Nuova Riveduta:

2Corinzi 13

Ultime esortazioni ai Corinzi; saluti
1 Questa è la terza volta che vengo da voi. Ogni parola sarà confermata dalla bocca di due o tre testimoni. 2 Ho avvertito quando ero presente tra di voi la seconda volta e avverto ora, che sono assente, tanto quelli che hanno peccato precedentemente quanto tutti gli altri che, se tornerò da voi, non userò indulgenza, 3 dal momento che cercate una prova che Cristo parla in me, lui che non è debole verso di voi ma è potente in mezzo a voi. 4 Infatti egli fu crocifisso per la sua debolezza, ma vive per la potenza di Dio; anche noi siamo deboli in lui, ma vivremo con lui mediante la potenza di Dio per procedere nei vostri confronti.
5 Esaminatevi per vedere se siete nella fede; mettetevi alla prova. Non riconoscete che Gesù Cristo è in voi? A meno che l'esito della prova sia negativo. 6 Ma io spero che riconoscerete che la prova non è negativa nei nostri confronti. 7 Preghiamo Dio che non facciate alcun male; non già perché risulti che noi abbiamo ragione, ma perché voi facciate quello che è bene, anche se noi dovessimo apparire riprovati. 8 Infatti non abbiamo alcun potere contro la verità; quello che possiamo è per la verità. 9 Ci rallegriamo quando noi siamo deboli e voi siete forti; per questo preghiamo: per il vostro perfezionamento. 10 Perciò vi scrivo queste cose mentre sono assente affinché, quando sarò presente, io non abbia a procedere rigorosamente secondo l'autorità che il Signore mi ha data per edificare, e non per distruggere.

Ultimi consigli
11 Del resto, fratelli, rallegratevi, ricercate la perfezione, siate consolati, abbiate un medesimo sentimento, vivete in pace; e il Dio d'amore e di pace sarà con voi. 12 Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio. Tutti i santi vi salutano.
13 La grazia del Signore Gesù Cristo e l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

C.E.I.:

2Corinzi 13

1 Questa è la terza volta che vengo da voi. Ogni questione si deciderà sulla dichiarazione di due o tre testimoni. 2 L'ho detto prima e lo ripeto ora, allora presente per la seconda volta e ora assente, a tutti quelli che hanno peccato e a tutti gli altri: quando verrò di nuovo non perdonerò più, 3 dal momento che cercate una prova che Cristo parla in me, lui che non è debole, ma potente in mezzo a voi. 4 Infatti egli fu crocifisso per la sua debolezza, ma vive per la potenza di Dio. E anche noi che siamo deboli in lui, saremo vivi con lui per la potenza di Dio nei vostri riguardi.
5 Esaminate voi stessi se siete nella fede, mettetevi alla prova. Non riconoscete forse che Gesù Cristo abita in voi? A meno che la prova non sia contro di voi! 6 Spero tuttavia che riconoscerete che essa non è contro di noi. 7 Noi preghiamo Dio che non facciate alcun male, e non per apparire noi superiori nella prova, ma perché voi facciate il bene e noi restiamo come senza prova. 8 Non abbiamo infatti alcun potere contro la verità, ma per la verità; 9 perciò ci rallegriamo quando noi siamo deboli e voi siete forti. Noi preghiamo anche per la vostra perfezione. 10 Per questo vi scrivo queste cose da lontano: per non dover poi, di presenza, agire severamente con il potere che il Signore mi ha dato per edificare e non per distruggere.
11 Per il resto, fratelli, state lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi. 12 Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano.
13 La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

Nuova Diodati:

2Corinzi 13

1 Ecco, questa è la terza volta che vengo da voi. «Ogni parola sarà confermata per la bocca di due o tre testimoni». 2 L'ho detto prima, quando ero presente tra di voi per la seconda volta, e lo dichiaro ora che sono assente. Scrivo a quelli che hanno in precedenza peccato e a tutti gli altri che, se vengo di nuovo, non risparmierò nessuno. 3 Poiché voi cercate la prova del Cristo che parla in me; ed egli non è debole verso di voi, ma è potente in voi. 4 Se egli infatti è stato crocifisso per la sua debolezza, ora però vive per la potenza di Dio, perché anche noi siamo deboli in lui, ma vivremo con lui per la potenza di Dio verso di voi. 5 Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede; provate voi stessi. Non riconoscete voi stessi che Gesù Cristo è in voi? A meno che non siate riprovati. 6 Ma io spero che voi riconoscerete che noi non siamo riprovati. 7 Or prego Dio che non facciate alcun male, non perché noi appariamo approvati, ma perché voi facciate quel che è bene anche se noi dovessimo essere riprovati. 8 Noi infatti non abbiamo alcuna forza contro la verità, ma solo per la verità. 9 Ora noi ci rallegriamo quando siamo deboli, e voi siete forti; e noi preghiamo anche per questo: per il vostro perfezionamento. 10 Perciò scrivo queste cose, essendo assente, affinché, quando sarò presente, non proceda rigidamente, secondo l'autorità che il Signore mi ha dato per l'edificazione e non per la distruzione. 11 Del resto, fratelli, rallegratevi, perfezionatevi, incoraggiatevi, abbiate la stessa mente, state in pace; e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi. 12 Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio; tutti i santi vi salutano. 13 La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi. Amen.

Riveduta 2020:

2Corinzi 13

Esortazioni finali
1 Questa è la terza volta che io vengo da voi. Ogni parola sarà confermata dalla bocca di due o tre testimoni. 2 Ho avvertito, quand'ero presente fra voi la seconda volta, e avverto ora che sono assente, tanto quelli che hanno peccato in precedenza quanto tutti gli altri che, se tornerò da voi, non userò indulgenza; 3 giacché cercate la prova che Cristo parla in me: lui che verso voi non è debole, ma potente in mezzo a voi. 4 Poiché egli fu crocifisso per la sua debolezza, ma vive per la potenza di Dio, anche noi siamo deboli in lui, ma vivremo con lui per la potenza di Dio, nel nostro procedere verso di voi.
5 Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede; mettetevi alla prova. Non riconoscete voi medesimi che Gesù Cristo è in voi? Sempre che non falliate la prova. 6 Ma io spero che riconoscerete che noi non abbiamo fallito la prova. 7 Ora noi preghiamo Dio che non facciate alcun male, non già per apparire noi approvati, ma perché voi facciate quello che è bene, anche se noi dovessimo apparire riprovati. 8 Perché noi non possiamo nulla contro la verità, quello che possiamo è per la verità. 9 Poiché noi ci rallegriamo quando siamo deboli e voi siete forti; e noi preghiamo per il vostro perfezionamento. 10 Perciò vi scrivo queste cose mentre sono assente, affinché, quando sarò presente, io non abbia a procedere rigorosamente secondo l'autorità che il Signore mi ha dato per edificare e non per distruggere.

Ultimi consigli e saluti
11 Del resto, fratelli, rallegratevi, ricercate la perfezione, siate consolati, abbiate un medesimo sentimento, vivete in pace e il Dio d'amore e di pace sarà con voi. 12 Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio. Tutti i santi vi salutano.
13 La grazia del Signore Gesù Cristo e l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

La Parola è Vita:

2Corinzi 13

1 
Questa è la terza volta che vengo a trovarvi. Le Scritture ci dicono che se due o tre sono d'accordo nel giudicare un torto, il colpevole dovrà essere punito. (Ebbene, questo è il mio terzo avvertimento, prima di venire da voi). 2 Ho già messo in guardia quelli che peccavano, quando ero lì l'ultima volta; e ora, anche se sono assente, voglio avvertire di nuovo tanto loro che tutti gli altri che questa volta verrò pronto a punire severamente chi se lo merita, e non lascerò correre.
3 Vi darò tutte le prove che volete che Cristo parla per mezzo mio; Cristo infatti non è debole verso di voi, ma è una grande potenza dentro di voi. 4 Certo, quando fu crocifisso era debole, ma ora vive per mezzo della potenza di Dio. Ed anche noi, pur deboli come lui, sempre per mezzo della potenza di Dio, saremo forti come lui quando prenderemo decisioni nei vostri confronti.

Guardate in fondo a voi stessi.
5 Esaminatevi a fondo per vedere se vivete da veri cristiani, sottoponendovi a questa prova. Sentite ogni giorno di più la presenza e la potenza di Cristo fra di voi? O state soltanto fingendo di essere cristiani, quando non lo siete affatto? 6 Ad ogni modo, spero che ammetterete una cosa: noi abbiamo superato la prova.
7 Preghiamo il Signore che non facciate niente di male, e non per dare agli altri la prova che il nostro insegnamento è giusto; no, ma per vedervi fare il bene, anche a costo di rimetterci ed essere disprezzati dagli altri. 8 La nostra responsabilità è di incoraggiare ogni momento la verità, non il male. 9 Perciò saremo ben felici di essere deboli e disprezzati, se voi siete forti. Il nostro più grande desiderio e la nostra preghiera è che voi possiate diventare dei cristiani perfetti.
10 Vi scrivo questo, mentre sono lontano da voi nella speranza che, quando verrò, non debba trattarvi con durezza, perché voglio servirmi dell'autorità che il Signore mi ha dato per rendervi più forti nella fede, e non per punirvi.
11 Concludo la mia lettera con queste ultime parole: siate felici, crescete in Cristo, incoraggiatevi a vicenda, andate d'accordo e vivete in pace e armonia. Il Signore che dà amore e pace sarà con voi.
12 Salutatevi fra voi con un bacio fraterno. 13 Tutti i credenti di qui vi mandano i migliori saluti. 14 Che la grazia del nostro Signore, Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.Paolo.

La Parola è Vita
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Riveduta:

2Corinzi 13

Ultime esortazioni ai Corintî. Saluti
1 Questa è la terza volta ch'io vengo da voi. Ogni parola sarà confermata dalla bocca di due o di tre testimoni. 2 Ho avvertito quand'ero presente fra voi la seconda volta, e avverto, ora che sono assente, tanto quelli che hanno peccato per l'innanzi, quanto tutti gli altri, che, se tornerò da voi, non userò indulgenza; 3 giacché cercate la prova che Cristo parla in me: Cristo che verso voi non è debole, ma è potente in voi. 4 Poiché egli fu crocifisso per la sua debolezza; ma vive per la potenza di Dio; e anche noi siam deboli in lui, ma vivremo con lui per la potenza di Dio, nel nostro procedere verso di voi. 5 Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede; provate voi stessi. Non riconoscete voi medesimi che Gesù Cristo è in voi? A meno che proprio siate riprovati. 6 Ma io spero che riconoscerete che noi non siamo riprovati. 7 Or noi preghiamo Iddio che non facciate alcun male; non già per apparir noi approvati, ma perché voi facciate quello che è bene, anche se noi abbiam da passare per riprovati. 8 Perché noi non possiamo nulla contro la verità; quel che possiamo è per la verità. 9 Poiché noi ci rallegriamo quando siamo deboli e voi siete forti; e i nostri voti sono per il vostro perfezionamento. 10 Perciò vi scrivo queste cose mentre sono assente, affinché, quando sarò presente, io non abbia a procedere rigorosamente secondo l'autorità che il Signore mi ha data per edificare, e non per distruggere. 11 Del resto, fratelli, rallegratevi, procacciate la perfezione, siate consolati, abbiate un medesimo sentimento, vivete in pace; e l'Iddio dell'amore e della pace sarà con voi. 12 Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio. Tutti i santi vi salutano. 13 La grazia del Signor Gesù Cristo e l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

Ricciotti:

2Corinzi 13

1 Ecco dunque per la terza volta vengo da voi; «Ogni parola sarà posta sulla bocca di due o tre testimoni». 2 L'ho detto prima e lo ripeto, come quand'ero presente la seconda volta così ora essendo assente, e dichiaro a quelli che hanno mancato prima e a tutti gli altri, che al mio ritorno non li risparmierò. 3 Cercate forse la prova che Cristo parla in me, quel Cristo che non è debole rispetto a voi, ma anzi è in voi potente? 4 Fu crocifisso sì per debolezza, ma vive per la potenza di Dio. Anche noi siamo deboli in lui, ma vivremo con lui per la virtù di Dio su voi. 5 Mettete alla prova voi stessi se siete nella fede; fate l'esame di voi; o non riconoscete da voi stessi che Gesù Cristo è in voi? a meno che siate proprio da riprovare. 6 Ma spero riconoscerete che noi non siamo riprovevoli. 7 E preghiamo Dio che voi non facciate alcun male, non per apparir noi approvabili, ma perchè voi facciate il bene anche se noi siamo riprovati. 8 Nulla possiamo contro la verità, ma sì a pro della verità. 9 E ci rallegriamo di esser deboli se voi siete forti; e questo chiediamo pregando, la vostra perfezione. 10 Perciò scrivo queste cose assente, perchè venendo, non abbia ad agire duramente secondo la facoltà che mi concedette il Signore, a edificazione non a distruzione. 11 Del resto, o fratelli, siate allegri, fatevi perfetti, consolatevi, siate d'accordo nelle idee, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi. 12 Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio. Vi salutano tutti i Santi. 13 La grazia del Signore Gesù Cristo e l'amore di Dio e la comunione del Santo Spirito sia con tutti voi.

Tintori:

2Corinzi 13

Chi non si corregge troverà nell'apostolo un giudice severo
1 Ecco per la terza volta vengo da voi: «Sulle dichiarazioni di due o tre testimoni sarà decisa ogni cosa». 2 L'ho detto, e lo ripeto ancora, assente come quando ero presente: se verrò di nuovo non userò indulgenza, tanto a quelli che han già peccato quanto a tutti gli altri. 3 Cercate forse di far prova di colui che parla in me, di Cristo, che tra voi non è diventato debole, ma è potente? 4 Egli infatti se fu crocifisso come debole, vive però per la potenza di Dio. Ed anche noi siam deboli come lui, ma per la potenza di Dio vivremo con lui in mezzo a voi. 5 Esaminate voi stessi, per vedere se siete nella fede, fate saggio di voi stessi. Non riconoscete da voi medesimi che Gesù Cristo è in voi? A meno che non siate proprio riprovati. 6 Ma io spero che voi conoscerete che noi non siamo riprovati.

Li scongiura a non costringerlo alla severità
7 Preghiamo Dio che non facciate alcun male, non già per apparir degni di approvazione, ma perchè voi facciate il bene, anche se dobbiamo passare come degni di riprovazione. 8 Perchè quel che possiamo non è contro la verità, ma per la verità. 9 E ci rallegriamo di essere noi deboli e voi potenti, e quello che domandiamo è la vostra perfezione. 10 Or dunque io vi scrivo queste cose mentre sono assente, affinchè quando sarò presente non abbia ad agire un po' troppo duramente, in forza dell'autorità che il Signore mi ha dato per edificare, e non per distruggere.

Ultime raccomandazioni e saluti
11 Del resto, fratelli, state allegri, siate perfetti, consolatevi, siate concordi, conservate la pace; e il Dio della pace e della carità sarà con voi! 12 Salutatevi gli uni gli altri col bacio santo. Tutti i santi vi salutano. 13 La grazia del Signor nostro Gesù Cristo, la carità di Dio e la comunicazione dello Spirito Santo sia con voi tutti. Così sia.

Martini:

2Corinzi 13

Minaccia coloro, i quali avevano peccato, per indurirgli a penitenza, affine di non essere costretto, quando vada da loro, a usar rigore secondo la potestà datagli da Cristo, la virtù del quale dice, che dovrebbero riconoscere in loro stessi, e aggiunge una generale esortazione, ed i saluti.
1 Ecco, che vengo da voi questa terza volta: sul detto di due o tre testimoni sarà deciso ogni negozio. 2 Predissi, e predico come già presente, così ora assente, a que' che prima peccarono, e a tutti gli altri, che se verrò di nuovo, non sarò indulgente: 3 Cercate voi di far prova di quel Cristo, che parla in me? il quale rispetto a voi non è debole, ma potente è in voi? 4 Imperocché sebbene fu crocifisso come debole, vive però per virtù di Dio. Imperocché noi pure siam deboli in lui, ma sarem vivi con esso per virtù di Dio rispetto a voi. 5 Fate saggio di voi medesimi, se siete nella fede: provate voi stessi. Non conoscete voi da voi stessi, che Gesù Cristo è in voi? Se pur non siete da rigettare. 6 Io però spero, che conoscerete, che noi son siamo da rigettare. 7 Ma preghiamo Dio, che non facciate niente di male, non perché apparisca la nostra probità, ma affinchè voi facciate il bene: noi poi siamo come da rigettare. 8 Imperocché nulla possiamo contro la verità, ma per la verità. 9 Conciossiaché ci rallegriamo, che noi siam deboli, e voi potenti. E questo ancor domandiamo, la vostra perfezione. 10 Per questo tali cose scrivo io assente, affinchè presente non abbia io da agire più duramente secondo la potestà datami dal Signore per edificazione, non per distruzione. 11 Del rimanente, o fratelli, state allegri, siate perfetti, consolatevi, siate concordi, state in pace, e il Dio della pace, e della carità sarà con voi. 12 Salutatevi gli uni gli altri col bacio santo. I santi tutti vi salutano. 13 La grazia del Signor nostro Gesù Cristo, e la carità di Dio, e la partecipazione dello Spirito santo sia con tutti voi. Così sia.

Diodati:

2Corinzi 13

1 Ecco, questa è la terza volta ch'io vengo a voi; ogni parola è confermata per la bocca di due, o di tre testimoni. 2 Già l'ho detto innanzi tratto, e lo dico ancora, come presente; anzi, essendo assente, ora scrivo a coloro che hanno innanzi peccato, e a tutti gli altri: che se io vengo di nuovo, non risparmierò alcuno. 3 Poichè voi cercate la prova di Cristo che parla in me, il quale inverso voi non è debole, ma è potente in voi. 4 Perciocchè, se egli è stato crocifisso per debolezza, pur vive egli per la potenza di Dio; perciocchè ancora noi siam deboli in lui, ma viveremo con lui, per la potenza di Dio, inverso voi. 5 Provate voi stessi, se siete nella fede; fate sperienza di voi stessi; non vi riconoscete voi stessi, che Gesù Cristo è in voi? se già non siete riprovati. 6 Ed io spero che voi riconoscerete che noi non siam riprovati.
7 Or io prego Iddio che voi non facciate alcun male; non acciocchè noi appaiamo approvati, ma acciocchè voi facciate quel che è bene, e noi siamo come riprovati. 8 Perciocchè noi non possiam nulla contro alla verità, ma tutto ciò che possiamo è per la verità. 9 Poichè ci rallegriamo quando siam deboli, e voi siete forti; ma ben desideriamo ancora questo, cioè il vostro intiero ristoramento. 10 Perciò, io scrivo queste cose, essendo assente; acciocchè, essendo presente, io non proceda rigidamente, secondo la podestà, la quale il Signore mi ha data, a edificazione, e non a distruzione.
11 Nel rimanente, fratelli, rallegratevi, siate ristorati, siate consolati, abbiate un medesimo sentimento, e state in pace; e l'Iddio della carità, e della pace sarà con voi. 12 Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio; tutti i santi vi salutano. 13 La grazia del Signor Gesù Cristo, e la carità di Dio, e la comunione dello Spirito Santo, sia con tutti voi. Amen.

Commentario completo di Matthew Henry:

2Corinzi 13

1 INTRODUZIONE A 2 CORINZI CAPITOLO 13

In questo capitolo l'apostolo minaccia di essere severo contro i peccatori ostinati, e ne assegna la ragione (2Corinzi 13:1-6); poi fa una preghiera appropriata a Dio per conto dei Corinzi, con le ragioni che lo inducono a farlo (2Corinzi 13:7-10), e conclude la sua epistola con un commiato e una benedizione, 2Corinzi 13:11-14.

Ver. 1.

In questi versetti osservate:

I. L'apostolo minaccia di essere severo contro i peccatori ostinati quando dovesse venire a Corinto, avendo ora inviato loro una prima e una seconda epistola, con le dovute ammonizioni ed esortazioni, al fine di riformare ciò che era sbagliato tra loro. A questo proposito possiamo notare,

1. La cautela con cui procedeva nelle sue censure: non era precipitoso nell'usare la severità, ma dava un primo e un secondo ammonimento. Così alcuni comprendono le sue parole (2Corinzi 13:1): Questa è la terza volta che vengo da voi, riferendomi alla sua prima e alla sua seconda epistola, con le quali le ammoniva, come se fosse presente con esse, anche se di persona era assente, 2Corinzi 13:2. Secondo questa interpretazione, queste due epistole sono i testimoni a cui si riferisce nel primo versetto, riferendosi piuttosto alla direzione del nostro Salvatore (Matteo 17:16) riguardo al modo in cui i cristiani dovrebbero trattare i trasgressori prima che procedano all'estremo piuttosto che alla legge di Mosè (Deuteronomio 17:6; 19:15) per il comportamento dei giudici in materia penale. Dovremmo andare, o mandare, dal nostro fratello, una volta e l'altra, per dirgli della sua colpa. Così l'apostolo aveva già detto a questi Corinzi, nella sua precedente epistola, e ora dice loro, o scrive a coloro che fino a quel momento avevano peccato, e a tutti gli altri, avvertendo tutti prima che egli venisse di persona per la terza volta, di esercitare severità contro i trasgressori scandalosi. Altri pensano che l'apostolo avesse già progettato e preparato il suo viaggio a Corinto già due volte, ma sia stato provvidenzialmente impedito, e ora li informa delle sue intenzioni una terza volta di venire da loro. Comunque sia, è osservabile che egli tenne un conto di quante volte si sforzò, e di quali pene si prese con questi Corinzi per il loro bene: e possiamo essere certi che un conto è tenuto in cielo, e dobbiamo essere contati con un altro giorno per gli aiuti che abbiamo avuto per le nostre anime, e come le abbiamo migliorate.

2. La minaccia stessa: Che se (o quando) fosse tornato (di persona) non avrebbe risparmiato i peccatori ostinati, e quelli che erano impenitenti, nelle loro scandalose enormità. Aveva detto loro in precedenza che temeva che Dio lo avrebbe umiliato in mezzo a loro, perché avrebbe trovato alcuni che avevano peccato e non si erano pentiti; e ora dichiara che non li avrebbe risparmiati, ma avrebbe inflitto loro censure ecclesiastiche, che si pensa siano state accompagnate in quei primi tempi da segni visibili e straordinari del dispiacere divino. Nota: Sebbene sia il metodo misericordioso di Dio di sopportare a lungo i peccatori, tuttavia Egli non sopporterà sempre; Alla fine verrà, e non risparmierà coloro che rimangono ostinati e impenitenti, nonostante tutti i suoi metodi per riconquistarli e riformarli.

II. L'apostolo assegna una ragione per cui sarebbe stato così severo, cioè per una prova che Cristo parlava in lui, cosa che cercavano , 2Corinzi 13:3. La prova del suo apostolato era necessaria per il credito, la conferma e il successo del vangelo che predicava; e quindi coloro che lo negavano dovevano essere giustamente e severamente censurati. Era il disegno dei falsi dottori di far sì che i Corinzi mettessero in discussione questa questione, di cui tuttavia non avevano prove deboli, ma forti e potenti (2Corinzi 13:3), nonostante la meschina figura che faceva nel mondo e il disprezzo che alcuni gli venivano rivolti. Come Cristo stesso fu crocifisso per debolezza, o apparve nella sua crocifissione come una persona debole e spregevole, ma vive per la potenza di Dio, o nella sua risurrezione e la vita manifesta la sua potenza divina (2Corinzi 13:4), così gli apostoli, per quanto meschini e spregevoli apparvero al mondo, manifestarono ancora, come strumenti, la potenza di Dio, e in particolare la potenza della sua grazia, nel convertire il mondo al cristianesimo. E perciò, come prova per coloro che tra i Corinzi cercavano una prova del discorso di Cristo nell'apostolo, egli li mette a provare il loro cristianesimo (2Corinzi 13:5): Esaminate voi stessi, ecc. Con ciò egli lascia intendere che, se avessero potuto provare il loro proprio cristianesimo, questa sarebbe stata una prova del suo apostolato; poiché se erano nella fede, se Gesù Cristo era in loro, questa era una prova che Cristo parlava in lui, perché era per mezzo del suo ministero che essi credevano. Era stato non solo un istruttore, ma un padre per loro. Egli li aveva generati di nuovo mediante il vangelo di Cristo. Ora, non si potrebbe immaginare che una potenza divina accompagni il suo ministero se egli non avesse il suo incarico dall'alto. Se dunque avessero potuto dimostrare di non essere reprobi, di non essere rigettati da Cristo, egli confidava che avrebbero saputo che egli non era un reprobo == (2Corinzi 13:6), non era rinnegato da Cristo. Ciò che l'apostolo qui dice del dovere dei Corinzi di esaminare se stessi, ecc., con la particolare visione già menzionata, è applicabile al grande dovere di tutti coloro che si dicono cristiani, di esaminare se stessi riguardo al loro stato spirituale. Dovremmo esaminare se siamo nella fede, perché è una questione in cui possiamo essere facilmente ingannati, e in cui l'inganno è altamente pericoloso: ci preoccupiamo quindi di provare noi stessi, di porre la domanda alle nostre anime, se Cristo è in noi, o no, e Cristo è in noi, a meno che non siamo reprobi, così che o siamo veri cristiani o siamo grandi imbroglioni; e che cosa di rimprovero è per un uomo non conoscere se stesso, non conoscere la propria mente!

7 Ver. 7.

Qui abbiamo,

I. La preghiera dell'apostolo a Dio per i Corinzi, affinché non facciano nulla di male, == 2Corinzi 13:7. Questa è la cosa più desiderabile che possiamo chiedere a Dio, sia per noi stessi che per i nostri amici, di essere preservati dal peccato, affinché noi e loro non possiamo fare alcun male; ed è molto necessario che preghiamo spesso Dio per la sua grazia di custodirci, perché senza di essa non possiamo custodire noi stessi. Siamo più preoccupati di pregare per non fare il male che per non soffrire il male.

II. Le ragioni per cui l'apostolo rivolse questa preghiera a Dio a favore dei Corinzi, ragioni che si riferiscono in modo speciale al loro caso, e l'argomento di cui scriveva loro. Osservate, egli dice loro,

1. Non era tanto per la sua reputazione personale quanto per l'onore della religione:

"Non perché noi sembriamo approvati, ma perché voi facciate ciò che è onesto, o decente, e per il credito della religione, anche se dovessimo essere rimproverati e diffamati, e considerati come reprobi",

2Corinzi 13:7. Nota

(1.) Il grande desiderio dei fedeli ministri del vangelo è che il vangelo che predicano possa essere onorato, per quanto le loro persone possano essere diffamate.

(2.) Il modo migliore per adornare la nostra santa religione è fare ciò che è onesto e di buona reputazione, per camminare come si conviene al vangelo di Cristo.

2. Un'altra ragione era questa: che potessero essere liberi da ogni colpa e biasimo quando egli si fosse rivolto a loro. Questo è suggerito in 2Corinzi 13:8 : "Non possiamo fare nulla contro la verità, ma per la verità". Se dunque non facevano il male, né agivano in contrasto con la loro professione del Vangelo, l'apostolo non aveva né potere né autorità per punirli. Aveva già detto (2Corinzi 10:8) e dice qui (2Corinzi 13:10) che il potere che il Signore gli aveva dato era per l'edificazione, non per la distruzione; cosicché, sebbene l'apostolo avesse grandi poteri affidati a lui per il credito e l'avanzamento del Vangelo, tuttavia non poteva fare nulla per denigrare la verità, né scoraggiare coloro che vi obbedivano. Non poteva, cioè non voleva, non osava, non aveva l'incarico di agire contro la verità; Ed è notevole come l'Apostolo si rallegrò di questa benedetta impotenza:

"Siamo contenti,"

dice [2Corinzi 13:9],

"quando noi siamo deboli e tu sei forte; cioè, che non abbiamo il potere di biasimare coloro che sono forti nella fede e fecondi nelle opere buone".

Alcuni interpretano questo passaggio così:

"Benché siamo deboli a causa delle persecuzioni e del disprezzo, lo sopportiamo con pazienza e anche con gioia, mentre vediamo che tu sei forte, che sei prospero in santità e perseverante nel fare il bene".

Per

3. Egli desiderava la loro perfezione (2Corinzi 13:9), cioè che fossero sinceri e mirassero alla perfezione (la sincerità è la nostra perfezione evangelica), oppure desiderava che ci potesse essere una completa riforma tra loro. Egli non solo desiderava che fossero preservati dal peccato, ma anche che crescessero in grazia e in santità, e che tutto ciò che era sbagliato tra loro potesse essere rettificato e riformato. Questo fu il grande fine della sua scrittura di questa epistola, e quella libertà che usò con loro scrivendo queste cose (quelle amichevoli ammonizioni e avvertimenti), essendo assente, affinché, essendo presente, non usasse acutezza == (2Corinzi 13:10), cioè non procedesse fino all'estremo nell'esercizio del potere che il Signore gli aveva dato come apostolo, per vendicare ogni disubbidienza, == 2Corinzi 10:6.

11 Ver. 11.

Così l'apostolo conclude questa epistola con:

I. Un commiato. Dà loro un addio di commiato e si congeda da loro per il momento, con i più cordiali auguri per il loro benessere spirituale. A tal fine,

1. Dà loro diverse buone esortazioni.

(1.) Essere perfetti, o essere uniti nell'amore, che tenderebbe molto a loro vantaggio come chiesa, o società cristiana.

(2.) Essere di buon conforto in tutte le sofferenze e persecuzioni che potrebbero sopportare per la causa di Cristo o in qualsiasi calamità e delusione che potrebbero incontrare nel mondo.

(3.) Essere d'accordo, il che tenderebbe molto al loro benessere; perché quanto più siamo tranquilli con i nostri fratelli, tanto più avremo agio nella nostra anima. L'apostolo volle che fossero, per quanto era possibile, della stessa opinione e dello stesso giudizio; Tuttavia, se ciò non potesse ancora essere raggiunto,

(4.) Li esorta a vivere in pace, affinché la differenza di opinione non causi un'alienazione degli affetti, che siano in pace tra di loro. Voleva che tutti gli scismi che erano tra loro fossero sanati, affinché non si trovassero più contese e colleri tra loro, per evitare i dibattiti, le invidie, le maldicenze, i sussurri e simili nemici della pace.

2. Li incoraggia con la promessa della presenza di Dio in mezzo a loro: Il Dio dell'amore e della pace sarà con te, == 2Corinzi 13:11. Nota

(1.) Dio è il Dio dell'amore e della pace. È l'autore della pace e l'amante della concordia. Egli ci ha amati ed è disposto ad essere in pace con noi; Egli ci comanda di amarlo e di riconciliarci con lui, e anche di amarci gli uni gli altri e di essere in pace tra di noi.

(2.) Dio sarà con coloro che vivono nell'amore e nella pace. Amerà coloro che amano la pace; Egli abiterà qui con loro ed essi abiteranno con lui in eterno. Costoro avranno qui la presenza misericordiosa di Dio, e saranno ammessi alla sua gloriosa presenza nell'aldilà.

3. Dà loro istruzioni di salutarsi l'un l'altro e manda loro saluti gentili da parte di coloro che erano con lui, 2Corinzi 13:12,13. Voleva che testimoniassero il loro affetto l'uno all'altro con il sacro rito del bacio di carità, che allora si usava, ma è stato a lungo in disuso, per prevenire tutte le occasioni di dissolutezza e di impurità, nello stato più decadente e degenerato della Chiesa.

II. La benedizione apostolica (2Corinzi 13:14): La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi. Così l'apostolo conclude la sua epistola, e quindi è consuetudine e appropriato congedare le assemblee di adorazione. Questo dimostra chiaramente la dottrina del vangelo, ed è un riconoscimento che Padre, Figlio e Spirito sono tre persone distinte, eppure un solo Dio; e in questo lo stesso, che sono la fonte di tutte le benedizioni per gli uomini. Implica anche il nostro dovere, che è quello di avere un occhio per fede verso il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, di vivere in un continuo riguardo per le tre persone della Trinità, nel cui nome siamo stati battezzati e nel cui nome siamo benedetti. Questa è una benedizione molto solenne, e dovremmo dare tutta la diligenza per ereditare questa benedizione. La grazia di Cristo, l'amore di Dio e la comunione (o comunicazione) dello Spirito Santo: la grazia di Cristo come Redentore, l'amore di Dio che ha mandato il Redentore, e tutte le comunicazioni di questa grazia e di questo amore, che giungono a noi per mezzo dello Spirito Santo; sono le comunicazioni dello Spirito Santo che ci qualificano per l'interesse per la grazia di Cristo e l'amore di Dio: e non possiamo desiderare di rendere felici più della grazia di Cristo, dell'amore di Dio e della comunione dello Spirito Santo. Amen.

Commentario del Nuovo Testamento:

2Corinzi 13

1 Sezione B 2Corinzi 13:1-4 RISOLUZIONE DI NON RISPARMIAR PIU OLTRE I COLPEVOLI

Questa è la terza volta che vengo da voi.

L'interpretazione più semplice di queste parole conduce a riguardare la visita che Paolo sta per fare a Corinto, come la terza, non progettata, ma effettiva. Questo suppone due visite anteriori o, come dice al v.2, un essere stato di già «presente per la seconda volta». Difficilmente si potrebbe intendere che Paolo insistesse nel parlar di una «terza volta» 2Corinzi 12:14; 13:1 se in realtà la sua visita fosse poi stata la seconda.

«Per bocca di due o di tre testimoni, ogni cosa sarà stabilita».

Paolo fa sua qui una delle norme portate dalla legge di Mosè in materia giudiziaria. In Deuteronomio 19:25 si legge: «Un solo testimone non sarà sufficiente contro un uomo per stabilire un delitto od un peccato, qualunque esso sia; un fatto non si potrà stabilire (legalmente) che sulla deposizione di due o di tre testimoni». Una tale regola trovasi riprodotta nel N. T. in Matteo 18:16; 1Timoteo 5:19. Ma sul senso che Paolo le dà qui, le opinioni variano. C'è chi vi ha veduto semplicemente l'assicurazione che Paolo, dopo aver due o tre volte annunziato la sua visita, verrebbe per davvero. Altri ha scorto nei tre testimoni i tre soggiorni di Paolo in Corinto, in quanto che gli avrebbero dato il modo di accertarsi bene di ogni cosa. Altri ancora crede che si tratti degli avvertimenti dati oralmente o per iscritto da Paolo. Tutte queste interpretazioni dànno un senso molto vaporoso e figurato alla regola giudiziaria adottata da Paolo. Siccome si tratta qui appunto di procedere in via disciplinare, contro a taluni membri della chiesa, è assai più sicuro e più conforme all'uso fattone altrove nel N. T., l'intendere questa norma di giustizia nel suo senso proprio. Nell'appropriarsela, Paolo annunzia in modo secco e reciso che, nella terza sua visita, procederà senz'altro, secondo le forme legali, contro i trasgressori. Nei miei due precedenti soggiorni, vuol egli dire, sono stato paziente, perfino debole, secondo voi, ho avvertito, esortato, supplicato. Basta così; ora procederò, senza più, rigidamente. L'ebraico dice: due o tre; seguendo la LXX: Paolo dice letteralmente due e tre, cioè due e (meglio ancora se si possono avere) anche tre testi. In Corinto ove avevano infierito lo spirito di parte, le maldicenze ed i sospetti, non potevano esser troppe le precauzioni per accertare bene i fatti addebitati ad ogni persona. Anche quando trattasi di casi notorii, non è mai superflua l'osservanza delle garanzie legali.

2 Il v. 2 riafferma, in altra forma, il proposito di Paolo di usar con rigore dell'autorità sua apostolica.

Innanzi tratto ho detto e innanzi tratto dico, - come presente la seconda volta ed ora come assente (testo em.) a coloro che hanno innanzi peccato ed a tutti gli altri, che, se vengo di nuovo, non userò indulgenza.

Se l'Apostolo userà severità, non gli si potrà rimproverare di farlo senza aver tentato la via degli ammonimenti e senza averne prevenuto i colpevoli. Li ha avvertiti già da tempo nel suo secondo breve soggiorno e poi nuovamente colla prima Corinzi; torna ad avvertirli ancora con questa lettera alla vigilia della sua terza visita. Li ha avvertiti oralmente quand'era presente in mezzo a loro, li avverte per iscritto ora ch'è assente. In tempi diversi ed in diversi modi sono stati ammoniti del pericolo cui vanno incontro; e l'ammonimento riguarda tanto quelli che si erano resi colpevoli già prima del secondo viaggio di Paolo a Corinto, quanto coloro ch'erano caduti dopo quel fatto. Tornando a Corinto per la terza volta, Paolo è risoluto a non risparmiare (così dice lett.) i colpevoli, a non usare indulgenza. Se adopera la prima persona, ciò non vuol dire ch'egli intenda usurpare l'autorità disciplinare della chiesa. Risulta da 1Corinzi 5; 2Corinzi 10:6 ch'egli anzi vuole associarsi la comunità dei fedeli nell'esercizio della disciplina, pur presiedendola, guidandola e dando alle sentenze quella speciale sanzione ch'era riservata all'ufficio apostolico.

3 2Corinzi 13:3-4 dànno una ragione accessoria della severità annunziata. I Corinzi vogliono le prove che Paolo possiede veramente quei poteri disciplinari speciali di cui li ha più volte minacciati. Alcuni mostrano di dubitarne. Ebbene I Corinzi potranno convincersi ch'egli non è un vano cianciatore, bensì il portavoce di Cristo.

No davvero poichè voi cercate la prova che Cristo parla in me.

cioè si serve di me come del suo strumento ed araldo. Si tratta qui non tanto dell'insegnamento evangelico come dell'autorità disciplinare che Cristo ha conferita al suo apostolo e ch'egli è pronto a sanzionare come nel caso di Elima il mago Atti 13:11. Dice lett. poichè voi cercate. il senso riesce più evidente se si ripete la negazione con un no davvero, poichè...

il quale non si mostra debole a vostro riguardo, ma si mostra potente fra voi.

Il v. δυνατεω non s'incontra altrove nel N. T., ma significa mostrarsi potente nell'esercizio effettivo della propria forza. Non solo Cristo possiede la potenza richiesta per punire, all'occorrenza, chi persevera nella disubbidienza; ma Egli ha mostrato e continua a mostrare visibilmente la sua potenza fra i Corinzi. L'ha manifestata nella loro conversione, nei segni e prodigii operati in mezzo a loro, come pure negli abbondanti carismi distribuiti a molti 1Corinzi 1:6-7. Non è egli cosa temeraria provocare il potere punitivo di Colui che si è mostrato e si mostra tanto potente nell'ordine della grazia? «Vogliamo noi provocare il Signore a gelosia? Siamo noi più forti di lui?» 1Corinzi 10:22.

4 Il testo del v. 2Corinzi 13:4 presenta alcune varianti derivate probabilmente dalle apparenti difficoltà dottrinali suscitate da talune espressioni ardite di Paolo. Il testo accettato da maggiori critici corre così:

E infatti fu crocifisso per debolezza; ma vive per la potenza di Dio. E infatti noi siamo deboli in lui, ma, per la potenza di Dio viveremo con lui, rispetto a voi.

Cristo si mostra potente in mezzo ai Corinzi; e infatti c'è stato bensì, nella vita di Cristo, un periodo caratterizzato dalla debolezza, durante il quale ebbe fame e sete, fu calunniato, vilipeso, tradito, legato, schiaffeggiato, e finalmente inchiodato alla croce ove spirò. Fu il periodo del volontario abbassamento del Figliuol di Dio, allorquando annichilò sè stesso, si fece povero, prese forma di servo e si rese ubbidiente fino alla morte Filippesi 2:6-8; Ebrei 2:14-15. Ma l'abbassamento non è durato sempre. Dio colla sua potenza cfr. Romani 6:4; Efesini 1:20 lo ha risuscitato, lo ha sovranamente innalzato facendolo sedere, qual capo supremo della Chiesa e Re dei re, alla sua destra. Come tale egli vive ora della pienezza della vita celeste che si manifesta nella sua potente attività. Quale è stata l'esperienza del Capo, tale ha da essere quella delle sue membra, in ispecie dei suoi servi: e infatti essi, nella loro unione con Cristo, appaiono talvolta deboli, sia per volontaria rinunzia all'uso del potere loro conferito, sia per le sofferenze incontrate per Cristo; ma viene anche per essi, l'ora dei trionfi spirituali, l'ora di spiegar di fronte alla chiesa tutta l'autorità che tengono dalla potenza di Dio. Così Paolo che si è mostrato per un tempo debole in apparenza di fronte ai Corinzi, per via della pazienza e longanimità usata a loro riguardo, ora stima giunto il momento di porre in esercizio tutto il potere disciplinare conferitogli; ed è questo che egli chiama, per analogia coll'esperienza di Cristo, un «vivere con lui, per la potenza di Dio, rispetto ai Corinzi», cioè un mostrarsi a loro riguardo, in tutta la pienezza, in tutta la vivente energia della sua apostolica autorità. Le parole εις ὑμας (rispetto a voi) non consentono di riferire il «vivremo con lui» alla vita futura perfetta con Cristo, che d'altronde è un'idea estranea al contesto, ma rendono necessario l'applicarlo qui al pieno ed efficace esercizio dei poteri apostolici in seno alla chiesa di Corinto. Cfr. v. 2Corinzi 13:10.

AMMAESTRAMENTI

1. Cristo non è soltanto stato, nell'amore suo infinito, crocifisso per il peccato; egli attualmente regna ed opera per distruggere il regno di Satana sugli uomini; egli giudica e giudicherà chi persevera nel male. Sbaglia chi si figura che dalla bontà longanime, Cristo non possa passare alla severità del giudice e re. L'espressione paradossale dell'Apocalisse «l'ira dell'Agnello» contiene, in fondo, l'affermazione di due grandi verità chiaramente proclamate da Cristo nei suoi insegnamenti. Egli è, ad un tempo, l'ideale della bontà e l'ideale della santità e della giustizia.

2. I cristiani hanno il dovere di essere mansueti e pazienti, anche quando cotali virtù siano, come spesso avviene, qualificate come pusillanimità e debolezza. Ma la morale cristiana non consiste tutta nella «evangelica rassegnazione» di cui il mondo abusa; consiste altresì nell'odiare il male, nel combatterlo, nel riprenderlo, nell'estirparlo. C'è un tempo per la «debolezza» simile a quella del Cristo sulla croce; ma c'è pure un tempo per la forza santa della vita, analoga a quella del Cristo risorto e regnante. Questo si applica così alla sfera della vita individuale come a quella della vita della chiesa. Più è stata grande la longanimità, e meglio si giustifica la severità.

3. Nell'esercizio della disciplina ecclesiastica, ogni cosa deve farsi con lealtà e giustizia, così quando si tratta di stabilire i fatti, come quando si tratta di dare a chi è accusato ogni mezzo legittimo di difesa. Il procedere con passione, con fretta, tumultuariamente, arbitrariamente, non è conforme alle regole del Vangelo. Anche i privati giudizii dei cristiani devono essere ponderati ed informati ad equità.

5 Sezione C 2Corinzi 13:5-10 INVITO AI CORINZI A PROVARE SEI STESSI

I Corinzi vanno cercando la prova che Cristo parla nell'Apostolo; egli li esorta a far prova di loro stessi onde riconoscere il loro stato e rendere inutili le misure rigorose.

Esaminate voi stessi [per vedere] se siete nella fede.

Cfr. 1Corinzi 16:13; 1Timoteo 2:15. La fede introduce nell'anima la vita nuova e ne rimane il fondamento. Se cessa la fede, cessa la vita, se scema la fede, scema la vita; se si altera la fede, la vita non si svolge sana. I Corinzi, nella lor maggioranza, stavano saldi nella fede 2Corinzi 1:24; ma la minoranza cui si rivolge specialmente la terza parte dell'Epistola era meno sicura.

Provate voi stessi.

È bene provare gli spiriti e mettere alla prova anche me, vostro apostolo, ma è meglio provare prima voi stessi; se siete cristiani genuini, non può farvi difetto la prova che Cristo è in voi.

Non riconoscete riguardo a voi stessi che Gesù Cristo è in voi?

Dice lett. «Non vi riconoscete voi stessi che G. C. è in voi», ossia dentro di voi, presente ed operante in voi per mezzo del suo Spirito. Se sono nella fede, sono entrati in comunione con Cristo e Cristo è in loro come individui e poi come chiesa,

a meno che non siate [credenti] spurii,

non genuini, tali da non poter sostenere la prova. Il tradurre «riprovati» genera equivoco, essendo questo termine di solito applicato a chi non potrà sostenere la prova del giudicio avvenire. Il nesso del v. 2Corinzi 13:5 con quanto precede è variamente spiegato. Tenendo conto così del contesto immediato, come dei concetti analoghi espressi altrove dall'apostolo, si può parafrasar così: Voi mi sottoponete alla prova per saper se Cristo parla in me; non avete che a provar voi stessi e non potrete a meno di riconoscere (poichè in maggioranza siete cristiani genuini) che Cristo è in voi, vivente ed operante. Se riconoscete questo non potrete più oltre dubitare che io, il vostro padre spirituale, non sia un apostolo genuino di Cristo, poichè «la nostra lettera di raccomandazione siete voi» 2Corinzi 3:2; «voi siete l'opera mia nel Signore ed è questa la risposta che faccio a chi fa inchiesta a mio riguardo» 1Corinzi 9:1.

6 Spero, ad ogni modo, che voi conoscerete che noi non siamo spurii.

Qualunque sia per essere, riguardo a taluni di loro, il risultato della prova cui li invita, Paolo spera che i Corinzi abbiano a giungere tutti, ed in breve, alla chiara conoscenza del carattere genuino ed autentico dell'apostolato di colui che li aveva istruiti nel Vangelo. La grande maggioranza non ne dubita minimamente; l'esame coscienzioso ed intelligente dei fatti persuaderà di certo ancora alcuni, di coloro che sono stati traviati dai giudaizzanti; e, se non si potrà fare a meno, l'esercizio dell'autorità disciplinare apostolica finirà di convincere la chiesa. Per una via o per l'altra, essi conosceranno che Paolo non è un apostolo spurio. Il voto di Paolo, tuttavia, è ch'essi riconoscano la verità e rientrino nella retta via, senza ch'egli sia costretto a fare uso della verga.

7 Ma noi preghiamo Dio che voi non facciate alcun male; non già affinchè noi appariamo genuini; ma affinchè voi facciate il bene e noi siamo come spurii.

Se la chiesa tutta si mette per la via della riflessione, del ravvedimento e della santificazione, essa riconoscerà ben presto la falsità dei sospetti insinuati dai nemici contro l'autorità apostolica di Paolo, anche senza ch'egli abbia avuta l'occasione di spiegare i suoi poteri disciplinari contro ad alcuno. Questa soluzione, ch'è la migliore fra tutte, è quella che Paolo desidera. E fa voti a Dio in quel, senso; non già allo scopo di ottenere una personale soddisfazione, per quanto legittima, ma perchè mira al fine superiore della prosperità spirituale della chiesa. Brama quindi che, «non facciano alcun male», che nessuno fra loro perseveri nell'impenitenza, o s'ingolfi vie più nella ribellione sprezzando gli ultimi avvertimenti. Se essi «fanno quel ch'è bene» tornando in sè, ubbidendo alla verità, Paolo ne sarà felice, anche se non avrà l'occasione di esercitare i suoi poteri disciplinari. Si rassegnerà volentieri a «parere spurio» cioè a non potere dare ai giudaizzanti quella prova esterna e severa della propria autorità. E sarà dovere, per quanto grato, l'astenersi dal darla, poichè il potere disciplinare è dato all'apostolo per reprimere il male, non già per combattere il bene.

8 Poichè non abbiamo alcun potere contro la verità; bensì a favore della verità.

Se non c'è errore dottrinale, nè morale erramento da riprendere e correggere, manca per noi ogni motivo ed occasione di esercitare il nostro potere disciplinare. La verità non significa qui «la realtà dei fatti», e neppure la retta norma del giudicare», ma semplicemente l'Evangelo di Dio 2Corinzi 4:2; 6:7 considerato così sotto l'aspetto dottrinale come sotto l'aspetto morale. Dovunque è fedelmente professata la verità evangelica, e dovunque questa verità è vissuta in una condotta conforme alla professione della fede, Paolo non ha poter disciplinare da esercitare; l'ufficio suo sarà di incoraggiare, di esortare a perseveranza. Quando pure avesse la volontà di usare del suo potere contro chi è nella verità, l'atto suo sarebbe nullo, non avrebbe alcuna sanzione da parte del Signore. Cfr. quanto dice Paolo stesso Galati 1:8-9.

9 Non c'è pericolo, però, che Paolo voglia agire contro chi è nel vero; egli al contrario gioisce di veder trionfare il bene negli altri, anche quando ciò implichi, per sè stesso, il sacrifizio di una legittima soddisfazione

Infatti, noi ci rallegriamo quando siamo deboli,

esposti a tutte le tribolazioni, alle infermità ed ai pericoli, oggetto di calunnie e di sospetti e posti perfino in condizioni da non poter dimostrare coi fatti la nostra autorità a chi persiste nel negarla,

ma voi siete forti,

nel pieno vigore della vita spirituale in tutte le sue manifestazioni -

e per questo ancora preghiamo, per il vostro completo ristabilimento,

cioè perchè giungiate ad essere in perfetto stato, perchè sia rimosso il male esistente, siano colmate le deficienze in fatto d'armonia, di vita morale, di umiltà, ecc.

10 Perciò,

perchè nutro questi sentimenti a vostro riguardo,

scrivo queste cose,

specialmente l'ultima parte della lettera,

mentre sono assente, affinchè, quando sarò presente, io non abbia a procedere con rigore

(lett. «in modo tagliente, reciso»), s'intende in via disciplinare,

secondo l'autorità che il Signore

(Gesù)

mi ha data ad edificazione e non a distruzione

ovvero: per edificare, non per diroccare: per tirar su l'edificio della sua chiesa, accrescendo il numero dei credenti, lavorando allo sviluppo della loro conoscenza, della loro fede, della loro vita religiosa; e non per diroccare l'edificio togliendone delle pietre per via di misure disciplinari. Codesto uso del potere apostolico ha da essere cosa eccezionale, da praticarsi solo nei casi di necessità, come si fa delle operazioni chirurgiche.

AMMAESTRAMENTI

1. È facile illudersi sul proprio stato spirituale. Satana ed il cuore naturale ci spingono ad esaminare piuttosto gli altri che noi medesimi. Forse la coscienza ci avverte che un esame serio ci porterebbe a scoprire delle magagne per guarir le quali occorrerebbe il ferro delle energiche risoluzioni e dei dolorosi rinunziamenti. Ma è utile, è necessario l'esaminar noi stessi prima degli altri per vedere se siamo nella fede, se la nostra fede è sincera, se essa è fondata sulla Parola di Dio e sul Cristo ch'essa rivela, se essa è vivente ed operante ovvero morta. L'esame serio di noi medesimi ci metterà in grado di giudicare più rettamente degli altri e stimarli a noi superiori Filippesi 2:3.

2. Paolo rinunzia volentieri, quando si tratti del bene della chiesa, alla legittima soddisfazione di dimostrare a fatti la propria autorità confondendo le beffe dei suoi nemici. Il pastore cristiano, come d'altronde ogni credente, prima che ai proprii diritti, alla propria autorità, alla propria gloria, al proprio interesse, guarderà al bene spirituale e morale della chiesa di Dio ed agli interessi della causa di Cristo. «Rinunziare a sè stesso» è la legge che Cristo traccia ai suoi colla parola e coll'esempio.

3. Le minaccie ed i castighi producono salutare effetto quando partono da un cuore che ama, che vuole il bene degli altri, che prega per ottenerlo.

4. Il potere ecclesiastico, sia esso ordinario o straordinario, come negli apostoli, ha i suoi limiti tracciati dalla Parola di Dio. Gli apostoli non potevano colpir di cecità un santo o pronunziare un anatema contro ad un figliuol di Dio. I conduttori delle chiese e le chiese stesse non hanno potere alcuno contro chi è nella verità. Le loro decisioni errate, i lor giudicii ingiusti non possono mutare lo stato del credente nel cospetto di Dio più di quello che non facessero le scomuniche dei capi della sinagoga o del Sinedrio contro a Cristo o contro ai suoi discepoli 1Pietro 3:13 (cfr. C. Hodge).

11 

LA CHIUSA DELLA LETTERA

2Corinzi 13:11-13

La chiusa della lettera è molto breve; contiene le ultime esortazioni, i saluti e la finale benedizione. Nel tracciare le ultime raccomandazioni ch'egli vuol mettere sul cuore dei Corinzi, Paolo riprende il tono affettuoso.

Del rimanente, fratelli, rallegratevi.

Le versioni inglesi rendono il χαιρετε come un saluto: «farewell», «valete»; ma è più conforme all'uso apostolico l'intenderlo nel senso d'una esortazione a rallegrarsi nel Signore. Cfr. Filippesi 3:1; 4:4; 1Tessalonicesi 5:16. «La salvezza in Cristo è abbastanza grande da invitare all'allegrezza anche una chiesa tanto censurata e biasimata» (Meyer).

Fate di ristabilirvi pienamente

così da essere in istato normale e perfetto. Il passivo dell'originale implica che tale è il voto dell'apostolo; ma i Corinzi devono fare quanto da loro dipende perchè lo scopo venga raggiunto. «Divenite compiuti; colmate le lacune» (Crisost.).

di consolarvi

cioè fatevi coraggio in mezzo alle difficoltà ed alle prove in cui siete o sarete. Altri rende: «lasciatevi esortare» od ancora: «Esortatevi a vicenda».

Abbiate un medesimo sentimento,

siate concordi Filippesi 2:2.

Vivete in pace

cfr. Romani 12:18; 1Tessalonicesi 5:13. La pace è la felice conseguenza della concordia e concorre a mantenerla.

E l'Iddio dell'amore e della pace sarà con voi.

L'Iddio che, nella sua essenza, è amore, che vuole stabilire nei cuori l'amore e la pace e si compiace in chi coltiva cotali sentimenti, sarà con voi per arricchirvi delle sue grazie Romani 15:33; Filippesi 4:9; 1Tessalonicesi 5:23; Ebrei 13:20.

12 Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio,

che sia come l'esterno pegno e simbolo dell'affetto fraterno reciproco 1Corinzi 16:20.

Vi salutano i santi tutti;

s'intende i cristiani della Macedonia in mezzo ai quali Paolo trovavasi. I cristiani tutti sono chiamati santi, perchè separati dalla corruzione del mondo, consecrati a Dio ed internamente santificati dallo Spirito. Mancano i saluti individuali che Tito ed i suoi compagni potevano recare. D'altronde Paolo faceva conto di rivedere fra breve i Corinzi.

13 La grazia del Signor Gesù Cristo e l'amor di Dio e la comunione del Santo Spirito siano con tutti voi.

La benedizione finale è la più completa, nella sua brevità, che troviamo nel N. T. Perciò venne usata nella liturgia, fin dai tempi antichi, sotto il nome di benedizione apostolica. Con essa Paolo invoca le grazie più essenziali della salvazione sui lettori e le invoca dalle tre persone della divina Trinità. Di fronte a passi come questo, come Matteo 28:19 (formula del battesimo) ed altri ove sono accennate in uno stesso contesto, le tre persone divine, si può ben dire che, se la dottrina della Trinità non è formulata dogmaticamente nel N. T., essa vi è però indubbiamente contenuta. La grazia del Signor G. C. è il primo bisogno dell'uomo, il dono senza del quale non si è cristiani e non si giunge alla finale completa salvazione. Essa è assicurata da Cristo mediante il suo sacrificio. Egli n'è il Rivelatore, il Mediatore e il Dispensatore agli uomini che la ricevono con fede. L'amor di Dio, in un senso, è la sorgente della grazia in Cristo Giovanni 3:16; ma è pur vero che la grazia di Cristo ricevuta dal cuore, è la condizione della riconciliazione con Dio. Quando è avvenuta la riconciliazione. Dio può compiacersi nella sua creatura e versare su di essa i tesori dell'amor suo paterno Giovanni 14:23; Romani 8:39. Per la κοινωνια (comunione) dello Spirito Santo s'intende la comunicazione che lo Spirito fa di sè stesso e delle grazie santificanti, illuminanti, consolanti, fortificanti di cui egli è l'agente nel cuore dei credenti.

L'amen del testo ordinario, manca nei codici antichi, come pure la poscritta che indica la città di Filippi come luogo d'origine della nostra epistola.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

2Corinzi 13

1 Capitolo 13

L'apostolo minaccia i trasgressori ostinati 2Cor 13:1-6

Prega per la loro riforma 2Cor 13:7-10

E termina l'epistola con un saluto e una benedizione 2Cor 13:11-14

Versetti 1-6

Sebbene sia un metodo benevolo di Dio quello di sopportare a lungo i peccatori, tuttavia non sopporterà sempre; alla fine verrà, e non risparmierà coloro che rimangono ostinati e impenitenti. Cristo, alla sua crocifissione, apparve solo come un uomo debole e indifeso, ma la sua risurrezione e la sua vita dimostrarono la sua potenza divina. Così gli apostoli, per quanto meschini e spregevoli apparissero al mondo, tuttavia, come strumenti, manifestarono la potenza di Dio. Si dimostri il loro temperamento, la loro condotta e la loro esperienza, come l'oro viene saggiato o provato dalla pietra di paragone. Se potessero dimostrare di non essere dei reprobi, di non essere rifiutati da Cristo, egli confidava che avrebbero saputo che lui non era un reprobo, non era stato ripudiato da Cristo. Dovevano sapere se Cristo Gesù era in loro, attraverso le influenze, le grazie e la presenza del suo Spirito, attraverso il suo regno instaurato nei loro cuori. Interroghiamo le nostre stesse anime: o siamo veri cristiani o siamo degli ingannatori. Se Cristo non è in noi per mezzo del suo Spirito e della potenza del suo amore, la nostra fede è morta e siamo già disapprovati dal nostro Giudice.

7 Versetti 7-10

La cosa più desiderabile che possiamo chiedere a Dio, per noi stessi e per i nostri amici, è di essere preservati dal peccato, affinché noi e loro non facciamo il male. Abbiamo molto più bisogno di pregare per non fare il male che per non subirlo. L'apostolo non solo desiderava che fossero preservati dal peccato, ma anche che crescessero nella grazia e aumentassero in santità. Dobbiamo pregare ardentemente Dio per coloro che assistiamo, affinché smettano di fare il male e imparino a fare il bene; e dovremmo essere lieti che gli altri siano forti nella grazia di Cristo, anche se questo può essere il mezzo per mostrare la nostra debolezza.

11 Versetti 11-14

Ecco alcune buone esortazioni. Dio è l'Autore della pace e l'Amante della concordia; ci ha amati e vuole essere in pace con noi. E che il nostro obiettivo costante sia quello di camminare in questo modo, affinché la separazione dai nostri amici sia solo momentanea e ci si possa incontrare in quel mondo felice in cui la separazione sarà sconosciuta. Egli desidera che essi partecipino a tutti i benefici che Cristo, con la sua libera grazia e il suo favore, ha acquistato; il Padre, con il suo libero amore, ha stabilito; e lo Spirito Santo applica e dona.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

2Corinzi 13

1 Questo capitolo conclusivo 2 Corinzi 13:1 dell'Epistola riguarda i seguenti argomenti.

I. L'assicurazione di Paolo che stava per venire in mezzo a loro 2 Corinzi 13:1 , e che avrebbe certamente inflitto punizione a tutti coloro che meritavano i suoi nemici, lo aveva rimproverato di essere timido e pusillanime; vedi le note a 2 Corinzi 10:1 , 2 Corinzi 10:10.

Avevano detto che era potente per minacciare, ma aveva paura di giustiziare. È probabile che fossero diventati più audaci in questo dal fatto che aveva proposto due volte di andarci e aveva fallito. In risposta a tutto ciò, ora in conclusione assicura loro solennemente che veniva, e che in tutti i casi in cui un delitto fosse provato da due o tre testimoni, sarebbe stata inflitta una punizione; Egli assicura loro 2 Corinzi 13:2 che non risparmierebbe; e che poiché cercavano una prova che Cristo lo aveva mandato, dovevano testimoniare quella prova nella punizione che avrebbe inflitto 2 Corinzi 13:3; poiché Cristo era ora rivestito di potenza e poteva eseguire la punizione, sebbene fosse stato crocifisso; 2 Corinzi 13:4.

II. Paolo li invita solennemente ad esaminarsi ea vedere se avevano una vera religione; 2 Corinzi 13:5. Nello stato di cose che esisteva lì; nella corruzione che era abbondata nella chiesa, ordina loro solennemente di istituire una fedele inchiesta, per sapere se non fossero stati ingannati; nello stesso tempo esprimendo la speranza che dal loro esame risultasse che non erano reprobi.

III. Prega ardentemente Dio che non possano fare alcun male; che potessero essere trovati onesti e puri, qualunque cosa si potesse pensare di Paolo stesso o qualunque cosa potesse essere di lui; 2 Corinzi 13:7. Il loro pentimento salverebbe. Paolo dall'esercitare il suo potere miracoloso nella loro punizione, e potrebbe così impedire la prova della sua autorità apostolica che essi desideravano, e la conseguenza potrebbe essere che lo stimassero un reprobo, poiché non poteva esercitare il suo potere miracoloso se non nel causa di verità; 2 Corinzi 13:8. Tuttavia era disposto a essere considerato un impostore se non avessero fatto del male.

IV. Li assicura che ardentemente desiderava la loro perfezione, e che il disegno della sua scrittura a loro severo come era apparso, era la loro edificazione; 2 Corinzi 13:9.

V. Poi li saluta affettuosamente e teneramente, e chiude con i soliti saluti e benedizioni; 2 Corinzi 13:11.

Questa è la terza volta... - vedi la nota su 2 Corinzi 12:14. Per una visione interessante di questo passaggio, vedere Horae Paulinae di Paley su questa Epistola, n. 11: È evidente che Paolo era stato a Corinto solo una volta prima, ma aveva deciso di andarci prima una seconda volta, ma era rimasto deluso.

In bocca a due o tre testimoni... - Questo era ciò che richiedeva la Legge di Mosè; Deuteronomio 20:16; vedi la nota su Giovanni 8:17; confronta Matteo 18:16.

Ma per quanto riguarda la sua applicazione qui, i commentatori non sono d'accordo. Alcuni suppongono che Paolo si riferisca alle sue stesse epistole che aveva inviato loro come i due o tre testimoni da cui la sua promessa sarebbe stata resa certa; che lo aveva proposto e promesso due o tre volte, e che poiché questo era tutto ciò che era richiesto dalla Legge, sarebbe stato certamente stabilito. Questa è l'opinione di Bloomfield, Rosenmuller, Grotius, Hammond, Locke e alcuni altri.

Ma, con tutto il rispetto dovuto a nomi così grandi, mi sembra che questo sarebbe estremamente insignificante e infantile. Lightfoot suppone che si riferisca a Stephanas, Fortunatus e Achaicus, che sarebbero stati loro testimoni del suo proposito; vedi 1 Corinzi 16:17. Ma l'opinione più probabile, mi sembra, è quella di Doddridge, Macknight e altri, che egli prevedesse che vi sarebbe stata necessità di amministrare lì la disciplina, ma che si sarebbe sentito obbligato nell'amministrarla ad attenersi a la massima ragionevole della legge ebraica.

Nessuno dovrebbe essere condannato o punito se non c'erano almeno due o tre testimoni per provare il reato. Ma dove c'era, la disciplina sarebbe amministrata secondo la natura del delitto.

2 Te l'ho detto prima - Che non avrei risparmiato i trasgressori; che certamente li punirei. Lo aveva già detto nella prima lettera 1Co 4:21 ; 1 Corinzi 5:1.

E ti predico - Ora ti informo della mia ferma determinazione a punire ogni trasgressore come merita.

Come se fossi presente, la seconda volta - La menzione della seconda volta qui prova che Paul era stato con loro solo una volta. Aveva preso la decisione di andare da loro, ma era rimasto deluso. Il tempo in cui era stato con loro è riportato in Atti degli Apostoli 18:1 18,1 ss. Ora usa con loro lo stesso linguaggio che dice che userebbe se fosse con loro, come si era aspettato di essere, la seconda volta. Vedi le osservazioni di Paley su questo passaggio, di cui sopra.

Ed essendo assente - vedi la nota a 1 Corinzi 5:3.

A coloro che finora hanno peccato - A tutti i delinquenti nella chiesa. Avevano supposto che non sarebbe venuto da loro 1 Corinzi 4:18 , o che se fosse venuto non avrebbe osato infliggere punizione, 2 Cor. 9-11. Si erano dunque concessi una maggiore libertà e avevano seguito la propria condotta, incuranti della sua autorità e dei suoi comandi.

Non risparmierò - li punirò. Non scapperanno.

3 Poiché cercate una prova di Cristo che parla in me - vedi le note sui capitoli precedenti. Avevano messo in discussione la sua autorità apostolica; avevano chiesto la prova della sua commissione divina. Dice che ora fornirebbe tale prova infliggendo una giusta punizione a tutti i trasgressori, e dovrebbero avere prove abbondanti che Cristo ha parlato da lui, o che è stato ispirato.

Che a te-verso non è debole - O che, cioè Cristo, non è debole, ecc. Cristo ha manifestato abbondantemente la sua potenza verso di te, cioè o per i miracoli che erano stati fatti nel suo nome; o dalle malattie e calamità che avevano sofferto a causa dei loro disordini e offese (vedi la nota a 1 Corinzi 11:30 ); o per la forza e l'efficacia della sua dottrina.

La connessione, mi sembra, richiede che dovremmo comprenderla delle calamità che erano state inflitte loro da Cristo per i loro peccati, e che Paolo dice che sarebbero state inflitte di nuovo se non si fossero pentiti. L'idea è che avevano avuto ampia dimostrazione del potere di Cristo di infliggere punizioni, e avevano motivo di apprenderlo di nuovo.

4 Sebbene sia stato crocifisso per debolezza - Sono stati adottati vari modi per spiegare la frase "per debolezza". La spiegazione più probabile è quella che la rimanda alla natura umana che aveva assunto Filippesi 2:7; 1 Pietro 3:18 , e all'apparenza di debolezza che manifestava.

Non ha scelto di esercitare il suo potere. Sembrava ai suoi nemici debole e debole. Questa idea sarebbe un'esatta illustrazione del punto davanti all'apostolo. Sta illustrando la propria condotta, e specialmente nel fatto che non aveva esercitato fra loro i suoi poteri miracolosi nella punizione dei colpevoli; e lo fa sull'esempio di Cristo, il quale, pur potendo abbondantemente esercitare la sua potenza e liberarsi dai suoi nemici, tuttavia volle apparire debole e farsi crocifiggere. È molto chiaro:

(1) Che il Signore Gesù sembrava ai suoi nemici debole e incapace di resistere.

(2) Che non ha messo avanti il ​​suo potere per proteggere la sua vita. Egli infatti non oppose alcuna resistenza, come se non avesse alcun potere.

(3) Aveva una natura umana particolarmente sensibile e sensibile alla sofferenza; e questo fu trascinato e schiacciato sotto il peso di grandi mali; vedi le mie note su Isaia 53:2. Per tutte queste cause sembrava debole e debole; e queste mi sembrano le idee principali di questa espressione.

Eppure vive - Non è ora morto. Sebbene sia stato crocifisso, tuttavia ora vive di nuovo ed è ora in grado di esercitare il suo grande potere. Fornisce la prova del suo essere vivo, nel successo che accompagna il Vangelo e nei miracoli che vengono compiuti in suo nome e per il suo potere . C'è un Redentore vivente in cielo; un Redentore che è in grado di esercitare tutto il potere che ha mai esercitato quando era sulla terra; un Redentore, dunque, che può salvare l'anima; risuscitare i morti; per punire tutti i suoi nemici.

Per potenza di Dio - Risuscitandolo dai morti e ponendolo alla sua destra; vedi Efesini 1:19. Per la potenza di Dio è stato tratto dalla tomba, e gli è stato assegnato un posto a capo dell'universo.

Perché anche noi siamo deboli in lui - Margine, "con lui". Anche noi suoi apostoli siamo deboli in virtù del nostro legame con lui. Siamo soggetti a infermità e prove; sembra che non abbiamo alcun potere; siamo esposti al disprezzo; e ai nostri nemici sembriamo privi di forza. I nostri nemici ci considerano deboli; e ci disprezzano.

Ma vivremo con lui... - Cioè, ti mostreremo che siamo vivi. Con l'aiuto del potere di Dio dimostreremo di non essere così deboli come pretendono i nostri nemici; che siamo investiti di potere; e che siamo in grado di infliggere la punizione che minacci. Questo è uno dei numerosi casi in cui Paolo ha illustrato il caso davanti a lui facendo riferimento all'esempio e al carattere di Cristo.

L'idea è che Cristo non ha esercitato il suo potere, è apparso debole ed è stato messo a morte. Quindi Paolo dice che non aveva esercitato il suo potere e sembrava essere debole. Ma, dice, Cristo vive ed è rivestito di forza; e così noi, sebbene sembriamo deboli, eserciteremo in mezzo a voi, o verso di voi, il potere di cui ci ha investito, nell'infliggere punizioni ai nostri nemici.

5 Esaminatevi - vedi la nota a 1 Corinzi 11:28. Il motivo particolare per cui Paolo li invita a esaminare se stessi era che c'era motivo di temere che molti di loro fossero stati ingannati. Tali erano state le irregolarità ei disordini nella chiesa di Corinto; così ignoranti si erano mostrati molti di loro della natura della religione cristiana, che era importante, in sommo grado, che istituissero un esame rigoroso e imparziale per accertare se non fossero stati del tutto ingannati.

Questo esame, tuttavia, non è mai irrilevante o inutile per i cristiani; e un'esortazione a farlo è sempre presente. Gli interessi in gioco sono così importanti, e così rischiano di ingannare se stessi, che tutti i cristiani dovrebbero essere spesso indotti a esaminare il fondamento della loro speranza di salvezza eterna.

Se siete nella fede - Se siete veri cristiani. Se hai una vera fede nel Vangelo. La fede in Gesù Cristo, e nelle promesse di Dio per mezzo di lui, è una delle caratteristiche distintive di un vero cristiano; e accertare se abbiamo una vera fede, quindi, è accertare se siamo sinceri cristiani. Per alcuni motivi per tale esame, e per alcune osservazioni sul modo di farlo; vedi la nota a 1 Corinzi 11:28.

Dimostra voi stessi - la parola usata qui ( δοκιμαζετε dokimazete) è più forte di quella prima utilizzata, e reso “esaminare” ( πειραζετε peirazete). Questa parola, dimostrare, si riferisce al saggio o alla prova dei metalli mediante la potente azione del calore; e l'idea qui è che dovrebbero fare la prova più completa della loro religione, per vedere se reggerebbe la prova; vedi la nota a 1 Corinzi 3:13.

Alla prova della loro pietà si doveva giungere con un fedele esame del proprio cuore e della propria vita; da un diligente confronto delle loro opinioni e sentimenti con la parola di Dio; e soprattutto mettendolo alla prova nella vita. Il modo migliore per provare la nostra pietà è sottoporla a una prova concreta nei vari doveri e responsabilità della vita. Un uomo che vuole provare un'ascia per vedere se è buona o no, non si siede a guardarla, né legge tutti i trattati che può trovare sulla fabbricazione dell'ascia e sulle proprietà del ferro e dell'acciaio, preziosi come sarebbero tali informazioni; ma si imbraccia la scure e va nel bosco, e là la mette alla prova.

Se taglia bene; se non si rompe; se non è presto reso ottuso, comprende la qualità della sua ascia meglio di quanto potrebbe in qualsiasi altro modo. Quindi, se un uomo desidera sapere quanto vale la sua religione, lo provi nei luoghi in cui la religione ha un qualche valore. Lascialo andare nel mondo con esso. Lascialo andare e cerca di fare del bene; sopportare l'afflizione in modo appropriato; combattere gli errori e le follie della vita; ammonire i peccatori dell'errore delle loro vie; e per portare avanti la grande opera della conversione del mondo, e presto vi vedrà quanto vale la sua religione, con la stessa facilità con cui un uomo può provare le qualità di un'ascia.

Lascia che non si sieda semplicemente e pensi, e si confronti con la Bibbia e guardi il proprio cuore - per quanto prezioso possa essere sotto molti aspetti - ma che tratti la sua religione come farebbe con qualsiasi altra cosa - lascia che la sottoponga a un vero esperimento . Quella religione che permetterà a un uomo di imitare l'esempio di Paul o Howard, o il grande Maestro stesso, nel fare il bene, è genuina.

Quella religione che permetterà all'uomo di sopportare la persecuzione per il nome di Gesù; sopportare la calamità senza lamentarsi; sottomettersi a una lunga serie di delusioni e angosce per amore di Cristo, è genuino. Quella religione che spingerà incessantemente l'uomo a una vita di preghiera e di abnegazione; che lo renderà sempre coscienzioso, operoso e onesto; che lo metterà in grado di mettere in guardia i peccatori dagli errori delle loro vie, e che lo disporrà a cercare l'amicizia dei cristiani e la salvezza del mondo, è pura e genuina.

Questo risponderà allo scopo. È come la buona ascia con cui un uomo può tagliare tutto il giorno, in cui non c'è difetto, e che non diventa noioso, e che risponde a tutti gli scopi di un'ascia. Qualsiasi altra religione diversa da questa è inutile.

Non conoscete voi stessi - Cioè, "Non conoscete voi stessi?" Ciò non significa, come alcuni possono supporre, che potessero conoscere da sé, senza l'aiuto di altri, quale fosse il loro carattere; o che possano accertarlo loro stessi; ma significa che possono conoscere se stessi, cioè il loro carattere, i principi, la condotta. Questo prova che i cristiani possono conoscere il loro vero carattere.

Se sono cristiani, possono conoscerlo con la stessa indubbia certezza che possono conoscere il loro carattere su qualsiasi altro argomento. Perché un uomo non dovrebbe essere in grado di determinare se ama Dio come se ama un figlio, un genitore o un amico? Quale maggiore difficoltà c'è nel comprendere il personaggio in materia di religione che su qualsiasi altro argomento; e perché dovrebbe esserci più motivo di dubitare su questo che su qualsiasi altro punto del carattere? Eppure è notevole che mentre un bambino non ha dubbi di amare un genitore, o un marito, una moglie, o un amico un amico, quasi tutti i cristiani sono in grande dubbio circa il loro attaccamento al Redentore e ai grandi principi della religione.

Tale non era il caso degli apostoli e dei primi cristiani. "Lo so", dice Paolo, "che ho creduto, e sono persuaso che è in grado di mantenere ciò che gli ho affidato", ecc.; 2 Timoteo 1:12. "Sappiamo.' dice Giovanni, parlando a nome del corpo dei cristiani, "che siamo passati dalla morte alla vita"; 1 Giovanni 3:14.

“Sappiamo di essere della verità;” 1 Giovanni 3:19. “Sappiamo che dimora in noi”; 1 Giovanni 3:24. “Sappiamo che dimoriamo in lui;” 1 Giovanni 4:13; vedi anche Giovanni 5:2 , Giovanni 5:19.

Così Giobbe disse: "So che il mio Redentore vive e che negli ultimi giorni starà sulla terra", ecc.; Giobbe 19:25. Tale è l'attuale linguaggio delle scritture. Dove, nella Bibbia, gli oratori e gli scrittori sacri esprimono dubbi sul loro attaccamento a Dio e al Redentore? Dov'è un tale linguaggio come sentiamo da quasi tutti i professanti cristiani, che esprimono tutta l'incertezza sulla loro condizione; dubbio assoluto se amano Dio o lo odiano; se stanno andando in paradiso o all'inferno; se sono influenzati da motivi buoni o cattivi; e anche fare in modo che sia una questione di merito essere in tale dubbio, e pensare che sia sbagliato non dubitare?

Cosa penserebbe un marito che dovrebbe considerare un merito il dubitare di amare sua moglie; o di un bambino che dovrebbe ritenere sbagliato non dubitare se amava suo padre o sua madre? Si dovrebbe dubitare di tali attaccamenti, ma non si verificano nelle relazioni comuni della vita. In materia di religione, le persone spesso agiscono come nessun altro soggetto; e se è giusto essere soddisfatti della sincerità dei suoi attaccamenti ai suoi migliori amici terreni, e parlare di tale attaccamento senza vacillare o temere, non può essere sbagliato essere soddisfatti riguardo al nostro attaccamento a Dio, e parlare di quell'attaccamento, come fecero gli apostoli, in un linguaggio di indubbia fiducia.

In che modo Gesù Cristo è in te - Essere in Cristo, o che Cristo sia in noi, è un modo comune nelle Scritture per esprimere l'idea che siamo cristiani. È un linguaggio derivato dalla stretta unione che sussiste tra il Redentore e il suo popolo: vedi la frase spiegata nella nota su Romani 8:10.

A meno che non siate reprobi - vedere la nota su Romani 1:28. La parola resa “reprobi” ( ἀδόκιμοι adokimoi) significa propriamente non approvato, respinto: ciò che non reggerà alla prova. È propriamente applicabile ai metalli, poiché denota che non sopporteranno le prove a cui sono sottoposti, ma si scopriranno vili o adulterati.

Il senso qui è che possano sapere di essere cristiani, a meno che la loro religione non sia vile, falsa, adulterata; o come non sopporterebbe la prova. Non c'è qui alcuna allusione al senso che talvolta viene dato alla parola “reprobo”, di essere rigettato o abbandonato da Dio, o da lui condannato alla rovina eterna secondo uno scopo eterno. Qualunque sia la verità su questo argomento, qui non viene insegnato nulla al riguardo. L'idea semplice è che possano sapere di essere cristiani, a meno che la loro religione non sia tale da non reggere la prova, o sia priva di valore.

6 Ma confido... - Il senso di questo versetto è: “Qualunque sia il risultato del vostro esame di voi stessi, confido (spero greco) che non ci troverete falsi e da respingere; cioè, confido che troverai in me la prova che sono stato incaricato dal Signore Gesù di essere suo apostolo”. L'idea è che avrebbero scoperto quando era tra loro, che era dotato di tutte le qualifiche necessarie per conferire un diritto all'ufficio apostolico.

7 Ora prego Dio di non fare il male - desidero ardentemente che tu possa fare il bene e solo il bene; e supplico Dio che sia così, qualunque sia il risultato nei miei confronti, e qualunque cosa si possa pensare delle mie pretese all'ufficio apostolico. Questo è progettato per mitigare l'apparente severità del sentimento in 2 Corinzi 13:6.

Lì aveva detto che lo avrebbero trovato pienamente dotato del potere di un apostolo. Avrebbero visto che era in grado di punire abbondantemente i disobbedienti. Avrebbero ampiamente dimostrato che era stato dotato da Cristo di tutti i poteri propri di un apostolo, e che tutto ciò che aveva affermato era stato fondato, tutto ciò che minacciava sarebbe stato giustiziato. Ma questo sembrava implicare che desiderasse che ci fosse occasione per l'esercizio di quel potere di amministrare la disciplina; ed egli perciò, in questo versetto, toglie ogni sospetto che tale fosse il suo volere, dicendo solennemente, che pregò Dio che non facessero mai male; che non gli dessero mai occasione di esercitare la sua potestà in quel modo, sebbene di conseguenza sarebbe considerato un reprobo, o non avente pretese all'ufficio apostolico.

Preferirebbe essere considerato un impostore; piuttosto mentire sotto il rimprovero dei suoi nemici che non aveva pretese sul carattere apostolico, piuttosto che, facendo il male, gli avrebbero dato occasione di dimostrare che non era un ingannatore.

Non che dovremmo apparire approvati - Il mio grande scopo, e il mio desiderio principale, non è quello di sollecitare le mie pretese all'ufficio apostolico e chiarire il mio carattere; è che dovresti condurre una vita onesta, qualunque cosa accada di me e della mia reputazione.

Anche se siamo reprobi, sono disposto a essere considerato rifiutato, disapprovato, inutile, come il metallo vile, a condizione che tu conduca una vita onesta e santa. Preferisco essere così stimato, e farvi vivere come si diventa cristiani, piuttosto che disonorare la vostra professione cristiana, e così darmi l'opportunità di dimostrare, infliggendo punizioni, che sono stato incaricato dal Signore Gesù di essere un apostolo .

Il sentimento è che un ministro del Vangelo dovrebbe desiderare che il suo popolo cammini in modo degno della sua alta chiamata, qualunque sia la stima in cui è tenuto. Non dovrebbe mai desiderare che facciano qualcosa di sbagliato: come può farlo? - affinché possa approfittare della loro colpa per rivendicare, in qualsiasi modo, il proprio carattere, o per farsi una reputazione di abilità nell'amministrare la disciplina o nel governare una chiesa.

Che misera condizione è - e tanto malvagia quanto miserabile - che un uomo voglia approfittare di uno stato di disordine, o delle colpe altrui, per stabilire il proprio carattere, o per ottenere fama. Paul disprezzava e detestava un simile pensiero; eppure c'è da temere che a volte sia fatto.

8 Per noi - Cioè, noi apostoli.

Non possiamo nulla contro la verità... - Cioè noi che siamo sotto l'influsso dello Spirito di Dio; che sono stati incaricati da lui come apostoli, non possono fare nulla che sia contro il grande sistema di verità che siamo nominati per promulgare e difendere. Non devi quindi apprendere da noi alcuna disciplina parziale o severa; nessuna costruzione ingiusta della tua condotta. Il nostro scopo è promuovere la verità e fare ciò che è giusto; e non possiamo, quindi, per alcun riguardo alla nostra reputazione, o per alcun vantaggio personale, fare ciò che è sbagliato, o contegno, o desiderare ciò che è sbagliato negli altri.

Dobbiamo desiderare che ciò che è giusto sia fatto da altri, qualunque possa essere l'effetto su di noi - se siamo considerati apostoli o ingannatori. Suppongo, quindi, che questo versetto abbia lo scopo di qualificare e confermare il sentimento del versetto precedente, che Paolo intendeva fare solo il bene; che desiderava che tutti gli altri facessero bene; e che qualunque potesse essere l'effetto sulla propria reputazione, o comunque potesse essere considerato, non poteva andare contro il grande sistema di verità evangelica che predicava, o anche desiderare che gli altri facessero sempre del male, sebbene ciò potesse in qualche modo essere a suo vantaggio. Per lui era un principio fisso agire solo secondo verità; per fare ciò che era giusto.

9 Perché siamo contenti quando siamo deboli... - Ci rallegriamo del tuo benessere e siamo disposti a sottometterci all'abnegazione e all'infermità se può favorire la tua forza spirituale. Nella connessione in cui sta questo sembra significare: “Sono contento di apparire debole, purché tu non sbagli; Sono disposto a non avere occasione di esercitare il mio potere nel punire i trasgressori, e preferirei trovarmi sotto il rimprovero di essere effettivamente debole, piuttosto che avere occasione di esercitare il mio potere punendo te per il male; e purché tu sia forte nella fede e nella speranza del vangelo, sono molto disposto, anzi, mi rallegro di essere in questa necessità di apparire debole".

E anche questo noi desideriamo, io desidero questo oltre al fatto che tu non faccia il male.

Anche la tua perfezione - La parola usata qui ( κατάρτισις katartisis) non si trova da nessun'altra parte nel Nuovo Testamento, sebbene il verbo da cui deriva ( καταρτίζω katartizō) ricorra spesso; Matteo 4:21; Matteo 21:16; Marco 1:19; Luca 6:40; Romani 9:22; 1 Corinzi 1:10; 2 Corinzi 13:11; Galati 6:1; 1 Tessalonicesi 3:10 , et al.

; vedi la nota a 2 Corinzi 13:11. Sul significato della parola vedi Romani 9:22. L'idea di restaurare, mettere in ordine, adattare, riparare, è implicata nella parola “sempre”, e quindi, l'idea di rendere perfetto; cioè, di riportare completamente qualsiasi cosa al suo posto.

Qui significa evidentemente che Paolo desiderava la loro intera riforma, così che non ci fosse occasione di esercitare la disciplina. Doddridge lo rende "perfetto buon ordine". Macknight, "restauro". Per questa restaurazione del buon ordine Paolo aveva diligentemente lavorato in queste epistole; e questo era un oggetto vicino al suo cuore.

10 Perciò scrivo queste cose... - Questa è una specie di scusa per quello che aveva detto, e soprattutto per il linguaggio apparentemente duro che si era sentito costretto a usare. Li aveva rimproverati; li aveva ammoniti delle loro colpe; aveva minacciato la punizione, il tutto inteso a prevenire la necessità di misure severe quando avrebbe dovuto essere con loro.

Per timore di essere presente dovrei usare l'acutezza - Affinché quando vengo non possa avere occasione di impiegare la severità; vedi il sentimento spiegato nella nota a 2 Corinzi 10:2.

Secondo il potere... - Che io non possa usare il potere di cui Cristo mi ha investito per mantenere la disciplina nella sua chiesa. La stessa forma di espressione si trova in 2 Corinzi 10:8; vedere la nota su quel luogo.

11 Infine, fratelli - ( λοιπὸν loipon). Il promemoria; non mi resta che dirvi un affettuoso addio. La parola qui resa “addio” ( χαίρετε chairete), significa solitamente gioire e rallegrarsi, o rallegrarsi; Luca 1:14; Giovanni 16:20 , Giovanni 16:22; ed è spesso usato nel senso di "gioia a te", "salve!" come un saluto; Matteo 26:49; Matteo 27:29.

È anche usato come saluto all'inizio di un'epistola, nel senso di saluto; Atti degli Apostoli 15:23; Atti degli Apostoli 23:26; Giacomo 1:1.

È generalmente convenuto, tuttavia, che è qui da intendersi nel senso di addio, come un saluto di congedo, sebbene si possa ammettere che nella parola sia inclusa un'espressione di un desiderio per la loro felicità. Questa fu una delle ultime parole che Ciro, morendo, rivolse ai suoi amici.

Sii perfetto - Vedi questa parola spiegata nelle note su 2 Corinzi 13:9 e Romani 9:22. Era un desiderio che ogni disordine potesse essere rimosso; che tutto ciò che era disgiunto potesse essere ripristinato; che tutto possa essere al suo posto; e che potessero essere proprio ciò che dovrebbero essere: un comando di essere perfetti, tuttavia, non prova che sia mai stato effettivamente obbedito: e un sincero desiderio da parte di un apostolo che gli altri possano essere perfetti, non dimostrare che lo erano; e questo passaggio non dovrebbe essere addotto per provare che qualcuno è stato esente dal peccato.

Si può addurre, tuttavia, per dimostrare che incombe ai cristiani l'obbligo di essere perfetti e che non vi è alcun ostacolo naturale al loro divenire tali, poiché Dio non può mai comandarci di fare una cosa impossibile. Se qualcuno, tranne il Signore Gesù, sia stato perfetto, tuttavia, è una questione sulla quale diverse confessioni cristiane sono state molto divise. Spetta ai sostenitori della dottrina della perfezione senza peccato produrre un esempio di un carattere perfettamente senza peccato. Questo non è ancora stato fatto.

Siate di buon conforto - Siate consolati dalle promesse e dai sostegni del vangelo. Traete conforto dalle speranze che il Vangelo impartisce. Oppure la parola può avere un senso reciproco, e significare, confortarsi l'un l'altro; vedi Schleusner. Rosenmuller lo rende, "ricevi ammonizioni da tutti con mente grata, affinché tu possa giungere a una maggiore perfezione". È, in ogni caso, l'espressione di un sincero desiderio da parte dell'apostolo, che possano essere felici.

Sii unanime: erano stati molto distratti e divisi in diversi partiti e fazioni. Alla fine dell'Epistola li esorta, come aveva già fatto più volte, a mettere da parte queste lotte, e ad essere uniti, e manifestare lo stesso spirito; vedi le note su Romani 12:16; Romani 15:5 , nota; si veda la nota anche a 1 Corinzi 1:10 , ndr. Il senso è che Paolo desiderava che i dissidi cessassero e che fossero uniti nell'opinione e nel sentimento come fratelli cristiani.

Vivi in ​​pace - Con l'altro. Lascia che le contese e le lotte cessino. Promuovere il ripristino della pace era stato il disegno principale di queste epistole.

E il Dio dell'amore e della pace - Il Dio che è tutto amore e che è l'Autore di ogni pace. Che glorioso appellativo è questo! Non ci può essere espressione più bella, ed è tanto vero quanto bello, che Dio è un Dio d'amore e di pace. È infinitamente benevolo; Si diletta nell'esibire il suo amore; e si compiace dell'amore che il suo popolo prova l'uno per l'altro. Nello stesso tempo è l'Autore della pace e si compiace della pace tra gli uomini.

Quando i cristiani si amano, hanno motivo di aspettarsi che il Dio dell'amore sia con loro; quando vivono in pace, possono aspettarsi che il Dio della pace prenda dimora presso di loro. Nelle contese e nelle lotte non abbiamo motivo di aspettarci la Sua presenza; ed è solo quando siamo disposti a mettere da parte ogni animosità che possiamo aspettarci che il Dio della pace stabilisca la sua dimora presso di noi.

12 Saluto - Saluto; vedere la nota, Romani 16:3.

Con un santo bacio - nota, Romani 16:16.

13 Ti salutano tutti i santi - Cioè tutti quelli che erano con Paolo, o nel luogo dove si trovava. L'Epistola è stata scritta dalla Macedonia, probabilmente da Filippi. Vedere l'introduzione, sezione 3.

14 La grazia del Signore Gesù Cristo - vedi la nota, Romani 16:20. Questo versetto contiene quella che di solito viene chiamata la benedizione apostolica - la forma che è stata così lunga, e che è usata quasi universalmente, nel congedare le assemblee religiose. È propriamente una preghiera, ed è evidente che l' ottativo εἴῃ eiē, "La grazia", ​​ecc., deve essere fornito. È l'espressione di un desiderio che i favori qui richiamati scendano su tutti coloro per i quali sono così invocati.

E l'amore di Dio - Si manifesti l'amore di Dio verso di voi. Questo deve riferirsi specialmente al Padre, come il Figlio e lo Spirito Santo sono menzionati negli altri membri della frase. L'«amore di Dio» qui citato è la manifestazione della sua bontà e del suo favore nel perdono dei peccati, nella comunicazione della sua grazia, nei conforti e nelle consolazioni che impartisce al suo popolo, in tutto ciò che costituisce espressione di amore .

L'amore di Dio porta salvezza; conferisce conforto; perdona il peccato; santifica l'anima; riempie il cuore di gioia e di pace; e Paolo qui prega che tutte le benedizioni che sono il frutto di quell'amore possano essere con loro.

E la comunione dello Spirito Santo - confrontare nota, 1 Corinzi 10:16. La parola “comunione” ( κοινωνία koinōnia) significa propriamente partecipazione, comunione, o avere qualcosa in comune; Atti degli Apostoli 2:42; Rm 15:26 ; 1 Corinzi 1:9; 1 Corinzi 10:16; 2Corinzi 6:14 ; 2 Corinzi 8:4; 2 Corinzi 9:13; Galati 2:9; Ef 3:9 ; 1 Giovanni 1:3.

Anche questo è un augurio o una preghiera dell'apostolo Paolo; e il desiderio è o che possano partecipare alle opinioni e ai sentimenti dello Spirito Santo; cioè, affinché potessero avere comunione con lui; o che tutti insieme possano partecipare ai doni e alle grazie che lo Spirito di Dio impartisce. Dà amore, gioia, pace, longanimità, mansuetudine, bontà, fede Galati 5:22 , nonché doti miracolose; e Paolo prega che queste cose possano essere impartite liberamente a tutta la chiesa in comune, affinché tutti possano parteciparvi; tutti potrebbero condividerli.

Amen - Manca questa parola, dice Clarke, in quasi tutti i ms. di qualsiasi autorità. E 'stato tuttavia presto apposto all'Epistola.

Riguardo a questo versetto conclusivo dell'Epistola, possiamo fare le seguenti osservazioni:

(1) È una preghiera; e se è una preghiera rivolta a Dio, non lo è da meno al Signore Gesù e allo Spirito Santo. Se è così, è giusto offrire adorazione al Signore Gesù e allo Spirito Santo.

(2) C'è una distinzione nella natura divina; oppure c'è l'esistenza di quelle che di solito vengono chiamate tre persone nella Divinità. Altrimenti. perché vengono citati in questo modo? Se il Signore Gesù non è divino e uguale al Padre, perché viene menzionato a questo proposito? Come sarebbe strano per Paolo, un uomo ispirato, pregare nello stesso respiro, "la grazia di un uomo o di un angelo" e "l'amore di Dio" sia con te! E se lo "Spirito Santo" è semplicemente un'influenza di Dio o un attributo di Dio, che strano pregare che "l'amore di Dio" e la partecipazione o comunione di un "influsso di Dio" o un "attributo di Dio" potrebbe essere con loro!

(3) Lo Spirito Santo è una persona o ha una personalità distinta. Non è un attributo di Dio, né una mera influenza divina. Come si potrebbe rivolgere la preghiera a un attributo oa un'influenza? Ma qui, niente può essere più chiaro del fatto che c'erano dei favori che lo Spirito Santo, come agente intelligente e cosciente, doveva concedere. E nulla può essere più chiaro del fatto che furono favori in qualche modo distinti da quelli che furono conferiti dal Signore Gesù e dal Padre.

Ecco una distinzione di qualche tipo reale come quella tra il Signore Gesù e il Padre; qui sono attesi da lui favori distinti da quelli conferiti dal Padre e dal Figlio; e c'è, quindi, qui tutta la prova che ci può essere, che c'è per certi aspetti una distinzione tra le persone qui riferite e che lo Spirito Santo è un agente intelligente, cosciente.

(4) Il Signore Gesù non è inferiore al Padre, cioè ha un'uguaglianza con Dio. Se non fosse uguale, come potrebbe essere menzionato, come è qui, come elargitore di favori come Dio, e soprattutto perché è menzionato per primo? Paolo, invocando le benedizioni, menzionerebbe il nome di un semplice uomo o di un angelo prima di quello del Dio eterno?

(5) Il passaggio, quindi, fornisce una prova della dottrina della Trinità che non ha ancora ricevuto risposta, e, si crede, non può esserlo. Supponendo che vi siano tre persone nell'adorabile Trinità, unite nell'essenza e tuttavia distinte per certi aspetti, tutto è chiaro e chiaro. Ma supponendo che il Signore Gesù sia un semplice uomo, un angelo o un arcangelo, e che lo Spirito Santo sia un attributo o un'influenza di Dio, quanto diventa incomprensibile, confuso, strano! Che Paolo, nella solenne chiusura dell'Epistola, invochi al tempo stesso benedizioni da una semplice creatura, e da Dio, e da un attributo, supera la fede.

Ma che invochi benedizioni da colui che era uguale al Padre, e dal Padre stesso, e dallo Spirito Santo che sostiene lo stesso grado, e allo stesso modo impartisce benedizioni importanti, è conforme a tutto ciò che dovremmo aspettarci, e rende tutto armonioso e appropriato.

(6) Niente potrebbe essere una chiusura più appropriata dell'Epistola; niente è una chiusura più appropriata del culto pubblico di una simile invocazione. È una preghiera al sempre benedetto Dio, affinché tutte le ricche influenze che Egli dona come Padre, Figlio e Spirito Santo, possano essere impartite; che tutti i benefici che Dio conferisce nelle relazioni interessanti in cui si fa conoscere a noi scendano e ci benedicano.

Quale preghiera più appropriata può essere offerta alla fine del culto pubblico? Quanto seriamente dovrebbe essere pronunciato, poiché una congregazione sta per separarsi, forse per non riunirsi più! Con quale solennità tutti dovrebbero unirsi ad essa, e con quanta devozione tutti dovrebbero pregare, mentre si separano, che queste ricche e inestimabili benedizioni possano riposare su di loro! Con i cuori elevati a Dio dovrebbe essere pronunciato e ascoltato; e ogni fedele dovrebbe lasciare il santuario sentendo profondamente che ciò di cui ha più bisogno mentre lascia il luogo del culto pubblico; mentre viaggia nel viaggio della vita; mentre si impegna nei suoi doveri o incontra le sue prove; mentre guarda alla tomba e all'eternità, è la grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e le benedizioni che lo Spirito Santo impartisce nel rinnovare, santificare e confortare il suo popolo.

Quale preghiera più appropriata di questa per chi scrive e legge queste note! Possa quella benedizione riposare allo stesso modo su di noi, anche se possiamo essere estranei nella carne, e possano quelle influenze divine e celesti guidarci allo stesso modo allo stesso regno eterno di gloria.

Riguardo alla sottoscrizione alla fine di questa lettera, si può osservare che manca in gran parte dei manoscritti più antichi, e non ha alcuna autorità; vedi le note alla fine della Lettera ai Romani e 1 Corinzi. In questo caso, tuttavia, questa sottoscrizione è sostanzialmente corretta, poiché vi sono prove che sia stata scritta dalla Macedonia, e non improbabile da Filippi. Vedi l'introduzione a questa lettera.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

2Corinzi 13

1 INTRODUZIONE A 2 CORTINI 13

In questo capitolo l'apostolo continua la sua risoluzione di andare dai Corinzi e di minacciare con severità gli incorreggibili tra loro, dandone le ragioni; prega Dio che si comportino così, che non ci sia occasione per esercitarlo; e conclude l'epistola con esortazioni molto utili e auguri di buon bene per loro. Dice loro di nuovo che intendeva venire da loro per la terza volta, quando non li avrebbe risparmiati, come essi si aspettavano; in parte perché avevano da lui ripetuti avvertimenti, rimproveri e ammonizioni, 2Corinzi 13:1 e in parte perché molti di loro avevano peccato prima, ed erano ostinati e ostinati, e non si erano pentiti, 2Corinzi 13:2 come anche perché lo avevano tentato, e avevano chiesto una prova della sua potenza e autorità, e di Cristo che parlava in lui, 2Corinzi 13:3 E poiché ciò scaturiva dall'aspetto esteriore dell'apostolo, la cui presenza corporea era debole, egli osserva loro l'istanza di Cristo stesso nella natura umana, che è stato crocifisso per debolezza, eppure vive per la potenza di Dio; e così lui e i suoi compagni ministri erano deboli come Cristo, e per amor suo, eppure vivevano, e dovrebbero vivere secondo la potenza di Dio; così che il loro aspetto esteriore non era una prova della loro mancanza della potenza di Cristo in loro, 2Corinzi 13:4 inoltre, egli li indirizza a se stessi per averne una prova; i quali, esaminati, avrebbero scoperto che erano nella fede e che Cristo era in loro; che era dovuto al ministero dell'apostolo, come mezzo e strumento; e così avevano in se stessi la prova che Cristo parlava nell'apostolo, e che era potente in loro e verso di loro, altrimenti dovevano essere persone reprobe, imprudenti e disapprovate, 2Corinzi 13:5 ma che fossero tali persone o no, egli era sicuro che non sarebbe stato trovato tale; ma sembrerebbe essere nella fede, avere Cristo in lui, e avere potenza e autorità da lui, 2Corinzi 13:6 tuttavia, la preghiera di cuore dell'apostolo per loro era, che potessero essere preservati dal male; e affinché potessero fare ciò che è buono, e così essere approvati da Dio e dagli uomini; e non c'era motivo di usare alcuna severità con loro, quando veniva in mezzo a loro, 2Corinzi 13:7 altrimenti non poteva fare nulla contro la verità, non poteva essere connivente con l'errore e il peccato, ma doveva usare la potenza e l'autorità che aveva per schiacciare ogni cosa di quel genere, e difendere la verità, 2Corinzi 13:8 e così lontano era dal gloriarsi della sua potenza, e si vantava di esso, che era un piacere per lui non avere occasione di farne uso, per cui poteva sembrare che ne fosse sprovvisto; e si rallegrava quando rimanevano saldi nella fede e camminavano come si conveniva al Vangelo, e quindi non avevano bisogno della verga del rimprovero e della correzione; anzi, poteva anche desiderare che fossero del tutto perfetti, e liberi da ogni colpa e da ogni sorta di accusa, 2Corinzi 13:9 e il fine che aveva nello scrivere nel modo in cui lo faceva, essendo assente da loro, era che non fosse costretto a fare uso della sua potenza che aveva avuto da Cristo per l'edificazione, e non distruzione; per impedirlo, scrisse e li ammonì, per portarli al ravvedimento, affinché non avesse occasione di usare severità e acutezza, 2Corinzi 13:10 e poi si congedò da loro, dando loro alcune esortazioni alla concordia, all'unità, alla pace e all'amore tra loro, 2Corinzi 13:11,12 dà loro i saluti di tutti i santi, 2Corinzi 13:13 e poi il suo, con il quale conclude l'epistola, che è un augurio di tutte le benedizioni della grazia da parte di tutte e tre le persone, Padre, Figlio e Spirito, 2Corinzi 13:14

Versetto 1. Questa è la terza volta che vengo da te,

O sono pronto a venire da te, come dice la copia alessandrina, come in 2Corinzi 12:14. Sebbene fosse stato finora solo una volta a Corinto, e debba essere contato e contato, o in questo modo; egli era stato una volta con loro quando aveva predicato loro il Vangelo per la prima volta, ed era stato il mezzo della loro conversione, e pose le fondamenta del loro stato ecclesiastico, di cui si ha qualche racconto in Atti 18:1,17 venne da loro una seconda volta, scrivendo la sua prima epistola, quando desiderava essere considerato da loro, come se fosse presente con loro, 1Corinzi 5:3 e ora una terza volta con questa seconda epistola, in cui parla anche come se fosse in mezzo a loro, vedi il versetto seguente; oppure in questo modo, era stato effettivamente in persona con loro una volta, e stava per venire una seconda volta con proposito e preparazione , ma gli fu impedito, e ora era pronto per la terza volta a mettersi in cammino verso di loro; vedi 2Corinzi 12:14 e così la versione siriaca lo legge qui, questa è la terza volta che sono pronto a venire da te, e che anche la nostra versione favorisce. La copia alessandrina e alcune altre, l'edizione della Complutensione, la Vulgata latina e le versioni etiopica, leggono, ecco, questa terza volta, ecc. per sollevare e fissare la loro attenzione su ciò che stava dicendo, o stava per dire:

per bocca di due o tre testimoni ogni parola sarà confermata; riferendosi a Deuteronomio 19:15 che applica molto nello stesso modo in cui Cristo fa in Matteo 18:16 e che è probabile avesse in mente; significando con ciò che ha proceduto in modo giudiziario, secondo la dovuta forma di legge, e nel modo che Cristo aveva ordinato; e che dovevano considerare le sue diverse venute nel senso ora spiegato, come altrettanti testimoni, per cui le diverse accuse presentate contro di loro erano pienamente attestate e confermate, in modo che le cose erano ora mature per il giudizio e per una sentenza finale da emettere su di loro

2 Versetto 2. Te l'ho già detto, e te lo predico come se fossi presente una seconda volta,

Intende dire che nella sua precedente epistola aveva fedelmente parlato loro dei loro mali e li aveva ammoniti per loro; e ora manda loro una seconda volta prima della sua venuta, e li ammonisce di nuovo, come se fosse sul posto con loro; così che avevano, come prima, tre testimoni, anche una prima e una seconda ammonizione; il che, se non riuscissero, dovrà procedere oltre:

ed essendo ora assente, scrivo a coloro che finora hanno peccato; prima di scrivere la sua prima epistola, di cui aveva informazioni, e li aveva fedelmente rimproverati e ammoniti; vedi 2Corinzi 12:21

E a tutti gli altri; che da allora potrebbero essere indotti a conformarsi a pratiche peccaminose, attraverso il loro esempio; o, come lo rende la versione araba, "al resto della congregazione"; che sarebbero stati testimoni per lui e contro di loro per averli ammoniti una prima e una seconda volta, e con il suo presente scritto dichiara:

che se torno di nuovo; poiché, non sapendo che cosa potesse succedere per impedirglielo, sebbene fosse deciso a venire, e pronto a venire, né quale fosse la volontà di Dio al riguardo, non sceglie di essere positivo in questa faccenda; e quindi scrive in modo condizionale, e con guardia, e senza dubbio con una sottomissione alla volontà divina:

Non risparmierò; questa era la ragione per cui non era ancora stato a Corinto, perché era disposto a risparmiarli; vedi 2Corinzi 1:23 essendo riluttante a venire a severità, se i metodi più gentili avessero effetto; ma ora che ha usato tutti i mezzi appropriati, è a un punto, aud deciso non a risparmiare, ma a usare la sua verga apostolica, o quel potere che il Signore gli aveva dato in modo straordinario, come un ufficiale straordinario, per punire i trasgressori incorreggibili, in modo tale che la persona incestuosa, e Imeneo e Fileto erano stati usati da lui

3 Versetto 3. Poiché cercate la prova che Cristo parla in me,

Questa è la ragione per cui era deciso, che se fosse venuto tra loro, non li avrebbe risparmiati, perché mettevano in dubbio il suo apostolato e ne chiedevano una prova; il che, di tutti gli uomini, avevano la minima ragione di fare; poiché essi stessi erano i sigilli del suo apostolato, e i segni di un apostolo erano stati fatti in mezzo a loro; essi domandavano se egli fosse un ambasciatore di Cristo, e se fosse stato mandato da lui e nel suo nome; se il messaggio con cui venne proveniva da lui, e se il Vangelo che predicava era la sua voce; e in particolare se avesse un tale potere di punire i delinquenti, come li minacciava di esercitare con esso; una strana infatuazione dei falsi apostoli questa, poiché Cristo, che lo aveva mandato, era con lui e parlava in lui e per mezzo di lui:

che a te, dice,

non è debole, ma è potente in te; il Vangelo di Cristo, alla prima predicazione che egli ne fece loro, fu per loro potenza di Dio per la salvezza; e fu accompagnato da diversi segni e prodigi e doni dello Spirito Santo; e inoltre, avevano esempi della potenza di Cristo verso di loro in modo terribile, nel punire i peccatori; come nella consegna della persona incestuosa a Satana, che fu fatta dal suo Spirito che era con loro quando furono radunati; e colpendo molti di loro con infermità, infermità e infermità, e con la morte stessa, che avevano peccato, 1Corinzi 5:4,5 11:30. Pertanto, vedendo dopo tutti questi esempi della voce e della potenza di Cristo in lui, dubitarono ancora della sua autorità apostolica e ne cercarono la prova; e tanto più che questo non era tanto un tentativo di lui, quanto un tentativo di Cristo in lui, era deciso a non risparmiarli

4 Versetto 4. Poiché, sebbene fosse stato crocifisso per la sua debolezza,

Della natura umana; poiché la natura che Cristo assunse era in tutto simile alla nostra, eccetto il peccato; era soggetto a tutte le infermità senza peccato; era mortale, passibile, soggetto a sofferenze e alla morte, e così venne per essere crocifisso; sebbene non contro la sua volontà, o senza il suo previo assenso; come Dio, avrebbe potuto impedire la sua crocifissione se avesse voluto; Diede un esempio del suo potere sugli uomini, al momento della sua cattura, colpendoli a terra; e disse a Pilato, suo giudice, al suo processo, che non avrebbe potuto avere il potere di crocifiggerlo, se non gli fosse stato dato dall'alto; e mostrò la sua superiorità sui demoni quando fu sulla croce, saccheggiando principati e potestà; così che la sua crocifissione non fu dovuta alla mancanza di potere come Dio, ma ne divenne capace attraverso la sua debolezza come uomo:

eppure vive della potenza di Dio; fu risuscitato dai morti per mezzo di una potenza divina; per la sua propria potenza di Dio, come pure per quella di suo Padre, e così fu dichiarato essere il Figlio di Dio con potenza; ed egli vive alla destra di Dio come uomo e Mediatore, rivestito di ogni potere in cielo e in terra; sebbene, nei giorni della sua carne, apparisse così debole, meschino e spregevole: ora l'apostolo menziona questo caso del nostro Signore, per dissuadere i Corinzi dal disprezzarlo, a causa della sua debolezza e meschinità esteriore; e da qui si sollevarono, e in cui furono incoraggiati dai falsi apostoli, che egli non aveva, e non poteva esercitare il potere di cui parlava; avevano notato che figura meschina faceva quando era in mezzo a loro; e per quanto peso potesse avere nelle sue lettere, tuttavia la sua presenza fisica era debole e la sua parola spregevole; perciò egli pone davanti a loro l'esempio di Cristo, il quale, sebbene sembrasse molto debole nel suo stato di umiliazione, tuttavia ora vive in potenza, per assistere e rafforzare i suoi ministri, in ogni ramo del loro lavoro; e suggerisce che, come era con Cristo, era, e sarebbe stato in una certa misura con lui, e con i suoi colleghi ministri:

Poiché anche noi siamo deboli in lui: come lui e per amor suo, furono soggetti a infermità, obbrobri, persecuzioni e angosce, portavano ogni giorno in giro la morte del Signore Gesù, somigliavano moltissimo a lui nel suo stato di umiliazione, erano molto simili a lui in questo mondo e portavano molto per amore del suo nome. La copia alessandrina e la versione siriaca dicono: "con lui"; essendo crocifisso con lui e morto con lui,

ma noi abiteremo con lui per la potenza di Dio verso di voi; che non si deve intendere come essere risuscitati da Cristo a una vita immortale, e vivere con lui nella gloria; sebbene questa sia una verità certa, che coloro che soffrono con Cristo vivranno e regneranno e saranno glorificati insieme a lui; ma della vita, del potere e dell'efficacia dei ministri di Cristo, e di Cristo in loro e con loro, dimostrata nel vivace ministero della parola e delle ordinanze, nell'adempimento vigoroso di tutti i rami del loro ufficio; non solo nella predicazione, ma nel rimprovero, nell'ammonizione, nell'imposizione di censure e nella punizione dei criminali; e riguarda specialmente il potente esercizio e l'uso della verga apostolica; poiché questa vita non è solo con Cristo, o per mezzo di Cristo che è in loro, nonostante tutta la loro debolezza esteriore, e per la potenza di Dio, che li sostiene in tutto, e li rende capaci di compiere il loro lavoro, ma è "verso di te"; i Corinzi, per essere esercitato verso di loro, per essere visto in mezzo a loro, e sentito da loro

5 Versetto 5. Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede,

Queste parole devono essere considerate in connessione con 2Corinzi 13:3 perché, vedendo che cercavano e chiedevano una prova della voce e della potenza di Cristo nell'apostolo, egli li dirige a esaminarsi, a guardarsi dentro, a provare, provare e riconoscere le loro proprie anime; dove, se le cose fossero giuste, troverebbero una prova della parola di Cristo in lui, a loro: Consiglia loro di esaminare lo stato della propria anima e vedere se erano nella fede; o nella dottrina della fede, avendo una conoscenza spirituale e sperimentale di essa, vero amore e affetto per essa, una sincera fede in essa, avendone sentito il potere sulle loro anime, e dimorando in essa; se, come dice la versione siriaca, בהימנותא קימין, "voi state nella fede", saldi e stabili; o nella grazia della fede, sia dei miracoli, sia di ciò che è connesso con la salvezza; e che se erano in essa, e l'avevano, è accompagnata da buone opere; opera per amore verso Cristo e verso il suo popolo; per cui le anime escono da se stesse verso Cristo, vivere di lui, ricevere da lui e dargli tutta la gloria della salvezza: e se questo è stato il loro caso, egli desidera sapere come sono venuti alla loro fede; e suggerisce che la loro luce nella dottrina del Vangelo e la loro fede in Cristo Gesù, così come i doni miracolosi di cui molti di loro erano in possesso, erano attraverso il suo ministero come mezzi; e questa era una piena prova che Cristo parlava in lui:

Metti alla prova il tuo io. Non sapete voi stessi come Gesù Cristo è in voi, con il che egli intende dire che, se esaminassero le cose nelle loro anime, sembrerebbe che Cristo fosse in loro, non come è in tutto il mondo, riempiendo il cielo e la terra con la sua presenza, o come lo è in ogni creatura razionale, come Creatore e autore della luce della natura; ma in modo speciale e spirituale, per il suo Spirito e la sua grazia; il Padre lo rivela nel suo popolo, come fondamento della sua speranza di gloria; egli stesso entra e prende possesso dei loro cuori nella conversione, comunica la sua grazia e si manifesta, e lì viene formato dal suo Spirito; le sue grazie sono impiantate, la sua immagine è impressa, il suo Spirito è posto in loro, ed egli stesso dimora per la fede. E questo, dopo un'indagine, risulterebbe essere il caso dei Corinzi,

Tranne, dice l'Apostolo:

voi siete reprobi; non intendendo che lo fossero, in quanto tali possono opporsi agli eletti di Dio; poiché le persone non possono ancora essere né nella fede, né Cristo in esse, eppure entrambe sono nell'aldilà, e quindi non essere lasciate da Dio, né consegnate alla distruzione; ma che se non erano nella dottrina della fede, allora erano reprobi al riguardo, o privi di giudizio in essa; e se non avevano la grazia della fede, e Cristo non era in loro, allora non erano autentici, ma professori nominali, come "argento reprobo", moneta falsa; che, una volta scoperti, sarebbero "disapprovati", non solo da Dio, ma dall'uomo, come significa anche questa parola, e quindi si oppone a coloro che sono "approvati", 2Corinzi 13:7 o se non facessero un tale esame, prova e riconoscimento di se stessi, sarebbero senza prova: o come la versione araba, senza esperimento. L'apostolo li porta qui in questo dilemma, o che se all'esame si trovava che erano nella fede, e Cristo in loro, quali benedizioni godevano attraverso il suo ministero, allora non volevano una prova che Cristo parlasse in lui; ma se queste cose non apparivano in loro, allora erano persone che non giudicavano le cose spirituali, non erano veri cristiani, ma persone insignificanti e inutili

6 Versetto 6. Ma confido che lo saprete,

Se fossero reprobi o no, l'apostolo non pretendeva di dirlo; che egli lasciava a se stessi, e di cui erano capaci di giudicare da sé: tuttavia, sperava e credeva, che lui e i suoi compagni apostoli avrebbero dato una prova di sé tale, da poter sapere con certezza

che noi, dice,

non sono reprobi; uomini privi di giudizio nelle dottrine del Vangelo, ma che in esse hanno luce, conoscenza e intelligenza; o inutili e inutili nel ministero, ma erano per molti il sapore della vita per la vita; erano ministri per mezzo dei quali altri credevano; erano operai di successo nella vigna del Signore e costruttori nella sua casa; e furono resi molto utili per la conversione, il conforto e l'edificazione di molte anime: o che non fossero uomini disapprovati né da Dio, né dal suo popolo; poiché mentre servivano fedelmente Cristo nel ministero del Vangelo, erano accettevoli a Dio e approvavano gli uomini: o non erano forse uomini senza una prova che Cristo parlasse in loro; potevano assicurarsi che avrebbero avuto troppo presto, per alcuni di loro, una prova di quel potere e di quell'autorità che Cristo aveva riposto in loro, per punire coloro che non si erano pentiti dei loro mali

7 Versetto 7. Ora prego Dio,

Un segno forte dell'affetto dell'apostolo per loro. Perché, sebbene lo trattassero così male, egli prese ogni modo e metodo per fare loro del bene; non solo scrisse loro, mandò loro i fratelli, ma pose per loro le sue suppliche al trono della grazia: la copia alessandrina, la Vulgata latina e le versioni etiopi dicono: "Preghiamo", ecc. E una delle sue richieste per loro era:

affinché non facciate nulla di male; il che, sebbene impraticabile e impossibile, considerando la situazione del popolo di Dio in questo mondo, tuttavia è desiderabile da ogni uomo buono, sia per se stesso che per gli altri; e fu desiderato dall'Apostolo, in parte che le loro coscienze non fossero ferite, le loro anime addolorate, la loro pace rotta e le loro comodità perdute; e in parte affinché il nome di Dio, la sua causa e le sue verità, non fossero bestemmiati; e principalmente per non avere l'opportunità di esercitare la sua verga apostolica per la loro correzione:

Non che dovremmo sembrare approvati. Questo era un chiaro caso che cercava il loro bene, e non il proprio credito, e l'esercizio del potere; se commettevano il male, la sua fedeltà si vedeva nel rimproverarli, rimproverarli ed esortarli; e se rimanevano impenitenti, la sua autorità apostolica si manifestava nella loro punizione, così che appariva approvato, o con una prova della potenza di Cristo in lui; ma questo non lo desiderava, anzi desiderava ardentemente che non ci fosse occasione per una simile prova:

ma che facciano ciò che è onesto; o "buono", sia agli occhi di Dio che agli uomini, ciò che è secondo la volontà di Dio, scaturisce dall'amore, è fatto nella fede e in vista della gloria di Dio; e la preghiera dell'apostolo, sia che possano essere preservati dal male, sia che facciano ciò che è buono, mostra l'impotenza del libero arbitrio dell'uomo, la necessità della grazia di Dio di astenersi dal peccato e compiere buone opere; E questo l'apostolo desiderava ardentemente,

anche se, dice Be,

siamo come reprobi; persone deboli e inferme, incapaci di dare alcuna prova della potenza di Cristo, e appaiono come tali, che non hanno segni di autorità apostolica. L'apostolo scelse piuttosto di essere considerato come una persona povera, meschina e insignificante, piuttosto che peccare e richiedere l'esercizio della sua verga di castigo, per mezzo della quale sarebbe stato visto come ciò che chiamavano in questione

8 Versetto 8. Poiché non possiamo fare nulla contro la verità,

Gli apostoli non avevano alcun potere, né potrebbero, né desiderarono esercitarne alcuno contro coloro che ricevevano la verità del Vangelo nell'amore di esso; che vi rimase, vi camminò e lo tenne stretto; che adorarono Dio in Spirito e verità, e che camminarono rettamente, e come divenne la verità; poiché, come la legge non è fatta per costoro, ma il contrario, così l'autorità che gli apostoli avevano ricevuto da Cristo non doveva essere esercitata su di loro.

ma per la verità: per difendere la verità contro coloro che l'hanno abbandonata, negata e contrastata, e per l'onore di essa, castigando, correggendo, rimproverando, censurando e punendo coloro che l'hanno contraddetta o l'hanno fatta bestemmiare e parlare male di lei

9 Versetto 9. Perché ci rallegriamo quando siamo deboli,

Sembrate così, sembrate persone disarmate di ogni potere e autorità; gli apostoli si rallegrarono quando non ebbero occasione di sforzarsi e di esercitare quell'alto ufficio e quell'incarico straordinario che avevano ricevuto da Cristo Gesù.

e voi siete forti; rimanere saldi nella dottrina della fede e essere vivi e attivi nell'esercizio della grazia della fede; sono forti in Cristo, nella sua grazia e nella potenza della sua potenza, per resistere a ogni tentazione di Satana, a ogni corruzione del loro cuore e per compiere rettamente ogni dovere

E anche questo desideriamo, sì, la tua perfezione; o restauro, o ricongiunzione; una metafora tratta dall'impostazione di ossa lussate e sconnesse; perché la chiesa di Corinto era come un corpo disgiunto, e il desiderio dell'apostolo era che le loro animosità cessassero, le loro divisioni fossero sanate, i loro disordini rettificati e ogni membro fosse al suo posto, comportandosi come si addiceva al Vangelo di Cristo; vedi 1Corinzi 1:10

10 Versetto 10. Perciò scrivo queste cose essendo assente,

assicurandoli del suo potere e della sua autorità, esprimendo la sua preoccupazione per il loro benessere, desiderando ardentemente che potessero essere preservati dal male e compiere opere buone; e che potessero essere in una situazione più onorevole, ordinata e confortevole, mentre egli era assente da loro, e prima di venire tra loro:

per timore, essendo presente, di usare l'acutezza; cioè severi rimproveri e censure, o piuttosto l'esercizio della verga apostolica:

secondo il potere che il Signore mi ha dato, per l'edificazione e non per la distruzione; colpendo i morti, come Anania e Saffira lo furono da Pietro; o consegnandoli a Satana perché fosse loro inflitta una punizione corporale, come lo furono Imeneo e Fileto, e la persona incestuosa dall'apostolo Paolo; il quale, sebbene fosse per la distruzione della carne, tuttavia per la salvezza delle loro anime, e per il bene, l'uso e l'edificazione del resto della società, affinché potessero così prendere in guardia e fuggire i mali che erano l'occasione di tanta severità

11 Versetto 11. Infine, fratelli, addio,

O "rallegratevi" con gioia spirituale in Cristo, loro Salvatore e Redentore; nella sua persona, nella quale erano accolti; nella sua giustizia, mediante la quale furono giustificati; nel suo sangue, con il quale furono lavati e purificati; e nella sua pienezza, da cui erano stati riforniti; e in particolare, che avevano un osservatore così fedele, un così cordiale sostenitore del benessere delle loro anime, e che era così naturalmente e affettuosamente preoccupato per il loro bene:

essere perfetto; cercare la perfezione nella conoscenza, nella grazia e nella santità e nel compiere buone opere: o "essere ristabiliti"; o uniti e intrecciati insieme, come prima; vedi 2Corinzi 13:9 ogni disaccordo si plachi, tutte le fratture siano compensate, ogni membro prenda e prenda il suo posto, e ogni cosa sia fatta decentemente e con ordine.

essere di buon conforto; o "esortarsi" l'un l'altro all'adempimento diligente del dovere, all'amore e alle buone opere; o confortatevi l'un l'altro in tutte le angustie, interiori ed esteriori, sia con le parole che con le opere, secondo la capacità che Dio ha dato; o consolatevi, siate di buon cuore, non rifiutate di essere consolati né da Dio né dagli uomini

Siate d'accordo; nei sentimenti religiosi, nelle dottrine e nei principi della grazia e nelle ordinanze del Vangelo; poiché come c'è solo "un solo Signore" in cui credere, così c'è, e dovrebbe esserci, solo "uno" sistema di "fede" da ricevere, e "un solo battesimo" da amministrare in uno e medesimo modo, a una sola e medesima specie di persone; la quale identità di giudizio, nella fede e nel culto, è molto necessaria alla comunione della chiesa, e al conforto di essa; Infatti, come possono due, e molto meno di più, camminare comodamente insieme, se non sono d'accordo in queste cose?

Vivete in pace sia con coloro che sono fuori, sia con coloro che sono dentro, con tutti gli uomini e con i membri della chiesa; il che è a onore della religione, del conforto dei membri della chiesa e della gioia dei ministri di Cristo.

e il Dio dell'amore e della pace sarà con te; Colui che è l'amore stesso, e ha amato il suo popolo di un amore eterno, e che è l'autore e il donatore della pace spirituale ed eterna, e che ha chiamato il suo popolo alla pace, e l'aspetta e la richiede tra di loro, e tutti gli uomini, concederà a tali la sua graziosa presenza; di cui nulla può essere più grato e desiderabile

12 Versetto 12. Salutatevi l'un l'altro con un bacio santo.] Vedi Gill in "Romani 16:16"

13 Versetto 13. Tutti i santi ti salutano.] Essendo tutti interessati allo stesso favore divino, redenti dallo stesso sangue e santificati dalla stessa grazia, hanno una comune preoccupazione per il benessere l'uno dell'altro; Vedi Gill in "Romani 16:16"

14 Versetto 14. La grazia del Signore Gesù Cristo

Intendendo o l'amore di Cristo; vedi 2Corinzi 8:9 che è lo stesso di quello di suo Padre, è altrettanto precoce e della stessa natura, essendo un amore di compiacimento e di gioia; e che, poiché è senza inizio, sarà senza fine. Questo è il terreno e il fondamento di tutto ciò che ha fatto e sofferto per il suo popolo; che egli diventasse il loro garante; della sua incarnazione, obbedienza, sofferenze e morte nella loro stanza e al loro posto; un interesse per il quale, sebbene abbiano sempre avuto, tuttavia non ne hanno sempre un senso duraturo presso di loro, che è ciò per cui l'apostolo qui prega: oppure per grazia di Cristo si intende la pienezza della grazia che è in lui come Mediatore; che si desidera essere con i santi come oggetto della loro fiducia e dipendenza; essere forti, attingere acqua viva con gioia, riceverne e trarne ogni giorno; non abbandonatela e scavate cisterne rotte, ma applicatevi continuamente ad essa e fatene uso come la fonte dei giardini, la fonte delle acque vive e i ruscelli del Libano; di essere con loro come supplire ai loro bisogni, di fornire loro ogni cosa di cui hanno bisogno, e di metterli in grado di fare la sua volontà e la sua opera: oppure la grazia redentrice di Cristo è particolarmente designata, e l'intento della richiesta è che possano vedere il loro interesse in essa, e in tutti i suoi rami; come il fatto che furono redenti dal peccato, dalla legge e dall'ira mediante il suo sangue, che tutti i loro peccati furono espiati e perdonati mediante il suo sacrificio, e che furono giustificati da ogni cosa mediante la sua giustizia

E l'amore di Dio; il Padre, come aggiunge molto giustamente la versione araba, quanto al senso, sebbene non sia nel testo; il che significa che l'amore di Dio per il suo popolo, che è eterno, di eternità in eternità, libero e immeritato, speciale e peculiare, è dispensato in modo sovrano, è immutabile, dimora per sempre, è la fonte e la sorgente di tutte le benedizioni sia della grazia che della gloria. Ora, quando si supplica che ciò avvenga presso tutti i santi, non suppone che provenga mai da loro, o che possa essere loro tolto, ma mentre essi possono essere privi di un senso confortevole di esso, e di una visione di interesse per esso, l'apostolo prega, affinché sotto questo aspetto possa essere con loro; affinché possano essere guidati in essa, averla sparsa nei loro cuori, e siano radicati e fondati in essa, e comprendano da sé l'altezza, la profondità, la lunghezza e l'ampiezza di essa

E la comunione dello Spirito Santo; o una più ampia comunicazione dei doni e delle grazie dello Spirito di Dio, chiamata "la provvista dello Spirito", Filippesi 1:19 necessaria per portare avanti la buona opera della grazia, e compierla fino alla fine; oppure quella comunione e comunione a cui lo Spirito di Dio conduce i santi con il Padre, spargendo il suo amore nei loro cuori e con il Figlio, prendendo delle cose di Cristo e mostrandole loro; e anche quella vicinanza che gli spiriti dei credenti hanno con lo Spirito di Dio, quando egli testimonia ai loro spiriti che sono figli di Dio, diventa caparra dell'eredità nei loro cuori e li sigilla per il giorno della redenzione: tutto ciò che è richiesto dall'apostolo, per

sia, dice,

con tutti voi; o "con la tua compagnia", o "congregazioni", come dice la versione araba, con tutti i santi; poiché il loro interesse per l'amore del Padre, per la grazia del Figlio e per il favore dello Spirito è lo stesso, qualunque sia il senso diverso e le apprensioni che possono averne. Questo passaggio contiene una prova non trascurabile di una trinità di persone nella Divinità, alle quali sono qui attribuite cose distinte, e da esse richieste, uguali oggetti di preghiera e di culto. "Amen" è un assenso e una conferma, e come espressione della fede nelle petizioni e del sincero desiderio di vederle adempiute. Secondo la sottoscrizione alla fine di questa epistola, fu scritta dall'apostolo quando si trovava a Filippi, una città della Macedonia, e trascritta da Tito e Luca, e da loro inviata o portata ai Corinzi; il che sembra essere in accordo con ciò che è suggerito nell'epistola stessa, sebbene non si debba fare affidamento su queste sottoscrizioni. La versione siriaca menziona solo Luca; e alcune copie lette, a cura di Tito Barnabas, e Luca

Commentario del Pulpito:

2Corinzi 13

1 

Questa è la terza volta che vengo da voi. Ho formato l'intenzione tre volte, anche se la seconda volta ho dovuto rinunciare al mio piano. 2Corinzi 1:15-17 per bocca di due o tre testimoni. La citazione è tratta da Deuteronomio 19:15. È stato spiegato come un riferimento agli esami che intendeva tenere al suo arrivo a Corinth. È molto più probabile che San Paolo stia rappresentando le sue visite separate come attestazioni separate delle verità che predica

OMILETICA Versetti 1-14-

L'addio epistolare di Paolo ai Corinzi

"Questa è la terza volta che vengo da te, ecc. Questo capitolo conclude le lettere di Paolo ai Corinzi. Non c'è alcuna prova che abbia scritto loro una parola dopo questo. Evidentemente le lettere erano state per lui un compito. Per un uomo della sua tenera natura nessun dovere poteva essere più doloroso di quello della censura e del rimprovero. Nulla, se non un senso di lealtà alla santità del cristianesimo, avrebbe potuto spingerlo a farlo. Senza dubbio sentì un peso rotolare dal suo cuore, e un respiro più libero, quando dettò l'ultima frase. Ebrei doveva ora visitarli per la terza volta, deciso a mettere in pratica la disciplina che poteva essere richiesta, sperando ardentemente allo stesso tempo che, quando fosse stato di nuovo tra loro, la necessità di tale disciplina non si sarebbe manifestata. In questo capitolo conclusivo troviamo parole di avvertimento, esortazione, preghiera, conforto e benedizione

I PAROLE DI AVVERTIMENTO. Ebrei li avverte di un castigo che egli ha deciso di infliggere a tutti i trasgressori, sia nella dottrina che nella condotta, contro il vangelo di Cristo. Qui vengono suggerite quattro cose riguardo alla disciplina che intendeva perseguire

1. La disciplina sarebbe giusta. "In bocca a due o tre testimoni egli avrà stabilito ogni parola". Ecco una regola citata e approvata da Cristo, Matteo 18:16, un assioma della Legge ebraica e un dettame naturale della politica giudiziaria. Quello che probabilmente intende dire è: "Non castigherò nessuno senza prove adeguate. Non mi fiderò di voci o congetture; Esaminerò personalmente ogni caso, in modo che sia fatta giustizia. Perciò il vero non deve temere, solo il falso deve essere appreso".

2. La disciplina sarebbe rigorosa. "Te l'ho già detto, e te lo predico, come se fossi presente, la seconda volta; ed essendo ora assente, scrivo a coloro che hanno peccato fino ad ora, e a tutti gli altri, che, se tornerò, non risparmierò". Gli Ebrei lo avevano minacciato nella sua precedente lettera, 1Corinzi 4:13-19 in cui aveva anche indicato severità, 1Corinzi 5:5 e aveva parlato di "consegnarli a Satana", un'espressione che probabilmente significa non solo scomunica, ma l'inflizione di sofferenze corporali. La cecità di Elima e la morte di Anania e Saffira sono esempi del potere degli apostoli sul corpo degli uomini. Questo castigo sarebbe stato inflitto non solo alla famigerata persona incestuosa spesso citata, ma a "tutti gli altri"; egli non avrebbe "risparmiato" nessuno. "Non risparmierò." Non conosco un castigo più terribile della scomunica totale dalla comunione dei buoni

3. La disciplina dimostrerebbe l'esistenza di Cristo in lui. "Poiché cercate la prova che Cristo parla in me. " Avevano messo in discussione la sua autorità apostolica, avevano chiesto la prova del suo mandato divino. Ebrei dice che ora avrebbe fornito tale prova infliggendo la giusta punizione a tutti i trasgressori, ed essi avrebbero dovuto avere abbondanti prove che Cristo parlò per mezzo di lui". Gli Ebrei avrebbero potuto dare questa prova prima, ma egli agì sotto questo aspetto come Cristo, e si accontentò di apparire "debole" tra loro, in modo che la sua potenza potesse essere mostrata in modo più evidente. "Poiché, sebbene fosse stato crocifisso per debolezza, tuttavia vive per la potenza di Dio. Poiché anche noi siamo deboli in lui, ma vivremo con lui mediante la potenza di Dio verso di voi". "Il pensiero", dice Dean Plumptre, "che sta alla base di questo detto apparentemente duro è che i discepoli di Cristo partecipano allo stesso tempo della debolezza del loro Signore e della sua forza. Anche noi siamo deboli, dice l'apostolo, abbiamo la nostra parte nelle infermità e nelle sofferenze, che sono nobilitate dal pensiero che sono nostre perché siamo sue, ma sappiamo che vivremo nel senso più alto nelle attività della vita spirituale, che anche noi condivideremo con lui, e che viene a noi per la potenza di Dio. Questa vita si manifesterà nell'esercizio del nostro potere spirituale verso di te e per il tuo bene". Nel caso del vero bene, in ogni debolezza c'è forza, e la debolezza un giorno scomparirà e la forza sarà manifesta

II PAROLE DI ESORTAZIONE. "Esaminate voi stessi". L'esame di sé è allo stesso tempo un dovere, il più urgente e il più trascurato. Da qui la prevalenza universale dell'auto-ignoranza. Anche gli uomini che conoscono molto del mondo esterno ignorano il mondo interiore, il mondo dei mondi

1. Il punto importante da testare nell'autoesame. "O foste nella fede? Non se hai fede in te, perché tutti gli uomini sono più o meno creduloni e hanno una sorta di fede in loro; ma se siete "nella fede". La fede qui è il vangelo, o piuttosto il Cristo del vangelo; se siete in Cristo, nel carattere di Cristo. Intellettualmente e moralmente, tutti gli uomini vivono nel carattere degli altri. La cosa più grande è essere nel carattere di Cristo, nei suoi principi, nelle sue simpatie, nei suoi scopi, ecc

2. La conclusione epocale da raggiungere con l'autoesame. "Non sapete voi stessi come Gesù Cristo è in voi, se non siete reprobi?" Se sei nella fede, sei nel suo carattere, e lui è nel tuo. vita; anzi, la tua vita stessa. Se doveste scoprire di non essere nella fede, siete "reprobi", falsi, spuri, non autentici; zizzania, non grano; Ipocriti. Ecco, dunque, un'opera che ogni uomo deve fare: "esaminare" se stesso, fare introspezione, scrutare, decidere, e così conoscere la sua vera condizione morale.

III PAROLE DI PREGHIERA. "Ora prego Dio", ecc. Per che cosa prega? Non per la sua reputazione o per se stesso. Come se avesse detto: "Non sono ansioso per la mia posizione in mezzo a voi. Ebrei prega per due cose

1. Che dovrebbero essere preservati dal torto. "Ora prego Dio che non facciate nulla di male". "Non fare alcun male", nulla di incompatibile con il carattere e l'insegnamento di Cristo. "Smetti di fare il male, impara a fare il bene".

2. Che dovrebbero possedere il diritto. "Non perché sembriamo approvati, ma perché facciate ciò che è onesto, benché siamo come reprobi". Noi paghiamo non per farci una reputazione di lavoratori di successo ai vostri occhi o a quelli degli altri, ma perché possiate fare ciò che è nobilmente buono che possa passare da una forma negativa a una positiva di santità, anche se il risultato di ciò potrebbe essere che non metteremo più in gioco i nostri poteri apostolici soprannaturali, e così sembra che falliscano nella prova a cui ci sfidate".

IV PAROLE DI CONFORTO. "Non possiamo fare nulla contro la verità". Ci sono due idee confortanti qui

1. Quella verità è inammissibile. "Non possiamo fare nulla contro la verità". Che la "verità" qui rappresenti Gesù, che è la "Verità", la grande Realtà morale incarnata, tutto ciò che è reale nella dottrina e nel dovere incarnato in lui; Chi può ferirli? L'uomo può fare molto contro le teorie della verità, le manifestazioni convenzionali della verità, le rappresentazioni ecclesiastiche della verità, le rivelazioni verbali della verità. Più fa contro di loro, forse, meglio è;

2. Ma non può fare nulla contro "la verità", la sua essenza. L'uomo può spegnere tutte le lampade a gas del mondo, ma non può oscurare una stella. Le grandi verità etiche e dottrinali incarnate nella vita e nell'insegnamento di Cristo sono imperiture, vivono in tutte le religioni. Gli uomini possono distruggere le forme della natura, radere al suolo le montagne, prosciugare i fiumi, bruciare le foreste, ma non possono fare nulla contro gli elementi imperituri della natura, e questi elementi vivranno, costruiranno nuove montagne, apriranno nuovi fiumi e creeranno nuove foreste. Non si può fare nulla contro la verità. Quella bontà è impunita. "Poiché noi ci rallegriamo quando siamo deboli e voi siete forti, e anche questo desideriamo, la vostra perfezione". È impunibile:

1 Perché è bontà. I migliori degli uomini sono troppo "deboli" in autorità per punire coloro che sono "forti" in bontà. E in verità non c'è autorità nell'universo, nemmeno Dio stesso, per punire la bontà. Più un uomo è forte nella bontà, più debole è il potere di castigarlo. Perciò Paolo desidera trovarli "forti" in bontà quando verrà in mezzo a loro. Gli Ebrei desiderano questo perché la bontà è la loro "perfezione", o restaurazione. Il modo per paralizzare tutte le forze penali è promuovere la crescita del bene

2 Perché è ricostituente. "Perciò scrivo queste cose essendo assente, per timore di essere presente di usare acutezza, secondo la potenza che il Signore mi ha dato per l'edificazione e non per la distruzione". Il suo destino è "edificazione", non "distruzione", costruzione, non demolizione. La bontà morale è il potere riparatore dell'universo

V PAROLE DI BENEDIZIONE. "Infine, fratelli, addio. Sii perfetto, sii di buon conforto, sii d'animo, vivi in pace; e il Dio dell'amore e della pace sarà con te". Le sue parole di battesimo implicano:

1. Sii felice. "Addio", che significa gioire. Per essere felici devono essere "perfetti", "di buon agio", ecc

2. Sii benedetto da Dio. "La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi".

Omelie DI C. LIPSCOMB

Versetti 1-4.-

Annuncio del suo proposito; La potenza di Cristo in lui e nel suo apostolato

Sul punto di visitare i Corinti "per la terza volta", li informa molto chiaramente di ciò che dovevano aspettarsi. Nelle parole della Legge dell'Antico Testamento, egli dice: "Ogni parola sarà confermata dalla bocca di due o tre testimoni". La forza della sua determinazione a punire i trasgressori impenitenti è dichiarata: "Non risparmierò". La crisi era imminente e lui era pienamente preparato ad affrontare la questione. Ebrei si riferisce alla fonte principale di tutti i problemi, cioè la denigrazione del suo ufficio di apostolo di Cristo. I giudaizzanti avevano fatto di tutto per disprezzare lui e la sua posizione ufficiale. La pazienza che aveva mostrato, la pazienza di fronte alle ripetute e aggravate provocazioni, i suoi atti di abnegazione, la testimonianza di Cristo della grandezza dell'opera solo tra loro, erano stati tutti fraintesi e trasformati a suo danno. Anche le sue infermità, i difetti dell'aspetto personale, il suo coscienzioso evitare l'arte meno mondana nel suo ministero, erano stati usati a suo svantaggio. L'astuzia, la menzogna, la malignità, lo avevano seguito con passi insistenti. Né la sua vita privata né quella pubblica erano sfuggite a occhi indiscreti e a lingue calunniose. Un uomo di salute cagionevole, le sue forze costantemente sovraccaricate, le infermità che crescevano oltre i suoi anni così come con i suoi anni, che lavorava per mantenersi, e quindi faceva pesanti pressioni sulle sue forze corporee, questi mali erano quotidianamente aumentati da fastidi e vessazioni da parte di coloro che cercavano di frapporsi tra lui e le sue Chiese. Disfare il suo lavoro era il loro scopo e la loro ambizione. Lo odiavano ufficialmente, lo disprezzavano personalmente, né potevano darsi pace mentre aveva amici che lo incoraggiavano nelle sue fatiche. Ciò che è più evidente è l'assoluta cecità di questi persecutori ai meravigliosi segni della presenza di Dio presso di lui. È a questo fatto che allude con le parole: "Poiché cercate la prova che Cristo parla in me". Ricordate, era in questa Corinto, dove questi spiriti turbolenti erano più industriosi a rovesciarlo, che Cristo aveva dato le prove più numerose e notevoli del favore concesso al suo apostolo come apostolo dei Gentili. "Cerca una prova", alle nostre orecchie suona in modo molto strano. "Segni, prodigi e opere potenti", eppure "cercate la prova che Cristo parla in me"! È un bene che ci sia stata una storia antecedente, una quadruplice storia e una sola biografia, e che questa biografia del Signore Gesù ci apra una visione completa della capacità dell'uomo di non credere per quanto riguarda le manifestazioni divine. "Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi". Così il Signore Gesù aveva predetto; così aveva capito San Paolo. Ed ora, nell'ultima ora in cui scrive questa Epistola, l'apostolo identifica la sua condizione con quella di Cristo nei giorni della carne. Anni prima, era accaduto il grande fatto di cui questi fatti recenti non erano altro che esemplificazioni. Assumendo su di sé l'umile forma di servo e sottomettendosi a ogni sorta di privazioni e di dolore, ponendosi nelle sue circostanze in estremo contrasto con il suo potere e non esercitando mai questo potere eccetto; sotto l'azione dello Spirito Santo, gli uomini trattarono lui, Figlio di Dio, Figlio dell'uomo, come uno nelle loro mani, sul quale avevano il pieno controllo e sul suo destino terreno. "Ebrei fu crocifisso per debolezza". Gli ebrei non avrebbero potuto essere crocifissi in nessun altro modo. L'unica condizione in base alla quale questo evento è stato possibile è qui indicata, vale a dire. debolezza. La debolezza è stata assunta volontariamente da lui perché era necessaria all'opera di redenzione. "Eppure egli vive per la potenza di Dio". Anche nella tomba il suo corpo fu trattato come se gli uomini lo avessero sotto controllo. Il procuratore romano e il Sinedrio ebraico lo tennero come loro e posero una guardia militare al sepolcro dove giaceva il suo cadavere, ancora prigioniero, fino al terzo giorno in cui il mistero della sua debolezza terminò. Poi venne il trionfo "della potenza di Dio". L'autorità lo sentiva e veniva umiliata. Alla sua degradazione aggiungeva l'infamia di una menzogna, e alla menzogna l'infamia di una tangente di denaro. Il senso di colpa lo sentiva e riconobbe la sua imminente maledizione nel ritorno del sangue innocente come vendetta sul suo capo. Per quanto triste fosse quest'ora per San Paolo, la sua fede non fu mai più salda. Non aveva detto poco prima che, se avesse dovuto "piangere molti che hanno già peccato e non si sono pentiti", avrebbe dovuto accettare l'umiliazione come una santa disciplina? "Il mio Dio mi umilierà in mezzo a voi". Uno lo aveva preceduto nella debolezza. Ma il suo Capo nella prova sarebbe stato il suo Capo nel trionfo. "Poiché anche noi siamo deboli in lui". Non è la nostra debolezza. Ha un aspetto umano, pronuncia parole umane, trema di sensibilità umana, sospira di pathos umano, anela al sollievo con desideri umani. Tuttavia è un fatto: "Anche noi siamo deboli in lui". La debolezza che condividiamo è quella del Dio-Uomo, la debolezza dell'incarnazione divina, così che camminiamo secondo la nostra piccola misura sulle orme di colui che "ha preso le nostre infermità e si è caricato delle nostre malattie". "Ma noi vivremo", non nella risurrezione, ma nel giorno in cui verremo a Corinto e rivendicheremo la nostra autorità, "vivremo con lui mediante la potenza di Dio verso di voi". Allora, in verità, voi che ci avete scherniti come "deboli e spregevoli", vedrete e conoscerete che questo Cristo risorto ed esaltato è Cristo in noi", la potenza di Dio verso di voi". Cercate dunque "una prova che Cristo parla in me"? 1 verrà con "la potenza di Dio" e la "prova" sarà data.p

2 

Te l'ho già detto; piuttosto, ve l'ho già detto. Come se fossi presente, la seconda volta. Il significato sembra essere: "Devi comprendere questo annuncio così distintamente come se io fossi con te, e lo pronunciassi oralmente". Ed essendo assente ora scrivo; piuttosto, così ora sono assente. Il verbo "io scrivo" è quasi certamente una glossa esplicativa. E a tutti gli altri; piuttosto, e per il resto, tutti. Vale a dire, a coloro che, sebbene non siano caduti in peccato grave, hanno comunque rifiutato l'autorità di San Paolo e hanno detto che aveva paura di venire di persona. Non lo farò. 2Corinzi 1:23 4:19,21 p

3 

Di Cristo che parla in me; piuttosto, del Cristo che parla in me. quale; piuttosto, chi. ma è potente in te. Lo spirito di Cristo, nonostante tutti i loro difetti, non li aveva abbandonati. vedi 1Corinzi 1:6,7 2:4 p

4 

Per però. Il "però" dovrebbe essere omesso. Attraverso la debolezza; letteralmente, per debolezza; cioè come risultato di quella debolezza umana della nostra natura che egli ha preso su di sé, e che lo ha reso passibile di agonia e morte 2Corinzi 8:9; Filippesi 2:7,8; 1Pietro 3:18; Ebrei 2:10-18 Ma noi abiteremo con lui verso di te. Questo pensiero di partecipare allo stesso modo all'umiliazione di Cristo e alla sua gloria, allo stesso modo nella sua debolezza e nella sua potenza, era molto familiare a San Paolo 2Corinzi 4:10-12; Efesini 1:19,20 Qui, però, le seguenti parole: "verso di te", cioè con riferimento a te, mostrano che la vita a cui egli pensa è il vigoroso ristabilimento della sua autorità spirituale in Cristo sulla Chiesa di Corinto

Omelie DI J.R. THOMSON

Ver

4. -

Debolezza e potere

Deve essere stato molto doloroso per la mente sensibile e benevola dell'apostolo aver scritto così a una congregazione di cristiani, specialmente a una congregazione così intimamente legata a lui come lo era questa a Corinto. L'intera società era da biasimare per le sofferenze dei giudaizzanti e di coloro che mettevano in discussione l'autorità di San Paolo; quando avrebbero dovuto prendere le parti del loro benefattore spirituale, e si sarebbero risentiti indignati per le offese e le false dichiarazioni che tolleravano. Nella prospettiva di visitare Corinto, l'apostolo esige che il popolo si metta alla prova e dia prova della sua riforma; altrimenti, sarà costretto a dare loro una prova del suo potere soprannaturale e quindi a mettere a tacere la calunnia e l'opposizione

I LA DEBOLEZZA DI CRISTO È CONDIVISA ANCHE DAI SUOI SEGUACI PIÙ SINCERI E FEDELI

1. Nel Signore Gesù ci sono state, sia nella sua persona che nella sua carriera ministeriale, molte circostanze di umiliazione. La sua infanzia impotente; la sua sottomissione alla fame, alla sete e alla stanchezza; la sua predisposizione al dolore; la sua sopportazione della morte, sono esempi del primo. La sua sottomissione alla calunnia e all'insulto, al tradimento e alla diserzione, all'odio e al rifiuto, sono prove di quest'ultimo

2. Ora, nostro Signore stesso ha preavvertito i suoi discepoli che avrebbero dovuto condividere la sorte del loro Maestro. Paolo certamente prese la croce. La spina o il palo nella carne, il corpo debole, le flagellazioni e le prigioni che era chiamato a sopportare, non erano considerati da lui come incidenti e disgrazie, ma piuttosto come prove del vero discepolato, come partecipazione alle sofferenze del Signore. E questa è la luce in cui tutti i seguaci del Signore Gesù sono giustificati riguardo alle resistenze e alle calamità che si abbattono su di loro nel calpestare le sue orme e nell'eseguire il suo incarico. È la gloria morale del cristianesimo che nobilita le sofferenze di coloro che partecipano allo spirito del loro Capo in sforzi di abnegazione per la salvezza dei loro simili. Tali servitori del Divino Maestro possono ben "gloriarsi nell'infermità". Le loro ferite sono le cicatrici onorevoli che raccontano la gravità del conflitto in cui sono stati impegnati

II LA POTENZA DI DIO CHE ERA SU CRISTO SI MANIFESTERÀ IN COLORO CHE, CONDIVIDENDO IL SERVIZIO DEL MAESTRO, CONDIVIDONO ANCHE LA SUA DEBOLEZZA. Paolo era contento che gli uomini percepissero la debolezza manifesta nella crocifissione del Redentore, ma predicò loro un Re risorto, regnante e glorificato. La risurrezione e l'ascensione di Cristo erano entrambe prove dell'accettazione del Figlio da parte del Padre, ed erano un presagio ispiratore dell'imminente vittoria della causa per la quale Gesù si degnava di morire. Dal trono della potenza e del dominio, in possesso di ogni autorità, il Signore vittorioso governa la sua Chiesa sulla terra e ne assicura la sicurezza e il benessere. San Paolo si sentiva affidato con abbondanti mezzi per mantenere la sua autorità spirituale come "ambasciatore di Cristo". Gli Ebrei potevano possedere i segni della morte del Signore Gesù; ma esercitava una forza a cui nessun nemico poteva resistere. Che tutti i fedeli servitori di Gesù e i veri soldati della croce siano incoraggiati dalla riflessione che il loro Comandante è onnipotente, e che deve regnare fino a quando ogni nemico sarà sotto i suoi piedi.

Omelie DI E. HURNDALL Ver

4. -

La morte e la risurrezione di Cristo contrapposte

IO , IL PRIMO, ERA PER DEBOLEZZA

1. Cristo assunse una natura capace di crocifissione. Chi potrebbe crocifiggere Dio? Ma l'Uomo-Dio potrebbe camminare nella stanchezza e nella debolezza verso il Golgota. Quanta patetica considerazione che Cristo abbia scelto volontariamente una natura soggetta alla sofferenza e alla morte!

2. Cristo ha represso il suo potere innato

1 Il Suo potere divino. Così ha dato la sua vita, nessuno gliel'ha tolta. Ma un lampo di quel potere, e la croce non sarebbe mai stata innalzata. Se non fosse uscita una parola dalle sue labbra, i suoi persecutori sarebbero stati dei morti. Ma allora il Vangelo non sarebbe mai stato raccontato all'uomo; Così per l'uomo l'onnipotenza divenne impotenza

2 Il suo potere umano. Il potere dell'uomo e il potere di Dio sono stati scartati. Non c'è stata resistenza. Gli ebrei divennero "come una pecora davanti ai suoi tosatori". Ebrei divenne volontariamente il più debole dei deboli per poter essere forte per redimersi. Imparate qui che la repressione è spesso un trionfo. Non sempre l'attuazione del potere significa successo. A volte è nostra saggezza stare fermi, sottometterci, stare in silenzio

II QUEST'ULTIMO ERA AL POTERE

1. Un evento meraviglioso. Che contrasto tra il primo giorno e il terzo! Come sembrano gli uomini potenti sui primi! Come è indicibilmente impotente su quest'ultimo! Come sembra debole Cristo da solo! quanto onnipotente dall'altra!

2. Esigere l'energia divina. Questo potere non era dell'uomo. L'uomo si trova completamente inerme davanti alla tomba. Qui le sue vanterie vengono messe a tacere. Ma l'Autore della vita può ridare la vita. La potenza divina manifestata nella risurrezione di nostro Signore la troviamo a volte attribuita a Dio Padre, Efesini 1:20 a volte al Figlio. Marco 14:58 "Io e il Padre siamo uno". Giovanni 10:30

3. Completa

1 Cristo è risorto in perfetta potenza. La croce e la tomba non lasciarono segni di debolezza su di lui. La sua onnipotenza era incontaminata

2 Ebrei ha regnato da allora al potere sopra

3 Ebrei opera oggi in potenza sulla terra attraverso la sua Parola e il suo Spirito

III LA MORTE E LA RISURREZIONE DI CRISTO, ANCHE SE IN CONTRASTO, SONO IN STRETTA ASSOCIAZIONE. Sono in punto di tempo. Solo poche ore separarono la debolezza della croce dalla potenza del restauro. Ma c'è anche una vera dipendenza. In un certo senso l'uno era il risultato naturale dell'altro. Senza una crocifissione così perfetta non ci sarebbe potuta essere una risurrezione così trionfale. Cristo era perfetto sia quando era debole che quando era in potenza. Se ci fosse stata meno "debolezza" nella morte, ci sarebbe stata meno "potenza" nella risurrezione. L'umiliazione era, nel suo ordine, veramente gloriosa quanto l'esaltazione. Così per noi: se siamo umiliati con Cristo qui, saremo glorificati con lui nell'aldilà. Abbiamo la croce, dobbiamo avere la croce, se vogliamo avere la corona.

Omelie DI R. TUCK Ver

4. -

"Crocifisso per debolezza".

Questa è una visione molto caratteristica della crocifissione di nostro Signore, San Paolo non si è mai soffermato su di essa con compiacimento, come facciamo noi. Non c'è traccia che egli l'abbia mai descritta in modo elaborato, o che abbia cercato di smuovere i sentimenti dei suoi ascoltatori o lettori con la persuasione delle angosce morenti del suo Signore. La crocifissione era un argomento doloroso per lui. Era il tempo della debolezza di Cristo. L'apostolo sembra sempre affrettarsi ad allontanarsi da quel tema verso ciò di cui può gloriarsi, anche Cristo, il Risorto, il Vivente, che ora può salvare. Dean Plumptre spiega così l'espressione presa come nostro testo: "Poiché anche lui è stato crocifisso. San Paolo sembra vedere in Cristo l'esempio più rappresentativo della legge assiomatica dalla quale egli stesso era stato ccmforte, che la forza si perfeziona nelle infermità. Perché anche lui viveva in armonia con le infermità della natura umana, e la possibilità della Crocifissione scaturiva da questo fatto come una conseguenza naturale". Il professor Lias dice: "Nostro Signore ha assunto la nostra natura umana con tutte le sue infermità, Ebrei 2:10-18; 4:15; 5:2,3 e sebbene fossero il risultato del peccato. Gli ebrei portarono tutte queste infermità, compresa la morte stessa. E poi li scrollò di dosso tutti per sempre, quando risuscitò 'per la potenza di Dio'".

IO , CRISTO, ERO FISICAMENTE DEBOLE. Possiamo ragionevolmente supporre che nostro Signore avesse un corpo sano; ma era soggetto alle ordinarie infermità umane. Gli ebrei sentivano la stanchezza, la fame, la sete, il bisogno di dormire; e il lavoro spirituale ha esaurito il suo sistema nervoso come il nostro. Possiamo anche supporre che il suo dovesse essere un corpo nervosamente sensibile, dal momento che si è scoperto che questa è la caratteristica di tutti gli uomini e le donne altamente intellettuali e di tutti gli uomini e le donne altamente spirituali. Sarà facile mostrare come San Paolo sentisse in tutto questo una speciale simpatia per il Signore Gesù, poiché anche il suo era un corpo fragile e sensibilmente organizzato. Coloro che si deprimono facilmente, che sono facilmente influenzati dalle circostanze esteriori e che sono consapevoli della fragilità fisica, raramente si rendono conto di quanto sia vicino a loro, nell'esperienza simpatica, il Signore Gesù Cristo e, dopo di lui, il grande apostolo dei Gentili

II CRISTO ERA FORTE NELL'ANIMA. E quindi egli poté passare attraverso tutta la sorte che Dio aveva stabilito per lui, anche se ciò includeva le amare e terribili esperienze della Crocifissione. La forza dell'anima che San Paolo pensava fosse Cristo che viveva in mezzo alla sua debolezza e sofferenza. La sua idea può essere espressa così: "Anche noi siamo deboli; abbiamo la nostra parte nelle infermità e nelle sofferenze, che sono nobilitate dal pensiero che sono nostre perché sono sue; ma sappiamo che vivremo nel senso più alto, nelle attività della vita spirituale, che anche noi condividiamo con lui, e che viene a noi per la potenza di Dio; E questa vita si manifesterà nell'esercizio del nostro potere spirituale verso di te e per il tuo bene". Il riferimento è al ministero presente e non al tempo futuro. Se la debolezza di Cristo fosse, come quella di San Paolo, la fragilità del ventre, egli potrebbe rallegrarsi che la forza di Cristo fosse la forza dell'anima e, come la sua, la forza di Dio resa perfetta nella debolezza.p

5 

Dimostra l'anno stesso. In altre parole, "metti alla prova la tua sincerità". Gesù Cristo è in voi. A questa verità - che il corpo di ogni cristiano è un tempio dello Spirito Santo di Cristo - San Paolo ritorna ancora e ancora. Galati 2:20; 4:19; Efesini 3:17; Colossesi 1:27 Troviamo spesso la stessa verità in San Giovanni Giovanni 15:4,5 ; 1Giovanni 3:24, ecc. A meno che non siate reprobi. La parola greca adokimoi, dalla stessa radice del verbo "provare", significa provato e trovato senza valore. "Gli uomini chiameranno argento reprobo, perché il Signore li ha rigettati". Geremia 6:30 La parola si trova quasi esclusivamente in San Paolo 2Corinzi 13:5,6,7 ; Romani 1:28; 1Corinzi 9:27; 2Timoteo 3:8; Tito 1:16 L'unico altro passaggio del Nuovo Testamento in cui ricorre è Ebrei 6:8 ; e il lettore non deve leggere gli orrori calvinisti in un'espressione che non dà loro alcuna sanzione

Versetti 5-10.-

Si consiglia l'autoesame; supremazia della verità divina

La prova del suo apostolato era stata la richiesta della parte scontenta dei Corinzi; "ma mettetevi alla prova è l'esortazione di San Paolo. " Non esaminate me, ma voi stessi, per vedere se siete veramente nella fede; mettetevi alla prova della presenza di Cristo presso di voi che cercate in me" Conybeare e Howson. Nessuno può fare a meno di vedere quanto questo consiglio fosse naturale per l'apostolo, e quanto fosse adatto a questi Corinzi rumorosi e irreprensibili. Da un lato, San Paolo era un uomo che gli osservatori casuali potevano facilmente fraintendere. Il suo temperamento, la sua abitudine all'introversione, la sua intensa autocoscienza, lo esponevano a continui malintesi. Ancora una volta, era un leader nato di uomini. Un leader come lui non poteva sfuggire a una severa prova mentre acquisiva l'ascendente a cui era predestinato. I leader che si adattano senza scrupoli ai tempi e alle circostanze acquisiscono una rapida padronanza. I leader che modellano le contingenze secondo i loro alti scopi e portano gli uomini a simpatizzare con un alto ideale nelle loro anime devono avere un genio creativo ed esercitarlo sotto un'opposizione aspra e continua. A questa classe di capi apparteneva l'apostolo. Inoltre, la sua posizione era unica a causa del fatto che il suo apostolato lo poneva necessariamente tra le due grandi forze rivali dell'epoca, il giudaismo e il gentilismo, per mostrare cosa significasse la Legge come istituzione divina; mostrare cosa significassero la civiltà e la cultura dei Gentili come provvidenza di lunga data; armonizzare per quanto possibile le verità in ciascuno; in breve, di mediare tra le loro rivendicazioni di economie ampiamente organizzate, e di metterle su un terreno comune in quanto rispettava il cristianesimo e la sua suprema autorità, e di eliminare la distinzione tra ebrei e gentili per quanto riguarda le condizioni di salvezza; -Questo è stato il compito più difficile mai affidato a un uomo. A causa del suo carattere intrinseco, lo portava ad ogni passo a contatto con pregiudizi e passioni che si giustificavano in un caso con i miracoli di Geova, nell'altro con le disposizioni del governo, e in entrambi con la venerabile sanzione dei secoli. Quale meraviglia, quindi, che la sua carriera di uomo pubblico tra gli uomini pubblici sia stata specializzata tanto da un travisamento sistematico e vendicativo quanto da un successo senza pari nell'influenza esercitata sul pensiero e sulla morale del mondo! D'altra parte, guardate queste giovani comunità cristiane, situate spesso distanti tra loro e incapaci di rafforzarsi a vicenda, piantate in mezzo a popoli ostili al loro credo e ancor più alle loro virtù, e dipendenti nella maggior parte dei casi dal nutrimento di un solo apostolo; Guardateli in uno stato poco più che embrionale, e possiamo sorprenderci che siano stati in alcuni casi soggetti a disturbi intestinali, anzi, a violenta agitazione? "Non molti saggi secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili" furono "chiamati", ma le "cose deboli del mondo", "le cose vili e le cose disprezzate", furono "scelte", per la maggior parte, come i materiali originali di quell'edificio che doveva mostrare nelle sue proporzioni, nella sua simmetria, nella sua permanenza, nell'opera della Mano invisibile. I "chiamati" e gli "eletti" dovevano infine rivendicare la saggezza della chiamata e della scelta. Non trascuriamo, tuttavia, gli svantaggi inseparabili all'epoca dagli elementi rozzi che costituivano le prime Chiese. Senza soffermarci a lungo su di essi, basti dire che erano in pericolo da un giudaismo corrotto da una parte, e da un paganesimo corrottissimo dall'altra, i cui agenti e influenze li cercavano come preda della loro brama di avarizia e ambizione. Ora, la Chiesa di Corinto era notevolmente in questo stato di esposizione. Gallic, il proconsole dell'Acaia, aveva protetto San Paolo contro la furia degli ebrei, e i greci avevano colto l'occasione per vendicarsi degli ebrei. La rappresaglia era all'ordine del giorno. Sconcertati da un funzionario romano, insultati e percossi da una turba di Greci, gli ebrei non avrebbero probabilmente dimenticato l'apostolo, e possiamo immaginare con quale entusiasmo avrebbero goduto dello zelo degli emissari giudaizzanti, e come avrebbero diligentemente fomentato gli sforzi fatti per la sua disgrazia a Corinto. Fino a che punto questo sia stato portato avanti dagli ebrei come un corpo, possiamo solo congetturare. Certo, tuttavia, è che per diversi anni Corinto fu la sede di una guerra molto attiva e intransigente contro San Paolo. Ancora una volta, e finalmente, ci si presenta davanti nel passaggio in esame con un atteggiamento inconfondibilmente severo e autorevole. C'è Cristo in voi, si chiedono i Corinzi, o siete reprobi? Mettetevi alla prova, mettete alla prova la prova, scoprite se siete o no in Gesù Cristo e se condividete il suo spirito, e se non riuscite a superare la prova, sappiate allora che siete reprobi. Ebrei esprime la speranza che non lo troveranno un reprobo non approvato o spurio se lo metteranno alla prova nell'esercizio della sua autorità. Eppure confida che la prova del suo potere sarà evitata, e prega che possano "non fare alcun male". Se avessero agito come egli aveva pregato, allora non ci sarebbe stato alcun bisogno per lui di dimostrare la sua autorità, e, in quel felice evento, sarebbe apparso "non approvato", cioè non messo alla prova in quanto alla manifestazione della sua potenza. Accogliamo con favore tale mancanza di approvazione! Sarebbe stato in esatta conformità con lo spirito e il fine della sua amministrazione apostolica, che era in accordo con la verità del Vangelo e aveva lo scopo di mostrare quella verità. Qual è la prova di un sovrano grande e saggio? La prova è l'inutilità di un potere punitivo tranne in casi estremi e come ultima risorsa, perché i suoi sudditi si governano da soli. Questo era l'argomento dell'apostolo. Nulla contro la verità, tutto per la verità, Cristo la Verità; Questa era la bella sintesi in cui riposava. Se questo dovesse apparentemente mostrare la sua debolezza, che gloriosa debolezza sarebbe! Il giudizio apostolico reso inutile dall'autogoverno; Quale potrebbe essere una testimonianza più grande della verità e dell'eccellenza della Sua opera in mezzo a loro? Allora, in verità, sarebbero stati forti. La "perfezione" nell'ordine e nell'unità della Chiesa, la "perfezione" del carattere individuale, era l'oggetto della sua preghiera, e da qui questa Epistola. Chi insegna il cristianesimo come verità di Dio non può non insegnare molto altro. Questi versi sono massime di infinita saggezza. Quale uomo in autorità, quale statista negli affari di una nazione, quale padre a capo di una famiglia, quale titolare di un ufficio nella Chiesa, se portasse le sue facoltà così docilmente e fosse così "chiaro nel suo grande ufficio", non sarebbe una provvidenza di istruzione e di aiuto nel mondo. Il decadimento del rispetto per la legge inizia nel decadimento del rispetto per gli uomini che amministrano la legge. Purtroppo, questo declino del rispetto per la legge è uno dei pericoli crescenti dell'epoca. Non è peculiare di nessuna forma di governo. Si sta diffondendo ovunque come un male atmosferico, e minacciando come un'epidemia di viaggiare ha ruggito in tutto il mondo. Potere di costruire, non di distruggere; questa è l'idea di San Paolo del potere divinamente concesso. E di conseguenza vediamo quale benedetta disciplina fosse per lui personalmente e ufficialmente; e avendo compiuto questo risultato nella sua anima, non è sorprendente che abbia raggiunto i suoi scopi in questa Chiesa distratta e corrotta di Corinto.

"Mettetevi alla prova."

L'apostolo, prima di chiudere la sua epistola, si voltò verso i suoi detrattori. Avevano messo in dubbio la sua autorità e denigrato le sue pretese, ed egli si era difeso e aveva affermato i suoi diritti apostolici. Ma era così che doveva essere? Com'era con loro stessi? Erano molto ansiosi di metterlo alla prova, di costringerlo a verificare le sue affermazioni. Perché non si dovrebbe chiedere loro se la loro posizione è assicurata, se le loro professioni sono giustificabili? Lascia che esaminino, mettano alla prova e dimostrino se stessi! L'esortazione è una di quelle da cui tutti coloro che si professano cristiani possono trarre profitto

I L'IMPORTANZA DELL'AUTO-VERIFICA. Ciò risulta dal fatto indiscutibile che gli uomini in genere sono disposti ad avere una visione troppo favorevole di se stessi, del proprio carattere, dei propri servizi, della propria importanza per la Chiesa o per il mondo. L'illusione spesso diventa illusione. Ciò che è più a portata di mano, e che si potrebbe supporre, perché più accessibile, a chi è più conosciuto, è spesso giudicato con la minima equità e giustizia. Eppure, se ci facciamo una falsa stima di noi stessi, come possono essere disastrose le conseguenze!

II IL METODO E LO SPIRITO DELL'AUTO-RIPROVA

1. Dovrebbe esserci un candore perfetto

2. L'esame dovrebbe essere condotto come sotto l'occhio del Dio onnisciente e indagatore

3. Lo standard con cui giudichiamo noi stessi dovrebbe essere lo standard alto e infallibile della Parola di Dio

4. Non ci dovrebbe essere alcun tentativo di esaltare se stessi svalutando gli altri

III LE CONSEGUENZE DELL'AUTOVERIFICA

1. Il processo può rivelare ciò che è del tutto insoddisfacente e deplorevole. Gli ebrei che si mettono alla prova a fondo possono giungere alla conclusione che la loro vita è completamente sbagliata fin dalle fondamenta. Se è così, è bene che si sappia che si può porre una nuova base per la vita morale nella verità e nella giustizia di Dio stesso

2. Il processo può dare risultati in parte gratificanti e in parte deplorevoli. In tal caso, anche se ci sarà motivo di gratitudine e incoraggiamento, ci sarà una chiamata al pentimento, alla riforma e al miglioramento. Per un uomo conoscere i propri difetti ed errori è il primo passo verso ciò che è migliore e più nobile.

Autotest

A MOLTI PIACE METTERE ALLA PROVA GLI ALTRI QUANDO È PIÙ NECESSARIO PER LORO METTERSI ALLA PROVA. "Cominciando da Gerusalemme" è iniziare nel posto giusto. "Conosci te stesso" era un'esortazione molto saggia. Accertare le mancanze degli altri è più piacevole, ma non così redditizio, come accertare le nostre. La questione di primaria importanza per noi non è se la bilancia del nostro prossimo è vera, ma se lo sono le nostre. Gli uomini sono singolarmente altruisti in alcune direzioni-nelle direzioni di dare consigli e di emettere giudizi di condanna

II LA PROVA CHE APPLICHIAMO AGLI ALTRI DOVREMMO ESSERE IN GRADO DI SUPERARE NOI STESSI. Paolo non era quello che i Corinzi pensavano che dovesse essere, perché non erano quello che avrebbero dovuto essere. Un cieco è un cattivo giudice dei colori. La trave deve essere tolta dai nostri occhi prima che saremo in grado di vedere chiaramente. Un uomo impuro che denuncia l'impurità non è uno spettacolo molto edificante. Se avvertiamo gli uomini di non entrare nel fango, si aspetteranno che ne usciamo. Se vogliamo essere leader, dobbiamo guidare. "Vieni" è molto più potente di "vai".

III C 'È UN PUNTO SUL QUALE DOVREMMO ESSERE PIÙ DESIDEROSI DI METTERCI ALLA PROVA. Questo è: se siamo "nella fede". Gli uomini si mettono spesso alla prova, ma generalmente su punti di secondaria importanza. Questa è la domanda delle domande

1. Ci pentiamo veramente del peccato? Ci affliggiamo per il male come per quello che è stato fatto contro Dio? Lo odiamo, lo detestiamo, desideriamo liberarcene?

2. Abbiamo una fede viva nel Signore Gesù Cristo? Lo riceviamo con gratitudine come nostro Redentore e crediamo che il suo sangue ci purifica da ogni peccato? Siamo venuti a Dio per mezzo di Cristo e abbiamo ottenuto il suo perdono?

3. La vitalità della nostra fede è dimostrata dai frutti di una vita santa? Se la nostra fede non è accompagnata dalle opere, non è fede: siamo ancora "reprobi", e per giunta reprobi ipocriti. Se siamo "nella fede", saremo sottomessi a Dio, sforzandoci ogni giorno di fare la sua volontà, vivendo e lavorando per piacergli e per estendere la sua gloria sulla terra. Forse siamo ancora molto imperfetti, ma, essendo "nati di nuovo", cammineremo in "novità di vita".

IV COME POSSIAMO METTERCI ALLA PROVA SU QUESTO PUNTO ESSENZIALE

1. Con un autoesame orante. La preghiera deve entrare in questo esame di noi stessi, perché Dio deve venire. Abbiamo bisogno dell'aiuto divino che ci aiuti a conoscere noi stessi

2. Confrontando la testa, il cuore e la vita con la Parola di Dio. Nelle Scritture abbiamo dichiarato ciò che coloro che sono "nella fede" credono, sentono, fanno

3. Insistendo sulla domanda: Cristo è in me? "Se uno non ha lo Spirito di Cristo, non è nessuno dei suoi". Romani 8:9 Noi siamo nella fede se il Signore della fede è in noi

Con quanta serietà dovremmo esaminarci! Come dovremmo essere inquieti finché non entriamo nel riposo che viene dal sapere che siamo veramente nella fede!

Omelie DI D. FRASER

Ver. 5.-

Esame

I PUNTI PER I QUALI È RICHIESTO L'AUTOESAME. Si riferiscono al tuo legame con Gesù Cristo, sia che Egli sia in te e tu sia nella fede. Si presume che la parola della fede sia stata predicata; poi segue la domanda: In che modo questa Parola influisce su di te? È facile ascoltarlo e dargli un assenso formale, ma questo non è sufficiente. Sei veramente nella fede? La verità vi circonda e si imprime in tutte le vostre opinioni, motivi e princìpi d'azione? Se è così, Cristo è certamente in voi. Ebrei abita nel tuo cuore per la fede, e per mezzo del suo Spirito vivifica e purifica il tuo spirito

II IL TIPO DI PROVE NECESSARIE. La cosa non è da dare per scontata, ma da dimostrare. C'è un metodo di prova che gli spettatori possono leggere e stimare. È ciò che appare nel tuo temperamento, nel tuo comportamento e nelle tue azioni. Se gli uomini vedono in te dei buoni frutti, deducono che sei un buon albero. Ma l'autoesame deve andare più a fondo nella questione; Gli spettatori vedono le azioni, ma non i motivi da cui scaturiscono. Conoscono alcune delle tue parole e delle tue azioni, ma non tutte, e non la tua indole attuatrice. Esaminate voi stessi con la doppia prova della vita interiore ed esteriore. Esaminate le vostre motivazioni e i vostri desideri segreti, così come la corrente del vostro temperamento e il tenore della vostra vita

III LA DIFFICOLTÀ DI CONDURRE QUESTO ESAME

1. Nella natura del caso. L'autentica conoscenza di sé è forse una conquista rara. Nel momento in cui scendiamo sotto la superficie e cerchiamo di sondare le cose nascoste del cuore, ci troviamo in mezzo a complessità difficili da svelare: una revisione dei motivi, l'individuazione di mezzi motivi e l'analisi dei pensieri e dei sentimenti transitori per quanto riguarda la loro carnagione morale e il loro significato. Siamo in un labirinto di progetti, desideri, immaginazioni, passioni, capricci e principi. Un motivo si nasconde dietro un altro, una corrente di desiderio scorre sotto un'altra. E il sentimento, quando è sottoposto all'analisi, cessa di essere sentimento, ed è solo il ricordo o l'ombra di esso che si può esaminare

2. Attraverso le illusioni dell'autostima. Gli uomini rifuggono da un severo esame di coscienza, per timore che il risultato sia mortificante, se non allarmante. E anche fino a dove arrivano, sono influenzati dal desiderio di pensare, speranzosi, al proprio stato, e di applicare a se stessi prove facili e parziali. Come un insegnante che ha un debole per un particolare studioso e gli pone solo quelle domande a cui è sicuro di rispondere, o un giudice ingiusto che presta orecchio solo alla parte che preferisce, ogni uomo è incline nell'autoesame ad essere prevenuto a proprio favore e a soffermarsi sui suoi punti migliori come se costituissero l'intero punto fermo del suo carattere

3. Da un'esagerata sfiducia in se stessi. Alcune menti sono morbosamente sensibili e non esaminano tanto quanto tormentano se stesse. Non possono ammettere ciò che Cristo ha fatto per loro, per paura della presunzione. E il loro auto-giudizio è ostacolato da un'eccessiva cautela e da uno sconforto scambiato per umiltà

IV IL MODO PER RAGGIUNGERE LA VERITÀ SU VOI STESSI. Bisogna chiedere al Signore di presiedere e dirigere l'esame. È lui che guarda il cuore, e quindi è lui che può darvi un'idea del vostro vero io. Inizia con la preghiera in Salmi 139:23,24. Lo Spirito del Signore poi ti mostra ciò che sei per mezzo della lampada della Parola. E con tale guida dovreste sapere se siete del Signore o no. Ma voi stessi dovete vegliare, leggere e pregare. È buona regola notare il significato delle piccole cose, in cui la mente è meno in guardia e quindi rivela più liberamente la sua inclinazione. Un medico osserva i sintomi lievi per rilevare e curare la malattia. Un giudice prende nota di piccoli incidenti in un caso e mostra alla giuria come, sulla combinazione di questi, il verdetto di colpevolezza o innocenza debba cambiare. Così dovrebbe agire anche colui che diagnosticherebbe o giudicherebbe se stesso; anche se, d'altra parte, non si deve porre tutta l'enfasi su punti minori, ma si deve basare la conclusione principale su basi ampie e complete

V LA CONDIZIONE DI COLORO CHE NON POSSONO SOPPORTARE LA PROVA, "Disapprovato". Non esiste un verdetto di "non provato". Coloro che nominano il Nome di Cristo sono approvati o disapprovati. Non lasciate in dubbio la vostra relazione con Gesù Cristo. Ripara a colui che può risolvere il tuo dubbio e darti la parte buona che non ti sarà tolta.

Esame

"Esaminate voi stessi, per vedere se siete nella fede; Metti alla prova il tuo io". Questo è senza dubbio un dovere cristiano necessario e praticamente importante. Ma le forme che assume e le stime del suo valore differiscono a seconda dei toni e delle peculiarità della vita e del sentimento cristiano in ogni epoca. Quando si dà risalto alla dottrina, e i conflitti infuriano intorno alle precisioni nell'espressione dell'opinione, l'autoesame viene trascurato e, come rimbalzo, viene indebitamente coltivato da pochi pietisti. Quando si coltiva il sentimento piuttosto che la verità, e la religione è concepita come uno stato d'animo della mente piuttosto che come un corpo di dottrine, l'autoesame è posto in primo piano come uno degli elementi essenziali della vita cristiana. Bisogna anche aggiungere che l'autoesame è sempre stato sollecitato dal sacerdozio come agente per preservare per tale sacerdozio il controllo dei pensieri, delle opinioni, della condotta e della vita degli uomini. Riconoscendone l'importanza, ma evitando accuratamente esagerazioni in riferimento ad esso, notiamo:

I CHE COSA PUÒ LEGITTIMAMENTE INTERESSARE

1. Condotta. Ciò può includere

1. il nostro modo di svolgere i nostri doveri ordinari della vita;

2. il carattere della nostra relazione con gli altri;

3. l'uso saggio delle nostre opportunità di utilità;

4 l'utile occupazione delle nostre ore di svago;

5. e il degno adempimento delle nostre responsabilità di vita

2. Opinione. San Paolo qui ingiunge di provare o mettere alla prova l'opinione, in modo che un uomo possa sapere se sta "mantenendo salda la professione della sua fede senza vacillare"; "Trattenere saldamente la forma delle parole sonore".

3. Sentimento. Nella misura in cui ciò è in relazione con il motivo della condotta e dà ispirazione e carattere alle espressioni della vita cristiana. L'autoesame dei sentimenti in vista della fiducia nel nostro stato e della soddisfazione nel nostro progresso e nella nostra realizzazione è sempre pericoloso e spesso rovinoso. Guardare i fotogrammi e i sentimenti è la cosa più snervante che un cristiano possa fare. Non può mai coltivare l'umiltà; spesso, in modo molto sottile, nutre l'orgoglio spirituale e separa l'anima dalla semplicità della sua dipendenza da Cristo. Porta una falsa soddisfazione nel sentirsi nel giusto, o un'inutile angoscia nel sentirsi sbagliati. Offusca la vita cristiana con depressioni che ostacolano e indeboliscono la depressione, o porta una gioia stravagante che è veramente gioia in se stessi, non gioia in Dio

II QUANDO DOVREBBE ESSERE INTRAPRESO? Solo occasionalmente, e sotto una pressione speciale, come quella che si verifica con i momenti di debolezza e fallimento coscienti; o momenti in cui l'errore viene insegnato liberamente; o tempi in cui la morale cristiana è in pericolo; o momenti in cui i cambiamenti della vita ci portano nuove responsabilità. San Paolo loda il dovere in una forma speciale in relazione alla Comunione della Cena del Signore. E molti cristiani hanno trovato utili momenti speciali di autoesame: a Capodanno, ai compleanni, ecc. Dove c'è una tendenza naturale all'introspezione morbosa, le stagioni dovrebbero essere molto rare. Dove il lato attivo della vita cristiana è troppo sviluppato, i tempi per l'autoesame possono essere tranquillamente moltiplicati

III CON QUALE SPIRITO DOVREBBE ESSERE CONDOTTA? Ci dovrebbe essere

1 grande serietà;

2 preghiera fervida per uno spirito di sincerità e fedeltà;

3 evitare attentamente qualsiasi desiderio di mettersi alla prova secondo qualsiasi standard umano;

4 nutriva ansiosamente la dipendenza dalle direttive e dagli insegnamenti di Dio lo Spirito Santo; e

5 ferma determinazione a trasformare le conclusioni del nostro autoesame in principi e indicazioni per la guida e il miglioramento della nostra vita pratica di pietà. Confrontate il salmista, che prega: "Scrutami, o Dio", prima di tentare di scrutare se stesso

IV COME SI POSSONO CONTRASTARE I POSSIBILI MALI CHE NE DERIVANO?

1. Facendo della Sacra Scrittura lo standard secondo il quale ci mettiamo alla prova

2. Comportandosi piuttosto che sentirsi oggetto della nostra recensione

3. Trasformando i risultati dell'esame in preghiera per ottenere più grazia

4. Persistendo nel vedere le cose di cui potremmo doverci rallegrare, così come quelle per le quali potremmo dover gemere

5. E considerando il Signore Gesù Cristo - e nessuno tranne lui - come il nostro modello di vita cristiana interiore, così come esteriore.

Chi sono i reprobi?

Essenzialmente quelli che non hanno Cristo in loro. Coloro la cui esperienza e condotta non sono sufficienti a dimostrare la presenza interiore e il potere santificante del Cristo vivente. La parola "reprobo" significa coloro che sono stati provati e trovati carenti. Esempi dell'uso del termine si possono trovare in Romani 1:28; 1Corinzi 9:27; 2Timoteo 3:8; Tito 1:16; Ebrei 6:8. L'argomento può essere efficacemente introdotto da una descrizione della scena nel palazzo di Baldassarre, con la scritta mistica sul muro. Allora si può mostrare come il termine possa ottenere la sua applicazione a...

I SINGOLI CRISTIANI. Alcuni di questi San Paolo si riferiscono per nome, come Alessandro, Ermogene, Dema, ecc. Confronta il fatto che Pietro trovò Simone lo Stregone mancante. Gli individui possono essere reprobi

1 intellettualmente, accettando una dottrina falsa e disonorevole;

2 moralmente, cedendo alle tentazioni dell'autoindulgenza, del vizio o del crimine

II CHIESE. Ciò può essere illustrato dai penetranti discorsi inviati dal Cristo glorificato ad alcune delle sette Chiese dell'Asia. I principi della ricerca possono essere efficacemente applicati alle Chiese moderne

III PASTORI. Questi falliscono con l'ideale pastorale generalmente dopo aver fallito con l'ideale cristiano privato. I pastori sono reprobi quando trascurano il loro dovere verso il loro gregge; quando pascolano se stessi e non il gregge; quando vedono arrivare il lupo e fuggono; e quando non riescono a onorare debitamente il capo Pastore davanti al gregge, l'illustrazione può essere presa dalle esperienze della Città di Mansoul come raffigurate da Giovanni Bunyan, nella sua "Guerra Santa". I reprobi, come quelli di cui si parla qui, possono essere recuperati con la penitenza, l'umiliazione e il ritorno del cuore a Cristo.p

6 

Che non siamo reprobi. Il mio potere e la mia fedeltà saranno messi alla prova così come i vostri, e spero che resisteranno alla provap

7 

Approvato dokimoi. L'opposto di "reprobi". Anche se siamo come reprobi; piuttosto, prego che possiate fare ciò che è eccellente, e che noi possiamo essere come reprobi. Questa è una delle espressioni intense che, come Romani 9,3, scaturiscono dall'altruismo sincero e appassionato di San Paolo. La sua ansia è per loro, non per se stesso. Come reprobi, cioè a giudizio degli uomini. comp. Romani 9:3 p

8 

Non possiamo fare nulla contro la verità. Sono impotente contro tutto ciò che è vero, reale, sincero; Non posso esercitare alcun potere se non per la causa della verità. Sii fedele al Vangelo, e tu sarai potente e io sarò impotente, e come egli continua a dire gioirò del risultato

Verità invincibile

Paolo si vantava di poter fare ogni cosa, cioè per mezzo di Cristo che lo aveva rafforzato. Che i suoi avversari si infuriassero e minacciassero, lui non aveva paura. Gli ebrei avrebbero affermato la sua autorità, esercitato il suo potere e ridotto l'avversario più orgoglioso all'impotenza. Per amore della verità, per il Vangelo, non c'era nulla che egli non fosse in grado di realizzare. Ma se coloro che egli rimproverava si sottomettevano, tornavano alla loro fedeltà, non solo a lui, ma al vangelo, allora egli non poteva far loro del male. No, in tal caso egli era con loro, dalla loro parte. Questa sembra essere la spiegazione di questa grandiosa affermazione che si verifica in questo contesto

I L'IMPOTENZA DELL'UOMO QUANDO SI OPPONE ALLA VERITÀ DI DIO

1. I nemici dichiarati della verità hanno fallito nei loro attacchi contro di essa, quali che siano state le risorse su cui hanno attinto, le armi su cui hanno fatto affidamento. La persecuzione ha imperversato prima contro il cristianesimo stesso, e poi contro la sua rappresentazione più pura nei giorni della riforma. Con quale risultato? Il sangue dei martiri è sempre stato il seme della Chiesa. "La verità, come una torcia, più viene scossa risplende".

2. I falsi e ipocriti amici della verità non sono mai riusciti a sterminarla. I loro sforzi sono stati spesso insidiosi e hanno spesso corrotto e intrappolato individui e persino società. Ma la pura verità di Dio è sopravvissuta, mentre questi tentativi sono stati ripetutamente sventati

II LA FORZA DI COLORO CHE LAVORANO CON E PER LA VERITÀ DI DIO

1. La loro naturale debolezza non ostacola la vittoria della causa che abbracciano. Gli ignoranti, i poveri, i giovani, i deboli, hanno fatto e stanno ancora facendo grandi cose per il Vangelo. Come all'inizio, così ora, Dio sceglie "le cose deboli del mondo per confondere le potenti",

2. L'efficienza della verità dipende dalla sua origine e fonte divina. "Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?" Ovunque la verità di Dio è proclamata, lì lo Spirito di Dio opera e la potenza di Dio si fa sentire

3. L'efficienza della verità risiede nella sua armonia con la natura e la costituzione dell'uomo. Con l'uso di questo strumento divinamente temprato, il terreno divinamente preparato dell'umanità può essere reso fecondo con grandi risultati. Magna est veritas, et prevalebit.-Tp

9 

Quando noi siamo deboli e voi siete forti. 1Corinzi 4:8-10 Forte; " potente. 2Corinzi 10:4 Vogliamo; piuttosto, preghiamo. La tua perfezione; piuttosto, la tua unione perfetta; " il riaggiustamento dei tuoi elementi disordinati". Una parola simile ricorre in Efesini 4:10 e il verbo in versetto 11; 1Corinzi 1:10; 1Tessalonicesi 3:10, ecc. È anche usato nei Vangeli per "riparare le reti". Marco 1:19, ecc.p

10 

Dovrei usare la nitidezza. La parola tradotta "nitidezza" è un avverbio, come il nostro "bruscamente" o "precipitosamente". L'unico altro passaggio del Nuovo Testamento in cui si trova è Tito 1:13 ; ma l'apotomia sostanziale si trova in Romani 11:22 per "gravità".p

11 

Infine, fratelli, addio. Le sue parole conclusive sono caratterizzate da una grande dolcezza, quasi a voler sanare gli effetti del rimprovero tagliente e dell'ironia a cui è stato costretto a ricorrere. La parola può anche gemere "rallegrati". Filippesi 3:1 4:4 Sii perfetto vedi nota sulla "perfezione" nel versetto 9. Siate d'accordo; letteralmente, pensa la stessa cosa Filippesi 2:2; 1Pietro 3:8; 1Corinzi 1:10; Romani 12:16,18 Siate in pace. Efesini 4:3

Versetti 11-14.-

Tenerezza di separazione

Se mai i grandi principi di governo sono stati sottoposti alla più dura delle prove, è stato nel caso che è stato esaminato. Le qualità personali e le prerogative ufficiali erano inestricabilmente mescolate nelle questioni in sospeso, e quelle questioni si diffusero su una vasta superficie, fu in questa faccenda di Corinto. Se mai l'attore principale nell'interesse della tranquillità e della purezza sociale ha dovuto combattere una battaglia assolutamente da solo e da solo, è stata la fortuna di San Paolo in questa lotta per salvare una comunità dal degrado e dalla distruzione. Abbiamo visto cosa ha sopportato quando la resistenza era probabilmente più dura che in qualsiasi altro periodo della sua vita. Quali aiuti egli chiamò in queste ore critiche, quali ricorsi fece al passato, quale resoconto diede della "spina nella carne" e dei suoi usi nel suo lavoro, lo abbiamo visto nel progresso di questa interessante sezione della sua carriera. Soprattutto, abbiamo visto come l'uomo e l'apostolo, il fabbricante di tende e il predicatore, l'ebreo liberale e il cristiano sagace, fossero felicemente mescolati nella più rara armonia e unità mentre svolgevano l'opera di pacificazione e di riforma. E ora che viene davanti a noi. nell'ultima espressione di se stesso riguardo a questa pesante controversia, è nobilitante vedere quanto sia finemente equilibrato, e quale ansia abbia "per timore che, essendo presente", sia costretto contro tutte le sue preghiere e speranze "a usare acutezza secondo il potere che il Signore gli aveva dato". Quel dono miracoloso fu suo come apostolo di Cristo, ma era per "l'edificazione, e non per la distruzione". Agisce il costo dell'umiliazione personale, sarebbe "contento" se i Corinzi fossero "forti" e lui "debole". Com'era simile al suo Maestro! "Credi tu che io non possa ora pregare il Padre mio, ed egli mi darà subito più di dodici legioni di angeli?" Se avesse agitato la mano, Gerusalemme sarebbe stata oscurata dalle ali degli angeli che si radunavano per la sua salvezza; ma doveva essere crocifisso nella "debolezza" affinché la "potenza di Dio" potesse essere più gloriosamente manifestata nella sua risurrezione. Il potere negato in uno dei suoi usi, per essere mostrato in modo più evidente in un altro e più alto uso, era la lezione che San Paolo aveva imparato dal suo Signore morente. "Sono crocifisso con Cristo", disse in un'occasione successiva; Ma egli condivide quella parola della crocifissione in una delle sue forme più dolorose, trattenendo l'esercizio dell'autorità per punire i suoi nemici fino a quando tutti gli altri mezzi non fossero stati esauriti. Gli Ebrei predicavano Cristo "la Sapienza di Dio", non meno di Cristo "la Potenza di Dio". In circostanze di estremo rischio, reputazione e influenza e futuro successo in bilico, carne e sangue che forniscono clamorose ragioni per una condotta autoaffermativa e la rapida liberazione di un problema molto fastidioso, egli si attiene con eroica fortezza ai principi cristiani nelle sue richieste di autocrocifissione, e fa sì che tutto ceda alla magnanimità nel suo ardente desiderio della "perfezione" della Chiesa di Corinto. Tutto ciò è ammirevole per mera questione di congruenza rispetto alle leggi dell'arte. Ma lascia il dominio dell'arte e si eleva a un regno infinitamente più elevato quando viene davanti a noi "vestito di luce celeste", e completa l'impressione di uno

"I cui alti sforzi sono una luce interiore, che rende il sentiero davanti a lui sempre luminoso".

Nulla nella vita dell'apostolo gli si addiceva di più della tenerezza nelle parole di commiato di questa Epistola. "Finalmente, fratelli, addio". Ci sono stati spasimi d'animo durante la nascita di questa Epistola, momenti di veemenza, esplosioni di indignazione e di minaccia; Ma ora sono finiti. Il sole tramonta in un cielo che la tempesta ha purificato, e gli ultimi raggi scivolano in un'atmosfera di sacra quiete. "Siate perfetti", o, siate perfetti, supplendo a ciò che vi manca; "siate di buon conforto", traendo incoraggiamento e speranza dalle vostre prove che Dio le avrebbe annullate per la vostra felicità; "siate d'un solo pensiero", sopprimendo ogni egoismo e partigianeria e coltivando l'unità degli interessi; "Vivete in pace", affinché la vostra vita esteriore attesti il fatto che avete "una sola mente". Così il "Dio dell'amore e della pace sarà con voi". Non dimentichi il segno della vostra unione in Cristo come membri della sua Chiesa e, di conseguenza, "salutatevi gli uni gli altri con un bacio santo". I fratelli macedoni ti salutano. Ed ora, riconoscendo con la più profonda riverenza la Santissima Trinità, "al posto del suo saluto, egli ci dona finalmente quella preziosa benedizione che ha acquistato un tale uso liturgico in ogni epoca e in ogni parte del mondo cristiano" Lunge. La grazia, l'amore, la comunione, queste tre cose, e ciascuna benedizione e tutta la beatitudine per ognuno, amici e nemici, poiché sono, in questo momento commovente, "fratelli" nel suo cuore. "La grazia del Signore Gesù Cristo" nella pienezza del suo ufficio di mediatore, "l'amore di Dio" che il Padre ha rivelato attraverso quella grazia, e la "comunione dello Spirito Santo" come effetto della "grazia" e dell'"amore" nella loro comunione con Dio e gli uni con gli altri, "sia con tutti voi. Amen".

Piacque a Dio di fare di San Paolo il suo storico durante il periodo memorabile a cui appartiene questa Epistola. Nessuno era competente a questo compito, nemmeno san Luca con tutta la sua abilità e intuizione di scrittore, e i suoi stretti rapporti con l'apostolo. La vita interiore dell'autore doveva essere esposta con una forza e una vividezza mai eguagliate nella letteratura sacra; e dovevamo avere una sezione, e una sezione molto importante, del Nuovo Testamento come una Scrittura di un'anima privata. Infatti, lo Spirito Santo non limiterebbe le meraviglie dell'ispirazione alla narrazione di eventi esterni. Per quanto grandi fossero quegli eventi nel mezzo dei cambiamenti in corso nell'impero romano, "la mescolanza e la confusione di razze, lingue e condizioni", di cui Dean Milman dà una descrizione così eloquente "cristianesimo latino", e vasta quanto vasta fu l'influenza del vangelo nel trasformare lentamente quella "massa eterogenea di un sistema sociale corrotto" "instillando sentimenti di umanità, " e dando "dignità alle menti prostrate da anni, quasi secoli, di degradante dispotismo", era tuttavia vitale per lo scopo della Parola scritta che avessimo la testimonianza di un'anima umana nel periodo più tipico della sua perplessità e conflitto, e proprio in quelle circostanze che la identificavano più da vicino con le prove più acute di intelligenza virile e coraggio. È San Luca che descrive l'unica classe di avvenimenti. Solo un San Paolo era qualificato per l'altro; e nella Seconda Epistola ai Corinzi fa quest'opera molto interessante. Agisce, non ha senso, siamo lasciati nell'oscurità o nell'oscurità riguardo a ciò che egli sentiva e si proponeva. In ogni momento, mentre l'occhio segue il suo cammino, vediamo la fine a cui tendono i suoi passi. "Debole, ma inseguitore", spesso ostacolato, spesso respinto, spesso dolorosamente imbarazzato, senza le luci dell'esperienza passata, senza l'aiuto dei fratelli apostoli, solo e senza amici, dovette risolvere quei problemi di ordine e di disciplina ecclesiastica che coinvolgevano tutta la futura politica amministrativa delle comunità cristiane. Durante tutta la lotta lo accompagniamo. Sappiamo cosa pensava e perché. Notiamo la sua saggezza, serietà e fedeltà. Nella varietà dei suoi stati d'animo, nell'esaltazione e nella depressione, nel predominio alternato di stati di coscienza molto diversi, lo troviamo lo stesso uomo per quanto riguarda il suo principio e il suo scopo dominante, lo stesso quando minaccia e supplica, lo stesso quando smaschera i "falsi apostoli", che è in preghiera per la pace e la fratellanza. È stata una parte molto energica ed emozionante della sua carriera. Ma il cuore dell'uomo è l'interesse principale come illustrativo delle dottrine cardinali della grazia. È vero, abbiamo contributi inestimabili alla verità teologica, esposizioni di rara profondità e intuizione, contrasti tra la Legge e il Vangelo mai superati in questo settore preferito della sua opera intellettuale, riferimenti al corpo che gettano una nuova luce sui suoi rapporti con la mente, e indicazioni sulla benevolenza pratica che coprono l'intera gamma, in questo particolare, dell'obbligo cristiano. Eppure questi sono accresciuti in valore dal fatto che lo spirito di una personalità intensa e vivente è sempre presente. Non perdiamo nulla della logica e della filosofia, nulla della forza nelle allusioni storiche, nulla del fascino della metafora e della similitudine. Agisce nello stesso tempo in cui scorre in tutto l'influenza sottile di un'anima individuale, cosicché la forza che pulsa nelle argomentazioni dottrinali proviene da un cuore tutto vivo di sensibilità. "Gli uomini", dice Foster "First Essay on a Man's writing Memoirs of Himself", "portano la loro mente come per la maggior parte portano i loro orologi, contenti di essere ignoranti della costituzione e dell'azione interiore, e attenti solo al piccolo cerchio esteriore di cose a cui le passioni, come indici, puntano". Non così San Paolo. Il temperamento, la malattia, le circostanze speciali nella sua posizione, lo rendevano in misura insolita un uomo che osservava se stesso. In questa Epistola abbiamo i frutti più ricchi della sua conoscenza di sé. Soprattutto, vediamo il significato di quella disciplina dell'afflizione per mezzo della quale la vita di Cristo nell'anima è perfezionata. E vediamo anche come la nostra storia privata sia molto più di una preoccupazione personale, e si allarghi in connessioni che nessuno avrebbe potuto prevedere. "Una spina nella carne" diventa parte del carattere pubblico di San Paolo; episodi che gli storici, i filosofi e i poeti avrebbero ignorato come di scarso significato, assumono un significato molto impressionante e rendono cara un'Epistola, grande per altri motivi e grande come un'opera d'arte, al cuore in lotta e addolorato di ogni cristiano.

"Vivi in pace".

La religione cristiana rappresenta sempre tutta la vera pace tra gli uomini come il suo inizio nella pace con Dio. Questo crea prima la pace delle coscienze, e poi si manifesta in armonia e concordia nella società civile ed ecclesiastica. Non c'è dubbio che l'apostolo stia qui ingiungendo la reciproca buona volontà, gentilezza e amicizia

LA PACE CRISTIANA È IN CONTRASTO CON L'INIMICIZIA CHE È NATURALE PER GLI UOMINI PECCATORI. "Da dove vengono", chiede lo scrittore ispirato, "da dove vengono le guerre e i combattimenti fra voi?" E la risposta è che possono essere ricondotti alle concupiscenze che sono insite nella natura umana depravata. In uno stato sociale più primitivo, l'umanità è effettivamente e quasi normalmente in guerra. Nella società più civile, l'odio, la malizia, l'invidia, ecc., prevalgono e producono risultati disastrosi, anche se le peggiori manifestazioni esteriori possono essere contenute

II LA PACE CRISTIANA È SPESSO VIOLATA NELLE SOCIETÀ CHE PRENDONO IL NOME DAL PRINCIPE DELLA PACE. Quanto questo fosse il caso della Chiesa di Corinto queste Epistole lo rendono abbondantemente manifesto. Era distratta dallo spirito di partito, dallo scisma, dalle fazioni. Cristo è stato "diviso" nel suo corpo e nelle sue membra. E sotto questo aspetto l'esempio dato a Corinto ha, ahimè! troppo spesso seguita. La dimora destinata alla pace è stata troppo spesso trasformata in una scena di lotta

III LA COMUNIONE CON CRISTO È L'UNICO MEZZO PER RISTABILIRE O PRESERVARE LA PACE CRISTIANA. Gli interessi non sono sufficienti; L'autorità esterna e la consulenza falliscono continuamente. Ma se Cristo è intronizzato in ogni cuore e nella società in generale, allora i conflitti saranno messi a tacere e la pace di Dio prevarrà. Di qui la necessità di tutti quegli esercizi di preghiera e di meditazione con i quali questa grazia veramente cristiana può essere promossa

IV LA PACE CRISTIANA È UNA CONDIZIONE DELLA PROSPERITÀ DELLA CHIESA. Il lavoro e la guerra sono inimitabili. Se ci sono conflitti, la vitalità deve necessariamente essere bassa, la testimonianza deve essere guastata, il lavoro deve necessariamente soffrire in tutta la qualità più fine. D'altra parte, l'armonia conduce alla cooperazione e alla devozione. Il mondo non può non sentire gli effetti della presenza e della testimonianza di una Chiesa unita e armoniosa.

Versetti 11, 12.-

Un bellissimo addio

I RICONOSCIMENTO DELLA FRATELLANZA. Nella sua lettera lo scrittore era stato costretto a insistere molto sul suo apostolato, ma ora si trova saggiamente e graziosamente su un terreno comune. Ebrei fu costretto a magnificare il suo ufficio, ma era troppo buono e troppo grande per magnificare se stesso. Tra gli uomini c'è un desiderio naturale di uguaglianza; Ci risentiamo di una creatura simile che tenta di spadroneggiare su di noi. E nel regno della religione abbiamo sempre bisogno di ricordare che "voi siete tutti fratelli". Che povero sciocco sembri un grand'uomo quando si gonfia e si pavoneggia nel suo miserabile è pomposità e presunzione! Non è grande, nessuno può convincerci che è grande, sii estremamente piccolo. Quanto sarebbero più grandi i nostri grandi uomini se non fossero così grandi! Si potrebbe immaginare, a volte, che nostro Signore avesse comandato a coloro che sarebbero diventati capi di imitare i galli di tacchino; ma egli disse che dovevano diventare come bambini

II AUGURI. "Addio" o "Rallegratevi". Tutta la gioia a te, tutta la prosperità, tutta l'esperienza felice e proficua. Non pochi di loro avevano cattivi desideri per lui; Non aveva altro che auguri per amici e nemici. Questo è stato un vero e proprio addio. Sulle nostre labbra spesso significa troppo poco, anzi, è diventato solo il più pallido segnale di separazione; ma provenendo dal cuore di Paolo era pieno di significato sincero. Forse nel suo pensiero ha preso la forma di "Rallegratevi nel Signore", come in Filippesi 3:1. Tutto ciò che aveva valore agli occhi di Paolo era "nel Signore". E non c'è vero andare bene se non siamo in Cristo

III DESIDERI ELEVATI E GRAZIOSI

1. Per la crescita spirituale. "Sii perfetto". Correggi i mali che ho dipinto. Riformatevi. Cerca di diventare più simile al tuo Signore. Sforzati di sbarazzarti delle "cose vecchie" e di diventare nuovo in Cristo. Non riposare finché un peccato dimora dentro di te. Questo significava desiderare per loro il bene più alto. Questo era un suggerimento pratico del modo in cui avrebbero potuto "cavarsela bene".

2. Per comodità. "Consolati." Il cuore di Paolo era tenero verso di loro. Gli avevano causato un grande disagio; Desidera la loro consolazione. Gli Ebrei li avevano, in verità, feriti lui stesso nell'impartire un rimprovero severo ma necessario, ma fedeli erano le ferite di un tale amico; E ora desidera che queste ferite possano essere guarite, confidando che la lancetta abbia fatto il suo lavoro. Nota: egli non dice: "Siate consolati, siate perfetti", ma "Siate perfezionati, siate consolati"; il vero conforto arriva solo quando ci sforziamo di raggiungere la vera santità. Il modo più rapido per portare conforto agli uomini è cercare di renderli migliori. Confortare gli uomini nel peccato è simile al diavolo; confortare gli uomini portandoli fuori dal peccato è simile a Dio

3. Per l'unità. "Sii della stessa opinione." Disuniti, sarebbero miserabili e deboli; Uniti, sarebbero felici e forti. Quando saremo avvicinati a Cristo, saremo più vicini ai fratelli; se litighiamo con i membri, presto litigheremo con il Capo. La Chiesa deve combattere i nemici uniti; L'unione non dovrebbe essere monopolio dei servi del diavolo

4. Per la pace. "Vivi in pace". Che la pace sia continua, ininterrotta. La disunione porterà alla guerra civile, e come possono i cristiani combattere il diavolo se si combattono l'un l'altro? Se siamo in pace con Dio, dobbiamo vivere in pace con i suoi figli, ed essere in guerra solo con Satana e il peccato

5. Per amore. Trasmesso dall'esortazione a "salutarsi l'un l'altro con un bacio santo". L'unione non basta; La pace non basta; ci deve essere un affetto sincero tra il popolo di Dio. Questa è l'unica vera base dell'unione e della pace. Una tregua armata a volte è peggio di una battaglia aperta. Non dobbiamo "tollerare" i fratelli, dobbiamo amarli . Un "Atto di Tolleranza" è una bestemmia contro Cristo

IV UNA PROMESSA DI RAFFORZAMENTO. "Il Dio dell'amore e della pace sarà con te". Ciò che Wesley ha detto nella morte è vero per tutta la vita: "Il meglio di tutto è: Dio è con noi". "Se la tua presenza non viene con me, non portarmi qualgiù". Esodo 33:15 Se abbiamo Dio con noi, che cosa ci può mancare? Forse possiamo considerare questa promessa come una condizionale. Se vi sforzate sinceramente di essere santi, uniti, amorevoli, Dio rimarrà con voi, altrimenti se ne andrà. Come l'antico Israele, anche voi potreste diventare desolati a causa della carnalità e della durezza di cuore. Ma se desiderate vivere nell'amore e nella pace, il Dio dell'amore e della pace si presenterà con voi. Dovete essere operai insieme a Lui; da lui si ottengono desideri di amore e di pace; ma dovete coltivarli, ed essere sinceri e sinceri nella vostra vita religiosa. È stato giustamente detto: "La presenza di Dio produce amore e pace, e noi dobbiamo avere amore e pace per avere la sua presenza; Dio dà ciò che comanda; Dio dà, ma noi dobbiamo custodire i suoi doni". -H

"Il Dio dell'amore e della pace".

L'amore è la natura, e la pace l'elemento stesso di Dio. Quali che siano le distaccate indicazioni di severità sotto il suo dominio, quali che siano le calamità permesse o le punizioni inflitte da Dio, c'è amore in tutto, al di sopra e al di sotto. Quali che siano i problemi o i tumulti in alcune parti della creazione, al centro dell'universo c'è una pace perfetta. È la convinzione di ciò che rende la nostra fede cristiana così potente sia per calmare che per soddisfare l'anima. Possiamo sopportare molto se abbiamo per nostro Amico e per nostra Parte eterna il Dio dell'amore e della pace

I LA CONOSCENZA INIZIALE DI DIO. Voi conoscete Dio nel vostro cuore attraverso la fede del Vangelo. Voi udite e credete che egli ama, ed è così lontano dal desiderare che qualcuno perisca, che ha provveduto in Gesù Cristo per la vita eterna a tutti coloro che confidano nel suo Nome. Così ti penti della tua inimicizia verso di lui e ti rivolgi al Dio dell'amore. Non solo. Il Vangelo, mentre è una rivelazione d'amore, è anche un messaggio di pace. "Dio è stato in Cristo a riconciliare a sé il mondo". Udendo ciò, ti rendi conto che Dio non ti sta perseguitando con un'espressione adirata e un dardo terribile, ma ti guarda con un volto di sublime compassione e buona volontà, e ti ordina di non combattere più contro di lui, ma di diventare suo amico. Così ti penti della tua alienazione e ti rivolgi al Dio della pace. E tutto è cambiato in te. Anche tu ami. Anche tu sei in pace

II PROGRESSIVA AMICIZIA CON DIO. Per dimorare con Dio, devi crescere in quelle qualità morali che nella loro perfezione costituiscono il suo carattere. Così devi dimorare nell'amore e fare la pace

1. Abitare nell'amore. Quale nozione può formare di Dio un uomo dal cuore duro e poco caritatevole? La fede ha bisogno dell'amore per raggiungere le più alte conquiste della santa conoscenza e della santa comunione. Solo chi abita nell'amore abita in Dio. La Parola divina è dolce per lui. I propositi divini sono tutti buoni ai suoi occhi; perché l'amore entra nel segreto dell'amore, e con un tocco di simpatia ne riconosce la presenza e la forza

2. Amare e fare la pace. Un cristiano litigioso, un ex di partito, un fomentatore di contese, come può conoscere il Dio della pace? San Paolo non si sottrasse affatto alle polemiche, e non fece tregua con l'errore o con il male; ma che pacificatore era nella Chiesa! Com'è impressionante il suo appello ai corinti perché siano della stessa idea e siano in pace fra loro! Porta Dio nel cuore per risolvere le controversie, per perdonare le offese, per seppellire i pregiudizi e per mostrare e promuovere la gentilezza fraterna nella Chiesa. È la colomba che è stata resa simbolo dello Spirito di Dio; e questo è un uccello che fugge dal rumore e dalla tempesta. Così è nel cuore quieto, e in quelle Chiese dove i fratelli sono in pace gli uni con gli altri, che lo Spirito del Dio della pace, il Consolatore, abiterà

III LA SCONFITTA DELLA CARNE E DEL DIAVOLO

1. L'odio è un'opera della carne. L'amore fa parte del frutto dello Spirito, e chi è nato dallo Spirito deve sorridere alla provocazione e perdonare l'ingiuria e persino amare i suoi nemici, perché il Dio che egli serve è l'amore, il Padre dal quale è generato è misericordioso

2. La discordia è un'opera del diavolo. E soffiando uno spirito di reciproca considerazione e concordia sul suo popolo, l'Iddio della pace schiaccia Satana sotto i suoi piedi. Romani 16:20 Ebrei fa uscire l'ordine dalla confusione e schiaccia i serpenti sibilanti della discordia e della malignità sotto i piedi dei suoi santi.

Consigli finali

Che cosa dovrebbe desiderare di più il ministro devoto per il suo popolo? Tutti i suoi migliori auguri per loro possono essere raccolti nella parola "unità". E i termini qui usati incarnano l'idea di unità. E questo era il bisogno supremo della Chiesa di Corinto, che era stata così disgregata da

1 sentimento di festa,

2 falsi insegnamenti,

3 membri immorali

Poiché questo argomento è stato così spesso preso come tema per i sermoni predicati alla fine dei ministeri in luoghi particolari, diamo solo un abbozzo dal punto di vista che considera l'unità come l'idea centrale del passaggio

SONO PERFETTO. Cioè, esattamente incastrati insieme; un intero

II DI BUON COMFORT. Questo sarebbe avvenuto solo con la rimozione delle gelosie e delle invidie, che rovinavano l'unità e la fratellanza

III DI UNA SOLA MENTE. Rinunciare alle preferenze e alle peculiarità individuali, perché siano d'accordo insieme, pensino e progettino le stesse cose

IV VIVERE IN PACE. O mostrare quella premura per gli altri che è il grande segreto della vita pacifica

Su tale unità che l'apostolo così raccomanda la benedizione divina è sicura di poggere.p

12 

Grandi l'uno all'altro. Il verbo, essendo nell'aoristo, si riferisce a un singolo atto. Quando la lettera fu letta in loro presenza, dovettero darsi l'un l'altro, in segno di perfetta unità e di perdono reciproco, il bacio della pace. Con un bacio santo. vedi 1Corinzi 16:20 ; comp. 1Pietro 5:14

Versetti 12, 13.-

Saluto

Tra le varie caratteristiche che distinguono questi documenti apostolici dai trattati ordinari va notato il rilievo che essi attribuiscono ai saluti sociali. L'elemento personale si mescola molto bene con quello dottrinale e pratico. Il tema dell'apostolo può essere stato avvincente, ma di solito, nel portare un'Epistola alla fine, si riferisce alle persone da cui è circondato: i suoi compagni e colleghi, e a coloro che erano a lui noti nella comunità a cui si rivolge

SU COSA SI BASANO I SALUTI CRISTIANI. Differiscono dai comuni saluti quotidiani per questo, che non sono semplici forme e non vengono scambiati come una cosa naturale. Essi presumono una relazione comune, un interesse comune per il Divino Salvatore. L'unione vitale del popolo di Cristo a Lui implica un'intercomunione di simpatia tra di loro

II IN CHE COSA SI ESPRIME IL SALUTO CRISTIANO,

1. Nelle parole e nei messaggi di amicizia spirituale, nel caso di coloro che sono assenti gli uni dagli altri. Si dimostra così che la distanza non divide i cuori, che la famiglia spirituale, dispersa in molti luoghi, non è tuttavia che una

2. Nelle Chiese primitive il saluto cristiano prendeva la forma del "bacio santo". In questo un uso sociale comune è stato santificato da un significato nuovo e più alto. L'usanza era quella che in alcune chiese è stata mantenuta per secoli. Il bacio di pace, fratellanza e amore era sentito come il simbolo appropriato del nuovo e onnipervadente sentimento della gentilezza cristiana

III A QUALI SCOPI SERVONO I SALUTI CRISTIANI. Possiamo rintracciare diversi fini pratici molto utili da essi assicurati

1. Sono segni evidenti dell'ampia diffusione della presenza spirituale del Salvatore. È perché Cristo è con e nella sua Chiesa che i membri viventi di questa Chiesa, pervasi da un solo Spirito, mostrano vera unità e amore

2. Essi rimuovono l'angosciante sensazione di isolamento di cui il popolo di Cristo può in molte circostanze soffrire gravemente

3. Essi sono un'anticipazione della confidenziale e affettuosa comunione che è accanto alla presenza del Redentore da attendersi come la gioia più alta dello stato celeste.p

13 

Tutti i santi; vale a dire, a Filippi o in Macedoniap

14 

La grazia di nostro Signore, ecc. Questo è l'unico luogo in cui avviene la piena benedizione apostolica, ed è da solo sufficiente a provare la dottrina della Trinità. San Paolo sembra sentire che la benedizione più completa è necessaria alla fine della lettera più severa. Con tutti voi. La parola "tutti" è qui introdotta con particolare tenerezza e grazia. Alcuni hanno già peccato; alcuni non si sono pentiti; Eppure Egli ha per tutti loro una sola preghiera e una sola benedizione e un solo "sigillo del santo amore apostolico?

La soprascritta, anche se non ha alcuna autorità, può qui affermare correttamente che la lettera fu scritta a Filippi, e da lì portata a Corinto da Tito e forse Luca vedi 2Corinzi 8:16-22

Queste sono le ultime parole riportate rivolte da San Paolo alla Chiesa di Corinto. I risultati prodotti dalla lettera e dalla sua visita di tre mesi Atti 20:2,3 furono probabilmente soddisfacenti, perché non sentiamo più parlare di problemi a Corinto durante la sua vita, e lo spirito con cui scrisse la lettera ai Romani da Corinto sembra essere stato insolitamente calmo. Gli ebrei erano stati accolti gentilmente, Romani 15:23 e la colletta, per la quale era stato così ansioso, sembra aver pienamente eguagliato le sue aspettative, poiché come sappiamo Romani 16:18 ; Atti 20:4 lo portò a Gerusalemme in persona con i delegati delle Chiese. Successivamente possiamo dare un'occhiata alla Chiesa di Corinto. Circa trentacinque anni dopo, quando una lettera, che è ancora esistente, fu indirizzata a loro da San Clemente di Roma, erano ancora un po' inclini ad essere turbolenti, disuniti e scettici vedi "Ep. ad Corinthians", 3., 4., 13., 14., 37., ecc.; Ma ci sono ancora alcuni segni marcati di miglioramento. Verso il 135 d.C. furono visitati da Egesippo Eusebio, Hist. Ec., 4:22, che parlò molto favorevolmente di loro, specialmente della loro obbedienza e liberalità. Il loro vescovo, Dionigi, esercitava a quel tempo un'estesa influenza Eusebio 'Hist. Ec.,' 4:23

Benedizione

Quando ricordiamo quale giusto motivo di lamentela Paolo aveva contro molti membri della Chiesa di Corinto, non possiamo fare a meno di considerare questa benedizione conclusiva come una prova della sua carità generosa. Non c'è eccezione; I suoi benevoli auguri e le sue sincere intercessioni sono per tutti. E quale pienezza e ricchezza di benedizione è questo che l'apostolo qui implora!

LA VERA BENEDIZIONE NON CONSISTE NEI PIACERI TERRENI E NEMMENO NELLA COMUNIONE UMANA. I buoni auspici degli uomini di solito si riferiscono a questi vantaggi, e per quanto vanno avanti sono buoni, e possono essere molto buoni. Ma l'apostolo aveva una visione più alta delle possibilità della natura umana e della vita

LA VERA BENEDIZIONE CONSISTE NELLA CONSAPEVOLEZZA DI UNA RELAZIONE DIVINA. Le tre Persone della Trinità sono tutte interessate alle esperienze migliori e più felici dell'anima pia. È una visione elevata, bisogna ammetterlo, quella che l'apostolo ha della religione, ma non per questo irragionevole. È tanto più degno in quanto dimostra l'interesse del Creatore per il benessere spirituale dell'umanità

III LA VERA BENEDIZIONE ASSUME UNA FORMA DISTINTAMENTE CRISTIANA. Ciò è evidente dal fatto notevole che in questo linguaggio solenne e formale il Signore Gesù occupa il primo posto. Armonioso questo con. il detto del Salvatore: "Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me". Il Mediatore ci introduce in relazione di filiazione verso il Padre e di partecipazione allo Spirito Divino e con lo Spirito Divino

LA VERA BENEDIZIONE RISIEDE NELLA RIVELAZIONE AI CRISTIANI DEGLI ASPETTI ENFATICAMENTE BENIGNI DEL CARATTERE DIVINO. Osservate che il "favore", l'"amore" e la "comunione" sono qui presentati come quegli attributi e quelle relazioni in cui è principalmente desiderabile che l'Eterno si manifesti alle sue creature finite e dipendenti

V LA VERA BENEDIZIONE È L'OGGETTO DELLA RECIPROCA INTERCESSIONE CRISTIANA. È evidente che, non solo questo incomparabile dono deve essere ricercato da ogni anima devota per se stessa; Abbiamo l'esempio e l'autorità dell'Apostolo per includerlo tra gli oggetti ricercati nelle suppliche di intercessione. Da qui l'appropriatezza di questo linguaggio per l'uso alla fine dei servizi devozionali.

La benedizione

Queste parole sono diventate l'espressione del santuario universale della Chiesa cristiana. Come Paolo li scrisse, quanto erano reali e pieni di significato! Ora, ahimè! esse sono troppo degenerate in un semplice segnale per porre fine al culto pubblico, ansiosamente atteso dagli stanchi: un'appendice vuota, alla quale si potrebbe adeguatamente sostituire un semplice annuncio: "La riunione è finita". Ma quanto è bella questa benedizione! Che suggestione! Come è pieno di insegnamento! È un riassunto del cristianesimo, una rivelazione della Trinità e della grande triplice opera divina per la redenzione e l'esaltazione umana

I LA QUESTIONE DELLA BENEDIZIONE

1. "La grazia del Signore Gesù Cristo".

1 Annota il titolo. Signore, il Divino e il Maestro. Gesù, il Salvatore e l'Uomo. Cristo, l'Unto di Dio, il Messia promesso da lungo tempo. Una trinità di qualifiche

2 La grazia. Il favore, e tutto ciò che il favore di un tale Essere comporta. Le benedizioni del governo di Cristo come Maestro, della sua redenzione come Salvatore, delle sue risorse illimitate come Divino Messia. Se siamo l'oggetto del suo favore, quanto siamo inestimabilmente ricchi!

2. "L'amore di Dio". L'apostolo ha appena parlato di Dio come del Dio dell'amore versetto 11; ora desidera per i Corinzi l'amore di questo Dio d'amore. Le ricchezze dell'amore divino sono la parte del cristiano. Qui ci si riferisce in particolare all'amore di Dio come nostro Padre. È stato attraverso l'amore del Padre che il Salvatore è stato dato, ma è attraverso l'opera del Salvatore, e la nostra partecipazione ad essa, che entriamo nel godimento dell'amore di Dio come amore di nostro Padre. Questo è l'amore pattoso di Dio; il suo speciale affetto paterno per coloro che sono diventati, per mezzo di Cristo, suoi figli e figlie. Così "la grazia del Signore Gesù Cristo" è fatta precedere "l'amore di Dio".

3. "La comunione dello Spirito Santo". La partecipazione allo Spirito Santo. Di questo godiamo attraverso Cristo. Galati 3:13,14 Chi può stimare il valore di questo? La grande opera di santificazione, l'insegnamento costante ed efficace della verità, la preservazione nei momenti di pericolo spirituale, il conforto nel dolore, la capacità di portare avanti l'opera cristiana, tutto questo dipende dalla nostra partecipazione allo Spirito Santo. "Non spegnere lo Spirito". 1Tessalonicesi 5:19 Se in qualche modo impediamo l'opera dello Spirito Divino in noi, in questa misura diventiamo suicidi spirituali

II L'ESTENSIONE DELLA BENEDIZIONE. È per tutti i cristiani; Non è per un ordine o una classe speciale, ma per ogni individuo. Alcuni privilegi erano associati all'apostolato, altri a certi segni e potere nella Chiesa primitiva, ma i privilegi che sono di valore supremo sono sempre stati l'eredità comune del popolo di Dio. Alcuni piccoli favori possono essere per pochi, i più grandi sono per molti

III COME POSSIAMO VENIRE SOTTO QUESTA BENEDIZIONE? Una domanda molto importante. Essere al di là della sua portata deve significare essere in pericolo e in miseria. Come è per tutto il popolo del Signore, questi devono diventare il popolo del Signore che vuole condividere le sue benedizioni. Se siamo disposti ad essere benedetti, Dio è disposto a lasciare che questa benedizione riposi su di noi. Per la via del pentimento e della fede e dello sforzo sincero di fare la volontà divina passiamo dalla maledizione e rimaniamo sotto la benedizione.

La benedizione cristiana

Questa è la frase finale di un lungo migliore. Le lettere portano il timbro dell'epoca in cui sono state scritte. I loro modi di iniziare e finire, e le loro forme di saluto, sono caratteristici delle nazioni e dei periodi. Questa benedizione finale può essere paragonata a quelle di altre Epistole. La forma più semplice è "La grazia sia con voi", e la troviamo in Colossesi, 1 e 2; Timoteo, Tito e anche nell'Epistola agli Ebrei. Una forma un po' più completa, ma ancora molto semplice, è questa: "La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con tutti voi". Questo si trova in Romani, Filippesi e 1 e 2Tessalonicesi. L'Epistola ai Galati si chiude così: "Fratelli, la grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito". Filemone termina in modo simile. In Efesini c'è una forma particolare: "Grazia a tutti quelli che amano sinceramente il Signore nostro Gesù Cristo". Confrontando il modo di San Paolo con quello degli altri apostoli, troviamo somiglianze con differenze distintive. San Pietro chiude la sua Prima Epistola così: "Pace a voi tutti che siete in Cristo Gesù"; e la sua Seconda Epistola così: "Ma crescete nella grazia e nella conoscenza del Signore nostro e Salvatore Gesù Cristo". San Giacomo non ha saluto; né Giovanni l'ha fatto se non alla sua Terza Epistola, e lì è semplicemente: "Pace a te". Giuda chiude con una dossologia. Da questo confronto risulta che la benedizione cristiana, nella sua forma più semplice, è l'augurio che la "grazia" sia con la Chiesa. Il punto di tutto ciò risiede nella parola "grazia" e nelle idee che San Paolo attribuiva alla parola "grazia" e al suo "essere" o "continuare" con i credenti

I IL SIGNIFICATO DEL TERMINE "GRAZIA". Deve essere distinta dalla parola "grazie", che significa i doni e le doti speciali concessi alla Chiesa primitiva. Come usata nel numero singolare, a volte significa il favore gratuito e l'amore di Dio come ci è stato mostrato nella nostra salvezza da Cristo. Allora l'espressione piena è: "la grazia di Dio e il dono della grazia". Romani 5:15 Un esempio caratteristico di questo uso della parola si può trovare in Tito 2:11,12. San Paolo, tuttavia, usa il termine in un senso completamente diverso. Ebrei spesso intende con esso ciò che dovremmo chiamare lo stato di grazia, quella condizione di privilegio e di relazione, quel favore e quell'accettazione presso Dio, in cui siamo portati da Cristo e in cui ci troviamo: uno stato di giustificazione e accettazione, uno stato di giustizia con Dio attraverso la fede. Questo stato di favore lo chiama "grazia". Si possono fare riferimenti illustrativi a Romani 5:1,2; Galati 1:6; Filippesi 1:7, e anche a un passaggio sorprendente in 1Pietro 5:12. Sembra che il Signore Gesù Cristo sia considerato il modello o il rappresentante di questo stato o condizione di accettazione e favore presso Dio Il Padre stesso lo attestò, dicendo: "Questi è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto". Cristo dichiara che è il suo stato di dimora: "Faccio sempre le cose che gli piacciono". Ebrei era il Figlio perfetto e obbediente, nella sua fiducia, nel suo amore, nella sua devozione, nella sua obbedienza e nella sua gratuità di comunione con il Padre, dandoci il modello e l'illustrazione dello stato di giustizia, di grazia e di favore, in cui ci porta. Il fardello della benedizione di San Paolo è la "grazia", ed egli a volte intende con essa lo stato di grazia e di accettazione presso Dio in cui siamo portati dalla fede. Ora, questo stato di grazia è così completamente quello in cui Cristo stesso si trova, ed è così manifestamente lo stato in cui possiamo essere portati solo da lui, che può essere propriamente chiamato la "grazia del Signore Gesù", o lo "stato di grazia del Signore Gesù". A volte questo stato è visto dal lato dello Spirito che ci porta in esso, e allora è chiamato stato di fede; altre volte è visto dalla parte del privilegio che gli appartiene, e allora è chiamato stato di grazia. Leggendo la benedizione di San Paolo alla luce di queste spiegazioni, si può dire così: "Possiate voi godere ed entrare ancora più pienamente in quello stato di grazia e di grazia presso Dio che Cristo ha, per la sua figliolanza, e che voi avete, in misura anche per la vostra: quello stato di grazia, intendo, che consiste in queste cose: un senso sempre più profondo dell'amore di Dio, e sentire l'impulso di quell'amore; e una costante consapevolezza della comunione dello Spirito Santo, per mezzo della quale siete suggellati".

II LO STATO CRISTIANO DI GRAZIA O COMUNIONE CON DIO. Sicuramente non si potrebbe presentare alcun fatto che sia più adatto a riempire i nostri cuori di quella "gioia ineffabile" di questa. Nessun principio di fermezza cristiana può avere un valore pratico più pratico di questo. Se c'è una cosa più di un'altra che il fardello delle Epistole, è il diritto del credente in Cristo. In molti modi l'apostolo sembra dire: Realizza la tua filiazione; entra nel tuo privilegio; esercitare il diritto di accesso dell'utente; vivere come persone restaurate e accettate; cercate di conoscere lo spirito del vostro nuovo Stato; Sollevatevi per far fronte alle responsabilità che gravano sul vostro privilegio. Voi ricevete "ora il fine della vostra fede, sì, la salvezza delle anime vostre". "Ora siete voi i figli di Dio". Ma certamente questo non è il pensiero che, come cristiani, abbiamo più facilmente a cuore. Troppo spesso incoraggiamo l'incertezza riguardo al nostro stato spirituale; speriamo che tutto vada finalmente bene, camminiamo sotto le nuvole del dubbio e accogliamo molto debolmente anche la salvezza che Dio ci concede. La vita cristiana superiore si basa sulla semplice fiducia, non solo in Cristo, ma in tutto lo status, i diritti e i privilegi che ci giungono in Cristo. Perde le sue paure, seppellisce le sue domande e si rallegra di essere "passato dalla morte alla vita". Se in qualcuno dei nostri cuori è nato il desiderio di una vita religiosa più sincera; se per le nostre anime fredde e senza vita siamo stati indotti a pregare: "O Signore, ravviva la tua opera in mezzo agli anni!" - allora assicuriamoci che l'inizio delle cose migliori è questo: Entrate, possedete e godete dei vostri pieni diritti in Cristo; non i vostri diritti, ma quelli di Cristo, che sono fatti vostri credendo. Credete di essere stati portati, e di trovarvi ora, in uno stato di grazia e di favore presso Dio, accettato da lui nell'Amato. Per le assicurazioni della salvezza e del privilegio presenti, Romani 8:1,14-17; Efesini 2:12,13,18-22; 1Pietro 2:5,9,10; 1Giovanni 3:1,2, ecc. Ma come si può ottenere un tale senso della nostra posizione in Cristo? La fede, la fiducia, è la risposta. La fiducia è l'atteggiamento della nostra anima che Dio esige. Confidate nel suo Figlio Gesù Cristo, che "da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e completa redenzione". Semplice, intera, perfetta fiducia. Prendendo Cristo come viene offerto, come il nostro "tutto in tutti", non solo per la liberazione, ma anche per la resistenza e la santificazione. Uniti a Cristo, i suoi diritti diventano i nostri. Siamo figli di Dio. Siamo nello stato di grazia presso Dio in cui si trova Gesù, il Figlio perfetto, che è la nostra vita.

Illustratore biblico:

2Corinzi 13

1 2CORINZI CAPITOLO 13

2Corinzi 13:1-14

"Questa è la terza volta che vengo da te."

L'addio epistolare di Paolo ai Corinzi:-Non c'è alcuna prova che Paolo abbia scritto loro una parola dopo questo. Evidentemente le lettere erano state un compito per un uomo della sua tenera natura. Senza dubbio sentì un peso rotolare dal suo cuore, e un respiro più libero, quando dettò l'ultima frase

(I.) Parole di avvertimento. Lui li avverte di un castigo che egli era determinato a infliggere a tutti i trasgressori contro il vangelo di Cristo

(1.) La disciplina sarebbe giusta (versetto 1). Lui non castigherà nessuno senza prove adeguate. Perciò i veri non devono temere; solo il falso ha bisogno di essere appreso

(2.) La disciplina sarebbe rigorosa (versetto 2). Lui lo aveva minacciato nella sua precedente lettera 1Corinzi 4:13-19. Non c'è castigo più terribile della scomunica dalla comunione dei buoni

(3.) La disciplina dimostrerebbe l'esistenza di Cristo in lui (versetto 3). Lui avrebbe potuto dare questa prova prima, ma egli agì sotto questo aspetto come Cristo, e si accontentò di apparire "debole" tra loro, affinché la sua potenza potesse essere mostrata in modo più evidente (versetti 3, 4)

(II.) Parole di esortazione (versetto 5). L'esame di sé è allo stesso tempo un dovere, il più urgente e il più trascurato. Osservare

1.) Il punto importante da testare nell'autoesame

(2.) L'importante conclusione da raggiungere con l'autoesame. "Non sapete" (enfatico), ecc. Se sei nella fede, Lui è la tua vita. Se vi accorgete di non essere nella fede, siete falsi, falsi, non autentici; zizzania, non grano

(III.) Parole di preghiera (versetto 7). Non per la propria reputazione o per se stesso, ma

1.) Che dovrebbero essere preservati dal torto. "Non fare alcun male", nulla di incompatibile con il carattere e l'insegnamento di Cristo

(2.) Che dovrebbero possedere il diritto. "Non che dovremmo sembrare approvati", ecc

(IV.) Parole di conforto (versetto 8)

(1.) La verità è inoffensiva. L'uomo può spegnere tutte le lampade a gas del mondo, ma non può oscurare una stella. Gli uomini possono distruggere le forme della natura, radere al suolo le montagne, prosciugare i fiumi, bruciare le foreste, ma non possono fare nulla contro gli elementi imperituri della natura, e questi elementi vivranno, costruiranno nuove montagne, apriranno nuovi fiumi e creeranno nuove foreste. Non puoi fare nulla contro la verità

(2.) La bontà è impunita (versetto 9)

(1) Perché è bontà. I migliori degli uomini sono troppo "deboli" in autorità per punire coloro che sono "forti" in bontà. Il modo per paralizzare tutte le forze penali è promuovere la crescita del bene

(2) Perché è ricostituente, (versetto 10). Il suo destino è l'edificazione, non la distruzione

(V.) Parole di benedizione

(1.) Sii felice. "Addio", che significa "rallegrati". 2. Sii benedetto da Dio. "La grazia di nostro Signore", ecc. (D. Thomas, D.D.)

3 2CORINZI CAPITOLO 13

2Corinzi 13:3-5

Poiché cercate una prova che Cristo parla in me.

La prova del nostro ministero:-Avviso-

(I.) Il metodo di Dio di operare nella Chiesa da parte dei Suoi servitori nominati

(1.) I ribelli Corinzi avevano parlato male dell'apostolo come privo di potere: la sua presenza personale non era imponente, il suo discorso non era affascinante. Paolo non nega l'accusa, ma dichiara il principio generale del potere nella debolezza, mediante il quale il Signore conduce la dispensazione del Vangelo

(1) La vita, nata dalla morte, è la vita delle nostre anime (versetto 4). Assumendo la nostra debolezza, Cristo ha ottenuto il potere di agire come nostro sostituto, e di togliere il nostro peccato con il sacrificio di Se Stesso. A causa del Suo essere obbediente fino alla morte, fino alla morte di Croce, "Dio lo ha esaltato eccessivamente", ecc. Con questo segno Lui ha vinto: il vessillo della sua croce è il sigillo della vittoria. È Lui stesso così ucciso che è il Suo potere di perdonare e di salvare

(2) Il potere di nostro Signore sui nostri cuori viene dal Suo grande amore, e da questo modo incomparabile di dimostrarlo. Chinarsi così in basso per salvare tali indegni Lui conquista il nostro cuore. Il suo amore morente ha generato in noi un amore vivente

(2.) Perché Paolo intervenne in questo insegnamento? Per mostrarci che Dio non salva con la forza dei Suoi ministri, ma con la loro debolezza

(1) Paolo era disposto a perdere ogni onore personale, sebbene, in verità, non fosse un briciolo indietro rispetto al capo degli apostoli. "Abbiamo questo tesoro in vasi di creta", ecc. Lui sprofondò allegramente affinché il suo Signore potesse essere esaltato

(2) A quei tempi c'era una grande predilezione per la filosofia. Ma Paolo decise di non sapere nulla tra loro se non Gesù Cristo e Lui crocifisso. «Ma almeno», dissero, «ciò che ha da dire dovrebbe essere pronunciato con le grazie dell'oratoria». "No", dice Paolo, "il mio parlare e la mia predicazione non erano parole seducenti della sapienza dell'uomo: affinché la vostra fede non si basi nella sapienza degli uomini, ma nella potenza di Dio".

(3) Lui potrebbe essere venuto in mezzo a loro e aver detto: "Io sono un apostolo; Ho il potere supremo sulle chiese; da questa Chiesa caccerò i trasgressori senza alcuna domanda"; eppure non usò mai tale autorità; al contrario era il servo di tutti, mite, altruista. Se qualcuno era addolorato, Paolo era addolorato con lui; se qualcuno subiva una prova, Paolo veniva processato. Quindi era una potenza in mezzo a loro. Mettendo da parte l'autorità divenne potente per influenzarli per il bene. Tutti coloro che desiderano essere utili devono imparare che nell'autoaffondamento si troverà la loro utilità. Lui che diventa il più piccolo è il più grande di tutti. "Quando sono debole, allora sono forte".

(II.) La prova sicura del potere; la prova indiscutibile della chiamata di Dio di qualsiasi ministro a predicare il Vangelo

(1.) "Voi cercate una prova che Cristo parli in me".

(1) A lui non importava ciò che pensavano del suo proprio parlare; ma era molto preoccupato che non pensassero con leggerezza al Signore Gesù che parlava in lui

(2) Inoltre, l'apostolo dichiara che anche la potenza del Cristo vivente è la potenza di Dio. Nostro Signore non tenne nulla per Sé, se non la Sua debolezza per la quale Lui fu crocifisso, perché Lui vive per la potenza di Dio. Tale deve essere il potere di ogni lavoratore cristiano

(3) Allora, dice Paolo, "Se volete una prova che Cristo parla in me con potenza, guardate voi stessi". Lui dice altrove: "Voi siete la nostra epistola". "Voi siete l'allevamento di Dio", e la prova di quanto la nostra agricoltura sia stata l'allevamento dell'Eterno deve essere trovata nella vostra fecondità. La prova che Cristo parla veramente per mezzo nostro è che Lui ha operato per mezzo di voi in un modo tale da dimostrare che la dottrina è divina. Le vostre anime sono i sigilli della potenza di Cristo. Se cercate qualche prova che Cristo parli per mezzo mio, l'avete nel vostro

1.) Conversione. Quando i capi dei sacerdoti e gli scribi videro l'uomo che era stato guarito in piedi con Pietro e Giovanni, non poterono dire nulla contro di loro. La conversione prova che Lui con i quali fu compiuta furono mandati da Dio

(2.) Comodità. Se con le nostre parole il Signore rafforza le tue mani deboli e conferma le tue ginocchia fiacche, Lui ci addita a te come Suoi messaggeri

(3.) Correzione. Non avete sentito a volte il vostro cuore capovolto, come se lo spirito del fuoco vi bruciasse e vi purificasse? Non era forse quello del Signore? 4. Condotta. Il mio cuore sprofonda dentro di me quando sento di alcuni che sono stati annoverati tra noi. La gente dice: "Questi sono membri della chiesa di Spurgeon"? O sei la nostra gioia e la nostra corona, oppure il nostro dolore e il nostro disonore. Dovete valutare se un uomo coltiva bene in base ai raccolti che coltiva. È vero che non si può condannarlo se qualche spina e qualche trido spuntano nelle siepi, ma se c'è una preponderanza di erbacce, tutti dicono: "Questa è una brutta agricoltura". 5. La consacrazione. Quando il vostro zelo arde, quando parlate per il potere dello Spirito Santo, allora posso di nuovo dire: cercate una prova che Cristo parli per mezzo mio? Voi siete i miei testimoni in quanto mediante la nostra parola siete stati spronati a parlare con la potenza dello Spirito Santo per la conquista delle anime

(6) Completamento del carattere cristiano e sua manifestazione nelle ultime ore. Sono sceso molte volte dalla camera dei cristiani morenti con la fede confermata e la gioia accresciuta. Nessun moribondo mi ha guardato in faccia e mi ha detto: "Signore, tu non hai predicato una religione con la quale un uomo può morire".

(III.) Una prova necessaria di noi stessi

(1.) "Esaminate voi stessi, se siete nella fede". È qualcosa avere l'attestazione del nostro ministero, ma è molto di più avere l'attestazione della vostra salvezza

(1) Perciò non devi dare per scontato di essere salvato. A Londra, anni fa, ogni negozio aveva la sua insegna, e si diceva che la casa che aveva il segno del sole in una certa strada era più buia di tutte le altre. Così ci sono alcuni che hanno la grazia per il loro segno, ma nessun segno di grazia. Avere un nome per vivere è una cosa miserabile se siamo davvero morti

(2) Naturalmente dobbiamo esaminare la nostra vita, ma lui dice: "Esaminate voi stessi". Il peccato interiore si rovinerà anche se non si vede in atto. Naturalmente dobbiamo esaminare le nostre dottrine, ma ancora di più dobbiamo esaminare noi stessi. L'errore cardiaco è più mortale dell'errore di testa

(3) "Metti alla prova te stesso". Fai leva più a fondo. Ti sei già dato una spulcia; Prendete un setaccio più fine e rimettetevi al lavoro. Tu sei già stato nel crogiolo, entra di nuovo e diventa come l'argento provato in una fornace purificata sette volte. Un uomo non può fare un lavoro troppo sicuro per la propria salvezza. Ma non possiamo essere certi della nostra sicurezza? Sì, possiamo, ma certi perché non abbiamo evitato i più rigorosi esami di coscienza

(2.) E quale deve essere lo scopo della ricerca? "Se siete nella fede", se ciò che credete è vero, e se lo credete veramente

(3.) Soffermatevi soprattutto su questo punto: "Non sapete voi stessi come Gesù Cristo è in voi, se non siete reprobi?" Gesù Cristo è in te? So tutto di Lui. Sì, ma c'è in te Lui? Ho letto di Lui. Continuate a leggere, ma c'è in voi Lui? (C. H. Spurgeon.)

5 2CORINZI CAPITOLO 13

2Corinzi 13:5

Esaminate voi stessi se siete nella fede.... Non sapete voi stessi come Gesù Cristo è in voi, se non siete reprobi?

Il cristiano professante ha provato:-Non tutti sono Israele quelli che sono di Israele. Tutti coloro che si professano cristiani non sono veri credenti. La zizzania e il grano crescono insieme. Questo stato di cose è di data molto antica. Quando Adamo e la sua famiglia costituirono la Chiesa, c'era in essa un malvagio Caino. Quando la Chiesa galleggiava nell'arca di Noè, c'era almeno dentro di lei un empio Cam. Nella famiglia di Abramo c'era un Ismaele, un Esaù profano nella famiglia di Isacco

(I.) Per quanto riguarda l'obbligo di autoesame, osserviamo

1.) Che si tratta di un dovere comandato. Non è imposta dall'autorità umana. Ora, il dovere dell'autoesame è chiaramente implicito in diversi comandamenti della Scrittura. Si può dedurre dall'ingiunzione di confessare Cristo davanti agli uomini; infatti, come si potrebbe confessare correttamente Cristo prima di aver accertato che gli apparteneva? È implicito nel comandamento di rallegrarsi sempre; Infatti, come rallegrarsi prima di sapere che c'era motivo per la sua gioia? 2. La conoscenza del nostro stato è raggiungibile. Non si dubiterà che un peccatore impenitente possa scoprire il suo stato di condanna e di ira. Questo è ciò che si intende per convinzione di peccato e miseria. E si può dimostrare, da diversi esempi nella Scrittura, che si può ottenere anche una sicura fiducia nel nostro essere in uno stato di grazia. Giacobbe poteva dire con la massima sicurezza che il Signore Dio gli era apparso a Luz e lo aveva benedetto. Davide poté dire: "Il Signore è la mia roccia, la mia fortezza, il mio liberatore, il mio Dio, la mia forza". 3. La persuasione di essere un vero cristiano sarebbe di grande aiuto nell'adempimento del dovere. Perché coloro che si professano cristiani sono così ottusi nell'adempimento del dovere? Nasce in gran parte dall'incertezza che incombe sul loro stato. La persuasione dell'amore di Dio avrebbe fatto sì che le loro anime, come il carro di Aminadab, corressero rapide e agevoli sulla via di una nuova obbedienza

(4.) L'autoesame è necessario, dal pericolo dell'autoinganno. Se non ci fosse il pericolo di sbagliare la via del cielo, non ci sarebbe bisogno di chiedersi se stiamo camminando in quella strada

(5.) È necessario per il vero conforto del credente. In nessun caso uno stato di dubbio è una condizione felice. Anche se la questione dovrebbe essere relativamente banale, tuttavia se la mente è dubbiosa al riguardo, ci sarà poca pace interiore

(6.) Prima o poi dobbiamo sottoporci a una prova. E' evidente, da quanto abbiamo già detto, che l'autoesame è un dovere indispensabile. Noi eravamo...

(II.) Considerare alcune prove di essere nella fede, cioè di essere veri cristiani

(1.) Coloro che sono nella fede non corrono allo stesso eccesso di tumulto con gli altri. Se le persone si abbandonano abitualmente al peccato noto, danno prova di non appartenere a Cristo. Non importa quale zelo possano avere tali persone. Ieu poté dire: "Vieni qui e vedi il mio zelo per il Signore". Né cambia il fatto che essi abbiano compiuto atti di benevolenza e di religione esteriore. Achi protesse un Davide perseguitato. Un'altra classe è costituita da coloro che perseverano nel peccato conosciuto più segretamente. Si trattengono davanti agli uomini; ma nei loro ritiri trasgrediscono con avidità

(2.) Coloro che sono nella fede sono un popolo zelante nelle buone opere

(3.) Osserviamo ancora una volta che coloro che sono nella fede hanno una visione particolare del peccato

(4.) Coloro che sono nella fede hanno una visione particolare del Redentore. Altri non vedono in Lui alcuna bellezza

(5.) Coloro che sono nella fede, differiscono dagli altri nelle opinioni che hanno di se stessi. Un po' di considerazione ci convincerà che la maggior parte degli uomini ha una mente elevata. Spetta a voi prendere coscienza dell'opera di guardare nei vostri cuori

(1.) E dovresti impegnarti spesso in questo dovere. Non è sufficiente che vi esaminiate di fronte a occasioni solenni come la Cena del Signore. Dovrebbe, come la preghiera segreta, essere eseguita quotidianamente

(2.) Inoltre, non lasciare che i tuoi esami siano superficiali. Continuate a cercare nei vostri cuori fino a quando non arriverete a una conclusione riguardo al vostro stato. Sforzati di sondare il tuo cuore fino in fondo

(3.) Attenzione a non essere scoraggiati dal dovere. Non lasciate che la paura di esporvi davanti ai vostri occhi vi dissuada da essa

(4.) Soprattutto, mettete il caso nelle mani di Dio. "Scrutaci e mettici alla prova, o Dio, e vedi se c'è in noi qualche via malvagia, e guidaci per la via eterna. (A. Ross, M.A.)

Autoesame:-

(I.) Il dovere dell'autoesame basato sulla padronanza di sé e sulla competenza di sé

(1.) Titolarità di sé. "Te stesso." Cristo ha reso profonda deferenza all'uomo: "Che giova all'uomo se guadagna tutto il mondo e perde la propria anima?" La sua stessa anima, alla quale non può mai abdicare, né alienare. Nessun potere, nessun processo, può interrompere il coinvolgimento della tua personalità; ma che momento terribile è quello in cui un uomo come il prodigo torna in sé e vede per la prima volta l'essere che deve essere suo per sempre. Questa è la crisi che chiamiamo conversione

(2.) Da ciò nasce l'autofiducia. Nessun esecutore testamentario, ecclesiastico o altro, può togliervelo dalle mani. Si dice di un duca che quando passò alla Chiesa Romana, i cattolici romani si impegnarono che se la sua anima fosse andata perduta avrebbero sopportato la sua dannazione per lui, e non avrebbe mai potuto trovare nessun'altra setta che lo avrebbe intrapreso. "Sciocco! La tua anima sarà richiesta da te." Non possiamo sollevarti dalla responsabilità

(3.) Autocompetenza. "Non conoscete voi stessi?" La natura interiore di ogni uomo è una terra incognita per tutti gli altri. "Nessun uomo conosce lo spirito di un uomo", ecc. Ma non si ferma solo lì. Paolo sta parlando a persone che hanno ascoltato il vangelo, e così Cristo dice a coloro che avevano l'Antico Testamento: "Non giudicate ciò che è giusto". L'auto-ricerca e l'indagine delle Scritture devono essere condotte contemporaneamente. Allora hai lo Spirito Santo che ti illumina. "Tutti saranno ammaestrati da Dio". È questo che costituisce la tua autocompetenza, parallela alla tua auto-proprietà. Il ministero di Dio non ha lo scopo di salvare il popolo di Dio dal lavoro e dall'esercizio del pensiero sul soggetto della loro religione. Dobbiamo pensare per farti pensare

(II.) Il processo di autoesame. Esaminate voi stessi; Allora mettetevi alla prova. La parola "provare" nella Scrittura significa sia provare che approvare. "Se volessimo giudicare noi stessi, non saremmo condannati nel mondo". 1. Questo processo di autoesame si basa sugli stessi principi su cui si svolgono tutti gli esami. Prima esamina e poi prova, come fa l'uomo di scienza, e poi trae la sua generalizzazione; come il giudice, che raccoglie le prove e poi consegna la sua accusa alla giuria; come il medico, che scopre i sintomi ed esamina fino a quando non ottiene una diagnosi del suo caso, e poi dà la prescrizione del trattamento; come l'esaminatore, che pone le sue domande e poi decide la classificazione dell'esaminato. Dobbiamo mettere insieme tutti i fatti nel modo più chiaro possibile, e poi determinare la nostra classificazione agli occhi di Dio

(2.) Un uomo esamina se stesso quando studia la propria storia passata, quando mette a nudo le abitudini della sua vita, quando si chiede quali difficoltà e tentazioni si trovano sul suo cammino, e considera con quali aiuti e armi può affrontarle al meglio, e quando evoca davanti a sé l'ultima forte agonia svenuta, e chiede di quale forza sia provvista per quel terribile momento; quando invia il suo pensiero a quella durata interminabile che va oltre la tomba, e chiede come gli sia provveduto a venire incontro alle esigenze del mondo eterno; Allora, e solo allora, si esamina

(III.) A cosa è diretto questo autoesame: "Se siete nella fede". La fede è l'elemento morale, l'atmosfera spirituale in cui e per mezzo della quale abbiamo il nostro essere. Quando diciamo che un uomo è in preda alla rabbia, o all'amore, o all'alcol, intendiamo che la rabbia, l'amore o l'alcol si sono impossessati di lui. E così con un uomo "nella fede". Significa che le sue opinioni sono colorate e che tutti i suoi affetti e le sue abitudini sono sotto il controllo della fede. Ora, un uomo può nutrire un forte affetto o risentimento, e tuttavia non essere in collera o innamorato; e così un uomo può avere fede in se stesso e tuttavia non essere nella fede; può non avere dubbi sulla verità storica che costituisce la fede, e tuttavia non essere in essa. Com'è triste che con tutta questa predicazione, e canto, e insegnamento scolastico, la fede abbia così poca influenza su di noi. Questo è ciò su cui dobbiamo esaminare noi stessi

(2.) Ci sono due classi al giorno d'oggi

(1) Uno dice che la domanda è se hai ragione; "Poiché le credenze e le forme combattano gli zeloti sgraziati", ecc. Questo non è affatto l'inizio né la fine della questione, a meno che l'inizio non sia giusto all'inizio. Tutti sanno che la qualità morale di un'azione dipende dal motivo di quell'azione. Più di questo; I motivi di un uomo nascono dal suo cuore. Un buon cuore non può produrre cattivi motivi. Un cuore cattivo non può produrre buoni motivi. Ora, la qualità morale e spirituale del cuore dipende dall'oggetto su cui è fissato il cuore dell'uomo, e da esso deriva. Se l'obiettivo più alto della vita di un uomo è l'egoismo, allora l'egoismo è il motivo dominante delle sue azioni. E se il cuore di un uomo è rivolto a Cristo, egli vive una vita cristica, e alla fine sarà giudicato così. Sei dunque nella fede?

(2) Né va bene dire che se un uomo è nella Chiesa deve essere a posto. Senza dubbio se siete nella fede farete ciò che fece Paolo, "cercate di unirvi ai discepoli". Lo farai per una necessità della tua stessa natura

(IV.) Qual è la prova di essere nella fede? 1. C'è Cristo in te? Questo determinerà la questione. È Lui ora

(1) Nei tuoi pensieri? Cristo domina l'intero campo della vostra vita come una grande cattedrale che si erge sopra le guglie di una città, o come una possente catena montuosa visibile da ogni parte di un continente?

(2) In te, il capo dei tuoi affetti? Gli hai forse spalancato gli appartamenti di rappresentanza del tuo cuore, e vi regna forse Lui? Quando Cristo entra nel cuore Lui non viene incognito. Quando le porte sono alzate affinché il Re della Gloria possa entrare, l'anima lo sa

(2.) Ma qual è la terribile alternativa? "A meno che non siate reprobi", rigettati e gettati via. L'idea del giudizio è mantenuta fino in fondo. Questo è l'oggetto dell'esame. L'esame nasce rispettando l'ultima prova decisiva. Se, quando vi presenterete davanti alla sbarra di Dio, e i segreti del vostro cuore saranno giudicati secondo il Vangelo, Cristo non è in voi, dovete essere un relitto errante per sempre, gettato nelle tenebre di fuori, dove c'è pianto, lamento e stridore di denti. (B. Gregory, D.D.)

Autoesame:-Si ammette prontamente che la conoscenza di sé è la più necessaria di tutte le conoscenze. Fin dall'antichità è stato considerato un precetto della più alta saggezza: "Conosci te stesso". Non ci si potrebbe meravigliare, quindi, che l'attenzione debba essere così distolta da questa preoccupazione? Può darsi che gli uomini non pensino che ne valga la pena? O è per paura che lo stato dei fatti sia meno soddisfacente di quanto si supponga? Se è così, ecco uno strano spettacolo. Un'anima che ha paura di se stessa. Si comprende facilmente come uno spirito umano possa aver paura di un altro spirito in un corpo umano, o di uno spirito disincarnato, dimostrando la sua presenza con la voce o l'apparenza; o di uno spirito di ordine più potente. Ma pensate a un'anima umana che teme se stessa. Un uomo a disagio in una situazione locale, o in presenza di altri uomini, può pensare di fuggire; ma nella sua stessa anima! Eccolo lì, e deve essere perpetuamente. Ma ora pensate all'azione perniciosa di tale paura. Temere che ci possa essere, o ci sia, qualcosa di incompatibile con la sicurezza, e quindi rifiutare di accertarlo! Non essere disposti a vedere quanto è vicino il precipizio! In breve, abbandonare noi stessi ad essere tutto ciò che temiamo, piuttosto che incontrare l'auto-manifestazione e la disciplina necessarie per un cambiamento felice

(I.) La necessità dell'autoesame. Ognuno di essi si trova effettivamente di fronte a un criterio invisibile, ma reale: quello con cui Dio giudica, la legge eterna, la regola del carattere cristiano. Pensate a tutta la nostra assemblea così collocata! Se il fatto potesse essere un oggetto della vista, qualunque curiosità ciascuno possa provare nei confronti degli altri, sicuramente il suo stato di marcatura sarebbe l'oggetto principale della sua ansiosa attenzione. Ebbene, ma dovrebbe esserlo meno quando considera e sa di essere così discriminato agli occhi di Dio? C'è qualcosa al mondo di così importante da sapere per lui?

(II.) Gli oggetti dell'autoesame. Potremmo chiedere a un uomo: "Che cosa ti interessa di più sapere di te stesso? Qualcosa in cui speri di gratificare il tuo orgoglio? I tuoi meriti in contrasto con quelli degli altri uomini? Invece di questo, vi consigliamo: esaminate ciò che sentite di dover sapere quando vi avvicinate al trono di Dio. L'esame dovrebbe essere diretto ai punti fatti dall'apostolo

(1.) "Sia che siate nella fede". Che tu sia decisamente più di un freddo credente nelle dottrine cristiane. Affinché un uomo possa essere, e allo stesso tempo essere, in uno spirito opposto a tutte queste verità celesti. Ma... nella fede in modo da essere potentemente ritirati dallo spirito e dal dominio del mondo? In modo da avere un ordine abituale prevalente di vedute, sentimenti, ecc., animato da esso? Per essere in una zelante lega con i suoi fedeli aderenti? 2. "Che Gesù Cristo è in te". Lui è forse nei pensieri un oggetto dominante di contemplazione? Lui negli affetti è forse l'oggetto dell'amore e della terribile riverenza? Lui è nella coscienza, come autorità? Lui è nell'anima, nel senso che qualcosa della Sua somiglianza è impressa su di essa; una presenza interiore, senza la quale esisterebbe, senza vita e senza speranza? In tutti questi punti importanti, che gli uomini si guardino dal supporre, senza il processo del "dimostrare".

(III.) L'adempimento corretto e salutare di questo dovere

(1.) Due cose sono necessarie

(1) Una distinta, forte, costante apprensione del puro standard fissato dall'autorità divina

(2) Un'abitudine alla riflessione. Non ci può essere un efficace esame di coscienza senza uno sforzo risoluto e spesso ripetuto di ritirarsi in se stessi, e rimanere un po', e ispezionare attentamente ciò che c'è

(2.) Autoesame

(1) Non dovrebbe spendere il suo esercizio principale sulla mera condotta esterna; perché se si dovesse tener conto solo di questo, un formalista o un fariseo ben regolato, anzi forse un ipocrita, potrebbe andarsene con un notevole autocompiacimento

(2) Dovrebbe essere esercitato in base a un principio di indipendenza dalle stime altrui. È vero che se ne può fare buon uso, ma possono avere un effetto sbagliato. (a) Se sono parziali e favorevoli, in misura molto lusinghiera, non sarà l'uomo potentemente incline a prenderlo per giusto? (b) Supponiamo il contrario, allora un'eccitazione di tutti i sentimenti difensivi! "Tutte queste censure provengono dall'ignoranza, dalla perversità o forse anche dalla gelosia". C'è, quindi, la necessità di una fredda e deliberata indipendenza di giudizio. E ciò sarà favorito da un solenne senso di stare di fronte al giudizio di Dio-il grande requisito in ogni esame di coscienza

(3) Dovrebbe avvalersi delle circostanze e delle stagioni che possono aiutare l'autorivelazione

(4) I sintomi lievi non devono essere trascurati. Nella scienza medica, quelli che sembrano sintomi lievi sono talvolta considerati di grande importanza; L'abile giudice è colpito dalla loro ricorrenza come indizi di qualcosa di serio, e come decisione di cosa si tratti

(5) Dovrebbe tenere conto in modo globale. Perché, se un uomo si accontenta di scegliere solo alcuni punti particolari, la sua autoparzialità sarà quasi certa di scegliere quelli che sembrano i più favorevoli; e può essere tradito per fare di questi gli interpreti o i sostituti di tutti gli altri

(6) Deve stare attento a non fare di qualche mero punto dottrinale la grande prova e la sicurezza, per autodifesa in assenza di prove sperimentali e pratiche immediate

(7) Dovrebbe essere applicato con forza, con il dubbio e l'incertezza. (J. Foster.)

Autoesame:-

(I.) Essendo l'autoesame un esercizio così importante, permettetemi di dirigere la vostra attenzione su di esso per quanto riguarda il modo generale in cui dovrebbe essere condotto

(1.) La serietà è il primo requisito dell'autoesame

(2.) Per ragioni analoghe, l'autoispezione deve essere frequente. Un conto con coscienza, come i racconti mondani, a meno che non si esamini spesso, è suscettibile di creare confusione. Oltre a questa reminiscenza quotidiana, il ritorno più solenne del sabato, in cui tutte le classi di uomini possono trovare un po' di tempo libero per le loro preoccupazioni spirituali, può essere impiegato, in parte, nell'utile attività di autoispezione

(3.) L'autoesame, così solenne e frequente, dovrebbe inoltre essere condotto con franchezza. L'occhio introverso deve scrutare i recessi più remoti e penetrare con sguardo acuto le pieghe più oscure dell'anima. Gli uomini sono troppo inclini a convincersi su false basi per quanto riguarda la sicurezza della loro condizione. Tratta te stesso in modo semplice, imparziale, rigoroso. Esamina il fondamento della tua fiducia in Dio

(4.) Ma tutta questa serietà, frequenza e candore serviranno a poco se non accompagnate da una fervida preghiera a Colui che è il giudice che presiede e il testimone onniveggente nel tribunale segreto dell'autoispezione. A meno che non ci sia un profondo senso della Sua presenza, della Sua purezza, della Sua infallibilità

(II.) Cercare una qualifica più particolare per il lavoro di autoispezione, fornendoci di quelle indagini di cui dovrebbe consistere la sostanza. L'autoesame rispetta il passato, il presente e il futuro

(1) Nel rispetto del passato, è necessario che i cristiani riportino la loro ricerca al primo periodo della loro vita; e notino in quali casi hanno mancato al loro dovere verso Dio, il loro prossimo e se stessi. Prendi nota di tutti i tuoi difetti più minuti ma abituali e radicati. Ammettiamo, in tutta retrospettiva, che siamo inescusabili davanti a Dio, e dobbiamo solo affidarci alla Sua misericordia, attraverso Cristo, per la salute spirituale e per la salvezza? 2. Da queste riflessioni il cristiano sarà condotto a indagare sul tenore della sua condotta attuale. Come stanno ora i suoi affetti verso Dio? Centrano tutto in Dio, come oggetto supremo dell'amore? Pensa a Cristo come al suo unico sostegno, allo Spirito Santo come alla sua guida essenziale? Gli altri motivi per cui Egli si muove, sono quelli del Vangelo? In che modo questi principi, se autentici, hanno funzionato in dettaglio? La loro efficacia si è manifestata con un sostanziale miglioramento della santità? C'è qualcosa di perverso nella sua indole corretto? 3. L'anticipazione del futuro è ora l'ultimo anello della catena dell'autoesame, ed è intimamente connessa con l'attenzione al presente come lo è con la riflessione sul passato. Un potente conquistatore dell'antichità si sedette e pianse perché non trovava più territorio da sottomettere; ma questo non può mai accadere nella guerra cristiana. I Cananei sono ancora nelle fortezze del paese; e anche nel riposo della conquista rimane molto paese da guadagnare. Come si sono decisi ad affrontare le tentazioni che devono ancora venire? Non sono inclini ad anticipare le scuse per la futura negligenza? 4. In conclusione, non possiamo osservare che gli effetti più felici possono essere pronosticati da un autoesame così saggiamente condotto? (J. Grant, M.A.)

Autoesame:-I Corinzi erano i critici dell'epoca dell'apostolo. Criticarono lo stile di Paolo. "Le sue lettere sono pesanti, ma la sua presenza fisica è debole e la sua parola spregevole". Anzi, non contenti di ciò, rinnegarono il suo apostolato. Così scrisse loro due lettere in cui, dopo aver strappato dalle loro mani la spada della loro critica, la puntava loro al petto, dicendo: "'Esaminate voi stessi'. Avete contestato la mia dottrina; Esaminate se siete nella fede. Tu mi hai fatto provare il mio apostolato; 'Metti alla prova il tuo valore.' "La colpa dei Corinzi è la colpa dell'epoca presente. Nessuno di voi dica: "Come ti è piaciuto il predicatore? Che cosa ne pensi del sermone di stamattina?" Venite qui per giudicare i servitori di Dio? Dovreste dire: "Lasciate che io prenda per me ciò che ho udito, e io venga quassù per essere giudicato dalla Parola di Dio, e non per giudicare la Parola di Dio". Io...

(I.) Esponi il mio testo

(1.) "Esaminare", cioè

(1) Un'idea scolastica. Un ragazzo è stato a scuola per un certo tempo, e il suo maestro lo interroga, per vedere se ha fatto qualche progresso. Cristiano, catechizza il tuo cuore per vedere se è cresciuto nella grazia

(2) Un'idea militare. Come il capitano il giorno della rassegna non si accontenta di osservare gli uomini da lontano, ma guarda tutto il loro equipaggiamento, così voi esaminate voi stessi con la più scrupolosa cura

(3) Un'idea giuridica. Avete visto il testimone nel banco degli imputati, quando l'avvocato lo ha interrogato. Interroga il tuo cuore avanti e indietro, in un modo e nell'altro

(4) L'idea di un viaggiatore. Nell'originale c'è "Passate attraverso voi stessi". Non solo state sulle montagne del vostro carattere pubblico, ma addentratevi nelle profonde valli della vostra vita privata. Non accontentarti di navigare sull'ampio fiume delle tue azioni esteriori, ma vai a ripercorrere lo stretto ruscello finché non scopri il tuo motivo segreto

(2.) "Metti alla prova te stesso". Questo significa molto di più di un autoesame. Un uomo sta per comprare un cavallo; Pensa che forse potrebbe scoprire qualche difetto, e quindi lo esamina; ma dopo averlo esaminato, dice: "Lasciamelo avere per una settimana, così posso provare l'animale prima di investire su di lui". Una nave, sia prima che quando viene varata, viene osservata attentamente; eppure, prima che le sia permesso di andare per mare, fa un viaggio di prova; e poi, quando è stato provato, parte per i suoi lunghi viaggi. Ora, la religione di molti uomini resisterà a un esame che non resisterà a una prova. È come alcune stampe di cotone che sono colori veloci garantiti, e così sembrano quando le guardi, ma non sono lavabili quando le porti a casa. È abbastanza bello da guardare, e ha la scritta "garantito" stampato sopra; Ma quando viene fuori nella vita quotidiana, i colori cominciano presto a sbiadire, e l'uomo scopre che la cosa non era come pensava che fosse

(3.) "Esaminate voi stessi, per vedere se siete nella fede". Oh! dice uno: "Puoi esaminarmi; Sono un cristiano ortodosso". Ma la domanda ora non è se credi nella verità, ma se sei nella verità! Prendi un esempio. C'è l'arca; e un certo numero di uomini intorno ad esso. "Ah", dice uno, "credo che l'arca nuoterà". "Sì", dice un altro, "è forte da prua a poppa". Sì, ma quando venne il diluvio, non fu credere all'arca come un dato di fatto: fu l'essere nell'arca che salvò gli uomini

(4.) "Non conoscete voi stessi?" Se non lo fai, hai trascurato il tuo studio corretto. A che serve tutto il resto che sai se non conosci te stesso? Voi avete vagato all'estero, mentre il tesoro più ricco giaceva a casa vostra. E soprattutto non sapete questo fatto, che Gesù Cristo deve essere nel vostro cuore, formato e vivente lì, altrimenti siete reprobi? Ora, che cosa significa avere Gesù Cristo in te? Il vero cristiano porta la croce nel suo cuore. Cristo nel cuore significa Cristo creduto, amato, fidato, sposato, Cristo come nostro cibo quotidiano, e noi stessi come il tempio e il palazzo in cui Lui cammina ogni giorno

(II.) Far rispettare il testo. "Esaminate voi stessi", perché

1.) È una questione della massima importanza. I commercianti possono prendere le monete di rame al banco senza molto esame; ma quando si tratta di oro, lo suoneranno bene; E se si tratta di una banconota da cinque sterline, c'è ancora un esame più attento. Ah! ma se siete sedotti in quanto alle vostre anime, siete veramente ingannati. Guardate bene i titoli di proprietà del vostro patrimonio, le vostre polizze di vita, tutti i vostri affari; ma, ricordate, tutto l'oro e l'argento che avete non sono che la graticola e la feccia della fornace, in confronto alla materia ora in mano. È la tua anima. Rischierete? 2. Se commetti un errore, non potrai mai correggerlo, se non in questo mondo. Un fallito può aver perso una fortuna una volta, e tuttavia può farne un'altra; Ma fai la bancarotta spirituale in questa vita, e non avrai mai più l'opportunità di barattare con il cielo. Un grande generale può perdere una battaglia, e tuttavia vincere la campagna; Ma vieni sconfitto nella battaglia di questa vita, e sarai sconfitto per sempre

(3.) Molti si sono sbagliati, non è vero che lo siete voi? Mi sembra di vedere le rocce della presunzione su cui molte anime si sono perse, e il canto delle sirene della fiducia in se stessi ti attira su quelle rocce. Resta, marinaio, resta! Lascia che le tue ossa sbiancate ti trattengano. Non dirmi che sei un vecchio membro della Chiesa; perché un uomo può essere un professore di religione per quarant'anni, e tuttavia può venire un giorno di prova in cui la sua religione si spezzerà dopo tutto

(4.) Dio ti esaminerà

(5.) Se ora sei in dubbio, il modo più rapido per sbarazzarti dei tuoi dubbi e delle tue paure è l'autoesame. Guardate quel capitano. Lui disse ai marinai: "Dovete navigare con molta prudenza e stare all'erta, perché non conosco esattamente la mia latitudine e longitudine, e potrebbero esserci rocce molto vicine davanti a voi". Lui scende nella cabina, cerca la carta, fa un'ispezione del cielo, e poi dice: "Issa tutte le vele, e va' allegramente come vuoi; Ho scoperto dove siamo; L'acqua è profonda e c'è un'ampia sala marina". E come sarà felice per te se, dopo esserti esaminato, potrai dire: "So a chi ho creduto e sono persuaso che Lui è in grado di conservare ciò che gli ho affidato". E se dovesse avere un brutto risultato? Meglio che tu lo scopra ora piuttosto che scoprirlo troppo tardi

(III.) Cerca di aiutarti a mettere in pratica il testo

(1.) Inizia con la tua vita pubblica. Sei disonesto? Puoi giurare? Sei dedito all'ubriachezza? ecc. Fai un breve lavoro con te stesso; Non ci sarà bisogno di ulteriori test. "Quelli che fanno queste cose non hanno eredità nel regno di Dio". Eppure, cristiano, nonostante i tuoi molti peccati, puoi dire: "Per la grazia di Dio io sono quello che sono; ma cerco di vivere una vita retta, pia e sobria, in mezzo a una generazione perversa e perversa". Ricordati che alla fine sarai giudicato dalle tue opere. Le tue opere non possono salvarti, ma possono provare che sei salvato; o se sono opere malvagie, possono provare che non sei affatto salvato

(2.) E la tua vita privata? Vivete senza preghiera, senza scrutare le Scritture? Se è così, faccio un breve lavoro sulla questione; Voi siete "nel fiele dell'amarezza e nei legami dell'iniquità". Ma se hai il cuore retto, potrai dire: "Non potrei vivere senza preghiera; Amo la Parola di Dio; Amo il Suo popolo; Amo la Sua casa". Un buon segno, cristiano, un buon segno per te; Se riesci a superare questa prova, puoi sperare che tutto vada bene. (C. H. Spurgeon.)

Autoesame:-

(I.) Che cosa dobbiamo esaminare di noi stessi

(1.) I nostri principi. Accertiamo se sono secondo la parola della verità, o se sono semplici invenzioni degli uomini, se non sono davvero le congetture delle nostre menti non pensanti

(2.) I nostri sentimenti. L'amore di Dio e di Cristo è davvero in noi? Questo affetto è la radice di tutti gli altri

(3.) La nostra pratica Galati 6:4

(II.) In base a quali regole dobbiamo condurre questa indagine molto importante. Non c'è altro criterio che la Parola di Dio; e questo lavoro di autoesame è stato forse più guastato dal trascurare questa circostanza che da qualsiasi altra cosa. La Parola di Dio ci dà i frutti dello Spirito, ci dona le opere della carne. Prendi ogni elenco e vedi quale contiene i lineamenti del tuo personaggio. Essa ci presenta vari precetti ai quali siamo chiamati ad obbedire. Esamina se sono i contorni delle tue attività quotidiane. Ma come si deve condurre l'esame in base a questo alto criterio? 1. Deliberatamente

(2.) Spesso, perché cambiamo continuamente

(3.) In un'ottica di miglioramento. L'uomo che esamina se stesso solo per sapere di essere al sicuro è un uomo egoista. Quando va oltre, e si sforza di sapere che cosa deve fare come essere salvato, sta seguendo una condotta che, mentre gli scoprirà i suoi difetti, allo stesso tempo indicherà i mezzi per il suo ulteriore progresso

(4.) In riferimento al mondo in generale. Fino a che punto stiamo ponendo davanti al mondo, con il nostro esempio, il cristianesimo mediante il quale pensiamo di essere noi stessi salvati? 5. In riferimento a tutte le situazioni in cui la provvidenza di Dio ci può porre

(6.) In riferimento a tutti i principi che discutiamo. Non c'è principio che meriti di essere discusso se non si pensa che valga la pena di informarsi in seguito fino a che punto lo si è reso utile. (J. Burnet.)

Autoesame:-Questo versetto è stato fatto per sanzionare una dottrina di auto-esame morboso completamente in contrasto con la salubrità e la ragionevolezza del Nuovo Testamento. Narciso, innamoratosi della propria bella immagine riflessa nella fontana argentea, si trasformò in fiore; Ma quale tipo di trasformazione da fungo velenoso è probabile che segua il persistente rimuginare sulla visione del peccato rivelata nelle torbide profondità del nostro cuore? Ci pagherà molto di più guardare in alto verso una visione più giusta. L'autovivisezione è una delle peggiori forme di questa scienza illegale. Tuttavia, la conoscenza di sé è un dovere, un dovere da adempiere con spirito saggio, e di tanto in tanto dovremmo assicurarci del nostro cuore, del nostro carattere, del nostro cammino

(1.) "Esaminate voi stessi": non i vostri vicini. I Corinzi erano stati occupati nelle loro critiche all'apostolo; Chiede loro per un po' di rivolgere l'acuta indagine su se stessi. Uno dei puritani dice: "Le finestre dell'anima dovrebbero essere come le finestre del tempio di Salomone, 'larghe verso l'interno'. "Dobbiamo vigilare su noi stessi, giudicarci, condannarci, molto più severamente di quanto facciamo con la Chiesa o con il mondo

(2.) "Esaminate voi stessi": non confondetevi con gli altri. "Dimostra il tuo io". L'altro giorno ho visto due ragazzi che si pesavano su una bilancia; Misero il penny nella fessura e insieme salirono sulla bilancia. Pensavano di ingannare il proprietario della macchina con la loro astuzia, due occupavano la bilancia destinata all'altro. Ma il risultato deve essere stato molto insoddisfacente per i giovani astuti. Conoscevano il loro peso complessivo, ma nessuno dei due conosceva il suo peso personale. Mentre guardavo i ragazzi, mi ha colpito il fatto che nel fare le nostre stime morali a volte cadiamo in un errore simile. Non ci distaccamo e cerchiamo di accertare il nostro merito personale; Ci confondiamo ingegnosamente con gli altri. Siamo figli e figlie di genitori che sono passati nei cieli. Non ci isoliamo e non dimostriamo il nostro io. Alla fine saremo pesati sulla bilancia uno per uno, e faremmo meglio a pesarci in questo modo ora

(3.) "Esaminate voi stessi": conoscete il vostro vero sé, non il vostro sé apparente. A volte immaginiamo di conoscere noi stessi, quando, in realtà, conosciamo solo il nostro sé apparente. Si dice che i cinesi siano i più affezionati all'abito che nasconde più efficacemente la loro vera figura; e con una varietà di sofismi nascondiamo il nostro vero io a noi stessi. Se esaminiamo attentamente le nostre virtù, esse potrebbero non risultare affatto virtù. Lo zelo acutamente provato si dimostra temperamento; la carità si rivela come vanagloria; l'economia è cupidigia mascherata; il coraggio è presunzione; l'onestà è espediente con un bel nome; La coscienziosità non è altro che l'azione sottile della volontà egoistica; la contentezza è davvero pigrizia; e l'amabilità, un'indole accomodante che lascia scivolare le cose. Non dobbiamo accontentarci di notare la superficie

(4.) "Esaminate voi stessi": il vostro sé attuale, non il vostro vecchio io. È piuttosto una cosa comune giudicare noi stessi in base a ciò che abbiamo saputo, sentito e fatto negli anni passati. E' avvenuto un cambiamento disastroso, ed è avvenuto così gradualmente che non ce ne siamo accorti. Siamo noi uomini e donne convertiti ora? Il fuoco divino arde ancora? Le nostre preghiere sono utili oggi? I nostri ultimi lavori sono più che i primi? Queste sono le domande

(5.) La grande prova nell'autoesame è questa: "Non sapete voi stessi come Gesù Cristo è in voi, se non siete reprobi?" Una delle grandi perversioni del dovere dell'autoesame è che lo rendiamo più una ricerca del male che è in noi che una ricerca del bene. Il minatore non cerca la polvere e la sporcizia della miniera; Osserva la striscia d'oro. E noi non dobbiamo cercare nel nostro cuore la bestia e il diavolo, ma le manifestazioni del Cristo che dimora in noi. (W. L. Watkinson.)

Autoesame:-

(I.) L'esame di coscienza è un dovere necessario che appartiene a tutti nella Chiesa, e richiede molta diligenza nell'adempierlo

(1.) È un dovere necessario, per quanto riguarda il nostro comfort. Quale conforto in Cristo, nella sua meritoria passione, nella sua trionfante risurrezione e ascensione, nella sua prevalente intercessione, se non sappiamo che per fede siamo uniti a Lui? È necessario

(1) Perché ci sono grazie comuni. C'è un'accettazione della legge per una pratica esteriore, senza un affetto per il legislatore, o una stima della spiritualità della legge stessa

(2) Perché ci sono grazie contraffatte. Ci sono molte monete false nel mondo. Le cose buone possono essere imitate, quando non sono radicate. L'apostolo parla di una fede morta Giacomo 2:26. C'è un pentimento per la vita Atti 11:18 che suppone un pentimento morto

(3) Perché ogni uomo è in uno stato di grazia o di natura. C'è uno stato di grazia Romani 5:1 ; uno stato d'ira Efesini 2:3. È necessario, quindi, chiedersi di chi siamo

(2.) È un dovere che richiede diligenza e cura. Ciò che ha un'importanza infinita nello stato delle vostre anime non deve essere costruito su fondamenta sabbiose e leggere. Si chiama comunione con il cuore di un uomo Salmi 4:4. Non un leggero sguardo e lontano: spazzando e guardando con una candela Luca 15:8, con cui ogni fessura e fessura è scavata

(1) La diligenza è necessaria, perché il lavoro è difficile. Non è facile conoscere noi stessi. Il giudizio dell'uomo è corrotto e travisa le cose. Dove la grazia è piccola, e corrompe molti, deve essere difficile discernerla, come lo è per un occhio discernere un piccolo ago, specialmente se nella polvere e nella spazzatura. Anche le radici del peccato sono profonde, non facili da trovare senza buone indicazioni

(2) La diligenza è necessaria, perché l'uomo è naturalmente riluttante a questo dovere. Gli uomini sono più disposti a far vagare la mente attraverso tutte le parti della natura, piuttosto che occuparsi dell'autoriflessione; leggerebbero qualsiasi libro o relazione piuttosto che la storia del loro cuore. Siamo più vicini a noi stessi fisicamente e più lontani da noi stessi moralmente. Gli uomini i cui titoli sono incrinati e incerti, sono riluttanti a essere processati davanti al Giudice e a finire sotto la vagliatura della coscienza. Sin dalla caduta ci scontriamo con Dio. Satana non è uno strumento da poco in questo; Si dice che accechi il mondo affinché non conosca il loro stato. Questa riluttanza nasce-(a) dall'amor proprio carnale. È naturale per l'uomo pensare bene di se stesso e lasciare che i suoi affetti frenino il suo giudizio. Ogni uomo è l'adulatore di se stesso, e così si nasconde da se stesso. Pochissimi che sono sgradevoli nel corpo, o deformi nella mente, ma si credono belli e onesti come gli altri. Ogni moro si immagina di avere un bel colore. E questo amor proprio tiene gli uomini lontani da questo lavoro, per paura di vedere la propria colpa, e le loro anime essere ferite dall'angoscia. b) Dalla presunzione e dalla garanzia

(3) La diligenza è necessaria, perché l'uomo è difficilmente indotto a continuare in questo lavoro. Quell'amor proprio che li rende riluttanti ad entrarvi, li rende inadatti a fare qualsiasi progresso in esso. Quando lo cominciamo, quanto velocemente sveniamo in esso! Quanto presto i nostri primi sguardi su noi stessi si rivolgono a una fissità su un oggetto più piccolo!

(4) La diligenza è necessaria, perché siamo naturalmente inclini a essere ingannati e a illuderci. Quanti estendono le loro speranze fino a dove i loro desideri, e questi fino a dove si diverte e si immagina!

(5) La diligenza è necessaria, perché essere ingannati in questo è la considerazione più pungente. Cadere all'inferno, quando un uomo dà per scontato di essere in paradiso, sognare una corona sul capo, quando le catene sono ai piedi, raddoppierà l'angoscia

(6) La diligenza è necessaria, perché molti hanno abortito per mancanza di essa

(II.) L'uso

(1.) Se questo è il nostro dovere di esaminare noi stessi, allora la conoscenza del nostro stato è possibile. Se dobbiamo esaminare noi stessi, possiamo allora conoscere noi stessi. La riflessione e la conoscenza di sé è una prerogativa di natura razionale. Sappiamo di avere un'anima grazie alle loro operazioni. Possiamo sapere che abbiamo la grazia per gli effetti di essa. La grazia risiede principalmente nella volontà, e si scopre nelle azioni. Non ci può essere una ragione sufficiente per cui l'intelletto non debba conoscere gli atti dell'anima e della volontà così bene come gli atti dei sensi e i movimenti del corpo. Conosciamo le nostre passioni particolari e i loro esercizi. Non c'è uomo che tema un pericolo o ami un oggetto amabile che non conosca le proprie azioni al riguardo, così come l'oggetto di quelle azioni. Se un uomo ha fede e amore, perché non dovrebbe essere in grado di conoscere gli atti di fede e di amore come di conoscere gli atti dei suoi affetti particolari? 2. Quanto è stolta la negligenza di questo dovere!

(III.) Uso dell'esortazione. È il nostro più grande vantaggio sapere che cosa dovrebbe diventare la nostra anima nell'eternità. Infine, vi darò alcune indicazioni su questo dovere di autoesame

(1.) Familiarizzatevi con quei segni che sono propri solo di un vero cristiano. Trascurate tutte quelle che sono comuni all'ipocrita, come la professione esteriore, le presenze costanti, qualche affetto nei doveri. Non giudichiamoci dagli atti esteriori: un giocatore non è un principe perché recita la parte di un principe. Ma dobbiamo giudicare noi stessi da quello che siamo nei nostri pensionamenti, nei nostri cuori. Solo Lui è un uomo buono, e fa il bene, se lo fa per un principio di bontà interiore, e non per paura delle leggi, o per guadagnarsi una buona opinione nel mondo. La grazia è di tale natura che non può avere alcun fine secondario. Come è la nascita immediata di Dio, così rispetta immediatamente Dio nelle sue azioni. Esaminiamo prima la verità della grazia, e poi l'altezza della grazia. Un po' dell'oro più grossolano è più prezioso di gran parte dell'ottone più pregiato. Guarda come si pone la struttura e l'inclinazione abituali del cuore. Un segno solido e innegabile è meglio di mille segni discutibili

(2.) Facciamo della Parola di Dio solo la nostra regola nelle prove. Questo è l'unico amico imparziale a cui possiamo attenerci, e quindi dovrebbe essere il nostro principale consigliere. È sicuro per noi prendere quella regola che Dio stesso prenderà

(3.) Non prendere i primi dettami della coscienza. Quelli che confidano nel proprio cuore sono stolti Proverbi 28:26, i.e., senza una diligente inquisizione non è saggio farlo; ma chi cammina saggiamente sarà salvato; chi fa una rigorosa indagine su di essa sarà liberato dalle sue insidie e dai suoi propri timori. È un cercare, esaminare, provare i nostri cuori che è richiesto, non prenderli alla prima parola. Potrebbe esserci oro in alto e scorie in basso

(4.) In tutti implorano l'assistenza dello Spirito di Dio. In questo caso non basta la coscienza naturale, ci deve essere l'influsso dello Spirito. È l'Interprete di Dio che può mostrare solo a un uomo la sua giustizia Giobbe 33:23. Il sole deve dare luce prima che il vetro possa riflettere i raggi

(5.) Facciamo attenzione che, mentre esaminiamo le nostre grazie e le troviamo, i nostri cuori non siano portati a riposare su di esse. Possiamo trarre un po' di conforto da loro, ma dobbiamo controllare la minima inclinazione a fondare la nostra giustificazione su di essi. Le grazie sono segni, non cause di giustificazione

(6.) Nel caso in cui non ci troviamo nella condizione che desideriamo, esercitiamo atti diretti di fede. (Vescovo Hacket.)

Autoesame:-Osserva-

(I.) Cosa si presuppone nel testo. Siamo esortati a esaminare noi stessi. Potremmo sbagliare nel supporre

1.) L'influenza educativa come sinonimo di fede

(2.) Nel confondere il rispetto e la partecipazione alle funzioni religiose con l'essere nella fede

(3.) Confondere le emozioni interiori con l'essere nella fede

(II.) A ciò a cui il testo si riferisce distintamente. "Essendo nella fede", evidentemente, avendo la vera fede di un discepolo di Cristo. Ora, se siamo nella fede, allora manifestamente

1.) La fede del vangelo sarà in noi

(2.) L'esperienza della fede sarà in noi

(3.) I segni della fede saranno su di noi

(III.) Il corso che il testo impone. "Esaminate voi stessi, se siete nella fede". E

1.) Fate questo con serietà di spirito

(2.) Fallo con la Parola di Dio come regola

(3.) Fallo nello spirito della preghiera

(4.) Fallo di tanto in tanto

(IV.) Alcuni motivi per cui questo corso può essere ingiunto. Dovremmo considerarlo

1.) Come dovere. Dovremmo considerarlo in riferimento - 2. Per il nostro comfort. È per la comodità del viaggiatore sapere di essere sulla strada giusta; che il marinaio sappia che la sua rotta di navigazione è corretta; affinché l'erede sia sicuro che il suo titolo sia indiscutibilmente valido

(3.) È collegato alla nostra sicurezza. (J. Burns, D.D.)

Sull'essere nella fede:-Essere nella fede implica quindi

1.) Che facciamo un'aperta confessione di Cristo, come fondatore della religione cristiana, mediante l'unione con i Suoi seguaci professati Matteo 10:32-33

(2.) Una fede sincera e sincera nel Signore Gesù Cristo. I Corinzi, prima di abbracciare il cristianesimo, erano idolatri. Paolo desiderava che esaminassero e vedessero se avevano veramente rinunciato a ogni dipendenza dai loro idoli, e riponevano la loro fiducia solo nel Dio vivente e vero, e in Gesù Cristo che Lui aveva mandato. È anche possibile abbracciare il cristianesimo per motivi interessati. Qualsiasi nuovo sistema attirerà alcuni ammiratori. L'apostolo, quindi, temeva che la loro fede fosse insincera o superficiale, e quindi desiderava che esaminassero attentamente i loro motivi e il loro carattere

(3.) L'espressione "nella fede" significa una partecipazione effettiva alle benedizioni del cristianesimo

(1) Se "Cristo è in te", sei consapevole della comunione con Lui

(2) Come tuo Signore e Maestro lo ammessi, per esempio, come il Signore della tua fede, il tuo Maestro, non appoggiandoti al tuo proprio intelletto, ma docilmente sedendoti ai Suoi piedi e dicendo: "Signore, quello che non so, insegnamelo".

(3) Se sei nella fede, Cristo è in te come tuo Santificatore

(4) Come Consolatore. (C. Williams.) Non conoscete voi stessi.-

Conoscenza di sé:-La domanda, "Non sapete", ecc., è estremamente impressionante quando è rivolta ai Corinzi. Si vantavano della filosofia greca, il cui precetto più saggio era: "Conosci te stesso". Pongono loro, pertanto, la questione espressa

1.) Lo stupore, di fronte alla loro reale ignoranza di sé

(2.) Ironia, in vista della loro pretesa conoscenza di sé. Non conosciamo noi stessi

(I.) Fisicamente. Se gli uomini comprendessero a fondo il corpo e obbedissero perfettamente alle leggi della vita fisica, probabilmente la maggior parte di loro raggiungerebbe i settant'anni pieni. Com'è strana, anzi, peccaminosa, questa ignoranza! È vero, lo giustifichiamo con la nostra dipendenza dalla scienza medica. E la scusa sarebbe buona se impiegassimo dei medici per mantenerci in salute, piuttosto che per aiutarci nella malattia

(II.) Intellettualmente. Molti uomini praticamente ignorano le loro facoltà intellettuali. La loro unica cultura di sé consiste nel prendersi cura del corpo. Alcuni uomini non pensano mai. E anche tra coloro che riconoscono la loro natura intellettuale, come viene trattata in modo strano! Ogni uomo ha il suo dono intellettuale speciale, che spesso non scopre fino a quando non è troppo tardi per svilupparlo e impiegarlo a scopo di lucro

(III.) Moralmente

(1.) La conoscenza di sé qui promuove il comfort. Delle passioni e delle emozioni che appartengono alla nostra natura morale, alcune sono dolorose e altre piacevoli, e la nostra felicità dipende dall'accelerare il gioco di queste ultime e dal diminuire il potere delle prime. L'anima dell'uomo è una dimora di molti appartamenti. In esso si può supporre che l'amore abbia una bella sala da banchetto, la rabbia una cella buia; la fede e la speranza di avere camere glorificate che guardano verso il cielo, e le passioni inferiori sotterranei di oscurità. E possedendo una casa del genere, com'è sciocco ignorare praticamente quei padiglioni più alti e più belli della gioia, scegliendo deliberatamente di dimorare nelle segrete dell'invidia, della rabbia, dell'impurità, piuttosto che sedersi al grande banchetto d'amore, o sdraiarsi nel padiglione dove la benevolenza fa una dolce musica, o ascendere alla luminosa camera della fede e della speranza, e guardano il cielo dalle loro finestre aperte

(2.) Il nostro carattere dipende da questo. È meraviglioso quanto poco la maggior parte degli uomini conosca moralmente se stessi! E questo, non perché non possano, ma perché non lo faranno. Non badano con cura a quei peccati preferiti o facilmente assillanti che il colore, sì, costituiscono il carattere. Leggendo se stesso in modo sbagliato, un uomo si gestisce in modo sbagliato. Ogni uomo, dotato di una natura morale, il cui sviluppo deve avvenire in immense crescite sia del bene che del male, dovrebbe comprenderlo a fondo, affinché i fiori e i frutti della sua cultura possano essere buoni e gloriosi

(IV.) Spiritualmente

(1.) Ci sono persone che si credono cristiane, ma non lo sono. Tale autoinganno è del tutto inutile. Certo, se c'è qualcosa di chiaro nella Bibbia, è la prova del vero carattere cristiano. Un vero cristiano

(1) Ama Dio

(2) Crede in Cristo, non solo con una fede speculativa, ma con una fiducia amorevole come suo Salvatore

(3) Si pente sinceramente del peccato

(4) Ama i doveri della religione

(5) Ama i suoi fratelli. Ed egli sa che è passato dalla morte alla vita perché fa così. Ora, queste sono le prove evidenti della rigenerazione. Com'è strano, dunque, che gli uomini si illudino! 2. Ci sono alcuni che non si credono cristiani, che sono tuttavia veri figli di Dio. A volte questa sfiducia in se stessi nasce da

(1) Un temperamento costituzionalmente cupo. L'uomo che guarda abitualmente il lato oscuro di ogni cosa, naturalmente guarda il lato oscuro del suo carattere religioso

(2) Infermità fisica. Ciò che l'uomo vuole fare di lui un cristiano speranzoso e gioioso è il regime e l'esercizio fisico, e non la casistica teologica

(3) Una sopravvalutazione del modo o delle circostanze particolari della conversione. Possono infatti percepire un cambiamento radicale nei loro sentimenti e nella loro condotta; ma il modo e la manifestazione del cambiamento non soddisfano la loro coscienza. Come se importasse come si aprissero gli occhi di un cieco! O con quale strumento l'uomo che stava annegando è stato salvato!

(4) Assumere falsi test e norme di carattere cristiano. Intrattengono nozioni stravaganti sugli effetti anche della rigenerazione. Hanno letto le biografie di illustri cristiani, in cui sembra che la vita sia ininterrotta nella sua intima comunione con Dio, ma in cui non si fa menzione di difetti e mancanze. E così l'uomo umile, trovando la propria esperienza così diversa, si allontana disperato. Conclusione: il testo fa appello

1.) Agli autoingannati. Essere nella Chiesa senza pietà è di tutte le condizioni la più terribile. Non perché i falsi professori siano più peccatori degli altri uomini, anche se anche questo può essere vero, ma perché c'è meno speranza della loro convinzione e conversione. Cerchiamo dunque di essere disposti a conoscere il peggio del nostro carattere e della nostra condizione! 2. Ai diffidenti di se stessi. La tua fiducia per la salvezza non è in ciò che sei, ma in ciò che è Cristo. Se, con cuore penitente, credente e amorevole, vi rivolgete al Redentore, allora sapete di essere cristiani! Infatti Lui dice che "non sarete affatto gettati fuori" e "non perirete mai!" E così, "conoscendo voi stessi", il vostro posto dovrebbe essere nella Chiesa visibile di Cristo

(3.) A chi è apertamente impenitente. In un certo senso, infatti, questi uomini "conoscono se stessi". Sanno di non essere convertiti. Si schierano intrepidamente nelle file della ribellione contro Geova. Ma "non sapete voi stessi?" che non siete bestie che periscono, ma creature immortali! Due mondi eterni ti osservano e lottano per te. Vieni a Cristo Gesù per la vita

(4.) Alla Chiesa. Il testo lascia intendere che tra il popolo professante di Dio e il mondo c'è così poca differenza visibile, che è difficile distinguerli. Certamente, quindi, è tempo per noi di elevarci a strutture e sfere più elevate della vita religiosa! (C. Wadsworth, D.D.)

7 2CORINZI CAPITOLO 13

2Corinzi 13:7-9

"Ora prego Dio che non facciate del male".

La preghiera di Paolo per la restaurazione dei Corinzi alla perfezione collettiva:-La preghiera è-

(I.) Per la guarigione perfetta che deriverebbe dal "non fare il male". I vizi che hanno infestato la Chiesa di Corinto sono quelli che sono stati la rovina della Chiesa fin dall'inizio

(1.) Ribellione contro l'autorità suprema del Divino Rivelatore e Ispiratore di verità nella persona dell'apostolo. C'era la tendenza ad affidarsi alla luce della propria ragione e a criticare la rivelazione. Il razionalismo nell'individuo è fatale per la stabilità e la crescita religiosa, e nella Chiesa è la radice di ogni disorganizzazione, e deve essere messo da parte prima che l'uno o l'altro possa rivestire la "perfezione". 2. Mantenimento lassista di alcune delle dottrine vitali della confessione cristiana, il risultato diretto della prima. Gli eretici di Corinto attaccavano la risurrezione in generale, e la risurrezione di Cristo in particolare. Quindi i loro errori dottrinali si avvicinarono pericolosamente all'abbandono della morte espiatoria di Cristo; e non c'era da meravigliarsi che fraintendessero il disegno del Sacramento. Ovviamente l'integrità della loro fede era nel suo pensiero nel versetto 8

(3.) Negligenza e irriverenza nel servizio divino, che invariabilmente seguono duramente il lassismo della dottrina. I flagranti disordini rimproverati nella Prima Epistola furono senza dubbio controllati, ma questa Epistola indica che lo stesso lievito era all'opera; E la preghiera finale include la rimozione di quello spirito di disordine, e l'osservanza di tutto ciò che è "decente" (Versetto 7) nel suo desiderio per la loro restaurazione alla perfezione. Mai come ora c'è stato bisogno di questa preghiera. Due tipi di disonore vengono fatti al servizio divino: l'uno toglie la sua semplicità e discerne nelle ordinanze più di quanto non debbano mostrare; l'altro priva tutto ciò che era esterno e simbolico del suo vero valore, e riduceva il cerimoniale religioso al livello di mera disposizione umana. Entrambi sono egualmente distanti dalla perfezione ecclesiastica. Dai peccati uguali di eccesso e difetto possiamo essere salvati

(4.) Lo spirito di fazione, strettamente connesso con i precedenti elementi di disordine e imperfezione. Questo male sembra essere stato rimproverato invano dalla Prima Lettera (CAPITOLO 12:20), e potrebbe sembrare che l'apostolo avesse un presentimento delle calamità che si sarebbero abbattute sulla Chiesa a causa di questo spirito di divisione; poiché non pone limiti alla sua indignazione nell'affrontarla. E fu con una netta apprensione per la sua estrema peccaminosità che espresse la speranza che avrebbero cessato di fare questo male, e augurò la loro "perfetta restaurazione dell'ordine". 5. La violazione della morale cristiana. Nel CAPITOLO 12:20, 21 c'è un ovvio riferimento a quelle due classi di offese morali dalle quali, nel CAPITOLO 7:1, erano stati esortati a purificarsi

(1) I peccati dello spirito sono riassunti nel più completo di quei cataloghi per i quali le Epistole di San Paolo sono notevoli

(2) I peccati della carne sono deplorevoli. Molti non erano meno famigerati nella loro segreta sensualità che nella loro aperta turbolenza. E questa condizione era il risultato necessario degli altri elementi del disordine

(II.) Per il raggiungimento di tutta la completezza che può appartenere a una Chiesa cristiana. Si noti il fatto meraviglioso che si debba pregare per una Chiesa circondata da tali corruzioni come capace di un immediato e perfetto emendamento, come risultato di un'energica cooperazione con la grazia divina. Paolo sapeva che i nemici dell'ordine e della purezza erano solo una minoranza, e può darsi che il suo Maestro gli abbia dato una segreta assicurazione di successo. E questo è un abbondante incoraggiamento per noi nei nostri giorni. Non c'è bisogno che ci sia più di un passo tra un grande disordine e un sano emendamento

(1.) Il vincolo della perfezione ecclesiastica è, nella visione di Paolo, un'organizzazione compatta vivificata e mantenuta nell'unità vivente dello Spirito Santo. Era per questo che pregava. Il termine greco esprime l'ardente desiderio dell'apostolo che la comunità potesse essere "perfettamente unita" sotto un'unica disciplina: tutte le fazioni soppresse, e le congregazioni separate della città unite in un unico corpo corporativo per il culto, la comunione e il lavoro comuni. Ed esprime la volontà dello Spirito Santo riguardo a noi che cessino le divisioni e le discordie. L'illegalità all'interno di una chiesa stessa e l'amarezza verso le altre chiese sono entrambe incompatibili con la sua perfezione collettiva

(2.) L'ordine di culto della Chiesa può anche raggiungere sulla terra un certo livello di perfezione; e questo deve essere incluso nella presente preghiera. Beate le congregazioni cristiane che cercano di raggiungere con il metodo proprio dello Spirito l'ideale che lo Spirito propone; evitando i due estremi, di un cerimoniale che soffoca la semplicità della devozione, e di una nudità e di una povertà che disonorano il santo nome di Colui che è in mezzo. Che ci sia una tale perfezione di lode e di preghiera da rendere il luogo in cui i discepoli si incontrano l'anticamera del cielo, e la comunione cristiana la caparra di una comunione eterna, non dubitiamo mai

(3.) L'ideale di Paolo della perfezione collettiva includeva una nobile teoria dell'aiuto reciproco. Queste epistole sono un deposito completo dei principi sociali del cristianesimo. Il loro insegnamento è che ogni membro del corpo deve, nella sua vocazione e amministrazione, restituire al cristianesimo tutto ciò che riceve nel cristianesimo, e dare alla comunità il massimo vantaggio di qualsiasi talento egli possa possedere, come individuo. Questo ideale si realizza più pienamente quando la carità dispone delle ricchezze della Chiesa; dove l'impiego è dato in vari modi ai talenti diversificati dei suoi membri; dove l'esortazione e l'incoraggiamento reciproci sono assicurati da incontri periodici; dove, in breve, ogni giuntura, secondo la sua funzione differita nell'organizzazione comune, supplisce la misura del suo lavoro efficace all'edificazione del corpo nell'amore

(4.) L'ideale dell'apostolo abbraccia un alto livello di morale cristiana. La purezza della Chiesa deve essere custodita da una rigida disciplina. Ma questa disciplina è di due tipi

(1) È ecclesiastico. Dove questo è allentato, la Chiesa è già sulla via della dissoluzione, o peggio

(2) Ma la disciplina più efficace è il mantenimento di un alto livello di moralità nel sentimento comune del popolo attraverso l'istruzione del ministero cristiano. Tuttavia, non è perché il mondo se lo aspetta o perché lo richiede la coerenza, che la Chiesa "approvata" mira a un alto standard etico. È perché Cristo è in esso (versetto 5), e spinge con il Suo Spirito ad ogni buona parola e opera. Dove regna il vizio, o anche il lassismo morale, la Chiesa è in procinto di dichiararsi "reprobia". La sua perfezione, tuttavia, come pregato da San Paolo, è il suo obiettivo di una perfetta santità

(5.) Il fine della perfezione è la carità. Si noti la straordinaria ansietà dell'apostolo per il dovuto e gioioso esercizio della benevolenza verso i poveri cristiani di Gerusalemme. E possiamo considerare questo solo come un esempio di quella compassione illimitata verso i miserabili abitanti di questo mondo colpito dal peccato che ogni comunità cristiana è tenuta a mostrare per la sua fedeltà a Cristo. Nessun'altra eccellenza, e nessuna combinazione di eccellenze, compenserà la mancanza di questo. Conclusione: Quasi nessun riferimento è stato fatto al singolo credente, perché la parola peculiare richiede un'applicazione ecclesiastica. Tuttavia, ogni applicazione della verità scritturale trova la sua strada all'individuo. Chiunque dunque ascolta questo "desiderio" ripensi alla propria anima, e si chieda che cosa c'è in lui di disordinato e di imperfetto, e cerchi di portare il proprio cuore nell'"unità dello Spirito nel vincolo della pace", facendo così in modo che la propria parte contribuisca alla perfetta armonia della Chiesa. (W. B. Pope, D.D.)

8 2CORINZI CAPITOLO 13

2Corinzi 13:8

"Non possiamo fare nulla contro la verità, ma per la verità".

L'impotenza della rivolta contro la verità:-

(I.) L'inutilità della rivolta contro la verità

(1.) Ci sono due grandi verità contro le quali il mondo è stato in perpetua rivolta

(1) La verità morale del governo di Dio. Ciò significa che c'è un Dio vivente e un Dio giusto; che Lui ricompenserà la giustizia e puniranno il male. Questa è la sublime convinzione espressa in ogni pagina della Bibbia. Con questa convinzione sono vissute le nazioni più nobili e sono stati plasmati i periodi più nobili della storia. Negando questa verità, il mondo diventa un problema insondabile e esasperante. Diventa ciò che Carlyle disse che i materialisti lo fecero, "Un mulino senza mugnaio", le cui ruote girano all'infinito nella marea dei secoli, ma senza scopo o risultato. Tale rivolta è la follia di un orgoglio vuoto, ed è tanto futile quanto malvagia

(2) La verità spirituale del governo di Dio retto da Gesù Cristo. Cristo si pone davanti agli uomini come la santità incarnata di Dio, e la Sua legge di vita è la legge mediante la quale si raggiunge la santità umana. Contro quella Presenza Divina il mondo è stato in perpetua rivolta. Il segno passato di quella rivolta è il Calvario; il suo segno attuale è l'egoismo e la non-cristianità della vita umana. Ma da molto tempo, sulle ripide scale del sacrificio, Cristo è asceso alla supremazia universale. I farisei lo avevano odiato da vivo e lo temevano morto. E così andarono da Pilato, il quale disse: "Voi avete un orologio", mettetelo in piedi; sigillare la tomba; "Assicuratevi che sia il più sicuro possibile". Quanto ne era sicuro? Fu la profezia o l'ironia ad animare il discorso di Pilato? La rivolta contro di Lui era inutile allora, ed è inutile ora. Lui che è "innalzato", sta attirando tutti gli uomini a Lui. C'è chi resiste a questa infinita attrazione. Alcuni di voi l'hanno fatto. Ma di nuovo la voce di Paolo parla, e diciotto secoli hanno solo aggiunto una conferma vittoriosa alle sue parole: "Non possiamo far nulla contro la verità". 2. Ma si può dire, dov'è la prova? Una prova della verità, almeno, si trova nell'eternità della sua vita. L'errore porta con sé i semi della propria morte. È l'errore che cambia; La verità rimane. La storia della civiltà è una storia di lente ma certe conquiste della verità. Ci sono stati periodi in cui il mondo sembrava essersi addormentato. Ma alla fine, da quella vasta schiera addormentata, un uomo ha visto una nuova luce accendersi nel lontano firmamento. Lui è risorto e ha annunciato la sua grande scoperta, e ha invitato gli uomini a credere in essa. Questi uomini sono sempre stati non creduti, perseguitati. Ma il tempo li ha messi alla prova e la verità si è dimostrata vera vivendo e trionfando. L'astrologia e l'alchimia sono scomparse, ma l'astronomia e la chimica sopravvivono. Le eresie scientifiche di un'epoca sono diventate i luoghi comuni di un'altra. Il tempo ha tolto il grano dalla pula, annientando il falso e conservando le verità eterne

(1) Una prova del governo morale di Dio è che i secoli lo affermano. Pensate a quante grandi monarchie sono sorte e hanno ricoperto il mondo di imperi, e dove sono ora? L'impero è mai sembrato più propenso a durare di quello romano? Che cosa dice lo storico filosofico della Francia? "La Francia si è tagliata le vene e ha fatto uscire il proprio sangue vitale nel giorno di San Bartolomeo, e da allora è morta di sfinimento". Su tutte le nazioni che sono diventate corrotte, prima o poi è toccata la stessa sorte. E che cosa significa tutto questo, se non che c'è una santità vendicatrice nel mondo?

(2) E com'è possibile che l'impero spirituale di Gesù Cristo sia sopravvissuto? Il mondo è stato coalizzato contro di esso fin dall'inizio. La nota chiave della rivolta e dell'odio sul Calvario ha risuonato attraverso i secoli. Eppure il regno sopravvive, e le onde infuocate sono ricadute spente e impotenti, e l'ira dell'uomo è passata come un soffio di fumo. Il Cristo sopravvive, ed è l'Imperatore morale dell'universo di oggi. Cosa significa tutto questo? Significa che il regno di Dio in Cristo è un fatto e non può essere distrutto. Tutta la ribellione dell'uomo contro Dio è uno spasmo selvaggio di disperazione: "Non possiamo fare nulla contro la verità, ma per la verità". 3. Puoi, ovviamente, negare la verità e sfidarla. Allo stesso modo, si può negare la legge di gravitazione, ma se la si sfida e si salta da quel campanile, c'è un risultato sicuro: la legge trionfa e l'uomo viene ucciso. Puoi negare le punizioni del vizio, ma se le sfidi il lento veleno mangerà il cuore nonostante ciò. Ci sono certe cose che sono state da tempo sollevate dal regno della speculazione per trasformarle in certezza. Perché nessuno dubita? È perché abbiamo scoperto certe leggi dell'universo che non sono soggette a nessun capriccio, che non sono soggette a nessuna revisione. E così nell'universo spirituale. Quando vediamo che la stessa causa produce lo stesso effetto nel lungo corso dei vari secoli, sappiamo di aver trovato una verità. E quando vediamo attraverso tutto il passato sbiadito della storia umana, l'amore di Cristo che ispira amore, e la luce di Cristo che dona luce, e la vita di Cristo che impartisce vita, sappiamo che abbiamo a che fare con una forza immutabile, e possiamo prevedere il futuro spirituale del mondo con infallibile precisione

(II.) La verità prospera anche sull'opposizione. "Ma per la verità". 1. È sempre stato così nel giorno della persecuzione. L'uragano ha portato lontano il seme della verità; il fuoco ha purificato i cuori degli uomini; La tempesta ha distrutto il vecchio edificio, solo che sarà sostituito da una struttura più nobile e stabile. È l'ironia stessa della vittoria! Dio infatti deride i Suoi nemici quando la loro rivolta meglio pianificata incorona le Sue braccia di nuova gloria, e l'ingegnosità stessa del loro odio aiuta il Suo proposito sovrano

(2.) Ma per quanto siamo impotenti ad attaccare la verità, siamo tutti in grado di aiutarla. Non si possono revocare le leggi della scienza; Oggi sono gli stessi di quando spuntò l'alba del mondo: ma si nascondono in silenzio, e attendono l'avvicinarsi dell'intelletto dell'uomo, e la richiesta della sua nobile curiosità. Non puoi distruggere nessuna di queste forze; Ma quanto puoi fare tu per loro! È così anche per il regno di Gesù Cristo

(3.) Gioiscano dunque i nostri cuori: il regno di Cristo non può essere scosso. Pensate alla continuità di fede che ha attraversato tutti i secoli, dei santi cristiani di ogni secolo, e poi chiedetevi: è possibile che tutti questi abbiano creduto invano? Domani lo scettico proporrà la sua domanda; Tu proponi il tuo. È probabile che tutte le epoche abbiano avuto torto, che alla fine Herbert Spencer e il suo piccolo seguito abbiano avuto ragione? Preferisco credere a quel vasto inno di certezza che sale dai cuori più santi e nobili di tutto il grande passato del mondo: "So a chi ho creduto", ecc. Conclusione: Il testo è un appello

1.) Alla sottomissione leale e al nobile servizio. Cessate da una rivolta che è impotente, entrate in quella fedeltà a Dio da cui scaturirà la pace e la vittoria

(2.) Ad accrescere la fede nella vittoria del regno di Cristo. Ha trionfato su probabilità più grandi di quelle che ora sono schierate contro di lui. Immaginate il giovane convertito dei giorni di Paolo mentre entra in una grande città pagana. Da ogni parte vede lo sfarzo della potenza marziale, il lusso della vita sensuale. Vasti templi sorgono, e lì i filosofi disputano. Ma a lui, povero giovane, tutto questo sembra strano, triste, odioso. È possibile che tutto questo possa essere cambiato? Ma egli si allontana in una strada umile, e in mezzo alla gente più umile comincia a predicare quello strano vangelo di Gesù Cristo. E in tre secoli non è rimasto un tempio pagano a Roma

(3.) A un nuovo e più nobile entusiasmo per questo regno. L'entusiasmo è il vero fuoco della virilità, e quando questo lascia un uomo, una chiesa, una nazione, la sua vera gloria se ne va. Vogliamo l'entusiasmo di quel giovane ministro che rifiutò una posizione dura e povera, ma quella stessa sera sentì il vescovo Simpson predicare, e alla fine balzò in piedi e gridò: "Vescovo, ora andrò dappertutto per Cristo!" Vogliamo l'entusiasmo che svergogna gli uomini dei loro doni avari, e che non considera nessuna scatola di incenso troppo preziosa per quel Capo che si è inchinato nella morte per noi

(4.) A un nuovo e più nobile sforzo per questo regno. L'entusiasmo è molto, ma l'azione è di più. Fissatelo nella vostra mente; Puoi aiutare la verità. Tu, giovane brillante, con tutte le facoltà inutilizzate del cuore e dell'intelletto; tu, povera vedova, con i pochi spiccioli nella tua borsa consunta; Tu, ricco, con la tua posizione sociale e la tua ricchezza. Se avete mai guardato il Cervino, avrete pensato che se mai c'è stato un tipo di forza maestosa, questo è quello che sta lì. Ma chiedete alla scienza come è stato fatto il Cervino, e vi dirà come, secoli e secoli fa, c'erano scaglie di mica alla deriva che galleggiavano in un mare abissale, e uno dopo l'altro si unirono, e furono battuti in durezza e consistenza, e crebbero in massa e stabilità, finché alla fine le acque si ritirarono, e fu scoperta quella vasta torre alpina. E così anche il regno di Cristo è edificato. A poco a poco, vita dopo vita, il regno cresce. Viene costruito palmo a palmo, finché alla fine si erge possente, inespugnabile, "e le porte dell'inferno non prevarranno contro di esso". A questa crescente grandezza si aggiungeranno le nostre vite, come pietre vive? Si arrabbieranno essi in una cieca ribellione contro questa roccia contro la quale gli uomini sono infranti, e che quando cade schiaccia gli uomini in polvere? A favore o contro? Ma prima che rispondiamo, il decreto è fissato: "Non possiamo fare nulla contro la verità, ma per la verità". (W. J. Dawson.)

L'impotenza dell'uomo in antagonismo con la verità:-La verità è la realtà-ciò che è; la menzogna è non-entità-ciò che può sembrare essere ma non è. Possiamo illustrare la massima di Paolo in riferimento a:

(I.) Scienze umane

(1.) Nella regione della materia, ciò che è stato stabilito è vero, ha l'essere. Lottare contro di essa, esserne spaventati, non è razionale, non è riverente. A meno che tu non riesca a confutarlo, fa parte della verità tanto quanto qualsiasi altra cosa che Dio abbia fatto o detto

(1) C'è chi non può accettare questo. L'indagine è vista con sospetto. Al punto esatto in cui si trovava la conoscenza quando erano nella culla, lì deve rimanere almeno fino a quando non saranno nella tomba

(2) Quale calma, quale dignità, darebbe al cristiano se dicesse che la verità e la verità non possono mai essere veramente in contrasto. Il Dio della Bibbia è il Dio anche della natura, e l'uno non può contraddire l'altro. Perciò aspetto, riposo e confido

(3) È diverso con le teorie umane. Non sono ancora, e potrebbero non essere mai parti della verità. Non è affatto vero che gli uomini non possano fare nulla contro di loro, perché sono stati smentiti e rimpiazzati nel corso dei secoli. Ma i fatti, una volta dimostrati, fanno parte della verità, e non possiamo fare nulla contro di essi

(2.) Cosa possiamo fare per questo? Possiamo aiutare il cammino verso la verità con un atteggiamento di rispetto, interesse e gratitudine verso di essa. Possiamo assicurare ai lavoratori nel campo della scienza che, lungi dal temere e denigrare i risultati del loro lavoro, riconosciamo in loro collaboratori per la causa di Dio e dell'uomo. E a loro il cristiano chiede per amore della verità

(1) Che la scienza adorerà mentre esplora

(2) Che eserciterà verso i lavoratori di altri campi la tolleranza e il rispetto che essi manifestano verso di lei; che non si permetterà mai di parlare come se non ci fosse una vasta regione in cui il telescopio e il microscopio non danno alcuna visione. La scienza è una lotta contro la verità quando si arroga tutta

(II.) Vita e condotta. Ci sono cose come la realtà e l'irrealtà, la verità e la menzogna, nel regno dell'azione. Parliamo, e.g., di un uomo vero e di un uomo falso. Il bene stesso è verità, in contrasto con il male, che è sempre vuoto ed evanescente

(1.) Ci sono uomini che hanno pensato, in questo senso, di fare qualcosa contro la verità. Gli uomini hanno sfidato la moralità e sperato con la forza della posizione, o del genio, di abbattere la virtù stessa. Ci sono riusciti? Il giudizio della prossima generazione, anzi, anche della loro, non è forse andato contro di loro? In nulla l'applicazione della parola "verità" alla morale è stata attestata in modo più potente, che nel fallimento di questi campioni di una nuova licenza, di spostare dalla sua solida base per un pelo la roccia inespugnabile dell'istinto umano per quanto riguarda il virtuoso e il vile. Ma per un uomo che tenta questa audace impresa, decine di migliaia di persone hanno sperato di fare qualcosa su scala più piccola. Allora l'appello sta a tutti noi. Ed è questo: Avendo scoperto, peccando, di essere praticamente in grado di fare qualcosa contro la verità? Era la felicità mentre il peccato regnava in te? Nessun uomo cresciuto nella condizione umana sentirà la minima disposizione a contraddire la vecchia affermazione, Non c'è dubbio da che parte stia Dio nella grande guerra mondiale e secolare tra il vizio e la virtù

(2.) Non possiamo fare nulla contro la virtù. Possiamo fare qualcosa per questo? Mi rivolgo ai giovani. È relativamente poco vedere un vecchio, o un padre di famiglia, o un ecclesiastico, virtuoso. Ci si aspetta da lui. Ma chi parlerà della "potenza della verità" che è vostra? Proprio nella misura in cui la vita è giovane, e le insidie molte, è l'ammirazione se si rimane saldi. Allora puoi invocare la verità contro la menzogna ed essere ascoltato. Allora puoi influenzare uno o due dei tuoi cari a camminare con te sulla via della purezza e della pace

(III.) Il vangelo, che Paolo aveva in mente

(1.) Molti pensano o pensavano di poter fare qualcosa contro il Vangelo. Infedeli dichiarati e falsi fratelli hanno cercato di gettare discredito sulla fede di Cristo. Di tanto in tanto è sembrato addirittura, in qualche angolo del campo, di aver ottenuto una vittoria. Ma guardate di nuovo, la verità è forse sopravvento? Il vangelo è oggi più debole di quanto non lo fosse cinque, dieci, quindici secoli fa? Ci sono stati mai studenti più diligenti della Bibbia, uomini di preghiera più zelanti, vite più sante, più morti cristiane di quest'epoca? I contestatori della fede sono soddisfatti? Non udite alcun lamento per i loro giorni passati di fede e di adorazione, nessuno sguardo invidioso su uomini che hanno speranza e possono renderne ragione? Non neghiamo che sia in potere di ogni uomo essere un antagonista del vangelo. Qualsiasi sciocco può parodiare i versetti della Bibbia; Sa dire cose intelligenti contro i credi. E alcune di queste cose rimarranno con noi, e renderanno più difficile essere buoni di quanto avrebbero dovuto essere. È del tutto possibile trasformare un credente in un infedele e avere la sventura di sentire, in tarda età, che un tuo compagno ha vissuto senza Dio ed è morto senza speranza. Fin qui possiamo andare, e non oltre. Ma contro il vangelo non hai potere

(2.) Non possiamo fare nulla per esso? Il Vangelo non cerca il tuo, ma te. Non vuole il tuo aiuto, vuole la tua felicità. Finché non l'avrai abbracciata, non accetterà nulla di te. Ma quando questo è fatto, possiamo aggiungere un piccolo capitolo alle sue prove e mostrare, con il nostro esempio, che tutta la sua tendenza è buona. Così, quando verrà l'ultimo giorno di vita, il tuo ultimo respiro sarà esalato, non nel grido sconsolato: "O Galileo, tu hai vinto!", ma nell'espressione fiduciosa: "So a chi ho creduto; Signore Gesù, ricevi il mio spirito". (Dean Vaughan.)

La verità di Cristo è inoffensiva:-Il testo può essere preso

1.) Come espressione della forte disposizione di un uomo che ama la verità

(2.) Come affermazione di un fatto universale. La religione di Cristo...

(I.) È la verità

(1.) La religione non deve essere intesa né come teologia, né come ecclesiastico, né come ritualità, ma come quei principi eterni che sono affamati e concordano con la ragione, le intuizioni e i bisogni dell'umanità

(2.) I grandi principi cardine di tutte le religioni del mondo sono più o meno identici a quelli di Cristo. Tutti coinvolgono

(1) Dipendenza assoluta dall'Essere Supremo

(2) L'obbligo del più alto amore e devozione verso di Lui

(3) Il dovere di esercitare la giustizia e la beneficenza verso gli uomini

(4) L'esistenza di un futuro stato di retribuzione

5) L'idea di mediazione

(3.) Questi principi sono quindi la verità, la realtà. Cristo li ha portati alla luce nella Sua vita e nel Suo insegnamento in una forma più perfetta e potente di quanto non fossero mai stati portati avanti prima. Lui è il loro esponente, la loro incarnazione, quindi Paolo parla della verità che è "in Gesù Cristo". Lui stesso dice: "Io sono la verità".

(II.) È indistruttibile

(1.) L'uomo può fare molto contro la teologia o la teoria della verità

(2.) L'uomo può fare molto contro le manifestazioni convenzionali della verità. La cristianità chiama Cristo Maestro e Signore, ma molti Lo rinnegano nella loro vita quotidiana

(3.) L'uomo può fare molto contro la sua rappresentanza ecclesiastica

(4.) Ma mentre l'uomo può fare molto contro tutte queste cose, non può fare nulla contro la verità. La verità che Cristo ha insegnato e incarnato è indipendente da questi. Conclusione: Anche se non potete fare nulla contro la verità, ricordate che opponendovi alla verità potreste fare molto contro voi stessi. (D. Thomas, D.D.)

9 2CORINZI CAPITOLO 13

2Corinzi 13:9

Poiché noi ci rallegriamo quando siamo deboli e voi siete forti... anche la tua perfezione.

Perfezione cristiana:-

(I.) L'oggetto desiderato. Perfezione

(1.) Come credenti individuali. Non può esistere una cosa come la santità aggregata, senza la santificazione delle sue unità. Una chiesa non può essere perfetta se non come lo sono i suoi membri, non più di quanto il corpo possa essere sano se i suoi organi non sono sani. In ciò che egli considerava ciò possiamo dedurre dai suoi scritti: "Nell'intendimento siano gli uomini", letteralmente "perfetti"; affinché io possa perfezionare ciò che manca alla tua fede"; "perfetto e completo in tutta la volontà di Dio"; "affinché l'uomo di Dio sia perfetto, completamente fornito per ogni opera buona"; "perfetto in Cristo Gesù". Lui vorrebbe cristiani

(1) Di vigorosa intelligenza, non deboli di mente, non nani intellettuali, non soggetti ad essere portati qua e là da ogni vento di dottrina in conseguenza della loro scarsa comprensione o comprensione della verità

(2) Di fede forte, non scettico, dubbioso, esitante, ma, come Abramo, forte nella fede, dando gloria a Dio; vivere secondo essa, camminare per essa, assumendola come principio e guida; e dando al futuro ascendente sul presente, lo spirituale sul materiale

(3) Perfetti in tutta la volontà di Dio; non corretto nel credo e difettoso nella pratica; non forti nella fede e carenti nell'amore, ma mostrando fede con le opere; essendo tutto ciò che il cristianesimo richiede e Cristo era

(4) "Attenti a mantenere le buone opere"; attivo, diligente, zelante, devoto

(5) E tutto questo "in Cristo Gesù"; non per uno spirito di legalità, di presunzione o di autosufficienza, ma per grazia derivata da Cristo, dallo spirito interiore di Cristo, mosso dall'amore di Cristo, e facendo tutto per la Sua gloria. Questo è un obiettivo a cui tutti possiamo mirare. Il più alto tipo di eccellenza si presenta alla vista di ciascuno. Forse non puoi essere grande, puoi essere buono, la ricchezza può esserti negata, il valore non lo è. E questo è ciò che vogliamo. Se ognuno si consacrerà con un abbandono più personale a Cristo, e deciderà nella forza di Dio di essere di più ciò che la Parola di Dio richiede, una nuova era sorgerà su questa comunione

(2.) Come Chiesa

(1) E qui ci viene subito ricordato che c'è molto che una Chiesa cristiana può possedere che non costituisce la perfezione cristiana. Come la capitale a cui la città ha dato il nome e che è il composto di molte altre forme di bellezza, la Chiesa di Corinto aveva una grande eccellenza, ma non era perfetta. Aveva ricchezza, doni, numeri probabilmente, ma non era perfetta. La perfezione di una Chiesa cristiana non consiste nelle cose esteriori. Non che debbano essere disprezzati. Possono essere utili aggiunte. Ma corriamo il pericolo di mettere, e.g., una bella architettura al posto di una casa spirituale, di una musica melodiosa al posto di un sentimento armonioso, di scambiare l'eloquenza per parole graziose, di idolatrare l'intelletto invece di arrenderci alla verità; ma nella misura in cui lo facciamo, ci accontentiamo del guscio invece del nocciolo, Afferriamo un'ombra, ma ci sfugge la sostanza. "Il regno di Dio non è in parola, ma in potenza".

(2) Nel pensare a ciò che costituisce la perfezione della Chiesa, pongo anche in una posizione molto subordinata la mera organizzazione esteriore. Non che io lo disprezzi; ma lo considero un mezzo

(3) Se mi viene chiesto che cosa costituisca allora la perfezione di una Chiesa, vi indico la Chiesa Pentecostale Atti 2

(4) Come vogliamo ottenere questa perfezione, cerchiamo di evitare tutto ciò che la comprometterebbe o la distruggerebbe. In questa lettera l'apostolo aveva animato molti punti di rimprovero. C'era spirito di partito, tolleranza per la disciplina necessaria, eccessiva conformità al mondo, difetti nel modo di condurre il culto e nel dispensare ordinanze, un indebito riguardo per l'ostentata ostentazione dei doni, una mancanza di tale liberalità come quella mostrata da altre chiese più povere, un disprezzo scortese di lui come loro maestro e apostolo. Questi e simili mali lo portarono a dire (capitolo 12:20): "Temo che, quando verrò, non ti troverò come vorrei", e non c'è da meravigliarsi che desiderasse così ardentemente una maggiore perfezione

(II.) Il desiderio espresso. Qui osservare

1.) L'alto scopo del ministero cristiano

(1) Guardatelo in sé, e quanto spirituale, vasto, importante, il più pieno sviluppo del carattere individuale e collettivo. E poi ricordate che questo è stato desiderato per qualcosa al di là: la salvezza del mondo e la gloria di Dio. Il ministero cristiano cerca la perfezione della Chiesa, e ciò per raggiungere scopi ancora più alti

(2) Vado un passo avanti: non solo lo cerca, ma è molto utile per promuoverlo. Dio ha molti mezzi con cui Lui opera, poiché Lui può fare a meno di tutti; ma di tutti i mezzi che Lui ha benedetto a questo scopo, nessuno è stato più speranzoso di un sincero ministero evangelico. Questo lo desideriamo come ministri: la vostra perfezione

(2.) Le emozioni profonde da cui sono caratterizzate le menti sincere. Il termine desiderio suggerisce solo debolmente l'ovvio sentimento dell'apostolo. Potremmo illustrarlo con qualche altra delle sue espressioni: "I miei piccoli figli di cui partorisco di nuovo finché Cristo non sia formato in voi". "Dio è la mia testimonianza di quanto desidero ardentemente tutti voi nelle viscere di Gesù Cristo". "Spenderò molto volentieri e sarò speso per te". Siate seri e lasciate che l'sincera emozione degli altri a vostro favore vi spinga a preoccuparvi di voi stessi

(3.) La dipendenza cosciente dell'apostolo da un agente superiore al suo per garantire l'obiettivo desiderato. Vorremmo! ma qualcun altro deve concederlo. La perfezione non sarà mai assicurata dal mero desiderio. Questo infatti non garantirà mai nulla

(1) Ci deve essere sforzo. Quello che l'uomo semina, quello mieterà anche. Se egli semina solo desideri, desideri leggeri come il cardo sarà il suo unico raccolto. Se semina vero sforzo, diligente e perseverante, la sua gloriosa ricompensa progredirà ogni giorno verso la perfezione. Stiamo mettendo avanti questo? Non dite, è scoraggiante fallire costantemente. Ricordate che lo sforzo rafforza la natura morale, ed è quindi la sua stessa ricompensa. Lasciate che il fallimento cosciente acceleri solo uno sforzo ulteriore

(2) Allo stesso modo pregate - così fece l'apostolo; ben sapeva che solo il Perfetto poteva dare la perfezione. (J. Viney.)

Perfezione cristiana:-

(I.) La natura del desiderio dell'apostolo

(1.) Era molto serio e solenne, e della natura di una preghiera fervente e affettuosa Romani 10:1

(2.) È stato benevolo. L'apostolo aveva motivo di essere offeso con i Corinzi, eppure manifestò verso di loro la più grande gentilezza, e fu in ogni momento il loro avvocato presso il trono della grazia

(3.) Era stagionale e adatto. Implica che tra i Corinzi erano accadute alcune cose che egli lamentava e desiderava vedere rimosse

(4.) Era completo e completo, includendo sia il loro benessere presente che quello eterno. La cosa più grande che si dice dei santi glorificati è che essi sono resi perfetti. La cosa più grande che si possa dire di Dio Stesso è che Lui è perfetto

(5.) Era altamente apostolico, essendo all'unisono con il suo carattere e il suo ufficio

(II.) Il suo oggetto "perfezione". Questo è ciò che egli stesso si sforzò di raggiungere Filippesi 3:12. Per i Corinzi nutriva lo stesso santo desiderio (versetto 7). Tra loro si erano insinuati princìpi corrotti e cattive abitudini, ed egli desiderava vederli corretti e messi da parte. Non contento della purezza negativa aggiunge: "Anche questo lo desideriamo, sì, la tua perfezione". 1. La perfezione cristiana è

(1) Legale. Agli occhi del legislatore, tutti i santi sono completi in Cristo, che è il loro capo e rappresentante Colossesi 2:10, 11

(2) Morale, che è piena o parziale. L'uomo era originariamente libero da difetti morali, essendo stato creato nella giustizia e nella vera santità. Anche Cristo era santo e senza peccato. Entrambi erano perfetti, essendo sotto ogni aspetto ciò che la giustizia poteva richiedere. L'unica perfezione che si può trovare tra le creature cadute è parziale; una perfezione iniziata ma non consumata; intero in tutte le parti integranti, ma non in gradi, come un bambino è perfetto nel possedere tutto ciò che è necessario per costituire un essere umano completo e completo, anche se non cresciuto fino alla pienezza della statura di un uomo. Così, dove la pazienza ha la sua opera perfetta, in connessione con tutte le altre grazie, si dice che il credente è perfetto e integro, non manca di nulla. Giacomo 1:4

(3) Comparativo 1Corinzi 2:6

(4) Sinonimo di sincerità e rettitudine Genesi 6:9; 17:1; Giobbe 1:8; Salmi 37:37; 101:2; Giovanni 1:47

(2.) La perfezione che Paolo desiderava a favore dei Corinti avrebbe incluso

(1) Una maturità di comprensione nei grandi misteri del vangelo. L'ingresso della Parola di Dio dà luce Colossesi 1:13 ; ma tutta la vera religione è progressiva

(2) Un cuore puro e una conversazione immacolata

(3) Un alto grado di spiritualità

(4) Tenerezza di coscienza

(5) Un'attitudine alla conversazione spirituale ed edificante

(6) Unirsi alla comunione cristiana e partecipare alle ordinanze del Vangelo. Conclusione:1. Il cristiano sincero, anche se non ha raggiunto la perfezione, respira seriamente dopo di essa, e non può essere soddisfatto senza di essa

(2.) Ciò che l'apostolo desiderava per gli altri, cerchiamo ansiosamente per noi stessi

(3.) Come la parte più eminente e perfetta del carattere cristiano consiste nel fare Cristo tutto e in tutti, così questa sia la vita e la sostanza della nostra religione. (B. Beddome, M.A.)

Perfezione cristiana:-L'obiezione a questo è probabilmente la più forte di tutte le obiezioni mai sollevate contro il cristianesimo. Si dice che sia un chiaro fanatismo, falso nei fatti e ridicolo nell'aspetto. E tuttavia è probabile che un esame molto superficiale mostrerà che il credo comune di tutti gli uomini non ha in sé una caratteristica o una sezione più chiara o prominente di questa stessa dottrina. E qui ci chiediamo: è una nuova e strana dottrina peculiare del cristianesimo? Chiedete all'oratore quanto in alto ha fissato il suo livello di perfezione nelle facoltà dell'oratoria, oltre quale punto non mira? La sua giovinezza fa guerra a tutti coloro che lo hanno preceduto. Il suo orgoglio disdegna le conquiste dei mortali; e, se poteva, teneva il suo pubblico innervosito e senza fiato, soggetto solo al lampo dei suoi occhi e al movimento del suo dito. Il suo motto è perfezione. Chiedete al pittore: se non potesse, se non potesse, far sussurrare la tela! Lo scultore, se potesse, scalpellerebbe il marmo, così che si potesse vedere il sangue vitale che scorre nelle sue vene! Eccellere è il desiderio di ogni uomo che non sia un fuco o un pigro. Cosa significa realizzazione? È una parola senza significato? "Andate avanti verso la perfezione" è l'unico motto degno di una mente creata da Dio e che aspira al cielo. È la prima cosa che il bambino impara e l'ultima cosa a cui il saggio si aggrappa. E neghereste al cristiano questa dottrina celeste? Doveva essere privato, e lui solo, della sua influenza esultante? Non potrebbe anche il suo cuore essere infiammato dalle sue fiamme vitali? Deve lui, e lui solo, essere incatenato e incatenato alla mera esperienza del gregge comune? O non può egli elevarsi similmente al di sopra della terra, e proseguire pure verso la perfezione? Lascialo andare! Lascialo salire! Che fissi il suo sguardo aspirante più in alto, sì, proprio nel punto in cui il Salvatore siede alla destra di Dio. (Omileta.)

11 2CORINZI CAPITOLO 13

2Corinzi 13:11-14

"Finalmente, fratelli, addio."

Addio:-Nota-

(I.) L'esortazione apostolica

(1.) Lo stato da raggiungere: "Sii perfetto", che trasmette l'idea di riparare o mettere in ordine. È usato e.g., dei discepoli che rammendano le loro reti, e anche in Galati 6:1, l'idea è quella di un arto slogato; e proprio come un chirurgo ridurrà quell'arto e lo riporterà al suo giusto posto nel corpo, così i cristiani dovevano riportare un fratello caduto nella posizione che aveva perso. Sta quindi a voi informarvi se in passato c'è stato qualcosa di sbagliato. Era una lamentela di Colui che scruta il cuore: "Non ho trovato le tue opere perfette davanti a Dio; ricordate e pentitevi". Allo stesso tempo, l'esortazione è piuttosto per la nostra guida futura. Ogni credente ha il suo giusto posto nella Chiesa, e ha i suoi propri doveri da svolgere, e sta a noi chiedere a Dio di insegnarci di cosa si tratta, e poi darci la grazia di farlo

(2.) La felicità da godere: "Sii di buon conforto". C'è bisogno di conforto, perché siamo in un mondo di dolore. Il conforto è necessario anche per il credente, poiché a volte è chiamato a soffrire sotto il castigo della mano di un Padre, e "nessun castigo è per il momento gioioso, ma piuttosto doloroso". Ma in mezzo a tutte le dispensazioni della provvidenza con cui Dio tratta con lui, egli può ancora essere di buon conforto. Ricordate infatti il fondamento su cui il Vangelo fonda questo conforto. "Sii di buona consolazione, i tuoi peccati ti sono perdonati". Il comfort è fornito da

(1) Le assicurazioni del Vangelo: "Fedele è Dio colui che vi ha chiamati alla conoscenza del Suo diletto Figlio"; "Il fondamento di Dio è sicuro, avendo questo sigillo: il Signore conosce quelli che sono suoi"; "Io conosco le mie pecore e sono conosciuto dalle mie"; "Conosco i loro dolori e li libererò"; "Non li lascerò né li abbandonerò mai".

(2) Le promesse del Vangelo. Qualunque cosa vogliamo, c'è una promessa o un'altra di cui possiamo invocare l'adempimento sul trono della grazia; e nostro Signore ha detto: "Qualunque cosa chiederete al Padre nel mio nome, credendo, la riceverete".

(3) Le speranze del vangelo. (a) Si estendono fino all'orlo stesso della vita. "Certo, la bontà e la misericordia mi accompagneranno tutti i giorni della mia vita". (b) Gettano una luce anche sull'oscura "valle dell'ombra della morte". (c) Ci danno la certezza del cielo

(3.) L'unità da cercare: "Siate di una sola mente". Ora, questo si riferisce allo stato in cui l'apostolo fondò la Chiesa di Corinto. Hanno formato partiti e fazioni. A uno di loro piaceva un ministro più di un altro. Ma l'apostolo chiede: «Chi è Paolo e chi è Cefa, se non ministri per mezzo dei quali avete creduto?». Dopotutto, sono semplici strumenti. Lui insegna ai Corinzi ad onorare solo Cristo. Guardate, dunque, lontano dal predicatore. Decidete di onorare solo Cristo, allora non ci sarà più paura, ma sarete "d'animo solo". E poi, per fare ciò, lasciate che la Sua Parola sia solo la vostra autorità. Allora unitevi nella Sua opera

(4.) Lo spirito che deve manifestarsi: "Vivete in pace".

(1) Con Dio

(2) Gli uni con gli altri. Cercate di promuovere la pace nelle vostre famiglie, nella cerchia sociale, nella chiesa

(II.) L'assicurazione apostolica. "Il Dio dell'amore e della pace sarà con te". Notate il motivo per cui viene data questa assicurazione. Non è come una condizione, ma piuttosto come un incoraggiamento. "Il Dio dell'amore e della pace sarà con voi" per incoraggiarvi nell'adempimento del vostro dovere

(1.) Abbiamo a che fare con il Dio dell'amore

(1) In ogni conforto e benedizione che la Sua munificenza ci concede

(2) In ogni prova che siamo chiamati a sopportare

(2.) E Lui è anche il Dio della pace. Lui ideò la pace, predispose il piano con cui avrebbe potuto essere ristabilita; Lui proclama la pace nel e attraverso il vangelo; Lui si diletta nella pace; Lui riverserò sempre sul Suo popolo la benedizione della pace

(3.) Poi notate la benedizione globale che si realizzerà: "Il Dio dell'amore e della pace sarà con voi"; nel dovere di rafforzarvi, nelle difficoltà di guidarvi, nella prova di sostenervi, nella solitudine di farvi amicizia e di rallegrarvi, nella morte di essere la forza del vostro cuore, di essere il vostro Padre e Salvatore. (W. Cadman, M.A.)

"Sii perfetto: sii di buon conforto".

Perfezione e comfort:

1.) "Addio" significa gioire. Proprio come il nostro augurio di commiato è che gli amici possano cavarsela bene, così è stato per i greci

(2.) "Sii di buon conforto" trasmette la stessa idea, ma in riferimento alle difficoltà da superare. L'apostolo ritorna con questa espressione alla nota chiave che aveva pronunciato nel capitolo 1. L'epistola, in verità, è un ministero di conforto unito a una chiamata alla perfezione, e l'essenza di essa è quindi data in questo versetto

(3.) Lo sforzo per la perfezione, tuttavia, sembra una cosa molto diversa dalla gioia da un lato e dal comfort dall'altro. Questi due sono sorridenti e luminosi, come fertili pianure irrigate da placidi ruscelli d'argento, ma l'altro è una roccia scoscesa con la cima persa tra le nuvole. Eppure, se guardiamo da vicino, troveremo nella collocazione un senso che va oltre quello del mero contrasto. Considera-

(I.) La ricerca della perfezione

(1.) L'ingiunzione può sembrare strana alla luce della condizione e della storia dell'uomo. Eppure lo ha sempre ripetuto. In Estremo Oriente è ripetuto da Confucio. Il bramino e il buddista sognano e speculano su di esso. Il greco sottile lo definì e lo analizzò. Sembra che l'uomo non possa sfuggirvi in nessun luogo. Il solo pensiero di un bene suggerisce quello di un migliore e di un migliore. Ogni cosa bella ne parla. Anche il desiderio di finire a fondo un lavoro ne è un indizio. È perché l'uomo ha un ideale che lo rimprovera che è colpito dalla penitenza; Perché ha un ideale che gli brilla davanti che cammina con coraggio ed entusiasmo. Il bambino che cerca di scrivere, o disegnare, o imparare una lezione perfettamente, si apre uno spiraglio nell'infinito. L'idea della perfezione, la sete di esso, è quindi uno dei più grandi poteri nel comune mondo quotidiano non ideale. Quali benefattori sono stati gli uomini che hanno detto: "Non posso e non voglio riposare finché non conoscerò il principio che sta alla base di questi fatti"; "Devo dare perfetta espressione a quell'idea a qualsiasi costo di tempo e di lavoro"; o "Devo tirare fuori tutto il potere che risiede in questo materiale"; "Devo esprimere la bellezza che vedo nelle cose". Coloro la cui ispirazione era il pensiero della perfezione sono stati i più pratici degli uomini. Ci sono molte cose che non sarebbero mai state tentate o sognate se non fosse stato per questo, e l'intero tessuto del lavoro e del pensiero ne è sostenuto e vivificato

(2.) Eppure questa perfezione è ovunque irraggiungibile. L'orizzonte si ritira davanti all'uomo da qualsiasi parte si volga. È lo stesso nel mondo morale e spirituale. La ragione lo approva, l'immaginazione lo sogna, la coscienza lo esige, l'amore di Dio e dell'uomo non cessa mai di imporlo. La tenera e maestosa gloria di Gesù la riveste di un'attrazione indescrivibile. Eppure torreggia sempre molto al di sopra del più alto e del migliore degli uomini, l'inavvicinabile. Ma il perseguimento di essa è nondimeno imperativo. Non osiamo puntare a niente di meno

(3.) È questa una contraddizione? È irragionevole che il pittore cerchi una perfezione che nessun colore terreno può fornire, e nessuna mano mortale può raggiungere? Tutta la sua opera non si ridurrebbe a un povero imbrattamento senza questo ideale? E così, senza il pensiero della perfezione, la profondità si allontanerebbe dal dovere, lo sforzo diventerebbe languido e ogni ceto sociale sentirebbe la rovina. Quando sentiamo che stiamo sprofondando nel concepimento, dobbiamo rimproverare e rimproverare noi stessi. Se manteniamo vivo il desiderio della perfezione, la fede nell'esistenza eterna sarà una necessità per noi, e l'intero regno spirituale e l'atmosfera si diffonderanno intorno a noi in potere vivente

II) Sull'apparente incompatibilità delle due ingiunzioni

(1.) Il comandamento di rallegrarsi e di essere di buon conforto è un vero comandamento divino come l'altro. Concepiamo la gioia come qualcosa che possiamo prendere o non prendere come riteniamo opportuno. Dimentichiamo che la gioia inculcata nella Bibbia non è una cosa superficiale, ma una pianta che affonda le sue radici in grandi verità e fiorisce in ricchi fiori e frutti. In un certo senso la gioia è una cosa facile, in un altro è una delle conquiste più difficili. Dobbiamo rallegrarci nel Signore, quanto questo sia semplice e diretto, quanto sia diverso dal compito di forzare la gioia sul terreno di noi stessi; ma, ancora, che visione chiara e ferma implica, e che proiezione dei nostri pensieri oltre la sfera del sé. Rallegrarsi è naturale e inevitabile se solo ci si mantiene nell'atteggiamento e nell'elemento corretti: qui sta sia la facilità che la difficoltà

(2.) Ma la grande difficoltà per molte menti è quella di fare sia del comfort che della perfezione oggetti di seria ricerca. L'idea è profondamente radicata che l'uno o l'altro debba essere abbandonato. E non c'è dubbio che la sete di perfezione spesso distrugge il comfort. La sete di perfezione in qualsiasi cosa tende a diventare assorbente, divorante, isolante. La corrente della vita si allontana in una direzione, e l'uomo diventa asociale. Lui si è perso nel suo scopo. La religione ha spesso assunto questa forma. Gli uomini affascinati dalla gloria della perfezione sono stati spesso profondamente malinconici, con solo brevi periodi di gioia accesa. Molti che sono abbastanza lontani dall'essere così assorbiti dalla ricerca, provano una certa misura di dolore simile. Sono così spesso delusi

(3.) Come può, dunque, un uomo prestare attenzione a entrambe queste ingiunzioni?

(1) Sottolineare l'indispensabilità della gioia. La gioia è una parte necessaria e grande della perfezione. Tanto parlare di una giornata perfetta senza sole quanto di un uomo perfetto senza gioia

(2) Non fare mai della perfezione un obiettivo solitario. Il comando di essere perfetti è solo uno dei tanti comandi. Senza dubbio include tutti gli altri; ma non sarà mai considerato così, a meno che anche questi non siano fatti risaltare per distinzione e importanza. La comunione con Dio non dovrebbe essere posta ancora più in alto della nostra perfezione? E la comunione costante con Dio significa riposo, conforto e gioia. Guardare a Gesù non dovrebbe essere lo spirito della nostra vita? e possiamo guardare a Gesù senza ricevere pace e gioia? Non dovremmo cercare di vivere per gli altri? E questo oblio di sé non porta forza e calma? La comunione con Dio, la fede in Gesù e la vita per gli altri, hanno in sé riposo e gioia. E sono, allo stesso tempo, le cose più indispensabili per progredire: sono gli elementi principali della perfezione. (R. H. Story, D.D.)

Perfezione:-Per la maggior parte delle persone questo è un linguaggio scoraggiante. Ma l'idea non è che dovremmo afferrare la perfezione come risultato immediato, ma farne il nostro scopo; E questo, lungi dall'essere scoraggiante, non fa che ispirare. Quanti si accontentano di essere bravi come gli altri, di raggiungere l'attuale medium di buon carattere! Ma cos'è questa perfezione? In primo luogo, include tutte le virtù. Ci permette di non fare affidamento su alcune buone qualità per trascurare gli altri, o di sperare di poterlo fare, con una parziale innocenza, collaborare con Dio per commettere qualsiasi peccato. Sulla bilancia della Sua giustizia la generosità non espierà l'intemperanza, l'irritabilità o la disonestà. Inoltre, la perfezione richiede che ogni qualità sia priva di macchia, come l'offerta senza macchia dell'ebreo, e senza leghe degradanti. Infine, la perfezione richiede che tutte le grazie siano espanse in misura illimitata. Ma, per quanto incommensurabile sia la perfezione, non sarà forse il nostro scopo? Guardate come ogni cosa grande e buona su questa terra è cresciuta dall'obiettivo della perfezione. I suoi frutti, se non nella religione, sono ovunque intorno a noi. Perché viviamo in abitazioni così confortevoli? Perché gli uomini non si accontentavano di una caverna nel terreno o di un tessuto rozzo sopra di essa; ma finalizzato alla perfezione. Perché quel monumento più fiero dell'abilità architettonica che avanza rapidamente tra i continenti, attraverso lo spreco delle acque? Perché gli uomini non erano soddisfatti della zattera che scricchiolava. C'è, ancora, un uomo che ha faticato nella solitudine e nella segretezza sulle corde di uno strumento musicale fino a quando non ha concentrato tutti i dolci suoni della natura in quel piccolo spazio, e può tirare fuori melodie liquide e armonie che si mescolano, la voce degli uccelli e il flusso dei ruscelli; ora i suoni delle risate, e poi i singhiozzi della preghiera, per lo stupore delle migliaia di persone riunite. E i cristiani discuteranno se sia una cosa possibile o ragionevole fare della pietà perfetta verso Dio e della carità verso l'uomo il loro standard? No: non c'è altro scopo degno della vostra natura immortale. Non c'è perfezione più gloriosa di quella della bontà morale e religiosa. Non accontentatevi più di risultati moderati. (C. A. Bartol.)

Perfezione:-

(I.) Non c'è la perfezione assoluta in questa vita. Per perfezione assoluta intendo uno stato senza peccato, e per questa vita intendo l'attuale dispensazione. Non nego completamente che una creatura possa essere senza peccato, sì, devo necessariamente concederlo, perché Dio ha creato i nostri progenitori senza peccato, e gli angeli e gli uomini in cielo ne sono liberati. Ma ora parlo del nostro stato e della nostra condizione attuale dopo la caduta, quando tutta l'umanità sarà corrotta. Le testimonianze che ricorrono nella Sacra Scrittura lo provano a sufficienza. Quegli scritti infallibili negano espressamente una perfezione senza peccato 1Re 8:46; Proverbi 20:9; Ecclesiaste 7:20. Inoltre, la Scrittura attesta questa verità con i vari esempi e esempi che ci presenta. Potrei anche fare l'esempio delle società e delle comunità di persone, poiché la Scrittura attesta proprio lo stesso di queste. Le migliori Chiese hanno peccato. In secondo luogo, devo fare questo bene con la ragione, così come con la Scrittura e gli esempi. In primo luogo, se si considera la natura depravata delle persone migliori, si concluderà che non può essere altrimenti. In secondo luogo, ciò potrebbe essere compensato dalla considerazione della natura del patto di grazia. Una completa ed esatta conformità alla legge non è la condizione di questo patto di grazia stipulato con l'umanità dopo la caduta di Adamo. In terzo luogo, questa dottrina sembrerà più ragionevole se si considera il fine e il disegno del pentimento costitutivo di Dio sotto il vangelo. Questa grande grazia evangelica è inutile, secondo la nozione di perfezione assoluta, perché il pentimento suppone la colpa, ma dove c'è perfezione assoluta non c'è colpa

(II.) È questo: che c'è una perfezione da raggiungere in questa vita

(1.) La perfezione che gli uomini santi raggiungono in questa vita è comparativa, i.e., sebbene non possano arrivare a una perfezione assoluta e senza peccato, tuttavia si può dire, e si dice espressamente nella Scrittura, che sono perfetti, poiché sono confrontati con gli altri o con se stessi in tempi diversi. In primo luogo, dico, se vengono confrontati con gli altri, vale a dire

(1) Coloro che non sono cristiani

(2) Coloro che sono profani e malvagi, di qualunque religione siano

(3) I cristiani santi, ma più deboli

(2.) I credenti e gli uomini santi hanno una perfezione imputativa. Questa è la vera perfezione evangelica, cioè l'essere perfetti per mezzo di un altro

(3.) La perfezione dei credenti in questa vita, come è imputativa, così è anche personale e inerente. Come sono giusti per la giustizia di un altro, così è altrettanto vero che sono giusti per la loro giustizia, e di conseguenza hanno una perfezione propria

(1) La perfezione evangelica e personale dei santi è una perfezione di sincerità

(2) La perfezione personale dei cristiani è una perfezione di obbedienza imparziale

(3) Questa perfezione consiste nell'acquisire l'abito della virtù e della pietà

(4) Salire agli atti e alle conquiste più eroiche del cristianesimo è la perfezione. Di conseguenza, l'abnegazione, l'assunzione della croce, l'umiltà profonda, la pazienza, la mentalità celeste, la grande misericordia e l'ampia carità, denominano una persona perfetta. E c'è anche la perfezione dell'amore che ha Dio per oggetto. E così per quell'eminente grazia della fede, che similmente quando è completa si dice che è perfetta Giacomo 2:22. In congiunzione con esso, ha la sua massima perfezione. Infine, essere molto eminenti ed esatti in qualsiasi dovere della nostra religione, eccellere in qualsiasi grazia, specialmente se è molto difficile, è la perfezione nel linguaggio delle Scritture

(5) Riconoscere i nostri fallimenti ed essere completamente consapevoli delle nostre imperfezioni è la vera perfezione del vangelo

(6) Desiderare e sforzarsi della perfezione assoluta e consumata, sforzarsi di avvicinarsi il più possibile ad essa, e come questo stato è in grado di fare, questa è la perfezione del vangelo. Lui che mirò a una stella sparerà più in alto di quelli che prendono un arbusto per il loro bersaglio. Concupisci ardentemente le cose migliori, aspira al più alto grado di santità

(III.) Proposizione, che è questa: che ogni cristiano dovrebbe impegnarsi a raggiungere questa perfezione. Fate attenzione che questa perfezione sia composta da tutte le sue dimensioni. Sforzati così di essere completo e integro nella tua religione; fare tutto senza riserve, ingenuamente, liberamente, nobilmente. In breve, seguite quel consiglio che Socrate era solito raccomandare molto ai suoi scolari, cioè di agire al massimo. A cui devo aggiungere altre due regole, la prima delle quali è questa: pentirsi di ciò che si lascia incompiuto o di ciò che si fa male. La seconda è che, dopo che tutte le vostre omissioni e i vostri incarichi si basano sui meriti di Cristo, che ha compiuto per voi un'obbedienza perfetta. Così sarai perfetto, i.e., arriverai allo stato più perfetto di cui questa vita è capace. E se voi sappiate con quali metodi potete perseguire con maggior successo e infine ottenere questa perfezione evangelica, posso solo dirvi che i mezzi e le direzioni per raggiungerla sono gli stessi di quelli che vi ho raccomandato per la vostra crescita nella grazia. La perfezione evangelica non deve essere ricercata con voli entusiastici e con scoperte e aiuti straordinari, ma dovete percorrere il sentiero consueto e stabilito delle ordinanze di Dio, dovete prendere la via e la condotta che vi è prescritta dalla Parola di Dio, vale a dire, l'autoesame, la meditazione, la comunione dei santi, la preghiera ardente, la lettura delle Sacre Scritture, ascoltando la Parola. (J. Edwards, D.D.)

Perfezione in Cristo:-

(I.) Il testo sembra molto contraddittorio

(1.) "Sii perfetto". Non ci piace. Qualcuno dice: "Non credo nella perfezione". Ciò in cui credi ha poca importanza. Quando Dio parla, è di ben poco utile dire: "Io non credo nella perfezione". Voglio che tu dica: "Mio Dio, che cosa sia questa perfezione Tu lo sai, e voglio che Tu me la dia". Tuttavia, queste parole sembrano contraddittorie. "Sii perfetto". Sembra che il testo mi abbia portato su un'altezza scivolosa e mi abbia detto: "È lì che devi arrivare, e sono pochissime le persone che possono arrivare lassù, solo alpinisti molto intelligenti; E molti che si sono alzati non sono riusciti a stare lassù. Sono caduti di nuovo, e ne hanno parlato tutti i giorni della loro vita". "Sii perfetto". Ah! la maggior parte di noi alza lo sguardo e sospira: "Sì, vorrei tanto poter essere un uomo migliore di quello che sono, ma non posso arrampicarmi". Quando sono andato a vedere il Cervino, ho detto alla guida: "Suppongo che ci siano alcune persone che lo scalano?" «Sì», disse lui, «un po'». L'ho guardato e gli ho detto: "Quando pensi che lo scalerò?" e lui mi ha guardato e ha sorriso. Ho detto: "Beh, te lo dirò. Quando posso volare". Questo è il modo in cui la maggior parte delle persone pensa di essere perfetta; guardano la cima di quell'altezza scivolosa e dicono: "Sì, quando potrò volare". Quando avremo finito con la terra, allora ci sarà qualche speranza per noi

(2.) "Sii di buon conforto". Sembra dire: "Vacci piano! Se non sei bravo come alcune persone, non importa; Non sei così cattivo come lo sono alcuni".

(II.) Quello che vogliamo è mettere insieme queste due cose. Lasciate che il vostro ideale in Cristo sia alto e sublime come lo è l'ideale di Dio, eppure non preoccupatevi. La gloria della religione di Cristo è che unisce questi due. Ci sono molte religioni pagane che hanno il loro ideale: "Siate perfetti", ma lo fanno con la tortura. Ecco le due mani del nostro Dio; la destra della Sua giustizia che dice: "Sii perfetto", la sinistra del Suo amore che dice: "Sii di buon conforto".

(III.) Molte persone perdono entrambi perché li hanno messi nell'ordine sbagliato. È una religione molto comune e maliziosa, in cui l'intero scopo è prima di tutto "Siate di buon conforto", una religione in cui, quando un uomo si converte, è abituato a dire di essere reso felice. Questa religione è abbastanza vera fino a quando non la si spinge all'estremo. Ci sono migliaia di giovani nelle nostre chiese che tornano a casa la domenica sera e dicono: "Beh, penso di essere salvato, mi sento così felice stasera", e il lunedì mattina si alzano e dicono: "Non credo di sentirmi molto più felice di quanto mi sentivo il sabato", e pensano di essere persi di nuovo

(1.) Ora, l'idea della nostra religione, prima di tutto, è quella di farci sentire felici? In caso affermativo

(1) Posso trovare un'idea più elevata della vita al di fuori della religione. Vieni con me nell'Abbazia di Westminster. Qui sono sepolti eroi, viaggiatori, esploratori che hanno sfidato la morte in mille forme e hanno attraversato ogni sorta di pericoli e agonie. Che cosa importava loro di sentire? Gettarono al vento la sensazione e dissero: "Ecco, è lì che devo arrivare, ed è lì che andrò" e, per nulla scoraggiati, andarono e la raggiunsero. E qui si ottiene una lapide di tutto rispetto, dorata, magnifica. Leggerai l'iscrizione? "Qui giace un uomo che si sentiva felice". Pensa a questo come a uno scopo nella vita

(2) È un fallimento. La religione, per rendermi perfettamente felice, deve cambiare la mia natura, in modo che tutte le circostanze contribuiscano alla mia felicità, oppure cambiare le mie circostanze in modo che la mia natura trovi sempre in esse ciò che mi rende felice. Vero? Mi viene il mal di denti; Trovo che mi faccia male dopo la conversione tanto quanto prima

(3) Non tratteresti i tuoi figli in questo modo. Ho un ragazzo a casa. Non credo che mi abbia mai detto una bugia; ma pensate se, un giorno, venisse tutto rosso e singhiozzante, e mi confessasse: "Padre, ho detto una bugia!" Ora, dovrei dire: "Beh, ragazzo mio, non voglio che tu ti senta così. Scappa; tira fuori le tue biglie; Voglio che tu ti senta felice"? Neanche un po'. Vorrei che quel ragazzo si sentisse davvero molto infelice. Se Cristo è venuto solo per dirmi: "Non preoccuparti del peccato, va bene, l'ho sistemato io; Ora te ne vai. Voglio che tu ti senta felice", dico che sarei un uomo migliore, se, con tutta l'angoscia dei secoli, si dovesse produrre in tutto e per me un grande, profondo orrore per la cosa che è male. Non avete imparato la prima lezione della Croce, se non avete visto portato fuori e inchiodato agli occhi del cielo ciò che Dio pensa del peccato, come lo odia Lui, che deve spazzarlo via subito

(2.) Qual è lo scopo della vera religione di Gesù Cristo? È per aiutarci a pensare di più a Gesù e ad essere più simili a Lui. Come preghi? "O Signore, vestimi, nutrimi, abbi cura di me, fammi prosperare negli affari, rendimi più felice e riportami a casa in cielo quando morirò, per amore di Gesù Cristo. Amen". Ebbene, la vostra religione è semplicemente un ingrassatore del vostro egoismo. "Ma", dite, "non dice: 'Dacci oggi il nostro pane quotidiano'?" Ay! Ma hai tralasciato qualcosa. "Padre nostro, che sei nei cieli", ecc., tutto questo prima di tutto. Ecco perché siete qui, per questo Dio ci dà la crosta del pane. affinché il suo nome sia santificato, che venga il suo regno, che sia fatta la sua volontà: "Dammi oggi la mia crosta di pane". Non devi chiedere il tuo pane finché non hai messo Dio al Suo giusto posto. Primo, metti Cristo sul Suo trono; pensate: "Ora devo glorificarlo". Cosa non farebbe questo per il mondo? Quanto velocemente la Chiesa dovrebbe conquistare il mondo quando ogni uomo ha fatto la fine della sua religione, non il suo piccolo io, non la sua fuga verso il cielo; ma quando l'intero scopo di se stesso in tutto e in ogni luogo dovrebbe essere quello di far sì che il mondo intero pensi bene di Cristo

(IV.) Molti perdono sia la perfezione che la felicità perché tralasciano del tutto la parte del Signore

(1.) Qualche grande impulso ti coglie e dici: "Sì, questo è ciò che devo essere, e questo è ciò che sarò". Stammi bene. Quanto durerà? Ah, quanto presto abbiamo detto - perché io sono stato uno di loro - "Beh, non va bene; Non posso". Non riuscivamo a mantenere la tensione. Se non riusciamo a trovare qualcosa di meglio dell'"io", rinunciamo. Nel momento in cui vado a prendere l'"io", vado a prendere nel fallimento. Ce ne sono alcuni che ci riescono. Ho incontrato persone che si sono rese perfette, le persone più terribili che abbia mai conosciuto, perché hanno ristretto e concentrato tutto il loro pensiero su se stesse. Hanno cominciato a scheggiarsi e a tagliarsi gli angoli, e hanno fatto cento angoli per tagliarne uno. Si sono carteggiati e si sono insabbiati con acido solforico, e alla fine, dopo due, tre, quattro, cinque anni di quell'agonia concentrata, di sforzo e di autocoscienza, hanno tirato fuori cosa? Perché, cos'altro ci si può aspettare? da cinque a sei piedi di "io" lucido: è tutto "io, io, io". Non posso credere molto nella perfezione quando guardo alla natura umana; Ci credo ancora meno quando mi guardo; ma quando guardo Gesù non posso fare a meno di credere nella perfezione allora

(2.) "Sii di buon conforto", perché non è il mio sforzarmi e sacrificarmi e mettermi nel fuoco e sciogliermi e ridurmi in uno stampo a immagine e somiglianza di Cristo; è l'allontanarmi da me stesso, dimenticare me stesso, portare una nuova consapevolezza. Non è il mio scalare l'altezza scivolosa; è Cristo che scende da quell'altezza verso di me, e dice: "Anima, quest'opera è mia, non tua; e voglio che tu mi lasci entrare e lo faccia per te". "Siate perfetti", sì, con un tale Salvatore. "Sii di buon conforto": sì, perché è opera Sua, non mia. Sta dicendo: "Mio Signore! Tu farai tutto". "Comodità": che cosa significa? "Co.", che significa "azienda"; "Forte", che significa "forza", rafforzamento da parte della compagnia. Si può scrivere santità solo in cinque lettere: GESÙ. La perfezione non è altro che lasciare che Gesù faccia a modo Suo con noi in ogni cosa: Gesù, un Salvatore perfetto. Il mio Maestro non farebbe un filo d'erba imperfetto, una margherita imperfetta, un ragno imperfetto, e pensate che lascerà che il Suo Figlio perfetto mostri tutte queste cose e che la redenzione non ne mostrerà nulla? No. E ora qualcuno mi dirà: "Non devo fare nulla? Per esempio, se sono tentato di peccare, non devo resistere?" Ebbene, non ti consiglierei. "Ebbene, ma non dice: 'Il tuo avversario, il diavolo, come un leone ruggente, va in giro, cercando chi possa divorare; chi resiste'?" Una volta pensai che fosse così, ma guardai di nuovo, e scoprii che prima che Pietro dicesse una parola al riguardo, egli disse: "Umiliatevi, dunque, sotto la potente mano di Dio". Mettiti subito sotto la potente mano di Dio, poi voltati e di': "Ora, diavolo, non ho paura di te nemmeno un po'". La prima cosa che devi fare prima di resistere è scappare da Gesù. (Mark Guy Pearse.) Sii d'accordo, vivi in pace.-

Unità cristiana:-La sua natura, qui raccomandata, sembra essere sufficientemente espressa dalla parola concordia, o unanimità

(1.) Questo accordo è così necessario che gli uomini malvagi non possono eseguire i loro piani senza un accordo temporaneo, fondato, in mancanza di principi migliori, o sull'interesse reciproco di tutte le parti, o su una sorta di onore fantastico, che risponde al suo scopo se le tiene insieme, fino a quando l'atto delle tenebre è compiuto e la preda divisa. Se il regno di Satana fosse diviso contro se stesso, dovrebbe presto cadere

(2.) Se consideriamo la discordia al momento della sua introduzione nel mondo, troveremo che era triplice

(1) Tra Dio e l'uomo, causato dalla trasgressione dell'uomo, che lo ha allontanato dal suo Creatore, che da allora in poi ha temuto

(2) Tra l'uomo e se stesso, causato dalle accuse di coscienza che ne derivano

(3) Tra uomo e uomo, a causa di desideri e passioni indisciplinati, che interferiscono continuamente e non devono mai essere soddisfatte

(3) In opposizione a questa triplice discordia, introdotta nel mondo dallo spirito maligno, la concordia operata nella Chiesa dallo Spirito buono di Dio è parimenti triplice. L'uomo è riconciliato con Dio per mezzo della giustizia di Cristo, mediante la fede; a se stesso con la risposta di una coscienza così purificata dal peccato; e ai suoi fratelli con la carità cristiana sparsa nel suo cuore

(4.) Tutte queste operazioni operano un solo e medesimo Spirito; donde l'unità, di cui stiamo parlando, è chiamata "l'unità dello Spirito", che è rappresentata come circondare tutte le cose in cielo e in terra con un vincolo di pace. E lo Spirito per la Chiesa, o corpo di Cristo, non è forse ciò che il soffio è per il corpo naturale?

(II.) Per indurre i fratelli a "dimorare insieme in unità", sembra che Dio abbia impiegato ogni tipo di argomento. Lui ha eretto entrambi i mondi sulla base della concordia, e ha fatto dell'armonia che sia, per così dire, la vita e l'anima dell'universo

(1.) Contemplando le scene della natura, dove in verità non c'è né voce né linguaggio, è impossibile non osservare come gli elementi cospirino per servire Dio e per benedire l'umanità

(2.) Da un'indagine della natura, procediamo a ispezionare la forma e la costituzione dell'uomo stesso, che sussiste per l'unione di due parti molto diverse, un'anima e un corpo, tra le quali c'è una specie di matrimonio che non deve essere sciolto "finché morte non si separi". Né meno osservabile è l'unione che si instaura tra i membri di cui il corpo è composto, e dai cui reciproci buoni uffici è sostenuto e conservato

(3) Non è più necessario che le membra siano unite nel corpo, di quanto l'umanità sia unita nella società civile. L'uomo viene al mondo impotente. Ed è per questo che una Provvidenza onnisciente ha impiantato nella nostra natura quell'affetto che si trova a prevalere tra genitori e figli, fratelli e sorelle, quelli della stessa famiglia, parentela, casa, città, nazione, età o vocazione. Questi sono i mezzi usati per invitare e quasi costringere gli uomini a vivere in pace e concordia

(4.) Vediamo ora come si trova la comodità in quel mondo spirituale

(1) E qui, se guardiamo in alto e contempliamo per fede la gloria dell'eterna Trinità, dobbiamo subito prostrarci, come gli anziani, davanti al trono, e nella potenza della maestà divina adorare l'unità. E come sono uno, così tutti gli angeli e gli spiriti benedetti nei cortili del cielo fanno udire il loro suono come uno solo nel benedirli nei secoli dei secoli. Non si sente una nota discordante in tutto quel coro celeste

(2) Dal cielo scendiamo di nuovo sulla terra con Colui che ha fatto così, per noi uomini e per la nostra salvezza, al fine che, come il corpo e l'anima sono un solo uomo, così Dio e l'uomo possano essere un solo Cristo, che doveva vivere e morire per noi, per soffrire e salvare; come uomo a soffrire e come Dio a salvare

(3) Con l'unione di Dio e dell'uomo nella persona di Cristo, un'altra unione è stata realizzata tra Cristo e la Chiesa. Poiché la vite è unita ai tralci che ne scaturiscono? - "Io sono la vite, voi siete i tralci". Il capo è forse unito al corpo? - "Dio lo ha costituito capo sopra tutte le cose, alla Chiesa, che è il Suo corpo". C'è forse una stretta unione tra marito e moglie? - «Questo è un grande mistero, ma io parlo di Cristo e della Chiesa».

(4) Da ciò dovrebbe derivare un'altra conseguenza, cioè un'unione tra i cristiani. Uniti a un capo comune, dovrebbero essere uniti allo stesso modo l'uno all'altro. "Voi siete il corpo di Cristo, e le membra in particolare". Per concordia nella Chiesa, il regno di Cristo è stabilito sulla terra, come in cielo, dove non c'è ribellione o opposizione alla volontà di Dio, ma tutti sono unanimi nel farlo. Con il vangelo, l'inimicizia è stata abolita, e non si sarebbe mai più dovuto sentir parlare

(II.) Come possiamo svolgere al meglio questo dovere

(1.) "Conosci Dio e sii in pace"; sii in pace con Lui e con la tua coscienza, e allora sarai in pace con tutti coloro che ti circondano

(2.) Sforzati, per grazia di Cristo, di moderare i desideri delle cose terrene. "Da dove vengono le guerre e i combattimenti tra di voi? Non vengono essi di qui, anche per le vostre concupiscenze, che combattono nelle vostre membra?" (Bp. Horne.)

Unità, pace e beatitudine:-

(I.) "Sii d'accordo". Non ci siano divisioni fra noi riguardo alla dottrina biblica, all'esperienza cristiana o al dovere religioso

(1.) Le dottrine sono la gloria della rivelazione

(2) Ancora, l'unità per quanto riguarda le concezioni dell'esperienza cristiana è della massima importanza per la Chiesa

(3.) "Siate della stessa mente" in vista del dovere cristiano; siate unanimi nel far avanzare il regno del nostro Signore Gesù

(II.) "Vivete in pace". Questa è la seconda ingiunzione del testo. Vivere in pace è un vero correlativo dell'essere di una sola mente. La simpatia spirituale del sentimento accompagna dolcemente l'accordo nel sentimento. La religione è "prima pura, poi pacifica". 1. La natura della pace raccomandata include l'amore per i nostri fratelli in Cristo e la buona volontà verso tutti gli uomini

(2.) Gli obblighi verso la pace sono manifesti e molteplici

(1) La pace è il frutto dello Spirito. "Noi siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli".

(2) Il bene della Chiesa è un altro degli obblighi di vivere in pace

(3) La felicità dell'individuo è un obbligo di vivere in pace

(4) Il rispetto per la salvezza degli altri è un obbligo di vivere una vita di pace

(5) Lo stato celeste mostra gli obblighi di una vita di pace. Nessun angelo nella gloria turba l'armonia della dimora celeste

(3) Le manifestazioni della pace nella nostra vita possono essere brevemente illustrate in riferimento alla nostra Chiesa e alla sua relazione con le altre Chiese

(1) Nella nostra Chiesa, le manifestazioni della pace consistono, in parte, in un trattamento gentile e conciliante di tutte le questioni settoriali

(2) Un altro modo in cui la pace può essere mostrata, consiste nell'evitare i pericoli derivanti da partiti formati nell'ammirazione degli uomini

(3) Una vita di pace può essere ulteriormente manifestata nella Chiesa nei nostri rapporti personali con i nostri fratelli. Tutti noi "preghiamo per la pace di Gerusalemme".

(III.) Prima unità; poi la pace; poi la beatitudine. "Il Dio dell'amore e della pace sarà con te". Che indicazione di speranza delle benedizioni che seguono l'unità e la pace si trova negli stessi nomi qui rivendicati da Dio! "E il Dio dell'amore e della pace sarà con voi". 1. Lui benedirà la Sua Chiesa con la presenza del Suo Spirito Santo". 2. Ancora, "il Dio dell'amore e della pace sarà con voi", per allargare la prosperità della Chiesa nella sua provvidenza

(3.) Il Dio dell'amore e della pace sarà con i Suoi discepoli amorevoli, per coronarli con la salvezza nella Sua gloria. "Lui abbellirà i mansueti con la salvezza". (C. V. Rensselaer, D.D.)

La città della pace:-

(I.) Le sue mura, l'unità, la concordia

(II.) Le porte

1.) Innocenza; 2. Pazienza; 3. Beneficenza; 4. Ricompensa o soddisfazione; 5. L'umiltà: la piccola postierla

(III.) I suoi nemici

1.) Ostilità all'esterno; 2. Ammutinamento interno

(IV.) Il governatore-Dio, che possiede l'autorità suprema

(V.) La legge, la legge di Cristo

(VI.) Il palazzo, il tempio dove Dio è adorato

(VII.) Il fiume: prosperità

(VIII.) La vita dei cittadini: l'amore

IX. Lo stato generale della città: la felicità universale

X. L'eredità-la gloria eterna. (T. Adams.) E il Dio dell'amore e della pace sarà con te.-

Il carattere più alto e il compagno più alto:-

(I.) Il carattere più alto di Dio. "Amore e pace". 1. L'amore è l'attributo più alto di qualsiasi carattere. Superiore

(1) Potenza. I semplici animali hanno potere, ma non amore

(2) Saggezza

(2.) "Pace". Ovunque ci sia vero amore, c'è pace. Più forte è l'amore, più essenzialmente pacifica è l'anima. La pace implica

(1) Libertà dal rimorso. Ovunque ci sia un senso di colpa, non ci può essere vera pace

(2) Libertà dalla paura. La paura fa tremare l'anima come una foglia di pioppo tremulo al vento

(3) Libertà dall'egoismo. Un cuore egoista non può mai essere in pace; è come la marea nell'oceano. La gelosia, l'ira, l'orgoglio, la vendetta, che sono tutti figli dell'egoismo, sono antagonisti della pace. Lui è assolutamente libero da tutto questo: quindi Lui è un Dio di pace

(II.) Il più alto compagno per l'uomo. "Il Dio dell'amore e della pace sia con te". Nessun accompagnatore

1.) Così tenero. In tutta la nostra afflizione Lui è afflitto

(2.) Così saggio. Lui sa tutto di noi: ciò che siamo stati; ciò che saremo. Lui può risolvere i nostri problemi, chiarire tutte le nostre perplessità, confondere le macchinazioni di tutti i nostri nemici

(3.) Così costante. I compagni umani ci lasciano costantemente, sia per il cambiamento che per la morte. Ma Lui non lo farà mai

(4.) Così duraturo. Il dolore più grande della terra nasce dalla perdita di cari compagni. Ma nessun lutto può strapparlo da noi. (D. Thomas, D.D.)

14 2CORINZI CAPITOLO 13

2Corinzi 13:14

La grazia del Signore Gesù Cristo.-

La benedizione della Chiesa:

1.) Se un uomo è andato a trovare il suo amico, e lo vedi uscire dal cancello, è piacevole notare nella sua mano un cesto di frutta o un mazzo di fiori. Sarebbe molto imbarazzante, tuttavia, se la prova dell'amicizia fosse sempre un dono esteriore. Se un amico viene a trovarci, ci mettiamo a sua disposizione; E se andiamo a trovare un amico, siamo felici di ricevere il traboccare della sua vita nella nostra. Supponiamo ora che, sotto l'antica legge, un uomo avesse offerto un agnello in sacrificio a Dio, e avesse scoperto che le sue greggi non crescevano secondo la sua speranza, e avesse poi detto: "Non gli offrirò più agnelli". Non potremmo poi supporre che un amico saggio gli dica: "Dio ha fatto questo per mettere alla prova il tuo amore. Se amassi Dio, Gli offriresti anche l'ultimo agnello, pensando che è meglio avere l'Amico celeste che avere solo la Sua proprietà". Dio ci invita alla Sua presenza e desidera che proviamo grande piacere nel venire a vederLo; ed è certissimo che se siamo venuti con un vero umore amichevole, ce ne andremo, portando qualcosa nei nostri cuori, anche se nulla nelle nostre mani. Nessun uomo che gioisce della grazia di Dio si lamenta molto della provvidenza di Dio

(2.) Ora, quando veniamo in chiesa, Dio ci intrattiene e ci manda a dominare con una benedizione. È anche la benedizione della Chiesa; i.e., la Chiesa desidera che Dio conceda ai suoi membri la Sua benedizione, ed esprime la sua fede che Lui lo farà. Renderemo il testo: "Possano la vostra fede, la vostra speranza e il vostro amore essere riconfermati". Veniamo in diversi stati

(1) Ci sono persone che vengono in cerca della verità. Supponiamo, quindi, che nel sacro servizio venga detto qualcosa che il cuore sente sicuro. Il cuore grida a se stesso con gioia: "Tutto ciò che è dubbio, è vero". Allora l'uomo ha ricevuto un dono

(2) Ci sono altri che credono, eppure sono confusi. Ebbene, supponiamo che una persona sia molto stanca nel corpo e nell'anima, quasi senza speranza, e che si dica qualcosa che eccita la speranza. In primavera l'effetto della doccia si percepisce entro pochi minuti dalla sua caduta; e c'è quell'anima assetata di Dio che fa sì che la stagione della siccità sia davvero una primavera, quando una volta scende la pioggia. La speranza entra in questo petto stanco, e la speranza non è forse un dono?

(3) Poi ci sono persone, non prive di fede o di speranza, che anelano ancora alla compassione. Ora, se lo spirito della verità si irradia come amore e il cuore è confortato dall'amore, anche allora ha ricevuto un dono

(4) Fede, speranza, amore! C'è bisogno di distinguerli in questo modo? No. Non si può mai credere un po' di più, senza cominciare a sperare anche loro, e senza sentire il bagliore dell'affetto. Quando uno di questi tre diventa prominente, gli altri due sono visti accanto ad esso come in ombra; e a volte si prendono per mano fraterne, e con una luminosità comune appaiono come uguali. Questi tre stati del nostro spirito sono un'espressione equivalente per la benedizione pronunciata nelle parole del nostro testo. Lasciate che vi mostri questo

(I.) "La grazia del Signore Gesù Cristo". 1. Ricorda i casi in cui nostro Signore ha mostrato grazia. Quando Lui parlò tra i suoi concittadini, "si meravigliarono delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca"; Parole così sincere e gentili che nessuno aveva mai sentito prima. Un lebbroso gli disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». Gesù lo toccò; ciò che la natura detesta la grazia può amare. In un'altra occasione l'unico figlio di sua madre veniva portato alla tomba. Gesù pose la mano sulla bara. Si è trattato di una manipolazione presuntuosa? No; Questa è stata la mano della grazia. Il giovane si alzò e sua madre lo accolse per mano della grazia di Dio. Ricordiamo come il nostro Salvatore disse: "Non peccare più", eppure non pronunciò alcuna parola di condanna per il peccato che era stato commesso. La sua vita abbondò di parole di grazia, guarigioni e perdoni, che mostravano il tenero e compassionevole favore con cui Lui ci considerava tutti nella nostra debolezza, dolore e peccato. Questa è la grazia. Attraverso tale grazia l'amore ci fa credere in esso

(2.) Ora potremmo dire, perché non mettere al primo posto l'amore di Dio? Qual è la prima, la porta o la casa? Se Dio ha una grande dimora d'amore, Lui deve fornire una porta per essa, altrimenti non entreremo mai. La grazia è la porta dell'amore. L'amore è più grande di qualsiasi suo atto. C'è di più nell'amore di una madre che nel suo tocco gentile. C'è di più nell'amore del padre che nel suo dono al figlio nel giorno del suo compleanno. Allo stesso modo, l'amore di Dio è più di qualsiasi Suo atto, più persino della Sua grazia, il suo stesso esempio principale e più espressivo; E perché siamo introdotti attraverso la grazia nell'amore, ma per poter confidare in quell'amore e confidare in esso sempre. Così possiamo applicare le parole del Battista: "Lui che viene dopo di me è preferito a me, perché Lui era prima di me". La grazia vince la nostra fede, e allora attraverso la sua fiducia abbiamo un nostro amore che risponde al grande amore generale di Dio. Ciò che "viene dopo" la nostra fede, dunque, è l'amore, il quale, pur venendo dopo di essa, è "preferito ad essa", perché "era prima di essa".

(II.) L'amore di Dio. Supponiamo, ora, che abbiamo fede; Qual è il nostro stato? Ho visto una bambina perplessa per aver perso a Hampstead Heath - non un deserto molto grande e terribile - sua sorella, e piangere perché la sorella era a pochi passi di distanza, nascosta da un cespuglio. Così può essere con il nostro cuore debole; perché nei nostri tempi di solitudine siamo tutti bambini, e gridiamo a Dio: "Dov'è?" Ora, "la grazia di Dio" è la Sua risposta al nostro grido. Dio dice al mondo perduto: "Eccomi". Quando abbiamo trovato Cristo, allora abbiamo trovato Dio; abbiamo trovato il Padre nostro; Ora riposiamo nella nostra fede. Ma per che cosa abbiamo trovato il nostro Padre? Se il bambino ha trovato sua sorella o sua madre, se ne andranno insieme a casa, e allora ci saranno molte felici opere d'affetto. Se un uomo ha trovato Dio come suo Padre attraverso Gesù Cristo, allora quell'uomo è introdotto in tutta la lunghezza e l'ampiezza della partecipazione umana ai benefici divini. L'amore di Dio si manifesterà generosamente in tutto ciò che imparerà e in tutto ciò che farà. Da questa fede, dunque, scaturirà una speranza. Lui non può essere accolto in unione con Dio senza rimanereouniti in un senso tale che egli guarderà costantemente avanti con speranza, sentendo che tutto è a posto, che qui e nell'aldilà saranno date tutte le istruzioni e le benedizioni necessarie

(III.) "La comunione dello Spirito Santo". Se si confida nella grazia di Dio in Cristo, e si spera nell'amore di Dio, così ampiamente rivelato in Cristo, allora riceviamo in noi stessi una vita che ci conduce per progressione verso tutta la pienezza che è in Dio. Dio, per mezzo di Cristo, soffia in noi il suo Spirito; Questo lo riceviamo, non da soli, ma insieme gli uni agli altri. Dio, attraverso Cristo, inizia impartendo al nostro cuore la fede nella Sua grazia, e la speranza attraverso la Sua grazia in tutta la Sua bontà; e sapendo e sperando in ciò, dimoriamo nel Suo amore. Cristo ci dona il Suo Spirito misericordioso, e tutti i movimenti in avanti dello Spirito guida sono in armonia con la "grazia di Dio". La comunione dello Spirito Santo è, in altre parole, la condivisione di una vita comune di sacro amore, mediante la quale sentiamo fratellanza gli uni con gli altri, e per mezzo della quale progrediamo in avanti guidati dai nostri motivi interiori purificati, e attraversando, secondo le nostre capacità, la lunghezza e l'ampiezza di quel regno di cose che Dio ci ha dato per esercitarci e per arricchirci. Tale è la comunione dello Spirito Santo; la comunione dell'amore, in una speranza riposta in Dio, mediante la fede creata e nutrita dalla sua grazia. (T. T. Lynch.)

La benedizione trina:-Considera la benedizione particolare di ogni persona della Santissima Trinità che San Paolo desidera per i Corinzi

(I.) "La grazia del Signore Gesù Cristo". Per "grazia" del Signore Gesù Cristo sembra intendere la Sua benevolenza, il Suo benevolo favore nell'esercizio pratico e perpetuo. Quando San Paolo desiderava e pregava che i Corinzi potessero essere benedetti con la grazia del Signore Gesù Cristo, intendeva proprio questo: possano tutte le benedizioni dell'incarnazione, della redenzione e dell'intercessione di Cristo essere sempre con voi, Corinzi. La benedizione del perdono divino, della purificazione spirituale, della riconciliazione con Dio; la benedizione dell'unione con Cristo e quindi l'unione e la comunione con Dio; la benedizione della santificazione progressiva, ecc. Quando la grazia di Cristo è con un uomo, significa che tutto il cielo è con quell'uomo; che ogni benedizione possibile e buona per un uomo gli sia concessa, secondo la sua capacità di riceverla. La grazia del Signore Gesù Cristo è menzionata per prima, perché tutte le benedizioni del cielo per l'uomo iniziano con la grazia, il favore o la buona volontà di Cristo verso l'uomo. Cristo è il punto di partenza dell'uomo in tutte le sue relazioni con Dio, essendo Lui il Mediatore tra Dio e l'uomo. A meno che il nostro Mediatore non sia prima misericordiosamente disposto verso di noi, come è possibile ricevere da Dio una qualsiasi di quelle benedizioni che sono il risultato della Sua mediazione? "Mediante il quale anche noi abbiamo accesso, mediante la fede, a questa grazia nella quale siamo". Non è forse vero che per mezzo di Cristo abbiamo accesso ad ogni grazia di Dio?

(II.) "L'amore di Dio". L'amore di Dio è la fonte della triplice benedizione menzionata nel testo. Tutte le benedizioni celesti procedono dall'amore di Dio, tramite la grazia del Signore Gesù Cristo, mediante la comunione dello Spirito Santo. Per amore di Dio nel testo si intende non semplicemente l'amore di benevolenza che Dio ha per tutte le Sue creature in comune, ma ciò che i teologi chiamano l'amore di compiacimento, che Dio ha per coloro che sono solo le membra viventi del Figlio di Dio, che sono i fratelli del Signore Gesù Cristo, attraverso l'unione spirituale con Lui. È questo amore di Dio, l'amore del Padre Divino per i Suoi figli adottivi, che sono i membri del Suo caro Figlio, che San Paolo desidera e prega possa essere la benedizione dei Corinzi. L'amore di Dio comprende veramente tutte le benedizioni. San Paolo avrebbe potuto dire: La potenza di Dio, la protezione di Dio, la guida di Dio, la pace di Dio, siate con voi Corinzi; ma invece di ciò disse ciò che comprende tutto: L'amore di Dio sia con voi. Se l'amore di Dio è con noi, tutto è con noi perché sia possibile per l'uomo avere da Dio

(III.) "La comunione dello Spirito Santo". Con questo si intende la comunione, l'associazione, la compagnia dello Spirito Santo o, in altre parole, la presenza e l'opera dello Spirito Santo. È per mezzo della comunione o della presenza e dell'opera dello Spirito Santo che l'amore di Dio si diffonde nei nostri cuori e la grazia del Signore Gesù Cristo viene trasmessa a noi. Lo Spirito Santo è l'Agente Divino o Vicegerente per mezzo del quale Dio Padre e Dio il Figlio portano avanti e compiono la loro opera nell'uomo. Quando San Paolo dice ai Corinzi: "La comunione dello Spirito Santo sia con voi", è come se dicesse: "Prego che voi Corinzi possiate avere sempre lo Spirito Santo dentro di voi come vostro Divino Ospite e Compagno, per illuminarvi, per rafforzarvi, per confortarvi, per guidarvi; per riempirvi dell'amore, della gioia e della pace di Dio; per formare in voi un carattere santo simile al carattere di Cristo; per renderti adatto per la tua ammissione alla gloria celeste di Cristo". Tale, dunque, è la benedizione trina del Dio Uno e Trino. Se non ci fosse una Trinità di Persone nella Divinità, questa benedizione apostolica sarebbe del tutto incomprensibile e il suo linguaggio del tutto fuorviante. Osservate in questa benedizione la benedizione di tutte le benedizioni, in confronto alle quali tutte le altre benedizioni sono assolutamente prive di valore. Che le parole di questa benedizione apostolica siano considerate come una realtà. Quando vengono pronunciate, tutti credano che la benedizione che essi espongono è veramente trasmessa a tutti coloro che la ricevono devotamente. Non lasciate che siano ascoltati con spirito formale. (H. G. Youard.)

La Divina Trinità:-La dottrina cristiana della Trinità ci insegna come il Dio Infinito si è fatto conoscere agli uomini. Dio, come lo è Lui in Sé, nessun uomo può comprenderlo

(I.) Gli uomini hanno sempre creduto in un potere più alto e più grande di loro. Nei tempi antichi popolavano il mondo invisibile con innumerevoli divinità, che presiedevano agli affari umani. Ma al di sopra di tutte le altre una divinità era suprema: Giove, il padre degli dei e degli uomini. Come bambini che hanno smarrito la strada di casa, hanno lottato e pregato e cercato di scoprire un Dio e un Padre, al quale poter obbedire filiale. In questi ultimi giorni ci è stato detto che tutti questi sforzi sono inutili. Legge, forza, ordine: queste sono le ultime scoperte della ricerca; questi sono gli dei del nostro moderno Pantheon. Ma nessuna dottrina del genere potrà mai soddisfare l'anima che ha cominciato a desiderare Dio. Sono sicuro che la mia personalità non può essere il risultato di una legge e di una forza cieche. La prima causa da cui provengo deve essere, come me, una persona, solo infinitamente più grande. Quindi non c'è nulla di misterioso nella dottrina cristiana della Trinità, in relazione al Padre eterno. Piuttosto, chiarisce i misteri, dicendoci che le leggi e le forze all'opera nel mondo e in noi stessi sono le operazioni di quel Padre Divino e misericordioso al quale è nostro privilegio più benedetto prestare obbedienza filiale

(II.) Ma abbiamo bisogno non solo di un Padre Divino, ma di un Figlio Divino. Noi esigiamo la rivelazione non solo di una legge perfetta e di una volontà suprema, ma anche la rivelazione di un'obbedienza perfetta e divina. Conosciamo la paternità perfetta di Dio; ciò che vogliamo è una filiazione perfetta per colmare l'abisso tra noi e Dio, una filiazione in cui la volontà di Dio e l'obbedienza dell'uomo si fonderanno in una vita bella e benedetta. Vogliamo non solo l'amore del Padre, ma la "grazia" di un Figlio perfetto. Non ci deve essere da qualche parte un ideale perfetto di ciò che l'uomo dovrebbe essere; e dove si può trovare questo Ideale se non nella mente di Dio? Ma notate come la dottrina cristiana della Trinità si riduce ai bisogni più estremi dell'uomo decaduto. Per redimerci dal peccato, la Figliolanza Divina è stata rivestita di carne; passato attraverso tutti i cambiamenti della vita mortale, dalla culla alla tomba. Qui, dunque, a torreggiare sopra le rovine della nostra razza, c'è la perfetta virilità di Gesù Cristo. Sempre vivo per intercedere per noi è questo Divin Figlio, che ha vinto il peccato, la morte e l'inferno con la paziente sottomissione e con l'obbedienza filiale alla volontà del Padre

Se, quindi, siamo così avvicinati al Padre attraverso il Figlio, deve essere il nostro più alto privilegio mantenere una costante comunione con l'onnipresente Spirito di Dio. (F. W. Walters.)

Comunione umana e divina:-La grande benedizione della Chiesa cristiana non invecchia mai e non diventa mai monotona. È come il sole, che sorge su di noi ogni giorno della nostra vita con una fresca bellezza; o come le nostre amicizie più vere, che sono sempre nuove. Non c'è benedizione di cui c'è più continuamente bisogno della "comunione dello Spirito Santo". Andiamo, quindi, prima ai fatti perpetui e universali della vita umana, perché il cristianesimo li usa sempre ed è in armonia con essi. E uno dei fatti più profondi di questi è il bisogno perpetuo dell'uomo di rapporti sessuali e di fratellanza. Una vita di solitudine non è mai soddisfacente per un uomo veramente sano. Lui ha bisogno di un po' di comunione. E per tutta la sua soddisfazione ha bisogno di varie comunioni: con quelli sopra di lui, da cui dipende; con coloro che sono accanto a lui, che sono suoi pari; e con quelli sotto di lui, che egli aiuta. Tutte e tre queste relazioni forniscono la vita di un uomo completamente arredato. E l'essenza di tutte queste condivisioni è qualcosa di interiore; non è esterno. È nello spirito e nella simpatia, non nelle occupazioni esteriori. È comunione e non mero contatto. Ciò arriva al punto che, dove la comunione è perfetta, dove gli uomini sono veramente in simpatia l'uno con l'altro, il contatto o il rapporto esteriore possono talvolta essere assenti. Ciò di cui un uomo ha veramente bisogno, quindi, è una vera comprensione degli altri uomini; comunità di intelligenza che produce comunità di sentimenti, interesse per le stesse cose che producono gli stessi sentimenti. Questa è la comunione. E poi il secondo fatto è che le comunioni o le comunioni degli uomini sono raramente dirette, ma avvengono attraverso un medium. Non sono la semplice simpatia degli uomini l'uno per l'altro per le qualità direttamente apprese, ma sono il risultato di un interesse comune per qualcosa che unisce gli uomini ed è l'occasione per cui viene eccitata la loro simpatia, l'atmosfera o l'elemento in cui vive la loro comunione. Non è forse così? Due figli della stessa famiglia crescono nell'amore cordiale l'uno per l'altro; Ma il loro amore è un amore per e nella famiglia. Non si sono scelti deliberatamente come amici, ma i loro cuori erano spinti nella stessa direzione, verso lo stesso padre, la stessa madre, la stessa vita familiare, e così si sono incontrati e hanno imparato a conoscersi. Così due studiosi trovano il loro elemento di comunione nel loro studio comune. Due uomini d'affari si raggiungono e diventano amici attraverso i loro affari comuni. E due riformatori entrano nella vita l'uno dell'altro nell'indignazione o nell'entusiasmo di una causa comune. In ogni caso si vede che l'unione degli uomini si realizza attraverso un terzo termine, un elemento in cui entrambi entrano, e in cui si trovano come non potrebbero farne a meno. Questo è il modo in cui gli uomini vengono ad essere riuniti in quei gruppi che rendono la varietà e il pittoresco della vita umana. Ora, è nell'applicazione di questa stessa idea che si trova, credo, la chiave di questa frase, "la comunione dello Spirito Santo". Ancora una volta c'è un elemento, un'atmosfera, in cui gli uomini sono avvicinati, uniti come non sono sotto altri auspici, in nessun altro modo. Quell'elemento è Dio. Gli uomini si incontrano l'un l'altro, quando si incontrano in Lui, con particolare fiducia, sincerità, franchezza e verità. Proprio come c'è un certo carattere che appartiene ai rapporti degli uomini che si incontrano come i perseguitori di un affare comune, e così si incontrano nella comunione di quell'affare; e come c'è un altro carattere che appartiene al rapporto degli uomini che si incontrano come discepoli di un certo studio, e quindi si incontrano nella comunione di quello studio, così c'è un altro carattere ancora più profondo e completo che appartiene alla comunione degli uomini che vengono ad avere qualcosa a che fare l'uno con l'altro come servi di Dio, e quindi la cui comunione è la comunione di Dio. E ora fai un passo avanti. Chi è lo Spirito Santo? Lui è la Divinità effettivamente presente. Lui è Dio continuamente in mezzo agli uomini e tocca la loro vita quotidiana. Lui è il Dio del continuo contatto con l'umanità. La dottrina dello Spirito Santo è una protesta continua contro ogni tendenza costantemente ricorrente a separare Dio dal mondo attuale. Dovunque la comunione e il rapporto degli uomini hanno un carattere peculiare, perché nascono dalla presenza di Dio tra gli uomini; ovunque i rapporti degli uomini l'uno con l'altro, o il valore che gli uomini hanno l'uno dell'altro, è colorato dall'influenza della verità che viviamo in un mondo pieno di Dio; ovunque la nostra comunione reciproca abbia luogo attraverso di Lui, la sacralità e l'utilità di ciò che siamo gli uni per gli altri risultano da ciò che Lui è per tutti noi, allora la nostra comunione è una comunione dello Spirito Santo. Non dubito che ci sia una filosofia più profonda in questo di quanto possiamo capire. La verità biblica è che lo Spirito Santo è "il Signore e Datore di vita". Il potere della vita è il potere dell'unità ovunque. È la presenza della vita in questi nostri corpi che impedisce loro di cadere a pezzi. Nel momento in cui la vita se ne va, arriva la dissoluzione. E così la vita, che è il dono dello Spirito Santo, anzi, che è la presenza dello Spirito Santo nella società o nell'anima, è il potere dell'unità nella società o nell'anima. La società in cui non c'è presenza di un Dio vivente cade nell'anarchia e cade a pezzi. L'anima in cui non c'è presenza di un Dio vivente perde l'armonia con se stessa, si distrae. Ancora una volta, la nostra idea trova la sua illustrazione nei diversi caratteri delle diverse famiglie. Sollevate il sipario, se volete, da due case, entrambe felici e armoniose, nessuna delle quali macchiata di vizio né disturbata da litigi. Uno di loro è una famiglia di questo mondo nel suo complesso. Le relazioni domestiche sono forti e calorose. Ci sono tutti gli amori di marito e moglie, di genitori e figli, di fratelli e sorelle. Si dimostrano in tutti i tipi di uffici. Ognuno aiuta l'altro, e non ci sono gelosie, né lotte. Ecco l'immagine migliore della comunione dell'affetto familiare. Ora guarda nell'altra casa. Tutto è uguale, ma con questa differenza: che qui c'è un senso di Dio sempre vivo, forte, vivido, amorevole. Reale come il padre o la madre, reale come il fratello o la sorella, Dio è qui. Nessuna azione viene mai compiuta al di fuori della Sua presenza. Lui si fa sentire nell'educazione dei bambini. I figli sono i Suoi doni. L'amore di ogni membro della famiglia per gli altri è tutto colorato di gratitudine verso di Lui. Tutto quell'amore è approfondito perché ognuno desidera per ogni misericordia sacra e spirituale. Tutti questi amori che c'erano prima vanno ancora avanti, ma sono tutti circondati e assorbiti in un unico grande amore comprensivo; e chi entra dalla porta di quella casa convertita li sente tutti in una musica più profonda e ricca, le stesse melodie ancora, piene solo della potenza della nuova atmosfera in cui vengono suonate. E lo stesso vale per l'amicizia. Due uomini che si conoscono da anni diventano insieme i servi di Cristo. Il Suo Spirito viene a loro. Iniziano la nuova vita di cui Lui è il centro e l'anima. Come cambia la loro vecchia amicizia! Com'è tutto uguale, eppure quanto è diverso! Apre profondità e altezze che non avrebbero mai sognato. Dove prima facevano così poco l'uno per l'altro, ora possono fare così tanto. Dove prima si toccavano solo all'esterno, ora tutta la loro natura si fonde. Uno dei cambiamenti più preziosi che giungono a un'amicizia umana quando è così approfondita in una comunione dello Spirito Santo è la certezza della permanenza che essa acquisisce. C'è sempre una diffidenza e un sospetto di instabilità nell'amicizia che non ha le basi più profonde. Non ci sono risposte certezze per il futuro. Questo deve essere così in una certa misura con un affetto in cui ciascuno è tenuto all'altro solo dalla continuazione della simpatia personale. Ma quando l'amicizia entra in Dio, e gli uomini sono legati insieme attraverso la loro comunione con Lui, tutta la forza di quell'unione superiore autentica e assicura la fedeltà e la perseveranza dell'amore che è legato ad essa. Le anime che si incontrano in Dio possono ben credere che si sosterranno l'un l'altra eternamente come Lui sostiene ciascuno di loro e ciascuno lo stringe. E lo stesso potere che assicura la perpetuità dell'amicizia deve anche assicurare una più ampia gamma di simpatia e di empatia tra gli uomini. Quanto più le associazioni degli uomini giungono a consistere in ciò che è essenziale, e non in ciò che è meramente formale, tanto più grande diventa la cerchia dei simili di un uomo con i quali egli può avere relazioni di cordiale interesse. Gran parte della nostra comunione con gli uomini è una comunione, non di spirito, ma di forma. Ci associamo agli uomini perché ci capita di essere gettati con loro nelle mere circostanze della nostra vita; perché viviamo nello stesso circolo della società, e quindi le nostre abitudini sono le stesse; Perché stiamo cercando gli stessi fini della vita nello stesso tipo di azioni. E molto spesso le nostre simpatie sono limitate dalle stesse linee strette che limitano le nostre associazioni. Ma la comunione dello Spirito, la comunione dello Spirito Santo è qualcosa di più profondo, e quindi qualcosa di più ampio, di questo. Ovunque un'anima umana ami il Dio che amiamo, senta la Sua presenza, cerchi di fare la Sua volontà, anche se in forme e modi totalmente diversi dai nostri, la comunione dello Spirito Santo ci porta in simpatia con Lui. Non c'è influsso della vita cristiana più nobilitante, più piacevole di questo. Ti porta fuori dalla bassa valle della vita formale. Ti pone sulla vetta aperta della simpatia spirituale, vicino al sole. Da lì ti affacci in regioni insospettabili di nobile pensiero e di vita, con le quali non hai mai sognato di avere a che fare con qualcosa. Ma intanto non è forse un'ambizione molto alta e ispiratrice offrire a un uomo, che quanto più conosce e ama Dio, tanto più vedrà il nobile e il buono in tutti i suoi fratelli? Vorremmo credere negli uomini molto più di quanto vogliamo! Siamo quasi pronti ad arrenderci per la disperazione; La meschinità, la sporcizia, la crudeltà dell'umanità si affollano su di noi così. "Se cercherai sinceramente con l'obbedienza e l'amore di entrare in comunione con Dio, questi tuoi fratelli, che sono come libri sigillati con copertine macchiate, ti apriranno e vedrai bontà, nobiltà, verità, devozione, tutto in essi". Ecco la differenza tra filantropia religiosa e laica. La filantropia secolare ama e aiuta gli uomini direttamente, per se stessi. La filantropia religiosa ama e aiuta gli uomini in Dio. (Bp. Phillips Brooks.)

La benedizione apostolica:-

(I.) La grazia del Signore Gesù Cristo. Questo è menzionato per primo, non che sia il primo nell'ordine di queste grandi benedizioni; ma è più ovvio, più immediato, per il punto di vista di un cristiano: Gesù Cristo venne naturalmente prima della mente dell'apostolo, come il procuratore di tutte le benedizioni divine. E la "grazia" è menzionata come la proprietà peculiare di Gesù Cristo. La grazia denota un favore libero e sovrano. "La legge è stata data per mezzo di Mosè, ma la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo". La grazia di Gesù Cristo include

1.) Tutto ciò che Lui ha fatto e sofferto per la Chiesa. La Sua grazia lo ha attirato dall'alto nel nostro mondo e nella nostra natura: "Voi conoscete la grazia del Signore nostro Gesù Cristo", ecc. Tutto ciò che Lui sopportò durante il Suo soggiorno tra gli uomini, e specialmente nel Getsemani e sulla Croce, procedette dalla Sua grazia; tutta la pace, la speranza, la fiducia e la forza del Suo popolo sono altrettanti ruscelli che sgorgano da questa fonte

(2.) Tutto ciò che Lui fa ancora per la Sua Chiesa. Lui siede al di sopra come suo Sommo Sacerdote e Intercessore. A Lui è stato dato tutto il potere per gli interessi del Suo popolo, ed essi ricevono tutto ciò di cui hanno bisogno dalla Sua pienezza. Non conosceremo mai, da questa parte dell'eternità, la piena quantità dei nostri obblighi verso Cristo; il modo e la misura in cui Lui custodisce, dirige, santifica e conforta il Suo popolo

(II.) L'amore di Dio. Come la grazia di Cristo è meritoria, così l'amore del Padre è la causa originale di tutte le benedizioni spirituali. Il Padre è rappresentato nella Scrittura come l'origine della salvezza dell'uomo, come colui che dà e invia Suo Figlio. L'amore è il principio da cui procede ogni redenzione, e l'apostolo prega perché i suoi fratelli possano sentirsi oggetto di questo amore. Questa è la dignità, questa è la felicità, e non c'è nessun'altra cosa; per essere abbracciati tra le braccia del Padre Divino come suoi figli amati! San Giovanni si meraviglia di questo amore, ed esclama: "Ecco, che sorta di amore", ecc. Ma ricordiamoci che, se vogliamo godere dell'amore di Dio, dobbiamo obbedire ai Suoi comandamenti. Nessuna delle consolazioni dell'amore divino si trova in unione con la disobbedienza

(III.) La comunione dello Spirito Santo. Come il Padre ha origine e il Figlio esegue, è la parte dello Spirito a comunicare Se stesso in modo da cambiare e formare i Suoi sudditi. Come Cristo acquistò tutte le benedizioni divine, così lo Spirito dispensa le cose di Cristo. Come Cristo glorifica il Padre, così lo Spirito glorifica Cristo. Lui è il Vicegerente e il Delegato di Cristo, come Cristo del Padre. Ricordiamoci che un cammino adeguato è richiesto a coloro che vogliono godere della comunione dello Spirito. Dobbiamo stare attenti a non rattristarLo, con la resistenza; se rattristiamo questo Consolatore, dove spereremo di trovare conforto? Conclusione:1. Nel testo abbiamo una menzione distinta di tre persone divine. Nessuno negherà che il Padre e il Figlio sono Persone; è ragionevole concludere che anche lo Spirito è tale. Qui la "grazia di Gesù Cristo e la comunione dello Spirito Santo" non avrebbero mai potuto essere poste in così stretta contrapposizione con "l'amore di Dio", se, come alcuni hanno supposto, ci fosse stata una distanza infinita tra loro

(2.) La dottrina della Trinità non è un mero mistero speculativo. Ciascuna delle Persone Divine ha il Suo ufficio nell'economia della redenzione; e questo ci dà un'idea della grandezza e della dignità di quella redenzione, nell'economia alla quale c'è una tale cooperazione; il Padre lo concepisce, il Figlio lo esegue, lo Spirito applica. Com'è solenne e augusta l'opera di preparare un'anima alla gloria, quando ogni persona della Divinità ha la Sua parte particolare in quell'opera da eseguire. Che sorta di persone, allora, dovremmo essere? (R. Buco, M.A.)

La triplice benedizione:-È notevole che questo, che è uno dei due riconoscimenti più espliciti della Santissima Trinità, dovrebbe essere sotto forma di benedizione. Il fatto è di per sé un sermone. Ci dice, soprattutto, che la dottrina non è un oggetto di speculazione, ma una verità vivente. Ci richiama dalla metafisica alla vita. Dio si rivela a noi come una trinità di persone: il Padre eterno, di cui noi siamo figli; il Figlio eterno, che ci riporta la nostra figliolanza perduta; lo Spirito eterno, per il quale noi e tutte le cose viviamo. Eppure non sono tre Dei, ma un solo Dio. È una trinità di benedizioni. L'amore del Padre, la grazia del Figlio e la comunione dello Spirito vengono intorno a noi e ci avvolgono nelle ali della benedizione. Eppure non sono tre benedizioni, ma una. L'amore, la grazia e la comunione non sono diversi e separati; ma uno e lo stesso

(I.) L'apostolo inizia con la grazia del Signore nostro Gesù Cristo, perché questa sembra essere più vicina a noi; è, per così dire, la porta attraverso la quale passiamo al senso dell'amore di Dio. Grazia significa "dono". Era la parola che sembrava riassumere meglio ciò che Gesù Cristo ha fatto per noi, e include allo stesso tempo la redenzione, la conoscenza di Dio e la speranza della vita eterna. Il mondo era alla ricerca di redenzione, luce e speranza; aveva lottato con il suo dolore, con la sua tristezza, con il problema della sua delusione e del suo fallimento, e non poteva sempre battere l'aria in una battaglia infruttuosa; e stava arrivando sull'uomo, come la nebbia lenta si insinua sul bel paesaggio in un pomeriggio d'autunno, il senso di una disperazione suprema. E agli uomini venne la grazia, una fede sicura e certa che Dio era nel mondo, e non ci aveva lasciati ad essere la preda della passione, delle tenebre e della morte

(II.) La grazia del nostro Signore Gesù Cristo era anche, ed era quindi l'amore di Dio. Ci sono molti uomini cristiani che perdono la concezione della paternità. Tendono a parlare dell'Onnipotente, o della Provvidenza, come se Lui non fosse una persona, ma un'astrazione. Molti pensano a Lui come al Giudice Supremo e Sovrano, e dimenticano le infinite profondità dell'amore. Lui si rivela a noi come Padre. Lui ci ama in misura infinitamente maggiore, ma in qualche modo come il modo in cui amiamo i nostri figli. Lui ci perdona quando torniamo a Lui. Lui ci aiuta nel nostro cammino quando tendiamo a inciampare, Lui ci dà un braccio di Padre su cui appoggiarci e una mano di Padre per guidare. L'amore del Padre è come il sole che splende in cielo, risplende su un campo e su un altro; ma su uno c'è un raccolto di grano, su un altro c'è un raccolto di erbacce funeste, la differenza non sta nel sole ma nella preparazione del terreno. Lo stesso vale per le anime umane. L'amore del Padre viene a tutti noi, ma la benedizione dell'amore viene a noi nella misura in cui coltiviamo il terreno della nostra anima. Dipende finora dal nostro sforzo; non viene a sostituire il nostro lavoro, ma a chiamarlo e a benedirlo

(III.) E così l'amore di Dio diventa la comunione dello Spirito Santo. L'eterno Padre non ha posto il Suo amore in uno spazio infinitamente lontano, per ardere e ardere come Sirio in qualche campo dell'universo che possiamo vedere solo in lontananza, che ci tocca senza calore, che ci illumina senza conoscenza, e che ci rivela solo l'inimmaginabile vastità della Sua potenza. Lui non ci prende in giro con un panorama di luce solare, e le rigogliose crescite che vengono dalla luce del sole, passando per così dire come un vasto spettacolo in movimento davanti ai nostri occhi. Lui si avvicina a noi; Lui è in comunione con noi; Lui ci tocca con calore; Lui ci illumina con la Sua luce. Conclusione:1. Il senso del dono di una Figliolanza Divina, dell'amore di un Padre Divino, di una comunione Divina, sono i colori prismatici di una luce perfetta. Se mi chiedi di tradurre il testo nel linguaggio della filosofia; se mi dici che nessun raggio di quella luce divina può raggiungere la mia anima finché non ti abbia detto di quali elementi chimici è composta, rispondo: No. Il sole splendeva nel cielo, rivelando al mondo l'infinita bellezza della forma e del colore per innumerevoli ere prima che i suoi raggi fossero analizzati dal prisma. Produsse vegetazione con il suo calore per innumerevoli ere prima che si scoprisse che oceani di idrogeno servivano sulla sua superficie, e che il calore, come la luce, è un modo di movimento. Quello che tu ed io vogliamo, e abbiamo, non è la nuda verità che c'è un sole, ma il senso del suo calore. Quello che tu ed io vogliamo, e abbiamo, non è un'analisi dell'idea di Dio, ma la sensazione che c'è un Padre che ci ama, la sensazione che ci sia un Dio che mantiene la comunione con noi

(2.) Vi chiederò così di pensare alla Trinità oggi. Lasciate che il pensiero di Dio, come ci è rivelato da Lui, sia con voi non come un dogma, ma come una benedizione sempre presente. Ciascuno reghi per sé, la preghiera che l'apostolo rivolse per sé e per tutto il mondo. Non è una preghiera egoistica. La benedizione di Dio è come la luce del sole che deve risplendere di nuovo per tutti coloro su cui risplende. L'amore del Padre non può essere nei nostri cuori senza risplendere. La grazia di nostro Signore Gesù Cristo non può essere nascosta. La comunione dello Spirito Divino è una partecipazione alla Sua attività Divina in una vita inquieta e instancabile, sempre in movimento, perché il movimento e non il riposo è l'essenza della Sua natura. (E. Hatch, D.D.)

La Trinità nell'unità:-

(I.) Per esporvi ciò che la Scrittura ci insegna riguardo alla dottrina della Trinità nell'unità

(1.) Che c'è un solo Dio

(2.) Che questo unico Dio sussiste sotto tre relazioni o, come diciamo comunemente, in tre Persone, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo

(3.) Che queste tre Persone, anche se in un modo da noi inconcepibile, sono distinte l'una dall'altra

(4) Si deve osservare, in quarto luogo, che le Scritture ci insegnano che ciascuna di queste tre Persone è veramente e perfettamente Divina

(II.) Per dedurne alcune deduzioni pratiche. Da questo argomento si deduce

1.) Quanto è grande la felicità, quanto è esaltata la dignità e quanto sono elevate le speranze del vero cristiano

(2.) Quanto è vana la religione di coloro che rifiutano di ammettere questa verità essenziale del cristianesimo

(3.) Quanto vana è la religione e quanto è spaventoso lo stato di coloro che, mentre ammettono speculativamente la dottrina di cui abbiamo parlato, la negano praticamente, e vivono nell'indulgenza di temperamenti e abitudini mondane e peccaminose

(4.) Quanto terreno abbondante c'è per la consolazione del vero penitente! 5. Gran parte della natura del dovere del cristiano. Dio si è rivelato come sussistente in tre Persone distinte? Il cristiano è tenuto ad offrire il suo ringraziamento a ciascuna di queste Persone per la parte da Lui presa nell'economia della redenzione

(6.) Quanto dovremmo apprezzare quelle Sacre Scritture, che sole contengono una scoperta di questa dottrina inspiegabilmente misteriosa ma indicibilmente importante! (J. Natt, B.D.)

La natura interiore della Divinità è un segreto impenetrabile, che la mente umana non può esplorare; e la Trinità è, in un aspetto di essa, un nome per questo mistero insondabile. Pertanto, ammettiamo liberamente fin dall'inizio le difficoltà dell'argomento. A queste difficoltà si appellano urgentemente coloro che rifiutano la dottrina. Sulla base di essi dichiarano che è inconcepibile e irrazionale. Riguardo a questa affermazione, direi che le difficoltà intellettuali che affliggono una verità non sono necessariamente un ostacolo alla fede in essa. Né il credibile è sempre limitato al concepibile. La domanda principale riguardo alla Trinità è se ci sono motivi adeguati per credere in essa. L'essenza della dottrina della Trinità è che Dio esiste in un triplice modo di essere, come Padre, Figlio e Spirito Santo. Ognuno di questi è, in senso stretto, Divino, cioè partecipa della natura della Divinità. Tutti e tre insieme costituiscono l'unico Dio. C'è un'unità di natura o sostanza in Dio, e c'è, allo stesso tempo, una triplice o trinalità che rappresenta le distinzioni eterne nell'essenza divina. Dio è uno e Dio è trino, ma non, naturalmente, nello stesso senso. Lui è uno nella sostanza o nell'essenza; ma in questa unica essenza esistono tre persone o sussistenze, che ci sono rivelate sotto i nomi di Padre, Figlio e Spirito Santo. Ci sono molte nozioni della natura di Dio che sono in contrasto con l'idea trinitaria. Una di queste è la dottrina unitaria. Secondo questa visione Dio è uno e solitario; Lui non è in alcun senso tre. Non c'è posto, secondo questa concezione, per le interrelazioni o le intercomunioni all'interno della natura dell'Essere Divino. Un'altra visione contrastante è quella panteistica. In questa prospettiva, Dio è allo stesso tempo l'Uno e il Tutto. L'universo stesso è preso e perduto in Dio; oppure, affermando l'idea dall'altro lato, Dio si identifica con l'universo e si perde in esso. Questo modo di pensare abbandona quasi necessariamente la personalità di Dio. Un'altra visione ancora è quella politeistica, che ammette l'esistenza di molti dèi e assegna loro varie limitazioni di natura e di funzione. Il grande fatto che ha provocato lo sviluppo della dottrina è stata l'incarnazione. Le pretese che Cristo fece per Se Stesso, e le pretese che gli scrittori del Nuovo Testamento fanno per Lui, costringono ad ammettere la Sua eterna preesistenza e la Sua natura Divina Giovanni 17:5; 8:58; 1:1; Filippesi 2:6. Se Cristo è divino, e tuttavia, allo stesso tempo, può parlare del Padre distinguendolo da se stesso, questi due fatti, presi insieme, ci danno sia l'idea dell'unità che quella della distinzione tra Lui e Dio. Ma un altro fatto ci viene incontro. Cristo parla dello Spirito Santo come distinto sia dal Padre che da Sé, e tuttavia gli attribuisce prerogative e poteri divini. Lui è "un altro Avvocato", distinto da Cristo Giovanni 14:16. Lui rende testimonianza di Cristo Giovanni 15:26 ; e la Sua venuta ai discepoli è condizionata alla partenza del Salvatore Giovanni 16:7. I pronomi personali sono usati per riferirsi allo Spirito e le attività personali sono costantemente attribuite a Lui. Le dottrine della divinità di Cristo, e della Trinità, non possono essere negate se non per motivi che implicano la rinuncia alla storicità e alla veridicità del Nuovo Testamento. Alcune persone che hanno riconosciuto che l'insegnamento di Gesù e degli apostoli implicava la dottrina dell'uguale Divinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, hanno evitato di accettare la dottrina comunemente accettata della Trinità sostenendo che questi tre termini designano tre fasi o modi dell'automanifestazione divina, e non distinzioni essenziali ed eterne nella natura di Dio. Questa è la cosiddetta dottrina sabelliana. Si attiene solo a una Trinità di rivelazione, una Trinità morale in opposizione a una Trinità immanente. Si tratta, tuttavia, di una spiegazione insoddisfacente dei fatti che cerca di affrontare. Non si accorda con l'insegnamento del Nuovo Testamento riguardo all'eterna preesistenza del Figlio di Dio in una forma di essere distinto dal Padre. Inoltre, se Dio è rivelato come una Trinità, è ragionevole supporre che Lui esista come tale. Lui è rivelato come Lui. Ho già accennato all'obiezione così spesso fatta alla dottrina della Trinità, che è inconcepibile, e quindi irrazionale. È necessario soppesare questa obiezione con maggiore attenzione. Se, quando si dice che la Trinità è inconcepibile, si intende che la mente non può formarsi alcuna immagine mentale di essa, l'affermazione è del tutto vera. La verità della Trinità trascende la portata e il potere dell'immaginazione. Ma lo stesso vale per migliaia di verità per le quali le prove sono comunemente ritenute schiaccianti, e che quindi sono generalmente accettate tra gli uomini. Non possiamo immaginare, cioè, formare un concetto mentale definito, dell'anima umana. Non possiamo immaginare a noi stessi le varie facoltà o poteri delle nostre misteriose personalità. La nostra impotenza a concepire queste cose non prevale sulla testimonianza in loro favore. Accettiamo anche molti fatti inconcepibili per i quali le prove si trovano al di fuori della nostra vita mentale. Queste sono molte delle verità della scienza. La natura e l'azione delle forze naturali, e specialmente i meravigliosi fenomeni dell'azione psichica, come l'influenza della mente sul corpo e di una mente su un'altra, sono completamente al di là della capacità dell'immaginazione di interpretare. La verità è che quando arriviamo a riflettere sull'argomento, scopriamo che il campo dell'immaginazione è molto ristretto. Non può mai essere fatto, in nessuna sfera della conoscenza, la misura delle nostre convinzioni, o la prova finale della verità. Che non possiamo concepire la Trinità non è, quindi, una prova reale contro la sua verità. Ma quando si dice che la Trinità è inconcepibile, a volte si intende che è contraria alla ragione. Se la dottrina della Trinità fosse che Dio è uno e trino nello stesso senso, sarebbe assurdo, e credere in essa sarebbe intorpidito. Ma questa non è la dottrina. La verità della Trinità non è contraria alla ragione, anche se è al di sopra e al di là della ragione. Quale legge mentale ci proibisce di credere che ci sia una trinalità esterna nell'unico Essere assoluto? Con l'accettazione o il rifiuto della dottrina, il sistema evangelico della teologia è comunemente rimasto in piedi o è caduto. La dottrina della Deità di Cristo, e il significato della Sua opera salvifica, sono implicati nella verità della natura trina di Dio. La negazione della Trinità a causa della sua misteriosità ha di solito portato con sé la negazione di alcune delle dottrine più caratteristiche del cristianesimo a causa della loro misteriosità. Se gli uomini sono troppo impazienti nei confronti del mistero per accettare la Trinità, probabilmente lo saranno troppo per credere nell'incarnazione, nell'espiazione e nelle verità correlate. Dobbiamo sempre distinguere attentamente tra l'accettazione di una verità sulla base di prove adeguate e la spiegazione soddisfacente di quella verità in se stessa. Se la dottrina della Trinità viene affrontata direttamente, e viene assunta come un problema da risolvere, la mente sarà probabilmente confusa e respinta. Il vero metodo di approccio è lungo la linea di quei fatti della rivelazione divina che ci conducono alla fine alle altezze di questo mistero, dove non possiamo più definire e descrivere, e dove il pensiero deve riconoscerne i limiti e trovare il suo luogo di riposo. Se si insiste, come a volte accade, sul fatto che la dottrina non è insegnata nella Bibbia, la risposta è che, sebbene non sia insegnata esplicitamente e formalmente, gli elementi di verità che la compongono, come la Deità di Cristo e la Personalità dello Spirito, e i fatti che la richiedono, come l'incarnazione e l'espiazione, sono fattori fondamentali in tutta la rivelazione e l'insegnamento biblico. Si può giustamente dire, in primo luogo, che non è irragionevole supporre che l'Assoluto esista in un modo di essere con il quale la natura finita non fornisce alcuna analogia adeguata. La Divinità non appartiene a nessuna classe di esseri i cui attributi possono essere resi determinanti per il concetto che dobbiamo avere della Sua natura. Lui è unico. Non si può sostenere che, poiché la natura e la vita umana non forniscono esempi di una Trinità nell'Unità come quella che crediamo esista in Dio, la credenza sia contraria alla ragione e all'esperienza. È al di sopra e al di là di ogni esperienza; Può essere, per aspetti importanti, al di sopra e al di là della ragione, ma non per questo è contraria ad essa. Ci sono, inoltre, alcuni fatti suggestivi che si presentano alla nostra vista contemplando l'universo, con i quali l'idea della Trinità in Dio si accorda in modo sorprendente. Scopriamo, per esempio, che man mano che saliamo la scala dell'essere, la vita diventa diversificata e complessa. Non solo osserviamo questo fatto generale nel mondo della materia, ma anche nel mondo della mente. La vita mentale degli ordini inferiori della creazione appare molto semplice. Le loro anime agiscono in poche direzioni e in una sfera molto limitata. L'organizzazione mentale dell'uomo, al contrario, è molto complessa e diversificata. Non pongo l'accento sulla triplicezza di questa analisi quasi universale della costituzione mentale dell'uomo, né insisto sulla complessità della vita mentale nella forma più alta dell'essere che conosciamo immediatamente come, in senso stretto, un argomento per la dottrina della Trinità. Tuttavia, sostengo che sarebbe secondo analogia aspettarsi che nell'Essere Supremo ci debba essere una molteplicità e una complessità di vita superiori a quelle che troviamo esistere nelle forme più elevate dell'essere finito. Considerazioni come questa che ho presentato non sono strettamente una parte dell'evidenza della verità della Trinità; Ma esse si allineano a quell'evidenza, e servono a confermarla dal punto di vista della ragione e dell'osservazione. Passo ora a una breve considerazione dell'argomento a favore della dottrina della Trinità che deriva dalla natura di Dio come amore. Dobbiamo supporre che ci sia stato un tempo in cui questo mondo finito non esisteva. Se Dio solo è increato ed autoesistente, allora l'intero universo, compresi tutti gli uomini e gli angeli, deve aver cominciato ad esistere. Torniamo ora con il nostro pensiero al tempo in cui esisteva solo Dio. Dovremmo pensare a Lui come a un uomo assolutamente solo e solitario, che dimora nel silenzio eterno e nella contemplazione di sé, o che ha in sé le condizioni di una vita sociale? Quale concezione si adatta meglio alla nozione della Sua perfezione intrinseca? Se Dio è veramente l'Essere assoluto, come comunemente suppongono i teisti; se Lui non dipende dal mondo per quanto riguarda la Sua esistenza e perfezione, ma lo ha liberamente creato, allora la Sua natura deve essere perfetta in se stessa, e in questa natura devono essere realizzate tutte le condizioni della beatitudine. Mi sembra che la dottrina trinitaria di Dio, che afferma che le distinzioni e le relazioni esistono eternamente nella sua essenza, risponda meglio all'idea della sua perfezione intrinseca, perché suppone che la vita divina sia, per sua stessa natura, sociale e autocomunicante. Se questo ci sembra un metodo astratto di presentare l'argomento, affrontiamolo dicendo che in Dio c'è una Paternità eterna. Lui non è semplicemente il Padre degli uomini e di tutti gli ordini superiori di esseri creati. Lui ad un certo punto ha cominciato ad essere un Padre. Le relazioni di paternità e figliolanza, che ci esprimono concretamente ciò che consideriamo più caro nella natura di Dio, sono eterne e costitutive del suo stesso essere. È comunemente concordato tra i cristiani che la descrizione più perfetta che si può dare della natura divina è quella contenuta nell'affermazione scritturale: "Dio è amore". Se questo significa, non solo che Dio, di fatto, ama, non semplicemente che Lui può essere o che Lui ha l'amore, ma che l'amore è una qualità eterna della Sua natura morale che è assolutamente fondamentale e costitutiva nel Suo essere, allora sembrerebbe che ci debba essere nella Sua stessa natura l'occasione e lo scopo per l'esercizio dell'amore, a parte le Sue relazioni con l'esistenza finita. L'amore è un attributo sociale, e le condizioni e le relazioni che l'amore implica devono esistere nell'essenza stessa di Dio. Nella visione trinitaria di Dio queste condizioni sono sempre esistite nelle eterne distinzioni personali e nelle relazioni reciproche del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Dio non ha cominciato ad amare quando Lui creò e il Suo amore non è una mera potenzialità che, nelle silenziose profondità dell'eternità, attende la creazione per la sua soddisfazione. L'amore è il nucleo stesso e l'essenza della natura morale di Dio, e come tale è incessantemente attivo nelle relazioni interne della Deità. L'amore è eternamente in pieno esercizio, poiché Dio è amore, e l'amore ha sempre trovato nell'essere perfetto di Dio la piena fruizione e la benedizione del suo esercizio nell'autocomunicazione e nella comunione. Vediamo così che, nonostante le difficoltà che la dottrina trinitaria presenta all'immaginazione, essa ha il grande vantaggio di accordarsi con la più alta concezione che la rivelazione ci dà della natura morale di Dio. Ci permette di sostenere che Dio è eternamente ciò che si rivela essere Lui. La Trinità è una verità pratica. Per quanto sia elevato al di sopra della ragione, sconcertante com'è per l'immaginazione e per il pensiero, esso si accorda con le esigenze e le liberazioni della coscienza cristiana. Conserva la verità della Divinità essenziale di Cristo e quella della realtà e della potenza dell'opera dello Spirito, che Lui descrisse come il seguito e il completamento della Sua opera. Essa si accorda con la fede nell'incarnazione e rende l'opera redentrice di Cristo un'opera divina. Tutto questo la coscienza cristiana brama e richiede. Vogliamo sapere, non solo che Dio ci ha mandato un messaggio, non solo che in Gesù Lui ha suscitato un membro eccezionalmente puro e santo della razza umana, ma che in Lui Dio è venuto a noi, e che la Sua opera di rivelazione e redenzione è un'opera di Dio. Il nostro senso del peccato viene affrontato e risposto solo dalla conoscenza di un Divino Redentore. Mistero come lo è la Trinità, è un mistero pieno di luce celeste. La dottrina della Trinità conserva l'idea della ricchezza e della pienezza della vita e dell'amore divini, e dell'ampiezza della loro manifestazione. Secondo i suoi termini, Dio si rivela a noi come nostro Padre, e la Sua natura eterna si dimostra paterna; Gesù Cristo ci viene presentato come una vera incarnazione di Dio nell'umanità, un Redentore la cui persona e opera divina sono una vera rivelazione di Dio; e lo Spirito Santo è concepito come un vero agente divino che dimora e opera nella vita umana, influenzandola e plasmandola a somiglianza divina. Secondo la dottrina trinitaria, nel cristianesimo abbiamo a che fare con le realtà divine. La nostra religione non è un gioco soggettivo di belle idee, ricordi o aspirazioni. La nostra religione è intensamente soprannaturale. Essa è adatta a ravvivare e a promuovere nel nostro cuore un senso vivo di Dio. Le forze che provvedono e completano la nostra salvezza sono veramente Divine. È Dio che ha operato per noi e in noi; la nostra vita è immersa nella Divinità e riempita della pienezza di Colui che riveste tutto in tutti. (George B. Stevens, D.D.)

La Trinità una verità pratica:

1.) La distinzione tra dottrinale e pratico esiste piuttosto nelle impressioni popolari che nella realtà. Dottrina significa semplicemente ciò che viene insegnato: pratica ciò che viene fatto. La carità cristiana, come viene trasmessa in 1Corinzi 13, è una dottrina; poiché allarga le anime e addolcisce la vita, è una pratica. In generale, la pratica cristiana è semplicemente la dottrina cristiana entrata nella vita dell'umanità

(2.) La Trinità è il punto d'incontro tra gli elementi dottrinali e pratici della nostra fede. Perché, da una parte, rappresenta fatti che si trovano molto al di sopra di noi, nell'imperscrutabile Essere di Dio; ma pone anche le basi per la fede personale che porta la pace nel cuore e per i doveri che danno utilità e onore alla vita. La Trinità ha proprio il mistero che appartiene, diciamo, alla connessione della tua mente con la tua mano, o alla crescita di un albero da un seme. Molto di queste cose può ben capire; ma molto di più, che voi accettate di buon grado perché vi è familiare, è altrettanto completamente inspiegabile alla ragione quanto la Trinità. Tuttavia potete attraversare ogni campo e non troverete alcuna forma di bontà che non abbia la sua origine in questa Trinità di Dio: nella provvidenza paterna del Padre, nella grazia rinnovatrice del Figlio, nella comunione santificante dello Spirito. Per la prova, possiamo guardare a tre diverse regioni della rivelazione in ordine:

(I.) Le Scritture ispirate

(1.) Non c'è qualità divina che non sia attribuita a ciascuna di queste Persone. Ciascuno di essi è dichiarato separatamente eterno, onnipotente, perfetto in santità, conoscente ogni cosa e degno di essere adorato. Eppure, con uguale enfasi, non solo sono, come nel testo, associati insieme, senza alcun accenno a gradi di rango, ma sono esplicitamente dichiarati come uno per sostanza, potenza e gloria

(2.) Questi tre sono posti davanti a noi in modo tale che l'intero sistema cristiano non potrebbe essere completo o addirittura coerente senza di essi. Ognuno si riferisce agli altri come Persone co-uguali: il Padre al Figlio e lo Spirito, il Figlio allo Spirito e al Padre, lo Spirito al Padre e al Figlio

(3.) Riprendere le Scritture nel loro ordine storico

(1) Lo Spirito Santo appare con il Padre dal primo all'ultimo. In mezzo ai miracoli della creazione, Lui medita sulla superficie delle acque; gli uomini santi "parlavano compulsi da Lui"; è per la Sua potenza che il Messia è miracolosamente concepito, e che la Sua missione è attestata nel Suo battesimo. La venuta più manifesta dello Spirito è alla fine preparata quando il Salvatore se ne va, finché, dopo la Pentecoste, tutta la predicazione degli apostoli, tutta l'edificazione della Chiesa e tutte le conversioni del mondo sono effettuate dallo stesso Spirito

(2) Con la misura corrispondente si muove la rivelazione del Figlio dell'Uomo. All'inizio Lui era con Dio, ed era Dio. Non senza di Lui anche, dice l'apostolo, i mondi sono stati fatti. Nell'Eden prevediamo che Egli "nacque da donna", che schiaccerà la testa del serpente ed espierà per la Caduta; noto a Giobbe come il Redentore che starà sulla terra; benedire tutta l'umanità nella discendenza di Abramo; lo Scilo che doveva venire dalla famiglia di Giuda; lotta con Giacobbe; adorato come l'angelo di Geova; guidare Israele nella colonna in fiamme; predetto come Sommo Sacerdote eterno nei Salmi di Davide; l'Emmanuele, Dio meraviglioso, consigliere e potente, della predizione di Isaia; "Il Signore nostra giustizia" nominato da Geremia; l'aspetto glorioso di un Uomo sul trono di zaffiro, davanti al quale Ezechiele si prostrò in adorazione; il "Messia che doveva essere stroncato, ma non per se stesso" di Daniele; il "Desiderio di tutte le nazioni" di Aggeo; Il "sole di giustizia" di Malachia. Lui è il tema di tutta la Bibbia, il vincolo dell'unità vivente tra l'Antico e il Nuovo Testamento

(II.) La costituzione morale e la storia dell'uomo. Al di fuori della Bibbia ci sono tre diverse regioni per la manifestazione di Dio all'uomo

(1.) Natura. In esso l'unico Dio ha un'opera particolare, la creazione. Ma poiché comunemente applichiamo il termine "creare" all'origine delle cose, quel processo mediante il quale gli Lui preserva e quindi ricrea sempre la natura è chiamato Provvidenza. Dio è un Creatore, e la creazione è la prima opera della personalità nel Suo triplice Essere

(2.) Cristo

(1) La natura non era sufficiente per l'educazione spirituale e la salvezza dell'uomo. Lui ha bisogno di una mediazione soprannaturale per lo sviluppo e la maturazione dei suoi poteri religiosi, e per essere salvato quando la scelta è stata sbagliata e le forze del peccato lo hanno abbattuto. Come anima cosciente, l'uomo ha pensieri che l'intero mondo naturale non può interpretare, desideri che il mondo naturale non può soddisfare, aspirazioni che il mondo naturale e persino la religione naturale non possono soddisfare. Anzi, è proprio quando il mondo fa del suo meglio per noi che la nostra vita supersensuale è più oppressa dalla sensazione della sua insufficienza, e il cuore nostalgico si sente all'infinito per la luce che non è mai stata sul mare o sulla terra

(2) L'uomo è perduto fino a quando il Figlio dell'uomo non esce dal Padre. Il palazzo della natura è vuoto fino all'ingresso del Re. (a) Se è l'eccellenza morale che il mondo sta cercando, la Seconda Persona della Trinità non solo eleva tutte le idee di carattere al loro più alto grado, dicendo: "Siate dunque perfetti", ma Lui corrisponde al precetto con un'incarnazione effettiva. (b) È una visione di sacrificio di sé che il pensiero superiore dell'umanità prova? Allora, nella stessa Persona, Dio erige la Croce, piantando il suo piede nel cuore stesso del mondo, e legando attorno ad essa gli affetti riverenti di tutti i tempi. (c) Il mondo desidera ardentemente riconciliarsi con Dio? Niente di meno che Lui, nessun uomo del giorno di rango più basso, può fare l'espiazione necessaria, magnificando allo stesso tempo la legge, e tuttavia il giustificatore del peccatore. Deve essere sia Dio che l'uomo, il Dio-uomo, che redime. La natura è bella e ordinata, perché è opera di Dio. Ma può espiare per quest'anima perduta che è caduta sotto i poteri del peccato, ed è ora nel terrore e nella punizione di una separazione dal suo Dio? Dice: "Obbedisci e vivi. Hai tu, o bambino stolto, disubbidito? Allora naufragare contro la nostra ferrea necessità; perire in mezzo alla nostra spietata magnificenza!" L'uomo non vede alcuna croce nella natura finché il Salvatore non la innalza al Calvario

(3) Tuttavia, per le condizioni stesse dell'Incarnazione visibile, essa deve essere limitata e temporanea. Qui infatti l'Eterno entra nella storia, e così è soggetto a limitazioni di tempo e di luogo. Gesù, il Figlio di Maria, indossa un corpo umano, che deve passare dal mondo. È opportuno per noi che Lui se ne vada. Di qui il terzo sviluppo del mistero della Trinità. C'è un terzo regno in cui anche l'unico Dio deve essere rivelato: il mondo interiore del cuore del credente

(1) Cristo vide la profonda necessità di ciò, e fece un'attenta preparazione per esso nella promessa dello Spirito Santo. Come il Verbo Eterno, quel Paraclito è stato fin dal principio, ed era con Dio, ed era Dio. Ma ora, nell'ordine celeste, lo Spirito apparirà; Lui procederà sia dal Padre che dal Figlio, poiché Cristo dice espressamente entrambi: "Io manderò Lui", "Colui che il Padre mio manderà". Il simbolo viene mostrato quando Cristo soffia sugli apostoli prima della Sua ascensione. L'augusta realtà si vede quando il giorno della Pentecoste è pienamente giunto

(2) D'ora in poi - (a) Quando il cuore stanco e oppresso torna a casa pentendosi alla casa del Padre, attraverso la fede nel Figlio, si sa che è lo Spirito Santo che lo vivifica. (b) Quando la segreta misericordia della pace calma il dolore dei petti turbati, è lo stesso Spirito che è il Consolatore. (c) Quando un'ispirazione nascosta riguarda l'avanzamento dei cristiani da un grado di santità ad un altro, è per mezzo dello stesso "Spirito del Signore", il Santificatore dei fedeli. (d) Quando nuove ondate di sentimenti consacrati spingono la Chiesa alla sua opera aggressiva, è la venuta, ancora e ancora, dello stesso benedetto Paraclito

(III.) Il regno del Vangelo o Chiesa di Cristo

(1.) Proprio alla vigilia della partenza di Cristo, i Suoi apostoli accreditati sono riuniti intorno a Lui. Ora agli ambasciatori sarà detto ciò che è di suprema importanza nell'opera che devono svolgere e il messaggio che devono portare. Lui dice: "Andate e predicate il vangelo ad ogni creatura", "ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole". Ma insegnare loro cosa? Battezzarli in chi? Questa è l'ultima e più alta domanda a cui rispondere. La dottrina che dovete proclamare, la triplice corda con la quale dovete "legare", i nomi dell'alleanza nei quali dovete battezzare: il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo. I tre nomi mandano la loro luce sulla cristianità con raggi co-eguali, co-eterni e misti. Sono una cosa sola. Per la potenza nascosta in quella verità il mondo doveva essere salvato: da nessun altro

(2) Si veda allora come, nei termini stessi dell'ufficio assegnato alla Sua Chiesa, vi sia un'esatta corrispondenza con questa dottrina fondamentale della fede

(1) C'è l'azione: "Andate". Questo risponde, sulla terra e negli uomini, all'opera creatrice della Divinità. La forza naturale deve funzionare; devono essere impiegati mezzi naturali

(2) C'è la continua presentazione del fatto della redenzione, sotto il suo dovuto segno e sacramento, unita alla predicazione del vangelo. Come la Seconda Persona fu l'incarnazione della Parola e redense il mondo, come quella Parola si fece carne, così la Parola vivente deve ancora uscire, cominciando da Gerusalemme, per tutta la terra. Il nuovo patto, che sostituisce quello dell'antico Testamento, consiste nel impegnare le benedizioni della propiziazione, radunare e legare in una sola la famiglia cattolica della cristianità e, mediante la santificazione dell'acqua per il mistico lavacro del peccato, riportare il sangue puro nel cuore disordinato della razza

(3) Ma, infine, affinché questo sistema cristiano abbia effetto, crei una vera rigenerazione e dia al Signore una sposa senza macchia né ruga, l'energia dello Spirito deve accompagnarlo. Lo Spirito Santo, mandato dal cielo, deve accompagnare la predicazione. Il gregge di Dio deve essere nutrito da uomini che lo Spirito Santo ha costituito sorveglianti. Conclusione: Che cosa rimane se non che, nella semplicità di una fede sincera e indagatrice, dovremmo porre la domanda a noi stessi e gli uni agli altri: questa meravigliosa e benedetta dottrina è entrata per portare il suo frutto di grazia nella nostra vita? (Bp. Huntington.) E la comunione dello Spirito Santo.-

La comunione dello Spirito Santo:-Temo che la nostra familiarità con queste parole serva in larga misura a velare il loro significato. Diventano più associati alla chiusura del servizio che a qualsiasi altra cosa, come nel caso di uno dei cori più grandiosi del Messia, il "Coro dell'Amen". È l'ultimo di tutto l'Oratorio, e tutti lo prendono come un segnale per cominciare a partire. Paolo è qui a riversare l'amore del suo cuore nel miglior augurio che gli venga in mente. Che cosa intendiamo per comunione dello Spirito Santo? Qual è il significato della parola "comunione"? Non conosco un modo migliore per spiegare il significato di questa parola di quello dato nei seguenti versetti della Bibbia Galati 2:9 : "Quando Giacomo, Cefa e Giovanni, che sembravano colonne, percepirono la grazia che mi era stata data, diedero a me e a Barnaba le giuste mani di comunione." Cioè, presero Paolo nella loro comunione come partecipe della preoccupazione; gli diedero la destra; Divenne loro partner nel lavoro. Questo è il significato della parola "comunione". In Luca 5:10 leggiamo che Giacomo e Giovanni "erano soci di Simone". Vedete che significherebbe comproprietà di quella barca; Non avrebbero più parlato di quella barca come della mia barca, ma della nostra barca. Quindi, penso, che il miglior significato della parola "comunione" sia "partnership". Così il testo dirà: "La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e l'associazione dello Spirito Santo siano con tutti voi".

(I.) Collaborazione con una Persona gloriosa. Prima di tutto dobbiamo renderci conto della personalità del partner; dobbiamo afferrare la personalità dello Spirito Santo mediante l'esperienza pratica. Sappiamo molto su questo? Centinaia di voi potrebbero dire: "Io so qual è la grazia del Signore Gesù Cristo". Ma sapete che cos'è l'associazione con lo Spirito Santo? La partnership implica un partner, e non possiamo stare a lungo in partnership senza conoscere il partner. Lo Spirito Santo è una personalità vivente tanto quanto il Padre, di cui riceviamo l'amore; una personalità vivente tanto quanto Gesù, della cui grazia ci dilettiamo e del cui nome adoriamo. Non è un "esso" con cui abbiamo a che fare. Tutti gli attributi di una persona sono suoi. Lui ha intelligenza, volontà, dolore e amore; perché quando Paolo scrive ai Romani, dice Romani 15:30. Quanto è necessario che conosciamo le Sue qualità, dal momento che viviamo nella Sua dispensazione. Gli annali dell'Antico Testamento appartengono alla dispensazione del Padre, e parlano di una venuta, i Vangeli sono la narrazione della dispensazione del Figlio, e Cristo ancora indica e dice: "È opportuno che io me ne vada, ma pregherò il Padre, e Lui vi darà un altro Consolatore, affinché Lui rimangano con voi per sempre". Il Signore Gesù Cristo è asceso al Padre, Lui è salito al Cielo, ed è seduto alla destra di Suo Padre, ed è proprio perché Lui è lì che lo Spirito è qui. Lo Spirito venne solo quando Gesù fu glorificato. Dio è quindi oggi sulla terra nella Persona dello Spirito Santo, e Lui non riceve ora un trattamento migliore di quello che ricevette il Signore Gesù quando Lui era sulla terra. Lui è venuto per prendere lo stesso posto che prese Gesù, e per essere reale per voi come Gesù lo fu per i Suoi discepoli. La ragione per cui oggi abbiamo così tante facce spente nelle nostre chiese è perché lo Spirito Santo non è considerato presente e non è accolto come un Amico personale e servizievole. Ma il ministero dello Spirito è solo un ministero a tempo; Questa dispensazione non durerà per sempre. Gesù compì la Sua missione e poi Lui ascese, e credo che lo Spirito Santo avrà la Sua ascensione, e poi Gesù verrà a regnare. C'è un altro bellissimo significato nella parola "comunione", cioè un interesse comune. Così, voi amate Cristo, così ama lo Spirito Santo. Tu ami la preghiera, lo Spirito Santo intercede per noi. In Romani 8:16 leggiamo: "Lo Spirito stesso rende testimonianza al nostro spirito". Che bella partnership è questa! Vuoi essere santo; lo Spirito vuole che tu sia santo. Se vuoi che Gesù venga, lo vuole anche lo Spirito Santo. Vedi che hai interessi comuni fino in fondo

(II.) Collaborazione nella Sua gloriosa opera. Tutto ciò che Gesù fece, lo fece Lui nella potenza dello Spirito. Lo Spirito Santo, come una colomba, aveva cercato, per quattromila anni, un cuore che sarebbe stato il Suo luogo di riposo, e lo cercò invano, finché Lui si posò su Gesù sull'orlo del Giordano. Poi Gesù partì per la Sua opera pieno della potenza dello Spirito Santo. Lui scacciò i demoni, Lui guarì i malati, Lui risuscitò i morti, e, in verità, tutto ciò che Lui fece, Lui lo fece nella potenza dello Spirito Santo. Guardate le nostre chiese: nord, est, sud e ovest? Stanno cercando di portare avanti la loro opera senza la collaborazione dello Spirito Santo. Ma è così difficile, direte voi, rendervi conto di ciò che non possiamo vedere. Non avete mai visto il vento, eppure sentite e credete che sia lì. Non avete mai visto l'elettricità, ma mettete le mani sulle maniglie della batteria e iniziate con la scossa. E se sto entrando in associazione con lo Spirito Santo, devo credere che Lui è qui, sebbene Lui non sia visto da occhi mortali. Devo conoscere anche la Sua Sovranità, e arrendermi completamente alla Sua direzione e al Suo controllo. Leggiamo negli Atti che lo Spirito Santo proibì agli apostoli di andare in Asia a predicare la Parola. Ci sono diversità nella Sua volontà, e noi dobbiamo essere interamente nelle Sue mani. Se abbiamo comunione con Lui, dobbiamo essere disposti a lasciare che Egli operi in noi. A volte lo Spirito Santo deve sradicare un uomo, spogliarlo di tutti i suoi beni, della salute, della ricchezza e della posizione prima che Lui sia reso consenziente e obbediente. Dobbiamo essere disposti ad essere proprio ciò che Lui vuole che siamo in questa grande collaborazione. (A. G. Brown.)

Riferimenti incrociati:

2Corinzi 13

1 2Co 12:14
Nu 35:30; De 17:6; 19:15; 1Re 21:10,13; Mat 18:16; 26:60,61; Giov 8:17,18; Eb 10:28,29

2 2Co 1:23; 10:1,2,8-11; 12:20; 1Co 4:19-21; 5:5
2Co 13:10
2Co 12:21

3 2Co 10:8-10
2Co 2:10; Mat 10:20; 18:18-20; Lu 21:15; 1Co 5:4,5
2Co 2:6; 3:1-3; 12:12; 1Co 9:1-3

4 Lu 22:43,44; Giov 10:18; 1Co 15:43; Fili 2:7,8; Eb 5:7; 1P 3:18
At 2:36; 4:10-12; Rom 6:4,9,10; 14:9; Ef 1:19-23; Fili 2:9-11; 1P 3:18,22; Ap 1:17,18
2Co 4:7-12; 10:3,4,10; 1Co 2:3
Fili 3:10; 2Ti 2:11,12
At 3:16; Rom 6:8-11

5 Sal 17:3; 26:2; 119:59; 139:23,24; Lam 3:40; Ez 18:28; Ag 1:5,7; 1Co 11:28,31; Ga 6:4; Eb 4:1; 12:15; 1G 3:20,21; Ap 2:5; 3:2,3
Col 1:23; 2:7; 1Ti 2:15; Tit 1:13; 2:2; 1P 5:9
1Co 3:16; 6:2,15,19; 9:24; Giac 4:4
2Co 6:16; Giov 6:56; 14:23; 15:4; 17:23,26; Rom 8:10; Ga 2:20; 4:19; Ef 2:20-22; 3:17; Col 1:27; 2:19; 1P 2:4,5
2Co 13:6,7; Ger 6:30; Rom 1:28; 2Ti 3:8; Tit 1:16; 1Co 9:27; Eb 6:8

6 2Co 13:3,4,10; 12:20

7 2Co 13:9; 1Cron 4:10; Mat 6:13; Giov 17:15; Fili 1:9-11; 1Te 5:23; 2Ti 4:18
2Co 6:4; 10:18; Rom 16:10; 1Co 11:19; 2Ti 2:15; Giac 1:12
2Co 8:21; Rom 12:17; 13:13; Fili 4:8; 1Ti 2:2; 1P 2:12
2Co 6:8,9; 10:10; 1Co 4:9-13

8 2Co 13:10; 10:8; Nu 16:28-35; 1Re 22:28; 2Re 1:9-13; 2:23-25; Prov 21:30; 26:2; Mar 9:39; 16:17-19; Lu 9:49-56; At 4:28-30; 5:1-11; 13:3-12; 19:11-17; 1Co 5:4,5; 1Ti 1:20; Eb 2:3,4

9 2Co 13:8; 11:30; 12:5-10; 1Co 4:10
2Co 13:7,11; 7:1; Ef 4:13; Fili 3:12-15; Col 1:28; 4:12; 1Te 3:10; 2Ti 3:17; Eb 6:1; 12:23; 13:21; 1P 5:10

10 2Co 2:3; 10:2; 12:20,21; 1Co 4:21
2Co 13:2,8; Tit 1:13
2Co 10:8

11 Lu 9:61; At 15:29; 18:21; 23:30; Fili 4:4; 1Te 5:16
2Co 13:9; Mat 5:48; Giov 17:23; Giac 1:4; 1P 5:10
2Co 1:4; Mar 10:49; Rom 15:13; 1Te 4:18; 2Te 2:16,17
Rom 12:16,18; 15:5,6; 1Co 1:10; Ef 4:3; Fili 1:27; 2:1-3; 3:16; 4:2; 1P 3:8
Ge 37:4; 45:24; Mar 9:50; Rom 12:18; 14:19; 1Te 5:13; 2Ti 2:22; Eb 12:14; Giac 3:17,18; 1P 3:11
Rom 15:33; 16:20; Fili 4:9; 1Te 5:23; Eb 13:20; 1G 4:8-16
2Co 13:14; Mat 1:23; 2Te 3:16; Ap 22:21

12 Rom 16:16; 1Co 16:20; 1Te 5:26; 1P 5:14

13 Rom 16:16,21-23; Fili 4:21,22; File 1:23,24; Eb 13:24; 1P 5:13; 2G 1:13; 3G 1:14

14 Nu 6:23-27; Mat 28:19; Giov 1:16,17; Rom 1:7; 16:20,24; 1Co 16:23; Ap 1:4,5
Rom 5:5; 8:39; Ef 6:23; 1G 3:16; Giuda 1:21
Giov 4:10,14; 7:38; 14:15-17; Rom 8:9,14-17; 1Co 3:16; 6:19; 12:13; Ga 5:22; Ef 2:18,22; 5:9; Fili 2:1; 1G 1:3; 3:24
Mat 6:13; 28:20; Rom 16:20,27; 1Co 14:16

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