a Davide un servizio migliore (se il sangue versato fosse non solo innocente, ma eccellente, la vita più preziosa della vita comune, il crimine è il più odioso), che Davide non ne era a conoscenza, eppure il caso era tale che si sospettava che ne fosse a conoscenza; così che Ioab mise in pericolo la reputazione del suo principe togliendo la vita ai suoi rivali, il che fu un ulteriore aggravamento. Per questi crimini,

(1.) Deve morire, e morire sotto la spada della giustizia pubblica. Mediante l'uomo dev'essere versato il suo sangue, che giace sulla sua propria testa (1Re 2:32), come fa con chi aveva ucciso colui che egli aveva ucciso, 1Re 2:33. Guai al capo che giace sotto la colpa del sangue! La vendetta per l'omicidio si sarebbe fatta attendere su Ioab; ma, quando arrivò, rimase più a lungo, essendo qui avvolto per sempre sulla testa della sua progenie (1Re 2:33), il quale, invece di trarre onore, come altrimenti avrebbero potuto fare, dalle sue azioni eroiche, derivava colpa, vergogna e maledizione, dalle sue azioni malvagie, a causa delle quali se la passavano peggio in questo mondo. Il seme di tali malfattori non sarà mai più rinomato.

(2.) Deve morire all'altare, piuttosto che fuggire. Ioab decise di non alzarsi dall'altare (1Re 2:30), sperando così di mettersi al sicuro o di rendere Salomone odioso al popolo, come profanatore del luogo santo, se vi lo avesse messo a morte. Benaiah si fece scrupolo di ucciderlo lì o di trascinarlo lì; ma Salomone conosceva la legge, secondo la quale l'altare di Dio non doveva dare protezione agli omicidi volontari. Esodo 21:14, Lo prenderai dal mio altare, perché muoia, muoia in sacrificio. In caso di peccati come il sangue delle bestie avrebbe espiato l'altare, l'altare era un rifugio, ma non nel caso di Ioab. Perciò ordina che sia giustiziato lì, se non fosse stato possibile raggiungerlo, per dimostrare che non temeva la censura del popolo nel compiere il suo dovere, ma avrebbe rettificato il loro errore e fatto loro sapere che l'amministrazione della giustizia è migliore del sacrificio e che la santità di qualsiasi luogo non dovrebbe mai tollerare la malvagità di alcuna persona. Coloro che, con una fede vivace, si aggrappano a Cristo e alla sua giustizia, con la risoluzione di perire lì, se muoiono, troveranno in lui una protezione più potente di quella che trovò Ioab ai corni dell'altare. Benaia lo uccise (1Re 2:34), senza dubbio con la solennità di un'esecuzione pubblica. Adempiuta così la legge, egli fu sepolto nella sua casa nel deserto, privatamente, come un criminale, non pomposamente, come un soldato; eppure nessuna indegnità fu fatta al suo cadavere. Non spetta all'uomo porre l'iniquità sulle ossa, qualunque cosa Dio faccia.

3. Salomone si compiaceva di questo atto di giustizia, non perché gratificasse una vendetta personale, ma perché era l'adempimento degli ordini di suo padre e una vera gentilezza verso se stesso e il suo governo.

(1.) Con la presente fu rimossa la colpa, 1Re 2:31. Restituendo il sangue innocente che era stato versato sulla testa di colui che lo aveva versato, è stato tolto a lui e alla casa di suo padre, il che implica che il sangue che non è richiesto all'assassino sarà richiesto al magistrato, almeno c'è pericolo che non lo faccia. Coloro che vogliono che le loro case siano sicure e ricostruite, devono allontanare da loro l'iniquità.

(2.) Con la presente fu assicurata la pace (1Re 2:33) su Davide. Egli non intende la sua persona, ma, come spiega se stesso nelle parole seguenti: Sulla sua posterità, sulla sua casa e sul suo trono ci sarà pace per sempre da parte del Signore; Così esprime il suo desiderio che sia così e la sua speranza che sia così.

"Ora che giustizia è fatta, e il grido del sangue è

soddisfatto, il governo prospererà".

Così la giustizia e la pace si baciano. Ora che un uomo turbolento come Ioab è stato allontanato, ci sarà pace. Togliete l'empio dalla presenza del re, e il suo trono sarà reso stabile nella giustizia, == Proverbi 25:5. Salomone, in questa benedizione di pace sulla sua casa e sul suo trono, guarda piamente a Dio come l'autore di essa e in avanti verso l'eternità come la sua perfezione.

"Sarà pace da parte del Signore e pace in eterno

dal Signore".

Il Signore della pace stesso ci doni quella pace che è eterna.

35 Ver. 35. fino alla Ver. 46.

Ecco qui

I Preferenza di Benaia e Zadoc, due amici fedeli a Salomone e al suo governo, 1Re 2:35. Essendo Ioab messo a morte, Benaia fu promosso a capo delle forze nella sua stanza, e, essendo Deposto Ebiatar, Zadoc fu fatto sommo sacerdote nella sua stanza, e in ciò si adempì quella parola di Dio, quando minacciò di stroncare la casa di Eli (1Samuele 2:35), Io mi susciterò come sacerdote fedele, e gli costruirò una casa sicura. Anche se gli uffici sacri possono essere disonorati, non saranno distrutti dalla cattiva amministrazione di coloro che sono stati loro affidati, né l'opera di Dio si fermerà mai per mancanza di mani che la portino avanti. Non c'è da meravigliarsi che colui che era un re così immediatamente fatto da Dio avesse il potere di nominare sommo sacerdote chi riteneva adatto; ed esercitò questo potere con equità, perché l'antico diritto era a Tsadok, essendo lui della famiglia di Eleazaro, mentre Eli e la sua casa erano di Itamar.

II. Il corso che è stato fatto con Shimei. Viene mandato a chiamare, per mezzo di un messaggero, dalla sua casa a Bahurim, aspettandosi forse non meglio della condanna di Adonia, essendo consapevole della sua inimicizia verso la casa di Davide; ma Salomone sa come fare la differenza tra i crimini e i criminali. Davide aveva promesso a Simei la sua vita per il suo tempo. Salomone non è vincolato da quella promessa, eppure non andrà direttamente contro di essa.

1. Lo confina a Gerusalemme e gli proibisce, con qualsiasi pretesto, di uscire dalla città oltre il torrente Kidron, 1Re 2:36,37. Voleva che rimanesse nella sua residenza di campagna per timore che facesse del male ai suoi vicini, ma lo portò a Gerusalemme, dove lo tenne prigioniero in libertà. Questo avrebbe potuto rendere la prigionia di Simei facile per lui, perché Gerusalemme era bella per la situazione, per la gioia di tutta la terra, per la città regale, per la città santa (non aveva motivo di lamentarsi di essere rinchiuso in un simile paradiso); l'avrebbe anche resa più sicura per Salomone, perché lì lo avrebbe avuto sotto gli occhi e avrebbe potuto osservare i suoi movimenti; e gli dice chiaramente che se mai avesse Esci dalle regole, certamente morirà per questo. Questa era una prova equa della sua obbedienza, e una prova della sua lealtà tale che non aveva motivo di lamentarsi. Ha la sua vita a condizioni facili: vivrà se solo si accontenterà di vivere a Gerusalemme.

2. Shimei si sottomette al confino e per fortuna prende la sua vita in quei termini. Entra in riconoscimento (1Re 2:38), sotto la pena di morte, di non muoversi da Gerusalemme, e riconosce che la parola è buona. Anche coloro che periscono non possono che possedere le condizioni del perdono e della vita ineccepibile, così che il loro sangue, come quello di Simei, deve riposare sulle loro teste. Simei promise, con un giuramento, di attenersi ai suoi limiti, 1Re 2:42.

3. Simei perde il suo riconoscimento, che era la cosa che Salomone si aspettava; e Dio fu giusto nel permettergli di farlo, affinché ora potesse soffrire per i suoi vecchi peccati. Due dei suoi servi (a quanto pare, sebbene fosse prigioniero, viveva come se stesso, ben assistito) corsero da lui nel paese dei Filistei, 1Re 2:39. Là li inseguì, e di là li ricondusse a Gerusalemme, 1Re 2:40. Per mantenere la questione privata, sellò lui stesso il suo asino, probabilmente andò di notte e tornò a casa senza essere scoperto.

"Cercando i suoi servi",

dice il vescovo Hall:

"Si è perso; Queste cose terrene o sono, o

dovrebbero essere, i nostri servitori. Quanto comunemente vediamo gli uomini

oltre i limiti stabiliti dalla legge di Dio, per cacciare

fino a quando le loro anime non incorrano in un terribile giudizio!"

4. Salomone prende la confisca. Gli viene data l'informazione che Simei ha trasgredito, 1Re 2:41. Il re lo manda a chiamare e,

(1.) Lo accusa del presente crimine (1Re 2:42,43), di aver disprezzato grandemente l'autorità e l'ira sia di Dio che del re, di aver infranto il giuramento del Signore e disobbedito al comandamento del suo principe, e da ciò risultava di quale tipo di spirito fosse, che non sarebbe stato trattenuto dai vincoli della gratitudine o della coscienza. Se avesse rappresentato a Salomone l'urgenza dell'occasione e avesse implorato il permesso di andare, forse Salomone gli avrebbe dato il permesso; ma presumere la sua ignoranza o la sua connivenza significava affrontarlo al massimo grado.

(2.) Lo condanna per il suo precedente crimine, maledicendo Davide e lanciandogli pietre nel giorno della sua afflizione: la malvagità di cui il tuo cuore è consapevole, == 1Re 2:44. Non c'era bisogno di interrogare i testimoni per la prova del fatto, la sua coscienza era invece di mille testimoni. Quella malvagità di cui solo i cuori degli uomini sono a conoscenza è sufficiente, se debitamente considerata, a riempirli di confusione, in attesa del suo ritorno sulle loro teste; perché, se il cuore ne è a conoscenza, Dio è più grande del cuore e conosce ogni cosa. Altri sapevano che Simei malediceva Davide, ma Simei stesso conosceva i malvagi princìpi di odio e malizia contro Davide che mostrava maledicendolo e che la sua sottomissione era solo finta e forzata.

(3.) Benedisse se stesso e il suo governo (1Re 2:45): Il re Salomone sarà benedetto, nonostante le impotenti maledizioni di Simei, che forse, in preda alla furia e alla disperazione, ora sfogava liberamente: Maledici, ma benedici te. E il trono di Davide sarà reso stabile, eliminando quelli che vorrebbero minarlo. È un conforto, in riferimento all'inimicizia dei nemici della chiesa, che, per quanto si infuriano, è una cosa vana che immaginano. Il trono di Cristo è stabilito, ed essi non possono scuoterlo.

(4.) Dà ordine per l'esecuzione immediata di Simei, 1Re 2:46. Ogni giudizio è affidato al Signore Gesù e, sebbene egli sia Re di pace, sarà trovato Re di giustizia; e questa sarà fra breve la sua parola di comando riguardo a tutti i suoi nemici, che non vorrebbero che egli regnasse su di loro: Fateli uscire e uccideteli davanti a me; I rimproveri di coloro che lo hanno bestemmiato cadranno su di loro, a loro eterna condanna.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

1Re 2

1 Capitolo 2

L'incarico di Davide a Salomone in punto di morte 1R 2:1-4

L'accusa di Davide nei confronti di Ioab e degli altri 1R 2:5-11

Salomone regna, Adonia, aspirante al trono, viene messo a morte 1R 2:12-25

Abiatar viene bandito, Ioab messo a morte 1R 2:26-34

Simei viene messo a morte 1R 2:35-46

Versetti 1-4

L'incarico di Davide a Salomone è di osservare l'incarico del Signore. L'autorità di un padre morente è molto, ma nulla rispetto a quella di un Dio vivente. Dio aveva promesso a Davide che il Messia sarebbe venuto dalla sua discendenza, e questa promessa era assoluta; ma la promessa che non sarebbe mancato un uomo sul trono d'Israele era condizionata; se egli cammina davanti a Dio in sincerità, con zelo e determinazione, deve fare attenzione alla sua strada.

5 Versetti 5-11

Questi consigli in punto di morte riguardo a Ioab e a Simei non furono dettati dall'ira personale, ma dalla sicurezza del trono di Salomone, che aveva commesso degli omicidi, ma che li avrebbe ripetuti volentieri per raggiungere qualsiasi scopo; anche se a lungo è stato risparmiato, alla fine dovrà fare i conti con lui. Il tempo non consuma la colpa di nessun peccato, in particolare dell'omicidio. Riguardo a Simei, non considerarlo colpevole; non ritenerlo un vero amico per te o per il tuo governo, né degno di fiducia; non ha meno malizia ora di quanta ne avesse allora. I sentimenti di Davide in punto di morte sono riportati come pronunciati sotto l'influenza dello Spirito Santo, 2Sam 23:1-7. Il Signore gli scoprì le funzioni e gli incarichi di Davide. Il Signore gli aveva rivelato gli uffici e la salvezza di quel personaggio glorioso, il Messia, di cui aveva predetto la venuta e da cui traeva tutti i suoi conforti e le sue aspettative. Questo passo fornisce una prova decisiva del fatto che Davide morì sotto l'influenza dello Spirito Santo, nell'esercizio della fede e della speranza.

12 Versetti 12-25

Salomone ricevette Bat-Sceba con tutto il rispetto che si deve a una madre; ma non si chieda a nessuno ciò che non si dovrebbe concedere. Non si addice a un uomo buono preferire una richiesta cattiva o apparire in una causa cattiva. Secondo le usanze orientali, era evidente che Adonia voleva diventare re, chiedendo in moglie Abisag, e Salomone non poteva essere al sicuro finché fosse vissuto. Gli spiriti ambiziosi e turbolenti di solito si preparano la morte da soli. Molte teste sono andate perdute per aver afferrato una corona.

26 Versetti 26-34

Le parole di Salomone ad Abiatar, e il suo silenzio, lasciano intendere che si è trattato di una recente congiura. Coloro che si mostrano gentili con il popolo di Dio se ne ricorderanno a loro vantaggio. Per questo motivo Salomone risparmia la vita di Abiatar, ma lo destituisce dalle sue funzioni. In caso di peccati che il sangue delle bestie avrebbe espiato, l'altare era un rifugio, ma non nel caso di Ioab. Salomone guarda verso l'alto a Dio come autore della pace e verso l'eternità come sua perfezione. Il Signore della pace stesso ci dà quella pace che è eterna.

35 Versetti 35-46

L'antica malignità rimane nel cuore non convertito e occorre vigilare su coloro che, come Simei, hanno manifestato la loro inimicizia, ma non hanno dato prova di pentimento. Nessun impegno o pericolo frena gli uomini del mondo; essi vanno avanti, anche se perdono la vita e l'anima. Ricordiamoci che Dio non si accontenterà di giudicarci. Il suo occhio è su di noi; sforziamoci di camminare come in sua presenza. Ogni nostro atto, parola e pensiero sia governato da questa grande verità: sta per arrivare l'ora in cui le più piccole circostanze della nostra vita saranno messe in luce e il nostro stato eterno sarà stabilito da un Dio giusto e infallibile. Così il trono di Salomone fu stabilito nella pace, come tipo del regno di pace e di giustizia del Redentore. Ed è una consolazione, in riferimento all'inimicizia dei nemici della Chiesa, che, per quanto possano infierire, è una cosa vana che immaginano. Il trono di Cristo è stabilito e non possono scuoterlo.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

1Re 2

1 Gli eventi legati in 1 Chr. 28-29 era avvenuto nell'intervallo che separa l'ultimo e il presente capitolo.

2 David sembra avere nei suoi pensieri l'indirizzo divino a Giosuè. Senza seguirlo servilmente, riproduce alcune delle sue principali espressioni e sentimenti (confronta il riferimento a margine). La giovinezza di Salomone costituiva chiaramente una delle principali difficoltà della sua posizione. Se aveva circa diciannove o vent'anni, ed era noto per essere di indole pacifica 1 Cronache 22:9 , allora dover governare sulla bellicosa e turbolenta nazione ebraica, con un forte partito contrario a lui, e fratelli di età avanzata pronti a guidarlo, era evidentemente un compito difficilissimo. Perciò è esortato, sebbene negli anni da ragazzo, a mostrarsi nello Spirito “uomo”.

3 Gli “statuti” sono stati spiegati come ordinanze positive della Legge; i “comandamenti” i precetti morali, non rubare, ecc.; i “giudizi” le leggi appartenenti al governo civile; e le “testimonianze” le leggi che regolano la commemorazione di certi eventi. Confronta Salmi 19:7.

4 Che il Signore possa continuare la sua parola - La promessa originale data a Davide indirettamente, attraverso Nathan 2 Samuele 7:11 , e apparentemente incondizionata, in seguito fu subordinata alla continua obbedienza. (Vedi il riferimento a margine “f.”) Davide lo ricorda a Salomone, per imprimergli un potente motivo per continuare ad essere fedele e obbediente.

5 Nelle sue direttive nei confronti di alcune persone importanti, Davide, ansioso per la sicurezza del regno del suo giovane successore, lascia rinascere antiche animosità, ed è disposto a vendicarsi indirettamente e per vice, sebbene fosse stato trattenuto da alcuni scrupoli dal vendicarsi nella sua stessa persona. Non dobbiamo aspettarci la morale evangelica dai santi dell'Antico Testamento. Erano solo i migliori uomini delle loro diverse età e nazioni.

La massima di “quelli dei tempi antichi”, sia ebrei che pagani, era “Amate i vostri amici e odiate i vostri nemici” (cfr Matteo 5:43 ); e Davide forse non era in questo senso in anticipo della sua età. La principale offesa di Joab contro Davide, oltre ai suoi due omicidi, fu senza dubbio l'uccisione di Absalom 2 Samuele 18:14.

Un altro grave crimine fu il suo sostegno al tentativo di tradimento di Adonia 1 Re 1:7. Ma oltre a questi flagranti delitti, sembra che abbia offeso David con una serie di piccoli atti. Era una costante spina nel fianco. Lo trattava con scarso rispetto, facendo passi importanti senza i suoi ordini 2 Samuele 3:26 , protestando con lui rudemente e rudemente 2 Samuele 2:24 , quasi tradendo i suoi segreti 2 Samuele 11:19 , e, dove non gli piaceva gli ordini datigli, disubbidendo loro 1 Cronache 21:6. Davide permise il suo ascendente, ma si oppose, trovando questo "figlio di Zeruia", in particolare "troppo duro" per lui (riferimento al margine).

Metti il ​​sangue della guerra sulla sua cintura ... - Significato “Il sangue di Amasa sprizzò su tutta la cintura a cui era attaccata la spada di Joab; e i sandali ai suoi piedi erano arrossati dalle macchie lasciate dal cadavere che cadeva”.

6 La sua testa canuta - Joab, sebbene nipote di Davide, probabilmente non era molto più giovane di lui, essendo Davide il più giovane della famiglia, e Zeruia, come è molto probabile, uno dei più anziani.

7 Uno dei figli di Barzillai qui inteso era probabilmente Chimham (vedi il riferimento al margine). Chi fossero gli altri non si sa. La famiglia continuò fino al ritorno dalla prigionia e deteneva ancora proprietà in Israele (confronta Esdra 2:61, Nehemia 7:63 e Nehemia 7:63 ).

9 Non tenerlo innocente, ad es. “Non trattarlo come un uomo innocente. Puniscilo come nella tua saggezza ritieni migliore. Non capitale in una volta; ma in modo che possa probabilmente darti nel corso del tempo una giusta occasione per ucciderlo”. Quindi, almeno, Salomone sembra aver capito l'accusa. (Vedi 1 Re 2:36 ).

11 Quarant'anni - In tutto quaranta anni e sei mesi. Vedi 2 Samuele 5:5 e 1 Cronache 3:4. Gli scrittori ebrei omettono quasi universalmente le frazioni di anno.

12 Lo "stabilimento" del regno qui inteso è probabilmente la sua accettazione universale sia dalla tribù di Giuda che dagli altri israeliti.

16 Non negarmi - letteralmente, come a margine, cioè "fatemi di non nascondere la mia faccia per la vergogna di essere rifiutato".

19 Un posto - O, "un trono". Abbiamo qui una prova dell'alta dignità della Regina-madre. Confronta anche 1Re 15:13 ; 2 Re 11:1. Nella corte persiana la regina madre aveva spesso il potere principale.

22 Chiedi per lui anche il regno: Betsabea non aveva visto nulla di pericoloso o sospetto nella richiesta di Adonia. Salomone, al contrario, si allarma subito. Chiedere Abisag significava chiedere il regno. Per la mente orientale un monarca era così sacro, che tutto ciò che gli veniva avvicinato era ormai separato dall'uso comune. Questo personaggio sacro e separato era particolarmente legato all'harem reale.

I detenuti o rimasero vedove per il resto della loro vita, o divennero le mogli del successore del defunto re. Quando un monarca veniva assassinato, o detronizzato, o succedeva a uno il cui titolo era dubbio, veniva quasi sempre adottata quest'ultima alternativa (confronta 2 Samuele 12:8; 2 Samuele 16:22 ).

L'opinione pubblica legava così strettamente il titolo alla corona e il possesso delle mogli del monarca defunto, che l'accoglimento della richiesta di Adonia sarebbe stato il più forte incoraggiamento alle sue pretese. Salomone, vedendo ciò, presume che Adonia abbia un proposito colpevole, che ci sia stato un nuovo complotto, che Abiatar e Ioab, i consiglieri di Adonia nella precedente congiura 1 Re 1:7 , ne siano al corrente e che siano necessarie le misure più severe per annientare il nuovo tradimento.

23 Contro la sua stessa vita - Adonia aveva perso la vita per la sua precedente condotta, e il suo perdono era stato semplicemente condizionato 1 Re 1:52.

24 La frase "fare una casa" significa "continuare la posterità" di una persona e, nel caso di una persona reale, "mantenere i suoi discendenti sul trono".

26 Per Anathoth e le allusioni in questo verso, vedere il riferimento al margine.

27 Affinché possa adempiere la parola del L RD - Non abbiamo bisogno di intendere questo come affermare che l'adempimento dell'antica profezia era il motivo di Salomone, o anche uno dei suoi motivi. Il riferimento è alla prepotente provvidenza di Dio, che ha così realizzato il compimento della profezia. (Confronta Matteo 1:22; Matteo 2:15; Matteo 27:35 , ecc.

) La deposizione di Abiatar ha comportato il rifiuto della casa di Ithamar 1 Cronache 24:3 , a cui apparteneva Eli, e il ripristino del sommo sacerdozio nella linea di Eleazar.

28 Ioab seguì l'esempio di Adoniab (riferimento a margine). Il tabernacolo era ora a Gabaon 1 Re 3:4; 1 Cronache 16:39.

31 Era solo un assassino per il quale il tabernacolo non doveva essere una protezione (riferimento a margine). Da qui il riferimento al “sangue innocente”.

32 Restituirà il suo sangue - cioè "il suo spargimento di sangue".

33 Sulla testa del suo seme - Confronta il riferimento al margine. Non si sa più nulla dei discendenti di Joab nella storia.

34 Il castigo raggiunse Ioab proprio sulla scena (Gabaon) del più infido dei suoi omicidi. Fu alla "grande pietra che è in Gabaon" che Joab uccise Amasa 2 Samuele 20:8.

35 Il sommo sacerdozio era stato per qualche tempo in un certo senso diviso tra Zadok e Abiatar. (Vedi la nota 1 Re 1:8 ). D'ora in poi Zadok divenne l'unico sommo sacerdote.

36 L'obiettivo, a quanto pare, era quello di tenere Shimei sotto l'occhio immediato del governo. La vecchia casa di Simei, Bahurim, si trovava a est di Gerusalemme, sulla strada per Gerico, 2 Samuele 17:18 , e poteva essere raggiunta solo attraversando la valle di Cedron. Salomone presume che, se lascia la città, sarà probabilmente in questa direzione 1 Re 2:37.

39 Achish - Forse l'Achish del riferimento marginale, ma più probabilmente il nipote dell'ex Achis.

42 Non ti ho fatto giurare - La Settanta aggiunge a 1 Re 2:37 una clausola che afferma che Salomone "ha fatto giurare Simei" il giorno in cui gli ha comandato di risiedere a Gerusalemme.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

1Re 2

1 INTRODUZIONE A FIRST KING 2

Questo capitolo dà un resoconto dell'incarico che Davide diede a suo figlio Salomone, poco prima della sua morte, di camminare nelle vie del Signore, 1Re 2:1-4 ; e di alcune istruzioni che gli erano state date riguardo ad alcune particolari persone a cui doveva mostrare favore, o eseguire la giustizia, 1Re 2:5-9 ; e il successivo racconto in esso riguarda la sua morte e sepoltura, e gli anni del suo regno, 1Re 2:10,11 ; dopo di che narra un discorso di Betsabea a Salomone in favore di Adonia, che fu rifiutato, e la conseguenza fu la sua morte, 1Re 2:12-25 ; e la deposizione di Abiatar dal sacerdozio, 1Re 2:26,27 ; e la messa a morte di Ioab per il suo tradimento e i suoi omicidi, 1Re 2:28-34 ; al cui posto fu posta Benaia, come Zadoc era al posto di Abiatar, 1Re 2:35 ; e infine la reclusione di Simei a Gerusalemme, che aveva maledetto Davide, 1Re 2:36-38 ; il quale, trasgredindo gli ordini che gli erano stati dati, fu messo a morte, 1Re 2:39-46

Versetto 1. Ora si avvicinavano i giorni di Davide in cui doveva morire,

Il numero dei suoi giorni fissato e determinato dal Signore, Giobbe 14:5 ; e che potrebbe essere percepito come imminente, sia da lui stesso che dagli altri, a causa delle crescenti infermità della vecchiaia, del declino della natura e dei vari sintomi di una dissoluzione imminente che erano su di lui; vedi Genesi 47:29. Abarbinel osserva che è chiamato solo Davide, non Re Davide; perché Salomone, suo figliuolo, era ora unto re e regnava in sua vece; così in 1Re 1:10,11 ; ma c'è un'altra ragione data da alcuni Giudei, che nessun uomo, nemmeno un re, ha potere nel giorno della morte; egli non è re allora, non ha alcun governo su questo, ma è lui a governare su di lui.

e diede quest'ordine a Salomone, suo figliuolo; gli diede il suo ultimo e morente incarico:

dicendo; come segue

2 Versetto 2. Vado per la via di tutta la terra,

Un sentiero che è il sentiero della morte, in cui tutti passano, re e contadini, alti e bassi, ricchi e poveri, grandi e piccoli, buoni e cattivi; nessuno è esente, tutti devono morire, e lo fanno; è la nomina di Dio, un decreto che non può mai essere revocato; tutta l'esperienza lo conferma: questa stessa frase è usata da Giosuè: da cui sembra che Davide l'abbia preso in prestito, e mostra che quel libro fu scritto ai suoi giorni, Giosuè 23:14 ;

sii dunque forte; non scoraggiato per la mia morte, essendo una cosa comune, e da aspettarsi; né l'essere lasciato solo, il Signore può darti sapienza e consiglio, assistenza e forza, protezione e difesa; Coraggio, dunque, e fatevi animo:

e mostrati uomo; in saggezza e intelligenza, e in fortezza di mente, sebbene fosse un uomo così giovane; che erano necessari per il governo di un popolo così grande, e per proteggersi dagli intrighi segreti di alcuni, e dalle aperte lusinghe di altri, e dal timore di attentati contro la sua persona e il suo governo, e dalle tentazioni a cui poteva essere soggetto, per fare cose sbagliate; e soprattutto erano necessari per metterlo in grado di osservare i comandamenti di Dio, come segue; che richiedeva grande forza d'animo e di grazia, considerando le corruzioni della natura, le tentazioni di Satana e le insidie degli uomini; vedi Giosuè 1:7

3 Versetto 3. E osserva l'ordine del Signore tuo Dio,

Che in generale rispetti tutto il suo cammino e la sua condotta, e la sua obbedienza alla legge e alla volontà di Dio; e in particolare il suo giusto governo di Israele impegnato nel suo incarico:

camminare nelle sue vie; diretto a nella sua parola:

osservare i suoi statuti e i suoi giudizi; le sue leggi, cerimoniali, morali e giudiziarie:

e le sue testimonianze; come le leggi di cui sopra, che testimoniano della sua mente e dichiarano ciò che avrebbe fatto e osservato:

come è scritto nella legge di Mosè; di cui un re d'Israele era obbligato a scriverne una copia, a tenerla con sé, a leggerla e a governare in base ad essa, Deuteronomio 17:18-20 :

affinché tu possa prosperare in tutto ciò che fai e dovunque ti volga; regnare in giustizia, e secondo la legge di Dio, è l'unico modo per avere un regno prospero e felice: o "affinché tu possa agire saggiamente"; la legge di Dio che fornisce le migliori regole di governo e le massime della politica; vedi Deuteronomio 4:6,7

4 Versetto 4. Affinché il Signore mantenga la parola che ha pronunziato riguardo a me,

la sua parola di promessa riguardo al regno di Davide e alla sua successione, e la confermò e la confermò,

dicendo: Se i tuoi figli badano alla loro condotta, hanno l'ordine di camminare nella via del Signore e di non volgersi né a destra né a sinistra.

per camminare davanti a me nella verità, nella sincerità e nell'integrità del loro cuore, secondo la parola di verità e sotto l'influenza dello Spirito di verità,

con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima; nel modo più cordiale, con il più forte affetto e zelo; con ogni entusiasmo e serietà; con tutto il cuore impegnato in ogni dovere da loro compiuto, il Signore disse:

non ti mancherà mai un uomo sul trono d'Israele; uno che gli succedesse sul trono; Questo, rispetto al suo trono, considerato letteralmente, era condizionale; ma, spiritualmente considerato, era assoluto, e aveva il suo compimento nel Messia, il cui trono è per sempre; vedi Luca 1:32,33

5 Versetto 5. E tu sai anche quello che mi ha fatto Ioab, figlio di Tseruia,

uccidendo Assalonne, contrariamente ai suoi ordini, e comportandosi con insolenza verso di lui a causa del lutto che aveva per lui, e in altre occasioni; ma poiché queste cose potrebbero non essere personalmente note a Salomone, solo per sentito dire, ciò potrebbe rispettare la sua slealtà verso di lui, unendosi ad Adonia, che si costituì re durante la sua vita, e senza la sua conoscenza e il suo consenso; o può rispettare i casi menzionati in seguito, in cui ha fatto torto all'interesse, all'onore e al carattere di Davide:

[e], o "anche",

ciò che fece ai due capi dell'esercito d'Israele, ad Abner, figlio di Ner, e ad Amasa, figlio di Ieter, che egli uccise; ad Abner, che era sotto Is-Baal, e ad Amasa sotto Davide, che non solo aveva la promessa del posto, ma vi si trovava effettivamente quando Ioab lo uccise; e anzi per invidia verso di lui,

e spargere il sangue della guerra in pace; quando erano in pace con lui, come se fossero stati in guerra aperta; e anche con un pretesto di amicizia nei loro confronti, chiedendo la loro pace e il loro benessere, come se non volesse altro che comportarsi pacificamente verso di loro; quindi il Targum è,

"che uccise con astuzia":

e mise il sangue di guerra sulla cintura che aveva intorno ai fianchi e nelle scarpe che aveva ai piedi, il che rispetta particolarmente l'affare di Amasa, il cui sangue versò con la sua spada, che cadde dal fodero, cinse sui suoi fianchi e nella quale la rimise tutta insanguinata, e lo portava cinto sui fianchi; e che si chinava anche quando cadeva, come se stesse per sciogliersi o allacciarsi le scarpe, e in cui il sangue scorreva quando lo pugnalava; e dopo questa azione barbara proseguì senza alcuna vergogna o rimorso, con la spada insanguinata sui fianchi e il sangue degli assassinati nelle scarpe

6 Versetto 6. Fa' dunque secondo la tua sapienza,

Che, sebbene giovane, cominciò ad apparire in lui, anche nella vita di suo padre; Perciò lo esorta a usare la saggezza che aveva, e a cogliere la prima e più adatta opportunità per tagliarlo fuori per i suoi precedenti omicidi e il suo tardivo tradimento, come un uomo pericoloso per il suo governo e la pace di esso:

e non scenda in pace la sua testa canuta nella tomba; cioè, non muoia di morte naturale, ma violenta; e che i suoi capelli grigi non fossero un argomento per risparmiarlo, o una ragione per ritardare il suo assalto, perché naturalmente sarebbe morto rapidamente; perché ora deve essere un vecchio, vecchio come Davide, o forse più vecchio; poiché era stato il suo generale per quarant'anni, anche per tutto il tempo del suo regno; vedi 2Samuele 2:13

7 Versetto 7) Ma mostrate benignità ai figli di Barzillai, il Galaadita,

che forse era ora morto, e quindi avrebbe voluto mostrare benignità alla sua posterità per amor suo:

e siano tra quelli che mangiano della tua tavola; come Mefiboset aveva presso di lui, che forse era morto anch'esso, poiché non si è fatto caso a lui; e come Davide avrebbe voluto avere Barzillai, ma desiderava essere scusato a causa della sua età:

poiché così vennero da me, quando fuggii a causa di tuo fratello Assalonne; cioè, vennero da lui, non solo Barzillai, ma i suoi figli, a quanto pare; e lo nutrirono o gli fornirono provviste, quando fu costretto a fuggire dall'altra parte del Giordano, a causa della ribellione di suo figlio Assalonne

8 Versetto 8. Ed ecco, tu hai con te Simei, figlio di Ghera, Beniaminita di Bahurim,

Di cui, e del suo luogo natale, vedi Gill in "2Samuele 16:5" ; egli era ora a Gerusalemme, e quindi con Salomone, o vicino; ed era dalla sua parte, e del suo partito; vedi 1Re 1:8 ; ma non ci si può fidare, o considerare come un vero amico;

che mi maledisse di una grave maledizione, quando andai a Mahanaim; un luogo dall'altra parte del Giordano, di cui luogo, e le maledizioni con cui quest'uomo maledisse Davide, vedi 2Samuele 16:7,8 17:24 ;

ma egli è sceso da me al Giordano; dopo la sconfitta di Absalom, quando Davide stava per tornare, si umiliò presso di lui e gli chiese perdono.

e gli giurai per l'Eterno, dicendo: Non ti farò morire di spada; ma questo giuramento non era vincolante per il suo successore, e specialmente se avesse commesso un nuovo crimine

9 Versetto 9. Ora dunque non ritenetelo senza colpa,

Non considerarlo una persona innocente; e se commette un'offesa contro di te, come ha fatto contro di me, non assolverlo come ho fatto io.

perché tu [sei] un uomo saggio; così sembra che fosse prima dell'apparizione del Signore a Gabaon, anche prima della morte di suo padre ne aveva dato alcune prove a Davide stesso:

e sa quello che devi fargli; di sorvegliarlo e osservarlo e, se trovato colpevole, di punirlo secondo le regole della giustizia e le leggi del paese.

ma la sua testa canuta ti fa scendere nel sepolcro con il sangue; non risparmiarlo a causa della sua età, ma metterlo a morte quando sarà trovato colpevole, non muoia di morte naturale

10 Versetto 10. Così Davide si addormentò con i suoi padri,

Morì come i suoi antenati prima di lui, perché, sepolto con loro non lo era; e quindi non si può capire che giacesse con loro nella tomba, ma nello stato di morto; morì secondo come dicono gli ebrei il giorno di Pentecoste, e secondo il vescovo Ussher A . M. 2990, e davanti a Cristo 1014;

e fu sepolto nella città di Davide; non a Betlemme, nel sepolcro di Iesse, che era un uomo privato; ma essendo re, nella sua propria città, prese la fortezza di Sion dai Gebusei, e che in seguito fu chiamata con il suo nome, 2Samuele 5:7 ; e il suo sepolcro rimase fino ai tempi degli apostoli, più di mille anni, vedi Gill su " Atti 2:29 "

11 Versetto 11. Il tempo in cui Davide regnò su Israele fu di quarant'anni,

Così dice Eupolemo, uno scrittore pagano, che sono così considerati:

regnò sette anni a Hebron; i sei mesi trascorsi sono omessi, 2Samuele 5:5 ; questa parte del suo regno fu solo su Giuda.

e trentatré anni regnò a Gerusalemme; sulle dodici tribù, in tutto quaranta, il cui numero tondo è dato solo; anche se in realtà regnò altri sei mesi

12 Versetto 12. Allora Salomone sedette sul trono di Davide suo padre,

Così fece durante la sua vita, con il suo consenso, e per suo ordine, e ora con l'accordo di tutto il popolo:

e il suo regno fu grandemente stabilito; tutti si sottomettono ad esso, e nessuno vi si oppone

13 Versetto 13. Adonia, figlio di Agghìt, venne da Betsabea, madre di Salomone,

Nel suo appartamento; Abarbinel pensa che fosse qualche giorno dopo la morte di Davide:

Ed ella disse: "Vieni tu in pace?". in modo amichevole, senza cattiva intenzione, solo per fare una visita amichevole; perché poteva temere che egli venisse a vendicarsi di lei e a distruggerla, perché era stata lo strumento per deludere lui del regno e per far salire sul trono suo figlio Salomone e stabilirlo in esso; e quindi non poteva dire quale invidia, rabbia e delusione potessero spingerlo a:

E lui rispose: "Pacificamente; non intendeva farle del male

14 Versetto 14. Ed egli disse: "Ho qualcosa da dirti,

A significare che era venuto per affari:

E lei disse: "Dì avanti"; lasciando intendere la sua disponibilità a sentire di cosa si trattasse

15 Versetto 15. Ed egli disse: "Tu sai che il regno era mio,

Gli apparteneva in virtù del suo diritto di nascita; ne era l'erede, essendo il figlio maggiore:

e [che] tutto Israele volgesse la faccia su di me, perché io regni; il che non era vero; poiché, come dice Betsabea, il corpo del popolo era in sospeso, gli occhi erano rivolti a Davide, in attesa di sentire chi avrebbe dichiarato suo successore; e quando Salomone fu proclamato e unto, un gran numero di persone assistettero a lui; a meno che Adonia non pensasse che il sommo sacerdote e generale dell'esercito, con i capitani, rappresentasse tutto il popolo; tuttavia egli osserva questo a mo' di prefazione, per mostrare quanto fosse infelice, essendo deluso, e per muovere la compassione di Betsabea, affinché potesse essere più facilmente persuasa a cercare di ottenere un favore così piccolo come stava per chiedere:

ma il regno si è capovolto ed è divenuto di mio fratello; Le cose avevano preso un'altra piega, e ciò che era suo, e di cui si credeva sicuro l'altro giorno, era ora diventato di suo fratello; Tali erano l'incertezza e la vicissitudine delle vicende umane:

poiché era suo da parte del Signore; per disposizione del Signore, per una sua promessa e una profezia al riguardo; il quale, se lo sapeva, era vano e peccaminoso in lui agire in senso contrario ad esso; o fu provocato dalla provvidenza dominante di Dio, che ora egli vide chiaramente e a cui si sottomise; disse questo per dimostrare che aveva messo da parte tutte le speranze del regno, ed era pienamente soddisfatto della disposizione di esso nella Provvidenza, e così per nascondere il suo vero disegno nella petizione che stava per fare

16 Versetto 16. E ora ti chiedo una supplica,

E solo uno, e anche piccolo, come lo chiama la stessa Betsabea:

non rinnegarmi, né "non distogliere la faccia"; con vergogna e dolore, che sarebbe il caso se egli fosse negato:

Ed ella gli disse: "Continua; Fammi sentire

17 Versetto 17. Ed egli disse: "Ti prego, parla al re Salomone:

Egli lo considera re, e lo ha fatto piuttosto per ingaggiarla a prendere in mano il suo abito e a coprire il suo disegno:

poiché egli non ti dirà di no; o distogliere la faccia, o negare la tua richiesta; era sua madre, per la quale nutriva un grande affetto e verso la quale era in debito in ogni modo:

che mi dia in moglie Abisag la Sunamita; che era contrario alla legge di Dio, Levitico 18:8 ; cosa che sicuramente Adonia doveva ignorare, e Betsabea allo stesso modo; o l'uno non avrebbe mai fatto una simile richiesta, né l'altro si sarebbe impegnato a cercare di ottenerla; ma forse non la presero per moglie di Davide, o per il matrimonio da consumare, perché egli non la conosceva: ma ancora non essendo tornati alla casa di suo padre, ed essendo a disposizione di Salomone, dimostrano che doveva essere una moglie concubina, e che divenne proprietà del successivo erede e successore; vedere 2Samuele 12:8 ; né Adonia si applicò a lei o ai suoi amici; il che, se fosse stato veramente innamorato di lei, avrebbe fatto, se fosse stato a sua o a loro disposizione; ma sapeva questo, che era a disposizione solo di Salomone, al quale non si curava di applicarsi, ma si serviva di sua madre

18 Versetto 18. E Betsabea disse: "Beh,

Detto molto bene, la cosa è buona e giusta:

Io parlerò per te al re; e usa il suo interesse per lui, non vedendo il suo disegno, ma compatindo un uomo sfortunato

19 Versetto 19. Betsabea andò dunque dal re Salomone per parlargli in favore di Adonia,

Andò da casa sua al palazzo; perché potrebbe non vivere a corte; o comunque aveva un appartamento tutto per sé, donde andava dal re con la sua causa in favore di Adonia.

E il re si alzò per andarle incontro, e si prostrò davanti a lei; Al suo ingresso nella sala delle presenze, in onore di lei come genitore, egli si alzò dal trono e le rese omaggio come un figlio obbediente.

si sedette sul suo trono e fece sedere un seggio per la madre del re; Fu ordinato di erigere un magnifico seggio o trono, come si dice:

e si sedette alla sua destra; dove la pose in onore di lei come sua madre; così Nerone pose Tiridate, re d'Armenia, alla sua destra, per rendergli onore

20 Versetto 20. Poi disse: "Desidero una piccola richiesta da parte tua,

Era solo uno, e piccolo, e quindi sperava che le sarebbe stato concesso:

[Ti prego], non dirmi di no; non rifiutarlo, né negarmelo, né allontanare il mio te con vergogna e delusione.

E il re disse: "Chiedi, madre mia, perché io non ti dirò di no; poiché è piccolo, come dici, e purché sia adatto e lecito da concedere

21 Versetto 21. Ed ella disse: "Abisag la Sunamita sia data in moglie ad Adonia, tuo fratello". Poiché così Adonia era al fianco di suo padre; e Betsabea si serve della relazione, tanto più per muoversi su di lui per esaudire la richiesta

22 Versetto 22. E il re Salomone, rispondendo, disse a sua madre:

Con tutta la gentilezza e la mitezza che poteva, ma dentro di sé si accese alla sua richiesta, e ne fu stupito, e non poté fare a meno di usare un certo grado di asprezza e di risentimento:

e perché chiedi ad Abissag la Sunamita per Adonia? Si tratta di una piccola petizione? È una domanda appropriata e legale?

chiedi per lui anche il regno; poiché questo è ciò che intende con esso, che sposando la vedova del re possa salire al trono ogni volta che se ne presenta l'occasione, come qualsiasi disagio, o insurrezione nel regno, o la morte di Salomone; poiché nessuno, tranne un re, dicono i Giudei, poteva sposare la vedova di un re, non un privato qualsiasi; e quindi per Adonia chiedere ciò fu interpretato riguardo al regno, e aspirare ad esso, e prendere le sue misure per ottenerlo; sì, è detto, che solo un altro re, il successore, potesse servirsi dei suoi servi, ancelle e ministri; e si osserva che Abisag era libero per Salomone, ma non per Adonia.

poiché egli [è] mio fratello maggiore; e ha questo da invocare in suo favore, e se potesse ottenerlo, rafforzerebbe il suo titolo, o almeno sarebbe un pretesto plausibile, di cui potrebbe servirsi, quando l'occasione lo servisse, per guadagnare il popolo al suo interesse:

per lui, per il sacerdote Abiatar e per Ioab, figlio di Tseruia; avrebbe potuto chiedere per loro come per lui; di chi era l'interesse, e quindi desiderava che egli fosse re, affinché l'uno potesse continuare nell'ufficio di sommo sacerdote e l'altro come generale dell'esercito; i quali, Salomone lo sapeva, non gli portavano buona volontà, ma erano segretamente suoi nemici; e sospettò che si trattasse di un loro complotto, e che fu per loro consiglio che Adonia fece questa richiesta; così il Targum,

"Non sono egli il sacerdote Ebiatar e Ioab, figlio di Tseruia, nel consiglio?"

in questo consiglio; è ciò che si erano consultati tra loro come preparazione per realizzare un disegno che stanno escogitando; probabilmente Salomone aveva notizia in privato che stavano complottando contro di lui, e questo lo confermò nella verità; e quindi tutti loro furono puniti con la privazione dell'ufficio o con la perdita della vita

23 Versetto 23. Allora il re Salomone giurò per il Signore:

Per evitare che sua madre insistesse su di lui per ottenere l'accoglimento della sua richiesta:

dicendo: Dio mi faccia così, e anche di più; mi addossano tali e tali mali, e più di quanto mi piaccia esprimere:

se Adonia non ha proferito questa parola contro la sua stessa vita, al proprio pregiudizio, e persino alla perdita della propria vita; in cui Salomone suggerisce che sarebbe uscito, essendo un nuovo atto palese di tradimento; sapeva, da ciò che aveva detto Betsabea, che quella era la sua supplica, e che gliene aveva parlato, e l'aveva incaricata di fargliela; e che senza dubbio riferì a Salomone tutta la conversazione che si svolse tra loro, e verso la quale sembra avere un certo rispetto nella sua risposta

24 Versetto 24. Ora dunque, com'è vero che il Signore vive,

Che è un altro giuramento; e si può facilmente capire da ciò in quale temperamento e disposizione fosse Salomone, quanto caloroso, serio e veemente, quanto risoluto contro la petizione e quanto fosse determinato a punire Adonia e i suoi alleati:

il quale mi ha reso stabile e mi ha posto sul trono di Davide mio padre e mi ha fatto una casa, come aveva promesso; che lo aveva posto sul trono di suo padre, e lo aveva stabilito lì, nonostante tutti i suoi nemici, e gli aveva dato un regno fermo e stabile, che non doveva essere scosso e sovvertito dal potere e dalla politica dei cospiratori, secondo la promessa di Dio per Natan, 2Samuele 7:11-13 ;

Oggi Adonia sarà messo a morte; sia per la sua precedente cospirazione, avendo egli avuto solo una tregua, e che doveva continuare la sua buona condotta, 1Re 1:51-53, sia per il suo nuovo tentativo di formare piani di tradimento per salire al trono, se possibile; per cui, essendo un uomo pericoloso e non essendo più degno di fiducia, Salomone decise di ucciderlo subito, ed essendosi stabilito nel suo regno, non aveva nulla da temere da quelli che erano nella congiura con lui

25 Versetto 25. Il re Salomone mandò per mano di Benaia, figlio di Jehoiada,

Ordini di giustiziarlo e persone adatte a farlo; forse alcuni dei Cretei e dei Peletei sotto di lui, per aiutarlo almeno in esso:

ed egli gli si gettò addosso e morì; Benaia si precipitò su di lui con i suoi uomini, gli conficcò la spada e lo uccise; le esecuzioni erano fatte in quei tempi e in quei paesi da grandi personaggi, come dimostrano gli esempi di Gedeone, Doeg e altri, e non da comuni carnefici

26 Versetto 26. E al sacerdote Abiatar disse il re:

Il quale era a corte, o lo mandò a chiamare, e così gli si rivolse:

portarti ad Anatot; una città della tribù di Beniamino, data ai sacerdoti, Giosuè 21:18 ; di quale luogo Abiatar potrebbe essere originario, e dove gli è stato ordinato di tornare:

ai tuoi campi; che gli appartenevano, per eredità o per acquisto; e a queste doveva badare, e non svolgere le funzioni del suo ufficio, tuttavia come sommo sacerdote, e a Gerusalemme, e lì il tabernacolo, e ancor meno presentarsi a corte, o immischiarsi negli affari di stato, solo per occuparsi dei suoi affari domestici privati:

perché tu [sei] degno di morire; nell'unirsi ad Adonia durante la vita di Davide, e stabilirlo come re a sua insaputa, e in opposizione a Salomone, contro la volontà di Dio, e la promessa di Davide, di cui egli, essendo sommo sacerdote, non si può pensare che fosse ignorante, e per la sua recente confederazione con Adonia, di cui Salomone era a conoscenza:

ma in questo momento non ti metterò a morte; non gli concede un perdono completo, ma solo una tregua; suggerendo che, se si fosse reso colpevole di qualsiasi atto overt, sarebbe stato messo a morte un'altra volta, anche se non ora:

perché tu hai portato l'arca del Signore Dio davanti a Davide mio padre; quando fuggì da Absalom, 2Samuele 15:24 ;

e perché tu sei stato afflitto in tutto ciò in cui è stato afflitto mio padre, partecipò con lui a tutte le sue afflizioni sotto le persecuzioni di Saul, dal tempo in cui uccise i sacerdoti a Nob e alla ribellione di Absalom; in ognuna delle quali lo accompagnava, soffriva e simpatizzava con lui

27 Versetto 27. Salomone scacciò Abiatar dall'incarico di sacerdote del Signore,

Lo depose dal suo ufficio di sommo sacerdote, altrimenti suppongo che avrebbe potuto officiare come un prete comune, almeno in alcuni dei suoi rami; ciò fu fatto per la sua autorità di re, e non come un profeta, come Bellarmino invano distingue; e non per l'autorità del collegio della, sacerdoti, su istanza di Salomone, come dice Fortunato Schacco per il quale non c'è fondamento:

affinché potesse adempiere la parola del Signore; cosa che potrebbe fare intenzionalmente, avendone conoscenza, o comunque eventualmente:

che egli pronunciò riguardo alla casa di Eli a Silo; di questa casa era Ebiatar, e che, secondo quella profezia, doveva essere demolita, e da essa si doveva trasferire il sacerdozio, che era nella discendenza di lthamar, in un'altra casa, nella discendenza di Eleazaro; la parola del Signore, a cui si fa riferimento, è in 1Samuele 2:31-36 3:12-14

28 Versetto 28. Allora la notizia giunse a Ioab:

della morte di Adonia e della deposizione di Abiatar:

poiché Ioab si era voltato dietro ad Adonia; apparve pubblicamente alla sua festa, quando fu salutato re da lui e da altri, e privatamente gli diede consigli nell'affare di Abishag:

sebbene non si volgesse dietro ad Absalom; non si unirono a lui nella sua ribellione, ma aderirono fedelmente a Davide; eppure sia durante la sua vita, sia dopo la sua morte, agì la parte del traditore in favore di Adonia: Ben Gersom dà a queste parole un senso diverso, come se fosse colpevole in entrambi i casi; che si rivolse ad Adonia per farlo re, senza consultare Davide e senza avere il suo consenso; e non si voltò dietro ad Absalom per liberarlo dalla morte, come Davide gli aveva comandato; Ma il primo senso è il migliore:

Ioab fuggì nella tenda dell'Eterno; che era a Gabaon, vedi 2Cronache 1:3 ; era a quattro miglia da Gerusalemme a nord, situata su un colle; secondo Giuseppe Flavio, era a quaranta stadi, o cinque miglia, da essa; sebbene Kimchi pensi che fosse l'altare di Gerusalemme in cui fuggì, che era davanti all'arca, nella tenda che Davide fece per essa; ma che non è mai chiamato il tabernacolo del Signore, solo quello di Mosè: la fuga di Ioab qui mostrava colpa, e che era nella congiura di Adonia, ed era consapevole di meritare di morire, e ora se lo aspettava, poiché Adonia era stato messo a morte; Mentre rimaneva graziato o perdonato, si riteneva al sicuro, ma ora in pericolo, e quindi fuggì per questo:

e afferrò i corni dell'altare; vedi Gill su " 1Re 1:50"

29 Versetto 29. E fu riferito al re Salomone che Ioab era fuggito nella tenda dell'Eterno,

Questo racconto gli fu riferito, molto probabilmente, da alcuni dei suoi cortigiani:

ed ecco, [egli è] presso l'altare; al che si rifugiò, afferrandone le corna.

Allora Salomone mandò Benaia, figlio di Ioiadà, a dirgli: "Va', piomba su di lui; ucciderlo; Giuseppe Flavio dice che l'ordine era di tagliargli la testa, ma forse era solo di afferrarlo, e portarlo di là, e portarlo da Salomone per avere un giudizio emesso su di lui; perché il Targum è,

"esercita il tuo potere su di lui",

prenderlo in custodia; ed è certo che i primi ordini furono di non ucciderlo, almeno sul luogo in cui si trovava

30 Versetto 30. Benaia venne alla tenda dell'Eterno,

Atti di Gabaon:

e gli disse: cioè a Ioab:

Così dice il re: Vieni fuori; che significa, fuori dal tabernacolo; il che dimostra chiaramente che i suoi ordini non erano di ucciderlo in esso:

ed egli rispose: No, ma morirò qui; Poiché doveva morire, scelse di morire lì; ma quale fosse la sua ragione non è così chiaro; gli ebrei, alcuni di loro, dicono, per salvare i suoi beni, e perché potessero venire ai suoi eredi, che sarebbero stati persi alla corona se fosse stato processato e condannato in un tribunale di giustizia; altri, che potesse essere sepolto con i suoi antenati, mentre, se fosse stato condannato a morte dal tribunale, sarebbe stato sepolto nel luogo comune dei malfattori; ma piuttosto pensava, o almeno sperava, di non morire affatto; o che, guadagnando tempo, Salomone potesse essere persuaso a perdonarlo; o comunque che non contaminasse quel luogo sacro con il suo sangue; o, se dovesse morire, scelse di morire lì, come luogo sacro, e quindi poteva sperare di riceverne qualche beneficio, per quanto riguarda il suo stato futuro, dove venivano offerti sacrifici per espiare il peccato:

E Benaia riferì la notizia al re, dicendo: "Così disse Ioab, ed egli mi rispose così; mi disse che non sarebbe uscito e, se doveva morire, sarebbe morto lì

31 Versetto 31. E il re gli disse: "Fa' come ha detto, gettati su di lui e seppelliscilo,

Lascialo morire dov'è, uccidilo sul posto e poi seppelliscilo; non presso l'altare, ma nel suo stesso sepolcro, come più tardi riferito, che dà ordine di seppellirlo lì; poiché Benaia, essendo un sacerdote, non poteva preoccuparsi della sua sepoltura, e inoltre era al di sotto della dignità del suo ufficio:

(vedi Gill su "1Cronache 27:2" dove Gill avanza ragioni per cui Benaiah non è un sacerdote. Editore.)

perché tu tolga da me e dalla casa di mio padre il sangue innocente che Ioab ha sparso; che era stato troppo a lungo connivente e aveva chiesto vendetta; E ora c'era un'occasione appropriata per vendicare i nuovi peccati commessi, e così rimuovere la colpa, che gravava su di lui e sulla casa di suo padre, per non avergli inflitto la meritata punizione per questo

32 Versetto 32. E l'Eterno farà ricadere il suo sangue sul suo capo,

Per rappresaglia, sangue per sangue:

che si è scagliato su due uomini più giusti e migliori di lui; in seguito nominato; poiché, sebbene fossero stati in aperta ribellione contro Davide, tuttavia si erano sottomessi, si erano riconciliati e accolti in favore; e anche i loro crimini palesi non erano così gravi, giudicò Salomone, come i suoi segretamente proditori omicidi di persone innocenti a sangue freddo; erano uomini più d'onore e di integrità di lui, non così crudeli e barbari, sebbene colpevoli sotto altri aspetti:

e li uccisero con la spada, senza che mio padre lo sapesse; questo è osservato per rimuovere ogni sospetto, e che senza dubbio era stato nutrito da alcuni, che Davide avesse avuto una parte nella loro morte; e che Ioab fece quello che fece con la sua conoscenza e il suo consenso, e con il suo consiglio e il suo ordine; entrambi erano stati coinvolti nella ribellione contro di lui, l'uno sotto Is-Bàal e l'altro sotto Assalonne.

Abner, figlio di Ner, capo dell'esercito d'Israele, e Amasa, figlio di Ieter, capo dell'esercito di Giuda: la ragione per cui i due eserciti, di cui erano capitani o generali, si distinguevano in questo modo, è che le tribù d'Israele erano dalla parte di Is-Baal, il cui generale Abner era, in opposizione a Giuda, che aveva fatto di Davide il loro re; e, d'altra parte, erano gli uomini di Giuda che furono i primi e principalmente nella ribellione di Absalom, di cui Amasa era il generale; dell'assassinio di questi due uomini da parte di Ioab, vedi 2Samuele 3:27 20:10

33 Versetto 33. Perciò il loro sangue ricadrà sul capo di Ioab e sul capo della sua discendenza per sempre,

Non solo su Ioab, ma sulla sua posterità finché ce ne saranno; a significare che la morte di Ioab non sarebbe stata una soddisfazione sufficiente, ma la punizione dei suoi omicidi sarebbe continuata per la sua progenie: vedi 2Samuele 3:29 ;

ma su Davide, sulla sua progenie, sulla sua casa e sul suo trono ci sarà pace per sempre da parte dell'Eterno; tali traditori e assassini furono rimossi, ci si poteva aspettare e credere che la pace e la felicità avrebbero accompagnato la famiglia e il regno di Davide; sia che questa sia considerata come una preghiera o una profezia, può e avrà il suo pieno compimento solo nel regno del Messia, figlio di Davide, del cui governo e della sua pace, non ci sarà fine, Isaia 9:7 Salmi 72:7

34 Versetto 34. Allora Benaia, figlio di Ioiada, salì

A Gabaon, che era un grande luogo elevato, 1Re 3:4 ;

gli si gettarono addosso e lo uccisero; all'altare; oppure, trascinandolo via da essa a una certa distanza, estrasse la spada e lo uccise:

e fu sepolto nella sua casa nel deserto; non nella sua casa di abitazione rigorosamente occupata, ma in un giardino o campo adiacente ad essa, che casa nel deserto; non un luogo desolato e disabitato; perché, come osserva Kimchi, questa parola a volte significa un luogo disabitato, sebbene non coltivato, ma lasciato al pascolo del bestiame; e in un tale luogo poteva essere la casa di Ioab, almeno la sua casa di campagna, dove avrebbe potuto avere una fattoria, campi e bestiame, come è chiaro che aveva, 2Samuele 14:30

35 Versetto 35. Il re pose Benaia, figlio di Jehoiada, nella sua stanza, sopra l'oste,

Lo fece avanzare da capitano delle sue guardie del corpo a generale dell'esercito:

e il sacerdote Sadoc lo mise nella camera di Abiatar; da un comune sacerdote lo promosse al sommo sacerdozio; per cui quell'ufficio fu restituito alla sua antica linea, la famiglia o Eleazaro, essendo stata nella linea di Ithamar per molti anni; e la predizione della distruzione della casa di Eli, fatta ottant'anni fa, cominciò ad adempiersi, 1Samuele 2:31-36

36 Versetto 36. Allora il re mandò a chiamare Simei,

che aveva maledetto suo padre; abitava a Bahurim, nella tribù di Beniamino, e di là lo mandò a chiamare, 2Samuele 16:5 ;

e gli dissero: "Costruisciti una casa a Gerusalemme e abita là, e non andartene da nessuna parte; l'ordine era di trasferirsi da Bahurim a Gerusalemme, dove egli si sarebbe procurato una casa d'abitazione, e di rimanervi, e di non uscire mai più dalla città, almeno non più lontano da nessuna parte di essa di quanto non lo fosse fino al torrente Kidron, che non era a più di mezzo miglio dalla città. Questo Salomone ordinò, per impedire a quest'uomo di andare in giro per il paese a seminare e fomentare la sedizione; e perché fosse sotto i suoi occhi e se ne accorgesse, che se avesse commesso qualche male, e gli avesse dato l'opportunità di punirlo, avrebbe potuto farlo come suo padre gli aveva ordinato; e potrebbe giudicare dal temperamento dell'uomo, e in verità dalla natura degli uomini in generale, che ciò a cui è proibito sono i più inclini a farlo, che in questo caso trasgredirebbe, e gli darebbe un'occasione contro di lui

37 Versetto 37. Poiché avverrà che il giorno in cui uscirai,

fuori della città di Gerusalemme e passò il torrente Kidron, che è particolarmente menzionato, perché si trovava sulla strada per Bahurim, il suo luogo natale; deve attraversarlo per accedervi, vedi 2Samuele 15:23; 16:5 ; e dove si poteva ragionevolmente supporre che un giorno o l'altro sarebbe stato incline ad andare, per affari, o per il desiderio di vederlo di nuovo:

Saprai per certo che sicuramente morirai: si può contare su ciò che accadrà con certezza; non sarà concessa alcuna dilazione né perdono.

il tuo sangue ricadrà sul tuo capo; Essendo stato dato un giusto avvertimento, non avrebbe potuto incolpare nessuno se non se stesso, se fosse stato colpevole e avesse sofferto

38 Versetto 38. E Simei disse al re: "La parola è buona,

Era un atto di bontà nel re, e ciò che era buono, grato e accettevole per lui; perché, essendo stato mandato a chiamare da lui, e sapendo come aveva usato suo padre, e sentendo parlare di parecchi traditori messi a morte, si aspettava che questo sarebbe stato il suo caso; e perciò, invece di essere messo a morte, fu solo costretto a lasciare la sua dimora in campagna, e venire ad abitare a Gerusalemme, città piacevole e deliziosa e metropoli della nazione, gli fu molto gradito:

Come ha detto il re, mio signore, farà così il tuo servo; e non solo promise, ma giurò di mantenerlo, cosa che Salomone lo obbligò a rispettare, 1Re 2:42 ;

Simei dimorò a Gerusalemme per molti giorni; di conseguenza costruì o acquistò una casa a Gerusalemme, e vi si trasferì da Bahurim, dove visse per lo spazio di tre anni, come segue

39 Versetto 39. E avvenne, in capo a tre anni,

Egli aveva abitato a Gerusalemme.

che due servi di Simei fuggirono da Akis, figlio di Maaca, re di Gat, e riferirono la cosa a Scimei, dicendo: "Ecco, il tuo servo è a Gat; essendo lui un uomo rozzo e di cattivo carattere, che li malediceva o li picchiava sempre, o imponeva loro un servizio troppo duro, o non permetteva loro il necessario per vivere; Perciò si staccarono da lui, fuggirono a Gat e si misero sotto la protezione del re di quel luogo, che ora era in pace con Israele e ne era tributario: se questo Achis era lo stesso amico di Davide, che lo aveva protetto quando era perseguitato da Saul, doveva essere un vecchio; perché questo è stato tra quaranta o cinquant'anni fa; e come sembra essere, dal momento che è chiamato figlio di Maoch, 1Samuele 27:2 ; che qui si può pensare sia lo stesso con Maachah

40 Versetto 40. Allora Simei si alzò, sellò il suo asino e andò a Gath da Achis in cerca dei suoi servi.

E pretendere da loro; a causa della passione che provava con i suoi servi, della fretta di riportarli a casa e dell'atteggiamento avido che prevaleva su di lui, poteva dimenticare, o essere tentato di trascurare, il divieto a cui era sottoposto di non uscire da Gerusalemme; o avrebbe potuto pensare che Salomone l'avesse dimenticato; o che potesse andare e venire segretamente a sua insaputa; o se lo avesse saputo, avrebbe potuto sperare di non punirlo mai con la morte per una colpa così piccola; tuttavia, così fu ordinato dalla provvidenza di Dio lasciandolo alla sua propria concupiscenza, e alle tentazioni di Satana, affinché potesse subire la giusta punizione per aver maledetto Davide:

E Simei andò a prendere i suoi servi da Gath; poiché il re, essendo in pace con Israele, e tributario anche di loro, non volle trattenerli, ma li consegnò perché non se ne risentisse e non lo mettesse in difficoltà

41 Versetto 41. E fu riferito a Salomone:

Dalle spie si mise a sorvegliare e osservare i suoi movimenti, o da altri che lo avevano visto uscire e tornare, e sapevano che ciò era contrario agli ordini del re.

che Simei era andato da Gerusalemme a Gat ed era tornato; che era a trentaquattro miglia da Gerusalemme; mentre il suo limite estremo, dove poteva andare, era il torrente Kidron, a circa mezzo miglio da esso

42 Versetto 42. Allora il re mandò a chiamare Simei,

Gli mandò messaggeri, e per mezzo di essi gli ordinò di andare da lui, il quale venne perciò:

ed egli gli disse: Non ti ho forse fatto giurare per il Signore? il che, sebbene non menzionato prima, fu senza dubbio fatto, né Simei lo negò:

e hanno protestato con te; cioè, dichiarati davanti a testimoni:

dicendo: Sappi per certo che il giorno in cui uscirai; cioè, fuori della città di Gerusalemme:

e vanno dappertutto dappertutto; più lontano al massimo del torrente Kidron, o di qualsiasi altro luogo egualmente distante da Gerusalemme, da qualsiasi parte di esso; infatti, quando andò a Gat, non passò per Cedron, ma fece il verso opposto. Kidron giaceva a oriente e Gath a occidente di Gerusalemme. La protesta che gli fu rivolta che, se fosse uscito da Gerusalemme in qualche modo,

che certamente morirai; sarebbe per lui una morte sicura e certa:

E tu mi hai detto: La parola [che] ho udito [è] buona; Non solo promise di obbedire, e ciò con un giuramento, ma dichiarò che era gradito e accettabile per lui, e quindi l'offesa era molto aggravata

43 Versetto 43. Perché dunque non hai osservato il giuramento del Signore?

il quale è stato fatto da lui, e in sua presenza, e nel quale è stato invocato, e quindi non osservandolo è stato colpevole di spergiuro.

e il comandamento che ti ho comandato? e così colpevole di disubbidienza a lui come suo sovrano; per le quali due ragioni doveva morire

44 Versetto 44. Il re disse inoltre a Simei:

Non come un'altra ragione per metterlo a morte, ma per ricordargli i suoi peccati passati, e per osservare a lui la provvidenza di Dio nel permettere che cadesse negli altri, affinché la giustizia potesse avvenire su di lui anche per loro:

tu conosci tutta l'iniquità di cui il tuo cuore è a conoscenza, che hai fatto a Davide mio padre; la quale coscienza deve testimoniare e accusarlo non solo delle parole e delle azioni stesse pronunciate e fatte da lui, ma della malizia e della malvagità da cui sono scaturite:

perciò il Signore farà ricadere sul tuo capo la tua malvagità; la punizione di esso; che, sebbene non sia stato direttamente inflitto per questo, tuttavia nella provvidenza è stato operato come giusta rappresaglia per esso

45 Versetto 45. E il re Salomone sarà benedetto,

Con un regno lungo e pacifico, e grandi domini, nonostante tutti i tentativi di renderlo infelice:

e il trono di Davide sarà reso stabile davanti all'Eterno per sempre; il regno di Davide su Giuda per lungo tempo, nella sua linea naturale; e il regno d'Israele, l'Israele spirituale, per sempre nel suo figlio il Messia; e che alla presenza del Signore, egli osserva, ordina e succede tutte le cose a tale scopo

46 Versetto 46. Allora il re diede quest'ordine a Benaia, figlio di Ioiadà, che era uscito,

Dalla presenza del re, e condusse Simei con sé al luogo appropriato per l'esecuzione, non essendo conveniente giustiziarlo davanti al re.

e gli si gettò addosso ed egli morì; Mettilo a morte di spada:

e il regno fu stabilito nelle mani di Salomone; Adonia, l'usurpatore, e Ioab, generale dell'esercito, che si schierò dalla sua parte, furono entrambi messi a morte; e depose il sommo sacerdote Ebiatar, che era coinvolto nella stessa congiura; e Simei, un uomo pericoloso e fastidioso, fu inviato, non rimase nessuno a disturbare; così che ora sedeva tranquillo e tranquillo sul suo trono, e le cose rispetto al governo civile erano su basi solide e stabili

Commentario del Pulpito:

1Re 2

1 Le ultime parole e la morte di Davide. - La morte di Davide, e naturalmente l'accusa che l'ha preceduta, non seguì immediatamente (come il lettore casuale potrebbe essere tentato di supporre) agli eventi narrati nel capitolo 1. Troviamo da 1Cronache 23-29:23, che l'anziano re recuperò le forze sufficienti per lasciare la sua stanza di malato, per radunare intorno a sé i principi d'Israele, 1Cronache 23:9] per prendere un certo numero di nuove disposizioni riguardo ai sacerdoti e ai Leviti e ai servizi del santuario, e persino per "alzarsi in piedi" 1Cronache 28:2] e rivolgetevi a una grande assemblea riguardo all'erezione e all'ornamento del Tempio. E ancora una volta, con melodie che sono tra le più nobili e dolci che il dolce cantore d'Israele abbia mai scritto, egli "benedisse il Signore davanti a tutta l'assemblea"; 1Cronache 29:10 -- . sqq.] istituì anche sacrifici festivi su una scala di grande magnificenza, e assistette a una seconda consacrazione, probabilmente più formale e pubblica, di suo figlio all'ufficio regale [vers. 21, 22; Confronta 1Samuele 11:15; 2Samuele 5:3] Ma la guarigione non può essere stata altro che transitoria, non è stato che l'improvviso schiarirsi della fiamma prima che si spenga nella presa, e lo vediamo in questo secondo capitolo, ancora una volta nell'anticamera della morte. Ora, egli ha già dato il suo incarico di commiato ai principi del regno, e ha pubblicamente esortato Salomone ad adempiere fedelmente ai suoi doveri; 2Cronache 28:9, 10] Ma poiché sente avvicinarsi la fine, lo chiama al suo fianco per impartirgli le sue ultime e private istruzioni, e gli si rivolge così:

Io vado per la via lett., cammino (stessa parola del versetto 3) per la via di tutta la terra -- , cioè di tutti i figli della terra, di tutta l'umanità. [di 1Samuele 17:46; 1Re 10:24; Salmi 66:4 -- , ecc.] Il sentiero che conduce allo Sceol, il sentiero che tutti i suoi antenati, e innumerevoli altri milioni, hanno percorso, egli lo sta percorrendo ora. Le parole suonano come una reminiscenza di: Giosuè 23:2-3. Forse, anche, il pensiero di Giosuè suggerì alla sua mente le parole successive: sii forte e sii un uomo. Parole simili, anche se non identiche, furono rivolte quattro volte a Giosuè, Giosuè 1:6,7,9,18] e Davide potrebbe aver pensato che suo figlio, nell'assumere i suoi difficili doveri, non era affatto diverso da Giosuè quando succedette a Mosè nella guida di Israele, e che aveva bisogno di un incoraggiamento simile. Non è necessario supporre, come fa il canonico Rawlinson ("Speaker's Com.", vol. 2 p. 489), che nelle parole "mostrati un uomo", abbiamo un riferimento alla giovinezza di Salomone; poiché i Filistei rivolsero parole esattamente simili l'una all'altra ad Afek. [1Samuele 4:9] L'età di Salomone al momento della sua ascesa al trono è molto dubbia. Davide disse: "Salomone, mio figlio, è giovane e tenero"; 1Cronache 22:5 29:1] e Salomone dice di se stesso: "Sono un piccolo fanciullo" foq; rn. Giuseppe Flavio, probabilmente rispecchiando la tradizione del suo tempo, fissa la sua età a quattordici anni; Eupolemo a dodici. Sono incline a pensare che le parole "giovane e tenero" quasi vietino l'opinione preferita che avesse circa vent'anni

Vers. 1-11.

Un letto di morte ebreo

Un brillante poeta e saggista una volta convocò al suo capezzale il figliastro, il giovane conte di Warwick, e con perfetta dignità e compostezza gli ordinò di notare "come un cristiano può morire". In questa sezione, uno molto più grande, eppure in un certo senso molto meno, di Addison, più grande come poeta, come statista, come patriota; meno, in quanto "colui che è più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui", ci invita alla camera della morte e ci invita ad assistere alla partenza di un pio ebreo, di un tipico ebreo degli ebrei. In un certo senso, Davide è la più grande figura dell'Antico Testamento. Solo Ebrei, tra tutti quelli che sono nati da donne, è stato chiamato "uomo secondo il cuore di Dio". E ancora: se Salomone è di tutti i personaggi dell'Antico Testamento il più secolare, certamente Davide è di gran lunga il più spirituale. Prova: I suoi canti sono ancora cantati in chiesa come nelle sinagoghe, e le anime cristiane non trovano espressione più adatta per i loro desideri e aspirazioni devoti che nel linguaggio dei suoi squisiti Salmi. Ascoltiamo le sue ultime parole registrate. Si ammette che le ultime dichiarazioni dei grandi uomini abbiano un interesse speciale. Sono stati spesso intensamente caratteristici. Ascoltiamo "le ultime parole di Davide". Notiamo attentamente

(1) Ciò che dice, e non meno attentamente

(2) Cosa non dice

(I.) COSA DICE

1.) Ebrei dice che non ha paura di incontrare la morte. La sua condotta, il suo contegno dicono questo. Guarda con quanta calma lo guarda in faccia. "Vado per la strada", ecc. Gli ebrei sanno a malapena cosa significhi la morte; sa ben poco della vita al di là; le sue speranze e i suoi timori sono limitati dal regno pallido e oscuro dello Sceol, ma egli può confidare nel Dio vivente, e pensa-crede-"non possono cessare di vivere coloro che Dio non cessa di amare". E così va nell'oscurità e nell'ombra con la fiducia di un figlio che tiene la mano del padre, si avvicina alla tomba

"Come uno che avvolge il drappeggio del suo divano intorno a lui, e si sdraia a sogni piacevoli". --

Abbiamo un credo molto più nobile, una speranza più viva della sua. Gesù Cristo ha "portato alla luce la vita e l'immortalità". Abbiamo sentito parlare del resto del Paradiso; della risurrezione; della visione beatifica. Avremo allora paura di morire? Saremo forse svergognati da un ebreo? Il maomettano chiama la morte il "terminatore delle delizie e il separatore dei compagni". Socrate disse: "Se sia meglio vivere o morire, solo gli dèi lo sanno". Dovremo agire come se non avessimo una fede migliore? Sicuramente la nostra benefica religione, e il suo vangelo dell'immortalità, dovrebbero renderci coraggiosi a morire

1.) Ebrei ci invita a essere consapevoli della nostra mortalità. Ci sono cristiani che non pensano, non parlano della morte. Non così David. Gli ebrei videro avvicinarsi la fine e la affrontarono. È bene che di tanto in tanto abbiamo, come abbiamo costantemente nella vita quotidiana, nelle dispensazioni della provvidenza di Dio, un memento mori. I monarchi pagani e musulmani hanno avuto i loro araldi ogni giorno e hanno pubblicamente ricordato loro la loro fragilità. Gli antichi egizi portavano una mummia alle loro feste. I Kaffar conservano sempre le assi per le loro bare nelle loro case. Con le loro credi lugubri e spesso disperate, ricordano ancora la morte. Noi, che sappiamo che la morte non è che la porta della vita, come struzzi, chiuderemo gli occhi davanti ad essa, e tutti "penseremo che tutti gli uomini siano mortali tranne noi stessi"?

2.) Ebrei ci insegna nella morte a pensare al dovere; per ricordare coloro che verranno dopo di noi: i nostri amici, nemici, la Chiesa e il Paese. Ebrei lascia un figlio "giovane e tenero". Ebrei si preoccupa della sua pietà, della sua prosperità; e attraverso di lui, per la pietà e la prosperità della nazione. Ebrei sa che le parole dei moribondi hanno un peso. Gli Ebrei non partiranno senza un solenne incarico di morte. È l'ultimo miglior regalo che può elargire. Il cristiano non deve morire egoisticamente. Anche nel dolore e nella debolezza, deve prendersi cura degli altri. Se può, dovrebbe far pagare i suoi figli e i suoi parenti; per avvertirli, per benedirli. Dovrebbe essere meno geloso per il loro benessere presente ed eterno, o meno preoccupato per l'onore e la gloria di Dio, di quanto lo fosse questo ebreo morente?

3.) Ebrei ci ricorda che gli uomini muoiono come hanno vissuto. Davide ha osservato la legge, "tranne che per quanto riguarda Uria", ecc. La sua morte è un pezzo della sua vita: è il risultato naturale, il buon frutto di un buon albero. Durante la vita, è stato molto zelante per il Signore Dio d'Israele. La passione dominante si manifesta nella morte. Il grande desiderio dell'uomo che ha osservato la legge è che suo figlio possa osservarla. Per morire bene, bisogna vivere bene. L'ultima lotta non produce alcun cambiamento nel carattere. Il pentimento sul letto di morte è generalmente illusorio. Ingannano se stessi, che,

"Morente, rivestitevi delle erbacce di Domenico, o come i francescani pensano di passare travestiti". --

4.) Ebrei ci avverte di mettere in ordine la nostra casa, di pagare i nostri debiti e di far quadrare i conti prima di morire. Davide, leggiamo, "si preparò in abbondanza (per il tempio) prima della sua morte". Ebrei ha preso provvedimenti reali per la casa che dovrebbe essere costruita. Ma alla fine si ricorda che tre dei suoi debiti non sono ancora stati pagati; un debito di gratitudine verso i figli di Barzillai, un debito di retribuzione verso Ioab e un altro verso Simei. "La giusta punizione dei malfattori è il debito dell'autorità" (Bp. Hall). Gli ebrei, come alcuni, non 'continueranno a peccare nella sua tomba'; egli avrà questi debiti estinti. Gli ebrei non possono andarsene in pace mentre appesantiscono la sua coscienza. E anche noi andiamo dove "non c'è né lavoro, né artificio, né conoscenza", dove i torti non possono essere riparati, dove i conti non possono essere regolati. Abbiamo forse forse un delitto non confessato, o un'offesa non riparata, un nemico non perdonato? "Quello che fai, fallo presto". Ma consideriamo ora...

II CIÒ CHE DAVIDE NON DICE. Il silenzio della Scrittura è spesso d'oro, a volte è istruttivo quanto le sue voci. Ecco un esempio calzante. Il più spirituale dei santi dell'Antico Testamento - l'uomo secondo il cuore di Dio - sta morendo, e lui lo sa. Ebrei dà a suo figlio i suoi consigli d'addio, e quali sono? Sono tutti di questo mondo. Osservare-

1.) Non si fa menzione di una vita futura; Nessuna "speranza piena di immortalità", nessun discorso di ricongiungimento, ma piuttosto un triste "vale, vale in aeternum vale". La caratteristica più notevole nelle ultime parole di Davide è che non c'è una parola su un'altra parola. Il cristiano non poteva morire così. Anche i "pagani semi-ispirati" hanno espresso una speranza più viva - ne è testimone l'"O praeclarum diem cum ad illud divimun animorum concilium coetumque proficisear" di Cicerone - e quanto sia incommensurabilmente più alto di questo, ancora una volta, il desiderio di San Paolo di andarsene e stare con Cristo! "Vado per la via di tutta la terra": è come il rumore delle zolle sulla bara, senza il minimo sussurro di un "Resurgam". Che contrasto tra questo e il grido esultante dell'apostolo: "La morte è inghiottita nella vittoria!" E il cristiano più umile difficilmente potrebbe andarsene come fece Davide, senza assolutamente alcun riferimento al regno del futuro. Ci sarebbe stata sicuramente qualche parola di conforto sulle molte dimore, sul riposo per gli stanchi, sulle porte di perla, sulle strade d'oro fino. Di tutto questo Davide non disse nulla, né in vita né in morte, perché non sapeva nulla. Gli Ebrei avevano speranze, anticipazioni, convinzioni quasi, come mostrano alcuni Salmi, ma non aveva ciò che il cristiano ha, la "piena certezza della fede", la "sicura e certa speranza di una risurrezione alla vita eterna". Sotto questo aspetto quanto più grande fu Addison, quanto più "piena di tutte le benedette condizioni" la sua morte. A questo riguardo, ogni cristiano sul letto di morte ha una gloria, una consacrazione e un trionfo che ci mancano nella camera della morte del dolce Salmista d'Israele, il più santo e spirituale degli ebrei. Come Coleridge,

"È quello un letto di morte dove giace il cristiano? Sì, ma non il suo; è la morte stessa che muore". --

1.) Non c'è l'idea di una ricompensa futura. Da qui, in parte, la sua pressante richiesta della punizione di Ioab e Simei. Ebrei non conosce un "giudizio avvenire"; di qualsiasi distribuzione di ricompense e punizioni dopo la morte. Agli Ebrei è stato insegnato che sia i giusti che i malvagi devono essere "ricompensati sulla terra", e quindi Ioab e Simei, benché vecchi e con i capelli grigi, non devono morire in pace. Se lo faranno, la giustizia, pensa, sarà derubata di ciò che le spetta. Com'è diversa la concezione del cristiano! Ebrei guarda con calma all'errore giudiziario; vede gli empi in grande prosperità; Egli "porta le fruste e gli scherni del tempo", "soffre i pungiglioni e le frecce della fortuna oltraggiosa", sapendo che questo mondo non è tutto; che "Dio è paziente perché è eterno" e che "gli storti saranno raddrizzati, e i luoghi accidentati piani", al tribunale di Cristo

2.) Non c'era speranza di un regno e di una corona. L'idea di Davide era che stava lasciando un regno; San Paolo che stava andando in uno. "Togliete il diadema e toglietevi la corona": questo era il messaggio di morte ai re ebrei. E a noi la morte porta una corona Apocalisse 2:10,3:11; 2Timoteo 4:8; Giacomo 1:12 -- , ecc.] un trono, [Romani 3:21] uno scettro, Apocalisse 2:27] un regno [Daniele 7:18; Luca 22:29; Ebrei 12:28 -- , ecc.] Per l'ebreo la morte era praticamente la fine della vita e della gloria; per il cristiano è l'inizio di entrambe le cose

Vers. 1-11.

Eikon Basilike

Il re, la cui carriera a scacchi e romantica è narrata in questa sezione, era il re modello del popolo ebraico, ed è per molti aspetti un modello per tutti i re. Il ritratto disegnato qui e nei Salmi è un vero e proprio Eikon Basi, più vero e più degno di considerazione di quel "Ritratto di Sua Sacra Maestà", così famoso e così influente nella storia del nostro paese. Lo vediamo riunito ai suoi padri. Inquadriamo onestamente il suo elogio

LUI ERA UNO DEI RE DELLA NATURA. Sembra che il primo re d'Israele sia stato scelto per le sue qualità fisiche, il secondo per le sue qualifiche morali. La sua era un'anima regale. "I cuori gentili sono più delle corone", sì, e più delle corone. Pochi uomini più nobili e più grandi sono mai vissuti. Testimoniate la sua magnanimità, la sua cavalleria, la sua lealtà, il suo coraggio, la sua tenerezza, il suo perdono dei torti. Vedi i registri di 1Samuele 16:12,21; 27:32-37,50; 18:14-16; 22:23; 24:5,22; 25:16; 26:9-25; 2Samuele 1:11-15; 2:5,6; 3:31-39; 4:9-12; 9:1; 16:10,12; 18:33; 19:22. Un tale uomo, se fosse vissuto e morto fra gli ovili, sarebbe stato "re degli uomini per tutto ciò".

II EGLI ERA UNO DEI RE DEL CIELO. "I poteri esistenti sono ordinati da Dio". Tutti i monarchi legittimi regnano de jure divino. Ma non tutti allo stesso modo. Ebrei fu espressamente scelto da Dio [1Samuele 16:1; Salmi 89:20] fu tolto dagli ovili e dalle pericolose veglie contro il leone e l'orso per essere il viceré del Cielo. E si dimostrò re secondo il cuore di Dio. Ebrei è il criterio con cui i monarchi successivi sono confrontati, e con il quale sono giudicati, [2Re 11:4,33; 15:3-5,11; 2Re 14:3 -- , ecc. ]

III FU FEDELE AL RE DEI RE. "Gli Ebrei fecero ciò che era giusto agli occhi del Signore, e non si allontanarono da nulla di ciò che egli gli aveva comandato per tutti i giorni della sua vita, se non solo", ecc

. "Il suo cuore era perfetto davanti al Signore suo Dio". [1Re 11:4] Gli ebrei osservavano i comandamenti e gli statuti di Dio (ver. 34). Ebrei era qualificato a governare avendo imparato a obbedire. Gli Ebrei non richiedevano nulla dai suoi sudditi che egli stesso non rendesse al suo sovrano Signore

IV ESEGUÌ FEDELMENTE I GIUDIZI DI UN RE. I poteri costituiti sono costituiti "per eseguire l'ira su colui che fa il male". La Chiesa al suo altare prega "affinché possano amministrare veramente e indifferentemente la giustizia, per punire la malvagità e il vizio". "Il re saggio disperde gli empi e porta la ruota su di loro". "L'esecuzione della giustizia sui colpevoli è essenziale anche per l'esercizio della misericordia verso coloro la cui sicurezza dipende dal mantenimento della legge" (Wordsworth). Davide non fu mai più regale di quando "stroncò tutti i malvagi dalla città dell'Eterno". Salmi 101:8 ]

V EGLI FU RE FINO ALL'ULTIMO. "Davide non ha mai organizzato gli affari di Dio con tanta saggezza e cura come quando era fissato al letto della sua età e della sua morte" (Bp. Hall). È il re che parla in questa carica morente. Fu perché era re, e come tale doveva obbedienza al Re dei re, e doveva protezione e rivendicazione della legge ai suoi sudditi, che non poté perdonare Ioab e Simei. Un privato può perdonare torti privati; Un re non può perdonare le offese pubbliche, perché non può dare via ciò che non è suo da dare. È vero che il figlio di Davide pregò per il perdono dei suoi assassini. È vero che dobbiamo perdonare coloro che ci hanno fatto un torto. Ma non dobbiamo sconfiggere i fini della giustizia e dare libero il malfattore. Né il Figlio di Davide perdonerà la ribellione cosciente e inveterata. Sono gli Ebrei, la fonte di ogni misericordia, che diranno: "Quei miei nemici, che non vogliono che io regni su di loro, conduceteli qui e uccideteli davanti a me". [Luca 19:27 ]

VI CERCÒ E TROVÒ MISERICORDIA DAL RE DEI RE. Ebrei non era perfetto, non era senza peccato. "Salvo solo per quanto riguarda Uria l'Ittita". Non è la "luce ardente che batte su un trono" a rivelare le imperfezioni di Davide; sono le sue stesse confessioni. Nel Salmo 51. Egli stesso ha registrato il suo peccato e la sua profonda penitenza; nel Salmo 32 ci parla del suo perdono. Il re d'Israele ci dice come il Re del cielo perdona. E qui, più di ogni altra cosa, forse, egli è un modello per tutti i re, per tutti gli uomini, fino alla fine dei tempi. Questo Eikon Basilike ha molte caratteristiche buone e nobili, ma il più bello di tutti è la storia del suo peccato e del suo perdono. [2Samuele 12:1-18 ]

Omelie DI E. DE PRESSENSE

Vers. La Sacra Scrittura ci dà molte descrizioni commoventi e patetiche della morte del padre di famiglia, mostrando come essa sanziona e santifica allo stesso tempo l'affetto naturale. Gli addii di Davide ci ricordano quelli di Giacobbe. A volte sembra che la morte riempia gli uomini di Dio dell'antica alleanza con lo spirito di profezia, come se la sommità della vita terrena fosse illuminata da uno splendore più puro che cade su di essa da una sfera superiore. La morte è davvero per tutti il messaggero di Dio per rivelarci grandi verità; è un grande profeta

I La Morte ci mostra DOVE FINISCE LA VIA DI TUTTA LA TERRA. Pascal dice: "Per quanto brillante possa essere stata la tragedia, la fine è sempre la morte. Da ogni tomba che viene scavata esce una voce che grida: Memento mori".

II LA MORTE CI INSEGNA A GUARDARE LA NOSTRA ESISTENZA PASSATA NEL SUO INSIEME, come dall'alto guardiamo la pianura sottostante. Fa emergere il grande scopo della vita, la verità essenziale troppo spesso annegata nel brusio indaffarato del mondo. Davide non pensa più a quest'ora alla gloria e ai piaceri della vita. Il suo unico grande fine si staglia più chiaramente davanti a lui: camminare nelle vie del Signore, osservare i Suoi statuti e i Suoi comandamenti. Questa è saggezza e prudenza

LA MORTE RICORDA AI SERVI DI DIO CHE IL LORO LAVORO NON PERISCE CON LORO; che nessuno di loro, nemmeno il più grande, è uno strumento indispensabile del lavoro; che sono solo anelli della catena. Così la fiaccola che deve illuminare il mondo passa di mano in mano

IV L'EREDITÀ DI UN'OPERA SANTA DA PORTARE AVANTI è la migliore di quelle benedizioni che, secondo la promessa di Dio, devono ricadere sul Suo popolo fino alla terza e quarta generazione. Esodo 20:6] Una grande responsabilità grava su una famiglia cristiana, e la loro educazione dovrebbe essere condotta in vista di essa. Questa successione nella pietà, nel vivere e nell'agire la fede, è più importante e più reale della successione per mezzo dell'ordinazione ufficiale

V Ogni servo di Dio, nella sua morte, può dire con Gesù Cristo: "È OPPORTUNO PER TE CHE IO ME NE VADA"; "FARETE COSE PIÙ GRANDI DI QUESTE". È bene sapere, quando il nostro lavoro è finito, che sarà portato avanti da un altro. Con Salomone la teocrazia ebraica ricevette un nuovo sviluppo, come non aveva mai conosciuto al tempo di Davide. È bene per noi morire, anche per l'opera di Dio, che siamo chiamati a compiere fino a un certo punto, ma non oltre

VI Quanto è ancora meglio per noi morire, quando lo guardiamo alla luce dell'eternità. "Davide si addormentò con i suoi padri (versetto 10), ma solo come loro per essere portati a casa da Dio, per riposare nel seno di Abramo". [Luca 16:22] Per quanto ci riguarda, possiamo dire con San Paolo: "Partire e stare con Cristo è molto meglio". - E.DE P. [Filippesi 1:18 ]

Omelie DI J. WAITE

Vers. 1-4.-

Le ultime parole di un padre reale

La movimentata vita di Davide sta volgendo al termine. Ebrei ha dimostrato d'essere "un uomo secondo il cuore di Dio". Non era un uomo perfetto , perché aveva gravi difetti. Ma, nel complesso, riconobbe la grandezza della sua posizione di "unto del Signore". Gli ebrei vivevano secondo l'ispirazione di un proposito divino. Gli Ebrei "servirono la sua generazione secondo la volontà di Dio". Atti 13:36] I suoi stessi difetti testimoniavano la forza innata del suo carattere. L'altezza del precipizio misura la profondità che si acciglia sotto di esso. Le grandi nature sono le più capaci di grandi tentazioni, grandi dolori e grandi peccati. Ma ora il grande Davide muore, e la sovranità di Israele deve passare in altre mani

LA CALMA DI UN BRAV'UOMO DI FRONTE ALLA MORTE. "Vado per la via di tutta la terra". C'è un tono di calma compostezza e soddisfazione in queste parole, caratteristica notevole del modo in cui la maggior parte dei santi dell'Antico Testamento affrontava la morte. Più che un semplice coraggio orientale, una mera sottomissione passiva all'inevitabile, la fede nell'Invisibile e nell'Eterno, la fortezza di un'anima che ha trovato un'eredità più nobile delle provviste terrene, l'abbandono pacifico di sé nelle mani del Dio Vivente. Ma non come la visione chiara e certa della fede cristiana. Confrontate questo, "Vado per la via", ecc., con "Ho combattuto un buon combattimento" di San Paolo, ecc.

[2; Timoteo 4:7,8] Gli ebrei che hanno una presa vivente su Cristo possono dire, non solo "Vado per la via di tutta la terra", ma "Vado per la mia strada verso la dimora eterna dei redenti". "Assente dal corpo; presenti con il Signore". La compostezza di fronte alla morte è una questione di temperamento naturale, dipendente dalle condizioni fisiche, da distinguere dal trionfo superiore della fede. Uomini di fede a volte in "schiavitù per timore della morte". Vivete molto con Cristo, e quando verrà l'ora fatale il pungiglione e il terrore saranno tolti

II LA CURA DI UN PADRE DEVOTO PER IL BENESSERE DI SUO FIGLIO. Spesso nella vita di Davide vediamo, attraverso l'abito del suo carattere regale, il palpito del vero cuore paterno. Lo spirito della paternità qui prende la forma di consigli saggi e solenni che si addicono al tempo. Un bel tocco di natura in questo. Il vero padre desidera che i suoi figli siano più nobili, migliori, più felici di lui. Gli Ebrei rivivono nella loro vita, e vorrebbero che evitassero gli errori e i mali in cui è caduto. Il desiderio di Davide per Salomone è subito intensificato e santificato dal ricordo delle sue stesse azioni sbagliate. "Sii forte e mostrati uomo". La giovinezza, l'indole gentile, le pesanti responsabilità di Salomone richiedevano allo stesso modo tale consiglio. Suprema lezione di vita per i giovani: il sentiero dell'obbedienza alla legge divina è quello della sicurezza e della prosperità. La sapienza e la forza che Dio dà permetteranno al "bambino" nel senso più nobile di "giocare a fare l'uomo". Ogni generazione si trova in un terreno privilegiato rispetto a quelle che l'hanno preceduta - i figli "eredi di tutte le età", la migliore eredità che i padri lasciano loro - i grandi principi della verità e della rettitudine, illustrati dalla loro stessa storia vivente. Mappa dell'oceano della vita nelle mani dei bambini; rocce e secche e correnti nascoste tracciate dalla cura, dalla fatica e dalla sofferenza di coloro che hanno navigato prima di loro. Che lo usino saggiamente se vogliono avere un viaggio sicuro e prospero

III LA FERMEZZA DEL PROPOSITO DI DIO IN MEZZO A TUTTI I CAMBIAMENTI DELLA STORIA UMANA. Davide muore nella fede che "il Signore manterrà la Sua parola". Il "patto eterno ordinato in tutte le cose e certo" non è fluttuante e corruttibile come le cose e gli esseri della terra. L'ordine saldo dei corpi celesti e delle stagioni, simbolo dell'alleanza sicura. Geremia 33:20] La fragilità dell'uomo serve spesso ad approfondire la nostra impressione dell'eternità di Dio. La vita umana è una storia raccontata presto, ma "il consiglio del Signore rimane saldo", ecc. Questa è la nostra sicurezza per il trionfo della causa della verità e della giustizia nel mondo, "Ogni carne è erba", ecc. 1Pietro 1:24] L'uomo muore, ma Dio vive; e la speranza che rimane sulla Sua parola non può mai essere svergognata

IV LA NATURA CONDIZIONALE DELLE PROMESSE DIVINE. "Se i tuoi figli stanno attenti", ecc. Tutte le promesse divine sono quindi condizionali. La fede e la sottomissione pratica dovevano metterci nella linea del loro compimento. Dio "continua la Sua parola" a coloro che perseverano nelle Sue vie. Le promesse sono "sì e amen" in Cristo. Siate "in Lui" se volete realizzarli.

2 E tenete acceso l'incarico , "vegliate la guardia" (custodies custodiam Jehovae), o, "servite il servizio". Bahr parafrasa: "Sii un vero osservatore nel servizio di Geova". Le parole sono costantemente impiegate per denotare un rigoroso adempimento del servizio del tabernacolo o dei doveri dei sacerdoti e dei Leviti [Levitico 8:35; 18:30 ; Numeri 1:53 3:7,8,25,28,32,38 31:30; 1Cronache 23:32 -- , ecc.; anche. Genesi 26:5] "Il riferimento", dice Rawlinson, "è all'ordine dato a tutti i re in Deuteronomio 17:18-20". Ma non c'è bisogno di limitarlo a quell'unica ingiunzione. Quale sia l'incarico è spiegato al momento del Signore tuo Dio di camminare nelle Sue vie, di osservare la stessa parola , i Suoi statuti, i Suoi comandamenti, i Suoi giudizi e le Sue testimonianze . È impossibile tracciare una distinzione chiara e netta tra queste quattro parole, come fanno gli espositori più anziani. "La frase deriva dal Pentateuco" (Wordsworth). La forza dell'accumulazione di termini praticamente sinonimi è quella di rappresentare la legge nella sua interezza ("Die Totalitat des Gesetzes", Keil); [Confronta Deuteronomio 5:31,8:11 -- , e specialmente Salmi 119 ], affinché tu possa prosperare. La traduzione marginale, "fare saggiamente", è preferita da alcuni (Keil, ad esempio); ma la traduzione del testo ha l'autorità di Gesenius e di altri dalla sua parte, e dà un significato migliore. "Il contesto richiede evidentemente 'prosperare' qui, Giosuè 1:7" (Rawlinson). "Affinché tu possa fare saggiamente" è una conclusione molto zoppa e impotente per ver

(3.) Abbiamo qui un'evidente reminiscenza di Giosuè 1:7 ; forse anche di Deuteronomio 29:9. Davide era senza dubbio ben versato nelle Scritture di quell'epoca, di cui ogni re aveva il comando di fare una copia

"Mostrati un uomo."

La religione di Dio è la religione dell'uomo. La vera religione è il perfezionamento della nostra umanità

L 'UOMO È STATO FATTO A IMMAGINE DI DIO. Questa è la Sua caratteristica essenziale. Più Ebrei riflette questa immagine, più Ebrei è veramente virile. La religione della Bibbia restaura la Sua virilità

NON C'È FACOLTÀ NELL'UOMO CHE NON TROVI IL SUO COMPLEMENTO E IL SUO SVILUPPO IN DIO. La sua ragione trova in Dio solo la verità che cerca. Il suo cuore trova solo un oggetto adeguato alla sua forza di amare nel Dio che è Amore. La sua coscienza ha per suo ideale e per sua legge la santità divina. "Siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli".[

Matteo 5:48] La sua volontà deriva la sua potenza solo da Dio

1.) Il Figlio di Dio era il Figlio dell'uomo e realizzò la vera idea di umanità nella Sua vita santa

2.) La religione di Dio onora ed esalta l'uomo, così come la menzogna e l'errore lo degradano e lo degradano

3.) La morale divina è in profonda armonia con la vera morale umana, quella legge che è scritta nella coscienza naturale. La meschina religiosità che dice: "Non toccare, non gustare, non toccare" (Colossesi 2:21) e crea ogni sorta di doveri artificiali, non è conforme alla vera pietà, il cui unico grande comandamento - l'amore per Dio e per l'uomo - si approva allo stesso tempo al vangelo e alla coscienza

4.) Essere un uomo significa, infine, Compi il tuo dovere come un uomo. Sii uno dei violenti che prendono il regno con la forza. Stiamo attenti a non effemigare il nostro cristianesimo con un sentimentalismo morbido. Impariamo dal Figlio di Dio ad essere veramente uomini "secondo il cuore di Dio". -E. DE P

Omelie DI A. ROWLAND Vers. 2, 3.-

Una carica da un re morente

Le espressioni degli uomini morenti hanno naturalmente un peso. Coloro che si trovano sulla linea di confine tra il tempo e l'eternità hanno meno tentazioni di mascherare la verità e sono più propensi degli altri a vedere le cose nelle loro vere relazioni. Quando coloro che ci parlano sono uomini che ci hanno amato a lungo e che si sono sempre dimostrati degni del nostro amore, dobbiamo essere davvero insensibili se le loro parole sono impotenti. Esemplificate con la menzione di chiunque il cui destino futuro si sia ripiegato sul desiderio e sul consiglio di un padre o di un amico morente. Il consiglio che Davide diede a Salomone aveva questo doppio valore. Gli ebrei parlavano come un uomo morente e come un padre saggio e amorevole. Felice sarebbe stato per il figlio se questo consiglio fosse sempre stato la legge della sua vita

1.) L'ansia di Davide per il benessere morale e spirituale di suo figlio. Alcuni genitori ritengono che il loro dovere sia fatto se vedono i loro figli e le loro figlie abbastanza "sistemati nella vita", senza molta considerazione per il carattere. David si preoccupava prima del carattere e poi delle circostanze. Gli ebrei credevano che se il cuore fosse stato retto con Dio, le cose sarebbero andate bene da sole con gli uomini

2.) La disponibilità di Salomone a ricevere tali consigli. Com'era diverso il suo spirito da quello di Adonia. Benché giovane, di grande spirito, di rango principesco e già unto re, si inchina per ascoltare il suo anziano padre. Lezioni di riverenza per l'età e di rispetto per i genitori da trarre da questo. Nel suo incarico a Salomone, Davide inculca:

I L'IMPORTANZA DELLA COMPLETA OBBEDIENZA A DIO. Gli ebrei avevano visto i terribili effetti dell'obbedienza parziale in Saul, il suo predecessore. (Fate un esempio tratto dalla vita di Saul).

1.) Ciò implica il riconoscimento di Dio come Re. Ebrei è il Re dei re, e il Signore dei signori, e anche il principesco Salomone doveva ricordare di avere un Maestro in cielo. Questo sarebbe stato netto solo per il suo bene, ma per il benessere del suo regno. Le tirannie, le esazioni, le crudeltà di un comune despota orientale sarebbero state impossibili per uno che riconoscesse abitualmente di essere responsabile verso Dio, e che i torti che nessun tribunale umano potrebbe vendicare riceverebbero la giusta punizione dal "Giudice di tutta la terra". I desideri del padre morente potevano in qualche modo trattenerlo, ma questi non potevano avere il potere duraturo della legge del Dio sempre vivente e sempre presente. Quale sicurezza appartiene a colui che, come Giuseppe, dice nell'ora della tentazione: "Come posso fare questa grande malvagità e peccare contro Dio?" Quel pensiero può essere nostro nell'oscurità come nella luce, in mezzo agli estranei così come nei recinti di casa. Al ragazzo che parte dalla casa di suo padre, all'uomo che assume nuove responsabilità, giunge il messaggio: "Mantieni il comando del Signore tuo Dio, di camminare nelle sue vie".

2.) Ciò implica la completezza nell'obbedienza. Davide non usa vane ripetizioni quando parla di "statuti, comandamenti, giudizi e testimonianze".

Il tutto, la legge, non solo una parte di essa, doveva essere ricordata. Siamo tutti tentati di obbedire parzialmente. È facile, naturale, proficuo obbedire ad alcuni comandi. La disubbidienza porterà malattie, vergogna o perdita di reputazione, e, temendo tali punizioni, alcuni si astengono dalla trasgressione. Ma ci sono altre leggi di Dio, la cui obbedienza reca disonore piuttosto che gloria, impoverimento e non vantaggio; e anche a questi si deve ubbidire se vogliamo 'camminare dinanzi a Dio in verità, con tutto il nostro cuore'. Ancora, ci sono alcuni precetti che sembrano di scarso valore, e siamo tentati di dire che non abbiamo bisogno di essere troppo precisi. Ma dimentichiamo che le leggi di Dio, anche le più piccole, sono terribilmente precise. La scienza lo sta dimostrando in ogni settore della natura. La marea, per esempio, non si fermerà di un piede nello spazio, né di un attimo nel tempo, per salvare la vita dell'uomo indifeso rinchiuso tra le rocce. E le leggi morali sono meno inesorabili? Inoltre, la prova cruciale dell'obbedienza si trova in relazione alle piccole cose. Se tuo figlio obbedisce al tuo comando importante, perché ne vede l'importanza, sei contento; Ma tu sei molto più contento quando fa qualcosa che gli hai detto di fare, solo perché lo desideravi, perché questa è una prova di vera obbedienza più alta di quella

II LA NECESSITÀ DELLA RISOLUZIONE PERSONALE. "Sii forte, dunque, e mostrati uomo". Questo suona come un'eco delle parole che Dio stesso rivolse a Giosuè. Giosuè 1:7] Anche le occasioni erano simili. Giosuè stava entrando nella sua guida e Salomone era sui gradini del suo trono. Davide evocherebbe la risoluta virile di suo figlio. C'era tanto più bisogno di ciò, perché il suo onorato ed eroico padre non poteva più stargli accanto. Uno dei motivi per cui Dio ci ha tolti i nostri genitori con la morte è quello di sviluppare e rafforzare il nostro carattere. Quando gli alberelli crescono al riparo dell'albero genitore, sono debolmente; Ma quando il gigante della foresta cade, e i venti del cielo cominciano a sferzare coloro che hanno avuto la sua protezione, la loro forza diventa più grande e le loro radici colpiscono più profondamente. «Mostrati uomo», dice Davide a Salomone. Alcuni suppongono che dimostrino la loro virilità scimmiottando le arie degli anziani (fumando, bestemmiando, ecc.). Ma nel senso di Davide, mostrarsi un uomo significa dimostrarsi saggio, valoroso, virtuoso e, soprattutto, leale di cuore a Dio. Questa esortazione implica quindi la manifestazione del coraggio e della forza morale. Questi sono necessari per l'obbedienza che abbiamo descritto, poiché tale obbedienza implica una lotta

1.) C'è conflitto con se stessi. Dobbiamo affrontare l'insorgere della passione, combattere contro l'orgoglio che ci farebbe rifiutare di sottometterci alla rivelazione e alla giustizia di Dio, ecc

2.) C'è resistenza alle influenze malvagie degli altri. Quando Salomone fu sviato dalle sue mogli e cominciò ad adorare i loro dèi, stava dimenticando il comandamento: "Sii forte e mostrati uomo". Sottolineate la necessità del coraggio morale e del rinnovamento della forza, confidando in Dio, per coloro che sono circondati da compagni malvagi

3.) C'è antagonismo nei confronti delle usanze popolari. A scuola, negli affari, nella politica nazionale, nella routine della chiesa, è più facile galleggiare con la corrente che lottare contro di essa. Gli ebrei dovevano necessariamente "essere forti e mostrarsi un uomo", che avrebbe detto: "Dobbiamo obbedire a Dio piuttosto che all'uomo!" Mostra dove Salomone trovò questa forza, e dove la perse. Fornisci esempi di entrambi tratti dalla storia sacra. Ad esempio, i discepoli erano codardi quando Cristo era assente, ma divennero eroi quando si adempì la promessa a Pentecoste: "Furono rivestiti di potenza dall'alto".

III L'ASSICURAZIONE DELLA BEATITUDINE CHE NE DERIVA. "Affinché tu possa prosperare", ecc. Come fatto storico, questa promessa si è avverata. Il regno di Salomone prosperò finché fu fedele al Dio di suo padre. La sua apostasia seminò i semi della sua decadenza. Le promesse di Dio sono contingenti, non assolute. Hanno allegato ad essi condizioni implicite. Questo, che è stato mostrato nelle benedizioni materiali sotto il patto della vecchia economia, è sempre vero. Non è che l'uomo meriti le benedizioni di Dio con la sua obbedienza, ma che non è adatto a riceverle con la disobbedienza. Questo si vede ancora più chiaramente alla luce della nuova dispensazione. Dio dà all'uomo ciò per cui è adatto, sulla terra e in cielo. In Gesù Cristo e attraverso Gesù Cristo, Ebrei ha ampliato le nostre vedute della ricompensa. Oltre la morte si estende l'adempimento di questa promessa, e chi è fedele con le poche cose sarà infine sovrano su molti. In uno spirito di umile ubbidienza e di devota dipendenza, cerchiamo di mantenere l'incarico e di ottenere la benedizione rivelata in queste parole morenti del dolce Cantore d'Israele. - A. R

4 Affinché il Signore possa piuttosto continuare a "stabilire" (ut confirmet), come è reso in 2Samuele 7:25, dove viene pronunciata questa stessa parola di promessa. Cfr. 1Re 8:26 La sua parola che gli Ebrei pronunziarono riguardo a me per bocca di Natan, 2Samuele 7:12-17 [Confronta; Salmi 89:4] o Davide può riferirsi a qualche promessa successiva fatta direttamente a lui. Nella promessa di 2Samuele 7. non c'è menzione di alcuna clausola, "Se i tuoi figli", ecc. Ma sia qui che in Salmi 122:1, 1Re 8:25, viene data particolare importanza alla condizione [dum se bene gesserint] che senza dubbio fu compresa, se non espressa, quando la promessa fu fatta per la prima volta], dicendo: Se i tuoi figli badano alla letteratura, "osserva", la stessa parola di cui ai versetti 2, 3, per camminare davanti a me nella verità con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima, non ti mancherà la letteratura, "Sii sterminato per te", come Marg. [Confronta 1Samuele 2:29; Giosuè 9:23] Questa parola non ricorre nella promessa originale fatta per mezzo di Natan. Ma ricorre nelle versioni successive della promessa, 1Re 8:25, 9:5, così come qui: una forte presunzione che la promessa debba essere stata ripetuta a Davide in un'altra forma, disse egli, un uomo sul trono d'Israele

Ma questo pensiero, che la permanenza della sua dinastia dipendeva dalla fedele osservanza della legge come è scritta nel libro di Mosè (cioè in tutti i suoi dettagli), sembra aver ricordato al morente che egli stesso non aveva sempre osservato gli statuti che esortava il suo successore a osservare. Era stato suo dovere come re, come potere ordinato da Dio, punire tutte le violazioni della legge di Dio con le loro punizioni appropriate; e questo dovere, almeno in alcuni casi, era stato trascurato. Poiché la legge di Mosè, riaffermando la legge primaria che faceva parte dei cosiddetti "precetti di Noè" (Genesi 6) - che ix. il sangue deve essere espiato con il sangue, ingiunto, con singolare enfasi e distinzione, la morte dell'assassino [Numeri 35:16,17,18,19,30-33 ; Esodo 21:14] Dichiarò che finché l'omicidio fosse rimasto impunito, l'intero paese sarebbe stato contaminato e sotto una maledizione. E non diede al re alcun potere di perdono, nessuna discrezione in materia. Fino a quando la macchia rossa del sangue non fu lavata via "dal sangue di colui che l'aveva sparsa", la Giustizia Divina non fu soddisfatta, e una carestia o una pestilenza o una spada avrebbero potuto colpire la terra. Ora, Davide sapeva tutto questo: non poteva non saperlo, perché aveva visto il suo paese, pochi anni prima, colpito da una carestia a causa del sangue invendicato dei Gabaoniti. Eppure , un noto e infame assassino non era stato messo a morte. L'assassino di Abner e di Amasa contaminava ancora la terra, occupava ancora una posizione distinta e sfidava la punizione. Ma se la legge di Mosè doveva essere osservata, allora, qualunque cosa costasse e per quanto dolorosa potesse essere, egli doveva morire; e Davide, per il benessere del suo regno, la stabilità del suo trono e, soprattutto, l'onore di Dio, doveva esigere la sua morte. Senza dubbio gli aveva spesso oppresso la mente, specialmente in quegli ultimi giorni di debolezza, il pensiero che la punizione fosse stata così a lungo ritardata; e quindi, vedendo avvicinarsi la fine, sente di dover ingiungere al suo successore l'adempimento di quel dovere che era stato troppo "debole" per adempiere. [2Samuele 3:39] Perciò egli procede,

5 "Inoltre, tu sai anche ciò che Ioab, figlio di Tseruia, non c'è "enfasi su queste parole: colui che era figlio di mia sorella", come mi ha fatto Wordsworth, vedi a 1:113, e quest'ultima parola non ha posto nell'originale, e dovrebbe essere tralasciata, poiché è fuorviante. Questo fa sì che Davide chieda la morte di Ioab in parte a causa delle ferite private che aveva subito per mano sua, e in parte a causa dei suoi due brutali omicidi menzionati attualmente. Ma questo è proprio ciò che Davide non fece; poiché si guarda bene dall'escludere ogni menzione dei suoi torti privati. È vero, egli dice, "ciò che Giobbe mi ha fatto", ma è perché "il sovrano è colpito dall'argomento" (Mons. Hall), e perché il primo di questi omicidi aveva fatto sospettare Davide di complicità, mentre ciascuno di essi lo aveva privato di un ufficiale capace. E le parole che seguono ciò che fece ai due capitani degli eserciti d'Israele, queste parole sono chiaramente esplicative di ciò che egli ha fatto a me. Solo così possiamo spiegare l'assenza della "e" ad Abner, figlio di Jether. [2Samuele 3:27] Questo fu uno di quei turpi omicidi ai quali la legge negava espressamente qualsiasi diritto di rifugio, perché era "con l'astuzia". Esodo 21:14] Ioab "prese Abner in disparte alla porta per parlare con lui pacificamente, e lo colpì lì all'addome", e ad Amasa, figlio di Jether o Ithra. In 2Samuele 27:23, Ithra è chiamata "un'Israelita", un evidente errore per "Ismaelita", come in effetti si trova, 1Cronache 2:17. La madre di Amasa, Abigail, era sorella di Davide e Tseruia; Amasa, di conseguenza, era cugino di primo grado di Ioab. Questo omicidio fu ancora più turpe di quello di Abner. Qui c'erano legami di sangue; Erano compagni d'armi, e non c'era alcuna pretesa di vendetta che egli uccideva e spargeva la luce, "metteva", un'espressione un po' strana. Sembra quasi che Wyl "su di lui" si sia ritirato. Il significato di "fare", che Keil assegna a μyci non è confermato dai suoi riferimenti, Deuteronomio 14:1; Esodo 10:2. "Mostrato", "mostrato", è più vicino all'originale, il sangue della guerra in pace, il significato è ovvio. Il sangue potrebbe essere versato legalmente in tempo di guerra, in un combattimento leale; e Ioab avrebbe potuto uccidere i due capitani in battaglia senza colpa. Ma li uccise quando erano in pace con lui e impreparati, con il tradimento, e mise il sangue della guerra che la LXX ha ai=ma ajqwon, "sangue innocente" sulla sua cintura che era intorno ai suoi lombi, e nelle sue scarpe che erano ai suoi piedi non dobbiamo supporre che la cintura e il sandalo siano menzionati come "die Zeichen des Kriegerstandes" (Bahr), Cioè, insegne militari; né ancora che l'idea sia "dalla cintura al sandalo" (Ewald), cioè copiosamente. Questi sono soliti (difficilmente "principali", come Keil) articoli di abbigliamento orientale, sia del civile che del soldato, e questi due sono menzionati perché, senza dubbio, gli orribili dettagli dei due omicidi, e specialmente dell'ultimo, [vedi 2Samuele 20:8] erano stati riferiti a Davide. A quel tempo era stato detto agli Ebrei come il sangue di Amasa fosse schizzato sulla cintura di Ioab e fosse sceso nei suoi sandali, e questi particolari, che senza dubbio fecero una profonda impressione nella sua mente, sono qui citati per mostrare quanto vile e traditore fosse l'atto e quanto Ioab fosse completamente macchiato di sangue innocente. sangue che gridava vendetta al cielo. [Genesi 4:10]

6 Fa' dunque secondo la tua sapienza. Ci voleva grande discrezione nell'esigere la punizione di morte per la facilità di uno che era così potente, che aveva tanta influenza sull'esercito e sul popolo, i cui crimini erano stati tramandati per così tanto tempo, verso il quale Davide era così in debito - Ioab aveva in parte vinto e gli aveva conservato due volte la corona - e al quale era legato da legami di sangue. Agire in modo precipitoso o imprudente potrebbe provocare una rivoluzione, e non lasciare che la sua testa canuta veda il ver. 9. Ioab, sebbene nipote di Davide, non poteva essere molto più giovane di lui, e Davide aveva ormai settant'anni e scendette nella tomba in pace. Gli ebrei devono morire di una morte violenta, non naturale, come il grano in grembo. Questa espressione, senza dubbio, sembra vendicativa, ma è solo perché dimentichiamo il carattere della dispensazione dell'Antico Testamento (come una delle ricompense e delle punizioni temporali). Vedi l'"Espositore", vol

(3.) p. 114), la posizione di Davide come re (come dispensatore autorizzato di punizioni, e come responsabile verso Dio di dispensarle senza paura o favore), e i principi del codice mosaico (come una lex talionis, che esige sangue per sangue, e che richiede ai magistrati e al popolo di purificarsi dalla colpa del sangue chiedendo "il sangue di colui che lo ha sparso"). Tenete a mente queste considerazioni, e non c'è assolutamente alcun motivo per accusare Davide di malevolenza. Wordsworth pone l'accento sul fatto che Ioab non si era pentito dei suoi crimini. Ma non dobbiamo ricorrere a tali supposizioni. La legge ebraica non concedeva all'omicida alcun luogo di pentimento. Nessuna quantità di contrizione purificherebbe la terra dal sangue. La pena pecuniaria deve essere pagata. Nel caso di Davide stesso, fu commutato solo da una rivelazione speciale, [2Samuele 12:10,13,14] non rimesso

7 E per i figli di Barzillai il "Beni-Barzillai" includeva figlio, o figli, e tutti gli altri discendenti. È molto probabile, anche se non è espressamente dichiarato, che Chimham fosse il figlio di Bar-zillai. [2Samuele 19:37] Rawlinson dice: "Chi fossero gli altri figli non è noto." Sarebbe più corretto dire che non sappiamo se ci furono altri figli. La famiglia era ancora esistente temporaneamente. Esdra, [Esdra 2:61] dove, vale la pena notarlo, leggiamo delle figlie di Barzillai. In Geremia 41:17, leggiamo della "abitazione (tWdGe), caravanserraglio, khan di Chemoham", dove il Keri ha Chimham. È stato sostenuto dalla menzione di questo nome, e dal fatto che il loro khan era vicino a Betlemme, che Davide o Salomone diedero alla famiglia la terra lì, e lasciarono che fossero di quelli che mangiano alla tua tavola -- , cioè di coloro che traggono il loro sostentamento dalla mensa reale, non necessariamente da essa (Keil); Daniele 1:5 ; cu 2Re 25:29. La presenza a tavola è espressa da jl l. [2Samuele 11,12] Era considerato una parte essenziale della munificenza reale in tutto l'Oriente che il re nutrisse un gran numero di servitori e dipendenti. Cfr. il racconto della provvista di Salomone 1Re 4:22,23 ; anche 2Samuele 19:28; Giudici 1:7 poiché così vale per il cibo; vennero da me letteralmente: "si avvicinarono". L'ebraico br"q; include spesso, come qui, l'idea di soccorso. Cfr. Salmo Lamentazioni 3:57. Barzillai venne certamente, [2Samuele 17:27] e probabilmente Chimham, ma il Commentario dell'Oratore si sbaglia quando dice che "Chimham è menzionato come presente". Ebrei era presente al ritorno di Davide (2Samuele 19:31,38, ma non necessariamente prima, quando fuggii a causa della letteratura, "dalla faccia" di Assalonne, tuo fratello.

La menzione di Assalonne, e di quei terribili giorni di rivolta e di anarchia, quando fu costretto a fuggire per salvarsi la vita, sembra aver ricordato al re morente uno degli ingredienti più amari di quell'amaro calice di vergogna e sofferenza: le crudeli maledizioni di Simei. Ebrei ricorda che il peccato di Simei, che non era altro che tradimento e bestemmia, è finora sfuggito alla punizione. In un momento di generoso entusiasmo, aveva incluso Simei nell'amnistia generale che aveva proclamato al suo ritorno. Gli Ebrei avevano pensato, senza dubbio, in quel momento solo all'offesa contro se stesso; aveva dimenticato il suo carattere sacro e rappresentativo di "unto del Signore"; o se lo aveva ricordato (versetto 21) le emozioni di quel giorno memorabile avevano oscurato o pervertito il suo senso della giustizia e del dovere. Ma da allora si è reso conto - e il pensiero pesa sulla sua coscienza nella camera della morte - che allora ha perdonato ciò che non aveva il potere di perdonare, cioè un peccato a cui la legge mosaica attribuiva la pena di morte. Per la bestemmia, come per l'omicidio, non c'era espiazione se non la morte del bestemmiatore [Levitico 24:14-16 -- ; Confronta; 1Re 21:10,13] e la bestemmia, come l'omicidio, anche se forse non nella stessa misura, coinvolgeva coloro che l'udivano nella sua colpa, fino a quando non si erano liberati del loro peccato sul capo del colpevole [Levitico 14:14 -- ; Confronta Levitico 5:1] Ma Simei, lungi dall'aver sofferto la punizione della legge, era stato protetto due volte contro di essa; due volte preservato in vita, a dispetto della legge, dal supremo magistrato, l'esecutore della legge. E Davide, che ha accusato suo figlio di osservare la legge, ora si rende conto che lui stesso è stato un trasgressore della legge. Ebrei ha mantenuto il suo giuramento, giurato a danno suo o del suo popolo, e lo manterrà fino alla fine. Ma Salomone non ha tale obbligo. Gli ebrei possono esigere i lunghi arretrati di giustizia, non meno dovuti a causa del tempo trascorso e dei laches regali ("nullum tempus occurrit regi"); può trattare con il bestemmiatore come la legge comanda, e Davide ora gli ordina di fare questo

8 Ed ecco, tu hai con te Bahr intende con ÚMi, "vicino a te", (in deiner Nahe) perché Bahurim era vicino a Gerusalemme. Keil deduce da questa parola che Simei "viveva a quel tempo a Gerusalemme", e si riferisce al versetto 36, che, semmai, implica che non lo fosse. Ma vale la pena di suggerire se Simei non sia forse il Simei a cui si fa riferimento in 1Re 1:8. (Dean Stanley nota questa come una possibilità, ma non sostiene nulla a sostegno di essa: "Jewish Church", vol. 2 p. 171, nota.) Lì troviamo Simei e Rei menzionati come fermi seguaci di Salomone al tempo dell'ascesa di Adonia, e con queste parole "non erano con Adonia". Certo non è un'ingiusta presunzione - se non c'è nulla che la confuti - che lo Simei menzionato successivamente come "con" Salomone sia la stessa persona. Ma è stato obiettato (ad esempio, da Kitto) che la falsa parte che Simei ebbe al tempo della rivolta di Absalom avrebbe impedito per sempre che fosse riconosciuto e menzionato come uno dei sostenitori di Salomone. Ne dubito fortemente. La grande influenza che Simei possedeva deve essere presa in considerazione. Nulla mostra questa influenza più chiaramente del fatto che il giorno della restaurazione di Davide, nonostante la parte che aveva preso e la possibile disgrazia e pericolo che lo attendevano, poteva ancora comandare la presenza di mille uomini di Beniamino. Probabilmente il segreto della sua influenza risiedeva nel fatto che era "della famiglia della casa di Saul", e forse, a causa dell'insignificanza dei discendenti di Saul, era il principale e principale rappresentante di quella casa. E se è così, non c'è nulla di sorprendente nel menzionare il fatto che egli "non era con Adonia", e in seguito fu "con" Salomone. Può darsi che in quel momento critico si trattasse di una questione di grande importanza, quella che Simei - e i mille o più Beniaminiti alle sue spalle - sposarono. E se poi si fosse pronunciato a favore di Salomone, non avrebbe potuto mancare di procurargli una certa quantità di favore e considerazione. Da allora in poi gli Ebrei sarebbero stati tra gli amici del giovane re, e le parole "tu hai con te" descriverebbero accuratamente la sua posizione Simei, figlio di Gera, un altro Simei, figlio di Ela, è menzionato [1Re 4:11] come ufficiale di Salomone in Beniamino. Gera non deve essere considerato come il "padre" di Simei, se non nel senso di antenato. Ebrei fu allontanato da lui da molte generazioni, essendo figlio di Bela e nipote di Beniamino [Genesi 46:21 -- ; Confronta 1Cronache 7:6] Eud, trecento anni prima, è anche descritto come "un figlio di Gera", Giudici 3:15 a Beniaminita lett., il Beniaminita, il che significa che Gera, non Simei, era il Beniaminita. Ebrei era ben noto come il figlio del primogenito di Beniamino, 1Cronache 8:50] e il capo di una casa in Beniamino. Il professor Gardiner (traduzione americana di Lange, nota testuale, p. 29), seguendo la LXX e la Vulg., insiste sul fatto che, yniymiYhAB, (con l'articolo) può significare solo "figlio del Jaminita, cioè dei discendenti di Jamin, un figlio di Simeon". Ma questo è direttamente contrario a ciò che leggiamo in 9 Samuele 16, cioè che Simei apparteneva a "una famiglia della casa di Saul", cioè a un beniaminita. E su questo la grammatica è d'accordo. Giudici 3:15 è un parallelo esatto, e confronta ymijLhAtyBeLhAtyBe, 1Samuele 6:14,18, e ymij Samuele 16:1, 18; 17:58 di Bahurim il nome significa "I giovani". Era a circa sei miglia di distanza da Gerusalemme, in Beniamino, e sulla strada principale per Gerico e la valle del Giordano (o fuori, come suggerisce Giuseppe Flavio in Ant. 7:9, 7). Potrebbe essere rimasto in uno dei batuffoli che si diramano dal burrone che corre continuamente lungo la ripida discesa verso Gerico. L'evento narrato in 2Samuele 3:16 come accaduto a Bahurim potrebbe essere servito a infiammare l'odio di Simei. Nonostante la sua rancorosa ostilità, tuttavia, deduciamo da, 2Samuele 17:18, che Davide aveva alcuni fedeli aderenti lì che lit., "ed egli" mi maledisse con un doloroso acc. a Gesenius, al., "forte", cioè spazzatore; Keil, veemente; Thenius, "heillos", flagizio. LXX, kataran ojdunhran. Vulg., maledictio pessima -- nel giorno in cui andai a Mahanaim; 2Samuele 16:5 ma egli scese per incontrarmi al Giordano lett., il Giordano, cioè il discendente, così chiamato dalla rapidità del torrente (ha una caduta di 1400 piedi in circa 100 miglia) o dalle ripide discese che conducono ad esso. La parola ha sempre la definizione. Art., e gli giurai per il Signore, dicendo: Non ti farò morire con la spada. [2Samuele 19:23]

9 Ora dunque lett. "e ora". Forse l'"adesso" è una nota di tempo in apposizione al "giorno" del versetto 8, o piuttosto al tempo del giuramento di Davide. «Allora ho nuotato fino a lui senza consigliare, ma ora la legge deve fare il suo corso». Probabilmente è meramente inferenziale: quae cum ita sint -- non trattenerlo senza colpa , piuttosto, non lo lascerai impunito (Vatablus, Gesen., Bahr, al.); Confronta Esodo 20:7; Geremia 30:11 poiché tu sei un uomo saggio , fronimov piuttosto che sofov (LXX) Gesen. rende qui, "dotato di capacità di giudicare". Davide desidera chiaramente che la sapienza e la giustizia, non la malizia o la passione, siano la guida di Salomone, e sa ciò che devi accendere , o devi -- fargli; ma Ebrei e la sua testa canuta lo menzionarono, non maliziosamente, ma con l'idea che la punizione, che era stata a lungo ritardata, doveva comunque raggiungerlo. L'età di Ioab e Simei renderebbe la Nemesi Divina più evidente. Gli uomini avrebbero "visto che c'era un Dio che giudica sulla terra", ti avrebbero fatto scendere nella tomba con il sangue. La versione autentica qui altera inutilmente l' ordine dell'originale, che dovrebbe essere seguito ovunque possa essere (e generalmente può) senza sacrificare l'idioma e l'eleganza. In questo caso l'alterazione, per il leggero risalto che dà a "testa di brina" e a "sangue", conferisce una durezza fittizia alla sentenza. L'ebreo sta così: "E farai scendere la sua testa canuta e sangue nello Sceol". Questo ordine delle parole mostra anche un po' più chiaramente la sequenza del pensiero, che è questa: "Tu sei saggio, perciò sai cosa devi fare per legge. Quello che farai è, abbatterai", ecc. Da queste parole si evince che, se Davide era mosso da malizia, da un "desiderio appassionato di punire coloro che gli avevano fatto torto" (Plumptre, Dict. Bib., art. "Salomone"), o da "feroce e profonda vendetta" (Stanley, "Jewish Church", vol

(2.) p. 135), ne era profondamente inconsapevole. Se era "un'oscura eredità di odio" (ibid.) che stava lasciando in eredità a Salomone, allora egli si trova davanti a noi in queste ultime ore o come un ipocrita untuoso, o come infatuato e incoerente fino all'ultimo grado. Che l'uomo che, nelle sue parole iniziali (ver. 3), ingiungeva a suo figlio, nel modo più enfatico, un'obbedienza rigorosa e letterale alla legge del Cielo, in queste parole successive, pronunciate quasi nello stesso respiro, gli chiedesse di saziare una vendetta crudele e a lungo accarezzata su Ioab e Simei (l'ultimo dei quali aveva liberato due volte dalla morte), è un esempio di autocontraddizione che è quasi, se non del tutto, senza paralleli. Ma, come ho mostrato altrove, in modo piuttosto esteso, è una visione superficiale e del tutto errata delle ultime parole di Davide, che suppone che siano state ispirate da malizia o crudeltà. La sua idea assorbente era chiaramente questa, che non aveva "osservato l'ordine del Signore"; che egli, il magistrato supremo, il "vendicatore per eseguire l'ira", risparmiando Ioab e Simei, l'omicida e il bestemmiatore, le cui vite erano state entrambe perdute alla giustizia, aveva fallito nel suo dovere, aveva indebolito le sanzioni della legge e compromesso l'onore dell'Altissimo. Ebrei è troppo vecchio e troppo debole per eseguire la sentenza della legge ora, ma per la sicurezza del suo popolo, per la sicurezza del suo trono, deve essere fatto, e quindi Salomone, che non aveva l'obbligo di risparmiare i criminali che suo padre aveva risparmiato, deve essere obbligato a farlo. Del re ebreo si potrebbe dire con una proprietà speciale: "Rex est lex loquens", e raramente la voce della legge è stata pronunciata con maggiore dignità e fedeltà come da Davide in questo ultimo incarico. Dire, come fa Harwood (Lange, American Trans., p. 32) che "nient'altro che sofismi può giustificare l'incarico di Davide a Salomone, di non lasciare che lo sfortunato Simei morisse in pace", mostra semplicemente quanto imperfettamente lo scrittore sia entrato nello spirito della legge teocratica, quella legge sotto la quale Davide visse, e con la quale solo poteva essere governato e governare gli altri

10 Così Ebrei e David dormirono, Ebrei si sdraiò. L'idea di bk"ç; non è tanto quella del sonno, quanto quella della postura sdraiata del morto. Indica la tomba piuttosto che lo Sceol (Gesen.), anche se quest'ultima idea non è esclusa. Wordsworth (dopo un Lapide) trova qui "un'affermazione della dottrina dell'esistenza dell'anima dopo la morte, e della risurrezione del corpo", ma non è nel testo con i suoi padri Confronta l'espressione latina abiit ad plures, e il greco ejv pleonwn iJkesqai, e fu sepolto nella città di Davide, cioè il colle di Sion, che egli aveva fortificato, la sua cittadella divenne il suo sepolcro e da allora in poi portò il suo nome. La sepoltura intramurale era permessa solo ai profeti e ai re. Gerusalemme è completamente sotto terra. minata da grotte e caverne, e Sion non fa eccezione alla regola. Uno di questi, forse ampliato, divenne probabilmente il luogo di sepoltura dei re. Era conosciuto, non solo ai tempi di Neemia, [Neemia 3:15,16], ma fino all'età degli apostoli. Atti 2:29] Probabilmente a causa di un fraintendimento delle parole di San Pietro, "il suo sepolcro è con noi", ecc., il cenoculare è ora mostrato come la tomba di Davide. Giuseppe Flavio dice che Salomone mise una grande quantità di tesori con il corpo, tremila talenti dei quali furono portati via da Ircano (Ant. 13:8. 4). Ebrei ha anche una curiosa storia di un tentativo di saccheggio della tomba da parte di Erode (Ant. 16:7. 1) Ver. 11.- E i giorni in cui Davide regnò su Israele furono quarant'anni: sette anni regnò a Hebron, e trentatré anni regnò a Gerusalemme come altrove, 1Cronache 29:27] lo storico ha trascurato la frazione di anno nel dare la durata del regno di Davide. Gli ebrei regnarono a Ebron, secondo 2Samuele 5:5, "sette anni e sei mesi".

12 L'INTRIGO DI ADONIA

Salomone sedette sul trono di Davide suo padre, e il suo regno -- , cioè il dominio, il dominio fu grandemente stabilito. [Cf. 2Cronache 1:1,2] Questo versetto serve come una sorta di titolo o introduzione al resto del capitolo. Fu principalmente con l'eliminazione dei rivali e delle persone scontente che la sua influenza si affermò

13 E Adonia, figliuolo di Agghìt, venne da Betsabea, madre di Salomone. La LXX aggiunge kainhsen aujth, ma le parole sono probabilmente inserite dal versetto 19. Lo storico narra ora il complotto di Adonia e la sua sconfitta. Sventato nel suo proposito di salire al trono con mezzi diretti, Adonia e i suoi consiglieri ricorrono a intrighi e astuzie. Con l'aiuto di Abishag, egli spera di compiere ciò che i suoi carri e i suoi cavalieri [1Re 1:5] non erano riusciti a realizzare. E si rivolge prima alla regina madre ("Aggreditur mulierem, ut regnandi ignaram ira amoribus facilem". Grozio). La posizione della regina vedova nel regno ebraico era influente; non dissimile da quella della Valide sultana tra gli Ottomani. Da qui la costante menzione della madre di ciascun re (1Re 14:31; 15:10, dove si noti il versetto 13; 2Re 11:1; 12:1; 14:2; 15:2, ecc.; da qui anche la parte che una regina madre come Atalia trovò possibile prendere. Questa preminenza era un risultato naturale della poligamia dei sovrani orientali [e dei conseguenti intrighi dell'harem] unita all'alta stima in cui la madre era tenuta in Oriente. Ed ella disse: "Vieni in pace". Ebrei È la pace la tua venuta! Betsabea fu evidentemente sorpresa dalla sua visita. A causa della parte che aveva preso contro suo figlio, ci sarebbero stati naturalmente solo pochi rapporti, se non un'alienazione positiva, tra loro. Il suo primo pensiero, di conseguenza, è: "Che cosa può significare questa venuta?" L'importanza dell'idea di pace in tutti i saluti orientali è stata spesso notata. Cfr. 1Samuele 16:4; 2Re 9:22; 4:26; 5:21; Luca 10:5; Giovanni 20:19-21, ecc. E disse: Pace Ebrei

14 Gli Ebrei dicevano inoltre: Ebrei Ed egli disse: " -- Ho qualcosa da dirti letteralmente: "Una parola per me (Confronta est mihi) per te". Questa espressione getta un po' di luce sulla frase del Nuovo Testamento, ti ejmoi kai, Giovanni 2:4, ecc. E lei ha detto, Dì avanti

15 Ed egli disse: "Tu sai che il regno era mio schon, so gut wie mein (Bahr"). Adonia evidentemente dava molta importanza al diritto di primogenitura (Confronta ver. 22), che non era inriconosciuto fra gli ebrei. C'è forse anche in queste parole un accenno alla parte che Betsabea aveva avuto nello sconfiggere le sue pretese, e che tutto Israele volse la faccia a faccia -- , cioè gli occhi su di me, che io dovevo regnare, Ebrei su di me, tutto Israele, ecc. L'"io" è enfatico per la sua posizione. Così è la "mina" appena prima di essere usata. Diversi commentatori osservano che le parole di Adonia non erano del tutto vere. Ma non ci aspettiamo di trovare la verità in un'occasione del genere. Adonia era abile e diplomatico, e pone il caso come meglio serve al suo scopo. Per propiziare Betsabea, esagera la sua perdita e la sua delusione, proprio come nelle parole successive, per metterla in guardia, fa il santo e ostacola la sua pietà e la sua rassegnazione: tuttavia è stato acceso, e, il regno è cambiato ed è diventato di mio fratello, perché era suo dal Signore. Questo versetto mostra abbastanza chiaramente che Adoni-Iah non aveva rinunciato alle sue pretese di salire al trono. Nonostante il pietoso fallimento della sua prima cospirazione, e nonostante il generoso condono di Salomone per il suo tradimento, egli non può dimenticare che era, ed è, il figlio maggiore sopravvissuto, ed era stato molto vicino al trono. E quanto al fatto che il regno fosse di suo fratello per disposizione divina, non può averlo ignorato molto tempo fa, eppure ha cospirato lo stesso. E non è difficile leggere qui tra le righe, che egli non ha abbandonato le sue speranze, e non acconsente alla supremazia di Salomone

16 E ora ti chiedo, Ebrei, chiedi, una richiesta -- , non marg., "non distogliere il mio volto". Meglio non tornare indietro, cioè non respingere Rawlinson parafrasa: "Non farmi nascondere il mio volto per la vergogna di essere rifiutato", ma questa non è l'idea dell'originale, che significa: Non rifiutarmi, non mandarmi via. Negli Ebrei "volto" sta spesso per "persona", per occhi (ver. 15), sguardi, portamento. Ed ella gli disse: "Continuate a parlare"

17 Ed egli disse: "Ti prego, parlami a Salomone l'anello, perché egli non ti dirà di no, non ti respingerà". Stesse parole del vers. 16. C'è un pizzico di adulazione in queste parole. Ebrei ora esagera la sua influenza presso il re per darmi in moglie Abisag la Sunamita. Non siamo affatto giustificati nel concludere, come hanno fatto alcuni commentatori, che l'amore non abbia nulla a che fare con questa richiesta. Non è improbabile, al contrario, che la passione per la bella Sunamnita, forse la donna più bella del suo tempo, possa aver dato un potente impulso all'ambizione di Adonia. [vedi a 1Re 1:5] -- Agisce nello stesso tempo, deve aver avuto secondi fini (vedi al versetto 22)

18 E Betsabea disse: "Beh, non c'è motivo per cui la rigorosa traduzione "buono" non debba essere conservata qui. L'A.V segue il LXX kalwv. Allo stesso modo Lutero, wohl; ma Bahr, gut, -- parlerò per te LXX peri sou al re

19 Betsabea dunque si accese: E Betsabea -- andò dal re Ebrei , re Salomone, per parlargli in favore di Adonia. E il re si alzò per andarle incontro, e si inchinò davanti a lei, si legge nella LXX, "e la baciò" (kailhsen aujthn). Non c'è necessariamente una costruzione pregnante, come insiste Keil: "si alzò e scese per incontrarla". Arriviamo qui a dare un'occhiata alla maestosità della corte di Salomone e si sedette sul suo trono, e fece sedere un seggio lett., trono, la stessa parola da stabilire molto probabilmente i servi di Salomone posero il seggio per la regina madre, come i LXX (ejteqh qronov) e la maggior parte dei traduttori. L'accoglienza è stata chiaramente pubblica, se l'intervista è stata privata. Ma l'originale è semplicemente "e tramontò", ecc., suggerendo che Salomone potrebbe averlo fatto, in segno di rispetto, con le sue stesse mani. Ebrei "accolse sua madre come gribi". [1Re 15:13] Bahr per la madre del re, e si sedette alla sua destra. Il posto d'onore. Cfr. Salmi 110:1; Matteo 20:21 25:33; Atti 7:56; Romani 8:34; Ebrei 1:3, 8:1, ecc. Era anche il posto d'onore tra gli arabi , i greci e i romani, come mostrano gli stessi nomi eujwnumov - un eufemismo per ajristerov - e sinistra

20 Allora ella disse: "Desidero una tua piccola supplica". Così le sembrò, senza dubbio, nella sua inesperienza e ignoranza dei veri motivi di Adonia. Pensava di avere tra le mani i fili di una storia d'amore, e che sarebbe stata una piccola cosa per Salomone rendere felici quei bei amanti: ti prego, non dirmi di no. E il re le disse: "Chiedi, madre mia, perché io non ti dirò di no". La prontezza del re ad esaudire qualsiasi cosa lei chiedesse prova che le ragioni che lo indussero a rifiutare la sua richiesta dovevano essere gravi; cioè, la causa di Adonia non può essere stata priva di conseguenze politiche

21 Ed ella disse: "Abisag la Sunamita sia data in moglie ad Adonia, tuo fratello". Per la costruzione (tae con un nominativo, o, come alcuni pensano, T'yu usato in modo impersonale - man gebe), Confronta Genesi 27:42; Esodo 10:8 ; e specialmente Numeri 32:5 ; e vedi Gesen., Lex. s.v. tae, e Ewald, Sintassi, 295 b

22 E il re Salomone, rispondendo, disse a sua madre: "E perché chiedi ad Abishag, la Sunamita, di Adonia? Il professor Plumptre (Dict. Bib., art. "Salomone") dice che "la narrazione lascia non poco perplessi". Ebrei poi fa notare in modo particolare la stranezza dell'intercessione di Betsabea per Adonia, e anche il fatto che Salomone "scorrazzerà nella più ardente ira" alla sua richiesta. Ebrei spiega i fatti, comunque, con "l'ingegnosa teoria del signor Grove che identifica Abisag con la Sulamita, [So 6:13] l'eroina del Cantico dei Cantici". È "l'amore appassionato di Salomone per la più bella tra le donne" che ha fatto sì che Betsabea, "fino ad allora suprema, temesse un'influenza rivale e si unisse a qualsiasi piano per la sua rimozione". La veemente bruschezza del re è in modo simile spiegata. Ebrei vede nella richiesta un tentativo di privarlo della donna che ama e un complotto per tenerlo ancora sotto la tutela dell'infanzia. Nessuno può dubitare dell'ingegnosità di questa teoria, né ancora che essa possa rappresentare i fatti reali. Ma non è necessario, né aiuta molto alla spiegazione della narrazione. L'intervento di Betsabea può essere facilmente spiegato da

(1) il suo desiderio di conciliare il più formidabile rivale di suo figlio;

(2) il suo interesse femminile per un incontro d'amore; e

(3) il suo orgoglio, che non poteva che essere lusingato, nel sentirsi assicurare che la sua influenza sul re era così grande

Né è più difficile attribuire una ragione all'improvviso scoppio d'ira di Salomone. Questa richiesta è per lui la prova di un nuovo complotto contro il suo trono, un complotto così abilmente ordito che i suoi complici sono stati in grado di ingannare sua madre e di farne uno strumento per il suo avanzamento. Sicuramente questo è sufficiente per spiegare l'indignazione di Salomone. E la teoria di una storia d'amore ha questo svantaggio, che il giovane re la ignora completamente in ciò che segue, tutta la sua preoccupazione è per il regno, e non viene detta una parola sulla donna; e di nuovo - e questo è quasi fatale - la sua menzione di Ioab e Abiatar, e i suoi successivi rapporti con loro, provano in modo conclusivo che sospettava una cospirazione contro la sua corona, non un complotto, in cui questi ultimi non avrebbero potuto avere alcun interesse, e quindi nessuna parte, per derubarlo di un'amante, chiedere per lui il regno anche Ebrei e chiedere per lui=e (Tu seguirai) chiedere di lui; o, sì, chiedi di lui, ecc. Era del tutto naturale che Salomone vedesse nel tentativo di Adonia per Abisag un tentativo indiretto, ma non per questo meno reale o pericoloso, di comprendere la propria rovina. Perché era una delle usanze delle monarchie orientali che l'harem di un sovrano scendesse al suo successore. Così l'impostore Smerdi prese possesso dell'harem di Cambise (Erode 3:68), mentre Dario a sua volta ebbe alcune delle mogli di Smerdi (3:88). E ciò che è molto più importante, un'usanza simile si è diffusa tra gli ebrei. Davide, per esempio, succedette alle mogli, insieme al regno, di Saul. [2Samuele 12:8] E vediamo dal caso di Abner e Rizpa, [2Samuele 3:8] e ancora di più da quello di Absalom, [1Re 16:22] che "prendere possesso dell'harem era l'atto più deciso della sovranità" (Speak (Lord A. Hervey, Speak. Ora tutti questi casi erano di data troppo recente, e avevano attirato troppa attenzione a quel tempo, per aver reso possibile che fossero sfuggiti all'osservazione di Salomone o di Adonia. Esse manifestano "una connessione così stretta nell'opinione pubblica tra il titolo alla corona e il possesso delle mogli del monarca defunto, che aver esaudito la richiesta di Adonia sarebbe stato il più forte incoraggiamento alle sue pretese" (Rawlinson in loco). Si può dire che Abisag non era stata realmente la concubina di Davide (cap. 1:4), il che è vero, e che spiega quella che altrimenti sarebbe stata la stupefacente empietà di Adonia [Levitico 18:8,20:11 ; 1Corinzi 5:1] e la meravigliosa compiacenza di Betsabea. Non c'è alcun mandato per accusare Adonia (come è fatto da un Lapide, Wordsworth, al.) di aver sfidato la legge divina e di aver cercato un'alleanza incestuosa, perché lo storico è attento a rappresentare Abisag come la serva di Davide, e non come sua moglie. Ma è poco probabile che la nazione in generale lo sapesse. In genere la gente poteva solo supporre che questa bella fanciulla, scelta tra tutte le migliaia d'Israele per la sua bellezza, fosse diventata a tutti gli effetti una del serraglio reale. È quasi certo, quindi, che la richiesta di Adonia nascondesse un complotto per usare Abisag come trampolino di lancio per il trono, e Salomone certamente non è da biasimare se l'ha interpretata alla luce della storia contemporanea e degli usi del suo tempo e del suo paese. Gli Ebrei sapevano che suo fratello aveva fatto un tentativo deliberato per soppiantarlo, e quindi non poteva che concludere che si trattava di un secondo tentativo, anche se velato, di privarlo del suo regno; per lui, per il sacerdote Abiatar e per Ioab, figlio di Tseruia. Sembra che i LXX e altri traduttori abbiano avuto un testo leggermente diverso prima di loro. I rendering della LXX, kaiqar kai aujtw, k.t.l.; la Vulgata, "et habet Abiathar", ecc. La Vallese parafrasa, "nonne in cansilio fuerunt ille et Abiathar", ecc. Keil osserva bene che "la ripetizione delle risposte dipende interamente dal carattere emotivo delle parole". Stentiamo a credere, però, che in queste conversazioni abbiamo gli ipsissima verba dei parlanti. Se sì, come sono stati conservati e tramandati all'autore? Persino uno "scriba di corte" difficilmente coglierebbe ogni svolta di espressione. E forse questo colloquio con Betsabea era privato. Sembrerebbe quasi, dall'immediata menzione di Ioab e Abiatar, che Salomone avesse ricevuto qualche preclusione di questa seconda cospirazione. Forse la sua notevole penetrazione aveva intuito che il malizia si stava preparando dal portamento dei tre, che senza dubbio sarebbero stati sorvegliati attentamente. O forse ha sentito parlare di frequenti incontri da parte loro. In ogni caso, la causa di Adonia è per lui la prova conclusiva di un complotto

23 Allora il re Salomone giurò per il Signore, dicendo: Dio mi faccia così, e anche una forma comune di scongiuro [Rut 1:17 ; 1Samuele 14:44 20:13 -- ; =

2Samuele 3:9, 19:13 -- , ecc.] Gott soil mich fort und fort strafen. Bahr, se o "quello". yKi segue costantemente formule di giuramento, come in tutti i passaggi appena citati. Cfr. l'uso di oti nel Nuovo Testamento. L'ordine delle parole successive in ebraico è evidente contro la sua vita parlò Adonia questa parola. wvpnB, "a rischio o pericolo della sua vita". [Cfr. 2Samuele 23:17; Giosuè 23:11]

24 Ora dunque Ebrei e ora, -- come vive il Signore, che mi ha stabilito, e mi ha posto una y si è qui insinuato nel testo, evidentemente per il fatto che questa stessa lettera precede e segue sul trono di Davide mio padre, e che mi ha fatto una casa che Keil e Wordsworth intendono con questa espressione, "mi ha dato figlia". "Salomone", dice Keil, "aveva già un figlio, cioè Roboamo, di circa un anno [comp. 11:42 con 14:21, e". 2Cronache 12:13] Ma qualche dubbio sembra collegarsi ai "quarantuno anni" menzionati come l'età di Roboamo alla sua ascesa. Bahr dice che "il matrimonio di Salomone non avvenne che dopo (3:1). E troviamo da 1Re 11:38; 2Samuele 7:11,27, che 'fare' o 'edificare una casa' significa fondare una dinastia permanente" come promise Ebrei , cioè in 2Samuele 7:11-13 Adonia sarà messo a morte oggi

25 E il re Salomone mandò per mano , cioè la strumentalità; non necessariamente eigenhandig, come Thenius. Cfr. Esodo 1Samuele 16:20, Ebrei; 1Re 12:15 14:18; Geremia 37:2, ["che egli pronunciò per mano di Geremia"] ecc. La stessa espressione si trova nel versetto 46 di questo capitolo di Benaiah in Oriente il capitano della guardia del corpo del re è sempre stato il "capo dei giustizieri", il titolo dato a Potifar, Genesi 37:36, Ebrei; in 2Re 25:8 a Nebuzar-Adan; e in Daniele 2:14 ad Arioc "il capo delle guardie del re, che era uscito per uccidere i magi, ecc. e si gettò su di lui così che morì. Salomone è stato accusato di "vendetta a sangue freddo" e di "quella crudeltà gelosa così comune nei despoti orientali", nell'ordinare l'esecuzione di suo fratello. Ma ingiustamente. Va ricordato che in occasione della prima ribellione di Adonia, il giovane monarca aveva mostrato la massima magnanimità nei suoi confronti. Allora gli Ebrei avrebbero potuto giustamente decretare contro di lui la morte che senza dubbio i cospiratori avevano progettato contro di lui [1Re 1:12] Adonia, fuggendo verso l'altare, dimostrò di avere buoni motivi per temere la spada vendicatrice. Ebrei era chiaramente consapevole di aver meritato la morte del traditore. Ma Salomone lo risparmiò, con una buona condotta. Gli Ebrei lo avvertirono che "se si fosse trovata in lui malvagità" sarebbe morto [1Re 1:52] Il suo primo tradimento, di conseguenza, non doveva essere perso di vista, nel caso in cui si fosse reso colpevole di un nuovo reato. E ora che lo si trova di nuovo a cospirare; Ora che egli abusa della clemenza reale e cerca con imbrogli e intrighi di strappare la corona di suo fratello, la sentenza di morte ha effetto. Questo rinnovato tentativo, dopo il fallimento e il perdono, deve aver convinto il re che le pretese di Adonia sarebbero state una minaccia permanente per la pace e la prosperità del suo impero, e quindi doveva a se stesso, ai suoi sudditi e soprattutto a Dio, che gli aveva affidato la corona, di mettere fuori strada questo inquieto e pericoloso cospiratore. Passare sopra a una seconda offesa sarebbe stato un incoraggiamento virtuale alla sedizione, perché avrebbe dimostrato che il re era debole e poteva essere preso in giro. Adonia quindi doveva morire, non solo in espiazione del suo tradimento, ma come esempio per i sudditi di Salomone, affinché i disaffezionati, compresi tutti i partigiani di Adonia, potessero essere intimoriti all'obbedienza

Vers. 22-25. - I fratelli

Può essere istruttivo se, alla maniera degli scrittori antichi, facciamo un confronto tra i due fratelli la cui storia è ricordata in parte in questa sezione, e che qui appaiono come rivali. Le loro carriere sono state molto diverse. L'uno regnò con una magnificenza quasi senza pari per quarant'anni; l'altro cadde proprio nel mattino di maggio della sua vita per mano della spada del boia. Quali sono state le cause che hanno prodotto risultati così diversi? Consideriamone alcuni

IO , ADONIA ERO RICOLMO DI BELLEZZA, SALOMONE DI SAPIENZA. Il primo aveva una bontà; la seconda bontà. Gli uomini ammiravano Adonia; il Signore amava Salomone. Al fratello maggiore l'onnisciente Provvidenza assegnò i doni del volto e della forma, vantaggi esteriori, a quest'ultimo gli Ebrei diedero "sapienza e intelligenza straordinariamente e grandezza di cuore", l'ornamento silenzioso e discreto dello spirito. La saggezza è migliore dei rubini; Sì, e meglio delle bellezze

II ADONIA ERA AMBIZIOSO; SALOMONE ERA PIO. Il primo amava se stesso e cercava il proprio avanzamento. Il secondo "amava il". Il primo, con la sua stessa dimostrazione, resistette e sfidò la volontà del Cielo; quest'ultimo "camminò secondo gli statuti di Davide suo padre". Adonia desiderava ricchezze, onori, la vita dei suoi nemici; Salomone non chiese nessuna di queste cose, ma un cuore comprensivo. Di conseguenza, la loro vita era regolata da principi completamente diversi. Il primo si comportava come se fosse il padrone; Il secondo si ricordò che non era che un servo (ver. 9). E Adonia perse tutto, anche la sua vita, mentre Salomone guadagnò tutto, la sapienza che aveva chiesto; l'"onore più ricco" che non ha chiesto. In verità, "la pietà è utile a tutte le cose. [1Timoteo 4:8 ]

III ADONIA CERCÒ DI FORZARE GLI EVENTI; SALOMONE ATTESE PAZIENTEMENTE IL SIGNORE. Adonia non volle aspettare che suo padre fosse morto; avrebbe strappato lo scettro dalla debole presa del vecchio; sarebbe diventato re ad ogni costo, e subito. Vale la pena notare che Salomone, d'altra parte, non prese parte alle misure che lo misero sul trono. "Gli ebrei che credono non si affretteranno." L'uno cercava di frustrare i disegni della Provvidenza, l'altro "si affidava a colui che giudica con giustizia". Egli fu incoronato e Adonia fu giustiziato

IV ADONIA SI RIBELLÒ A SUO PADRE; SALOMONE RIVERIVA SUA MADRE. Il trattamento dei genitori è una prova di carattere. Onorare il padre e la madre è "il primo comandamento con promessa". Adonia ripagò l'indulgenza di suo padre con il tradimento contro il suo trono; Salomone, quando si sedette sul suo trono, fece apparecchiare un trono per sua madre. Se fosse stato re, sua madre avrebbe dovuto essere regina. Gli Ebrei la ricevettero con il più profondo rispetto, sebbene fosse sua suddita; poiché egli "considerava la sua femminilità senza corona come la cosa regale". Le fortune di questi due fratelli non furono più diverse dei loro caratteri, come rivelato dal modo in cui trattarono i loro edredoni. E le loro storie concordavano con i loro principi; La loro vita e la loro morte illustravano il comandamento

V DIO SCELSE SALOMONE E RIFIUTÒ ADONIA. Come nel caso di Esaù e Giacobbe, come nel caso di Manasse ed Efraim, il più giovane è preferito al maggiore. Eppure l'anziano era apparentemente il favorito del pubblico. "L'uomo guarda all'apparenza esteriore, ma il Carico guarda al cuore". È il caso di Davide e dei suoi fratelli ancora una volta

In tutti questi casi "il Signore ha riservato per sé colui che è pio". Il mite e pacifico Salomone, il rigettato di Ioab e Abiatar, è l'accettato da Geova. E il brillante e bellissimo Adonia, i suoi vantaggi, la sua influenza, i suoi sforzi, tutto questo non gli giova a nulla, perché "il superbo" - e possiamo aggiungere, l'egoista, il disubbidiente - "il Signore conosce da lontano", Salmi 138:6] mentre "l'empio e colui che ama la violenza la sua anima odia". Salmi 11:5]

26 LA DEPOSIZIONE DI ABIATAR E LA MORTE DI IOAB

E per il sacerdote Abiatar vedi nota a 1Re 1:8. Lo storico ora racconta la fine dei confederati di Adonia che disse al re, "vattene ad Anatot " Gli Ebrei è estremamente brusco e autorevole, e ben corrisponde alla rabbia e alla determinazione di chi parla. Anatot, la casa di Abiatar, era anche la residenza di un altro sommo sacerdote, Chelchia. Geremia 1:1] Era in Beniamino, una città di sacerdoti, e aveva dei sobborghi. Geremia 21:1-7] È stato identificato da Robinson con Anita, un villaggio a 1,25 ore. N.N.E, di Jerns. Il nome (= Risposte) secondo Gesenius, significa "risposte alla preghiera", ma secondo il Talmud, "echeggia", fino a l è qui quasi l'equivalente di la,. Cfr. 2Samuele 15:4,20, Ebrei ecc. i tuoi campi il patrimonio della sua famiglia , perché tu sei degno di morte; Ebrei , un uomo di morte; LXX ανητου, cioè ενοχο θανατου, 2Samuele 26:66. ma io in questo tempo Ebrei in questo giorno -- non ti metterò a morte , cioè la sentenza di morte è stata differita durante la buona condotta. Non è corretto dire che Abiatar fu "risparmiato per un certo tempo, ma solo per un tempo" (Stanley). Più correttamente Corn. a Lapide: "Misit eum in patriam ut ibi vitam, quam ei condonabat, quiete tradu-ceret". Per quanto ne sappiamo, è morto in pace perché tu hai portato l'arca del Signore Dio davanti a Davide mio padre Allora, del tutto inutilmente avrebbe letto per "arca", .... "Efod". [1Samuele 23:6] Zadoc e Abiatar avevano portato l'arca [non naturalmente di persona, ma per altos, cioè i leviti Uriel, Gioele, ecc.:, 1Cronache 15:11] quando Davide la portò a Gerusalemme, e anche durante la sua fuga da Absalom. [2Samuele 15:24-29] Abiatar era stato associato sia alle gioie e ai dolori di Davide, sia perché tu sei stato afflitto in tutto ciò in cui mio padre era afflitto. [Vedi 1Samuele 22:17-23; 2Samuele 15:24 -- , ecc. ]

OMILETICA

Vers. 26, 27.-

Il Sommo Sacerdote degradato

Possiamo trovare in questa sezione un sermone sul cesarismo. I rapporti del potere mondiale con la Chiesa, il campo di competenza dello Stato e le prerogative del clero, quali siano i limiti propri del potere temporale e quale sia il dominio esclusivo di quello spirituale, sono state questioni controverse per molti secoli. Sono argomenti di primo piano al giorno d'oggi. Forse possiamo trovare in questa storia alcuni principi che ci guidano. Perché impariamo

IO CHE I PRETI FAREBBERO MEGLIO A NON IMMISCHIARSI NELLA POLITICA. Nessuno può negare il loro diritto astratto di farlo. Sono uomini, se sono ecclesiastici, e "nihil humani", ecc. Come cittadini, possono avere delle convinzioni. Avendo delle convinzioni, possono sicuramente metterle in pratica. Nessuno può negare ancora una volta che spesso hanno interferito per un buon scopo. Ne è testimone il caso di Jehoiada. A volte può essere un dovere interferire. Ma allo stesso tempo, il loro piano non è il piano della politica. La loro politeuma è la Chiesa. E ciò che è lecito, non sempre è conveniente. La loro ingerenza è spesso costata cara non solo a loro, ma anche alla Chiesa. Sarebbe stato per Abiatar; buon per i Wolsey, Richelieus e molti altri, se non avessero mai rinunciato a "festeggiare ciò che era destinato all'umanità". Ci sono questioni - questioni imperiali di giusto e sbagliato - in cui il clero deve esprimersi; Ci sono altre questioni, questioni di partito, in cui, per il loro bene e per quello del loro gregge, farebbero meglio a tacere

II CHE I SACERDOTI SONO UOMINI DI PASSIONI SIMILI AGLI ALTRI UOMINI. A quanto pare Abiatar non era esente da quella "ultima infermità delle menti nobili". Probabilmente fu la gelosia di Zadoc a spingerlo a cospirare contro Salomone e a unire le mani con l'omicida Giosche contro il profeta Natan. Né l'olio santo dell'unzione né l'adempimento dell'ufficio sacerdotale distruggono il phronema sarkos (vedi Art. IX) È degno di nota che il primo sommo sacerdote si rese colpevole di idolatria, invidia e mormorii; che i figli di Eli commisero crimini abominevoli; e che i sommi sacerdoti Anna e Caifa condannarono il Signore della Gloria. Ogni sommo sacerdote doveva "fare espiazione per i propri peccati. [Levitico 16:6,11] Abiatar, il ministro di Dio, era un traditore contro Dio e il Suo unto. Avendo le fragilità, le tentazioni e le passioni di altri uomini, i sacerdoti spesso commettono peccati, a volte commettono crimini

III CHE I SACERDOTI POSSANO ESSERE PUNITI PER I LORO CRIMINI DAL POTERE SECOLARE. Per secoli la Chiesa latina ha conteso con i nostri antenati l'esenzione degli ecclesiastici dall'autorità dei tribunali civili. Ma i sacerdoti ebrei non godevano di tale esenzione. Abiatar fu minacciato di morte da Salomone e fu cacciato dal suo ufficio. Il nostro grande Sommo Sacerdote rispettava il tribunale di Ponzio Pilato. E il suo apostolo rispose di se stesso davanti a Felice e Festo, e davanti allo stesso grande Cesare. (Cfr. art. 37, degli "Articoli di religione"). Ma

I SACERDOTI IV DEVONO ESSERE TRATTATI CON LA RIVERENZA DOVUTA AL LORO UFFICIO. "Perché tu hai portato l'arca dell'Eterno, dell'Eterno." Il clero criminoso non deve essere punito in modo tale da portare la sua sacra vocazione al disprezzo (non, ad esempio, deve essere messo a spazzare le strade, come il generale Butler ha costretto a fare uno dei vescovi americani a New Orleans). Se l'uomo non ha diritto a nessun corrispettivo, lo è l'ufficio. Ebrei indossa la livrea del Grande Re. Il vaso è "di terra", ma il tesoro "celeste". [2Corinzi 4:7] "Come gli uomini sono per i ministri di Dio, lo troveranno per loro."

I SACERDOTI POSSONO ESSERE DEGRADATI DALLA LORO POSIZIONE, MA NON POSSONO ESSERE PRIVATI DEL LORO SACERDOZIO. Non derivavano la loro autorità dal potere civile. Non ha dato e non può togliere. Davide non fece sacerdote Ebiatar, e Salomone non poté disfarlo. Troviamo da. 1Re 4:4 che era ancora chiamato "sacerdote". Gli ebrei che sono "chiamati da Dio, come lo fu Aaronne", possono essere ricordati solo da Dio. Quando Salomone "cacciò Abiatar", "lo privò della sua dignità, ma non lo spogliò del suo sacerdozio" (Teodoreto) Lo Stato può multare, imprigionare, bandire, mettere a morte gli ambasciatori di Cristo secondo i loro meriti, ma non può alterare il loro messaggio, manomettere i loro credi, conferire i loro ordini o prescrivere le loro ordinanze. "A Cesare le cose che sono di Cesare e a Dio le cose che sono di Dio".

VI RIMUOVENDO IL SACERDOTE INDEGNO IL POTERE CIVILE COMPIE LA VOLONTÀ DEL SIGNORE. La "sicura parola di profezia" - anzi una doppia profezia - ebbe il suo adempimento quando Salomone bandì Ahiathar. Il potere secolare ha così realizzato il beneplacito di Dio dichiarato quattrocento anni prima. E il magistrato che, nell'esercizio dell'autorità conferitagli da Dio per la punizione dei malfattori, degrada il sacerdote criminoso, lo fa tacere, lo visita con pene e pene appropriate, rende servizio a Dio; compie la volontà di Dio, che vuole che i ministri malvagi siano portati davanti alla giustizia e castigati; tanto più influente è il loro esempio, tanto più c'è bisogno di una punizione cospicua ed esemplare

Vers. 26-35.

La morte di Ioab

"Non sapete che c'è un principe e un grand'uomo caduto oggi in Israele"

-Così gli uomini possono dire come hanno sentito, così possiamo dire noi come leggiamo, la storia della morte di Ioab. Dopo Davide, egli fu di gran lunga l'uomo più grande, il generale più abile, il soldato più coraggioso, lo statista più capace di quell'epoca. Ebrei era "il Marlborough, il Belisario dell'impero ebraico". Gli ebrei avevano combattuto le battaglie di Davide, vinto le sue conquiste, conquistato la sua cittadella e conservato per due volte la sua corona. È un finale triste e tragico di una carriera così brillante. L'idolo dell'esercito, l'uomo che fu il primo nella breccia mortale, l' eroe sempre vittorioso, muore miseramente, sotto la spinta di un vecchio compagno. Per lui il santuario di Dio non ha protezione. Anche se si aggrappa ai corni dell'altare, non gli serve a nulla. No, il sangue del guerriero dai capelli bianchi, vincitore di cento campi ben combattuti, scorre intorno alla struttura consacrata e macchia il luogo della Presenza Divina. Quali sono le lezioni, chiediamoci, di una tale morte? E, prima...

IO PERCHÉ È QUI? Lo è

(1) perché la sua coscienza lo ha reso un codardo. Gli ebrei che non hanno mai voltato le spalle al nemico, sono fuggiti prima di un soffio, di una semplice diceria. Ebrei non è stato attaccato, nemmeno minacciato; Ma il segreto è stato svelato, la cospirazione è stata scoperta, la sua testa è stata confiscata. Ebrei tradisce la sua colpa con la sua fuga. C'era un tempo... in cui avrebbe affrontato quasi tutti i pericoli, in cui sarebbe morto piuttosto che fuggire. Ma poi ha avuto un sostegno e un sostegno, nella coscienza della rettitudine, che ora non ha. Ora, il suo stesso cuore lo denuncia

"Nessuno ti ha accusato; ' è la tua coscienza che piange". --

L'uomo la cui coscienza è gravata dal crimine ha un nemico, un traditore, all'interno della società. Ma perché è fuggito al santuario? perché ha scelto il tabernacolo di Dio come suo rifugio? Ioab infatti non ha amato la dimora della casa di Dio. Il tabernacolo del Signore non poteva essere "amabile" a quel cuore colpevole. La sua scelta sarebbe stata "la congregazione dei malfattori". Un estraneo al tabernacolo e ai suoi servizi, perché è qui? Lo è

(2) perché gli uomini spesso si comportano nell'avversità della religione che disprezzavano nella prosperità. Sì, quello di Ioab non è un caso isolato. È troppo comune

Assistete ai cosiddetti pentimenti sul letto di morte, assistete alle grida e alle preghiere che salgono nell'ora del pericolo da labbra che non hanno mai pregato prima. Gli uomini che hanno trascurato Dio e disprezzato le ordinanze della religione in salute spesso si rivolgono a Lui e a loro nella malattia. "È di moda la nostra sciocca presunzione cercare protezione dove non ci siamo preoccupati di obbedire". Ma

(3) l'altare di Dio è per il sacrificio, non per il santuario. Lo scopo dell'altare, la sua ragion d'essere, era che su di esso potessero essere offerti sacrifici, cioè quell'adorazione. Fu un incidente, per così dire, che ne fece un santuario; l'incidente della sua sacralità. Poiché era stato ordinato da Dio, modellato secondo un modello divino e impiegato nel servizio divino, era naturalmente e giustamente considerato sacro, come una struttura da non profanare, e quindi l'omicida fuggiva lì in cerca di protezione. Ma questo uso dell'altare era del tutto al di là della sua intenzione originale. Era stato fatto per l'adorazione, per il servizio di Dio, non per la difesa dell'uomo. Ioab trascurò il suo uso corretto, lo usò per la sua convenienza. E non abbiamo visto qualcosa di simile ai nostri giorni? La religione è ordinata per l'uomo per vivere. Il suo scopo principale è la gloria di Dio. Esiste perché l'uomo offra "sacrifici spirituali accettevoli a Dio", perché l'uomo sia egli stesso "un sacrificio vivente". Ma c'è chi lo userebbe solo come un santuario, come un luogo in cui rifugiarsi quando non potrà più peccare. Vogliono i benefici della religione senza i suoi obblighi; la pervertono dal suo proprio e santo, per uno scopo puramente egoistico; Lo vogliono per la morte ed era destinato alla vita. Essi agiscono, cioè, proprio come fece Ioab, e c'è da temere che la loro fine finale non sarà diversa dalla sua. L'altare che hanno disprezzato non li proteggerà nel giorno della sventura

II Ma ora chiediamoci, in secondo luogo, PERCHÉ VIENE MESSO A MORTE QUI? L'altare non è mai stato pensato per essere macchiato di sangue umano. Se non era per il santuario, ancor meno per il massacro. E ha dato rifugio a molti; Perché potrebbe non permettergli asilo? Lo è

(1) Perché ci è arrivato troppo tardi. Se fosse venuto prima, e fosse venuto come adoratore, non avrebbe avuto bisogno di venire ora come fuggiasco. Se fosse venuto, dopo i suoi grandi crimini, come un penitente sincero, avrebbe forse trovato il perdono. Davide fu liberato dall'infermità del sangue, e perché non Ioab? Ma egli viene all'altare solo perché vi è spinto; perché non può fare nient'altro. Sì, "è troppo tardi per invocare misericordia quando è il tempo della giustizia". Coloro che rimandano il pentimento e possono peccare non scoprono più che tale finto pentimento non giova loro a nulla. C'è un momento in cui "la porta è chiusa".

1.) Perché "chi non ha usato misericordia avrà giudizio senza misericordia". Gli omicidi di Ioab non avrebbero potuto essere più traditori, più crudeli. "Il sangue di cera in pace". "L'ho preso in disparte al cancello per parlargli pacificamente". [2Samuele 3:27 -- , marg.] "Prese Amasa per la barba con la mano destra per baciarlo". [2Samuele 20:9] C'è una lex talionis che governa i rapporti di Dio con i trasgressori. L'assassino crudele sarà crudelmente assassinato. L'assassino sarà giustiziato all'altare. Gli ebrei che "non hanno mostrato pietà" non ne riceveranno

2.) Perché Dio paga sicuro, anche se paga lentamente. Erano trentaquattro anni

-un'intera generazione, da quando il sangue di Abner pianse per la prima volta dalla terra. Erano trascorsi otto anni dalla morte di Amasa. E Ioab, intanto, aveva mantenuto la sua posizione. Ancora "su tutto l'esercito d'Israele", ancora secondo solo al re. Se mai lui o altri avessero sognato una punizione, a questo punto avrebbero dovuto abbandonare ogni paura o ogni speranza. Davide era morto e Ioab era sopravvissuto. Ioab aveva cospirato una volta, eppure era stato risparmiato. C'è, si chiederebbe, una Giustizia retributiva? esiste un "Dio che giudica la terra"? Sì, benché Ioab abbia "i capelli brini", benché sia quasi sceso in pace nella tomba, il suo peccato lo ha scoperto. E il sangue che arrossa quei capelli grigi, il sangue che cremisi il santuario, prova che c'è una Nemesi per il crimine: che se la giustizia ha un piede esitante, tuttavia raggiunge il più fugace trasgressore; che "se i mulini di Dio macinano lentamente, macinano ancora molto piccoli".

3.) Perché "senza spargimento di sangue non c'è remissione". Solo il sangue di Ioab poteva espiare lo spargimento di sangue che aveva causato. Nient'altro avrebbe potuto ripulire la terra. Per sangue innocente, sangue colpevole; Questa era la legge. Quanto è diverso il Vangelo. Il sangue di Cristo proferisce cose migliori del sangue di Abele, sì, del sangue di Ioab. Il sangue di Ioab fece un'espiazione per il paese. Lì i colpevoli morivano a causa degli innocenti. Il sangue di Gesù fece un'espiazione per il mondo. Qui l'innocente muore a causa dei colpevoli. Il sangue di Ioab parla di vendetta, di vendetta, di morte. Il sangue di Gesù parla di misericordia, di restituzione, di vita, di amore e di pace. Sì, la morte di Ioab può senz'altro parlarci , ma parla con poca utilità, a meno che non ci parli del "prezioso sangue di Cristo".

27 Così Salomone scacciò Abtathar dall'essere sacerdote del Signore, affinché potesse adempiere Ebrei per adempiere "Un'aggiunta del narratore, non l'intenzione di Salomone. È l'ina plhrwqh del Nuovo Testamento". Bahr la parola del Signore, che egli pronunciò riguardo alla casa di Eli in Shiloh 1Samuele 2:31-35. Abiatar fu l'ultimo discendente della casa di Itamar. Con la sua deposizione il sommo sacerdozio tornò alla casa di Eleazaro, e così un'altra "parola del Signore" ebbe il suo adempimento. [Numeri 25:15 ]

Nessuno può giustamente accusare Salomone di inutile severità o di crudeltà nel modo in cui trattò Abiatar. In occasione della sua prima congiura, Abiatar sembra essere sfuggito anche alla censura. Eppure quella cospirazione, se avesse avuto successo, avrebbe quasi certamente comportato la morte di Salomone (cap. 1:12). Ebrei si trova ora di nuovo a complottare, poiché l'azione di Salomone prova che c'era stato un secondo complotto. Gli usi orientali avrebbero giustificato la sua morte. Ebrei è semplicemente avvertito e bandito

28 Poi notizie Ebrei E la relazione, ecc. Non necessariamente della deposizione di Abiatar, ma certamente della morte di Adonia venne a Ioab, poiché Ioab si era voltato secondo la stessa espressione di Esodo 23:2; Giudici 9:3 Adonia, benché lett., e non si voltò dietro ad Assalonne. La LXX (Cod. Vat.), la Vulg., e tutte le versioni antiche tranne la Caldea, qui leggono Salomone, che Ewald e Thenius adottano. Questa lettura è forse troppo sommariamente respinta dalla maggior parte dei commentatori, in quanto implica un'affermazione che sarebbe di per sé ovvia e superflua. Ma non è così. Il significato sarebbe allora che Ioab si era inclinato verso Adonia, e non si era poi schierato dalla parte di Salomone, informazione che è molto meno ovvia del fatto che non era "andato dietro ad Absalom". La versione araba potrebbe quindi essere più vicina alla verità, che dice: "Né amò Salomone". In qualche modo simile a Giuseppe Flavio. Ioab fuggì verso la tenda dell'Eterno e afferrò i corni dell'altare. Come aveva fatto Adonia prima di lui. La sua fuga è una prova quasi certa della sua colpevolezza. ("Joab vero seipsum prodidit." Munster.) Perché avrebbe dovuto fuggire, se era cosciente dell'innocenza? Salomone aveva agito generosamente in precedenza, e Ioab non si rese conto delle istruzioni di Davide in punto di morte. I suoi due omicidi erano rimasti così a lungo impuniti che difficilmente si sarebbe aspettato di essere chiamato a renderne conto. Abbiamo qui, quindi, un'altra indicazione di una seconda cospirazione, ed è un'antica credenza (Teodorota, al.) che Ioab avesse suggerito ad Adonia il piano del matrimonio con Abisag. Alcuni si sono chiesti perché Ioab dovesse fuggire all'altare quando i suoi crimini lo privarono del diritto al santuario. Ma un uomo che sta annegando si aggrappa a una pagliuzza. È probabile che non abbia mai pensato ai suoi omicidi, ma solo al suo tradimento. Secondo i rabbini, la morte all'altare gli assicurò la sepoltura tra i suoi padri (Munster). Ma, se così fosse, difficilmente entrerebbe nei suoi calcoli

29 Or fu riferito al re Salomone che Ioab era fuggito nella tenda dell'Eterno, ed ecco, egli era presso l'altare. La LXX qui inserisce: "E il re Salomone mandò a dire a Ioab: Che cosa ti è accaduto, perché tu sia fuggito all'altare? Ioab rispose: "Perché ho avuto paura davanti a te e sono fuggito presso l'Eterno". Questa è solo una glossa, ma è istruttiva. Mostra che l'autore considerava la fuga di Ioab come un tradimento di una coscienza sporca. Allora Salomone mandò Benaia, figlio di Ioiadà, a dirgli: "Va' a piombare su di lui". La LXX aggiunge: "E seppelliscilo".

30 E Benaiah venne al tabernacolo del Signore, e gli disse: Evidentemente Benaiah "esitava a macchiare l'altare di sangue". È stata solo la santità dell'altare a renderlo un manicomio. Non c'era assolutamente alcun "diritto di santuario", così dice il re: "Vieni avanti". Probabilmente Salomone ordinò male che Ioab, se possibile, fosse indotto a lasciare l'altare. Ogni ebreo avrebbe temuto la sua profanazione con lotte e spargimenti di sangue. Ed egli rispose: «No, ma io morirò qui». Ebrei "qui morirò". Forse Ioab pensava che Salomone non si sarebbe azzardato a metterlo a morte lì, e che così avrebbe potuto in qualche modo salvarsi la vita. Ma è più probabile che contasse sulla morte, e che un sentimento di superstizione, o di sfida, lo avesse deciso di andare incontro lì al suo destino. Bisogna tenere presente che la grossolana superstizione non di rado accompagna l'irreligione e la brutalità; ed è del tutto concepibile che Ioab sperasse in qualche beneficio indefinibile dall'ombra dell'altare, proprio come il povero ebreo polacco si aspetta dalla sepoltura a Gerusalemme. Oppure il suo motivo potrebbe essere stato la sfida, pensando che avrebbe "reso Salomone odioso al popolo, come un profanatore del Luogo Santo" (M. Henry). Difficilmente può essere stato quello di rimandare per sempre un tempo così breve all'esecuzione, come immagina il vescovo Hall

31 E il re gli disse: Fa' come gli ha detto, e piomba su di lui la legge decretata Esodo 21:14] che, se uno ha ucciso il suo prossimo con l'inganno, deve essere tolto dall'altare per morire. Forse il carattere disperato di Gioab rese quasi impossibile l'osservanza letterale di questo comando. Il tentativo di trascinarlo fuori dal suo luogo di rifugio avrebbe potuto portare a un incontro sanguinoso. E il re evidentemente pensava che i crimini di Ioab giustificassero misure eccezionali, e lo seppellisce perché questa ingiunzione? Forse perché lo spirito di; Deuteronomio 21:23 sembrò a Salomone che lo richiedesse. Sia Bahr che Keil pensano che i servigi di Ioab al regno potessero essere ricambiati con una sepoltura onorevole. Non era piuttosto che il cadavere potesse essere rimosso con tutta la fretta possibile dal santuario, che aveva contaminato e nascosto alla vista, come un maledetto di Dio, sulla terra? Così il vescovo Hall: "Ebrei manda Benaiah a togliere l'offensore sia da Dio che dagli uomini, dall'altare e dal mondo" affinché tu possa togliere LXX "oggi", shmeron il sangue innocente per la costruzione Confronta 1Samuele 25:31 ; Neemia 2:12 ; ed Ewald, 287d. Il sangue innocente, cioè il sangue non versato in guerra, o incamerato dalla giustizia, gravava sulla comunità, o sulle autorità responsabili della sua punizione [Numeri 35:33; Deuteronomio 19:10,13 21:9 -- . Cfr. Genesi 4:10] fino a quando non fu data soddisfazione. Vedi al versetto 5, che Ioab sparse, da me e dalla casa di mio padre. Ebrei "da su di me". Evidentemente Salomone credeva che la colpa del sangue ricadesse su di lui e sulla sua casa finché il sangue di Abner e di Amasa non fosse stato vendicato ("Il sangue che non è richiesto all'assassino sarà richiesto al magistrato". Enrico), e che lui e la sua discendenza avrebbero dovuto risponderne, come aveva fatto la discendenza di Saul. [2Samuele 21:1,9] Questa è una delle molte considerazioni che mostrano che sia Davide che Salomone erano mossi non da "vendetta a sangue freddo" o da "risentimento a lungo nutrito" (Stanley), ma da un senso del dovere. Infatti, la legge ebraica richiedeva imperativamente la morte di Ioab, e risparmiarlo significava violare ogni legge, e mettere in pericolo il trono e il popolo. "Solo un osservatore superficiale", dice Ewald, "può qui rimproverare a Salomone un'inutile severità".

32 E il Signore restituirà LXX ejpestreye, ritornerà, o restituirà il suo sangue LXX toav aujtou, cioè il sangue che aveva versato. Cf. vers. 33, 44 sul suo capo, che cadde sulla stessa parola come nei versetti 29, 31. Quindi era strettamente una ritorsione. La lex talionis fu eseguita alla lettera da due uomini più giusti e migliori di lui, e li uccise con la spada, senza che mio padre Davide lo sapesse. Ebrei "e Davide mio padre non lo sapeva", cioè non ne era a conoscenza. Salomone pensa agli ingiusti sospetti che questi crimini gettano su suo padre

33 Il loro sangue ricadrà quindi sulla testa di Gios, e sulla testa della sua progenie secondo Esodo 20:5; 34:7; Levitico 20:5 26:39. C'è un ovvio riferimento alla maledizione di Davide 2Samuele 3:29, che concordava pienamente con lo spirito dell'Antico Testamento nel comprendere i bambini nella sua spazzata. Ed è da notare che i peccati dei padri sono ancora, per l'opera delle leggi naturali, e per la costituzione e le leggi della società, sui figli, fino alla terza e quarta generazione per sempre: ma su Ebrei a Davide, e sulla sua discendenza, e sulla sua casa, e sul suo trono, ci sarà o "sarà" optativo; LXX genoito pace -- , cioè prosperità eterna dal Signore. Salomone è così persuaso che sta adempiendo a un dovere religioso decretando l'esecuzione di Ioab; ha così poco pensiero della malizia, della vendetta o di qualsiasi altro motivo più vile, che conta sulla benedizione divina in perpetuo per l'atto

34 Così Benaia, figlio di Ioiada, salì non perché l'altare "fosse più alto del monte Sion che la casa di Salomone" (Keil), ma perché Gabaon, dove allora si trovavano il tabernacolo e l'altare di rame, era più alto di Gerusalemme. È degno di nota che la punizione si abbatté su Ioab proprio sulla scena del suo ultimo omicidio, poiché fu "presso la grande pietra che è in Gabaon", [2Samuele 20:8] che uccise Amasa. Cf., 2Re 9:26 : "Ti darò la ricompensa in questa tavola, dice l'Eterno" e si gettò su di lui, e lo uccise: ed egli fu sepolto nella sua casa, forse nel cortile: Difficilmente in giardino. Lo stesso è riportato di Samuele. [1Samuele 25:1] Era evidentemente un evento eccezionale. Ricordando la stima con cui l'ebreo teneva il cadavere e la tomba [Numeri 19:11,16,22 -- ; Confronta, Matteo 23:27] deve essere stato un onore singolare fare della casa un mausoleo. Senza dubbio nel caso di Ioab era stato progettato per essere così. Quali che fossero stati i suoi crimini, i suoi servigi avevano meritato il bene del suo paese. Forse i suoi amici furono indotti a rendergli questo onore speciale come una sorta di contrappeso all'ignominia della sua morte nel deserto -- , cioè di Giuda. La madre di Ioab era di Betlemme, che era al confine del deserto. Il "deserto di Tekoah", 2Cronache 20:20] secondo Girolamo, era visibile da Betlemme, essendo distante solo sei miglia romane

35 Il re pose Benaia, figlio di Jehoiada, nella sua stanza, sopra l'ostia, e il re mise il sacerdote Tsadok nella stanza di Abiathar. È poco probabile che Ioab sia stato mantenuto al comando dell'esercito dopo la congiura del CAPITOLO 1., né questo è implicito in questo versetto, il cui significato è che Benaia prese il posto di Ios, e che Zadok da allora in poi fu l'unico sommo sacerdote

36 LA FINE DI SHIMEL. - Questo nuovo intrigo di Adonia avverte il re che deve stare in guardia e vigilare sulle persone sospette. Tra questi, tra i suoi antecedenti e connessioni, spicca Simei

E il re mandò a chiamare Simei, probabilmente da Bahurim. Ma vedi alla vers. 8. Non necessariamente come "una garanzia per la sua residenza lì" (Wordsworth). La legge ebraica renderebbe difficile l'acquisto. Levitico 25:23. Cf. 1Re 21:3 una casa a Gerusalemme e dimorare lì dove sarebbe stato sorvegliato e dove la sua sinistra influenza sugli uomini di Beniamino sarebbe stata neutralizzata e non sarebbe uscito di là da nessuna parte o "di qua e di là". Weder dahin noch dorthin. Bahr

37 Poiché sarà il giorno in cui uscirai e passerai il ruscello illuminato, il corso d'acqua, guado. Il Cedron è abbastanza secco, tranne durante e per un breve periodo dopo le piogge invernali Il Cedron è menzionato specialmente perché quella era la direzione che, si potrebbe presumere, Shimei avrebbe preso, essendo la sua vecchia casa a Bahurim, saprai per certo che morirai sicuramente L'ebraico è, se possibile, ancora più sorprendente ed enfatico: "Sapere che per morire morirai". Simei non poteva dire di non essere stato avvertito chiaramente: il tuo sangue ricadrà sul tuo capo. Cf. Levitico 20:9, e specialmente Giosuè 2:19 ; anche il versetto 31 di questo capitolo

38 E Simei disse al re: "Il detto o la cosa, importa, rb; D; come logov% rJhma, in greco (Confronta Sache, in tedesco, da sagen) significa

(1) parola e

(2) l'azione è buona Scimei non può lamentarsi della condizione, ricordando ciò che aveva fatto [2Samuele 15:5-7] e che Salomone non era vincolato dal giuramento di suo padre [2Samuele 19:23] come ha detto il re mio signore, così farà il tuo servo. Simei dimorò a Gerusalemme per molti giorni in obbedienza a questo comando

39 E avvenne che dopo tre anni due dei servi di Simei fuggirono , è stato pensato da alcuni che la loro fuga fosse stata preannunciata con il loro padrone. Ma la narrazione non favorisce questa supposizione per Achis, figlio di Maaca, re di Gat. [Questo potrebbe essere stato l'"Achis, figlio di Maoch", [1Samuele 21:11; 27:2] da cui Davide era fuggito cinquant'anni prima. Regni più lunghi di questo non sono sconosciuti alla storia. O potrebbe essere stato suo nipote. Ed essi riferirono la cosa a Simei, dicendo: "Ecco, i tuoi servi sono a Gath

40 E Simei si alzò e sellò il suo culo, non necessariamente se stesso. Qui facit per alium, facit per se. Matthew Henry pensa che Simei lo abbia fatto da solo per motivi di segretezza. Molti espositori pensano anche che sia andato di notte. Il testo suggerisce piuttosto l'idea che sia l'andata che il ritorno fossero perfettamente aperti e non mascherati e andassero a Gat. È impossibile evitare la domanda: Che cosa può aver portato a questo infatuato disprezzo del suo giuramento e della sua vita? Ora, la sua perversità può naturalmente essere stata giudiziaria - quos Dens vult perdere, prius de-mentat - ma per quanto riguarda i mezzi che hanno portato a questa questione, è sufficiente se possiamo credere che sia stato sfidato dai suoi servi o da altri. Il feroce Beniaminita sarebbe naturalmente irritato al pensiero che i suoi schiavi potessero così apertamente sfidarlo; può aver udito da quelli che venivano da Gat che esultavano per lui; e può aver deciso a tutti i rischi di dare loro una lezione. Gli Ebrei non possono aver dimenticato né l'esplicito avvertimento di Salomone né il suo solenne giuramento (versetto 42); egli deve essere andato a Gath con gli occhi aperti, e nient'altro che una grande provocazione, come la derisione e la sfida, spiegherà la sua partenza. E Simei andò a prendere i suoi servi da Gat

41 E fu riferito a Salomone che Simei era andato da Gerusalemme a Gat ed era tornato. Senza dubbio si era persuaso che il suo ritorno immediato , specialmente se preso in relazione con lo scopo del suo viaggio, lo avrebbe scusato con il re. Gli ebrei potrebbero forse obiettare che un sovrano magnanimo come Salomone non avrebbe mai potuto trattare male con uno che metteva così la sua vita nelle sue mani. Gli ebrei non possono certo aver riposto le loro speranze sul fatto di non aver attraversato il Cedron, poiché devono aver capito perfettamente che non doveva andare "da nessuna parte".

Omelie DI J. WAITE. Vers. 41-46.

Castighi

Questo è un esempio del modo in cui Salomone eseguì il comando di Davide morente, come riportato nei versetti 5-9. La violazione da parte di Simei della sua promessa in riferimento al fatto di non lasciare Gerusalemme, sebbene fosse l'occasione immediata, non fu quindi la vera ragione della sua punizione. Gli ebrei erano sempre stati un uomo condannato. C'è molto nel comando di Davide in riferimento a questi uomini che non possiamo considerare con compiacimento; Nella misura in cui c'era qualcosa di vendicativo personale in esso, il nostro senso morale lo condanna. Non sarebbe stato più magnanimo se con il suo ultimo respiro avesse perdonato liberamente quei vecchi delinquenti? La condotta di Salomone, tuttavia, ha un aspetto diverso. La parola di un padre sarebbe per lui un'autorità imperiosa; per rivendicare l'onore di un padre, l'impulso istintivo dell'affetto filiale; vendicare il sangue innocente è un obbligo sacro. Inoltre, questi uomini meritavano il loro destino. Ioab era stato un traditore e un assassino; Abiatar aveva abusato della santità del suo ufficio sacerdotale aiutando la causa dell'usurpatore; Simei aveva "maledetto gli unti del Signore". Questo incidente suggerisce...

I LA LEGGE ETERNA CHE IL FARE IL MALE DEVE ESSERE SEGUITO DALLA SUA DOVUTA RICOMPENSA. Riconoscete l'elemento divino in questo atto di punizione umana. C'è una Nemesi che segue i passi del trasgressore, e prima o poi lo raggiunge; non una mera legge naturale, ma una volontà e un potere divini intelligenti. La superstizione dei Melitani aveva in sé una verità profonda e solenne. Atti 28:4] Sorprendente corrispondenza spesso tra il peccato e la pena. Gli uomini soffrono in forme che assomigliano alla ferita che infliggono. "Chiunque sparge il sangue di un uomo", ecc. "Tutti quelli che prendono la spada", ecc. L'arma usata ingiustamente si ritorce sulla testa di colui che la impugnava. "Le maledizioni, come gli uccelli, tornano a casa". Nell'insegnamento di Cristo e dei Suoi apostoli, tuttavia, la legge della retribuzione appare, non nella sua vecchia forma nuda e rozza, ma in una forma più vitale e spirituale. Idea del Nuovo Testamento: il peccato porta in sé il germe della sua stessa punizione. La pena è uno sviluppo piuttosto che un'inflizione arbitraria. "Il peccato, quando è compiuto, genera la morte". Il peccato può essere perdonato da Dio, eppure continua a produrre in questo mondo ogni sorta di frutti amari. "Si può essere perdonati e conservare l'offesa?" No; ma la rovina perdonata può conservare in sé gli effetti cattivi di ciò che ha fatto, e vedere, con infinito rimorso, gli effetti cattivi negli altri. Il peccato, come fatto "compiuto", prende il suo posto nella processione generale di causa ed effetto, indipendentemente dalla misericordia di Dio verso il trasgressore. D'altra parte, la peggiore punizione è nella natura morale del peccatore stesso

"Non c'è alcun dolore futuro che possa infliggere quella giustizia all'autocondannato che gli ebrei infliggono alla sua stessa anima". (Manfred.)

(Ad esempio, il Macbeth di SHAKESPEARE; Il Satana di Milton.)

A questa punizione non si può sfuggire se non nella "croce". "Il sangue di Gesù Cristo suo Figlio", ecc. Non cancellerà tutti gli effetti della trasgressione, ma arresterà la punizione eterna e purificherà perfettamente la fonte da cui scaturisce il male

II LA NOBILTÀ DI UN ADEMPIMENTO SINCERO E INTREPIDO DEL DOVERE. L'atto di Salomone è un omaggio al senso del dovere. La magnanimità si fondeva con la severità. Ebrei risparmia Abiatar, ma non ha pietà di Ioab e Simei. Si notino le ragioni di questa distinzione. Come "uomo di pace" non amava quest'opera di punizione. Potrebbe metterlo nei guai. Ma non si tira indietro dal fare la cosa che ritiene giusta. Gli uomini sono spesso costretti dalla forza delle circostanze, o dalla persuasione di una voce divina dentro di loro, a fare ciò che non hanno alcuna inclinazione naturale a fare. Essenza di ogni nobiltà morale fare del dovere, piuttosto che dell'inclinazione o della politica, la legge della propria vita. Negli uomini di natura suprema la coscienza è il potere dominante. Comunque possa sembrare, che la Vita è la più benedetta, che è l'omaggio più perfetto alla legge del diritto

II LA SUPERIORITÀ DELL'ETICA CRISTIANA RISPETTO AL MODELLO MORALE DEI TEMPI ANTICHI. Seguendo le cronache di questi antichi re ebrei, sentiamo che ci stiamo muovendo in una regione morale di luce un po' fioca e di basso livello. Deve essere così se c'è una vera legge di sviluppo nella Scrittura e nelle dispensazioni di Dio. Possiamo riconoscere l'opera dei principi divini di verità e giustizia in mezzo alle confusioni del tempo, e tuttavia sentire di avere nella legge di Cristo una regola di condotta molto più elevata. Ammettiamo ciò che c'è di buono in Davide e Salomone, ma LUI è il nostro modello che, sulla croce del sacrificio, ha pregato: "Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno". -W

42 E il re mandò a chiamare Simel, e gli disse: "Non ti ho forse fatto giurare per l'Eterno , risulta così che Salomone aveva legato Simei con un giuramento". La LXX: incorpora questa informazione come un'affermazione diretta nel testo del versetto 37, kai wrkisen aujton oJ basileura ejkeinh, ma è ovviamente una glossa e ha protestato con te, dicendo: Sappi per certo, il giorno in cui andrai e andrai dapperta da qualche parte, che certamente morirai? E tu mi hai detto: La parola che ho sentito è buona. La LXX (Vat.) omette "E tu hai detto", ecc. Quest'ultima frase è stata punteggiata così: "Buona è la parola. Ho sentito". Probabilmente rva "quale", è da intendersi

43 Perché non hai osservato il giuramento del Signore e il comandamento che io ti ho comandato agli -- ebrei? "Simei avrebbe dovuto essere avvertito di non scherzare con la pazienza di Salomone con la punizione già inflitta ad Adonia e Ioab". Wordsworth

44 Il re rispose: "E il re disse: Tu conosci tutta la malvagità di cui il tuo cuore è a conoscenza; Ebrei sa che hai fatto a Davide, mio padre; Salomone porta una triplice accusa contro Simei". Ebrei ha violato un giuramento solenne, "per la vita di Geova", e così ha "profanato il nome del suo Dio". [Levitico 19:12] Ebrei ha infranto la sua parola e ha disprezzato il comandamento del re. Ebrei ha sfidato e bestemmiato gli unti del Signore. Gli Ebrei devono morire, perciò il Signore ritornerà, "è tornato", o "ritorna". LXX ajntapedwke, aor. Il re si considera semplicemente come lo strumento e il dispensatore della Giustizia Divina. Secondo lui, è Dio, non il dispetto, che esige e ha provocato l'esecuzione di Simei la tua malvagità sul tuo capo Ogni ebreo, istruito ad aspettarsi che "ogni trasgressione e disobbedienza" avrebbe ricevuto la sua "giusta ricompensa di ricompensa" in questa vita presente avrebbe visto nell'infatuazione quasi inspiegabile di Simei il dito di Dio. A loro sembrerebbe consegnato alla distruzione

OMILETICA

Vers. 44-46.

La fine del trasgressore

Questa fu la fine di Simei: violenta, sanguinaria, vergognosa. Vecchio com'è, non può morire in pace: i suoi peli raschiati devono essere cremisi del suo sangue. Che cosa insegna questo? quale messaggio ha per gli uomini cristiani? È duplice. Parla

(1) DEL PECCATO,

(2) DELLA RETRIBUZIONE

I Insegna

(1) Il peccato di tradimento. Gli ebrei avevano offerto insulti e sfida al suo legittimo re. La ribellione contro l'autorità costituita può essere giustificata solo da una tirannia e da un'indignazione intollerabili. Ebrei che

"osa brandire l'acciaio regicida" --

devono rispondere a Colui per mezzo del quale governano i re. Dobbiamo "onorare il re", "essere soggetti ai poteri superiori". "Quelli che resisteranno riceveranno per sé la dannazione", come fece questo ribelle Beniaminita

2.) Il peccato di bestemmia. "Una grave maledizione". Rivolto al re, raggiunse il Re dei re. Non era solo distruttivo per l'autorità; non solo un affronto offerto alla maestà della legge; fu un colpo indiretto alla Maestà del Cielo. Gli uomini non possono "parlare male delle dignità" senza peccato. Coloro che "maledicono Dio" "moriranno". [Giobbe 2:9] Quanto poco fanno gli uomini della bestemmia! Ma Shimei ha dovuto pagare con la vita

3.) Il peccato di spergiuro. Era questo nel senso stretto della parola. Gli Ebrei infransero il suo giuramento. Anche se disse: "Il Signore vive", giurò il falso. Gli Ebrei così profanarono il terribile nome incomunicabile e incorsero in quello divino. Zaccaria 5:4] Gli spergiuri sono abbondanti ai nostri giorni, e i nostri tribunali di polizia ne sono testimoni. (Alcuni baciano il pollice, e non il libro.) "Il Signore non lo riterrà innocente", eccetera

4.) Il peccato di disobbedienza. Il re lo aveva scongiurato, aveva "protestato", aveva detto "sappiate per certo", ecc.; e anche se il Cedron era stato menzionato arbitrariamente, ciò serviva comunque a mettere alla prova la sua obbedienza. Il divieto, quindi, non avrebbe potuto essere più chiaro. Gli Ebrei la ignorarono e morirono. "Sciocco", dice qualcuno? Restare! Il grande Re ha detto: "L'anima che pecca morirà". Ebrei ha solennemente testimoniato quale sarà la condanna della disobbedienza, eppure quante volte abbiamo oltrepassato il nostro Cedron, il limite della Sua legge, siamo andati dietro alle nostre concupiscenze e ai nostri piaceri, ed è solo perché Ebrei è Dio e non uomo, solo perché

"il cuore dell'Eterno è meravigliosamente gentile", --

che non siamo morti

5.) Il peccato e la follia della presunzione. Qualunque cosa possa aver portato Simei a dare la caccia ai suoi schiavi, è stata certamente la presunzione a riportarlo indietro. Gli ebrei difficilmente sarebbero tornati se non avesse contato sul perdono. Senza dubbio si era persuaso che Salomone non lo avrebbe mai saputo, o che, se lo avesse saputo, sarebbe stato magnanimo. «Mi sarà data un'ammissione», aveva detto; "Il mio ritorno disarmerà i sospetti e garantirà clemenza". Ma ben presto la spada di Benaia lo svinse. E tale sarà la fine - morte, vergogna, disprezzo eterno - di coloro che presumono la misericordia di Dio. Quanti dicono: "Dio è così buono, gli Ebrei non saranno mai duri con noi", ecc. Ma Dio è vero? Ebrei possono rinnegare Se Stesso? Persino Salomone non poté tornare indietro dalla sua parola; e può farlo il Santo? Ahimè, se la disperazione ha ucciso le sue migliaia di persone, la presunzione ha ucciso le sue diecimila. E' un fatto significativo che dall'invenzione della lampada di sicurezza ci siano stati più incidenti nelle miniere di quanti ce ne fossero stati prima

II Per quanto riguarda la RETRIBUZIONE, ci viene ricordato,

1.) Che le maledizioni comunemente vengono al pettine. La "grave maledizione" di Simei non ferì Davide. Ma è stata la sua stessa distruzione. La freccia avvelenata mancò il bersaglio, ma indietreggiò sull'arciere. L'ingegnere è sollevato dal suo stesso petardo. Una maledizione si abbatte su coloro che maledicono il re. [Confronta Ecclesiaste 10:20 ]

2.) Quella tregua non significa liberazione. Quando Davide gli "giurò", Simei pensò di essere al sicuro. Sicuramente l'amarezza della morte era passata. Moriremmo nel suo nido. Spesso confondiamo la pazienza di Dio con l'oblio. Ebrei è longanime, e gli uomini chiedono: "Dov'è la promessa della sua venuta?" Poiché "Ebrei non salda i suoi conti una volta alla settimana" (Goethe), il cuore dei figli degli uomini è completamente riposto in loro a fare il male. Ma il giorno della retribuzione viene come un ladro, come il diluvio, come la spada, come un laccio

3.) Che se moriamo, è colpa nostra. Simei aveva la sua vita nelle sue mani. Dipendeva da lui. solo, sia che vivesse o morisse. Gli Ebrei dovrebbero vivere, se solo egli vivesse a Gerusalemme. Ma ha scelto la morte. Gli uomini causano la loro stessa distruzione. Dio non si compiace della loro morte. "Tu ti sei distrutto."

4.) Che gli avvertimenti sono comunemente persi sui malvagi. "Come ha potuto Shimei essere così infatuato?", chiediamo. Cosa, non abbiamo visto la sua infatuazione parallela? Non abbiamo mai visto ripetuti avvertimenti ripetutamente trascurati? Sì, le anime, i peccati, gli avvertimenti, i risultati, sono gli stessi in tutte le epoche

5.) Che quando Dio fa i conti, gli Ebrei fanno i conti per tutti. La spada vendicò il peccato di otto anni prima. E nella Grande Assise, ogni cosa, sia la tazza d'acqua fresca che la parola oziosa, riceverà la sua giusta ricompensa

45 Il re Salomone sarà benedetto e il trono di Davide sarà reso stabile davanti all'Eterno per sempre. È inconcepibile che Salomone avrebbe potuto parlare così se fosse stato consapevole di una pratica tagliente, o di un rancore, o di crudeltà. Le parole sono quelle di chi è sicuro di rendere servizio a Dio

46 Allora il re ordinò a Ben-Aia, figlio di Ioiadà, il quale uscì e si gettò su di lui, che morisse. L'esecuzione di Simei ha, forse, nel complesso causato più offesa di quella di Ioab o anche di Adonia. Egli, in ogni caso, non era "un omicida che la vendetta non permette di vivere", né aveva preso parte a recenti cospirazioni. Al contrario, sembra che abbia vissuto abbastanza tranquillamente sotto l'occhio del re. E di conseguenza ha l'apparenza di crudeltà e malevolenza che Salomone "insista sulla lettera di un patto contro di lui", specialmente quando, tornando a Gerusalemme, mise la sua vita alla mercé di Salomone. Ma non è difficile offrire una giustificazione completa dell'azione di Salomone in questa faccenda. In primo luogo, va ricordato che la crudeltà non aveva parte nel suo carattere. Nel suo lungo regno di quarant'anni non ci sono assolutamente prove di un'indole brutale e tirannica . C'è una forte presunzione, di conseguenza, che non sia stato spinto dalla crudeltà in questa occasione, una presunzione che trova sostegno nella considerazione che Salomone era troppo sagace per pregiudicarsi, nella stima popolare, all'inizio del suo regno, con procedimenti che avrebbero avuto il minimo sospetto di vendetta. E

(2) Con questa probabilità i fatti del caso concordano pienamente. La vita di Simei, come abbiamo visto, fu persa dalla legge ebraica. Poiché era stato risparmiato così a lungo, tuttavia, il re gli concesse una graziosa tregua. Le condizioni imposte non erano onerose. Simei non aveva che da mantenere la sua libertà vigilata e sarebbe sopravvissuto; per spezzarlo e lui sarebbe sicuramente morto. Gli Ebrei lo infransero, non senza provocazione, forse, ma egli lo ruppe, e ruppe anche il suo giuramento solenne. Si può dire che era difficile perdere i suoi schiavi, ma meglio, sicuramente, perderli che la sua vita. Inoltre, c'erano altri modi per recuperarli; o, se doveva inseguirli di persona, la sua condotta corretta era evidentemente quella di chiedere il permesso al re. Il fatto che non lo abbia fatto è di per sé una circostanza sospetta, e Salomone potrebbe ragionevolmente pensare che la fuga degli schiavi fosse solo una finta, e che la visita di Simei a una corte straniera avesse in realtà un obiettivo politico. Ma, comunque sia, il re gli aveva protestato che se fosse andato da qualche parte, sarebbe certamente morto. Quando se ne andò, quando disprezzò il comando reale e trascurò il suo sacro giuramento, come fu possibile che Salomone venisse meno alla sua parola? Farlo avrebbe significato inevitabilmente compromettersi con i suoi sudditi e perdere la loro riverenza e fiducia. Inoltre, c'era un dovere che aveva verso il padre morto e, soprattutto, un dovere che aveva verso il Dio vivente. Gli Ebrei avevano ora l'opportunità che suo padre gli aveva detto di aspettare, di mettere in vigore le disposizioni della legge mosaica, di esigere la morte del bestemmiatore, di mostrare ai suoi sudditi che la legge non poteva essere sfidata impunemente, che sebbene la vendetta non fosse eseguita rapidamente contro le opere malvagie, la punizione era comunque certa a lungo termine, e quindi di insegnare loro una lezione di obbedienza e di rispetto dell'autorità di cui c'è molto bisogno. Ogni considerazione, quindi, di giustizia, di moralità, di pietà filiale e di religione lo giustificava nel mettere a morte Simei. Ogni accusa di debolezza, irresolutezza, disprezzo per la sua parola data, compromesso della sua dignità regale e indifferenza per la religione avrebbe potuto essere giustamente mossa contro di lui, se si fosse intromesso tra Simei e la spada della Giustizia

Illustratore biblico:

1Re 2

1 CAPITOLO 2

1RE 2:1-2

Ora si avvicinavano i giorni di Davide per morire.

Uguaglianza umana:

Abbiamo qui la carica morente di un re vecchio ed esperto per uno giovane

(I.) Che tutti gli uomini sono uguali agli occhi di Dio; perché...

1. Anche i re non sono esenti dalla mortalità umana

2. Né dalla fragilità umana (ver. 2)

3. Né dalla responsabilità umana (ver. 3)

(II.)Che l'obbedienza alla volontà di Dio si traduca inevitabilmente in prosperità, nel senso migliore della parola. (Analista del pulpito.)

Davide in vista della morte:

Il tramonto del sole di Davide fu un processo graduale, come è mostrato dalle parole: "Ora si avvicinavano i giorni di Davide per morire" (ver. 1). Un'espressione molto patetica si trova nel secondo versetto, vale a dire: "Vado per la via di tutta la terra". Fin dai suoi primi giorni era stato un favorito e un eroe, e si è arrivati a questo punto, che alla fine deve semplicemente prendere il suo posto nella grande folla del mondo, e scendere nella tomba comune? Dio non ha riguardo alle persone. Imparate che tutte le distinzioni terrene sono temporanee, e che molte esaltazioni mostrano solo in modo più evidente le loro stesse umiliazioni. Sebbene il re stia per intraprendere il suo viaggio in un paese lontano da cui non c'è ritorno, si interessa ancora del futuro di Israele e delle responsabilità immediate della sua casa. Le sue parole a Salomone sono le parole di un soldato e di un patriota: "Sii dunque forte e mostrati uomo". Non c'è alcun segno di morte in questa alta energia morale. Difficilmente possiamo immaginare che la voce di chi parla sia caduta in un sussurro: sembra piuttosto risuonare con la forza e la chiarezza del tono di una tromba. Un nobile motto è questo: "Mostrati un uomo". È possibile che un uomo faccia diversamente? Tutta la storia umana restituisce una risposta che non può essere sbagliata. L'uomo non è nel genere ma nel personaggio. Per "uomo" Davide intende re, eroe, principe; Un'anima completamente autocontrollata, senza paura, al di sopra di ogni concussione e corruzione, e vitalmente identificata con gli interessi duraturi del popolo. Bisogna osservare che l'incarico dato a Salomone da suo padre era intensamente religioso nel suo spirito. Non solo Salomone fu introdotto a un trono, ma il libro della legge fu posto nelle sue mani, ed egli doveva semplicemente esaminarlo, comprenderlo e metterlo in pratica. Nulla doveva essere inventato dal re stesso. Inizia la sua vita monarchica con tutta la legge chiaramente scritta davanti a sé. Questo è il vantaggio con cui iniziamo la nostra vita, cioè che non abbiamo nulla da scrivere, inventare, suggerire o testare per mezzo di pericolosi esperimenti; Dobbiamo semplicemente consultare i santi oracoli, fare di loro l'uomo del nostro consiglio, e non fare nulla che non sia confermato dal loro spirito. Dov'è, allora, l'originalità? Dobbiamo trovare l'originalità nella nostra fedeltà personale. Sarà abbastanza originale per Dio se riuscirà a trovarci ad agire coerentemente con la conoscenza che già possediamo, e a incarnarla in incarnazioni nuove e sacrificali. Ora veniamo alle parole ufficiali. Da questo punto in poi l'accusa che Davide rivolge a Salomone è così terribile che dobbiamo convincerci del fatto che l'accusa è ufficiale piuttosto che personale. Dobbiamo immaginare Davide seduto sul trono del giudizio e pronunciare sentenze come messaggero di Dio; Questo salverà il suo discorso dall'accusa di vendetta e crudeltà. Va anche notato, in relazione a questi giudizi e sentenze, che in ogni caso è stata assegnata una ragione. Questo è un punto fondamentale. Osservando la condotta di Ioab verso Davide, verso i due capi degli eserciti d'Israele, verso Abner, verso Amasa e verso Absalom, non possiamo fare a meno di pensare che la proporzione tra la colpa e la condanna si misura con la giustizia. Che Davide non si lasciasse trasportare da rappresaglie indiscriminate è provato dal cambiamento di tono che adotta quando arriva a parlare dei figli di Barzillai il Galaadita: "Siano quelli di quelli che mangiano alla tua tavola"; anche in questo caso viene attribuita una ragione per il giudizio: "Poiché così vennero da me quando fuggii a causa di Assalonne tuo fratello". Esempi di questo tipo mostrano quanto fosse chiara la visione mentale del re anche nell'avvicinarsi della morte. Nulla è stato dimenticato. Il giudizio era impartito con discernimento. Davide non dimentica che quando Simei scese per incontrarlo al Giordano, giurò al Signore, dicendo che Simei non sarebbe stato messo a morte con la spada. In Israele ogni perdono cessava con la morte del re, e spettava al suo successore dire se questo perdono dovesse essere rinnovato, o se il giudizio dovesse avere effetto. Sembra che Davide si riferisca a questa legge quando, riguardo a Ioab, disse a Salomone: "Fa' dunque secondo la tua sapienza". (Ver. 6). Queste parole sembrerebbero aprire una porta di possibile fuga. Ma Ioab si dimostrò indegno di qualsiasi protezione e si fece ricadere la morte sul capo con le sue stesse mani. Così, nel caso di Simei, Davide disse a Salomone: "Tu sei un uomo saggio e sai quello che devi fargli", quindi il giudizio non doveva essere un atto di violenza o un semplice trionfo della forza sulla debolezza; Doveva essere contraddistinta da quella terribile calma che aggiunge al giudizio i suoi elementi più terribili di imponenza. Davide ora giudicava in base all'epoca in cui viveva: non era un'epoca altamente civile: la legge era arrivata solo a un certo punto di sviluppo: Davide, quindi, non doveva essere ritenuto responsabile della legge sotto la quale noi stessi viviamo. Il Signore di Davide disse: «Voi avete udito che è stato detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: Amate i vostri nemici, benedite quelli che vi maledicono, fate del bene a quelli che vi odiano, e pregate per quelli che vi maltrattano e vi perseguitano". "Così Davide si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella città di Davide" (versetto 10). Egli morì per così dire nell'atto di pronunciare il giudizio, e andò lui stesso ad essere giudicato dal Re Eterno. Quanto è vicino quel bar a ognuno di noi; L'ultima parola non è pronunciata dall'uomo; egli non può che giudicare secondo la sua luce, o secondo la sua comprensione immediata delle circostanze che lo attraono; c'è un solo Giudice che rettificherà tutte le nostre decisioni e risistemerà tutto ciò che abbiamo gettato nel disordine. (J. Parker, D.D.)

La fine della vita non deve essere temuta dal credente:

Perché dovremmo essere pensierosi e malinconici quando pensiamo a quanto sia vicina la nostra fine? La sentinella è triste mentre si avvicina l'ora di sfogare la guardia? Il viandante in terre lontane è triste quando volge il viso verso casa? E perché non rallegrarci al pensiero che noi, stranieri e stranieri qui, partiremo presto per la vera metropoli, la patria madre delle nostre anime? Non so perché un uomo dovrebbe essere dispiaciuto o spaventato mentre guarda il mare affamato che divora la sua "riva e secca di tempo" su cui si trova, anche se la marea ha quasi raggiunto i suoi piedi, se sa che il forte braccio di Dio sarà teso verso di lui nel momento in cui la sabbia si dissolverà da sotto di lui, e lo trarrà fuori da molte acque e lo porrà in alto, al di sopra delle inondazioni in quella terra stabile dove "non c'è più mare". (A. Maclaren.)

2 CAPITOLO 2

1RE 2:2

SII DUNQUE FORTE E MOSTRATI UOMO.

La religione non è poco virile:

Questo è interessante sotto molti aspetti, interessante come immagine e come esempio di consiglio. È un vecchio che parla a un giovane, un re al suo successore, un vecchio guerriero a un giovane uomo di pace, un uomo d'azione a un uomo di conoscenza, un moribondo a un uomo alle soglie della sua carriera terrena, uno che aveva chiuso con la terra a uno che stava entrando nella sua pienezza, un padre per un figlio, un Davide per un Salomone. Quando consigliò a Salomone di mostrarsi un uomo, non attribuì a questo termine un senso basso e debole. Davide era un giudice della virilità. Eppure al suo consiglio a Salomone di essere virile egli aggiunge una descrizione del carattere e di una linea di condotta, che quindi a suo avviso era virile, o almeno non poco virile. "Mostrati uomo", dice, "e osserva l'ordine dell'Eterno, del tuo Dio, di camminare nelle sue vie, di osservare i suoi statuti, i suoi comandamenti, i suoi giudizi e le sue testimonianze, come è scritto nella legge di Mosè". Ora tutto questo si riassume in una parola, e cioè religione. Secondo il re Davide, quindi, la religione è virile. La religione fornisce quindi ampio spazio ai sentimenti virili e ai corsi d'azione virili. Anzi, li richiede e li rende necessari

(I.) Implica la scelta di un grande oggetto. Impone all'uomo di vivere per un grande fine, il più grande fine per cui possa vivere. Vedere uomini adulti occuparsi di faccende meschine, lasciarli assorbire i loro pensieri, il loro tempo e le loro forze, farne il loro tutto, concentrare su di essi le loro energie e i loro sforzi, seguirli con uno zelo, una serietà e una pertinacia del tutto sproporzionati ed esagerati, è uno spettacolo pietoso, ridicolo se non fosse anche malinconia. Questo è puerile, fanciullesco, effeminato. Le cose di un bambino sono cose molto appropriate per un bambino. C'è fitness, c'è bellezza, c'è utilità, nella sua devozione per loro. Ma quanto è sconveniente, quanto spregevole, quanto offensiva è una tale devozione in un uomo. Noi giudichiamo gli uomini dall'elevazione e dalla grandezza delle loro ricerche. Pensiamo che una creatura puerile, che vive per sembrare carina e profumare dolcemente. E l'uomo "il cui Dio è il suo ventre", che vive per mangiare e si dedica al marketing e alla cucina, è un altro grande bambino. Questi uomini sono ancora occupati con i loro giocattoli un po' cambiati nella forma. Ma c'è un uomo che vive per questo mondo al culmine di se stesso? Non c'è in tutti questi viventi lo stesso tipo di sminuimento e disprezzo della vera grandezza e dignità della natura umana, la stessa triste incongruenza e sproporzione?

(II.)C'è di nuovo virilità nella decisione, fermezza e costanza di propositi. È caratteristico dei bambini che non conoscono la propria mente, che sono il gioco del capriccio e del capriccio, instabili, vacillanti, bizzarri, facilmente distolti dal loro scopo, facilmente scoraggiati dalle difficoltà, carenti di persistenza, risoluzione e concentrazione. Quando vediamo un bambino più fermo e coerente nella scelta di un fine di quanto i bambini siano abituati ad essere, lo chiamiamo precoce, un bambino virile; e se questa qualità non è così preminente da essere prematura e innaturale, diciamo che è di buon auspicio per il futuro del ragazzo. Vedere un uomo adulto vittima di preferenze, impressioni e impulsi fuggitivi, "un'onda del mare, sospinta dal vento e sballottata", è miserabile. Diciamo allora che la fermezza, la concentrazione, la fermezza, sono attributi di un uomo, sono essenziali per lo sviluppo di un carattere veramente virile. E dove sono così esibiti come nella religione, se è genuina e vera? Cos'altro tende a formarli e a favorirli? Cos'altro attira l'intera vita, per così dire, verso un unico fuoco? Cos'altro dà alla vita una tale unità, coerenza e connessione delle parti?

(III.) C'è virilità nell'indipendenza; e questa è enfaticamente una virtù religiosa. Il cristiano deve essere singolare e seguire un sentiero non battuto dalla moltitudine. E deve accontentarsi ordinariamente di perseguirlo di fronte a malintesi, fraintendimenti, rimostranze e derisione. Questa è in non piccola misura "l'offesa della croce". Essere diversi dagli altri, essere guardati con curiosità, essere considerati affettati o ostentati, è una prova. Così, mantenere una posizione separata e isolata, essere uno da solo, e stare in piedi un'anomalia e un'eccezione, egocentrici e autosufficienti, senza i normali puntelli dell'opinione e dell'uso umano, richiede in gran parte l'indipendenza del carattere. L'indipendenza è una qualità della virilità. Un bambino è un conformista e un copista. Si appoggia al genitore e si regge aggrappandosi a una persona anziana, come l'edera è appesa all'albero o al muro. Va in filo conduttore e cerca timidamente esempi, precedenti e autorità. Pensare e agire per se stesso, tracciare la propria linea d'azione e perseguirla, avere in sé le ragioni e la legge delle proprie azioni, e non deviare dal proprio sentiero sotto dettatura o censura o disprezzo, è rivendicare la propria maturità, agire nella parte di un uomo. La religione non è dunque giustificata dall'accusa di mancanza di virilità? E il consiglio di Davide a Salomone suo figlio non è giustificato e sostenuto: Sii virile e sii religioso, sii virile nella tua religione, e religioso per essere virile? La religione non è forse riuscita a sfuggire a una delle calunnie più efficaci e dannose che siano mai state gettate su di essa: che non è virile, che è una cosa adatta al sesso più morbido, e bella nei bambini, ma per niente adatta a uomini robusti, robusti, profondi e audaci? Non è minimamente vero. (R. A. Hallam, D.D.)

Dignità dell'uomo:

La dignità dell'uomo appare dal fatto che porta l'immagine del suo Creatore. Dio ha, inoltre, impresso una dignità all'uomo dandogli non solo un'esistenza razionale, ma immortale. L'anima, che è propriamente l'uomo, sopravviverà al corpo e vivrà per sempre. La dignità dell'uomo appare anche dalla grande attenzione e considerazione che Dio gli ha riservato. Dio si prende cura di tutte le sue creature, e le sue tenere misericordie sono su tutte le sue opere: ma l'uomo è sempre stato il figlio prediletto della Provvidenza

(I.) L'uomo ha la capacità di progredire costantemente e perpetuamente nella conoscenza

(II.)L'uomo ha la capacità di essere santo e di conoscere. Le sue facoltà razionali e morali lo rendono capace e lo obbligano ad essere santo. La sua percezione e la sua volizione, in connessione con la sua ragione e la sua coscienza, gli permettono di discernere e sentire il giusto e il sbagliato delle azioni, e la bellezza e la deformità dei caratteri. Questo lo rende capace di agire con giustizia, di amare la misericordia e di camminare umilmente con Dio

(III.) Che l'uomo ha una capacità di felicità, uguale alla sua capacità di santità e conoscenza. La conoscenza e la santità sono i grandi pilastri che sostengono ogni vera e sostanziale felicità; che invariabilmente sale o scende, a seconda che questi siano o più forti o più deboli. La conoscenza e la santità nella Divinità sono la fonte di tutta la sua felicità. Gli angeli risorgono nella felicità come risorgono nella santità e nella conoscenza. E i santi quaggiù crescono nella felicità come crescono nella grazia e nella conoscenza degli oggetti santi e divini

(IV.)Che l'uomo ha la capacità di compiere azioni grandi e nobili

1. Possiamo giustamente dedurre dalla natura e dalla dignità dell'uomo che abbiamo obblighi indispensabili verso la religione. I nostri obblighi morali verso la religione sono intrecciati con i primi principi della nostra natura. E, come l'uomo è formato per la religione, così la religione è l'ornamento e la perfezione della sua natura. L'uomo di religione è, in ogni situazione supponibile, l'uomo della dignità. Il dolore, la povertà, la sventura, la malattia e la morte, possono certamente velare, ma non possono distruggere la sua dignità, che a volte risplende con gloria più splendente sotto tutti questi mali e nuvole di vita

2. Questo argomento può aiutarci ad accertare i soli confini appropriati e immutabili della conoscenza umana: quei confini della nostra conoscenza che sorgono dalla struttura e dalla costituzione della nostra natura, e non da un particolare stato o stadio della nostra esistenza

3. Questo argomento ci dà motivo di supporre che gli uomini, allo stato attuale, possano portare le loro ricerche nelle opere della natura, molto più lontano di quanto non le abbiano mai portate finora. I campi della scienza, sebbene siano stati a lungo attraversati da menti forti e curiose, sono così ampi che molte parti rimangono ancora da scoprire

4. Le osservazioni che sono state fatte sui poteri e sulle capacità più nobili della mente umana possono incoraggiare i figli della scienza a tendere ad essere originali. Sono abbastanza forti per andare da soli, se solo hanno sufficiente coraggio e risolutezza. Hanno le stesse capacità, e le stesse fonti originali di conoscenza, di cui godevano gli antichi

5. Abbiamo l'obbligo indispensabile di coltivare e migliorare la nostra mente in tutti i rami della conoscenza umana. Tutte le nostre forze naturali sono altrettanti talenti che, per loro natura, ci impongono l'obbligo morale di migliorarle nel miglior modo possibile. Essendo uomini, siamo obbligati ad agire come uomini, e non come il cavallo o il mulo che non hanno intelligenza. (N. Emmons, D.D.)

Mostrati un uomo:

Il 6 marzo dell'anno 1741, il brillante statista William Pitt, in seguito conte di Chatham, sentì la necessità di scusarsi dal suo posto alla Camera dei Comuni per quello che definì "l'atroce crimine di essere un giovane uomo". Gli sberleffi ai giovani che hanno provocato questa furiosa protesta si sentono raramente oggi. In quest'epoca più democratica, il valore dei giovani uomini come fattore nelle vicende umane è meglio compreso. Il vecchio Disraeli ha sottolineato che "quasi tutto ciò che c'è di grande nella storia della razza è stato fatto dai giovani", e Thomas Carlyle ci ha insegnato che la storia degli eroi è la storia dei giovani uomini. Ricordiamo che in guerra le vittorie di Annibale e di Alessandro, di Clive e di Napoleone, furono i trionfi dei giovani; che Innocenzo iii. e Leone X, il più grande dei Papi, aveva vinto la tiara prima che avessero trentasette anni, e che Martin Lutero a trentacinque anni aveva realizzato la Riforma. Ricordiamo che Pascal e Sir Isaac Newton avevano scritto i loro più grandi trattati prima dei trent'anni; che Raffaello e il Correggio tra i pittori; Byron, Shelley e Keats tra i poeti; Mozart, Beethoven, Mendelssohn, Schubert e Bellini tra i musicisti: questi, e molti altri troppo numerosi per essere citati, si erano guadagnati il loro posto tra gli immortali e morirono quando erano ancora giovani. Siamo giunti a riconoscere che le qualità che guidano il successo - slancio, coraggio, speranza, fertilità di invenzioni e risorse - sono spesso più abbondanti nella gioventù che nell'età; E sapendo quanto i giovani abbiano fatto la storia del mondo nel tempo passato, guardiamo ai giovani uomini come ai creatori della storia del tempo presente e futuro. Oggi c'è poco pericolo che i nostri disprezzi i giovani a causa della loro giovinezza; Dobbiamo piuttosto essere messi in guardia dal disprezzare i vecchi a causa della loro età. La posizione che i giovani uomini assumono in questo modo nella vita moderna aggiunge un tono di enfasi più profonda e di più acuta urgenza all'esortazione antica, familiare e ispiratrice del mio testo. L'ingiunzione riecheggia le parole che Mosè rivolse a Giosuè quando gli affidò il comando. Mille anni dopo lo incontriamo di nuovo nell'appello di Paolo a Timoteo: "Tu, dunque, figlio mio, sii forte nella grazia che è in Cristo Gesù", come anche nell'esortazione ai Corinzi, quando Timoteo veniva in mezzo a loro: "Vegliate; rimanete saldi nella fede; smettetela di fare gli uomini; sii forte!" Più e più volte nella storia profana, nelle pagine di Omero, Erodoto o Senofonte, troviamo grandi capi tribù che caricano i loro seguaci nella stessa tensione. Anche la storia moderna riprende l'appello, Latimer nel fuoco esclamò: "Sii di buon conforto, mastro Ridley; Gioca l'uomo!" Nelson a Trafalgar lancia il grido di guerra: "L'Inghilterra si aspetta che ogni uomo faccia il suo dovere". Ogni madre che manda suo figlio al mondo ne respira lo spirito. Le parole implicano un ideale. Giovanni Trebonius, maestro di scuola di Martin Lutero, si toglieva sempre il cappello davanti ai suoi scolari. "Chi può dire", diceva, "quale uomo ci può essere qui?" C'era saggezza nell'atto, perché tra quei ragazzi c'era il monaco solitario che scosse il mondo. Eppure non è ogni uomo che diventa tutto ciò che intendiamo per uomo. La vanità ne evitra alcuni ed essi diventano... non uomini, ma i pezzi da esposizione del loro cappellaio, le figure profane e le pubblicità ambulanti del loro sarto. L'indolenza distrugge gli altri, ed essi divengono, non uomini, ma manichini dipendenti dalla carità dei loro parenti, e parassiti che vivono di aspirazione. Il vizio è la degradazione degli altri, fino a quando, sprofondando sotto la vergogna, completamente indegni della "forma umana, eretta, divina", diventano come porci nella sensualità o come lupi nella brutale ferocia. Ma anche se gli uomini sfuggissero a queste degradazioni, potrebbero comunque rimanere incommensurabilmente al di sotto dello standard implicito in questa grande parola, "un uomo".

A meno che non possa al di sopra di se stesso

Erigi se stesso, quanto è povero l'uomo!

Qual è, allora, questo ideale? Che cosa mette ogni donna nel suo amore e ogni uomo nel rispetto di sé quando lanciamo la sfida: "Mostrati uomo"? Quali sono i segni con cui si può riconoscere una virilità pura?

(I.) Un segno della virilità è la forza. "Sii forte, dunque, e mostrati uomo". Nella nozione di uomo ideale tutti includiamo l'attributo della forza fisica. È vero che alcuni hanno affermato la loro virilità nonostante l'infermità fisica. L'apostolo Paolo portò il Vangelo attraverso due continenti, nonostante fosse mezzo cieco e paralizzato. Richard Baxter, lo scrittore più voluminoso e il pastore di maggior successo del suo tempo, fu invalido per tutta la vita. Il dottor George Wilson era solito tenere le sue lezioni con una grande vescica sul petto. Il vescovo Butler, che scrisse l' Analogia della religione, e James Watt, inventore della macchina a vapore, erano entrambi così tormentati dalla bile e dalla conseguente malinconia da essere costantemente tentati di farla finita. La vita di tali uomini è un notevole esempio del trionfo dell'energia mentale sulle infermità fisiche, e dovrebbe incoraggiare quelli di noi che soffrono di debolezza costituzionale; ma non rendono la debolezza fisica né naturale né desiderabile. I giovani dovrebbero essere forti, dovrebbero provare piacere in esercizi vigorosi, dovrebbero ricordare l'antico proverbio: "La gloria dei giovani è la loro forza". A proposito della cultura fisica, io dico ad ogni giovane: "Mostrati uomo". Tuttavia, più della forza fisica o mentale, poiché la luce del sole è più della luce della luna o delle stelle, è la forza morale. Nell'alto firmamento della virilità ideale, la forza morale è la luce più grande che governa il giorno. Dovete mettere l'elemento della coscienza, dovete mettere l'amore per la giustizia e l'odio per il male nella vostra concezione del vigore virile, altrimenti non potrete mai veramente dire di nessun uomo ciò che Marco Antonio disse di Bruto:

Gli elementi erano

Così mescolato in lui che la natura potrebbe stare in piedi

E di' a tutto il mondo: questo era un uomo

(II.)Un secondo segno della virilità è la sagacia. Milton chiede: "Che cos'è la forza senza una doppia parte di saggezza?" e poi aggiunge: "La forza non è fatta per governare, ma per sottoservire, dove la saggezza comanda". Chi vuole mostrarsi un uomo deve unire la sagacia alla forza; perché viviamo in un mondo di illusioni, che sono come trappole ai piedi di un giovane. Voi giovani di questa nuova generazione vi trovate faccia a faccia con quello che Carlyle definì "l'eterno No". Ad ogni precetto del cielo il diavolo porta un "No". "Temete Dio e osservate i suoi comandamenti". "No," dice il diavolo; "Asseconda le tue passioni". "Il fine principale dell'uomo è glorificare Dio e goderne per sempre". "No," dice il diavolo; "Il fine principale dell'uomo è glorificare se stesso e godere della propria via". "Chi troverà la sua vita la perderà, e chi perderà la sua vita per causa mia la troverà". "No," dice il diavolo; "Che ogni altro uomo sia dannato, corpo e anima, e che importa a te?" Questo "eterno no" ci viene incontro ad ogni chiamata al dovere, e deve essere resistito e giurato una volta per tutte, altrimenti ci allontaniamo da ogni possibilità di raggiungere la virilità ideale. Migliaia di uomini oggi sono storpi ed evirati da questo negativo dell'incredulità. La loro perdita è incalcolabile. Essi stessi sono spogliati delle benedizioni e la loro influenza è svuotata del potere. All'"eterno no" del diavolo opponete l'"eterno sì" di Dio. Sii positivo e pratico; Aggiungi sagacia alla forza

(III.) Un terzo segno della virilità è la santità

Un santo è colui che vive per Dio e nel quale la volontà di Dio è legge. Qui la virilità si completa. Essendo l'uomo creato a immagine di Dio, non possiamo considerare che nessuno raggiunga l'ideale dell'umanità se non rifletta nel pensiero, nello scopo, nell'impulso e nell'azione il Dio in cui vive, si muove e ha il suo essere; E non è forse questo che intendiamo per santità? La santità include l'onestà, perché accetta la regola d'oro: "Tutto quello che volete che gli uomini facciano a voi, fatelo anche a loro"; e il Papa non afferma forse che "l'uomo onesto è l'opera più nobile di Dio"? La santità include il servizio degli altri; perché ogni santo è un seguace di Colui che "non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti". E Lord Lytton non ci ricorda...

Quell'uomo è grande, e lui solo

Che serve una grandezza non la sua

perché né lode né pelfo

Contento di conoscere ed essere sconosciuto,

Tutto in se stesso!

Forza, sagacia, santità: queste tre cose, e la più grande di queste è la santità, se qualcuno di noi volesse mostrarsi un uomo. (W. J. Woods, B.A.)

Virilità:

Le ultime parole di ognuno, quando parte per il mondo eterno, sono sempre di interesse per coloro che sono rimasti indietro. Anche le ultime parole del criminale sul patibolo saranno lette da migliaia di persone, che non avrebbero ascoltato una sola parola di lui quando si trovava a chiedere l'elemosina alla loro porta. Le ultime parole di uomini grandi e buoni, quando vengono pronunciate a coloro che sono loro vicini e cari, sono quindi di particolare interesse

(I.) L'incarico del padre morente. È quella di un re per il suo successore, che presto salirà al trono d'Israele. La posizione è così responsabile, l'addebito sarà lungo e pesante. Ma no; Quanto breve è il discorso, quanto poche sono le indicazioni: "Mostrati un uomo". Sii un uomo, questo è tutto. Sì, ma questo è tutto. Sii un uomo, come Dio ha fatto; non la creatura distorta, storta, pervertita che il peccato ha fatto

(II.)Cosa è implicito in questa accusa. Vir era la parola che i Romani usavano per l'uomo, e da cui deriva la nostra parola virtù. Anche la virtù, per loro, significava coraggio, eroismo. Tutto ciò che è dunque virtuoso è virile. La veridicità è una virtù, e quindi virile. Dio è la verità. L'uomo è più virile quando è più simile a Dio, perché è stato fatto a immagine di Dio. L'onestà è pagare i nostri giusti debiti, rendere onore a chi è dovuto, esercitare l'amore supremo verso Dio e amare i nostri simili come noi stessi Matteo 22:27. Quindi, un vero uomo, un vero uomo, deve essere un cristiano e un gentiluomo. La temperanza, la pazienza, la gentilezza, la gentilezza, l'altruismo, sono tutte virtù, e quindi virili. Il codice d'onore del gentiluomo si trova in Filippesi 4:8

(III.) Il fondamento della virilità è la forza. Forza d'animo, forza di volontà, determinazione, autocontrollo, capacità di resistere alle usanze popolari quando sbagliate, vizi prevalenti che sono diventati aristocratici, mode e abitudini del male che si sono attaccate a persone che consideri superiori a te per età, esperienza e professione; potere di essere chiamato eccentrico, strano, strano, di essere deriso. Ci vuole un coraggio che non si diletti con il male, ma che alla prima sollecitazione dica "no", che abbia il coraggio di fare il bene, che abbia il coraggio di essere vero". Quindi, in questa breve carica, i primi accenti sono: "Sii forte". David sapeva che ci voleva forza

(IV.)La fonte di questa forza è in Dio. Mosè, Giosuè, Paolo, Lutero, Wesley, erano uomini di grande potenza, e tutti trovarono la loro forza in Dio

Lo scopo importante di questo incarico era il giusto sviluppo e la formazione del carattere. Questo dovrebbe essere il primo obiettivo di ogni giovane. Questo è il primo scopo del Vangelo, oggi così spesso trascurato in quest'epoca frenetica, frenetica e rumorosa. La prima istruzione di Paolo a Timoteo fu: "Bada a te stesso". L'inganno, la falsità, la lussuria, ecc., sono tutti intrusi. Scacciali, mostrati. Non regni l'animale, ma l'uomo. Sii un uomo, e allora sarai ciò che ogni vero uomo è: un re. (G. H. Smyth.)

Come sono fatti gli uomini:

Essere un uomo richiede una trinità di qualità: un corpo forte, una mente piena di orme e una natura spirituale

1. Giovani uomini, è vostro dovere coltivare la vostra forza fisica con sport atletici, ginnastica e altri esercizi che contribuiranno a fortificare il nobile tempio in cui Dio ha ospitato la vostra mente e la vostra anima. Non importa quanto siano preziosi i beni che sono conservati in una casa, se la casa è insicura o il tetto perde. Non è onore di un uomo essere così incurante della casa in cui sono collocati gli inestimabili tesori della mente e dello spirito che l'edificio si consuma prima del tempo. Se voi ed io vogliamo fare un lavoro efficiente in quest'epoca la più impegnativa della storia del mondo, se vogliamo tenere testa alla feroce competizione di questo che è il più grande di tutti i periodi commerciali, avremo bisogno di muscoli robusti, polmoni robusti, fegati sani e buona digestione. Un uomo si ostacola seriamente nella corsa della vita se non presta attenzione alle regole della salute. D'altra parte, un uomo con un corpo sano ha maggiori possibilità di successo, perché la salute gli ispira speranza e ambizione. Thomas Carlyle ha dato al mondo una visione itterica di molte cose perché aveva uno stomaco debole. Quale miseria abbia causato nella sua casa, e nella vita di quella sua paziente moglie martire, è stato rivelato nelle lettere di Jane Welsh Carlyle. Molti uomini che osservano nel modo più sacro i Dieci Comandamenti infrangono impunemente le leggi della salute

2. Lo sviluppo del corpo, tuttavia, non è tutto ciò che costituisce l'uomo. Un pugile ha un corpo ben sviluppato, ma la sua influenza non conta molto al di fuori del ring. C'è una mente da coltivare e un'anima. L'uomo che si dedica interamente allo sviluppo fisico sarà incline a dimenticare i bisogni delle altre due parti della sua natura. Se tutta l'energia della natura di un uomo sta correndo verso i muscoli, non ci sarà più nulla da far correre al cervello. Gli uomini che hanno attirato l'attenzione del mondo non sono stati giganti fisici, ma uomini di muscoli mentali e morali. Napoleone, Wellington e Grant non erano grandi nel corpo. Se l'ideale di un uomo perfetto consistesse solo nelle qualità fisiche, noi saremmo più in basso nella scala di certi animali. Il bue supera un uomo in forza muscolare; l'antilope in velocità; il segugio nell'acutezza dell'olfatto; l'aquila in vista; il coniglio nell'acutezza dell'udito; l'ape mellifera nella delicatezza del gusto; il ragno in finezza di energia nervosa. Quindi non possiamo misurare un uomo dal suo corpo, né dai suoi beni materiali. Siamo andati oltre l'epoca in cui il mondo contava come suoi più grandi eroi Ercole, Aiace, Creso, Milziade. Il mondo di oggi non è governato dai muscoli, ma dalla mente e dal cuore. I più coraggiosi sono i più teneri, gli amorevoli sono gli audaci. Il valore di un giovane uomo per il mondo e per se stesso dipende in gran parte dalla coltivazione del suo intelletto. Proprio come nella coltivazione del corpo si deve considerare il cibo adatto e l'esercizio fisico appropriato, così nello sviluppo della mente si deve considerare il tipo di cibo. Ogni giovane dovrebbe segnarsi un corso di letture di storia, biografia, poesia e filosofia. Un'altra cosa: come non portereste consapevolmente nel vostro sistema carne malata, o frutta o verdura decomposta, allo stesso modo non desidererete avvelenare la vostra mente con la lettura di libri impuri. La qualità dei nostri pensieri determina la qualità del nostro carattere. I pensieri impuri sono vermi che corrodono i tessuti del carattere morale. L'uomo che cade vittima della tentazione è l'uomo il cui carattere è diventato tarlato. Custodisci nel modo più sacro la porta della mente e tienila chiusa contro l'ingresso dei pensieri malvagi. Se il generale Grant fosse stato un uomo di debole volontà, non avrebbe mai potuto portare al successo le campagne della guerra civile. Eppure le sue memorie rivelano un uomo con un cuore tenero come quello di una ragazza, che odiava la guerra e non amava il solo rumore di una pistola, ma possedeva una tale padronanza di sé che prevedere una cosa da fare significava comandare, anche se doveva combattere su una sola linea per tutta l'estate. L'opposizione, lo scoraggiamento, le difficoltà, non possono mai tenere a bada un uomo di volontà. I capi del partito a Roma pensarono di sbarazzarsi dell'ambizioso giovane Cesare, così gli affidarono un incarico che richiedeva una prolungata assenza da Roma e una difficile spedizione nel cuore di una regione incivile e inesplorata del paese. Dissero: "Roma non sentirà mai più parlare del giovane Cesare". Ma il giovane conquistò la Gallia e, tornando dopo una campagna di dieci anni, si impadronì dello scettro del potere imperiale. È una cosa triste vedere un uomo in cui la forza di volontà è andata in decadenza. Il dottor Maudsley, lo scienziato inglese, dice che l'inizio della guarigione dallo squilibrio mentale è sempre un risveglio del potere della volontà. Quando un esperto in un manicomio trova un paziente in grado di eseguire un nuovo piano di condotta e di mantenerlo nel perseguimento per ore e ore, è incline a dire che quell'uomo uscirà presto dal manicomio

3. Permettetemi ora di venire all'ultima qualità che entra nella composizione della virilità simmetrica, e cioè la natura spirituale. La forza fisica è buona, ma è solo la base della cantina della casa. Nessuno si accontenterebbe di vivere in cantina, per quanto ben fornita di provviste e altre comodità. Avrebbe almeno voluto avere un altro piano per l'edificio, e abbiamo parlato dello sviluppo intellettuale. Ma fermarsi a questo sarebbe come dimorare in una biblioteca, o in una galleria d'arte, e non avere mai stanze più alte dove potremmo entrare in comunione con il Creatore, e con Suo Figlio, il nostro Salvatore. Per cambiare la figura, lasciatemi dire che trascurare la natura spirituale, come hanno fatto alcuni uomini, dotando la natura fisica e mentale di tutto ciò che è necessario, è come costruire una splendida nave e lasciare il timone. La natura spirituale in un uomo è il timone che controlla i suoi pensieri e i suoi propositi. A volte si trova una nave in mare che lancia il segnale "Non sotto controllo". Questo è un segnale molto terribile. Lo splendido atleta che può vincere una gara di barche, o nell'arena mettere fuori combattimento il suo avversario, può essere solo un bambino nella sua virilità morale. Un uomo con muscoli abbastanza forti da abbattere un cavallo può essere abbastanza debole da cedere a qualche sottile tentazione. Il segreto è il carattere spirituale. Ricordate ciò che gli uomini dicevano del nobile greco che governava la sua città con leggi non scritte: "Il carattere di Focione è più della costituzione". La forza di carattere di Lamartine era tale che durante i giorni più sanguinosi a Parigi non chiudeva mai le porte, e una volta, quando si alzò per parlare, colui che lo presentò disse: "Sessant'anni di vita pura stanno per affrontarti". Emerson dice che c'era un certo potere in Lincoln, Washington e Burke che non può essere spiegato dalle loro parole stampate. Giovanni Milton disse: "Un uomo buono è il frutto maturo che la nostra terra offre a Dio". Se la gioventù romana veniva elevata nello spirito stando un giorno alla settimana in una stanza dedicata alle statue di grandi eroi, e facendo voto alla loro presenza immaginaria, quanto più siamo nobilitati quando andiamo alla presenza dell'infinito ed eterno Geova, che è in grado di impartire a noi l'influenza trasformatrice del Suo Santo Spirito. (D. H. Martin, D.D.)

Dovere e privilegio:

Questo è il consiglio d'addio di un re a suo figlio, che aveva il diritto di afferrare lo scettro mentre cadeva dalla pallida mano del padre morente

(I.) Sii forte. Non vanaglorioso o sicuro di sé, ma "forte".

1. Qual è questo punto di forza? Non consiste in sentimenti di piacere nel vedere gli altri fare il bene, o nel desiderare di fare il bene noi stessi. Un uomo condotto prigioniero dal diavolo a suo piacimento può averle. La forza cristiana mette l'uomo al suo posto e lo tiene lì; resiste nel giorno del conflitto più duro, quando molti svengono

2. Come si ottiene questa forza? Da Dio solo, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Come da Lui? Pentitevi di tutti i peccati. Decidi di rompere con tutti i peccati e di vivere una vita cristiana devota. Coltiva la fiducia personale in Cristo come tuo Salvatore e credi che Dio per amor Suo ti perdona e ti salva

(II.)Mostrati un uomo. Che non sia una semplice deduzione, ma un fatto palpabile; una dimostrazione. "Mostra te stesso." Gli uomini ci danno un valore in base a come ci mostriamo. Non lasciare che siano gli altri a dimostrare che sei un uomo; Fallo da solo. Non un angelo, ma un uomo. Non c'è strumento che Dio possa usare in così tanti modi e luoghi, e con un successo così meraviglioso, come un cristiano devoto che può mostrarsi un uomo, un uomo che ha la lacrima della compassione per chi è addolorato, una parola di conforto per chi ha perso un lutto e una parola di speranza per chi è abbattuto e scoraggiato. (Omilestico.)

Un figlio incaricato di essere coraggioso:

La spada donata dall'imperatore Guglielmo al suo figlioletto, il principe ereditario, per il suo decimo compleanno, contiene un'iscrizione sulla sua lama, di cui la seguente è una traduzione: "Confida in Dio. Sii coraggioso in combattimento per preservare l'onore e la gloria. Chi combatte coraggiosamente, confidando nell'aiuto di Dio, non è mai vinto. Tutti i tuoi poteri del corpo e della mente appartengono al tuo paese. Al mio caro figlio William, 6 maggio 1892.

In che cosa consiste la virilità:

La vera virilità consiste nell'attenersi ai propri principi se sono buoni e giusti. Quando Garfield era un ragazzo al Williams College, un giorno salì sul Monte Greylock con molti dei suoi compagni, e passò la notte sulla cima della montagna. Seduti intorno a un fuoco da campo, hanno cantato canzoni universitarie e raccontato storie per tutta la sera. Garfield tirò fuori dalla tasca un Testamento e disse: "Ragazzi, è mia abitudine leggere un capitolo prima di andare a letto e fare una preghiera. Lo facciamo insieme?" E lo hanno fatto tutti. Ammiriamo il ragazzo per il suo coraggio

Imparare ad essere coraggiosi:

Il signor Mortimer Mempes, nel suo World's Children, fornisce alcuni esempi notevoli dell'addestramento spartano al coraggio che tutti i ragazzi del Giappone devono subire. Tutti i tipi di giochi vengono giocati per testare il carattere in questo particolare dei bambini. Vengono raccontate storie emozionanti di draghi e giganti e, quando sono terrorizzati, ogni ragazzo deve andare in una stanza buia e tirare fuori un filo di stoppino che sta bruciando in un piatto d'olio; e anche questo, con un volto sorridente, assolutamente imperturbabile. Un altro gioco preferito è quello di riunirsi in un cimitero solitario, sotto un albero, e piantare bandiere in un luogo infestato. Poi ogni ragazzo viene fatto camminare da solo lungo il viale, tirando fuori una bandiera lentamente, con dignità e senza un tremito nervoso. Così, avendo portato il giogo nella sua giovinezza, si crede che il suo coraggio sia all'altezza di tutte le richieste che gli vengono affidate nella vita successiva

Gioca l'uomo per Dio:

In un'occasione in cui Whitfield fu circondato da una folla e cominciò a mostrare segni di allarme mentre le pietre volavano in tutte le direzioni, sua moglie, in piedi al suo fianco, gridò: "Ora, George, gioca l'uomo per Dio". Dobbiamo fare l'uomo nella battaglia della vita perché Dio ci ha creati per essere virili e non non virili; perché il Figlio dell'uomo è venuto sulla terra per mostrarci come soffrire e come essere forti; perché se temiamo Dio non avremo altro timore. (Fremo.)

7 CAPITOLO 2

1RE 2:7

MOSTRATE BENIGNITÀ AI FIGLI DI BARZILLAI.

La gratitudine per le gentilezze ripagata:

Un'antica storia inglese narra di Frescobald, un mercante italiano che mostrò grande gentilezza a Thomas Cromwell quando era in grave difficoltà lontano da casa. Lo straniero fu accolto nell'abitazione del mercante e rimandato sano e salvo in Inghilterra. Gli anni passarono e i rovesci arrivarono a Frescobald. Perse ricchezze e amici, e vagò come un mendicante in questo paese. Un giorno vide una grande folla che si muoveva lungo le strade di Londra. Il Lord Cancelliere stava andando in stato per aprire i tribunali. Per la gioia di Frescobald, la figura centrale della processione era il suo vecchio amico Thomas Cromwell. Il mercante italiano raccolse presto i frutti della sua generosa gentilezza in altri giorni. L'ospitalità e la munificenza di Cromwell gli fecero dimenticare rapidamente tutte le sue preoccupazioni e il suo dolore. (J. Telford, B.A.)

Simpatia per il monarca apprezzata:

La simpatia per coloro che sono più forti, più ricchi, più sani, più influenti e più autorevoli di noi, non è così facile da ottenere. Non ci viene spesso in mente di tendere la mano o la parola comprensiva a coloro che consideriamo in qualche modo i nostri superiori, eppure nessuno ha bisogno della nostra simpatia più di questi. Ci si aspetta che il ministro provi sentimenti per e con i suoi parrocchiani, ma la verità è che il ministro ha bisogno di un incoraggiamento comprensivo da parte loro. Lo stesso vale per il medico e il suo paziente. Uno dei biografi di Tennyson cita le parole della Regina del Vincitore: "Quando mi congedai da lui, lo ringraziai per la sua gentilezza, e dissi che ne avevo bisogno, perché ne avevo passate tante, e lui disse: 'Sei così solo su quella terribile altezza; è terribile". La sovrana apprezzava la gentilezza, la considerazione e la simpatia dei suoi sudditi, e la poetessa si rese pienamente conto di cosa significasse essere così in alto da essere praticamente sola al mondo. Diamo facilmente la nostra pietà, la nostra simpatia, e anche la nostra mano d'aiuto, a coloro che ci sembrano in grave stress, ma non siamo così premurosi riguardo a quale consolazione e forza potremmo dare a coloro che ne hanno bisogno, perché la loro stessa elevazione li isola e li taglia fuori da quei rapporti umani a cui tutti cerchiamo un aiuto comprensivo. (Grandi pensieri.)

Barzillai:

La vera cortesia di Barzillai nelle Highlands, inoltre, è abbondantemente evidente nel troppo breve scorcio che abbiamo del signore di Rogelim. Perché, come prevedeva tutti i possibili desideri di Davide! Come si mise in tutto il luogo angosciato di Davide! Come fece a Davide ciò che Davide avrebbe fatto a lui! Come scese dal suo alto seggio, con tutti i suoi anni sul capo, per condurre con la sua propria mano il re oltre il Giordano! E poi, con quale dolcezza e musica di modi e di parole si scusò da tutte le ricompense regali, gli onori e le promozioni che Davide aveva progettato e decretato di imporgli!

Il servizio e la fedeltà che devo,

Nel fare, si ripaga da solo. Parte di Vostra Altezza

È quello di ricevere i nostri doveri; e i nostri doveri

Sono al tuo trono e al tuo stato figli e servi,

Che fanno ma quello che dovrebbero, facendo tutto

Al sicuro verso il tuo amore e il tuo onore

Il resto è lavoro che non viene utilizzato per te

L'umiltà, inoltre, di quell'eroe dell'Antico Testamento è già la nostra umiltà del Nuovo Testamento nella sua profondità, dolcezza e bellezza. Nelle mie ore libere quest'inverno mi sono dilettato con le Vite di Plutarco nella Bibbia inglese di Thomas North. Ma quante volte, leggendo un nome nobile dopo l'altro, ho esclamato: Oh, se alcuni di quei grandi uomini dell'antichità fossero stati solo tra i Greci che vennero da Filippo, dicendo: "Signore, vedremmo Gesù!" Avevano solo visto Gesù, o anche solo udito o letto Paolo! Allora quali ornamenti sarebbero stati in tutta la nobiltà, la cortesia e l'umiltà del Nuovo Testamento. (Alessio. Whyte, D.D.)

8 CAPITOLO 2

1RE 2:8-9

Ed ecco, tu hai con te Simei, figlio di Ghera.

Davide e Simei:

Il letto di morte di Davide non è mai stato privo di difficoltà per i lettori riflessivi e reverenziali. Perché Simei, con tutto il suo bene e il suo cattivo uso, torna di nuovo sul letto di morte di Davide per tentare e mettere alla prova Davide, e per scoprire cosa c'è nel cuore morente di Davide. Le parole dei santi di Dio sul letto di morte hanno per noi un interesse speciale e una deliziosa edificazione; ma le ultime parole di Davide a Salomone riguardo a Simei... le passeremmo oltre se potessimo. Tre o quattro diverse spiegazioni di quelle terribili parole di Davide sono state offerte al lettore afflitto da uomini capaci e da uomini autorevoli in tali questioni. Menzionerò solo le spiegazioni che mi sono state date e lascerò a voi giudicare da soli. Ebbene, alcuni studiosi dell'Antico Testamento hanno il coraggio di togliere completamente dalla bocca di Davide le terribili parole di Simei e di metterle in bocca al profeta che ci ha preservato la vita e la morte di Davide. Quelle terribili parole, dicono, sono la spiegazione e la rivendicazione di quel giusto profeta dell'esecuzione troppo tardiva di Simei da parte di Salomone dopo che la sua "tregua", come la chiama Matteo Enrico, era giunta al termine con la morte di Davide. Altri ancora, e anche loro, alcuni dei nostri studiosi più conservatori e ortodossi, ci dicono che il testo dovrebbe essere scritto in inglese in questo modo: "Non ritenerlo innocente; nello stesso tempo non far scendere la sua testa canuta nella tomba con il sangue". Mi biasimerete per il mio orecchio troppo aperto a una così audace erudizione; e penserete che sia molto sbagliato da parte mia ascoltare uomini così malvagi. Ma il cuore ha le sue ragioni, come dice Pascal, e il mio cuore si spingerebbe a un punto considerevole nella critica testuale per far asciugare il sangue di Simei dal letto di morte di Davide. Un'altra interpretazione è quella di prendere il testo così com'è, e di ascoltare Davide che accusa giudizialmente Salomone di un caso di giustizia troppo a lungo ritardata contro un bestemmiatore di Dio e del re. E poi l'ultima spiegazione è la più dolorosa di tutte, ed è questa, che Davide non aveva mai veramente e veramente, e in fondo al suo cuore, perdonato Simei per la sua brutalità e malignità a Bahurim, e che tutta la vendetta a lungo repressa di Davide si precipitò fuori dal suo cuore contro il suo vecchio nemico quando si sdraiò sul suo letto e tornò indietro il giorno in cui era fuggito da Gerusalemme. Puoi scegliere il tuo modo di guardare il letto di morte di Davide. Ma, in ogni caso, è Bahurim che tutti noi porteremo a casa, e porteremo per sempre nei nostri cuori. Avremo, con l'aiuto di Dio, la mente bahurim di Davide sempre in noi d'ora in poi in mezzo a tutti coloro che ci insultano e ci offendono, e dicono falsamente ogni sorta di male contro di noi; e in mezzo a ogni sorta di circostanze avverse e dolorose, in modo da vedere il Signore in tutto questo, e in modo da operare la nostra salvezza in mezzo a tutto questo. E il Signore guarderà anche alla nostra afflizione, e ci renderà del bene per tutto questo male, se solo ci sottomettiamo ad esso con saggezza, silenzio e adorazione. (Alessio. Whyte, D.D.)

I peccati degli uomini pii:

Ci sono tre modi in cui Davide può essere stato influenzato nel dare questa ingiunzione di morire a suo figlio:

(I.) Come agente, inconscio o meno, della giustizia divina. Non possiamo concepire questa misura come il compimento di un proposito divino, apparentemente aveva tanto di piano umano. Il potere dell'Onnipotente, quando è stato esercitato a sostegno della giustizia, è sempre stato certo e diretto nella sua azione, senza alcun riferimento alle contingenze. La punizione di un uomo non precede mai il suo crimine, né viene inflitta senza di esso. Con Dio è tutta giustizia o tutta misericordia; Nessuna mezza misura. Non risparmiamo per un po' di tempo nell'incertezza o nel dubbio sulla nostra colpa, generando in noi un senso di falsa sicurezza, finché all'improvviso la campana della sventura suona sulle nostre orecchie assordate. Com'è diverso questo dalla punizione dell'uomo. Il modo stesso in cui morì Simei è il più grande argomento contro il fatto che sia stata ordinata da Dio (versetti 36-46). La condotta di Davide nel dare questa ingiunzione morente a suo figlio può essere stata influenzata...

(II.)Con il desiderio coscienzioso di amministrare la giustizia umana, secondo la volontà di Dio. Davide, ci viene detto, era un uomo di Dio, uno secondo il Suo cuore. Come possiamo dunque, con una percezione così chiara degli attributi divini, concepire che egli agisca in questa materia coscienziosamente e con freddo giudizio, nella piena convinzione dell'armonia del suo decreto con l'Onnipotente rettitudine? Farlo significa disonorare l'incrollabile rettitudine della giustizia di Dio, o sminuire le esperienze e la conoscenza di Davide del carattere divino. Preferiremmo essere lasciati alla nostra ultima alternativa in...

(III.) Riguardo alla sua ingiunzione come motivata da vendetta. Come uomo perdonò Shimel al momento del suo crimine, che, allora, avrebbe dovuto essere completamente cancellato dalla sua memoria. La giustizia celeste, se non fosse stata soddisfatta, avrebbe preso la sua propria via di rivendicazione, senza ulteriori azioni da parte di Davide. Con Davide come uomo di Dio e legislatore di Israele, dobbiamo dissociare completamente questo atto, e attribuirlo interamente a un difetto nel suo carattere, che, alla fine, ha riaffermato il suo potere naturale in antagonismo con la grazia divina. In nulla, durante la vita, gli uomini differiscono così tanto come alla morte. I più deboli della terra spesso entrano trionfanti nelle porte del cielo. Mentre sono ancora nella carne, un piede è saldamente piantato sulla soglia della dimora preparata per loro. D'altra parte, il gigante spirituale è spesso come un bambino timido e pauroso; spesso, infatti, sembra perdere la sua intera esistenza spirituale nella spaventosa lotta che Satana e la sua natura terrena sostengono nel tentativo di strappare un'altra anima dal cielo per popolare il deserto dell'inferno. (R. Liswil, B.A.)

10 CAPITOLO 2

1RE 2:10-12

Così Davide andò a letto con i suoi padri.-

Visioni della vita e della morte:

Il punto di vista che viene presentato nella Scrittura della morte dei santi è l'esatto opposto di quello che è popolare oggi. Trovi quasi, senza eccezioni, la morte dipinta come un mietitore che arriva con la sua falce. Questa è solo un'idea umana. Qual è l'idea di Dio nella Parola? La morte non è il mietitore; La morte è il seminatore. Questa è una cosa molto diversa. Non è la morte che viene e raccoglie nella messe: è la morte che semina il seme. L'agricoltore esce con il suo cesto di grano nudo, che viene gettato nella terra e viene coperto e perso alla vista; ma germoglia perché muore. Muore per vivere sotto terra, e di lì a poco arriva il ricco raccolto d'oro. La morte perderà metà della sua oscurità se la consideri non come la mietitrice, ma come la seminatrice. È perché limitiamo la nostra idea di vita al breve periodo che trascorriamo in questo mondo, che facciamo della morte il termine della vita. Non è così, ma il vero inizio della vita. La morte può assumere la bella forma della persona amata e gettarla nel terreno; ma è tutto ciò che la morte può fare. La morte semina il seme, ma Dio raccoglie il raccolto all'alba della Sua venuta. (R. Sfogo.)

19 CAPITOLO 2

1RE 2:19-20

BETSABEA ANDÒ DUNQUE DAL RE SALOMONE PER PARLARGLI IN NOME DI ADONIA.

Cosa possono fare le madri per i loro figli:

Quasi venti volte il Libro dei Re menziona i nomi delle madri in relazione alle buone o cattive azioni dei loro figli. Non ci viene sempre detto quale fosse il carattere di queste madri, né fino a che punto fosse dovuto alla loro influenza il fatto che i loro figli diventassero come loro, ma l'introduzione dei loro nomi in così stretta connessione con il bene o con il male, è sufficientemente significativa. "Sua madre si chiamava Jecholiah; e fece ciò che era giusto agli occhi del Signore". Il sacro scrittore non aggiunge altro, eppure possiamo a malapena trattenere l'esclamazione naturale del cuore: "Benedetta sei tu fra le donne!" tanto siamo certi che il giovane che onorava Dio aveva goduto delle cure di una buona madre. Al contrario, quale non invidiabile notorietà viene data al nome di Abia quando la sua menzione è accompagnata dal doloroso racconto: "Egli camminò in tutti i peccati di suo padre" (1Ri 15:2). Maaca, la madre, potrebbe essere stata lei stessa una brava donna, nonostante i modi malvagi del marito; Eppure, quali volumi sono espressi in quell'imbalsamazione del suo nome - e solo del suo - in relazione alle malefatte di suo figlio! Ahimé! le angosce del cuore del miserabile genitore, in questo mondo e nell'altro, riguardo alla cui progenie deve essere ricordata: "Egli fece del male per tutta la vita; ha fatto del male a causa della negligenza di sua madre nell'insegnargli meglio!" Sant'Agostino e Gregorio di Nazianzeno sono esempi lampanti, che gridano ad alta voce: "Madri cristiane, pregate nella fede!" Teodoreto, Basilio il Grande e Crisostomo furono esempi quasi altrettanto notevoli. Il generale Harrison, non molto tempo prima di prendere il suo posto a capo del governo, visitò la sua vecchia casa in Virginia, e si diresse subito verso la "stanza di sua madre", dove, come disse, l'aveva vista leggere ogni giorno la sua Bibbia e dove gli aveva insegnato a pregare. La fama e la gloria si affievolirono davanti a lui mentre la piacevole luce irrompeva dalla scena delle sue prime e migliori impressioni. Dov'è il figlio così ribelle e così crudele, che non risponderebbe prontamente, come il re d'Israele, quando fu supplicato da colei che lo aveva allattato nell'infanzia impotente: "Chiedi, madre mia, perché non ti dirò di no"? "Mia madre mi ha chiesto di non usare mai tabacco", osservò il senatore Thomas H. Benton, "e non l'ho mai toccato da allora fino ai giorni nostri. Mi ha chiesto di non giocare mai, e non l'ho mai fatto. Mi ha ammonito contro il bere troppo, e qualunque utilità io abbia raggiunto nella vita, la devo all'accondiscendenza con i suoi pii desideri". La madre cristiana che ama così i suoi figli può essere certa del loro più sincero affetto in cambio. Un vecchio, consumato dalla malattia, lottava debolmente con la morte. La sua famiglia e i suoi amici erano lì a trovarli, rendendo ogni gentile ufficio che potevano, ma c'era ancora una cosa che desiderava ardentemente e che tutti i loro affetti più teneri non riuscivano a soddisfare. Roteò la testa in preda all'agonia e sussurrò debolmente: «Voglio la mamma!» Era morta da cinquant'anni! Da bambino aveva portato i suoi piccoli dispiaceri a sua madre, e lei si era sempre dimostrata la sua pronta consolatrice, e ora, dopo tutto questo lasso di tempo, dimentico, per il momento, che moglie, figli e nipoti erano con lui, non ricordava nessuno tranne sua madre! Una volta un noto infedele fu improvvisamente messo sotto l'influenza religiosa e gridò ad alta voce, nella sua agonia: "Dio di mia madre, abbi pietà di me!" Quando una volta una signora disse all'arcivescovo Sharpe che non avrebbe disturbato i suoi figli con l'istruzione sulla religione fino a quando non avessero raggiunto l'età della discrezione, l'astuto prelato rispose: "Se non insegni a loro, lo farà il diavolo!" (J. N. Norton.)

Il potere delle madri:

Il potere delle madri è un tema fertile per la contemplazione e uno dei più affascinanti. È stato detto che "il più grande potere morale del mondo è quello esercitato da una madre sul suo bambino". Siete in grado di nominare una forza che osate chiamare uguale ad essa? Non è forse vero, come ha detto Douglas Jerrold, che "colei che dondola la culla governa il mondo"? In primo luogo, si noti il fatto che...

(I.) I primi anni di vita di un bambino appartengono alla madre. Sono gli anni che danno forma e colore a tutto il resto della vita. E in questi la guida naturale e la compagna del bambino è la madre. La sua presenza e i suoi vari insegnamenti sono la forza più potente esercitata su di essa nel fresco e rugiadoso mattino della sua esistenza. Non appena il bambino inizia a comprendere il linguaggio e a meditare sulle idee che trasmette, quali inestimabili opportunità sono quelle della madre per ispirarlo e guidarlo! Impara le sue parole dalle sue labbra e le pronuncia secondo i suoi metodi. Una pronuncia errata acquisita durante l'infanzia spesso si aggrappa a uno per tutti i suoi giorni. Il bambino pensa ai pensieri di sua madre così come pronuncia le sue parole. Le sue opinioni sulle cose derivano in gran parte da lei. Essa può insegnare al bambino ad essere attento a ciò che è dentro di lui e fuori di lui, da cui dipende in gran parte la saggezza. Può sviluppare in esso l'abitudine al pensiero, che accresce così il potere del pensiero. Lei può elevare il suo pensiero. Può insegnargli ad essere affettuoso, aspirante, leale e coraggioso. In breve, può plasmare il suo bambino quasi con la stessa facilità con cui lo scultore modella la sua argilla di plastica in una statua di bellezza impeccabile

(II.)L'esempio e gli insegnamenti della madre sono influenze permanenti. Questo per loro stessa natura, non semplicemente perché ha il controllo degli anni della giovinezza. La vita di una madre è una delle forze regolatrici e animatrici di quella dei suoi figli finché vivono. C'è una sacralità in quell'esempio che il tempo aumenta piuttosto che diminuire nel seno di ogni bambino di mente retta. Anche coloro che sono ribelli ne ammettono il potere, ed è sempre uno degli agenti più invincibili nella loro restaurazione. Lo stesso vale per i precetti che lei gli ha dato. Non solo lo avviano nel corso che prende, ma rimangono con lui come fattori elementari del suo essere e della sua condotta. Erano la garanzia delle sue prime azioni, e inconsciamente le attrae per tutta la vita. Charles Reade, il famoso romanziere, quando era vicino alla fine della sua vita, dichiarò: "Devo la metà più grande di ciò che sono a mia madre". E Giovanni Ruskin, nobilmente eminente com'è, non può essere sleale alla memoria di colei che lo ha dato alla luce. Scrisse in questo modo: "L'influenza di mia madre nel plasmare il mio carattere fu evidente. Mi costringeva a imparare a memoria ogni giorno lunghi capitoli della Bibbia. A quella disciplina e a quella paziente e accurata risoluzione devo non solo gran parte della capacità generale di prendermi cura, ma la parte migliore del mio gusto per la letteratura". E questa è la testimonianza di un autore la cui penna facile ha tracciato alcune delle frasi più superbe e squisite che si possano trovare nel nostro linguaggio inglese

(III.) L'affetto per le madri è duraturo. È questo, in larga misura, che dà forza al loro esempio e alla loro istruzione. Eppure, è una forza di per sé superiore a queste, in tutta la vita del bambino. Se non c'è amore sulla terra come l'amore di una madre, esso suscita in risposta un affetto che molte acque non possono sommergere. E questo affetto è un elemento purificatore, edificante, gioioso nella vita di chi lo condivide. Lo sprona al lavoro e all'abnegazione. Accende pazienza, zelo, speranza, coraggio. Eleva e vivifica tutta la sua natura con la sua influenza silenziosa ma persuasiva. Quando è tentato, quell'amore lo spinge alla vittoria. Quando è scoraggiato, lo riveste di forza d'animo. Quando è stanco, si riposa su di esso. Quando è solo, la sua dolce presenza ravviva la sua anima. Quando è forte, si rallegra per amor suo. Quando ha successo, esulta perché lei sarà felice. Lord Macaulay disse: "Sono sicuro che vale la pena essere malati per essere curati da una madre". Uno degli elementi più patetici nello spirito sensibile di William Cowper era la sua affettuosa considerazione per sua madre, che morì quando lui aveva sei anni. A una nipote che gli inviò la sua foto scrisse: "Ogni creatura che ha un'affinità con mia madre mi è cara... Il mondo non avrebbe potuto fornirti un regalo così gradito per me come il quadro che mi hai così gentilmente inviato... L'ho baciato e appeso dov'è l'ultimo oggetto che vedo di notte, e, naturalmente, il primo su cui apro gli occhi al mattino". Chi può dubitare del fascino salutare di quel bellissimo ritratto sulla vita del figlio? Il volto di una madre: che bellezza nei suoi contorni, che dolcezza nella sua espressione, che ispirazione nella sua presenza solo nella mente! Non c'è da stupirsi che Napoleone abbia detto che il più grande bisogno della Francia erano le "madri". Non sembra strano che nei primi secoli della nostra epoca le matrone cristiane fossero tenute in grande considerazione. I nomi delle madri di non pochi eroi della Chiesa sono indissolubilmente legati ai loro. Emmelia con Basilico; Nonna, morta in preghiera, con Gregorio Nazienzen; Anthusa, il cui nobile carattere indusse i pagani ad esclamare: "Ah, che donne meravigliose ci sono tra i cristiani!" con Crisostomo, il dalla bocca d'oro; Monica, morta tra le braccia del figlio, con Agostino, il grande teologo; Aletta, di cui un eloquente oratore ha recentemente detto: "Non posso fare a meno di sentire che quella santa madre morta ottocento anni fa in Borgogna ha modificato la civiltà dell'epoca in cui viviamo, che ha lasciato il tocco della sua mano immortale sul tuo cuore e sul mio!" con Bernardo di Chiaravalle. E nei tempi moderni la madre dei Wesley è chiamata anche "la madre del Metodismo", tale era la sua impressione sui suoi figli. Senza dubbio Giovanni Quincey Adams dichiarò la sobria verità quando disse: "Tutto ciò che sono, o sono sempre stato, in questo mondo, lo devo, sotto Dio, a mia madre". E non c'è fiore in tutto il campo che debba tanto al sole quanto moltitudini di ceti sociali minori devono alle loro madri. La gloria della maternità è stata esposta in modo sorprendente da qualcuno che ha detto: "Dio non poteva essere dappertutto, e perciò ha fatto le madri". Il loro è il posto d'onore nel mondo. Siedono su troni più regali. Gli scettri dell'impero illimitato sono nelle loro mani. O madri, rendetevi conto dell'orgogliosa eminenza che avete raggiunto! Cercate di far fronte alle sue immense responsabilità, alle sue illimitate possibilità. I vostri figli sono, in larga misura, a vostra disposizione. Charles Dickens non sbagliava quando pensava che si dovesse scrivere da qualche parte che "le virtù delle madri dovrebbero essere visitate, di tanto in tanto, sui loro figli così come i peccati dei padri". (A. W. Hazen, D.D.Il re si alzò per andarle incontro e si inchinò davanti a lei.

Il nobile riconoscimento di una madre:

Si narra che non molto tempo fa il presidente Loubet abbia fatto una breve visita ufficiale in una città vicino alla sua città natale. Un corteo trionfale si formò per la città, e il Presidente, seduto nella magnifica carrozza di rappresentanza a quattro cavalli, fu condotto tra lunghe file di gente entusiasta verso un'altra parte della città, dove la sua vecchia madre contadina aspettava pazientemente il suo arrivo. Aveva un posto speciale, dal quale poteva avere una visione ininterrotta del corteo che passava. Quando scorse la magnifica carrozza che si avvicinava, circondata da una brillante scorta di cavalleria, nonostante i suoi ottantasei anni, si alzò rapidamente in piedi per avere una visione migliore del "suo ragazzo", come lei chiama sempre il Presidente. Quest'ultimo, a cui era stato detto privatamente dove si trovava sua madre, notò il movimento. Preso da un impulso improvviso, ordinò alla carrozza di fermarsi e, rivolgendosi al generale presente, disse in fretta: "Per il momento cesso di essere presidente della Francia e divento un figlio". Poi, balzando rapidamente a terra, il signor Loubet si affrettò verso il giardino, che conosceva bene, verso la piccola bancarella, prese tra le braccia la vecchia madre tremante e l'abbracciò a lungo e in silenzio, mentre copiose lacrime scorrevano sulle sue guance rugose. La grande folla che assistette a questa scena di affetto filiale fu così commossa da non essere in grado in un primo momento di esprimere la propria approvazione, e fu solo quando il Presidente fu di nuovo nella sua carrozza, e il corteo si rimise in movimento, che l'incantesimo si ruppe e il popolo acclamò il figlio obbediente come meritava

Il rispetto di un sovrano per sua madre:

Il presidente Roosevelt, nella sua vita di Oliver Cromwell, ci dice quanto la madre di Cromwell fosse devota al suo grande figlio, e quanto lui l'amasse. Quando era giovane, seguì il suo consiglio. Quando divenne dittatore d'Inghilterra, la collocò nel palazzo reale di Whitehall; e quando morì, la seppellì nell'Abbazia di Westminster. Questa cura per le nostre madri è un elemento di grandezza che tutti noi possiamo possedere

26 CAPITOLO 2

1Re 2:26-27

E AL SACERDOTE ABIATAR DISSE IL RE.

Amici che ci deludono:

Nella mezza età, molto di più nella vecchiaia, possiamo avere molti conoscenti, ma abbiamo pochi amici. «Se», disse un vecchio in tono bizzarro, «i miei conoscenti riempissero una chiesa, i miei veri amici potrebbero salire sul pulpito». Socrate aveva l'abitudine di tenere in casa solo due sedie: "Una per me e un'altra per un amico, quando lo troverò!" Com'è bello dunque che ci sia un Amico "che si tiene più stretto di un fratello", una Guida e un Consolatore che non possiamo non trovare se Lo cerchiamo con gli occhi della fede! (Fremo.)

28 CAPITOLO 2

1RE 2:28

Ioab si era voltato dietro ad Adonia.

Il pericolo di una tentazione prolungata:

Ioab era nipote di Davide, il secondo dei tre figli di sua sorella Tseruia. Suo fratello minore, Asael, famoso per la sua rapidità nel correre, fu ucciso da Abner nella battaglia di Gabaon. Il maggiore, Abishai, un uomo coraggioso, feroce, vendicativo, era sempre al fianco di suo zio e gli rendeva un servizio inestimabile. Ma Ioab, il più grande per prodezza militare, così come il più uomo di stato, raggiunse il posto del potere, il re stesso. Egli uccise Abner a tradimento, in parte per vendicare la morte di suo fratello e in parte per timore di occupare sotto Davide lo stesso posto di comandante in capo che aveva ricoperto sotto Saul. Il re fu addolorato e indignato per questo gesto, e costrinse Ioab a partecipare al funerale di Abner vestito di sacco e con la veste stracciata. Eppure, indotto, senza dubbio, dalla sua preminente forma fisica, gli diede il posto di Abner. Ioab aveva vinto abbastanza bene accettando la sfida di Davide di scalare la roccia di Gebus e conquistare così la fortezza che sarebbe diventata la capitale nazionale. Per quanto riguarda la difesa e la conquista, egli può essere chiamato il fondatore del regno. Ioab fu fedele al suo sovrano per tutta la vita. Era leale contro molte tentazioni di essere diversamente. Dal momento della morte di Abner Davide ebbe paura dei suoi nipoti impetuosi e appassionati; infatti, disse al funerale: "Oggi sono debole, sebbene unto re; e questi uomini, figli di Tseruia, sono troppo duri per me" 2Samuele 3:39. Ioab non poteva non essere stato influenzato da questo fatto; È difficile per un inferiore conservare il rispetto per un superiore che sa che lo teme, o che considera in ogni particolare essenziale un uomo più debole di lui. Inoltre, era nel segreto del grande crimine del suo padrone: colpevole, certo, come complice, ma non così colpevole come principale, e quindi con un'altra coscienza di superiorità che lavorava contro la sua devozione. E la monarchia era una novità in Israele. Il re regnava più in virtù del suo potere personale che di un'abitudine consolidata all'obbedienza da parte del suo popolo. C'erano gli incessanti intrighi contro il trono che ancora oggi contraddistinguono tutti i governi orientali. Una ventina di volte Ioab dovette essere sollecitato a unirsi alle sorti di questo o quel pretendente, ad accettare qualsiasi cosa volesse chiedere, a sfuggire alla crescente ostilità del suo sovrano e a vendicare le ripetute offese che aveva subito. Contro tutte le sollecitazioni era rimasto fermo anno dopo anno. Ma ora David è vicino alla sua fine, anzi, è quasi in coma. Si sa che ha promesso la successione a un figlio minore, Salomone. Il partito legittimista, che favorisce il figlio maggiore, Adonia, decide di non aspettare la morte del re, ma di impadronirsi immediatamente del trono. È un tradimento particolarmente odioso contro un uomo morente e presumibilmente indifeso. Ed è particolarmente penoso trovare il vecchio Ioab impegnato in esso. Pochi anni prima aveva resistito alle pretese dell'affascinante e popolare Assalonne, e a rischio della propria vita lo aveva messo a morte, come meritava. Ma nel frattempo la sua fibra morale si è deteriorata. Gli manca la robusta virtù degli altri anni. Anche il pensiero del suo sovrano morente e delle grandi cose che avevano attraversato insieme non può costringerlo alla lealtà. Perciò "si volge dietro ad Adonia, benché non si fosse voltato dietro ad Absalom". La teoria è comunemente sostenuta che gli uomini e le donne anziani sono al sicuro dalla tentazione. Parliamo di un carattere che si forma, si stabilizza, si fissa. Parliamo di virtù inattaccabile. Dedichiamo tutte le nostre competenze ed energie alla salvaguardia dei giovani, il che è giusto; Ma trascuriamo di gettare qualsiasi protezione sulla mezza età, il che è sbagliato. Ci trattiamo allo stesso modo, supponendo che, diciamo, dopo la mezza età siamo in un piccolo pericolo di smarrirci. Di conseguenza, sottoponiamo le nostre virtù a una tensione a cui non avremmo pensato di esporle venti o trent'anni prima. Perciò ogni comunità è spesso sconvolta da atti di stupefacente follia, di vizio e persino di crimine da parte di coloro che si supponeva fossero sopravvissuti a tutte le tentazioni in tali direzioni. Da qui il proverbio: "Nessuno considera felice finché non è morto", fino a quando non ha superato la possibilità di gettare via con un errore o un peccato stupendo la buona reputazione accumulata in tre o quattro anni. Diciamo di un uomo del genere: "Era abbastanza grande per sapere meglio", il che è in effetti una confessione che conoscere meglio non porta affatto con sé la forza di fare meglio. Amleto considera il gravamen dell'offesa di sua madre nel suo matrimonio criminale con il re, il fatto che ella avesse superato l'età in cui poteva addurre la scusa di passioni impetuose. La storia, la letteratura, la nostra stessa osservazione si uniscono per dimostrare che, mentre la gioventù è minacciata dalla tentazione, l'età non è al sicuro, e per dare un po' di sostegno alla massima piuttosto dura che "non c'è sciocco come un vecchio sciocco". Il fatto è che il pericolo che si nasconde nella tentazione non è affatto una questione di età. La personalità è ovviamente la cosa principale. Siamo tentati di conseguenza dalla nostra eredità, dai nostri appetiti, dalle nostre debolezze costituzionali o acquisite, dalle nostre inclinazioni individuali verso questo o quel peccato. Questi variano nei diversi periodi della vita. Perciò alcune tentazioni sono più forti nella giovinezza, altre nella maturità, altre nella vecchiaia. C'è anche un senso in cui la giovinezza è più debole a cui resistere rispetto alla maturità o all'età. La fibra morale, come quella fisica, non è ancora indurita. I medici ci dicono che il periodo di maggior pericolo per la vita, dopo l'infanzia, va dai diciotto ai venticinque o trent'anni. Tutti gli organi vitali si sono sviluppati rapidamente; uno sembra più robusto; Prenderà rapidamente un alto allenamento fisico in qualsiasi direzione e, se lo sopporta, acquisirà una potenza meravigliosa. Ma allo stesso tempo, gli manca un'elevata efficienza per resistere o scacciare la malattia. Aggiungete a ciò l'imprudenza che deve accompagnare l'irriflessiva convinzione che nulla può fargli del male, che può mangiare, dormire e fare esercizio fisico in modo irregolare quanto vuole, e non è sorprendente che così tanti giovani muoiano negli anni delle loro più grandi promesse e apparentemente della più alta vitalità. Essi sono portati via dalla malattia prima di aver appreso le proprie capacità di sopportazione, o, conoscendole, di aver acquisito il coraggio morale di vivere bene al loro interno. Non è una sollecitudine irrazionale, quindi, che i genitori provino compassione per la salute dei loro figli e delle loro figlie anche dopo che sono abbastanza grandi da poter essere saggiamente in grado di prendersi cura di se stessi. Qui la natura morale e spirituale offre una stretta analogia con quella fisica. Il tempo porta all'anima certe qualifiche per resistere alla tentazione che nient'altro può portare, come il timore intelligente di fare il male e un'accurata concezione delle sue perniciose conseguenze. Soprattutto porta l'abitudine di resistere al torto e di fare il bene. Ed è a questa abitudine consolidata più che a qualsiasi altra cosa, se non alla grazia immediata di Dio, che tutti noi dobbiamo la nostra sicurezza morale. Ma, qualunque sia l'età, il vero pericolo della tentazione sta nel fatto che essa si protrae a lungo. Non perché Ioab fosse vecchio si era rivolto ad Adonia, mentre pochi anni prima non si era voltato ad Absalom, ma perché a quel tempo la tentazione della slealtà verso il suo re non era stata all'opera abbastanza a lungo da minare le sue forze di resistenza. Quando, però, Adonia alzò lo stendardo della rivolta e invitò Ioab a unirsi a lui, la voce sollecitante aveva parlato così tante volte, e ogni volta in modo più allettante, che la sua capacità di dire di no si era esaurita. Aveva gettato via la reputazione, l'onore, la vita stessa, non perché fosse un vecchio debole - perché non lo era - ma perché si era esposto per una serie di anni alla tentazione che fino a quel momento era sempre stato in grado di dominare, ma che ora finalmente lo dominava. Il fatto è - e qui sta la ragione per cui i giovani stanno così grandiosamente - che pochi sono spazzati via dal primo attacco della tentazione. La fortezza del nostro istintivo amore per il giusto e del nostro attento addestramento precoce non è di solito portata avanti con l'assalto, ma con il sabotaggio e l'estrazione mineraria. L'esercito più coraggioso mai schierato non può mai sopportare attacchi così ostinati da parte di un nemico con risorse sufficienti per tenerlo in piedi indefinitamente. Né la più forte natura umana può sopportare tali attacchi di tentazione. Non importa quanto tu ed io siamo sicuri della qualità della nostra fibra morale, agiremo in modo poco saggio sottoponendola a una tensione troppo prolungata. In verità, questa legge vale in tutta la natura. Parliamo, ad esempio, della vita di una rotaia in acciaio, ovvero del periodo durante il quale può svolgere il suo lavoro. L'incessante martellamento su di esso delle ruote delle locomotive e delle automobili cambia infine il rapporto delle sue molecole fino a quando la loro coerenza è così indebolita che la forza del metallo è scomparsa. All'improvviso c'è un incidente ferroviario inspiegabile. Significa solo che la rotaia o il ponte o la locomotiva sono stati tesi, non troppo duramente, ma troppo a lungo. Essi resistettero ai giorni di Assalonne, ma non poterono resistere ai giorni di Adonia. I batteriologi dicono che i germi di molte o della maggior parte delle malattie esistono nel nostro corpo mentre siamo in buona salute; Ma noi siamo in grado di resistergli. Arriva un momento, tuttavia, in cui tale resistenza è indebolita da quell'intasamento del sistema che chiamiamo raffreddore, e abbiamo la polmonite; o quando i nostri nemici sono rinforzati da acqua impura, e abbiamo la febbre tifoide. Possiamo resistere a lungo, un tempo meravigliosamente lungo, al veleno di un'atmosfera viziata, ma la costituzione più robusta alla fine soccomberà ad esso. Siamo inorriditi dalle storie di pestilenze e pestilenze, come la febbre gialla, il colera, la peste nera. Spazzano via un paese con una devastazione terribile. Ma passano oltre, e, dopo tutto, non ne uccidono uno dove una cattiva ventilazione e un drenaggio malsano, con la loro infinita persistenza, ne uccidono dieci. Le potenti tempeste che spazzano il Cervino abbattono con terribile fragore solo le rocce che i rivoli d'acqua costantemente gocciolanti e gelidi hanno insensibilmente affollato fino all'orlo della scogliera per anni o secoli. Possiamo essere troppo orgogliosi per credere che noi che abbiamo resistito così a lungo potremo mai cedere, ma questo è proprio "l'orgoglio che precede la distruzione". «Non mi permetto di guardare un brutto quadro», disse Sir Peter Lely, l'artista, «perché se lo faccio, il mio pennello ne trarrà sicuramente spunto». L'unico modo sicuro per curare una tentazione che ha cominciato a incontrarci frequentemente è il modo di questo libro saggio: "Evitatela, non passatele oltre, allontanatevi da essa e passate oltre". E anche questo consiglio, per quanto lo riconosciamo subito, non lo ascolteremo a meno che non cerchiamo la grazia divina. E questo è pronto: "Dio è fedele, il quale non permetterà che siate tentati al di là delle vostre forze; ma con la tentazione farete anche la via d'uscita, affinché possiate sopportarla". Confida in lui e non ti volgerai dietro né ad Absalom né ad Adonia. (T. S. Hamlin, D.D.)

La vitalità del peccato:

A volte pensiamo di aver finito con un peccato, perché è dormiente per un certo tempo. Pensiamo che sia morto, che in nessun caso possiamo più essere turbati da esso. Ma molto spesso è solo in uno stato di animazione sospesa. Le circostanze gli impediscono di mostrare la sua vitalità, ma quella vitalità c'è, e si manifesterà quando le circostanze saranno favorevoli. In un pezzo di ghiaccio consegnato a un ristorante di recente c'era incastonata una rana. Dopo essere stata esposta per un po' di tempo, il ghiaccio si frantumò e la rana era come una pietra. Fu messo vicino alla stufa, e in due ore fu il più vivace possibile. Erano stati dieci mesi congelati. Molti peccati che credevamo morti si sono avvicinati a qualche stufa, a qualche calda tentazione, e abbiamo avuto una triste esperienza della sua tenacia di vita. (Fremo.) Ioab fuggì al tabernacolo dell'Eterno.

Pentimento inefficace:

Ioab aveva condotto una vita orgogliosa e prospera, senza sottomettersi all'autorità e senza cercare il favore di Dio. Era un uomo crudele, vendicativo e imperioso. Ha permesso al suo spirito vendicativo di imbrattarsi le mani di sangue senza causa. Nella sua lunga e prospera vita, egli potrebbe essere stato lo strumento di grandi benedizioni per gli altri. Ma l'uomo che vive senza Dio non può vivere come una benedizione per i suoi simili. La benedizione di Dio non è per qualsiasi cosa egli faccia. Ioab giunge alla vecchiaia e il suo carattere rimane del tutto immutato. Si impegna con Adonia nella sua ribellione innaturale contro l'anziano re, alla cui causa era stato così fedele mentre il potere era nelle sue mani, e così si prepara per la punizione che la giustizia deve colpirlo. Davide lo consegna a Salomone suo figlio, con l'ingiunzione: "Tu sai quello che Ioab mi ha fatto", ecc. Fuggì a Gabaon, si nascose per proteggersi nella tenda del Signore e si aggrappò ai corni dell'altare. Ma non c'era alcuna protezione per la colpa impenitente all'altare. La legge divina era, riguardo all'omicida: "Lo toglierai dal mio altare, perché possa morire". E Ioab, l'anziano ribelle, muore nella colpa, anche mentre si aggrappa all'altare per proteggerlo. Nessun desiderio di Dio lo condusse al tabernacolo. La paura della punizione lo spinse lì. Non desiderava ardentemente essere portinaio nella casa del Signore. Preferirebbe di gran lunga dimorare nelle tende dell'empietà. Quanto è importante l'ammonimento che è qui fornito! Quante moltitudini, come Ioab, tentano di compensare una vita di peccato, con un tentativo inefficace di tornare a Dio nell'ora della morte, e si incoraggiano a sperare che la loro malvagia e perseverante negligenza nei suoi confronti sarà completamente dimenticata, se chiederanno il suo perdono, quando non potranno più ribellarsi! I loro cuori sono nel mondo e vivranno per questo. Ma il loro futuro, la salvezza eterna, può essere solo con Dio, ed essi cercheranno ancora di morire in pace con Lui

(I.) Una tale corsa alla fine al tabernacolo è del tutto carente del giusto motivo dell'obbedienza. Il motivo distintivo di un ritorno accettabile a Dio è l'amore per il Suo carattere e il desiderio del Suo servizio. Questo deve essere sempre il principio che guida un peccatore in un vero ritorno della sua anima a Dio. La tristezza secondo Dio per il peccato rispetta l'onore di Dio che è coinvolto nella trasgressione. Vede l'amore di Gesù e l'odiosità del peccato che l'ha ripagata; e torna indietro con lutto, per ciò che ha crocifisso il Signore della Gloria

(II.)Un tale apparente ritorno a Dio nelle nostre ultime ore è inefficace, perché non ci lascia il tempo di compiere l'importante opera. Non parlo ora dell'uomo che non ha mai udito la benedetta novella di un Salvatore, fino a quest'ora tarda; ma dell'uomo la cui vita è stata trascorsa tra i pieni privilegi del Vangelo, e che non ha alcun nuovo messaggio da consegnargli nell'ora della sua morte. Costui ha professato di non aver avuto il tempo di perfezionare questo ritorno a Dio nella sua vita e nella sua salute, sebbene lo riconoscesse necessario; e, infatti, non avrà tempo per farlo nelle ore della malattia, dell'età e della morte. È vano dire che Dio potrebbe poi strapparlo in un momento come un marchio dal fuoco. Così avrebbe potuto fare in qualsiasi momento precedente della sua vita. Ma allora non lo fece; e non c'è il minimo motivo di sperare che lo faccia ora

(III.) Questo pentimento proiettato è inefficace per il bene, perché è esso stesso un atto di ribellione contro Dio. Egli ha, con abbondante misericordia, aperto una via agli uomini peccatori per tornare a Lui in pace. Egli dà loro tutte le opportunità, tutti i mezzi e tutta l'assistenza di cui hanno bisogno per perfezionare questo ritorno al Suo favore, e poi li avverte solennemente che ciò deve essere fatto in un tempo limitato e stabilito. Ma che cosa fa l'uomo che cerca ancora un momento più conveniente per la sua riconciliazione con Dio, ma contraddice e falsifica direttamente queste affermazioni positive del Dio della Verità? E di quale atto più positivo di ribellione contro Dio può essere colpevole l'uomo, se non quello implicato in questa determinazione che dice: "A dispetto di tutti i Tuoi avvertimenti, non tornerò a Te fino all'ora della morte, e allora so che, nonostante tutte le Tue minacce così spesso ripetute, Tu non puoi e non vuoi cacciarmi fuori"? Qui c'è una competizione diretta tra l'uomo e il suo Creatore. E quale sarebbe l'effetto dell'accettazione da parte di Dio di questa sottomissione a Lui volontariamente rimandata, ma dando assenso alla ribellione contro di Lui e mostrando una volubilità di governo, la cui supposizione è impossibile?

(IV.)Un tale ritorno proposto è inefficace, perché il suo successo permesso capovolgerebbe tutti i propositi di Dio riguardo agli uomini, per i quali il Vangelo ha provveduto. La sua accettazione da parte Sua annienterebbe completamente il disegno e l'azione del Vangelo. Il grande scopo di Dio, nel dono di Suo Figlio, è la restaurazione dell'uomo dal peccato all'obbedienza; la purificazione di lui dalla colpa e dalla condanna, affinché possa servire Dio in santità e giustizia davanti a lui tutti i giorni della sua vita. L'operazione corretta e progettata del Vangelo è quella di annientare l'attuale ribellione del mondo; per ridurre i suoi abitanti viventi in sottomissione al loro Creatore, e così restaurare il Suo dominio qui, in perfetta ed eterna pace. Quanto è sciocca e falsa quella speranza che può reggersi solo sull'annientamento degli stessi propositi e del potere da cui dipende! No, che può essere indulgente solo nei fatti e nella forma, perché almeno alcuni altri, si suppone siano guidati da principi migliori verso un corso più sicuro! La stessa attesa, dunque, che progetta un tale ritorno a Dio, chiude contro di sé la via della misericordia, distrugge il disegno e l'utilità del Vangelo e, come lo scorpione nel suo cerchio di fuoco, pone fine a se stessa. (S. H. Tyng, D.D.)

La religione è l'ultima ricerca degli empi:

Durante un'epidemia di colera, ricordo di essere stato chiamato, nel cuore della notte, a pregare con una persona morente. Aveva trascorso il sabato uscendo per una gita, e alle tre del lunedì mattina ero in piedi accanto al suo letto. Non c'era la Bibbia in casa, e lui aveva spesso ridicolizzato il predicatore; ma prima che i suoi sensi lo abbandonassero, pregò il suo servo di mandarmi a chiamare. Che cosa potevo fare? Era incosciente; e rimasi lì, a meditare tristemente sulla miserabile condizione di un uomo che aveva malvagiamente rifiutato Cristo, eppure era fuggito superstiziosamente dal suo ministro. (C. H. Spurgeon.)

Il pentimento è inutile:

Di Antioco, il grande persecutore del popolo ebraico, si narra che durante la sua ultima malattia fece voto che sarebbe diventato ebreo lui stesso, e avrebbe attraversato tutto il mondo che era abitato e avrebbe proclamato la potenza di Dio, eppure, continua lo storico, "per tutto questo, le sue pene non sarebbero cessate, perché il giusto giudizio di Dio era su di lui".

30 CAPITOLO 2

1RE 2:30-34

No; ma morirò qui.

La morte di un guerriero:

Le circostanze in cui Ioab pronunciò le parole: "No; ma qui morirò", furono il risultato di una cospirazione che era stata formata durante gli ultimi giorni di Davide per impedire a Salomone, suo figlio, di regnare al suo posto

(I.) Il carattere di Ioab. Come uomo, Ioab era un po' simile a Esaù, bellicoso fin dalla sua giovinezza. Come uno dei figli di Tseruia, di cui Davide si lamentava che "erano troppo duri per lui", acquisì prontamente il carattere di un soldato temerario e un'indole molto spregiudicata. Per quanto coraggioso o di successo come guerriero, non è mai stato conosciuto per dimenticare un insulto o per perdonare un'offesa. Aspettava sempre i suoi nemici, veri o presunti, come un'orsa derubata dei suoi cuccioli, e li puniva senza pietà. Sotto certi aspetti era più crudele e vendicativo di Nerone, o di qualsiasi altro Cesare romano. Fu a sangue freddo che assassinò Abner e lo uccise con le sue stesse mani. Questi e simili atti di crudeltà, invece di frenare la sua carriera, o di renderlo più riflessivo, gli aprirono solo la strada per commettere crimini ancora più grandi. Gli importava tanto poco della maledizione del re, a causa dell'assassinio di Abner, quanto si preoccupava del dolore del re per la morte di Absalom. Per anni si era reso colpevole di aver versato il sangue di innocenti, e il re sembra essere stato impotente a fermarlo o a punirlo per i suoi enormi crimini. Ma sul letto di morte ordinò a Salomone di occuparsi di lui, in modo che "il sangue innocente che aveva versato potesse essere purificato da lui e dalla casa di suo padre" (ver. 31). Questo era il carattere di Ioab, l'uomo che fuggì terrorizzato nella tenda del Signore e si aggrappò ai corni dell'altare

(II.)Il rifugio di Ioab. Perché Ioab, nella sua situazione estrema, corse al tabernacolo? Come si dice che un uomo che sta annegando si impiglia in una pagliuzza, Ioab corse al tabernacolo come unica speranza di salvezza. Era l'ora della sua disperazione; la pressione del destino era sul suo cuore, la Nemesi della vendetta si era impadronita di lui; e piuttosto che morire come Giuda, si sarebbe aggrappato ai corni dell'altare come unico mezzo di salvezza. Ma non aveva il diritto di farlo. Era uno di quelli a cui la legge di Mosè Deuteronomio 19:12 proibiva espressamente di entrare nel tabernacolo, o di afferrare i corni dell'altare. Come omicida, come assassino "con astuzia", come omicida con deliberato proposito, non aveva il diritto di rifugiarsi nel santuario di Dio, o di afferrare l'altare con le sue mani contaminate. Salomone conosceva la legge e la onorò quando comandò a Benaia di trascinarlo fuori dall'altare e di farlo uccidere Esodo 21:14. Ma che cosa importa a un peccatore, che ha vissuto tutti i suoi giorni per oltraggiare ogni legge e ordine, quando è pressato dalle ombre o dai dolori della disperazione, sia che entri dalla porta o si arrampichi da qualche altra parte? Quando diventerà, come Sansone, una creatura indifesa - con gli occhi aperti e lo sport per i Filistei - oserà le cose più terribili, se solo potrà essere salvato

(III.) Risoluzione di Ioab. Lì sarebbe morto, e da nessun'altra parte. È stato detto che i soldati, come classe, non si preoccupano molto della religione. Dean Swift affermò che "nessuna classe di uomini aveva così poco senso della religione come i soldati inglesi". Si dice che papa Gregorio Magno si sforzò una volta di assicurare all'imperatore che non era impossibile trovare soldati devoti nell'esercito. Gibbon, lo storico, riporta il caso di un generale romano che già nell'anno 398 d.C. trascorreva la maggior parte del suo tempo pregando e digiunando, e cantando Salmi. Ma evidentemente è più soddisfatto nel raccontarci del soldato che, prima di una terribile battaglia, pregava così: "Oh Dio, se c'è un Dio, salva la mia anima, se ho un'anima". Forse dovremmo considerare uomini come il colonnello Gardiner, Sir Henry Havelock, il capitano Hedley Vicars, il generale Lee, il generale Gordon e Gustavus Adolphus, come eccezioni a ciò che è comune nei circoli militari. Ma non c'è nulla di necessariamente antagonista a una vita religiosa nell'esercito. Non è necessario che un soldato sia brutale nel suo carattere o un assassino nel cuore e nell'azione. Ma Ioab era così. Era completamente incurante della vita umana e viveva lontano da Dio e dalla giustizia. Possiamo considerare la risoluzione di Ioab come il risultato della natura, non della paura. "È di moda la nostra sciocca presunzione", dice il vescovo Hall, "cercare protezione, sotto la pressione della necessità, quando non ci siamo preoccupati di obbedire. Anche un Ioab si aggrappa all'altare di Dio nell'ora della sua estremità, cosa che nella sua prosperità non considerava. La necessità condurrà a Dio gli uomini più profani e iniqui". Quando l'Angelo della Morte viene agli uomini in modo non inequivocabile, quando, per età o per caso, per una malattia persistente o per i dolori del lutto, sembra che si sentano dire: "Metti in ordine la tua casa, perché morirai e non vivrai!" o quando, in qualche modo significativo, la loro condanna è prevista, come la condanna di Baldassarre era scritta sul muro del suo palazzo, Si sveglieranno e grideranno per un rifugio nella disperazione. Ma poiché c'è un miraggio nel mondo spirituale come in quello naturale, possono scoprire che il raccolto è passato e l'estate è finita; Potrebbero scoprire che le preghiere allora estorte sono vane: l'ora della misericordia è passata! Coloro che sono salvati all'altare di Dio sono attratti da esso, mai spinti. (J. K. Campbell, D.D.)

Generale Joab:

1. Ioab era un uomo di guerra. Si dilettava nella battaglia, la sentiva da lontano, il pensiero era nel suo cuore. Non vide mai la tragedia, la follia che ne derivava; o, se lo ha fatto, l'ha ignorata, come hanno fatto migliaia di grandi soldati. Era un uomo di sangue e di ferro, un Napoleone minore, che si arrampicò alla grandezza, così com'era, su un'ecatombe di cadaveri. Non era mai felice se non in mezzo al tumulto e allo spargimento di sangue; La musica più dolce che abbia mai salutato il suo orecchio era il suono della tromba per caricare il nemico. La creazione di un impero era il lavoro della sua vita, ma, fortunatamente, l'ambizione di Davide era limitata a una piccola area geografica, e Ioab non aveva un esercito permanente a sua disposizione, altrimenti la pace del mondo non sarebbe stata al sicuro per un solo giorno

2. Il caos provocato dall'invidia. Ioab era il figlio della sorella di Davide, un fatto che non dimenticò mai lui stesso e non permise mai agli altri di dimenticare. I fratelli di Davide non gli perdonarono mai del tutto di essere più grande di loro. Abner e gli altri non potevano dimenticare quella scena nella valle di Succoth, quando Davide, con un supremo atto di fede e di coraggio, divenne l'idolo della nazione. Quello di Saul non fu l'unico cuore che quel giorno sentì la fitta della gelosia. L'invidia, quel nero diavoletto dell'inferno, danzava dentro e fuori tra le truppe d'Israele, e provocò un grande scompiglio nella casa di Iesse. Solo le grandi nature possono gioire della prosperità degli altri. Un uomo farebbe meglio a prendere un nido di serpenti a sonagli nel suo seno piuttosto che l'invidia nel suo cuore. Ma tra coloro che rimasero fedeli a Davide c'era suo nipote, Ioab. Aveva i suoi difetti, ma il tradimento non era uno di questi, ed era un uomo coraggioso, e non solo poteva combattere se stesso, ma poteva ispirare gli altri; E possedeva quella perseveranza ostinata che non sa mai quando viene battuta, ma risorge dalle ceneri della sconfitta per combattere ancora una volta e vincere. «La battaglia è persa, sire», disse una mattina un messaggero a Napoleone. «Allora», disse, tirando fuori l'orologio, «c'è tempo per vincerne un altro». E anche questo era Joab, un grande ghiottone per una dura lotta, che non ammetteva mai la sconfitta, ma continuava a martellare, come diceva Wellington, finché il nemico non cedeva. Ma Ioab aveva il difetto delle sue qualità: era egoista, ambizioso, di natura di pietra e di ferro; Non c'erano luci e ombre nel suo carattere; Non si lasciò mai ostacolare, ma fu abbattuto dalla violenza del suo temperamento. E David cominciò ad avere paura di questo suo nipote imperioso, dalla voce alta e combattiva, e forse a cedere a lui in occasioni in cui sarebbe stato meglio se non l'avesse fatto

3. David fa lo sciocco. Ioab era un grand'uomo, suo nipote, un uomo molto utile quando il regno era minacciato, e così Davide fece un discorso in lacrime e lasciò andare il colpevole. Da quel giorno Ioab si ritenne indispensabile e agì di conseguenza. E venne il tempo in cui Davide fece lo sciocco, come ora faceva il codardo. Una bella donna lo stregò, ed egli cadde così turpe che rimaniamo a bocca aperta per lo stupore per l'atto di malvagità compiuto da Davide. La cosa più triste sulla terra è quando un uomo buono dimentica se stesso, volta le spalle a Dio e stringe la mano al diavolo. «Non fraintendetemi», disse il santo Jacob Behmen, il mistico, tanto amato dal dottor Whyte, «perché il mio cuore è il più pieno possibile di ogni malizia e di ogni cattiva volontà. Il mio cuore è il letamaio del diavolo, e non è facile lottare con lui sul terreno che ha scelto. Ma devo lottare con lui su questo suo terreno, e per tutta la mia vita fino alla fine". «Non ho mai letto di un delitto», dice Goethe, «che non abbia potuto commettere». E la concupiscenza degli occhi si impadronì di Davide, ed egli scrisse una lettera vergognosa a Ioab, il quale, quando la lesse, si mise a ridere raucamente e si rallegrò in cuor suo, perché ci sono nature dure e rozze che si compiacciono della caduta morale di un uomo migliore. Se Ioab fosse stato amico di Davide, avrebbe fatto a pezzi quella lettera in migliaia di pezzi e sarebbe uscito a protestare con il re, perché è il nostro migliore amico che non sopporta di vedere macchia sul nostro carattere e che rischierà di offenderci piuttosto che lasciarci sminuire agli occhi del mondo. Ma Ioab conservò la lettera come un tesoro prezioso, per usarla un altro giorno

4. Ioab è il padrone della situazione. Ioab obbedì alla lettera e mise Uria in prima linea nella battaglia, e il valoroso soldato cadde combattendo per il re che aveva progettato la sua morte, e non si sognò che il suo generale fosse il peggior nemico che avesse quel giorno. Fu l'atto più vergognoso che sia mai stato commesso su un campo di battaglia. Da quel momento Ioab avvolse il re intorno al suo mignolo. Davide non ha mai perso la sua coscienza, ed è l'uomo che ha una coscienza che soffre. In quale purgatorio mentale vive l'uomo di mentalità spirituale che è caduto in disgrazia. Hawthorne ne La lettera scarlatta ci ha mostrato come un peccato segreto mangi come un cancro il cuore fino a quando la confessione diventa non solo una necessità, ma un sollievo. Ioab poteva dormire sonni tranquilli come un bambino, e nessuna visione dell'ucciso Uria venne a tormentarlo. Ma David non poteva. Per molte ore insonni egli pianse la sua penitenza dal cuore spezzato nel salmo e nella preghiera. Quest'uomo non poteva attraversare un pantano di peccato ed essere felice per esso, non poteva dimenticare, e l'oblio è l'unico rifugio del peccatore. Meglio mille volte essere Davide, con il volto rigato di lacrime rivolto verso Dio, che odia se stesso per il torto fatto, piuttosto che il vecchio guerriero beffardo e compiaciuto che non trovava posto per il pentimento. Uomini come Ioab fanno dell'inferno una necessità del futuro se mai si vuole fare giustizia, e il diritto rivendicato. Sì, credo nell'inferno, non posso non crederci, altrimenti non esiste la giustizia. È terribile vedere il peccatore quando il rimorso si è impadronito di lui. Ma io vi dico una cosa molto più terribile, ed è vedere il peccatore continuare a bestemmiare, a ridere, incurante del suo destino, indifferente come il bue ingrassato va al caos. Le cose migliori della vita sono la tenerezza, la dolcezza, la grazia; Ioab non li vide mai, non li conobbe mai, ma fu sempre aspro, stridente e severo. (S. Horton.)

Riferimenti incrociati:

1Re 2

1 Ge 47:29; De 31:14; 33:1; 2Ti 4:6; 2P 1:13-15
Nu 27:19; De 3:28; 31:23; At 20:28-31; 1Ti 1:18; 6:13; 2Ti 4:1

2 Gios 23:14; Giob 16:22; 30:23; Sal 89:48; Eb 9:27
De 17:19,20; 31:6; Gios 1:6,7; 1Cron 28:20; Ef 6:10; 2Ti 2:1
1Re 3:7; 2Sa 10:12; Ec 12:13; 1Co 16:13; 1Ti 4:12

3 De 29:9; Gios 1:7; 22:5; 1Cron 22:12,13; 28:8,9; 29:19
De 4:1,5,8; 5:1; 6:1,2
De 4:45; Sal 19:7; 119:2,111,138
De 17:18-20; Mal 4:4
De 29:9
Gios 1:7,8; 1Sa 18:5,14,30; 2Cron 31:20,21; Sal 1:2,3; 119:98-100; Prov 3:1-4
2Sa 8:6,14; 2Re 18:7

4 Ge 18:19; De 7:12; 1Cron 28:9; Giov 15:9,10; Giuda 1:20,21,24
2Sa 7:11-16,25; 1Cron 17:11-15; 22:9-11; 28:5-7; Sal 89:29-37; 132:11,12
1Re 3:3,14; 8:23; Ge 17:1; Lev 26:3; 2Re 20:3; 23:3,25; 2Cron 17:3; Lu 1:6
De 6:5; 10:12; 11:13; Mat 22:37
1Re 8:25; 2Sa 7:12,13,16; Sal 37:9,22; Zac 14:2

5 1Re 1:7,18,19; 2Sa 3:39; 18:5,12,14; 19:5-7
2Sa 3:27
2Sa 20:10
2Sa 17:25
Ger 2:34; 6:15; Ez 24:7,8

6 1Re 2:9; Prov 20:26
1Re 2:28-34; Ge 9:6; Nu 35:33; Prov 28:17; Ec 8:11; Is 65:20
Ge 42:38; 2Re 22:20; Sal 37:37; Is 48:22; 57:2,21

7 2Sa 17:27-29; 19:31-40; Prov 27:10
2Sa 9:7,10; 19:28; Lu 12:37; 22:28-30; Ap 3:20,21
2Sa 15:13-15

8 1Re 2:36-46; 2Sa 16:5-8
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9 Eso 20:7; 22:28; Giob 9:28
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10 1Re 1:21; 1Cron 29:28; At 2:29; 13:36
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15 1Re 1:5,25; 2Sa 15:6,13; 16:18
2Sa 7:12; 12:24; 1Cron 22:9,10; 28:5-7; Prov 21:30; Ger 27:5-8; Dan 2:22

16 Sal 132:10; Prov 30:7

17 1Re 1:2-4; 2Sa 3:7; 12:8

18 Prov 14:15

19 Eso 20:12; Lev 19:3,32
Sal 45:9; 110:1; Mat 25:33

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21 2Sa 16:21,22

22 Mat 20:22; Mar 10:38; Giac 4:3
1Re 1:5-7,11,24,25

23 1Re 20:10; Ru 1:17; 1Sa 14:44; 2Sa 3:9,35; 19:13; 2Re 6:31
Sal 64:8; 140:9; Prov 18:6,7; Ec 10:12; Lu 19:22

24 1Re 1:29
1Re 3:6,7; 10:9; 1Cron 29:23; 2Cron 1:8,9
Eso 1:21; 1Sa 25:28; 2Sa 7:11-13,27; 1Cron 17:10,17,23; Sal 127:1
1Cron 22:10
1Re 1:52; Ec 8:11-13

25 1Re 2:31,34,46; Giudic 8:20,21; 1Sa 15:33; 2Sa 1:15; 4:12

26 1Re 2:35; 1:7,25
Gios 21:18; Is 10:30; Ger 1:1
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2Sa 15:24-29; Mat 10:42; Lu 22:28; Ga 3:4

27 1Sa 2:30-36; 3:12-14; Mat 26:56; Giov 12:38; 19:24,28,36,37
Gios 18:1; Sal 78:60; Ger 7:12-14

28 1Re 1:7; De 32:35; 2Sa 18:2,14,15
1Re 1:50; Eso 27:2

29 Eso 21:14; Ez 9:6; 1P 4:17
1Re 2:25,31,46

31 Eso 21:14
Ge 9:5,6; Nu 35:33; De 19:12,13; 21:8,9; 2Re 9:26; Prov 28:17; At 28:4
1Re 2:5
2Sa 3:28

32 1Re 2:44; Ge 4:11; Giudic 9:24,57; Sal 7:16
2Sa 3:27; 20:10
1Sa 15:28; 2Sa 4:11; 2Cron 21:13; Est 1:19
2Sa 3:26,37
2Sa 3:27
2Sa 20:10
1Re 2:5; 2Sa 17:25

33 1Re 2:32; 2Sa 3:29; 2Re 5:27; Sal 101:8; 109:6-15; Mat 27:25
2Sa 3:28; Prov 25:5
Sal 89:29,36,37; 132:12; Is 9:6,7; 11:1-9; Lu 1:31-33; 2:14

34 1Re 2:25,31,46
2Re 21:18; 2Cron 33:20
Gios 15:61; Mat 3:1

35 Giob 34:24
1Re 2:27; Nu 25:11-13; 1Sa 2:35; 1Cron 6:4-15,50-53; 24:3; Sal 109:8; At 1:20

36 1Re 2:8,9; 2Sa 16:5-9; Prov 20:8,26
1Re 1:53; 2Sa 14:24,28

37 1Re 15:13; 2Sa 15:23; 2Re 23:6; 2Cron 29:16; Ger 31:40; Giov 18:1
1Re 2:31,33; Lev 20:9; Gios 2:19; 2Sa 1:16; Ez 18:13

38 1Re 20:4; 2Re 20:19

39 1Sa 21:10; 27:2,3

40 Prov 15:27; Lu 12:15; 1Ti 6:10

42 1Re 2:36-38; Sal 15:4; Lu 19:22
Lu 15:22

43 2Sa 21:2; Ez 17:18,19
2Cron 30:12; Ec 8:2; Rom 13:5

44 2Sa 16:5-13; Giov 8:9; Rom 2:15; 1G 3:20
1Re 2:32,33; Sal 7:16; Prov 5:22; Ez 17:19; Os 4:9

45 Sal 21:6; 72:17
1Re 2:24,33,34; Prov 25:5; Is 9:6,7

46 1Re 2:12,45; 2Cron 1:1; Prov 29:4

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