Nuova Riveduta:

2Corinzi 12

La forza di Dio nella debolezza umana
1 Bisogna vantarsi? Non è una cosa buona; tuttavia verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore.
2 Conosco un uomo in Cristo che quattordici anni fa (se fu con il corpo non so, se fu senza il corpo non so, Dio lo sa) fu rapito fino al terzo cielo. 3 So che quell'uomo (se fu con il corpo o senza il corpo non so, Dio lo sa) 4 fu rapito in paradiso e udì parole ineffabili che non è lecito all'uomo pronunciare. 5 Di quel tale mi vanterò; ma di me stesso non mi vanterò se non delle mie debolezze. 6 Pur se volessi vantarmi, non sarei un pazzo, perché direi la verità; ma me ne astengo, perché nessuno mi stimi oltre quello che mi vede essere, o sente da me.
7 E perché io non avessi a insuperbire per l'eccellenza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi affinché io non insuperbisca. 8 Tre volte ho pregato il Signore perché l'allontanasse da me; 9 ed egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza». Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me. 10 Per questo mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amore di Cristo; perché quando sono debole, allora sono forte.

Disinteresse dell'apostolo Paolo; i suoi timori
11 Sono diventato pazzo; siete voi che mi ci avete costretto; infatti io avrei dovuto essere da voi raccomandato; perché in nulla sono stato da meno di quei sommi apostoli, benché io non sia nulla. 12 Certo, i segni dell'apostolo sono stati compiuti tra di voi, in una pazienza a tutta prova, nei segni, nei prodigi e nelle opere potenti. 13 In che cosa siete stati trattati meno bene delle altre chiese, se non nel fatto che io stesso non vi sono stato di peso? Perdonatemi questo torto.
14 Ecco, questa è la terza volta che sono pronto a recarmi da voi; e non vi sarò di peso, poiché io non cerco i vostri beni, ma voi; perché non sono i figli che debbono accumulare ricchezze per i genitori, ma i genitori per i figli. 15 E io molto volentieri spenderò e sacrificherò me stesso per voi. Se io vi amo tanto, devo essere da voi amato di meno?
16 Ma sia pur così, che io non vi sia stato di peso; però, da uomo astuto, vi avrei presi con inganno! 17 Vi ho forse sfruttati per mezzo di qualcuno dei fratelli che vi ho mandati? 18 Ho pregato Tito di venire da voi e ho mandato quell'altro fratello con lui. Tito ha forse approfittato di voi? Non abbiamo noi camminato con il medesimo spirito e seguito le medesime orme?
19 Da tempo voi pensate che noi ci difendiamo davanti a voi. È davanti a Dio, in Cristo, che parliamo; e tutto questo, carissimi, per la vostra edificazione. 20 Infatti temo, quando verrò, di non trovarvi quali vorrei e di essere io stesso da voi trovato quale non mi vorreste; temo che vi siano tra di voi contese, gelosie, ire, rivalità, maldicenze, insinuazioni, superbie, disordini; 21 e che al mio arrivo il mio Dio abbia di nuovo a umiliarmi davanti a voi, e io debba piangere per molti di quelli che hanno peccato precedentemente e non si sono ravveduti dell'impurità, della fornicazione e della dissolutezza a cui si erano dati.

C.E.I.:

2Corinzi 12

1 Bisogna vantarsi? Ma ciò non conviene! Pur tuttavia verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore. 2 Conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa - se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito fino al terzo cielo. 3 E so che quest'uomo - se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio - 4 fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare. 5 Di lui io mi vanterò! Di me stesso invece non mi vanterò fuorché delle mie debolezze. 6 Certo, se volessi vantarmi, non sarei insensato, perché direi solo la verità; ma evito di farlo, perché nessuno mi giudichi di più di quello che vede o sente da me.
7 Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia. 8 A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l'allontanasse da me. 9 Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. 10 Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte.
11 Sono diventato pazzo; ma siete voi che mi ci avete costretto. Infatti avrei dovuto essere raccomandato io da voi, perché non sono per nulla inferiore a quei «superapostoli», anche se sono un nulla. 12 Certo, in mezzo a voi si sono compiuti i segni del vero apostolo, in una pazienza a tutta prova, con segni, prodigi e miracoli. 13 In che cosa infatti siete stati inferiori alle altre Chiese, se non in questo, che io non vi sono stato d'aggravio? Perdonatemi questa ingiustizia!
14 Ecco, è la terza volta che sto per venire da voi, e non vi sarò di peso, perché non cerco i vostri beni, ma voi. Infatti non spetta ai figli mettere da parte per i genitori, ma ai genitori per i figli. 15 Per conto mio mi prodigherò volentieri, anzi consumerò me stesso per le vostre anime. Se io vi amo più intensamente, dovrei essere riamato di meno?
16 Ma sia pure che io non vi sono stato di peso; però, scaltro come sono, vi ho preso con inganno. 17 Vi ho forse sfruttato per mezzo di qualcuno di quelli che ho inviato tra voi? 18 Ho vivamente pregato Tito di venire da voi e ho mandato insieme con lui quell'altro fratello. Forse Tito vi ha sfruttato in qualche cosa? Non abbiamo forse noi due camminato con lo stesso spirito, sulle medesime tracce?
19 Certo, da tempo vi immaginate che stiamo facendo la nostra difesa davanti a voi. Ma noi parliamo davanti a Dio, in Cristo, e tutto, carissimi, è per la vostra edificazione. 20 Temo infatti che, venendo, non vi trovi come desidero e che a mia volta venga trovato da voi quale non mi desiderate; che per caso non vi siano contese, invidie, animosità, dissensi, maldicenze, insinuazioni, superbie, disordini, 21 e che, alla mia venuta, il mio Dio mi umilii davanti a voi e io abbia a piangere su molti che hanno peccato in passato e non si sono convertiti dalle impurità, dalla fornicazione e dalle dissolutezze che hanno commesso.

Nuova Diodati:

2Corinzi 12

Le visioni celesti e la spina nella carne
1 Certo il vantarsi non mi è di alcun giovamento; verrò quindi alle visioni e rivelazioni del Signore. 2 Io conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa (se con il corpo o fuori del corpo non lo so, Dio lo sa), fu rapito fino al terzo cielo. 3 E so che quell'uomo (se con il corpo o senza il corpo, non lo so, Dio lo sa), 4 fu rapito in paradiso e udì parole ineffabili, che non è lecito ad alcun uomo di proferire. 5 Io mi glorierò di quel tale, ma non mi glorierò di me stesso, se non delle mie debolezze. 6 Anche se volessi gloriarmi, non sarei un insensato perché direi la verità; ma me ne astengo, affinché nessuno mi giudichi di più di quello che vede o sente da me. 7 Inoltre, affinché non m'insuperbisca per l'eccellenza delle rivelazioni, mi è stata data una spina nella carne, un angelo di Satana per schiaffeggiarmi, affinché non m'insuperbisca. 8 A questo riguardo ho pregato tre volte il Signore che lo allontanasse da me. 9 Ma egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza è portata a compimento nella debolezza». Perciò molto volentieri mi glorierò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me. 10 Perciò io mi diletto nelle debolezze, nelle ingiurie, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle avversità per amore di Cristo, perché quando io sono debole, allora sono forte.

Disinteresse di Paolo
11 Sono diventato insensato vantandomi; voi mi ci avete costretto, poiché avrei dovuto essere raccomandato da voi, perché non sono stato per nulla inferiore ai sommi apostoli, benché io non sia niente. 12 Ora i segni dell'apostolo sono stati messi in opera fra voi con grande pazienza, con segni e prodigi e con potenti operazioni. 13 In che cosa infatti siete stati da meno delle altre chiese, se non in questo, che io non vi sono stato d'aggravio? Perdonatemi questo torto. 14 Ecco, questa è la terza volta che sono pronto a venire da voi, e non vi sarò d'aggravio, perché non cerco i vostri beni, ma voi; perché non sono i figli che devono accumulare per i genitori, ma i genitori per i figli. 15 In quanto a me molto volentieri spenderò, anzi sarò speso per le anime vostre, anche se amandovi più intensamente sono amato di meno. 16 Ma sia pure che io non vi sono stato d'aggravio; tuttavia, essendo astuto, vi ho presi con frode. 17 Mi sono forse approfittato di voi per mezzo di qualcuno che vi ho mandato? 18 Ho pregato Tito di venire da voi e con lui ho mandato questo fratello. Tito si è approfittato di voi? Non abbiamo camminato col medesimo spirito e sulle medesime orme?

Ultimi avvertimenti ai Corinzi; saluti
19 Pensate di nuovo che cerchiamo di giustificarci davanti a voi? Noi parliamo davanti a Dio, in Cristo, e tutto ciò, carissimi, per la vostra edificazione. 20 Temo infatti che talora, quando verrò, non vi trovi come vorrei, e di essere anch'io trovato da voi quale non mi vorreste, che talora non ci siano fra voi contese, gelosie, ire, risse, diffamazioni, insinuazioni, superbie, tumulti; 21 e che, venendo di nuovo fra voi, il mio Dio non mi umilii davanti a voi, e io non pianga su molti di quelli che in precedenza hanno peccato, e non si sono ravveduti dell'impurità, della fornicazione e della dissolutezza che hanno commesso.

Riveduta 2020:

2Corinzi 12

Visioni sublimi e infermità umilianti
1 Bisogna vantarsi? Non è cosa buona, tuttavia verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore.
2 Io conosco un uomo in Cristo, che quattordici anni fa - se fu con il corpo non so né so se fu senza il corpo, Dio lo sa - fu rapito fino al terzo cielo. 3 So che quel tale - se fu con il corpo o senza il corpo non so, 4 Dio lo sa - fu rapito in paradiso e udì parole ineffabili che non è lecito all'uomo pronunciare. 5 Di quel tale io mi vanterò, ma di me stesso non mi vanterò se non delle mie debolezze. 6 Che, se pur volessi vantarmi, non sarei un pazzo, perché direi la verità, ma me ne astengo, perché nessuno mi stimi oltre quello che mi vede essere o sente da me.
7 E, perché io non avessi a insuperbire a motivo dell'eccellenza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi affinché io non insuperbisca. 8 Tre volte ho pregato il Signore perché l'allontanasse da me 9 ed egli mi ha detto: “La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza”. Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me. 10 Per questo io mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amor di Cristo perché, quando sono debole, allora sono forte.

Disinteresse dell'apostolo Paolo
11 Sono diventato pazzo; siete voi che mi ci avete costretto, poiché io avrei dovuto essere da voi raccomandato e perché in nulla sono stato da meno di quei sommi apostoli, benché io non sia nulla. 12 Certo, i segni dell'apostolo sono stati manifestati in atto fra voi nella perseveranza a tutta prova, nei miracoli, nei prodigi e opere potenti. 13 In che cosa siete stati ritenuti inferiori rispetto alle altre chiese, se non nel fatto che io stesso non vi sono stato di aggravio? Perdonatemi questo torto!
14 Ecco, questa è la terza volta che sono pronto a venire da voi e non vi sarò di peso, poiché io non cerco i vostri beni, ma voi; perché non sono i figli che devono accumulare per i genitori, ma i genitori per i figli. 15 E io molto volentieri spenderò e sarò speso per le anime vostre. Se io vi amo tanto, devo essere da voi amato di meno? 16 Ma sia pure così, che io non vi sia stato di peso, ma, forse, da uomo astuto, vi ho presi con l'inganno. 17 Mi sono io approfittato di voi per mezzo di qualcuno di quelli che io vi ho mandato? 18 Ho pregato Tito di venire da voi e ho mandato quell'altro fratello con lui. Tito si è forse approfittato di voi? Non abbiamo noi camminato con il medesimo spirito e seguito le medesime orme?
19 Da tempo voi v'immaginate che noi ci difendiamo davanti a voi. È davanti a Dio, in Cristo, che noi parliamo e tutto questo, carissimi, per la vostra edificazione. 20 Poiché io temo, quando verrò, di trovarvi non quali vorrei e di essere io stesso da voi trovato quale non mi vorreste; temo che vi siano tra voi contese, gelosie, ire, rivalità, maldicenze, insinuazioni, superbie, tumulti; 21 e che al mio arrivo il mio Dio abbia di nuovo a umiliarmi davanti a voi e io debba piangere per molti di quelli che hanno peccato precedentemente e non si sono ravveduti dell'impurità, della fornicazione e della dissolutezza a cui si erano dati.

La Parola è Vita:

2Corinzi 12

La potenza di Dio si manifesta attraverso la debolezza.
1 Bisogna vantarsi? Certo non è una bella cosa, ma voglio raccontarvi le visioni e le rivelazioni dal Signore.
2 Conosco un uomo in Cristo che quattordici anni fa fu rapito in cielo, (se con il corpo o fuori dal corpo non lo so, lo sa Dio). Fu rapito in paradiso, 3  4 e ha udito cose talmente straordinarie che un uomo non può descrivere a parole e non è permesso neanche riferirle. 5 Questa sì che è un'esperienza di cui vale la pena essere orgogliosi! Ma non lo sarò. Mi vanto soltanto della mia debolezza, della quale il Signore si serve per la sua gloria. 6 Anche se volessi vantarmi non sarei un pazzo, perché direi la verità; ma non lo faccio, perché nessuno abbia di me un'opinione che superi ciò che vede nella mia vita o sente nel mio messaggio.
7 Dirò solo questo: siccome le esperienze che ho avuto sono state davvero straordinarie, Dio temeva che potessi montarmi la testa. Per questo ha messo una spina nella mia carne, come un inviato di Satana che mi tormenta e m'impedisce di essere orgoglioso. 8 Per ben tre volte ho pregato il Signore di liberarmi da questa sofferenza, 9 ma egli mi ha detto: «No, perché la mia grazia ti basta. La mia potenza si manifesta in pieno in quelli che sono deboli». Ecco perché sono contento di vantarmi della mia debolezza; di essere una dimostrazione vivente della potenza di Cristo, anziché fare sfoggio della mia forza e delle mie capacità. 10 Per questo sono contento nelle infermità, negli insulti, nelle privazioni, nelle persecuzioni e nelle difficoltà; perché quando sono debole, allora sono forte; meno possiedo e più dipendo da lui.
11 Ho parlato proprio come se fossi pazzo, ma siete voi che mi ci avete costretto! Toccava a voi parlare bene di me e non portarmi al punto di doverlo fare io. Perché, anche se io non sono niente, non c'è una sola cosa che hanno quest'altri eminenti tizi, che non l'abbia anch'io. 12 Quando sono stato da voi, vi ho dato senz'ombra di dubbio tutte le prove che ero un vero apostolo, mandato a voi da Dio stesso. Infatti, con estrema pazienza ho compiuto in mezzo a voi molti miracoli, prodigi e opere potenti. 13 La sola cosa che avete avuto in meno rispetto a tutte le altre chiese è questa: non vi sono mai stato di peso, infatti non vi ho mai chiesto né cibo, né alloggio. Perdonatemi questo torto che vi ho fatto!

Tornerò da voi.
14 Ora sto per venire a trovarvi di nuovo, per la terza volta, e anche questa volta non vi costerà un soldo, perché non voglio il vostro denaro, ma voi! Infatti, voi siete come miei figli, e non sono i figli che devono provvedere ai loro genitori, ma sono i genitori che devono provvedere ai figli. 15 Sarò ben felice di darvi me stesso e tutto ciò che possiedo per il vostro bene spirituale, anche se pare che quanto più vi amo, meno voi mi amate.
16 Però alcuni di voi potrebbero pensare: «È vero che la sua visita non ci costerà un soldo, ma quel Paolo è un gran furbo e c'inganna. In qualche modo deve avere un tornaconto!»
17 Ma come? Forse qualcuno dei fratelli che vi ho mandato mi è servito per sfruttarvi? 18 Ho pregato Tito di venirvi a trovare e con lui ho mandato quell'altro fratello. Forse Tito si è approfittato di voi? Naturalmente no! Perché abbiamo tutti lo stesso spirito e ci comportiamo nello stesso modo.
19 Probabilmente voi pensate che io vi parli così per rientrare nelle vostre grazie. Niente affatto! Lo affermo davanti a Dio, come credente in Cristo, che ho detto tutto questo per aiutarvi, cari fratelli, per far crescere la vostra fede, e non nel mio interesse. 20 Ho paura che, al mio arrivo, non sarò contento di come vi troverò, e allora non vi piacerà il modo in cui dovrò comportarmi. Temo di trovare fra voi liti, invidie, rabbie nascoste, rivalità, maldicenze, pettegolezzi, superbie, disordini. 21 Proprio così, temo che quando verrò, Dio mi umilierà di nuovo davanti a voi, e che dovrò piangere per tutti quelli fra voi che continuano a commettere gli stessi peccati e non si sono pentiti delle azioni sporche e corrotte, né della lussuria e dell'immoralità in cui sono vissuti fino ad ora.

La Parola è Vita
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Riveduta:

2Corinzi 12

Visioni sublimi e infermità umilianti
1 Bisogna gloriarmi: non è cosa giovevole, ma pure, verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore. 2 Io conosco un uomo in Cristo, che quattordici anni fa (se fu col corpo non so, né so se fu senza il corpo; Iddio lo sa), fu rapito fino al terzo cielo. 3 E so che quel tale (se fu col corpo o senza il corpo non so; 4 Iddio lo sa) fu rapito in paradiso, e udì parole ineffabili che non è lecito all'uomo di proferire. 5 Di quel tale io mi glorierò; ma di me stesso non mi glorierò se non nelle mie debolezze. 6 Che se pur volessi gloriarmi, non sarei un pazzo, perché direi la verità; ma me ne astengo, perché nessuno mi stimi al di là di quel che mi vede essere, ovvero ode da me. 7 E perché io non avessi ad insuperbire a motivo della eccellenza delle rivelazioni, m'è stata messa una scheggia nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi ond'io non insuperbisca. 8 Tre volte ho pregato il Signore perché l'allontanasse da me; 9 ed egli mi ha detto: La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza. Perciò molto volentieri mi glorierò piuttosto delle mie debolezze, onde la potenza di Cristo riposi su me. 10 Per questo io mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amor di Cristo; perché, quando son debole, allora sono forte.

Abnegazione di Paolo
11 Son diventato pazzo; siete voi che mi ci avete costretto; poiché io avrei dovuto esser da voi raccomandato; perché in nulla sono stato da meno di cotesti sommi apostoli, benché io non sia nulla. 12 Certo, i segni dell'apostolo sono stati manifestati in atto fra voi nella perseveranza a tutta prova, nei miracoli, nei prodigî ed opere potenti. 13 In che siete voi stati da meno delle altre chiese se non nel fatto che io stesso non vi sono stato d'aggravio? Perdonatemi questo torto. 14 Ecco, questa è la terza volta che son pronto a recarmi da voi; e non vi sarò d'aggravio, poiché io non cerco i vostri beni, ma voi; perché non sono i figliuoli che debbono far tesoro per i genitori, ma i genitori per i figliuoli. 15 E io molto volentieri spenderò e sarò speso per le anime vostre. Se io v'amo tanto, devo esser da voi amato meno? 16 Ma sia pure così, ch'io non vi sia stato d'aggravio; ma, forse, da uomo astuto, v'ho presi con inganno. 17 Mi son io approfittato di voi per mezzo di qualcuno di quelli ch'io v'ho mandato? 18 Ho pregato Tito di venire da voi, e ho mandato quell'altro fratello con lui. Tito si è forse approfittato di voi? Non abbiam noi camminato col medesimo spirito e seguito le medesime orme? 19 Da tempo voi v'immaginate che noi ci difendiamo dinanzi a voi. Egli è nel cospetto di Dio, in Cristo, che noi parliamo; e tutto questo, diletti, per la vostra edificazione. 20 Poiché io temo, quando verrò, di trovarvi non quali vorrei, e d'essere io stesso da voi trovato quale non mi vorreste; temo che vi siano tra voi contese, gelosie, ire, rivalità, maldicenze, insinuazioni, superbie, tumulti; 21 e che al mio arrivo l'Iddio mio abbia di nuovo ad umiliarmi dinanzi a voi, ed io abbia a pianger molti di quelli che hanno per lo innanzi peccato, e non si sono ravveduti della impurità, della fornicazione e della dissolutezza a cui si erano dati.

Ricciotti:

2Corinzi 12

1 Se bisogna proprio vantarsi - non è una bella cosa - verrò alle visioni e rivelazione del Signore. 2 Conosco un uomo in Cristo che quattordici anni fa - o sia corporalmente, non lo so, o sia senza corpo non lo so, lo sa Dio - un uomo siffatto fu rapito sino al terzo cielo. 3 E so che un tal uomo - se nel corpo o fuori del corpo nol so, lo sa Iddio - 4 fu rapito in paradiso, e udì parole ineffabili che non è lecito ad uomo di proferire. 5 Riguardo a siffatto uomo mi vanterò; rispetto a me stesso non mi vanterò se non delle mie infermità. 6 Se volessi vantarmi, non sarei stolto, poichè dico il vero; ma mi astengo, perchè nessuno faccia conto su me, oltre quello che in me vede e sente da me. 7 E quanto all'eccellenza delle rivelazioni perchè io non abbia a insuperbirmene, mi fu dato uno stimolo nella carne, un angelo di Satana, che mi schiaffeggi, affinchè io non mi insuperbisca. 8 Rispetto a costui, tre volte ho pregato il Signore perchè lo allontanasse da me. 9 Ed egli mi disse: «Ti basta la mia grazia, perchè la virtù ha il suo compimento tra le infermità». Volentieri dunque mi glorierò di più nelle infermità, affinchè abiti presso di me la virtù di Cristo. 10 Per questo mi compiaccio nelle infermità, nelle violenze, nelle necessità, nelle persecuzioni e nelle angustie per Cristo; perchè quando sono in cruccio allora ho virtù. 11 Son diventato stolto; voi mi ci avete costretto. Poichè da voi avrei io dovuto essere raccomandato; non sono stato per nulla affatto inferiore a quegli egregi apostoli, se anche non valgo nulla. 12 I segni dell'apostolato mio sono stati operati in voi con tutta costanza, con miracoli e prodigi e virtù. 13 Giacchè in che cosa siete stati di meno in confronto delle altre Chiese, se non in questo che io non vi sono stato d'aggravio; oh, perdonatemi questo torto! 14 Ecco per la terza volta ho da venire da voi, e non vi sarò d'aggravio; poichè io non cerco le cose vostre, ma voi; non spetta ai figliuoli tesoreggiare per i genitori, ma ai genitori per i figli. 15 Ed io ben volentieri spenderò, e io stesso sarò speso tutto per le anime vostre. Se vi amo così esuberantemente, son io amato meno? 16 E sia pure, io non vi sono stato d'aggravio. Forse da furbo qual sono, vi ho preso coll'inganno? 17 o forse per mezzo di qualcuno di quelli che vi ho mandato vi ho ingannati? 18 Ho pregato Tito e insieme con lui mandai quell'altro fratello; forse v'ha ingannato Tito? non abbiam proceduto collo stesso spirito? non sulle stesse tracce?

Timori, avvertimenti e saluti
19 Da un pezzo voi pensate che noi vogliamo difenderci con voi; ma davanti a Dio noi parliamo in Cristo, e il tutto, o diletti, è per la vostra edificazione. 20 Poichè temo, venendo, di non trovarvi quali io voglio, e d'essere io trovato da voi quale non mi vorreste; che vi sia tra voi contesa, gelosia, animosità, rivalità, maldicenze, insinuazioni, superbie, sedizioni. 21 E temo che venendo io, il mio Dio mi umilii di nuovo rispetto a voi, e io abbia a piangere molti di quelli che prima hanno peccato e non si son pentiti dell'impurità e fornicazione e della dissolutezza in cui sono vissuti.

Tintori:

2Corinzi 12

Grandezza dei doni che Dio ha accordato a S. Paolo
1 Se c'è bisogno di gloriarsi (veramente non sarebbe utile!) verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore. 2 Io conosco un uomo in Cristo, il quale quattordici anni fa (se fu col corpo o senza il corpo non lo so, lo sa Dio) fu rapito, quest'uomo, fino al terzo cielo. 3 E so che quest'uomo (se nel corpo, o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio) 4 fu rapito in Paradiso e udì parole arcane che non è lecito all'uomo di proferire.

Ma Paolo non vuole gloriarsi che delle sue debolezze
5 Riguardo a quest'uomo, potrei gloriarmi; ma riguardo a me non mi glorierò che delle mie debolezze. 6 Però, anche se volessi gloriarmi, non sarei un pazzo, perchè direi la verità; ma me ne astengo, pel timore che qualcuno non mi stimi più di quello che vede in me o che sente da me. 7 E affinchè la grandezza delle rivelazioni non mi facesse insuperbire, m'è stato dato lo stimolo della mia carne, un angelo di Satana che mi schiaffeggi. 8 Tre volte ne pregai il Signore, perchè lo allontanasse da me. 9 Ed Egli mi ha detto: Ti basta la mia grazia, perchè la mia potenza si fa meglio sentire nella debolezza. Volentieri adunque mi glorierò nelle mie infermità, affinchè abiti in me la potenza di Cristo. 10 Per questo, io mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angustie per Cristo, perchè quando son debole allora sono potente.

Si scusa di nuovo e mostra la sua abnegazione
11 Ho parlato da pazzo, ma mi ci avete costretto; perchè stava a voi a raccomandarmi, dopo che io non sono stato da meno dei sommi Apostoli, quantunque sia un niente. 12 Ma i segni del mio apostolato sono stati manifestati a voi con ogni sorta di pazienza, con miracoli e prodigi e virtù. 13 E che avete avuto di meno delle altre Chiese, se non questo: che io non vi sono stato d'aggravio? Perdonatemi questa ingiuria. 14 Ecco che per la terza volta mi accingo a venire da voi, e non vi sarò d'aggravio, perchè io cerco non i vostri beni, ma voi; infatti non sono i figli che devon tesoreggiare pei genitori, ma i genitori per i figli. 15 In quanto a me ben volentieri sacrificherò il mio, anzi me stesso, per le anime vostre, sebbene amandovi di più, io sia amato di meno. 16 E sia pure: io non vi sono stato d'aggravio; «ma, da furbo qual sono, v'ho presi con inganno». 17 Vi ho forse sfruttati per mezzo di alcuno di quelli che vi ho mandato? 18 Pregai Tito, mandai con lui un fratello. Vi ha forse sfruttati Tito? Non abbiamo camminato col medesimo spirito e seguito le medesime orme?

Teme che i Corinti non sian come li desidera
19 Pensate ancora che vogliamo difenderci davanti a voi? Noi parliamo davanti a Dio, in Cristo, e tutto, diletti, per vostra edificazione. 20 Temo infatti, al mio arrivo, di trovarvi non quali io vorrei, e d'esser trovato da voi non quale mi vorreste; temo che ci sian tra voi contese, invidie, animosità, dissensioni, maldicenze, insinuazioni, superbie, sedizioni; 21 temo che, tornando tra voi, Dio mi umilii dinanzi a voi ed io abbia a piangere molti di quelli che, avendo peccato, non han fatto penitenza dell'impurità, della fornicazione, dell'impudicizia che hanno commesso.

Martini:

2Corinzi 12

Racconta le visioni divine avute quattordici anni prima. Dello stimolo della carne. Si duole, che lo abbiano costretto a lodarsi, mentre da essi piuttosto doveva esser egli lodato pel bene, che aveva lor fatto, essendo ancor pronto ad immolarsi per loro. Teme, che andando da essi non abbia a trovarvi qualcheduno involto in discordie, e in altri vizi.
1 Se fa d'uopo gloriarsi (veramente ciò non è utile) verrò pure alle visioni, e rivelazioni del Signore. 2 Conosco un uomo in Cristo, il quale quattordici anni fa (non so, se col corpo, non so, se fuori del corpo, Dio lo sa) fu rapito quest'uomo fino al terzo cielo. 3 E so, che quest'uomo (se nel corpo, o fuori del corpo, io nol so, sullo Dio) 4 Fu rapito in Paradiso: ed udì arcane parole, che non è lecito ad uomo di proferire. 5 Riguardo a quell'uomo potrei io gloriarmi: ma riguardo a me di nulla mi glorierò, se non delle mie infermità. 6 Imperocché se vorrò gloriarmi, non sarò mentecatto: atteso che dirò la verità: ma mi ritengo, affinchè nissuno faccia concetto di me di là da quello, che in me vede, o di là da quello, che ode da me. 7 E affinché la grandezza delle rivelazioni non mi levi in altura, mi è stato dato lo stimolo della mia carne, un angelo di satana, che mi schiaffeggi. 8 Sopra di che tre volte pregai il Signore, che da me fosse tolto: 9 E dissemi: basta a te la mia grazia: imperocché la potenza mia arriva al suo fine per mezzo della debolezza. Volentieri adunque mi glorierò nelle mie infermità, affinchè abiti in me la potenza di Cristo. 10 Per questo mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angustie per Cristo: imperocché quando sono debole, allora sono potente. 11 Son diventato stolto, voi mi avete sforzato. Imperocché da voi doveva io essere commendato: dappoiché in nissuna cosa sono stato inferiore a quegli, che sono più eminentemente Apostoli: quantunque io non son nulla: 12 Ma i segni del mio apostolato sono stati compiuti tra di voi in ogni pazienza, ne' miracoli, e prodigj, e virtudi. 13 Imperocché che avete avuto voi di meno delle altre Chiese, eccetto che io non vi sono stato d'aggravio? Perdonatemi quest'ingiuria. 14 Ecco, che questa terza volta sono disposto a venir da voi: e non vi sarò di aggravio. Imperocché non cerco le cose vostre, ma voi. Attesoché non debbono i figliuoli far roba pe' genitori, ma i genitori pe' figliuoli. 15 Io però volentierissimo spenderò il mio, e spenderò di più me stesso per le anime vostre: quantunque amandovi più io sia amato di meno. 16 Ma sia così: io non vi ho dato in comodo: ma da furbo, qual sono, vi ho presi con inganno. 17 Forse per mezzo di alcun di quegli, che mandai da voi, vi ho gabbati? 18 Pregai Tito, e mandai con lui un fratello. Vi ha forse gabbati Tito? Non abbiam noi camminato collo stesso spirito? Non sulle stesse pedate? 19 Credete voi già, che facciamo le nostre difese presso di voi? Dinanzi a Dio, in Cristo parliamo: e tutto, o carissimi, per vostra edificazione. 20 Conciossiachè temo, quando sarò venuto, di trovarvi non quali io vorrei; e che voi troviate me quale non mi volete: che per disgrazia non siano tra voi dispute, invidie, contrasti, dissensioni, detrazioni, susurri, superbie, sedizioni: 21 Onde venuto di nuovo che io sia, mi umilj il mio Dio dinanzi a voi, ed io abbia da piangere molti di que', che già hanno peccato, e non hanno fatta penitenza della impurità, e fornicazione, e impudicizia, che hanno commesso.

Diodati:

2Corinzi 12

1 CERTO, il gloriarmi non mi è spediente; nondimeno io verrò alle visioni e rivelazioni del Signore. 2 Io conosco un uomo in Cristo, il quale, son già passati quattordici anni, fu rapito (se fu col corpo, o senza il corpo, io nol so, Iddio il sa) fino al terzo cielo. 3 E so che quel tal uomo (se fu col corpo, o senza il corpo, io nol so, Iddio il sa) 4 fu rapito in paradiso, e udì parole ineffabili, le quali non è lecito ad uomo alcuno di proferire. 5 Io mi glorierò di quel tale; ma non mi glorierò di me stesso, se non nelle mie debolezze. 6 Perciocchè, benchè io volessi gloriarmi, non però sarei pazzo; poichè direi verità; ma io me ne rimango, acciocchè niuno stimi di me sopra ciò ch'egli mi vede essere, ovvero ode da me. 7 Ed anche, acciocchè io non m'innalzi sopra modo per l'eccellenza delle rivelazioni, mi è stato dato uno stecco nella carne, un angelo di Satana, per darmi delle guanciate; acciocchè io non m'innalzi sopra modo. 8 Per la qual cosa ho pregato tre volte il Signore, che quello si dipartisse da me. 9 Ma egli mi ha detto: La mia grazia ti basta; perciocchè la mia virtù si adempie in debolezza. Perciò molto volentieri mi glorierò più tosto nelle mie debolezze, acciocchè la virtù di Cristo mi ripari. 10 Perciò, io mi diletto in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in distrette per Cristo; perciocchè, quando io sono debole, allora son forte.
11 IO son divenuto pazzo, gloriandomi; voi mi ci avete costretto; poichè da voi doveva io essere commendato; perciocchè io non sono stato da nulla meno di cotesti apostoli sommi, benchè io non sia niente. 12 Certo i segni dell'apostolo sono stati messi in opera fra voi, in ogni sofferenza; in segni, e prodigi, e potenti operazioni. 13 Perciocchè, in che siete voi stati da meno delle altre chiese, se non ch'io non vi sono stato grave? perdonatemi questo torto. 14 Ecco, questa è la terza volta ch'io son pronto a venire a voi, e non vi sarò grave; perchè io non cerco i vostri beni, ma voi; perciocchè i figliuoli non debbono far tesoro a' padri ed alle madri, ma i padri e le madri ai figliuoli. 15 E quant'è a me, molto volentieri spenderò, anzi sarò speso per le anime vostre; quantunque, amandovi io sommamente, sia meno amato. 16 Ora, sia pur così ch'io non vi abbia gravati; ma forse, essendo astuto, vi ho presi per frode. 17 Ho io, per alcun di coloro che ho mandati a voi, fatto profitto di voi? 18 Io ho pregato Tito, ed ho con lui mandato questo fratello. Tito ha egli fatto profitto di voi? non siamo noi camminati d'un medesimo spirito, per medesime pedate? 19 PENSATE voi di nuovo, che noi ci giustifichiamo presso a voi? noi parliamo davanti a Dio, in Cristo; e tutto ciò, diletti, per la vostra edificazione. 20 Perciocchè io temo che talora, quando io verrò, io non vi trovi quali io vorrei; e ch'io altresì sia da voi ritrovato quale voi non vorreste; che talora, non vi sieno contese, gelosie, ire, risse, detrazioni, bisbigli, gonfiamenti, tumulti. 21 E che, essendo di nuovo venuto, l'Iddio mio non m'umilii presso voi; e ch'io non pianga molti di coloro che innanzi hanno peccato, e non si son ravveduti dell'immondizia, e della fornicazione, e della dissoluzione che hanno commessa.

Commentario completo di Matthew Henry:

2Corinzi 12

1 INTRODUZIONE A 2 CORINZI CAPITOLO 12

In questo capitolo l'apostolo procede nel mantenere l'onore del suo apostolato. Ha magnificato il suo ufficio quando c'erano quelli che lo denigravano. Ciò che egli dice nella sua lode era solo nella sua giustificazione e nella necessaria difesa dell'onore del suo ministero, la cui conservazione era necessaria per il suo successo. In primo luogo, Egli fa menzione del favore che Dio gli aveva mostrato, dell'onore che gli era stato fatto, dei metodi che Dio aveva adottato per mantenerlo umile, e dell'uso che fece di questa dispensazione, 2Corinzi 12:1-10. Poi si rivolge ai Corinzi, incolpandoli di ciò che era sbagliato tra loro, e dando un ampio resoconto del suo comportamento e delle sue intenzioni gentili verso di loro, 2Corinzi 12:11-21.

Ver. 1.

Qui possiamo osservare:

I. Il racconto che l'apostolo fa dei favori che Dio gli aveva mostrato e dell'onore che gli aveva fatto; poiché senza dubbio egli stesso è l'uomo in Cristo di cui parla. A questo proposito possiamo prendere nota,

1. Dell'onore stesso che fu fatto all'apostolo: fu rapito al terzo cielo, == 2Corinzi 12:2. Quando ciò avvenne, non possiamo dire se fu durante quei tre giorni che giacque senza vista al momento della sua conversione o in qualche altro momento successivo, tanto meno possiamo pretendere di dire come ciò avvenne, se per una separazione della sua anima dal suo corpo, o per uno straordinario trasporto nella profondità della contemplazione. Sarebbe presunzione per noi determinare, se non anche indagare, su questa questione, visto che l'apostolo stesso dice: Se nel corpo o fuori del corpo, non posso dirlo. Certamente gli fu fatto un onore straordinario: in un certo senso fu rapito nel terzo cielo, il cielo dei beati, al di sopra del cielo aereo, in cui volano gli uccelli, al di sopra del cielo stellato, che è adorno di quei gloriosi globi: fu nel terzo cielo, dove Dio manifesta in modo più eminente la sua gloria. Non siamo in grado di conoscere tutto, né è opportuno che sappiamo molto, dei particolari di quel luogo e di quello stato glorioso; È nostro dovere e interesse dare diligenza per assicurarci una villa lì; e, se questo ci fosse chiaro, allora desidereremmo ardentemente di essere trasferiti lì, per dimorarvi per sempre. Questo terzo cielo è chiamato paradiso (2Corinzi 12:4), in allusione al paradiso terrestre da cui Adamo fu cacciato per la sua trasgressione; è chiamato il paradiso di Dio (Apocalisse 2:7), a significare per noi che per mezzo di Cristo siamo restaurati a tutte le gioie e gli onori che abbiamo perduto a causa del peccato, sì, a molto meglio. L'apostolo non menziona ciò che vide nel terzo cielo o paradiso, ma ci dice che udì parole ineffabili, tali che non è possibile per un uomo pronunciare: tali sono la sublimità della materia e la nostra estraneità alla lingua del mondo superiore: né era lecito pronunciare quelle parole, Perché, mentre siamo qui in questo mondo, abbiamo una parola di profezia più sicura di tali visioni e rivelazioni. 2Pietro 1:19. Leggiamo della lingua degli angeli così come degli uomini, e Paolo ne sapeva quanto mai l'uomo sulla terra, eppure preferiva la carità, cioè l'amore sincero di Dio e del nostro prossimo. Questo racconto che l'apostolo ci fa della sua visione dovrebbe mettere a dura prova i nostri curiosi desideri di conoscenza proibita, e insegnarci a migliorare la rivelazione che Dio ci ha dato nella sua parola. Paolo stesso, che era stato nel terzo cielo, non annunciò al mondo ciò che aveva udito lì, ma aderì alla dottrina di Cristo: su questo fondamento è costruita la chiesa, e su questo dobbiamo costruire la nostra fede e la nostra speranza.

2. Si può notare il modo modesto e umile in cui l'apostolo menziona questo argomento. Si potrebbe pensare che chi avesse avuto visioni e rivelazioni come queste se ne sarebbe molto vantato; ma, egli dice, " Non è utile per me senza dubbio gloriarmi, == 2Corinzi 12:1. Perciò non menzionò questo immediatamente, né fino a più di quattordici anni dopo, 2Corinzi 12:2. E poi non è senza una certa riluttanza, come una cosa a cui in un certo senso è stato costretto dalla necessità del caso. Di nuovo, parla di se stesso in terza persona, e non dice: "Io sono l'uomo che è stato così onorato al di sopra degli altri uomini". Ancora una volta, la sua umiltà appare dal freno che sembra mettere su se stesso (2Corinzi 12:6), il che mostra chiaramente che si dilettava a non soffermarsi su questo tema. Così egli, che non era dietro il capo degli apostoli in dignità, era molto eminente per la sua umiltà. Nota: È un'ottima cosa avere uno spirito umile in mezzo a grandi progressi; e coloro che si abbassano saranno esaltati.

II. L'apostolo dà un resoconto dei metodi che Dio prese per mantenerlo umile e per impedire che fosse innalzato oltre misura; E di questo parla per bilanciare il racconto che è stato fatto prima delle visioni e delle rivelazioni che aveva avuto. Nota: Quando il popolo di Dio comunica le sue esperienze, ricordiamoci sempre di prendere nota di ciò che Dio ha fatto per mantenerlo umile, così come di ciò che ha fatto a suo favore e per il suo progresso. Qui osservate,

1. L'apostolo fu colpito da una spina nella carne e colpito da un messaggero di Satana, 2Corinzi 12:7. Siamo molto all'oscuro di cosa si trattasse, che si trattasse di un grande problema o di una grande tentazione. Alcuni pensano che si trattasse di un dolore fisico acuto o di una malattia; Altri pensano che fossero le indegnità fattegli dai falsi apostoli, e l'opposizione che incontrò da parte loro, in particolare a causa del suo discorso, che era spregevole. Comunque sia, Dio spesso trae questo bene dal male, che i rimproveri dei nostri nemici aiutano a nasconderci l'orgoglio; e questo è certo, che ciò che l'apostolo chiama una spina nella sua carne fu per un certo tempo molto grave per lui: ma le spine che Cristo ha portato per noi, e con le quali è stato coronato, santificano e rendono facili tutte le spine nella carne con cui possiamo essere afflitti in qualsiasi momento; poiché egli ha sofferto, essendo tentato, per poter soccorrere quelli che sono tentati. Le tentazioni di peccare sono le spine più dolorose, sono messaggeri di Satana, per schiaffeggiarci. In verità è un grande dispiacere per un uomo buono essere anche solo tentato di peccare.

2. Lo scopo di ciò era quello di mantenere l'apostolo umile, affinché non fosse esaltato oltre misura, == 2Corinzi 12:7. Paolo stesso sapeva di non aver ancora raggiunto, né di essere già perfetto; eppure correva il pericolo di essere sollevato dall'orgoglio. Se Dio ci ama, nasconderà da noi l'orgoglio e ci impedirà di essere esaltati oltre misura; e sono ordinati fardelli spirituali, per curare l'orgoglio spirituale. Si dice che questa spina nella carne sia un messaggero di Satana, che egli non mandò con un buon disegno, ma al contrario, con cattive intenzioni, per scoraggiare l'apostolo (che era stato così altamente favorito da Dio) e ostacolarlo nella sua opera. Ma Dio lo ha progettato per il bene, e lo ha annullato per il bene, e ha fatto in modo che questo messaggero di Satana fosse così lontano dall'essere un ostacolo da essere un aiuto per l'apostolo.

3. L'apostolo pregò fervidamente Dio per la rimozione di questo doloroso rancore. Nota: la preghiera è un balsamo per ogni piaga, un rimedio per ogni malattia; E quando siamo afflitti da spine nella carne, dobbiamo dedicarci alla preghiera. Perciò a volte siamo tentati di imparare a pregare. L'apostolo supplicò il Signore tre volte, che si allontanasse da lui, == 2Corinzi 12:8. Nota: Sebbene le afflizioni siano inviate per il nostro beneficio spirituale, tuttavia possiamo pregare Dio per la loro rimozione: dobbiamo davvero desiderare anche che possano raggiungere il fine per cui sono state progettate. L'apostolo pregò intensamente e ripeté le sue richieste; supplicò il Signore tre volte, cioè spesso. Così, se non viene data una risposta alla prima preghiera, né alla seconda, dobbiamo resistere, e resistere, finché non riceviamo una risposta. Cristo stesso pregò il Padre tre volte. Come le tribolazioni vengono inviate per insegnarci a pregare, così continuano a insegnarci a continuare a pregare all'istante.

4. Abbiamo un resoconto della risposta data alla preghiera dell'apostolo, che, sebbene il problema non sia stato rimosso, tuttavia dovrebbe essere concesso un equivalente: La mia grazia ti basta. Nota

(1.) Sebbene Dio accetti la preghiera della fede, tuttavia non sempre vi risponde nella lettera; Come a volte concede con l'ira, così a volte nega con l'amore.

(2.) Quando Dio non rimuove i nostri problemi e le nostre tentazioni, tuttavia, se ci dà una grazia sufficiente per noi, non abbiamo motivo di lamentarci, né di dire che si comporta male con noi. È un grande conforto per noi, quali che siano le spine nella carne che ci addolorano, che la grazia di Dio ci basta. La grazia significa due cose:

[1.] La buona volontà di Dio verso di noi, e questo è sufficiente per illuminarci e vivificarci, sufficiente per rafforzarci e confortarci, per sostenere le nostre anime e rallegrare i nostri spiriti, in tutte le afflizioni e le angosce.

[2.] L'opera buona di Dio in noi, la grazia che riceviamo dalla pienezza che è in Cristo nostro capo, e da lui sarà comunicato ciò che è conveniente, opportuno e sufficiente per le sue membra. Cristo Gesù comprende il nostro caso, conosce il nostro bisogno, proporrà il rimedio alla nostra malattia, e non solo ci rafforzerà, ma glorificherà se stesso. La sua forza si perfeziona nella nostra debolezza. Così la sua grazia si manifesta e si magnifica; egli ordina la sua lode dalla bocca dei bambini e dei lattanti.

III. Ecco l'uso che l'apostolo fa di questa dispensazione: Egli si gloriò delle sue infermità == (2Corinzi 12:9), e si compiaceva di esse, 2Corinzi 12:10. Non si riferisce alle sue infermità peccaminose (quelle di cui abbiamo motivo di vergognarci e rattristarci), ma intende le sue afflizioni, i suoi rimproveri, le necessità, le persecuzioni e le angosce per amore di Cristo, 2Corinzi 12:10. E la ragione della sua gloria e della sua gioia a causa di queste cose era questa: erano buone opportunità per Cristo di manifestare la potenza e la sufficienza della sua grazia che riposava su di lui, per mezzo della quale aveva così tanta esperienza della forza della grazia divina da poter dire: Quando sono debole, allora sono forte. Questo è un paradosso cristiano: quando siamo deboli in noi stessi, allora siamo forti nella grazia del nostro Signore Gesù Cristo; quando ci vediamo deboli in noi stessi, allora usciamo da noi stessi verso Cristo, e siamo qualificati per ricevere forza da lui, e sperimentare la maggior parte delle provviste della forza e della grazia divine.

11 Ver. 11.

In questi versetti l'apostolo si rivolge ai Corinzi in due modi:

I. Li incolpa di ciò che c'era di difettoso in loro; vale a dire, che non si erano schierati in sua difesa come avrebbero dovuto, e così gli era più necessario insistere tanto sulla propria rivendicazione. Essi in qualche modo lo costrinsero a lodare se stesso, che avrebbe dovuto essere lodato da loro == 2Corinzi 12:11. E se essi, o alcuni di loro, non fossero venuti meno meno, sarebbe stato meno necessario per lui dire tanto a suo nome. Dice loro inoltre che essi in particolare avevano buone ragioni per parlare bene di lui, come se non fossero in nulla inferiori ai sommi apostoli, perché egli aveva dato loro piena prova e prova del suo apostolato, poiché i segni di un apostolo erano stati compiuti tra loro con ogni pazienza, in segni, prodigi e opere potenti. Nota

1. È un debito che abbiamo nei confronti degli uomini buoni di alzarci in difesa della loro reputazione; e abbiamo l'obbligo speciale verso coloro da cui abbiamo ricevuto beneficio, specialmente il beneficio spirituale, di possederli come strumenti nella mano di Dio per il bene verso di noi, e di vendicarli quando vengono calunniati da altri.

2. Per quanto siamo, o dovremmo essere, stimati dagli altri, dovremmo sempre pensare umilmente a noi stessi. Vedete un esempio di ciò in questo grande apostolo, che pensava di non essere nulla, anche se in verità non era dietro i più grandi apostoli, tanto era lontano dal cercare la lode degli uomini, anche se diceva loro il dovere di rivendicare la sua reputazione, quanto era lontano dall'applaudire se stesso, quando era costretto a insistere sulla propria necessaria autodifesa.

II. Egli dà un ampio resoconto del suo comportamento e delle sue intenzioni gentili verso di loro, in cui possiamo osservare il carattere di un fedele ministro del vangelo.

1. Non volle essere di peso a loro, né cercò i loro, ma loro. Dice (2Corinzi 12:13) che non era stato di peso per loro, per il tempo passato, e dice loro (2Corinzi 12:14) che non sarebbe stato di peso per loro per il tempo a venire, quando sarebbe venuto da loro. Ha risparmiato i loro portafogli e non ha bramato il loro denaro: non cerco il tuo, ma te. Non cercò di arricchirsi, ma di salvare le loro anime: non volle farne una proprietà per sé, ma guadagnarle a Cristo, di cui era servo. Nota: Coloro che mirano a vestirsi con il vello del gregge e non si prendono cura delle pecore sono mercenari e non buoni pastori.

2. Egli spenderebbe volentieri e sarebbe speso per loro (2Corinzi 12:15); Cioè, era disposto a prendersi la pena e a subire perdite per il loro bene. Avrebbe speso il suo tempo, le sue parti, le sue forze, il suo interesse, tutto se stesso, per rendergli servizio; anzi, spendi in modo da essere speso, e sii come una candela, che si consuma per dare luce agli altri.

3. Egli non venne meno nel suo amore verso di loro, nonostante la loro scortesia e ingratitudine verso di lui; e perciò fu contento e lieto di prendersi cura di loro, sebbene quanto più li amava abbondantemente, tanto meno era amato, == 2Corinzi 12:15. Questo vale anche per le altre relazioni: se gli altri vengono meno al loro dovere verso di noi, non ne consegue che possiamo trascurare il nostro dovere verso di loro.

4. Stava attento non solo a non essere di peso, ma anche a nessuno di quelli che impiegava. Questo sembra essere il significato di ciò che leggiamo, 2Corinzi 12:16-18. Se qualcuno obietta che, pur non essendo lui stesso un peso per loro, tuttavia, essendo astuto, li ha presi con astuzia, cioè ha mandato quelli tra loro che li hanno saccheggiati, e poi ha condiviso con loro il profitto:

"Non è stato così,"

dice l'apostolo;

"Non ho fatto di voi un guadagno, né per mezzo di alcuno di quelli che ho mandato; né lo fece Tito, né nessun altro: camminammo con lo stesso spirito e sulle stesse orme".

Tutti furono d'accordo in questa faccenda di fare loro tutto il bene possibile, senza essere di peso per loro, per promuovere il Vangelo tra loro e renderlo il più facile possibile per loro. Oppure, questo può essere letto con un interrogatorio, come un totale rifiuto di qualsiasi astuzia in se stesso e negli altri verso di loro.

5. Era un uomo che faceva ogni cosa per edificare, 2Corinzi 12:19. Questo era il suo grande scopo e progetto, fare del bene, gettare bene le fondamenta, e poi con cura e diligenza costruire la sovrastruttura.

6. Non si sottraeva al suo dovere per paura di dispiacerli, sebbene fosse così attento a rendersi facile con loro. Perciò era deciso ad essere fedele nel rimproverare il peccato, anche se in esso si trovava tale che essi non volevano, == 2Corinzi 12:20. L'apostolo qui menziona diversi peccati che si trovano troppo comunemente tra i professori di religione, e sono molto riprovevoli: dibattiti, invidie, colleghe, contese, maldicenze, sussurri, gonfiori, tumulti; e, sebbene coloro che sono colpevoli di questi peccati possano a malapena sopportare di essere rimproverati per essi, tuttavia i ministri fedeli non devono temere di offendere i colpevoli con aspri rimproveri, poiché sono necessari, in pubblico e in privato.

7. Era addolorato all'idea di dover trovare tra loro peccati scandalosi di cui non si fossero debitamente pentiti. Questo, dice loro, sarebbe causa di grande umiliazione e lamento. Nota

(1.) Le cadute e gli aborti spontanei dei professori non possono che essere una considerazione umiliante per un buon ministro; e Dio a volte prende questo modo per umiliare coloro che potrebbero essere sotto la tentazione di essere innalzati: temo che il mio Dio mi umili in mezzo a voi.

(2.) Abbiamo motivo di piangere coloro che peccano e non si pentono, di piangere molti che hanno peccato e non si sono pentiti, == 2Corinzi 12:21. Se questi non hanno, ancora, la grazia di piangere e lamentare la propria causa, la loro causa è più deplorevole; e coloro che amano Dio e li amano devono fare cordoglio per loro.

Commentario del Nuovo Testamento:

2Corinzi 12

1 Sezione D 2Corinzi 12:1-10 LE VISIONI E RIVELAZIONI CONCESSE ALL'APOSTOLO

Paolo ha parlato delle sue fatiche e sofferenze apostoliche. Sarebbe lieto di chiudere colle cose appartenenti alla sua debolezza; ma bisogna pur proseguire nella difesa del suo apostolato ed in ciò fare non può passar sotto silenzio le visioni e rivelazioni concessegli dal Signor Gesù.

Bisogna gloriarsi? La cosa non è vantaggiosa; ma pure verrò alle visioni ed alle rivelazioni del Signore.

Il testo del vers.1 offre molte varianti che attestano come sia stato diversamente inteso il nesso che unisce fra di loro le varie proposizioni ed il tutto a 2Corinzi 11. Il testo comune legge «Certo il gloriarmi non mi è vantaggioso: poichè lo verrò...». Non presenta difficoltà per la connessione, ma trova pochissimo appoggio nei codici. Nell'insieme la lezione adottata dal Tischendorf, dal Tregelles, da Westeott-Hort, da Nestle (1898); è la meglio autenticata e la traduzione che ne diamo dimostra ch'essa offre un senso in armonia nel contesto. Il principio ( καυχασθαι δει) riannoda col «se bisogna gloriarsi» di 2Corinzi 11:30. Si può intendere in senso affermativo: «Bisogna (dunque) gloriarsi...»; ma è più vivace la forma interrogativa: «Bisogna (dunque) gloriarsi?» Non è quello che vorrei fare perchè non è moralmente vantaggioso il farlo, ma pure, poichè vi sono costretto dalla necessità della difesa, io verrò a mentovare le visioni e rivelazioni concessemi. L'idea contenuta nella seconda proposizione ( ου συμφερον μεν) è la stessa che già più d'una volta è stata espressa sulla sconvenienza morale del gloriarsi. Ogni volta che passa ad esporre una nuova prova della superiorità del suo apostolato, Paolo sente il bisogno di far le più esplicite riserve circa i sentimenti che lo animano nel far ciò ch'egli è costretto di fare. Non è vantaggioso torna a dire: non è moralmente utile nè dicevole, poichè la creatura non ha nulla che non le sia dato ed il gloriarsi, di solito, nutre e manifesta l'orgoglio. Ma pure, poichè è necessario il farlo, Paolo non tacerà le visioni e le rivelazioni del Signore. Per «visioni» s'intendono dei fatti come quelli mentovati Atti 9:1-9 confr. con 2Corinzi 26:12-20 (apparizione sulla via di Damasco), Atti 18:9 (visione in Corinto), Atti 22:17-18 (estasi in Gerusalemme), fatti in cui il Signor Gesù stesso si presenta corporalmente, ovvero, per un fenomeno di estasi, egli è contemplato in ispirito dall'apostolo. Possono includere anche apparizioni d'angeli. Codeste visioni hanno ordinariamente per iscopo di comunicare una rivelazione, ma ci possono essere delle rivelazioni senza visione confr. 1Corinzi 2:10-16; 11:23; Galati 1:12. Dicendo «del Signore», non vuol significare che le visioni e rivelazioni abbiano il Signor Gesù per oggetto, bensì ch'egli è l'autore di esse, che da lui sono state concesse all'apostolo. Adopera il plurale perchè di cotali straordinarie comunicazioni divine Paolo ne ha ricevute molte; tuttavia ne ricorderà una sola particolarmente gloriosa.

2 Conosco un uomo in Cristo, il quale, or sono quattordici anni, - (se fu in corpo, non lo so, se fu fuor del corpo non lo so; Dio lo sa) - fu rapito fino al terzo cielo.

«Un uomo in Cristo» è un cristiano, un uomo ch'è entrato e che vive nella comunione con Cristo. Paolo ha così vivo il sentimento che, delle gloriose visioni concessegli, non ha merito alcuno personale, ch'egli parla di sè alla terza persona come se si trattasse di un altro cristiano, il quale non avesse che fare col Paolo «debole» ch'egli sa di essere. I quattordici anni stanno ad indicare che si tratta qui non solo di un fatto storico ben certo, ma di un fatto che ha esercitato una grande influenza sulla carriera dell'apostolo, non è questione dell'apparizione di Damasco e neppure della visione di Gerusalemme ricordata Atti 22:17-18; poichè la conversione di Paolo dovette succedere nel 37 e la visita a Gerusalemme nel 40, mentre il fatto qui ricordato deve riportarsi al 43 o 44, essendo la seconda ai Corinzi dell'anno 58. D'altronde neanche i particolari delle visioni di Damasco e Gerusalemme risponderebbero a quelli del rapimento al terzo cielo. Quest'ultimo combina piuttosto col soggiorno di Paolo in Antiochia ed ha potuto avere qualche relazione col principiare della grande missione paulinica nel mondo pagano. Cfr. Atti 13:1. Trattandosi d'un fenomeno d'estasi in cui l'uomo perde la coscienza di quel ch'è sensibile ed esterno, per restare assorto completamente nella contemplazione spirituale concessagli, Paolo non sa dire se fu rapito col corpo o senza il corpo. Dio non gli ha fatto conoscere il come del fenomeno ed egli non vuol riferire che ciò di cui è certo, lasciando a Dio l'ignoto. «ignoratio modi non tollit certam rei scientiam». Paolo ha dovuto esser solo quando il fatto avvenne e stando a quanto succede di consueto nei casi di estasi, è probabile che il rapimento fu puramente spirituale, restando il corpo passivo. L'esser rapito indica l'impressione provata da chi si è sentito come afferrato da una forza sovrumana ed elevato in alto al di sopra del cielo atmosferico, al di sopra del cielo degli astri di cui ha potuto intraveder le glorie infinite, fino al terzo cielo, cioè fino alla presenza stessa del Dio della gloria, fino al cielo dei cieli, al cielo delle miriadi d'angeli, ove abita il Signore della gloria sedente alla destra del Padre suo. Vero è che si citano dei rabbini i quali parlano gli uni di due cieli soltanto e gli altri di sette. Secondo questi ultimi il terzo cielo sarebbe semplicemente quello delle nuvole e bisognerebbe supporre due stadii in questo rapimento dell'apostolo: cosa che non ha fondamento nel testo ed è in sè stessa inverosimile. Stando invece alle indicazioni della Scrittura, il terzo cielo è il più alto e corrisponde al paradiso nominato più sotto.

3 E so che quel tal uomo (se fosse in corpo o senza il corpo, non lo so, Dio lo sa), fu rapito nel paradiso ed udì parole ineffabili che non è lecito all'uomo di profferire.

Il ripetere sotto altra forma e con nuovi dati, quel che è stato detto a 2Corinzi 12:2, aggiunge solennità alla narrazione dello straordinario privilegio concesso a Paolo. Paradiso è voce derivata dal sanscrito e vale parco, giardino. È adoperata nella LXX per l'Eden e nel N. T. per designare il luogo della beatitudine ove i salvati godono della presenza di Dio e del Signor G. C. Luca 23:43; Apocalisse 2:7; 22:1-2. Le parole ineffabili, inespresse ed inesprimibili, «che non è lecito all'uomo di esprimere», sono tali sia per il loro carattere celeste che mal si presta ad esser tradotto in forma terrena, sia per la loro indole personale, intima, e quindi contraria ad ogni pubblicità. Quali fossero quelle parole udite da Paolo, si cercherebbe invano d'indovinare. Non dice neppure se le ha udite da creature angeliche o dal Signore stesso. Certo che, rivolte a Paolo al principio della sua corsa missionaria, esse hanno dovuto imprimere profondamente nel suo cuore le realtà e le glorie del mondo invisibile, fortificare la sua fede, e sostenerlo nelle tremende lotte riserbategli.

5 Di quel tale io mi glorierò, ma non mi glorierò di me stesso se non nelle mie debolezze.

Paolo è così profondamente conscio che il rapimento concessogli non è per nulla dovuto ad alcuna sua personale eccellenza, ch'egli distingue tra l'uomo oggetto di quel favore e la sua misera e debole persona. Tuttavia di fronte agli avversari, la visione gloriosa era uno dei fatti che potevano autenticare l'origine divina e la superiorità del suo apostolato. Non insiste però, nè su questo, nè sopra, altri fatti consimili, preferendo gloriarsi di quel ch'è connesso più intimamente colla sua debolezza umana; perchè così egli corre minor pericolo di peccare per orgoglio. Potrebbe produrre molte altre visioni e rivelazioni senza venir meno alla verità; ma preferisce astenersene.

6 Se infatti volessi gloriarmi, non sarei pazzo, poichè direi la verità. Me ne astengo però, affinchè niuno abbia a mio riguardo un'opinione che oltrepassi quello ch'egli vede di me, oppure ode da me.

Il γαρ (infatti) rende ragione d'un concetto espresso soltanto nel futuro «mi glorierò» di 2Corinzi 12:5. Non voglio gloriarmi di me stesso, se non... Potrei farlo però, senza uscir dalla verità, ma me ne astengo. «Esser pazzo» riveste qui un senso speciale essendo contrapposto al «dir la verità». Viene a dire: vaneggiare come fa chi è fuor del senno e sulla cui parola non si può fare assegnamento. Cfr. per il concetto 2Corinzi 11:31; 10:8. La ragione per cui Paolo si astiene dal gloriarsi più oltre, sta nel desiderio ch'egli ha d'esser giudicato, non da quel che potrebbe dir di sè, ma piuttosto dai fatti che cadono sotto ai sensi di ognuno: da quel che altri vede di lui cogli occhi proprii, ovvero ode da lui coi proprii orecchi. Più d'una volta Paolo si appella, in questo contesto, ai fatti, e specialmente a quelli di cui i Corinzi erano stati testimoni 2Corinzi 10:7; 11:6; 12:12. C'era in quelli materia sufficiente per formarsi un concetto ragionato sull'apostolo.

7 Le prime parole di 2Corinzi 12:7 sono state da alcuni antichi collegate con 2Corinzi 12:5-6; e da questa connessione forzata, è venuta probabilmente la variante che colloca un perciò ( διο) prima dell'«affinchè io m'innalzi». Ci atteniamo al testo ordinario seguito dal Tischendorf, dal Tregelles e da altri critici, come al solo che, senza far violenza alla grammatica, armonizzi col contesto. Paolo ha tanto più ragione di non incoraggiare in altri un'opinione troppo elevata di lui, che Dio stesso ha preso, riguardo al suo servo, delle misure efficaci per tenerlo in costante umiltà. Il και (e) al principio di 2Corinzi 12:7 si può quindi parafrasare: «E, facendo così, non fo che seguire le indicazioni di Dio stesso, il quale ha trovato necessario di mettermi uno stecco nella carne affinchè io non insuperbisca.

Ed affinchè, dalla straordinaria grandezza delle rivelazioni, io non sia portato a insuperbire, mi è stato dato uno stecco nella carne, un angelo di Satana per schiaffeggiarmi, acciocchè io non insuperbisca

(o: «non m'innalzi di soverchio» oltre il dovuto). Il termine ὑπερβολη indica la grandezza straordinaria, piuttosto che la eccellenza e l'interno valore delle rivelazioni. L'uso del plurale a rivelazioni» mostra che Paolo ne ha ricevute altre molte e gloriose. Mi è stato dato racchiude l'idea del collocare, dove bisogna, una cosa giudicata utile, necessaria. Non dice da chi è stato dato; ma tenendo in mente lo scopo educativo dello stecco, è manifesto che Paolo pensa a Dio, il quale fa concorrere tutte le cose al bene di coloro che lo amano. La parola σκολοψ (scolops) può significare un palo acuminato, ovvero semplicemente uno stecco, una spina che si pianta nelle carni cagionando vivo dolore. Esempi nella LXX: Osea 2:6; Ezechiele 28:24; Numeri 33:55. La carne qui nel suo senso materiale, il corpo. Parlando di stecco nella carne, Paolo allude manifestamente ad una infermità dolorosa, persistente, colla quale Dio gli ricordava la sua naturale debolezza e lo teneva in umiltà. In quella malattia che lo fa soffrire e gli impedisce talvolta di proseguire l'opera sua, egli riconosce l'azione di Satana, come in tutto ciò che è contrario alla felicità dell'uomo e nuoce all'opera di Dio. Si confronti il concetto espresso nel N. T. delle malattie dovute a Satana od agli spiriti che sono «suoi angeli» Matteo 25:41. Il caso poi di un fatto in cui entra l'azione e la malvagia intenzione di Satana, e che ciò nonostante è governato da Dio in modo da servire ai suoi fini superiori e misericordiosi, non è infrequente nella Scrittura. Esodo Giobbe. Lo schiaffeggiare accenna al dolore ed all'umiliazione inflitti a Paolo e fors'anche al ricorrere ad intervalli di quella malattia ch'era cosa ben nota ai lettori, ma che non siamo oggi in grado di determinare con assoluta certezza.

Sono da scartare, senz'altro, come non conformi alle indicazioni del testo e del contesto, varie opinioni. Per esempio quella di Lutero che vede nello «stecco nella carne» delle tentazioni spirituali create da malvagi pensieri suggeriti dal maligno; quella di Osiander che vi scorge i rimorsi per le persecuzioni fatte subire ai cristiani da Saulo; quella di Estius che crede trattarsi di appetiti sensuali. Come spiegare, in tal caso, che Paolo avesse cessato di pregare per esser liberato? E come si giustifica l'immagine dello stecco doloroso nella carne? Si confronti pure 1Corinzi 7:7. Non è soddisfacente neppure l'idea di Crisostomo ed altri, che, trattisi cioè delle persecuzioni e delle calunnie degli avversarii, le quali non sempre fanno soffrir la carne. A Paolo poi era stato fin dal principio annunziato che avrebbe da patir molte cose per lo nome del Signore. La maggior parte degli interpreti sono d'accordo nel riconoscere che Paolo allude ad una malattia corporale da cui era occasionalmente tormentato. Solo le opinioni sono molto diverse quando si vuol congetturare sulla natura di quella malattia. C'è chi ha pensato a dolori di capo, a emicranie o ad una eruzione cutanea alla faccia (Godet). Molti moderni sostengono l'ipotesi di attacchi epilettici, facendo valere il fatto che una tale infermità va connessa spesso colle estasi od altri fenomeni simili; ch'essa è umiliante (e si cita perfino Galati 4:14; mettendolo in relazione coll'abitudine superstiziosa degli antichi di sputar sugli epilettici); che uomini celebri vi sono stati soggetti. Non mancano però le obbiezioni contro a codesta ipotesi. L'attacco epilettico non è doloroso e corrisponde male all'immagine di uno stecco piantato nelle carni; l'epilessia, per poco che sia frequente, affievolisce le facoltà mentali, eppure Paolo ha scritto, dopo la seconda ai Corinzi, l'Epistola ai Romani, quelle agli Efesi, ai Colossesi, ecc., che fanno fede della robusta sua tempra intellettuale. Ha mostrato del pari di possedere una fibra corporale capace di sostenere ogni sorta di strapazzi. Le espressioni di Galati 4:14 sono figurate e non risulta che lo stecco nella carne avesse alcuna connessione organica colle rivelazioni celesti. La relazione tra le due cose è di natura morale. Il Ramsay ha di recente sostenuta l'idea che Paolo alluda ad accessi di febbre. Trattandosi di congetture, ci pare più plausibile quella che vede nella malattia di cui soffriva l'Apostolo una forma di oftalmia. Diversi indizii accennano a qualcosa di simile. In Atti 9 si narra che fu accecato dall'apparizione del Signore e che tre giorni dopo caddero come delle scaglie dagli occhi suoi. Paolo soleva dettare le sue lettere e quando scriveva di proprio pugno il carattere era molto alto (Galati 6:11 greco; 2Tessalonicesi 3:17; Romani 16:22). In Atti 23:15 Paolo dichiara, intorno a colui che lo aveva fatto percuotere, in Sinedrio: io non sapeva che fosse sommo sacerdote. Se la sua vista era debole, la cosa spiegasi facilmente. Il passo Galati 4:13-15 allude molto naturalmente ad una oftalmia: «Voi sapete che da principio, io andai ad evangelizzarvi a cagione di una infermità della carne e la vostra prova ch'era nella mia carne, voi non l'aveste in isprezzo nè a schifo, anzi mi accoglieste come un angelo di Dio, come Cristo Gesù... io vi rendo testimonianza che, se fosse stato possibile, voi vi sareste cavati gli occhi per darli a me». Il dolore acuto cagionato dalle oftalmie è noto e viene spesso assomigliato a punture di spilli. È noto del pari il ricorrere periodico di quell'infermità specie dopo strapazzi, freddi, ecc. Dal lato morale, l'oftalmia era bene atta a ricordare a Paolo la propria umana infermità e le antiche violenze del Saulo persecutore fermato presso a Damasco.

8 Tre volte ho pregato il Signore riguardo a quell'angelo, acciocchè esso si ritraesse da me.

Molti traducono ὑπερ τουτου come neutro: «propter quod», «per la qual cosa». Però siccome segue immediatamente la menzione dell'angelo di Satana e siccome la preghiera ha per oggetto l'allontanamento di quell'angelo, è più sicuro interpretarlo come mascolino: «riguardo a quello». Tre volte, s'intende di tre occasioni diverse in cui Paolo avea fatto di questo un argomento speciale di preghiere insistenti. Ma fatto persuaso della necessità disciplinare di quella infermità, non avea continuato più oltre la lotta col Signor Gesù su quel punto.

9 Ed egli,

in risposta alle mie supplicazioni,

mi ha detto: ti basta la mia grazia.

Come sia venuta a Paolo la risposta del Signore, non ci è noto, ma l'espressione egli «mi ha detto» pare alludere a una comunicazione personale e diretta. La risposta alla preghiera era stata negativa, ma pur piena di conforto per l'Apostolo, atta a fargli considerare sotto una luce diversa la sua infermità. a Gratia esse potest, etiam ubi maximus doloris sensus est» (Bengel). Non hai bisogno di questa liberazione, dice il Signor Gesù, nè per il tuo benessere spirituale proprio, nè per l'opera che sei chiamato a compiere. Ti basta l'assicurazione che la mia grazia non si dipartirà da te. Ti basta la mia grazia; non è necessaria la tua forza, la floridezza costante della tua salute, perchè tu possa essere uno strumento benedetto nelle mie mani, poichè, anzi, la tua debolezza sarà il terreno più atto e l'occasione Più propizia per lo spiegamento completo della mia forza in te. La lezione meglio accertata ed accettata dai critici esprime il pensiero dell'ultima parte del versetto sotto la forma d'un assioma generale che trova la sua applicazione nel caso di Paolo:

la potenza, infatti, mostrasi compiuta nella debolezza,

che viene a dire, qui, la potenza divina raggiunge, nella debolezza dell'istrumento umano, il suo più completo sviluppo, perchè non trova allora l'impedimento dell'orgoglio umano. Perciò «Dio ha scelte le cose deboli del mondo per confondere le forti».

Molto volentieri, adunque, io piuttosto migliorerò nelle mie debolezze, affinchè dimori sopra me la potenza di Cristo.

In conseguenza di questa assicurazione datami dal Signore e di questa utilità della mia debolezza, lo, invece di muovere lamento per la mia infermità o per altre afflizioni, non solo son disposto ad accettarle con rassegnazione, ma sono disposto a gloriarmene, e lo farò anzi molto volentieri, poichè l'essenziale non è ch'io soffra più o meno, ch'io sia più o meno onorato o sprezzato dagli uomini; ma l'essenziale è che la potenza di Cristo, sola efficace per l'opera mia, riposi su di me. E se per ottener questo, è necessario ch'io sia umiliato e soffra, sarò contento di soffrire. Cfr. Romani 5:3; 8:35. Dice lett. «affinchè la potenza di Cristo stenda la sua tenda su di me», cioè scenda e dimori sopra me. Cfr. Efesini 3:16-17; 2Timoteo 2:1; Filippesi 4:13.

10 Perciò, io mi compiaccio in debolezze

(o infermità),

in oltraggi, in necessità, in persecuzioni e distrette per Cristo; poichè allorquando io sono debole, allora sono potente.

Questo versetto svolge il concetto contenuto nella seconda metà di 2Corinzi 12:9. Perciò, poichè nelle mie debolezze dimora su di me la virtù di Cristo, secondo la risposta data alla mia preghiera, perciò, lungi dal provare ripugnanza per le infermità, le accetto di buon grado per la ragione suddetta. Il termine debolezze è il più generale ed abbraccia non solo le infermità corporali, ma quelle altre condizioni penose in cui è particolarmente sensibile la impotenza dell'uomo lasciato a sè. Parecchie di quelle situazioni vengono enumerate. Sono però seguite dalla specificazione «per Cristo», poichè non è nelle infermità, contumelie, persecuzioni, considerate in sè stesse, che Paolo può compiacersi; ma solo quando servono alla causa di Cristo e sono l'occasione d'uno spiegamento più glorioso della potenza di Lui. Infatti l'esperienza ha insegnato all'apostolo che quando egli è debole a viste umane, privo di quel che il mondo considera come forza, allora appunto egli è forte d'una potenza spirituale di fede e di amore, allora il Signore rende efficace la parola del suo servo. Dio, ha detto qualcuno, non ha bisogno della nostra forza per far l'opera sua, ma piuttosto della nostra debolezza.

AMMAESTRAMENTI

1. Quando Dio chiama un uomo a qualche grande opera spirituale, egli ve lo prepara col dargli una visione chiara e profonda delle cose dello spirito. Ma gli altri privilegii traggono con sè, oltre ad una maggiore responsabilità, dei grandi pericoli, fra cui quello dell'orgoglio. Chi ha ricevuto doni cospicui, chi ha ottenuto successi considerevoli, chi è stato innalzato ad alti ufficii è facilmente tentato di attribuire a sè la gloria che spetta a Dio, di fidare in sè, anzichè nella grazia dell'alto. Perciò il Signore sottopone i suoi servitori più onorati ad una rigida e dolorosa disciplina, affinchè non perdano mai il senso della propria naturale debolezza ed impotenza.

2. Il vero io dell'uomo è lo spirito suo; per esso conosciamo l'esser nostro e possiamo entrare in comunione con Dio e goder della sua presenza, sia che siamo spogliati, sia che siamo vestiti dell'organo esterno ch'è il corpo. Gesù disse al ladrone pentito: «Oggi tu sarai meco nel paradiso». Paolo fu rapito al terzo cielo, ma non può dire se fu in corpo o fuor del corpo, perchè non lo sa e non è quello l'essenziale..

3. C'è di solito nelle più intime e profonde esperienze religiose qualcosa che si sente ma non può esprimersi a parole, sia perchè il linguaggio umano è impotente a rendere quel che lo spirito prova, sia perchè il comunicare ad altri quello ch'è troppo intimo, appare come una profanazione delle cose più sacre. È probabile che Paolo avrebbe portato seco nella tomba il segreto delle eccelsa visioni di quattordici anni prima, qualora non fosse stato costretto a parlarne per difendersi. Ad ogni modo, i momenti più sublimi e dolci della nostra comunione con Dio restano come una pregustazione ed un'arra della vita celeste ed eterna, promessa a chi è unito con Cristo.

4. C'è un pericolo nell'avere di sè un concetto troppo alto; ma c'è del pari quando gli altri hanno di noi un concetto che non risponde alla realtà. Ciò può essere di ostacolo al pentimento, generare abitudini d'ipocrisia e di orgoglio. Paolo desidera che lo si ritenga per quel ch'egli è, nè più nè meno. «È questa la caratteristica della vera grandezza e della bontà genuina. Non ha bisogno di artifizi può sopportar, la luce del sole... Cristo non si circondò di etichetta e di pompa come i dignitarii del mondo: era accessibile a tutti, semplice, alla mano, affettuoso, umile. È l'orpello che ha bisogno d'esser veduto da lungi per parere oro; ma quanto alla bontà reale, più la contempliamo da vicino e più essa risplende» (F. Robertson).

5. La disciplina del dolore, del dolore anche prolungato, è necessaria per farci sentir la nostra debolezza, per farci sentire il bisogno assoluto della grazia di Dio e spingerci alla preghiera.

La prova può sembrarci severa e lunga ed incomprensibile; ma viene il tempo in cui Dio ne mostra lo scopo paterno e ne rivela i frutti squisiti. «Il ramo curvo non resta diritto nella buona direzione solo per mezzora. Una sola severa lezione non guarisce l'inclinazione peccaminosa della nostra natura».

6. La preghiera è il nostro rifugio migliore nelle prove ed afflizioni; quella di Paolo è ben definita: egli domanda a Dio d'esser liberato dallo stecco nella carne che lo fa soffrire e lo intralcia apparentemente nell'opera; è perseverante: non una ma tre volte prega; è ben diretta: egli prega il Signore che tutto vede e tutto può e non alcuna creatura; è umile poichè cessa dall'insistere quando il Signore gli fa comprendere che lo stecco è necessario per tenerlo nell'umiltà.

7. La risposta del Signore alla preghiera è istruttiva. Egli non concede quello che Paolo chiede, ma concede anche di più. Concede la grazia sufficiente per accettare e sopportare la prova; concede al suo apostolo la forza sua in larga misura per compier la di lui missione fino alla fine. La malattia che a Paolo pareva un impedimento al suo apostolato, Dio la trasforma in ausiliare. Essa mantiene in umiltà l'istromento umano; e nella debolezza dell'uomo, Dio può manifestare la pienezza della sua forza.

11 Sezione E 2Corinzi 12:11-18 I MIRACOLI OPERATI DA PAOLO IN CORINTO

Paolo è giunto pressochè alla fine della sua rivendicazione. Non la chiude però senza fare un ultimo appello ai fatti di cui i Corinzi erano stati testimoni. La pietra di paragone dei fatti Paolo l'accetta volentieri e fra i tanti di cui erano stati testimoni i Corinzi; c'erano i miracoli operati per mezzo suo. Non era questo un carisma concesso esclusivamente agli apostoli e non è l'unica credenziale esibita dall'apostolo; ma insieme ad altri di carattere morale e spirituale, questo poteva annoverarsi come uno dei segni che autenticavano un apostolo di Cristo, tanto più che i giudaizzanti non sembrano aver posseduto il dono dei miracoli.

Sono divenuto pazzo

(o insensato). Il testo comune aggiunge: gloriandomi. La chiosa non è autentica, ma esprime esattamente l'idea di Paolo. Guardando indietro a quanto egli ha scritto nei capp. 2Corinzi 11-12 egli caratterizza un'ultima volta il suo gloriarsi come una cosa anormale, da insensati; soggiungendo che non l'ha fatto se non costretto. Di ciò i Corinzi hanno colpa.

Voi mi ci avete costretto; poichè io avrei dovuto essere da voi raccomandato

qual genuino apostolo di Cristo, allorquando veniva posta in dubbio o vilipesa la mia autorità apostolica. Siete voi che avreste dovuto difendere il mio apostolato contro ai giudaizzanti invece di por me nella penosa necessità di far la parte dello stolto per dimostrare la realtà dell'ufficio affidatomi. E questo i Corinzi l'avrebbero potuto fare, valendosi di quanto avevano veduto coi loro occhi.

Non sono, infatti, stato per nulla inferiore agli apostoli per eccellenza

(agli apostoli-ultra),

sebbene io non sia nulla.

L'esposizione fatta da Paolo finora, e tutto quel ch'essa lasciava pensare, senza dirlo, era più che sufficiente a dimostrare la superiorità dell'apostolato di Paolo su quello dei millantatori giudaizzanti che si spacciavano per degli apostoli per eccellenza. D'altronde i Corinzi avevano potuto veder Paolo all'opera e potevano da sè stabilire il paragone. In ogni umiltà, però, Paolo aggiunge cfr. 1Corinzi 15:8-10 che per sè stesso, all'infuori della grazia di Cristo, egli non è nulla, nulla in fatto di capacità e di forza spirituale.

12 Certo quel che contraddistingue l'Apostolo è stato compiuto fra voi, in mezzo ad una costanza a tutta prova, con dei segni e dei prodigii e delle potenti operazioni.

Da parte di Paolo, non son mancate le credenziali; ma i Corinzi sono stati tardi nel riconoscerle e pronti a dimenticarle. Dice lett. «i segni dell'apostolo sono stati operati fra voi»; s'intende: i segni che fanno riconoscere, che contraddistinguono colui ch'è rivestito dell'ufficio apostolico. Adopera il passivo sono stati operati o compiuti, perchè il vero autore dei miracoli è Dio, mentre l'Apostolo non è che lo strumento umano. Ma in questo appunto sta il valore di cotesta credenziale, nell'essere cioè un suggello divino che autentica la missione affidata ad un uomo per sè stesso debole. Le parole in ogni costanza sono state intese da alcuni come se la costanza fosse il primo dei distintivi dell'apostolato qui mentovati; ma esse paiono indicare piuttosto in mezzo a quali circostanze difficili, o sfavorevoli. tali da mettere a dura prova la pazienza e la costanza, Paolo abbia esibito i «segni dell'apostolo». Tolto come inautentico, nel testo comune, le tre parole: «segni, prodigii, potenze», i dativi van considerati come istrumentali: «con dei segni, con, ecc.». Le tre parole designano tutte degli atti miracolosi, ma si andrebbe troppo oltre se si credesse che con quei tre termini Paolo ha voluto presentare gli stessi atti sotto tre aspetti diversi. A che pro allora accumular le parole? Piuttosto, ogni parola accenna ad una categoria di miracoli in cui è più cospicuo quel particolare aspetto che l'espressione addita, i segni sono i miracoli in cui è più manifesto il rapporto fra l'atto fisico e quello spirituale di cui è simbolo e profezia. Esemp. guarigioni di ciechi, di lebbrosi. Prodigi sono i miracoli in cui spicca maggiormente il carattere straordinario, meraviglioso, distinto dal corso naturale delle cose. Potenti operazioni (lett. potenze) sono i miracoli in cui è più manifesto lo spiegamento d'una potenza divina. È vero, d'altronde, il dire che quasi ogni atto miracoloso presenta il triplice aspetto di segno, di prodigio, di potente operazione; ma ciò non toglie che l'Apostolo non voglia accennar qui col moltiplicar le parole, al gran numero ed alla grande varietà dei miracoli compiuti in Corinto. Anche in Romani 15:19; Atti 15:12 Paolo parla dei miracoli da lui compiuti. Gli Atti ne narrano molti, ma tacciono sopra quelli operati in Corinto.

13 Infatti, che cosa avete voi avuto di meno delle altre, chiese, se non, questo, che io stesso non vi sono stato di aggravio? Perdonatemi questo torto.

I Corinzi avevano goduto degli stessi privilegii delle chiese fondate dai Dodici e delle altre fondate da Paolo stesso. C'è una cosa si ch'è loro mancata e che buona parte delle altre hanno avuto, cioè il carico del mantenimento di Paolo. In questo, dice egli ironicamente, siete stati inferiori. Avete avuto in abbondanza i segni operati per mezzo mio in un colle mie fatiche; ma io personalmente non ho voluto valermi del diritto che avevo al sostentamento. Se questo è un torto che io vi ho fatto, perdonatemelo. Ma siccome avevo dei buoni motivi di agire come ho fatto, non muterò sistema neppure in avvenire.

14 Ecco, per la terza volta, io sto per venire da voi, e non vi sarò di aggravio; poichè cerco non i vostri beni, ma voi. Infatti non sono i figli che devono tesoreggiare per i genitori, bensì i genitori per i figli.

Dice propriamente: «Ecco questa terza volta io sono sul punto di venire...». Alcuni hanno inteso che Paolo, per la terza volta facesse dei preparativi per il viaggio. Ma se Paolo non fosse già stato due volte effettivamente a Corinto, la sua argomentazione non avrebbe senso; poichè il far dei preparativi non avrebbe di certo recato aggravio alla chiesa. Solo nel caso di tre soggiorni effettivi durante i quali Paolo non ha chiesto nulla alla chiesa, l'argomento di lui ha un valore reale. Egli non domanda nulla perchè non desidera i loro beni (come pare fosse il caso dei giudaizzanti); ma cerca loro, le loro persone per condurle alla fede in Cristo ed in quella raffermarle. «Dictum vere apostolicum», notò il Grozio, e che mostra tutta l'altezza dei motivi di Paolo. Una tale condotta è in armonia colla relazione di Padre a figli ch'è quella ch'egli sostiene colla chiesa 1Corinzi 4:15. Certo una tale relazione implica non solo i doveri dei genitori, ma quelli ancora dei figli, che sarebbero l'ubbidienza, l'amore, il rispetto. Su questi Paolo tace, ma egli qual padre loro spirituale cerca ad ogni modo, il loro bene. Ben lungi dal pensare ad accumular tesori materiali sfruttando i figli, egli cerca di arricchire i Corinzi di beni spirituali e permanenti in vita eterna. Pur di conseguire il fine del loro eterno bene Paolo è disposto ai maggiori sacrificii.

15 Quanto a me, molto volentieri spenderò

del mio, in fatto di beni materiali,

e sarò speso intieramente per il bene delle vostre anime.

L'essere speso accenna al sacrificio delle forze, delle energie, della vita stessa. La particella significa che Paolo è disposto ad andare sino all'ultimo sacrificio. Tutto quel ch'egli ha e tutto quel ch'egli è lo consacra volentieri «a favore», cioè per il bene «delle anime» loro. Nell'ultima parte di 2Corinzi 12:15 il testo offre qualche variante. Il και (anche) del testo comune manca in quasi tutti i Codici e va soppresso. Invece l' αγαπων (amando) è meglio appoggiato dell' αγαπω (amo) accettato da Tischendorf e dal Nestle. Il testo com'è punteggiato da quei critici suonerebbe: «Se io vi amo molto più, sono io meno riamato?» Stando al testo più sicuro, il senso è quello del testo comune alquanto attenuato: «dovess'io pure, amandovi assai più, esser meno amato»; ovvero:

quand'anche amandovi io assai più, sia meno amato.

È sublime l'amor di Paolo; ma ciò non toglie che sia dolorosa la nota che ritorna anche qui cfr. 2Corinzi 6:13; 7:2 circa il poco affetto di cui egli era ricambiato.

16 In 2Corinzi 12:16-18 respinge o forse previene una maligna insinuazione degli avversarii riguardo al disinteresse da lui mostrato

Ma, sia pure! lo non vi sono stato a carico; ma, da uomo astuto, vi ho presi con inganno.

E l'inganno consisterebbe nell'aver sfruttato la chiesa, in modo indiretto, valendosi dei suoi collaboratori mandati in missione a Corinto. Chi sa che non fosse appunto il sistema seguito dai giudaizzanti, quello di non figurare essi stessi come sfruttatori, ma di far lavorare altri sottomano per conto loro? Paolo respinge l'insinuazione, appellandosi ai fatti.

17 Vi ho io; forse sfruttati per mezzo di alcuno di coloro che vi ho mandati? Ho pregato Tito di andar da voi ed ho con lui mandato il fratello [che sapete],

e che dovea essere un ministro subordinato destinato a coadiuvare Tito nell'opera sua in Corinto. Forse lo stesso che 2Corinzi 8:22. Non parla qui di Timoteo, e ciò farebbe supporre ch'egli non si sia recato a Corinto nell'intervallo fra la prima e la seconda Epistola.

18 Tito vi ha egli sfruttati? Non siamo noi proceduti collo stesso spirito e per le stesse orme?

Paolo non allude minimamente nella sua domanda al fatto speciale dell'attività spiegata da Tito in favor della colletta per Gerusalemme. Afferma in modo generale che Tito non è stato, mantenuto dalla chiesa. Spirito s'intende da alcuni dello Spirito Santo, ma è più semplice l'interpretarlo del principio interno, dei moventi che erano stati l'anima della condotta di Paolo e dei suoi compagni. Al di sopra di ogni interesse personale essi avevano posto l'interesse della causa del Vangelo. Le orme indicano le regole seguite nella condotta esterna e propriamente quella di non valersi del loro diritto al mantenimento.

AMMAESTRAMENTI

1. È dovere dei membri della chiesa di difendere i loro conduttori dalle facili critiche, dai sospetti e dalle accuse, specie quando provengono da intrusi che cercano di seminar zizzania in seno al gregge. I figli spirituali devono sentir il bisogno di difendere chi li ha generati a vita nuova.

2. Chi pretende in seno alla chiesa ad una autorità apostolica, deve poter giustificare un tal diritto coll'esibire le credenziali apostoliche che sono di due ordini: morali e soprannaturali. Chi non ha nè le virtù cristiane degli apostoli, nè i doni miracolosi che autenticavano la loro missione, non ha il diritto di darsi per successore degli apostoli. D'altronde l'ufficio non era trasmissibile, poichè un apostolo doveva aver veduto il Signor Gesù risorto.

3. «Non vestra sed vos», è la formula dell'amore disinteressato di Paolo, e dev'esser quella di ogni pastore cristiano. Più che questo, Paolo seguendo il modello del Pastore supremo che mise la sua vita per le pecore è disposto a spendere e ad esser speso per il bene dei suoi figli spirituali; e ciò quantunque lo punga il dolore di vedersi debolmente riamato. Lo spirito cristiano è spirito di abnegazione, di sacrificio, di amore. Non riguarda i falli altrui come motivo, valevole per venir meno al proprio dovere.

4. Secondo 2Corinzi 12:14, non è contrario alla volontà di Dio il risparmiare qualcosa per lasciarla ai figli, purchè ciò si Possa fare senza venir meno ad altri doveri verso Dio, verso il prossimo, o verso i figli stessi. Il farlo per spirito di avarizia o di orgoglio non è cosa che Dio possa benedire il trarre profitto dai figli più che si può e più presto che si può, è cosa non solo opposta al Vangelo, ma perfino alla legge naturale.

5. «La mano sinistra non è più indispensabile alla destra di quanto lo sia l'armonia e la concordia ai ministri della chiesa» (S. Basilio). Paolo ed i suoi collaboratori sono animati dallo stesso spirito e seguono una medesima linea di condotta. Esempio degno d'esser notato ed imitato in tutti i tempi.

19 §3. L'uso che Paolo farà, in Corinto, della sua autorità apostolica 2Corinzi 12:19-13:10

Paolo ha affermata la realtà e dimostrata la superiorità del suo apostolato di fronte a quello spurio degli intrusi giudaizzanti. Egli chiude la parte polemica dell'Epistola col pensiero stesso con cui l'avea principiata: coll'annunziare, cioè, che nella sua imminente visita a Corinto, egli userà di tutta l'autorità disciplinare inerente all'apostolato. Esprime però, una volta ancora, il desiderio di non esser posto nella dolorosa necessità di usar rigore. Nella prima delle tre brevi sezioni in cui si divide il §, Paolo esprime il timore di trovare nella chiesa molti membri rimasti impenitenti 2Corinzi 12:19-21. Nella seconda, dichiara la sua risoluzione di usar severità senza riguardi 2Corinzi 13:1-4. Nella terza, invita i Corinzi a esaminar sè stessi ed a risparmiargli il dolore di dover colpire.

Sezione A 2Corinzi 12:19-21 I TIMORI DI PAOLO SULLO STATO DI MOLTI D'INFRA I CORINZI

Da lungo tempo (testo em.) voi pensate che noi stiamo facendo la nostra apologia presso a voi.

Il testo emendato ricevuto da quasi tutti i critici legge παλαι (da tempo) invece di παλιν (di nuovo). Invece d'essere interrogativa, la frase diventa una affermazione di Paolo circa i sentimenti orgogliosi dei Corinzi, i quali si atteggiavano a giudici dinanzi ai quali Paolo, l'accusato, esporrebbe umilmente le sue difese. Già nella prima Epistola l'Apostolo ha dato sul naso a quella boria di bambini spirituali che pretendevano giudicare il loro padre 2Corinzi 4. Si vede qui come un tale spirito, fomentato dai dottori giudaizzanti, non fosse peranco del tutto sparito. Ma nel riassumere la posizione che gli spetta di fronte ai Corinzi, l'Apostolo dichiara che se ha consentito a difendere, come ha fatto, il suo ufficio, non ha inteso con ciò riconoscere i Corinzi per i suoi giudici nè prender dinanzi a loro la posizione dell'accusato. Ben diversi e più elevati sono stati i suoi moventi ed il suo intento.

Egli è dinanzi a Dio, in Cristo, che noi parliamo

Dinanzi a Dio il solo Giudice al quale siamo responsabili, non dinanzi a voi. «in Cristo», cioè nella comunione di Cristo, come persone che vivono in Cristo, che a lui servono e vogliono piacere, che agli interessi del regno di Cristo s'ispirano in tutto quel che dicono e scrivono.

E tutto ciò, diletti: per la vostra edificazione

Anche quando si sforza di dissipare malintesi, o di rivendicare la propria autorità apostolica, Paolo non mira che al bene spirituale dei Corinzi. Li vuole ricondurre sulla buona via, li vuol liberare dalle insidie che sono tese alla loro fede ed al sano sviluppo della vita spirituale nata nei loro cuori. Edificare, tal'è infatti il fine precipuo del ministerio affidatogli dal Signore cfr. 2Corinzi 13:10; 10:8. Presso i più, Paolo può rallegrarsi di aver raggiunto lo scopo; ma, purtroppo! Lo stato morale di una parte della chiesa desta ancora in lui gravi apprensioni. Egli teme di doverli recidere come membri cancrenosi che mettono in pericolo la vita del corpo.

20 lo temo infatti di non trovarvi quando sarò giunto, quali io vorrei d'esser da voi trovato quale voi non vorreste,

cioè risoluto ad usare, sul serio, di tutta l'autorità disciplinare d'un apostolo.

[Temo] che talora vi siano fra voi contesa,

Il singolare è accettato dai critici invece del plurale contese che ha per sè la maggioranza dei codici. Lo spirito di parte è gran generatore di contese

invidia (testo em.), ire

od animosità,

fazioni.

Il sost. εριθειαι deriva da un altro che significa mercenario, quindi uomo di parte, fazioso. Designa le ambizioni faziose di chi cerca, con qualunque mezzo, di formarsi un partito.

diffamazioni

ossia la passione dello sparlare gli uni degli altri anche in pubblico,

maldicenze

meno aperte. Lett. l'originale significa «sussurro» Si tratta delle maligne insinuazioni, della esagerazione del male che trovasi in altri, del divulgar senza necessità quel ch'è nocivo all'altrui riputazione;

superbie

(lett. «gonfiamenti»),

disordini.

La prima Epistola faceva menzione di disordini nella celebrazione della Cena, ed in genere nel culto. Forse sono da includere sotto questa parola delle scene in cui la passione trascendeva in invettive e tumulti.

21 [e] che, quando io sia venuto, l'Iddio mio di nuovo mi umilii presso di voi.

Si può tradurre egualmente: «E che, quando io sia venuto di nuovo, l'Iddio mio mi...». Siccome però la visita annunziata sarà la terza che l'Apostolo farà a Corinto, e che altrove egli allude alla seconda come fatta di già «in tristezza» 2Corinzi 2:1; come consacrata al riprendere ed all'avvertire molti peccatori 2Corinzi 13:2; è meglio connettere il di nuovo coll'idea di umiliazione. Paolo teme d'essere una seconda volta umiliato, perchè, come la prosperità spirituale di una chiesa lo fa esultare d'allegrezza 2Corinzi 7-8; così il veder ricaduti nel peccato coloro che n'erano usciti, lo umilia ed addolora. Eppure anche «nelle umilianti esperienze del suo ufficio, Paolo scorge un fine pedagogico del suo Dio» (Meyer).

ed io debba menar cordoglio sopra molti di coloro che hanno innanzi peccato e non si sono ravveduti della impurità e della fornicazione e della dissolutezza, che hanno commesso.

Il menar cordoglio indica il profondo dolore che Paolo avrebbe a provare quando trovasse che molti convertiti sono ricaduti nei peccati di prima e che nessun ammonimento è valso a richiamarli a pentimento. Li dovrebbe escludere dalla chiesa, con poca speranza di vederli ritornare a Dio. Fa parola qui, particolarmente, dei peccati di sensualità, perchè erano i più frequenti nella chiesa di Corinto sorta in ambiente di grande corruzione Cfr. 1Corinzi 5:6. Avevano poi carattere di aperta ribellione alla legge di Cristo e dovevano cadere più facilmente che non quelli enumerati a 2Corinzi 12:20; sotto il rigore della disciplina ecclesiastica. Adoperando le tre parole di impurità, fornicazione e dissolutezza, Paolo lascia intendere come l'impudicizia avesse rivestito in Corinto tutte le forme possibili. Dicendo: «molti di quelli che...» vuol accentuare l'idea del gran numero formante la categoria dei peccatori ricaduti, dopo la loro conversione, in peccati scandalosi, e rimasti impenitenti ad onta delle riprensioni orali e scritte che avevano ricevuto. Se resterà inefficace anche quest'ultimo appello al loro cuore, si renderà inevitabile una dolorosa epurazione.

AMMAESTRAMENTI

1. Parlare «innanzi a Dio», «in Cristo», a per l'edificazione della chiesa» - ecco quel che ogni ministro di Cristo deve proporsi quando è chiamato a rivolger la parola ai fedeli.

2. «Quasi tutti i peccati enumerati a 2Corinzi 12:20 sono direttamente connessi coll'esistenza dei partiti e dello spirito di parte nella chiesa. Appartengono ad una categoria di peccati che ha disonorato la chiesa per tutto il corso della sua storia ed il cui carattere eccessivamente peccaminoso non è ancora riconosciuto dalla gran maggioranza dei cristiani di professione... Si crede vagamente che la caparbietà, gl'intrighi, le arti faziose, la gelosia, la prosunzione degli uomini sono qualcosa di meglio quando sono posti al servizio della chiesa, che non quando sono adoperati per mero egoismo. Ma ciò non è, essi non mutano natura; sono anzi particolarmente odiosi se arruolati al servizio di Colui che fu mansueto ed umile di cuore e diede sè stesso per gli uomini» (J. Denney).

3. I timori, le umiliazioni, il pianto cagionati dai figli spirituali infedeli, fanno parte delle esperienze del servo di Cristo, insieme con le grandi gioie e le consolazioni cfr. 2Corinzi 7.

4. Se Paolo si sentiva umiliato per peccati esistenti in seno alla chiesa di Corinto, quali non dovrebbero essere i sentimenti dei figliuoli di Dio nel contemplare lo stato attuale di quel che si chiama «la cristianità?».

5. L'esperienza di molti fra i Corinzi ci deve fare avvertiti del pericolo in cui siamo di ricadere nei peccati che hanno dominato su noi prima della nostra conversione. Senza una costante vigilanza ed un perenne ricorrere alla potenza della grazia in Cristo, «l'uomo vecchio» riprenderà il sopravvento e ci ridurrà in una schiavitù peggiore della prima.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

2Corinzi 12

1 Capitolo 12

Le rivelazioni dell'apostolo 2Cor 12:1-6

Che erano migliori a suo vantaggio spirituale 2Cor 12:7-10

C'erano in lui i segni di un apostolo, il suo proposito di far loro visita; ma esprime il suo timore di dover essere severo con alcuni 2Cor 12:11-21

Versetti 1-6

Non c'è dubbio che l'apostolo parli di se stesso. Non sa se le cose celesti siano state fatte scendere su di lui mentre il suo corpo era in trance, come nel caso degli antichi profeti, o se la sua anima sia stata staccata dal corpo per un certo tempo e portata in cielo, o se sia stato portato su, corpo e anima insieme. Non siamo in grado, né è opportuno che lo sappiamo ancora, di conoscere i particolari di quel luogo e di quello stato glorioso. Non cercò di rendere noto al mondo ciò che aveva udito in quel luogo, ma espose la dottrina di Cristo. Su questo fondamento è costruita la Chiesa e su questo dobbiamo costruire la nostra fede e la nostra speranza. E se da un lato questo ci insegna ad ampliare le nostre aspettative sulla gloria che sarà rivelata, dall'altro dovrebbe renderci soddisfatti dei metodi abituali di apprendimento della verità e della volontà di Dio.

7 Versetti 7-10

L'apostolo racconta il metodo adottato da Dio per mantenerlo umile e per evitare che si innalzasse a dismisura a causa delle visioni e delle rivelazioni che aveva avuto. Non ci è dato sapere cosa fosse questa spina nella carne, se un grande problema o una grande tentazione. Ma Dio spesso trae questo bene dal male, che i rimproveri dei nostri nemici ci aiutano a nascondere l'orgoglio. Se Dio ci ama, ci impedirà di esaltarci oltre misura; e i fardelli spirituali servono a curare l'orgoglio spirituale. Si dice che questa spina nella carne sia un messaggero di Satana, che l'ha mandata per il male; ma Dio l'ha progettata e l'ha governata per il bene. La preghiera è un balsamo per ogni piaga, un rimedio per ogni malattia; e quando siamo afflitti da spine nella carne, dovremmo dedicarci alla preghiera. Se non viene data risposta alla prima preghiera, né alla seconda, dobbiamo continuare a pregare. Le difficoltà sono mandate per insegnarci a pregare; e sono continuate, per insegnarci a continuare immediatamente a pregare. Sebbene Dio accetti la preghiera della fede, non sempre concede ciò che viene chiesto: come a volte concede con ira, così a volte nega con amore. Quando Dio non ci toglie i problemi e le tentazioni, tuttavia, se ci dà grazia a sufficienza, non abbiamo motivo di lamentarci. La grazia significa la buona volontà di Dio nei nostri confronti, che è sufficiente a illuminarci e a ravvivarci, sufficiente a rafforzarci e a confortarci in tutte le afflizioni e le difficoltà. La sua forza è resa perfetta nella nostra debolezza. Così la sua grazia si manifesta e viene magnificata. Quando siamo deboli in noi stessi, allora siamo forti nella grazia di nostro Signore Gesù Cristo; quando sentiamo di essere deboli in noi stessi, allora andiamo a Cristo, riceviamo forza da lui e godiamo della maggior parte dei rifornimenti della forza e della grazia divine.

11 Versetti 11-21

Abbiamo il dovere, nei confronti degli uomini buoni, di difendere la loro reputazione; e abbiamo l'obbligo particolare, nei confronti di coloro da cui abbiamo ricevuto benefici, soprattutto spirituali, di riconoscerli come strumenti di Dio per il nostro bene. Ecco un resoconto del comportamento e delle buone intenzioni dell'apostolo, in cui si vede il carattere di un fedele ministro del Vangelo. Questo era il suo grande scopo e disegno: fare del bene. Qui si notano diversi peccati che si riscontrano comunemente tra i professori di religione. Le cadute e i misfatti sono umilianti per un ministro; e Dio a volte prende questa strada per umiliare coloro che potrebbero essere tentati di innalzarsi. Questi ampi versetti mostrano fino a quali eccessi i falsi maestri avevano trascinato i loro seguaci illusi. Quanto è doloroso che tali mali si trovino tra i professori del Vangelo! Eppure è così, e lo è stato troppo spesso, ed era così anche ai tempi degli apostoli.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

2Corinzi 12

1 Questo capitolo 2 Corinzi 12 è una continuazione dello stesso argomento generale che è stato discusso nei due capitoli precedenti. Il disegno generale dell'apostolo è quello di difendersi dalle accuse mosse contro di lui a Corinto, e specialmente, come sembrerebbe, dall'accusa di non avere pretese sul carattere di apostolo.

Nei capitoli precedenti aveva incontrato queste accuse, e aveva mostrato di avere giusto motivo di essere audace nei loro confronti; che nella sua vita aveva dato prova di essere stato chiamato a quest'opera, e soprattutto che con i suoi successi e con le sue sofferenze aveva mostrato di avere evidenza di essere stato veramente impegnato nell'opera del Signore Gesù.

Questo capitolo contiene i seguenti argomenti.

1. Paolo fa appello a un'altra prova che era impegnato nell'ufficio apostolico - una prova alla quale nessuno dei suoi accusatori poteva appellarsi - che gli era stato permesso di contemplare le glorie del mondo celeste; 2 Corinzi 11:1. Nel capitolo precedente aveva menzionato le sue prove. Qui dice 2 Corinzi 12:1 , che poiché lo avevano costretto a vantarsi, avrebbe menzionato la rivelazione che aveva avuto dal Signore.

2 Corinzi 12:2 , quindi, la straordinaria visione che aveva avuto diversi anni prima di 2 Corinzi 12:2 , quando fu rapito in cielo e gli fu permesso di contemplare le meraviglie, Eppure dice che per timore che una manifestazione così straordinaria dovrebbe esaltandolo al di sopra di ogni misura, fu visitato da una prova dolorosa e speciale - una prova dalla quale pregò ardentemente di essere liberato, ma che ricevette risposta che la grazia di Dio sarebbe stata sufficiente a sostenerlo; 2 Corinzi 12:5.

È in vista di ciò, dice 2 Corinzi 12:10 che ha avuto piacere nelle infermità e nelle sofferenze per la causa del Redentore.

2. Poi 2 Corinzi 12:11 riassume ciò che aveva detto; trae la conclusione di aver dato ogni segno o prova di essere un apostolo; che in tutto ciò che riguardava la fatica, la pazienza e i miracoli, aveva mostrato di essere stato incaricato dal Salvatore; sebbene con la tipica modestia disse che non era niente.

3. Quindi esprime il suo proposito di venire di nuovo a vederli, e la sua intenzione allora di non essere gravoso per loro; 2 Corinzi 12:13. Era disposto a lavorare per loro e ad esaurire le sue forze nel cercare di promuovere il loro benessere senza ricevere sostegno da loro, poiché si considerava alla luce di un padre per loro, e non era normale che i figli mantenessero i loro genitori.

4. In relazione a ciò, risponde a un'altra accusa contro se stesso. Alcuni lo accusavano di essere furbo; che sebbene non li gravasse, tuttavia sapeva bene fare in modo da ottenere ciò che voleva senza gravare loro, né dare l'impressione di ricevere nulla da loro; 2 Corinzi 12:16. A ciò risponde con un appello al fatto.

In particolare si appella alla condotta di Tito quando è con loro, a prova di caduta che non aveva tale disegno; 2 Corinzi 12:17.

5. Nella conclusione del capitolo esprime il timore che, venendo in mezzo a loro, troverebbe molto che li umilierebbe e gli dia occasione di severità di disciplina; 2 Corinzi 12:20. Questa apprensione è evidentemente espressa affinché potessero essere portati a esaminare se stessi e ad eliminare ciò che era sbagliato.

Non è opportuno - Non va bene; non diventa me. Ciò può anche significare che sentiva e ammetteva che non gli era convenuto vantarsi in questo modo; che c'era un'improprietà nel farlo sebbene le circostanze lo avessero costretto, e in questo senso è compreso da quasi, o quasi, tutti gli espositori; oppure può essere preso ironicamente. «Un uomo come me non dovrebbe vantarsi. Così dici tu, e così sembrerebbe.

Un uomo che non ha fatto più di me; che non ha sofferto nulla; chi è stato pigro e tranquillo come me, non dovrebbe certo vantarsi. E siccome c'è una così evidente sconvenienza nel mio vantarmi e nel parlare di me stesso, passerò ad altro argomento, e chiederò se lo stesso non si può dire delle visioni e delle rivelazioni. Parlerò, quindi, di un uomo che ha avuto delle rivelazioni notevoli, e gli chiederò se ha il diritto di vantarsi dei favori che gli sono stati impartiti». Questa mi sembra la probabile interpretazione di questo passaggio.

Per gloria - Per vantarsi; 2Corinzi 10:8, 2 Corinzi 10:13; 2 Corinzi 11:10. Una delle accuse che gli hanno addebitato è stata quella di essersi dato a vantarsi senza alcuna buona ragione. Dopo l'enumerazione nel capitolo precedente di ciò che aveva fatto e sofferto, dice che questo era senza dubbio molto vero. Un uomo simile non ha nulla di cui vantarsi.

Verrò - Margine, "Perché lo farò". I nostri traduttori hanno omesso la parola ( γὰρ gar) per nel testo, supponendo evidentemente che sia una semplice imprecazione. Doddridge lo rende "tuttavia". Ma mi sembra che contenga un senso importante, e che per allora dovrebbe essere reso. “Poiché non è conveniente che io mi glori, allora farò riferimento a visioni, ecc.

Allora mi allontanerò da quell'argomento e vengo a un altro». Così, la parola ( γὰρ gar) è usata in Giovanni 7:41. "Allora μὴ γὰρ mē gar Cristo uscirà dalla Galilea?" Atti degli Apostoli 8:31.

“Come posso allora τὼ tō; γαρ gar se alcuno non mi guida?” vedi anche Atti degli Apostoli 19:35; Romani 3:3; Filippesi 1:18.

Alle visioni - La parola “visione” è usata spesso nelle Scritture per indicare il modo in cui le comunicazioni divine venivano solitamente fatte alle persone. Ciò veniva fatto facendo apparire alla mente una scena come in un paesaggio, così che l'individuo sembrava vedere una rappresentazione di ciò che sarebbe accaduto in un periodo futuro. Di solito era applicato alla profezia, ed è spesso usato nell'Antico Testamento; vedi la mia nota su Isaia 1:1 , e anche su Atti degli Apostoli 9:10.

La visione a cui qui si riferisce Paolo era quella che gli era permesso avere del mondo celeste; 2 Corinzi 12:4. Gli fu permesso di vedere ciò che forse nessun altro mortale aveva visto, la gloria del cielo.

E rivelazioni del Signore - Che il Signore aveva fatto. Oppure può significare manifestazioni che il Signore gli aveva fatto di sé. La parola resa “rivelazioni” significa propriamente uno “scoprimento” ( ἀποκάλυψις apokalupsis, da ἀποκαλύπτω apokaluptō, scoprire), e denota una rimozione del velo dell'ignoranza e delle tenebre, affinché un oggetto possa essere visto chiaramente; e si applica così alla verità rivelata, perché l'oscurità viene rimossa e la verità si manifesta.

2 Ho conosciuto un uomo in Cristo - ho conosciuto un cristiano; la frase “in Cristo” non significa altro che che era unito a Cristo o era cristiano; vedi Romani 16:7. Il motivo per cui Paolo non ne parlava direttamente come una visione che aveva avuto lui stesso era probabilmente che era stato accusato di vantarsi, e aveva ammesso che non gli era divenuto gloria.

Ma sebbene non gli fosse capitato di vantarsi direttamente, tuttavia poteva dire loro di un uomo di cui evidentemente non ci sarebbe stato scorretto nel vantarsi. Non è raro, inoltre, che un uomo parli di se stesso in terza persona. Così, Cesare nei suoi Commentari parla uniformemente di se stesso. E così Giovanni nel suo Vangelo parla di sé, Giovanni 13:23; Giovanni 19:26; Giovanni 21:20.

Giovanni lo fece per la sua modestia, perché non sembrava proporsi in avanti, e perché la menzione del proprio nome come connesso con l'amicizia del Salvatore nel modo straordinario in cui lo godeva, avrebbe potuto gustare di orgoglio . Per una ragione simile, Paolo potrebbe non essere stato disposto a menzionare il proprio nome qui; e può essersi astenuto dal riferire altrove questo avvenimento, perché sapesse di superbia, e potesse anche suscitare l'invidia o la malevolenza degli altri.

Coloro che sono stati maggiormente favoriti dai godimenti spirituali non saranno i più pronti a proclamarlo. Conserveranno il ricordo per suscitare gratitudine nei loro cuori e sostenerli nella prova; non lo abbelliranno all'estero come se fossero più i favoriti del cielo di quanto lo siano gli altri. Che questo si riferisca allo stesso Paolo è evidente per i seguenti motivi:

(1) La sua argomentazione richiedeva che menzionasse qualcosa che gli era venuto in mente. Tutto ciò che era accaduto a un altro non sarebbe stato pertinente.

(2) Lo applica direttamente a se stesso 2 Corinzi 12:7 , quando dice che Dio ha preso misure efficaci per non essere indebitamente esaltato in vista delle abbondanti rivelazioni che gli sono state conferite.

Circa quattordici anni fa - In quale occasione o dove ciò accadde, o perché nascose così a lungo il fatto straordinario, e perché non vi sia altra allusione ad esso, è sconosciuto; e le congetture sono inutili. Se questa Lettera è stata scritta, come comunemente si suppone, intorno all'anno 58 dC, allora questo evento deve essere avvenuto intorno all'anno 44 dC. Questo avvenne diversi anni dopo la sua conversione, e ovviamente questo non si riferisce alla trance menzionata in Atti degli Apostoli 9:9 , al momento della sua conversione.

Il Dr. Benson suppone che questa visione gli sia stata fatta mentre stava pregando nel tempio dopo il suo ritorno a Gerusalemme, quando gli fu ordinato di andare da Gerusalemme ai Gentili Atti degli Apostoli 22:17 , e che era destinata a sostenerlo nelle prove che stava per sopportare. Non c'è pericolo di errore nel supporre che il suo scopo fosse quello di sostenerlo in quelle prove notevoli, e che Dio intendesse impartirgli tali visioni del cielo e della sua gloria, e della certezza che presto sarebbe stato ammesso lì, da sostienilo nelle sue sofferenze e rendilo disposto a sopportare tutto ciò che dovrebbe essere imposto su di lui.

Dio spesso dà al suo popolo alcuni chiari ed elevati conforti spirituali prima che entrino nelle prove così come mentre sono in esse; li prepara per loro prima che vengano. Questa visione Paolo l'aveva tenuta segreta per quattordici anni. Senza dubbio ci aveva pensato spesso; e il ricordo di quell'ora gloriosa fu senza dubbio una delle ragioni per cui sopportò così pazientemente le prove e tanto volle sopportare.

Ma prima di questo non aveva avuto occasione di menzionarlo. Aveva altre prove in abbondanza che era chiamato all'opera di apostolo; e menzionare questo avrebbe sapore di orgoglio e di ostentazione. Solo quando è stato costretto a riferirsi alle testimonianze della sua missione apostolica, ne fa cenno qui.

Se nel corpo, non posso dirlo - Cioè, non pretendo di spiegarlo. Non so come sia successo. Con il fatto che era al corrente; ma come ciò fosse avvenuto non lo sapeva. Se il corpo è stato rapito in cielo; se l'anima è stata per un tempo separata dal corpo; o se la scena è passata davanti alla mente in una visione, così che sembrava essere stato rapito in cielo, non pretende di saperlo.

L'idea evidente è che in quel momento era in uno stato di insensibilità nei confronti degli oggetti circostanti, ed era inconsapevole di ciò che stava accadendo, come se fosse morto. Laddove Paolo confessa la propria ignoranza di ciò che gli è accaduto, sarebbe vano per noi indagare; e la domanda su come ciò sia stato fatto è irrilevante. Nessuno può dubitare che Dio avesse potere se scelse di trasportare il corpo in cielo; o che per un certo tempo ebbe il potere di separare l'anima dal corpo; o che aveva il potere di rappresentare alla mente così chiaramente la visione del mondo celeste da sembrare di vederlo; vedi Atti degli Apostoli 7:56.

È chiaro solo che in quel momento perse ogni coscienza di qualsiasi cosa su di lui, e che vide solo le cose in cielo. Si può aggiungere qui, tuttavia, che Paolo evidentemente supponeva che la sua anima potesse essere portata in cielo senza il corpo, e che potesse avere una coscienza separata e un'esistenza separata. Non era, quindi, un materialista, e non credeva che l'esistenza e la coscienza dell'anima dipendessero dal corpo.

Dio sa - Con il modo in cui è stato fatto Dio solo poteva essere a conoscenza. Paul non tentò di spiegarlo. Questo per lui era relativamente poco importante, e non perse tempo nel vano tentativo di spiegarlo. Quanto sarebbe felice se tutti i teologi fossero pronti ad accontentarsi della conoscenza di un fatto, ea lasciare a Dio il modo di spiegarlo, come lo era questo principe dei teologi. Molti si sarebbero occupati di una vana speculazione sul modo in cui ciò era stato fatto; Paolo era contento del fatto che fosse successo.

Colui che è stato raggiunto - La parola qui usata ( ἁρπάζω harpazō) significa, afferrare, ghermire, come fanno i lupi la loro preda ( Giovanni 12:10 ); o afferrare con avidità o ardore Matteo 11:12; o portare via, affrettarsi con la forza o involontariamente; vedi Giovanni 6:15; Atti degli Apostoli 7:39; Atti degli Apostoli 23:10.

Nel caso in esame è implicita l'idea che Paolo sia stato trasmesso da una forza straniera; o che fu improvvisamente afferrato e rapito in cielo. La parola esprime la subitaneità e la rapidità con cui è stato fatto. Probabilmente è stato istantaneo, tanto che è apparso subito in paradiso. Del modo in cui fu fatto Paolo non ha dato spiegazioni; e le congetture sarebbero inutili.

Al terzo cielo - Gli ebrei a volte parlano di sette cieli, e Maometto ha preso in prestito questa idea dagli ebrei. Ma la Bibbia parla solo di tre cieli, e anche tra gli ebrei nelle età apostoliche i cieli erano divisi in tre:

(1) L'aereo, comprese le nuvole e l'atmosfera, i cieli sopra di noi, fino ad arrivare alle stelle.

(2) I cieli stellati, i cieli in cui sembrano essere situati il ​​sole, la luna e le stelle.

(3) I cieli oltre le stelle. Quel paradiso doveva essere la residenza di Dio, degli angeli e degli spiriti santi. Era questo cielo superiore, la dimora di Dio, in cui Paolo fu condotto, e di cui gli fu permesso di contemplare le meraviglie: questa regione dove Dio dimorò; dove Cristo sedeva alla destra del Padre e dove si radunavano gli spiriti dei giusti. Le fantasiose opinioni degli ebrei sui sette cieli possono essere viste dettagliate in Schoettgen o in Wetstein, da cui sono stati raccolti i principali passaggi degli scritti ebraici relativi all'argomento. Poiché le loro opinioni non gettano luce su questo passaggio, non è necessario descriverle in dettaglio qui.

3 E io conoscevo un uomo simile - Non è raro ripetere un'affermazione solenne per renderla più enfatica. Questo è fatto qui. Paolo ripete l'idea che conosceva intimamente un uomo simile e che non sapeva se era nel corpo o fuori dal corpo. Tutto ciò che era noto a Dio.

4 In paradiso - La parola “paradiso” ( παράδεισος paradeisos) ricorre solo tre volte nel Nuovo Testamento; Luca 23:43; 2 Corinzi 12:4; Apocalisse 2:7.

Ricorre spesso nei Settanta, come traduzione della parola giardino; Genesi 2:8 , Genesi 2:15; Genesi 3:1 , Genesi 3:8 , Genesi 3:16 , Genesi 3:23; Genesi 13:10; Numeri 24:6; Isaia 51:3; Ezechiele 28:13; Ezechiele 31:8; Gioele 2:3.

E anche Isaia 1:30; Geremia 29:5; e della parola פּרדס pardēc in Neemia Nehemia 2:8; Ecclesiaste 2:5; Cantico dei Cantici 2:13.

È una parola che ha avuto origine nella lingua dell'Asia orientale e che è stata adottata nel greco, nel romano e in altre lingue occidentali. In sanscrito la parola “paradesha” significa terra elevata e coltivata; in armeno “pardes” indica un giardino intorno alla casa piantumato con alberi, arbusti, erba d'uso e ornamento. In Persia, la parola indica i giardini di piacere e i parchi con animali selvatici intorno alle residenze di campagna dei monarchi e dei principi.

Quindi, denota in generale un giardino di piacere; e nel Nuovo Testamento si applica alle dimore dei beati dopo la morte, dimora di Dio e degli spiriti felici; o al cielo come luogo di beatitudine. Alcuni hanno supposto che Paolo qui con la parola "paradiso" significhi descrivere un luogo diverso da quello indicato dalla frase "il terzo cielo"; ma non c'è una buona ragione per questa supposizione. L'unica differenza è che questa parola implica l'idea di un luogo di beatitudine; ma indubbiamente si fa riferimento allo stesso luogo.

E udii parole indicibili - La parola che è resa qui come "indicibile" ( ἄῤῥητα arrēta) può significare ciò che non può essere detto, o ciò che non dovrebbe essere detto. La parola significa indicibile, ineffabile; e qualunque idea gli attribuiamo, Paolo intendeva dire che non poteva tentare con le parole di rendere giustizia a ciò che vedeva e udiva.

L'uso della parola "parole" qui sembrerebbe implicare che ha sentito il linguaggio della lode esaltata; o che c'erano verità impartite alla sua mente che non poteva sperare di trasmettere in nessuna lingua parlata dalla gente.

Che non è lecito per un uomo pronunciare - Margine, "Possibile". Witsius suppone che la parola ἐξὸν esone possa includere entrambi, e Doddridge concorda con l'interpretazione. Vedi anche Lessico di Robinson. La parola è più comunemente usata nel significato di lecito. Così, Matteo 14:4 , “Non ti è lecito averla.

” Atti degli Apostoli 16:21 , “che non ci è lecito osservare;” Atti degli Apostoli 22:25 , "Ti è lecito flagellare un uomo che è romano", ecc. Nello stesso senso di lecito è usato in Matteo 12:2 , Matteo 12:10 , Matteo 12:12; Matteo 20:15; Marco 2:26; Marco 10:2.

Quando si riferisce alla possibilità, probabilmente significa possibilità morale; cioè decoro, o significa che è giusto. Mi sembra dunque che la parola qui significhi piuttosto che non era conveniente dar voce a quelle cose; non sarebbe giusto tentarlo. Potrebbe anche essere vero che non sarebbe stato possibile per il linguaggio trasmettere chiaramente le idee connesse con le cose che Paolo poteva allora vedere; ma il pensiero principale è che c'era qualche ragione per cui non sarebbe stato appropriato per lui aver tentato di comunicare quelle idee alla gente in generale. Gli ebrei ritenevano che fosse illegale pronunciare il Tetragramma.

cioè, il nome di quattro lettere יהוה Yahweh; e ogni volta che quel nome ricorreva nelle loro scritture, sostituivano il nome אדני ‛Adonaay al suo posto. Sostengono infatti che la vera pronuncia è completamente persa, e nessuno di loro fino ad oggi tenta di pronunciarla. Ma questa era pura superstizione; ed è impossibile che Paolo sia stato influenzato da una ragione come questa.

L'operazione a cui si fa riferimento è davvero notevole. È l'unico esempio nelle Scritture di qualcuno che è stato portato in cielo, in realtà o in visione, e che è tornato di nuovo sulla terra ed è stato quindi qualificato per comunicare importanti verità sul mondo celeste dall'osservazione personale. Enoc ed Elia furono portati in cielo; ma tornarono a non conversare con la gente. Elia apparve con Mosè in colloquio con Gesù sul monte della trasfigurazione; ma conversarono con lui solo della sua morte, che stava per compiere a Gerusalemme; Luca 9:31.

Non ci sarebbe stato motivo per loro di parlare a Gesù del cielo, perché scese dal cielo ed era in cielo Giovanni 3:13 , e non era loro permesso di parlare ai discepoli del cielo. Lazzaro fu risuscitato dai morti Giovanni 11 , e molti dei santi che avevano dormito nelle loro tombe sorsero alla morte di Gesù Matteo 27:52 , ma non c'è alcun indizio che comunicassero qualcosa ai vivi del mondo celeste.

Di tutti i milioni che sono stati portati in cielo, a nessuno è stato permesso di tornare per rendere testimonianza alle sue glorie; testimoniare per Dio che è fedele alle sue promesse; incoraggiare i suoi pii amici a perseverare; o invitare i suoi amici impenitenti a seguirlo in quel mondo glorioso. E così fissa è la Legge; così stabilito è il principio, che nemmeno a Lazzaro fu permesso di andare, sebbene su sincera richiesta del ricco all'inferno, e avvertire i suoi amici di non seguire l'allusione a quel mondo di dolore; Luca 16:27.

Muhammed ha infatti finto di aver fatto un viaggio in paradiso, e tenta di descrivere ciò che ha visto; e la differenza tra la vera ispirazione e l'ispirazione falsa o pretesa è sorprendentemente evidenziata dalla differenza tra il silenzio dignitoso di Paolo - verba sacro digna silentio (Orazio) e le puerilità del profeta della Mecca. Vedi il Corano, cap. 17. Poiché la differenza tra la vera religione e l'impostura è chiaramente illustrata da questo, possiamo tornare ai principali eventi accaduti all'impostore nel suo celebre viaggio.

L'intero resoconto può essere visto nella Vita di Maometto di Prideaux, pp. 43 sgg. Affermò solennemente di essere stato traslato nel cielo dei cieli; che su una bestia bianca, meno di un mulo, ma più grande di un asino, era stato trasportato dal tempio della Mecca a quello di Gerusalemme; era successivamente salito ai sette cieli con il suo compagno Gabriele, ricevendo e ricambiando i saluti dei suoi beati abitanti; aveva poi proceduto da solo a due colpi d'arco dal trono dell'Onnipotente, quando sentì un freddo che lo trafisse al cuore, e fu toccato sulla spalla dalla mano di Dio, che gli comandò di pregare 50 volte al giorno, ma con il consiglio di Mosè fu indotto a ridurre il numero a cinque; e che tornò a Gerusalemme e alla Mecca, dopo aver compiuto un viaggio di migliaia di anni nella decima parte di una notte.

Il fatto che a Paolo non sia stato permesso di comunicare ciò che aveva visto è molto notevole. Viene spontaneo chiedersi perché è così? Perché Dio non ha mandato i santi defunti per raccontare alla gente le glorie del cielo? Perché non permette loro di venire a rendere testimonianza di ciò che hanno visto e di cui hanno goduto? Perché non venire a chiarire i dubbi dei pii; perché non venire a convincere un mondo sconsiderato; perché non venire a rendere onorevole testimonianza a Dio che è fedele per ricompensare il suo popolo? E soprattutto perché non ha permesso a Paolo, al quale aveva permesso di contemplare le glorie del paradiso, di testimoniare semplicemente ciò che aveva visto e di dirci cosa c'era?

A queste domande, così ovvie, è impossibile dare una risposta che possiamo dimostrare essere quella vera. Ma possiamo suggerire alcune ragioni che possono fornire una risposta plausibile, e che possono servire a togliere alcune delle perplessità del caso. Vorrei, quindi, suggerire che i seguenti potrebbero essere stati alcuni dei motivi per cui a Paolo non è stato permesso di comunicare ciò che ha visto agli esseri umani:

(1) È stato progettato per il sostegno di Paolo stesso in vista delle prove molto notevoli che stava per sopportare. Dio lo aveva chiamato a grandi fatiche e abnegazioni. Doveva lavorare molto da solo; andare in terre straniere; essere perseguitato e infine messo a morte; ed era suo proposito di qualificarlo per quest'opera con qualche manifestazione speciale del suo favore. Di conseguenza gli diede tali visioni del cielo che sarebbe stato sostenuto nelle sue prove dalla convinzione dell'indubbia verità di ciò che insegnava e dalla prospettiva di una certa gloria quando le sue fatiche sarebbero terminate.

È stato un caso in cui Dio ha dato punti di vista speciali per prepararsi alle prove, come spesso fa ora con il suo popolo, preparandolo in un modo unico per prove speciali. I cristiani, per qualche motivo, hanno spesso punti di vista più elevati e sentimenti più profondi prima di essere chiamati a sopportare le prove rispetto ad altre volte: una grazia speciale per prepararli alla sofferenza. Ma poiché questo era stato progettato in modo speciale solo per Paolo, non era appropriato che comunicasse ad altri ciò che vedeva.

(2) È probabile che se ci fosse una rivelazione completa delle glorie del cielo non saremmo in grado di comprenderla; o anche se lo facessimo, dovremmo essere increduli al riguardo. Quindi a differenza di ciò che vediamo; così elevato al di sopra della nostra più alta comprensione; probabilmente così diverso da quello che ora anticipiamo è il paradiso, che dovremmo essere lenti nel ricevere la rivelazione. È sempre difficile descrivere ciò che non abbiamo visto, anche sulla terra, così da averne un'idea molto chiara: quanto più difficile deve essere descrivere il cielo.

Siamo spesso increduli riguardo a ciò che si dice esista in terre straniere sulla terra che non abbiamo visto, e spesso è necessario molto tempo prima che ci creda. Il re del Siam, quando l'ambasciatore olandese gli disse che l'acqua diventava così dura nel suo paese che la gente poteva camminarci sopra, disse: "Ti ho spesso sospettato di menzogna, ma ora so che menti". Così increduli potremmo essere, con la nostra debole fede, se ci venisse detto ciò che realmente esiste in cielo. Non dovremmo probabilmente allontanarci da esso come del tutto incredibile.

(3) Ci sono grandi verità che non è disegno di Dio rivelare agli esseri umani. L'obiettivo è comunicare quanto basta per conquistarci, confortarci, sostenere la nostra fede, non rivelare tutto. Nell'eternità devono esserci verità e glorie illimitate che non abbiamo bisogno di conoscere ora e che, per molti aspetti, non sarebbe opportuno rivelare all'uomo. La domanda non è, sappiamo tutto, ma abbiamo abbastanza sicurezza per guidarci in paradiso e confortarci nelle prove della vita.

(4) C'è abbastanza rivelato del cielo per la nostra guida e conforto in questo mondo. Dio ci ha detto cosa sarà in generale. Sarà un mondo senza peccato; senza lacrime; senza torto, ingiustizia, frode o guerre; senza malattia, pestilenza, peste, morte; ed è facile riempire sufficientemente il quadro per tutti i nostri scopi. Pensiamo a un mondo dove tutto sarà puro e santo; di un mondo libero da tutto ciò che ora vediamo che è male; libero da dolore, malattia, morte; un mondo in cui "gli amici non se ne vanno mai, i nemici non arrivano mai"; un mondo dove tutto sarà armonia e amore - e dove tutto questo sarà eterno, e vedremo che Dio ha rivelato abbastanza per il nostro benessere qui. Le più alte speranze dell'uomo sono soddisfatte quando anticipiamo un paradiso eterno; le prove più pesanti possono essere sopportate con gioia quando abbiamo la prospettiva del riposo eterno.

(5) Un'altra ragione può essere assegnata per cui non era appropriato che Paolo rivelasse ciò che vedeva, e perché Dio ha negato agli uomini rivelazioni più complete riguardo al cielo. È che il suo scopo è che qui camminiamo per fede e non per visione. Non dobbiamo vedere la ricompensa, né farci dire completamente di cosa si tratta. Dobbiamo avere una tale fiducia in Dio da credere con certezza che Egli ci ricompenserà e benedirà pienamente, e sotto questa fiducia dobbiamo vivere e agire quaggiù.

Dio si propone, quindi, di mettere alla prova la nostra fede, e di fornire un'abbondante evidenza che il suo popolo è disposto ad obbedire ai suoi comandi ea riporre la propria fiducia nella sua fedeltà. Inoltre, se tutte le glorie del cielo fossero rivelate; se a tutti fosse detto che potrebbe essere; e se il cielo fosse reso il più attraente possibile alla vista dei mortali, allora potrebbe sembrare che il suo popolo dichiarato fosse influenzato unicamente dalla speranza della ricompensa.

Così com'è, c'è abbastanza per sostenere e confortare; non abbastanza per renderlo il motivo principale e unico per cui serviamo Dio. Può essere aggiunto:

Che abbiamo tutta la verità che avremo mai sul paradiso quaggiù. Nessun altro messaggero verrà; nessuno dei pii morti ritornerà. Se le persone, quindi, non sono disposte a essere salvate in vista della verità che hanno, devono essere perse.

Dio non comunicherà più.

Il cristiano presto saprà tutto del paradiso. Presto sarà lì. Non inizia nessun giorno con la certezza di non chiuderlo in cielo; non si corica a riposare in nessun momento con la certezza che non si risveglierà in cielo tra i suoi pieni ed eterni splendori.

Il peccatore saprà presto cosa significa perdere il paradiso. Un momento può renderlo pienamente consapevole della sua perdita, perché può morire; e un momento può metterlo per sempre al di là della possibilità di raggiungere un mondo di gloria.

5 Di un tale mi glorierò - Di un tale uomo sarebbe giusto vantarsi. Si ammetterebbe che è giusto esultare in un tale uomo, e stimarlo come unico favorito di Dio. Mi vanterò di lui per aver ricevuto un onore speciale dal Signore. Bloomfield, tuttavia, suppone che le parole rese “di una tale cosa dovrebbero essere tradotte con “di una cosa del genere”, o di una tale transazione; significato” posso davvero vantarmi giustamente di essere stato rapito in cielo come di una cosa la cui gloria intera appartiene a colui che mi ha così esaltato; ma di me stesso, o di qualsiasi cosa in me, non mi vanterò.

Così lo spiega Rosenmuller. Ma mi sembra che il collegamento richieda che lo si capisca da una persona, e che il passaggio sia in parte ironico. Paolo parla in terza persona. Sceglie di tenersi direttamente fuori dalla vista. E sebbene si riferisca realmente a se stesso, tuttavia non lo direbbe direttamente, ma dice che di un tale uomo ammetterebbero che sarebbe giusto vantarsi.

Eppure di me stesso - Direttamente. Non è opportuno che mi vanti di me stesso. «Mi permetteresti di vantarmi di un uomo di cui ho parlato; Ammetto che non è corretto che mi vanti direttamente di me stesso».

Ma nelle mie infermità - nelle mie debolezze, prove, dolori, sofferenze; come molti considerano infermità; vedi nota 2 Corinzi 11:30.

6 Infatti, sebbene io desideri la gloria, considero questa una dichiarazione solenne e seria dell'ironia che precede; e che Paolo intende dire seriamente, che se avesse il desiderio di vantarsi come si vantavano gli altri, se avesse scelto di fare molto dei suoi successi e privilegi, avrebbe avuto abbastanza di cui fare menzione. Non sarebbe solo vanto vanto senza alcun fondamento o giusta causa, poiché aveva tanto di cui parlare con sicurezza riguardo alle sue fatiche di apostolo e alla sua prova del favore divino, quanto potrebbe essere sollecitato da qualsiasi uno. "Potrei continuare a parlare molto più di quanto ho fatto e a sollecitare affermazioni che tutti ammetterebbero essere fondate".

Non sarò uno sciocco - “Non sarebbe sciocco vantarsi; perché sarebbe secondo verità. Potrei sollecitare molto più di quanto ho fatto; Potrei parlare di cose che nessuno sarebbe disposto a mettere in discussione come fondamenta di giuste pretese al mio essere considerato eminentemente favorito da Dio; Potrei seriamente affermare ciò che tutti ammetterebbero di essere tale”.

Perché dirò la verità - Cioè, “Qualunque cosa dovrei dire su questo argomento sarebbe la semplice verità. Non dovrei menzionare nulla che non sia realmente accaduto. Ma mi astengo, per timore che qualcuno si formi una stima impropria di me”. L'apostolo sembra aver voluto aggiungere qualcosa di più, ma è stato frenato dall'apprensione a cui qui si riferisce. O forse intende dire che se si fosse vantato della visione a cui si era appena riferito; se continuasse a dire quanto ne fosse stato onorato ed esaltato, non vi sarebbe alcuna scorrettezza.

Era così straordinario che se si fosse limitato rigorosamente alla verità, come avrebbe fatto, sarebbe stato comunque considerato da tutti come un onore davvero straordinario, e uno a cui nessuno dei falsi insegnanti potrebbe riferirsi come una fondazione per la loro vantarsi.

Perché nessun uomo dovrebbe pensare a me... - L'idea in questa parte del verso credo sia questa. “Desidero e mi aspetto di essere stimato dalla mia vita pubblica. Mi aspetto di essere giudicato dagli uomini dalle mie azioni, da ciò che vedono in me e dalla mia reputazione generale rispetto a ciò che ho fatto nello stabilire la religione cristiana. Sono disposto che il mio carattere e la mia reputazione, che la stima in cui sarò tenuto dall'umanità, si basino su questo.

Non desidero che il mio carattere in mezzo alla gente sia determinato dai miei sentimenti segreti; o da qualsiasi comunicazione straordinaria segreta dal cielo che io possa avere, e che non può essere soggetta all'osservazione dei miei simili. Sono disposto ad essere stimato dalla mia vita pubblica; e per quanto tali straordinarie manifestazioni possano essere preziose per me come individuo; o per quanto mi possano confortare, non voglio fondare la mia reputazione pubblica.

Mi aspetto di resistere ed essere stimato dalle mie azioni pubbliche; da ciò che tutte le persone vedono e sentono di me; e non vorrei che si formassero anche un'opinione favorevole di me al di là di questo.” Questo è il linguaggio nobile di un uomo che era disposto a godere della reputazione a cui la sua vita pubblica gli dava diritto. Voleva avere le basi della sua reputazione in modo tale che tutte le persone potessero vederla ed esaminarla. A differenza degli entusiasti e dei fanatici, non si appellava a impulsi segreti; non poggiava le sue pretese di fiducia pubblica su nessuna comunicazione speciale dal cielo; ma voleva essere stimato dalle sue azioni pubbliche.

E l'importante verità insegnata è che per quanto la comunione che possiamo avere con Dio; comunque tanto conforto e sostegno nella preghiera e nei nostri momenti preferiti di comunione con Dio; o per quanto possiamo immaginare in questo modo di essere i favoriti del cielo; e per quanto ciò possa sostenerci nella prova: tuttavia questo non dovrebbe essere fatto come fondamento per rivendicare le opinioni favorevoli dei nostri simili.

Dal nostro carattere pubblico; dalle nostre ben note azioni; dalle nostre vite viste dalla gente, dovremmo desiderare di essere stimati, e dovremmo essere soddisfatti di una tale misura di stima pubblica a cui il nostro comportamento ci darà ragionevolmente diritto. Raramente, forse, dovremmo fare riferimento ai nostri momenti di comunione segreta, felice e privilegiata con Dio. Paolo mantenne sotto questo aspetto, segrete per quattordici anni, le sue più elevate gioie: quale esempio per coloro che incessantemente esaltano la loro esperienza cristiana all'estero, e si vantano di ciò di cui hanno goduto! Non dovremmo mai riferirci a tali momenti come fondamento per la stima in cui il nostro carattere sarà tenuto dai nostri simili.

Non dovremmo mai fare di questo il fondamento di una rivendicazione della fiducia del pubblico in noi. Per tutte queste affermazioni; per tutta la stima in cui saremo tenuti dalle persone, dovremmo essere disposti a essere provati dalle nostre vite. Paolo non farebbe nemmeno una visione del paradiso; nemmeno il privilegio di aver contemplato le glorie del mondo superiore, sebbene un favore non conferito a nessun altro uomo vivente, un motivo della stima in cui dovrebbe essere tenuto il suo carattere! Quale esempio per coloro che desiderano essere stimati da rapimenti segreti e da comunicazioni speciali alle loro anime dal cielo! No.

Siamo disposti ad essere stimati dalle persone per ciò che vedono in noi; godere di una tale reputazione a cui la nostra condotta ci darà ragionevolmente diritto. Che la nostra comunione con Dio rallegri i nostri cuori; ma non obiettiamo questo alle persone come una pretesa per uno standard elevato nella loro stima.

7 E per non essere esaltato, per non essere spiritualmente orgoglioso; per paura di diventare sicuro di me e vanitoso, e supporre di essere un favorito speciale del Cielo. Se Paolo era in pericolo di orgoglio spirituale, chi non lo è? Se era necessario che Dio adottasse delle misure speciali per mantenerlo umile, non c'è da stupirsi che la stessa cosa accada in altri casi. Ci sono molte ragioni per credere che Paolo fosse naturalmente un uomo orgoglioso.

Era per natura sicuro di sé; fiducioso nei propri talenti e risultati, ed eminentemente ambizioso. Quando fosse diventato cristiano, quindi, uno dei suoi peccati più assillanti sarebbe stato l'orgoglio; e poiché era stato particolarmente favorito nella sua chiamata all'apostolato; nel suo successo come predicatore; nella posizione che aveva tra gli altri apostoli e nelle rivelazioni a lui impartite, c'era anche il pericolo speciale che diventasse sicuro di sé e orgoglioso delle sue conquiste.

Non c'è pericolo che assilla più costantemente i cristiani, e anche i cristiani eminenti, dell'orgoglio. Non c'è peccato più sottile, insinuante, ingannevole; nessuno che si annida più costantemente intorno al cuore e che trova un ingresso più pronto, dell'orgoglio. Colui che è stato caratterizzato dall'orgoglio prima della sua conversione, ne correrà un pericolo speciale dopo; chi ha doni eminenti nella preghiera, o nella conversazione, o nella predicazione, ne sarà particolarmente in pericolo; colui che ha un successo eminente ne correrà il pericolo; e chi ha qualche conforto spirituale straordinario ne correrà il pericolo.

Di questo peccato chi vive più vicino a Dio può essere in pericolo più speciale; e colui che è il più eminente in pietà deve sentire che occupa anche una posizione dove il nemico gli si avvicinerà in modo subdolo e subdolo, e dove è in particolare pericolo di caduta. Forse il timore che potesse essere in pericolo di essere reso orgoglioso dalle lusinghe dei suoi amici potrebbe essere stato uno dei motivi per cui Paolo tenne nascosta questa cosa per 14 anni; e se le persone vogliono preservarsi dal pericolo di questo peccato, non dovrebbero essere premurosi a parlare anche dei momenti più favoriti della loro comunione con Dio.

Per l'abbondanza delle rivelazioni - Per essermi innalzato così al cielo, e per aver potuto contemplare le meraviglie del mondo celeste, nonché per le numerose comunicazioni che Dio mi aveva fatto altre volte.

Mi è stato dato - Cioè, Dio si è compiaciuto di nominarmi. La parola che usa Paolo è degna di particolare attenzione. È che questa "spina nella carne" gli è stata data, sottintendendo che si trattava di un favore. Non se ne lamenta; non dice che è stato inviato in crudeltà; non ne parla nemmeno come di un'afflizione; ne parla come di un dono, come qualunque uomo farebbe di un favore che gli è stato concesso. Paolo aveva una visione così chiara dei benefici che ne derivavano che lo considerava un favore, come dovrebbero fare i cristiani in ogni prova.

Una spina nella carne - La parola usata qui ( σκόλοψ skolops) non si trova da nessun'altra parte nel Nuovo Testamento. Significa propriamente qualsiasi cosa appuntita o tagliente, ad esempio un palo o una palizzata (Senofonte, Anabasi v. 2, 5); o la punta di un gancio. La parola è usata nella Settanta per denotare una spina o un pungiglione , come traduzione di סיר cı̂yr, in Osea 2:6 , "Io coprirò di spine la tua via"; per indicare una radica pungente in Ezechiele 28:24 , come traduzione di סלון cillôwn, che significa una spina o un pungiglione, come si trova nei germogli e nei ramoscelli della palma; e per indicare “punture negli occhi” Numeri 33:55 , come traduzione di שׂכים sikkim, spine o spine.

Per quanto riguarda la parola usata qui, significa una spina acuminata o un pungiglione; e l'idea è che la prova a cui si riferisce era tanto fastidiosa e dolorosa quanto una tale spina sarebbe nella carne Ma se si riferisce a qualche infermità o dolore nella carne o nel corpo è un'altra questione, e una domanda in cui gli interpreti sono stati molto divisi nelle opinioni.

Chiunque abbia familiarità con i commentari sa che quasi ogni espositore ha avuto la sua opinione al riguardo. e anche che nessuno ha saputo dare alcuna buona ragione per la propria. La maggior parte di loro sono stati fantasiosi; e molti di loro eminentemente ridicoli. Anche Baxter, che era soggetto a un tale disordine, suppone che potrebbe essere la pietra o la ghiaia; e il solito molto giudizioso Doddridge suppone che la visione che aveva delle glorie degli oggetti celesti colpisse i suoi nervi a tal punto da produrre un disturbo paralitico, e in particolare un balbettio nel suo parlare, e forse anche una ridicola distorsione del volto.

Questa opinione è stata suggerita da Whitby ed è stata adottata anche da Benson, Macknight, Slade e Bloomfield. Ma anche se sostenuto da nomi rispettabilissimi, sarebbe facile dimostrare che si tratta di una semplice congettura, e forse altrettanto improbabile di una qualsiasi delle numerose opinioni che si sono mantenute sull'argomento.

Se il discorso di Paolo era stato alterato, e il suo viso era stato distorto, ei suoi nervi erano stati infranti da una tale vista, come avrebbe potuto dubitare di essere nel corpo o fuori di esso quando ciò avvenne? Molti dei padri latini supponevano che fosse intenzionale una lussuria indisciplinata e ingovernabile. Crisostomo e Girolamo suppongono che intendesse il mal di testa; Tertulliano un mal d'orecchi; e Rosenmuller suppone che fosse la gotta alla testa, kopfgicht, e che fosse un disturbo periodico come lo colpiva quando era con i Galati; Galati 4:13.

Ma qui ogni congettura è vana; e le numerose opinioni strane e ridicole dei commentatori è una malinconica attestazione della loro inclinazione a congetture fantasiose, ove è impossibile nella natura del caso accertare la verità. Tutto ciò che si può sapere di questo è che era qualche infermità della carne, qualche afflizione fisica o calamità, che era come la continua perforazione della carne con una spina Galati 4:13; e che era qualcosa che era stato progettato per prevenire l'orgoglio spirituale. Non è infatti improbabile supporre che fosse qualcosa che poteva essere visto da altri, e che tendeva così a umiliarlo quando era con loro.

Il messaggero di Satana - Presso gli Ebrei era consuetudine attribuire a Satana malattie gravi e dolorose; confrontare Giobbe 2:6; confronta nota su Luca 13:16. Al tempo del Salvatore è noto che gli spiriti maligni si erano impossessati del corpo in numerosi casi e avevano prodotto dolorose malattie del corpo, e Paolo qui dice che a Satana fu permesso di portare su di lui questa calamità.

Schiaffeggiare me - Schiaffeggiare, significa colpire con la mano; poi maltrattare in qualsiasi modo. Il significato è che l'effetto e il disegno di ciò lo affliggevano profondamente. Doddridge e Clarke suppongono che il riferimento sia qui al falso insegnante che Satana aveva mandato a Corinth, e che era per lui la fonte di guai perenni. Ma mi sembra più probabile che si riferisca a qualche infermità fisica.

La verità generale insegnata in questo versetto è che Dio avrà cura che il suo popolo non sia indebitamente esaltato dalle manifestazioni del suo favore e dai privilegi spirituali che concede loro. Prenderà misure per umiliarli; e gran parte dei suoi rapporti con la sua gente è destinata a raggiungere questo obiettivo. A volte sarà fatto, come nel caso di Paolo, per infermità fisica o prova, per malattia, o per malattia lunga e persistente; talora da grande povertà e da umile condizione di vita; a volte riducendoci da uno stato di agiatezza in cui correvamo il pericolo di essere esaltati oltre misura; a volte permettendoci di essere calunniati e calunniati, permettendo a nemici di insorgere contro di noi che anneriranno il nostro carattere e in modo tale che non possiamo affrontarlo; a volte per persecuzione; a volte per insuccesso nelle nostre imprese, e se nel ministero, per trattenere il suo Spirito; a volte facendoci cadere nel peccato, e così ci umilia grandemente davanti al mondo.

Tale era il caso di David e di Peter; e Dio spesso ci permette di vedere in questo modo la nostra propria debolezza, e di portarci al senso della nostra dipendenza e alla giusta umiltà, permettendoci di compiere qualche atto che dovrebbe essere sempre una fonte permanente della nostra umiliazione; alcuni agiscono in modo così vile, così umiliante, così da mostrare la profonda depravazione dei nostri cuori come per sempre per renderci e mantenerci umili. Come poteva Davide essere sollevato con orgoglio dopo l'omicidio di Uria? Come poteva Pietro dopo aver rinnegato il suo Signore con un orrendo giuramento? Così, molti cristiani sono lasciati cadere dalla tentazione di Satana di mostrargli la sua debolezza e di trattenerlo dall'orgoglio; molte cadute sono fatte in occasione del beneficio permanente del delinquente.

E forse ogni cristiano che è stato molto favorito da elevate vedute spirituali e conforti può ricordare qualcosa che sarà per lui un argomento permanente di rammarico e umiliazione nella sua vita passata. Dovremmo essere grati per qualsiasi calamità che ci umilierà; e dovremmo ricordare che le visioni chiare ed elevate di Dio e del cielo sono, dopo tutto, più di una compensazione per tutte le sofferenze che potrebbe essere necessario sopportare per renderci umili.

8 Per questa cosa - Per questo; affinché questa calamità potesse essere rimossa.

Ho supplicato il Signore - La parola “Signore” nel Nuovo Testamento, quando sta senza altra parola in connessione per limitarne il significato, comunemente denota il Signore Gesù Cristo; vedi la nota su Atti degli Apostoli 1:24. Il versetto seguente qui mostra in modo conclusivo che era il Signore Gesù a cui Paolo rivolse questa preghiera.

La risposta fu che la sua grazia gli bastava; e Paolo si consolava dicendo che era un sostegno sufficiente se la potenza di Cristo implicita in quella risposta, si fosse posata su di lui. Si glorierebbe nelle prove se tale fosse il loro risultato. Anche Rosenmuller sostiene che fosse il Signore Gesù a cui era rivolta questa preghiera, e dice che gli stessi Sociniani lo ammettono. Così Grozio (in 2 Corinzi 12:9 ) dice che la risposta è stata data da Cristo.

Ma se questo si riferisce al Signore Gesù, allora dimostra che è giusto andare da lui nei momenti di difficoltà, e che è giusto adorarlo. La preghiera è l'atto di adorazione più solenne che possiamo compiere; e nessuna autorità migliore può essere richiesta per rendere a Cristo onori divini del fatto che Paolo lo adorò e lo invitò a rimuovere una calamità severa e grave.

Tre volte - Questo può significare che ha pregato spesso per questo, o che l'ha cercato in tre occasioni solenni. Molti commentatori hanno supposto che si intendesse il primo. Ma mi sembra probabile che Paolo in tre occasioni speciali abbia pregato ardentemente per la rimozione di questa calamità. Si ricorderà che il Signore Gesù pregò tre volte nell'orto del Getsemani perché gli fosse tolto il calice, Matteo 26:44.

Alla terza cessò e si sottomise a quella che era la volontà di Dio. C'è qualche ragione per supporre che gli ebrei avessero l'abitudine di pregare tre volte per qualsiasi benedizione importante o per la rimozione di qualsiasi calamità; e Paolo in questo non solo si conformerebbe alla consuetudine, ma soprattutto si disporrà ad imitare l'esempio del Signore Gesù. Tra gli ebrei tre era un numero sacro, e si verificano ripetuti casi in cui un'importante transazione è menzionata come se fosse stata fatta tre volte; vedi Numeri 22:28; Numeri 24:10 ; 1 Samuele 3:8; 1 Samuele 20:41; 1 Re 18:44; Proverbi 22:20; Geremia 7:4; Geremia 22:29;Giovanni 21:17.

È probabile, quindi, che Paolo in tre diverse occasioni abbia implorato ardentemente il Signore Gesù che questa calamità potesse essere rimossa da lui. Potrebbe essere stato estremamente doloroso, o potrebbe, come supponeva, interferire con il suo successo come predicatore; oppure poteva essere di natura tale da esporlo al ridicolo; e perciò pregava, se era possibile che gli fosse tolto.

Il brano dimostra che è giusto pregare con fervore e ripetutamente per la rimozione di ogni calamità. Il Salvatore così pregò nel giardino; e Paolo così pregò qui. Eppure dimostra anche che dovrebbe esserci un limite a tali preghiere. Il Salvatore pregò tre volte; e Paolo si limitò ad altrettante suppliche e poi si sottomise alla volontà di Dio. Ciò non dimostra che dovremmo limitarci esattamente a questo numero nelle nostre petizioni; ma dimostra che dovrebbe esserci un limite; che non dovremmo essere eccessivamente ansiosi, e che quando è chiaro per qualsiasi causa che la calamità non sarà rimossa, dovremmo sottometterci ad essa.

Il Salvatore nel giardino sapeva che la coppa non sarebbe stata rimossa e acconsentì. A Paolo fu detto indirettamente che la sua calamità non sarebbe stata rimossa, e si sottomise. Possiamo aspettarci una tale rivelazione dal cielo, ma possiamo sapere in altri modi che la calamità non sarà rimossa; e dovremmo sottometterci. Il bambino o altro amico per il quale abbiamo pregato può morire; o la calamità, come, ad esempio, cecità, o sordità, o perdita di salute, o povertà, può diventare permanente, così che non c'è speranza di rimuoverla; e allora dovremmo cessare di pregare che possa essere rimosso, e dovremmo accettare allegramente la volontà di Dio.

Così Davide pregò con fervore per suo figlio quando era vivo; quando era morto, e non era più utile pregare per esso, si inchinò in sottomissione alla volontà di Dio, 2 Samuele 12:20.

9 E mi disse - Il Salvatore rispose. In che modo questo è stato fatto, o se è stato fatto nel momento in cui è stata offerta la preghiera, Paolo non ce lo informa. È possibile, come suppone Macknight, che Cristo gli sia apparso di nuovo e gli abbia parlato in modo udibile. Grozio suppone che ciò sia stato fatto dalla בת קול Bath-qowl - "figlia della voce", così spesso citata dagli scrittori ebrei, e a cui si suppone si riferisca in 1 Re 19:12 , con la frase " una voce ancora piccola.

Ma è impossibile determinare in che modo sia stato fatto, e non è materiale. Paolo era in abiti di comunione con il Salvatore, ed era abituato a ricevere da lui rivelazioni. Il fatto materiale qui è che la richiesta non è stata accolta nella forma esatta in cui l'ha presentata, ma che ha ricevuto l'assicurazione della grazia per sostenerlo nella sua prova.

È uno dei casi in cui la fervente preghiera di un uomo buono, offerta indubbiamente nella fede, non è stata esaudita nella forma che desiderava, sebbene sostanzialmente esaudita nella certezza della grazia sufficiente a sostenerlo. Fornisce, quindi, una lezione molto istruttiva riguardo alla preghiera, e mostra che non dobbiamo aspettarci come una cosa ovvia che tutte le nostre preghiere saranno letteralmente esaudite, e che non dovremmo essere delusi o scoraggiati se non vengono .

È un dato di fatto che non tutte le preghiere anche dei devoti, e di coloro che pregano avendo fede in Dio come ascoltatori di preghiera, vengono letteralmente esaudite. Così, la preghiera di Davide 2 Samuele 12:16 non è stata letteralmente esaudita; il bambino per la cui vita aveva pregato così ardentemente morì. Quindi la richiesta del Salvatore non è stata letteralmente esaudita, Marco 14:36.

La coppa della sofferenza che desiderava così ardentemente gli fosse tolta non fu rimossa. Quindi nel caso dinanzi a noi; confrontare anche Deuteronomio 3:23; Giobbe 30:20; Lamentazioni 3:8.

Così ormai in numerosi casi i cristiani pregano con fervore e con fede per la rimozione di qualche calamità che non viene rimossa; o per qualcosa che considerano desiderabile per il loro benessere che viene trattenuto. Alcuni dei motivi per cui questo viene fatto sono ovvi:

(1) La grazia che sarà impartita se la calamità non viene rimossa sarà di maggior valore per l'individuo di quanto non sarebbe la risposta diretta alla sua preghiera. Tale era il caso di Paolo; così fu senza dubbio con David; e così è spesso con i cristiani ora. La rimozione della calamità potrebbe essere apparentemente una benedizione, ma potrebbe anche essere accompagnata da un pericolo per il nostro benessere spirituale; la grazia impartita può avere un valore permanente e può essere collegata allo sviluppo di alcuni dei tratti più belli del carattere cristiano.

(2) Potrebbe non essere per il bene dell'individuo che prega che la cosa esatta sia concessa. Quando un genitore prega con grande fervore e con sottomissione per la vita di un figlio, non sa cosa sta facendo. Se il bambino vive, può essere per lui motivo di molto più dolore che se fosse morto. Davide ebbe molti più problemi da Absalom che dalla morte del bambino per il quale pregò così ardentemente.

Allo stesso tempo, potrebbe essere meglio per il bambino che venga rimosso. Se muore durante l'infanzia sarà salvato. Ma chi può dire quale sarà il suo carattere e destino dovrebbe vivere per essere un uomo? Quindi di altre cose.

(3) Dio ha spesso qualcosa di meglio in serbo per noi rispetto alla risposta immediata alla nostra preghiera. Chi può dubitare che questo fosse vero per Paolo? La grazia promessa di Cristo come sufficiente per sostenerci ha più valore di quanto non sarebbe la semplice rimozione di qualsiasi afflizione fisica.

(4) Non sarebbe bene per noi, probabilmente, se la nostra richiesta venisse letteralmente esaudita. Chi può dire cosa è meglio per se stesso? Se la cosa fosse ottenuta, chi può dire quanto presto potremmo dimenticare il benefattore e diventare orgogliosi e sicuri di noi stessi? Era il disegno di Dio di umiliare Paolo; e ciò si potrebbe fare molto meglio continuando la sua afflizione e impartendo la grazia promessa, che ritirando l'afflizione e negando la grazia.

L'unica cosa da fare era mantenerlo umile; e questa afflizione non si poteva ritirare senza rinunciare anche al beneficio. È vero, inoltre, che dove le cose sono di per sé proprie da chiedere, i cristiani talvolta le chiedono in modo improprio, e questo è uno dei motivi per cui molte delle loro preghiere non trovano risposta. Ma questo non riguarda il caso in esame.

La mia grazia è sufficiente per te - Una risposta molto migliore di quella che sarebbe stata per aver rimosso la calamità; e uno che sembra essere stato del tutto soddisfacente per Paul. Il significato del Salvatore è che lo sosterrebbe; che non avrebbe permesso che sprofondasse esausto per le sue prove; che non aveva nulla da temere. L'inflizione non è stata effettivamente rimossa; ma c'era una promessa che il favore di Cristo gli sarebbe stato mostrato costantemente e che avrebbe trovato ampio sostegno.

Se Paolo avesse questo sostegno, potrebbe benissimo sopportare la prova; e se abbiamo questa certezza, come possiamo averla, possiamo accogliere l'afflizione e gioire che le calamità siano portate su di noi. È una risposta sufficiente alle nostre preghiere se abbiamo la solenne promessa del Redentore che saremo sostenuti e non affonderemo mai sotto il peso delle nostre gravi sofferenze.

La mia forza si perfeziona nella debolezza - Cioè, la forza che imparto al mio popolo si manifesta più comunemente e più completamente quando il mio popolo si sente debole. Non viene impartito a coloro che si sentono forti e non si rendono conto di aver bisogno dell'aiuto divino. Non si manifesta così completamente a coloro che sono vigorosi e forti quanto ai deboli. È quando siamo consapevoli di essere deboli, e quando sentiamo il nostro bisogno di aiuto, che il Redentore manifesta il suo potere di sostenere e impartisce le sue più pure consolazioni.

Grozio ha raccolto diversi passaggi simili dagli scrittori classici che possono servire a illustrare questa espressione. Così, Plinio, vii. Epis. 26, dice: "Siamo migliori dove siamo deboli". Seneca dice: "La calamità è l'occasione della virtù". Quintiliano, "Ogni temerità della mente è rotta dalla calamità del corpo". Minuzio Felice, "La calamità è spesso la disciplina della virtù". Sono pochi i cristiani che non possono testimoniare la verità di ciò che qui dice il Redentore, e che non hanno sperimentato le più pure consolazioni che hanno conosciuto, e sono stati più sensibili alla sua consolante presenza e potenza nei momenti di afflizione.

Perciò molto volentieri... - Considero un privilegio essere afflitto, se le mie prove possono essere il mezzo per godere più abbondantemente del favore del Redentore. La sua presenza e la sua forza impartita sono più di una compensazione per tutte le prove che sopporto.

Che il potere di Cristo - La forza che Cristo impartisce; la sua potenza si è manifestata nel sostenermi nelle prove.

Possa riposare su di me - ἐπισκηνώσῃ episkēnōsē. La parola propriamente significa piantare una tenda su; e poi soffermarsi su o su. Qui è usato nel senso di dimorare o rimanere con. Il senso è che il potere che Cristo manifestava al suo popolo riposava con loro, o dimorava con loro nelle loro prove, e quindi gioiva nelle afflizioni, per poter partecipare all'aiuto e alla consolazione così impartiti. Quindi, impara:

(1) Che un cristiano non perde mai nulla a causa della sofferenza e dell'afflizione. Se può ottenere il favore di Cristo con le sue prove, è un vincitore. Il favore del Redentore è più di un compenso per tutto ciò che sopportiamo per la sua causa.

(2) Il cristiano vince per prova. Non ho mai conosciuto un cristiano che alla fine non fosse avvantaggiato dalle prove. Non ho mai conosciuto uno che non trovasse di aver guadagnato molto di ciò che era prezioso per lui nelle scene di afflizione. Non so di aver trovato uno che sarebbe disposto a scambiare i vantaggi che ha guadagnato nell'afflizione per tutto ciò che la più ininterrotta prosperità e gli onori più alti che il mondo potrebbe dare gli impartirebbero.

(3) Impara a sopportare le prove con gioia. Sono buoni per noi. Sviluppano alcuni dei tratti caratteriali più belli. Non feriscono nessuno se sono ricevuti correttamente. E un cristiano dovrebbe rallegrarsi di poter ottenere ciò che ottiene nell'afflizione, a qualunque costo. Vale più di quanto costa; e quando verremo a morire, le cose per cui avremo più occasione di ringraziare Dio saranno le nostre afflizioni. E, oh! se sono i mezzi per elevarci a un trono più alto nei cieli, e avvicinarci là al Redentore, chi non gioirà nelle sue prove?

10 Perciò mi compiaccio - Poiché tanti benefici derivano dalle prove; poiché le mie afflizioni sono l'occasione per ottenere il favore di Cristo in un grado così eminente, mi rallegro del privilegio della sofferenza. C'è spesso un vero piacere nell'afflizione, per quanto paradossale possa sembrare. Alcune delle persone più felici che ho conosciuto sono quelle che sono state profondamente afflitte; alcune delle gioie più pure cui ho assistito si sono manifestate su un letto di malattia, e nella prospettiva della morte.

E non ho dubbi che Paolo, in mezzo a tutte le sue infermità e rimproveri, avesse una gioia superiore a quella che potevano dare tutte le ricchezze e gli onori del mondo. Vedi qui il potere della religione. Non solo sostiene, conforta. Non solo permette di sopportare la sofferenza con rassegnazione, ma gli permette di gioire. La filosofia smussa i sentimenti: l'infedeltà lascia le persone a lamentarsi e lamentarsi nella prova; i piaceri di questo mondo non hanno nemmeno il potere di sostenere o confortare nei momenti di afflizione; ma il cristianesimo procura un piacere positivo nella prova e permette a chi soffre di sorridere tra le lacrime.

Nelle infermità - Nelle mie debolezze; vedi nota 2 Corinzi 11:30.

Nei rimproveri - Nel disprezzo e nel disprezzo che incontro come seguace di Cristo, nota, 2 Corinzi 11:21.

Nel bisogno - Nel bisogno: vedi le note a 2 Corinzi 6:4.

Nelle angustie per amore di Cristo - nota, 2 Corinzi 6:4. Nelle varie necessità e difficoltà a cui sono esposto a causa del Salvatore, o che soffro per la sua causa.

Perché quando sono debole, allora sono forte - Quando mi sento debole; quando sono sottoposto alla prova e la natura sviene e viene meno, allora mi viene impartita la forza e sono in grado di sopportare tutto. Più sono oppresso dalle prove, più sento il bisogno dell'assistenza divina e più sento l'efficacia della grazia divina. Tale era la promessa in Deuteronomio 33:25; “Come i tuoi giorni, così sarà la tua forza.

Così in Ebrei 11:24; “Chi per debolezza è stato reso forte.” Quale cristiano non ha sperimentato questo, e ha potuto dire che quando si è sentito debole e ha avuto voglia di sprofondare sotto l'accumulo di tante prove, ha trovato la sua forza secondo la sua giornata, e ha sentito un braccio di potenza che lo sorreggeva? È allora che il Redentore si manifesta in modo speciale; e poi che si vede veramente l'eccellenza della religione di Cristo e si apprezza e si sente la sua potenza.

11 Sono diventato uno sciocco nel gloriarmi - Il significato di questa espressione lo prendo per questo. “Sono stato trascinato nel parlare di me stesso finché non ammetto di apparire sciocco in questo tipo di vanto. È una follia farlo, e non ci sarei entrato se non fossi stato spinto a farlo dalle mie circostanze e dalla necessità che mi era imposta di parlare di me stesso». Paolo senza dubbio desiderava che ciò che aveva detto di se stesso non fosse considerato un esempio da seguire per gli altri.

La religione reprimeva ogni vana vanagloria e autoesultanza; e per evitare che gli altri prendano l'abitudine di vantarsi, e poi perorare il suo esempio per scusarsi, ha cura di dire che lo considerava una follia; e che in nessun modo l'avrebbe fatto se le circostanze del caso non lo avessero costretto. Se dunque qualcuno è disposto ad imitare Paolo parlando di sé e di ciò che ha fatto, lo faccia solo quando è in circostanze simili a Paolo, e quando l'onore della religione e la sua utilità lo richiedono imperiosamente; e non dimentichi che era la deliberata convinzione di Paolo che il vantarsi fosse la caratteristica dello stolto!

Mi hai costretto - Mi hai reso necessario rivendicare il mio carattere e dichiarare l'evidenza del mio incarico divino come apostolo.

Perché avrei dovuto essere lodato da te - da te. Allora questo vanto, così sciocco, sarebbe stato inutile. Che delicato rimprovero! Tutta colpa di questo stupido vanto era loro. Lo conoscevano intimamente. Avevano tratto grandi benefici dal suo ministero, ed erano vincolati dalla gratitudine e dal rispetto per il diritto e la verità a vendicarlo. Ma non l'avevano fatto; e quindi, per colpa loro, era stato costretto ad andare in questa spiacevole rivendicazione del proprio carattere.

Perché in nulla sono dietro agli stessi apostoli più importanti - Né nelle prove della mia chiamata all'ufficio apostolico (vedi 1 Corinzi 9:1 ss); né nelle doti dello Spirito; né nel mio successo; né nelle prove di una commissione divina in potere di operare miracoli; vedi la nota a 2 Corinzi 11:5.

Anche se non sono niente - Questa espressione è stata usata con sarcasmo o seriamente. Secondo la prima supposizione significa che era considerato un nulla; che i falsi apostoli parlavano di lui come di un semplice niente, o come un non avente diritto all'ufficio di apostolo. Questa è l'opinione di Clarke e di molti dei commentatori recenti. Bloomfield è incline a questo. Secondo quest'ultimo punto di vista, è un'espressione di umiltà da parte di Paolo, ed è progettato per esprimere il suo profondo senso della sua indegnità in vista della sua vita passata - una convinzione resa più profonda dagli alti privilegi a lui conferiti, e l'esaltato grado al quale era stato elevato come apostolo.

Questa era l'opinione della maggior parte dei primi commentatori. Doddridge unisce i due. Non è possibile stabilire con certezza quale sia la vera interpretazione; ma mi sembra che quest'ultimo punto di vista si accordi meglio con lo scopo del passaggio, e con ciò che abbiamo ragione di supporre che l'apostolo direbbe in questo momento. È vero che in questa discussione (2 Cor. 10ss) c'è molto di sarcastico.

Ma in tutta la tensione del passaggio davanti a noi è serio. Sta parlando delle sue sofferenze e delle prove che è stato elevato a rango elevato come apostolo, e non è del tutto naturale supporre che abbia lanciato un'osservazione sarcastica proprio nel mezzo di questa discussione. Inoltre, questa interpretazione concorda esattamente con ciò che dice, 1 Corinzi 15:9; “Poiché io sono il minimo di tutti gli apostoli, che non sono degni di essere chiamato apostolo”. Se questa è l'interpretazione corretta, allora insegna:

(1) Che le più alte conquiste nella pietà non sono incompatibili con il senso più profondo della nostra nullità e indegnità.

(2) Che i favori più distinti che Dio ci ha concesso sono coerenti con la più bassa umiltà.

(3) Che coloro che sono i più favoriti nella vita cristiana e i più onorati da Dio, non dovrebbero non voler occupare un posto basso, e considerare e parlare di se stessi come niente. Rispetto a Dio, cosa sono? - Niente. Rispetto agli angeli, cosa sono? - Niente. In quanto creature rispetto al vasto universo, cosa siamo? - Niente. Un atomo, un puntino. Rispetto agli altri cristiani, i santi eminenti che hanno vissuto prima di noi, cosa siamo? Rispetto a ciò che dovremmo e potremmo essere, cosa siamo? - Niente.

Che un uomo esamini la sua vita passata e veda quanto è stata vile e indegna; guardi Dio e veda quanto è grande e glorioso; guardi il vasto universo e veda quanto è immenso; che pensi agli angeli e rifletta quanto sono puri; pensi a ciò che avrebbe potuto essere, a quanto più avrebbe potuto fare per il suo Salvatore; guardi il suo corpo e pensi a quanto è fragile e quanto presto dovrà tornare alla polvere; e non importa quanto sia elevato il suo rango tra i suoi compagni vermi, e non importa quanto Dio lo abbia favorito come cristiano o ministro, sentirà, se si sente bene, che non è niente.

I santi più elevati si distinguono per la più profonda umiltà; coloro che sono più vicini a Dio sentono maggiormente la loro distanza; coloro che devono occupare il posto più alto in cielo sentono più profondamente di essere indegni del più basso.

12 Veramente i segni di un apostolo - Tali miracoli come gli apostoli riconosciuti hanno operato. Tali "segni" o prove che erano stati divinamente commissionati; vedi la nota di Marco 16:17; Atti degli Apostoli 2:22 nota; Romani 15:19 nota.

Sono stati fatti tra voi - Cioè, da me; vedi la nota, 1 Corinzi 9:2.

Con tutta pazienza - ho eseguito quelle opere nonostante l'opposizione che ho incontrato. Perseverai pazientemente nel fornire la prova del mio mandato divino. C'è stato un susseguirsi di miracoli che hanno dimostrato che ero da Dio, nonostante l'irragionevole opposizione che ho incontrato, finché non ti ho convinto che ero chiamato all'ufficio di apostolo.

Nei segni e nei prodigi - Nell'operare miracoli; confronta nota, Atti degli Apostoli 2:22. Quali fossero questi miracoli a Corinto, non siamo chiaramente informati. Probabilmente però erano simili a quelle compiute in altri luoghi, nella guarigione dei malati, ecc.; il più benevolo in quanto era una delle prove più decisive della potenza divina.

13 Perché cos'è... - Questo verso contiene un sorprendente miscuglio di sarcasmo e ironia, non superato, dice Bloomfield, da nessun esempio in Demostene. il senso è», ho dato in mezzo a voi la prova più ampia del mio incarico apostolico. Vi ho conferito i più alti favori dell'ufficio apostolico. Sotto questi aspetti sei superiore a tutte le altre chiese. Solo in un aspetto sei inferiore: è in questo, che non ti è stato gravato il privilegio di sostenermi.

Se avessi avuto questo, non saresti stato inferiore a nessun altro. Ma questo era dovuto a me; e prego che mi perdonerai per questo avrei potuto esortarlo; Potrei averlo affermato; Avrei potuto darti il ​​privilegio di diventare uguale al più favorito sotto tutti gli aspetti. Ma io non l'ho insistito, e tu non l'hai fatto, e ti chiedo perdono». C'è una delicata insinuazione che non abbiano contribuito ai suoi bisogni (vedi la nota, 2 Corinzi 11:8 ); un'indicazione che era un privilegio contribuire al sostegno del vangelo, e che Paolo avrebbe potuto essere "pesante per loro" (vedi le note a 1 Corinzi 9:1 ); e un'ammissione che era in parte da biasimare per questo, e in questo senso non aveva dato loro l'opportunità di eguagliare le altre chiese sotto tutti gli aspetti.

Non era gravoso per te - vedi questo spiegato nelle note su 2 Corinzi 10:8.

Perdonami questo errore - “Se è una colpa, perdonala. Perdonami se non ti ho dato questa opportunità di essere uguale alle altre chiese. È un privilegio contribuire al sostegno del Vangelo e coloro a cui è permesso di farlo dovrebbero considerarsi altamente favoriti. Ti prego di perdonarmi per averti privato di qualsiasi tuo privilegio cristiano”. Non sappiamo quali fossero i sentimenti dei Corinzi riguardo al perdonare Paolo per questo; ma la maggior parte delle chiese sarebbe pronta a perdonare un ministro per questo come per qualsiasi altro reato.

14 Ecco, la terza volta sono pronto a venire da te - Cioè, questa è la terza volta che mi sono proposto di venire a trovarti e mi sono preparato per questo. Non vuol dire che era stato due volte con loro e che ora veniva per la terza volta, ma che due volte aveva avuto intenzione di andarci ed era rimasto deluso; vedi 1 Corinzi 16:5; 2 Corinzi 1:15. Il suo scopo era quello di visitarli durante il suo viaggio in Macedonia e di nuovo al suo ritorno dalla Macedonia. Ora aveva formato una terza risoluzione, che aveva la prospettiva di mettere in atto.

E non sarò gravoso per te - mi ripropongo ancora, come ho fatto prima, di non ricevere un compenso che ti sarà opprimente, vedi le note su 2 Corinzi 11:9.

Poiché non cerco la tua, ma te, non desidero ottenere la tua proprietà, ma salvare le tue anime. Questa era una nobile risoluzione; ed è la risoluzione che dovrebbe essere formata da ogni ministro del Vangelo. Mentre un ministro di Cristo ha diritto a un sostegno competente, il suo scopo principale non dovrebbe essere quello di ottenere tale sostegno. Dovrebbe essere l'oggetto più alto e più nobile di conquistare anime al Redentore.

Vedi la condotta di Paolo a questo riguardo spiegata nelle note su Atti degli Apostoli 20:33.

Per i bambini... - C'è grande delicatezza e indirizzo in questo sentimento. Il significato è: “Non è naturale e normale che i bambini prendano provvedimenti per i loro genitori. Il corso comune degli eventi e del dovere è che i genitori provvedano alla loro prole. Io, quindi, tuo padre spirituale, scelgo di agire allo stesso modo. provvedo ai tuoi bisogni spirituali; Lavoro e lavoro per te come un padre fa per i suoi figli.

Cerco il tuo benessere, come lui, con la costante abnegazione. In cambio, non ti chiedo di provvedere a me, non più di quanto un padre normalmente si aspetti che i suoi figli provvedano a lui. Sono disposto a lavorare come fa lui, contento di fare il mio dovere e di promuovere il benessere di coloro che sono sotto di me". Le parole rese “dovrebbe” ( οὐ ὀφείλει ou opheilei) sono da intendersi in senso comparativo.

Paolo non vuol dire che un bambino non dovrebbe mai provvedere ai suoi genitori, o accumulare qualcosa per un padre malato, povero e infermo, ma che il dovere di farlo era lieve e insolito rispetto al dovere di un genitore provvedere ai suoi figli. L'uno era di avvenimento relativamente raro; l'altro era costante ed era il normale svolgimento del dovere. È una questione d'obbligo per un bambino provvedere a un genitore anziano e indifeso; ma comunemente il dovere è quello di un genitore di provvedere ai suoi figli. Paolo si sentiva un padre verso la chiesa di Corinto; e perciò era disposto a lavorare per loro senza compenso.

15 E spenderò molto volentieri - sono disposto a spendere la mia forza, e il mio tempo, e la mia vita, e tutto ciò che ho, per il tuo benessere, come un padre fa allegramente per i suoi figli. Sono disposto a sottomettermi a qualsiasi spesa che potrebbe essere necessaria per promuovere la tua salvezza. Il lavoro di un padre per i suoi figli è allegro e piacevole. Tale è il suo amore per loro che si diletta nella fatica per loro e che può renderli felici.

La fatica di un pastore per il suo gregge dovrebbe essere allegra. Dovrebbe essere disposto a impegnarsi in sforzi incessanti per il loro benessere; e se ha qualche giusto sentimento troverà un piacere in quella fatica. Non gli dispiacerà il tempo richiesto; non sarà addolorato che esaurisca le sue forze, o la sua vita, più di quanto lo farà un padre che lavora per la sua famiglia. E come i piaceri di un padre che lavora per i suoi figli sono tra i più puri e piacevoli che le persone possano mai godere, così è per un pastore.

Forse, nel complesso, l'occupazione più piacevole nella vita è quella connessa con l'ufficio pastorale; i momenti più felici conosciuti sulla terra sono i doveri, per quanto ardui, della relazione pastorale. Dio così, come nella relazione di un padre, tempera insieme fatica e piacere; e accompagna le più ardue fatiche con presente e abbondante ricompensa.

Sii esaurito - Sii esausto e sfinito nelle mie fatiche. Quindi la parola greca significa. Paolo era disposto che i suoi poteri fossero completamente esauriti e la sua vita consumata in questo servizio.

Per te - Margine, come in greco, per le tue anime. Quindi avrebbe dovuto essere reso. Così Tyndale lo rende. Il senso è che era disposto a esaurirsi completamente se con ciò potesse assicurarsi la salvezza delle loro anime.

Anche se ti amo più abbondantemente... - Questo è senza dubbio inteso come un gentile rimprovero. Si riferisce al fatto che, nonostante il tenero attaccamento che aveva dimostrato per loro, non avevano manifestato l'amore in cambio che aveva il diritto di aspettarsi. È possibile che ci sia un'allusione al caso di un genitore affettuoso e affettuoso. Accade talvolta che un genitore fissi i suoi affetti con indebito grado su qualcuno dei suoi figli; e in tali casi non è raro che il bambino mostri una speciale ingratitudine e mancanza di amore.

Tale può essere l'allusione qui - che Paolo aveva fissato i suoi affetti su di loro come un padre affettuoso e affettuoso, e che aveva incontrato un ritorno che non corrispondeva affatto al fervore del suo attaccamento; tuttavia era ancora disposto, come un tale padre, a esaurire il suo tempo e le sue forze per il loro benessere. La dottrina è che dovremmo essere disposti a lavorare e faticare per il bene degli altri, anche quando mostrano una grande ingratitudine.

Il fine proprio del lavorare per il loro benessere non è eccitare la loro gratitudine, ma obbedire alla volontà di Dio; e non importa se gli altri sono grati o no; se ci amano o no; se possiamo promuovere la nostra popolarità con loro o no, facciamogli sempre del bene. È meglio dimostrare la fermezza del nostro principio cristiano sforzarsi di beneficiare gli altri quando ci amano meno per tutti i nostri tentativi, piuttosto che tentare di fare del bene sulla marea crescente del favore popolare.

16 Ma sia così - Questa è evidentemente un'accusa dei suoi nemici; o almeno un addebito che si potrebbe supporre che facciano. Se l'abbiano mai fatto, o se l'apostolo si limiti ad anticipare un'obiezione, è impossibile determinarlo. È chiaramente da considerarsi la lingua degli obiettori; per:

(1) Non si può mai supporre che Paolo affermi come una cosa seria di averli colti con inganno o frode.

(2) Risponde come obiezione nel versetto seguente. Il significato è: "Ammettiamo che non ci hai gravato. Non hai richiesto un supporto da parte nostra. Ma tutto questo era solo un trucco. Hai realizzato la stessa cosa in un altro modo. Quando con noi hai professato di non cercare la nostra proprietà ma le nostre anime. Ma in vari modi sei riuscito a ottenere i nostri soldi e a mettere al sicuro il tuo oggetto. Hai fatto altri agenti per fare questo, e li hai mandati tra noi con vari pretesti per guadagnare denaro da noi.

Si ricorderà che Paolo aveva mandato; Tra loro Tito a raccogliere la colletta per i poveri santi in Giudea 2 Corinzi 8:6 , e non è affatto improbabile che alcuni là avessero accusato Paolo di avvalersi di questa finzione solo per ottenere denaro per il proprio uso privato. Per difendersi da questa accusa. era uno dei motivi per cui Paolo era così ansioso di avere alcune persone nominate dalla chiesa per farsi carico della contribuzione; vedi 1 Corinzi 16:3; confrontare le note su 2 Corinzi 8:19.

Essere furbi - Essere furbi Cioè mandare persone per ottenere denaro con diverse pretese.

Ti ho beccato con astuzia - ti ho preso con l'inganno o con la frode. Cioè facendo uso della frode nel fingere che il denaro fosse per i santi poveri e afflitti, quando in realtà era per il mio uso. È impossibile che Paolo abbia mai ammesso questo da solo; e pervertono grandemente il passaggio che suppongono che si applichi a lui, e poi supplicano che sia giusto usare l'astuzia nel realizzare i loro scopi.

Paolo non ha mai portato le sue misure con disonestà, né ha mai giustificato la frode; confrontare le note su Atti degli Apostoli 23:6.

17 Ho fatto un guadagno... - Nel confutare questa calunnia, Paolo fa appello coraggiosamente ai fatti, ea ciò che sapevano. «Lo stesso uomo», dice, «che ti ha così defraudato sotto le mie istruzioni. Se l'accusa è fondata, si specifichi e si dica distintamente il modo in cui è stato fatto». La frase “guadagnare” (da πλεονεκτέω pleonekteō), significa propriamente avere un vantaggio; poi approfittare, cercare un guadagno illecito. Qui Paolo chiede se li avesse defraudati per mezzo di qualcuno che aveva mandato loro.

18 Desideravo Tito - Andare a completare la collezione che avevi cominciato; vedi 2 Corinzi 8:6.

E con lui ho mandato un fratello - vedi nota in 2 Corinzi 8:18.

Tito ha tratto vantaggio da te? Sapevano che non lo faceva. L'avevano accolto benevolmente, trattato con affetto e mandato via con ogni prova di fiducia e di rispetto; vedi 2 Corinzi 7:7. Come potevano allora fingere che li avesse defraudati?

Non abbiamo camminato nello stesso spirito? - Non tutte le sue azioni assomigliavano alle mie? Non c'era la stessa prova di onestà, sincerità e amore che ho mai manifestato? Questa è una svolta molto delicata. Il corso della vita di Paolo, quando ammisero con loro, era esente da astuzie e da ogni tentativo di ottenere denaro con mezzi impropri. Lo accusarono solo di aver tentato per mezzo di altri. Ora si rivolge a loro arditamente e chiede se Tito e lui non abbiano effettivamente agito allo stesso modo; e se non avessero egualmente manifestato uno spirito libero dalla cupidigia e dall'inganno?

19 Ancora, pensi che ci scusiamo con te? - vedi la nota a 2 Corinzi 5:12. Il senso è: Non supporre che questo sia detto per semplice ansia di ottenere il tuo favore, o per ingraziarci la tua stima. Questo si dice senza dubbio per evitare il sospetto di essere mosso da motivi impropri.

Certamente nel capitolo precedente aveva manifestato grande sollecitudine per rivendicare il suo carattere; ma qui dice che non fu per mero desiderio di mostrare loro che la sua condotta era giusta; era dal desiderio di onorare Cristo.

Parliamo davanti a Dio in Cristo - Dichiariamo la verità semplice e non mascherata come alla presenza di Dio. Non ho solo il desiderio di placare la mia condotta; non nascondo nulla; non nascondo nulla; Non dico nulla per il mero scopo di auto-rivendicazione, ma posso fare appello al Cercatore di cuori per l'esatta verità di tutto ciò che dico. La frase "davanti a Dio in Cristo" significa probabilmente: "Parlo come alla presenza di Dio e come seguace di Cristo, come uomo cristiano.

È il solenne appello di un cristiano al suo Dio per la verità di ciò che ha detto, e una solenne asserzione che ciò che ha detto non era per il mero scopo di scusare o scusarsi per (nel senso del greco) la sua condotta.

Ma noi facciamo ogni cosa, carissimi, per la vostra edificazione - Tutto ciò che ho fatto è stato per il vostro benessere. La mia rivendicazione del mio carattere, e il mio sforzo per liberarti dai tuoi pregiudizi, è stato che tu potessi avere una fiducia incrollabile nel Vangelo e che tu potessi essere edificato nella santa fede. Sulla parola “edifica”, vedi la nota Romani 14:19; 1 Corinzi 8:1; 1 Corinzi 10:23 note.

20 Perché temo, quando vengo - vedi 2 Corinzi 12:14.

Non ti troverò come vorrei - Cioè, camminando nella verità e nell'ordine del Vangelo. Aveva temuto che i disordini non sarebbero stati rimossi, e che non avrebbero corretto gli errori che prevalevano e per i quali li aveva rimproverati. Era per questo che aveva detto loro tanto. Il suo desiderio era che tutti questi disordini potessero essere rimossi e che potesse essere salvato dalla necessità di esercitare una severa disciplina quando sarebbe venuto in mezzo a loro.

E che sarò trovato presso di voi come voi non sareste - Cioè, che sarò costretto ad amministrare la disciplina, e che la mia visita potrebbe non essere piacevole per voi come desiderate. Per questo volle che ogni disordine fosse corretto, e tutte le offese rimosse; che tutto potesse essere piacevole quando dovrebbe venire; vedi 1 Corinzi 4:21; confronta nota su 2 Corinzi 10:2.

Per timore che vi siano dibattiti - temo che vi possano essere dibattiti, ecc., che richiederanno l'interposizione dell'autorità di un apostolo. Sul significato della parola “dibattito”, si veda la nota in Romani 1:29.

Invidie - vedi la nota a 1 Corinzi 3:3.

Ire - Rabbia o animosità tra fazioni contendenti, il consueto effetto della formazione di partiti.

Conflitti - Tra fazioni contendenti; vedi nota su 1 Corinzi 3:3.

Maldicenze - vedi la nota su Romani 1:30.

Sussurri - vedi la nota su Romani 1:29.

Gonfiore - Indebita esaltazione; 2 Corinzi 8:1 (vedi le note su 2 Corinzi 8:1; 1 Corinzi 4:6 , ndr; 1 Corinzi 4:18 , ndr; 1 Corinzi 5:2 , ndr) - come sarebbe prodotto da una vana auto- fiducia.

Tumuli - Disordine e confusione derivanti da questa esistenza di parti. Paolo, profondamente cosciente del male di tutto ciò, aveva cercato in questa corrispondenza di sopprimerlo, affinché tutte le cose fossero piacevoli quando sarebbe venuto in mezzo a loro.

21 E per timore che, quando tornerò, il mio Dio mi umilierà... - Non sarò costretto a infliggere punizioni a coloro che suppongo si siano convertiti sotto il mio ministero. Mi ero rallegrato di loro come veri convertiti: li avevo annoverati tra i frutti del mio ministero. Ora, essere costretto a infliggere loro una punizione perché non avendo religione mi mortificherebbe e mi umilierebbe. L'infliggere una punizione ai membri della chiesa è una sorta di punizione sia per chi la infligge sia per chi è punito. I membri della chiesa dovrebbero camminare rettamente, per non sopraffare il ministero con vergogna.

E che piangerò molti... - Se si fossero pentiti del loro peccato, potrebbe ancora gioire in loro. Se avessero continuato a peccare fino alla sua venuta, sarebbe stato per lui motivo di profondo lamento. È evidente dalla parola "molti" qui che i disordini avevano prevalso molto ampiamente nella chiesa di Corinto. La parola resa "hanno già peccato" significa "che hanno peccato prima", e l'idea è che erano vecchi delinquenti e che non si erano ancora pentiti.

L'impurità - vedi nota, Romani 1:24.

E fornicazione e lascivia... - vedi le note a 1 Corinzi 5:1; 1 Corinzi 6:18. Fu questo il peccato al quale furono particolarmente esposti a Corinto, poiché era il peccato per il quale quella città corrotta si distingueva particolarmente.

Vedi l'introduzione alla prima lettera. Quindi, i frequenti ammonimenti in queste epistole contro di essa; e quindi, non c'è da meravigliarsi che alcuni di coloro che si erano professati cristiani vi fossero caduti. Si può aggiungere che è ancora il peccato a cui sono particolarmente esposti i convertiti dalle corruzioni e dalla licenziosità del paganesimo.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

2Corinzi 12

1 INTRODUZIONE A 2 CORTINI 12

L'apostolo in questo capitolo procede sullo stesso argomento, vendicandosi contro i falsi maestri e dando prova del suo apostolato; Si accorge di una visione molto notevole e insolita di cui è stato favorito; fa menzione di una tentazione non comune di Satana, di come ne fu liberato e dell'uso che ne fece per lui; scusa il suo vantarsi con i Corinti; ne dà la colpa a coloro che lo hanno obbligato a farlo, sebbene avessero tra loro prove innegabili del suo apostolato; significa che intendeva venire a vederli, ed esprime il suo forte affetto per loro, e la sua buona volontà verso di loro; rimuove le calunnie della cupidigia, dell'astuzia e dell'astuzia; li rimprovera per i loro peccati e li minaccia in caso di impenitenza. Sebbene sotto certi aspetti la gloria non fosse così conveniente, e del tutto sgradevole all'apostolo stesso, tuttavia tali erano le sue circostanze, che divenne necessario per lui farlo, e quindi continuò con esso; e al suo carattere, alle sue qualifiche, alle sue fatiche, alle sue sofferenze e alle sue liberazioni, aggiunge le visioni e le rivelazioni del Signore con cui era stato onorato, 2Corinzi 12:1 e ne individua una molto particolare, che descrive al tempo in cui, circa quattordici anni fa; dalla persona che l'ha vista, lui stesso, di cui parla in terza persona, affinché ci potesse essere il minor numero possibile di vanagloria; dal luogo in cui fu visto, il terzo cielo, in cui fu catturato; dalla forma o dal modo della visione, o dalla circostanza e dalla condizione in cui si trovava quando la vide, di cui non poteva dare spiegazione; come se dentro o fuori dal corpo, 2Corinzi 12:2, quest'ultima circostanza è ripetuta per denotare la certezza di esso, e la sua ignoranza riguardo a questa parte di esso; per la verità della quale si appella a Dio, 2Corinzi 12:3, e afferma di nuovo, che uno come quello che aveva descritto fu rapito in paradiso; con ciò spiega cosa intendeva per terzo cielo, e dichiara inoltre che, essendo lì, udì parole ineffabili, 2Corinzi 12:4. Ora, sebbene questa visione fosse materia di gloria, tuttavia, poiché egli era la persona che ne era così altamente onorata, non si soffermava più su di essa, ma piuttosto parlava delle sue infermità, come fa in seguito, 2Corinzi 12:5, tuttavia, se avesse mostrato un proposito di vanto, non avrebbe agito in modo stolto; tuttavia, pensò che fosse meglio trattenersi, per timore che qualcuno portasse a un'opinione troppo alta di lui, 2Corinzi 12:6, e in verità, questi alti godimenti erano atti a riempirlo di orgoglio e vanità, per cui Dio, nella sua infinita sapienza, ritenne opportuno adottare alcuni metodi per umiliarlo; che lo porta a rendere conto di una dolorosa tentazione che lo colpì, che gli fu dolorosa e in cui fu colpito da Satana; il cui fine era quello di tenere a bada il suo orgoglio e nasconderglielo, 2Corinzi 12:7. L'uso che ne fece per lui, e come si comportò sotto di esso, e la richiesta che fece al Signore di esserne liberato, sono dichiarati in 2Corinzi 12:8, a cui ricevette una risposta, che fu piena e soddisfacente, gli diede piacere e lo determinò a gloriarsi delle sue infermità, 2Corinzi 12:9, cosa che fa in 2Corinzi 12:10, e ne fa un censimento, e la ragione per cui si gloriava in essi: e mentre sapeva che sarebbe stato accusato di stoltezza, nel gloriarsi di altre cose come aveva fatto, ne biasima i Corinzi, che lo avevano obbligato ad essa; perché se si fossero impegnati come avrebbero dovuto fare per vendicarlo e lodarlo, non ci sarebbe stato bisogno dei suoi; ed essi furono forniti di materiale e argomenti sufficienti a tale scopo, poiché doveva essere un caso chiaro per loro che egli non era inferiore al capo degli apostoli, 2Corinzi 12:11, di cui ebbero una piena dimostrazione, in parte dai segni, dai prodigi e dalle opere potenti che furono compiute in mezzo a loro da lui, 2Corinzi 12:12, e in parte per i doni di grazia elargiti loro attraverso il suo ministero, a causa dei quali non sono venuti meno a nessun'altra chiesa; a meno che non fosse in questo, che il Vangelo fu predicato loro gratuitamente, 2Corinzi 12:13, l'apostolo prosegue informandoli che aveva intenzione di venire a vederli per la terza volta, quando non sarebbe stato più gravoso e gravoso per loro di quanto lo fosse stato prima; non avere riguardo per i loro se non per loro, recitando la parte di un padre che mette da parte per i suoi figli, ma non prende nulla da loro, 2Corinzi 12:14, ed esprime il suo forte affetto per loro, anche se gli mostrassero poco, e il suo sincero desiderio di essere utile a loro, e il piacere che ne trarrebbe, 2Corinzi 12:15, e mentre i falsi maestri suggerivano che, sebbene egli non prendesse denaro da loro di persona, aveva usato alcuni metodi subdoli e astuti per mezzo di altri per prosciugarli, 2Corinzi 12:16, egli risponde e rivendica la sua innocenza, ponendo loro la domanda in generale; se avesse guadagnato qualche persona da qualche persona che aveva mandato loro, 2Corinzi 12:17, e in particolare in quanto aveva mandato Tito e un altro fratello, se ne avesse tratto qualche guadagno, e se l'apostolo e lui non fossero dello stesso spirito; e se non hanno fatto gli stessi passi, 2Corinzi 12:18, e poi osserva, che tutte le pene che ha fatto per la rivendicazione di se stesso, non erano tanto per conto suo quanto per loro, anche per la loro edificazione, affinché ciò non fosse impedito, per il quale aveva il più caro affetto: e per la verità di tutto ciò si appella a Dio, 2Corinzi 12:19, e chiude questo capitolo osservando i molti mali che c'erano tra loro, che temeva di trovare tra loro, quando fosse venuto, senza pentirsi; e che sarebbe stato motivo di dolore e di umiliazione per lui, e lo avrebbe obbligato a usare tra loro quella severità che non sarebbe stata loro gradita, 2Corinzi 12:20

Versetto 1. Non è senza dubbio opportuno per me gloriarmi,

Sebbene gli fosse lecito gloriarsi, e fosse necessario nelle attuali circostanze delle cose, per rivendicare se stesso e per preservare i Corinzi dall'essere trascinati via dalle insinuazioni dei falsi apostoli, e così per l'onore e l'interesse di Cristo e del Vangelo, tuttavia non era utile per altri motivi, o redditizio e utile per se stesso; poteva scoprire che tendeva a suscitare in lui l'orgoglio, la vanità e l'euforia della mente, e poteva essere interpretato dagli altri come un orgoglioso vanto e una vana gloria; per cui scelse di lasciarlo cadere e passare a un altro argomento; o piuttosto, sebbene non fosse opportuno procedere, tuttavia, prima di abbandonarlo del tutto, ritenne opportuno dire qualcosa delle straordinarie apparizioni di Dio per lui. Alcune copie, e la versione latina della Vulgata, dicono: "Se c'era bisogno di gloria, non è davvero conveniente; la versione siriaca, c'è bisogno di gloria, ma non è conveniente; e la versione araba, non ho bisogno di gloriarmi, né mi è utile: verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore; quelli che il Signore aveva fatto a lui, e non a un uomo, e che non erano frutto della sua fantasia o delle illusioni di Satana, ma venivano dal Signore Gesù Cristo e dalla sua gloria. L'apostolo potrebbe benissimo parlare di visioni o apparizioni celesti, poiché era favorito da molti; la sua conversione fu dovuta a una visione o apparizione di Cristo a lui, che vide con i suoi occhi corporei, e lo udì parlargli, e che chiama la visione celeste; un'altra volta, quando a Troas gli apparve una visione nella notte, e un macedone si presentò e lo pregò di venire ad aiutarli; e quando a Corinto il Signore gli parlò in visione, e gli disse di non aver paura, ma di continuare a predicare il vangelo, perché aveva là molta gente da introdurre mediante il suo ministero. e quanto alle rivelazioni, oltre a quelle ordinarie e comuni a tutti i credenti, ne aveva di straordinarie; il Vangelo e il suo schema, la conoscenza delle diverse dottrine particolari di esso, non furono raggiunti da lui nel modo comune, ma egli li ebbe mediante la rivelazione di Gesù Cristo; le diverse parti misteriose di esso, in particolare quella della chiamata dei Gentili, a cui si potrebbe aggiungere il cambiamento che avverrà sui santi viventi alla seconda venuta di Cristo, gli furono rese note per rivelazione; e talvolta in questo modo straordinario gli veniva ordinato di andare in questo o quel luogo, come in un certo tempo saliva a Gerusalemme per rivelazione, dove doveva fare o soffrire molte cose per amore di Cristo: sebbene non avesse alcuna rivelazione di nulla che fosse diverso e tanto meno contrario al Vangelo, e come fu predicato dagli altri apostoli; poiché c'era un intero accordo tra lui e loro nel loro ministero; vedi Galati 2:2,7,8, e queste visioni e rivelazioni erano per la sua istruzione, direzione e incoraggiamento nel ministero del Vangelo; ed essendo di natura straordinaria, erano adatti a quei tempi straordinari, e non da aspettarsi in modo ordinario, né ora ne c'è bisogno; inoltre, queste erano visioni e rivelazioni del Signore, e non gli effetti dell'entusiasmo e di una calda immaginazione, né illusioni diaboliche, o le pretese e gli imbrogli degli uomini che progettavano; e erano per la conferma e l'istituzione del Vangelo, e non per approvare un nuovo schema, o introdurre una nuova dispensazione; Perciò tutte le visioni e le rivelazioni che gli uomini pretendono di avere, che sono a tale scopo, devono essere disprezzate e respinte

2 Versetto 2. Ho conosciuto un uomo in Cristo circa quattordici anni fa,

Il che si deve intendere di se stesso, come appare da 2Corinzi 12:7, dove parla in prima persona; e la ragione per cui qui parla in terza, è per mostrare la sua modestia e umiltà, e quanto ha rifiutato la gloria vana e l'applauso popolare; e mentre parla di se stesso, studia per così dire per nascondersi dall'essere la persona designata, e per distogliere la mente del lettore da lui a un'altra persona; sebbene un altro non possa essere inteso, perché non sarebbe stato al suo scopo, sì, proprio accanto ad esso, quando si propone di venire alle visioni e alle rivelazioni che ha avuto del Signore, per aver fatto l'esempio nel rapimento di un altro. Inoltre, la piena e certa conoscenza che aveva di quest'uomo, del luogo in cui era stato rapito e delle cose che aveva udito, concordava meglio con lui; come anche il fatto che egli attesti, in modo così solenne, la sua ignoranza del modo di questo rapimento, sia nel corpo che fuori dal corpo, e che egli ripete e si riferisce alla conoscenza di Dio, mostra chiaramente che egli deve intendere se stesso; Inoltre, altrimenti non sarebbe stato un caso di alcuna sua visione, né l'estasi di un altro avrebbe in alcun modo influenzato il suo carattere, la sua lode e la sua lode, né gli avrebbe dato alcuna occasione di gloria come questa: sebbene non volesse prenderla, come è chiaro dal suo dire che se ne fosse gloriato, non sarebbe stato uno sciocco, ma rinunciate, per timore che gli altri abbiano un'opinione troppo alta di lui; E dopo tutto, correva il pericolo di esaltarsi con questa visione insieme ad altre, che la seguente dolorosa tentazione era permessa, per impedirgli di essere esaltato con essa oltre misura: e quando chiama "uomo" questa persona, intendendo se stesso, non è per distinguerlo da un angelo, la cui dimora è nel terzo cielo, e quindi non c'è niente di meraviglioso da trovarvi; o da qualsiasi altra creatura; né forse solo per esprimere il suo sesso, un uomo, e non una donna, anche se la versione siriaca usa la parola גברא, peculiare del sesso maschile; ma semplicemente per designare una persona, ed è tutto uno come se fosse stato detto: Ho conosciuto una persona, o ne ho conosciuta una in Cristo: e la frase "in Cristo, " non deve essere collegato con la parola "conoscere", come se il senso fosse, che egli ha chiamato Cristo a testimoniare la verità di ciò che stava per dire, e che ciò che avrebbe dovuto dire non era in vista della sua gloria, ma solo della gloria e dell'onore di Cristo; ma deve essere collegato con la parola "uomo", e denota il suo essere in Cristo, e questo, come pensa il dottor Hammond, in modo singolare e straordinario; poiché si dice che Giovanni è "nello spirito", Apocalisse 1:10, cioè in estasi; e così ecco, quest'uomo era nello Spirito di Cristo, e trasportato da lui per vedere visioni e avere rivelazioni; o piuttosto intende un essere spirituale in Cristo, l'unione con lui, il cui effetto è la comunione con lui. La data di

quattordici anni fa, può riferirsi sia al tempo in cui l'apostolo ebbe per la prima volta la conoscenza del suo essere in Cristo, che avvenne alla sua conversione; egli era in Cristo da tutta l'eternità, essendo stato dato a lui, scelto in lui, amato da lui; posto come un sigillo sul suo cuore, così come inciso sulle palme delle sue mani, e rappresentato da lui, e in lui, nel patto eterno; e così nel tempo, alla sua crocifissione, morte, sepoltura, risurrezione, ascensione e seduta alla destra di Dio; in conseguenza di tutto ciò, quando venne il tempo stabilito, divenne una nuova creatura, si convertì e credette in Cristo, e allora seppe di essere in lui; prima era in lui segretamente, ora apertamente; e questo avvenne circa quattordici anni prima della stesura di questa epistola; Il tempo esatto della sua conversione potrebbe essere conosciuto e ricordato da lui, essendo in modo così straordinario: o anche questa data potrebbe riferirsi al tempo del suo rapimento, che alcuni hanno pensato fosse un tempo entro i tre giorni dopo la sua conversione, quando era senza vista, e non mangiava né beveva; Alcuni hanno pensato che fossero passati otto anni dalla sua conversione; ma l'opinione più probabile è che non fosse a Damasco, ma quando fu tornato a Gerusalemme, e stava pregando nel tempio, ed era in estasi o estasi, Atti 22:17, sebbene la differenza ci sia tra i cronologi, e l'incertezza delle loro congetture, sia riguardo al tempo della conversione dell'apostolo, e la stesura di questa epistola rende molto difficile determinare questo punto. Coloro che fanno di questo rapimento al momento della sua conversione, sembrano essere i più lontani dalla verità delle cose; per il fatto che la sua conversione sia collocata nel 34° anno di Cristo, come alcuni, o nel 35°, come altri, o nel 36°; E si può pensare che questa epistola sia stata scritta o nel 56°, o nel 58°, o nel 60°, la data di quattordici anni non concorderà con nessuna delle due: anzi fanno sì che le cose concordino meglio insieme, coloro che collocano la sua conversione nell'anno 36, fanno sì che questo rapimento avvenga otto anni dopo, nell'anno 44, e questa epistola sia scritta nell'anno 58. Il Dr. Lightfoot pone la conversione dell'apostolo nell'anno 34, il suo rapimento nel terzo cielo, nell'anno 43, al tempo della carestia durante il regno di Claudio, Atti 11:28, quando era in estasi a Gerusalemme, Atti 22:17, e la stesura di questa epistola nell'anno 57. Quel grande cronologo, il vescovo Ussher, colloca la conversione di Paolo nell'anno 35, il suo rapimento nell'anno 46 e la stesura di questa epistola nell'anno 60. Sicché, nel complesso, è difficile dire quando avvenne questo rapimento; e può darsi che non sia stato in nessuna delle visioni riportate nella Scrittura, che l'apostolo aveva, ma che in qualche altro momento non ha menzionato da nessun'altra parte: quando, come qui dice,

costui fu rapito fino al terzo cielo, sede della divina Maestà e residenza dei santi angeli, dove le anime dei santi defunti vanno immediatamente dopo la loro dissoluzione, e i corpi e le anime di coloro che sono stati traslati, rapiti e risuscitati, lo sono, e dove il corpo glorificato di Cristo è e sarà, fino alla sua seconda venuta. Questo è chiamato il "terzo" cielo, rispetto ai cieli ariosi e stellati. L'apostolo si riferisce a una distinzione tra gli ebrei di ושׁמיא מיצעאי ושׁמיא תתאי שׁמיא עילאי, "il cielo supremo, il cielo di mezzo e il cielo inferiore"; e che fanno anche una divisione simile dei mondi, e che chiamano עולם עליון ועולם האמצעי והעולם השׁפל, "il mondo supremo, e il mondo di mezzo, e il mondo inferiore"; e talvolta il mondo degli angeli, il mondo delle sfere e il mondo di essi in basso; e di conseguenza i dottori cabalistici parlano di tre mondi; עלמא תליתאה, "il terzo mondo", dicono, è il mondo supremo, nascosto, custodito e chiuso, che nessuno può conoscere; come è scritto, "occhio non ha visto", ecc. ed è lo stesso con il "terzo cielo" dell'apostolo. Lo stato e la condizione in cui si trovava durante questo rapimento sono espressi dalle seguenti parole, messe tra parentesi:

Dio sa se nel corpo non posso dirlo nel corpo, se l'anima sua è rimasta nel suo corpo ed è stato rapito anima e corpo in cielo, come Elia vi fu portato con l'anima e il corpo su un carro con cavalli di fuoco, o se l'anima sua era uscita dal suo corpo, e fu disincarnato per un certo tempo, come Filone l'Ebreo dice che Mosè era ασωματον, "senza corpo", durante la sua permanenza di quaranta giorni e altrettante notti sul monte; o se tutto questo non fosse in modo visionario, come Giovanni era "nello Spirito" nel giorno del Signore, ed Ezechiele fu preso per una ciocca del suo capo, e innalzato dallo Spirito fra la terra e il cielo, e portato "nelle visioni di Dio a Gerusalemme", non si può dire. L'apostolo non lo conosceva da solo, e tanto meno nessun altro può dire come avvenne; è meglio per lui riferirsi e lasciare la questione al Dio onnisciente; si dice che una delle quattro persone che gli ebrei dicono siano entrate in paradiso, che sono menzionate in seguito in vedi Gill su "2Corinzi 12:4 ", che la sua mente sia stata rapita in un rapimento divino; cioè, non era se stesso, non sapeva dove fosse, o se nel corpo o fuori, come dice l'apostolo

3 Versetto 3. E ho conosciuto un uomo così,

Lo stesso uomo, cioè se stesso, è qui designato, e si parla della stessa estasi e della condizione in cui si trovava espressa con le stesse parole: la quale ripetizione è fatta per l'affermazione più forte di ciò che ha consegnato, e per significare la meraviglia di questa visione, e quanto fosse sorprendente e inspiegabile

4 Versetto 4. Come fu rapito in paradiso,

Non il paradiso terrestre in cui si trovavano i nostri progenitori, che fu distrutto dal diluvio, e il luogo in cui ora non si può sapere, e a quale scopo l'apostolo dovesse essere portato là, anche se alcuni hanno pensato che qui si intendesse questo, ma non questo, né alcun luogo distinto dal "terzo" cielo, o luogo dei beati, si intende; che è il senso di molti degli antichi, che suppongono che il terzo cielo e il paradiso siano due luoghi distinti, e che l'apostolo abbia avuto due rapimenti separati. Clemente Alessandrino, legge le parole così: "Ho conosciuto un uomo in Cristo rapito fino al terzo cielo, κακειθεν εις τον παραδεισον, da lì al paradiso"; e così Teofilare sul luogo dice: "Dal terzo cielo fu immediatamente chiamato in paradiso"; e così Ecumenio, "fu rapito fino al terzo cielo, e così di nuovo da lì in paradiso"; e alcuni scrittori moderni sono stati inclini a pensare che ci siano stati due rapimenti, e piuttosto in quanto si dice che l'apostolo è stato rapito "su" l'uno, e catturato "su" l'altro, e fa uso delle parole "rapito" due volte; altrimenti sarebbe colpevole di una tautologia, sia in ciò che nel ripetere la sua ignoranza sul modo del rapimento; a cui si aggiunge che si propose di parlare di "visioni" e "rivelazioni" al plurale, 2Corinzi 12:1, e in seguito chiama questa visione "abbondanza di rivelazioni", 2Corinzi 12:7, ma poiché fu nello stesso tempo che fu rapito fino al terzo cielo, e in paradiso, essendoci una sola e stessa data di quattordici anni fa per entrambi; e poiché, nel racconto dell'uno e dell'altro, ignorava egualmente il modo in cui era stato catturato, se nel corpo, o fuori dal corpo; e vedendo che non c'è alcun racconto di ciò che vide e udì nel terzo cielo, ma solo di ciò che udì in paradiso, che si riferisce ad essere raccontato nel racconto successivo di questa visione; e poiché il terzo cielo e il paradiso sono un solo e medesimo luogo, sembra più ragionevole concludere che non sono qui previste due estasi e due visioni, ma una sola; e senza dare l'impressione di una vana ripetizione, l'apostolo, avendo cominciato il racconto di questa visione, poté riassumere ciò che aveva detto, per darne un resoconto più chiaro e chiaro; e tanto più che c'erano alcune cose che non aveva ancora menzionato, e il tutto non era facile da capire e da comprendere, e il modo di farlo era sconosciuto anche a lui stesso; e questo potrebbe fare per attirare maggiormente l'attenzione su di esso, come qualcosa di meraviglioso e straordinario; Inoltre, se il suo disegno fosse stato quello di dare un resoconto di due rapimenti, li avrebbe distinti in modo numerico; e ci avrebbe detto che fu catturato due volte, così come in seguito dice di aver implorato il Signore "tre volte", in un'altra volta; e questo sarebbe stato necessario per evitare un errore, di prendere l'uno e l'altro per lo stesso rapimento, come generalmente si fa; il cielo è chiamato paradiso, perché come il giardino d'Eden, che porta questo nome, fu piantato da Dio, così questo è fatto e preparato da lui; Come quello era un posto delizioso, così è questo; anche a causa di Cristo, albero della vita, che è in mezzo ad esso, oltre a un'innumerevole moltitudine di angeli, e spiriti di giusti resi perfetti, i suoi abitanti puri e immacolati; E a causa del fiume dell'amore divino, dei piaceri infiniti, i santi sono fatti per bere. Era consuetudine presso gli ebrei chiamare il cielo גן עדן, "il giardino dell'Eden", o paradiso; e di ciò che a volte parlano come superiore e inferiore; più in basso suppongono che le anime degli uomini siano introdotte, immediatamente dopo la loro dissoluzione; dove rimangono per un po', e poi salgono al paradiso superiore, il mondo delle anime, dove si trovano Abramo, Isacco e Giacobbe. I Giudei non dovrebbero obiettare al fatto che l'apostolo fu portato in paradiso prima della sua morte, poiché ci raccontano di molti che vi entrarono mentre erano in vita;

"Nove (dicono). נכנסו בחייהם בגן עדן, "entrarono durante la loro vita nel giardino dell'Eden", o paradiso; e questi sono: Enoc figlio di Giared, Elia figlio e il Messia, Eliezer servo di Abramo, Hiram re di Tiro, Ebed Melec l'Etiope, Jabez figlio di Rabbi Giuda il principe, e Bethiah figlia del Faraone, Sara figlia di Aser; e ci sono alcuni che dicono anche Rabbi Joshua ben Levi";

e in un altro posto,

"quattro נכנסו בפרדס, entrarono in paradiso; e questi sono loro, Ben Azzai, e Ben Zoma, un altro, e R. Akiba";

su cui è aggiunto [r] ,

"entrarono in paradiso per così dire per mano di Dio, e realmente non salirono lassù, ma sembrò loro come se fossero ascesi";

Fino a che punto ciò possa servire a spiegare e illustrare il caso dell'apostolo, mi congedo con questa osservazione più riguardante un altro uso della parola paradiso presso di loro, che a volte significa una considerevole parte della conoscenza delle cose misteriose, relative alla natura di Dio, degli angeli, ecc. di cui Maimonide avendo parlato, dice:

"queste cose gli antichi saggi chiamavano פרדס, "paradiso", come dicono, "quattro entrarono in paradiso": e sebbene fossero gli uomini più grandi d'Israele, e uomini estremamente saggi, tuttavia non avevano tutti il potere di conoscere e comprendere chiaramente tutte queste cose; e io dico che non è degno di camminare בפרדס, "in paradiso", ma colui il cui ventre è pieno di carne e pane, ed è pane e carne conoscere ciò che è proibito, e ciò che è lecito, e gli altri precetti di natura simile";

e ancora,

"L'uomo che è ricolmo di tutte queste virtù (cioè di sapienza, di intelligenza e di governo delle passioni e degli appetiti) è perfetto nel suo corpo, come colui che entra in paradiso e si inclina verso queste cose grandi e lontane":

ancora una volta,

"Le parole della tradizione sono comprese nella legge scritta, e la loro esposizione nella legge orale; e le cose che sono chiamate פרדס, paradiso, sono contenute nel Talmud";

Questo lo chiamano פרדס החכמה, "il paradiso della saggezza"; se questo senso e l'uso della parola possano essere applicati al passaggio davanti a noi, e quindi essere espressivi di quella grande parte della conoscenza divina che è stata comunicata in modo straordinario all'Apostolo, può meritare una certa considerazione: tuttavia, questo è certo, che quando fu rapito in paradiso, Lui

udirono parole indicibili, che non è lecito a un uomo pronunciare; Esempiore in particolari cose, che poi si vedono o si odono, come alcuni hanno fatto, è audace e audace; come che vide l'Essere divino con gli occhi del suo intelletto, le diverse forme angeliche, troni, domini, principati e potestà, e la gloria e la bellezza delle anime dei santi defunti; e udirono la musica armoniosa di ciascuna di queste felici creature; ebbe una visione del libro della vita, e gli fu mostrato l'ordine e il metodo della predestinazione divina; fu introdotto nel mistero della chiamata dei Gentili e del cambiamento che avverrà sui santi viventi, e udì tutto il racconto della dispensazione delle cose, nella chiesa di Cristo fino alla fine del mondo: le cose erano ineffabili, mai ancora raccontate, e quindi non dovevano essere conosciute: erano tali cose che l'apostolo stesso, quando era fuori dal rapimento, poteva avere solo idee molto inadeguate, e tali che non era in grado di esprimere con parole e linguaggio appropriati per essere compreso dagli altri; e che, come egli le udì non da un semplice uomo, ma dal Signore, così nessun semplice uomo poté pronunciarle, nessuno tranne colui di cui le aveva udite: e inoltre, quali che fossero le idee che l'apostolo stesso poteva avere di loro, e quanto fosse capace di esprimerle; eppure non erano adatti e appropriati ad essere raccontati nello stato presente delle cose, non essendo parte del consiglio di Dio relativo alla salvezza dell'uomo, di cui egli dichiara fedelmente l'interezza; e tuttavia era necessario essere ascoltati da lui, per stabilire la sua fede nel Vangelo, per animarlo nel suo ministero e fortificare la sua mente contro tutte le afflizioni, i rimproveri e le persecuzioni che doveva incontrare per amore di Cristo. La frase sembra essere la stessa con אי אפשׁר לאמרו, "è impossibile dirlo"; e di simili cose segrete in paradiso, o nel mondo delle anime, gli ebrei dicono che

"sono nascosti, e che אינם ראוים לעלות בכתיבה, "non sono adatti a produrre per iscritto"";

e così questi erano tali che non era lecito parlare, γλωσσαις ανθρωπιναις, "con lingue umane", come dice Giustino Martire; non erano in tale senso "indicibili", da non essere espressi da nessuno; poiché erano espressi o da Cristo stesso, che era glorificato nella natura umana, che l'apostolo poteva ora vedere e udire, o da qualche angelo o angeli, o non avrebbero potuto essere uditi dall'apostolo così com'erano; ma erano tali che prima non erano mai state dette a nessun uomo mortale, e quindi non avrebbero mai potuto essere pronunciate da nessuno; e sebbene fossero state dette a un uomo mortale, tuttavia non potevano essere dette da lui ad altri; perché, sebbene quando li udì, la sua anima umana, per quel momento, potesse concepire e comprendere gran parte della loro natura e del significato, tuttavia erano tali che non poteva esprimere con le parole, e rappresentare agli altri con la parola dopo che la visione era finita, e specialmente a questa distanza: non che fosse peccato averlo fatto, se avesse potuto farlo; o che le cose stesse erano di tale natura, che sarebbe stato criminale provarle; ma piuttosto che era impossibile farlo, almeno pienamente, poiché potevano tenere in grande considerazione la gloria dell'Essere divino e l'adorazione che gli venivano tributate dagli abitanti celesti: o se fosse stato fatto in modo tollerabile, non sarebbe stato del tutto conveniente e appropriato nello stato attuale delle cose; poiché il culto del mondo superiore che giace nella lode senza preghiera, potrebbe non essere così adatto ad essere raccontato, per timore che fosse imitato dai santi sulla terra: e vedendo ciò che l'Apostolo udì era ineffabile, e non doveva essere detto da lui stesso; non si deve dare credito a quelle cose spurie chiamate Rivelazione e Ascensione di San Paolo, in cui l'autore o gli autori di esse pretendono di dirci quali fossero queste cose

5 Versetto 5. Di un tale mi gloriò,

L'apostolo con grande modestia sembra parlare di un'altra persona, e non di se stesso, come rapito nel terzo cielo, quando tuttavia intende se stesso; e si distingue, per così dire, da se stesso; se stesso in paradiso da se stesso sulla terra; La sua sensazione è che, sebbene potesse legittimamente gloriarsi di una persona così altamente eccelsa e favorita, tuttavia, poiché questo era il suo caso, scelse di astenersi e di non dire più nulla al riguardo:

eppure di me stesso non mi gloriò; benché potesse, e potesse, e si gloriasse nel Signore, che aveva fatto cose così grandi per lui; come se fosse in Cristo, e sapesse di esserlo, fosse stato rapito in cielo e avesse udito cose inesprimibili; eppure non si glorierebbe di queste cose come da se stesso, come dovute a qualche suo merito o dignità, ma come esempi di mero favore, grazia e bontà; Se egli si è gloriato di qualcosa di sé nel suo stato e nella sua condizione attuale, dovrebbe essere per le sue debolezze:

ma nelle mie infermità; non i suoi peccatori, poiché fece cordoglio per questi, e fu umiliato dinanzi a Dio e agli uomini sotto un senso di; ma le sue molte pressanti difficoltà di vita, i pesanti rimproveri, le grandissime afflizioni e le violente persecuzioni le sopportò per amore di Cristo; vedi 2Corinzi 12:10

6 Versetto 6. perché, anche se desiderassi gloriarmi,

. Ne avevo in mente, l'ho scelta e ne sono stato affezionato, ho pensato bene di procedere in questo modo riguardo a questa visione, o a questo con molte altre:

Non sarò uno sciocco; in realtà; sebbene possa sembrare ed essere pensato così dagli altri; Egli infatti prima chiama il suo glorioso "stoltezza" e "parla stoltamente"; ma intende solo come potrebbe essere interpretato da altri, perché in realtà non lo era: la ragione è,

poiché dirò la verità; non ha detto altro che ciò che era strettamente vero, nel racconto di se stesso nel capitolo precedente, e si appella a Dio come suo testimone; né nulla in relazione a questa visione, ma ciò che era del tutto conforme alla verità; e dire la verità, anche se è di se stesso, quando è chiamato ad essa, non può essere considerato follia;

ma ora mi trattengo; Ha scelto di non andare avanti, o di dire altro su questo punto in questo momento; Benché avesse avuto molte visioni e un'abbondanza di rivelazioni, tuttavia non giudicò opportuno farne un particolare resoconto:

affinché nessuno pensi di me più di quello che vede che io sia, o che non senta parlare di me; dovrebbe considerarlo più umano, come prima di questo fecero i Licaoni a Listra; i quali supponevano che lui e Barnaba fossero dèi scesi a somiglianza di uomini e portarono fuori i loro buoi e le loro ghirlande per offrir loro sacrifici; e poiché, dopo ciò, gli abitanti di Melita, vedendo la vipera cadere dalla sua mano senza alcun danno per lui, dissero che era un dio; Per evitare tali stravaganti nozioni su di lui, si astenne dal dire più delle sue straordinarie visioni e rivelazioni; ma preferì che gli uomini formassero i loro giudizi su di lui in base a ciò che videro in lui e udirono da lui, come ministro del Vangelo

7 Versetto 7. E per non essere esaltato oltre misura,

Era molto euforico nella sua mente, e gonfio di una vana presunzione di sé:

attraverso l'abbondanza delle rivelazioni; perché non ne aveva solo uno o due, o pochi, ma un'abbondanza; e che, come tutto fa tranne la grazia, tendeva a elevare la sua mente, a suscitare l'orgoglio del suo cuore e a nutrire pensieri troppo alti ed elevati di se stesso. L'orgoglio è naturalmente nel cuore di ogni uomo; le persone convertite non ne sono prive; La conoscenza, i doni e le rivelazioni tendono a gonfiarsi di orgoglio spirituale, a meno che non siano controbilanciati e sovrabilanciati dalla grazia di Dio. Questo grande apostolo non era fuori pericolo da loro, perché non era già perfetto; perciò, per evitare in lui un eccesso di orgoglio e di vanità a causa di essi, dice:

mi è stata data una spina nella carne, il messaggero di Satana per schiaffeggiarmi; Molti sono stati i pensieri e le congetture degli uomini su ciò che qui si intende con l'Apostolo. Questo dovrebbe essere permesso e dato per scontato, che la spina nella carne e il messaggero di Satana progettano la stessa cosa; La prima è un'espressione figurativa, la seconda letterale ed esplicativa della prima. Alcuni hanno pensato che qui siano progettate afflizioni corporee, che possono essere paragonate a spine: vedi Osea 2:6, e che non sono gioiose, ma dolorose per la carne, e non vengono per caso, ma sono per disposizione divina, e sono progettate e utilizzate, per nascondere l'orgoglio agli uomini; e talvolta, con il permesso divino, Satana ha una mano nell'infliggerli, come nel caso di Giobbe: mentre si mantiene un tale senso generale, non è da disprezzare, senza entrare nel particolare disordine fisico da cui l'apostolo era afflitto, come fanno alcuni; alcuni dicevano che era il coleico, altri la gotta, altri un dolore all'orecchio e altri il mal di testa; di quest'ultimo, si dice, era molto turbato; ma queste sono mere congetture: altri pensano che siano intese le corruzioni della natura che nelle persone rigenerate sono lasciate, come lo erano i Cananei nel paese, ad essere "spine" negli occhi e nei fianchi degli Israeliti, Giosuè 23:13 Giudici 2:3. Questi, a dire il vero, furono avvertiti dall'apostolo, e furono molto dolorosi e umilianti per lui, e senza dubbio furono a volte fomentati da Satana, che lo fece lamentare amaramente e gemere seriamente; e si può osservare, per rafforzare questo senso, che era consuetudine presso gli ebrei chiamare Satana la concupiscenza, o la viziosità della natura; poiché così spesso dicono, הרע השׁטן הוא יצר, "Satana, egli è la malvagia immaginazione", o corruzione della natura; e in particolare chiamano la concupiscenza dell'impurità con questo nome; e si dice di un giovane d'Israele, tentato da una giovane donna di Madian, attraverso il consiglio di Balaam, che השׁטן בוער בו, "Satana ardeva in lui", ed egli si voltò dietro di lei; e che l'immaginazione malvagia è il vecchio serpente; Sì, lo chiamano "il messaggero dell'inferno", un'espressione molto simile a quella che viene usata qui

"R. Hona, mentre predicava ai figlioli degli uomini di prendere avvertimento, disse loro, figli, guardatevi שׁל גיהנם משׁליחא, "del messaggero dell'inferno"; Ma chi è costui? l'immaginazione malvagia, o concupiscenza, è ciò che è "il messaggero dell'inferno"";

e questo senso è gradito, purché non si pretenda che la particolare corruzione di cui l'apostolo fu molestato, come lo sia da alcuni, che si lanciano nella concupiscenza dell'impurità, e non risparmiano di menzionare la persona per nome, un certo Tecla, che, dicono, viaggiò con lui, e fu per lui un laccio; ma questo è per nuocere al carattere di un apostolo così santo, e rappresentarlo mentre si esponeva ai falsi apostoli, contro i quali si guardava: altri pensano che qui si intendano una varietà di afflizioni, rimproveri e persecuzioni, per amore di Cristo e del Vangelo, che erano per lui come rovi pungenti e spine doloranti; vedi Ezechiele 28:24, e che sono stati dati e ordinati per disposizione divina per il suo bene; questo senso, 2Corinzi 12:9-10, conduce a, e sembra confermare: altri sono dell'opinione che le tentazioni di Satana siano progettate, che, come sono chiamate "dardi infuocati", che gli arcieri di Satana, e i suoi principati e potenze, sparano fitti e veloci contro i santi, con loro grande fastidio; così può essere qui chiamato, specialmente una tentazione molto particolare, eminente e dolorosa, una "spina nella carne", molto pungente, e che dà una grande quantità di dolore e disagio; altri suppongono che qualche particolare emissario di Satana, o qualcuno dei falsi apostoli e maestri, che gli si opponeva grandemente, come Alessandro il ramaio, che gli fece molto male; o uno come Imeneo o Fileto, che bestemmiò e parlò male di lui; o si intende un suo violento persecutore. Ma, dopo tutto, non vedo che si possa intendere il diavolo stesso; poiché, come già osservato, la frase "una spina nella carne" è metaforica, e l'altra, un "messaggero di Satana", è letterale, e lo spiega; e il tutto può essere letto così: "Mi è stata data una spina nella carne", cioè αγγελος σαταν, "l'angelo Satana per schiaffeggiarmi"; così che Satana, che una volta era un angelo di luce, ora di tenebre, è la "spina nella carne"; e si poteva permettere che gli apparisse visibilmente di tanto in tanto, in un modo molto terribile, e che era molto doloroso da sopportare; poteva con il permesso avere un grande potere sul suo corpo, come aveva su quello di Giobbe, per usarlo male, per percuoterlo e schiaffeggiarlo; poiché anche questo può essere preso alla lettera: e potrebbe similmente in altri modi affliggerlo grandemente suscitando le corruzioni del suo cuore; seguendolo con le sue iniezioni sataniche, i suoi suggerimenti e le sue tentazioni; sollevando violente persecuzioni e istigando molti dei suoi emissari contro di lui; E questo senso è piuttosto da scegliere, perché include tutti gli altri che hanno qualche apparenza di verità. Gli Ebrei a volte fanno menzione dell'angelo o messaggero di Satana che si fa beffe dei giusti, e li schiaffeggia; così Dio è da loro detto per consegnare Nabucodonosor למלאך השׁטן, "a un messaggero di Satana". Questo doloroso esercizio accadde all'apostolo per il suo bene, per tenere a bada l'orgoglio della sua natura;

affinché, aggiunge ancora, io non sia esaltato oltre misura; per tali fini e propositi il Signore, nella sua infinita saggezza, tratta il suo popolo. Gli ebrei hanno l'idea che questa fosse una delle ragioni per cui Dio tentò o mise alla prova Abramo con il sacrificio di suo Figlio, per deprimere quell'orgoglio che era probabile che sorgesse in lui a causa della sua grandezza

"Questa tentazione (dicono) era necessaria in quel tempo, perché lassù, la grandezza di Abramo è dichiarata quanto fosse grande prima che i suoi nemici facessero pace con lui; Abimelec, re dei Filistei, e Picol, capo del suo esercito, furono costretti a stipulare un patto con lui e gli chiesero di avere favore per loro e per il paese in cui soggiornava; e forse con ciò גבה לבו, "il suo cuore si innalzò", nelle vie di Dio; עיניו ורמו, "e i suoi occhi erano alti", quando vide se stesso benedetto con ricchezze, e con figli, e con grandezza e gloria, come la gloria dei re; perciò Dio fu "disposto a metterlo alla prova": con un muro di ferro, (questa grande difficoltà) per vedere se c'era ancora qualche scoria in lui".

8 Versetto 8. Per questo ho supplicato tre volte il Signore,

Per quanto riguarda la spina nella carne, il messaggero Satana, che gli dava tanto continuo disturbo. Questo lo mandò al trono della grazia, per chiedere al Signore,

che esso, o meglio, "potrebbe"

Questa richiesta conferma grandemente il senso di cui sopra, perché difficilmente si può pensare che l'apostolo sarebbe stato così importuno riguardo alla rimozione di una comune afflizione corporale; e sapeva che la corruzione della sua natura sarebbe rimasta con lui finché fosse stato nel corpo; e quanto alle afflizioni, ai rimproveri, e persecuzioni per amore del Vangelo, era ben consapevole che lo avrebbero ospitato ovunque fosse andato; ma che un avversario così fastidioso potesse andarsene, come deve essere molto desiderabile, quindi era una richiesta molto appropriata: ed è fatta a una persona molto appropriata, al "Signore" Gesù Cristo; il quale, nei giorni della sua carne, aveva un tale potere sui demoni, da espropriarli dai corpi degli uomini con una parola, e li teneva in soggezione, e in preda al panico per paura di lui; e quando fu sulla croce, egli spogliò principati e potestà, e nell'ultimo giorno legherà Satana con una catena, e lo rinchiuderà nell'abisso per mille anni. Questa richiesta fu fatta tre volte, non in vista delle tre persone nella Divinità, Padre, Figlio e Spirito; né ai tre consueti momenti di preghiera in un giorno, mattina, mezzogiorno e sera; né si intende un numero esatto di volte; ma il senso è che spesso implorava il Signore per questo motivo

9 Versetto 9. Ed egli mi disse:

O da ciò che gli ebrei chiamano קול בת, "Bath Kol", una voce dal cielo, articolata e udibile, o da una straordinaria rivelazione dello Spirito di Dio, o da un'impressione divina sulla sua mente, per cui egli fu rassicurato di ciò che segue,

la mia grazia ti basta; il Signore ascolta e risponde sempre al suo popolo prima o poi, in una forma o nell'altra, anche se non sempre nel modo e nel modo che desiderano; ma tuttavia in modo tale che è più per la sua gloria e per il loro bene: l'apostolo non ebbe accolta la sua richiesta, che Satana potesse immediatamente allontanarsi da lui, solo gli è assicurata una grazia sufficiente per sostenerlo durante l'esercizio, finché dovesse durare. Sembra che ci sia un'allusione alla parola שׁדי, "Shaddai", un appellativo di Dio, Genesi 17:1, e significa "che è sufficiente": perché Dio è tutto sufficiente, ed è un nome che appartiene al Messia. L'angelo che Dio promise agli Israeliti, per precederli nel deserto, Esodo 23:23, gli Ebrei dicono è "Metatron" (che è una corruzione della parola "mediatore"), il cui nome è come il nome del suo padrone. "Metatron" per gematria è "Shaddai, uno che è sufficiente": tuttavia, è certo che la grazia di Cristo è la sola sufficiente per tutto il suo popolo, a tutti gli scopi di salvezza, in tutti i loro momenti di bisogno. Essa è da sola sufficiente, non ad esclusione della grazia del Padre o dello Spirito; ma in opposizione e distinzione a qualsiasi altra cosa, che può essere chiamata a torto o a ragione grazia; Ciò che gli uomini generalmente chiamano grazia comune o sufficiente, che, dicono, è data a tutti gli uomini, è una mera chimera; nessuna grazia è sufficiente se non quella che è efficace, e questa è solo la grazia di Cristo: la luce della natura è insufficiente a qualsiasi scopo salvifico; il Vangelo, che si chiama grazia, ed è il mezzo della grazia, è insufficiente di per sé alla salvezza, senza la grazia potente ed efficace di Cristo che lo accompagna; e lo sono anche i doni, ordinari o straordinari: solo la grazia di Cristo è una grazia sufficiente; e questo è sufficiente per tutti gli eletti di Dio, Ebrei e Gentili, santi dell'Antico e del Nuovo Testamento, la famiglia in cielo e in terra, il popolo di Dio che è già chiamato, e deve essere chiamato, e per il peggiore e il più vile dei peccatori; ed è sufficiente a tutti i fini di salvezza, all'accettazione delle loro persone davanti a Dio, alla loro giustificazione ai suoi occhi, al loro perdono e purificazione, alla loro rigenerazione e santificazione, al soddisfacimento di tutti i loro bisogni e alla loro perseveranza nella grazia per la gloria; ed è sufficiente in tutti i loro momenti di bisogno, nei momenti di afflizione fisica, di persecuzione violenta, di abbandono dell'anima, nelle tentazioni di Satana, e nell'ora della morte, e nel giorno del giudizio. La ragione addotta per sostenere questa risposta, e per rafforzare la fede dell'apostolo in essa, è:

perché la mia forza si manifesta perfettamente nella debolezza; per "forza" di Cristo si intende non la sua forza come Dio potente, ma quella forza comunicativa che egli ha, ed è in lui come Mediatore, e che i santi guardano a lui e ricevono da lui; questo è "reso perfetto" nella loro "debolezza"; non che la loro debolezza possa aggiungere perfezione alla sua forza, perché la sua forza è perfetta in se stessa, per non parlare della contraddizione che un tale senso porta in sé; ma il significato è che la forza di Cristo è fatta apparire, è illustrata e risplende nella sua perfezione e gloria, nel supplire, sostenere e rafforzare il suo popolo in tutta la sua debolezza; e se non fossero lasciati a qualche debolezza in se stessi, la sua forza non sarebbe così manifesta; vedere Giacomo 2:22. La risposta alla richiesta dell'apostolo, sostenuta da questa ragione, fu per lui meravigliosamente soddisfacente; per cui conclude:

molto volentieri dunque mi glorierò piuttosto delle mie infermità; nelle debolezze che accompagnavano il suo corpo o la sua anima, attraverso i colpi dell'angelo Satana, piuttosto che nelle sue visioni e rivelazioni; o piuttosto che insistere per la sua partenza da lui, è contento che le cose siano come erano, poiché aveva una tale promessa di una grazia sufficiente per sostenerlo, sotto e attraverso ciò che era il piacere di Dio riguardo a lui; e poiché la forza di Cristo è stata resa illustre dalla sua debolezza, così che Satana non è stato in grado di trarre alcun vantaggio su di lui, è disposto a rimanere nella stessa posizione e condizione:

che la potenza di Cristo, dice,

si posi su di me, o "tabernacolo su di me"; egli considerava se stesso come una povera creatura debole e debole, e la potenza di Cristo come un tabernacolo su di lui, come la potenza di Dio è rappresentata come una guarnigione intorno al credente, 1Pietro 1:5, che lo protegge, lo preserva e lo protegge dagli insulti di Satana, in ogni forma e forma; vedi Isaia 4:6, dove si dice che Cristo è un tabernacolo, un luogo di rifugio e un rifugio

10 Versetto 10. Perciò mi compiaccio delle infermità,

Non in essi semplicemente considerati, ma come se ne usava a suo vantaggio, per l'esercizio della sua grazia e per la sua più abbondante consolazione; e specialmente quando tendevano alla gloria di Cristo, e rendevano la sua grazia, potenza e forza più evidenti: per infermità si intendono tutti i problemi esterni, tutto ciò che è meschino e abietto, angosciante e afflittivo, sia da parte di Satana che del mondo; Sembra essere un termine generale, che include ed è spiegato dai seguenti particolari:

nei rimproveri; di Satana, l'accusatore dei fratelli, che a volte insinua con rimprovero che sono ipocriti e servono Dio e Cristo con vedute mercenarie e fini egoistici; e degli uomini del mondo, che li ingannano, li trattano con linguaggio obbrobrioso e li guidano con insulti e contumelie, si sforzano di togliere loro il carattere, il credito e la reputazione; i fedeli servitori di Cristo devono passare attraverso una cattiva reputazione, e soffrire vergogna per il nome di Cristo; ma questi rimproveri contro Mosè sono da loro stimati più ricchi dei tesori d'Egitto.

nelle necessità; non dell'anima, la parte migliore, essendoci in Cristo una grazia sufficiente per alleviare tutti i suoi bisogni; ma del corpo, l'apostolo era talvolta ridotto a circostanze molto necessarie, mancando delle comuni necessità della vita, essendo affamato, assetato e nudo, eppure allegro:

nelle persecuzioni; da un luogo all'altro dai nemici del Vangelo, dai quali fu severamente trattato con percosse, flagellazioni e prigionia; ma le sue lividure erano i segni del Signore Gesù; le sue catene erano la sua corona, e la sua prigione un palazzo per lui.

in angustie, o "ristrettezze", sia per il corpo che per la mente, circondate da tali difficoltà che non sapeva quale via prendere, o rotta da seguire: e tutto il resto.

per amore di Cristo; non per un vero crimine da lui commesso, ma per una professione di Cristo, predicando il suo Vangelo e per la gloria del suo nome; e che rendeva tutte queste afflizioni così dilettevoli per lui, avendo in mezzo a loro l'amore di Dio per confortarlo, la potenza e la forza di Cristo per sostenerlo, e la grazia dello Spirito per assisterlo, e la presenza di tutte e tre le Persone con lui; Suggerisce che questo sia il fondamento e la ragione del suo diletto e del suo piacere, in circostanze altrimenti spiacevoli:

perché quando sono debole, allora sono forte; quando era accompagnato da tutte le infermità sopra menzionate, quando era carico di rimproveri, circondato da necessità, seguito da persecuzioni e portato nelle estreme difficoltà e difficoltà, ed era molto sensibile alla sua debolezza in se stesso per sopportare e affrontare tutte queste cose; allora fu sostenuto dal braccio divino e rafforzato dalla potenza di Cristo; così che non solo fu in grado di sostenere il conflitto, ma divenne più di un conquistatore, e persino di trionfare in mezzo a queste avversità; poté prontamente seguire il consiglio di Gioele 3:10, e si espresse nello stesso linguaggio a cui si rivolgeva, e al quale sembra riferirsi: "Dicano i deboli che sono forte"; perché colui che è debole in se stesso, e si vede tale, è forte in Cristo, e ha una comoda esperienza di rinnovata forza da parte sua, come lo è il suo giorno. Gli ebrei hanno un detto un po' così:

"i giusti anche כשׁהן חלשׁים מתחזקים, "quando sono deboli si rafforzano"; come è detto, Genesi 48:2, e gli empi, sebbene nella loro forza, cadono, secondo Ester 7:8".

11 Versetto 11. Sono diventato uno stolto nel gloriarsi,

Questo deve essere inteso in modo condizionale, se egli ha agito come uno sciocco nel lodare se stesso, o doveva essere considerato e chiamato tale da altri, per essersi gloriato di se stesso, delle sue visioni e rivelazioni; o come una concessione ironica, permettendosi di essere uno sciocco per questo, poiché sapeva che sarebbe stato tradito dai suoi nemici; la quale concessione egli fa per togliere la colpa da sé e gettarla sui Corinzi: voi mi avete costretto: non solo erano l'occasione della sua gloria, ma lo avevano costretto ad essa con la loro condotta; poiché era obbligato o a prendere questo metodo per la rivendicazione del suo carattere, e preservare la sua utilità futura, oppure a permettere che i falsi apostoli trionfassero su di lui, con grande danno del Vangelo, e di questa chiesa di Corinto in particolare; mentre entrambi avrebbero potuto essere evitati, se avessero recitato la parte che si addiceva a loro:

perché avrei dovuto essere lodato da te; Quando i falsi apostoli lo rimproveravano, e insinuavano tra loro cose a suo svantaggio, non solo avrebbero dovuto fare orecchie da mercante verso di loro, e averli fermati e rimproverati, e così aver posto fine alle loro calunnie; ma avrebbero dovuto parlare in lode di lui, e avrebbero dichiarato quanto fedelmente avesse predicato loro il Vangelo; quanto fosse stato utile alle loro anime, per la convinzione, la conversione, l'edificazione e il conforto; quanto fosse stato laborioso e instancabile nel suo ministero; quale successo lo accompagnò, e quali cose meravigliose furono fatte da lui a prova della sua missione divina; tutto ciò di cui erano consapevoli, e avrebbero potuto con la massima sicurezza affermare di lui:

perché in nulla, dice,

sono io dietro i più importanti apostoli; intendendo o i falsi apostoli, che si pongono su un piano di uguaglianza con i veri, e al di sopra di lui; o piuttosto i veri apostoli di Cristo, e quelli che erano di grande rilievo tra loro, come Pietro, Giacomo e Giovanni; Infatti, sebbene egli fosse in ritardo rispetto a loro nel tempo, non nei doni, nel lavoro e nell'utilità, ma perché non si pensasse che questo avesse il sapore di un vanto di vanagloria, aggiunge:

anche se non sono nulla; che può essere considerato sia come una dichiarazione dei propri pensieri su se stesso, sia come un umile riconoscimento della propria nullità; che non era nulla come un uomo, come un ebreo, un fariseo, rispetto ai suoi privilegi esteriori e alla sua giustizia, né più e meglio degli altri; e nulla come apostolo e cristiano di se stesso, ma era interamente e interamente ciò che era per grazia di Dio; o come il giudizio e l'opinione dei falsi apostoli riguardo a lui, che parlavano di lui, e lo trattavano come un uomo indegno, di nessun conto, e da non considerare

12 Versetto 12. In verità i segni di un apostolo sono stati fatti in mezzo a voi,

Non solo la dottrina che egli predicava, il potere che l'accompagnava, e il successo che otteneva tra loro, erano chiari segni e prove evidenti del fatto che egli era stato inviato da Cristo; Non solo essi, che si sono convertiti sotto il suo ministero, sono stati testimoni e sigilli del suo apostolato, ma anche le molte altre opere meravigliose da lui compiute hanno confermato lo stesso, e hanno mostrato che era un apostolo, e che non era un briciolo indietro, ma uguale ai più importanti di essi, né li riferisce ai segni che sono stati fatti da lui, tra gli altri, e in altri luoghi, che erano molti; ma a coloro di cui essi stessi erano testimoni, e quindi avrebbero potuto e dovuto parlare di loro in sua difesa; E per tappare la bocca ai falsi apostoli, segue una particolare enumerazione di questi segni:

in tutta pazienza; è un segno, e ciò che è qui menzionato in primo luogo di un apostolo e ministro di Cristo, che egli sopporta pazientemente tutte le ingiurie e le indegnità, i rimproveri, le persecuzioni e ogni sorta di afflizioni, per amore di Cristo e del Vangelo; E l'apostolo fece così; e se non fosse stato inviato da Cristo, non è ragionevole immaginare che si sarebbe esposto a tanti mali e pericoli; o avrebbe sopportato con tanta pazienza il cattivo uso degli uomini, e in particolare la scortesia e l'ingratitudine che incontrò a Corinto; ma egli prese tutti con pazienza, avendo a cuore il loro bene e la gloria di Cristo.

in segni, prodigi e prodigi, intendendo performance soprannaturali e miracolose; come risuscitare i morti, guarire gli infermi, purificare i lebbrosi, scacciare i demoni, parlare in diverse lingue e simili, che confermavano le prove dell'apostolato; così נסין וגבורין, "prodigi e potenze", o "opere potenti", sono menzionati insieme dagli ebrei, come le stesse cose

13 Versetto 13. In che cosa infatti eravate inferiori alle altre chiese?

L'apostolo qui suggerisce, e si appella a se stessi per la verità di ciò, che in nulla sono venuti meno delle altre chiese; che, poiché egli non era dietro il più importante degli apostoli, e così essi non avevano motivo di vergognarsi di lui e di disprezzarlo; né erano inferiori in doni, grazia e conoscenza alle altre chiese, che erano tutte attraverso il suo ministero; perciò avrebbero dovuto parlare bene di lui, e non prendere le parti dei falsi apostoli contro di lui; poiché tutto l'onore e il credito di cui godevano come chiesa erano dovuti a lui come strumento. Il Vangelo fu loro predicato per la prima volta da un apostolo; si convertirono sotto il ministero di un apostolo; furono fondati e stabiliti come chiesa per mezzo di un apostolo; e sotto questi aspetti nessuna chiesa potrebbe andare oltre loro, o vantarsi di più; fu predicato loro lo stesso Vangelo, e con la stessa potenza e purezza delle altre chiese; avevano ricevuto lo stesso Spirito, le stesse grazie e gli stessi doni dello Spirito, sia ordinari che straordinari; così che non venivano dietro agli altri in nessun dono; vedi 1Corinzi 1:7, e fece fare tra loro le stesse opere miracolose, come in altri luoghi, per la conferma del Vangelo. Non c'era una sola cosa a cui l'apostolo potesse pensare, in cui differissero dagli altri, e che egli menzioni;

se non che io stesso non ti sono stato di peso? perché predicava loro liberamente il Vangelo, non prendeva da loro alcun salario, ma preferiva lavorare con le proprie mani e provvedere alle sue necessità, piuttosto che essere fastidioso per loro; in questo, infatti, differivano dalle altre chiese, che generosamente contribuivano ai loro ministri e li mantenevano onorevolmente:

perdonami questo torto; non che l'apostolo lo desiderasse seriamente, o pensasse di aver fatto loro un vero torto, e così lo riconosce; poiché se in questo modo è stato fatto un torto, è stato a lui e non a loro; ma è un modo ironico di parlare, ed era un duro rimprovero per loro, per la loro ignoranza, ingratitudine e negligenza

14 Versetto 14. Ecco, per la terza volta sono pronto a venire da te,

Non che fosse stato due volte a Corinto, e ora stesse per venire una terza volta; poiché fino a quel momento era stato lì solo una volta, quando predicò loro per la prima volta, fu il mezzo della loro conversione e li stabilì in uno stato di chiesa; aveva promesso loro di venire una seconda volta, ma ancora gli era stato impedito; vedi 1Corinzi 16:5, 2Corinzi 1:15, e ora per la terza volta l'aveva proposto nella sua mente, e si era preparato per esso, ed era proprio pronto a venire da loro; quando li assicura di non aver cambiato idea, né di dover cambiare la sua condotta, ma di seguire la stessa linea di condotta che aveva avuto:

e io non sarò di peso per voi; egli significa che avrebbe predicato loro liberamente il Vangelo e non avrebbe preso nulla da loro; e dice questo perché non pensino tra sé che, sebbene prima non avesse preso da loro alcuno stipendio, tuttavia, quando sarebbe tornato, avrebbe voluto:

perché non cerco il tuo; il loro denaro e le loro sostanze, come fecero i falsi apostoli:

ma tu; essi stessi, il loro bene e benessere spirituale, il conforto, l'edificazione, l'istruzione e la salvezza delle loro anime immortali; come un pastore buono e fedele, che non cercava il vello, ma il bene del gregge; o piuttosto come un tenero padre amorevole, che si preoccupava affettuosamente del bene dei suoi figli:

poiché non i figli devono mettere da parte per i genitori, ma i genitori per i figli; non che i bambini dovrebbero prendersi cura e provvedere ai loro genitori anziani e indigenti, e le chiese dovrebbero mantenere i loro fedeli ministri; Ma l'apostolo argomenta da un fatto comune a cui la natura e l'affetto si dirigono, e che hanno formato in una sorta di legge, che i genitori non solo si prendono cura dei loro figli, li allevano e provvedono loro cibo e vestiario; ma poiché sono benedetti dalla Provvidenza, accumula tesori per loro per il tempo a venire, e non figli per i loro genitori; Ciò non è né usuale né necessario, perché tuttavia, a seconda dei casi, i figli possono essere obbligati a mantenere i genitori quando sono cresciuti e nel bisogno, ma non a mettere da parte per loro le sostanze per il futuro; e con esso l'apostolo suggerisce che egli era un padre spirituale per questi Corinzi, ed essi erano suoi figli; per il cui benessere spirituale aveva la massima preoccupazione, e qualsiasi cosa facesse non era per mancanza di rispetto verso di loro, ma per il più forte affetto per loro

15 Versetto 15. E spenderò volentieri,

Intendendo tutto il suo tempo, i suoi talenti e la sua forza, che Dio gli aveva concesso per il loro profitto e vantaggio spirituale; sì, tutta quella piccola miseria di beni terreni di cui godeva: non solo decise di non prendere nulla da loro, ma era disposto a comunicare loro la sua poca sostanza, o a spenderla al loro servizio; e non solo, ma essere speso per loro:

e si spenda per voi, o "per le anime vostre": per il bene di loro; la sua sensazione è, o che era disposto a spendere tutte le sue sostanze, se fosse stato di qualche utilità per loro; o che tutte le sue forze fossero esaurite, in laboriosa predicazione per loro; o anche che la sua vita fosse data per loro, era necessario; il quale senso è favorito dalle versioni siriaca e araba; tutti coloro che esprimevano per loro il suo tenero affetto come padre spirituale:

anche se quanto più abbondantemente ti amo, tanto meno sono amato; sebbene egli li amasse più di quanto amasse le altre chiese, o di quanto li amassero i falsi apostoli, eppure erano amati da loro meno di quanto lo fosse lui dalle altre chiese; o da loro, di quanto lo fossero i falsi apostoli; O piuttosto il significato è che, sebbene egli crescesse nel suo amore e nelle espressioni di esso verso di loro, ed essi diventassero più freddi e più indifferenti a lui, ciò non dovrebbe ostacolare i suoi desideri più caldi e i suoi sforzi più seri per il loro benessere spirituale ed eterno. Questo modo di parlare esprime fortemente il suo amore per loro, e implica tacitamente la tiepidezza del loro per lui; e tuttavia che non doveva essere scoraggiato per lui procedere a fare loro tutto il servizio di cui era capace

16 Versetto 16. Ma sia così, non ti ho pesato,

Queste parole non sono pronunciate dall'apostolo nella sua persona di se stesso, ma nella persona dei suoi avversari, e contengono una concessione e un'obiezione da parte loro, ma sia così; essi ammisero che non aveva gravato sui Corinzi, che non aveva preso nulla da loro per predicare il Vangelo; Ammettevano che l'aveva predicato liberamente; Questo era un punto così chiaro, e un caso così flagrante, che non potevano negarlo; eppure insinuarono ai Corinzi e obiettarono all'apostolo che, sebbene non avesse ricevuto nulla da loro con le proprie mani, tuttavia si serviva astutamente e astutamente di altri per prosciugare le loro borse e riceverle per lui; e che è suggerito nella clausola successiva:

nondimeno, essendo astuto, ti ho colto con l'astuzia; Così dicono i falsi apostoli di me; Poiché queste non sono le parole dell'apostolo nella sua persona; né intendere di alcuna astuzia spirituale, o lecita astuzia e prudente artificio da lui usato, per sedurre e attirare i Corinzi a una buona simpatia e opinione del Vangelo e del suo ministero, e così li catturò, e fu il felice mezzo della loro conversione; ma sono dette nella persona dei falsi apostoli, accusandolo di un'astuzia malvagia e criminale, servendosi di altre persone in modo subdolo e subdolo, per ottenere il denaro di questa chiesa, quando pretendeva di predicare liberamente il Vangelo; a cui risponde nel versetto successivo

17 Versetto 17. Ho forse guadagnato di te,

Egli si appella ai Corinzi contro tali calunnie e false insinuazioni, sia che le abbia mai aggirate in questo modo, sia che abbia mai usato metodi così astuti per saccheggiarli; o se avesse mai scoperto una disposizione avida verso qualcosa di loro; o aveva impiegato qualcuno per estrarre le loro sostanze da loro, e procurarsele da sé: ammette di aver mandato loro alcune persone per diverse commissioni, e chiede se si è comportato fraudolentemente con loro,

da qualcuno di quelli che, dice,

Io vi ho mandato: egli desidera che nominino una sola persona tra le molte che sono venute da loro da lui, che hanno ricevuto da loro del denaro per lui, o che avevano motivo di credere che egli avesse impiegato per tali scopi; e se non potevano fare un solo caso, dovrebbero quindi considerare questo come una vera e propria calunnia e calunnia

18 Versetto 18. Desiderai Tito e con lui mandai un fratello,

L'apostolo procede menzionando una o due persone che aveva mandato loro, e desidera sapere se potevano accusarli di tali pratiche. Aveva desiderato, esortato e incoraggiato Tito ad andare da loro e a raccogliere denaro da loro; ma non per nessuno dei due, ma per i poveri santi di Gerusalemme; e mandò con sé un altro fratello, il quale da alcuni si suppone sia Luca per essergli compagno e aiutante; e chi fu testimone di ciò che fece, e per quale scopo fu mandato, e come si comportò;

Tito ha forse guadagnato di te? Ha egli desiderato avidamente le tue sostanze, ha mostrato un carattere avaro o un'inclinazione avida per il tuo denaro? Te lo ha estorto in qualche modo? Dica se Tito o il fratello che era con lui hanno ricevuto qualcosa da te, per conto loro o per conto mio?

non abbiamo camminato noi nello stesso Spirito? nello stesso Spirito di Dio, essendo da lui diretto e influenzato, o nella stessa disposizione d'animo, essendo d'accordo e determinato a predicare liberamente il Vangelo, e a non ricevere nulla in cambio di esso.

non abbiamo camminato negli stessi passi? hanno adottato gli stessi metodi, hanno vissuto lo stesso corso di vita, lavorando con le proprie mani per soddisfare i propri bisogni, piuttosto che essere di peso agli altri: l'apostolo suggerisce che dove sono lo stesso Spirito, temperamento, disposizione e principi, ci saranno le stesse opere e azioni; e quanto alla cupidigia, non è né gradita allo Spirito di Dio, né allo spirito di un cristiano

19 Versetto 19. Di nuovo, pensi che ci scusiamo con te?

L'apostolo non voleva che i Corinzi immaginassero che, con ciò che aveva detto più volte in questa epistola, intendeva scusarsi dal venire da loro, poiché lo intendeva realmente e sinceramente; o che con questa lunga difesa di se stesso contro i falsi apostoli, egli progettò tanto delle scuse per se stesso, o che usò parole finte, o metodi astuti, per discolparsi da qualsiasi accusa contro di lui, in particolare quella di cupidigia appena menzionata; perché non aveva intenzione di coprirsi con studiate scuse, e di fare orazioni, e di eludere qualsiasi cosa mostrata contro di lui, e di sembrare innocente quando era colpevole; Non era con tale intenzione che si era soffermato così a lungo su questo argomento:

parliamo davanti a Dio in Cristo; in tutta sincerità e rettitudine d'animo, senza colore, frode o inganno, chiamando Dio e Cristo a testimoniare la verità di ciò che è stato detto; l'apostolo diceva tutto ciò che faceva, come alla presenza del Dio onnisciente; e come uno in Cristo, e un predicatore del suo Vangelo, che non proferirebbe consapevolmente una menzogna per il mondo intero,

ma noi facciamo ogni cosa, carissimi, per la tua edificazione; Non era tanto per se stesso, per il suo credito, la sua reputazione e la sua gloria, che faceva quello che faceva; Se così fosse, non avrebbe detto la metà di quello che aveva; ma è stato per amor loro, per amore verso di loro, affinché potessero essere edificati e saldi nella fede del Vangelo, e non essere trascinati via dall'errore degli empi

20 Versetto 20. Poiché temo che, quando verrò,

Questo timore derivava dal suo affetto paterno per loro e dalla cura per loro:

Non ti troverò come vorrei; veramente pentiti dei peccati passati, completamente riformati nella vita e nei costumi, zelanti per Dio, Cristo e per il Vangelo, e sinceri amanti gli uni degli altri:

e che io sia trovato da voi come voi non avete voluto; acuto nei suoi rimproveri e ammonimenti, severo nelle sue correzioni e censure, e usando legittimamente l'autorità che aveva da Cristo, per punire i trasgressori incorreggibili.

per timore che ci siano dibattiti; o "litigi", o contese tra loro, su parole senza profitto, o sui loro ministri, come prima; uno per Paolo, un altro per Apollo e un altro per Cefa.

invidie: per i doni dell'altro, o "gelosie" l'uno dell'altro, e cattive supposizioni:

ira; prorompendo in parole e azioni, che rivelano l'odio della mente, uno spirito maligno, del tutto contrario a quello del Vangelo:

litigi: cause legali davanti a magistrati pagani, contese nella chiesa su chi sarà il più grande, o su questioni di religione minori, o cose indifferenti, vane e insignificanti, e mantenute solo per amore della vittoria.

maldicenze; parlare male l'uno dell'altro, sminuire, ferire o togliere il carattere e il buon nome dell'altro:

sussurri; seminando segretamente discordie tra amici e suggerendo privatamente cose malvagie l'uno dell'altro:

gonfiori; con orgoglio e presunzione di se stessi, a causa delle loro ricchezze, cultura ed eloquenza, e guardando con disprezzo gli altri;

tumulti; alle riunioni della chiesa, interrompendosi a vicenda, andando a feste, facendo affitti e scismi

21 Versetto 21. E per timore che quando tornerò,

Un'altra cosa che temeva sarebbe accaduta quando fosse tornato da loro, che egli stesso sarebbe stato afflitto e angosciato, vedendoli in una condotta di vita disordinata e dissoluta, e sarebbe stato costretto a punirli, il che sarebbe stato per lui un'umiliazione e un dolore:

il mio Dio mi umilierà; invece di rallegrarsi del frutto delle sue fatiche, che non sono state vane, egli intende che dovrebbe avere un grande dolore nel cuore; e mentre si era ripromesso molto piacere e comodità nel visitarli, sarebbe stato il contrario; e poiché se ne era vantato con gli altri, doveva vergognarsi:

e che piangerò molti che hanno già peccato, o "prima"; non prima della conversione, ma prima della scrittura di questa o della precedente epistola; poiché nulla era più doloroso, e causava più dolore e umiliazione all'apostolo, del cammino disdicevole dei professori; e nulla colpisce più sensibilmente un fedele ministro del Vangelo:

e non si sono pentiti dell'impurità, della fornicazione e della dissolutezza che hanno commesso. La città di Corinto era famosa, o piuttosto famigerata, per le pratiche impure; come fornicazione, adulterio, lascivia nelle parole e nelle azioni, e altre concupiscenze innaturali; "Meretrici corinzie" era un proverbio comune; né era conveniente che le persone andassero a Corinto, c'erano tanti lacci per la lussuria e l'impurità; Si diceva che ci fossero più di mille prostitute nel tempio di Venere lì; quindi si possono spiegare le grandissime impurità e malvagità di cui molti dei membri di questa chiesa erano colpevoli; alcune di loro si erano pentite, altre no, il che era la grande preoccupazione dell'apostolo. affinché si permetta alle anime di grazia di cadere in grandi peccati; e che quando sono veramente portati al pentimento, dovrebbero essere restituiti alla comunione con la Chiesa; ma gli impenitenti devono essere stroncati, e rimanere tali, finché non siano portati a un dovuto senso dei loro mali

Commentario del Pulpito:

2Corinzi 12

1 

Le rivelazioni a lui concesse Versetti 1-6. La "spina nella carne" che contrasta Versetti 7-10. Un'altra scusa per essersi glorificati Versetti 11, 12. Il suo disinteresse Versetti 13-15. Confutazione indignata dell'accusa di averli guadagnati attraverso l'intermediazione di subordinati Versetti 16-18. Avvertenze e precauzioni Versetti 19-21

Non è indubbiamente opportuno per me gloriarmi. Questa traduzione segue la lettura meglio attestata; ma è almeno dubbio se, invece di dei o de, l'ironica dh di K, M e dei Padri greci non sia la vera lettura. Nelle mere variazioni vocaliche, specialmente nei passaggi in cui il significato non risiede in superficie, l'evidenza diplomatica esterna è meno importante. Se San Paolo ha scritto dh, significa: "Naturalmente non è opportuno per me vantarmi". Verrò; perché io verrò; se la lettura di D è corretta. In questo caso è quasi impossibile definire le correnti contrarie del sentimento che hanno causato l'uso della congiunzione. Visioni e rivelazioni. La parola usata per "visioni" significa presentazioni percepite in uno stato che non è né sonno né veglia, ma che sono considerate oggettive; Le "rivelazioni" sono le verità apprese a seguito delle visioni. Optasia, per "visioni", ricorre solo altrove in Luca 1:22 24:23; Atti 26:19. Comp. Galati 2:2

Versetti 1-5.-

Pietà apostolica e psicologia

"Non è conveniente", ecc. Questi versetti presentano due argomenti di pensiero

I PSICOLOGIA APOSTOLICA. Le parole rivelano certe idee che Paolo aveva riguardo alla mente umana. Gli ebrei ebbero l'idea:

1. Che mentre qui è capace di esistere separato dal corpo. "Se nel corpo, non posso dirlo; o se fuori dal corpo, non posso dirlo". Se fosse stato certo che l'anima non poteva esistere qui senza il corpo, avrebbe parlato così? E chi non è cosciente del fatto che la mente ha esperienze a cui il corpo non partecipa? Paolo dice di se stesso come di se stesse entrando in regioni lontane

1 Il "terzo cielo". La Bibbia parla di tre cieli

a L'atmosferico, Lì le nuvole viaggiano e svolgono le loro funzioni

b La stella. Lì appaiono il sole, la luna e le stelle

c I cieli che giacciono oltre i globi celesti, dove si suppone che Dio e i suoi santi angeli abbiano la loro speciale dimora. Fino a questo "terzo cielo" Paolo fu catturato

2 Paradiso. "Rapito in Paradiso". La parola qui denota un luogo nell'universo che si distingue per bellezza e fecondità. Paolo riteneva possibile per l'anima andare in quelle lontane regioni di fulgore e bellezza superna. Chi non è stato cosciente di essere portato lontano dal corpo sull'ala del pensiero?

1. Che mentre è qui è capace di ricevere rivelazioni straordinarie al di fuori del corpo. "Ho udito parole indicibili". Le cose dell'anima possono essere indicibili sia per necessità che per scorrettezza. Le cose più profonde del cuore sono indicibili in qualsiasi lingua. Forse ciò che Paolo vide e udì nello spirito non era né possibile né appropriato da comunicare. Sono pochi quelli di noi che non hanno ricevuto impressioni di cose lontane. Spesso veniamo catturati in scene lontane e vediamo e sentiamo cose straordinarie

2. Che mentre qui può esistere separato dal corpo e l'uomo non lo conosce. "Se nel corpo, non posso dirlo". Ebrei era così carico di cose spirituali che aveva perso ogni coscienza della materia e delle sue relazioni con essa. L'uomo la cui anima è inondata dagli elementi superiori dell'essere non sa per il momento se è "nel corpo" o "fuori dal corpo".

3. Che ovunque o comunque esista, costituisce l'uomo. "Ho conosciuto un uomo in Cristo". Colui che aveva queste meravigliose rivelazioni egli lo considerava l' uomo. Per l'apostolo il corpo era il costume dell'uomo, che egli indossava alla nascita e si toglieva alla morte. Infatti, egli considerava il corpo come suo e non come lui, l'anima come se stesso

II PIETÀ APOSTOLICA. Ci sono tre cose che riguardano la pietà qui

1. Umiltà. Che l'uomo di cui Paolo qui parla sia lui stesso non ammette quasi alcun dubbio. Perché dovrebbe parlare di sé in terza persona? È a causa di quella modestia di natura che è sempre la caratteristica di un'anima veramente grande. L'umiltà è un attributo essenziale della pietà

2. Il Cristismo. "Un uomo in Cristo". Essere in Cristo è vivere nelle sue idee, nel suo carattere, nel suo spirito, come l'atmosfera dell'essere. Ebrei che vivono nello spirito di Cristo diventano uomini

3. Trasporto. La sua anima fu portata via in estasi. Il tempo in cui avvenne la rivelazione è specificato: "quattordici anni fa". Strano che non ne abbia parlato prima. La pietà ha le sue ore di rapimenti, estasi e trasfigurazioni

Omelie DI C. LIPSCOMB Versetti 1-6.-

Le comunicazioni soprannaturali come prove del suo apostolato

La vecchia questione della sua autorità apostolica, che era stata recentemente ravvivata in una forma molto eccitante, non era ancora stata risolta, ed egli deve ora discuterla sotto un altro aspetto. Per quanto riguardava le circostanze esterne, non si era forse adempiuta la dichiarazione profetica ad Anania? - "Gli mostrerò quante grandi cose dovrà soffrire per amore del mio nome". E, inoltre, aveva dimostrato che il suo stesso stato d'animo, l'essere interiore della sua anima, corrispondeva alla sua chiamata a soffrire. La carne era stata soggiogata. Anni di crescita lo avevano portato a uno stadio di esperienza che gli permetteva di parlare di gloria nelle sue infermità. Ma ora si sarebbe rivolto a un altro ramo di esperienze, cioè "visioni e rivelazioni del Signore". Per quanto gloriose fossero queste esaltazioni, avrebbero visto che, sebbene fossero eccezionali sotto certi aspetti, tuttavia si conformavano alla provvidenziale disciplina della sua vita, e aprivano la strada a un senso più acuto delle sue infermità con "una spina nella carne" Per tutto il tempo San Paolo è stato dolorosamente consapevole che i suoi nemici stavano usando queste infermità per il suo disprezzo ufficiale. Dolorosamente, diciamo, perché è ovvio che era sensibile agli svantaggi sotto i quali appariva davanti al pubblico. "Umile", "maleducato nel parlare", "presenza fisica debole", "parola spregevole", erano cose che avevano un qualche fondamento nei fatti. Naturalmente i suoi avversari li esageravano, ma l'apostolo non poteva sfuggire a un sentimento istintivo, e a volte un sentimento acuto, riguardo a questo argomento. Questa, tuttavia, era solo una delle fonti di depressione. Un resoconto più completo delle sue sofferenze, fisiche e mentali, di quanto egli avesse mai fatto di male poco fa, e la conclusione fu che i suoi svantaggi fisici come oratore, la sua scarsa reputazione come insegnante pubblico, la sua costante sopportazione del dolore e della sollecitudine, lo avevano portato a rendersi conto del fatto che proprio questa debolezza era la sua forza. Potrebbero essere affidate a lui "visioni e rivelazioni" - tali visioni e rivelazioni - ed egli non potrebbe essere umiliato dalla guida divina? Più gloriosa è la rivelazione, maggiore è la necessità per lui di ricordare, e più dolorosamente ricordare, che il tesoro è stato affidato in un "vaso di creta". Ne è testimone quanto segue: un uomo quattordici anni fa - il ricordo è ancora vividamente presente come una realtà di oggi - un tale uomo, sia nel corpo che fuori dal corpo era impossibile dirlo, elevato al terzo cielo, e che ascoltava "parole indicibili che non è lecito all'uomo pronunciare". "Quattordici anni fa" il fatto ora divulgato per la prima volta, eppure il fatto da solo; le rivelazioni segrete erano ancora segrete e personali solo per l'uomo; e la santità tale che sarebbe profanazione far conoscere il contenuto della comunicazione. "rapiti fino al terzo cielo, rapiti in Paradiso", faccia a faccia con il Signore Gesù nella sua gloria di mediatore; e lì, i sensi riposati e il corpo dimenticato e lo spirito aperto per ricevere istruzione e ispirazione, l'uomo insegnò ciò che doveva essere e ciò che doveva fare come servo sulla terra del suo Divino Maestro. Di quest'uomo, come uomo in Cristo, si sarebbe vantato; di se stesso nella carne e soggetto alle sue infermità, non si vanterebbe se non della sua debolezza. Sotto la grazia, quale debito era egli di queste umiliazioni! L'orgoglio intellettuale e la vanità, l'orgoglio spirituale e la vanità, l'orgoglio e la vanità come ebreo al quale si era manifestato il Dio dei padri, come potevano essere tenuti a bada se non con mortificazioni della carne? Se, tuttavia, dovesse vantarsi di queste rivelazioni, dovrebbe farlo in modo veritiero. Supponiamo, dunque, che egli si vanti di questo; Chi sarebbe in grado di trasferirsi nell'atteggiamento corretto di un ascoltatore? L'osservatore vedrebbe non la debolezza, ma il potere. "Mi trattengo", e mi sottraggo a ciò, per timore che il contrasto tra questo potere e la mia debolezza visibile, questa gloria e la mia attuale umiliazione, sia troppo grande da sopportare per qualsiasi uomo.

Omelie DI E. HURNDALL Versetti 1-4.-

Esperienze apostoliche in cielo

L 'APOSTOLO HO AVUTO UN'ESPERIENZA CELESTE DURANTE LA SUA VITA TERRENA. La sua esperienza terrena fu, in gran parte, oscura e dolorosa; ma in mezzo all'oscurità appare questo brillante lampo di luce celeste

1. Ebrei ci dà questa esperienza come un fatto reale, e come tale dobbiamo riceverla. Era una realtà per lui. Ebrei lo registra affinché possa presentarsi davanti a noi come una realtà, non come una mera fantasia o illusione

2. Gli ha fornito l'opportunità di confrontare il trattamento dell'uomo con quello di Dio. Nei versetti finali del capitolo precedente abbiamo un catalogo delle tribolazioni di Paolo, molte delle quali causate dalla perversità e dall'inimicizia umana. Gli uomini trattarono Paolo in modo malvagio; Dio gli ha dato questa speciale e meravigliosa esperienza celeste!

II IL CARATTERE DI QUESTA ESPERIENZA

1. Un vero e proprio ingresso nel mondo celeste. Paolo non ha dubbi su questo. Il suo unico dubbio è se fosse nel corpo in quel momento. Ebrei trasmette molto chiaramente che ci fu un trasferimento del suo spirito in un'altra sfera; Non è sicuro se il suo corpo accompagnò il suo spirito. Non ci sarebbe stato alcun dubbio sul fatto che egli fosse "nel corpo" se la sua esperienza fosse stata una semplice trance o una qualche influenza speciale esercitata sulla sua mente. Ci fu una rimozione, ma se del corpo e dello spirito, o del solo spirito, l'apostolo non può dirlo. Possiamo notare la convinzione apostolica che la vita cosciente è possibile per noi quando siamo "fuori dal corpo". L'apostolo non sapeva se la sua esperienza fosse di questo ordine, ma evidentemente riconosce che quest'ordine di esperienza è possibile. Possiamo inoltre notare che l'apostolo considerava il cielo o il paradiso come un luogo oltre che come uno stato. "Terzo cielo" e "paradiso" sembrano essere usati come sinonimi: "terzo cielo" indica il regno in cui la gloria di Dio si manifesta in modo preminente. I rabbini insegnavano l'esistenza di sette cieli, ma non è probabile che Paolo si riferisca alle loro nozioni

2. Un ingresso effettuato da Dio. Non fu per merito o potere dell'apostolo, ma per un atto divino: egli fu "rapito". L'ammissione al mondo celeste è nelle mani di Dio; se entriamo, allora Dio deve effettuare l'ingresso per noi. Cristo, la Via, ci è dato da Dio

3. Visioni stupefacenti. Paolo vide molto ver. 1

4. Rivelazioni meravigliose. Gli ebrei udirono molto. "Parole indicibili", da lui comprese, ma da non ripetere sulla terra. Forse non sarebbero stati comprensibili a chiunque non avesse partecipato all'esperienza celeste. La nostra curiosità brama di sapere ciò che Paolo vide e udì, ma i nostri bisogni non lo esigono. Abbiamo le parole pronunciabili del Vangelo che, se ricevute correttamente, ci prepareranno ad ascoltare tramite le "parole ineffabili" del cielo e a contemplare le glorie celesti

III L'OGGETTO DI QUESTA ESPERIENZA

1. Incoraggiare l'apostolo nelle sue molte fatiche e sofferenze. Cristo condusse i suoi discepoli sul monte e fu trasfigurato davanti a loro; poi li fece scendere nel mondo degli uomini perché faticassero e resistessero

2. Per ravvivare la sua fede nell'invisibile. Le grandi nature che compiono grandi opere hanno spesso grandi prove di fede. Un grande diavolo si scontra sempre con un grande cristiano

3. Per accelerarlo verso l'ultimo riposo del popolo di Dio. Ebrei era un figlio molto amato, il Padre gli mostrò un favore speciale

4. Che le altre persone a cui l'esperienza deve essere raccontata possano partecipare al beneficio. L'esperienza è stata per noi così come per l'apostolo. A noi le sue particolarità sono in gran parte nascoste; ma ci è rivelata, e questa conoscenza può ben incoraggiarci nel servizio terreno, ravvivare la nostra fede e affrettare i nostri passi verso le glorie oltre il velo

Si può trarre una lezione generale dall'evento che coloro che hanno prove e dolori speciali sperimentano anche conforti e aiuti speciali.

Omelie DI R. TUCK Ver

1. -

Visioni e rivelazioni,

"Io verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore". L'apostolo si era soffermato sulle sue esperienze personali. Gli Ebrei erano stati costretti dalle cose malvagie che erano state dette di lui a riferirsi alla sua vita, alla sua condotta e alle sue sofferenze per amore di Cristo, per auto-rivendicazione. Gli Ebrei, tuttavia, non avrebbero detto una sola parola su queste cose se l'onore di Cristo non fosse stato legato alla sua pretesa di apostolato. Ebrei aveva ormai detto tutto ciò che c'era da dire su di lui; ed era in ogni modo più piacevole e salutare allontanarsi dalle proprie azioni e sofferenze, e fissare il proprio cuore e i propri pensieri su ciò che Dio aveva fatto per lui. Sulle visioni divine e sulle rivelazioni che gli furono date, egli ripose in gran parte la sua pretesa apostolica. Per lui un apostolo era, proprio come lo era stato un profeta dei tempi antichi, un uomo che aveva comunicazioni dirette e personali con il Signore Gesù, e riceveva immediatamente istruzioni da lui. Per tali esempi nella carriera di San Paolo, Atti 9:4-6, 16:9, 18:9, 22:18, 23:11, 27:23; Galati 2:2 ; e le scene registrate nel capitolo che ci sta davanti. I nemici di San Paolo negarono questa pretesa di rivelazione diretta, e risero per disprezzare le sue pretese come indizi di pazzia. Dean Plumptre ci dice che "nell'Omelia Clementina - una sorta di romanzo controverso che rappresenta le successive opinioni del partito ebionita o giudaizzante, in cui i critici più recenti hanno riconosciuto un tentativo sottilmente velato di presentare i tratti caratteristici di San Paolo con il pretesto di un attacco a Simon Mago, proprio come lo scrittore di un romanzo politico nei tempi moderni potrebbe disegnare i ritratti dei suoi rivali sotto nomi fittizi - troviamo l'accento posto sulle presunte affermazioni di Simone di aver avuto comunicazioni dal Signore attraverso visioni, sogni e rivelazioni esteriori; e questa affermazione è in contrasto con quella di Pietro, che aveva seguito personalmente Cristo durante il suo ministero sulla terra. Ciò che è stato detto allora, sotto forma di questo elaborato attacco, potrebbe essere stato detto prima dai sostenitori più maligni dello stesso partito. L'accusa di pazzia era facile da fare, e di tutte le accuse, forse, la più difficile da confutare da parte di uno che si gloriava dei fatti che erano stati asseriti come suo fondamento, che aveva avuto visioni e aveva 'parlato in lingue' nell'estasi dell'estasi adorante. Confronta l'espressione "se siamo fuori di noi stessi" in 2Corinzi 5:13. Non si può certo sapere quando giunsero le visioni particolari a cui si fa riferimento nel brano che ci sta davanti. San Paolo ci aiuta solo riferendosi al tempo come "circa quattordici anni fa". L'ipotesi che preferiamo è che siano stati concessi durante il periodo del suo svenimento dopo la lapidazione di Listra, e che siano stati i conforti divini di quell'ora di più grave pericolo e angoscia. Atti 14:19

LE VISIONI E LE RIVELAZIONI SONO STRUMENTI CHE DIO HA SEMPRE USATO. Non appartengono a nessuna età. Non abbiamo il diritto di dire che siano limitati ai tempi antichi. C'è sempre stato il vero e il contraffatto; Ma il vero non dovrebbe essere trascurato o negato perché il falso è stato scoperto. Ci sono buone monete d'oro, altrimenti gli uomini non si preoccuperebbero di fare sovrane spurie. Il fanatismo illude le sue vittime in visioni immaginarie, ma le anime che sono parenti di Dio, e aperte a lui, possono ricevere comunicazioni da lui. Illustra di tutte le epoche, ad esempio Noè, Abramo, Giacobbe, Giuseppe, Mosè, Giosuè, Gedeone, Samuele, Davide, Isaia, Giuseppe il marito di Maria, l'anziano Simeone, Zaccaria, ecc. Così nell'età cristiana troviamo visioni concesse a Cornelio, Filippo, Pietro e Giovanni così come a Paolo, e tracce di profeti, come Agabo, e persino di profetesse. Le visioni di San Paolo erano probabilmente della natura di una trance; la mente assorta nella contemplazione può essere preparata a ricevere le rivelazioni Divine. È giusto sottoporre tutte le pretese di visioni a un attento esame, e le cose comunicate agli uomini in tali momenti devono essere esaminate dalla loro armonia con la rivelazione scritta; ma non dobbiamo rifiutarci di riconoscere la verità che Dio ha relazioni dirette con le anime ora con la stessa certezza con cui lo è nelle epoche passate. Sia la verità che il dovere possono ancora essere rivelati direttamente

II VENGONO A CERTI INDIVIDUI PREPARATI. Non alle messe, non alle chiese, non alle riunioni. La visione è per gli individui, che sono così resi agenti nella comunicazione agli uomini del pensiero e della volontà divini. F.W. Robertson dice: "Per comprendere le visioni dobbiamo comprendere l'uomo. Dio infatti dà visioni a suo piacimento e secondo leggi certe e stabilite. Ebrei non ispira tutti. Ebrei non rivela i suoi misteri a uomini di temperamento egoistico, duro o flemmatico. Ebrei dà comunicazioni soprannaturali a coloro che prepara in anticipo con una particolare sensibilità spirituale. Ci sono, fisicamente, certe sensibilità al suono e al colore che qualificano gli uomini a diventare musicisti e pittori di talento; così, spiritualmente, ci sono certe forti suscettibilità originali dico originali, in quanto derivate da Dio, l'origine di tutto, e a queste Dio elargisce strani doni e visioni, sentimenti profondi che non possono essere espressi nel linguaggio umano e incommensurabili secondo il criterio ordinario. Un uomo simile era San Paolo, una natura molto meravigliosa, la natura ebraica in tutta la sua forza. Sappiamo che il temperamento ebraico si adattava agli uomini per essere gli organi di una rivelazione. Il suo fervore, il suo senso morale, la sua venerazione, la sua volontà indomabile, tutto ciò ha adattato i più alti figli della nazione a ricevere verità nascoste e a comunicarle agli altri.

III VENGONO IN OCCASIONI PARTICOLARI. Secondo la legge dell'economia divina, solo quando sono la cosa precisa richiesta, l'unico agente che soddisferà efficacemente il caso

IV SI PRESENTANO IN FORME GRAZIOSAMENTE ADATTATE. A volte si udivano voci, altre volte sogni, visioni oculari, simboli, trance e panorami mentali. E poi mostrando che, poiché il modo moderno è diretto alle anime, immediato alla formazione dei pensieri degli uomini, e non attraverso simboli, o sogni, o visioni, non dobbiamo perdere la convinzione che, a tempo debito, Dio dà ad alcuni di noi l'intuizione e la rivelazione della sua verità.p

2 

Sapevo; piuttosto, lo so. Un uomo. San Paolo parla in questo modo indiretto di se stesso cfr Versetti 5, 7. In Cristo. 1Corinzi 1:30 Per San Paolo ogni vero cristiano era un uomo la cui vita personale si era persa nella vita di Cristo. Più di quattordici anni fa. La nota del tempo è molto vaga. Se siamo in grado di identificare la visione a cui si allude, deve essere stata la visione nel tempio, menzionata in Atti 22:17, che avvenne, grosso modo, "circa quattordici anni" prima di questo tempo. La visione sulla via di Damasco era avvenuta circa vent'anni prima della data di questa Epistola. Sia nel corpo, ecc. Una potente descrizione dell'assorbimento di tutte le modalità corporee coscienti di apprensione. Nei loro commenti su. Molti commentatori si lanciano in speculazioni che mi sembrano così arbitrarie e futili che non vi alluderò nemmeno. Lo stato fisico e mentale di San Paolo durante questa visione è familiare a tutti coloro che conoscono la storia del misticismo orientale e medievale. Afferrò Ezechiele 11:24 ; Atti 8:39; Apocalisse 4:1,2 Nel terzo cielo. È molto improbabile che San Paolo si riferisca qui in qualche modo all'hagadoth ebraico dei sette cieli. L'espressione è puramente generica, e anche i rabbini non si aspettavano di essere presi au pied de la lettre. Quindi tutte le speculazioni sul primo, secondo e terzo cielo sono inutili e inutili. Ancora più tardi negli scritti clementini, a metà del secondo secolo, si tenta, in riferimento a questo passaggio, di denigrare San Paolo deridendo le visioni come mezzo di rivelazione, sulla base del fatto che potrebbero scaturire dall'autoinganno; e questo rapimento del "Galileo calvo dal naso adunco" al terzo cielo è anche deriso nel "Philopatris" dello pseudo-Luciano. Eppure, quanto è modesto e semplice il riferimento di San Paolo a questo evento, se confrontato, non solo con i dettagli menzogneri della visita di Maometto in cielo, ma anche con le visioni di Santa Teresa o Swedenborg!

Omelie DI J.R. THOMSON versetto 2.-

"Un uomo in Cristo".

Quando consideriamo che cos'è l'uomo e chi è Cristo, la congiunzione sembra davvero meravigliosa. Eppure, quando viene appresa, questa unione appare gravida delle più ricche benedizioni per colui che è il membro inferiore e dipendente. Il pensiero era familiare all'apostolo; egli stesso "un uomo in Cristo", parlò di altri che erano "in Cristo prima" di lui stesso, e chiamò le società cristiane "Chiese in Cristo Gesù".

I LA NATURA DELL'UNIONE COSÌ DESCRITTA

1. Il cristiano è innestato "in Cristo" come un innesto in un albero, unito a lui come un tralcio a una vite. L'unione è quindi un'unione vitale, ed è per il cristiano il mezzo e l'occasione della vita spirituale

2. Il cristiano è accettato "in Cristo", cioè nell'Amato. Per amore di Cristo, il cristiano è ricevuto nel favore divino. Il Salvatore è in questa veste un Rappresentante, un Mediatore, un Avvocato.

3. Il cristiano è incorporato "in Cristo" come membro del corpo, e ha una nuova funzione da assolvere in conseguenza di questa relazione

4. Il cristiano è nascosto "in Cristo" come il viaggiatore nella fessura della roccia, come il viaggiatore nell'arca, quando "il Signore lo chiuse dentro".

5. Il cristiano dimora "in Cristo" come in una casa, una casa designata per lui dalla sapienza e dalla bontà divina

II L'IMPORTANZA E I VANTAGGI DI QUESTA UNIONE

1. Come risulta dal considerare la posizione di coloro che sono fuori di Cristo. Per costoro, dov'è la sicurezza, dov'è la legge della vita, dov'è la prospettiva dell'immortalità? Perché essere fuori da Cristo è essere senza Dio, e quindi senza speranza

2. Considerando ciò che in questa vita possiedono coloro che hanno Cristo e sono in lui. Mentre, per quanto riguarda la vita corporale, essi sono nel mondo, sono in spirito nel Signore, e quindi partecipano di una natura e di un'esistenza superiori a quelle che appartengono alla terra e al tempo

3. Dal considerare il carattere imperituro di questa unione. Essere "in Cristo" ora è essere "con Cristo" per sempre. Per quelli che sono in lui non c'è condanna ora, e da lui non ci sarà più separazione. Le visioni che Paolo ebbe e le dichiarazioni che udì quando fu rapito nel terzo cielo, erano per lui, e possono essere per noi, una caparra e una promessa di unione immortale. Perciò "Rimanete in lui". -T

Omelie DI D. FRASER versetto 2.-

"Un uomo in Cristo".

San Paolo parlava di sé. Una volta era stato fuori da Cristo, anche se in modo legale molto religioso. Ma ha rinunciato alla sua legalità quando ha trovato Cristo. Gli Ebrei si rivolsero a lui per chiedere aiuto, fuggirono da lui per difendersi e da allora in poi vissero in lui come una nuova creatura. È la migliore breve descrizione di ogni credente

HO SCELTO IN CRISTO. Efesini 1:4 Mettiamo questo al primo posto, perché questo deve venire prima nell'ordine divino e nella natura stessa delle cose. Ma l'uomo non inizia con la conoscenza di ciò che influisce su se stesso. Ebrei fonda la sua fede non sullo scopo segreto, ma sulla benevolenza rivelata di Dio a tutti nel vangelo. È dopo aver creduto che impara con gratitudine a far risalire la propria chiamata e la propria salvezza, in comune con quella di tutti i suoi compagni di fede, alla scelta e al proposito di grazia di Dio. Allora, come si esprime il diciassettesimo articolo della Chiesa d'Inghilterra, "La santa considerazione della predestinazione e della nostra elezione in Cristo è piena di dolce, piacevole e indicibile conforto per le persone devote e per coloro che sentono in se stessi l'opera dello Spirito di Cristo".

II LIBERAMENTE GRAZIATO NELL'AMATO. Efesini 1:6 L'uomo in Cristo è abbracciato nel favore con cui Dio considera il suo diletto Figlio. Ebrei ha la redenzione e la riconciliazione con Dio, ricchezze imperscrutabili, benedizioni spirituali nei luoghi celesti e una continua libertà di accesso al Padre che è nei cieli

III CREATO DI NUOVO IN CRISTO GESÙ. Efesini 2:10 Dio inizia quest'opera, come nell'antichità, facendo risplendere la luce dalle tenebre; poi introduce un nuovo ordine, pace e vita feconda, e questo è operato in ogni vero cristiano. "Se uno è in Cristo, egli è una nuova creatura". E quindi fa ciò che è giusto, non con uno sforzo continuo contro natura, ma spontaneamente e naturalmente, perché ha un cuore puro e uno spirito retto

IV STABILITO IN CRISTO. 2Corinzi 1:21 Gli Ebrei che vengono a Cristo sotto la grazia dello Spirito di Dio, dimorano in lui per mezzo dello stesso Spirito, per assorbire la sua sapienza, sperimentare il suo sostegno e imparare quale consolazione c'è in lui e quale conforto nell'amore. Così Dio conferma e stabilisce il suo popolo in Cristo, adempiendo loro le sue promesse, ungendolo, suggellandolo e dando "la caparra dello Spirito" nei loro cuori. Questo è molto più che essere saldi nelle proprie opinioni e abitudini religiose. È il rimanere della mente su Cristo. E di solito vi si giunge attraverso conflitti e sofferenze che costringono l'anima a confrontarsi più saldamente con la realtà di Cristo e la sicurezza delle promesse divine in Lui, proprio come gli alberi cullati dai venti affondano le loro radici più ampiamente e profondamente nel terreno. vedi 1Pietro 5:10

V APPROVATO IN CRISTO. Romani 16:10 L'istituzione si riferisce alla fede, alla conoscenza e al conforto; l'approvazione si riferisce al servizio. Il lavoro per il Signore deve essere reso nel Signore, cioè in virtù dell'unione con lui e per il potere che ne deriva. Ma come ci sono gradazioni di fede e di amore tra i veri cristiani, così ci sono anche gradi di diligenza e di completezza nel servizio; e alcuni servi sono più approvati di altri, e avranno una ricompensa più piena. Oh, servire in modo da avere il sorriso del nostro Maestro su di noi ora, ed essere apertamente accettati da lui alla sua venuta come servitori buoni e fedeli!

VI PERFETTO IN CRISTO GESÙ: COMPLETO IN LUI. Colossesi 1:28; 2:10 C'è una risorsa perfetta nel nostro Signore. Ma non tutti ci sono riusciti. Ci sono bambini in Cristo, non perfetti o maturi; Che proseguano verso una statura e una forza più piene. È un obiettivo da desiderare e per cui lavorare, affinché ogni uomo credente possa essere presentato perfetto in Cristo Gesù, cioè maturo e maturo, non rozzo o mal sviluppato nel carattere cristiano

VII ADDORMENTATO IN GESÙ. 1Corinzi 15:18; 1Tessalonicesi 4:14,18 Se siamo di Cristo, la morte è nostra. Non può farci del male o separarci dall'amore di Dio. Per un uomo che è in Cristo, l'intero stato di morte è illuminato dall'amore e dalla fedeltà del Signore. Beati i morti che muoiono in lui. Dormono dolcemente gli operai che, terminata la loro giornata di lavoro per Gesù, si addormentano in Lui

"Oh, mai più un doloroso sogno romperà il sonno felice quando 'Ebrei darà il sonno al suo diletto'".

-Fp

4 

In paradiso. Qui, di nuovo, incontriamo lunghe speculazioni sul fatto che il Paradiso sia la stessa cosa del terzo cielo; se San Paolo si riferisca a due visioni o a due parti di una sola visione. Tali domande sono chiaramente insolubili, e le lascio dove le trovo. Non capiremo mai questo passaggio se non nel contorno vago e vago in cui San Paolo lo ha volutamente lasciato. Tutto ciò che possiamo sapere dal Nuovo Testamento sul Paradiso deve essere appreso da questo versetto e da Luca 23 e Apocalisse 2:7, ed è estremamente poco. Parole indicibili. Una figura retorica chiamata ossimoro. Enunciati o "cose" incapaci di esprimersi. Non è lecito per un uomo pronunciare. Come dev'essere dunque inutile il tentativo di indovinare chi fossero, o su quale argomento!p

5 

Di un tale. Questi sono legittimi soggetti di "vanto", perché sono privilegi celesti, non terreni motivi di superiorità. Tranne che nelle mie infermità. 2Corinzi 11:30

Gloriarsi delle debolezze

Non c'è da meravigliarsi se Paolo si vantava; La meraviglia è che, invece di vantarsi delle straordinarie visioni che aveva avuto, dello straordinario incarico che aveva ricevuto, dello straordinario successo che aveva seguito le sue fatiche, si vantava di ciò che altri uomini avrebbero nascosto o lamentato: le sue infermità, i suoi svantaggi e i suoi guai

I LE DEBOLEZZE DI CUI SI GLORIAVA L'APOSTOLO

1. La sua infermità fisica era particolarmente presente nei suoi pensieri, quando usava questo linguaggio. Qualunque cosa fosse, che si trattasse di una cattiva salute generale o di qualche malattia speciale, come degli occhi, era naturalmente angosciante per lui, poiché gli impediva di svolgere il suo lavoro con la facilità e il piacere che avrebbe potuto provare se avesse posseduto salute e vigore di corpo

2. Il disprezzo che incontrò da parte di alcuni tra i quali lavorava non fu per Paolo motivo di mortificazione, ma motivo di gioia. Gli uomini lo disprezzino; se era in grado di servire e piacere al suo Padrone, questo era sufficiente

3. Le difficoltà, le privazioni e le persecuzioni che ha sopportato nell'adempimento del suo ministero erano materia di gloria. In questi egli provava piacere, contrariamente a quanto tale fatto era per l'esperienza umana ordinaria

II IL TERRENO IN CUI L'APOSTOLO SI GLORIÒ DELLE SUE DEBOLEZZE

1. Non c'è dubbio che il fondamento più profondo risiedeva nella simpatia di Paolo per il suo Divino Signore. L'umiliazione e l'obbedienza fino alla morte del Signore Gesù al fine di assicurare la salvezza dell'uomo divennero una nuova fonte di ispirazione, sia nella direzione dell'azione umana che della sofferenza umana, e Paolo fu crocifisso con Cristo nel mondo. Gli Ebrei portavano con sé nel corpo i segni del Signore Gesù, ed egli giustamente si vantava di questo

2. La debolezza personale è stata l'occasione per ricevere una nuova forza spirituale. Cristo infatti ha reso sufficiente la sua grazia quando la forza del suo servo era venuta meno. E per mezzo di un sublime paradosso l'apostolo imparò che quando era debole, allora era forte. E così le stesse infermità che sembravano squalificare per il servizio divennero l'occasione della comunicazione di tale potere spirituale e aiuto che resero l'apostolo più efficiente e di successo nel servizio del Signore.p

6 

Mi trattengo; letteralmente, risparmio, cioè mi astengo dal vantarmi. Dovrebbe pensare a me; letteralmente, che nessun uomo dovrebbe stimare di me oltre ciò che vede di essere, o ode affatto dalle mie labbra. Se dovesse dire loro di più delle sue rivelazioni, potrebbe incoraggiarli a pensare di lui più di quanto meriti o desideri

Versetti 6-10.-

Educazione dell'anima

"Per però", ecc. Queste parole ci insegnano diverse cose riguardo alla disciplina dell'anima

CHE L'ESERCIZIO DELLA DISCIPLINA SPIRITUALE È UTILE PER IL MIGLIORE DEGLI UOMINI. Paolo lo richiedeva. Ebrei dice: "Per non essere esaltato oltre misura".

1. L'orgoglio è un grande male spirituale. Questo è implicito nella disciplina con cui l'apostolo fu ora visitato. "Essere esaltati oltre misura o, 'troppo'" è, naturalmente, essere orgogliosi, ed essere orgogliosi è essere in una posizione nemica del progresso dell'anima

2. Gli uomini buoni hanno a volte grandi tentazioni di orgoglio. La tentazione di Paolo sembra essere sorta dall'"abbondanza della rivelazione" di cui parla

II CHE IL MODO DI DISCIPLINARE SPIRITUALE È A VOLTE MOLTO DOLOROSO. Paolo fu visitato con una "spina nella carne". Che cosa fosse la spina è una questione di speculazione; Il nostro obiettivo è pratico. Due cose meritano di essere notate qui

1. Quella sofferenza è collegata a Satana. Questa dolorosa dispensazione fu un "messaggero di Satana". Il grande peccatore originale è il padre della sofferenza

2. Sia la sofferenza che Satana sono sotto la direzione di Dio. Ebrei li usa come suoi strumenti per il bene. Satana stesso è il servitore del Santo

III CHE I MEZZI DELLA DISCIPLINA SPIRITUALE SONO TALVOLTA FRAINTESI. Paolo prega di essere liberato da quella "spina nella carne" che è stata mandata per il suo bene, e lo fa spesso, "tre volte". Avviso:

1. L'ignoranza che a volte segna le nostre preghiere. Spesso preghiamo contro i nostri stessi interessi. Ci sono alcune benedizioni che sono positivamente promesse da Dio, come il perdono per il peccato, ecc., per le quali possiamo pregare incessantemente; e ce ne sono altri che possiamo stimare desiderabili, ma che non sono stati promessi. Dobbiamo cercarli sottomettendoli alla sua volontà

2. La gentilezza di Dio nel non rispondere sempre alle nostre preghiere. Ebrei sa cosa è meglio. Il grande Padre può rifiutare il grido dei suoi figli per i giocattoli qui, ma darà loro delle proprietà nel grande aldilà

IV CHE I SOSTEGNI SOTTO LA DISCIPLINA SPIRITUALE SONO SEMPRE ABBONDANTI. "La mia grazia ti basta, perché la mia forza si manifesta perfettamente nella debolezza." Osservare:

1. La natura del supporto. "Forza." Che importa il peso del fardello, la forza è uguale a portarlo con facilità?

2. Il principio del sostegno. "Grazia." Essa non viene dal merito, ma dalla grazia libera e illimitata

3. L'influenza del supporto. "Molto volentieri dunque mi glorierò piuttosto delle mie infermità, affinché la potenza di Cristo riposi su di me". "Riposa su di me." Si stendevano su di me come una tenda per proteggermi dal sole cocente. "Mi glorio delle mie infermità". La coppa può essere amara, ma ha virtù curative. Le tempeste possono scatenarsi, ma quelle tempeste purificheranno l'atmosfera intorno al cuore e ci allontaneranno dalle scene in cui i nostri cuori sono fissati. Tutte le preghiere sono esaudite quando la mente del supplicante è portata alla cordiale sottomissione alla volontà divinap

7 

Versetti 7-10. - La spina nella carne

affinché io non sia esaltato oltre misura; letteralmente, affinché io non sia troppo esaltato. Era necessario mostrare a San Paolo che egli teneva il tesoro solo in un vaso di terracotta. Mi è stato dato. Anche le afflizioni di Dio sono destinate ai doni. Una spina skolops. Il significato più usuale è, come dice Esichio, "un palo affilato" 'Sudes', Tert.. Da qui la parola skolopizo, io impalato o crocifisso. L'agonia di San Paolo fu un impalamento o una crocifissione di tutti gli impulsi sensuali e le ambizioni terrene. Nella carne. Ci sono state infinite congetture sull'esatta natura di questa dolorosa e umiliante afflizione fisica. È solo mettendo l'uno accanto all'altro un gran numero di passaggi separati che siamo quasi irresistibilmente condotti alla conclusione che ora è più generalmente adottata, e cioè che si trattava di un'oftalmia acuta e deturpante, originata dal bagliore accecante della luce che lo circondava a Damasco, e accompagnata, come di solito è la malattia più umiliante, da occasionali eccitazioni cerebrali. Sarebbe impossibile qui entrare nell'intera inchiesta, per cui! fare riferimento alla mia 'Vita di San Paolo', 1:214-226. Il messaggero di Satana; piuttosto, un angelo di Satana. A titolo di commento, vedi Matteo 25:41; Luca 13:16; Giobbe 2:7; Apocalisse 12:7,9. Per schiaffeggiarmi. Il verbo deriva da kolaphos, uno schiaffo sul viso, e sarebbe adatto a una deturpazione come l'oftalmia. 2Corinzi 10:10

Versetti 7-10.-

Bisogno di umiltà aggiungere i mezzi designati per assicurarla

Se il Signore Gesù passò dal battesimo nel Giordano e dalla discesa dello Spirito Santo simile a una colomba su di lui, alla solitudine del deserto e agli assalti del tentatore, se scendesse dal monte della trasfigurazione per assistere al fallimento dei discepoli nel guarire il pazzo e nell'esprimere il suo dolore con le parole, "O generazione incredula e perversa!" ecc.: non c'è da stupirsi che un apostolo debba essere duramente provato dopo la sua esaltazione. Le nuove dotazioni devono avere nuovi test. Una nuova e più grande grazia deve essere immediatamente messa da parte dalla prova, poiché ci sono molte prove in questa sola prova che hanno figli eterni. «Per timore che io» - quest'uomo in Cristo, che quattordici anni fa fu preparato per rivelazione speciale per la fatica e la prova del suo apostolato dei Gentili - «per timore di essere esaltato oltre misura»; e quale fu il pericolo? "L'abbondanza delle rivelazioni". Contro questo pericolo deve essere fortificato. Se nuove doti e nuove grazie sono immediatamente messe alla prova, e le condizioni della prova generale della vita cambiano, allora, in verità, non deve mancare un nuovo freno per proteggersi dall'abuso di doni accresciuti. L'uomo non è esattamente lo stesso uomo di prima, né si trova nello stesso mondo che occupava in precedenza. Le accessioni di vantaggi esteriori, come la ricchezza e la posizione sociale, sono piene di rischi, ma le accessioni di potere interiore sono molto più pericolose. Per preservare San Paolo dall'autoglorificazione, gli fu data "una spina nella carne". Prima di tutto, le rivelazioni riguardavano il fatto stesso che doveva essere tenuto segreto, e questo era un mezzo di umiltà, ma fu aggiunta la spina nella carne. Che cosa fosse non lo sappiamo, ma fu un'infermità fisica che gli causò molta sofferenza. "Questo è significativo. È nella natura stessa delle spine essere sentite piuttosto che viste, e apparire mali insignificanti a tutti tranne che a coloro che ne sono direttamente punti" Dr. Bellows. Era "un messaggero di Satana", anche se questo non implica che non fosse sotto la direzione di Dio. L'idea è che questo "angelo di Satana" fosse un palo che produceva un dolore intenso e continuo, e quindi la ragione è dichiarata due volte, "per timore che io sia esaltato oltre misura". Così, dunque, non fu specialmente afflitto come apostolo, ma come apostolo delle genti. Al dolore si resiste istintivamente come nemico dell'attività, del comfort e del piacere della vita. Naturalmente, quindi, San Paolo sentiva che avrebbe interferito con la sua energia e la sua felicità e, naturalmente, il lato satanico della tortura sarebbe stato al primo posto nei suoi pensieri

Il male nel dolore è ciò che vediamo per primo. Se questo non fosse stato realizzato, non avrebbe potuto essere un'afflizione. Perciò pregò tre volte il Signore che si allontanasse da lui. Ma la sua preghiera fu respinta. Agisce nello stesso tempo, fu fatta la promessa, una promessa che valeva molto di più della rimozione del dolore: "La mia grazia ti basta, perché la mia forza si manifesta perfetta nella debolezza". La spina doveva continuare: una sofferenza che durava tutta la vita, in aggiunta alle altre sue infermità, doveva essere attaccata su di lui, una sofferenza speciale e dolorosa. Eppure, mentre doveva rimanere un triste ricordo, non della sua esaltazione, ma della fragilità umana in relazione alle grandi doti, c'era una certezza diretta e specifica della grazia sostenitrice. Insieme a ciò gli fu insegnata una verità molto importante, e cioè che la perfezione della forza si raggiunge attraverso la consapevolezza della nostra totale debolezza. Prima, dunque, il male del dolore; poi, il bene del dolore sotto l'azione della grazia di Dio; - questo è il metodo della provvidenza e della grazia, perché i due sono uno nel proposito divino. Ahimé! Se la preghiera di quei suoi nervi sensibili fosse stata letteralmente esaudita, che perdenti sarebbero stati lui e noi! Quanto del suo potere sarebbe svanito con il dolore! Quanti pensieri ed emozioni hanno rallegrato gli afflitti e ispirato i deboli all'eroismo, non sarebbero stati noti! Le epistole che l'apostolo scrisse per non parlare degli altri suoi servizi al mondo non avrebbero mai potuto essere scritte sotto l'esperienza ordinaria dei mali della vita. Tutti gli uomini hanno spine nella carne, perché non c'è salute perfetta, non c'è corpo umano esente da malattie. Ma nel caso di San Paolo la spina era un'aggiunta alle infermità esistenti. Né ci è difficile vedere come questa particolare infermità, santificata dallo Spirito, sia stata particolarmente adatta a proteggerlo in un punto più esposto. Nella misura in cui era l'oggetto di un'opposizione particolare e violenta, era singolarmente soggetto alla tentazione di affermare troppo se stesso e i suoi meriti, tanto più che i suoi nemici si divertivano a schernirlo con i suoi difetti personali nei modi e nell'aspetto. La salvaguardia è stata fornita dove era più richiesta. Tale, infatti, era il suo punto di vista sulla questione: "Molto volentieri dunque mi glorierò piuttosto delle mie infermità, affinché la potenza di Cristo riposi su di me". "Le mie infermità", egli sostiene, "invece di essere l'ostacolo che sarebbero se fossero lasciate a se stesse, sono di aiuto, poiché sono le occasioni della grazia, e questa grazia riposa su di me, cioè rimane continuamente. Il pensiero è prezioso; Deve essere ripetuto. "Perciò mi compiaccio delle infermità", ecc.; poiché la potenza di Cristo gli era stata impartita con tale pienezza da trasformare il dolore in piacere per quanto riguardava la sua natura spirituale. Il corpo continuava a soffrire, le umiliazioni aumentavano, ma la sua anima era piena di Cristo come il Cristo delle sue pene e dei suoi dolori, e così ebbe la vittoria, non solo sulla miseria fisica, ma su ogni orgoglio e vanità che sarebbero potuti sorgere "attraverso l'abbondanza delle rivelazioni". Parole gloriose sono queste: "Quando sono debole, allora sono forte". Notate la chiara visione che San Paolo ha della mano divina nella sua spina nella carne. Se egli è perfettamente sicuro dell'abbondanza delle rivelazioni, se riesce a localizzare la scena in Paradiso, se si rende conto della santità di queste rivelazioni nelle "parole ineffabili", è altrettanto certo che la spina "gli è stata data". Gli ebrei sapevano che era una "spina" e sapevano da dove proveniva. Gli ebrei riconobbero Dio in essa e, in questo sentimento, pregarono tre volte per la sua rimozione. I cristiani spesso falliscono a questo punto. A volte dubitano che le loro afflizioni provengano da Dio. Alcuni cristiani non possono essere indotti a credere che le loro sofferenze siano mandate dall'alto, e non vedono in esse altro che vittime malvagie. Ma se non riescono a riconoscere Dio nel dolore, non lo troveranno nella gioia della sua benedetta promessa: "La mia grazia ti basta". Non erano solo i "loro" che San Paolo dovette sopportare. Questo era fonte di dolore, e aggravava, senza dubbio, le sue altre infermità fisiche, e, a sua volta, ne era aumentato. Ma non dobbiamo dimenticare lo stato d'animo che una tale afflizione produceva naturalmente: la sorpresa che dovesse seguire tali meravigliosi segni del favore di Dio come era stato concesso nell'"abbondanza delle rivelazioni", la tentazione di uno spirito ribelle e l'occasione di incredulità che avrebbe fornito. Una risposta letterale alla sua preghiera fu rifiutata; Fu concessa una risposta spirituale. La "grazia" concessa era "sufficiente", non solo a sopportare il dolore come un'aggiunta peculiare alle sue "infermità" già esistenti, ma a permettergli di "gloriarsi" in esso; e la provvidenza di essa si manifestò specialmente nel potere che gli aveva dato di essere paziente, tollerante, umile, negli ultimi problemi con i Corinzi. O cristiani, che siete chiamati a una disciplina per tutta la vita alla scuola della sofferenza, pensate alla misura implicita nella grazia sufficiente! Sufficiente per cosa? Sufficiente, non solo per gloriarsi del dolore e dell'infermità, ma per gloriarsi "molto volentieri". -L

La spina nella carne

IO CHE COS'ERA?

1. In sé. Ci sono state congetture quasi infinite. Quanto alla figura: alcuni preferiscono un "pungolo per la carne", un palo affilato; altri, una spina tagliente; altri, un palo su cui venivano messi al palo i trasgressori o la croce a cui erano legati. Quanto alla realtà: cattive suggestioni, dardi infuocati di Satana, qualche avversario di primo piano, qualche affetto fisico doloroso, vista debole, linguaggio difettoso, brame carnali, mentre un audace immaginatore ha avuto la temerarietà di suggerire una moglie termagante! Forse la natura precisa dell'afflizione è nascosta in modo che nessuno possa dire: "Ah, questo non è il mio problema". Era molto doloroso per l'apostolo, qualunque fosse la sua natura precisa

1. Come Satana era coinvolto in esso. Paolo riconobbe la mano di Satana, vedi Giobbe 2:7; Luca 13:16 Fu usato da Satana per infastidire, soffrire, deprimere e molestare Paolo, e con la speranza che ciò avrebbe ostacolato la sua grande opera. La malizia satanica si rallegrava nell'attesa che potesse essere l'ultima goccia sul dorso del cammello. Paolo interferì molto con il regno del diavolo; Non c'è da meravigliarsi che il diavolo abbia cercato di interferire con lui. Satana può permettersi di lasciare in pace alcune persone; Ma se attacchiamo fedelmente il suo regno e il suo dominio possiamo aspettarci rappresaglie. Eppure Satana non è che uno sciocco, dopo tutto, e si spinge costantemente oltre. Uno ha detto bene: "Il diavolo non fa che un povero commercio con la persecuzione dei santi: strappa il nido, ma l'uccello sfugge; Rompe il guscio, ma perde il nocciolo".

2. Come permesso da Dio. La mano di Dio era in essa così come quella di Satana. Questo è così con tutte le nostre tribolazioni; in un aspetto sono messaggeri di Satana, nell'altro messaggeri di Dio. Tutto dipende dal messaggio che ascoltiamo. La spina nella carne di Paolo era l'insegnante di umiltà di Dio. C'era il pericolo che le straordinarie rivelazioni fatte all'apostolo potessero alimentare l'orgoglio. La natura umana è intensamente suscettibile a questa tentazione. Coloro che godono di notevoli favori spesso sperimentano notevoli afflizioni. La nave con vento forte ha bisogno di molta zavorra. Quando costruiamo in alto, dobbiamo anche costruire in basso: l'edificio elevato richiede fondamenta profonde. È un bene per noi che Dio non sia semplicemente indulgente. Dio non permetterà che diventiamo bambini viziati

II L'INQUIETUDINE DELL'APOSTOLO SOTTO L'AFFLIZIONE. Paolo era molto umano. Ebrei non lo sarebbe stato se avesse sopportato con indifferenza questo ulteriore problema. Ricordate gli altri suoi guai. Se questa speciale afflizione fosse stata in grado di ostacolare l'opera della sua vita, quanto l'avrebbe sentita acutamente! È difficile ballare in catene. Il lavoro pesante mette alla prova la salute; Quanto è estremamente gravoso per i malati! Eppure non brontolò, né si rese fastidioso, né trovò da ridire su Dio, né si sedette disperato. Una volta fu detto di lui: "Ecco, egli prega", si può dire di lui di nuovo

III LA SUA PREGHIERA

1. Nella sua angoscia si recò al propiziatorio. Come Ezechia, egli espose la questione davanti al Signore. L'afflizione dovrebbe spingerci verso Dio, non da Lui . E noi dovremmo venire a pregare, non a lamentarci . Il trono della grazia è talvolta trasformato in una sbarra di giudizio, contro la quale gli uomini accusano Dio. Quando ci capita qualche strana esperienza, dovremmo chiederci riguardo nella sala delle udienze

2. Gli ebrei pregarono il Signore Gesù. Questo sembra evidente dal versetto 9, "affinché la forza di Cristo riposi su di me". Le difficoltà del servo possono ben essere sottoposte al Padrone. Cristo aveva nominato direttamente l'apostolo; a Cristo, perciò, Paolo porta il suo apparente ostacolo. Mentre di solito preghiamo il Padre nel nome di Cristo, altre volte possiamo pregare Cristo stesso

3. Gli ebrei pregavano con importunità. Non c'erano dubbi sulla sua serietà. Come Cristo nel Getsemani pregò "per la terza volta", così tre volte questo apostolo simile a Cristo bussò alla porta del cielo. Ebrei continuò a bussare finché non ottenne una risposta. Molti in preghiera non vogliono nulla, non chiedono nulla, non ottengono nulla. Alcuni sono così educati da temere di disturbare Dio e bussano con tanta leggerezza e delicatezza che ci vorrebbe un microfono per rendere udibile il suono. Altri suonano e scappano. L'apostolo rimase alla porta finché non gli fu risposto. Tale santa audacia delizia Dio invece di affrontarlo

4. Gli ebrei pregarono decisamente

1 Per "questa cosa". Alcuni pregano per tutto in generale, e quindi non ottengono nulla in particolare

2 Che possa partire. Qui, forse, si è spinto troppo oltre. Se i nostri guai fossero stati mandati via, i nostri migliori amici avrebbero potuto essere mandati via. La controparte di "una spina nella carne" potrebbe essere "grazia nello spirito". È un bene che non spetti a noi mandare via o trattenere; Dovremmo spesso mandare via il bene e attirare a noi stessi il dannoso e il male

IV LA RISPOSTA

1. Una risposta vera, ma non quella che si cercava. Ver. 9. Una tale preghiera, pronunciata in questo modo, era certa di una risposta, ma non della risposta prevista. Dio spesso risponde alle nostre preghiere non rispondendo. Otteniamo ciò che vogliamo , non ciò che desideriamo . Noi dettiamo la nostra preghiera; Dio detta la risposta. Generalmente non chiediamo abbastanza, l'apostolo non lo fece; togliere la spina era poca cosa in confronto alla santificazione della sua presenza. Espellere il messaggero del diavolo era povero in confronto al trasformarlo in uno spirito servitore

2. Una lezione di fede. La fede di Paolo deve trascendere i suoi sentimenti. Gli ebrei devono afferrare Cristo con una presa più tenace; deve credere che Cristo può usare questo problema per scopi elevati. Forse, guardando a Cristo con fede più forte, poté rendersi conto che, come grandi propositi furono compiuti dalle molte spine nella carne di Cristo egli fu coronato di spine, così l'unica spina nella sua carne non dovrebbe risultare infruttuosa. Da questa spina si potrebbe raccogliere l'uva

3. Una certezza certa. C'era una base per la fede richiesta, come sempre. "La mia grazia ti basta" ver. 9. Cristo si impegna a sostenerlo; Può crederci? Le risorse del Signore sono illimitate; Sono le nostre risorse quando una forte fede ci lega a chi le possiede. La mia "grazia" può significare il mio "amore", che assicura tutte le cose necessarie ai miei servitori; o l'aiuto dello Spirito Santo, che si rivelerà sufficiente per ogni esigenza

4. In intimazione di uno scopo. Non c'è stato alcun errore, nell'inviare o permettere la "spina nella carne". La preghiera diventa blasfema quando procede partendo dal presupposto che Dio abbia commesso un errore! La spina nella carne era lo stelo su cui doveva sbocciare il fiore della gloria divina. Il "messaggero di Satana" sarebbe diventato un araldo che proclamava la potenza di Cristo. La carne dell'apostolo doveva essere un campo di battaglia sul quale Cristo avrebbe trionfato

V LA QUESTIONE. Un nuovo pensiero è stato rivolto a Paolo: la gloria di Cristo sarà accresciuta. Agisce una volta che comincia a gloriarsi di questa infermità, "molto volentieri" ver. 9, o più dolcemente; divenne una delizia del più alto tipo. Quello che voleva perdere, ora vuole tenerlo. Con la spina nella carne può diventare, come non potrebbe fare senza di essa, la dimora della potenza di Cristo. Basta che con la sua umiliazione Cristo sia esaltato, perché con la sua sofferenza Cristo sia glorificato. Molti sono più che contenti di essere rassegnati alla sofferenza; la sottomissione pensano sia un segno della grazia più alta. Ma l'apostolo è ben al di là di questo. Gli Ebrei possono "compiacersi" ver. 10 nelle difficoltà, perché attraverso le sue afflizioni la potenza di Cristo è mostrata in modo più sorprendente e impressionante.

Versetti 7-9.-

Un'esperienza istruttiva

Come tutti i veri santi, Paolo era modesto riguardo alla propria esperienza. Ebrei non scrisse il suo rapimento celeste e ciò che seguì, finché non furono trascorsi quattordici anni, e poi lo scrisse solo perché si sentì in dovere di dimostrare ai Corinzi che anche "nelle visioni e rivelazioni del Signore" egli superava i falsi apostoli tanto quanto nelle fatiche e sofferenze per Cristo. Mai cristiano ha raccontato un'esperienza più utile e fortificante per la Chiesa

AFFLIGGO L'ANTIDOTO ALL'ORGOGLIO. Non parliamo tanto dell'orgoglio naturale degli uomini per i vantaggi personali del corpo o della mente, per il rango o la ricchezza, quanto di quell'orgoglio sottile che tende a insinuarsi nel cuore dopo un grande influsso di luce e gioia spirituale. Si può essere esaltati troppo a motivo della visione più chiara delle cose celesti o dell'accesso vicino al Signore di cui si è goduto. Ma giunge un'afflizione o un rimprovero tempestivo, non solo per correggere l'orgoglio se viene assecondo, ma per anticipare e prevenire il suo sorgere. "Per non essere esaltato". L'uomo saggio accetta questo come una gentilezza di Dio. "Mi è stata data una spina nella carne".

II LA PREGHIERA L'ANTIDOTO ALLO SCONFORTO. "Ho implorato il Signore tre volte". Quando uno viene abbattuto, gli amici saggi del mondo possono solo invitarlo a tirarsi su di morale, a liberarsi delle preoccupazioni noiose, ecc. Ma la risorsa del cristiano è pregare il Dio della sua vita. E la preghiera va ripetuta. Il Salvatore pregò tre volte prima che l'angelo dal cielo apparisse per rafforzarlo. Paolo pregò tre volte prima che la risposta della grazia e della pace scendesse sulla sua anima svenuta

III LA GRAZIA DI CRISTO CHE ADDOLCISCE TUTTO. Ebrei conosce bene la trafittura delle spine, i dardi infuocati e lo "scoppio dei terribili", e può avere compassione. Gli Ebrei, infatti, non ritennero opportuno sollevare subito il suo servo Paolo dalla sua angoscia, ma gli assicurarono la grazia compensatrice e la forza sostenitrice; E così il male apparente si trasformò in benedizione, il dolore e la tristezza in gioia. Siate di buon conforto, o credenti! Contro la tua debolezza sentita metti la forza di Cristo; e contro ogni malizia di Satana e dei suoi messaggeri pone la grazia sufficiente di Cristo.

Il messaggero di Satana; o, la spina nella carne

Sarebbe un grave errore fare di questa descrizione dell'afflizione di San Paolo la base di qualsiasi argomento a favore della personalità o dell'azione di Satana. Ebrei non fa altro che usare la familiare figura retorica ebraica, che può o non può incarnare per lui alcuna dottrina riguardante Satana. La figura è usata in modo più sorprendente nell'introduzione al Libro di Giobbe; ma i seguenti altri passaggi illustrano quanto fosse familiare alla mente ebraica: Luca 13:16; Atti 10:38; 1Corinzi 5:5; 1Tessalonicesi 2:18; 1Timoteo 1:20. "Questi sono sufficienti per provare che, mentre gli uomini riferivano forme speciali di sofferenza della mente e del corpo, principalmente le prime, all'azione dei demoni, erano preparati a riconoscere l'azione di Satana in quasi ogni forma di calamità fisica". Nessuna singola descrizione di Satana può coprire l'intera rappresentazione scritturale di lui, ma un aspetto presentato da essa non è stato debitamente considerato. Ebrei è talvolta considerato come l'agente, o esecutore, del proposito divino nelle calamità fisiche, e anche nelle prove morali attraverso la tentazione. Possiamo pensare a un angelo della tentazione così come a un angelo della morte. Potremmo anche non pensare a Satana come a un senso che agisce in modo indipendente. Anche lui rientra pienamente nelle regole e nelle dominazioni divine. Quale fosse la natura dell'afflizione o della tentazione dell'apostolo non può essere certamente conosciuto dalle sue descrizioni. Sono state suggerite molte spiegazioni. Lightfoot li riassume così:

1 un disturbo fisico di qualche tipo:

2 qualche opposizione incontrata dai suoi nemici, o sofferenza sopportata;

3 desideri carnali;

4 prove spirituali, dubbi, ecc

L'arcidiacono Farrar pensa che la "spina" debba essere stata una malattia fisica, e suggerisce l'epilessia, di cui dice: "È dolorosa; è ricorrente; oppone un'immensa difficoltà a ogni sforzo; può in qualsiasi momento comportare una sospensione temporanea del lavoro; è intensamente umiliante per la persona che ne soffre; esercita un effetto repellente su coloro che assistono alle sue manifestazioni angoscianti". Ma aggiunge che non ci può essere dubbio che anche San Paolo soffriva di oftalmia, e che questa malattia soddisfa in ogni particolare le condizioni del problema. Dean Plumptre è a favore dell'idea di sofferenza corporea piuttosto che mentale, e dice: "Né dobbiamo sorprenderci che questa infermità - nevralgia della testa e del viso o infiammazione degli occhi, forse in qualche misura le conseguenze successive alla cecità di Damasco - debba essere descritta come 'un messaggero di Satana'". E' stato fatto un altro suggerimento che è fresco e interessante, e degno di molta paziente considerazione. Il professor Lias scrive: "La nostra ultima alternativa deve essere un difetto di carattere, calcolato per interferire con il successo di San Paolo come ministro di Gesù Cristo. E il difetto che meglio si concilia con ciò che sappiamo di San Paolo è l'infermità di carattere. Sembra che ci siano pochi dubbi sul fatto che egli cedette a un'epidemia di questo tipo quando si trovò davanti al Sinedrio, anche se si mise subito a posto con una pronta scusa. Atti 23:2-5 Un'idea simile è suggerita dalla riluttanza di San Paolo ad andare a Corinto fino a quando i punti in disputa tra lui e una parte considerevole della Chiesa di Corinto non fossero stati risolti in modo equo. In effetti, la sua condotta era esattamente l'opposto di quella di una persona che si sentiva dotata di grande tatto, persuasione e padronanza del temperamento. Un uomo del genere si fiderebbe poco dei messaggi e delle lettere, molto della sua presenza e della sua influenza personale. San Paolo, al contrario, temeva di visitare Corinto fino a quando non ci fosse stata una ragionevole prospettiva di evitare ogni alterco. In effetti, non poteva fidarsi di se stesso. Gli ebrei 'temevano che Dio lo umiliasse in mezzo a loro'. 2Corinzi 12:21 Gli Ebrei desideravano soprattutto evitare la necessità di 'usare l'acutezza', molto probabilmente perché temevano che, una volta costretto ad assumere un tono severo, il suo linguaggio potesse superare i limiti dell'amore cristiano. La supposizione è in linea con ciò che sappiamo dell'apostolo prima della sua conversione. Atti 7:58; 9:1 È confermato dal suo linguaggio severo allo stregone Elima, Atti 13:10 con cui possiamo confrontare il linguaggio molto più mite usato da San Pietro in un'occasione molto più terribile. Atti 5:3,9 La lite tra San Paolo e San Barnaba rende la supposizione infinitamente più probabile. Il passo, Galati 4:13,14, può essere interpretato come il profondo affetto personale che l'apostolo sentiva di aver ispirato nonostante la sua occasionale irritabilità nei modi. L'espressione, Galati 4:20 che egli 'desiderava essere presente con loro, e cambiare la sua voce', sembrerebbe puntare nella stessa direzione. E se a queste considerazioni aggiungiamo il fatto, che l'esperienza dei santi di Dio in tutte le epoche ha definitivamente stabilito, della difficoltà di domare un'infermità di carattere, così come il dolore, il rimorso e l'umiliazione che una tale infermità è solita causare a coloro che gemono sotto di essa, possiamo essere inclini a credere che non l'ipotesi meno probabile riguardante la 'spina, ' o 'palo', nella carne è, che il cuore amorevole dell'apostolo pianse come la sua prova più dolorosa la sventura che con l'impazienza delle parole aveva spesso ferito coloro per i quali avrebbe dato volentieri la sua vita". Che cosa. qualsiasi forma del processo possa essere stata, notiamo:

I PENSIERI DI SAN PAOLO AL RIGUARDO. Questi possono essere spiegati e illustrati in generale, in relazione

1 alla cultura cristiana;

2 al lavoro cristiano, e in particolare

3 in relazione al pericolo dell'orgoglio spirituale

San Paolo vide chiaramente che l'umiliazione veniva "dall'abbondanza delle rivelazioni" e "per non essere gonfiato oltre misura".

II LA LEZIONE DI SAN PAOLO APPRESA DA ESSO. Era principalmente questo: che la missione della sofferenza potesse essere continua per tutta la vita. Potrebbe essere il punto in cui Dio tratta con noi che non ci santifica con afflizioni improvvise, occasionali e gravi, ma chiamandoci a portare un fardello di disabilità o fragilità per tutta la vita. Problemi di questo tipo non possono essere rimossi in risposta alla preghiera, perché rimuoverli significherebbe fermare il processo di santificazione. Dio, mandando un'afflizione temporanea, può avere in vista una fine temporanea, e così, quando quella fine è debitamente raggiunta, l'afflizione può essere rimossa. Ma se l'opera della nostra santificazione consiste, nella sapienza divina, nell'essere compiuta da una continua pressione vitale, allora la risposta alla nostra preghiera non può che essere questa: "La mia grazia ti basta". Dean Stanley sottolinea che "le sofferenze di San Paolo erano per lui ciò che la misteriosa agonia che a volte si impadroniva di Alfredo, nel mezzo della festa e della baldoria, era stata per il santo ed eroico re, una disciplina che lavorava per la sua perfezione". -R.Tp

8 

Per questa cosa. In riferimento a questo o "a lui", l'angelo di Satana. Il Signore. Cioè, Cristo. 1Corinzi 1:3 Tre volte. comp. Matteo 26:44 p

9 

Ed egli mi disse. L'originale è molto più energico: "Ed egli mi ha detto". Ti basta. Una frase simile, anche se in un contesto molto diverso, ricorre in Deuteronomio 3:26. La mia forza si perfeziona nella debolezza. 2Corinzi 4:7 ; 1Corinzi 2:3-5 Il versetto contiene un paradosso, che tuttavia descrive la migliore storia del mondo. Il paradosso diventa più suggestivo se, con a, A, B, D, F, G, omettiamo "mio". Possa riposare su di me; letteralmente, possa il tabernacolo su di me. Il verbo composto ricorre qui da solo, ma il verbo semplice e il sostantivo ricorrono in significati simili in Giovanni 1:14; Apocalisse 7:15; 21:3. 2Corinzi 5:1

Grazia sufficiente

Forse non c'è versetto nella Scrittura che abbia portato più forza e conforto al cuore del popolo di Cristo di questo. La spiegazione della sua preziosità e del suo potere deve essere cercata in primo luogo nello spirituale, nella verità rivelata che comunica, e in secondo luogo nel fatto che è la registrazione dell'esperienza personale. C'è una persuasione istintiva nella mente umana che l'esperienza che è stata realizzata da uno è possibile per un altro

La grazia che è stata effettivamente concessa a Paolo non sembra inaccessibile al cristiano debole, tentato, oppresso che grida aiuto al Cielo

I LA NECESSITÀ DI QUESTA SUFFICIENZA

1. I molteplici doveri, le severe tentazioni, i dolori e le tribolazioni contorte, inerenti alla vita cristiana. Ci sono difficoltà e prove comuni al cristiano con tutti gli uomini, ma ce ne sono altre peculiari a lui, che derivano dalla visione più elevata che egli ha della vita, sia come disciplina personale che come opportunità per servire e glorificare Dio

2. L'insufficienza consapevole delle risorse umane. Questo, infatti, spiega la pratica universale della preghiera, frequente o occasionale, deliberata o spontanea. Gli uomini sentono la loro totale impotenza di fronte alle esigenze della vita, e perciò invocano Dio. Molto più acutamente il seguace del Signore Gesù si rende conto di aver bisogno di un aiuto superiore a quello umano. Consapevole che solo la grazia divina lo ha riconciliato con Dio, egli riconosce ogni giorno la sua dipendenza dalla stessa grazia per il mantenimento della sua vita spirituale e della sua utilità

II IL FONDAMENTO DI QUESTA SUFFICIENZA

1. La divinità del Salvatore. Possiamo immaginare qualcosa di diverso da Cristo che usa questo linguaggio: "La mia grazia è sufficiente"? Sta diventando, è possibile, solo a colui che possiede le risorse divine, che è spiritualmente presente con tutto il suo popolo

2. La posizione di mediazione di Cristo. Ciò implica il possesso e l'eliminazione di tutto ciò che è necessario per il benessere spirituale di coloro che il Signore Gesù salva. Accettato come nostro Rappresentante, ha ricevuto doni per gli uomini; ed è nell'adempimento del suo ufficio di mediatore che egli impartisce ad ogni singolo discepolo e amico la grazia di cui ha particolarmente bisogno

3. La dispensazione spirituale presieduta dal Signore Gesù. Ebrei èCapo di tutte le cose per la sua Chiesa. Ebrei distribuisce a ciascuno separatamente come vuole. Il suo Spirito è lo Spirito di verità, di santità, di potenza

III LA PROVA DI QUESTA SUFFICIENZA

1. L'esperienza personale di Paolo come riportata in questo passaggio. Ebrei ci dice qui non solo ciò che Cristo ha promesso, ma anche ciò che ha eseguito. Ebrei era perfettamente soddisfatto della condotta che aveva preso. Gli Ebrei non trovarono la Sua debolezza e la Sua insufficienza personale un ostacolo alla Sua efficienza e utilità. Ciò che gli mancava, il suo Signore lo supplì

2. L'esperienza registrata di tutti coloro che hanno confidato nella stessa Fonte Divina di ogni sufficienza. Non c'è nota stonata nel canto di adorazione riconoscente e affettuosa che pervade la Chiesa del Redentore. Tutto il suo popolo ha conosciuto i propri demeriti, la propria impotenza, e tutti hanno conosciuto la sufficienza del loro Signore. E ogni cristiano ha motivo di riconoscere:

"E quando tutte le mie forze verranno meno, io prevarrò con l'Uomo Dio".

-T

Grazia sufficiente

Il seguente episodio tratto dall'esperienza di Giovanni Bunyan può servire a introdurre questo argomento. Una sera, mentre Bunyan era in una riunione di cristiani, pieno di tristezza e terrore, improvvisamente "irruppe" su di lui con grande potenza, e per tre volte insieme, le parole: "La mia grazia ti basta; la mia grazia ti basta; la mia grazia ti basta". E "Oh, pensavo", dice, "che ogni parola fosse una parola potente per me; come 'mio', 'grazia', 'sufficiente' e 'per te', erano allora, e talvolta sono ancora, molto più grandi di altri". La grande domanda pratica per noi, nel nostro sforzo di vivere la vita devota, non è: Che cosa dobbiamo sopportare? ma... Che forza abbiamo per il portamento? L'inferno di Dio non viene mai prima per un uomo nelle sue circostanze, ma sempre prima in lui. La grazia data è grazia che lo aiuta nelle circostanze. Perciò il cristiano spesso sa di essere aiutato quando quelli che lo circondano non vedono alcun segno di aiuto. La promessa di Dio fin dai tempi antichi è questa: "Come il tuo giorno, così sarà la tua forza". In tutti i nostri rapporti con i problemi umani, la nostra attenzione è rivolta alla rimozione del problema stesso o al cambiamento delle circostanze che hanno causato il problema. Spostiamo il sofferente stanco del dolore in una posizione di maggiore facilità. Ammorbidiamo e levighiamo il cuscino per la testa dolorante. Offriamo un aiuto temporaneo all'uomo in difficoltà negli affari. Ma Dio non promette a nessuno che cambierà le sue circostanze o lo solleverà del tutto dai suoi problemi. L'economia della vita è organizzata, nella sapienza divina, per il massimo bene del maggior numero di persone, e di conseguenza alcune di quelle circostanze che recano turbamento ai cuori dei cristiani non possono essere modificate senza recare danno agli altri. Dio "rafforza con forza nell'anima". Per lui il corpo e le circostanze sono cose secondarie; Le anime sono di primaria importanza, e i corpi e le circostanze acquistano la loro importanza per la loro influenza sulle anime. La forza interiore da sopportare è una provvista molto più alta di qualsiasi semplice padronanza dei mali e delle difficoltà della vita. Un uomo non è mai perduto finché non si è perso d'animo. Ma se Dio ci dà forza interiore, non ci perderemo mai d'animo, e così non ci perderemo mai. Esteriormente un uomo può essere sballottato, consumato, stanco, perduto, ferito, quasi spezzato, eppure interiormente può essere mantenuto in perfetta pace; la sua mente può essere ferma su Dio; egli può essere "forte nel Signore e nella potenza della sua potenza". Possiamo dire di questa "grazia sufficiente" che è...

MI SONO ADATTATO. Dobbiamo concepire la grazia di Dio, non come una grande massa, una quantità della quale è debitamente dosata per soddisfare i nostri bisogni, ma piuttosto come un tesoro di vari tipi e vari colori, da cui si possono ottenere solo quei fili che corrispondono alle nostre circostanze e riparano i disastri in cui siamo caduti

II TEMPESTIVO. Qui dobbiamo distinguere tra ciò che pensiamo sia opportuno e ciò che Dio pensa sia opportuno, ricordando che Dio non ritarda mai, ma non è mai frettoloso. Ebrei attende il momento dell'estremità. "Quando la storia dei mattoni è raddoppiata, allora arriva Mosè". E dovrebbe anche essere dimostrato che non possiamo cercare una grazia e un aiuto particolari oggi, che Dio sa che sarà richiesto solo domani. Il vero fascino della "grazia sufficiente" è che è proprio la cosa "per l'occasione". Coloro che sono alla ricerca di tipi di grazia per i quali non hanno bisogni immediati e urgenti, correranno il pericolo di perdere le benevole disposizioni che il loro Signore fa sempre per loro. La via tra la terra e il cielo è una scala a pioli - Giacobbe la vide - e gli angeli salirono e scesero da essa. Non possiamo raggiungere la cima guardando in alto; solo alzando i piedi un giro dopo l'altro. E Dio è disposto ad essere sempre vicino a noi, tenendoci per mano e rafforzandoci ad ogni passo elevato

III ABBONDANTE. Ciò è assicurato dal fatto che è la grazia di Dio, che è in grado di fare per noi in modo estremamente abbondante al di sopra di tutto ciò che chiediamo o pensiamo. L'uomo con "sufficiente grazia" è efficiente in ogni lavoro, sia che si tratti di portare o di fare. Ebrei non è da nessuna parte solo; la grazia è con lui.

Gloriandosi delle infermità

Nell'introduzione dovrebbero essere dati alcuni esempi alti e nobili di trionfo sulla malattia, sul dolore o sulla disabilità, nel fare lavoro filantropico e cristiano; Ad esempio, Baxter, Robert Hall, H. Martyn, C. Pattison, F.W. Robertson, ecc. Mostrano che, mentre la forza fisica può essere consacrata al servizio di Dio, è anche vero che la debolezza fisica può servirgli, e la stessa fragilità di un uomo glorifica il suo Signore. Questo può essere ulteriormente chiarito mostrando come:

HA A CHE FARE CON L'UMILTÀ. La grazia che è il necessario completamento e l'ornamento finale del carattere cristiano. La grazia che riveste i frutti cristiani di tutta la fioritura. L'umiltà si conquista con la pressione della mano di Dio su di noi

II ALIMENTA LA DIPENDENZA DA DIO. "Quando sono debole, allora sono forte". Questo è il paradosso cristiano. Tale dipendenza non è facile; È una delle cose a cui solo l'esperienza del fallimento e della fragilità può portarci. Ebrei è adatto per la vita e per il cielo colui che dal profondo del suo cuore dice: "Io non posso, ma Dio può".

III COLTIVA IL CARATTERE. Sappiamo che la debolezza fisica influisce direttamente e continuamente sul temperamento, sull'indole e sulla virtù. Le afflizioni non ci mettono mai alla prova, non hanno mai un impatto sull'intera cultura del carattere, come il dolore o la fragilità continui. "Come l'uomo esteriore perisce, l'uomo interiore si rinnova di giorno in giorno".

IV MANTIENE L'UOMO APERTO A DIO. Ricordando costantemente il bisogno di Dio. L'uomo fragile dimostra la preziosità della preghiera. F.W. Robertson dice con forza della preghiera: "Il vero valore della preghiera non è questo: piegare la volontà eterna alla nostra, ma questo: piegare la nostra volontà ad essa". Il fragile, sempre sofferente Paolo, lavorò "più abbondantemente di tutti loro", e ancora sorprendente è il lavoro dell'anima che si può ottenere dagli uomini e dalle donne deboli, con la grazia di Dio.p

10 

Mi piace; Sono contento di sopportarli allegramente 2Corinzi 7:4; Romani 5:3 Forte, potente, potente. La somiglianza con Filone 'Vit. Mos.,' Opp., 1:613, "La tua debolezza è la potenza" è probabilmente accidentale vedi 1Corinzi 15:54; Colossesi 3:4 p

11 

Un pazzo. vedi 2Corinzi 11:16 Poiché dovrei. L'"io" è enfatico. Mi hai costretto a diventare insensato nel vantarmi con te, mentre avrei dovuto essere lodato da te. Di essere stato lodato. Il verbo dà un'altra allusione, non senza amarezza, alle epistole commendatarie di cui si vantavano i suoi avversari. 2Corinzi 3:1; 5:12; 10:12-18 I più importanti apostoli. Lo stesso strano composto, "veri e propri apostoli", è usato come in 2Corinzi 11:5 ; comp. Galati 2:6

Versetti 11-21.-

Lo stato d'animo di Paolo riguardo al suo passato e al futuro legame con la Chiesa di Corinto

"Sono diventato uno stolto nel gloriarmi", ecc. Questi versetti gettano luce sullo stato d'animo di Paolo, sia in relazione al suo passato che al suo futuro legame con la Chiesa di Corinto

I IL SUO STATO D'ANIMO RIGUARDO AL SUO PASSATO LEGAME CON LA CHIESA DI CORINTO

1. Ebrei ricorda i maltrattamenti che lo costrinsero a parlare con apparente vanagloria. "Sono diventato stolto, sono diventato stolto nel gloriarmi; Voi mi avete costretto, perché avrei dovuto essere lodato da voi, perché in nulla sono dietro ai più importanti apostoli, benché non sia nulla". Le osservazioni di Dean Plumptre tendono a illustrare lo stato d'animo di Paolo. "Il verso si apre con una brusca alquanto elettrizzante: 'Sono diventato pazzo, sei stato tu a costringermi'. Le parole sono in parte ironiche, in parte parlano di una consapevolezza impaziente, che ciò che aveva detto sarebbe sembrato dare colore agli epiteti obbrobriosi che gli erano stati lanciati addosso. Il passaggio in cui entriamo ora, e che possiamo pensare sia iniziato dopo una pausa, è notevole per la produzione in forma compressa della maggior parte degli argomenti, ciascuno con la sua frase caratteristica, su cui si era soffermato in precedenza. La violenza della tempesta è finita, ma il cielo non è ancora limpido, e sentiamo ancora i borbottii del tuono che si allontana. Ebrei ricorda ancora una volta di essere stato chiamato pazzo, di essere stato schernito per aver lodato se stesso, di essere stato trattato come "nulla" in confronto a quegli apostoli straordinari, che si ergevano a suoi rivali. «Io», dice, con un'enfasi enfatica sul pronome, «non avrei dovuto avere bisogno di questa dolorosa autoaffermazione. Avresti dovuto riconoscere il mio lavoro e anzi il mio amore per te'".

2. Ebrei ricorda l'opera che aveva fatto in mezzo a loro, e che lo innalzò al di sopra di tutti gli apostoli. "In verità i segni dell'apostolo sono stati fatti fra voi con ogni pazienza, in segni, prodigi e prodigi". Paolo possedeva un potere soprannaturale e produsse risultati soprannaturali in mezzo a loro. Di questo dovevano essere consapevoli e non potevano negarlo. Riferendosi al suo ministero, egli dice altrove: "Il mio parlare e la mia predicazione non erano parole seducenti della sapienza dell'uomo, ma in dimostrazione dello Spirito e della potenza". 1Corinzi 2:4 Sotto questo aspetto egli non solo non era dietro "i più importanti apostoli", come Pietro, Giacomo e Giovanni, ma era incommensurabilmente superiore ai falsi maestri, i suoi traditori. Può un uomo che era consapevole di un potere come questo essere accusato di egoismo proclamandolo in presenza dei suoi detrattori? Diviene egli "stolto nel gloriarsi"? No, no, un uomo saggio

3. Ebrei ricorda che per le sue fatiche tra loro non aveva cercato alcuna assistenza temporale. "In che cosa infatti eravate inferiori alle altre Chiese, se non che io stesso non vi ero di peso? perdonami questo torto". Probabilmente i suoi traditori avevano insinuato che Paolo si preoccupasse meno delle Chiese di Corinto che di quelle di Macedonia, perché aveva mantenuto la sua indipendenza e non cercava doni. Sembra che Ebrei lasci intendere che questo fosse uno svantaggio per loro, e chiede loro perdono. E, in effetti, mi sembra che sia uno svantaggio spirituale per qualsiasi Chiesa non contribuire al sostentamento del suo ministro; perché c'è più bene nel dare che nel ricevere

II IL SUO STATO D'ANIMO RIGUARDO ALLA SUA FUTURA CONNESSIONE CON LA CHIESA DI CORINTO

1. Ecco i propositi amorevoli. "Ecco, per la terza volta sono pronto a venire da voi; e io non ti sarò di peso, perché non cerco i tuoi, ma te". Non abbiamo traccia di una seconda visita, ma ciò non ne smentisce l'esistenza; poiché senza dubbio c'è più omissione della storia di Paolo che registrazione. Ebrei decide che in questa terza visita non sarebbe stato di peso per loro, ma avrebbe perseguito la stessa condotta di indipendenza verso di loro come aveva sempre fatto, senza prendere nulla da loro, ma dando loro. "Non cerco il tuo, ma te". Agisci come un padre generalmente agisce verso i suoi "figli", "accumula" per loro, non loro per lui, e spendi e si spende volentieri per loro. E tutto questo, che lo amino o no. Quale nobile generosità si respira in tutti questi propositi!

2. Ecco i ricordi dolorosi. "Non ti ho appesantito, ma essendo astuto, ti ho colto con astuzia." Questo, ancora una volta, è ironico. Tu dici che, sebbene io non abbia chiesto per me stesso le tue borse, voglio una colletta per i "santi", e che da quella collezione prenderò astutamente ciò che voglio. Sembra che gli Ebrei rivolgano loro l'accusa di essere astuto e di prenderli "con l'inganno". "Ho forse guadagnato di voi per mezzo di qualcuno di quelli che vi ho mandato? Desiderai Tito e con lui mandai un fratello. Tito ha forse guadagnato di te? non abbiamo camminato nello stesso spirito? non abbiamo camminato noi per gli stessi passi?" No, né loro né lui li avevano mai presi in giro, ma avevano mantenuto la loro alta indipendenza. Dicendo questo egli depreca l'idea di essere stato responsabile verso di loro per la sua condotta, ma solo verso Dio. "Di nuovo, pensate che ci scusiamo con voi? noi parliamo davanti a Dio in Cristo, ma ogni cosa facciamo, carissimi, per la vostra edificazione". Così, nella prospettiva di visitare Corinto ancora una volta, sorsero ricordi molto dolorosi dei suoi traduttori

3. Ecco le ansiose apprensioni. "Poiché temo che, quando verrò, non vi troverò come vorrei, e che io sia trovato da voi come voi non vorreste". La sua tenera natura sembrava ritrarsi all'idea che i vecchi mali ancora dilagassero. "Che non ci siano dibattiti, invidie, ira, contese, maldicenze, sussurri, gonfiori, tumulti". Ebrei era un uomo troppo coraggioso per temere i pericoli, le fatiche o la morte. "Nessuna di queste cose lo smuoveva", ma da mali come "contese", "invidie", "ira", "maldicenze", "mormorii", "gonfiori", "tumulti", "impurità", "fornicazione", "lascivia", la sua natura pura e pia si ritraeva con orrore. La cosa più grande da temere è il peccato. È la "cosa abominevole", il diavolo dell'umanità che distrugge l'anima

CONCLUSIONE

1. Non giudicare alcun ministro dalle opinioni dei suoi fratelli. Paolo era il migliore e il più utile degli uomini, ma l'opinione dei suoi fratelli era che fosse il peggiore e il più pernicioso

2. Non cessare i tuoi sforzi per aiutare gli uomini perché ti calunniano. Gli uomini peggiori hanno più bisogno dei tuoi servizi, "tutti non hanno bisogno di un medico".

3. Non spugnare la tua congregazione. Non cercate i loro, ma loro. Non studiate come aumentare l'affitto dei banchi, ingrossare le vostre collezioni e i vostri offertori, ma come aumentare l'intelligenza spirituale, la libertà e la vera beatitudine del popolo

4. Non indietreggiare davanti a nient'altro che al peccato. Il peccato è l'Apollyon dell'universo

Versetti 11-15.-

Ricorrenza al primo argomento

L'intenso sentimento di San Paolo si manifesta nel non continuare su un livello invariabile. Dal climax appena raggiunto ritorna a ciò che era stato precedentemente discusso nel capitolo 10. e 11. Questi riverberi sono molto caratteristici dell'uomo come pensatore, e mostrano quanto strettamente in lui il temperamento fosse alleato con l'intelletto. Se eccitato, non diventava mai artificiale o innaturale, ma era allora più fedele alla sua organizzazione. Nei versetti che abbiamo davanti riprende la sua vena ironica: "Sono diventato uno stolto nel gloriarsi", ma non di sua spontanea volontà, perché "mi avete costretto". La parte scontenta di Corinto non aveva rispettato le sue giuste pretese, non lo aveva "lodato", e aveva fallito in questa faccenda quando egli aveva dimostrato di essere "in nulla dietro il più importante degli apostoli", la stessa idea espressa in 2Corinzi 11:5, aggiungendo in questo caso: "benché io non sia nulla". Pensava forse alle abbondanti rivelazioni che non gli sarebbero state affidate se non a condizione di una spina nella carne? Solo una breve espressione, ma molto sincera: "anche se non sono nulla". Era sicuro che un uomo del genere, nella sua situazione di impalato, drammatizzasse lo "stolto", ma egli si affretta a lavorare seriamente e menziona che "i segni di un apostolo" erano stati compiuti fra loro. Il suo linguaggio è pieno e serio; "Veramente", "in tutta pazienza", "segni e prodigi e opere potenti", nessuna mancanza, nessuna fretta irritante, nessun inganno, numero, varietà e potenza straordinaria tutti provveduti. Nonostante l'accumulo, la grandezza, la qualità ineccepibile di queste prove divine, Dio in mezzo a voi di una verità, Cristo che onora il suo servo e l'opera del suo servo, voi Corinzi, o alcuni di voi, non mi avete "lodato"! Sotto quale aspetto eravate inferiori alle altre Chiese? Guardate la Macedonia, guardate l'Asia; In chi eravate meno favoriti di loro? Mi hanno lodato ; Che cosa avete fatto per esemplificare il vostro senso del mio apostolato? Ricordo solo una cosa in cui eravate "inferiori" - e l'ironia è acuta ora - ricordo che predicavo il Vangelo gratuitamente, per non essere "di peso per voi"; e questo è il vostro riconoscimento, questo il vostro elogio della mia condotta! Che errore è stato il mio disinteresse! Che "sciocco" nella mia bontà! "Perdonami questo torto!" Nonostante tutto, non sono svezzato da Corinto. "La terza volta sono pronto a venire da te." Benché la mia condotta di abnegazione sia stata usata per disprezzarmi, lo ripeterò senza alcuna diminuzione, poiché "non ti sarò di peso". E ora il suo cuore si gonfia quando dice: "Non cerco il tuo, ma te", parole che ha lasciato in eredità all'ammirazione dei secoli; Non era egli il loro padre spirituale? Se, per ordine dell'istinto naturale, i figli non dovevano mettere da parte per i genitori, ma i genitori per i figli, allora toccava a lui provvedere ai suoi figli spirituali. Ma era questo tutto ciò che il suo amore aveva da promettere? No; I mezzi che aveva o avrebbe potuto avere non solo dovevano essere usati liberamente in loro favore, ma lui avrebbe dato le sue facoltà, il suo cuore, tutto se stesso, per promuovere il loro benessere. "Segni di un apostolo" erano stati compiuti a Corinto, "prodigi e opere potenti", ma i segni di una sublime virilità morale si elevano davanti a noi quando dichiara: "Spenderò molto volentieri e sarò speso per voi". Servirà a questo? "Se ti amo di più, sono amato di meno?" -L

Molto, ma niente

I L'AFFERMAZIONE DELL'APOSTOLO. Una grande affermazione, espressa con forza. Paolo asseriva di essere perfettamente uguale ai principali apostoli. A malincuore si riferì a questa questione, che poteva sembrare un'autoglorificazione; ma quando venne l'occasione, la sua espressione fu piena e inconfondibile. Non c'è nulla di dispregiativo nell'ingrandire il nostro ufficio, il male sta nell'ingrandire noi stessi in esso. Non è presunzione, ma giustizia affermare per noi stessi ciò che Dio ha già affermato per noi. Paolo sentiva che non doveva stimare alla leggera, o permettere agli altri di stimare con leggerezza, un alto ufficio conferitogli da Dio, e un ufficio in cui Dio aveva testimoniato in modo significativo i suoi sforzi. Paolo parla dei "segni" di un apostolo; sorge l'interessante domanda: Quali erano questi segni? Possiamo notare quanto segue:

1. La conoscenza del vangelo deriva dalla rivelazione immediata di Cristo. Galati 1:12

1. Essere specialmente sotto l'influenza e l'insegnamento dello Spirito Divino, in modo da essere in grado di annunciare la verità con autorità. 1Corinzi 2:10-13 12:8,29 14:37

2. Manifestazioni esterne del favore divino che sanciscono la pretesa all'apostolato

3. Fedeltà continua al Vangelo. Galati 1:8,9

4. Successo nella predicazione del vangelo. 1Corinzi 9:2

2. Potere di comunicare lo Spirito Santo mediante l'imposizione delle mani. Atti 8:18

1. Il potere di fare miracoli. versetto 12; Romani 15:18,19

2. Santità di vita. 2Corinzi 6:4 Quelli di questi che potevano essere esibiti ai Corinzi, erano stati, e c'era un aspetto in cui i suoi lettori difficilmente avrebbero contestato l'affermazione di Paolo, e a questo con la sua consueta destrezza l'apostolo si riferisce. Se fondare grandi Chiese era un segno di grande apostolato, quale apostolo doveva essere stato Paolo per fondare una Chiesa come quella di Corinto ver. 13! Questo era un argomento perfettamente valido, ma era un argumentum ad hominem di carattere singolarmente felice. C'era solo una cosa che mancava, e qui l'apostolo mescola l'ironia con il pathos: "Io stesso non sono stato di peso per voi: perdonatemi questo torto" ver. 13. Per ragioni esposte altrove nell'Epistola, egli aveva deciso di non ricavare da esse alcuna parte del suo sostegno temporale. Potrebbero considerarlo un affronto. Se fossero vissuti in tempi più recenti, l'avrebbero considerata una virtù!

II IL RICONOSCIMENTO DELL'APOSTOLO. L'umiltà di Paolo è meravigliosa. Eppure non era un briciolo più grande di quanto avrebbe dovuto essere. La "spina nella carne" vers. 7 ha compiuto un'opera di grazia. Paolo ha allo stesso tempo la visione più chiara della potenza e della gloria divina, e della sua insignificanza e impotenza. Ebrei non prende per sé per un momento ciò che non era da lui. Notate nel versetto 12 che egli dice, non "Io ho fatto", ma "sono stato fatto": egli distingue tra Dio e Paolo! Abbiamo una bella intuizione nella mente dell'apostolo. Ebrei si è innalzato troppo in alto per adornarsi di piume rubate al suo Signore. Benché divinamente dotato, testimoniato in modo sorprendente nelle sue fatiche, senza dubbio l'apostolo preminente, egli dice: "Io non sono nulla". Non ci meravigliamo che Dio si sia servito di un uomo del genere. Magnifichiamo la grazia di Dio in lui. In verità la promessa era stata ampiamente adempiuta: "La mia grazia ti basta" ver. 9. Il nostro orgoglio è la nostra follia: scaccia Dio e lascia entrare il diavolo. Non possiamo essere grandi perché saremo così grandi. La borsa è piena di vento, quindi non può essere riempita

III IMPARARE:

1. L'umiltà diventa noi. Divenne Paolo. Se egli aveva una così bassa stima di sé, quanto poco dovremmo pensare noi stessi! Anche se siamo "grandi uomini", siamo uomini molto piccoli in confronto a lui

2. L'umiltà è ragionevole. Non è finzione, ma realtà, dire che non siamo nulla. L'orgoglio si basa su una bugia

3. L'umiltà è generalmente associata a una grande utilità.-Hp

12 

I segni di un apostolo. San Paolo ha sempre affermato di aver attestato la sua missione con doni spirituali e miracolosi Romani 15:19 ; Atti 15:12

Segni di apostolato

Le prove di un profondo sentimento, che si manifestano in tutta questa Epistola, sono molto evidenti in questo passaggio. C'erano ragioni speciali per cui un uomo sensibile come Paolo avrebbe dovuto prendere a cuore il trattamento che aveva ricevuto dai Corinti. Considerando ciò che aveva fatto tra loro e per loro, sentiva difficile che i pretendenti vuoti fossero preferiti a lui. Ed egli si convinse che, trascurando la sua autorità, questi membri della congregazione di Corinto che egli aveva in mente facevano ingiustizia al suo ministero fra loro. Poiché tutte le prove di un mandato divino erano state esibite nel suo ministero nella loro città. Ebrei si appella a:

I PROVE MIRACOLOSE DI APOSTOLATO. A tempo debito l'apostolo non esitò a presentare e ad addurre come prova del suo incarico i doni soprannaturali che gli erano stati conferiti. Come avrebbe potuto fare pubblicamente una tale affermazione in una lettera autentica, se i Corinzi, amichevoli e inimitabili, non erano pronti a testimoniare la verità della sua lingua? Non sarebbe fantasioso discriminare tra i termini che Paolo in questo passaggio applica a queste prove miracolose. Si noti che sono designati:

1. I poteri, come indicanti la fonte celeste e divina a cui devono necessariamente essere riconduciti. Sia che fossero esercitati nel controllare la natura, nel guarire malattie o nell'infliggere punizioni, portavano nella loro stessa presenza l'evidenza che erano di origine sovrumana

2. Meraviglie, come adatte e anzi intese a risvegliare l'interesse, la domanda, lo stupore di tutti gli spettatori. La meraviglia può essere utile per condurre a una riflessione, a un'emozione tale da superare se stessa in valore

3. Segni, che indicano l'autorità di coloro alla cui preghiera o comando queste meraviglie furono compiute "tra" i Corinzi

II L'EVIDENZA MORALE DELL'APOSTOLATO. Da nessuna parte nel Nuovo Testamento il portento è posto al di sopra dello spirituale. Le potenti opere di Cristo risposero al loro scopo quando suscitarono l'esclamazione e la domanda: "Che sorta di uomo è costui!" E nel carattere di Paolo si vedeva una prova di apostolato molto più convincente e molto più istruttiva delle opere più meravigliose che egli compì. Ebrei afferma giustamente di aver mostrato pazienza, sia nel continuare a lavorare per i Corinzi e nell'interessarsi di loro nonostante la loro ingratitudine, sia nel trattare con tenerezza e fraternità verso di loro in vista del loro ritorno alla piena simpatia per lui.p

13 

Non ero un peso. La stessa parola di 2Corinzi 11:9. Perdonatemi questo torto. C'è una squisita dignità e pathos mescolati con l'ironia di questa osservazionep

14 

La terza volta sono pronto a venire da te. Ebrei era stato pronto due volte prima, anche se la seconda volta la sua visita effettiva era stata impedita dagli scandali nella loro Chiesa. Che la visita che ora contempla sia una terza visita, e che ci sia stata una seconda visita non registrata, è una deduzione inutile e improbabile da questo passaggio. Sii gravoso vedi versetto 13. Non il tuo, ma tu. 1Tessalonicesi 2:8 p

15 

Spendi ed essere speso; piuttosto, spendi ed essere superato, o speso al massimo. Filippesi 2:17

Devozione ministeriale

Paolo si rallegra e si vanta del fatto che, per quanto i Corinzi possano fraintenderlo, non si può accusarlo di aver agito verso di loro con spirito mercenario. In ogni caso egli deve rivendicare il disinteresse, e loro devono concedere. Sono loro i debitori, non lui. Ebrei è il genitore che mette da parte per i figli. Lo fa allegramente, ed è deciso che lo farà in futuro come in passato. La sua determinazione è di spendere e di essere speso per le loro anime

IO UNA PROFESSIONE SINCERA. Se Paolo fosse stato un estraneo per i suoi corrispondenti, non avrebbe potuto usare un linguaggio come questo. Ma egli era ben noto a loro, avendo vissuto e lavorato a Corinto, lavorando con le proprie mani per il suo sostentamento, e facendo ogni sforzo per l'illuminazione spirituale e la salvezza dei cittadini

1. Il ministro di Cristo spende per l'arricchimento delle anime del suo popolo. Ebrei ha un "tesoro", anche se in vasi di creta. Ebrei ha "le vere ricchezze" affidate alla sua custodia. Il suo padre deve elargire le benedizioni più scelte e più preziose a coloro che sono spiritualmente necessari. Tutto ciò che ha desidera separarsi

2. Il ministro di Cristo è disposto ad essere speso per le anime del suo popolo. Il travaglio spesso comporta sofferenza. Le forze corporee possono essere esaurite; Anche la mente stessa può cedere sotto la tensione di un ministero faticoso, emotivo e prolungato. Il missionario può sprofondare sotto il peso del clima, della fatica non corrisposta, della persecuzione. Ogni ministro fedele deve rendere conto non solo con sforzo, ma anche con abnegazione e sacrificio di sé

II UN APPELLO ARDENTE. I Revisori adottano una versione dell'ultima parte di questo versetto che si armonizza con quello che possiamo ben credere essere stato il sentimento dell'apostolo

1. Paolo ha dimostrato l'abbondanza del suo amore; e ogni vero ministro, animato dall'amore di Cristo e dalla pietà per le anime, si è mostrato vero amante e amico dei suoi simili

2. Sarà, dunque, la tranquillità che coloro che il ministro cristiano ama, e di cui cerca il benessere, saranno indifferenti e ingrati? A volte è così; La stessa fedeltà e serietà del ministro può causare l'avversione di coloro che desiderano che egli "profetizzi cose lievi" e li lasci ininterrotti alle loro occupazioni peccaminose e ai loro piaceri. Ma l'affetto e la devozione degli operatori spirituali meritano un ritorno molto diverso.

Autospesa

I UNA SPLENDIDA ILLUSTRAZIONE DEL SERVIZIO CRISTIANO. L'apostolo è portato oltre il pensiero di dare un po' di tempo, o di forza, o di proprietà, per i suoi amati Corinzi; Esprime la sua perfetta disponibilità a donarsi. Gli Ebrei non considereranno un dolore, ma una gioia, spendersi per loro. Mentre molti trovano grande difficoltà a dare un po' per gli altri, l'apostolo sembra non trovarne nessuno nel dare tutto. Qui abbiamo:

1. Devozione con tutta l'anima. Nulla può trascendere l'offerta dell'apostolo. E la volontarietà e la gioia della devozione lo pongono al primo posto dell'eccellenza

2. Sincero desiderio di benessere. L'amore di Paolo per i corinti non avrebbe potuto essere espresso con più forza. Gli uomini misurano il nostro amore per loro in base a ciò a cui siamo disposti a rinunciare per loro; Quando siamo disposti a rinunciare per loro , non possono che essere convinti della nostra sincerità

3. Indicazione dell'importanza del lavoro cristiano. Poiché in nessun'altra cosa al mondo Paolo si sarebbe speso volontariamente. Ma il servizio cristiano giustificava più che il sacrificio di sé. A suo giudizio nulla poteva essere paragonato ad esso nemmeno per un momento. Possiamo ricordare che in tutti i settori della vita possiamo rendere servizio cristiano; le sfere del lavoro diventano insignificanti e meschine solo quando il servizio cristiano ne è escluso

4. Una sorprendente imitazione di Cristo. Paolo ha catturato lo spirito del suo Maestro. Il suo Signore ha dato la sua vita per lui; ora darà la sua vita per il suo Signore. Cristo "diede se stesso". Il servo del Signore è più adatto a compiere l'opera del suo Signore quando è più simile al suo Signore

5. Un segreto del successo. Quando lavoriamo per Cristo in uno spirito come questo, siamo certi di prosperare. Il fallimento è figlio della tiepidezza e dell'egoismo. Cristo onori un'intera consacrazione al suo servizio

II IL SERVIZIO CRISTIANO CHE SI SPENDE IN SE STESSO È SPINTO DA UN ALTO MOTIVO. L'apostolo era disposto a spendere se stesso per le anime dei Corinzi, "e ad essere speso per le anime vostre" Nuova Versione. In questo lavoro egli cercava allo stesso tempo la più alta gloria di Dio e di Cristo, e il più vero benessere degli uomini. Questi obiettivi si uniscono nel servizio cristiano, che mira in modo preminente a fare del bene alle anime degli uomini. La salvezza e il perfezionamento delle anime ridondano supremamente alla gloria dell'Essere Divino, mentre assicura il bene supremo per l'umanità. L'apostolo era così dominato dal desiderio di fare del bene alle anime degli uomini, che quello che di solito è un motivo molto forte per agire, cioè l'amore degli altri per noi, fu completamente spazzato via. Ebrei dichiara che si spenderà per i Corinzi, anche se questa più forte indicazione del suo amore per loro dovrebbe produrre un amore decrescente per lui da parte loro. Il carattere disinteressato del vero servizio cristiano è qui mostrato in modo molto sorprendente. Fu con un dispendio personale come quello di Paolo che il cristianesimo primitivo ottenne i suoi trionfi; è per tale auto-dispendio che il cristianesimo successivo chiama pateticamente. Dio è sempre molto serio, ma gli uomini non lo sono. Quando gli uomini diventano tali, allora "il braccio del Signore è rivelato". -Hp

16 

Ma sia così, non ti ho pesato. L'"io" è enfatico. È scioccante pensare che, anche dopo che Paolo si è così trionfalmente liberato dalla vergognosa accusa di cercare di trarre vantaggio dai Corinti, dovrebbe ancora essere obbligato ad affrontare l'insinuazione calunniosa che, anche se non aveva personalmente cercato di ottenere nulla da loro, lo aveva comunque fatto indirettamente per mezzo di Tito. Essendo astuto, ti ho beccato con l'astuzia. Ebrei cita qui il ghigno dei suoi nemici. vedi ciò che ha già detto in 2Corinzi 1:12; 7:2 La parola usata per "essere" significa "essere per mia stessa natura".

Versetti 16-19.-

Prevenire le false critiche

Che limite c'è all'abilità dell'invidia e dell'odio! Alcuni di questo partito giudaizzante potrebbero dire che, sotto la copertura del disinteresse, egli aveva agito astutamente nella faccenda della colletta per i poveri santi di Gerusalemme. Era così? I deputati hanno fatto un guadagno su di te? Tito ha abusato della sua posizione? Un solo spirito, lo spirito di Cristo, ci ha animati, perché tutti "abbiamo camminato nelle medesime passi". Pensate che questo sia stato detto per autogiustificarsi? Ci scusiamo? I timori lo opprimevano, timori che avrebbe menzionato di lì a poco. Può essere tutto invano? Assicurazioni di paterno rispetto, assicurazioni di una volontà, sì, di una gioia, nel dare tutto ciò che aveva e tutto ciò che era, persino la vita stessa, al loro servizio e interesse; Passerebbero per niente? E c'erano sia la storia che la profezia nei venti malinconici: "Quanto più ti amo, tanto meno sono amato"? L'appello fervente, la discussione prolungata, l'azione e la reazione, l'ironia e la profonda sincerità, la tenerezza addolorata, la triste ingratitudine, il ricordo di un nobile sacrificio di sé, si riuniscono nel culmine: "Parliamo davanti a Dio in Cristo". Lì, a quella sbarra del giudizio, egli fa la solenne dichiarazione: "Noi facciamo ogni cosa, carissimi, per la vostra edificazione". Ancora una volta egli si sarebbe riconciliato, né questo lungo e appassionato sfogo avrebbe dovuto terminare senza chiamare Dio in Cristo a testimoniare il suo profondo affetto per questi ingrati corinti.

Preso con l'astuzia

"Tuttavia, essendo astuto, ti ho colto con l'astuzia? Questa espressione mette in seria difficoltà l'esegeta. Può darsi che San Paolo si riferisca all'accusa che gli fu mossa di aver colto i Corinzi con l'astuzia nei suoi confronti, essendo un uomo astuto. Ebrei ripudia completamente tale accusa e invoca, come prova sufficiente della sua ingenuità, che nessun uomo potrebbe dire di aver mai usato la sua posizione ufficiale per ottenere guadagni personali. L'arcidiacono Farrar dice: "Essendo confessato uno che ha lottato per la pace e l'unità, che si è sforzato di incontrare tutti gli uomini a metà strada, che era pronto ad essere tutto per tutti gli uomini se in qualche modo avesse potuto salvarne alcuni, ha più di una volta per vendicare il suo carattere da quelle accuse di insincerità, astuzia, disonestà, astuzia, piacere all'uomo, e lusinghe che sono, forse, riassunte nel generale disprezzo che egli confuta con tanta indignazione, che 'camminò secondo la carne', o in altre parole, che i suoi motivi non erano spirituali, ma bassi ed egoistici". Ebrei parafrasa così la frase presa come nostro testo: "Ma fermati! benché non ti abbia pesato, tuttavia 'essendo una persona astuta, ti ho preso con l'astuzia'. Con il pretesto di una colletta, ho ottenuto denaro da voi dai miei alleati! Le chiedo, è un dato di fatto?" Una possibile insinuazione dei Corinzi è qui anticipata e confutata; e non abbiamo bisogno di considerare l'affermazione del testo come un riconoscimento da parte di San Paolo di aver adottato schemi ingannevoli. Nessun uomo avrebbe potuto essere più sincero, più onesto. L'argomento da prendere in considerazione può essere trattato in tre divisioni

L 'IDEA DI "ESSERE COLTI CON ASTUZIA" CHE È INAMMISSIBILE NELL'OPERA CRISTIANA

1. Tutto ciò che si avvicina a "fare il male affinché venga il bene" è inammissibile

2. Lo stesso vale per qualsiasi alterazione o qualificazione delle verità, delle affermazioni e dei doveri fondamentali del Vangelo

3. Lo stesso vale per qualsiasi tipo di azione che sia immorale, o di cui la moralità sia anche solo dubbia. Illustralo con alcuni degli astuti principi enunciati dai padri gesuiti, e così spietatamente esposti da Pascal nelle "Lettere provinciali". La sincerità e la semplicità sono le prime virtù dei lavoratori cristiani; Sia l'uomo che le sue fatiche devono essere tali da poter essere esaminate fino in fondo. L'astuzia, come il mondo intende il termine, non deve essere conosciuta una sola volta tra noi, come si conviene ai santi

II L'IDEA DI "COLTA CON ASTUZIA" CHE È AMMISSIBILE NELL'OPERA CRISTIANA. Nel senso di adattamento alle capacità, è una caratteristica essenziale del servizio cristiano. Questo a volte può sembrare all'osservatore come astuzia. Nell'insegnare ai bambini o alle persone non istruite, la verità deve essere semplificata, deve essere messa in figure e parabole, e spezzata in parti e pezzi, e tale ingenuità San Paolo riconosce come preziosa. Gli ebrei nutrirono il popolo con "latte" quando sapeva che erano spenti per ricevere "cibo forte" di verità. Nostro Signore stesso fu astuto in questo senso buono, perché alla fine del suo rapporto con i suoi discepoli disse: "Ho molte cose da dirvi, ma per ora non potete portarle a sopportarle". Si può anche dimostrare che c'è una "prontezza di arguzia" e un'abile coglierne le opportunità, che sono doni che trovano sfere onorevoli nella Chiesa cristiana

III L'IDEA DI "ESSERE COLTI CON ASTUZIA" CHE GLI UOMINI DI MENTE NOBILE RIFUGGONO DALL'IMPIEGARE. Tali sono i vari espedienti sensazionali del revivalismo moderno. Le masse devono essere colte dall'astuzia della tromba, del tamburo, dell'abito e delle riunioni concitate. Non c'è bisogno di dire che queste cose sono inammissibili, perché non sono moralmente sbagliate. Ma dove c'è una piena simpatia per il Divino Signore, che "non si dibatteva, non gridava e non faceva udire la sua voce per le strade", tutte queste ingenuità non possono che essere dolorose. Tutto ciò che si avvicina a una pubblicità del vangelo o ai predicatori del vangelo rattrista il sentimento sensibile di tutti coloro che sanno che il vangelo non ha bisogno di tali presentazioni, ma è esso stesso la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede. Il nostro "sì" dovrebbe essere semplicemente un "sì"; senza squilli di tromba o rullo di tamburo, diciamo agli uomini della vita che c'è per tutti in Cristo, nostro Salvatore vivente; e la nostra unica astuzia sia l'adattamento.-R.Tp

17 

Ho guadagnato da te, ecc.? Lo stesso verbo di 2Corinzi 2:11. Significa "esagerare", "prendere vantaggi ingiusti".p

18 

Tito. Questo si riferisce alla prima visita di Tito. Ebrei era ora alla vigilia di una seconda visita con altri due. 2Corinzi 8:6,18,22 Un fratello; piuttosto, il fratello. Chi fosse è del tutto sconosciuto. Forse Tichico. Tito 3:12 Nello stesso Spirito; vale a dire, nello Spirito di Diop

19 

Di nuovo, credi che ci scusiamo con te? La migliore lettura non è Palin, di nuovo, ma Palai, molto tempo fa. Questa parola con il presente è un elegante modo di dire classico, e significa: "Forse hai immaginato per tutto questo tempo che ti sto supplicando per autodifesa. Non pensatelo! Voi non siete i miei giudici. Il mio unico scopo è quello di parlare davanti a Dio in Cristo, non per difendermi, poiché non ho bisogno di alcuna difesa per quanto riguarda te, ma per aiutarti a edificarti, rimuovendo le menzogne che ti allontanano da me".

Edificazione

Il tono in cui è scritta questa parte dell'Epistola può, lo scrittore ne è consapevole, fuorviare alcuni lettori. Mostra una buona dose di sentimento personale; rimprovera coloro che non si sono mostrati suscettibili di legittima influenza e autorità; Rivela un cuore ferito. Alcuni lettori possono fraintendere questi segni e dedurre che l'apostolo si considera in sua difesa, come se scusasse e si vendicasse, come se chiedesse che la migliore costruzione possibile potesse essere la pazienza posta sulla sua condotta. Ma tutto questo è sbagliato. L'unico grande scopo di Paolo non è la sua rivendicazione, ma, al contrario, l'edificazione di coloro ai quali è indirizzata la sua Epistola

IN CHE COSA CONSISTE L'EDIFICAZIONE?

1. Ha rispetto per coloro che sono già edificati sull'unico Fondamento: Cristo. Il ministro di Cristo, come gli altri operai, deve cominciare dall'inizio. Quando gli uomini ricevono il vangelo, allora, e solo allora, sono in grado di essere "edificati".

2. Consiste nell'edificazione del carattere cristiano nel caso degli individui. La somiglianza con Cristo è ciò che va principalmente ricercato

3. E nella formazione di società cristiane solide e funzionali, che sono tutte parti del santo tempio che viene innalzato alla gloria di Dio

II CON QUALI MEZZI SI PROMUOVE L'EDIFICAZIONE?

1. I mezzi divinamente nominati e approvati sono morali e spirituali. Ogni impiego di agenti meccanici o politici per garantire un tale fine deve essere condannato, come inappropriato e inutile

2. Il libero arbitrio personale è ciò che il Nuovo Testamento esemplifica e che l'esperienza approva. Gli spiriti viventi, pieni di amore e di simpatia, sono divinamente qualificati per impegnarsi in un lavoro come questo

3. La presentazione della verità, l'uso di un linguaggio di incoraggiamento e di promessa, di ammonimento e di rimprovero, questi sono enfaticamente i metodi scritturali di edificazione. Di tutti questi esempi abbondanti e molto istruttivi si possono trovare proprio in questa Epistola

III A QUALI SCOPI SERVE L'EDIFICAZIONE?

1. Il benessere, il più alto sviluppo spirituale e la felicità di coloro che sono edificati

2. L'impressione così fatta sul mondo dalla presenza in mezzo ad esso di un tempio divino eretto con anime umane

3. L'onore e la gloria dell'Architetto celeste stesso.p

20 

Come non vorreste. vedi 1Corinzi 4:21 Dibattiti. "Discordie", "litigi". Conflitti. "Intrighi di partito", "rivalità faziose ed emulative". Romani 2:8 Maldicenza. Detrazioni, discorsi l 'uno contro l'altro. Gonfiori. Presunzione gonfiata, pomposo egoismo 1Corinzi 4:6,18,19; Colossesi 2:18 Tumulti. Eccitazione disordinata 2Corinzi 6:5 ; 1Corinzi 14:33 ; comp. 1Corinzi 13:2,10

Versetti 20, 21.-

Espressione delle sue paure

Perché aveva appena parlato con tanta serietà? Perché San Paolo aveva portato alla loro attenzione fatti che non aveva mai usato rivolgendosi alle sue Chiese? Perché aveva fatto riferimento a quell'evento straordinario della sua carriera, quando era stato introdotto nelle stanze segrete del Paradiso e gli era stato permesso di ascoltare cose che non dovevano essere raccontate? Perché una rivelazione non deve essere rivelata? Era per insegnare ai ribelli e ai malvagi tra i Corinzi che egli era l'apostolo di Cristo per loro, e, come tale, incaricato di mantenere l'ordine, la pace e la purezza delle Chiese affidate alla sua supervisione. Con molta tenerezza si era appellato ai Corinzi, e ora, avendo chiamato Dio, proprio Dio in Cristo, a testimoniare la profondità e la sincerità del suo amore per loro, li supplicava di non spingerlo a misure estreme. Esercitare una severa autorità non gli dava alcun piacere. La cosa più grande in un apostolo era l'amore, ed egli desiderava ristabilire l'armonia e la prosperità nella Chiesa per mezzo della pazienza e dei consigli affettuosi. Perciò egli aveva supplicato con tanto fervore; perciò si era degnato di vantarsi; perciò aveva raccontato loro delle sue infermità più di quanto sapessero i suoi nemici; perciò si era glorificato di quelle cose che quegli stessi uomini usavano per alienare i suoi figli spirituali disprezzando lui e il suo ufficio. Temeva che, quando fosse venuto a Corinto, non li avrebbe trovati come desiderava, e temeva anche di dover agire in modo apostolico non gradito a loro, in modo che al loro incontro ciascuna parte sarebbe rimasta delusa dall'altra. Sperava di averla, e così parla dubbioso. Ma il cuore paterno è sovraccarico di apprensioni e il "timore" è impiegato tre volte, perché non nasconderebbe queste apprensioni. Che oscuro elenco di vizi e peccati è disseminato negli ultimi due versetti! Se dovesse affrontare questi mali, non li troverà come lui vorrebbe e loro troveranno lui come non vorrebbero. Prima viene il catalogo dei mali morali come quelli originati dallo spirito fazioso così diffuso a Corinto, cioè lotte, gelosie, colleri, fazioni, maldicenze, sussurri, gonfiori, tumulti. Queste cose richiederebbero disciplina. Ma, inoltre, temeva la malvagità sensuale che aveva una tale presa su Corinto. Poiché poteva avere a che fare con grossi trasgressori, uomini che avevano commesso peccati di "impurità e fornicazione e dissolutezza", e non si erano pentiti. Un tale stato di cose lo addolorerebbe. Deluso e afflitto da una piaga come questa, cadendo sulle sue fatiche nel ministero del vangelo, dice loro: "Il mio Dio mi umilierà in mezzo a voi". Per evitare questi risultati dolorosi, per ristabilire la pace e la prosperità spirituale in una Chiesa lacerata da fazioni e disonorata dall'immoralità, aveva scritto, lavorato e pregato. Se tutto fallisce, "il mio Dio mi umilierà in mezzo a voi". -Lp

21 

Umiliami in mezzo a voi; piuttosto, nella mia relazione con Lei. Molti che hanno già peccato e non si sono pentiti; piuttosto, che hanno peccato prima e non si sono pentiti. Molti avevano peccato; 1Corinzi 6:12-20 solo alcuni si erano pentiti

L'umiliazione dei ministri di Dio

"Temo che, quando tornerò, il mio Dio mi umili in mezzo a voi". "C'è qualcosa di quasi lamentoso nel tono con cui l'apostolo parla del peccato dei suoi discepoli come dell'unica vera umiliazione che egli deve temere". I seguenti punti saranno prontamente elaborati e illustrati secondo le esperienze del predicatore:

QUESTE UMILIAZIONI DERIVANO DA APPARENTI FALLIMENTI. Confrontate l'angosciante rimprovero di nostro Signore a Cafarnao e ad altre città sulle rive del lago di Galilea. Vedi anche il problema di San Paolo per il fallimento dei Galati dalla loro fede primitiva: "O Galati stolti, chi vi ha stregati?" ecc

II TALI UMILIAZIONI PROVENGONO DA LOTTE E DIVISIONI. Come illustrato nella Chiesa di Corinto vedi 1; Corinzi it.. Tali conflitti possono derivare da

1 falso insegnamento;

2 individui magistrali, che fanno feste;

3 malintesi;

4 esercizio della necessaria disciplina ecclesiastica

III TALI UMILIAZIONI PROVENGONO DA SINGOLI TRADIMENTI. Non c'è fase più triste dell'esperienza per i ministri cristiani del fallimento spirituale e morale dei loro convertiti, e di coloro di cui hanno più pienamente creduto nella vita e nell'opera cristiana. Tante volte gli uomini cadono in tentazione e vengono sopraffatti nella loro mezza età. Quando i ministri cercano il frutto più maturo, allora c'è peronospora e morte; La ricchezza, il piacere, il vizio, colpiscono e uccidono l'anima, e il pastore piange per la fatica della vita che sembra essere stata tutta vana. San Paolo parlò dei Corinzi come "la sua gloria e la sua gioia", e le cose che continua a menzionare in questo versetto mettono vergogna sulla sua opera, perché la chiamata del Vangelo è "non all'impurità, ma alla santità". E i ministri spendono le loro forze per nulla se coloro che credono non sono "attenti a mantenere le buone opere". -R.Tp

Illustratore biblico:

2Corinzi 12

1 2CORINZI CAPITOLO 12

2Corinzi 12:1-10

"Non è conveniente per me senza dubbio gloriarmi."

Sul rapimento di Paolo fino al terzo cielo:-Nelle parole dell'apostolo, nella sua Epistola ai Colossesi, vi invoco: "Se siete risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù, dove Cristo siede alla destra di Dio". "Rivolgi i tuoi affetti alle cose di lassù, e non alle cose della terra". Sì, a tale esercizio degli affetti abbiamo costantemente bisogno di esortarci l'un l'altro. Forse sappiamo troppo poco delle cose gloriose di sopra per amarle di cuore. Innanzitutto, consideriamo l'evento stesso; In secondo luogo, ciò che l'Apostolo vide in cielo

(1.) Chi è l'uomo che ci parla nel nostro testo? Più notevoli sono le cose che ognuno racconta, più è importante sapere chi è il nostro informatore, se merita credito. Ora, sapete che l'oratore in questa occasione non è un entusiasta fantasioso, non è un mero sentimentalista. Lui è un uomo che in numerosi passaggi delle sue Epistole si oppose con zelo alle illusioni religiose e a una falsa spiritualità, e si sforzò di fissare sia se stesso che la Chiesa sulla Parola scritta, ferma e profetica, e non sui sentimenti, le visioni e le estasi. In effetti, possiamo dire di lui che in lui predominava una calma comprensione riflessiva più che in qualsiasi altro degli apostoli. Lui era anche un uomo di cultura. Non si può immaginare nemmeno per un istante che la vanagloria e l'esaltazione di sé lo abbiano spinto a dare la narrazione contenuta nel nostro testo. Oh! In quale luce appariamo noi, cristiani imperfetti, quando ci poniamo al fianco di questo grande apostolo! Noi che siamo abituati a sperimentare solo una minima misura di risposta alla preghiera e di elevazione spirituale. Pensate! Per quattordici anni tenne per sé la faccenda! In che modo questo imprime su di esso il marchio della verità! Consideriamo ora le dichiarazioni dell'apostolo. Lui inizia dicendo: "Non mi è conveniente, senza dubbio, gloriarmi". Non crediate (egli intende dire) che io voglia dire questo per la mia gloria. "Ho conosciuto un uomo in Cristo", continua a dire. Paolo parla di se stesso come di una terza persona. Guardando indietro a un periodo della vita ormai trascorso, si ha la sensazione di contemplare un altro e non se stesso. A tale distanza una persona giudica se stessa con più libertà, imparzialità e verità. Paolo si definisce "un uomo in Cristo". Lui godeva del grande privilegio di perdere di vista la propria personalità, e di vedersi solo nelle vesti della sua Fideiussione. Lui aveva una ragione speciale per definirsi in questa occasione "un uomo in Cristo". Lui desidera così fare la questione di come sia accaduto che egli sia stato così altamente onorato; è perché era un uomo in Cristo che davanti a lui devono essere spalancate le porte del paradiso. Lui dice: "Sono stato rapito"; secondo la parola usata nell'originale, sono stato portato via con la forza. Lui fu rapito dalla terra. Ma dove? A qualche stella benedetta, da dove, come Mosè vide la terra promessa, così avrebbe potuto vedere la terra di gloria che brillava in lontananza? Oh no, il suo volo è andato oltre. Lui era nel cuore stesso di questa terra. Quante volte, nelle stagioni oscure della sua vita, aveva guardato con sospiri a quella regione lontana! Quante volte aveva pensato che avrebbe rinunciato volentieri a tutto sulla terra per lasciargli solo fugacemente uno sguardo attraverso il velo impenetrabile che copre quella terra di bellezza immortale! Stava lì. Il tumulto del mondo era silenzioso intorno a lui. Oh, che vita in quei sereni campi di luce e di amore! In quei boschetti di palme di pace eterna quali forme, quali visioni, quali toni di lode! 2. Paolo era allora letteralmente in cielo? C'è, infatti, un mondo di beatitudine dietro le nuvole? In verità penso che Paolo non sia stato il primo a informarci di ciò. Lui dice: "Lui fu rapito in paradiso e udì parole ineffabili, che non è lecito all'uomo pronunciare". E il suo significato sembra essere semplicemente questo: ciò che aveva udito e visto durante questa visita all'altro mondo era di un tipo così particolare che era assolutamente impossibile esprimerlo in linguaggio umano. Oh sì, l'apostolo avrebbe potuto essere cordialmente disposto a dipingere davanti ai nostri occhi un'immagine di quel mondo benedetto, ma da dove avrebbe potuto prendere i colori per il dipinto? Avrebbe preso qualcosa dalla luce del sole, dai prati fioriti della nostra primavera terrena, dai boschetti e dalla solenne quiete delle nostre mattine d'estate? Ahimé! avrebbe solo intinto la matita in povere tonalità spente. Tutto questo l'apostolo sentiva, e preferiva tacere. Lui avrebbe potuto essere disposto a descriverci come apparivano i santi. Oh, volentieri ci avrebbe detto in quale gloria gli apparve il suo Signore e Salvatore. Ma cosa poteva dire? Ma c'è ancora un'altra circostanza che forse ci dà un'idea più grande della gloria di ciò che Paolo udì e sentì nel terzo cielo del suo silenzio: intendo l'ardente desiderio dell'apostolo di tornare di nuovo alla beatitudine di cui aveva goduto un tempo. Ma i suoi desideri non potevano essere presi in considerazione. Lui fu costretto a tornare su questa terra oscura e sul faticoso sentiero del suo apostolato. Ma dopo il suo ritorno la sua rinuncia al mondo e alle sue concupiscenze fu resa completa. La sua conversazione è d'ora in poi in cielo. Paolo sapeva che poteva tornare alla beatitudine che aveva visto per nessun'altra via se non la morte. Ebbene, sia così, non c'era ora più desiderata da lui di quella. Ciò che l'apostolo vide in questa occasione non possiamo certo vederlo allo stesso modo, ma possiamo ancora vederlo nello specchio di una testimonianza ineccepibile. (F. W. Krummacher.) Arriverò alle visioni e alle rivelazioni del Signore.-

La visione di Paolo:-Come ha fatto San Paolo a parlare di se stesso sotto la personalità di un altro? 1. Diffidenza naturale. Perché quanto più un uomo è raffinato, tanto più eviterà di menzionare direttamente se stesso. Per tutto il tempo è stato costretto a parlare di sé. Fatto dopo fatto è stato strizzato

(2.) San Paolo parla di un'esperienza divisa di due sé: un Paolo al terzo cielo, che gode della visione beatifica; un altro sulla terra, sbattuto da Satana. Scelse piuttosto di considerare il primo come il Paolo che doveva essere. Lui si soffermò su quest'ultimo come sul vero Paolo, per timore che si sbagliasse in mezzo alle rivelazioni celesti. Una tale doppia natura è in tutti noi. In tutto c'è un Adamo e un Cristo, un ideale e un reale. Ne è testimone la strana discrepanza tra gli scritti del poeta o i sermoni del predicatore e la loro vita reale. Eppure in questo non c'è ipocrisia necessaria, perché l'una rappresenta l'aspirazione dell'uomo, l'altra la sua realizzazione. Ma l'apostolo sentiva che era pericoloso accontentarsi di semplici aspirazioni e belle parole, e quindi scelse di prendere il più basso - il vero sé - trattando il più alto come, per il momento, un altro uomo (versetto 5). Se il bruco sentisse dentro di sé le ali che devono essere, e fosse perseguitato da istintivi presentimenti del tempo in cui si librerà intorno ai fiori e ai prati, tuttavia la saggezza di quel bruco sarebbe quella di ricordare il suo attuale lavoro sulla foglia, per timore che, perdendosi nei sogni, non diventi mai un insetto alato

(I.) Il tempo in cui questa visione ha avuto luogo. La data è vaga: "circa quattordici anni fa". Alcuni l'hanno identificata con quella registrata Atti 9 alla sua conversione. Ma

1.) Le parole in quella transazione non erano "illegali da pronunciare". Sono registrati tre volte

(2.) Non c'era alcun dubbio sulla località di San Paolo in quella visione. Lungi dall'essere esaltato, fu colpito a terra

(3.) La visione era di carattere umiliante: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?"

(II.) Paolo aveva conosciuto molte di queste visioni (versetto 7)

(1.) Questo contraddistingue l'uomo. Infatti, per comprendere le visioni dobbiamo comprendere l'uomo. Dio infatti non rivela i suoi misteri agli uomini di temperamento egoistico o duro o flemmatico, ma a quelli di sensibilità spirituale. Ci sono fisicamente certe sensibilità al suono e al colore che qualificano gli uomini a diventare musicisti e pittori di talento, così spiritualmente ci sono certe suscettibilità, e a queste Dio elargisce strani doni, immagini e sentimenti che non possono essere espressi in linguaggio umano. Il temperamento ebraico, il suo fervore, il suo senso morale, la sua venerazione, la sua volontà indomabile, lo adattarono ad essere l'organo della rivelazione

(2.) Ora tutto questo era, nella sua pienezza, in San Paolo. Un cuore, un cervello e un'anima di fuoco; per tutta la vita un vulcano soppresso; le sue azioni "vivono le cose con mani e piedi", le sue parole "mezze battaglie". Un uomo, di conseguenza, di terribili conflitti interiori (leggi Romani 7. Non troverete qui una noiosa metafisica; tutto è intensamente personale. Così, anche, in Atti 16. Lui non aveva alcuna percezione astratta del bisogno del Vangelo da parte della Macedonia. Alla sua anima un macedone grida: "Vieni ad aiutarci". Di nuovo, Atti 18, giunse un messaggio in una visione. La vita di San Paolo era con Dio, i suoi stessi sogni erano di Dio. Lui vide una Forma che gli altri non videro, e udirono una Voce che gli altri non potevano udi Atti 27:23.

(3.) Ma queste cose si vedono e si sentono in certe condizioni. Molte delle visioni di San Paolo risalgono a quando era

(1) "Digiuno". La "pienezza del pane" e l'abbondanza dell'ozio non sono le condizioni in cui possiamo vedere le cose di Dio

(2) Nel mezzo della prova. In prigione, durante il naufragio, mentre "la spina era nella sua carne". 4. Questa è stata l'esperienza di Cristo stesso. Dio non elargisce i Suoi doni più scelti, ma li riserva

(5.) Eppure, sebbene l'ispirazione sia concessa nella sua pienezza solo a spiriti rari e scelti, in grado appartiene a tutti i cristiani. Ci sono stati momenti, sicuramente, nella nostra esperienza, in cui la visione di Dio era chiara. Non sono stati momenti di pienezza o di successo. In qualche periodo di abbandono hai visto con desiderio solitario la scala del cielo come la vide Giacobbe, o con purezza infantile - poiché "il cielo giace intorno a noi nella nostra infanzia" - udito una voce come fece Samuele; o nella debolezza della salute, quando il peso del corpo fu tolto, la fede illuminò il suo occhio d'aquila e vide lontano nelle tranquille cose della morte; o nella preghiera sei stato consapevole di una Mano nella tua e di una Voce, e potresti quasi sentire il Soffio Eterno sulla tua fronte

(III.) Le cose viste sono indicibili

(1.) Sono "indicibili" perché sono intraducibili in linguaggio. I frutti dello Spirito - amore, gioia, pace, ecc. - come si possono spiegare a parole? I nostri sentimenti, le nostre convinzioni, le nostre aspirazioni, le nostre devozioni, quali frasi della terra possono esprimerli? In Apocalisse 4. Giovanni, con un linguaggio altamente simbolico, tenta, ma inadeguatamente, di adombrare la gloria che il suo spirito ha realizzato, ma che il suo senso non ha visto. Perché il cielo non è paesaggio, né nulla di apprezzabile all'orecchio o all'occhio; il paradiso è Dio sentito

(2.) Non è "lecito all'uomo pronunciare". La modestia cristiana lo proibisce. Ci sono momenti di trasfigurazione, ore nuziali dell'anima, e non si perdonano facilmente coloro che vorrebbero pronunciare i segreti del suo alto rapporto con il suo Signore. Non si può discutere di tali argomenti senza volgarizzarli. Dio dimora nella fitta oscurità. Il silenzio sa di Lui più della parola. Il suo nome è segreto, quindi fai attenzione a come profani la sua quiete. Il segreto del Signore è con coloro che lo temono. A ciascuno dei Suoi servi Lui dà "una pietra bianca e nella pietra è scritto un nome nuovo, che nessuno conosce se non colui che lo riceve". (F. W. Robertson, M.A.)

Il rapimento di San Paolo e la spina nella carne:-Paolo probabilmente si riferisce alla "trance", o visione, di Atti 22:1. Qualche spiegazione di questo notevole passaggio

(1.) La natura della visione. Era in uno stato in cui le facoltà mentali, a parte i sensi, sono così assorbite da certi oggetti da rendere la mente incapace di attendere a qualsiasi altro. Tali estasi erano uno degli antichi modi di ispirazione. Dio parlò a Mosè, a Davide e ai profeti in visioni, e il loro ritorno ai giorni degli apostoli servì a dimostrare l'identità delle due dispensazioni nella loro origine e autorità

(2.) Le comunicazioni speciali fatte in questa visione. Se il "terzo cielo" è il luogo in cui Dio risiede immediatamente, siamo certi che il "paradiso" è lo stesso, dalla promessa al malfattore penitente. Lì Paolo "udì parole ineffabili", ecc. Senza dubbio gli abitanti del cielo concepiscono gli oggetti in un modo tanto superiore ai nostri modi di concepire quanto gli oggetti stessi lo sono a quelli della terra. Come avrebbero potuto dunque comunicare le loro concezioni agli esseri delle nostre facoltà limitate e ottuse! Allo stesso modo l'apostolo, al suo ritorno al suo stato precedente, avrebbe trovato un impedimento insormontabile alla comunicazione di ciò che aveva visto e udito. Ma sebbene non possa essere descritto nel linguaggio dei sensi, sembrerebbe dall'effetto lasciato nella sua mente che la rivelazione fosse della natura più esilarante; Al suo carattere era stato dato un tono, e una passione nuova e serafica si era accesa nella sua anima. Da allora in poi si sentì per sempre come un uomo per il quale il cielo non era del tutto futuro

(3.) L'afflizione con cui fu immediatamente visitato

(II.) L'istruzione generale che fornisce. Nota

1.) La sapienza e la bontà di Dio in quelle gravi afflizioni con le quali anche i santi eminenti possono essere visitati

(2.) La natura divina di Cristo e la sua presidenza immediata sugli affari di tutta la Chiesa. Questo Divino Salvatore è particolarmente occupato riguardo alla missione dei Suoi servitori, alle loro qualifiche per l'ufficio, alle loro prove, ai loro sostegni e alla loro liberazione. Da qui la correttezza di rivolgersi direttamente a Lui in circostanze critiche, mentre, nel corso ordinario delle cose, l'oggetto ultimo del discorso è il Padre Onnipotente

(3.) L'esistenza del paradiso e di un terzo cielo come ricettacolo delle anime dei credenti. Su quale base, dunque, l'idea di uno stato di sonno dell'anima dopo la morte? (J. Leifchild, D.D.)

2 2CORINZI CAPITOLO 12

2Corinzi 12:2

Ho conosciuto un uomo in Cristo.-Sette benedizioni dell'essere "in Cristo":-

(I.) Liberazione dalla maledizione mortale che il peccato comporta Romani 8:1. Nell'arca di Noè non ci fu alcun diluvio; in Cristo Gesù non c'è condanna

(II.) Vita eterna. Di questo Cristo è l'unica fonte. Paolo si rivolge alla Chiesa di Roma come "vivente a Dio in Cristo Gesù, nostro Signore". Il Maestro disse: "Poiché io vivo, anche voi vivrete". "Non sono io", disse Paolo, "ma Cristo che vive in me". Se il vivaista inserisse l'innesto di un pipino d'oro in un melo, quell'innesto potrebbe dire in verità: Non sono io che vivo, ma tutto l'albero vive in me. Questa vita è una cosa così divina che viene descritta come...

(III.) Una nuova creazione. Questa parola "nuovo" significa anche ciò che è fresco, e intatto, e non indossato, come un abito luminoso uscito dalla mano del suo creatore. Quanto è imperativo che manteniamo questo non macchiato dal mondo! Non è dato solo per ornamento, ma per uso

(IV.) Accettazione nell'Amato. Se veniamo ricevuti in favore, è solo per amore di Cristo

(V.) Pace Filippesi 4:7

(VI.) Pienezza della provvista spirituale Colossesi 2:10. "Voi siete stati riempiti pienamente in Cristo". Perché ho bisogno di soffrire la fame, quando nella casa di mio padre e nel cuore del mio Salvatore c'è tanta ricchezza al di là di un intero universo da prosciugare?

(VII.) Trionfo. "Siano rese grazie a Dio che ci fa sempre trionfare in Cristo!" Questo è il grido di battaglia del credente e il suo grido di vittoria. Gesù dà la vittoria, e ci farà uscire più che vincitori. (T. L. Cuyler, D.D.) Mi trattengo, affinché nessuno pensi di me al di sopra di ciò che mi vede.

Carattere visibile, non visione privata, il segno cristiano:-Affinché possiamo raggiungere qui il significato dell'apostolo, è necessario guardare a ciò che scrive immediatamente prima del nostro testo. Il favore che certi falsi insegnanti avevano incontrato nella Chiesa di Corinto aveva costretto Paolo, per riguardo alla sicurezza dei credenti locali, a ricordare loro, con un'asserzione diretta, la sua pretesa superiore. Tale autoaffermazione non era gradita ai suoi sentimenti. Eppure la sua non era l'autoaffermazione della vanagloria. Prima e per ultimo egli dà a Dio la lode. Lui non si rallegra, né si gloria, della sua forza, ma delle sue infermità; poiché è attraverso le sue infermità umane che la grazia e la potenza divina si manifestano più chiaramente. Queste stesse debolezze vengono messe in grande considerazione. Come motivo di gloria e di pretesa della loro considerazione, potrebbe sollecitare le "visioni e rivelazioni del Signore" con le quali era stato favorito, ma si rifiuta. Nel frattempo, dobbiamo notare il fatto di queste visioni e rivelazioni. Esse indicano intime comunicazioni spirituali - aperture, per così dire, nella sfera superiore del pensiero e della presenza di Dio, così luminose da gettare nell'ombra, per il momento, tutta la coscienza connessa con la sfera inferiore dell'esistenza corporea. Qualsiasi filosofia, o modo di concepire le cose, che metta in dubbio il contatto spirituale di Dio con l'uomo, è fatale per la vita e la crescita spirituale. Perché un tale modo di pensare comporta una parziale detronizzazione del Dio universale. Mai in nessuna epoca del mondo Lui si chiuse al contatto con i Suoi figli. Nell'affrontare le pretese di illuminazione e influenza spirituale, ci conviene considerarle con cautela. E anche quando ne siamo sicuri, ci conviene essere modesti nell'affermarli. Se altri fanno valere tali pretese per proprio conto, non siamo in alcun modo obbligati ad ammetterle o a negarle. Nessuno è autorizzato a esigere dagli altri il rispetto di tali affermazioni, se non nella misura in cui può sostenerle con prove esterne. Spetta a noi, quindi, sopportare come fece l'apostolo Paolo. Possiamo avere "visioni e rivelazioni dal Signore" - stati d'animo rapiti ed estatici - ore dolci e corroboranti di devota meditazione e preghiera; ma di questi non conviene a noi parlare nel senso della mera affermazione come motivo di vanto o di superiorità. Da qualsiasi punto ci avviciniamo alla questione, scopriamo che l'ultima prova della vera religione si trova nella sua manifestazione nel carattere e nella vita. "Dai loro frutti li riconoscerete", disse Gesù. Questo è il marchio cristiano. Tutti i profeti e gli apostoli divinamente ispirati parlano con lo stesso tenore. Se la parola rivelata all'interno è come la candela del Signore che vi risplende e illumina chiaramente la verità, la giustizia e l'amore alla nostra comprensione, si deve tenere presente che tale luce non è stata data per uso privato ed egoistico. Se questo viene dimenticato, la luce interiore diventa oscurità. L'ambizione che cerca la considerazione degli altri al di là di ciò che i suoi meriti reali giustificano è il segno sicuro della povertà spirituale e della vanità. "Mi trattengo", dice il grande apostolo, "che nessuno pensi di me al di sopra del quale mi vede". E così ogni uomo si astenga dal fare vanagloriosamente riferimento alla sua superiore illuminazione e nutra quel sano timore di essere giudicato degno oltre la misura che la sua vita reale testimonia. Poiché a questo scopo fu data tale visione: che la sua luce risplenda per le sue buone opere e che Dio, nostro Padre celeste, sia glorificato nella vita dei Suoi figli fedeli. (Giovanni Cordner.)

7 2CORINZI CAPITOLO 12

2Corinzi 12:7-11

E per timore che io sia esaltato oltre misura ... Mi è stata data una spina nella carne.

La spina nella carne di San Paolo:-

(I.) Questi versetti trattano delle prove cristiane sotto la figura di una spina nella carne. Non dovremmo chiederci chi fosse la spina, ma perché sia stata mandata. Evidentemente alcune prove non hanno la natura di una spina

(1.) Una spina è una piccola causa invisibile di sofferenza; qualche guaio segreto

(2.) La spina di San Paolo era qualcosa di malvagio, perché lui la chiama messaggero di Satana. Il dolore può essere benedetto per noi, ma non è di per sé una cosa benedetta. Ora la Bibbia chiama queste cose mali, di cui sbarazzarsi se possibile. Dio non comanda a San Paolo di pensare che il palpito della sua spina sia piacevole

(3.) Una spina provoca un dolore invariabile e incessante: dimenticarla è impossibile. Sembra perversamente venire a contatto con ogni ostacolo. E alcuni dolori bruciano per sempre; qualche macchia sulla nostra nascita, o qualche incongruenza domestica che l'uomo può dimenticare durante il suo travaglio; ma arriva il momento in cui deve tornare a casa, e c'è la spina che lo aspetta

(II.) Gli usi spirituali di questa esperienza

(1.) Per renderci umili. "Per non essere esaltato oltre misura". È strano che si provi orgoglio per quelle cose su cui abbiamo il minimo controllo e su cui abbiamo meno diritto. Nella scuola il ragazzo vanitoso non è colui che ha accumulato conoscenza con il duro lavoro, ma colui il cui genio è spesso usato come scusa per l'ozio. Il rango ereditario, sul quale non abbiamo alcun controllo e che ci impone di essere più nobili degli altri uomini, è spesso causa di orgoglio. Di solito non è orgoglioso della ricchezza colui che l'ha faticata, ma piuttosto colui che l'ha conquistata con una fortunata speculazione. Il vero gran lavoratore è raramente orgoglioso; Ha conosciuto così tanto della sua ignoranza, della sua debolezza, nel duro lavoro di acquisizione. Così nelle cose spirituali. L'uomo orgoglioso è colui che sogna e vive nel terzo cielo, ed è troppo grande per avere a che fare con questa terra bassa, e che sostituisce le sue strutture e i suoi bei sentimenti alle buone opere. Ora, per far scendere tutto questo, Dio manda delle spine. L'amara penuria proteggerà un uomo dalla stravaganza; e i grandi rovesci dovuti a speculazioni sconsiderate porteranno spesso a sperimentare la meschinità del debito. Non c'è miglior umiliatore del dolore fisico costante. Per la costituzione del nostro pianeta ci sono prove peculiari per la nostra struttura fisica; nella zona temperata, gelate pungenti e freddo; nel clima più caldo, il serpente e la febbre costante; dappertutto c'è la spina nella carne

(2.) Per insegnarci la dipendenza spirituale. La libertà è una cosa, l'indipendenza un'altra; Un uomo è libero, politicamente, le cui legittime energie non sono limitate dalle pretese egoistiche e ingiuste di un altro. Un uomo è indipendente, politicamente, quando è libero da ogni legame che lega l'uomo all'uomo. Uno è la beatitudine nazionale, l'altro è l'anarchia nazionale. La libertà ti rende fedele alla grande legge, "Io dovrei"; l'indipendenza ti sottomette alla legge malvagia: "Lo voglio". Così anche la libertà religiosa emancipa l'uomo da ogni ostacolo che gli impedisca di agire rettamente. Ogni cristiano dovrebbe essere un uomo libero, ma nessun cristiano è o dovrebbe essere indipendente. "Non guardate ciascuno alle cose proprie, ma alle cose degli altri". "Portate i pesi gli uni degli altri". "Tutte le cose mi sono lecite, ma non tutte le cose sono utili", ecc. È questa l'indipendenza? Non c'è indipendenza sulla terra; tutti dipendiamo dal soffio di Dio. Il processo ci costringe presto a sentirci così. Così come le nuvole che circondano il sole al tramonto, tinte d'oro e vermiglio, si vantano di brillare di luce propria. Così, quando ci conosciamo correttamente, sentiremo di essere senza forza e di dover dipendere interamente dalla Sua grazia infinitamente sufficiente. (F. W. Robertson, M.A.)

La spina nella carne:-

(I.) Il processo dell'apostolo. "Mi è stata data", dice, "una spina nella carne, il messaggero di Satana per schiaffeggiarmi". 1. Osservate, egli fa risalire la dispensa alla sua nomina, "Mi è stato dato". L'afflizione non viene dalla polvere, né l'afflizione sgorga dalla terra". "Sono stato muto", dice Davide, "e non ho aperto la mia bocca, perché l'hai fatto tu". "È il Signore, che faccia ciò che gli sembra bene". 2. Osservate inoltre che, sebbene San Paolo consideri il suo processo come procedente da Dio, lo denomina ancora il messaggero di Satana. Ti sembra strano? L'amara bevanda fu somministrata solo da Satana; è stato prescritto da Dio. Dio stabilì il male, e Satana, con il Suo permesso, lo inflisse. Questo è tutto ciò che il diavolo può fare

(II.) Ma indaghiamo sul disegno dell'afflizione dell'apostolo. Come il nostro Padre celeste dà ogni prova, così Lui ha qualche scopo in vista nel dargliela. "Lui", dice il profeta Geremia, "non affligge volentieri né affligge i figlioli degli uomini". Il Medico, tuttavia, spesso invia prove non per guarire le nostre malattie spirituali, ma per prevenirle. "O Signore, tu mi hai scrutato e mi hai conosciuto; Tu comprendi i miei pensieri da lontano". Dio, quindi, non richiede che il peccato si manifesti nella condotta esteriore per attirare la Sua attenzione; Lui vede le sue nascite sorgere nel cuore; e spesso, prima che si scateni la tempesta, Lui ci spinge in un luogo di rifugio

(III.) La condotta dell'apostolo durante la sua prova. Lui non cedette all'irritazione e non divennero scontrosi e abbattuti; non cominciò a litigare con Dio, ad accusarLo stoltamente, a mormorare per le Sue azioni, o a insinuare che lo stesso fine avrebbe potuto essere raggiunto con mezzi meno severi. Tre cose meritano di essere notate in questa preghiera dell'apostolo

(1.) L'argomento di esso. Lui pregò che la sua afflizione potesse essere rimossa. Essere pazienti e sottomessi sotto dispense afflittive è chiaramente un dovere cristiano. Ma la preghiera per la rimozione delle nostre prove non è in contraddizione con la sottomissione sotto di esse

(2.) E osserva come pregava

(1) Sinceramente. "Ho implorato il Signore". La sua non era una preghiera fredda e senza vita, la preghiera del formalista che è indifferente al suo successo

(2) Con perseveranza. Lui implorò il Signore tre volte. Lui decise umilmente, come Giacobbe, di lottare finché non avesse prevalso. Lui continuò a bussare finché la porta non fu aperta

(3.) Osservate, inoltre, chi pregò l'apostolo. Era per Gesù Cristo. Questo è evidente, perché San Paolo considera chiaramente la risposta come proveniente dal Salvatore: "Molto volentieri dunque mi glorierò piuttosto delle mie infermità, affinché la potenza di Cristo riposi su di me". E da chi dovremmo volgerci nell'ora della prova se non allo stesso Salvatore onnipotente, che "ha preso le nostre infermità e ha portato le nostre malattie"? Lui può entrare in tutte le prove del Suo popolo. "Non abbiamo un Sommo Sacerdote che non possa essere toccato dal sentimento delle nostre infermità, ma che sia stato tentato in ogni cosa come noi, ma senza peccato".

(IV.) Il prossimo punto da considerare è, la risposta ricevuta dall'apostolo. "E Lui mi disse: La mia grazia ti basta, perché la mia forza si manifesta perfettamente nella debolezza". Come le nostre preghiere non sempre vengono esaudite quando ce lo aspettiamo, così non vengono nemmeno esaudite in ogni momento nel modo che cerchiamo. Non era la stessa cosa per lui se il suo fardello fosse stato rimosso o se gli fosse stata data la forza per sostenerlo sotto di esso? Anzi, non era infinitamente meglio per lui che l'oro rimanesse nella fornace, dal momento che era stato promesso che il fuoco non lo avrebbe distrutto o danneggiato, ma solo raffinato?

(V.) Notate in ultimo luogo la sua pia risoluzione: "Molto volentieri dunque mi glorierò piuttosto delle mie infermità, affinché la potenza di Cristo riposi su di me". Con fervore, come aveva già desiderato la rimozione del suo processo, non lo desidera più. (W. Cardall, B.A.)

La "spina nella carne", o educazione dell'anima:-Queste parole ci insegnano-

(I.) Che l'esercizio della disciplina spirituale è utile per il migliore degli uomini. Paolo lo richiedeva. "Per non essere esaltato", ecc

(1.) L'orgoglio è un grande male spirituale

(1) Molto ostile al progresso dell'anima. "L'orgoglio precede la distruzione", ecc.

(2) Molto offensivo per Dio. "Lui resiste ai superbi", ecc

(2.) Gli uomini buoni a volte hanno grandi tentazioni di orgoglio

(II.) Che il modo di disciplinare spirituale è a volte molto doloroso. Paolo fu visitato con una "spina nella carne". Che cosa fosse la spina è una questione di speculazione; L'idea è chiara. Nota

1.) Quella sofferenza è collegata a Satana. Il grande peccatore originale è il padre della sofferenza

(2.) Che sia la sofferenza che Satana sono sotto la direzione di Dio. Lui fa sì che essi servano la disciplina del Suo popolo, il bene dell'universo e la gloria del Suo nome

(III.) Che i mezzi della disciplina spirituale sono talvolta fraintesi. Paolo prega di essere liberato da ciò che è stato mandato per il suo bene. Nota

1.) L'ignoranza che a volte segna le nostre preghiere. Spesso, c'è da temere, preghiamo contro i nostri stessi interessi come un paziente che cerca di rimuovere una medicina che sola potrebbe rimetterlo in sesto. Pregate per la guarigione di un bambino? Se quel bambino dovesse crescere fino all'età adulta, potrebbe forse spezzarti il cuore; Sparse il vizio e la miseria in tutto il cerchio della sua vita. Ci sono alcune benedizioni che sono positivamente promesse da Dio, come il perdono, ecc., per le quali possiamo pregare non solo "tre volte", ma incessantemente; e ce ne sono altri che possiamo stimare desiderabili, ma che non sono stati promessi. Dobbiamo cercarli sottomettendoli alla Sua volontà

(2.) La gentilezza di Dio nel non rispondere sempre alle nostre preghiere. Lui sa cosa è meglio. Lui ci tratta come un Padre saggio e misericordioso

(IV.) Che i supporti sotto la disciplina spirituale sono abbondanti. "La mia grazia ti basta", ecc. Osservare

1.) La natura di questo supporto. Che importa il peso del fardello se la "forza" è pari a portarlo con facilità! "Come il tuo giorno, così sarà la tua forza." 2. Il principio del sostegno: "Grazia". Non viene dal merito

(3.) L'influenza di questo supporto. "Molto volentieri quindi," &c. (D. Thomas, D.D.)

La spina nella carne:-

(I.) Disciplina (versetto 7)

(1.) Era doloroso per sua natura

(2.) Era satanico nel suo libero arbitrio: "Il messaggero di Satana mi ha mandato a schiaffeggiarmi". Il diavolo è stato l'avversario del bene in tutte le epoche. Adamo. Davide. Pietro. Il bene dal male

(3.) Era controproducente nella sua influenza: "Per timore di essere esaltato oltre misura". La contrapposizione è un grande principio nell'economia di Dio. Nel regno morale: "bontà e severità" di Dio. L'uomo è incline agli eccessi della disperazione e dell'orgoglio. Il vecchio peccato di Paolo era se stesso. Il "peccato che lo tormenta" prima della conversione minaccia di riassumere il suo antico potere dopo la conversione. Il pallone richiede il peso di sacchi di sabbia. Paolo imparò la lezione dell'umiltà. Lui parla di se stesso come di uno "non degno di essere chiamato apostolo"; "meno del minimo di tutti i santi"; "Il capo dei peccatori". "Ci sono solo due luoghi sicuri per il credente", dice un vecchio predicatore, "la polvere e il cielo, e dei due, la polvere è il più sicuro; poiché gli angeli caddero dal cielo, ma non si vide mai alcuno caduto dalla polvere". Una via dalla valle dell'umiltà, verso l'alto, e che termina con l'onore eterno

(II.) Preghiera (versetto 8)

(1.) La preghiera aveva un oggetto divino: "il Signore". Trono di grazia il miglior resort nei guai. Gli uomini sono sciocchi a cercare di portare i propri fardelli

(2.) La preghiera era sincera nel suo spirito: "Ho supplicato il Signore tre volte". 3. Era ignorante nella sua richiesta: "Che potesse allontanarsi da me". La "spina" non era piacevole, ma era redditizia. Le prove sono benedizioni sotto mentite spoglie. Lo zigzag è spesso migliore di quello dritto, anche se non così facile. Le prove portano trionfo e le perdite guadagnano. Una foresta in Germania è stata divorata dal fuoco, ma sotto è stata scoperta una preziosa vena d'argento

(III.) Supporto (versetto 9)

(1.) La sua natura: "La mia forza". La debolezza cosciente è lo strumento di Dio. Quindi non c'è l'ombra di un dubbio su chi sia il vero lavoratore. Dio, non l'uomo, ad avere la gloria. La "verga di Mosè" divideva il Mar Rosso. Un cannone di per sé è un pezzo di ferro senza vita; ma quando viene caricata con palla e polvere e la scintilla applicata, la palla diventa un fulmine e la polvere un lampo, allora la fortezza crolla in rovina al suolo

(2.) Il suo principio: "Mia grazia". Le prove della grazia sono sostegni della grazia

(3.) Il suo effetto (versetto 10). "Rallegratevi nella tribolazione". Il tunnel conduce al capolinea. Perché dovremmo lamentarci e disperare? Ricordiamo il Maestro, la cui fronte fu trafitta da una corona di spine. (B. D. Johns.)

La spina nella carne di San Paolo:-

(I.) Le manifestazioni significative del favore divino sono atte a generare orgoglio spirituale. Fu dopo essere stato notevolmente onorato che Haman cominciò a vantarsi. In maniera simile, fu dopo che Paolo ebbe assistito alla gloria del cielo che corse il pericolo di essere elevato "oltre misura".

(II.) L'afflizione ha lo scopo di prevenire e di guarire, "per timore che io sia", ecc. Il profeta Osea, parlando dell'inclinazione infatuata di Israele ad allontanarsi dal Signore, ci dice che Dio decise di coprire la sua via con spine e di erigere un muro intorno a lei, affinché non trovasse i suoi sentieri. E in questo si manifesta la bontà di Dio, così come la Sua severità

(III.) Dio annulla le azioni immediate di Satana per la Sua gloria e il bene del Suo popolo. Il nostro testo ci parla di Satana che scaccia Satana. San Paolo fu preservato dall'orgoglio spirituale da un "messaggero di Satana".

(IV.) L'orgoglio è un oggetto dell'assoluta avversione di Dio. (J. F. S. Gordon, M.A.)

La spina nella carne di Paolo:

1.) Abbiamo un apostolo in pericolo

(2.) Abbiamo Cristo che usa i mezzi per proteggere il Suo servo

(3.) Abbiamo l'effetto meraviglioso dei mezzi che Cristo ha usato. Il pericolo era reale. Questa spina nella carne non era un dolore inutile. Dato da Dio, non sarebbe mai potuto venire senza necessità. Era un vero pericolo spirituale quello che San Paolo doveva affrontare. Ma come? San Paolo ci dice che il pericolo era che egli non fosse esaltato oltre misura, che la sua gioia spirituale per le rivelazioni non si trasformasse in orgoglio spirituale. È indubbiamente strano che le rivelazioni di Dio espongano i Suoi servitori a tale pericolo. Alcuni dicono che è impossibile che sia così; quella luce spirituale non avrebbe mai potuto essere un pericolo, o almeno non nel caso di un uomo come San Paolo. San Paolo sapeva di più; Sapeva che tutto ciò che eleva un uomo al di sopra dei suoi simili corre il pericolo di elevarlo troppo, di esaltarlo oltre misura. La lezione qui è che anche i migliori doni di Dio possono esporre al pericolo. Esempi di ciò possono essere visti ogni giorno nella vita moderna, e il predicatore citò il caso di un uomo che era stato lo strumento di Dio nella salvezza di molte anime la cui anima era stata danneggiata da esso. Lui imparò a vantarsi della sua potenza e cadde e morì di una morte orribile. San Paolo conosceva il suo pericolo e, per di più, lo riconobbe. I mezzi impiegati per proteggere San Paolo erano un dono di Dio, anche se un messaggero di Satana. Vediamo che è venuto da Dio a motivo dello scopo per il quale è stato mandato. Qui, quindi, abbiamo l'occhio diffidente del Grande Pastore che veglia per il bene del Suo servitore. Questa "spina nella carne" era un dolore duraturo. L'apostolo aveva pregato tre volte per la sua rimozione. Allo stesso tempo era qualcosa che si poteva togliere, o perché la preghiera? San Paolo ottiene una visione completamente nuova della vita. L'unica spina gli ha spiegato tutte le forme di sofferenza, e ora ne trae piacere. Sebbene alcune delle sue afflizioni siano state causate da uomini cattivi, egli le riconosce come un dono di Dio; e questa spina, messaggera di Satana per schiaffeggiarlo, si trasforma in ministro del cielo. Molti sembrano ostacolati nel lavoro della loro vita dal dolore e dalla sofferenza in se stessi e negli altri. Prendiamo il caso di un giovane la cui madre malata sembrava essere un peso per ogni suo sforzo. Alla luce del testo vediamo che quella malattia può essere, invece che un peso, la zavorra di cui il giovane ha bisogno per garantire la sua sicurezza. (J. A. Beet, D.D.)

La tentazione di San Paolo:-

(I.) La tentazione di Paolo

(1.) Si trattava probabilmente di un'infermità fisica, e se non lo ostacolava nelle sue fatiche ministeriali, le rendeva difficili e angoscianti. Lui era come un operaio la cui mano bruciava per una ferita putrescente, o come un viaggiatore con il piede lacerato e zoppo. E la sua afflizione fu aggravata dal vantaggio che Satana ne traeva. Il Signore ha messo la spina, e per scopi di grazia; ma Satana cercò di vanificare quei propositi trasformando la spina in una tentazione. E così Satana può fare in modo che le nostre afflizioni e le nostre benedizioni siano per noi lacci o veleni, invece di medicine e benedizioni. E l'apostolo lo rappresenta come se lo colpisse e lo ferisse, e così si sentì disonorato

(2.) E quanti di noi possono sentimentalmente collocarsi nella situazione di San Paolo! Abbiamo avuto spine nella nostra carne, segni vergognosi che il mondo ha visto. A volte siamo pronti a dire quando soffriamo per una di queste cose: "Se fossimo veramente i servi di Cristo, non sarebbe così per noi", e un mondo derisorio potrebbe dire lo stesso; ma qui c'è uno dei più amati, onorati, di tutti i servitori del Signore nella nostra stessa situazione. E la Bibbia e la storia della Chiesa mostrano che è stata la sorte degli uomini più santi

(II.) Il suo design. "Per non essere esaltato". Queste parole ci mostrano

1.) Che il Signore preveda qualsiasi pericolo spirituale che sta arrivando su di noi

(2.) Che il Signore spesso protegge benignamente dal pericolo previsto da Lui. A volte Lui ci manda l'afflizione, non per castigarci per essere caduti nel peccato, o per risollevarci da esso, ma per tenerci fuori da esso

(3.) Che il Signore a volte ci tiene lontano il male mediante gli sforzi di Satana per portarci al male; Lui annulla la tentazione con la tentazione. Non sapremo mai quanto siamo in debito con Satana fino a quando non saremo al sicuro in cielo, e guarderemo indietro a tutta la via pericolosa che ci ha condotto ad esso

(4.) Quanto è offensivo il peccato agli occhi di Dio! Lui affliggerà il servo che Lui ama, piuttosto che permettergli di cadere in esso

(5.) Quale carico di sofferenza può portare su di noi la semplice tendenza all'orgoglio nella nostra anima! 6. In quale pericolo corriamo tutti di cedere a questo peccato odioso e tormentoso

(III.) La condotta di Paolo sotto di essa (versetto 8). Uno dei motivi per cui il Signore ci manda la tentazione è quello di stimolarci alla preghiera. Quando tutto va liscio, troppo spesso lo spirito di preghiera viene meno. Anche qui c'è una pratica attuazione della verità su cui questo apostolo si sofferma così spesso: la capacità e la volontà di Cristo di compatirci quando soffriamo e di aiutarci

(IV.) Il risultato

(1.) Un rifiuto virtuale della sua richiesta. Prega due volte, ma non riceve risposta. Ecco allora un colpo mortale a tutte le speranze di sollievo di Paolo. Era come dirgli che doveva portare la sua spina nella tomba. Ma questo è il modo in cui il Signore spesso risponde al Suo popolo che prega. Non sappiamo per cosa pregare come dovremmo. Diamo il passo al senso e al sentimento. Ma anche se non sappiamo cosa chiedere, il Signore sa bene cosa dare. Quindi Lui vaglia le nostre preghiere prima che Lui esaudisca loro, vede se corrispondono alle nostre necessità e ai Suoi propositi. Invece di darci sollievo, Lui ci dà forza; Lui ci lascia addosso il fardello pesante come sempre, ma Lui pone il Suo braccio eterno sotto di noi, e lo fa sì che ci sostenga in modo tale che a malapena sentiamo il nostro peso

(2.) Un cambiamento completo nella visione che aveva della sua afflizione. Prima lo considerava un male di cui sbarazzarsi, se possibile; Ma ora, osservate, ha imparato a "gloriarsi" di esso e a "compiacersi" di esso. "Le mie infermità recano gloria a Cristo, poi lascia che io le conservi". (C. Bradley, M.A.)

La spina nella carne:-Applica questo a-

(I.) Circostanze temporali

(1.) Se esaminiamo attentamente la sorte anche di coloro che sembrano i più favoriti dalla fortuna, ci accorgeremo che la loro felicità non è completa. Manca qualcosa. Lui è ricco, ma lo straniero, forse, erediterà tutto ciò che possiede. Lui è famoso nel mondo, ma non ha gioia nel suo focolare domestico. Gli si apre una nobile carriera, ma la salute viene meno. La fortuna sembra dare tutto, ma eppure, con una strana ironia, trattiene l'unica cosa che farebbe sì che tutto il resto abbia un vero valore. Questo, naturalmente, è ancora più osservabile tra i molti che non sono così favoriti; Dappertutto c'è qualche cosa buona nascosta o qualcosa di triste aggiunto, qualche "spina nella carne". A volte è evidente a tutto il mondo, in altri casi solo chi ne soffre lo sa

(2.) Com'è facile diventare impazienti sotto una disciplina come questa, all'inizio chiedere che possa essere rimossa, e poi, se, come sembra, non veniamo ascoltati, agitarci e mormorare. Molto spesso un uomo è più irritato perché non c'è nulla di romantico o eroico in questo. Ahimé! Non sappiamo che messaggeri come questi per umiliarci sono una parte molto importante della disciplina della nostra vita. Basta davvero poco per gonfiare questi nostri cuori vanitosi. La "spina nella carne", cioè il mezzo stabilito per tenerci bassi

(II.) Vita spirituale. Forse non c'è nulla che deluda tanto il giovane e sincero cristiano quanto il lento progresso che fa in santità e la sua esposizione alle tentazioni del tipo più basso e meschino. Lui aveva sperato che egli potesse passare da un'altezza all'altra della realizzazione cristiana senza ostacoli. Anche lui, essendo stato nel suo terzo cielo, conta che non scenderà mai da esso, o in ogni caso non si aspetta che d'ora in poi sarà soggetto alle volgari tentazioni quotidiane che vede assediare tanti intorno a lui. Ben presto, però, capisce il suo errore. Dio ha provveduto qualcosa di migliore, non la liberazione dalla tentazione, ma la vittoria nella e sulla tentazione. (Abp. Trincea.)

La spina nella carne:-Molti desiderano osservare le vite segrete di personaggi eminenti. Per una volta siamo in grado di soddisfare la curiosità, e tuttavia di servire all'edificazione. Ci viene chiaramente insegnato quanto ci sbagliamo quando mettiamo eminenti santi su un palco da soli, come se fossero una classe di esseri sovrumani. Paolo godeva di più rivelazioni di quante ne abbiamo noi, ma poi aveva una spina nella carne corrispondente. Lui era un uomo buono, ma era solo un uomo. Nota-

(I.) Un pericolo a cui l'apostolo era esposto: "Per non essere esaltato oltre misura". 1. Era naturale che corresse il pericolo di questo. Quando Dio ci solleva, possiamo elevare noi stessi, e allora cadiamo in un grave guaio. Quanti di noi potrebbero sopportare di ricevere rivelazioni come quelle che ebbe Paolo? Ora, se Paolo era in questo pericolo, così santo, umile, saggio ed esperto; Se una colonna così massiccia trema, quale pericolo circonda le povere canne scosse dal vento! Osservate che nel caso di Paolo la tentazione non era quella che opera nel modo comune e grossolano. Era che egli dicesse dentro la sua anima: "Ho visto come gli altri non hanno visto. Io sono il favorito del cielo". 2. Ora, sebbene nella forma particolare di Paolo questa tentazione possa non essere comune, tuttavia in qualche forma ostacola il migliore dei cristiani

(1) Ogni uomo ama la lode dei suoi simili. È vano per noi vantarci di non preoccuparcene; Ci teniamo e il nostro dovere è quello di tenere sotto controllo questa propensione

(2) Ci sono alcuni uomini in cui l'autocoscienza è così forte, che si manifesterà sotto forma di essere molto facilmente infastiditi perché vengono trascurati, o di essere facilmente irritati perché immaginano che qualcuno si opponga a loro

(3) Altri che, poiché hanno una conoscenza spirituale più reale e un'esperienza interiore più profonda quando sentono le chiacchiere dei giovani principianti o gli errori grossolani dei santi, non possono fare a meno di dire a se stessi: "Grazie a Dio, so davvero meglio di così". Probabilmente hanno avuto successo anche nel lavoro sacro, fonte legittima di gioia, ma tentazione di vanagloria. Tra i fiori della gratitudine crescerà la cicuta dell'orgoglio

(3.) Nessuna delle cose di cui abbiamo parlato è un motivo giustificabile per vantarsi. E se un credente avesse ricevuto più illuminazioni divine del suo compagno? Il Signore non glieli ha forse dati? Ci sono due mendicanti per strada; Do a uno uno uno scellino e all'altro un penny; L'uomo che ottiene lo scellino sarà orgoglioso e si glorierà del suo compagno? Generalmente il vanto più rumoroso è suscitato da circostanze accidentali

(4.) È pericoloso per un cristiano essere esaltato oltre misura, perché se lo è

(1) Lui priverà Dio della Sua gloria, e questo è un grave crimine e reato

(2) È ugualmente un male per la Chiesa. Se Paolo fosse stato innalzato sarebbe diventato il capo di una setta; il rivale piuttosto che il servo di Gesù

(3) Sarebbe stato male per i peccatori empi, perché i predicatori orgogliosi non conquistano il cuore degli uomini. Colui che è esaltato in se stesso non esalterà mai il Salvatore

(4) Sarebbe stato peggio di tutto per l'apostolo stesso, perché l'orgoglio precede la distruzione e lo spirito superbo precede la caduta

(II.) Il preventivo

(1.) Annota qui ogni parola

(1) "Mi è stato dato". Lui considerava la sua grande prova un dono. Non avete un solo articolo che sia per voi un segno migliore dell'amore divino della vostra croce quotidiana

(2) "Una spina". Una spina è... (a) Ma una piccola cosa, e indica una prova dolorosa ma non mortale. (b) Eppure è quasi una cosa segreta, non molto evidente a nessuno tranne che a chi ne soffre. (c) Una cosa banale, come quella che potrebbe crescere in qualsiasi campo e cadere nella sorte di qualsiasi uomo: nulla che renda un uomo degno di nota. (d) Uno degli intrusi più miserabili che possono molestarci il piede o la mano. Quei dolori che sono disprezzati perché raramente sono fatali, sono spesso la fonte dell'angoscia più intensa: mal di denti, mal di testa, mal d'orecchi, quali miserie più grandi sono conosciute dai mortali?

(3) "Nella carne". Il male aveva una connessione intima con il suo corpo. Sembra che ogni espositore abbia scelto quella particolare spina che gli aveva trafitto il petto. L'apostolo non ci ha detto di cosa si trattava, forse perché ognuno di noi potesse sentire che aveva simpatia per noi, che il nostro non è un dolore nuovo

(4) "Il messaggero di Satana". Non Satana, ma uno dei fattorini di Satana. Un incontro con Satana potrebbe non averlo umiliato. È una cosa grandiosa combattere Satana faccia a faccia e testa a piedi; ma essere assediati da un semplice lacchè dell'inferno, essere tormentati da un avversario così meschino, questo era irritante fino all'ultimo grado, e quindi tanto meglio per lo scopo per cui era stato inviato

(5) Schiaffeggiarlo, i.e., ammanettarlo. Non combattere con lui con la spada; questo è un lavoro virile e militare; ma per schiaffeggiarlo come i pedagoghi inscatolano le orecchie dei ragazzi

(2.) Questo preventivo era ben adatto a realizzare il suo disegno, perché sicuramente avrebbe richiamato l'apostolo dalle estasi. Una volta Lui disse: "Se nel corpo o fuori del corpo, non posso dirlo"; Ma la spina nella carne risolse la questione. Lui aveva sognato, forse, che stava diventando molto angelico, ma ora si sente intensamente umano. Questo gli faceva sentire di essere

(1) Un uomo debole, perché ha dovuto combattere con tentazioni vili che sembravano non valesse la pena di combattere

(2) Un uomo in pericolo, e aveva bisogno di rifugiarsi da Dio

(3.) Da tutto ciò traggo

(1) Che la prova peggiore possa essere il miglior possesso; affinché il messaggero di Satana sia buono come un angelo custode

(2) Che l'esperienza peggiore e più profonda possa essere solo il complemento necessario del più alto e del più nobile; Può essere necessario che se veniamo innalzati siamo gettati giù

(3) Che non dobbiamo mai invidiare gli altri santi. Se incontriamo un fratello che Dio benedice, non concludiamo che il suo cammino sia tutto liscio. Le sue rose hanno le loro spine, le sue api i loro pungiglioni

(III.) L'effetto immediato di questa spina su Paolo

(1.) Lo ha messo in ginocchio. Qualsiasi cosa è una benedizione che ci fa pregare

(2.) In questo modo Paolo fu trattenuto dall'essere orgoglioso. La rivelazione sembrava ormai dimenticata. Un uomo non vuole raccontare belle storie quando i dolori acuti lo stanno pungolando

(3.) Paolo continuò a pregare, finché alla fine ricevette come risposta, non la rimozione della spina, ma la certezza: "La mia grazia ti basta". Dio onorerà sempre le nostre preghiere, e a volte è una risposta d'oro negarci la nostra richiesta e darci l'esatto opposto di ciò che cerchiamo

(4.) Il risultato fu che la grazia che gli fu data gli permise di portare la spina e di gloriarsi di aver sofferto così. Non desiderare di cambiare il tuo patrimonio. Il Padre vostro celeste lo sa meglio

(IV.) Il risultato permanente

(1.) Lo ha mantenuto umile per sempre. Passarono quattordici anni e l'apostolo non disse mai a nessuno di essere stato rapito nel terzo cielo. Quando lo raccontò, gli fu tirato fuori

(2.) Non è cosa da poco quando Dio manda una spina nella carne ed essa risponde alla sua fine, perché in alcuni casi non lo fa. Abbiamo conosciuto alcuni che la povertà ha reso invidiosi, che la malattia ha reso petulanti, che l'infermità personale ha reso ribelli a Dio. Lavoriamo contro questo, e se Dio si è compiaciuto di metterci un ceppo in qualsiasi forma, chiediamogli di non permetterci di fare di questa l'occasione per una nuova follia, ma, al contrario, di portare la verga e imparare le sue lezioni. Conclusione:1. Che popolo felice dovrebbe essere il popolo di Dio, quando una maledizione diventa per loro una benedizione! Se la spina è una benedizione, quale deve essere la benedizione stessa? 2. Che cosa triste deve essere non essere un credente in Cristo, perché avremo delle spine se non siamo in Cristo, ma quelle spine non saranno benedizioni per noi. Capisco che bere una medicina amara, se è per farmi stare bene; Ma chi berrebbe assenzio e fiele senza che ne seguisse un buon risultato? 3. Ricordate che colui che mandò Paolo spine per il suo bene una volta indossò egli stesso una corona di spine per la salvezza dei peccatori; e se crederai in Lui, sarai salvato dalla spina del peccato imperdonato, dal timore dell'ira a venire. (C. H. Spurgeon.)

La spina nella carne:-Il tentativo di determinare l'esatta natura del processo di Paolo è come il tentativo di accertare la specie del giglio a cui Cristo allude nel Sermone della Montagna. La determinazione scientifica della pianta può essere interessante per il botanico, ma la lezione della fiducia nella Provvidenza può essere appresa altrettanto bene dalla margherita o dalla violetta. Quindi, qui, molti dei mali di cui la carne è erede, possono produrre la stessa disciplina morale prodotta dalla speciale afflizione di Paolo, se portati nello stesso spirito. Ci sono, tuttavia, due figure applicate ad esso in questo passo, che lo caratterizzano parzialmente. Era "una spina nel fianco". Non un colpo schiacciante, ma un problema prolungato, che sembrava una spina che si era conficcata sotto la pelle, e provocava un costante senso di irritazione. Viene anche definito "un messaggero di Satana" inviato a "schiaffeggiarlo". Questa espressione riconosce la frequente connessione che esiste tra la sofferenza e il male morale. Ciò che è più importante della conoscenza della natura specifica della "spina" è che Paolo sentiva che era stata progettata per produrre risultati spirituali nel suo carattere. Che Paolo fosse un uomo di spirito elevato lo deduciamo da diversi episodi della sua storia; Sappiamo anche che era un uomo di fine sensibilità, e la combinazione di queste due qualità forma un temperamento molto incline a sfociare nell'orgoglio. Non era l'eccessiva autostima di tipo ordinario a costituire il suo pericolo speciale, ma l'autostima nella sua forma più pericolosa di orgoglio spirituale; Esaltazione oltre misura a causa dell'abbondanza delle rivelazioni. L'estasi religiosa è un dono piuttosto che un'acquisizione, e coloro il cui temperamento vi conduce sono inclini a vantarsi per questo motivo di una presunta superiorità rispetto ai loro fratelli cristiani. Poiché poteva spiccare il volo, mentre gli altri dovevano rimanere al livello, poteva essere tentato di sottovalutarli e di sopravvalutarsi. Ogni volta che sorgevano tali sentimenti, c'era una fitta acuta della spina che lo richiamava a sé e gli ricordava che condivideva le infermità dell'umanità. Proprio per questo scopo Dio manda spesso una prova permanente. Un'eccessiva valutazione di sé è abbattuta dai ripetuti fallimenti della vita, che ci ricordano quanto siano stretti i limiti del potere umano. All'inizio Paolo non comprese il vero significato della sua spina nella carne. Il suo primo impulso fu quello di sbarazzarsene e pregò il Signore per la sua rimozione. Il cristianesimo non ci insegna mai a valutare il dolore per se stesso, non lo rappresenta mai come buono in sé. Questa è l'idea dei fachiri indiani o dei monaci medievali. Non premere la spina nella carne; estrarlo e buttarlo via se possibile; ma se tutti gli sforzi sono inutili, allora sottomettetevi ad esso come alla volontà di Dio. (W. Uccello.)

La spina nella carne:-Nota-

(I.) Il pericolo di Paolo. "Per non essere esaltato", ecc. Lui correva il pericolo di essere innalzato troppo in alto

1.) Per la sua utilità come ministro. Paolo aveva a che fare con i poveri mortali sulla terra: qual era per loro la lingua del paradiso? Ma quando parlava loro di spine, di preghiera e di grazia sostenitrice, era al loro livello

(2.) Per la sua attuale condizione di cristiano. Pietro sul Monte della Trasfigurazione esclamò: "Maestro, è bello per noi essere qui", ecc. ma egli "non sapeva quello che diceva". Che ne sarebbe stato di sua moglie e della sua famiglia? Come il Salvatore non prega che i Suoi seguaci siano tolti dal mondo con la morte, così nemmeno Lui li trae fuori da esso con la religione

(3.) Come un favorito del Cielo. I cristiani non sono come il Santo di Dio. A causa del peccato che abita in noi, siamo in pericolo da tutto ciò che ci circonda; e quindi deve camminare con circospezione, e vegliare e pregare

(II.) La sua conservazione. "Mi è stata data una spina", ecc. Tutte le creature sono nelle mani del Signore e sotto il Suo controllo; Lui diede favore a Giuseppe agli occhi del carceriere; portò a Elia del cibo per mezzo dei corvi; e mandò Paolo in salvo per mezzo di Satana stesso! Paolo non dice: "Perché sono stato esaltato oltre misura", ma "perché non lo fosse". L'afflizione è progettata per prevenire e per recuperare. Non eri vanitoso e mondano, ma Dio vide una serie di circostanze che ti avrebbero lusingato fino a farti diventare presuntuoso. Lui decise quindi di prevenire il male; e si dice comunemente, Prevenire è meglio che curare

(III.) La sua preghiera. La preghiera è il rifugio degli afflitti e non può essere offerta invano; il suo stesso esercizio reca soccorso. Come opera la tua afflizione? Ti porta a litigare con gli strumenti o ad affidare la tua causa a Dio? L'uomo che è santificato nell'afflizione 'continuerà istantaneamente in preghiera'. Così Paolo implorò il Signore tre volte. La preghiera della fede è sempre ascoltata, ma non sempre viene esaudita immediatamente. La ragione non è che Dio manchi di benignità, ma che Lui esercita la Sua benignità con saggezza. Siamo come bambini; Vogliamo raccogliere il frutto quando è ancora acerbo. Ma Lui tira indietro la nostra mano impaziente. Il tempo di ritardo è spesso particolarmente faticoso. Ma "chi crede non si affretta".

(IV.) La sua risposta

(1.) La risposta non sembra corrispondere alla petizione. Paolo pregò che la spina fosse tolta: a questo Dio non dice nulla, ma gli assicura qualcosa di indicibilmente migliore. Per quanto riguarda le cose temporali, non possiamo essere troppo generici nelle nostre preghiere, o riferirci troppo al compiacimento di Dio. Poiché le nostre preghiere, come noi, sono imperfette; La natura a volte parla, senza che noi ce ne rendiamo conto, con il tono della grazia. Perciò Dio a volte nega completamente una richiesta; altre volte Lui separa il bene dal male, e ce ne concede una parte; mentre spesso Lui risponde per scambio. Se un bambino chiedesse a un padre un pesce e lui gli desse un serpente, saremmo scioccati. Ma supponiamo che il bambino, a causa della sua ignoranza, chieda un serpente invece di un pesce; Dovremmo allora ammirare il Padre se rifiuta ciò che chiede e gli dà ciò che non chiede. Il nostro Padre Celeste dà sempre in base a ciò che dobbiamo chiedere

(2.) La risposta è ancora benedetta e gloriosa. "La mia grazia ti basta!" Sufficiente per cosa? Scrivi tutti i tuoi desideri sotto. Sufficiente per

(1) La tua opera, che spesso ti scoraggia. "Come il tuo giorno, così sarà la tua forza."

(2) La tua guerra, che spesso ti allarma. Ma "quelli che sono per te sono più numerosi di quelli che sono contro di te".

(3) La tua afflizione, che spesso ti deprime. Ma "Quando passerai attraverso le acque, io sarò con te". È sufficiente: (a) Santificare le vostre afflizioni. (b) per renderli sostenibili; sì, per permettervi di 'gloriarvi anche nella tribolazione'. (W. Ghiandaia.)

La spina nella carne:-Questa è stata una spina nel pulpito delle esposizioni di tutte le epoche cristiane. Nascondendolo con cura, Paolo ha reso inquieti tutti quelli che vogliono essere saggi al di sopra di ciò che è scritto. Ma non ci può essere di grande utilità sapere che cosa fosse, dal momento che l'uomo che ne soffriva non si curava di dircelo, e se potevamo sapere che si trattava di un difetto nei suoi occhi, o nella sua parola, o di un dolore alla testa, o della mancanza di un piede nella sua statura, Quella particolare spina ci inchioderebbe a un'esperienza particolare, e perderemmo la grande lezione generale. Nota-

(I.) La spina nella carne della nostra comune umanità

(1.) Non possiamo non vederlo nelle vite più grandi e nobili. Può essere una cosa meschina, come il piede torto di Byron, o una cosa grande come l'adorazione di Dante per Beatrice, o un grande vizio, come quello che trattenne Coleridge e Deuteronomio Quincey, o solo come la dispepsia che offuscò la visione di Carlyle. In Davide era un grande peccato; in Pietro era il ricordo di quella mattina, quando voltò le spalle all'amico più nobile che un uomo avesse mai avuto; in Lutero era un'oscurità nera, che sfidava sia i medici che la filosofia; a Wesley era una casa senza amore, e una moglie pazza di gelosia, con un vecchio amore a cui non era mai permesso di sbocciare. Non dobbiamo essere ansiosi per il mistero di Paolo; Alcune di queste cose lo ferivano e facevano tremare la sua povera virilità. Stavo parlando con un signore che conosce intimamente uno dei nostri più grandi americani viventi; e io dissi che doveva essere uno degli uomini più felici. «C'è qualcosa nella sua vita», disse il mio amico, «che non si vede, e di cui pochissimi sono consapevoli. Lo conoscevo da molto tempo prima di immaginarlo: è un dolore che si porta dietro come la sua ombra; non un dolore fisico, ma mentale, che porterà con sé nella tomba". 2. E ciò che la spina è per questi uomini nella loro grande proprietà, può esserlo per noi nella nostra

(1) Sentiamo il dolore del difetto personale, e in modo molto naturale, perché il livello della bellezza fisica e della perfezione non può essere modificato più di quanto non possa essere modificato il livello della geometria. Ammiriamo la perfezione fisica. Notiamo e compatiamo i difetti. Per coloro che le sopportano sono una spina nella carne, che reca acute sofferenze e morbose meditazioni. Non ho mai incolpato Byron per i sentimenti che provava per il suo piede. La colpa stava nel fatto che non aveva mai chiamato a chiamare alla parte storpia la forza che si rende perfetta nella debolezza

(2) La spina di Paolo potrebbe essere stata un difetto nel suo modo di parlare. Che spina nel fianco a molti il fatto di non poter mai esprimere adeguatamente il loro pensiero! "Troverai che è un grande carro pesante, carico di lingotti d'oro", disse Robert Hall di Giovanni Foster nel raccomandarlo a una chiesa, "e spero che tu riconosca l'oro quando lo vedrai, altrimenti non lo farà mai per te". Lo chiamarono, e lui fallì, come aveva fallito altrove

(3) Nient'altro che la santità di Paolo lo ha salvato dall'ipotesi che la sua spina fosse una cattiva passione o appetito. Questo dolore è molto doloroso, e molto comune. I bambini a volte nascono con un appetito fatalmente forte. Il vecchio dottor Mason era solito dire che tutta la grazia che avrebbe fatto di Giovanni un santo, avrebbe a malapena impedito a Pietro di abbattere un uomo. Una volta ho sentito un uomo dire che per ventotto anni l'anima dentro di lui ha dovuto stare in piedi, come una sentinella insonne, a custodire il suo appetito per le bevande forti

(II.) Cosa possiamo fare al riguardo? Possiamo trarne il meglio, o il peggio. Se mi trovo, e.g., nei primi anni di vita in possesso di una passione che sta rapidamente trasformandosi in una maledizione, posso sottomettermi al suo dettame senza lottare, o posso alzarmi e combatterla. Ci può essere virilità dove c'è poca grazia. Posso essere così virile nel portare il mio fardello che il mio silenzio sarà d'oro. "Mi sono rotto? ero senza equipaggio?" disse un grand'uomo quando la spina nella carne lo ebbe ferito così terribilmente da fargli perdere conoscenza. Lui pensava che dovesse essere un uomo già allora

(III.) Cosa può venire dalla spina se scopriamo il modo in cui Paolo la affronta. Lui sopportò il suo modo di guai, come meglio poteva; ma poi si è trovato incapace di ottenere una grande vittoria. Il dolore era ancora lì, e si sentiva come se alla fine dovesse cedere e scendere. Così, alla vecchia maniera, portò la questione alla Corte Suprema e disse: "Voglio che questa spina venga rimossa; Non ce la faccio più a sopportarlo". Ma il giudice disse: "No, deve rimanere. Toglierla significherebbe distruggere la grazia a cui punta. Non accetterò la rovina, ma ti darò un'altra benedizione". Ultimamente, quando ho attraversato il ponte sospeso, ho parlato con un signore della cristallizzazione del ferro. Eravamo d'accordo che ogni treno che attraversava il ponte faceva qualcosa per disintegrare le particelle di ferro e rompere il ponte, e che se questo processo fosse potuto andare avanti abbastanza a lungo, ci sarebbe stato un ultimo treno, che sarebbe sparato proprio nel golfo. Ma molto prima che ciò potesse accadere, tutti questi fili e cavi sarebbero stati rifatti nel fuoco e sotto il martello, e ne sarebbero usciti forti e buoni come sempre. Portarli fuori e poi lasciarli riposare sulle rive non sarebbe servito a nulla. I padroni del ferro dicevano: "Ciò renderebbe i fili eternamente inadatti al loro scopo; Il martello e il fuoco possono renderli migliori e più forti che mai". Non è forse questa anche la legge della vita, che la finezza e la forza essenziali per il nostro essere migliori, e per farci fare il nostro lavoro migliore, vengono dalla spina nella carne, che può agire in noi come il fuoco agisce nel ferro, saldando di nuovo la fibra, e creando di nuovo il tutto (come direbbe l'apostolo) per le buone opere? (R. Collyer, D.D.)

Rallegrandosi per le disgrazie altrui:-Tutti noi abbiamo conosciuto persone che non avevano gioia più grande di quella di vedere un conoscente abbattuto. La sfortuna di un vicino era una vera benedizione per queste miserabili creature, e non ho il minimo dubbio che tra le persone che conoscevano San Paolo ci sarebbe stato qua e là un uomo invidioso dei doni e dell'utilità del grande apostolo, che avrebbe riso della spina nella carne, che nel suo cuore si sarebbe rallegrato della sofferenza che aveva causato all'apostolo. Ma chi non oserebbe esprimere la sua segreta esultanza, ma andrebbe in giro dicendo: "Oh, quel Saulo di Tarso ha bisogno di tutto. Uomo molto presuntuoso; fagli molto bene. Lo abbatterà; insegnargli il buon senso; E ha molto bisogno che gli venga insegnato!" Non riuscite a immaginare come gli invidiosi, maliziosi e chiacchieroni pettegolezzi di Corinto andassero in giro di casa in casa dicendo questo genere di cose? Ora, che nessuno di noi qui ceda a questo modo malvagio e spregevole di pensare e di parlare (A. K. H. Boyd, D.D.) Per timore di essere esaltato oltre misura.-

L'orgoglio e il suo antidoto:-

(I.) Il pericolo a cui l'apostolo si sentiva esposto, è quello di essere "esaltato troppo", o innalzato dall'orgoglio. In un aspetto del caso sembra che di tutti i semplici uomini San Paolo fosse il meno propenso a "cadere in questo laccio del diavolo". Lui non era abituato a "vantarsi di cose senza misura" (CAPITOLO 10:12, 13). "Ho imparato, in qualunque condizione io sia, ad essere contento di ciò", ecc. Filippesi 4:11-13. La vita che ha vissuto, le sofferenze che ha sopportato, e la vergogna e il biasimo che sono stati gettati su di lui, non sono le cose che generalmente fanno sì che gli uomini siano "gonfi". Ma, sotto un altro aspetto, è facile scoprire nell'apostolo una disposizione a "stimare di sé più di quanto dovrebbe pensare". Il suo spirito, sebbene paziente, sereno e umile, quando era sotto l'influenza della grazia di Dio, era naturalmente orgoglioso e ambizioso. Anche la sua formazione aveva favorito questo spirito. I suoi risultati educativi non erano in alcun modo spregevoli. E inoltre, se pensiamo al modo in cui alcune chiese lo hanno ricevuto, come "un angelo dal cielo"; il profondo rispetto in cui era tenuto da alcuni dei suoi compagni cristiani, così che "se fosse stato possibile, si sarebbero cavati gli occhi e glieli avrebbero dati"; La sua uguaglianza con il più importante degli apostoli e il suo successo quasi ineguagliabile nella predicazione del vangelo, avremo poche difficoltà a concepire come Paolo sarebbe stato incline a considerarsi superiore alla maggior parte degli uomini del suo tempo. Questo pericolo non derivava da nessuna delle cose che abbiamo già nominato, come suscettibili di produrre gloria personale, ma dall'abbondanza delle rivelazioni che Dio gli aveva dato. E non è forse così per noi stessi? I nostri più grandi successi sono le nostre più grandi tentazioni. Il fallimento ci rende umili

(II.) Il disegno di Dio nel dare a Paolo "una spina nella carne" era quello di insegnargli una lezione di umiltà. L'umiltà è l'antitesi dell'orgoglio, ed è anche il suo antidoto. È una grazia del vangelo della qualità più scelta, e la sua coltivazione è obbligatoria per tutti i cristiani. Eppure l'umiltà è così ripugnante alla natura umana, è una virtù così difficile da praticare, che raramente occupa il suo giusto posto, anche nel cuore dell'uomo rinnovato. Perciò Dio deve umiliarci spesso con qualche prova dolorosa. (T. Turner.)

L'afflizione un antidoto alla tentazione:-

(I.) Il disegno della tentazione. Lo scopo di questa tentazione era quello di domare le insorgenze dell'orgoglio spirituale, a cui l'apostolo, date le sue particolari circostanze, era particolarmente soggetto. Nessuno capirà che io abbia detto che questo era il disegno del tentatore. Riguardo a lui, come di Sennacherib dell'antichità, si potrebbe osservare: "Tuttavia non intende così, né il suo cuore pensa così; ma è nel suo cuore distruggere e sterminare". Non c'è nessun incidente registrato che trasmetta un'indicazione così significativa dell'assoluta depravazione del cuore dell'uomo come quello in esame. Ecco un servo e apostolo del nostro Signore Gesù Cristo fatto una nuova creatura in Cristo Gesù, e che viveva sotto la costante opera dello Spirito che dimora in lui; ma con tanta corruzione residua, che una misura straordinaria del favore divino avrebbe provocato l'orgoglio e la cattiveria del suo cuore se non fosse stato per il grazioso provvedimento preso per contrastare il pericolo. Ci insegna che la natura umana, la natura decaduta, è la stessa in tutte le circostanze. Sottoponetelo al processo che preferite, mettetelo in qualsiasi alambicco possiate farlo, traducetelo, se volete, in un carro di fuoco nel terzo cielo, ma fino a quando non arriverà quell'ora meravigliosa, in cui saremo tutti cambiati, e questo corruttibile rivestirà l'incorruttibilità, rimarrà corrotto fino alla fine. Non si supponga che ci voglia un'eguale quantità di conseguimento e di privilegio per incorrere in un'eguale responsabilità verso le suggestioni del maligno. Ahimé! Chi di noi non sa che non c'è bisogno di elevarsi al terzo cielo per esaltarci oltre misura? Un po' di conoscenza si gonfia presto

(II.) Indagare la sua natura

(1.) Una spina; 2. Il messaggero di Satana; e-3. Progettato e calcolato per colpire lo spirito dell'apostolo. Nel testo egli caratterizza questa tentazione come "un messaggero di Satana". E qui l'osservazione sembra estorta: "Quanto pochi sono quelli che realizzano l'azione attiva del principe della potestà dell'aria nello stesso senso e nella stessa misura in cui lo fecero Cristo e i suoi apostoli, ora seminando zizzania nella Chiesa, ora vagliando gli apostoli, ora entrando in Giuda, ora aggredendo il Figlio di Dio stesso! Ma non è questa la caratteristica particolare della sua opera del male che il testo suggerisce. Lui è rappresentato come interferente (senza dubbio a causa della sofferenza dell'Altissimo) con le provvidenze quotidiane, le circostanze esteriori e le condizioni corporee della nostra vita

(III.) Qual era la sua risorsa in questo momento di bisogno? Vedete in che consiste il vero beneficio dell'afflizione santificata. Ti manda in ginocchio

(IV.) Notiamo ora la risposta data alla preghiera dell'apostolo

(V.) Questo era il caso dell'apostolo, e la sua successiva valutazione dell'intera dispensazione era in tal senso. "Spina benedetta che fa posare su di me la potenza di Cristo!" Forza infinita che protegge la debolezza perfetta. Com'è grandiosa, come è confortante, com'è trasportante l'idea! Dio protegge un verme della terra; anzi, e rafforzandolo con la forza. Permettetemi di suggerire questa breve esortazione in conclusione

(1.) Adora la graziosa provvidenza e la consumata abilità dell'Altissimo in tal modo, dall'apparente male, che ancora induce il bene. Così il Signore conduce prigionieri i prigionieri, e Satana stesso viene in qualche modo trasformato in un angelo di luce

(2.) Infine, impara a formare una giusta valutazione delle tue afflizioni e a credere che, per quanto dolorosa possa essere, la spina che mortifica il tuo orgoglio, ti manda al trono della grazia e genera lode, deve essere una benedizione ineffabile. (C. F. Childe, M.A.)

8 2CORINZI CAPITOLO 12

2Corinzi 12:8-9

Per questa cosa ho implorato il Signore tre volte.-

Processo cristiano e preghiera non esaudita:-Se è utile considerare le preghiere concesse per l'incoraggiamento, è anche desiderabile riflettere sulle preghiere non concesse per l'istruzione. Siamo lieti di passare in rassegna Abramo, Ezechia, ecc. Ma non bisogna dimenticare che ci sono casi opposti che rappresentano nell'ombra, come gli altri nella luce, la volontà e la misericordia di Dio. Non fu forse così per Mosè, che supplicava il Signore di cancellare la Sua proibizione; con Davide, mentre implorava per la vita di suo figlio; con Geremia, quando dice: "Quando grido, Lui chiude la mia preghiera"?

(I.) Dio, mentre benedice i suoi servitori, spesso non trattiene loro dolorose sofferenze. Viene raccontato un racconto molto sorprendente di un favore speciale. Il cielo sembrava svelato. Ma ora, in relazione a questa esperienza, fu stabilita "una spina nella carne", perché fosse un memoriale, come l'arresto sulla coscia per Giacobbe, di ciò che egli aveva passato. Questo mette in ombra i frequenti rapporti di Dio con il Suo popolo. A qualche forte certezza, particolare intimità, sono concessi. Esperienze eccezionali sono raccontate dal signor Flavel e dal signor Tennant. Ma il calice della prova è stato spesso messo nelle mani di costoro . Ricordate R. Baxter, per cinquant'anni lunghi, consumato da una dolorosa malattia, scrivendo i suoi libri spesso in agonia sdraiato a terra; R. Hall, un martire per tutta la vita del dolore torturante; il dottor Payson, che soffre di debolezza abituale; l'eminente Jay addolorato per l'empietà della sua famiglia. Così nella base della vita cristiana. In tutto il sole ci sono ombre e, come Giobbe, gli uomini chiedono, sotto il mistero della Provvidenza, perché. Senti sempre, però, "È il Signore", non con rabbia, ma con amore

(II.) La preghiera è la risorsa dell'anima nella prova. L'apostolo non si sottomise senza uno sforzo per ottenere la rimozione della sua sofferenza. Il cristianesimo non è stoicismo. Il nostro è quello di essere

1.) La preghiera della fede. Un'udienza reale, non immaginaria, con Dio

(2.) La preghiera di fervore. Il bambino spesso era un modello, e in questa serietà non si lasciava presto perplesso, ma si aspettava, sperava, desiderava, aspettava

(3.) La preghiera di sottomissione, non di presunzione. Paolo cercava, non dettava

(III.) La preghiera, anche se non esaudita nel nostro, viene esaudita alla maniera di Dio

(1.) Spesso rivelando lo scopo del processo. "Per non essere esaltato". Se potessimo vedere che cosa si svilupperebbe nel nostro carattere al di fuori del processo, capiremmo meglio. Un artista, in piedi su un'impalcatura, stava dipingendo la cupola di una cattedrale; fece un passo indietro per vedere l'effetto, inconsciamente stava andando troppo oltre... in un attimo sarebbe caduto, ma un amico schiacciò un pennello di colore contro il suo lavoro. Lui si lanciò in avanti e fu salvato. Per salvarci dai passi indietro e pericolosi, Dio sembra spesso trattare severamente

(2.) Dando la capacità di sopportare la nostra prova: la Mia grazia è sufficiente. Che riposo cosciente abbiamo in Dio quando, con tutti i dolori e le preoccupazioni, ci affidiamo a Lui. Come S. Rutherford possiamo dire: "Mi riposo sul seno dell'Onnipotenza". 3. Santificando l'esperienza della prova e rendendola un mezzo di vantaggio. L'apostolo trovò la rovina una benedizione. Conclusione:1. A volte è importante registrare anche i nostri fallimenti. Alcuni possono essere tenuti lontani dallo sconforto

(2.) Dio, con la Sua Divina Alchimia, può sempre trarre il bene dal male

(3.) Dio glorifica Se stesso nel Suo popolo quando Lui lo conforta. (G. McMichael, B.A.)

Forza nella debolezza:-Questa pagina dell'autobiografia dell'apostolo ci mostra che anche lui apparteneva al grande esercito dei martiri. La parola originale sembra significare non un minuscolo pezzo di spina, ma uno di quegli orribili pali su cui veniva inflitta la crudele punizione dell'impalamento. Nota-

(I.) L'istintivo ritrarsi da ciò che torturava la carne, che si rifugia nella preghiera

(1.) Le richieste di Paolo sono l'eco del Getsemani; ma Lui che pregava nel Getsemani era Lui a cui Paolo rivolse la sua preghiera

(2.) Notate come questo pensiero della preghiera ci aiuta a condurci in profondità nelle sue caratteristiche più benedette. È solo il dire a Cristo ciò che c'è nei nostri cuori. Se ci rendessimo conto di questo, le domande su ciò per cui è lecito o non pregare sarebbero irrilevanti. Se c'è qualcosa che è abbastanza grande da interessarmi, non è troppo piccolo per parlargli. Se devo parlare con Cristo di tutto ciò che mi riguarda, devo tenere il pollice su quel grande dipartimento e tacere su di esso? Ecco perché le nostre preghiere sono spesso così irreali. I nostri cuori sono pieni di qualche piccola questione di interesse quotidiano, e quando ci inginocchiamo non ci viene una parola sulle labbra. Può essere giusto? La differenza tra i diversi oggetti della preghiera si trova nel ricordare che ci sono due serie di cose per cui pregare, e su una serie deve sempre essere scritto: "Se è la Tua volontà", e sull'altra non è necessario che sia scritta. Sappiamo di quest'ultimo che "se chiediamo qualche cosa secondo la sua volontà, Lui ci esaudisce". Ma riguardo al primo possiamo solo dire: "Non la mia volontà, ma la Tua sia fatta". Con questo nel profondo del nostro cuore, portiamo tutto alla Sua presenza, spine e pali, punture di spillo e ferite da cui sta rifluendo il sangue vitale, e siamo sicuri di non prenderne nessuno invano

(II.) L'intuizione della fonte della forza e dello scopo della spina che non poteva essere rimossa

(1.) La risposta è, nella forma e nella sostanza, un gentile rifiuto della forma della petizione, ma è più di una concessione della sua essenza. Ci sono due modi per alleggerire un peso, uno è diminuirne il peso, l'altro è aumentare la forza della spalla che lo porta. E quest'ultimo è il modo in cui Dio ci tratta

(2.) La risposta non è la comunicazione di nulla di nuovo, ma è l'apertura degli occhi dell'uomo per vedere che ha già tutto ciò di cui ha bisogno. "La mia grazia" (che ora hai) "ti basta". Se gli uomini cristiani tormentati imparassero e usassero ciò che hanno, lo supplicherebbero meno spesso con vane suppliche di togliere loro le benedizioni, che sono le spine nella carne

(3.) Con quanta modestia il Maestro parla di ciò che Lui dà! "Sufficiente"? Sì; ma l'eccedenza è "estremamente abbondante". "Duecento penny di pane non sono sufficienti perché ognuno ne prenda un po'", dice Sense. L'onnipotenza dice: "Portatemi i pochi pani e pesci"; e la fede li dispensava in mezzo alla folla; e l'esperienza "raccolse dei frammenti che rimasero" più di quanto non ce ne fosse stato quando cominciò la moltiplicazione. Così la grazia utilizzata aumenta; Il dono cresce man mano che viene impiegato. "A chi ha sarà dato". 4. L'altra parte di questa grande risposta svelava lo scopo del dolore, proprio come la prima parte aveva rivelato la forza di sopportarlo. "La mia forza è resa perfetta" - cioè, naturalmente, "perfetta nella sua manifestazione o nelle sue operazioni, poiché è già perfetta in se stessa" - "nella debolezza". Dio opera con le canne spezzate. Se un uomo si considera una colonna di ferro, Dio non può fare nulla con lui o per lui. La sua forza ama lavorare nella debolezza, solo la debolezza deve essere cosciente, e la debolezza cosciente deve essere passata nella dipendenza cosciente. Lì, dunque, si ottiene la legge per la Chiesa e per la vita individuale. La forza che si presunge di essere tale è debolezza; La debolezza che sa di essere tale è forza. Così, quando ci sentiamo deboli, abbiamo fatto il primo passo verso la forza; proprio come, quando ci conosciamo peccatori, abbiamo fatto il primo passo verso la giustizia. Tutte le nostre vacuità sono incontrate con la Sua pienezza che si adatta in esse

(III.) La calma, l'acquiescenza finale alla necessità amorevole di un dolore continuo. "Molto volentieri, quindi", ecc. (versetto 9). La volontà è interamente armonizzata con quella di Cristo. Lui è più che sottomesso, si gloria lietamente della sua infermità affinché la potenza di Cristo possa "stendere un tabernacolo su di lui". "È un bene per me essere stato afflitto", disse il vecchio profeta. Paolo suona una nota più alta. È molto meglio che il pungiglione del nostro dolore sia tolto, avendo imparato a cosa serve, e avendoci inchinato ad esso, piuttosto che che sia tolto dalla rimozione esterna che a volte desideriamo. E se solo volessimo interpretare gli eventi nello spirito di questo grande testo, ci meraviglieremmo e piangeremmo meno frequentemente sui cosiddetti misteri insolubili dei dolori di noi stessi o di altri uomini. Hanno tutti lo scopo di renderci più facile renderci conto della nostra totale dipendenza da Lui, e quindi di aprire i nostri cuori a ricevere più pienamente le influenze vivificanti della Sua grazia che tutto basta. Ecco, dunque, una lezione per chi deve portare una croce, sapendo di doverla portare per tutta la vita. Sarà cosparso di fiori se lo accetti. (A. Maclaren, D.D.) E Lui mi disse: La mia grazia ti basta.-

Grazia sufficiente:-Possiamo prendere questa confortante promessa a noi stessi e metterla in pratica-

(I.) A quelle nostre prove che, come quella di San Paolo, sono segrete. Potreste essere chiamati a sopportare castighi dalla mano di Dio che nessuno, tranne voi stessi, può conoscere o apprezzare. Forse la vostra afflizione vi espone anche a malintesi da parte dei vostri simili, che condannano la vostra condotta come eccentrica e non cristiana, quando se ne conoscessero la ragione avrebbero compassione piuttosto che censurare. Eli condannò Anna come ubriaca, quando in seguito scoprì che stava pregando con uno spirito triste. Cristo può capire il tuo caso, e la Sua "grazia ti basta".

(II.) A quelle prove che sono più aperte. Prendiamo, e.g., uno dei nostri problemi terreni più comuni, quello causato dalla voce della calunnia. Può essere consapevole di essere innocente, e va benissimo parlare di superiorità rispetto alla calunnia. Quando Cristo fu chiamato un uomo ingordo e un bevitore di vino, un samaritano e un diavolo, e crocifisso come un malfattore, Lui non si avvolse nella Sua innocenza cosciente e guardò con perfetta indifferenza agli assalti maligni dei Suoi nemici. Fu una delle parti più dure delle Sue prove terrene. E qui sta la nostra speranza, cioè, che il Salvatore, che ha conosciuto Egli stesso la prova, renderà la Sua "grazia sufficiente per noi". C'è un solo Amico che il calunniatore non può alienare. Nessuna menzogna alitata contro un uomo lo ha mai ferito nella stima di Gesù, ma, al contrario, lo ha reso più particolarmente l'oggetto della cura del Salvatore

(III.) Per i doveri della vita cristiana, quanto sono ardui questi doveri! E molti si sono allontanati da loro. "La mia grazia ti basta", non è una promessa per coloro che trascurano il dovere, ma per coloro che vi si impegnano. Il flusso più pieno non può muovere la ruota finché la paratoia non è sollevata, ma poi, quando ciò è fatto, scende costantemente su di essa, e man mano che ogni giro lascia il posto ad altri, un'altra inondazione zampillante scende e la fa girare di nuovo, e la mantiene sempre in movimento. Così è nei nostri doveri. Impegniamoci in essi, rimuoviamo gli ostacoli, tiriamo su la porta, e poi tocca a Cristo far scendere la grazia per mantenere in costante movimento la macchina della vita spirituale. È la cosa più assurda sottrarsi ai doveri a causa della nostra debolezza, quando l'onnipotente potenza di Gesù è impegnata ad essere presente con noi

(IV.) A tutto ciò che ci sta ancora davanti, di prova e obbedienza. Possiamo immaginare molti mali terribili nel prossimo futuro. Abbiamo almeno una grande prova da sopportare, la separazione degli amici da noi con la morte, e il nostro ultimo conflitto con il grande nemico. (W. H. Lewis, D.D.)

Il potere morale del cristianesimo:-Una vita umana è un problema di forze. Poteri di tutti i mondi si incontrano su questa terra e si contendono il dominio su di noi. Le influenze di tutte le epoche scorrono nelle vene dell'umanità e battono nel cuore di ogni bambino appena nato. È una questione di forze - fisiche, morali, spirituali - che ne sarà di ognuno di noi. Tutta la nostra concezione scientifica delle cose si forma ora in equazioni di forza. La terra trema al suo centro sotto l'influenza delle stelle. Le forze elementali si stringono l'un l'altra in un forte abbraccio nelle grandi montagne e nell'antico ordine dei cieli. È con le forze primordiali ed eterne che dobbiamo fare anche nelle cose più tranquille. La storia umana, non meno dei processi fisici della natura, è una trasformazione e una conservazione incessante dell'energia. Il destino umano è un problema di forze. Questa concezione dinamica della storia, questa visione di ogni vita umana come un dramma di poteri superni, presenta uno studio molto affascinante degli eventi, dei personaggi e dei destini. Non solo nelle poche grandi vite, ma nella passione e nell'azione di ogni anima, le potenze universali si contendono la supremazia, e le questioni della vita eterna o della morte sono i risultati del conflitto. Quando pensiamo così a ogni vita, fin dalla prima infanzia, come a un problema di forze, di poteri provenienti da ogni parte che lottano per il dominio in essa, e la vita eterna o la morte che ne sono la vittoria o la sconfitta morale, nulla che tocchi e influenzi, nulla che possa aiutare o ferire l'anima in questo grande conflitto del suo destino, può sembrarci indifferente. La questione del suo trionfo o della sua vergogna, della sua virtù o della sua perdita, diventerà una questione di movente e di forza motrice: in forza di quali motivi si può ottenere la vittoria dello spirito? Quale forza motrice è sufficiente a ridurre tutte le forze contrastanti che agiscono su di noi e in noi a una vita armoniosa, felice ed eterna? Ora, la nostra fede cristiana ha una risposta chiara da dare a questa domanda riguardante la forza motrice sufficiente di una vita. Quando l'apostolo Paolo predicava ad Atene o a Roma, c'era una domanda che avrebbe potuto porre ai filosofi, alla quale avrebbe ricevuto risposte evasive e molto insoddisfacenti, cioè: Come può un uomo cattivo diventare un uomo buono? Come può un uomo virtuoso vincere ogni male? Qualcuno ad Atene o a Roma avrebbe potuto citargli Aristotele e rispondere. Il bene può diventare migliore con la pratica della virtù; e per quanto riguarda i cattivi, lo Stato deve prendersene cura con l'esercizio della forza. Oppure qualcuno avrebbe citato Platone all'apostolo e avrebbe detto: La via della virtù è la via della contemplazione; Alzate gli occhi verso le idee eterne, contemplate la loro bellezza-una risposta che potrebbe essere utile alle poche anime sagge, ma che non avrebbe alcun significato per coloro che nascono ciechi, senza occhi spirituali chiariti per la visione delle verità superne. Ma san Paolo portava con sé, nella sua nuova esperienza cristiana, una risposta riguardante la forza motrice morale di una vera vita, quale tutti i libri degli antichi non contenevano. Consideriamo come era giunto a quella risposta, e quale fosse la sua soluzione cristiana della vita come problema di forze. Lui l'aveva raggiunta attraverso due corsi di esperienza. In primo luogo, aveva provato il miglior metodo che conosceva per diventare maestro di tutte le virtù, e sentiva di aver miseramente fallito. Lui aveva avuto successo abbastanza bene secondo le norme morali dei suoi vicini e amici, ma nel suo sobrio giudizio di se stesso non era riuscito a raggiungere l'unico obiettivo della sua ambizione morale e a diventare un perfetto maestro di giustizia. Lui aveva cercato di vivere secondo le regole, e lui aveva scoperto che questo era un metodo di virtù molto insoddisfacente. Poi, non essendo riuscito a vivere perfettamente secondo le regole, una visione del Signore gli aveva insegnato un altro metodo di vita: il metodo della fede e dell'amore. Il nuovo motivo cristiano lo solleva e lo guida. E le sue epistole risuonano con la consapevolezza del potere. Tra le parole più frequentemente ripetute in queste Epistole del grande apostolo c'è questa parola "potenza". San Giovanni ha tre parole caratteristiche, che denotano la sua concezione pura, giusta, cristiana di ciò che saremo: le parole luce, vita, amore. San Paolo ha anche tre parole, spesso ricorrenti, che rivelano la sua nuova coscienza cristiana della redenzione - grazia, fede, potenza - nella dimostrazione dello Spirito e della potenza, la potenza della risurrezione, la potenza di Cristo. Chi è quest'uomo che pretende di aver scoperto il segreto di un potere superno per la vita e per la morte? Chi è quest'uomo che pretende di riuscire dove tutte le nostre filosofie falliscono? Quale impossibile forza motrice della vita è quella di cui si vanta l'ebreo convertito? La risposta di San Paolo, tuttavia, riguardo alla forza motrice sufficiente per la vita, altri intorno a lui cominciarono a provare, e ci riuscirono. È stato verificato nell'esperienza degli uomini migliaia di volte e nelle condizioni di vita più diverse. Un moderno non credente, che pensa che l'unica speranza per rendere gli uomini migliori sia attraverso una buona educazione praticata scientificamente, ammette che il motivo cristiano ha potere su certi spiriti elevati e rari, ma non influenza molto, pensa, la generalità delle persone. Ma un non credente nel secondo secolo sollevò esattamente l'obiezione opposta contro la nuova fede cristiana, e si lamentò che i convertiti cristiani erano fatti dai commercianti di lana, dai calzolai e dalle masse ignoranti. Se mettiamo insieme le due obiezioni, l'antica e la moderna, esse rendono questo giusto tributo alla potenza del vangelo, che fa appello ai più umili e ai peggiori, mentre ha anche un'ispirazione più nobile per gli spiriti più rari. Essendo questo il fatto incontestabile, possiamo procedere ora a considerare quale sia questa forza motrice morale che San Paolo portò in sé a Roma. Il nostro testo pone l'intera questione nella forma più semplice: la forza del Signore Gesù Cristo, la Sua potenza che riposa sul discepolo. Non siamo, forse, abituati a pensare alla vita di Gesù come alla vita forte; eppure era la vita della forza. Pensiamo a Lui come a Colui che è stato misericordioso, che è andato attorno facendo del bene; pensiamo a Lui come all'Uomo dei Dolori. La mitezza, la pazienza, l'abnegazione, la sofferenza, la sottomissione: queste sono le virtù cristiane preminenti; e somiglianza a Cristo significa oblio di sé. Eppure sembra che l'apostolo coraggioso e dal cuore grande sia rimasto meravigliosamente impressionato dalla forza del Cristo. La potenza di Gesù glielo comandò. Il disprezzato Nazareno, scopre, era il Signore. Il Crocifisso, egli vede, è l'Imperatore di tutti i mondi. San Paolo riceve lo Spirito di Cristo come Spirito di potenza. Dall'inizio alla fine la vita di Gesù fu caratterizzata da questi tre segni morali distintivi del più alto potere umano: perfetto equilibrio di sé, decisione istantanea, proposito sicuro e ininterrotto. Valutata da tali prove di potere, la vita del Figlio dell'uomo fu la vita più forte mai commissionata all'Eterno su questa terra. In primo luogo, è come l'influenza personale di Gesù. Questa è oggi la cosa più forte del mondo. Non c'è forza più grande sotto le stelle dell'influenza personale del Cristo. Le generazioni non possono passare dal suo incantesimo. Non c'è tipo di virtù che non sia stato rafforzato da essa, non c'è grazia di carattere che non sia stata esaltata da essa. L'esempio personale del Cristo è il potere regale e autorevole della storia moderna. In secondo luogo, in questa potenza di Gesù, di cui San Paolo era profondamente consapevole, è contenuto un grande materiale di verità per il carattere e la condotta. Le verità che il Vangelo presenta sono verità che sono direttamente convertibili nel carattere; Essi irrompono facilmente nella pura fiamma dello Spirito consacrato. Tutte le verità hanno delle relazioni, dirette o indirette, con la condotta; ma queste verità cristiane sono verità preminenti da fare; sono ricchi di materiale per il movente. Questo è il valore delle dottrine cristiane; Sono materiali per la vita. Le dottrine delle Epistole si ramificano subito nei precetti pratici delle Epistole: le verità del Vangelo portano i frutti della rettitudine. Se nelle nostre prove, tentazioni, ansietà, responsabilità o lutti, desideriamo trovare verità che mantengano il nostro cuore sempre giovane e ci impartiscano una forza spirituale inesauribile, dobbiamo aprire le nostre Bibbie e lasciare che queste parole di ispirazione rinnovino il nostro coraggio, calmino il nostro spirito, mettano i nostri doveri quotidiani su una musica celeste, ci impartiscano in mezzo ai conflitti del mondo qualcosa della forza di Gesù e della pace di l'Eterno. In terzo luogo, il potere di Gesù, che un apostolo pregò potesse riposare su di lui, non era solo l'influenza della vita ricordata del Signore, né era interamente la forza che si poteva ottenere assimilando le verità del vangelo; era anche la potenza vivente dello Spirito di Cristo. Il motivo di ogni bontà nella vita dei credenti, e la potenza della perseveranza dei santi, è l'influenza con l'anima del Signore asceso e l'opera dello Spirito Santo, che usa tutta la rivelazione cristiana di Dio come mezzo e canale del potere redentore dell'amore di Dio sulla terra. Che cosa vediamo, allora? Cosa troviamo? Dappertutto intorno a noi, sì, e dentro di noi, un conflitto di forze, il bene e il male; e i destini eterni che attendono i risultati di questa lotta della nostra mortalità. (Newman Smyth.)

La potenza della grazia divina:-La stretta connessione tra un sincero riconoscimento di tutto ciò che è implicito nel peccato del mondo e un apprezzamento della realtà della grazia, è stata chiaramente mostrata nella storia dell'errore. Essa teneva insieme le due negazioni che caratterizzavano l'eresia pelagiana del V secolo. Infatti è stato giustamente detto che "fu solo ignorando il grande rovesciamento che Pelagio poté fare a meno della grande forza ristoratrice". Lui doveva dire "non abbiamo peccato innato" per poter dire "non abbiamo bisogno della grazia interiore". E in ogni momento non c'è modo più sicuro per prosciugare la vita della nostra religione e per spegnere ogni splendore nelle cose della fede, che quello di scherzare con l'idea del peccato, di mitigare il verdetto della coscienza riguardo ad esso, di cercare di spiegarlo o di renderci tranquilli in sua presenza. Nascondiamo a noi stessi la gravità della malattia, e allora il rimedio sembra sproporzionato e inutile. Ma quando la coscienza è poco sofisticata e schietta; quando rendiamo giustizia con i nostri pensieri al potere e alla tirannia del peccato; allora sentiamo che nulla, se non un'energia reale e viva, potrebbe far fronte a una tale miseria; Quella grazia deve essere una realtà se si vuole affrontare il peccato del mondo. E la grazia è davvero la più reale. È un'energia almeno altrettanto vera, rintracciabile nel grande corso della storia umana come qualsiasi influenza che possiamo trovarvi. Ma prima di cercare di vedere il suo operare, è necessario che sappiamo che cosa significa la grazia nel pensiero e nell'insegnamento cristiano. "La grazia", scrive il dottor Mozley, "è potere. Quella potenza con cui Dio opera nella natura è chiamata potenza. Quella potenza con cui Lui opera nella volontà delle Sue creature ragionevoli è chiamata grazia". Ancora una volta, nelle parole del Dr. Bright, "La grazia è una forza nell'ordine spirituale, non semplicemente l'immeritata gentilezza di Dio in astratto, ma tale gentilezza in azione come un movimento del Suo Spirito all'interno dell'anima, risultante dall'Incarnazione, e che impartisce alla volontà e agli affetti una nuova capacità di obbedienza e di amore". E ancora una volta, il Dr. Liddon scrive: "La grazia non è semplicemente un sentimento di gentilezza da parte di Dio, ma un dono positivo conferito all'uomo. La grazia è una forza reale e attiva: è la potenza che opera in noi, illuminando l'intelletto, riscaldando il cuore, rafforzando la volontà dell'umanità redenta. È la potenza dello Spirito eterno, che rinnova l'uomo unendolo, immediatamente o attraverso i sacramenti, alla sacra Umanità del Verbo Incarnato". Tale è la grazia che un cristiano pensa ad essa e vive di essa. È l'opera, la presenza di Dio, lo Spirito Santo in noi, che ci porta tutto ciò che il nostro Salvatore è morto ed è risorto per vincere per noi. Ma qui ci stiamo muovendo su un terreno che ci può essere risolutamente negato. La dottrina della grazia è tanto poco congeniale alla ragione naturale, né a una visione superficiale della vita umana, quanto lo è la dottrina della Caduta. Ma anche qui, credo, uno studio più profondo e più riconoscente dei fatti tradisce l'azione di un certo potere, per il quale è molto difficile spiegare con una stima puramente naturale. Poiché la verità del peccato originale è allo stesso tempo il più oscuro e il più illuminante dei misteri; Come tutti i fenomeni della storia peccaminosa ci costringono a risalire a quel punto impercettibile, dove per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e la morte per mezzo del peccato: così si può dire che la grazia è allo stesso tempo la più imperscrutabile e la più certa di tutte le forze che entrano nel corso della vita. Il vento soffia dove vuole, e tu ne senti il suono, ma non sai da dove viene e dove va; Ma come i grandi alberi ondeggiano come canne, come le nuvole scrosciano nel cielo, come la nave balza in avanti sopra le onde e si protende verso il porto, non dubitate della realtà della forza che si agita. E la grazia, la grande energia nell'ordine spirituale; la grazia, l'Onnipotente Potenza di Dio nella volontà delle Sue creature ragionevoli, ha i suoi fenomeni, i suoi effetti, almeno altrettanto reali, difficili da negare o da spiegare - anche se non così difficili da ignorare - come tali segni del vento senza vista. Alcifrone, il minuscolo filosofo del dialogo del vescovo Berkeley, il gentiluomo arguto e libero pensatore del suo tempo, attacca il cristianesimo proprio da questo terreno. La grazia, dice veramente, è il punto principale della dispensazione cristiana; ma poi si lamenta così: "Su richiesta di un amico filosofo, ho dato un'occhiata agli scritti che mi ha mostrato di alcuni teologi, e ho parlato con altri su questo argomento, ma dopo tutto quello che avevo letto o sentito non riuscivo a capirne nulla, avendo sempre trovato ogni volta che mettevo da parte la parola grazia e guardavo nella mia mente una perfetta vacuità o privazione di tutte le idee". E aggiunge con ingenua fiducia in se stesso: "Poiché sono incline a pensare che le menti e le facoltà degli uomini siano fatte molto simili, sospetto che altri uomini, se esaminassero ciò che chiamano grazia con esattezza e indifferenza, sarebbero d'accordo con me che non c'era nulla in essa se non un nome vuoto". Ad Alcipro si oppone Eufanora con un argomento che è del tutto sufficiente per il suo scopo. Lui è invitato a contemplare la forza come aveva contemplato la grazia, "essa stessa nella sua precisa idea", escludendo la considerazione del suo soggetto e dei suoi effetti; e anche qui è costretto a scoprire la stessa vacuità e privazione mentale; chiude gli occhi e medita qualche minuto, e dichiara che non può farci nulla: - e così la sua affermazione, se ha un qualche valore, implicherebbe la negazione della forza così come della grazia; e per questo non è preparato. Ma quale strana ristrettezza dell'orizzonte; quale mancanza di simpatia e immaginazione; quale prontezza ad accontentarsi presto del proprio racconto del proprio frammento di mondo - si mostra quando Alciphron o chiunque altro può pensare che non c'è nulla da trovare o da studiare dove i cristiani parlano di grazia; che "una perfetta vacuità e privazione di idee" è uno stato d'animo filosofico nei suoi confronti; che può essere liquidato con disprezzo o compassione come un semplice nome vuoto. La grazia, infatti, non è offerta all'attenzione e alla considerazione come un mero fenomeno soggettivo, ma semplicemente come un'esperienza della vita interiore, sostenuta da una nuda affermazione, incapace di prove e di prove; no, ha i suoi fatti da indicare, i suoi risultati scritti nella storia degli uomini e evidenti nella loro vita quotidiana; le sue conquiste, accreditate ad essa da coloro che erano certamente più vicini agli avvenimenti, conquiste difficilmente spiegabili e mai ignorabili da qualsiasi mente che pretenda il temperamento della filosofia. Gli effetti assegnati alla grazia nella vita e nella storia sono tanto seri e distinti, quanto necessariamente da riconoscere e affrontare, come gli effetti della forza, o del peccato, o della passione. Prendete solo un grande esempio dalla storia. Quando il potere, la dignità, il carattere di Roma si stavano disgregando; quando i poeti e gli storici avevano visto e detto la pura verità che la società stava sprofondando sempre di più, di male in peggio; Quando tutti i principi della grandezza nazionale o individuale sembravano screditati e confusi, quando il vizio si impadroniva di un tratto dopo l'altro della vita umana, allora improvvisamente l'intera deriva della storia morale, l'intero aspetto della lotta cambiarono. Una nuova forza apparve sulla scena. "Mi sembra", dice il Decano di San Paolo, "che l'esultanza che appare nella letteratura cristiana primitiva, a cominciare dalle Epistole Apostoliche, alla prospettiva ora finalmente rivelata, entro i limiti di una sobria speranza, di una grande rivoluzione morale nella vita umana, che l'estatica fiducia che pervade queste epoche cristiane, che finalmente la routine del vizio e del peccato ha incontrato il suo pari, Che si sia presentata una nuova e stupefacente possibilità, che gli uomini, non qua e là, ma su larga scala, possano raggiungere quella cosa finora senza speranza per le moltitudini, la bontà, è una delle cose più singolari e solenni della storia". "La monotonia dell'avvilimento sempre più profondo", "l'incantesimo e l'abitudine del male" erano ora spezzati, e "un terribile trasporto di gioia riempì le anime degli uomini quando videro che c'era la possibilità, più che il caso, i chiari segni precursori, che la natura umana diventasse qui, ciò che nessuno aveva mai osato che sarebbe diventato, moralmente migliore". Questo è stato un vero successo, se c'è qualcosa nella storia che c'è di più. Questa è la testimonianza unanime di tutti coloro con la cui vita e il cui lavoro Dio ha compiuto quell'opera potente e ha rinnovato la faccia della terra. Quella raccolta di ogni speranza, quella sorprendente riaffermazione della bontà contro la tirannia fiduciosa del male, è stata l'opera della grazia. La grazia è stata la potenza che è entrata e ha cambiato la questione della lotta, le sorti della storia umana. La sua grazia ci basta; la sua grazia che giorno dopo giorno cambia i cuori e la vita dell'uomo; la Sua grazia che dà ai poveri la loro meravigliosa pazienza, semplicità e fiducia; La sua grazia che può sostenere una donna paziente e diffidente di sé attraverso i compiti più tetri e ripugnanti della carità e della compassione; La Sua grazia che mantiene risolute e instancabili le volontà dei Suoi servi attraverso l'estremo stress del superlavoro e della sofferenza, nelle ore stesse della malattia, fino al volto stesso della morte; La sua grazia che cambia l'orgoglio in penitenza e umiltà, che conquista i sensuali alla castità, gli intemperanti all'autocontrollo, i duri e gli ingrati allo splendore di una vita dolce. La sua grazia che dappertutto, nella quiete dove Lui ama lavorare, sta districando le anime degli uomini dagli ingrossamenti del peccato, riparando, a poco a poco, la rovina della nostra caduta, rinnovando a tutti e più di tutto la sua bellezza primordiale, quell'immagine e somiglianza di Dio Onnipotente, in cui ai primi Lui modellò l'uomo per essere il signore, il sacerdote, il profeta del mondo. Così la Sua grazia è sempre all'opera, che si sforza intorno a noi: così è sempre pronta a lavorare, a lottare e a vincere, statene certi, in ognuno di noi. Nessuno scopo è troppo alto, nessun compito troppo grande, nessun peccato troppo forte, nessuna prova troppo dura per coloro che pazientemente e umilmente riposano sulla grazia di Dio: che sperano in Lui affinché Lui possa rinnovare le loro forze. (Dean Paget, D.D.)

La mia grazia ti basta:-

(I.) C'è la grazia sempre promessa al popolo di Dio nelle sue necessità, ma non la grazia più di quanto sia necessario per l'occasione che la chiama. Dio non getta i doni della Sua grazia con noncuranza dal Suo trono senza fare riferimento alle circostanze speciali o ai bisogni del Suo popolo. La forza viene impartita con precisione all'emergenza. Se la grazia fosse impartita più che sufficiente per il bisogno presente, sarebbe decisamente dannosa. Se, dopo aver superato la prova di oggi, il cristiano avesse ancora una scorta in mano che potrebbe bastare per domani, si sentirebbe come assolto dalla necessità della preghiera e della vigilanza per l'avvenire. Dio conosce troppo bene la nostra propensione all'auto-giustizia per dare la tentazione all'indipendenza; Lui sa fin troppo bene quanto gli uomini siano inclini alla sicurezza e all'accidia, per porre sulla loro strada questo incentivo all'inattività. Eppure quanti sono i figli di Dio che mormorano contro una tale disposizione e anelano appassionatamente a una tale riserva di grazia che li esonera dal sentimento della debolezza presente e li tranquillizza di fronte al pericolo imminente! C'è una sorprendente analogia a questo riguardo tra il modo in cui agisce Dio nella Sua provvidenza e il modo in cui agisce Dio nella Sua grazia. La supplica nella preghiera del Signore: "Dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano" Luca 11:3, indica a sufficienza i limiti del dovere e delle aspettative di un cristiano riguardo alla sua parte mondana. E proprio come si vede spesso l'uomo che accumula ricchezze corruttibili, per poter finalmente dire a se stesso: "Anima, riposati: hai molti beni accumulati per molti anni"; così, allo stesso modo, il cristiano, in mezzo alla sua debolezza e alle sue paure, è spesso visto desideroso di una misura di grazia e di forza tale da poter non solo affrontare la difficoltà presente, ma mettere la sua anima a proprio agio per quanto riguarda i problemi o le tentazioni future. Ma potrebbe non esserlo. La tua vita in questo mondo deve essere una vita di costante, infantile, completa dipendenza da Dio

(II.) C'è la grazia promessa al credente in ogni stagione di prova, ma non la grazia prima che sia necessaria. Sia per quanto riguarda la misura della grazia comunicata al Suo popolo, sia per quanto riguarda il tempo in cui viene impartita, Dio ci insegnerebbe chiaramente che Lui tiene la questione nelle Sue mani. Dio dà grazia al Suo popolo nelle sue necessità, ma non fino a quando non si verifica la necessità. E perché la grazia è così ritardata fino all'ora in cui è richiesta, e non impartita in anticipo per sostenere l'anima nella prospettiva, così come nell'esperienza, del conflitto? Proprio perché "è bene che l'uomo speri e attenda tranquillamente la salvezza del suo Dio" Lamentazioni 3:26. Che cosa diremo a un discepolo così oppresso e tremante? Diremmo: "Non è giusto confrontare il vostro attuale stato spirituale con il vostro futuro o con le possibili prove nei mesi o negli anni che verranno". La grazia che Dio ti ha dato oggi è destinata ai doveri di oggi; Ed è sufficiente per loro. Se i doveri che vi saranno assegnati in futuro, o le tentazioni che vi assalgono, sono più difficili da affrontare rispetto al presente, allora potete essere certi che vi sarà impartita una misura di forza maggiore di quella di cui godete ora. Eppure, quanti sono i figli di Dio, deboli nella fede e deboli nella speranza, che invano si inquietano e mettono in difficoltà le loro anime con insensate anticipazioni del futuro come queste!

(III.) C'è la grazia promessa al popolo di Dio nelle sue necessità, e la grazia non meno di quanto è necessario. L'uomo morente, sebbene debole e sfinito, ha trovato in quell'ora una provvista contro tutte le sue prove. Come l'antico patriarca, egli ha raccolto i piedi nel letto, pronto, sì, ansioso, di andarsene. (Giacomo Bannerman, D.D.)

Grazia sufficiente:-

(I.) Osserviamo che il testo ci protegge da un'anticipazione troppo ansiosa del futuro

(II.) Ma ancora una volta, il testo ci offre la grazia in proporzione al nostro bisogno. Questa preziosissima promessa è estesa a tutti coloro che sono disposti a riceverla. Sono molti gli aspetti in cui questa offerta richiede la nostra attenzione

(1.) È universale nella sua gamma. Non c'è caso che non si ritiri. Per quanto diverse siano le circostanze degli uomini, qui c'è qualcosa di abbastanza adeguato a tutta la loro varietà. Si teme la povertà; un altro teme le tentazioni della prosperità

(2.) Ed è giudizioso nel suo significato. Non ha lo scopo di soddisfare i nostri desideri, che sono spesso insensati, ma di soddisfare le reali esigenze del nostro caso. Vorremmo scegliere le benedizioni per noi stessi, o almeno sapere quali saranno le benedizioni. Eppure non siamo mai così propensi a sbagliare come quando siamo più sicuri di noi stessi. Quante volte vediamo uomini comportarsi in modo diverso in condizioni di vita cambiate rispetto alla condotta a cui erano destinati! 3. Questa è un'offerta, inoltre, molto tenera nella sua compassione. È ricco di misericordia del tipo più premuroso

(4.) Quanto sono ricche le benedizioni che sono così assicurate! Nessun giorno, per quanto temuto, è privo della sua graziosa promessa all'orecchio della fede

(III.) Se, quindi, queste cose sono vere, dobbiamo usare la grazia di Dio nel fare il nostro lavoro quotidiano. Solo nella misura in cui siamo forti nel Signore ora, siamo liberi di aspettarci la Sua forza per il futuro. D'altra parte, in questo testo c'è molto di più da incoraggiare che da rimproverare. Ci invita a non scoraggiarci di fronte alla vastità della salvezza dell'anima. Non dobbiamo pensare che tutto ciò che è implicito in questa espressione possa essere realizzato immediatamente. La storia del pendolo scontento non si ripeterà mai abbastanza anche agli adulti. Il pendolo cominciò a riflettere quante volte aveva oscillato nell'ora, e poi, moltiplicando i suoi colpi per le ore del giorno, e questi di nuovo per i giorni della settimana, e infine per le settimane dell'anno, giunse a vedere quante volte avrebbe dovuto muoversi avanti e indietro in un anno; e sopraffatto dal pensiero, si fermò improvvisamente. Cominciò a oscillare di nuovo, solo quando gli si ricordò che, dopo tutto, non era mai stato necessario muoversi più di una volta al secondo, e che non aveva nulla a che fare con il futuro. Questa certezza dobbiamo tutti averla a cuore. È al nostro dovere attuale, e solo ad esso, che un testo come questo ci chiama. Il piano divino per rafforzarci è per gradi. Forma abitudini di fiducia, sottomissione e attività. Allontanate da voi tutte le aspettative irragionevoli di ottenere dalla grazia di Dio più di quanto sia sufficiente per voi, e non meravigliatevi se lo otterrete solo quando ne avete bisogno. Se un giovane calcolasse il numero di sforzi mentali che deve compiere per padroneggiare qualsiasi ramo del sapere, non dispererebbe ? Se gli Israeliti avessero saputo di tutte le loro peregrinazioni, sarebbero usciti dall'Egitto? La grazia di Dio compie la sua opera in ogni cristiano giorno per giorno. (A. MacEwen, D.D.)

La grazia sufficiente di Dio:-

(I.) Che bisogno c'è di ogni vera vita che abbia una qualche concezione di se stessa all'interno della quale tutte le sue attività speciali dovrebbero muoversi e fare il loro lavoro. Ciò che la pelle è per il corpo umano, che tiene tutte le parti del macchinario interno compatte al loro lavoro; Ciò che la costituzione semplice è per uno stato altamente elaborato, che avvolge tutte le sue funzioni, tale per le molteplici azioni di un uomo è una grande e semplice concezione della vita, che circonda tutti i dettagli, dando loro unità, semplicità, efficacia. Il grado in cui la vita è immediatamente e coscientemente consapevole della sua concezione avvolgente può variare molto. Alcuni dovrebbero fermarsi e riprendere coscienza prima di potervi dare una chiara dichiarazione di esso. Tuttavia la dignità, la bellezza, l'utilità della vita umana sembrano dipendere da questo. Ecco un uomo tutto scintillante di luminosità: ogni atto che fa, ogni parola che dice, è un unico, separato punto di elettricità, che brilla ancora di più solo a causa del suo isolamento. Ecco un altro uomo di gran lunga meno brillante; La sua elettricità non brilla nei punti brillanti, ma vive invisibile e potente attraverso tutto ciò che fa ed è. Ora è al secondo uomo, non al primo, che il mondo deve cercare il potere buono e costante

(II.) Si noti la concezione speciale della vita che si trova nel testo. Che la vita dell'uomo deve avere abbondanti provviste per tutto ciò di cui ha bisogno, e tuttavia tutta questa abbondanza non deve venire da sé o in sé, perché la vita umana stessa è parte integrante della vita divina

(1.) Questa concezione esclude due idee: la prima, che non c'è sufficienza per l'uomo; la seconda, che l'uomo porta in sé la sua sufficienza. Come queste due idee dividono tra loro i cuori degli uomini! Gli uomini timidi, stanchi, scoraggiati dicono: "La vita umana è un fallimento predestinato: piena di bisogni per i quali non c'è soddisfazione, di domande per le quali non c'è risposta". Chi è sicuro di sé, ha fiducia in se stesso e dice: "L'uomo è soddisfatto di se stesso. Che egli metta in campo tutte le sue forze ed egli provvederà a tutti i suoi bisogni e risponderà a tutte le sue domande". E poi Dio dice: "No, entrambi hanno torto; devi essere soddisfatto, ma devi essere soddisfatto in Me; devi avere sufficienza, ma la mia grazia deve esserti sufficiente". 2. Ora l'uomo non può riposare nella ferma convinzione dell'insufficienza. Lui ha una profonda e vera convinzione di non avere alcun potere o bisogno per il quale non ci sia una fornitura corrispondente da qualche parte a portata di mano, e.g., il suo potere di adorare l'amore gli dà la certezza che c'è un essere degno di tale amore. D'altra parte, che l'uomo trovi l'umanità sufficiente per le sue forze e i suoi bisogni, è reso eternamente impossibile dallo strano fatto di cui tutta la storia dell'uomo è testimone, che l'uomo, sebbene egli stesso finito, ha bisogno dell'infinito per affrontare e su cui riposare. Questo fatto è la testimonianza perpetua che l'uomo è il figlio di Dio. Al bambino possono essere ricordati i suoi limiti, eppure si alza sempre per rivendicare per sé l'importanza della vita di suo padre. Non si possono mai stabilire linee di demarcazione intorno al regno della conoscenza e dire all'uomo: "Questo è il limite di ciò che puoi conoscere". Lui cancellerà le tue righe e sceglierà proprio quelle cose su cui esercitare la sua facoltà di conoscenza. Quale uomo ama veramente e pone un limite alla bellezza di ciò che ama? Chi, che con la migliore ambizione umana cerca il carattere, può fissare un obiettivo e dire: "Questo è il meglio che è possibile per me, un uomo"? Non c'è alcun vero contenuto fino a quando, dietro tutti gli schemi che si presentano a lui, alla fine egli ode la voce molto lontana al di là di tutti loro che lo chiama: "Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli". Allora il finito ha udito la voce dell'infinito a cui appartiene, alla quale risponderà sempre, e subito si mette in cammino nel suo viaggio senza fine e va contento

(III.) È in visioni come queste che trovo la mia sicurezza in questi giorni di dubbio sulla natura e sul destino dell'uomo. Se l'uomo è figlio di Dio, allora l'uomo non può essere permanentemente ateo. Questo pover'uomo o quello può essere ateo, forse; questo figlio o che possa rinnegare o rinnegare suo padre; ma il bambino del mondo, l'uomo, per lui il senso di non essere fatto per l'insufficienza, e il senso di non essere sufficiente per se stesso, lo riporterà sempre indietro dai suoi vagabondaggi più oscuri e remoti, e lo metterà dove sentirà la voce che sola può soddisfarlo completamente e definitivamente, dicendo: "La mia grazia ti basta".

(IV.) E ora, se è qui che l'anima dell'uomo deve riposare, vediamo qual è il riposo che l'anima dell'uomo troverà qui; che cosa sarà per un uomo quando il segreto e il potere della sua vita è che egli riposa sulla sufficienza della grazia di Dio? 1. Questa grazia di Dio deve essere un elemento perpetuo in cui dimora la nostra vita, e non un assistente occasionale chiamato a far fronte a particolari emergenze. Dico a un uomo: "Chi è la tua sufficienza? Su chi confidi per avere aiuto?" e la sua risposta è: "Dio"; e suona proprio come se pensasse che Dio fosse un uomo nella casa accanto, qualcuno a portata di mano quando lo si desidera. Faccio le stesse domande a un altro uomo, e lui risponde: "Dio"; e sembra che la luce del sole parli del sole, come se il ruscello parlasse della sorgente, come se il sangue parlasse del cuore, come se la pianta parlasse della terra, come se la montagna parlasse della gravitazione che viveva in ogni sua particella e la teneva nella sua eterna sede; anzi, come se il bambino parlasse di suo padre "nel quale viveva e si muoveva ed esisteva". 2. Prendi casi speciali

(1) Ecco il nostro smarrimento riguardo alla verità. Uno che dubita, quando arriva la sua domanda difficile, dice con pronta fiducia: "Andrò a chiedere a Dio", e porta il suo problema alla Bibbia, allo stanzino, come se andasse a consultare un oracolo, e come se, quando avesse ottenuto, o non avesse ottenuto, una risposta, avrebbe lasciato l'oracolo e sarebbe tornato a vivere con le proprie risorse fino a quando non fosse emersa un'altra domanda difficile. Non dico che questo sia del tutto negativo; Ma sicuramente c'è qualcosa di meglio. Un altro scettico risponde alla sua domanda sconcertante con: "Dio conosce la spiegazione e la risposta. Non so se Dio mi dirà quale sarà la risposta. Forse Lui lo farà, forse no; ma Lui lo sa".

(2) E così è per quanto riguarda l'attività e l'efficienza. Un uomo dice: "Qui c'è una grande opera da fare; Dio mi darà la forza di farlo"; e così, quando è fatto, è più propenso a chiamarlo il suo lavoro. Un altro uomo dice: "Ecco questo lavoro da fare; Dio lo farà, e se Lui si servirà di me per qualsiasi parte di esso, eccomi qui. Mi rallegrerò come lo strumento gioisce nella mano dell'artista". Quando quel lavoro è finito, l'operaio guarda con meraviglia la propria impresa e grida: "Che cosa ha fatto Dio!"

(3) Di nuovo, un sofferente grida: "Signore, rendimi forte"; un altro sofferente grida: "Signore, lasciami riposare sulla Tua forza". 3. Ci sono sempre questi due tipi di uomini. La scena nella valle di Elah trova sempre la sua ripetizione. Davide e Golia sono perpetui: da un lato la forza orgogliosa, autosufficiente e autosufficiente; e dall'altro l'esile giovane giudeo, con nient'altro che una fionda e una pietra, con i suoi ricordi di lotte in cui non ha avuto altra forza che la forza di Dio, e ha vinto, senza vanteria, nient'altro che una preghiera sulle labbra. Golia può ringraziare i suoi dèi per i suoi grandi muscoli; ma è una forza che gli è stata così completamente consegnata che ora ci pensa, se ne vanta, la usa come sua. La forza di Davide risiede in Dio, e fluisce da Dio attraverso di lui solo quando la sua mano ne ha bisogno per torcere la fionda che deve scagliare la pietra

(4.) È triste vedere anche gli uomini e i tempi cristiani cadere nella vecchia illusione. Sembra che la Chiesa cristiana abbia chiesto troppo spesso a Dio che Lui mettesse in lei la Sua potenza e la Sua saggezza, e la facesse sua; troppo raramente che Lui avvicini la sua vita alla Sua che la Sua sapienza e la Sua potenza, conservate ancora in Lui, siano le Sue perché sono Sue

(V.) Trovo in tutta la vita di Gesù l'illustrazione e la delucidazione perfetta di tutto ciò che ho detto

(1.) Lui non trattò mai la Sua vita come se fosse un deposito temporaneo della vita divina sulla terra, tagliato fuori e indipendente dalla sua fonte; lo trattò sempre come se vivesse della sua associazione con la vita del Padre, su cui poggiava. Gesù era sempre pieno di coscienza infantile; Lui ha sempre tenuto aperta la Sua vita, affinché la vita del Padre potesse fluire attraverso di essa. "Non la mia volontà, ma la tua volontà, o Padre mio"; quello fu il trionfo del Giardino. "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" questa era l'agonia della Croce

(2.) Ciò che Gesù voleva per se stesso, Lui lo vuole per i suoi discepoli. Non l'autocompletezza. Quando Lui ci chiama ad essere Suoi, Lui non vede alcun giorno in cui, dopo aver addestrato il nostro carattere e sviluppato la nostra forza, Lui ci manderà fuori come tu congedi la mattina dalla tua porta il viaggiatore che hai trattenuto tutta la notte, e nutrito e rafforzato e salvato dalla fatica, e pieno di rispetto di te stesso. Un giorno del genere non verrà per sempre. E con questo nella nostra mente, quanto ciò ci sembri misterioso ci diventa chiaro! Se Lui sta avvicinando la nostra vita alla Sua, per essere d'ora in poi una parte della Sua, che meraviglia è se, affinché questa unione possa essere più completa, Lui deve abbattere i muri che sarebbero separazioni tra Lui e noi. La caduta dei muri tra la nostra casa e la casa del nostro amico sarebbe musica per noi, perché renderebbe le due case una sola. La caduta dei muri tra la nostra vita e la vita di nostro Signore, anche se è consistita nel fallimento delle nostre teorie più care e nella delusione dei nostri piani più cari, anche questa sarebbe musica per noi se attraverso la breccia vedessimo la speranza che d'ora in poi la nostra vita sarà una cosa sola con la Sua vita, e tutto il Suo doveva essere anche il nostro

(3.) E come sarebbe apparso, con questa verità davanti a noi, il dovere che dovevamo compiere, l'aiuto che dovevamo dare all'anima di qualsiasi fratello. Non per fargli credere la nostra dottrina; ma per condurlo al nostro Dio. Non per rispondere a tutte le sue domande difficili; ma di metterlo dove potesse vedere che la risposta a tutti loro è in Dio. Non per fare di lui il mio convertito, il mio discepolo; ma per persuaderlo a lasciare che Cristo lo renda figlio di Dio. (Vescovo Phillips Brooks.)

Sulla natura e l'efficacia della grazia divina:-

(I.) La grazia di Cristo è indispensabile per la salvezza

(II.) La grazia di Cristo, in quanto necessaria alla salvezza, è posta alla portata di ogni uomo

(III.) I mezzi con cui la grazia di Dio deve essere ottenuta ci sono chiaramente rivelati

(IV) Propongo di esporvi le prove e le prove attraverso le quali viene accertata l'effettiva acquisizione della grazia divina. Un albero si riconosce dai suoi frutti

(V.) La grazia di Cristo è infinitamente sufficiente

(1.) La grazia divina è sufficiente a fornire la forza per resistere alla tentazione

(2.) La grazia di Cristo è sufficiente per permettere ai Suoi servi di compiere efficacemente alla Sua gloria le imprese che Lui affida loro

(3.) La grazia di Cristo è sufficiente a dare conforto nelle afflizioni e a convertirle in mezzi di miglioramento nella fede e nella santità

(4.) La grazia di Cristo è sufficiente per la salvezza

(1) Mi rivolgo in primo luogo a quelle persone che finora hanno trascurato o disprezzato la grazia di Dio

(2) Per coloro tra voi che hanno lavorato per ottenere la grazia di Cristo, e per applicare al suo oggetto la forza che è concessa dall'alto, le meditazioni sulla natura e l'efficacia del dono promesso dello Spirito di Dio non sono forse meno importanti che per gli incauti o i peccatori incalliti. Non rattristate dunque lo Spirito Santo di Dio. (T. Gisborne, M.A.)

Sufficienza della grazia:-"E Lui disse." Il tempo greco, qui, per una bella delicatezza della lingua, significa "Lui ha detto! Lui lo dice ora!" Quell'unica rassicurazione era forte per ogni giorno della vita di Paolo, e per ogni passo del suo cammino verso il cielo. In modo che per il principio stesso del testo diventi nostro. Descriviamo alcune delle nostre necessità, mostrando come tutte possono essere soddisfatte e pienamente soddisfatte dalla grazia del Salvatore

(I.) A volte c'è un grande bisogno cosciente proprio all'inizio di una carriera cristiana. "Il Signore conosce" non solo "quelli che sono Suoi", ma anche quelli che stanno diventando Suoi. E in mezzo a tutti i cambiamenti e le incertezze di un tale tempo, Lui si avvicina e offre grazia sufficiente

(II.) Pensa alla transizione come fatta. Dopo che i fervori del primo amore si sono un po' attenuati, e dopo che la dolce freschezza è passata dalle azioni dell'anima appena nata, allora arriva una freddezza e una pausa. L'anima giovane, nuova alle vie della grazia, corre il pericolo di cadere in un'incredulità pratica. «È così presto per me, mentre ho ancora così tanto da viaggiare e così tanto da fare? Ah, che cosa devo fare in una situazione così ristretta? Non sarebbe meglio tornare come meglio posso, con il peso di questa delusione, di nuovo nel mondo? Meglio non professare nulla che professare e fallire". E questo sentimento non sarebbe affatto irragionevole secondo la visione naturalistica della vita umana. Israele nel deserto ragionava bene dal suo punto di vista. L'Egitto era di gran lunga migliore del deserto come luogo in cui vivere; e se fossero stati in quel deserto per un viaggio casuale, i mormoratori sarebbero stati i saggi, e Mosè e Aaronne gli stolti. Ma cos'è quella piccola cosa bianca per terra ogni mattina? Come fa quella dura roccia a cedere il torrente zampillante? Chi sta accendendo quella colonna di fuoco per la notte? Da dove viene quella ricca gloria che risplende sopra la porta del tabernacolo? Ah, in che modo queste cose cambiano lo stato della natura selvaggia! Anche così, diciamo ad ogni giovane anima scoraggiata, se il Signore ti ha fatto uscire dall'Egitto e ti ha lasciato nel deserto; se Lui è appena sceso per convertirti e poi è salito di nuovo in cielo, lasciandoti ad arrancare da solo per la stanca via della terra, beh, allora puoi anche tornare in Egitto. Ma come è cambiato l'intero caso, quando senti il testo risuonare della tua vita presente! "Il Signore sta dicendo ora: La mia grazia ti basta". Il riferimento non è a una grazia morta che era sufficiente, ma a una grazia vivente che è. "Come il tuo giorno, così sarà la tua forza."

(III.) Un po' più avanti incontriamo uno sul quale, quando dovrebbe sentire i pieni poteri dell'umanità spirituale, è avvenuto un cambiamento agghiacciante e indebolito. Come Giobbe, egli riprende la sua parabola e dice: "Oh, se fossi come nei mesi passati, come nei giorni in cui Dio mi preservava!" ecc. E questo cambiamento è avvenuto, non sa come. Non secondo nessuna declinazione conosciuta. Non per peccati volontari. Non stai tralasciando alcun dovere sociale; Tu stai ancora piegando il ginocchio in preghiera; Ma le dolci esperienze sono scomparse. Ora ci possono essere molti modi per riprendersi. Potreste, per esempio, cercare quel peccato segreto che ha lavorato alle radici della vostra vita. Oppure, consapevole di essere stato troppo pronto a cedere tutta la sua natura allo stato d'animo del momento, potrebbe elevarsi con uno sforzo puramente intellettuale al di sopra di un'eccessiva dipendenza dai suoi sentimenti sempre diversi. Oppure, con la convinzione che tutto è andato storto, potreste cercare una seconda conversione, cosa di cui molti uomini cristiani hanno molto bisogno. Ma il modo più veloce e migliore è il modo del testo. Afferralo saldamente, e le radici della tua fede afferreranno di nuovo il terreno; e attraverso tutti i canali interni della tua vita scorrerà il flusso nutriente; e la tua "foglia" diventerà verde; e il tuo frutto si colorerà e maturerà secondo la sua "stagione".

(IV.) Un altro si staglia forte e oscuro ai nostri occhi, come se l'ombra di una calamità imminente si stendesse sulla sua vita. Lui ha corso bene, e non è senza speranza di potersi candidare di nuovo. Nel frattempo riesce a malapena a muoversi. Dentro di lui ci sono le lotte di un'anima tentata. Lui fuggirebbe, ma lui non può. Deve passare o cadere, a meno che Dio non trovi una via di scampo. E lo senti chiedere: "Che cosa devo fare? Come mi verranno qui la salvezza e la liberazione?" Usciranno dal testo. Altrimenti la provvidenza di Dio sarebbe più forte della sua grazia. Lui avrebbe condotto gli uomini in stati e pericoli da cui Lui avrebbe saputo che non ci poteva essere liberazione. Quando una tentazione viene puramente nella provvidenza di Dio, molto spesso si troverà che "con la tentazione" arriva la via di fuga. Dio è fedele. Invocalo, e Lui ti libererà

(V.) Vedete come l'ombra del testo si addolcirà sull'anima che è in difficoltà. Ma quale immagine prenderemo tra i bambini e le scene di dolore? Prenderemo l'uomo dal viso solare, dalla mano soccorrevole, che a volte ha un dolore simile alla morte che gli pesa sul cuore; o il sofferente fisico; O la vedova? Faremmo meglio a non scegliere. Che ogni sofferente ascolti da sé; poi applichi la sicura parola della promessa; poi lo porti a casa a tutti coloro che lo riguardano, come la parola di un Dio che non può mentire. Conclusione:1. "Per te." Se perdi l'applicazione personale, perdi tutto. Questo testo non è per un mondo, ma per un uomo. "Ti basta", giovane pellegrino, corridore stanco, spirito tentato, ecc

(2.) "Per te". Sta a te ora cambiare il pronome e dire, con un cuore grato e meravigliato: "Oggi, e ogni giorno, da ora in poi, e anche per sempre, la Sua grazia mi basta". (A. Raleigh, D.D.)

Grazia uguale al nostro bisogno:-Ogni volta che il Signore mette i Suoi servi a fare un'opera straordinaria, Lui dà loro sempre una forza straordinaria; o se Lui li sottopone a sofferenze insolite, Lui dà loro una pazienza insolita. Quando entriamo in guerra con qualche piccolo capo neozelandese, le nostre truppe si aspettano che le loro spese siano pagate, e di conseguenza paghiamo loro oro a migliaia, secondo le loro spese; ma quando un esercito marcia contro un arcigno monarca, in un paese sconosciuto, che ha insultato la bandiera britannica, noi paghiamo, come sappiamo a nostre spese, non a migliaia, ma a milioni. E così, se Dio ci chiama a prove comuni e ordinarie, Lui pagherà le accuse della nostra guerra a migliaia; ma se Lui ci comanda di combattere insolitamente con qualche nemico tremendo, Lui scadrà le responsabilità della nostra guerra a milioni, secondo le ricchezze della Sua grazia che Lui ha abbondato per noi per mezzo di Cristo Gesù. (C. H. Spurgeon.)

Grazia, segreto di:-Alcune creature viventi mantengono la loro presa con i piedi o con il corpo su superfici piane con un metodo che sembra magico, e con una tenacia che stupisce l'osservatore. Una mosca che marcia a suo agio con i piedi in alto su un soffitto intonacato e un mollusco che si attacca alla superficie liscia e consumata dall'acqua di una roccia basaltica, mentre il lungo moto ondoso dell'Atlantico ad ogni impulso manda un'enorme onda bianca che ruggisce e sibila e scricchiola su di essa, sono oggetti di meraviglia per lo spettatore. Quella solidità apparentemente soprannaturale è la cosa più naturale del mondo. È il vuoto che conferisce tanta forza a queste deboli creature. Il vuoto, da un lato all'interno di un piede di ragnatela e dall'altro all'interno della conchiglia, è il segreto del loro potere. A forza di quel vuoto in sé, la creatura si aggrappa silenziosamente e facilmente al muro o alla roccia, facendo così sua tutta la forza del muro o della roccia. Con la sua vacuità è trattenuto; nel momento in cui si riempie, cade. Ah! è il vuoto di sé di un'anima umile e fiduciosa che fa sua la forza del Redentore, e così lo tiene al sicuro in un mondo malvagio. (W. Arnot, D.D.)

Parole rafforzanti dalle labbra del Salvatore:

1.) Paolo, quando fu colpito dal messaggero di Satana, rivolse la sua preghiera a Cristo, che è una prova della divinità di nostro Signore; e Cristo era un oggetto adatto per una tale preghiera, perché Lui ha sopportato la simile tentazione, e sanno come soccorrere coloro che sono tentati. Inoltre, Lui è venuto sulla terra per distruggere le opere del diavolo, ed è stato per il Suo nome che i diavoli sono stati espulsi dopo che Lui era risorto.

(2.) Questa preghiera non era solo rivolta, ma era come la preghiera di Gesù nel Getsemani. Vedo il Signore Gesù riflesso in Paolo, e ascolto la preghiera ripetuta tre volte, noto il calice che non è stato tolto e vedo la forza impartita in mezzo alla debolezza

(3.) Il nostro testo è uscito dalle labbra di Cristo stesso, e quando Gesù parla un fascino speciale circonda ogni sillaba

(4.) Il senso esatto del greco non è facile da tradurre. L'apostolo non ci dice semplicemente che il suo Signore gli disse queste parole quattordici anni fa. I loro echi risuonavano ancora nella sua anima. "Lui mi ha detto: 'La mia forza ti basta'. Quelle parole, non solo per il momento, lo riconciliarono con il suo particolare problema, ma lo rallegrarono per tutto il resto della sua vita. Nel successivo notiamo...

(I.) Grazia a sufficienza

(1.) Prendendo la parola grazia per significare favore, il passaggio suona: Non chiedere di liberarti del tuo problema, il Mio favore ti basta; o, come lo legge Hodge, "Amore mio". Se hai poco altro che desideri, certamente questo è sufficiente

(2.) Getta l'accento sulla prima parola, "Mio", i.e., Gesù. Perciò è la grazia mediatrice, la grazia data a Cristo come Capo dell'alleanza del Suo popolo. È la testa che parla al membro e dichiara che la sua grazia è sufficiente per tutto il corpo. "Piacque al Padre che in lui abitasse tutta la pienezza", e della sua pienezza abbiamo ricevuto tutto ciò che abbiamo ricevuto, e grazia su grazia

(3.) Metti l'accento al centro. "È sufficiente."

(1) Ora è sufficiente. È facile credere nella grazia per il passato e per il futuro, ma riposare in essa per la necessità immediata è vera fede

(2) Questa sufficienza è dichiarata senza alcuna parola limitativa, e quindi la grazia di Cristo è sufficiente a sostenerti, a rafforzarti, a confortarti, a rendere la tua afflizione utile a te, a permetterti di trionfare su di essa, a tirarti fuori da diecimila simili e a riportarti a casa in cielo. Qualunque cosa sia buona per te, la grazia di Cristo è sufficiente per concederla; qualunque cosa ti nuoci, la Sua grazia è sufficiente a scongiurare; qualunque cosa tu desideri, la Sua grazia è sufficiente a darte, se ti è buona; qualunque cosa tu voglia evitare, la Sua grazia può proteggerti da essa, se così la Sua saggezza ti imporrà

(4.) Metti l'accento sulla prima e sull'ultima parola: "Mio [...] te." Certo, la grazia di uno come il mio Signore Gesù è sufficiente per un essere così insignificante come me. Metti un topo in tutti i granai d'Egitto quando erano più pieni dopo sette anni di abbondanza, e immagina quel topo che si lamenta di poter morire di carestia. Immaginate un uomo che sta su una montagna e dice: "Respiro così tanti piedi cubi d'aria in un anno; Ho paura che alla fine inalerò tutto l'ossigeno che circonda il globo". Non rende ridicola l'incredulità?

(II.) Forza perfezionata. Ricordate che è stato così con Cristo. Lui era forte quanto alla Sua Divinità; ma la Sua forza di Mediatore è stata resa perfetta attraverso la sofferenza. La Sua forza per salvare il Suo popolo non sarebbe mai stata perfezionata se Lui non avesse preso su di Sé la debolezza della natura umana. Questa è la forza che si rende perfetta nella debolezza

(1.) La potenza di Gesù può essere perfettamente rivelata nel Suo popolo solo mantenendolo e sostenendolo quando è in difficoltà. Chi conosce la perfezione della forza di Dio finché non vede come Dio può rendere forti le povere creature gracili? Quando vedi un uomo di Dio ridotto in povertà, eppure non si lamenta mai; quando senti il suo carattere assalito dalla calunnia, eppure rimane impassibile come una roccia, allora la forza di Dio si rende perfetta in mezzo alla debolezza. Fu quando minuscole creature fecero tremare il faraone che i suoi maghi dissero: "Questo è il dito di Dio". 2. La forza di Dio è resa perfetta per l'apprensione del santo quando è debole. Se avete prosperato negli affari e goduto di buona salute per tutta la vita, non sapete molto della forza di Dio. Potresti averne letto nei libri; potresti averlo visto in altri; ma un granello di esperienza vale una libbra di osservazione, e si può ottenere la conoscenza della potenza di Dio solo attraverso una conoscenza sperimentale della propria debolezza, e non è probabile che la si ottenga se non quando si è guidati lungo la via spinosa che la maggior parte dei santi di Dio deve percorrere. La grande tribolazione fa emergere la grande forza di Dio

(3.) Il termine "reso perfetto" significa anche raggiunge il suo scopo. Dio non ha fatto per noi ciò che Lui intende fare, a meno che non abbiamo sentito la nostra propria mancanza di forza. La forza di Dio non sarà mai perfezionata finché la nostra debolezza non sarà perfezionata. Quando la nostra debolezza è completamente sentita, allora la forza di Dio ha fatto la sua opera in noi

(4.) La forza di Dio è più perfezionata o più glorificata dal fatto che usa la nostra mancanza di forza. Immaginate che il cristianesimo fosse stato imposto agli uomini con i severi argomenti che Maometto mise nelle mani dei suoi primi discepoli, la gloria sarebbe stata ridondata al coraggio umano e non all'amore di Dio. Ma quando sappiamo che dodici umili pescatori hanno rovesciato colossali sistemi di errore e hanno posto la Croce di Cristo al loro posto, esclamiamo adoranti: "Questo è il dito di Dio". E così, quando il Signore prese un ciabattino consacrato e lo mandò nell'Hindostan, qualsiasi lavoro fosse stato fatto da William Carey era evidentemente visto come del Signore

(5.) Tutta la storia mostra che la grande forza di Dio si è sempre manifestata e perpetuata nella debolezza umana. Cosa ha reso Cristo così forte? Non era forse che Lui accondiscendeva ad essere così deboli? E in che modo Lui ottenne la Sua vittoria? Con la Sua pazienza, con la Sua sofferenza. In che modo la Chiesa è mai stata forte? Che cosa ha prodotto la forza di Dio in modo che sia stata innegabilmente manifesta, e di conseguenza operante sull'umanità? È stata la forza della Chiesa? No, ma la sua debolezza, perché quando gli uomini hanno visto i credenti soffrire e morire, è allora che hanno visto la forza di Dio nel Suo popolo. La debolezza del martire, mentre soffriva, rivelava la forza di Dio in lui, che lo teneva saldo ai suoi principi mentre veniva gradualmente consumato dalle fiamme crudeli. Quentin Matsys dovette fare una copertura di ferro una mattina. I suoi compagni di lavoro erano gelosi, e perciò gli presero gli strumenti adatti, eppure con il suo martello produsse un'opera d'arte incomparabile. Così il Signore, con strumenti che non gli prestano alcun aiuto, ma piuttosto lo ostacolano, compie opere di grazia più grandi per la sua gloria e il suo onore

(III.) Potere inabitante. La parola "abitare" significa tabernacolo. "Come la luce della Shekinah dimorò nella tenda nel deserto, così io mi glorio di essere una povera e fragile tenda, affinché la Shekinah di Gesù abiti nella mia anima." 1. Paolo contrappone la potenza di Cristo alla sua, perché se non è debole, allora ha forza propria; se dunque ciò che fa è fatto con le sue forze, non c'è posto per quelle di Cristo; ma se la sua potenza è scomparsa, c'è posto per la potenza di Cristo

(2.) Ma qual è la potenza di Cristo?

(1) La potenza della grazia

(2) Potere cristico: il tipo di potere che è cospicuo nella vita di Gesù. Il potere di Alessandro era il potere di comandare gli uomini e di ispirarli con il coraggio per le grandi imprese. Il potere di Demostene era il potere dell'eloquenza, il potere di scuotere i patrioti greci. L'amore e la pazienza erano la potenza di Cristo, e anche ora queste sottomettono i cuori degli uomini, e fanno di Gesù il sofferente per essere Gesù il Re

(3) Era una parte di "ogni potere" che il nostro Signore dichiarò esserGli stato dato in cielo e in terra; "Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni". Paolo desiderava che quel potere fosse in lui, poiché sapeva che se avesse dovuto "andare e ammaestrare tutte le nazioni" avrebbe dovuto soffrire nel far ciò, e quindi accetta le sofferenze allegramente, per poterne avere il potere. (C. H. Spurgeon.)

Coraggio:-Questo detto ha un suono paradossale, ma molti paradossi nascondono un significato profondo e vero. Vediamo quale significato c'è di latente in questa dichiarazione di Paolo. Ci sono due teorie della forza morale; una la chiameremo teoria pagana, l'altra teoria cristiana. Il paganesimo dice: "Il segreto del potere sta nella fiducia in se stessi, nell'autostima, nell'autosufficienza. Credi in te stesso, poi gli altri crederanno in te. Parlate con coraggio, con fiducia, con sicurezza, e convincerete e persuaderete. Supponi di sapere, e avrai il merito di sapere. La corsa è per i veloci e la battaglia per i forti. Dio è dalla parte dei battaglioni più pesanti. Gli uomini che hanno fiducia in se stessi portano tutto davanti a loro. Lui che rivendicano di più otterranno di più. La fiducia porta tutto davanti a sé; Dà successo all'avvocato, al mercante, al medico, all'ecclesiastico, al politico. È un elemento di tutta la popolarità". Così parla la teoria pagana della forza, e c'è molta verità in essa; perché se non ci fosse stata una parte di verità nel paganesimo, non sarebbe durato così a lungo. Questa dottrina pagana governa ancora, e passa per saggezza. La teoria cristiana della forza morale è opposta a questa. Dice: "Il regno dei cieli appartiene ai poveri in spirito. Chi si innalza saranno abbassati; chi si umilia sarà esaltato". Gesù, in tutte le occasioni, ha sottolineato questa legge. Anche in una questione così piccola come il punto di precedenza in una festa, Lui richiamò l'attenzione dei discepoli sul fatto che coloro che si spingevano avanti verso i posti migliori erano pregati di ritirarsi, e che coloro che occupavano i posti più bassi erano invitati a salire più in alto. Suppongo che tutti ammetteranno che la teoria cristiana è la più solida per quanto riguarda la conoscenza. La prima condizione per imparare qualsiasi cosa è confessare la nostra ignoranza. Nella ricerca della verità, diceva Socrate, dobbiamo cominciare con l'ammettere la nostra ignoranza. Nel cercare il bene, disse Gesù, dobbiamo cominciare ammettendo la nostra peccaminosità. L'opera di Socrate, come lui stesso la descrive, era quella di far capire agli uomini quanto poco sapessero. Con le sue acute domande indusse uno dopo l'altro dei giovani di Atene ad ammettere che in realtà ignorava completamente ciò che professava di capire. E, infatti, uno dei principali ostacoli alla conoscenza è la nostra paura di essere considerati ignoranti. La debolezza è spesso forza, e la forza è solo debolezza. Un neonato umano è la più debole delle creature viventi. Non è in grado di aiutare se stesso, e quindi è forte nell'aiuto degli altri. Il suo grido chiama in suo aiuto le cure più tenere e vigilanti. Lo stesso principio si vede spesso negli affari nazionali. Consideriamo il caso dell'Impero Ottomano. Ad un tempo era così forte da minacciare seriamente la sicurezza di tutta l'Europa. Riuniva vasti eserciti dei soldati più valorosi provenienti dall'Egitto, dalla Persia, dall'Ungheria e dall'Asia Minore. Orgogliosi e ribelli, si prepararono a marciare attraverso Vienna fino a Roma. Ma il loro orgoglio è andato prima della distruzione. La loro terribile forza diede loro una fiducia così arrogante che furono distrutti. Ora la Turchia è debole; più debole di qualsiasi altra grande nazione d'Europa. Ma poiché è così debole che nessuno la teme, le nazioni d'Europa la proteggono. Impediscono alla Russia, di cui temono la forza, di prendere Costantinopoli ai turchi, di cui conoscono la debolezza. Allo stesso modo la debolezza della Danimarca, del Belgio, della Svizzera, ha dato loro sicurezza in mezzo alle rivoluzioni d'Europa. In tutte le questioni pratiche, solo chi vede le difficoltà del suo compito è preparato a superarle. Il mercante sa quanto sia difficile acquistare una grande proprietà; Lo studioso sa quali lunghe e laboriose giornate devono essere trascorse nella ricerca della conoscenza. Nessun uomo è adatto ad essere un riformatore se non ha infinite risorse di pazienza e inesauribili riserve di speranza. Allora confiderà non in se stesso, ma nel principio che sostiene, e dalla debolezza sarà reso forte. C'è una forza nel silenzioso appello della debolezza alla forza. Quando Alessandro, nelle sue straordinarie conquiste, ebbe vinto la Persia, giunse alla tomba di Ciro, che oggi si può ancora vedere. Su quella tomba lesse l'iscrizione: "O uomo! Chiunque tu sia, e dovunque tu venga (perché tu vuoi), io sono Ciro, il fondatore dell'impero persiano. Non invidiarmi la piccola terra che copre il mio corpo". Alessandro fu molto commosso da queste parole e diede ordine che questa tomba fosse rispettata. La debolezza della tomba fu più forte degli eserciti del re persiano per impedire la profanazione della tomba di Ciro. Ma sebbene la conoscenza del male sia necessaria per renderci cauti e prudenti, è la vista del bene che ci dà il coraggio e l'energia per attaccare il male. L'ispirazione che ci dà potere non viene da quell'abitudine mentale che si sofferma sul male, ma dall'abitudine opposta che ama guardare il bene. Tutto ciò che è grande, nobile, generoso e coraggioso deriva dal tenere in vista questo ideale celeste, questa suprema gloria e bellezza che discende da Dio in tutti i cuori che confidano in Lui. Il grande pericolo, quindi, è quello di scoraggiarsi soffermandosi esclusivamente o principalmente sul lato oscuro del mondo; perché questo finisce nello sconforto, nell'apatia e nell'indifferenza morale. Lavorare senza speranza è scoraggiante. Abbiamo bisogno del senso del progresso che ci rallegri e ci sostenga. Girare e rigirare in un tapis roulant di mera fatica ci toglie lo spirito. Perciò abbiamo bisogno di una speranza più profonda e più grande. Dobbiamo avere fede nel progresso mentale, morale e spirituale; nella crescita dell'anima; nello sviluppo dei suoi poteri superiori, delle sue facoltà più grandi. Quando proviamo questo senso di progresso spirituale, possiamo sopportare più facilmente le delusioni esteriori, sicuri che il dolore e la tristezza possono operare per il nostro bene più alto. Ma supponiamo di non avere un tale senso di progresso spirituale; che non sembra che stiamo diventando più saggi o migliori con il passare degli anni; che spesso ci troviamo, per certi aspetti, peggio di quello che eravamo; che la nostra coscienza non è così sensibile, il nostro proposito di fare il bene non è così fisso, il nostro scopo non è così alto. Questo è il fatto più scoraggiante di tutti. Suppongo che questo sia proprio il momento in cui la fede in Cristo viene in nostro aiuto. Quando non troviamo nulla in noi stessi su cui appoggiarci, Cristo ci insegna ad appoggiarci più interamente alla grazia che perdona di Dio e all'aiuto spirituale di Dio. Il significato del vangelo di Gesù è questo: che Lui non viene come medico per coloro che sono sani, ma per coloro che sono malati. Lui viene ai poveri in spirito; ai poveri spirituali; a chi trova poco in se stesso in cui confidare. Gesù viene da tutti noi per dire: "Non scoraggiatevi. Non scoraggiatevi mai". Anche se il male può abbondare e l'amore di molti si raffredda, anche se non vediamo via d'uscita dalle difficoltà circostanti, anche se anche i nostri fratelli scoraggiano il nostro cuore con i loro cupi presentimenti e abbandonano la buona causa, lasciandoci soli, tuttavia, non scoraggiamoci mai. Il Signore regna. Il caso non regna. Gli uomini cattivi non regnano. Regna Lui che trae per sempre un bene duraturo dal male transitorio. È questa perfetta fiducia in una Divina Provvidenza che ci dà nuova forza e ci impedisce di scoraggiarci. Non scoraggiatevi riguardo agli affari pubblici. In questo paese abbiamo il minimo motivo di temere; Perché l'esperienza qui ci dimostra che, a lungo andare, le cose vanno bene. Il coraggio può qui superare i pericoli peggiori. Non scoraggiatevi perché sembra che ci sia così tanto da fare. Se c'è molto da fare, c'è un sacco di tempo per farlo. Non scoraggiatevi nel fare il bene. Spesso può sembrare che tu abbia realizzato molto poco, come se, con tutti i tuoi sforzi, non potessi aiutare efficacemente coloro che desideri servire. Quando li sollevi, cadono di nuovo. Ma credo che dobbiamo, non solo aiutare noi stessi, ma aiutarci l'un l'altro. Spesso possiamo commettere errori. A volte possiamo fare del male. Ma l'errore più grande di tutti sarebbe quello di tenersi in disparte dal dolore umano. La migliore di tutte le benedizioni è quell'amore umano, quella generosa simpatia che si mette al posto del sofferente e gli dà il conforto di sapere che non è solo al mondo, non è dimenticato dai suoi simili. Il bene di questo non va mai perduto. E non lasciamoci scoraggiare dalla quantità di sofferenza, peccato e crimine che vediamo intorno a noi. Se la stragrande maggioranza degli uomini non dicesse la verità, non mantenesse le proprie promesse, non si attenesse all'onestà, la società si dissolverebbe e non diventasse un mucchio di sabbia. Non scoraggiatevi, dunque, perché vedete e sentite tanto parlare di ciò che c'è di male nel mondo, ma sappiate che il bene è molto più diffuso e più potente. Così vediamo che non possiamo vivere senza coraggio, e che il coraggio ci viene dalla fede nelle cose invisibili ed eterne. Il coraggio ci viene dalla fede in una Provvidenza infinita che guida rettamente tutte le cose e fa cooperare tutte le cose al bene. Il coraggio deriva dal sapere che quando sosteniamo ciò che è vero e giusto, tutte le grandi potenze dell'universo stanno lavorando con noi. (J. F. Clarke.)

L'estremità dell'uomo, l'opportunità di Dio:-

(I.) È Cristo che dice queste parole. È la "forza", quindi, di un uomo, di uno che conosce la debolezza, ed è passato attraverso la debolezza. Questo dà subito una realtà alla promessa, e la rende pratica. Lo dice Gesù, a cui è stata data la "forza". C'è la stessa correttezza e lo stesso adattamento di quando Lui dice: "La mia pace" - la pace che vedete che ho - la pace che porto - "Io do a voi". Poi pensate a quale "forza" aveva Gesù su questa terra per resistere al peccato, per lavorare in quelle opere potenti, per sopportare i rimproveri, le scortesie, il tradimento, la Croce, e poi leggete queste parole

(II.) Che cos'è "rendere perfetti"? 1. Significa: "La mia forza trova la sua occasione e opportunità per svilupparsi, per consumarsi nella debolezza". L'impotenza dell'uomo invita e dà spazio all'opportunità di manifestare l'onnipotenza di Dio. Quindi Dio è forte per noi proprio nella misura in cui siamo indifesi. Lui non può e non vuole agire dove c'è autosufficienza. Il terreno è occupato. Devi solo essere abbastanza "debole", per metterti abbastanza in gioco e dare a Dio abbastanza spazio, allora, se solo ci crederai, con la stessa necessità con cui la natura riempie sempre i suoi vuoti, Dio verrà a supplire a tutte le tue mancanze, e "la sua forza sarà resa perfetta nella tua debolezza". 2. Tutta la storia e tutta l'esperienza testimoniano questa verità. I "deboli" hanno fatto tutto il lavoro, e "gli zoppi prendono la preda". Quale braccio ha ucciso il più grande gigante mai registrato? Di un ragazzo. Chi ha cambiato il carattere morale del mondo intero e ha stabilito un sistema che è sopravvissuto e ha superato tutti gli imperi della terra? Alcuni comuni pescatori illetterati. O, diciamo, quando hai fatto i tuoi lavori migliori? In quale stato d'animo eravate quando avete compiuto le cose che ora guardate indietro con la massima soddisfazione? Il più umile

(3.) Ecco il conforto per il nostro ministero. Dio compie la Sua opera nel modo in cui Lui può magnificare al meglio Se Stesso. Perciò Lui non impiega "gli angeli", che "eccellono in forza", ma i più improbabili degli uomini peccatori 1Corinzi 1:26-31. C'è molto lavoro ministeriale nella Chiesa che sembra fare grandi cose; ma quello di cui l'effetto è profondo e duraturo è quasi sempre quello di cui, all'epoca, c'erano poche lodi e nessuna celebrità

(III.) Inferenze

(1.) Ognuno dovrebbe avere in mano qualcosa che sente essere del tutto al di là di esso, e quindi lo costringe a gettarsi nell'ampia impresa di Dio

(2.) Qualunque cosa sia forte in te, qualunque cosa tu possa chiamare il tuo talento, riconoscilo sempre come qualcosa in te, ma non di te

(3.) Non aver mai paura di qualsiasi lavoro che sia chiaramente dovere. Il tuo capitale potrebbe non essere nulla; ma le tue risorse sono infinite

(4.) Ovunque ti trovi a fallire in qualcosa, non hai altro da fare che scendere un po' più in basso e renderti inferiore. Pensa più allo svuotamento che al riempimento. Riempire, è la parte di Dio; per svuotare, il tuo. (J. Vaughan, M.A.) Molto volentieri, quindi, mi glorierò piuttosto delle mie infermità, affinché la potenza di Cristo possa riposare su di me.-

La quiete del vero potere:-Gli uomini sono spesso ingannati riguardo al potere. A volte l'uomo che appare forte è delicato, perché il suo cuore è debole. La spavalderia è generalmente un codardo. Siamo tentati di ammirare il potere, come Cesare e Napoleone. Ma il vangelo ci dà una nuova rivelazione di ciò che è il potere. Tanto per cominciare, eleva la nostra idea della potenza di Dio. Giove scese con il suo tuono dalle vecchie colline dell'Olimpo e partì. Cristo ha dato una manifestazione della potenza di Dio nella gentilezza. L'energia silenziosa è...

(I.) Potere costruttivo. C'è il potere del cannone e il potere della cazzuola; Il potere dello scultore e il potere della mitrailleuse! Così è nella vita! C'è un potere distruttivo; puoi far esplodere la reputazione; Puoi infiammare le passioni della folla. Sì, e c'è un'iconoclastia che distrugge i templi della lussuria. Giovanni Battista fece una grande opera nel far saltare in aria la cittadella del male; ma Cristo venne, prese le pietre vive e costruì un tempio. Ma poi è tranquillo, lento! Non c'è rumore di martello; E il vero potere del Vangelo sta in quell'influenza silenziosa che, giorno dopo giorno, scende sul tuo cuore e sulla tua vita, e distilla come la rugiada

(II.) Un potere saggio. Tutto dipende dall'adattamento. Una sentenza può salvare un'anima; Una parola pronunciata in modo appropriato non può mai essere dimenticata. Quante persone sono forti, ma sbagliano! Quanto di più avrebbero fatto se fossero stati zitti! "Cristo potenza di Dio"; permettetemi di aggiungere: "Cristo, la sapienza di Dio". Prendete le Sue parabole. Il più umile contadino della Giudea poteva capirli. Ascoltate i Suoi avvertimenti. Come sono silenziosi! Prendete il Suo modo tenero, delicato e raffinato di gestire la colpa. Non c'è nessun tocco maleducato lì

(III.) Un potere bellissimo. Tale potere è quello che esercitiamo a casa nostra. Lo scettro è pieno di gioielli ricchi di bellezza, tenuti nelle mani di una madre. Oh, quanto è bella la potenza di Dio! È la potenza della grazia. La quiete è potere, e noi la ammiriamo in ogni ambito. Non c'è potere nell'abbigliamento che è rumoroso e pieno di colori abbaglianti. Quando tutti i giovani ospiti sono entrati nella stanza, quello con l'abito di mussola con una rosa estiva conquista la supremazia della gloria. Così è nel discorso. È solo per le menti molto incolte che il linguaggio pieno di colori grossolani ha un fascino. La bellezza della verità non ha bisogno di ornamenti! Così, nelle cose più elevate, vediamo il potere sempre alleato con la bellezza nella religione

(IV.) Potenza simile a quella di Cristo. Tutto il potere è dato a Cristo. Eppure sembra che si sia abbattuta sul mondo senza che gli uomini lo sappiano! Non c'è stato nessun terremoto, nessuna tempesta! Così è ora con l'uomo cristiano che entra in una casa; Non c'è nulla di sorprendente in questo! È quindi qui che la donna cristiana esercita la sua potenza di influenza. Non sono le note esclamative che fanno una scrittura potente o una vita potente! "Nella quiete e nella fiducia sarà la tua forza." Le vite che hanno esercitato l'influenza più potente sono state i "fiumi silenziosi" che non si sono mai infrangenti sui massi e sulle rocce! Non il Mississippi o il Missouri, il Niger o il Nilo! non Abana o Farpar hanno esercitato la maggiore influenza nella storia, ma il piccolo Giordano!

(V.) Duraturo. La piccola caraffa rumorosa bolle e si soffoca in gola, fa rumore ed è vuota; Il ruscello scorre all'infinito. Sono stato a Dolgelly, e sono uscito per qualche miglio, dopo una tempesta, per vedere la maestosità delle acque; e ricordo quanto apparisse grandioso il torrente, e quanto fosse bello il colore della cascata. Altri ospiti, tuttavia, andarono due giorni dopo, e trovarono solo un piccolo rivolo. Tutto il suo potere era esaurito. Così spesso accade nella vita. C'è il tuo amico velocissimo e furioso, l'uomo che ribolle di aggettivi; E c'è l'amicizia meno dimostrativa, tranquilla, stabile

(VI.) Potenza terribile. La Parola di Dio è rapida e potente. Predico la retribuzione della coscienza e della memoria, un Dio assente e un vendicatore interiore; e questo è un castigo più grande di quanto tu possa sopportare

(VII.) La potenza dello Spirito. "Riceverete potenza dopo che lo Spirito Santo sarà sceso su di voi". (W. M. Statham.)

10 2CORINZI CAPITOLO 12

2Corinzi 12:10

"Perciò mi compiaccio delle infermità ... per amore di Cristo.

L'uso delle infermità:-"Parte della terra arabile lungo la costa sud-orientale del Sutherland è quasi coperta di pietre costiere, dalle dimensioni di un uovo di tacchino a otto libbre di peso. Sono stati fatti diversi esperimenti per raccoglierli dalla terra, aspettandosi un raccolto migliore; ma in ogni caso la terra si dimostrò meno produttiva rimuovendoli; e su alcuni piccoli punti di terra fu trovato così evidente, che furono sparsi di nuovo sul terreno, per assicurare il loro solito raccolto di avena o di pease". Vorremmo liberarci di tutte le nostre infermità che, secondo le nostre concezioni superficiali, sembrano essere grandi ostacoli alla nostra utilità, e tuttavia è molto discutibile se dovremmo portare qualche frutto a Dio senza di esse. Perciò mi glorierò piuttosto delle infermità, affinché la potenza di Cristo riposi su di me. (C. H. Spurgeon.)

Il potere santificante del dolore:-"Per amore di Cristo", questo è il punto principale: l'apostolo si compiaceva del dolore, non come dolore, ma per amore di Cristo. Di per sé il dolore non è santificante. È come il fuoco, il cui effetto dipende dalla sostanza con cui viene a contatto. Il fuoco scioglie la cera, infiamma la paglia e indurisce l'argilla. Perciò è solo nelle afflizioni sopportate per amore di Cristo, cioè nel nome di Cristo, e con lo spirito di Cristo, che possiamo rallegrarci. Poiché Cristo ha sofferto nella carne, armati similmente dello stesso pensiero. Solo la Croce estrae la vita dal dolore; senza questo è mortifero. (F. W. Robertson, M.A.) Perché quando sono debole, allora sono forte.-

La debolezza è una fonte di forza:-

(I.) La debolezza di Paolo. Questa è una qualità che non siamo abituati ad associare all'apostolo, sapendo ciò che facciamo delle sue fatiche; Ma quando andiamo più a fondo, scopriamo che una delle preparazioni più particolari per l'opera che egli compì fu la sua debolezza. In che cosa consisteva, dunque? 1. Non era intellettuale. Persino i suoi più vili detrattori non potevano negare la sua superiorità mentale

(2.) Non era morale. Non c'era alcuna esitazione in lui

(3.) Era fisico. Paolo dovette lottare con un'angosciante infermità fisica

(II.) La connessione della debolezza di Paolo con la sua forza

(1.) C'era una forza nella sua debolezza. Nell'amministrazione divina c'è una meravigliosa legge di compensazione

(2.) C'era forza come risultato della sua debolezza

(1) La consapevolezza della propria debolezza lo portò a affidarsi senza riserve all'aiuto divino

(2) Ma guardando all'uomo, il risultato di questa debolezza fu in Paolo una grande effusione di tenerezza. Non si possono leggere le sue lettere senza sentire il battito del cuore della sua simpatia

(3.) Ma c'era, anche, la forza che superava la sua debolezza. Nonostante la sua infermità, continuava a lavorare come se non avesse nulla del genere. Lui fu spinto a fare questo

(1) Per la sua fede. Gli uomini, quando guardavano Dante quando camminava per le strade dopo aver scritto il suo "Inferno", e notavano l'intensità del suo volto serio, si dicevano l'un l'altro: "Guarda l'uomo che è stato all'inferno". L'apostolo si muoveva in mezzo a realtà invisibili

(2) Con la gratitudine. Mai consacrazione fu più completa della sua. Lui sentiva di dovere tutto a Gesù, e a Gesù diede tutto. Conclusione:1. Ecco un uso della spiegazione. Ti chiedi, forse, perché hai tanta debolezza. Quando vedi altri con una struttura robusta e una salute intatta, sei incline a dire: "Ah, se avessi solo la loro forza, quanto più potrei fare per il mio Salvatore!" Ma vi sbagliate. Se aveste la loro forza, potreste non essere così forti come lo siete ora

(2.) Un uso della consolazione. Desideri lavorare per il Signore e pensi di non poter fare nulla a causa della tua debolezza. Poi vedete nella vita di Paolo quanto si può realizzare, nonostante la debolezza. Né è un caso isolato. Pensate a Calvino e al suo temperamento irritabile e a un corpo fragile e malato

(3.) Un uso della direzione. Possiamo vincere la nostra debolezza solo attraverso una fede e una consacrazione come quella di Paolo. L'unica risposta che servirà al grido "Chi basta per queste cose"? è questo: "La mia sufficienza viene da Dio". "Da Saul, che cosa ha fatto Paolo?" Fede. (W. M. Taylor, D.D.)

Forza nella debolezza:-Nota-

(I.) Questa legge generale, a parte i suoi aspetti religiosi

(1.) La debolezza a volte si perfeziona nella forza. Le sue massime manifestazioni si vedono costantemente in coloro che il mondo ritiene i più forti. È probabile che un uomo forte sia un uomo autosufficiente, e un uomo del genere è moralmente certo di mostrare qualche debolezza. Un uomo, ancora, che è coscientemente forte a un certo punto, è probabile che pensi che la sua forza in quel momento compenserà la sua negligenza in altri punti. Per esempio, si vedono spesso uomini di grande intelletto che sono moralmente deboli e dissoluti, e che contano sulla loro forza intellettuale per coprire la loro deficienza morale. L'uomo che è finanziariamente forte è di tanto in tanto tentato di credere che il denaro possa superarlo per la mancanza di cortesia o di considerazione per gli altri. Gli uomini forti della Bibbia sono anche i suoi uomini deboli. La falsità di Abramo, l'eccesso di Noè, la mondanità di Giacobbe, lo zelo profano di Mosè, la disperazione infedele di Elia, la lussuria e l'omicidio di Davide, la lussuria e la sensualità di Salomone, tutto racconta la stessa storia che leggiamo nelle biografie degli studiosi, degli statisti, dei monarchi e dei generali dei tempi successivi

(2.) D'altra parte, la forza si perfeziona nella debolezza. Che un uomo ignorante ma presuntuoso vada in una città straniera. Lui dice: "Una guida è una seccatura, e io non ne avrò nessuna. Troverò da solo gli oggetti che mi interessano". E così va avanti goffamente, esponendosi agli insulti e persino al pericolo, sprecando ore nella ricerca di un palazzo o di una galleria d'arte: una triste esibizione di debolezza. Un altro uomo va nella stessa città, altrettanto ignorante, ma segue una guida fidata e intelligente. Lui acquisisce nuove idee, mentre l'uomo forte, così indipendente dall'aiuto, sta in piedi agli angoli delle strade e studia penosamente la sua guida. Quando tornano a casa, l'uomo che era abbastanza debole da accettare la guida è l'uomo più forte nella conoscenza. Riuscite a immaginare un oggetto più debole e indifeso di un bambino cieco, eppure quale forza trae da quella stessa debolezza! Dalla debolezza il bambino è reso forte. E poi c'è il fatto familiare dell'accresciuta potenza impartita al tatto e all'orecchio dalla stessa infermità. D'altra parte, la coscienza dell'infermità rende spesso il suo soggetto così cauto che egli compie realmente più di un altro che è libero dall'infermità. L'uomo la cui salute e forza sono esuberanti, è probabile che non si curi di loro; mentre colui che raramente sa cosa significhi essere senza la testa dolorante o un polso febbricitante, lavora quindi secondo le regole e risparmia i minuti e applica la disciplina ai nervi e ai muscoli ribelli. È questo potere di padronanza di sé operato attraverso la debolezza, che dà tale potere sulle altre menti e sugli altri cuori

(II.) La verità dal suo lato religioso

(1) La vera forza viene solo da quella debolezza che, diffidente di se stessa, si consegna a Dio

(1) Prendete il caso di Paolo. Ecco un uomo afflitto da varie infermità. Eppure, a questa distanza, possiamo vedere che proprio quella debolezza di Paolo era la sua forza. Perché ha dato alla potenza di Dio la sua piena opportunità. È uno strano dono quello che abbiamo di impedire a Dio di fare per noi tutto ciò che Lui vorrebbe. Dio spesso ritiene opportuno usare proprio gli elementi che tu ed io getteremmo via. Non annoveriamo la debolezza tra i fattori di successo. Il mondo non sa cosa farne; ma quando Dio si impadronisce della debolezza, questa diventa un'altra cosa e opera sotto un'altra legge. Così dunque Paolo, avendo abbandonato l'idea di fare qualsiasi cosa da solo, Dio prese questa debolezza e operò la vittoria per la causa di Cristo e per mezzo di essa. (a) Prendete l'impressione che il carattere e la storia di Paolo fanno nella vostra mente. Voi sapete qualcosa del potere che il racconto della vita e delle fatiche di Luca esercita nello stimolare lo zelo cristiano e nell'educare il carattere. Tutte queste cose non hanno forse una presa più forte su di te per la stessa simpatia che le sofferenze dell'apostolo suscitano? Le sue stesse infermità non lo resero forse caro alle chiese del suo tempo? Non avevano in qualche modo a che fare con i generosi rifornimenti provenienti da Filippi e con lo straziante dolore degli anziani di Efeso a Mileto? (b) Dopo tutto quello che leggiamo di Paolo, ci alziamo dalla sua storia e dai suoi scritti con un'impressione più forte di Cristo che di lui. Lo splendore della luce eclissa la meraviglia della lampada. Questo è come avrebbe voluto Paolo

(2) O andare più indietro. Cristo chiamò Pietro roccia; eppure a quel punto Pietro ci ricorda piuttosto quelle rocce che si incontrano nelle regioni argillose-terrocciose, che si sgretolano al tatto e sono, meno di tutte le pietre, adatte alle fondamenta. Pietro, spaccone, avanti, vanaglorioso, con una grande quantità di forza propria, che si sgretolò in debolezza al primo tocco di pericolo, eppure: "Su questa pietra edificherò la mia Chiesa", ecc. La Chiesa che ha avuto inizio sotto il ministero del debole Pietro non è certo un fattore debole nella società di oggi: ma il Pietro di Pentecoste non era il Pietro del Getsemani. Tra questi due aveva imparato molto sulla debolezza della forza umana e sulla forza che Dio rende perfetta nella debolezza umana. La conseguenza è che mentre nel Getsemani Pietro si afferma, a Pentecoste afferma Gesù. Dove si afferma, il problema è un codardo e un traditore. Dove scompare dalla vista dietro Gesù, è l'eroe della Chiesa nascente, che noi amiamo e onoriamo

(2.) Il testo non è un incoraggiamento ad amare la debolezza. L'obiettivo dell'educazione cristiana è quello di rendere forti gli uomini: e Paolo può fare ogni cosa, ma solo per mezzo di Cristo che lo fortifica. Come fa emergere magnificamente questo pensiero! Che cos'era l'arca dell'alleanza? Nient'altro che una semplice scatola rivestita d'oro, una cosa che qualsiasi abile operaio potrebbe fare. Eppure, quando cadde nelle mani dei nemici d'Israele, il sacerdote dichiarò che "la gloria si è allontanata da Israele". Cosa gli ha dato questa importanza e questo significato? Era ciò che riposava su di esso, la gloria che rendeva il suo luogo di riposo il luogo più sacro del mondo. E così, quando la potenza di Cristo riposa su una vita, tutti i suoi luoghi comuni, le sue debolezze, sono trasfigurati, e le cose deboli del mondo confondono le cose potenti. Così avviene che dalla bocca dei bambini e dei lattanti Dio ordina la forza

(3.) La verità del testo è più ampia di quanto alcuni di noi siano stati abituati a pensare. Afferma non solo che Dio assisterà la nostra debolezza, ma che Lui farà della nostra debolezza stessa un elemento di forza. Siamo, naturalmente, come uno che porta con sé una pietra preziosa grezza, ignara del suo valore e pronta a gettarla via o a separarsene per una sciocchezza. Questa cosa, la debolezza, dovremmo essere lieti di buttare via. Cristo viene come un abile lapidario e ce ne mostra il valore. Ricordo una chiesetta tra le montagne, che sorse grazie alle fatiche di un uomo la cui vita migliore fu trascorsa nell'angoscia, una chiesa fondata in mezzo a una popolazione poco migliore dei pagani; e nell'edificio della chiesa era incorniciata e appesa una magnifica agata grezza che egli aveva raccolto da qualche parte tra le colline, con l'iscrizione: "E tali eravate alcuni di voi". E quella pietra racconta la storia del nostro testo: la storia della Chiesa sulla terra; una chiesa debole e errante, i cui capi sono macchiati e segnati dall'infermità umana, eppure con una linea di vittoria e di potere spirituale che la attraversa come una traccia di fuoco: pietre grezze scavate nelle montagne, scolpite in colonne levigate nel tempio del Signore. (M. R. Vincent, D.D.)

11 2CORINZI CAPITOLO 12

2Corinzi 12:11-21

"Sono diventato uno stolto nel glorificare, mi avete costretto".

Lo stato d'animo di Paolo riguardo al suo legame con la Chiesa di Corinto:-

(I.) Nel passato

(1.) Lui ricorda i maltrattamenti che lo costrinsero a parlare con apparente vanagloria di se stesso (versetto 11). Le parole sono in parte ironiche, in parte parlano di una consapevolezza impaziente, che ciò che aveva detto sarebbe sembrato dare colore agli epiteti obbrobriosi che gli erano stati lanciati addosso

(2.) Lui ricorda l'opera che aveva fatto in mezzo a loro, e che lo innalzò al di sopra di tutti gli apostoli (versetto 21). Paolo possedeva un potere soprannaturale e produsse risultati soprannaturali. Questo non potevano negarlo 1Corinzi 2:4. Può un uomo che era consapevole di un potere come questo essere accusato di egoismo proclamandolo in presenza dei suoi detrattori? Diviene egli "stolto nel gloriarsi"?

(3.) Lui ricorda che per le sue fatiche tra loro non aveva cercato alcuna assistenza temporale (versetto 13). Probabilmente era stato insinuato che Paolo si curasse meno delle chiese di Corinto che di quelle della Macedonia, perché aveva mantenuto la sua indipendenza e non cercava doni

(II.) In prospettiva. Eccoli qui

1.) L'amore prende decisioni (versetto 14). Lui decide che egli non sarebbe stato di peso per loro, ma avrebbe perseguito la stessa indipendenza e avrebbe agito come un padre che accumula per loro, non essi per lui, ecc. E tutto questo, che lo amino o no. Quale nobile generosità si respira in tutti questi propositi! 2. Ricordi dolorosi (versetto 16). Questo, ancora una volta, è ironico. Tu dici che, sebbene non avessi preteso per me stesso le tue borse, volevo una colletta per i "santi", e che da ciò avrei astutamente preso ciò che volevo. Sembra che Lui rivolga loro l'accusa di essere astuto e di prenderli "con astuzia" (versetti 17, 18). Né Tito &c., né lui li aveva mai presi in giro, ma aveva mantenuto la loro alta indipendenza. Dicendo questo, egli depreca l'idea di essere stato responsabile verso di loro per la sua condotta, ma solo verso Dio (versetto 19)

(3.) Apprensioni ansiose (versetto 20). La sua tenerezza sembrava ritrarsi alla supposizione dei vecchi mali che ancora vi dilagavano (versetto 21). La cosa più grande da temere è il peccato. È la "cosa abominevole", il distruttore di anime dell'umanità. Conclusione:1. Non giudicate alcun ministro in base alle opinioni dei suoi fratelli. Paolo era il migliore degli uomini; ma secondo l'opinione dei suoi fratelli era il peggiore

(2.) Non cessare i tuoi sforzi per beneficiare gli uomini perché ti calunniano. Gli uomini peggiori hanno più bisogno dei tuoi servizi, "tutti non hanno bisogno di un medico". 3. Non spugnare la tua congregazione. Non cercate i loro, ma loro

(4.) Non indietreggiare davanti a nient'altro che al peccato. (D. Thomas, D.D.) Anche se io non sono nulla.-Un sermone su un nulla da un altro nulla:

1.) La disciplina divina era riuscita bene con Paolo. C'era il pericolo che fosse esaltato oltre misura, e perciò gli fu data una spina, ecc. La sua umiltà viene fuori nell'incidente che abbiamo davanti. Lui fu costretto a difendersi, e in mezzo a forti espressioni di autoaffermazione, ognuna delle quali severamente veritiera, la sua vera umiltà è manifesta

(2.) Sebbene Paolo fosse indubbiamente umile, tuttavia non c'è una particella di canto in nessuna delle sue espressioni. Non c'è umiltà in tale autosvalutazione che ti porterebbe a negare ciò che Dio ha operato in te o per mezzo di te: questa potrebbe essere una menzogna volontaria. La finta umiltà si insinua intorno a noi, ma ogni uomo onesto la detesta, e anche Dio la detesta. Ora, l'apostolo dice di non essere un briciolo indietro rispetto al capo degli apostoli, ecc., e tuttavia nonostante tutto termina il suo dettaglio di esperienza dicendo: "Sebbene io non sia nulla".

(I.) Questa era l'opinione che gli altri uomini avevano di lui. Forse stai iniziando la vita cristiana pieno di zelo; ma tu abiti in mezzo a un popolo che ti considera una testa calda e presuntuosa, e fa del suo meglio per ostacolarti. Consolatevi, perché se Paolo udì che, a giudizio di molti, la sua presenza personale era debole, ecc., non c'è da meravigliarsi se la cosa stessa accade a voi. Il caso è più difficile con i servitori di Dio più anziani. Dopo una lunga vita di utilità, le chiese spesso dimenticano tutto ciò che un uomo era e ha fatto nei suoi tempi vigorosi, e ora lo trattano con indifferenza. Non dovete meravigliarvi. L'apostolo dei Gentili, quando era "uno come Paolo il vecchio", sapeva che per molti non era nulla. Paolo non era nulla

1.) Nella stima dell'odio. I suoi fratelli ebrei, quando era un sostenitore dei loro principi, lo consideravano un grande; Quando passò all'odiata setta non era nulla. Questo è, in una certa misura, il caso in cui gli uomini diventano completamente seguaci di Gesù. Se un uomo di scienza ha principi infedeli, viene gridato come un eminente pensatore; ma se fosse cristiano, è antiquato e ristretto

(2.) Nella valutazione dell'invidia. Sorsero anche nella Chiesa alcuni fratelli che amavano la preminenza, e trovarono l'apostolo già al posto più alto. Si sforzarono di rialzarsi tirandolo giù. È una sfortuna per alcuni uomini, se amano la propria comodità, che si siano elevati a una notevole utilità, perché in un posto intermedio si sarebbe potuto permettere loro di essere qualcosa, ma la gelosia è ora decisa a non valutarli come nulla

(3.) A coloro che desideravano che il cristianesimo facesse bella mostra di sé nella carne. Alcuni fratelli avevano pensato di adornare la dottrina di Cristo con la sapienza umana. Il nostro apostolo aborriva questo. «Noi usiamo», egli dice, «una grande semplicità di parola», e perciò essi si vendicarono dichiarando che non era un uomo di grande mente, che, in realtà, non era nulla. Sorsero altri maestri che presero la via della tradizione e del ritualismo. Al che Paolo rispose: "Se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà nulla. A causa delle opere della legge nessuna carne sarà giustificata". Subito gli alti ecclesiastici scoprirono che Paolo non era nulla

(II.) La sua stima di se stesso

(1.) Questa è una correzione molto grande rispetto alla sua stima originale di se stesso

(2.) Questa stima corretta derivava dall'illuminazione che ricevette alla sua conversione. Quale inondazione di luce riversa il Signore sull'anima di un uomo quando Lui lo porta a sé! Allora il grande Saul si trasformò nel piccolo Paolo, e il dotto rabbino si raggrinzì in un povero fratello, che era lieto di imparare dall'umile Anania

(3.) La forza di quella stima era aumentata da una crescente fede nella dottrina della grazia. Nella misura in cui imparava la pienezza, la gratuità, la ricchezza e la sovranità della grazia divina, vedeva, accanto ad essa, la nudità, la sporcizia, la nullità dell'uomo, e così colui che poteva gloriarsi al meglio nella grazia di Dio pensava sempre meno di se stesso

(4.) La sua esperienza interiore lo aveva molto aiutato a sentire di non essere nulla, perché aveva sperimentato grandi lotte spirituali. "Oh miserabile uomo che sono! Chi mi libererà dal corpo di questa morte?" 5. Quando l'apostolo disse questo, intendeva dire che era

(1) Nulla in confronto al suo Signore

(2) Niente di cui vantarsi. Benché fosse stato un fedele sofferente per Cristo, avesse predicato il Vangelo nelle regioni dell'aldilà. Se ci avviciniamo molto a Dio e sconfiggiamo il peccato aperto, dovremo ancora guardarci dentro e dire: "Io non sono nulla". Vantarsi è un segno sicuro di fallimento. Il legno dorato può galleggiare, ma un lingotto d'oro affonderà

(3) Niente di cui fidarsi. Sono forte nel Signore quando Lui mi rafforza, ma sono debole come un bambino senza il Suo aiuto. "In me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene".

(4) Niente che valga la pena considerare. "Se c'è qualcosa di buono da fare per me, non calcolo mai se ne sarò un perdente o un guadagno, perché non vale la pena di tenerne conto. Se il regno di Cristo verrà, non importa se Paolo vive o muore". Il regno di Cristo continuerà senza di me. Conclusione

1.) Possa noi tutti essere fatti dalla grazia divina per dire: "Anche se io non sono nulla".

(1) Impedirà l'orgoglio. Impedirà che siamo mortificati. Perché non ci si presta attenzione. Nessuno cercherà l'onore tra i suoi simili quando ammette di non essere nulla

(2) Eviterà anche severe censure verso gli altri. Siamo tutti molto bravi a fare buchi nel cappotto dei nostri fratelli; ma quando non saremo nulla, ritireremo la mano. Vorrei che coloro che criticano i ministri pensassero a questo

(3) Ci aiuterà a evitare ogni egoismo. Un uomo che si sente nulla sarà facilmente contento

(4) Ispirerà gratitudine. "Anche se non sono nulla, tuttavia la grazia infinita è mia". 2. Quando l'apostolo dice: "Benché io non sia nulla", quella parola indica che c'era un fatto sullo sfondo

(1) Lui era stato rapito nel terzo cielo e aveva goduto di una speciale rivelazione di Cristo. Anche noi siamo stati molto vicini all'Amato, e Lui si è manifestato a noi come Lui non si manifesta al mondo. Tutto questo lo sapete, e lo so anch'io, "anche se non sono nulla".

(2) "Grandi cose ha fatto per noi il Signore di cui noi ci rallegriamo", permettendoci di servire la Sua causa. Di questo siamo giustamente contenti, anche se aggiungiamo di cuore: "anche se io non sono nulla".

(3) Possiamo anche dire con fedeltà: "Anche se io non sono nulla", tuttavia lo Spirito di Dio abita in me. (C. H. Spurgeon.)

12 2CORINZI CAPITOLO 12

2Corinzi 12:12-15

In verità i segni di un apostolo sono stati compiuti in mezzo a voi.-I segni di un apostolo sono frequentemente citati da Paolo, e sono di vari tipi. Di gran lunga il più importante e su cui si insiste frequentemente è il successo nel lavoro evangelistico. Lui che converte gli uomini e fonda chiese hanno l'attestazione suprema e finale dell'apostolato 1Corinzi 9:2; 2Corinzi 3:1-3. In questo passaggio Calvino fa della pazienza un segno. La pazienza è certamente una virtù cristiana caratteristica, ed è magnificamente esercitata nella vita apostolica, ma non è particolarmente apostolica. La pazienza, qui - "ogni tipo di pazienza cristiana", piuttosto, ci porta alla mente le condizioni in cui Paolo svolse il suo lavoro apostolico. Scoraggiamenti di ogni tipo, cattiva salute, sospetto, antipatia, disprezzo, apatia morale e licenza morale: il peso di tutte queste cose lo gravava pesantemente, ma egli sopportava e non permetteva che spezzassero il suo spirito o arrestassero le sue fatiche. La sua perseveranza fu all'altezza di tutti loro, e la potenza di Cristo che era in lui esplose nonostante loro in segni apostolici. Ci sono state conversioni, in primo luogo; Ma c'erano anche i miracoli, visti sotto tre diversi aspetti

(1.) "Segni", rivolti all'intelligenza dell'uomo, e che trasmettono un significato spirituale

(2.) Meraviglie, come dare una scossa al sentimento e muovere la natura in quelle profondità che dormono attraverso l'esperienza comune

(3.) I poteri, come argomentare in colui che li opera un'efficienza più che umana. Ma senza dubbio il carattere principale che portavano nella mente dell'apostolo era quello dei charismata - doni di grazia, che Dio ha amministrato alla Chiesa mediante il Suo Spirito. È naturale per un non credente fraintendere anche i miracoli del Nuovo Testamento, perché desidera concepirli, per così dire, in vuoto, o in relazione alle leggi della natura; nel Nuovo Testamento stesso sono concepiti in relazione allo Spirito Santo. Anche nei Vangeli si dice che Gesù ha scacciato i demoni per mezzo dello Spirito di Dio; e quando Paolo operò "segni, prodigi e potenze", fu nel compiere la sua opera apostolica, graziato dallo stesso Spirito. Quali cose avesse fatto a Corinto non abbiamo modo di saperlo; ma i Corinzi sapevano, e sapevano che queste cose non avevano carattere arbitrario o accidentale, ma erano i segni di un apostolo. (J. Denney, B.D.) Che cos'è che eravate inferiori alle altre Chiese, se non che io stesso non ero di peso per voi?-Grapena: Ciò che la parola significa è evidente, perché era ciò che l'apostolo rifiutava costantemente di fare, cioè vivere a spese dei Corinzi. Ora, ci sono in tutte le lingue molti modi di esprimere questa idea, per lo più più più o meno lusinghieri. È probabile che l'apostolo abbia usato in questo luogo una delle espressioni più denigratorie, perché evidentemente c'è una buona dose di sarcasmo trattenuto e disprezzo per motivi mercenari in questa parte della sua lettera. Eppure a prima vista la parola non sembra avere molto senso, poiché è generalmente tradotta "rendere intorpidito" o "rendere torpido" (Confronta Genesi 32:25, LXX.), ed è un verbo formato da νάρκη, il nome di un tipo di siluro che ha la reputazione di intorpidire la mano che lo tocca. Ma mi permetto di tornare al pesce in sé, e di suggerire che l'uso popolare della parola era un po' diverso. Non si supponeva che il siluro si attaccasse per aspirazione a qualche creatura di crescita più grande, e che se ne servisse per il proprio sostentamento? Che lo faccia è di relativamente poca importanza, perché né allora né oggi il linguaggio popolare ha avuto molto riguardo per i fatti della storia naturale. Ho il forte sospetto che l'idea realmente incarnata nella parola sia quella volgarmente espressa dalla nostra stessa frase, "spugnare". Posso solo supporre che quest'ultima frase prenda in prestito il suo significato dalle abitudini parassitarie reali o presunte della spugna come creatura vivente. Se così fosse, allora ci sarebbe una singolare somiglianza nella storia e nel significato tra le due espressioni, ciascuna presa in prestito da un popolo di marinai dalle apparenti abitudini di un animale marino, e applicata con un certo disprezzo alla condotta di uomini indegni. In ogni caso, non mi sembra affatto improbabile che l'apostolo abbia usato qui un'espressione come "spugnare". Lui non fu mai attento all'eleganza della sua lingua quando desiderava che fosse forzata, e in questa Epistola in particolare non fa alcun tentativo di essere dignitoso. Evidentemente aveva in mente le stesse parole e frasi che i suoi volgari detrattori di Corinto avevano usato riguardo a lui. Lo avevano raggiunto senza lievi diluizioni, e lui non aveva fatto finta di non sentire il loro punto. Lo avevano accusato, come credo, di aver "spugnato" altre Chiese, mentre, con un'incoerenza veramente naturale, non nascondevano la loro irritazione per il suo rifiuto di mettersi sotto qualsiasi obbligo verso di loro. Meravigliosa è l'alta serietà con cui affronta questi argomenti volgari, indorando i livelli fangosi con il bagliore e lo scintillio della sua ardente carità. Ma penso che non abbia esitato a ripetere il loro stesso gergo. Lui non li aveva "spugnati", era vero, e non aveva intenzione di spugnarli, per quanto spesso si recasse da loro. (R. Winterbotham, M.A., B.Sc., LL.B.) Io non cerco il tuo, ma te.-

Il diritto di proprietà che dobbiamo ottenere nelle anime:-È il nostro modo comune, oltre che l'illusione, di desiderare ciò che gli uomini hanno, e non gli uomini stessi, di ottenere una proprietà, se possibile, dalla loro proprietà, e non di creare la stessa con la nostra industria. Il modo del nostro grande apostolo è esattamente l'opposto. Il valore che un uomo ha per un altro; o, che è lo stesso, il reale interesse della proprietà che un vero discepolo ha, o può avere, nell'anima di altri uomini. Mi propongo di mostrare il vero valore di un'anima, o di un uomo, a un'altra. Suppongo che ci possano essere alcuni a cui non è mai venuto in mente un pensiero del genere in vita loro. Abbiamo tante guerre pubbliche e litigi privati, tante rivalità, che diventa una grande parte della nostra vita tenerci lontani o, se possibile, tenerci sottomessi gli uni agli altri. Inoltre, ci abituiamo all'idea che non c'è proprietà, ma proprietà legale, quindi nessun diritto di proprietà in un uomo a cui si possa pensare, se non la proprietà che lo rende schiavo. Mentre le proprietà più care e più ampie che abbiamo non sono legali. La moglie non possiede legalmente suo marito, anche se dice, con quanto significato, "Lui è mio". Nessun uomo possiede legalmente il suo amico, o i paesaggi, o le catene del mare. Mettendo da parte, quindi, tutte queste false impressioni, mi impegno ora a dimostrare che un uomo ha per un altro un valore più reale di quello che l'oro, o le terre, o qualsiasi proprietà legale del mondo può avere. E apro qui l'argomento richiamando la vostra attenzione sul fatto che Dio intende in modo così evidente rendere ogni comunità preziosa per ogni altra e, almeno fino a quel momento, ogni uomo per ogni altro. Lo vediamo su scala magnifica nell'articolo di commercio. Qui troviamo le nazioni tutte al lavoro l'una per l'altra, la tua colazione è preparata per te, per così dire, da tutto il mondo, e fino a questo punto tu possiedi il mondo. Lo stesso, ancora, vale per tutte le arti, le professioni, i mestieri e i gradi di occupazione in una data comunità. Essi lavorano l'uno per l'altro in modi di servizio concorrente. Escluse tutte le ingiustizie, i torti e le frodi, finora si possiedono l'un l'altro. Le loro industrie e i loro doni sono tutti tanti contributi complementari. E ancora, ciò che scopriamo in queste mere relazioni economiche è il tipo di un interesse reciproco e di proprietà in qualità che sono personali. L'idea stessa della società e della natura sociale è che saremo un bisogno e un dono di godimento l'uno per l'altro. Noi possediamo, in breve, la società, e la società è la proprietà universale. Per vedere quale realtà c'è in tutto questo, basta immaginare quanto desolata e veramente insopportabile sarebbe la vostra vita in uno stato di completa solitudine o di esistenza assolutamente unica. Non che vogliate semplicemente ricevere le comodità esteriori; Volete che la società dell'anima parli e che si parli con loro, che interpretino i sentimenti e che vengano riprodotti da una natura che risponde. Guadi i fiumi, e strisci attraverso le foreste, e ti arrampichi sulle colline, cercando non sai cosa, senza riposare da nessuna parte, sospirando e gemendo dappertutto. Ciò che chiamiamo società, in questo modo, è l'usufrutto che abbiamo gli uni degli altri, e ha un valore di proprietà tanto vero quanto il cibo che fornisce i nostri corpi. Inoltre, quale interesse possa avere ogni anima, o quale proprietà possa avere, nelle altre anime, si vedrà in modo ancora più affettuoso nel fatto che, amareggiati come siamo dall'egoismo, quasi tutto ciò che facciamo sembra, in qualche modo, all'approvazione, o all'opinione favorevole, o all'infuso degli altri. Ci vestiamo, costruiamo, coltiviamo i nostri doni in generale in vista delle impressioni o delle opinioni degli altri. Mi sono soffermato così nel campo della vita naturale perché le illustrazioni qui fornite sono così impressionanti. Entriamo ora nel campo dell'amore e del dovere cristiano, e portiamo il nostro argomento nelle relazioni più elevate qui esistenti. Se l'egoismo trova un così grande valore anche nei sentimenti, nelle opinioni, negli omaggi degli altri uomini, come sarà con la bontà e la beneficenza? È qui che usciamo nel campo del grande apostolo, dove egli dice: "Non tuo, ma tu". "Non è", diceva, "ciò che puoi darmi o negarmi, ma è ciò che posso fare a te, ed essere in te, e farti essere, per elevarti dal peccato alla purezza, alla libertà e alla verità, per riempirti della luce di Dio e della Sua pace, per renderti simile a Dio. Questa è la mia ricompensa, che, se posso ottenere, non voglio nessun'altra. Per questo viaggio, predico e scrivo". Lui ne fa in questo modo una proprietà per se stesso. Esaminiamo un po' la questione della proprietà. Come fa un uomo, per esempio, ad essere riconosciuto come proprietario di un pezzo di terra e a dire a se stesso: "È mio"? La risposta generale data a questa domanda è che otteniamo una proprietà nelle cose mettendoci dentro la nostra industria, nei modi di utilizzo, cultura e miglioramento. Questo rende il nostro titolo. Proprio così quando un benefattore cristiano entra nel bene in un'anima; Quando lo sottrae alla natura selvaggia e al disordine con le preghiere e le fatiche fedeli che vi spende, il risultato necessario è che ne ottiene una proprietà, lo sente come suo, lo apprezza come suo. Né è nulla per dire che egli non ne ottenga, in questo modo, alcun titolo esclusivo, quindi nessuna proprietà. Nessun tipo di proprietà è esclusiva. Dio è ancora il proprietario concorrente di tutte le terre che possediamo a pagamento. Lo Stato ne è finora proprietario. Così un uomo può avere la proprietà del suo vicino e del suo fratello povero, e lo Stato può avere la proprietà di entrambi, e Dio una proprietà più alta in tutti. E la proprietà in tutti i casi è tanto più reale perché non è esclusiva. E quanto grande e benedetta sia per lui una proprietà, possiamo vederlo solo da un attento calcolo dei valori con cui la misura. In primo luogo, poiché è giunto a considerare se stesso l'eterno in ogni cosa, ha una chiara percezione delle anime come la più reale di tutte le esistenze-più reale delle terre e dell'oro, e una proprietà enormemente superiore. Poi, trovando questo o quello spirito umano o anima in una condizione di oscurità e malattia e danni mortali, comincia immediatamente a trovare in esso un oggetto, e una speranza ispiratrice da realizzare nella sua necessità. Lui lo prende così su di sé, si libra intorno ad esso nell'amore, nella preghiera, nelle parole di grazia e nell'esempio più grazioso, per riconquistarlo alla verità e a Dio. Infatti, se si tratta di una questione così stimolante per un Newton da poter mettere nelle altre menti la giusta concezione scientifica della luce o delle stelle, quanto più grande e più alto è l'interesse che un'anima buona ha nell'impartire ad un'altra bontà, l'elemento della sua pace e del suo benessere divini. D'altra parte, come otteniamo una proprietà negli altri uomini per il potere che esercitiamo in loro, quanto più grande è la proprietà ottenuta da quel tipo di potere che è soprannaturale, trasformantemente benefico, quello che sottomette l'inimicizia, illumina le tenebre, fruttifica la sterilità, cambia la discordia in armonia e innalza uno spirito in rovina fino a diventare un tempio della vita interiore di Dio. Che pensiero, in verità, è questo per un discepolo cristiano, che possa esaltare per sempre la coscienza di un'anima o spirito umano, e vivere in essa per sempre come causalità di gioia e bellezza. Inoltre, quando uno ha guadagnato l'altro a una vita santa, si stabilisce tra loro una relazione molto cara ed eterna. Da qui, inoltre, le Scritture della verità di Dio sono tanto in lode di questa proprietà celeste. Se andiamo dietro alla fama, ci dicono che il nome degli empi marcirà. Se andiamo dietro alle ricchezze e ci copriamo con gli splendori esteriori della fortuna, ci dicono che dobbiamo uscire dalla vita poveri come tutti, perché, non avendo portato nulla di materiale nel mondo, non possiamo portare nulla di materiale. E poi aggiungono: Fate le opere dell'amore e della verità, e queste verranno con voi. Lui che vince le anime è saggio. Se il tuo fratello pecca contro di te, guadagna, se possibile, il tuo fratello. Proprio qui, infatti, si aprirà al tuo amore ora purificato la scoperta di questa grande verità, cioè che in realtà non c'è alcuna proprietà reale se non la proprietà dello spirito, o la proprietà nello spirito, un possesso, cioè, da parte di ogni anima di ciò che ha aggiunto all'universo morale del bene. Tutti i valori qui diventano sociali, valori di verità, di sentimento, di adorazione e di affinità cosciente con Dio. E questo è il cielo, lo stato di mutua proprietà e di usufrutto eterno, preparato in tutte le giuste popolazioni di Dio mediante ciò che hanno giustamente fatto. Accettando ora la verità solida e sublimemente pratica così accuratamente esposta, la salvezza degli uomini è vista come un'opera che dovrebbe impegnare ogni cristiano, e un'opera che per essere compiuta in modo appropriato deve essere compiuta con cuore ed energia. A tal fine, considera bene che sei pronto a guadagnare una proprietà in ogni uomo che salvi. In un certo senso più caro e più vero, egli deve essere tuo per sempre, possederti come suo benefattore e essere la tua corona di gioia, avendo la tua vita entrata nella tua vita e operando attraverso la sua per sempre. Considerate, inoltre, come questa relazione di proprietà a doppia azione sia valida, anche tra Cristo e il Suo popolo. "Non tuo, ma tu" è il principio che lo porta nel mondo. (H. Bushnell, D.D.)

Non tuo, ma tu:-Gli uomini di solito sono pronti a sospettare gli altri dei vizi a cui essi stessi sono inclini . È molto difficile per chi non fa mai nulla, se non con un occhio a ciò che può ricavarne, credere che ci siano altre persone spinte da motivi più elevati. Perciò Paolo dovette affrontare più e più volte l'odiosa accusa di fare soldi con il suo apostolato. Dove Paolo imparò questo desiderio appassionato di possedere queste persone, e questa completa soppressione di sé nel desiderio? Era una scintilla di un fuoco sacro, una goccia di un oceano infinito, l'eco di una voce divina

(I.) Quindi, prima di tutto, osservo, Cristo desidera l'abbandono personale. "Io non cerco il tuo, ma te," è la lingua madre dell'amore; Ma sulle nostre labbra, anche quando il nostro amore è più puro, c'è una sfumatura di egoismo che si mescola ad esso, e molto spesso il desiderio dell'amore altrui è puramente egoistico come il desiderio di qualsiasi bene materiale. E questo è l'unico tipo di vita che è benedetto; l'unica vera nobiltà, bellezza e potere si misurano con la completezza del nostro abbandono a Gesù Cristo e corrispondono esattamente ad essa. Finché si è pensato che la terra fosse il centro del sistema planetario, non c'era altro che confusione nei cieli. Sposta il centro verso il sole, e tutto diventa ordine e bellezza. La radice del peccato e la madre della morte è farmi mia legge e Signore; il germe della giustizia e le prime pulsazioni della vita risiedono nell'arrenderci a Dio in Cristo, perché Lui si è arreso a noi. E siate certi di questo, che non è possibile rinunciare a me stesso nelle dolci reciprocità di un affetto superiore a quello umano, in generale e su larga scala, se evacuate dal Vangelo la grande verità: "Lui mi ha amato e ha dato se stesso per me".

(II.) Cristo cerca il servizio personale. "Cerco... tu"; non solo per il Mio amore, ma per i Miei strumenti, per i Miei strumenti per realizzare gli scopi per i quali sono morto e per stabilire il Mio dominio nel mondo. Non riesco a immaginare un uomo che, in un senso profondo, abbia realizzato i suoi obblighi verso quel Salvatore, e che in un senso reale abbia compiuto il grande atto di rinuncia a se stesso e abbia incoronato Cristo come suo Signore, vivendo per il resto della sua vita, come fanno tanti cristiani professanti, muto e ozioso per quanto riguarda il lavoro per il Maestro. È inutile fustigare, fustigare, fustigare i cristiani oziosi e cercare di farli lavorare. C'è solo una cosa che li metterà all'opera, ed è che vivranno più vicino al loro Maestro, e scopriranno di più su ciò che Gli devono. Questa rinuncia di noi stessi per il servizio cristiano diretto è l'unica soluzione del problema di come conquistare il mondo a Gesù Cristo. I professionisti non possono farlo. Questo servizio diretto non può essere evitato o commutato con un pagamento in denaro. Ai vecchi tempi un uomo era solito sfuggire al servizio nella milizia se trovava un sostituto e pagava per lui. Ci sono molte brave persone cristiane che sembrano pensare che l'esercito di Cristo sia reclutato in base a questo principio. Ma è un errore. "Cerco te, non il tuo."

(III.) Cristo cerca noi e i nostri. Non tu senza i tuoi, e ancor meno i tuoi senza di te. La consacrazione di sé è estremamente imperfetta, il che non include la consacrazione dei beni, e, al contrario, la consacrazione dei possedimenti che non derivano dalla consacrazione di sé e non è accompagnata da essa, non è nulla. Se, quindi, la grande legge dell'abbandono di sé deve attraversare tutta la vita cristiana, quella legge, applicata al nostro rapporto con ciò che possediamo, prescrive tre cose. Il primo è l'amministrazione, non la proprietà, e questo tutto intorno alla circonferenza dei nostri possedimenti. Ancora, la legge dell'abbandono di sé, nella sua applicazione a tutto ciò che abbiamo, implica il continuo riferimento a Gesù Cristo nella nostra disposizione di questi nostri possedimenti. Ancora, la legge dell'auto-abbandono, nella sua applicazione ai nostri beni, implica che ci sarà un elemento di sacrificio nel nostro uso di questi, siano essi possedimenti di intelletto, di acquisizione, di influenza, di posizione o di ricchezza materiale. La legge dell'aiuto è il sacrificio. Avviciniamoci tutti a quel grande fuoco centrale finché non ci scioglie il cuore. Lasciate che l'amore, che è la nostra speranza, sia il nostro modello. (A. Maclaren, D.D.)

Proprietà nelle anime:

1.) L'istinto di acquisizione è un elemento primordiale della natura umana che deve essere gratificato. Non acquisire proprietà di un tipo o dell'altro significa essere un povero, un parassita, una sanguisuga. Tutti nasciamo poveri, anche se figli, può essere, di un Creso; Ma, a meno che non moriamo ricchi, la vita è un fallimento. Tirando il remo guadagniamo muscoli; con la vela o con il motore sottomettiamo il mare; e con la padronanza intellettuale e spirituale delle forze facciamo veramente nostri i beni superiori

(2.) Il cristianesimo fa appello a questo istinto. Il Maestro ci dice che è Suo beneplacito darci il regno. Lord Bacon voleva tutta la conoscenza; Alessandro voleva altri mondi da conquistare. Così desidererei un titolo di proprietà per il cielo, anzi, di più, essere in grado di dire giustamente a Dio: "Tu sei mio!" Non permetterò di essere un povero; Il possesso da solo può gratificare la mia aspirazione alla proprietà

(I.) Che cos'è la proprietà, e come può essere nostra di diritto? La proprietà è il mio altro io; è ciò in cui metto il mio spirito, la mia vita, la mia fatica, la mia cultura e il mio affetto. Così acquista un valore, in quanto rappresenta tutti questi. Cristo vede il travaglio della Sua anima; ed è soddisfatto nella redenzione di questo mondo. L'universo è di Dio. Lui ci ha messo se stesso, la sua sapienza, la sua potenza e il suo amore. La Chiesa è di Cristo; Lui vi si è messo. Quindi questo è il mio in cui mi metto, qualunque sia la visione legale di esso. Proviamo la chiave di diverse serrature. Guardare

1.) Ricchezza materiale. I milioni che un giocatore vince non sono realmente di sua proprietà. La speculazione sconsiderata non crea ricchezza. L'eredità non è una proprietà reale finché non la faccio mia. Caleb diede via Ebron, ma i figli di Anak dovevano essere spodestati. Un uomo ricco lascia una proprietà. È semplicemente un "addendum" fino a quando il figlio non vi mette la sua impronta di pensiero e di intraprendenza; altrimenti è un mero reddito, come lo è il formaggio che il topo sgranocchia nel granaio. Il nome dell'ideatore si attacca a un'invenzione, o a qualsiasi cosa contenga arte creativa, anche se l'uomo è morto. Diciamo, il telegrafo di Morse, la bilancia di Fairbank, la Madonna di Raffaello

(2.) L'art. Costruisco e arredo una casa. I dipinti sono appesi; ma non so nulla di arte, e non posso entrare nelle creazioni di un Claude o di un Tiziano. Il mio vicino li studia, si nutre di loro, perché rappresentano e riflettono la sua anima bella. Le foto sono davvero sue

(3.) Letteratura. Compro un libro, ma non riesco a capirlo. Il mio vicino lo prende in prestito, lo legge, lo capisce e se ne appropria. Lui lo restituisce, no, solo il cuoio, la carta e l'inchiostro, perché i pensieri, gli spiriti e la vita sono suoi. Così tutta la teologia, la filosofia e la storia vengono ad essere mie

(II.) Ma è nelle anime umane che si realizza il pensiero del testo. È nostro privilegio avere proprietà in un altro, chiamarle nostre. Possiamo anche dire di Cristo, dello Spirito Santo e del Padre: "Tu sei mio!" Quando siamo uno con Lui nella comunione e nell'amore, viviamo in Lui e Lui in noi. Ma guardate i tre modi per garantire la proprietà nelle anime umane

(1.) Per amicizia. Apro il mio cuore e lascio entrare un altro. Lui apre il suo cuore e mi fa entrare. In alcuni cuori non possiamo entrare; Sono cattivi, grossolani, impuri, poco caritatevoli. Non dovremmo essere tollerati se dovessimo entrare con la forza. Ma quando arriviamo ai nostri, a coloro che rispondono ai nostri gusti, desideri e progetti, quanto è arricchente ed esaltante la proprietà reciproca! 2. Dall'istruzione. Un vero maestro è un re; Ottiene la proprietà nelle anime. Il dottor Arnold metteva l'anima nei suoi allievi, e oggi il pensiero allargato dell'Inghilterra è, in parte, il risultato del suo lavoro

(3.) Per redenzione. Questa è la Via Sacra di nostro Signore. Nell'anima perduta, nell'impuro, nel povero, nel morto Lui andò con purezza, ricchezze e vita. Così Paolo poté dire che era pronto a dare la sua anima a coloro che nel vangelo gli erano cari. Eppure Paolo poteva veramente dire: "Non cerco i tuoi, ma te". I suoi convertiti furono i suoi figli, generati nel Vangelo. Lui li vinse non semplicemente impartendo la verità, ma dando la sua stessa vita. (C. B. Crane, D.D.) I figli non dovrebbero mettere da parte per i genitori, ma i genitori per i figli.-

Genitori e figli:-Nota-

(I.) Il modo in cui questo dettame della natura è assecondato dall'esempio di Dio nei Suoi rapporti con la Sua famiglia. Lui è come un genitore che provvede ai suoi figli. Guardatelo come il Dio della provvidenza. Lui è la grande governante dell'universo. Ma è ancora più importante considerare Dio come il Dio della grazia, perché qui vedrete in modo più sorprendente come Dio Padre ha riposto per i Suoi figli, e non essi per Lui, che Lui è il donatore ed essi i riceventi dal primo all'ultimo Ezechiele 16:8, ecc.). Così Dio ha provveduto il bucato, i vestiti, gli ornamenti e il cibo per tutti i membri della Sua famiglia. Inoltre, Dio non solo provvede al mantenimento presente, ma anche a un'eredità futura per i Suoi figli

(II.) Il dovere dei genitori nei confronti dei loro figli. Essi sono tenuti a provvedere in tempo per loro. Anche le bestie dei campi, i mostri del mare, provvedono ai loro piccoli. Ma è meno probabile che sbagliamo su questo punto. Oh, se la nostra preoccupazione al riguardo fosse sempre regolata in vista degli interessi spirituali dei nostri figli e della gloria di Dio! Ma quanti sono quelli che trascurano il benessere spirituale dei loro figli, come la follia di un uomo che avrebbe speso molto per decorare e abbellire una casa che era pronta a crollare e cadere in rovina, mentre ne trascurava una che era sostanziale e probabilmente sarebbe durata per molte generazioni. (H. Verschoyle, A.B.) E io spenderò molto volentieri e sarò speso per te.-

Devozione a se stessi:-

(I.) Spendendo se stessi. Il ministero è un'opera. I suoi compiti, se fedelmente assolti, richiedono grande abilità e capacità. Paolo fu laboriosamente impegnato nella predicazione e viaggiò per mare e per terra per circa trent'anni, e durante quegli anni non cessò quasi mai di lasciare il suo amato lavoro. Fu così che fu disposto a spendere fino a quando non fu esaurito

(II.) Per il quale provo questa devozione di me stesso. L'apostolo provò questa devozione, o sacrificio di sé, per i corinti. Perché per gli uomini di Corinto? Perché San Paolo era stato determinante nella loro conversione. I credenti in quella città erano tutti, o quasi, i sigilli del suo ministero. Possiamo allora meravigliarci della forza del suo amore per loro? Che cosa non farà un genitore terreno per i suoi figli o le sue figlie? No; riscaldato dall'amore di Cristo, si spenderà allegramente per la loro edificazione spirituale, il loro benessere e il loro conforto. (R. Horsfall.)

Il costo della salvezza delle anime:-Paolo si distingue tra gli uomini per il suo sacrificio di sé

(I.) Lo scopo dell'apostolo-le anime degli uomini

(1.) Certamente da tenere costantemente in vista dai predicatori

(2.) Ma non solo per mezzo dei ministri, perché tutti noi influenziamo nel bene e nel male la vita dell'anima degli altri

(3.) Ferirlo è un'offesa agli occhi di Dio Matteo 18:6

(II.) Questo scopo richiede non solo che "spendiamo", ma che "siamo spesi ", perché più alta è la vita che cerchiamo di sviluppare, più profondo è il sacrificio che dobbiamo fare. Se un padre desidera solo la vita fisica di suo figlio, il costo è minimo: cibo, sapone e vestiti. Se desidera che la vita mentale di suo figlio cresca forte e piena, allora il costo è maggiore, non solo in denaro, ma anche in pazienza, ecc. Ma se egli desidera che la vita più alta di tutte, la vita morale, la vita dell'anima del ragazzo fiorisca e porti frutto, il sacrificio è ancora più profondo

(III.) Questo è precisamente il tipo di sacrificio che siamo meno disposti a fare

(1.) Nell'elemosina: opere di carità. Diamo soldi, il sacrificio più economico che possiamo fare

(2.) Nella vita della chiesa. Ancora una volta diamo soldi o un discorso per sfuggire ai sacrifici più profondi

(3.) Nella vita sociale. Quanti pochi rinunceranno a pronunciare una parola amara o un'azione dubbia per timore di ferire la vita dell'anima di coloro che ci circondano

(IV.) Confrontate questa riluttanza con l'alacrità di Paolo. Lui disse: "Spenderò molto volentieri", ecc. Meglio ancora confrontarlo con lo spirito di Cristo Giovanni 10:15, 18

(1.) La bellezza del sacrificio cristiano è la sua volontarietà. "Dio ama chi dona con gioia" (CAPITOLO 9:7)

(2.) La vita beata, sia sulla terra che in cielo, non è quella esente dal sacrificio, ma dove la sua gioia travolge il suo dolore 2Cronache 29:28. (J. Telford, B.A.)

Affetto ministeriale scarsamente corrisposto:-È l'amore che parla, e la scortesia che si parla. In molti modi può essere evidente che San Paolo amava la Chiesa di Corinto più di molte altre. Per il tempo che trascorse con loro, un anno e mezzo pieno: scarso con così tanto. Visitandoli tre volte più volte, non così spesso. Con due delle sue più grandi epistole inviate a loro: non a nessuna simile. Ora ci dovrebbe essere nell'amore la virtù della pietra da carico, la virtù attraente, per attirare di nuovo ad essa come l'amore. Avrebbe dovuto esserci, ma non c'era. Perché il loro piccolo amore appariva dalle loro molte eccezioni poco amorevoli che gli portavano. Questa fredda infusione di così debole riguardo da parte loro avrebbe potuto spegnere il suo amore

(1.) C'era un mondo in cui uno diceva: concedimi il tuo cuore, e io non ho bisogno di ulteriori donazioni; e l'elargizione d'amore, anche se nient'altro che amore, era qualcosa che valeva la pena

(2.) Un mondo del genere c'era, ma quel mondo è logoro. L'amore e tutto è messo a interesse

(3.) Questo è ora l'amore del mondo, ma specialmente a Corinto, dove si mette l'amore a noleggio e l'amore a vendere

(4.) Non c'è rimedio allora. San Paolo deve applicarsi al tempo e al luogo in cui l'amore dipende dal cedere e dal pagare

(5.) Ora, non c'è nulla di più flessibile dell'amore, sempre pronto a trasformarsi in qualsiasi cosa possa avere probabilità di prevalere

(6.) San Paolo quindi vi giunge; e come egli fa della sua causa una causa di Padre verso di loro

(7.) Sì, "Io darò". Ora, ahimè! cosa può dare Paolo? Soprattutto su cittadini così ricchi? Che cosa ha da separarsi se non i suoi libri e le sue pergamene? Ware, ad Atene forse un po'; ma a Corinto, poco usato e meno considerato. Ma, per grazia di Dio, c'è qualcos'altro. Ci sono tesori di sapienza e di conoscenza in Cristo Gesù. In effetti, questo è che San Paolo può dare; e di questo ha bisogno Corinto, e quanto più è ricca, tanto più. Ma è molto più da dare che da dare

(1.) Poiché, in primo luogo, coloro che danno danno solo dei loro frutti; ma chi è elargito dà frutto, albero e tutto il resto. Anche se stesso è nell'atto di dono

(2.) In secondo luogo, prima c'era un solo atto; qui, in uno, sono sia il dare che l'essere donato, e l'essere entrambi devono necessariamente essere migliori di uno

(3.) In terzo luogo, prima di ciò che è stato concesso, che cos'era? Il nostro bene, non il nostro sangue; il nostro vivere, non la nostra vita

(4.) E in verità vediamo che molti possono accontentarsi di dare francamente, ma in nessun modo di essere donati loro stessi. Ma anche qui San Paolo verrà senza alcuna riserva di sé; fare o soffrire, "spendere o essere speso". Come si spende? Morirà? Sì, certo. Che cosa, attualmente qui a Corinto? No; poiché in quel momento e molto tempo dopo era ancora vivo. Se non c'è modo di essere elargito se non morendo fuori mano; Coloro che nel campo ricevono la pallottola, o coloro che sono sul rogo hanno il fuoco appiccato a loro, si può dire che siano stati dati loro e solo loro. Questo è davvero un modo, ma non l'unico. E si dice che ciò sia concesso, non solo ciò che viene pagato in un unico pagamento, ma ciò che viene versato con diverse somme, specialmente se avviene quando non è dovuto, né potrebbe essere richiesto. Con la meditazione intenta (poiché i suoi libri e le sue pergamene prendevano un po' dalla sua somma), con il dolore e il dolore del cuore si donava con la farina. E fin qui è il caso di tutti coloro che sono nel suo caso, come Cristo li chiama la luce del mondo, che illuminano gli altri e si consumano. È vero che noi apprezziamo l'affetto interiore al di sopra dell'azione o della passione esteriore. Anche per gli uomini è così. Quando ci viene fatto un dispiacere, diciamo no, non valutiamo tanto l'offesa in sé quanto la mente maligna di colui che l'ha offerta? E se nel male vale, perché non nel bene molto di più? E vedrete la mente con cui San Paolo farà entrambe le cose? Dona la volontà e gli sarà anche donato, e che non si accontenti in alcun modo di venire ad esso, ma volontariamente; volentieri, anzi prontamente, prontamente, anzi volentieri, molto volentieri. E ora dobbiamo fermarci un po' per vedere che cosa ne sarà di tutto questo, e che cosa queste faranno nei Corinzi. Ci meravigliamo dell'amore, ci meraviglieremo ancora di più quando vedremo a quale sorta di uomini è concesso. Lui si lamenta però che, cercando il loro amore, e nient'altro, la sua sorte era così difficile, non l'ha trovata. E come lui è da compatire, così anche loro sono da biasimare. Tutte le altre merci tornano bene da Corinto, solo l'amore non è traffico. San Paolo non può fare di nuovo il suo, ma deve essere un grande perdente. Ma tutto questo mentre viveva ancora nella speranza, nella speranza di conquistare il loro amore per il quale aveva calpestato l'amore di se stesso. L'amore non sopporta il nome di difficoltà, ma si vergogna di confessare qualcosa di troppo duro o troppo pericoloso per esso. Perché, in verità, la scortesia è un nemico potente e le sue ferite sono profonde. Serve prima di tutto a possedere le nostre anime di quell'eccellente virtù, la più grande delle tre. Anzi, la virtù senza la quale il resto non è che cifra: l'amore. Ma l'amore, l'azione della virtù, non la passione del vizio. L'amore, non del corpo, ma dell'anima, l'anima preziosa dell'uomo Proverbi 6. E per loro e per il loro amore di essere pronti a dimostrarlo con il processo di San Paolo. Coloro che fanno così, non si può dire nulla di buono del loro amore, che deve rispondere al suo deserto. Celeste è, e in cielo per ricevere la ricompensa. Ma quando tutto è finito, dobbiamo prendere atto della natura del mondo. Perché, come San Paolo l'ha lasciato, così troveremo (cioè) forse non incontreremo quel riguardo che ci promettiamo. Certo, se l'amore o il bene o qualsiasi bene deve perire (che è il secondo motivo), ed essere perduto a causa dell'inadempienza di qualcuno (dove si accende), è molto meglio che perisca nelle mani dei Corinzi che in quelle di Paolo; da loro, nel loro ricevere il male, che nel non dare lui. Così infatti il peccato sarà loro, e noi e le nostre anime saremo innocenti davanti a Dio. Ma non perirà. Perché, qualunque cosa si possa dire di loro, più amiamo e meno loro; di Cristo non si può né si dirà mai. Perché San Paolo, per il poco amore nelle loro mani, ha trovato il più grande nelle sue. Non perduta, ma disposta; non gettato via, ma impiegato su Colui per il cui amore nessuno ha mai dato o darà mai alcunché, ma riceverà il centuplo. (Bp. Andrewes.)

Riferimenti incrociati:

2Corinzi 12

1 2Co 8:10; Giov 16:7; 18:14; 1Co 6:12; 10:23
2Co 12:11; 11:16-30
2Co 12:7; Nu 12:6; Ez 1:1-28; 11:24; Dan 10:5-10; Gioe 2:28,29; At 9:10-17; 18:9; 22:17-21; 23:11; 26:13-19; Ga 1:12; 2:2; 1G 5:20

2 2Co 12:3,5
2Co 5:17,21; 13:5; Is 45:24,25; Giov 6:56; 15:4-6; 17:21-23; Rom 8:1; 16:7; 1Co 1:30; Ga 1:22; 5:6
At 14:6; 22:17
2Co 5:6-8; 1Re 18:12; 2Re 2:16; Ez 8:1-3; 11:24; At 8:39,40; 22:17; Fili 1:22,23; Ap 1:10; 4:2
2Co 12:3; 11:11
2Co 12:4; Lu 24:51; 1Te 4:17; Eb 9:24; Ap 12:5
Ge 1:14-20; 1Re 8:27; Is 57:15

4 Ez 31:9; Lu 23:43; Ap 2:7

5 2Co 12:2-4
2Co 12:9,10; 11:30

6 2Co 10:8; 11:16; 1Co 3:5,9,10
2Co 1:18; 11:31; Giob 24:25; Rom 9:1
2Co 12:7; 10:9,10

7 2Co 10:5; 11:20; De 8:14; 17:20; 2Cron 26:16; 32:25,26,31; Dan 5:20; 1Ti 3:6
2Co 12:1-4
Ge 32:25,31; Giudic 2:3; Ez 28:24; Ga 4:13
Giob 2:7; Lu 13:16; 1Co 5:5
Mat 26:67; 1Co 4:11

8 De 3:23-27; 1Sa 15:11; 2Sa 12:16-18; Sal 77:2-11; Mat 20:21,22; 26:39-44; Eb 5:7

9 2Co 12:10; 3:5,6; Eso 3:11,12; 4:10-15; De 33:25-27; Gios 1:9; Is 43:2; Ger 1:6-9; Mat 10:19,20; Lu 21:15; 1Co 10:13; 15:10; Col 1:28,29; 1Ti 1:14; Eb 4:16
Sal 8:2; Is 35:3,4; 40:29-31; 41:13-16; Dan 10:16-19; Ef 3:16; Fili 4:13; Col 1:11; Eb 11:34
2Co 12:10,15; Mat 5:11,12
2Co 12:5; 11:30
2Re 2:15; Is 4:5,6; 11:2; Sof 3:17; Mat 28:18,20; 1P 4:13,14

10 2Co 1:4; 4:8-10,17; 7:4; At 5:41; Rom 5:3; 8:35-39; Fili 1:29; 2:17,18; Col 1:24; Giac 1:2; 1P 1:6,7; 4:13,14
2Co 11:23-30
2Co 4:5,11; 10:18; Lu 6:22; Giov 15:21; 1Co 4:10; Ap 2:3
2Co 12:9; 13:4,9; Ef 6:10

11 2Co 1:6; 11:1,16,17
2Co 12:12; 11:5; 1Co 3:4-7,22; Ga 2:6-14
Lu 17:10; 1Co 3:7; 15:8-10; Ef 3:8

12 2Co 4:2; 6:4-10; 11:4,6; Rom 15:18,19; 1Co 1:5-7; 9:2; 14:18

13 2Co 12:14; 11:8,9; 1Co 9:6,12,15-18
2Co 11:7

14 2Co 1:15; 13:1; 1Co 4:19; 11:34; 16:5
Prov 11:30; At 20:33; 1Co 10:33; Fili 4:1,17; 1Te 2:5,6,8,19,20; 1P 5:2-4
Ge 24:35,36; 31:14,15; Prov 13:22; 19:14; 1Co 4:14,15; 1Te 2:11

15 2Co 12:9; 1:6,14; 2:3; 7:3; Giov 10:10,11; Ga 4:10; Fili 2:17; Col 1:24; 1Te 2:8; 2Ti 2:10
2Co 12:14; Eb 13:17
2Co 6:12,13; 2Sa 13:39; 17:1-4; 18:33; 1Co 4:8-18

16 2Co 12:13; 11:9,10
2Co 1:12; 4:2; 7:2; 10:2,3; 1Te 2:3,5; 1P 2:3

17 2Co 12:18; 2Re 5:16,20-27; 1Co 4:17; 16:10

18 2Co 2:12,13; 7:2,6
2Co 8:6,18
2Co 8:6,16-23; Fili 2:19-22
Nu 16:15; 1Sa 12:3,4; Ne 5:14; At 20:33-35; Rom 4:12; 1P 2:21

19 2Co 3:1; 5:12
2Co 11:10,31; Rom 9:1
2Co 5:13; 10:8; 13:10; 1Co 9:12-23; 10:33; 14:26
2Co 12:15; 7:1; Rom 12:19; 1Co 10:14; Fili 4:1

20 2Co 12:21; 13:9
2Co 1:23,24; 2:1-3; 10:2,6,8,9; 13:2,10; 1Co 4:18-21; 5:3-5
1Co 1:11; 3:3,4; 4:6-8,18; 6:7,8; 11:16-19; 14:36,37; Ga 5:15,19-21; 5:26; Ef 4:31,32; Giac 3:14-16; 4:1-5; 1P 2:1
Sal 41:7; Prov 16:28; Rom 1:29
2P 2:18; Giuda 1:16

21 2Co 12:7; 8:24; 9:3,4
2Co 2:1-4; Eso 32:31; De 9:15,25; 1Sa 15:35; Esd 9:3; 10:1; Sal 119:136; Ger 9:1; 13:17; Lu 9:41,42; Rom 9:2; Fili 3:18,19
2Co 13:2
2Co 2:5-11; 7:9-11; 10:6; 1Co 6:9-11; Ap 22:20
Rom 13:13; 1Co 5:1,9-11; 6:15-18; Ga 5:19; Ef 5:5,6; Col 3:5; 1Te 4:3-7; Eb 13:4; 1P 4:2,3; 2P 2:10-14,18; Giuda 1:7,23; Ap 21:8; 22:15

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