Nuova Riveduta:

1Timoteo 5:16

Se qualche credente ha con sé delle vedove, le soccorra. Non ne sia gravata la chiesa, perché possa soccorrere quelle che sono veramente vedove.

C.E.I.:

1Timoteo 5:16

Se qualche donna credente ha con sé delle vedove, provveda lei a loro e non ricada il peso sulla Chiesa, perché questa possa così venire incontro a quelle che sono veramente vedove.

Nuova Diodati:

1Timoteo 5:16

Se un credente, uomo o donna, ha delle vedove, provveda loro, e non ne sia gravata la chiesa, affinché possa soccorrere quelle che sono veramente vedove.

Riveduta 2020:

1Timoteo 5:16

Se qualche credente ha delle vedove, le soccorra e non ne sia gravata la chiesa, perché possa soccorrere quelle che sono veramente vedove.

La Parola è Vita:

1Timoteo 5:16

Voglio ricordarvi di nuovo che i parenti di una vedova devono prendersi cura di lei, senza aspettare che sia la Chiesa a farlo, così la comunità potrà aiutare quelle vedove che sono veramente sole e non sanno a chi rivolgersi.

La Parola è Vita
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Riveduta:

1Timoteo 5:16

Se qualche credente ha delle vedove, le soccorra, e la chiesa non ne sia gravata, onde possa soccorrer quelle che son veramente vedove.

Martini:

1Timoteo 5:16

Se un fedele ha delle vedove, le soccorra, e non si aggravi la Chiesa: affinchè regga a sostenere quelle, che sono veramente vedove.

Diodati:

1Timoteo 5:16

Se alcun uomo, o donna fedele, ha delle vedove, sovvenga loro, e non sia la chiesa gravata, acciocchè possa bastare a sovvenir quelle che son veramente vedove.

Commentario:

1Timoteo 5:16

Se alcun uomo o donna fedele ha delle vedove, sovvenga loro e non ne sia gravata la chiesa affinchè [possa] sovvenire a quelle che sono realmente vedove.

Il testo di alcuni fra i più antichi codici adottato nelle edizioni critiche del Tischendorf (VIIIa), del Tregelles, dello Hort, del Nestle, porta: "Se alcuna donna fedele ( πιστη) ha delle vedove, sia provveduto a loro (passivo)..." Però le due più antiche versioni con altri codici leggono come il testo ordinario: "Se alcun uomo o donna fedele ( πιστος η πιστη) ha delle vedove, sovvenga loro..." Questa lezione che ha in suo favore forti ragioni interne, è ritenuta da valenti critici ed espositori come il Griesbach, il Meyer, il Weiss B., l'Alford ecc. Paolo ritorna qui ad ogni modo alla raccomandazione già fatta in 1Timoteo 5:4,8 estendendola ai parenti tutti della vedova. Ha delle vedove s'intende: ha nella sua famiglia delle vedove. La chiesa non deve nè può prendere a suo carico il mantenimento di tutte le vedove; essa non avrebbe mezzi materiali sufficienti a ciò, nè potrebbe offrire a tutte una occupazione utile. Perciò dal catalogo delle vedove-diaconesse cui la chiesa provvede, vanno escluse le vedove troppo giovani e le vedove che non sono completamente prive di sostegno.

AMMAESTRAMENTI

1. L'assistenza morale e materiale delle vedove, isolate, prive di protezione e di mezzi di sussistenza, è un dovere che sgorga dalla gran legge dell'amore posta alla base di tutta la vita cristiana. La protezione che la legge mosaica stendeva sulle vedove e gli orfani, l'amore rispettoso e soccorrevole di cui le circonda il Nuovo T. sono una delle prove della superiorità morale della religione rivelata quando la si paragoni con le pratiche di talune religioni asiatiche che sanzionano il suicidio della vedova sul rogo del marito.

2. La nostra sezione contempla soltanto il caso delle vedove, ma parecchie fra le direzioni date da Paolo a proposito delle vedove si applicano alla beneficenza cristiana in genere.

Essa è un dovere incontestato; ma non dev'essere esercitata ad occhi chiusi, altrimenti da quella eccellente cosa ch'ella è, può convertirsi in un danno per i beneficati e per i benefattori nonchè per la causa del cristianesimo. La beneficenza privata o collettiva non deve allentare i vincoli naturali del sangue nè i doveri che ne risultano. Il cristianesimo ha resi, anzi, più sacri quei legami e più imperiosi quegli obblighi che la coscienza naturale riconosce e il non credente talvolta pratica. Son dovere di giustizia e di riconoscenza verso chi prima si prese cura di noi, son dovere verso Dio che ha dato il 5° comandamento, e ci ha dato nel Vangelo nuovi motivi di ubbidienza alla sua volontà. Il primo stabilimento di beneficenza dev'esser quindi la famiglia; e se la beneficenza avesse per effetto di abituare i cristiani a scaricarsi dei loro doveri verso i genitori e congiunti sulla chiesa, essa verrebbe a nutrire l'egoismo e l'ingratitudine.

La beneficenza deve andare a chi è realmente nel bisogno, a chi non può far fronte alle prime necessità della vita col proprio lavoro. Mantenere chi è in grado di lavorare e non ne ha voglia è un contraddire al comandamento divino: "Lavora sei giorni". "Chi non vuol lavorare, dice altrove l'apostolo, non mangi". Gran parte della mendicità nostra è dovuta alla pigrizia, quando non sia un disonesto sfruttamento della compassione umana o della erronea credenza che l'elemosina sia una fonte di meriti presso a Dio. Gesù prescrisse la generosa disposizione a soccorrere il prossimo: "Da' a chi ti chiede" Matteo 5:42; ma non intese che la beneficenza nutrisse il vizio o la disonestà.

Quando non sia oculata, la beneficenza, mentre soccorre chi non dovrebbe esser soccorso, trascura poi chi, più scrupoloso o meno sfacciato, soffre in silenzio.

Una delle forme più nobilitanti della beneficenza è quella che cerca di mettere in attività le capacità di chi è nel bisogno e trasforma il soccorso in retribuzione.

3. Si parla qui di un benefico ministerio femminile in seno alla chiesa, ministerio libero e gratuito per parte di molte sorelle vedove o no, ministero riconosciuto e retribuito nel caso delle vedove anziane formanti una specie di corporazione e mantenute dalla chiesa. Libero o retribuito, il ministero femminile non si esplica nell'insegnamento pubblico, ma nel campo delle opere pietose: nell'educazione dei fanciulli, nelle cure verso i forestieri, verso i malati, gli afflitti, i poveri. In quel campo la donna cristiana che ha un po' di tempo libero, che dispone di qualche attitudine o di mezzi materiali, troverà ampia occasione di profondere i tesori della sua simpatia cristiana resa più viva dai dolori provati, resa più preziosa dall'esperienza ch'essa ha acquistata della vita. Ma, mentre va incoraggiata l'attività di ogni donna cristiana, di ogni membro della chiesa, conviene andar molto cauti quando si tratta di affidare un ufficio spirituale ad una vedova o ad altra persona, e quando si tratta di assumere la responsabilità del loro mantenimento. I regolamenti e le precauzioni della prudenza non elimineranno mai tutti gli inconvenienti, ma Paolo consiglia la maggior circospezione nell'accertare il carattere cristiano delle persone assunte in ufficio ed introdotte in una corporazione, onde evitare amare delusioni e funesti scandali.

4. Ci sono delle situazioni, circostanze ed opere nelle quali l'esser liberi dai legami del matrimonio è cosa utile se non necessaria. Vedansi le Note su 1Corinzi 7. Ma salvo il caso eccezionale di un dono o di un'opera speciale, lo stato normale più sicuro per l'uomo e per la donna cristiana che son nella pienezza delle forze è quello del matrimonio istituito da Dio. Se non lo si può contrarre secondo il Signore, Dio è potente da santificar la vita celibe volgendola alle tante opere in cui c'è da servire Dio facendo del bene al prossimo.

Ad ogni modo Paolo sconsiglia, non dirò i voti, chè qui non si tratta di ciò, ma perfino gli impegni presi da persone giovani, anche se vedove, perchè c'è il pericolo che non misurino bene la portata del loro impegno, che ubbidiscano a un entusiasmo passeggero e siano poi nel caso di mutar proposito e di violare la loro promessa. Meglio serbarsi liberi che assumere impegni superiori alle proprie forze. Voti perpetui di castità, di povertà, sono implicitamente condannati dall'Apostolo. E se disapprova gl'impegni imprudenti ma pur liberi, con quale severità non avrebbe egli stimmatizzati i voti forzati, carpiti, imposti a intere categorie di persone, come ad es. ai ministri del culto! I frutti funesti del celibato forzato sono materia di storia e di esperienza quotidiana.

5. Le relazioni sociali possono essere strumento di benedizione quando la lingua ed il cuore siano consacrati a Dio, ma possono essere strumento di maledizione quando siano volte alla maldicenza, alla malsana curiosità, alle inframmettenze, alla disonestà. L'ozio è, anche a questo riguardo, il padre di molti vizii.

6. Riflessione di Chalmers: Sono qui enumerate delle virtù dalle quali io farei bene a trarre un ammaestramento per me: l'ospitalità, la liberalità, lo zelo nell'attendere ad ogni buona opera, la resistenza da opporre ad ogni piacere illegittimo, ad ogni amore egoistico del benessere, ad ogni ricerca dei propri comodi, all'ozioso e nocivo chiacchierare.

Riferimenti incrociati:

1Timoteo 5:16

1Ti 5:4,8
1Ti 5:3,5

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