Nuova Riveduta:

2Corinzi 2

1 Avevo infatti deciso in me stesso di non venire a rattristarvi una seconda volta. 2 Perché, se io vi rattristo, chi mi rallegrerà se non colui che sarà stato da me rattristato? 3 Vi ho scritto a quel modo affinché, al mio arrivo, io non abbia tristezza da coloro dai quali dovrei avere gioia; avendo fiducia, riguardo a voi tutti, che la mia gioia è la gioia di tutti voi. 4 Poiché vi ho scritto in grande afflizione e in angoscia di cuore con molte lacrime, non già per rattristarvi, ma per farvi conoscere l'amore grandissimo che ho per voi.

Perdono per il colpevole
5 Ora se qualcuno è stato causa di tristezza, egli ha rattristato non tanto me quanto, in qualche misura, per non esagerare, tutti voi. 6 Basta a quel tale la punizione inflittagli dalla maggioranza; 7 quindi ora, al contrario, dovreste piuttosto perdonarlo e confortarlo, perché non abbia a rimanere oppresso da troppa tristezza. 8 Perciò vi esorto a confermargli il vostro amore; 9 poiché anche per questo vi ho scritto: per mettervi alla prova e vedere se siete ubbidienti in ogni cosa. 10 A chi voi perdonate qualcosa, perdono anch'io; perché anch'io quello che ho perdonato, se ho perdonato qualcosa, l'ho fatto per amore vostro, davanti a Cristo, 11 affinché non siamo raggirati da Satana; infatti non ignoriamo le sue macchinazioni.
12 Giunto a Troas per il vangelo di Cristo, una porta mi fu aperta dal Signore, 13 ma non ero tranquillo nel mio spirito perché non vi trovai Tito, mio fratello; così, congedatomi da loro, partii per la Macedonia.

Vittoria in Cristo
14 Ma grazie siano rese a Dio, che sempre ci fa trionfare in Cristo e che per mezzo nostro spande dappertutto il profumo della sua conoscenza. 15 Noi siamo infatti davanti a Dio il profumo di Cristo fra quelli che sono sulla via della salvezza e fra quelli che sono sulla via della perdizione; 16 per questi, un odore di morte, che conduce a morte; per quelli, un odore di vita, che conduce a vita. E chi è sufficiente a queste cose? 17 Noi non siamo infatti come quei molti che falsificano la parola di Dio; ma parliamo mossi da sincerità, da parte di Dio, in presenza di Dio, in Cristo.

C.E.I.:

2Corinzi 2

1 Ritenni pertanto opportuno non venire di nuovo fra voi con tristezza. 2 Perché se io rattristo voi, chi mi rallegrerà se non colui che è stato da me rattristato? 3 Perciò vi ho scritto in quei termini che voi sapete, per non dovere poi essere rattristato alla mia venuta da quelli che dovrebbero rendermi lieto, persuaso come sono riguardo a voi tutti che la mia gioia è quella di tutti voi. 4 Vi ho scritto in un momento di grande afflizione e col cuore angosciato, tra molte lacrime, però non per rattristarvi, ma per farvi conoscere l'affetto immenso che ho per voi.
5 Se qualcuno mi ha rattristato, non ha rattristato me soltanto, ma in parte almeno, senza voler esagerare, tutti voi. 6 Per quel tale però è già sufficiente il castigo che gli è venuto dai più, 7 cosicché voi dovreste piuttosto usargli benevolenza e confortarlo, perché egli non soccomba sotto un dolore troppo forte. 8 Vi esorto quindi a far prevalere nei suoi riguardi la carità; 9 e anche per questo vi ho scritto, per vedere alla prova se siete effettivamente obbedienti in tutto. 10 A chi voi perdonate, perdono anch'io; perché quello che io ho perdonato, se pure ebbi qualcosa da perdonare, l'ho fatto per voi, davanti a Cristo, 11 per non cadere in balìa di satana, di cui non ignoriamo le macchinazioni.
12 Giunto pertanto a Troade per annunziare il vangelo di Cristo, sebbene la porta mi fosse aperta nel Signore, 13 non ebbi pace nello spirito perché non vi trovai Tito, mio fratello; perciò, congedatomi da loro, partii per la Macedonia.
14 Siano rese grazie a Dio, il quale ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza nel mondo intero! 15 Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono; 16 per gli uni odore di morte per la morte e per gli altri odore di vita per la vita.
E chi è mai all'altezza di questi compiti? 17 Noi non siamo infatti come quei molti che mercanteggiano la parola di Dio, ma con sincerità e come mossi da Dio, sotto il suo sguardo, noi parliamo in Cristo.

Nuova Diodati:

2Corinzi 2

1 Or io avevo determinato in me stesso di non venire di nuovo da voi con tristezza. 2 Perché se io vi rattristo, chi mi rallegrerà, se non colui stesso che sarà stato da me rattristato? 3 E vi ho scritto in quel modo affinché, alla mia venuta, non avessi tristezza da coloro che dovrebbero rallegrarmi, avendo fiducia in voi tutti che la mia gioia è quella di voi tutti. 4 Vi ho scritto infatti con molte lacrime e con grande afflizione e angoscia di cuore, non perché foste rattristati, ma perché conosciate il grandissimo amore che ho per voi. 5 E se qualcuno ha causato tristezza, non ha rattristato me, ma in parte, per non esagerare, voi tutti. 6 Basta a quel tale la punizione inflittagli dalla maggioranza, 7 ma ora, al contrario, dovreste piuttosto perdonarlo e consolarlo, perché talora quell'uomo non sia sommerso dalla troppa tristezza. 8 Vi prego perciò di confermargli il vostro amore, 9 perché vi ho anche scritto per questo, per sapere alla prova se siete ubbidienti in ogni cosa. 10 Or a chi voi perdonate qualche cosa, perdono anch'io, perché anch'io se ho perdonato qualcosa a chi ho perdonato, l'ho fatto per amor vostro davanti a Cristo, 11 affinché non siamo sopraffatti da Satana, perché noi non ignoriamo le sue macchinazioni. 12 Ora, quando giunsi a Troas per l'evangelo di Cristo e mi fu aperta una porta nel Signore, 13 non ebbi alcuna requie nel mio spirito, per non avervi trovato Tito, mio fratello: perciò congedandomi da loro, me ne andai in Macedonia.

Carattere e frutti del ministero di Paolo
14 Or sia ringraziato Dio, il quale ci fa sempre trionfare in Cristo e attraverso noi manifesta in ogni luogo il profumo della sua conoscenza. 15 Perché noi siamo per Dio il buon odore di Cristo fra quelli che sono salvati, e fra quelli che periscono; 16 per questi un odore di morte a morte, ma per quelli un odore di vita a vita. E chi è sufficiente a queste cose? 17 Noi non falsifichiamo infatti la parola di Dio come molti altri, ma parliamo in sincerità come da parte di Dio, davanti a Dio in Cristo.

Riveduta 2020:

2Corinzi 2

1 Avevo infatti deciso in me stesso di non venire a rattristarvi una seconda volta. 2 Perché, se io vi rattristo, chi sarà dunque colui che mi rallegrerà, se non colui che sarà stato da me rattristato? 3 E vi ho scritto a quel modo affinché, al mio arrivo, io non abbia tristezza da coloro dai quali dovrei avere gioia, avendo di voi tutti fiducia che la mia gioia è la gioia di tutti voi. 4 Poiché in grande afflizione e in angoscia di cuore vi scrissi con molte lacrime, non già per rattristarvi, ma per farvi conoscere l'amore grandissimo che nutro per voi.

Perdono per il peccatore
5 Ora, se qualcuno ha causato tristezza, egli non ha rattristato me, ma, in parte, per non esagerare, voi tutti. 6 Basta a quel tale la punizione inflittagli dalla maggioranza 7 e quindi ora, al contrario, dovreste piuttosto perdonarlo e confortarlo, perché non abbia a essere sopraffatto da troppa tristezza. 8 Perciò vi prego di confermargli il vostro amore, 9 poiché anche per questo vi ho scritto: per mettervi alla prova e vedere se siete ubbidienti in ogni cosa. 10 A chi voi perdonate qualcosa, perdono anch'io, poiché anch'io quello che ho perdonato, se ho perdonato qualcosa, l'ho fatto per amor vostro, davanti a Cristo, 11 affinché non siamo raggirati da Satana, poiché non ignoriamo le sue macchinazioni.
12 Giunto a Troas per l'evangelo di Cristo ed essendomi aperta una porta nel Signore, 13 non ebbi pace nel mio spirito perché non vi trovai Tito, mio fratello; così, congedatomi da loro, partii per la Macedonia.

Trionfanti in Cristo
14 Ma grazie siano rese a Dio che sempre ci fa trionfare in Cristo e che per mezzo nostro spande dappertutto il profumo della sua conoscenza. 15 Poiché noi siamo dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che sono sulla via della salvezza e fra quelli che sono sulla via della perdizione; 16 a questi, un odore di morte che conduce a morte; a quelli, un odore di vita che conduce a vita. E chi è sufficiente a queste cose? 17 Poiché noi non siamo come quei molti che falsificano la parola di Dio, ma parliamo mossi da sincerità, da parte di Dio, in presenza di Dio, in Cristo.

La Parola è Vita:

2Corinzi 2

1 
Ho detto a me stesso: «Non voglio rattristarli con un'altra visita penosa». 2 Infatti, se io vi rattristo, chi mai mi farà contento? Se siete voi quelli che mi rallegrano, come potrete farlo, se io vi rattristo? 3 Questa è la ragione per cui vi ho scritto quelle cose nella mia ultima lettera, in modo che possiate risolverle prima del mio arrivo. Così, quando verrò, non sarò rattristato da quelli che, invece, dovrebbero darmi la gioia più grande. Sono sicuro che la vostra felicità è talmente legata alla mia, che non sarete felici, se non lo sarò anch'io.
4 Sapeste quanto ho sofferto a scrivervi quella lettera! Da spezzarmi il cuore. Vi confesso che ho perfino pianto. Non volevo darvi un dispiacere, ma dovevo farvi sapere quanto vi amo e quanto mi sta a cuore ciò che vi succede.
5 Ricordatevi che l'uomo del quale parlavo nella mia lettera, intendo quello che è stato causa di tutto, non ha dato un dispiacere soltanto a me, ma anche a tutti voi, o almeno a una buona parte di voi, per non esagerare. Con lui non voglio essere più severo di quanto dovrei. È stato punito abbastanza dalla disapprovazione della maggioranza. 6  7 Ora è tempo di perdonarlo e di consolarlo, altrimenti potrebbe non riprendersi più per l'amarezza e lo scoraggiamento. 8 Perciò, vi prego di fargli capire che gli volete ancora bene.

Chi è adatto per questo lavoro?
9 Un altro motivo per cui vi ho scritto così era per sapere fino a che punto mi avreste ubbidito. 10 Quando perdonate qualcuno, anch'io lo perdono. Infatti, ciò che ho perdonato, se ho perdonato qualcosa, l'ho fatto per amor vostro e con l'autorità di Cristo, 11 per non permettere che Satana si approfitti di noi, giacché conosciamo bene le sue macchinazioni.
12 Quando arrivai nella città di Troade, il Signore mi offrì una grande occasione per predicare il Vangelo. 13 Tuttavia non avevo pace, perché il mio caro fratello Tito non era là ad aspettarmi, ed io non sapevo dove fosse, né che cosa gli fosse successo. Allora salutai i credenti di Troade e partii per la Macedonia alla sua ricerca.
14 Ma sia ringraziato Dio, che ci fa sempre trionfare grazie a ciò che Cristo ha fatto, e ovunque andiamo si serve di noi per parlare agli altri del Signore e per spandere il Vangelo come un profumo. 15 Infatti, agli occhi di Dio noi siamo il profumo di Cristo, che si spande fra quelli che ci stanno attorno, sia quelli che sono sulla via della salvezza, sia quelli che vanno verso la perdizione. 16 Per quelli che non sono salvati, siamo come un odore di morte che dà la morte; mentre per quelli che conoscono Cristo, siamo un profumo di vita, che dà la vita. Chi è mai all'altezza di un compito di questo genere? 17 Soltanto quelli che, come noi, sono uomini integri, mandati da Dio, che parlano con sincerità, con la potenza di Cristo, sotto gli occhi del Signore. Non come quegl'imbroglioni, e ce ne sono molti, che falsificano il Vangelo per il proprio interesse!

La Parola è Vita
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Riveduta:

2Corinzi 2

1 Io avevo dunque meco stesso determinato di non venire a voi per rattristarvi una seconda volta. 2 Perché, se io vi contristo, chi sarà dunque colui che mi rallegrerà, se non colui che sarà stato da me contristato? 3 E vi ho scritto a quel modo onde, al mio arrivo, io non abbia tristezza da coloro dai quali dovrei aver allegrezza; avendo di voi tutti fiducia che la mia allegrezza è l'allegrezza di tutti voi. 4 Poiché in grande afflizione ed in angoscia di cuore vi scrissi con molte lagrime, non già perché foste contristati, ma perché conosceste l'amore che nutro abbondantissimo per voi.

Il caso disciplinare
5 Or se qualcuno ha cagionato tristezza, egli non ha contristato me, ma, in parte, per non esagerare, voi tutti. 6 Basta a quel tale la riprensione inflittagli dalla maggioranza; 7 onde ora, al contrario, dovreste piuttosto perdonarlo e confortarlo, che talora non abbia a rimaner sommerso da soverchia tristezza. 8 Perciò vi prego di confermargli l'amor vostro; 9 poiché anche per questo vi ho scritto: per conoscere alla prova se siete ubbidienti in ogni cosa. 10 Or a chi voi perdonate qualcosa, perdono anch'io; poiché anch'io quel che ho perdonato, se ho perdonato qualcosa, l'ho fatto per amor vostro, nel cospetto di Cristo, 11 affinché non siamo soverchiati da Satana, giacché non ignoriamo le sue macchinazioni.

I trionfi concessi al ministerio di Paolo
12 Or essendo venuto a Troas per l'Evangelo di Cristo ed essendomi aperta una porta nel Signore, 13 non ebbi requie nel mio spirito perché non vi trovai Tito, mio fratello; così, accomiatatomi da loro, partii per la Macedonia. 14 Ma grazie siano rese a Dio che sempre ci conduce in trionfo in Cristo, e che per mezzo nostro spande da per tutto il profumo della sua conoscenza. 15 Poiché noi siamo dinanzi a Dio il buon odore di Cristo fra quelli che son sulla via della salvezza e fra quelli che son sulla via della perdizione: 16 a questi, un odore di morte, a morte; a quelli, un odore di vita, a vita. E chi è sufficiente a queste cose? 17 Poiché noi non siamo come quei molti che adulterano la parola di Dio; ma parliamo mossi da sincerità, da parte di Dio, in presenza di Dio, in Cristo.

Ricciotti:

2Corinzi 2

1 E ho deciso meco stesso, di non venire di nuovo da voi in tristezza; 2 perchè se vi contristo, o chi vi sarà a rallegrar me se non proprio chi è stato da parte mia contristato? 3 E se ho scritto come ho scritto, gli è perchè non avvenga, che, al mio venire, io abbia dolore da quelli che mi avrebbero dovuto rallegrare, persuaso come sono rispetto a tutti voi, che la mia gioia è gioia di voi tutti. 4 Poichè se per la grande afflizione e angustia di cuore v'ho scritto fra molte lagrime, non lo feci perchè foste rattristati, ma perchè conosceste l'amore che ho grandissimo per voi. 5 E se qualcuno ha dato dolore, non me solo rattristò ma, almeno parzialmente per non esagerare, voi tutti. 6 Or basta a quel tale questa riprensione avuta dai più, 7 sicchè è meglio che voi ora invece gli usiate indulgenza e lo consoliate, non abbia per avventura quel tale a essere sfinito dal troppo dolore. 8 Perciò vi esorto a ravvivare il vostro amore verso di lui; 9 ho scritto anche per questo, per conoscervi alla prova se in tutto siete obbedienti. 10 A chi usate qualche indulgenza l'uso anch'io, poichè anch'io dove ho usato indulgenza, se in qualcosa l'ho fatto, l'ho fatto per vostro amore, nella persona di Cristo, 11 per non essere sopraffatti da Satana, i cui pensieri non ignoriamo affatto. 12 Quando venni a Troade per il Vangelo di Cristo, pur essendomi aperta la porta del Signore, 13 non ebbi requie nel mio spirito per non aver trovato Tito il mio fratello; e allora, preso congedo da loro, venni in Macedonia. 14 E grazie siano rese a Dio che sempre ci fa trionfare in Cristo, e per voi manifesta in ogni luogo il profumo della sua conoscenza; 15 giacchè fragranza di Cristo siam noi, davanti a Dio, fra quelli che si salvano e fra quelli che periscono; 16 per questi è odore che vien da morte e conduce a morte, per quelli è odore dalla vita alla vita. E a tali cose chi è adatto? 17 noi non siamo come i molti i quali adulterano la parola di Dio, ma, con sincerità e come da Dio, e alla presenza di Dio, in Cristo, parliamo.

Tintori:

2Corinzi 2

Altri motivi pei quali S. Paolo non andò a Corinto
1 Ho determinato dentro di me di non tornare da voi per rattristarvi. 2 Perchè se io vi contristo, chi è che mi dovrà rallegrare, se non chi è stato da me contristato? 3 Io vi scrissi in quella maniera, perchè, venendo, non abbia a ricevere tristezza sopra tristezza da quelli che mi dovrebbero dare dei contenti, fiducioso che per voi tutti la mia gioia è gioia di tutti voi. 4 Inoltre, se vi scrissi con grande afflizione, con angoscia di cuore e con molte lacrime, non fu per contristarvi, ma per farvi conoscere il grandissimo affetto che ho per voi.

Prega i Corinti a riammettere nella Chiesa l'incestuoso
5 Se qualcuno è stato cagione di tristezza, non contristò me solo, ma anche parte di voi, in modo da non potervi rimproverare tutti. 6 Basta a quel tale la riprensione fatta dalla maggioranza; 7 quindi ora è meglio che gli perdoniate e lo consoliate, affinchè non soccomba per eccessiva tristezza. 8 Perciò vi prego di confermargli la vostra carità. 9 Perchè vi ho scritto anche per conoscere alla prova se siete in tutto obbedienti. 10 Or con chi avete usato indulgenza, la uso anch'io; infatti l'indulgenza che ho usata (se n'ho usata un po') l'ho usata per amor vostro e in nome di Cristo 11 per non essere sopraffatti da Satana, di cui non ignoriamo le macchinazioni.

Dio ha giustificato il viaggio non fatto con abbondanti frutti
12 Or quando giunsi a Troade pel Vangelo di Cristo, sebbene una porta mi fosse aperta dal Signore, 13 non ebbi requie nel mio spirito, per non avervi trovato il mio fratello Tito; e dopo aver salutati i fratelli partii per la Macedonia. 14 Ma grazie sian rese a Dio che ci fa sempre trionfare in Cristo Gesù, e per mezzo nostro spande in ogni luogo il profumo della sua conoscenza. 15 Noi siamo infatti davanti a Dio il buon odore di Cristo per quelli che si salvano e per quelli che si perdono: 16 per questi un odore di morte che dà la morte; per Quelli un odore di vita che dà la vita. E per tali cose chi è che sia di noi più adatto? 17 Infatti noi non siamo come tanti e tanti che adulterano la parola di Dio, ma nella sua purezza, come viene da Dio, la predichiamo davanti a Dio, in Cristo.

Martini:

2Corinzi 2

Dice, che non è andato da' Corinti per non recar loro tristezza maggiore, e gli esorta a ricevere nella loro grazia l'incestuosa, e insieme parla della sua predicazione accompagnata da fatiche grandi, e da gran frutto, quantunque l'odore della sua medesima predicazione fosse per alcuni stato odore di morte.
1 Ho determinato meco stesso di non venir di nuovo da voi per attristarvi. 2 Imperocché se io vi contristo: e chi è che rallegri me, fuori di chi è stato da me contristato? 3 E questo stesso ve lo ho scritta, affinchè venendo io, non riceva tristezza sopra tristezza da quegli, da' quali doveva io avere allegrezza: fidandomi di tutti voi, che abbiate tutti per vostro il mio gaudio. 4 Imperocché in grande afflizione, e ansietà di cuore vi scrissi con molte lagrime: non per contristarvi: ma affinchè conosceste la carità, che io lo abbondantissima verso di voi. 5 Che se alcuno fu cagion di tristezza, non recò a me se non parte di tristezza: affinchè io non faccia aggravio a tutti voi. 6 Basta per questo tale questa riprensione fatta da molti: 7 Onde per lo contrario voi usiate indulgenza, e lo consoliate, affinchè per disgrazia non sia da eccessiva tristezza assorto questo tale. 8 Vi scongiuro perciò a ratificare la carità verso di lui. 9 Imperocché con questo fine ancora ho scritto, per conoscervi alla prova, se siate in tutto ubbidienti. 10 Or con chi avete usato voi indulgenza, la uso anch'io: imperocché io pure dove ho usato indulgenza (se alcuna ne ho usata) per amor vostro li ho usata a nome di Cristo, 11 Affinchè non siamo soverchiati da satana: conciossiachè non ci sono ignote le cabale di lui. 12 Or essendo io giunto a Troade pel vangelo di Cristo, ed essendomi stata aperta la porta dal Signore, 13 Non ebbi requie nel mio spirito per non aver trovato il mio fratello Tito, ma salutati quegli, partii per la Macedonia. 14 Grazie però a Dio, il quale ci fa sempre trionfanti in Cristo Gesù, e rende manifesto l'odore della cognizione di lui in ogni luogo per mezzo nostro: 15 Dappoiché il buon odore di Cristo siam noi a Dio, e per que', che si salvano, e per que', che periscono: 16 Per gli uni odor di morte per loro morte; per gli altri odore di vita per loro vita. E per tali cose chi è che sia tanto idoneo? 17 Imperocché non siamo come moltissimi, che falsificano la parola di Dio, ma con sincerità, come da parte di Dio parliamo dinanzi a Dio in Cristo.

Diodati:

2Corinzi 2

1 Or io avea determinato in me stesso di non venir di nuovo a voi con tristizia. 2 Perciocchè, se io vi contristo, chi sarà dunque colui che mi rallegrerà, se non colui stesso che sarà stato da me contristato? 3 E quello stesso vi ho io scritto, acciocchè quando verrò, io non abbia tristezza sopra tristezza da coloro, dai quali io dovea avere allegrezza; confidandomi di tutti voi, che la mia allegrezza è quella di tutti voi. 4 Perciocchè di grande afflizione, e distretta di cuore, io vi scrissi con molte lagrime; non acciocchè foste contristati, ma acciocchè conosceste la carità, che io ho abbondantissima inverso voi.
5 E se alcuno ha contristato, non ha contristato me, anzi in parte, per non aggravarlo, voi tutti. 6 Al tale basta quella riprensione, che gli è stata fatta dalla raunanza. 7 Talchè, in contrario, più tosto vi convien perdonargli, e consolarlo; che talora quell'uomo non sia assorto dalla troppa tristezza. 8 Perciò, io vi prego di ratificare inverso lui la carità. 9 Perciocchè a questo fine ancora vi ho scritto, acciocchè io conosca la prova di voi, se siete ubbidienti ad ogni cosa. 10 Or a chi voi perdonate alcuna cosa, perdono io ancora; perciocchè io altresì, se ho perdonata cosa alcuna, a chi l'ho perdonata, l'ho fatto per amor vostro, nel cospetto di Cristo, acciocchè noi non siamo soverchiati da Satana. 11 Perciocchè noi non ignoriamo le sue macchinazioni.
12 Ora, essendo venuto in Troas per l'Evangelo di Cristo, ed essendomi aperta una porta nel Signore, non ho avuta alcuna requie nello spirito mio, per non avervi trovato Tito, mio fratello. 13 Anzi, essendomi da loro accommiatato, me ne sono andato in Macedonia. 14 OR ringraziato sia Iddio, il qual fa che sempre trionfiamo in Cristo, e manifesta per noi in ogni luogo l'odor della sua conoscenza. 15 Perciocchè noi siamo il buono odore di Cristo a Dio, fra coloro che son salvati, e fra coloro che periscono; 16 a questi veramente, odor di morte a morte; ma a quelli, odor di vita a vita. (E chi è sufficiente a queste cose?) 17 Poichè noi non falsifichiamo la parola di Dio, come molti altri; ma come di sincerità, ma come da parte di Dio, parliamo in Cristo, nel cospetto di Dio.

Commentario completo di Matthew Henry:

2Corinzi 2

1 INTRODUZIONE A 2 CORINZI CAPITOLO 2

In questo capitolo l'apostolo prosegue nel racconto delle ragioni per cui non venne a Corinto, 2Corinzi 2:1-4. Poi scrive a proposito della persona incestuosa che giaceva sotto censura; e dà indicazioni per ristabilirlo, insieme alle ragioni per cui lo fanno 2Corinzi 2:5-11, e poi li informa delle sue fatiche e del suo successo nella predicazione del vangelo in diversi luoghi, 2Corinzi 2:12-17.

Ver. 1.

In questi versetti,

1. L'apostolo procede nel dare un resoconto del motivo per cui non venne a Corinto, come ci si aspettava; vale a dire, perché non era disposto a contrliggerli, o ad essere rattristato da loro, 2Corinzi 2:1,2. Aveva deciso di non venire da loro con tristezza, cosa che tuttavia avrebbe fatto se fosse venuto e avesse trovato tra loro scandalo non debitamente animato: questo sarebbe stato motivo di dolore sia per lui che per loro, perché il loro dolore o la gioia dell'incontro sarebbero stati reciproci. Se li avesse fatti dispiacere, sarebbe stato un dolore per lui, perché non ci sarebbe stato nessuno che lo avrebbe rallegrato. Ma il suo desiderio era di avere un incontro allegro con loro, e di non amareggiarlo per qualche infelice occasione di disaccordo.

2. Dice loro che è stato con lo stesso intento che ha scritto la sua precedente epistola, 2Corinzi 2:3,4.

(1.) Affinché non possa avere dolore da coloro di cui dovrebbe rallegrarsi; e che aveva scritto loro in confidenza che avrebbero fatto ciò che era necessario, per il loro beneficio e il suo conforto. La cosa particolare a cui si fa riferimento, come appare dai versetti seguenti, era il caso della persona incestuosa di cui aveva scritto nella prima epistola, 1Corinzi 5. Né l'apostolo fu deluso nella sua aspettativa.

(2.) Assicura loro che non aveva intenzione di rattristarli, ma di testimoniare loro il suo amore, e che ha scritto loro con molta angoscia e afflizione nel suo cuore, e con grande affetto per loro. Aveva scritto con le lacrime, affinché potessero conoscere il suo abbondante amore per loro. Nota

[1.] Anche nei rimproveri, nelle ammonizioni e negli atti di disciplina, i ministri fedeli mostrano il loro amore.

[2.] Le censure inutili e l'esercizio della disciplina ecclesiastica verso i trasgressori sono un dolore per i ministri dallo spirito tenero e sono amministrati con rammarico.

5 Ver. 5.

In questi versetti l'apostolo tratta della persona incestuosa che era stata scomunicata, che sembra essere una delle cause principali della sua stesura di questa epistola. Qui osservate,

1. Dice loro che il crimine di quella persona lo aveva in parte addolorato ; e che era addolorato anche con una parte di loro, che, nonostante questo scandalo fosse stato trovato tra loro, erano gonfi e non avevano fatto cordoglio, == 1Corinzi 5:2. Tuttavia, non era disposto a imporre un onere troppo pesante a tutta la chiesa, specialmente visto che si erano chiariti in quella faccenda osservando le istruzioni che aveva precedentemente dato loro.

2. Dice loro che la punizione che era stata inflitta a questo offensore era sufficiente, 2Corinzi 2:6. L'effetto desiderato fu ottenuto, perché l'uomo era umiliato e avevano mostrato la prova della loro obbedienza alle sue istruzioni.

3. Perciò li ordina, con tutta rapidità, di ristabilire la persona scomunicata, o di riceverlo di nuovo nella loro comunione, 2Corinzi 2:7,8. Questo è espresso in diversi modi. Li supplica di perdonarlo, cioè di liberarlo dalle censure della chiesa, poiché non potevano rimettere la colpa o l'offesa contro Dio; e anche per confortarlo, poiché in molti casi il conforto dei penitenti dipende dalla loro riconciliazione non solo con Dio, ma anche con gli uomini, che hanno scandalizzato o offeso. Devono anche confermargli il loro amore; Cioè, dovevano mostrare che i loro rimproveri e le loro censure procedevano dall'amore per la sua persona, così come dall'odio per il suo peccato, e che il loro disegno era di correggerlo, non di rovinarlo. O così: Se la sua caduta avesse indebolito il loro amore per lui, che non avrebbero potuto provare in lui tanta soddisfazione come prima; Tuttavia, ora che è stato guarito dal pentimento, devono rinnovarlo e confermargli il loro amore.

4. Usa diversi argomenti pesanti per convincerli a farlo, come,

(1.) Il caso del penitente richiedeva questo, perché correva il pericolo di essere inghiottito da troppo dolore, == 2Corinzi 2:7. Era così sensibile a questa colpa, e così afflitto dalla sua punizione, che correva il pericolo di cadere nella disperazione. Quando il dolore è eccessivo, fa male; E anche il dolore per il peccato è troppo grande quando è inadatto ad altri doveri, e spinge gli uomini alla disperazione.

(2.) Avevano mostrato obbedienza alle sue istruzioni emettendo una censura contro l'offensore e ora voleva che si conformassero al suo desiderio di ristabilirlo, 2Corinzi 2:9.

(3.) Menziona la sua disponibilità a perdonare questo penitente e ad essere d'accordo con loro in questa materia.

"A chi tu perdoni anche io, == 2Corinzi 2:10. Sarò prontamente d'accordo con te nel perdonarlo".

E questo lo avrebbe fatto per il loro bene, per amore loro e per il loro vantaggio; e per amore di Cristo, o nel suo nome, come suo apostolo, e in conformità alla sua dottrina e al suo esempio, che sono così pieni di gentilezza e tenera misericordia verso tutti coloro che veramente si pentono.

(4.) Egli dà un'altra ragione importante (2Corinzi 2:11): per timore che Satana ottenga un vantaggio contro di noi. Non solo c'era il pericolo che Satana ottenesse un vantaggio contro il penitente, spingendolo alla disperazione, ma anche contro le chiese, e gli apostoli o ministri di Cristo, rappresentandoli come troppo rigidi e severi, e spaventando così le persone dall'entrare in mezzo a loro. In questo, come in altre cose, la saggezza è utile da dirigere, in modo da gestire secondo i casi, affinché non si possa biasimare il ministero, per aver commesso il peccato da una parte, o per la troppa severità verso i peccatori dall'altra. Notate che Satana è un nemico subdolo e usa molti stratagemmi per ingannarci; E non dovremmo ignorare i suoi stratagemmi: è anche un avversario attento, pronto a prendere tutti i vantaggi contro di noi, e dovremmo essere molto cauti per non dargli alcuna occasione per farlo.

12 Ver. 12.

Dopo queste istruzioni riguardanti la persona scomunicata, l'apostolo fa una lunga digressione, per dare ai Corinzi un resoconto dei suoi viaggi e delle sue fatiche per la promozione del vangelo, e del successo che ha avuto in esso, dichiarando allo stesso tempo quanto si preoccupasse per loro nei loro affari, come non avesse riposo nel suo spirito, quando non trovò Tito a Troade (2Corinzi 2:13), come si aspettava, dal quale sperava di aver capito più perfettamente come andava loro la sorte. E troviamo in seguito (2Corinzi 7:5-7) che quando l'apostolo venne in Macedonia, fu confortato dalla venuta di Tito e dalle informazioni che gli diede su di loro. Affinché possiamo considerare tutto ciò che leggiamo da questo secondo capitolo, 2Corinzi 2:12-7:5, come una sorta di parentesi. Osserva qui,

I. L'instancabile lavoro e la diligenza di Paolo nel suo lavoro, 2Corinzi 2:12-13. Viaggiava da un posto all'altro, per predicare il Vangelo. Andò a Troade da Filippi via mare (Atti 20:6), e da lì andò in Macedonia; così che gli fu impedito di passare per Corinto, come aveva progettato, 2Corinzi 1:16. Ma, sebbene gli fosse impedito di progettare il luogo di lavoro, tuttavia era instancabile nel suo lavoro.

II. Il suo successo nel suo lavoro: Gli fu aperta una grande porta del Signore, == 2Corinzi 2:12. Aveva una grande quantità di lavoro da fare ovunque andasse, ed aveva un buon successo nel suo lavoro; poiché Dio ha manifestato il sapore della sua conoscenza per mezzo suo in ogni luogo dove è venuto. Egli ebbe l'opportunità di aprire liberamente la porta della sua bocca, e Dio aprì i cuori dei suoi ascoltatori, come il cuore di Lidia (Atti 16:14), e l'apostolo parla di questo come di una questione di gratitudine a Dio e di gioia per la sua anima: Siano rese grazie a Dio, che ci fa sempre trionfare in Cristo. Nota

1. I trionfi di un credente sono tutti in Cristo. In noi stessi siamo deboli e non abbiamo né gioia né vittoria; ma in Cristo possiamo rallegrarci e trionfare.

2. I veri credenti hanno costante causa di trionfo in Cristo, perché sono più che vincitori per mezzo di colui che li ha amati, Romani 8:37.

3. Dio li fa trionfare in Cristo. È Dio che ci ha dato la materia per trionfare e i cuori per trionfare. A lui dunque la lode e la gloria di tutti.

4. Il buon successo del vangelo è una buona ragione per la gioia e l'allegrezza di un cristiano.

III. Il conforto che l'apostolo e i suoi compagni di lavoro trovarono, anche quando il vangelo non ebbe successo per la salvezza di alcuni che lo ascoltarono, 2Corinzi 2:15-17. Qui osservate,

1. Il diverso successo del vangelo e i suoi diversi effetti su diversi tipi di persone a cui viene predicato. Il successo è diverso; poiché alcuni sono salvati da esso, mentre altri muoiono sotto di esso. Né c'è da meravigliarsene, considerando i diversi effetti che il Vangelo ha. Per

(1.) Per alcuni è un sapore di morte per la morte. Coloro che sono volontariamente ignoranti e ostinati deliberatamente, disgustano il vangelo, come gli uomini disprezzano un cattivo sapore, e quindi ne sono accecati e induriti: esso suscita le loro corruzioni ed esaspera i loro spiriti. Essi rifiutano il Vangelo, fino alla loro rovina, fino alla morte spirituale ed eterna.

(2.) Per gli altri il Vangelo è un sapore di vita per la vita. Per le anime umili e graziose la predicazione della parola è molto piacevole e proficua. Come è più dolce del miele al gusto, così è più grato degli odori più preziosi ai sensi, e molto più redditizio; Poiché, come li vivificava all'inizio, quando erano morti nei falli e nei peccati, così li rende più vivi, e finirà nella vita eterna.

2. Le terribili impressioni che questa materia ha fatto sulla mente dell'apostolo, e dovrebbe anche fare sul nostro spirito: Chi è sufficiente per queste cose? == 2Corinzi 2:16. Chi è degno di essere impiegato in un lavoro così pesante, un lavoro di così vasta importanza, a causa di così grandi conseguenze? Chi è in grado di svolgere un lavoro così difficile, che richiede tanta abilità e operosità? Il lavoro è grande e la nostra forza è piccola; sì, da noi stessi non abbiamo alcuna forza; tutta la nostra sufficienza è da Dio. Notate, se gli uomini considerassero seriamente quali grandi cose dipendono dalla predicazione del vangelo, e quanto sia difficile l'opera del ministero, sarebbero molto cauti nel modo in cui vi si dedicano, e molto attenti a svolgerlo bene.

3. Il conforto che l'apostolo ebbe sotto questa seria considerazione,

(1.) Perché i ministri fedeli saranno accettati da Dio, qualunque sia il loro successo: Siamo, se fedeli, a Dio un soave odore di Cristo == (2Corinzi 2:15), in coloro che sono salvati e in coloro che periscono. Dio accetterà intenzioni sincere e sforzi onesti, anche se con molti non hanno successo. I ministri saranno accettati e ricompensati non secondo il loro successo, ma secondo la loro fedeltà. Quand'anche Israele non fosse radunato, io sarò glorioso agli occhi del Signore, == Isaia 49:5.

(2.) Perché la sua coscienza ha testimoniato la sua fedeltà, 2Corinzi 2:17. Benché molti corruppero la parola di Dio, tuttavia la coscienza dell'apostolo testimoniò la sua fedeltà. Non mescolò le sue nozioni con le dottrine e le istituzioni di Cristo; egli non osò aggiungere, né diminuire la parola di Dio; egli fu fedele nel dispensare il Vangelo, come lo ricevette dal Signore, e non ebbe alcuna inclinazione secolare a servire; il suo scopo era quello di approvare se stesso davanti a Dio, ricordando che il suo occhio era sempre su di lui; quindi parlava e agiva sempre come agli occhi di Dio, e quindi con sincerità. Notate: Ciò che facciamo nella religione non è da Dio, non viene da Dio, non raggiungerà Dio, a meno che non sia fatto in sincerità, come agli occhi di Dio.

Commentario del Nuovo Testamento:

2Corinzi 2

1 Perchè Paolo potesse contribuire, colla sua visita, alla gioia cristiana dei Corinzi, era necessario che lo stato della chiesa fosse tale da non necessitare l'esercizio della severità apostolica. Perciò egli ha preso la risoluzione di non fare alla chiesa un'altra visita penosa come pare lo fosse stata l'ultima. Altrimenti, come vi potrebbe esser gioia sia per loro, sia per lui? Ha quindi preferito scrivere una lettera che ha fatto sanguinar il suo cuor di padre; ma l'ha fatto nella speranza che, corretti i traviamenti da lui ripresi, egli potesse tornare a Corinto coll'animo pienamente sollevato.

Or io ho risoluto questo in me stesso:

Lett. ho giudicato, espressione che accenna ad una decisione presa dopo maturo esame del pro e del contro. Codesta decisione avea cagionato il mutamento nell'itinerario da seguire.

di non venire una seconda volta con tristezza da voi.

La lezione della quasi unanimità dei codici: (non una seconda volta in tristezza) rende viepiù evidente che la risoluzione di Paolo era di non fare una seconda visita penosa per lui e pei fratelli a Corinto. L'ultima fatta era dunque stata tale, ma quando era ella avvenuta? Non può trattarsi del primo soggiorno dell'Apostolo quando egli avea fondata la chiesa; e neppure di un ritorno a Corinto da una escursione in provincia fatta nel corso di quel periodo di fondazione; meno che mai di una visita fatta per lettera. Si tratta dunque, come si è detto nell'Introduzione, di una visita breve 1Corinzi 16:7, non mentovata negli Atti, ed avvenuta anteriormente alla 1a Corinzi e fors'anche alla lettera perduta di cui 1Corinzi 5. Il supporre una visita nell'intervallo tra le due Epistole canoniche, seguita da una lettera severissima perduta per noi, non poggia sopra alcun indizio certo. Paolo ha preso la decisione accennata, perchè s'egli, ogni volta che visita Corinto, è costretto di recar dolore alla chiesa, come potrà mai venirgli qualche gioia da quei suoi figli spirituali? Bisognerebbe che lo rallegrasse appunto chi è stato da lui attristato: cosa assurda ed impossibile.

2 Poichè, se io vi attristo, chi sarà mai colui che mi rallegri, se non colui che sarà stato da me attristato?

Se dunque la sua visita a Corinto avea da essere allietata dal sole della gioia, bisognava di necessità aspettare che fossero spariti i nuvoloni, e mutate in meglio le condizioni morali della chiesa. A raggiungere un tale intento, Paolo ha preso il partito di scrivere ai Corinzi una lettera.

3 E vi ho scritto appunto ciò,

appunto quella lettera che ha destato sì viva impressione in tutti voi.

affinchè venendo, io non abbia da ricevere tristezza da coloro che mi dovrebbero rallegrare,

coi loro progressi costanti nella vita cristiana alla quale li ho generati mediante la predicazione del Vangelo. Ed egli sperava che la sua lettera avrebbe ottenuto un tal risultato, perchè, animato dalla carità che tutto crede e tutto spera, egli avea fiducia che i Corinzi farebbero quanto da loro dipendeva per risparmiar amarezza e procurar invece allegrezza al loro padre spirituale, considerando come loro propri i dolori e le gioie dell'Apostolo:

Avendo in voi tutti questa fiducia, che la mia allegrezza è quella di tutti voi

La lettera stessa Paolo ben sapeva che doveva affliggere la chiesa; lo scriverla è stato quindi per lui un dovere penosissimo, ma l'ha compiuto mirando, non al dolore recato, bensì al bene che ne doveva scaturire; come fa il padre quando è costretto a riprendere ed a castigare il figlio ch'egli ama teneramente.

4 Perciocchè, in grande afflizione e distretta di cuore, io vi ho scritto fra mezzo a molte lagrime; non affinchè voi foste attristati, ma affinchè conosceste l'amore speciale ch'io ho per voi.

La preposizione εκ (da) che abbiamo resa con in, indica propriamente che la lettera era proceduta da un animo profondamente afflitto, era uscita da un cuore angosciato al vedere in grave pericolo un'opera ch'era costata tante fatiche e tanti dolori all'apostolo. Solo l'amore speciale che egli nutriva per essi l'avea potuto spingere ad adoperare il ferro chirurgico della riprensione severa. Ma lo avea fatto fra mezzo alle lagrime. Anche il Signore «castiga chi egli ama e flagella ogni figlio ch'Ei gradisce» Ebrei 12:6. Si è domandato: È egli mai possibile che tali sieno stati i sentimenti con cui Paolo scrisse la prima ai Corinzi? Se si tien conto della profonda sensibilità d'animo dell'apostolo, se si riflette ch'egli era stato il padre della chiesa che lo ripagava coll'ingratitudine per dar ascolto alle male insinuazioni di gente avversa venuta di fuori, se si pensa al numero ed alla gravità dei disordini che Paolo riprende nella prima Ep., e specialmente di quello dell'incesto cap.2Corinzi 5, la cosa non parrà inammissibile. Per quanto sia moderato il linguaggio e represso ogni sfogo, pur si sente, leggendo in ispecie i sei primi capitoli della 1Corinzi, che sotto alla espressioni misurata, ribolle un sentimento profondo che qua e là si traduce in amara ironia. Cfr. 1Corinzi 4:3,7-16,18-21; 5:2,6; 6; 7:40; 9:1-4,12; 11:17-19; 14:36; 15:34; 16:22.

AMMAESTRAMENTI

1. Per quanto alto sia il ministerio degli apostoli, non cessa dall'essere un ministerio, un servizio. Ai ministri non appartiene il «signoreggiare sulle eredità del Signore» 1Pietro 5:3, e, meno che mai, il «signoreggiare sulla fede» dei credenti. Gli apostoli hanno ricevuto una special misura dell'unzione dello Spirito per proclamar l'Evangelo secondo la mente di Cristo 1Corinzi 2; ma la fede resta libera così nel suo nascere come nel suo sviluppo. Non nasce da un atto d'autorità, da un comando, bensì dalla libera persuasione formatasi nella mente, nel cuore e nella coscienza poste in presenza della verità. Una volta creata la vivente relazione dell'anima col suo Dio, il credente è più che mai emancipato dalla tutela degli uomini. Ogni cosa è sua, compreso il ministerio degli Apostoli 1Corinzi 3:21-23, ed egli è di Cristo. Paolo declina il farla da signore sulla fede dei Corinzi, quasichè avesse da comandar loro di creder questo e di non creder quello, ed essi avessero da rinnegare la facoltà del libero esame Atti 17:11; 1Corinzi 10:15; 1Giovanni 4:1; Galati 1:8-10, la loro individuale responsabilità ed attività spirituale. Avrà forse una autorità ecclesiastica qualsiasi il diritto di tener sotto tutela il popolo di Cristo divietandogli di leggere le S. Scritture, prescrivendogli gli articoli del suo Credo sotto pena di dannazione, frapponendosi qual mediatrice necessaria fra l'anima ed il Salvatore?

«C'è da tracciare qui, dice Fed. Robertson, la differenza tra il prete ed il ministro. Ambedue desiderano la salvazione degli uomini; ma il prete vuol salvarli col mezzo dei suoi poteri e delle sue prerogative ufficiali; mentre il ministro brama di aiutarli a salvarsi. Il «signoreggiar sulla vostra fede» esprime lo spirito del prete. L'«essere cooperatori per la vostra allegrezza» descrive lo spirito del ministro che desidera d'essere non un padrone, ma un aiuto... Questa è la gran contesa fra paganesimo e cristianesimo, tra romanesimo e protestantesimo; tra le boriose pretese ecclesiastiche ed il cristianesimo spirituale. Come saranno gli uomini salvati? Direttamente, per mezzo di Cristo? O, indirettamente, da Cristo per mezzo del prete? Per via di fede personale o per via della miracolosa strumentalità dei sacramenti? Cos'è il ministro cristiano? È egli uno le cui manipolazioni ed il cui intervento siano necessari per render la fede e la bontà morale accettevoli e per impartir loro una spirituale efficacia? Ovvero è egli semplicemente uno che ha per ufficio di servire i suoi fratelli col comunicar loro quel tanto di conoscenza superiore ch'egli si trovi possedere o quell'impulso superiore che emana dal suo carattere personale? La decisione dell'apostolo non è dubbia... D'altronde non è questione del nome, bensì della sostanza. Vi possono essere fra coloro che sono chiamati preti degli uomini dallo spirito ministratore, come Fénelon, mentre vi saranno tra coloro che evitano di chiamarsi preti degli spiriti altieri, sacerdotali, dominatori e prepotenti, secondo i quali non è cristiano chi non accetta il loro insegnamento e non è pio chi non si piega ai loro particolari concetti e riti... Questi uomini sono sempre persecutori. L'assumere che fanno una dominazione sulla fede degli uomini di necessità li fa tali. In certe età, essi erigono dei roghi, in altre maledicono ed in altre si contentano di stimmatizzare chi non la pensa come loro».

5 Sezione D 2Corinzi 2:5-11 LA RIAMMISSIONE DELL'INCESTUOSO

Dato il ravvedimento dell'incestuoso, Paolo dà il cordiale suo consenso alla di lui riammissione.

Il nesso con quel che precede si può esprimere così: il motivo per cui ho ritardato la mia venuta è stato il desiderio di non farvi una visita penosa. Ad evitare una tale necessità vi ho scritto la lettera severa che sapete. E poichè essa ha prodotto sul principale colpevole e sulla chiesa tutta un salutare effetto, io sono dispostissimo a dare la mia piena approvazione a una misura di clemenza che sarà per il bene dell'individuo pentito e della chiesa.

Che se alcuno ha rattristato, non ha rattristato me, ma fino a un certo punto, per non aggravarlo, voi tutti.

Per delicatezza di carità, Paolo accenna a colui che era stato cagione di dolore alla chiesa in modo dubitativo ed indeterminato, senza nominar nè la colpa nè la persona. Ora ch'egli è pentito, il fare diversamente parrebbe all'apostolo una crudeltà. Dicendo: non ha attristato me, Paolo non vuol significare che il grave scandalo l'abbia lasciato insensibile; ma che la colpa commessa da quel tale non ha avuto per nulla il carattere di un'offesa personale verso di lui. E dice questo per allontanare il sospetto che la severità da lui mostrata fosse ispirata dal risentimento, o ch'egli volesse considerare il caso come una questione personale. Difficilmente potrebbe Paolo esprimersi a quel modo se il «qualcuno» fosse stato un calunniatore od un insultatore di lui. Tutto induce a credere che l'allusione si riferisca all'incestuoso di 1Corinzi 5. Colla sua colpa, quel tale avea recato offesa e dolore alla chiesa tutta di cui faceva parte e ch'era con lui solidale (ibid.). Non già che il danno ed il dolore fossero stati molto profondamente sentiti da tutti, ma fino a un certo grado, lett. in parte, il colpevole aveva attristato i membri della chiesa. Se Paolo dice in parte ( απο μερους) lo fa per restar nel vero ed anche per non aggravar la colpa di chi mostrasi ormai pentito. Il complemento sottinteso del verbo «aggravare» è lui 1Tessalonicesi 2:9; 2Tessalonicesi 3:8. La frase d'altronde è stata costrutta in varii modi più o meno forzati. Esempi: «... non recò a me se non parte di tristezza, affinchè io non faccia aggravio a tutti voi» (Vulg. Lut, Martini); «...ha rattristato la generalità, o almeno, per non esagerare, una parte di essa» (Weizsacker).

6 La chiesa, spinta dall'apostolo, ha inflitto al colpevole una correzione che lo ha umiliato a salute, se ora ella è disposta a usargli clemenza, Paolo la seconderà ben volentieri.

Basta a quel tale quella riprensione che gli è stata fatta dalla maggioranza,

o dai più; s'intende dalla maggioranza della chiesa che si era mostrata ossequente all'ordine di Paolo. Solo una minoranza composta di libertini e di giudaizzanti nemici di Paolo era rimasta estranea alla misura disciplinare in questione. La parola (riprensione) non s'incontra altrove nel N. T. Il senso forse un po' blando di riprensione poggia su quello del verbo analogo che significa riprendere, sgridare Matteo 8:26; 16:20; Luca 4:39; Marco 9:25; 2Timoteo 4:2. Negli scrittori ecclesiastici designerà una punizione o una pena disciplinare. In che abbia consistito la riprensione inflitta all'incestuoso di Corinto, non lo possiamo sapere con certezza. Probabilmente la chiesa, nella sua gran maggioranza, avea proceduto all'espulsione del colpevole ed in conseguenza rotte le relazioni fraterne con lui. Quell'atto aveva scossa la coscienza di quel traviato e l'avea condotto a pentimento sincero. Talchè Paolo pronunzia sufficiente, per grado e per durata, quella correzione, poich'essa ha raggiunto lo scopo. Sembra che non fosse stato necessario applicare in tutta la sua severità la misura espressa da Paolo colle parole: «dare in man di Satana per la distruzione della carne» 1Corinzi 5:5.

7 Ad ogni modo non è il caso di continuare meno che mai di aggravare la pena di chi ha dato prove convincenti di ravvedimento:

Talchè, al contrario, voi [dovete] fargli grazia e consolarlo

(lett. far grazia e consolare),

che talora quel tale non sia sommerso

(lett. inabissato, inghiottito)

dalla eccessiva tristezza.

Se, nonostante il pentimento dimostrato, seguitasse a vedersi respinto dalla fratellanza, potrebbe immergersi nella più cupa malinconia fino a sprofondare nell'abisso della disperazione. Sarebbe così perduto per altra via, quello spirito che si voleva salvare. Nel «far grazia» O «perdonare» consigliato da Paolo, non «'è la nozione che la chiesa perdoni come rappresentante di Dio, o dichiari all'individuo il perdono di Dio; ma semplicemente quella del perdono fraterno Efesini 4:32, Colossesi 3:13. La chiesa, danneggiata nel suo onore e nella sua missione dallo scandalo, perdona l'offesa, cessa la correzione disciplinare verso chi si è ravveduto, riprende con esso le relazioni fraterne, incoraggiando colle promesse di Dio chi è assorto dalla vergogna e dal dolore.

8 Perciò,

avuto riguardo al pericolo di una eccessiva severità,

io vi esorto a confermargli formalmente il [vostro] amore.

Probabilmente i Corinzi non avevano ardito riammettere alla comunione fraterna il colpevole senza aver consultato in proposito l'Apostolo, per mezzo di Tito. Paolo, lungi dall'opporsi, li esorta a fare quello che d'altronde è di loro competenza. Il termine κυρωσαι vale ratificare, sancire, confermare in modo legale e solenne Galati 3:15. Implica che i Corinzi devono, in quel modo più o meno ufficiale tenuto nell'escluderlo dalla fratellanza, pronunziare la sua riammissione, facendo così verso di lui atto formale di amor fraterno. L'espressione mal si concilia con l'ipotesi di un'azione puramente privata dei singoli membri della chiesa. Paolo li esorta tanto più volentieri a riprender le relazioni fraterne con «quel tale», che uno degli scopi della sua lettera, in ispecie di 1Corinzi 5, era stato appunto di mettere alla prova i sentimenti di ubbidienza della chiesa.

9 Infatti, a questo fine ancora io vi scrissi, acciocchè io conoscessi a prova se voi siete ubbidienti in ogni cosa.

E la prova era riuscita favorevole, almeno per la maggioranza dei fratelli. La lettera di Paolo li aveva scossi dalla loro pericolosa tolleranza pel male ed avea creata una forte corrente di sentimenti generosi verso l'Apostolo; talchè anche per riguardo alla chiesa egli è tranquillo. Se dunque essa è disposta, come pare, ad usar clemenza, non c'è per Paolo, alcun motivo di opporsi. S'egli ha preso in quest'affare una iniziativa per lui penosissima, lo ha fatto non nell'interesse suo personale, ma in quello della chiesa.

10 Ma,

una volta raggiunto il duplice scopo del bene del traviato e vostro,

a chi voi perdonate alcuna cosa, [perdono] anch'io volentieri; e infatti io, quel che ho perdonato (testo emend.), se ho perdonato qualcosa, [l'ho fatto] per cagion vostra nel cospetto di Cristo.

Cos'è che Paolo avea perdonato di già all'incestuoso? Si potrebbe pensare al dolore vivo recato al suo cuor di padre dallo scandalo; ma più probabilmente si tratta della remission di una parte del castigo di cui avea parlato in 1Corinzi 5: e ch'egli, come apostolo, era autorizzato ad infliggere: di quel «dare in man di Satana per la distruzion della carne». Nel fatto, la calamità corporale implicata in quelle parole, egli non l'aveva inflitta. Partita la lettera, egli, nella sua ansietà, avea provato un certo rammarico d'averla scritta, in ispecie per quelle parti di essa che dovevan recar dolore 2Corinzi 7:8, s'intende quindi come fra le istruzioni date a Tito, ci fosse quella di non spinger le cose all'estremo, onde non danneggiare la chiesa coll'oltrepassare il segno in fatto di severità. Paolo è stato remissivo per cagione dei Corinzi, cioè per riguardo al bene spirituale di una chiesa che Cristo gli ha dato il privilegio di fondare ed il dovere di pascere. In quanto ha fatto e fa per essa, egli agisce nel cospetto di Cristo, non guardando agli uomini, ma a Colui che è il suo Signore e ch'egli brama di servire e di glorifìcare. La Vulgata traduce: nella persona di Cristo, ma la parola ha sempre il senso di faccia anche in 2Corinzi 1:12. Si confrontino d'altronde, nella nostra stessa Epistola, i segg. passi: 2Corinzi 3:7,13,18; 4:6; 5:12; 8:24; 10:1,7; 11:20. Su questa traduzione erronea, l'esegesi cattolica ha innestato il diritto di assoluzione del prete quale rappresentante o gerente di Cristo. Il pensiero di Paolo è ben diverso. Nel mostrarsi remissivo e clemente verso l'incestuoso, egli ha operato come chi si sente del continuo sotto lo sguardo del suo glorioso Signore. Ha avuto riguardo agli interessi del regno di Cristo, sempre minacciati dalle insidie di Satana, il quale sa trar partito, a danno della chiesa, così della rilassatezza che tollera gli scandali, come della troppa severità che scoraggia i pentiti. In ogni maniera cerca di accrescere il suo regno di tenebre, infliggendo perdita al regno di Dio.

11 A questo Paolo ha voluto parare:

affinchè Satana non faccia guadagni su di noi, poichè non ignoriamo i suoi intenti.

Letteralmente Paolo dice: «affinchè non siamo sfruttati da Satana», o «affinchè non siamo una preda per la sua avidità rapace». Spingendo un'anima alla disperazione, faremmo il giuoco di Satana che arricchirebbe sè a spese del gregge cristiano. Dalle Scritture, come da una ormai lunga esperienza, Paolo ha imparato a conoscere fin troppo bene i biechi intenti del gran nemico che, «a guisa di leon ruggente, va attorno cercando chi possa divorare» 1Pietro 5:8, donde il dovere di esser vigilanti.

AMMAESTRAMENTI

1. Circa la disciplina ecclesiastica, questa sezione c'insegna ch'essa è necessaria, per quanto ne possa riuscir penoso l'esercizio. Necessaria per rivendicare l'onore della chiesa offuscato dagli scandali; necessaria per l'allegrezza cristiana della chiesa che non può sussistere quando è tollerato il peccato; necessaria infine per il bene stesso del colpevole che dev'esser tratto a pentimento. Tale disciplina, però, ha da esercitarsi con ispirito di carità da chi piange prima di far piangere altri, da chi non è mosso da alcun risentimento personale, ma unicamente dall'interesse che nutre verso il colpevole, verso la chiesa, verso il regno di Cristo in generale. Ha da esercitarsi con mezzi morali, quali sono la riprensione, l'esclusione dalla società cristiana colla conseguente rottura delle relazioni fraterne. Ha da esercitarsi con moderazione, evitando l'eccessiva severità che andrebbero contro allo scopo salutare del castigo. Ha da sospendersi, mediante cordiale riabilitazione, nel caso di accertato, sincero pentimento del colpevole. D'altronde, la maggiore o minore efficacia della disciplina dipende in gran parte dalla maggiore o minore vita e fedeltà spirituali della chiesa tutta.

2. 2Corinzi 2:11 c'insegna chiaramente l'esistenza e la personalità di Satana, nonchè la sua attività astuta e perversa contro al regno di Cristo. L'insegnamento delle S. Scritture su quello spirito malvagio è confermata dall'esperienza di tutti i cristiani; in ispecie dai maggiori servi di Cristo. «Liberaci dal maligno».

12 §2. La leale franchezza di Paolo nell'esercizio del glorioso ministerio del Nuovo Patto 2Corinzi 2:12-4:6

La menzione dei gravi pericoli corsi in Asia e la richiesta delle preghiere d'intercessione dei Corinzi aveano condotto Paolo a difendersi dall'accusa di leggerezza col mostrare la serietà coscienziosa che lo guidava in tutte le sue decisioni. Le liete notizie che Tito gli ha recate della chiesa di Corinto lo conducono a magnificare la gloria del ministerio del nuovo Patto ed a giustificar la santa libertà e franchezza con cui egli procede nell'esercizio di esso fra gli uomini.

Prima dell'incontro suo con Tito, egli era stato in grande ansietà circa l'effetto prodotto dalla sua lettera 2Corinzi 2:12-13.

Ma la vittoria di cui Dio ha coronato, anche questa volta, l'opera del suo servo, gli ha riempito il cuore di riconoscenza per i continui trionfi spirituali di cui il Signore accompagna dovunque la fedele predicazione ch'egli fa di Cristo 2Corinzi 2:14-17; trionfi di cui la chiesa di Corinto offre una prova evidente che basta ad autenticare il ministerio del suo fondatore 2Corinzi 3:1-3, sebbene egli stesso sia il primo a riconoscere che la causa efficiente di cotali successi non va cercata nell'uomo, ma nel Dio che forma ed adopra lo strumento umano 2Corinzi 3:4-6.

Codesta grande efficacia spirituale costituisce la gloria del ministerio del Nuovo Patto, gloria di tanto superiore a quella del ministerio legale, di quanto il Nuovo Patto stesso è superiore all'antico 2Corinzi 3:7-11. Conscio com'egli è di essere l'araldo della verità e della grazia offerte agli uomini nella economia definitiva, egli procede con grande libertà e con onesta franchezza nel far conoscere Cristo 2Corinzi 3:12-4:6.

Sezione A 2Corinzi 2:12-3:6 I TRIONFI DEL MINISTERIO DI PAOLO

Il ministerio evangelico di Paolo è dovunque accompagnato da grande efficacia spirituale

2Corinzi 2:12-13 L'ansietà di Paolo

Invece di venire a Corinto, Paolo ha scritto, in gran distretta di cuore, una lettera destinata a richiamare la chiesa sulla retta via. Produrrà ella l'effetto desiderato? È questa la preoccupazione che assedierà per dei lunghi mesi il cuore di padre dell'apostolo. Ad appoggiar la lettera, egli ha mandato Tito a Corinto, coll'intesa che tornerebbe presto e verrebbe incontro a Paolo fino a Troas e forse più oltre. Ma quando l'Apostolo giunge in quella città, Tito non vi è giunto ancora.

Or essendo venuto

(da Efeso)

in Troas

l'antica Troia; cfr. Atti 16:8; 20:6...

per l'Evangelo di Cristo,

Cioè per annunziarlo,

ed una porta essendomi quivi aperta nel Signore,

essendomi da Dio offerta una occasione favorevole di fare un'opera proficua per l'evangelizzazione di quella città: nel Signore, vale in quella sfera di attività che concerne il Signor Gesù;

non ho avuto requie nel mio spirito, per non avervi trovato il mio fratello Tito...

L'ansietà che rode Paolo non deriva da cose od affetti terreni, ma proviene dallo stato della chiesa di Dio in Corinto; quindi non l'anima solamente, ma lo spirito ch'è l'elemento più elevato, più divino nella natura umana, ne è assediato al punto da non lasciargli la libertà necessaria per darsi ad un'altra opera.

13 La mancanza di quelle notizie che Tito gli dovea recare di Corinto, spinge Paolo ad andargli incontro fino in Macedonia:

ma congedatomi da loro, partii per la Macedonia.

Era quella infatti la via per la quale Tito doveva muovere incontro a Paolo.

14 2Corinzi 2:14-17 I trionfi concessi al ministerio di Paolo

In Macedonia. Paolo trovò Tito ed ebbe da lui delle notizie tali da tranquillare, anzi da rallegrare vivamente il suo cuore. Quel che seppe da Tito non si ferma a dirlo per ora; lo dirà nei 2Corinzi 7:5 e segg. D'altronde lo sanno i suoi lettori. Egli è compreso di riconoscenza per i continui trionfi di cui Dio benedice l'opera del suo ministro. Scampato dal gran pericolo corso in Asia e restituito all'opera, egli ha potuto evangelizzare con successo in Troas; in Macedonia trova in fiorente stato le chiese da lui fondate anni prima; e dall'Acaia gli arriva il desiderato annunzio di una importante vittoria spirituale. Nonostante le insidie di Satana, e gli sforzi dei nemici, il ministerio dell'apostolo è pur sempre una marcia trionfale attraverso il mondo, ed egli esclama:

Ora siano rese grazie a Dio che sempre ci fa trionfare in Cristo

Il verbo cui adoperato coll'accusativo dell'oggetto, usavasi di solito presso ai Greci ed ai Romani nel senso di menar in trionfo una persona qual trofeo di vittoria. Così facevano i generali romani quando, vincitori, entravano in gran pompa in Roma, per recarsi al Campidoglio, preceduti e seguiti dai trofei delle loro vittorie: dai re, dai capitani e guerrieri vinti che accompagnavano, incatenati, il carro del trionfatore. In tal senso Paolo usa la parola in Colossesi 2:15 quando dice che Cristo ha «trionfato» dei principati e delle podestà nemiche; ed a tale senso si attengono anche qui molti interpreti. Il pensiero sarebbe: Dio che, presso Damasco, ha vinto me, già suo avversario, ora mi conduce attorno per il mondo a guisa di trofeo della sua potenza e della sua grazia che fecero di me un servo per bandire il Vangelo. È da notare però, che lo scopo di Paolo non è di esaltare il trionfo di Dio su di lui, bensì quelli che Dio si compiace di riportare per mezzo di lui e dei colleghi suoi, nel mondo. Dio li conduce in trionfo, dice Bengel, «non come vinti, ma come ministri della sua vittoria». Si può fare anche un passo di più e dare al verbo il senso causativo che rivestono altri verbi della stessa terminazione, come μαθητευειν (far discepoli, Matteo 28:18), βασιλευειν (far re, 1Samuele 8:22 nella LXX), χωρευειν (far ballare) ed anche ανατελλειν (far levare Matteo 5:45): Sieno rese grazie a Dio che ci da di riportare sempre nuovi trionfi «in Cristo» cioè: nella comunione con lui ed in quella sfera d'attività che ha per oggetto il regno di Cristo Filippesi 4:13. E questo, «sempre»: ora come nei vent'anni di ministerio trascorsi, in circostanze favorevoli o difficili, quando si tratta di nuove conquiste come quando bisogna difender quelle già fatte. Si confr. 1Corinzi 15:10; Romani 15:17-21

e spande

(lett. «manifesta»)

per nostro mezzo, in ogni luogo, l'odor della di lui conoscenza. Come gli onori del trionfo servivano a divulgare fra il popolo la conoscenza

delle grandi gesta del trionfatore, così i viaggi missionarii dell'araldo di Cristo, da Dio benedetti, servono a far penetrare in ogni contrada la conoscenza di Cristo e della sua salvazione. E poichè la propaganda apostolica non ha che fare colla violenza, ma si prosegue coll'insegnamento, colla persuasione e coll'esempio, Paolo la paragona ad un odore che si spande insensibilmente invisibilmente, comunicandosi da una persona all'altra e tutto penetrando. Il pronome αυτου (di lui) potrebbe riferirsi a Dio, ma è meglio riferirlo a Cristo ch'è il centro della predicazione apostolica, come risulta anche dal versetto seguente.

15 Noi siamo infatti per Dio il soave odor di Cristo fra coloro che si salvano e fra coloro che si perdono:

La parola, e la vita tutta di Paolo, come dei suoi compagni, è talmente compenetrata della buona novella della salvazione in Cristo ch'egli può chiamarsi addirittura il «soave odor di Cristo». Non vuol saper altro che Cristo. Simile alla boccetta d'essenza preziosa che spande il profumo del fiore o della sostanza da cui è tratta, l'Apostolo è saturo di Cristo e perciò spande la fragranza d'esso dovunque va nel mondo. E questo profumo di Cristo che Paolo spira e spande è gradito a Dio, perchè si tratta del suo diletto Figliuolo, del solo nome per il quale possano gli uomini esser salvati e Dio «vuole che tutti gli uomini sieno salvati e giungano alla conoscenza della verità». Ci potranno esser degli uomini che, non accettando Cristo, si perdono; ma l'opera e la persona di chi sparge la salutare conoscenza di lui nel mondo, incontra l'approvazione di Dio, in questa immagine di un odore, di una fragranza, si è veduta da molti una allusione all'incenso che si ardeva in diversi punti delle vie percorse dal corteo dei trionfatori militari; e nell'espressione «soave odor di Cristo, a Dio», un'allusione anche ai sacrificii accettevoli Efesini 5:2; Filippesi 4:18; Levitico 1:9, 13:17; ma l'idea d'un sacrificio è estranea al contesto, e d'altra parte Paolo accenna solamente senza svolgerlo il paragone tra la marcia trionfale degli araldi del Vangelo e quella dei rappresentanti della forza brutale. Le immagini possono stare da sè.

16 2Corinzi 2:16 svolge l'idea indicata nei due participii di 2Corinzi 2:15 che si potrebbero anche rendere: «fra coloro che sono in via di salvazione e coloro che sono in via di perdizione».

Certo, la natura salutare del Vangelo non muta; ma secondo le disposizioni morali che incontra, esso è dagli uni accettato con fede e diventa in loro sorgente di una vita che si svolgerà fino alla perfezione; mentre dagli altri è respinto e diventa per loro occasione di alienazione sempre più completa da Dio e di condannazione più severa:

a questi,

agl'increduli che lo respingono,

odor di morte a morte,

odor letale, fatale, avente per effetto d'ingolfarli sempre più nella morte spirituale, e nella perdizione;

a quelli,

ai credenti,

odor di vita, a vita,

odor vivificante, atto a recar vita ed avente per effetto di condurre alla vita perfetta ed eterna. Il testo ordinario che abbiam seguito, si appoggia ai documenti occidentali e bizantini, ma i codici orientali (l'A B C) leggono lett. «odor da morte a morte... da vita a vita», cioè odor che procede da morte e conduce a morte, che procede da vita e conduce a vita. L'idea non muta sostanzialmente. Per chi lo respinge Cristo non è fonte di vita, ma fonte di morte. Il pensiero che il contatto con Cristo deter mina la massima fra le crisi nell'esistenza d'una creatura umana, si trova espresso in varie guise anche altrove. Cfr. Luca 2:34; 20:17-18; 1Pietro 2:6-7; Giovanni 9:39; Matteo 26:24; 2Pietro 2:21. Di fronte alla gravità ed al carattere definitivo dei risultati opposti prodotti dalla predicazione, del Vangelo, l'Apostolo sente tutta la grandezza e tutta la responsabilità dell'ufficio d'ambasciatore affidatogli e, nel sentimento della sua naturale incapacità, egli esclama:

E per questo, chi è sufficiente?

Indubbiamente la risposta sottintesa è: Nessun uomo è, di per sè stesso, capace di adempiere una tanta missione ed io non lo sono, per natura, più degli altri. Donde venga la capacità, l'ha già detto 2Corinzi 1:21 e lo dirà più esplicitamente in 2Corinzi 3:5-6; cfr. 1Corinzi 15:10. Non si tratta infatti di esercitarlo purchessia questo ministerio evangelico; si tratta di predicare nella sua purezza e senza adulterazione la parola di Dio, di annunziarla nello spirito di Cristo e con motivi puri. Non mancano a Corinto ed altrove coloro che, di loro arbitrio, si proclamano ministri di Cristo e fanno l'opera a modo loro. A codesti «operai frodolenti» e «falsi apostoli» 2Corinzi 11:13, nè Paolo nè i suoi compagni vogliono esser simili.

17 Perciocchè noi non siamo come quei tanti che adulterano la parola di Dio.

Dice lett. «come i molti»; e poichè Paolo conosceva bene le chiese apostoliche, dobbiam ritenere che il gran numero di dottori, o giudaizzanti come in Galazia, o paganeggianti come in altri luoghi, costituisse una delle gravi difficoltà dell'opera apostolica. Il verbo significa: fare il rivenditore al minuto, specialmente l'oste. E siccome costoro aveano fin d'allora la riputazione di falsificare la mercanzia, per cupidità di guadagno, la parola ha preso il senso di: falsificare, adulterare. Qui si tratta del mescolare gli errori giudaizzanti o le speculazioni pagane col puro Vangelo, affin di renderlo (secondo l'opinione dei ministri infedeli) più accetto agli uomini, e magari anche di fare il proprio interesse. Non è così che Paolo compie la sua missione:

anzi noi partiamo come [mossi] da sincerità,

come fa chi ha creduto e perciò parla di quel che gli sovrabbonda nel cuore, senza secondi fini,

come da parte di Dio,

lett. da Dio, cioè come persone che sono mandate da Dio e sospinte dal suo Spirito, il cui messaggio pertanto è divino e non umano; alla presenza di Dio che scruta il cuor nostro ed a cui renderemo conto dell'opera nostra; in Cristo, ch'è quanto dire: nella vivente comunione con Cristo nel quale siamo e ci moviamo spiritualmente. La capacità di esercitare un ministerio che possegga codeste quattro caratteristiche, non può venir che da Dio, ma quando Dio suscita di cotali operai, egli accompagna la lor parola di grande potenza spirituale.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

2Corinzi 2

1 Capitolo 2

Motivi per cui l'apostolo non è venuto a Corinto 2Cor 2:1-4

Indicazioni sul ripristino del reo pentito 2Cor 2:5-11

Un resoconto delle sue fatiche e del suo successo nella diffusione del vangelo di Cristo 2Cor 2:12-17

Versetti 1-4

L'apostolo desiderava avere un incontro allegro con loro; aveva scritto confidando nel fatto che avrebbero fatto ciò che era a loro vantaggio e a suo conforto; e che quindi sarebbero stati lieti di allontanare da lui ogni causa di inquietudine. Dovremmo sempre dare il dolore controvoglia, anche quando il dovere richiede che venga dato.

5 Versetti 5-11

L'apostolo desidera che accolgano di nuovo nella loro comunione la persona che aveva sbagliato, perché era consapevole della sua colpa e molto afflitta per la sua punizione. Anche il dolore per il peccato non deve disabituare ad altri doveri e spingere alla disperazione. Non solo c'era il pericolo che Satana ne traesse vantaggio, tentando il penitente con pensieri duri nei confronti di Dio e della religione e portandolo così alla disperazione, ma anche contro le chiese e i ministri di Cristo, portando una cattiva notizia sui cristiani in quanto spietati, creando così divisioni e ostacolando il successo del ministero. In questo, come in altre cose, occorre usare saggezza, affinché il ministero non venga incolpato di indulgere al peccato da un lato, o di essere troppo severo con i peccatori dall'altro. Satana ha molti piani per ingannare e sa come fare cattivo uso dei nostri errori.

12 Versetti 12-17

I trionfi del credente sono tutti in Cristo. A lui va la lode e la gloria di tutti, mentre il successo del Vangelo è un buon motivo di gioia e di esultanza per un cristiano. Nei trionfi antichi si usava abbondare di profumi e di odori dolci; così il nome e la salvezza di Gesù, come unguento versato, era un dolce aroma diffuso in ogni luogo. Per alcuni, il Vangelo è un sapore di morte fino alla morte. Lo rifiutano e vanno in rovina. Per altri, il Vangelo è un sapore di vita fino alla vita: come li ha vivificati all'inizio quando erano morti nei peccati e nelle trasgressioni, così li rende più vivi e li porterà alla vita eterna. Osservate le terribili impressioni che questo argomento fece sull'apostolo e che dovrebbe fare anche su di noi. L'opera è grande e da soli non abbiamo alcuna forza; tutta la nostra sufficienza viene da Dio. Ma ciò che facciamo in religione, se non è fatto in sincerità, come davanti a Dio, non è di Dio, non viene da Lui e non arriva a Lui. Possiamo vigilare attentamente su questo punto e cercare la testimonianza della nostra coscienza, sotto l'insegnamento dello Spirito Santo, che come di sincerità, così parliamo in Cristo e di Cristo.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

2Corinzi 2

1 In questo capitolo 2 Corinzi 2 Paolo prosegue la trattazione dell'argomento che era stato introdotto nel capitolo precedente. Alla fine di quel capitolo aveva esposto le ragioni per cui non aveva visitato la chiesa di Corinto; vedi le note a 2 Corinzi 1:23.

La ragione principale era che invece di venire da loro in quello stato disordinato e irregolare, aveva preferito mandare loro una lettera affettuosa. Se fosse andato personalmente da loro si sarebbe sentito chiamato a esercitare la severità della disciplina. Scelse, quindi, di provare quale sarebbe stato l'effetto di un'epistola fedele e gentile. In questo capitolo tratta lo stesso argomento. Egli afferma, quindi, più ampiamente, il motivo per cui non era venuto da loro, 2 Corinzi 2:1.

La ragione era che decise di non venire da loro, se poteva evitarlo, con severità; che il suo cuore era addolorato anche per la necessità di inviare una tale lettera; che lo scrisse con molta angoscia di spirito; tuttavia che nutriva verso di loro il più tenero amore.

Nella sua precedente epistola 1 Corinzi 5:1 aveva 1 Corinzi 5:1 loro di esercitare la disciplina sulla persona offensiva nella chiesa. Questo era stato fatto secondo la sua direzione; e l'offensore era stato opportunamente punito per il suo delitto. Era stato scomunicato; e sembrerebbe che l'effetto su di lui fosse stato quello di indurlo ad abbandonare il suo peccato, e probabilmente a rimandare la moglie di suo padre, ed era diventato un sincero penitente.

Paolo, quindi, al punto successivo 2 Corinzi 2:6 , li esorta a riceverlo di nuovo in comunione con la chiesa. Si dice che la punizione fosse stata sufficiente 2 Corinzi 2:6; dovrebbero ora essere gentili e perdonarlo per non essere sopraffatto dal suo dolore 2 Corinzi 2:7; dice che lo aveva perdonato, per quanto lo riguardava, e li pregò di fare lo stesso 2 Corinzi 2:10; e dice che dovrebbero, con ogni mezzo, seguire una 2 Corinzi 2:11 tale che Satana non possa trarre alcun vantaggio da loro, 2 Corinzi 2:11.

Paolo poi racconta la delusione che aveva avuto a Troade per non aver visto Tito, dal quale si era aspettato di sapere quale fosse lo stato della chiesa di Corinto, e quale fu la ricezione della sua lettera lì; ma che non vedendolo lì, era andato in Macedonia, 2 Corinzi 2:12. Lì, a quanto pare, incontrò Tito e apprese che la sua lettera aveva avuto tutto il successo che avrebbe potuto desiderare.

Era stato gentilmente ricevuto; e tutto ciò che aveva desiderato riguardo alla disciplina era stato compiuto, 2 Corinzi 2:14. L'udire questo successo gli dà l'occasione di ringraziare Dio per questo, come uno dei tanti casi in cui i suoi sforzi per far avanzare la Sua causa erano stati coronati da successo. Dio lo aveva reso vincente ovunque; e Dio lo aveva fatto trionfare in Cristo in ogni luogo.

Questo fatto gli dà l'occasione 2 Corinzi 2:15 di affermare l'effetto generale della sua predicazione e delle sue fatiche. I suoi sforzi, dice, furono sempre graditi a Dio, anche se non poteva ignorare che in alcuni casi il vangelo che predicava era l'occasione della condanna aggravata di coloro che lo ascoltavano e lo rigettavano.

Eppure ha avuto la consolazione di 2 Corinzi 2:17 che non era colpa sua, 2 Corinzi 2:17. Non era perché aveva corrotto la Parola di Dio; non perché fosse infedele; non era perché non era sincero. Aveva una buona coscienza - una coscienza che gli assicurava che parlava con sincerità e come davanti a Dio - anche se l'effetto infelice poteva essere che molti sarebbero periti sotto il suo ministero.

Ma questo l'ho determinato con me stesso - ho deciso su questo punto; Ho formato questa risoluzione riguardo al mio corso.

Che non sarei tornato da te nella pesantezza - Nel dolore ( ἐνη λύπ enē lup). «Non verrei, se potessi evitarlo, in circostanze che devono aver addolorato sia me che te. Non sarei venuta finché esistevano tra voi irregolarità tali da aver addolorato il mio cuore e da costringermi a ricorrere a tali atti di disciplina che sarebbero stati dolorosi per voi.

Decisi, quindi, di tentare di rimuovere questi mali prima di venire, affinché quando fossi venuto, la mia visita potesse essere reciprocamente gradita a entrambi. Per questo motivo ho cambiato il mio proposito di farvi visita, quando ho sentito di quei disordini, e ho deciso di inviare un'epistola. Se questo dovesse avere successo, allora la strada sarebbe aperta per una piacevole visita da parte tua”. Questo versetto, quindi, contiene l'enunciazione del motivo principale per cui non era venuto da loro come inizialmente aveva proposto.

In realtà non era per volubilità, ma era per amore verso di loro, e dal desiderio che la sua visita fosse reciprocamente gradevole, confronta le note, 2 Corinzi 1:23.

2 Perché se ti faccio pentire: “Se quando vengo in mezzo a voi, dovessi essere chiamato ad infliggere dolore punendo i tuoi fratelli offensivi con un atto di severa disciplina appena arrivato, chi sarebbe a darmi conforto ma quelle stesse persone che avevo afflitto dal dolore? Quanto poco sarebbero disposti a farmi felice, ea consolarmi, in mezzo al profondo dolore che avrei dovuto provocare con un atto di severa disciplina.

Dopo un tale atto, atto che diffonderebbe dolore in tutta la Chiesa, come potrei aspettarmi quel conforto che vorrei desiderare di trovare in mezzo a voi. L'intera chiesa sarebbe stata colpita dal dolore; e sebbene potessi essere sostenuto dalla parte sana della chiesa, tuttavia la mia visita sarebbe stata accompagnata da circostanze dolorose. Decisi, quindi, di rimuovere ogni causa di difficoltà, se possibile, prima di venire, affinché la mia visita potesse essere gradita a tutti noi.

L'idea è che ci fosse una tale simpatia tra lui e loro; che era così attaccato a loro, che non poteva aspettarsi di essere felice a meno che non fossero felici; che sebbene potesse essere consapevole che stava solo assolvendo un dovere, e che Dio lo avrebbe sostenuto in esso, tuttavia che avrebbe rovinato il piacere della sua visita e distrutto tutta la sua felicità anticipata dal dolore generale.

3 E ti scrissi lo stesso - Le parole “questo stesso” ( τοῦτο αὐτὸ (touto auto) si riferiscono a ciò che aveva scritto loro nell'Epistola precedente, in particolare a ciò che aveva scritto riguardo alla persona incestuoso, chiedendo loro di scomunicarlo Probabilmente l'espressione include anche i comandi nella sua precedente epistola per riformare la loro condotta in generale e per mettere da parte gli abusi e le cattive pratiche che prevalevano nella chiesa lì.

Per timore quando sono venuto... - Per non essere obbligato se sono venuto personalmente ad esercitare la severità della disciplina, e quindi a diffondere il dolore in tutta la chiesa.

Avrei dolore da coloro di cui dovrei rallegrarmi, per non avere dolore nella chiesa. Per timore che la condotta della chiesa e gli abusi che prevalgono in essa non mi diano dolore. Dovrei essere addolorato per l'esistenza di questi mali; e sarei obbligato a ricorrere a misure che sarebbero dolorose per me e per tutta la Chiesa. Paolo cercò di evitare ciò persuadendoli prima di venire ad esercitare la disciplina stessa, e ad eliminare le pratiche malvagie che prevalevano tra loro.

Avere fiducia in tutti voi - Avere fiducia che questo è il vostro carattere generale, che qualunque cosa aggiunga alla mia gioia, o promuova la mia felicità, darà gioia a tutti voi. Paolo aveva nemici a Corinto; sapeva che c'erano alcuni là le cui menti erano alienate da lui, e che stavano cercando di fargli del male. Eppure non dubitava che fosse il carattere generale della chiesa che gli volevano bene, e desideravano farlo felice; che ciò che tenderebbe a promuovere la sua felicità favorirebbe anche la loro; e quindi, che sarebbero stati disposti a fare tutto ciò che gli avrebbe reso gradita la sua visita quando fosse venuto in mezzo a loro. Era perciò persuaso che se avesse scritto loro una lettera affettuosa, avrebbero ascoltato le sue ingiunzioni, affinché così tutto ciò che era doloroso potesse essere evitato quando fosse venuto in mezzo a loro.

4 Per molta afflizione - Forse i nemici di Paolo lo avevano accusato di essere duro e prepotente. Potrebbero aver detto che c'era molta inutile severità nella sua lettera. Qui lo incontra e dice che è stato con molto dolore e molte lacrime che è stato costretto a scrivere come ha fatto. Era addolorato per la loro condotta e per la necessità che esisteva per una tale epistola. Questo è un esempio eminentemente bello della gentilezza di cuore di Paolo e della sua suscettibilità alle tenere impressioni.

La cattiva condotta degli altri fa soffrire un uomo buono; e la necessità di amministrare il rimprovero e la disciplina è spesso dolorosa per chi lo fa, come lo è per coloro che ne sono i soggetti.

E l'angoscia del cuore - La parola resa “angoscia” ( συνοχὴ sunochē) significa, propriamente, “tenere insieme o tacere”; e poi, "pressione, angoscia, angoscia" - un'afflizione del cuore da cui ci si sente stretti o costretti; una tale pressione come il grande dolore provoca al cuore.

Ti ho scritto con molte lacrime - Con molto pianto e dolore che sono stato costretto a scrivere una lettera del genere. Questo era un esempio della grande tenerezza di cuore di Paolo - un tratto del carattere che, egli dimostrò uniformemente. Con tutta la sua forza d'animo, e tutto il suo coraggio e prontezza ad affrontare il pericolo, Paolo non si vergognava di piangere; e specialmente se avesse qualche occasione di censurare i suoi fratelli cristiani, o di amministrare la disciplina; confronta Filippesi 3:18; Atti degli Apostoli 20:31.

Questo è anche un esempio del modo in cui Paolo affrontò le colpe dei suoi fratelli cristiani. Non era con amara denuncia. Non era con sarcasmo e scherno. Non è stato blasonando quegli errori all'estero per gli altri. Non era con spirito di gioia che avevano commesso errori e si erano resi colpevoli di peccato. Non era come se fosse contento dell'opportunità di amministrare il rimprovero, e si compiacesse della denuncia e del linguaggio del rimprovero.

Tutto questo è spesso fatto da altri; ma Paolo seguì un corso diverso. Inviò una lettera affettuosa agli stessi delinquenti; e lo fece con molte lacrime. è stato fatto piangendo. L'ammonimento sarebbe sempre fatto bene se fosse fatto con le lacrime. La disciplina sarebbe sempre giusta, e sarebbe efficace, se fosse amministrata con le lacrime. Qualunque uomo riceverà benevolmente un ammonimento, se chi lo amministra lo fa piangendo; e il cuore di un offensore si struggerà, se chi tenta di rimproverarlo viene a lui con le lacrime.

Quanto sarebbe felice se tutti coloro che tentano di rimproverare lo facessero con lo spirito di Paolo. Che gioia se tutta la disciplina fosse amministrata nella chiesa alla sua maniera. Ma, possiamo aggiungere, quanto raramente questo avviene! Quanti pochi si sentono chiamati a rimproverare un fratello che ha offeso, o ad accusare un fratello di eresia o delitto, che lo fanno con le lacrime!

Non che tu debba essere addolorato - Non era mio scopo darti dolore.

Ma affinché tu possa conoscere l'amore... - Questa era una delle migliori prove del suo grande amore che poteva dare loro. È prova di genuina amicizia per un altro, quando fedelmente e affettuosamente lo ammoniamo dell'errore della sua condotta; è la più alta prova di affetto quando lo facciamo con le lacrime. È crudeltà lasciare che un fratello rimanga nel peccato senza essere ammonito; è crudele ammonirlo con tono aspro, severo e autoritario; ma è una prova di tenero attaccamento quando andiamo da lui con le lacrime e lo imploriamo di pentirsi e di riformarsi. Nessuno dà prova di attaccamento all'altro più grande di colui che lo ammonisce affettuosamente del suo peccato e del suo pericolo.

5 Se qualcuno ha causato dolore - C'è senza dubbio qui un'allusione alla persona incestuoso. Ma è fatto molto delicatamente. Non lo nomina per nome. Non c'è da nessuna parte un'allusione al suo nome; né è possibile ora saperlo. Non è questa una prova che i nomi dei fratelli incriminati in una chiesa non dovrebbero essere messi nei registri delle sessioni, e delle chiese e dei presbiteri, per essere tramandati ai posteri? Neppure qui Paolo si riferisce espressamente a tale persona.

Fa la sua osservazione generale, che potrebbe essere il più tenero e gentile possibile con il fratello offensivo. Avrebbero saputo chi intendeva, ma l'avevano già punito, come supponeva Paolo, abbastanza, e nota che tutto ciò che diceva di lui era il più tenero possibile e adatto, per quanto possibile, a conciliare i suoi sentimenti e a placare il suo dolore. Non lo accusò duramente di peccato; non usò epiteti offensivi o severi; ma insinua gentilmente che "aveva causato dolore"; aveva addolorato il cuore dei suoi fratelli.

Non mi ha addolorato, ma in parte - Non mi ha particolarmente offeso o addolorato. Mi ha addolorato solo in comune con gli altri e come parte della chiesa di Cristo. Tutti hanno una causa comune di dolore; e non mi interessa che non sia comune a tutti voi. Io sono solo uno dei tanti che hanno sentito la più profonda preoccupazione a causa della sua condotta.

Che io non possa sovraccaricarvi tutti - Che io non possa sopportare duramente ( ἐπιβαρῶ epibarō) su tutti voi; che io non possa accusarvi tutti di avermi causato dolore. Il senso è: “Il dolore è stato prodotto. Io, in comune con la chiesa, sono stato addolorato, e profondamente addolorato, per la condotta dell'individuo cui si fa riferimento; e con quella dei suoi sostenitori e amici.

Ma non ne accuserei l'intera chiesa; o sembrano durare su di loro, o sovraccaricarli di mancanza di zelo per la loro purezza, o riluttanza a rimuovere il male”. Avevano mostrato la loro volontà di correggere il male rimuovendo prontamente l'autore del reato quando lo aveva diretto. Il senso di questo verso dovrebbe essere connesso con il verso che segue; e l'idea è che avevano subito amministrato una disciplina sufficiente, e che ora non dovevano essere accusati severamente di averla trascurata.

Anche mentre Paolo diceva di essere stato addolorato e addolorato, aveva visto l'occasione di non sopportare duramente tutta la chiesa, ma di essere pronto a lodarli per la loro prontezza nel rimuovere la causa dell'offesa.

6 Sufficiente a un uomo simile - La persona incestuoso che era stata rimossa dalla chiesa per ordine di Paolo. Lo scopo di Paolo qui è di farlo restaurare di nuovo. A tal fine dice che la punizione che gli avevano inflitto era "sufficiente". Era:

Espressione sufficiente del male dell'offesa, e della prontezza della chiesa a conservarsi pura; e,

Era una punizione sufficiente per l'autore del reato.

Aveva realizzato tutto ciò che aveva desiderato. Lo aveva umiliato e portato al pentimento; e senza dubbio lo portò a mandare via la sua “moglie”; confronta nota, 1 Corinzi 5:1. Poiché ciò era stato fatto, era giusto che ora fosse restituito ai privilegi della chiesa. Nessun male sarebbe derivato da una tale restaurazione, e il loro dovere verso il loro fratello penitente lo esigeva.

Il signor Locke ha osservato che Paul tratta questo argomento qui con grande tenerezza e delicatezza. L'intero passaggio da 2 Corinzi 2:5 a 2 Corinzi 2:10 riferisce esclusivamente a questo fratello offensivo, ma non menziona mai una volta il suo nome, né menziona il suo crimine.

Parla di lui solo con i termini dolci di "tale" e "qualcuno": né usa un epiteto che sarebbe calcolato per ferire i suoi sentimenti, o per trasmettere il suo nome ai posteri, o per comunicarlo ad altri chiese. Sicché, sebbene questa epistola dovesse essere letta, come senza dubbio intendeva Paolo, da altre chiese, e trasmessa ai tempi futuri, tuttavia nessuno sarebbe mai venuto a conoscenza del nome dell'individuo. Quanto è diverso questo dal temperamento di coloro che avrebbero blasonato all'estero i nomi dei trasgressori, o avrebbero fatto un registro permanente per portarli con disonore ai posteri?

Che è stato inflitto da molti - Dalla chiesa nella sua capacità collettiva; vedi la nota a 1 Corinzi 5:4. Paolo aveva chiesto alla chiesa di amministrare questo atto di disciplina, e l'avevano prontamente fatto. È evidente che tutta la Chiesa si occupava dell'amministrazione dell'atto disciplinare; come le parole “di molti” ( ἀπὸ τῶν πλείονων apo tōn pleionōn non sono applicabili né a un singolo” vescovo, né a un singolo ministro, né a un presbiterio, né a un banco di anziani: né possono essere considerate tali, se non per forzata e costruzione innaturale.

Paolo aveva 1 Corinzi 5:4 che fosse fatto dalla chiesa riunita 1 Corinzi 5:4 , e questa frase mostra che avevano seguito le sue istruzioni. Locke suppone che la frase significhi "dalla maggioranza"; Macknight lo rende, "per il maggior numero"; Bloomfield suppone che significhi che la “punizione è stata applicata da tutti.

Doddridge lo parafrasa, "da tutto il corpo della vostra società". L'espressione prova al di là di ogni dubbio che l'intero corpo della società è stato coinvolto nell'atto della scomunica, e che è un modo corretto di amministrare la disciplina. Se si dimostra, tuttavia, che questo è il modo che deve essere osservato in tutti i casi, può ammettere un dubbio, come l'esempio delle prime chiese, in un caso particolare, non prova che quel modo ha la forza di un regola vincolante per tutti.

(Non si può giustamente dedurre da questo versetto, che i "molti" o l'intera congregazione, fossero giuridicamente interessati nell'atto di scomunica; tuttavia, poiché il loro concorso era essenziale, al fine di eseguire la sentenza, era "inflitta da molti" nel senso più enfatico. Il rifiuto, da parte dei membri della chiesa, di avere più contatti sociali con l'uomo incestuoso, ha attuato quanto l'apostolo aveva pronunciato giudizialmente. Cfr. la nota integrativa a 1 Corinzi 5:4.)

7 Così che al contrario - D'altra parte: al contrario. Cioè, invece di continuare la punizione. Poiché la punizione è stata sufficiente e ha risposto a tutto lo scopo di rendere la tua testimonianza contro l'offesa e di portarlo al pentimento, dovresti ammetterlo di nuovo alla tua comunione.

Dovresti piuttosto perdonarlo - Piuttosto che continuare il dolore e la vergogna della scomunica. Ne consegue:

Che il tempo propizio per riabilitare un delinquente è solo quando la punizione ha risposto allo scopo per cui è stata progettata; cioè, ha mostrato la giusta ripugnanza della chiesa contro il peccato, e ha riformato l'offensore; e,

Che quando ciò è fatto la chiesa dovrebbe perdonare il fratello offensivo e ammetterlo di nuovo alla loro comunione.

Quando si può accertare che la pena è stata efficace nel riformarlo, può dipendere in qualche modo dalla natura del reato. In questo caso, è stato sufficientemente dimostrato dal suo allontanamento dalla moglie e dalle manifestazioni di dolore. Quindi, in altri casi, può essere dimostrato dall'abbandono da parte di un uomo di un corso di peccato e dalla riforma della sua vita. Se è stato ingiusto, riparando il male; se ha esercitato un'attività illecita, abbandonandola; se ha seguito un corso di vizio; abbandonandolo, e dando prove soddisfacenti di dolore e di riforma, per un periodo sufficientemente lungo da mostrare la sua sincerità.

Il tempo che sarà richiesto in ogni caso, deve dipendere, naturalmente, in qualche modo dalla natura del reato, dal carattere precedente dell'individuo, dalle tentazioni a cui può essere esposto e dalla disgrazia che può aver portato alla sua chiamata cristiana. È da osservare, inoltre, che allora la sua restaurazione è da considerarsi come un atto di “perdono”, un favore ( χαρίσασθαι charisasthai, cioè χαρις charis, favore, grazia) da parte della chiesa.

Non è una questione di giustizia, o di pretesa da parte sua per aver disonorato una volta la sua vocazione, ha perso il suo diritto a una buona reputazione tra i cristiani; ma è una questione di favore, e dovrebbe essere disposto a umiliarsi davanti alla chiesa, e dare un adeguato riconoscimento per le sue offese.

E confortalo - Ci sono tutte le ragioni per pensare che quest'uomo sia diventato un sincero penitente. Se è così, deve essere stato profondamente addolorato per il ricordo del suo peccato, e il disonore che aveva portato sulla sua professione, nonché per le conseguenze in cui era stato coinvolto. In questa profonda angoscia, Paolo dice loro che dovrebbero consolarlo. Dovrebbero riceverlo benevolmente, come Dio riceve in suo favore un peccatore penitente.

Non dovrebbero scacciare il suo nome come malvagio; non dovrebbero rimproverarlo per i suoi peccati; non dovrebbero straziare il suo ricordo dell'offesa facendovi spesso riferimento; dovrebbero essere disposti a seppellirlo in una dimenticanza duratura e trattarlo ora come un fratello. È dovere di una chiesa trattare con gentilezza un vero penitente e accoglierlo nel loro affettuoso abbraccio. L'offesa va perdonata e dimenticata.

Le consolazioni del Vangelo, adatte alla condizione dei penitenti, siano amministrate liberamente; e si deve fare tutto ciò che può essere, per rendere l'offensore, pentito, felice e utile nella comunità.

Per timore che forse un tale - Rifiuta ancora di menzionare il suo nome; mostrando ancora nei suoi confronti la massima tenerezza e delicatezza.

Dovrebbe essere inghiottito... - Dovrebbe essere sopraffatto dal dolore, e dovrebbe essere reso incapace di utilità dal suo eccessivo dolore. Questa è un'espressione forte, che denota l'intensità del dolore. Parliamo di un uomo annegato nel dolore; o sopraffatto dal dolore; del dolore che lo preda. La figura qui è probabilmente presa da acque profonde, o da un vortice che sembra inghiottire tutto ciò che arriva a portata di mano.

L'eccessivo dolore o calamità, nelle Scritture, è spesso paragonato a tali acque; vedi Salmi 124:2. “Se non fosse stato il Signore che era dalla nostra parte quando gli uomini insorsero contro di noi, allora ci avrebbero presto inghiottiti, quando la loro ira si accese contro di noi; poi le acque ci avevano travolto, la corrente era passata sopra la nostra anima; allora le acque superbe erano passate sulla nostra anima; " vedi Salmi 69:1.

“Salvami, o Dio, perché le acque sono entrate nella mia anima”. Paolo capì che per un dolore eccessivo, il fratello offensivo sarebbe stato distrutto. La sua vita si sarebbe consumata sotto l'effetto della sua scomunica e della sua disgrazia, e il ricordo della sua offesa lo avrebbe depredato e lo avrebbe fatto sprofondare nella tomba.

8 Pertanto vi prego di confermare il vostro amore verso di lui - La parola tradotta qui come "conferma" ( κυρῶσαι kurōsai) si verifica nel Nuovo Testamento solo qui e in Galati 3:15. Significa dare autorità, stabilire come valido, confermare; e qui significa che dovrebbero dargli forti espressioni e assicurazioni del loro amore; che dovrebbero seguire una condotta tale da non lasciare spazio a dubbi al riguardo.

Tyndale l'ha reso bene: "Perciò vi esorto che l'amore possa dimezzare la forza su di lui". Paolo si riferiva, senza dubbio, qui a qualche atto pubblico della chiesa mediante il quale la sentenza di scomunica poteva essere rimossa e mediante la quale il colpevole poteva avere una pubblica assicurazione del proprio favore.

9 Perché a tal fine anch'io scrissi - L'apostolo non disse che questo era l'unico scopo della sua scrittura, per indurli a scomunicare il colpevole. Non dice di aver voluto arbitrariamente mettere alla prova la loro volontà di obbedirgli, o indurli a fare qualcosa di per sé sbagliato, per mettere alla prova la loro obbedienza. Ma il significato è questo: questo era il motivo principale per cui scriveva loro, piuttosto che venire personalmente in mezzo a loro.

La cosa avrebbe dovuto essere fatta; l'autore del reato dovrebbe essere punito; e Paolo dice che adottò il modo di scrivere loro piuttosto che di venire in mezzo a loro di persona, per dar loro l'opportunità di mostrare se erano disposti all'obbedienza. E il senso è: “Ora puoi perdonarlo. Non solo è stato sufficientemente punito, e non solo ha manifestato un'adeguata penitenza, ma anche un altro scopo che avevo in mente è stato compiuto.

Volevo vedere se eri, come chiesa, disposta ad essere obbediente. Anche questo scopo è stato raggiunto. E ora, poiché tutto ciò che è previsto in caso di disciplina è stato assicurato, puoi perdonarlo e dovresti, senza esitazione, riceverlo di nuovo nel seno della chiesa".

10 A chi perdoni qualsiasi cosa - Il senso qui è: "Ho fiducia in te come società cristiana e tale fiducia, che se perdonerai un'offesa in uno dei tuoi membri, approverò l'atto e sarò anche pronto a perdonare .” Si riferisce, senza dubbio, a questo caso particolare; ma fa la sua osservazione generale. È qui implicito, credo, che i Corinzi fossero disposti a perdonare il fratello offensivo; e Paolo qui li assicura che avevano il suo sincero assenso a questo, e che se lo avessero perdonato, era pronto a unirsi a loro nell'atto, e a perdonare anche lui.

Perché se ho perdonato qualcosa - Se perdono qualcosa; se rimetto una delle punizioni che sono state inflitte dalla mia autorità.

Per il tuo bene - Non è solo per il colpevole; è per promuovere la felicità e la purezza della chiesa.

Nella persona di Cristo - Locke parafrasa questo: "Per l'autorità e nel nome di Cristo". Doddridge", come nella persona di Cristo, e per l'alta autorità di cui si è compiaciuto di investirmi". Tyndale, "Nella stanza di Cristo". La parola resa “persona” (Margine, “vista”, προσωπον prosopon, da προς pro e ὠψ OPS), mezzi correttamente la parte verso, a, e intorno all'occhio - Robinson.

Allora significa il volto, il volto, il contegno; poi la presenza, persona, ecc. Qui probabilmente significa, alla presenza di Cristo; con il suo sguardo su di me, e consapevole che sto agendo davanti a lui e devo rendergli conto. Implica, indubbiamente, che Paolo ha agito con la sua autorità, e sentiva che stava facendo ciò che Cristo avrebbe approvato.

11 Per timore che Satana - Il diavolo. Il nome Satana denota un avversario, un accusatore, un nemico. È il solito nome proprio che viene dato al diavolo, il grande avversario di Dio e dell'uomo.

Dovrebbe trarre vantaggio da noi - La traduzione letterale del greco sarebbe: "Per non essere defraudati da Satana". ( α μὴ πλεονεκτηθῶμεν ὑπὸ τοῦ Σατανᾶ Hina mē pleonektēthōmen hupo Satana). Il verbo qui usato denota avere più di un altro; poi guadagnare, approfittarne, frodare.

E l'idea è che riammettano subito il penitente offensore alla loro comunione, affinché se non lo facessero, Satana ne approfitterebbe per nuocere a lui ea loro. È una ragione data da Paolo per cui non dovrebbero perdere tempo nel restituirlo alla chiesa. Quale fosse il vantaggio che Satana avrebbe potuto ottenere, Paolo non lo specifica. Potrebbe essere questo: che con la scusa del dovere e cercando la purezza della chiesa, Satana li tenterà a misure dure; all'inutile severità della disciplina; a uno spirito crudele e spietato; e così, nello stesso tempo, nuocere alla causa della religione, e rovinare colui che era stato oggetto di disciplina.

Perché non ignoriamo i suoi dispositivi - Conosciamo i suoi piani, i suoi pensieri, la sua astuzia, la sua abilità. Non ignoriamo il gran numero di stratagemmi che usa costantemente per ferirci e per distruggere le anime delle persone. È pieno di astuzie; e Paolo aveva avuto abbondanti occasioni di conoscere i mezzi che aveva usato per sconfiggere i suoi piani e per distruggere la chiesa. La chiesa, in ogni momento, è stata soggetta all'influenza di quelle astuzie, così come dei singoli cristiani.

E la chiesa, quindi, così come i singoli cristiani, dovrebbero stare costantemente in guardia contro quelle insidie. Anche gli sforzi migliori e più puri della chiesa sono spesso pervertiti, come nel caso dell'amministrazione della disciplina, ai peggiori risultati; e dall'imprudenza e mancanza di saggezza; dalla temerarietà o dallo zelo surriscaldato; dalle pretese di grande purezza e amore per la verità; e Satana, per uno spirito duro, severo e censorio, si approfitta spesso della chiesa, e porta avanti i suoi oscuri e maliziosi disegni.

12 Inoltre - Ma ( δὲ de). Questa particella è propriamente avversativa; ma spesso denota transizione, e serve a introdurre qualcos'altro, sia opposto a ciò che precede, sia semplicemente continuativo o esplicativo. Qui, è progettato per continuare o spiegare la dichiarazione prima fatta del suo profondo affetto per la chiesa e il suo interesse per i suoi affari.

Dice dunque loro che quando venne a Troade, e vi fu favorito con grande successo, e fu impegnato in un modo molto probabilmente di tutti gli altri per interessare i suoi sentimenti e dargli gioia, tuttavia era profondamente angosciato perché non aveva sentito , come si aspettava, da loro; ma la sua ansia era così profonda che lasciò Troas e andò in Macedonia.

Quando sono arrivato a Troas - Questa era una città della Frigia, o Misia, sull'Ellesponto, tra Troia a nord e Asso a sud; vedi nota su Atti degli Apostoli 16:8. Era sulla rotta regolare da Efeso alla Macedonia. Paolo prese quella strada perché nel suo viaggio in Macedonia aveva deciso, per le ragioni sopra dette, di non andare a Corinto.

Predicare il vangelo di Cristo - greco. “Per ( εἰς eis) il vangelo di Cristo;” cioè, a causa del suo vangelo; o per promuoverlo. Perché scelse Troade, o la regione della Troade (nota, Atti degli Apostoli 16:8 ), come campo delle sue fatiche, non lo dice. È probabile che lì stesse aspettando di ricevere notizie da Corinto da parte di Tito, e mentre era lì decise di non rimanere inoperoso, ma di far conoscere il più possibile il Vangelo.

E una porta mi fu aperta - vedi la nota, 1 Corinzi 16:9. C'era l'opportunità di fare del bene e le persone erano disposte ad ascoltare il Vangelo. Questo era un lavoro in cui Paolo si dilettava a impegnarsi e in cui di solito trovava il suo massimo conforto. Era di tutte le cose più adatte a promuovere la sua felicità.

13 Non avevo riposo nel mio spirito: ero deluso, triste, profondamente ansioso. Sebbene il lavoro in cui ero impegnato fosse quello che di solito mi dà la mia più grande gioia, tuttavia tale era la mia ansia di conoscere lo stato delle cose a Corinto, e il successo della mia lettera, e di vedere Tito, che aspettavo, che Non avevo relativamente pace e nessun conforto.

Ma congedandomi da loro - Benché tante considerazioni mi spingessero a restare; sebbene ci fosse un campo di lavoro così promettente, tuttavia la mia ansia di sentire da te era tale che li lasciai.

Da lì sono andato in Macedonia - vedi la nota, Atti degli Apostoli 16:9. Sono andato dove mi aspettavo di trovare Tito e di conoscere lo stato delle tue cose. Questo è uno dei pochi casi in cui Paolo lasciò un invitante campo di lavoro, e dove c'era una prospettiva di notevole successo, per andare in un altro luogo.

Viene qui addotto per mostrare il profondo interesse che aveva per la chiesa di Corinto e la sua ansia di apprendere quale fosse la loro condizione. Mostra che ci possono essere casi in cui è giusto che i ministri lascino un campo di grande e invitante utilità, vadano in un altro campo e si impegnino in un'altra parte della grande vigna.

14 Ora grazie a Dio... - Sembra che ci siano state diverse fonti della gioia di Paolo in questa occasione. Il principale era il suo costante ed uniforme successo nello sforzo di promuovere gli interessi del regno del Redentore. Ma in particolare gioiva;

Perché Tito era venuto da lui e aveva rimosso la sua angoscia; confronta 2 Corinzi 2:13.

(2)Perché apprese da lui che i suoi sforzi riguardo alla chiesa di Corinto avevano avuto successo e che avevano ascoltato i suoi consigli nella sua prima lettera; e,

Perché è stato favorito da un notevole successo in Macedonia. Il suo essere costretto, quindi, a partire da Troas e ad andare in Macedonia era stato per lui in definitiva motivo di grande gioia e consolazione. Questi casi di successo Paolo considerava occasioni di gratitudine a Dio.

Che ci provoca sempre - Qualunque siano i nostri sforzi, e ovunque siamo. Sia che si tratti di cercare di rimuovere gli errori e i mali esistenti in una chiesa particolare, sia che si tratti di predicare il Vangelo in luoghi in cui era sconosciuto, il successo corona i nostri sforzi e abbiamo la prova costante dell'approvazione divina. Questa fu la consolazione di Paolo in mezzo alle sue tante prove; e prova che, qualunque siano le circostanze esterne di un ministro, sia essa povertà, bisogno, persecuzione o angoscia, avrà abbondanti occasioni di rendere grazie a Dio se i suoi sforzi come ministro saranno coronati da successo.

Trionfare in Cristo. - Per trionfare con l'aiuto di Cristo, o nel promuovere la causa di Cristo. Paolo non aveva gioia che non fosse collegata a Cristo, e non aveva successo che non gli attribuisse. La parola che qui viene tradotta come “trionfo” ( θριαμβευοντι thriambeuonti da θριαμβέυω thriambeuō) non ricorre in nessun altro luogo del Nuovo Testamento, se non in Colossesi 2:15.

È reso lì come "trionfare su di loro in essa", cioè trionfare sui principati e sulle potestà che aveva depredato o saccheggiato; e ciò significa che Cristo li condusse in trionfo alla maniera di un vincitore. La parola è usata qui in un senso causativo - il senso della coniugazione ebraica Hiphil. Si riferisce propriamente a un trionfo; o un corteo trionfale. In origine la parola θριαμβος thriambos significava un inno che veniva cantato in onore di Bacco; poi la processione tumultuosa e rumorosa che costituiva il culto del dio del vino; e poi qualsiasi processione del genere.

- Passo. Fu particolarmente applicato sia tra i Greci che tra i Romani a un onore pubblico e solenne conferito a un generale vittorioso al ritorno da una guerra vittoriosa in cui gli fu concesso un magnifico ingresso nella capitale.

In questi trionfi il comandante vittorioso era di solito preceduto o assistito dalle spoglie di guerra; dagli oggetti più preziosi e magnifici che aveva catturato; e dai principi, nobili, generali o persone che aveva sottomesso. Il vincitore veniva trainato su un magnifico carro, solitamente da due cavalli bianchi. A volte venivano usati altri animali. “Quando Pompeo trionfò sull'Africa, il suo carro fu trainato da elefanti; quella di Marco Antonio fu trainata da leoni; quello di Eliogabalo trainato dalle tigri; e quello di Aurelio trainato da cervi” - Clark.

Il popolo di Corinto non ignorava la natura di un trionfo. Circa 147 anni prima di Cristo, Lucio Mummio, il console romano, aveva conquistato tutta l'Acaia, e aveva distrutto Corinto, Tebe e Colchide, e per ordine del Senato romano fu favorito con un trionfo e fu soprannominato Acaico. Tyndale rende questo luogo: "Grazie a Dio che ci dà sempre la vittoria in Cristo". Paolo si riferisce qui a una vittoria che ebbe ea un trionfo di cui fu favorito dal Redentore.

Fu una vittoria sui nemici del vangelo; ha avuto successo nel promuovere gli interessi del regno di Cristo; e si rallegrò di quella vittoria, e di quel successo, con gioia più solida e sostanziale di quella che un vincitore romano avesse mai provato al ritorno dalle sue conquiste sulle nazioni, anche se accompagnato dalle più ricche spoglie della vittoria, e da principi umiliati e re in catene , e quando le migliaia riunite gridarono Io trionfa!

E rende manifesto - Rende noto; si diffonde all'estero - come una piacevole fragranza si diffonde nell'aria.

Il sapore - ( ὀσμὴν osmēn). L'odore; la fragranza. La parola nel Nuovo Testamento è usata per indicare un odore gradevole o fragrante, come di incenso, o aromatico; Giovanni 12:3 vedi Efesini 5:2; Filippesi 4:18.

Si allude qui senza dubbio al fatto che nelle processioni trionfali si diffondevano odori fragranti; i fiori, diffondendo un profumo di gratitudine, erano sparsi per la strada; e sugli altari degli dei si bruciava incenso durante la processione e si offrivano sacrifici, e tutta la città si riempiva del fumo dei sacrifici e di profumi. Quindi Paolo parla di conoscenza - la conoscenza di Cristo.

Nei suoi trionfi, la conoscenza del Redentore era diffusa all'estero, come gli odori che erano diffusi nella marcia trionfale del vincitore. E quell'odore o sapore era gradito a Dio, come era gradevole la fragranza degli aromi e dell'incenso nella processione trionfale del vincitore che tornava. La frase "rende manifesto il profumo della sua conoscenza", quindi, significa che la conoscenza di Cristo era diffusa ovunque da Paolo, come l'odore riconoscente degli aromi si diffondeva tutt'intorno al guerriero e vincitore trionfante.

L'effetto delle conquiste di Paolo fu di diffondere ovunque la conoscenza del Salvatore - e questo era gradito e gradito a Dio - sebbene potessero esservi molti che non se ne servissero e perissero; vedi 2 Corinzi 2:15.

15 Perché noi siamo per Dio, noi che siamo suoi ministri e che così trionfiamo. È implicito qui che Paolo sentiva che i ministri stavano lavorando per Dio e si sentiva sicuro che le loro fatiche gli sarebbero state accettate. L'oggetto di Paolo nella dichiarazione, in questo e nei seguenti versetti, è senza dubbio quello di rispondere alle accuse dei suoi detrattori e nemici. Dice, quindi, che qualunque cosa fosse il risultato delle sue fatiche riguardo alla futura salvezza delle persone; tuttavia, che i suoi sforzi, le sue fatiche e le sue abnegazioni nel predicare il vangelo ben intenzionate, erano accettabili a Dio. La misura dell'approvazione di Dio nel caso non era il suo successo, ma la sua fedeltà, il suo zelo, la sua abnegazione, qualunque fosse la ricezione del Vangelo tra coloro che lo ascoltavano.

Un dolce sapore - Come l'odore dell'incenso gradevole, o degli aromatici grati, come quelli che venivano bruciati nelle processioni trionfali dei conquistatori di ritorno. Il significato è che le loro fatiche erano gradite a Dio; era contento di loro e concedeva loro i sorrisi e le prove della sua approvazione. La parola qui resa “dolce sapore” ( εὐωδία euōdia) ricorre solo in questo luogo, e in Efesini 5:2; Filippesi 4:18; e si applica a persone o cose gradite a Dio.

Significa propriamente buon odore, o fragranza, e nella Settanta è spesso applicato all'incenso che veniva bruciato nel culto pubblico di Dio e ai sacrifici in genere; Genesi 8:21; Esodo 29:18 , Esodo 29:25 , Esodo 29:41; Levitico 1:9 , Levitico 1:13 , Levitico 1:17; Levitico 2:2 , Levitico 2:9 , Levitico 2:12; Levitico 3:5 , Levitico 3:16; Levitico 4:31, ecc. Qui significa che i servizi di Paolo e degli altri ministri della religione erano grati a Dio quanto l'incenso dolce oi sacrifici graditi.

Di Cristo - Cioè, siamo il dolce sapore di Cristo a Dio: siamo ciò che ha costituito, e che ha consacrato e consacrato a Dio; noi siamo l'offerta, per così dire, che egli fa continuamente a Dio.

In coloro che sono salvati - Riguardo a coloro che credono al vangelo attraverso il nostro ministero e che sono salvati. Il nostro lavoro nel portare loro il Vangelo e nel portarli alla conoscenza della verità è gradito a Dio. La loro salvezza è oggetto del suo più alto desiderio, ed è gratificato dalla nostra fedeltà e dal nostro successo. Questo motivo per cui la loro opera era gradita a Dio è affermato più pienamente nel versetto seguente, dove si dice che in riferimento a loro erano “il sapore della vita per la vita.

La parola "salvato" qui si riferisce a tutti coloro che diventano cristiani e che entrano in cielo; e poiché la salvezza delle persone è un oggetto di tale desiderio a Dio, non può essere che tutti coloro che portano il Vangelo alle persone siano impegnati in un servizio accettevole, e che tutti i loro sforzi saranno a lui graditi e approvati ai suoi occhi Riguardo a questa parte dell'affermazione di Paolo, non ci possono essere difficoltà.

E in coloro che periscono - In riferimento a coloro che rifiutano il Vangelo e che alla fine sono perduti. È implicito qui:

(1) Che alcuni rigettassero il vangelo e perissero, con qualunque fedeltà e abnegazione potessero faticare i ministri della religione.

(2) Che sebbene questo fosse il risultato, tuttavia le fatiche dei ministri della religione sarebbero gradite a Dio. Questa è una dichiarazione spaventosa e terribile, ed è stato pensato da molti di essere seguita con difficoltà. Alcune osservazioni possono presentare il vero senso del passaggio e rimuoverne la difficoltà:

Non è affermato o implicato qui che la distruzione di coloro che avrebbero rigettato il vangelo, e che sarebbero periti, fosse voluta da Dio o gli sarebbe stata gradita.

Questo non è affermato o implicito da nessuna parte nella Bibbia.

Si afferma solo che le fatiche dei ministri della religione nel cercare di salvarli sarebbero gradite e gradite a Dio. Le loro fatiche sarebbero per salvarli, non per distruggerli.

Il loro desiderio era quello di portare tutti in paradiso - e questo era gradito a Dio. Qualunque possa essere il risultato, successo o meno, Dio si compiacerebbe dell'abnegazione, della fatica e della preghiera onestamente e con zelo per salvare gli altri dalla morte. Sarebbero stati approvati da Dio in proporzione alla quantità di lavoro, zelo e fedeltà che dimostravano.

(3) Non sarebbe per colpa dei ministri fedeli che le persone perissero. I loro sforzi sarebbero stati di salvarli, e quegli sforzi sarebbero stati graditi a Dio.

(4) Non sarebbe per colpa del vangelo che le persone perissero. La tendenza regolare e propria del Vangelo è salvare, non distruggere gli uomini; come la tendenza della medicina è di guarirli, del cibo per sostenere il corpo, dell'aria per dare vitalità, della luce per dare piacere all'occhio, ecc. È previsto per tutti, ed è adatto a tutti. C'è una sufficienza nel Vangelo. per tutte le persone, e per sua natura è altrettanto adatta a salvarsi l'una quanto l'altra.

Qualunque sia il modo in cui è ricevuto, è sempre in sé lo stesso sistema puro e glorioso; pieno di benevolenza e misericordia. Il più acerrimo nemico del Vangelo non può indicare una delle sue disposizioni che è adattata o progettata per rendere le persone infelici e per distruggerle. Tutte le sue disposizioni sono adatte alla salvezza; tutte le sue disposizioni sono quelle della benevolenza; tutti i poteri e le influenze che ne derivano sono quelli atti a salvare, non a distruggere le persone.

Il Vangelo è ciò che è in sé: un sistema puro, santo e benevolo, ed è responsabile solo degli effetti che un sistema puro, santo e benevolo è adatto a produrre. Per usare il bel linguaggio di Teodoreto, come citato da Bloomfield: “Portiamo davvero a tutti il ​​dolce odore del vangelo di Cristo; ma tutti coloro che vi partecipano non ne sperimentano gli effetti salutiferi. Così, agli occhi malati anche la luce del cielo è nociva; eppure il sole non reca danno.

E per chi ha la febbre il miele è amaro; eppure è comunque dolce. Anche gli avvoltoi, si dice, fuggono dai dolci odori della mirra; eppure la mirra è mirra anche se gli avvoltoi la evitano, così, se alcuni si salvano, mentre altri periscono, il vangelo conserva la sua virtù, e noi che lo predicano rimaniamo come siamo; e il Vangelo conserva le sue proprietà odorose e salutari, anche se alcuni potrebbero non crederci, abusarne e perire”. Ancora:

(5) È implicito che il Vangelo sarebbe stato l'occasione di una condanna più pesante per alcuni, e che sarebbero sprofondati in una rovina più profonda in conseguenza della sua predicazione. Questo è implicito nell'espressione in 2 Corinzi 2:16 , "a colui che siamo un profumo di morte fino alla morte". Nella spiegazione di ciò, possiamo osservare:

(a) Che quelli che periscono sarebbero comunque periti. Tutti erano sotto condanna, indipendentemente dal fatto che il Vangelo fosse giunto a loro o no. Nessuno perirà in conseguenza dell'invio del Vangelo a coloro che non sarebbero periti se fosse stato sconosciuto. Le persone non periscono perché gli è stato inviato il Vangelo, ma per i propri peccati.

(b) È infatti per colpa loro se le persone rifiutano il vangelo e si perdono. Sono volontari in questo; e, qualunque sia il loro destino finale, non sono obbligati. Il vangelo non costringe nessuno contro la sua volontà ad andare in paradiso o all'inferno.

(c) Le persone sotto il vangelo peccano contro una luce più grande di quanto non facciano senza di essa. Hanno altro di cui rispondere. Aumenta la loro responsabilità. Se dunque lo rifiutano, e scendono alla morte eterna, passano da privilegi superiori; e vanno, ovviamente, incontro a una condanna più aggravata. Perché la condanna sarà sempre in proporzione esatta alla colpa; e la colpa è proporzionata alla luce e ai privilegi abusati.

(d) La predicazione del vangelo, e le offerte della vita, sono spesso l'occasione della colpa più profonda del peccatore. Spesso si arrabbia. Dà sfogo alla profonda malignità della sua anima. Egli si oppone al vangelo con malizia e ira furibonda, il suo occhio si accende d'indignazione e le sue labbra si arricciano con orgoglio e disprezzo. È profano e blasfemo; e l'offerta del vangelo a lui è occasione di suscitare passioni profonde e maligne contro Dio, contro il Salvatore, contro i ministri della religione.

Contro il Vangelo, le persone spesso manifestano la stessa malignità e lo stesso disprezzo che hanno manifestato contro il Salvatore stesso. Eppure questa non è colpa del vangelo, né dei ministri della religione. È colpa degli stessi peccatori; e mentre non vi può essere alcun dubbio che un tale rifiuto del Vangelo produrrà la loro più profonda condanna, e che sarà per loro un profumo di morte a morte; tuttavia il vangelo è buono e benevolo, e tuttavia Dio si compiacerà di coloro che offrono fedelmente le sue provvigioni e lo sollecitano all'attenzione della gente.

16 All'uno - A coloro che periscono.

Siamo il sapore della morte fino alla morte - Siamo l'occasione per approfondire la loro condanna, e per farli precipitare nella rovina. L'espressione usata qui significa letteralmente "all'unica classe portiamo un odore che porta la morte che porta alla loro morte" - un sapore, un odore che, date le circostanze, è distruttivo per la vita e che porta alla morte. Il signor Locke rende questo: “Per colui che la mia predicazione è di cattivo sapore, inaccettabile e offensivo, per il loro rifiuto di ciò che attirano la morte su se stessi.

Grati per quanto le loro fatiche fossero a Dio, e accettabili per quanto sarebbero stati i loro sforzi, qualunque fossero i risultati, tuttavia Paolo non poteva ignorare che il Vangelo sarebbe stato in effetti il ​​mezzo di una condanna maggiore per molti; vedi le note su 2 Corinzi 2:15. Era davvero per loro colpa; tuttavia, ovunque il Vangelo fosse predicato, per molti avrebbe avuto questo risultato.

È probabile che il linguaggio qui usato sia preso in prestito da espressioni simili che erano comuni tra gli ebrei. Così, in Debarim Rabba, sec. 1, fol. 248, si dice: "Come l'ape porta a casa il miele al proprietario, ma punge gli altri, così è con le parole della Legge". “Esse (le parole della Legge) sono un profumo di vita per Israele, ma un profumo di morte per le persone di questo mondo”.

Così, in Taarieth, fol. 7, 1, “Chi presta attenzione alla Legge a causa della Legge stessa, per lui diventa un profumo di vita ( סם חיים cam chayiym), ma per chi non presta attenzione alla Legge a causa della Legge stessa, per lui diventa un aroma di morte ( סם מות cam mowt) “ - la cui idea è, che come le medicine abilmente applicate guariranno, ma se applicate male aggraveranno una malattia, così è con le parole della Legge.

Ancora: "La parola della legge che esce dalla bocca di Dio è un odore di vita per gli Israeliti, ma un odore di morte per i pagani"; vedi Rosenmuller e Bloomfield. Il senso del passaggio è chiaro, che il vangelo, rifiutandolo deliberatamente, diventa il mezzo dell'accresciuta colpa e condanna di molti di coloro che lo ascoltano.

E all'altro - A chi l'abbraccia e si salva.

Il sapore della vita - Un odore, o fragranza che produce vita, o tende alla vita. È un sapore vivo, o vivificante. è di per sé grato e piacevole.

Unto life - Tendere alla vita; o adattato per produrre la vita. La parola “vita” qui, come spesso altrove, è usata per indicare la salvezza. È:

Vita in opposizione alla morte nel peccato in cui tutti sono per natura;

In opposizione alla morte nella tomba - in quanto conduce a una gloriosa risurrezione;

In opposizione alla morte eterna; al secondo morire, perché conduce alla vita, alla pace e alla gioia in cielo; vedere le parole "vita" e "morte" spiegate nelle note su Romani 6:23.

Il Vangelo è «il sapore di vita in vita», perché:

È la sua natura e tendenza a produrre vita e salvezza. È adattato a quello; ed è progettato a tal fine.

Perché in realtà si traduce nella vita e nella salvezza di coloro che l'abbracciano. È la causa immediata e diretta della loro salvezza; della loro guarigione dal peccato; della loro gloriosa risurrezione; della loro vita eterna in cielo.

E chi è sufficiente per queste cose? - Per il lavoro arduo e responsabile del ministero; per un'opera la cui influenza deve essere sentita o nella salvezza eterna, o nell'eterna rovina dell'anima. Chi è degno di un incarico così importante? Chi può intraprenderlo senza tremare? Chi può impegnarsi in essa senza sentirsi in se stesso inadatto e aver bisogno della grazia divina costante? Questa è un'esclamazione che chiunque può fare in vista delle responsabilità dell'opera del ministero. E possiamo osservare:

(1) Se Paolo ha sentito questo, sicuramente lo dovrebbero sentire anche gli altri. Se, con tutta l'assistenza divina che aveva; tutte le prove della presenza unica di Dio, e tutti i potenti poteri miracolosi conferitigli, Paolo aveva un tale senso di inadeguatezza per questa grande opera, quindi una coscienza di inadeguatezza, e un profondo senso di responsabilità, possono ben poggiare su tutti altri.

(2) Fu questo senso della responsabilità del ministero che contribuì molto al successo di Paolo. Era una convinzione che i risultati del suo lavoro dovevano essere visti nelle gioie del paradiso, o nei dolori dell'inferno, che lo portava a cercare aiuto in Dio e a dedicarsi così completamente alla sua grande opera. Le persone non proveranno molta preoccupazione se non avranno un profondo senso della grandezza e della responsabilità del loro lavoro. Le persone che si sentono come dovrebbero riguardo al ministero cercheranno aiuto a Dio e sentiranno che solo Lui può sostenerle nei loro ardui doveri.

17 Perché non siamo tanti - Questo si riferisce senza dubbio ai falsi maestri di Corinto; ea tutti coloro che hanno mescolato la filosofia o la tradizione umana con la pura parola di verità. Il disegno di Paolo nella dichiarazione in questo versetto sembra essere quello di affermare di avere un senso così profondo della responsabilità dell'ufficio ministeriale, e della sua necessaria influenza sul destino eterno dell'uomo, che lo ha portato a predicare il semplice vangelo, la pura parola di Dio.

Non osò diluirlo con alcuna miscela umana. Non osò predicare la filosofia o la saggezza umana. Non osava mescolarvi le rozze concezioni dell'uomo. Ha cercato di esibire la semplice verità com'era in Gesù; e così profondo era il suo senso della responsabilità dell'ufficio, e così grande era il suo desiderio sull'argomento, che gli era stato permesso di farlo. e trionfare sempre in Cristo.

Sicché, sebbene fosse cosciente di essere in sé stesso inadatto a queste cose, tuttavia per grazia di Dio aveva sempre potuto esibire la semplice verità, e le sue fatiche erano state coronate da un successo costante e segnaletico.

Che corrompono la parola di Dio - Margine, "tratta con inganno". La parola usata qui ( καπηλεύοντες kapēleuontes) non si trova da nessun'altra parte nel Nuovo Testamento e non si trova nella Settanta. La parola deriva da κάπηλος kapēlos, che significa propriamente un imbonitore, ovvero un venditore di vino, un meschino chapman; un uomo che compra articoli per rivenderli.

Significa anche a volte un vignaiolo o un locandiere. L'idea giusta è quella di un piccolo commerciante e soprattutto di vino. Tali persone erano famose, come lo sono ora, per diluire i loro vini con acqua (confronta la Settanta in Isaia 1:22 ); e per la composizione di vini di sostanze diverse dal succo dell'uva a scopo di lucro.

Il vino, di tutte le sostanze in commercio, forse offre le più grandi facilitazioni per tali trucchi disonesti; e, di conseguenza, i commercianti di tale articolo sono stati generalmente più distinti per pratiche fraudolente e miscele corrotte e diluite. Quindi, la parola viene a denotare adulterare; corrompere, ecc. Si applica qui a coloro che hanno adulterato o corrotto la pura parola di Dio in qualsiasi modo e per qualsiasi scopo.

Probabilmente ha un particolare riferimento a coloro che lo hanno fatto o per opinioni giudaizzanti, o per mescolanze di una filosofia falsa e ingannevole. È probabile che quest'ultimo modo prevalga tra i greci sottili e filosofi. È in questi modi che il Vangelo è stato solitamente corrotto:

(1) Viene fatto tentando di allegare una spiegazione filosofica ai fatti della rivelazione e rendendo la teoria importante quanto il fatto.

(2) Tentando di spiegare i punti offensivi della rivelazione con l'aiuto della filosofia.

(3) Tentando di far accordare i fatti della Scrittura con le nozioni prevalenti della filosofia, e applicando un modo di interpretazione della Bibbia che ne sperpererebbe il significato, e le farebbe significare qualcosa o niente a piacere. In questi, e in vari altri modi, le persone hanno corrotto la Parola di Dio; e di tutti i mali che il cristianesimo ha mai sostenuto in questo mondo, i peggiori sono stati quelli che ha ricevuto dalla filosofia e da quei maestri che hanno corrotto la Parola di Dio.

Poteva incontrare i fuochi della persecuzione, ed essere ancora puro; ai massimi sforzi dei principi, dei monarchi e di Satana per distruggerlo, è sopravvissuto e ha brillato puro e luminoso in mezzo a tutti questi sforzi; ma, quando è stato corrotto dalla filosofia, e dalla "scienza falsamente chiamata", è stato offuscato nel suo splendore, paralizzato nei suoi scopi e privato del suo potere, e ha cessato di essere potente nell'abbattere le fortezze del regno di Satana .

Di conseguenza, il nemico di Dio ha cessato di suscitare persecuzioni, e ora mira in vari modi a corrompere il vangelo con la mescolanza della filosofia e delle opinioni umane. Tyndale rende questo passaggio, "Poiché non siamo tanti quanti sono quelli che tagliano e cambiano con la parola di Dio" - un'idea che è importante e bella - ma questo è uno dei pochi casi in cui ha scambiato il senso del testo originale . In generale, l'accuratezza della sua traduzione e la sua conoscenza del vero senso del testo greco sono molto notevoli.

Ma come di sincerità - Sinceramente; mosso da un'onestà assoluta e semplicità di intenti; vedi la nota a 2 Corinzi 1:12.

Come di Dio - Come influenzato da lui; come sotto il suo controllo e direzione; come inviato da lui; come agendo per suo comando; vedi la nota, 2 Corinzi 1:12.

Al cospetto di Dio - Come se sentissimo che il suo occhio era sempre su di noi. Niente è più adatto a rendere una persona sincera e onesta di questo.

Parliamo in Cristo - Nel nome e al servizio di Cristo. Consegniamo il nostro messaggio con una profonda consapevolezza che l'occhio del Dio che tutto vede è su di noi; che non possiamo nascondergli nulla; e che dobbiamo presto cedere il nostro conto a Lui.

Osservazioni

1. In questo capitolo, e nella gestione dell'intero caso cui Paolo qui fa riferimento, abbiamo un esempio della sua tenerezza nell'amministrare la disciplina. Questa tenerezza si manifestava in molti modi:

(1) Non ha fatto nulla per ferire i sentimenti della parte incriminata.

(2) Non ha fatto nulla in termini di punizione che un severo senso del dovere non richiedesse,

(3) Ha fatto tutto con molte lacrime. Pianse per la necessità di amministrare la disciplina. Pianse per la negligenza della chiesa. Pianse per la caduta del fratello offensivo.

(4) Non ha menzionato nemmeno il nome dell'autore del reato. Non ha blasonato i suoi difetti all'estero; né ha lasciato alcun indizio da cui possa essere conosciuto; né prese misure adatte a ferire, inutilmente, i sentimenti dei suoi amici. Se tutta la disciplina nella chiesa fosse condotta in questo modo, probabilmente sarebbe sempre efficace e di successo, 2 Corinzi 2:1.

2. Dobbiamo accogliere cordialmente e perdonare un fratello che ci ha offeso, non appena dà prova di pentimento. Non dovremmo covare malizia contro di lui; e se per pentimento ha cancellato i suoi peccati, dobbiamo affrettarci a perdonarlo. Questo dovremmo farlo come individui e come chiese. Dio ci perdona allegramente e ci riceve in grazia al nostro pentimento; e dovremmo salutare il privilegio di trattare tutti i nostri fratelli offensivi nello stesso modo, 2 Corinzi 2:7.

3. Le chiese dovrebbero fare attenzione che Satana non ottenga un vantaggio su di loro, 2 Corinzi 2:11. In ogni modo possibile lo tenterà; e forse in pochi modi lo si fa più spesso che nell'amministrare la disciplina. In tal caso, Satana ottiene un vantaggio su una chiesa nei seguenti modi.

(1) Nell'indurla a trascurare la disciplina. Ciò si verifica spesso perché un delinquente è ricco, dotato di talento o ha legami con famiglie influenti; perché c'è paura di cacciare queste famiglie dalla chiesa; perché l'individuo è di rango elevato, e la chiesa lo permette di rimanere nel suo seno. Le leggi della chiesa, come altre leggi, sono spesso come ragnatele: le mosche grandi si infrangono e le più piccole vengono catturate.

La conseguenza è che Satana ottiene un immenso vantaggio. I delinquenti ricchi e influenti rimangono nella chiesa; la disciplina è rilassata; la causa di Cristo si scandalizza; e la chiesa in generale sente l'influenza, e l'opera di Dio declina.

(2) Satana ottiene un vantaggio nella disciplina, a volte, con una disciplina troppo severa. Se non può indurre una chiesa a rilassarsi del tutto e a permettere che i trasgressori rimangano, allora li eccita a severità impropria e inutile. Li spinge a una dura disciplina per le piccole offese. Suscita uno spirito di persecuzione. Accende un falso zelo a causa dello Shibboleth della dottrina. Eccita uno spirito di festa e fa sì che la chiesa lo scambi per zelo per la verità.

Eccita uno spirito di persecuzione contro alcune delle persone migliori della Chiesa, per pretesi errori di dottrina, e accende le fiamme della guerra intestinale; e scompone la chiesa in parti e frammenti. Oppure esorta la Chiesa, anche nei casi in cui la disciplina è doverosa, a una severità inutile e inopportuna; scaccia l'offensore dal suo seno; spezza il suo spirito; e impedisce sempre la sua utilità, il suo ritorno e la sua felicità.

Una delle principali arti di Satana è stata quella di indurre la chiesa, nei casi di disciplina, a usare la severità invece della gentilezza; suscitare uno spirito di persecuzione invece dell'amore. Quasi tutti i mali che nascono dai tentativi di disciplina avrebbero potuto essere prevenuti da uno spirito d'amore.

(3) Satana ottiene un vantaggio nei casi di disciplina, quando la chiesa non è disposta a riammettere alla comunione un membro offensivo ma penitente. Il suo spirito è spezzato; la sua utilità è distrutta. Il mondo di solito si schiera con lui contro la chiesa, e la causa della religione sanguina.

4. I singoli cristiani, così come le chiese, dovrebbero stare attenti che Satana non abbia un vantaggio su di loro, 2 Corinzi 2:11. Tra i modi in cui lo fa ci sono i seguenti:

(1) Inducendoli a conformarsi al mondo. Questo viene fatto con la scusa che la religione non è cupa, cupa e ascetica. Di qui spesso conduce i professori in tutte le allegrezze, i divertimenti e le follie di cui il mondo partecipa. Satana ottiene un immenso vantaggio per la sua causa quando ciò avviene, poiché tutta l'influenza del professante cristiano è con lui.

(2) Producendo lassismo di opinione riguardo alla dottrina. Cristo intende che la sua causa avanzi per l'influsso della verità; e che la sua chiesa sarà testimone della verità. La causa di Satana avanza per errore e falsità; e quando i cristiani dichiarati abbracciano la menzogna, o sono indifferenti alla verità, tutta la loro influenza è dalla parte di Satana, e il suo vantaggio è immenso quando diventano sostenitori dell'errore.

(3) Producendo tra i cristiani sconforto, malinconia e disperazione. Alcune delle persone migliori sono spesso così afflitte e gettate nelle tenebre, come lo era Giobbe; Giobbe 23:8. In effetti, sono comunemente i migliori membri di una chiesa che hanno dubbi in questo modo, e che cadono in tentazione, e che sono lasciati ai colpi di Satana.

I tuoi cristiani frivoli, mondani e alla moda di solito non hanno questi problemi, tranne quando giacciono su un letto di morte. Non sono sulla via di Satana. Non gli si oppongono e lui non li disturberà. Sono i vostri cristiani umili, oranti e abnegati che egli teme e odia; ed è questi che gli è permesso di tentare, e rattristare, e riempire di oscurità e dubbio. E quando questo è fatto, è un immenso vantaggio per la sua causa.

Produce l'impressione che la religione non sia altro che cupa e malinconica, e le persone del mondo sono facilmente indotte a odiarla e ad evitarla. I cristiani, quindi, dovrebbero essere allegri, benevoli e felici - per quanto possano essere - che Satana non ottenga un vantaggio su di loro.

(4) Per fanatismo. Poiché quando Satana scopre che non può ottenere alcun vantaggio sui cristiani inducendoli a non fare nulla, o a fare qualcosa di decisamente sbagliato o immorale, li spinge avanti con zelo surriscaldato e inopportuno; li rende irragionevolmente faticosi per qualche singola opinione o misura; li dispone ad opporsi e perseguitare tutti coloro che non cadono nelle loro opinioni e sentono come si sentono.

(5) Da contese e conflitti. Satana spesso ottiene un vantaggio in questo modo. Non importa quale possa essere la causa, che sia per dottrine o per qualsiasi altra causa, tuttavia il fatto stesso che ci siano contese tra i professati seguaci del "Principe della pace" danneggia e dà a Satana un vantaggio. Non poca parte dei suoi sforzi, quindi, è stata quella di suscitare contese tra i cristiani, uno sforzo in cui ha avuto, ed è tuttora, un eminente successo.

5. Satana ottiene un vantaggio sui peccatori, e dovrebbero stare in guardia. Lo fa:

(1) Producendo un senso di sicurezza nella loro condizione attuale; e conducendoli all'indifferenza riguardo alla loro condizione eterna. In questo ha eminentemente successo; e quando questo è guadagnato, tutto è guadagnato che la sua causa richiede. È impossibile concepire un successo maggiore in qualcosa di quello che Satana ha nel produrre uno stato di indifferenza al tema della religione tra le persone.

(2) Inducendoli a rimandare l'attenzione alla religione a qualche tempo futuro. Questo è un vantaggio, perché:

Realizza tutto ciò che desidera attualmente;

Perché di solito ha successo del tutto. Di solito è la stessa cosa che decidere di non occuparsi affatto della religione.

(3) Producendo false visioni della religione. Lo rappresenta un tempo come cupo, triste e malinconico; in un altro, così facile, che può essere ottenuto, quando vogliono; in un altro, persuadendoli che i loro peccati sono così grandi che non possono essere perdonati. Un grande scopo di Satana è di accecare le menti dei peccatori alla vera natura della religione; e in questo di solito ha successo.

(4) Illude gli anziani dicendo loro che è troppo tardi; e ai giovani dicendo loro che ora è il momento dell'allegria e del piacere, e che la religione può essere seguita in un futuro periodo della vita.

(5) Egli ottiene un vantaggio immergendo il peccatore sempre più profondamente nel peccato; inducendolo ad ascoltare la voce della tentazione; facendolo compagno dei malvagi; e ingannandolo con le promesse di piacere, onore e guadagno in questo mondo finché è troppo tardi, e muore.

6. I ministri del Vangelo possono avere occasione di trionfare nel successo della loro opera. Paul ha sempre avuto successo di qualche tipo; ha sempre avuto qualche motivo di trionfo. In tutte le sue prove, aveva occasione di rallegrarsi, ed era sempre sicuro che stava seguendo quella strada che lo avrebbe portato alla fine al trionfo, 2 Corinzi 2:14.

7. Il Vangelo può essere predicato in modo tale da avere successo, 2 Corinzi 2:14. Nelle mani di Paul ha avuto successo. Così è stato con gli altri apostoli. Così è stato con Luther, Knox, Calvin. Così è stato con Whitefield, Edwards Wesley e Payson. Se i ministri non hanno successo, non è colpa del Vangelo. È adatto per fare del bene e per salvare le persone; e può essere predicato in modo da realizzare quei grandi fini. Se tutti i ministri fossero abnegati, laboriosi e devoti come lo erano queste persone, il Vangelo avrebbe lo stesso successo ora come lo è mai stato.

(C'è molta verità in questa rappresentazione. Certamente non ci si può aspettare razionalmente un grande risveglio della religione quando i ministri del vangelo non sono laboriosi e devoti nell'abnegazione. Eppure non possiamo certamente affermare che la stessa diligenza nell'uso dei mezzi sarà in ogni caso essere assistiti con uguale successo. Si deve tener conto della sovranità di Dio, nel dispensare la sua grazia. Altrimenti, dovunque la Parola fu predicata nelle circostanze più favorevoli, per quanto riguarda l'eccellenza dei mezzi, anche lì dovremmo aspettarci, e trovare maggior successo.

Ma non è stato così nella realtà. Mai gli ascoltatori hanno goduto di un'opportunità di conversione più favorevole, come quando più dell'eloquenza degli angeli è scesa dalle labbra di Gesù, e ha insegnato al popolo come uno che ha autorità e non come gli scribi. Eppure relativamente pochi, uno solitario qua e là, ascoltavano la voce dell'incantatore, sebbene incantasse così saggiamente. Forse non ha mostrato il Vangelo in tutta la sua pienezza, sufficienza e bellezza? C'era una mancanza di persuasione morale, argomento potente, motivo teso, appello commovente, nei discorsi del Salvatore? No! Tuttavia, subito dopo l'ascensione di Gesù, la Parola di Dio soggiogò migliaia e migliaia, sebbene impiegata solo dagli apostoli, i cui servizi, considerati a parte, dovevano essere incommensurabilmente inferiori a quelli di Gesù.

Gli stessi ebrei che perseverarono nella loro incredulità, sotto il ministero di Cristo, furono disarmati dal loro pregiudizio, sotto la predicazione di Pietro! Da dove viene la differenza di efficacia? Donde l'insuccesso, dove più avremmo dovuto aspettarci di trovarlo, e il suo comando, dove meno avremmo potuto cercarlo? Una frase risolve la difficoltà. “Lo Spirito Santo non era ancora stato dato, perché quel Gesù non era ancora stato glorificato”.

Si potrebbero fare ora confronti simili tra i servizi di diversi individui. Persone di altissima capacità, diligenza perseverante ed elevata pietà, sono state lasciate a lamentarsi della relativa sterilità nella sfera che occupavano, mentre strumenti più umili, in un campo non più promettente, sono stati benedetti con la messe delle anime. Il confronto potrebbe anche essere fatto di periodi diversi dello stesso ministero.

A parità di tutte le altre circostanze, o così leggermente diverse da non inficiare l'argomento, la parola pronunciata una volta sembra cadere impotente a terra, come la freccia sul petto d'acciaio. Nessuna asta colpisce nel segno, nessun peccatore si ritira come il cervo colpito a sanguinare da solo. In un altro momento, le persone sono rese disponibili nel giorno del potere. La convinzione si diffonde con la rapidità del contagio, e il Signore ogni giorno aggiunge al suo popolo quelli che saranno salvati. Ora questa differenza non si spiega se non riferendola alle diverse misure in cui Dio si compiace di comunicare il suo spirito).

8. Gran parte del lavoro del ministero è piacevole e delizioso. È il sapore della vita in vita, 2 Corinzi 2:15. Non c'è gioia sulla terra di carattere più alto e più puro di quella che hanno i ministri del Vangelo nel successo della loro opera. Non c'è lavoro più piacevole di quello di impartire le consolazioni della religione ai malati e agli afflitti; che quella di indirizzare i peccatori indagatori all'Agnello di Dio; nessuna gioia sulla terra così pura ed elevata come quella che ha un pastore in una rinascita della religione.

Nell'evidenza che Dio accetta le sue fatiche e che per molti il ​​suo messaggio è un sapore di vita per la vita, c'è una gioia che nessun'altra ricerca può fornire; una gioia, anche terrena, che è più di un compenso per tutte le fatiche, le rinunce e le prove del ministero.

9. In vista dei risultati felici e salvifici del lavoro del ministero, vediamo l'importanza del lavoro. Questi risultati devono essere visti in cielo. Devono entrare nel destino eterno dei giusti. Sono da vedere nella felicità e nella santità di coloro che saranno redenti dalla morte. La stessa felicità del cielo, quindi, dipende dalla fedeltà e dal successo del ministero. Questo lavoro si estende oltre la tomba.

Raggiunge l'eternità. È da vedere in paradiso. Altri piani e lavori di persone terminano alla morte. Ma l'opera del ministero raggiunge nei cieli i suoi risultati; e deve essere visto sempre avanti nell'eternità. Ebbene l'apostolo potrebbe chiedere: "Chi è sufficiente per queste cose?"

10. I ministri del vangelo saranno accettati da Dio, se fedeli, qualunque sia il risultato delle loro fatiche; se visto nella salvezza, o la condanna aumentata di coloro che li ascoltano, 2 Corinzi 2:15. Sono un dolce sapore per Dio. La loro accettazione con lui non dipende dalla misura del loro successo; ma sulla loro fedeltà.

Se le persone rifiutano il vangelo, e ne fanno l'occasione della loro più grande condanna, la colpa non è dei ministri, ma è loro. Se le persone sono fedeli, Dio accetta i loro sforzi; e anche se molti rifiutano il messaggio e muoiono, non sarà comunque da biasimare un ministero fedele. Che tali risultati derivino dal loro ministero, infatti, aumenta la loro responsabilità e rende il loro ufficio più terribile, ma non li renderà meno accettabili nelle loro fatiche agli occhi di Dio.

11. Dobbiamo anticipare che il ministero sarà il mezzo della condanna più profonda di molti che ascoltano il Vangelo, 2 Corinzi 2:16. Il Vangelo è per loro un profumo di morte nella morte. Dobbiamo aspettarci che molti rifiuteranno e disprezzeranno il messaggio, e sprofonderanno in un peccato più profondo, nella condanna e nel dolore. Non dobbiamo essere delusi, quindi, quando vediamo seguire tali effetti, e quando il peccatore sprofonda in un inferno più profondo sotto il ministero del Vangelo.

È sempre stato così, e abbiamo motivo di supporre che lo sarà sempre. E per quanto doloroso sia il fatto, tuttavia i ministri devono prendere una decisione per assistere a questo risultato profondamente doloroso del loro lavoro.

12. Il ministero è un lavoro profondamente e terribilmente responsabile, 2 Corinzi 2:16. È collegato alla felicità eterna, o alla profonda ed eterna condanna di tutti coloro che ascoltano il Vangelo. Ogni sermone che viene predicato fa un'impressione che non sarà mai cancellata e produce un effetto che non finirà mai. I suoi effetti non si vedranno mai tutti fino al giorno del giudizio e nelle tremende solennità del mondo eterno. Ebbene, Paolo potrebbe chiedere: "Chi è sufficiente per queste cose?"

13. È una cosa solenne ascoltare il Vangelo. Se è solenne per un ministro dispensarla, non è meno solenne ascoltarla. È connesso con il benessere eterno di coloro che ascoltano. E sconsiderate come sono le moltitudini che lo ascoltano, eppure è profondamente colpirle in seguito. Se mai l'abbracceranno, dovranno ad essa la loro salvezza eterna; se continuano a trascurarlo, li affonderà profondamente e per sempre nel mondo del dolore.

Ogni individuo, quindi, che ascolta il Vangelo dispensato, non importa da chi, dovrebbe ricordare che sta ascoltando il solenne messaggio di Dio all'umanità; e che essa eserciterà e dovrà esercitare una profonda influenza sul suo destino eterno.

14. Un popolo dovrebbe pregare molto per un ministro. Paolo pregava spesso le chiese alle quali scriveva di pregare per lui. Se Paolo aveva bisogno delle preghiere dei cristiani, sicuramente i cristiani ora lo fanno. La preghiera per un ministro è richiesta perché:

(1) Ha le stesse infermità, conflitti e tentazioni che hanno gli altri cristiani.

(2) Ha quelli che sono speciali e che derivano dalla natura stessa del suo ufficio; poiché la guerra di Satana si svolge principalmente con i capi dell'esercito di Dio.

(3) È impegnato in un'opera grandissima e molto responsabile - la più grande opera mai affidata all'uomo mortale.

(4) Il suo successo sarà generalmente in proporzione alla preghiera del popolo per lui. Il benessere di un popolo, quindi, si identifica con la sua preghiera per il suo ministro. Predicherà meglio e loro ascolteranno meglio, proprio nella misura in cui pregheranno per lui. La sua predicazione sarà noiosa, secca, pesante; saranno senza unzione, spiritualità e vita, a meno che non preghino per lui; e il loro udito sarà ottuso, senza vita e disinteressato, a meno che non preghino per lui. Nessuna persona ascolterà il Vangelo con grande vantaggio se non ne prova abbastanza ansia da pregare per il proprio ministro.

15. Il colloquio tra un ministro e il suo popolo nel giorno del giudizio sarà molto solenne. Allora si vedrà l'effetto del suo ministero. Allora si saprà a chi era odore di vita in vita, e a chi era odore di morte in morte. Allora il destino eterno di tutti sarà stabilito. Allora il fedele ministro sarà assistito in cielo da tutti coloro per i quali il suo ministero è stato un profumo di vita in vita; e allora si separerà per sempre da tutti quelli che tante volte ha ammonito e supplicato invano.

In mondi lontani - mondi separati per sempre - sarà sperimentato il risultato delle sue fatiche. Oh! quanto solenne deve essere la scena in cui deve rinunciare a rendere conto del modo in cui ha predicato; e loro, per il modo in cui assistono al suo ministero!

16. Tutti i ministri, dunque, 2 Corinzi 2:17 non corrompere la parola di Dio, 2 Corinzi 2:17. Lo predichino con semplicità e verità. Non predichino la filosofia, né la metafisica, né la propria fantasia, né la tradizione degli uomini, né l'insegnamento delle scuole, ma la semplice verità com'è in Gesù.

Predicano come inviati da Dio; come al cospetto di Dio; come incaricato da Cristo di consegnare un messaggio semplice, chiaro e puro all'umanità, sia che ascolteranno sia che si astentino. Il loro successo sarà proporzionato alla semplicità e purezza del vangelo che presentano; la loro pace e gioia nella morte e in cielo sarà proprio come allora avranno la prova che con semplicità e sincerità si sono sforzati di presentare ovunque, ea tutti, il puro e semplice vangelo di Gesù Cristo.

Poiché i ministri, quindi, desiderano essere accettati da Dio e avere successo nell'opera, predichino il puro vangelo; non adulterandolo con miscele straniere; non sforzandosi di cambiarlo in modo da essere appetibile per la mente carnale; non sostituire la filosofia al vangelo, e non negare nulla al vangelo perché la gente non lo ama; e dovunque il popolo di Dio sostenga il ministero con la sua preghiera e lo aiuti nel suo lavoro raccomandandolo ogni giorno al Dio della grazia. Così potranno svolgere le solenni funzioni del loro ufficio ad accettazione divina; e così i ministri e le persone troveranno il Vangelo come "un sapore di vita in vita".

Esposizione della Bibbia di John Gill:

2Corinzi 2

1 INTRODUZIONE A 2 CORINZI 2

L'apostolo, in questo capitolo, prosegue spiegando le ragioni per cui non era ancora venuto a Corinto; e rimuove l'accusa di severità, di cui alcuni potrebbero ritenerlo colpevole, in ciò che aveva scritto nella sua precedente epistola riguardo alla persona incestuosa, che essendosi pentita del suo peccato, avrebbe ora confortato, e la censura posta su di lui dalla chiesa tolta; dopo di che egli dà un resoconto del successo del Vangelo in diverse parti, della sua potenza e purezza, e della fedele dispensazione di esso da parte sua e degli altri: in 2Corinzi 2:1, egli assegna questo come motivo per cui aveva deciso con se stesso di non venire ancora a Corinto, e perché aveva differito la sua venuta, affinché quando fosse venuto non fosse triste lui stesso, né rendesse tristi gli altri, che necessariamente si coinvolgono a vicenda; poiché se ha reso gli altri tristi con i suoi aspri rimproveri, che come erano andate le cose non poteva che dare fedeltà, doveva essere triste lui stesso, poiché non ci sarebbe stato nessuno che lo rendesse allegro, se non quelli che ha reso tristi, 2Corinzi 2:2, per cui riunirsi insieme in tali circostanze deve essere scomodo; e quindi scelse di rimandare la sua venuta fino a quando le cose non avessero preso un'altra piega; e questa era la ragione per cui scriveva con tanta apparente severità riguardo alla persona incestuosa, nella prima epistola, per portare lui e loro al pentimento, e così prevenire quel dolore che altrimenti avrebbe dovuto avere, se fosse venuto da loro di persona mentre non si preoccupavano di quella faccenda; e che potesse avere quella gioia, che era sicuro che tutti desideravano che avesse, 2Corinzi 2:3, ed era così lontano dall'essere di una disposizione crudele e poco compassionevole, che fu con il cuore addolorato, e con gli occhi lucidi, che scrisse loro quella lettera; né fu scritto con questa visione solo per addolorarli, ma per far loro conoscere la tenera e affettuosa preoccupazione che aveva per il loro benessere, 2Corinzi 2:4. Inoltre, questa faccenda della persona incestuosa non era solo motivo di dolore per l'apostolo, ma per tutti loro; o non era l'unica persona con cui era addolorato, ma con tutte, e quindi era necessario usare maggiore severità e ruvidità, 2Corinzi 2:5. Tuttavia, poiché il fine che aveva in mente era stato esaudito, l'umiliazione del delinquente e il suo pentimento, non c'era più nulla da fare, la punizione della scomunica era sufficiente, 2Corinzi 2:6, e ora doveva essere rimossa, e l'uomo perdonato e consolato, affinché non fosse sopraffatto dal dolore e ridotto alla disperazione, 2Corinzi 2:7. Perciò l'apostolo li supplica di dare nuove assicurazioni del loro amore al fratello pentito, e di significarlo con il cuore che lo accolgono di nuovo in comunione, 2Corinzi 2:8, nel fare il quale avrebbero dato prova della loro obbedienza a lui apostolo, che era un fine che aveva scritto loro prima, riguardo alla scomunica della stessa persona, 2Corinzi 2:9, e a cui li esorta con il suo esempio, che era pronto a unirsi a loro nel perdonarlo, per amore verso di loro e nel nome di Cristo, 2Corinzi 2:10, e piuttosto conveniva a loro farlo, affinché Satana non ne traesse vantaggio, e stabilire tra loro un cattivo principio e una cattiva pratica, affinché coloro che cadono nel peccato, sebbene si pentano, non siano restituiti alla comunione della chiesa, dei cui stratagemmi in diverse forme e forme, per fare del male alle chiese di Cristo, e i credenti particolari, l'apostolo e altri non erano ignoranti, 2Corinzi 2:11. Inoltre, ciò che gli aveva occupato il suo tempo, e gli aveva impedito di venire a Corinto fino ad ora, era il fatto di essere chiamato e impiegato nella predicazione del Vangelo altrove, in particolare a Troade, dove era piuttosto incline a rimanere, e ce n'era bisogno, perché c'era una porta aperta per esso. 2Corinzi 2:12, e tuttavia non trovando Tito lì, come si aspettava, si sentì a disagio, e di là partì per la Macedonia, in cerca di lui, 2Corinzi 2:13, dove, come in altri luoghi, predicò il Vangelo con successo, che attribuisce a Dio, e gli rende grazie per questo, 2Corinzi 2:14, il cui successo illustra dividendo le persone a cui ha predicato il Vangelo, in due classi, quelli che sono salvati e quelli che periscono, 2Corinzi 2:15, sui quali ha avuto effetti diversi, diffondendo la morte, e aggiungendo la morte alla morte nell'una, e comunicando la vita, e aggiungendo la vita alla vita nell'altra, e per timore che non si pensasse che si arrogasse troppo a se stesso, e agli altri ministri della parola, di chi parla, riconosce la sua e la loro insufficienza nel predicare il Vangelo, e renderlo efficace; e che ogni idoneità per esso, e tutta la virtù e l'efficacia di esso, venivano dal Signore, 2Corinzi 2:16, e poi dà la ragione per cui lui, e il resto dei fedeli ministri del Vangelo, erano un dolce profumo per Cristo, come aveva affermato, perché non avevano, come altri, corrotto questa scatola di unguento, ma fedelmente e sinceramente lo sparse, senza mescolarlo e adulterarlo; e lo fecero perché erano sotto gli occhi dell'onnisciente Dio, al quale potevano appellarsi per la loro integrità e onestà, 2Corinzi 2:17

Versetto 1. Ma ho deciso con me stesso,

L'apostolo, tolta l'accusa di leggerezza e di incostanza che gli era stata mossa, prosegue scusando il suo ritardo nel presentarsi a loro, e addolcindo la severità, che alcuni ritenevano troppo usata, nella sua precedente epistola: decise con se stesso, prese da tempo una risoluzione nel suo petto: dice:

che non sarei tornato da te con tristezza; che non sarebbe venuto con dolore e tristezza, lamentando i loro peccati di cui non si erano pentiti, e con aspri rimproveri e censure, che in tal caso sarebbero stati necessari, sarebbero stati causa di dolore e di afflizione per loro; Perciò decise di aspettare il loro pentimento e la loro correzione prima di tornare. La parola "di nuovo" può essere collegata con la frase "in pesantezza"; e il senso è che nella sua precedente epistola, che era una specie di venire loro, li ha resi pesanti e tristi, rimproverandoli aspramente per alcuni disordini che erano tra loro; e poiché è stato un punto fermo con lui, che non sarebbe tornato con pesantezza: o con la parola "vieni"; e poi il significato è che, come la sua prima venuta tra loro fu per la gioia delle loro anime, così fu un caso determinato per lui, che la sua seconda venuta non sarebbe stata con dolore, né per loro né per se stesso, né per entrambi; e questa è la vera ragione per cui l'aveva rimandato così a lungo

2 Versetto 2. Perché se ti faccio dispiacere,

Cioè, se egli venisse in mezzo a loro, e fosse il mezzo di nuovo dolore e dolore,

Chi è dunque colui che mi rallegra? tale era il suo amore e il suo affetto per loro, e la sua simpatia per loro, che se fossero stati addolorati, anche lui si sarebbe addolorato; erano le uniche persone di cui poteva trarre piacere a Corinto; Perché se fossero in affrangia, lo sarebbe anche lui, e allora quale piacere avrebbe a stare in mezzo a loro? poiché nessuno di loro sarebbe in grado e capace di renderlo allegro:

ma lo stesso che mi viene fatto pento. La versione etiopica senza alcuna autorità recita questa frase, "eccetto colui che io ho rallegrato"; ma l'apostolo deve essere inteso o di un uomo particolare, la persona incestuosa, che era stata resa dispiaciuta, da quella terribile punizione di essere consegnato a Satana, inflittagli a lui; oppure il numero singolare è messo al plurale collettivamente, deve essere inteso da tutti i membri della chiesa di Corinto, che erano stati grandemente addolorati dai severi rimproveri che aveva dato loro; e quindi, a meno che questo problema non fosse stato rimosso, non poteva aspettarsi di avere molto conforto e piacere con loro

3 Versetto 3. E io vi scrissi questo:

Non quello che aveva scritto nel versetto precedente, o in 2Corinzi 1:23, dove dice, che il fatto che non fosse ancora venuto da loro era per risparmiarli; ma ciò che aveva scritto loro nella sua precedente epistola, riguardo alla scomunica dell'uomo incestuoso, che aveva tanto addolorato sia lui che loro; E questo l'apostolo scelse di ordinare piuttosto per iscritto, che di persona; sperando di sentire del loro pentimento e del loro emendamento, prima che egli venisse in mezzo a loro:

per timore, dice,

quando sono venuto, o dovrei venire,

Avrei dolore da coloro dei quali dovrei rallegrarmi; alcune copie e l'edizione complutense recitavano, dolore su dolore; e così fa la versione latina della Vulgata, che sembra essere trascritta da Filippesi 2:27, cioè che egli prese questo metodo di inviare una lettera di rimprovero, per portarli al senso e al riconoscimento del peccato; per timore che se fosse venuto di persona, alcuni sarebbero stati per lui un dolore e un disturbo, essendo caduto in peccato di cui non si era pentito; che avrebbero dovuto essere motivo di gioia per lui, come i sigilli del suo apostolato e della sua opera nel Signore, e questo passo fu tanto più incoraggiato a fare, grazie alla fiducia che aveva in loro,

avere fiducia in tutti voi; essendo pienamente persuasi del loro affetto per lui e dell'opinione che avevano di lui:

che la mia gioia è la gioia di tutti voi; che la loro gioia e il loro dolore erano reciproci e comuni; che ciò di cui egli si rallegrava, essi facevano altrettanto; e ciò che dispiaceva a lui dispiaceva a loro; e perciò, al primo accenno dato, si preoccupò di rimuovere l'occasione di tale dispiacere, affinché si verificasse il loro reciproco conforto; assicurandoli, e di cui potevano essere certi, che non era una gioia per lui addolorarli; non poteva averne nessuno quando il loro se n'era andato; Il suo punto di vista ultimo, nello scrivere loro nel modo in cui lo aveva fatto, non era quello di affliggerli, ma di portarli al pentimento e alla riforma, che scaturivano dalla gioia reciproca tra lui e loro

4 Versetto 4. Poiché a causa di molte afflizioni e angosce di cuore,

Essendo grandemente pressato nel suo spirito, e addolorato nel suo cuore, per le abominevoli iniquità fra loro, di cui sembravano non badare e di cui non si preoccupavano, sì, piuttosto di essere gonfi di:

Ti ho scritto con molte lacrime; come segni ed espressioni dell'angoscia e dell'angoscia interiore della sua anima, e con cui si sfogava; e la lettera che egli mandò loro in qualche misura ne fu testimonianza, e fu scritta:

non che tu debba essere addolorato; cioè, non solo per il gusto di rattristarli, cosa in cui non provava alcun piacere; non se non che l'Apostolo progettò e volle influenzare le loro menti con un santo dolore e una santa tristezza per il peccato, e con ciò il loro emendamento; ma il suo scopo principale era, oltre al loro bene spirituale e alla gloria di Dio, di esprimere la grandezza del suo amore per loro: come egli dice:

affinché possiate conoscere l'amore che ho per voi in misura più abbondante; Poiché il suo amore era molto veemente verso di loro, desiderava che lo sapessero, e quanto fosse sovrabbondante; e che era ancora più grande verso di loro, che verso gli altri; e pensava di non poterne dare una prova più grande che rimproverandoli fedelmente, e anche aspramente a seconda della necessità del caso

5 Versetto 5. Ma se qualcuno ha causato dolore,

La persona incestuosa è qui manifestamente designata, sebbene non sia nominata, che era stata la causa e l'occasione di molto dolore e dolore, sia per se stessa che per gli altri; L'Apostolo, infatti, non deve essere inteso, come se dubitasse di aver causato dolore o no, ma piuttosto lo dà per scontato, come un certo punto; "se", vedendo, o sebbene abbia causato dolore:

non mi ha rattristato se non in parte; o in qualche misura; poiché ha riflesso il disonore su Dio e sulle sue vie, verità e ordinanze; e ha causato guai a se stesso e alla chiesa di cui è membro; poiché l'apostolo ora si rallegrava di essere veramente umiliato per il suo peccato, e sinceramente, e in modo evangelico, se ne pentì; il suo dolore era finito, ed era come se non lo fosse; e l'offesa che si era presa era ora completamente rimossa: inoltre, sebbene quest'uomo lo addolorava, lo era solo in parte; Egli non era l'unica causa del suo dolore: essi vi accrescevano anche molto con la loro noncuranza nei suoi confronti e la loro negligenza nel rimproverarlo, sebbene egli si accorgesse solo di questo singolo uomo:

affinché io non vi faccia pagare troppo; gravate su di loro, aggravate il loro peccato e aumentate la loro afflizione: o così, quell'uomo non ha rattristato solo me, ma in una certa misura tutti voi; poiché l'espressione "tutti voi" può essere considerata non in relazione alla parola "sovrapprezzo", ma alla parola "addolorati"; e la lettura e il senso del tutto sono questi: "Egli non mi ha rattristato, ma in parte, o in qualche misura"; o come lo legge il siriaco, בציר קליל לכלכון, "quasi tutti voi": ma questo, come se dicesse, lo dico solo, non si soffermerebbe su di esso, "per non sovraccaricarlo", o essere ritenuto prepotente, o aggravare il suo peccato e il suo dolore: perché,

6 Versetto 6. A un uomo simile basta questa punizione,

Con questo si intende la scomunica dell'incestuoso, o la censura che gli è stata inflitta dalla chiesa: per questo

è stato inflitto da molti; non solo dal pastore, o dagli anziani o dalle persone più eminenti della chiesa, ma dalla moltitudine, da tutta la congregazione, almeno υπο των πλειονων, "dal più"; la parte maggiore, o maggiore; e non da uno, o da pochi soltanto: nell'infliggere questa punizione, o nell'imporre questa censura nel modo pubblico in cui lo fecero, avevano certamente ragione, e da lodare; ma poiché apparivano segni di vero pentimento, era sufficiente, aveva risposto allo scopo per cui era stato inflitto, e quindi era giunto il momento di rimuoverlo: da cui apprendiamo che, in caso di gravi enormità, dovrebbe esserci una scomunica pubblica; e che ciò deve essere fatto con il voto, e con il consenso di tutta la chiesa, o della maggior parte di essa; e che nel corso del tempo, quando la persona così trattata ha dato soddisfazione alla Chiesa circa la verità e la genuinità del suo pentimento, la censura dovrebbe essere tolta ed egli dovrebbe essere cordialmente ricevuto di nuovo nella comunione della Chiesa. Questa "punizione", o "rimprovero", επιτιμια, "da molti", è la stessa che gli ebrei chiamano התוכחה ברבים, "un rimprovero da molti"; che è dato da molti, o in presenza di molti

7 Versetto 7. Affinché, al contrario, gli perdoniate,

D'altra parte, fin qui l'apostolo suggerisce che dovrebbero essere dall'infliggergli qualsiasi altra punizione, o in qualsiasi modo aggiungendo e aumentando ciò che è stato inflitto, che dovrebbero perdonargli la sua offesa, togliendo da lui la censura, che era stata sufficiente allo scopo, e che era continuata su di lui per un tempo sufficiente:

e confortarlo; riportandolo alla comunione della chiesa, e al godimento di tutti i privilegi e le ordinanze della casa di Dio: e questo era necessario da fare,

per timore che egli sia inghiottito da un dolore eccessivo, sia sopraffatto dall'angoscia, sia inghiottito dalla disperazione, e quindi diventi inadatto all'esercizio della grazia e all'adempimento del dovere; per prevenire quindi tali conseguenze pericolose e perniciose, spetta alle chiese di Cristo, non appena si accorgono che le censure hanno risposto al fine di portare le persone al senso e al riconoscimento del peccato e all'emendamento della vita, per rimuoverli e riportarli alla comunione

8 Versetto 8. Perciò vi prego,

O ti esortano:

affinché gli confermaste il vostro amore: esprimetegli il vostro amore nel modo più gentile e tenero, mostrategli lo stesso e forte amore come prima, e come se non l'avesse mai offeso; accoglietelo come un fratello nel modo più affettuoso e abbracciatelo con le più affettuose espressioni di rispetto e di amicizia; e fate in modo che la vostra accoglienza sia in questo modo gentile e amichevole con il pieno consenso, e con il voto congiunto e il suffragio di tutta la Chiesa, poiché così significa la parola tradotta "confermare"; poiché come l'espulsione di una persona da una chiesa deve essere fatta per decreto e voto della chiesa, o non è autentica, così l'accoglienza di una persona in essa deve avvenire in modo simile; E poiché ciò doveva essere fatto con il suffragio della Chiesa, l'Apostolo li supplica e li esorta a farlo

9 Versetto 9. A questo scopo ho anche scritto:

O "Ho scritto", sia in questa che nella sua precedente epistola a loro, e in entrambe con questa visione,

affinché io possa conoscere la prova di te; affinché egli li provasse, li provasse e li conoscesse.

se siete obbedienti in ogni cosa; Egli scrisse loro nella sua precedente epistola, di allontanare da loro quell'uomo malvagio; cosa che non fece, solo per rimproverare quell'uomo e affibbiargli un marchio d'infamia; né semplicemente affliggere e affliggere le loro menti; non solo per mostrare la propria potenza e autorità, che egli come apostolo aveva ricevuto da Cristo, ma per mettere alla prova la loro obbedienza; e ne aveva avuto una prova nel loro rifiuto di lui; Ed ora egli scrive loro che, poiché quest'uomo era veramente umiliato per il suo peccato, e aveva pentimento per la vita di cui non pentirsi, essi lo avrebbero accolto altrettanto lietamente, e lo avrebbero ristabilito al suo posto; affinché, come l'Apostolo ebbe una prova della loro obbedienza nell'uno, egli potesse avere anche nell'altra, e così in tutte le cose: da qui risulta che, sebbene appartenga a tutta la chiesa, e che solo per rigettare o ricevere membri, tuttavia, come ministri del Vangelo sono posti a capo delle chiese, per governare, guidare, dirigere e precedere in materia di disciplina; quindi qualsiasi cosa propongano, secondo la regola della parola di Dio, dovrebbe essere attentamente curata e obbedita

10 Versetto 10. Al quale voi perdonerete qualcosa, anch'io lo perdonerò,

Ciò può estendersi al perdono di qualsiasi persona, in ogni caso; o nel tempo passato, o nel tempo presente, o nel tempo a venire; sebbene abbia un particolare rispetto per il perdono dell'uomo incestuoso, che l'apostolo aveva deciso nella sua mente, ed era molto pronto ad entrare, e molto desideroso di unirsi alla chiesa, come si erano uniti a lui nella sua scomunica; e per coinvolgerli in un tale temperamento e disposizione, dice loro che è stato per loro conto che l'ha fatto:

perché se ho perdonato qualche cosa, l'ho perdonata a chi l'ho perdonata, l'ho perdonata per voi; il che è come se dicesse: ogni volta che ho perdonato a un offensore, come ora perdono a quest'uomo, lo faccio sempre per te; o su vostra richiesta, o in confidenza con ciò, che voi stessi avete perdonato; o per il tuo bene, la tua pace e il tuo benessere: e inoltre, quello che faccio di questo genere, lo faccio

nella persona di Cristo; al suo cospetto e alla sua presenza, chissà che quello che faccio in questo modo, lo faccio sinceramente, e con tutto il cuore e con tutta l'anima; o piuttosto lo faccio in suo nome e con la sua autorità; e poiché io perdono a quest'uomo per voi, e nel nome di Cristo, anche voi dovete fare lo stesso

11 Versetto 11. affinché Satana non si avvantaggia di noi,

O guadagneranno su di noi, o saremo aggirati da lui; una metafora presa dagli avari, che colgono ogni occasione e fanno uso di ogni vantaggio per aggirare e ingannare le persone nel commercio con loro: Satana ottiene un vantaggio dalle chiese, quando la disciplina ecclesiastica è portata alla negligenza e al disprezzo, o trasformata in tirannia; o quando può allontanare una persona da una chiesa, o tenerla fuori da essa: per cui l'argomento dell'apostolo è che, poiché la persona incestuosa ha avuto un vero pentimento per il suo peccato, dovrebbe essere perdonata, confortata e accolta nella chiesa; per timore che con troppa severità e con una troppo lunga persistenza della censura su di lui, fosse immerso nella disperazione, o fosse trascinato in una negazione della fede, o in un aperto e scandaloso corso di malvagità; e così la chiesa perde completamente un membro, che avrebbe potuto, con l'uso appropriato della disciplina, essere stato utile, e Satana ne guadagna uno:

poiché non ignoriamo i suoi stratagemmi; e astuti stratagemmi; Alcuni dei suoi astuti espedienti e disegni sono noti, anche se non tutti; e questo in particolare, che a volte si trasforma in un angelo di luce, e con il pretesto di mostrare una giusta indignazione contro il peccato, e di mantenere una disciplina severa e giusta, distrugge le anime, rovina le chiese e disprezza la religione. Questo era uno dei suoi stratagemmi nei tempi passati, che le persone che cadevano in un peccato grave dopo il battesimo e una professione di religione, non dovevano mai più essere restaurate e ricevute nella comunione della chiesa, per quanto il loro pentimento fosse sempre così sincero. Questo spirito crudele e inesorabile, sotto l'apparenza di una rigida religione e disciplina, è ciò contro cui l'apostolo qui metterebbe in guardia, come una delle astuzie di Satana

12 Versetto 12. Inoltre, quando sono arrivato a Troade,

L'apostolo procede, in quest'ultima parte del capitolo, a prendere nota e a rimuovere l'accusa di ostentazione e insincerità nella predicazione del Vangelo, e accenna ad altre ragioni per cui non venne a Corinto; in particolare che fece un viaggio a Troade, aspettandosi di incontrarsi con Tito lì, che doveva dargli un resoconto degli affari della chiesa di Corinto. che desiderava conoscere prima di andarci; ma la mancanza di Tito è inquieta, e va in Macedonia; anche se prima fu trattenuto per un po' di tempo a Troade, avendo una buona opportunità di predicare il Vangelo lì, con una prospettiva di successo. Troas era una città della piccola Asia vicino all'Ellesponto, precedentemente chiamata; del fatto che Paolo fu in questo luogo più di una volta, vedi 2Timoteo 4:13; Atti 16:7,8; 20:6, e di questo luogo vedi Gill su "Atti 16:8", e della chiesa lì, vedi Gill su "Atti 20:7". Qui è venuto,

predicare il Vangelo di Cristo; quel Vangelo, di cui Cristo è autore e soggetto; e non è altro che la buona novella e la buona novella della pace, del perdono, della giustizia, della vita e della salvezza, per mezzo di un Gesù crocifisso; questo era il suo lavoro e la sua attività; il suo cuore era in esso, si dilettava in questo servizio, ed era ciò che perseguiva in ogni luogo ovunque andasse; e in questo luogo ebbe molto incoraggiamento; poiché aggiunge:

e mi si aprì una porta da parte del Signore; uno come gli fu aperto a Efeso, 1Corinzi 16:9 ; ebbe una buona opportunità di predicare il Vangelo a molte anime, molte erano inclini ad assistere al suo ministero, da cui concepì grandi speranze di fare il bene; gli fu data una porta per predicare il Vangelo con franchezza e libertà, e una porta d'ingresso perché il Vangelo passasse nei loro cuori: tutto ciò non era dagli uomini, "ma dal Signore"; che ha la chiave di Davide, che apre e nessuno chiude, chiude e nessuno apre

13 Versetto 13. Non avevo riposo nel mio spirito,

Sebbene fosse aperta una tale porta per predicare il Vangelo e una tale opportunità di fare il bene, tuttavia era molto angosciato nella sua mente; molto irrequieto e inquieto nel suo spirito, e non poteva accontentarsi di restare; il che dimostra che, sebbene fosse un uomo così grande, non era che un uomo, e di passioni simili agli altri: e l'occasione di questa insoddisfazione e disagio era,

perché, dice,

Non ho trovato Tito, mio fratello; che egli chiama così, non solo perché era un compagno cristiano, ma perché era un compagno di lavoro nel Vangelo; e chiamandolo così, gli fa onore, ed esprime la sua afflizione per lui: non trovandolo ora come si aspettava, si sentiva a disagio: non che lo volesse come interprete per lui, o il suo aiuto nella predicazione del Vangelo a Troade, dove tanti erano inclini ad ascoltare la parola; ma perché era estremamente desideroso di conoscere da lui lo stato delle cose nella chiesa di Corinto; in modo che tutto questo racconto sia dato, per mostrare la sua affettuosa sollecitudine e la sua cura per quella chiesa, cosa che egli prosegue, dicendo:

ma prendendo congedo da loro; i discepoli di Troas, e ordinando e prescrivendo, come significa la parola qui usata, come le cose dovrebbero essere gestite per il meglio dopo la sua partenza; poiché c'era una porta aperta per il ministero della parola, non si può pensare che l'avrebbe lasciata così, senza fissare persone adatte a continuare l'opera, e istruzioni adeguate su come comportarsi; e molto probabilmente ordinò Carpo ad essere il loro anziano, vescovo o sorvegliante: e fatto ciò, egli

andò in Macedonia; alla ricerca di Tito che desiderava tanto vedere, e dal cui venire a lui era grandemente ristorato e confortato; vedi 2Corinzi 7:5-7

14 Versetto 14. Ora siano rese grazie a Dio,

L'apostolo, avendo menzionato la porta che gli fu aperta a Troas, per predicare il Vangelo con successo, richiama alla mente le grandi e molteplici apparizioni di Dio per lui e per i suoi colleghi ministri, nel benedire le loro fatiche per la conversione di molte anime; il che lo fa prorompere in rendimento di grazie a Dio, per questo motivo: ciò di cui prende nota, e di cui è grato a Dio, è che egli

ci fa sempre trionfare in Cristo; non solo l'aveva fatto, ma continuava a farlo: alcune versioni attribuiscono questo atto di trionfo a Dio, come il suo atto, leggendo così il passo: "Ora siano rese grazie a Dio, che trionfa su di noi", o "per mezzo nostro in Cristo"; che ci ha conquistati con la sua grazia e si è servito di noi come strumenti per la conversione dei peccatori; e così prima trionfò su di noi, avendoci sottomessi a sé, e poi su altri per mezzo di noi, nei cui cuori le frecce della sua parola sono state affilate e potenti: così la parola è usata per l'atto di trionfo della persona di cui si parla, Co 2:15, ma qui significa, come fanno le parole nella coniugazione ebraica "Hiphil, " che più comunemente denota un effetto su un altro, o che è causato e prodotto in un altro, ed è giustamente tradotto, "che ci fa trionfare"; e non si riferisce al trionfo della fede, comune con gli apostoli agli altri credenti; sebbene ciò avvenga in Cristo, nella sua giustizia, morte, risurrezione, ascensione, seduta alla destra di Dio e intercessione; ed è ciò che Dio causa, e al quale si deve rendere grazie per questo: ma questo è un trionfo peculiare dei ministri del Vangelo, che sono fatti per trionfare sugli uomini e sui diavoli, sul mondo, i rimproveri, le persecuzioni, i sorrisi e le lusinghe di esso; sugli uomini malvagi, mettendoli a tacere, tappando la bocca ai contraddittori, confutando i falsi maestri e preservando puro il Vangelo, nonostante ogni opposizione; e facendolo rendere utile per volgere molte anime dalle tenebre alla luce, e dal potere di Satana a Dio: e questo è

in Cristo: è a causa della vittoria che ha ottenuto; è per la sua forza, è nel suo nome, per amor suo e a causa della sua gloria qui in questione.

sempre; dovunque i ministri di Cristo sono chiamati a lavorare, e dovunque il Vangelo è predicato da loro in modo puro e potente, si fa del bene; e sono fatti per trionfare sull'inferno e sulla terra, sul peccato, su Satana e sul mondo; e per tutto questo, grazie è dovuto a Dio; poiché è lui che li fa trionfare, o non avrebbero mai potuto; come apparirà facilmente, se consideriamo quali poveri strumenti deboli essi stessi sono; quale opposizione viene fatta contro di loro; quali cose meravigliose fanno loro; Con quali mezzi trionfano, con la predicazione della croce, e ciò in mezzo alle più grandi pressioni e afflizioni. Si rende grazie anche a Dio, perché

manifesta in ogni luogo il sapore della sua conoscenza per mezzo nostro; per "la sua conoscenza" si intende o la conoscenza di Dio, che fa trionfare i ministri del Vangelo; o la conoscenza di Cristo, nel quale trionfano; o piuttosto di entrambi, della conoscenza di Dio in Cristo; e progetta il Vangelo, che ne è il mezzo: e che si dice abbia un "sapore" in esso, e ne denoti l'accettabilità per le anime sensibili; e il buon nome, la fama e il credito che Cristo ha per il fedele ministero di esso; ed è un'allusione a Cantici 1:3. Ora, si dice che Dio lo rende manifesto; era nascosto prima, nascosto in se stesso e ai figli degli uomini; Era come una scatola di unguento chiusa, ma ora aperta dalla predicazione della parola, che diffonde un odore fragrante; e perciò si dice che lo rende manifesto "per mezzo nostro": i ministri del Vangelo, che lo predicano apertamente, audacemente e fedelmente; e "mediante la manifestazione della verità"; diffondetene il sapore, e quello "in ogni luogo", dove vengono; essendo il loro incarico di andare in tutto il mondo e predicare il Vangelo ad ogni creatura

15 Versetto 15. Poiché noi siamo per Dio un soave odore,

Qui viene data una ragione, per cui il sapore della conoscenza di Dio in Cristo è reso manifesto dai ministri del Vangelo, perché essi stessi sono un profumo soave; non che lo siano in se stessi, perché hanno gli stessi cuori e nature corrotti, e se ne lamentano come gli altri uomini; ma come aventi i doni e le grazie dello Spirito di Dio, paragonabili a unguenti profumati e profumati, Cantici 1:3; 4:10, con i quali sono in grado di predicare le gustose dottrine del Vangelo, e di adornarli e raccomandarli con la loro vita e conversazione esemplari: l'allusione è ad Aronne e ai sacerdoti sotto la legge, i quali furono unti con l'olio dell'unzione, che fu versato sul loro capo, scese sulle loro barbe e scese fino ai lembi delle loro vesti, così che erano tutti coperti da un profumo, un odore soave e un sapore; E così sono i ministri della parola, essendo unti con ciò di cui l'altro era tipico. Si dice che abbiano un sapore dolce

di Cristo, perché hanno da lui i loro doni, la loro grazia e il loro Vangelo, ed egli è il soggetto del loro ministero, cosicché questo loro soave odore, non è propriamente loro, ma suo, la cui persona, il sangue, la giustizia, il sacrificio, la grazia e la pienezza di esso, come sono esposti nel ministero del Vangelo, sono dolci e saporiti per i credenti. Inoltre, è "per Dio" che essi sono un tale sapore, non per gli uomini, semplici uomini carnali, poiché presso di loro sono la sporcizia del mondo e la spazzatura di tutte le cose; ma essi sono grati e graditi al Signore, secondo i loro ministeri, e manifestano il suo onore e la sua gloria: e questo sono

in coloro che sono salvati, che sono stati scelti da Dio per la salvezza, per i quali Cristo l'ha operata, ai quali è applicata dallo Spirito di Dio, che ne sono eredi, e sono custoditi per essa, e per essa, mediante la potenza di Dio, e certamente ne godranno, sì, sono un soave profumo

in coloro che periscono, tutta l'umanità si trova, a causa del peccato, in una condizione di perizione: alcuni di loro non periranno mai, ma sono e saranno salvati con una salvezza eterna; altri periranno nei loro peccati, ai quali sono abbandonati; e quale senso abbiano i ministri del Vangelo in questi è mostrato nel versetto seguente

16 Versetto 16. Per colui che siamo il profumo della morte per la morte,

Che sono per la morte, o che sono nominati ad essa; vedi Geremia 43:11. Ciò che l'apostolo dice del Vangelo, e dei ministri del Vangelo, gli ebrei suoi connazionali erano soliti dire frequentemente della legge, e a cui sembra riferirsi;

"dice Rabba, per coloro che vanno alla sua destra, (la legge,) è סמא דחיי, "il profumo della vita"; ma per coloro che vanno alla sua sinistra, è סמא דמותא, "il sapore della morte"."

Di nuovo,

"chiunque studia la legge per amore di essa, per lui diventa סם חיים, "il profumo della vita", secondo Proverbi 3:18; 8:35, ma chiunque studia la legge, non per amore di essa, per lui diventa סם המות, "il profumo della morte"";

ancora una volta,

"Se un uomo è degno o giusto, per lui la legge diventa סם חיים, "il profumo della vita"; ma se non è giusto, diventa per lui סם מיתה, "il profumo della morte"":

e questo non dicono solo della legge scritta, ma anche della loro legge orale, e non si accontentano di quelle descrizioni generali delle persone a cui la legge è così, ma menzionano in particolare i Gentili;

"le parole della legge (dicono) sono סם חיים, "il profumo della vita", per gli Israeliti; e סם המות, "il profumo della morte", alle nazioni del mondo":

che la legge sia il profumo della morte, poiché è il suo ministero, e non può dare la vita, vedi Galati 3:21, non c'è da meravigliarsi; ma che il Vangelo e i suoi ministri siano il sapore della morte per la morte, può sembrare strano, ma è così. Questi predicano la salvezza mediante la morte di Cristo, e così sono il dolce profumo della morte di Cristo; ma questo, essendo disprezzato e rigettato dai figli degli uomini, è "fino alla morte", e sfocia nella morte eterna di coloro che la disprezzano e la rigettano; similmente questa dottrina da essi predicata colpisce con la morte tutta la sapienza, la giustizia e la santità dell'uomo, e dichiara che la vita e la salvezza sono solo per mezzo di Cristo e della sua giustizia; e inoltre, è accompagnato da persecuzione e morte, e quindi è stoltezza per quelli che periscono; e così diventa "il profumo della morte per la morte"; un sapore, ma non un soave odore, né il soave profumo di Cristo; un soave profumo a Dio, la cui giustizia, santità, potenza e sapienza si manifestano nella morte e nella giusta distruzione dei peccatori, ma non a loro.

all'altro, il sapore della vita alla vita; coloro che sono ordinati alla vita eterna. Il Vangelo predicato dai fedeli ministri di Cristo è il mezzo per vivificare le anime e dare loro "vita spirituale"; e di sostenere e mantenere quella vita, e di nutrirli fino alla "vita eterna"; e così diventa "il sapore della vita" spirituale, "per la vita" eterno. La copia alessandrina, e alcune altre, e quindi la versione etiopica, leggono entrambe le clausole, "da morte a morte, e da vita a vita"; con cui si confronti Romani 1:17 2Corinzi 3:18, e quindi il significato potrebbe essere, sia come osserva Grozio, che la cattiva notizia del Vangelo da parte di uomini morti nel peccato, porta la morte a coloro che gli danno credito; e la buona notizia di essa da parte di Dio, l'autore della vita, a cui si possono aggiungere i ministri, che sono vivi in senso spirituale, è il mezzo di vita per gli altri: o sono i mezzi per aggiungere la morte alla morte, la morte eterna, alla morte spirituale o morale; la morte per il peccato, alla morte nel peccato, essendo il Vangelo disprezzato; e dell'aumento della vita spirituale, le comodità di essa; e di aggiungere la vita eterna alla vita spirituale: su tutto ciò, l'apostolo fa questa esclamazione:

e chi basta per queste cose; il cui significato è, chi è in grado di cercare e scoprire la ragione di questa diversa influenza del ministero del Vangelo sulle anime degli uomini? nessun uomo può farlo; deve essere ascritto alla volontà e al compiacimento sovrano di Dio, che nasconde il Vangelo ad alcuni e lo rivela ad altri; o chi è sufficiente per la predicazione del Vangelo? nessun uomo è sufficiente da se stesso, molto insufficiente nel senso migliore, e nessuno lo è se non per la grazia di Dio e i doni del suo Spirito; o chi è sufficiente per dare successo al Vangelo quando viene predicato? nessuno può farlo; Paolo può piantare e Apollo innaffiare, ma è Dio solo che fa crescere

17 Versetto 17. Perché non siamo così tanti,

L'apostolo qui toglie a se stesso, e agli altri ministri del Vangelo, un carattere che non apparteneva a loro, ma ai falsi apostoli; che sono descritti dal loro numero, molti; c'erano grandi sciami di falsi maestri nei primi tempi del cristianesimo; vedere 1Giovanni 2:18; 4:1 ; alcune copie recitano: "come il resto": e così le versioni siriaca e araba; e anche dalla loro qualità,

che corrompono la parola di Dio; per "la parola di Dio" si possono intendere le Scritture in generale, che vengono da Dio, contengono la sua volontà, e che egli usa per il bene degli uomini e la sua gloria, e possono essere corrotte da false glosse e mescolanze umane, e aggiungendovi o togliendo da esse; o il Vangelo in particolare, che è la parola di verità, di fede, di giustizia, di riconciliazione e di salvezza, e che è stato corrotto da questi falsi maestri, facendone mercanzia; essi hanno imbrogliato la parola di Dio, ne hanno approfittato, hanno cercato in essa solo il loro interesse e il loro vantaggio mondano, e così l'hanno mescolata con la loro vana filosofia, per compiacere le orecchie e i cuori carnali degli uomini; mescolavano la legge e il Vangelo, la grazia e le opere, nell'affare della salvezza; Essi, come fanno i mercanti ambulanti, mescolavano insieme merci buone e cattive, e poi le vendevano per merci sane; o come vignaioli, che mescolano il loro vino con l'acqua e lo vendono per vino liscio. Gli interpreti dei Settanta su Isaia 1:22, traducono l'ultima frase di quel versetto così, οι καπηλοι σου μισγουσι τον οινον υδατι, "i tuoi vignaioli mescolano il vino con l'acqua"; che può essere inteso in senso morale o spirituale; così questi uomini si mescolarono, e con ciò corruppero il Vangelo, la parola di Dio; e così la versione siriaca legge le parole דממזגין, "che mescolano la parola di Dio": ora l'apostolo dice, non fecero così; essi trasmisero la parola pura e non mescolata, senza alcuna corruzione o adulterazione:

ma come per sincerità, ma come per Dio, agli occhi di Dio, egli dice, noi parliamo in Cristo; essi parlarono "in Cristo", nel nome di Cristo, di lui o riguardo a lui, e lui solo, e liberamente, pienamente e chiaramente, come dono gratuito di Dio, e l'unica via di salvezza senza le opere degli uomini: e parlarono: "come di sincerità"; ciò che hanno consegnato è stato il latte sincero della parola; il modo in cui lo fecero fu sincero, con tutta integrità e fedeltà; e così erano le loro opinioni, che non erano il loro profitto e il loro applauso, ma la gloria di Dio e il bene delle anime; parlavano in Cristo, e con tutta sincerità, "come da Dio"; dal quale furono chiamati e mandati a parlare nel suo nome, e dai quali ricevettero il Vangelo, e i doni, e le capacità per predicarlo; e tutto questo fecero, agli occhi di Dio, come scrutatori dei cuori, e a chi sapevano che un altro giorno dovevano rendere conto del loro ministero

Commentario del Pulpito:

2Corinzi 2

1 

Continuazione delle sue ragioni per non venire da loro direttamente da Efeso Versetti 1-4. Il loro trattamento del reo incestuoso Versetti 5-11. La sua gratitudine per le notizie che Tito aveva portato da Corinto Versetti 1217

Ma ho deciso questo. La divisione dei capitoli è qui infelice, dato che questo e i successivi tre versetti appartengono al paragrafo che iniziava a 2Corinzi 1:23. Il verbo significa, letteralmente, "ho giudicato", ma è giustamente reso "determinato", come in 1Corinzi 2:2; 7:37. Ebrei sta contrapponendo la sua decisione finale al suo desiderio originale, menzionato in 2Corinzi 1:15. Con me stesso; piuttosto, per me stesso; come la migliore strada che potessi prendere. Che sarei tornato da te con pesantezza. Il "di nuovo" nella vera lettura non è posto immediatamente prima del verbo, ma sembra come dice Teodoreto appartenere ad esso, così che il significato non è "che non ti farei una seconda triste visita", ma "che la mia seconda visita a te non dovrebbe essere triste". Ci sono state interminabili discussioni, fondate su questa espressione e su 2Corinzi 13:1, sul fatto che San Paolo avesse visitato Corinto fino al momento in cui scrisse questa lettera due volte o solo una volta. Non c'è dubbio che negli Atti Atti 18:1-18 è registrata solo una visita precedente a quella che egli fece a questa Chiesa dopo che questa Epistola fu inviata. Atti 20:2,3 Se fece loro una seconda visita breve, triste e non registrata, può essere stata solo durante il suo lungo soggiorno ad Efeso. Atti 19:8,10 Ma la possibilità di ciò non sembra essere riconosciuta in Atti 20:31, dove parla del suo lavoro a Efeso "notte e giorno" durante questo periodo. L'ipotesi di una tale visita, come vedremo, non è necessaria per 2Corinzi 13:1, ma in ogni caso non sappiamo assolutamente nulla dei dettagli della visita, anche se ce n'è stata una, e la questione, essendo estremamente irrilevante, non vale il tempo che vi è stato dedicato. Se egli avesse fatto una tale visita, sarebbe quasi inspiegabile che non ci fosse alcun riferimento ad essa nella Prima Epistola, e qui in 2Corinzi 1:19 si riferisce solo a un'occasione in cui aveva predicato Cristo a Corinto. Ogni nuova revisione delle circostanze mi convince più fortemente che l'idea di tre visite a Corinto, di cui una non è registrata, è un'inferenza inutile ed errata, dovuta a un letteralismo privo di immaginazione nell'interpretazione di una o due frasi, e gravata da difficoltà da ogni parte. Nella pesantezza. L'espressione si applica tanto ai Corinzi quanto a se stesso, non voleva che la sua seconda visita a Corinto fosse dolorosa

OMILETICA

Versetti 1-11.-

La forza unificante dell'amore cristiano

"Ma l'ho deciso con me stesso", ecc. Il soggetto che queste parole suggeriscono è la forza unificante dell'amore cristiano. Lo vediamo qui unire tutti i suoi sudditi in una comune simpatia, in una comune punizione e in un comune perdono. Ecco l'amore cristiano...

UNENDO TUTTI I SUOI SOGGETTI IN UNA COMUNE SIMPATIA. "Ma ho deciso questo con me stesso, per non tornare da te con tristezza. Infatti, se io vi faccio dispiacere, chi è colui che mi rallegra se non quello che mi rattrista?" Il linguaggio di Paolo nei primi quattro versetti implica che la "pesantezza" di uno sarebbe la pesantezza di tutti, il dolore di uno solo il dolore di tutti, il dolore di uno solo, il dolore di tutti, la gioia di uno solo, la gioia di tutti. E questo è ciò che fa l'amore cristiano in tutti i suoi soggetti, ovunque esista. A qualunque Chiesa appartengano, essa li riunisce in una sola, li lega insieme come l'attrazione lega l'universo materiale in un unico sistema magnifico e armonioso. Ciò che si sente, tutti lo si sentono, tutti gli affetti sono attratti da un centro comune, tutti i cuori puntano a una casa comune. Le pulsazioni di tutti pulsano in armonia e fanno musica all'orecchio di Dio

II CHE UNISCE TUTTI I SUOI SUDDITI IN UNA PUNIZIONE COMUNE. "Ma se qualcuno ha causato afflizione, non mi ha rattristato, ma in parte; per non farvi pagare troppo. A un uomo del genere basta questa punizione, che è stata inflitta a molti". In tutto il passaggio da Versetti 5-10 il riferimento di Paolo è a quella persona incestuosa di cui scrisse nella sua Prima Epistola, 1Corinzi 5:1-5 e di cui assicurò la scomunica o la "punizione". La retribuzione che quell'uomo ricevette non fu opera di nessuno di loro, ma tutti si unirono ad essa. Tutti erano d'accordo con simpatia, e così fu inflitto a molti. Tutti detestavano lo stesso torto e tutti sopportavano la stessa punizione. La vera punizione per il torto è opera dell'amore, non della vendetta. Quindi la punizione non è per la distruzione, ma per la restaurazione. La punizione che distrugge il criminale è satanica, non santa; diabolico, non divino. La restaurazione è l'opera dell'amore, l'opera di Dio. Questo è qui chiaramente affermato. "Affinché al contrario lo perdoniate e lo confortiate, per timore che egli sia inghiottito da troppo dolore". Dal linguaggio dell'apostolo sembrerebbe che la punizione che avevano inflitto a questa persona colpevole avesse prodotto un profondo dolore penitenziale, per timore che egli "fosse inghiottito da troppo dolore". La sua punizione aveva raggiunto il suo scopo, quindi ristabiliscilo e "conferma il tuo amore verso di lui".

III UNENDO TUTTI I SUOI SUDDITI IN UN PERDONO COMUNE. "A chi voi perdonate qualche cosa, anch'io la perdono", come se Paolo avesse detto: "Voi ed io siamo così uniti nell'amorevole simpatia che io perdono a quelli che voi perdonate". Osserva qui tre cose

1. Che il perdono è prerogativa dell'amore cristiano. Non c'è amore che abbia il vero spirito del perdono se non quello cristiano. È la più alta forma di amore; Più alto della gratitudine, della stima, dell'adorazione. È il "comandamento nuovo ".

2. Che nell'esercizio del perdono c'è la coscienza di Cristo. "Per amor tuo lo perdono nella persona di Cristo". Gli ebrei che hanno in sé l'amore cristiano hanno la stessa coscienza di Cristo, si sentono come si sentono "uno alla presenza di Cristo". Quante volte Cristo esorta i suoi autentici discepoli a proclamare il perdono dove c'è un vero pentimento! "Tutto ciò che è sciolto sulla terra sarà sciolto nei cieli".

3. Che lo spirito che perdona vanifica i propositi del diavolo. "Affinché Satana non si avvantaggiasse di noi; perché non ignoriamo i suoi stratagemmi". Il perdono non è, dunque, appannaggio dei sacerdoti, ma appannaggio dell'amore cristiano. Un vero uomo cristiano rappresenta Cristo, si trova, per così dire, al suo posto; e "Cristo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati".

Omelie DI C. LIPSCOMB Versetti 1-11.-

Ulteriori spiegazioni e indicazioni su questioni di lussuria discussa

Lo scrittore più copioso del Nuovo Testamento è l'uomo la cui costituzione interiore e la cui vita sono più pienamente messe in vista. Se il fatto in sé è degno di nota, l'arte della sua gestione è ancora più significativa. I trattati didattici avrebbero escluso questo metodo di fusione tra l'astratto e il concreto, e quindi la forma epistolare adottata da san Paolo. Cosa intendiamo con questa forma? Molto di più, in effetti, di un modo facile e garbato di comunicare fatti e verità. Nell'Epistola abbiamo la personalità dello scrittore mescolata con la dottrina, il dovere, l'esperienza; cosicché nel caso di San Paolo non abbiamo semplicemente il vangelo come un insieme di fatti e verità, ma il vangelo nella coscienza di un esponente di spicco, e, per certi aspetti, il rappresentante più importante di certe fasi di quel vangelo. Il cristianesimo dei Gentili, distinto dal precedente cristianesimo giudaico, non avrebbe mai potuto essere compreso se non fosse stato per questa mescolanza del cristianesimo come sistema e del cristianesimo come vita nella storia del nostro apostolo. Entrambe le condizioni si sono incontrate in lui come non si sono incontrate in nessun altro apostolo. Le due cose non devono essere confuse. Molti ai nostri giorni cadono in questo errore e parlano del cristianesimo come se fosse solo "una vita". È una vita, ma è qualcos'altro oltre e qualcosa di antecedente alla vita. Ora, lo stile epistolare, e ancor più il suo metodo di pensiero, permettono pieno gioco all'interezza del cristianesimo. I suoi dogmi sono preservati. Le sue forze sperimentali e pratiche vengono mantenute. La sua individuazione è prevista. E così, mentre vediamo il sistema, vediamo anche la sua vita nell'anima. Se il salmista, il re Davide, è il rappresentante più importante dell'ebraismo formale e spirituale nell'Antico Testamento, san Paolo è la figura corrispondente nel Nuovo Testamento. A questo punto siamo in grado di stimare il valore molto grande e specifico della Seconda Lettera ai Corinzi. Al di là di tutti i suoi scritti, questo dispiega l'autore, e lo fa con una tale maestria e su una scala così ampia da dare una duplice visione del suo sistema e della sua vita. Che estensione degli "Atti"! Nessun San Luca avrebbe potuto fare questo. Erano gli "Atti" nelle loro sorgenti segrete nell'uomo, e l'uomo poteva registrare solo ciò che erano. Il racconto dei suoi sentimenti personali è riassunto in questo capitolo. Non solo per il loro bene, ma anche per il suo, la visita era stata rinviata, poiché non era disposto a venire con dolore. La "verga" gli sarebbe stata dolorosa; dovevano esercitare la disciplina sotto le direttive della sua lettera e prevenire così un'occasione di dolore per lui. Se li avesse fatti dispiacere, chi se non loro avrebbe potuto dargli gioia? Questa era la ragione per cui scriveva, la ragione per cui aveva rimandato la sua visita; e quindi le due cose erano state progettate per cooperare in un unico risultato. Una controversia è come una malattia; La modalità di trattamento deve essere variata per adattarsi alle sue fasi. Senza dubbio la presenza personale, le conversazioni, gli appelli diretti, sono i migliori in alcuni momenti per regolare le difficoltà; Altre volte sono preferibili le lettere. Il discernimento dell'apostolo lo spinse a scrivere e poi ad attendere l'effetto; e tutto ciò era nell'interesse della pace e per la sua e la loro consolazione. Ispirato da questa fiducia, aveva scritto loro un severo rimprovero. Era un dovere molto doloroso; era un dovere, però, d'amore; e a causa di questa coincidenza, essendo la coscienza e l'affetto all'opera nella sua anima, aveva sofferto molto acutamente. "A causa di molta afflizione e angoscia di cuore vi ho scritto con molte lacrime". La grande anima non aveva paura delle parole né dei critici delle parole. Gli ebrei avevano un raro tipo di coraggio. Era l'audacia di dire quanto pensava e quanto sentiva, e di inviare le sue parole cariche dei significati che avevano per lui, per poter trasmettere esattamente quei significati agli altri. L'amore non era sopravvalutato, perché era l'amore di un padre verso i figli del suo cuore: "Più abbondantemente a voi". Evidentemente il suo scopo principale è quello di assicurare ai corinti il suo caloroso affetto per loro. Altri sentimenti sono tenuti in sospeso; non si parlava più di sospetti, gelosie, maldicenze e altri torti con i quali era stato torturato; Solo l'amore, l'amore appassionato, Egli nutriva per coloro il cui dolore e la cui gioia erano il Suo dolore e la Sua gioia. Con quanta naturalezza si prepara la via per ciò che segue! "Se qualcuno ha causato dolore riferendosi alla persona incestuosa, non ha rattristato me, ma in parte, affinché io non possa sovraccaricarvi tutti". La versione riveduta: "Se qualcuno ha causato dolore, non ha causato dolore a me, ma in parte affinché io non insista troppo a tutti voi". Conybeare e Howson: "Per quanto riguarda colui che ha causato il dolore, non sono io che ha sofferto, ma alcuni di voi alcuni, dico, affinché io non possa premere troppo duramente su tutti". Molti commentatori lo leggono così: "Se qualcuno ha causato dolore, non ha rattristato me, ma più o meno affinché io non sia troppo pesante con lui tutti voi". Ciò che interessa è la luce in cui San Paolo ora considerava l'offensore e la punizione inflittagli a lui. La punizione era stata punizione; Aveva espresso la giusta indignazione, sostenuto l'ordine ufficiale, rivendicato la santa autorità della legge. Era stato efficace nel portare il peccatore flagrante al pentimento e si era rivelato un avvertimento per altri. Ma gli effetti dovevano fermarsi qui? Era stato fatto un grande lavoro e tuttavia altri risultati erano possibili, erano molto desiderabili. Proprio qui la lungimirante sapienza di san Paolo attira la nostra ammirazione. La disciplina di tipo meccanico o militare è abbastanza economica. La vera disciplina riformatrice e salvifica è una cosa costosa, che richiede premeditazione e ripensamento, il guardare "prima e dopo", che si è guadagnato il suo posto tra gli aforismi dell'arte di governo. Molti frutti cadono e marciscono proprio all'avvicinarsi della stagione di maturazione, era necessaria una cura speciale, così sosteneva l'apostolo, affinché Satana non rovinasse l'atto salutare nel seguito. "A un uomo simile basta questa punizione, che è stata inflitta a molti".

"Sufficiente" apre la frase. E i "molti" hanno il loro peso, poiché in nulla si sente il potere dei molti tanto quanto nella condanna

"Non c'è creatura che mi ami, e se muoio, nessuna anima avrà pietà di me."

Questo è il Gloster perfezionato in Re Riccardo. San Paolo esorta al perdono di questo grave offensore. Al contrario, «Dovete piuttosto perdonarlo e consolarlo, perché non sia forse inghiottito da troppo dolore». Rendi evidente il tuo amore per lui; così li supplica. Se egli fosse restituito al loro affetto, ciò dimostrerebbe che la Chiesa era "obbediente in ogni cosa". Per tutto il tempo egli tiene in grande considerazione la dignità e l'autorità della Chiesa e, come aveva imposto un dovere solenne alla sua coscienza, così ora riconosce la sua alta relazione in materia di riconciliazione. I fratelli lo avrebbero perdonato? Così sarebbe, e anche questo nel modo più impressionante: "agli occhi di Cristo". Il ragionamento dell'apostolo a questo punto dovrebbe fare un'impressione molto profonda e duratura sui pensatori cristiani. I motivi sinceri e le intenzioni rette non sempre preservano gli uomini buoni da terribili errori grossolani nell'impartire la disciplina della Chiesa. Tutto inconsapevolmente, l'immaginazione esagera, il giusto sentimento diventa geloso di se stesso, i motivi sono guardati con sospetto, una coerenza spuria stabilisce le sue pretese tiranniche e, in breve tempo, la legge si separa dall'autorità, e l'equità è schiacciata dalla giustizia. Nessun atteggiamento in cui San Paolo appare davanti a noi è così finemente caratteristico dell'alta virilità come quando egli invoca un'estrema premura e una tenera considerazione nell'uso del potere legittimo. Chi ha mai sofferto per le innumerevoli forme di ingiustizia come lui? Chi moriva ogni giorno come lui? Le "bestie" di Efeso non erano semplicemente quelle che praticano la violenza fisica, ma nella loro totale mancanza di ogni sensibilità morale verso la verità e il diritto. Eppure questo non è stato il peggio. Chiedete a un uomo che ha avuto una vasta esperienza nella vita pubblica che cosa gli ha causato la maggiore irritazione, e vi dirà che sono state le false dichiarazioni, le critiche sarcastiche e l'ostinata piccolezza di spirito che lo perseguitavano continuamente che avevano più amareggiato la sua carriera. San Paolo è stato sottoposto a questi fastidi per tutto il periodo centrale della sua vita apostolica. E cosa ha imparato da loro? Diffidare del proprio cuore, tenere un occhio aperto e vigile sulle proprie infermità, essere particolarmente sorvegliato riguardo all'uso ambizioso del potere e precludere alla sua anima ogni via attraverso la quale potesse essere effettuata un'entrata di un temperamento fanatico nel rimprovero, nella gestione dei problemi della Chiesa e nella relazione intrattenuta con gli altri apostoli. Nel caso dell'offensore di Corinto vediamo il suo portamento altero. Pronto a perdonare, lieto di perdonare, tuttavia aspetta di poter dire alla Chiesa: "Se voi perdonate qualcosa, anch'io perdono". E ascoltate la sua ragione: "Affinché Satana non si avvantaggi su di noi, perché noi non ignoriamo le sue macchinazioni". Mai avrebbe potuto essere San Paolo, apostolo delle genti, senza questa intensa concezione intensamente realizzata di Satana come agente infernale di potenza prodigiosa e di attività incessante. Nella sua teologia, nel suo modo di guardare gli uomini e le cose, nel suo calcolo delle forze da affrontare nel grande conflitto, sarebbe stato inspiegabilmente strano se avesse ignorato o deprezzato questo gigantesco spirito del male. Altrove abbiamo le sue allusioni a Satana in altri aspetti del suo carattere. Qui è l'intrigante, l'astuto complottista, l'abile stratega, attento a ogni movimento e all'erta per ogni opportunità. San Paolo non aveva paura di riconoscere che in questa faccenda a Corinto Satana poteva anche volgere le cose a suo vantaggio. Ricordate le parole, 1Corinzi 5:5 "per dare un tale a Satana, per la distruzione della carne; " eppure dovevano lavorare e intercedere "affinché lo spirito possa essere salvato nel giorno del Signore Gesù". E ora, quest'uomo pentito e perdonato, non dovrebbero essi salvarlo dalle insidie di Satana? - salvare anche se stessi dall'essere sopraffatti dall'acerrimo nemico di Cristo e di ogni bontà?

Omelie DI R. TUCK Versetti 1-4.-

Il dolore dell'amore fedele

L'apostolo ha ancora in mente il membro infedele che aveva portato una così triste disgrazia su tutta la Chiesa. La sua condotta in questa faccenda, specialmente nel cambiare idea quando era atteso a Corinto, era stata travisata, e aveva fatto di accusarlo come un uomo volubile e ostinato. Ebrei spiega quindi perché non visitò Corinto mentre rimaneva incerto come sarebbe stato trattato il membro offeso. Gli Ebrei non avevano altro pensiero che il vero benessere della Chiesa di Corinto. Gli Ebrei non potevano lasciarli andare avanti nel peccato. Gli Ebrei non potevano sopportare di pensare che coloro che egli aveva istruito in Cristo fossero indifferenti al peccato. L'amore, il dolore per il membro peccatore e per la Chiesa disonorata, non può essere soddisfatto senza sinceri avvertimenti sul peccato e sforzi per rimuoverlo. Tali sforzi portano ed esprimono sia il dolore che l'amore. Illustra con le suppliche pazienti e benevole di Dio riguardo all'Israele peccatore e traviato, come riportato nei profeti Isaia, Geremia e Osea

UN AMORE COSÌ DOLOROSO PUÒ SOFFRIRE PERSONALMENTE. Qui portò l'apostolo ad agire in un modo che gli procurò la forma più amara di sofferenza, persino il sospetto e la diffidenza dei suoi stessi amici. Persino questo lo sopporterebbe, se solo il suo desiderio per il benessere spirituale della Chiesa di Corinto potesse essere realizzato. «Gli uomini potrebbero pensare che gli sia costato poco scrivere parole taglienti come quelle che ha in mente. Ebrei ricorda bene ciò che provò mentre le dettava: l'intensità dei suoi sentimenti, il dolore per il fatto che tali parole fossero necessarie, l'ansia per il loro esito, le stesse lacrime che allora, come in altre occasioni, erano il flusso di una forte emozione. Coloro che si sono indignati per le sue parole dovrebbero ricordare, o almeno imparare a crederci, e così vedere in esse la prova più forte del suo abbondante amore per loro. Il cuore di San Paolo era in questa faccenda come il cuore di colui che disse: "Tutti quelli che amo li rimprovero e li castigo". Illustrate quanto sia difficile per il genitore o l'insegnante castigare. Spesso soffrono molto più di coloro che si sentono chiamati a colpire. Anche l'incomprensione, e anche l'odio temporaneo, di coloro di cui vorremmo beneficiare, devono essere sopportati, nei nostri seri sforzi per liberarli dal dominio e dalla contaminazione dei loro peccati

TALE AMORE DOLOROSO PUÒ TRATTARE SEVERAMENTE IL PECCATORE. Non è mai amore passare sopra il peccato. Non è il vero amore che tocca il peccato con troppa leggerezza e ne dà apprensioni inefficaci e indegne. San Paolo sembrava essere troppo severo. Gli ebrei non potevano esserlo. Il caso richiedeva un'estrema severità. Non si trattava solo del fatto che l'offesa era aperta e scandalosa, ma, quel che era peggio, la Chiesa sembrava essere pervasa da un falso sentimento al riguardo, e non manifestava alcuna angoscia nell'avere tra loro il membro colpevole. In qualche modo, San Paolo sentiva di doverli risvegliare al senso della loro vergogna. Erano necessari un linguaggio forte, il rifiuto di fare loro una visita personale, qualsiasi cosa che potesse risvegliare un senso di peccato. Era stato il momento del rimprovero più severo. E ancora l'amore ha bisogno di usare la severità. Per alcune forme di peccato le persuasioni più miti sono inefficaci; Gli uomini devono essere brutalmente scossi dalle loro autoconseguenze, e il loro orgoglio deve essere umiliato e spezzato. La Chiesa dei giorni moderni manca così gravemente alla sua testimonianza e al suo dovere perché non ha "disciplina", nessun trattamento severo per i suoi gravi trasgressori: non ha amore da ardere contro i trasgressori

III TALE AMORE DOLOROSO PUÒ MOSTRARE ECCELLENTE CONSIDERAZIONE PER I SENTIMENTI ALTRUI. Paolo non desiderava fare la sua seconda visita a Corinto in preda al dolore, e se avesse messo in atto il suo primo piano questo sarebbe stato il risultato quasi inevitabile. Gli ebrei aspettavano, ritardando la sua visita, in modo da poter avere la possibilità di vederli con un sorriso sul volto, dopo aver ricevuto la notizia che avevano ascoltato il suo avvertimento e deposto il peccato. "La seconda ragione che San Paolo adduce per non venire a Corinto è apparentemente egoistica: per risparmiarsi il dolore. E dice chiaramente di aver scritto per farli soffrire , affinché potesse provare gioia. Molto egoista, come sembra a prima vista; ma se lo esaminiamo da vicino, esso getta solo una luce più luminosa e più fresca sullo squisito altruismo e sulla delicatezza del carattere di San Paolo. Gli ebrei desideravano risparmiarsi il dolore perché questo dava loro dolore. Gli ebrei desideravano la gioia per se stesso perché la sua gioia era la loro. Gli Ebrei non si separeranno da loro per un momento; non sarà lui il maestro e loro la scuola; non siamo io e te, ma noi; ' La mia gioia è la tua gioia, come il tuo dolore era il mio dolore.' "Amiamo abbastanza da rimproverare e punire coloro che amiamo?p

2 

Perché se ti faccio dispiacere. Il versetto può essere tradotto. "Se infatti io vi affliggo, chi mi rallegra se non colui che è afflitto da me?" L' "io", essendo espresso nell'originale, è enfatico, e il versetto non ha nulla dello strano significato egoistico che gli è stato assegnato, vale a dire, che San Paolo pensava che "il dolore che aveva causato fosse ampiamente compensato dal piacere che aveva ricevuto da quel dolore". Ha il significato molto più semplice che egli non era disposto a far soffrire coloro che lo rallegravano, e quindi non avrebbe fatto loro una visita che poteva essere dolorosa solo da entrambe le parti, quando il normale rapporto tra loro dovrebbe essere di gioia da entrambe le parti, come ha già detto. 2Corinzi 1:24 Il singolare, "colui che è afflitto da me", non si riferisce all'offensore, ma ai Corinzi collettivamente. Chi è costui, dunque, ecc.? Il "poi" nell'originale è espresso in modo classico ed elegante da kai, e. comp. Giacomo 2:4 p

3 

E io vi ho scritto questo. E ho scritto. Ebrei incontra la tacita obiezione. Se ti sottrai dal farci soffrire, perché allora ci hai scritto in termini così severi? L'"io ho scritto" può essere quello che viene chiamato l'aoristo epistolare, e sarà allora equivalente al nostro "io scrivo": "Quello che ti scrivo ora ha proprio lo scopo di risparmiarti una visita dolorosa". Se l'aoristo ha il suo senso più ordinario, si riferisce alla Prima e non alla presente Epistola; e questo sembra il punto di vista migliore, perché il "Io ho scritto" nel versetto 9 si riferisce certamente alla Prima Epistola. Questa stessa cosa; vale a dire, esattamente ciò che ho scritto sia in questa che nella precedente Epistola. Le parole "questa stessa cosa" possono anche, nell'originale, essere "proprio per questa ragione", come in 2Pietro 1:5, e come l'eijv touto nel versetto 9. A te. Queste parole dovrebbero essere omesse, con a, A, B, C. Quando sono arrivato. L'accento sta in queste parole. Gli ebrei preferivano che la sua lettera, piuttosto che la sua visita personale, causasse dolore. In tutti voi. E' vero che nella Chiesa di Corinto San Paolo aveva avversari acerrimi e senza scrupoli, ma egli non crederà nemmeno che essi desiderassero la sua personale infelicità. Agisce in ogni caso, se ce ne fossero, egli non crederà che esistano, poiché "l'amore crede ogni cosa, spera ogni cosa". 1Corinzi 13:7

Omelie DI J.R. THOMSON Versetti 3, 4.-

Simpatia nel dolore e nella gioia

Quanto era lontano da un ministero formale o meccanico quello dell'apostolo! Ebrei entrò nelle circostanze e nei sentimenti di coloro per i quali aveva lavorato. Nulla di ciò che toccava i loro interessi gli era indifferente. Qualcuno nella sua posizione avrebbe detto: "Abbiamo fatto il nostro dovere; Non è affar nostro come agiscono; Perché dovremmo preoccuparci di loro?" Non così San Paolo. Quando i corinti agirono indegnamente, il suo cuore sensibile fu angosciato; Quando si pentirono, quel cuore sobbalzò di gioia. Questo non era del tutto l'effetto del temperamento naturale; era il frutto di una vera comunione di spirito con il suo Signore

LO SPIRITO DI SIMPATIA È LO SPIRITO DI CRISTO E DEL CRISTIANESIMO. Nella vita terrena del nostro Salvatore vediamo le prove di questo spirito. Gli Ebrei si rallegravano delle gioie degli uomini; pianse sulla tomba del suo amico; Sospirava e gemeva quando incontrava casi di mancanza di spiritualità e di incredulità. Fu la pietà che lo portò prima sulla terra e poi sulla croce del Calvario. Lo stesso vale per i precetti del Nuovo Testamento. La lezione viene spesso ripetuta virtualmente: "Rallegratevi con quelli che si rallegrano, e piangete con quelli che piangono".

II LO SPIRITO DI SIMPATIA È TALVOLTA OCCASIONE DI DOLORE

1. Lo spettacolo di un cristiano professante che cade nel peccato risveglia la commiserazione e l'angoscia nella mente di ogni vero seguace di Cristo

2. Lo spettacolo di un cristiano connivente con il peccato, o che lo considera con relativa noncuranza, è estremamente doloroso per chi è sollecito della purezza cristiana

3. Il dolore, qualunque sia la causa, risveglia il dolore in una mente sensibile come quella di Paolo

III LO SPIRITO DI SIMPATIA È TALVOLTA OCCASIONE DI GIOIA. Anche in mezzo alle difficoltà personali e all'opposizione incontrata nel suo ministero, Paolo non era indifferente alle gioie dei suoi convertiti. E quando coloro la cui condotta lo aveva addolorato tornarono in tono migliore e gli diedero soddisfazione, egli si rallegrò con loro della loro felicità. Se c'è gioia alla presenza degli angeli di Dio per un peccatore che si pente, certamente egli assomiglia molto al Padre degli spiriti e ai suoi immediati servitori, il cui cuore è innalzato di euforia e di gioia da qualsiasi cosa manifesti la crescita e la vittoria del regno divino sulla terra.p

4 

Per. Ebrei procede assegnando l'angoscia che la sua Prima Epistola gli aveva causato come prova della sua fiducia che, come corpo, lo amavano come lui amava loro. Se si fossero guardati l'un l'altro con indifferenza, la sua lettera non sarebbe stata scritta loro, per così dire. nel sangue del suo cuore. A causa di molte afflizioni e angosce del cuore. La parola "angoscia" significa "contrazione", "pressione", "spasmo". Luca 21:25 L'espressione può sembrare troppo forte per essere spiegata dal tono della prima lettera. Quindi alcuni hanno supposto che si riferisca a qualche altra lettera ora ultima; e altri che cap. 10-13. di questa lettera, dove tutto il tono di affetto e di tenerezza si trasforma improvvisamente in uno di appassionata ironia e indignazione, apparteneva in realtà a questa lettera intermedia. Non c'è bisogno, tuttavia, di queste ipotesi. In 1Corinzi 5:1-6:11 aveva parlato degli errori della Chiesa con forte riprovazione, e l'angoscia con cui scrisse la lettera può essere stata tanto più profondamente sentita perché, nell'esprimerla, egli mise nei suoi sentimenti un forte ritegno. Con molte lacrime. Scrivevo "per angoscia", e quell'angoscia si manifestava attraverso le lacrime che bagnavano le mie guance mentre scrivevo. Tali lacrime, dice Calvino, "mostrano debolezza, ma una debolezza più eroica di quanto sarebbe stata la ferrea apatia di uno stoico". Bisogna tuttavia ricordare che, nei tempi antichi, e nei paesi del Sud e dell'Est, gli uomini cedevano alle lacrime più facilmente che tra le nazioni del Nord, che sono orgogliose di sopprimere il più possibile tutti i segni esteriori di emozione. In Omero gli eroi più coraggiosi non arrossiscono per piangere in pubblico, e il temperamento nervoso e afflitto di San Paolo sembra essere stato spesso sopraffatto dal pianto Atti 20:19,31; 2Timoteo 1:4 Non perché vi rattristiate. Il "non", secondo un comune modo di dire ebraico, significa "non solo", "non esclusivamente". Il suo scopo nell'infliggere dolore non era il dolore in sé, ma i risultati del santo pentimento che esso produceva. 2Corinzi 7:11 L'amore. In greco questa parola è posta in modo molto enfatico all'inizio della frase. Più abbondantemente. Ti ho amato più di quanto ho amato gli altri convertiti, e l'abbondanza del mio amore ti darà una misura del dolore che ho provato. I Filippesi erano i convertiti più amati di San Paolo; ma accanto a loro sembra che egli provasse più tenerezza personale per i membri di questa Chiesa inflazionata, ribelle, errante che per qualsiasi altra comunità, proprio come un padre a volte ama di più il figlio meno meritevole. C'era qualcosa nello splendore e nell'acutezza della natura greca che conquistò San Paolo, nonostante i suoi molti difetti

Omelie DI E. HURNDALL

Ver

4. -

I dolori del rimprovero

QUESTI SONO MOLTO REALI PER LE NATURE GRAZIOSE. Alcuni si dilettano a castigare; ma non sono graziosi o nobili: sono piuttosto adatti a sentire la verga che a maneggiarla. Un genitore affettuoso spesso soffre più del figlio castigato; un pastore fedele rispetto al membro della Chiesa rimproverato. Paolo disse che se fosse venuto a Corinto non si sarebbe risparmiato; Prima di arrivare, non si risparmiò. C'era dolore a Corinto, ma altrettanto o più in Macedonia. La gioia nel causare sofferenza è un segno di degrado. Condanniamo il piacere ottenuto dagli sport crudeli; Il piacere che si ottiene dal ferire le menti è ancora più barbaro e rivoltante. Potremmo sentirci in dovere di rimproverare, e questo in modo aspro. Non possiamo mai essere giustificati nell'estrarre gioia dalla sofferenza causata

II QUANDO IL RIMPROVERO È DOLOROSO PER IL RIMPROVERO, È PIÙ PROBABILE CHE SI RIVELI EFFICACE PER IL RIMPROVERATO

1. Ci sono prove di qualificazione per rimproverare. Il rimprovero non scaturisce da un sentimento personale

2. Si eviterà un'eccessiva durezza

3. È probabile che una graziosa tenerezza permei il rimprovero più severo

4. Se noto al rimproverato, si eserciterà un'influenza salutare. Non c'è nulla di più irritante o indurimento che essere rimproverati da uno che evidentemente ama il suo ufficio. Ma se colui che ci fa notare la nostra colpa è evidentemente lui stesso profondamente addolorato, dobbiamo essere molto ostinati se siamo insensibili a un simile appello. Il bambino ribelle è conquistato non dalla verga che tiene in mano alla madre, ma dalle lacrime agli occhi di lei

III L'OGGETTO DEL GIUSTO RIMPROVERO NON È IL DOLORE DEL RIMPROVERATO. Questo dovrebbe sempre essere tenuto a mente. Non siamo giudici per emettere sentenze di mera punizione. Possiamo rattristare i nostri simili, ma solo per il loro bene. Possiamo causare dolore, ma solo come mezzo per qualcos'altro. La punizione è un inizio, non una fine. Non abbiamo ottenuto nulla, tranne il fallimento se abbiamo semplicemente causato dolore. È davvero un compito ingrato rendere gli uomini tristi. È nobile renderli tristi per poterli rendere più santi

IV IL GIUSTO RIMPROVERO È PROVA DI MOLTO AMORE. Non soffrire il peccato sul nostro prossimo è un grande dovere; ma le nature migliori sono inclini a rifuggire dal rimprovero. Un grande amore li costringerà, come fece con Paolo. Spesso non riusciamo a dimostrare il nostro amore in modo più conclusivo. Può darsi che non sia subito evidente agli uomini, ma lo sarà a Dio, e agli uomini tra poco. La prova più forte dell'amore di Paolo per la Chiesa di Corinto fu mostrata nella verga che teneva su di essa. Così di Dio stesso: quelli che egli ama li castiga. - H. Ebrei 12:6p

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Versetti 5-11. - I risultati della sua lettera nel trattamento del reo incestuoso

Ma se qualcuno ha causato dolore. La parola "dolore" o "afflizione", che è stata così prominente negli ultimi versetti, ricorda naturalmente a San Paolo la persona le cui malefatte avevano causato tutti questi problemi. Il "qualsiasi" è al singolare. Ebrei non mi ha rattristato, ma in parte, ecc. Dei vari modi di prendere questo versetto, il più sostenibile sembra essere questo: "Se qualcuno ha causato dolore, non ha fatto soffrire a me, ma in parte per non appesantire troppo tutti voi. San Paolo nega che i sentimenti con cui ha scritto la sua severa lettera fossero dovuti a mero dolore o indignazione personale. Per iscritto, egli si sentiva per il torto fatto a loro, a tutta la Chiesa di Corinto, almeno quanto per l'astuzia del proprio dolore e della propria delusione. La parola "parzialmente" è introdotta, come dice san Crisostomo, per ammorbidire l'espressione: "egli vi ha rattristati tutti". Significherà quindi "fino a un certo punto". Le parole "per non sovraccaricare", o piuttosto, come nella Versione Riveduta, "per non insistere troppo", indicano la ragione della clausola di modifica, "in parte". Quando San Paolo dice che la condotta di quest'uomo aveva anche in qualche modo addolorato l'intera comunità, le sue parole possono sembrare in conflitto con 1Corinzi 5:2 ; ma sta pensando non all'immediato condono dell'offensore a cui si allude, ma all'agonia del successivo pentimento che la sua lettera aveva suscitato in tutta o praticamente in tutta la comunità. 2Corinzi 7:11 La frase, "che io non insista troppo", si riferisce quindi all'offensore: "Non dirò apertamente che egli ha rattristato non me, ma tutti voi, perché non voglio gravare troppo su di lui". comp. 1Tessalonicesi 2:9; 2Tessalonicesi 3:8 "ma dirò che egli ha afflitto voi e me in una certa misura." La frase "in parte" ricorre anche in Romani 11:25

Versetti 5-11.-

Ripristino del backslider

LA DISCIPLINA DELLA CHIESA DOVREBBE ESSERE AMMINISTRATA DALLA CHIESA. "Questa punizione che è stata inflitta da molti" versetto 6. Non da un individuo, sia esso il papa stesso, né dai sacerdoti o dal clero, ma dall'intero corpo della singola Chiesa o dalla maggioranza dei suoi membri. Un cristiano ha il diritto di essere giudicato dai suoi pari

LA DISCIPLINA DELLA CHIESA DOVREBBE SEMPRE AVERE IN VISTA LA RESTAURAZIONE. Il suo scopo non è tanto quello di punire l'offensore, quanto di fargli del bene, e allo stesso tempo di preservare la purezza della Chiesa. La disciplina ecclesiastica non dovrebbe essere considerata come un atto finale nei confronti di chi si è allontanato, ma ad essa dovrebbero essere sempre associate le preghiere e la speranza che la separazione possa essere breve. La Chiesa rifiuta di accettare; Scaccia per poter ricevere di nuovo. Quindi la disciplina della Chiesa non dovrebbe mai essere tale da ostacolare il pentimento o da rendere impossibile la restaurazione

III LA DISCIPLINA DELLA CHIESA DOVREBBE ESSERE AMMINISTRATA CON GRANDE DISCREZIONE,

1. Da un lato, potrebbe essere troppo leggero e non produrre effetti adeguati

2. Dall'altro, può essere così eccessivo da portare l'autore del reato alla disperazione

3. In entrambi i casi Satana otterrà un vantaggio versetto 11, che egli è sempre alla ricerca e che ha spesso trovato quando la Chiesa o i suoi capi hanno tentato il delicato compito della disciplina. La disciplina della Chiesa di persecuzione e di intolleranza ha servito mirabilmente i propositi del diavolo in molti secoli bui. E la disciplina della Chiesa dell'indifferenza e della falsa carità ha reso un servizio simile in molti secoli, vantandosi della sua luce e ampiezza di pensiero e di libertà

LA PENITENZA DA PARTE DI UN DELINQUENTE È UN ARGOMENTO FORTE PER UN PRONTO RIPRISTINO DELLA COMUNIONE. Il dovere della restaurazione non è così pienamente riconosciuto come potrebbe essere. Spesso è la predilezione dei poteri costituiti, piuttosto che la condizione del reo, a determinare se egli debba essere reintegrato o meno. Ma quando l'onore della Chiesa è stato rivendicato, e l'offensore è senza dubbio contrito, la via del dovere è chiara. Una Chiesa che non ristabilirà allora, merita di essere scomunicata essa stessa,

V LA RESTAURAZIONE NON SIGNIFICA TOLLERARE, MA AMARE. L'amore deve esistere mentre la disciplina viene inflitta. Deve manifestarsi senza riserve quando la disciplina viene rimossa. Molti sono restituiti al sospetto, alla freddezza, al disprezzo, una restaurazione che apre la strada a una caduta più fatale. Se Dio perdona alcuni cristiani professanti come essi perdonano altri e questa è la loro preghiera frequente, è probabile che la loro parte del perdono divino sia molto esigua.

Versetti 5-11.-

I rapporti della Chiesa con i membri indegni

"La principale difesa dell'apostolo contro l'accusa di volubilità nel non adempimento della sua promessa fu che si era astenuto dall'andare a Corinto per risparmiare loro il forte rimprovero che il ritardo avrebbe dovuto somministrare se fosse andato lì. Era stato commesso un grande crimine; la Chiesa era stata compromessa, tanto più che alcuni Corinzi avevano difeso l'iniquità per motivi di libertà, e San Paolo si era allontanato dopo aver dato il suo consiglio, affinché non lui, ma loro stessi, potessero compiere l'opera della punizione. Gli Ebrei diedero la sentenza che il malvagio doveva essere ripudiato, ma egli desiderava che eseguissero la sentenza. Era infatti una questione di maggiore importanza per San Paolo che i Corinzi sentissero giustamente la necessità della punizione, piuttosto che semplicemente che il reo fosse punito". Notiamo...

IO , IL PECCATORE ALL'INTERNO DELLA CHIESA, AFFLIGGGO L'INTERA CHIESA. Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; e se un membro pecca, l'intera Chiesa dovrebbe sentirsi addolorata e angosciata dal peccato. San Paolo sostiene che, se una Chiesa non riesce a liberarsi dalla complicità con il torto dei suoi membri, la colpa di tale torto si attacca ad essa così come a lui. Nessun uomo all'interno della Chiesa di Cristo può essere solo nel suo peccato, perché siamo "membra gli uni degli altri". Il giudizio della Chiesa può essere il mezzo per guadagnare la penitenza del membro che ha sbagliato

II IL PECCATORE, QUANDO È PENITENTE, DOVREBBE TROVARE L'AMORE E IL PERDONO DI TUTTA LA CHIESA. Nei suoi confronti ci deve essere un'azione della Chiesa armoniosa e solidale. Eppure, in realtà, il comportamento sbagliato degli individui troppo spesso crea sentimenti di festa. Alcuni si schierano dalla parte di chi ha sbagliato e impediscono il pieno esercizio della disciplina della Chiesa

III TALE PERDONO DELLA CHIESA PUÒ ESPRIMERE IL PERDONO DI DIO. Sta solo diventando, e solo efficiente, in seguito al perdono di Dio. E ha il suo uso speciale nell'essere la certezza terrena del perdono e dell'accettazione divina. La Chiesa non può dare l'assoluzione, può solo trovare espressione per l'assoluzione che Dio ha già concesso al penitente, e aggiungere il suo perdono per il torto nella misura in cui ha turbato le relazioni ecclesiali. Nell'espressione appropriata dei sentimenti della Chiesa verso i trasgressori morali, l'apostolo Paolo, in qualità di leader riconosciuto della Chiesa, dà qui un esempio efficace. Ebrei è geloso dell'onore e della misericordia della Chiesa come lo è per la restaurazione del reo penitente.p

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A un uomo simile basta questa punizione. Quale fosse la punizione non lo sappiamo, ma naturalmente i Corinzi sapevano che ciò che San Paolo aveva ordinato loro di fare era convocare la Chiesa e lì, scomunicando l'uomo, "consegnarlo a Satana". Ma questa consegna a Satana fu, come abbiamo visto, progettata esclusivamente per uno scopo misericordioso, e per risvegliare il suo pentimento, in modo da assicurare la sua salvezza finale. 1Corinzi 5:4:5 Non si sa se i Corinzi abbiano fatto esattamente come San Paolo aveva loro ordinato; ma tutto ciò che hanno fatto è qui accettato da San Paolo, e anche se come possiamo sospettare hanno trattato l'offensore con più indulgenza di quanto egli intendesse inizialmente, egli qui non solo si astiene dall'esortarli a usare maggiore severità, ma li esorta addirittura a un condono ancora più assoluto. L'obiettivo di San Paolo non era stato quello di adottare una particolare linea di condotta, ma di ottenere un risultato desiderato. Il risultato era stato raggiunto, e ora la questione poteva riposare. A un uomo del genere. San Paolo si astiene misericordiosamente dal registrare il suo nome o dal metterlo in risalto non necessario davanti all'assemblea in cui la lettera sarebbe stata letta. Evidentemente l'apostolo entrò nel sentimento ebraico che c'è una crudeltà criminale nel suscitare inutilmente un rossore di vergogna sul volto di un fratello. Questa punizione. La parola epitimia, che ricorre qui solo nel Nuovo Testamento, ma che si trova anche in RAPC Sap 3:10, significa "punizione", come nel greco successivo, e non è usata nel suo senso classico di "rimprovero" Vulgata, objurgatio; ma la mitezza della parola, forse, implica che i Corinzi non avessero fatto ricorso alle misure più severe. che è stato inflitto a molti; piuttosto, dalla maggioranza. Il verbo è espresso nell'originale, e san Paolo sembra alludere ai passi compiuti, qualunque essi fossero, con una certa dignitosa reticenza. È ovvio che c'erano ancora alcuni oppositori di San Paolo nella Chiesa, che conservavano in questa materia i loro sentimenti "gonfiati" di falsa indipendenza; e questo può, forse, aver spinto gli altri a un atteggiamento troppo rigido di severitàp

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Al contrario; cioè contrari alla linea adottata o all'opinione espressa dalla parte più severa della comunità. Piuttosto. La parola è omessa in A e B. Per perdonarlo. La parola è usata per l'atteggiamento reciproco di graziosa tolleranza che dovrebbe esistere tra i cristiani Perdonarsi l'un l'altro", Efesini 4:32; Colossesi 3:13 affinché potessero essere non solo cristiani, ma come i gentili li chiamavano per ignoranza, cristiani "di buon cuore". Efesini 4:32 E conforto; cioè "rafforzare", "incoraggiare". Il "lui" è emesso in greco, con la stessa delicata e compassionevole reticenza che porta san Paolo a parlare di questa persona "un uomo di tale specie". In Galati 6:11 San Paolo interrompe improvvisamente il corso delle sue osservazioni per dare consigli simili in un tono di particolare solennità; e in 2Tessalonicesi 3:15 mette in guardia contro qualsiasi eccesso di severità che ingiunge nel versetto precedente. Tale. Come l'"uno" indefinito in 1Corinzi 5:5. In greco è posto compassionevolmente per ultimo nella frase. Dovrebbe essere inghiottito. La stessa metafora, dell'essere inghiottiti in un abisso, ricorre in 1Corinzi 15:54. In 1Pietro 5:8 si dice che Satana cerca sempre di "inghiottire" gli uomini. Con troppo dolore; piuttosto, con il, o il suo, dolore eccessivo. La disperazione poteva spingere l'uomo al suicidio, o all'apostasia, o alla miseria di una vita impurap

8 

Per confermare il tuo amore verso di lui; letteralmente, per sancire verso di lui, l'amorep

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A questo scopo ho scritto anche. Questa è un'altra ragione che egli dà per il tono severo della sua Prima Epistola. È stato scritto

1 per evitare la necessità di una visita dolorosa ver. 3;

2 per mostrare il suo speciale amore per loro ver. 4; e

3 per mettere alla prova la loro obbedienza

La prova di te. La tua provata fedeltà 2Corinzi 8:2; 9:13; Romani 5:4 la tua capacità di superare una provap

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Ai quali voi rimetterete qualsiasi cosa. Nell'originale c'è una congiunzione, "ma". Sarebbe forse troppo insistente insinuare che il loro "perdono" mostrasse che non avevano accuratamente superato la prova della perfetta ubbidienza; eppure è difficile leggere l'intero brano senza sospettare che San Paolo, mentre per temperamento propendeva per la misericordia, sta qui mostrando uno spirito di generosa autosoppressione nell'accettare la condotta che i Corinzi avevano seguito, anche se, in un modo o nell'altro, si era discostata dalle sue esatte indicazioni. Al quale, ovviamente, ancora una volta, un riferimento volutamente indefinito alla persona incestuosa. Perdono anche. Il potere di "legare" e "sciogliere", di "perdonare" e "trattenere", era stato dato solo agli apostoli in modo rappresentativo e collettivo, e quindi alla Chiesa Cristiana Giovanni 20:23 nella sua capacità collettiva. La Chiesa di Corinto aveva in questo caso deciso di perdonare, e San Paolo ratifica la loro decisione. Se infatti ho perdonato qualche cosa, a chi l'ho perdonata. La lettura qui varia tra o, cosa e w+, a chi, che sotto dettatura potrebbe essere facilmente confusa. Anche l'ordine delle parole varia. La migliore lettura sembra essere espressa dalla versione: "Per quello che anch'io ho perdonato, se ho perdonato qualcosa l'ho perdonato per voi". Questo rappresenta la lettura di a, A, B, C, F, G, ecc., ed è seguito dalla Versione Riveduta. Sembra che ci sia qui un'intenzionale vaghezza, e un riferimento a circostanze di cui non siamo informati, che potrebbero, forse, aver dato spazio a sentimenti feriti in qualcuno meno magnanimo di San Paolo. La linea che ha preso in questa faccenda è stata presa per il loro bene, questo è tutto ciò che dice, l'ha adottata come la migliore relativamente, che fosse assolutamente la migliore o meno. Nella persona di Cristo; letteralmente, di fronte a Cristo; che sembra significare "alla presenza di Cristo", come se stesse guardando ciò che facevo. 2Corinzi 1:11 3:7,13,18 4:6 Si può dubitare che la parola prosopon significhi mai "persona" nel Nuovo Testamento, se non in un senso secondariop

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Affinché Satana non ottenga un vantaggio su di noi; letteralmente, per timore di essere sopraffatti da Satana, cosa che sarebbe accaduta se la nostra severità avesse provocato la disperazione dell'offensore, e non la sua liberazione. 1Corinzi 5:5 Noi non ignoriamo le sue macchinazioni. Così anche in Efesini 6:11 ci viene detto delle "astuzie astute del diavolo".

Gli stratagemmi di Satana

Il corso di San Paolo per quanto riguarda la Chiesa Cristiana di Corinto fu di grande difficoltà. Un flagrante caso di immoralità richiedeva la sua decisa interruzione. Eppure desiderava trattare, sia con l'offensore che con coloro che prendevano troppo alla leggera la sua offesa, in modo tale da non mettere in pericolo la sua influenza personale sui cristiani di Corinto in generale. Se fosse stato troppo lassista o troppo severo, in entrambi i casi avrebbe dato ai suoi nemici l'opportunità di diffamarlo. E sapeva che c'erano insegnanti giudaizzanti che erano pronti ad attribuire l'immoralità alle dottrine della grazia di Paolo. Così che l'apostolo percorse un sentiero molto difficile, che Satana aveva posto con lacci da entrambe le parti. Gli Ebrei dovevano stare in guardia contro le insidiose macchinazioni del nemico, e fece capire ai Corinzi che tale era il suo atteggiamento

I DISEGNI DI SATANA SONO MOLTI E VARI. Le risorse di un nemico terreno non dovrebbero essere sottovalutate da un generale che vuole ottenere la vittoria; E se le tattiche variano a seconda delle circostanze, sono necessari vigilanza e padronanza di sé, coraggio e cura. Satana assedia i cristiani con molte tentazioni; Se non può tentarli al peccato cosciente, cercherà di intrappolarli in qualche errore di giudizio e di condotta che possa dargli un vantaggio su di loro

II GLI STRATAGEMMI DI SATANA SONO ABILI E ASTUTI. Nella tentazione di nostro Signore questo era abbondantemente manifesto, e il Salvatore fece capire ai suoi discepoli che sarebbero stati chiamati a sopportare gli assalti dello stesso nemico insonne. Contro le sue tattiche sempre diverse, contro le sue risorse quasi inesauribili, conviene, quindi, che ogni soldato cristiano stia in guardia

III GLI STRATAGEMMI DI SATANA SONO IL MEZZO PER INTRAPPOLARE MOLTI DEGLI INCAUTI. Alcuni che una volta correvano bene sono stati ostacolati. Alcuni che hanno resistito a un nemico sono caduti sotto l'attacco di un altro. Gli annali di ogni Chiesa, per quanto puri, parlano di coloro contro i quali l'avversario ha diretto i suoi colpi con fin troppo successo. "Chi pensa di stare in piedi stia attento a non cadere".

IV GLI STRATAGEMMI DI SATANA DEVONO ESSERE CONTRASTATI CON LA VIGILANZA E LA PREGHIERA. È qualcosa non ignorarli. Gli incauti e gli irriflessivi sono intrappolati dall'ignoranza. Eppure la conoscenza non è una protezione sufficiente. La sfiducia nelle nostre capacità e la fiducia nel potere e nella saggezza superiori sono indispensabili per garantire la sicurezza e la liberazione. Possa il consiglio ispirato essere accolto con gratitudine e messo in pratica con diligenza: "Rivestitevi della completa armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo". -T

Dispositivi satanici all'interno della Chiesa

Il riferimento a Satana qui fatto deve essere considerato come figurativo. Non dovrebbe essere usato come argomento per l'esistenza di uno spirito maligno supremo, tuttavia l'esistenza di un tale spirito può essere supposta. San Paolo ha usato altrove la figura di "consegnare a Satana". 1Timoteo 1:20 Con ciò dobbiamo intendere una solenne scomunica o espulsione dalla Chiesa, possibilmente con l'inflizione anche di qualche malattia fisica. L'offensore doveva essere lasciato a sentire tutte le conseguenze fisiche e sociali del suo male, nella speranza che, attraverso la sofferenza, potesse essere portato a sentire il suo peccato. Si pensa a Satana come al potere che conduce gli uomini al vizio e poi li tormenta quando hanno seguito le direttive. L'apostolo concepisce Dio come colui che annulla il peccato stesso, e la conseguente sofferenza, per il bene, attraverso di essi che portano il peccatore a una penitenza speranzosa e all'umiltà del cuore. C'era, tuttavia, questo pericolo da riconoscere e da cui guardarsi. Satana potrebbe, per così dire, superare in astuzia la Chiesa, nel suo trattare con i membri che sbagliano, e fare in modo che le sofferenze che seguono il peccato producano rimorso piuttosto che pentimento. "La penitenza fa la vita, il rimorso fa la morte. Quest'ultima è più distruttiva anche dell'ipocrisia, perché schiaccia, paralizza e uccide l'anima". Di conseguenza ci deve essere una giudiziosa limitazione della punizione e una vigilanza per la prima opportunità di mostrare misericordia e concedere la restaurazione. "Non liberare l'offensore dalla schiavitù quando era veramente penitente significherebbe offrire al nemico delle anime un'opportunità di cui non tarderebbe ad avvalersi. Nulla è più suscettibile di far precipitare un uomo in ogni tipo di crimine come la disperazione". Per l'esperienza di San Paolo degli schemi, degli stratagemmi e delle strategie sataniche, comp. 2Corinzi 12:7; 1Tessalonicesi 2:18; Efesini 6:12. Possiamo trattare l'argomento nelle sue applicazioni più ampie e più generali se illustriamo i seguenti e altri modi in cui si può dire che Satana trae vantaggio all'interno di una Chiesa:

I SOVRASCRIVENDO I SINGOLI MEMBRI. Il fallimento non colpisce la Chiesa nel suo insieme, ma gli individui in essa. Tutti sono esposti alla tentazione e al male. Dobbiamo essere nel mondo, e gli uomini cristiani possono arrendersi al potere della "concupiscenza della carne, della concupiscenza degli occhi e dell'orgoglio della vita". Alcune delle più gravi ansietà della nostra Chiesa derivano dal fallimento morale dei singoli membri. Illustrare i casi che si verificano nel periodo giovanile; ma soprattutto casi nella mezza età degli uomini, quando le passioni per la ricchezza, la sensualità o il bere acquistano spesso un'energia travolgente. Mostra anche la forza che può essere acquistata dalla subitaneità della tentazione e dalla condizione di inosservanza spirituale in cui l'uomo può essere trovato. Le forme di fallimento che di solito troviamo sono la disonestà, l'immoralità o l'autoindulgenza nel mangiare o nel bere. Ma, secondo la legge che coloro che sono nella Chiesa sono membri gli uni degli altri, il fallimento di uno è la vergogna, e dovrebbe essere l'angoscia e il dolore di tutti. Satana disturba e danneggia un'intera Chiesa se riesce a guadagnare influenza su un membro; e fare questo è sempre "uno dei suoi stratagemmi".

II ASSICURANDO IL TRATTAMENTO DURO E POCO AMOREVOLE DI COLORO CHE FALLISCONO. Forse sarebbe vero dire che Satana non ottiene mai un vantaggio più certo sulle Chiese di quando le costringe a esagerare le punizioni, a reprimere la disciplina e a non temperare il giudizio con la misericordia. L'azione di una Chiesa deve essere esattamente in armonia con l'azione, quando era con noi sulla terra, del Signore della Chiesa. Ebrei era pronto e acuto nel discernere il peccato. Ebrei fu rapido e severo nel punire il peccato. Ma egli stava attento ai segni di una graziosa influenza esercitata dalla punizione, e pronto subito a ristabilire e perdonare il penitente. Gli ebrei non "spezzano mai la canna rotta né estinguiscono il lino fumante". Le punizioni dell'uomo corrono sempre il pericolo di correre all'eccesso. L'uomo non è in grado di giudicare i motivi o di leggere i cuori, e così troppo spesso non riesce a riconoscere abbastanza presto quando la disciplina ha compiuto il suo lavoro. Spiegate l'influenza negativa esercitata dalla riluttanza a perdonare i membri di una famiglia o di una Chiesa; e mostriamo che ne seguirebbe una concezione molto dannosa di Dio stesso, e rapporti errati con lui, se non fossimo del tutto sicuri che egli è "pronto a perdonare".

III RENDENDO UNA CHIESA INDIFFERENTE ALLA MORALITÀ DEI SUOI MEMBRI. Il lassismo, la negligenza riguardo alla purezza della vita, la rettitudine dei rapporti e la coerenza di condotta, spesso si insinuano nelle Chiese, e sono tra i più gravi "stratagemmi di Satana". Illustra l'opera malvagia compiuta dalla Sicurezza Carnale, nella città di Mansoul, come descritta nella "Guerra Santa" di Giovanni Bunyan. L'influenza malvagia è avvertita, non solo dai fratelli che sbagliano, che non vengono sottoposti a nessun tipo di correzione, ma sono lasciati andare avanti nel peccato, fino a quando "il peccato, quando è finito, porta la morte"; ma anche dalla Chiesa, che è contaminato davanti a Dio dalla macchia del suo buon nome, e che non riesce ad essere debitamente sensibile all'onore divino. Illustrate con la lezione che fu insegnata nel fallimento di Israele all'assedio di Ai, quando la "cosa maledetta" era nella loro compagnia

IV PERSUADENDO UNA CHIESA A RENDERE IL SUO PERDONO UNA FORMALITÀ, NON UNA RESTAURAZIONE COMPLETA. Troppo spesso si commette un grave errore: l'offensore viene formalmente reintegrato nell'appartenenza, ma non viene realmente ripreso nell'amore e nella fiducia dei fratelli, e non riceve alcun segno di ritrovata fiducia e nessun aiuto per il bene. Ebrei è un uomo rovinato, e gli sembra che la sua caduta non possa mai essere veramente dimenticata, mai veramente spazzata via, e quindi debba chinare la testa tra i fratelli fino al giorno della sua morte. Il perdono e la restaurazione della Chiesa devono essere come quelli di Dio, un aiuto per chi sbaglia verso la realizzazione della gloriosa completezza dei perdoni, delle dimenticanze e delle restaurazioni di Dio. Poiché egli getta i nostri peccati dietro le sue spalle e negli abissi del mare. "Come la punizione dell'uomo è rappresentativa della punizione e dell'ira di Dio, così l'assoluzione dell'uomo è rappresentativa del perdono di Dio". Impressionate, in conclusione, l'estrema dolorosa possibilità che, per quanto riguarda la sua disciplina, la Chiesa cristiana possa essere superata da Satana, e arrivare realmente a compiere la sua opera.p

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Versetti 12-17. - Scoppio di ringraziamento per la notizia portata da Tito.

Inoltre, quando sono arrivato a Troas. "Inoltre" è troppo forte per il "ma" dell'originale. C'è un passaggio apparentemente brusco, ma l'apostolo sta solo riprendendo il racconto che aveva interrotto al versetto 4 per poter terminare l'argomento della dolorosa circostanza in cui aveva avuto origine la sua Prima Epistola. A Troas. Non "la Troas". San Paolo aveva a che fare con la città, non con il quartiere. La città ora Eski Stamboul, il cui nome era stato cambiato da Antigonia Troas a Alexandria Troas, era in questo periodo una fiorente colonia Colonia Juris Italici, molto apprezzata dai Romani come rappresentante dell'antica, e quindi come culla mitologica della loro razza. Gli Ebrei la visitarono quando fu cacciato da Efeso dopo il tumulto, un po' prima di quanto l'avrebbe naturalmente lasciata. Gli Ebrei avevano visitato Troade nel suo secondo viaggio missionario, Atti 16:8-11, ma l'avevano lasciata in seguito alla visione che lo aveva chiamato in Macedonia. Ebrei si fermò lì nel suo viaggio attraverso la Macedonia fino a Corinto, che aveva annunciato in 1Corinzi 16:5. E mi fu aperta una porta da parte dell'Eterno; letteralmente, e mi si era aperta una porta nel Signore, cioè e vi trovai una notevole opportunità 1Corinzi 16:9 per l'opera in Cristo. Alcuni commentatori, in quello spirito di superflua disquisizione e di ozioso culto delle lettere che è la rovina dell'esegesi, si avventurano qui a discutere se San Paolo fosse giustificato a trascurare questa opportunità o meno. Tali discussioni hanno origine solo dal non osservare i modi di espressione caratteristici. San Paolo intende semplicemente dire che "le circostanze sarebbero state altrimenti molto favorevoli alla mia predicazione di Cristo; ma ero in un tale stato di miserabile ansietà che mi mancava la forza di servirmene". Ebrei non era responsabile di questo stato d'animo, che apparteneva al suo temperamento naturale, più di quanto non sarebbe stato responsabile di una grave malattia. Dire che avrebbe dovuto avere abbastanza forza d'animo da dominare i suoi sentimenti è solo dire che Paolo non avrebbe dovuto essere Paolo. La negligenza nell'usare l'opportunità era un "ostacolo" che poteva essere assegnato in un senso a Dio e in un altro a Satana. D'altra parte, che l'occasione non sia andata del tutto perduta, appare dal fatto che San Paolo trovò una fiorente comunità cristiana a Troade quando la visitò, al ritorno da questo stesso viaggio, At 20,6.7 e che vi soggiornò almeno un'altra volta, poco prima del suo martirio. 2Timoteo 4:13 Infatti, fu probabilmente a Troade che ebbe luogo il suo arresto finale vedi la mia 'Vita di San Paolo', 2:569, 576. del Signore; piuttosto, nel Signore, cioè nell'ambito dell'opera cristiana

Versetti 12-16.-

La predicazione del Vangelo

"Inoltre, quando sono venuto a Troade", ecc. L'argomento di questi versetti è la predicazione del Vangelo. Avviso-

LE DIFFICOLTÀ AD ESSO CONNESSE. "Inoltre, quando giunsi a Troade per predicare l'evangelo di Cristo, e mi fu aperta una porta da parte del Signore, non ebbi riposo nel mio spirito, perché non trovai Tito mio fratello; ma, congedato da loro, me ne andai di là in Macedonia." Proprio nel momento in cui l'apostolo stava per iniziare la sua missione a Troas, e la prospettiva di utilità sembrava più adatta, incontrò una seria difficoltà, e quella difficoltà era l'assenza di Tito che si aspettava pienamente. La delusione gli costò un'ansia così grande che rinunciò al suo proposito, si ritirò dalla scena e si diresse in un'altra direzione. Strano che un uomo ispirato abbia incontrato una tale delusione, e ancora più strano che una delusione lo abbia scoraggiato a tal punto da abbandonare per un po' il grande messaggio che il Cielo gli aveva particolarmente affidato. In precedenza avremmo potuto supporre che un uomo che andava avanti con un vero spirito a predicare il Vangelo non avrebbe incontrato difficoltà, che il Cielo avrebbe spazzato via tutti gli ostacoli dal suo cammino; ma non è così. Forse nessuna classe di uomini incontra più difficoltà nella sua missione dei ministri. Molti diventano così sconcertati, confusi e depressi che, come Geremia, esclamano: "Non parlerò più nel tuo nome".

II I TRIONFI DA ESSA OTTENUTI. "Or siano rese grazie a Dio, che ci fa sempre trionfare in Cristo, e manifesta il profumo della sua conoscenza per mezzo nostro in ogni luogo? La più grande di tutte le vittorie è la vittoria sul peccato. Gli Ebrei che vincono i nemici morali di una sola anima ottengono un trionfo molto più grande di quello di colui che depone un intero esercito morto sul piano di battaglia. Non c'è grandezza, ma infamia, in quest'ultima conquista. Qui si insegna che queste vittorie sono state ottenute ogni volta che si predicava. "Ci fa sempre trionfare". Dovunque predicassero, "in ogni luogo", e sempre per mezzo di Dio, "siano rese grazie a Dio". Ebrei è l'Autore della loro vittoria; costruì l'arma, istruì i soldati, ispirò e diede effetto ai colpi

III LE INFLUENZE CHE NE DERIVANO. "Poiché noi siamo per Dio un soave profumo di Cristo, in quelli che sono salvati e in quelli che periscono." Osservare:

1. L' aspetto virile della predicazione del Vangelo

1 Accelera un po'. "All'altro il sapore della vita alla vita".

2 Distrugge gli altri. "Per chi è il profumo della morte per la morte". Questi effetti si verificano ovunque venga predicato il Vangelo

2. L' aspetto divino della predicazione del vangelo. "Noi siamo per Dio un soave profumo di Cristo". Quali che siano i risultati della predicazione, dannosa o benefica, è accettevole a Dio se viene adempiuta correttamente. Sì, la predicazione del Vangelo è la causa di un immenso bene e l'occasione di un grande male. Come le acque del mare, la luce del firmamento, la brezza dell'atmosfera, è la causa divina del bene; ma l'uomo, attraverso la perversità della sua natura, può farne l'occasione della sua rovina

IV LA SOLENNITÀ AD ESSO CONNESSA. Paolo ne sentì la solennità ed esclama: «Chi basta per queste cose?». Chi, da solo, è "sufficiente" per esporre il significato del vangelo, per esemplificare lo spirito del vangelo, per infondere nelle anime umane i principi eterni del vangelo? Paolo aggiunge in un altro passo: La nostra sufficienza è da Dio".

Versetti 12-17.-

Venendo a Troas; inquietudine; Difesa del suo apostolato

Abbastanza bruscamente San Paolo menziona di essere venuto a Troade. Non dice perché abbia lasciato Efeso, ma ne deduciamo che fu a causa della sua ansia di vedere Tito e sentire da lui come era stata accolta la sua lettera ai Corinzi. C'era un'ottima occasione a Troade per predicare il vangelo, eppure egli era molto turbato perché Tito non lo incontrava. "Preso congedo da loro, me ne andai di là in Macedonia". Qui incontra Tito anche se, nell'eccitazione della gioia, non riesce a dirlo. L'improvviso scoppio di gratitudine: "Siano rese grazie a Dio", esprime la sua esultanza per la buona novella che Tito aveva portato da Corinto, così che qui, come spesso accade, otteniamo la storia esteriore degli eventi dalla biografia del cuore dell'apostolo. Tutto ciò che si era aspettato, e anche di più, si era realizzato, e prorompe in ringraziamento

"Voi che scivolate nelle acque, e voi che camminate sulla terra, e camminate maestosi o strisciate umili, testimoniate se taccio, mattina o sera, verso la collina o la valle, la fontana o l'ombra fresca, resa vocale dal mio canto, e insegnate la sua lode".

San Paolo non era un uomo silenzioso nella sua felicità. Nessuna profondità di emozione lo soddisfaceva a meno che non potesse essere trasmessa agli altri. In questa occasione la sua anima trovò espressione nel ringraziamento a Dio, "che ci fa sempre trionfare in Cristo". Un trionfo militare si erge davanti a lui; il generale vittorioso sta tornando nella capitale; il lungo corteo si muove davanti ai suoi occhi; e, nel treno, i prigionieri riportati a casa sono evidenti. Tale prigioniero è l'apostolo che segue il carro del suo Signore. "Eppure allo stesso tempo, per un caratteristico cambiamento di metafora un portatore di incenso, spargendo incenso cosa che veniva sempre fatta in queste occasioni, mentre la processione va avanti" Conybeare e Howson. Cristo è il profumo; "noi siamo per Dio un soave profumo di Cristo". Sia che gli uomini siano salvati o perduti, Cristo è Cristo, e la fragranza non può perire. Ci sarà un "sapore di morte fino alla morte" e un "sapore di vita fino alla vita"; ma, in entrambe le questioni, la gloria del governo di Dio è mantenuta. Perché, per quanto possiamo vedere nelle relazioni di Cristo con l'uomo e dell'uomo con Cristo, il fatto fondamentale in ogni aspetto del soggetto è la libertà umana. Di sua spontanea volontà Cristo ha preso su di sé la nostra carne e il nostro sangue, ha sofferto ed è morto; e di nostra spontanea volontà, resi tali da lui e messi in pratica come tali dallo Spirito Santo, accettiamo la sua espiazione. Se rifiutiamo la misericordia offerta, l'atto del nostro rifiuto testimonia l'infinità della misericordia, e il "sapore di Cristo" è nondimeno "soave" in se stesso: "E chi basta per queste cose?" Qui non c'è un vangelo unilaterale, che accolga la coscienza al gusto e permetta un compromesso tra dovere e inclinazione. Ecco un vangelo che è il "profumo della morte fino alla morte" e della "vita alla vita". Chi è competente a mantenere la sua severa veridicità predicando entrambe queste dottrine? La prova di un ministro fedele sta nell'uso saggio e serio di ogni classe di fatti. C'è qualcosa di così difficile? Prendete l'intelletto naturale; prendi gli affetti naturali; prendere il linguaggio come veicolo di espressione; E grazie a quale potere della cultura si può trovare un predicatore che possa esporre il Vangelo nella sua duplice essenza di "morte alla morte" e "vita alla vita"? San Paolo, nel diciassettesimo versetto, risponde alla domanda sulla sufficienza. Ora, come sempre, non è semplicemente il vangelo che è la potenza e la saggezza di Dio, ma il suo modo di predicarlo. Ebrei dichiara che "molti corrompono la Parola di Dio"; non è di questo numero. E dove esiste il pericolo della corruzione? Nel non tenere con mente equilibrata la "morte" e la "vita", in modo da evitare in ogni caso le esagerazioni e le sottovalutazioni. Per predicare alla maniera di San Paolo, si deve avere sincerità, la verità non mescolata con le speculazioni umane; si deve predicare ciò che Dio ha rivelato riguardo alla sua Legge e alla sua giustizia, né più né meno; e si deve predicare in Cristo, se stesso in Cristo, il suo vangelo in Cristo, e predicare in modo tale da rendere lo spirito, il temperamento e la maniera che la fragranza respirerà in tutte le sue parole.

Una porta aperta

Gli uomini sono inclini a pensare a quali porte sono aperte loro per entrare, attraverso le quali possono passare per il proprio profitto, o avanzamento, o piacere. Quella di Paolo era una natura altruista e benevola. Ebrei era un vero seguace di Cristo, che venne non per fare la sua volontà, e non per essere servito, ma per servire. Più e più volte, nel corso della sua vita, il suo cuore fu rallegrato dallo spettacolo di una porta di santo servizio spalancata davanti a lui dalla provvidenza di Dio, che lo invitava ad entrare e nel nome del Signore a prenderne possesso

LA PORTA APERTA CONDUCE A OPPORTUNITÀ DI LAVORO PER CRISTO. Per il vero cristiano questo è più desiderabile di qualsiasi altra cosa. Paolo non andò da nessuna parte, ma una porta si aprì davanti a lui. Una sinagoga era aperta; vi entrò e ragionò in base alla Legge o ai profeti. Un mercato affollato di cittadini gli offrì l'opportunità di predicare il vero Dio e la vita eterna. Nemmeno la porta di una prigione, quando si chiudeva su di lui, lo escludeva dalle anime umane. È bene che i cristiani pensino non tanto ai propri interessi, quanto al servizio del loro Maestro

II LA PORTA APERTA È SPALANCATA DALLA DIVINA PROVVIDENZA. "Aperti dal Signore" è l'espressione dell'apostolo. Potremmo non vedere la mano, ma non dovremmo ignorarla. Quando Dio stesso crea una via, il suo farlo è un comando al suo popolo di adottarla e di seguirla. Quando apre, "nessuno può chiudere".

III LA PORTA APERTA È UNA PORTA DI PROMESSA PER COLORO CHE ENTRERANNO. Perché la porta è aperta? Non c'è forse alcuno scopo in questo? Sicuramente è una mancanza di fede trattenersi quando il Signore stesso incoraggia così chiaramente i suoi servitori ad "entrare e prendere possesso del paese".

IV LA PORTA APERTA SARÀ CHIUSA A COLORO LA CUI NEGLIGENZA O DISUBBIDIENZA IMPEDIRÀ LORO DI ENTRARVI. Come la porta della salvezza sarà chiusa contro coloro che non riescono ad entrare, così la porta del servizio sarà chiusa per escludere coloro che si allontanano quando la mano di Dio l'ha aperta e li ha invitati ad entrare, ma li ha fatti cenno invano.

Versetti 12, 13.-

Porte provvidenziali

Introduci descrivendo i principali esempi di liberazione, cura e guida provvidenziali nella vita dell'apostolo Paolo. Soffermatevi in particolare sui casi in cui la sua vita fu preservata dal pericolo e dalle trame dei suoi nemici. Il riferimento fatto nel nostro testo è piuttosto al modo grazioso con cui i suoi viaggi missionari e le sue sfere missionarie si erano aperte davanti a lui; e l'illustrazione può essere presa dal modo singolare in cui le porte venivano aperte e chiuse, quando la volontà divina era che l'apostolo predicasse il vangelo in Europa. vedi Atti 16:6-9 Per la figura di una "porta" per un'"opportunità", vedi 1Corinzi 16:9; Apocalisse 3:8. La verità della Divina Provvidenza che ordina la nostra vita non ci è così familiare come lo era per i nostri padri. Forse il nostro pensiero più caloroso della cura paterna di Dio ha preso il posto della concezione più fredda di una provvidenza impersonale. Tuttavia, potrebbe essere bene far rivivere la vecchia nozione e farla risplendere di sentimenti e sentimenti cristiani

I L'ORDINE DELLA PROVVIDENZA PER TUTTI. Indipendentemente dallo stato religioso e dalle relazioni. Esempi di ciò si trovano in tutti i momenti di pericolo, malattia o calamità. Alcuni vengono presi e altri rimasti. Leggiamo costantemente di notevoli fughe provvidenziali

II LA SPECIALITÀ DELLA PROVVIDENZA PER I CRISTIANI. Può darsi che in parte i cristiani riconoscano più facilmente la mano di Dio nei loro salvataggi e nelle loro guide, ma possiamo anche credere che Dio dia una protezione speciale ai suoi. Una tale convinzione può essere di grande conforto per noi, ma dobbiamo evitare che diventi esagerata e stravagante. Il cristiano non può essere sempre preservato, perché la sua sofferenza può essere per il bene di tutti

III L'ATTEGGIAMENTO CON CUI I CRISTIANI DOVREBBERO PORSI NEI CONFRONTI DELLA PROVVIDENZA SEMPRE ATTIVA. Potrebbe essere dimostrato che include

1 osservazioni serie;

2 attese dei pazienti;

3 azioni tempestive;

4 obbedienze piene e senza esitazione; e

5 allegrezze riconoscenti. - R.Tp

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L'ho fatto; letteralmente, l'ho avuto. Il perfetto realizza vividamente la scena attraverso la quale era passato. Non ebbi riposo. Evidentemente San Paolo aveva detto a Tito di tornare dalla sua missione a Corinto e di incontrarlo a Troas. Ma o San Paolo raggiunse la città prima del previsto, o Tito era in ritardo. Ora, l'apostolo era così intensamente ansioso di sapere come erano stati ricevuti i suoi rimproveri - il nome di "Corinto" era così profondamente inciso nel suo cuore - che poteva sopportare così male il pensiero di essere in rapporti di rabbia con i convertiti che amava così profondamente, che la mancata apparizione di Tito lo riempì di ansietà divorante e lo rese incapace di qualsiasi altro lavoro. Nel mio spirito, anzi, al mio spirito. Era la parte più alta della natura di San Paolo, il suo spirito, che era completamente incapace di sforzo a causa dell'irrequietezza della sua miserabile incertezza riguardo alla Chiesa di Corinto. La rivelazione di tali sentimenti avrebbe dovuto avere una forte influenza sui corinti. Vediamo da 1Tessalonicesi 3:5,9 che San Paolo anelava ardentemente alla notizia dei suoi convertiti con un'intensità che difficilmente può essere realizzata da nature meno ferventi e devote. Non ho trovato Tito, mio fratello. Non solo "il fratello", ma "mio fratello", l'uomo di cui mi fidavo di più in questioni di questo genere come di un compagno di lavoro affettuoso e capace. 2Corinzi 7:6; 8:6; 12:18 Tito, sebbene non menzionato negli Atti, è la persona più importante in questa Epistola, ed è evidente che San Paolo provava per lui un caloroso affetto e rispetto : 2Corinzi 7:13,15; 8:16,17; 2Timoteo 4:10 Mi congedo da loro; cioè dei cristiani di Troas. La parola per "congedarsi" si trova anche in Marco 6:46. In Macedonia. Come aveva intenzione di fare 1Corinzi 16:5; Atti 20:1 Senza dubbio gli Ebrei avevano detto a Tito di guardarlo da Filippi e si aspettavano di incontrarlo lì sulla strada per Troasp

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Ora siano rese grazie a Dio. L'intera Epistola è l'Apologia pro vita sua dell'apostolo, ed è più piena di dettagli personali ed espressioni emotive di qualsiasi altra Epistola. Ma nulla in esso è più caratteristico di questo improvviso scoppio di ringraziamento in cui egli irrompe così avidamente che ha completamente omesso di dire per cosa avesse ringraziato Dio così ardentemente. È solo quando arriviamo a 2Corinzi 7:5,6 che apprendiamo la circostanza che gli diede un sollievo così intenso, vale a dire, l'arrivo di Tito con buone notizie da Corinto sul trattamento del reo e sul modo in cui era stata ricevuta la prima lettera. È vero che questa buona notizia sembra essere stata smentita da altre osservazioni di Tito che, forse, egli ha trattenuto in un primo momento, e che possono essere state tratte da lui, quasi contro la sua volontà, solo da conversazioni successive. Ma, per quanto a scacchi, l'intelligenza principale e immediata era buona, e l'apostolo ricorda così vividamente la sua improvvisa elevazione da un abisso di ansietà e di angoscia 2Corinzi 7:5 che il solo ricordo di essa risveglia una gratitudine verso Dio che può trovare sfogo solo con l'espressione immediata. Ora siano rese grazie a Dio. L'ordine dell'originale è più forte: "Ma a Dio siano rese grazie". Il ricordo della propria prostrazione richiama alla sua mente la potenza e l'amore di Dio. che ci fa sempre trionfare; piuttosto, che ci guida in trionfo. Il verbo thriambeuo può senza dubbio avere questo significato, nell'analogia di choreuo, faccio danzare, basileuo, faccio regnare, ecc.; e altri verbi neutri che a volte hanno uno scriba fattivo. Ma in Colossesi 2:15 San Paolo usa questa parola nell'unico senso in cui si trova effettivamente, "guidare in trionfo"; e questo senso sembra sia adattarsi meglio al contesto, sia essere più in accordo con i sentimenti abituali di San Paolo Galati 6:17; Colossesi 1:24 e specialmente quelli con cui sono state scritte queste Epistole 1Corinzi 4:9-13; 2Corinzi 4:10 11:23 Il sentimento di San Paolo è, quindi, l'esatto opposto di quello dell'altezzosa Cleopatra che disse: "Non sarò guidato in trionfo". Gli ebrei si rallegravano di essere esposti da Dio come trofeo nella processione trionfale di Cristo. Dio, infatti, gli diede la vittoria sulla parte inferiore della sua natura, Romani 8:37, ma questo non fu un trionfo pubblico. L'unica vittoria di cui poteva vantarsi era quella di essere stato completamente sconfitto da Dio e fatto prigioniero "in Cristo". Il sapore della sua conoscenza. La visione mentale di un trionfo romano evoca varie immagini davanti alla mente di San Paolo. Ebrei pensa alle strade che respirano del profumo dell'incenso offerto su molti altari lungo le strade; del tumulto e dell'allegrezza del popolo; della fama e della gloria del conquistatore; dei miserabili prigionieri condotti fuori dal corteo funebre a morire, come Vercingetorige, nel Tullianum ai piedi del colle Capitolino. Ebrei tocca ciascuno di questi episodi mentre si affollano su di lui. Il trionfo di L. Mummio sulla conquista di Corinto era stato uno dei più splendidi che il mondo romano avesse mai visto, e nel 51 d.C., poco prima che questa Epistola fosse scritta 57 d.C., Claudio aveva celebrato il suo trionfo sui Britanni e sul loro re Carattaco, che era stato guidato in processione, ma la cui vita era stata risparmiata Tacito, 'Ann.', 13:36

Il sapore della sua conoscenza, cioè il profumo della conoscenza di Cristo. Da noi. I dettagli della metafora sono mescolati, come spesso accade negli scrittori di prontezza di sentimento e immaginazione. Qui gli apostoli non sono più i vinti che vengono condotti in processione, ma gli spettatori che bruciano e diffondono il profumo dell'incenso. In ogni luogo. Anche in quel primo periodo, non venticinque anni dopo la crocifissione, il vangelo era stato predicato molto ampiamente in Asia e in Europa. Romani 15:18,19

Versetti 14-16.-

La solennità del ministero

Un trionfo romano, a cui l'apostolo si riferisce in questo passo, era la più magnifica delle rappresentazioni terrene. Il conquistatore, in onore del quale fu data, era un illustre comandante, che aveva sconfitto un nemico o conquistato una provincia. Il percorso attraversato dal corteo trionfale si snodava attraverso Roma fino al Campidoglio stesso. Gli spettatori che si rifecero gli occhi a quella vista furono la vasta popolazione della città. Prima, il vincitore passava avanti con i prigionieri presi nella campagna e il bottino che era stato strappato al nemico. Dietro, seguiva l'esercito, arrossato dalla vittoria e gioioso dell'insolenza e dell'orgoglio della potenza militare. Il conquistatore stesso, montato in alto sulla sua vettura, era il centro dell'osservazione e dell'attrazione. Gli fu reso ogni segno d'onore. I sacrifici venivano offerti dai sacerdoti agli dèi al cui favore era attribuita la vittoria. I portatori di incenso marciavano in processione e nuvole profumate salivano, fluttuando nell'aria e mescolandosi con le grida e con le note della musica marziale. E nei templi le offerte sacrificali erano accompagnate dalla presentazione dell'incenso odoroso

I TRIONFI DEL VANGELO. La guerra della Parola è contro i peccati dei ribelli che hanno sfidato l'autorità dell'Altissimo. Nei tempi apostolici il progresso del vangelo, anche se spesso osteggiato e spesso controllato, faceva appello alla visione di Paolo come a un progresso trionfale. Dio, che aveva trionfato sui nemici che aveva convertito in suoi amici e compagni, li fece trionfare, come suoi rappresentanti, a loro volta, e li ammise a condividere il suo trionfo sui nemici della verità e della giustizia

II I PORTATORI DI INCENSO NEL TRENO TRIONFALE. C'è una prodigalità di ricchezza nell'immaginario qui impiegato. Paolo e i suoi colleghi ministri erano essi stessi sia prigionieri che portatori di incenso, "a Dio un soave odore di Cristo". Come il Figlio dell'Eterno è infinitamente accettevole a suo Padre, così coloro che condividono la sua missione e il suo proposito, e proclamano fedelmente il suo vangelo, gli sono graditi, come l'odore dell'incenso profumato alla narice

III GLI ACCOMPAGNAMENTI E I RISULTATI DEL TRIONFO EVANGELICO. Questi sono due e opposti

1. Per i periti il ministero è una condanna a morte. Alcuni prigionieri furono presi da parte e messi a morte a sangue freddo mentre il corteo si avvicinava al Campidoglio. L'incenso era mortale, un odore premonitore di una morte violenta e miserabile. Così la proclamazione del vangelo, di per sé una benedizione ineffabile, è in realtà l'occasione della condanna dei non credenti, che lo rifiutano e lo disprezzano

2. Per coloro che sono in corso di salvezza il ministero è un messaggio di vita. Gradite e piacevoli sia a Dio che agli uomini, la buona novella della redenzione parla di vita a coloro il cui deserto è la morte. Un profumo gradito e delizioso per i salvati, promette la partecipazione alla gloriosa vittoria e al regno eterno del Divino Redentore.

Il trionfo

La natura emotiva e suscettibile dell'apostolo Paolo fu pronta a riconoscere l'opposizione o il successo. E quando gli venne in mente, nella provvidenza di Dio, di incontrare casi in cui il suo messaggio era accolto con gratitudine e lui stesso era cordialmente apprezzato, il suo cuore si riempiva di gioia ed era ansioso di esprimere gratitudine e lode. Quando era euforico per la prosperità nel suo lavoro evangelistico, sentiva che Dio lo stava sempre facendo trionfare. I suoi successi spirituali furono per lui più gloriosi del trionfo che il generale vittorioso ottenne al suo ritorno a Roma, quando salì sul colle Campidoglio, con i suoi compagni di guerra in processione e i suoi prigionieri al seguito. Quale ispirazione offrono queste parole dell'apostolo a coloro che sono impegnati nel servizio del Salvatore e stanno sperimentando le vicissitudini del ministero terreno!

SE C'È LA GUERRA, CI SARÀ LA VITTORIA. La vita cristiana è una guerra, che comporta sforzo, pericolo e resistenza. Molto più manifestamente questa figura si applica a coloro che predicano il vangelo, specialmente come evangelisti tra i pagani, i degradati, gli increduli. Costoro hanno bisogno sia di coraggio spirituale che di armi spirituali. E nello stress del conflitto, nel frastuono e nel tumulto della guerra, è bene che ricordino che la questione non è incerta, che la conquista è a portata di mano

II SE CI SONO NEMICI, DIVENTERANNO PRIGIONIERI O, MEGLIO ANCORA, ALLEATI E COMMILITONI. Quando gli oppositori spirituali sono molti e audaci, e quando il loro inizio è doloroso e forse allarmante, il cuore del soldato di Cristo può talvolta sprofondare dentro di lui. Ma egli è tenuto a stimare le sorti della guerra, non in base alle probabilità umane, ma in base alle predizioni divine. Di coloro che si oppongono, nessuno prevarrà. Alcuni saranno vinti e svergognati. Altri confesseranno la giustizia e la grazia di Cristo, deporranno le armi della ribellione, si arruoleranno nell'esercito spirituale, prenderanno per loro l'armatura di Dio

III SE C'È DELUSIONE, CI SARÀ UNA RICOMPENSA. Paolo sapeva abbastanza spesso cosa significa essere abbattuti. Più alta è la speranza, più amaro è il dolore quando quella speranza è frustrata. A volte accade che, dove il guerriero cristiano spende tutte le sue forze, e attacca il nemico con coraggio e perseveranza, lì sperimenti il rifiuto più umiliante. Allora sia certo che ha in serbo per lui un'esperienza diversa. I nemici cederanno la cui testardaggine, gli parve, nessun potere potrebbe sottomettere. La vittoria sarà per i fedeli e per i coraggiosi

SE CI SARÀ UNA CONDIVISIONE DELLA CROCE DI CRISTO, CI SARÀ ANCHE UNA CONDIVISIONE DEL SUO TRONO. Nostro Signore, il Capitano della nostra salvezza, conosceva per esperienza la potenza del nemico. E ci si può aspettare che con noi tutti saranno prosperi? Non saremo forse noi suoi seguaci e non conosceremo le sembianze della sua morte? Così sarà dato a colui che vince di sedersi con lui sul suo trono.

Versetti 14-17.-

Il trionfo costante del fedele ministro

IO TRIONFA PERCHÉ DOVUNQUE VADA FA CONOSCERE DIO E CRISTO. Questo è un vero trionfo. Se riesce a fare questo, ha un grande successo: il successo dell'adempimento del dovere e del compimento della volontà divina. Inoltre, è quasi certo che il regno di Dio sarà esteso. Il fallimento apparente, se esaminato più da vicino e provato dalla prova del tempo, si rivelerà spesso un successo

II IL SUO TRIONFO NON DIPENDE DALLA RICEZIONE DEL SUO MESSAGGIO

1. Per alcuni la sua parola è un sapore di morte in morte. Il Cristo proclamato è per loro un Cristo morto, e il suo vangelo senza vita e senza potere, che li conduce solo a una morte spirituale più densa. Questo è molto scoraggiante se visto sotto un unico aspetto. Ma Cristo è predicato, l'opera è accettevole a Dio, la misericordia divina è rivendicata, e la responsabilità della disastrosa questione ricade esclusivamente su coloro che la rifiutano. L'eccellenza della verità è dimostrata dal suo rifiuto da parte dei vili e degli amanti del peccato

2. Per gli altri la sua parola è un sapore di vita in vita. Qui il trionfo è indiscusso da tutti. Si riconosce un Cristo stanco e che ha il potere di dare la vita

III EGLI TRIONFA SOLO SE È FEDELE. Perché solo così egli onora Dio e presenta la verità così com'è in Gesù. Il fedele ministro:

1. Non corrompe la Parola di Dio ver. 17. Molti lo fanno

1 per falsa interpretazione,

2 pregiudizio,

3 insinuazione,

4 omissione,

5 Aggiunta

Sollecitato da

1 guadagno,

2 Applausi,

3 carnale, preferenze

2. Ma

1 diffida di se stesso, gridando: "Chi basta per queste cose?

2 usa la massima sincerità;

3 riceve il suo messaggio da Dio, "da Dio" ver. 17;

4 parla come agli occhi di Dio;

5 parla in Cristo, in comunione con lui come Capo

IV Il Suo TRIONFO È DA DIO. Ebrei è guidato in trionfo da Dio ver. 14. Dio ha trionfato su di lui, e ora Dio trionfa attraverso di lui. La sua sufficienza è da Dio. 2Corinzi 3:5 Gli Ebrei non hanno alcun potere quando hanno solo il suo; hanno ogni potere quando hanno quello di Dio.p

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Noi siamo per Dio un soave profumo di Cristo. La metafora non sviluppata implicata in queste parole è che "noi e la nostra predicazione diffondiamo alla gloria di Dio la conoscenza di Cristo che è come un soave odore". Gli apostoli si identificano con la loro opera; erano come l'incenso, schiacciati e bruciati, ma diffondevano ovunque un soffio di profumo. San Paolo pensa ancora all'incenso bruciato per le strade di Roma durante un trionfo - "Dabimusque Divis Tura benignis" Orazio, 'Od.', 4:2.51 - anche se la sua espressione ricorda "l'odore di un dolce odore", di Levitico 1:9,13,17 ; comp. Efesini 5:2 si veda su questo passaggio l'eccellente nota del Vescovo Wordsworth. in coloro che sono salvati e in coloro che periscono; piuttosto, tra coloro che periscono e coloro che sono salvati. Atti 2:47 L'odore è fragrante a Dio, anche se coloro che lo respirano possono esserne variamente influenzati

Versetti 15, 16.-

Le due questioni di un vangelo predicato

Gli eroi, nei tempi antichi dell'apostolo, erano di solito grandi generali, capi di potenti eserciti, conquistatori di altre nazioni-uomini la cui "gloria" proveniva da città desolate, razze calpestate, raccolti devastati e cuori affranti e sanguinanti. E a tali eroi era permesso di avere un "trionfo", come veniva chiamato. Fu organizzato un corteo trionfale in loro onore, e a questo evento i generali romani guardavano come al vero scopo della loro ambizione. Devono essere state scene magnifiche ed emozionanti. Il generale fu ricevuto, alle porte della città imperiale, da tutti coloro che erano nobili, seri e venerabili tra gli ufficiali, e fu condotto fuori dalla porta attraverso le strade affollate e urlanti fino al Campidoglio. Per primi marciarono gli anziani, i gravi senatori del concilio romano, guidati da un corpo di magistrati. Poi arrivarono i trombettieri, che facevano risuonare l'aria con i loro squilli prolungati e gioiosi. Seguiva poi una lunga schiera di carrozze e telai carichi del bottino portato dai campi di battaglia o saccheggiato dalle città conquistate, e gli articoli che erano più notevoli per il loro valore, o rarità, o bellezza erano completamente esposti alla vista. Si potevano vedere modelli dei forti o delle città che erano state catturate; statue d'oro e d'argento, quadri, bei vasi e stoffe ricamate. Poi venne una banda di suonatori di flauto, e poi tori bianchi e buoi destinati al sacrificio; e portatori di incenso, agitando avanti e indietro i loro incensieri, e mandando il loro soave odore. Poi si videro in gabbia leoni e tigri, o mostruosi elefanti, o altre strane creature, portate come esemplari dalle terre prigioniere. E poi la processione si riempì di pathos, perché seguivano i capi del nemico vinto, e il lungo corteo di prigionieri inferiori, tutti legati e incatenati, e tutto sommato uno spettacolo triste e umiliante. Atti per ultimi venne il grande conquistatore, in piedi su uno splendido carro, trainato da quattro cavalli bianchi come il latte, magnificamente adorno, il vincitore che portava uno scettro regale e aveva la fronte cinta da una corona d'alloro. Dopo di lui marciavano i suoi grandi ufficiali, i soldati a cavallo e il vasto esercito di fanti, ognuno dei quali teneva in alto una lancia ornata di rami d'alloro. E così il corteo proseguì per le strade affollate e urlanti fino a raggiungere il Campidoglio. Lì si fermarono, trascinarono da parte alcuni di quei poveri prigionieri perché fossero uccisi, poi offrirono i loro sacrifici e cominciarono il loro banchetto trionfale. La mente di San Paolo era evidentemente piena di una scena come questa, e ne trasse le sue figure. Ebrei dice che Dio ci permette, come apostoli e ministri, di trionfare sempre con Cristo. Noi, attraverso la grazia, siamo sempre generali conquistatori. Ma San Paolo fissò il suo pensiero soprattutto su quei miserabili, nudi, incatenati, prigionieri, che andavano incontro alla morte. Gli ebrei non poterono fare a meno di pensare: Che cos'era per loro il suono della tromba e del flauto che suonava il flauto, poveri disperati? Che cos'era per loro il profumo del dolce incenso nell'aria, poveri agitati? Alcuni di loro possono davvero aver avuto la promessa della vita, e per loro il sapore dell'incenso sarebbe dolce; sarebbe "vita per vita". Ma tanti di loro sapevano quale doveva essere il loro destino; temevano il peggio; tremavano man mano che si avvicinavano all'ascesa della collina; e mentre il vento soffiava su di loro il sapore dell'incenso, non potevano che sentire tristemente che era un sapore di "morte alla morte". E l'apostolo pensò all'opera della sua vita di predicare il vangelo. Fu proprio così con il sapore del trionfo del vangelo. Per alcuni era la morte, per altri la vita. Non per volontà arbitraria di qualche orgoglioso generale, ma come la questione necessaria dei rapporti in cui gli uomini si trovano con un vangelo predicato, perché "chi ha il Figlio ha la vita, e chi non ha il Figlio di Dio non ha la vita, ma l'ira di Dio dimora su di lui".

IL RISULTATO CORRETTO DI UN VANGELO PREDICATO È LA VITA. Era il misericordioso proposito di Dio che gli uomini, "morti nei falli e nei peccati", avessero la vita, e l'avessero. più abbondantemente. Nel suo Figlio Gesù Cristo la vita e l'immortalità sono portate alla luce. Nei primi tempi Dio pose davanti agli uomini la vita e la morte e, con tutte le sante persuasioni, li esortò a scegliere la vita e il bene. Questo era l'unico scopo e sforzo assorbente del Signore Gesù. Mentre era qui, faceva sempre una cosa: vivificare la vita, restaurare la vita, rinnovare la vita: la vita della salute per coloro che erano afflitti, della ragione per coloro che erano posseduti dai demoni, della conoscenza per i discepoli ignoranti, e persino del corpo per coloro che erano percossi e morti. E gli apostoli portarono il suo vangelo in tutto il mondo come la luce e la vita degli uomini. Soffermatevi sul significato e sull'interesse della parola "vita" e spiegate la nuova vita in Cristo Gesù, di cui il cristiano gode

II IL TRISTE RISULTATO DI UN VANGELO PREDICATO È SPESSO LA MORTE. Nostro Signore usò figure forti ma dolorose per esprimere la morte degli impenitenti e degli increduli: "tenebre esterne"; "pianto e stridore di denti"; "verme che non muore mai"; "Fuoco che nessuno possa spegnere". Dobbiamo sentire la forza di queste cose, perché nessun uomo può spiegarle degnamente. Questa "morte" era la triste questione di un vangelo predicato quando il Figlio dell'uomo era lui stesso il Predicatore. Gli stolti Gadareni lo supplicarono di andarsene dalle loro coste e di lasciarli alla loro notte e alla loro morte. L'indurita Cafarnao, esaltata fino al cielo nel privilegio, deve essere gettata all'inferno. San Paolo deve allontanarsi dagli ebrei bigotti e prevenuti e andare dai Gentili, lasciando gli stessi figli dell'alleanza in un'oscurità che potrebbe essere percepita. Gli ebrei che sono venuti a dare la vita si trovano praticamente una pietra d'inciampo e una roccia di offesa. Cinque vergini stolte mettono le mani intorno alle loro lampade tremolanti mentre piangono contro la porta chiusa; e questo è il semplice, terribile finale della loro storia, "L'oscurità li prese". Vediamo uomini induriti sotto un vangelo predicato ora. Illustrato dal pozzo che cade a Knaresborough. L'acqua dovrebbe addolcirsi e sciogliersi, ma queste acque, cadendo sulle cose, le incrostano di pietra e le trasformano persino in pietra. Tali possono essere stati gli escrementi dell'"acqua della vita" su di noi. Ci sono solo questi due problemi. Il vangelo deve prenderci per mano e condurci alla luce del sole, oppure deve invitarci a scendere nell'oscurità. Solo due numeri, ma che problemi sono! Vita! Quando pensiamo a questa parola, tutta la gioia, la luce e il cielo vengono alla nostra vista. Morte! Mentre pronunciamo questa parola, tutte le tenebre, i guai e l'inferno entrano nei nostri pensieri. "Chi è davvero sufficiente per queste cose?" - anche per la predicazione di un vangelo che deve rivelarsi un "sapore di vita per la vita o di morte per la morte". -R.Tp

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Il sapore della morte alla morte; piuttosto, un sapore di morte in morte. A coloro che periscono, l'incenso del Nome di Cristo, che il nostro lavoro permette loro di respirare, sembra risorgere dalla morte e condurre alla morte. Essi poiché anche qui i contorni della metafora cambiano sono come i prigionieri condannati, che, mentre respiravano l'incenso nel giorno del trionfo, sapevano dove quel trionfo li avrebbe portati prima che i vincitori potessero salire sul Campidoglio. A loro sembrerebbe che non portasse con sé "arie dal cielo", ma soffi dall'abisso. Così Cristo fu uguale per la caduta e per la risurrezione di molti. Luca 2:34 Per alcuni era una pietra d'inciampo Atti 4:11; Romani 9:33; 1Pietro 2:8 che riduce in polvere coloro su cui cade. Matteo 21:44 Questo contrasto tra l'effetto voluto del vangelo come potenza e sapienza di Dio, e il suo effetto accidentale, attraverso il peccato e la cecità dell'uomo che lo converte in una fonte di giudizio, è spesso accennato nel Nuovo Testamento 1Corinzi 1:18,23,24; Giovanni 3:19, 9:39, 15:22, ecc. San Paolo ama le espressioni intensificate, come "di morte in morte", come in Romani 1:17 ; "di fede in fede", ecc.

2Corinzi 4:17 Assapora la vita per la vita; piuttosto, un sapore della vita, come prima. Veniva dalla Fonte della vita; è emesso nella sola realtà della vita

Similmente i rabbini parlavano della Legge come di "un aroma" di morte e di vita. "Perché le parole della Legge sono paragonate a principi? Proverbi 8:6 Perché, come i principi, hanno il potere di uccidere e di dare la vita. I raggi dissero a coloro che camminano alla sua destra: "La Legge è una medicina di vita; a coloro che camminano sul lato sinistro" Shabbath, f. 88, 2; Yoma, f. 72, 2 Tutto è come una spada a doppio taglio. Tutti i privilegi cristiani sono, così come vengono usati, benedizioni o flagelli Wordsworth. E chi è sufficiente per queste cose? San Paolo sottintende sempre che nient'altro che la grazia di Dio potrebbe permettergli di adempiere il grande dovere che gli è stato affidato 2Corinzi 3:5,6 ; 1Corinzi 15:10

"Chi è sufficiente?"

Coloro per i quali il ministero del vangelo di Cristo è semplicemente una professione, che considerano gli uffici della religione come una routine, che considerano principalmente gli emolumenti e i vantaggi che possono essere connessi con esso, leggono queste parole con stupore e senza simpatia, ma coloro che pensano come Paolo pensava del ministero, con uno stupore stupito per la grazia di Dio e per il provvedimento preso in Cristo per il passaggio di ciò grazia all'uomo, a coloro che si rendono conto della preziosità dell'anima e della solennità della vita e dell'eternità, non possono non nutrire la convinzione che, per un servizio così alto e santo come il ministero della Parola di Dio, nessuna qualifica umana può essere sufficiente

L 'INSUFFICIENZA DEL POTERE UMANO. Per capire questo dobbiamo considerare:

1. Le carenze dell'agente umano. Nessun ministro ha una visione adeguata del Salvatore che predica; nessuno ha una simpatia abbastanza acuta per le anime dei suoi simili; nessuno ha un potere di persuasione commisurato alle necessità del caso; nessuno ha lo zelo ardente per Dio che è stato perfettamente manifestato da Cristo solo

2. Le particolari difficoltà del lavoro da compiere. L'ignoranza, la leggerezza, i pregiudizi, l'ostinazione, la grossolana peccaminosità degli uomini, tutto deve essere preso in considerazione se vogliamo avere una giusta concezione della grandezza del grande compito che è affidato al ministro cristiano

II LA SUFFICIENZA DELLA GRAZIA DIVINA

1. Questo si rivela a coloro, e solo a coloro che sono sinceramente consapevoli della propria impotenza e dell'inadeguatezza di ogni aiuto umano

2. L'incarico di Dio stesso è una garanzia che Egli non rifiuterà l'assistenza necessaria. L'opera è sua; Sua è la chiamata e Sua è l'autorità

3. Dio, mediante il suo Spirito, assiste tutti gli agenti umili e fedeli nel suo servizio, rafforzando i deboli, in modo che con i loro mezzi, per quanto apparentemente inadeguati, si realizzino grandi risultati

4. Con lo stesso invisibile ma meraviglioso agente Dio supera gli ostacoli incontrati nel cuore del peccatore, e rende la parola dell'uomo efficace perché veicolo della potenza e della grazia del Cielo.p

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Poiché non siamo così tanti; piuttosto, come i molti. Questa clausola è stata introdotta per mostrare quanto coraggio e impegno richieda il lavoro. "I molti" potrebbe, secondo l'idioma greco, significare "la maggioranza". L'apparente durezza dell'affermazione che la maggior parte dei dottori nell'età apostolica trattava in modo non veritiero la Parola di Dio, portò alla sostituzione di oiJ loipoi, il resto, in alcuni manoscritti D, E, F, G, L. Ma "i molti" qui significa "i miei molti antagonisti", che predicano un vangelo diverso. Galati 1:6 Bisogna ricordare che la presunzione, il fariseismo, il lassismo morale e le fazioni erano tutti all'opera nella Chiesa di Corinto. Che corrompono. La Parola significa che stanno semplicemente "trafficando", "adulterando", "imbonindo", la Parola di vita. La parola ricorre nella LXX di Isaia 1:22 ; Eecclesiasto 26:29; e Platone applica la stessa metafora ai sofisti, che spacciano la loro saggezza 'Protag.,' p. 313 d. Il sostantivo kapelos significa "un commerciante al dettaglio", e specialmente un vinaio, e il verbo kapeleuo è sempre usato in senso negativo, come l'inglese "to huckster". Tali ingannevoli mercanti del vangelo sono descritti in 2Pietro 2:3, e in una delle lettere ignaziane sono chiamati Christemporoi, trafficanti di Cristo. Tali furono coloro che alterarono la prospettiva del Vangelo, ne abbassarono il livello e lo adulterarono con strane mescolanze. In queste Epistole si allude costantemente ai loro metodi e ai loro insegnamenti. 1Corinzi 1:17,31; 2:1-4 ; e 2Corinzi 10:12,15; 11:13-15, ecc. Ma come di sincerità, ma come di Dio. uno che parla con la sincerità del suo cuore 2Corinzi 1:12; 4:2 e per ispirazione di Dio. 1Corinzi 14:25 Davanti a Dio noi parliamo in Cristo. La sfera del nostro insegnamento, come della nostra vita, è Cristo, e il nostro lavoro è compiuto

"Come sempre nell'occhio del nostro grande Sorvegliante."

Il modo in cui il Vangelo dovrebbe essere predicato

"Poiché non siamo tanti quelli che corrompono la Parola di Dio, ma come da sincerità, ma come da Dio, nel cospetto di Dio noi parliamo in Cristo." Le parole suggeriscono il modo in cui il Vangelo dovrebbe essere predicato

IO CON CONSAPEVOLE ONESTÀ. "A titolo di sincerità." Questo è uno stato d'animo in diretto antagonismo con ogni doppiezza. Nessun uomo che non sia fedele alle sue convinzioni e a se stesso può predicare il Vangelo. Gli ebrei dovevano essere un vero uomo che predicava la verità, un uomo amorevole che inculcava l'amore. Per avere onestà cosciente egli deve predicare le proprie convinzioni personali del Vangelo, non le opinioni degli altri

II CON LA DIVINITÀ COSCIENTE. "Come da Dio, davanti a Dio".

1. Gli ebrei devono essere consapevoli che Dio lo ha mandato. Da Dio, non da scuole, sette, chiese o ecclesiastici, ma direttamente da Dio stesso

2. Gli ebrei devono essere consapevoli che Dio lo vede. "Agli occhi di Dio". Questa consapevolezza lo renderà umile, serio, impavido, senza curarsi delle sopracciglia o dei sorrisi del suo pubblico

III CON CONSAPEVOLE CRISTIANITÀ. "Noi parliamo in Cristo". Essere "in Cristo" è essere nel suo carattere, nel suo Spirito. "L'amore di Cristo mi costringe", ecc. Gli ebrei che sono coscienti dello Spirito di Cristo in lui saranno liberi da ogni egoismo, da tutti i motivi sordidi, da tutte le brame di popolarità e fama

Semplicità e integrità consapevoli

"La parola per 'corrotto', formata da una parola che significa 'venditore ambulante' o 'taverniere', implica un'adulterazione simile a quella che tali persone praticavano comunemente. Noi, dice San Paolo, non facciamo simili scherzi commerciali con ciò che predichiamo; Non incontriamo i gusti dei nostri ascoltatori profetizzando inganni. Il fatto stesso di conoscere gli enormi problemi del nostro lavoro lo ostacolerebbe". La parola del vangelo di Dio, il messaggio della vita eterna in Cristo Gesù, può essere adulterata o corrotta in tre modi

1. Mescolando con esso insegnamenti estranei, disarmonici, meramente umani

2. O trasformando la rivelazione del vangelo in un credo formale e irrigidito, sui termini precisi del quale possiamo litigare e contestare

3. O spostando il vero motivo nel predicarlo, e cedendo il posto a scopi bassi, e propositi di ambizione meramente egoistica, e bramando la lode degli uomini. Il fascino del testo ha la sua forza particolare quando ricordiamo di quali cose la parte giudaizzante accusava l'apostolo. I nemici di San Paolo gli costrinsero a fare questo appello. Di solito è sufficiente che l'uomo sincero e vero continui la sua via fedele, prestando poca attenzione alle opinioni o alle accuse degli altri, affidando a Dio la cura della sua reputazione. Ma ci sono occasioni in cui qualcosa come la rivendicazione pubblica diventa necessaria, e un uomo è chiamato ad affermare la sua integrità cosciente. Di questo abbiamo due esempi molto sorprendenti registrati nella Scrittura. Samuele, quando fu messo da parte dall'errato desiderio di un re visibile, si sentì profondamente ferito, sebbene fosse più per l'insulto così rivolto a Geova, l'onnipresente ma invisibile Re, che per il suo stesso bene. Così gli ebrei supplicarono il popolo: "Ho camminato davanti a voi dalla mia infanzia fino a questo giorno. Eccomi, eccomi, testimone contro di me davanti al Signore e davanti al suo unto; di chi ho preso il bue? o di chi ho preso il culo? o chi ho defraudato? chi ho oppresso? o dalla mano di chi ho ricevuto un regalo per accecare i miei occhi con esso? e io te lo restituirò". 1Samuele 12:2,3 E Davide, incompreso e calunniato, si volge a parlare a Dio nel portamento del popolo, e dice: "Giudicami secondo la mia giustizia e secondo la mia integrità che è in me". Salmi 7:8 Considera-

IO IL GRANDE VANGELO CONFIDO

1. Da un lato, la fiducia nella rivelazione e nel messaggio divini. Illustralo con le comunicazioni dirette della volontà divina fatte agli antichi profeti. Ci si aspettava che li consegnassero con tutta semplicità e completezza, e senza apportare alcuna aggiunta propria

2. Dall'altra parte, la fiducia nelle anime degli uomini. Il mondo fu dato agli apostoli come la sfera in cui il loro messaggio evangelico doveva essere consegnato. Tale fiducia richiedeva serietà, sincerità e santo zelo. Dovrebbe sempre richiamare il meglio che c'è in un uomo

II IL PERICOLO DEL SUO DANNO ATTRAVERSO L'ASTUZIA DELL'EGOISTA. Gli uomini trarranno sicuramente le loro impressioni dal carattere degli uomini che la predicano. Se ci facciamo un'idea sporca del predicatore del vangelo, come di un uomo insincero ed egoista, è fin troppo probabile che avremo un'immagine sporca e macchiata del vangelo che egli predica nella nostra mente. Gli uomini possono far posare bagliori dorati o ombre profonde sul vangelo che dichiarano, sul messaggio che hanno in fiducia

III LA SUA FORZA È PRESERVATA QUANDO L'AGENTE È INGENUO E SINCERO. Il ruscello non riceve alcuna sporcizia mentre scorre attraverso di lui. Illustra come uomini di carattere trasparente e di bella pietà onorano la religione. La raccomandazione del vangelo di Cristo agli uomini è

1 il Cristo puro e immacolato stesso, e poi

2 la grazia e il fascino dei suoi servi che sono come lui

La forza dietro la predicazione del Vangelo è la vita degli uomini che predicano. L'uomo di mente semplice, sincero e incorrotto può apportare positivamente aggiunte al potere pratico del Vangelo sugli uomini. Distingui, tuttavia, tra semplicità e debolezza morale, e anche tra ingenuità e ignoranza. La semplicità richiesta è "unità" in opposizione a "doppia mente"; è essere interamente per Dio.p

Illustratore biblico:

2Corinzi 2

 

2 2CORINZI CAPITOLO 2

2Corinzi 2:2

Poiché se io vi faccio dispiacere, chi è allora colui che mi rallegra, ma lo stesso che è reso triste da me?

Gioia per la tristezza:-

(I.) L'auto-miglioramento è preceduto dall'insoddisfazione per se stessi. Questo è vero per ogni auto-miglioramento. Lo troviamo così nell'educazione. E a parità di altre condizioni, quel bambino imparerà più rapidamente chi è più dispiaciuto quando non riesce a portare a termine il suo compito. La stessa affermazione si applica al miglioramento dell'abilità meccanica e delle cosiddette realizzazioni ornate. Certamente c'è il desiderio di eccellere, ma ciò implica insoddisfazione per le conquiste attuali. Il principio è ugualmente applicabile nella sfera morale e spirituale. In questa sfera non ci può essere progresso verso l'alto senza pentimento. La ricerca di un nuovo padrone in questo regno presuppone l'insoddisfazione per il vecchio. C'è un malcontento che è lodevole. Un accenno all'altro lato della stessa verità mostrerà più chiaramente questo principio. E l'altro lato è che Lui raramente fa un avanzamento se sono supponenti, soddisfatti di sé. Gli uomini devono essere risvegliati dalla loro contentezza

(II.) Il "dolore" dell'allievo è la "gioia" dell'insegnante, a condizione, naturalmente, che il "dolore" dello studioso sia in connessione con la funzione speciale dell'insegnante. Il fallimento, a causa della caparbietà nel fare il bene, porta sempre "dolore" al bambino parzialmente educato. Ma tutte le volte che il bambino manifesta "dolore" per il suo fallimento, altrettanto spesso sua madre è resa "contenta". E la più alta "letizia che l'insegnante cristiano conosce non viene da colui che pronuncia un elogio sui suoi sermoni, ma da colui che i sermoni hanno reso "dispiaciuto" a causa del peccato. (J. S. Swan.)

5 2CORINZI CAPITOLO 2

2Corinzi 2:5-11

Ma se qualcuno ha causato dolore.-Lo scopo della disciplina della Chiesa è in ultima istanza la restaurazione dei caduti. La Chiesa ha, naturalmente, un interesse proprio da proteggere; è tenuta a protestare contro tutto ciò che è incompatibile con il suo carattere; è destinato a espellere gli scandali. Ma la protesta della Chiesa, la sua condanna, persino la sua scomunica, non sono fini a se stesse; Sono mezzi per ciò che è realmente un fine in sé, un bene inestimabile che giustifica ogni estremo di severità morale, la riconquista del peccatore attraverso il pentimento. Il giudizio della Chiesa è lo strumento dell'amore di Dio, e nel momento in cui viene accolto nell'anima peccatrice, comincia ad operare come forza redentrice. L'umiliazione che infligge è quella che Dio esalta; il dolore, quello che Lui consola. Ma quando uno scandalo viene alla luce in una congregazione cristiana, qual è il significato di quel movimento di sentimenti che inevitabilmente si verifica? In quanti ha il carattere della bontà e della severità, della condanna e della compassione, dell'amore e della paura, della pietà e della vergogna, l'unico carattere che ha in sé una qualche virtù, da raccontare per la guarigione del peccatore? Se chiedi a nove persone su dieci cos'è uno scandalo, ti diranno che è qualcosa che fa parlare gli uomini; e il discorso in nove casi su dieci sarà maligno, affettato, più interessante per i chiacchieroni di qualsiasi storia di virtù o di pietà - lo scandalo stesso, in breve, molto più vero del suo tema. Qualcuno immagina che il pettegolezzo sia una delle forze che risvegliano la coscienza e lavorano per la redenzione dei nostri fratelli caduti? Se questo è tutto ciò che possiamo fare, in nome di tutto ciò che è cristiano taccio. Ogni parola pronunciata sul peccato di un fratello, che non è suggerita da una coscienza cristiana, che non vibra dell'amore di un cuore cristiano, è essa stessa un peccato contro la misericordia e il giudizio di Cristo. (J. Denney, B.D.) A un uomo simile è sufficiente questa punizione.-

Punizione cristiana e assoluzione:-

(I.) L'idea cristiana della punizione include in essa

1.) La riforma del reo (versetto 6). L'antico sistema giuridico sacrificava l'individuo alla società, e la debole filantropia avrebbe sacrificato la società all'individuo, mentre il cristianesimo avrebbe salvato entrambi

(2.) La purificazione della società. Il peccato commesso impunemente corrompe il corpo degli uomini a cui il peccatore appartiene; e questa purificazione si effettua in parte con l'esempio e in parte con la rimozione del male. La disciplina con cui fu effettuata questa rimozione fu la scomunica, e a quel tempo la scomunica apostolica rappresentava per il mondo il sistema di punizione di Dio

(3.) L'espressione della giusta indignazione. Perché c'è un giusto sentimento nella natura umana che chiamiamo risentimento, anche se nelle nature peggiori diventa malizia. Esisteva in Cristo stesso. Nota cosa ne consegue. L'uomo è l'immagine di Dio: quindi c'è qualcosa in Dio che corrisponde a quello che chiamiamo risentimento, spogliato, naturalmente, di ogni egoismo o furore. Quindi non dobbiamo spiegare quelle parole della Scrittura, "l'ira di Dio", "Dio è adirato con gli empi ogni giorno", "l'ira di Dio si rivela dal cielo". Questi detti contengono una verità profonda e terribile. Se l'ira di Dio è solo una figura, anche il Suo amore deve essere solo una figura

(II.) L'idea cristiana dell'assoluzione. Il perdono è una cosa, l'assoluzione è un'altra. L'assoluzione è l'autorevole dichiarazione di perdono. Quando Cristo disse: "Figlio, sii di buon animo; ti siano perdonati i tuoi peccati", Lui non lo perdonò; era già stato perdonato, ma Lui dichiarò il suo perdono. Ora, il caso che abbiamo di fronte è un esempio distinto di assoluzione ecclesiastica. San Paolo dice: "Io perdono". Questa è l'assoluzione; la dichiarazione dell'uomo del perdono di Dio-l'uomo che parla al posto di Dio

(1.) Considera l'uso dell'assoluzione. Era per salvare dal rimorso, ed è qui considerato come un "conforto". 2. Questa assoluzione era rappresentativa

(1) Del perdono di Dio. San Paolo perdonò il peccatore "nella persona", cioè al posto "di Cristo". Così, come la punizione dell'uomo è rappresentativa della punizione e dell'ira di Dio, così l'assoluzione dell'uomo è rappresentativa del perdono di Dio

(2) Della congregazione cristiana: "per amor vostro". Ogni membro, quindi, di quella congregazione perdonava il peccatore; era suo diritto farlo, ed era nel suo nome che San Paolo parlava; anzi, poiché ogni membro aveva perdonato, San Paolo ha perdonato. L'assoluzione quindi non è una prerogativa sacerdotale. Appartiene all'uomo e al ministro, perché egli si erge come rappresentante dell'umanità purificata. Chi non sa come l'implacabilità della società nel bollare uomini e donne come emarginati renda la loro causa senza speranza? Gli uomini legano i suoi peccati - i suoi crimini - sulla terra, ed essi rimangono legati. Ora, ogni uomo ha questo potere individualmente. Per anni il pensiero del suo inganno e il terrore di suo fratello avevano pesato sul cuore di Giacobbe, e quando Esaù lo perdonò, fu come se "avesse visto la faccia di Dio". Quando trattiamo i colpevoli con tenerezza, la speranza sale in loro verso Dio; i loro cuori dicono: "Ci amano; Dio non ci perdonerà e non ci amerà anche?" (F. W. Robertson, M.A.) Dovreste piuttosto perdonarlo e confortarlo, per timore che un tale sia inghiottito da un dolore eccessivo.

Troppo dolore:-

(I.) Quando il dolore è troppo. È noto che l'eccessivo dolore per il peccato non è il caso ordinario del mondo

(1.) Quando è alimentato da una causa sbagliata. Se un uomo pensa che un dovere non sia un dovere, e poi si rattrista per averlo omesso, tale dolore è troppo grande, perché è indebito e causato dall'errore. Molti cristiani timorosi si preoccupano del cibo, dei vestiti, dei pensieri e delle parole, pensando o temendo che tutto ciò che è lecito sia peccato e che le infermità inevitabili siano peccati atroci

(2.) Quando ferisce e travolge la natura stessa e distrugge la salute o l'intelletto del corpo. Dio non vuole che facciamo del male al nostro prossimo, né che ci distruggiamo o facciamo del male a noi stessi

(II.) Quanto dolore inghiotte un uomo

(1.) Spesso rovescia l'uso sobrio della ragione, così che il giudizio di un uomo ne è corrotto. Un uomo in collera, paura o guaio non pensa alle cose come sono, ma come le sue passioni le rappresentano

(2.) Rende incapace a un uomo di governare i suoi pensieri, e i pensieri non governati devono necessariamente essere sia peccaminosi che molto fastidiosi. Con la stessa facilità con cui si possono mantenere le foglie degli alberi in quiete e in ordine in un vento impetuoso, come i pensieri di chi è in preda a passioni inquietanti

(3.) Inghiottirebbe la fede stessa e ne ostacolerebbe notevolmente l'esercizio

(4.) Ostacola ancora di più la speranza

(5.) Inghiotte ogni senso confortevole dell'amore di Dio, e quindi impedisce all'anima di amarLo. E in questo è un avversario della vita stessa di santità

(6.) È un giudice falso e dannoso di tutte le parole e le opere di Dio, e di tutte le Sue misericordie e correzioni. Qualunque cosa legga o ascolti, pensa che tutto gli sia contro

(7.) È un nemico della gratitudine. 8. È del tutto contrario alla gioia nello Spirito Santo. sì, e la pace in cui consiste molto il regno di Dio. 9. È molto contrario al tenore stesso del vangelo, che è la buona novella del perdono e la gioia eterna. 10. Ciò avvantaggia enormemente Satana, il cui disegno è di descriverci Dio come simile a lui, che è un nemico malvagio. 11. Non adatta gli uomini a ogni meditazione proficua. Più riflettono, più sono sopraffatti. E trasforma la preghiera in una semplice lamentela, invece che in suppliche infantili e credenti. 12. È un cimurro che rende più pesanti tutte le sofferenze

(III.) Quali sono le cause di esso? 1. Per moltissimi nasce dal cimurro o dalla debolezza del corpo, e da esso l'anima è grandemente incapace di qualsiasi senso confortevole

(2.) Ma di solito altre cause precedono questa malattia della malinconia. E una delle più comuni è l'impazienza peccaminosa, la mancanza di sufficiente sottomissione alla volontà di Dio

(3.) La colpa di qualche peccato volontario; Quando la coscienza è convinta, il peccato è amato e tuttavia temuto. L'ira di Dio terrorizza, ma non abbastanza da portare al superamento del peccato

(4.) Ignoranza ed errori in questioni che riguardano la pace e le comodità

(1) Ignoranza del tenore del vangelo

(2) Errori sull'uso del dolore per il peccato e sulla natura della durezza di cuore

(3) Ignoranza di noi stessi, non sapendo la sincerità che Dio ci ha dato

(4) Incapacità di trarre conforto dalle nude probabilità, quando non otteniamo certezza

(5) Ignoranza degli altri uomini, molti pensano, con la nostra predicazione e i nostri scritti, che siamo molto migliori di quello che siamo

(6) Maestri incapaci suscitano perplessità in molti

(IV.) Qual è la cura? 1. Non guardare alla parte peccaminosa dei tuoi problemi, né come migliore né peggiore di quanto non sia in realtà

(2.) Non cedere all'abitudine dell'impazienza irritante

(3.) Impegnatevi più diligentemente che mai a vincere l'amore smodato del mondo

(4.) Se non sei convinto che Dio solo, Cristo solo, il cielo solo, ti basta, per quanto riguarda la felicità e il pieno contenuto, vai, studia meglio il caso, e potresti essere convinto

(5.) Studiate meglio quanto sia grande il peccato di porre le nostre volontà e i nostri desideri in un'opposizione scontenta alla saggezza, alla volontà e alla provvidenza di Dio, e di fare della nostra volontà, invece delle Sue, come dèi per noi stessi

(6.) Studia bene quanto sia grande il dovere di confidare completamente in Dio e nel nostro benedetto Redentore, sia con l'anima che con il corpo, e con tutto ciò che abbiamo

(7.) Se non vuoi essere inghiottito dal dolore, non ingoiare le esche del piacere peccaminoso. 8. Ma se nessuno dei peccati sopra menzionati causa i tuoi dolori, ma provengono dalle semplici perplessità della tua mente, io esporrò i tuoi rimedi appropriati, e cioè la cura di quell'ignoranza e di quegli errori che causano i tuoi problemi

(1) Molti sono perplessi riguardo alle controversie religiose. Indicazioni: (a) Fate in modo di essere fedeli alla luce e alla legge della natura, che tutta l'umanità è obbligata ad osservare. (b) In quanto alla rivelazione soprannaturale di Dio, attenetevi alla Parola di Dio, la sacra Bibbia. (c) Usate tuttavia con gratitudine l'aiuto degli uomini per comprendere e ubbidire alla Parola di Dio. (d) Non prendere nulla come necessario per l'essere del Cristianesimo e per la salvezza che non sia registrato nella Scrittura, e che non sia stato ritenuto necessario da tutti i veri cristiani in ogni epoca e luogo. (e) Mantenere l'unità dello spirito nel vincolo della pace, con tutti i veri cristiani, in quanto tali, e vivere nell'amore nella comunione dei santi. (f) Non contrapporre mai un'opinione dubbia a una certa verità o dovere. (g) Servi fedelmente Cristo per quanto hai raggiunto, e sii fedele a tutta la verità che conosci

(2) Se il tuo problema riguarda i tuoi peccati, o la mancanza di grazia, e lo stato spirituale, digerisce bene questi consigli, (a) la bontà di Dio è uguale alla Sua grandezza. (b) Cristo è venuto a salvarci. (c) La condizione del perdono e della vita è che noi crediamo in Lui, e accettiamo volentieri la misericordia che Lui ci dà gratuitamente. (d) Il giorno della grazia non è mai passato per nessun peccatore, ma egli può ancora avere Cristo e perdonare se vuole

(3) Ma se la malinconia ha preso il sopravvento, ci devono, oltre a ciò che si dice, alcuni altri e appropriati rimedi usati. (a) Evitate le vostre riflessioni malinconiche. (b) Lasciate che i pensieri che avete siano esposti sulle cose più eccellenti. L'infinita bontà di Dio; l'amore incommensurabile di Cristo; l'inconcepibile gloria e gioia che tutti i beati hanno con Cristo. (c) Quando preghi, decidi di dedicare la maggior parte del tuo tempo a ringraziare e lodare Dio. 9. Se il dolore deriva da qualche disturbo fisico, come spesso accade, il medico deve prendere il posto del predicatore. Questo dolore deve essere curato con la medicina e la dieta. (R. Baxter.)

11 2CORINZI CAPITOLO 2

2Corinzi 2:11

"Perché Satana non si avvantaggia di noi, perché noi non ignoriamo i suoi stratagemmi".

Gli stratagemmi di Satana:-Noi che "siamo chiamati ad essere santi" non ignoriamo i suoi stratagemmi. Noi li conosciamo, chi sono, da dove vengono e dove ci conducono. Non si tratta di notizie o dicerie, ma di conoscenza personale

(I.) I suoi dispositivi nella disciplina verso i decaduti. Il fatto che non ignorassero i suoi disegni è indicato come motivo dell'ansietà dell'apostolo, "che Satana non ne traesse vantaggio". Lui temeva di non essere in grado di sopraffare la questione menzionata. Si è trattato di un caso di disciplina. Un noto scandalo aveva preso piede secondo cui "uno dovrebbe avere la moglie di suo padre". La severa disciplina era bastata a produrre l'effetto desiderato. Qualunque possa essere il pensiero dei "molti che hanno inflitto" la censura, sembrerebbe che ci fosse tra loro una parte che non voleva perdonare l'offesa, togliere la sentenza e ristabilire il colpevole. A tutti loro l'apostolo dice: "Dovete piuttosto perdonarlo e consolarlo, perché non sia forse inghiottito da troppo dolore". E questa esortazione è rafforzata dal suo stesso esempio nella persona e nella presenza di Cristo. "A chi voi perdonate qualche cosa, anch'io la perdonerò; perché se ho perdonato qualche cosa, a chi l'ho perdonata, l'ho perdonata per voi in persona o davanti a Cristo" versetti 6-10). A causa della loro eccessiva severità nel continuare la censura, era possibile che lo spirito di una persona del genere cedesse allo sconforto o alla disperazione, nutrisse duri pensieri su Dio, sul governo della Sua Chiesa, e "così tornasse alla perdizione". In una tale fatale contesa lo spirito sarebbe perduto per Cristo e guadagnato da Satana. Per questi motivi l'apostolo era ansioso "che Satana non si avvantaggiasse su di noi, poiché non ignoriamo le sue macchinazioni". Da questo istruttivo caso di disciplina primitiva sembrerebbe che i suoi stratagemmi per corrompere la Chiesa di Cristo, mantenere uno spirito di partito, rovinare la sua unità e impedire la purezza della comunione fossero, e siano tuttora, questi: nessuna disciplina, lassismo della disciplina e parzialità nella disciplina tra ricchi e poveri, padrone e servo, un partito e l'altro. da un lato; e un'eccessiva severità di censura, sproporzionata rispetto al reato, e protratta per un tempo troppo lungo, dall'altro

(II.) I suoi stratagemmi per impedire la salvezza dei perduti. Se tali sono i suoi stratagemmi per tenere dentro coloro che dovrebbero essere fuori, e per tenerli fuori quando dovrebbero essere ricevuti di nuovo all'interno della Chiesa, quali sono i suoi stratagemmi per tenere i peccatori lontani da Cristo e dalla Sua salvezza? I suoi principali stratagemmi, le sue macchinazioni per impedire ai peccatori di "darsi al Signore", sembrano essere i quattro seguenti

(1.) Nessuna gioia. Non c'è gioia in Cristo, non c'è gioia nella Sua religione, non c'è gioia nel Suo servizio e non c'è gioia nella Sua salvezza. I cristiani vanno in lutto senza sole. Diventare un cristiano significa dire addio a tutta la gioia, il piacere e il divertimento per la vita che è ora. Questo dispositivo è appositamente destinato ai cuori allegri. Non reggerà all'esame. Provalo con la ragione. Sicuramente chiunque possieda la ragione e la parola ammetterà che il Creatore di tutti noi può rendere felici o infelici le Sue creature. Perché Lui è "il benedetto, e anche l'unico Dio saggio". Felice in se stesso, Lui è anche la fonte di ogni felicità per le sue creature. La supposizione stessa non è meno irrazionale di quanto non sia empia. È la conoscenza di Dio, che è buono e benedetto in eterno; la fede in Dio; confidare nella Sua provvidenza e nelle Sue promesse; La speranza della vita eterna è probabile: questi esercizi ispirano tristezza? Certamente no. E se gli affetti benevoli di "pace in terra e buona volontà verso gli uomini", o gli affetti malevoli verso Dio e gli uomini sono i più adatti a dare vera e duratura gioia? Provatela per rivelazione. E quali sono le sue notizie? Il vangelo non è cattivo, ma una buona notizia dal cielo alla terra, da Dio agli uomini. Ed è forse la buona notizia adatta a produrre gioia o tristezza, gioia o dolore? Messa alla prova dalle Scritture, nessuna gioia nella religione è vista e mostrata come un espediente menzognero e un prodigio menzognero di Satana. Provalo per esperienza. Ora, da che cosa dipende la vera gioia o felicità? Non sulle condizioni mondane o sulle circostanze esterne, ma sullo stato della mente e del cuore. Ebbene, "l'uomo buono sarà soddisfatto da se stesso", non di se stesso, ma da se stesso, "da un cuore puro, e da una buona coscienza, e da una fede non finta". Per che cosa prega? "Rallegra l'anima del tuo servo". "Le consolazioni di Dio sono forse piccole per te?" Una cosa è certa: le consolazioni di Dio non sono piccole nella loro fonte, non sono piccole nella promessa, e non sono piccole in se stesse; E se sono piccoli con te, non c'è forse una causa? Può essere dovuto sia

(1) Alle tue visioni parziali, difettose o erronee del carattere o del vangelo di Dio; o

(2) Alla mancanza, alla debolezza o all'esitazione della tua fede, sotto una professione giusta e ardente; o

(3) A qualche "cosa segreta con te", a qualche dovere segreto trascurato, a qualche peccato segreto indulgente; o

(4) Al tuo temperamento costituzionale, lunatico e malaticcio, che deprime il tuo spirito e diminuisce le tue consolazioni. "Beato l'uomo che trova la sapienza e l'uomo che acquista intelligenza. Le sue vie sono vie di piacevolezza e tutti i suoi sentieri sono pace. Essa è un albero di vita per coloro che si aggrappano a lei; e felice chiunque la ritiene". 2. Nessuna fretta. Non c'è fretta per voi di essere trovati dalla parte del Signore e di essere devoti al Suo servizio. Per tutto questo avete tempo a sufficienza, e da risparmiare nella lunghezza dei giorni che vi attendono. Nel frattempo rilassatevi, mangiate, bevete e divertitevi. Questo dispositivo è particolarmente adatto per i giovani, i forti, i sani e gli aspiranti all'inizio della vita. Se No Joy fallisce con questa classe, è più probabile che non ci sia fretta e nessun pericolo di ritardo, poiché si adatta allo spirito presuntuoso e alle abitudini procrastinatrici dell'uomo caduto. Questo espediente non è secondo a nessuno nel pericolo e nel successo dei figli degli uomini. È uno stratagemma molto ingannevole e distruttivo di Satana. Se ci riesce, Satana, nella maggior parte dei casi, ha ottenuto la sua fine. Da esso le anime instabili sono ingannate di giorno in giorno fino alla loro eterna rovina e rovina. Questo dispositivo, anche se ancora inferiore al primo, non reggerà all'esame. Non è infatti parte della ragione e della saggezza prestare la prima e più seria attenzione alle cose della massima importanza. "La vita non vale forse più della carne e il corpo più del vestito?" Ora, quale tempo è assicurato all'uomo per l'attività della salvezza? "C'è un tempo per nascere e un tempo per morire"; Ma qual è il tempo per vivere? Chi può dirlo? I comandi del Maestro concordano con i dettami della ragione e con i risultati dell'osservazione in questa materia. Sono tutti nel tempo presente, tutti personali, tutti pressanti e tutti supremi negli obblighi verso tutti gli uomini. Poiché i comandamenti del Salvatore sono applicati da "esempi, scritti per nostra ammonizione, sui quali sono giunti i confini del mondo", ossia dei secoli". Cosa sono? Felice è un tipo adatto a molti ascoltatori sotto la predicazione del vangelo. Sono convinti, ma non si sono convertiti a Cristo. Le loro convinzioni sono soffocate, potrebbe essere per non tornare mai più. E l'esperienza dei peccatori non convertiti sotto la predicazione del vangelo non corrisponde più o meno a questi esempi scritti per il nostro avvertimento? Non sentono forse che ogni ritardo tende a rendere le orecchie intorpidite all'udire la Parola? 3. Nessun pericolo. Non c'è pericolo che tu perda la tua anima o che tu venga meno al riposo promesso. Questo dispositivo è destinato in particolare alle persone esteriormente decenti, morali e benestanti. Sono soddisfatti di se stessi; sono in pace con se stessi e in pace con il mondo; e non vedono e non sentono alcun pericolo da nessun'altra parte. Tale pace è illusoria e di breve durata. È come la calma che precede la tempesta. Ammettono di essere peccatori, come lo sono tutti gli uomini, non per una sincera convinzione del suo male, ma per attenuare la loro colpa attraverso la sua diffusione su tutto; ma non sono mai stati convinti della propria peccaminosità in modo da far sentire loro l'urgente bisogno del Salvatore. Essi amano mammona più della misericordia, i loro peccati più della loro anima, se stessi più del Salvatore e il piacere più di Dio. Sono gli amici del mondo e i nemici di Dio. In questo modo Satana ottiene un vantaggio su di loro, poiché ignorano i suoi stratagemmi. "I pubblicani e le meretrici entrano nel regno di Dio prima di te". 4. Nessuna speranza. Non c'è per te alcuna speranza di salvezza. Questo è l'ultimo, principale stratagemma di Satana, ma non è il minimo. I terrori sono accresciuti dai vividi ricordi di privilegi mal migliorati; di opportunità perse. Satana sa bene che sono più i peccatori a morire per disperazione che per presunzione. Come tutti gli altri suoi stratagemmi, quest'ultimo è un dispositivo menzognero di Satana. Perché finché c'è vita c'è speranza. (Geo. Robson.)

Vantaggio cercato:

1.) Che la disciplina della Chiesa è necessaria

(2) Questa disciplina dovrebbe essere estesa a ogni membro della Chiesa, qualunque sia la sua posizione mondana

(3.) Che la disciplina della Chiesa ha i suoi limiti

(I.) Il potere del male che cerca di avere un vantaggio su di noi. La Bibbia ha molto da dire su di lui, ma niente di diverso dal suo insegnamento qui. Ci viene insegnato

1.) I nomi di Satana

(2.) La sua condizione. Ridotto in condizione, abbattuto dall'orgoglio, ecc

(3.) Il suo carattere

(4.) Male non mescolato

(5.) La sua chiamata. Lui è preminentemente il tentatore

(II.) Alcuni dei molti modi in cui Satana cerca un vantaggio

(1.) Lui tenta con sottigliezza sistematica

(2.) Lui insinua suggestioni malvagie

(3.) Lui si serve degli uomini per tentare i loro simili

(4.) Lui nasconde i suoi disegni, in modo da non essere percepito o sospettato

(5.) Lui si avvale dei vantaggi presentati dalla disposizione e dalle circostanze di coloro che tenta. I ricchi, i poveri, i gai, gli orgogliosi

(III.) La conoscenza che dovrebbe vanificare il vantaggio desiderato. Non abbiamo scuse per l'ignoranza. Una pia madre disse al figlio ben istruito ma empio: "Ebbene, Morgan, stai andando dritto alla distruzione, ma non ci vai al buio, tua madre ti ha messo la candela in mano". Che cos'è la Bibbia, la predicazione e le adunanze religiose che abbiamo? Ci sono solo così tante candele, avvertimenti, come le luci rosse del pericolo, così come le luci dei fari della sicurezza. (D. Davis.)

Gli stratagemmi di Satana:-Non ci può essere prova più grande della degenerazione degli uomini del fatto che le loro menti sono così facilmente imponenti nelle questioni del momento più importante, e che con piccole arti di sofisma sono condotti su sentieri immediatamente distruttivi sia della loro natura che della loro felicità. Essendo quindi posti in circostanze così pericolose, non c'è nulla di più prudente che tenere deste le nostre facoltà di discernimento, per timore che Satana si avvantaggiasse di noi. Nota-

(I.) Alcuni dei metodi e delle tentazioni più efficaci con cui il grande nemico delle anime è solito far saltare i propositi degli uomini per una vita santa

(1.) Con la segreta incredulità della verità delle cose

(2.) Facendo false rappresentazioni della religione

(1) Che le sue restrizioni sono ingiuste e irragionevoli. Così la religione è vista come una tirannica usurpazione dei diritti e dei privilegi naturali dell'umanità

(2) Che i suoi precetti sono difficili, se non impossibili

(3.) Tentando gli uomini a porre tutta la religione in poche pretese vuote ed esterne di pietà, prive della vita interiore e dello spirito della religione

(4.) Tentandoli a quei vizi che hanno un'ombra e una somiglianza di virtù. Questo spirito astuto sa benissimo che il peccato non prenderà mai la sua forma nuda, e quindi lo veste di un vestito migliore, e lo chiama con un altro nome. L'orgoglio non diffonde mai i suoi pennacchi con più successo di quando è raccomandato come gentilezza e una giusta valorizzazione di noi stessi secondo il nostro deserto e la nostra qualità. Molti uomini non sarebbero mai traditi negli eccessi se non lo considerassero come un argomento di una mente libera e generosa e un pezzo di buona comunione

(5.) Migliorando l'influenza di esempi potenti e prevalenti. L'umanità è di temperamento socievole e flessibile, facilmente sviato quando la moltitudine fa del male. Siamo inclini a considerarlo come una sorta di rifugio e di patrocinio per peccare in compagnia, e agire in modo contrario alla compagnia in cui ci troviamo è considerato come una violazione delle leggi della civiltà e delle buone maniere

(II.) Perciò ci interessa stare continuamente in guardia, conservare la nostra coscienza pronta e tenera, essere infinitamente vigilanti, affinché il nostro piede non sia preso in nessuna di quelle trappole che sono appositamente tese per rovinarci. Non è un nemico spregevole quello con cui abbiamo a che fare, né tanto meno da temere perché invisibile, perché in questo modo egli mantiene un rapporto più stretto e più segreto con gli spiriti degli uomini. Lui è mirabilmente acuto a piantare i suoi motori, a fare le sue batterie nella parte più debole. Ma, ahimè! Sebbene gli uomini non avessero un nemico straniero, c'è un nemico nel loro petto#Giacomo 1:14. Qui sta il grande vantaggio di Satana. Lui sa che la nostra forza è piccola, la nostra propensione al peccato impetuosa, e quanto siamo inclini ad essere traditi dai nostri appetiti e dalle nostre passioni

(1.) Facciamo dunque tesoro nella nostra mente di un grande senso di Dio e di noi stessi, lasciamo che la coscienza adempia liberamente al suo dovere. Rispettiamo la nobiltà della nostra natura, che è di una struttura e di un temperamento più divini che da contaminare

(2.) Che tutte le occasioni e le occasioni di vizio siano evitate con una cura rapida e gelosa; Una tentazione è più facile prevenire che rimuovere, una volta che si è imposta sul peccatore

(3.) Dovremmo rivedere frequentemente la nostra vita e sottoporre le nostre azioni a un esame severo e imparziale per poter sapere qual è la loro origine, tendenza e conseguenza

(4.) Ma soprattutto dobbiamo sollecitare il Cielo affinché Dio ci permetta di sconfiggere le sottigliezze del tentatore. "Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione". (W. Cave, D.D.)

Le tentazioni di Satana e la necessità di resistervi:-

(I.) Ora, il primo tratto del carattere di Satana è l'inganno. È evidente che il peccato ha avuto origine nell'inganno Genesi 3:13; Apocalisse 12:9. Da qui sorgono quei frequenti moniti nella Parola di Dio di non essere ingannati se non pecchiamo

(II.) Il prossimo espediente che il tentatore esercita per la seduzione dell'umanità è l'allettamento o l'intreccio degli affetti. Non appena la mente viene distolta dal sentiero del dovere, gli affetti vengono immediatamente assaliti e attirati al peccato. Come l'esca con cui un pesce viene preso all'amo, così Satana cerca di adescare gli uomini verso la loro distruzione. I giorni di questa prigionia saranno intensificati quando egli potrà insidiosamente prevalere sull'immaginazione per intrattenere pensieri vani con segreto compiacimento e piacere

(III.) Un terzo stratagemma che il grande seduttore impiega per ottenere un vantaggio su di noi è quello di attenuare la colpa del peccato

(IV.) Indaghiamo come si possa evitare questo pericolo, e sottolineiamo la necessità di resistere alle astuzie e agli assalti del diavolo

(1.) In tutto il corso della tua obbedienza presta minuziosamente attenzione alla saggezza di Salomone e "custodisci il tuo cuore con ogni diligenza". 2. Questa considerazione ci spinga in ogni momento a resistere fermamente nella fede, "sapendo che l'Ebraico che è in noi più grande di colui che è nel mondo". 3. A questo scopo teniamo sempre presente l'esempio e le sofferenze del beato Gesù

(4.) Rallegriamoci, dunque, di essere chiamati a servire sotto un leader così bravo, così sollecito del nostro successo, così attento a promuoverlo e così pronto "ad aiutare nel momento del bisogno". 5. Infine, ricordiamoci che in tutti i nostri incontri con il peccato, con il mondo e con il diavolo, non stiamo altro che seguendo le orme del Capitano della nostra salvezza, e viaggiando verso il raggiungimento della stessa gloria, attraverso gli stessi aspri sentieri di dolore e di tentazione. (E. Brackenbury, B.A.)

Satan&ae; stratagemata:-Chabryas era solito dire che era il miglior comandante in guerra che comprendeva meglio i suoi nemici

(I.) Innanzitutto, della cautela. Alcuni pronunciano queste parole: "Che Satana non vi usurpi; e danno questa ragione, perché, dicono, Satana non ha diritto a nessun luogo; Dovunque mette piede è un intruso e un usurpatore. Altri leggono: "Per timore che Satana ci eluda in modo gradevole alle circostanze del luogo e alla pratica del diavolo". Ma perché l'apostolo dice: "Per non approfittarsi di noi"? San Paolo era in pericolo, o Satana aveva qualche disegno su di lui? Possiamo concepire che San Paolo si unisca a loro, perché ha stimato tutti coloro che ha generato a Cristo con il Vangelo nient'altro che i suoi figli, e il padre non può che soffrire per la perdita di suo figlio. Il pastore deve necessariamente essere danneggiato quando qualcuno del suo gregge è diminuito. San Paolo era inoltre interessato a questa faccenda, perché i Corinzi avevano scomunicato questa persona incestuosa per ordine dell'apostolo, e quindi se avesse abortito, Satana avrebbe fatto il suo vantaggio su tutti: sulla persona incestuosa, la cui anima avrebbe rovinato; sulla Chiesa, che aveva mutilato di un membro. Questi erano gli stratagemmi di Satana, che egli non poteva portare così da vicino, ma che l'occhio vigile dell'apostolo li descrisse, perché, egli dice, "Noi non ignoriamo i suoi stratagemmi". Se il padrone di casa sapesse in quale notte il ladro sarebbe venuto a derubarlo, certamente farebbe la guardia alla sua casa; Gli uccelli sapevano che era stata tesa una trappola per loro, si sarebbero avvicinati? "Dispositivi". I dispositivi sono mezzi sottili per raggiungere i nostri fini, come lo sono i trucchi nei giochi, gli errori nelle dispute e gli stratagemmi in guerra; il nemico della nostra anima ne è pieno

(1.) Il primo stratagemma, politica o stratagemma di Satana è osservare la costituzione naturale della mente e del corpo di ogni uomo, e adattare ad essa le sue tentazioni. Egli sa bene che, come non ogni pianta prospera in ogni terra, così neppure ogni vizio in ogni temperamento e carnagione. Come il marinaio segna il vento, e di conseguenza issa o batte le vele, o come l'astuto oratore impara da che parte propone il giudice, e lo trascina sempre dove lo vede arrivare, così il diavolo fa uso perpetuo dell'inclinazione della nostra natura per aiutare a superare le sue tentazioni

(2.) Il secondo stratagemma, politica o stratagemma è quello di osservare le nostre capacità e doti naturali, e accogliere le sue tentazioni

(3.) Il terzo stratagemma, politica o stratagemma di Satana è quello di accogliere la sua tentazione verso la condizione, la condizione e il luogo esteriore degli uomini, che oscilla molto in entrambi i casi

(4.) Il quarto stratagemma, politica o stratagemma è quello di tentarci con il metodo, cominciando con azioni discutibili, per poi procedere ai peccati di infermità, da essi alle trasgressioni volontarie, poi ai crimini atroci, e infine all'ostinazione e all'impenitenza finale. Nessuna lana o stoffa viene tinta di porpora o scarlatto all'inizio, ma dopo diverse tinture all'ultimo prende la tinta più profonda. Lui che gira frettolosamente il piolo per caricare un acuto al suo tono spezzeranno più presto la corda che accordarla, ma se la sforzano a poco a poco, la portano senza pericolo all'altezza

(5.) Il quinto stratagemma, politica o stratagemma di Satana è quello di portarci da un estremo all'altro

(6.) Il sesto stratagemma, politica o stratagemma di Satana è quello di trasformarsi in un angelo di luce, e quindi di persuadere i figli della luce che i suoi suggerimenti sono i moti dello Spirito Santo di Dio

(7.) Il settimo stratagemma, politica o stratagemma di Satana è quello di trarre vantaggio dal tempo, non solo attirando ogni epoca ai suoi vizi peculiari, come i bambini all'ozio e alla vanità, la giovinezza alla lussuria, l'età perfetta e la forza alla violenza e ai tentativi audaci, la vecchiaia alla cupidigia, e ognuno ai peccati del tempo, ma approfittando dell'opportunità presente per spingere improvvisamente un uomo nel prossimo peccato. Istruisciti su come impiegare i suoi motori e rivolgere i suoi stessi ordigni contro se stesso

(1.) In primo luogo, Satana gioca forse il fisionomico, e osservando il nostro temperamento naturale adatta le sue tentazioni ad esso? Usiamo anche la fisionomia e approfittiamo delle nostre inclinazioni naturali per promuovere le opere della grazia in noi. Se ci troviamo per natura timorosi, sforziamoci di trasformare questa paura in una terribile riverenza; se audace, per trasformare questa audacia in fiducia spirituale

(2.) In secondo luogo, Satana gioca forse il ruolo del poeta e attribuisce a ogni giocatore una parte che è più in grado di recitare? Usiamo anche la poesia e osserviamo le nostre capacità naturali della mente e del corpo per adattarle di conseguenza ai nostri esercizi spirituali. Se siamo dotati di una gravidanza di ingegno, di impiegarla nello studio dei misteri celesti; se con maturità di giudizio, impiegatelo nel discernere fra la vera e la falsa religione

(3.) In terzo luogo, Satana gioca forse a fare il politico, e indaga sulla condizione di vita di ogni uomo, e vi accoglie le sue tentazioni? Facciamo anche uso della politica, e con la nostra condizione esteriore miglioriamo il nostro interno, lavorando per quelle grazie che sono più adatte al nostro posto e alla nostra condizione. Se siamo in autorità, sforziamoci di essere seri e integri; se sotto il comando di altri, per obbedienza e fedeltà

(4.) In quarto luogo, Satana gioca a fare il logico e ci tenta con il metodo? Usiamo anche la logica e osserviamo il metodo nella scienza della salvezza

(5.) In quinto luogo, Satana gioca forse il falso pilota e, persuadendoci a cadere da una roccia sulla destra, ci porta così lontano nella direzione opposta che dividiamo la nostra nave su una roccia sulla sinistra? Usiamo anche l'arte della navigazione nella nostra rotta verso i bei porti del cielo

(6.) Sesto, Satana gioca forse a fare l'astuto mercante e ci inganna con pietre contraffatte per gioielli, con esibizioni di virtù per vere grazie? Imitiamo anche la saggezza dei mercanti, che saranno perfetti lapidari prima di commerciare in perle e pietre preziose. Studiamo la differenza tra le grazie vere e quelle apparenti

(7.) Infine, Satana fa il temporeggiatore e cronometra tutti i suoi suggerimenti? Cerchiamo anche noi in senso pio di essere servitori del tempo, svolgiamo tutti i sacri doveri nella stagione più adatta. (D. Featly, D.D.)

Gli stratagemmi di Satana:-

(I.) Per attirare il credente nel peccato

(1.) Lui approfitta del suo temperamento particolare. Vede forse Davide incline all'orgoglio e alla vana fiducia, lo tenta a contare il popolo, ben sapendo il giudizio che sarebbe seguito 2Cronache 21:1. Satana vide in Pietro il timore dell'uomo? Lui istiga una serva ad accusarlo di essere un seguace di Cristo, e quindi lo induce a rinnegare il suo Signore. Vedeva in Lot troppo proteso verso il mondo? Lui ne approfitta per farlo indugiare a Sodoma. Proprio così ora. Satana conosce i nostri ostacoli. Può essere irritabilità di temperamento, o ipersensibilità, offendersi rapidamente per la minima causa, o orgoglio spirituale, o troppo attaccamento al mondo, ecc. Di tutti questi egli si avvale

(2.) Lui sceglie gli strumenti adatti. Lui impiegò Eva per sedurre Adamo e la moglie di Giobbe per tentare il patriarca a "maledire Dio e morire". Lui tenterà un genitore a fare il male per gratificare i capricci di un figlio prediletto; tenterà un bambino ad agire contro i dettami della sua coscienza per paura di disobbedire a un genitore; tenterà un cristiano a ferire la sua coscienza piuttosto che offendere un altro sul cui sostegno può dipendere interamente

(3.) Lui presenta la stessa tentazione sotto forme diverse. Questo fu l'espediente che egli usò contro il Salvatore. Lui lo tentò personalmente e poi per mezzo di Pietro. Sventato nei suoi disegni su di noi, se ne va, ma solo fino a quando un senso di sicurezza non si è impossessato di noi, allora torna di nuovo più astuto che mai

(II.) Mantenere i credenti in uno stato di dolore e dubbio. Lui lo fa

1.) Facendoli guardare ai loro peccati invece di allontanarli da essi per andare a Cristo

(2.) Incline a fraintendere le azioni provvidenziali di Dio

(3.) Facendo in modo che confondano la fede con la certezza

(III.) Mantenere i credenti dai sacri doveri. Lui lo fa

1.) Presentando il mondo sotto una falsa luce

(2.) Suggerendo una moltitudine di pensieri vani

(3.) Sforzandosi di accontentarli di un basso stato di religione, invece di cercare gradi più elevati di santità personale, "crescendo nella grazia", ecc. (A. W. Snape, M.A.)

I dispositivi del diavolo:-

(I.) Occupare la nostra mente con le cose del mondo, in modo che non ci rimanga tempo per prendersi cura della nostra anima

(II.) Scoraggiare coloro che mostrano una qualsiasi disposizione a fare il bene

(III.) Travisare la religione stessa

(IV) Utilizzare le conquiste della scienza per promuovere i propri scopi. Da qui l'idea che non ci sia limite alle indagini sull'uomo; che le espressioni della ragione sono supreme; che la fede nell'invisibile non è altro che la pietosa debolezza della superstizione e dell'ignoranza. (J. N. Norton, D.D.)

Gli stratagemmi di Satana: - La giustizia di Dio nel permetterci di essere tentati è giustificata dalle seguenti considerazioni: che siamo qui in uno stato di disordine; che Lui ha promesso di non permettere che siamo tentati al di sopra di ciò che siamo in grado di sopportare, e non solo, ma a colui che vince Lui darà una corona di vita. Per quanto riguarda la prima domanda, a che tempo della vita? Rispondo: dobbiamo aspettarci di essere tentati da lui, in un modo o nell'altro, per tutta la vita. In secondo luogo, indica alcuni di quegli espedienti di cui Satana generalmente fa uso alla nostra prima conversione, al fine di ottenere un vantaggio su di noi

(1.) Il primo espediente che menzionerò, di cui Satana si serve, è quello di spingerci alla disperazione

(2.) Un secondo espediente di cui Satana generalmente fa uso per ottenere un vantaggio sui giovani convertiti è quello di tentarli a presumere o a pensare di se stessi più di quanto dovrebbero pensare

(3.) Un terzo espediente di cui Satana generalmente fa uso, "per ottenere un vantaggio su di noi", è quello di tentarci all'inquietudine e ad avere pensieri duri su Dio, quando siamo morti e sterili nella preghiera

(4.) Sto per menzionare il quarto espediente: il suo disturbarvi con pensieri blasfemi, profani, increduli, e talvolta a tal punto da essere tormentanti come la tortura

(5.) Quinto menzionerò, che non è il meno importante, che ci tenta con i nostri amici e parenti carnali

(6.) Sesto espediente, che è pericoloso quanto tutti i primi, perché non ci tenta affatto, o, piuttosto, si ritira per un po' per venire su di noi in un'ora in cui non ci pensiamo. (G. Whitfield, M.A.)

Gli stratagemmi di Satana:-Le parole importanti nel testo sono della stessa radice: "Satana è molto sapiente, e sempre all'erta per avere la meglio su di noi; ma noi non siamo privi di conoscenza delle sue vie conoscitive." Fu la conoscenza di Paolo con le insidie del diavolo che lo rese ansioso di vedere la restaurazione del peccatore pentito debitamente attuata

(I.) Uno scandalo nella Chiesa dà al diavolo un'opportunità. Quando un cristiano cade in peccato aperto, è un'opportunità offerta al nemico che non tarda a migliorare. Lui lo usa per screditare il nome stesso di Cristo; di trasformare quello che dovrebbe essere il simbolo della bontà più pura in un sinonimo di ipocrisia. Cristo ha affidato il Suo onore alla nostra custodia, e ogni caduta nel vizio dà a Satana un vantaggio su di Lui

(II.) Il diavolo trova il suo guadagno nell'incompetenza della Chiesa ad affrontare il male nello spirito di Cristo. È una bella cosa per lui se riesce a portare il peccatore condannato alla disperazione, e se riesce a spingere all'implacabilità coloro che sanno poco dell'amore di Dio. Se i discepoli di Colui che ha ricevuto i peccatori guardano con sospetto i decaduti e raffreddano la loro speranza di restaurazione, ci sarà gioia per questo, non in cielo ma all'inferno. E non solo questo, ma il contrario è un disegno del diavolo di cui non dovremmo essere ignoranti. Non c'è quasi peccato che qualcuno non abbia interesse ad attenuare. Anche la persona incestuosa aveva i suoi difensori che si gloriavano di ciò che aveva fatto come affermazione della libertà cristiana. Il diavolo approfitta degli scandali della Chiesa per corrompere e corrompere le coscienze degli uomini; vengono pronunciate parole indulgenti, che non sono la voce della terribile misericordia di Cristo, ma di una miserabile autocommiserazione, e qualcuno potrebbe immaginare cosa si addice meglio al diavolo dei pettegolezzi assolutamente insensibili ma estremamente interessanti che risuonano su ogni esposizione del peccato?

(III.) Il diavolo trova il suo vantaggio nei dissensi dei cristiani. Che opportunità avrebbe avuto a Corinto se i rapporti tra l'apostolo e la Chiesa fossero continuati a essere tesi! Quali opportunità ha dappertutto, quando gli animi sono tesi, e ogni movimento significa attrito, e ogni proposta desta sospetti! L'ultima preghiera di Cristo fu che tutti i Suoi discepoli potessero essere uno; essere uno in Lui è l'ultima sicurezza contro gli stratagemmi di Satana. Che spaventoso commento è la storia della Chiesa su questa preghiera. È dare noi stessi al nemico, se non vogliamo a tutti i costi "conservare l'unità dello Spirito nel vincolo della pace". (J. Denney, B.D.)

12 2CORINZI CAPITOLO 2

2Corinzi 2:12-17

"Inoltre, quando sono venuto a Troade."

L'effetto del ministero del vangelo:-

(I.) Il lavoro che il ministro intraprende. "Sono venuto a Troas per predicare il vangelo di Cristo"; "Dio manifesta il sapore della sua conoscenza per mezzo nostro"; "Poiché non siamo così tanti quelli che corrompono la Parola di Dio". Secondo l'apostolo, dunque, il lavoro del ministro consiste nell'esposizione fedele di quella Parola che contiene la conoscenza del vangelo di Cristo. In natura segniamo le orme del Creatore, ma la Parola di Dio ci dà la meravigliosa incarnazione dei Suoi pensieri provvidenziali e redentori

(II.) L'influenza che esercita (versetti 15, 16). La relazione aumenta la responsabilità. Chi può definire la responsabilità del genitore? L'insegnante si assume anche grandi responsabilità

(III.) La fonte delle qualifiche del ministro per il suo lavoro. "Lui ci fa trionfare in Cristo." (T. Moir, M.A.)

14 2CORINZI CAPITOLO 2

2Corinzi 2:14-16

"Ora siano rese grazie a Dio, che ci fa sempre trionfare in Cristo...

Il trionfo di Dio e quello di Paolo:-La traduzione autorizzata a prima vista ci sembra la più adatta. In pratica Paolo era stato impegnato in un conflitto con i Corinti, e per un certo tempo non sembrò improbabile che potesse essere sconfitto; ma Dio lo fece trionfare in Cristo, i.e., agendo nell'interesse di Cristo, nelle questioni in cui erano in gioco il nome e l'onore di Cristo, la vittoria, come sempre, era rimasta a lui. Ma non c'è dubbio che i Revisori avevano ragione nel tradurre "ci conduce in trionfo". Il trionfo è di Dio, non dell'apostolo. Paolo non è il soldato che vince la battaglia e grida per la vittoria mentre marcia nel corteo trionfale; Egli è il prigioniero che è guidato al seguito del conquistatore, e in cui gli uomini vedono il trofeo del potere del conquistatore. Quando dice che Dio lo guida sempre in trionfo in Cristo, il significato non è perfettamente ovvio. Forse Lui intendeva definire, per così dire, l'area su cui si estende la vittoria di Dio. In tutto ciò che è coperto dal nome e dall'autorità di Cristo, Dio afferma trionfalmente la Sua potenza sull'apostolo. Oppure può voler dire che è per mezzo di Cristo che la potenza vittoriosa di Dio viene manifestata. Questi due significati, ovviamente, non sono incoerenti e praticamente coincidono. Non si può negare, credo, se lo si considera rigorosamente, che vi sia una certa aria di irrilevanza al riguardo. Non sembra essere lo scopo del passaggio dire che Dio trionfa sempre su Paolo e su coloro per i quali parla, o anche che Lui li guida sempre in trionfo. È questo sentimento che influenza principalmente coloro che si attengono ad A.V. e considerano Paolo come il vincitore. Ma il significato dell'originale non è realmente suscettibile di dubbi, e la parvenza dell'irrilevanza scompare se ricordiamo che si tratta di una figura, e di una figura che l'apostolo stesso non insiste. Naturalmente, in un trionfo ordinario, come quello di Claudio su Caractacus, di cui Paolo può aver facilmente sentito parlare, i prigionieri non ebbero parte nella vittoria; Non fu solo una vittoria su di loro, ma contro di loro. Ma quando Dio ottiene una vittoria sull'uomo, e guida il suo prigioniero in trionfo, anche il prigioniero ha un interesse in ciò che accade; È l'inizio di tutti i trionfi, in qualsiasi vero senso, per lui. Se applichiamo questo al caso che abbiamo davanti, vedremo che il vero significato non è irrilevante. Paolo era stato un tempo il nemico di Dio in Cristo; aveva combattuto contro di Lui nella sua anima e nella Chiesa che aveva perseguitato e devastato. La battaglia era stata lunga e vigorosa, ma non lontano da Damasco si era conclusa con una potente vittoria di Dio. Lì cadde l'uomo potente e perirono le armi della sua guerra. Il suo orgoglio, la sua ipocrisia, il suo senso di superiorità verso gli altri e di competenza per raggiungere la giustizia di Dio, crollarono per sempre, ed egli risorse dalla terra per essere lo schiavo di Gesù Cristo. Quello fu l'inizio del trionfo di Dio su di lui; da quell'ora Dio lo guidò in trionfo in Cristo. Ma fu anche l'inizio di tutto ciò che rese la vita stessa dell'apostolo un trionfo-non una carriera di disperata lotta interna, quale era stata, ma di ininterrotta vittoria cristiana. Quindi gli unici trionfi che possiamo mai avere, degni di questo nome, devono iniziare con il trionfo di Cristo su di noi. Questa è l'unica possibile fonte di gioia senza problemi. Possiamo essere egoisti quanto ci piace, e avere successo nel nostro egoismo; possiamo distanziare tutti i nostri rivali nella corsa per i premi del mondo; possiamo appropriarci e assorbire piacere, ricchezza, conoscenza, influenza; e dopo tutto ci sarà una cosa di cui dovremo fare a meno: il potere e la felicità di ringraziare Dio. Nessuno potrà mai ringraziare Dio perché è riuscito a piacere a se stesso, sia il modo del suo piacere a se stesso quanto si vuole; e chi non ha ringraziato Dio con tutto il cuore, senza dubbi o riserve, non sa che cosa sia la gioia. Tale ringraziamento e la sua gioia hanno una condizione: sorgono spontaneamente nell'anima quando permette a Dio di trionfare su di essa. Quando Dio appare in Cristo, quando, nell'onnipotenza del Suo amore, della Sua purezza e della Sua verità, Lui fa guerra al nostro orgoglio, alla nostra falsità e alle nostre concupiscenze, e prevalgono contro di loro, e ci abbassano, allora siamo ammessi al segreto di questo passaggio apparentemente sconcertante; sappiamo quanto sia naturale gridare: "Siano rese grazie a Dio, che nella Sua vittoria su di noi ci dà la vittoria! Siano rese grazie a Colui che ci guida sempre nel trionfo!" È da un'esperienza come questa che Paolo parla; è la chiave di tutta la sua vita, ed è stata illustrata di nuovo da ciò che è appena accaduto a Corinto. (J. Denney, B.D.)

Il trionfo del ministro cristiano:-L'occasione immediata in cui San Paolo espresse questo sentimento fu la buona novella che aveva ricevuto della Chiesa di Corinto, insieme alla porta apertagli dal Signore a Troas

(I.) Il trionfo del ministro cristiano

(1.) L'idea di un trionfo implica che c'è stata una conquista raggiunta; sicuramente il successo del vangelo di Cristo ha ora, così come ai giorni di San Paolo, il miglior titolo per questa distinzione. Non dobbiamo, infatti, ora, come gli apostoli, resistere all'autorità della scienza e del rango, ma abbiamo ancora il cuore ignorante e ostinato dell'uomo da conquistare; dobbiamo ancora fare i conti con l'amore del mondo, il dominio della passione e la forza dei cattivi costumi; dobbiamo ancora sottomettere l'orgoglio e la presunzione degli uomini, e indurli ad essere salvati mediante la fede nella morte e nel sacrificio di Cristo. L'ubriacone deve essere reso sobrio, l'ingiusto giusto. E non c'è trionfo nel realizzare questo? 2. Ammettiamo, infatti, che all'occhio del buon senso non appare alcuno splendore nel conseguire queste vittorie

(3.) Ma ancora, agli occhi della pietà e della fede, c'era, in mezzo a tutto, un trionfo. L'ignominia, le sofferenze e le infermità esteriori dell'apostolo, in contrasto con gli effetti della sua predicazione sui cuori e sulla vita degli uomini, illustrerebbero ancora di più la sorprendente vittoria della grazia di Dio

(4) E nei casi di notevoli risvegli della religione, quando la Parola di Dio scorre più rapidamente ed è glorificata, il linguaggio del testo non potrebbe essere applicato in un senso ancora più pieno e appropriato? Non è questo un trionfo magnifico? 5. Questo trionfo è descritto nel testo come essere in Cristo, e ciò perché è ottenuto interamente dalla Sua grazia. Non è la ragione naturale o il potere o l'abilità del ministro che possono cambiare un singolo cuore

(6.) È anche in Lui perché è guadagnato dalla Sua dottrina, e solo da quella. Non è con parole seducenti della saggezza dell'uomo, ma mostrando chiaramente le semplici verità della redenzione, che gli uomini si convertono a Dio

(7.) È anche un trionfo in Cristo perché si effettua per mezzo della nomina di Dio; Non con la forza o la persecuzione, ma con un santo esempio e sforzi continui e avvertimenti e inviti affettuosi rivolti al cuore. 8. Quanto è superiore questo trionfo a tutti gli altri!

(II.) Le benedizioni speciali che il ministro cristiano comunica. "E manifesta il sapore della sua conoscenza per mezzo nostro in ogni luogo". C'è sempre una proporzione nella Sacra Scrittura tra la descrizione e l'importanza della cosa descritta. Non si parla di trionfo, di gloria, a meno che l'occasione non lo richieda giustamente. Così, dovunque avanzava il trionfo spirituale dell'apostolo, la conoscenza di Cristo, come un odore vivificante, si diffondeva tutt'intorno, e gli uomini erano ristorati e rinvigoriti

(1.) La conoscenza di Cristo è la benedizione principale che il Vangelo conferisce. Altre verità possono essere necessarie come introduzione ad essa o conseguenti ad essa, ma Cristo, come Salvatore dei peccatori, è la base e la sostanza della dottrina cristiana

(2.) La conoscenza di Cristo, presa in senso stretto, riguarda più immediatamente la persona divina e la grazia di Gesù Cristo, la sua gloria come Parola eterna e incomunicabile, la sua incarnazione per la nostra redenzione, la sua obbedienza, le sue sofferenze e la sua morte

(3.) Ma chi può descrivere adeguatamente il sapore di questa conoscenza? Il mistero della redenzione non è una fredda verità astratta, come una domanda sottile in metafisica, un punto oscuro nella cronologia, o un fatto probabile nella storia. È qualcosa di infinitamente più grande e più interessante di tutti questi. C'è, quindi, un sapore, un profumo, un'unzione, per così dire, nella conoscenza di Cristo. Queste espressioni implicano qualcosa di diletto e di ristoro nella dottrina del Salvatore, che è difficile descrivere adeguatamente. A riprova di ciò, chiedete solo al penitente colpevole e autocondannato. Lui vi dirà che c'era un sapore nella conoscenza di Cristo che nessuna parola può esprimere. Chiedete, di nuovo, al cristiano afflitto, tentato e perplesso. Lui si rallegrerà di riconoscere, perché ne avranno sentito profondamente, l'ineffabile benedizione. O chiedete al cristiano che sta morendo, mentre giace sul letto di morte. Il nome di Cristo è per costoro come una fragranza vivificante per i deboli. Questo linguaggio può essere considerato tinto di entusiasmo. Ammettiamo che il gusto morale corrotto degli uomini che non si sono mai pentiti del peccato al punto da aborrirlo, e quindi non hanno mai compreso correttamente questa dottrina, non può trovare in essa dolcezza o ristoro; Ma la mente santa e illuminata non deve essere misurata dal livello basso e difettoso che è adattato al sensuale e all'immorale. Così, nelle cose naturali, la malattia, è vero, può viziare gli organi, e i profumi più squisiti possono diventare in tali casi offensivi

(III.) La gratitudine che l'apostolo offre a Dio per questo trionfo. Il linguaggio del testo è quello del trasporto appassionato: "Ora siano rese grazie a Dio", ecc. Dio, nella dispensazione della Sua grazia, usa gli strumenti che meglio possono illustrare la Sua gloria. E infatti, se si dice che il conquistatore romano nel suo trionfo depose la sua corona d'oro nel grembo di Giove quando arrivò al Campidoglio, e gli dedicò una parte del bottino che aveva vinto, molto più l'apostolo di Cristo getterebbe la sua corona ai piedi del suo grazioso Salvatore, e dedicò tutte le sue acquisizioni al Suo onore. Nel momento in cui il ministro di Cristo, infedele alla sua fiducia, comincia a gloriarsi di se stesso e ad attribuire il suo successo alla potenza del suo potere, può aspettarsi di essere abbandonato dal suo Signore. In confronto a un tale trionfo egli non penserà nulla alle sue fatiche e alle sue ansietà

(1.) Chiediamoci, in primo luogo, se abbiamo davvero obbedito per noi stessi al vangelo di Cristo. Abbiamo considerato il vangelo nel modo in cui il testo lo rappresenta? Abbiamo capito il trionfo che ne deriva? Abbiamo ricevuto la conoscenza di Cristo che essa mostra? 2. Ma, inoltre, se, come spero sia il caso di molti di noi, abbiamo obbedito al vangelo, chiediamoci se stiamo abitualmente agendo in modo conforme ad esso. Gli effetti della vittoria sono evidenti? (D. Wilson, M.A.)

Gratitudine presentata:-"Ora grazie a Dio." Questi ringraziamenti dovrebbero essere

1.) Ardente

(2.) Costante

(3.) Pratico

(4.) Indispensabile per la nostra felicità

(5.) Questi ringraziamenti saranno eterni. Quindi questi ringraziamenti sono

1.) Spirituale

(2.) Pubblico

(3.) Privato

(4.) Costoso

(5.) Fiduciale

(6.) E Scritturale e santo. (T. B. Baker.)

La processione trionfale del Cristo:-La Versione Riveduta altera correttamente la traduzione in "Siano rese grazie a Dio, che sempre ci guida nel trionfo in Cristo." Paolo pensa a se stesso e ai suoi coadiutori nell'opera cristiana come prigionieri vinti, costretti a seguire il loro Conquistatore e a gonfiare il Suo trionfo. Lui è grato di essere stato così sopraffatto. Ciò che era la degradazione più profonda è per lui l'onore supremo. "Lui rende manifesto" - cioè, visibile - il sapore della Sua conoscenza. Da un cuore acceso dalla fiamma dell'amore divino salirà l'odore di una vita santa

(I.) Prima, quindi, diamo un'occhiata a quel pensiero di tutti i cristiani che sono nel vero senso della parola prigionieri vinti, legati alle ruote del carro di Colui che li ha vinti. L'immagine implica uno stato precedente di ostilità e alienazione. Paolo sta parlando di se stesso qui; dice: "Ero un nemico e sono stato vinto". Che razza di nemico era? Ebbene, dice che prima di diventare cristiano ha vissuto una vita pura, virtuosa, rispettabile. Lui era un uomo "irreprensibile quanto alla giustizia che è nella legge". La sua coscienza lo assolse dal torto, eppure dice: "Nonostante tutto, ero un nemico". Perché? Perché il retrospettiva gli ha fatto vedere che la sua vita era priva della fede più profonda e dell'amore più puro. Questa è la base della rappresentazione del mio testo. Suggerisce la meravigliosa lotta e la vittoria dell'amore senza armi. Come è stato detto del primo imperatore cristiano, così si può dire del grande imperatore nei cieli, "In hoc signo vinces" ("Con questo segno vincerai!"). Perché la Sua unica arma è la Croce di Suo Figlio, e Lui combatte solo con la manifestazione dell'amore infinito, del sacrificio, della sofferenza e della pietà. Lui conquista come il sole conquista il ghiaccio dalle spesse costole irradiando il suo calore su di esso e sciogliendolo in acqua dolce. E che cosa ci dice di più questa prima parte del mio testo? Ci dice anche della vera sottomissione del prigioniero vinto. Questa immagine del trionfo è accompagnata da un solenne appello a ogni cristiano professante. Pensate a questi uomini, trascinati alle ruote del carro del conquistatore, abietti, con le armi spezzate, con la resistenza repressa, incatenata, allontanata dalla loro terra, dipendenti per la vita o per la morte dal capriccio del generale che li ha preceduti lì. È un'immagine di ciò che voi uomini e donne cristiani siete destinati ad essere se credete che Dio in Cristo vi ha amati. Se siamo così conquistati dall'amore infinito, e non dal nostro, ma comprati a caro prezzo, nessun re vinto, trascinato alle ruote di un carro dell'imperatore, è mai stato obbligato a essere suo schiavo e a vivere o morire con il suo respiro, come tu sei legato al tuo Padrone

(II.) Ora abbiamo qui, come parte dell'ideale della vita cristiana, i prigionieri vinti che partecipano al trionfo del loro Generale. Due gruppi componevano il corteo trionfale: uno quello dei soldati che avevano combattuto, l'altro quello dei prigionieri che avevano combattuto contro il capo. E alcuni commentatori sono inclini a credere che l'apostolo stia pensando qui a se stesso e ai suoi simili come appartenenti all'esercito conquistatore, e non al nemico vinto. Ma comunque sia, ci suggerisce questo pensiero: che coloro che sono nemici vinti diventano alleati conquistatori. O, per dirla in altre parole, essere trionfati da Cristo è trionfare con Cristo. Possiamo illustrare questo pensiero - che essere trionfati da Cristo è trionfare con Cristo - con considerazioni come queste. Questa sottomissione, abietta e incondizionata, che si estende alla vita e alla morte, non è che un altro nome per la libertà. L'uomo che dipende assolutamente da Gesù Cristo è assolutamente indipendente da tutto e da tutti, compreso se stesso. Se vi arrendete a Gesù Cristo, nella misura in cui vi abbandonerete a Lui, sarete liberati dalla peggiore di tutte le schiavitù, cioè dalla schiavitù della vostra volontà, della vostra debolezza, dei vostri gusti e delle vostre fantasie. Sarai liberato dalla dipendenza dagli uomini, dal pensare alla loro opinione. Sarai liberato dalla tua dipendenza dall'esterno, dal sentirti come se non potessi vivere se non avessi questo, quello o quell'altra persona o cosa. Se avete Cristo per vostro Maestro, sarete i padroni del mondo, del tempo, dei sensi, degli uomini e di tutto il resto; e così, essendo trionfati da Lui, parteciperete al Suo trionfo. E, di nuovo, possiamo illustrare lo stesso principio in un altro modo ancora. Una tale assoluta sottomissione della volontà e dell'amore è il più alto onore di un uomo. Era una degradazione essere trascinati sulle ruote del carro del generale conquistatore. Ma la più alta nobilitazione dell'umanità è che essa si deponga ai piedi di Cristo e lasci che Egli metta il suo piede sul suo collo. E lo stesso pensiero può essere ulteriormente illustrato. Questa sottomissione ci unisce a tal punto al nostro Signore che partecipiamo a tutto ciò che Gli appartiene, e così partecipiamo al Suo trionfo

Infine, un'ulteriore immagine dell'ideale della vita cristiana ci viene qui presentata nel pensiero di questi prigionieri vinti che vengono condotti come trofei e testimoni della sua potenza vittoriosa. Questa idea è suggerita da entrambe le metà del nostro versetto. Sia l'emblema dell'apostolo che marcia nella processione trionfale, sia l'emblema dell'apostolo che emana dal suo cuore ardente l'odore fragrante e visibile dell'incenso ascendente, trasmettono la stessa idea, cioè che uno dei grandi scopi che Gesù Cristo ha nel conquistare gli uomini per Se Stesso è che da essi possa scaturire la testimonianza della Sua potenza e la conoscenza del Suo nome. In primo luogo, il fatto che Gesù Cristo, con la Sua Croce e Passione, sia in grado di conquistare la volontà degli uomini e di legare a Lui i loro cuori, è la prova più alta della Sua potenza. È una cosa del tutto unica nella storia del mondo. E' un fatto unico nella storia del mondo che da Cristo di Nazaret risplenda in tutti i secoli la forza spirituale che si impossessa assolutamente degli uomini, li domina e li trasforma nei suoi organi e strumenti. Cristo guida attraverso il mondo il corteo dei Suoi prigionieri, la prova delle Sue conquiste. E poi, ancora, permettetemi di ricordarvi che da questa rappresentazione nasce un solennissimo suggerimento di dovere per noi cristiani. Siamo tenuti a vivere, spiegando chi siamo e ciò che Lui ha fatto per noi. Inoltre, il ringraziamento di Paolo ci insegna che dovremmo essere grati per tutte le opportunità che abbiamo di svolgere tale lavoro. Perciò per noi è una domanda molto solenne: quale parte stiamo svolgendo in quella grande processione trionfale? Siamo tutti noi che marciamo alle ruote del Suo carro, che lo sappiamo o no. Ma c'erano due gruppi di persone nel vecchio trionfo. C'erano quelli che erano stati conquistati con la forza e non vinti nel cuore, e dai loro occhi brillavano malizia e odio inestinguibili, anche se le loro armi erano spezzate e le loro braccia incatenate. E c'erano quelli che, avendo ceduto per diventare suoi soldati, partecipavano al suo trionfo e si rallegravano del suo governo. A quale delle due parti del corteo appartieni? L'uno vive, l'altro perisce. (A. Maclaren, D.D.)

Il trionfo del vangelo:-

(I.) I trionfi del vangelo da parte degli apostoli. Erano trionfi

1.) Della verità sull'errore

(2.) Oltre la persecuzione

(3.) Sui principi che hanno dissocializzato e oppresso la società. Ne scelgo uno: l'egoismo

(1) Guardate come questo principio fatale ha operato tra i pagani. Guardate-(a) I loro poveri. Non avevano ospizi o asili. (b) I loro schiavi, il cui numero era quasi incredibile. Non furono emanate leggi per la loro protezione, perché difficilmente erano considerati esseri umani. (c) La loro religione: nessun precetto di perdono o carità

(2) Ora guardate i trionfi del cristianesimo sull'egoismo. (a) La prima colletta generale tra le chiese Gentili fu per il sollievo dei poveri stranieri. E non ho bisogno di soffermarmi sui molti precetti affettuosi della nostra religione. (b) Per quanto riguarda la schiavitù, il cristianesimo insegna: "Come vorreste che gli altri facessero a voi, così fate anche voi a loro". E così, quando Onesimo si convertì, l'apostolo esortò Filemone ad accoglierlo "non ora come schiavo, ma come fratello diletto". (c) Guardate la carità cristiana. "Se tuo fratello pecca contro di te sette volte", ecc.; "Con malizia siate figli". 4. Nella salvezza degli uomini. Questo fu il suo trionfo più nobile; e in questo trionfò "in ogni luogo".

(1) Sull'ignoranza e l'ostinazione degli uomini 1Corinzi 14:24, 25

(2) Sulle loro cupe apprensioni per il futuro. Cristo è venuto per "liberare coloro che per paura della morte sono stati per tutta la vita soggetti alla schiavitù".

(3) Sui loro vizi 1Corinzi 6:9-11

(4) Sulla morte stessa

(II.) L'agenzia con cui sono stati effettuati. Tutto è attribuito a un agente divino, che è stato segnato

1.) Nella selezione degli strumenti. Spetta a Dio mandare i suoi operai, e questo suppone la selezione. C'era l'audace semplicità di Pietro, la morbida persuasione di Giovanni, il fuoco di Stefano, la svolta acuta, indagatrice, epigrammatica di Giacomo, l'ardore, l'erudizione e la forza di Paolo. "Io sgombero il terreno", dice Lutero, "e Melantone sparge il seme". L'erudizione e la moderazione di Cranmer, il giudizio di Ridley, l'eloquenza popolare, l'arguzia indagatrice e l'assoluta onestà di Latimer, li qualificarono mirabilmente a cooperare. Il ministero ordinario. Ci sono figli del tuono e figli della consolazione, ecc

(2.) Nella loro esperienza personale. Il vangelo trionfò sui primi ministri di Cristo prima che trionfassero sul mondo. L'esperienza personale è così necessaria che né il predicatore né le persone possono comprendere il Vangelo in modo efficiente senza di essa. Chi può sapere che cos'è il vero pentimento se non attraverso la propria affranzione di cuore? Chi può sapere che cos'è la fede se non attraverso il possesso personale e l'esercizio di questo principio? Allo stesso modo solo un uomo può comprendere la natura di un santo cammino con Dio, dei conflitti spirituali e del rinnovamento del cuore. Qui, dunque, c'era l'arbitrio di Dio. "Lui ci ha riconciliati a sé per mezzo di Gesù Cristo, e ci ha affidato il ministero della riconciliazione." 3. Negli effetti prodotti: la salvezza degli uomini; e abbiamo solo bisogno di fissarci sulla salvezza di un individuo per provare l'azione diretta di Dio

(III.) Lo strumento con cui tutto questo viene effettuato: la predicazione del vangelo; la manifestazione dell'odore della conoscenza di Cristo. Gli odori, molto usati in oriente, ravvivavano il languido e rinfrescavano gli stanchi in quei climi caldi, e quindi offrivano una figura naturale ed elegante per esprimere tutto ciò che era grato e vivificante per la mente. Che cosa c'era, dunque, nella conoscenza di Cristo che giustificava questa rappresentazione di esso? 1. La sua autorità. Ciò che non ha autorità da Dio non è religione, propriamente parlando; ma ecco che viene una religione da Dio, timbrata e sigillata come tale, visibilmente, e sotto gli occhi di tutti. Ecco, dunque, la ragione del suo risveglio e del suo grato odore per "i salvati". Vogliono la verità? Qui è loro assicurato; poiché ciò che viene da Dio è luce e non ci sono tenebre. Interrogano la volontà del loro Creatore? Qui Lui stesso l'aveva prescritta. Sentono il bisogno di un'espiazione? Qui Dio stesso aveva provveduto l'Agnello come olocausto. Hanno bisogno del conforto delle promesse? Qui furono trovati che uscivano da labbra che non potevano mentire. Chiedi loro dopo l'essere futuro? La risurrezione e l'ascensione di Cristo avevano privato la morte del suo pungiglione e portato alla luce la vita e l'immortalità

(2.) Il suo adattamento. Non c'era nulla qui, se non ciò che il caso dell'uomo richiedeva, e c'era tutto ciò che richiedeva. (R. Watson.)

Il trionfo del vangelo:-

(I.) I successi evangelici presentati sotto l'immagine di un trionfo. L'occhio di Paolo si posava su un grande futuro di conquista morale; La verità che si fa strada vittoriosa contro tutte le potenze che potrebbero opporsi al suo progresso. In questa luce esaminiamo l'adeguatezza dell'allusione dell'apostolo

(1.) La prima fondazione del cristianesimo non fu un grande trionfo? La religione che il cristianesimo dovette abbattere fu sanzionata dall'antichità, sostenuta dal potere, difesa dal talento, nutrita dal rango e dall'influenza, e amata dai suoi devoti, a causa della sanzione che dava ai loro crimini. Eppure tutto questo magnifico sistema si sbriciolò in polvere davanti al potente potere del Vangelo

(2.) Il Vangelo trionfò sul fanatismo, sulla persecuzione e sull'orgoglio. Dieci persecuzioni devastarono la Chiesa nascente, eppure si estese sempre più a causa della potente desolazione

(3.) Il vangelo fu vittorioso sull'egoismo, l'oppressione e tutte le miserie sociali dei pagani. I pagani vivevano solo per se stessi; di benedire e di beneficiare gli altri, non avevano la minima idea

(4.) Il vangelo ha ottenuto le sue vittorie sulla miseria spirituale dei pagani, sulle loro cupe apprensioni per il futuro, sul miserabile sentimento di alienazione morale

(II.) L'agenzia con cui questi trionfi sono stati raggiunti

(1.) La causa originaria è manifestamente Dio stesso. Non "grazie" ai ministri, che predicano con tanto zelo; al popolo, che ascolta così volentieri; ma a Dio, che ha messo una tale energia vittoriosa nella Sua Parola. In nulla l'umiltà dell'apostolo risplende più splendidamente che in questa. E se guardiamo alla natura della conversione, dobbiamo vedere in essa un agente divino. Non abbiamo bisogno di prendere il caso di un continente o di una città; abbastanza da prendere l'esempio di un'anima solitaria. Qual è infatti la condizione di quell'anima per natura? Quali sono i requisiti morali che dobbiamo trovare in noi prima che il Vangelo possa trionfare sulla nostra naturale riluttanza e il sapore della conoscenza di Cristo sia reso manifesto alla nostra anima? È solo la luce intellettuale che un uomo vuole? Se lo era, allora Paolo o Apollo erano di per sé adeguati al compito. Ma l'anima non convertita vuole affetti cambiati; vuole che la sua inimicizia carnale sia distrutta; vuole che tutte le sue antipatie innate si trasformino nell'amore di Dio; e tutto questo deve essere compiuto, "non con la forza, non con la potenza, ma con il mio Spirito, dice il Signore degli eserciti". 2. Sebbene Dio sia l'unica ed efficiente causa di tutti i trionfi missionari, Lui non disdegna di impiegare sotto di Sé agenti secondari e subordinati

(III.) I mezzi esteriori con cui questi trionfi del Vangelo devono essere raggiunti. L'immagine suggerisce quanto sia grato agli uomini che una volta svengono sotto l'apprensione di una meritata condanna, e stanchi dei tentativi di fare una giustizia per se stessi, di avere gli occhi aperti alla conoscenza di Cristo e a tutta l'abbondante consolazione del Suo vangelo. Una volta erano ciechi, ora vedono; Una volta erano in schiavitù e paura, ora hanno una buona coscienza; Un tempo erano "figli del malvagio", ora sono "figli di Dio". (D. Moore, M.A.)

Il corso della verità:-

(I.) Il glorioso progresso del Vangelo nei tempi apostolici

(1.) È stato trionfante. L'apostolo non trovò facile accesso al cuore degli uomini, così che non gli restava che entrare e prenderne possesso

(2.) Era intelligente. Gli apostoli non andarono avanti esigendo un'acquiescenza cieca e incondizionata. Il progresso del vangelo fu la vittoria sulle tenebre e sull'ignoranza; la vittoria, non della spada secolare, ma della sacra penna e della lingua di fuoco

(3.) Era costante. "Ci fa sempre trionfare", "in ogni luogo". A volte sembrava dubbio su chi avrebbe vinto, la verità o l'errore; ma ben presto si decise che la fede era più forte, che con essa c'era di più di quanto non ci fosse contro di essa

(4.) È stato benefico. La marcia dell'esercito del re Gesù non fu come la marcia degli eserciti conquistatori della Grecia e di Roma

(II.) Il glorioso segreto del progresso del vangelo nei tempi apostolici. "Ora siano rese grazie a Dio", ecc

(1.) L'apostolo riconobbe che Dio era l'autore del progresso. Lui sentiva che era con Dio che doveva avere a che fare

(2.) L'apostolo riconobbe che Cristo era l'agente del progresso. "Trionfo in Cristo". Gesù era stato l'agente nella grande opera della redenzione umana

(3.) L'apostolo riconobbe che l'uomo era lo strumento del progresso. "Ci fa trionfare"; "Da noi in ogni luogo". Che meravigliosa fusione di lavoratori - "Dio", "Cristo", "noi" - l'unione del potere divino e della strumentalità umana! Gli apostoli non hanno dato origine al vangelo, lo hanno ricevuto. Che ogni lavoratore cristiano impari da questo la fonte e il segreto del successo nell'opera del Signore. (F. W. Brown.)

Il ministero del vangelo:-

(I.) Il carattere assoluto o reale del vangelo

(1.) Ciò che una cosa è, è determinato da ciò che è per Dio. Le cose sono per noi ciò che noi siamo per loro. La luce è molto piacevole per l'occhio sano, ma nulla è più pernicioso quando è malato; Il cibo, in certe condizioni del corpo, sarà dannoso come il veleno, e il veleno benefico come il cibo. E ci sono quelli che "chiamano bene il male e male il bene", ecc. E, allo stesso modo, Dio è per noi ciò che noi siamo per Lui

(2.) In se stesso il vangelo è l'incantesimo di Dio, un messaggio di Dio che possiede un fascino. Lui che ha orecchi per udirlo saranno conquistati da esso; ma "gli empi, che sono come la vipera sorda, non daranno ascolto alla voce dell'incantatore, e non incantano mai così saggiamente". Nel vangelo Dio appare in tutti gli attributi attraenti della Sua grazia, affinché Lui possa riguadagnare gli affetti alienati dei Suoi figli ribelli

(3.) Non è stato solo dichiarato da, ma incarnato in Gesù, che è stato "stabilito" per rivelare il Padre nelle Sue relazioni con un mondo peccaminoso. Senza Cristo, l'uomo non ha una vera conoscenza di Dio ed è "senza speranza". In Cristo Dio si manifesta personalmente e si presenta personalmente. Il Suo messaggio nel Vangelo è incarnato nel Suo messaggero. Cristo non solo proclama, ma è il vangelo. "Il suo nome è come profumo versato": la diffusione del "soave profumo della conoscenza di Dio". 4. Lui è questo perché Lui è la manifestazione di ciò che è l'anima stessa della personalità - l'Amore. Nell'ampia circonferenza delle cose Dio è andato avanti nella divisione dei Suoi poteri, ma in Cristo appare la Sua profonda unità centrale: il Suo amore. Colui che possiede l'amore di un altro possiede quell'altro. "Dio è Amore" e il Vangelo ne è la completa manifestazione

(5.) Il vangelo rivela anche la profondità dell'amore nella sua saggezza. Non c'è niente di più saggio dell'amore. Dio è "l'unico Dio saggio", perché Lui è Amore. La restaurazione dell'uomo alienato è il problema nella cui soluzione l'amore di Dio manifesta le meravigliose risorse della sua sapienza. Nel vangelo l'intelligenza pratica dell'amore divino fa una tale dimostrazione del carattere divino che fa appello a tutti i motivi influenti che operano sulla natura dell'uomo, cosicché, se non ne è conquistato, è lasciato "senza scusa", e Dio è lasciato a lamentarsi: "Che cosa si sarebbe potuto fare di più alla mia vigna che io non abbia fatto in essa?" ecc. "O Gerusalemme, quante volte mi sarei riunito", ecc

(6.) Il vangelo mette anche a dura prova le risorse dell'amore divino e della saggezza combinate. L'amore richiede il consiglio della saggezza su come fare l'appello più efficace al cuore del peccatore, e la saggezza chiama l'amore per quella manifestazione vittoriosa della bontà divina che guarda il peccatore con misericordia mentre esercita la vendetta sul suo peccato. Fu con le lacrime che Cristo pronunciò la condanna di Gerusalemme. La misericordia è quello sguardo di saggezza e di amore che ha pietà dove la giustizia incolpa

(7.) Ma il vangelo è anche la manifestazione della misericordia nella sua più profonda agonia di sforzo! È la tragedia divina in cui "il Buon Pastore dà la sua vita per le pecore", in cui il peccato è giudicato, condannato e ucciso, e il peccatore giustificato, liberato e restaurato

(1) Non c'è da stupirsi che Paolo sentisse che la proclamazione della sua buona novella era la celebrazione di un trionfo di Dio. Gli angeli cantarono: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli", come prefazione al loro canto di "pace in terra, buona volontà verso gli uomini".

(2) E non c'è da meravigliarsi che i predicatori di questo vangelo "fossero per Dio un soave profumo di Cristo". Che cosa c'è di più piacevole da amare di quello di essere fatti conoscere? Che cosa c'è di più profumato per Dio come la diffusione del dolce mistero della Croce, "con l'intento che ora si estende ai principati e alle potestà", ecc. E proprio come i fiori sparsi, gli arbusti profumati e l'incenso soave emettevano un profumo di soave profumo davanti alle file che avanzavano nella processione trionfale, indipendentemente dai suoi effetti sul vincitore e sul vinto, così, indipendentemente dalle sue conseguenze riguardo a coloro che ascoltano il vangelo, il ministero della sua buona novella è per Dio la diffusione di un dolce profumo

(II.) La sua influenza critica si vede nei suoi effetti opposti su coloro ai quali viene predicata. Il vangelo incarna la saggezza e la potenza dell'amore divino nel loro sforzo di soddisfare le esigenze del peccato dell'uomo, ed è in se stesso perfettamente adatto come corpo eletto di verità a irradiare l'influenza dello Spirito Santo, a risvegliare la mente, a risvegliare la coscienza, a soggiogare il cuore e a riformare l'intera natura. In esso Dio ci attrae con motivi che Lui sa essere influenti, che esercitano un potere vincolante sui pensieri, sugli affetti e sulla volontà, e in cui "Lui è potente per salvare". 2. L'effetto, quindi, su coloro che lo ascoltano deve essere grande. Non possiamo venire sotto il ministero del Vangelo e rimanere gli stessi che eravamo prima di sentirlo. O sottomette o indurisce, aliena o riconcilia, uccide o cura. Ciò che può essere per noi dipende dalla disposizione che esercitiamo nei suoi confronti. Portiamo ad esso ciò che ne determina l'effetto. Il vangelo non cambia; è sempre, di per sé, considerata "la potenza di Dio per la salvezza"; ma i suoi effetti su di noi variano a seconda delle nostre diverse disposizioni. Per coloro che cercano la pace Dio è un "Dio di pace", ma per coloro che lottano con Lui "Lui è un uomo di guerra". 3. "Per colui che noi siamo, il profumo della vita, della vita". Il ministero della grazia di Dio in Cristo è l'alazione di un'essenza spirituale profumata di vita. Ha il potere della vita; della dolcezza, della gioia, della bellezza della vita

(4.) All'altro il "profumo di morte fino alla morte". Paolo sentiva acutamente che non poteva essere il ministro della parola di vita per gli uomini senza aumentare la loro responsabilità. Infatti, in proporzione al suo potere vivificante di vita in coloro che lo ricevono, opera la morte in coloro che rifiutano di accettarlo. Proprio come le brezze balsamiche e vivificanti della primavera portano la vita a coloro che sono costituzionalmente sani, ma la morte a coloro che sono radicalmente malati, così è per il vangelo. Per alcuni è la vita ascoltarla, per altri "morte alla morte": la morte dell'indifferenza alla morte dell'ostinazione; la morte dell'ignoranza e delle tenebre a quella della luce e della conoscenza è diventata tenebra; dalla morte della disperazione a quella della disperazione. L'apice del privilegio conferito all'uomo nell'offerta del vangelo è antitetico alla profondità dell'ignominia che il suo rifiuto comporta. (W. Pulsford, D.D.)

Il manifesto del ministro:-

(I.) Il ministero nella sua relazione con Dio

(1.) È "di Dio".

(1) Come se fosse stato istituito da Lui

(2) Perché Lui chiamò degli uomini appositamente per occuparla

(2.) È sotto la speciale ispezione di Dio. "Noi parliamo in Cristo davanti a Dio", Sentendo ciò, Paolo fu particolarmente attento

(1) Non corrompere o adulterare la Parola di Dio, "farne mercanzia" - i.e., renderla più commerciabile con un po' di mescolanza politica di cose più gradite al gusto del popolo

(2) Essere egli stesso spinto nel suo lavoro dai motivi più puri. "Ma a titolo di sincerità". Questa sincerità si applica al predicatore proprio come l'incorruttibilità si applica al vangelo. Qui, quindi, abbiamo un predicatore puro e un vangelo puro

(3.) Sarà approvato da Dio, quali che siano i suoi effetti sugli uomini (versetto 15). "Dolce sapore" indica sempre approvazione. Questa è l'espressione generalmente usata per indicare l'accettabilità di un'offerta

(II.) I diversi effetti di questo ministero sugli uomini (versetto 16)

(1.) Ai salvati: la vita. Il sapore della vita significa ciò che produce la vita e la nutre

(2.) Ai perduti o ai periti, la morte (CAPITOLO 4:3; 1Pietro 3:7, 8. Ci sono certe condizioni che riguardano certi uomini che trasformano i mezzi di vita in uno strumento di morte. Il sole, che converte il terreno generoso in un fruttuoso giardino, riduce l'argilla alla durezza di una pietra. Lo è anche moralmente, solo con una grande differenza. L'argilla non è responsabile, ma gli uomini sono responsabili. Una cosa, quindi, è chiara: nessuno sfuggirà senza qualche effetto dal ministero. Cosa c'è di più bello dei raggi del sole? Eppure ci sono alcuni oggetti che possono trasformarli in un fuoco consumante. Così ci sono caratteri morali che trasformano il vangelo amorevole e vivificante in uno strumento di distruzione; in breve, fa' che il Dio dell'amore diventi per loro un fuoco consumante

(III.) La richiesta del ministero al ministro

(1.) Il carattere indicibilmente solenne dei risultati del ministero richiede il pensiero più serio e più devoto, e la più grande ansia per la salvezza delle anime. Si noti, ad esempio, il chirurgo quando esegue un'operazione chirurgica critica che potrebbe essere per la vita o la morte del paziente. È così attento e profondamente ansioso che non opererà se non in associazione con altri. La predicazione del vangelo è un'operazione inesprimibilmente solenne che può influenzare gli uomini per il bene o per il male dell'eternità. E, sapendo questo, com'è naturale chiedersi: "Chi è sufficiente per queste cose?" 2. Ma questo senso di insufficienza non deve essere confuso con l'impotenza; Al contrario, rende un ministro ancora più strenuo e spietato nell'applicare tutte le sue energie all'opera Colossesi 1:29

(IV.) Gli incoraggiamenti del ministero e la fonte di fiducia. (Versetto 14). Quali che siano le difficoltà dell'opera, per quanto grandi siano le nostre paure e profondi i nostri sensi di insufficienza, contro di esse abbiamo Dio che ci assicura la vittoria. Attraverso Dio il vangelo ha sempre la vittoria. Per quanto sia stata osteggiata e perseguitata, Dio l'ha sempre fatta trionfare. (A. J. Parry.) E manifesta il sapore della Sua conoscenza per mezzo nostro in ogni luogo.-

Il sapore della conoscenza divina:-L'espressione era suggerita dalla figura del trionfo che era presente alla sua mente in tutti i suoi dettagli. L'incenso fumava su ogni altare mentre i vincitori passavano per le strade di Roma; Il vapore profumato fluttuava sulla processione, un silenzioso annuncio di vittoria e di gioia. Quindi la conoscenza di Cristo, ci dice l'apostolo, era una cosa profumata. È vero che non era un uomo libero, ma prigioniero di Cristo. La necessità gli era stata imposta, ma che graziosa necessità era! "L'amore di Cristo ci costringe." I prigionieri romani resero manifesta la conoscenza del loro conquistatore; dichiararono a tutti il suo potere; Non c'era nulla in quella conoscenza che suggerisse l'idea della fragranza. Ma mentre Paolo si muoveva per il mondo, tutti coloro che avevano occhi per vedere videro in lui non solo la potenza, ma la dolcezza dell'amore redentore di Dio. Il potente Vincitore manifestò attraverso di lui non solo la Sua potenza, ma il Suo fascino; non solo la Sua grandezza, ma la Sua grazia. Era una buona cosa che gli uomini sentissero di essere sottomessi e guidati in trionfo come Paolo; si trattava di muoversi in un'atmosfera profumata dall'amore di Cristo, come l'aria intorno al conquistatore romano era profumata di incenso. Il "sapore", in connessione con la "conoscenza" di Dio in Cristo, ha la sua applicazione più diretta, naturalmente, alla predicazione. Quando proclamiamo il Vangelo, riusciamo sempre a manifestarlo sotto forma di sapore? O non è proprio il sapore, la dolcezza e il fascino di esso, la cosa che viene tralasciata? Ci perdiamo ciò che è più caratteristico nella conoscenza di Dio se perdiamo questo. Tralasciamo proprio l'elemento che rende evangelico il vangelo e gli dà il suo potere di soggiogare e incatenare le anime degli uomini. Ma, dovunque Cristo conduce una sola anima in trionfo, la fragranza del Vangelo si diffonde nella misura in cui il Suo trionfo è completo. C'è sicuramente qualcosa nella vita che rivelerà la grazia, così come l'onnipotenza, del Salvatore. Ed è di questa virtù che Dio si serve come sua principale testimonianza, come suo principale strumento, per evangelizzare il mondo. In ogni relazione della vita dovrebbe raccontare. Nulla è così insopprimibile, così pervasivo, come la fragranza. La vita più umile che Cristo sta realmente conducendo in trionfo parlerà infallibilmente e pervasivamente per Lui. (J. Denney, B.D.)

15 2CORINZI CAPITOLO 2

2Corinzi 2:15-16

Poiché noi siamo per Dio un soave profumo di Cristo, in coloro che sono salvati e in coloro che periscono.

Effetti dissimili della stessa cosa:-Considera gli effetti totalmente diversi che la stessa cosa ha su persone diverse. Un atto, semplice in sé, susciterà le gioie di uno e la rabbia di un altro. Una sostanza che è cibo per un uomo è veleno per un altro. La stessa medicina che effettua una cura in un caso, in un caso simile in un altro uomo, aggraverà la malattia e aumenterà le sue sofferenze. Guardate di nuovo gli effetti della tempesta sulla creazione. Un gran numero di esistenze sul globo sono terrorizzate. Ma le foche amano soprattutto la tempesta, il fragore delle onde, il sibilo del vento, la voce possente del tuono e i vividi bagliori dei lampi. Si dilettano a vedere, rotolando in un cielo cupo, le grandi nuvole nere che preannunciano torrenti di pioggia. Allora lasciano il mare in folla e vengono a giocare sulla riva, in mezzo alla furia degli elementi. Sono a loro agio nelle tempeste. È in queste crisi della natura che essi danno pieno sfogo a tutte le loro facoltà e a tutta l'attività di cui sono capaci. Quando il tempo è bello e il resto del creato è pieno di gioia, si addormentano, e si rassegnano pigramente al dolce far niente. (Illustrazioni e simboli scientifici.)

La fragranza della vita cristiana:-La vita di ogni cristiano dovrebbe essere come la brezza profumata che, nelle acque tropicali, dice al marinaio, mentre è ancora lontano in mare, che la terra da cui proviene è una terra di piacevoli foreste e giardini, dove "le spezie sgorgano". Dovrebbe testimoniare, in modo veritiero e chiaro, della dolcezza e della grazia del cielo. (R. Johnstone, LL.B.) Vangelo un sapore a Dio in coloro che periscono. Intorno alla perdizione stessa dell'impenitente c'è un cerchio e influenze e associazioni che sono accettevoli a Dio. Se avete perso un figlio per la morte, sapete quale soddisfazione è per voi ricordare che tutta l'abilità medica che il denaro poteva comandare è stata messa in campo, tutto ciò che le gentili e incessanti cure di tenerezza hanno potuto fare per salvare la preziosa vita è stato fatto. Gli amici si presentavano alla porta di ora in ora, pronti ad aiutare, a simpatizzare, a pregare; A poco a poco, il pensiero di queste cose divenne per te un grande conforto, e potevi inchinarti all'inevitabile. La tua vita sarebbe stata oscurata fino alla fine, se ci fosse stata negligenza, negligenza, indifferenza in ogni singolo punto; se gli amici fossero stati lenti ad aiutare, consigliare, condogliare; se in seguito si sarebbero potuti escogitare espedienti per la salvezza del bambino a cui non si era mai pensato in quel momento. E così con Dio, come Lui guarda alla seconda morte di coloro che sono stati creati a Sua immagine. Non c'è pungiglione di riflessione rimpianto. Il possibile è stato fatto fino all'ultimo dettaglio. Tutto è quieta contentezza e soddisfazione. Dio ha fatto più di quanto Lui avesse mai fatto prima per il Suo universo. Il Figlio non pensava che nessun sacrificio fosse troppo grande. I servi e i discepoli del Figlio dimenticarono ogni pensiero di sé nei loro sforzi per salvare gli uomini. La perdizione dell'uomo impenitente è un fatto terribile, ma intorno a questo fatto si radunano sempre ministeri e servizi disinteressati ai quali Dio guarda con contentezza e che mantengono il tenore ininterrotto della Sua beatitudine. (T. G. Selby.)

Dio glorificato nella predicazione del vangelo:-Se consultate gli Atti degli Apostoli, percepirete che la condotta di San Paolo, come predicatore del Cristianesimo, era molto diversificata; che in alcuni luoghi egli formò rapidamente una Chiesa fiorente, mentre in altri incontrò una feroce persecuzione, o poté fare poca o nessuna impressione sull'idolatria regnante. È molto notevole che, sebbene la sconfitta fosse così mescolata al successo, l'apostolo poté tuttavia prorompere nell'esclamazione: "Ora siano rese grazie a Dio, che sempre ci fa trionfare in Cristo e manifesta il sapore della sua conoscenza per mezzo nostro in ogni luogo". Dal suo tono si potrebbe pensare che gli bastasse entrare in una città e i suoi idoli tremassero e la menzogna cedesse il posto alla verità. Non c'è grande difficoltà nel capire cosa intenda San Paolo quando descrive se stesso e i suoi compagni di lavoro come "per Dio un soave odore di Cristo". Lui allude a una nozione comune tra i pagani, che Dio si compiacque del fumo che saliva dal sacrificio bruciato sui Suoi altari. In effetti, le Scritture parlano spesso di Geova con un linguaggio preso a prestito da questa opinione prevalente. Così, quando le acque del Diluvio si furono ritirate, e Noè, stando in piedi su una terra battezzata, offrì olocausti di ogni bestia e uccello puro, leggiamo: "E l'Eterno sentì un odore soave; e il Signore disse in cuor suo: Non maledirò più la terra per amore dell'uomo". Quando, quindi, San Paolo parla di un "soave profumo di Cristo", dovremmo intenderlo come riferito all'accettabilità del sacrificio di Cristo, e alla sua prevalenza presso Dio come offerta propiziatoria. E quando parla della predicazione come di "un soave profumo di Cristo per Dio", intende dire che, esponendo il sacrificio e facendolo conoscere, egli fu uno strumento nel portare a Dio sempre più di quella gloria che sorge dal sacrificio per il peccato che Lui fornì al mondo. Sapeva che egli predicava il vangelo a molti che sarebbero periti, così come a molti che sarebbero stati salvati; ma, ciò nonostante, non voleva ammettere che in ogni caso predicava invano. Sosteneva, al contrario, che dovunque il sacrificio di Cristo fosse reso noto, saliva a Dio un incenso fragrante; che Dio otteneva onore dall'ostentazione dei Suoi attributi, sia che gli uomini ricevessero sia che rifiutassero il Redentore. Ora, possiamo farvi notare che del vangelo del nostro Signore Gesù Cristo è una rivelazione di tutto ciò che è più illustre in Dio, e di tutto ciò che come creature peccaminose ci interessa di più accertare. È una rivelazione di quegli attributi e proprietà di Dio che la teologia naturale potrebbe solo vagamente congetturare, o che non potrebbe affatto combinare in modo soddisfacente. Lui non ammetteva che potesse dipendere in alcun modo dalla ricezione con cui il vangelo poteva incontrarsi, se Dio potesse essere glorificato o meno dalla sua pubblicazione. Perché dovrebbe? Supponiamo che sia piacere dell'Onnipotente dare una nuova e sorprendente dimostrazione della Sua esistenza e maestà a un popolo che era stato indifferente a quelli precedentemente e uniformemente forniti; supponiamo che la volta celeste fosse cosparsa di nuovi caratteri della calligrafia dell'eterno Dio, che superassero di gran lunga nella loro brillantezza e bellezza il già magnifico traforo di mille costellazioni, Dio non avrebbe splendidamente mostrato il Suo essere e la Sua potenza? Lui non avrebbe forse dato una dimostrazione della Sua grandezza tale da contribuire trionfalmente alla Sua gloria, anche se il popolo per il cui amore il baldacchino era stato così splendidamente addobbato avesse chiuso gli occhi davanti ad esso? Leggiamo che quando Dio si riposò dall'opera della creazione, Lui vide tutto ciò che aveva fatto, e vide che era molto buono; ed osservava la Sua opera con indicibile piacere. Vide, sapeva che era buono; e se nessun inno di alta gratitudine fosse asceso al Suo trono da creature intelligenti, avrebbe riposato in maestosa contentezza nelle Sue vaste esibizioni, e si sarebbero sentiti così lodati nelle Sue azioni, che né l'angelo né l'uomo avrebbero potuto spezzare il potente coro. E perché non dovremmo mantenere lo stesso riguardo al vangelo? Possiamo riconoscere o disprezzare una manifestazione di Dio; ma questo è il massimo che abbiamo in nostro potere; Non possiamo oscurare quella manifestazione; non possiamo spogliarla di una delle sue travi. Ma san Paolo volle esprimere il suo significato in modo un po' più esplicito, e perciò passò a parlare di due classi separate, o a mostrare con maggiore precisione come la sua posizione valesse in egual misura per i salvati e per i perduti. Per l'uno, egli dice, "siamo un odore di morte per la morte", per l'altro "un sapore di vita per la vita". Non riteniamo necessario parlare a lungo del predicatore come di un "sapore di vita per la vita", a coloro che fuggono al suo avvertimento dall'ira che sta per venire. Ma cosa dobbiamo dire al predicatore che è "un odore di morte verso la morte" per coloro che periscono nei loro peccati? È implicito in tali parole, che il vangelo si dimostrò dannoso, solo in un modo o nell'altro, "un sapore di morte" per coloro dai quali è udito e respinto; e, tuttavia, che questa proclamazione, anche quando così dannosa, ha portato gloria a Cristo, o ha contribuito a mostrare le sue perfezioni. Ora, sono queste cose così? Il vangelo è davvero mai dannoso per l'ascoltatore? e se è dannoso, coloro che lo proclamano possono davvero essere per Dio "un soave profumo di Cristo"? Sì, il Vangelo può risultare dannoso per l'ascoltatore; ma non può dimostrarsi altrimenti che glorioso per il suo Autore. Non dovete pensare che il vangelo possa essere una cosa neutrale, che non opera né per il male né per il bene. È facile arrivare a considerare questa cosa come una cosa ordinaria o insignificante, che è così frequente, e ad attribuire a queste nostre riunioni settimanali un carattere non solenne e responsabile. Ma abbiamo tutte le ragioni per affermare che il vangelo che gli è permesso di ascoltare migliora l'uomo o lo rende peggiore, così che nessuno di voi può andarsene dalla casa di Dio esattamente come era quando vi è entrato. Avete ricevuto una nuova chiamata da Dio e, se vi siete nuovamente rifiutati, vi siete resi meno accessibili che mai al messaggio. C'è un potere che si auto-propaga in tutti i tipi di male; e ogni resistenza allo Spirito di Dio, operante attraverso lo strumento della Parola, rende la resistenza più facile. Questo non è l'unico caso in cui il Vangelo è "un odore di morte verso la morte". È così ogni volta che gli uomini abusano delle dottrine delle Scritture, ogni volta che le pervertiscono, ogni volta che le strappano per incoraggiarle a dare incoraggiamento all'ingiustizia, o le usano come argomento per procrastinare. Fu questa visione dell'ufficio del predicatore che estorse all'apostolo quelle parole: "Chi basta per queste cose?" Siamo sicuri che dovrebbe essere perfettamente superabile per un uomo, vedere se stesso con un ufficio, nell'adempimento del quale si rende testimone contro le moltitudini. (H. Melvill, B.D.) I due effetti del vangelo:-

(I.) Il vangelo produce effetti diversi. Non c'è quasi mai una cosa buona al mondo di cui un po' di male non sia la conseguenza. Che il sole riversi fiumi di luce sui tropici, che i frutti più belli maturino e che fioriscano i fiori più belli, ma chi non sa che lì nascono anche i rettili più velenosi? Quindi il vangelo, anche se è il miglior dono di Dio

(1.) Il Vangelo è per alcuni uomini "un profumo di morte verso la morte".

(1) Molti uomini sono induriti nei loro peccati ascoltandolo. Coloro che possono immergersi più profondamente nel peccato, e avere la coscienza più tranquilla, sono alcuni che si trovano nella casa di Dio stesso. Ci sono molti che fanno anche della verità di Dio un cavallo di battaglia per il diavolo, e abusano della grazia di Dio per attenuare il loro peccato. Non c'è nulla di più suscettibile di sviare gli uomini di un vangelo perverso. Una verità pervertita è generalmente peggio di una dottrina che tutti sanno essere falsa

(2) Aumenterà la dannazione di alcuni uomini nell'ultimo grande giorno. (a) Perché gli uomini peccano contro una luce più grande; E la luce che abbiamo è un'eccellente misura della nostra colpa. Ciò che un Ottentotto potrebbe fare senza un crimine sarebbe il peccato più grande per me, perché mi viene insegnato meglio. Se un cieco cade nel fosso possiamo compatirlo, ma se un uomo con la luce sui bulbi oculari precipita dal precipizio e perde la propria anima, la pietà non è forse fuori questione? (b) Deve aumentare la vostra condanna se vi opponete al vangelo. Se Dio escogita un piano di misericordia e l'uomo si solleva contro di esso, quanto grande deve essere il suo peccato!

(3) Rende alcuni uomini in questo mondo più infelici di quanto lo sarebbero loro. Come potrebbe felicemente il libertino continuare la sua folle carriera, se non gli si dicesse: "Il salario del peccato è la morte, e dopo la morte il giudizio!" Il Vangelo è per gli altri "un sapore di vita per la vita".

(1) Qui conferisce la vita spirituale ai morti nei falli e nei peccati

(2) In cielo sfocia nella vita eterna

(II.) Il ministro non è responsabile del suo successo. Lui è responsabile di ciò che predica; È responsabile della sua vita e delle sue azioni, ma non è responsabile per le altre persone. "Noi siamo per Dio un soave odore di Cristo, sia in quelli che periscono che in quelli che sono salvati". Un ambasciatore non è responsabile del fallimento della sua ambasciata di pace, né un pescatore per la quantità di pesce che pesca, né un seminatore per il raccolto, ma solo per il fedele adempimento dei rispettivi doveri. Quindi il ministro del vangelo è responsabile solo per la fedele trasmissione del suo messaggio, per il dovuto abbassamento della rete del vangelo, per l'operosa semina del seme del vangelo. (C. H. Spurgeon.)

Gli effetti opposti del ministero del vangelo:-Nel linguaggio del testo abbiamo una descrizione degli effetti molto opposti del ministero del vangelo, e delle conseguenze a cui portano. La stessa nube che era oscura per gli egiziani, era luminosa per gli israeliti

(1.) Come ministri, siamo ordinati ad essere per Dio "un soave profumo di Cristo", nell'amministrare debitamente i Suoi sacramenti, nel predicare fedelmente il Suo vangelo e nell'esemplificarlo nella nostra condotta

(2) È allora, strumentalmente, con la nostra vita e la nostra dottrina, che dobbiamo diffondere nelle nostre rispettive sfere di dovere il sapore della conoscenza di Cristo. Nella dottrina dobbiamo mostrare incorruttibilità, gravità, sincerità

(3.) È anche con il nostro modo di vivere che dobbiamo diffondere il sapore del Suo nome e della Sua verità tra coloro che sono nella sfera della nostra influenza. (W. Chambers, D.D.)

Il ministero del vangelo:-

(I.) Il suo aspetto virile. Considerare

1.) La sua influenza vivificante. Produce nuova vita spirituale nelle anime degli uomini

(2.) La sua influenza mortale. Ci sono principi che rendono certo che gli uomini che lo rifiutano ne saranno danneggiati. L'uno è fondato sulla giustizia eterna e gli altri due sulla costituzione morale dell'uomo

(1) Quanto maggiore è la misericordia abusata, tanto maggiore è la condanna. La Bibbia è piena di questa verità. "A chi è dato molto", ecc. "Se non fossi venuto e non avessi parlato loro", ecc. "Guai a te, Corazin", ecc. "E tu Cafarnao", ecc. "Lui che disprezzava la legge di Mosè", ecc

(2) La suscettibilità dell'uomo alle impressioni virtuose diminuisce in proporzione alla sua resistenza ad esse

(3) La sofferenza morale dell'uomo sarà sempre aumentata in proporzione alla coscienza che egli ha di aver avuto un tempo i mezzi per essere felice. Sulla base di questi principi il Vangelo deve dimostrare "il sapore della morte fino alla morte" per coloro che lo rifiutano. L'ascolto del Vangelo pone l'uomo su un nuovo livello nell'universo. Aver udito i suoi accenti è il fatto più importante nella storia dell'uomo. Dici che non lo sentirai più? Ma l'avete sentito. Questo è un fatto che ricorderete e sentirete per sempre. Se il vangelo non ti salva, meglio che tu non fossi mai nato

(II.) Il suo aspetto verso Dio. In entrambi i casi, se siamo fedeli ad essa, "siamo per Dio un soave profumo di Cristo". Il vero ministero è gradito a Dio, quali che siano i suoi risultati sull'umanità. Se è così, due deduzioni sembrano irresistibili

(1.) Se il ministero del vangelo è di per sé grato a Dio, deve essere in se stesso un'istituzione per il bene, e per il bene esclusivo. Mai un'istituzione in sé destinata a smorzare e distruggere l'anima degli uomini potrebbe essere grata al cuore dell'amore infinito

(1) Mentre il vero ministero del vangelo salva per disegno, distrugge nonostante il suo disegno. Chi può dubitare che sia progettato per salvare? "Dio ha tanto amato il mondo", ecc. Gli uomini possono, gli uomini fanno, pervertire le cose Divine. Dio diede forse l'acciaio da usare nelle armi per la distruzione della vita umana? Lui diede forse del grano perché fosse trasmutato in una sostanza per affogare la ragione e brutalizzare l'uomo? No! Ma l'uomo, con il suo potere pervertitore, volge le benedizioni di Dio a un uso improprio e pernicioso. Così è con il vangelo. Lo strappa alla sua stessa distruzione

(2) Il vero ministero del vangelo salva per la sua tendenza intrinseca; Fa male nonostante questa tendenza. C'è qualcosa nelle dottrine, nei precetti, nelle provviste, nelle promesse e negli avvertimenti del Vangelo adatti a distruggere le anime? L'oceano è stato fatto per ferire l'uomo, perché ha terrorizzato molti marinai e inghiottito molte barche? Il sole è stato creato per ferire l'uomo, perché portando alla scoperta del ladro e dell'assassino, ha dimostrato la loro rovina? Il cibo è stato creato per nuocere alla salute, perché con l'intemperanza e la gola ha portato malattie e morte?

(3) Che il ministero del vangelo salva per mezzo dell'arbitrio divino; distrugge nonostante quell'agente. "Voi resistete sempre allo Spirito Santo". 2. Se il ministero del vangelo è di per sé grato a Dio, deve essere un'istituzione da cui risulterà una quantità molto maggiore di bene che di male. Se ne risultasse un male maggiore del bene, non posso credere che sarebbe grato all'amore infinito. Ricordare

(1) Che il rifiuto del vangelo non crea l'inferno di chi lo rifiuta; lo modifica e lo aggrava. Come peccatore avrebbe trovato un inferno, se il suono del Vangelo non avesse mai salutato le sue orecchie

(2) L'influenza ristoratrice che il ministero del vangelo aveva già esercitato sulla razza. Ha spazzato via dal mondo innumerevoli mali; ha piantato istituzioni tra noi per mitigare il dolore umano, abolire l'oppressione umana, guarire le malattie umane, rimuovere l'ignoranza umana e correggere gli errori umani; e ha condotto milioni di persone in cielo

(3) Che ciò che il vangelo ha fatto non è che una piccolissima parte del bene che è destinato a realizzare. È benedire una nazione in un giorno. Ci sono secoli millenari che lo attendono, e nei secoli a venire si scoprirà che il male che il ministero del Vangelo ha causato non può essere paragonato al bene che causerà più di quanto il dolore che la luce del sole dà ai pochi occhi teneri, con i flussi di beatitudine che riversa in ogni parte della natura. (D. Thomas, D.D.)

Sapore di morte o di vita:-Con il pensiero, stai vicino a quelle tre croci sul Calvario, e guarda quanto vicine l'una all'altra sono la benedizione e la maledizione. Mentre guardi quella scena sacra e terribile, come ti vengono rivelate chiaramente la vita e la morte. Ora, dovunque il messaggio del Vangelo sarà reso noto, l'effetto sarà lo stesso che sul Calvario: per alcuni sarà il sapore della vita per la vita, e per altri il sapore della morte per la morte

(I.) Diamo un'occhiata ai due lati del messaggio del vangelo. La parola vangelo la associamo a tutto ciò che è amabile, tenero, misericordioso. Ora, tutto questo è del tutto vero; Ma non è l'intero messaggio. Leggete onestamente la vostra Bibbia, e scoprirete che vi fa conoscere la salvezza e la dannazione, il paradiso e l'inferno. Il messaggio del vangelo è: "Colui che crede nel Figlio ha vita eterna; e chi non crede non vedrà la vita, ma l'ira di Dio dimora su di lui".

(II.) Ora, considerate la doppia opera del messaggio del vangelo. Il dono di Dio deve essere accolto o rifiutato; Non c'è alternativa. Così avvenne ai giorni degli apostoli; La loro predicazione era o un sapore di vita per la vita, o di morte per la morte. Ma ci sono alcuni che farebbero obiezioni al vangelo perché è così il sapore della morte così come della vita. Meglio, dicono, non predicare affatto il vangelo. A loro rispondiamo: Poiché alcuni abusano del dono più grande di Dio, sarebbe meglio che il dono non fosse mai stato offerto? Poiché a volte il fuoco distrugge, sarebbe meglio che non si accendesse mai un fuoco? (Giacomo Aitken.) Chi è sufficiente per queste cose?-Chi è sufficiente per queste cose? (Sermone inaugurale)

1.) San Paolo pose questa domanda con una miracolosa conversione nella memoria, con tutti i segni di un apostolo supremo in possesso, con una corona di giustizia posta per lui in prospettiva

(2.) Ciò che pesava su San Paolo era

(1) Il ricordo delle questioni per le anime immortali, di avere la rivelazione della grazia offerta a loro (versetti 15, 16)

(2) La difficoltà della fedeltà (versetto 17). Sarebbe facile, egli dice, assolvere questo grande ufficio, se potessimo fare traffico della Parola di Dio; se potessimo gettare qui un granello di adulazione, e là uno scrupolo di indulgenza; adattarlo al gusto del pubblico, o prendere consiglio al riguardo dal genio dell'epoca. Ma predicare il vangelo nella sua quadruplice completezza - "come da sincerità", "come da Dio", "davanti a Dio", "in Cristo" - questo richiede al messaggero la grazia più alta di una fedeltà incorruttibile

(3.) È facile dire, più facile pensare, che i primi giorni del Vangelo furono più ansiosi dei nostri. Possiamo capire quanto sia stato importante, difficile e pericoloso per la nuova fede ottenere ascolto. E così gli uomini simpatizzano con gli apostoli come impegnati in un'impresa sproporzionata rispetto alle loro forze; ma non hanno altro che pietà o scherno per i ministri di oggi, specialmente se un ministro dovesse lamentarsi della sua insufficienza, o riconoscere il bisogno dell'aiuto divino per qualificarlo per il suo lavoro. Pensieri come questi gettano una vera e propria pietra d'inciampo sulla via del Vangelo. Il ministro stesso deve temere la loro infezione. "Contro queste cose", deve chiedersi, "chi è sufficiente?" 4. Le difficoltà che San Paolo dovette affrontare erano aperte e tangibili. Da una parte c'era il fanatismo ebraico e dall'altra la speculazione greca; qui l'accusa di apostasia dalle santità ancestrali, lì di insubordinazione alle autorità esistenti; qui qualche rischio definito di persecuzione, là qualche insidiosa corruzione della semplicità evangelica per mescolanza giudaizzante o raffinatezza alessandrina

(5.) Ma a San Paolo furono risparmiate alcune esperienze, appartenenti a un'epoca non sua. Quando scrisse "#2Timoteo 3:1, ecc., egli sondò a malapena le profondità del nostro mare di guai, e in nessun luogo ci prepara del tutto per quegli sviluppi che sono i fenomeni di quest'ultima parte del nostro secolo, e che attirano dai nostri cuori metà del grido del testo, cioè

(1) L'impazienza irrequieta e sconsiderata del vecchio, anche quando il vecchio è la verità di Dio; l'insolente disprezzo dell'ordinanza di predicazione di Cristo, tranne nella misura in cui il predicatore getterà via la sua Bibbia e profetizzerà con il suo stesso spirito; la leggera messa al bando dei soggetti sacri ad ogni tavola sociale; la scelta e il rifiuto tra le semplici parole della Scrittura, come se ogni particolare rivelazione fosse una questione aperta

(2) Lo scisma del pensiero, dove non del sentimento, tra i maestri della Chiesa e coloro che dovrebbero essere tra gli istruiti

(3) L'esperienza opposta, l'abbandono di tutto ciò che è distintivo nell'ufficio ministeriale, o l'abbandono di tutto ciò che è a prima vista difficile nella rivelazione divina. Non sarà così che la frattura tra clero e laici sarà efficacemente sanata, come se l'incarico della Chiesa fosse una cosa di cui vergognarsi, o come se l'unico scopo fosse quello di mostrare agli uomini che la Bibbia non conteneva nulla che essi non avrebbero potuto conoscere senza di essa

(4) La timidezza del credente di fronte al libero pensiero e alla scoperta scientifica. Considero un grande male quando i veri credenti tradiscono un disagio in presenza di veri ricercatori. La verità e la verità non possono mai essere veramente in disaccordo. La dottrina evangelica non tema mai che il Dio della creazione la tradisca o la lasci nuda ai suoi nemici. Meno di ogni altra cosa che la fede pensi che nascondendo la testa sotto la sabbia può eludere l'inseguimento, o che con un grido clamoroso: "Il Vangelo è in pericolo", può infondere fiducia nelle sue truppe o gettare il panico nei suoi nemici. Siamo coraggiosi, con un coraggio insieme dell'uomo e di Dio. Conclusione: Gli uomini mi hanno detto, nella prospettiva di questo ministero

1.) "Devi stare attento a ciò che avanzi. Non dite nulla che non sia sano in logica, qualunque sia la retorica. Non dare per scontato nulla: dimostra i tuoi punti". Il vangelo stesso deve essere, come tra me e te, una questione aperta? Ho l'obbligo, ogni volta che menziono l'Incarnazione, la Resurrezione, la Divinità di Cristo, a dimostrarle con qualche nuovo argomento? Onestamente ti dico questo: se questo era ciò che volevi, io non sono l'uomo. Se non credi al Vangelo, non posso sperare di dimostrartelo. Io sono qui, amministratore dei misteri di Dio, per trarvi fuori dal Suo deposito qualcosa di utile per l'insegnamento, per la riprensione, per la correzione, per la disciplina nella giustizia

(2.) "Avrai un pubblico critico. Si discuterà di tutto. 'Un campo equo e nessun favore' sarà il motto della vostra congregazione". L'avvertimento cade agghiacciante all'orecchio. Non credo a una parola. Non per giudicare il predicatore, ma per ascoltare la Parola; non per dire: "Il sermone è stato lungo", ma per dire: "In questo giorno Dio mi ha fornito un dolce conforto di speranza celeste e di comunione spirituale; e ora me ne vado, riscaldato, rallegrato, edificato per un'altra settimana di lavoro e per l'eterno riposo al di là": questo sarà l'atteggiamento del tuo orecchio e del tuo cuore mentre ascolti la voce del tuo ministro. (Dean Vaughan.)

Difficoltà dell'ufficio pastorale:-

(I.) Passerò brevemente in rassegna alcuni dei numerosi e importanti compiti dell'ufficio pastorale. Cristo crocifisso, e la salvezza per mezzo di Lui; la legge, come maestro di scuola, per portare gli uomini a Cristo; ed esortare i discepoli di Gesù ad adornare la Sua dottrina dovrebbero essere i nostri temi principali. Una conoscenza completa della fede e della pratica cristiana. È necessaria una grande abilità per spiegare i sublimi misteri della nostra santa fede, per svelare i loro reciproci legami e dipendenze, e così per dimostrare la loro certezza, affinché il sincero amante della verità possa essere convinto, e anche il capzioso possa essere messo a tacere. Il nostro compito, tuttavia, sarebbe relativamente facile se gli uomini amassero la verità e la santità. Aggiungete a tutto ciò che il genio, la condizione spirituale e le circostanze esteriori dei nostri ascoltatori sono vari; e un modo di rivolgersi appropriato per alcuni sarebbe improprio per altri. Ma i nostri servizi non si limitano al pulpito o alla preparazione dell'armadio. È un ramo importante del nostro lavoro, istruire e catechizzare i giovani e gli ignoranti nei primi principi della religione. Le visite parrocchiali, se gestite in modo facile da pianificare, non dico facili da eseguire, sarebbero altrettanto utili. Riconciliare le differenze è un lavoro molto adatto al carattere degli ambasciatori del Principe della Pace. Nel rimprovero privato, quale zelo per Dio e quale tenera compassione per le anime che muoiono sono necessari per vincere quell'avversione che ogni uomo di buon carattere deve provare, per dire a un altro che ha fatto del male. C'è un altro dovere che incombe sui ministri in quanto tali, più difficile di qualsiasi altro che ho finora menzionato, ed è quello di mostrare a se stessi modelli di buone opere Tito 2:7

(II.) Completerò ora l'argomento considerando le tentazioni e l'opposizione che probabilmente possono sorgere per distoglierci dal giusto adempimento dei doveri del nostro ufficio. I ministri, sebbene vincolati a una santità esemplare, sono uomini con passioni e infermità simili agli altri, e ugualmente esposti ad essere sedotti da Satana, dal mondo e dalla carne. Ma il nostro pericolo principale deriva dalla corruzione interiore. Il nostro ufficio ci obbliga a predicare e pregare in molte occasioni in cui i nostri corpi sono spenti e languidi. Lo scoraggiamento può avere un'influenza fatale. Nuovamente. Man mano che invecchiamo, l'avversione per la stanchezza e l'amore per l'agio crescono in noi. Giudicate da tutto ciò che è stato detto, se l'opera del ministero è così facile, come molti, per ignoranza o inavvertenza, sono inclini a immaginare. (R. Erskine, D.D.)

17 2CORINZI CAPITOLO 2

2Corinzi 2:17

"Poiché non siamo così tanti noi che corrompiamo la Parola di Dio".

Corrompere la Parola di Dio:-L'espressione ha alla base l'idea dell'interesse personale, e specialmente del piccolo guadagno. Significa letteralmente vendere in piccole quantità, al dettaglio a scopo di lucro. Ma fu applicato specialmente all'osteria, e si estese a tutti gli espedienti con cui i venditori di vino nei tempi antichi ingannavano i loro clienti. Poi è stato usato in senso figurato come qui; e Luciano parla dei filosofi come venditori delle scienze, e nella maggior parte dei casi (οὶ πολλοι un curioso parallelo con San Paolo), come tavernieri "che mescolano, adulterano e danno cattive misure". Ci sono due idee separabili qui. Una è quella degli uomini che qualificano il vangelo, infiltrando le proprie idee nella Parola di Dio, temperandone la severità, o forse la bontà, velando la sua inesorabilità, operando in compromessi. L'altro è che tutti questi procedimenti sono infedeli e disonesti perché alla base c'è qualche interesse privato. Non è necessario che sia avarizia, anche se è probabile che sia questo come qualsiasi altra cosa. Un uomo corrompe la Parola di Dio, ne fa il mestiere di un suo misero affare, in molti altri modi che non subordinandola al bisogno di un sostentamento. Quando esercita la sua vocazione di ministro per la gratificazione della sua vanità, o quando predica non quel terribile messaggio in cui la vita e la morte sono legate, ma se stesso, la sua intelligenza, la sua erudizione, il suo umorismo, la sua bella voce o i suoi gesti, lo fa. Lui fa in modo che la Parola lo serva, invece di essere un ministro della Parola; E questa è l'essenza del peccato. Lo stesso vale se l'ambizione è il suo movente, se predica per conquistare a sé discepoli, per ottenere un ascendente sulle anime, per diventare il capo di un partito che porterà l'impronta della sua mente. (J. Denney, B.D.)

Il modo di predicare il vangelo:-

(I.) Con consapevole onestà. "Come di sincerità" in diretto antagonismo con ogni doppiezza e ipocrisia. Nessun uomo può predicare il Vangelo in modo efficace se non è un vero uomo, fedele a se stesso e alle dottrine che proclama. Non deve essere influenzato da pretese, da pregiudizi settari, da interessi mondani o dalla fama. Nessun uomo può avere questa onestà consapevole

1.) A meno che non predichi le sue convinzioni personali del Vangelo. Non le opinioni degli altri, e nemmeno le proprie opinioni, ma convinzioni autoformate, vitali e profonde

(2.) A meno che le sue convinzioni non siano state raggiunte da uno studio imparziale, serio e devoto. L'uomo che predica in questo modo, predica un vangelo fresco, vivente e potente

(II.) Con divinità cosciente. "Di Dio, agli occhi di Dio," i.e

1.) Da Dio. Lui deve sentire di avere un incarico divino

(2.) Davanti a Dio. "Agli occhi di Dio". Lui deve sentire che il Dio che lo ha mandato lo affronta. Questa coscienza lo renderà

(1) Vivere seriamente. La sua anima sarà tutta eccitazione

(2) Completamente impavido dell'uomo

(III.) Con Cristianità consapevole. "In Cristo". Ci sono due sensi in cui si dice che siamo in un altro

(1.) Nei loro affetti. Senza poesia o figura siamo in quelli, nel cuore di coloro che ci amano. Il bambino è nel cuore del genitore amorevole, ecc. Così tutti i discepoli di Cristo sono nel suo cuore, nei suoi affetti. Essi vivono in Lui

(2.) Nel loro carattere e spirito. Così lo studente ammirato vive nel carattere e nello spirito del suo amato maestro, il lettore ammirato nei pensieri e nel genio del suo autore preferito, ecc. Questo è il senso che è particolarmente implicito nel testo. Che cos'è lo spirito di Cristo? È quella dell'amore supremo per il Grande Padre e dell'amore sacrificale per l'umanità. (D. Thomas, D.D.)

Riferimenti incrociati:

2Corinzi 2

1 2Co 1:15-17,; At 11:29; 15:2,37; 1Co 2:2; 5:3; Tit 3:12
2Co 2:4; 1:23; 7:5-8; 12:20,21; 13:10; 1Co 4:21

2 2Co 1:14; 11:29; Rom 12:15; 1Co 12:26

3 1Co 4:21; 5:1-13
2Co 12:21; 13:1,2
2Co 12:11
2Co 1:15; 7:6; 8:22; Ga 5:10; File 1:21

4 Lev 19:17,18; Sal 119:136; Prov 27:5,6; Ger 13:15-17; Lu 19:41-44; Rom 9:2,3; Fili 3:18
2Co 7:8,9,12; 12:15
2Co 11:2

5 Prov 17:25; 1Co 5:1-5,12,13; Ga 5:10
Ga 4:12

6 2Co 13:10; 1Co 5:4,5; 1Ti 5:20

7 Ga 6:1,2; Ef 4:32; Col 3:13; 2Te 3:6,14,15; Eb 12:12-15
2Co 5:4; 2Sa 20:19,20; Sal 21:9; 56:1,2; 57:3; 124:3; Prov 1:12; Is 28:7; 1Co 15:54
2Co 7:10; Prov 17:22; Fili 2:27; 1Te 4:13

8 Ga 5:13; 6:1,2,10; Giuda 1:22,23

9 2Co 7:12-15; 8:24; Eso 16:4; De 8:2,16; 13:3; Fili 2:22
2Co 7:15; 10:6; Fili 2:12; 2Te 3:14; File 1:21

10 2Co 5:20; Mat 18:18; Giov 20:23; 1Co 5:4

11 2Co 11:3,14; 1Cron 21:1,2; Giob 1:11; 2:3,5,9; Zac 3:1-4; Lu 22:31; Giov 13:2; At 1:25; 1Co 7:5; Ef 6:11,12; 2Ti 2:25; 1P 5:8; Ap 2:24; 12:9-11; 13:8

12 At 16:8; 20:1-6,8
At 14:27; 1Co 16:9; Col 4:3; Ap 3:7,8

13 2Co 7:5,6
2Co 8:6,16,23; 12:18; Ga 2:1,3; 2Ti 4:10; Tit 1:4
At 20:1,2

14 2Co 1:11; 8:16; 9:15; Ef 5:20; 1Te 3:9; Ap 7:12
Sal 106:47; 148:14; Rom 8:37; 1Co 15:37
2Co 2:15,16; CC 1:3; Rom 15:19; Col 1:6,23

15 Ge 8:21; Eso 29:18,25; Ez 20:41; Ef 5:2; Fili 4:18
2Co 4:3,4; Is 49:5,6; 1Co 1:18; 2Te 2:10

16 Lu 2:34; Giov 9:39; At 13:45-47; 20:26,27; 1P 2:7,8
2Co 3:5,6; 12:11; 1Co 15:10

17 2Co 4:2; 11:13-15; Ger 5:31; 23:27-32; Mat 24:24; 1Ti 1:19,20; 4:1-3; 2Ti 2:6-18; 4:3,4; Tit 1:11; 2P 2:1-3; 1G 4:1; 2G 1:7-11; Giuda 1:4; Ap 2:14,15,20; 12:9; 19:20
2Co 4:2
2Co 1:12; 4:2; At 20:20,27; Eb 11:27

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