Nuova Riveduta:

1Samuele 13

REGNO DI SAUL
Guerra contro i Filistei; primo peccato di Saul
1 Saul aveva trent'anni quando cominciò a regnare; e regnò quarantadue anni sopra Israele.
2 Saul si scelse tremila uomini d'Israele: duemila stavano con lui a Micmas e sul monte di Betel e mille con Gionatan a Ghibea di Beniamino; rimandò invece il resto del popolo ognuno alla sua tenda. 3 Gionatan batté la guarnigione dei Filistei che stava a Gheba; e i Filistei lo seppero. Allora Saul suonò la tromba per tutto il paese e disse: «Lo sappiano gli Ebrei!» 4 E tutto Israele sentì dire: «Saul ha battuto la guarnigione dei Filistei e Israele si è reso odioso ai Filistei». Così il popolo fu convocato a Ghilgal per seguire Saul. 5 I Filistei si radunarono per combattere contro Israele; avevano trentamila carri, seimila cavalieri e gente numerosa come la sabbia che è sulla riva del mare. Salirono dunque e si accamparono a Micmas, a oriente di Bet-Aven. 6 Gli Israeliti, vedendosi ridotti a mal partito perché il popolo era messo alle strette, si nascosero nelle caverne, nelle macchie, tra le rocce, nelle buche e nelle cisterne. 7 Ci furono degli Ebrei che passarono il Giordano per andare nel paese di Gad e di Galaad. Quanto a Saul, egli era ancora a Ghilgal, e tutto il popolo che lo seguiva tremava.
8 Egli aspettò sette giorni, secondo il termine fissato da Samuele; ma Samuele non giungeva a Ghilgal e il popolo cominciò a disperdersi e ad abbandonarlo. 9 Allora Saul disse: «Portatemi l'olocausto e i sacrifici di riconoscenza»; e offrì l'olocausto. 10 Aveva appena finito di offrire l'olocausto, che arrivò Samuele; Saul gli uscì incontro per salutarlo. 11 Ma Samuele gli disse: «Che hai fatto?» Saul rispose: «Siccome vedevo che il popolo si disperdeva e mi abbandonava, che tu non giungevi nel giorno stabilito e che i Filistei erano radunati a Micmas, mi sono detto: 12 "Ora i Filistei mi piomberanno addosso a Ghilgal e io non ho ancora implorato il SIGNORE!" Così mi sono fatto forza e ho offerto l'olocausto». 13 Allora Samuele disse a Saul: «Tu hai agito stoltamente; non hai osservato il comandamento che il SIGNORE, il tuo Dio, ti aveva dato. Il SIGNORE avrebbe stabilito il tuo regno sopra Israele per sempre. 14 Ora invece il tuo regno non durerà. Il SIGNORE si è cercato un uomo secondo il suo cuore, e il SIGNORE lo ha destinato a essere principe del suo popolo, poiché tu non hai osservato quello che il SIGNORE ti aveva ordinato».
15 Poi Samuele partì da Ghilgal e andò a Ghibea di Beniamino, e Saul passò in rivista il popolo che si trovava con lui; erano circa seicento uomini.
16 Ora Saul, Gionatan suo figlio e la gente che si trovava con essi occupavano Ghibea di Beniamino, mentre i Filistei erano accampati a Micmas. 17 Dall'accampamento dei Filistei uscirono dei guastatori divisi in tre schiere: una prese la via di Ofra, verso il paese di Sual; 18 l'altra prese la via di Bet-Oron; la terza prese la via della frontiera che guarda la valle di Seboim, verso il deserto.
19 Allora in tutto il paese d'Israele non si trovava un fabbro; poiché i Filistei avevano detto: «Impediamo agli Ebrei di fabbricarsi spade o lance». 20 E tutti gli Israeliti scendevano dai Filistei per farsi affilare chi il suo vomere, chi la sua zappa, chi la sua scure, chi la sua vanga. 21 Il prezzo dell'arrotatura era di un pim per le vanghe, per le zappe, per i tridenti, per le scuri e per aggiustare i pungoli. 22 Così nel giorno della battaglia avvenne che in mano a tutta la gente che era con Saul e con Gionatan non si trovava né una spada né una lancia; se ne trovava soltanto in mano di Saul e di Gionatan suo figlio.
23 Intanto una guarnigione dei Filistei uscì a occupare il passo di Micmas.

C.E.I.:

1Samuele 13

1 Saul aveva trent'anni quando cominciò a regnare e regnò vent'anni su Israele... 2 Egli si scelse tremila uomini da Israele: duemila stavano con Saul in Micmas e sul monte di Betel e mille stavano con Giònata a Gàbaa di Beniamino; rimandò invece il resto del popolo ciascuno alla sua tenda. 3 Allora Giònata sconfisse la guarnigione dei Filistei che era in Gàbaa e i Filistei lo seppero subito. Ma Saul suonò la tromba in tutta la regione gridando: «Ascoltino gli Ebrei!». 4 Tutto Israele udì e corse la voce: «Saul ha battuto la guarnigione dei Filistei e ormai Israele s'è urtato con i Filistei». Il popolo si radunò dietro Saul a Gàlgala. 5 Anche i Filistei si radunarono per combattere Israele, con tremila carri e seimila cavalieri e una moltitudine numerosa come la sabbia che è sulla spiaggia del mare. Così si mossero e posero il campo a Micmas a oriente di Bet-Aven. 6 Quando gli Israeliti si accorsero di essere in difficoltà, perché erano stretti dal nemico, cominciarono a nascondersi in massa nelle grotte, nelle macchie, fra le rocce, nelle fosse e nelle cisterne. 7 Alcuni Ebrei passarono oltre il Giordano nella terra di Gad e Gàlaad.
Saul restava in Gàlgala e tutto il popolo che stava con lui era impaurito. 8 Aspettò tuttavia sette giorni secondo il tempo fissato da Samuele. Ma Samuele non arrivava a Gàlgala e il popolo si disperdeva lontano da lui. 9 Allora Saul diede ordine: «Preparatemi l'olocausto e i sacrifici di comunione». Quindi offrì l'olocausto. 10 Ed ecco, appena ebbe finito di offrire l'olocausto, giunse Samuele e Saul gli uscì incontro per salutarlo. 11 Samuele disse subito: «Che hai fatto?». Saul rispose: «Vedendo che il popolo si disperdeva lontano da me e tu non venivi al termine dei giorni fissati, mentre i Filistei si addensavano in Micmas, 12 ho detto: ora scenderanno i Filistei contro di me in Gàlgala mentre io non ho ancora placato il Signore. Perciò mi sono fatto ardito e ho offerto l'olocausto». 13 Rispose Samuele a Saul: «Hai agito da stolto, non osservando il comando che il Signore Dio tuo ti aveva imposto, perché in questa occasione il Signore avrebbe reso stabile il tuo regno su Israele per sempre. 14 Ora invece il tuo regno non durerà. Il Signore si è già scelto un uomo secondo il suo cuore e lo costituirà capo del suo popolo, perché tu non hai osservato quanto ti aveva comandato il Signore». 15 Samuele poi si alzò e salì da Gàlgala per andarsene per la sua strada. Il resto del popolo salì dietro a Saul incontro ai guerrieri e vennero da Gàlgala a Gàbaa di Beniamino; Saul contò la gente che era rimasta con lui: erano seicento uomini.
16 Saul e Giònata e la gente rimasta con loro stavano a Gàbaa di Beniamino e i Filistei erano accampati in Micmas. 17 Dall'accampamento filisteo uscì una pattuglia d'assalto divisa in tre schiere: una si diresse sulla via di Ofra verso il paese di Suàl; 18 un'altra si diresse sulla via di Bet-Coron; la terza schiera si diresse sulla via del confine che sovrasta la valle di Zeboìm verso il deserto. 19 Allora non si trovava un fabbro in tutto il paese d'Israele: «Perché - dicevano i Filistei - gli Ebrei non fabbrichino spade o lance». 20 Così gli Israeliti dovevano sempre scendere dai Filistei per affilare chi il vomere, chi la zappa, chi la scure o la falce. 21 L'affilatura costava due terzi di siclo per i vomeri e le zappe e un terzo l'affilatura delle scuri e dei pungoli. 22 Nel giorno della battaglia, in tutta la gente che stava con Saul e Giònata, non si trovò in mano ad alcuno né spada né lancia. Si potè averne solo per Saul e suo figlio Giònata. 23 Intanto una guarnigione di Filistei era uscita verso il passo di Micmas.

Nuova Diodati:

1Samuele 13

Iniziale successo militare di Saul
1 Saul aveva trent'anni quando cominciò a regnare; e dopo aver regnato due anni sopra Israele. 2 Saul si scelse tremila uomini d'Israele: duemila stavano con lui a Mikmash e nella regione montuosa di Bethel, e mille con Gionathan a Ghibeah di Beniamino; rimandò invece il resto del popolo, ognuno alla sua tenda. 3 Gionathan sconfisse la guarnigione dei Filistei che stava a Gheba, e i Filistei lo vennero a sapere. Allora Saul fece suonare la tromba per tutto il paese, dicendo: «Lo sappiano gli Ebrei!». 4 E tutto Israele sentì dire: «Saul ha sconfitto la guarnigione dei Filistei e Israele è venuto in odio ai Filistei». Così il popolo fu convocato a Ghilgal per seguire Saul.

Saul assume nel sacrificio l'ufficio di sacerdote
5 Anche i Filistei si radunarono per combattere contro Israele, con trentamila carri, seimila cavalieri e gente numerosa come la sabbia che è sul lido del mare. Salirono dunque e si accamparono a Mikmash, a est di Beth-Aven. 6 Quando gli Israeliti si accorsero di essere in pericolo, (perché il popolo era messo alle strette), si nascosero nelle caverne, nelle macchie, tra le rocce, nelle buche e nelle cisterne. 7 Alcuni Ebrei passarono il Giordano, per andare nel paese di Gad e di Galaad. Quanto a Saul, egli era ancora a Ghilgal, e tutto il popolo lo seguiva, tremando. 8 Egli aspettò sette giorni secondo il tempo fissato da Samuele; ma Samuele non giungeva a Ghilgal e il popolo cominciava a disperdersi lontano da lui. 9 Allora Saul disse: «Portatemi l'olocausto e i sacrifici di ringraziamento». Quindi offerse l'olocausto. 10 Aveva appena finito di offrire l'olocausto, quando arrivò Samuele; e Saul gli uscì incontro per salutarlo. 11 Ma Samuele gli disse: «Che cosa hai fatto?». Saul rispose: «Quando ho visto che il popolo si disperdeva lontano da me, che tu non eri giunto nel giorno stabilito e che i Filistei si radunavano a Mikmash, mi son detto: 12 "Ora i Filistei mi piomberanno addosso a Ghilgal e io non ho ancora supplicato l'Eterno". Perciò mi sono fatto forza e ho offerto l'olocausto». 13 Allora Samuele disse a Saul: «Tu hai agito stoltamente; non hai osservato il comandamento che l'Eterno, il tuo DIO, ti aveva prescritto. L'Eterno infatti avrebbe stabilito il tuo regno su Israele in perpetuo. 14 Ora invece il tuo regno non durerà. L'Eterno si è cercato un uomo secondo il suo cuore, e l'Eterno lo ha stabilito principe del suo popolo, perché tu non hai osservato ciò che l'Eterno ti aveva comandato». 15 Poi Samuele si levò e salì da Ghilgal a Ghibeah di Beniamino, e Saul passò in rassegna il popolo che si trovava con lui; erano circa seicento uomini. 16 Or Saul, Gionathan suo figlio e la gente rimasta con loro rimasero a Ghibeah di Beniamino, mentre i Filistei erano accampati a Mikmash. 17 Poi dall'accampamento dei Filistei uscirono dei razziatori divisi in tre schiere: una schiera si diresse sulla via di Ofrah, verso il paese di Shual; 18 un'altra schiera si diresse sulla via di Beth-Horon; la terza schiera si diresse sulla via della frontiera che domina la valle di Tseboim, verso il deserto. 19 Or in tutto il paese d'Israele non si trovava alcun fabbro, perché i Filistei dicevano: «Gli Ebrei non fabbrichino spade o lance». 20 Così tutti gl'Israeliti scendevano dai Filistei per affilare chi il suo vomero, chi la sua zappa, chi la sua scure, chi la sua vanga. 21 Il prezzo per l'affilatura era di un pim per le vanghe, per le zappe, per i tridenti, per le scuri e per aggiustare i pungoli. 22 Così, nel giorno della battaglia, non si trovava né spada né lancia in mano a tutta la gente che era con Saul e con Gionathan; ne avevano solamente Saul e Gionathan suo figlio. 23 La guarnigione dei Filistei uscì quindi verso il passo di Mikmash.

Riveduta 2020:

1Samuele 13

Primo peccato di Saul: l'offerta dell'olocausto
1 Saul aveva trent'anni quando cominciò a regnare; e regnò quarantadue anni sopra Israele. 2 Saul si scelse tremila uomini d'Israele: duemila stavano con lui a Micmas e sul monte di Betel e mille con Gionatan a Ghibea di Beniamino; e rimandò il resto del popolo, ognuno alla sua tenda. 3 Gionatan batté la guarnigione dei Filistei che stava a Gheba, e i Filistei lo seppero e Saul fece suonare la tromba per tutto il paese, dicendo: “Lo sappiano gli Ebrei!”. 4 E tutto Israele sentì dire: “Saul ha battuto la guarnigione dei Filistei e Israele si è reso odioso ai Filistei”. Così il popolo fu convocato a Ghilgal per seguire Saul. 5 E i Filistei si radunarono per combattere contro Israele; avevano trentamila carri, seimila cavalieri e gente numerosa come la sabbia che è sulla riva del mare. Salirono, dunque, e si accamparono a Micmas, a oriente di Bet-Aven. 6 Ora gli Israeliti, essendo in difficoltà, perché il popolo era messo alle strette, si nascosero nelle caverne, nelle macchie, tra le rocce, nelle buche e nelle cisterne. 7 Ci furono degli Ebrei che passarono il Giordano, per andare nel paese di Gad e di Galaad. Quanto a Saul, egli era ancora a Ghilgal, e tutto il popolo che lo seguiva tremava. 8 Egli aspettò sette giorni, secondo il termine fissato da Samuele; ma Samuele non giungeva a Ghilgal, e il popolo cominciò a disperdersi e ad abbandonarlo. 9 Allora Saul disse: “Portatemi l'olocausto e i sacrifici di riconoscenza”; e offrì l'olocausto. 10 E appena ebbe finito di offrire l'olocausto, ecco che arrivò Samuele; e Saul gli uscì incontro per salutarlo. 11 Ma Samuele gli disse: “Che hai fatto?”, Saul rispose: “Siccome vedevo che il popolo si disperdeva e mi abbandonava, che tu non giungevi nel giorno stabilito, e che i Filistei erano adunati a Micmas, mi sono detto: 12 'Ora i Filistei mi piomberanno addosso a Ghilgal e io non ho ancora implorato l'Eterno!'. Così, mi sono fatto violenza e ho offerto l'olocausto”. 13 Allora Samuele disse a Saul: “Tu hai agito stoltamente; non hai osservato il comandamento che l'Eterno, il tuo Dio, ti aveva dato. L'Eterno avrebbe stabilito il tuo regno sopra Israele per sempre; 14 ma ora il tuo regno non durerà; l'Eterno si è cercato un uomo secondo il suo cuore, e l'Eterno lo ha destinato a essere principe del suo popolo, poiché tu non hai osservato quello che l'Eterno ti aveva ordinato”. 15 Poi Samuele si alzò e salì da Ghilgal a Ghibea di Beniamino, e Saul fece la rassegna del popolo che si trovava con lui; erano circa seicento uomini. 16 Ora Saul, Gionatan suo figlio, e la gente che si trovava con loro occupavano Ghibea di Beniamino, mentre i Filistei erano accampati a Micmas. 17 Dall'accampamento dei Filistei uscirono dei razziatori divisi in tre schiere; una prese la via di Ofra, verso il paese di Sual; 18 l'altra prese la via di Bet-Oron; la terza prese la via della frontiera che guarda la valle di Seboim, verso il deserto. 19 Ora in tutto il paese d'Israele non si trovava un fabbro; poiché i Filistei avevano detto: “Impediamo agli Ebrei di fabbricarsi spade o lance”. 20 E tutti gli Israeliti scendevano dai Filistei per farsi affilare chi il suo vomero, chi la sua zappa, chi la sua scure, chi la sua vanga. 21 E il prezzo dell'arrotatura era di un pim per le vanghe, per le zappe, per i tridenti, per le scuri e per aggiustare i pungoli. 22 Così il giorno della battaglia avvenne che in mano a tutta la gente che era con Saul e con Gionatan non si trovava né una spada né una lancia; se ne trovava soltanto in mano a Saul e a Gionatan suo figlio. 23 Poi la guarnigione dei Filistei uscì a occupare il passo di Micmas.

Riveduta:

1Samuele 13

Primo peccato di Saul: l'offerta dell'olocausto
1 Saul aveva trent'anni quando cominciò a regnare; e regnò quarantadue anni sopra Israele. 2 Saul si scelse tremila uomini d'Israele: duemila stavano con lui a Micmas e sul monte di Bethel, e mille con Gionathan a Ghibea di Beniamino; e rimandò il resto del popolo, ognuno alla sua tenda. 3 Gionathan batté la guarnigione de' Filistei che stava a Gheba, e i Filistei lo seppero e Saul fe' sonar la tromba per tutto il paese, dicendo: 'Lo sappiano gli Ebrei!' 4 E tutto Israele sentì dire: 'Saul ha battuto la guarnigione de' Filistei, e Israele è venuto in odio ai Filistei'. Così il popolo fu convocato a Ghilgal per seguir Saul. 5 E i Filistei si radunarono per combattere contro Israele; aveano trentamila carri, seimila cavalieri, e gente numerosa come la rena ch'è sul lido del mare. Saliron dunque e si accamparono a Micmas, a oriente di Beth-Aven. 6 Or gl'Israeliti, vedendosi ridotti a mal partito, perché il popolo era messo alle strette, si nascosero nelle caverne, nelle macchie, tra le rocce, nelle buche e nelle cisterne. 7 Ci furon degli Ebrei che passarono il Giordano, per andare nel paese di Gad e di Galaad. Quanto a Saul, egli era ancora a Ghilgal, e tutto il popolo che lo seguiva, tremava. 8 Egli aspettò sette giorni, secondo il termine fissato da Samuele; ma Samuele non giungeva a Ghilgal, e il popolo cominciò a disperdersi e ad abbandonarlo. 9 Allora Saul disse: 'Menatemi l'olocausto e i sacrifizi di azioni di grazie'; e offerse l'olocausto. 10 E come finiva d'offrir l'olocausto, ecco che arrivò Samuele; e Saul gli uscì incontro per salutarlo. 11 Ma Samuele gli disse: 'Che hai tu fatto?' Saul rispose: 'Siccome vedevo che il popolo si disperdeva e m'abbandonava, che tu non giungevi nel giorno stabilito, e che i Filistei erano adunati a Micmas, mi son detto: 12 Ora i Filistei mi piomberanno addosso a Ghilgal, e io non ho ancora implorato l'Eterno! Così, mi son fatto violenza, ed ho offerto l'olocausto'. 13 Allora Samuele disse a Saul: 'Tu hai agito stoltamente; non hai osservato il comandamento che l'Eterno, il tuo Dio, ti avea dato. L'Eterno avrebbe stabilito il tuo regno sopra Israele in perpetuo; 14 ma ora il tuo regno non durerà; l'Eterno s'è cercato un uomo secondo il cuor suo, e l'Eterno l'ha destinato ad esser principe del suo popolo, giacché tu non hai osservato quel che l'Eterno t'aveva ordinato'. 15 Poi Samuele si levò e salì da Ghilgal a Ghibea di Beniamino, e Saul fece la rassegna del popolo che si trovava con lui; eran circa seicento uomini. 16 Or Saul, Gionathan suo figliuolo, e la gente che si trovava con essi occupavano Ghibea di Beniamino, mentre i Filistei erano accampati a Micmas. 17 Dal campo de' Filistei uscirono dei guastatori divisi in tre schiere; una prese la via d'Ofra, verso il paese di Shual; 18 l'altra prese la via di Beth-Horon; la terza prese la via della frontiera che guarda la valle di Tseboim, verso il deserto. 19 Or in tutto il paese d'Israele non si trovava un fabbro; poiché i Filistei avevan detto: 'Vediamo che gli Ebrei non si facciano spade o lance'. 20 E tutti gl'Israeliti scendevano dai Filistei per farsi aguzzare chi il suo vomero, chi la sua zappa, chi la sua scure, chi la sua vanga. 21 E il prezzo dell'arrotatura era di un pim per le vanghe, per le zappe, per i tridenti, per le scuri e per aggiustare i pungoli. 22 Così avvenne che il dì della battaglia non si trovava in mano a tutta la gente, ch'era con Saul e con Gionathan, né spada né lancia; non se ne trovava che in man di Saul e di Gionathan suo figliuolo. 23 E la guarnigione dei Filistei uscì ad occupare il passo di Micmas.

Ricciotti:

1Samuele 13

Guerra coi Filistei
1 Saul era figlio di un anno quando incominciò a regnare e regnò due anni sopra Israele. 2 Saul si scelse tremila Israeliti, di cui duemila stavano con lui in Macmas e sul monte di Betel e mille con Gionata in Gabaa di Beniamino, e rimandò il resto del popolo, ognuno alle sue tende. 3 Avendo Gionata percossa la guarnigione dei Filistei, che stava in Gabaa, ed essendo la cosa venuta a cognizione dei Filistei, Saul fece sonar la tromba per tutto il paese e dire: «Lo sappiano gli Ebrei»: 4 e tutto Israele udì questa notizia: «Saul ha battuto la guarnigione dei Filistei»; e Israele si levò contro i Filistei e acclamò a Saul in Galgala. 5 Anche i Filistei si riunirono per combattere contro Israele con trentamila carri, seimila cavalieri e gente numerosa come la rena sul lido del mare. E salendo si accamparono a Macmas ad oriente di Betaven. 6 Come si accòrsero però gli Israeliti d'essere messi così alle strette, (perchè il popolo si era perso di animo), si nascosero nelle spelonche e nelle grotte, fra le rocce, negli antri e nelle cisterne; 7 mentre altri Ebrei passarono al di là del Giordano nel paese di Gad e di Galaad, e ancorchè Saul fosse ancora in Galgala, tutto il popolo che lo accompagnava era impaurito. 8 [Saul] attese sette giorni secondo l'ordine di Samuele, ma Samuele non venne in Galgala e il popolo si sbandò da Saul. 9 Disse perciò Saul: «Portatemi l'olocausto e l'ostia pacifica». E offrì l'olocausto. 10 Mentre finiva di immolare l'olocausto giunse Samuele, e Saul gli mosse incontro per salutarlo. 11 Ma, Samuele gli disse: «Che hai tu fatto?». Saul rispose: «Avendo visto che il popolo si sbandava da me e che tu non venivi nel giorno stabilito, e d'altronde trovandosi i Filistei riuniti in Macmas, 12 dissi: - Ora i Filistei scenderanno contro di me in Galgala ed io non ho ancora placato il Signore. - Costretto quindi dalla necessità, offrii l'olocausto». 13 Allora Samuele disse a Saul: «Tu hai agito stoltamente, e non hai osservato i comandi che il Signore Dio tuo ti aveva dato. Se tu non avessi fatto ciò, il Signore avrebbe consolidato per sempre il tuo regno sopra Israele; 14 invece il regno tuo non durerà in avvenire. Il Signore s'è cercato un uomo secondo il cuor suo ed il Signore gli ha comandato di essere capo del suo popolo poichè tu non hai ubbidito a ciò che il Signore aveva comandato». 15 Si levò quindi Samuele e salì da Galgala a Gabaa di Beniamino. Quel che era restato del popolo salì poi dietro a Saul per incontrarsi col popolo [dei Filistei] che assalivano quei che salivano da Galgala a Gabaa, sul colle di Beniamino. Saul passò quindi in rassegna la sua gente che si trovava ancora con lui ed era di circa seicento uomini. 16 Saul, Gionata suo figlio e la gente che si trovò con essi stavano adunque in Gabaa di Beniamino, mentre i Filistei si stabilirono in Macmas. 17 Ora dal campo dei Filistei erano uscite tre bande per fare delle scorrerie; una s'era incamminata per la via di Efra, verso la terra di Saul; 18 l'altra prese la via di Betoron, mentre la terza erasi volta verso il confine che sovrasta dalla parte del deserto alla valle di Seboim. 19 Ora in tutto il paese d'Israele non eravi fabbro ferraio, avendo i Filistei avuto questa precauzione perchè non potessero gli Ebrei fabbricarsi spade o lance. 20 E tutto Israele scendeva dai Filistei per farsi affilare il vomere, la zappa, la scure e il sarchiello. 21 Erano perciò spuntati e il vomere e le zappe e i tridenti e le scuri, e perfino i pugnali avevan bisogno di essere affilati; 22 e quando venne il giorno della battaglia non si trovò tra le mani del popolo che era con Saul e Gionata nè spada, nè lancia, fatta eccezione di Saul e di Gionata suo figlio. 23 Frattanto un presidio dei Filistei uscì per andare verso Macmas.

Tintori:

1Samuele 13

Prima disubbidienza di Saul.
1 Saul era figlio d'un anno, quando cominciò a regnare e regnò due anni sopra Israele. 2 E poi si scelse tremila Israeliti, due nella dei quali stavano con Saul in Macmas e sul monte di Betel, mille con Gionata, in Gabaa di Beniamino; tutto il resto del popolo lo rimandò, ognuno a casa sua. 3 Or Gionata percosse il presidio dei Filistei che era in Gabaa. Quando ciò fu risaputo dai Filistei, Saul fece sonar la tromba per tutto il paese e dire: «Lo sappiano gli Ebrei». 4 E tutto Israele, udita questa nuova: Saul ha percosso il presidio dei Filistei, si levò contro i Filistei, e il popolo si mosse ad alte grida dietro a Saul in Galgala. 5 Ma i Filistei s'adunarono per combattere contro Israele: essi con trenta mila carri, sei mila cavalieri ed altra turba innumerabile come la rena che è sul lido del mare, salirono e posero il campo a Macmas, a oriente di Betaven. 6 Gli uomini d'Israele, vedendosi ridotti alle strette (il popolo era scoraggiato), si nascosero nelle caverne, nelle grotte, e nei massi e negli antri e nelle cisterne. 7 Gli Ebrei poi passarono di là dal Giordano, nella terra di Gad e di Galaad. Saul era sempre in Galgala e il popolo che lo seguiva era impaurito. 8 Or avendo aspettato sette giorni, secondo l'ordine di Samuele, siccome Samuele non veniva a Galgala e il popolo si sbandava da lui, 9 Saul disse: «Portatemi l'olocausto e le ostie pacifiche». E offerse l'olocausto. 10 Mentre finiva d'offrir l'olocausto, ecco Samuele. Saul gli andò incontro per salutarlo; 11 Ma Samuele gli disse: «Che hai fatto?» Saul rispose: «Vedendo che il popolo si sbandava, che tu non eri giunto dentro i giorni stabiliti e che i Filistei s'erano radunati a Macmas, 12 ho detto: Ora i Filistei discenderanno contro di me in Galgala, avanti che io abbia placato la feccia del Signore, e spinto dalla necessità ho offerto l'olocausto». 13 E Samuele disse a Saul: «Hai agito stoltamente, e non hai osservati gli ordini che il Signore Dio tuo ti aveva prescritti. Se tu non avessi fatto questo, ora il Signore avrebbe già stabilito in sempiterno il tuo regno sopra Israele; 14 ma invece il tuo regno non sussisterà più in avvenire. Il Signore s'è cercato un uomo secondo il suo cuore, il Signore l'ha destinato ad essere capo del suo popolo, perchè tu non hai osservato ciò che aveva comandato il Signore».

Situazione e condizione dei belligeranti.
15 Samuele se ne andò e salì da Galgala a Gabaa di Beniamino, e il resto del popolo salì dietro a Saul contro la turba dei Filistei che li assaliva mentre da Galgala andavano a Gabaa sul colle di Beniamino. Saul, fatta la rassegna della gente che si trovava con lui, si trovò con circa seicento uomini. 16 Or Saul, Gionata suo figlio e la gente che era con essi stavano in Gabaa di Beniamino; i Filistei erano a Macmas. 17 Dai campi dei Filistei uscirono tre schiere per andare al saccheggio; una schiera prese la via di Efra verso la terra di Saul; 18 la seconda prese la strada di Bethoron; la terza andava verso il territorio che domina la valle di Seboim, di faccia al deserto. 19 Ma in tutto il paese d'Israele non si trovava un fabbro ferraio: l'avevano impedito i Filistei, perchè temevano che gli Ebrei facessero delle spade e delle lance. 20 Per questo ciascuno d'Israele doveva scendere dai Filistei, per fare aggiustare il suo vomere, la zappa, la scure, il sarchiello. 21 Eran quindi smussate le punte dei vomeri, delle zappe, dei tridenti e delle scuri, non avendo nemmeno come acuminare un pungolo. 22 Venuto adunque il dì della battaglia, nessuno di tutta la gente che era con Saul e Gionata aveva spada, o lancia; l'avevan soltanto Saul e Gionata suo figlio. 23 Intanto un presidio dei Filistei era uscito per andare verso Macmas.

Martini:

1Samuele 13

I Filistei vinti da Saul, fanno grandi preparativi di guerra contro Israele. Gli Ebrei spauriti si nascondono nelle caverne: Saulle perche offerse l'olocausto senza aspettare l'arrivo di Samuele, è riprovato dal Signore. Cautele usate da' Filistei, per ispogliare delle armi gl'Israeliti.
1 Figliuolo di un anno era Saul, quando cominciò a regnare, e regnò due anni sopra Israele. 2 E fece Saul la scelta di tre mila Israeliti: e due mila stavano con Saul in Machmas, e sul monte Bethel: e mille erano con Gionata in Gabaa di Beniamin: e rimandò tutto il resto del popolo ognuno alle sue tende. 3 E Gionata trucidò il presidio de' Filistei che era in Gabaa. E quando la nuova ne fu sparsa tra' Filistei, Saul fece notificarla colle trombe per tutto il paese, dicendo: Sappiano gli Ebrei. 4 E tutto Israele udì questa nuova: Saul ha distrutta la stazione de' Filistei: e Israele alzò la testa contro dei Filistei. Quindi è, che il popolo levò il grido dietro a Saul in Galgala. 5 E i Filistei misero insieme per combattere contro Israele trenta mila cocchi, e sei mila cavalli, e l'altra turba in tanto numero, quante son le arene del mare. E si mossero, e posero il campo a Machmas dalla parte orientale di Bethaven. 6 Or in veggendo gli uomini d'Israele, come eran ridotti alle strette (perocché il popolo era disanimato) si nascosero nelle caverne, e nelle buche, e anche ne' massi e nelle grotte, e nelle cisterne. 7 E gli Ebrei passato il Giordano entrarono nella terra di Gad, e di Galaad. Ma mentre Saul era tuttora in Galgala, tutto il popolo che lo seguiva, s'impaurì. 8 E aspettò (Saul) sette giorni secondo l'ordine di Samuele, e non arrivò Samuele a Galgala: e il popolo alla spicciolata se ne andava da lui. 9 Disse adunque Saul: Menatemi l'olocausto, e l'ostia pacifica. E offerse l'olocausto. 10 E finito che ebbe di offerir l'olocausto, ecco che veniva Samuele, e Saul gli uscì incontro per salutarlo. 11 E dissegli Samuele: Che hai tu fatto? Rispose Saul: Perchè io vidi che il popolo se n'andava alla spicciolata da me, e tu non eri giunto dentro i giorni stabiliti, e d'altra parte erano raunati i Filistei a Machmas, 12 Io dissi: Or ora verranno i Filistei contro di me a Galgala, e io non ho placato il Signore. Spinto da necessità ho effetto l'olocausto. 13 E Samuele disse a Saul: Stoltamente hai fatto, e non hai osservato l'ordine dato a te dal Signore Dio tuo. Che se ciò non avessi fatto, il Signore avrebbe fin da questo punto stabilito il tuo regno sopra Israele in sempiterno. 14 Ma non si sosterrà lungamente il tuo regno. Il Signore si è cercato un uomo secondo il cuor suo: e il Signore gli ha ordinato che egli sia condottiero del popolo suo, perchè tu non hai osservati gli ordini del Signore. 15 E Samuele si partì, e da Gaigala andò a Gabaa di Beniamin. E l'altra gente andarono dietro a Saul contro quegli, i quali assalivan coloro che andavano da Galgala a Gabaa sul colle di Beniamin. E Saul fece la rassegna della gente, che si trovava con lui in numero di circa seicento uomini. 16 E Saul, e Gionata suo figliuolo, e la gente ch'era con essi, stavano in Gabaa di Beniamin: e i Filistei erano a Machmas. 17 E usciron tre schiere del campo de' Filistei per andare al saccheggio. Una schiera prese la strada di Ephra verso la terra di Saul: 18 E un'altra camminava per la via di Bethoron: e la terza s'indirizzò verso la strada del colle che sta sopra la valle di Seboim dirimpetto al deserto. 19 Or non trovavasi in tutto il paese d'Israele un fabbro da ferro: perocché aveano usata i Filistei questa cautela, affinchè non potessero gli Ebrei farsi spade e lance. 20 Per la qual cosa tutto Israele andava da' Filistei a far aguzzare i suoi vomeri, e le vanghe, e le scuri, e le zappe. 21 Erano perciò spuntati i vomeri, e le vanghe, e i forconi, e le scuri; non avendo nemmeno come aggiustare un pungiglione. 22 E venuto il dì della battaglia, tolto Saul, e Gionata suo figliuolo non v'ebbe di tutta la gente ch'era con Saul e Gionata, chi avesse in mano una spada, od una lancia. 23 Or una schiera di Filistei si mosse per andare di là da Machmas.

Diodati:

1Samuele 13

1 SAULLE avea regnato un anno, quando queste cose avvennero; e poi, dopo aver regnato due anni sopra Israele, 2 scelse tremila uomini d'Israele; de' quali duemila stettero con lui in Micmas, e nel monte di Betel, e mille con Gionatan, in Ghibea di Beniamino; e rimandò il rimanente del popolo, ciascuno alle sue stanze. 3 E Gionatan percosse la guernigione de' Filistei ch'era nel colle; e i Filistei l'intesero. E Saulle fece sonar la tromba per tutto il paese, dicendo: Odano gli Ebrei. 4 E tutto Israele udì dire: Saulle ha percossa la guernigione de' Filistei, ed anche Israele è diventato abbominevole fra i Filistei. E il popolo fu adunato a grida in Ghilgal, per seguitare Saulle. 5 I Filistei si adunarono anch'essi per guerreggiare contro ad Israele, avendo trentamila carri, e seimila cavalieri, e della gente in moltitudine, come la rena che è in sul lito del mare. E salirono, e si accamparono in Micmas, verso l'Oriente di Bet-aven. 6 Ora gl'Israeliti, veggendosi distretti, perciocchè il popolo era oppressato, si nascosero nelle spelonche, e per li greppi de' monti, e nelle rupi, e nelle rocche, e nelle grotte. 7 E gli altri Ebrei passarono di là dal Giordano al paese di Gad e di Galaad. E Saulle non si moveva di Ghilgal, e tutto il popolo che lo seguitava era impaurito.
8 Ed egli aspettò sette giorni, secondo il termine posto da Samuele; e Samuele non veniva in Ghilgal; laonde il popolo si dispergeva d'appresso a Saulle. 9 Allora Saulle disse: Adducetemi l'olocausto, e i sacrificii da render grazie. Ed egli offerse l'olocausto. 10 E, come egli forniva d'offerir l'olocausto, ecco, Samuele arrivò; e Saulle gli uscì incontro, per salutarlo. 11 Ma Samuele gli disse: Che hai fatto? E Saulle gli rispose: Perciocchè io vedeva che il popolo si dispergeva d'appresso a me, e che tu non venivi al termine posto de' giorni, e che i Filistei erano adunati in Micmas, io dissi: 12 I Filistei verranno ora contro a me in Ghilgal, ed io non ho supplicato al Signore; laonde, dopo essermi rattenuto quant'ho potuto, io ho offerto l'olocausto. 13 Allora Samuele disse a Saulle: Tu hai follemente fatto, non avendo osservato il comandamento del Signore Iddio tuo, il quale egli ti avea dato; perciocchè il Signore avrebbe ora stabilito il tuo regno sopra Israele, in perpetuo. 14 Ma ora il tuo regno non sarà stabile; il Signore s'è cercato un uomo secondo il cuor suo, il quale egli ha ordinato per conduttore sopra il suo popolo; poichè tu non hai osservato quello che il Signore ti avea comandato.
15 Poi Samuele si levò, e salì da Ghilgal in Ghibea di Beniamino. E Saulle fece la rassegna della gente che si ritrovava con lui, ch'era d'intorno a seicent'uomini. 16 Or Saulle, e Gionatan suo figliuolo, e il popolo che si ritrovava con loro, se ne stavano in Ghibea di Beniamino; e i Filistei erano accampati in Micmas. 17 E del campo de' Filistei uscì della gente in tre schiere, da fare il guasto; l'una delle quali si voltò al cammino di Ofra, traendo verso il paese di Saulle; 18 l'altra si voltò alla via di Bet-horon; e la terza si voltò alla via del confine del paese che riguarda su la valle di Seboim, verso il deserto. 19 (Or non si trovava alcun fabbro in tutto il paese d'Israele; perciocchè i Filistei aveano detto: Provvediamo che gli Ebrei non facciano spade nè lance. 20 E tutto Israele scendeva a' Filistei, per aguzzare, chi il suo vomero, chi la sua zappa, chi la sua scure, chi la sua vanga. 21 E si servivano di lime per le vanghe, e per le zappe, e per li tridenti, e per le scuri, e per acconciare fino ad un pungolo. 22 Laonde, al giorno della battaglia, avvenne che non si trovò nè spada, nè lancia, nelle mani d'alcuno del popolo ch'era con Saulle e con Gionatan; sol se ne trovò a Saulle, e a Gionatan, suo figliuolo.) 23 Poi la guernigione de' Filistei uscì fuori verso il passo di Micmas.

Commentario completo di Matthew Henry:

1Samuele 13

1 INTRODUZIONE A 1 SAMUELE CAPITOLO 13

Coloro che desideravano un re come tutte le nazioni immaginavano che, quando ne avessero avuto uno, avrebbero avuto un aspetto molto grande e considerevole; ma in questo capitolo troviamo che è stato dimostrato molto diversamente. Mentre Samuele era unito a Saul, le cose andarono bene, 1Samuele 11:7. Ma ora che Saul cominciava a regnare da solo, tutto andò in rovina e le parole di Samuele cominciarono ad adempiersi:

"Tu sarai consumato, tu e il tuo re";

perché mai lo Stato di Israele è stato così lontano in una consunzione come in questo capitolo.

I Saul appare qui come un principe molto sciocco.

1. Infatuato nei suoi consigli, 1Samuele 13:1-3.

2. Invaso dai suoi vicini, 1Samuele 13:4,5.

3. Disertato dai suoi soldati, 1Samuele 13:6,7.

4. Disordinato nel suo spirito e sacrificante nella confusione, 1Samuele 13:8-10.

5. Nascosto da Samuele, 1Samuele 13:11-13.

6. Rigettato da Dio dall'essere re, 1Samuele 13:14.

II. La gente appare qui, un popolo molto miserabile.

1. Scoraggiato e disperso, 1Samuele 13:6,7.

2. Diminuito, 1Samuele 13:15,16.

3. Saccheggiato, 1Samuele 13:17,18.

4. Disarmato, 1sa 13:19-23. Ottennero questo spogliandosi del governo di Dio e rendendosi simili alle nazioni: tutta la loro gloria si allontanò da loro.

Ver. 1. fino alla Ver. 7.

Non ci viene detto in che cosa il popolo d'Israele abbia offeso Dio, in modo da perdere la sua presenza e rivolgere la sua mano contro di loro, come Samuele aveva minacciato (1Samuele 12:15); ma senza dubbio lasciarono Dio, altrimenti egli non li avrebbe lasciati, come qui sembra che abbia fatto; per

I Saul era molto debole e impolitico, e non ordinava i suoi affari con discrezione. Saul era figlio di un anno (quindi le prime parole sono nell'originale), una frase che facciamo per significare la data del suo regno, ma di solito significa la data della propria nascita, e quindi alcuni la intendono in senso figurato: era innocente e buono come un bambino di un anno; così la parafrasi caldea: Era senza colpa, come il figlio di un anno. Ma, se ammettiamo un senso figurato, può anche indicare che era ignorante e imprudente, e inadatto agli affari come un bambino di un anno: e i particolari successivi rendono questo più conforme al suo carattere che al primo. Ma noi lo consideriamo piuttosto, come dice la nostra traduzione, che Saul regnò un anno, e non accadde nulla di considerevole, fu un anno di inattività; ma nel suo secondo anno fece quanto segue:

1. Scelse una banda di 3000 uomini, dei quali lui stesso comandò 2000, e suo figlio Gionatan 1000, 1Samuele 13:2. Congedò il resto del popolo nelle loro tende. Se li intendeva solo per la guardia della sua persona e per i suoi servitori onorari, era impolitico averne così tanti, se per un esercito permanente, temendo il pericolo dei Filistei, non era meno impolitico averne così pochi; e forse la fiducia che riponeva in questo numero scelto, e il suo scioglimento del resto di quel coraggioso esercito con cui aveva recentemente sconfitto gli Ammoniti (1Samuele 11:8-11), fu vista come un affronto al regno, suscitò il disgusto generale, e fu la ragione per cui aveva così pochi alla sua chiamata quando ne aveva l'occasione. Il principe che si affida a un particolare partito indebolisce il proprio interesse per l'intera comunità.

2. Ordinò a suo figlio Gionatan di sorprendere e distruggere la guarnigione dei Filistei che si trovava vicino a lui in Gheba, 1Samuele 13:3. Vorrei che non ci fosse motivo di supporre che questa sia stata una violazione o un'infrazione di alcuni articoli con i Filistei, e che sia stata fatta in modo sleale e perfido. La ragione per cui sospetto che sia così è perché si dice che, per averlo fatto, Israele fu abominiato, o, come si dice, puzzò con i Filistei (1Samuele 13:4), come uomini privi di onestà comune e la cui parola non poteva essere attendibile. Se è così, daremo la colpa non a Gionatan che l'ha fatto, ma a Saul, suo principe e padre, che gli ha ordinato di farlo, e forse lo ha tenuto all'oscuro della verità della questione. Nulla rende il nome di Israele odioso a coloro che sono sprovvisti quanto la frode e la disonestà di coloro che sono chiamati con quel degno nome. Se i professori di religione imbrogliano e si spingono oltre, infrangono la loro parola e tradiscono la loro fiducia, la religione ne soffre e viene abominiata dai Filistei. Di chi ci si può fidare se non di un israelita, uno che, ci si aspetta, dovrebbe essere senza frode?

3. Dopo aver esasperato i Filistei, cominciò a radunare le forze, cosa che, se avesse agito con saggezza, avrebbe fatto prima. Quando i Filistei ebbero un vasto esercito pronto a riversarsi su di lui, per vendicare il torto che aveva fatto loro, allora egli suonava la tromba per il paese, in mezzo a un popolo incurante, se non scontento, dicendo: Ascoltino gli Ebrei (1Samuele 13:3), e così tutti quelli che ritenevano opportuno vennero da Saul a Ghilgal, 1Samuele 13:4. Ma ora la maggior parte degli uomini, possiamo supporre, si ritirò (o per antipatia per la politica di Saul o per timore della potenza dei Filistei), i quali, se li avesse convocati prima, sarebbero stati pronti ai suoi ordini come lo erano stati quando marciò contro gli Ammoniti. Spesso troviamo che l'arguzia avrebbe fatto molto meglio prima e avrebbe evitato molti inconvenienti.

II. Mai i Filistei apparvero in un corpo così formidabile come ora, a questa provocazione che Saul diede loro. Possiamo supporre che avessero un grande aiuto dai loro alleati, perché (1Samuele 13:5), oltre a 6000 cavalli, che a quei tempi, quando i cavalli non erano così usati in guerra come lo sono ora, erano un grande corpo, avevano un numero incredibile di carri, 30.000 in tutto: la maggior parte di essi, possiamo supporre, erano carrozze per la borsa e il bagaglio di un esercito così vasto, non carri da guerra. Ma il loro piede era innumerevole come la sabbia del lido del mare, tanto erano gelosi per l'onore della loro nazione e tanto adirati per la bassezza degli Israeliti nel distruggere la loro guarnigione. Se Saul avesse chiesto consiglio a Dio prima di dare ai Filistei questa provocazione, lui e il suo popolo avrebbero potuto sopportare meglio questa minacciosa afflizione che ora si erano procurati con la loro stessa follia.

III. Il popolo d'Israele non fu mai così pusillanime, così furtivo, così codardo, come lo era ora. Può darsi che un numero considerevole di persone giunse a Saul a Ghilgal; ma, udendo il numero e i preparativi dei Filistei, il loro spirito sprofondò dentro di loro, alcuni pensano perché non vi trovarono Samuele con Saul. Coloro che, un po' di tempo prima, erano stanchi di lui e desideravano un re, ora avevano poca gioia per il loro re, a meno che non potessero vederlo sotto la direzione di Samuele. Prima o poi, agli uomini verrà fatto capire che Dio e i suoi profeti sono i loro migliori amici. Vedendo i Filistei muovere guerra contro di loro e Samuele che non veniva in loro aiuto, non sapevano che cosa fare; i cuori degli uomini venivano meno per la paura. E

1. Alcuni sono fuggiti. Piuttosto che correre verso la morte tra i Filistei, si seppellirono vivi in caverne e boschetti, 1Samuele 13:6. Guarda quale opera fa il peccato; espone gli uomini ai pericoli, e poi li priva del loro coraggio e li scoraggia. Una sola persona, per fede, può dire: Non avrò paura di 10.000 (Salmi 3:6); ma qui migliaia di Israeliti degenerati tremano all'avvicinarsi di una grande folla di Filistei. Il senso di colpa rende gli uomini codardi.

2. Altri fuggirono (1Samuele 13:7): Passarono il Giordano verso il paese di Galaad, il più lontano possibile dal pericolo, e in un luogo dove erano stati recentemente vittoriosi sugli Ammoniti. Dove avevano trionfato speravano di essere al riparo.

3. Quelli che stavano con Saul lo seguivano tremanti, aspettandosi solo di essere sterminati, e avendo le mani e il cuore molto indeboliti dalla diserzione di tante truppe. E forse Saul stesso, sebbene avesse tanto onore da mantenere la sua posizione, non aveva tuttavia il coraggio di ispirare i suoi soldati tremanti.

8 Ver. 8, fino a Ver. 14.

Ecco qui

I L'offesa di Saul nell'offrire un sacrificio prima dell'arrivo di Samuele. Samuele, quando lo aveva unto, gli aveva ordinato di fermarsi per lui sette giorni a Ghilgal, promettendogli che, alla fine di quei giorni, sarebbe andato sicuramente da lui, e avrebbe offerto sacrifici per lui e gli avrebbe ordinato ciò che avrebbe dovuto fare. Questo abbiamo avuto 1Samuele 10:8. Forse quell'ordine, sebbene inserito lì, gli fu dato in seguito, o gli fu dato come regola generale da osservare in ogni congresso pubblico a Gilgal, o, come è molto probabile, sebbene non menzionato di nuovo, è stato recentemente ripetuto con riferimento a questa particolare occasione; poiché è chiaro che Saul stesso lo interpretò come un obbligo da parte di Dio a rimanere fino all'arrivo di Samuele, altrimenti non avrebbe trovato tante scuse come quelle che fece per non rimanere, 1Samuele 13:11. Saul ruppe quest'ordine. Rimase fino al settimo giorno, ma non ebbe la pazienza di aspettare fino alla fine del settimo giorno. Forse cominciò a rimproverare a Samuele di essere stato falso alla sua parola, incurante del suo paese e irrispettoso del suo principe, e pensò che fosse più appropriato che Samuele aspettasse lui piuttosto che lui Samuele. Tuttavia

1. Ha preteso di offrire un sacrificio senza Samuele, e nulla sembra il contrario se non che lo ha fatto lui stesso, sebbene non fosse né sacerdote né profeta, come se, poiché era un re, potesse fare qualsiasi cosa, un pezzo di presunzione che il re Uzzia ha pagato a caro prezzo, 2Cronache 26:16, ecc.

2. Decise di affrontare i Filistei senza le istruzioni di Samuele, sebbene avesse promesso di mostrargli ciò che avrebbe dovuto fare. Saulo era così autosufficiente che pensò che non valesse la pena di fermarsi per un profeta del Signore per pregare per lui o per consigliarlo. Questo era il reato di Saul, e ciò che lo aggravava era:

(1.) Che, per quanto appaia, non mandò alcun messaggero a Samuele, per conoscere la sua mente, per rappresentargli il caso e per ricevere nuove istruzioni da lui, sebbene avesse abbastanza su di sé che fossero abbastanza veloci da camminare in quel momento.

(2.) Che quando Samuele arrivò, sembrava piuttosto vantarsi di ciò che aveva fatto piuttosto che pentirsene; perché uscì per salutarlo, come suo fratello sacrificatore, e sembrava contento dell'opportunità che aveva di far sapere a Samuele che non aveva bisogno di lui, ma che poteva fare abbastanza bene senza di lui. Egli uscì per benedirlo, così la parola è, come se ora si ritenesse un sacerdote completo, con il potere di benedire così come di sacrificare, mentre avrebbe dovuto uscire per essere benedetto da lui.

(3.) Che accusò Samuele di aver infranto la promessa: Tu non sei venuto entro i giorni stabiliti (1Samuele 13:11), e quindi se qualcosa non andava doveva portare la colpa Samuele, che era il ministro di Dio; mentre venne secondo la sua parola, prima che i sette giorni fossero scaduti. Così gli schernitori degli ultimi giorni pensano che la promessa della venuta di Cristo sia infranta, perché egli non viene nel loro tempo, anche se è certo che verrà al tempo stabilito.

(4.) Che quando fu accusato di disobbedienza si giustificò in ciò che aveva fatto, e non diede alcun segno di pentimento per questo. Non è il peccato che rovina gli uomini, ma il peccato e il non pentirsi, il cadere e non rialzarsi. Guarda quali scuse ha trovato, 1Samuele 13:11,12. Vorrebbe far passare questo atto di disobbedienza,

[1.] Per un esempio della sua prudenza. La maggior parte del popolo era dispersa lontano da lui, ed egli non aveva altro modo che quello di tenere con sé quelli che erano rimasti e di impedire che anche loro disertassero. Se Samuele avesse trascurato le preoccupazioni pubbliche, non lo avrebbe fatto.

[2.] Per un esempio della sua pietà. Sarebbe stato considerato molto devoto, e avrebbe avuto grande cura di non affrontare i Filistei finché non avesse impegnato Dio dalla sua parte con la preghiera e il sacrificio.

"I Filistei",

ha detto

"scenderà su di me, prima che io abbia fatto la mia supplica al Signore, e allora sarò distrutto. Che cosa! vai in guerra prima che io abbia detto le mie preghiere!"

Così coprì la sua disubbidienza al comando di Dio con una pretesa di preoccupazione per il favore di Dio. Gli ipocriti attribuiscono grande importanza alle prestazioni esteriori della religione, pensando così di scusare la loro negligenza per le questioni più importanti della legge. Eppure, infine, Lui ammette che farlo è andato contro la sua coscienza: mi sono forzato e ho offerto un olocausto, forse vantandomi di aver infranto le sue convinzioni e di averne avuto la meglio, o almeno pensando che ciò attenuasse la sua colpa, che sapeva che non avrebbe dovuto fare quello che ha fatto, ma lo ha fatto con riluttanza. Uomo sciocco! pensare che Dio si sarebbe compiaciuto dei sacrifici offerti in diretta opposizione sia al suo comando generale che a quello particolare.

II. La sentenza emessa contro Saul per questo reato. Samuele lo trovò in piedi presso il suo olocausto, ma, invece di una risposta di pace, gli fu mandata con una pesante novella, e gli fece sapere che il sacrificio degli empi è un abominio per il Signore, molto più quando lo porta, come fece Saul, con mente malvagia.

1. Gli mostra le aggravanti del suo crimine e dice a questo re: Tu sei malvagio, cosa che non spetta a nessuno se non a un profeta del Signore dire, Giobbe 34:18. Lo accusa di essere un nemico di se stesso e dei suoi interessi... Tu hai agito stoltamente, e un ribelle a Dio e al suo governo...

"Tu non hai osservato il comandamento dell'Eterno, del tuo Dio, quel comandamento con il quale egli intendeva mettere alla prova la tua obbedienza".

Nota: Coloro che disobbediscono ai comandamenti di Dio fanno stoltezza per se stessi. Il peccato è follia, e i peccatori sono i più grandi stolti.

2. Legge il suo destino (1Samuele 13:14):

"Il tuo regno non durerà a lungo per te o per la tua famiglia; Dio ha l'occhio su un altro, un uomo secondo il suo cuore, e non come te, che vuole la tua propria volontà e la tua via".

La sentenza è in effetti la stessa con Menetekel, solo che ora sembra che ci sia spazio per il pentimento di Saul, dopo il quale questa sentenza sarebbe stata ribaltata; ma, al successivo atto di disobbedienza, fu resa irreversibile, 1Samuele 15:29. E ora, meglio mille volte che aveva continuato nell'oscurità a badare ai suoi asini, piuttosto che essere intronizzato e così presto detronizzato. Ma non era difficile emettere una sentenza così severa contro di lui e la sua casa per un solo errore, un errore che sembrava così piccolo e a scusa del quale aveva tanto da dire? No, il Signore è giusto in tutte le sue vie e non fa torto a nessuno, sarà giustificato quando parlerà e chiaro quando giudicherà. Con questo,

(1.) Egli mostra che non c'è peccato piccolo, perché non c'è nessun piccolo dio contro cui peccare; ma che ogni peccato è una perdita del regno dei cieli, per il quale siamo stati giusti.

(2.) Egli mostra che la disubbidienza a un comando esplicito, anche se di poco conto, è una grande provocazione, come nel caso dei nostri progenitori.

(3.) Egli ci avverte di prestare attenzione al nostro spirito, perché ciò che agli uomini può sembrare solo una piccola offesa, ma a colui che sa da quale principio e con quale disposizione d'animo è fatto, può sembrare un crimine odioso.

(4.) Dio, rigettando Saul per un errore apparentemente piccolo, mette in risalto, come con un fioretto, lo splendore della sua misericordia nel perdonare peccati così grandi come quelli di Davide, Manasse e altri.

(5.) Ci viene insegnato quanto sia necessario che aspettiamo continuamente il nostro Dio. Saul perse il suo regno per mancanza di pazienza di due o tre ore.

15 Ver. 15. fino alla Ver. 23.

Qui

1. Samuele se ne va dispiaciuto. Saul si è sistemato da solo, e ora è lasciato a se stesso: Samuele lo prese da Ghilgal (1Samuele 13:15), e non sembra che abbia pregato con Saul o gli abbia guidato. Eppure, salendo a Ghibea di Beniamino, che era la città di Saul, egli fece capire che non lo aveva del tutto abbandonato, ma aspettava di fargli un altro benevolenza. Oppure andava al collegio dei profeti lì, a pregare per Saulo, quando non riteneva opportuno pregare con lui.

2. Saul lo insegue a Ghibea, e lì raduna il suo esercito, e scopre che il suo numero totale è di soli 600 uomini, 1Samuele 13:15,16. Così furono essi, poiché il loro peccato fu diminuito e abbassato.

3. I Filistei devastano il paese e mettono sotto contribuzione tutte le parti adiacenti. Il corpo del loro esercito, o accampamento permanente (come viene chiamato a margine, 1Samuele 13:23), si trovava in un passaggio vantaggioso a Michmash, ma da lì mandarono tre gruppi separati o distaccamenti che presero diverse vie, per saccheggiare il paese e portare provviste per l'esercito, 1Samuele 13:17,18. A causa di essi il paese d'Israele fu terrorizzato e impoverito, e i Filistei furono animati e arricchiti. Questo il peccato d'Israele portò su di loro, Isaia 42:24.

4. Gli Israeliti che scendono in campo con Saul sono disarmati, avendo solo fionde e bastoni, non una spada o una lancia tra tutti, tranne quello che hanno Saul e Gionatan stessi, 1Samuele 13:19,22. Vedi qui,

(1.) Quanto erano politici i Filistei, quando avevano il potere nelle loro mani, e facevano ciò che volevano in Israele. Abbatterono tutte le botteghe dei fabbri, trapiantarono i fabbri nel loro paese e proibirono a qualsiasi Israelita, sotto severe punizioni, di esercitare il mestiere o il mistero di lavorare il rame o il ferro, sebbene avessero ricche miniere di entrambi (Deuteronomio 8:9) in tale abbondanza che fu detto di Aser: I suoi calzari saranno di ferro e rame, == Deuteronomio 33:25. Questo fu fatto sottilmente dai Filistei, perché in questo modo non solo impedirono al popolo d'Israele di farsi armi da guerra (con le quali sarebbero stati sia disabituati agli esercizi militari che non forniti quando ce ne fosse stata l'occasione), ma li costrinsero a dipendere da essi anche per gli strumenti di coltivazione; dovevano andare da loro, cioè da una delle loro guarnigioni, che erano disperse nel paese, per fare tutta la loro lavorazione del ferro, e un Israelita non poteva fare altro che usare una lima (1Samuele 13:20,21), e senza dubbio i fabbri dei Filistei portavano agli Israeliti lunghe cambiali per il lavoro svolto.

(2.) Quanto fu impolitico Saul, che, all'inizio del suo regno, non si prefisse di rimediare a questo reclamo. Il fatto che Samuele non lo facesse era molto scusabile; combatté con altra artiglieria; tuoni e fulmini, in risposta alla sua preghiera, erano per lui invece della spada e della lancia; ma per Saul, che pretendeva di essere un re come i re delle nazioni, lasciare i suoi soldati senza spade e lance e non prendersi cura di provvederli, specialmente quando avrebbe potuto farlo con il bottino degli Ammoniti che aveva conquistato all'inizio del suo regno, era una tale negligenza che non poteva in alcun modo essere scusata.

(3.) Quanto erano indolenti e meschini gli Israeliti, che permisero che i Filistei si imposero su di loro in questo modo e non avevano né pensiero né spirito per aiutarsi. Era molto cattivo per loro quando non c'era uno scudo o una lancia trovati tra i 40.000 in Israele (Giudici 5:8), e non era meglio ora, quando non c'era mai un Israelita con una spada al fianco, ma il re e suo figlio, mai un soldato, mai un gentiluomo; certamente erano ridotti a questo, o cominciò ad esserlo, al tempo di Sansone, perché non lo troviamo mai con una spada o una lancia in mano. Se non si fossero scoraggiati, non avrebbero potuto essere disarmati, ma è stato il peccato che li ha resi nudi alla loro vergogna.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

1Samuele 13

1 Capitolo 13

L'invasione dei Filistei 1Sam 13:1-7

Saul sacrifica, viene rimproverato da Samuele 1Sam 13:8-14

La politica dei Filistei 1Sam 13:15-23

Versetti 1-7

Saul regnò un anno e non accadde nulla di particolare; ma nel suo secondo anno si verificarono gli eventi riportati in questo capitolo. Per più di un anno diede al Filisteo il tempo di prepararsi alla guerra e di indebolire e disarmare gli Israeliti. Quando l'uomo si erge in autosufficienza, spesso è indotto alla follia. I principali vantaggi dei nemici della Chiesa derivano dalla cattiva condotta dei suoi amici. Quando Saul lanciò l'allarme, il popolo, insoddisfatto della sua gestione o terrorizzato dal potere del nemico, non venne da lui o lo abbandonò rapidamente.

8 Versetti 8-14

Saul violò l'ordine espressamente impartito da Samuele, cfr. 1Sam 10:8, su come comportarsi in casi estremi. Saul offrì un sacrificio senza Samuele e lo fece da solo, pur non essendo né sacerdote né profeta. Quando fu accusato di disobbedienza, si giustificò per ciò che aveva fatto e non diede alcun segno di pentimento. Voleva che questo atto di disobbedienza passasse come un esempio della sua prudenza e come una prova della sua pietà. Gli uomini privi di pietà interiore spesso pongono grande enfasi sulle esibizioni esteriori della religione. Samuele accusa Saul di essere un nemico di se stesso. Chi disobbedisce ai comandamenti di Dio, fa una sciocchezza per se stesso. Il peccato è follia, e i più grandi peccatori sono i più grandi sciocchi. La nostra disposizione a obbedire o disobbedire a Dio sarà spesso dimostrata dal nostro comportamento in cose che sembrano piccole. Gli uomini non vedono altro che l'atto esteriore di Saul, che sembra piccolo; ma Dio vide che egli lo fece con incredulità e sfiducia nella sua provvidenza, con disprezzo della sua autorità e giustizia e con ribellione alla luce della sua stessa coscienza. Benedetto Salvatore, fa' che non portiamo mai, come Saul, le nostre povere offerte, o le nostre fantasiose offerte di pace, senza guardare al tuo prezioso e onnipotente sacrificio! Tu solo, o Signore, puoi fare, o hai fatto, la nostra pace nel sangue della croce.

15 Versetti 15-23

Vedete com'erano politici i Filistei quando avevano il potere; non solo impedivano al popolo d'Israele di fabbricare armi da guerra, ma lo costringevano a dipendere dai loro nemici anche per gli strumenti di allevamento. Quanto è stato impolitico Saul che, all'inizio del suo regno, non si è impegnato a porre rimedio a questa situazione. La mancanza di buon senso si accompagna sempre alla mancanza di grazia. Peccati che a noi sembrano di poco conto, hanno conseguenze pericolose. Miserabile è una nazione colpevole e indifesa; molto più chi è privo dell'intera armatura di Dio.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

1Samuele 13

1 Il testo di questo versetto, omesso dalla Settanta, è ritenuto corrotto e si pensa che i numeri che indicano l'età di Saul alla sua ascesa al trono e la durata del suo regno siano omessi o difettosi. Saul potrebbe aver avuto circa 30 anni alla sua ascesa, e aver regnato circa 32 anni, poiché sappiamo che suo nipote Mefiboset aveva cinque anni alla morte di Saul 2 Samuele 4:4; e 32 aggiunti ai sette anni e mezzo tra la morte di Saul e quella di Isboset, costituiscono i 40 anni assegnati alla dinastia di Saul in Atti degli Apostoli 13:21.

Né vi è alcun indizio sull'intervallo di tempo tra gli eventi registrati nel capitolo precedente e quelli che seguono in questo e nei capitoli successivi. Ma l'apparizione di Gionatan come guerriero 1 Samuele 13:2 rispetto alla menzione di Saul come "giovane" 1 Samuele 9:2 , implica un intervallo non inferiore a dieci o quindici anni, forse di più.

L'obiettivo dello storico è preparare la strada alla storia del regno di Davide. Quindi passa subito a quell'incidente nel regno di Saul, che portò al suo rifiuto da parte di Dio, come riportato in 1 Samuele 13:13.

2 Lo stato di cose che ha preceduto gli eventi descritti in questo capitolo sembra essere stato una pace comparativa tra Israele ei Filistei, poiché Saul aveva solo 3.000 uomini sotto le armi. Nello stesso tempo guarnigioni filistee continuarono ad occupare il paese degli Israeliti in alcuni luoghi forti, uno dei quali era a Gheba (Jeba), nelle immediate vicinanze di Ghibea 1Sa 10:5 ; 1 Samuele 13:3 , ed esattamente di fronte a Michmash (Mukhmas), che si trovava all'estremità settentrionale del grande Wady Suweinit.

3 Questo fu il primo atto della guerra d'indipendenza, e probabilmente la prima impresa in armi del giovane eroe Jonathan.

4 A Gilgal - Il Wady Suweinit sfocia nella pianura del Giordano in cui si trovava Gilgal. Per la santità di Ghilgal, vedi sopra, 1 Samuele 11:14 nota.

5 Trentamila carri - Probabilmente l'errore di un copista per 300. (Confronta, per una variazione numerica simile, 1 Cronache 18:4 con 2 Samuele 8:4.)

A est di Bethaven - O più semplicemente “ad est di Bethaven”, che Giosuè 7:2 7,2 poneva “sul lato est di Bethel”. Bethaven (che si pensa fosse la stessa di Deir Diwan) si trovava tra Betel e Micmas, che era stata evacuata da Saul.

6 Nei boschetti - letteralmente, "tra le spine".

Alti luoghi - Non gli alti luoghi di culto, ma stive o torri Giudici 9:46 , Giudici 9:49; quel particolare tipo di torre che fu opera degli antichi abitanti cananei, e che rimase in rovina al tempo di Saul.

7 Le parole "alcuni di", che sono le parole enfatiche nella versione di Re Giacomo, per distinguere coloro che hanno attraversato il Giordano da coloro che si sono nascosti, non sono affatto in ebraico. Gli “Ebrei” sembrano essere distinti dagli “uomini d'Israele” in 1 Samuele 13:6. (Confronta 1 Samuele 14:21 ).

8 Aveva nominato - Questa nomina ovviamente non ha nulla a che fare con quella fatta anni prima di 1 Samuele 10:8 , la cui osservanza è espressamente menzionata al tempo naturale 1 Samuele 11:15. Ma Samuel aveva di nuovo, in quest'ultima occasione, fissato un appuntamento alla fine dei sette giorni. Sembra che sia stata una prova di fede e di obbedienza, sotto la quale, questa volta, Saulo infelicemente crollò.

9 C'è una divergenza di opinioni tra i commentatori se Saul stesso offrisse i sacrifici preparati per Samuele, rafforzando così l'ufficio del sacerdote; o se ordinasse ai sacerdoti di sacrificare, come fece Salomone. In quest'ultimo caso il suo peccato consistette nel disubbidire alla parola di Dio, che gli aveva ordinato di aspettare fino all'arrivo di Samuele. E questo è, nel complesso, il più probabile; poiché il rimprovero di Samuele non dice nulla di qualsiasi assunzione del sacerdozio, come si legge nel caso di Uzziah 2 Cronache 26:18.

11 Saul era venuto da Micmas a Ghilgal, aspettandosi di radunare intorno a sé le forze dell'intera nazione. Invece, il popolo fuggì, lasciandolo nella pianura esposta con solo 600 uomini 1 Samuele 13:15. I Filistei occuparono Micmas e da un momento all'altro potevano riversarsi nella valle su Ghilgal. La situazione di Saul era ovviamente di estremo pericolo. Qualche ora di ritardo potrebbe rivelarsi fatale per lui e il suo piccolo esercito. Quindi, ha "forzato" se stesso, ecc.

13 Hai fatto una stoltezza... - I motivi di convenienza mondana non dovevano essere soppesati contro l'espresso comandamento di Dio. Tutte le circostanze e tutti i pericoli erano ben noti a Dio come lo erano a Saul, e Dio gli aveva ordinato di aspettare fino all'arrivo di Samuele. Qui c'era esattamente lo stesso peccato di disobbedienza volontaria che scoppiò di nuovo, e fu così severamente ripreso 1 Samuele 15:17.

15 Samuele si alzò - Saul non poteva tornare al proprio posto a Micmas, poiché era occupato dai Filistei; così, forse per consiglio di Samuele (poiché, secondo il testo, lo precedette lì), effettuò un congiungimento con Gionatan a Ghibea. Alcuni leggerebbero "Saulo" invece di "Samuele".

17 Gli spoiler - " Il devastatore:" la stessa parola è usata per l'angelo distruttore Esodo 12:23. Il versetto descrive il sistema adottato dai Filistei con il quale per un certo tempo soggiogarono gli Israeliti. Dal loro accampamento centrale a Micmas inviarono tre bande per uccidere, devastare e distruggere. Uno prese una direzione nord verso Ofrah - cinque miglia a est di Betel, identificata con "Ephrain" 2 Cronache 13:19 e il moderno "Taiyibeh" - e verso la terra di Shual, forse la stessa di Shalim 1 Samuele 9:4; il secondo a occidente a Beth-Horon; e il terzo a oriente, presso la valle sconosciuta di Zeboim, verso il deserto, cioè la valle del Giordano, verso Gerico.

19 Non c'era nessun fabbro - Questo fu il risultato delle feroci incursioni descritte nei versi precedenti, e il metodo adottato per rendere permanenti le conquiste filistee.

20 La migliore interpretazione del passaggio è forse la seguente: “Ma tutti gli Israeliti scesero dai Filistei per affilare, ecc. 1 Samuele 13:21 , ogni volta che c'era un filo smussato nelle loro parti e coltri e forconi e asce, e per puntare i loro pungoli”. Coltri e zappe erano strumenti da taglio del tipo del vomere.

22 Questo sembra essere menzionato qui, in previsione della narrazione nel prossimo capitolo, per aumentare la vittoria ottenuta, attraverso l'aiuto di Dio 1 Samuele 14:23 , dagli Israeliti relativamente disarmati sui loro nemici. Tra scaramucce occasionali con i Filistei, la necessità di usare le loro armi per scopi domestici, perdite accidentali e l'ordinaria usura, insieme all'impossibilità di rinnovare le loro armi per mancanza di fabbri e forgia, le persone che erano con Saul e Gionata finì per essere armato in modo molto imperfetto.

È stato osservato, inoltre, che i Beniaminiti erano più famosi per l'uso della fionda che per qualsiasi altra arma Giudici 20:16 , e ciò sarebbe un'ulteriore causa della scarsità di spade e lance.

23 Il passaggio di Micmas - Il sentiero ripido e scosceso da Micmas a Geba, sulla valle di Suweinit. Lo stesso termine è usato in Isaia 10:28 , dove è descritta la marcia dell'esercito assiro.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

1Samuele 13

1 INTRODUZIONE A PRIMO SAMUELE 13

Questo capitolo racconta come Saul si disponeva del suo esercito, 1Samuele 13:1,2 che Gionatan suo figlio sconfisse una guarnigione di Filistei, il che li spinse a uscire con un grande esercito contro di loro, con grande terrore degli Israeliti, molti dei quali fuggirono in luoghi segreti e in luoghi lontani, 1Samuele 13:3-7, che Saul si fermò a Ghilgal aspettando Samuele, ma egli, non venendo così presto come previsto, offrì egli stesso un sacrificio, 1Samuele 13:8-10 per cui Samuele, quando venne, lo rimproverò e gli disse che il regno non doveva durare con lui, ma sarebbe stato dato a un altro uomo, 1Samuele 13:11-14 al che Saul partì per Ghibea, dove rimase, essendo i Filistei accampati a Michmash, 1Samuele 13:15,16 da dove uscirono i guastatori, in tre compagnie, nel paese d'Israele, dove non incontrarono alcuna opposizione; poiché non c'erano armi nelle mani di nessuno se non Saul e Gionathan, avendo i Filistei fatto che non ci fosse alcun fabbro nel paese d'Israele per fargliene alcuno, così che erano indifesi, 1Samuele 13:17-23

Versetto 1. Saul regnò un anno,

"O il figlio di un anno nel suo regno"; vari sono i significati dati a queste parole: alcuni le interpretano, Saul aveva un figlio di un anno quando cominciò a regnare, Is-Baal, e che aveva quarant'anni quando suo padre morì, 2Samuele 2:10, altri, che comprendono le parole di Saul stesso, pensano che ci sia una "ellissi" o un difetto del numero, e che si possa supporre che Saul fosse figlio di trenta o quarant'anni, o qualunque età si possa supporre avesse quando iniziò il suo regno; altri prendono le parole in senso figurato, che era come un bambino di un anno, per purezza e innocenza; così il Targum,

"come il figlio di un anno, nel quale non ci sono difetti, così era Saul quando regnò";

o aveva solo un anno, calcolando dal tempo in cui fu trasformato in un altro uomo, ed ebbe un altro cuore, che avvenne immediatamente dopo essere stato unto re a Rama da Samuele; o aveva solo un anno rispetto al suo regno: l'insediamento di un re è "natalis imperil", il compleanno del suo regno, e quindi le parole sono rese abbastanza bene da noi: "Saul regnò un anno"; il che si deve calcolare o dalla sua unzione a Rama, o piuttosto dalla sua elezione a Mizpe, fino al rinnovamento del regno a Ghilgal:

e quando ebbe regnato due anni su Israele; che i cronologi ebrei fanno essere l'intero suo regno, il che non è probabile, considerando le molte cose fatte durante il suo regno, le molte battaglie che ha combattuto con tutti i suoi nemici da ogni parte e la sua lunga persecuzione di Davide; e c'erano non meno di tre sommi sacerdoti nel suo regno; Giuseppe Flavio dice regnò diciotto anni durante la vita di Samuele, e ventidue anni dopo la sua morte, in tutto quaranta; il che concorda con Atti 13:21. Alcuni interpretano che regnò bene due anni, e gli altri in modo tirannico; o che alla fine di due anni, quando Davide fu unto, il regno non fu accreditato a lui, ma a Davide; e a questo scopo il Dr. Lightfoot scrive che egli era stato re un anno dalla sua prima unzione da parte di Samuele a Rama, fino alla sua seconda unzione da lui a Ghibea (Ghilgal suppongo che intendesse dire); e dopo ciò regnò altri due anni, prima che l'Eterno lo cacciasse via e ungesse Davide; e il tempo in cui regnò dopo di ciò non fu un governo, ma una tirannia e una persecuzione; ma il senso che Ben Gersom dà è il migliore di tutti, che era passato un anno dal momento in cui era stato unto, al tempo del rinnovamento del regno a Ghilgal; e quando aveva regnato due anni su Israele, Poi fece ciò che segue, scelse 3000 uomini, ecc. Nel primo anno del suo regno fu fatto tutto ciò che è riportato nel capitolo precedente; e quando ebbe regnato due anni, non altri due, ma due anni in tutto, fece ciò che è narrato in questo capitolo

2 Versetto 2. Saul gli scelse tremila uomini d'Israele,

Dei 300.000 che erano andati con lui a combattere gli Ammoniti, e tornarono con lui a Ghilgal, dove si trovava ora, e vi era rimasto, come si può supporre, circa un anno, poiché ora aveva regnato due anni. Questi 3000 uomini, alcuni dei quali senza dubbio erano stati nominati a guardia della sua persona, e gli altri erano un esercito permanente per preservare la pace della nazione, per proteggerla dai loro nemici, per sorvegliare i movimenti dei Filistei e per essere pronti a qualsiasi invasione improvvisa.

di cui duemila erano con Saul a Michmash e sul monte Betel; "Michmash", secondo Bunting, era a quattro miglia da Gilgal. Jerom dice, ai suoi tempi fu mostrato un grande villaggio ai confini di Aella, o Gerusalemme, che conserva il suo antico nome, a nove miglia di distanza da esso, vicino al villaggio di Rama. Adrichomius dice che ora si chiama Byra, e il signor Maundrell osserva che alcuni suppongono che sia lo stesso con Beer, dove Jotham fuggì dopo aver pronunciato la sua parabola, Giudici 9:21. Michmash è nella Misnah celebrato per il miglior grano che ne deriva; e vicino ad esso, come appare da qui, c'era Bethel, e il monte di quel nome; e così Jerom parla di Bethel come di fronte a Michmash; e questo monte molto probabilmente è lo stesso che si dice sia ad est di Bethel, dove Abramo costruì un altare, Genesi 12:8 perché Michmash giaceva a est di Betel:

Mille erano con Gionatan a Ghibea di Beniamino; il luogo natale di Saul, e questo Gionatan era figlio di Saul, 1Samuele 13:16. Secondo Bunting, Gibea, dove Gionatan era di stanza, era a otto miglia da Michmash:

e il resto del popolo lo mandò ciascuno alla sua tenda; alle proprie case; o, come il Targum, alle loro città; questi erano quelli che erano venuti alla sua convocazione, e furono censiti a Bezek, e andarono con lui in soccorso di Iabes di Galaad, ed erano stati con lui da allora, e ora erano stati congedati

3 Versetto 3. Gionatan sconfisse la guarnigione dei Filistei che era a Gheba,

Non lo stesso vale per Ghibea di Beniamino, come Iarchi; poiché non si può pensare che Gionata si collochi con i suoi mille uomini dove i Filistei avevano una guarnigione; o che se questo era lo stesso di quello del versetto precedente, che in questo dovesse essere chiamato con un altro nome; ma Ghibea e Gheba erano due luoghi, come osserva Kimchi, entrambi nella tribù di Beniamino, ed è molto probabile che non fossero lontani l'uno dall'altro; vedi Giosuè 18:24.28. Questo sembra essere lo stesso con il colle di Dio, dove c'era una guarnigione di Filistei, 1Samuele 10:5, che dopo la loro sconfitta da Samuele si accontentarono di alcune fortezze e guarnigioni in alcune parti del paese per tenere in soggezione Israele; il Targum capisce questo di una sola persona, un governatore dei Filistei in questo luogo, che Gionata uccise, e così Jarchi; e secondo R. Isaiah era uno che era stato nominato per riscuotere la tassa per loro:

E i Filistei lo seppero, il che li spaventò e li fece preparare alla guerra.

Saul suonò la tromba in tutto il paese; non lui di persona, perché era a Ghilgal, come mostra il versetto successivo; ma ordinò che fosse fatto saltare in aria, conoscendo i preparativi che i Filistei stavano facendo per attaccarlo.

dicendo: Ascoltino gli Ebrei; sia quello che suo figlio aveva fatto, sia quello che facevano i Filistei

4 Versetto 4. E tutto Israele udì dire che Saul aveva sconfitto una guarnigione di Filistei,

Poiché, sebbene fosse stato colpito da Gionathan, tuttavia fu per ordine di Saul, e così gli fu attribuito; sembra che sia una cosa concertata piombare sulle guarnigioni dei Filistei, e toglierle dalle loro mani, e così liberare completamente Israele da loro; ma non era saggio che Saul, se aveva in mente un tale piano, sciogliesse il suo grande esercito, come aveva fatto di recente.

e che anche Israele era in abominio con i Filistei; i quali si infuriarono molto contro di loro per questa azione e giurarono vendetta; il nome di un Israelita era da loro aborrito; e forse a questa azione si potrebbe assistere con molta astuzia e crudeltà; e se queste guarnigioni erano tenute per accordo, potevano accusarle di perfidia, di violazione degli articoli, e così il loro nome veniva fatto puzzare tra loro, come significa la parola:

e il popolo fu convocato dopo Saul a Ghilgal; a suon di tromba

5 Versetto 5. I Filistei si radunarono per combattere contro Israele,

Per impedire che si impadroniscano ulteriormente di loro e che prendano disegni contro di loro; poiché si rendevano conto che intendevano liberarsi dal loro giogo e liberarsene completamente.

Trentamila Carri e Seimila Cavalieri; può sembrare incredibile che un popolo così piccolo come i Filistei, che possedevano solo cinque città, o signorie, con i villaggi che gli appartenevano, tranne quello che avevano preso da Israele; e anche se assistito dai Tiri, l'autore del Siracide negli Apocrifi dice:

"E distrusse i capi dei Tiri, e tutti i principi dei Filistei". (Siracide 46:18)

anche se sembra che non abbia rispetto per questo tempo, ma per quando Samuele li sconfisse, 1Samuele 7:10. Dico che può sembrare incredibile che abbiano portato un tale numero di carri nel campo; perciò questo deve essere inteso o di 30.000 uomini che combatterono su carri, come lo interpreta Lyra, e in questo senso è chiaro e certo che la parola carri è talvolta usata, come in 2Samuele 10:18; 1Re 20:21; 1Cronache 19:18, oppure di qualche sorta di carrozze, non di carri da guerra, almeno non tutti; ma quelli che furono portati per portare il bagaglio della loro fanteria, che era molto grande, e per portare via i beni e le sostanze degli Israeliti; alcuni hanno pensato che ci sia un errore del copiatore, che invece di שׁלשׁ, "tre", si legge שׁלשׁים, "trenta": così Capellus; e piuttosto perché nelle versioni araba e siriaca è solo "tremila"; ma anche questo è un numero troppo grande, inteso di carri da guerra; perché mai si è saputo che nessun popolo al mondo abbia avuto tanti carri da guerra; Faraone nel suo grande esercito non aveva che seicento, Esodo 14:7 Jabin, re di Canaan, ne aveva novecento, Giudici 4:3 e Davide prese dal re di Zoba mille carri; ma non è certo se fossero tutti carri da guerra, 2Samuele 8:4. Salomone aveva in verità millequattrocento carri, ma non sembra che fossero carri da guerra, ma alcuni per l'uso, altri per lo stato e la grandezza. Pertanto, se si ammette un errore nella copia, e ciò può essere confermato da alcuni manoscritti, tuttavia dobbiamo ricorrere all'uno o all'altro dei sensi di cui sopra; Alcuni di essi devono essere compresi di altri tipi di carrozze, o di uomini che combattevano su questi carri; e lasciando dieci uomini su un carro, che sembra essere il numero usuale confrontando 2Samuele 10:18 con 1Cronache 19:18 allora 3000 uomini riempirebbero trecento carri, che sono tanti quanti si può ben pensare che i Filistei avessero Zerah l'Etiope, che portò in campo un esercito di milioni di uomini, non avesse più di trecento carri, 2Cronache 14:9 e Antioco Eupatore non fu più nel suo esercito,

"E con lui Lisia, suo protettore e capo dei suoi affari, avendo ciascuno di loro una potenza greca di fanti, centodiecimila, e cavalieri cinquemilatrecento, e elefanti ventidue, e trecento carri armati di uncini." (2; Maccabei 13:2)

Dario nel suo vasto esercito non ne aveva che duecento, e in quello molto grande che Mitridate portò contro i Romani non ce n'erano che cento; e ora 3000 uomini in trecento carri erano solo una proporzione di 6000 cavalieri, che in quei tempi e in quei paesi era una grande cavalleria.

e il popolo come la sabbia che è sulla riva del mare in moltitudine; la fanteria era così numerosa da non essere numerata; tuttavia, la frase denota una grande moltitudine di essi; Giuseppe Flavio dice che c'erano 300.000 fanti:

e salirono, e si accamparono a Micmas, a oriente di Bethaven; dove Saul, prima di andare a Ghilgal, aveva i suoi alloggi, 1Samuele 13:2. Bethaven era un luogo vicino a Betel, ad est di essa, Giosuè 7:2 sebbene Bethel stessa fosse in seguito chiamata così quando Geroboamo vi aveva istituito il culto dei vitelli, Osea 4:15 significava la casa della vanità o dell'iniquità

6 Versetto 6. Quando gli uomini d'Israele si accorsero di essere in una situazione di strettezza, perché il popolo era in angoscia,

A causa del vasto esercito che i Filistei portarono in campo, di gran lunga superiore al loro, e che probabilmente sarebbero stati circondati da loro da ogni parte; così che non ci si aspettava altro che la distruzione, il che dava loro la massima ansia e inquietudine; sebbene Abarbinel riferisca quest'ultima frase, non al popolo d'Israele, ma al popolo dei Filistei, e la prenda in questo senso,

perché il popolo si avvicinava; l'esercito dei Filistei si avvicinava e si avvicinò a loro; e così erano in grande pericolo di essere rapidamente attaccati da loro, e distrutti, essendo il loro numero così grande:

Allora il popolo si nascose nelle caverne; di cui ce n'erano molti nel paese di Giudea, capaci di riceverne un gran numero, come la grotta di Adullam, la grotta di Engaddi, ecc. e tali che gli Israeliti si nascondevano quando erano oppressi dai Madianiti, Giudici 6:2

e nei boschetti; boschi e foreste, o tra le spine, come Jarchi; dove c'era un gran numero di rovi e cespugli spinosi; alcuni, come Kimchi, interpretano la parola delle munizioni, delle guarnigioni e dei luoghi fortificati, verso i quali si recavano a destinazione:

nelle rocce, nelle alture e nelle fosse; nelle buche delle rocce e delle montagne, in particolare nel monte Efraim; vedi 1Samuele 14:22 e dove c'erano fosse o fossati, luoghi alti o profondi, dove potessero essere nascosti alla vista ed essere al riparo dai loro nemici

7 Versetto 7. E alcuni degli Ebrei passarono il Giordano nel paese di Gad e di Galaad,

Il più lontano possibile dai Filistei, che si trovavano a occidente del paese d'Israele, e questi paesi erano a oriente. Kimchi osserva che non è menzionata la terra di Ruben, che era anch'essa dall'altra parte del Giordano; perché era più vicino ad essa di quello che abitavano Gad e la mezza tribù di Manasse; e quindi scelsero di andare oltre, ritenendosi lì più sicuri:

quanto a Saul, era ancora a Ghilgal; dove rimase fino a quando Samuele venne da lui, come gli era stato ordinato, 1Samuele 10:8 per avere il suo consiglio e consiglio:

e tutto il popolo lo seguì tremante; tutti quelli che erano con lui, l'esercito distinto dalla gente comune; essi rimasero presso di lui, furono ai suoi comandi ed erano pronti ad andare dove egli li avrebbe diretti; ma con il cuore tremante quando videro il dolore del popolo, che fuggiva nelle buche e negli angoli, e pensarono con quale enorme schiera i Filistei venivano su di loro, e Samuele loro profeta non era con loro per incoraggiarli e consigliarli

8 Versetto 8. E si trattenne sette giorni, secondo il tempo stabilito da Samuele.

Si attardò fino al settimo giorno, ma non fino alla fine o verso la fine, come avrebbe dovuto fare.

ma Samuele non venne a Ghilgal; non appena Saul si aspettava:

e il popolo si disperse di dosso a lui; molti lo abbandonarono, i Filistei si avvicinarono e Samuele non venne, come Saul si aspettava e aveva dato al popolo motivo di aspettarselo

9 Versetto 9. Saul rispose:

essendo impaziente e vedendo il popolo che lo abbandonava rapidamente, e non volendo ingaggiare una battaglia senza prima sacrificare a Dio, e implorando il suo aiuto e la sua assistenza.

portami qui un olocausto; cioè una creatura per olocausto, un giovenco, una pecora, un capretto o un agnello.

e offerte di comunione; che erano anch'essi della mandria o del gregge,

e offrì l'olocausto; o lui stesso, o da un prete. In questo tempo instabile, mentre il tabernacolo, l'altare e l'arca erano in luoghi diversi e non ancora fissati, si pensa che coloro che non erano sacerdoti potessero offrire, e ciò in luoghi elevati e dove il tabernacolo e l'altare non erano

10 Versetto 10. E avvenne che, appena ebbe finito di offrire l'olocausto,

E prima che potesse offrire i sacrifici di comunione:

ecco, Samuele arrivò; e fu riferito a Saul che era venuto.

e Saul gli uscì incontro; smise di sacrificare e non volle procedere oltre, lasciando il resto a Samuele e per rispetto verso di lui, e per impedirgli di rimproverarlo, uscì incontro a lui.

che potesse salutarlo, o "benedirlo", congratularsi con lui per la sua venuta, chiedere della sua salute e del suo benessere, e augurargli ogni pace e prosperità

11 Versetto 11. Samuele disse: «Che cosa hai fatto?». Fece questa domanda per portarlo a confessare ciò che aveva fatto, altrimenti lo indovinava dal suo volto; o meglio, per lo spirito profetico di cui era dotato, sapeva con certezza di aver offerto i sacrifici senza aspettarlo:

Saul rispose: "Perché ho visto che il popolo si era disperso lontano da me; stavano disertando e lui temeva che, se fosse rimasto più a lungo, lo avrebbero lasciato tutti; Questa è stata una delle ragioni per cui ha fatto quello che ha fatto:

e che tu non sei venuto nei giorni stabiliti; furono fissati sette giorni, e poiché il settimo giorno era venuto, benché non fosse passato, concluse che Samuele non sarebbe venuto affatto; E questa era un'altra ragione per cui faceva quello che faceva; e con ciò avrebbe dato la colpa a Samuele, come se non avesse osservato il suo tempo; mentre fu l'impazienza di Saul che lo spinse a compiere questa azione:

e che i Filistei si radunarono presso Micmas; dove si trovava prima la sua posizione, e da lì poteva aspettarli rapidamente a Ghilgal; E questa fu un'altra ragione per cui affrettò il sacrificio

12 Versetto 12. Perciò detto

(I.)

Cioè, dentro di sé:

i Filistei scenderanno ora su di me a Ghilgal; all'improvviso, impreparati, soprattutto in senso religioso:

e non ho supplicato il Signore; per la sua direzione e assistenza, e per il successo nella guerra; che sembra andasse di pari passo con i sacrifici, o fosse implicito in essi:

Mi sforzai dunque e offrii un olocausto; era riluttante nei suoi confronti, era contro la sua volontà e contro l'ordine di Samuele, offrire prima che arrivasse, suggerisce; ma tali erano le circostanze in cui si trovava, che vi era obbligato; Queste sono le ragioni o le scuse che ha addotte, e alcune di esse hanno in sé un aspetto specioso

13 Versetto 13. Samuele disse a Saul: «Tu hai agito da stolto,

Non intromettendosi nell'ufficio del sacerdote, di ciò non è incaricato, ma non aspettando per tutto il tempo che Samuele venisse; il che mostrava la sua impazienza, il suo disprezzo per Samuele e la sua diffidenza in Dio; e sebbene pensasse di aver agito saggiamente e di aver preso le dovute precauzioni nelle sue circostanze, tuttavia agì in modo sciocco; e benché fosse re, essendo Samuele profeta dell'Eterno e nel suo nome, non risparmiò di dirglielo,

tu non hai osservato il comandamento che l'Eterno, il tuo Dio, ti ha comandato; per mezzo del suo profeta, che aspettasse sette giorni per la sua venuta, il quale avrebbe poi offerto sacrifici e gli avrebbe detto ciò che doveva fare; e non osservare il comandamento di Dio era una parte stolta;

poiché ora l'Eterno avrebbe stabilito il tuo regno su Israele per sempre; cioè, per lungo tempo, su suo figlio e sul figlio del figlio; e poi, secondo la promessa e la profezia, sarebbe toccato a uno della tribù di Giuda; ma ora, vedendo che aveva recitato una parte del genere, non doveva durare a lungo nella sua famiglia, non più della sua stessa vita, e passare rapidamente in altre mani

14 Versetto 14. Ma ora il tuo regno non durerà,

cioè, nella sua famiglia, né nella sua tribù, ma essere trasferito in un altro.

il Signore gli ha cercato un uomo secondo il suo cuore, che era Davide, ma Samuele non lo conosceva ancora, ma sapeva per rivelazione divina che c'era un altro eletto, al quale sarebbe stato dato il regno, un uomo in tutto e per tutto conforme alla volontà di Dio e che avrebbe adempiuto la sua volontà, anche se non sapeva particolarmente chi fosse.

e l'Eterno gli ha comandato di essere capo del suo popolo; cioè, lo aveva costituito re d'Israele. I decreti di Dio hanno in sé la forza di una legge, e devono essere adempiuti; e non si può resistere in modo da essere frustrati:

perché non hai osservato ciò che l'Eterno ti ha comandato; Non importa se la cosa comandata è maggiore o minore, è la disobbedienza al comando che è il peccato, e se ne risentisce: questa potrebbe sembrare una cosa da poco, poiché offrire il sacrificio non era criminale; ma facendolo prima del tempo, un po' prima che si sarebbe dovuto fare, senza aspettare abbastanza a lungo il profeta; tuttavia, essendo contro il comando di Dio, o trascurando esso, era peccaminoso e severamente castigato; e piuttosto, affinché potesse essere un esempio per tutti i re successivi come hanno offeso o infranto il minimo dei comandamenti di Dio; ed essendo questo il primo re d'Israele, fu reso un esempio per gli altri

15 Versetto 15. E Samuele si alzò,

Apparentemente in preda all'ira e al dispiacere, non si trattennero ad offrire le offerte di pace rimaste; e sebbene non si faccia menzione del fatto che Saul andò con lui, tuttavia sembra che lo abbia fatto, o almeno lo abbia seguito rapidamente, come appare dal versetto successivo:

e lo fece salire da Ghilgal a Ghibea di Beniamino; il luogo natale di Saul, indirizzando così Saul dove doveva andare, e che poteva essere un luogo più forte di Ghilgal; o comunque dove potrebbe aspettarsi di essere raggiunto da più persone della sua stessa tribù, così come in primo luogo proteggerla e difenderla; e sembra che Samuele vi andasse, sebbene fosse scontento di Saul, tuttavia non intendeva abbandonarlo direttamente e interamente:

Saul fece il censimento del popolo che era con lui, circa seicento uomini, il che avvenne prima che egli partisse da Ghilgal, o appena giunto a Ghibea. Da lui ci fu una tale diserzione che dei 3000 da lui scelti per primi e del popolo che poi fu chiamato e radunato a lui a Ghilgal. solo seicento rimasero con lui; un numero davvero piccolo per incontrare un esercito così grande che i Filistei avevano portato sul campo, e che quindi Saul non poteva affrontare

16 Versetto 16. Saul e Gionata suo figliuolo,

i quali si erano uniti ai loro uomini, quando Saul venne a Ghibea.

e le persone che erano presenti con loro; i seicento uomini prima censiti: dimoravano a Ghibea di Beniamino; essendo forse un luogo fortificato forte, non volendo andare incontro all'esercito dei Filistei, così enormemente superiore a loro,

ma i Filistei si accamparono a Micmas; gli antichi alloggi di Saul prima che andasse a Ghilgal, 1Samuele 13:2

17 Versetto 17. E i guastatori uscirono dall'accampamento dei Filistei in tre compagnie,

Saul non osando uscire per combatterli, e non essendoci nessuno in tutto il paese che si opponesse a loro, mandarono tre schiere di soldati a devastare e saccheggiare il paese; di così poca utilità e servizio era un re per Israele, di cui erano estremamente desiderosi; e questo fu tollerato, per convincerli della loro vana fiducia in lui, e che la loro fiducia doveva essere nel Signore loro Dio; Mai il loro paese fu più esposto alla rapina e alla violenza come ora:

una schiera si diresse verso la via che conduce a Ofra; una città nel paese di Beniamino, di cui vedi Giosuè 18:23 e si trovava a sud-ovest di Michmash, dove si trovava l'esercito dei Filistei:

alla terra di Shual, che il Targum parafrasa,

"la terra del sud";

sembra che abbia preso il nome dalla moltitudine di volpi che vi si trovano, Shual significa volpe

18 Versetto 18. E un'altra compagnia si diresse verso Bethoron,

Di questo nome c'erano due città, quella superiore e quella inferiore, ed entrambe nella tribù di Efraim, di cui vedi Giosuè 16:3,5 questa si trovava a nord-ovest dell'accampamento dei Filistei a Michmash, a otto miglia da essa, secondo Bunting:

e un'altra schiera si voltò verso la via del confine, che guarda verso la valle di Tseboim, verso il deserto; alcuni ritengono che questo sia lo Zeboim che fu distrutto con Sodoma e Gomorra; e il deserto, il deserto del Giordano; ma come ciò, così la valle in cui sorgeva, si trasformò in un lago bituminoso; questa sembra essere una città nel paese di Beniamino, Neemia 11:34 vicino alla quale c'era una valle, e questa verso il deserto di Gerico, e quindi giaceva verso oriente; il Targum la chiama la valle delle vipere, forse per il fatto che ne è infestata da molte; e così David de Pomis dice che è il nome di un luogo dove sono stati trovati molti serpenti, e che dice che sono stati chiamati così a causa della varietà di colori in essi; con il che concorda la nota di Kimchi sul luogo; sembrano significare serpenti macchiati, come se fossero dipinti e tinti di vari colori, come significa la parola ebraica che è così parafrasata: secondo Bunting, era a otto miglia da Michmash

19 Versetto 19. Non c'era nessun fabbro in tutto il paese d'Israele,

I Filistei, quando li governavano, li avevano deportati nel loro paese, e proibivano a chiunque di imparare o esercitare quel commercio in Israele,

poiché i Filistei dicevano, affinché gli Ebrei non fabbricassero spade o lance, e lo facevano per impedire loro di avere le armi e di usarle, affinché non si ribellassero contro di loro, non combattessero con loro e non li vincessero; era un atto di condotta tenerli loro sottomessi. Così Nabucodonosor, quando conquistò i Giudei e li portò in cattività, si preoccupò particolarmente di portare via i loro fabbri, e non lasciò nel paese altro che la specie più povera di persone, 2Re 24:14 Geremia 24:1 e Porsena, re degli Etruschi, quando fece un patto con i Romani, dopo l'espulsione dei loro re, pose con loro una condizione di pace, che non usassero il ferro se non nell'agricoltura. Non è certo quando i Filistei presero questa condotta con gli Israeliti, e per quanto tempo fosse continuata; è probabile che nello spazio di quarant'anni abbiano regnato su Israele, in cui Sansone è nato, poiché non leggiamo mai di alcuna spada o lancia di cui si sia servito; e sebbene ci fossero due battaglie al tempo di Eli, in entrambe le quali Israele fu sconfitto, potevano fare uso solo di archi e frecce, fionde e pietre, bastoni, ecc., come anche nella battaglia di Saul con gli Ammoniti; e quanto alla sconfitta dei Filistei al tempo di Samuele, fu per mezzo di un tuono; e sebbene i Filistei fossero allora sottomessi, tuttavia, quando Samuele divenne vecchio, riacquistarono il loro potere in buona misura, e gli Israeliti non avevano abbastanza spirito per opporsi a loro, né diligenza e industria per imparare e ravvivare il mestiere di fabbri tra loro; nemmeno per ciò che era necessario all'allevamento, come mostra il versetto seguente

20 Versetto 20. Ma tutti gli Israeliti scesero dai Filistei,

Erano obbligati ad andare in Palestina, in una o nell'altra delle città dei Filistei, o nelle loro guarnigioni, dove si esercitava il mestiere di fabbro.

per affilare ciascuno la sua parte e il suo coltro; che sono le parti dell'aratro di ferro, con le quali si taglia e si getta la terra;

e la sua ascia e la sua zappa; o Piccone; con l'uno si abbatte e si taglia il legno, e con l'altro si scavano le pietre; e ciascuno di questi, per i suoi diversi usi, aveva bisogno di essere affilato; e quando lo fecero, furono costretti ad andare dai Filistei per farli fare, non avendo fra loro fabbri

21 Versetto 21. Eppure avevano una lima per le zappette, per i coltri, per le forche e per le scuri,

Coloro che non volevano andare dai Filistei, o non erano in grado di farlo, o pensavano che fosse troppo disturbo, questi tenevano da loro delle lime per affilare quei diversi strumenti con le occasioni; sebbene le parole siano rese da alcuni in connessione con il precedente, in questo senso, che andarono dai Filistei per affilarli, quando le bocche, o i bordi, dei mattoncini, dei coltri, ecc. erano opachi; o "smussato"; e quindi aveva bisogno di affilare; e persino

per affilare i pungoli; con cui pungevano e spingevano i buoi nell'aratura, quando erano pigri e negligenti

(La parola per "lima" nel versetto è פים "pim", e ricorre solo qui nelle Scritture Ebraiche. Non è usato altrove in altri scritti ebraici. Pertanto, i traduttori della Versione Autorizzata del 1611 avevano solo la derivazione radice per dedurre cosa significasse la parola. Letteralmente, significa "una lima con la bocca". Tuttavia, recentemente gli archeologi hanno trovato una pietra con incisa questa parola. Trovarono anche una pietra con incisa la parola "siclo". Da qui dedussero che la parola era in realtà un peso di misura pari a circa un terzo di siclo. Le traduzioni più recenti di solito lo traducono come "il costo fu di un terzo di siclo ...", rimuovendo così l'ovvia contraddizione tra questo versetto e il precedente. Editore.)

22 Versetto 22. Così avvenne nel giorno della battaglia,

Quando questo si avvicinò, e furono chiamati ad esso, e costretti a combattere o fuggire, o arrendersi,

che non c'erano né spade né lance in mano a nessuno del popolo che era con Saul e Gionathan, il che non era dovuto al fatto che li avessero lasciati nell'accampamento o li avessero allontanati da loro per paura, mentre seguivano Saul con tremore, ma per la causa ora menzionata. In che modo alcune battaglie precedenti furono combattute con i Filistei e gli Ammoniti, nonostante ciò è stato spiegato in 1Samuele 13:19, ma è strano che gli Israeliti non si siano forniti delle armi dei Filistei alla loro sconfitta in Ebenezer, 1Samuele 7:10,11 e delle armi degli Ammoniti a Jabeshgàlaad, 1Samuele 11:11 e che un principe guerriero come Saul apparve al suo primo inizio non dovesse in primo luogo prendersi cura di fornire armi ai i suoi uomini in un modo o nell'altro; perché non sembra ragionevole che coloro che lo hanno lasciato abbiano le armi, e non coloro che dimorano con lui. Può darsi che i Beniaminiti, essendo esperti nel tiro con le fionde, fossero indifferenti e trascurassero l'uso di qualsiasi altra arma o metodo di combattimento:

ma con Saul e con Gionatan fu trovato suo figlio; spade e lance, e con esse solo

23 Versetto 23. E la guarnigione dei Filistei uscì verso il passaggio di Michmash. Secondo Iarchi, questi due luoghi, Micmas dov'erano i Filistei, e Ghibea dove erano Saul e Gionathan, si trovavano su due colli uno di fronte all'altro, e c'era una valle tra di loro; E la guarnigione dei Filistei si avvicinò al passaggio di Micmas, che conduceva al lato di Ghibea, nella valle che li separava, o con l'intenzione di assediare Ghibea, o per sfidare Israele a uscire e combattere contro di loro, ma sembra piuttosto che sia un forte passaggio tra le rocce vicino a Micmas, dove la guarnigione si poneva per sorvegliare e proteggere da qualsiasi sorpresa improvvisa; vedere 1Samuele 14:4. Il Targum è,

"il governatore dei Filistei uscì al guado o passaggio di Micmas";

e Kimchi lo interpreta dei principi o dei generali dell'esercito; Questi potevano andare a delimitare un accampamento e accamparsi su un luogo adatto per schierarsi in una linea di battaglia

Commentario del Pulpito:

1Samuele 13

1 GUERRA CONTRO I FILISTEI (Versetto 1-14:46)

Età e durata del regno di Saul. Saul regnò un anno. Questo versetto tradotto letteralmente è: "Saul aveva un anno quando cominciò a regnare, e regnò due anni su Israele". Nella sua forma segue esattamente la solita affermazione preceduta dal regno di ciascun re, dalla sua età al momento della sua ascesa al trono e dagli anni del suo regno

2Samuele 2:10; 5:4; 1Re 14:21, 22:42, ecc

Il rendering dell'A.V è troppo forzato e insostenibile per valere la pena di essere discusso. Come abbiamo visto prima, i numeri nei Libri di Samuele non sono affidabili; ma la difficoltà qui è vecchia. La Vulgata traduce letteralmente l'ebraico, come lo abbiamo dato; la Settanta omette il versetto, e il siriaco parafrasa con la stessa audacia dell'A.V: "Quando Saul ebbe regnato uno o due anni". Il caldeo dice: "Saul era innocente come un bambino di un anno quando cominciò a regnare". Nella versione di Esaplaro qualche scrittore anonimo ha inserito la parola trenta, abbastanza avventatamente, poiché Gionatan era abbastanza grande da avere un comando importante (Versetto 2), ed era capace delle azioni di un uomo forte,

1Samuele 14:14

L'età di suo padre doveva essere almeno di trentacinque anni, e forse anche di più. Per quanto riguarda la durata del regno di Saulo, San Paolo lo colloca in quarant'anni,

Atti 13:21

esattamente uguale a quello di David

1Kings2:11

e di Salomone;

1Kings11:42

e Giuseppe Flavio attesta che questa era la credenza tradizionale degli ebrei ('Antiq.,' 6:14, 9). D'altra parte, è notevole che la parola qui da anni sia quella usata dove il numero intero è inferiore a dieci. Gli avvenimenti, tuttavia, riportati nel resto del libro sembrano richiedere un periodo più lungo di dieci anni per la durata del regno di Saul; trentadue sarebbe un numero più probabile, e, aggiunto ai sette anni e mezzo di regno di Is-Boset,

vedi 2Samuele 5:5

essi costituirebbero l'intera somma di quarant'anni attribuita da San Paolo alla dinastia di Saulo. È del tutto possibile, comunque, che questi quarant'anni includano anche i quindici o sedici anni in cui Samuele fu giudicato. Ma i due fatti, che tutti e tre i figli di Saul menzionati in 1Samuele 14:49 erano abbastanza grandi per andare con lui alla battaglia del monte Gelboe, dove furono uccisi; e che Is-Baal, il suo successore, avesse quarant'anni quando suo padre morì, smentisce efficacemente l'idea che il regno di Saul fu molto breve

Versetti 1-7.-

Il grande antagonismo

I fatti sono

1.) Saul, entrando nell'organizzazione militare del suo regno, forma una forza scelta sotto il comando suo e di Gionatan

2.) La sconfitta della guarnigione filistea da parte di Gionatan è annunciata a tutto Israele

3.) Questo primo successo suscita l'ostilità dei Filistei, che minacciano Israele con un numero schiacciante di persone

4.) L'effetto di questa dimostrazione di forza è quello di scoraggiare i seguaci di Saul che aspettavano a Ghilgah La presenza dei Filistei all'interno dei confini di Israele era incompatibile con i privilegi originariamente concessi ed era una fonte perpetua di pericolo e fastidio. Uno degli scopi contemplati nella ricerca di un re era quello di ripulire la terra promessa dai nemici. Lo stato normale del popolo di Dio si realizzò solo quando la terra divenne la dimora esclusiva dei discendenti di Abramo. La riforma, in lento ma costante progresso, creò l'ambizione e lo sforzo di scacciare il nemico. I movimenti di Saul, quindi, erano una corretta espressione del sentimento nazionale e in armonia con l'alto scopo dell'esistenza di Israele. In questo tentativo di sottomettere il grande nemico del regno, abbiamo una rappresentazione storica del grande conflitto che è sempre in corso tra il regno spirituale e i mali che in gran parte si impadroniscono del mondo; e nella variegata esperienza di Israele vediamo ombre di verità che trovano espressione nei tempi cristiani

L 'ESISTENZA DEL REGNO DI CRISTO IMPLICA UN CONFLITTO CON UN NEMICO VIGILE E POTENTE PER IL POSSESSO DELLA TERRA. L'esistenza separata di Israele, combinata con la promessa fatta ad Abramo,

Genesi 15:7

e il proposito spirituale da compiere per la gloria di Dio, rese inevitabile la guerra con i Filistei in questo tempo. L'esistenza del regno di Cristo nell'effettiva separazione da lui di coloro che formano la sua Chiesa, combinata con il suo diritto di essere Apocalisse di ogni terra e di ogni cuore, e la predizione che egli avrà le parti più remote della terra per suo possesso, comporta una lotta incessante con gli uomini, gli spiriti, i costumi, le leggi, i principi, i propositi e tutto il resto, visibile e invisibile, cioè incompatibile con il suo pieno e benedetto dominio. La luce non si oppone alle tenebre, la vita alla morte, la purezza alla corruzione, più di quanto Cristo e il suo santo governo si oppongano a molto di ciò che ora governa la società umana

I PRIMI SFORZI DEI FEDELI SONO ESEMPI PER LA CONDOTTA FUTURA, E I TRIONFI OTTENUTI SONO UNA CAPARRA DI CIÒ CHE PUÒ ESSERE SU SCALA PIÙ AMPIA. I primi sforzi di Saulo e dei suoi seguaci furono caratterizzati dalla fede nella loro missione di popolo di Dio, dalla lealtà alla causa divina che rappresentavano, dal coraggio e dall'abnegazione per il bene della terra, dall'unità di intenti e dalla concentrazione delle forze. Avevano il diritto di credere nel successo, perché la terra promessa era per Israele, e non per l'idolatra Filisteo. La vittoria a Geba fu un pegno per gli eventi futuri. La guerra contro il peccato è andata avanti fin da quando la prima promessa ha rallegrato il cuore del nostro antenato caduto. Ma possiamo considerare gli sforzi della Chiesa cristiana primitiva come il primo sforzo organizzato, sotto le leggi del regno di Cristo, per l'estirpazione di ogni peccato e male. I primi cristiani erano ottimi esempi di chiara e profonda convinzione di essere i servi di Cristo, e di avere una missione divina da svolgere in un mondo antagonista. E gli splendidi trionfi ottenuti, però, in confronto all'area del peccato, per quanto piccola sia stata la presa di Gheba rispetto a tutti i possedimenti dei Filistei, sono un'indicazione di ciò che attende la Chiesa se, mettendo da parte le lotte interne, le politiche mondane, l'autoindulgenza, non farà altro che concentrare le sue energie per perfezionare le conquiste già fatte. Di novità non abbiamo bisogno; Le vecchie armi, il vecchio spirito, la vecchia consacrazione, l'antica unicità dello scopo, abbatteranno ancora le fortezze

III L'ANTAGONISMO PUÒ CRESCERE DI INTENSITÀ COME CONSEGUENZA DEL SUCCESSO. Fino a un certo punto il successo in guerra risveglia più profondamente le energie degli sconfitti. L'acquisizione di Gheba rese Israele più che mai detestabile ai Filistei, e sviluppò le loro risorse. Lo stesso effetto è stato prodotto dai trionfi della Pentecoste

Atti 4

Successivamente i governanti si consultarono, temendo "fino a che punto questo sarebbe cresciuto",

Atti 5:24

a meno che non fossero state prese misure più severe per sopprimerlo. Fu lo spirito necessariamente aggressivo del cristianesimo, combinato con la sua crescente influenza, a risvegliare lo spirito feroce e persecutorio dell'antica Roma. Quanto più un cristianesimo puro viene sollecitato dagli uomini, tanto più sorgono le cattive passioni nella resistenza. È probabile che ci siano stagioni in cui i "principati e le potenze" del mondo invisibile si combinano in tutta ferocia per suscitare l'antagonismo umano al vangelo. L'aspra ostilità e l'aperta sfida dei giorni nostri sono in istruttiva coesistenza con gli sforzi e i trionfi cristiani che superano in portata qualsiasi altro registrato nella storia

LA SPERANZA DELLA VITTORIA FINALE DIPENDE PIÙ DALLA NOSTRA FEDE IN DIO CHE DALLA DEBOLEZZA DEL NEMICO. I seguaci di Saul si scoraggiarono quando seppero degli enormi sforzi dei filistei. Come Pietro sul mare distolse lo sguardo da Cristo verso le onde, e cominciò ad affondare, così questi uomini persero la speranza quando, dimenticando il "potente Dio di Giacobbe", fissarono l'attenzione sulle forze del nemico. Non si trattava di pochi o molti Filistei, ma di fede nel loro Dio. La pusillanimità di Israele trova la sua controparte nei tempi moderni. La vasta area su cui regna il male, i vizi disperati che incatenano migliaia di persone, la misura in cui la società è impregnata di principi estranei al Vangelo, il totale assorbimento di milioni di persone in questioni puramente materiali, i feroci assalti fatti al carattere soprannaturale del cristianesimo e la crescente positività e licenza intellettuale di molti che combattono sotto la bandiera rubata della "scienza": questi segni di potere sono meditati, e il cuore sprofonda per la paura. Questa pusillanimità è tanto irrazionale quanto peccaminosa. Cristo è un Salvatore vivente? È egli il Signore di tutti? È una semplice questione di fatto. Se non è così, allora il nostro cristianesimo è un'illusione; siamo senza speranza nel mondo, e la vita è un enigma insolubile, terribile, che trafigge il cuore. Ma se lo è, allora chi sono gli uomini, o quali sono le loro risorse? Non sono che creature di un giorno, e la loro forza perisce. Deve regnare. Sul suo capo fiorirà la sua corona

Lezioni generali:

1.) Ogni cristiano dovrebbe chiedersi fino a che punto, nella lealtà a Cristo e nella piena convinzione del suo trionfo, sta facendo la sua parte nell'opera comune della Chiesa

2.) È questione di indagine fino a che punto possiamo ostacolare il progresso del cristianesimo scendendo a compromessi con il mondo nella speranza di diminuire l'antagonismo

3.) Dovrebbe guidare la nostra condotta ricordare che la più severa santità della vita, mescolata con il più tenero amore, ha mai compiuto l'opera spirituale più duratura

4.) Tenderà a nutrire la fede nella sufficienza di Dio se, con il pensiero e la preghiera, ci abituiamo all'effettiva comunione con lui

2 OCCASIONE DELLA PRIMA GUERRA CONTRO I FILISTEI (Versetti. 2-7)

Saul scelse lui. Letteralmente, "E Saul lo scelse", il modo usuale di iniziare la narrazione del regno di un re. Probabilmente scelse questi 3000 uomini alla fine della guerra con gli Ammoniti, per rafforzare la piccola guardia del corpo che aveva radunato intorno a sé a Ghibea

1Samuele 10:26

Essendo sempre in armi, sarebbero diventati altamente disciplinati e avrebbero formato il nucleo e il centro di tutte le future operazioni militari

vedi 1Samuele 14:52

Li collocò su entrambi i lati della gola nella catena montuosa di Betel, così esattamente descritta in Isaia 10:28,29, dove Sennacherib, come leggiamo, lascia la sua carrozza, cioè il suo bagaglio, a Michmash, e dopo aver attraversato il passo, arriva a Gheba. Ghibea, dove Gionatan era stato inviato con 1000 di questi guerrieri scelti, era la casa di Saul, e suo figlio avrebbe avuto il beneficio dell'aiuto di Kis e Abner, mentre Micmas era il luogo più esposto, situato a circa sette miglia a nord-est di Gerusalemme. Conder ('Tent Work', 2:110) descrive questa gola come "una stretta gola con precipizi verticali alti circa 800 piedi, una grande crepa o fessura nel paese, che è peculiare sotto questo aspetto, che ci si rende conto della sua esistenza solo quando si è vicini all'orlo del precipizio; perché a nord lo nasconde lo stretto sperone delle colline, e a sud un altopiano pianeggiante si estende fino alla sommità delle rupi. Sul lato meridionale di questa grande voragine si erge Gheba di Beniamino, su un poggio roccioso, con caverne sotto le case e terra coltivabile a est; e sul lato opposto, considerevolmente più basso di Geba, c'è il piccolo villaggio di Michmash, su una specie di sella, sostenuto da un'aperta e fertile valle di grano. Questa valle era famosa per la produzione di ottimo orzo. Ognuno alla sua tenda. Questa da noi sarebbe una frase bellicosa; ma poiché la massa degli Israeliti allora abitava nelle tende, significa semplicemente la loro dispersione verso casa; e così il siriaco traduce: "Li congedò ciascuno a casa sua"

vedi Salmi 69:25

3 In Geba. Con questa guarnigione i Filistei dominavano l'estremità più lontana della gola, e avevano anche un altro avamposto al di là di essa, vicino a Ghibea stessa

1Samuele 10:5

Probabilmente nessuna di queste guarnigioni era molto forte, e forse Saul intendeva che Gionatan le attaccasse mentre teneva l'estremità settentrionale del passo, che sarebbe stato il primo luogo assalito in forze dai filistei. Per quanto riguarda la parola tradotta guarnigione, sono stati fatti tentativi per renderla colonna, e per rappresentarla come un segno della supremazia filistea che Gionatan abbatté, mentre altri, con la Septuaginta, la prendono come un nome proprio; ma la parola colpito è fortemente a favore della traduzione di A.V Let the Hebrews hear. Saul doveva avere intenzione di fare la guerra quando si mise così insieme a Gionatan in luoghi così dominanti, e probabilmente tutto questo era stato abbozzato da Samuele

vedi 1Samuele 10:8

Ora chiama tutto Israele alla guerra. È strano che egli chiami il popolo "Ebrei", il titolo filisteo di disprezzo; ma è usato di nuovo nel Versetto 7, e naturalmente nel Versetto 19. La Settanta dice: "Lasciate che gli schiavi si ribellino", ma sebbene sia seguita da Giuseppe Flavio, il cambiamento di testo non è probabile

4 Che Saul aveva colpito. Benché l'impresa fosse in realtà di Gionatan, tuttavia apparteneva a Saul come comandante in capo, e probabilmente era stata compiuta secondo le sue istruzioni. Israele era in abominio con i Filistei. Devono aver visto con grave dispiacere il raduno d'Israele per scegliere un re, e la successiva sconfitta degli Ammoniti da parte di Saul, e il mantenimento con lui di un gran numero di uomini, e quindi probabilmente stavano facendo da qualche tempo i preparativi per la guerra. Saul, dunque, sapendo che stavano radunando le loro forze, fece lo stesso, e il popolo fu chiamato a raccolta dopo Saul. Letteralmente, "furono gridati dietro di lui", cioè furono convocati mediante proclamazione

Comp. Giudici 7:23,24; 10:17, dove si vede margine

Per Ghilgal vedi 1Samuele 7:16; 11:14. Questo luogo era stato scelto perché, poiché la valle si apre nella pianura del Giordano, era un luogo adatto per il radunamento di un grande esercito. Per la sua identificazione vedi Conder, 'Tent Work', 2:7-12

5 Molto prima che Saul potesse radunare Israele, i Filistei avevano compiuto i preparativi e invaso il paese in numero schiacciante; ma trentamila carri in confronto a seimila cavalieri sono sproporzionati. Forse la l finale in Israele è stata presa da alcuni copisti per un numero, e poiché significa trenta, ha cambiato 1000 in 30.000. O, più semplice ancora, shin, il numero di 300, è stato letto con due punti, e quindi cambiato in 30.000. Arrivarono e si accamparono a Michmash. Saul si era ritirato a est verso Ghilgal, e i Filistei si erano così messi tra lui e Gionatan. C'è una difficoltà, tuttavia, nelle parole verso est da Bet-Aven; poiché questo, di nuovo, era a est di Betel, pone l'accampamento dei Filistei troppo a est. Poiché non è, tuttavia, la frase normale per oriente, alcuni commentatori rendono "di fronte a Bet-Avon". "Significa 'la casa del nulla', ed era il nome originariamente dato al deserto a est di Betel, a causa del suo carattere sterile" (Conder, 'Tent Work', 2:108). I Filistei, comunque, erano venuti in numero tale che il loro accampamento doveva occupare una grande estensione di terreno

6 La gente era angosciata. Letteralmente, erano schiacciati, schiacciati insieme, erano in difficoltà. I Filistei avevano risposto così prontamente alla sfida di Saul, che gli Israeliti, dimenticando la loro vittoria su Naas, i cui uomini, tuttavia, avevano probabilmente armi molto inferiori a quelle indossate dai Filistei, persero coraggio; e anche la banda scelta di 2000 uomini si è ridotta a 600. Quanto alla massa del popolo, agirono con la più abietta vigliaccheria, nascondendosi nelle caverne, che sono moltissime nelle catene calcaree della Palestina. In seguito Davide trovò sicurezza in loro quando fu braccato da Saul. Anche nei boschetti. La parola come è scritta qui non ricorre da nessun'altra parte, né le versioni concordano sul suo significato. Molto probabilmente significa fenditure, spaccature o fessure nelle rocce. La parola successiva, rocce, significa certamente scogliere scoscese; e boschetti o cespugli spinosi sarebbero stati a malapena collocati tra caverne e rupi, che appartengono entrambi alle montagne. Nelle alte sfere. Questa parola ricorre altrove solo in Giudici 9:46, 49, dove è resa stringere. Ma questo significato non è supportato dalle versioni antiche, e più probabilmente significa una volta o cripta, che meglio si adatta al nascondiglio menzionato successivamente, fosse, cioè cisterne, serbatoi artificiali per l'acqua, di cui la maggior parte dei distretti erano ben forniti in Palestina, anche prima della sua conquista da parte di Israele. Erano assolutamente necessari, poiché le piogge cadono solo in periodi stabiliti e il terreno gessoso non trattiene l'acqua; una volta asciutti formavano luoghi adatti per nascondersi

7 Alcuni degli Ebrei. Un nome sprezzante per Israele (vedi Versetto 3). Se la lettura è corretta, deve essere usata qui da una parte vigliacca del popolo,

come in 1Samuele 14:21

per l'inserimento di alcuni di nell'A.V è ingiustificabile. Ma con un leggerissimo cambiamento, semplicemente allungando il gambo di una lettera, abbiamo un'ottima sensazione: "E passarono i guadi del Giordano fino al paese di Gad e di Galaad", cioè al distretto montuoso in cui sorge il Giordano

8 L'AVVENTATO SACRIFICIO DI SAUL (Versetti 8-14)

Sette giorni, secondo il tempo stabilito. Vedi 1Samuele 10:8. Il lasso di tempo che intercorse tra la nomina di Samuele dei sette giorni durante i quali Saul doveva aspettarlo per inaugurare la guerra d'indipendenza, e l'occasione presente, probabilmente non fu così grande come molti commentatori suppongono; poiché 1Samuele 13:1 è, come abbiamo visto, tradotto in modo errato, e tutto il resto porta alla conclusione che la sconfitta degli Ammoniti, la scelta dei 3000 e l'attacco di Gionatan alla guarnigione di Gheba si susseguirono rapidamente l'uno sull'altro. Poiché i Filistei consideravano giustamente la scelta di Israele di un re come un atto di ribellione, non possiamo supporre che siano stati così supini e negligenti da non essersi preparati immediatamente alla guerra. Aveva nominato. La parola ebraica per questo è stata omessa per qualche incidente. È riportato nella Settanta e in Caldeo e in alcuni manoscritti. Tutta l'importanza dell'avvenimento derivò dal fatto che era stato nominato da Samuele quando scelse Saul come re

Versetti 8-16.-

Tentazioni rappresentative

I fatti sono

1.) Saul, in attesa di Samuele a Ghilgal, dà ordine di osservare l'adorazione sacrificale

2.) Verso la fine della cerimonia, e prima che fosse scaduto il tempo pieno, Samuele fa la sua comparsa

3.) In risposta alle rimostranze di Samuele, Saul attribuisce le ragioni della sua condotta: lo scoraggiamento del popolo, il mancato arrivo di Samuele e l'atteggiamento minaccioso del nemico

4.) Samuele accusa Saul di non aver osservato il comandamento di Dio e dichiara che la sua famiglia non succederà al trono

5.) Samuele si ritira a Ghibea, dove anche Saul e suo figlio vanno con i loro seguaci. Che l'appuntamento per radunarsi a Ghilgal fosse quello menzionato in 1Samuele 10:8, o una disposizione successiva, non influisce sul fatto che, in vista delle misure da prendere congiuntamente, Saul era stato chiaramente comandato da Dio, tramite il profeta, di aspettare sette giorni prima che venisse Samuele. Evidentemente si trattava di una chiara comprensione del fatto che, nell'imminente sforzo di liberare il paese dai Filistei, la potenza spirituale, rappresentata dal profeta di Dio, doveva essere preminente. Così sarebbe stata la "maniera del regno"

1Samuele 10:25

e il governante d'Israele, benché un re, sarebbe stato ancora l'agente per l'elaborazione di un destino spirituale. Era di immensa importanza che, avendo un re come quello di altre nazioni, Israele e il monarca sentissero ancora che la cosa più importante era non la forma di governo, ma la benedizione di Dio concessa in risposta alla preghiera e al dovuto riconoscimento delle istituzioni spirituali. E il comando di attendere la guida spirituale e il governante era eminentemente appropriato per impressionare Saul e il popolo con l'immutata autorità e il valore del capo spirituale. Non c'è alcuna prova che la fine dei sette giorni fosse giunta, solo che era vicina. Anche se fosse arrivato, l'Autore del comando era responsabile delle conseguenze, non Saulo. Il primo dovere di un suddito è quello di obbedire alla legge. Saul non aveva il diritto di infrangere il comandamento del suo re. L'assunzione del controllo delle funzioni spirituali violava un grande principio agli occhi del popolo. Significherebbe che si può fare a meno del profeta di Dio; il re può inventare modi diversi da quelli di Dio per affrontare i pericoli pressanti; la rigida obbedienza al comando di Dio non è sempre opportuna; Le disposizioni religiose nel recente insediamento del regno, che ostacolano i movimenti militari, sono difettose; tutto deve, sotto la pressione degli eventi, finire nelle mani del monarca. Così l'essenza stessa della costituzione, come approvata da Dio e spiegata in atti e parole da Samuele,

1Samuele 9:26,27 10:1,8,25 12:13,14

è stato accantonato

LA VITA PORTA INEVITABILMENTE CON SÉ LA TENTAZIONE DI SACRIFICARE IL CHIARO DOVERE ALLA PECCAMINOSA CONVENIENZA. Le difficoltà che circondavano Saulo sembravano scaturire dal corso naturale degli eventi. La defezione di molti dei suoi seguaci fu facilmente spiegata dalla forza schiacciante del nemico e dall'inattività imposta dall'assenza di Samuele, come lo fu, da un punto di vista pagano, gravida di disastri. La potenza militare della nazione, essendo così soggetta a disposizioni spirituali, era meno forte di quanto un monarca potesse desiderare. La prima operazione di subordinazione dell'abilità e della forza dell'uomo all'elemento religioso della vita nazionale non era affatto promettente. Non era forse opportuno agire senza l'autorità spirituale come è attualmente costituita? Ora, questa tentazione non era una "cosa strana". Era solo una forma primitiva e nettamente definita di ciò a cui Saul sarebbe stato soggetto per tutti i suoi giorni; poiché gli eventi e la sua stessa natura imperfetta cospirerebbero costantemente a sollevare la questione se non sarebbe meglio resistere in guerra se non fosse turbato da considerazioni non militari. Il carattere spirituale del regno metteva continuamente alla prova la sua lealtà a Dio. Il suo caso non era singolare

1.) La vita morale sulla terra comporta una prova. L'esistenza morale creata non è possibile al di fuori della responsabilità verso le pretese rivali del dovere verso Dio e del rispetto per se stessi, in qualche forma che si suppone sia più o meno conveniente. La tentazione nasce dalle condizioni in cui viviamo

2.) Ogni corso speciale della vita è accompagnato da tentazioni peculiari della sua natura. Saul come re avrebbe sentito la pressione di ciò che, come uomo che viveva nell'oscurità, non avrebbe conosciuto. Israele, scelto da Dio per attraversare il deserto e raggiungere la libertà e il riposo in Canaan, era esposto a prove di fede che, come schiavi in Egitto, non sarebbero giunte a loro. Il nostro Salvatore stesso ha sopportato le tentazioni in virtù della sua posizione unica come Fondatore di un regno spirituale

II È UNA PROVVIDENZA MISERICORDIOSA QUANDO LE TENTAZIONI RAPPRESENTATIVE CHE GIUNGONO ALL'INIZIO DELLA CARRIERA DELLA VITA SI TROVANO NELLE CIRCOSTANZE PIÙ FAVOREVOLI ALLA RESISTENZA. Le circostanze di una tentazione si rivelano meravigliosamente nell'atto di resistere. Se dovesse trovare la mente predisposta a viziarsi con il male, o se dovesse venire in assenza di chiari e recenti segni di dovere, con un impulso improvviso, o insinuandosi in intricate considerazioni e impegni, le possibilità del suo successo sarebbero aumentate rispetto alle condizioni opposte. Questa tentazione di peccare venne su Saul quando fu libero dai grovigli di una corte e della politica interna; era in netto contrasto con un comando più esplicito; era in contrasto con il recente esempio dell'aiuto di Dio in presenza di un grande pericolo;

1Samuele 11:4-14

E arrivò quando il suo senso morale era al suo meglio. Poiché negli anni a venire Saul avrebbe inevitabilmente sentito la forza delle tentazioni di affermare che i suoi metodi e la sua volontà erano apparentemente migliori di quelli indicati dalle esigenze spirituali del regno, fu veramente una misericordia che questa tentazione rappresentativa giunse quando giunse, e in una forma molto facile da resistere. Se resistito, un principio assumerebbe una forma incipiente di abitudine. La forza morale dell'uomo si svilupperebbe con l'esercizio. Il successo sul nemico, conseguente al primo trionfo della fede in Dio e della sottomissione al suo ordine spirituale, sarebbe stato un memoriale per l'ispirazione futura. Abbiamo qui un indizio per la soluzione di altri processi. Troppo spesso si immagina che il processo di Adamo, degli Israeliti al Mar Rosso, di Cristo nel deserto e degli apostoli durante i giorni bui della crocifissione e della morte, sia stato arbitrario, severo e, almeno, senza una chiara traccia di gentilezza. Ma considera

1.) La vita in ogni caso era soggetta a molte tentazioni. Era inseparabile dall'esistenza di Adamo come uomo sulla terra, dalla marcia di Israele verso Canaan e dall'occupazione, dalla posizione del nostro Salvatore tra gli uomini e gli spiriti maligni che avrebbero agito sulla sua anima, e dalla carriera apostolica di fronte all'antagonismo tra ebrei e gentili, quella tentazione ripetuta ancora e ancora, in forme peculiari a ciascuno, sorgerebbe. Lo stesso vale per la vita di ogni uomo

1.) In ogni caso, le condizioni per resistere alla tentazione rappresentativa di ciò che stava per accadere erano più favorevoli all'inizio della carriera. L'uomo nell'Eden era puro, libero da cattivi impulsi, indipendente dai grovigli e dal bisogno, familiare con l'enfatico e recente comando. Israele al

2.) Il Mar Rosso aveva appena visto meravigliosi e ripetuti segni della sufficienza di Dio per proteggerli e scongiurare il pericolo, e il comando di andare avanti verso il mare era esplicito. Il nostro Salvatore, quando fu tentato dal diavolo, era fresco del battesimo dello Spirito Santo, non ancora logorato dall'ingratitudine e dal disprezzo, pieno della chiamata ad entrare nella sua opera per fondare un regno spirituale. Così, allo stesso modo, quando un monarca, o un pastore, o una chiesa, o qualsiasi individuo entra per la prima volta in un ufficio o in un lavoro, c'è una libertà dai grovigli che scaturiscono da relazioni miste, un eclat che ispira speranza, un senso di responsabilità che rende lo spirito sobrio e vigile, e una fama da conquistare che fa appello ai più nobili sentimenti del dovere e dell'onore

3.) La resistenza in ogni caso conferirebbe una forza morale che sarebbe di grande vantaggio in tutti i conflitti successivi. Se Adamo avesse detto un ultimo "no" al tentatore, la sua vittoria morale su tutte le altre tentazioni sarebbe stata relativamente assicurata. Per quanto Israele fosse imperfetto nel deserto, il suo potere morale fu grandemente rafforzato sia dall'atto di fede al Mar Rosso che dalla conseguente vittoria sul Faraone. Come Colui che aveva vinto nel deserto, nostro Signore avrebbe senza dubbio affrontato le successive tentazioni di scambiare la povertà, il bisogno e il dominio spirituale con la pompa e lo splendore esteriore di un regno terreno con uno spirito più equilibrato. E la perseveranza degli apostoli durante quelle ore oscure e strazianti prima della risurrezione avrebbe solo reso la loro fede una potenza più potente con cui affrontare la persecuzione degli uomini e l'apparente ritardo della sottomissione del mondo a Cristo. Così, allo stesso modo, coloro che sono portati dalla Provvidenza a sopportare la tentazione in condizioni favorevoli quando iniziano la carriera ricevono effettivamente una grande misericordia. In tal modo sono in grado, se vogliono, di acquisire potere per tutta la vita e di qualificarsi per un servizio più elevato. Questo troverà illustrazione anche tra i giovani. Le loro prime prove, in buone condizioni, li rendono più competenti per affrontare tutto ciò che sicuramente seguirà

IL PECCATO COMMESSO IN CONDIZIONI FAVOREVOLI ALLA RESISTENZA ALLA TENTAZIONE DIVENTA COSÌ AGGRAVATO NEL CARATTERE. Il peccato di Saul fu grande. È stato segnato da una deliberazione e tuttavia da un'estrema follia. Si è "forzato". L'ordine era così chiaro, i rischi della disobbedienza così palpabili, che solo un'ingenuità perversa poteva persuaderlo a disobbedire. Lo sforzo di mettere a tacere la coscienza aggrava sempre un crimine. L'obbedienza pronta e incondizionata è dovuta a comandi chiari. L'uomo non è responsabile di nient'altro che del dovere. La follia era evidente. Infrangere un chiaro comando per offrire un atto di adorazione è la perfezione della stoltezza. Solo uno "spirito bugiardo" poteva indurre un uomo a onorare Dio disonorandolo. Il cieco ragionamento del cuore, quando si scherza con il dovere, una volta chiaro, è straordinario. Sarebbe una meravigliosa rivelazione dell'intelletto pervertito se potessimo leggere i processi di pensiero attraverso i quali gli uomini sono portati a costringersi ad atti deliberati di peccato

IV LA PUNIZIONE CHE SEGUE AL PECCATO INCLUDE LA PERDITA DI CIÒ PER CUI IL PECCATO È STATO COMMESSO. Alla denuncia del peccato di Saul da parte di Samuele ci furono due conseguenze: la perdita del possesso permanente del trono d'Israele da parte della sua famiglia e il rifiuto dell'immediata interposizione a favore della nazione. Ora è ovvio che Saul aveva ceduto alla tentazione nella speranza di ispirare così i suoi seguaci all'azione e di assicurare la stabilità del suo trono per sé e la sua famiglia nella sottomissione dei suoi nemici. C'era un'eminente convenienza nel fatto che il peccato di Saul fosse stato colpito dalla perdita del regno a favore della sua famiglia. Era il re del popolo, scelto perché desiderava un monarca. Perciò era in armonia con la consueta condotta della Provvidenza che, sebbene avesse peccato, gli fosse permesso di governare, e quindi con le sue infermità fosse la verga per il loro castigo. Pur rappresentando nelle sue virtù e nei suoi difetti il popolo che chiedeva un re, la recente prova gli ha offerto una buona opportunità di conformarsi all'ordine spirituale superiore, e di diventare così a poco a poco educato ai più alti scopi spirituali della vita nazionale. Perciò, non riuscendo ad elevarsi al livello essenziale per la concezione messianica del regno, egli dimostrò l'inadeguatezza morale dei suoi principi e metodi per la trasmissione ai successori. Non abbiamo qui una verità che ricorre costantemente? Il peccato è commesso per realizzare uno scopo, e lo scopo non è realizzato, ma è mancato dall'atto stesso del peccato. I nostri progenitori cercavano il riposo della soddisfazione nel prendere il frutto proibito; ma tutto il riposo che avevano prima andava perduto nell'atto di disobbedienza, come anche il tipo di riposo cercato con l'azione. L'infelice che, sotto la pressione di circostanze così difficili per lui come lo furono per Saul le schiere della Filistea, si costringe a commettere una frode per assicurare sollievo e successo finale nella sua impresa, apprende a sue spese, una volta che l'atto è stato commesso, che il sollievo mentale è più lontano che mai, e un corso spietato degli eventi alla fine porta alla rovina l'impresa. "Chi cerca la sua vita la perderà"

Lezioni generali:

1.) Quando si persegue un cammino di dovere, l'impazienza nei confronti delle vie di Dio dovrebbe essere rigorosamente soppressa, altrimenti ci esporrà alla pressione di forti tentazioni

2.) Nell'alto servizio di Dio possiamo trovarci in circostanze di estremo pericolo, ma queste non dovrebbero mai scuotere la fiducia nella sua totale sufficienza

3.) A volte la via più alta del dovere è "stare fermi" e pregare per la grazia "per non entrare in tentazione"

4.) Il cristiano ha il diritto, per il fatto dell'esistenza del "regno", come anche per le esperienze del passato, di credere che al di sopra di tutte le forze che minacciano la Chiesa ci sia un Potere che talvolta ne limita la manifestazione a scopo di disciplina

5.) È uno studio proficuo per la Chiesa considerare fino a che punto la preghiera non sia efficace in conseguenza della costante violazione dei chiari comandamenti

6.) È il segno di una coscienza colpevole, e dell'effetto indurimento di un solo peccato, che ragioni plausibili sono pronte a portata di mano per giustificare la condotta

7.) Se ci dimostriamo inadatti al servizio per la nostra mancanza di spiritualità, la provvidenza prima o poi ci allontanerà per altri più spirituali

Versetti 8-15. (GILGAL.) -

Il primo passo falso

Tutti gli uomini sono sottoposti nella vita a varie prove che provano "di quale spirito sono". Queste prove possono sembrare insignificanti in se stesse (come quella che fu applicata ad Adamo ed Eva

.,

Genesi 2:17

Ma implicano princìpi importanti, e il modo in cui vengono sopportati è seguito da gravi conseguenze. La posizione di Saul richiedeva una prova della sua fedeltà al principio fondamentale del regno teocratico, cioè l'obbedienza incondizionata da parte del re alla volontà di Dio dichiarata dai suoi profeti. Gli fu diretto

(1) aspettare Samuele sette giorni, e

(2) di non tentare nulla finché non fosse arrivato

1Samuele 10:8

Omise la prima e fece la seconda, e così fece il suo primo passo sbagliato, un passo che non tornò mai più indietro e che portò a una rotta che terminò sul campo fatale di Gelboe. Osservare-

I È APPARENTE CONVENIENZA. La sua coscienza gli diceva che non era giusto, come egli riconobbe praticamente nella difesa che offrì per la sua condotta (Versetti, 11, 12). Eppure si convinse (come altri sono abituati a fare) che era veniale, opportuno e persino necessario, a causa di

1.) La pressione delle circostanze mondane. "Perché ho visto che il popolo si era disperso lontano da me", SS. Le risorse diminuiscono e il pericolo è imminente. Quando sono considerati solo in se stessi, l'ansia e la paura aumentano, e diventa forte la tentazione di fare uso di qualsiasi mezzo di sollievo che possa essere presentato. Quante volte gli uomini sono tentati dalla scusa della necessità di disobbedire alla voce della coscienza! Il tentatore dice: "È meglio rubare che morire di fame, meglio peccare che perire"

2.) La delusione delle aspettative religiose. "E che tu non sia venuto all'ora stabilita." "L'aiuto è stato a lungo atteso, ma non arriva; né è probabile, ora che il settimo giorno volge al termine, che venga affatto. La promessa non è stata mantenuta. Il momento di agire è arrivato, e il lungo ritardo indica che si deve prendere la strada più opportuna. Non rimane nient'altro. Se c'è una colpa, non può essere attribuita a uno che ha aspettato così a lungo, è stato lasciato in tale estremo e agisce per il meglio"

3.) L'efficacia delle osservanze cerimoniali. "E mi sono forzato, e ho offerto un olocausto." Poiché una tale offerta era richiesta all'inizio della sua impresa contro i Filistei, egli non poteva sperare di avere successo senza di essa, e aveva sempre grande riguardo per le cerimonie esterne prescritte dalla legge

1Samuele 14:33,35

Spesso si suppone che un'azione dubbia o sbagliata sia irreprensibile quando viene compiuta in relazione a riti sacri, o in vista di un fine giusto;

Giovanni 16:2

e la disobbedienza è talvolta rivestita di una veste religiosa, essendo così la sua vera natura oscurata alla vista della coscienza, e il suo incarico reso facile

4.) La prospettiva di vantaggi immediati. Il bene apparente e immediato è il primo, l'ultimo e il più potente incentivo a deviare dal sentiero del dovere. "L'albero era buono da mangiare e piacevole per gli occhi", ecc

Genesi 3:6

"E la storia di Adamo è antica quanto il mondo, ma è fresca nella pratica, ed è ancora ravvivata nei figli di Adamo"

II LA SUA REALE COLPEVOLEZZA. «Che cosa hai fatto?» disse Samuele, parlando come con la voce di Dio e cercando di risvegliare la sua coscienza e di condurlo al pentimento. Si era reso colpevole di

1.) Disobbedienza a un chiaro comandamento. "Tu non hai osservato il comandamento dell'Eterno, del tuo Dio" (Versetto 13). Il fatto non poteva essere negato. Non aveva aspettato tutto il tempo stabilito e aveva agito senza la direzione divina. Aveva rifiutato l'autorità suprema del Apocalisse Divino, e nessuna scusa che potesse essere addotta avrebbe potuto eliminare la sua colpa. "Il peccato non è valutato da Dio secondo la sua forma esteriore, ma secondo la quantità e l'estensione del principio del male incorporato in quella forma."

2.) Diffidenza nei confronti dell'aiuto promesso. A volte gli uomini attendono a lungo il compimento delle promesse divine, ma non abbastanza; e la loro mancanza di perseveranza mostra debolezza o assenza di fede. La forza delle circostanze avversetto è esagerata dal fatto che ci si sofferma esclusivamente; il dubbio sulla potenza di Dio prevale attraverso il disprezzo della preservazione dal male finora concesso; e come la fede unisce l'anima a Dio, così l'incredulità la separa da lui, la lascia in preda all'inquietudine e all'impazienza, e la porta ad adottare espedienti mondani e empi. L'incredulità fu la radice della trasgressione di Saul, come lo è della trasgressione degli uomini in generale

3.) Formalità nel servizio religioso. L'olocausto era un simbolo e un'espressione di consacrazione, e quando veniva offerto correttamente, in uno spirito di obbedienza, onorava Dio e otteneva la sua benedizione; ma quando veniva offerto erroneamente, era inutile, lo disonorava ed era un abominio per lui

1Samuele 15:22; Proverbi 21:27; Isaia 1:13

Lo stesso vale per altre forme esteriori di servizio. "Saul è un esemplare di quella classe di persone che mostrano una certa riverenza e zelo per le forme esteriori della religione, e persino una superstiziosa fiducia in esse, ma non sono attenti ad amare lo spirito interiore della religione vitale" (Wordsworth's 'Com.')

4.) Ostinazione, orgoglio e presunzione. Disobbedendo alla volontà di Dio, egli pose la propria volontà come suprema, e si rese colpevole di orgoglio, "per mezzo del quale il peccato cadde sugli angeli". Non è detto che offrisse il sacrificio con le proprie mani, e potrebbe aver semplicemente ordinato che fosse fatto dal sacerdote che era con lui;

1Samuele 14:18

né è certo che se lo avesse fatto sarebbe andato oltre il privilegio e la prerogativa posseduti dagli altri re. Il suo peccato non consisteva nell'intrusione nell'ufficio sacerdotale. Era comunque molto grande. "Aveva gettato via la sua obbedienza a Dio. La corona che pensava fosse sua. Da quel momento cadde; poiché tutte le nostre buone qualità conservano il loro ascendente sulle nostre cattive passioni per la presenza e la potenza di Dio che le rivendica come sue". "Samuele, secondo i moderni esponenti della storia, era adirato perché sentiva che stava perdendo la propria influenza sulla mente del re. No; Era arrabbiato perché il re era tanto schiavo della sua influenza, o di qualsiasi influenza che si esercitasse su di lui per un momento; perché stava perdendo il senso di responsabilità verso Uno più alto di un profeta, verso Colui che lo aveva costituito a governare non in suo nome, ma come ministro ed esecutore della giustizia divina" (Maurizio)

III LA SUA ESTREMA FOLLIA. "Tu hai agito da stolto" (Versetto 13). La follia del peccatore appare nel suo

1.) Essere ingannati dalle apparenze delle cose: l'entità del pericolo, le false promesse di vantaggio, gli argomenti speciosi di convenienza. È come l'uomo stolto che costruì la sua casa sulla sabbia, invece di "scavare in profondità e gettare le fondamenta su una roccia"

Luca 6:48

È infatuato, affascinato e sotto un fascino gettato sulla sua mente dai suoi desideri malvagi e dall'incantesimo del tentatore

2.) Prendere alla leggera l'enorme male del peccato. È l'unico vero male. Ma è abbastanza sconsiderato, ignorante e sciocco da considerarla una cosa banale, che può essere facilmente scusata e ignorata. Come colui che dice in cuor suo "nessun Dio" è chiamato "stolto", così colui che ritiene poco importante offenderlo è appropriatamente designato con lo stesso nome. "Gli sciocchi si fanno beffe di;

Proverbi 14:9

e chi disprezza il peccato si fa beffe di Dio

1.) Lasciare l'unica strada della sicurezza e dell'onore. "Per ora" (se tu avessi obbedito al suo comandamento) "il Signore avrebbe stabilito la tua sovranità su Israele per sempre"

2.) Entrare in un corso di perdita e miseria certa

(1) Interiore: potere morale indebolito, maggiore tendenza a peccare, instabilità, avventatezza, SS. Ciò che un uomo fa una volta, è quasi certo che lo farà di nuovo in circostanze simili. La successiva condotta di Saul fu la continuazione e lo sviluppo completo dello stesso tipo di trasgressione che ora commetteva. Era già così accecato dal peccato da non pentirsi

(2) Verso l'esterno. "Ma ora la tua sovranità non durerà", SS. (Versetto 14). La sentenza "incarnava il principio che nessuna monarchia poteva durare in Israele se non possedeva l'autorità suprema di Dio", e dichiarava che la corona di Saul non sarebbe stata trasmessa ai suoi discendenti; ma solo in seguito fu personalmente respinto dall'essere re

1Samuele 15:23

Non essendo riuscito a sopportare la prova a cui era sottoposto, fu lasciato da Samuele (Versetto 15), e nulla è più registrato del suo rapporto con il profeta per alcuni anni. "Non aveva nemmeno raggiunto l'obiettivo del suo sacrificio inopportuno, vale a dire, prevenire la dispersione del popolo" (Keil). Oh, se avesse aspettato ancora un po'! "Saul perse il suo regno per mancanza di pazienza di due o tre ore"

1.) Fai attenzione al primo passo sbagliato. "È sempre segnato da una peculiarità del male che non si collega a nessun reato successivo". (Miller). Principiis obsta

2.) Se hai fatto un passo del genere, pentitene immediatamente. "Non è il peccato che rovina gli uomini, ma il peccato e il non pentirsi, il cadere e non rialzarsi". -D

9 Un olocausto, SS. L'ebraico ha l'articolo determinativo, l'olocausto e le offerte di comunione, che erano lì pronte perché Samuele le offrisse. Si offrì. Non con la sua propria mano, ma per mano del sacerdote che lo attendeva, Ahiah, che, lo sappiamo, era con lui. Forse, tuttavia, in questo periodo la legge levitica non era rigorosamente osservata

10 Che potesse salutarlo. Letteralmente, "beneditelo", ma la parola è spesso usata per un saluto solenne

2Kings4:29

È evidente che Samuele venne il settimo giorno, e che Saul, nella sua impetuosità, non poté rimanere fuori tutto il giorno

11 Che cosa hai fatto? La domanda implica un rimprovero, al quale Saul risponde adducendo il suo pericolo. Ogni giorno di ritardo faceva diminuire rapidamente il suo piccolo esercito, e i Filistei potevano in qualsiasi momento scendere da Micmas su di lui a Ghilgal e distruggerlo. Ma fu la realtà del pericolo che mise alla prova la sua fede e la sua obbedienza

12 Non ho supplicato l'Eterno. Letteralmente, "Non ho accarezzato la faccia di Geova", ma usato per renderlo propizio con la preghiera

Esodo 32:11; Geremia 26:19

Mi sono costretto. Saul invoca nella sua giustificazione l'imminenza del pericolo, e forse sono pochi quelli che hanno abbastanza fede da "stare fermi e vedere la salvezza di Geova"

Esodo 14:13

13 Tu hai agito da stolto. Saul non solo aveva ricevuto l'ordine esplicito di aspettare sette giorni, ma gli era stato dato in circostanze speciali, e confermato dall'adempimento dei segni stabiliti. Sapeva, inoltre, quanto dipendesse dalla sua attesa, e che l'obbedienza al comando del profeta era una condizione essenziale della sua nomina. Ciò nonostante, nella sua impazienza e diffidenza nei confronti di Geova, non può aspettare il tempo stabilito; non proprio a causa del desiderio di propiziare Dio, ma a causa dell'effetto che si produrrà sulla mente del popolo. Era noioso rimanere inattivi; La sua posizione nelle pianure lo era. insostenibile; in qualsiasi momento la sua ritirata verso le montagne poteva essere interrotta; e così preferisce la parte di un generale prudente a quella di un servo di Dio obbediente e fiducioso. E possiamo notare che non c'è nessuna confessione di torto da parte sua. La sua mente sembra piuttosto tutta occupata dal suo dovere di re, senza tener conto del re superiore, al quale avrebbe dovuto essere il primo dovere di obbedire

OMELIE DI D. FRASER

versetto 13.-

Provato e trovato mancante

I LA STORIA. La mattina luminosa di Saul fu molto breve e il suo cielo si fece presto oscuro. Cominciando con l'acclamazione popolare, seguita dopo l'impresa di Galaad dall'entusiasmo popolare, perse in brevissimo tempo il rispetto dei suoi sudditi. Cominciando con una sanzione divina espressa attraverso il profeta Samuele, e con apparenze di fervore religioso, egli perse rapidamente il favore del Signore e la buona opinione del profeta. La nave delle sue fortune aveva appena lasciato il porto, con le vele spiegate e le bandiere sventolanti, che si incagliò su uno scoglio ostinato e, sebbene fosse rimasta a galla per anni, in seguito si affannò a disagio in un mare agitato. La questione cruciale per Saulo era se si sarebbe accontentato o meno di agire semplicemente come esecutore della volontà divina. Samuele glielo aveva insistito più e più volte. Avrebbe sperato in Dio e avrebbe agito per lui; O avrebbe agito per se stesso? Avrebbe egli condotto il popolo a guardare ancora a Geova come al loro vero Apocalisse e Legislatore; O avrebbe imitato i re pagani, che essi stessi presero l'iniziativa, e poi chiesero ai loro dèi di essere loro propizi, dando loro successo nelle loro spedizioni e vittoria nei loro combattimenti? Saul avrebbe fatto la sua volontà, aspettandosi che il Signore lo seguisse e lo favorisse; O avrebbe posto il Signore sempre davanti a sé, avrebbe seguito e obbedito alla sua voce? È un grave errore pensare che Saul sia stato trattato a malapena su un punto di poca importanza. Il principio in gioco era grande, era fondamentale. La prova era definitiva e fu applicata nel modo più pubblico davanti a tutto l'esercito d'Israele. Il coraggio che era stato suscitato contro gli invasori ammoniti di Galaad si rivolse ora contro gli ancora più formidabili Filistei. Il valoroso Gionatan sferrò il primo colpo, e allora il suo regale padre, sapendo che l'esercito filisteo poteva e sarebbe stato molto presto mobilitato (come si dice in modo moderno) e scagliato contro Israele, chiamò il suo popolo alle armi. Ma, ahimè, la maggior parte di loro aveva paura di venire e si nascondeva nei quartieri minacciati. Il re Cantici si trovò a Ghilgal in una situazione terribile, alla testa di una piccola e scoraggiata forza. Doveva sapere che, se Geova non fosse venuto in loro aiuto, tutto era perduto. Non si dica che era irragionevole giudicare e punire un uomo per qualsiasi cosa fatta da lui in una simile emergenza. Saul aveva ricevuto molto preavviso di questa settimana di pazienza. La mattina in cui Samuele lo unse gli furono dati tre segni, che si erano tutti adempiuti esattamente. Allora gli era stato detto che avrebbe dovuto trattenersi sette giorni a Ghilgal prima che Samuele venisse a offrire un sacrificio. Ma l'aveva dimenticato. La parola del profeta non aveva lasciato alcuna impressione duratura nella sua mente. Non c'era nulla di profondo in quell'uomo. Non aveva alcuna riverenza per Dio, nessuna fede incrollabile. Cantici agì da se stesso, invocando solo Dio perché lo aiutasse in quello che stava per fare, invece di aspettare di sapere cosa il Signore voleva che facesse, e di agire come suo servo. Sopportò la tensione dell'ansia per giorni, ma non prima della fine del tempo stabilito. Le truppe (se si può dare tale appellativo a leve raccolte in fretta e male armate) erano deboli di cuore, e poco attaccate allo stendardo del loro re. Si chiedevano perché il sacrificio fosse stato ritardato. Temevano che Dio sarebbe stato dispiaciuto e non avrebbe combattuto per loro. Allora Saul, impulsivo e poco saggio, ordinò che il sacrificio si svolgesse. Piuttosto che aspettare ancora qualche ora, violò le istruzioni che aveva ricevuto dal profeta del Signore e tradì una volta per tutte un carattere inaffidabile e un cuore presuntuoso

II LE LEZIONI

1.) Dio governa gli uomini su grandi principi, ma li dimostra con prove specifiche. La sua legge è grande ed equa; La prova dell'obbedienza ad essa è a volte piuttosto minuziosa. Nel giardino all'interno della terra dell'Eden, l'uomo e la donna furono sottoposti a una regola di obbedienza universale alla voce del Signore, e furono messi alla prova da questo requisito specifico, di astenersi dal frutto di uno degli alberi del giardino. Lot, sua moglie e le figlie furono salvati dagli angeli da una città condannata e gli fu ordinato di fuggire sui monti; "Ma sua moglie si voltò dietro di lui, e divenne una statua di sale". Ezechia, riferendo devotamente ogni cosa a Dio, ebbe grandi liberazioni e un regno prospero; ma non riuscendo a consultare il Signore quando gli giunse un'ambasciata lusinghiera da Babilonia, rivelò vana gloria in agguato nel suo cuore e abbatté il muro di difesa che la sua precedente pietà aveva innalzato intorno al suo trono. Saul fu messo alla prova più di una volta, ma questa prova a Ghilgal fu sufficiente a dimostrare la sua inadeguatezza a governare sull'eredità di Dio. Il fatto è che un atto può mostrare il carattere con la stessa chiarezza e decisione di una ventina o di cento; Non si tratta, infatti, di un atto accidentale di inavvertenza o di errore, ma di una cosa fatta dopo esplicite istruzioni e avvertimenti, la menzogna che a un certo punto sfonda la linea dell'obbedienza, per volontà egoistica, non si deve fare affidamento su di essa in nessun momento. Egli si priva del diritto alla fiducia per un solo caso di cattiva condotta, non a causa della sua importanza intrinseca, ma a causa della chiave che essa dà al suo tono interiore di carattere

2.) Un'azione, eseguita frettolosamente, può avere conseguenze irrimediabili. Adamo mangiò del frutto proibito, e non poté mai tornare indietro a quell'atto fatale. Caino uccise suo fratello e da quel giorno fu un vagabondo e un fuorilegge sulla terra. Esaù vendette il suo diritto di primogenitura e non riuscì mai a recuperarlo. Mosè sbagliò una volta sulla roccia di Kades e perse l'ingresso nella terra promessa. I peccati di coloro che sono penitenti sono perdonati; Ma ci sono conseguenze delle abitudini peccaminose, anzi, anche di un atto peccaminoso, che non hanno cura o correttivo. È bene che questo sia tenuto severamente davanti agli occhi degli uomini; Perché la natura morale di molti è scivolosa e autogiustificante, ed essi sono troppo pronti a contare sull'impunità, o sulla ricerca di qualche facile correttivo per ciò che fanno di sbagliato. La verità è che un'azione può rovinare un'intera vita e, in verità, può danneggiare non solo se stessi, ma anche molti altri; proprio come l'impazienza di Saul verso Ghilgal danneggiò non solo lui, ma la nazione d'Israele durante tutto il suo infelice regno

3.) Colui che Dio esalterà deve prima imparare la pazienza. In mancanza di ciò, Saul fu rigettato dall'essere re. Per mezzo di ciò Davide fu educato al trono. Il figlio di Iesse fu unto privatamente da Samuele, come lo era stato il figlio di Chis. In seguito egli venne all'attenzione del pubblico per la sua prontezza e il suo coraggio contro Golia, proprio come Saul era divenuto nel favore del pubblico per qualità simili contro Naas. Si può dire che i loro percorsi corrispondessero; ma poi si sono completamente allontanati. Saulo, impaziente, si comportò da stolto e cadde. Davide, quando fu messo alla prova, "si comportò saggiamente", non si affrettò ad afferrare lo scettro, attese pazientemente che Dio sollevasse un indizio. Cantici, quando finalmente giunse il momento della sua elevazione, seppe regnare come re di Dio sul monte di Sion. Quanto è bello questo nel Figlio di Davide, il mite e l'umile, il quale, avendo osservato con pazienza la volontà di Dio, ha ora un nome al di sopra di ogni nome! Gesù non si è compiaciuto. Egli parlò e agì sempre a favore e sotto la guida del suo Padre celeste. Perciò Dio lo ha esaltato

4.) È una cosa pericolosa chiedere, o accettare, un vicegerente di Dio sulla terra. Tradisce l'incredulità piuttosto che la fede, e comporta tirannia e confusione. Che calamità è stata per la Chiesa latina avere un presunto vicario di Cristo sulla terra! La disposizione è del tutto in armonia con il desiderio di un governante spirituale che possa essere visto, e con l'inquietudine degli uomini veramente non spirituali sotto il controllo di Uno che è invisibile. Cantici c'è un Papato, che è iniziato con buone intenzioni e impulsi, come la monarchia di Saulo, ma è caduto da tempo sotto il dispiacere di Dio per arroganza, e non ha portato altro che confusione e oppressione sulla cristianità. Siamo cento volte meglio senza un tale vicegerente

Nella sfera spirituale basta che il Signore sia Re. Il nostro Divino Salvatore, ora invisibile, ma a tempo debito per apparire nella sua gloria, è l'unico e benedetto Potentato, Capo della Chiesa, Capitano dell'esercito, Signore di tutto

14 Il Signore gli ha chiesto un uomo secondo il suo cuore. Il linguaggio della profezia descrive costantemente ciò che è già stato fatto, ma che è solo determinato. Poiché Davide aveva solo ventitré anni alla morte di Saul, ora doveva essere un semplice bambino, anche se era nato (vedi Versetto 1). Ma la scelta divina di Saulo, che in base alla sua obbedienza sarebbe stata confermata quel giorno, fu ora annullata e la successione trasferita altrove. Potevano passare anni prima che fosse fatto il primo passo terreno per nominare il suo successore;

1Samuele 16:13

anzi, se Saul si fosse pentito, deduciamo da 1Samuele 15:26 che avrebbe potuto essere perdonato: perché le minacce di Dio, come le sue promesse, sono condizionate. Non c'è fatalismo nella Bibbia, ma una disciplina amorevole per la guarigione dell'uomo. Ma dietro di essa c'è la prescienza e l'onnipotenza divina; e così, secondo la visione profetica, il rifiuto di Saul di pentirsi, la sua ripetuta disubbidienza e la successione di Davide furono tutti rivelati come fatti compiuti

versetto 14. (GILGAL.) -

Un uomo secondo il cuore di Dio

Questa espressione ricorre solo qui e nella citazione,

Atti 13:22

"Ho trovato Davide, figlio di Iesse,

Salmi 89:20

un uomo secondo il mio cuore, che adempirà tutta la mia volontà"

1.) Fu pronunciato da Samuele in occasione del suo rimprovero a Saul per non aver obbedito al comandamento del Signore (Versetto 13)

2.) Faceva parte dell'annuncio del proposito di Dio di nominare un altro uomo perché fosse "capitano del suo popolo" in conseguenza di ciò. Il tempo del suo adempimento non era definito, né era noto al profeta chi dovesse essere; è incerto anche se Davide fosse già nato

3.) Era descrittivo del suo carattere in contrasto con quello di Saulo, e aveva rispetto per lui nella sua funzione pubblica ufficiale di sovrano teocratico piuttosto che nella sua vita morale privata, sebbene sia impossibile separare completamente l'uno dall'altro. Avrebbe obbedito al comandamento del Signore e, come era stato predetto da "un sacerdote fedele",

1Samuele 2:35 3:10

"fa' secondo ciò che era nel suo cuore e nella sua mente"; avrebbe "servito la volontà di Dio durante la sua vita",

Atti 13:36

e in secondo luogo e realizzare i suoi propositi riguardo al suo popolo;

Isaia 44:28

egli sarebbe stato veramente "il suo servitore", e quindi il suo trono sarebbe continuato e (nella piena realizzazione dell'idea teocratica che rappresentava) sarebbe stato stabilito prima di Versetto

Salmi 89:19-37

In "un uomo secondo il cuore di Dio" (come lo era Davide) c'è:

IL RICONOSCIMENTO DELLA VOLONTÀ DI DIO come suprema. La sua volontà è al di sopra di quella del re e del popolo; Dichiarata in molteplici modi, è la regola della vita umana; e colui che lo percepisce più chiaramente e lo osserva più umilmente e costantemente si avvicina di più alla perfezione. Saul vi prestò poca attenzione e, quando si opponeva alla sua inclinazione o al suo giudizio, lo mise da parte e se ne andò per la sua strada. Con David era diverso. Specialmente nel suo ufficio regale egli incarnò lo spirito di lealtà verso l'invisibile Apocalisse d'Israele e di zelo per la sua legge e le sue ordinanze. "Sembra che i vani cavilli degli infedeli siano sorti dal non considerare che la frase a cui si oppongono può essere interpretata con uguale correttezza come riferita al proposito, al disegno o all'intenzione divina per designare un favore e un affetto particolari. Quest'ultimo era indubbiamente vero, ma il primo è più chiaramente il significato inteso qui" (Poole)

II LA CONVINZIONE DELLA CHIAMATA DI DIO al suo servizio. A differenza di Saulo, egli sentiva profondamente e costantemente di essere individualmente oggetto della considerazione divina e incaricato di svolgere un certo lavoro dal quale non desiderava né osava sottrarsi. E un sentimento simile esiste in ogni vero servo di Dio. "La vita di Davide non è la vita di un semplice funzionario che realizza uno scopo in cui non ha alcun interesse, né di un eroe senza paura e senza rimprovero; ma di un uomo ispirato da un proposito divino sotto la guida di un maestro divino" (Maurizio)

III DEVOZIONE ALL'ONORE DI DIO dal cuore. Benché Saul possedesse molte qualità ammirevoli, cercava di onorare Dio con sacrifici esteriori piuttosto che con una vera obbedienza, le sue azioni più nobili erano frutto di impulsi improvvisi e transitori, e il suo motivo predominante era il suo onore e la sua gloria. "Non aveva nulla dell'opera della grazia divina sul cuore, trasformando gli impulsi in principi, governando tutte le azioni secondo la legge di un Giudice invisibile. Egli non sperimentò mai ciò che l'apostolo chiama le potenze del mondo a venire, vale a dire, il senso di Dio, di un altro mondo, che percuoteva la sua anima attraverso il velo delle cose visibili, e gli faceva sentire la presenza e la vera, terribile personalità del suo Creatore. La sua anima non era come quella di Davide, un'arpa toccata dalla mano dell'Onnipotente e sintonizzata con melodie celesti. Era solo uno strumento su cui il vento soffiava impazzito, risvegliando una musica irregolare e irregolare che presto si spense nei mormorii confusi di una dissonanza aspra e stonata" (A. Blomfield)

IV DIPENDENZA DALL'AIUTO DI DIO per il successo. Saul era orgoglioso della propria forza, e sia nel governare il popolo che nel combattere contro i suoi nemici si affidò alla propria abilità e prudenza, e a "un braccio di carne". Davide confidava in Dio per tutto. "Non si rappresenta mai come un composto di forza e debolezza. Egli rappresenta se stesso come la debolezza stessa, come l'incapacità totale e completa. Il Signore è la sua forza. Ha fede in Dio come suo Ispiratore o Protettore fisico. Ha un istinto più profondo, molto più profondo di questo, l'istinto di una comunione, personale, pratica, amorevole, tra Dio, la Fonte della luce e della bontà, e la sua stessa anima, con la sua capacità di oscurità come di luce, di male come di bene. In una parola, Davide è un uomo di fede e un uomo di preghiera" (Kingsley, 'Four Sermons')

V PENTIMENTO AL RIMPROVERO DI DIO a causa del peccato. Il cuore di Saul non tremò alla parola del Signore. Quando il profeta disse: "Che cosa hai fatto?", offrì delle scuse per la sua condotta, e quando in un'occasione successiva fu costretto a dire: "Ho peccato", la sua confessione fu insincera e ipocrita. Com'era diverso per Davide quando Natan gli disse: «Tu sei l'uomo». "Il pentimento non fu mai più severo, né il dolore più sincero; in modo che si possa giustamente dire (incluso il suo pentimento, anche se non la sua caduta) che è un uomo secondo il cuore di Dio" (Yonge)

VI SIMPATIA CON IL POPOLO DI DIO nella sua esperienza. Si identificava con loro, faceva sue le loro gioie e i loro dolori, e in tal modo (come pure con altri mezzi) promuoveva il loro bene più alto. Il suo carattere "raccoglieva in sé, per quanto possibile, tutte le varie operazioni del cuore dell'uomo. Questo è l'attributo speciale della vita e del carattere del figlio di Iesse. C'è una rigida, stretta separazione d'anima segnata in ogni riga del carattere di Saul. È un uomo ribelle, ostinato, autodeterminato, quasi incapace di qualsiasi vera simpatia per gli altri. Una persona del genere potrebbe imparare poco sul funzionamento del cuore umano, che è così incommensurabile nella moltitudine e nella compassione dei suoi toni. Per quanto profondi fossero i suoi dolori, non conobbe mai la grazia della contrizione. Così il suo cuore oscuro è pieno di scontrosità e di sospetto, e invita l'ingresso del maligno, che è venuto al suo ordine e ha chiuso con sbarre ancora più severe tutte le vie della sua anima. In ognuno di questi particolari Davide è il più completo contrasto con Saul" (Wilberforce, 'Heroes of Hebrew. Hist.')

VII SINCERITÀ IN TUTTA LA SUA RELAZIONE CON DIO e nel corso principale della sua vita. «Che cosa sono i difetti, che cosa sono i dettagli esteriori della vita, se si dimentica lo spirito interiore di essa, il rimorso, le tentazioni, la lotta vera, spesso sconcertata, senza fine? La vita e la storia di Davide, come sono scritte per noi in quei suoi Salmi, la considero l'emblema più vero che sia mai stato dato del progresso morale e della guerra di un uomo quaggiù. Tutte le anime sincere discerneranno sempre in esso la fedele lotta di un'anima umana sincera verso ciò che è buono e migliore; la lotta spesso sconcertata, come in un completo naufragio, eppure una lotta non finiva mai; sempre con lacrime, pentimento, vero, invincibile proposito ricominciato da capo" (Carlyle, 'Heroes')

15 CONTINUAZIONE DELLA GUERRA (Versetti, 15-18)

Samuele lo condusse da Ghilgal a Ghibea di Beniamino. Samuele sarebbe passato per Ghibea mentre si recava a casa sua a Rama, ma sembra che si sia trattenuto lì per incoraggiare il popolo, e probabilmente portò istruzioni da Saul a Gionatan di unire le sue forze con lui, poiché in seguito troveremo il padre e il figlio in compagnia. Anche se non fosse così, tuttavia i rapporti amichevoli devono essere continuati tra Saul e Samuele, poiché quest'ultimo non avrebbe certamente scelto la casa di Saul come luogo di sosta; e non volle andarvi senza vedere Gionata e dargli aiuto e consiglio. Saul numerato. Vedere 1Samuele 11:8. Dopo aver convocato l'intera nazione, non rimase con lui nemmeno un terzo della sua banda scelta

16 A Ghibea di Beniamino. Questo è un cambiamento arbitrario dell'A.V (in compagnia della Settanta e della Vulgata) per Geba, che è la parola nel testo ebraico. I nostri traduttori hanno senz'altro pensato che, dato che Ghibea di Beniamino ricorre nel versetto precedente, questo deve essere lo stesso luogo. Ma la nostra maggiore conoscenza della geografia della Terra Santa ci permette di dire che Geba ha ragione; poiché, come abbiamo visto, era a un'estremità della gola, all'altra estremità della quale c'era Michmash; e solo qui il piccolo esercito di Saul poteva avere qualche possibilità di difendersi contro l'immensa schiera dei Filistei. Per quanto possiamo biasimare la disubbidienza di Saul, egli era un abile soldato e un uomo coraggioso, e il fatto che si recò con la sua piccola banda fino alla fine del passo per fare un'ultima disperata resistenza fu un atto degno di un re

Versetti 16-23. (MICHMASH.) -

Sotto il tallone dell'oppressore

"Ora non c'era più fabbro in tutto il paese d'Israele" (Versetto 19). L'invasione dei Filistei produsse grande paura e angoscia tra il popolo. Molti si nascosero in grotte, boschetti, rupi, volte e fosse; altri fuggirono attraverso il Giordano; coloro che seguirono Saul lo fecero con tremore (Versetti. 6, 7); il suo esercito si sciolse: alcuni disertarono per il nemico o furono costretti al loro servizio;

1Samuele 14:21

Le loro case e i loro campi furono saccheggiati da bande di predoni

Versetto 17; 1Samuele 14:22

che uscì da Michmash senza timore di resistenza, perché il popolo era stato disarmato e privato dei mezzi per fabbricare armi da guerra, e persino per affilare i suoi strumenti di allevamento

2Re 24:14

quando divennero smussate (letteralmente, "c'era smussatura di spigoli"; A.V, "avevano una lima"), tranne che per il piacere dei loro oppressori (Versetto 21). Il risultato della gravosa necessità di andare dai Filistei fu che molti strumenti divennero inutili per ottusità, così che anche questo tipo di armi più povere non servì molto agli Israeliti allo scoppio della guerra" (Bunsen). Per quanto tempo questo stato di cose sia durato non è registrato; ma ci volle abbastanza tempo perché coloro che rimasero con Saul e Gionatan (Versetto 22) rimanessero senza "spada o lancia", né alcun armamento regolare. La loro condizione era quindi di impotenza, dipendenza e miseria, e offre un'immagine di ciò a cui gli uomini sono ridotti dall'errore e dal peccato. In esso vediamo

IL FALLIMENTO MANIFESTO di un modo scelto da sé. "No; ma avremo un re sopra di noi"

1Samuele 8:19

Hanno un re ostinato come loro; ma la loro via viene meno, come deve sempre venir meno la via di coloro che preferiscono i propri piani alla guida di Dio

1.) liberandoli dai mali di cui si lamentano,

1Samuele 8:5

o di cui hanno paura

1Samuele 9:16

2.) Conservando loro i vantaggi che possiedono. "Voi avete abitato

1Samuele 12:11

Dov'è la loro sicurezza ora?

3.) Procurando loro il bene che desiderano: libertà, potere, vittoria, prosperità, onore e gloria

Giovanni 11:47,48; Romani 10:2,3

Come svaniscono davanti a loro le prospettive che attirano gli uomini nel modo che si sono scelti da loro stessi man mano che avanzano!

II LA MISERABILE SOTTOMISSIONE di coloro che abbandonano Dio. "Mi hanno respinto"

1Samuele 8:7

Con quale risultato? Essi sono "consegnati alla volontà di quelli che li odiano"

Ezechiele 16:27; Deuteronomio 28:48

e sopportare

1.) Oppressione a cui non si può resistere efficacemente. "Di chi l'uomo è stato vinto, di lui è stato ridotto in schiavitù",

2Pietro 2:19

e senza i mezzi per liberarsi

2.) Aumento delle difficoltà, della fatica e dei problemi nelle necessarie occupazioni della vita. La vita stessa senza l'amicizia di Dio è un fardello troppo pesante da portare

3.) Vergogna e disprezzo continui (Versetto 4). "È questa la grandezza e la potenza che si aspettavano con affetto sotto il loro re? È per questo che hanno rifiutato lo Scudo del loro aiuto e la Spada della loro eccellenza?"

III IL PROPOSITO MISERICORDIOSO a cui la prova è subordinata. "Il Signore non abbandonerà il suo popolo"

1Samuele 12:22

La loro angoscia ha un certo sollievo, ed è progettata (nella sua abbondante bontà)

1.) Per convincerli della malvagità del loro modo di fare

2.) Insegnare loro a riporre la loro fiducia in Dio e a servirlo in verità

1Samuele 14:6

3.) Per prepararli all'aiuto e alla salvezza

Scopri che

1.) La più alta saggezza dell'uomo è sottomettersi alla saggezza di Dio

2.) Il servizio di Dio è l'unica vera libertà, la via dell'onore e della felicità. "Servire Dio è regnare"

3.) Coloro che rifiutano il servizio gratuito di Dio cadono nel servizio forzato dei loro nemici

4.) Nella più grande delle calamità terrene non c'è posto per la disperazione. "Se di là cercherai l'Eterno, il tuo Dio, lo troverai"

Deuteronomio 4:29

17 Versetti 17, 18 - Gli spoiler. La condotta dei Filistei è quella di uomini troppo fiduciosi nelle loro forze. Avrebbero dovuto avventarsi subito su Saul nella pianura del Giordano, dove la loro cavalleria avrebbe assicurato loro la vittoria, e poi, seguendo la strada di Samuele e Saul, si sarebbero impadroniti dell'altra estremità della gola e avrebbero sopraffatto Gionatan. Ma essi li disprezzavano entrambi, e considerando il paese come conquistato, procedettero a punirlo, come probabilmente avevano fatto in precedenti occasioni, quando nessuno aveva osato opporre resistenza. Lasciando allora l'esercito principale a guardia dell'accampamento di Michmash, inviarono truppe armate leggere a saccheggiare tutto il paese. Una schiera si diresse verso la via di Ofra, nel paese di Shual. Questo gruppo si diresse verso nord, verso Ofra, un luogo a cinque chilometri a est di Betel. La terra di Shual, cioè la terra della volpe, era probabilmente la stessa della terra di Shalim in 1Samuele 9:4. Un'altra società, SS. Questa si dirigeva verso est, verso Bet-Heron, per la quale confronta Giosuè 10:11. Il terzo si diresse a sud-est, verso il deserto della Giudea. Tseboim, e tutti i luoghi menzionati, appartengono alla tribù di Beniamino, che aveva commesso l'offesa di farsi re. A sud Saul teneva le solide montagne verso Gerusalemme

Versetti 17-23.-

Le ramificazioni del male

I fatti sono

1.) In assenza dell'interposizione divina, e in conseguenza dell'incapacità di Saul di resistere all'avanzata, i Filistei sviluppano le loro forze e saccheggiano certi distretti del paese

2.) Per una questione di politica da parte loro, e come risultato della trasgressione di Saul, i Filistei privano il popolo dei mezzi ordinari per condurre la guerra

3.) Questo stato di cose richiede la prolungata inattività di Saul e infligge notevoli disagi al popolo per quanto riguarda le loro attività quotidiane nell'agricoltura. Anche se non possiamo dire con precisione quale corso avrebbero preso gli eventi se Saul, in lealtà a Dio, avesse atteso l'arrivo di Samuele (Versetti. 8-10), tuttavia l'intera storia di Israele e le recenti promesse fatte attraverso Samuele

1Samuele 12:20-25

portare a credere che, come quando Iabes di Galaad era in pericolo, l'aiuto venne da Dio,

1Samuele 11:6

così ora i Filistei sarebbero stati dispersi da un Potere più che umano. I fatti riportati in questo paragrafo sembrano essere progettati per preparare la strada alla narrazione dell'eroismo di Jonathan nel capitolo seguente; allo stesso tempo illustrano, in se stessi, alcune verità di più ampia portata rispetto alla condizione politica e sociale di Israele. Abbiamo qui un esempio di

I L'INFLUENZA DEPRIMENTE DI UN SENSO DI COLPA SULLA CONDOTTA DEGLI AFFARI. L'inattività militare e l'impotenza generale di Saul dopo il colloquio di Samuele con lui (Versetti, 11-14) sono in stridente contrasto con la sua energia in altri momenti, e non devono essere del tutto attribuite all'assenza di una speciale interposizione divina. La spiegazione va cercata nella sua personale convinzione di peccato. Non c'era gioia, né speranza, né primavera nella sua anima, né desiderio di un conflitto ravvicinato con il nemico; e questo, anche, perché un senso di peccato ha portato la paralisi morale su tutta la sua natura. Il senso di colpa non è sempre presente negli uomini, ma quando viene portato a casa da un uomo, esercita un'influenza deprimente su tutta la sua vita, e influisce seriamente sulla gestione degli affari. La coscienza, quando è colpevole, non solo "ci rende tutti codardi", ma priva la vita di luminosità, prosciuga le sorgenti della speranza, ostacola il funzionamento delle facoltà e danneggia la somma totale dell'energia. La vita di nessun uomo è sfruttata al massimo finché un peccato non pentito e non perdonato perseguita il suo spirito. Questo è il rovescio di un altro fatto, e cioè che l'anima che possiede la pace e la gioia dei riconciliati è in grado di rendere il suo miglior servizio al mondo e di raggiungere il più perfetto sviluppo delle sue forze. La saggezza di ogni persona oppressa dal senso di colpa è quella di umiliarsi davanti a Dio e cercare in Cristo il perdono e la forza per una vita più vera in futuro

II LE MOLTEPLICI RAMIFICAZIONI DEL MALE. Il peccato di Saul non è iniziato e non è finito con lui stesso. Il suo fallimento nel dovere influenzò gli interessi generali del suo regno. Anche il breve racconto che abbiamo davanti ci permette di vedere come direttamente e indirettamente le seguenti circostanze fossero collegate alla sua disubbidienza, vale a dire, l'incapacità di Israele di assalire l'esercito minaccioso; le depredazioni delle tre divisioni dell'esercito filisteo; la miseria privata e sociale su un'area considerevole inseparabile dalle incursioni dell'invasore; l'eliminazione dei mezzi ordinari per condurre una guerra vittoriosa; gli impedimenti all'attività del commercio e dell'agricoltura; l'umiliazione generale e il terrore recati ai non combattenti del paese; e l'allontanamento per un po' dei consigli e degli incoraggiamenti del profeta di Dio. La verità così esemplificata nell'esempio del peccato di un monarca trova espressione anche in ogni peccato, e specialmente nei peccati delle persone in posizioni di responsabilità. Nessun peccato può finire nell'atto o nella persona del peccatore. Danneggia il tono e la forza di tutto l'uomo; aggiunge un altro elemento ai germi del dolore e della vergogna futuri; essa squalifica inoltre per conferire al mondo il bene spirituale; Essa conferisce una macchia di male più forte alla corrente del pensiero e del sentimento che dall'uomo interiore giunge al mondo. Il peccato in noi è come un'onda d'influenza che si diffonde, per mezzo di leggi di associazione e d'impulso, su tutta l'area dello spirito, e modifica in peggio ogni condotta. Questo vale specialmente per le persone in carica e per i genitori. Gli atti ufficiali di un monarca raggiungono tutte le classi. Il peccato di un genitore si ramifica in tutta la casa, inducendo, può essere, la perdita della pace, certamente la perdita della sacra influenza sui figli, e forse la rovina della salute della prole

L 'INFEDELTÀ AL SERVIZIO DI DIO CI PRIVA DI UNO DEI MEZZI PIÙ IMPORTANTI PER COMPIERE LA NOSTRA MISSIONE DI CRISTIANI NEL MONDO. La scarsità di fabbri e di armi da guerra è evidentemente messa in relazione dallo storico con la disubbidienza di Saul. È possibile che gli uomini cristiani impegnati nello sforzo di mantenere ed estendere il regno di Cristo siano portati in una condizione analoga come conseguenza della loro manifesta infedeltà. Nel nostro conflitto con il mondo è di suprema importanza che ci serviamo dello strumento sempre disponibile e potente: l' influenza del carattere. Con questo come arma possiamo realizzare molto, con la benedizione di Dio. Se questo va perduto, se con le nostre manifeste incoerenze davanti al mondo poniamo virtualmente questo strumento di guerra ai piedi degli uomini che cerchiamo di portare a Cristo, allora saremo impotenti con loro come lo furono Saul e il suo popolo quando i Filistei ebbero il controllo dei loro fabbri e delle loro armi da guerra

Lezioni generali:

1.) Il potere spirituale generale della nostra vita sarà nella misura in cui ci manterremo puri o, in caso di caduta nel peccato, ci umilieremo immediatamente davanti a Dio e cercheremo il perdono e uno spirito retto

Salmi 51:6-13

2.) È un incoraggiamento alla santità e all'obbedienza sapere che le ramificazioni della giustizia possono diventare tanto vaste quanto quelle del peccato

3.) È una misericordia sapere che, sebbene il nemico possa talvolta trionfare sui servi di Cristo a causa della loro debolezza di carattere, tuttavia l'eterna Fonte di forza è in riserva e si manifesterà

OMELIE DI B. DALE

Versetti 1-7. (MICHMASH, GHIBEA, GHEBA, GHILGAL.) -

La tromba suonò

"E Saul suonò la tromba per tutto il paese, dicendo: Ascoltino gli Ebrei"

1.) Il grande conflitto tra il bene e il male che è stato combattuto fin dall'inizio

Genesi 3:15

si è concentrata in ogni epoca su qualche questione particolare. Questa volta si trattava di stabilire se Israele e l'adorazione del vero Dio o i Filistei e l'adorazione degli idoli dovessero prevalere. Era quindi della massima importanza in relazione al regno di Dio sulla terra

2.) I Filistei erano vecchi nemici e potenti oppressori

Giudici 3:3, 10:7; 13:1; 1Samuele 7:2

Durante l'amministrazione di Samuele furono tenuti sotto controllo,

1Samuele 7:13

anche se sembra che avessero postazioni militari o guarnigioni nel paese 1Samuele 10:5 ; Versetto 3), e il rovesciamento di uno di questi da parte di Gionatan (a Gheba, quattro miglia a nord di Ghibea, e di fronte a Micmas) diedero il segnale per un nuovo conflitto. Dopo aver evacuato Micmas, dove si era appostato con un esercito di 2000 uomini, Saul convocò tutti gli uomini d'Israele perché si radunassero presso di lui a Ghilgal; ma l'avanzata delle schiere nemiche riempì il paese di terrore, così che gli rimasero solo 600 seguaci, e ritenne necessario, dopo il suo colloquio con Samuele, raggiungere suo figlio Gionatan a Ghibea (Geba) (Versetti. 2, 16; cap. 14:2). Nel frattempo il nemico occupava Michmash, da dove uscivano tre compagnie di guastatori, saccheggiando le pianure e le valli. Una seconda e più grande impresa di Gionatan, tuttavia, li cacciò fuori da Michmash, e fu seguita da uno scontro generale, in cui un gran numero di loro fu ucciso, e il resto "se ne andò al proprio posto"

1Samuele 14:23,31,46

3.) Il conflitto a cui Israele è stato chiamato rappresenta quello a cui sono chiamati i cristiani. È un conflitto con il male fisico e morale, con il mondo, con la carne e con il diavolo

Giovanni 15:19; 2Corinzi 10:4; Efesini 6:12; 1Pietro 2:11 5:8; 1Giovanni 2:16

e con gli uomini solo in quanto sono governati dal peccato, e per la loro salvezza; un conflitto che è buono ("il buon combattimento della fede"

1Timoteo 6:12

e necessario, e offre pieno spazio a qualsiasi istinto ed energia bellicosa posseduti. Cosa significa il suono della tromba?

1Corinzi 14:8

UN COLPO È STATO SFERRATO CONTRO IL NEMICO. Il più grande colpo che sia mai stato inflitto al "potere delle tenebre" fu sferrato dal "Capitano della nostra salvezza" nella sua vita, morte e gloriosa risurrezione

Giovanni 12:31 16:33; 1Giovanni 3:8

e nello spirito e nella potenza della sua vittoria i suoi seguaci portano avanti il conflitto

Matteo 10:34

Atti volte sembra esserci qualcosa di simile a una tregua, ma non dura mai a lungo; e quando un nuovo colpo viene sferrato da "un buon soldato di Gesù Cristo", esso

1.) Rivela la differenza essenziale tra lo spirito che è nell'"Israele di Dio" e "lo spirito che è nel mondo"

2.) Intensifica il loro antagonismo (Versetto 4)

3.) Li impegna a un'azione più definita e decisiva. E a questo scopo il fatto dovrebbe essere proclamato. "Quando Saul, re degli Ebrei, fu informato di ciò (Versetto 3), scese nella città di Ghilgal e ne fece proclamare l'annuncio in tutto il paese, chiamandoli a libertà" (Giuseppe Flavio)

II IL NEMICO STA RADUNANDO LE SUE FORZE (Versetto 5), che sono:

1.) Estremamente numerosi, "come la sabbia che è sulla riva del mare"

2.) Abile, astuto e ingannevole

2Corinzi 11:14

3.) Molto potente. Al giorno d'oggi c'è una straordinaria combinazione di agenti anti-cristiani

2Timoteo 3:1-9; Apocalisse 13:11-18

la fede e la pratica cristiana, che potrebbero riempirci di paura, se non credessimo che "quelli che sono con noi sono più numerosi di quelli che sono con loro"

2Kings6:16

"Sembra che gli spiriti del mondo invisibile si stiano avvicinando a noi. Tempi di difficoltà ci sono stati prima; ma un tempo del genere, in cui tutto, ovunque, tende in una direzione a una potente lotta di un tipo -- della fede con l'infedeltà, dell'illegalità con il governo, di Cristo con l'anticristo -- sembra che non ci sia mai stato fino ad ora" (Pusey)

III I FEDELI DEVONO STRINGERSI ATTORNO AL LORO CAPO. Le forze che si radunano del nemico dovrebbero costringerci a un'unione più stretta, e il centro appropriato dell'unione è colui di cui i più grandi re ed eroi erano deboli tipi e ombre

1.) Egli è stato nominato divinamente e reclama la nostra obbedienza e cooperazione

2.) Egli è pienamente qualificato come "un capo e comandante del popolo"

3.) È l'unica speranza di sicurezza e successo. "Dio è con lui"

1Samuele 10:7

"Con la forza delle armi non possiamo fare nulla, ben presto siamo stati calpestati, ma per noi combatte l'uomo giusto, che Dio stesso ha comandato

Domandate: Chi è lo stesso? Cristo Gesù è il suo nome; il figlio del Signore Sabaoth; Egli, e nessun altro, vincerà in battaglia" (Lutero)

IV IL SUCCESSO GIÀ OTTENUTO DÀ LA CERTEZZA DELLA VITTORIA 1Samuele 11:11 ; Versetto 3)

1.) Quali trionfi ha ottenuto nei giorni precedenti I

2.) Sono una caparra di "cose ancora più grandi di queste"

3.) Ed essi dovrebbero ispirarci la fiducia e il coraggio necessari per partecipare alla sua vittoria e alla sua gloria

Apocalisse 17:14 19:11

"Questa è la vittoria che vince il mondo, sì, la nostra fede". -D

19 DESCRIZIONE DELL'ESTREMO STATO DI OPPRESSIONE DI ISRAELE (Versetti. 19-23)

Non c'era nessun fabbro. Questo spiega la sprezzante noncuranza di Saul da parte dei filistei. Il popolo era disarmato e la resistenza impossibile. A quanto pare questa politica era stata seguita a lungo; ma abbiamo bisogno di informazioni più complete su ciò che era accaduto tra la vittoria di Samuele a Mizpa e la nomina a re di Saul, per permetterci di capire l'evidente debolezza di Israele in questo momento. Ma probabilmente questa descrizione si applica pienamente solo ai distretti di Beniamino, vicino ai Filistei, Il popolo più lontano aveva le armi con cui sconfisse gli Ammoniti, e Saul e i suoi uomini si sarebbero assicurati tutte le armi che il nemico aveva poi gettato via. Ma evidentemente non era permessa la fabbricazione di armi, e a nessuno, per quanto possibile, era permesso di indossare o possedere armi

20 Gli Israeliti scesero sotto i Filistei. Ie. alla loro terra. Questo poteva valere solo per i distretti vicini ai Filistei, a meno che non supponiamo che avessero eretto fucine anche nelle loro guarnigioni. Per affilare. Il verbo si riferisce principalmente a quel lavoro che richiedeva un'incudine e un martello. Per quanto riguarda gli strumenti, non solo le versioni non sono d'accordo nelle loro versioni, ma la Settanta ha una lettura diversa molto curiosa, secondo cui al tempo della mietitura gli israeliti dovevano pagare ai filistei tre sicli per riparare e affilare i loro attrezzi. La parte è più probabilmente una falce. Il coltro è certamente un vomere, come reso in Isaia Gioele 3:10. Della scure non c'è dubbio, e la zappa è una zappa pesante per rivoltare il terreno, poiché le vanghe a questo scopo sono usate a malapena ovunque, tranne che nel nostro paese

21 Un file. Margine, una lima con bocche. La parola ricorre solo qui, ed è tradotta in un file sull'autorità di Rashi. Quasi tutti i commentatori moderni concordano sul fatto che significhi schiettezza, e che questo versetto debba essere unito al precedente, e i due dovrebbero essere tradotti: "Ma tutti gli Israeliti scesero dai Filistei per affilare la sua falce, il suo vomere, la sua ascia e la sua zappa, ogni volta che i bordi delle zappe e dei vomeri, e le forche, e le asce erano smussate, e anche per fissare (così il margine correttamente) i pungoli". Gli Israeliti erano quindi in uno stato di completa dipendenza dai Filistei, anche per la loro agricoltura, e probabilmente conservavano solo la regione montuosa, mentre i loro nemici erano padroni delle pianure

22 Non c'era né spada, SS. Armati solo di bastoni e dei loro attrezzi agricoli, non c'è da meravigliarsi che il popolo avesse paura di combattere i Filistei, i quali, come si deduce dalla descrizione dell'armatura di Golia, erano vestiti di maglia; né c'è da stupirsi che disprezzassero e trascurassero Saul e i suoi pochi uomini, che probabilmente consideravano come una folla disarmato di rustici. Gli Ammoniti probabilmente erano armati in modo molto meno efficiente dei Filistei, i quali, in quanto padroni della costa marittima, potevano importare armi dalla Grecia

23 E la guarnigione, SS. Quando i Filistei seppero che Saul con i suoi seicento uomini si era unito al piccolo esercito già a Gheba con Gionatan, mandarono un corpo di uomini ad occupare un'altura più alta nella gola che si trovava tra Gheba e Micmas

vedi 1Samuele 13:2

Lo scopo di ciò era quello di mantenere aperta la strada, in modo che, quando volevano, potessero inviare un corpo più numeroso di truppe su per la gola per attaccare Saul. Avrebbe anche tenuto d'occhio i suoi movimenti, anche se non potevano aspettarsi che si sarebbe avventurato ad attaccarli. Fu questa guarnigione che Gionatan attaccò così coraggiosamente e con il suo successo preparò la strada per la completa sconfitta del nemico

Illustratore biblico:

1Samuele 13

1 CAPITOLO 13

1Samuele 13:1

Saul regnò un anno; e quando ebbe regnato due anni su Israele.-La guerra d'indipendenza:-

Lo storico sacro introduce il racconto della Guerra d'Indipendenza con un'affermazione sull'età e sul regno di Saulo. La Revised Version lo dice così: "Saul aveva trent'anni quando cominciò a regnare; e regnò due anni su Israele". Non c'è menzione dell'età di Saulo nel presente testo ebraico, il numero è stato accidentalmente lasciato cadere durante la copiatura; ma il numero trenta, che i traduttori della Versione Riveduta hanno adottato da un emendamento della Septuaginta, è molto probabilmente corretto, poiché trenta era l'età abituale per il servizio pubblico tra gli Ebrei. Per quanto riguarda la seconda metà dell'affermazione, molti, come Ewald e Dean Stanley, la considerano un resoconto corretto del periodo trascorso tra l'elezione di Saul e la Guerra d'Indipendenza. Secondo loro, la guerra d'indipendenza iniziò dopo che Saul aveva regnato due anni. Ma ci sono alcune considerazioni che dimostrano che ciò non può essere accettato

1. La condizione abietta del paese quando iniziò la guerra d'indipendenza

2. L'età di Jonathan. Jonathan appare nella Guerra d'Indipendenza come il capitano di mille e uno dei guerrieri più eroici della nazione; e come tale difficilmente poteva avere meno di vent'anni. Questo avrebbe fatto di lui, se Saul avesse regnato solo due anni, diciotto anni quando suo padre fu eletto re

3. Il triste deterioramento del carattere di Saul. Il carattere di Saul, come mostrato nella Guerra d'Indipendenza, è in netto contrasto con quello esposto nella prima parte della sua storia. Da giovane, all'inizio della sua carriera, era mite, umile, premuroso e autocontrollato; ma nella guerra d'indipendenza è impaziente, imperioso, crudele e avventato. E secondo il proverbio latino,

Nemo repente turpissimus est-

Nessuno diventa malvagio tutto in una volta: il periodo di poco più di un anno è troppo breve per spiegare questo cambiamento funesto e disastroso. Poiché gli scrittori sacri hanno l'abitudine di indicare l'età di ogni re e la durata del suo regno - ci sono non meno di trentasette illustrazioni di ciò nell'Antico Testamento - sembra estremamente probabile che questo sia ciò che è stato effettivamente fatto in questo passo. E sono convinto che il passaggio in origine fosse così: "Saul aveva trent'anni quando cominciò a regnare; e regnò quarant'anni su Israele". Le mie ragioni per pensarlo sono le seguenti:

(1.) La testimonianza di Paolo. Egli disse ai Giudei nella sinagoga di Antiochia, in Pisidia: "E poi chiesero un re, e Dio diede loro Saul, figlio di Kis, uomo della tribù di Beniamino, per lo spazio di quarant'anni" Atti 13:21.

(2.) Il modo semplice in cui il testo potrebbe essere corrotto. C'è il motivo più forte per credere che i numeri siano stati originariamente scritti non in parole, ma in lettere che sono state usate come numeri. (Vedi Keil su Samuel in loco.) La lettera ebraica per quaranta era Mem, e per due Bet; e, poiché le due lettere negli antichi caratteri ebraici non sono dissimili, il copista potrebbe facilmente confondere l'una con l'altra, e mettere nel testo la lettera per due invece della lettera per quaranta

(3.) Il periodo di quarant'anni sembra necessario per esaminare tutti i fatti della storia. Sembra spiegare meglio l'età di Gionathan, il deterioramento del carattere di Saul, la condizione abietta del paese sotto i Filistei quando iniziò la Guerra d'Indipendenza, e il fatto che Is-Baal, figlio di Saul, aveva quarant'anni quando iniziò a regnare a Mahanaim 2Samuele 2:10. Saul avrebbe potuto sposare Ahinoam, la figlia di Ahimaat, poco dopo la sua conferma nel regno; e da questa unione Gionatan poteva nascere verso la fine del secondo anno Saul, l'abietta condizione del paese sotto i Filistei quando iniziò la guerra d'indipendenza, questa lotta nazionale avrebbe avuto luogo nel ventitreesimo anno del regno di Saul. Il contrasto fra questo raduno nazionale a Ghilgal e quello che ebbe luogo quando Saul fu unto re è molto sorprendente. Allora c'è stata una raccolta completa, ma ora è relativamente scarsa. Allora il popolo era arrossato dalla vittoria, ma ora trema di paura. Allora il futuro era tutto luminoso, ma ora è tutto buio, con appena un barlume di speranza. Sembra che la verità consistesse nel fatto che Saul non stava nel costringersi ad agire, ma nel trattenersi dall'agire per quasi tutti i sette giorni. La giustificazione di Saul di se stesso era plausibile, e poteva essere considerata soddisfacente davanti a un tribunale terreno; ma Samuele, che era stato ispirato da Colui che tutto vedeva, lo considerava del tutto privo di valore. Il regno, invece di discendere al suo figlio maggiore, come avrebbe fatto se fosse stato fedele, doveva essere dato a un altro che Dio aveva scelto, e che doveva essere un uomo secondo il suo cuore. E se abbiamo ragione nel supporre che la guerra d'indipendenza sia avvenuta nel ventitreesimo anno del regno di Saul, Davide sarebbe allora un ragazzo a Betlemme di circa tredici anni (T. Kirk)

2 CAPITOLO 13

1Samuele 13:2-7

Saul scelse tremila uomini d'Israele.-Aggressione al campo del male:-

L'applicazione spirituale di questo episodio ci insegna che ogni uomo nella Chiesa è un soldato che agisce sotto la guida divina, o una guida umana nominata da Dio, e che il dovere solenne e immutabile del grande esercito è quello di attaccare quotidianamente l'intero campo del male. L'esistenza stessa di questo campo dovrebbe essere considerata una sfida. Non c'è bisogno di aspettare una sfida formale; l'esercito cristiano è giustificato nel considerare l'esistenza di qualsiasi forma o colore del male come un appello all'assalto immediato. Non lottiamo contro gli uomini, ma contro la loro corruzione. Noi non uccidiamo i nostri fratelli uomini, cerchiamo con gli strumenti divini di uccidere i mali che hanno degradato la loro virilità. Ci deve essere una guerra nel mondo fino a quando tutto il male non sarà scacciato da esso. La carneficina fisica è incompatibile con lo Spirito di Cristo, e quindi deve essere sempre considerata con orrore e inesprimibile detestazione; Ma la grande guerra spirituale non cesserà mai fino a quando l'ultima macchia nera di malvagità non sarà tolta dalla bella veste della creazione morale. A giudicare da ciò che si vede nello spirito e nell'azione dei cristiani nominali, chi potrebbe giustamente considerarli uomini di intrepidezza e invincibile risolutezza? Che tremore, che esitazione, che incubo di fantasie, che rumori spettrali nella notte, che spettri senza nome si sono combinati per spaventare la Chiesa! Che genio ha la Chiesa nel creare paure! Quanto ha paura la Chiesa del sensazionalismo, che offende i deboli, infastidisce i sensibili, disturba i sonnecchianti! Che meraviglia se, in mezzo a tutta questa indegna esitazione, la guerra dovesse andare contro lo standard divino! Ma non dobbiamo guardare la gente: i nostri occhi devono essere sul Capitano della nostra salvezza. Nel suo cuore non c'è alcun dubbio; egli deve regnare finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi; non torna mai indietro dalla guerra; La sua spada è sempre più alta nell'aria, indicando la strada verso il pericolo e la vittoria. (J. Parker, D.D.)

8 CAPITOLO 13

1Samuele 13:8-10

E si fermò sette giorni, secondo il tempo stabilito da Samuele.-L'impazienza dell'uomo e la longanimità di Cristo (con 1Timoteo 1:16 :-)

La figura di Samuele non ci viene quasi mai presentata da soli. Nell'infanzia è sempre in contrasto con le pratiche malvage di quei figli di Eli. Quei giovani contaminarono con il peccato il santuario di Dio, quel bambino aderiva al dovere proprio davanti al loro cattivo esempio. Nell'età adulta e nella vecchiaia, il profeta si confronta sempre con il re; il messaggero inviato a scegliere, ungere, consigliare, infine avvertire e rimproverare, giudicare e condannare, con l'infelice scopo di tutti questi ministeri; il cui progresso sembrava in prospettiva così pieno di onore e di felicità, ma era reso dal suo temperamento incontrollato e dalla sua perversa volontà egoistica così rovinosa per la sua pace e per il benessere del suo popolo. Il re era stato espressamente incaricato di attendere la venuta del profeta per offrire un'offerta a Ghilgal. È stata una prova di fedeltà e di obbedienza. Se Saul credeva davvero che la direzione venisse da Dio, e se era davvero ansioso di obbedirgli, avrebbe aspettato. Se avesse permesso che intervenissero altre considerazioni, considerazioni di interesse personale, di opportunità, di ciò che era ragionevole o probabile al di fuori dell'ordine, allora, provato com'era, avrebbe certamente anticipato la cerimonia, e non avrebbe aspettato. I sette giorni fecero il loro corso e non c'era alcun segno dell'avvicinarsi di Samuel. Nel frattempo la gente era scoraggiata. Di conseguenza la risoluzione del re cedette il passo. C'era qualche scusa, una tentazione considerevole, non un minimo miscuglio di motivi migliori, qualche superstizione, qualche religione, un certo senso della necessità dell'aiuto di Dio, molta negligenza delle istruzioni di Dio riguardo al modo corretto di assicurarselo. Saul cadde in questa occasione per l'azione di un principio (se così si può chiamare) che è naturale per tutti noi, il principio dell'impazienza. Quanti errori, colpe e peccati, nella nostra vita, sgorgano da questa fonte! Difficilmente facciamo una cosa (come la esprimiamo) in fretta, senza doverla poi rimpiangere. Nulla di ciò che è fatto in questo modo è probabile che sia ben fatto. Una cosa può essere fatta in fretta, e ben fatta, ma non in fretta, non con impazienza. Quante cose devono essere fatte due volte, perché non sono state fatte una volta in silenzio! A volte da un piccolo atto momentaneo di fretta nasce un malinteso che non sarà mai chiarito, una lite che non si riconcilierà mai, un'ingiustizia che non potrà mai essere riparata. È così che l'impazienza si manifesta nei piccoli atti quotidiani della vita: ma ha un'influenza ancora più seria sui più grandi cambiamenti della vita. Ogni condizione di vita ha il suo lato meno piacevole: coloro che credono di avere diritto a una parte del tutto gradevole si preoccupano di queste leghe di godimento, e non riescono a vedere quasi nient'altro nella sorte che gli è stata assegnata. Ogni rango e ogni età è soggetto a questo sentimento. Un servo è diventato insoddisfatto della sua situazione attuale, e nella fretta della sua impazienza decide improvvisamente di fare un cambiamento: quante volte, quante volte, in peggio! Ha cambiato forse un padrone gentile con uno freddo e premuroso, una casa cristiana con un mondano, un luogo sicuro per uno pieno di tentazioni, e in fatto di comodità, nel frattempo, non ha guadagnato nulla. Sarebbe voluto tornare, ma la porta è chiusa, e anche se potesse, l'orgoglio non glielo permetterebbe. E quante volte un uomo di età matura ha sbagliato e ha rovinato la sua vita per la stessa impazienza! Acutamente consapevole delle prove della sua attuale posizione, ha avidamente colto alcune aperture per il cambiamento. Possa un giorno amaramente rimpiangere quell'ingrato spirito di impazienza umana, che ha raddoppiato le aggravamenti di ciò che allora si conosceva e del presente, e lo ha reso cieco di fronte ai pericoli certi di ciò che allora non era stato sperimentato e del futuro. Ma soprattutto si vede l'opera di questa mente, come si è vista nel re Saul, quando non c'è solo un'imprudenza in agguato, ma anche una disobbedienza in agguato. Non si trattava semplicemente del fatto che Saul aveva troppa fretta e faceva ciò che avrebbe potuto fare in modo precipitoso, ma anche in silenzio: mostrò la forza della sua impazienza lasciando che interferisse con un chiaro comando di Dio e lo facesse. E quante volte ora viene commesso lo stesso peccato! Un uomo impaziente di ciò che è, non è in uno stato sicuro per scegliere ciò che sarà. Per non parlare delle cose positivamente proibite, scelte che possono essere fatte solo con il peccato assoluto, ci sono molte cose sbagliate per l'individuo ma non sbagliate per un altro, e di cui Dio, nelle molteplici opere della coscienza e del suo Spirito, non ci lascia nell'ignoranza o nell'oblio. Ma, come tutti gli ammonimenti di Dio, questi possono essere eccessivi, e spesso lo sono. C'è ancora, forse, una giusta applicazione della storia che abbiamo davanti al tema dell'impazienza umana in questioni più interamente e puramente spirituali. C'è un forte anelito nel cuore dell'uomo alla realizzazione di Dio. Desideriamo, ed è giusto farlo, qualcosa di più di una semplice conoscenza dei libri o di una mera conoscenza mentale di Cristo e della Sua salvezza. Crederemmo, non a causa delle parole di un altro, ma perché lo abbiamo visto con i nostri occhi, e sappiamo che Egli è davvero il Cristo, il Salvatore del mondo. Ma oh quanti, nella malattia di una speranza differita, l'hanno infine scartata; nell'impazienza della natura, hanno infine detto: La felicità, la beatitudine di una convinzione realizzata non fa per me: o hanno smesso di cercarla e sono tornati nel mondo dei sensi e del peccato, o hanno accettato qualche menzogna al suo posto; hanno riposto la loro fiducia nelle forme o nelle ombre, nelle cose esterne e cerimoniali. Così, in un modo o nell'altro, dopo aver aspettato i loro sette giorni quasi ma non del tutto fino alla fine, hanno disperato dell'avvento promesso di conforto e illuminazione; hanno afferrato una loro offerta e l'hanno offerta al posto di quella che Dio ha provveduto; hanno soddisfatto la coscienza e soffocato lo Spirito. L'impazienza umana si è imposta nelle cose spirituali e ha distrutto per l'anima stessa il dono migliore e più alto di Dio. Ho riservato le ultime parole del mio sermone a quel pensiero bello e commovente che dovrebbe correggere e contrastare con l'impazienza dell'uomo, il pensiero, intendo, della longanimità di Cristo. San Paolo dà questo come lo scopo con cui egli, un tempo bestemmiatore e persecutore, il capo dei peccatori, aveva ottenuto misericordia, affinché in lui per primo Gesù Cristo mostrasse tutta la longanimità come modello per coloro che avrebbero creduto in Lui per la vita eterna. Se Gesù Cristo fosse stato impaziente come noi, dove saremmo noi in questo momento, dove e che cosa? Le Sue vie non sono come le nostre: se ci trattasse come il miglior modo di trattare gli uni con gli altri, non c'è un uomo sulla terra che vivrebbe fino a crescere: vent'anni di tale provocazione sarebbero assolutamente impossibili. Ma per tutte le cose c'è una fine. Un giorno di grazia implica una mattina, un mezzogiorno e una sera; implica anche una profonda mezzanotte morta in cui tutto il lavoro si è fermato, in cui tutta la preghiera è silenziosa. Lasciate che la pazienza abbia la sua opera perfetta, la pazienza di Cristo che così a lungo vi chiama al pentimento. (C. J. Vaughan, D.D.)

Il processo di Saul:

Siamo tutti sotto processo. Chiunque vive è alla sua prova, sia che serva Dio o no. Saul è l'esempio di un uomo che Dio benedisse e provò, come Adamo prima di lui, che Egli mise alla prova e che, come Adamo, fu trovato mancante. Prima che Saul andasse in battaglia, era necessario offrire un olocausto al Signore e implorare da Lui una benedizione sulle braccia d'Israele. Non poteva avere alcuna speranza di vittoria, a meno che questo atto di culto religioso non fosse stato compiuto. Ora, solo i sacerdoti e i profeti erano ministri di Dio, e solo loro potevano offrire sacrifici. I re non potevano, a meno che non fosse stato loro comandato in modo speciale da Dio Onnipotente. Saul non aveva il permesso di offrire sacrifici; eppure un sacrificio doveva essere offerto prima che potesse combattere; Che cosa deve fare? Doveva aspettare Samuele, che aveva detto che sarebbe venuto da lui a questo scopo. Che grande prova deve essere stata questa! Ecco un re che era stato fatto re con l'esplicito scopo di distruggere i Filistei; è in presenza del suo potente nemico; è ansioso di adempiere il suo incarico; teme di fallire; la sua reputazione è in gioco; Ha nel migliore dei casi un compito molto difficile, poiché i suoi soldati sono molto cattivi e hanno tutti paura del nemico. La sua unica possibilità, umanamente parlando, è quella di sferrare un colpo; Se ritarda, non può aspettarsi altro che una sconfitta totale. Eppure gli viene detto di aspettare sette giorni; Sette lunghi giorni deve aspettare; li aspetta; e con sua grande mortificazione e disperazione, i suoi soldati cominciano a disertare. Eppure governa i suoi sentimenti fino al punto di aspettare per tutti i sette giorni. Fin qui si è comportato bene nel processo; Gli è stato detto semplicemente di aspettare sette giorni e, nonostante il rischio, aspetta. Sebbene veda il suo esercito sgretolarsi e il nemico pronto ad attaccarlo, obbedisce a Dio; obbedisce al Suo profeta; non fa nulla; sta attento all'arrivo di Samuele. Ma ora, quando la sua prova sembrava finita, ecco una seconda prova: Samuele non viene. Il profeta di Dio disse che sarebbe venuto; il profeta di Dio non viene come ha detto. Perché Samuele non venne, non ci è detto; tranne per il fatto che vediamo che era volontà di Dio mettere alla prova Saul ancora di più. Oh, se avesse perseverato nella sua fede! ma la sua fede venne meno, quando la sua prova si protrasse. Quando Samuele non venne, naturalmente non c'era nessuno che offrisse sacrifici; Che fare? Saul avrebbe dovuto aspettare ancora più a lungo, finché Samuele non fosse arrivato. Aveva avuto fede in Dio fino a quel momento, avrebbe dovuto avere ancora fede. Colui che lo aveva custodito così al sicuro per sette giorni, perché non avrebbe dovuto farlo anche l'ottavo? Tuttavia, non lo sentì, e così fece un passo molto avventato e fatale. Quel passo era il seguente: poiché Samuele non era venuto, decise di offrire l'olocausto al posto suo; decise di fare ciò che non poteva fare senza un grande peccato; cioè, intromettersi in un ufficio sacro al quale non è stato chiamato; anzi, fare ciò che in realtà non poteva fare affatto; perché potrebbe chiamarlo sacrificio, ma non lo sarebbe veramente, a meno che non lo offrisse un sacerdote o un profeta. Questo è un crimine spesso denunciato nelle Scritture, come nel caso di Core, Geroboamo e Uzzia. Cora fu inghiottito dalla terra a causa di ciò; Geroboamo ebbe la mano secca e fu punito nella sua famiglia; e Uzzia fu colpito dalla lebbra. Eppure questo fu il peccato di Saul. Vedete, se avesse aspettato solo un'ora in più, sarebbe stato salvato da questo peccato; In altre parole, avrebbe avuto successo nel suo processo invece di fallire. Ma fallì, e la conseguenza fu che perse il favore di Dio e perse il suo regno. Quanto c'è in questa storia malinconica che si applica a noi oggi, anche se è accaduta qualche migliaio di anni fa! Siamo, come Saulo, favoriti dalla grazia gratuita di Dio; e di conseguenza siamo messi alla prova come Saul: siamo tutti processati in un modo o nell'altro; e ora considera quanti sono quelli che cadono come Saul

1. Quanti sono quelli che, quando sono in difficoltà di qualsiasi genere, in mancanza di mezzi o di cose necessarie, dimenticano, come Saulo, che la loro angoscia, qualunque essa sia, viene da Dio; che Dio la porta su di loro, e che, Dio la rimuoverà a modo suo, se confidano in Lui: ma che, invece di aspettare il Suo tempo, Prendono la loro strada, le loro cattive vie, e affrettano con impazienza il tempo, e così si attirano il giudizio! A volte, dire una falsità li farà uscire dalle loro difficoltà, e sono tentati di farlo. Prendono alla leggera il peccato; dicono che non possono farne a meno, che sono costretti a farlo, come disse Saul a Samuele; trovano scuse per calmare la loro coscienza; e invece di sopportare bene la prova, sopportando la loro povertà, o qualunque sia la difficoltà, non si tirano indietro di fronte a una deliberata menzogna, che Dio ode

2. Ancora, quanti sono coloro che, quando si trovano in situazioni spiacevoli, sono tentati di fare ciò che è sbagliato per uscirne, invece di aspettare pazientemente il tempo di Dio! Che cos'è questo se non agire come Saulo? Ebbe pochissima pace o tranquillità per tutto il tempo in cui rimase in presenza del nemico, con la sua gente che si allontanava da lui; e anche lui ha preso un mezzo illecito per uscire dalla sua difficoltà

3. Ancora, quanti sono quelli che, sebbene i loro cuori non siano retti davanti a Dio, hanno tuttavia una sorta di religiosità, e con essa si illudono di essere religiosi! Osservate, Saul a suo modo era un uomo religioso; Dico, alla sua maniera, ma non alla maniera di Dio; eppure la sua stessa disobbedienza potrebbe essere considerata un atto di religione. Offrì sacrifici piuttosto che andare in battaglia senza sacrificio. Un uomo apertamente irreligioso avrebbe radunato il suo esercito e si sarebbe scagliato contro i Filistei senza alcun servizio religioso. Saul non fece questo; desiderava avere la benedizione di Dio su di lui; e, mentre sentiva che quella benedizione era necessaria, non sentiva che l'unico modo per ottenerla fosse cercarla nel modo che Dio aveva stabilito. Così si ingannò; e così molti uomini ora si ingannano; non abbandonando del tutto la religione, ma scegliendo la loro religione per se stessi, come fece Saul, e immaginando di poter essere religiosi senza essere obbedienti

4. Ancora, quanti sono quelli che sopportano metà della prova che Dio pone su di loro, ma non tutta la prova, che vanno avanti bene per un po' di tempo, e poi cadono! Saul resistette per sette giorni, e non venne meno; L'ottavo giorno la sua fede venne meno. Oh, possiamo noi perseverare fino alla fine! Molti cadono. Vegliamo e preghiamo

5. Ancora una volta, quanti sono coloro che, in modo meschino, riluttante e freddo, seguono la lettera dei comandamenti di Dio, trascurando lo spirito. Invece di considerare ciò che Cristo vuole che facciano, prendono le Sue parole una per una e le accetteranno solo nel loro significato nudo e necessario. Mancano d'amore. A Saul fu detto di aspettare sette giorni, e lui attese sette giorni; E allora pensò che avrebbe potuto fare quello che voleva. In effetti disse a Samuele: "Ho fatto proprio quello che mi hai detto". E, allo stesso modo, le persone d'oggi, che lo imitano, troppo spesso dicono, quando sono tassate con qualsiasi offesa: "Perché è sbagliato? Dove è detto così nella Scrittura? Mostraci il testo: "tutto ciò dimostra solo che obbediscono carnalmente, alla lettera e non nello spirito. Come verranno meno tutte le scuse che i peccatori ora addurranno per accecare e intorpidire la loro coscienza nell'Ultimo Giorno! Saul aveva le sue scuse per disubbidire. Non confessò di aver sbagliato, ma argomentò; ma Samuele lo rimproverò con una parola, lo convinse, lo mise a tacere e lo condannò. E così nel Giorno del Giudizio tutte le nostre azioni saranno provate come dal fuoco. (Semplici sermoni di coloro che hanno contribuito ai "Trattati per il Times") .

Il primo passo falso:

A questo primo passo falso siamo imperativamente chiamati a fermarci e a indagare - perché nel caso di Saul, come in migliaia di altri - è stato che la prima digressione dal corso dell'integrità è stata rovinosa; e i principi che furono messi in atto allora si possono rilevare in funzione attiva per tutta la sua storia

(I.) La natura stessa del peccato richiede una spiegazione. Troviamo Samuele che dice a Saul, in vista del regno: "E tu scenderai davanti a me a Ghilgal; ed ecco, io scenderò da te per offrire olocausti e sacrifici di comunione. Resterai sette giorni, finché io venga da te e ti mostri quello che devi fare". Ora, da tutto il tenore della narrazione, concludiamo che questa direzione non era destinata ad applicarsi a una singola occasione, ma che doveva essere una regola generale per la sua guida; che ogni volta che sorgeva una difficoltà, Saul doveva recarsi a Ghilgal, come luogo di ritrovo religioso, e aspettare lì l'arrivo di Samuele, il che, gli fu dato di capire, non sarebbe potuto avvenire prima che fossero trascorsi sette giorni. Guardando dunque a questa esigenza, siamo subito colpiti dall'abbondante sapienza che in essa si manifesta. Era un modo semplice ma molto significativo per dire a Saul che non era un monarca indipendente, che non doveva agire come se lo fosse, che, come era stato nominato da Dio, doveva acconsentire a essere guidato da Dio, e che Samuele doveva essere il tramite attraverso il quale si doveva ottenere questa guida. Questo requisito, quindi, era un test attraverso il quale si poteva accertare se esisteva o meno nel seno di Saul un'acquiescenza al piano di Dio. Allo stesso modo, tutti i precetti divini diventano prove di carattere. Se vengono seguiti, offrono la prova di uno spirito di obbedienza; Se vengono trascurati, smascherano lo spirito di opposizione in agguato. Ed ora era giunto il momento dell'emergenza-i Filistei erano in armi-il pericolo pubblico era grande; Saul si trova a Ghilgal-Samuele non arriva-Saul è impaziente; non aspetterà un momento di più. Non gli dispiaceva correre il rischio di offendere Dio: e siate certi che quando anche la possibilità di fare del male può essere vista con leggerezza - quando, anche essendoci un dubbio, approfittiamo di quel dubbio per gratificare le nostre passioni, piuttosto che agire secondo il principio di negare noi stessi nel caso in cui dovessimo sbagliare - siate certi, che quando lo facciamo, i nostri cuori hanno cominciato ad essere insensibili, il processo bruciante sulla nostra coscienza è già iniziato. E poi, come spesso accade in questi casi, Saul si era appena impegnato nella condotta sbagliata prima di essere scoperto. È chiaro che la sua coscienza gli diceva che si sbagliava, dalle vane scuse che inventava. Disse a Samuele che lo aveva fatto con riluttanza: "Mi sono forzato". Egli accusa Samuele di ritardo e mancanza di puntualità: "Tu non sei venuto entro i giorni stabiliti". Assegnò un motivo religioso: "Non avevo rivolto le mie suppliche al Signore". Qui vediamo quella sorta di supplica speciale che mostra sempre una coscienza di colpa

(II.) Questo primo passo falso si rivelò fatale per le prospettive di Saul. Si obietta che la punizione fu severa, per non aver aspettato un po' più a lungo di quanto fece finché Samuele arrivò? Rispondiamo: "Il Giudice di tutta la terra non agirà forse bene?" E anche se non dovremmo mai giustificare volontariamente l'azione divina come se ne avessero bisogno, tuttavia possiamo scoprire che c'è un potere in pensieri come il seguente, per gettare luce sulle azioni divine in questo caso

1. Il peccato non è valutato da Dio secondo la sua forma esteriore, ma secondo la quantità e l'estensione del principio del male incarnato in quella forma. Ci può essere tanta ribellione contro Dio in ciò che gli uomini chiamerebbero un piccolo peccato, quanto in una serie di ciò che descriverebbero come offese flagranti

2. Il primo passo falso è sempre contrassegnato da una peculiarità del male che non si collega a nessuna offesa successiva. Gli uomini sono abituati a mitigare la prima infrazione, perché è la prima: una stima più accurata dimostrerebbe che questa abitudine di giudicare è completamente errata e fallace. C'è di più per impedire a un uomo di commettere un primo reato, che per impedirgli di commettere un secondo o qualsiasi altro atto criminale successivo. L'impressione del comando è almeno un grado più profonda di quanto possa essere dopo che è stato scherzato. Il primo peccato consiste nell'assumere una nuova posizione, e questo è un lavoro più duro che mantenerla. Sta assumendo un carattere di disobbedienza, e questo richiede più coraggio che indossarlo quando è stato indossato una volta. Sta rompendo la coerenza, che è una barriera forte finché non viene infranta; Ma se una volta sfondato, il peccato diventa facile. È la prima offesa in una particolare direzione che Satana mira a indurci a commettere; Commesso quel peccato, l'abitudine di fare il bene è spezzata, e la prossima offesa nella stessa direzione sarà più facile. È a questo punto che egli rivolge la sua supplica più speciosa: "Solo questa volta", "La prima volta, e sarà l'ultima". Ma si è mai rivelato l'ultimo? Tutta la storia dice: No; e forte, tra le altre prove, è la testimonianza del racconto di Saul. Se siamo stati condotti sulla retta via e siamo stati tentati di abbandonarla, allora la nostra risposta sia questa: "No! nemmeno il primo passo mi avventurerò di nuovo fuori dal sentiero del dovere". (J. A. Miller.)

Inizio del male:

C'è una fabbrica in Francia dove si coltivano regolarmente ragnatele, e con le fibre delicate si fabbricano costantemente corde per palloni per scopi militari. Sembra quasi incredibile che una cosa così fragile possa, moltiplicandosi, trasformarsi in una corda forte, abbastanza forte da strangolare un uomo; eppure è così. Le ragnatele ora possono letteralmente diventare cavi. I pensieri peccaminosi, oscuri e sottili all'inizio, possono diventare così forti con l'indulgenza costante che le forti corde dell'avarizia, della lussuria, dell'odio, possono infine legare l'anima alla sua completa rovina. Attenzione agli inizi del male. (H. O. Mackey.)

Declino dell'anima:

Quando un verme arriva alla radice di una pianta delicata e sensibile, il primo effetto può essere solo un vago senso di malatezza generale, una perdita di luminosità, un malsano abbassamento delle foglie. Ma se rimane, a poco a poco ne sarà la morte totale. Così, quando nell'anima è custodito un peccato segreto, l'idolatria dell'oro, una terribile lussuria, o un amaro spirito di distrazione o di vendetta, allora si insinua nella vita religiosa una generale malattia; lo splendore della gioia divina se ne va; Gli interessi spirituali cominciano a calare e l'intera anima diventa languida e stanca. Ma se il male non viene rimosso, a poco a poco arriva l'apostasia aperta, la negazione e la disperazione. Le colpe segrete portano a peccati presuntuosi. Possa la grazia arrestare i primi, affinché non cadiamo nel secondo. (H. O. Mackey.)

Lealtà essenziale per la regalità:

A Saul si doveva ora insegnare che per essere veramente regale un uomo deve prima essere veramente leale. L'ubbidienza è la prima condizione del dominio. Non c'era bisogno di questa usurpazione dell'ufficio sacerdotale da parte di Saulo. È a questo punto che vengono commessi così tanti errori, che gli uomini immagineranno che la causa di Dio sia nella necessità, e si precipiteranno in uno spirito di usurpazione a compiere l'opera che Dio Stesso si è impegnato a fare da altre mani. Quando gli uomini impareranno a stare fermi e ad attendere con santa pazienza la venuta del Signore? Quando gli uomini rinunceranno all'idolatria di se stessi che suppone che, a meno che non si impegnino ad accelerare i movimenti della Provvidenza, i destini dell'universo saranno in pericolo? L'adorazione della pazienza può essere più accettata del servizio dell'avventatezza. (J. Parker, D.D.)

11 CAPITOLO 13

1Samuele 13:11-12

Perché ho visto che il popolo si era disperso lontano da me e che tu non sei venuto nei giorni stabiliti.-Principio e convenienza:-

Che solenne e impressionante condanna abbiamo qui di quella pratica fin troppo comune: disertare il principio per servire la convenienza. Non mi piace dire una bugia, dirà qualcuno, ma se non l'avessi fatto avrei perso la mia situazione. Non mi piace il lavoro comune nel giorno del Signore, ma se non lo facessi non potrei vivere. Non credo sia giusto andare alle feste della domenica o giocare la domenica, ma sono stato invitato da questa o quella grande persona a farlo, e non potevo rifiutarlo. Non dovrei adulterare i miei beni, e non dovrei dare false dichiarazioni sul loro valore, ma tutti nella mia attività lo fanno, e io non posso essere unico. A che cosa equivalgono queste rivendicazioni, se non solo a una confessione che per motivi di opportunità il comandamento di Dio può essere messo da parte? (W. G. Blaikie, D.D.)

Aspettando il tempo del Signore:

L'incredulità ha sempre fretta, non sa aspettare il tempo stabilito, afferra i frutti acerbi e con i fatti, se non a parole, si proclama più saggia di Dio e più capace di determinare i tempi e le stagioni. La fede è una grazia amabile, tranquilla, in attesa; e riposandosi sull'infinita sapienza e sull'amore sconfinato, sia che il Signore dia o neghi, esclama allegramente: "Sì, Padre, perché così è sembrato bene ai tuoi occhi". Se questa è la fede, capirete prontamente la necessità di quella preghiera: "Accresci la nostra fede". È facile per noi incolpare Saul, ma siamo sicuri che non avremmo dovuto affrettarci in tali circostanze? Aveva aspettato fino al settimo giorno; Samuele non era venuto, e "il popolo si disperse di mezzo a lui". A volte pensiamo, se solo potessi vedere un barlume di speranza, la prospettiva di un'apertura, il minimo rumore di un lontano movimento per il mio aiuto; ma vedere non è credere: credere è sperare in ciò che non vediamo; Sì, "contro la speranza credendo nella speranza". La fornace della fede deve essere riscaldata fino a questo punto, altrimenti non è sufficiente a dimostrare che si tratta di vera fede. Il buon senso avrebbe potuto aspettare fino al settimo giorno; ma aspettare fino alla fine del settimo giorno senza un'apparenza di aiuto, sì, con tutte le apparenze contrarie, ciò richiedeva una fede alla quale il povero Saul era estraneo. Avrebbe voluto che Samuele arrivasse entro il tempo stabilito. Samuele non sarebbe venuto fino al momento, ma all'ora stabilita venne. Il settimo giorno non era scaduto, perché appena fu offerto l'empio sacrificio di Saul, ecco apparve Samuele. Il Signore ci conceda di più di questa paziente attesa su di Lui! questa certezza che Egli verrà e non tarderà. Colui che si è affrettato ad essere tutto, ora non sarà nulla. (Helen Plumptre.)

Aspettando il tempo di Dio:

Il buon vecchio Spurstow dice che "alcune delle promesse sono come il mandorlo: fioriscono rapidamente nella primissima primavera; Ma", egli dice, "ce ne sono altri che assomigliano al gelso: sono molto lenti a mettere fuori le foglie". Che cosa deve fare dunque l'uomo, se ha una promessa di gelso che tarda a fiorire? Ebbene, deve aspettare che fiorisca; poiché non è in suo potere affrettarlo. Se la visione tarda, esercita la preziosa grazia chiamata pazienza, e il tempo fissato ti porterà sicuramente una ricca ricompensa. (C. H. Spurgeon.)

12 CAPITOLO 13

1Samuele 13:12

Mi sforzai e offrii un olocausto.- Il giusto e il torto della condotta di Saul:

"Mi sono imposto dunque"; "non poteva farne a meno"; "La mia povertà, ma non la mia volontà, acconsente". Questo non è sostenibile nella morale cristiana. Romani 12 fin.; 1Corinzi 10:13. Il profeta era il portavoce della legge divina: il re ne era l'amministratore e l'esecutore. Profeta superiore al re per quanto riguarda le osservanze religiose. La difficoltà di Saul si ripresenta continuamente. i chiari comandi di Dio non devono essere disprezzati o disobbediti per quelli meno semplici. In questo incidente troviamo qualcosa di giusto in Saul, e qualcosa di sbagliato

(I.) Dove Saul aveva ragione. Era in grande angoscia e sentiva il bisogno dell'aiuto divino. Salmi 60:11. Era per cercarlo nelle ordinanze stabilite. Il sacrificio di Cristo sulla croce è la nostra grande offerta di pace, da presentare in una preghiera fedele e intelligente. (S. Giovanni 14:6 fin.) Non rimanete a un mero senso sordo e diffuso di volere perdono. Quindi, se avete bisogno di illuminazione, cercatela nella Sacra Scrittura (S. Giovanni 5:39 ; se ristoro spirituale, alla Santa Comunione. Le ordinanze hanno il loro giusto valore, usate correttamente. Quindi Saul aveva ragione

(II.) Dove Saul aveva torto. Elementi della sua colpa: mancanza di fede; contrasto Gedeone (Is. 28:16) ; superstizione riguardo al sacrificio. Al giorno d'oggi, molti apprezzano l'ordinanza religiosa in modo del tutto indipendente dallo stato del cuore della persona che la utilizza. Saul si affidò solo alla forma. "Il sacrificio deve essere offerto!" No! Non è l'oggettivo, ma il soggettivo che ha la massima importanza; Il formale è inutile senza lo spirituale. Il cuore prima di tutto. Isaia 1:10-20; Giacomo 4:3 ; San Giovanni 4:24; Salmi 51:9, 10. Saulo fraintese l'oggetto e l'effetto delle ordinanze religiose. Non è la cosa fatta, ma lo spirito obbediente di chi lo fa che lo ottiene. Salmi 50:13. Nessuna influenza meccanica su Dio con la preghiera, ecc. Le ordinanze non sono amuleti, ma canali di grazia se usate correttamente. Perciò Saul disubbidì. Il peccato non è mai necessario. La nozione contraria nasce dalla vigliaccheria, o dalla superstizione, o da qualche altra mancanza di intelligenza. Poiché la colpa di Saulo era la diffidenza superstiziosa, cerca nello Spirito Santo una fiducia intelligente nelle promesse generali di Dio e un'obbedienza intelligente ai chiari comandamenti. (Cornelius Witherby, M.A.)

13 CAPITOLO 13

1Samuele 13:13-14

Samuele disse a Saul: «Tu hai agito da stolto, non hai osservato il comandamento dell'Eterno».- Follia illustrata dal carattere di Saul:

Forse, se non avessimo avuto ulteriori informazioni, saremmo stati disposti ad aspettarcelo, quando il Scrutatore dei cuori volse lo sguardo sulle dodici tribù in cerca di un uomo che Egli potesse nominare governante del Suo popolo; Ne sceglieva uno che si distinguesse per la pietà e si preparasse con fede incrollabile ad affrontare le prove con cui la sua esaltazione sarebbe stata accompagnata. Ma perché ci saremmo dovuti aspettare una scelta del genere? È l'ordine stabilito della Provvidenza che la pietà debba essere ricompensata con l'elevazione alla dignità e al potere? I governanti della terra, sia nei paesi pagani che in quelli cristiani, sono forse Dio che li eleva all'impero con il corso stabilito della successione, o con le tempeste delle guerre e delle rivoluzioni, di solito eminenti per la religione al di là della massa dei loro sudditi? I pensieri dell'Altissimo non sono come i nostri pensieri. Egli sa da quale governatore, in una particolare nazione e in un particolare tempo, i Suoi propositi segreti e giusti, sia di misericordia che di vendetta, saranno promossi nel modo più efficace. Mi propongo di esporvi le circostanze principali nella condotta di Saul e di dedurre in seguito, per vostra edificazione, alcune delle deduzioni che esse suggeriscono

(I.) Nel comportamento iniziale di Saulo, dopo il periodo in cui viene introdotto nelle Scritture alla nostra attenzione, c'è molto da prevalere in nostro favore. Il frutto, però, corrisponde poco al fiore. Le impressioni prodotte dai primi sintomi in Saul di moderazione e di rispetto per il suo sovrano Benefattore saranno presto cancellate. Sebbene Saul con la sua disobbedienza riguardo al sacrificio sia incorso nella perdita del regno, tuttavia Dio, sempre misericordioso e longanime, si astiene dall'incaricare Samuele di ungere un successore al trono, ed è disposto a concedere all'indegno principe l'opportunità di reintegrarsi nel favore divino. Samuele, per ordine dell'Altissimo, comanda ora a Saul di eseguire la vendetta a lungo predetta. Alla condotta di Saul durante l'intera transazione si può attribuire un nome più appropriato della follia? Può esserci un fatto più chiaro dell'identità della follia e del peccato? Saul è ora un emarginato dal favore divino. Gli è permesso di conservare il regno durante la sua vita; ma il giudizio, nella sua forma più terribile, tarda a non raggiungerlo. Lo Spirito del Signore si allontana da lui. Come si descriverà sommariamente la vita di Saul? Ho peccato; Ho fatto lo sciocco; Ho sbagliato molto. Di chi sono queste parole? Le parole di Saul stesso nei suoi ultimi giorni. Avete bisogno di una testimonianza più forte dell'identità della follia e del peccato?

(II.) Dalla storia precedente, si possono trarre diverse osservazioni importanti

1. Impariamo, in primo luogo, a non riporre cieca e prematura fiducia in alcune poche promettenti apparenze di pietà. Che ogni sintomo favorevole alla supposizione che la religione sia il principio dominante nel carattere di un altro sia cordialmente accolto e giudiziosamente incoraggiato. Ma impara a proteggere le tue speranze volontarie dal degenerare in credulità sanguigna. Non crediate che gli esempi di considerazione religiosa in alcune occasioni particolari siano la prova che la religione è saldamente e durevolmente stabilita nel seno. L'oro non è noto per essere autentico, fino a quando non ha superato la prova del fuoco. Il raccolto non è stimato dalla lama, ma dal raccolto. Aspettate che la religione sia stata provata per un po' di tempo dalle tentazioni della vita, prima di pronunciarvi sulla sua realtà

2. Considerate, in secondo luogo, la colpa di aver cercato con impazienza di raggiungere un bene presente allontanandosi dalla via dei comandamenti di Dio. Tutto ciò che non è conforme alla Sua volontà rivelata è male. Sei coinvolto in difficoltà o guai? Rimani sul sentiero della giustizia. Questa è la strada. Cammina in esso. Non sviare a destra o a sinistra. Rimani sul sentiero della giustizia, aspetta il tempo dell'Altissimo, e al Suo tempo e per il sentiero della giustizia l'Altissimo ti guiderà alla pace e alla salvezza

3. Guardate, in terzo luogo, la colpa dei propositi e dei voti avventati. Nelle questioni importanti, ciò che viene risolto frettolosamente è comunemente risolto in modo sciocco. Ma ogni volta, come Saulo, una persona prende una decisione, o si incatena con un impegno, sotto l'impulso precipitoso della passione, raramente passerà un tempo considerevole prima che egli percepisca motivo di profondo e duraturo rimpianto

4. Marco: l'atrocità di temere l'uomo piuttosto che Dio. Qual è il peccato più generale? Quale peccato è più vistosamente rivestito negli attributi della follia?

5. Infine, lascia che l'esempio di Saul ti ammonisca a meditare frequentemente sulle conseguenze della disobbedienza a Dio. (Thomas Gisborne, M.A.)

La grande prova di carattere:

Una volta Michele Angelo entrò nello studio di un giovane artista che aveva appena eseguito una statua da collocare nella pubblica piazza. Angelo vide i suoi gravi difetti, e li indicò all'amico. L'artista esultante non apprezzava le critiche alla sua opera e supponeva che l'uomo più grande fosse mosso dall'invidia. Così gli disse, nella buia oscurità della sua bottega, non riusciva a vedere i difetti che erano così evidenti al vecchio critico, e con passione sogghignava dell'opinione data. «Ebbene», disse Angelo, non minimamente turbato, «la luce della piazza lo metterà alla prova». "La luce della pubblica piazza lo metterà alla prova". Ah, sì! La luce della pubblica piazza è quella di mettere alla prova ogni vita umana. Una fiamma eterna si riverserà su di essa, e i difetti invisibili alla luce più povera della terra cresceranno fino a diventare orribili deformità. La luce della piazza lo metterà alla prova!

Il profeta che rimprovera il re:

Non è mai facile, ed è sempre spiacevole, diventare un rimprovero; e quando il trasgressore è ricco, o nobile, o regale, la difficoltà della fedeltà è aumentata. Ci vuole un notevole coraggio e una grande audacia nella fede perché un uomo di Dio rimproveri un re nelle cui mani possa essere la sua vita. Molti hanno dovuto mettere a repentaglio la propria vita nell'adempimento di questo dovere. Alcuni hanno attribuito maleducazione e insolenza a Giovanni Knox, perché disse la verità alla bigotta regina Maria di Scozia; ma ci voleva coraggio per dire ai reali che doveva obbedire a Dio. Se Saul avesse aspettato, avrebbe potuto risparmiare alla sua anima questa colpa, e Samuele sarebbe rimasto in piedi all'altare e avrebbe parlato autorevolmente per Dio! Ma egli fece il passo del peccato, e fu preso al laccio dalle sue astuzie. Fece il primo passo falso nella sua carriera pubblica, e il suo futuro era incline alla sua tragica fine. Era il suo primo passo falso. L'argine di un fiume può tenere fuori le acque anche se si gonfiano e battono; ma se si apre un solo orifizio, quanto presto vi si precipitano, spazzano via tutto e spargono la rovina tutt'intorno. Questo è il primo peccato. È come il far uscire l'acqua. Che il lettore faccia attenzione al primo passo sbagliato. Ha distrutto molte anime. Ha causato molti dolori domestici, ha oscurato le prospettive più belle e ha fatto appassire le aspettative più promettenti. Ha mandato i giovani uomini in una carriera di disonestà che si è conclusa con una prigione, e le giovani donne nella vergogna e nelle strade. Ha indotto l'apostasia dalla fede e ha reso il professore un reprobo. Questo primo passo falso è spesso la crisi di una carriera. Non è solo il primo sviluppo dell'iniquità. Questo viene fuori con il nostro carattere naturale; ma questa è la prova della nostra buona risoluzione, o della nostra professione. Quando a un giovane è affidato del denaro ed è tentato dalla disonestà; quando una figlia è adescata dal guastatore ed è tentata di cedere; quando un professore è stato alla mensa del Signore ed è chiamato a prendere la sua croce; quando un convalescente deve decidere se agire in base ai seri pensieri dell'eternità e ai seri propositi dell'anima che hanno contraddistinto la sua malattia; Quando un'anima convinta ha il suo vecchio peccato che la attira di nuovo, questi sono momenti in cui un passo falso può rivelarsi l'inizio dei peccati e dei dolori

2. Aveva agito in modo sciocco. Questo è stato più che sconsiderato. Era disobbedienza. "Ci sono", dice il dottor Kitto, "due tipi di stolti che si notano in modo prominente nelle Scritture: lo stolto che nega che ci sia un Dio, lo stolto che dice nel suo cuore: 'Non c'è Dio', un testo che suggerisce l'osservazione che se è uno sciocco colui che dice questo 'nel suo cuore', uno stolto molto più grande è colui che pronuncia il pensiero sciocco. Questo è uno. Ce n'è un altro: lo stolto che non obbedisce a Dio, anche se non nega la Sua esistenza. Eppure, dopo tutto, questi non sono che uno. Se esaminiamo attentamente la questione, troveremo che c'è poco più di un film impalpabile di vera differenza tra la stoltezza dell'uomo che dice nel suo cuore che non c'è Dio, e quella dell'uomo che non gli rende obbedienza. Si può anche credere che Dio non esiste, piuttosto che non obbedirGli

3. La condotta di Saul fu la prova della sua dinastia. Ha fallito, quindi è stato tagliato fuori. La sua casa era condannata a causa del suo peccato. Il suo regno non poteva essere stabilito. Samuele annunciò la sua caduta al re colpevole: "Ora il tuo regno non durerà". Non doveva essere una monarchia assoluta. Doveva dipendere dalla volontà di Dio e, fino a quel momento, essere costituzionale per il popolo. Ma Saul non fu all'altezza del compito di formare una monarchia modello per il popolo di Dio. Aveva abbastanza capacità, ma gli mancavano i principi. Aveva abbastanza vantaggi, ma mancava di lealtà a Dio. Pertanto, la sua dinastia doveva cessare in se stesso. A prima vista, l'offesa sembra piccola e la punizione pesante. E potrebbe sorgere la domanda: "Perché Dio ha punito così severamente Saul per un'offesa così piccola, e ciò causato da una grande necessità, e fatto con un'intenzione onesta, come professava?" Pool ha dato la seguente risposta: "Primo, gli uomini sono giudici molto incompetenti dei giudizi di Dio. Gli uomini non vedono altro che l'atto esteriore di Saul, che sembra piccolo; ma Dio vide con quanta mente e cuore malvagi faceva questo; con quale ribellione contro la luce della propria coscienza, come implicano le sue stesse parole; con quale grossolana infedeltà e diffidenza verso la Provvidenza di Dio; con quale disprezzo dell'autorità e della giustizia di Dio, e molti altri malvagi principi e motivi del suo cuore, sconosciuti agli uomini. Inoltre, Dio vide tutta quella malvagità che ancora giaceva nascosta nel suo cuore, e previde tutti gli altri suoi crimini; e quindi aveva molti più motivi per la sua condanna contro di lui di quanto possiamo immaginare. In secondo luogo, Dio a volte punisce severamente i piccoli peccati, e ciò per diverse ragioni gravi; come che tutti gli uomini possano vedere ciò che il più piccolo peccato merita, e quanto devono alla gratuita e ricca misericordia di Dio per aver passato le loro grandi offese; e che bisogno hanno di non indulgere in qualche piccolo peccato, come gli uomini sono molto inclini a fare, sulla base di vane presunzioni della misericordia di Dio, per mezzo della quale sono facilmente e comunemente trascinati a crimini efferati

4. La conformità al cuore di Dio è necessaria alla beatitudine dell'anima. Questa era la sua beatitudine originaria, e questo è il risultato della rigenerazione. Senza santità non possiamo vedere o godere di Dio. Solo l'uomo secondo il cuore di Dio può godere della beatitudine della comunione con Dio. "Questa somiglianza è un'immagine vitale, non solo l'immagine di Colui che vive, il Dio vivente, ma è la Sua immagine vivente e vivificante per l'anima. È la somiglianza di Lui proprio sotto questo aspetto, un'imitazione e una partecipazione della vita di Dio, per mezzo della quale, una volta risuscitata, l'anima vive ciò che prima era morta. Non era un quadro morto, uno spettacolo muto, una statua immobile; ma un'immagine vivente, che parla, che cammina, quella con cui il bambino è simile al Padre, e per la quale vive come Dio, parla e agisce in conformità con lui; Un'immagine, non quella disegnata a matita, che esprime solo il colore e la figura, ma quella che si vede in uno specchio che rappresenta la vita e il movimento. La speranza di essere così simile a Dio dà energia al cristiano nelle sue lotte con il peccato, e attrattiva per le molte dimore. Questa conformità è raggiungibile nel carattere, ed è più promotrice della beatitudine che dell'intelletto o del potere. Possiamo rinascere. Questa esperienza è l'introduzione dell'anima alla vita di Dio. L'uomo secondo il cuore di Dio doveva essere il capitano del Suo popolo. Saul era del tutto inadatto a questo. Davide era l'eletto di Dio. Il suo cuore era a posto. (R. Acciaio.)

Ma ora il tuo regno non durerà.-Punizione severa per peccati apparentemente piccoli:-

A volte Dio punisce severamente i piccoli peccati, e questi sono riportati nel registro delle Scritture, per motivi importanti. Come...

1. Per insegnarci la natura atroce del peccato in se stesso, così odioso a Dio e così dannoso per gli uomini, che possiamo aborrirne tutti i gradi

2. Per mostrarci che, in verità, nessun peccato può essere veramente chiamato un piccolo peccato, perché non c'è un piccolo Dio contro cui peccare; quindi disobbedire al grande Dio anche nelle cose più piccole è un motivo abbastanza grande, e un peccato abbastanza grande da procurare la severità di Dio

3. Affinché non ci abbandoniamo al minimo peccato, come siamo inclini a fare nel presumere la misericordia di Dio, affinché Dio non ci punisca per loro, e affinché i piccoli peccati non lascino il posto a quelli più grandi, come piccoli cunei fanno spazio a quelli più grandi, e piccoli ladri servono ad aprire le porte alla grande ciurma

4. Affinché tutti noi possiamo imparare le ricchezze della grazia divina e della misericordia gratuita, passando oltre e perdonando in noi tali grandi iniquità, quando troviamo il rigore della giustizia eseguito su altri per colpe molto minori registrate nelle Scritture

5. Che un'intenzione onesta non giustificherà un'azione ingiustificata, come alcuni suppongono che Saul avesse nel sacrificare; due cose fanno un uomo pio, le buone azioni e i buoni scopi. (C. Ness.)

La condanna dello strumento infedele:

Il re, uno il cui carattere rappresentava fedelmente il proprio carattere nazionale e i propri desideri. Come il suo popolo, si appoggiava a un braccio di carne. Il loro peccato nel desiderare il suo governo era il suo peccato nella condotta di quel governo. Nel suo corso oscuro e nella sua fine spaventosa fu loro mostrata quella legge delle azioni di Dio, di cui la loro storia nazionale doveva essere per tutte le epoche, l'esempio più meraviglioso per mezzo del quale i Suoi strumenti scelti, che rifiutano di adempiere il fine per il quale Egli li innalza, sono gettati nelle tenebre e la loro opportunità di servizio è data a un altro. In tutto questo, per quanto riguarda gli individui, la lezione è chiara e inevitabile. È una legge di quel dominio invisibile ma certissimo che anche qui, in mezzo alle piogge accecanti che nascondono la Sua opera immediata, l'Altissimo sta amministrando, affinché coloro che, essendo posti ovunque a fare la Sua volontà, trascurino di farlo, siano sostituiti da altri strumenti più fedeli. Questa è una legge universale ed eterna. Fu evidentemente così che Egli trattò con il popolo eletto, che in questo, come sotto tanti aspetti, era la nazione modello. Che cos'altro se non una dichiarazione di questa verità è tutta la loro storia, così come è registrata da annalisti ispirati e interpretata da profeti di talento? Come è scritto questo in ogni pagina del racconto dei rapporti di Dio con loro, fino a quell'ultima frase di rifiuto pronunciata dalla bocca dell'apostolo Paolo, quando egli si caricò della colpa del proprio sangue, dicendo: "Ecco, noi ci rivolgiamo ai Gentili". Qui possiamo vedere la stessa mano giusta che ha devastato Gerusalemme rovesciando la grande Ninive assira. La stessa legge che prima esaltò e poi abbatté il popolo eletto raggiunse anche i grandi imperi del mondo pagano. Sono sorti perché sono stati incaricati di fare un certo lavoro; caddero non per un semplice processo naturale di decadenza, ma sotto il peso della sentenza giudiziaria di Dio, che si esecutiva attraverso l'azione permessa di queste cause secondarie. E ora permettetemi di chiedervi di applicare questo principio al nostro paese, e alle sue prospettive in questo momento

1. Ci sono dunque dei segni che ci contraddistinguono in modo speciale l'opera che ci è stata assegnata? Ora, per rispondere a questa domanda, dobbiamo dare un'occhiata a quei tratti distintivi della nostra vita nazionale che ci separano dagli altri popoli. Il primo di questi è la nostra posizione insulare; perché questo ci confina immediatamente entro stretti confini a casa nostra, e facilita la formazione di quegli insediamenti lontani con i quali solo possiamo provvedere a un numero crescente. Inoltre, la stessa causa rende quasi impossibile che noi diventiamo una grande nazione militare, e porta naturalmente, come condizione della difesa nazionale, a farci diventare forti in potenza navale. Inoltre, le caratteristiche naturali del nostro popolo tendono a produrre lo stesso risultato. In molti dei doni più elevati conferiti ad altre tribù di uomini siamo manifestamente carenti. Non abbiamo l'acuto senso della bellezza che ha permesso alla Grecia e persino a Roma di esaltare la nostra razza. Ma abbiamo i doni di un genio robusto, industrioso, intraprendente. Siamo adatti, apparentemente per disposizione innata, ad essere grandi soggiogatori dei poteri ribelli e riluttanti ma conquistabili della natura. E quando un agente esterno ha minacciato di distruggere queste potenze, come quando la Spagna e la sua Armada, o la Francia a capo di un continuo sistema di esclusione, avrebbero distrutto la nostra grandezza navale, alcune interposizioni dirette della Provvidenza hanno sventato i loro disegni. Il corso naturale di tali influenze ci ha condotto, prima a stabilire fabbriche lontane, e poi a quelle fabbriche che si sono trasformate in insediamenti, e da queste si sono trasformate in colonie, che a volte sono cresciute in nazioni potenti. Ora, quale compito speciale sembrerebbe naturalmente suggerire una tale organizzazione nazionale come provvidenzialmente affidata alle nostre mani? Sicuramente suggerisce subito che dobbiamo essere impiegati da Dio come portatori di qualche messaggio per ogni razza e tribù. Non più evidentemente il possesso di una grande potenza militare, esercitata da un'unica volontà dispotica, contrassegna un popolo come incaricato dell'ufficio del vendicatore; Non più evidentemente eminenti doni di genio contraddistinguono una nazione incaricata di educare i suoi fratelli, così come le nostre speciali facoltà, istinti e relazioni con la grande famiglia dell'uomo ci contrassegnano come portatori di qualche messaggio in tutto il mondo. Quale può essere allora il messaggio da portare che siamo stati così eminentemente adatti? Lasciamo che le benedizioni spirituali che Dio ci ha dato forniscano la risposta a questa domanda

2. E se qui ci fermiamo solo per un momento, per chiederci come noi, come nazione, abbiamo adempiuto a questa nostra vocazione, quanto è spaventosa la risposta! Non abbiamo forse circondato la terra con la cintura dei nostri insediamenti? Non è forse vero che, mentre da est a ovest il sole del mattino risveglia a nuova vita le nazioni che si succedono, il rullo di tamburi dei soldati inglesi segue in tutto il mondo la sua luce nascente? E che cosa, con tutto questo, abbiamo fatto per Dio? Ahimè, quanto tardivi, quanto scarsi, quanto interrotti, quanto insistematici, timidi, quanto infedeli sono stati i nostri servizi! Con quanta prontezza e con quanta abbondanza abbiamo seminato i nostri vizi e le nostre malattie diffuse su un mondo sofferente! Quanto debolmente, ahimè, abbiamo piantato fra le sue nazioni il seme vivente della verità di Dio nella Chiesa di Dio! Se è così per noi, perché indugia ancora il giorno della retribuzione, perché dorme i tuoni del giudizio? La nostra attuale prosperità non è altro che la calma profonda prima del trionfo selvaggio dell'uragano? Dio solo sa, fratelli miei, quanto possa essere vicino a noi quel momento spaventoso del più totale rifiuto. Se al nostro sguardo stupito si aprissero ora rivelazioni come quelle che caddero a Patmos sull'amato San Giovanni, forse potremmo vedere i potenti angeli della vendetta trattenere, per un momento, i quattro venti del cielo, per vedere se la Gran Bretagna si pentirebbe e farebbe l'opera di Dio. Ecco quindi chiaramente la vocazione della nostra nazione e il rischio della nostra nazione

3. E se questa è davvero la nostra vocazione, quali sono i doveri speciali che ci incombono se vogliamo elevarci alla sua grandezza? Piaccia a Dio di riportarli a casa in tutta la loro potenza a chi li ascolta. Ora, al di là di ogni dubbio, il primo di tutti i requisiti per la consegna di un tale messaggio è che noi stessi lo abbiamo ricevuto completamente. Ecco dunque, sia per l'insegnante che per l'allievo, la nostra prima necessità; che la verità di Dio in tutta la sua purezza, con spirito d'amore e paziente reiterazione, sia proclamata e inculcata; che ogni mezzo lecito sia usato, in ogni occasione opportuna e non opportuna, per riprodurre fra noi stessi uomini di vero stampo apostolico. Accanto a questo dobbiamo imparare a sentire, e a far sentire agli altri, quanto siano potenti le questioni per il nostro popolo e per un mondo in attesa, che dipendono dalla nostra fedeltà o mancanza di fede. (Vescovo Samuel Wilberforce.)

Il Signore lo ha cercato, un uomo secondo il Suo cuore.-L'uomo secondo il cuore di Dio:-

Il cristiano semplice e sincero ha letto e imparato i Salmi di Davide con la massima cura, e li ha amati tanto più teneramente perché il dolce Salmista d'Israele è stato dichiarato secondo la mente di Dio: e d'altra parte lo schernitore ha additato i gravi peccati di Davide, e ha chiesto con disprezzo se tali cose siano le opere dell'uomo secondo il cuore di Dio. Mi propongo di offrirvi alcune osservazioni sul significato del nobile titolo di Davide, e di mostrarvi come lo meritasse. E lo farò principalmente contrapponendo il suo carattere a quello di Saul, un contrasto che si fa nel testo, e che è infatti alla base del titolo attribuito a Davide. E questo punto devo pregarvi di tenerlo particolarmente a mente, se volete comprendere correttamente il testo, cioè che Davide non è chiamato l'uomo secondo il cuore di Dio come distinto da tutti gli altri uomini buoni; non si afferma che Davide fosse nel complesso l'uomo più puro e migliore che sia mai vissuto. Lì Davide è descritto come colui che era secondo il cuore del Signore, specialmente in opposizione a Saul, che era molto lontano dall'essere secondo la mente di Dio. Saul era un uomo ostinato e disobbediente, il testo gli fu detto in occasione della sua disobbedienza. E se facesse tali cose sull'albero verde, che cosa farebbe sull'asciutto? Se si fosse scatenato in questo modo mentre l'olio della consacrazione era quasi fresco su di lui, che cosa avrebbe fatto quando il suo regno fosse stato stabilito e si fosse gonfiato della sua potenza? Non vedete dunque che Saul si era mostrato radicalmente inadatto all'incarico del popolo israelita? e perciò Samuele fu incaricato di trasmettergli la voce del rimprovero e dell'avvertimento, e di dirgli che, sebbene si fosse dimostrato un uomo ostinato e disubbidiente, Dio non gli avrebbe continuato il regno, ma lo avrebbe dato a un uomo secondo il Suo cuore, il Suo cuore (cioè) specialmente in quegli stessi punti in cui Saul aveva fallito. Ora permettetemi di confrontare un po' più attentamente i personaggi di Saul e Davide. Direi che la base del carattere dei due uomini era esattamente opposta in uno a ciò che era nell'altro; e se posso mostrarvi che la base del carattere dell'uno era gradita a Dio, e quella dell'altro odiosa a Lui, allora non vi sorprenderete che si dica che si dice che l'uno è secondo la mente di Dio, mentre l'altro è stato rifiutato di essere re. Osservate, non sto dicendo che non ci possano essere alcuni passaggi nella vita di Davide molto cattivi e vergognosi, e alcuni in quella di Saul molto buoni; ma sostengo che le radici dei loro caratteri erano diverse, l'una era la fede in Dio, l'altra la fede nell'uomo, e che in linea di massima la vita di Davide era una vita di fede e obbedienza, quella di Saul una vita di indipendenza senza Dio. Non mi sarebbe possibile ricordare tutti i passaggi della vita di Davide che illustrerebbero il punto che abbiamo in mano; ma vi rimando a quei suoi scritti, nei quali ci ha dato una trascrizione della sua mente. I Salmi di Davide ci presentano un'immagine più vivida di quella che si può forse trovare altrove di una mente che attende Dio, che distoglie lo sguardo da se stessa, che confida in Lui, che Lo benedice nelle difficoltà e Lo benedice nella prosperità, di una mente il cui principio motore è evidentemente la fede in Dio e la sottomissione a Lui. È vero che possiamo trovare nella vita di Davide almeno una macchia molto spaventosa. Suppongo che non sia mai stato commesso un peccato che abbia portato un disprezzo così duraturo sulla pietà come quella spaventosa caduta di Davide; ma anche in questo caso guardiamo al racconto dei suoi sentimenti da parte di Davide, quando il pentimento e il dolore gli avevano permesso di vedere il suo crimine nei suoi veri colori, e vedremo quale profonda visione avesse del suo peccato, e quale peso intollerabile fosse per lui. Dovete ricordare che Davide soffrì molto duramente in questo mondo per il suo peccato. "Ho peccato contro di te, contro di te solo". Vedete qui come ogni altra visione del peccato svanisce di fronte a questa, la visione di esso come contro Dio; Il vizio di un uomo può portare su di sé la miseria, può rovinare la sua salute, può portarlo all'accattonaggio; e queste opinioni sono molto vere e al loro giusto posto preziose, ma colui che guarda la malvagità come la guarda Dio, deve vederla nella luce in cui apparve a Davide; può considerarlo nocivo in se stesso, può lamentarsi dell'infelicità che causa, ma lo considera enfaticamente come peccato perché è contro Dio. Guardando così al carattere di Davide, mi sembra di vedere quello di un uomo il cui cuore era in grado molto meraviglioso a posto con Dio; un uomo non perfetto in verità, perché nessuno è perfetto, e meno di tutti dobbiamo cercare la perfezione cristiana sotto la dispensazione imperfetta dell'antico Patto; ma pur sempre di un uomo le cui caratteristiche principali erano la fede in Dio, lo zelo per l'onore di Dio e l'umile sottomissione alla volontà di Dio. E quindi non mi meraviglio che Samuele, in contrasto con Saul, lo descriva nel testo come secondo il cuore di Dio; poiché questi sono i caratteri della mente, che, sia in un re d'Israele che in un inglese dei nostri giorni, devono sempre essere la fonte e la sorgente di tutto ciò che è gradito a Dio. Ma ora per un momento guardiamo a Saul. Senza voler sminuire le buone qualità che egli potrebbe possedere, penso che si possa giustamente presentarlo come un esemplare di un uomo autosufficiente, ostinato, eminentemente carente di quelle qualità che formano la bellezza del carattere di Davide, la fede in Dio, l'umile attesa su di Lui, la tranquilla sottomissione a Lui. E quando confrontiamo i due caratteri come ve li ho disegnati, penso che vedrete facilmente come, senza parlare minimamente del peccato di Davide, possiamo tuttavia dire con verità, che il suo carattere nei suoi tratti principali era particolarmente secondo la mente di Dio, e che si può giustamente parlare di Davide come di un uomo secondo il cuore stesso del Signore. Ho cercato di mostrarvi, con l'esempio di Davide, qual è il carattere della mente che Dio ama; Dio ama l'uomo che guarda sempre a Lui e si appoggia a Lui, che ha sempre il Suo onore nella sua mente, che pensa poco alla propria convenienza e al proprio vantaggio personale, e si diletta piuttosto ad adorare Dio, e Dio non ama l'uomo che cerca sempre se stesso, l'uomo di mente irriverente, che si esalta al di sopra di Dio, e il mondo presente al di sopra del mondo a venire; Quali che siano le qualità che un tale uomo può avere e che lo rendano popolare o potente nel mondo, Dio che conosce il cuore stima le azioni di un tale uomo come quelle di Saul, e le respinge. (H. Goodwin, M.A.)

Saul e Davide:

I giudizi molto diversi che la Sacra Scrittura ci porta a formulare riguardo a Saul e a Davide è un argomento che occupa molta attenzione quando leggiamo il primo libro di Samuele. L'impressione che Saul fa su un lettore medio, almeno all'inizio, è senza dubbio un'impressione favorevole. I punti salienti del suo carattere attirano la nostra simpatia, e questa simpatia si approfondisce quando consideriamo le disgrazie della sua vita successiva e la sua tragica fine. Saulo, in verità, aveva molte di quelle qualifiche che rendono sempre popolare un uomo. Delle qualità superiori del carattere naturale di Saul che ispirano questo affetto, la prima era, non dico la sua umiltà, ma la sua modestia. La modestia, a differenza dell'umiltà, non è incompatibile con certe forme di orgoglio; ed è una virtù naturale che è buona fin dove arriva, e che è sempre attraente Saul era modesto. È chiaro dal racconto della sua elevazione al trono che non desiderava una tale posizione. Quando un certo numero dei suoi nuovi sudditi lo disprezzarono e, venendo meno all'uso ordinario della cortesia orientale, non gli portarono regali, egli non tradì alcun fastidio o irritazione; "Ha taciuto". Strettamente legata a questa modestia era la sua capacità di generosità verso gli avversari. Certo, Saul era molto al di là di tutto questo; era orgoglioso, era riservato, era ostinato, era altezzoso negli ultimi anni, era preda delle gelosie più capricciose e irrazionali; ma, specialmente nei primi anni della sua vita, aveva qualità che sono sempre apprezzate e preziose, e che spiegano l'affetto con cui era considerato da coloro che lo conoscevano. Inoltre, il suo regno era, nel complesso, e in senso civile o politico, di beneficio per il suo paese, e tuttavia con questo carattere personale e questa nota dell'assistenza di Dio - perché tale era sotto l'antico patto - Saul aveva su di sé, quasi fin dall'inizio, i presentimenti del disastro e della rovina. Quando ci rivolgiamo a Davide, all'inizio troviamo difficile spiegare questa frase - l'uomo secondo il cuore di Dio - così usata da Samuele in contrasto con Saul, perché i sentimenti di Davide sono scritti molto nelle pagine della Sacra Scrittura, e sembrano, a prima vista, rendere tale espressione inintelligibile, o, almeno, esagerato. In quanto all'eccellenza naturale, Saul e Davide avevano, almeno, quando ciascuno era giovane, diversi punti in comune. Se Davide non poteva competere con la statura di Saul, la sua attività e la sua forza muscolare erano eccezionali; I suoi piedi, ci dice, erano come i piedi della gazzella; Le sue braccia potevano spezzare anche un arco d'acciaio. Sia Saul che Davide erano uomini di valore personale e di coraggio personale, e Davide assomigliava a Saul nella sua modesta stima di se stesso e nella sua condotta generosa nelle occasioni verso gli altri. Ma ci sono tratti oscuri in Davide che la Bibbia non cerca di mascherare. Nulla negli annali delle corti orientali può superare la bassezza dei suoi intrighi con Betsabea e il vile assassinio di Uria. Raramente la crudeltà verso un nemico sconfitto è stata maggiore di quella con cui Davide trattò gli Ammoniti, e sebbene un altro aspetto delle sue mancanze sia stato molto esagerato da alcuni critici antichi e da diversi critici moderni, ci sono tracce di inganno in Davide che ricordano il suo antenato Giacobbe, e che compromettono la nobiltà e la bellezza dell'impressione generale che ci lascia. Eppure, in contrasto con Saulo, ha su di sé fin dall'inizio le note della speciale approvazione di Dio; le sue prove e le sue disgrazie non fecero che stabilire o rinnovare la sua prosperità; la sua lunga persecuzione da parte di Saul porta alla sua successione al trono; La ribellione di Absolom non fa che rendere il suo governo più sicuro che mai a Gerusalemme. Dappertutto c'è in Davide un presentimento di accettazione, proprio come in Saul, specialmente con il passare degli anni, c'è sempre più chiaramente impressa una nota di riprovazione. Se a prima vista sembra che ci sia qualcosa di arbitrario nelle diverse valutazioni che la Sacra Scrittura stessa ci porta a formare di Saul e di Davide, guardiamo ancora una volta attentamente a Saul, e chiediamoci che cosa manca particolarmente in lui. Non è forse questo che Saulo, per quanto riguarda il racconto biblico di lui, non dà alcuna prova di avere su di lui e dentro di lui l'influenza permanente della religione, di qualcosa che potremmo chiamare il timore e l'amore di Dio nel suo cuore? E lo stesso temperamento è osservabile in Saul quando gli fu ordinato di andare a colpire i peccatori degli Amalechiti e di distruggere completamente loro e il loro bestiame. Il primo particolare della sua disobbedienza fu causato dal suo desiderio di essere popolare, egli "temeva il popolo e obbediva alla sua voce"; il secondo era probabilmente dovuto al suo sentimento per un monarca fratello, un sentimento che, per quanto naturale in altri momenti, non avrebbe dovuto arrestare l'obbedienza a un comando divino. Certo la condotta di Saul nei confronti di Agag non derivava da una sua riluttanza a spargere sangue. Non aveva tali scrupoli che gli impedivano di tentare lo sterminio dei Gabaoniti, anche se ai suoi occhi avrebbero dovuto essere protetti dal giuramento di Giosuè, che garantiva la loro salvezza in mezzo a Israele. La verità era che in cuor suo era indifferente al comando di Dio e si riteneva libero di disobbedire ad esso tanto quanto il sentimento o la convenienza del momento potevano suggerire. E non c'è nulla da obiettare a questa visione della mente di Saul, che in realtà non si preoccupava delle pretese di Dio e del mondo invisibile, che egli si mostrò ansioso di una guida sovrumana quando, alla vigilia della sua morte, fece il giro della base del piccolo Hermon per cercare di consultare la strega. Vediamo la stessa cosa ogni giorno della nostra vita. Gli uomini che hanno sdegnosamente rifiutato la rivelazione cristiana sono costantemente perseguitati da superstizioni strane o grottesche. L'anima umana è fatta per la fede nell'invisibile, e se il suo profondo desiderio non è soddisfatto dall'unica realtà suprema di ciò che Egli ci ha detto di Sé, cercherà soddisfazione in ambienti che la fede condannerebbe più severamente della ragione. Ora, è proprio sotto questo aspetto che Saul presenta un così grande contrasto con Davide. Davide, nonostante le sue gravi colpe, aveva continuamente nel suo cuore e nella sua coscienza l'impressione, terribile, eppure molto affascinante, della maestà, della bellezza, della presenza avvolgente, della sconfinata magnificenza di Dio. Questo grande possesso rimase con lui per tutta la vita. Egli ci ha fatto conoscere i segreti della sua anima in quasi tutte le fasi della sua movimentata storia. Davide ci associa alle sue esperienze non solo nei suoi trionfi, ma nelle sue profonde e indicibili umiliazioni. Sappiamo cosa prova e cosa pensa dopo il suo peccato con Betsabea, cosa sente e pensa mentre fugge in un esilio disonorato davanti al suo figlio ribelle. Ed è sempre fedele a questa caratteristica dominante della sua vita. Quando nel suo timore o nella sua esaltazione, nella sua penitenza o nella sua gioia, nelle sue lotte o nel suo riposo, nel pensiero o nell'azione, Dio ha il primo posto nel suo intelletto; L'approvazione di Dio, la condanna di Dio, le opere di Dio, la volontà di Dio sono sempre la sua prima preoccupazione. Questa, la preoccupazione della sua vita, fa di lui, anche nel campo o sul trono, una sorta di entusiasta, su cui il mondo esterno si siede con leggerezza, e che non si cura della sua opinione sfavorevole se solo è fedele al suo invisibile e terribile Maestro. "Chi ho io in cielo se non Te? e non c'è nessuno sulla terra che io desideri in confronto a Te". Non si possono immaginare queste parole pronunciate da Saul, l'uomo di sangue freddo del mondo, che si comportava come Davide quando l'arca fu spostata in pompa magna dalla casa di Obed-Edom, vicino a Chiriat-Iearim, a Gerusalemme. Questo è il motivo per cui Davide è chiamato, in contrasto con Saul, "l'uomo secondo il cuore di Dio". Certamente, i peccati di Davide non erano secondo il cuore di Dio. Possa Egli perdonare la bestemmia che farebbe pensare che lo fossero! Ma al di là e al di sotto di quei peccati c'era un carattere permanente dell'istinto dell'anima con la paura e con l'amore di Dio che sopravvisse e li vinse. Non c'era, per quanto sappiamo o possiamo concepire, nulla di corrispondente a questo in Saul. Non c'è, infatti, nessun evento nella vita di Saul che sia allo stesso tempo così crudele e così vile come il peccato di Davide con la moglie dell'assassinato Uria; ma poi non c'era nulla in Saul che avrebbe potuto scaturire come il pentimento spezzato di Davide. È la differenza tra la fredda, tranquilla, decorosa indifferenza per le reali pretese di Dio su una vita umana, e il timore di Dio e l'amore per Dio che sono su tutte le forze governanti dell'anima. Saul e Davide sono tipi duraturi di carattere umano. Saul e Davide vivono nei loro rappresentanti ai giorni nostri. Vite nel complesso decorose, illustrate anche da indubbie e alte virtù naturali, ma basate su una profonda, se non ragionata, indifferenza alla volontà di Dio: tali vite sono vissute fianco a fianco con vite aperte a gravi critiche a causa di evidenti mancanze, ma basate in fondo su un vero timore e amore di Dio, che dura sotto e nonostante l'imperfezione del servizio che Gli viene reso. Saul è il personaggio più popolare in tutto il mondo. Al mondo piace il suo miscuglio di generosità e alterigia, la sua sbarazzina noncuranza riguardo a tutto ciò che indica il mistero e le responsabilità della vita. Anche David è indiscutibilmente vulnerabile e perspicace, e i critici ostili lavorano sempre duramente sulle incongruenze che rilevano tra la sua pratica e le sue professioni. Tuttavia, fratelli miei, è meglio avere la nostra parte con Davide che con Saul; con una lealtà a Dio che non è sempre coerente, piuttosto che con una decoro esteriore, se è vero che non è mai veramente leale. (Canon Liddon.)

Un uomo secondo il cuore di Dio:

(I.) È chiaro da un riferimento al contesto che il titolo "secondo il cuore di Dio" era solo comparativo, non assoluto. Significava che, al fianco di Saul, Davide era l'uomo che attirava il favore e la fiducia di Dio. La fede con la quale camminò con Dio; ottenne la vittoria su Golia; divenne in alcun modo degno di essere il vicegerente di Dio; sono rimasti invincibili, anche se non illesi, attraverso molte sconfitte e cadute, attraverso una lotta lunga una vita

(II.) Il titolo gli fu dato nei primi giorni, prima che la sua vita fosse offuscata dalla nube del peccato e dell'errore. "Il Signore lo ha cercato uomo", ecc. E quando Dio lo trovò, era ancora il Davide del 23° Salmi. Non dite che Dio non lo amò dopo la sua caduta, o non gli diede grandi lodi fino alla sua morte, e dopo la sua morte. Ma certamente non sarà mai più chiamato l'uomo secondo il cuore di Dio

(III.) Il pentimento di Davide fu molto più profondo di quanto appaia sulla superficie della narrazione. Quanto fosse profondo e vero lo sappiamo dal Salmo 51, che ha fornito a tanti milioni di anime penitenti le parole che desideravano

(IV.) È molto necessario tenere a mente, nel considerare la carriera di Davide, la severità della punizione che seguì al peccato di Davide. Chiunque guardi la vecchiaia di Davide e dica se la giustizia di Dio non è una cosa inesorabile e terribile. Per ogni peccato c'è il perdono, ma per tutto ciò che può accadere che ogni peccato lasci il suo segno, il suo effetto per il male. (R. Winterbotham, M.A.)

Davide:

Con questo brillante annuncio di un "Uomo che verrà" le nostre aspettative e la nostra curiosità sono naturalmente elevate al massimo grado. E oserei dire che se lo leggiamo in un moderno libro in tre volumi senza alcuna conoscenza degli avvenimenti intervenuti, dovremmo guardare fino alla fine del terzo volume per sapere subito se si suppone che egli abbia realizzato l'ideale. Se lo facessimo, troveremmo una risposta affermativa. La questione principale che mi propongo di affrontare è la seguente. Dio potrà mai esprimere la sua approvazione per l'intero carattere di un uomo che ha commesso i peccati più gravi che la storia registra o che l'immaginazione può immaginare? Nell'affrontare la domanda, devo chiedervi di tenere a mente l'immensa differenza tra guardare indietro a un peccato e guardare avanti allo stesso peccato. Una buona parte della vera perplessità riguardo al caso in esame è causata, ne sono certo, dal fatto che questo è stato dimenticato. Gli uomini comunemente pensano che Davide fosse necessariamente un uomo cattivo, perché pensano, e giustamente pensano, che sarebbero certamente uomini cattivi se si proponessero di commettere il peccato che Davide ha commesso. Ma non possiamo giustamente argomentare in questo modo e dire: "Se Davide era un uomo secondo il cuore di Dio, ne consegue che una tale complicazione dei peccati che ha commesso non è un ostacolo al favore di Dio". Non è giusto argomentare così. Perché no? Perché l'intero caso non è dichiarato. L'argomento giusto del caso di Davide è questo: "Se Davide era nel complesso un uomo buono, ne consegue che il grande peccato, seguito da un pentimento profondo e per tutta la vita, non esclude dal favore di Dio e dalla Sua approvazione il carattere nel suo insieme". Mettiamola così: Vediamo come un fatto, ora che il risultato è davanti a noi, che Davide si pentì e fu accettato. Se la storia si fosse fermata al racconto del suo peccato, e non ci fossero state notizie favorevoli su di lui, allora non potremmo presumere che si fosse pentito. Ancora, se leggiamo che egli peccò deliberatamente, confidando nella misericordia di Dio e con la piena intenzione di pentirsi, allora potremmo avere una sola opinione su di lui; e se, in tal caso, fosse menzionato con lode o qualcosa che lo rasenta, la Scrittura non potrebbe, per quanto posso vedere, essere difesa contro l'accusa di incoraggiare la malvagità e di insegnare agli uomini a "continuare nel peccato affinché la grazia abbondi". Ma, per come stanno le cose, qual è il massimo che si può ragionevolmente dedurre dal caso di Davide? Che quando un uomo cade in un grave peccato,

(1) Se vive per avere l'opportunità di pentirsi, e

(2) Se farà il dovuto uso di questa opportunità, Dio lo perdonerà e lo riceverà. Le nostre vite sono come opere che escono in numero; "Serial", come vengono chiamati. Le vite nella Scrittura sono come le vite come le vediamo quando abbiamo letto l'ultimo numero. Sono più di questo; sono in molti casi - ciò che non abbiamo mai avuto né nella storia né nella finzione - il tutto con il verdetto divino impresso su di loro. La fine di un personaggio che seguiamo con eccitato interesse attraverso una serie è sempre, naturalmente, dubbia - dubbia per noi, e spesso, come apprendiamo dalle loro biografie, dubbia per gli autori stessi. Cosa ne sarà di un personaggio in un serial è sempre più o meno incerto fino alla fine. Gli atti sono il fine, sono stabiliti secondo il punto di vista dell'uomo. Nella Scrittura è, in alcuni casi, stabilito secondo il punto di vista di Dio. Non dovremmo in tutta onestà, credo, confondere il punto di vista del "seriale incompiuto" con il punto di vista del "serial finito". Dobbiamo fare la nostra scelta tra i due. Agendo nel caso di David in base a questa regola, che applicheremmo immediatamente a qualsiasi personaggio di un romanzo, se sentissimo parlare di lui, vedrete che non dobbiamo usare tutta la nostra conoscenza di ciò che in un dato caso è accaduto in seguito, per decidere su un particolare passaggio della sua vita. Non dovresti desiderare che il tuo giudizio sia di parte. Nel caso di un personaggio fittizio che ti interessava, diresti a chi ha letto l'intero libro: "Non dirmi la fine; Lasciatemi formare la mia opinione". Comportati nei confronti di David esattamente come faresti con un personaggio di un serial, e non avrò dubbi sul fatto che tu riesca a sfuggire a molte perplessità e arrivi a una decisione giusta sull'intero argomento. Dio, se posso dirlo senza irriverenza, si è formalmente e terribilmente liberato da ogni responsabilità in questa faccenda. Ma non è tutto. Il sincero pentimento di Davide è distintamente registrato. Leggete il numero del mese in corso, e pensate al monarca che digiuna, sdraiato a terra tutta la notte, impermeabile a tutte le sollecitazioni degli anziani della sua casa a sollevarsi da terra, e ditemi che cosa ne pensate ora? Ha cambiato l'opinione che si era fatto leggendo il numero del mese scorso? L'avete cambiata, e avete fatto bene a cambiarla. Perché? Perché l'uomo è cambiato. Se prendete il peccato di Davide, giudicatelo secondo la legge del peccato; Se prendi il suo pentimento, devi giudicarlo secondo la legge del pentimento. Decidete a vostro piacimento un personaggio in un punto fisso, ma non usate tutta la vostra conoscenza di ciò che verrà dopo per aiutarvi a formarvi la vostra opinione a quel punto. Se onestamente farete questo in base al principio "seriale", credo che Davide e ciò che il profeta ispirato disse di lui cesseranno di essere una pietra d'inciampo. Dobbiamo avere il numero di chiusura del serial incompiuto prima di poterci avventurare a parlare. Ora abbiamo il carattere sviluppato; è il carattere del penitente. Ora possiamo prendere la vita nel suo insieme, e che cos'è? È un'immagine di ciò che a volte Dio opera, nel dare al peccatore l'opportunità di pentirsi e di 'tornare a se stesso', e di ciò che Dio agisce sempre verso il peccatore che si avvale di tale opportunità e "cerca il Signore mentre può essere trovato". Se non è così, allora la parabola del figliol prodigo, invece di essere amabile, commovente e piena di conforto, diventa assolutamente senza scopo e, in verità, senza significato. Ma, se è così, allora siamo in grado di rispondere alla domanda alla quale ho detto all'inizio che intendevo rivolgermi, cioè: "Dio può mai esprimere la Sua approvazione per l'intero carattere di un uomo che ha commesso i peccati più neri che la storia registra o l'immaginazione può immaginare?" Devo arrivare alla conclusione che Egli può. (J. C. Coghlan, D.D.)

Davide, amato:

Sotto quali aspetti Davide meritava questo nome?

(I.) Come tipo di Cristo

1. Un'alleanza perpetua stipulata con Lui. Isaia 55:3. (Atti 13:34 spiegato)

2. Nato a Betlemme. Giovanni 7:42; Atti 13:23

3. Scelti dal popolo Salmi 89:19

(II.) Come esempio per noi nel suo carattere

1. Due qualifiche verso Dio

(1.) Trasparente. 1Samuele 16:7; 1Cronache 28:9; 29:17; Giovanni 1:47-50. Questa è la grazia della "perfezione" dell'Antico Testamento, compatibile con molti fallimenti e cadute improvvise, ma che implica un cuore sincero nei propositi e fedele a Dio. Forse l'esempio migliore è la bussola del marinaio, il cui ago, in ogni circostanza, gira verso il Polo

(2.) Discreto. 1Samuele 16:11; Giudici 6:13-16

2. Cinque qualifiche verso l'uomo 1Samuele 16:18

(1) Astuzia nel giocare = talenti migliorati

(2) Un uomo potente e valoroso = energie sviluppate

(3) Prudente nelle questioni = buon senso esercitato

(4) Una persona avvenente = grazie manifestate

(5) Il Signore è con lui = Pietà manifestata. È così che Davide colpì un semplice conoscente. Eppure era il più giovane e occupava un posto umile nella sua famiglia. Proverbi 15:33

(III.) Era la scelta di Dio. Se Dio ci chiama a testimoniare per Lui, e noi ci sentiamo sempre più inadatti a noi stessi, ricordiamoci di Giovanni 15:16; 1Corinzi 1:27. (R. E. Faulkner.)

Il carattere di Davide:

Gli uomini sono inclini a prestare la loro principale attenzione a certe imperfezioni morali che hanno sfigurato la vita di questo straordinario servo di Dio; e o ne deducono una scusa per le loro intemperanze, o presumono che Dio non odi il peccato con tanta veemenza come la Scrittura altrove rappresenta; oppure si dichiarano incapaci di conciliare i diversi atti malvagi della vita di Davide con quell'elezione e quel favore speciale che Dio si è compiaciuto di concedergli. Ora, la conclusione che i crimini di Davide possano mai giustificare simili atti di malvagità in altri deve essere del tutto illusoria, se scopriamo che Davide non li ha mai giustificati in se stesso. Cercherò quindi di esaminare il carattere di questa persona molto eminente, e di spiegare, da una visione generale dell'argomento, quel titolo di preferenza affettuosa - "un uomo secondo il cuore di Dio" - con cui il profeta fu incaricato di parlare di lui. Nell'esaminare, quindi, questi fatti, e confrontarli con i privilegi di cui godeva il loro autore, potreste sentirvi inclini a presumere che Dio faccia una scelta indipendentemente dei Suoi servitori, e che il loro valore morale non pesi contro la Sua elezione predeterminata. Se questo è il giudizio che siete disposti a dare, da una considerazione della carriera di Davide è molto certo che avete studiato in modo molto imperfetto il suo carattere, e che stranamente interpretereste male le vie del nostro Padre celeste. Perché, senza contare molte circostanze attenuanti nella nostra considerazione delle cattive azioni di Davide, per esempio, il suo potere e le sue tentazioni come re, la sua ignoranza di quella perfetta moralità che era sconosciuta fino a quando non fu predicato il Vangelo, quel disprezzo, anche, della vita umana e della virtù femminile che ha sempre prevalso nei paesi orientali, senza, dico, considerare nessuna di queste cose nella nostra valutazione finale del carattere di Davide, possiamo tranquillamente affermare che né nell'Antico né nel Nuovo Testamento si può trovare un pentimento così profondo, un'umiltà così sincera, una fede così incrollabile, o una generosità così nobile, come mostrano i racconti della vita di Davide; e se queste eccellenti virtù, unite nel carattere di una sola persona, non sono sufficienti a spiegare la preferenza divina, allora davvero i privilegi di Davide sono un mistero, e l'amore di Dio per lui è del tutto inintelligibile. Consideriamo, tuttavia, le diverse qualità che ho attribuito a Davide e, se possibile, rintracciamo in esse l'opera di quello Spirito che solo può salvare la nostra natura dal dominio del male

1. Primo, il suo pentimento. Questo lo cerchiamo naturalmente dopo la sua caduta con Betsabea, e la congiura che l'accompagnò contro la vita di suo marito. Immerso per un po' di tempo nell'indulgenza colpevole, David sembra essere stato in quello stato comune che la sensualità produce, letteralmente inconsapevole dell'entità del suo crimine. All'improvviso, in mezzo a questa immaginaria sicurezza, il profeta Natan si presentò davanti a lui e, con una parabola quasi ineguagliabile per verità e tenerezza, richiamò il re alla ragione. Ora, se qualcuno di voi desidera esprimere il proprio pentimento, o verificarne la realtà, che usi un linguaggio come questo, e cercate fino a che punto i suoi sentimenti si accordano con esso. Se riesci a pentirti in questo spirito, sai davvero cos'è il pentimento. Infatti, la Bibbia non offre un linguaggio per il cuore spezzato e contrito uguale a questo, e ad altri Salmi penitenziali di Davide

2. Ora, per quanto riguarda l'incrollabile fede di Davide in Dio, posso dire subito che essa fu il principio dominante della sua vita. Ogni cosa che intraprendeva deliberatamente era semplicemente confidando nel sostegno divino. La fede in Davide era veramente "la sostanza di cose sperate, la prova di cose che non si vedono": lo sostenne in tutte le vicissitudini di una vita stranamente travagliata, e diffuse un'aureola di speranza intorno al suo spirito che se ne andava. Dopo aver tenuto conto della minuziosa testimonianza dei suoi fallimenti umani - una pubblicità a cui la maggior parte degli uomini si sottrae felicemente - e delle rivelazioni parziali che hanno visitato i tempi in cui visse, non troviamo nella Scrittura un personaggio così pieno, forse, di fede incrollabile nella bontà e nelle promesse di Dio come Davide!

3. L'ultimo punto che noterò nel carattere di questa persona straordinaria sono i suoi sentimenti generosi e nobili; e questi furono particolarmente evidenti nei legami di Davide sia con Saul che con suo figlio Gionatan. Il primo considerava Davide il suo nemico più mortale; quest'ultimo lo amava come il suo amico del cuore. Nello studio della vita di Davide, la lezione che mi ha colpito, e che vorrei inculcare a voi, è la straordinaria differenza tra Davide e l'umanità in generale, in tutti i punti buoni per i quali egli era eminente; Sembra infatti che, sebbene possiamo imitarlo nei suoi crimini, nella sua fede e umiltà differiamo molto da lui: e quindi abbiamo una sorta di interesse pruriginoso per tutte le sue debolezze, immaginando di vedere in esse una qualche giustificazione per le nostre; mentre noi siamo relativamente poco conosciuti con le sue eccellenze, perché ci rimproverano e ci gridano vergogna ad ogni passo della vita. Perché Davide fosse il favorito di Dio piuttosto che di chiunque di noi, è, quindi, molto chiaro: partecipiamo alla condanna della peccaminosità della sua natura decaduta; Ma noi non ci uniamo a Lui nella penitenza, nell'umiltà e nella fede. Il nostro pentimento è comunemente mera vergogna e sconforto mondano; nessun vero cambiamento di mente, e quindi richiede di pentirsi, la nostra fiducia la diamo al mondo e alle sue sciocchezze piuttosto che a Dio. Negli affari siamo vivaci, seri e attivi; Ma nella preghiera siamo freddi e dubbiosi. I racconti della pietà di Davide sono davanti a noi nei Salmi: confrontate con questi il ricordo dei vostri migliori esercizi devozionali, e vedrete come differiamo da lui. Se c'è questa differenza tra voi e Davide che ho cercato di mostrarvi, non illudetevi ancora con l'illusione che gli fosse richiesto un livello di eccellenza più alto di quello che ci si aspetta da voi. Riguardo a questo argomento c'è solo una regola: "Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli", e per questo ognuno di voi deve lottare. Lo standard per tutti gli uomini è il più alto possibile. Infine, ricordate un'altra cosa, che l'esempio di Davide ci ha insegnato, riguardo alla progressione sulla strada celeste: quali che siano le vostre tentazioni particolari, o i vostri peccati che vi tormentano, dovete iniziare una riforma spirituale, dovete cercare il rinnovamento della vostra mente con la preghiera e gli esercizi spirituali, o cercherete di crescere meglio invano. Nostro Signore ordinò ai farisei di pulire prima l'interno del calice e del piatto; e Davide, con la stessa convinzione, pregò: "Crea in me un cuore puro, e rinnova in me uno spirito retto". Questo, credetemi, è l'unico modo per diventare un cristiano qui, o per ereditare la gloria, l'immortalità e la gioia nell'aldilà. (A. Gatty, M.A.)

Davide era un personaggio secondo il cuore di Dio, sì o no?...

Il personaggio di Davide era forse secondo il cuore di Dio? I pietisti convenzionali diranno a un uomo: Sì. Gli studenti più riflessivi, indipendenti e critici del Libro di Dio diranno a un uomo: No. Noi diciamo di no, per le seguenti ragioni:

(I.) Perché l'affermativo è un riflesso della santità di Dio. Il peccato è la "cosa abominevole" che l'Onnipotente odia, odia dappertutto e in ogni forma. Davide aveva le sue virtù, come la maggior parte degli uomini malvagi; Ma pochi uomini nella storia si sono resi colpevoli di crimini più efferati. Si è reso colpevole di falsità, crudeltà, adulteri, omicidi. Tutta la sua natura a volte sembrava inondata e infiammata dallo spirito di vendetta. È una bestemmia affermare che un tale carattere era secondo il cuore di una purezza infinita. Noi diciamo, No,

(II.) Perché l'affermativo non è sostenuto dalla Parola di Dio. Il testo che è il passaggio citato a suo favore non lo significa. L'espressione "secondo il Suo cuore" non significa secondo la Sua propria approvazione, ma secondo il Suo proprio consiglio. "Egli opera ogni cosa secondo il consiglio della sua volontà". Infatti, quando queste parole furono pronunciate Davide non era ancora nato. L'Onnipotente si servì di Davide come usò Ciro, Alessandro, Cesare, ecc., secondo il Suo "cuore", cioè secondo il consiglio della Sua volontà. Noi diciamo, No

(III.) Perché l'affermativo è pieno di malizia. Il mondano riflessivo dice: "Va bene; se Dio approva un uomo la cui storia è così piena di meschinità, di vendetta, di inganno, di lussuria ingovernabile e di spargimento di sangue, non possiamo sbagliarci di molto". (Omilestico.)

17 CAPITOLO 13

1Samuele 13:17

I guastatori uscirono dall'accampamento dei Filistei in tre compagnie.-Gli spoiler:-

Saul viene rimproverato per la sua fretta, la sua presunzione e la sua disubbidienza. Samuele poi parte per Ghibea, e la nazione è per un certo tempo, nonostante il valore di Saul, ridotta in grandi difficoltà sotto il dominio dei Filistei. Anche "i guastafeste" "uscirono dall'accampamento dei Filistei in tre schiere", diffondendo la desolazione in tutto il paese. Atti finali, per il brillante valore di Gionata e del suo scudiero, una parte dell'esercito filisteo fu uccisa e, un improvviso panico si diffuse in tutto il loro accampamento, e tutte le loro forze furono sbaragliate. Così i figli d'Israele riacquistarono la loro libertà

(I.) Che è quando gli uomini sono impreparati che arrivano le tentazioni. Quando "non fu trovata né spada né lancia nella mano di alcuno del popolo", quello fu il momento in cui vennero fuori i guastatori. Le tentazioni ci assalgono dal nostro lato più debole e nel momento più inaspettato. Il peccato che più facilmente ci assale è il peccato che si abbatte su di noi quando siamo nell'ozio e nell'agio, in nessun modo preparati per un conflitto spirituale

(II.) Che le tentazioni, anche se molto distinte, sono spesso difficili da separare l'una dall'altra e da individualizzare. Questi spoiler sono usciti dal campo in tre aziende, e non sono nominati né individualizzati. I peccati scivolano così l'uno nell'altro che spesso è difficile analizzare una particolare offesa in mezzo a una massa così confusa. I benefici sontuosi, per esempio, possono essere dati per generosità sconsiderata, per vera carità o per ostentazione. Chi può dire quale di questi è il motivo che lo spinge in ogni caso particolare? Nemmeno lui, spesso, lo stesso agente. È lo stesso con i nostri peccati e vizi. È difficile assegnare il vero posto, e quindi la vera colpa, di uno in particolare tra loro

(III.) Che le tentazioni provengono da tre cause principali, il mondo, la carne e il diavolo. I guastatori uscirono dall'accampamento dei Filistei in tre compagnie. "Il mondo è troppo con noi", i suoi piaceri e i suoi dolori ci influenzano continuamente. Le concupiscenze della carne tendono incessantemente a trascinarci verso il basso. Anche le tentazioni di Satana sono astutamente escogitate per sopraffarci

(IV.) Che queste tentazioni spesso nascono dalla nostra sovrabbondanza di ricchezze mondane. Questi guastatori uscirono dall'accampamento dei Filistei, e questo accampamento era situato a Michmash, il cui nome significa tesoro. Il denaro è utile se viene impiegato utilmente. La ricchezza è un grande deposito che, se un uomo impiega correttamente, può essere un benefattore per i suoi simili e può ricevere una benedizione da Dio. Ma è una grande trappola, soprattutto se è stata acquisita senza molto merito personale o molto sforzo personale da parte di chi la possiede

(V.) Che queste tentazioni hanno spesso il loro punto di partenza da un'ignoranza volontaria e presuntuosa. I guastatori uscirono dall'accampamento dei Filistei. Un autore moderno, Matthew Arnold, ha preso il termine filisteo come descrittivo dell'autocompiacimento e dell'offensiva mancanza di cultura. Dai campi dell'ignoranza e della sconsideratezza non ci si può aspettare altro raccolto che un raccolto di zizzania. "Il male è causato dalla mancanza di pensiero e dalla mancanza di cuore".

(VI.) Quell'obbedienza è la guarnigione che tiene sotto controllo queste compagnie di passioni malvagie. I guastatori non uscirono dall'accampamento dei Filistei per spargersi come cavallette divoratrici sulla terra dei figli d'Israele fino a quando Saul non ebbe disobbedito al comando divino datogli tramite Samuele. Così, finché seguiamo la chiara linea del dovere, e agiamo in obbedienza alla lettera rigorosa così come al vero spirito della legge di Dio, saremo poco soggetti agli assalti del peccato. È quando balleggiamo con la verità, equivociamo con la coscienza, entriamo in gioco con qualche passione malvagia, che siamo intrappolati nella tentazione. Nel "Pilgrim's Progress", finché Christian rimaneva sulla strada, era al sicuro; fu solo quando si smarrì nelle vie secondarie dell'errore che cadde nel potere della Disperazione Gigante e fu rinchiuso nelle segrete del Castello del Dubbio. (R. Young, M.A.)

19 CAPITOLO 13

1Samuele 13:19-21

Non c'era più fabbro in tutto il paese d'Israele.-La prigionia del fabbro:-

Che rovente sottomissione per gli israeliti! I Filistei avevano deportato tutti i fabbri, demolito tutte le botteghe dei fabbri e abolito il mestiere di fabbro nel paese d'Israele. I contadini e i meccanici non avevano nulla per affilare il coltro, il pungolo e il piccone, se non una semplice lima, l'industria era ostacolata e il lavoro praticamente disonorato. La grande idea di questi Filistei era quella di tenere disarmati gli Israeliti

(I.) Imparo prima da questo argomento, quanto sia pericoloso per la chiesa di Dio permettere che le sue armi rimangano nelle mani dei suoi nemici. Siamo troppo disposti a cedere le nostre armi al nemico. Il mondo si vanta di aver divorato le scuole, i collegi, le arti, le scienze, la letteratura e la stampa. L'infedeltà è fare un potente tentativo di avere tutte le nostre armi nelle sue mani, e poi di tenerle. Sai che si sta vantando tutto il tempo; e dopo un po', quando la grande battaglia tra il peccato e la giustizia sarà iniziata, se non stiamo attenti staremo in una situazione così grave come questi Israeliti, senza spade con cui combattere e senza strumenti per affilare. Invito i sovrintendenti delle istituzioni letterarie a fare in modo che gli uomini che entrano nelle aule per stare accanto alle giare di Leida e alle pile elettriche, ai microscopi e ai telescopi, siano figli di Dio e non filistei. Vogliamo catturare tutto l'apparato filosofico, e far oscillare i telescopi sulla girella, finché attraverso di essi possiamo vedere la stella del mattino del Redentore, e con il martello mineralogico scoprire la "Roccia delle Ere", e in mezzo alla flora di tutti i regni trovare la "Rosa di Sharon e il mughetto". Riconquista queste armi. Che gli uomini di Dio escano e prendano possesso del palco. Che la stampa dissoluta di questo paese sia riconquistata per Cristo, e che i giornalisti, i tipografi, i redattori e gli editori siano costretti a giurare fedeltà al Signore Dio della Verità

(II.) Ancora una volta, imparo da questo argomento che una grande quantità di risorse della Chiesa è in realtà nascosta, sepolta e non sviluppata. La Bibbia lascia intendere che quella era una terra molto ricca, questa terra di Israele. Dice: "Le pietre sono ferro, e dalle colline scaverai rame", eppure centinaia di migliaia di dollari di questo metallo furono conservati sotto le colline. Ebbene, questa è la difficoltà con la Chiesa di Dio in questo giorno. Il suo talento non è sviluppato. La stragrande maggioranza dei cristiani in questi giorni sono inutili. La maggior parte del battaglione del Signore appartiene al corpo di riserva. La maggior parte dell'equipaggio dorme sulle amache. La maggior parte del metallo si trova sotto le colline. Oh, non è tempo che la Chiesa di Dio si rialzi e capisca che vogliamo che tutte le energie, tutto il talento e tutta la ricchezza siano arruolati per amore di Cristo? Mi piace il soprannome che i soldati inglesi davano a Blücher, il Comandante. Lo chiamavano "Old Forwards". Abbiamo avuto abbastanza ritiri nella Chiesa di Cristo; Facciamo un glorioso progresso. E vi dico stasera, come ha detto il generale quando le sue truppe erano spaventate. Alzandosi sulle staffe, con i capelli al vento, alzò la voce finché 20.000 soldati lo udirono, gridando: "Avanti, tutta la linea!"

(III.) Ancora: imparo da questo argomento, che a volte facciamo bene a trarre vantaggio dagli strumenti di affilatura del mondo. Andiamo tra gli uomini d'affari e i letterati e scopriamo qual è il loro tatto, e poi trasferiamolo alla causa di Cristo. Se hanno la scienza e l'arte, ci farà bene strofinarci contro di esse. In altre parole, impieghiamo le macine del mondo. Ascolteremo la loro musica, e osserveremo il loro acume, e useremo le loro macine; e prenderemo in prestito il loro apparato filosofico per fare i nostri esperimenti, e prenderemo in prestito le loro macchine da stampa per pubblicare le nostre Bibbie, e prenderemo in prestito i loro treni ferroviari per trasportare la nostra letteratura cristiana, e prenderemo in prestito le loro navi per trasportare i nostri missionari. Questo fu ciò che rese Paolo un tale maestro ai suoi giorni. Non solo ottenne tutta l'erudizione che poté ottenere dal dottor Gamaliele, ma in seguito, stando sul colle di Marte, e in una strada affollata, citò le loro poesie, e afferrò la loro logica, e esercitò la loro eloquenza, e impiegò la loro mitologia, finché Dionigi l'Areopagita, appreso nelle scuole di Atene e di Eliopoli, cadde sotto i suoi tremendi poteri. Questo è ciò che ha dato a Thomas Chalmers il suo potere ai suoi tempi. Egli conquistò l'astronomia del mondo e la costrinse a far risuonare la sapienza e la grandezza del Signore, finché per la seconda volta le stelle del mattino cantarono insieme e tutti i figli di Dio gridarono di gioia

(IV.) Ancora una volta, il mio argomento ci insegna su quale piccola concessione l'iniquità filistea mette un uomo. Sì; questi Filistei chiusero le mine, e poi presero le lance e le spade, poi presero i fabbri, poi presero le macine e presero tutto tranne una lima. Oh, è così che funziona il peccato; Afferra tutto. Inizia con una rapina e finisce con una rapina. Spoglia questa e quella facoltà, e continua fino a quando l'intera natura non è scomparsa. Se l'uomo era eloquente prima, generalmente gli ispessisce la lingua. Stava bene nell'aspetto personale, deturpava il suo viso. Se era ricco, manda lo sceriffo a venderlo. È stato essere influente, distrugge la sua popolarità. Se fosse placido, geniale e amorevole, lo rende splenetico e irritabile; ed è così completamente cambiato che si può vedere che è sarcastico e scontroso, e che i Filistei non gli hanno lasciato altro che una lima. Così fu per Voltaire, l'uomo più applaudito del suo tempo. Preso da un'emorragia polmonare a Parigi, dove si era recato per essere incoronato a teatro come l'idolo di tutta la Francia, manda un messaggero a cercare un prete, affinché possa riconciliarsi con la Chiesa prima di morire. Un grande terrore cade su di lui. Rende il luogo che lo circonda così lugubre che la balia dichiara che non vedrebbe, nonostante tutte le ricchezze d'Europa, morire un altro infedele. L'iniquità filistea gli aveva promesso tutte le ghirlande del mondo, ma nell'ultima ora della sua vita, quando aveva bisogno di conforto, gli mandò a lacerare la coscienza e i nervi un lima, un limo. Così è stato con Lord Byron. Non è così, Erode? Non è così, Ildebrando? Non è così, Robespierre? Sì! sì! È così; È così. "Egli capovolge la via degli empi". La storia ci racconta che quando Roma fu fondata, quel giorno c'erano dodici avvoltoi che volavano nell'aria; ma quando muore un trasgressore, il cielo è nero di interi stormi. Quando vedo il peccato derubare così tanti dei miei ascoltatori, e li vedo scendere di giorno in giorno, e di settimana in settimana, devo dare un chiaro avvertimento

Imparo da questo argomento quanto sia triste quando la Chiesa di Dio perde il suo metallo. Questi Filistei videro che se solo avessero potuto togliere tutte le armi metalliche dalle mani degli Israeliti tutto sarebbe andato bene, e, quindi, presero le spade e le lance. Non volevano che avessero una sola arma metallica. Quando il metallo degli Israeliti scomparve, la loro forza scomparve. Questo è il problema con la Chiesa di Dio oggi. Sta rinunciando al suo coraggio. Non ha abbastanza metallo. (T. Deuteronomio Witt Talmage.)

Politica filistea:

La cura che qui prendono i Filistei di non lasciare in Israele nessun fabbro che faccia armi per la loro difesa, è una politica abituale con i conquistatori, al fine di disarmare e tenere in soggezione coloro che hanno sottomesso. Il nostro nemico spirituale, rappresentato da questi Filistei, non ha mai mancato di usare lo stesso stratagemma. Le anime che tengono in cattività le privano prima delle loro armi e impediscono, per quanto possibile, l'uso di qualsiasi arma che possa liberarle dalla loro tirannia e riacquistare la loro libertà. Queste armi sono principalmente la parola di Dio e l'uso delle Sacre Scritture, che non sono solo una luce e una lanterna sul nostro cammino, ma uno scudo di difesa e una spada per colpire e sottomettere i nostri nemici. Così gli spiriti dell'errore e della menzogna impiegano i loro massimi sforzi e astuzie per portare via sia la conoscenza che i mezzi della verità

Riferimenti incrociati:

1Samuele 13

1 Eso 12:5; Mic 6:6

2 1Sa 8:11; 14:52
1Sa 13:5,23; 14:5,31; Is 10:28
1Sa 10:26; 15:34; Gios 18:28; Giudic 19:12; 2Sa 21:6; Is 10:29

3 1Sa 10:5; 14:1-6; 2Sa 23:14
Gios 18:24
Gios 21:17; Is 10:29; Zac 14:10
Giudic 3:27; 6:34; 2Sa 2:28; 20:1

4 Ge 34:30; 46:34; Eso 5:21; Zac 11:8
1Sa 10:8; 11:14,15; Gios 5:9

5 Ge 22:17; Gios 11:4; Giudic 7:12; 2Cron 1:9; Is 48:19; Ger 15:8; Rom 9:27
1Sa 14:23; Gios 7:2; 18:12; Os 4:15; 5:8; 10:5

6 Eso 14:10-12; Gios 8:20; Giudic 10:9; 20:41; 2Sa 24:14; Fili 1:23
1Sa 14:11; 23:19; 24:3; Giudic 6:2; Is 42:22; Eb 11:38

7 Lev 26:17,36,37; De 28:25
Nu 32:1-5,33-42; De 3:12; Gios 13:24-31
De 20:8; Giudic 7:3; Os 11:10,11

8 1Sa 10:8

9 1Sa 13:12,13; 14:18; 15:21,22; De 12:6; 1Re 3:4; Sal 37:7; Prov 15:8; 20:22; 21:3,27; Is 66:3

10 1Sa 15:13
1Sa 15:13; Ru 2:4; Sal 129:8

11 Ge 3:13; 4:10; Gios 7:19; 2Sa 3:24; 2Re 5:25
1Sa 13:2,5,16,23; 14:5; Is 10:28

12 1Re 12:26,27
1Sa 21:7; Sal 66:3; Am 8:5; 2Co 9:7

13 2Sa 12:7-9; 1Re 18:18; 21:20; 2Cron 16:9; 19:2; 25:15,16; Giob 34:18; Prov 19:3; Mat 14:3,4
1Sa 15:11,22,28; Sal 50:8-15

14 1Sa 2:30; 15:28
1Sa 16:1,12; 2Sa 7:15,16; Sal 78:70; 89:19,20-37; At 13:22
1Sa 9:16; 2Sa 5:2; 2Re 20:5; Eb 2:10

15 1Sa 13:2,6,7; 14:2

16 1Sa 13:3

17 1Sa 11:11
Gios 18:23
Gios 19:3

18 Gios 10:11; 16:3,5; 18:13,14; 1Cron 6:68; 2Cron 8:5
Ge 14:2; Ne 11:34; Os 11:8

19 Giudic 5:8; 2Re 24:14; Is 54:16; Ger 24:1

22 1Sa 17:47,50; Giudic 5:8; Zac 4:6; 1Co 1:27-29; 2Co 4:7

23 1Sa 13:3; 14:4
1Sa 13:2,5; 14:1,4,5; Is 10:28

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