Nuova Riveduta:

1Timoteo 4:14

Non trascurare il dono che è in te e che ti fu dato mediante la parola profetica insieme all'imposizione delle mani dal collegio degli anziani.

C.E.I.:

1Timoteo 4:14

Non trascurare il dono spirituale che è in te e che ti è stato conferito, per indicazioni di profeti, con l'imposizione delle mani da parte del collegio dei presbiteri.

Nuova Diodati:

1Timoteo 4:14

Non trascurare il dono che è in te, che ti è stato dato per profezia, con l'imposizione delle mani da parte del collegio degli anziani.

Riveduta 2020:

1Timoteo 4:14

Non trascurare il dono che è in te, il quale ti fu dato per profezia quando ti furono imposte le mani dal collegio degli anziani.

La Parola è Vita:

1Timoteo 4:14

Non trascurare le capacità che Dio ti ha dato per mezzo dei suoi profeti, quando i responsabili delle comunità hanno posato le mani su tuo capo.

La Parola è Vita
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Riveduta:

1Timoteo 4:14

Non trascurare il dono che è in te, il quale ti fu dato per profezia quando ti furono imposte le mani dal collegio degli anziani.

Martini:

1Timoteo 4:14

Non trascurare la grazia, che è in te, la quale ti è stata, data per rivelazione, con l'imposizione delle mani del presbiterio.

Diodati:

1Timoteo 4:14

Non trascurare il dono che è in te, il quale ti è stato dato per profezia, con l'imposizion delle mani del collegio degli anziani.

Commentario:

1Timoteo 4:14

Non trascurare il dono ch'è in te, il quale ti è stato dato per via di profezia, con imposizione delle mani del collegio degli anziani.

Tutti i doni spirituali sono distribuiti dallo Spirito per l'utile del Corpo della Chiesa, come insegna Paolo 1Corinzi 12:7; 14:26; quindi non devono essere come il talento avvolto in un panno e nascosto, ma come i talenti fatti fruttare Romani 12:6-8; Efesi 4:11-14;1Pietro 4:10-11. Timoteo non deve trascurare di far valere, non deve lasciar inoperoso il dono ricevuto, per timidità, per mancanza di zelo o di devozione alla causa di Cristo, per timore di conseguenze penose alla carne. L'esortazione ritorna sotto altra forma in 2Timoteo 1:6 ove Paolo rammenta al suo compagno ancor giovane e di temperamento timido, riservato, di ravvivare il dono di Dio, come si ravviva una fiamma che si affievolisce e langue quando non sia nudrita e attivata dalla corrente ossigenata. Carisma o dono è parola frequente negli scritti di Paolo ove l'incontriamo 14 volte. Il carisma è per lo più una capacità naturale accresciuta e santificata dallo Spirito per servire al bene della chiesa. L'insegnamento più completo sui doni l'abbiamo in 1Corinzi 12-14 ove la fonte dei carismi (lo Spirito), la loro grande varietà, il loro scopo, e insieme le norme che ne devono regolare l'uso nelle pubbliche assemblee, sono oggetto delle istruzioni apostoliche. Il dono di Timoteo non è come dice il Martini "l'autorità di ordinare, di dare lo Spirito Santo, di predicare ecc. "ma è, semplicemente quello dell'evangelista, dono d'insegnamento, di esortazione ed anche di governo. In 2Timoteo 1:6 è chiamato "dono di Dio", mentre qui abbiamo solo un'allusione al Donatore nel ti è stato dato. Tuttavia, c'è stata, nella cita di Timoteo, una circostanza in cui egli ha avuto in modo più vivo la coscienza e la certezza della presenza in lui di quel dono, in cui lo Spirito ha preso possesso delle sue facoltà con una potenza non prima sperimentata; e quella è stato il giorno della sua consacrazione al ministerio evangelico in Listra. Due circostanze avevano accompagnato la manifestazione del dono speciale conferito dallo Spirito al giovane convertito: la voce della profezia e, qual simbolo esterno, l'imposizione delle mani del presbiterio. Già è stato osservato 1Timoteo 1:18 che le dichiarazioni profetiche fatte in quella circostanza, o da Paolo o da altri cristiani spinti dallo Spirito di profezia, si riferivano alla carriera evangelistica nella quale Timoteo stava per entrare col diventar compagno di Paolo. Il δια (attraverso, per via di) s'interpreta: "con intervento di...", preannunziato e salutato da dichiarazioni profetiche. Certo le predizioni dei profeti non sono da considerare come il mezzo strumentale per il conferimento del dono. Per uso analogo della prep. dià cfr. 2Timoteo 2:2; 2Corinzi 2:4; 5:10. L'imposizione delle mani è mentovata nell'Antico Testamento quale simbolo che si usava per conferire un ufficio. Es. i sacerdoti Numeri 8:10, Giosuè quando si tratta di riconoscerlo come successore di Mosè Numeri 27:18-20; Deuteronomio 34:9. Anche gli Scribi, al tempo di Cristo, erano insediati nell'ufficio mediante l'imposizione delle mani. Cristo impone le mani per ridonare ai malati la salute; gli Apostoli impongono le mani sui neo-battezzati per invocar su loro i doni straordinari dello Spirito Atti 8:17; 19:6; Ebrei 6:2. In 2Timoteo 1:6 Paolo dice di aver imposto egli stesso le mani a Timoteo e sappiamo infatti che egli era in Listra quando Timoteo fu appartato per il ministerio; nulla quindi di più verosimile ch'egli abbia presieduto all'atto collettivo del collegio degli anziani. La preposizione μετα (con) significa insieme con e viene a dire che il conferimento del dono speciale per parte di Dio ebbe luogo insieme al conferimento dell'ufficio, accompagnato dall'atto apostolico ed ecclesiastico dell'imposizione delle mani. Non ne consegue però che i doni ordinari che la chiesa riconosce quando consacra un ministro, dipendano da una qualche cerimonia. Essi devono esistere prima e palesarsi evidenti, come d'altronde era avvenuto in parte anche nel caso di Timoteo poichè Paolo s'indusse a volerlo per compagno per la sua pietà, per la buona testimonianza che alla sua condotta, al suo zelo, alla sua capacità rendevano i fratelli. I doni preesistenti furono in lui accresciuti da una speciale effusione dello Spirito in occasione della sua consacrazione. L'uso episcopale secondo il quale spetta al solo vescovo l'ordinazione, mal si accorda con quanto è qui detto della partecipazione attiva di tutto il collegio degli anziani. Quanto all'idea cattolica che qui si tratti di una consacrazione all'episcopato per parte di colleghi vescovi assistiti dall'ordine sacerdotale, non trova alcun appoggio nel testo ed è un'importazione in esso di usi e regole di molto posteriori.

Riferimenti incrociati:

1Timoteo 4:14

Mat 25:14-30; Lu 19:12-26; Rom 12:6-8; 1Te 5:19; 2Ti 1:6; 1P 4:9-11
1Ti 1:18
1Ti 5:22; At 6:6; 8:17; 13:3; 19:6; 2Ti 1:6

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