Nuova Riveduta:

2Corinzi 4

1 Perciò, avendo noi tale ministero in virtù della misericordia che ci è stata fatta, non ci perdiamo d'animo; 2 al contrario, abbiamo rifiutato gli intrighi vergognosi e non ci comportiamo con astuzia né falsifichiamo la parola di Dio, ma rendendo pubblica la verità, raccomandiamo noi stessi alla coscienza di ogni uomo davanti a Dio. 3 Se il nostro vangelo è ancora velato, è velato per quelli che sono sulla via della perdizione, 4 per gli increduli, ai quali il dio di questo mondo ha accecato le menti affinché non risplenda loro la luce del vangelo della gloria di Cristo, che è l'immagine di Dio. 5 Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù quale Signore, e quanto a noi ci dichiariamo vostri servi per amore di Gesù; 6 perché il Dio che disse: «Splenda la luce fra le tenebre» è quello che risplendé nei nostri cuori per far brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio, che rifulge nel volto di Gesù Cristo.

Il tesoro nei vasi di terra
7 Ma noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché questa grande potenza sia attribuita a Dio e non a noi. 8 Noi siamo tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all'estremo; perplessi, ma non disperati; 9 perseguitati, ma non abbandonati; atterrati, ma non uccisi; 10 portiamo sempre nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo; 11 infatti, noi che viviamo siamo sempre esposti alla morte per amore di Gesù, affinché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale.
12 Di modo che la morte opera in noi, ma la vita in voi. 13 Siccome abbiamo lo stesso spirito di fede, secondo ciò che è scritto: «Ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo, perciò parliamo, 14 sapendo che colui che risuscitò il Signore Gesù risusciterà anche noi con Gesù, e ci farà comparire con voi alla sua presenza. 15 Tutto ciò infatti avviene per voi, affinché la grazia che abbonda per mezzo di un numero maggiore di persone moltiplichi il ringraziamento alla gloria di Dio.

Sofferenze momentanee e gloria futura
16 Perciò non ci scoraggiamo; ma, anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno. 17 Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria, 18 mentre abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poiché le cose che si vedono sono per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne.

C.E.I.:

2Corinzi 4

1 Perciò, investiti di questo ministero per la misericordia che ci è stata usata, non ci perdiamo d'animo; 2 al contrario, rifiutando le dissimulazioni vergognose, senza comportarci con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma annunziando apertamente la verità, ci presentiamo davanti a ogni coscienza, al cospetto di Dio.
3 E se il nostro vangelo rimane velato, lo è per coloro che si perdono, 4 ai quali il dio di questo mondo ha accecato la mente incredula, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo che è immagine di Dio. 5 Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore; quanto a noi, siamo i vostri servitori per amore di Gesù. 6 E Dio che disse: Rifulga la luce dalle tenebre, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo.
7 Però noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. 8 Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; 9 perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, 10 portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. 11 Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo esposti alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale. 12 Di modo che in noi opera la morte, ma in voi la vita.
13 Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo e perciò parliamo, 14 convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. 15 Tutto infatti è per voi, perché la grazia, ancora più abbondante ad opera di un maggior numero, moltiplichi l'inno di lode alla gloria di Dio. 16 Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno. 17 Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria, 18 perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d'un momento, quelle invisibili sono eterne.

Nuova Diodati:

2Corinzi 4

Gesù Cristo unico soggetto della predicazione
1 Perciò, avendo questo ministero per la misericordia che ci è stata fatta, non ci perdiamo d'animo. 2 Anzi abbiamo rinunziato ai sotterfugi della vergogna, non camminando con astuzia, né falsificando la parola di Dio, ma mediante la manifestazione della verità, raccomandando noi stessi alla coscienza di ogni uomo davanti a Dio. 3 Ma se il nostro evangelo è ancora velato, esso lo è per quelli che periscono, 4 nei quali il dio di questo secolo ha accecato le menti di quelli che non credono, affinché non risplenda loro la luce dell'evangelo della gloria di Cristo, che è l'immagine di Dio. 5 Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù, il Signore, e siamo vostri servi per amore di Gesù, 6 perché il Dio che disse: «Splenda la luce fra le tenebre», è lo stesso che ha fatto brillare il suo splendore nei nostri cuori per illuminarci nella conoscenza della gloria di Dio, che rifulge sul volto di Gesù Cristo. 7 Or noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché l'eccellenza di questa potenza sia di Dio e non da noi. 8 Noi siamo afflitti in ogni maniera, ma non ridotti agli estremi; perplessi, ma non disperati; 9 perseguitati, ma non abbandonati; abbattuti, ma non distrutti, 10 portando del continuo nel nostro corpo il morire del Signore Gesù, affinché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. 11 Noi che viviamo, infatti siamo del continuo esposti alla morte per Gesù, affinché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. 12 Cosicché in noi opera la morte, ma in voi la vita. 13 Ma pure, avendo noi lo stesso spirito di fede, come sta scritto: «Io ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo e perciò parliamo, 14 sapendo che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi per mezzo di Gesù e ci farà comparire con voi. 15 Tutte queste cose infatti sono per voi, affinché la grazia, raggiungendo un numero sempre maggiore di persone, produca ringraziamento per abbondare alla gloria di Dio.

Morte, vita e giudizio
16 Perciò noi non ci perdiamo d'animo; ma, anche se il nostro uomo esteriore va in rovina, pure quello interiore si rinnova di giorno in giorno. 17 Infatti la nostra leggera afflizione, che è solo per un momento, produce per noi uno smisurato, eccellente peso eterno di gloria; 18 mentre abbiamo lo sguardo fisso non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono, poiché le cose che si vedono sono solo per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne.

Riveduta 2020:

2Corinzi 4

La luce dell'evangelo della gloria di Cristo
1 Perciò, avendo questo ministerio in virtù della misericordia che ci è stata fatta, noi non veniamo meno nell'animo, 2 ma abbiamo rifiutato le cose nascoste e vergognose, non procedendo con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma mediante la manifestazione della verità raccomandiamo noi stessi alla coscienza di ogni uomo davanti a Dio. 3 E, se il nostro vangelo è ancora velato, è velato per quelli che sono sulla via della perdizione, 4 per gli increduli, dei quali il dio di questo mondo ha accecato le menti, affinché la luce del vangelo della gloria di Cristo, che è l'immagine di Dio, non risplenda loro. 5 Poiché noi non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù quale Signore e quanto a noi ci dichiariamo vostri servitori per amore di Gesù, 6 perché il Dio che disse: “Splenda la luce fra le tenebre” è quello che risplendé nei nostri cuori, affinché noi facessimo brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesù Cristo.

Il tesoro nei vasi di terra
7 Ma noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché l'eccellenza di questa potenza sia di Dio e non da noi. 8 Noi siamo tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all'estremo; perplessi, ma non disperati; 9 perseguitati, ma non abbandonati; atterrati, ma non uccisi; 10 portiamo sempre nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo, 11 poiché noi che viviamo, siamo sempre esposti alla morte per amor di Gesù, affinché anche la vita di Gesù sia manifestata nella nostra carne mortale.
12 Di modo che la morte opera in noi, ma la vita in voi. 13 Siccome abbiamo lo stesso spirito di fede, che è in quella parola della Scrittura: “Ho creduto, perciò ho parlato”, anche noi crediamo e perciò parliamo, 14 sapendo che colui che risuscitò il Signore Gesù risusciterà anche noi con Gesù e ci farà comparire con voi alla sua presenza. 15 Poiché tutte queste cose avvengono per voi, affinché la grazia abbondi e faccia sì che sovrabbondi per mezzo di un gran numero di persone il ringraziamento alla gloria di Dio.

Sofferenze temporanee e gloria futura
16 Perciò noi non veniamo meno nell'animo ma, anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno. 17 Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria, 18 mentre abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono, poiché le cose che si vedono sono solo per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne.

La Parola è Vita:

2Corinzi 4

1 
È Dio stesso che ha avuto pietà di noi e ci ha dato questo meraviglioso compito, perciò noi non ci perdiamo d'animo. 2 Non vogliamo imbrogliare la gente, né abbiamo alcun interesse a menare per il naso nessuno; tanto meno cerchiamo di falsificare ciò che insegna la Bibbia. Non sappiamo che farcene di tutti questi metodi vergognosi. Quando parliamo, ci sentiamo alla presenza di Dio, perciò diciamo la verità, sottoponendoci al giudizio di tutti quelli che ci conoscono.
3 Se poi il Vangelo che predichiamo è ancora misterioso per qualcuno, lo è per quelli che sono sulla via della perdizione. 4 Satana, che è il dio di questo mondo corrotto, li ha resi ciechi, incapaci di vedere la gloriosa luce del Vangelo che splende su di loro, incapaci di comprendere ciò che predichiamo, e cioè: il meraviglioso messaggio della gloria di Cristo, immagine di Dio. 5 Non ce ne andiamo in giro a parlare di noi stessi, ma di Gesù Cristo come Signore. Tutto ciò che diciamo di noi è che siamo vostri servi, per amore di Gesù. 6 Perché Dio che ha detto: «Splenda la luce nelle tenebre», ha fatto risplendere in noi la sua luce per farci capire che è la sua gloria ciò che brilla sul volto di Gesù Cristo.

Fragili recipienti.
7 Ma questo prezioso tesoro, questa luce e potenza, che ora splende dentro di noi, si trova in un recipiente molto fragile, e cioè il nostro corpo, perché così sia ben chiaro che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. 8 Dobbiamo sopportare tribolazioni di ogni genere, ma non siamo ridotti agli estremi. Siamo preoccupati, ma non disperati, 9 perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi. 10 Portiamo sempre in noi la morte di Gesù, perché si manifesti nel nostro corpo anche la sua vita.
11 E così noi viviamo in continuo pericolo di morte, perché serviamo il Signore, ma questo ci offre continuamente l'occasione di dimostrare la potenza di Gesù Cristo nei nostri corpi mortali. 12 E se per noi predicare vuol dire affrontare la morte, per voi significa avere la vita eterna.
13 Noi parliamo con franchezza di ciò che crediamo (fiduciosi che Dio agisce per noi), proprio come dice il Salmo: «Ho creduto, perciò ho parlato». Noi pure crediamo e perciò parliamo. 14 Siamo convinti infatti che lo stesso Dio che resuscitò il Signore Gesù, resusciterà anche noi insieme con Gesù, e con voi ci farà comparire alla sua presenza, 15 perché tutte queste nostre sofferenze sono a vostro vantaggio. E più sono quelli che si convertono a Cristo, più saranno quelli che lo ringrazieranno per l'abbondanza della sua grazia; e così il Signore sarà glorificato.
16 Noi dunque non ci perdiamo d'animo. Anche se i nostri corpi vanno in sfacelo, la nostra forza interiore, che viene dal Signore, cresce di giorno in giorno. 17 Dopo tutto, queste nostre sofferenze sono ben poca cosa e non dureranno a lungo. Anzi, grazie a questo breve periodo di difficoltà, avremo una vita gloriosa, che non ha paragoni, e per sempre! 18 E così non ci soffermiamo su ciò che vediamo adesso, ma su ciò che non vediamo, perché le cose che si vedono passano, mentre quelle che non si vedono durano per sempre.

La Parola è Vita
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Riveduta:

2Corinzi 4

1 Perciò, avendo questo ministerio in virtù della misericordia che ci è stata fatta, noi non veniam meno nell'animo, 2 ma abbiam rinunziato alle cose nascoste e vergognose, non procedendo con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma mediante la manifestazione della verità raccomandando noi stessi alla coscienza di ogni uomo nel cospetto di Dio. 3 E se il nostro vangelo è ancora velato, è velato per quelli che son sulla via della perdizione, 4 per gl'increduli, dei quali l'iddio di questo secolo ha accecato le menti, affinché la luce dell'evangelo della gloria di Cristo, che è l'immagine di Dio, non risplenda loro. 5 Poiché noi non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù qual Signore, e quanto a noi ci dichiariamo vostri servitori per amor di Gesù; 6 perché l'Iddio che disse: Splenda la luce fra le tenebre, è quel che risplendé ne' nostri cuori affinché noi facessimo brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesù Cristo.

Il tesoro nei vasi di terra
7 Ma noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché l'eccellenza di questa potenza sia di Dio e non da noi. 8 Noi siamo tribolati, in ogni maniera, ma non ridotti all'estremo; perplessi, ma non disperati; 9 perseguitati, ma non abbandonati; atterrati, ma non uccisi; 10 portiam sempre nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo; 11 poiché noi che viviamo, siam sempre esposti alla morte per amor di Gesù, onde anche la vita di Gesù sia manifestata nella nostra carne mortale. 12 Talché la morte opera in noi, ma la vita in voi. 13 Ma siccome abbiam lo stesso spirito di fede, ch'è in quella parola della Scrittura: Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo, e perciò anche parliamo, 14 sapendo che Colui che risuscitò il Signor Gesù, risusciterà anche noi con Gesù, e ci farà comparir con voi alla sua presenza. 15 Poiché tutte queste cose avvengono per voi, affinché la grazia essendo abbondata, faccia sì che sovrabbondi per bocca di un gran numero il ringraziamento alla gloria di Dio.

Le speranze che sostengono il coraggio dell'apostolo
16 Perciò noi non veniamo meno nell'animo; ma quantunque il nostro uomo esterno si disfaccia, pure il nostro uomo interno si rinnova di giorno in giorno. 17 Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria, 18 mentre abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poiché le cose che si vedono son solo per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne.

Ricciotti:

2Corinzi 4

1 Perciò, avendo questo ministero in virtù della misericordia di cui fummo oggetto, non ci perdiamo d'animo, 2 ma rinunziamo ai nascondigli della vergogna, non procedendo in astuzia nè adulterando la parola di Dio, ma colla manifestazione della verità raccomandando noi stessi a ogni coscienza d'uomo nel cospetto di Dio. 3 E se è anche velato il nostro Vangelo, è velato per quei che periscono; 4 nei quali il Dio di quest'età accecò le menti d'infedeli, sino a non isplendere più [loro] la luce del Vangelo della gloria di Cristo, che è l'immagine di Dio. 5 Giacchè noi non predichiamo mica noi stessi, ma Cristo Gesù Signore, e diciamo noi servi vostri per Gesù. 6 Quel Dio che disse: «Dalle tenebre splenderà la luce», egli stesso lampeggiò nei nostri cuori a illuminare la conoscenza della gloria di Dio [rifulgente] nel volto di Cristo.

Sofferenze, travagli e speranze degli Apostoli
7 Or noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinchè [si riconosca che] la superiorità della potenza è cosa di Dio e non viene da noi. 8 In tutto noi siam tribolati, senza essere però ridotti agli estremi; angustiati senza essere disperati; 9 perseguitati ma non abbandonati; abbattuti ma non perduti; 10 sempre portiamo attorno nel corpo nostro la morte di Gesù, affinchè anche la vita di Gesù sia nei nostri corpi manifestata. 11 Giacchè sempre noi viventi siamo esposti alla morte per Gesù, affinchè anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale. 12 Laonde in noi opera la morte, la vita in voi. 13 Ma avendo lo stesso spirito della fede secondo quel che sta scritto: "Ho creduto, perciò ho parlato", anche noi crediamo, perciò anche parliamo, 14 sapendo che ci ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù, e ci farà riessere insieme con voi. 15 Poichè tutto è per voi, affinchè abbondando la grazia, per via del numero faccia abbondare anche i ringraziamenti per la gloria di Dio. 16 Perciò non ci scoraggiamo: ma se anche il nostro uomo esterno si corrompe, l'interno nostro si rinnova, tuttavia di giorno in giorno. 17 Poichè la momentanea e leggera tribolazione nostra procaccia a noi oltre ogni misura smisurato peso di gloria; 18 non mirando noi alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poichè le cose che si vedono son temporanee, e quelle che non si vedono eterne.

Tintori:

2Corinzi 4

Sincerità e franchezza del ministero apostolico
1 Perciò, avendo questo ministero in virtù della misericordia che abbiamo conseguita, non ci perdiamo d'animo; 2 ma rinunziando ai nascondigli della turpitudine non operiamo con astuzia nè falsifichiamo la parola di Dio; raccomandiamo invece noi stessi alla coscienza di ogni uomo davanti a Dio mediante la manifestazione della verità. 3 E se è ancor velato il nostro vangelo, è velato per quelli che si perdono, 4 per gl'infedeli, le intelligenze dei quali il dio di questo secolo ha accecato, onde non rifulga per essi lo splendore del Vangelo della gloria di Cristo, il quale è l'immagine di Dio. 5 Noi poi non predichiamo noi stessi, ma Gesù Cristo Signor nostro, dichiarando che siamo vostri servi per Gesù; 6 perchè Dio il quale disse che dalle tenebre splendesse la luce, egli stesso rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio che, brilla nel volto di Gesù Cristo.

Sofferenze a cui vanno soggetti gli apostoli
7 Ma questo tesoro noi l'abbiamo in vasi di creta, affinchè apparisca che la straordinaria potenza vien da Dio e non da noi. 8 Noi siam tribolati in ogni maniera, ma non avviliti d'animo; siamo angustiati, ma non disperati; 9 perseguitati, ma non abbandonati; abbattuti, ma non uccisi: 10 portiamo sempre nel nostro corpo il martirio di Gesù, affinchè anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. 11 Sempre infatti, noi che viviamo, siamo esposti alla morte per amore di Gesù; affinchè anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. 12 Così trionfa in noi la morte, e in voi la vita.

Gli apostoli speran la risurrezione gloriosa e la ricompensa eterna
13 Ma animati dal medesimo spirito di fede espresso nelle parole: «Ho creduto, per questo ho parlato», noi pur crediamo e per questo parliamo, 14 sapendo che colui il quale risuscitò Gesù, con Gesù risusciterà anche noi, e ci farà con voi comparire alla sua presenza. 15 Tutto infatti è per voi, affinchè l'abbondante grazia ridondi abbondantemente a gloria di Dio pei ringraziamenti di molti. 16 Per questo non ci perdiamo d'animo, e se il nostro uomo esteriore deperisce, il nostro uomo interiore si rinnovella di giorno in giorno; 17 perchè la nostra momentanea e leggera tribolazione produce per noi un eterno e sopra ogni modo sublime cumulo di gloria; 18 e non miriamo a ciò che si vede, ma a ciò che non si vede; perchè le cose che si vedono sono temporali, mentre quelle che non si vedono sono eterne.

Martini:

2Corinzi 4

Come la parola di Dio e stata per mezzo della sincera predicazione digli Apostoli manifestata a tutti, eccettuati coloro, le menti de' quali sono state accelate: come gli Apostoli soffrano molte avversità senza però soccombere. Come una momentanea tribolazione partorisce una gloria grande, ed eterna.
1 Per la qual cosa avendo noi tal ministero in virtù della misericordia da noi conseguita, non ci perdiamo di cuore: 2 Ma rinunziamo ai nascondigli della turpitudine, non camminando con astuzia, né corrompendo la parola di Dio, ma commendevoli rendendoci presso là coscienza di tutti gli uomini dinanzi a Dio mediante la manifestazione della verità. 3 Che se è velato anche il nostro vangelo; per que', che periscono, egli è velato: 4 De' quali infedeli il Dio di questo secolo ha accecate le menti, onde non rifulga per essi la luce del vangelo della gloria di Cristo, il quale è immagine di Dio. 5 Imperocché noi non predichiamo noi stessi, ma Gesù Cristo Signor nostro; noi poi servi vostri per Gesù: 6 Conciossiachè Dio, il quale disse che dalle tenebre splendesse la luce, egli stesso rifulse ne' nostri cuori, perché chiara si rendesse la cognizione della gloria di Dio nella faccia di Gesù Cristo. 7 Ma questo tesoro lo abbiamo in vasi di creta: onde la superiorità della virtù sia di Dio, e non da noi. 8 Per ogni verso siam tribolati, ma non avviliti d'animo: siamo angustiati, ma non siamo disperati: 9 Siamo perseguitati, ma non siamo abbandonati: siamo abbattuti, ma non estinti: 10 Portando noi sempre per ogni dove la mortificazione di Gesù Cristo nel corpo nostro, affinchè la vita ancor di Gesù si manifesti ne' corpi nostri. 11 Imperocché continuamente noi, che viviamo, siam messi a morte per amor di Gesù: affinchè la vita ancor di Gesù si manifesti nella carne nostra mortale. 12 Trionfa adunque in noi la morte, e in voi la vita. 13 Ma avendo lo stesso spirito di fede, conforme sta scritto: credetti, per questo parlai: noi pur crediamo, e per questo anche parliamo: 14 Sapendo noi, come colui, che risuscitò Gesù, noi pure risusciterà con Gesù, e ci darà luogo tra voi. 15 Imperocché tutte le cose sono per voi: affinchè l'abbondante grazia ridondi abbondantemente in gloria di Dio pe' ringraziamenti di molti. 16 Per la qual cosa non perdiamo coraggio: ma quantunque quel nostro uomo, che è al di fuori, si corrompa: quello però, che è al di dentro, di giorno in giorno si rinnovella. 17 Imperocché quella, che è di presente momentanea, e leggera tribolazione nostra, un eterno sopra ogni misura smisurato peso di gloria opera in noi. 18 Non mirando noi a quel, che si vede, ma a quello, che non si vede. Imperocché le cose, che si veggono, sono temporali: quelle poi, che non si veggono, sono eterne.

Diodati:

2Corinzi 4

1 PERCIÒ, avendo questo ministerio, secondo che ci è stata fatta misericordia, noi non veniam meno dell'animo. 2 Anzi abbiam rinunziato a' nascondimenti della vergogna, non camminando con astuzia, e non falsando la parola di Dio; anzi rendendoci approvati noi stessi da ogni coscienza degli uomini, davanti a Dio, per la manifestazion della verità. 3 Che se il nostro evangelo ancora è coperto, egli è coperto fra coloro che periscono; 4 fra i quali l'Iddio di questo secolo ha accecate le menti degl'increduli, acciocchè la luce dell'evangelo della gloria di Cristo, il quale è l'immagine dell'invisibile Iddio, non risplenda loro. 5 Poichè non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù, il Signore; e noi siamo vostri servitori, per Gesù. 6 Perciocchè Iddio, che disse che la luce risplendesse dalle tenebre, è quel che ha fatto schiarire il suo splendore ne' cuori nostri, per illuminarci nella conoscenza della gloria di Dio, che splende sul volto di Gesù Cristo. 7 Or noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, acciocchè l'eccellenza di questa potenza sia di Dio, e non da noi.
8 Essendo per ogni maniera afflitti, ma non però ridotti ad estreme distrette; perplessi, ma non però disperati; 9 perseguiti, ma non però abbandonati; abbattuti, ma non però perduti. 10 Portando del continuo nel nostro corpo la mortificazione del Signor Gesù; acciocchè ancora si manifesti la vita di Gesù nel nostro corpo. 11 Poichè noi che viviamo siamo del continuo esposti alla morte per Gesù; acciocchè ancora la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. 12 Talchè la morte opera in noi, ma la vita in voi. 13 Ma pure, avendo noi lo stesso spirito della fede, secondo che è scritto: Io ho creduto, perciò ho parlato; noi ancora crediamo, perciò eziandio parliamo. 14 Sapendo che colui che ha risuscitato il Signor Gesù, risusciterà ancora noi per Gesù, e ci farà comparire con voi. 15 Perciocchè tutte queste cose son per voi; acciocchè la grazia, essendo abbondata, soprabbondi, per lo ringraziamento di molti, alla gloria di Dio. 16 PERCIÒ noi non veniam meno dell'animo; ma, benchè il nostro uomo esterno si disfaccia, pur si rinnova l'interno di giorno in giorno. 17 Perciocchè la leggiera nostra afflizione, che è sol per un momento, ci produce un sopra modo eccellente peso eterno di gloria; 18 mentre non abbiamo il riguardo fisso alle cose che si veggono, ma a quelle che non si veggono; poichè le cose che si veggono sono sol per un tempo; ma quelle che non si veggono sono eterne.

Commentario completo di Matthew Henry:

2Corinzi 4

1 INTRODUZIONE A 2 CORINZI CAPITOLO 4 In questo capitolo abbiamo un racconto:

I. Della costanza dell'apostolo e dei suoi compagni di lavoro nel loro lavoro. La loro costanza è dichiarata (2Corinzi 4:1), la loro sincerità è garantita (2Corinzi 4:2), un'obiezione è ovviata 2Corinzi 4:3,4 e la loro integrità è provata, 2Corinzi 4:5-7.

II. Del loro coraggio e della loro pazienza nelle loro sofferenze. Dove vedi quali furono le loro sofferenze, insieme ai loro alleati (2Corinzi 4:8-12), e cosa li trattenne dal sprofondare e svenire sotto di loro (2Corinzi 3:13-18, fino alla fine).

Ver. 1.

L'apostolo, nel capitolo precedente, aveva magnificato il suo ufficio, considerando l'eccellenza o la gloria di quel vangelo di cui aveva officiato; e ora in questo capitolo il suo disegno è di rivendicare il loro ministero dall'accusa di falsi insegnanti, che li accusavano di essere lavoratori ingannevoli, o cercavano di pregiudicare le menti del popolo contro di loro a causa delle loro sofferenze. Egli dice loro, quindi, come hanno creduto e come hanno dimostrato il loro valore per il loro ufficio di ministri del Vangelo. Non erano gonfi d'orgoglio, ma spronati a una grande diligenza:

"Vedendo che abbiamo questo ministero, siamo così distinti e dignitosi, non ci assumiamo lo stato, né indulgiamo nell'ozio, ma siamo entusiasti di svolgere meglio il nostro dovere".

I. Di due cose in generale abbiamo un resoconto: la loro costanza e sincerità nel loro lavoro e nel loro lavoro, riguardo ai quali osservate,

1. La loro costanza e perseveranza nel loro lavoro sono dichiarate:

"Non veniamo meno == (2Corinzi 4:1) sotto la difficoltà del nostro lavoro, né desteniamo dal nostro lavoro."

E questa loro fermezza era dovuta alla misericordia di Dio. Dalla stessa misericordia e grazia da cui hanno ricevuto l'apostolato (Romani 1:5), hanno ricevuto la forza di perseverare nell'opera di quell'ufficio. Nota: Come è grande misericordia e grazia essere chiamati ad essere santi, e specialmente ad essere considerati fedeli, ed essere messi nel ministero (1; Timoteo 1:12), così è dovuto alla misericordia e alla grazia di Dio se continuiamo fedeli e perseveriamo nel nostro lavoro con diligenza. Gli uomini migliori del mondo verrebbero meno nel loro lavoro e sotto i loro fardelli, se non ricevessero misericordia da Dio. Per la grazia di Dio io sono quello che sono, disse questo grande apostolo nella sua precedente epistola a questi Corinzi, 1Corinzi 15:10. E su quella misericordia che ci ha aiutato, e ci ha aiutato, fino ad ora, possiamo contare su di noi per aiutarci fino alla fine.

2. La loro sincerità nel loro lavoro è dichiarata (2Corinzi 4:2) in diverse espressioni: Abbiamo rinunciato alle cose nascoste della disonestà. Le cose della disonestà sono cose nascoste, che non porteranno la luce; e coloro che le praticano sono, o dovrebbero vergognarsene, specialmente quando sono conosciute. L'apostolo non permetteva queste cose, ma le rinnegava e le evitava con indignazione: non camminando con astuzia, né sotto mentite spoglie, agendo con arte e astuzia, ma con grande semplicità e con aperta libertà. Non avevano vili e disegni malvagi coperti da giuste e speciose pretese di qualcosa di buono. Né nella loro predicazione maneggiarono la parola di Dio con inganno; ma, come ha detto prima, usavano una grande semplicità di parola, e non facevano in modo che il loro ministero servisse a una svolta, o si muovessero verso disegni vili. Non avevano ingannato il popolo con la menzogna invece che con la verità. Alcuni pensano che l'apostolo alluda all'inganno che usano i giocatori traditori, o a quello dei venditori ambulanti al mercato, che mescolano merci cattive con quelle buone. Gli apostoli non agirono come tali persone, ma manifestarono la verità alla coscienza di ogni uomo, dichiarando nient'altro che ciò che nella loro coscienza credevano essere vero, e ciò che poteva servire alla convinzione della loro coscienza che li ascoltava, che dovevano giudicare da se stessi e rendere conto per se stessi. E tutto questo fecero come agli occhi di Dio, desiderosi di raccomandarsi a Dio e alla coscienza degli uomini, con la loro sincerità non dissimulata. Nota: Un'adesione salda alle verità del Vangelo loderà i ministri e il popolo; e la sincerità o rettitudine preserveranno la reputazione di un uomo e la buona opinione degli uomini saggi e buoni riguardo a lui.

II. Si evita un'obiezione, che potrebbe essere così formulata:

"Se è così, come avviene allora che il Vangelo è nascosto e si dimostra inefficace per alcuni che lo ascoltano?"

Al che l'apostolo risponde, mostrando che questo non era colpa del vangelo, né dei suoi predicatori. Ma le vere ragioni di questo sono,

1. Quelle sono anime perdute a cui il vangelo è nascosto, o è inefficace, 2Corinzi 4:3. Cristo è venuto per salvare ciò che era perduto == (Matteo 18:11), e il vangelo di Cristo è mandato per salvare costoro; e, se questo non li trova e non li salva, sono perduti per sempre; non devono mai aspettarsi nient'altro per salvarli, perché non c'è altro metodo o mezzo di salvezza. Il fatto di nascondere il vangelo alle anime è quindi sia una prova che una causa della loro rovina.

2. Il dio di questo mondo ha accecato le loro menti, == 2Corinzi 4:4. Essi sono sotto l'influenza e il potere del diavolo, che qui è chiamato il dio di questo mondo, e altrove il principe di questo mondo, a causa del grande interesse che ha in questo mondo, dell'omaggio che gli viene reso dalle moltitudini di questo mondo, e del grande dominio che, con il permesso divino, Egli porta nel mondo, e nel cuore dei suoi sudditi, o piuttosto schiavi. E come egli è il principe delle tenebre e il sovrano delle tenebre di questo mondo, così egli ottenebra le intelligenze degli uomini, accresce i loro pregiudizi e sostiene il suo interesse tenendoli nelle tenebre, accecando le loro menti con l'ignoranza, l'errore e i pregiudizi, affinché non vedano la luce del glorioso vangelo di Cristo, che è l'immagine di Dio. Osservare

(1.) Il disegno di Cristo con il suo vangelo è di fare una gloriosa scoperta di Dio alle menti degli uomini. Così, come immagine di Dio, egli dimostra la potenza e la saggezza di Dio, e la grazia e la misericordia di Dio per la loro salvezza. Ma

(2.) Il disegno del diavolo è quello di mantenere gli uomini nell'ignoranza; e, quando non può tenere la luce del Vangelo fuori dal mondo, si prefigge il grande compito di tenerla lontana dal cuore degli uomini.

III. Viene data una prova della loro integrità, 2Corinzi 4:5. Essi si sono impegnati a predicare Cristo, e non se stessi: Noi non predichiamo noi stessi. L'egoismo non era la materia né il fine della predicazione degli apostoli: essi non davano le loro nozioni e opinioni private, né le loro passioni e pregiudizi, per la parola e la volontà di Dio; né cercavano se stessi per promuovere il proprio interesse secolare o la propria gloria. Ma essi predicarono Cristo Gesù, il Signore; e così convenne a loro e si conveniva loro di fare, come servi di Cristo. Il loro compito era quello di far conoscere il loro Maestro al mondo come il Messia, o il Cristo di Dio, e come Gesù, l'unico Salvatore degli uomini, e come il legittimo Signore, e di promuovere il suo onore e la sua gloria. Nota: Tutte le linee della dottrina cristiana sono incentrate su Cristo; e nel predicare Cristo predichiamo tutto ciò che dobbiamo predicare.

"Quanto a noi stessi,"

dice l'apostolo:

"noi predichiamo, o dichiariamo, che siamo vostri servi per amore di Gesù".

Questo non era un complimento, ma una vera professione di prontezza a fare del bene alle loro anime, e a promuovere il loro interesse spirituale ed eterno, e ciò per amore di Gesù; non per se stessi o per il proprio tornaconto, ma per amore di Cristo, affinché potessero imitare il suo grande esempio e promuovere la sua gloria. Nota: I ministri non dovrebbero essere di spirito orgoglioso, signoreggiando sull'eredità di Dio, che sono servitori delle anime degli uomini: ma, allo stesso tempo, devono evitare la meschinità di spirito implicita nel diventare i servi degli umori o delle concupiscenze degli uomini; se cercassero in tal modo di piacere agli uomini, non sarebbero i servi di Cristo, == Galati 1:10. E c'era una buona ragione,

1. Perché dovrebbero predicare Cristo. Poiché mediante la luce del Vangelo abbiamo la conoscenza della gloria di Dio, che risplende nel volto di Gesù Cristo, == 2Corinzi 4:6. E la luce di questo Sole di giustizia è più gloriosa di quella luce che Dio ha comandato di far risplendere dalle tenebre. È una cosa piacevole per l'occhio vedere il sole nel firmamento; Ma è più piacevole e proficuo quando il Vangelo risplende nel cuore. Nota: Come la luce fu la primogenita della prima creazione, così è nella nuova creazione: l'illuminazione dello Spirito è la sua prima opera sull'anima. La grazia di Dio ha creato una tale luce nell'anima che coloro che a volte erano tenebre sono diventati luce nel Signore, == Efesini 5:8.

2. Perché non dovevano predicare se stessi: perché non erano altro che vasi di creta, cose di poco o nessun valore o valore. Qui sembra esserci un'allusione alle lampade che i soldati di Gedeone portavano in brocche di terracotta, Giudici 7:16. Il tesoro della luce e della grazia del Vangelo viene messo in vasi di creta. I ministri del Vangelo sono creature deboli e fragili, e soggetti alle stesse passioni e infermità degli altri uomini; sono mortali, e presto si frantumano. E Dio ha ordinato in modo tale che quanto più deboli sono i vasi, tanto più forte può sembrare la sua potenza, che il tesoro stesso sia valutato di più. Nota: C'è un'eccellenza di potere nel vangelo di Cristo, per illuminare la mente, per convincere la coscienza, per convertire l'anima e per rallegrare il cuore; ma tutta questa potenza viene da Dio autore, e non dagli uomini, che non sono che strumenti, così che Dio in ogni cosa deve essere glorificato.

8 Ver. 8.

In questi versetti l'apostolo dà un resoconto del loro coraggio e della loro pazienza in tutte le loro sofferenze, dove osservano:

I. Come sono dichiarate le loro sofferenze e la pazienza sotto di loro, 2Corinzi 4:8-12. Gli apostoli soffrirono molto; in esso seguirono il loro Maestro: Cristo aveva detto loro che nel mondo avrebbero avuto tribolazione, e così fecero; eppure ricevettero un sostegno meraviglioso, un grande sollievo e molte attenuazioni dei loro dolori.

"Noi siamo,"

dice l'apostolo:

"turbati da ogni parte, afflitti in molti modi, e incontriamo quasi ogni sorta di problemi; ma non angosciato, == 2Corinzi 4:8. Non siamo chiusi in se stessi, perché possiamo vedere l'aiuto in Dio, e l'aiuto di Dio, e avere libertà di accesso a Dio".

Di nuovo

"Siamo perplessi, spesso incerti e in dubbio su ciò che ne sarà di noi, e non sempre senza ansia nelle nostre menti per questo motivo; ma non nella disperazione == (2Corinzi 4:8), anche nelle nostre più grandi perplessità, sapendo che Dio è in grado di sostenerci e di liberarci, e in Lui riponiamo sempre la nostra fiducia e la nostra speranza".

Di nuovo

"Siamo perseguitati dagli uomini, perseguitati con odio e violenza da un luogo all'altro, come uomini indegni di vivere; ma non abbandonato da Dio",

2Corinzi 4:9. Gli uomini buoni possono talvolta essere abbandonati dai loro amici, così come perseguitati dai loro nemici; ma Dio non li lascerà né li abbandonerà mai. Di nuovo

"A volte siamo abbattuti o abbattuti ; Il nemico può in gran parte prevalere, e il nostro spirito comincia a venirci meno; ci possono essere paure all'interno, così come combattimenti all'esterno; eppure non siamo distrutti".

2Corinzi 4:9. Eppure erano conservati e tenevano la testa fuori dall'acqua. Nota: In qualunque condizione si trovino i figli di Dio, in questo mondo, essi hanno un

"ma non"

Per consolarsi; il loro caso a volte è brutto, sì, molto brutto, ma non così male come potrebbe essere. L'apostolo parla delle loro sofferenze come costanti e come una controparte delle sofferenze di Cristo, 2Corinzi 4:10. Le sofferenze di Cristo furono, in un certo senso, reagite nelle sofferenze dei cristiani; così sopportarono la morte del Signore Gesù nel loro corpo, ponendo davanti al mondo il grande esempio di un Cristo sofferente, affinché anche la vita di Gesù potesse essere manifestata, cioè affinché gli uomini potessero vedere la potenza della risurrezione di Cristo e l'efficacia della grazia in e dal Gesù vivente, manifestato in e verso di loro, che ancora vivevano, anche se erano sempre stati consegnati alla morte == (2Corinzi 4:11), e anche se la morte operava in loro == (2Corinzi 4:12), essendo esposti alla morte, e pronti ad essere inghiottiti dalla morte continuamente. Le sofferenze degli apostoli erano così grandi che, in confronto a loro, anche in questo momento altri cristiani si trovavano in condizioni prospere: la morte opera in noi, ma la vita in te, == 2Corinzi 4:12.

II. Che cosa li ha trattenuti dall'affondare e svenire sotto le loro sofferenze, 2Corinzi 4:13-18. Quali che siano i fardelli e le difficoltà degli uomini buoni, essi hanno abbastanza motivo per non svenire.

1. La fede li ha trattenuti dal venir meno: Abbiamo lo stesso spirito di fede == (2Corinzi 4:13), quella fede che è dell'opera dello Spirito; la stessa fede mediante la quale i santi dell'antichità hanno fatto e sofferto cose così grandi. Nota: La grazia della fede è un cordiale sovrano e un antidoto efficace contro gli svenimenti in tempi difficili. Lo spirito di fede andrà lontano per sostenere lo spirito di un uomo nelle sue infermità; e come l'apostolo aveva da imitare l'esempio di Davide, che disse (Salmi 116:10): Ho creduto, e perciò ho parlato, così egli lascia a noi il suo esempio da imitare: Anche noi crediamo, dice, e perciò parliamo. Nota: Come riceviamo aiuto e incoraggiamento dalle buone parole e dagli esempi degli altri, così dovremmo stare attenti a dare un buon esempio agli altri.

2. La speranza della risurrezione li ha preservati dall'affondamento, 2Corinzi 4:14. Sapevano che Cristo era risorto e che la sua risurrezione era una caparra e una certezza per loro. Di questo egli aveva ampiamente trattato nella sua precedente epistola a questi Corinzi, 2; Cor. 15. E perciò la loro speranza era ferma, essendo ben fondata, che colui che ha innalzato Cristo il capo risusciterà anche tutte le sue membra. Nota: La speranza della risurrezione ci incoraggerà in un giorno di sofferenza e ci porrà al di sopra della paura della morte; per quale motivo un buon cristiano deve temere la morte, che muore nella speranza di una gioiosa risurrezione?

3. La considerazione della gloria di Dio e del beneficio della chiesa, per mezzo delle loro sofferenze, li ha tenuti lontani dallo svenimento, 2Corinzi 4:15. Le loro sofferenze erano a vantaggio della chiesa (2Corinzi 1:6), e così ridondavano alla gloria di Dio. Perché, quando la chiesa è edificata, allora Dio è glorificato; e possiamo ben permetterci di sopportare le sofferenze con pazienza e allegria quando vediamo che gli altri sono migliori per loro, se sono istruiti ed edificati, se sono confermati e confortati. Nota, le sofferenze dei ministri di Cristo, così come la loro predicazione e conversazione, sono intese per il bene della chiesa e la gloria di Dio.

4. Il pensiero del vantaggio che le loro anime avrebbero raccolto dalle sofferenze dei loro corpi li ha trattenuti dallo svenimento: Sebbene il nostro uomo esteriore perisca, il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno, == 2Corinzi 4:16. Qui nota,

(1.) Abbiamo ognuno di noi un uomo esteriore e uno interiore, un corpo e un'anima.

(2.) Se l'uomo esteriore perisce, non c'è rimedio, deve essere e sarà così, è stato fatto perire.

(3.) È nostra felicità se le decadenze dell'uomo esteriore contribuiscono al rinnovamento dell'uomo interiore, se le afflizioni esteriori ci guadagnano interiormente, se quando il corpo è malato, debole e periente, l'anima è vigorosa e prospera. Gli uomini migliori hanno bisogno di un ulteriore rinnovamento dell'uomo interiore, anche giorno dopo giorno. Dove si comincia il buon lavoro, c'è altro lavoro da fare, per portarlo avanti. E come negli uomini malvagi le cose vanno ogni giorno di peggio, così negli uomini pii crescono sempre meglio.

5. La prospettiva della vita eterna e della felicità li ha tenuti lontani dallo svenimento, ed è stata un potente sostegno e conforto. A questo proposito, osservate,

(1.) L'apostolo e i suoi compagni di sofferenza videro le loro afflizioni operare verso il cielo, e che alla fine sarebbero finite (2Corinzi 4:17), dopo di che pesarono le cose rettamente sulla bilancia del santuario; fecero per così dire mettendo la gloria celeste su una bilancia e le loro sofferenze terrene sull'altra; e, meditando le cose nei loro pensieri, Trovarono che le afflizioni sono leggere e la gloria del cielo ha un peso molto più grande. Ciò che il senso era pronto a pronunciare pesante e lungo, doloroso e noioso, la fede percepita come leggera e breve, e solo per un momento. D'altra parte, il valore e il peso della corona di gloria, come sono estremamente grandi in se stessi, così sono stimati dall'anima credente, superando di gran lunga tutte le sue espressioni e pensieri; e sarà un sostegno speciale nelle nostre sofferenze quando potremo percepirle come la via e prepararci per il godimento della gloria futura.

(2.) La loro fede li ha resi capaci di formulare questo giusto giudizio delle cose: Noi non guardiamo le cose che si vedono, ma le cose che non si vedono, == 2Corinzi 4:18. È per fede che vediamo Dio, che è invisibile (Ebrei 11:27), e con questo guardiamo a un cielo e a un inferno invisibili, e la fede è la prova di cose che non si vedono. Nota

[1.] Ci sono cose invisibili, così come cose che si vedono.

[2.] C'è questa grande differenza tra loro: le cose invisibili sono eterne, le cose viste solo temporali, o solo temporanee.

[3.] Per fede non solo discerniamo queste cose e la grande differenza tra esse, ma anche con queste miriamo alle cose invisibili, e le consideriamo principalmente, e ci poniamo come fine e scopo, non di sfuggire ai mali presenti e ottenere il bene presente, che sono entrambi temporali e transitori, ma di fuggire il male futuro e ottenere le cose buone future, che, sebbene invisibili, sono reali, certi ed eterni; e la fede è la sostanza delle cose che si sperano, così come l'evidenza delle cose che non si vedono, Ebrei 11:1.

Commentario del Nuovo Testamento:

2Corinzi 4

1 L'economia dello Spirito essendo caratterizzata dalla libertà ch'è propria dei fìgli di Dio, il ministerio che serve ad una tale economia deve avere per carattere la più aperta franchezza.

Perciò, avendo questo ministerio, secondo la misericordia che ci è stata fatta, noi non veniamo meno dell'animo.

Con questo, Paolo ritorna al concetto già espresso in 2Corinzi 3:12. Nell'esercizio del ministerio affidatogli, non perchè ne fosse di per sè degno o capace, ma per la pura misericordia di Dio, egli non procede nel modo cauto e guardingo di cui Mosè credeva di dover usare. Non sol questo, ma egli disdegna di servirsi di qualsiasi mezzo che non sia improntato alla più trasparente lealtà, che sappia di furberia, che tema la luce del sole, che non sia, in una parola, rispondente alla natura stessa del Vangelo ch'è verità e luce perfetta. Il ricorrere a cotali mezzi sarebbe un mostrar poca fede nella potenza intrinseca della verità, un venir meno all'alta missione ricevuta, un abbandonar il posto da tenere. Non mancano al certo, le cose atte a portare lo scoramento nell'animo dell'araldo del Vangelo. C'è la difficoltà di farlo accettare così dai Giudei come dai pagani; ci sono le opposizioni suscitate da nemici aperti, o da falsi apostoli; le defezioni di fratelli al bene dei quali si è lavorato con amore; ci sono le sofferenze ed i pericoli che accompagnano tutti i passi di chi annunzia la verità. Ma Paolo è buon soldato di Cristo e nulla di tutto ciò l'induce a nascondere la sua bandiera od a mutarne i colori: non si vergogna dell'Evangelo di Cristo, sapendo ch'esso è la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, e non vien meno dell'animo.

2 anzi abbiamo rinunziato alle cose nascoste e vergognose.

Dice lett. «le cose nascoste della vergogna» che viene a significare: le cose che si fanno occultamente sia perchè se ne sente internamente vergogna, sia perchè se fossero esposte alla luce del sole ci coprirebbero di vergogna. Sono cose occulte di carattere vergognoso. Non si tratta di oscenità, ma di mezzi equivoci, astuti, frodolenti, adoperati allo scopo di rendere più accetto il Vangelo, o per lo meno certe dottrine particolari. Paolo allude specialmente ai mezzi sleali adoperati, in seno alle chiese, dai dottori giudaizzanti. Egli spiega d'altronde il suo pensiero nelle parole che seguono:

non procedendo con astuzia.

La πανουργια significa propriamente, stando all'etimologia della parola, l'attitudine a «tutto operare», e caratterizza la condotta di chi non guarda alla qualità dei mezzi che adopera pur di giungere al suo fìne. È l'opposto della sincerità. «È, dice Hodge, l'attitudine spiegata da Satana nel sedurre Eva 2Corinzi 11:3, quella di cui fecero prova i Giudei quando tendevano dei tranelli a Gesù Luca 20:23, ed è quella che sogliono mostrare i falsi dottori quando vogliono sedurre i semplici con qualche eresia 2Corinzi 4:14».

nè falsificando la parola di Dio,

cioè, adulterandola con miscela eterogenea di speculazioni umane cfr. 2Corinzi 2:17, o tenendo nascosta una parte della verità, raffazzonando l'Evangelo secondo le tendenze della sapienza del mondo cfr. 1Corinzi 1. Paolo ha coscienza di predicar la parola di Dio quale l'ha ricevuta dal Signor Gesù Galati 1:11-12; 1Corinzi 15:3; 1Tessalonicesi 2:13.

ma colla manifestazione della verità, raccomandando noi stessi presso ad ogni coscienza d'uomo, dinanzi a Dio.

L'esposizione e la spiegazione della verità nella sua genuina purezza è l'unico mezzo che Paolo adoperi nell'esercizio del suo ministerio. La verità (e si tratta della verità per eccellenza, concernente le relazioni dell'uomo con Dio), la verità non ha bisogno per conquistare l'uomo, di mezzi equivoci e di diplomatiche astuzie; basta ch'ella sia presentata nella sua maestosa semplicità, con onesta sincerità di convinzione, senza secondi fini, per trovare un'eco nel più profondo dell'essere morale, nella coscienza. Una vita ed un apostolato come quello di Paolo impongono il rispetto anche agli avversari e la verità evangelica si raccomanda ad ogni coscienza perchè corrisponde alle esperienze morali ed ai più profondi bisogni ed aspirazioni dell'uomo. Ad indicare viemeglio la sua perfetta sincerità. Paolo aggiunge ch'egli fa tutto dinanzi a Dio, con un senso costante della presenza di Dio che legge nei più intimi recessi del cuore e non approva se non ciò ch'è retto e vero.

3 Sussiste però il fatto innegabile, doloroso, che molti fra gli uditori del Vangelo, così fra i Giudei come fra i pagani, restano increduli. La colpa di un tale risultato, non va attribuita nè all'Evangelo, nè a chi ne è il fedele banditore; essa va cercata nelle disposizioni morali di chi è posto in presenza della verità.

Che se anche,

come purtroppo è il caso per molti,

il nostro Evangelo,

cioè l'Evangelo che noi predichiamo.

è coperto.

rimane incompreso nella sua vera natura e grandezza, essendo per gli uni uno scandalo, per gli altri una follia 1Corinzi 1:23,

è fra coloro che si perdono ch'esso è coperto,

4 fra i quali l'Iddio di questo secolo ha accecati gl'intendimenti degli increduli.

L'Evangelo è coperto per tutti coloro che sono in istato di perdizione; ma in questa categoria generale di persone estranee alla salvazione, l'Apostolo sembra fare una distinzione. Egli ne scorge di quelli che hanno potuto conoscere meglio di altri la verità, ma che, per essersi abbandonati allo spirito del male, sono divenuti increduli decisi e refrattarii ad ogni influenza divina. L'incredulità volontaria che respinge scientemente la salvezza offerta in Cristo è quella che conduce a ruina irrimediabile e fìnale. In essa appare manifesto l'elemento della responsabilità umana che Gesù pose così spesso in rilievo. Cfr. Giovanni 3:19-21; 5:40-44; 7:17, ecc. Chi non ubbidisce alla verità conosciuta diventa sempre più incapace di discernere e di amare la verità, finchè l'intendimento suo resta talmente dominato da pregiudizii, da falsi criterii e da nozioni errate, da esserne del tutto ottenebrato cfr. Romani 1:18 e segg. In quest'opera di spirituale accecamento, spiegasi l'attività di Satana chiamato qui il dio di questo secolo, ed altrove «il principe di questo mondo» Giovanni 12:31, perch'egli è colui che esercita la più vasta influenza e dominazione sui principii, sulle idee, sulle disposizioni e sulla condotta degli uomini di questa presente epoca o secolo che precede la venuta di Cristo. Per la potenza anticristiana del diavolo e dei suoi angeli, cfr. Efesini 2:2; 6:12; 2Tessalonicesi 2:9. Quando sarà legato, l'Evangelo trionferà Apocalisse 20: ma ora «tutto il mondo giace nel maligno» 1Giovanni 5:19. Gl'increduli sono stati da Satana accecati a questo fìne e con questo risultato:

acciocchè non risplendesse agli occhi loro la luce dell'Evangelo della gloria di Cristo, il quale è l'immagine di Dio.

Chi è cieco non vede gli splendori della più bella luce. Per lui è come se non rifulgesse, poichè non ne è illuminato. La parola Φωτισμος significa propriamente: la luce proiettata, fatta splendere. Si tratta qui della luce dell'Evangelo proiettata nelle menti dalla predicazione apostolica. L'Evangelo è detto della gloria di Cristo, perchè questa è parte essenziale del contenuto d'esso. Il vangelo annunzia bensì Cristo crocifisso; ma, colui che morì sulla croce, lo fa conoscere come il Verbo, il Figliuol di Dio manifestato in carne, come il Messia promesso; poi non lo proclama soltanto morto per i nostri peccati, ma risorto a motivo della giustifìcazione ottenutaci; e non solo risorto, ma elevato alla destra di Dio, e costituito Signore di tutte le cose. Egli è infatti l'immagine di Dio, la rivelazione personale del Dio invisibile. Lo è stato innanzi e durante la sua incarnazione e lo è nella sua esaltazione. Cfr. Filippesi 2:6; Colossesi 1:15; Filippesi 3:21; Ebrei 1:3; Giovanni 1:18; 14:9.

5 Tale e non altro è l'alto contenuto della predicazione di Paolo.

infatti noi non ci predichiamo noi stessi,

le nostre persone, la nostra sapienza, non miriamo ad esaltar noi medesimi,

ma Cristo Gesù [qual] Signore.

il Gesù figlio di Maria, il Gesù storico ch'è il Messia, lo predichiamo Signore, esaltato alla destra di Dio e potente a salvare.

e quanto a noi [ci diciamo] vostri servi in considerazione di Gesù.

Sono servi dei Corinzi in quanto consacrano la loro attività al loro supremo bene. Paolo si dice altrove «debitore ai Greci ed ai Barbari»; egli «si fa tutto a tutti affin di salvarne assolutamente alcuni», e «sopporta ogni cosa per gli eletti, affinchè anch'essi conseguano la salvezza ch'è in Cristo Gesù, con gloria eterna» 2Timoteo 2:10. Però sono servi «a cagione di Gesù», cioè in considerazione della grazia e della vocazione ricevuta da lui, e per un devoto riguardo alla gloria di lui, ed al compimento del suo beneplacito. La luce, infatti, che Paolo ed i suoi compagni posseggono, l'hanno ricevuta da Dio affinchè fossero strumenti per l'illuminazione degli altri.

6 perciocchè l'Iddio che disse: «Dal seno delle tenebre risplenda la luce». è colui che ha fatto brillar la luce

(lett. «che ha risplenduto»)

nei cuori nostri, affinchè [noi] facessimo risplendere la luce della conoscenza della gloria di Dio nella faccia di Cristo.

Paolo vede una analogia tra la creazione della luce materiale fatta splendere nel mezzo delle tenebre fisiche del caos Genesi 1 e la illuminazione spirituale mediante la quale Dio fa, per lo suo Spirito, risplendere la luce della sua verità in mezzo alle tenebre spirituali dell'uomo naturale. Nei cuori nostri s'intende meglio, in armonia col contesto, di Paolo e dei suoi colleghi nel ministerio. L'Apostolo indica, infatti, qui la ragione per cui predica il Cristo glorioso, facendosi servo degli uomini. Coloro che vedono qui descritta la, illuminazione dei credenti in genere interpretano in senso analogo anche la fìne del versetto e rendono: «per illuminarci colla conoscenza della gloria di Dio, ecc.». Il testo dice letteralmente: «ad illuminazione della conoscenza...».. Ma siccome tutta la sezione tratta del modo in cui Paolo esercita il ministerio ricevuto, è più semplice intendere le parole προς Φωτισμον ; dello scopo che Dio aveva in vista illuminando Paolo ed i suoi compagni, quello cioè di far di loro dei portatori di luce. Cfr. quel che Paolo dice Galati 1:15-16; Atti 26:16-18. La luce ch'essi devono spargere nelle menti e nei cuori è la conoscenza della gloria di Dio, ossia delle di lui perfezioni gloriose, specialmente dell'amor suo che salva. Codesta gloria di Dio gli uomini la possono contemplare in Cristo ch'è «l'immagine di Dio», «lo splendor della gloria di Dio e l'impronta della sua essenza» Ebrei 1:3. Facendo conoscer Cristo al mondo. Paolo sparge la conoscenza della gloria di Dio, perchè questa è resa visibile nella faccia di Cristo.

AMMAESTRAMENTI

1. «L'esperienza fatta da Paolo della verità ed eccellenza del Vangelo lo condusse a proclamarlo senza reticenze. Una consimile esperienza deve produrre negli altri ministri del Vangelo la stessa aperta e coraggiosa franchezza. Questa, infatti, è una delle glorie del cristianesimo. È proprio dell'errore l'adoprar riserve e nascondimenti. In tutte le religioni dell'antichità, c'era una dottrina per il pubblico ed un'altra per gl'iniziati. Casi nella chiesa romana, nella misura in cui ella è infetta di spirito pagano, si accetta il principio delle riserve mentali. Il Vangelo non è predicato apertamente, in modo da essere inteso da tutti. Il popolo è tenuto nell'ignoranza. Gli si dice che non ha bisogno di conoscere bastandogli una fede cieca in riti che non intende. Ma chi è convinto che l'Evangelo è da Dio, ch'esso è ineffabilmente glorioso ed adatto ai bisogni di tutti, ha da predicarlo apertamente senza reticenze» (Ch. Hodge). Il ministro cristiano è essenzialmente ministro della parola ed il suo primo dovere è di «manifestare la verità» con chiarezza tale da allontanare ogni malinteso. Dall'annunzio che reca dipende la vita o la morte degli ascoltatori; ed il lasciarli nell'incertezza sul mezzo della salvazione è il massimo dei tradimenti.

2. Dopo diciotto secoli, purtroppo, si può ripetere ancora, riguardo al popolo d'Israele, la parola di Paolo: «infino ad oggi... un velo resta steso sul suo cuore». Ma l'avvicinarsi dei tempi in cui, convertendosi al Signor Gesù, Israele conoscerà la verità e sarà strumento eletto per spargerla, deve rendere più intense le preghiere della Chiesa credente a favore degli Israeliti. Non sono abrogate le promesse dei profeti nè le rivelazioni apostoliche di Romani 11.

3. Il Signor Gesù si è dato per noi quando versò il sangue sul Golgota; ma non è questa tutta l'opera ch'egli compie per la nostra salvazione. Egli, ch'è una stessa cosa collo Spirito, vuol dimorare dentro di noi per affrancarci dal peccato Romani 6, da ogni timor servile e darci la libertà dei figli di Dio. Per l'opera interna del suo Spirito abbiamo ad essere gradualmente trasformati alla sua gloriosa immagine, finchè giunti alla sua immediata presenza, e contemplandolo quale egli è, gli siamo resi intieramente simili.

4. Il ministerio evangelico mira a formare negli uomini una fede in Cristo che sia personale, sana, capace di resistere agli urti ed ai sacrifizii più gravi. Non serve quindi il ricorrere, non diremo alla forza, ma neanche ad artifizi, a furberie, a frodi così dette pie, a mezzi insomma indegni della verità eterna e dell'uomo stesso. Convien che la mente sia illuminata, che il cuore sia persuaso e soprattutto che la coscienza sia saldamente convinta. Finchè la convinzione non è penetrata in fondo a quel l'intimo santuario, la buona semenza non ha preso radici nel buon terreno Luca 8:15. D'altra parte c'è per chi bandisce onestamente la Verità, un incoraggiamento potente nel sapere che essa trova un'eco in ogni coscienza d'uomo.

5. La testimonianza cristiana non consiste tutta nel predicar Cristo morto per noi. Paolo lo predica Signore, proclama la sua gloria celeste e lo chiama l'immagine del Dio invisibile. Chi non scorge in lui altro che il dottore, si fa di Cristo un concetto monco e pertanto non giusto. Sol chi crede nel Cristo glorificato e lo contempla tale, è trasformato alla sua immagine. Chi lo addita come sorgente di vita e di affrancamento spirituale, serve in modo effìcace agli interessi morali degli individui e de lle nazioni.

6. «L'ideale d'un ministro cristiano come risulta da 2Corinzi 4:5 è il seguente: Egli è un predicator di Cristo, non di sè stesso; ed un servitor della chiesa retto ed animato dall'amor di Cristo» (Hodge). Beato quel banditore del Vangelo che, in buona coscienza, può sentirsi, come Paolo, netto del sangue dei suoi simili, e rigettare intieramente su di loro la responsabilità del loro accecamento spirituale, della loro durezza ed incredulità!

7. Grandi sono i privilegi di chi vive sotto al Nuovo patto. Egli non cammina più nella penombra di una rivelazione imperfetta, in cui la parte più consolante della verità era adombrata nei tipi e nei simboli; ma gode della luce meridiana della rivelazione defìnitiva dell'amor di Dio, recata da Cristo e divulgata dagli apostoli di lui. Codesta luce la contempla riflessa nelle pagine del Nuovo Testamento, nella predicazione dei ministri fedeli del Vangelo e nell'esperienza di tutti i credenti. Egli gode dell'abitazione dello Spirito nel suo cuore e della libertà dei fìgli di Dio.

Quanti incentivi a crescere in conoscenza, in ubbidienza, in conformità con Cristo! E quale responsabilità per chi, cedendo alle suggestioni del principe delle tenebre, chiude gli occhi alla luce divina che splende in Cristo!

8. Per esser luce ad altri conviene esser prima illuminato. Ma quando la luce della verità è, da Dio, fatta risplendere in noi, non è perchè la serbiamo per noi soli, ma perchè la facciamo risplendere davanti ad altri uomini con quei mezzi e con quei doni che la misericordia di Dio mette in nostro potere. «Voi siete la luce del mondo».

7 §3. Le sofferenze e le speranze in mezzo alle quali Paolo esercita il ministerio evangelico 2Corinzi 4:7-5:10

L'Apostolo ha ragionato in 2Corinzi 2 della gloria concessa al ministerio del Nuovo patto. Ma se ha potuto paragonare ad una marcia trionfale i successi di cui sono strumento i messaggieri di Cristo nel mondo, se ha potuto parlare della santa libertà e baldanza con cui manifestano al mondo la verità che Dio ha fatto risplendere in loro, egli non può nascondere l'altro lato della medaglia. «più è viva la luce, e più suol essere oscura l'ombra che l'accompagna» (Klopper). Quella gloriosa potenza spirituale ch'è il privilegio del ministerio del Vangelo, va connessa con grandi infermità, con gravi sofferenze ed incessanti pericoli. La debolezza stessa degli strumenti umani deve far spiccare viepiù la potenza divina della vita che opera in loro e per mezzo di loro 2Corinzi 4:7-12. Tuttavia, in mezzo alle loro sofferenze, gli araldi di Cristo non si perdono d'animo; li conforta la fede in Dio, la speranza della gloria a loro riservata, quando all'uscir dal mondo ove gemono, andranno a vivere presso al Signore ch'essi servono 2Corinzi 4:13-5:10.

Si suppone da molti che la menzione delle sofferenze connesse col suo ministerio, sia fatta da Paolo per combattere una insinuazione dei suoi avversarii intorno a quelle straordinarie tribolazioni. Non erano esse un segno dell'ira di Dio contro un servo infedele? però non risulta che alle sofferenze di Paolo fosse dato un tale signifìcato; vediamo piuttosto, a 2Corinzi 11: ch'egli le ricorda come un titolo di gloria del suo apostolato. Altri hanno pensato che Paolo è tratto a parlare della fragilità sua dal disprezzo che i suoi avversarii gettavano sulla meschina apparenza della di lui persona. Parla di gloria superiore a quella di Mosè e non è se non «un brutto piccolo giudeo», come lo chiamò il Renan cfr. 2Corinzi 10:10; 12:5; Galati 4:13. Non c'è tuttavia, in questo contesto, alcuna allusione alla sua meschina presenza. È più semplice l'ammettere che, siccome i recenti successi l'aveano condotto a celebrar la gloria del ministerio cristiano, così le sue recenti distrette lo abbiano tratto a parlare delle sofferenze connesse con un tale ufficio e delle consolazioni che lo sostengono.

Sezione A 2Corinzi 4:7-12 IL TESORO IN VASI D'ARGILLA

Il tesoro del Vangelo è affidato ad uomini esposti ad ogni sorta di tribolazioni.

Questo tesoro, però, noi lo abbiamo in vasi d'argilla, affinchè [si veda che] l'immensità della potenza è di Dio e non [viene] da noi.

C'è un marcato contrasto tra la gloria del ministerio del Nuovo patto e lo stato esterno miserando in cui si esercita dagli apostoli. Da ciò il però. Questo tesoro si riferisce alla preziosa luce del Vangelo fatta risplendere, in misura speciale, in Paolo e nei suoi compagni, al fine di renderli strumenti per illuminare altri nella conoscenza di Cristo 2Corinzi 4:6. I vasi d'argilla sono le persone umane dei ministri, quali sono nello stato terreno, fragili, deboli, mortali. Come avviene talvolta che un tesoro di gran prezzo si custodisca in un vaso di terra, fragile e di poco valore, così è piaciuto a Dio di affidare il grande messaggio della salvazione del mondo per Cristo, a dei semplici mortali, soggetti alle infermità, alle malattie, alle sofferenze, ai pericoli, alla morte, limitati nelle lor facoltà intellettuali e non perfetti nella lor vita spirituale. Quale può mai essere il fìne utile di una tale disposizione divina? Essa serve, dice Paolo, a mostrare a tutti nel modo più evidente, che la potenza straordinaria del messaggio evangelico quando trasforma la creatura decaduta e crea in lei una nuova vita, non è cosa che si possa attribuire ad alcuna abilità o capacità umana, ma è opera di Dio. Dice lett. «affinchè la... Potenza sia di Dio»; cioè, sia dimostrata agli occhi di tutti come essendo di Dio. L'uomo può piantare ed adacquare, ma è Dio che fa crescere 1Corinzi 3:6. Collo scegliere per le maggiori opere gli strumenti più deboli, Dio mira a porre in luce il carattere soprannaturale della vita spirituale.

8 Della fragilità e debolezza in mezzo a cui si muovono i ministri di Cristo, ed egli stesso per il primo, Paolo fa un breve quadro in 2Corinzi 8:10. Ad ogni istante, il vaso di terra corre pericolo d'essere ridotto in pezzi e, se sussiste, ciò è dovuto unicamente alla bontà di Dio che lo guarda.

Siamo infatti in ogni maniera tribolati, ma non però ridotti ad estreme distrette.

L'immagine contenuta nei due verbi è affine; θλιβεσθαι vale esser premuto, e στενοχωρεισθαι occupare un luogo stretto, esser ridotto allo stretto a segno da non veder più alcuna via di scampo. L'Apostolo è premuto da molte afflizioni, ma Dio le regola e modera in guisa da non lasciarle mai arrivare agli estremi.

perplessi, ma non ridotti a disperare.

Questo in regola generale; ma dal passo 2Corinzi 1:8 si vede come, in circostanze eccezionali, l'Apostolo si sia trovato anche a disperare della propria vita. Anche allora, però, egli non dispera della causa del Vangelo e sa che Dio può far servir la sua morte all'avanzamento del suo regno cfr. Romani 14:8; Filippesi 1:20-24; 2:17.

9 perseguitati

dagli uomini,

ma non abbandonati

da Dio che conta i capelli del nostro capo e non ci abbandona in balia dell'odio dei nemici.

gettati a terra ma non fatti perire.

i nemici che li perseguono accanitamente possono riescire a raggiungerli e a gettarli a terra feriti e mezzo morti; ma per la bontà di Dio, si rialzano colla vita salva, come avea fatto Paolo in Listra dopo essere stato lapidato e lasciato per morto Atti 14:19-20. Anche di recente, egli era stato dalla persecuzione ridotto agli estremi, ma Dio l'avea tratto a salvamento come per una risurrezione.

10 portiamo del continuo attorno, nel [nostro] corpo, la morte di Gesù (testo emend.) affinchè anche la vita di Gesù si manifesti

(o: sia manifestata)

nel nostro corpo.

La parola che rendiamo morte, indica letteralmente l'atto del far morire, quindi il processo che fa capo alla morte, il morire. È stata tradotta dal Diodati: «mortificazione», da altri: «martirio». Nell'adempiere al loro mandato, gli apostoli sono del continuo esposti a subire, per la causa di Dio, una morte come quella che Gesù soffrì. E poichè il pericolo non li lascia mai, poichè le sofferenze fisiche e morali: le privazioni, le carceri, le battiture, i naufraghi, le ansietà, le angoscie logorano gradatamente le loro forze vitali, Paolo rappresenta questo morir continuo come, in certo modo, inseparabile dal loro corpo. Dovunque vanno, lo portano attorno con sè nei loro viaggi cfr. 1Corinzi 15:31; Romani 8:35. Però, se hanno parte al martirio, hanno parte anche alla vita di Gesù Romani 6:11; Filippesi 3:10; per cui s'intende la potenza di vita che abitò in Gesù quand'era sulla terra e che ora emana da Gesù risorto e glorificato. Fin da questa terra, la vita di Cristo ha da manifestarsi nella «carne mortale» dei suoi servi. Non è dunque questione solamente dell'aver parte alla risurrezione futura che coronerà la vita nuova nei redenti e di cui si parla in 2Corinzi 4:18 e seguenti. Mentre vivono nel corpo terreno, ha luogo di già la manifestazione della vita di Gesù in loro, e questo in varie guise. Certo, col preservarli dai pericoli di morte che li minacciano del continuo, Cristo rivela la sua potenza di vita 2Corinzi 1:9; Marco 16:18. Ma questo non esaurisce il senso. È sopra tutto, col far abbondar «nell'uomo interno» 2Corinzi 4:16 la vita spirituale, la fede, il coraggio, la carità, la speranza, che Gesù manifesta la vita sua nel loro corpo. Ripieni della vita dall'alto ch'è in loro come una fonte zampillante, essi sono resi atti a sparger la vita dovunque vanno.

11 Il v. 11 spiega in che modo gli Apostoli portano attorno la morte di Gesù.

Infatti noi che viviamo,

che pur siamo pieni di vita fìsica, la quale rifugge dal soffrire e dal morire,

siamo del continuo esposti alla morte

(lett. dati in balia della morte; cfr. 1Corinzi 15:35; 2Corinzi 11:23)

per cagione di Gesù,

nel servire la causa dell'Evangelo di Cristo,

affinchè anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale.

Quest'ultima espressione corrisponde a quella di 2Corinzi 4:10 «il nostro corpo», solo mette in maggior rilievo il carattere di debolezza, di caducità dell'organo terreno dell'attività. Ciononostante egli è in questo vaso di terra che Cristo si compiace di manifestar la potenza della sua vita; ivi abita lo Spirito della vita che fa di questi deboli strumenti umani degli esempi e dei portatori della vita superiore ed eterna.

12 Talchè la morte è all'opera in noi, mentre in voi [lo è] la vita.

La frase va intesa in senso relativo ed in armonia col contesto. Negli araldi del Vangelo quel che più colpisce sono le sofferenze e gl'incessanti pericoli di morte: mentre nella chiesa di Corinto che è uno dei frutti più cospicui della loro attività missionaria, colpisce quella creazione, quel rigoglioso sviluppo di una vita nuova in un ambiente tanto corrotto. Uomini emaciati dalle privazioni, dalle fatiche, dai patimenti, colla lor vita nella palma della mano, diventano fondatori di chiese, e strumenti di grandi risvegli religiosi: vasi di terra che recano il più prezioso dei tesori. «Non splende mai siffattamente la potenza di Dio, come quando si serve degli uomini più deboli e spregevoli per compiere le sue grandi opere» (Crisostomo).

AMMAESTRAMENTI

1. La debolezza esteriore dei mezzi e degli strumenti adoperati per spargere il Vangelo nel mondo, paragonata alla grandezza dei risultati morali ottenuti, sarà mai sempre una delle prove più evidenti della divinità del Cristianesimo. Anche oggi, quando pochi uomini si stabiliscono in mezzo ad una tribù selvaggia, senza altra difesa che la protezione di Dio, costretti ad imparare come possono la lingua, consunti da un clima micidiale, esposti alle privazioni ed al martirio, ed in capo a pochi anni ottengono, insegnando il Vangelo, dei mutamenti radicali nelle persone e nei costumi generali, come si può spiegare il fenomeno se non col fatto che i vasi di terra sono portatori d'un tesoro divino, e che la potenza all'opera è di Dio e non degli uomini? Come spiegare l'azione sempre più vasta esercitata nel mondo da quell'umile libro ch'è la Bibbia, scritto da uomini, in lingue d'uomini se non fosse divino il tesoro di verità ch'esso contiene e divina la potenza che lo accompagna?

2. Il soffrir non è per il cristiano ed in ispecie per il ministro di Cristo, cosa accidentale, ma è da Dio regolato e volto ad un alto fìne spirituale. Il consumar la vita al servizio di Gesù è un ricolmarla della vita di Gesù. cfr. (Denney).

3. Per quanto possano i nemici essere numerosi ed accaniti contro ai discepoli ed ai servi di Cristo, il loro potere è sempre limitato e frenato da Dio che non abbandona i suoi, che interviene per dare la forza da sopportar la prova ed anche l'uscita di essa quando non è terminato il compito assegnato al credente.

4. Ai ministri la morte, alle chiese la vita. In codesta formula si ripete la legge del sacrificio espressa da Gesù coll'immagine del granello di frumento: «se il granello di frumento posto in terra non muore, esso rimane solo, ma se muore, porta molto frutto» Giovanni 12:24. «Convien ch'egli cresca e ch'io diminuisca», aveva esclamato il Battista. Dove è più completo il sacrificio di sè per la causa di Cristo, ivi il Signore si compiace di fare abbondare la sua vita. «Alla vita, traverso la morte: codesta gran legge, che già si rivela nella natura, è la legge dello sviluppo del regno di Dio e deve essere la norma di ogni attività diretta a contribuire a quello sviluppo» (Bonnet).

13 Sezione B 2Corinzi 4:13-5:10 LA SPERANZA NELLE SOFFERENZE

In mezzo alle sofferenze del presente, Paolo è sostenuto dalla speranza cristiana

Sono molte e gravi le sofferenze dell'apostolo; la sua vita è un morir continuo; eppure egli non si perde d'animo. Come mai? qual forza segreta nutre il suo coraggio? Egli ce lo dice in questa sezione. Quel che lo sostiene è la fede certa ch'egli ha nella gloriosa risurrezione. Questa fede che tien l'occhio fisso sull'adempimento delle promesse di Dio riguardo all'avvenire, è spesso nel Nuovo Testamento chiamata speranza. Ma non è raro che Paolo la includa sotto il nome generico di fede Romani 8:24-25; e qui 2Corinzi 4:18; 5:7.

Avendo però lo stesso spirito della fede espresso in quella parola della Scrittura: «Ho creduto, perciò ancora ho parlato,» noi pure crediamo, perciò ancora parliamo, sapendo che...

La morte, diceva a 2Corinzi 4:12, è all'opera in noi; ma però, seguitiamo a predicare e non perdiam coraggio. Per spirito della fede non s'intende lo Spirito Santo che produce la fede, ma semplicemente la disposizione morale della ferma fiducia in Dio e nelle sue promesse, disposizione ch'è d'altronde anch'essa un frutto dello Spirito. Paolo dice lett. «lo stesso spirito della fede, secondo ciò ch'è scritto...» cioè: uno spirito di fede affatto simile a quello descritto nella parola dei Salmi 116:10, qui riportata seconda la versione dei LXX: L'ebraico è molto conciso e signifìca probabilmente: «Ho creduto ch'io parlerei» ancora, per lodarti quando tu mi avresti tratto fuori della mia afflizione. Ad ogni modo il parlare del Salmista è connesso colla sua fede in Dio. Così Paolo ed i suoi compagni non cessano dal parlare, predicando l'Evangelo della grazia, perchè, in mezzo alle loro sofferenze, li sostiene la salda fiducia che alle tribolazioni terrà dietro la gloria promessa ai redenti di Gesù. Senza questa speranza viva, nel cuore, essi verrebbero meno nella lotta incessante. Cfr. Ebrei 12:2-3. Certo che ogni fede sincera è di sua natura comunicativa; ma qui si tratta più che altro della salda fiducia che alimenta il coraggio di Paolo nell'esercizio del suo difficile ministerio.

14 Qual sia più precisamente l'oggetto della speranza di Paolo, egli lo dice in 2Corinzi 4:14:

sapendo

con certezza, per le esplicite promesse di Cristo Giovanni 6:40,54; 14:3,

che colui il quale ha risuscitato il Signor Gesù, risusciterà anche noi con Gesù (testo emend.) e ci farà comparire insiem con voi [alla sua presenza].

Il credente è unito a Cristo così da formar con esso come una stessa pianta, un corpo solo. La via percorsa da Cristo, è quella per la quale i suoi devono passare; la sorte del capo ha da essere quella delle membra. Soffrono i redenti e muoiono con Cristo, ma fin da ora essi hanno parte alla pienezza di vita nuova che emana da lui. In appresso avranno parte alla risurrezione ed alla gloria di lui. Ciascuno però nel suo ordine: Cristo è le primizie, poi a suo tempo coloro che son di Cristo saranno anch'essi glorifìcati cfr. 1Corinzi 15:20-26. La lezione quindi dei migliori codici: «con Gesù», non implica la simultaneità assoluta, ma indica che la risurrezione degli araldi del Vangelo avverrà, a suo tempo, in virtù della loro indissolubile unione con Gesù. Nè saranno solamente risuscitati, ma saranno fatti «comparire» ossia introdotti alla immediata presenza di Dio, insieme con coloro ch'essi avranno condotti alla fede mediante le loro fatiche missionarie. È questa una delle gioie del futuro su cui Paolo torna più d'una volta nei suoi scritti 2Corinzi 1:14; 1Tessalonicesi 2:19-20; 3:13, ecc.

15 E infatti tutto il parlare, tutto il soffrire, tutto il morir di Paolo e dei suoi compagni, non ha altro scopo che il condurre i credenti (fra cui i Corinzi) fìno alla presenza di Dio, affinchè lo glorifichino eternamente come han principiato a fare quaggiù.

Tutto infatti si fa per voi

(Lett. «per cagion vostra»), cioè per il vostro bene, per la vostra salvezza 2Timoteo 2:10;

affinchè essendo la grazia abbondata,

sopra un gran numero di persone evangelizzate ed edificate mediante il nostro ministerio,

sovrabbondi, per mezzo del gran numero, il ringraziamento, alla gloria di Dio.

Tal'è la costruzione della frase che dà il senso più semplice e più conforme al contesto. Sono però possibili altre costruzioni, anche all'infuori di quella di Diodati ch'è forzata. Per esempio: «affinchè la grazia essendo abbondata fra i molti (o per mezzo dei molti), sovrabbondi...». Il fìne ultimo dei lavori e delle sofferenze del ministerio evangelico è che salga a Dio, dal cuor del maggior numero possibile d'uomini salvati, l'inno della lode riconoscente che glorifichi Colui ch'è amore. Si confront i Romani 15:6 e segg.

16 Perciò non veniam meno dell'animo

o: non ci perdiamo d'animo. Il perciò si riferisce ai versetti precedenti. La certezza della propria risurrezione gloriosa, la persuasione che le sue fatiche e sofferenze concorrono alla salvezza altrui e da ultimo alla gloria di Dio. sostiene il suo coraggio: e se anche (come nel fatto avviene)

il nostro uomo esterno si disfà, li nostro [uomo] interno si rinnova, ciò non ostante, di giorno in giorno.

Per uomo esterno s'intende la persona umana in quanto ha di visibile, di sensibile, di materiale o semplicemente di terreno, potendo includere così la vita fìsica e la vita psichica. Quest'uomo esterno si va disfacendo, logorando per via delle fatiche, delle privazioni, delle sofferenze fisiche e morali d'ogni sorta. In esso la morte opera del continuo. Nell'uomo interno, all'incontro Romani 7:22; Efesini 3:16, ch'è quanto dire nell'io morale e spirituale, nell'io che pensa e vuole e approva il bene, che ha per centro lo spirito vivificato da Cristo, in quest'uomo interno opera la vita. Esso riceve dallo Spirito di Dio sempre nuove energie di fede, di speranza, di amore che lo ringiovaniscono, lo rinvigoriscono facendolo capace d'essere più che vincitore delle forze avverse Salmi 103:5; Isaia 40:31. E ciò avviene in modo progressivo e costante, così com'è continua l'azione deleteria che agisce sull'uomo esterno.

17 Quel che maggiormente contribuisce a rinvigorire l'uomo interno è il pensiero dell'infinita grandezza e durata della gloria che deve succedere alle sofferenze presenti le quali ne sono come la via necessaria. Quella gloria non è paragonabile alle afflizioni.

Perciocchè la momentanea, leggiera nostra afflizione ci produce (lett. opera) un infinitamente superiore [ed] eterno peso di gloria.

Dice lett. «la momentanea leggerezza dell'afflizione nostra». L'afflizione è momentanea, di breve durata, perchè cessa coll'avvenimento di Cristo o colla morte del credente 2Corinzi 5:1-10. Lunga per chi non guarda che alla esistenza presente, ed ha il suo tutto quaggiù, essa è breve per chi guarda alla eternità della gloria. La tribolazione, grave in sè per il dolore che cagione alla natura terrena dell'apostolo, è leggiera, di lieve peso e gravità, quando la considera in relazione colla gloria futura. A descrivere la superiorità di questa, Paolo cerca invano delle parole adatte ed è ridotto ad accumulare delle locuzioni avverbiali, perchè il linguaggio umano non arriva ad esprimere adeguatamente la infinita ricchezza della gloria. Il peso di essa è contrapposto alla leggerezza dell'afflizione, come l'eternità sua lo era al carattere passeggero dell'afflizione. Codesto peso di gloria è «eccessivamente sovrabbondante», cioè supera infinitamente, al paragone, quello delle tribolazioni. Cfr. Romani 8:18. Dicendo «ci opera» o ci produce, ci prepara, ci assicura, Paolo non inculca il concetto che l'afflizione meriti la gloria. Ogni idea di merito dell'uomo è contraria all'insegnamento di Paolo. Resta vero, però, che la gloria avvenire è da Dio promessa qual largo, generoso, sebbene gratuito, compenso alle afflizioni patite per la causa di Cristo Matteo 5:10-12; 2Tessalonicesi 1; Romani 8:17; 2Timoteo 2:11-12; 1Pietro 1:6; 4:13; Apocalisse 7:14. È cosa giusta appo Iddio di riconoscere in un modo particolare la devozione di coloro che hanno sofferto per lo suo nome. D'altra parte l'afflizione per Cristo sopportata con amore, unisce vieppiù il cuore al Salvatore e lo rende vie meglio capace di assaporare il riposo, la giustizia, la perfezione del regno della gloria. La gloria è così preparata a chi soffre per Cristo e chi soffre è preparato per la gloria.

18 Le sofferenze presenti preparano gloria ineffabile ai servi di Cristo, perchè essi sono uomini il cui tesoro non è qui, ma nel mondo avvenire; uomini che han l'animo non alle cose terrene, ma alle celesti Filippesi 3:19. Il presente non può dar soddisfazione ai loro bisogni più profondi.

Non riguardando noi alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono.

Le cose che si vedono sono i beni che il mondo presente può offrire. Le cose che non si vedono, sono i beni del mondo avvenire, beni che non sono necessariamente invisibili, ma che, per ora, sono presenti soltanto all'occhio della fede 2Corinzi 5:7; Ebrei 11:1. La ragione per cui lo sguardo di Paolo non si fissa sulle cose visibili è indicata da lui stesso:

Le cose, infatti, che si vedono sono temporanee, mentre quelle che non si vedono sono eterne.

Or l'anima umana ha bisogno di quel ch'è duraturo e permanente. Il filosofo Seneca esprime codesta aspirazione nella sua Epistola 59: «Queste cose sono figurative ed hanno una certa apparenza per un tempo. Non c'è in esse nulla di stabile e di sodo. Volgiamo l'animo alle cose che sono eterne».

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

2Corinzi 4

1 Capitolo 4

Gli apostoli hanno lavorato con molta diligenza, sincerità e fedeltà 2Cor 4:1-7

Le loro sofferenze per il Vangelo sono state grandi, ma con un ricco sostegno 2Cor 4:8-12

La prospettiva della gloria eterna impedisce ai credenti di svenire di fronte alle difficoltà 2Cor 4:13-18

Versetti 1-7

Il migliore degli uomini sverrebbe, se non ricevesse la misericordia di Dio. E quella misericordia che ci ha aiutato a uscire e ad andare avanti finora, possiamo contare sul fatto che ci aiuterà anche alla fine. Gli apostoli non avevano progetti bassi e malvagi, coperti da pretese belle e speciose. Non hanno cercato di far fruttare il loro ministero. La sincerità o la rettitudine manterranno l'opinione favorevole di uomini saggi e buoni. Cristo, con il suo Vangelo, fa una scoperta gloriosa alle menti degli uomini. Ma il disegno del diavolo è quello di mantenere gli uomini nell'ignoranza; e quando non riesce a tenere la luce del vangelo di Cristo fuori dal mondo, non si risparmia per allontanare gli uomini dal vangelo o per metterli contro di esso. Il rifiuto del Vangelo è qui ricondotto alla volontaria cecità e malvagità del cuore umano. L'egoismo non era l'argomento o il fine della predicazione degli apostoli; essi predicavano Cristo come Gesù, il Salvatore e il Liberatore, che salva fino all'estremo tutti coloro che vengono a Dio attraverso di lui. I ministri sono servi delle anime degli uomini; devono evitare di diventare servi degli umori o delle passioni degli uomini. È piacevole vedere il sole nel firmamento, ma è più piacevole e proficuo che il Vangelo risplenda nel cuore. Come la luce fu l'inizio della prima creazione, così, nella nuova creazione, la luce dello Spirito è la sua prima opera sull'anima. Il tesoro della luce e della grazia del Vangelo è messo in vasi di terra. I ministri del Vangelo sono soggetti alle stesse passioni e debolezze degli altri uomini. Dio avrebbe potuto mandare gli angeli a far conoscere la gloriosa dottrina del Vangelo, o avrebbe potuto mandare i più ammirati figli degli uomini a insegnare alle nazioni, ma ha scelto vasi più umili e più deboli, affinché la sua potenza fosse maggiormente glorificata nel sostenerli e nel benedetto cambiamento operato dal loro ministero.

8 Versetti 8-12

Gli apostoli furono grandi sofferenti, eppure incontrarono un sostegno meraviglioso. I credenti possono essere abbandonati dagli amici e perseguitati dai nemici, ma il loro Dio non li lascerà mai né li abbandonerà. Possono esserci paure all'interno e lotte all'esterno, ma non siamo distrutti. L'apostolo parla delle loro sofferenze come controparte delle sofferenze di Cristo, affinché gli uomini vedano la potenza della risurrezione di Cristo e della grazia in e da Gesù vivente. In confronto a loro, altri cristiani si trovavano, anche a quel tempo, in condizioni di prosperità.

13 Versetti 13-18

La grazia della fede è un rimedio efficace contro lo svenimento nei momenti di difficoltà. Sapevano che Cristo era risorto e che la sua risurrezione era una speranza e una garanzia per loro. La speranza di questa risurrezione ci incoraggia in un giorno di sofferenza e ci pone al di sopra della paura della morte. Inoltre, le loro sofferenze erano a vantaggio della Chiesa e della gloria di Dio. Le sofferenze dei ministri di Cristo, così come la loro predicazione e la loro conversazione, sono per il bene della Chiesa e per la gloria di Dio. La prospettiva della vita eterna e della felicità era il loro sostegno e conforto. Ciò che il buon senso era pronto a dichiarare pesante e lungo, penoso e noioso, la fede lo percepisce come leggero e breve, e solo per un momento. Il peso di tutte le afflizioni temporali era la leggerezza stessa, mentre la gloria a venire era una sostanza, pesante e duratura oltre ogni descrizione. Se l'apostolo ha potuto definire leggere, e solo per un momento, le sue prove pesanti e prolungate, che cosa devono essere le nostre insignificanti difficoltà! La fede ci permette di dare questo giusto giudizio sulle cose. Ci sono cose invisibili e cose visibili. E c'è una grande differenza tra loro: le cose invisibili sono eterne, quelle visibili sono temporali, o solo temporanee. Distogliamoci dunque dalle cose che si vedono; smettiamo di cercare i vantaggi del mondo o di temere le angosce del presente. Cerchiamo di fare in modo che la nostra felicità futura sia sicura.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

2Corinzi 4

1 Questo capitolo 2 Corinzi 4 è intimamente connesso con il precedente, ed è infatti solo una dichiarazione delle conseguenze o dei risultati della dottrina ivi avanzata. In quel capitolo, Paolo aveva affermato la chiarezza e la semplicità del Vangelo in contrasto con le istituzioni di Mosè, e in particolare che il ministero cristiano era un ministero più glorioso di quello di Mosè.

Era più chiaro. Era un ministero della giustificazione 2 Corinzi 3:9 , e dello Spirito 2 Corinzi 3:8 , ed era un ministero in cui era permesso loro di guardare le glorie di Dio svelate e non 2 Corinzi 3:18 , 2 Corinzi 3:18.

In questo capitolo espone alcune delle “conseguenze” o “risultati” del loro essere chiamati a questo ministero; e il disegno è di magnificare l'ufficio del ministero; per mostrare il potere di sostegno delle verità che essi predicavano; l'interesse che i cristiani di Corinto e tutti gli altri cristiani avevano nel ministero, e questo per conciliare il loro favore; e per mostrare ciò che c'era da consolarli nelle varie prove a cui erano esposti come ministri. Paolo afferma quindi in questo capitolo:

1. Che queste visioni chiare ed elevate del Vangelo lo sostenevano; gli impediva di svenire; lo preservava dall'inganno e da tutti gli atti impropri; lo rese aperto e onesto; poiché non aveva necessità di astuzie e colpe, ma proclamava un sistema di religione che poteva essere raccomandato alla coscienza di ogni uomo, ed essere visto come vero, 2 Corinzi 4:1.

2. Che se qualcuno si fosse perso, non era colpa del Vangelo, 2 Corinzi 4:3. Questo era chiaro, aperto, semplice, glorioso e poteva essere compreso; e se fossero andati perduti, era da far risalire all'influenza maligna del dio di questo mondo, e non al vangelo.

3. Che il grande proposito di Paolo e dei suoi associati era quello di far conoscere questa chiara e gloriosa verità del Vangelo, e che, quindi, non gli apostoli stessi predicavano, ma Cristo Gesù, il rivelatore e la fonte di tutta questa gloria. 2 Corinzi 4:5. Il loro unico scopo era quello di mostrare questa luce pura e gloriosa del Vangelo.

4. Che fu così disposto per nomina e provvidenza di Dio che tutta la gloria dei risultati del ministero fosse sua, 2 Corinzi 4:7. Aveva avuto particolare cura che non avessero motivo di autoesultanza o di gloriarsi nel predicare il vangelo; e avevano preso mezzi efficaci per essere umiliati, e non innalzati con orgoglio, dal fatto che erano stati incaricati di far conoscere tali gloriose verità, e avevano un ministero più onorevole di quello di Mosè.

Aveva dunque affidato il tesoro a vasi di creta; alle persone fragili, deboli, morenti e alle persone di vita umile 2 Corinzi 4:7 , e le aveva chiamate a sottomettersi a continue prove di persecuzione, povertà, pericolo e bisogno, per essere umiliate e Dio potrebbe manifestamente avere tutta la gloria, 2 Corinzi 4:8.

5. Tutto ciò per amore della Chiesa, fatto atto a conciliare il favore dei cristiani ed eccitare la loro simpatia per le sofferenze degli apostoli, e per indurli ad onorare il ministero in maniera debita, 2 Corinzi 4:12. Non era per il loro benessere, felicità, onore. o emolumento che hanno sopportato queste prove nel ministero; era che la chiesa potesse essere avvantaggiata, e così abbondanti lodi tornassero a Dio.

6. Queste considerazioni li sostennero nelle loro prove, 2 Corinzi 4:16. Avevano conforto in tutte le loro afflizioni. Sentivano di fare e soffrire queste cose per la salvezza delle anime e per la gloria di Dio, 2 Corinzi 4:16; avevano ogni giorno forza interiore data loro, anche se l'uomo esteriore perì 2 Corinzi 4:16; sapevano che il risultato di ciò sarebbe stato un peso eterno di gloria 2 Corinzi 4:17; e furono messi in grado di guardare ad un altro e migliore mondo; per guardare al cielo e contemplare con fede le cose invisibili ed eterne, 2 Corinzi 4:18. Queste cose li sostenevano; e così sostenuti, si avviarono allegramente al loro grande lavoro, e affrontarono con calma e gioia tutte le prove che comportavano.

Pertanto - Διὰ τοῦτο Dia touto. A causa di questo. Cioè, perché la luce del Vangelo è così chiara; perché rivela verità così gloriose, e ogni oscurità è tolta, e ci è permesso di contemplare come in uno specchio la gloria del Signore, 2 Corinzi 3:18.

Poiché le glorie della dispensazione evangelica sono così grandi e i suoi effetti sul cuore sono così trasformanti e purificatori. L'obiettivo è quello di mostrare l'“effetto” dell'affidamento di un tale ministero, sul carattere della sua predicazione.

Vedendo che abbiamo questo ministero - Il ministero evangelico, molto più glorioso di quello di Mosè 2 Corinzi 3:6; che è il ministero mediante il quale lo Spirito Santo agisce nel cuore delle persone 2 Corinzi 3:8; che è il ministero di quel sistema per cui le persone sono giustificate 2 Corinzi 3:9; e che è il ministero di un sistema così puro e senza 2 Corinzi 3:9 , 2 Corinzi 3:9 , 2 Corinzi 3:18.

Poiché abbiamo ricevuto misericordia - Tyndale lo rende: "così come la misericordia è certa in noi". L'idea è che il ministero fosse stato affidato a Dio per la semplice misericordia e il favore di Dio, e l'obiettivo di Paolo è senza dubbio quello di prevenire l'"apparenza" di arroganza e fiducia in se stessi affermando che era quello di essere ricondotto interamente a Dio che fu messo nel ministero. Senza dubbio aveva messo gli occhi sul fatto che era stato un persecutore e un bestemmiatore; e che era stato per semplice favore di Dio che era stato convertito e incaricato del ministero, 1 Timoteo 1:13.

Nulla umilierà più efficacemente un ministro, e gli impedirà di assumere un'aria arrogante e sicura di sé, che guardare alla sua vita passata; specialmente se la sua vita fu di bestemmia, vizio o infedeltà; e ricordare che è per pura misericordia di Dio che gli è affidato l'alto ufficio di ambasciatore di Gesù Cristo. Paolo non ha mai dimenticato di far risalire la sua speranza, la sua nomina all'ufficio ministeriale e il suo successo, alla semplice grazia di Dio.

Non sveniamo - Questo è uno degli effetti dell'affidamento di un tale ministero. La parola qui usata ( ἐκκακοῦμεν ekkakoumen) significa, propriamente, diventare un vigliacco; perdere il coraggio; poi essere pusillanime, svenire, scoraggiarsi, in vista di prove, difficoltà, ecc. - Robinson. Qui significa che per misericordia di Dio non si è scoraggiato per le difficoltà che ha incontrato; la sua fede e il suo zelo non vennero meno; era capace di essere fedele e laborioso, e il suo coraggio si teneva sempre alto, e la sua mente era piena di allegria; vedi nota su 2 Corinzi 2:14.

Non fu scoraggiato da nessuna difficoltà; imbarazzato da nessuna opposizione; scacciato dal suo proposito da nessuna persecuzione; e la sua forza non venne meno in nessuna prova. La coscienza di essere incaricato di un “tale” ministero lo animava; e la misericordia e la grazia di Dio lo sostenevano.

2 Ma hanno rinunciato - ( ἀπειπάμεθα apeipametha da ἀπὸ apo e εἶπον eipon). La parola significa propriamente parlare ad alta voce; rifiutare o negare; interdire o vietare. Qui significa rinunciare o rinnegare; disprezzare o disprezzare con avversione.

Non si trova altrove nel Nuovo Testamento; e il senso qui è, che gli apostoli avevano una tale visione della verità della religione e della gloria dello schema cristiano 2 Corinzi 3:13 , da portarli a scartare tutto ciò che era travestito, artificioso e astuto ; tutto come l'inganno e la frode. Le religioni del pagano erano costituite principalmente dall'inganno, ed erano sostenute dall'inganno praticato sugli ignoranti, e sulla massa della gente.

Paolo dice che lui e i suoi compagni di lavoro avevano tali visioni della verità, della gloria e della santità dello schema cristiano, da portarli solennemente ad abiurare e ad aborrire tutti questi trucchi e artifici disonesti. La verità non ha mai bisogno di tali arti; e nessuna causa riuscirà a lungo con il semplice trucco e l'astuzia.

Le cose nascoste della disonestà - Margine, "vergogna". La parola greca più comunemente significa vergogna o disonore. Le cose nascoste della vergogna qui significano condotta vergognosa; arti clandestine e segrete, che erano di per sé vergognose e vergognose. Denotano tutti i rapporti "subdoli"; tutti gli artifici e i piani disonesti, come erano comuni tra i pagani e probabilmente come i falsi maestri adottarono nella propagazione delle loro opinioni a Corinto.

L'espressione qui non implica che gli apostoli abbiano mai avuto a che fare con tali arti; ma che solennemente li abiuravano e li aborrivano. La religione è aperta, semplice, diretta. Non ha alcuna alleanza con l'astuzia, l'inganno e l'artificio. Dovrebbe essere difeso apertamente; dichiarato chiaramente; e sollecitato con argomento costante. È un'opera della luce, e non delle tenebre.

Non camminare con astuzia - Non agire con astuzia ; non comportarsi in modo furbo. La parola qui usata πανουργία (panourgia da πᾶν pan, “tutto”, ἔργον ergon, “lavoro”, cioè fare ogni cosa, o capace di fare qualsiasi cosa) denota l'astuzia, l'astuzia e l'abilità.

Questo era comune; e questo era probabilmente praticato dai falsi maestri di Corinto. Con questo Paul dice che non aveva niente a che fare. Non adottò un corso di saggezza e politica carnale (nota, 2 Corinzi 1:12 ); non cercò di imporsi su di loro, o di ingannarli; o per farsi strada con arti sottili e ingannevoli. La vera religione non può mai essere avanzata con l'inganno e l'astuzia.

Né manipolare la parola di Dio con inganno - ( δολοῦντες dolountes). Non falsificare; o corrompere o dissimulare ingannevolmente la verità di Dio, La frase sembra essere sinonimo di quella usata in 2 Corinzi 2:17 , e resa "corrompere la parola di Dio"; vedi la nota su quel verso.

Significa propriamente falsificare, adulterare, corrompere, mediante tradizioni ebraiche, ecc. (Robinson, Bloomfield, Doddridge, ecc.); oppure può significare, come nella nostra traduzione, maneggiare in modo ingannevole; usare l'inganno e l'arte per propagarlo e difenderlo. Tyndale lo rende: "né corromperemo la Parola di Dio".

Ma per manifestazione della verità - Rendendo manifesta la verità; cioè con una semplice esibizione della verità. Affermandolo così com'è, in modo palese e aperto. Non adulterandolo con miscele estranee; non mescolandolo alla filosofia o alle tradizioni; non smussando il suo bordo, o nascondendo qualcosa, o spiegandolo via; ma da un'esibizione aperta, chiara e schietta di ciò che è in Gesù.

La predicazione dovrebbe consistere in una semplice esibizione della verità. Non c'è inganno nel Vangelo stesso; e non dovrebbe essercene nessuno nel modo di esibirlo. Dovrebbe consistere in una semplice dichiarazione delle cose come sono. L'intero scopo della predicazione è di far conoscere la verità. E questo si fa in modo efficace solo quando è semplice, aperto, non mascherato, senza artifici e senza inganno.

Affidandoci alla coscienza di ogni uomo - Cioè, così dicendo la verità che la coscienza di ogni uomo lo approverà “come” vero; ogni uomo vedrà che è vero e che è conforme a ciò che sa essere giusto. La coscienza è quella facoltà della mente che distingue tra giusto e sbagliato, e che ci spinge a scegliere il primo ed evitare il secondo; Giovanni 8:9; Romani 2:15 nota; 1 Corinzi 10:25 , 1 Corinzi 10:27 note; 2 Corinzi 1:12 nota. È implicito qui:

(1) Che un corso di vita e un modo di predicare che saranno liberi dalla disonestà, dall'arte e dall'inganno saranno tali che le coscienze delle persone approveranno. Paolo cercò un tale corso di vita che dovesse accordarsi con il loro senso di "giusto" e servire così a raccomandare loro il Vangelo.

(2) Affinché il Vangelo possa essere predicato in modo tale da essere visto dagli uomini come vero; in modo da essere approvato come giusto; e affinché la coscienza di ogni uomo renda testimonianza della sua verità. Le persone non lo "adorano", ma possono vedere che è "vero"; possono odiarlo, ma possono vedere che la verità che condanna le loro pratiche viene dal cielo. Questo è un principio estremamente importante per quanto riguarda la predicazione, e di grande importanza per quanto riguarda le opinioni che i ministri dovrebbero avere del proprio lavoro.

Il Vangelo è ragionevole. Può essere visto come vero da ogni uomo a cui è predicato. E dovrebbe essere lo scopo di ogni predicatore così predicarlo, come per arruolare le coscienze dei suoi ascoltatori nella sua disposizione. Ed è un fatto molto materiale che quando così predicata la coscienza e la ragione di ogni uomo è a suo favore, e sanno che è vero anche quando pronuncia la propria condanna, e denuncia i propri peccati. Questo passaggio dimostra, quindi, le seguenti cose:

(1) Affinché il Vangelo possa essere predicato in modo tale da essere visto come vero da tutte le persone. Le persone sono capaci di vedere la verità, e anche quando non la amano; possono percepire che ha dimostrazione che viene da Dio. È un sistema così ragionevole; così ben stabilito dalle prove; così fortificato da miracoli, e l'adempimento delle profezie; così puro nella sua natura; così ben adattato all'uomo; così adatto alla sua condizione, e così ben progettato per renderlo migliore; e così felice della sua influenza sulla società, che le persone possono essere indotte a vedere che è vero.

E questo credo sia il caso di quasi tutte quelle persone che frequentano abitualmente la predicazione del vangelo. Gli infedeli non visitano spesso il santuario; e quando hanno l'abitudine di farlo, è un fatto che a poco a poco giungano alla convinzione che la religione cristiana è vera. È raro trovare nei nostri luoghi di culto professanti infedeli; e la grande massa di coloro che assistono alla predicazione del Vangelo può essere considerata come credenti speculativi nella verità del cristianesimo.

(2) Le coscienze delle persone sono dalla parte della verità, e il Vangelo può essere predicato in modo da arruolare le loro coscienze a suo favore. La coscienza ci spinge a fare il bene e ci condanna se facciamo il male. Non si può mai far approvare il male, mai dare pace a un uomo se fa ciò che sa essere malvagio. Da nessuna arte o dispositivo; da nessun sistema di leggi, o cattivo governo; da nessuna formazione o disciplina, può essere fatto l'avvocato del peccato.

In tutti i paesi, in ogni momento e in tutte le circostanze, spinge un uomo a fare ciò che è giusto e lo condanna se fa male. Può essere messo a tacere per un po'; può essere "bruciato come con un ferro rovente" e per un po' essere insensibile, ma se parla, parla per spingere un uomo a fare ciò che crede giusto, e lo condanna se fa ciò che è sbagliato. Le coscienze delle persone sono dalla parte del vangelo; ed è solo il loro cuore che vi si oppone. Le loro coscienze sono a favore del Vangelo in quanto segue, tra gli altri aspetti:

(a) Lo approvano come un sistema giusto, puro, santo e ragionevole; come in accordo con ciò che ritengono giusto; come raccomandare ciò che dovrebbe essere fatto e vietare ciò che non dovrebbe essere fatto.

(b) Nei suoi requisiti speciali su se stessi. La loro coscienza dice loro che devono amare Dio con tutto il cuore; pentirsi dei propri peccati; confidare in quel Salvatore che morì per loro; e condurre una vita di preghiera e di devozione al servizio di Dio; che dovrebbero essere cristiani sinceri e umili, e prepararsi ad incontrare Dio in pace.

(c) Le loro coscienze approvano la verità che li condanna. Non importa quanto rigoroso possa sembrare; non importa quanto forte sia la sua denuncia contro i loro peccati; non importa quanto il Vangelo possa condannare la loro superbia, avarizia, sensualità, leggerezza, disonestà, frode, intemperanza, volgarità, pregiudizio, o la loro negligenza della loro anima, tuttavia le loro coscienze lo approvano come giusto e proclamano che queste cose dovrebbero essere condannato e dovrebbe essere abbandonato.

Il cuore può amarli, ma non si può fare in modo che la coscienza li approvi. E il ministro del vangelo può “sempre” avvicinarsi al suo popolo, o al singolo uomo, con la certezza che per quanto possa “amare” le vie del peccato, tuttavia che abbia la sua coscienza a suo favore, e che nell'esortare il pretese di Dio su di loro, le loro “coscienze” coincideranno sempre con i suoi appelli.

(3) La “via” con cui un ministro deve raccomandarsi alle coscienze delle persone, è quella percorsa da Paolo. Lui deve:

(a) Avere una convinzione chiara e incrollabile della verità stessa. Su questo argomento non dovrebbe avere dubbi. Dovrebbe poterlo guardare come su uno specchio brunito (nota, 2 Corinzi 3:18 ); e vederne la gloria come a viso aperto.

(b) Dovrebbe essere la semplice affermazione della verità del Vangelo. Non predicando la filosofia, o la metafisica, o le tradizioni dell'uomo, oi sentimenti dei teologi, ma le semplici verità del vangelo di Gesù Cristo. Le persone possono essere indotte a vedere che queste sono verità, e Dio si prenderà cura che la ragione e le coscienze delle persone siano a loro favore.

(c) Per l'assenza di ogni trucco e astuzia, e arti travestite e sottili. Il vangelo non ha nulla di tutto questo in sé e non li approverà mai, né Dio li benedirà. Un ministro di Gesù dovrebbe essere franco, aperto, non mascherato e schietto. Deve rivolgere un appello sobrio ed elevato alla ragione e alla coscienza dell'uomo. Il Vangelo non è “una favola astutamente inventata”; non ha trucchi in sé, ei ministri della religione dovrebbero solennemente abiurare tutte le cose nascoste della disonestà.

Al cospetto di Dio - Come all'immediata presenza di Dio. Ci comportiamo come se sentissimo che il Suo occhio era su di noi; e questa considerazione serve a preservarci dalle cose nascoste della disonestà, e dalle arti improprie nel diffondere la vera religione; vedi la nota a 2 Corinzi 2:17.

3 Ma se il nostro vangelo è nascosto - Paolo qui lo chiama il suo vangelo, perché era quello che predicava, o il messaggio che portava; vedi nota, Romani 16:25. Il senso qui è: «se non si comprende il vangelo che io predico; se il suo significato è oscuro o nascosto; se non si vede la sua gloria”. È "implicito" qui, che a molti la bellezza e la gloria del Vangelo non sono state percepite.

Ciò era innegabile, nonostante la semplicità e la pienezza con cui le sue verità erano state rese note. L'“oggetto” di Paolo qui è di affermare che questo fatto non era da ricondurre ad alcuna mancanza di chiarezza nel vangelo stesso, ma ad altre cause, e quindi probabilmente per rispondere ad un'obiezione che si potrebbe fare alla sua tesi sulla chiarezza e pienezza della rivelazione evangelica. Nel linguaggio che Paolo usa qui c'è indubbia allusione a quanto aveva detto 2 Corinzi 3:13 Mosè, che gli mise un velo sul volto, 2 Corinzi 3:13.

Si era nascosto, o celato, il volto, come emblematico della natura delle sue istituzioni (nota, 2 Corinzi 3:14 ); e qui Paolo dice che non era da negare che il vangelo fosse “velato” anche ad alcuni. Ma non era dalla natura del Vangelo. Non perché Dio ne avesse volutamente nascosto il significato. Non era per mancanza di chiarezza in sé. Doveva essere ricondotto ad altre cause.

È nascosto a coloro che sono perduti - Sul significato della parola tradotta qui come "perso"; vedi la nota, 2 Corinzi 2:15 , resa lì come "perire". È nascosto tra coloro che stanno per perire; che stanno morendo ( ἐν τοῖς ἀπολλυμένοις en tois apollumenois); coloro che meritano di perire.

È nascosto solo tra quella classe che può essere designata come il perito, o come il perduto. Grotins lo spiega, "coloro che meritano di perire, che alimentano i loro vizi e non vedranno la verità che condanna quei vizi". E aggiunge, che questo potrebbe benissimo essere, perché, "per quanto il Vangelo fosse evidente in sé stesso, tuttavia come il sole non sarebbe visibile ai ciechi". La causa non era nel Vangelo, ma in se stessi. Questo versetto insegna, quindi:

(1) Che la bellezza del Vangelo possa essere nascosta a molti della famiglia umana. Questo è un dato di fatto. Ci sono migliaia e milioni di persone a cui viene predicata che non vedono in essa alcuna bellezza e che la considerano stoltezza.

(2) Che c'è una classe di persone che possono essere chiamate, anche adesso, "i perduti". Sono perduti per la virtù, per la pietà, per la felicità, per la speranza. Meritano di perire; e si affrettano alla meritata rovina. Questa classe ai tempi di Paolo era numerosa; ed è grande ora. È composto da coloro ai quali il vangelo è nascosto, o ai quali appare velato, e che non vedono in esso alcuna bellezza. È fatto davvero di tutti i profani, contaminati e vili; ma la loro caratteristica "caratteristica" è che il vangelo è loro nascosto e che non vedono in esso bellezza e gloria.

(3) Questa non è colpa del Vangelo. Non è colpa del sole quando le persone chiudono gli occhi e non lo vedono. Non è colpa di un ruscello che scorre, o di una fontana gorgogliante, se la gente non ne berrà, ma sceglierà di morire di sete. Il Vangelo non oscura e nasconde la propria gloria più di quanto non faccia il sole. È di per sé una rivelazione chiara e piena di Dio e della sua grazia; e quella gloria è adatta a far luce sulle menti ottenebrate delle persone.

4 In chi - Rispetto a chi; tra chi; o nel cui cuore. Lo scopo di questo versetto è di spiegare il fatto che la gloria del Vangelo non è stata vista da loro. Deve essere ricondotto interamente all'azione di colui che Paolo qui chiama "il dio di questo mondo".

Il dio di questo mondo - Non c'è dubbio che Satana sia qui designato con questo appellativo; sebbene alcuni dei padri supponessero che significasse il vero Dio, e Clarke è incline a questa opinione. In Giovanni 12:31 , è chiamato "il principe di questo mondo". In Efesini 2:2 è chiamato “il principe della potenza dell'aria.

E in Efesini 6:12 , la stessa cattiva influenza è indicata sotto i nomi di "principati e poteri", "i governanti delle tenebre di questo mondo" e "malvagità spirituale negli alti luoghi". Il nome "dio" è qui dato a lui, non perché abbia attributi divini, ma perché in realtà ha l'omaggio delle persone di questo mondo come il loro dio, come l'essere che è veramente adorato, o che ha gli affetti di i loro cuori allo stesso modo in cui è dato agli idoli.

Per “questo mondo” si intende il mondo malvagio; o la massa delle persone. Ha dominio sul mondo. Obbediscono alla sua volontà; eseguono i suoi piani; essi favoriscono i suoi propositi e sono i suoi sudditi obbedienti. Ha sottomesso a sé il mondo, ed è stato veramente adorato al posto del vero Dio; vedi la nota a 1 Corinzi 10:20. “Hanno sacrificato ai demoni e non a Dio”. Qui si intende con la dichiarazione che Satana è il dio di questo mondo:

(1) Che il mondo in generale era sotto il suo controllo e la sua direzione. Ha assicurato l'apostasia dell'uomo, e presto lo ha portato a seguire i suoi piani; e da allora ha mantenuto il suo scettro e il suo dominio. Non potrebbe desiderare da lui una sottomissione più abbietta di quella che è stata resa dalla massa della gente.

(2) Il mondo idolatrico in particolare è sotto il suo controllo e soggetto a lui; 1 Corinzi 10:20. È adorato lì; ei riti religiosi e le cerimonie del pagano sono in generale proprio come un essere potente che odiava la felicità umana, e che cercava l'inquinamento, l'oscenità, la miseria e il sangue avrebbe designato; e su tutto il mondo pagano il suo potere è assoluto. Al tempo di Paolo tutto il mondo, tranne gli ebrei ei cristiani, era sprofondato nella degradazione pagana.

(3) Egli governa nei cuori e nelle vite di tutte le persone malvagie - e il mondo è pieno di persone malvagie. Gli obbediscono e si sottomettono alla sua volontà nell'esecuzione della frode, della rapina, della pirateria, dell'omicidio, dell'adulterio e della dissolutezza; nelle guerre e nei combattimenti; nei loro divertimenti e passatempi; nella disonestà e nella falsità. Il dominio di Satana su questo mondo è stato, ed è tuttora, quasi universale e assoluto; né il lasso di tempo di 1.800 anni ha reso l'appellativo improprio come descrittivo della sua influenza, che è il dio di questo mondo.

Il mondo persegue i suoi piani; cede alle sue tentazioni; trascura o rifiuta il regno di Dio a suo piacimento; e si sottomette al suo scettro, ed è ancora pieno di abominio, crudeltà e inquinamento, come desidera che sia.

Ha accecato le menti di coloro che non credono, di tutti coloro che non riconoscono la bellezza nel Vangelo e lo rifiutano. È implicito qui:

(1) Che le menti dei non credenti sono accecate; che non percepiscono alcuna bellezza nel Vangelo. Questo è spesso affermato di coloro che rifiutano il vangelo, e che vivono nel peccato; vedi la nota 2 Corinzi 2:13; Matteo 23:16 , Matteo 23:26 note; Luca 4:18 nota; Giovanni 9:39; Giovanni 12:40 note; Romani 11:7 nota.

Il senso è che non hanno visto la bellezza spirituale e la gloria del piano di redenzione. Agiscono in riferimento a ciò come farebbero in riferimento a questo mondo, se una benda fosse sui loro occhi, e non vedessero la luce del sole, la bellezza del paesaggio, il sentiero in cui dovrebbero andare, o il volto di un amico. Tutto è oscuro, oscuro e privo di bellezza per loro, per quanto la bellezza possa essere vista da altri in tutti questi oggetti.

(2) Che questo è fatto dall'agenzia di Satana; e che il suo dominio è assicurato mantenendo il mondo nelle tenebre. L'affermazione è diretta e positiva, che è per mezzo della sua agenzia che si fa. Alcune delle “modalità” in cui viene eseguita sono le seguenti:

(a) Da un'influenza diretta sulla mente delle persone. Non so perché sia ​​assurdo supporre che un intelletto possa, in qualche modo a noi sconosciuto, avere accesso ad un altro, e avere il potere di influenzarlo; né si può provare che Satana non abbia il potere di pervertire l'intelletto; sconvolgere i suoi poteri; per distrarre la sua attenzione; e per dare agli oggetti un'importanza relativa del tutto illusoria in vista della mente.

Al tempo del Salvatore non si può dubitare che nei numerosi casi di possessioni demoniache, Satana influisse direttamente sulle menti delle persone; né c'è motivo di pensare che abbia cessato di illuderli e distruggerli.

(b) Dalla falsa filosofia che ha prevalso - gran parte della quale sembra essere stata escogitata come se fosse apposta per ingannare il mondo e distruggere la pace e la felicità delle persone.

(c) Dai sistemi della superstizione e dell'idolatria. Tutti questi sembrano essere sotto il controllo di una Mente Maestra. Sono così ben concepiti e adatti a prostrare i poteri morali; incatenare l'intelletto; pervertire la volontà; rendere le persone degradate, affondate, inquinate e degradate; e realizzano così uniformemente questo effetto, che hanno tutti i segni di essere sotto il controllo di un'unica Mente potente, e di essere stati ideati per realizzare i Suoi propositi sulle persone.

(d) Producendo nella mente delle persone una visione del tutto sproporzionata del valore degli oggetti. "Un oggetto molto piccolo tenuto davanti all'occhio escluderà la luce del sole." Una moneta del più piccolo valore posata sull'occhio farà apparire tutto oscuro e impedirà a tutta la gloria del mezzogiorno di raggiungere la sede della visione. E così è con le cose di questo mondo. Sono posti direttamente davanti a noi e sono posti direttamente tra noi e la gloria del Vangelo.

E le sciocchezze della ricchezza e della moda; gli oggetti del piacere e dell'ambizione, sono fatti assumere un'importanza in vista della mente che esclude completamente la gloria del vangelo, ed esclude tutte le realtà del mondo eterno. E lo fa:

(e) Dall'influenza accecante della passione e del vizio. Davanti a una mente malvagia tutto è oscuro e oscuro. Non c'è bellezza nella verità, nella castità, nell'onestà, o nel timore e nell'amore di Dio. Il vizio rende sempre cieca la mente. e il cuore duro, e avvolge tutto nel mondo morale a mezzanotte. E per accecare le menti delle persone alla gloria del vangelo, Satana deve solo mettere davanti alle persone splendidi schemi di speculazione; per tentarli a scalare le vette dell'ambizione; per invogliarli a scene di allegria; assicurare l'erezione di teatri, case da gioco e case dell'infamia e dell'inquinamento; riempire le città e i paesi di una terra di taverne e negozi di birra; e per dare ovunque l'opportunità per il gioco completo e l'indulgenza sfrenata della passione;

Che la luce... - Questo passaggio afferma il disegno, per il quale Satana acceca le menti delle persone. È perché “odia” il vangelo, e vuole impedirne l'influenza e la diffusione nel mondo Satana lo ha sempre odiato e si è opposto, e tutte le sue arti sono state impiegate per arrestarne la diffusione sulla terra. La parola "luce" qui significa eccellenza, bellezza o splendore. La luce è l'emblema della conoscenza, della purezza o dell'innocenza; e qui e altrove si applica al vangelo, perché toglie gli errori, ei peccati, e la miseria degli uomini, come la luce del sole disperde le ombre della notte.

Questo scopo di impedire che la luce del Vangelo risplenda sulle persone, Satana si sforzerà di realizzarlo con tutti i mezzi in suo potere. È il suo “grande” oggetto in questo mondo, perché è solo mediante il vangelo che le persone possono essere salvate; da ciò che Dio è glorificato sulla terra più che da qualsiasi altra cosa; e perché, quindi, se può impedire ai peccatori di abbracciarlo, assicurerà la loro distruzione e mostrerà nel modo più efficace il suo odio per Dio.

Ed è per Satana una questione di poca importanza ciò che le persone "possono essere" o "sono", purché non siano cristiane. Possono essere amabili, morali, realizzati, ricchi, onorati, stimati dal mondo, perché in possesso di tutti questi può essere ugualmente sicuro della loro rovina, e perché, inoltre, queste cose possono contribuire alquanto a distogliere la loro mente da il Vangelo. Satana, quindi, non si opporrà a piani di guadagno o ambizione; non si opporrà a fini di moda e divertimento; non può opporsi a schemi con cui desideriamo elevarci nel mondo; non si opporrà al teatro, alla sala da ballo, alla danza o alla canzone; non si opporrà all'allegria sconsiderata; ma nel momento in cui il Vangelo comincerà a risplendere nella mente ottenebrata, quel momento farà resistenza, e allora tutto il suo potere sarà concentrato.

Il glorioso vangelo - Greco 'Il vangelo della gloria di Cristo', un ebraismo per il glorioso vangelo. Il signor Locke lo rende "lo splendore glorioso della luce del vangelo di Cristo" e suppone che significhi lo splendore, o chiarezza, della dottrina in cui Cristo si manifesta nel vangelo. È tutto luce, splendore e bellezza rispetto ai sistemi oscuri della filosofia e del paganesimo.

È glorioso, perché è pieno di splendore; fa conoscere il Dio glorioso; svela un glorioso piano di salvezza; e conduce l'uomo ignorante, debole e degradato in un mondo di luce. Non esistono due parole nella nostra lingua così piene di significato ricco e prezioso, come la frase "glorioso vangelo".

Chi è l'immagine di Dio - Cristo è chiamato l'immagine di Dio:

Rispetto alla sua natura divina, alla sua esatta somiglianza con Dio nei suoi attributi e perfezioni divine; vedi Colossesi 1:15; ed Ebrei 1:3; e,

Nei suoi attributi morali di Mediatore, di manifestare agli uomini la gloria del Padre. Egli "assomiglia" a Dio, e in lui vediamo la gloria divina e le perfezioni incarnate e risplendono.

È dalla sua “somiglianza” a tutti gli effetti con Dio che viene chiamato sua immagine; ed è per mezzo di lui che le perfezioni divine si fanno conoscere agli uomini. È oggetto di speciale antipatia e odio per Satana che la gloria di Cristo, che è l'immagine di Dio, risplenda sulle persone e riempia i loro cuori. Satana odia quell'immagine; odia che le persone diventino come Dio; e odia tutto ciò che ha una somiglianza con il grande e glorioso Yahweh.

5 Perché noi non predichiamo noi stessi - La connessione qui non è molto evidente, e il disegno di questo versetto è stato variamente compreso. Il collegamento mi sembra essere questo. Paolo dà qui una ragione di quanto aveva detto nelle parti precedenti dell'Epistola riguardo alla sua condotta nel ministero. Aveva detto che il suo corso era stato aperto, e puro, e libero da tutte le arti e trucchi disonesti, e che non aveva corrotto la Parola di Dio, né ricorreva ad alcun artificio per realizzare i suoi disegni; 2 Corinzi 2:17; 2 Corinzi 4:1.

La "ragione" di ciò che dice qui è che non aveva predicato lui stesso, o cercato di promuovere il proprio interesse. Si considerava mandato a far conoscere un Salvatore; se stesso obbligato con ogni mezzo a promuovere la sua causa e ad imitarlo. Altre persone - i falsi maestri e gli astuti sacerdoti della religione pagana - cercavano di promuovere il proprio interesse e di perpetuare un sistema di delusione che sarebbe stato loro vantaggioso; e perciò ricorsero a tutte le arti, e stratagemmi, e astuti espedienti per perpetuare la loro autorità, ed estendere la loro influenza.

Ma il fatto che Paolo ei suoi associati andarono a far conoscere il Signore Gesù, fu una ragione per cui evitarono tutte queste arti e artifici disonesti. “Siamo semplicemente gli “ambasciatori” di un altro. Non siamo “principali” in questa faccenda, e non la sbrighiamo come una faccenda nostra, ma la trattiamo come “agenti” per un altro, cioè per il Signore Gesù, e ci sentiamo vincolati, quindi, farlo come l'avrebbe fatto lui stesso; e poiché era libero da ogni trucco e arte disonesta, anche noi ci sentiamo obbligati a esserlo”. Questo mi sembra il disegno di questo passaggio. Si può dire che i ministri predicano se stessi nei seguenti modi:

(1) Quando la loro predicazione ha un riferimento primario al proprio interesse; e quando vi si impegnano per promuovere la propria reputazione o per assicurarsi in qualche modo il proprio vantaggio. Quando mirano ad esaltare la propria autorità, ad estendere la propria influenza, o comunque a promuovere il proprio benessere.

(2) Quando proclamano le proprie opinioni e non il vangelo di Cristo; quando traggono le loro dottrine dai loro stessi ragionamenti, e non dalla Bibbia.

(3) Quando si presentano; parlano molto di se stessi; fare spesso riferimento a se stessi; sono vani delle loro facoltà di ragionamento, della loro eloquenza e del loro sapere, e cercano di far conoscere queste piuttosto che le semplici verità del Vangelo. In una parola, quando il sé è primario e il Vangelo è secondario; quando prostituiscono il ministero per guadagnare popolarità; vivere una vita agiata; essere rispettato; ottenere un sostentamento: guadagnare influenza; governare un popolo; e fare della predicazione del vangelo solo un'occasione per avanzare nel mondo.

Un tale piano, è implicito qui, porterebbe a arti e dispositivi disonesti, e a trucchi e stratagemmi per raggiungere il fine prefissato. Ed è implicito anche qui che per evitare tutti questi trucchi e arti la vera via non è predicare noi stessi, ma Gesù Cristo.

Ma Cristo Gesù il Signore - Questo Paolo afferma di essere l'unico scopo del ministero. È finora l'unico scopo del ministero che se non fosse stato quello di far conoscere il Signore Gesù, non sarebbe mai stato stabilito; e qualunque altro oggetto sia assicurato dalla sua nomina, e qualunque altra verità debba essere illustrata e rafforzata dal ministero, tuttavia, se questo non è il soggetto primario, e se ogni altro oggetto non è reso asservito a questo, il disegno del ministero non è assicurato.

La parola “Cristo” significa propriamente l'unto cioè il Messia, l'unto di Dio per questo grande ufficio (vedi la nota, Matteo 1:1 ); ma è usato nel Nuovo Testamento come nome proprio, il nome che era appropriato a "Gesù". Tuttavia può essere usato con un riferimento al fatto della messianicità, e non semplicemente come un nome proprio, e in questo luogo può significare che predicarono Gesù come il Messia, o il Cristo, e difesero le sue pretese a quell'alto incarico.

La parola “Signore” è usata anche per designarlo Marco 11:3; Giovanni 20:25; e quando sta da solo nel Nuovo Testamento, denota il Signore Gesù (nota, Atti degli Apostoli 1:24 ); ma denota propriamente colui che ha regola o autorità, o proprietà; ed è usato qui non solo come parte del titolo appropriato del Salvatore, ma in riferimento al fatto che aveva la suprema autorità, o signoria sulla chiesa e sul mondo.

Questo importante passaggio, quindi, significa che si sono occupati esclusivamente di far conoscere Gesù il Messia, o il Cristo, come il capo supremo e Signore del popolo, cioè di esporre il Messia e la signoria di Gesù di Nazareth nominato a questi alti uffici da Dio. Fare questo, o predicare Gesù Cristo il Signore, implica le seguenti cose:

(1) Per dimostrare che è il Messia così spesso predetto nell'Antico Testamento e tanto atteso dal popolo ebraico. Fare questo era una parte molto vitale dell'opera del ministero al tempo degli apostoli, ed era essenziale per il loro successo in tutti i loro tentativi di convertire gli ebrei; e fare questo non sarà meno importante in tutti i tentativi di portare gli ebrei ora o in futuro alla conoscenza della verità.

Nessun uomo può avere successo tra loro se non è in grado di provare che Gesù è il Messia. Non è infatti così vitale e guida ora un punto in riferimento a coloro ai quali i ministri del vangelo di solito predicano; ed è probabile che l'importanza di questo argomento sia da molti trascurata, e che non sia sollecitata come dovrebbe essere da coloro che "predicano Cristo Gesù il Signore". Coinvolge l'intero argomento per la verità del cristianesimo.

Porta a tutte le dimostrazioni che questa religione viene da Dio; e l'affermazione della proposizione che Gesù è il Messia, è uno dei modi più diretti e certi per dimostrare che la sua religione è dal cielo. Perché:

Contiene l'argomento dell'adempimento delle profezie - una delle principali prove della verità della rivelazione; e,

Implica un esame di tutte le prove che Gesù ha dato di essere il Messia inviato da Dio, e naturalmente un esame di tutti i miracoli che ha compiuto in attestazione della sua missione divina.

Il primo scopo di un predicatore, quindi, è dimostrare che Gesù è inviato da Dio secondo le predizioni dei profeti.

(2) Proclamare le verità che ha insegnato. Far conoscere i suoi sentimenti e le sue dottrine, e non le nostre. Questo include, naturalmente, tutto ciò che ha insegnato rispetto a Dio e rispetto all'uomo; tutto ciò che insegnò rispettando la propria natura e il disegno della sua venuta; tutto ciò che insegnò rispetto al carattere del cuore umano, e sull'obbligo e dovere umano; tutto ciò che insegnò rispetto alla morte, al giudizio e all'eternità, al rispetto di un paradiso eterno e di un inferno eterno.

Spiegare, rafforzare e rivendicare le sue dottrine è un grande disegno del ministero; e se non ci fosse altro, questo sarebbe un campo sufficientemente ampio per impiegare la vita; sufficientemente glorioso da impiegare i migliori talenti dell'uomo. Il ministro del vangelo deve insegnare i sentimenti e le dottrine di Gesù Cristo, in contrasto con tutti i suoi sentimenti e con tutte le dottrine della mera filosofia. Non deve insegnare scienze o semplici costumi, ma deve proclamare e difendere le dottrine del Redentore.

(3) Deve far conoscere i fatti della vita del Salvatore. Deve mostrare come ha vissuto, sostenere il suo esempio in tutte le difficili circostanze in cui è stato posto. Poiché è venuto a mostrare con la sua vita ciò che la Legge richiedeva; e per mostrare come le persone dovrebbero vivere. Ed è l'ufficio del ministero cristiano, o una parte del loro lavoro nella predicazione di "Cristo Gesù Signore", mostrare come ha vissuto, e presentare la sua abnegazione, la sua mitezza, la sua purezza, la sua vita irreprensibile, il suo spirito di preghiera, la sua sottomissione alla volontà divina, la sua pazienza nella sofferenza, il perdono dei suoi nemici, la sua tenerezza agli afflitti, ai deboli e ai tentati; e le modalità della sua morte.

Se “questo” fosse tutto, basterebbe impiegare tutta la vita di un ministro, e comandare i migliori talenti del mondo. Perché era l'unico modello perfettamente puro; e il suo esempio deve essere seguito da tutto il suo popolo, e il suo esempio è destinato a esercitare un'influenza profonda e ampia sul mondo. La pietà fiorisce proprio nella misura in cui il puro esempio di Gesù Cristo è tenuto davanti a un popolo; e il mondo è reso più felice e migliore proprio come quell'esempio è tenuto costantemente in vista.

Ai frivoli e agli sconsiderati, i ministri del vangelo devono mostrare quanto serio e calmo fosse il Redentore; per le menti mondane, per mostrare che viveva al di sopra del mondo; agli avari, come era benevolo; per il profano e licenzioso, com'era puro; al tentato, come sopportò la tentazione; agli afflitti, quanto pazienti e rassegnati; al morente, come morì: a tutti, per mostrare quanto fosse santo, e di mente celeste, e orante e puro; affinché possano essere conquistati alla stessa purezza ed essere preparati ad abitare con lui nel suo regno.

(4) Esporre il disegno della sua morte. Per mostrare perché è venuto a morire; e qual era il grande scopo che doveva compiere le sue sofferenze e la sua morte. Esibire, quindi, i dolori della sua vita; per descrivere le sue numerose prove; soffermarsi sulle sue sofferenze nell'orto del Getsemani e sulla croce. Per mostrare perché morì, e quale sarebbe stata l'influenza della sua morte sul destino dell'uomo. Per mostrare come fa l'espiazione per il peccato; come riconcilia Dio con l'uomo; come si rende efficace nella giustificazione e nella santificazione del peccatore.

E se non ci fosse altro, questo basterebbe per impiegare tutto il tempo, ei migliori talenti nel ministero. Poiché la salvezza dell'anima dipende dalla corretta esibizione del disegno della morte del Redentore. Non c'è salvezza se non attraverso il suo sangue; e quindi, la natura e il disegno del suo sacrificio espiatorio devono essere esibiti ad ogni uomo, e le offerte di misericordia attraverso quella morte devono essere pressate sull'attenzione di ogni peccatore.

(5) Esporre la verità e il disegno della sua risurrezione. Per dimostrare che è risorto dai morti e che è asceso al cielo; e per mostrare l'influenza della sua risurrezione sulle nostre speranze e sul nostro destino. L'intera struttura del cristianesimo dipende dal fatto che egli sia risorto; e se è risorto, tutte le difficoltà nella dottrina della risurrezione dei morti sono rimosse in una volta, e anche il suo popolo risorgerà.

L'influenza di questo fatto, dunque, sulle nostre speranze e sulle nostre prospettive per l'eternità, deve essere manifestata dal ministero del Vangelo; e se non ci fosse nient'altro, questo sarebbe ampio per comandare tutto il tempo, e i migliori talenti del ministero.

(6) Proclamarlo come "Signore". Questo è espressamente specificato nel passaggio che ci precede. “Poiché noi predichiamo Cristo Gesù il Signore;” lo proclamiamo Signore. Cioè, deve essere predicato come avente il dominio sulla coscienza; come il Supremo Sovrano nella sua Chiesa; come soprattutto tutti i concili, i sinodi, le conferenze e ogni autorità umana; come avere il diritto di legiferare per il suo popolo; il diritto di prescrivere la loro modalità di culto; il diritto di definire e determinare le dottrine in cui crederanno.

Deve essere proclamato anche come regnante su tutti, ed esaltato nel suo carattere mediatore su tutti i mondi, e come avendo tutte le cose poste sotto i suoi piedi; Salmi 2:6; Isaia 9:6; Matteo 28:18; Giovanni 17:2; Efesini 1:20; Ebrei 2:8.

E noi stessi vostri servi... - Per quanto ci riferiamo a noi stessi, è per dichiarare che siamo vostri servi, e che siamo tenuti a promuovere il vostro benessere nella causa e per il bene del Redentore. Cioè, erano i loro servitori in tutte le cose in cui potevano promuovere tra di loro gli interessi del regno del Redentore. La dottrina è che si consideravano obbligati non a cercare il proprio interesse, o a costruire la propria reputazione e causa, ma a cercare il benessere della chiesa; e promuovere i suoi interessi, come un servo fa quello del suo padrone.

Non dovrebbero cercare di dominare l'eredità di Dio e di rivendicare un'autorità suprema e indipendente. Non erano padroni ma servi. La chiesa in generale era il padrone, e loro erano i suoi servitori. Ciò implica le seguenti cose:

(1) Che il "tempo" dei ministri appartiene alla chiesa e dovrebbe essere impiegato nel suo benessere. Non è loro; e non deve essere impiegato nell'agricoltura, o nella speculazione, o nel fare affari, o nell'ozio, o nell'ozio, o in visite inutili, o nella mera scienza, o nel leggere o fare libri che non promuovano gli interessi di la Chiesa. Il tempo del ministero non è per agi, ambizione o autoindulgenza, ma è per promuovere gli interessi del corpo di Cristo. Così Paul sentiva, e così viveva.

(2) I loro “talenti” appartengono alla chiesa. Tutti i loro talenti originali, e tutto ciò che possono acquisire, dovrebbero essere onestamente dedicati al benessere della chiesa del Redentore.

(3) I loro migliori sforzi e progetti, i vantaggi dei loro migliori pensieri e propositi, appartengono alla chiesa e dovrebbero essere onestamente devoti ad essa. La loro forza, vigore e influenza dovrebbero essere dedicate ad esso, come il vigore, la forza, il talento e l'abilità di un servo appartengono al padrone; vedi Salmi 137:5. Il linguaggio del ministero, come di ogni cristiano, dovrebbe essere:

Amo la tua chiesa, o Dio,

Le sue mura stanno davanti a te,

Cara come la pupilla dei tuoi occhi,

e scolpito sulla tua mano,

Se mai benedire i tuoi figli.

La mia voce o le mie mani negano,

Queste mani lasciano abbandonare l'utile abilità,

Questa voce in silenzio muore.

Se mai il mio cuore dimentica.

Il suo benessere o il suo guaio,

Lascia che ogni gioia questo cuore abbandoni,

E ogni dolore trabocca.

Per lei cadranno le mie lacrime,

Per lei salgono le mie preghiere,

A lei siano date le mie cure e le mie fatiche,

Fino alla fine delle fatiche e delle preoccupazioni.

E implica:

(4) Che sono i servitori della chiesa in tempo di prova, tentazione e afflizione. Devono dedicarsi al conforto degli afflitti. Devono essere la guida dei perplessi. Sono per aiutare i tentati. Devono confortare coloro che piangono, e devono sostenere e consolare i morenti. Devono considerarsi servitori della chiesa per realizzare questi grandi obiettivi; e siano disposti a rinnegare se stessi, a prendere la loro croce ea consacrare il loro tempo al progresso di questi grandi interessi.

E devono, sotto tutti gli aspetti, dedicare il loro tempo, i loro talenti e la loro influenza al benessere della chiesa, con la stessa risolutezza con cui il servo cerca l'interesse del suo padrone. Fu in questo modo eminentemente che Paolo fu favorito dal successo con cui Dio lo benedisse nel ministero; e così ogni ministro avrà successo, proprio in proporzione alla risolutezza con cui si dedica all'opera di predicare Gesù Cristo Signore.

6 Per Dio, che comandò... - Lo scopo di questo versetto sembra essere, per dare una ragione per cui Paolo ei suoi compagni-apostoli non predicarono loro stessi, ma Gesù Cristo il Signore, 2 Corinzi 4:5. Quella ragione era che le loro menti erano state così illuminate da quel Dio che aveva comandato alla luce di risplendere dalle tenebre, che avevano discernuto la gloria delle perfezioni divine che risplendevano nel e attraverso il Redentore, e perciò si donavano.

all'opera di farlo conoscere tra la gente. Le dottrine che predicavano non erano derivate dalle persone in nessuna forma. Non erano stati elaborati dal ragionamento umano o dalla scienza, né erano stati impartiti dalla tradizione. Erano stati comunicati direttamente dalla fonte di ogni luce - il vero Dio - che aveva brillato nei cuori che un tempo erano ottenebrati dal peccato. Essendo stati così illuminati, si erano sentiti obbligati ad andare a far conoscere agli altri le verità che Dio aveva loro impartito.

Chi ha comandato la luce... - Genesi 1:3. Dio lo fece risplendere con il suo semplice comando. Disse: "Sia la luce, e la luce fu". Il fatto che sia stato prodotto dal "suo dire così" è qui riferito da Paolo con l'uso della frase ( ὁ εἰπὼν ho eipōn) "Chi dice", o parlare la luce per risplendere dalle tenebre. Il passo della Genesi è addotto da Longino come un esempio lampante del sublime.

Ha brillato nei nostri cuori - Margine, "È lui che ha". Questo è più in accordo con il greco, e il senso è: “Il Dio che alla creazione ordinò alla luce di risplendere dalle tenebre, è colui che ha brillato nei nostri cuori; oppure è lo stesso Dio che ci ha illuminato, che ha comandato alla luce di risplendere sulla creazione». La “luce” è ovunque nella Bibbia l'emblema della conoscenza, della purezza e della verità; poiché le tenebre sono l'emblema dell'ignoranza, dell'errore, del peccato e della miseria.

Vedi nota, Giovanni 1:4. E il senso qui è che Dio ha rimosso questa ignoranza e ha riversato un flusso di luce e verità sulle loro menti. Questo passaggio insegna, quindi, le seguenti importanti verità riguardo ai cristiani - poiché è applicabile a tutti i cristiani, come lo era agli apostoli:

(1) Che la mente è per natura ignorante e ottenebrata - in una misura che può essere appropriatamente paragonata all'oscurità che prevaleva prima che Dio comandasse alla luce di risplendere. In effetti, l'oscurità che prevaleva prima che si formasse la luce, era un emblema più lampante dell'oscurità che esiste nella mente dell'uomo prima che sia illuminata dalla rivelazione e dallo Spirito Santo. Per:

In tutte le menti per natura c'è una profonda ignoranza di Dio, della Sua Legge e dei Suoi requisiti; e,

(b) Questo è spesso molto approfondito dal corso della vita che le persone conducono; dalla loro educazione; o per la loro indulgenza al peccato, e per i loro progetti di vita; e specialmente dall'indulgenza delle passioni malvagie.

La tendenza dell'uomo, se lasciato a se stesso, è di immergersi in un'oscurità più profonda e di coinvolgere maggiormente la sua mente nell'oscurità della mezzanotte morale. “La luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano cattive”, Giovanni 3:19.

(2) Questo verso insegna il fatto che le menti dei cristiani sono illuminate. Sono in grado di vedere le cose come sono. Questo fatto è spesso insegnato nelle Scritture; vedi 1 Giovanni 2:20; 1 Corinzi 2:12. Hanno visioni delle cose diverse dai loro simili e diverse da quelle che avevano una volta.

Percepiscono nella religione una bellezza che gli altri non vedono, e una gloria nella verità, nel Salvatore e nelle promesse del vangelo, che non vedevano prima di convertirsi. Questo non significa:

Che sono superiori nelle loro capacità di comprensione alle altre persone, perché spesso è il contrario; né,

Che l'effetto della religione è allo stesso tempo di ampliare i propri poteri intellettuali e renderli diversi da ciò che erano prima sotto questo aspetto.

Ma significa che hanno punti di vista chiari e coerenti; guardano le cose come sono; percepiscono nella religione e nel servizio di Dio una bellezza che prima non avevano. Vedono una bellezza nella Bibbia e nelle dottrine della Bibbia, che prima non vedevano e che i peccatori non vedono. L'uomo temperato vedrà una bellezza nella temperanza, e in un argomento per la temperanza, che l'ubriacone non vedrà; l'uomo benevolo vedrà nella benevolenza una bellezza che il volgare non vedrà: e quindi dell'onestà, della verità e della castità.

E specialmente un uomo che è riformato dall'intemperanza, dall'impurità, dalla disonestà e dall'avarizia, vedrà una bellezza in una vita virtuosa che prima non vedeva. Non c'è infatti un allargamento immediato e diretto dell'intelletto; ma c'è un effetto sul cuore che produce un effetto appropriato e indiretto sull'intelletto.

È nello stesso tempo vero che la pratica della virtù, che un cuore puro e la coltivazione della pietà tendono a regolare, rafforzare ed espandere l'intelletto, come le vie del vizio e l'indulgenza delle cattive passioni e inclinazioni tendono a indebolire, paralizzare, oscurare e rovinare la comprensione; sì che, a parità di altre condizioni, l'uomo di più decisa virtù, e di più calma ed elevata pietà, sarà l'uomo di mente più chiara e più regolata.

I suoi poteri saranno i più assiduamente, attentamente e coscienziosamente coltivati ​​e si sentirà obbligato a sfruttarli al meglio. L'influenza della pietà nel dare luce alla mente si manifesta spesso in modo sorprendente tra i cristiani illetterati e ignoranti. Accade spesso, infatti, che abbiano visioni della verità di gran lunga più chiare, più giuste ed elevate delle persone di intelletto più potente, e più altamente coltivate dalla scienza e adornate di cultura.

ma che non hanno pietà; e una conoscenza pratica con i propri cuori, e un'esperienza pratica del potere della religione nei giorni della tentazione e della prova è un miglior illuminante della mente sull'argomento della religione di tutto il sapere delle scuole.

(3) Questo versetto insegna che è lo “stesso Dio” che illumina la mente del cristiano che dapprima ha comandato alla luce di risplendere. Lui è la fonte di tutta la luce. Ha formato la luce nel mondo naturale; dona all'intelletto ogni luce e verità su tutti gli argomenti; e impartisce al cuore tutte le corrette visioni della verità. La luce non è originata dall'uomo; e l'uomo in materia di religione non crea la luce che irradia sulla sua mente ottenebrata più di quanto creò la luce del sole quando per la prima volta emise i suoi raggi sulla terra oscurata.

“Tutta la verità è dalla sorgente sempiterna della luce divina”; e non è più opera dell'uomo illuminare la mente. e dissipare le tenebre dall'anima di un peccatore ottenebrato, che non era dell'uomo disperdere le tenebre che incombevano sulla creazione, o che ora può trasformare le ombre della mezzanotte in mezzogiorno. Tutto questo lavoro è al di là della propria competenza dell'uomo; ed è tutto da ricondurre all'agenzia di Dio - la grande fonte di luce.

(4) Qui si insegna che è la “stessa potenza” che illumina la mente del cristiano che dapprima ha comandato alla luce di risplendere dalle tenebre. Richiede l'esercizio della stessa Onnipotenza; e il cambiamento è spesso altrettanto notevole e sorprendente. Nulla può essere concepito per essere più grandioso della prima creazione della luce - quando per una parola l'intero sistema solare era in fiamme. E niente nel mondo morale è più grandioso di quando con una parola Dio comanda alla luce di illuminare l'anima di un peccatore ottenebrato.

La notte è subito mutata in giorno; e tutte le cose si vedono in un tripudio di gloria. Le opere di Dio appaiono diverse; la Parola di Dio appare diversa; e un nuovo aspetto di bellezza si diffonde su tutte le cose. Se ci si chiede in che modo Dio impartisce così luce alla mente, possiamo rispondere:

Con la sua parola scritta e predicata. Tutta la luce spirituale e salvifica per le menti delle persone è giunta attraverso la sua verità rivelata.

Né lo Spirito di Dio ora dà o rivela alla mente alcuna luce che non si trovi nella Parola di Dio. e che non viene impartito attraverso quel mezzo.

Dio si serve dei suoi atti provvidenziali per illuminare la mente delle persone. Sono poi, per malattia, delusione e dolore, fatti vedere la follia e la vanità delle cose di questo mondo, e per vedere la necessità di una parte migliore.

Lo fa soprattutto e principalmente per gli influssi dello Spirito Santo. È direttamente dalla sua agenzia che il cuore viene influenzato e la mente illuminata.

È sua provincia nel mondo preparare il cuore a ricevere la verità; disporre la mente ad occuparsene: rimuovere gli ostacoli che esistevano alla sua chiara percezione; per consentire alla mente di vedere chiaramente la bellezza della verità e del piano di salvezza attraverso un Redentore. E qualunque sia il mezzo che può essere usato, è pur sempre vero che è solo mediante lo Spirito di Dio che le persone sono sempre portate a vedere la verità in modo chiaro e luminoso.

Lo stesso Spirito che ha ispirato i profeti e gli apostoli illumina anche le menti delle persone ora, rimuove le tenebre dalle loro menti e consente loro di scoprire chiaramente la verità come è in Gesù. Vedi le note, 1 Corinzi 2:10.

Per dare la luce della conoscenza della gloria di Dio - Questo mostra l'"oggetto" o l'"effetto" dell'illuminazione della mente. È che i cristiani possano contemplare la gloria divina. Il significato è che ha lo scopo di illuminarli e istruirli sulla conoscenza della gloria di Dio - Bloomfield. Doddridge lo rende "il lustro della conoscenza della gloria di Dio". Tyndale, “per dare la luce della conoscenza del Dio glorioso.

Il senso è che lo scopo del suo risplendere nei loro cuori era di dare luce ( πρὸς pros φωτισμὸν phōtismon) cioè all'illuminante; e lo scopo di quella luce era di informarli della conoscenza della gloria divina.

Nel volto di Gesù Cristo - Cioè, affinché ottengano la conoscenza della gloria divina quale risplende nel volto di Gesù Cristo; o come si riflette sul volto, o sulla persona del Redentore. C'è qui un'indubbia allusione a ciò che si dice di Mosè 2 Corinzi 3:13 quando la gloria divina si rifletteva sul suo volto e produceva un tale splendore e magnificenza che i figli d'Israele non potevano guardarla fermamente.

Il senso qui è che nel volto o nella persona di Gesù Cristo la gloria di Dio rifulse chiaramente e la divinità apparve senza velo. Le perfezioni divine, per così dire, lo illuminarono, come fu illuminato il volto di Mosè; oppure risplendevano per mezzo di lui e si vedevano in lui. La parola qui resa “faccia” ( προσώπον prosōpon) può significare sia faccia che persona; vedi la nota, 2 Corinzi 2:10.

Il senso non è materialmente influenzato dalla traduzione che si preferisce. È che le perfezioni divine risplendevano nel e attraverso il Redentore. Ciò si riferisce senza dubbio alle seguenti verità:

Che in lui si veda la gloria della “natura” divina, poiché egli è “il fulgore della sua gloria, e l'espressa immagine della sua persona”. Ebrei 1:3.

Ed è in lui e per mezzo di lui che si fa conoscere la gloria delle perfezioni divine,

Che per mezzo di lui si fa conoscere la gloria degli “attributi” divini, poiché è per mezzo di lui che si è compiuta l'opera della creazione Giovanni 1:3; Colossesi 1:16; ed è da lui che la misericordia e la bontà di Dio si sono manifestate agli uomini.

(3)Che la gloria del divino “carattere morale” si vede attraverso di lui, poiché quando sulla terra manifestò le perfezioni divine incarnate; ha mostrato cosa è Dio quando si incarna; visse come divenne il Dio incarnato - era puro e santo nella natura umana come Dio lo è nei cieli.

E non c'è, che sappiamo, uno degli attributi divini o perfezioni che non sia stato dimostrato in un certo periodo, o in qualche forma, da Gesù Cristo. Se è prerogativa di Dio essere eterno, era eterno; Isaia 9:6; Apocalisse 1:8 , Apocalisse 1:18.

Se è prerogativa di Dio essere creatore, è stato anche creatore Giovanni 1:3; se per essere onnisciente, era onnisciente Matteo 11:27; Luca 10:22; se per essere onnipresente, è onnipresente Matteo 18:20; se per essere onnipotente, era onnipotente Isaia 9:6; se per risuscitare i morti, per dare la vita, lo ha fatto ( Giovanni 5:21; Giovanni 12:43; se per calmare onde e tempeste, lo ha fatto Marco 4:39; se per essere pieno di benevolenza, essere perfettamente santo, senza macchia o macchia morale, allora tutto questo si trova in Gesù Cristo.

E come la cera porta l'immagine perfetta del sigillo - perfetta non solo nel contorno e nella somiglianza generale, ma nel riempimento - in tutte le linee, i lineamenti e le lettere sul sigillo, così è con il Redentore. Non c'è una delle perfezioni divine che non abbia la controparte in lui, e se la gloria del carattere divino si vede affatto, si vedrà in lui e per mezzo di lui.

7 Ma abbiamo questo tesoro: il tesoro del Vangelo; le ricche e inestimabili verità che erano chiamati a predicare agli altri. La parola "tesoro" è applicata a quelle verità a causa del loro inestimabile valore. Paolo nei versetti precedenti aveva parlato del vangelo, della conoscenza di Gesù Cristo, come pieno di gloria e infinitamente prezioso. Questa ricca benedizione era stata affidata a lui e ai suoi compagni di lavoro, per dispensarla ad altri e diffonderla all'estero.

Il suo scopo in questo e nei seguenti versi è di mostrare che era stato loro affidato in modo da assicurare tutta la gloria della sua propagazione a Dio, e così anche da mostrare il suo ineffabile valore. A tal fine, non solo afferma che è un tesoro, ma dice che era stato loro affidato in modo da mostrare la potenza di Dio nella sua propagazione; che aveva mostrato il suo valore nel sostenerli nelle loro numerose prove; e "loro" avevano mostrato il loro senso del suo valore essendo disposti a sopportare ogni tipo di prova per farlo conoscere ovunque, 2 Corinzi 4:8.

L'espressione qui è simile a quella che usa il Salvatore quando chiama il Vangelo "la perla di gran prezzo", Matteo 13:46.

In vasi di creta - Questo si riferisce agli apostoli e ai ministri della religione, come deboli e deboli; come avere corpi che si decompongono e muoiono; come fragile e soggetto a vari incidenti, e del tutto indegno di custodire un tesoro così inestimabile; come se preziosi diamanti e oro fossero posti in vasi di terra di composizione grossolana, facilmente spezzabili e soggetti a decadimento. La parola “vaso” ( σκεῦος skeuos) indica propriamente qualsiasi utensile o utensile; e si applica di solito agli utensili di mobilio domestico, o vasi cavi per contenere cose, Luca 8:16; Giovanni 19:29.

Si applica al corpo umano, in quanto fatto di argilla, e quindi fragile e debole, in riferimento al suo “contenere” qualcosa, come, ad esempio, un tesoro; confronta la nota su Romani 9:22. La parola resa “terra” ( ὀστρακίνοις ostrakinois) significa ciò che è fatto di conchiglie (da ὄστρακινον ostrakinon), e poi argilla bruciata, probabilmente perché i vasi erano inizialmente fatti di conchiglie bruciate.

Si adatta bene a rappresentare il corpo umano; fragile, fragile e facilmente riducibile in polvere. Lo scopo di Paolo qui è di mostrare che non fu per eccellenza della sua natura che il Vangelo ebbe origine; fu in virtù di nessun vigore e forza che possedeva che si propagava; ma che era stato, di proposito, affidato da Dio a strumenti deboli, decadenti e sgretolati, affinché si potesse "vedere" che era per la potenza di Dio che tali strumenti erano sostenuti nelle prove a cui erano esposto, e perché fosse manifesto a tutti che non fu originato e diffuso dal potere di coloro ai quali fu affidato.

L'idea è che erano del tutto insufficienti con le proprie forze per realizzare ciò che è stato compiuto dal Vangelo. Paolo usa una metafora simile a questa in 2 Timoteo 2:20.

Che l'eccellenza del potere - Un'espressione elegante, che denota l'eccessivo grande potere. Il grande potere a cui si fa riferimento qui era quello che si manifestava in connessione con le fatiche degli apostoli: il potere di guarire i malati, risuscitare i morti e scacciare i demoni; il potere di sopportare la persecuzione e la prova, e il potere di portare il Vangelo per mare e per terra, in mezzo al pericolo e nonostante tutta l'opposizione che le persone potrebbero fare, sia individualmente che insieme; e specialmente il potere di convertire i cuori dei peccatori, di umiliare i superbi e di condurre i colpevoli alla conoscenza di Dio e alla speranza del cielo.

L'idea è che tutto ciò fosse manifestamente al di là delle forze umane; e che Dio aveva di proposito scelto strumenti deboli e deboli “affinché” si vedesse dappertutto che ciò non era operato da potenza umana ma da sua propria. Lo strumento impiegato era del tutto “sproporzionato” nella sua natura rispetto all'effetto prodotto.

Può essere di Dio - Può evidentemente sembrare di Dio; affinché sia ​​manifesto a tutti che è potenza di Dio e non nostra. Era un grande proposito di Dio che questo fosse tenuto chiaramente in vista. Ed è ancora fatto. Dio si preoccupa che questo sia evidente. Per:

(1) È "sempre" vero, chiunque sia impiegato, e per quanto grandi possano essere i talenti, la cultura o lo zelo di coloro che predicano, è per il potere di Dio che le persone si convertono. Un tale lavoro non può essere compiuto dall'uomo. Non è per forza o per forza; e tra la conversione di un peccatore orgoglioso, superbo e abbandonato, e la potenza di colui che si fa strumento, c'è una sproporzione così manifesta, che è evidente che è opera di Dio. La conversione del cuore umano non deve essere compiuta dall'uomo.

(2) I ministri sono fragili, imperfetti e peccaminosi, come lo erano al tempo di Paolo. Quando si considerano le imperfezioni dei ministri; quando si contemplano i loro frequenti errori, e le loro non infrequenti obliquità morali; quando si ricorda quanto molti di loro vivono lontano da ciò che dovrebbero fare e quanto pochi di loro vivono in un grado considerevole come si conviene ai seguaci del Redentore, è meraviglioso che Dio benedica il loro lavoro come fa; e la cosa di stupore non è che non si convertano più sotto il loro ministero, ma è che tanti si convertono, o che qualcuno si converta; ed è evidente che è solo il potere di Dio.

(3) Spesso si serve dei suoi servitori più deboli, ignoranti e deboli per ottenere i più grandi effetti. Non sono i talenti splendidi, o l'erudizione profonda, o l'eloquenza distinta, che hanno sempre o anche comunemente più successo. Spesso il ministero di costoro è del tutto sterile; mentre qualche uomo umile e oscuro avrà un successo costante, e risvegli lo seguiranno ovunque vada.

È l'uomo di fede, di preghiera e di abnegazione che è benedetto; e lo scopo di Dio nel ministero, come in ogni altra cosa, è di “macchiare l'orgoglio di tutta la gloria umana” e di mostrare che Egli è tutto in tutti.

8 Siamo turbati - Noi apostoli. Paolo qui si riferisce ad alcune delle prove a cui lui e i suoi compagni di lavoro furono sottoposti per far conoscere il Vangelo. Il “design” per cui fa sembra essere quello di mostrarli:

Ciò che hanno sopportato predicando la verità;

Per mostrare il potere di sostegno di quel vangelo in mezzo alle afflizioni; e,

Per conciliare il loro favore, o per ricordare loro che avevano sopportato queste cose a causa loro, 2 Corinzi 4:12.

Forse un disegno principale era quello di recuperare gli affetti di quelli dei Corinzi il cui cuore era stato alienato da lui, mostrando loro quanto aveva sopportato per causa loro. A questo scopo apre loro liberamente il suo cuore e rappresenta teneramente le molte e dolorose pressioni e difficoltà a cui l'amore per le anime, e il loro tra gli altri, lo aveva esposto - Doddridge. L'intero brano è uno dei più patetici e belli che si possano trovare nel Nuovo Testamento.

La parola resa "turbata" ( θλιβόμενοι thlibomenoi, da θλίβω thlibō) potrebbe riferirsi al wrestling, o alle gare dei giochi greci. Significa propriamente, premere, premere insieme; poi premere come in una folla dove c'è una folla Marco 3:9; poi comprimere insieme Matteo 7:14; e poi opprimere, o comprimere con mali, angosciare, affliggere, 2Ts 1:6 ; 2 Corinzi 1:6.

Qui può significare che fu circondato da prove, o posto in mezzo ad esse in modo che esse premessero su di lui come fanno le persone in mezzo a una folla, o, forse, come un uomo era pressato da vicino da un avversario nei giochi. Si riferisce al fatto che fu chiamato a sopportare un gran numero di prove e afflizioni. Alcune di quelle prove a cui fa riferimento in 2 Corinzi 7:5. “Quando fummo entrati in Macedonia, la nostra carne non ebbe riposo, ma fummo turbati da ogni parte; fuori c'erano lotte, dentro c'erano paure”.

Da ogni parte - Sotto ogni aspetto. In ogni modo. Siamo soggetti a tutti i tipi di assetto e afflizione.

Eppure non angosciato - Questo non esprime affatto la forza dell'originale; né è forse possibile esprimerlo in una traduzione. Tyndale lo rende, "eppure non siamo senza il nostro turno". La parola greca usata qui ( στενοχωρούμενοι stenochōroumenoi) ha una relazione con la parola che è resa "turbata". Significa propriamente “affollare in un luogo angusto; restringere quanto a spazio; essere così ristretto da non potersi voltare.

E l'idea è che sebbene fosse pressato da vicino da persecuzioni e prove, tuttavia non era così circondato da non aver modo di girarsi; le sue prove non impedirono del tutto il movimento e l'azione. Non era così stretto come un uomo così teso da non poter muovere il corpo, né muovere la mano o il piede. Aveva ancora risorse; gli fu permesso di muoversi; l'energia della sua pietà e il vigore della sua anima non potevano essere del tutto ostacolati e impediti dalle prove che lo circondavano.

Il siriaco lo rende: “In ogni cosa siamo pressati, ma non soffocati”. L'idea è che non fosse del tutto scoraggiato, scoraggiato e sopraffatto. Aveva risorse nella sua pietà che gli permettevano di sopportare queste prove e di impegnarsi ancora nell'opera di predicazione del Vangelo.

Siamo perplessi - ( ἀπορούμενοι aporoumenoi). Questa parola (da ἄπορος aporos, “senza risorsa”, che deriva da α a, l'alfa privativo (“non”), e πόρος poros, via, o uscita) significa essere senza risorsa; non sapere cosa fare; esitare; essere nel dubbio e nell'ansia, come lo è un viaggiatore che ignora la via, o che non ha i mezzi per proseguire il suo viaggio.

Significa qui, che sono stati spesso portati in circostanze di grande imbarazzo, dove non sapevano cosa fare, o quale corso prendere. Erano circondati da nemici; erano nel bisogno; si trovavano in circostanze che non avevano previsto e che li lasciavano molto perplessi.

Ma non disperato - A margine, "non del tutto senza aiuto o mezzi". Tyndale lo rende: "Siamo in povertà, ma non del tutto privi di qualcosa". Nella parola usata qui, ( ἐξαπορούμενοι exaporoumenoi) la preposizione è intensiva o enfatica e significa "assolutamente, completamente". La parola significa essere completamente senza risorse; disperare del tutto; e l'idea di Paolo qui è che non furono lasciati “del tutto” senza risorse.

I loro bisogni erano previsti; i loro imbarazzi furono rimossi; i loro motivi di perplessità furono tolti; e furono loro impartite forza e risorse inaspettate. Quando non sapevano cosa fare; quando tutte le risorse sembravano mancare loro, in qualche modo inaspettato sarebbero stati sollevati e salvati dalla disperazione assoluta. Quante volte questo accade nella vita di tutti i cristiani! E quanto è certo che in tutti questi casi Dio interverrà con la sua grazia, e aiuterà il suo popolo, e lo salverà dalla disperazione assoluta.

9 Perseguitato - Spesso perseguitato, perseguitato ovunque. Il Libro degli Atti mostra quanto questo fosse vero.

Ma non abbandonato - Non abbandonato; né lasciati da Dio Sebbene perseguitati dalle persone, tuttavia sperimentarono l'adempimento della promessa divina che Egli non li avrebbe mai lasciati né abbandonati. Dio si è sempre interposto per aiutarli; li salvò sempre dal potere dei loro nemici; li sostenne sempre nel tempo della persecuzione. È ancora vero. La sua gente è stata spesso perseguitata. Eppure Dio si è spesso interposto per salvarli dalle mani dei loro nemici; e dove non li ha salvati dalle loro mani e preservato le loro vite, tuttavia non li ha mai lasciati, ma li ha sostenuti, sostenuti e confortati anche nelle terribili agonie della morte.

Abbattuto - Abbattuto dai nostri nemici, forse in allusione alle gare di lottatori, o di gladiatori.

Ma non distrutto - Non ucciso. Si alzarono di nuovo; recuperarono le forze; erano preparati per nuovi conflitti. Superarono ogni difficoltà ed erano pronti a impegnarsi in nuove lotte e ad affrontare nuove prove e persecuzioni.

10 Portare sempre nel corpo - L'espressione qui usata vuole mostrare i grandi pericoli ai quali Paolo fu esposto. E l'idea è che aveva sul suo corpo i segni, i colpi e i segni della punizione e della persecuzione, che mostravano che era esposto alla stessa morte violenta che sopportò lo stesso Signore Gesù; confronta Galati 6:17; “Porto nel mio corpo i segni del Signore Gesù.

È un modo di esprimersi forte ed energico, per denotare la severità delle prove a cui è stato esposto, e il significato è che il suo corpo portava i segni del suo essere stato esposto allo stesso trattamento del Signore Gesù; e prove che probabilmente doveva ancora morire in modo simile sotto le mani dei persecutori; confronta Colossesi 1:24.

La morte del Signore Gesù - La morte; la morte violenta. Una morte simile a quella del Signore Gesù. L'idea è che fosse sempre esposto alla morte e soffrisse sempre in un modo che equivaleva a morire. L'espressione è parallela a quanto dice in 1 Corinzi 15:31. "Muoio ogni giorno;" e in 2 Corinzi 11:23 , dove dice: “nella morte spesso.

Non significa che si sia preoccupato letteralmente della morte del Signore Gesù, ma che è stato esposto a una morte simile. e aveva segni sulla persona che mostravano che era sempre esposto alla stessa morte violenta. Ciò non avveniva una volta sola, né a distanza di tempo, ma avveniva continuamente, e dovunque si trovava era pur sempre vero che era esposto alla violenza e soggetto a soffrire allo stesso modo del Signore Gesù.

Che anche la vita di Gesù... - Questo brano ha ricevuto una notevole varietà di interpretazioni. Grozio lo rende, "una vita come quella di Cristo, immortale, benedetta, celeste". Locke, "Che anche la vita di Gesù, risorto dai morti, possa essere manifestata dall'energia che accompagna la mia predicazione in questo fragile corpo". Clarke suppone che ciò significhi che potrebbe essere in grado in questo modo di dimostrare che Cristo è risorto dai morti.

Ma forse Paolo non si riferisce a una sola cosa nella vita del Signore Gesù, ma intende dire che lo ha fatto affinché in tutte le cose si manifestasse in lui la stessa vita, lo stesso modo di vivere che ha caratterizzato il Signore Gesù ; o che gli rassomigliasse nelle sue sofferenze e prove, affinché in tutte le cose avesse la stessa vita nel suo corpo. Forse, quindi, può includere le seguenti cose come oggetti a cui mirava l'apostolo:

(1) Un desiderio che la sua “vita” assomigli a quella del Signore Gesù. Che potrebbe esserci la stessa abnegazione; la stessa disponibilità a soffrire; la stessa pazienza nelle prove; la stessa mansuetudine, mansuetudine, zelo, ardore, amore a Dio e amore alle persone manifestato nel suo corpo che era in quello del Signore Gesù. Così inteso, significa che ha posto davanti a sé il Signore Gesù come modello della sua vita, e lo ha ritenuto un oggetto da raggiungere anche con grandi abnegazioni e sofferenze per conformarsi a lui.

(2) Un desiderio di raggiungere la stessa vita nella risurrezione che il Signore Gesù aveva ottenuto. Un desiderio di essere reso come lui, e che nel suo corpo che ha sopportato la morte del Signore Gesù, potesse di nuovo vivere dopo la morte come ha fatto il Signore Gesù. Così inteso, implica un sincero desiderio di giungere alla risurrezione dei morti, e si accorda con quanto egli dice in Filippesi 3:8 , che può forse essere considerato come il commento stesso di Paolo a questo passo, che è stato così variamente, e così poco compreso dagli espositori.

“Sì, senza dubbio, e conto ogni cosa tranne la perdita, per l'eccellenza della conoscenza di Gesù Cristo mio Signore; per il quale ho sofferto la perdita di tutte le cose, e le considero solo sterco per guadagnare Cristo. Che io possa conoscere lui, e il potere della sua risurrezione, e la comunione delle sue sofferenze, essendo reso conforme alla sua morte; se in qualche modo potessi raggiungere la risurrezione dei morti;" confronta Colossesi 1:24.

Intima il sincero desiderio e desiderio di Paolo di essere reso come Cristo nella risurrezione (cfr. Filippesi 3:21 ); il suo desiderio di risorgere nell'ultimo giorno (confronta Atti degli Apostoli 26:7 ); il suo senso dell'importanza della dottrina della risurrezione e la sua disponibilità a soffrire qualunque cosa se potesse finalmente raggiungere la risurrezione dei giusti, ed essere pronto ad entrare con il Redentore in un mondo di gloria.

Il raggiungimento di questo è l'alto obiettivo davanti al cristiano, ed essere fatti come il Redentore in cielo, avere un corpo come il suo, è il grande scopo per il quale dovrebbero vivere; e sostenuti da questa speranza dovrebbero essere disposti a sopportare qualsiasi prova e affrontare qualsiasi sofferenza, se possono giungere a quella stessa "vita" e beatitudine di cui sopra.

11 Per noi che viviamo - Quelli di noi, apostoli e ministri del Redentore, che sopravvivono ancora. Giacomo fratello di Giovanni era stato messo a morte Atti degli Apostoli 12:2; ed è probabile che anche qualche altro degli apostoli lo fosse stato. Questo verso è semplicemente esplicativo del verso precedente.

Sono sempre consegnati alla morte - Esposti costantemente alla morte. Ciò mostra cosa si intende in 2 Corinzi 4:10 , portando nel corpo il Signore Gesù morente; vedi la nota a 1 Corinzi 15:31.

Nella nostra carne mortale - Nel nostro corpo. Nella nostra vita sulla terra; e nel nostro corpo glorificato in cielo; vedi la nota a 2 Corinzi 4:10.

12 Allora la morte opera in noi - Siamo esposti alla morte. La predicazione del Vangelo ci espone a prove che possono essere considerate come la morte che opera in noi. La morte ha un'energia su di noi ( ἐνεργεῖται energeitai, è all'opera, è attiva o opera); è costantemente impiegato nell'infliggerci pene, e sottoponendoci a privazioni e prove. Questo è un modo forte ed enfatico per dire che erano sempre esposti alla morte. Siamo chiamati a servire e glorificare il Redentore, per così dire, con morti ripetute e morendo continuamente.

Ma la vita in te - Vivi come l'effetto del nostro essere costantemente esposto alla morte. Raccogli il vantaggio di tutta la nostra esposizione alle prove e di tutte le nostre sofferenze. Sei relativamente al sicuro; sono liberati da questa esposizione alla morte; e riceverà la vita eterna come frutto delle nostre fatiche e delle nostre denunce. La vita qui può riferirsi sia all'esenzione dal pericolo sia dalla morte; oppure può riferirsi alla vita di religione; le speranze di pietà; la prospettiva della salvezza eterna.

Mi sembra molto probabile che Paolo intenda usarla in quest'ultimo senso, e che intenda dire che mentre era esposto alla morte e chiamato a sopportare continue prove, l'effetto sarebbe che otterrebbero, in conseguenza della sua le sofferenze, la beatitudine della vita eterna; confronta 2 Corinzi 4:15. Così inteso, questo brano significa che le sofferenze e le abnegazioni degli apostoli erano per il bene degli altri, e avrebbero portato loro beneficio e salvezza; e il disegno di Paolo qui è di ricordare loro le sue sofferenze in loro favore, al fine di conciliare il loro favore e legarli più strettamente a lui con il ricordo delle sue sofferenze a causa loro.

13 Abbiamo lo stesso spirito di fede - Lo stesso spirito che si esprime nella citazione che sta per fare; la stessa fede che aveva il salmista. Abbiamo lo stesso spirito di fede espresso da David. Il senso è che abbiamo lo stesso spirito di fede che aveva colui che disse: "Ho creduto", ecc. La frase "spirito di fede" significa sostanzialmente la stessa fede stessa; un senso di credenza o impressione della verità.

Secondo come è scritto - Questo passaggio si trova in Salmi 116:10. Quando il salmista pronunciò le parole, fu grandemente afflitto; vedi Salmi 116:3 , Salmi 116:6.

In queste circostanze, pregò Dio, gli espresse fiducia e ripose in lui tutta la sua fiducia. Nella sua afflizione parlò a Dio; ha parlato della sua fiducia in lui; ha proclamato la sua fiducia in lui; e il suo aver parlato in questo modo era il risultato della sua fede, o della sua fiducia in Dio. Paolo, nel citarlo, non vuol dire che il salmista avesse alcun riferimento alla predicazione del vangelo; né intende dire che le sue circostanze fossero in tutto e per tutto simili a quelle del salmista.

Le circostanze si rassomigliavano solo sotto questi aspetti:

Che Paolo, come il salmista, era in circostanze di prova e di afflizione; e,

Che il linguaggio che entrambi usavano era quello suggerito dalla fede - la fede, che li portava a esprimere i sentimenti del loro cuore; il salmista per manifestare la sua fiducia in Dio, ei lecci dai quali era sostenuto, e Paolo per manifestare la sua fede nelle gloriose verità del Vangelo; per parlare di un Salvatore risorto e per mostrare le consolazioni che sono state così presentate agli uomini nel Vangelo.

I sentimenti di entrambi erano il linguaggio della fede. Entrambi, nelle afflizioni, pronunciavano il linguaggio della fede; e Paolo usa qui, come spesso fa, il linguaggio dell'Antico Testamento, per esprimere esattamente i suoi sentimenti e i principi dai quali era mosso.

Crediamo anche noi... - Crediamo nelle verità del vangelo; noi crediamo in Dio, nel Salvatore, nell'espiazione, nella risurrezione, ecc. Il sentimento è che avevano una ferma fiducia in queste cose e che, come risultato di quella fiducia, hanno espresso coraggiosamente i loro sentimenti. Li ha spinti a esprimere i loro sentimenti. “Dall'abbondanza del cuore”, disse il Salvatore, “la bocca parla”, Matteo 12:34.

Nessun uomo dovrebbe tentare di predicare il Vangelo se non ha una ferma convinzione delle sue verità; e colui che crede alle sue verità sarà spinto a farle conoscere ai suoi simili. Ogni predicazione di successo è il risultato di una ferma e salda convinzione della verità del vangelo; e quando esiste una tale convinzione, è naturale dare espressione alla credenza, e tale espressione sarà accompagnata da influenze felici sulle menti delle altre persone; vedi la nota su Atti degli Apostoli 4:20.

14 Sapere - Essere pienamente fiduciosi; avendo la più totale sicurezza. Era la sicura speranza della risurrezione che li sosteneva in tutte le loro prove. Questa espressione denota la fede piena e incrollabile, nella mente degli apostoli, che le dottrine che predicavano fossero vere. Sapevano di essere stati rivelati dal cielo e che tutte le promesse di Dio si sarebbero adempiute.

Risusciterà anche noi - Tutti i cristiani. Nella speranza della risurrezione erano pronti ad affrontare le prove, e anche a morire. Sostenuti da questa certezza, gli apostoli uscirono tra persecuzioni e opposizioni, poiché sapevano che le loro prove sarebbero presto finite e che sarebbero stati risuscitati, la mattina della risurrezione, a un mondo di gloria eterna.

Per Gesù - Per il potere o l'agenzia di Gesù. Cristo risusciterà i morti dalle loro tombe, Giovanni 5:25.

E ci presenterà con te - Ci presenterà davanti al trono della gloria con grande gioia e onore. Ci presenterà a Dio come coloro che sono stati redenti dal suo sangue. Ci presenterà negli atri del cielo, davanti al trono dell'eterno Padre, come suo popolo riscattato; come recuperato dalle rovine della caduta; come salvato dai meriti del suo sangue. Non solo saranno risuscitati dai morti; ma saranno pubblicamente e solennemente presentati a Dio come suoi, come recuperati al suo servizio, e come aventi titolo nel patto di grazia alla beatitudine del cielo.

15 Perché tutte le cose sono per te - Tutte queste cose; queste gloriose speranze, verità e prospettive; queste rinunce degli apostoli, e queste disposizioni del piano di misericordia.

Per il tuo bene - Sul tuo conto. Sono progettati per promuovere la tua salvezza. Non sono principalmente per il benessere di coloro che si impegnano in queste fatiche e abnegazioni; ma tutta la disposizione e l'esecuzione del piano di salvezza, e tutta l'abnegazione dimostrata da coloro che sono impegnati a far conoscere quel piano, sono affinché tu possa essere avvantaggiato. Uno degli obiettivi di Paolo in questa affermazione, senza dubbio, è quello di conciliare il loro favore e rimuovere le obiezioni che gli erano state fatte da una fazione nella chiesa di Corinto.

Che la grazia abbondante - Grazia che abbonda, o trabocca. La ricca misericordia di Dio che dovrebbe manifestarsi con questi mezzi. È implicito qui che la grazia sarebbe abbondata per mezzo di queste fatiche e abnegazioni degli apostoli. La grazia qui riferita è quella che sarebbe loro conferita in conseguenza di queste fatiche.

Attraverso il ringraziamento di molti - Che molti abbiano occasione di gratitudine a Dio; che da queste fatiche più persone possano essere indotte a lodarlo. Era un obiettivo di Paolo lavorare così tanto che il maggior numero possibile di persone potesse essere portato a lodare Dio e avere occasione di ringraziarlo per tutta l'eternità.

Ridonato alla gloria di Dio - Che Dio possa aver aumentato la lode; perché abbondi la sua gloria nella salvezza degli uomini. Il sentimento del brano è che sarebbe per la gloria di Dio che il maggior numero possibile di persone fosse portato a lodarlo e ringraziarlo; e che, quindi, Paolo si sforzava di fare quanti più convertiti possibile. Ha negato se stesso; ha accolto con favore la fatica; ha incontrato nemici; si sottopose a pericoli; e cercò con tutti i mezzi possibili di portare quanti potevano essere portati a lodare Dio.

La parola “rigonfiare” ( περισσεύῃperisseuē ) qui significa abbondare, o essere abbondante; e il senso è che la grazia traboccante così manifestata nella salvezza di molti abbonderebbe a tal punto da promuovere la gloria di Dio.

16 Per quale causa - Con un tale obiettivo in vista e sostenuto da scopi e desideri così elevati. Il senso è che lo scopo di cercare di salvarne il maggior numero possibile renderebbe facile la fatica, accoglierebbe le privazioni, e sarebbe così accompagnato dalla grazia di Dio, da cingere di forza l'anima e riempirla di abbondanti consolazioni.

Non sveniamo - Per una spiegazione della parola usata qui, vedi la nota su 2 Corinzi 4:1. Non siamo esausti, scoraggiati o scoraggiati. Siamo sostenuti, incoraggiati, incoraggiati dall'avere un tale oggetto in vista.

Ma sebbene il nostro uomo esteriore perisca - Per uomo esteriore, Paolo evidentemente intende il corpo. Usando le frasi "l'uomo esteriore" e "l'uomo interiore", mostra che credeva che l'uomo fosse composto da due parti, corpo e anima. Non era materialista. Ha descritto due parti costituenti l'uomo, così distinte: che mentre l'una perisce, l'altra si rinnova; mentre l'uno si indebolisce, l'altro si rafforza; mentre l'uno invecchia e decade, l'altro rinnova la sua giovinezza e si rinvigorisce.

Certo, l'anima non dipende dal corpo per il suo vigore e la sua forza, poiché si espande mentre il corpo si decompone; e naturalmente l'anima può esistere indipendentemente dal corpo e in uno stato separato.

Perire - Invecchia; diventa debole e debole; perde vigore ed elasticità sotto le tante prove che sopportiamo, e sotto le infermità degli anni che avanzano. È una caratteristica dell'“uomo esterno”, che così perisce. Per quanto grande possa essere il suo vigore, tuttavia deve decadere e morire. Non può sopportare a lungo le prove della vita e l'usura dell'azione costante, ma presto dovrà sprofondare nella tomba.

Eppure l'uomo interiore - L'anima; la parte immortale, immortale.

Si rinnova - Si rinnova, si rafforza, si rinvigorisce. I suoi poteri mentali si espansero; il suo coraggio divenne più audace; aveva visioni più chiare della verità; aveva più fede in Dio. Man mano che si avvicinava alla tomba e al cielo, la sua anima era più elevata al di sopra del mondo, ed era più pieno delle gioie e dei trionfi del Vangelo. La comprensione e il cuore non simpatizzavano con il corpo sofferente e in decomposizione; ma, mentre ciò si affievoliva, l'anima acquistava nuova forza e si addiceva al suo volo nel mondo eterno.

Questo verso è un'ampia confutazione della dottrina del materialista, e prova che c'è nell'uomo qualcosa che è distinto dalla materia in decomposizione e morente, e che c'è un principio che può acquistare forza e potere accresciuti, mentre il corpo muore; confrontare la nota, Romani 7:22.

Giorno per giorno - Costantemente. C'era un aumento quotidiano e costante di vigore interiore. Dio gli impartì una forza costante nelle sue prove e lo sostenne con le speranze del cielo, mentre il corpo era in decomposizione e tendeva alla tomba. Il sentimento di questo versetto è, che nello sforzo di fare il bene e di promuovere la salvezza dell'uomo, l'anima sarà sostenuta nelle prove, e sarà consolata e rinvigorita anche quando il corpo è stanco, invecchia, si decompone e muore. È la testimonianza di Paolo rispetto alla propria esperienza; ed è un fatto che è stato sperimentato da migliaia nei loro sforzi per fare il bene e per salvare le anime delle persone dalla morte.

17 Per la nostra leggera afflizione - Questo versetto, con il seguente, ha lo scopo di mostrare ulteriormente le fonti di consolazione e sostegno che Paolo ei suoi compagni di lavoro ebbero nelle loro molte prove. Bloomfield osserva su questo passaggio, che "in energia e bellezza di espressione, è poco inferiore a nessuno in Demostene stesso, al quale, anzi, e a Tucidide nelle sue orazioni, lo stile dell'apostolo, quando sale all'oratorio, non ha minima somiglianza.

Il brano abbonda di espressioni intense ed enfatiche e manifesta che la mente dello scrittore si sforzava di trasmettere idee che il linguaggio, anche dopo tutta l'energia espressiva che poteva comandare, avrebbe comunicato molto imperfettamente. Le prove che Paolo ha sopportato, a molti sarebbero sembrate tutt'altro che leggere. Consistevano in miseria, e pericolo, e disprezzo, e lapidazione, e fatica, e stanchezza, e il disprezzo del mondo, e l'esposizione costante alla morte per terra o per mare; vedi 2 Corinzi 4:7 , confronta 2 Corinzi 11:23.

Eppure queste prove, sebbene continuassero per molti anni e costituissero, per così dire, la sua stessa vita, egli parla della cosa più leggera concepibile rispetto a quella gloria eterna che lo attendeva. Si sforza di ottenere un'espressione il più enfatica possibile, per mostrare che a suo giudizio non erano degni di essere nominati in confronto al peso eterno della gloria. Non è sufficiente dire che l'afflizione era “leggera” o era una sciocchezza; ma dice che doveva durare solo per un momento.

Benché le prove lo avessero seguito sin da quando aveva cominciato a far conoscere il Redentore, e benché avesse la più ferma aspettativa che lo avrebbero seguito fino alla fine della vita e ovunque Atti degli Apostoli 20:23 , tuttavia tutto ciò era una momentanea sciocchezza in confronto a la gloria eterna davanti a lui.

La parola resa “leggera” ( ἐλαφρὸν elaphron) significa ciò che è facile da sopportare, ed è solitamente applicata a un fardello; vedi Matteo 11:30 , confronta 2 Corinzi 1:17.

Che è solo per un momento - La parola greca usata qui ( παραυτίκα parautika) non si trova da nessun'altra parte nel Nuovo Testamento. È un avverbio, da αὐτίκα autika, αὐτός autos, e significa propriamente, “in questo stesso istante; subito.

Qui sembra qualificare la parola "luce", e da usare nel senso di momentaneo, transitorio. Bloomfield lo rende "per l'attuale leggerezza della nostra afflizione". Doddridge, "per questa momentanea leggerezza della nostra afflizione, che passa così velocemente e lascia così poca impressione che può essere chiamata leggerezza stessa". Evidentemente l'apostolo voleva esprimere due idee nel modo più enfatico possibile; primo, che l'afflizione era leggera e, in secondo luogo, che era transitoria, momentanea e presto svanì. Il suo scopo è quello di contrastare questo con la gloria che lo attendeva, come pesante e anche eterna.

Funziona per noi - vedi la nota, 2 Corinzi 4:12. Produrrà, produrrà. L'effetto di queste afflizioni è di produrre gloria eterna. Questo fanno:

Per la loro tendenza a svezzarci dal mondo;

Purificare il cuore, permettendoci di 'interrompere i peccati per i quali Dio ci affligge;

Disponendoci a cercare in Dio consolazione e sostegno nelle nostre prove;

Inducendoci a contemplare le glorie del mondo celeste, e inducendoci così a cercare il cielo come nostra dimora; e,

Perché Dio ha gentilmente promesso di ricompensare il suo popolo in cielo come risultato delle prove che hanno sopportato in questa vita.

È per afflizione che li purifica Isaia 48:10; e per prova che prende i loro affetti dagli oggetti del tempo e dei sensi, e dà loro un gusto per i godimenti che risultano dalla prospettiva della gloria perfetta ed eterna.

Un molto più eccessivo - καθ ̓ ὑπερβολὴν εἰς ὑπερβολὴν kath' huperbolēn eis huperbolēn. Non si trova un'espressione più energica di questa.

La parola ( ὑπερβολή huperbolē), usata qui (da cui la nostra parola "iperbole") significa propriamente un lancio, un lancio o un lancio oltre. Nel Nuovo Testamento significa eccesso, eccellenza, eminenza; vedi 2 Corinzi 4:7. "L'eccellenza del potere". La frase καθ ̓ ὑπερβολὴν kath' huperbolēn significa estremamente, eminentemente, Romani 7:13; 1 Corinzi 12:31; 2 Corinzi 1:8; Galati 1:13.

Questa espressione sarebbe stata di per sé intensiva in alto grado. Ma questo non era sufficiente per esprimere il senso di Paolo della gloria che era riservata ai cristiani. Non gli bastava usare l'espressione più alta ordinaria per il superlativo per denotare il valore dell'oggetto ai suoi occhi. Conia quindi un'espressione e aggiunge εἰς ὑπερβολὴν eis huperbolēn.

Non è semplicemente eminente; ma è eminente in eminenza; eccesso in eccesso; un'iperbole un'iperbole - un'iperbole ammucchiata su un'altra; e l'espressione significa che è "oltremodo" glorioso; glorioso nel più alto grado possibile - Robinson. Il signor Slade lo rende "infinitamente eccedente". L'espressione è la forma ebraica per denotare il superlativo più alto; e significa che tutte le iperboli mancano di esprimere quella gloria eterna che rimane ai giusti.

È infinito e sconfinato. Puoi passare da un grado all'altro; da un'altezza sublime all'altra; ma oltre resta un infinito. Niente può descrivere l'altezza più alta di quella gloria; nulla può esprimere la sua infinità.

Eterno - Questo è in contrasto con l'afflizione che è per un momento ( παραυτίκα parautika). L'uno è momentaneo, transitorio; così breve, anche nella vita più lunga, che si può dire che sia un istante; l'altro non ha limiti alla sua durata. È letteralmente eterno.

Peso - ος (baros). Questo si oppone all'afflizione leggera ( ἐλαφρὸν elaphron). Era così leggero che era una sciocchezza. Era facilmente sopportabile. Era come gli oggetti più leggeri e ariosi, che non costituiscono un peso. Non è nemmeno qui chiamato un fardello, o si dice che sia pesante in alcun modo.

Questo è così pesante da essere un peso. Grotins pensa che l'immagine sia tratta da oggetti d'oro o d'argento, che sono solidi e pesanti, rispetto a quelli mischiati o placcati. Ma perché non può riferirsi alle insegne della gloria e dell'onore; una veste pesante d'oro, o un diadema o una corona, pesante d'oro o di diamanti: gloria così ricca, così abbondante da essere pesante? L'afflizione era leggera; ma la corona, la veste, gli ornamenti nel mondo glorioso non erano sciocchezze o gingilli, ma solidi, sostanziali, pesanti.

Applichiamo ora la parola pesante a ciò che è prezioso e importante, rispetto a ciò che non ha valore, probabilmente perché i metalli preziosi ei gioielli sono pesanti; ed è da loro che di solito stimiamo il valore degli oggetti.

Di gloria - ( δόξης doxēs). La parola ebraica כבוד kabowd denota sia il peso che la gloria. E forse Paolo aveva quell'uso della parola negli occhi in questa espressione forte. Si riferisce qui allo splendore, alla magnificenza, all'onore e alla felicità del mondo eterno. In questo brano estremamente interessante, che è degno del più profondo studio dei cristiani, Paolo ha posto in bellissimo ed enfatico contrasto le prove di questa vita e le glorie del cielo. Può essere utile contemplare con un solo sguardo la visione che aveva di loro, in modo che possano essere portati distintamente alla mente.

L'uno è:

Affliction, θλιψις thlipsis.

Luce, ἐλαφρὸν elaphron.

Per un momento, αραυτίκα parautika.

L'altro è, invece,

Gloria, δόξή doxa.

Peso, ος baros.

Eternal, αἰώνιον aiōnion.

Eminente, o eccellente, καθ ̓ ὑπερβολὴν kath' huperbolēn.

Infinitamente eccellente, eminente in sommo grado, εἰς ὑπερβολὴν eis huperbolēn .

Così il racconto è nella visione di Paolo; e con questo equilibrio in favore della gloria eterna, considerava le afflizioni come semplici sciocchezze, e faceva del grande scopo della sua vita guadagnare la gloria dei cieli. Quale uomo saggio, guardando il conto, non farebbe altrettanto?

18 Mentre guardiamo... - O meglio, non guardiamo le cose che si vedono. Lo scopo di questo è mostrare in che modo le afflizioni che hanno sopportato sono diventate ai loro occhi lievi e momentanee. Era guardando alle glorie del mondo futuro, distogliendo così l'attenzione dalle prove e dai dolori di questa vita. Se guardiamo direttamente alle nostre prove; se la mente è tutta fissa su di loro, e non pensiamo ad altro, spesso appaiono pesanti e lunghi.

Anche le sofferenze relativamente leggere e brevi sembreranno estremamente difficili da sopportare. Ma se possiamo distogliere da loro la mente e contemplare la gloria futura; se possiamo paragonarli alla beatitudine eterna e sentire che ci introdurranno alla felicità perfetta ed eterna, sembreranno transitori e saranno facilmente sopportati. E Paolo qui ha affermato il vero segreto di sopportare le prove con pazienza.

È guardare le cose che non si vedono. Per anticipare le glorie del mondo celeste. Per fissare lo sguardo sulla felicità eterna che è oltre la tomba; e per riflettere quanto brevi siano queste prove, paragonate alle eterne glorie del cielo; e quanto brevi sembreranno quando saremo lì.

Le cose che si vedono - Le cose quaggiù; le cose di questa vita - povertà, bisogno, cura, persecuzione, prova, ecc.

Le cose che non si vedono - Le glorie del cielo, confronta Ebrei 11:1.

Le cose che si vedono sono temporali - Questo si riferisce in particolare alle cose che hanno sofferto. Ma è vero per tutte le cose quaggiù. La ricchezza, il piacere, la fama, i tre idoli che le persone di questo mondo adorano, devono resistere, ma per poco tempo. Presto svaniranno tutti. Così è per il dolore, il dolore e le lacrime. Tutto ciò di cui godiamo, e tutto ciò che soffriamo qui, deve presto svanire e scomparire.

Il più splendido palazzo decadrà; il mucchio più costoso si ammuffisce in polvere; la città più magnifica cadrà in rovina; i più squisiti piaceri terreni finiranno presto; e i possedimenti più estesi possono essere goduti solo per un po' di tempo. Così il dolore più acuto passerà presto; la malattia più persistente cesserà presto; i mali della più profonda povertà, bisogno e sofferenza saranno presto superati.

Non c'è nulla su cui l'occhio possa fissare, nulla che il cuore possa desiderare qui, che non svanirà presto; o, se sopravvive, è temporaneo nei nostri confronti. Dobbiamo presto lasciarlo ad altri; e se goduto, sarà goduto mentre i nostri corpi sonnecchiano nella tomba e le nostre anime impegnate nelle profonde solennità dell'eternità. Quanto è sciocco, dunque, farne la nostra parte, e fissare i nostri affetti in modo supremo sulle cose di questa vita? Che stoltezza anche essere profondamente toccati dalle prove di questa vita, che al massimo possono essere sopportate ma un po' più a lungo prima di essere per sempre fuori dalla loro portata!

Le cose che non si vedono sono eterne - Tutto ciò che appartiene a quello stato oltre la tomba:

(1) Dio è eterno; non lasciarci come fanno i nostri amici terreni.

(2) Il Salvatore è eterno: essere il nostro amico eterno.

(3) I compagni e gli amici sono eterni. Gli angeli che devono essere nostri associati e gli spiriti dei giusti con i quali vivremo, devono esistere per sempre. Gli angeli non muoiono mai; e i pii morti non moriranno più. Non ci sarà quindi nessuna separazione, nessun letto di morte, nessuna tomba, nessuna triste vacanza e perdita causata dalla rimozione di un amico molto amato.

(4) Le gioie del cielo sono eterne; Non ci sarà alcuna interruzione; nessuna notte; nessuna cessazione; senza fine. Il cielo e tutte le sue gioie saranno eterni; e colui che vi entrerà avrà la certezza che quelle gioie dureranno e aumenteranno mentre le età eterne passeranno.

(5) Si può anche aggiungere che i guai dell'inferno saranno eterni. Ora sono tra le cose che per noi "non si vedono"; e loro, così come le gioie del cielo, non avranno fine. Il dolore non cesserà mai; l'anima non morirà mai; il corpo che sarà risuscitato “alla risurrezione di dannazione” non morirà mai più. E quando tutte queste cose saranno contemplate, bene potrebbe Paolo dire delle cose di questa vita: i dolori, le prove, le privazioni e le persecuzioni che sopportò, che erano leggere e lo furono per un momento”. Quanto presto passeranno; quanto presto saremo tutti impegnati nelle realtà immutabili ed eterne delle cose che non si vedono!

Osservazioni

1. I ministri del Vangelo non hanno motivo di svenire o di scoraggiarsi, 2 Corinzi 4:1. Qualunque sia la ricezione del loro messaggio, e qualunque siano le prove a cui possono essere sottoposti, tuttavia ci sono abbondanti fonti di consolazione e sostegno nel vangelo che predicano. Hanno la consapevolezza di predicare un sistema di verità; che stanno proclamando ciò che Dio ha rivelato; e, se sono fedeli, che abbiano i suoi sorrisi e la sua approvazione.

Anche, quindi, se gli uomini rifiutano e disprezzano il loro messaggio, e se sono chiamati a sopportare molte privazioni e prove, non dovrebbero svenire. A loro basta che proclamino la verità che Dio ama, e che incontrino la sua approvazione e il suo sorriso. Verranno prove nel ministero come in ogni altro luogo, ma ci sono anche consolazioni speciali. Potrebbe esserci molta opposizione e resistenza al messaggio, ma non dobbiamo svenire o scoraggiarci. Dovremmo fare il nostro dovere e affidare il risultato a Dio.

2. Il Vangelo deve essere abbracciato da coloro ai quali viene, 2 Corinzi 4:2. Se ha ragione e coscienza a suo favore, allora dovrebbero abbracciarlo senza indugio. Hanno l'obbligo più sacro di riceverlo e di diventare cristiani decisi. Ogni uomo è obbligato, e può essere spinto a seguire, quel corso che la sua coscienza approva; e il Vangelo può così essere pressato sull'attenzione di tutti coloro ai quali viene.

3. Se le persone desiderano la pace della coscienza, dovrebbero abbracciare il Vangelo, 2 Corinzi 4:2. Non potranno mai trovarlo altrove. La coscienza di nessun uomo è in pace per il fatto che non si pente, ama Dio e non obbedisce al Vangelo. Il suo cuore può amare il peccato; ma la sua coscienza non può approvarlo. Questo è in pace solo nel fare l'opera di Dio; e che può trovare autoapprovazione solo quando si sottomette a lui e abbraccia il vangelo di suo Figlio.

Allora la coscienza è a suo agio. Nessun uomo ha mai avuto la coscienza turbata per il fatto che aveva abbracciato il Vangelo ed era un cristiano umile e deciso. Migliaia e milioni hanno avuto la coscienza turbata per il fatto di averla trascurata. Nessun uomo in punto di morte ha mai avuto una coscienza turbata perché ha abbracciato la religione troppo presto nella vita. Migliaia e milioni sono stati turbati quando sono venuti a morire, perché l'hanno trascurato così a lungo, o l'hanno rifiutato del tutto.

Nessun uomo quando si avvicina la morte ha la coscienza turbata perché ha vissuto troppo devoto a Dio Salvatore ed è stato troppo attivo come cristiano. Ma quanti sono stati turbati allora perché sono stati di mentalità mondana, ed egoisti, e vanitosi e orgogliosi? La coscienza dona pace nella misura in cui serviamo Dio fedelmente; né tutta l'arte dell'uomo o di Satana può dare pace a una coscienza nelle vie del peccato, e nell'abbandono dell'anima.

4. I ministri dovrebbero predicare la verità - la semplice verità - e nient'altro che la verità, 2 Corinzi 4:2. Non dovrebbero usare nessuna falsa arte, nessun inganno, nessun trucco, nessun travestimento. Dovrebbero essere aperti, sinceri, semplici, puri in tutta la loro predicazione e nel loro modo di vivere. Tale fu la condotta del Salvatore; tale il corso di Paolo; e solo un tale corso Dio approverà e benedirà.

5. Questo è un mondo illuso, 2 Corinzi 4:4. È accecato e ingannato da colui che qui è chiamato il "dio di questo mondo". Satana regna nei cuori delle persone; e governa ingannandoli e per ingannarli. Tutto ciò che opera per impedire alle persone di abbracciare il Vangelo tende ad accecare la mente.

L'uomo che cerca la ricchezza come sua unica porzione, è accecato e ingannato riguardo al suo valore. L'uomo che persegue gli oggetti dell'ambizione come sua parte principale, è ingannato riguardo al vero valore delle cose. E colui o colei che persegue il piacere come l'attività principale della vita, è ingannato riguardo al giusto valore degli oggetti. È impossibile concepire un mondo più illuso di questo.

Possiamo concepire un mondo più peccaminoso e più miserabile, e tale è l'inferno; ma non c'è illusione e inganno lì. Le cose sono viste come sono; e nessuno si inganna riguardo al suo carattere o alle sue prospettive. Ma qui ogni uomo impenitente è ingannato e accecato. È ingannato dal proprio carattere; sul valore relativo degli oggetti; sulle sue prospettive per l'eternità; sulla morte, il giudizio, il paradiso, l'inferno. Su nessuno di questi punti ha giusta apprensione; e su nessuno è possibile che il potere umano spezzi la profonda illusione e penetri l'oscurità della sua mente.

6. Le persone sono in pericolo, 2 Corinzi 4:4. Sono profondamente illusi e camminano indifferenti vicino alla rovina. Camminano nell'oscurità, accecati dal dio di questo mondo, e sono molto vicini a un precipizio, e niente li risveglierà dalla loro condizione. È come i bambini che raccolgono fiori vicino a un profondo abisso, quando la ricerca di un altro fiore può portarli troppo lontano, e cadranno per non rialzarsi più.

L'illusione riposa su ogni mente non santificata; e ha bisogno di rimanere solo un po' più a lungo, e l'anima sarà perduta. Quel pericolo si approfondisce ogni giorno e ogni ora. Se continua, ma un po' più a lungo, sarà interrotta dalle tristi realtà della morte, del giudizio e dell'inferno. Ma poi sarà troppo tardi. L'anima sarà persa - illusa nel mondo della prova; sensibile alla verità solo nel mondo della disperazione.

7. Satana metterà in pratica ogni espediente e ogni arte possibile per impedire che il Vangelo risplenda sui cuori delle persone. Quella luce è dolorosa e odiosa ai suoi occhi, e farà tutto il possibile per impedire che si diffonda. Si ricorrerà a ogni arte che l'ingegnosità e l'abilità a lungo provate possano escogitare; ogni potere che può esercitare sarà esercitato. Se può accecare le menti delle persone, lo farà.

Se le persone possono essere raggirate e ingannate, sarà fatto. Se si può fare in modo che l'errore si diffonda e venga abbracciato - errore dolce, plausibile, astuto - sarà diffuso. Verranno innalzati ministri per predicarlo; e la stampa sarà impiegata per realizzarlo. Se i peccatori possono essere ingannati, e fatti stare tranquilli nei loro peccati, dai romanzi e dalla poesia seducente; da libri falsi nei sentimenti e perversi nei costumi, la stampa sarà fatta gemere sotto le opere di fantasia.

Se i teatri sono necessari per imbrogliare e ingannare la gente, saranno allevati; e il canto, e la danza, il ballo e la splendida festa contribuiranno ugualmente a distogliere l'attenzione dalla croce di Cristo, dal valore dell'anima, e dall'importanza di una preparazione a morire. Nessuna arte è stata risparmiata, o sarà risparmiata per ingannare le persone; e il mondo è pieno degli espedienti di Satana per ingannare e accecare i periti, e condurli all'inferno.

8. Tuttavia, Satana non è il solo da biasimare per questo. Fa tutto quello che può e possiede abilità e arte consumate. Tuttavia, il peccatore illuso non si consoli perché Satana è il tentatore e perché è illuso. L'amarezza della morte non è resa dolce a un giovane perché è stato illuso dalle arti del veterano nella tentazione; e i fuochi dell'inferno non bruceranno tanto meno ferocemente perché il peccatore si lasciò ingannare e scelse di andarci attraverso la sala da ballo o il teatro.

Il peccatore è, dopo tutto, volontario nelle sue delusioni. Lo sa, o potrebbe conoscere la verità. Si reca volontariamente nel luogo del divertimento; forma volontariamente i piani di guadagno e di ambizione che ingannano e rovinano l'anima; va volontariamente al teatro, e ai ritrovi del vizio; e sceglie questo corso di fronte a molti avvertimenti e rimostranze. Di chi è la colpa se è perso! Chi se non se stesso?

9. Bisogna supplicare i peccatori di destarsi da questa illusoria e falsa sicurezza. Ora sono accecati e ingannati. La vita è troppo breve e troppo incerta per giocare a un gioco come fa il peccatore. Ci sono troppe realtà qui per rendere appropriato passare la vita tra inganni e delusioni. Il peccato è reale, e il pericolo è reale, e la morte è reale, e l'eternità è reale; e l'uomo dovrebbe destarsi dalle sue illusioni e guardare le cose come sono.

Presto sarà su un letto di morte, e poi esaminerà le follie della sua vita. Presto sarà al banco del giudizio, e da quel posto alto e orribile guarderà il passato e il futuro, e vedrà le cose come sono. Ma, ahimè, sarà poi troppo tardi per riparare agli errori di una vita; e in mezzo alle realtà di quelle scene, tutto ciò che potrà fare sarà sospirare inutilmente che si lasciò ingannare, ingannare e distruggere nell'unico mondo di prova, dalle sciocchezze e gingilli che il grande ingannatore posto davanti a lui per sedurlo dal paradiso e per condurlo all'inferno!

10. Il grande scopo del ministero è di far conoscere in ogni modo il Signore Gesù Cristo, 2 Corinzi 4:5. A questo si dedichino i ministri del Vangelo. Non è coltivare fattorie; impegnarsi nel traffico; brillare nel circolo sociale; distinguersi per l'apprendimento; diventare bravi studiosi; essere profondamente versato nella scienza; o da distinguersi come autori, che siano messi a parte; ma è in ogni modo possibile far conoscere il Signore Gesù Cristo.

Qualunque cosa facciano o non facciano gli altri; comunque il mondo possa scegliere di essere impiegato, il loro lavoro è semplice e chiaro, e non deve cessare o essere interrotto finché la morte non chiuderà le loro fatiche. Né per amore degli agi, delle ricchezze o dei piaceri devono allontanarsi dal loro lavoro, né abbandonare la vocazione a cui Dio li ha chiamati.

11. Vediamo la responsabilità del ministero, 2 Corinzi 4:5. Al ministero spetta l'opera di far conoscere il Salvatore a un mondo morente. Se non lo faranno, il mondo rimarrà nell'ignoranza del Redentore e perirà. Se c'è un'anima alla quale possono far conoscere il Salvatore, e alla quale non lo fanno conoscere, quell'anima perirà e la responsabilità ricadrà sul ministro del Signore Gesù. E, oh ​​quanto è grande questa responsabilità! E chi è sufficiente per queste cose?

12. I ministri del Vangelo devono sottomettersi a qualsiasi abnegazione per poter fare il bene. Il loro Maestro lo fece; e Paolo e gli altri apostoli lo fecero. Al discepolo basta che sia maestro; ei ministri del vangelo dovrebbero considerarsi destinati a un'opera di abnegazione e chiamati a una vita di fatica, come il loro Signore. Il loro riposo è in cielo e non sulla terra. I loro giorni di svago e riposo si trovano nei cieli quando il loro lavoro è finito, e non in un mondo che muore nel peccato.

13. Il ministero è un'opera gloriosa, 2 Corinzi 4:5. Quale onore più grande c'è sulla terra che far conoscere un Redentore? Quale piacere più squisito può esserci che parlare di perdono ai colpevoli? Quale conforto più grande che andare dagli afflitti e fasciare i loro cuori; versare il balsamo della pace nello spirito ferito, e sostenere e rallegrare i morenti? Il ministero ha le sue consolazioni in mezzo a tutte le sue prove; il proprio onore in mezzo al disprezzo e al disprezzo con cui è spesso visto dal mondo.

14. La situazione dell'uomo sarebbe stata terribile e terribile se non fosse stato per la luce che è impartita dalla rivelazione e dallo Spirito Santo, 2 Corinzi 4:6. L'uomo sarebbe mai rimasto come la notte oscura prima che Dio dicesse: "Sia la luce"; e la sua condizione sarebbe stata una fitta oscurità, dove non un raggio di luce avrebbe raggiunto il suo cammino ottenebrato.

Qualche idea di cosa fosse, e avrebbe continuato ad essere, l'abbiamo ora nel mondo pagano, dove una fitta oscurità regna sulle nazioni, sebbene sia stata in qualche modo interrotta dalla fioca luce che la tradizione vi ha diffuso.

15. Dio ha il potere di impartire luce alla mente più oscura e ottenebrata. Non c'è nessuno al quale non possa rivelarsi e far conoscere la sua verità, 2 Corinzi 4:6. Con la stessa facilità con cui all'inizio comandò alla luce di risplendere dalle tenebre, può comandare alla pura luce della verità di risplendere nelle menti delle persone; e sulle menti più annebbiate dal peccato può far risplendere il sole della giustizia con la guarigione nei suoi raggi.

16. Dobbiamo implorare l'influenza illuminante dello Spirito di verità, 2 Corinzi 4:6. Se Dio è la fonte della luce, dovremmo cercarla nelle sue mani. Niente vale per l'uomo quanto la luce della verità; niente che valga tanto quanto la conoscenza del vero Dio; e con la più profonda sollecitudine e la più fervida preghiera, dovremmo cercare gli illuminanti influssi del suo Spirito e la guida della sua grazia.

17. Non c'è vera conoscenza di Dio se non quella che risplende nel volto di Gesù Cristo, 2 Corinzi 4:6. È venuto a far conoscere il vero Dio. È l'immagine esatta di Dio. Gli somiglia in tutto. E chi non ama il carattere di Gesù Cristo, quindi, non ama il carattere di Dio; chi non cerca di essere come Gesù Cristo, non desidera essere come Dio.

Chi non porta l'immagine del Redentore, non porta l'immagine di Dio. Essere semplicemente un uomo morale, quindi, non significa essere come Dio. Essere amabili e onesti, semplicemente, non significa essere come Dio. Gesù Cristo, l'immagine di Dio, era più di questo. Era religioso. Era santo. Era, come uomo, un uomo di preghiera, e pieno dell'amore di Dio, ed era sempre sottomesso alla sua santa volontà. Cercò il suo onore e la sua gloria: e fece il grande scopo della sua vita e della sua morte di far conoscere la sua esistenza, le sue perfezioni e il suo nome.

Imitarlo in questo è avere la conoscenza della gloria di Dio; e nessun uomo è come Dio se non porta l'immagine del Redentore. Nessun uomo è come Dio, quindi, che non sia cristiano. Naturalmente, nessun uomo può essere preparato per il paradiso se non è amico e seguace di Gesù Cristo.

18. Dio si propone di assicurare la promozione della propria gloria nel modo in cui la religione si diffonde nel mondo, 2 Corinzi 4:7. A questo scopo, e con questo punto di vista, non l'ha affidato agli angeli, né ha impiegato persone di rango, o ricchezza, o profonde conquiste scientifiche per essere i principali strumenti nella sua propagazione.

L'ha affidato a persone fragili e mortali; e spesso a persone di umile rango, e anche umili conseguimenti - eccetto conseguimenti nella pietà. Nell'adattarli al loro lavoro si manifesta la sua grazia; e in tutto il successo che accompagna le loro fatiche è evidente che è per pura grazia e misericordia di Dio che ciò avviene.

19. Vediamo quanto è costata la nostra religione, 2 Corinzi 4:8. La sua estensione nel mondo è stata ovunque connessa con sofferenze, fatiche e lacrime. Cominciò nelle fatiche, nei dolori, nelle rinunce, nelle persecuzioni e nelle agonie morenti del Figlio di Dio; e farla conoscere al mondo gli costò la vita. Fu diffuso dalle fatiche, dai sacrifici e dalle sofferenze degli apostoli.

Era sostenuto dai gemiti morenti dei martiri. È stato preservato ed esteso sulla terra dalle fatiche e dalle preghiere dei Riformatori, e in mezzo a scene di persecuzione ovunque, e ora si sta estendendo attraverso la terra dai sacrifici di coloro che sono disposti a lasciare il paese e la casa; attraversare oceani e deserti; e d'incontrare i pericoli dei climi barbari, per farla conoscere a terre lontane.

Se valutato per quanto è costato, sicuramente nessuna religione, nessuna benedizione è così preziosa come il cristianesimo. È soprattutto una valutazione umana: e dovrebbe essere motivo di sincera gratitudine nei nostri confronti che Dio si sia compiaciuto di suscitare persone che hanno voluto tanto soffrire affinché potesse essere perpetuato ed esteso sulla terra; e dovremmo anche essere disposti a imitare il loro esempio, e rinnegare noi stessi, per poter far conoscere le sue inestimabili benedizioni a coloro che ora sono indigenti.

Per noi vale tutto quello che è costato: tutto il sangue degli apostoli e dei martiri; ad altri, inoltre, varrebbe tutto quello che costerebbe mandargliela. Come possiamo esprimere meglio il nostro senso del suo valore, e la nostra gratitudine al Redentore morente, e la nostra venerazione per la memoria degli apostoli e dei martiri abnegati, se non cercando di diffondere la religione per la quale morirono in tutto il mondo?

20. In questo capitolo abbiamo un'illustrazione del potere di sostegno della religione nelle prove, 2 Corinzi 4:8. Gli amici del cristianesimo sono chiamati a sopportare ogni forma di sofferenza. Povertà, bisogno, lacrime, percosse, prigionie e morti sono stati la loro parte. Hanno sofferto sotto ogni forma di tortura che la gente potesse infligger loro.

Eppure il potere della religione non li ha mai abbandonati. È stato ampiamente provato; e si è mostrata capace di sostenerli sempre, e di metterli sempre in condizione di trionfare. Sebbene turbati, non sono stati così stretti da non avere spazio per girarsi; sebbene perplessi, non sono rimasti senza qualche risorsa; sebbene perseguitati dalle persone, non sono stati abbandonati da Dio; sebbene abbattuti nel conflitto, tuttavia hanno recuperato forza e sono stati preparati a rinnovare il conflitto e ad impegnarsi in nuove contese con i nemici di Dio. Chi può stimare il valore di una religione come questa? Chi non vede che è adatta all'uomo in stato di prova e che gli fornisce proprio ciò di cui ha bisogno in questo mondo?

21. Il cristianesimo vivrà, 2 Corinzi 4:8. Niente può distruggerlo. Tutto il potere che poteva essere esercitato su di esso per cancellarlo dalla terra è stato provato, eppure sopravvive. Nessun nuovo tentativo di distruggerlo può prevalere; ed è ormai stabilito che questa religione deve vivere fino alla fine dei tempi. È costato molto ottenere questa dimostrazione; ma vale tutto quello che è costato, e le sofferenze degli apostoli e dei martiri, quindi, non sono state invano.

22. I cristiani dovrebbero essere disposti a sopportare qualsiasi cosa per poter diventare come Cristo sulla terra ed essere come lui in cielo, 2 Corinzi 4:10. Vale tutti i loro sforzi e tutte le loro abnegazioni. È il grande oggetto davanti a noi; e non dovremmo ritenere che nessuna sofferenza sia troppo grave, nessuna abnegazione o sacrificio troppo grande, se possiamo diventare come lui quaggiù, e possiamo vivere con lui lassù, 2 Corinzi 4:10.

23. Per animarci nell'opera alla quale Dio ci ha chiamati; per incoraggiarci nelle nostre prove; e per spingerci a un fedele adempimento dei nostri doveri, specialmente quelli che come Paolo sono chiamati a predicare il Vangelo, dovremmo avere, come lui, i seguenti punti di vista e sentimenti - punti di vista e sentimenti adatti a sostenerci in tutte le nostre prove, e per sostenerci in tutti i conflitti della vita:

(1) Una fede ferma e incrollabile della verità della religione che professiamo e della verità che facciamo conoscere agli altri, 2 Corinzi 4:12. Nessun uomo può predicare con successo, e nessun uomo può fare molto bene, la cui mente vacilla ed esita; chi è pieno di dubbi, e chi va timidamente al lavoro, o chi dichiara ciò di cui non ha conoscenza pratica, né profonda convinzione, e chi non sa di cosa afferma.

Un uomo per fare il bene deve avere una fede che non vacilla mai; una convinzione della verità che è costante; una credenza stabilita come le colline eterne, che nulla può scuotere o capovolgere. Con una tale convinzione della verità del cristianesimo, e delle grandi dottrine che esso inculca, non può non parlarne, e far conoscere le sue convinzioni. Colui che crede che le persone siano effettivamente in pericolo di inferno, glielo parlerà; chi crede che ci sia una terribile barra di giudizio, glielo dirà; chi crede che il Figlio di Dio si è incarnato ed è morto per gli uomini, lo racconterà loro; chi crede che c'è un paradiso, li inviterà ad esso.

E una ragione per cui i cristiani professanti sono così riluttanti a parlare di queste cose è che non hanno una convinzione molto salda e definita della loro verità, e nessuna visione corretta della loro importanza relativa.

(2) Dovremmo avere la ferma certezza che Dio ha risuscitato il Signore Gesù e che anche noi saremo risuscitati dai morti, 2 Corinzi 4:14. La speranza e l'attesa della risurrezione dei morti era uno dei principi di sostegno che sostenevano Paolo nelle sue fatiche, e il raggiungimento di questo era uno dei grandi obiettivi della sua vita, Atti degli Apostoli 23:6; Filippesi 3:11.

Sotto l'influenza di questa speranza e di questa attesa, era disposto ad affrontare qualsiasi pericolo ea sopportare qualsiasi prova. La prospettiva di essere elevato alla vita e alla gloria eterna era tutto ciò che occorreva per accogliere le prove e per sostenerlo in mezzo alle privazioni e alle fatiche. E così noi, se siamo sicuri di questa grande verità, accoglieremo anche la prova e potremo sopportare afflizioni e persecuzioni. Presto finiranno e la gloria eterna al mattino della risurrezione sarà più di una compensazione per tutto ciò che sopporteremo in questa vita.

(3) Dovremmo avere un sincero desiderio di promuovere la gloria di Dio, e di portare il maggior numero possibile di persone a unirsi alla sua lode e a celebrare la sua misericordia salvifica, 2 Corinzi 4:15. Era questo che sosteneva e animava Paolo; e un uomo che ha questo come principale obiettore la sua vita, e il suo grande scopo e scopo, sarà disposto a sopportare molte prove, a soffrire molte persecuzioni e ad affrontare molti pericoli. Nessun scopo è così nobile come quello di sforzarsi di promuovere la gloria divina; e chi ne è influenzato poco si preoccuperà di quante sofferenze è chiamato a sopportare in questa vita.

24. I cristiani dovrebbero avere una tale fede nella verità della loro religione da essere disposti a parlarne in ogni momento e in ogni luogo, 2 Corinzi 4:13. Se abbiamo una tale convinzione, saremo disposti a parlarne. Non possiamo farne a meno. Vedremo così il suo valore. e così lo amiamo, e i nostri cuori ne saranno così pieni, e vedremo così tanto il pericolo dei nostri simili, che saremo istintivamente spinti ad andare da loro e ad avvertirli del loro pericolo, e a dire loro di le glorie del Redentore.

25. I cristiani possono aspettarsi di essere sostenuti e confortati nelle prove e nelle fatiche della vita, 2 Corinzi 4:16. L'“uomo esteriore” in effetti perirà e si decomporrà. Il corpo diventerà debole, stanco, stanco, decaduto, decrepito. Sarà pieno di dolore, languirà sotto la malattia, sopporterà l'agonia mortale e sarà corrotto nella tomba.

Ma l'“uomo interiore” sarà rinnovato. La fede sarà rinvigorita, la speranza più forte, l'intelletto più luminoso, il cuore migliore, tutta l'anima sarà più simile a Dio. Mentre il corpo, dunque, la parte meno importante, decade e muore, la parte immortale vivrà e maturerà per la gloria. Di che conseguenza è dunque quanto presto o quanto il corpo si decompone; o quando, e dove, e come muore? Lascia che la parte immortale sia preservata, lascia che viva, e tutto va bene.

E mentre questo è fatto, non dovremmo, non dovremmo "svenire". Saremo sostenuti; e troverà le consolazioni della religione adatte a tutti i nostri bisogni, e adatte a tutte le necessità della nostra condizione di creature deboli, fragili e morenti.

26. Impariamo da questo capitolo come sopportare l'afflizione in modo appropriato, 2 Corinzi 4:17. È guardando all'eternità e confrontando le nostre prove con il peso eterno della gloria che ci attende. In se stesse le afflizioni sembrano spesso pesanti e lunghe. La natura umana è spesso pronta ad affondare sotto di loro. I poteri del corpo vengono meno e la struttura mortale viene schiacciata.

La giornata sembra lunga mentre soffriamo; e la notte sembra spesso essere quasi infinita, Deuteronomio 28:67. Ma paragonate all'eternità, quanto sono brevi tutte queste prove! Paragonate al peso della gloria che attende il credente, che sciocchezza sono le sofferenze più gravi di questa vita. Presto lo spirito riscattato sarà liberato e sarà ammesso alla piena fruizione delle gioie del mondo di sopra. In quel mondo tutti questi dolori sembreranno come le sofferenze dell'infanzia, che ora abbiamo quasi dimenticato, e che ora ci sembrano sciocchezze.

27. Non dovremmo guardare alle cose che sono considerate la nostra parte, 2 Corinzi 4:17. Sono leggeri nel loro carattere e presto svaniranno. I nostri grandi interessi sono oltre la tomba. Là tutto è pesante, importante ed eterno. Qualunque sia il nostro grande interesse, è lì. L'eternità è impressa su tutte le gioie e tutti i dolori che sono al di là di questa vita.

qui tutto è temporaneo, mutevole, decadente, morente. Là tutto è fisso, stabilito, immutabile, immortale. Diventa quindi noi come creature razionali guardare a quel mondo, agire in riferimento ad esso, sentire e agire come se sentissimo che tutti i nostri interessi erano lì. Se questa vita fosse tutto, tutto in relazione a noi sarebbe insignificante. Ma quando ricordiamo che c'è un'eternità; che gli siamo vicini; e che la nostra condotta qui è quella di determinare il nostro carattere e destino là, la vita viene investita di un'importanza infinita. Chi può stimare l'entità degli interessi in gioco? Chi può apprezzare correttamente l'importanza di ogni passo che facciamo e di ogni piano che formiamo?

28. Tutto quaggiù è temporaneo, decadente, morente; 2 Corinzi 4:17. Le afflizioni sono temporanee. Lo sono solo per un momento, e presto moriranno. I nostri dolori qui finiranno presto. L'ultimo sospiro sulla terra sarà presto sollevato; l'ultima lacrima sarà caduta sulla guancia; l'ultimo dolore avrà attraversato la sede della vita! Gli ultimi dolori della separazione dall'amato amico saranno presto sopportati; e l'ultimo passo che dobbiamo fare nella "valle dell'ombra della morte", sarà presto fatto.

E allo stesso modo avremo presto gustato l'ultimo calice di gioia terrena. Tutti i nostri comfort qui sotto passeranno presto da noi. I nostri amici moriranno. Le nostre fonti di felicità saranno prosciugate. La nostra salute verrà meno e le tenebre caleranno sui nostri occhi e noi scenderemo fino ai morti. Tutti i nostri beni devono essere lasciati e tutti i nostri onori devono essere separati per sempre. In poco tempo - Oh, com'è breve! ce ne saremo andati da tutto questo e saremo impegnati nelle profonde e terribili solennità del mondo immutabile. Quanto vano e sciocco, dunque, l'attaccamento agli oggetti terreni! Quanto è importante assicurarsi un interesse in quella futura eredità che non svanirà mai!

29. Non si deduce, tuttavia, che ogni afflizione sarà leggera, e per un momento, o che ogni prova terrena produrrà naturalmente un peso di gloria molto più grande ed eterno. Ci sono dolori oltre la tomba rispetto ai quali i dolori più pesanti e più prolungati da questa parte del sepolcro, sono "leggeri" e sono "solo per un momento". E ci sono dolori in questa vita, afflizioni profonde e prolungate, che non tendono affatto a preparare l'anima al «ben più eccelso ed eterno peso della gloria.

Tali sono quelle afflizioni dove non c'è sottomissione alla volontà di Dio; dove c'è lamento, rimpianto, impazienza e aumento della ribellione; dove non si cerca conforto in Dio e non si contempla la gloria eterna. Tali sono quelle afflizioni in cui le persone guardano alla filosofia, o agli amici terreni per confortarle; o dove si tuffano più a fondo negli affari, nell'allegria o nei vizi del mondo, per affogare i loro dolori e cancellare il senso delle loro calamità.

Questo è "il dolore del mondo, che opera la morte", 2 Corinzi 7:10. Nelle afflizioni, quindi, dovrebbe essere per noi una questione di profonda e ansiosa sollecitudine sapere se abbiamo i giusti sentimenti e se stiamo cercando le giuste fonti di consolazione. E in tali stagioni sarà oggetto della nostra profonda e fervida preghiera a Dio che le nostre prove possano, per sua grazia, essere fatte operare per noi "un peso di gloria molto più grande ed eterno". Tutti sono afflitti; tutti soffrono in vari modi; e tutti possono trovare queste prove terminare nella beatitudine eterna oltre la tomba.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

2Corinzi 4

1 INTRODUZIONE A 2 CORINZI 4

In questo capitolo, l'apostolo dichiara la costanza, la sincerità e l'integrità di lui e dei suoi colleghi ministri nel predicare il Vangelo; ne afferma la chiarezza e la perspicuità; rimuove da loro l'accusa di orgoglio e di arroganza; prende atto delle afflizioni che lui e gli altri hanno sopportato, per amore del Vangelo; quali sostegni avevano sotto di loro, e quali conforti godevano: in 2Corinzi 4:1 osserva che, essendo stati impiegati in un ministero come descritto prima nel capitolo precedente, sebbene incontrassero difficoltà in esso, non sprofondarono sotto di essi; la ragione di ciò era, in parte, l'eccellenza del ministero, e in parte la grazia e la misericordia di Dio; ed essi non erano meno sinceri di quanto fossero diligenti; ed erano l'opposto dei falsi maestri, che usavano metodi disonesti, astuzia e inganno; Essi dissconfessarono queste cose e le esposero nuda verità, con ogni semplicità ed evidenza, e come agli occhi di Dio, a conferma della quale potevano appellarsi alla coscienza di tutti coloro che le udivano, 2Corinzi 4:2 e considerando che l'apostolo aveva affermato la semplicità e la chiarezza del ministero del Vangelo, sia nel capitolo precedente, e nel versetto precedente, prevedeva che sarebbe stata sollevata un'obiezione contro di esso, che egli anticipa, 2Corinzi 4:3,4 mostrando, che sebbene il Vangelo non fosse spiritualmente discernito e compreso in modo salvifico da alcune persone, tuttavia questo non doveva essere addebitato al Vangelo, come se fosse accompagnato da oscurità e oscurità; ma era a causa dell'incredulità degli uomini, e del potere di Satana su di loro, nell'accecare le loro menti; altrimenti il Vangelo in sé era leggero e glorioso, in cui Cristo, l'immagine di Dio, appare in modo più splendente; e coloro sui quali Satana fece in tal modo erano tali che non appartenevano agli eletti di Dio, ma erano del numero di quelli che periscono: inoltre l'integrità dell'apostolo e degli altri ministri apparve nella loro predicazione di Cristo, e non loro stessi; e nel servire le chiese in quel modo, per amore di Cristo; così che erano ben lungi dall'essere accusati di superbia, vanità e superbia, 2Corinzi 4:5 e riconobbero prontamente che tutta la luce del Vangelo che avevano veniva da quel Dio, che pronunciò luce dalle tenebre nella prima creazione, per mezzo della quale erano qualificati per comunicare la luce agli altri, nel nome di Cristo, 2Corinzi 4:6 e sebbene avessero un tesoro affidato alla loro fiducia, e che avevano dentro di loro, eppure possedevano liberamente che non erano che vasi di creta; e la ragione per cui tale tesoro fu messo lì era che la potenza vista nella conversione dei peccatori mediante il loro ministero potesse sembrare non essere da loro stessi, ma dal Signore, 2Corinzi 4:7 e poi l'apostolo procede a dare un resoconto delle afflizioni sopportate da loro, e dei sostegni divini che avevano, per mezzo del quale furono preservati dall'essere sopraffatti da essi, 2Corinzi 4:8,9 uno dei quali è il fine delle afflizioni, e che si manifestano portando la morte di Gesù nei loro corpi, e l'essere esposti alla morte per causa sua, era che la sua vita si manifestasse in loro, o la sua potenza nel sostenerli, 2Corinzi 4:10,11 e qui sta la differenza tra loro e i Corinzi; gli uni morirono spesso e in grandissime angosce, e l'altro in circostanze prospere, 2Corinzi 4:12 ma tuttavia ebbero molta consolazione in mezzo ai loro dolori e alle loro difficoltà, e che ebbero in parte per mezzo dello Spirito di fede e in un modo di credere; e che secondo l'esempio di Davide, e avendo lo stesso Spirito che aveva lui, credettero e parlarono, 2Corinzi 4:13 e in parte per la speranza della risurrezione dei morti, alla quale furono incoraggiati dalla risurrezione di Cristo, 2Corinzi 4:14 e anche considerando quali fini preziosi erano soddisfatti con le loro afflizioni per amore di Cristo, e predicando il Vangelo, cioè il bene delle chiese di Cristo, e la gloria di Dio, 2Corinzi 4:15 e inoltre, avevano un'esperienza del rinnovamento quotidiano dell'uomo interiore, o del portare avanti l'opera della grazia sulle loro anime; e di un aumento della grazia, del diritto e della gioia in loro; e questo li impediva di svenire, sebbene le loro circostanze esteriori e l'uomo esteriore fossero solo in una condizione misera, 2Corinzi 4:16 ma più specialmente ciò che sollevava il loro spirito, e li impediva di sprofondare sotto le loro afflizioni, era la visione che avevano della gloria e della felicità eterne, alla quale avevano rispetto; e il paragone che furono portati a fare tra le loro afflizioni presenti e la gloria, per la quale le loro afflizioni lavoravano, che le loro afflizioni erano leggere, la gloria pesante; le loro afflizioni furono solo per un momento, il loro peso di gloria fu per sempre; le loro afflizioni erano visibili e temporali, la loro gloria invisibile ed eterna; o le cose di questo mondo, di cui spesso avevano bisogno, eppure non consideravano, erano cose visibili e temporanee; ma le cose di un altro mondo su cui avevano messo gli occhi erano invisibili, visibili solo alla fede, e sarebbero durate per sempre

Versetto 1. Perciò, visto che abbiamo questo ministero,

L'apostolo, avendo largamente insistito sulla differenza tra la legge e il Vangelo, il ministero dell'uno e dell'altro, procede a rendere conto della propria condotta e di quella dei suoi compagni apostoli e ministri: "noi", dice, "non ci stanchiamo"; sotto tutti i vituperi che ci vengono gettati addosso, le persecuzioni che si levano contro di noi e le tribolazioni che ci accompagnano; non sprofondiamo nel nostro spirito, né ci abbandoniamo dal ministero; andiamo avanti allegramente nel nostro lavoro, nel cuore di ogni opposizione, incoraggiati dalla considerazione dell'eccellenza del ministero, che hanno avuto dal Signore, in cui sono stati messi e hanno continuato; che era così prezioso in se stesso, e così utile nei suoi effetti; essendo il ministero dello Spirito e della giustizia, avendo in esso una gloria così eccellente per la legge, e assistito con tanta luce e libertà: a cui aggiunge la considerazione della misericordia di Dio di cui erano partecipi,

come noi abbiamo ricevuto misericordia; che possono riferirsi sia alla grazia e alla misericordia di Dio, che avevano ricevuto nella conversione; un senso del quale dimorare su di loro, influenzò così tanto le loro menti, per offrire le ricchezze dell'abbondanza della grazia e della misericordia ai poveri peccatori nel Vangelo, che nulla poteva distoglierli da esso; o alla grazia, al favore e alla buona volontà di Dio, nel farli, sostenerli e mantenerli come ministri della parola; tutto ciò, erano consapevoli, non era dovuto agli uomini, ma a Dio; non per il loro merito, ma per la sua misericordia; non per la loro dignità, per le loro parti, per la loro cultura, ecc., ma per il suo dono gratuito, il suo favore e la sua grazia, per i quali solo essi erano ciò che erano, come predicatori del Vangelo

2 Versetto 2. ma hanno rinunciato alle cose nascoste della disonestà,

O "vergogna"; questo è un ulteriore resoconto della condotta dei primi ministri del Vangelo, e molto degno della nostra imitazione, e in cui l'apostolo colpisce il diverso modo di comportarsi dei falsi apostoli: questo può rispettare sia la dottrina che la pratica; aborrivano e rigettavano tutto ciò che era scandaloso e biasimevole per il Vangelo di Cristo; con semplicità e santa sincerità, non con sapienza carnale, ma mediante la grazia di Dio, avevano la loro condotta nel mondo; erano aperti e onesti, sia in linea di principio che in pratica; gli stessi uomini in pubblico, come in privato; non usavano alcuna arte per coprire le loro dottrine o nascondere le loro conversazioni; Tutto ciò che era di questo genere era per loro detestabile; mentre i falsi insegnanti si sono sforzati molto di colorare sia i loro sentimenti che la loro vita; e "era una vergogna parlare delle cose che erano state fatte di loro in segreto", Efesini 5:12. Inoltre, erano

non camminare con astuzia; Non usavano metodi subdoli e astuti per compiacere gli uomini, per ottenere da loro l'applauso o per farne mercanzia; non stavano in agguato per ingannare, aspettando l'opportunità di lavorare su menti credulone e incaute; non hanno ingannato, con buone parole e discorsi giusti, i cuori dei semplici; né rivestivano forme diverse, né facevano apparizioni diverse, per adattarsi ai diversi temperamenti e gusti degli uomini, come facevano i falsi apostoli.

non maneggiando la parola di Dio con inganno. Non l'hanno corrotta con dottrine umane, né l'hanno mescolata e mescolata con la filosofia, e con il vano inganno; non strapparono le Scritture per servire ad alcuno scopo carnale o mondano; né li hanno adattati alle concupiscenze e alle passioni degli uomini; o nascondere alcuna parte della verità, o trattenere qualsiasi cosa che possa essere utile alle chiese;

ma mediante la manifestazione della verità, raccomandandosi alla coscienza di ogni uomo agli occhi di Dio; cioè, essi con tutta la chiarezza e l'evidenza predicarono chiaramente la verità così com'è in Gesù, presentandola e imponendola nelle coscienze degli uomini; dove l'avevano lasciato, e a cui potevano appellarsi; e tutto questo fecero, alla vista e alla presenza del Dio onnisciente, al quale sapevano di dover rendere conto di se stessi e del loro ministero

3 Versetto 3. Ma se il nostro Vangelo è nascosto,

Quando il Vangelo è chiamato nostro, il significato non è che i ministri ne siano gli autori o i soggetti; ma è così detto, perché a loro è affidato; è predicato da loro; ed è in opposizione a un altro Vangelo, il Vangelo dei falsi apostoli. Qui si ovvia a un'obiezione, che l'apostolo vide che sarebbe stata fatta contro la chiarezza e la perspicacia del Vangelo, da lui affermate nel capitolo precedente; preso da alcune persone, che sebbene sedessero sotto il ministero della Parola, non furono illuminate da essa, non videro in essa né gloria né eccellenza, né ne furono minimamente influenzate le loro menti: al che egli risponde, dicendo: "Se il nostro Vangelo è nascosto",

è nascosto a coloro che sono perduti. Ma perché l'apostolo dovrebbe mettere un "se" al suo nascondiglio? Non è forse nascosto? non è forse «la sapienza di Dio in un mistero, sì, la sapienza nascosta?» Al che si può rispondere che era nascosto in Dio fin dall'inizio del mondo; e in Cristo, nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza; e nella legge cerimoniale, che conteneva in essa i tipi e le ombre di molte cose; ed era nascosto a tutte le nazioni, e prima per secoli interi, ma ora Dio ha fatto conoscere il mistero della sua volontà; Cristo si manifesta nella carne; la legge cerimoniale è abolita e il Vangelo è predicato agli Ebrei e ai Gentili; così che non è nascosto a nessuno, per quanto riguarda l'amministrazione esteriore di esso: e se la conoscenza e l'esperienza interiore, spirituale e salvifica di esso è nascosta a chiunque, alla fine e alla fine, è "per coloro che sono perduti": tutta l'umanità è in una condizione perduta e perirà a causa del peccato; anche se alcuni non andranno perduti in eterno, quelli che Dio ha scelto, Cristo ha redento e che per mezzo dello Spirito sono portati a credere in Cristo in modo salvifico; ma ce ne sono altri, che andranno perduti per sempre; e a costoro è nascosto il Vangelo; e sono tali che sono lasciati alla cecità nativa delle loro menti, e sono abbandonati a una mente reprobia, alle tenebre giudiziarie, e sono tollerati sotto l'influenza del principe delle tenebre, come nel versetto seguente; ora tali esempi non sono più un'obiezione alla chiarezza e alla perspicacia del Vangelo, e al suo ministero, di quanto gli uomini nati ciechi, che non hanno mai potuto, né mai vedranno, vedranno la luce, lo sono per il luminoso e chiaro splendore del sole di mezzogiorno

4 Versetto 4. nel quale il dio di questo mondo ha accecato,

La descrizione delle persone a cui il Vangelo è nascosto, è qui ulteriormente riportata; in cui viene dato il carattere di Satana, che qui è chiamato "il dio di questo mondo"; proprio come lo è per Cristo, "il principe di questo mondo", Giovanni 12:31; 14:30 non perché abbia avuto alcuna parte nella sua fabbricazione, né abbia alcuna preoccupazione nel governo di esso, o nella disposizione di uomini o cose in esso; ma a causa della sua influenza sulla parte peggiore e più grande del mondo; che risiede nella malvagità, sotto il potere di questo malvagio, essendo da lui condotto prigioniero secondo la sua volontà; che si sono volontariamente arresi a lui e di cui faranno le concupiscenze; e così dichiarano di essere suoi figli, e lui loro Padre, sì, il loro dio. L'influenza che egli ha su di loro è, egli

ha accecato le menti di coloro che non credono. L'apostolo qui sembra riferirsi a uno dei diavoli, di cui gli ebrei parlano spesso סמאל, "Samael"; che dicono sia il capo di tutti i diavoli; uno spirito molto maligno, e che ha ingannato i nostri progenitori; la parola è composta da אל, "dio", e סמא, "accecare"; lo chiamano l'angelo della morte, e dite, che egli ha אחשׁיך פני עלמא, "ha portato le tenebre sulla faccia del mondo", o le creature, i Gentili: in accordo con cui l'apostolo chiama il diavolo, "il dio che ha accecato"; ciò che egli acceca negli uomini, è "la loro mente": la parte più eccellente e sapiente dell'uomo; non gli occhi dei loro corpi, ma delle loro intelligenze; che mostra l'accesso ravvicinato che Satana ha alle anime degli uomini; Egli penetra nei loro stessi cuori e nelle loro menti, e vi esercita un'influenza: le persone di cui acceca la mente sono quelle "che non credono"; che li distingue dagli altri che periscono, che non hanno mai goduto del Vangelo, e perciò dice, "in", o "in mezzo ai quali"; e dai veri credenti, sui quali Satana non può avere tale influenza; ed è una ragione della morte di questi uomini e dell'influenza di Satana su di loro; e deve essere compreso dai reprobi e dagli ultimi miscredenti: l'influenza che egli ha su di loro si esprime "accecandolo"; cosa che egli fa, distogliendoli dall'ascolto del Vangelo, e suscitando l'inimicizia delle loro menti contro di esso, e aumentando le loro naturali tenebre e cecità rispetto ad esso. Il fine che Satana ha nel fare questo è:

affinché la luce del glorioso Vangelo di Cristo, che è l'immagine di Dio, non risplenda per loro; qui molte cose sono accennate, in lode del Vangelo, come che è il Vangelo di Cristo; perché non solo ne è stato il più grande e il migliore predicatore che sia mai esistito, ma ne è anche l'autore e il soggetto; Cristo è la somma e la sostanza del Vangelo, la cosa principale in esso, o la persona di cui si parla in esso; e poi Cristo che è il grande soggetto del Vangelo viene descritto, per raccomandarlo ancora di più, come "l'immagine di Dio". Gli ebrei chiamano il Messia, צלם אל, "l'immagine di Dio"; alcune copie, e l'edizione della Complutazione, e la versione araba, leggono, "l'immagine dell'Invisibile Dio", come in Colossesi 1:15. Quindi Cristo è come il Figlio di Dio, essendo l'immagine naturale, sostanziale, essenziale, eterna, non creata e perfetta di suo Padre; e così egli è come uomo e Mediatore: inoltre, si dice che il Vangelo è il Vangelo "glorioso" di Cristo, come deve essere, poiché espone così chiaramente e illustremente la gloria di Cristo; contiene in esso tali gloriose dottrine e promesse, ed è accompagnato da tali gloriosi effetti, dove viene con potenza: aggiungete a tutto ciò, che gli si attribuisce la "luce"; gli ebrei parlano della "luce della legge", e la legge è chiamata luce; e dicono che אין אור אלא תורה, "non c'è luce se non la legge"; ma questo può essere detto più veramente del Vangelo, per mezzo del quale non solo le persone possono essere teoricamente illuminate, che non sono mai state realmente rese partecipi della grazia di Dio, ma è il mezzo di illuminazione spirituale e salvifica per migliaia di persone, quando è accompagnata dalla dimostrazione dello Spirito: ora tutti questi eccellenti caratteri del Vangelo servono ad aumentare il disprezzo e la malizia di Satana, nel cercare tutto il possibile di ravvivare il fulgido splendore di questo glorioso Vangelo, a e su uno qualsiasi dei figli degli uomini; e la sua ragione per farlo è, perché sa che se il Vangelo risplenda per loro, l'interesse e la gloria di Cristo sarebbero aumentati, e la sua propria declinerebbe

5 Versetto 5. Poiché non predichiamo noi stessi,

Queste parole contengono una ragione per cui gli apostoli si comportarono nel modo descritto, 2Corinzi 4:2 e servono a spiegare in che senso questo scrittore ispirato deve essere inteso, quando chiama il Vangelo il nostro Vangelo, 2Corinzi 4:3 e dimostra molto chiaramente che il Vangelo è glorioso, che egli aveva affermato, 2Corinzi 4:4 da Cristo, e non se stessi, ne è l'oggetto, "perché non predichiamo noi stessi". Non predicavano alcuna dottrina di loro invenzione; non si sono eretti signori della fede e della coscienza degli uomini; né la loro visione nella predicazione era quella di esporre la loro dottrina, le loro parti e la loro eloquenza, o di accumulare ricchezze e ricchezze per se stessi; né affermavano la purezza della natura umana, o il potere dell'uomo di fare qualcosa di buono da se stesso; o che la giustificazione e la salvezza sono per mezzo di opere di giustizia compiute dagli uomini. Fare qualsiasi, o ciascuno, o tutte queste cose, come fecero i falsi apostoli, è predicare se stessi: ma così non fecero questi fedeli dispensatori della parola, ma essi

predicato Cristo Gesù il Signore; cioè, le dottrine che riguardano la persona, l'ufficio e la grazia di Cristo; come se egli fosse veramente e propriamente Dio, l'eterno e unigenito Figlio di Dio, Dio e uomo in una sola persona, l'unico Mediatore tra Dio e l'uomo, e il Salvatore e Redentore dei peccatori perduti; che Gesù di Nazareth è il Cristo, il vero Messia; e che questo Cristo è Gesù, un Salvatore, l'unico capace e volenteroso; e che questo Gesù Cristo è il "Signore" di tutti, specialmente dei santi; non solo come Creatore, ma come loro capo, marito e Redentore; che la pace e la riconciliazione, il perdono e la giustizia, la vita e la salvezza, sono solo per lui. E si dichiararono anche servi delle chiese,

e noi stessi, vostri servi. L'apostolo non dice che erano servi di Cristo, anche se lo erano, e consideravano il loro più grande onore esserlo; poiché non aveva bisogno di osservare ciò, poiché questo è incluso nella loro predicazione come "Signore": né dice che fossero servi degli uomini, o compiacenti degli uomini, perché allora non sarebbero stati servi di Cristo; ma egli afferma che essi sono i servitori delle chiese: e che devono essere compresi, non rispetto alle cose temporali, di cui non avevano alcun interesse; ma riguardo alle cose spirituali, particolarmente al ministero della parola e all'amministrazione delle ordinanze: e questo professavano di essere,

per amore di Gesù; o per il gusto di predicare loro Cristo; o perché sono stati scelti e chiamati da lui a questo servizio, e nel quale erano disposti a continuare, per amore del suo onore e del suo interesse

6 Versetto 6. Poiché Dio, che ha comandato alla luce di risplendere dalle tenebre,

La particella causale per, mostra che queste parole sono anche una ragione di quanto precede; o perché videro così chiaramente la gloria del Signore, 2Corinzi 4:18 o perché rinunciarono alle cose nascoste della disonestà, 2Corinzi 4:2 o perché il loro Vangelo non poteva essere nascosto, 2Corinzi 4:3 o perché non predicarono se stessi, ma Cristo, 2Corinzi 4:5 perché Dio aveva

brillava nei loro cuori; e in questa luce videro la gloria di Cristo; non poteva sopportare alcuna pratica segreta, nascosta, scandalosa; e offrivano agli altri la parola di luce e di vita; e vedendo tanta della loro debolezza, peccaminosità e indegnità, non osarono predicare se stessi, ma Cristo Gesù il Signore; in cui si può osservare il carattere del vero Dio, in opposizione a Satana, il dio di questo mondo, che si dice accechi le menti degli uomini, 2Corinzi 4:6 mentre il vero Dio è rappresentato come l'autore della "luce", e che la produce con una parola di "comando", e ciò "fuori" dalla semplice "oscurità"; Qui si ha rispetto alla creazione di tutte le cose all'inizio, quando "le tenebre erano sulla faccia dell'abisso e Dio disse: Sia la luce e la luce fu", Genesi 1:2,3. Ora, questo carattere di Dio, che crea la luce in questo modo meraviglioso, è preceduto dal fatto che egli dà luce spirituale al suo popolo; a causa dell'accordo che c'è tra luce, corporea e spirituale, nella loro natura e produzione; Poiché, come prima che ci fosse la luce c'erano tenebre sulla terra, così c'è un'oscurità naturale nella mente degli uomini, prima che in essi sia infusa qualsiasi luce spirituale; e come la luce fu la prima produzione dal caos oscuro e informe, così la luce è la prima cosa che viene colpita nell'anima nella conversione; Inoltre, come la luce era l'effetto del potere onnipotente, così lo è l'illuminazione spirituale, o l'apertura degli occhi dell'intelletto degli uomini, che sono nati ciechi per natura; e come la luce è stata una creazione di ciò che prima non esisteva, così l'opera della grazia sull'anima non è un aumento, un'aggiunta o un miglioramento della luce della natura, ma è una nuova luce, creata nell'intelletto; aggiungete a tutto questo, che sia la luce corporea che quella spirituale sono buone, ed entrambe sono chiamate "giorno"; l'influenza che Dio ha sul cuore degli uomini, e l'effetto che vi produce, egli

ha brillato nei nostri cuori. I cuori degli uomini sono come questo oscuro globo terracqueo, senza luce in loro; Dio è come il sole, la fonte di luce, che risplende su di loro e in loro; in modo da dare loro una vera vista e un vero senso del peccato, e del loro stato e condizione perduti; in modo da far loro vedere la pienezza e l'adeguatezza di Cristo come Salvatore; in modo da riscaldare i loro affetti e far emergere i loro desideri secondo Cristo, le sue vie, le sue verità, le sue ordinanze e il suo popolo; e per far loro luce nei misteri del Vangelo; in particolare egli risplende così tanto nel cuore di alcuni, che sono fatti ministri del Vangelo, da dare più luce e conoscenza alle verità del Vangelo, di quanto non faccia agli altri; e il suo fine nel fare questo, è

dare Cioè, affinché i suoi servitori ministranti diano

la luce della conoscenza della gloria di Dio nel volto di Gesù Cristo; gli uomini devono essere prima resi leggeri nel Signore e per mezzo di Lui, altrimenti non saranno mai persone adatte e appropriate a pronunciare la parola di luce, o a comunicare la luce agli altri; Dio prima risplende nei loro cuori, e poi essi danno luce agli altri: per "gloria di Dio" non si intende la gloria essenziale di Dio, o le perfezioni della sua natura, anche se queste devono essere viste nel volto, o nella persona di Cristo; ma piuttosto i gloriosi consigli di Dio e il piano di salvezza di Gesù Cristo; o, in altre parole, il glorioso Vangelo di Dio: e con "la conoscenza" di esso si progetta, non una mera conoscenza speculativa nozionale del Vangelo, ma una conoscenza sperimentale; una conoscenza spirituale del Vangelo, di Cristo in esso, di Dio in Cristo, e di un interesse per la salvezza di Dio per mezzo di Cristo: ora, quando si dice che i ministri della parola danno la luce di questo agli uomini, o li illuminano con questa conoscenza, non si può pensare che siano le cause efficienti, poiché tali sono solo Geova, Padre, Figlio e Spirito; ma solo che sono strumentali, e sono mezzi nelle mani di Dio, per portare le persone a vedere la comunione di questo mistero: tutto ciò si fa, "nel volto di Gesù Cristo"; ciò denota la chiarezza e la perspicacia del loro ministero, e di quella conoscenza che viene comunicata da esso; vedi 2Corinzi 3:12 e anche l'autorità con cui agiscono; è nel nome e nella persona di Cristo, in cui senso è usata la frase, 2Corinzi 2:10

7 Versetto 7. Ma noi abbiamo, questo tesoro in vasi di terra,

Questo è un ulteriore elogio del Vangelo; e con il quale l'apostolo rimuove un'obiezione contro di essa, presa dalla croce e dalle persecuzioni che l'accompagnano, e dalla meschinità esteriore dei suoi ministri. Il Vangelo è chiamato "tesoro", perché non la grazia, né Cristo, ma qui si intende il Vangelo; che è così chiamato, perché contiene ricche verità e abbondanza; paragonabili all'oro, all'argento e alle pietre preziose, per il loro prezzo, la loro antichità, la distanza del luogo da cui provengono e la loro durata; perché ha in sé ricche benedizioni, spirituali, le benedizioni del nuovo patto, solide, sostanziali e irreversibili, e la loro pienezza; e perché consiste in promesse estremamente grandi e preziose, di valore superiore a migliaia di oro e argento; quelli liberi, assoluti e incondizionati, che sono sì e amen in Cristo, e si riferiscono sia a questo che all'altro mondo; e anche perché mostra e ci mostra le ricchezze di Dio e di Cristo, della grazia e della gloria; che sono imperscrutabili, sostanziali, soddisfacenti e durevoli: il deposito, o gabinetto, in cui si trova questo tesoro, sono "vasi di creta"; con ciò si intendono ministri della parola, che lo sono in se stessi, nella propria stima e nella stima degli altri; probabilmente l'apostolo poteva avere in mente Lamentazioni 3:2. I dottori e gli studiosi tra gli ebrei sono paragonati a questo;

"dice R. Eleazar, a che cosa è simile un discepolo di un uomo saggio, nella stima di un uomo di mondo? all'inizio è come una coppa d'oro; quando ha conversato con lui, è come una coppa d'argento; e quando ha ricevuto un profitto da lui, è come לקיתון שׁל הרשׁ, "a una coppa di terracotta", che, una volta rotta, non può essere riparata di nuovo: la legge (dicono) non è confermata se non da lui, che si fa ככלי חרס, "come un vaso di terra": R. Giosuè era un grand'uomo nel palazzo del re, ed egli fu deforme; Perciò la figlia di Cesare disse: "La sapienza è bella בכלי מכוער, "in un brutto vaso"; e lui le portò una similitudine come prova del vino, che non si conserva in un vaso d'argento".

L'allusione è o alla terra stessa, in cui giace il tesoro, o è nascosto, e da cui è stato scavato; o a pentole e vasi fatti di terra, in cui si è usato per mettere il tesoro; o a brocche di terracotta, in cui un tempo venivano trasportati luci o lampade; vedi Giudici 7:16 dove i trecento uomini di Gedeone, si dice che abbiano brocche vuote e lampade all'interno delle brocche; portavano con sé delle lampade per dare loro luce, essendo notte quando entrarono nell'accampamento di Madian; e quelli li mettevano in brocche, affinché i Madianiti non li percepissero da lontano, come osserva bene un commentatore ebreo; allo stesso modo il Vangelo messo in vasi di creta è una luce gloriosa per alcuni, mentre è nascosto per altri: sì, anche le lampade stesse non erano altro che vasi di creta, in cui veniva messa la luce; poiché così dice Maimonide: Una lampada, una luce ardente, è כלי חרשׁ, "un vaso di terra", come una canna; e in cima ad esso c'è un piccolo orecchio, che si unisce ad esso; e quando è fatto, un pezzo di stoffa vecchia viene messo sull'olio ardente, e rimane in esso; anche un vaso di terracotta, in cui c'è un luogo cavo in cui mettere la luce, e in esso è raccolto tutto ciò che sgorga dall'olio dalla luce; e si rafforza intorno alla testa del candelabro, affinché il bronzo non sia danneggiato dall'olio; e questo vaso è chiamato la casa in cui la luce si placa, o il ricettacolo della luce; e il quale recipiente, dice un altro dei commentatori misnici, è un vaso di terracotta, fatto per metterci dentro la luce; e la lampada, dice anche, è come un piatto di terra, appuntito in basso, ecc. e questa allusione si accorda bene con il contesto, in cui il Vangelo è rappresentato come una luce gloriosa, che risplende nelle tenebre, 2Corinzi 4:4,6. La parola greca οστρακινοις, usa l'apostolo, significa anche "conchiglie di pesci"; e allo stesso modo Filone l'Ebreo paragona il corpo umano;

"Sono (dice) molto poco preoccupato per questo corpo mortale che è intorno a me, e si attacca a me οστρεου δικην, "come la conchiglia di un pesce"; anche se è ferito da tutti".

E il riferimento può essere alle perle, che si dice siano state trovate in tali conchiglie, in particolare nelle ostriche; ed è destinato ad esprimere, sia i fragili corpi mortali dei ministri del Vangelo, paragonabili a fragili conchiglie; o terra cotta; o piuttosto la condizione esteriore meschina e spregevole degli apostoli e dei predicatori della parola; essere uomini di nessuna figura al mondo, per nascita, cultura o grandezza esteriore; ed essendo accompagnato anche da infermità peccaminose, come gli altri uomini; e più specialmente mentre lavoravano sotto i biasimi, le afflizioni e le persecuzioni, per amore del Vangelo; vedi Geremia 32:14. La ragione per cui piacque a Dio di mettere un tesoro così ricco e prezioso nelle mani di persone così meschine e spregevoli fu:

affinché l'eccellenza della potenza venga da Dio, e non da noi, cioè che possa sembrare che la nomina di tali persone a ministri della parola non sia dovuta a loro stessi, non sia dovuta alle loro capacità naturali, o a qualche diligenza e operosità, e a loro acquisizioni, o a qualche istruzione che avessero ricevuto da altri, ma alla grazia di Dio e all'efficace esercizio della sua potenza; e che il successo che accompagnò il loro ministero nella conversione dei peccatori e nell'edificazione dei santi poteva essere attribuito solo all'immensa grandezza della potenza divina; e che il loro sostegno nel loro lavoro, nonostante tutte le persecuzioni sollevate contro di loro e l'opposizione fatta contro di loro, non poteva essere attribuito a nient'altro; di quale potere, sono dati esempi nei versetti seguenti

8 Versetto 8. Siamo tribolati da ogni parte,

O afflitto; εν παντι, sia "in ogni luogo", ovunque ci troviamo, in qualsiasi paese, città o paese entriamo, siamo sicuri di incontrare problemi, di un tipo o dell'altro; perché dovunque siamo, siamo nel mondo, nel quale dobbiamo aspettarci tribolazione: o "sempre", ogni giorno e ogni ora che viviamo, come in 2Corinzi 4:10,11 non siamo mai liberi da una prova o dall'altra: o "da tutti"; da ogni sorta di persone, buone e cattive, professori e profani, persecutori aperti e falsi fratelli; sì, alcuni dei cari figli di Dio, credenti deboli, ci danno difficoltà: o "con ogni sorta" di difficoltà, interiori ed esteriori; afflizione dal mondo, dalla carne e dal diavolo:

ma non angosciato; così da non avere speranza, o non vedere via d'uscita; in modo da non avere alcun tipo di conforto, o manifestazioni dell'amore di Dio; o in modo da essere stretti nelle nostre anime; perché, nonostante tutte le nostre difficoltà, abbiamo la libertà sul trono della grazia e nel nostro ministero; possiamo andare con libertà a Dio e predicarti il Vangelo con franchezza:

Siamo perplessi; e talvolta non sanno che cosa fare, quale via prendere, quale rotta seguire, o come saremo sollevati e riforniti; A volte siamo estremamente persi riguardo alle cose temporali, a come ci sarà fornito di cibo e vestiario; né siamo privi dei nostri pensieri, dubbi e timori perplessi riguardo alle cose spirituali.

ma non nella disperazione; della salvezza del Signore che appare e opera, sia in senso temporale che spirituale

9 Versetto 9. Perseguitato, ma non abbandonato,

inseguito da un luogo all'altro, e seguito da minacce, maledizioni e rimproveri; afferrato, proscritto, imprigionato e minacciato con le più dure torture e la morte stessa; ma il nostro Dio non ci lascia né ci abbandona; anche se siamo seguiti da uomini malvagi e lasciati dai nostri amici, non siamo abbandonati da Dio.

A volte siamo abbattuti, come un vaso di creta; 2Corinzi 4:7, che può essere gettato dalle mani di un uomo, per essere frantumato; o come un uomo nella lotta, vedi Efesini 6:12 può essere gettato a terra dal suo antagonista, così a volte siamo sventati dal peccato, da Satana e dal mondo.

ma non distrutto; siamo ancora al sicuro nelle mani di Cristo, e siamo custoditi dalla potenza di Dio; E, in effetti, a che altro si può attribuire tutto questo? È sorprendente che i vasi di terra sopportino e soffrano così tanto, e non cadano, o siano fatti a pezzi

10 Versetto 10. Sempre in giro nel corpo,

La Vulgata latina, le versioni arabe ed etiopi dicono, vogliono: "nel nostro corpo"; e la versione siriaca, in questa e nella successiva frase, dice: "nei nostri corpi", e alcune copie in questa leggono: "corpi"; portando continuamente con noi, in questi nostri corpi mortali, dovunque andiamo,

la morte del Signore Gesù; con ciò si intende non la dottrina delle sofferenze e della morte di Cristo, e della salvezza per mezzo di un Salvatore crocifisso, che essi portarono e portarono con sé in modo ministeriale, ovunque venissero a predicare, ma le sofferenze che essi stessi subirono: così chiamati, a causa della somiglianza che c'è tra le sofferenze di Cristo, e il loro; come egli fu descritto come un uomo malvagio, un ingannatore e un fomentatore di sedizione, così lo furono loro; come lui fu perseguitato, così lo furono loro; Come egli fu passibile di morte, e alla fine fu consegnato ad essa, così furono loro: e anche a causa dell'unione e della simpatia che c'erano tra loro; Cristo ed essi erano un solo corpo e un solo Spirito; in modo che ciò che veniva sopportato dalle membra, il capo aveva un sentimento di amicizia e simpatia; e considerò ciò che era stato fatto loro, come fatto a se stesso: e inoltre, le sofferenze che subirono, e la morte a cui furono esposti, erano per amor suo, come è spiegato nel versetto successivo:

per noi che viviamo; che sono ancora nella terra dei viventi, anche se è quasi un miracolo che lo siamo, considerando le circostanze in cui ci troviamo:

vengono sempre consegnati; cioè, continuamente esposto

alla morte per amore di Gesù: e la fine di tutte queste sofferenze, che è espressa allo stesso modo in entrambi i versetti, è:

affinché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo, o "carne mortale", il cui significato è che sembri che Gesù, pur essendo morto, sia risorto dai morti e viva alla destra del Padre e viva sempre per intercedere per noi, cosa di cui c'è una piena prova, in quanto siamo sostenuti da lui in tutte le prove e le sofferenze che sopportiamo per amor suo; poiché egli vive, viviamo anche noi, in mezzo a tanti pericoli e morti, che ci accompagnano

11 Versetto 11. Vedi Gill in "2Corinzi 4:10"

12 Versetto 12. Così dunque la morte opera in noi,

Questa è la conclusione del racconto precedente, o la deduzione che ne è stata dedotta; o la morte, o il morire di Cristo, cioè le sofferenze del suo corpo, la chiesa, per lui, ενεργειται, "è opera in noi"; adempiuto e perfezionato in noi; vedi Colossesi 1:24 o piuttosto una morte corporale si è impadronita di noi; i semi della morte sono in noi; la nostra carne, i nostri corpi sono mortali e muoiono rapidamente; La morte ci ha già attaccati, sta lavorando gradualmente sulle nostre costituzioni e sta sbloccando i nostri tabernacoli, che in breve tempo saranno completamente smontati e deposti nella polvere.

ma la vita in te. Alcuni interpretano queste parole come pronunciate in modo ironico, come quelle in 1Corinzi 4:8,9 ma sembra che l'apostolo non parli in modo così intenso, ma nel modo più serio, e di cose solenni e terribili; e il suo significato è: nostro è il dolore, l'afflizione, l'afflizione e la morte stessa, tuo è il guadagno, la gioia, il piacere e la vita; ciò che otteniamo predicando il Vangelo sono il vituperio, la persecuzione e la morte; ma questo Vangelo che predichiamo a tale costo è il profumo della vita per la vita per voi, ed è il mezzo per mantenere la vita spirituale nelle vostre anime e per nutrirvi fino alla vita eterna; e che non è un piccolo incoraggiamento per noi a continuare nel nostro lavoro con franchezza e allegria: o queste parole riguardano il diverso stato e condizione dell'apostolo, e degli altri ministri, e dei Corinzi; l'uno era nell'avversità e l'altro nella prosperità

13 Versetto 13. Noi che abbiamo lo stesso Spirito di fede,

Per fede qui si intende non la dottrina, ma la grazia della fede; credere nelle dottrine del Vangelo e nella persona di Cristo; esercitare quella grazia sulla morte e risurrezione di Cristo; e in particolare guardare per fede nella piena attesa della risurrezione dei santi dai morti e della gloria eterna, insieme alla fiducia nel potere, nella fedeltà e nelle promesse di Dio da sostenere nelle afflizioni di questa vita. Ora, di questa fede lo Spirito di Dio è l'autore; questo non è di noi stessi, del nostro potere, è il dono gratuito di Dio, ed è un dono prezioso; è dell'opera di Dio e il prodotto della sua onnipotente potenza; e di questo lo Spirito di Dio, nella conversione, è l'operatore potente: per questo è qui chiamato lo "Spirito della fede". Così il "terzo" numero nell'albero cabalistico degli ebrei, l'intelligenza santificante, che risponde alla terza persona nella nostra dottrina della Trinità, è chiamato.

אמונה אומן e אב האמונה, "l'artefice della fede" e "l'autore o il genitore della fede", perché dal suo potere scaturisce la fede".

Che è lo "stesso" in tutti i santi; lo Spirito è lo stesso in uno come in un altro, e così è la fede di cui è l'autore; vedi 2Pietro 1:1. La fede è la stessa in tutti i santi che lo sono stati fin dall'inizio del mondo, sotto le dispensazioni dell'Antico e del Nuovo Testamento; era lo stesso in tutte le chiese al tempo dell'apostolo, a Roma come a Efeso, a Efeso come a Roma, e a Tessalonica come a Roma e a Efeso, e così in tutte le altre chiese; anche se può essere, l'apostolo può principalmente progettare l'identità della fede e dello Spirito in lui e nei suoi colleghi ministri, e in questi Corinzi, sebbene la morte operasse nell'uno e la vita nell'altro; che apparve nel loro libero e audace ministero della parola, nonostante tutto ciò che incontrarono a causa di essa, imitando e incoraggiando l'esempio di Davide,

come sta scritto, Salmi 116:10

Io ho creduto, e perciò ho parlato; anche noi crediamo, e perciò parliamo: dove c'è la vera fede, e il vero Spirito della fede, ci sarà un parlare di, per e nel nome di Cristo, come dovrebbe esserci: perché come "con il cuore l'uomo crede per la giustizia, così con la bocca si fa la confessione per la salvezza". Questo è vero per i credenti in comune, prima o poi, in un momento o nell'altro; ma più specialmente dei ministri della parola, che hanno una fede ferma e ben fondata nelle dottrine del Vangelo, e persona di Cristo; e perciò parlano liberamente, e senza alcun dubbio ed esitazione di queste cose, con franchezza, senza timore degli uomini, e sinceramente e fedelmente, come davanti a Dio: quindi fanno di Cristo il soggetto principale del loro ministero, perché credono in lui, e nulla può impedire alle loro bocche di parlare di lui; fede e spirito di fede, adatti al lavoro e al servizio pubblico, e danno libertà e audacia nel ministero del Vangelo, e sono un grande sostegno nella persecuzione per amore di esso

14 Versetto 14. sapendo che colui che ha risuscitato il Signore Gesù,

Oltre ad avere lo stesso spirito di fede, menzionato nel versetto precedente come sostegno nella tribolazione, l'apostolo procede in questo, e in alcuni versetti seguenti, a prendere nota di altre cose che davano loro sollievo sotto le loro pressioni, come la risurrezione dai morti, tutte le loro afflizioni sono per il bene delle chiese e la gloria di Dio, le esperienze interiori e confortevoli dell'amore e della grazia di Dio in mezzo a loro, e la fine e la nascita di loro, la gloria eterna. Il primo di questi è osservato qui; "conoscendo", essendo fermamente persuaso, e pienamente sicuro, che colui "che ha suscitato il Signore Gesù"; per mezzo del quale Dio Padre è stato designato in modo più speciale, sebbene non ad esclusione del Figlio e dello Spirito, che si sono occupati congiuntamente di risuscitare il corpo morto del nostro Signore: risusciterà anche noi per mezzo di Gesù; che possono considerare la risurrezione di tutti i santi per mezzo di Cristo, non come un semplice strumento, ma come una causa co-efficiente con il Padre e lo Spirito: questo l'apostolo conclude dalla potenza di Dio nel risuscitare Cristo dai morti; chi è in grado di fare l'uno, ha certamente il potere di effettuare l'altro; e anche da quell'unione c'è tra Cristo e il suo popolo; egli è il capo, essi sono le sue membra; e poiché il capo è alzato, le membra saranno allo stesso modo. La risurrezione di Cristo non è solo il modello, ma il pegno della risurrezione dei santi. Ora, questa dottrina, come era pienamente conosciuta e fermamente creduta dagli apostoli, fu di grande utilità per sostenerli nelle loro difficoltà esteriori; perché, sebbene fossero così afflitti e perseguitati, la morte era visibilmente all'opera in loro, e potevano aspettarsi di essere deposti nella tomba in breve tempo; eppure questa era la loro consolazione, che fossero risuscitati immortali e gloriosi da Cristo; alcune copie dicono: "con Gesù", e quindi la versione latina della Vulgata: "egli ci presenterà con te"; cioè, egli ci presenterà ministri, insieme a voi i santi, e il resto degli eletti di Dio; prima, לותיה, "a se stesso", come aggiunge la versione siriaca, e poi a suo Padre, in tutto il loro numero, completamente giusto e santo. Queste parole possono davvero essere intese come una liberazione dall'afflizione temporale, da quella morte in cui stavano lavorando, e a cui erano esposti, e il senso è questo; crediamo fermamente che colui che ha risuscitato Cristo dai morti, ci libererà dalla presente morte di afflizione, che sarà una sorta di risurrezione dai morti, e ci farà stare accanto a te, o alla tua presenza; o, in altre parole, essendo così liberati, avremo l'opportunità di farvi visita, che abbiamo così a lungo desiderato, e che voi avete aspettato, il che sarà per la vostra edificazione e conforto

15 Versetto 15. Poiché ogni cosa è per voi;

Questa è un'espressione molto ampia e completa, e raggiunge tutte le cose di Cristo, così come dei suoi ministri. L'incarnazione, l'obbedienza, la morte e la risurrezione di Cristo sono tutte per il bene degli eletti di Dio; e così il ministero dei suoi apostoli e servitori, i loro doni, le loro grazie, le loro comodità e le loro esperienze; e così pure tutti i loro biasimi, afflizioni e persecuzioni; vedere 2Corinzi 1:6. Questi furono sopportati per il loro bene, e tendevano alla loro istituzione nella fede; erano per la promozione del Vangelo, della fede e della gioia dei santi; e questo dava loro non poco piacere e sollievo nelle loro sofferenze, che erano di tale utilità per gli altri. Inoltre, tutte le loro liberazioni, quando erano in pericolo imminente; erano per il bene delle chiese:

che l'abbondante grazia; tenuto avanti nel loro ministero, evidentemente da vedere nel sostenerli nelle loro afflizioni e liberarli da essi:

potenza attraverso il ringraziamento di molti; per tali apparenze di bontà divina, vedi 2Corinzi 1:11

ridondare alla gloria di Dio; che è un'altra cosa che ha dato loro una piacevole soddisfazione, in tutte le loro angosce per amore di Cristo, e del suo Vangelo

16 Versetto 16. Per questo motivo non ci veniamo meno,

Poiché le nostre afflizioni sono annullate per il bene degli altri e la gloria di Dio, non ci scoraggiano di fronte ad esse; i nostri spiriti non affondano sotto il loro peso; Noi non rinunciamo all'opera del ministero a causa loro, ma vi andiamo avanti allegramente, tanto più che

anche se il nostro uomo esteriore perisce; Le nostre circostanze esteriori della vita sono molto meschine e spregevoli; Siamo spesso in una condizione molto angosciata a causa della fame, della sete, della nudità e della mancanza delle comuni necessità della vita; i nostri corpi sono quasi sfiniti dalla fatica, dal lavoro e dal dolore; I nostri tabernacoli terreni vacillano e stanno per cadere in pezzi.

eppure l'uomo interiore si rinnova di giorno in giorno; cioè, continuamente; risponde a ויום יום, un ebraismo; vedi Ester 2:11 3:4 l'uomo interiore nascosto del cuore, l'uomo nuovo è in una condizione prospera; le nostre anime sono in buona salute; l'opera di Dio è comodamente svolta in noi; abbiamo esperienze dolci e ripetute dell'amore di Dio; stiamo crescendo nella grazia, e nella conoscenza di Cristo; e, come la palma, più peso vi si appende, più prospera; e, come i figli d'Israele in Egitto, più erano afflitti e più crescevano

17 Versetto 17. Per la nostra leggera afflizione,

Qui si esprime la differenza tra lo stato presente e quello futuro dei santi, si mostra la disparità tra loro e si esercita l'influenza che l'uno ha sull'altro. Lo stato attuale è uno stato di "afflizione". L'afflizione è la sorte comune dei figli degli uomini, ma più specialmente dei figli di Dio, ed è qui designata dalla "nostra" afflizione; poiché questi, oltre alla loro afflizione dell'anima, incontrano tali nel mondo, e tra gli uomini di esso, altri no. Le afflizioni sono stabilite per loro dal loro Padre celeste; per loro si provvede e si sostiene sotto di loro nel patto di grazia; sono l'eredità di Cristo per loro, e per mezzo della quale sono conformi a lui; sono sempre per il loro bene, spirituale ed eterno; e giacciono sulla loro via verso il cielo, attraverso il quale devono passare nel regno: ora queste loro afflizioni esteriori che sono qui significate, risiedono principalmente nella meschinità delle loro circostanze esteriori; nella povertà e nell'angoscia, nella disgrazia, nei rimproveri e nelle persecuzioni per la loro professione di Cristo e delle sue verità: e in opposizione a questa loro condizione meschina e spregevole agli occhi del mondo, il loro stato futuro è significato dalla "gloria", come spesso è nella parola di Dio; ed è di tale natura, che tutte le glorie di questo mondo, come i regni, le corone, le eredità, i possedimenti, le ricchezze, l'onore e le sostanze di ogni tipo e grado, per mezzo delle quali lo stato celeste è espresso, non sono che deboli somiglianze con esso: è la stessa gloria in cui Cristo è entrato, di cui è in possesso e che darà a tutto il suo popolo; si troverà principalmente nella comunione con il Padre, il Figlio e lo Spirito, con gli angeli e gli uni con gli altri; ci sarà una gloria visibile sui corpi dei santi, che saranno modellati come il corpo glorioso di Cristo; e le loro anime saranno benedette con perfetta conoscenza e santità. La loro afflizione è rappresentata come "leggera" che, sebbene non sia in sé, ma spesso molto dolorosa e pesante da sopportare, specialmente quando ad essa si aggiunge qualche turbamento dell'anima; eppure è luce, quando il santo è sostenuto dal braccio del Signore, indulgente con la sua presenza e favorito con le scoperte del suo amore. Le afflizioni del popolo di Dio sono leggere, se paragonate ai loro deserti, alle sofferenze di Cristo, ai tormenti dei dannati all'inferno e alle gioie del cielo, che qui, in opposizione ad esso, sono chiamate "peso di gloria". L'apostolo ha rispetto per la parola ebraica כבוד, che significa sia "peso" che "gloria", ed è spesso usata per ricchezze, onore e tutto ciò che è eccellente, solido e sostanziale: e qui la frase designa le pesanti ricchezze della gloria, quella massiccia corona di gloria che non appassisce, quella sostanza ingombrante e più duratura, che Cristo farà ereditare a coloro che lo amano. Ancora, si dice che le afflizioni dei figli di Dio siano

per un momento; sono solo per un po', e questo per un po'; tutt'al più non sono che per il tempo presente della vita, e questo non è che un vapore che appare per un po' di tempo, e poi svanisce; non è che un momento, un punto del tempo, in confronto all'eternità: ma la gloria a cui i santi sono scelti e chiamati, quel peso di essa che sarà posto su di loro è "eterna", durerà per sempre; non conoscerà fine, perciò è chiamata casa non fatta da mano d'uomo, eterna nei cieli, regno eterno, dimora eterna, eredità incorruttibile e corona di gloria che non appassisce. Ora, l'attuale afflizione del popolo di Dio ha un'influenza considerevole su questo; Qui si dice che

opera per noi questa gloria. Gli ebrei introducono Dio pronunciando parole molto simili a queste

"Dice il santo e benedetto Dio, io ho mandato loro castighi in questo mondo, לחזק זרועותם לעולם הבא, "per rafforzare le loro braccia", o affinché le loro braccia possano afferrare il mondo a venire."

Ora, si può dire che le afflizioni producono gloria eterna per i santi, non per merito, poiché non sono degne di essere paragonate alla gloria che deve essere rivelata; non c'è proporzione tra loro; Inoltre, il regno e la gloria dei cieli sono stati preparati fin dalla fondazione del mondo, ed è un dono di grazia gratuito del loro Padre celeste; ma funzionano come mezzi per goderne, come fanno la parola e le ordinanze; lo Spirito di Dio si serve di loro, come dell'altro, per elevare i santi a quella stessa cosa, la gloria: questi sono mezzi per provare, esercitare e migliorare le loro grazie, per svezzare i loro cuori da questo mondo e per trarre fuori i loro desideri, le loro speranze e le loro aspettative per l'altro; sono la via in cui i credenti camminano verso la gloria, e che essa ultima emana e termina in essa; La gloria li segue, anche se non è per loro

18 Versetto 18. Mentre non guardiamo le cose che si vedono,

Queste sono le cose di questo mondo, come le ricchezze, gli onori, i piaceri, i profitti, ecc. che sono visibili e colpiscono i sensi di un uomo naturale, e sono temporali, durano solo per un certo tempo, sono transitori, fugaci e svaniscono rapidamente. "Guardare" queste cose significa desiderarle, riporre gli affetti su di esse e fare del godimento di esse lo scopo e lo scopo principale dell'uomo; e quando questo è il caso, non si può dire che le afflizioni lavorino per costoro, o che lavorino per un peso eterno di gloria; ma quando i credenti hanno gli occhi e il cuore distolti da queste cose, o non le guardano, o le disprezzano; "mentre", e quando sono in tali stati d'animo, le afflizioni operano per il loro bene futuro. O con queste cose che si vedono si possono intendere le afflizioni stesse, la croce, con tutto ciò che le appartiene; che sono anche discernibili dai sensi esterni, e sono solo per un tempo. Ora, il credente non deve stare a guardare e a studiare le sue afflizioni; poiché mentre lo fa, essi producono impazienza, mormorii, rimpianti, incredulità, ecc. ma quando e mentre distoglie lo sguardo da questi a Cristo, e a ciò che ha fatto e sofferto, e alle glorie di un altro mondo, e alla ricompensa della ricompensa, non solo si trova sostenuto nelle sue attuali afflizioni, che non trascura così tanto da disprezzare; ma trova anche il suo cuore che cerca, e i suoi affetti rivolti, e la sua fede, speranza e aspettativa suscitate nella visione delle cose di lassù, dove è Cristo: e così è continuato a guardare

alle cose che non si vedono; dall'occhio corporeo, né dall'occhio del senso carnale e della ragione; solo con l'occhio della fede, che è "sostanza di cose che si sperano e prova di cose che non si vedono": e queste cose, le gioie e le glorie del cielo, "sono eterne"; durerà per sempre, non finirà mai; tutto ciò è un grande incoraggiamento alla fede e alla pazienza sotto le attuali afflittive dispensazioni della Provvidenza

Commentario del Pulpito:

2Corinzi 4

1 

La gloria del ministero del vangelo Versetti 1-6, che sostiene i cuori dei ministri di Cristo in mezzo a tutte le debolezze e le prove Versetti 7-15, specialmente con la fede nelle cose invisibili Versetti 16-18

Ver

1. - Perciò. A causa della libertà e della visione aperta del vangelo. Come noi abbiamo ricevuto misericordia. La gratitudine per una misericordia così immeritata 1Timoteo 1:13 ci rende impavidi e vigorosi in un ministero così glorioso. Atti 20:23,24 Noi non veniamo meno. La parola implica il mantenimento di un santo coraggio 1Corinzi 16:13 e la perseveranza. 2Tessalonicesi 3:13 Ricorre di nuovo in versetto 16 e in Galati 6:9; Efesini 3:13

Versetti 1, 2.-

Il carattere e l'opera di un vero ministro di Cristo

"Perciò, visto che abbiamo questo ministero", ecc. Queste parole ci presentano un vero ministro di Cristo così com'è in se stesso e nelle sue fatiche, cioè nel suo carattere e nella sua opera

I IL SUO CARATTERE. Qui si suggerisce che il suo carattere sia contrassegnato da tre cose

1. La sua forza. "Perciò, poiché abbiamo questo ministero, come abbiamo ricevuto misericordia, non veniamo meno". Avendo nella misericordia un vangelo come questo da predicare, non ci scoraggiamo. "Non ci scoraggiamo", al contrario, siamo coraggiosi. Il carattere di ogni ministro di Cristo dovrebbe essere caratterizzato dalla forza: forza di convinzione, forza di principio

2. La sua purezza. "Ma hanno rinunciato alle cose nascoste della disonestà", o meglio, della "vergogna". Ogni elemento e forma di peccato è una cosa di "vergogna", una cosa che fa arrossire la coscienza. La falsità, l'incastrità, la meschinità, l'egoismo, la disonestà, sono tutte cose per la vergogna e il disgusto. Un vero ministro ha rinunciato a tutte queste cose, ne è completamente purificato

3. La sua schiettezza. "Non camminare con astuzia". Nessun attributo del carattere è più comune, allo stesso tempo moralmente più ignobile e anticristiano, dell'astuzia o dello stratagemma. I ministri del culto sono spesso accusati di questa "astuzia", e l'accusa è, ahimè! troppo spesso vero. L'arte dei preti è nota. Ora, un vero ministro è libero da questo; È un uomo di franchezza, candore, onestà trasparente

II IL SUO LAVORO. Come compie la sua missione? La risposta è data qui:

1. Negativamente. "Non maneggiare la Parola di Dio con inganno". Viene così maneggiato quando viene utilizzato per sostenere un sistema, per far avanzare una setta, per esibirsi, per guadagnarsi da vivere e per conquistare popolarità. Ebrei non è un vero ministro che fa questo

2. Positivamente. "Mediante la manifestazione della verità raccomandandoci alla coscienza di ogni uomo al cospetto di Dio".

1 Ebrei fa appello alla coscienza dell'umanità. "La coscienza di ogni uomo". Altrove Paolo chiama la coscienza "l'uomo interiore"; è in verità l'uomo dell'uomo, il suo sé morale. È così che egli si rivolge non solo alla passione, o all'immaginazione, o all'intelletto, ma a ciò che sta alla base e permea ogni facoltà spirituale dell'uomo

2 Ebrei fa appello alla coscienza dell'umanità attraverso la verità. "Mediante la manifestazione della verità". Che cos'è la "verità"? "La Parola di Dio". E quella parola, non come letteratura, ma come vita, la vita di Cristo. Ebrei è "la Verità". È "la verità come è in Gesù", non nei credi o nelle Chiese che egli rivolge alla coscienza

3 Ebrei fa appello alle coscienze dell'umanità, attraverso la stretta ispezione di Dio Onnipotente. "Agli occhi di Dio". L'uomo che predica la verità sotto la coscienza dell'occhio divino sarà libero da

a paura,

b affettazione, e da

c ottusità

Omelie DI C. LIPSCOMB Versetti 1-6.-

Gloria del ministero apostolico; come sono stati assolti i suoi doveri

È ancora "questo ministero". Alla domanda: "Chi è sufficiente per queste cose?" è stata data risposta in parte da una dichiarazione della sua "sincerità" e "semplicità di parola", ed egli procede ora a parlare del suo coraggio e del suo costante zelo. "Non veniamo meno", non permettendo a nessuna difficoltà o pericolo di scoraggiarci. Ma qual era la natura o lo spirito di questa energia risoluta? Gli uomini energici, gli uomini coraggiosi, che sono piegati al loro scopo, non sono sempre scelti o timidi dei mezzi impiegati per raggiungere i loro fini. Si rinunciava alle "cose nascoste della disonestà", ai complotti, agli schemi architettati in segreto, né egli adulterava in alcun modo il vangelo. Non solo predicò la Parola, ma la trasmise come ricevuta dal Signore Gesù. Lo specchio era mantenuto pulito e luminoso, in modo da riflettere l'immagine. Naturalmente, si contrapponeva ai suoi avversari, che usavano gli intrighi per acquisire influenza. Se certi uomini maneggiavano la Parola di Dio con inganno, egli non era uno di quel numero, perché il suo unico scopo era; "mediante manifestazione della verità", per raccomandarsi "alla coscienza di ogni uomo dinanzi a Dio". La verità divina, quale conteneva il vangelo, era una manifestazione, una dimostrazione del suo carattere reale e intrinseco, per l'unica facoltà competente a riceverla come un sistema auto-dimostrante; e quella facoltà era la coscienza. La ragione sta dietro a tutto il nostro ragionamento, ed è più grande e più vera della nostra logica formale. L'istinto precede l'esperienza, ed è la condizione sospensiva dell'esperienza. E questi istinti, con le loro intuizioni, costituiscono la loro stessa evidenza e formano la base di tutta la conoscenza. San Paolo sosteneva che le dottrine spirituali del vangelo, se fedelmente presentate alla coscienza, sarebbero state riconosciute e accettate dalla coscienza come la verità di Dio. La storia è storia; la testimonianza è testimonianza; il giudizio è giudizio; la coscienza è coscienza; e non disprezzerà nessuno di questi per esaltarne un altro, ma manterrà ciascuno al suo posto secondo la costituzione della nostra natura. Eppure la mente umana, fatta a immagine di Dio, deve essere padrona delle sue impressioni, sovrana sui suoi motivi, padrona di se stessa quando è più obbediente a Dio; e, di conseguenza, deve avere una coscienza per testimoniare "magistralmente", come dice il vescovo Butler, l'autorità di Dio. Non era al gusto mondano e all'intelletto egoistico che San Paolo si appellava nella predicazione del vangelo, né a sentimenti bassi e mercenari di alcun tipo, ma alla coscienza come senso supremo del diritto nell'uomo. E tutto qui? No; Hanno affidato se stessi, le loro persone, la loro vita privata e pubblica, la loro esperienza e condotta, alla coscienza degli altri. Testimoniare ciò che siamo, ciò che facciamo, come viviamo, così come ciò che predichiamo, era l'argomento di San Paolo. Nessun uomo godeva del vero apprezzamento e del vero amore più di lui; ma, soprattutto, cercava la testimonianza della loro coscienza che egli era il loro servo per amore di Cristo, e non era in alcun modo astuto e disonesto nei suoi rapporti con i fratelli. Il carattere privato e il carattere pubblico sono, ahimè! troppo spesso disgiunti, e non di rado sono opposti; ma San Paolo pensava che i doni e le grazie dovessero andare insieme. Ciò che professava come apostolo sarebbe stato messo in pratica come uomo, e sotto ogni aspetto si sarebbe raccomandato alla coscienza. In nessun caso avrebbe avuto la fiducia e la stima della Chiesa, se non nella misura in cui avesse impresso questo tipo di giudizio umano più puro e sicuro. E lo fece solennemente, "davanti a Dio". Osservate, quindi, che non era alla loro coscienza, ma alla coscienza, che il suo ministero, il suo carattere e la sua vita si rivolgevano. Né questo era limitato alla Chiesa. Era esibito davanti a tutti, credenti e non credenti, un sapore di vita, un sapore di morte. La manifestazione della verità si raccomanderebbe alla coscienza di ogni uomo; eppure il verdetto generale della coscienza sarebbe accettato e messo in pratica da alcuni, mentre sarebbe osteggiato e disobbedito da molti. Ma chi erano i respintori? "Se il nostro vangelo è nascosto, è nascosto a quelli che sono perduti" che ora stanno perindo, non definitivamente perduti, ma al momento non salvati, il loro giorno di grazia non è finito, la salvezza è ancora possibile. Lo stato di cui si parla è uno stato di cecità mentale, che include la mancanza di percezioni spirituali e l'oscurità della comprensione. La coscienza è istruita, ma l'intelletto prevale sulla coscienza. La coscienza è dalla parte della verità; l'intelletto dalla parte dei sensi. La coscienza supplica, ammonisce, condanna, in nome di Dio; L'intelletto è sofistico e imperioso a favore dell'uomo carnale. E l'intelletto è così alienato dalla sua subordinazione razionale a una coscienza dominante da parte di un usurpatore che è Satana, "il dio di questo mondo". Gli uomini gli hanno permesso di affermare la sovranità su di loro, ne hanno fatto "un dio" e hanno ceduto al suo malvagio arbitrio ciò che appartiene al solo Dio. Hanno derubato Dio per dargli potere sui loro corpi e sulle loro anime. Senza questo riconoscimento chiaro e vivido della personalità, dell'attività, dell'energia prodigiosa di Satana, la teologia di San Paolo non avrebbe consistenza, né coerenza logica, né adattabilità all'opera di convincimento e di rinnovamento a cui egli la associa. Per lui, la depravazione umana non è una cosa astratta, una cosa isolata, ma parte integrante di un vasto sistema di male, un immenso impero di falsità, inganno, frode, crudeltà, di cui Satana è il capo e la facciata. L'incredulità è potente? Dietro c'è Satana. Le concupiscenze e gli appetiti della carne sono tiranni? Satana è il tiranno. Gli uomini sono ciechi al loro interesse e al loro benessere? Da lui, "dio di questo mondo", sono essi accecati. Colui che valuta la depravazione umana esclusivamente in base a ciò che è in se stessa, avrà una visione molto diversa del suo vero carattere nell'esperienza e nell'attuazione rispetto a chi la considera come uno strumento in mani come quelle di Satana. Nel primo caso è l'uomo che indulge nella depravazione per la propria gratificazione: egli ne è personalmente e individualmente e direttamente il motivo, l'impulso e il fine; In quest'ultimo c'è un regno e un sovrano dispotico, i cui obiettivi sono promossi ampliando il suo dominio e aumentando la sua influenza. San Paolo è esplicito. Satana è il cieco, ed è il paraocchi come "il dio di questo mondo". E acceca le menti degli uomini, "affinché la luce del glorioso vangelo di Cristo, che è l'immagine di Dio, non risplenda per loro". Volgetevi alla fine del capitolo precedente e leggete della "faccia aperta", della "gloria del Signore" riflessa, del potere assimilante dell'"immagine", della sua meraviglia trasformatrice nel cambiare "di gloria in gloria". E ora prendete questo terribile contrasto: un angelo caduto, un principato detronizzato e il potere è il "dio" tra le sue gerarchie, il "dio" di un mondo in cui gli uomini sono in prova per l'immortalità del bene o del male, e il sottile "dio" delle tenebre occupato ovunque a nascondere l'unica luce che rivela Cristo come l'immagine di Dio. Ecco questa luce nella storia della vita, della morte, della risurrezione, dell'esaltazione di Cristo. È glorioso. È predicato come un "vangelo glorioso", è predicato dagli uomini. che hanno "rinunciato alle cose nascoste della disonestà" e che essi stessi, con il loro candore, integrità, purezza, si raccomandano alla coscienza di ogni uomo sotto l'occhio di Dio, ma Satana esercita tutta la sua abilità e influenza, controlla una miriade di agenti, opera continuamente e opera con tale successo che le menti di molti sono accecate dall'incredulità. Distruggi la fede e distruggi l'anima. E questa è la potenza satanica del male, il culmine di tutta la sua influenza, che la cecità con cui avvolge l'anima è la cecità dell'incredulità. Può pensare al "glorioso vangelo di Cristo" e non essere umiliato? "Noi non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù, il Signore; e noi stessi vostri servi per amore di Gesù". Ed ora l'idea che ha occupato tanta parte della sua attenzione - il volto velato di Mosè, la visione aperta di Cristo, l'immagine del Padre in lui, la gloria che eccelle, il ministero come manifestazione di gloria, la crescita cristiana come espansione da un grado di splendore all'altro fino a raggiungere "il giorno perfetto, " e la cecità contrastata dei non credenti che sono sotto il potere di Satana, - questa idea, così suggestiva, raggiunge la sua espressione finale nel sesto versetto. Una volta Dio aveva detto: "Sia la luce, e la luce fu". Era l'inizio della grandiosità della creazione; Ma era tutto qui? Questo doveva essere il simbolo permanente di Dio, la fonte e il centro di più associazioni e suggestioni di qualsiasi altro oggetto nell'universo materiale, una forza creativa per l'immaginazione della metafora, dell'immagine e dell'illustrazione che non può essere misurata. E, come tale, San Paolo lo usa quando dice che "Dio, che ha comandato alla luce di risplendere dalle tenebre, ha brillato nei nostri cuori". Quale incarnazione più piena potrebbe assumere il pensiero se non "la luce della conoscenza della gloria di Dio nel volto di Gesù Cristo"? "Luce", "conoscenza", "gloria di Dio", "volto di Gesù Cristo": che collocazione di idee sublimi!

Omelie DI E. HURNDALL Versetti 1-6.-

Come dovrebbero predicare gli uomini

IO CON FEDE. Molti predicano con disperazione e preparano la strada al fallimento. Dovremmo riflettere sul fatto che la predicazione del Vangelo è il modo divinamente stabilito per salvare gli uomini. È probabile che avremo successo se ci aggrappiamo a Dio quando cerchiamo di afferrare gli uomini. La nostra salvezza fornisce abbondanti prove del potere divino di salvare. "Dio ha brillato nei nostri cuori" ver. 6; "Abbiamo ottenuto misericordia" ver. 1. Ciò che Dio ha fatto per noi, può farlo per gli altri. E noi abbiamo la promessa Divina che la Parola non ritornerà a Dio a vuoto. "La luce risplenderà dalle tenebre" ver. 6. Dobbiamo cercare una fede che ci impedisca di venir meno anche quando le prospettive sono più oscure ver. 1. Se non abbiamo fede, come possiamo aspettarci che ce l'abbiano i nostri ascoltatori?

II CON CORAGGIO. Non dobbiamo venir meno di fronte ai nemici. Molti assalti alle roccaforti sono falliti a causa della tiepidezza e della vigliaccheria. I predicatori dovrebbero essere molto audaci e molto coraggiosi. Non abbiamo nulla di cui vergognarci nel nostro messaggio. L'opera del diavolo sarà forse compiuta con più coraggio di quella di Cristo? Il servizio più alto sulla terra sarà forse contrassegnato da esitazione e timidezza? "Ma con ogni franchezza, come sempre, così anche ora Cristo sarà magnificato nel mio corpo, sia con la vita che con la morte". Filippesi 1:20 La Chiesa sarebbe più aggressiva se fosse più coraggiosa. I predicatori dovrebbero avere un cuore forte e tenero

III CON PERSEVERANZA. Non dobbiamo venir meno a causa delle difficoltà. Gli scoraggiamenti sono molti, ma la perseveranza li seppellirà tutti. Il motto del predicatore deve essere: "Avanti! su! Avanti!" Gli ebrei devono spendere ed essere spesi nel servizio. Secondo il modo attribuito ai soldati britannici, i soldati di Cristo non devono mai sapere quando sono pettinati. "Linea su linea, precetto su precetto". Molte cose vengono al predicatore che può aspettare e lavorare

IV CON GRANDE ONESTÀ E SINCERITÀ, "Non camminare con astuzia" ver. 2. Il predicatore che vuole che i suoi ascoltatori camminino per vie sante non deve camminare egli stesso per vie tortuose. Gli ebrei non devono essere degli imbroglioni. Alcuni sembrano disposti a fare qualsiasi cosa per compiacere; Ma lo scopo del ministero non è quello di piacere. La carne tagliata con un coltello sporco rischia di diventare sgradevole e il vangelo amministrato con arti malvagie perderà la sua bellezza e il suo potere

V CON LA DOTTRINA PURA. "Non maneggiando la Parola di Dio con inganno" ver. 2. "Manifestazione della verità" ver. 2. Cristo ci dà la dottrina pura da predicare, troveremo guai a noi se la adulteriamo! Non dobbiamo condirlo secondo i sapori del carnale, o trattenere porzioni che potrebbero offendere i peccatori influenti

1. Predichiamo al cospetto di Dio. Come osare, dunque, manomettere l'histroth!

2. Dobbiamo raccomandarci alla coscienza di ogni uomo . Nient'altro che predicare la verità farà questo. Possiamo raccomandarci alle fantasie degli uomini predicando le nostre, e alle loro predilezioni tagliando le dottrine secondo le loro esigenze; ma solo predicando la dottrina pura raggiungeremo le coscienze degli uomini. La giocoleria teologica può piacere non poco agli uomini; La dottrina del Vangelo li convincerà. Al nostro Maestro ci alziamo o cadiamo. È una povera cosa piacere agli uomini se noi gli dispiacciamo. Che la caustica affermazione di Lutero: "Si bruciano monete contraffatte, ma si canonizzano i falsificatori della Parola di Dio", non sia mai così vera, il predicatore deve attenersi alla dottrina che gli è stata consegnata, anche se così facendo perde tutte le cose terrene. In un mondo eterodosso nulla è così probabile che sia così popolare come l'eterodossia

VI CON LA PUREZZA DI VITA. "Abbiamo rinunciato alle cose nascoste della vergogna" ver. 2. Se predichiamo dovremmo praticare, il cristianesimo è spesso debole perché i cristiani sono incoerenti. Gli uomini vogliono vedere il Vangelo oltre che ascoltarlo. Un predicatore deve vivere oltre che parlare. Un uomo non può predicare senza se stesso. C'è sempre di più sul pulpito del sermone: c'è l'uomo. Inevitabilmente ci chiediamo cosa abbia fatto il vangelo per il predicatore del vangelo quando ce lo raccomanda così sinceramente. E la vita ha uno strano potere di rivelarsi nella predicazione. Fa capolino. Se il predicatore ha una vita di Giuda, prima o poi lo tradirà. Ma quando l'uomo parla bene come il suo sermone, si esercita una potente influenza. La luce deve risplendere nei nostri cuori e nelle nostre vite versetto 6

VII CON DISCERNIMENTO SULLE CAUSE DEL NON SUCCESSO. L'apostolo insegna che coloro che rifiutano il vangelo quando sono proclamati fedelmente sono coloro le cui menti sono accecate dal dio di questo mondo versetto 4. Essi si sono arresi così completamente alle influenze malvagie che il messaggio di grazia di Dio attraverso Cristo non riesce a interessarli o a suscitarli. Stanno "morendo". Il loro rifiuto del vangelo non dice nulla contro il vangelo o contro il modo in cui viene promulgato. La colpa non è in esso o nel predicatore, ma in se stessi. È bene che un predicatore si renda conto della possibilità di tali casi, in modo che si possa evitare un eccessivo scoraggiamento quando si incontrano

VIII CON UMILTÀ E AUTOSUBORDINAZIONE

1. I predicatori non devono predicare se stessi ver. 5. Un uomo può facilmente predicare a se stesso anche quando prende il suo testo dalla Bibbia. A volte c'è non poca tentazione per i ministri di predicare da soli. "Chi pensa di stare in piedi stia attento a non cadere".

2. I predicatori devono essere servi per amore di Gesù ver. 5; servi di coloro ai quali predicano. Non solo servi di Cristo, ma servi degli uomini, "i vostri servitori", per amore di Cristo. Il predicatore che vuole conquistare le anime deve sacrificare se stesso. Per l'acustica è bene che il pulpito sia al di sopra delle persone, ma non altrimenti. Gli ebrei che volevano pescare non dovevano essere visti

IX CON FEDELTÀ A CRISTO. Ver. 5. I predicatori devono essere leali in ogni cosa a colui dal quale hanno ricevuto il loro incarico. Devono credere in lui, amarlo, seguirlo, predicarlo, viverlo, ubbidirgli e cercare in ogni cosa di glorificarlo.

Omelie DI R. TUCK Versetti 1, 2.-

Piena fiducia nel potere della verità

"Mediante la manifestazione della verità raccomandandoci alla coscienza di ogni uomo al cospetto di Dio". La grande opera del ministero cristiano è quella di esporre agli uomini la verità. Ma con questo termine non dobbiamo intendere tutta la verità o qualsiasi verità. Il riferimento è precisamente a quella verità su Dio e sui suoi rapporti con gli uomini, che era stata parzialmente rivelata prima, ed è stata pienamente rivelata in Gesù Cristo il Salvatore. Quella speciale verità era stata affidata agli apostoli. Dovevano proclamarlo liberamente agli uomini, secondo che ne avevano o potevano avere l'opportunità. Ed essi dovevano essere sicuri che Dio avrebbe fatto di quella verità la sua potenza per la salvezza degli uomini. Riferendosi all'opera del ministero moderno, è stato ben detto che non dobbiamo tanto "dire la verità quanto far dire la verità". L'apostolo, in questi versetti, ci ricorda alcune cose che sono necessarie se vogliamo esporre in modo efficiente la verità del Vangelo

I PERSEVERANZA. «Non veniamo meno». Non ci si deve tirare indietro di fronte alle difficoltà, non ci si deve perdere d'animo perché le cose non andranno lisce, non ci si deve stancare di fare il bene. San Paolo stesso ha dato il nobile esempio di ciò che ha ordinato. Gli Ebrei non consideravano la sua vita cara perché finisse il suo corso con gioia. Che avesse successo o fallimenti, in forza o in debolezza, era "istantaneo in tempo e fuori stagione".

II SEMPLICITÀ. Il ministro fedele rifiuterà assolutamente tutti gli aiuti meramente sensazionali alla sua opera. Gli Ebrei si separeranno completamente dai piani mondani e ingannevoli per raggiungere i suoi fini. Gli ebrei rifiuteranno in ogni modo di "fare il male affinché venga il bene". Era stata accusata l'apostolo di aver dato prova di astuzia e astuzia nei suoi rapporti con le Chiese. Egli respinse vigorosamente questa accusa, e fu indotto a insistere sul fatto che l'ingenuità è essenziale per il ministro fedele, la cui condotta e i cui motivi possono essere esaminati fino in fondo. L'illustrazione può essere presa dal ministero del Signore Gesù. Gli ebrei non ricorrevano a nessuna arte, né a macchinazioni, né a trucchi, né di parola né di condotta. Il suo lavoro era semplice. Era il vivere di una vita, la consegna di un messaggio, uno sforzo genuino per benedire e salvare gli uomini

III FEDE. Nella testimonianza che la verità dà sempre, e nella risposta ad essa che viene sempre data dalla coscienza degli uomini. Possiamo predicare con questa fiducia: la coscienza riconoscerà sicuramente la pretesa di Dio, la colpa del peccato e il bisogno di redenzione. Gli uomini possono davvero mettere a tacere la coscienza e mettere da parte la verità, ma noi abbiamo sempre questa certezza: la migliore e la più profonda in ogni uomo risponde al nostro messaggio

IV LA COSCIENZA DI ESSERE SOTTO L'OCCHIO DI DIO. "Agli occhi di Dio". Quella presenza divina il ministro la realizza come il compimento delle parole di Cristo: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo". C'è una durezza e una freddezza nell'idea che dovremmo lavorare "come sempre nell'occhio del grande Sorvegliante". C'è calore, tenera simpatia e ispirazione nell'assicurazione che l'"Uomo, Cristo Gesù" spirituale, è con noi in ogni luogo

In conclusione, punti come questi richiedono un trattamento accurato,

1. Questa fiducia nel potere della verità è giustificata dall'esperienza?

2. La verità di Cristo è mai veramente in pericolo?

3. Se è così, da quali fonti o in quali direzioni viene il pericolo? Le agenzie, le organizzazioni e gli stampi umani lo mettono in pericolo, e in ogni epoca vengono suscitati uomini che possono liberare la verità di Cristo dalle nostre limitazioni e schiavitù umane. Il vero risveglio è la liberazione della verità per vincere la sua buona via. Non possiamo avere un motivo di gloria paragonabile a questo: "la Parola di Dio non è legata". -R.Tp

2 

Ma hanno rinunciato; piuttosto, ma abbiamo rinunciato. Vi abbiamo rinunciato una volta per tutte al nostro battesimo. Le cose nascoste della disonestà; letteralmente, di vergogna; intendendo, naturalmente, tutto ciò che causa vergogna. Per quanto vergognose possano essere le calcolazioni dei miei avversari ebrei, ho detto addio per sempre a tutto ciò per cui un brav'uomo arrossirebbe. "Onesto" era originariamente come la parola greca kalov, un'espressione generale per eccellenza morale, come nel verso di Pope:

"Un uomo onesto è l'opera più nobile di Dio".

Di Fletcher...

"L'uomo è la sua stella, e l'anima che può essere onesta è l'unico uomo perfetto."

Nell'astuzia. La parola implica ogni comportamento sottile, astuto, subdolo, 2Corinzi 11:3 ed è chiaro da 2Corinzi 12:16 che San Paolo era stato accusato di tale condotta. La parola è usata e illustrata in Luca 20:23. Maneggiare la parola di Dio con inganno. Ebrei ha già ripudiato implicitamente questa accusa in 2Corinzi 2:17, ed era sempre ansioso di mantenere un atteggiamento di trasparente sincerità 2Corinzi 1:12 pronunciando la verità e tutta la verità 2Corinzi 2:17 ; Atti 20:27 e non adulterarlo. Ebrei dovette rispondere a tali insinuazioni anche nella sua prima lettera pervenuta. 1Tessalonicesi 2:3 mediante la manifestazione della verità. Il costante ricorrere a questo pensiero mostra l'ansia dell'apostolo di rimuovere il sospetto, creato dagli attacchi dei suoi oppositori, che egli avesse un insegnamento esoterico per alcuni, 2Corinzi 1:13 manteneva alcune delle sue dottrine "La verità" non può essere predicata con l'aiuto della menzogna. L'importanza della parola "manifesto" in questa epistola è notevole. San Paolo sembra esserne ossessionato. 2Corinzi 2:16 3:3 4:10 5:10,11 7:12 11:6 Lodando noi stessi. Questa è l'unica forma di autocommiato o di "lettera di encomio" che mi sta a cuore. C'è evidentemente un riferimento allo stesso verbo usato in 2Corinzi 3:1. Davanti a Dio, vedi 2Corinzi 2:17; 7:12; Galati 1:20 Questi solenni appelli hanno lo scopo di mostrare che sarebbe moralmente impossibile per lui agire come gli è stato accusato di agire. Se può affermare la propria integrità, lo farà solo altrettanto consapevolmente alla presenza di Dio

Omelie DI J.R. THOMSON versetto 2.-

Verità e coscienza

In queste parole esaurienti dell'apostolo si rivela il vero potere del ministro cristiano. Questo è rappresentato come costituito da tre diversi elementi

LO STRUMENTO CHE È AFFIDATO AL MINISTRO CRISTIANO PER L'USO

1. In sé è la verità. Tutta la verità è preziosa e potente. Ma la verità, così com'è in Gesù, è suprema in potenza morale e spirituale. La verità della giustizia e dell'amore di Dio, così come sono uniti e armoniosi nel vangelo di Cristo, è la più grande forza morale che sia entrata e operata nella nostra umanità. Ha il rematore per convincere il giudizio, per convertire il cuore, per controllare la volontà, per limitare la vita

2. Questa verità esercita il suo potere per semplice manifestazione. Non ha bisogno delle nostre scuse o difese, dei nostri ornamenti o raccomandazioni. Fa il suo lavoro al meglio quando gli si permette semplicemente di brillare di luce propria, di fare il suo corso

II IL MATERIALE SU CUI IL MINISTRO CRISTIANO DEVE LAVORARE; cioè "la coscienza di ogni uomo". Alcuni insegnanti di religione fanno appello agli interessi degli uomini, altri alle loro paure, alcuni alla loro superstizione, altri alla loro vanità. Ma il vero appello è alla coscienza. "Perché anche voi stessi non giudicate ciò che è giusto?" "Io parlo come a uomini saggi, giudicate voi quello che dico". Altri principi di azione si rivolgono a parti inferiori della natura umana e producono risultati proporzionati. Ma la verità cristiana punta in alto, chiama all'azione le facoltà più nobili dell'anima. Tradotta letteralmente, la frase è: "ad ogni coscienza degli uomini", il che sembra suggerire che, sia che la coscienza sia illuminata o rozza, pigra o attiva, è sempre, quando risvegliata, una testimonianza della Parola di Dio. La verità e la coscienza sono ugualmente di origine divina, e sono adattate l'una all'altra. Ciò che la verità pronuncia, la coscienza riecheggia

Il predicatore di giustizia può essere certo che alle sue parole c'è sempre una risposta nel cuore umano

III LO SPIRITO CON CUI IL MINISTRO CRISTIANO USA L'ATTREZZO DIVINAMENTE MODELLATO CHE OPERA SULLA NATURA DIVINAMENTE MODELLATA. È "davanti a Dio". Gli ebrei che lavorano in questo modo lavoreranno onestamente, fedelmente, seriamente. E la sua opera sarà proficua agli uomini e gradita a Dio.p

3 

Ma se il nostro vangelo è nascosto. Questo viene aggiunto per evitare l'apparenza di una contraddizione. Ebrei ha parlato di "manifestazione della verità", eppure ha parlato di tutti gli ebrei come incapaci di vederla perché non tolgono dal loro cuore il velo che la nasconde da loro. In che modo "un vangelo velato" può essere una "verità manifesta"? La risposta è che il Vangelo è luminoso, ma gli occhi che dovrebbero fissarlo sono volontariamente chiusi. Allo stesso modo, in 2Corinzi 2:16, egli ha paragonato il vangelo a una fragranza di vita, ma ai prigionieri condannati - "ai periti" - viene "come un soffio dall'ossario". Una traduzione migliore sarebbe, Ma anche se il nostro vangelo 1Corinzi 15:1; Romani 2:16 è velato. è velato solo tra i perduti. 1Corinzi 1:18 Nasconditi; piuttosto, è stato velato. per coloro che sono perduti; piuttosto, ai perduti. vedi nota 2Corinzi 2:15

Versetti 3, 4-

La condizione degli uomini non rigenerati

"Ma se il nostro vangelo è nascosto", ecc. Queste parole danno un'idea spaventosa degli uomini empi

I Sono CIECHI AL VANGELO. "Se il nostro vangelo è nascosto o, 'velato'". Gli uomini hanno diversi organi visivi. C'è l' occhio del corpo: il Vangelo non è "nascosto" da questo: possono vedere il volume che lo contiene, possono vedere la stampa e forse leggere i suoi capitoli. C'è l' occhio intellettuale per scoprirne il senso e discernerne il significato. C'è l' occhio spirituale, la coscienza che discerne il significato morale delle cose; questo è l'occhio che solo può vedere il vangelo, la sua vera essenza. E questo è l'occhio velato, l'occhio della coscienza è chiuso, così che il vangelo non è più discernito di quanto i cieli luminosi siano osservati dall'uomo che è cieco alle corna

II Essi stanno PERIRE NEL PECCATO. "È nascosto a quelli che sono perduti", o velato a quelli che periscono. La rovina dell'anima è un processo graduale. Le anime non sono né rovinate né salvate subito. Gli empi "vanno al castigo eterno"; non vi vengono scagliati subito; procedono passo dopo passo. Con ogni peccato la loro sensibilità di coscienza perisce, la loro forza di volontà perisce, tutte le migliori tendenze della loro natura periscono. Non importa quanto forti nel corpo, quanto prosperi nella ricchezza, quanto elevati nella società, stiano morendo. Sorprendentemente solenne questo!

III Sono VITTIME DI SATANA. "Nel quale il dio di questo mondo ha accecato le menti di quelli che non credono." Osservare:

1. Satana non è un principio, ma una personalità

2. Satana ha immensi domini. "Il dio di questo mondo". Satana è una personalità che ha accesso alle anime umane. Ebrei entra negli uomini, agisce sulle loro sorgenti di pensiero e sulle loro fonti di sentimento

3. Satana è una personalità la cui azione sull'anima è essenzialmente perniciosa. "Il dio di questo mondo ha accecato le menti di coloro che non credono". Ebrei chiude l'occhio morale dell'anima, "affinché la luce del glorioso vangelo di Cristo, che è l'immagine di Dio, non risplenda su di loro".

Versetti 3, 4.-

Il vangelo velato

Quelle cose che sono destinate al benessere dell'uomo sono spesso così pervertite dal peccato che diventano l'occasione dei mali più grandi. Così che è proverbiale che le cose migliori, quando abusate, si rivelano le peggiori. Il vangelo di Gesù Cristo, quando è ricevuto correttamente, è un potere di illuminare, benedire e salvare. Ma per coloro che lo rifiutano e lo disprezzano, il vangelo diventa l'occasione di condanna e distruzione

IO LA POTENZA INVISIBILE E SPIRITUALE CHE VELA IL VANGELO AGLI OCCHI DEGLI UOMINI. L'espressione usata dall'apostolo è molto forte; Egli attribuisce questo atto malizioso al "Dio di questo mondo", apparentemente un principio personale del male che opera nella società umana e nei cuori umani. Altrove ci viene ricordata la potenza del maligno, che è designato "il sovrano di questo mondo", "il principe della potenza dell'aria".

II I MEZZI CON CUI GLI OCCHI DEGLI UOMINI SONO VELATI, Questi sono molti, e sono abilmente adattati ai diversi caratteri e abitudini degli uomini

1. La sensualità spesso rende incapace la visione spirituale, perché quanto più rende l'uomo sensibile alle attrattive del piacere carnale, tanto più ostacola le sue apprensioni spirituali e offusca la sua visione spirituale

2. La mondanità riempie l'intero orizzonte della visione con le cose della terra e del tempo, e così preclude lo splendore della vera luce che viene dal cielo

3. L' orgoglio della ragione umana, che si immagina indipendente e onnipotente, oscura nel caso di molti i raggi della verità divina che spesso raggiungono i più umili e i meno stimati tra gli uomini

III GLI EFFETTI CHE QUESTA CECITÀ PRODUCE NELLA MENTE DEGLI UOMINI

1. La buona novella è guardata con indifferenza

2. Cristo stesso, la stessa "immagine di Dio", è contemplato con avversione e ripugnanza. Non c'è simpatia spirituale che attiri l'anima al Santo e al Misericordioso; Le sue stesse lezioni sono considerate attraverso un mezzo distorto

3. Tutte le esecuzioni spirituali perdono il loro fascino, non riescono a risvegliarsi all'ammirazione e all'emulazione

4. La vera condizione in cui giacciono è del tutto ignorata e negata dai ciechi spirituali

5. Per mancanza di luce periscono; i ciechi spiritualmente e volontariamente si condannano a morte.p

4 

Il dio di questo mondo; piuttosto, il dio di questa epoca. È, come dice Bengel, "una grande e orribile descrizione del diavolo". Ebrei, tuttavia, non è qui chiamato un dio del kosmos, ma solo dell'olam hazzeh, l'attuale dispensazione delle cose che esiste tra coloro che rifiutano di entrare in quel regno in cui il potere di Satana è ridotto a nulla. Il malinconico tentativo di sbarazzarsi degli argomenti manichei rendendo il versetto "in cui Dio accecò i pensieri dei miscredenti di questo mondo" è messo da parte dal fatto che la terribile descrizione di Satana come "un altro dio" El acheer era comune tra i rabbini. Sapevano che il suo potere era davvero un potere derivato, trottando ancora che era permesso che fosse Efesini 2:2; 6:12 ; In Giovanni 12:31 ; Giovanni 14:30, nostro Signore parla di lui come "il sovrano del cosmo". Ha accecato; piuttosto, accecato. Il verbo qui non ha altro significato che "accecare", ed è molto diverso dal verbo "indurire", reso da "accecare" in 2Corinzi 3:14 con lo stesso sostantivo. Sono ciechi per mancanza di fede, ed essendo "increduli" stanno "perindo", Efesini 5:6 visto che "camminano nelle tenebre" Giovanni 8:12 e sono in potere di Satana. Atti 26:18 La cecità del cuore", dice Sant'Agostino, "è peccato e punizione del peccato e causa del peccato". La luce del glorioso vangelo di Cristo; piuttosto, l'illuminazione del vangelo della gloria del Cristo. La parola photismos nel greco ecclesiastico successivo era usata per "battesimo". Chi è l'immagine di Dio 2Corinzi 3:18; Colossesi 1:15; Ebrei 1:3 Dovrebbe risplendere per loro; o, come nella Versione Riveduta, dovesse sorgere su di loro. L'altra traduzione, "che non vedano l'illuminazione", dà al verbo augazo, un senso più raro, che si trova solo in poesia, e non conosciuto dai LXX

Cristo come immagine di Dio

"Il glorioso vangelo di Cristo, che è l'immagine di Dio". Da 1Corinzi 11:7 apprendiamo che c'è un senso in cui l'uomo è "immagine e gloria di Dio". In Colossesi 1:15 si parla del Figlio di Dio come dell'"Immagine del Dio invisibile, il Primogenito di ogni creatura". La parola usata nel nostro testo è esattamente equivalente alla nostra parola "somiglianza". "Un'immagine, o somiglianza, è una rappresentazione visibile di un oggetto. Così Cristo, nella sua umanità, è una rappresentazione visibile del Dio invisibile, la rivelazione della saggezza e della potenza di Dio che l'uomo ha ricevuto può essere paragonata a quella fatta nella vita, morte e risurrezione del Figlio incarnato". Il punto su cui chiediamo attenzione è questo: il vangelo espone la gloria di Cristo. Ma, quando lo si considera correttamente, si scopre che questo è l'esposizione della gloria di Dio. Dio infatti può essere conosciuto solo in immagine e simbolo, e questa è l'immagine perfetta e pienamente soddisfacente, adattata con precisione alle nostre facoltà e necessità umane. Gesù Cristo è lo "Splendore della gloria del Padre e l'immagine espressa della sua persona". La sua filiazione è la presentazione terrena della paternità divina. Il Figlio è l'immagine stessa del Padre. Philips Brooks dice bene: "Questa è la somma dell'opera dell'Incarnazione. Cento altre affermazioni riguardo ad esso, riguardo a colui che era incarnato, sono vere; ma tutte le affermazioni che lo riguardano racchiudono la loro verità all'interno di questa verità: che Gesù venne per riportare il fatto della paternità di Dio nella conoscenza dell'uomo, e nel suo posto centrale di potere sulla vita dell'uomo. Gesù è misteriosamente la Parola di Dio fatta carne. Ebrei è l'Operatore di miracoli stupefacenti sui corpi e sulle anime degli uomini. Ebrei è il Convincente del peccato. Ebrei è il Salvatore attraverso la sofferenza. Ma, dietro a tutto questo, poiché lo scopo per cui l'uomo è tutto questo, egli è il Redentore dell'uomo nella paternità di Dio". Cristo porta la luce dell'amore paterno di Dio a risplendere sui figli prodighi e peccatori; quella luce risveglia lo spirito del vecchio figlio nei loro cuori e li porta a casa, nella penitenza e nella fede, al loro Padre celeste. E proprio questa è la missione di Cristo e del suo vangelo: far risplendere la luce di Dio nelle anime degli uomini.p

5 

Poiché non predichiamo noi stessi. Non c'è gloria o illuminazione sui nostri volti, e non abbiamo fini personali da raggiungere, né siamo "signori" della vostra fede. Questo è, forse, inteso come una risposta a qualche accusa di egoismo. Il Signore; piuttosto, come il Signore Filippesi 2:11; 1Corinzi 12:3 I tuoi servi; letteralmente, i tuoi schiavi. 1Corinzi 9:19 Per amore di Gesù. Così Cristo stesso aveva desiderato. Matteo 20:27

Predicazione

"Poiché non predichiamo noi stessi", ecc. Ecco che...

HO UNA TRISTE POSSIBILITÀ nella predicazione. Cos'è? Per "predicare noi stessi". Predicare noi stessi significa proporre le nostre nozioni, esibire i nostri talenti, il nostro genio e la nostra cultura, ostentare le nostre produzioni. Significa mettere se stessi, non Cristo, in primo piano. In questi giorni l'egoismo del pulpito è diventato quasi intollerabile

II UN TEMA GLORIOSO per la predicazione. "Cristo Gesù, il Signore".

1. Predicatelo come Mediatore tra Dio e l'uomo. Ebrei la cui grande missione è quella di riconciliare l'uomo con il suo Creatore

2. Predicatelo come il grande Esempio per l'imitazione dell'uomo. Ebrei che incarnano l'ideale della perfezione e della beatitudine umana

III Il GIUSTO SERVIZIO nella predicazione. "Noi stessi, vostri servi, per amore di Gesù". Il vero predicatore è:

1. Il servo delle anime

2. Il servo delle anime animate dall'amore per Cristo. "Servi per amore di Gesù".

Il tema della predicazione

Il cristianesimo si è diffuso per la prima volta con l'annuncio della voce viva, e lo stesso metodo ha sempre occupato la posizione più importante nella storia della Chiesa e specialmente delle sue missioni. Eppure il successo di questo metodo è stato proporzionale all'importanza che i predicatori danno al loro tema rispetto alla loro individualità

I IL TEMA L'APOSTOLO NEGA. "Noi non predichiamo noi stessi".

1. Cioè. non di noi stessi, come avviene per molti. Non le nostre speculazioni, le nostre teorie, le nostre fantasie. Nemmeno le nostre esperienze nella vita religiosa

2. Perché i modesti e i saggi sentivano che tale predicazione poteva essere solo per offrire, in molti casi, debolezza, follia e ignoranza; in tutti i casi l'imperfezione umana e l'infermità, agli uomini che sanno abbastanza di tutto questo, e che hanno bisogno di ciò che è sovrumano e divino

II IL TEMA IN CUI L'APOSTOLO SI GLORIFICA

1. Cristo come Persona storica. Era ed è ancora necessario, in primo luogo, informare gli ascoltatori del vangelo dei fatti reali della manifestazione terrena di nostro Signore: la sua incarnazione, il suo ministero, la sua umiliazione e obbedienza, le sue sofferenze e la sua morte, la sua risurrezione ed esaltazione. Ogni buona e sana dottrina si basa sui fatti

2. Cristo come Persona Divina; cioè il Signore. Ebrei deve essere predicato come ciò che egli dichiarò di essere: uno con il Padre, il Re degli angeli e degli uomini. È un amico e un aiutante così sufficiente di cui il mac ha bisogno

"Se tu fossi meno di un Divino, la Mia anima sarebbe sgomenta; Ma attraverso le tue labbra umane Dio dice: "Sono io; Non temere!'"

1. Cristo come Mediatore, completo in tutte le qualifiche necessarie per adempiere ai doveri di tutti gli orifizi che sostiene

2. Cristo come Persona vivente - Uno che non ha cessato di interessarsi agli uomini perché non è più in mezzo a loro in forma corporea; ma Uno che, come rappresentato nell'Apocalisse, vive con e per coloro che è morto per salvare

APPLICAZIONE. C'è il pericolo che coloro che accettano questo punto di vista dell'apostolo non si accontentino della semplice reiterazione del nome di Cristo. Ricordiamoci che Cristo dovrebbe essere predicato per quanto riguarda l' intelligenza e il cuore degli uomini.

Omelie DI D. FRASER versetto 5.-

Non se stessi, ma il Signore

Due imputazioni erano state fatte a San Paolo durante la sua assenza da Corinto, e a ciascuna di esse questo versetto contiene una risposta. Si era detto che cercava lodi; ed egli rispose che non era partito da solo, ma dal suo signore. Si era detto che cercava di dominare le Chiese; ed egli rispose che era un servo della Chiesa per amore di Gesù

I LA PREMINENZA DATA AL SIGNORE. "Noi non predichiamo noi stessi". Con questa rinuncia non si intende che l'apostolo abbia escluso ogni riferimento alla sua fede o esperienza, e abbia mantenuto un tono del tutto impersonale mentre trasmetteva testimonianza e istruzione cristiana alle Chiese. Esempi esistenti della sua predicazione e dei suoi scritti indicano il contrario. San Paolo ha parlato liberamente della sua esperienza personale della misericordia di Dio e della grazia sostenitrice di Cristo, della sua fede e speranza, del suo dolore e della sua gioia. Così tutti i ministri saggi e di successo della Parola di vita hanno mostrato il loro cuore al popolo ritenendo prezioso il vangelo. Hanno detto: «Quello che ti predichiamo, noi stessi lo sappiamo e lo crediamo; ciò che raccomandiamo alla tua accettazione, noi stessi lo abbiamo accettato e provato; Perciò veniamo dinanzi a voi, non solo come messaggeri per mezzo dei quali vengono mandate notizie, ma anche come testimoni che possono attestare che quelle notizie sono vera". L'apostolo parlava e scriveva liberamente di sé, ma non predicava se stesso, cioè non si poneva davanti al popolo come il capo o il Salvatore. Fu colpa di quei faziosi insegnanti di Corinto, che cercarono di denigrare l'autorità di San Paolo, che si lodarono, insegnarono le loro speculazioni, guardarono al loro progresso e trascinarono i discepoli dietro di loro. Questo era ciò che l'apostolo negava e aborriva, e ciò che tutti i predicatori del vangelo devono scrupolosamente e persino gelosamente evitare. È positivamente fatale per il successo spirituale proiettare se stessi davanti al popolo invece di esporre la totale sufficienza di Cristo Gesù, l'Essenza vivente del vangelo. Qualcuno si lamentò con l'eccellente William Romaine della sua costante predicazione di Cristo; ed egli rispose: «Non abbiamo nient'altro da predicare»; cioè non predichiamo nulla di separato da lui o di scollegato da lui. Tutta la sana dottrina converge verso l'eccellenza della conoscenza di Cristo, e tutta l'obbedienza accettabile scaturisce da essa. "Predica la Legge", chiesero gli ebrei a Paolo; e annunziò ad ogni credente Cristo, fine della Legge. "Predicate la sapienza", gridavano i Greci; e predicava Cristo come la Sapienza di Dio. "Predicate le virtù pratiche e la buona condotta", gridano molti critici e osservatori moderni; e noi dobbiamo predicare Cristo per rendere nuovi i cuori, e così rendere la vita pura e retta dalle radici. Non è sufficiente insegnare l'esistenza di Dio, i suoi attributi di essere e di carattere, la sua provvidenza che tutto controlla, o anche la sua paternità universale. Noi predichiamo Gesù, il Maestro, il Guaritore, il Salvatore, il Figlio di Dio. Noi lo predichiamo come Cristo, il Messia annunciato nell'antica profezia, che deve soffrire molte cose ed entrare così nel suo splendore. E noi predichiamo Gesù Cristo come Signore. Ebrei è il Signore di tutto. Ebrei è il Signore dei morti e dei vivi. Ebrei è il Signore "alla gloria di Dio Padre". Qualcuno pensa che ciò sia impraticabile? Puntano il dito contro l'ignoranza che deve essere rimossa, il vizio da frenare, l'egoismo da correggere, e considerano una mera perdita di tempo parlare così tanto di un Personaggio che è vissuto, e delle cose che ha detto e fatto in Giudea tanto tempo fa? Si chiedono: "A che serve questo?" Siamo audaci a rispondere: se questo non servirà a nulla, niente lo farà. Le direttive e gli ammonimenti morali non possono sollevare gli uomini da se stessi o elevarli al di sopra dei bassi livelli di pensiero e di condotta. Ci deve essere una relazione nuova e stretta con Dio, un aiuto dal cielo; e questo si ottiene solo attraverso la fede in Gesù Cristo, il Signore. In nessun altro modo sono state prodotte potenti e permanenti trasmutazioni del carattere umano. In nessun altro modo gli uomini sono liberati dalle cattive abitudini e resi buoni, benigni, giusti e puri. Perciò persisteremo nel predicare ciò che Paolo predicò

II IL POSTO PRENDE IL PREDICATORE APOSTOLICO. Non vogliamo signoreggiare sulla Chiesa. "Noi siamo vostri servi per amore di Gesù". I faziosi insegnanti di Corinto cercavano il proprio avanzamento e, giudicando San Paolo da soli, sostenevano che egli assumeva più autorità di quanto gli spettasse, e desiderava fare il dittatore delle Chiese. Il cuore sensibile e generoso dell'apostolo sentì acutamente l'imputazione. Ebrei, infatti, era tenuto ad affermare il suo apostolato, ma, assorto com'era dal pensiero dell'autorità del suo Salvatore come Signore, aborriva l'idea di rivendicare la signoria sulla Chiesa di Dio, e si guardò bene dal descriversi come un servo, e dall'associare a sé per nome compagni di servizio come Sila e Timoteo. Molto più i moderni ministri della Parola, pur mantenendo la realtà e la dignità del loro ministero, devono guardarsi da tutto ciò che sa di supposizione signorile. Sono servi dei santi per amore di Gesù. Non per il bene degli uomini, o per qualsiasi incentivo o remunerazione che gli uomini possono offrire. Non sono impiegati del popolo, assunti da esso per svolgere il loro lavoro religioso, e responsabili verso di esso della loro condotta, infatti, sono servitori del popolo, eppure il popolo non è il suo padrone. Uno solo è il loro Maestro, cioè Cristo; e servono la Chiesa sotto i suoi ordini e per amor suo. Così Gesù Cristo stesso divenne il Servitore di tutti perché era l'eletto Servitore di Dio. Tra i suoi seguaci è sempre meglio e più nobile servire che essere serviti. Che esempio mostrò Paolo come servo per amore di Gesù! - logorando il suo corpo in viaggi e viaggi duri e pericolosi, prendendosi cura di tutte le Chiese, pregando per loro, scrivendo loro, visitandole e rivisitandole, correndo tutti i rischi, sopportando tutte le cose - anche la più dura di tutte, l'ingratitudine e la volubilità di coloro ai quali aveva servito - per poter adempiere il servizio che gli era stato assegnato dal Signore Gesù. Altri potevano risparmiarsi, ma lui non lo fece mai. "Spenderò molto volentieri e sarò inclinato per le vostre anime." È uno standard elevato; ma facciamo bene a tenere davanti a noi modelli elevati, e a cercare di elevarci ad essi secondo la necessità e l'opportunità del nostro tempo, e la capacità che ci è data da Dio.p

6 

Che ha comandato alla luce di risplendere dalle tenebre. L'argomento del versetto è che Dio, che ha creato la luce materiale Genesi 1:3 e che è il Padre delle luci Giacomo 1:1 e ha mandato suo Figlio per essere la Luce del mondo, Giovanni 8:12 non ha brillato nei nostri cuori solo per il nostro bene, o per nascondere la luce sotto il moggio per noi stessi, ma che possiamo trasmetterlo e rifletterlo. C'è un paragone implicito tra la creazione della luce e l'alba della luce del Vangelo, e ognuna di queste era intesa per il bene di tutto il mondo. Il versetto dovrebbe essere tradotto, se seguiamo i migliori manoscritti: "Perché è Dio che ha detto: La luce risplenderà dalle tenebre, che ha brillato nei nostri cuori per illuminare la conoscenza della gloria di Dio". Sul volto di Gesù Cristo. vedi 2Corinzi 2:10 3:7 Probabilmente, però, c'è un riferimento alla gloria di Dio, non come riflessa dal volto di Cristo, ma come concentrata in esso e irradiante da esso. Ebrei 1:2

Vera luce dell'anima

"Poiché Dio, che ha comandato alla luce di risplendere dalle tenebre, ha rifulso nei nostri cuori, per dare la luce della conoscenza della gloria di Dio nel volto di Gesù Cristo". Ci sono due luci nell'anima. C'è la luce della natura. Questa luce è costituita da quelle intuizioni morali che il Cielo ha impiantato in noi all'inizio. Queste intuizioni sono abbastanza buone per gli angeli, lo hanno fatto per Adamo prima che cadesse; ma ora, a causa del peccato, sono così ottusi e fiochi che l'anima è nelle tenebre morali: "La luce che è in te è tenebra". L'altra luce è quella della luce del Vangelo. Questo avviene perché la luce della natura si è quasi spenta, ed è essenziale per il nostro benessere spirituale. Questa è la luce a cui si riferisce il brano, la nuova luce dell'anima. Le parole richiamano l'attenzione su tre fatti che lo riguardano

EMANA DALLA FONTE PIÙ ALTA. "Dio, che ha comandato alla luce di risplendere dalle tenebre, ha brillato nei nostri cuori". Il riferimento è qui alla creazione. Genesi 1:3 Ci ricorda:

1. Dell' oscurità antecedente. Lo stato dell'anima prima che questa luce entri in essa è analogo allo stato della terra prima che Dio accendesse le luci del firmamento. Era freddo, caotico, morto. In quale triste condizione si trova l'anima non rigenerata!

2. Di sovranità onnipotente. "Sia la luce" - "Sia la luce, e la luce fu". I luminari del firmamento furono accesi dal potere libero, incontrollato, onnipotente di Dio. Così è con la vera luce spirituale. Arriva perché Dio lo vuole. Dappertutto egli "opera secondo il consiglio della sua propria volontà".

II RIVELA IL SOGGETTO PIÙ GRANDE. La luce è rivelatrice. Tutte le sfumature e le forme, le bellezze e le sublimità della terra ci sarebbero nascoste senza la luce. Che cosa rivela questa luce dell'anima? "La luce della conoscenza della gloria di Dio". La luce del Vangelo che entra nell'anima rende visibile Dio come la Realtà eterna, la Fonte dell'essere e la Fonte di ogni beatitudine. Dove non c'è questa luce evangelica, l'anima o la ignora o la nega; o, al massimo, specula su di lui, e nel migliore dei casi ha di tanto in tanto visioni svolazzanti. Ma sotto lo splendore del vangelo, Dio è la Realtà di tutte le realtà, la Fonte di tutte le esistenze, la Radice di tutte le scienze. In questa luce vedono Dio, e attraverso di lui vedono e interpretano il suo universo

III SCORRE ATTRAVERSO IL MEZZO PIÙ SUBLIME. "Sul volto di Gesù Cristo". C'è un'indubbia allusione qui a ciò che è detto di 2Corinzi 3:13 quando la gloria divina si rifletteva sul suo volto, e produceva un tale splendore e magnificenza che i figli d'Israele non potevano guardarla con fermezza. Il senso qui è che, nel volto o nella persona di Gesù Cristo, la gloria di Dio risplendeva chiaramente, e la Divinità appariva senza velo. Questa luce che viene per mezzo di Cristo, "che è l'immagine del Dio invisibile", è:

1. Vera luce. Ebrei è la verità

2. Luce attenuata . L'anima non sopportava la luce proveniente direttamente dalla Sorgente infinita; è troppo abbagliante. Per mezzo di Cristo viene così addolcito da adattarsi alla nostra debolezza

3. Luce accelerata. Cade sull'anima come il raggio di sole sul seme che si risveglia nella vita

La luce della conoscenza spirituale

La natura è una parabola per mezzo della quale il Creatore e Signore di tutto ci insegna sempre riguardo a se stesso e alla sua volontà. Tutte le vaste forze e gli oggetti sublimi della natura hanno i loro analoghi spirituali. Così è, come appare da questo passo, con la luce, che simboleggia la verità, il vangelo di Dio. Impariamo...

IO DA DOVE VIENE LA LUCE. La luce fisica viene dal sole, e il sole è stato acceso dal Creatore. Gli Ebrei dissero: "Sia la luce, e la luce fu". Quindi tutta la luce intellettuale e morale proviene dal Padre delle luci. Ebrei è luce, e in lui non ci sono tenebre. "Ebrei si riveste di luce come di un mantello." Le nostre anime trovano la loro piena illuminazione e soddisfazione nella rivelazione della sua mente, che è come il sorgere del sole sulla nostra natura ottenebrata

II CHE COS'È LA LUCE. Secondo l'apostolo questa è "la conoscenza della gloria di Dio". Se è così, Dio non è l'Ignoto, l'Inconoscibile. La gloria dell'Eterno non è tanto nella sua potenza e saggezza, quanto nei suoi attributi morali, nella sua santità e nel suo amore. La rivelazione del carattere divino è come luce per la sua creazione intelligente. È benvenuto, rallegra, illumina, rivitalizza

III DOVE LA LUCE SPLENDE. "Sul volto di Gesù Cristo". Nella risurrezione di nostro Signore questa luce risplendeva visibilmente sul suo volto, come aveva fatto in occasione della sua trasfigurazione. Ma realmente e spiritualmente fluisce sempre; poiché Cristo stesso è "l'emanazione della gloria del Padre suo". Osservate il suo volto quando insegnate: la luce della conoscenza divina è su di esso. Quando si compatisce e si guarisce il sofferente, c'è la luce della compassione e dell'amore divini. Quando sopporta pazientemente l'insulto, su di esso riposa lo splendore della maestosa dolcezza. Quando si muore sulla croce, la luce della vittoria sacrificale si accende sui lineamenti. Quando pronuncia i suoi comandi regali dal trono del cielo, "il suo volto è come il sole risplende nella sua forza".

IV DOVE PENETRA LA LUCE. "Nei vostri cuori", dice l'apostolo. Come i raggi del sole risvegliano la sensazione della luce solo quando cadono su un occhio ricettivo e sensibile, così la rivelazione del carattere di Dio implica un cuore ricettivo e reattivo. Sebbene la luce risplenda sempre da Cristo, moltitudini non ne traggono alcun beneficio o godimento. Quando il cuore si volge come il girasole alla luce, allora spunta il giorno interiore e l'intera natura spirituale viene a crogiolarsi nella luce di Dio

V PERCHÉ LA LUCE SPLENDE. In risposta a ciò si può riassumere l'intero scopo spirituale e il significato della rivelazione cristiana

1. Che possiamo percepirlo. Lo è, ahimè! possibile nascondersi dalla luce a mezzogiorno. Ma coloro che accolgono la luce celeste si rallegrano in essa, ne sono guidati e conoscono il suo potere di ispirare speranza eterna

2. Affinché possiamo camminare in esso. "Camminate nella luce del Signore"; "Camminate nella luce mentre avete la luce". Poiché la verità di Dio è utile a tutti gli uomini, avendo la facoltà di dirigere coloro che saranno condotti da essa sui sentieri della sapienza, della pace e della vita

3. Che possiamo rifletterlo. La luce di Dio non viene assorbita dall'anima che la riceve. Si riversa su coloro che sono intorno. I cristiani sono "la luce del mondo", sono "portatori di luce", per mezzo dei quali la terra deve essere riempita dello splendore del mezzogiorno spirituale e immortale.

Luce della conoscenza della gloria divina

Il cristianesimo di San Paolo non era una religione formulata, ma la rivelazione o il disvelamento di Dio nel suo Figlio nostro Salvatore

I LA GLORIA DI DIO NEL VOLTO DI GESÙ CRISTO. In quel volto, rivolto così graziosamente ai figli degli uomini, non c'è semplicemente il bagliore della simpatia e della pietà umana, ma l'ineffabile gloria dell'Iddio altissimo. Non si pensa qui al paragone che a volte viene fatto tra la gloria divina nella creazione e quella gloria nella redenzione. Il contrasto ancora nella mente dell'apostolo è tra la Legge e il vangelo. Ebrei ricorda la gloria di Dio che un tempo risplendeva sul volto di Mosè mentre scendeva dal monte santo; e pone al di sopra di essa la gloria nel volto di Gesù Cristo. La lucentezza sul volto del profeta era transitoria e il suo effetto sul popolo era solo quello di agitarlo e di renderlo desideroso di essere ammorbidito da un velo. Ma Cristo è l'immagine permanente e graziosa di Dio; e lo rivela, non per scacciare gli uomini terrorizzati, ma per salvarli e trasformarli nella stessa immagine

II LA CONOSCENZA DELLA GLORIA DI DIO NEL VOLTO DI GESÙ CRISTO. Senza questo la salvezza nel vangelo non ci giova. Non possiamo determinare nulla riguardo al beneficio che può derivare da Cristo o attraverso Cristo da coloro che non hanno avuto l'opportunità di sentirlo parlare o di conoscerlo. Questo avverrà come Dio vedrà opportuno. Ma per noi che abbiamo il Vangelo, la benedizione deve giungere attraverso la conoscenza spirituale. Se la conoscenza della legge e delle ordinanze potesse salvare, Paolo sarebbe stato salvato mentre era un Fariseo; ma non entrò in uno stato di salvezza finché non diede tutto per l'eccellenza della conoscenza di Cristo. Istruito dalla sua esperienza, ha raccomandato questa conoscenza agli altri. Era la sua cura e il suo sforzo quotidiano per diffondere all'estero quella conoscenza. E la sua propagazione nei primi tempi del cristianesimo sembrava un adempimento dell'antica profezia secondo cui "la conoscenza della gloria del Signore coprirà la terra come le acque coprono il mare".

III LA LUCE DELLA CONOSCENZA DELLA GLORIA DI DIO NEL VOLTO DI GESÙ CRISTO. Dio era luce. Le nazioni, estranee a lui, sedevano nelle tenebre. In Giudea c'era una lampada per il suo Nome, ma era fioca. L'orgoglio farisaico e lo scetticismo sadduceo minacciavano di spegnerlo. Poi la vera Luce venne nel mondo. Ed ora, quando Cristo diviene conosciuto nello Spirito a quest'uomo o a quell'uomo, egli illumina sia la mente che il cuore. C'è per ogni credente una rivelazione del Signore. È una luce al di sopra di tutte le altre luci: calma, pura, indagatrice, gioiosa. E la diffusione della luce di Cristo e dell'amore di Dio avviene sempre per opera dello Spirito Santo. Così "l'eccellenza della conoscenza" di Dio in Cristo è impartita dall'"eccellenza della potenza" dello Spirito.

Luce da Dio e luce su Dio

La nuova versione riveduta apporta un'importante modifica a questo versetto, leggendolo così: "Vedendo che è Dio, detto questo, la luce risplenderà dalle tenebre, che risplendeva nei nostri cuori, per dare la luce o, 'illuminazione', della conoscenza della gloria di Dio nel volto di Gesù Cristo".

I LUCE DA DIO NELLA CREAZIONE, Genesi 1:3 Si possono illustrare i seguenti punti

1. Tutta la luce materiale, come agente riscaldante, vivificante e abbellitore, viene da Dio

2. Tutta la luce morale, come indicazione di ciò che è buono e giusto nelle relazioni degli uomini, viene da Dio

3. Tutta la luce rivelatrice, come lo svelamento dei misteri che appartengono a Dio e la sua pretesa e misericordia, deve venire direttamente da lui stesso. Sulle cose spirituali l'uomo non può avere alcuna conoscenza, se non come Dio si compiace di darla liberamente; e, su questi temi più elevati, tutta la luce deve essere temperata alla capacità di coloro su cui risplende

II LUCE SU DIO IN CRISTO. Calvino dice di questo versetto: "Un luogo notevole, da cui apprendiamo che Dio non deve essere indagato nella sua imperscrutabile altezza, poiché abita la luce inaccessibile, 1; Timoteo 6:16 ma per essere conosciuto nella misura in cui si rivela in Cristo, è più utile per noi contemplare Dio come appare nel suo unigenito Figlio che indagare la sua essenza segreta". Si dice che il volto di Cristo riveli la gloria di Dio, come lo splendore del volto di Mosè annunciava lo splendore del monte dove era stato con Dio. Ma la gloria di Dio è la sua opera di redenzione. Questo ha dimostrato

1 pietà,

2 amore,

3 saggezza,

4 santo proposito;

e tutte queste cose le troviamo nel volto di Gesù Cristo. Illustra il potere dell'espressione e il potere di rivelare il pensiero e il cuore che sono nel volto umano, e poi mostra come il volto del Signore Gesù ci rivela il "cuore di Dio". Prima della venuta di Cristo, Dio era un Dio conosciuto a metà, se non sconosciuto. E le sue concezioni incomplete implicavano, troppo spesso, concezioni imperfette e indegne. Ora conosciamo il "vero Dio e la vita eterna" nel volto di Gesù, il suo Figlio manifestato, o meglio, il suo Sé manifestato.p

7 

Versetti 7-15. - Gloria del ministero in mezzo alla sua debolezza e sofferenza

Ver. 7.- In vasi di terracotta. La luce gloriosa che dobbiamo mostrare al mondo è, come le torce di Gedeone, trasportata in brocche di terra. La parola skenos, vaso, è usata in Marco 11:16 e "vasi di terracotta" in Apocalisse 2:27. San Paolo, in Atti 9:15, è chiamato "un vaso di elezione", da cui Dante lo chiama lo vas d'elezione. L'uomo non può mai essere più di un vaso di creta, essendo fragile e umile, e la metafora si addice particolarmente a un apostolo di Cristo: vedi 1Corinzi 2:3-5; 2Timoteo 2:20 Ma quando prende la Parola della vita dalla brocca di terracotta e la agita nell'aria, essa illumina tutti coloro su cui risplende la luce. Nessun commentatore sembra aver visto la probabile allusione ai lanciatori di Gideon. È la "luce", di cui ha parlato esclusivamente negli ultimi versetti, che costituisce il "tesoro". Coloro che suppongono che il "tesoro" sia l'oro o l'argento o qualcos'altro di valore, si riferiscono a Geremia 32:14 e Erode, 3:103; Pers., 'Sab.,' 2:10. L'eccellenza; letteralmente, l'eccesso o l'abbondanza. Da Dio, e non da noi, ma da Dio, e non da noi

Il vero ministero del vangelo

"Ma noi abbiamo questo tesoro", ecc. Le parole ci portano a considerare il vero ministero del vangelo in vari aspetti

IO COME CONTENENTE UN TESORO INESTIMABILE. Il vangelo è un sistema di valore incalcolabile. Le cose più preziose in natura sono impiegate per rappresentarla: l'acqua, la luce, la vita, ecc. Ci sono quattro criteri che determinano il valore di una cosa: la rarità, l'utilità, la durata, l' apprezzamento delle autorità più alte. Tutte queste cose applicate al vangelo dimostrano il suo valore superiore

II AL SERVIZIO DEGLI UOMINI FRAGILI. "In vasi di terracotta". A chi sono state affidate le inestimabili verità del Vangelo per l'esposizione, l'applicazione e la distribuzione? Non agli angeli, ma agli uomini fragili e morenti

1. Hanno corpi fragili . Sono soggetti a infermità, esaurimento, decadimento, ecc

2. Hanno menti fragili . Il più vigoroso di intelletto è debole, il più elevato di genio è debole, il più illuminato è ignorante

III COME SVILUPPO DI UN PROPOSITO DIVINO. "Affinché l'eccellenza della potenza venga da Dio e non da noi". La grande ragione per cui gli uomini fragili sono impiegati per predicare il Vangelo è che i gloriosi effetti di rinnovamento e di salvezza dell'anima possono evidentemente apparire come opera di Dio, e non dell'uomo. Quando le prediche si dimostrano efficaci nel convertire le anime, non è per l'originalità del loro pensiero, per la forza della loro logica, per lo splendore della loro retorica, per la maestà della loro eloquenza, ma per la potenza divina che le accompagna. "Non con la forza, né con la potenza", ecc

Versetti 7-18.

ministri nella loro debolezza e forza; afflizione presente e problemi futuri

C'è il contrasto sempre ricorrente. Ora è il ministero come un "tesoro", e questo tesoro è "in vasi di creta". Comprendiamo che l'apostolo si riferisse al corpo quando parlava del "vaso di creta", essendo gli elementi contrastanti la gloria del ministero come illuminazione divina e la fragile forma umana in cui era contenuto. Fu così che "l'eccellenza della potenza" fu vista come "da Dio, e non da noi". Non solo era la potenza di Dio, ma anche la "straordinaria grandezza" Kling, e mentre la "potenza incomparabile" si dimostrava negli effetti graziosi e diffusi del ministero, era anche evidente nel sostegno fisico dato in mezzo a tali fatiche e prove senza precedenti. Per illustrare questa "potenza superiore" Conybeare e Howson, San Paolo adduce la propria esperienza. Per quanto riguarda il "vaso di terra":

1. Travagliato da ogni parte

2. Perplesso

3. Perseguitato

4. Gettare giù

5. Morire sempre; portando nel corpo la morte del Signore Gesù

Per quanto riguarda "l'eccellenza del potere":

1. Non stressato

2. Non in preda alla disperazione

3. Non abbandonato

4. Non distrutto

5. La vita di Gesù resa manifesta nel nostro corpo mortale

Queste idee di sofferenza sono prese dal corpo

1. Pressato o orlato su ogni lato

2. Ottenebrati sul nostro cammino

3. Inseguito in un conflitto

4. Gettato a terra e in attesa di essere ucciso

5. La morte del Signore Gesù non è mai assente come impressione corporea

Questa è la seconda di quelle vivide immagini che San Paolo ha dato della sua vita personale, la prima si trova in 1Corinzi 4:9-13. C'è una marcata differenza tra le due rappresentazioni, la prima si riferisce al contrasto tra lui e i Corinzi autosufficienti, mentre la seconda espone il contrasto tra "il glorioso vangelo" e la debolezza del suo ministero per mezzo degli uomini. Qui viene dato risalto alla somiglianza della sua vita con quella di Cristo, "affinché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale". Nell'Epistola precedente aveva egli parlato di rinnegazioni e sofferenze volontarie al di sopra e al di sopra degli "altri apostoli", di andare in guerra "a sue spese", di piantare una vigna e di non mangiare "del suo frutto", di un pastore che "non mangia del latte del gregge"? In questo capitolo non si trovano allusioni di questo tipo, tranne che nel riferimento fatto nel dodicesimo versetto. Davanti a lui, in piena vista, c'è la carriera di Gesù di Nazaret, la sua rinuncia alle comodità della terra, la mancanza di una casa e le altre privazioni che ha sopportato, ed egli, l'apostolo delle genti, è conforme negli aspetti esteriori o fisici alle sofferenze di Cristo. Ancora di più, la vita della risurrezione e dell'eccelsa gloria di Cristo appare in lui, e questa vita, così manifestata nella "nostra carne mortale" e più evidentemente manifestata a causa delle infermità e delle afflizioni, è per il loro beneficio. "La morte opera in noi, ma la vita in voi". Ma la morte è un'ombra, uno scoraggiamento, un terrore paralizzante? No; la vita impartita ai Corinzi per mezzo di lui ritornò da loro alla sua anima. Gli Ebrei credettero e parlarono; Hanno ascoltato e creduto. Inoltre, ebbe un'altra consolazione, la speranza di una risurrezione, quando lui e loro sarebbero stati presentati da Cristo al Padre per l'accettazione finale. Sì; La Compagnia sarebbe stata immortale e gloriosa. "Tutte le cose sono per voi", qualunque cosa gli fosse accaduta, e questa "grazia abbondante", estesa a un numero sempre più grande, avrebbe ingrossato il volume del ringraziamento a Dio. Nella sua mente "la gloria di Dio" non è mai associata a confini ristretti, mai a pochi, sempre a "molti", "attraverso il rendimento di grazie di molti ridonda alla gloria di Dio". Questa è la sua virilità; grandezza in tutto; ampiezza di pensiero e di sentimento per questo mondo e per il futuro! una virilità che poteva respirare in niente di più piccolo di un universo. Quanto vale per noi in questo particolare! Per questo motivo "non ci veniamo meno". Nulla aveva il potere di scoraggiare il suo spirito o di deprimere i suoi sforzi. Il fardello raccolse le forze; Più pesante è il peso, più energica è la resistenza. Un altro contrasto: l'uomo esteriore, l'uomo interiore: l'uomo in ciascuno. San Paolo, che è il teologo della Bibbia sul tema del corpo non meno che dell'anima, è qui in uno dei suoi stati d'animo preferiti, e, come al solito, la sua filosofia se così vogliamo considerare il suo discernimento è profonda quanto la sua pietà. "Anche se il nostro uomo esteriore perisca". Non può che perire. "Polvere sei e in polvere ritornerai". Il corpo non esiste per uno scopo indipendente, è per l'anima, e l'ideale dell'anima determina l'ideale della storia del corpo. Mangia, dorme, lavora, per l'anima. Decade per il bene dell'anima. Ora, questo decadimento che l'apostolo sta considerando, possiamo guardarlo alla luce della fisiologia moderna. San Paolo non è un insegnante di fisiologia o di scienza in qualsiasi forma, ma menziona fatti, che possiamo interpretare con l'aiuto della scienza recente. Che ne sappiamo, allora, della decadenza come legge corporea? Sappiamo che è una legge coesistente e cooperativa con la nostra vita fisica. Inizia presto, va avanti continuamente e termina solo quando il corpo muore. È una successione di decadimenti. Visto in questa luce, il decadimento è una funzione dell'attività o una conseguenza dell'attività e, di conseguenza, una condizione di rinnovamento. Esercita il braccio come un fabbro e spreca rapidamente materia. Esercita il cervello come uno studente, e alcuni componenti vengono costantemente espulsi ed espulsi dal sistema. Eppure, in tutto questo, c'è riproduzione e persino crescita. Il decadimento ha un ordine; Si procede dalle funzioni meno utili a quelle più utili. All'inizio della vita, le sensazioni animali sono eccessive. Il mondo esterno inonda i giovani sensi, e nessuna immagine è dipinta sul cervello che non sia una copia di qualcosa di esterno. Ma questo si attenua. Essa si attenua per legge provvidenziale. Gli spiriti declinano in chiassosità; Le percezioni non sono così vivide; la riflettività aumenta; E il polso è più un polso di pensiero, volontà, emozione. Ciò che possiamo risparmiare meglio è il primo a decadere. Molto prima che gli occhi e le orecchie mostrino segni di cedimento, altri organi iniziano a pubblicizzare il loro declino. E quindi il decadimento procede quanto al tempo e al metodo in una forma tale da rispondere ai fini del corpo nel suo rapporto con l'anima. Raramente ci sono cambiamenti violenti, non si verificano grandi rivoluzioni. A poco a poco le alterazioni proseguono, così che la mente vi si abitua insensibilmente. In accordo con questa legge, il decadimento contribuisce fino a tarda età allo sviluppo della mente. Solo quando il decadimento ha raggiunto fini più elevati, tende alla dissoluzione. Dolcemente, infatti, la mano del Padre tocca il fragile caseggiato, qui un nervo e ora un muscolo, in modo da renderlo meno un corpo per la terra e più un corpo per l'anima. Fisiologicamente, quindi, c'è una base per la teologia del corpo di San Paolo. Ora, i fisiologi possono dire, come alcuni di loro hanno detto, che la loro scienza non ha nulla a che fare con la religione, e, in un certo senso, questo può essere vero. Ma è certo che il cristianesimo ha molto a che fare con la loro scienza. Né, in verità, dobbiamo guardare oltre il testo per avere la prova del fatto che, mentre San Paolo non faceva altro che dispiegare la gloria del Vangelo, uno o più dei raggi di quello splendore brillavano su fatti che la scienza sta appena cominciando a comprendere. Ma l'uomo interiore, che ne è di lui? "Rinnovato giorno dopo giorno". Abbiamo visto che la Provvidenza usa la decadenza per restaurare e persino accrescere il potere, e inoltre, solo quando lo sviluppo fisico ha raggiunto il suo massimo rispetto alla mente, accade che la decadenza operi verso la dissoluzione. Esteriormente e interiormente - entrambi l'uomo, come abbiamo detto - eppure gli aggettivi differenzianti sono molto espressivi. Guardate l'esterno di un albero, la corteccia ruvida adattata ai duri usi del vento e delle intemperie, e adatta a racchiudere e proteggere la fibra e la linfa circolante. Così del corpo. È un involucro per l'anima, che preserva la sua libertà dall'essere sopraffatta dal mondo esterno e garantisce l'autodirezione alla sua attività. Più di questo, il corpo è uno strumento in via di sviluppo della mente e, sotto questo aspetto, soddisfa lo scopo speciale della Provvidenza. Tuttavia, l'anima ha le sue prerogative. È l'immagine di Dio e, come tale, testimonia la sua stessa natura come infinitamente diversa dalla materia. La chiamiamo anima perché è perfettamente diversa dal corpo. Lo chiamiamo spirito perché "Dio è uno Spirito". Parole come corpo, anima, spirito, sono autonome e contengono la verità di tutte le verità. Ora, l'apostolo sollecita questo contrasto; il corpo si decompone e muore, lo spirito sotto l'influenza dello Spirito Santo si rinnova ogni giorno. Lo spirito ha una capacità di crescita interminabile. Giorno dopo giorno, una più chiara conoscenza di se stessa, una più acuta penetrazione della coscienza, un più profondo senso di peccaminosità nella sua natura e, abbastanza anomalo, mentre si ottiene una vittoria sempre più su peccati particolari, avere una più acuta convinzione del peccato innato. Giorno dopo giorno, il mondo si allontana dai suoi sensi, eppure, in mezzo al decadimento della sensualità, una continua ascensione di delizia e di letizia mentre lo spirito perde la sua presa sulla bellezza meramente estetica ed entra più pienamente nella bellezza morale, cosicché, mentre il corpo diventa sempre più il "tempio dello Spirito Santo", "la terra cresce in un santuario di Dio, dove le ore non osservano il loro rituale di adorazione e l'aria non è mai così silenziosa da non respirare lode a Dio. Giorno dopo giorno? Ah! Non ci sono forse giorni di ozio, giorni apparentemente inutili, persino giorni in cui la preghiera e il santo servizio sembrano un peso? Senza dubbio; ma non dobbiamo concludere che queste stagioni siano del tutto inutili. Se non stiamo imparando nient'altro, stiamo imparando quanto siamo deboli e impotenti, e quanto inaffidabili siano la nostra costituzione e le nostre abitudini, a meno che non abbiamo una grazia che si rinnova quotidianamente. A volte Dio ci lascia a noi stessi, perché possiamo scoprire quale compagnia abbiamo quando Lui è assente. Giorno dopo giorno, la cosa più preziosa di tutte è la crescente vicinanza al Signore Gesù Cristo. Possiamo ricordare il tempo in cui era principalmente per le nostre giovani anime un Cristo tradizionale. Lo riconoscevamo dall'udito dell'orecchio e dalla vista dell'occhio. C'erano voci che parlavano di lui e ci imponevano di ascoltarlo. C'erano volti che brillavano di una luce ultraterrena e toccavano i nostri occhi con uno sguardo riverente. Ora non ci sono più. Il dolore ha fatto la sua opera e, se ciò è fatto, tutte le altre opere sono rese efficaci per il progresso spirituale. Come diventa reale quando soffriamo come cristiani! Nella solitudine che accompagna ogni profondo dolore, che Cristo personale è per i nostri cuori! Cuori, diciamo, perché le rivelazioni del dolore, le più piene e grandiose mai fatte all'anima, sono tutte rivelazioni del benedetto Gesù agli affetti. Una volta non potevamo crederlo possibile, ma, negli anni successivi, il segreto del Signore è con noi, e noi comunichiamo con lui come amico con amico. La meraviglia ora è come potremmo mai vivere un'ora senza questo senso di figliolanza che si impossessa dell'anima. "Dal profondo" abbiamo imparato a dire: "Abbà, Padre", e allora possiamo rallegrarci di "una gioia ineffabile e piena di gloria". L'uomo esteriore che perisce, l'uomo interiore che si rinnova giorno dopo giorno, come considererebbe un uomo come San Paolo la prova e l'avversità? Sappiamo meglio della natura, della varietà e della profondità delle sue sofferenze che di chiunque altro tra i santi del Nuovo Testamento, eppure egli chiama la sua afflizione luce. È anche "ma per un momento? Il motivo per cui egli parlò in questo modo è reso subito chiaro, poiché l'afflizione leggera e momentanea opera per il suo beneficio, adempie uno scopo, esegue un disegno, e questo è un "peso di gloria molto più grande ed eterno". È meglio lasciare queste parole alla meditazione privata. "Gloria" in contrasto con "afflizione", "peso" con "luce", "eterno" con "momento", e poi "eccedente", "più eccedente", "molto più eccedente"; onoriamo maggiormente la sublimità con un silenzio ponderato. E questo ammiccamento, che ora avviene per mezzo della presenza di Cristo nell'afflizione e non trae alcun merito da lui, è così compreso dall'apostolo che egli non può considerare le cose intorno a lui se non come transitorie. Non è il semplice decadimento dell'uomo esteriore né l'evanescenza della gloria del mondo che produce in lui questo stato d'animo elevato. Il punto di vista è completamente diverso. Dall'alto della vita spirituale come vita essenzialmente eterna, egli guarda il panorama del mondo che passa, ma il suo sguardo - l'occhio fisso, lo sguardo serio - è sulle cose che sono eterne. Per lui questa eternità è già cominciata; e mentre ogni nuovo dolore e ogni ripetizione di un vecchio dolore "produce" un sentimento più profondo della vita spirituale ed eterna interiore, egli è altrettanto ben sicuro che ognuno aggiunge qualcosa alla gloria accumulata nel cielo che lo attende come apostolo del Signore Gesù.

Tesoro spirituale

In questa Epistola Paolo parla più francamente e calorosamente che in qualsiasi altra delle sue composizioni del ministero che fu l'opera della sua vita. Si nota, tuttavia, che, nel trattare di questo ministero, mentre usa i termini più onorevoli nel caratterizzare l'ufficio, mostra la massima umiltà in ciò che dice di se stesso

I TESORO INESTIMABILE

1. Che cos'è. È "la luce della conoscenza della gloria di Dio nel volto di Gesù Cristo". È la verità che Paolo ha dichiarato, il vangelo che ha predicato, il mistero che ha svelato. La promessa del perdono gratuito per i peccati, di una nuova legge e di un nuovo potere per la vita, fu ciò che gli apostoli ebbero il privilegio di trasmettere all'umanità. Questa è ancora, come allora, la vera ricchezza del mondo, che arricchisce la mente e il cuore dell'uomo

2. Sulla base della cui autorità questo "tesoro" è così descritto. Questa è l'autorità più alta, quella del Cristo divino, che designa il suo vangelo come "la vera ricchezza", "il tesoro nascosto nel campo", "la perla di grande valore", che ci ricorda il "tesoro in cielo", che ci dice che "dov'è il nostro tesoro, là sarà anche il nostro cuore", che consiglia di comprare da lui "oro provato nella fornace".

3. Cosa rende questo tesoro così prezioso? È invariabilmente appagante: è inesauribile; È duratura, e non come le "ricchezze che prendono le ali"; è accessibile a tutti, così che i poveri di questo mondo, avendola, siano "ricchi nella fede".

II VASO DI TERRA

1. Spiega la figura. Come i re orientali conservavano il loro oro, l'argento e i gioielli in vasi di terracotta, così un semplice scrigno può contenere un gioiello costoso, un terreno fangoso può produrre un raccolto abbondante, una nave malconcia può trasportare un carico prezioso, una lampada d'argilla può dare una luce brillante, un libro meschino per quanto riguarda l'aspetto può contenere nobili pensieri. Quindi non c'è da obiettare contro il Vangelo che coloro che lo predicano siano sotto molti aspetti indegni di un ufficio così dignitoso

2. Esibire la sua applicazione. Cristo era apparentemente un contadino, figlio di un falegname; eppure egli era il Figlio di Dio altissimo. Gli apostoli erano pescatori, pedaggiatori, fabbricanti di tende; eppure erano gli araldi della salvezza per l'umanità. Le stanze superiori dove si incontravano i primi discepoli non erano paragonabili ai templi pagani, ma erano scene della comunione divina. Tra coloro che frequentavano le assemblee in cui si osservavano le ordinanze cristiane non c'erano molti nobili o grandi, ma c'erano eredi del regno di Dio. L'apostolo era profondamente consapevole dei difetti e delle debolezze, era spesso angosciato da umiliazioni, persecuzioni e disprezzo. Il suo corpo fragile, il suo giudizio fallibile, il suo carattere imperfetto, la sua condizione umile e tormentata, tutto contrastava con la preziosità del vangelo che era depositato nel suo cuore e servito dalle sue fatiche. Se è stato così nel caso di San Paolo, quanto più evidentemente lo è stato nel caso di coloro che sono meno dotati e molto più gravati da infermità!

III GRANDEZZA DIVINA. A che scopo era questa disposizione che l'apostolo qui descrive? Ebrei stesso dà la vera ragione

1. Perché tutti i lavoratori cristiani sentano la loro piccolezza e la loro debolezza

2. Affinché possano riconoscere l'immensa grandezza della potenza spirituale di Dio

3. Affinché possano dare gloria al Cielo, sia per ciò che ricevono che per ciò che impartiscono.

"Vasi di terra".

DIO HA SCELTO COME MINISTRI DEL SUO VANGELO "VASI DI CRETA",

1. Non angeli o altri esseri celesti. Non vasi celesti, ma terrestri

1. Uomini

1. Fragile;

2. imperfetto;

3. umile;

4. debole;

5. Non imponente

II QUESTI VASI DI TERRACOTTA SONO TENUTI NELLA MANO DIVINA

1. Sono così preservati. "Gli Ebrei avevano nella mano destra sette stelle". Apocalisse 1:16 Spesso sembrano in pericolo. "Schiacciati da ogni parte, perplessi, inseguiti, percossi" Versetti 8, 9; ma la nave non può essere rotta fino a quando non ha fatto il suo lavoro

2. Sono quindi utili

1 Sono nella mano divina per essere riempiti

2 Essi sono nella mano divina per essere versati da

3 A volte sono nelle mani divine per essere stattute, e lo scuotimento del vaso spesso rende il contenuto più efficace

III UN GRANDE TESORO È AFFIDATO AI VASI DI TERRA. Il tesoro è la verità così com'è in Gesù, il grande messaggio del Vangelo. I ministri di Cristo sono vasi per contenere questo tesoro e per dispensarlo a coloro ai quali ministrano

1. I ministri non devono originare ciò che trasmettono. Viene dato loro dal loro Maestro. Il vaso è riempito da una mano divina da una fonte divina

2. I ministri non devono trasmettere se stessi al loro popolo. Il popolo non vuole il vaso, ma il suo contenuto. "Noi stessi non predichiamo" vers. 5. Un vaso di terracotta è un cibo povero per la gente su cui vivere, e una cattiva medicina per un'anima malata di peccato con cui essere curata. Il "vaso" deve essere "il servo" ver. 5. Anche una scatola di alabastro può essere rotta per versare il prezioso unguento

3. Il contenuto è adatto al sapore del recipiente. Questo deve essere evitato il più possibile. Meno di noi stessi e più di Cristo trasmettiamo agli uomini, meglio è. Il contenuto deve cambiare il recipiente, non il recipiente il contenuto. Il predicatore deve essere il messaggio di Cristo così come il suo messaggio. "Anche noi crediamo e perciò parliamo" ver. 13

IV IL CONTRASTO TRA I VASI DI TERRACOTTA E IL LORO CONTENUTO. Un tesoro; E che tesoro! Per esso, da quanto tempo il mondo aspetta! Che meraviglie ha per funzionare! Che meraviglie ha fatto! E impegnati in "vasi di creta"! Nessun vaso reale per questo dono reale. Che onore per i vascelli scelti! Un ministro di Gesù Cristo! -Come sono poveri tutti gli altri titoli rispetto a questo!

V L'OGGETTO DELLA SCELTA DIVINA

1. L'ininterrotta azione del potere divino. Un "vaso di terra" non può fare altro che ricevere e versare. Che eclatante follia per un ministro di Cristo cercare di entrare in società con il suo Signore per la produzione di una teologia! Il vaso di terra non può fare nulla e non dovrebbe tentare di

2. La gloria dell'Essere Divino. Nessuna gloria può attaccarsi al semplice vaso di terra. Dio è "tutto in tutti". Questo dovrebbe essere il desiderio di ogni servo di Dio. Molti, c'è da temere, sono ladri di Dio in questa materia. Si aggrappano alla gloria a cui non hanno il minimo diritto

VI IL FUTURO DELLE NAVI DI TERRA. Saranno risuscitati ver. 14

1. Reso glorioso. "Questo mortale deve rivestirsi dell'immortalità". "Come abbiamo portato l'immagine del terreno, così porteremo anche l'immagine del celeste". 1Corinzi 15:49 Il "corpo vile" sarà scambiato con un "corpo glorioso". Saremo fatti come Cristo. I vasi di creta saranno trasformati a somiglianza di colui che li ha riempiti. Il cambiamento sta avvenendo mentre i vascelli di terra sono in servizio terreno. "Sebbene il nostro uomo esteriore stia decadendo, tuttavia il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno" ver. 16. Ma quando lo vedremo così com'è, saremo simili a lui

2. Predisposto per un servizio superiore. Attività celesti. Non sappiamo quanto il servizio terreno sia strettamente associato a quello celeste, quanto l'uno possa dipendere dall'altro, quanto l'uno influenzerà e plasmerà l'altro. Facciamo in modo che il servizio terreno sia il più vero e perfetto possibile.

La lampada nella brocca

Questo versetto è spesso citato per esprimere l'insufficienza umana per il ministero del vangelo. Merita di essere citato, perché, se San Paolo sentiva così profondamente la sua impotenza senza Dio, quanto più questo sentimento dovrebbe influenzare i ministri ordinari della Parola di vita!

IO IL TESORO. Paolo, che lavorava nella fabbrica che fabbricava tende, o che passava per la strada senza distinguersi per abito o seguito, potrebbe essere stato scambiato per un povero artigiano. Ma era consapevole di possedere un tesoro con l'uso e la distribuzione del quale, mentre era povero, rendeva ricchi molti. Non era un deposito di argento o oro. Non era nemmeno il tesoro dell'eminenza intellettuale, la ricchezza di una mente grande ed elevata; perché, sebbene avesse questo, non poteva impartirlo ad altri. Era il ministero della giustizia e della libertà con cui egli comunicava ai suoi simili "le imperscrutabili ricchezze di Cristo". Non c'è bisogno di fare qui una distinzione tra il ministero, che è l'argomento di tutto il contesto, e la luce della conoscenza, che è il soggetto immediatamente precedente. Nel pensiero dell'apostolo questi sono intimamente e necessariamente combinati e insieme costituiscono il tesoro. Fu come uomo illuminato che mostrò la luce agli altri. E così, oggi, solo un uomo in cui risplende la vera luce può essere un ministro di Cristo. Ma chi ha la luce può diffondere la conoscenza della gloria di Dio, e ha un tesoro migliore dell'argento e più desiderabile dell'oro fino

II I VASI DI TERRA. Era ed è usanza degli orientali conservare oggetti di valore e denaro in vasi che potevano essere nascosti e, in caso di pericolo, potevano essere sepolti sottoterra. Un semplice vaso di terracotta potrebbe quindi contenere un enorme tesoro. Alludendo a ciò, San Paolo indicò il proprio corpo, duramente pressato dalle fatiche e dalle afflizioni. La sua presenza corporea era debole. Gli ebrei non avevano alcun vantaggio esterno per fare impressione né sugli ebrei né sui greci. Eppure in un tale vaso di terra era contenuto un tesoro al di là di ogni calcolo, e non aveva bisogno di vedere il suo valore accresciuto da un ambiente avventizio. Se pensiamo al tesoro come a un tesoro di luce, la luce della conoscenza della gloria di Dio, c'è una storia nell'Antico Testamento che può illustrare la frase. I seguaci di Gedeone avevano le loro lampade in brocche, o vasi di terra, quando rubarono una marcia contro gli invasori da Madian e, con suono di tromba e alte grida di guerra, piombarono sulla loro schiera. Così, alla luce dei vasi di creta, con le note di tromba della loro testimonianza, gli apostoli e gli altri primi predicatori assalirono e sconfissero quelle potenze opposte del mondo che avrebbero riso della loro debolezza. È sempre lo stesso. Le vittorie del Vangelo si ottengono non con una grande schiera di forze umane, ma con il tesoro di luce nei vasi di creta e con il grido di fede che fa appello al Cielo

III IL POTERE. "Che l'eccellenza", ecc. Ciò corrisponde all'espressione precedente, "eccellenza della conoscenza", ed entrambe illustrano una forma ebraica del superlativo. L'eccellenza del potere era quell'energia incomparabile che, al tempo di San Paolo, accompagnava il ministero del Vangelo e abbatteva la più formidabile opposizione. Il contrasto tra la potenza del ministero e la debolezza dei ministri colpì l'apostolo pensando alle sue prime fatiche a Corinto. vedi 1Corinzi 2:1-5 È un fatto notevole, e per certi versi mortificante, che il ministero cristiano moderno, con tutti i suoi vantaggi di una formazione speciale, del rispetto pubblico e della perfetta protezione da parte della legge, mostri meno forza di convincimento della coscienza e di forza del cuore rispetto al ministero primitivo quando era circondato da difficoltà e minacciato di morte. Quando sembrava debole, era forte; E ora che sembra forte, è debole. Per spiegare questo, è giusto ammettere che il ministero moderno nella cristianità non ha più il fascino che risiede nella novità. Deve essere esercitata dove i termini e i fatti della nostra religione sono già noti, e la Sacra Bibbia è il libro più diffuso. E quando va in nuovi campi, come l'India, la Cina o il Giappone, ha questo svantaggio rispetto al ministero apostolico, che in quei paesi non c'è una preparazione per il vangelo come c'era nei paesi e nelle città che furono visitate da San Paolo. Gli insediamenti degli ebrei, e il numero molto considerevole di proseliti che conoscevano l'Antico Testamento nella versione greca, e cercavano un Messia, davano un'importante facilità al predicatore cristiano, che formava da loro un nucleo intelligente attorno al quale radunare i suoi convertiti tra i pagani; mentre ora i predicatori devono andare nelle comunità pagane che non conoscono la loro lingua, e sono sposate a concezioni religiose molto diverse da quelle in cui i missionari sono stati addestrati, e, se ci sono cristiani che vivono tra i pagani, che ricoprono cariche o perseguono il commercio, troppo spesso impediscono piuttosto che promuovere il successo del vangelo. Tutto questo può essere riconosciuto, e tuttavia è vero che il ministero potrebbe e dovrebbe esercitare molto più potere spirituale ovunque di quanto non faccia. Si preghi per questo, poiché il potere appartiene a Dio, e solo lui può permettere ai ministri della sua Parola di superare l'ottusità della routine religiosa così come la durezza del pregiudizio antireligioso, di sobriare il frivolo; per umiliare i superbi; per arrestare le menti che si assorbono in sciocchezze e recuperare quelle che si sono degradate con vizi carnali o con avari inganni; ferire e guarire; per avvertire e per vincere; uccidere e rendere vivi. Oh, che il potere prevalga, che scruti il petto degli uomini, che faccia sussultare la coscienza e fremere i cuori, che rimproveri il peccato, che frantumi vane scuse, che accenda nuovi propositi e speranze! Non possiamo farlo; ma colui che ha fornito tutta la sufficienza a San Paolo può fornirla a noi: "La nostra sufficienza viene da Dio". -F

Tesoro celeste in vasi di creta

"Era pratica dei re orientali, che accumulavano i loro tesori d'oro e d'argento, riempire giare di terracotta con monete o lingotti". vedi Geremia 32:14 A questa usanza si fa allusione. San Paolo dice che in questi nostri fragili corpi, con le loro limitate facoltà e poteri, in questi "vasi di creta" abbiamo quel tesoro inestimabile, la conoscenza della gloria di Dio come Redentore. Cecil dice: "La meschinità del vaso di creta che trasmette agli altri il tesoro del Vangelo non toglie nulla al valore del tesoro. Una mano morente può firmare un atto di valore incalcolabile; un pastorello può indicare la strada a un filosofo; Un mendicante può essere il portatore di un dono prezioso". Tre punti richiedono attenzione

IO IL TESORO. Ciò può essere considerato come

1 una rivelazione,

2 come un vangelo,

3 come una vita

In entrambi i casi, essendo il Cristo personale il Centro e l'Essenza di esso, egli è propriamente il Tesoro. Cristo stesso è il nostro più sacro Deposito. Abbiamo l'unico Salvatore per gli uomini affidato alle nostre cure. E allora con quanta gelosia dovremmo custodire il tesoro! e con quanta saggezza dovremmo metterlo in pratica!

II LA NECESSITÀ DI TRASMETTERE QUESTO TESORO. Perché non deve essere conservato in nascondigli, ma in qualche modo fatto tesoro di tutti gli uomini. È un tesoro spirituale e ha bisogno di un qualche tipo di trasporto materiale. Cristo stesso deve essere servito agli uomini dai suoi discepoli

III I VASI TROVATI PER IL DOVUTO TRASPORTO DEL TESORO. Umilmente definito terreno o di mera terracotta. Allargandoci su di essi al di là del pensiero immediato di San Paolo nell'uso del termine, possiamo mostrare

1 la loro fragilità;

2 la loro idoneità, specialmente in quanto non tolgono l'onore che è dovuto al tesoro rivolgendo l'attenzione a se stessi;

3 la loro sicurezza, poiché Dio, che custodisce il tesoro, custodirà il vaso che lo contiene;

4 la loro utilità, in quanto l'arbitrio umano loda la verità celeste; e

5 la loro ricompensa, poiché Dio certamente loderà coloro che, in tale fiducia, saranno trovati fedeli. - R.Tp

8 

Turbato; afflitto, come in 2Corinzi 1:4. Da ogni parte; in tutto. Angosciato; piuttosto, spinti in difficoltà. Perplesso, ma non disperato. Nell'originale c'è una bellissima paronomia, che potrebbe, forse, essere rappresentata in inglese con "pressed, but not oppressed". Letteralmente le parole significano, essere perduti, ma non completamente smarriti. Nella speciale angoscia del processo di cui parlò in 2Corinzi 1:8, comp. 2Corinzi 7:5 egli fu infatti per un certo tempo "completamente smarrito", ridotto alla completa disperazione; ma nelle condizioni normali che egli qui descrive egli vide sempre, per così dire, uno sfogo dalle sue peggiori perplessità

Versetti 8-12.-

Prove per la causa di Cristo

"Siamo tribolati da ogni parte", ecc. Si suggeriscono tre osservazioni

I Che LE PROVE INCONTRATE SONO LA CAUSA DI CRISTO SONO A VOLTE MOLTO GRANDI. Ascoltate ciò che Paolo dice riguardo alle sue prove: "Siamo tribolati da ogni parte". Ebrei parla di se stesso come accerchiato dai nemici, inseguito dai nemici, colpito dai nemici, e trascina con sé, per così dire, un cadavere vivente. Si può stabilire come principio che l'uomo che è seriamente impegnato in qualsiasi giusta causa in questo mondo dovrà affrontare delle prove. Gli antichi profeti hanno affrontato le loro prove, alcuni di loro sono stati insultati, alcuni incarcerati, altri martirizzati. Così con Giovanni Battista, e così con gli apostoli, così con i confessori, i riformatori e i veri revivalisti

II Che, PER QUANTO GRANDI SIANO LE PROVE INCONTRATE, NON SONO INSOPPORTABILI. L'apostolo dice che, sebbene "turbato da ogni parte, non afflitto", o angustiato; sebbene "perplesso" o sconcertato, ma non ottenebrato; sebbene "perseguitato" o perseguitato, tuttavia non "abbandonato" o abbandonato; sebbene "abbattuto", o colpito da un colpo, tuttavia non perisca. L'idea è che abbia avuto sostegno durante le sue prove; Non lo schiacciarono del tutto. Il vero lavoratore per la causa di Cristo, per quanto grandi siano le sue prove, è sempre sostenuto:

1. Con l' approvazione della propria coscienza

2. Con i risultati incoraggianti del suo lavoro

3. Con la forza sostenitrice di Dio. "Come i tuoi giorni, così sarà la tua forza."

III CHE IL GIUSTO COMPORTAMENTO DI QUESTE PROVE SERVE AL BENE DELLE ANIME

1. Nel giusto sopportare queste sofferenze il sofferente rivela agli altri la vita di Cristo. "Portando sempre nel corpo la morte del Signore Gesù". Le sofferenze giustamente sopportate avvicinano il sofferente alle sofferenze di Cristo a tal punto da essere in un certo senso partecipe di quelle sofferenze, e quindi in esse si manifesta la vita di Gesù. Chi ha visto il vero cristiano languire sul letto della sofferenza e della morte non ha visto rivelato lo spirito della vita di Cristo?

2. Nel retto ascolto di queste sofferenze il sofferente promuove in se stesso e negli altri la vita cristiana. "Poiché noi che viviamo, siamo sempre dati alla morte per amore di Gesù, affinché anche la vita di Gesù sia manifestata nella nostra carne mortale. Così dunque la morte opera in noi, ma la vita in voi". "Dio", dice Dean Alford, "mostra la morte nei viventi, affinché possa anche mostrare la vita nei moribondi".p

9 

Non abbandonato. San Paolo, come l'autore della Lettera agli Ebrei, conobbe per esperienza benedetta la verità della promessa: "Non ti lascerò né ti abbandonerò". Ebrei 13:5,6 Abbattuti. Gettato a terra, come in una battaglia perduta, eppure non condannato, non "perito". "Quand'anche cadesse, non sarà del tutto abbattuto, perché il Signore lo sostiene con la sua mano". Salmi 37:24

"Abbattuto, ma non distrutto."

Nel ministrare la Parola, abbiamo bisogno di suonare, se così possiamo dire, su vari strumenti musicali. Prendiamo la tromba d'argento quando emettevamo "il suono gioioso". Prendiamo l'arpa quando mostriamo la lode di Dio. Che cosa prenderemo come incoraggiamento e conforto per chi è stanco? Come dice una grande poetessa...

"L'esperienza, come un pallido musicista, tiene in mano un dulcimer di pazienza."

Giochiamo sul dulcimer. Un brav'uomo alle prese con le avversità è stato oggetto di molte riflessioni morali. Vogliamo andare oltre il moralista, e mostrare come l'uomo di Dio si preserva nel tempo dell'angoscia. Che eroismo nell'immortale Giudeo di Tarso! Tutte le dure prove che egli attraversò, i suoi svantaggi personali, la denigrazione da parte di falsi apostoli gelosi della sua influenza, la freddezza degli antichi amici quando era in catene a Roma, le difficoltà e le fraintendimenti in cui era stata compiuta la sua grande opera, tutto servì solo a far emergere più pienamente l'unicità del suo scopo e la forza d'animo.

"E dare al mondo la certezza di un uomo".

"Abbattuto, ma non distrutto". I guai lo gettarono a terra, come un lottatore potrebbe lanciarne un altro nell'arena; ma il cast non era mortale. Gli Ebrei ripresero vita, perché Cristo viveva in lui. No; le sue sofferenze aumentarono la sua utilità, Nessun seguace di Cristo fece mai una tale impressione sull'umanità, o fece così tanto per il vangelo, come questo tormentato, perseguitato, perplesso, abbatté Paolo di Tarso. I tempi sono cambiati. Prevale la libertà religiosa. Le gravi forme di persecuzione per aver confessato Cristo sono impedite dalla legge e condannate dal sentimento pubblico. Ma non ne consegue che la condotta di un cristiano fedele sia resa facile. È spesso afflitto da difficoltà, spezzato e irregolare. Gli uomini buoni sono "abbattuti", ed è doloroso avere la pelle sbucciata, anche quando le ossa non sono rotte. In tali esperienze deludenti, le anime deboli tendono a diventare più timide e più querule, mentre le nature più audaci diventano egoiste e ciniche. Questi ultimi, se sono stati colpiti mentre si cimentavano con qualcosa di loro impraticabile o proibito, decidono di abbattere gli altri e, se necessario per il loro interesse, calpestarli. Ma le nature dolci e sane imparano la saggezza, la considerazione per gli altri e la conoscenza di se stesse attraverso la dura esperienza. E i cuori che confidano in Dio hanno questa gioia nella peggiore sconfitta, che non sono, non possono essere, distrutti. La vita non è distrutta da tutti i guai o da una ventina di guai. Un errore può essere la stessa opera di un uomo, se sa come correggerlo. Se la strada è bloccata in una direzione, vengono aperti altri percorsi. E se gli aiutanti vengono meno e gli amici lo abbandonano, Dio vive ancora. Non nascondiamo, infatti, a noi stessi che alcuni rovesciamenti non possono essere del tutto rimediati in questo mondo; Alcune perdite sono irreparabili sulla terra, così come alcune malattie sono incurabili. Ma nessun cristiano deve essere inconsolabile. Se viene spogliato di tutto ciò che apprezzava, il suo tesoro migliore rimane, ed è al di sopra della portata delle vicissitudini mondane. C'è una buona parte che non deve essere tolta. Così la vita vale sempre la pena di essere vissuta. Per un uomo coraggioso non può essere completamente distrutto dalla sfortuna. Per un uomo devoto non può essere distrutto, anche se una volta e una volta viene raso a terra. Il buon Pastore ristora l'anima. Ma molti sono gli usi delle avversità. Ricorda i tuoi errori e correggili; i tuoi errori ed evitarli; ma non sprecate tempo in vani rimpianti o temperatevi in deboli lamentele. A cosa serve rimuginare sulla delusione e "nutrire con sospiri il vento che passa"? Quanto è meglio cingere il tuo scopo e sfruttare al meglio ciò che ti rimane di tempo, forza e opportunità! Potresti ancora stare in piedi ancora più saldamente a causa di quel casting. Il male che hai sofferto può portare a un bene superiore. "Anche se l'uomo esteriore perisce, l'uomo interiore si rinnova di giorno in giorno". Dio sa come dare...

"Segreti ristoratori che riparano le tue forze, e spiriti deboli sostengono."

-Fp

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La morte del Signore Gesù; letteralmente, la messa a morte Vulgata, mortificatio. Questo è ancora più forte di 2Corinzi 1:5. I suoi veri seguaci partecipano non solo "delle sofferenze", ma anche "dei moribondi" di Cristo. Romani 8:36, "Per causa tua siamo stati uccisi tutto il giorno" San Paolo, che era "nella morte di", 2Corinzi 11:23 veniva quindi reso conforme alla morte di Cristo. Filippesi 3:10 Anche Filone paragona la vita al "portare in giro ogni giorno un cadavere", e il Curato d'Ars parlava del suo corpo come "ce cadavre". Che anche la vita di Gesù, ecc. Il pensiero è esattamente lo stesso di 2Timoteo 2:11 : "Se siamo morti con lui, vivremo anche con lui".

La sofferenza mostra il carattere

È stato detto che "afflizione" è l'unica parola predominante nella Seconda Lettera ai Corinzi. E forse nessun'altra Epistola è così carica di sentimenti personali feriti e di reminiscenze di varie sofferenze. Ciò può essere spiegato dalle circostanze in cui è stata scritta questa lettera. Forse non ci rendiamo sufficientemente conto di quante sofferenze personali, dovute a malattie e infermità fisiche, l'apostolo dovette sopportare; Eppure questa è evidentemente la chiave di molte delle sue intense espressioni. O per debolezza costituzionale, o in conseguenza delle sue numerose esposizioni, aveva su di sé una forma dolorosa e umiliante di malattia, che era incurabile; e questo i suoi nemici lo resero occasione di scherno e di insulto, finché lo ferirono molto presto, e lo spinsero al trono della grazia, cercando, con triplice insistenza, di rimuovere la "spina nella carne". Quando comprendiamo questo, cominciamo a sentire il significato del nostro testo; egli "portava sempre nel corpo la morte del Signore Gesù": dolore, malattia, sofferenza - come un morire quotidiano - provocati su di lui nell'adempimento del suo ministero per il Signore Gesù. Ma San Paolo non si soffermò mai a lungo sul lato meramente triste delle cose, e così proseguì dicendo: Anche se la nostra vita sulla terra è come la morte del Signore Gesù, anche questo è vero, attraverso la nostra stessa sofferenza e morte, la vita di Gesù si manifesta nella nostra carne mortale e nelle sfere terrene. "San Paolo sentiva che ogni vera anima umana deve ripetere l'esistenza di Cristo. Gli ebrei potevano sopportare di vedere la sua decadenza; non era che la morte dell'umano; e, nel frattempo, c'era sempre in lui il rafforzamento del Divino. Il dolore era sacro, poiché anche Cristo aveva sofferto. E la vita diventava grandiosa se vista come una ripetizione della vita di Cristo".

I LA CONCEZIONE DI SAN PAOLO DELLA VITA DI NOSTRO SIGNORE. Era stato un morire quotidiano che tuttavia si era manifestato, nella gloria del suo carattere e del suo spirito. Il morire manifestò agli uomini la vita che era in lui. San Paolo, probabilmente, non aveva mai visto Cristo nella carne, ma gli fu dato, attraverso la sua comunione di sofferenza, di capire meglio di tutti gli altri che Salvatore Gesù fosse un Salvatore sofferente. È San Paolo che scrive tanto sulla croce del Signore Gesù. Ebrei si sofferma più spesso di qualsiasi altro maestro primitivo sulla morte di nostro Signore, ma quando si comprende il suo significato, si scopre che egli considerava l'intera vita di Cristo come un moribondo. Gli ebrei videro che Gesù moriva ogni giorno a se stesso, morendo con vergogna, dolore, stanchezza, conflitto e agonia. E non si legge bene la vita di Cristo se non si può vedere in essa ciò che vide San Paolo, anche l'umiliazione, la limitazione, la sofferenza, il peso di ogni giorno, ma questa non era tutta la concezione di Cristo di San Paolo. In questo, stando da solo, non avrebbe potuto trovare riposo, né ispirazione. Gli Ebrei videro anche questo, che le sofferenze di nostro Signore erano solo lo sfondo oscuro che gettava via così perfettamente, con linee così ben definite e forme aggraziate, il suo nobile spirito, il suo carattere divino, la sua sublime figliolanza, la sua vita benedetta. E così poté parlare con calma, anche trionfante, del Salvatore sofferente, e gloriarsi della morte del Signore Gesù, attraverso la quale la vita di Gesù trovò le sue manifestazioni più alte e migliori. Quanto dipende un'immagine dal suo sfondo! Riempi la parte anteriore con le figure o il paesaggio più squisiti, ma tutto il tono, il carattere e l'impressione della figura dipenderanno dal suo sfondo. Puoi dipingere in modo da lasciare le forme e le figure indistinte e incerte. Puoi mettere in risalto il pensiero speciale o la verità che cerchi di incarnare nella forma; La tua immagine può essere una mattina calma, un mezzogiorno caldo, una sera arrossata, un tenero crepuscolo o una notte ardente, a seconda del tuo sfondo. San Paolo sentiva quali ombre di sofferenza e di dolore si stendevano dietro quella vita del suo Signore; ma essi lo aiutarono a vedere la gloria di Cristo stesso; sembravano far emergere così chiaramente la vita divina e benedetta che era in lui. Illustrato con la lingua di Isaia 53. e Filippesi 2:5-11. Anche dalle scene del Getsemani e del Calvario. Il Capitano della nostra salvezza è stato reso perfetto, ai nostri occhi, attraverso la sofferenza

II LA CONCEZIONE DELLA PROPRIA VITA DA PARTE DI SAN PAOLO. Gli Ebrei non potevano desiderare nulla di meglio per se stesso che ciò che era vero di Cristo potesse essere vero di lui, e che anche le sue sofferenze potessero mostrare il suo carattere e contribuire a fare di lui una benedizione e una potenza per il bene. San Paolo non ha mai potuto gloriarsi della semplice sofferenza. La sofferenza è rancore e perdita. Ma se potessero essere come le sofferenze di Cristo, non solo sopportate per lui, e nel compiere la sua opera, ma realmente come le sue, e ordinate da Dio per essere le stesse per lui, e per gli altri attraverso di lui, come fecero le sofferenze di Gesù! L'apostolo sentiva di potersi gloriare di ciò. E questa è la visione della sofferenza che anche noi dobbiamo acquisire. Le nostre tribolazioni e i nostri dolori sono come la morte del Signore Gesù. Una volta afferrato questo, scopriamo che abbiamo una cosa di cui essere estremamente ansiosi: è che la nostra morte rivelerà la vita di Cristo in noi, renderà manifeste le virtù e le grazie cristiche nella nostra carne mortale. Abbiamo i nostri dolori. Il nostro carattere risplende chiaramente nell'oscurità di loro? Gli uomini vedono e sentono la nostra "bianchezza" per il loro contrasto? Siamo noi belli di una pazienza divina e fragranti di una dolcezza divina, nelle tenebre stesse? Sullo sfondo del nostro dolore, gli uomini vedono la nostra sottomissione? Nell'ora della nostra delusione, mostriamo agli uomini la nostra fiducia in Dio? Quando il cuore e la carne vengono meno, lo Spirito santificante di Cristo fa risplendere i nostri volti della luce celeste? È vero per noi che "la vita di Gesù si manifesta nella nostra carne mortale"?p

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Per amore di Gesù. San Paolo, come dice Bengel, ripete così costantemente il nome di Gesù, come uno che ne ha sentito la dolcezza. Il versetto contiene una riaffermazione e un'amplificazione di ciò che ha appena detto. Nella nostra carne mortale. Questo viene aggiunto quasi a titolo di climax. La vita di Gesù si manifesta non solo "nel nostro corpo", ma anche attraverso il trionfo nel suo elemento più basso e più povero. Dio manifesta la vita nel nostro morire e la morte nel nostro vivere Alfordp

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E allora. In conformità con quanto ha appena detto. La morte opera in noi, ma la vita in te. La vita di noi apostoli è una morte costante; Romani 8:36 Ma di questo morire quotidiano raccogli i benefici; il nostro morire è la tua vita; le nostre afflizioni diventano per te fonte di consolazione e di gioia 2Corinzi 1:6; Filippesi 2:17 p

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Noi; piuttosto, Ma noi. Lo stesso spirito di fede. Lo spirito manifestato dal salmista nella citazione che segue. È tratto da Salmi 116,10, un salmo che corrispondeva allo stato d'animo di san Paolo perché fu scritto nella tribolazione sostenuta dalla fede. E questa fede lo ispira con la convinzione che, dopo "il corpo di questa morte", e dopo questa morte nella vita, deve cominciare anche per lui la vita nella morte. San Paolo non dice nulla sulla paternità del salmo, che probabilmente appartiene a un periodo molto più tardo di quello di Davide. Le parole sono tratte dalla LXX, e sembrano rappresentare abbastanza il senso controverso dell'originale

Il discorso della vera fede

"Abbiamo lo stesso spirito di fede", ecc. Il mondo è pieno di parole. Le parole umane caricano l'atmosfera. Tutti i discorsi possono essere divisi in tre classi

1. Discorso senza fede. Parlare insulso e volatile

2. Parlare con fede errata . La fede errata è di due tipi

3. Fede in soggetti sbagliati. Gli uomini credono agli errori

4. Fede impropria nei soggetti giusti. Oscillazione debole, ecc

5. Parlare con vera fede. Prendete la vera fede come fede in Cristo. In lui, non in proposizioni che lo riguardano, proposizioni che includono dottrine o fatti. Offro tre osservazioni riguardo al linguaggio di questa fede

IO È INEVITABILE. L'uomo che crede veramente in Cristo sente che "gli è imposta la necessità", che "non può fare a meno di dire le cose viste e udite". Tale è l'influenza della fede sulle simpatie sociali dell'uomo che le sue emozioni diventano incontenibili

II È RAZIONALE. Quanti discorsi ci sono anche in relazione alla religione di Cristo che si scontrano con i dettami della ragione umana, e sono un insulto al buon senso! Ma chi ha veramente fede in Cristo può dare ragione delle sue convinzioni con un linguaggio chiaro come il giorno. È la mancanza di vera fede che rende i nostri sermoni confusi

III È FORTE. La vera fede in Cristo è la più forte di tutte le convinzioni, e una forte convinzione avrà sempre una forte espressione. Le parole saranno libere e pienep

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che ha risuscitato il Signore Gesù. vedi 1Corinzi 6:14 Innalzerà anche noi. Il pensiero è espresso di nuovo in Romani 8:11. Poiché qui allude principalmente alla risurrezione dai morti, è chiaro che contemplava la possibilità di morire prima della seconda venuta di Cristo. 1Tessalonicesi 4:15 Per Gesù. La lettura sostenuta da quasi tutti i migliori manoscritti è "con Gesù" a, B, C, D, E, F, G, che forse appariva inadatta ai copisti. Ma qui i cristiani sono "risorti" con Cristo; Colossesi 2:12 3:1 e in un altro senso anche noi risorgiamo con lui, perché la Chiesa è "il corpo di Cristo". 1Corinzi 15:23 Ci presenteremo con te. Così Santa Giuda parla di "Dio nostro Salvatore" come capace di "presentarci" davanti alla presenza della sua gloria. Giuda 1:24,25

Versetti 14, 15.-

Fatti che ispirano l'anima

"Sapendo che colui che ha risuscitato il Signore Gesù", ecc. Ci sono quattro fatti gloriosi qui

IO CHE CRISTO È RISORTO DAI MORTI. "Conoscendo colui che ha risuscitato il Signore Gesù". "Nessun fatto nella storia", dice il dottor Arnold, "è più saldamente stabilito dall'argomentazione di questo".

II CHE ANCHE I VERI DISCEPOLI DI CRISTO SARANNO RISUSCITATI. "Susciterà anche noi per mezzo di Gesù, e ci presenterà con te." risuscitato come egli è stato risuscitato, e tutti siano presentati insieme

III CHE TUTTE LE COSE SONO PER IL BENE AL BENE. "Tutte le cose sono per voi". "Noi sappiamo che tutte le cose coopereranno al bene", ecc. "Tutte le cose sono vostre".

IV CHE TUTTE LE COSE NELLA VITA DOVREBBERO PORTARE ALLA VERA ADORAZIONE DI DIO. "Affinché l'abbondante grazia ridondi alla gloria di Dio mediante il rendimento di grazie di molti". È solo nell'adorazione che l'anima può trovare lo sviluppo libero e armonioso di tutte le sue forze spirituali. L'adorazione è il paradiso. Non è il mezzo per raggiungere un fine; è il fine più sublime dell'esserep

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Tutte le cose sono per il vostro bene. San Paolo ha già insinuato che la sua vita non è la sua propria configurazione, 2Corinzi 1:6 ; 1Corinzi 3:22,23 e ricorre allo stesso pensiero in Colossesi 1:24, e ripete ancora una volta verso la fine della sua vita: "Sopporto ogni cosa per amore degli eletti". 2Timoteo 2:10 Potrebbe... contribuire. Il verbo perisseuo può significare sia "abbondo" che "faccio abbondare" come in 2Corinzi 9:8 e Efesini 1:8. Qui c'è un pensiero simile a quello espresso in 2Corinzi 1:11, e la migliore traduzione è: Affinché il favore divino, moltiplicato per il maggior numero di coloro che vi partecipano possa far abbondare il ringraziamento che eccita all'onore di Diop

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Versetti 16-18.-Il ministro cristiano è sostenuto dalla speranza

Pertanto. Sapendo che la nostra morte quotidiana è il sentiero che conduce alla vita eterna versetto 14. Non veniamo meno vedi versetto 1. Anche se; piuttosto, anche se. Il nostro uomo esteriore. La nostra vita nelle sue condizioni umane e corporee. L'uomo interiore. Vale a dire, il nostro essere morale e spirituale, quell'"uomo nuovo che si rinnova nella conoscenza a immagine di colui che lo ha creato". Colossesi 3:10 è rinnovato; letteralmente, si rinnova, cioè con la fede e la speranza. Giorno dopo giorno. La frase greca non è classica, ma è una reminiscenza dell'ebraico

Crescita dell'anima

"Per questa causa non ci veniamo meno", ecc. Osserva all'inizio:

1. L'uomo ha una dualità di natura: l' esterno e l' interno; il secondo l'uomo dell'uomo

2. La deperibilità di una delle nature. "Il nostro uomo esteriore perisce". Questo è in costante corso

3. La crescita costante della natura del sintonizzatore. "L'uomo della ricompensa si rinnova giorno dopo giorno. " La crescita dell'anima implica tre cose

IO VITA DELL'ANIMA. Le piante morte e gli animali morti non possono crescere più delle pietre. L'uomo interiore è moralmente morto; La sua vita consiste nella suprema simpatia per il sommo bene

II NUTRIMENTO DELL'ANIMA. Nessuna vita può vivere di se stessa. L'appropriazione degli elementi esteriori è essenziale per il sostentamento e la crescita. Le verità morali e spirituali sono il nutrimento delle anime

III ESERCIZIO DELL'ANIMA. Sembra che tutta la vita richieda esercizio. Anche le produzioni del mondo vegetale non possono crescere senza di esso; Sebbene non possano muoversi da soli, sono mossi dalle brezze del cielo. La vita animale lo richiede, e l'anima deve averlo per crescere. Deve "esercitarsi fino alla pietà". "Coloro che sperano nel Signore rinnoveranno le loro forze".

Versetti 16-18.-

Grave afflizione resa leggera

I guai di Paolo erano estremamente pesanti. Così i guai di molti credenti sono stati e sono. Le sofferenze dei santi spesso sembrano più dure di quelle dei peccatori. Per loro la fornace è resa sette volte più calda. Ma Paolo, con i suoi pesanti dolori, ne parla come di essi leggeri, e ne parla come gli sembravano realmente nelle condizioni a cui si riferisce. Nessuna afflizione poteva essere più pesante della sua, eppure era leggera. Così è quello del credente...

QUANDO CONSIDERA DURANTE QUANTO PICCOLA PARTE DELLA SUA VITA DEBBA ESSERE SOPPORTATA. È solo "per un momento". Non tanto quanto un secondo in contrasto con mille anni. L'eternità accorcia il tempo. Le nostre tribolazioni sono come i cavalieri del Faraone: non possono passare il Mar Rosso della morte. In questo lampo della nostra esistenza possiamo piangere, ma nella vita eterna del cielo gioiremo

"Là laverò la mia anima stanca nei mari del riposo celeste, e non un'ondata di angoscia attraverserà il mio petto pacifico".

La nostra croce è portata solo per un momento, la nostra corona per sempre

II, QUANDO CONTRAPPONE L'ATTUALE BREVE AFFANNO AL PESO ETERNO DELLA GLORIA. I veri pensieri del cielo impediscono visioni esagerate dei dolori terreni. Quando il futuro è precluso, possiamo facilmente sederci e lamentarci, ma quando la fede vede "l'eredità incorruttibile e immacolata, che non appassisce", 1Pietro 1:4, le nostre attuali sofferenze si riducono a insignificanza. "Ritengo infatti che le sofferenze di questo tempo non siano degne di essere paragonate alla gloria che sarà rivelata". Romani 8:18 Perché dovremmo essere così inquieti per queste cose, quando queste sono così vicine? Le ombre incombono pesantemente su di noi fino a quando il sole della gloria futura irrompe tra le nuvole, e allora le ombre fuggono via. Perché dovremmo concentrare il pensiero sul presente breve, quando il futuro lungo è così bello? Se pensiamo molto alla casa, il viaggio verso casa sembrerà breve e le difficoltà del cammino di poco conto. Ogni ora di dolore ci porta un'ora più vicina alla terra che è senza dolore. E che cosa possederemo lì? L'apostolo si sforza invano di trovare un linguaggio sufficientemente forte per descrivere anche ciò che egli sulla terra poteva percepire del cielo: "sempre più un peso eterno di gloria" ver. 17

III QUANDO SI COMPRENDE IL SIGNIFICATO DEL PROBLEMA PRESENTE. Al vero figlio di Dio:

1. Può significare la distruzione dell'uomo esteriore, ma certamente significa il rinnovamento e lo sviluppo dell'interiorità. Non è nemmeno una ferita presente, è un bene presente. È una medicina, non un veleno

2. Ci prepara per la gloria futura. Il fuoco consuma le scorie, il coltello taglia via la parte malata, lo scalpello colpisce ciò che pregiudicherebbe la bellezza della statua. L'apprendistato del dolore ci rende adatti al lungo servizio della gloria. Attraverso molte tribolazioni entriamo nel regno e siamo preparati a compiere i suoi doveri. Le gioie del cielo dipendono dai dolori della terra; Senza quest'ultimo non saremmo pronti per il primo. "La tribolazione produce pazienza", ecc

. Romani 5:3

3. Mentre la sofferenza non può in alcun modo meritare la salvezza, l'afflizione sopportata rettamente non sarà senza ricompensa. Se combattiamo la battaglia della fede e sopportiamo la durezza come buoni soldati di Gesù Cristo, riceveremo una corona di giustizia che non appassisce. "Se soffriamo, regneremo anche con lui". 2Timoteo 2:12

PRATICO

1. Non svenire. Molti svengono perché non vedono alcun motivo per cui non dovrebbero svenire. Eppure tutte le ragioni spingono il cristiano a perseverare pazientemente. Se ci perdiamo d'animo perdiamo le forze. Disperare è accusare il nostro Maestro di infedeltà. Cerca di essere un buon nuotatore nel mare dei guai, e se le onde ti sorvolano, non si affievoliscono, perché presto risalirai in superficie e vedrai che la riva è più vicina

2. Non preoccuparti molto delle cose di questa vita. Ver. 18. Questi stanno morendo. Gli imperituri sono la nostra parte migliore. Non guardare le cose che si vedono; Non vale la pena guardarli. "Riponete la vostra affezione nelle cose di lassù" Colossesi 3:2

3. Guardare le cose invisibili al senso carnale, ma chiare alla visione della fede. Ver. 18. Dio, Cristo, la santità, l'utilità, le gioie spirituali, il nuovo Paradiso, sono "eterni". -H

Rinnovamento interiore e decadimento esteriore

Il contrasto qui non è quello che l'apostolo traccia altrove tra la carne e lo spirito, o l'uomo vecchio e il nuovo. Questa è una distinzione morale. Ma questo è tra il fisico e lo spirituale nell'uomo, l'esteriore e il palpabile da una parte, l'interiore e l'impalpabile dall'altra. Questi sono intimamente connessi. Hanno una simpatia costante. Un corpo dolorante stanca la mente; Una mente dolorante affligge il corpo. Un corpo sano rinvigorisce la mente; Una mente allegra sostiene il corpo. Ognuno influenza ed è influenzato dall'altro. Eppure a volte si assiste a una gloriosa padronanza degli svantaggi esteriori con la forza dell'uomo interiore. La mente eroica è ferma, anche quando la struttura fisica è in frantumi. E nulla è più produttivo di questo eroismo della fede. Coloro che hanno "lo stesso spirito di fede" che fu in Paolo "non si stancano".

I DEL RINNOVAMENTO INTERIORE. Il caso in esame è quello di un uomo rigenerato. Si presume che la vita spirituale sia stata ricevuta. E ora è dimostrato che "il lavacro della rigenerazione" è seguito dal "rinnovamento dello Spirito Santo". Gli uomini buoni sono soggetti ad attacchi di svenimento interiore, di languore e di intorpidimento emotivo, quando sono in grande pericolo di essere sopraffatti dalla tentazione. Perciò hanno bisogno di pregare spesso per una vita più forte. "Rinnova in me uno spirito retto".

1. In che cosa si rinnova l'uomo interiore? Nella giustizia e nella santità della verità". Efesini 4:24 E così in tutta la forza spirituale: il potere della resistenza al peccato, dell'abnegazione, della pazienza e della generosa azione caritatevole

2. Per quale motivo si rinnova l'uomo interiore? Per la potenza di Dio; mediante l'energia dello Spirito Santo. È lui che, con la Parola di verità, dà vivida dimostrazione di giustizia alla coscienza, rafforza il santo proposito nella volontà e dà fervore agli affetti devoti nel petto,

3. Quanto spesso si rinnova l'uomo interiore? "Giorno per giorno". Non che tutti i giorni siano uguali. Come una nazione ha le sue date speciali nella storia, i giorni attraverso i quali il suo futuro è stato plasmato, in cui sono state combattute le sue battaglie decisive o è stata conquistata la sua indipendenza, così un uomo cristiano può avere le sue date più o meno chiaramente segnate, giorni eccezionali e preziosi attraverso i quali la sua storia spirituale è stata determinata, in cui la sua lotta di fede è stata ben combattuta, e la sua libertà in Cristo divenne stabilita e sicura. Ma mentre riconosciamo giorni speciali o epoche di progresso spirituale, siamo disposti a dire che nella grazia, come nella natura, l'ordinario è, dopo tutto, più espressivo della bontà divina dello straordinario, e più essenziale per il nostro benessere. Il risveglio quotidiano e il mantenimento della vita spirituale è una cosa migliore e più grande di qualsiasi benedizione occasionale ed eccezionale. "Ebrei tiene le nostre anime nella vita." La forza, morale e fisica, che viene spesa quotidianamente viene anche ripristinata quotidianamente. Giovanni Bunyan fa vedere al pellegrino cristiano un uomo che alimenta segretamente con l'olio un fuoco su cui un altro gettava acqua, e il fuoco bruciava "sempre più caldo". L'Interprete lo spiegava del segreto e costante rinnovamento del fuoco sacro da parte di Cristo nelle "anime del suo popolo".

SAN PAOLO ERA CONSAPEVOLE DI DUE CAMBIAMENTI: UNA DISCESA ESTERIORE VERSO LA DEBOLEZZA E LA TERRA, E UN'ASCESA VERSO L'INTERNO VERSO UNA FORZA PIÙ SALDA E UNA VITALITÀ PIÙ ELEVATA.

1. L'interno sfida l'esterno. "Sebbene il nostro esteriore", ecc. La costanza del cuore credente è tanto più trionfante a causa della struttura debole o decadente. Quale potenza dello spirito si è manifestata nelle tenere donne che soffrono acutamente! Quale forza di carattere e quale splendore di pazienza in uomini che a malapena avevano un giorno senza dolori fisici!

2. Il rinnovamento interiore è spesso aiutato dal decadimento esteriore. Piace a Dio promuovere la vita spirituale dei suoi figli in modi che sono difficili da coltivare e da far sanguinare. In verità, raramente vediamo un vivo gusto per le cose dello Spirito di Dio, uno spirito svezzato, un santo fervore, mentre l'uomo esteriore è del tutto a suo agio e comanda ogni soddisfazione. C'è bisogno di problemi nella sfera esterna per esercitare e ravvivare la vita interiore. Bengel, verso la fine del suo corso, disse a un amico: "Le malattie servono a vivificarci e ad allargarci nello spirito dopo che siamo diminuiti. Quando la nostra lampada spirituale arde debolmente, è spesso perché il suo stoppino ha bisogno di essere ritagliato; e di tanto in tanto vengono fatte delle restrizioni sull'uomo esteriore a causa della malattia e dell'afflizione". Così, non è semplicemente "però", ma anche a volte "perché", il nostro uomo esteriore perisce, che il nostro uomo interiore si rinnova. Che triste caso è il loro il cui uomo esteriore decade mentre non c'è vita spirituale in loro! Il tempo passa, la salute viene meno, la vita svanisce e non c'è nulla da opporre. L'uomo esteriore perisce e perire anche l'uomo interiore. Ma perché morirete? Il Signore non vuole che alcuno perisca, ma che tutti giungano al pentimento.

L'uomo esteriore e l'uomo interiore

Per la parola "perire" in questo versetto, la Revised Version dice "sta decadendo". "L'uomo esteriore" è il corpo, "l'uomo interiore" è l'anima, per quanto i termini possano essere compresi da chiunque. "L'uomo esteriore" è l'intera sfera dei sensi e della carne; L'"uomo interiore" è l'intera sfera della morale, dello spirituale, del divino, dell'eterno, per quanto i termini possano essere compresi dal vivificato e rigenerato dell'umanità. L'"uomo esteriore" è l'uomo in relazione con l'"invisibile e temporale"; l'"uomo interiore" è l'uomo in relazione con l'"invisibile ed eterno". E ciò che l'apostolo dice così chiaramente nel nostro testo è questo: l'"uomo esteriore", la struttura materiale del corpo, e l'intero cerchio delle relazioni puramente umane e terrene, stanno cedendo a un graduale processo di decadenza, e presto dovranno tutti scomparire. Ma l'"uomo interiore", la vita spirituale, l'uomo stesso, si eleva giorno dopo giorno, attraverso successivi stadi di rinnovamento, a una vita ancora più elevata. E le stesse decadenze del corpo e dell'ambiente terreno influiscono direttamente sul nutrimento e sulla crescita della vita dell'anima, e quindi sul futuro dell'anima. Questo è il pensiero che ci viene posto davanti per la nostra considerazione, e cominciamo con quella verità familiare su cui si basa l'affermazione del testo

LA VITA DEL CORPO E LA VITA DELL'ANIMA DIPENDONO ENTRAMBE DAL NUTRIMENTO, DAL CIBO. Questa è la legge di tutta la vita creata. Gli angeli vivono del cibo degli angeli. Le anime vivono del cibo appropriato per le anime. E i corpi vivono di carne, bevande e aria. La scienza ci dice che la vita corporea, la salute, il grasso e il vigore dipendono direttamente dal carattere, dalla quantità e dall'adeguatezza del cibo fornito. Data la vitalità e la libertà dalla malattia attiva, e qualsiasi risultato corporeo che si desideri può essere ottenuto dando cibi che formano la carne, o le ossa, o il cervello. E la salute, il vigore e il lavoro della vita della nostra anima dipendono altrettanto direttamente dal cibo con cui è nutrita. Otterreste più buon lavoro dalle vostre anime? Allora devi nutrirli meglio. Esponete le vostre anime a molti pericoli? Allora devi migliorare e aumentare il loro cibo. Possiamo dire che la vita dell'anima è fede e amore, e che ha come espressione naturale l'adorazione e l'opera. Allora il cibo dell'anima che provvediamo deve tenere, nel modo più diretto ed efficiente, su queste quattro cose. Ecco un problema molto pratico che ognuno di noi deve risolvere nella nostra vita quotidiana: che cosa nutrirà la fede della mia anima e l'amore della mia anima nella massima salute e forza? Che cosa rafforzerà il cervello e il cuore dell'anima per la santa adorazione, per la preghiera e la lode, e i muscoli e i nervi dell'anima per il sacro lavoro? Man mano che la vita si svolge, ci vengono in mente tutti i momenti di particolare stress e tensione. Gli affari hanno le loro insolite ansie. La casa ha le sue cure insolite. Devono essere prese decisioni di grande importanza, e troppo facilmente dimentichiamo in questi momenti che abbiamo bisogno di un cibo migliore per l'anima; dobbiamo essere più spesso alle fonti segrete del nutrimento spirituale; dobbiamo scoprire quanto possono diventare forti coloro che mangiano dell'albero della vita, che partecipano di quel Pane della vita che sazia, e di quella "carne e sangue" che sono "davvero cibo e vera bevanda".

NUTRIRE LA VITA DEL CORPO COME POSSIAMO, SI STA LOGORANDO FINO AL DECADIMENTO E ALLA MORTE. "L'uomo esteriore perisce". "La moda di questo mondo passa". Tutto il nutrimento, tutto il nutrimento, tutta l'aria fresca, non possono far funzionare a lungo le forze corporee; poiché presto la vista si offusca, e l'udito viene meno, e il sapore si impallidisce, e le mani tremano, e il respiro si affanna, e le membra vacillano, e poi la coppa d'oro si rompe alla fonte, e l'uomo se ne va alla sua lunga dimora, e gli afflitti vanno per le strade. C'è un limite fisso oltre il quale il corpo non può andare. Nessuno di noi può impunemente sforzarsi oltre i limiti delle proprie forze fisiche, perché gradualmente, con il passare degli anni, la nostra forza vitale si abbassa, la nostra capacità di recupero viene meno, il corpo sta realmente decadendo e deperendo fino all'impotenza e alla morte. Ma perché dovremmo preoccuparci perché non possiamo alimentare questi nostri corpi con una forza che resista alle malattie e alla vecchiaia, e faccia durare i nostri anni attraverso tutte le generazioni? Non sono noi. Essi non sono che la macchina, l'agente, la sfera della nostra sublime prova morale. Possono durare non più di quanto sia necessario per perfezionare la prova. Non vorrò questo fragile corpo, con i suoi sensi e le sue relazioni limitate, né vorrò questa "terra gravata dal peccato", quando Dio vedrà che la mia prova morale è finita; quando avrà scoperto, con questo esperimento pratico, ciò che sono veramente. Posso vederli entrambi morire ed entrare nel corpo spirituale e incorruttibile di Dio, la glorificata controparte di questo corpo che ho ora, che è modellato in modo simile ai "nuovi cieli e nuova terra, nei quali abita la giustizia".

NUTRI LA VITA DELL'ANIMA, ED ESSA CRESCERÀ PER SEMPRE. Perché non ci sono forze che possono toccare l'anima rigenerata per distruggerla. "Io do loro la vita eterna", disse Ebrei che portarono alla luce la vita e l'immortalità mediante il Suo vangelo, "ed essi non periranno mai, e nessuno li rapirà dalla mia mano". La legge, Satana, il peccato, la tentazione, le atmosfere mondane, la morte e l'inferno non possono nuocere all'anima la cui vitalità è ben nutrita e mantenuta. Prendi il cibo per il corpo e il suo servizio è presto esaurito. Prendete il cibo per l'anima, e il suo servizio non potrà mai essere esaurito; diventa un elemento permanente di bene; è andato alla formazione del carattere, che la morte non ha il potere di toccare. Ci sono, infatti, varietà di esperienze religiose, alti e bassi del sentimento religioso. Possiamo incrostare la nostra vita di mondanità, possiamo nutrire le nostre anime con nient'altro che i lussi del piacere umano, e se lo facciamo dobbiamo soffrire, e soffrire amaramente. Grandi malattie e calamità possono arrivare a noi come processi di purificazione e correzione. Ma Dio non permetterà che la crescita dell'anima sia ostacolata in modo permanente. Se non faremo prosperare l'anima con il cibo della verità, del dovere, dell'adorazione, della preghiera e della comunione, allora egli la farà prosperare con la medicina del dolore, dell'angoscia, dell'umiliazione, del lutto e della perdita; ma prospererà e crescerà. "L'uomo interiore si rinnoverà di giorno in giorno".

IV L'USURA, LA SOFFERENZA, IL DECADIMENTO E LA MORTE DELLA VITA DEL CORPO SONO RESI AGENTI NEL NUTRIRE LA VITA DELL'ANIMA. San Paolo prosegue dal nostro testo per dire: "Poiché la nostra leggera afflizione ci produce un peso di gloria molto più grande ed eterno". Come fu sempre luminoso e pieno di speranza quell'apostolo ferito, stanco e sofferente! Gli Ebrei trovarono persino nel suo cuore di gloriarsi delle sue infermità, perché, più era debole, più la potenza di Cristo doveva riposare su di lui e operare attraverso di lui. L'uomo esteriore perisce, ma non sarà triste o verrà meno per questo, poiché l'uomo interiore si rinnova giorno dopo giorno. E Paolo dice che c'è una relazione così intima tra questi due che, con la morte dell'uno, la vita dell'altro viene effettivamente favorita. Le nostre leggere afflizioni e la nostra morte di prova sono persino diventate cibo per la crescita della nostra anima. Possiamo prosperare sui nostri stessi guai. La prova, la fatica, la lotta, la stanchezza, la fragilità, il dolore, il lutto, tutto ciò che il corpo può conoscere del dolore e della preoccupazione, sono il cibo dell'anima. Vive di loro. Prospera su di loro. Essa sale verso il cielo con l'aiuto di loro. "Da chi mangia produce carne; dal forte produce dolcezza". -R.Tp

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Per la nostra leggera afflizione, che è solo per un momento; letteralmente, per l'immediata leggerezza della nostra afflizione. Lavora per noi. Sta realizzando per noi, con tutta la forza incommensurabile di una legge naturale e progressiva. Un peso di gloria molto più grande ed eterno; letteralmente, in eccesso in eccesso. Per l'espressione "all'eccesso - caratteristica, come altre espressioni emotive, di questo gruppo di Epistole - vedere 2Corinzi 1:8; Galati 1:13. La parola "eterno" è in antitesi con il "per un momento". Il "peso" è suggerito dalla "leggerezza", e forse anche dal fatto che in ebraico la parola per "gloria" significa anche "peso". Il contrasto generale si trova anche in Matteo 5:12; 1Pietro 5:10; Ebrei 12:10; Romani 8:18. Le frequenti somiglianze tra questa Epistola e quella dei Romani sono naturali se ricordiamo che furono scritte a pochi mesi di distanza l'una dall'altra

Versetti 17, 18.-

Le afflizioni degli uomini cristiani

Poiché la nostra leggera afflizione, che è solo per un momento, produce per noi un peso di gloria molto più grande ed eterno; mentre noi non guardiamo le cose che si vedono, ma le cose che non si vedono, perché le cose che si vedono sono temporali; ma le cose che non si vedono sono eterne". Queste parole suggeriscono alcune riflessioni riguardo alle afflizioni degli uomini cristiani

Essi sono RELATIVAMENTE "leggeri" e "momentanei". Sono "leggeri":

1. Rispetto a ciò che meritano

2. Rispetto a ciò che altri hanno sopportato

1. Paragonato, con la beatitudine che deve seguire. Sono momentanee, "ma per un momento. Confronto momentaneo

1. con i piaceri di questa vita; comparato

2. con l'interminabile beatitudine del futuro

II Che, sebbene leggeri e momentaneo, PRODUCANO RISULTATI GLORIOSI. Escono in che cosa? "Un peso di gloria molto più grande ed eterno". Qual è l'afflizione per la gloria?

1. L'uno è "leggero", l'altro è pesante. Mettete tutte le afflizioni di tutta la Chiesa contro la gloria eterna di una sola anima cristica, e quanta luce!

2. L'uno è momentaneo; l'altro è eterno. "Peso eterno della gloria". Ma il risultato non è solo un peso eterno di gloria, ma "molto più grande". Nessuna espressione potrebbe essere più forte di questa. L'apostolo qui sembra lottare secondo il linguaggio più forte per esprimere la sua idea della beatitudine trascendente che attende l'uomo cristiano

III Che realizzino questi gloriosi risultati MEDIANTE LA REALIZZAZIONE DI REALTÀ SPIRITUALI ED ETERNE. "Mentre non guardiamo le cose che si vedono, le cose che si vedono sono temporali". Osservare:

1. Che ci sono cose invisibili all'occhio corporeo che possono essere viste dall'anima. Ci sono due classi di cose invisibili:

1 quelli che sono essenzialmente invisibili, come i pensieri, gli spiriti, Dio; e

2 quelle che sono contingentemente invisibili, come quelle cose che sono visibili nella loro natura, ma, per minuzia, distanza o qualche altra causa, sono attualmente invisibili. È alla prima di queste che l'apostolo si riferisce: cose che sono essenzialmente invisibili all'occhio del corpo. L'anima può vedere i pensieri, le intelligenze morali e il grande Dio

1. Che le cose che possono essere viste solo dall'anima non sono temporali, ma eterne. Parliamo delle montagne eterne, del sole eterno, ecc., ma non c'è nulla che si veda che duri nel tempo: tutto passa. Le verità morali sono imperiture; le esistenze spirituali sono immortali; Dio è eterno; Queste sono cose che appartengono a un regno che non può essere spostato

2. Che le cose che sono viste solo dall'anima sono le cose che, se realizzate, faranno scaturire questa vita mortale in un bene trascendente

Versetti 17, 18.-

La disciplina divina

In questo brano patetico e sublime Paolo ci rivela la propria esperienza spirituale. E la grande lezione che egli trasmette per fortificare la fede e la perseveranza cristiana, e per l'ispirazione della speranza cristiana, arriva al cuore con una potenza decuplicata, perché è così manifestamente una lezione che egli stesso sta imparando, attraverso lo stress del dolore terreno e il trascorrere di anni laboriosi

I LO SCOPO RIVELATO DELLA DISCIPLINA DIVINA. Anche se spesso gli uomini non riescono a riconoscere la verità, c'è in realtà uno scopo nella vita umana, uno scopo saggio, benefico, divino

1. I mezzi: l'afflizione. Con questo si intende qui ciò che si sopporta nel servizio di Cristo; come, ad esempio, dai missionari e dagli evangelisti. Eppure, nel caso della vera afflizione cristiana, ogni tipo partecipa di questo carattere. L'apostolo dice dell'afflizione che è di qualità "leggera" e che è "momentanea" nel tempo della sua incidenza. Questa è evidentemente una questione di confronto; poiché è solo se paragonata al "peso" e all'"eternità" della gloria che l'afflizione terrena può essere definita leggera e transitoria

2. La fine: la gloria. Questo è il futuro; poiché lo stato attuale non è caratterizzato da questa qualità, se non come un giorno di tempesta può essere diversificato da raggi di luce che irrompono tra le nuvole lacerate. È la gloria di Cristo, come quella in cui è entrato quando ha compiuto le sue sofferenze vicarie. E, essendo tale, è pesante ed eterno

II LE CONDIZIONI SU CUI IL CRISTIANO TRAE PROFITTO DALLA DISCIPLINA DIVINA. In questo passaggio la parte di Dio e la nostra sono intrecciate. Possiamo ricevere il vantaggio solo sottomettendoci alle intenzioni di Dio e cadendo in esse. Non è scontato che gli afflitti debbano essere i migliori per la loro dolorosa esperienza

1. Ciò che si vede, ciò che si conosce con i sensi, deve essere considerato e trattato come di minore importanza, per scomparire presto. Gli uomini sono inclini a esagerare gli eventi di questa vita che perisce; ma i cristiani devono vederli come appaiono a Dio

2. Gli sguardi devono essere costantemente fissati sull'invisibile; cioè sul Cristo che ci ha preceduto e che è compreso nell'esercizio della fede; sul cielo che deve essere riposo per gli affaticati, gioia per i tristi, sollievo per gli oppressi; sul Dio che, sebbene invisibile, è "vicino a tutti coloro che lo invocano" ed è la vera Vita di tutte le anime sante. Bisogna ricordare che queste realtà, alle quali i cristiani sono profondamente, sommamente interessati, sono eterne. Su di loro la decadenza, il tempo e la morte non hanno potere; di esse le gloriose cose della terra non possono dare che la promessa e la caparra

3. Così si sperimenterà la forza di sopportare ciò che è stabilito per noi di portare sulla terra; e così un'aspirante speranza anticiperà la gloria che sarà rivelata in seguito.

La stima cristiana dell'afflizione

C'è un'intensità appassionata, una specie di stravaganza, in queste parole, che spesso notiamo nelle espressioni del nobile ma impulsivo apostolo. I sentimenti elevati, le emozioni tese, sono spesso utili nelle nostre esperienze religiose. Ci sollevano, come su una grande onda, oltre l'asticella della difficoltà. Ci aiutano a compiere il nostro dovere e alleggeriscono il fardello del nostro dolore. I nostri inni e poesie sacre sono spesso l'espressione di emozioni così alte che sono provate solo dai migliori uomini nei loro tempi migliori; Ma sono un'ispirazione e una gioia per noi, anche se possono essere al di là della nostra effettiva realizzazione. In questo modo possiamo ricevere un aiuto benevolo attraverso il nostro testo. Il contesto si riferisce ai problemi ministeriali, ma i problemi sono la nostra comune sorte umana, e se dovessimo scegliere quale forma dovrebbero assumere per noi, commetteremmo tristi errori. Per quanto riguarda le benedizioni recate dall'afflizione, abbiamo notevoli testimonianze delle Scritture. Mosè avrebbe preferito "soffrire afflizione con il popolo di Dio piuttosto che godere dei piaceri del peccato per un certo periodo". Davide dice: "Prima di essere afflitto mi sono smarrito, ma ora osserverò la tua parola". Salomone ci dice che è "meglio entrare nella casa del lutto che nella casa del banchetto". E l'autore dell'Epistola agli Ebrei dice che "il Signore corregge chi ama, e flagella ogni figlio che riceve". Il nostro testo suggerisce quale stima il figlio di Dio può e deve fare delle afflizioni, e può giudicarle per quanto riguarda il peso, il tempo e l'influenza

IO PER QUANTO RIGUARDA IL LORO PESO. Gli ebrei possono chiamarle "afflizioni leggere". Questo è apparentemente falso. Sicuramente Giobbe, Giacobbe, Naomi, Davide, Marta e Maria non avrebbero mai potuto chiamare le loro "lievi afflizioni". Si dice giustamente che "nessuna afflizione per il presente sembra essere gioiosa ma dolorosa". Sembra impossibile chiamare "lievi afflizioni" un tale catalogo di guai come quello che ci viene dato in 2Corinzi 11:23-27. Eppure questa è la verità più profonda, e possiamo vedere che lo è se soppesiamo i nostri problemi su una bilancia equa:

1 nella bilancia dei nostri meriti;

2 sulla bilancia del confronto con le sofferenze degli altri; e

3 Nella bilancia delle conseguenze, perché dal dolore viene la salute spirituale

Sia la conoscenza che la fede possono aiutarci a chiamare la nostra afflizione "luce".

II PER QUANTO RIGUARDA IL LORO TEMPO. «Ma per un momento.» Anche questo è apparentemente falso. Giuseppe non può chiamare quegli anni di prigione estenuanti "solo un momento". I prigionieri di Babilonia, sfiniti dalla speranza rimandata, appesero le loro arpe ai salici perché non potevano più cantare. Non poterono chiamare la loro prigionia "se non per un momento". E non possiamo mai chiamare "brevi" quelle terribili sei ore di agonia portate da nostro Signore sulla croce. Eppure anche questa è la verità più profonda. In confronto alla vita stessa lo è. I nostri tempi di sofferenza sono pochi, quelli di gioia sono tanti; giacciono insieme in qualcosa della proporzione di ruscelli e campi. Inoltre, è il tatto stesso che nei nostri tempi di sofferenza solo brevi momenti portano un dolore insopportabile. E si scopre che il dolore peggiore è il meno ricordato; Passa, e non riusciamo nemmeno a ricordarlo, per poterlo subire di nuovo nell'immaginazione. E la sofferenza terrena è veramente solo per un momento, se la si confronta con l'eternità della gioia in cui ci conduce

III PER QUANTO RIGUARDA LA LORO INFLUENZA. "Lavorare un... peso della gloria". È importante che noi siamo preparati per la gloria come che la gloria deve essere preparata per noi. L'idea di gloria di San Paolo è ciò che si fa con l'afflizione nel cristiano stesso. E tra le cose operate nel carattere e nella vita cristiana possiamo notare queste

1. Pazienza: il potere di tacere e aspettare

2. Fiducia: il pieno impegno della nostra fedeltà a Dio

3. La santità: la liberazione dal potere schiavizzante del male

4. La santificazione dei rapporti umani, che nulla rende così tenera e vera come la nostra partecipazione ai dolori comuni

5. E il rinnovamento dell'attività cristiana; poiché l'afflizione è il tempo in cui possiamo rivedere seriamente il passato e prendere seri risoluzioni per i giorni a venire.p

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Mentre non guardiamo le cose che si vedono. Il greco suggerisce più di una ragione, "Poiché non stiamo guardando le cose visibili". vedi 2Corinzi 5:7 Cose che non si vedono. Il negativo è il negativo soggettivo. Esprime non solo il fatto che ora queste cose non si vedono, ma che è nella loro natura essere invisibili agli occhi del corpo. Temporale. Cioè, temporaneo, transitorio, fantasmatico, un mondo passeggero; per questo motivo non fissiamo il nostro sguardo o il nostro scopo su di esso. Ma le cose che non si vedono sono eterne. La frase è importante, perché dimostra che l'eternità non è una semplice estensione del tempo, ma una condizione qualitativamente diversa dal tempo. Le "cose eterne" esistono tanto ora quanto esisteranno mai. Viviamo nell'eternità tanto ora quanto lo saremo sempre. L'unica differenza sarà che allora vedremo colui che ora è invisibile, e realizzeremo le cose che ora sono visibili solo all'occhio della fede. Questo è uno dei passi di san Paolo che trova uno stretto parallelo in Seneca Ep., 59. "Invisibilia non decipiunt" era, come ci dice il vescovo Wordsworth, l'iscrizione posta alla fine del porticato del suo giardino dal dottor Young, il poeta

Vedere l'invisibile

I L'ABITUDINE DELLA MENTE QUI DESCRITTA. L'apostolo non parla di un'azione o di uno sforzo, ma di una salda abitudine mentale che aveva formato, un'intenzione di riguardo in una particolare direzione. Ebrei lo descrive in una forma che suona paradossale, ma la cosa che si intende dire è ben nota a tutti i cristiani sperimentali. Le cose che si vedono e non si vedono in questo passaggio non sono quelle visibili e invisibili agli occhi dei mortali, come in Romani 1:20. Le cose che non si vedono nel versetto che abbiamo davanti sono così, non perché non si possano vedere, ma perché non è ancora giunto il tempo della loro manifestazione. Le cose viste, dalle quali San Paolo distolse lo sguardo, furono le fatiche e le afflizioni da lui sopportate come servo di Cristo. Le cose che non si vedevano erano le ricompense del servizio fedele alla venuta del Signore, il "peso della gloria". E l'abitudine qui indicata è quella di distogliere lo sguardo dalle fatiche e dalle sofferenze per l'apparizione gloriosa del Signore, e la luminosa "ricompensa della ricompensa". È la forma più alta di guardare dal lato allegro delle cose. Poiché si tratta di un'abitudine, deve essere formata per gradi e per sforzi ripetuti. Piegando la mente il più possibile verso il futuro con Cristo, dobbiamo addestrarla all'attesa e al desiderio abituali

II LA RAGIONE ASSEGNATA PER FORMARE QUESTA ABITUDINE. "Poiché le cose che si vedono sono", ecc. San Paolo rifletteva che "le sofferenze del tempo presente" erano, dopo tutto, di breve durata. L'afflizione che sopportò fu solo per un momento in confronto all'eternità che lo attendeva. Perciò sentiva che sarebbe sopravvissuto e avrebbe trionfato su tutte le sue prove. Erano temporali, e quindi non potevano raggiungere la vita oltre o rovinare la speranza riposta per lui in cielo. Non era forse così per il Divino Maestro stesso? Per la gioia che gli era posta dinanzi, sopportò la croce, disprezzando l'infamia. E così tutti quelli che sono suoi devono portare la croce e perseverare con pazienza, perché il tempo non sarà lungo e le cose che non si vedono sono eterne

III I BENEFICI CHE ACCOMPAGNANO O DERIVANO DA QUESTA ABITUDINE QUANDO SI FORMA

1. Elevazione del tono della vita. La vita è come i suoi motivi, e i motivi provengono dalle convinzioni, dalle paure e dalle speranze che sono più forti nella mente. Una religione superficiale non ha abbastanza potere per purificare il cuore o nobilitare i principi di condotta. Ma l'abitudine di considerare le cose eterne come quelle a cui ci affrettiamo deve elevare e raffinare il carattere. "Chiunque ha questa speranza in lui purifica se stesso, come pure è puro". E questa non è una speranza egoistica, non è un'ambizione egoistica. È la speranza di essere incoronati insieme a tutti coloro che amano la sua apparizione, e di essere ricompensati insieme a tutti i fedeli servitori del Re

2. Consolazione nelle difficoltà e nelle avversità. Anche quando una lampada non è abbastanza vicina da gettare una luce chiara sul nostro cammino, è incoraggiante vederla in una notte torbida; e così siamo confortati mentre cerchiamo la gloria con Cristo. Ci muoviamo verso di esso su un sentiero sempre così accidentato. Ci dirigiamo verso di esso su un mare sempre così irrequieto. Se guardiamo le cose che si vedono, le onde e gli scogli minacciosi, perdiamo forza e coraggio; ma con l'occhio fisso alla luce di quella beata speranza, ci dirigiamo dritti verso il porto

3. Preparazione per la partenza quindi. È stabilito che gli uomini muoiano. Non pensare a questo appuntamento e occupare la mente solo con le cose che si vedono, dimenticando la loro caducità, è recitare la parte dello sciocco

L'uomo saggio è colui che, mentre adempie i doveri del tempo che passa, guarda molto e costantemente al futuro, e così, quando parte, non va in regioni sconosciute, ma dal Salvatore, che ha amato e servito, per attendere con lui e con tutti i santi la risurrezione e la gloria. -Fp

Illustratore biblico:

2Corinzi 4

1 2CORINZI CAPITOLO 4

2Corinzi 4:1

Perciò, visto che abbiamo ricevuto questo ministero.-

Il ministero apostolico:-Paolo rappresenta questo-

(I.) Come ministero di luce (versetti 4-6)

(1.) Cfr. Giovanni 1:5. Nulla potrebbe essere più diverso delle menti di Paolo e Giovanni, eppure entrambi chiamano la rivelazione "luce". Secondo Giovanni vivere nel peccato significava vivere nelle tenebre; secondo Paolo, era vivere nella cecità. Il vangelo ha gettato luce

(1) Su Dio: luce prima sconosciuta, anche ai più santi. Da Cristo, il nostro Dio è solo un terribile mistero

(2) Sull'uomo. L'uomo, con aspirazioni divine e brame animali, chiede: "Sono un dio o una bestia?" Il vangelo risponde: "Voi siete un tempio glorioso in rovina, da ricostruire per essere abitato da Dio".

(3) Sulla tomba; Poiché "la vita e l'immortalità" sono state "portate alla luce per mezzo del Vangelo". Fino ad allora l'immortalità non era che un lutto forse

(2.) Si notino tre deduzioni pratiche

(1) La nostra vita deve essere una manifestazione del Vangelo. Noi non manomettiamo la Parola di Dio (versetto 2). Non è nascosta o oscurata da noi, perché il nostro stesso lavoro consiste nel dichiarare intrepidamente la verità e nel non temere alcuna conseguenza

(2) La luce ci è stata data perché la diffondiamo (versetti 5, 6). Se Dio ci ha illuminati, allora noi siamo vostri servi, per darvi questa illuminazione. Questo Paolo, che era stato egli stesso nelle tenebre, lo sentiva vividamente; E rifiuteremo di sentirlo? Forse noi che siamo stati nello splendore della sua rivelazione per tutta la nostra vita apprezziamo a malapena la necessità che egli sentiva così fortemente di comunicarla

(3) È il cuore malvagio che nasconde la verità. La luce risplende su tutti coloro che non hanno spento il senso spirituale. "Chiunque è dalla verità ode la voce di Cristo". "Le prove del cristianesimo" sono il cristianesimo. L'evidenza del sole è la sua luce. Gli uomini che trovano tutto nel mondo (versetto 4) - come possono, febbricitanti per i suoi affari, eccitati dai suoi piaceri, pietrificati dalle sue massime, vedere Dio nella Sua purezza, o comprendere il calmo splendore dell'eternità?

(II.) Come riflesso della vita di Cristo

(1.) In parola. Cfr. versetti 2 e 13. Manifestiamo la verità, "raccomandandoci alla coscienza di ogni uomo", perché parliamo con forte convinzione. Osservate la differenza tra questo e la conoscenza teologica. Non è la saggezza di un ministro, ma la sua convinzione, che si trasmette agli altri. Nulla dà la vita se non la vita. La vera fiamma da sola accende altre fiamme. Ci crediamo solo a metà. Nel versetto 5; Paolo dice che predica Cristo, e non se stesso. Il ministro deve predicare non il Cristo di questa setta o di quell'uomo, ma Cristo pienamente, Cristo la nostra speranza, il nostro modello, la nostra vita

(2.) Nell'esperienza. Potrebbe essere motivo di sorpresa che la verità di Dio venga trasmessa attraverso strumenti così deboli: "vasi di creta" (versetto 7). Ma questa stessa circostanza, invece di provare che il vangelo non è da Dio, prova che lo è. Che cos'era infatti la vita di questi uomini se non la vita di Cristo di nuovo, una vita vittoriosa nella sconfitta? (versetto 8-11). Nelle loro sofferenze gli apostoli rappresentavano la morte di Cristo, e nelle loro incredibili fughe la Sua risurrezione. In senso figurato, le loro fughe furono come una risurrezione. In diversi periodi della stessa vita, in diverse epoche di libertà o di persecuzione - come abbiamo conosciuto nella depressa Chiesa degli Albigesi e nella vittoriosa Chiesa d'Inghilterra - in diverse persone durante la stessa epoca, la Croce e la Resurrezione si alternano ed esistono insieme. Ma in tutto c'è progresso: la decadenza del male o la nascita del bene (versetto 16). (F. W. Robertson, M.A.) Paul, il ministro modello

(I.) Le sue motivazioni

(1.) Il suo senso della gloria del suo ufficio. "Visto che abbiamo questo ministero". Questo sorse dalla sua concezione della gloria del vangelo Romani 11:13. Con questa visione del suo ufficio, l'apostolo si sforzò sempre di elevarsi al livello della sua digni#1Tessalonicesi tà.

(2.) Il suo senso del suo debito verso la misericordia divina. "Come abbiamo ricevuto misericordia, non veniamo meno". Tutto il suo essere era penetrato dal senso della munificenza di Dio verso di lui. Lui non tocca mai questo tema, ma le sue parole risplendono di una potenza straordinaria

(3.) La conoscenza divina. "Agli occhi di Dio" (Confronta CAPITOLO 5:11). Che incentivo alla serietà e all'onestà di intenti è questo fatto dell'occhio infinito di Dio che è sempre su di noi! Da questi motivi Paolo fu sostenuto, così che non venne meno. La sua vela era l'esaltata dignità del suo ufficio, il suo timone il senso dell'occhio divino sempre su di lui, la sua zavorra la profonda gratitudine del suo cuore per la misericordia di Dio. Ogni ministro cristiano ha bisogno degli stessi motivi

(1) Stimolare l'industria e la coscienziosità

(2) Sostenere di fronte all'apparente mancanza di successo

(3) Infiammare lo zelo di fronte alla mancanza di apprezzamento

(4) Per il sostegno di fronte alle difficoltà che di solito affliggono l'attività ministeriale

(5) Per proteggersi da qualsiasi adempimento parziale dei doveri

(II.) Il suo metodo

(1.) Negativo. "Ma ho rinunciato", ecc. Nell'adempimento dei doveri del suo alto ufficio, egli ripudiò totalmente tutti i metodi e le pratiche di cui aveva motivo di vergognarsi. Lui evitava completamente i "trucchi del mestiere". Con il suo enfatico ripudio egli sottintende

(1) Quella particolare cura dovrebbe essere mostrata da noi per evitare di degradare il nostro ufficio ricorrendo a trucchi indegni e astuzie disoneste per garantire il successo

(2) Si dovrebbe mostrare particolare attenzione per evitare ogni manomissione della Parola di Dio allo scopo di piacere agli uomini

(2.) Positivo. "Mediante la manifestazione della verità". In cosa consiste?

(1) Una dichiarazione onesta, chiara, nuda e cruda. È impossibile trasmettere la verità del Vangelo in una forma troppo nuda. La finestra dipinta della cattedrale può essere squisitamente bella, eppure attenua la luce e veste gli oggetti circostanti di tonalità false ma meravigliose. La finestra che rende più giustizia alla luce è quella che la trasmette in tutta la sua purezza, senza manipolazioni o distorsioni

(2) Una dichiarazione completa di esso in tutte le sue parti e orientamenti. È solo così presentato nella sua completezza che può dimostrarsi un potere salvifico sul cuore degli uomini. Qualsiasi presentazione unilaterale di esso non riuscirà certamente a raggiungere quell'effetto perfezionatore che si calcola di produrre. La luce è composta da tre colori primari: rosso, blu e giallo. Nessuno di questi elementi, tuttavia, da solo produrrà una crescita vegetale in piena perfezione. Gli esperimenti hanno dimostrato che il giallo, pur producendo la maggior quantità di luce, impedisce la germinazione dei semi. Sotto il rosso viene prodotto più calore, ma la pianta è malsana. Sotto il blu si produce l'effetto chimico più forte, ma sotto questo influsso la forza della pianta non riesce a tenere il passo con la sua crescita. Quindi una rappresentazione della verità tutta dottrinale è come la luce tutta gialla; Ha in sé solo l'illuminazione per la testa. Una rappresentazione di tutto questo, l'amore è come la luce, tutto rosso; Ha in sé solo calore per il cuore. Una rappresentazione di tutta l'etica è come la luce tutta blu; non ha che la chimica per la coscienza

(3) Una manifestazione nella vita. Il ministero deve necessariamente essere illustrato dalla vita

(III.) Il suo potere. "Raccomandandoci alla coscienza di ogni uomo", non ai suoi pregiudizi, passioni o gusti. Era un potere che scaturiva non dal fascino dell'ufficio, ma dal fascino della verità, della serietà e della santità. (A. J. Parry.)

2 2CORINZI CAPITOLO 4

2Corinzi 4:2

Ma hanno rinunciato alle cose nascoste della disonestà.

Il vero ministro:-Paolo qui si presenta come un vero ministro nominato da Dio. Lui è portato a questa affermazione dalle insinuazioni di falsi maestri. Lui dà certi segni che caratterizzarono il suo ministero, ma che mancavano del tutto in quello di questi falsi maestri. Questi erano...

(I.) Purezza del movente. "Abbiamo rinunciato alle cose nascoste della disonestà". Con ciò egli implica che questi falsi insegnanti usavano per promuovere i loro piani mezzi che avrebbero solo bisogno di essere conosciuti per rovinare la causa che intendevano promuovere. Perché gli uomini vedono subito che la causa non può essere buona se richiede per promuoverla progetti astuti che non possono sopportare la luce del giorno

(II.) Purezza di condotta. "Né camminare con astuzia." Tutta la vita di questi falsi insegnanti fu un astuto tentativo di apparire ciò che non erano-di apparire come se le loro azioni fossero guidate da un cuore mutato, mentre in realtà continuavano a vivere come avevano fatto in precedenza, senza alcun cambiamento di vita o di conversazione. E che cos'è ora se non un impostore che finge di insegnare agli altri la strada per il cielo senza che lui stesso guidi la strada?

(III.) Purezza della dottrina. "Né maneggiare la Parola di Dio con inganno". Naturalmente, ci possono essere solo due ragioni per questa gestione ingannevole: o

1.) Arrivare alla falsa dottrina, o... 2. Per promuovere un fine egoistico. Gli uomini fanno il primo quando cercano, come fecero alcuni di questi primi maestri, di inserire la Scrittura in un qualche sistema di filosofia umana, e di insegnare come verità divina le opinioni che hanno portato nel libro sacro. E gli uomini fanno quest'ultimo quando, invece di predicare Cristo, predicano se stessi. (J. Clarkson.)

Le condizioni e il carattere di un vero ministero:

1.) Le forme comuni di opposizione al ministero cristiano

(2.) Il modo e lo spirito con cui tale opposizione dovrebbe essere affrontata

(3.) Che cosa deve essere il ministero cristiano per superare tutta l'opposizione che può essere mossa contro di esso

(I.) Le condizioni di un vero ministero nella Chiesa di Cristo. Questi sono contenuti nelle prime tre clausole del versetto

(1.) "Abbiamo rinunciato alle cose nascoste della disonestà". La parola tradotta "disonestà" ricorre sei volte nel Nuovo Testamento. In ogni altro caso è tradotto "vergogna", e questo è il suo significato corretto. L'espressione "cose nascoste della vergogna" avrà una duplice applicazione. Può riferirsi a cose "nascoste" in contrapposizione a "manifestazioni", cioè nascoste agli uomini attraverso un sentimento di vergogna; e in tal caso si tratterebbe del vangelo che l'apostolo doveva dichiarare. Oppure può riferirsi a cose vergognose in se stesse, accuratamente nascoste agli occhi degli uomini; e in tal caso riguarderebbe l'apostolo stesso. Prendendo entrambe le applicazioni, la forza dell'affermazione dell'apostolo sembra essere questa: "Non c'è nulla nel vangelo che io mi vergogni di dire agli uomini". "Non c'è nulla in me stesso che io mi vergogni che gli uomini sappiano". Il ministero cristiano esige la massima onestà da parte di coloro che vi si trovano. Le verità che gli uomini sono più indisposti ad ascoltare, e che hanno maggiori probabilità di offendere, sono spesso le verità che gli uomini hanno più bisogno di conoscere. Nel momento in cui gli uomini cominciano a sospettare che ci siano cose nella vita di un uomo che non sopportano l'esame - "cose nascoste di vergogna" - il suo lavoro è finito. La prima condizione di un vero ministero è che si rinunci a questi

(2.) La totale assenza di disegni egoistici e sottili. "Non camminare con astuzia". La parola significa letteralmente "mancanza di scrupoli". L'idea è quella di chi ricorre a qualsiasi artificio per garantire i propri fini. Dobbiamo imparare che l'astuzia è completamente fuori luogo nel ministero del vangelo. Sebbene il fine desiderato possa essere lodevole, non siamo mai giustificati nell'adottare misure astute per raggiungerlo. Questo è stato l'errore in cui, nel corso di gran parte della sua storia, è caduta la Chiesa di Cristo, e dal quale, secondo alcuni, non è ancora del tutto libera. L'uso dell'astuzia non è stato solo sbagliato e peccaminoso, ma anche un errore, un fallimento. È stato così in altri ambiti della vita. E' stato ben dimostrato da uno scrittore che la politica che pensava di governare l'India inviando uomini scaltri e senza scrupoli a incontrare e sorvegliare gli acuti, subdoli e traditori Indù, è completamente fallita

(3.) "Né maneggiare la Parola di Dio con inganno". Non dobbiamo manometterlo, come chi deturpa, ferisce, compromette il valore della moneta del regno. Non dobbiamo adulterarla, come uno che introduce un altro elemento inferiore in ciò che originariamente era puro e buono

(II.) Il carattere di un vero ministero. "Mediante la manifestazione della verità raccomandandoci alla coscienza di ogni uomo al cospetto di Dio". Questo si oppone a ogni riserbo e nascondimento, a tutto ciò che è personale ed egoistico, a tutto ciò che è astuto e ingannevole

(1.) Tutto ciò che è oscuro, mistico e inintelligibile nell'insegnamento cristiano è escluso. "Usiamo una grande semplicità di parola". Mettere la verità nell'apprensione di tutti deve essere l'unico scopo e desiderio. Non per avvolgerla in un simbolismo misterioso, non per avvolgerla in termini strani e difficili, ma per sostenere la verità, come una torcia scoperta, in modo che nessun dispositivo umano ne diminuisca la luminosità

(2) Un tale ministero richiede la massima sincerità in coloro che lo sostengono. Manifestare la verità deve essere l'unico oggetto, e nulla nell'uomo stesso deve essere permesso di oscurare la sua manifestazione. Lui deve immergersi nella verità che egli dichiara. La verità è spesso oscurata da chi la proclama. La verità, non se stesso - la manifestazione della verità, non la presentazione di se stesso - deve essere il grande obiettivo

(3.) Le prove di un tale ministero appariranno nella risposta che esso susciterà nelle coscienze degli uomini. "Raccomandandoci alla coscienza di ogni uomo". C'è verità in ogni uomo che corrisponde alla verità del libro. "Nella struttura originaria dell'anima c'è una rivelazione non scritta che si accorda con la rivelazione esterna della Scrittura. Nel profondo del cuore c'è un oracolo silenzioso che ha solo bisogno di essere giustamente interrogato per suscitare da esso una risposta conforme a quella voce che emana dai vividi oracoli di Dio". Un ministro cristiano è l'anello vivente tra la verità del Libro e la verità dell'uomo. La sua opera è quella di manifestare la verità contenuta nel Libro in modo che le coscienze degli uomini la riconoscano e rispondano ad essa. Questo costituisce la grande speranza e fiducia del suo ministero. La verità che egli deve manifestare non è qualcosa che richiede un nuovo senso o una nuova facoltà nell'uomo per essere ricevuta

(4.) La solennità del ministero. "Agli occhi di Dio". L'io si intrometterà in se stesso, l'orgoglio e la vanità appariranno, a meno che un uomo non ricordi che tutto è fatto "agli occhi di Dio". (W. Perkins.) "Ma con la manifestazione della verità raccomandandoci alla coscienza di ogni uomo".

La coscienza è testimone della verità:-Ci sono due di queste affermazioni di San Paolo che desideriamo selezionare e prendere come argomento del nostro discorso. La prima è la sua affermazione riguardo al suo "non maneggiare la Parola di Dio con inganno"; il secondo è la sua affermazione circa il suo "raccomandarsi, mediante la manifestazione della verità, alla coscienza di ogni uomo dinanzi a Dio". Per quanto riguarda l'uso ingannevole della Parola di Dio, sia le promesse che le minacce della Bibbia possono essere trattate con l'inganno. Un errore non raro è quello di considerare la paura come una cosa troppo vile e servile per essere introdotta come strumentale alla religione. Ci sono molti cristiani che sono inquieti al pensiero che è solo il timore della punizione che li trattiene dal peccato, mentre sentono che dovrebbero aborrire il peccato stesso, e non semplicemente odiarne le conseguenze. Ma è maneggiare la Parola di Dio con l'inganno quando la paura è così rappresentata come indegna di un cristiano. Senza dubbio l'amore di Dio dovrebbe essere il principio che governa il vero credente. La paura dovrebbe gradualmente cedere il posto a un sentimento più generoso; ma, nondimeno, la paura può essere strumentale a portare un uomo al pentimento, e non dovrebbe gettare sospetti sulla genuinità del pentimento che la paura sia stata l'agente impiegato nella sua produzione. Ora questo ci porta al secondo argomento del discorso; e cioè il fatto che ci sia una manifestazione di verità alla coscienza quando forse non viene messa in pratica, e nemmeno riconosciuta. C'è qualcosa di molto espressivo nelle parole "agli occhi di Dio". San Paolo era convinto che le dottrine che predicava, e i motivi per cui era spinto, fossero egualmente tali da approvare se stessi a Dio. Questa certezza dell'approvazione del suo Maestro in cielo deve essere stata per l'apostolo più dell'applauso del mondo, e potrebbe ben compensare il suo disprezzo. Ci limiteremo alla presunta manifestazione della verità alle coscienze degli ascoltatori. Consideriamo come, nella predicazione del giudizio futuro e di una propiziazione per il peccato, un predicatore è suscettibile di raccomandarsi alla coscienza di coloro a cui si rivolge. Farò appello a voi stessi. Il caso è uno di quelli in cui dovete emettere voi stessi il verdetto, altrimenti sarà necessariamente privo di ogni forza. Ora siamo davanti a voi semplicemente per annunciare un giudizio a venire; e se non ci darete udienza per riverenza a Colui nel cui nome parliamo, lo rivendichiamo sulla base del fatto che ciò che dobbiamo pubblicare è di un interesse così travolgente che nessun essere ha un intelletto e un cuore; può rifiutarsi di prestare attenzione. Ed è una grande fonte di incoraggiamento per il predicatore sentire così di avere la coscienza dalla sua parte. Lui sa che il messaggio che egli trasmette porta con sé la sua prova. E per questo motivo, quindi, possiamo arrischiarci a parlare di una manifestazione alla coscienza, come il predicatore, dopo aver brandito i tuoni della legge, si propone di persuadere con gli annunci del vangelo. C'è qualcuno tra voi che trema al pensiero di apparire come un peccatore, con il peso delle sue iniquità, davanti all'Essere che è impegnato e armato per riversare la distruzione su ogni operatore del male? Che quell'uomo ascolti; Cerchiamo ora di persuaderlo. "Dio ha fatto essere peccato per noi, che non abbiamo conosciuto peccato, affinché fossimo fatti giustizia di Dio in lui." Oh! Questo vasto schema di misericordia non si raccomanda forse a voi? Penso che debba farlo; Penso che la sua stessa adeguatezza debba essere una prova per te della sua verità; Mi sento come se stessi pronunciando ciò che non cerca alcuna prova se non ciò che ottiene da voi stessi. Non mi appello a prodigi, non cito né faccio miracoli; ma sento che nel proporre la liberazione, attraverso il sangue e la giustizia di Cristo, a coloro che, oppressi dai loro peccati, indietreggiano terrorizzati dal giudizio, sto proponendo ciò che deve approvare se stesso a loro, come portatore della traccia di una comunicazione da parte di Dio. (H. Melvill, B.D.)

Verità e coscienza:-Nessun cambiamento nel pensiero religioso è più notevole di quello che riconosce che l'appello ultimo non è all'autorità al di fuori dell'uomo, ma all'autorità all'interno. Ho sentito sostenere solennemente che se gli uomini fossero lasciati a se stessi, anche se seguissero ciò che c'è di meglio in loro, arriverebbero a tante conclusioni diverse quanti sono gli uomini a pensare, e, di conseguenza, ciascuno sarebbe una legge a se stesso. Nel giro di un quarto di secolo è stata posta l'enfasi sulla dottrina dell'immanenza di Dio, vale a dire che Dio non è al di fuori del Suo universo, al di là delle stelle e degli spazi, ma nell'universo, lo pervade, lo controlla, lo usa, come lo spirito di un uomo usa il suo corpo. Con questo pensiero centrale altre verità sono venute alla ribalta. Se Dio è dentro l'uomo, anche se il Divino può avere poche, se non nessuna, opportunità di manifestarsi, c'è qualcosa a cui ci si può appellare. L'apostolo fece il suo appello, come insegnante di religione, alla necessaria corrispondenza tra verità e coscienza. Il suo pensiero è più o meno il seguente: un uomo può essere circondato da un milione di altri e non vedere alcun volto amico. All'improvviso appare un compagno della sua infanzia. Il riconoscimento è immediato. Siamo in una terra straniera. I volti non sono familiari. Il discorso è come il gergo. La porta si apre; appare un amico; Immediatamente l'occhio si illumina e il riconoscimento è completo. Allo stesso modo si riconosce la verità. Siamo stati abituati ad avere paura della coscienza, a pensare che non ci si potesse fidare di essa. Ma ad essa si rivolge intrepidamente l'apostolo Paolo. Sorgono due domande. Qual è la verità a cui si riferiva? Era il vangelo che egli predicava. Che cos'è la coscienza? Questa è una domanda più difficile. Ci sono molte cose che sappiamo e che non possiamo definire. L'uomo che approva il bene e condanna il torto è forse tutto ciò che si può dire riguardo alla coscienza. L'essere mai vissuto che non si è reso conto che doveva fare il bene e non doveva fare il male. Ci sono state molte spiegazioni di questo fatto. Da dove viene? È antica quanto la storia. È universale. Le opinioni divergono su ciò che è giusto, ma non sulla sua autorità. Per quanto mi riguarda, credo che la coscienza sia la voce di Dio in ogni uomo. Violare la coscienza significa disubbidire a Dio. Ora l'apostolo, nella sua epistola, dice che il suo appello è rivolto alla corrispondenza del vangelo che predica e a questa coscienza del diritto in ogni uomo. Rendersi conto che c'è qualcosa dentro di noi a cui possiamo portare tutte le domande, e secondo il cui giudizio dobbiamo stare o cadere, rende impossibile una scusa per fare il male. Vi chiedo di considerare questo appello dell'apostolo. Lui non diceva che la coscienza fosse rivelatrice, ma che avesse una funzione giudiziaria. Giudica riguardo a ciò che gli viene sottoposto, e la sua approvazione è tutta l'autorità di cui ogni affermazione ha bisogno. La verità che si raccomanda alla coscienza può essere accettata da qualunque parte provenga. Questo testo insegna alcune lezioni che possono essere studiate da coloro che desiderano sapere se esiste un solido fondamento per la verità. C'è qualcosa nell'uomo naturale a cui la verità può fare appello. Paolo non disse che era raccomandato all'uomo convertito, ma alla coscienza di ogni uomo. Lo stesso pensiero è espresso nel secondo capitolo di Romani: "Infatti, quando i pagani che non hanno legge fanno per natura le cose della legge, questi, non avendo legge, sono legge a se stessi, in quanto mostrano l'opera della legge scritta nei loro cuori, e la loro coscienza ne rende testimonianza". Ancora, in Romani 12:1, egli si appella alla ragione: "Vi esorto dunque, fratelli, per le misericordie di Dio, a presentare i vostri corpi ... che è il tuo servizio ragionevole". Se non c'è qualcosa anche in un uomo cattivo di cui ci si possa fidare, è inutile presentargli la verità. Se non è in grado di riconoscerla, non è biasimabile per averla rifiutata. Se un uomo bussa alla tua porta e tu non hai modo di capire se è un ladro o un amico, non sei colpevole se lo respingi. Se nei pagani, o in quei relitti dell'umanità che vediamo in tutte le grandi città, non c'è qualcosa di essenzialmente divino, non potranno mai scoprire il Divino quando si manifesta. C'è in ogni uomo ciò che conosce il bene, sente la forza del dovere e riconosce la verità quando viene presentata. Le eccezioni a questa affermazione sono evidenti, ma non reali. La madre indù crede che dovrebbe gettare suo figlio al Dio del Fiume. Nella sua ignoranza obbedisce. Nella storia del mondo non c'è un esempio più superbo di lealtà alla convinzione. Cosa mostra questo esempio? Che la donna è ignorante e ha bisogno di istruzione, non che il suo cuore ha torto. Questa luce interna può essere oscurata. La luce in una lanterna può essere nascosta dalla sporcizia sul vetro; il canto di un uccello può perdersi nel rumore di una grande città; La voce di una madre può essere soffocata da canti di dissipazione. Ma la luce nella lanterna sta aspettando solo che la sporcizia venga rimossa. Questa luce interiore è un fatto elementare. I fatti elementari sono quelli che sono inerenti alla natura delle cose. La fame è un dato di fatto. L'amore è un dato di fatto. La corrispondenza tra l'occhio e la luce è un dato di fatto; e questi fatti non sono influenzati dalle teorie riguardanti la loro origine. È sicuro fare appello a questo senso morale. Se non ci si può fidare di questo, non ci si può fidare di nulla. Se questo inganna, non c'è modo di ricevere una rivelazione su Dio, sul dovere o su ciò che si trova oltre la tomba. Se non ci si può fidare di ciò, possiamo anche bruciare le nostre Bibbie, perché è proprio a causa dell'appello che le Scritture fanno ad esse che esse ottengono la loro autorità. Coleridge disse: "Credo nella Bibbia perché la Bibbia trova me". Pongo l'accento su questo fatto perché lascia l'incredulità senza scuse. Ciò che soddisfa e completa la nostra natura morale porta con sé l'evidenza della sua stessa veridicità. Non vi dico di accettare Cristo perché la Bibbia dice che Lui è Divino, ma vi dico che Lui soddisferà e completerà la vostra natura se lo porterete una sola volta dove il vostro occhio più profondo potrà vederLo chiaramente. A questo qualcosa nell'uomo naturale si presenta la dottrina cristiana di Dio. Si raccomanda come vero o viene respinto come falso? Qual è la dottrina cristiana di Dio? Inizia e finisce con la paternità. L'apostolo della cultura dice che Dio è quella potenza al di fuori di noi che crea la giustizia, e questa definizione è chiara e bella come una statua di marmo o una cupola di ghiaccio. Non c'è nulla in esso che piaccia all'umanità in lotta. La paternità tocca tutti i cuori. Il Nuovo Testamento dice che Dio è Padre. Ciò non significa che Lui sia debole, schiavo dei suoi affetti, ma che tutte le sue relazioni con l'umanità possono essere meglio indicate dalla relazione tra genitore e figlio. Allora si dice: Dio è amore; Dio è luce; Lui fa cooperare tutte le cose per il bene; e, È nella Sua natura cercare la salvezza di coloro che sono perduti. Che splendido ideale viene da quegli antichi scritti ebraici! L'amore deve essere severo quando è necessaria la severità. Deve estirpare il cancro affinché l'intero corpo possa essere salvato. Il bambino di oggi sarà punito perché domani possa essere un uomo. Cercherà il bene ad ogni costo. Non c'è conflitto tra amore e giustizia. Anzi, la giustizia è solo l'ombra dell'amore. L'idea cristiana di Dio è così gloriosa che mi meraviglio se ne allontani mai qualcuno. Non un passero cade senza che se ne accorga. Lui veste anche i gigli. Allora quale uomo viene mai dimenticato? Il cuore del Vangelo è la proclamazione del perdono, o dottrina della salvezza. L'esperienza della colpa è la più universale e terribile. Coloro che ridono all'idea di una natura spirituale non possono sfuggire a questo fatto. In tutte le nazioni e in tutte le epoche la condanna della colpevolezza è stata una realtà. Nulla è stato cercato con più fervore di una risposta alla domanda: Come può essere rimesso a posto chi è in cattive relazioni con se stesso e con l'universo? La dottrina del sacrificio è antica quanto la storia umana. La domanda era: Cosa possiamo fare? Come possiamo liberarci di questi fardelli? Cosa possiamo pagare? Daremo delle nostre greggi e dei nostri campi, del frutto del nostro corpo per il peccato delle nostre anime. Ma il senso di colpa del mondo si fece sempre più pesante. Il Maestro venne con il Suo messaggio: "Voi non potete salvare voi stessi. Non si può allontanarsi dal passato. Ciò che cercate invano con costose oblazioni e fatiche estenuanti, io lo offro in dono. Credimi. Non sei nelle mani di un tiranno ansioso che tutti i suoi debiti siano pagati; sei nelle mani di un Padre che ti cerca come pastore per una pecora smarrita. Credimi; se ti fermerai dove sei e ti convertirai dal male della tua vita e seguirai Me, sarai perdonato". Che messaggio meraviglioso! Com'è semplice! Come è stato stranamente frainteso! Che cosa devo fare per essere salvato? Allontanatevi dal male; seguite Colui che è la verità e il giusto. Ma che ne dici di quel passato? Lasciate questo a Dio. Questo è il messaggio della salvezza. Abbi fede in Cristo quando Lui ci dice che, se confessiamo i nostri peccati, Dio è fedele e giusto da perdonarci i nostri peccati e purificarci da ogni ingiustizia. Non è ragionevole? La difficoltà riguardo a questo argomento del perdono non è forse nata dal semplice fatto che abbiamo immaginato che Dio fosse un tiranno che chiedeva qualcosa che non poteva essere pagato, e abbiamo detto: "Non possiamo credere in un tale Dio"? Ma quando arriviamo alla rivelazione divina, quando leggiamo la storia del figliol prodigo, e vediamo che il figlio tornò e trovò il padre che lo aspettava, con un bacio e una veste nuova, e tutto ciò che gli era necessario fare era semplicemente tornare a casa ed entrare in una nuova vita, Non troviamo forse ciò che soddisfa la nostra coscienza del diritto? Ora, voi che state combattendo questa o quella teoria dell'espiazione, che state dicendo: "Non posso accettare il cristianesimo, perché sconvolge il mio senso morale", prendete semplicemente le parabole nel quindicesimo capitolo di Luca che sono la rivelazione del modo in cui Dio tratta il peccatore pentito, le prime due mostrano come Lui cerca i perduti, e il terzo come Lui riceve il penitente, e risponde al tuo cuore. C'è qualcosa in ciò che non attrae? E di nuovo dico: Ciò che soddisfa i desideri più profondi della tua anima, che dà la pace in mezzo alla lotta della vita, può essere solo un sogno e una menzogna? Se ora ci rivolgiamo all'insegnamento del cristianesimo riguardo al dovere, non troviamo la stessa corrispondenza? Ci sono state tante teorie etiche quanti sono stati i pensatori che le hanno elaborate. Il vecchio problema dell'obbligo ha avuto un milione di risposte. Quanto è semplice e bello l'insegnamento di Cristo! Pulisci l'interno della tazza. Il fariseismo è odioso. La rettitudine esteriore può essere un indumento che nasconde uno spirito corrotto. Il diavolo può mascherarsi in un mantello di luce. Rendi pura la fontana e il ruscello sarà puro. Rendi buono l'albero e il frutto sarà buono. Pensa con pensieri giusti, e non ci saranno problemi per le azioni giuste. È qui che inizia l'insegnamento di Cristo. Il punto successivo riguarda il valore che dovrebbe essere attribuito a se stessi. Le vecchie teorie dell'etica avevano esaltato l'individuo. Cristo dice che è privilegio dell'individuo cancellare se stesso per il benessere di molti. Il mondo dice: "Esaltatevi"; Cristo dice: "Umiliatevi". Il culmine dell'insegnamento etico di Cristo fu nel nuovo comandamento in cui Lui dice: "Io vi do un nuovo comandamento, perché vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati". Niente di indefinito! Niente di mistico! Chiaro come la luce! Non chiedete chi ha scritto i primi libri della Bibbia. Non importa se Giona è storia o finzione. Mettiti semplicemente faccia a faccia con queste domande: L'insegnamento di Cristo riguardo a Dio soddisfa la mia coscienza? Posso lasciare me stesso e tutti gli uomini nelle mani di un tale Essere, sicuro che da Lui non può venire alcun male a nessuno? C'è qualcosa di diverso dal conforto nella dottrina della salvezza di Cristo, che Lui è venuto per dare potere a tutti coloro che si pentiranno del loro peccato e si volgeranno a Lui per smettere di peccare e vivere la vita divina? C'è qualcosa che è irragionevole o che viola il senso morale quando Lui ci chiede di credere in Lui che, noi perdoniamo i nostri figli quando si pentono e cominciano a ravvedersi, così il Padre celeste ci perdona? E c'è qualcosa che non porta con sé l'evidenza della propria veridicità in questi principi elevati e penetranti che il nostro Maestro ha sottolineato? Fate bene l'albero in modo che il frutto possa essere giusto. Usate tutti i poteri per il bene dell'umanità, e ricordate che coloro che vi hanno ferito di più sono quelli che dovreste servire di più. "Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati". Voi chiedete: "Che cosa devo credere come verità di Dio?" Ecco un'affermazione nella Bibbia. Può essere spiegato in due modi. Un modo la mia natura morale loda; l'altra, mi dicono coloro che professano di sapere, è la vera interpretazione. Quale sono io per accettare? Io rispondo: scegli sempre ciò che si raccomanda alla tua natura morale. Se l'apostolo Paolo poteva fare appello alla coscienza per certificare la verità, non puoi sbagliarti se fai lo stesso. (A. H. Bradford, D.D.)

La natura auto-evidenziante della verità divina:

1.) La verità può derivare la sua autorità dal maestro, o riflettere su di lui la sua autorità. Come il ricevente del denaro può sostenere che il denaro è buono perché è un uomo onesto che lo paga, o che l'uomo è onesto perché paga un buon denaro, così nella comunicazione e nella ricezione della verità. È quest'ultimo modo di inferenza che viene impiegato nel testo. Il messaggio che Paolo aveva pronunciato era così completamente conforme alla ragione e alla coscienza che non aveva bisogno di altre credenziali per proclamarlo

(2.) Che ci sia un ordine di verità tale da quello a cui si riferisce l'apostolo, ogni mente riflessiva deve essere consapevole. Alla radice di tutta la conoscenza, ci sono principi primi che sono indipendenti dalla prova, il che significa dimostrare a ogni mente che li apprende: essi si raccomandano immediatamente alla mia coscienza agli occhi di Dio. Ora, a questa classe appartengono molte delle verità della rivelazione. Come non c'è bisogno di un'attestazione esteriore per dimostrare all'occhio attento la bellezza delle belle scene, come i dolci suoni non hanno bisogno di autenticare la loro armonia all'orecchio sensibile, così, tra lo spirito dell'uomo e quell'infinito mondo di bellezza morale e di armonia che la rivelazione rivela, c'è una corrispondenza così profonda e reale che l'occhio e l'orecchio interiori, se non sono malati, discernono subito nelle cose divine la loro migliore testimonianza e autorità. Con l'affermazione che le verità della rivelazione si raccomandano alla coscienza o coscienza dell'uomo...

(I.) Non è implicito

1.) Quell'uomo, con l'esercizio della sua coscienza senza aiuto, avrebbe potuto scoprirli. Se c'è una rivelazione interna già impressa nello spirito umano, che bisogno c'è di un'altra? Affermando che la rivelazione divina è auto-evidente, non affermiamo virtualmente che è superflua?

(1) La risposta è che il potere di riconoscere la verità non implica il potere di originarla. Possiamo comprendere ciò che non siamo riusciti a inventare. Scoprire qualche grande legge di natura, sviluppare qualche grande principio della scienza, implica nello scopritore il possesso di poteri mentali dell'ordine più raro; Ma quando quella legge o quel principio è stato una volta indicato, moltitudini che non avrebbero mai potuto scoprirlo da sole possono essere perfettamente in grado di verificarlo. Tutta la scienza astratta o la filosofia, infatti, non è altro che il portare alla luce quelle verità che implicitamente sono possedute da tutti; ma queste verità non diventerebbero mai veramente nostre se non fosse per l'aiuto che le scoperte di menti elevate e filosofiche offrono loro. E così, ancora, a che cosa il grande poeta deve il potere di incantare le menti degli uomini, se non questo: di dare espressione a pensieri e sentimenti che, sebbene solo gli uomini di più raro genio possano articolarli, il cuore e l'anima comuni dell'umanità riconoscono come propri?

(2) Applichi questo principio al caso in esame. Nella mente e nella coscienza dell'uomo sono incisi i caratteri di una lingua sconosciuta, di cui solo la rivelazione fornisce la chiave, e che, letti con il suo aiuto, diventano la più vera verifica di ciò che li interpreta. In quel mondo di realtà invisibili a cui, come esseri spirituali, apparteniamo, ci sono misteri troppo profondi perché l'umanità decaduta, di per sé, possa penetrare. Ma anche se non con una "ricerca" senza aiuto potevamo "scoprire Dio"; sebbene, ancora, la concezione di una legge morale pura e santa, o la visione di una gloriosa immortalità, siano irraggiungibili da qualsiasi sforzo spontaneo della ragione umana, tuttavia nella struttura stessa della natura dell'uomo è inciso un elemento così divino, c'è uno standard morale così indelebilmente inscritto nella coscienza, sonnecchia nel cuore universale un desiderio e un'anelito all'immortalità così profondi e forti, che quella Bibbia che contiene in sé la rivelazione di Dio, la santità e il cielo trovi nell'anima risvegliata una risposta istantanea e un'autenticazione dei suoi insegnamenti

(2.) Che la coscienza nel suo stato non rinnovato e imperfetto è qualificata per riconoscere e verificare pienamente queste verità quando le vengono scoperte

(1) Si potrebbe ammettere che la mente dell'uomo, nel suo stato perfetto, è così in armonia con la mente di Dio da riecheggiare e rispondere immediatamente all'espressione di quella mente nella Sua Parola rivelata. Ma la ragione morale si è offuscata e distorta. Come si può dunque ancora considerare l'anima come il criterio della verità? Come si può affermare che la verità si raccomanda alla coscienza di ogni uomo? Una tale affermazione non è in contrasto con 1Corinzi 2:14? Come può la luce essere percepita da occhi ciechi, l'armonia da orecchie ottuse o sorde?

La soluzione di questa difficoltà si troverà forse nella considerazione che la verità divina esercita sulla mente dell'uomo un potere ristoratore e un potere auto-manifestante. Crea nella mente la capacità con cui viene discernita. Come la luce apre il bocciolo del fiore chiuso per ricevere luce, o come il raggio del sole, che gioca sugli occhi di un dormiente, con la sua dolce irritazione li apre a vedere il proprio splendore, così la verità di Dio, risplendendo sull'anima, vivifica e stimola all'attività la facoltà per cui quella stessa verità è percepita. In questo caso, come negli studi secolari, ogni progresso nella conoscenza disciplina la facoltà di sapere. Con ogni nuovo problema padroneggiato, ogni passo difficile nella scienza o nella filosofia superato, le abitudini mentali si rafforzano, e così una gamma più ampia di conoscenze, una visione più ampia, più chiara, più completa della verità, diventa possibile per la mente

(II.) In che modo possiamo concepire la verità divina come raccomandata alla coscienza dell'uomo? 1. Rivelando all'uomo l'ideale perduto della sua natura

(1) Mentre l'uomo, decaduto e degradato, non avrebbe mai potuto trovare quell'ideale per se stesso, tuttavia, quando gli viene presentato nella Scrittura, c'è qualcosa in lui che è capace di riconoscerlo come suo. Non si può cancellare dalla sua mente la reminiscenza latente di un sé più nobile e migliore che avrebbe potuto essere, e che aver perduto è colpa e miseria. Confrontate l'intelligenza morale decaduta con il suo tipo perfetto, e nell'istintiva vergogna e umiliazione che ne derivano si suscita un riconoscimento involontario della veridicità del ritratto

(2) Ora, tale è la risposta che lo spirito dell'uomo, nell'ora della contrizione, dà al tipo perfetto di eccellenza morale che il Vangelo gli pone davanti. Perché il dolore e l'abbassamento di sé che la "manifestazione della verità" suscita derivano la loro particolare intensità dal fatto che si tratta di un dolore non tanto di scoperta quanto di reminiscenza. Nella contemplazione della santa legge di Dio, e specialmente di quel riflesso perfetto di essa che si presenta in Gesù, l'atteggiamento della mente penitente non è semplicemente quello dell'osservazione, ma del raccoglimento doloroso e umiliante. Il processo mentale è analogo a quello in cui la mente va alla ricerca di una parola, o di un nome, o di un pensiero che non possiamo immediatamente ricordare, ma di cui abbiamo la certezza di averlo conosciuto una volta. O è ancora più strettamente parallelo al sentimento di chi rivisita, al contrario della fortuna, e dopo lunghi anni di assenza, un luogo con cui, in altri e più felici giorni, era familiare. In primo luogo, un tale uomo potrebbe muoversi per un po' in mezzo a vecchie scene e oggetti inconsapevoli di qualsiasi legame passato e personale con essi, finché alla fine accade qualcosa che tocca la sorgente dell'associazione, quando istantaneamente, con un impeto di ricordi, vecchie visioni, impressioni, incidenti, si affollano e si affollano sullo spirito, e la scena esteriore si veste di una nuova vividezza, ed è percepito con un nuovo senso di identità. Ora, se la vita di Cristo fosse un ideale di eccellenza del tutto estraneo a noi, la vergogna della coscienza convinta perderebbe metà della sua amarezza. Ma l'elemento latente che dà acutezza ai pungiglioni di autoaccusa suscitati nella mente dalla manifestazione della verità è il riconoscimento involontario in Cristo di una dignità che abbiamo perduto, di un'eredità che abbiamo sprecato, di una perfezione per la quale lo spirito dell'uomo è stato formato, ma che ha vilmente rinnegato. Il pentimento è il riconoscimento da parte del sé caduto del suo vero sé in Cristo

(2.) Scoprendo all'uomo il modo di riconquistarlo. Le Scritture esigono dalla coscienza non solo una risposta alla loro descrizione della malattia, ma anche un riconoscimento dell'adeguatezza e della sufficienza del rimedio che prescrivono. Nessuno stato d'animo può essere concepito più angosciante di quello di un uomo che, volontariamente o involontariamente, sta cadendo al di sotto del proprio ideale. Per il proprio benessere, l'uomo deve dimenticare il suo ideale o sforzarsi di realizzarlo. I grandi ostacoli al recupero dell'anima del suo ideale perduto sono il senso di colpa e la coscienza della debolezza morale

(1) L'anima che aspira alla santità brama la liberazione dalla colpa; e a quel bisogno profondo il Vangelo risponde nella rivelazione di Dio in Cristo Gesù. (a) Sotto certi aspetti l'analogo caso dell'imbarazzo del debitore può aiutarci a concepire i bisogni dell'anima colpevole. Il debito agisce come un peso morto sulle energie di un uomo. Ciò che quest'uomo vuole per spingerlo allo sforzo è di recidere il suo legame con il passato, di spazzare via i suoi obblighi e di lasciarlo ricominciare la vita in modo equo. O riflettere, ancora, sull'influenza deprimente spesso prodotta dalla perdita di carattere e di reputazione nel mondo. Un uomo che ha perso la casta nella società ha perso con essa uno dei più potenti incentivi allo sforzo. Se avesse potuto ricominciare una nuova vita, per lui sarebbe stato diverso. (b) Ma tutte queste analogie non sono che rappresentazioni parziali e inadeguate dell'ostacolo morale della colpa. Un uomo insolvente può, con sforzi raddoppiati, o con l'intervento di un amico, essere liberato dalla deprimente responsabilità del passato. Ma nel peccato la coscienza risvegliata sente che c'è una strana indelebilità. L'uomo, ancora, che si è compromesso con la società umana può, con il trascorrere del tempo o con l'allontanamento dalla scena, sfuggire all'influenza deprimente del sospetto sociale e della diffidenza. Ma dal bando dell'Onniscienza non c'è scampo. La giustizia infinita è indipendente dallo spazio e dal tempo. Anzi, anche se Dio, con un semplice atto di oblio, potesse passare sopra la colpa del peccatore risvegliato, la sua coscienza non gli permetterebbe di dimenticarla. Lui sarebbe stato "l'ira di Dio su se stesso". La coscienza risvegliata non vuole un semplice atto di amnistia. Nulla lo soddisferà, a meno che il peccato non sia marchiato a fuoco con il marchio della maestà offesa dalla legge, a meno che il peccato colpevole non sia, per così dire, condotto all'esecuzione e ucciso davanti ad essa. (c) Ora, è questa profonda necessità dello spirito risvegliato che il vangelo soddisfa: una rivelazione nella persona, nella vita e nella morte di Gesù, che include allo stesso tempo la più completa condanna del peccato e il più ampio perdono del peccatore. Certamente il cuore tremante può cessare di disperare di se stesso, o guardare al passato con disperata sconforto, quando quello stesso Essere in cui sono incentrate tutte le leggi e il diritto accondiscende a sposare la natura dell'uomo colpevole in una più stretta affinità con se stesso. Ma più di questo, il vangelo porta sollievo allo spirito che si autocondanna esibendo una purezza infinita che passa attraverso una storia che lo porta a contatto incessante con il peccato in tutta la sua palese odiosità e ostilità verso Dio. E, infine, il Vangelo ci permette di pensare a Cristo come a uno che, nel trasmettere il perdono alla colpa, invece di allentare la severità o di sminuire l'inflessibile rettitudine della legge di Dio, offre il più grande tributo possibile alla sua maestà e la più terribile espiazione per i peccati che l'hanno violata

(2) L'altro grande ostacolo è l'inerzia cosciente e l'impotenza dell'anima nei suoi sforzi verso la santità. (a) È nel tentativo di raggiungere il suo ideale perduto che l'anima prende coscienza della propria debolezza morale. Non è quando il malato giace prostrato dalla malattia che sente maggiormente la propria debolezza, ma quando comincia a radunarsi e tenta di alzarsi e camminare. Quando il dispotismo ha così sedato lo spirito di una nazione che non si preoccupa di opporre la più debole resistenza alla sua schiavitù, non è allora che è in grado di scoprire la disperazione della sua schiavitù; Ma quando, risvegliato lo spirito dell'insurrezione, si è tentato di liberarsi dall'odioso giogo, e fatto invano, è allora che impara la terribile forza di quel potere che lo tiene sottomesso. Così, non è quando il peccato detiene un dominio indisturbato nell'anima, ma quando il nuovo ideale di santità sorge nella sua visione, che, nella debolezza delle sue risoluzioni e nella miserabile inefficacia dei suoi tentativi di essere buono, le è imposta la dolorosa convinzione della propria debolezza morale. E allora sorge anche l'intenso desiderio di aiuto spirituale. (b) Ora, il vangelo si raccomanda alla coscienza rispondendo a questo. Essa rivela all'anima Cristo non solo esteriormente l'ideale, ma interiormente la speranza e la forza dell'umanità. Sarebbe un piccolo passo avanti per soddisfare i nostri bisogni se, nella nostra solitudine e debolezza, ci fosse concessa la presenza perpetua e la tutela di un'alta natura angelica. O, meglio, che ogni anima contrita, desiderosa del bene che non può raggiungere, turbata dal male da cui non può sfuggire, pensi a cosa sarebbe avere Gesù di Nazaret a dimorare per un solo anno con lei come un compagno e un amico familiare. Ma quanto più i bisogni dell'anima sono soddisfatti in quella che è la grande benedizione suprema del Vangelo: la dispensazione dello Spirito. Uno Spirito, se solo ci rendessimo conto della Sua presenza, è sempre con noi per stimolare ogni santo pensiero e coraggio per ogni pura risoluzione. Se Cristo, come visitatore esteriore, fosse accolto con entusiasmo nella dispensazione della Sua grazia, ci viene detto di una benedizione ancora più grande: di una presenza di Gesù nel cuore. Ad ogni anima che Lo riceverà, quello stesso Gesù che se ne andò come presenza visibile da questa terra ritorna come un consolatore interiore e invisibile: "Cristo in te è la speranza della gloria". (J. Caird, D.D.)

La missione del pulpito è-

(I.) Una missione della verità. Sotto questo aspetto è difficile esagerare la sua importanza. La sensualità, la mondanità e lo scetticismo in patria, e all'estero la corruzione delle Chiese apostate, il fanatismo e l'immoralità del paganesimo, bastano a dimostrare che questa missione è urgente. La verità in generale è l'accordo di un simbolo con la cosa simbolizzata. La scienza è verità quando è una corretta interpretazione dei fenomeni della natura, la storia quando è una fedele registrazione dei fatti, il culto quando è un riflesso di un'anima consacrata, e la dottrina quando è secondo la pietà. È nell'ultimo concetto che l'apostolo ne tratta nel testo. La Parola di Dio è la fonte e lo stendardo della verità. La verità è incarnata in Cristo, che è "la Verità". Manifestare questa verità è la missione del pulpito. La verità deve essere presentata

1.) Chiaramente. Questo è indicato sia dalla forza della parola "manifestazione", sia dal contrasto tra Paolo e i falsi maestri. Trafficano con le cose nascoste della disonestà; Noi manifestiamo la verità. La verità rivelata nella Parola di Dio abbraccia i problemi più profondi, come Dio, la creazione, l'origine del male, l'Incarnazione, ecc. E che questi debbano contenere cose difficili da capire non è sorprendente. "Le cose di Dio non le conoscono alcuno, se non lo Spirito di Dio". "Le cose segrete appartengono al Signore nostro Dio, ma le cose che sono rivelate appartengono a noi e ai nostri figli per sempre". Sono espressi in un linguaggio semplice. Chi può capire: "Dio è amore", "Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio", "Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori", "Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore"? Questi sono alcuni dei principi fondamentali di quella verità; e perché non dovrebbe essere presentato con quella semplicità non sofisticata in cui appare nella Parola di Dio? Al contrario, è talvolta gravata da una retorica pomposa e offuscata dal gergo di una filosofia vana. Questo è nascondere la verità piuttosto che manifestarla. Il pulpito è un faro; e se la luce brilla debolmente, o si lascia spegnere, o se si esibiscono false luci, le anime in lotta e sballottate dalla tempesta saranno distrutte

(2.) Completamente. I falsi insegnanti maneggiarono la Parola di Dio con inganno; l'hanno mutilata, pervertita, corrotta e danneggiata. Naturalmente sarebbe impossibile incarnare i dettagli della verità nel sermone più lungo; Ma è del tutto possibile trasmettere l'essenziale della verità nel sermone più breve. Siamo in costante pericolo di plasmare la verità secondo i nostri credi, invece di conformare i nostri credi alla verità. Il Sociniano, il Romanista e l'Antinomiano professano di trovare la loro religione nella Bibbia; Ma rompono l'armonia della verità, la abbracciano in parte e non nel suo insieme. Ancora una volta, le preferenze degli ascoltatori sono a volte una tentazione a presentarla con studiato riserbo. La spiritualità della legge di Dio è un'offesa ai sensuali, la Croce di Cristo ai presuntuosi, la rinascita ai formalisti, il giudizio che deve arrivare ai mondani. E allora? Dobbiamo essere sempre pronti a mantenere quelle dottrine contestate, a far rispettare quei doveri trascurati, a denunciare i peccati alla moda

(3.) Autorevolmente. La verità si autentica non meno per la sua natura interna che per le sue attestazioni esterne. Non è più certo che il sole è opera della mano di Dio di quanto il cristianesimo sia l'incarnazione del Suo amore. Ogni vero predicatore ha risolto questa questione nella sua mente una volta per tutte. "Non abbiamo seguito favole astutamente inventate". Non possiamo, quindi, considerare il Vangelo come un argomento dibattuto. Quando Cristo diede il Suo ultimo incarico ai Suoi discepoli, c'era un'aria di stupenda maestà nel Suo discorso che avrebbe dovuto ricordare ai Suoi ministri che essi sono stati mandati non per provare il vangelo, ma per predicarlo

(II.) Una missione alla coscienza. La coscienza è quella facoltà semplice e originale della nostra natura che ci indica le grandi leggi del dovere, pronuncia il giudizio sulle nostre azioni come buone o cattive, produce in noi emozioni dolorose o piacevoli, secondo la nostra condotta, e con la sua energia combinata ci spinge a fare ciò che è giusto. Si può resistere, ma non si può detronizzare; Può essere bruciato, ma non può essere distrutto. Il verme che non muore è il potere vendicativo di una coscienza infuriata. Questa missione ha

1.) I suoi vantaggi. L'uomo che si appella alla coscienza con la forza della verità ondeggia uno scettro di forza irresistibile. Se facciamo appello all'immaginazione, inseguiremo continuamente nuvole e ombre; Se ci appelliamo alla ragione, ci imbatteremo in una rete di sofismi e di scetticismo; se ci appelliamo alle passioni, creeremo fiumi di dolore sentimentale e schiere di santi fittizi; ma, se ci appelliamo alla coscienza per mezzo della verità, non c'è legge, precetto, proibizione o avvertimento della Parola di Dio a cui la coscienza non risponderà istantaneamente. La coscienza è la migliore alleata del predicatore. Lui può essere considerato fanatico o stolto; ma la coscienza riconoscerà sempre nel predicatore fedele il servo eletto di Dio

(2.) Le sue difficoltà. Sebbene la coscienza sia sempre dalla parte della verità, tuttavia le sue decisioni sono contro l'uomo, che è un peccatore. Ora, c'è nel senso di colpa un istintivo ritrarsi dall'esporsi. Proprio come un colpevole che, quando viene perseguito per un crimine, si nasconde in segreto per sfuggire agli inseguitori, così lo farà un peccatore quando si confronta con la sua coscienza. "Non c'è pace, dice il mio Dio, per gli empi". Cercano di creare la pace corrompendo la coscienza. L'ateo si persuaderebbe di essere il frutto del caso, e spera di dormire per sempre nella tomba; il pagano si tortura; il romanista trova asilo nel confessionale; il fariseo ringrazia Dio di non essere come gli altri uomini; il mondano corre alla sala dei conti, alla taverna o al teatro; e tutti questi rifugi di menzogne devono essere presi d'assalto e dispersi prima che possiamo presentare la verità alla coscienza

(3.) Le sue responsabilità. La coscienza è il grande giorno del giudizio in attesa. Una facoltà così meravigliosa è un talento di grandezza travolgente, e di cui dobbiamo rendere conto alla sbarra di Dio. Se la coscienza dovesse essere bandita, la terra diventerebbe una scena di illegalità universale. Eppure ogni uomo che cospira per minare la sovranità della coscienza è responsabile di aver contribuito a questo spaventoso risultato. È probabile che nessuna impressione fatta una volta sulla coscienza vada mai completamente perduta. Quante volte il ricordo di una persona che avete ferito in tempi passati ha richiamato la vostra colpa! Il predicatore verrebbe meno sotto la pressione spaventosa delle sue responsabilità, ma sa che la coscienza di coloro che hanno trascurato i suoi consigli lo assolverà nell'ultimo grande giorno

(III.) Una missione per Dio. "Agli occhi di Dio". Un'ispezione solenne come quella che è connessa con la missione del pulpito è

1.) Un potente motivo di diligenza nello studio. Non c'è settore del servizio cristiano che richieda una preparazione più accurata. Coloro che hanno avuto la più lunga esperienza in questo arduo lavoro sanno che il risultato del pulpito è proporzionale alla forza che hanno impiegato nello studio. Ma notate bene che cos'è questo potere, e da dove viene, si ottiene "agli occhi di Dio", è l'effetto di una stretta comunione con Dio. Il manuale del predicatore è il Libro di Dio; lo studio del predicatore è la presenza di Dio. I grandi predicatori, la cui memoria è un'eredità eterna, hanno tratto la loro forza dal cielo, non volando in mongolfiera, ma pregando. Un ministero di preghiera è spesso il risultato di una Chiesa che prega. "Fratelli, pregate per noi, affinché la Parola del Signore possa avere libero corso", ecc

(2.) Un potente motivo di fedeltà nella predicazione. Essa controllerà efficacemente tutta la leggerezza, la fiducia in se stessi e la paura dell'uomo. Questa solenne ispezione si estende sia al banco che al pulpito. Voi ascoltate, mentre noi parliamo, davanti a Dio. Non fuggire il suo volto; non disprezzare le ricchezze del Suo amore; non spegnere il Suo Spirito Santo

(3.) Un potente motivo per la pazienza nella prova. Le avversità possono oscurarsi intorno a noi, le difficoltà possono minacciarci, gli uomini possono aggrottare le sopracciglia e i diavoli infuriare; ma con l'occhio di Dio su di noi, con la vita di Dio dentro di noi e con il cielo di Dio davanti a noi, saremo in grado di affrontare la tempesta e di afferrare la corona

(4.) Una garanzia di successo finale. In mezzo alle difficoltà e agli scoraggiamenti, la promessa che la Parola non tornerà a vuoto, che raccoglieremo se non veniamo meno, ci riempie di una fiducia incrollabile e di una speranza incrollabile. Il prezioso seme possiede una vitalità indistruttibile e non sarà sprecato tutto in un terreno sterile. Conclusione: Se la nostra predicazione deve essere efficace, dobbiamo predicare la legge e il vangelo, la legge per sondare la coscienza, il vangelo per guarirla. Solo la predicazione della legge condurrà al fariseismo; la predicazione del vangelo da sola condurrà all'antinomismo; la predicazione di entrambi, con la benedizione di Dio, scaturirà in un cristianesimo puro e vivente. (G. T. Perks, M.A.)

La sfera del pulpito, o la missione dei ministri:-

(I.) Il pulpito ha a che fare principalmente con la coscienza comune dell'umanità

(1.) La coscienza non è tanto una facoltà dell'essere, quanto la resistenza e la sostanza stessa dell'essere - l'"uomo interiore" - l'uomo dell'uomo - ciò senza il quale saremmo organismi sensibili o animali pensanti, ma non uomini. Questo dà una connessione sentita con l'universo spirituale. Come senza i sensi fisici non potrei mai sentire la mia connessione con questo sistema materiale, così senza questa coscienza non potrei avere idea né del governo morale né di Dio

(2.) Ora, a questa parte primaria della tua natura l'insegnante di religione deve fare appello. C'è un ministero che mira principalmente a

(1) Le passioni. Se le emozioni vengono suscitate, il discorso è considerato potente ed efficace. Ma devo dire che tendere a questo come a un fine significa ostacolare il vero progresso della virtù

(2) L'immaginazione. Le immagini poetiche e i periodi sonori sono forme in cui vengono gettate tutte le idee. Ma la verità non richiede la tua pittura; è essa stessa bellezza. Prendi il pennello per far risaltare l'arcobaleno, o per dare una nuova sfumatura di splendore al sole al tramonto, ma tienilo lontano dalla "rosa di Sharon e dal mughetto".

(3) L'intelletto. Critiche verbali, discussioni filosofiche, sottili distinzioni, sono gli elementi base dei suoi discorsi

(4) Ora, sono ben lungi dal supporre che l'insegnamento religioso non debba risvegliare le passioni, ecc.; ma sento che mirare a questi come fini significa pervertire l'insegnamento religioso. Il vero maestro ha a che fare con la coscienza, ciò che sta alla base e penetra ogni altra facoltà e potere spirituale nell'uomo

(3.) Ma, mentre tutti gli uomini hanno una coscienza, le loro coscienze si trovano a esistere in condizioni molto diverse. C'è

(1) La classe torpida, quelli che non sono mai stati risvegliati e quelli che, essendo stati risvegliati, sono ricaduti di nuovo nell'insensibilità. Il primo comprende le coscienze dei bambini e dei barbari ignoranti; Il secondo riguarda coloro che un tempo erano stati risvegliati dalla convinzione, ma che sono sprofondati di nuovo nell'apatia. È un fatto solenne che uno stato di torpore è lo stato generale in cui si trova la coscienza

(2) La classe allarmata

(3) La classe pacifica, quelle coscienze da cui è stato rimosso il senso di colpa. Ora, in una di queste classi generali si trova la coscienza di ogni uomo. In verità, il vero uomo cristiano è passato attraverso i primi due, e si è stabilito nell'ultimo. In Romani 7. Paolo fornisce questa storia morale dell'"uomo interiore".

(II.) Il pulpito deve occuparsi della coscienza comune dell'umanità attraverso il mezzo della verità

(1.) "La verità" qui Paolo la chiama la "Parola di Dio" e "il nostro vangelo". Per lui, quindi, la rivelazione speciale di Dio sviluppata nell'insegnamento, incarnata nella vita e illustrata nella morte di Gesù, era la verità-la verità che l'umanità voleva risuscitare dal suo stato decaduto

(2.) Ora, questa verità Paolo cercò di manifestare, in modo da raccomandarsi alla "coscienza di ogni uomo", e la sua storia mostra che questo gli ha compiuto. Lui manifestò la verità non come appariva nelle tradizioni dei padri, o nelle formule dei sistemi senza linfa, ma come appariva "in Gesù", il che si adattava esattamente a ciascuna delle tre classi di coscienza

(1) L'elemento di verità in Gesù richiesto per risvegliare la coscienza sopita è l'etica. La coscienza è l'organo della visione morale; ma, a meno che la luce della legge morale non cada su di essa, sarà morta e inutile. È quando arriva il comandamento che la coscienza si vede alla luce di Dio ed esclama: "La legge è spirituale, ma io sono carnale, venduto sotto il peccato".

(2) L'elemento di verità in Gesù richiesto per pacificare la coscienza allarmata è la misericordia redentrice di Dio

(3) L'elemento necessario per rafforzare e spingere a sforzi più nobili e a conquiste più elevate la coscienza pacificata è l'alimentazione, i principi universali e sempre suggestivi della verità divina

(3.) Il pulpito, quindi, se vuole fare il suo lavoro, deve manifestare la verità come in Gesù. Deve cessare di essere l'organo delle polemiche di partito, delle formalità umane, delle speculazioni astratte. Deve diventare la bocca di Cristo. La verità in Lui non è un dogma, ma una vita; non una semplice lettera, ma uno spirito. È una cosa di bellezza e potenza. Incontra l'anima morale dell'umanità come la luce incontra l'occhio, come l'acqua la lingua inaridita, come il pane l'anima affamata

(III.) Che il pulpito deve principalmente occuparsi della coscienza comune dell'umanità per mezzo della verità sotto l'ispezione sentita di Dio Onnipotente. L'apostolo gli ha posto sempre davanti il Signore: egli ha faticato e sofferto come "vedendo colui che è invisibile". 1. Ci sono tre cause di inefficienza del pulpito che questo eliminerebbe

(1) Uomo-paura

(2) Affettazione

(3) Ottusità

(2.) Come si devono eliminare queste cause? Che il predicatore senta che Dio è uno dei suoi ascoltatori, e

(1) La paura dell'uomo se ne andrà. Il suo spirito supererà tutte le idee sui sorrisi o sui favori dell'uomo

(2) Ogni affettazione finirà. La sua natura semplice si mostrerà in ogni gesto, sguardo e tono

(3) Ogni ottusità passerà. Le più profonde simpatie dell'anima si solleveranno sotto l'occhio di Dio, come la foresta e il campo sotto il soffio della primavera, gettando fuori nuove forme di vita e di bellezza ogni ora. Conclusione: Nota

1.) Il valore del vero pulpito

(2.) La qualifica per il vero pulpito. I ministri devono essere eminentemente uomini di coscienza. La morale in essi deve trascendere l'intellettuale, come l'intellettuale trascende l'animale. (D. Thomas, D.D.)

Lo scopo, le armi e gli incoraggiamenti del ministro:-

(I.) Lo scopo del ministro: la coscienza. Come nel pettorale del sommo sacerdote, in mezzo alle pietre scintillanti, ce n'era uno di particolare bellezza e lucentezza, l'Urim e Thummim, che brillava al "Sì" di Dio e si offuscava al "No" di Dio, così nel cuore dell'uomo c'è la facoltà regale della coscienza. Non c'è bisogno di chiederci come sia arrivato lì. Basti dire che fa parte della costituzione della natura umana. In ogni uomo c'è una coscienza. È a questa facoltà che il ministro si appella

(II.) L'arma del ministro. "La manifestazione della verità". Per l'apostolo tutta la verità è racchiusa nel vangelo di Cristo. Quando cerchiamo la luce andiamo al sole, anche se non neghiamo che le acque del Mediterraneo possono brillare di luce quando vengono solcate dalla chiglia del vascello. Le religioni antiche hanno elementi di verità, e così hanno i sistemi moderni, ma per la verità in completa simmetria e in perfetta bellezza a tutto tondo, dobbiamo andare a Gesù Cristo. Ricordate la storia di come, quando Re Riccardo fu imprigionato in un castello del Tirolo austriaco, il suo fedele menestrello andò di castello in castello, suonando sotto le loro ripide saldature le canzoni che Re Riccardo conosceva, finché dal cuore di un'antica fortezza tornarono le note di risposta. Così il ministro cristiano deve venire alla cupa fortezza di molte vite, e non è fino a quando non ode le note di risposta della coscienza che sa che il suo messaggio è ricevuto. Non oserei stare su questo pulpito, né assumermi le grandi responsabilità di questo luogo, se non fosse che il mio messaggio ha una doppia conferma: una testimonianza

1.) Dallo Spirito Santo, che pronunciò la parola, e... 2. Dal cuore di ogni uomo che lo ascolta. Sir Walter Scott ci racconta come l'Antica Mortalità trascorresse i suoi giorni a rimuovere le incrostazioni lichene dalle lapidi dei martiri, fino a quando le iscrizioni potevano essere lette in modo chiaro e chiaro. Qualcosa del genere deve essere l'opera del mio ministero in mezzo a voi

(III.) Gli incoraggiamenti del ministro

(1.) Lui stesso ha ricevuto misericordia

(2.) Lui ha la lode della coscienza

(3.) La Sua opera è compiuta agli occhi di Dio. Al Suo cospetto ci troviamo ora. Il suo occhio ci scruta come il sole scruta tutti i recessi del paesaggio. (F. B. Meyer, B.A.)

3 2CORINZI CAPITOLO 4

2Corinzi 4:3-4

Ma se il nostro vangelo è nascosto, è nascosto a coloro che sono perduti.

Il vangelo nascosto:-

(I.) Qual è il nostro vangelo? Puoi chiamarla "notizia di Dio" o "buona notizia" perché "Dio" e "buono" sono la stessa cosa. Il "vangelo" è la buona novella di Dio. E cos'è la "buona notizia"? Ora, se io dicessi che Dio è il nostro Creatore e Padre, questo potrebbe essere "buono", ma non sarebbe una "notizia". Quasi tutta la natura lo insegna. E se dovessi dire che Suo Figlio è venuto in questo mondo, potrebbe essere una "notizia", ma potrebbe non essere "buona". Ma quando aggiungo che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, non è questa "notizia"? Non è questo "buono"?

(II.) Ma alcuni di voi non lo vedono

(1.) Tu dici

(1) "Non andrebbe mai bene che Dio perdonasse il peccato così facilmente. Incoraggerà il peccato". Non vedete che l'accettazione del perdono fornisce la cura per il peccato

(2) Oppure senti che "c'è una semplicità in ciò che è contrario a tutte le mie idee sulla grandezza di Dio".

(3) Oppure ti prendi ben poco la briga di capirlo. È un'astrazione, come qualsiasi altro dogma filosofico

(4) O sai che è vero. L'hai sempre sentito, e sei stato educato fino ad esso. Ma non ha alcun potere sul tuo cuore. È "nascosto". 2. E se è "nascosto", cosa lo "nasconde"? Una cosa può essere "nascosta" da una o dall'altra delle tre cause

(1) L'organo della vista può essere indebolito o distrutto. L'apostolo assegna ai Corinzi questa causa. "L'iddio di questo mondo" aveva "accecato le loro menti". L'immagine giusta non si è formata. Non c'è riflesso dell'oggetto interiormente. Non avete la capacità di vedere cose come queste

(2) Qualcosa si è frapposto tra te e la verità. Un grande peccato ostacola la vista

(3) Gli uomini spingono Dio a compiere un atto di giustizia retributiva. La luce trascurata è stata ritirata

(4.) Cosa sta alla base del triplice processo? Il tuo peccato. Non eravate preparati ad accettare il vangelo della Sua grazia a queste condizioni. E così il peccato ha offuscato la potenza percettiva; il peccato ha tirato il velo; Un peccato era punito da un altro peccato. Dalla lunga oscurità il tuo cuore si è oscurato

(III.) "A coloro che sono perduti". (J. Vaughan, M.A.)

Il vangelo velato:-

(I.) Che certi stati d'animo possano velare o nascondere il Vangelo alla nostra vista. Questa è l'idea principale del passaggio; Nonostante la sua gloria, può essere una cosa di tenebre, un "odore di morte verso la morte". Nella Chiesa di Corinto, lo spirito di partito, le contese, le immoralità e l'auto-elogio impedivano loro la piena percezione della gloria e della purezza del Vangelo

(1.) L'indifferenza può far sì che il Vangelo sia velato. Non possiamo vedere nulla se non lo guardiamo. Avere il Vangelo non è esaminare il Vangelo. Ha una pretesa personale, fondata su fatti del carattere più solenne

(2.) L'errata comprensione della sua natura può velare il Vangelo dalla nostra mente. Hanno difficoltà riguardo al governo della chiesa, al battesimo, all'elezione, ecc.; E così a loro il Vangelo è velato

(3.) A volte le difficoltà della vita possono velare il Vangelo dal nostro cuore

(4.) I ricordi e la disperazione a causa dei peccati passati possono velare il Vangelo dai nostri cuori

(II.) Che le disposizioni del Vangelo sono tutte intese e adattate per rimuovere questi ostacoli. (W. G. Barrett.)

A chi e perché il vangelo è nascosto:-Il vangelo che riempie l'Antico e il Nuovo Testamento è la disposizione più meravigliosa che la saggezza e la benevolenza divina abbiano mai fatto. Dio si vede più nella gloriosa opera di redenzione che in tutte le altre Sue opere. L'incredulità è di per sé irragionevole e malvagia. Gli uomini non rifiutano il vangelo per mancanza di prove. Credono a mille cose con molte meno prove. La grandezza del peccato di incredulità appare in questo, che si oppone a tutte le manifestazioni di Dio che sono fatte nelle Scritture

(1.) Primo, gli uomini rifiutano la Bibbia perché li condanna. Rimprovera i loro peccati e disturba la loro coscienza. Un libro che fa questo è un compagno scomodo, e devono sbarazzarsene per preservare la loro pace

(2.) In secondo luogo, gli uomini rifiutano la Bibbia perché allarma le loro paure. Parla di un giudizio a venire

(3.) In terzo luogo, gli uomini rifiutano la Bibbia perché richiede loro di abbandonare i peccati e gli idoli che sono riluttanti ad abbandonare. Amano il mondo in modo supremo

(4.) In quarto luogo, gli uomini rifiutano la Bibbia perché richiede loro di svolgere compiti che non apprezzano

(1) L'irragionevolezza e la malvagità dell'incredulità è, quindi, una delle cause per cui è stato emanato il decreto: "Colui che non crede sarà dannato".

(2) Un'altra ragione è che esclude necessariamente gli uomini dall'unico rimedio fornito. Applicazione:1. C'è qualcuno presente che dubita deliberatamente della Divinità delle Scritture? 2. Applicherò l'argomento a coloro che, sebbene non dubitino deliberatamente, sono tuttavia stupidi nel peccato

(3.) Permettetemi di rivolgere l'argomento a coloro che, pur non essendo stupidi, non hanno ancora creduto con il cuore. (E. D. Griffin, D.D.)

Velare il vangelo:-Abbiamo qui-

(I.) L'uomo vela dal proprio occhio un bene divinamente rivelato. I fatti evangelici sono "manifestamente esposti", eppure gli uomini li nascondono a se stessi

(1.) Per pregiudizio, come nel caso degli ebrei

(2.) Per inimicizia

(3.) Con il fuoco

(4.) Con l'egoismo carnale. Solo l'amore può interpretare l'amore

(5.) Per sconforto

(II.) L'uomo perduto al fianco di una potenza progettata e adatta a salvare. Il Vangelo offre agli uomini

1.) Luce, eppure camminano nelle tenebre

(2.) Perdonare, eppure camminano nella condanna

(3.) Salute, eppure gemono di una malattia morale

(4.) Il cielo, eppure marciano verso l'inferno. Quanto grande è la loro follia e la loro colpa allo stesso tempo. (D. Thomas, D.D.)

Il vero vangelo non è un vangelo nascosto:-La Versione Riveduta dà una traduzione migliore: "Ma e se il nostro vangelo è velato, è velato in quelli che periscono." Paolo aveva parlato di Mosè con il velo sul volto; Il nostro Vangelo non indossa alcun velo

(I.) Il vangelo è in se stesso

1.) Una luce gloriosa. In innumerevoli luoghi è descritto così. Questa luce

(1) Rivela "la gloria di Cristo". (a) Ci dice che Lui è l'eterno Figlio del Padre, per mezzo del quale e per il quale tutte le cose sono state create, e per mezzo del quale continuano ad esistere. Questa non sarebbe stata una buona notizia per noi se fosse rimasta da sola; ma il vangelo ci rivela ulteriormente che Cristo divenne veramente uomo nello stesso modo che Lui era certamente Dio. Questa era la prima nota del vangelo, e c'era così tanta gioia in essa che fece cantare tutti gli angeli in cielo: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli", ecc. Inoltre il vangelo ci dice che questo stesso Dio potente dimorò qui tra gli uomini, predicando, insegnando e operando miracoli di incomparabile misericordia. Ma la nota più chiara del vangelo è che questo Figlio di Dio a tempo debito ha dato Se stesso per i nostri peccati. Ma c'è un'altra nota, perché Lui che è morto e sepolto è risuscitatp dai morti, e ha portato la nostra natura nella gloria, e lì Lui la porta alla destra del Padre. Lui sta salvando per la Sua intercessione i peccatori che Lui ha acquistato con il Suo sangue. Ma non devo tralasciare il fatto che Lui verrà di nuovo per radunare a Sé tutti i Suoi e per prenderli in alto per stare con Lui.

(2) Rivela Dio stesso, perché Cristo è l'immagine di Dio. (a) Lui è essenzialmente uno con Dio. (b) Lui ci mostra cos'è Dio. Quale concezione superiore di Dio puoi avere?

(3) È luce per noi. (a) Porta illuminazione. È un'illuminazione dell'anima "per conoscere il solo vero Dio", ecc. (b) Offre conforto quando si è in un senso di peccato; nel dolore; nella prospettiva della morte

(2.) Più chiaro e chiaro. Il vangelo non contiene nulla che possa confondere qualcuno, a meno che non voglia essere perplesso

(1) Che Dio debba sposare la nostra natura è un mistero così lontano che non sappiamo come potrebbe essere; ma non vogliamo sapere come è stato fatto; Ci basta che sia stato fatto

(2) Così con la dottrina dell'espiazione. Se Dio ha stabilito Cristo perché sia una propiziazione per i nostri peccati, la nostra condotta più ragionevole è accettarLo. Non abbiamo bisogno di litigare con la grazia perché non possiamo capire tutto su di essa

(3) Non mi viene chiesto di capire come Dio ci giustifica in Cristo, ma mi viene chiesto di credere che Lui lo fa. Il fatto è abbastanza chiaro, e il fatto è l'oggetto della fede. A volte le persone chiedono: "Che cos'è credere?" Beh, è fidarsi, dipendere, appoggiarsi, fare affidamento su... questo è tutto. C'è qualcosa di difficile in questo? Il pastore della pianura di Salisbury può comprendere il Vangelo così come il vescovo della cattedrale di Salisbury; e la Figlia del Lattaio può sentire il suo potere pienamente come una principessa

(II.) Nella vera predicazione del vangelo questa semplicità è preservata. Paolo disse: "Avendo questa speranza in noi, usiamo grande chiarezza di parola", e "La mia parola e la mia predicazione non erano parole seducenti di sapienza umana, ma in dimostrazione dello Spirito e della potenza". L'apostolo era un profondo pensatore, ma dedicò tutte le sue energie alla rivelazione del Vangelo. Lui scrisse alcune cose difficili da capire, ma quando arrivò al vangelo non vi avrebbe avuto altro che semplicità. Il vero uomo di Dio non velerà il vangelo sotto le cerimonie. Conosco molti che disdegnerebbero di farlo, eppure nascondono il loro Signore sotto l'ornamento del linguaggio. Lasciate che gli ornamenti pacchiani siano lasciati al palcoscenico o al bar, dove gli uomini si divertono o disputano per guadagno

(III.) Se il vangelo viene velato ai nostri ascoltatori, è un segno fatale

(1.) Non credere e non accettare il vangelo è un segno di perimento. Voi che ricevete il Vangelo siete salvati; La fede è il segno di salvezza. Il sole è abbastanza luminoso, ma coloro che non hanno la vista non sono illuminati. Colui che non crede in Cristo è un uomo perduto. Dio ti ha perso; tu non sei il Suo servo. La Chiesa ti ha perso; Non state lavorando per la verità. Il mondo ti ha perso; non gli rendete alcun servizio duraturo. Ti sei perso nel diritto, nella gioia, nel cielo

(2.) L'apostolo spiega come un uomo arriva a quella condizione. Lui dice che Satana, il dio di questo mondo, ha accecato la sua mente. Che pensiero è che Satana dovrebbe essere un dio. Cristo è l'immagine di Dio; Satana è la scimmia di Dio. Per mantenere il suo potere egli fa molta attenzione che i suoi creduloni non vedano la luce del Vangelo. I veli che usa sono tali che i cuori egoistici degli uomini approvano; poiché egli parla così: "Se tu diventassi cristiano, non andresti mai avanti nel mondo". 3. Ma potresti essere ancora trovato; perduto oggi, ma non c'è bisogno che tu sia perduto domani. Il Buon Pastore è uscito per trovare le Sue pecore smarrite. Qualcuno di voi è accecato? C'è oggi qualcuno all'estero che apre gli occhi agli occhi. Il dio di questo mondo è il tuo padrone? Lui non deve più esserlo. Tutto ciò che ti impedisce di contemplare la gloria di Dio sul volto di Gesù Cristo può essere rimosso. (C. H. Spurgeon.)

Il vangelo nascosto ai perduti:-

(I.) A chi è nascosto il vangelo

(1.) A coloro che negano la sua autorità divina

(2.) A coloro che ignorano le sue dottrine peculiari

(3.) A tutti coloro che non vi obbediscono, per quanto ampie e corrette possano essere le loro opinioni sulle sue dottrine

(II.) Il pericolo della loro condizione

(1.) La cecità di coloro ai quali il Vangelo è nascosto è volontaria e criminale. Non può essere attribuita alla mancanza di luce

(2.) Il loro pericolo è accresciuto dalla misura della luce e dell'evidenza a cui resistono

(3.) Nessun altro mezzo sarà usato per la loro salvezza se non quelli che sono stati provati e si sono dimostrati inefficaci

(4.) Essi sono in pericolo di essere abbandonati da Dio, a causa della continua ignoranza e dell'errore. (N. W. Taylor, D.D.)

Il dio di questo mondo acceca l'uomo contro il vangelo:-E in esso osserviamo questi tre particolari. In primo luogo, la non-competenza specificava e supponeva: "Se il nostro vangelo fosse nascosto". In secondo luogo, la censura e il giudizio che viene emesso su di esso: "È nascosto a quelli che sono perduti". È un segno, sono stati gettati via. In terzo luogo, la vera causa della loro non competenza assegnata. In primo luogo, è la causa innata originale e naturale in se stessa, cioè l'infedeltà, un'incredulità volontaria. In secondo luogo, c'è una causa che accresce questa non-competenza dell'incredulità, cioè la cecità spirituale inflitta e inflitta in loro: "Le loro menti sono accecate". In terzo luogo, l'autore e l'operatore di questa cecità, cioè il diavolo, è "il dio di questo mondo". In quarto luogo, il suo fine e il suo scopo sono i motivi per cui egli acceca le menti degli uomini: "Affinché il vangelo non risplenda in loro e non siano convertiti". E questa attribuzione di queste cause della loro incompetenza rimuove altre pretese cause della loro incredulità. Devono essere uno di questi tre

(I.) Diranno: Dio si nasconde da loro. No; è il dio di questo mondo, non il vero Dio.

(II.) Fingono che il vangelo sia oscuro e misterioso. No; che è pieno di luce, di luce gloriosa

(III.) Dicono che l'apostolo sia oscuro nel proporglielo. No; risplende evidentemente per loro nella sua predicazione, e risplenderebbe in loro, se solo aprissero gli occhi e lo vedessero. La prima cosa considerevole è la pretesa oscurità del vangelo, e quindi la loro mancanza di competenza supponeva: "Se il nostro vangelo fosse nascosto". Ecco tre cose considerevoli. In primo luogo, è la verità speciale che San Paolo si sforza di liberare dall'oscurità, e l'incompetenza sotto la quale egli condanna così pesantemente, che è il vangelo. In secondo luogo, c'è la relazione speciale e l'interesse che San Paolo rivendica per questa benedetta verità, che egli chiama "il nostro vangelo". In terzo luogo, l'imputazione che viene imputata a questa verità, che egli si sforza di rimuovere, è l'oscurità: "Se è nascosta".

(I.) Il vangelo e la sua giustificazione erano lo scopo principale e il fine del suo ministero. Il suo lavoro era la pubblicazione della buona novella del vangelo Atti 20:21; Efesini 1:13; Romani 11:13; Filippesi 1:17. Un ambasciatore, in punto d'onore, deve mantenere il suo incarico, confessare la verità e l'autorità di esso. Se Paolo predica la legge, lo fa ancora in riferimento al vangelo

(1.) Per convincerti della tua grande necessità di afferrare il vangelo, mostrandoti l'impossibilità di eseguire la legge

(2.) Per costringerti a volare al santuario del vangelo, in modo da sfuggire alla maledizione della legge

(3.) Per guidarti su come vivere sotto il Vangelo secondo quella regola di santità prescritta dalla legge

(II.) Paolo sostiene la dignità del vangelo, minaccia la nostra incompetenza sotto di esso; Perché il Vangelo è il mezzo di salvezza più chiaro, più evidente, più convincente. Avrebbero potuto più scusamente addossare l'oscurità alla legge di Mosè; C'era un po' di oscurità in quel ministero. Ma il vangelo è rivelato in ogni evidenza e manifestazione Romani 1:17. In esso è aperta la via per il cielo sempre più chiara. C'è una luce nella legge; Ma il Vangelo è molto più splendente

(III.) Paolo è severo contro coloro che non sono competenti sotto il vangelo, perché il vangelo è il mezzo più potente per operare la nostra conversione. Rispetto a questo la legge era impotente, non rendeva nulla di perfetto Ebrei 7:19. Dio accompagna la parola del Vangelo con l'efficacia del Suo Spirito. La legge non amministrava alcuna forza; richiedeva tutto, ma non serviva a nulla; ma il vangelo, è il ministero dello Spirito. Quando questo ci viene offerto e noi lo rifiutiamo, allora Dio dice: "Che cosa posso fare di più di quello che ho fatto per salvarvi? In secondo luogo, la seconda cosa considerevole è la pretesa e l'interesse di San Paolo per il vangelo, che egli chiama "il nostro vangelo". Ciò che Cristo disse del battesimo di Giovanni, noi possiamo dire del vangelo: "Viene dal cielo o dagli uomini?" Senza dubbio dal cielo. E San Paolo altrove lo attribuisce a un autore e proprietario superiore; lo chiama "l'evangelo del Signore nostro Gesù Cristo" 2Tessalonicesi 1:8

(I.) È il vangelo di San Paolo, è stato affidato alla cura e alla fiducia di San Paolo; Egli ha il Vangelo come suo compito principale. E con quanta gratitudine ha accettato questa fiducia; benedice Cristo perché "lo considera fedele e lo mette nel ministero".

(II.) San Paolo considera il vangelo il suo vangelo; È un'espressione di amore e affetto. È proprietà dell'amore appropriarsi di ciò che ama e considerarlo proprio

(III.) "Il nostro vangelo", è un discorso di sfida; Egli rivendica il vangelo a se stesso contro tutti gli oppositori che si lamentano

(IV.) "Il nostro vangelo". E' un discorso di fiducia e di piena sicurezza. Paolo è sicuro che ciò che egli predicò loro era la verità del Vangelo

(1.) La sua predicazione era infallibile; era guidato da uno Spirito infallibile

(2.) La sua predicazione era con tutte le prove, non nascondeva nulla, ma faceva conoscere alle Chiese "tutto il consiglio di Dio". 3. La sua predicazione fu ratificata con la grande conferma

(4.) La predicazione di Paolo ebbe molto successo. In terzo luogo, la terza cosa considerevole è l'imputazione che viene gettata sul vangelo, che è nascosto e oscuro; E l'apostolo sembra ammettere che c'è una certa oscurità in esso

(I.) È vero che il vangelo in sé, nella sua stessa natura, è una cosa nascosta, segreta, riservata. È il mistero di Dio racchiuso nel suo consiglio segreto, naturalmente sconosciuto agli uomini o agli angeli

(II.) Anche dopo che Dio l'ebbe pubblicato per mezzo di Suo Figlio, tuttavia è ancora una cosa nascosta e oscura per ogni uomo naturale

(III.) Il vangelo in una certa misura e grado è nascosto e oscuro, anche per i santi di Dio

(IV.) È vero che, nonostante tutto questo nascondimento del vangelo, anche coloro che non sono altro che uomini malvagi possono raggiungere un qualche tipo di conoscenza nel vangelo, anzi, una grande capacità di comprensione. Balaam può profetizzare di Cristo, Giuda può predicarlo

(1.) Un uomo malvagio può comprendere le parole della Scrittura, ma non le cose in esse contenute

(2.) Supponiamo che un uomo malvagio possa conoscere quelle cose che sono nelle Scritture, ma la sua conoscenza di esse non ha alcuna apprensione spirituale su di esse. Tutta la conoscenza che ha non è che naturale e carnale, dove la ragione si ferma si ferma anche lui. Come colui che guarda una mappa giudica i paesi stranieri con una certa immaginazione, immagina a se stesso, non con un'immediata e chiara apprensione dei luoghi stessi

(3.) Supponiamo che un uomo malvagio possa raggiungere una certa conoscenza soprannaturale delle verità divine, ma la sua conoscenza di esse è meramente nozionistica, non cordiale conoscenza cristiana

(1.) È più certo

(I.) È più comodo. Come un uomo può indovinare la bontà del vino dal colore, ma meglio dal sapore. In secondo luogo, alla censura e al giudizio che l'apostolo emette su coloro che non riescono a vedere nulla nel vangelo, per i quali è una cosa nascosta. E quella censura è triste e pesante. E qui ci sono due cose considerevoli. Il primo è il destino che egli emette su di loro: "Sono perduti". In secondo luogo, è il modo di denunciare questa condanna e la sentenza su di loro. In primo luogo, la condanna e la censura è che sono perduti. Cosa significa questo? Come possiamo valutare la pesantezza di questo fardello? La Scrittura ci racconta che ci siamo persi in molte strade

(I.) Siamo persi nel nostro originale, poiché siamo tutti i figli e la progenie di Adamo

(II.) Ogni peccato che commettiamo è una perdita ulteriore per noi. La vita di un peccatore, è un continuo perdere se stesso

(III.) C'è ancora una perdita più grande, che è una perdita di sentenza e di giudizio; quando un peccatore è gettato dalla legge, quando la sentenza e la condanna sono emesse su di lui, è incorso in quella pesante maledizione che la legge di Dio minaccia contro i trasgressori. Questo mette tutti gli uomini a tacere nella condanna. Questi tre

(I.) La perdita della corruzione naturale

(II.) La perdita della trasgressione peccaminosa

(III.) La perdita della maledizione legale. Ma questa perdita di cui parla San Paolo, è la perdita finale, irrecuperabile, al di là di ogni redenzione. Implica tre cose

(1.) Una perdita nella dichiarazione. Coloro che non obbediscono al Vangelo sono perduti nel racconto e nella stima di Dio

(2.) C'è una perdita di condizioni. Coloro che rifiutano il vangelo, sono in uno stato effettivo di perdizione "L'ira di Dio dimora su di loro" Giovanni 3:36. Coloro che il Vangelo non può recuperare, sono distrutti per sempre

(3.) C'è una perdita nella distruzione. No, se il vangelo non ti converte, ti confonderà; sarà la beatitudine o la tua rovina; O ti aiuterà in cielo o ti farà sprofondare nel fondo dell'inferno. Abbiamo visto la condanna e la biasimo che l'apostolo infligge agli increduli; ora notiamo che... In secondo luogo, il modo di denunciarlo: "Se il nostro vangelo è nascosto, è nascosto a coloro che sono perduti". E per il modo di denunciare questa frase, si noti tre precisazioni in essa contenute

(I.) Questa forma di denuncia è ipotetica, solo a titolo di supposizione, se esiste. Come se dicesse: "È strano e meraviglioso che dopo tanta predicazione qualcuno rimanga ignorante, non ammaestrabile, non convertito; È quasi incredibile che gli uomini trascurino una salvezza così grande. Se fosse stato insegnato loro un altro mistero di minor utilità di questo mistero del vangelo, avrebbero continuato a ignorarlo?

(II.) Questa forma di denuncia, è illativa, introdotta a titolo di prova e deduzione. Non è nella natura di una predizione assoluta immediata, ma per via minacciosa, e sul presupposto della loro incredulità

(III.) Questa forma di frase, è sospensiva e generale. "Se è nascosto, è nascosto a quelli che sono perduti". Questo fulmine aleggia sopra le loro teste in una lugubre nuvola di generalità. L'apostolo non lo fissa sulla persona di nessuno in particolare. E quindi l'osservazione è così tanta. Quell'ignoranza del vangelo, e l'incompetenza sotto il suo ministero, è un terribile segno di perdizione. Costui doveva guardare a se stesso per non dimostrarsi un reprobo. Vedi la verità di questo in tre particolari; nel rispetto

1.) Della mancanza del Vangelo

(2.) Della negligenza del Vangelo

(3.) Del rifiuto del vangelo. Questi li lasciano in una condizione di dannazione

(1.) La sola ignoranza del vangelo di Cristo è condannabile. Come uomo malato di una malattia mortale, non solo il rifiuto della medicina sovrana di curarlo, ma anche la sua semplice mancanza lo rende irrecuperabile. L'ignoranza, è la presa di Satana, dove tiene i suoi prigionieri in catene di tenebre

(2.) Un secondo punto è l'ignoranza intenzionale, negligente e supina, quando il vangelo ci viene offerto e offerto è peggio

(3.) Un terzo punto è l'ostinata, risolta e definitiva ignoranza e disprezzo del vangelo, è un marchio infallibile, un segno evidente di perdizione. In terzo luogo, alle cause di ciò la loro incompetenza. In primo luogo, della causa naturale e congenita di questa incompetenza, cioè l'incredulità. È ciò che rende inutili tutti i mezzi di grazia. Un cuore incredulo non può essere istruito, frustra tutte le offerte di grazia Ebrei 4:2. Questo peccato di infedeltà fa sì che la nostra conversione si fermi fin dall'inizio, distrugga le prime concezioni della grazia. Un cuore incredulo, è come una terra malcondizionata, fredda, sterile, che raffredda e spegne il seme non appena viene seminato. È un peccato contro cui lottare, perché

(I.) È un peccato che supera la natura. È stato quel peccato che ci ha dato il primo scivolone nella nostra prima caduta, quando tutti siamo caduti da Dio in Adamo. Ed essendo il primo è diventato il peccato più naturale. E questa innata cattiva qualità dell'incredulità si manifesta specialmente nel rifiuto del vangelo. Tre ragioni

(1.) Il vangelo propone misteri molto alti, sublimi, verità che superano lo spirituale e il Divino. Ora, l'anima dell'uomo con l'infedeltà è così piegata che misura tutte le verità con il senso, o la maggior parte con la ragione. Non crederà a Dio più di quanto Lo veda

(2.) I mezzi di salvezza che il vangelo propone sembrano a un non credente estremamente improbabili e improbabili, e quindi li rifiuta. Ecco la perversità dell'infedeltà; Alcune cose sono troppo in alto nel Vangelo, Egli non può raggiungerle; Ancora una volta, alcune cose sembrano così meschine e basse, che non può abbassarsi ad esse. Che il nostro Salvatore sia crocifisso, e con una tale morte salvi noi, non può sprofondare in lui. Così tutti i mezzi della grazia l'infedeltà li giudica poveri e spregevoli. La predicazione della Parola non è altro che follia per loro. Quanto è improbabile che i sacramenti siano per noi un mezzo di grazia? 3. Il cuore di ogni uomo per natura è pieno di colpevolezza privata, consapevole a se stesso che non tutto va bene tra Dio e lui; E questo fa sì che il suo cuore si ritragga per l'incredulità e non abbracci il Vangelo. Questo senso di colpa della coscienza che Dio è diventato il nostro nemico, che il cielo e noi siamo in disaccordo, fa sì che un uomo trasalì e sia timido a qualsiasi apparizione di Dio, a qualsiasi messaggio o notizia da parte Sua. Come un uomo indebitato o un malfattore ha paura alla vista di un ufficiale, pensa di venire a prenderlo, come Achab fu turbato alla vista del profeta: "Mi hai trovato, o mio nemico?" Lui considera la Scrittura, anzi, il vangelo, come un mandato per arrestarlo. Come traditori e ribelli che rifiutano il perdono, lo combatteranno, non cercano pietà. Questo è il primo, l'infedeltà è un peccato che supera il naturale

(II.) È un peccato estremamente difficile e difficile da curare. Non c'è peccato più inespugnabile del peccato dell'infedeltà

(1.) La lunga persistenza della nostra natura la rende difficilmente curabile; come un albero profondamente radicato, è a malapena scavato

(2.) L'infedeltà è difficilmente curabile, è una malattia dell'anima comprensiva e razionale. E le malattie razionali sono le più incurabili. È un lavoro difficile togliere una pellicola dall'occhio. E l'incredulità, è un film sulla comprensione. L'incredulità, è difficile da rimuovere, perché sembra essere ragionevole. Cosa, ci caverai gli occhi? Ordinaci di credere che non sappiamo cosa? farci andare più lontano di quanto la ragione ci insegna?

(III.) L'infedeltà, è un peccato estremamente pericoloso e pernicioso, di grande provocazione

(1.) È molto pericoloso. Essa risiede nella parte più vitale, nella mente e nell'intelletto. Un non credente sbaglia nei primi principi, e quindi sbaglia in modo più pernicioso, come colui che sbaglia e sbaglia al primo posto. Ferma il nostro ingresso nella Chiesa

(2.) È la più grande provocazione. Offre un alto disprezzo alla gloria di Dio. Mette in discussione la Sua verità e la Sua bontà. Veniamo, in secondo luogo, alla causa che aumenta questa incompetenza, che è la cecità spirituale: "Il dio di questo mondo ha accecato le loro menti".

(I.) L'autore di questa cecità spirituale è il dio di questo mondo. Chi è? È un titolo alto. Allora, dobbiamo fare queste due domande

(1.) Qual è il suo dominio? 2. Qual è la sua divinità? È questo mondo. Ecco una parola che sembra allargare il suo dominio, "il mondo", una parola di ampio respiro; Ma qui c'è un'altra parola che lo confina, è "questo mondo", che è una parola di limitazione. Rovina la sua divinità limitarlo. Voi deturperete un dio, se venite a confinarlo. Il dio di un uomo malvagio non è che il dio di questo mondo, sia per estensione che per durata. Ma il nostro Dio, Lui è il Signore del cielo e della terra, ecco l'estensione; e il Suo dominio è di eternità in eternità, ecco la durata del Suo dominio. In che modo, dunque, Satana è l'iddio di questo mondo?

(1) Prendilo per il territorio, e allora chiedo: È davvero Satana il dio di questo mondo? Certamente, "Il mondo è del Signore, e la sua pienezza". Eppure c'è qualcosa che egli porta il dominio, porta il nome del dio di questo mondo. Lui è così.

1.) Con l'usurpazione, come un audace traditore, che si pone contro il suo legittimo sovrano, e ordinerà il regno senza di lui

(2.) Con il permesso di Dio

(2) Prendete il mondo per gli abitanti. San Pietro lo chiama il mondo degli empi 2Pietro 2:5. In questo senso, in particolare, Satana è il dio di questo mondo. Gli uomini malvagi sono chiamati il mondo

(1.) C'è un mondo di loro. Pochi buoni, pochissimi rispetto ai cattivi, riempiono il mondo

(2.) Sono chiamati il mondo, questo è il loro elemento proprio. Davide li chiama "gli uomini di questo mondo, la cui parte è in questa vita". 3. Sono il mondo, hanno tutta l'influenza

(2.) La seconda domanda è: Qual è la divinità di Satana? Come arriva Satana a questa grandezza, ad essere il dio di questo mondo? RISPONDO: Egli giunge alla divinità in tre modi

(1) Con la necessaria devoluzione. Se il Signore non è il nostro Dio, allora Satana sarà

(2) Satana diventa il dio degli uomini malvagi per la loro reale e volontaria sottomissione a lui

(3) Satana diventa il dio degli uomini malvagi mediante la giusta diserzione di Dio e la loro consegna. I peccatori ostinati, Dio li consegna a Satana; Lui pone Satana a governare e ad essere efficace in loro. Ci mostra la grande calamità che ci attiriamo allontanandoci dal Dio vivente

(1) Gli uomini malvagi fanno di Satana il loro padrone, e di se stessi i suoi sgherri, e questa è una vile sottomissione

(2) Gli uomini malvagi hanno una relazione più stretta, Satana si interessa di più di loro; si fanno suoi figli. Una cosa spaventosa da considerare la progenie di Satana

(3) Il diavolo ottiene un dominio più supremo su di loro, diventa il loro re Giovanni 14:30

(4) Ma di tutte le sottomissioni, questa è la più vile: far sì che il diavolo sia il nostro dio. Ci mostra l'alto disprezzo che Dio soffre da parte degli uomini di questo mondo. Un uomo malvagio, per quanto in lui risieda, toglie Dio dal suo trono e vi pone dentro Satana. L'autore di questa cecità spirituale è il diavolo. "Il dio di questo mondo".

(II.) Una seconda cosa considerevole è il vantaggio e l'opportunità che Satana ha negli uomini malvagi e negli increduli di accecarli, è essendo in loro. È un discorso di grandissima enfasi, e mostra che il potere che Satana ha sulle anime dei miscredenti: è in loro come in suo possesso. Come coloro che sono santificati e credono, lo Spirito buono di Dio dimora in loro. Così, al contrario, ogni uomo malvagio è la dimora di Satana. Ecco la differenza tra un santo e un peccatore. Satana può occuparsi di un uomo buono come di un aggressore, ma ha il pieno possesso di un uomo malvagio come abitante

(III.) Procediamo al terzo particolare, cioè l'effetto dannoso che Satana opera in loro; li colpisce con cecità spirituale; Egli acceca le menti dei non credenti. Ciò aumenta la loro infedeltà, li rende incapaci dei misteri del vangelo, non possono vederne la luce Giovanni 12:37. Capirete la natura di questa triste disposizione ad essere abbandonati alla cecità? Ci sono molte considerazioni su di esso che lo rendono penoso, e coloro che sono sotto di esso estremamente miserabili

(1.) Un male spirituale; e di tutti i mali che ci possono capitare, i mali spirituali sono i più gravi. Lo spirito di un uomo è la parte principale di un uomo. La deformità del corpo a un giudizio sobrio non sembra nulla di così malvagio come una deformità nell'anima. La cecità fisica è uno spettacolo triste, ma avere l'occhio dell'anima oscurato è molto più grave

(2.) La cecità nelle nostre menti, è una dolorosa cecità. Perché la mente è la facoltà più alta dell'anima dell'uomo

(3.) Questa cecità spirituale, è un giusto giudizio che colpisce i non credenti per essere colpiti da questa dolorosa cecità. È giustissimo e adatto al loro peccato. Non capiranno, e quindi non capiranno. Questa è la proporzione tra la ricompensa e la punizione di Dio. Lui ricompensa la nostra fede con l'aumento della fede, e il nostro buon uso della grazia con una grazia più abbondante. Ma Lui punisce la negligenza della grazia con la perdita della grazia. Lui spegne la candela quando gli uomini non lavoreranno secondo essa

(4.) Questo male, è il giudizio più pesante che possa essere inflitto, da consegnare così a questo spirito di cecità. Oh, è un giudizio pesante non poter vedere Cristo e i mezzi di salvezza; un uomo simile porta il marchio del pesante dispiacere di Dio. Di tutte le punizioni, queste sono le più mortali con le quali siamo abbandonati al peccato più malvagiamente

(5.) La cecità spirituale, è un grande male, ci espone a tutti gli altri mali. Un uomo colpito da questa cecità è incline a cadere negli errori più grossolani, nelle illusioni forti, nelle apprensioni irragionevoli. Anche quelle verità che conoscono svaniranno. La cecità volontaria porta alla cecità penale. Allora l'indagine deve essere su come Satana operi questa cecità spirituale. Primo, non lo fa con alcun mezzo violento. Satana non può offrire alcuna violenza alle nostre anime. In secondo luogo, non può farlo con un'azione immediata sulle nostre anime, con un'azione reale intima sulle nostre intelligenze. L'anima dell'uomo è fuori dalla portata di Satana. Com'è allora?

(I.) Lui acceca le menti degli uomini con l'efficacia di alcune false persuasioni, con le quali li inganna. Lui persuade la maggior parte degli uomini che non c'è un pericolo simile a quello di cui parlano questi predicatori. Lui persuade gli uomini che non c'è una tale necessità di conoscenza del vangelo come quella che essi vorrebbero portarci in mano. Questo è il primo modo, le false persuasioni

(II.) Satana opera questa cecità negli uomini con l'efficacia degli errori e delle superstizioni ingannevoli. Quando non riesce a tenere la religione fuori dal mondo, allora strega gli uomini con religioni erronee, false e superstiziose

(III.) Satana opera questa cecità con l'efficacia delle diverse concupiscenze che nutre nei cuori degli uomini, ed esse si riversano nell'intelletto, e lo offuscano e lo oscurano

(IV.) È per qualche scopo speciale che qui Satana, che si dice accechi le menti degli uomini, è chiamato il dio di questo mondo. Ci indica lo strumento principale che egli usa per fare questo male, e cioè l'amore per questo mondo. Lui sa benissimo che l'amore del mondo e l'amore della religione non possono mai stare insieme. Le tangenti del mondo accecheranno gli occhi degli uomini più saggi. Satana ha più fiducia nel tenerci lontani dalla religione con questo amore per il mondo di qualsiasi altra concupiscenza. Le sue persuasioni attinse da questo peccato

(1.) È astuto. Lui ci dirà che il mondo e i suoi profitti sono reali e sostanziali; Potresti vederlo e divertirti, sacchi pieni e fienili pieni. Lui ci dirà che il mondo e la sua ricchezza sono un bene presente; Eccolo, ne siamo certi, e ora potete godervelo subito. Questo peccato è più persuasivo, perché supplica con l'apparenza della ragione

(2.) Il dio di questo mondo ha la massima fiducia in questa concupiscenza del mondo, per cui ci accecherà per tenere gli uomini lontani dalla religione, perché è una concupiscenza molto autorevole. Ha il più grande dominio nel cuore di un uomo più di qualsiasi altra lussuria. Il diavolo fa del mondo il suo viceré. Ora, dunque, se Satana può far entrare questo peccato nei nostri cuori, esso eserciterà un tale dominio nella nostra anima che non ci può essere alcun ingresso per Cristo o per la religione. Un uomo simile vede così tanto nel mondo che non riesce a vedere nulla nel Vangelo. Dunque, i non credenti sono accecati da Satana, è questa la loro condizione? Di esso facciamo un po' di uso

(I.) I non credenti sono ciechi per natura e accecati da Satana? Rimuove lo scandalo del vangelo che così pochi in confronto lo abbracciano

(II.) Gli increduli sono ciechi? Essa disprezza il pregiudizio che tali uomini hanno della religione. Gli increduli sono forse uomini del mondo, accecati in materia di religione? Non badare dunque al loro giudizio, non turbarti per le loro censure che fanno sulla religione. Non capiscono ciò che censurano, quindi non li considerano

(III.) Gli uomini che credono non sono forse altri che ciechi? Dovrebbe spingerci a compatirli per i loro errori e per i loro errori di religione. E, come l'effetto è malizioso, colpirli con la cecità, così il suo intento è malizioso. Lui acceca le loro menti, per timore che la luce del glorioso vangelo di Cristo, che è l'immagine di Dio, risplenda per loro. La prima cosa considerevole è, cos'è ciò a cui Satana si oppone principalmente, cioè il vangelo. Di tutte le vie e le opere di Dio, il suo più grande dispetto è contro il vangelo; Il suo più grande sforzo è quello di ostacolare il successo di ciò. E l'apostolo non lo nomina appena, ma con un'espressione magnifica. Lui lo chiama "la luce del glorioso vangelo di Cristo, che è l'immagine di Dio".

(I.) Prendiamone nota perché è una descrizione del vangelo. E qui osserva due cose

(1.) Paolo lo chiama così. Lui lo chiama con questa aggiunta di eccellenza, il glorioso vangelo

(1) È l'espressione del suo affetto che egli portava al vangelo. L'onore del Vangelo era caro a San Paolo, non poteva mai dire abbastanza di esso, non lo ammirava mai abbastanza. Ci sono tre cose di cui San Paolo non ha mai parlato, ma con grandi rapimenti di affetti

(2) Gesù Cristo

(3) Una seconda cosa che Paolo menziona con molto affetto e gioia è la grazia gratuita Efesini 1:7, 2:7

(4) Una terza cosa di cui Paolo parla con grande affetto, è il vangelo 2Corinzi 3:9. E questo fa San Paolo sia come cristiano che come ministro

(2) Paolo lo chiama un vangelo glorioso, in opposizione a quel disprezzo che essi a Corinto mettono sul vangelo. Lo disprezzavano, non vi vedevano né gloria né eccellenza. Questo è il primo, Paolo lo chiama un vangelo glorioso. E come lo chiama così San Paolo... 2. Il Vangelo è "un Vangelo glorioso". Ecco allora che abbiamo qui una magnifica descrizione del vangelo

(1) Ecco la qualità, il vangelo, è pieno di luce. Questo è un grado di dignità nel Vangelo. È un'eccellenza. Creatura, quanto più sono leggere, tanto più sono nobili e di maggiore dignità. Ora, che cos'è la luce spirituale se non la verità? Allora il vangelo è una luce splendente, cioè è la manifestazione della verità salvifica. Per meglio concepire che il vangelo è luce, possiamo comprenderlo, poiché la luce si trova in una doppia opposizione

(1.) La luce è l'opposto dell'oscurità

(2.) La luce è l'opposto della penombra. Viviamo in giorni di verità effettiva, la verità salvifica ci viene svelata. Se perdi la via per il cielo, puoi accusare la tua cecità, non puoi invocare le tenebre del Vangelo

(2) Ecco l'eccellenza di questa qualità, è "gloriosa". C'è luce in un fascio di luce; Ma la gloria, è la raccolta di tutti i raggi di luce, come quando il sole risplende in tutta la sua forza. In verità la luce, è una creatura gloriosissima. La verità, quanto più risplende chiaramente, quanto più pienamente si manifesta, è tanto più gloriosa. È un modo assurdo di pensare di onorare la verità nascondendola. Se non fosse così comune, così tanto predicato, sarebbe più venerato. Anzi, in verità, quanto più viene predicato, come si deve, tanto più ne appare la gloria. Il vero valore più appare, più eccelle. Dunque il vangelo, è un vangelo glorioso. In che cosa consiste la gloria dell'evangelo? Lo riduco a due teste

(1.) La dottrina del vangelo, è una dottrina gloriosa, perché in essa la gloria di Dio è più evidente. E dove Dio appare di più, c'è più gloria. La gloria non è altro che lo splendore della Sua maestà. E come quel mistero glorioso della Trinità, così quel mistero di grazia della redenzione, la sua gloria risplende nel vangelo

(2.) Il vangelo, è un vangelo glorioso, perché lo stato del vangelo è uno stato glorioso. La Chiesa Cristiana sotto il Vangelo è resa estremamente gloriosa. "Cose gloriose sono dette di te, città di Dio". Il profeta Aggeo 101 dice "che Cristo, alla sua venuta, riempirà la sua Chiesa di gloria". Privilegi gloriosi, ordinanze gloriose, investiture gloriose; con tutti questi Lui ha arricchito la Sua Chiesa. La nostra chiamata al vangelo, è una chiamata gloriosa 2Pietro 1:3. Lo spirito del vangelo è definito uno spirito di gloria 1Pietro 4:14. La speranza che il Vangelo ci propone è una speranza gloriosa Colossesi 1:27

(3) Ecco la derivazione di questa eccellenza del Vangelo, da cui ha tutta la sua gloria. Una doppia derivazione

(1) È ciò che è diretto e immediato, cioè da Cristo. È il vangelo di Cristo. Ciò rende glorioso il fatto che Cristo risplenda in esso 2Tessalonicesi 1:8. Tutti gli altri tesori della conoscenza, non sono che inezie per questa grande saggezza Efesini 3:19. Un autore glorioso rende glorioso il suo lavoro Galati 1:11. La seconda derivazione di questa gloria-(2) è mediata, e per riflessione dall'eccellente gloria di Dio Padre. È il vangelo di Cristo, che è l'immagine di Dio. Per comprendere meglio questo grande mistero, che Cristo è l'immagine di Dio, dobbiamo concepire due cose che sono implicite nella natura e nell'essere di un'immagine. La prima è un'impressione. Il secondo è un'espressione. In entrambi gli aspetti Cristo è l'immagine di Dio. Primo, prendilo nella Sua natura Divina; così Lui porta su di sé l'impressione di Dio. In secondo luogo, prendetelo nel Suo ufficio, come Lui è il nostro Mediatore incarnato, così Lui è l'espressione viva di Dio Padre, della Sua volontà e del Suo compiacimento. Prendetelo sotto il primo aspetto, così Lui Lo esemplifica perfettamente. Prendetelo sotto il secondo aspetto, nel Suo ufficio di Mediatore, così gli Lui Lo informa perfettamente e Lo dichiara pienamente. Se si tratta di un'immagine perfetta ed esatta, deve essere una similitudine completa. Non una somiglianza in una parte o un rispetto soltanto, e difettosa nel resto, ma deve essere commisurata e pienamente uguale a ciò di cui è l'immagine. Ora, sotto tutti questi aspetti per il Cristo completo, e solo Cristo, come seconda persona della Trinità, è l'immagine di Dio Padre

(I.) Cristo è l'immagine di Dio, Lui porta la Sua similitudine. Infatti, in sostanza sono entrambi una cosa sola

(II.) Cristo è l'immagine di Dio, una somiglianza tale che è tra un padre e il suo proprio figlio naturale e genuino. L'eterna generazione della seconda persona dalla prima, questo è il fondamento di questa derivazione. Lui è dunque simile a Lui, perché Lui è stato generato da Lui

(III.) Cristo è l'immagine di Dio, non solo in qualche nozione generale, ma Lui è l'immagine di Dio nel Suo essere più speciale e proprio. Non solo come Dio è una sostanza, così il Figlio di Dio è una sostanza; né solo come Dio è uno spirito, così Suo Figlio è uno spirito; ma Lui è l'immagine di Dio, come Lui è Dio, la natura santa e divina della Divinità come Gli è stata comunicata

(IV.) Cristo è l'immagine adeguata, esatta e completa di Dio. Tutte le eccellenze e le perfezioni di Dio sono interamente in Cristo. Tutta la gloria di Dio Padre è comunicata a Suo Figlio. L'uguaglianza di natura richiede l'uguaglianza di gloria Giovanni 5:23. Questa è la prima considerazione del fatto che Cristo è l'immagine di Dio, come un'immagine indica un'impressione, e così esemplifica. In secondo luogo, un'immagine serve per l'espressione, serve a notificare e far conoscere quella cosa di cui è l'immagine. Come il primo apparteneva alla sua persona, così questo ci mostra l'ufficio di Cristo. Vuoi conoscere Dio? Eccolo risplendere in Suo Figlio Cristo come Sua immagine vivente Giovanni 14:8. Quindi, da questa descrizione del vangelo, prendete nota di questi due corollari. In primo luogo, prendete nota della verità e della beatitudine della nostra religione cristiana. In secondo luogo, notiamo il motivo per cui Satana si oppone. Il vangelo è un'immagine gloriosissima di Dio, e perciò il diavolo lo diffama tanto. Lui è il principe delle tenebre ed è nemico di ogni luce, ma il suo principale dispetto è alla luce del vangelo. In primo luogo, può sopportare meglio la luce della natura, che è una luce fioca e imperfetta. In secondo luogo, c'è un'altra luce che Satana può sopportare meglio, che è la luce della legge. Separandolo dal vangelo, non è che lettera morta. In terzo luogo, questa espressione è intesa come un aggravamento del grande peccato di rigettare il vangelo. Essa pone su questo peccato un triplice aggravamento. In primo luogo, lo rende un peccato presuntuoso più audace. Disprezzi tu il vangelo? Tu disprezzi Cristo, Dio stesso, che risplende nel Vangelo e si offre a te. In secondo luogo, rende un peccato imperdonabile. Lui che si oppone ai peccati del vangelo contro una luce chiara e gloriosa. Questi non possono invocare l'ignoranza. In terzo luogo, lo rende un peccato maligno e della massima empietà. Perché? Perché si oppone alla gloria di Dio ciò in cui la gloria di Dio risplende più chiaramente. In secondo luogo, qual è l'opposizione che fa contro di essa? Qual è la condotta che segue per ostacolarla? È mantenendo il mondo in una disperata ignoranza e in un'ostinata infedeltà. Satana aveva altre pratiche per ostacolarlo, come

(I.) Falsificazioni della verità da parte delle eresie

(II.) False imputazioni con calunnie e infamia

(III.) Persecuzioni con spargimento di sangue e ogni tipo di crudeltà. Ma il motore principale è l'infedeltà. In terzo luogo, qual è la fine dell'opposizione di Satana? affinché la luce del vangelo di Cristo non risplenda su di loro. Satana invidia al mondo i benefici di questa luce benedetta che viene diffusa dal vangelo. Cosa sono? Prendi questi quattro

(I.) Questa luce del vangelo, è "La luce della vita" Giovanni 8:12. È una luce vivificante e vivificante. Questo fa sì che Satana diffami e si opponga ad esso. La regione della morte, cioè il territorio di Satana. Il Vangelo ci guarisce da quella condizione dolorosa e ci riporta alla vita

(II.) Questa luce del vangelo, è una luce di scoperta. Mette a nudo tutte le imposture di Satana. Quella saggezza scopre le sue imposture, e questo gliela fa invidiare

(III.) Questa luce del vangelo, è una luce per dirigere e guidare i nostri passi nelle vie della pace. Rende la nostra strada verso il cielo chiara davanti a noi

(IV.) La luce del vangelo è una luce rinfrescante, rallegrante e confortante, e che Satana ci invidia. Luce e gioia, oscurità e tristezza, vanno insieme. Ora il Vangelo porta sempre con sé la gioia. (Bp. Brownrigg.)

"In cui il dio di questo mondo ha accecato le menti di coloro che non credono."

La tendenza a contrastare la vita:-Ci sono due tendenze molto curiose nello sviluppo del carattere umano che danno sempre interesse allo studio della nostra vita individuale

(1.) Il primo di questi è la tendenza a contrastare, o l'apparizione dell'inatteso nella nostra natura umana. I bambini crescono fino a una certa età, quando improvvisamente si afferma una tendenza strana e inaspettata. È come una peronospora, o una cucitura, o una deformità nodosa in un albero, o in una pianta, o in un fiore. Proprio attraverso le nostre speranze, le nostre preghiere e i nostri sforzi, appare questo potere contrastante. Ma questa strana, misteriosa, contrastante tendenza, sia per eredità, sia per abitudine, sia per demonio, si fa sentire nella nostra vita quotidiana! Ci avvolge come una nebbia; ci inquina; Ride della nostra schiavitù alla carne. La nostra natura ne subisce un'eclissi; L'evoluzione dei nostri caratteri è imperfetta; la rivelazione di Dio a noi è nascosta sotto la presenza di questa infermità. Ci perdiamo nella crescita di qualcosa che una volta non era in noi, ma che dopo un po' è apparso! 2. L'altra tendenza della nostra natura è la "tendenza all'accecamento". Uno studio molto curioso del carattere umano è questo chiudere gli occhi di fronte ai fatti e alle verità sgradite che ci troviamo di fronte nella nostra vita quotidiana, e questo saltare attraverso l'oscurità verso il nulla, oppure verso la rovina. Il mondo sociale di oggi è pieno di questi relitti morali. Queste sono dunque le due tendenze che contribuiscono a rovinare la nostra natura spirituale nella lotta per la vita. La prima è la tendenza a contrastare dall'esterno; La seconda è la tendenza all'accecamento dall'interno. Prima che questo principio contrastante ottenga maggiori progressi, prima che questo principio accecante spenga la luce di Gesù Cristo nella nostra vita, vi supplico, compagni di sofferenza in lotta e tentati nella disciplina dell'esistenza, di far uscire la nostra anima dai solchi dell'indifferenza, dell'indecisione e del decadimento. Non lasciate che questa crescita della vostra natura malvagia soffochi quel seme di immortalità che a volte sentite essere dentro di voi. Non lasciare che il dio bruto di questo mondo accechi i tuoi occhi. (W. Wilberforce Newton.)

La mente accecata contro la luce:-Considera-

(I.) Il Vangelo come luce

(1.) La luce penetra, così fa il vangelo Ebrei 4:12. Conosciamo tutti la difficoltà di escludere la luce. Se c'è una fessura, per quanto piccola, entrerà la luce. E così l'uomo può disprezzare la verità, può odiarla, come Achab odiò Michea, il predicatore della verità; ma, se è la volontà del Signore, Lui troverà qualche fessura nel cuore attraverso la quale penetrerà la luce del Vangelo

(2.) La luce ci permette di vedere Efesini 5:13 ; Confronta Salmi 119:113. Il Vangelo

(1) Ci apre la natura del peccato. Gli uomini non sanno veramente che cosa sia il peccato, se non per mezzo della Parola di Dio

(2) Ci illumina sul rimedio per il peccato. L'uomo avrebbe scoperto l'espiazione se non fosse stata rivelata nel Vangelo

(3) Mostra come il peccato può essere vinto

(3.) La luce ha un potere guida, così che attraverso di essa possiamo conoscere la nostra via. Proprio come una luce portata davanti a noi nella notte oscura è "una luce ai nostri piedi e una lampada sul nostro sentiero", così il Vangelo ci mostra Colui che è "la via, la verità e la vita". 4. Ma il testo ci dice che il Vangelo è una luce gloriosa, perché

(1) Del suo autore: Dio

(2) Della sua sostanza: Gesù, "lo splendore della gloria del Padre e l'immagine espressa della Sua persona".

(3) Essa ci apre tutte le gloriose ricchezze di Cristo

(II.) Il grande ostacolo alla ricezione del vangelo. "Il dio di questo mondo". Mentre il vangelo ci mostra Cristo in tutta la Sua bellezza, ci porta anche a vedere chiaramente cosa è Satana. Ora Satana impiega una varietà di mezzi; perciò, "non ignorate i suoi stratagemmi", che sono

1.) Orgoglio. Ti guardi dentro e dici: "Gli uomini non sono così cattivi come vengono descritti"; e in quanto ai comandamenti: "Tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza". L'orgoglio è quella persiana messa su dal diavolo per impedire alla luce della verità di entrare nei vostri cuori

(2.) Pregiudizio contro il Vangelo

(3.) Passioni malvagie

(III.) Come l'ostacolo può essere rimosso

(1.) Satana, "un uomo forte armato", che conserva ciò che ha il più a lungo possibile, non quanto vorrebbe. Tutto dipende, quindi, dal nostro trovare un "più forte di lui". Cerco, dunque, Colui che "è luce"; e so che lo Spirito di Dio può aprirmi gli occhi e farmi vedere quella luce che è in grado di liberarmi e liberarmi dal potere di Satana

(2.) Se sei veramente desideroso di avere la luce, vai e implora le promesse di Dio in preghiera

(3.) Se vuoi ora ricevere il vangelo, è necessario uno sforzo da parte tua. "Sveglia tu che dormi", ecc. (Bp. Montagu Villiers.)

I ciechi:

1.) Queste sono parole terribili, un vangelo nascosto! un'anima perduta! 2. L'espressione "nascosto" significa velato o coperto. Probabilmente è stato suggerito dal linguaggio del capitolo precedente. La volontà di Dio, sotto la dispensazione mosaica, fu rivelata attraverso i simboli e le ombre, ma quel velo è tolto in Cristo

(3.) Ma se il vangelo è così chiaro, come mai così tanti che lo ascoltano continuano a non essere illuminati e increduli? La risposta è che il velo non è più sulla dispensazione, ma sul cuore. Ma da dove viene questo velo sul cuore? Il testo dà la risposta, sono accecati dal diavolo! Nota-

(I.) I personaggi di cui si parla. Sono "perduti". 1. Cosa si intende per perduto?

(1) Non coloro che ora sono all'inferno. È vero, sono perduti; ma non nel senso in cui il termine è usato nel testo

(2) Ma a quelli che ora vivono, che sono spiritualmente morti; vivo, ma perito. La stessa espressione è fatta uso, e nello stesso senso, in Matteo 10:6; Luca 15:4; 19:10. Allora, per perduti si intendono

(1) Tutti coloro che non sono venuti a Cristo. Venire a Cristo è il primo passo verso la salvezza

(2) Tutti i non convertiti. Parlo così ampiamente perché abbraccia ogni sfumatura e grado di peccatore fuori da Cristo

(3) Tutti gli increduli. "Coloro che non credono". Ora, sotto questo carattere possono essere classificati: (a) Gli Ebrei increduli, che ancora rifiutano il Signore della gloria come loro Messia Giovanni 8:24. (b) Tutti coloro che non credono in Cristo in modo salvifico. C'è una grande differenza tra la fede e la fede salvifica. Possiamo credere che Cristo è il Salvatore dei peccatori, e tuttavia non sapere nulla di Lui come nostro Salvatore individuale

(II.) La loro terribile condizione

(1.) "Abbandonano la loro propria misericordia". Pensiero terribile! di escludersi dalla misericordia, di rifiutare l'unico Amico che può offrirci misericordia. Gesù cerca i perduti

(2.) La loro ignoranza in merito. Sono come un cieco sull'orlo di un terribile precipizio, ignaro del loro pericolo, anche se il passo successivo potrebbe farli precipitare in una rovina irrimediabile, sia nel corpo che nell'anima

(3.) L'ira permanente, in qualsiasi momento, può diventare ira eseguita

(III.) La causa della loro terribile condizione

(1.) Chi è la persona che acceca le menti di coloro che non credono. "Il dio di questo mondo" Giovanni 12:31; 14:30; Efesini 2:2. Il nome gli viene dato, non perché abbia uno degli attributi di Dio, ma perché ha effettivamente l'omaggio degli uomini di questo mondo; e sebbene non lo adorino a parole, tuttavia lo fanno praticamente, perseguendo i suoi piani, cedendo alle sue tentazioni e sottomettendosi al suo dominio. Ma Satana sarà "l'iddio di questo mondo" per sempre? No! Il suo tempo è limitato, e lui lo sa Apocalisse 11:15

(2.) Qual è il particolare carattere sotto il quale Satana è rappresentato? "Il paraocchi di coloro che non credono". Ebrei ciechi

(1) Non permettendo alla parola di mettere radici nel cuore dell'incredulo Marco 4:3, 4, 14, 15

(2) Producendo una visione sproporzionata del valore degli oggetti. Un oggetto molto piccolo oscurerà la luce del sole; e un oggetto molto piccolo ci nasconderà la luce del Sole di Giustizia. Satana quindi pone tra gli increduli e la gloria del vangelo le cose di un mondo che perisce. Abbiamo un notevole esempio di ciò, nel caso del giovane uomo nel Vangelo, che chiese: "Maestro buono, che cosa farò per poter ereditare la vita eterna?"

(3) Rappresentando in una falsa luce gli effetti del vangelo sull'umanità. Lui insinua che essere religiosi significa essere malinconici. Questo è falso quanto il suo autore. È vivere nel peccato che causa la vera infelicità. "Non c'è pace, dice il mio Dio, per gli empi". È vero che Satana può rendere piacevole il peccato ora, nascondendo agli occhi dei periti le sue terribili conseguenze; Ma, d'altra parte, il Vangelo è anche la lieta novella di una grande gioia

(4) Facendo amare agli uomini il peccato. Di conseguenza, non possono vedere la bellezza della santità

(3.) Il disegno per cui Satana acceca le menti degli uomini. "Per timore che la luce del glorioso vangelo", ecc

(1) Qui è implicito che il vangelo è lo strumento di Dio per la salvezza degli uomini. Non c'è nessuno ora nella gloria che non sia stato salvato per mezzo del vangelo, che è "la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede".

(2) Vedi ora, più specialmente, il disegno di Satana di nascondere questo vangelo agli uomini che periscono. (a) La sua astuzia. Satana teme il vangelo; Sa che il Vangelo e Lui stesso non possono regnare nello stesso cuore; che proprio come il sole naturale disperde le ombre della notte, così la luce del glorioso vangelo di Cristo, ricevuto nel cuore, dissipa le tenebre in cui Egli ha avvolto l'anima. Perciò cerca di impedire che questa luce risplenda nell'anima delle sue vittime. Lui cerca di far credere loro che non c'è il diavolo, non c'è l'inferno. (b) Il suo odio. Il suo scopo è distruggere l'anima, e quindi pone ogni possibile ostacolo sulla via della conversione di un peccatore; Egli gli nasconde la luce del Vangelo, affinché perisca. (A. W. Piton, M.A.)

Forte delusione:-

(I.) Il Vangelo è il vero faro. Innanzitutto, quindi, il Vangelo è il vero faro. Il Vangelo, come il suo glorioso Autore, è la luce del mondo

(II.) Per mezzo di chi è nascosta questa luce a chiunque? "Il dio di questo mondo ha accecato le menti di coloro che non credono." In che modo Satana cerca di nascondere la luce? 1. Con una dimostrazione di saggezza. Lui si sforza di persuadere tali persone che la luce della ragione e della coscienza è sufficiente

(2.) Ma ce ne sono altri, e questi sono i giovani, specialmente, che vengono bendati da Satana con uno spettacolo, non di saggezza, ma di gioia. Satana si sforza di dimostrare che il mondo può produrre tutta la felicità che vuole, e che la religione tende solo a rovinarla

(3.) Ma ci sono altri più avanzati nella vita, che sono assorbiti e distratti da molteplici preoccupazioni e ansietà, e dalla seria ricerca delle cose terrene

(III.) Lo stato di coloro ai quali il Vangelo è nascosto. Qui si dice che sono perduti, come se fossero già perduti, perché sono come perduti: "Coloro che non credono sono già condannati". Come diremmo di una nave, alla deriva con il vento e la marea verso una sporgenza di rocce, si perde, anche se non ha ancora colpito; anche così, non possiamo fare a meno di dire di ogni anima impenitente non convertita, che è un uomo perduto. (H. Verschoyle.)

Uomini increduli accecati:-Nota-

(I.) Il formidabile titolo di Satana. "Il dio di questo mondo". 1. Altrove è chiamato "il principe di questo mondo". Lui e i suoi alleati sono chiamati "i governanti delle tenebre di questo mondo". Questa designazione appartiene a un essere personale. Il diavolo non è un semplice potere o principio del male. Quando viene chiamato qui "dio", non è nel senso stretto del termine, ma perché possiede un'autorità simile a quella di Dio, e riceve una sottomissione simile a quella di Dio. La sfera del suo dominio è "questo mondo". Lì è che regna e devasta

(2.) Ma ricorda

(1) La sua potenza non è suprema. C'è un Signore al di sopra di Satana. Il Creatore di questo mondo è il suo vero Monarca

(2) Il suo potere non è legittimo. Ha la sua origine nell'usurpazione. Si fonda sulla frode, la cospirazione, la ribellione. Gesù non doveva soddisfare, ma sconfiggere il diavolo, e questo lo fecero in modo preminente sulla Croce

(II.) La sua opera fatale. "Ha accecato le menti di quelli che non credono". 1. Lui ha accecato le menti di tutti gli uomini naturali con il peccato in cui ha sedotto la razza all'inizio. Ma non soddisfatto di quella sua antica e vasta impresa, egli porta avanti un costante e attuale processo di accecamento nel caso di tutti coloro che sono stati portati sotto il suo terribile potere. Con l'errore, il peccato e diecimila espedienti adatti al carattere e alle circostanze delle sue vittime, egli le allontana sempre più dalla percezione e dall'apprezzamento delle verità e degli oggetti spirituali. Lui innalza vasti sistemi di tenebre e di illusioni, sotto l'influenza dei quali le menti e i cuori di milioni di persone sono portati in uno stato di schiavitù più assoluta e abietta. E i suoi sforzi sono diretti in modo molto speciale contro coloro che sono circondati dalla luce e riempiti dalle aperture del vangelo. C'è motivo di temere che la luce possa irrompere, rivelando la loro vera condizione e conducendo alla loro liberazione. Perciò li acceca con ogni metodo che riesce a escogitare, e spesso in modi che sono l'esatto opposto l'uno dell'altro

(1) Così lo fa alternativamente per ignoranza e conoscenza. (a) Per ignoranza. Lui esclude gli uomini, se possibile, da ogni conoscenza del vangelo. Lui nasconde a quanti più può i benefici di un'educazione cristiana, tutto l'insegnamento religioso; e ciò che non può impedire, si sforza di indebolirlo e neutralizzarlo. Lui non lascia accese luci che possa spegnere; e quando non è in grado di spegnerli, è un abile nell'attenuare la loro luminosità. (b) Ma quando non può escludere la conoscenza, la trasforma abilmente in uno strumento dei suoi propri propositi. Quanti ne disorienta, acceca e distrugge per mezzo di una scienza e di una filosofia millantate! Spesso, quanto più le persone superiori si elevano in semplici doni mentali, tanto più in basso sprofondano nelle capacità e nei gusti spirituali

(2) Lui lo fa alternativamente con mondanità e pietà. (a) In che modo la mondanità cava spesso gli occhi alla povera anima! L'ansiosa ricerca dell'utile o del piacere ha un'influenza fortemente carnalizzante e corruttrice. (b) E, molto più strano, egli fa lo stesso con la pietà, cioè la pietà nella sua professione e nelle sue forme, non, naturalmente, nella sua potenza. L'ombra è posta per la sostanza, l'apparenza per la realtà; e con tali mezzi il proposito del diavolo è efficacemente servito

(2.) Questo accecamento è qui attribuito a Satana, il dio di questo mondo, ma i suoi soggetti non sono semplici vittime indifese, sono collaboratori attivi. Devono essere compatiti, ma devono anche essere biasimati. Il diavolo ha un potere terrificante, ma, in un certo senso, non ne ha altro che quello che noi stessi gli diamo. Lui non può accecarci contro la nostra volontà

(III.) Il suo proposito maligno. "Per timore che la luce del glorioso vangelo di Cristo", ecc

(1.) La luce qui denota una luce che risplende con una lucentezza radiosa. Non c'è solo luce latente nel vangelo, ma luce che fluisce e cade su tutti coloro che la ascoltano predicare, o sono altrimenti messi in contatto con la verità, luce che si riversa intorno a loro come da un globo spirituale e pronta a riversarsi su di loro, se non fosse per le barriere interne che sono poste sul suo cammino: la cecità della mente e del cuore che chiude tutto il suo splendore dal seno ottenebrato. Il vangelo ha tutto il diritto di essere caratterizzato in questo modo. È glorioso, perché contiene e rivela la gloria di Cristo, suo grande autore e soggetto. È pieno della Sua eccellenza; risplende del Suo splendore. Tutto parla di Lui: della Sua persona, dei Suoi uffici, della Sua opera; e in ogni parte di esso incontriamo il Suo splendore divino. Toglietelo da essa, la Sua divinità, la Sua espiazione, la Sua giustizia, il Suo Spirito, i Suoi tratti distintivi e le Sue azioni, e ne lascerete una cosa vuota, oscura, senza valore, uno scrigno da cui sono stati rubati i gioielli, un sole da cui la luce si è allontanata, trasformandola in una massa nera, carbonizzata e sgradevole di materia morta

(2.) Ora, l'obiettivo di Satana è quello di impedire a questa luce di risplendere negli uomini, nelle loro menti e nei loro cuori ottenebrati; perché questo è ciò che salva, rovescia il suo regno, lo priva dei suoi sudditi. È la luce della vita che vivifica l'anima, nel momento del suo ingresso con la potenza dello Spirito. E in quanti si realizza l'oscuro disegno del dio di questo mondo. È così nel caso di tutti gli increduli, e chi può dire il loro numero? Ahimé! I ciechi camminano intorno a noi, siedono in mezzo a noi nelle nostre case e nelle nostre chiese. Siamo ciechi anche noi?

(3.) Nota qui che, per essere efficace, il vangelo deve risplendere dentro noi. È una grande benedizione avere la sua luce che riversa la sua luce intorno a noi, facendoci conoscere la via della salvezza e invitandoci a entrare in quella via. Ma può beneficiarci realmente ed eternamente, solo rompendo le barriere dell'ignoranza, dell'orgoglio e della mondanità, e penetrando nelle camere nascoste, nei recessi più profondi e oscuri del nostro essere. (J. Adam, D.D.)

Il vangelo e i suoi avversari:-Nota-

(I.) La rappresentazione data di Cristo. "L'immagine di Dio" Ebrei 1:3. Questa rappresentazione non è solitaria

(1.) L'allusione è alla natura divina di Cristo, specialmente in riferimento all'incarnazione. Che "immagine di Dio" era Cristo in tutti i suoi movimenti! Chi può leggere quei movimenti senza essere costretto a dire: Questa è una persona superiore a una creatura! 2. L'argomento getta grande luce sulla veridicità e l'ispirazione degli scrittori del Nuovo Testamento. Coloro che potevano descrivere un personaggio come Cristo, "l'immagine di Dio", dovevano essere stati ispirati da Dio, nessun uomo non ispirato poteva scrivere un tale carattere. I pagani cercarono di fare qualcosa in questo modo; ma le loro divinità erano la personificazione della malvagità

(3.) Amate questo Cristo, questa "immagine di Dio"? Lo hai abbracciato? Lo avete riconosciuto con gratitudine come vostro Salvatore e Re?

(II.) La descrizione data dell'opera di Cristo. "La luce del glorioso vangelo". 1. Il significato del vangelo è "buona novella". In sassone c'era una sola parola per "Dio" e "bene". Dio è bontà, e non c'è nessuno buono all'infuori di Dio. Allora l'espressione "incantesimo" non è solo una notizia o una notizia, ma un'attrazione o un fascino. Il vangelo è l'incantesimo di Dio, l'incantesimo di Dio o il vangelo. In verità, dovrebbe agire come un incantesimo, perché a meno che il Figlio di Dio non fosse morto, sareste stati rovinati

(2.) L'espressione "glorioso" può significare

(1) "Brillante", perché è una descrizione sorprendente del carattere di Dio. Da nessuna parte abbiamo una tale esibizione, e.g., della giustizia di Dio, come le sofferenze e la morte di Cristo, "l'immagine di Dio". Ma il vangelo è "glorioso", non perché risplende un attributo della divinità, ma perché mostra tutti i Suoi attributi, la Sua grandezza, la Sua giustizia, la Sua verità, e anche la Sua grazia, amorevolezza e compassione

(2) Eccellenza mostrata, qualcosa di supereccellente; Nulla potrebbe mai essere concepito come il Vangelo. Guardate - (a) il suo scopo - di salvare i poveri peccatori dall'impurità e di elevarli alla santità; dalla miseria e di elevarli alla felicità per sempre. b) i suoi risultati. È vero che i superbi e i superbi lo rifiutano, ma i poveri ne sono benedetti; l'uomo che si sente peccatore ne è benedetto

(3.) Il glorioso vangelo di Cristo è la grande luce, è una luce per i bisogni e le necessità del peccatore, lo svuota di ogni dipendenza da se stesso e indica Cristo come uno che può riempire l'anima di perdono e pace

(III.) I pericolosi ostacoli sulla strada. Il diavolo agisce per mezzo del peccato e della tentazione; Egli ha praticato la nostra razza per quasi seimila anni, in modo da conoscere i nostri punti deboli. Nota alcuni dei molti modi in cui effettua i suoi attacchi

(1.) Da influenze positive e dirette

(2.) Per agenzia indiretta

(1) Incoraggiando la filosofia degli infedeli

(2) Incoraggiando la falsa religione. Se gli uomini non faranno a meno del cristianesimo, egli cercherà di farli accettare un falso sistema

(3) Rappresentando le cose in proporzioni indebite. Lui esagera le difficoltà sulla via di una vita devota e lusinga i piaceri di un peccatore

(4) Stimolando le passioni degli uomini. Un uomo ama i piaceri, un altro la società e un altro l'accumulare proprietà, ecc

(5) Ma il grande ostacolo, l'"incredulità". "La mente di coloro che non credono". (H. Allon, D.D.) Il glorioso vangelo di Cristo.-

Il glorioso vangelo:-Tutte le opere di Dio sono gloriose

(I.) Il vangelo di Cristo. Avviso

1.) Il vangelo, o la buona novella della salvezza Luca 2:10

(2.) È designato come il vangelo di Cristo. A volte chiamato il "vangelo di Dio" Romani 1:1. "Vangelo della grazia di Dio" Atti 20:24. "Vangelo del regno" Matteo 24:14. "Vangelo della pace". È enfaticamente il vangelo di Cristo

(1) Poiché Cristo ne è l'autore

(2) Lui è il soggetto del vangelo

(3) Lui è il grande fine del vangelo. Il vangelo ha lo scopo di far conoscere Cristo, di esaltarlo, di attrarre le anime a Cristo

(II.) La sua gloria. "Il glorioso vangelo di Cristo". Il Vangelo è glorioso

1.) Nelle scoperte rivela

(2.) Nei benefici che conferisce

(3.) Nell'influenza che impartisce

(1) Un'influenza sacra

(2) Un'influenza felice

(3) Un'influenza esaltante

(4) Un'influenza di supporto

(4.) A causa delle scoperte che si dispiega. Questo glorioso vangelo è

1.) Il grande tema della predicazione evangelica

(2.) L'unica speranza del peccatore colpevole

(3.) E la gioia e il trasporto dell'umile credente

(4.) Lui che crede sarà salvato: l'incredulo perirà certamente. (J. Burns, D.D.) Cristo che è l'immagine di Dio.

L'immagine del Dio invisibile:-

(I.) Cristo, con l'occhio della fede, è percepito come "l'immagine del Dio invisibile". "Nessuno ha mai visto Dio". Eppure una visione di Dio è una necessità vitale per l'anima. "Lui che ha visto me, ha visto il Padre". Cristo, però, si "vede" solo per fede

(1.) Carattere

(2.) Scopo

(II.) Per mezzo della Sua storia

(1.) Da fatti immutabili

(2.) Per la sua unicità. Tra tutte le storie quella di Cristo è l'unica

(1) Nella sublimità morale

(2) Nell'altezza dell'impegno

(3) Nella potenza spirituale

(3.) Per l'azione dello Spirito Santo. Da dove viene la fede che toglie il velo e inonda l'anima con "la luce della conoscenza della gloria di Dio nel volto di Gesù Cristo"? (Omileta.)

5 2CORINZI CAPITOLO 4

2Corinzi 4:5-6

"Poiché noi non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù, il Signore".

Il ministero cristiano e il suo messaggio:-

(I.) La vera posizione del ministro cristiano - la sua relazione con coloro ai quali egli ministra - è qui chiaramente esposta come

1.) Una posizione di umile servitù. "Noi predichiamo ... noi stessi come tuoi servi (lett. servi di casa)". Lui non può predicare Cristo in modo efficace se prima non ha appreso lo spirito di Cristo-lo spirito del completo sacrificio di sé e dell'umiliazione di sé. Lui stesso, sebbene Signore di tutti, assunse su di sé la forma di un servo. Il servizio dei servi di Dio significa la dedizione dell'uomo interiore. Le catene di Cristo sono sul suo cuore

(2.) Ma, d'altra parte, la posizione del ministro cristiano, come qui indicato, è di nobile indipendenza. "I vostri servi per amor di Gesù (lett. per amor di Gesù)". Al predicatore l'esortazione giunge con particolare forza: "Uno solo è il tuo Maestro, cioè Cristo". E questa completa indipendenza del ministro cristiano è assolutamente essenziale per il fedele adempimento dei suoi doveri. Lui non è fatto per piacere agli uomini. Perché solo nella libertà può essere forte, e solo nella schiavitù di Cristo può essere libero

(II.) L'oggetto del messaggio; o, l'unico tema del predicatore. "Noi predichiamo ... Cristo Gesù il Signore". 1. Osserva l'esclusività senza compromessi di questo tema. È un tema che non deve mai essere abbandonato, e nemmeno temporaneamente perso di vista. Nient'altro deve mai essere permesso di prendere il suo posto. L'oggetto del messaggio non è la moralità; non è né dovere né dogma, ma Cristo Gesù Signore

(2.) Ma sebbene questo tema sia esclusivo, non è affatto ristretto. Vi chiedo di notare la sua infinita completezza. Non è morale, eppure è tutta morale. Non è un dovere, ma include tutti i doveri. Non è un dogma, ma comprende l'intero cerchio della dottrina divina. In Cristo c'è la pienezza dell'umanità, così come la pienezza della Divinità; e dalla Sua pienezza possiamo tutti ricevere incoraggiamento e aiuto in ogni circostanza della vita

(III.) L'alta responsabilità del predicatore. "Non noi stessi". (J. Pollock.)

Un ministero apostolico:-

(I.) L'argomento del ministero dell'apostolo: Cristo Gesù il Signore. Dovunque andasse, non predicava nient'altro. Ci sono alcuni che dicono che c'è un certo stile di predicazione per i poveri e gli ignoranti, e uno stile diverso per i colti. Ma Paolo predicò lo stesso vangelo ad Atene e a Gerusalemme. Lui predicava Gesù come il Cristo, il Messia predetto nell'Antico Testamento e simboleggiato dalle cerimonie dell'economia mosaica. Lui predicava Gesù come il Messia di cui il mondo a quel tempo si sentiva convinto di aver bisogno. Lui lo predicava anche come il Profeta e il Sacerdote, e il Re della Sua Chiesa. Lui lo predicò ulteriormente nella dignità della sua persona e nella combinazione di due nature rappresentate in una sola persona. Lui predicò Cristo nella grandezza dei Suoi miracoli, nella Sua meravigliosa espiazione, in tutta la purezza e la potenza della Sua giustizia. Lui lo predicava come il Signore della coscienza. Lo predichiamo, quindi, come il Signore in ogni senso del termine, il Signore sul corpo così come sull'anima. Il Signore sulla nostra coscienza, sui nostri beni, sulle nostre speranze, sul nostro amore e sui nostri desideri; il Signore del nostro futuro e il Signore della nostra fiducia qui. Nostro Signore nei momenti di prosperità e nei momenti di prova, nei momenti di gioia e quando si è sul letto di un malato; nel momento della morte, nel giorno del giudizio e nell'eternità

(II.) Il suo modo. Paolo si considerava il servitore della Chiesa. Il ministro del culto deve dare alla Chiesa, prima di tutto, tutto il suo tempo e le sue capacità, e deve essere con il suo popolo nei momenti di prova, e specialmente nei momenti di afflizione. Il ministro deve fare molte cose che gli altri uomini non faranno, e forse non sono chiamati a fare. Vediamo...

(III.) Il suo movente. Io sono l'ambasciatore di Cristo, e per amor Suo sarò il vostro servo. (H. Allon, D.D.)

Rinnegato se stesso e Cristo esaltato:-

(I.) Che cos'è quell'egoismo che l'apostolo qui nega, ecc

(1.) Non è quell'amor proprio regolare che induce i ministri allo zelo e alla fedeltà nell'adempimento del loro sacro incarico, dalla considerazione delle ricompense e delle punizioni future

(2) Questo rinnegare noi stessi non implica un totale disprezzo per la nostra reputazione e il nostro carattere tra gli uomini, poiché da ciò può dipendere in qualche misura il successo del nostro ministero, e di conseguenza l'avanzamento del regno del Redentore. Ma, positivamente, l'egoismo qui negato è, in generale, quello che si oppone direttamente all'onore di Dio e all'interesse di Gesù Cristo, che pone noi stessi al posto di Dio nella nostra stima, affetto, intenzione e ricerca

(1.) Allora si può dire che i ministri predicano se stessi quando l'argomento della loro predicazione pubblica è tale che tende piuttosto a promuovere l'onore e l'interesse personale piuttosto che l'onore di Dio e l'interesse di Gesù Cristo

(2.) Questo egoismo rispetta la forma e la materia della nostra predicazione, i.e., il principio direttivo da cui agiamo nel nostro ministero pubblico, e il fine ultimo che abbiamo in vista. E questa è senza dubbio la cosa principale qui intesa; perché, per quanto la nostra predicazione sia sempre così buona, tuttavia l'io può essere la radice di tutto e l'oggetto del nostro scopo principale

(II.) Considerare alcune delle operazioni di questo principio corrotto in quei casi particolari che tendono a scoprire il suo dominio regnante. Un fedele adempimento di questo importante incarico richiede più abnegazione di qualsiasi impiego sotto il sole, eppure ci sono molte cose nel sacro ufficio che possono essere esche allettanti per gli uomini di mente corrotta. Una vita di studio, e l'opportunità di fornire alla mente i vari miglioramenti della scienza umana, possono essere un incentivo per coloro che hanno una tendenza per la speculazione, e sarebbero disposti a brillare nella letteratura, per meri principi egoistici, per intraprendere il ministero. E come questi intraprendono il sacro impiego per se stessi, e non per Dio, così sempre "predicheranno se stessi, e non Cristo Gesù il Signore". E, quando l'io avrà fatto il suo lavoro nel loro studio, e fatto il loro sermone, li accompagnerà fino al pulpito, e lì formerà il loro stesso volto e gesto, e moltiplicherà la loro voce, e animerà la loro pronuncia. E quando il sermone è terminato, io stesso va a casa con il predicatore, e lo rende molto più sollecito per sapere se è applaudito che se ha prevalso per la conversione delle anime. A volte questa disposizione egoistica suscita pensieri invidiosi contro tutti coloro che immaginano stiano nella loro luce, o, superandoli, eclissano la loro gloria e ostacolano il progresso della loro reputazione idolatrata

(III.) Che cosa significa predicare Cristo. "Noi non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù, il Signore". Per quanto riguarda la questione, include in generale l'intera somma della dottrina evangelica relativa alla salvezza dell'uomo mediante Gesù Cristo: l'invenzione originale, l'imputazione meritoria e l'effettiva applicazione di essa, attraverso il Suo sangue e il Suo spirito. Ma in particolare

1.) Predicare Cristo significa presentarLo, non solo come un legislatore, a cui obbedire, ma principalmente come un osservatore della legge, in cui credere per il perdono, la giustizia e la vita eterna

(2.) Predicare Cristo significa mostrare di vedere la Sua infinita pienezza divina e la gratuità della Sua illimitata grazia, il Suo onnipotente potere di salvare e la Sua volontà di esercitare tale potere

(3.) Predicare Cristo significa fare di Lui il grande centro di tutta la varietà di argomenti in cui entriamo nell'intera credenda e nell'agenda della religione. Per quanto riguarda il modo formale, implica che miriamo all'onore di Cristo e al progresso del Suo interesse. Permettetemi ora di tentare di migliorare questo argomento con una o due deduzioni da ciascuno dei principali capi precedenti, e poi concludere con un'applicazione particolare. E

1.) Se i ministri non devono predicare o cercare se stessi nell'esecuzione del sacro ufficio, allora nessuno potrà mai adempiere a questo importante incarico in modo accettabile agli occhi di Dio che è sotto il dominio regnante di principi mercenari ed egoistici

(2.) Se il compito dei ministri del vangelo è quello di predicare Cristo, vedi quindi l'onore e la dignità del loro ufficio. Guardiamoci da quel timore dell'uomo a cui l'egoismo ci spingerebbe a farlo. Se il dominio regnante dell'egoismo è incompatibile con un carattere ministeriale, è altrettanto incoerente con un carattere veramente cristiano. (D. Bostwick, M.A.)

Cristo il tema supremo di un ministero evangelico:-

(I.) Che predicare Cristo Gesù il Signore è la caratteristica distintiva e l'impiego appropriato di un ministro del vangelo. Si può affermare che qualcosa riguardante Cristo è stato l'argomento principale di ogni rivelazione che è venuta da Dio, verso il basso rispetto alla promessa originale fatta ai nostri progenitori Atti 10:43; 1Pietro 1:10. E se Cristo era un oggetto di tale importanza per coloro che vissero prima della Sua manifestazione nella carne, non ci sorprende scoprire che coloro che potevano testimoniare che Lui era venuto e aveva terminato l'opera che Gli era stata data da compiere, in tutti i loro scritti e discorsi si soffermassero su di Lui come tema costante. Ma che cosa dobbiamo intendere con la predicazione di Cristo? 1. Significa chiaramente che facciamo di Cristo l'argomento principale dei nostri sermoni

(2.) Predicare Cristo Gesù il Signore significa trattare ogni altro argomento di discorso in modo tale da mantenere continuamente Cristo negli occhi dei nostri ascoltatori. Dobbiamo riconoscerLo come l'autore delle verità che trasmettiamo e migliorarle in modo da condurre gli uomini a Lui. Gli apostoli introdussero in ogni occasione le dottrine peculiari del cristianesimo, sia nei loro discorsi che nelle loro epistole, e non mancarono mai di insistere sui doveri che imponevano a quei riguardi che sono dovuti a Cristo stesso. Così l'umiltà e l'abnegazione sono raccomandate dall'umiltà e dalla pazienza di Cristo. I mariti hanno l'obbligo di amare le loro mogli, "come Cristo ha amato la Sua Chiesa". 3. Predicare Cristo Gesù il Signore significa fare dell'avanzamento del Suo regno e della salvezza degli uomini l'unico scopo della nostra predicazione

(II.) Che predicare Cristo è l'attività appropriata e la caratteristica distintiva di un ministro del vangelo. C'è forse qualcosa di più ragionevole del fatto che coloro che professano di derivare la loro autorità da Cristo facciano di Lui l'argomento principale dei loro sermoni e Lo raccomandino alla stima e all'amore dei loro ascoltatori? Ma ciò che vorrei principalmente osservare è che predicare Cristo Gesù, il Signore, è il grande mezzo che Dio ha stabilito per la conversione dei peccatori; e quindi non solo è altamente ragionevole, ma assolutamente necessario. (R. Walker.)

Io rifiutato e Cristo esaltato:-

(I.) Quello che non predichiamo. "Noi stessi." 1. Questa pratica è prevalente e dovrebbe essere censurata. Gli uomini predicano se stessi quando predicano

(1) Solo per promuovere il proprio interesse

(2) Solo per mostrare i propri talenti

(3) Solo per mantenere un sistema particolare, indipendentemente dalla gloria di Cristo e dalla salvezza delle anime

(2.) Questa pratica non è apostolica e dovrebbe essere evitata

(1) L'emolumento era il loro scopo? "Argento e oro", dissero, "non ne abbiamo".

(2) Cercavano l'applauso degli uomini? Erano contenti di essere "stimati come la sporcizia della terra", ecc

(3) Erano ambiziosi di mostrare i propri talenti? "Siamo venuti da voi, non con eccellenza di parola", ecc

(4) Avevano un proprio sistema da stabilire, qualche istituzione umana per cui combattere? No. "Abbiamo deciso di non sapere nulla in mezzo a voi, se non Gesù Cristo e Lui crocifisso". 3. Questa pratica è rovinosa e dovrebbe essere condannata. Significa, infatti, sconfiggere il disegno stesso del vangelo, e comporta la rovina eterna di coloro che persistono in esso

(II.) Cosa predichiamo. "Cristo Gesù, il Signore". Quanto è largo l'estremo! Da un oggetto il più spregevole si passa a uno il più dignitoso

(1.) Cosa implica predicare Cristo Gesù il Signore?

(1) Che la Sua persona e la Sua opera siano l'argomento principale della nostra predicazione. Non è sufficiente che si parli di Lui di tanto in tanto. Lui deve essere l'Alfa e l'Omega. In ogni scienza ci sono principi primi e generali ai quali ogni insegnante di quella scienza si riferisce costantemente; e i primi principi della scienza che deve rendere gli uomini saggi per la salvezza si trovano nello schema della redenzione

(2) Che la Sua gloria deve essere lo scopo e il fine della nostra predicazione. La nostra gloria deve essere posta del tutto fuori questione; né dobbiamo cercare di piacere agli uomini, "perché", dice l'Apostolo, "se cerco di piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo". La Sua gloria è il grande fine che Dio ha in vista in tutte le Sue opere. È impossibile che sia altrimenti. Qual è il grande fine di tutte le opere della creazione? "Per la tua gloria essi erano e sono stati creati". Qual è il Suo grande obiettivo nel governo del mondo? Affinché Lui possa dirigere tutto verso la grande consumazione di quel giorno in cui l'intero piano del Suo governo morale sarà compiuto. Ma che cos'è la gloria della creazione e della provvidenza in confronto a quella che risplende nella grande opera della redenzione? Quindi-2. L'assoluta necessità di predicare Cristo in questo modo per raggiungere il grande obiettivo del nostro ministero

(1) È l'unico scopo per il quale è stato nominato. Supponiamo, invece di erigere il serpente di rame, che Mosè avesse innalzato una figura di se stesso, non solo molti, ma tutto il popolo, sarebbero periti

(2) Il suo peculiare adattamento a tutti gli scopi del nostro ministero dimostra la necessità di predicare Cristo Gesù il Signore. (a) Cerchiamo di svegliare il peccatore, di svegliare gli sbadati? Ricorreremo alla moral suasion? Mostreremo le enormità del vizio e le bellezze della virtù, o la punizione dovuta all'uno e le ricompense promesse all'altro? Ahimé! La storia morale del mondo non è che una registrazione uniforme dell'inefficacia di questi sforzi. Ma chi è insensibile a ogni altra attrattiva e resiste a ogni altra impressione, è spesso colpito dall'esposizione della Croce. (b) Con quali mezzi daremo consolazione allo spirito ferito? I palliativi possono essere facilmente reperiti. Da qui la lamentela: "Hanno guarito leggermente la ferita della figlia del Mio popolo". Ma la freccia della convinzione ha trafitto la coscienza? Che cosa può avere effetto su una cura se non il balsamo di Galaad, applicato dalla mano del Medico in quel luogo? (c) Cerchiamo di promuovere l'edificazione, la santità, il conforto dei credenti? Questi obiettivi saranno raggiunti solo se predicheremo "Cristo Gesù, il Signore". Quella conoscenza che è per la salvezza è la conoscenza di Lui Giovanni 17:3. La vostra santità consiste nel conformarsi alla sua immagine. Il conforto può essere dato solo da Colui che è la consolazione di Israele

(3) Serve ad assicurare la cooperazione dello Spirito Santo, senza la quale il nostro ministero dovrebbe essere del tutto inefficace. Il successo dipende dalla Sua influenza. "Lui mi glorificherà; perché Lui riceverà del mio e ve lo annunzierò". Conclusione: Ci viene insegnato da questa materia

1.) Il valore intrinseco del ministero cristiano è da valutarsi dal grado di attenzione che esso presta al Redentore e dal posto che gli assegna nell'adempimento delle sue funzioni. Il rango, le doti intellettuali, i risultati letterari, le grazie dell'oratoria, sono solo subordinati alle occupazioni più nobili del ministro cristiano

(2.) Come è dovere dei ministri predicare Cristo Gesù il Signore, è ugualmente dovere di coloro che ascoltano riceverLo. Senza questo, il ministero più eminente sarà vano

(3.) Sei disposto a riceverLo? Lui è disposto a riceverti. "Lui aspetta di essere clemente." 4. Lo hai ricevuto? Ricorda i tuoi obblighi e cerca di glorificarLo

(5.) La perdizione certa di tutti coloro che rifiutano Cristo. (J. Hunt.)

Cristo come Signore:

1.) "Noi predichiamo". La predicazione è una funzione peculiare. Nessun'altra religione se non il cristianesimo ha in sé la predicazione. Non è una discussione o una mera spiegazione; è la proclamazione della verità evangelica in modo tale che la vita degli uomini possa essere resa cristiana. Il predicatore cristiano non deve mai indossare la museruola. Lui deve pregare per avere coraggio, e i suoi ascoltatori devono soprattutto chiedere a Dio di dargli questo dono. Il chirurgo ha bisogno di una mano ferma per eseguire un'operazione; Il capitano ha bisogno di un'espressione chiara per mantenere la prua della nave ben vicina alla tempesta

(2.) "Noi stessi non predichiamo". I predicatori possono avere una certa influenza, ma non ha assolutamente alcun valore se glorifica l'uomo. Ben presto la gente si stanca di un profeta la cui profezia riguarda solo se stesso o nel suo nome. Se guadagna influenza, è attraverso il suo servizio

(3.) Deve essere, dunque, una sorta di servitore spirituale di tutto il lavoro? No; egli è il tuo servo per amore di Gesù. Un ambasciatore è un servo che attende in una corte straniera; ma è fare la volontà del monarca che lo ha mandato. Ora, qual è la sostanza del messaggio che un predicatore cristiano deve portare? "Cristo Gesù come Signore". Noi predichiamo...

(I.) La personalità divina in Cristo. Il bisogno più grande dell'uomo è quello di vedere Dio. Tutta la storia biblica è una serie di percorsi che conducono a Dio. E se le cose stavano così, la Bibbia stava conducendo attraverso l'Antico Testamento a Cristo. Tutta la storia dei rapporti di Dio con gli uomini si riassume in Cristo come Signore. Se tutti gli uomini hanno bisogno di vedere Dio, la prova che Cristo è Dio sarà questa: che gli uomini vedono effettivamente Dio quando Cristo viene loro predicato. Le vere prove della Divinità di Cristo sono nelle esperienze spirituali degli uomini che amano Cristo

(1.) Cristo legifera come Dio. Quando gli uomini lo sentono, sentono che Lui parla con autorità. Il mondo sa nel suo cuore che sarebbe un mondo simile a Dio se solo ascoltasse Gesù

(2.) Lui giudica come Dio. Lui divide l'uomo dall'uomo, la nazione dalla nazione, la Chiesa dalla Chiesa, con una visione infallibile

(3.) Lui ama come Dio. Se Lui ama solo Pietro, Giacomo e Giovanni, che cosa ha grazie, perché questi lo amano a sua volta? Ma quando Lui ama Giuda, Maria Maddalena, Ponzio Pilato e il povero ladrone morente, allora gli uomini sentono che una nuova manifestazione dell'amore divino è giunta a loro

(II.) La propiziazione divina attraverso Cristo. Quando Paolo si recò per la prima volta a Corinto, prese una decisione speciale: "non sapere nulla se non Gesù Cristo e Lui crocifisso". E ci sono persone in tutte le nostre grandi città che hanno bisogno di un trattamento come questo oggi, perché Cristo crocifisso soddisfa il loro bisogno principale. Non è che non vogliano buoni libri, musica, politica, case, ecc., ma il bisogno che sovrasta tutto è che vogliono un Salvatore. Se l'uomo è moralmente malato ha bisogno di un rimedio, e quel rimedio è in Cristo, che è stato crocifisso sulla Croce per i nostri peccati. La parola "propiziazione" si riferisce alla morte di Cristo, per mezzo della quale la misericordia di Dio viene portata a noi come peccatori. Ma "misericordia" è una parola molto umile. Eppure, quando ci è stata fatta capire che siamo colpevoli, è l'unica parola del ricco vocabolario di Dio di cui abbiamo più bisogno. "Misericordia" è una parola duplice

(1.) È un grido. Stai lavorando sotto un unico lamento e devi gridare aiuto. Il prigioniero ha avuto un processo equo e la sua colpevolezza gli è stata resa evidente. Tu sei quel prigioniero

(2.) È un'offerta. Il malato non deve morire, perché il Buon Medico è venuto; il prigioniero non deve soffrire, perché Cristo ha portato il peso e la maledizione del suo peccato

(III.) La sovranità divina in Cristo. "Cristo Gesù come Signore". Siamo inclini a lasciare che questa idea scivoli fuori dalle nostre concezioni della religione evangelica. Non appena abbiamo compreso Cristo come Salvatore, supponiamo talvolta che l'opera sia compiuta, mentre è appena iniziata. Cristo è il Salvatore affinché Lui possa essere Re. Se Cristo non governa gli uomini, Lui ha fallito nel proposito che lo ha chiamato qui. Cristo è il Signore dell'uomo; Signore della donna; Signore del bambino; Signore della casa, che determina le sue spese, le sue donazioni, le sue abitudini, le sue preghiere e i suoi scopi; Signore della Chiesa; Signore dello Stato, che decreta la giustizia per tutti, che mette la legge in armonia con l'insegnamento divino; Signore del mondo, che respingo le tenebre, che distruggi la falsa religione, che introduce la vera, che rende la terra simile al cielo. Quella signoria di Cristo non ci permetterà di rivestirci della nostra religione e di spogliarci come i nostri abiti domenicali. Invita i cristiani ad essere i sudditi di Cristo ovunque, a obbedire a Cristo negli affari, nella casa, in politica, nella lettura, nel parlare, nei divertimenti, nella vita sociale, nel piangere, nel ridere, nel dare, nel morire. C'è una maestosità in questo nome che gli uomini non hanno ancora sentito. (S. Pearson, M.A.) Per amore di Gesù.-

Il grande argomento:

1.) Un argomento che si scioglie. Di tutti gli argomenti che riguardano la natura emotiva dell'uomo, nessuno può avere una forza simile a quella che si rivolge a lui mediante l'amore di Dio: "Per amore di Gesù". 2. Un argomento vincente. Non respinge l'anima; lo disegna. Non lo costringe controvoglia; È un argomento d'amore che conquista una mente volenterosa. Sei un uomo o una donna di gusto? Se ammetterete la verità, che Gesù è l'autore di tutte le bellezze che salutano i vostri sensi, non solo come il Creatore, "senza il quale nulla è stato fatto di ciò che è stato fatto", ma come il Redentore, senza il cui sacrificio la razza umana non avrebbe più benedizioni di quelle che ebbero gli angeli caduti, allora tutte le bellezze separate dell'arte e della natura saranno altrettante voci seducenti per conquistarvi a Gesù. Sei un uomo o una donna di acquisizione intellettuale? Passa attraverso il ciclo di studi umani. Godetevi di tutte le glorie della creazione visibile e della mente, e mentre lo fate, elevatevi alla dignità del fatto che la mente maestra del vostro Creatore, il Redentore, è stato il modello glorioso in cui sono state gettate tutte queste magnifiche cose, e come sarete allettati a dedicarvi all'adorazione e al servizio del vostro benedetto Maestro! 3. Un argomento autorevole. Oh, c'è che negli uffici del nostro Redentore, come governatore delle nazioni e giudice della razza, che investe l'argomento del nostro testo di un potere di comando che nulla può eguagliare! 4. Un argomento confortante. "Per amore di Gesù" ha portato le gioie più sublimi che la terra abbia mai visto, anche in mezzo alle più profonde angosce che la terra abbia mai sopportato

(5.) Un argomento nobilitante

(6.) Un argomento onnicomprensivo

(7.) Un argomento completo. Ci invita ad abbandonare ogni peccato. "Per amore di Gesù" togliamo ogni peccato. Ci appella a compiere ogni dovere. (N. D. Williamson.)

"Perché Dio, che ha comandato alla luce di risplendere, ha brillato nei nostri cuori".

Vera luce dell'anima:-Ci sono due luci nell'anima. C'è

1.) La "luce della natura". Si tratta di quelle intuizioni morali che il cielo ha impiantato in noi all'inizio. Queste intuizioni sono abbastanza buone per gli angeli, lo hanno fatto per Adamo prima che cadesse, ma ora, a causa del peccato, sono così brusche e confuse che l'anima è nelle tenebre morali

(2.) La luce del Vangelo. Questo avviene perché la luce della natura si è quasi spenta, e questa è la luce a cui si riferisce il testo

(I.) Emana dalla fonte più alta. "Dio". Il riferimento è a Genesi 1:3. Ci ricorda

1.) Dell'oscurità antecedente. Lo stato dell'anima prima che questa luce entri in essa è analogo allo stato della terra prima che Dio accendesse le luci del firmamento

(2.) Di sovranità onnipotente. "Sia la luce, e la luce fu". I luminari del firmamento furono accesi dal potere libero, incontrollato, onnipotente di Dio. Così è con la vera luce spirituale. Viene perché Dio lo vuole

(II.) Rivela l'argomento più grande. "La conoscenza della gloria di Dio". La luce del Vangelo che entra nell'anima rende visibile Dio come la realtà eterna e la fonte dell'essere, e la fonte di ogni beatitudine. Dove non c'è questa luce del vangelo, l'anima o Lo ignora o Lo nega, o al massimo specula su di Lui, e nel migliore dei casi ha di tanto in tanto visioni svolazzanti

(III.) Scorre attraverso il mezzo più sublime. "Sul volto di Gesù Cristo". Nella persona di Cristo risplendeva chiaramente la gloria di Dio e la divinità appariva senza velo. Questa luce che viene per mezzo di Cristo, che è l'immagine del Dio invisibile, è

1.) Vera luce. Lui è la verità

(2.) Luce attenuata. L'anima non sopporta la luce che proviene direttamente dalla sorgente infinita: è troppo abbagliante

(3.) Luce accelerata. Cade sull'anima come il raggio di sole sul seme che si trasforma in vita. (D. Thomas, D.D.)

Conoscenza divina:-

(I.) La sua necessità

(1.) Quando Dio vide la terra era informe e vuota, "e le tenebre erano sulla faccia dell'abisso". Così, quando Lui arriva all'anima, Lui la vede piena di disordine e ignoranza

(1) È difficile determinare in quale periodo sia iniziata l'idolatria. Ma c'erano "molti signori e molti dèi". Come l'oggetto dell'adorazione era frainteso, così il servizio reso a Lui non era più un servizio ragionevole. Persino il sangue umano scorreva sui loro altari

(2) Alcuni riconoscono che questa è una giusta affermazione del mondo pagano, ma non la permetteranno per quanto riguarda le nazioni benedette con il vangelo. Ma gli uomini sono al sicuro dall'errore e dall'inganno in un paese di visione? Non vediamo spesso la loro ignoranza nelle loro opinioni sul male del peccato e sulla via della salvezza, nella loro sottomissione al mondo e nella loro disaffezione a Dio? I raggi del sole possono brillare intorno a un uomo, mentre ancora, a causa della sua cecità, può brancolare nelle tenebre a mezzogiorno. Possiamo essere liberati dall'idolatria grossolana, e tuttavia indulgerci in una specie più raffinata di essa, e che è ugualmente distruttiva per l'anima. Molti fanno "dell'oro la loro speranza, e dell'oro fino la loro fiducia". 2. Ma questa conoscenza, di cui siamo privi, è indispensabile. "Che l'anima sia priva di conoscenza", dice Salomone, "non è buono"; È come il corpo senza l'occhio, o la terra senza il sole. Il diavolo mantiene il suo impero con l'errore, ma Dio mantiene la sua causa con la verità. Uno regna in un regno di tenebre, l'altro in un regno di luce. Tutte le operazioni di Dio nel Suo popolo sono iniziate e portate avanti nell'illuminazione della mente. Il pentimento, la fede, la pazienza, il coraggio, l'amore, derivano da e sono influenzati da giuste visioni delle cose, che forniscono ciò che chiamiamo motivi

(II.) Il suo mezzo. "Il volto di Gesù Cristo" Giovanni 1:18. Lui Lo dichiarò, non solo per le dottrine che Lui insegnava, ma per l'opera a cui Lui era stato assegnato, e per il Suo carattere, la Sua vita, il Suo carattere. Se vogliamo sapere che cos'è Dio, dobbiamo imparare da Colui "che passò attorno facendo del bene" e che disse a Filippo: "Lui che ha visto me ha visto il Padre". Quindi Lui è chiamato "l'immagine dell'Invisibile Dio, lo splendore della Sua gloria", ecc

(1.) Molto di Dio si manifesta davvero nelle opere della natura

(2.) È in Cristo che vediamo la gloria di Dio senza essere abbagliati a morte dallo splendore. Lì è accessibile, invitante. Lì abbiamo l'unica scoperta di Lui che potrebbe soddisfare il nostro caso

(III.) La sua residenza: il cuore. Possiamo perire non solo per ignoranza, ma per conoscenza. La testa può essere chiara mentre il cuore è freddo. La conoscenza di cui parla l'apostolo si distingue dalla mera opinione e dalla speculazione; Ha a che fare con il cuore. Lo colpisce

1.) In una via di tristezza secondo Dio. C'è un "cuore spezzato" che "Dio non disprezzerà", e qui viene prodotto. "Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto", ecc

(2.) In un modo di desiderio. L'uomo desidera appropriarsi di ciò che scopre. Si chiama "fame e sete di giustizia". 3. In un modo di autocompiacimento. Il credente non solo si sottomette, ma acconsente. La sua necessità è la sua scelta

(4.) In un modo di gratitudine. Noi Lo amiamo perché gli Lui ci ha amato per primi, e non possiamo fare a meno di chiederci: Che cosa renderemo al Signore per tutti i Suoi benefici verso di noi?

(IV.) Il suo autore: Dio stesso. Quando Pietro ebbe fatto una buona confessione, nostro Signore gli disse: "Non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli". Lo stesso si può dire di ogni peccatore illuminato. "Il segreto del Signore è con quelli che lo temono, e Lui mostrerà loro il suo patto". La natura, l'efficacia, la beatitudine di questa conoscenza dimostrano che essa è di origine divina. E a questo ogni credente aderisce prontamente. (W. Jay.) "Per dare la luce della conoscenza della gloria di Dio nel volto di Gesù Cristo".

La gloria di Dio nel volto di Gesù Cristo:-Nota-

(I.) L'argomento di quella conoscenza in cui Paolo si dilettava: Dio. Una conoscenza molto necessaria. Per un uomo non conoscere il suo Creatore è deplorevole. Il giusto studio dell'umanità è Dio. Paolo non intende la conoscenza dell'esistenza o del carattere di Dio; lo aveva saputo dall'Antico Testamento prima della sua conversione. Lui intendeva dire che ora conosceva Dio in un modo più chiaro e sicuro, perché lo aveva visto nella persona di Cristo. Anche gli ebrei avevano ricevuto la conoscenza della "gloria di Dio". Gli ebrei avevano visto quella gloria nella creazione e nella legge; ma ora, al di là di ogni altra cosa, era arrivato a percepirlo nel volto, o nella persona, di Gesù Cristo, e questo aveva conquistato la sua anima. Considera questa gloria sul volto di Gesù Cristo

1.) Storicamente. In ogni episodio della sua vita Dio si vede

(1) A Betlemme percepisco una gloria scelta, perché Dio disprezza la pompa che le piccole menti stimano così altamente. La gloria di Dio in Cristo non chiede aiuto allo splendore delle corti e dei palazzi. Ma notate come i Magi e i pastori si affrettano a salutare il Re appena nato

(2) Nel tempio. Quanta sapienza 100 'era in quel Bambino! "La stoltezza di Dio è più saggia degli uomini."

(3) Nella bottega del falegname. Guarda come Dio può aspettare! Avremmo dovuto affrettarci a iniziare il lavoro della nostra vita molto prima

(4) Nel Suo ministero pubblico. Ecco, mentre Lui sfama cinquemila, la gloria di Dio nel commissariato dell'universo. Guardalo scacciare i demoni e impara il potere divino sul male. Ascoltatelo risuscitare i morti e riverite la prerogativa divina di uccidere e di far vivere. Ascoltate come Lui parla e rivela infallibilmente la verità, e percepirete il Dio della conoscenza al quale i saggi di cuore devono la loro istruzione. Quando Lui riceve i peccatori, che cos'è questo se non il Signore Dio, misericordioso e pietoso?

(5) Ma mai l'amore di Dio si rivelò così chiaramente come quando Lui depose la Sua vita; né la giustizia di Dio divampò mai come quando Lui soffriva piuttosto che il peccato rimaneva impunito e la legge era disonorata

(6) Nella Sua resurrezione Lui saccheggiò principati e potestà, fecero prigioniera la morte e scavarono la tomba

(7) Nella Sua ascensione la Sua Divinità fu evidente, poiché Lui rivestì di nuovo la gloria che Lui aveva presso il Padre o che il mondo fu mai

(8) In cielo non concepiscono mai Gesù senza la gloria divina che lo circonda perpetuamente

(9) La gloria di Dio si vedrà più abbondantemente nel secondo avvento

(2.) A titolo di osservazione. Nell'universo materiale la mente riverente percepisce abbastanza della gloria di Dio da limitare l'adorazione, eppure dopo un po' si strugge per averne di più. Anche quando il tuo pensiero spazia intorno alle stelle e circumnaviga lo spazio, senti che nemmeno il cielo dei cieli può contenerLo. In Cristo, invece, avete uno specchio uguale al riflesso del volto eterno, perché "in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Divinità". Lui è l'immagine di Dio. Nella persona di Gesù vediamo la gloria di Dio

(1) Nel velo del Suo splendore. Il Signore non è ansioso di mostrarsi. "In verità tu sei un Dio che si nasconde." La gloria di Dio nel campo della creazione è come una luce ombreggiata per adattarsi all'occhio umano, e lo è nel volto di Cristo. Con quanta dolcezza irrompe la gloria divina attraverso la Sua vita umana! Quando il volto di Mosè brillava, il popolo non poteva guardarlo, ma quando Gesù uscì dalla sua trasfigurazione, il popolo corse da lui e lo salutò . In Lui noi vediamo Dio in pienezza, ma la Deità risplende così dolcemente per mezzo della carne umana che l'uomo mortale può guardare e vivere

(2) Nella meravigliosa fusione degli attributi, ecco la Sua misericordia, poiché Lui muoie per i peccatori; ma vedete la Sua giustizia, perché Lui siede come giudice dei vivi e dei morti. Osservate la Sua immutabilità, perché Lui è lo stesso ieri, oggi. e per sempre; e vedere la Sua potenza, perché la Sua voce scuote non solo la terra, ma anche il cielo. Guardate quanto è infinito il Suo amore, perché Lui sposa i Suoi eletti; ma quanto terribile è la Sua ira, poiché Lui consuma i Suoi avversari

(3) Nell'uscita del Suo grande cuore; perché Lui è del tutto altruista e comunicativo senza risparmio. Possiamo concepire un periodo in cui l'Eterno dimorò da solo. Lui deve essere statp benedetto in modo inconcepibile; ma Lui non si accontentava di godere da solo della perfetta beatitudine. Lui cominciò a creare, e probabilmente formarono innumerevoli esseri molto prima che questo mondo venisse all'esistenza; e Lui fece questo perché Lui moltiplicasse gli esseri capaci di felicità. Questa è la Sua gloria, e non si può vedere in modo più evidente in Cristo, che "salvò gli altri, Lui stesso Lui non poté salvare"? Né in vita né in morte Cristo visse in se stesso; Lui visse per il Suo popolo e morì per loro

(4) Ci sono due cose che ho notato nella gloria di Dio. Mi sono fermato su un'alta collina e ho guardato il paesaggio - (a) ho sentito il flusso della Deità. Come il sole si riversa su tutte le cose, così fa Dio; e nel ronzio di un insetto, così come nello schianto di un fulmine, udiamo una voce che dice: "Dio è qui". Non è forse questo il sentimento del cuore alla presenza di Cristo? Lui non è forse per noi il tutto, l'unica persona della Sua età? Non riesco a pensare a Cesare o a Roma, o a tutte le miriadi che abitano sulla terra, come a qualcosa di più che piccole figure sullo sfondo dell'immagine quando Gesù è davanti a me. (b) Ho anche sentito l'attrazione di tutte le cose verso Dio come gradini verso il Suo trono, e ogni albero e ogni collina è sembrato tornare a Colui da cui è venuto. Non è forse così anche nella vita di Cristo? "Io, se sarò innalzato, attirerò tutti a me". 3. A titolo di esperienza. Hai mai sentito la dottrina di Cristo nella tua anima? Se è così, l'avete sentita come Divina. Il tuo cuore ha udito la voce di Cristo che parla di pace e perdono per mezzo del sangue? Se è così, avete saputo che Egli è il Signore di tutti. Ci sono momenti in cui l'influenza elevante della presenza di Cristo ha messo la Sua Divinità al di là della possibilità di essere messa in discussione

(II.) La natura di questa conoscenza. In che modo, e sotto quali aspetti, conosciamo la gloria di Dio nel volto di Gesù Cristo? 1. Per fede. Sulla base della testimonianza della Parola noi crediamo che Dio è in Cristo. Il Signore ha detto: "Questo è il mio Figlio prediletto, ascoltatelo" 1Giovanni 5:20

(2.) Con la considerazione e la meditazione. Quanto più prestiamo attenzione ai quattro evangelisti, tanto più la nostra comprensione si persuade che nessun semplice uomo sta davanti a noi

(3.) Con la coscienza interiore. Siamo entrati in contatto con Cristo, e abbiamo saputo, quindi, che Lui è Dio. Noi Lo amiamo, e amiamo anche Dio, e percepiamo che questi due sono uno. È con il cuore che conosciamo Dio e Cristo, e man mano che i nostri affetti vengono purificati diventiamo sensibili alla presenza di Dio in Cristo

(4.) Inoltre, quando guardiamo il nostro Signore, cominciamo a crescere come Lui. Il nostro contemplarlo ha purificato l'occhio che ha contemplato la sua purezza. La luce del sole ci acceca, ma la luce di Gesù rafforza l'occhio

(III.) I mezzi di questa conoscenza

(1.) Perché non tutti videro la gloria di Dio in Cristo quando c'era Lui? Risposta: Non importa quanto splenda il sole tra i ciechi. Ora, il cuore umano è cieco, e, inoltre, c'è un dio di questo mondo, il principe delle tenebre, che conferma l'oscurità naturale della mente umana. Lui acceca le menti degli uomini con l'errore, l'ignoranza o l'orgoglio. Come solo i puri di cuore possono vedere Dio, noi, essendo impuri di cuore, non potremmo vedere Dio in Cristo. Che cosa ci è dunque accaduto? Quello stesso Dio che ha detto: "Sia la luce", e la luce fu, ha brillato nei nostri cuori

(2.) Vedi la gloria di Dio in Cristo? Allora lasciate che quella vista sia per voi una prova della vostra salvezza. Quando nostro Signore chiese: "Chi dice la gente che io sia, il Figlio dell'uomo?" Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E il nostro Signore rispose: "Non la carne e il sangue ve l'hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli". "Nessuno può dire che Gesù è il Cristo se non mediante lo Spirito Santo". "Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio".

(IV.) Le responsabilità di questa conoscenza. Alcuni espositori fanno suonare il versetto così: "Dio ... ha brillato nei nostri cuori, affinché potessimo diffondere di nuovo la luce della conoscenza della gloria di Dio nel volto di Gesù Cristo". Mai un barlume di luce è dato a nessun uomo per nascondersi. Pensate solo a una persona, quando la sua stanza è piena di sole, che dice al suo servo: "Chiudi le imposte e teniamo per noi questa luce preziosa". Così, quando un figlio di Dio riceve la luce dal volto di Cristo, non deve dire: "Terrò questo per me", perché questo lo escluderebbe. No; Tu hai la luce che puoi riflettere. Se avete conosciuto la verità, fatela capire agli altri. Lasciate che Gesù si manifesti nella sua luce; non gettare una luce su di Lui, né tentare di mostrare il sole con una candela. Non mirare a convertire gli uomini alle tue opinioni, ma lascia che la luce risplenda per se stessa e lavori a modo suo. Disperdi la tua luce in tutto il disinteresse. Desiderate risplendere, non perché gli altri dicano: "Com'è luminoso!", ma perché essi, ricevendo la luce, possano gioire della fonte da cui è venuta a voi e a loro. (C. H. Spurgeon.)

La gloria di Dio nel volto di Gesù Cristo:-"La luce della conoscenza della gloria di Dio." Ci si chiede quale sia il significato di questa espressione. La conoscenza di Dio è qui metaforicamente rappresentata come luce. Ora, poiché la luce, nel linguaggio delle Scritture, è un emblema di purezza, e poiché la gloria di Dio è solo la manifestazione del carattere e degli attributi divini, il significato di tutta l'espressione, "la luce della conoscenza della gloria di Dio", sarà la conoscenza corretta; visto in riferimento a noi stessi, la corretta e chiara comprensione del carattere e degli attributi divini. Questo, ci dice il testo, si ottiene nel volto di Gesù Cristo

(I.) Dobbiamo considerare questa conoscenza nel mezzo della sua manifestazione

(1.) E qui vorrei osservare che questa conoscenza si manifesta gloriosamente nella persona di Cristo. È vero che l'intero universo manifesta la gloria di Dio. In tutto ciò che Lui fa, Lui mostra di essere inconcepibilmente saggio, buono, grande ed eccellente. "I cieli narrano la gloria di Dio". Ma quanto sono rafforzate, estese e intensificate queste visioni del carattere divino contemplando la gloriosa persona di Gesù! Ebbene, le narrazioni evangeliche forniscono una prova convincente della loro verità e ispirazione semplicemente dal fatto della grandezza morale con cui investono la persona di Gesù

(2.) Osservo, inoltre, che la conoscenza di Dio è gloriosamente manifestata nella dottrina di Cristo. C'è, per così dire, un'armonia sincera tra la persona di Cristo e le dottrine insegnate da Lui. Le molteplici eccellenze che circondano le prime trovano la loro appropriata espressione nella sublime benevolenza che costituisce l'essenza stessa delle seconde

(3.) Osservo, infine, che la conoscenza di Dio si manifesta gloriosamente nell'opera di Cristo. L'opera di Cristo è il fondamento delle dottrine insegnate da Lui. Inoltre, la benevolenza di quest'opera è pari alla vastità dei suoi scopi. In quale luogo la conoscenza di Dio può essere manifestata in modo più glorioso che nell'opera del Figlio incarnato? Qui vediamo Dio in Cristo che riconcilia il mondo a Sé, vedendo che Lui lo ha fatto essere peccato per noi che non abbiamo conosciuto il peccato

(II.) Considera questa conoscenza in relazione all'oggetto su cui opera: il cuore

(1.) E qui osservo che opera sul cuore prima di tutto sulla via dell'illuminazione: fa conoscere il cuore a se stesso. Far conoscere se stesso al cuore non è un compito facile. In effetti, le difficoltà che si incontrano in un'opera di questo tipo sono, per una forza meramente umana, del tutto insormontabili, perché il cuore non ha alcun desiderio di conoscere se stesso, ma, invece, la più sensibile avversione a tutto ciò che è la conoscenza di sé. Ma non è tutto. Ricorre invariabilmente a quei cambiamenti e a quegli espedienti che servono a rendere la luce poco migliore delle tenebre. Quante volte ci accorgiamo, quando esaminiamo noi stessi, che i nostri cuori si interpongono per mostrare tutto attraverso un mezzo falso e lusinghiero. E non c'è alcuna difficoltà a tenerne conto. La conoscenza, che è esterna a noi stessi, lusinga la nostra vanità, ci eleva agli occhi del nostro prossimo e accresce la nostra importanza nel mondo. Ma un'indagine severa e penetrante sullo stato del nostro cuore ferisce il nostro orgoglio e ci abbassa nella nostra stessa stima. Ora, è su questo cuore oscuro e ingannevole che opera la conoscenza di Dio. Ci si può chiedere: Che effetto ha sul peccatore questa rivelazione che gli viene rivelato dello stato del suo cuore? Il peccatore trema alla vista della sentenza di condanna che la sua coscienza, ora completamente risvegliata, scrive sul rotolo della sua visione spirituale come in caratteri di fuoco; e, per quanto in passato potesse essere soddisfatto di sé, ora che si vede alla luce della verità divina, confessa prontamente con Giobbe: "Ecco, io sono vile; che cosa ti dirò?" 2. Osservo, inoltre, che questa conoscenza opera sul cuore sulla via della purificazione. "L'uomo che ha questa speranza in lui purifica se stesso, come pure lo è Lui". Ogni seguace di Cristo deve sforzarsi di essere come Lui, simile a Lui nella benevolenza e nella benignità del carattere; come Lui nella purezza e nell'elevazione dell'anima; come Lui nel pensiero, nel sentimento e nell'azione; come Lui in tutte quelle qualità che costituiscono la Sua vera e propria umanità, "finché egli non giunga, attraverso l'unità della fede, alla conoscenza del Figlio di Dio, all'uomo perfetto, alla misura della pienezza di Cristo Gesù".

(III.) Considera questa conoscenza in relazione al suo autore: "Dio, che ha comandato alla luce di risplendere dalle tenebre", 1. Ora, in un certo senso Dio è l'autore di tutte le cose in relazione a noi. Lui ci ha creato, e non noi stessi. Le nostre circostanze nella vita, le nostre doti naturali, i nostri mezzi di istruzione e di miglioramento e, di conseguenza, la nostra posizione e la nostra influenza nel mondo, cadono secondo le sagge e benefiche disposizioni della Sua provvidenza. Ma mentre, in relazione a queste questioni, si può dire che Dio agisce secondo le leggi naturali stabilite, in certe altre cose in relazione a noi Lui agisce con un atto creativo diretto della Sua onnipotente potenza. È "Dio, che ha comandato alla luce di risplendere dalle tenebre", che risplende nei nostri cuori. In questo appellativo descrittivo di Dio, l'apostolo si riferisce alla più grande manifestazione di potenza onnipotente che l'universo abbia mai visto

(2) Inoltre, la paternità divina di questa conoscenza è evidente dalla sua natura. Non si può rintracciare con maggiore certezza un raggio di luce alla sua fonte nel sole di quanto non si possano rintracciare i lineamenti morali di quell'Essere che è santo, saggio, giusto e buono, nella rivelazione che Lui ha dato di Se stesso in Gesù Cristo. La paternità divina di un'opera è ritenuta provata quando i mezzi con cui essa è realizzata sono, umanamente parlando, inadeguati ai fini in vista. Dove si adempiono queste condizioni più ampiamente se non nella rivelazione che Dio ha dato di se stesso in Cristo Gesù? Ebbene, il lavoro da fare è confessato il più difficile del mondo

(3.) Infine, la paternità divina di questa conoscenza è evidente dalla beatitudine che il suo possesso porta. Questa beatitudine è del tutto singolare. È singolare per la sua origine. Non è prodotto dalla più fortunata collusione di circostanze esterne, né è influenzato dalla loro interruzione. Il mondo non può darglielo, e il mondo non può toglierlo. Vorrei invitare tutti voi a ricordare che, per natura, siamo tutti ignoranti della conoscenza a cui si fa riferimento nel testo. La volontà di Dio di impartire la conoscenza di Se Stesso, e la preziosità di questa conoscenza. Notate qui il linguaggio dell'apostolo. Lui non lo afferma come una cosa che può essere, o una cosa che sarà, ma lo afferma come una cosa che è realmente accaduta: Dio ha risplende nei nostri cuori. (J. Imrie, M.A.)

La gloria di Dio in Cristo:

1.) Per la percezione della creazione materiale di Dio, due cose sono indispensabili: la presenza della luce e il possesso di un occhio come potere percettivo o medium. Quindi, per la conoscenza della più alta verità spirituale, ci deve essere una rivelazione e un organo o stato appropriato dell'anima. Le "cose spirituali" si "discernono spiritualmente". 2. Ma il riferimento non è solo al ricevere, ma anche all'impartire la luce. Vedi i versetti precedenti e il CAPITOLO 3. "Se sembriamo essere noi a parlare, è tuttavia Cristo che opera per mezzo nostro e che ci illumina interiormente, affinché noi illuminiamo gli altri". Né abbiamo bisogno di limitare il progetto di tale illuminazione agli apostoli o ai ministri. Ogni cristiano deve essere un "datore di luce nel mondo". Osservare-

(I.) Che la gloria di Dio si riveli nel modo più chiaro e completo nel volto di Cristo. In Cristo contempliamo

1.) L'espressione reale e diretta di Dio. Nella natura abbiamo le espressioni indirette - negli antichi modi di rivelazione le tipiche - di Dio, in Cristo le dirette e vere

(2.) Le eccellenze divine incarnate in una persona vivente. Gli attributi di Dio, considerati astrattamente, hanno poca influenza in confronto a quella esercitata dalla loro personale incarnazione in Gesù Cristo

(3) L'espressione delle perfezioni divine nella loro forma umana, perfezioni che, per la loro stessa gloria ed esaltazione, consideriamo al di là della nostra imitazione. In Cristo, tuttavia, vediamo la santità, non solo in congiunzione con la potenza infinita, ma nelle circostanze umane, lottando con la debolezza e le difficoltà umane. E poi il Suo amore, quanto è umano, tenero, commovente! Lui rivela il cuore di Dio

(4.) La perfetta fusione di tutti gli attributi di Dio in una splendida armonia. In altre rivelazioni di Dio c'è la trave divisa, e talvolta distorta; qui, nel volto di Cristo, risplende la luce pura e perfetta

(II.) Che Dio dà uno stato d'animo adatto a ricevere e realizzare la Sua gloria nel volto di Cristo

(1.) Lo stato d'animo appropriato è specialmente una preparazione del cuore. "Nei nostri cuori". A differenza di altre verità, che hanno bisogno di essere comprese per essere amate, le verità religiose richiedono di essere amate per essere conosciute. Come può la mente carnale, in inimicizia con Dio, percepire la bellezza della santità, o il cuore ristretto ed egoista realizzare un amore che è vasto come il mondo, che si abbassa dalla gloria più alta all'abbassamento più profondo, e si dà alla morte affinché gli altri possano avere la vita eterna? Il cuore deve essere aperto, purificato, chiaro, per ricevere la luce della conoscenza di Cristo

(2.) Tale preparazione è un'opera grande e divina. Nessuna semplice risoluzione o argomento può realizzare la nuova creazione nell'anima. Dolcemente e quasi inconsapevolmente gli uomini sono spesso portati a contemplare la gloria di Dio in Cristo, come le palpebre si chiudono sotto i raggi luminosi del mattino

(III.) Che lo scopo per cui Dio dà la Sua luce ad alcuni è che possano impartirla ad altri

(1.) Il fatto di aver ricevuto la luce ci permette di impartirla; e quanto più riceviamo, tanto più saremo in grado di dare

(2.) Questo fatto rende anche un dovere solenne, che incombe su tutti coloro che hanno ricevuto la verità, impartirla agli altri

(3.) E non dovremmo anche noi, soffermandoci sulla gloria di Dio in Cristo, essere ispirati da motivi sufficientemente forti da sostenerci attraverso tutte le difficoltà che accompagnano lo sforzo di diffondere la verità? (B. Dale, M.A.)

Il volto di Gesù Cristo:

1.) Quanto è contenuto nel volto di Gesù Cristo? Tutto: la gloria di Dio, perché Cristo è il Figlio di Dio; tutto ciò che appartiene all'umanità ideale, perché Cristo è vero uomo; Lì è scritta la storia di tutto ciò che riguarda la redenzione

(2.) La Bibbia è un album fotografico. È pieno di volti presi dalla macchina fotografica di Dio. Il principale tra questi è il volto di Gesù. È una cosa notevole che da nessuna parte abbiamo alcun indizio sull'identità fisica di Cristo. Non abbiamo alcun ritratto della Sua persona, né abbiamo alcuna descrizione autentica di essa. Monete e statue rivelano le fattezze di alcuni contemporanei di Gesù, e la storia dà immagini a penna di Socrate, ecc.; ma di Lui, l'unico personaggio storico della cui forma e del cui volto il mondo intero desidera maggiormente una conoscenza, non c'è traccia nella Bibbia

(3.) Perché questa assenza di Cristo nel marmo o sulla tela? Perché questo silenzio di biografi ispirati? Credo che sia stato da Dio. Dio presenta Cristo come uomo, e non come un uomo in particolare, in modo che Lui non possa essere localizzato

(4.) Siamo soddisfatti di questo modo di presentare il volto di Gesù Cristo. Anche se non abbiamo le Sue caratteristiche, abbiamo la Sua mente, le Sue qualità morali, la Sua natura spirituale. Dopo tutto, non è forse lo scopo della vera arte quello di esporre queste qualità? Un vero artista non si accontenta di mettere sulla tela la mera bellezza fisica. Giriamo le pagine dell'album della Bibbia e guardiamo alcuni dei volti di Gesù Cristo. C'è...

(I.) Il volto eroico Luca 9:41

(1.) Quel volto rivolto verso Gerusalemme è uno specchio. Lui manteneva il Suo volto di fronte a realtà terribili. Quel volto fisso dovrebbe muovere le nostre anime e reagire nella nostra fedeltà a Lui e alla Sua causa

(2.) Non sottovalutate il Suo eroismo come si vede in questo volto. Lui non trovava facile camminare fino a Gerusalemme. Il restringimento della Sua umanità sensibile si frapponeva sulla strada. Le parole implicano un conflitto disperato, e la vittoria ottenuta solo per mezzo di esso

(3.) Questo volto eroico aiuta a mostrare la ferocia della battaglia del Calvario, che Lui vinse come nostri campione

(II.) Il volto ferito dal disprezzo e dall'intolleranza umana. Questa immagine è una rivelazione della pazienza di Gesù. Lui era molto sensibile, eppure Lui sopportò tutta questa indegnità senza un mormorio

(III.) Il volto nella polvere Matteo 26:39. Il Getsemani era il Calvario in forma prostrata prima del suo tempo. Getsemani significa semplicemente Cristo che si ritrae dal peccato

(IV.) Il volto orribilmente deturpato Isaia 53. Questo è il volto di Cristo quando il peccato e la sofferenza hanno completato la loro opera. La mano del tempo prende il volto umano e lavora in esso ogni esperienza attraverso la quale l'uomo passa, proprio come lo scultore lavora i suoi pensieri in un pezzo di marmo. La sua carriera terrena era sufficiente a rovinare qualsiasi volto, e specialmente un volto che apparteneva a una natura così squisitamente costruita

(V.) Il volto trasfigurato. Questa rivelazione è migliore del volto di Dio nella natura. Quando guardiamo in faccia la storia, i diversi attributi di Dio sembrano scontrarsi; ma nella vita di Gesù tutti gli attributi di Dio sono messi in gioco, e lavorano insieme in perfetta armonia

(VI.) Il volto nel trono bianco. Possiamo solo riconoscere il fatto che questo volto è lì

(VII.) Il volto lampeggiante tra i candelabri d'oro Apocalisse 1. Nel volto sepolto nella polvere vedevamo un riflesso dell'oscuro passato; Nel volto lampeggiante tra i candelabri d'oro vediamo un riflesso del glorioso futuro. Conclusione:1. Il modo in cui trattiamo il volto di Gesù Cristo è un indice del nostro carattere. Tra i nostri privilegi c'è l'accesso al volto di Gesù Cristo. Se ci avvaliamo di questo privilegio, indichiamo una familiarità con Cristo, e una conoscenza di Cristo, e un desiderio e un amore verso Cristo. Noi indichiamo che siamo nati dall'alto e siamo figli di Dio

(2.) Il volto di Cristo offre uno studio inesauribile e soddisfacente per l'anima. In attesa del suo risveglio dalla tomba, il poeta ebreo canta: "Quanto a me, contemplerò il tuo volto con giustizia; Sarò sazio quando mi sveglierò con la Tua somiglianza". La preghiera più alta che Cristo ritenne possibile recitare per noi fu: "Padre, voglio che anche quelli che Tu mi hai dato siano con me dove sono io; affinché possano contemplare la mia gloria". (D. Gregg.)

Il volto di Gesù:-Consideriamo questo come...

(I.) Grandiosamente tipico. Di cosa? Della famiglia di Maria? No. Della tribù di Giuda da cui Lui provenivano? No. Della razza ebraica? No, perché Lui era meno Giudeo che uomo. L'appellativo con cui Lui si designa circa sessantasei volte è "Figlio dell'uomo", come se nelle sue vene scorresse il sangue di tutta la razza umana

(1.) Il suo volto non aveva un tipo distinto, stretto, nazionale. Greci, Romani, Siriani, Giudei, portarono sempre i tratti distintivi della loro epoca e della loro nazione. Non è così per Cristo. Il mondo intero può rivendicare parenti qui e avere la pretesa consentita. Nel suo cuore c'è posto per tutti; nel Suo sangue espiatorio c'è merito per tutti

(2.) Il suo volto rappresentava l'uomo ideale. Lui era "più bello dei figli degli uomini", il tipo perfetto di eccellenza morale e spirituale. Le nostre migliori aspirazioni non potranno mai andare oltre le infinite vette di santità che Lui ha calpestato. Il volto dell'uomo è un indice del suo carattere. Metti una luce all'interno di un vaso di marmo e diventa traslucido. Lasciate che i principi sacri dimorino in un uomo, ed essi daranno un'espressione al volto. Ma su nessun volto umano si sono mai espresse tutte le eccellenze. Uno ha pazienza, un altro generosità, un altro gentilezza, un altro audacia. Ma dal volto di Gesù rifulse ogni raggio di un carattere pieno e completo. Il suo cuore era audace come quello di un leone, ma gentile come quello di un agnello

(II.) Commovente storico. Senza dubbio rideva nell'infanzia sul seno di una madre. Per vederlo i saggi viaggiavano lontano, e umili pastori si inchinavano davanti ad esso con riverenza e timore. Quando Simeone lo vide, disse: "Ora lascia che il tuo servo vada in pace, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza". Nel tempio i dottori guardavano il suo volto con meraviglia. Da prima di esso i diavoli fuggivano impauriti, mentre i poveri sofferenti lo cercavano, trovandolo come un sole nascente con la guarigione nei suoi raggi. Spesso e spesso durante le veglie notturne veniva rovesciato per ore in preghiera. Almeno tre volte è stato bagnato di lacrime. La folla diabolica vi sputò dentro e la colpì, indegnità che Lui sopportò con fortezza divina Isaia 1:6; Isaia 53:4. Sul monte "il suo volto risplendeva come il sole", ma sulla croce un'angoscia indicibile vi trovò espressione di terrore. Eppure, per i cuori istruiti sulla causa di questo dolore, quel bel viso non fu mai più bello di quando era arato da solchi e macchiato di sangue. Una volta, una madre, giovane e bella, si gettò tra le fiamme di una camera in fiamme e così salvò il suo bambino; ma fino al giorno della sua morte portò nelle guance carbonizzate gli effetti di quel terribile momento. Ma chi dirà che il suo viso, almeno per il marito e per il figlio, non fosse più bello di prima? Nel salvarci, il volto di Gesù è diventato più deturpato di quello di qualsiasi uomo, e per coloro che conoscono il suo amore il suo volto di dolore risplende della gloria di Dio. Eppure quel volto è molto diverso ora Apocalisse 1. È la luce del cielo, e tutti coloro che confidano in Lui e Lo seguono la vedranno. Sotto il sottile velo che copriva l'ateniese Giove, i fedeli potevano vedere il contorno netto del suo volto e alcuni dei suoi lineamenti più prominenti. Ma nei giorni di festa, quando fu scoperto e il sole splendeva su quella magnifica statua, le donne caddero svenute e gli uomini forti furono sopraffatti; da qui il proverbio che circolava in tutta la Grecia: "Infelice è l'uomo che non ha visto il Giove ateniese". Qualunque velo di carne o di senso ci nasconda il volto del nostro Benamato, verrà il giorno in cui sarà tolto, e mentre guardiamo sentiremo: "Infelici coloro che non hanno visto il Tuo volto". Eppure, sotto un aspetto o nell'altro, tutti devono vederlo; "perché ogni occhio lo vedrà, e anche quelli che lo hanno trafitto".

(III.) Istruttivamente bello. "La gloria di Dio" era il nome specifico per la Shekinah, e con esso comprendiamo l'effusione da Lui stesso della perfezione e della bellezza del Suo carattere. Si può dire che la gloria di Dio ha una relazione simile con il "Padre delle luci" come i raggi del sole hanno con il grande globo del giorno. Con "il volto di Gesù" non dobbiamo necessariamente intendere il Suo volto, perché nella Scrittura il volto è spesso inteso come la persona Esodo 33:14. Il testo significa che le perfezioni della natura divina erano nella persona di Gesù. Mai questi si erano manifestati così chiaramente, così pienamente, come ora. Nonostante le meravigliose rivelazioni della Divinità sotto l'antica dispensazione, Geova era ancora un Dio che si nascondeva. Ma tutta la pienezza della Divinità era in Cristo. In Cristo abbiamo

1.) Divinità dolcemente evidente. "Lui che ha visto me, ha visto il Padre". L'indignazione divina contro il peccato, l'amore divino per l'umanità, la mitezza, la pazienza e la misericordia di Dio ci sono rivelate più pienamente in Cristo che in tutte le altre rivelazioni messe insieme

(2.) Divinità dolcemente attraente. La gloria di Dio, come si vede nella natura e nella provvidenza, spesso respinge con la sua terribile maestà. Ma in Gesù vediamo la Sua gloria in un volto umano, un volto così dolce che i bambini potrebbero esserne attratti, e le nature più timide si sentono al sicuro in sua presenza. (W. Williams)

7 2CORINZI CAPITOLO 4

2Corinzi 4:7

Ma noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta.-

Il tesoro nei vasi di terracotta:-

(I.) Paragona i ministri del Vangelo a vasi di creta. Un vaso contiene ciò che vi viene messo. Gli utensili del tempio erano alcuni d'oro, altri d'argento, ed erano consacrati a Dio. Nei tempi più antichi esistevano vasi d'oro. Questo potrebbe ricordarti Enoch. Deve essere sembrato strano osservare uno così devoto a Dio come lui. Gli ebrei convinsero pochi. Il tesoro, allora come oggi, era poco stimato. I vasi d'argento possono rappresentare i profeti. Come i vasi d'argento erano gli ornamenti del santuario, così i profeti erano gli ornamenti della Chiesa. I vasi di terra possono rappresentare la debolezza dell'uomo

(II.) Il vangelo è paragonato a un tesoro. Il vangelo trova l'uomo in uno stato di povertà, ed egli deve rimanere nello stesso stato a meno che non ne sia arricchito. Il Vangelo è un tesoro di cui l'anima può godere. Il Vangelo è un tesoro che il ladro non può toccare. Il vangelo è un tesoro che non lascerà il cristiano alla morte

(III.) Il vangelo guadagna gloria dalla meschinità dei vasi in cui è contenuto. È meraviglioso che un tale tesoro sia in vasi di creta, perché supera le aspettative degli uomini. Dio è più osservato quando lo strumento è debole. Coloro che sono forniti di questo tesoro attribuiscono tutto alla bontà di Dio. Faremo ora alcune deduzioni

(1.) È forse vero che c'è un tesoro? Quindi ci vuole diligenza per assicurarlo. Nessun uomo ha successo in questo mondo se non è attivo

(2.) È vero che c'è un tesoro? Guardatevi dunque dal disprezzarlo. Quando gli Spagnoli conquistarono l'America del Sud, dimostrarono che adoravano il suo oro e praticarono ogni sforzo per ottenerlo. Il cristiano mostri di apprezzare il tesoro celeste con la diligenza con cui lo cerca

(3.) È forse così che questo tesoro possa essere ottenuto da tutti? Allora valorizzalo. Non è in potere di tutti essere ricchi. (W. Syme.)

Potenza divina illustrata dai trionfi del vangelo:-Dio progetta la Sua gloria come risultato della strumentalità impiegata da Lui. A quanto pare, cosa c'è di più visionario del disegno di Mosè di liberare gli Israeliti? Ma Dio scelse di illustrare la Sua potenza "guidando il Suo popolo come un gregge per mano di Mosè e di Aronne". Ma i dodici pescatori della Galilea sembravano, nel fanatismo, superare tutti i loro predecessori. Ma prima di morire avevano riempito il mondo con la loro dottrina

(I.) Afferma un fatto importante. "Abbiamo questo tesoro in vasi di terracotta". 1. I depositari della verità divina. Devo specificare le verità di cui sono stati fatti i depositari? Hanno ricevuto "Cristo crocifisso"; Furono messi "a capo del Vangelo"; la dottrina della rovina dell'uomo per natura, e la sua guarigione per grazia sovrana. Queste verità sono splendidamente disegnate come un tesoro

(1) Pensa al loro valore

(2) Pensa alla loro grandezza

(3) Pensa alla loro permanenza. C'è un senso, peculiare degli apostoli, in cui sono stati costituiti depositari di questo tesoro. La maggior parte di loro era stata ammessa a conversare personalmente con il Signore del cielo; lo Spirito aveva preso delle cose di Cristo e aveva mostrato loro ciò che avevano udito

(2.) Gli strumenti dell'agire divino. "Affinché la potenza venga da Dio". Tutti i credenti hanno questo tesoro inestimabile, ma per alcuni è affidato con un disegno più ampio che per altri. Il piano saggio e misericordioso di Geova è quello della cooperazione, e quando Lui benedice un essere è per farne una benedizione. Così il mondo della grazia corrisponde a quello della natura. Il sole ha il tesoro della luce e del calore. Perché? Affinché possa risplendere, possa mostrare la gloria di Dio e mostrare attraverso la natura la Sua opera manuale; può fertilizzare il terreno, può illuminare il sistema e spargere una lucentezza che alcuni dei ricevitori rifletteranno di nuovo. La raccomandazione della verità divina, secondo la posizione che occupiamo, deriva necessariamente non solo dalla nomina divina, ma dalla conoscenza della verità stessa. È un tesoro che non può essere nascosto

(3.) Le occasioni della gloria divina. "La potenza" - "l'eccellenza della potenza" - ci ricorda che si produce qualcosa di degno di Dio. Qual è stato l'effetto sulla società. Nel linguaggio metaforico delle Scritture, "il deserto e il luogo solitario si rallegrarono per loro, e il deserto gioì e fiorì come la rosa".

(II.) Come l'affermazione di un principio che la religione migliorerà. L'eccellenza della potenza è di Dio. Consideriamolo

1.) Con riferimento a Dio. Lui sarà riconosciuto; Lui ha scritto il Suo nome in tutte le Sue mani che ha fatto. L'eterna lode di Geova deve derivare dalla redenzione di un mondo perduto. Per mezzo di esso la Sua natura è mostrata, le Sue perfezioni sono mostrate, il Suo governo è illustrato. Con questo metodo Lui ci fa capire la natura e l'importanza della salvezza; poiché vediamo la necessità del Suo immediato arbitrio per effettuarlo

(2.) Con riferimento a noi stessi. "L'eccellenza della potenza" è "da Dio e non da noi". Questa convinzione è calcolata per qualificarsi per l'incarico. È adattato

(1) Per mantenerci umili

(2) Quindi la convinzione è ulteriormente calcolata per tenerci vicini a Lui

(3) Questo principio, inoltre, impedirà il nostro scoraggiamento. "Perciò, poiché abbiamo questo ministero, come abbiamo ricevuto misericordia, non veniamo meno". 3. Con riferimento ai nostri ascoltatori

(1) Produrrà in loro soddisfazione per il nostro messaggio. Si ricorderanno che la nostra dottrina e i nostri rimproveri non sono nostri, ma di Colui che ci ha mandati

(2) Ancora, la fede nella verità nel nostro testo indurrà i nostri ascoltatori ad aiutarci, ad aiutarci con le loro preghiere. (J. Innes)

Il tesoro del Vangelo in vasi di creta:-

(I.) Il Vangelo come tesoro

(1.) Ci sono sulla terra molte miniere di tesori materiali, ma la miniera che contiene questo è la Parola. Qui sono contenute tutte le cose che "sono utili". 2. Ma mentre questo tesoro è spirituale, è inestimabile. "L'uomo non ne conosce il prezzo, né si trova nella terra dei viventi". E se chiedete la prova di ciò, potreste vedere il prezzo che costò: non argento e oro, ma il prezioso sangue di Cristo

(3.) Spirituale e inestimabile com'è, è un tesoro ottenuto. "Ce l'abbiamo".

(II.) Questo tesoro è depositato "in vasi di terracotta".

(III.) Questo tesoro è contenuto in vasi di terracotta per mostrare che il potere è divino

(1.) Quando Dio predisse il successo del vangelo, Lui disse: "La mia parola non tornerà a me a vuoto". Quando gli apostoli guardavano i loro ascoltatori, dicevano: "La potenza viene da Dio". E anche ora, quando il Vangelo viene predicato, quella mente che l'autorità non poteva governare, né la vendetta poteva terrorizzare, quante volte è stata portata prigioniera da Cristo! E quanto è eccellente questo potere! Mantiene il cuore e la mente nella conoscenza di Gesù Cristo; è una buona speranza per mezzo della grazia

(2.) Ora, se un angelo fosse stato il depositario di questo tesoro, saremmo stati pronti a lodare l'eloquenza e la potenza dell'angelo; ma ora non è così, "perché Dio", dice l'apostolo, "ha scelto le cose deboli del mondo per confondere le potenti". (J. Alexander.)

Il tesoro del vangelo:-

(I.) Che il vangelo di Cristo è davvero un tesoro, ed è nostro indicibile privilegio avere quel tesoro. Il vangelo di Cristo è davvero un tesoro, perché

1.) C'è in esso un'abbondanza di ciò che è di inestimabile valore. "Il topazio d'Etiopia non può eguagliarli, né l'onice né lo zaffiro" Giobbe 28:19. Ci sono tesori di saggezza e di conoscenza nelle verità che il Vangelo ci scopre . Ci sono tesori di conforto e di gioia nelle offerte che il Vangelo ci fa e nelle benedizioni che assicura a tutti i credenti. Queste sono cose che hanno valore per l'anima dell'uomo. E ce n'è in abbondanza, che supera infinitamente quella della luce nel sole o dell'acqua nel mare. In Cristo c'è abbastanza di tutto ciò di cui le nostre anime hanno bisogno

(2.) Questo è messo da parte per sempre, e quindi è un tesoro. È depositato in buone mani. È nascosta in Dio, nella Sua saggezza e nel Suo consiglio. Essa è nascosta in Cristo e nella sua impresa per noi, che contengono tutto ciò di cui abbiamo bisogno come peccatori. È nascosto nella Scrittura. Lì si può trovare; da qui può essere raccolto per fede agendo sulla rivelazione divina, acconsentendo ad essa con applicazione e rassegnazione. È un tesoro, perché è riservato per l'aldilà. La maggior parte di queste ricchezze è ciò che è riservato in cielo per noi, una gloria che deve essere rivelata a tempo debito

(3.) È di utilità universale per noi, e quindi è un tesoro. Non è solo prezioso in sé, ma in ogni modo adatto e utile per noi. È un tesoro nel mondo; gli dà onore e ci mette del bene. È un tesoro per qualsiasi nazione o popolo. È un tesoro nel cuore di ogni vero credente che lo riceve

(II.) I ministri sono vasi di terracotta in cui viene messo questo tesoro. Si dice che abbiano questo tesoro, non solo perché dovrebbero averlo nel loro cuore per crederci fermamente, ma perché lo hanno dispensato agli altri

(1.) Non sono altro che vasi che non offrono né più né altro di quello che vi è messo dentro, né possono dare se non come hanno ricevuto. Dio è la fonte della luce e della vita. I ministri devono ricordarlo e attenersi religiosamente alle loro istruzioni. La gente deve ricordarselo, e non aspettarsi di più dai suoi ministri che dai vasi. Abbiamo un vangelo da predicare, non un vangelo da fare

(2.) Non sono altro che vasi di terra. Alcuni pensano che qui ci sia un'allusione ai soldati di Gedeone, che, avanzando per combattere nella notte; presero delle lampade nelle loro brocche di terracotta, alla luce abbagliante delle quali, dopo aver rotto le brocche, il nemico fu sconfitto. Con questi metodi improbabili la causa di Cristo è portata avanti, eppure è vittoriosa. Vediamo perché i ministri del Vangelo sono qui paragonati a vasi di creta

(1) Sono fatti dello stesso stampo di altre persone. Tutti i figli degli uomini sono vasi di creta; Il corpo è il vaso dell'anima, ed è della terra, terreno. Non siamo solo figli degli uomini, come lo siete voi, ma siamo per natura figli dell'ira, proprio come gli altri

(2) Sono spesso, per quanto riguarda la loro condizione esteriore, mediocri e bassi e di piccolo conto, come lo sono i vasi di terra; non solo uomini, ma uomini di basso rango, figli della terra, come si dice in ebraico. La loro famiglia, forse, come quella di Gedeone, povera a Manasse. I primi predicatori del Vangelo erano poveri pescatori, davvero navi di terra, allevati fino al mare

(3) Sono soggetti a molte infermità, a passioni simili a quelle degli altri uomini, e per questo sono vasi di creta; hanno i loro difetti, le loro imperfezioni, come i vasi di terra

(4) Sono fatti di diversi tipi di terra, come lo sono i vasi di terra, tutti della stessa natura, ma non tutti della stessa costituzione naturale. I corpi di alcuni sono di fattura più forte e più tagliati per il lavoro, mentre altri sono deboli e presto sventati. Ma quelli di stampo più fine, anche i vasi di porcellana, non sono che vasi di terra. C'è anche una grande differenza tra alcuni e gli altri di quei vasi di terracotta rispetto al temperamento naturale; alcuni sono più audaci, altri più timorosi; alcuni più caldi e desiderosi, altri più morbidi e gentili

(5) Essi sono di diverse forme e dimensioni, come vasi di terra, nonostante ciò tutti possono ricevere e amministrare il tesoro secondo le loro diverse capacità

(6) Sono tutti ciò che Dio, il grande vasaio, li fa. Perciò non dobbiamo invidiare i doni di coloro che ci superano

(7) Sono tutti recipienti utili e di servizio nella famiglia, sebbene non siano che di terra

(8) Sono spesso disprezzati dagli uomini, nonostante l'onore che Dio ha posto su di loro, e sono gettati come vasi rotti in cui non c'è piacere. Spesso è toccato ad alcuni dei più fedeli ministri di Cristo essere carichi di biasimo

(9) Sono fragili, mortali e morenti, e per questo sono vasi di creta. Così l'apostolo lo spiega qui: "Noi che viviamo siamo sempre consegnati alla morte". Sono logorati dalle loro fatiche e sono spesi al servizio di Cristo e delle anime

(III.) Dio ha messo il tesoro del vangelo in vasi di creta affinché la potenza divina che accompagna il vangelo possa essere tanto più glorificata. Il grande disegno del vangelo eterno è quello di portare gli uomini a temere Dio e a darGli gloria. C'era un'eccellenza di potenza che accompagnava gli apostoli e che sembrava essere di Dio, e non di loro stessi

(1.) Per rafforzarli per il lavoro in cui erano impiegati. Predicare il giudaismo e il paganesimo, e predicare il regno di un Gesù crocifisso, era un servizio che richiedeva una forza molto maggiore, sia di giudizio che di decisione, di quella che gli apostoli avevano di se stessi

(2.) Per sostenerli nelle difficoltà che sono state loro imposte

(3.) Per dare loro successo in quella grande opera a cui sono stati chiamati. Ora per l'applicazione di questo

(1.) Può essere in molti modi istruttivo per noi che siamo ministri, e può ricordarci il nostro dovere

(1) Siamo noi vasi di terra? Allora abbiamo motivo di essere molto umili e bassi ai nostri occhi, e di badare molto a non pensare mai a noi stessi al di sopra di ciò che è dovuto, ma di pensare sempre in modo sobrio

(2) Siamo forse vasi di terra? Allora non siamo indulgenti con il nostro corpo, né con i suoi agi o appetiti. Che cosa c'è di tanto da fare riguardo a un vaso di terra quando, dopo tutte le nostre pene al riguardo, non possiamo alterarne la proprietà

(3) Siamo noi vasi di creta? Allora non siamo vasi vuoti. Un vaso d'oro o d'argento ha un valore considerevole anche se è vuoto; ma un vaso di terra, se vuoto, serve a poco, ma viene gettato tra il legname

(4) Siamo noi vasi di creta? Allora cerchiamo di essere vasi puri

(5) Siamo forse vasi di creta? Guardiamoci dunque dal sbatterci l'uno contro l'altro, perché nulla può avere conseguenze più fatali di quello per i vasi di creta, no, né per il tesoro che vi è depositato

(6) Siamo noi vasi di creta? Sopportiamo dunque il biasimo con pazienza, e non pensiamolo strano, né affanniamocene

(7) Siamo forse vasi di creta? Allora pensiamo spesso di essere spezzati e messi da parte, e prepariamoci di conseguenza

(2.) Questa dottrina può essere utile a tutti voi. I vostri ministri sono vasi di creta?

(1) Ringrazia Dio per il tesoro del Vangelo, anche se è messo in vasi di creta, anzi, ringrazia Dio che è in tali vasi, affinché possa essere il più possibile alla tua portata

(2) Stimate i vasi di creta per il tesoro che vi è messo dentro

(3) Benedici Dio affinché la rottura del vaso di terra non sia la perdita del tesoro celeste. I ministri muoiono, ma la Parola del Signore dura

(4) Che la gloria di tutti i benefici che hai, o potresti avere, mediante il ministero del Vangelo sia data a Dio, a Lui solo, a Lui interamente, poiché da Lui viene l'eccellenza della potenza

(5) Che la considerazione della fragilità e della mortalità dei tuoi ministri ti spinga a migliorare diligentemente le loro fatiche mentre sono con te. (Matteo Henry.)

Il tesoro del Vangelo in vasi di creta:-

(I.) L'eccellenza del Vangelo. Il vangelo è descritto come un tesoro per

1.) Il suo valore. Da alcuni non è stimato come un tesoro molto grande; ma che un uomo sia convinto del peccato, o sia minacciato di morte, e ne dimostrerà il valore

(1) Un Salvatore ha forse qualche valore per i perduti e per i colpevoli? Ebbene, questa è una rivelazione di Cristo e della salvezza per mezzo di Lui

(2) Il favore gratuito è di qualche valore per il povero criminale, con il quale il giudice gli dice che il re lo ha perdonato? Allora il vangelo è prezioso per una tale mente, perché è il vangelo della grazia di Dio

(3) La vita è preziosa per un uomo morente? Allora l'evangelo è prezioso, perché è la parola della vita, e chi crede in esso ha la vita eterna

(4) La luce è preziosa? Questa è "la luce della conoscenza della gloria di Dio nel volto di Gesù Cristo".

(5) La sapienza è preziosa? Tutti i tesori della saggezza e della conoscenza sono riassunti nel vangelo

(6) Il cibo non è prezioso? "Ho stimato le parole delle Sue labbra più del cibo necessario". 2. La sua abbondanza. È la gloria del Vangelo che in esso l'espiazione è completa. Tutta l'influenza necessaria per applicare questo vangelo con la potenza divina al cuore è custodita in Cristo. Quando all'ambasciatore spagnolo furono mostrati i tesori di San Marco a Venezia, egli cercò immediatamente a tentoni il fondo del tesoro, e un paggio che era lì vicino disse: "In questo il tesoro del mio padrone supera il tuo, in quanto non ha fondo". Così diciamo del vangelo. Nessuno ha mai raggiunto la profondità e la sufficienza di questo tesoro celeste. Milioni di persone in tutte le età hanno ricevuto, eppure c'è abbondanza. Ci sono in esso le ricchezze del perdono, della giustificazione, della santificazione, dell'attesa; e quindi procede soddisfazione. Un uomo non è mai soddisfatto finché non gode del Vangelo

(3.) La sua durata. "Ricchezze e onore sono presso di me; sì, ricchezze durevoli e giustizia". Altri tesori si fanno le ali e fuggono via. Annuncia la misericordia? "La misericordia del Signore è di eternità in eternità". Parla di gioia? "I riscattati del Signore verranno a Sion con la gioia eterna sul capo". Mi parla d'amore? È "l'amore eterno con cui Dio mi ha amato". Mi dice forse della forza che devo ricevere? Ebbene, è "forza eterna". Mi parla di salvezza? "Israele sarà salvato nel Signore con una salvezza eterna." Parla delle abitazioni oltre la tomba? Queste sono "dimore eterne".

(II.) Gli strumenti che proclamano il Vangelo: vasi di terra. E i ministri sono così chiamati per varie ragioni

(1.) Sulla loro origine

(2.) Per quanto riguarda la stima in cui sono tenuti. Sono ricevuti dal mondo solo come vasi di creta: la loro povertà, il loro aspetto. La presenza fisica di Paolo era debole e la sua parola spregevole. Mosè disse: "Io non sono stato eloquente né finora né da quando hai parlato al tuo servo". Amos era un mandriano e un raccoglitore di frutti di sicomoro. Peter era un pescatore, Matthew un pubblicano, Giovanni Bunyan uno stagnino, Whitfield un servitore al college

(3.) Per quanto riguarda la loro costituzione corporea. Sei malato e stai morendo? Anche noi. Sei soggetto a infermità? Anche noi. I vasi di terra sono soggetti a colpi, a cadute e a rompersi rapidamente; Durano generalmente poco tempo. Questo è stato il caso di alcuni dei più eminenti servitori di Gesù Cristo

(4.) Per quanto riguarda la loro utilità. Un vaso di terra è utile per la ricezione e il versamento. Qualcosa deve essere messo dentro e qualcosa deve essere versato

(III.) Il motivo per cui questo tesoro viene dato a tali strumenti per essere dispensato. "Che l'eccellenza del potere", ecc. Ora, questa potenza divina è onnipotente, e quindi non tutte le potenze dell'inferno, del pregiudizio, dell'errore, dell'ignoranza, dell'ostinazione e della cecità, possono stare davanti ad essa. Ma non è un potere che sottomette un individuo contro la sua volontà, ma è il potere della luce che scopre l'oscurità alla mente; di misericordia che mostra la via di scampo all'ira a venire; della verità che supera l'errore e il pregiudizio nella mente; dell'amore, attirando silenziosamente ma efficacemente l'anima ad attendere alla voce di Cristo. (J. Sherman.)

8 2CORINZI CAPITOLO 4

2Corinzi 4:8-12

"Siamo turbati da ogni parte, ma non angosciati".

Prove per la causa di Cristo:-

(I.) Le prove che si incontrano nella causa di Cristo sono a volte molto grandi. "Siamo in difficoltà da ogni parte". L'uomo che è seriamente impegnato in qualsiasi causa in questo mondo dovrà affrontare delle prove. Gli antichi profeti avevano i loro; Alcuni sono stati insultati, alcuni incarcerati, altri martirizzati. Così con Giovanni Battista, e così con gli apostoli, così con i confessori, i riformatori e i revivalisti

(II.) Per quanto grandi siano le prove incontrate, esse non sono insopportabili. "Eppure non angosciato", o ristretto; sebbene "perplesso" o sconcertato, ma non ottenebrato; sebbene "perseguitato" o perseguitato, tuttavia non "abbandonato" o abbandonato; sebbene "abbattuto", o colpito da un colpo, tuttavia non perisca. Il vero lavoratore per la causa di Cristo, per quanto grandi siano le sue prove, è sempre sostenuto

1.) Con l'approvazione della propria coscienza

(2.) Con i risultati incoraggianti delle sue fatiche

(3.) Per la forza sostenitrice di Dio. "Come i tuoi giorni, così sarà la tua forza".

(III.) Il giusto comportamento di queste prove serve al bene delle anime. Nel giusto sopportare queste sofferenze il sofferente

1.) Rivela la vita di Cristo agli altri (versetto 10). Chi ha visto il vero cristiano languire sul letto della sofferenza e della morte non ha visto rivelato lo spirito della vita di Cristo? 2. Promuove in se stesso e negli altri la vita cristiana (versetto 11). "Dio", dice Dean Alford, "mostra la morte nei viventi affinché anche Lui possa mostrare la vita nei moribondi". (D. Thomas, D.D.) Gettato giù, ma non distrutto.-

Crescita sotto pressione:-"Sub pondere cresco" - Cresco sotto un peso - era il motto sullo stemma di Giovanni Spreull, di Glasgow, che per la sua difesa della libertà religiosa ai tempi di Claverhouse fu imprigionato sulla Bass Rock, nel Frith of Forth. Questo è il grande motto del mondo. La natura è come un enorme orologio, i cui movimenti sono causati dalla compressione della molla motrice. Solo con la moderazione la vita è possibile. Le forme di tutti gli esseri viventi, dal più piccolo muschio all'uomo stesso, sono determinate dall'estensione e dal grado in cui la forza della vita vince le forze morte della natura. Il semplice principio della crescita sotto limitazione spiegherà la forma di ogni foglia e la formazione di ogni organo del corpo umano; per la germinazione di un seme e per il battito del cuore nel petto. La fioritura di una pianta è prodotta dalla crescita sotto costrizione. Nel punto più lontano dalla radice, le forze vitali sono più deboli e la scorta di nutrimento quasi esaurita; e quindi le foglie ordinarie sono compresse dalla loro diminuita capacità di resistenza alle forze a cui sono sottoposte, e modificate nelle strane forme e trasformate nei bei colori del fiore. La compressione si protrae sempre più nelle parti interne del fiore, a seconda che la forza di resistenza diminuisce, finché alla fine, nella parte centrale più interna, le forze sono portate ad un equilibrio, e la pianta trova riposo nel seme rotondo, che è semplicemente la compressione più completa di cui le foglie sono capaci. La testa dell'uomo è allo stesso modo solo una modificazione della colonna vertebrale, e il suo cervello una compressione del midollo spinale, a causa delle condizioni meccaniche in cui si sviluppano. Avete mai visto una bolla d'aria salire dal fondo di uno stagno limpido verso l'alto? Se è così, non puoi non aver notato che sale non in linea retta, ma a forma di cavatappi o a spirale. La forza che lo attira verso l'alto per ricongiungersi all'aria nativa da cui è stato separato, lo farebbe, se lasciato a se stesso, per il percorso più breve; ma incontra continuamente la resistenza dell'elemento più denso dell'acqua, e questa pressione ritarda la sua risalita attraverso di esso, e le fa prendere un percorso a zig-zag più lungo. Se capite la ragione di questo semplice fenomeno, capirete il modo in cui ogni erba e albero cresce nell'aria, e perché le loro forme sono quelle che vediamo essere. Crescono tutti nelle forme a spirale più varie e complicate perché crescono sotto resistenza. Questo è il metodo semplice di funzionamento della natura, la legge che determina tutte le sue forme. La stessa legge vale in tutto il mondo spirituale. Anche in questo caso, la crescita è in difficoltà. La legge dello spirito, della vita in Cristo Gesù, combatte contro la legge del peccato e della morte; La legge nelle membra combatte contro la legge della mente. Il carattere più essenziale della vita spirituale è che dipende dalla resistenza o dalla contestazione di una forma di forza morale da parte di un'altra: la sua tensione è la santità, la rettitudine, l'autocontrollo. Cresciamo nella grazia come gli alberi crescono nello spazio, sotto le limitazioni; e le varie forme e gradi di vita spirituale che gli uomini mostrano sono dovuti all'estensione di queste limitazioni. La vita spirituale non assume un modello monotono stereotipato. C'è la stessa infinita varietà nel mondo spirituale che c'è in quello naturale, che nasce da cause simili. Come non esistono due piante che crescono in circostanze esattamente simili, così non ci sono due esseri umani esposti alle stesse influenze spirituali. Naturalmente non ci può essere crescita senza vita. Se l'anima non ha dentro di sé alcun potere di resistenza, allora le forze del mondo all'esterno semplicemente la distruggono. Se l'anima è morta, tutte le cose approfondiscono la sua morte. Ma se ha vita spirituale, allora tutte le cose aiutano a mantenerla e svilupparla. Come la barca a vela che vira al vento, approfitta anche delle correnti contrarie della vita per giungere al suo fine. Possiamo paragonare l'anima che è morta e l'anima che ha la vita spirituale a due semi, uno sterile e l'altro fertile. Le forze della natura agiscono su entrambi i semi allo stesso modo. Nel caso del seme che non ha vita in sé, queste forze non si oppongono; Fanno a modo loro, e procedono a corrompere o a spezzare gli elementi di cui è composto, finché non ne rimane nulla. Nel caso del seme che possiede la vita, si resiste alle forze della natura, e questa resistenza diventa la fonte dell'azione vivente, il potere stesso della crescita. I cambiamenti che il seme subisce nel germogliare sotto l'influenza di queste forze, debitamente controllate, costituiscono la base di tutti gli sviluppi successivi. E come questi due semi ci sono anime morte e vive. Se l'anima è morta, cede impotente alla corruzione che è nel mondo a causa della lussuria; Se l'anima è vivente, resiste a queste forze disgregatrici del mondo e le usa per aumentare la sua vita spirituale e per costruire la sua struttura spirituale. È dunque solo di coloro che hanno in sé la vita spirituale che si può dire che, anche se "abbattuti, non sono distrutti". Per costoro, la giustificazione è una dottrina vivente, non semplicemente parte di un credo formale, né un'astrazione intellettuale. La loro fede è viva e può dimostrare la sua vitalità con la sua energia. E la forza di questa vita è notevole. Questa fede può vincere il mondo. Può elevarsi al di sopra di tutte le sue tentazioni e prove. La forza della vita naturale, anche nelle forme più basse, è straordinaria. È noto che il fungo cellulare morbido solleva pesanti masse di pavimentazione con la sua espansione al di sotto di esse; La tenera radice di un albero che si insinua in una fessura della roccia lo spacca con la sua crescita. E se la vita nella sua forma più debole può fare cose così meravigliose, cosa non ci si può aspettare dalla vita spirituale ed eterna? La vita che è in Cristo Gesù per mera formalità e professione, è come un ramo secco che è semplicemente unito meccanicamente all'albero, e che, privo della linfa e della forza vitale dell'albero, cede inevitabilmente alle forze della natura, si decompone e cade in polvere e cenere. Ma la vita che è in Lui per fede è come un ramo vivente che diventa partecipe di tutta la forza dell'albero, e cresce con la sua crescita, e fiorisce con la sua forza e bellezza. "Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo". Cresce forte con l'opposizione; fiorisce nelle circostanze più avverse; utilizza tutte le condizioni di vita per il suo mantenimento; Fa anche i suoi ostacoli per far avanzare il suo lavoro di vita

(1.) Ciò che più di tutto ci abbatte è il peso del peccato. Nel cuore non rinnovato questo peso non è sentito. Siamo inconsapevoli dell'enorme pressione dell'atmosfera su di noi, perché i nostri corpi sono pervasi d'aria che controbilancia l'aria sovrastante. Ma se l'aria dentro di noi venisse rimossa, la pressione dell'aria all'esterno ci schiaccerebbe. E così, essendo noi stessi peccatori, siamo inconsapevoli del peso del peccato. Ma quando l'amore del peccato viene tolto, allora il peccato diventa un peso troppo pesante per noi. Ci sentiamo come cristiani nel "Pilgrim's Progress", con il suo enorme fagotto sulla schiena. Questa pressione del peccato ha fatto scendere le lacrime dagli occhi che avrebbero guardato impassibili i fuochi dei martiri. Il peccato è davvero la grande avversità, l'unica cosa che ci è veramente ostile; Eppure, nel lottare con essa, possiamo usarla come fulcro per rimuovere gli ostacoli che si trovano sul sentiero ascendente dell'anima. Ma anche se questa grande avversità viene tolta dalla fede in Cristo, non vengono tolti altri mali, perché ciò significherebbe togliere ciò che determina la forza e la forma della vita spirituale: ciò la lascerebbe una cosa debole e impotente. Il cristiano non è esente dai problemi ordinari

(2.) Nel mondo ha tribolazione; e molte sono le afflizioni dei giusti. Oltre alle prove ordinarie di tutti gli uomini, egli ha problemi propri che sono peculiari della vita spirituale. E questi si avvertono soprattutto in proporzione alla forza e al vigore della vita spirituale; solo che nel suo caso ciò che schiaccia gli altri si rivela un mezzo di crescita, suscita, esercita ed educa tutte le forze della sua anima, e abbassa le forze del mondo a venire a plasmare il suo carattere e la sua condotta. A volte, infatti, il peso è eccessivo. Ci sono molti membri del popolo di Dio che sono così abbattuti dalle loro circostanze da sembrare quasi distrutti. Sono come un ciuffo d'erba che cresce sotto una pietra. La pietra non distrugge l'erba, né le impedisce di crescere, perché la forza vitale è più forte di quella meccanica; ma lo sminuisce e lo distorce; Sbianca il suo colore e deforma la sua forma. Così molte vite sono impedite di essere ciò che altrimenti avrebbero potuto essere dalle circostanze schiaccianti della vita

(3.) La povertà spesso giace come una pietra su di loro. La sordida cura per le cose che periscono nell'uso sembra far impallidire la natura immortale al livello di queste cose, sembra rendere lo spirito che si eleva una parte del noioso mondo materiale. La fatica che è necessaria per sostenere il corpo lascia poco tempo o inclinazione per la coltivazione dell'anima. Benché povera in sé, può rendere ricchi molti. È quando la pianta è più povera di materiale e più limitata di forza, che produce il fiore e il frutto di cui il mondo è adorno di bellezza e le generazioni di creature viventi sono nutrite. E così la povertà del cristiano può fiorire e fruttificare per gli altri. Quante volte è accaduto così nella storia del mondo! Pochi dei più grandi benefattori del mondo hanno avuto vantaggi mondani. Le invenzioni e le scoperte che sono state di grandissima utilità per la società sono state fatte da persone che avevano poca ricchezza. È un assioma in natura che il movimento prenda la direzione di minor resistenza. La povertà, quindi, deve essere di grande aiuto alla crescita dell'anima, in quanto rimuove molti degli ostacoli che rendono difficile per un ricco entrare nel regno dei cieli. Se l'aspirazione dell'anima è rivolta al cielo, allora un povero incontra meno opposizione in quell'aspirazione dalle sue circostanze rispetto a uno che è ricco e arricchito di beni. Lui è sollevato da quel peso di mondanità, da quelle preoccupazioni e ansietà che opprimono l'anima e le danno una tendenza terrena

(4.) Il dolore è la più comune di tutte le pressioni che abbattono l'anima. Questa esperienza non appartiene esclusivamente a nessuna classe o condizione di vita. È il grande mistero della Provvidenza che ci sia una tale prodigalità del dolore, come Dio possa permettere tali forme di angoscia. Ma la grandezza del nostro dolore è dovuta alla grandezza della nostra natura. Le montagne più alte proiettano le ombre più grandi; E così le ombre oscure e larghe dell'esperienza umana testimoniano l'altezza originaria del nostro essere. Il dolore dà un tocco tragico alla personalità più meschina. Dio ha ordinato che il dolore sia il fattore più potente nell'educazione della nostra razza. Nelle storie dei patriarchi e dei santi vediamo come la sofferenza, profonda e a lungo continuata, abbia contribuito a un nobile sviluppo. Vediamo l'elemento più basso e terroso in loro cristallizzato nella purezza e nella trasparenza del cielo attraverso il fuoco del dolore e della tristezza. Molti dei pesi che incalzano la vita cristiana sono visibili e palpabili. Ma come la palma è premuta da ogni parte dall'aria invisibile, come è esposta alla resistenza di forze che l'occhio non può vedere né la mano sente, così i pesi più pesanti che trascinano verso il basso la vita cristiana sono spesso invisibili. Le sue croci non possono essere visualizzate. Molti dei suoi problemi sono di natura spirituale. Non è abbattuto dalle circostanze, ma dallo stato dell'anima. E questi dolori spirituali sono le prove della realtà dell'opera della grazia; perché dove c'è il principio della vita, ci devono essere i cambiamenti della vita. La forma della pietà è una cosa morta, invariabile; mentre il potere della divinità ha i suoi stati invernali, estivi e autunnali. Il dolore sorge nel caso della maggior parte dei credenti dall'incapacità di realizzare l'ideale, di raggiungere il traguardo di realizzazione che si sono prefissati. Provano dolore a causa del ricordo dei peccati e delle mancanze del passato. Hanno dolore a causa dei peccati del mondo. Tutto questo è il tristezza secondo Dio che produce il ravvedimento per la vita. In questo stato invernale la vita spirituale si raccoglie e si concentra per un rinnovato sforzo quando arriva la primavera del risveglio. Essa spera nel Signore e così rinnova la sua forza. Nessuna vita può crescere o sostenersi nel vuoto con la sua spontanea galleggiabilità. Tutta la vita si sostiene nell'aria con uno sforzo continuo. La vita più umile è un vortice di forze incessanti. Molto più questo è il caso per quanto riguarda la vita più alta dell'anima, la vita che è soffiata in noi dallo Spirito di Dio e formata dalla fede in Cristo Gesù. Deve sempre fare un lavoro in salita. Deve crescere contro la gravitazione del peccato. Ma questa resistenza ha lo scopo di far emergere tutto ciò che c'è di meglio in noi, di stimolare i nostri sforzi più strenui, di coltivare la nostra pazienza, di educare la nostra fede e la nostra speranza, di modellarci secondo il modello divino. È il peso dell'architrave sul pilastro che gli conferisce stabilità e resistenza; E sono i combattimenti all'esterno e le paure interiori che danno forza al carattere e perseveranza alla vita. Quale bellezza e quale grazia toglie la vita spirituale dalla pressione delle leggere afflizioni che sono solo per un momento e che producono per noi un peso di gloria molto più grande ed eterno! Il dolore spinoso che scaturisce dalla tomba di un amore o di una speranza morti costituisce l'ornamento più ricco della vita. Non solo la forma esteriore della vita cristiana è modellata in forme di bellezza morale - in tutte le cose che sono pure, oneste, amabili e di buona reputazione - ma la sua sostanza interiore è anche resa più bella dalla pressione degli shock esterni e delle sofferenze interne. Non è l'albero che cresce in un terreno ricco e in una posizione riparata che produce il legno riccamente venato che viene selezionato per adornare i nostri mobili più belli; ma l'albero che è esposto nella sua situazione desolata e senza riparo a ogni tempesta del cielo. Le forze selvagge che lo colpiscono, e che esso vince con successo, sviluppano in esso le belle vene e i segni che sono così altamente apprezzati dall'uomo. E così non è quando cresciamo nell'agio e nell'agiatezza lussuosa che produciamo i doni e le grazie che arricchiscono e nobilitano la vita cristiana. Le nature che hanno la più ricca varietà e il più grande interesse sono quelle che sono cresciute sotto la pressione della sofferenza e con una fede vitale hanno vinto il mondo. L'apostolo Paolo è un esempio illustre della legge in questione. La sua crescita nella grazia fu davvero sotto la pressione delle circostanze esteriori più difficili, eppure quale meravigliosa pienezza e varietà di forme mostrò! Nessun uomo fu più poliedrico nelle sue conquiste cristiane. Non siamo in balia delle mille contingenze della vita. I guai che ci vengono incontro non sono incidenti. La saggezza divina sta plasmando tutti i nostri fini. (H. Macmillan, D.D.)

La fragilità degli strumenti e l'eccesso di potenza:-

(I.) Schiacciato, ma non rinchiuso in un angolo. L'idea è quella di essere spinti in mezzo alla folla Marco 3:9. Hanno difficoltà a trovare spazio, ma non sono spinti in difficoltà senza speranza

(II.) In difficoltà riguardo ai modi e ai mezzi per svolgere efficacemente il loro ministero, ma non ridotti alla totale impotenza

(III.) Perseguitati, ma non lasciati nelle mani dei nemici, non consegnati ai persecutori

(IV.) Gettato a terra, ma non distrutto. L'idea è l'inseguimento di un fuggitivo in guerra, che, quando viene raggiunto e gettato a terra, di solito viene ucciso. Qui c'era il rovesciamento, ma, per grazia di Dio, non il massacro. (Arcidiacono Evans.)

La vita spezzata:-Il mistero del male ha molti aspetti. Ce n'è uno che è contenuto in quella triste parola "spreco". I germi della vita che appassiscono prima di essere germogliati, le vite spesso così piene di potere e di promesse che vediamo tagliate nel fiore degli anni, le menti dotate che sprofondano nell'incoscienza o nella follia. Ma c'è un'altra considerazione che è ancora più pratica, e che ricade su tutti gli uomini individualmente. Quanto di ciò che è nato con ciascuno di noi deve passare inutilizzato e non sviluppato nella tomba! La professione che un giovane ha messo a cuore può essere davvero quella più adatta a lui, e se potesse iniziare la preparazione con il suo entusiasmo, il suo successo potrebbe essere moralmente certo, e la crescita naturale del carattere assicurata. Ma altri testamenti devono essere consultati oltre al suo; Ci sono difficoltà economiche che si ritiene insormontabili, o c'è il timore di una perdita di casta, o di alcune conseguenze morali problematiche che si temono. E così la prima vampata di speranza e risoluzione viene interrotta da una gelata prematura, e l'alberello principale viene stroncato. L'albero crescerà subito dopo? Questa è la domanda. Oppure la vita degli affetti è stata in qualche modo deformata o stentata. Qualche delusione precoce, la scoperta di qualche difetto sconosciuto di cui nessuno vivente è da biasimare, qualche errore difficilmente evitabile, ci rende consapevoli del fallimento e della limitazione qui, dove il desiderio dell'infinito è più insaziabile. Da questo punto in poi, che cosa sarà la vita? Questi sono esempi marcati di ciò che tutti noi scopriamo ad un certo punto del nostro corso: che il sentimento e l'energia devono essere adattati alle circostanze; che mentre i desideri e gli obiettivi possono essere illimitati, le opportunità, il tempo e il potere umano sono limitati. Ed è qui che diventa evidente la differenza tra la vera e la falsa risoluzione e l'entusiasmo. Abbiamo tentato l'impossibile. Il possibile rimane. Ma ci rimane la forza e la volontà di farlo? La delusione avrà un effetto di indebolimento per un po', ma lo sarà solo per un po' se avremo un po' di forza in noi. L'effetto è vario. Il temperamento più speculativo e sognatore scopre che il mondo è sconnesso, e comincia a far girare teorie di una nuova e rigenerata condizione della società, in cui ogni natura crescerà senza sforzo doloroso fino alla pienezza della sua forma ideale. I più pratici perdono del tutto di vista il loro ideale e cadono in una routine ristretta e noiosa. La natura più audace diventa cinicamente amareggiata, la più morbida si perde d'animo e si placa nella cautela e nella timidezza. Questi sono i sotterfugi della debolezza, e noi dobbiamo alzarci e scuoterci da essi se vogliamo essere spiritualmente sani e forti. Supponiamo, quindi, che la scoperta sia stata fatta, che di molti piani solo quello che sembrava il meno interessante può essere perseguito; che di molti poteri di cui siamo stati consapevoli, solo alcuni dei più ordinari possono trovare il loro naturale compimento; che di tutto ciò a cui un tempo i nostri cuori si aggrappavano, tutto tranne qualche povero frammento è stato tolto dalla sua portata. Immaginate il grande soldato, colpito nella mezza età e condannato a trascinare il resto del suo tempo nella debolezza e nell'inazione. Cosa ci resta allora? Se siamo fedeli a noi stessi, forse la parte più fruttuosa della nostra vita. È vero che il desiderio esaudito è un albero della vita, che ci sono alcuni tipi di crescita che possono venire solo attraverso l'intensità o la continuazione della gioia. Ma è anche vero che fonti ancora più profonde di vita e di crescita si aprono in tempi di dolore e di tristezza per coloro che vi ricorrono rettamente. Ritorniamo a Colui che, con il dito della sua provvidenza, ci ha mostrato i limiti della via che ci è stata assegnata. Dedichiamoci di nuovo a fare e a soffrire secondo la Sua volontà, e troveremo che per la strada stretta e angusta spunteranno molte benedizioni inaspettate. Se ci sono l'amore e la verità, l'umiltà e la profonda contentezza, se l'essere finito è radicato nell'infinito, ci sarà allargamento anche nella sorte meno speranzosa. I doni che, in circostanze concomitanti, avrebbero potuto adornare la letteratura di una nazione, o farsi un nome duraturo nella pittura, o nella musica, o in qualche altro percorso artistico, possono essere concentrati sull'educazione di uno o due bambini, accumulando così una riserva di utilità per il tempo a venire. La stessa energia che in alcune vite si vede esplodere vittoriosa in tutto lo splendore del successo, ha operato non meno eroicamente in altre, sotterranea, per così dire, insospettata e invisibile se non da pochissimi, in una lotta con la fortuna avversa o con la salute avversa. Considerata "sotto la forma dell'eternità", una vita non è meno completa e non meno riuscita dell'altra. Entrambi passano nel mondo nascosto con uguale guadagno. Se c'è la ferma determinazione di fare ciò che la mano trova a fare, anche se può sembrare povero e meschino, di farlo confidando nell'eterna forza e saggezza di Colui che ordina tutte le cose secondo il beneplacito della Sua volontà, non dobbiamo temere che qualsiasi esperienza, qualsiasi aspirazione, qualsiasi amore, Qualsiasi sforzo delle nostre vite passate sarà completamente perso per noi. Agire nel presente non significa necessariamente rompere con il passato. Impariamo ad affrontare al meglio le questioni storpiate. Forse troviamo un modo per rendere conto anche degli incidenti della vita, e intrecciarli nel tessuto del nostro disegno. Né l'esperienza, sia di successo che di fallimento, è mai vantaggiosa solo per noi stessi. La vita più ristretta e deserta non deve essere vissuta completamente in isolamento. Se il fallimento e il dolore hanno lasciato il cuore ancora fresco e dolce, come lo sarà se si fosse aggrappato a un sostegno divino, allora, ovunque ci siano esseri umani, si troverà il modo di versare l'olio della consolazione e il vino della letizia in altre vite. C'è così tanto da fare nel mondo, così pochi finora che sono stati spinti a fare anche solo quello che possono. È terribile pensare che potremmo perdere il poco che ci viene messo tra le mani. Non perdiamo tempo in vani rimpianti, o in vaghi sogni di ciò che l'esperienza ha chiaramente dimostrato essere impossibile, ma raccogliamo i frammenti che rimangono. Anche se a volte possiamo essere abbattuti, sappiate che non siamo distrutti. (Prof. Lewis Campbell.)

Non distrutto:-Molti tipi di semi sono dotati di poteri non solo di conservare la vita nelle circostanze ordinarie della natura, ma di resistere agli attacchi più terribili. Quando il vino è stato prodotto con l'uva passa, e i rifiuti sono stati sparsi sui campi come letame, si è osservato che i semi d'uva hanno vegetato e prodotto giovani viti, e questo nonostante l'ebollizione e la fermentazione che hanno dovuto sopportare. È stato osservato che i semi delle bacche di sambuco crescono dopo prove simili. Sono stati fatti molti esperimenti per accertare esattamente quale quantità di calore innaturale i semi possono sopportare senza essere distrutti. Supera considerevolmente quello che le piante possono sopportare; E lo stesso vale per il freddo estremo. (Illustrazioni e simboli scientifici.)

10 2CORINZI CAPITOLO 4

2Corinzi 4:10-12

Portando sempre in giro nel corpo la morte del Signore Gesù.-

Riguardo alla morte di Cristo:-Il primo e letterale significato di queste parole è che Paolo e i suoi amici erano quotidianamente in pericolo di una morte come quella di Cristo, e che le loro prove lasciavano tracce dolorose sulla forma e sul volto. Non è per questo che siamo chiamati ad essere "conformi alla morte" del nostro Redentore. I giorni del martirio sono finiti. C'è chi pensa di esemplificare il testo portando con sé la rappresentazione materiale della morte del Redentore: il crocifisso. Ah! Puoi farlo, eppure essere a centinaia di chilometri di distanza da qualsiasi conformità con lo spirito del testo. Nostro Signore esige da noi la devozione del cuore; è spiritualmente che dobbiamo sopportare la morte del nostro Salvatore

(I.) Possiamo sopportare il ricordo di esso

(1.) Nulla può essere più chiaro del fatto che non dovremmo mai dimenticare la morte del nostro Redentore. Quando una persona molto vicina a voi è morta, anche dopo che la prima scossa era passata, e voi poteste rimettervi in sesto con una certa calma ai vostri doveri comuni, non sentivate ancora, nella maggiore simpatia per i dolori degli altri, nell'umore più tranquillo, di non aver superato del tutto la vostra prova, che tu portassi ancora con te la morte del caro che se n'era andato? 2. Il ricordo della morte di nostro Signore dovrebbe influenzare tutte le nostre opinioni e azioni. La madre gentile che ha speso la sua vita lavorando duramente per il suo bambino potrebbe ben pensare che il bambino potrebbe a volte venire a stare vicino alla sua tomba, e ricordare la sua gentilezza vivente e le sue parole morenti quando era lontana. E oh! quando pensiamo a ciò che il nostro Salvatore Cristo ha fatto per noi con la Sua morte, quando pensiamo che ogni speranza, ogni benedizione, è stata conquistata per noi da quel grande sacrificio, sicuramente potremmo ben decidere che non vivremo mai come se quella morte non fosse mai esistita! Si sente dire - in verità, forse - che questo mondo non è mai stato lo stesso per loro da quando è morta una persona così cara, che tutta la loro vita è cambiata da allora. È triste vedere un cristiano vivere in modo tale da mostrare chiaramente di aver completamente dimenticato come è morto il suo Redentore!

(1) Quando pensiamo al peccato, vediamolo alla luce della morte di Cristo, e odiamolo perché lo ha inchiodato al legno

(2) O sono la sofferenza e il dolore che vengono a noi, e siamo pronti a lamentarci e a ribellarci? Allora ricordiamo la morte del nostro Redentore, e non sembrerà così difficile che il servo non se la passi meglio del Padrone

(3) O siamo pressati dal senso della nostra peccaminosità e dal timore dell'ira di Dio per il peccato? Allora ricordiamoci di come Gesù è morto per noi, il giusto per gli ingiusti, di come il Suo sangue può togliere ogni peccato

(II.) Possiamo mostrare nella nostra vita quotidiana il suo potere trasformante. Tutta la nostra vita, cambiata e influenzata in ogni sua azione dal fatto che Cristo è morto, può essere una testimonianza permanente che c'è un vero potere di influenzare il carattere nella morte del Salvatore; e così possiamo, in un senso molto vero e solenne, portare sempre con noi la Sua morte portando con noi un'anima, che è ciò che è principalmente perché Lui è morto.

(1.) Quando alla vista della Croce vediamo quanto sia amaramente e misteriosamente malvagio e rovinoso il peccato, sicuramente la lezione pratica è chiara che dovremmo calpestarla risolutamente e cercare seriamente la liberazione dalla maledizione di quella cosa spaventosa che ha portato un'agonia così indicibile sul nostro Redentore, e pregare costantemente per quello Spirito benedetto che soffierà nuova vita in ogni buona risoluzione, e vivifichi nella chiarezza della luce del sole ogni suono e ogni vera credenza

(2.) Quando giungono il dolore e la sofferenza, pensali come alla presenza della morte del Redentore, e imparerai la lezione della rassegnazione pratica

(3.) E nei giorni di paura e ansia, quando non sai come andrà con te, guarda a Gesù sulla Croce e impara la lezione della fiducia pratica nell'amore e nella saggezza di Dio

(4.) E, per riassumere tutto, sopportiamo ogni giorno la Sua morte morendo al peccato e vivendo per la santità. Questo è il grande conformismo che è aperto a tutti noi, questo è il modo in cui possiamo essere "crocifissi con Cristo". Conclusione: "Sempre". Sì, sopportatelo sempre; Non deporre mai quel fardello. Sopportatelo sempre; non in asprezza, non in quel tipo di religione dura e severa che possiamo vedere in alcuni credenti sbagliati e dal cuore ristretto. Sopportatela con umiltà, gentilezza, carità, speranza e allegria. (A. K. H. Boyd, D.D.)

La comunione del cristiano nella morte di Cristo:-Come sopportiamo quotidianamente la morte del Signore Gesù?

(I.) Coltivando la fede in un Salvatore crocifisso

(1.) La morte di Cristo è

(1) Il più meraviglioso di tutti i fatti, e non dovremmo essere autorizzati a crederci a meno che non ci fosse autenticato dalla testimonianza divina

(2) Il più interessante. È il fondamento di tutto ciò che è caro all'uomo. È il più interessante di tutti i fatti che sono registrati, non solo nella narrazione umana, ma nel Libro di Dio e negli annali dell'universo

(3) Il più influente. Essa si diffonde attraverso tutta la rivelazione e l'economia di Dio, e pervade il governo morale dell'Altissimo. È nel Libro di Dio il primo, se non per punto d'ordine, almeno di importanza. "Ti ho trasmesso, prima di tutto, come Cristo è morto per i nostri peccati," ecc

(2.) Nutrire la fede in questo fatto, quindi, è il primo dovere dell'uomo, e così facendo diventiamo partecipi delle sofferenze di Cristo

(II.) Con un continuo ricordo di questo grande evento. Ciò in cui crediamo con la massima certezza, in cui proviamo il più profondo interesse e al quale diamo il posto più alto, sarà da noi meglio ricordato; e la morte di Cristo, possedendo tutti questi requisiti, con un uomo buono si imprimerà profondamente nella sua mente. Aiutarci in questo grande esercizio è il disegno più ovvio della Cena del Signore. Se dimentichiamo Gesù che è morto per noi, chi e cosa ricorderemo razionalmente e religiosamente?

(III.) Con un progressivo miglioramento di questo grande evento. La morte di nostro Signore è esposta nella Parola di Dio e nella Cena del Signore, non solo per contemplazione o per curiosa indagine, ma per profonda meditazione e miglioramento pratico. Ora, un uomo buono è ansioso di migliorare questa morte per tutti gli scopi per i quali è stata stabilita da Dio e sopportata da Cristo. Altri possono fissare la Croce; se ne glorifica. Altri possono gettare un'occhiata fugace sul Divino Sofferente; è appeso alla Croce, vive di essa

(IV.) Assorbendo sempre di più del Suo Spirito. E che cos'era questo spirito? Era uno spirito

(1.) Del santo amore. "Lui ci h amati di un amore eterno", e da lì "ha dato se stesso per noi".

(2.) Di santa sottomissione alla nomina divina. "Ecco, io vengo per fare la tua volontà, o mio Dio"; ed Lui sapeva bene tutto ciò che comportava

(3.) Di decisione decisa nella Sua grande opera. "Ho un battesimo con cui essere battezzato, e come sono ristretto finché non sia compiuto!"

(4.) Di santa purezza. Lui era l'Agnello di Dio, "senza difetto e senza macchia".

(5.) Di fede invincibile. "Dio mio, Dio mio!" Lui gridò, affermando di interessarsi a Lui quando le acque travolsero la Sua anima

(6.) Di totale rassegnazione a Dio in mezzo alle agonie della morte e alla prospettiva di morire. "Padre, nelle tue mani affido il mio spirito". Ora, un uomo buono sopporta la morte del Signore Gesù cercando di bere continuamente allo spirito di Cristo, e dandogli l'esempio sempre di più

(V.) Con un'illustrazione pratica di quella grande morte, del suo carattere e del suo potere. Sebbene non fosse l'unico, e nemmeno il principale, fine della Sua venuta nella carne mostrare un sublime esempio di perfetta moralità, tuttavia senza dubbio Lui venne a presentarci un modello di ogni bontà e pietà. Perciò ci viene detto che Lui ci ha "dato l'esempio affinché seguissimo le sue orme".

(VI.) Con una frequente e solenne commemorazione di Lui. (J. Mitchell, D.D.) "Affinché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo".

La manifestazione della vita di Cristo:

1.) C'è qualcosa di meravigliosamente enfatico nell'idea che è la vita di Gesù che si manifesta nel cristiano. Secolo dopo secolo è svanito, e Lui che ha conquistato a Sé, con l'agonia e la morte, la signoria di questa creazione inferiore non hanno interferito visibilmente con l'amministrazione dei suoi interessi. Verrà davvero il tempo in cui sarà data una prova sensata, e ogni occhio guarderà il Figlio dell'Uomo seduto sulle nuvole e chiamato al giudizio. Ma siamo liberi di ammettere che, poiché sotto la presente dispensazione non ci sono manifestazioni visibili della regalità di Cristo, non è facile, se si mette in dubbio l'autorità della Scrittura, portare avanti una prova soddisfacente che Gesù è vivo

(2.) Eppure non siamo pronti ad ammettere la totale assenza di una testimonianza diretta, positiva, pratica. Portiamo così l'affermazione del nostro testo, che esiste una cosa come la manifestazione della vita del Redentore. Era abbastanza possibile che la malizia dei persecutori consumasse fino al naufragio il corpo dell'apostolo; ma c'erano tali continui miracoli nel suo essere sostenuto nella battaglia con i principati e le potenze che, se sfidato a dimostrare che il suo Signore era vivo, poteva indicare il tabernacolo distrutto, e rispondere trionfalmente, anche la vita di Gesù, così come la morte, era resa manifesta in quanto il suo corpo

(3.) La dottrina del fatto che Cristo vive per noi è in tutto e per tutto strettamente legata alla nostra salvezza come quella del Suo essere morto per noi. La risurrezione fu l'attestazione di Dio del valore dell'espiazione

(I.) Le persecuzioni subite dagli apostoli, così come i proclami che pronunciavano, servivano a dimostrare che Gesù era vivo

(1.) I governanti dissero che il corpo era stato rubato; Gli apostoli dissero che il corpo era stato vivificato. Chi non vede che, perseguitando gli apostoli invece di dimostrare che erano bugiardi, i governanti stessi hanno reso testimonianza al fatto che Gesù era vivo? Non avevano alcuna prova da produrre della verità della loro stessa dichiarazione, e quindi si sono messi a sbarazzarsi con la forza della contro-dichiarazione. Il potere è stato sostituito dalla prova, la crudeltà dalla discussione. Sosteniamo quindi che non si sarebbe potuta dare un'attestazione più forte del fatto della vita di Cristo delle persecuzioni a cui furono sottoposti gli apostoli per sostenere tale fatto

(2.) Possiamo ancora sostenere che, sottoponendosi alle persecuzioni, gli apostoli dimostrarono la loro propria convinzione che Gesù era vivo. C'è un limite che l'entusiasmo non può superare. Se gli apostoli non avessero creduto in Cristo vivo, non si sarebbero esposti con gioia al pericolo e alla morte

(II.) La grande manifestazione della vita di Gesù risiede nei sostegni e nelle consolazioni concesse ai perseguitati

(1.) Quando si permise alla malizia degli empi di fare il suo peggio, fu somministrata così tanta assistenza soprannaturale che tutti, tranne i reprobi, devono aver visto che la potenza del Signore sosteneva i martiri. Essi uscirono dal mondo con la gioia negli occhi e con il trionfo sulle labbra, fiduciosi che il loro Maestro viveva per accoglierli, e quindi in grado di gridare con Stefano: "Signore Gesù, ricevi il mio spirito". 2. Ora, noi sosteniamo che, ogni volta che Dio interviene direttamente per preservare un individuo mentre pubblica una dottrina, Dio dà virtualmente testimonianza alla verità di quella dottrina. Se la dottrina pubblicata fosse l'opposto della verità, Lui non segnerebbe mai l'editore con la Sua approvazione; e così abbiamo una manifestazione decisiva e vivida della vita di Cristo nelle sofferenze degli apostoli

(3.) Mentre Cristo soggiornava sulla terra, Lui disse ai Suoi discepoli che la persecuzione sarebbe stata la loro sorte, ma anche che Lui sarebbe stato vivo per agire come loro protettori. Quando, quindi, tutto avvenne come Cristo aveva predetto, quando furono somministrati i sostegni che Lui aveva indicato come risultato della Sua vita, cosa c'è di più giusto che sostenere che i sostegni erano una prova della vita?

(III.) Non vorremmo che pensaste che la manifestazione della vita del redentore fosse limitata agli apostoli. Prendete chiunque ora cammini per fede e non per visione. Lui vi dirà che tutta la sua condotta è ordinata supponendo che egli abbia un Salvatore sempre vivente che interceda in suo favore. Lui vi dirà, inoltre, che non ha mai trovato la supposizione falsificata dall'esperienza. Lui va a Cristo addolorato, credendo che Lui vive; ne esce confortato, e così prova che Lui vive. Lui porta i suoi fardelli a Cristo, supponendo Lui vivo; li trova portati via, e così dimostra Lui vivo. Tutto, in breve, ciò che è promesso come risultato della vita di Cristo entra in suo possesso, ed è, quindi, una prova della vita di Cristo. Se sono un credente, guardo a Cristo come vivente per me; Vado a pregare Cristo perché viva per me; e, se non sono mai deluso dal mio riferimento a Cristo come vivente per me, non c'è forse una forte testimonianza nella mia esperienza personale che Gesù vive? In breve, se il cristiano vive solo della fede nel Salvatore vivente, la sua vita deve essere la manifestazione della vita del Salvatore. Se Cristo non è vivo, come mai coloro che agiscono in base alla supposizione che Lui è vivo trovano la supposizione continuamente verificata e in nessun caso falsificata, verificata dall'assistenza concessa, dalle promesse adempiute, dalle consolazioni di cui godono questi corpi mortali, che sono i teatri di guerre senza tregua con una natura corrotta e spiriti apostati? Conclusione: Ciò che desideriamo per te è che tu possa manifestare la vita del Redentore, manifestarla con il vigore con cui resisti al diavolo, ti liberi dal mondo e ti dedichi alla cultura della santità. (H. Melvill, B.D.)

13 2CORINZI CAPITOLO 4

2Corinzi 4:13

"Avendo noi lo stesso spirito di fede, come sta scritto: Ho creduto e perciò ho parlato".

La fede è la molla principale dell'azione:-

(I.) Primo, un uomo deve avere fede prima di poter sperare di parlare con successo. Credere profondamente deve andare prima di parlare con il cuore. Prendilo per quanto riguarda qualsiasi dipartimento di scienze umane; Supponiamo che un uomo non creda nei principi dell'astronomia o della geologia, e tuttavia pretenda di insegnare queste scienze, la sua mancanza di cuore renderebbe rapidamente inutile il suo insegnamento. Supponiamo infatti che un uomo non abbia questa fede, quante volte il suo giudizio sarà in errore; quante volte il suo spirito verrà meno nel giorno dell'avversità; quante volte il suo zelo si spenderà in oggetti senza valore

(II.) Che in proporzione alla nostra fede sarà l'energia della nostra parola. Pietro e Giovanni credettero, quando rimasero calmi e fiduciosi davanti al Sinedrio. Whitfield e Wesley hanno creduto quando hanno risvegliato le convinzioni religiose e risvegliato le coscienze sopite di questo paese nel secolo scorso

(III.) Quando un uomo crede, è tenuto a parlare. È un dovere prescritto dal cielo; il suo obbligo sancito dall'anima. Tutto il problema del progresso umano si impernia su questo obbligo. È "un giorno di buone notizie; e non stiamo bene se tace". (W. G. Barrett.)

La fede e le sue espressioni:-Abbiamo qui una descrizione di un vero profeta. Un semplice funzionario parla perché ci si aspetta che dica qualcosa: un vero profeta parla perché ha qualcosa da dire

(I.) Ci ho creduto. Queste parole si riferiscono

1.) Alle verità che Dio insegna

(1) Le verità di Dio sono tutte verità vitali. L'argomento di cui trattano è la vita. Vedere chiaramente la verità, e afferrarla saldamente, è la vita della ragione. Scegliere il giusto, farlo e gioire di esso, è la vita della coscienza. Avere passioni e sentimenti che rinvigoriscono, confortano e nobilitano è la vita dell'anima. L'uomo è in relazione con un Essere che può dargli la luce della ragione, la pace della coscienza, emozioni sante e gioiose, e il favore di questo grande Essere è la vita. Il suo dispiacere è la morte. Questo è l'importante argomento su cui parla la verità di Dio

(2) E come soggetto, tale è anche la questione della verità di Dio. Consiste in indicazioni su come raggiungere la vita e come sfuggire alla morte. In ogni circostanza la conoscenza di queste direzioni sarebbe di primaria importanza. Alcune parti del mondo sono visitate dalla peste. Supponiamo ora che si rivelasse un rimedio, non sarebbe una grande verità, e non saremmo ansiosi di proclamarla in lungo e in largo? Ma quanto è incomparabilmente più grande quella verità che è la salvezza di Dio fino agli estremi confini della terra!

(II.) Il modo in cui Dio insegna queste verità. La verità così come è insegnata da Dio esiste nell'uomo

(1.) Come una chiara apprensione. C'è una grande differenza tra vedere chiaramente una verità e averne solo una nozione generale e confusa. Quando si guarda un paesaggio nella nebbia, non ci si può fare un'idea precisa delle sue caratteristiche. La verità, in circostanze simili, non può produrre alcuna impressione sull'anima. La sua bellezza, la sua importanza, il suo valore sono tutti perduti per colui che ne ha solo una concezione confusa. Molti pensano di aver guardato la Croce, ma non riescono a vedere in essa alcuna gloria. Non l'hanno davvero visto. Sono come l'uomo che vede un paesaggio nella nebbia. È per questo che una visione generale della Croce è spesso nient'altro che un malinteso; mentre, d'altra parte, una vera visione della Croce scuote l'anima dalle sue profondità più basse. È una visione che penetra nel cuore, che trasforma l'anima; porta il peccatore a voltare per sempre le spalle al mondo e ad adorare il Crocifisso

(2.) Come una convinzione irresistibile. Credi nella tua coscienza; Non chiedete argomenti per dimostrare che la vostra coscienza non vi sta sempre ingannando. Tu credi in un mondo esterno; Non chiedete argomenti per dimostrare che un mondo esterno non è una mera illusione ottica. Un bambino ha fiducia nella sua nutrice; Crede che la sua nutrice lo nutrirà e lo amerà e non lo farà del male o lo distruggerà. Quindi, colui che è istruito su Dio sarebbe in grado di non credere alla propria coscienza come di non credere che Gesù Cristo sia venuto nel mondo per salvare i peccatori

(III.) Perciò ho parlato. È naturale che la lingua esprima ciò che l'anima sa e il cuore sente; Ma ci sono due ragioni in relazione alla verità evangelica che si trasformano, ciò che in altri casi è solo naturale, in una necessità morale

(1.) La verità divina è di interesse universale. Quando "Mosè innalzò il serpente nel deserto" la notizia era importante allo stesso modo per ogni Israelita morso dal serpente; perciò questa "fedele parola è degna di ogni accettazione che Cristo Gesù venne nel mondo per salvare i peccatori". L'antidoto al veleno del peccato dovrebbe essere reso noto ovunque quel veleno infuria

(2.) La fede che la Chiesa ha ricevuto è quella che spinge in modo particolare l'espressione della lingua. (W. Alliott.)

La parola credente è l'organo evangelizzatore del cristianesimo:-I

In contrapposizione alla letteratura credente. La letteratura è una delle più potenti istituzioni umane, e di tutta la letteratura prodotta dai credenti su argomenti cristiani è incomparabilmente la più preziosa. Ma il migliore di questi è privo del potere che deriva dal credere alla parola. Quest'ultimo ha la presenza dell'autore. La presenza di un uomo davanti a suo fratello è di per sé un potere. La verità attraverso la penna è la verità nel raggio lunare. Per quanto limpido, fa freddo. Sotto la sua influenza i paesaggi appassiranno e i fiumi si congeleranno. La verità nella voce vivente è un raggio di sole che penetra le fredde regioni della morte e tocca tutto nella vita. Perciò Cristo, che conosce la natura umana e il modo migliore per influenzarla, affidò la propagazione del Suo vangelo alla voce vivente. Lui comandò ai Suoi discepoli di andare dappertutto e predicare il Vangelo

(II.) In contrapposizione al discorso professionale. Ogni domenica si predica a milioni di persone che non sono mai influenzate efficacemente dalla verità. Perché? C'è la voce vivente, ma quella voce non è l'organo dell'anima credente

(1.) Evidente onestà. Pochi ascoltatori possono non rilevare la differenza tra l'espressione di una convinzione e quella di un semplice oratore professionista

(2.) Virilità vivente. L'uomo che dice quelle cose che non sono mai diventate convinzioni per lui si trova davanti al suo pubblico solo come un pezzo di meccanismo. Il meccanismo può essere simmetrico nella forma, aggraziato nel movimento; Eppure è il meccanismo, non la virilità. Ma chi esprime le sue convinzioni fa risuonare la sua virilità nelle sue parole

(3.) Influenza incontenibile. L'uomo che predica senza fede fa il suo lavoro più o meno come un compito. Due cose danno a questa incontenzionalità

(1) La relazione dei soggetti creduti con i suoi affetti sociali. I sudditi del cristianesimo sono essenziali per la salvezza della razza, e la sua filantropia lo spinge a farli conoscere

(2) La relazione di questi soggetti con le sue simpatie religiose. Hanno a che fare con la gloria di Dio, che Egli ama sommamente, e per questo la sua pietà lo spinge ad annunciarli. (D. Thomas, D.D.)

Lo spirito della fede è stato in tutte le epoche il potere sotto la cui ispirazione è stato mantenuto il conflitto contro il male e le vittorie della verità e della giustizia vinte. Senza fede la posizione degli apostoli sarebbe stata davvero scoraggiante. Qui, in questo mondo della vista e della sola ragione, c'era tutto da deprimere. Lì, nella fedele Parola del loro Dio immutabile, alla presenza del loro Signore vivente, nella certezza di quelle potenti influenze spirituali che dovevano coronare la loro opera con il successo, tutto doveva stimolare e rafforzare. Essi videro che il mondo intero si mosse contro di loro; credettero che lavoravano per Dio, e che Dio lavorava per loro. Che gli altri uomini lo comprendano o no, il nostro principio rimane lo stesso: "Noi crediamo, e quindi parliamo".

(I.) La fede come principio vincolante del nostro lavoro. Dappertutto la fede e la parola devono essere unite. L'uomo che dice ciò che non crede è un ipocrita. L'uomo che crede a ciò che non dirà è un codardo. Non è solo che noi, sotto l'impulso di una devozione cavalleresca alla causa che abbiamo sposato e al capo che seguiamo, scegliamo di parlare, ma che siamo sotto un potere che ci rende impossibile mantenere il silenzio. L'amore di Cristo ci costringe a parlare e a lavorare per Lui

(1.) La fede ispira un sentimento di lealtà alla verità in cui crediamo. Non è così raro che la sua esistenza negli uomini cristiani debba essere considerata strana e inesplicabile. L'odio per l'ostentazione e gli orpelli, il desiderio di essere veri e genuini, hanno dato carattere alla nostra arte in quel realismo che è una delle sue caratteristiche più importanti. La poesia più nobile del tempo è stata ispirata da un sentimento simile. Questa forza di verità si è fatta sentire nel mondo della politica, rovesciando molti abusi consacrati dal tempo, costringendo ogni istituzione, per quanto venerabile, a rivendicare il proprio diritto ad esistere dando prova della propria armonia con le leggi eterne del diritto e con i migliori interessi della società. Soprattutto si manifesta nel regno dell'indagine scientifica, dove anche il principio più semplice deve verificarsi con prove indiscutibili. In questa fame di verità dobbiamo simpatizzare. Ciò che chiediamo, tuttavia, è che questi ricercatori della verità riconoscano la ragionevolezza dell'omaggio alla verità che viene reso nell'impresa missionaria. Meravigliatevi, se volete, della grandezza della nostra fede, ma ammettete che con la nostra fede qualsiasi altra linea di condotta sarebbe un tradimento di quella verità per la quale voi e noi professiamo riverenza. Noi stessi abbiamo gustato e maneggiato la buona Parola di Vita. Per noi il vangelo è la vera luce, ma se dovessimo rifiutarlo al mondo creeremmo il dubbio se lo consideriamo come una luce dal cielo, e se non ci possa essere un sospetto in agguato nelle nostre menti che possa essere, come sostengono i suoi nemici, un'illusione della fantasia umana o una superstizione umana

(2.) La fede rafforza il nostro senso di obbligo insegnandoci che il Vangelo non è solo la verità, ma che è la verità. L'esclusività del Vangelo è una delle sue caratteristiche più marcate. Non indica un solo Salvatore tra i tanti, ma ci dice chiaramente che c'è un solo nome dato sotto il cielo tra gli uomini per mezzo del quale possiamo essere salvati. Che una tale disposizione sarebbe stata fatta se l'uomo avesse potuto essere salvato indipendentemente da essa è una supposizione che non può essere presa in considerazione da nessuno che abbia sottolineato la meravigliosa economia di tutta la procedura divina. Tutte le analogie ci insegnano che se l'uomo avesse potuto raggiungere la salvezza con la stessa facilità con cui ha scoperto la verità scientifica, Dio gli avrebbe certamente lasciato fare l'una e l'altra. Il fatto che Dio abbia mandato il Suo unigenito Figlio nel mondo per redimere il mondo è la prova che senza di Lui non ci sarebbe stata redenzione. Ma quanto sono tremendamente pesanti gli obblighi che impone la convinzione che questo è l'unico messaggio dell'amore del Padre per i Suoi figli ribelli e che a noi è affidata la consegna di quel messaggio. Chiedeteci perché dovremmo prenderci tanta briga di disturbare la fede di popoli che sono abbastanza soddisfatti dei loro vecchi credi - la domanda dovrebbe piuttosto essere come sia possibile per noi, che manteniamo una tale fede, essere contenti dei deboli tentativi che la Chiesa sta facendo per istruire i milioni di persone che sono alienate da Dio a causa delle tenebre che sono in loro

(3.) La fede chiama in azione un principio ancora più potente: la lealtà al nostro Signore. La forza di un credo, di un sentimento, di un principio, è debole in confronto a quella della devozione a una persona. E, mentre Lo amiamo, dobbiamo condividere la Sua passione per la salvezza delle anime. Non ci può essere una prova più sicura della mancanza di accordo tra il nostro cuore e quello del Maestro dell'apatia in relazione alla diffusione del Suo regno nel mondo

(II.) La fede ci dà la certezza del successo

(1.) Gli uomini cristiani non possono stupirsi dell'aspetto assolutamente disperato che la loro impresa assume agli occhi di coloro che la giudicano in base ai principi della mera ragione. La forma più pura della vostra religione non è quella che è stata in grado di ottenere il maggior sostegno. Se la ragione ha così poca influenza e la superstizione esercita un'attrazione così potente, anche tra i popoli che sono venuti sotto l'insegnamento del cristianesimo, che cosa dobbiamo aspettarci da coloro che ascoltano le sue dottrine per la prima volta? A tali ragionamenti non abbiamo nulla da rispondere. Se dobbiamo guardare solo alle "cose che si vedono", dobbiamo confessare che la nostra impresa è una stravaganza selvaggia. Alcuni missionari che abitano in un'umile casa in una di quelle meravigliose città del mondo orientale, radunando nelle loro scuole qualche bambino, o nel migliore dei casi una misera frazione di tutta la popolazione nelle loro cappelle, per ascoltare la Parola che hanno da predicare, e sperando in questo modo di rovesciare un'antica religione e convertire un popolo idolatra, presentare uno spettacolo che, a qualsiasi occhio che non sia quello della fede, ha qualcosa del ridicolo che gli appartiene. Se dobbiamo giudicare solo dalle apparenze, nessun conflitto potrebbe sembrare così impari, nessuna questione così certa. È perché crediamo che ci siano altre forze che non vediamo, ma che sono più potenti di tutta la potenza che può essere schierata contro di esse, che guardiamo con sicura fiducia al risultato. È in queste cose che non si vedono, la forza della verità, l'armatura della giustizia, l'onnipotenza dello Spirito di Dio, le cose che non possono essere scosse, ma sono eterne, che noi confidiamo. "Alcuni confidano nei carri e gli altri nei cavalli, ma noi ci ricorderemo del nome del Signore nostro Dio". 2. Il vero potere di queste forze invisibili, che gli uomini sono inclini a valutare con tanta leggerezza, ma che di tanto in tanto rivendicano la loro maestà in modi così meravigliosi, non deve ora essere appreso per la prima volta, e l'assurdità che alcuni scoprono nelle nostre aspettative scompare quando tentiamo di fare l'oroscopo del futuro con l'aiuto della storia del passato. Chi avrebbe osato profetizzare, al tempo in cui furono scritte le parole del nostro testo, che quando tutto il resto di quella famosa città di Corinto fosse scomparso, quando i suoi altari e i suoi dèi fossero sprofondati insieme nella polvere, l'unica cosa che sarebbe vissuta e avrebbe portato la fama di Corinto in regioni dove altrimenti il suo nome non sarebbe mai stato udito, sarebbe stato il vangelo insegnato da quello straniero ebreo. Quello che è successo in quei primi giorni è accaduto ancora e ancora da allora

(3.) Se mai c'è stata un'epoca che dovrebbe diffidare della vanagloriosa fiducia che gli uomini sono soliti esprimere nella mera forza materiale, è quella presente. Non ha bisogno di cercare negli archivi del passato, perché ha avuto sotto i suoi occhi prove che avrebbero dovuto convincere i più scettici che c'è un potere più potente della forza degli eserciti, della forza schiacciante dell'opinione pubblica, del prestigio del rango e della moda, che l'unione di tutte le forze che il mondo può impiegare a favore del terrore. Se non ha imparato che ci sono forze potenti che combattono dalla parte della verità e della giustizia, non sappiamo quali segni e miracoli rimuoverebbero la sua ignoranza o scuoterebbero la sua ostinata incredulità. Per noi, almeno, essi sono come nuovi appelli a riporre la nostra fiducia in Dio, non trascurando l'impiego di tutti i mezzi che Lui può mettere in nostro potere. La vittoria può essere dichiarata in un modo molto inaspettato e in un momento molto inaspettato. Una successione di eventi rivelerà la segreta debolezza di quei sistemi orgogliosi la cui manifestazione esteriore di forza e di gloria ha ingannato il mondo sul loro vero carattere. Le istituzioni che sembravano così forti sono cadute, anche se gli uomini saggi hanno detto che non potevano farlo, e gli uomini orgogliosi hanno detto che non dovevano cadere, anche se i loro assalitori erano tanto disperati quanto i loro amici erano fiduciosi, anche se tutto era per loro tranne il potere della verità

(4.) Questa, dunque, è la nostra fede, e in quella fede parliamo e agiamo. Ma stiamo attenti che la nostra condotta non falsifichi le nostre professioni e infligga alla nostra causa un danno più grave di quello che potrebbe ricevere dai suoi nemici. L'affermazione della nostra fede ha valore ed efficacia solo nella misura in cui può portare a risultati pratici. La semplice eccitazione evanescente non solo non serve a nulla, ma aiuta a ingannare i nostri cuori. E' davvero una cosa miserabile se dobbiamo ributtarci sui trionfi del passato per trovare un po' di consolazione in mezzo ai segni di debolezza del presente. Dov'è il suo potere ora? Quello che aveva una volta può averlo di nuovo. Non c'è motivo che essa abbia mai messo in gioco che non conservi tutta la sua antica forza, non c'è promessa su cui si basi che non rimanga ferma e immutabile, non c'è forza che abbia impiegato in passato che non sia ugualmente al suo comando oggi. Noi professiamo di avere la stessa fede che ha ispirato gli eroi della nostra cavalleria cristiana nei giorni passati, e se non produce in noi un eroismo altrettanto nobile è perché le nostre anime non sono state sottomesse al suo potere

(5.) Signore, accresci la nostra fede. Allora nutriremo una simpatia più ampia e profonda con l'umanità. Allora udremo la voce del nostro Re, che ci ordina di andare avanti nel Suo nome e con la Sua forza per vincere ogni menzogna, ogni peccato, ogni tirannia, ogni frode sacerdotale. Allora la nostra consacrazione sarà più perfetta, e il nostro zelo metterà in campo un'energia e una liberalità le cui azioni generose e generose faranno vergognare le nigre offerte del presente. (J. G. Rogers, B.A.)

14 2CORINZI CAPITOLO 4

2Corinzi 4:14-15

Sapendo che Lui che ha risuscitato il Signore Gesù risusciterà anche noi.

Fatti che ispirano l'anima:-

(I.) Che Cristo è risorto dai morti. "Sapere", ecc. Nessun fatto nella storia è più saldamente stabilito

(II.) Che anche il vero discepolo di Cristo sarà risuscitato. "Innalzerà anche noi", ecc

(III.) Che tutte le cose sono per il bene del bene. "Ogni cosa è per voi" Romani 8:28; 1Corinzi 9:21-13

(IV.) Che tutte le cose nella vita dovrebbero portare alla vera adorazione di Dio. "Che l'abbondante grazia", ecc. È solo nell'adorazione che l'anima può trovare lo sviluppo libero e armonioso di tutte le sue forze spirituali. L'adorazione è il paradiso. (D. Thomas, D.D.)

16 2CORINZI CAPITOLO 4

2Corinzi 4:16-18

"Questo perché non ci veniamo meno; ma anche se il nostro uomo esteriore perisce, tuttavia l'uomo interiore si rinnova di giorno in giorno".

Doppia virilità:-

(I.) C'è una dualità nella virilità cristiana. L'apostolo non era solo un grande teologo, ma anche un grande filosofo. Qui Lui parla di un uomo "esteriore" e di un uomo "interiore", e parla di loro come distinti, anche se in questo mondo sono sposati insieme. Quest'uomo esteriore è parte di noi, è nostro, ma non noi. Sento che questo corpo è mio, ma non sono io. Nell'uomo esteriore abita un uomo interiore, invisibile agli occhi dei sensi; ama, crede, spera, ecc., e compie molte azioni che l'uomo esteriore non può fare. Innumerevoli difficoltà, come un esercito che attaccava, assalivano "l'uomo esteriore" di Paolo, e in qualsiasi momento poteva essere distrutto; Ma il suo "uomo interiore" era calmo e al sicuro, come tra le mura di un castello, e diventava più forte e coraggioso man mano che la battaglia si faceva più calda

(II.) La crescita o il decadimento di questa doppia virilità non è necessariamente coordinata. Un uomo può crescere esteriormente, e i suoi possedimenti possono allargarsi, mentre le sue facoltà mentali e morali possono diminuire, e vice-versâ. L'uomo esteriore, o scrigno, può decadere, mentre l'uomo interiore, o gioiello, viene lucidato giorno dopo giorno, e adattato per la corona del Redentore

(III.) Questi fatti presentano una beata speranza e un incoraggiamento per il bene. (F. W. Brown.)

L'uomo che muore e l'uomo rinnovato:-

(I.) Dio ha posto alcuni tipi di questa grande verità del testo negli oggetti che vediamo

(1.) C'è un albero da frutto. Legno, corteccia; foglie, compongono la sua figura visibile. Ogni anno cambia un po' in meglio o in peggio, e ogni stagione dà qualche segno che sta invecchiando. Tutto ciò che riguarda l'albero, allora, alla fine, perisce? No. Al di sotto di questa forma e di questo colore visibili c'è una forza misteriosa all'opera. Questo non invecchia né si decompone. Quando questo particolare albero ha fatto tutto il suo lavoro, quell'elemento segreto della vita è tutto nascosto in alcuni semi che sopravvivono

(2.) Passi davanti a un campo di grano. Lo scorso aprile quel terreno era nudo e marrone. Tra qualche settimana il terreno sarà nudo e marrone come quando l'ultima neve si è sciolta. Eppure nel granaio è conservata la vita del raccolto. La parte esterna ritorna alla terra com'era; la parte interiore si rinnova e continua a vivere

(3.) Prendi i macchinari. Quelle leve, ruote, rulli, lame, valvole, si consumano continuamente. Ma c'è un sottile potere della natura che opera attraverso di esso e che non si esaurisce mai. Il frutto della nostra industria spesso, almeno, rimane un beneficio duraturo

(4.) In quasi tutti i nostri impieghi ci sono due elementi di questo tipo. In primo luogo, c'è l'apparato esterno necessario per portare avanti l'attività, e sempre in perimento. Oltre a questo, c'è il prodotto meno palpabile ma molto più importante e duraturo dell'azienda nell'uomo che lo fa

(5.) Una grande nazione, con l'esborso e il sacrificio di una desolante guerra di difesa, può ricostituire tutte le più nobili fonti di pace e onore permanenti. In ogni caso, e in ogni tempo, l'individuo e i suoi contemporanei scompaiono, ma il carattere nazionale continua a formarsi

(II.) Ora apri la tua Bibbia. Con quale nuova chiarezza è scritta questa verità! Qui abbiamo la chiave di tutti questi cifrari in natura, che altrimenti non sarebbero che un enigma incomprensibile. Qui passiamo al di là di ogni debole accenno al grande sole, dove la vita e l'immortalità sono portate completamente alla luce

(1.) Qualcosa in te è transitorio

(1) In questa parte mortale Paolo include i guadagni visibili del lavoro e del calcolo, l'ambiente delle proprietà, i mobili e gli abiti; e, oltre a questi, tutte le realizzazioni intellettuali, le raffinatezze sociali e i vantaggi di rango e di posizione che non sono consacrati dalla fede e resi parte dell'uomo spirituale 1Corinzi 13:8

(2) L'"uomo interiore" è una cosa semplice e definita. È in questo che dimora il Cristo vivente mediante la fede. Non c'è solo una credenza formale in un'espiazione compiuta da Lui secoli fa, ma anche una ricezione cordiale e amorevole di Lui come vita presente e personale

(2.) Giorno dopo giorno la vita interiore della vera anima cristiana diventa più profonda, più forte e più ricca. Non è solo un'immortalità futura, ma la paradisiaca inizia qui. Mai soddisfatto della santità raggiunta, la sua grande aspettativa è quella di una fede illimitata, e secondo la sua fede è fatto, finché questo corpo logoro non viene scambiato con il corpo della risurrezione, risvegliandosi a somiglianza del Signore, e soddisfacendo di esso

(3) In questo modo e in nessun altro il credente è in grado di guardare con calma ai cambiamenti della sua mortalità, alla fuga del tempo, all'avanzare dell'età, al dolore e all'infermità, al disordine, alla morte stessa. L'uomo esteriore perisce. Lascialo perire; la sua morte non farà altro che liberare l'uomo interiore, in una libertà infinita ed eterna. Così i martiri cantano le loro vite nel fuoco. Così i sofferenti nelle nostre dimore comuni rendono grazie a Dio in mezzo all'agonia, con gli occhi fissi su una città che continua e su una sostanza più duratura. Conclusione

1.) Giovinezza sana, felice e vigorosa! Ogni giorno il tuo corpo guadagna forza. Chi dirà, dunque, che questo tuo uomo "esteriore", che fa crescere ogni giorno, perisca? Lo dice l'orologio, ad ogni secondo. Questa crescita e questo guadagno del vostro corpo sono solo un preludio all'inevitabile decadimento che è a portata di mano. Ancora qualche mese, e ci sarà qualche segno, dato che la cima della collina è stata attraversata. Quale sarà la fine? La tomba? Oh, non vorreste che fosse così! Dov'è, allora, la vita interiore? L'anima ha una sola vita, che è la vita in Cristo. Ha un solo morto. L'incredulità, l'egoismo, la sensualità, la passione, la vanità, l'amore del mondo, lo uccidono

(2.) Ecco il conforto per la vecchiaia. Hai trovato quel tuo corpo stanco e logorato meno pronto di quanto non fosse in passato a eseguire gli ordini della tua volontà. Ma se la tua vecchiaia è cristiana, il creatore e il padre della tua vita vedrà, come ha promesso Lui, che il tuo uomo interiore, che è la sua immagine, non morirà mai. Lasciate che il tabernacolo terreno si sgretoli. Vedrai solo più del cielo. (Bp. Huntington.)

Novità di vita:-Se un uomo si rinnova giorno dopo giorno, ci sarà qualcosa di nuovo da imparare, qualche nuova esperienza da raccontare; il mondo sarà un nuovo mondo, la Bibbia sarà una nuova Bibbia. Raramente riceviamo una nuova luce su una verità. Le persone si stancano della stessa testimonianza nella stessa forma. Diventa rancido e ammuffito; C'è un sapore sgradevole in esso. Sembra che le porte si siano aperte in una stanza che stava diventando sbiadita, umida e lugubre. Tutti gli arredi sono appesi a marcire sulle travi tarlate. Nulla è stato rinnovato e rifornito dal primo giorno ad oggi. È proprio lo stesso. Sta in piedi proprio come ha sempre fatto. E lì c'è la povera anima che un tempo era ben arredata, ma che ora è la triste casa di esperienze decadenti, vestigia di una bellezza passata, reliquie di un tempo passato. Gli uomini ci dicono oggi che l'esperienza cristiana non è interessante. Non sembra crescere. Siamo proprio dove erano gli uomini mille anni fa. La vita in ogni altro reparto sta progredendo verso un obiettivo. Nuove scoperte vengono fatte ovunque. Ma qui tutto è antiquato. La sua devozione al passato può essere patetica come quella camera immobile e decadente che è conservata a Hampton Court per mostrarvi esattamente come si presentava in qualche memorabile occasione storica, ma è feconda solo di disperazione e morte. L'uomo interiore deve essere rinnovato giorno per giorno. Poco fa un predicatore americano, ben noto dall'altra parte dell'Atlantico, ma il cui nome non ci è così familiare, ha scritto queste parole, che mi azzarderò a leggervi perché esprimono questa verità nel suo conciso modo americano. "Non c'è nulla sulla terra di Dio", egli dice, "che cresca rango e fecondità prima di un'esperienza. Il nostro inno chiede:

"'Dov'è la beatitudine che conoscevo

Quando ho visto il Signore per la prima volta?'

Non lo so, e non ti servirebbe a nulla se lo avessi. La beatitudine non rimarrà. Uno dei principi onnipervadenti è che quanto più una cosa è delicata e finemente organizzata, tanto più direttamente si decomporrà e cadrà a pezzi una volta che si sarà separata dalla radice da cui è nata. Smarrito o rubato: un'esperienza religiosa! L'inno appena citato è una pubblicità per una gioia perduta. È come andare a caccia del bagliore della lampada da cui l'olio è tutto bruciato. Tieni lo stoppino tagliato e la lampada piena, avrai abbastanza fiamma, senza pubblicità per la fiamma della scorsa notte; Non sai dove sia, e non potresti farci nulla se lo facessi. Le cose buone devono essere fatte più e più volte, e continuamente ripetute. Il fiume fresco deve attingere incessantemente ai giovani ruscelli che sgorgano incessantemente dal fianco della collina. La gioia cristiana che non porta l'impronta di questo giorno e di questa data è un deposito siluriano, una reliquia evangelica, una pietà fossilizzata". Ora mi azzardo a pensare che sotto questa forma alquanto notevole c'è una grande quantità di insegnamento eccellente. Una volta che il tono mentale prevalente di un uomo sia la contemplazione di ciò che era, e non di ciò che è, e la dote spirituale è iniziata. Proprio come Dean Swift poteva rileggere i suoi primi scritti e dire: "Che genio ero quando ho scritto quel libro!", così il cristiano la cui vita spirituale è diventata vecchia e debole, e le cui esperienze spirituali sono state inventate più e più volte, tagliate, rifilate e tinte di ogni colore che l'immaginazione può concepire, un tale, Dico, guarda indietro alle esperienze originarie e ormai lontane, e trae la sua unica malinconica soddisfazione dalla contemplazione di ciò che era. Credetemi, a meno che il presente non sia l'ora più grande nella storia di una Chiesa, a meno che questo momento che passa non sia il migliore nell'esperienza spirituale del singolo cristiano, c'è qualcosa che non va. Voglio dire che non credo che abbiamo nemmeno cominciato a cogliere la meraviglia dello spirito dell'uomo. Non credo che abbiamo cominciato a capire fino a che punto facciamo la vita, il pensiero e tutto, proprio come Dio ha fatto l'uomo, "a nostra immagine". L'uomo il cui spirito è nuovo ogni giorno vive in un mondo nuovo, e non si stanca del mondo in cui vive; legge una nuova Bibbia e non si stanca mai della Bibbia che legge. Voi non volete un nuovo mondo che faccia il cielo, ma solo una nuova anima che vi abiti, e che ami la terra e il mare e il cielo e il Dio che abita in tutto. Ecco l'uomo non rinnovato con la sua anima non rinnovata e il suo sguardo stanco di ennui, stanco della vita, assolutamente blasé, e tu gli suggerisci qualche cambiamento di scena. "Oh", dice, "ma ci sono stato"; "Ho fatto un furto". Lui vuole un cambiamento. Sì, lo fa; Vuole un cambiamento dentro. È il rinnovamento dell'uomo interiore di cui ha bisogno. Lui è proprio il tipo di uomo che dice: "Ah, sì, ho letto la Bibbia; Vorrei che tu potessi consigliarmi un altro libro". Lui l'ha letto, e vuole un cambiamento; e così fa, lo ripeto, vuole un rinnovamento dell'uomo interiore. Questo è ciò che salverà questa società pesante, stanca, annoiata che è cresciuta oggi, e che anela a qualcosa di nuovo da leggere e da vedere; un battesimo dell'uomo interiore. Spero di avervi portato con me in questo tentativo di mostrarvi che ciò di cui abbiamo bisogno, se vogliamo che la nostra vita religiosa diventi interessante, è una vita nuova, una vita nuova come l'ultimo raggio di sole che ci ha raggiunto, l'ultima goccia di rugiada che ha tremato sul filo d'erba. Vogliamo questa vita che scorre e cresce sempre. Vogliamo entrare in contatto con la fonte della vita. Ci sono così tante persone la cui vita spirituale è governata dal principio dell'orologio dei sette giorni. Si chiude effettivamente la domenica e si esaurisce effettivamente il sabato successivo. E la prossima domenica lo troverà dove l'ha trovato l'ultima domenica. Non ci sarà alcun progresso reale, nessun guadagno, nessuna crescita. Il gioco dello spirito vivente di un uomo intorno ai fatti e alle verità del mondo li fa vivere di nuovo. Il gioco dello Spirito Divino intorno agli spiriti degli uomini li fa vivere di nuovo. Dio ricrea gli uomini, e così facendo ricrea eternamente il mondo che Lui ha creato. Ecco, per esempio, le otto note della musica e i semitoni, e lo spirito umano ha giocato intorno ad esse e le ha mescolate in infinite variazioni attraverso secoli indefiniti. Ma non sono ancora esausti. L'uomo nuovo troverà in loro tanta musica quanta ne è stata trovata in passato. E lo stesso vale per le verità della rivelazione. Infinite combinazioni, infinite interpretazioni, ma sotto tutte le stesse grandi fondamenta del pensiero spirituale. Così ogni uomo nuovo fa una nuova teologia, e rinnova la sua giorno per giorno. E' appena il caso di farvi notare l'applicazione pratica di una legge come questa. Per l'apostolo Paolo era il principio della sua vita religiosa. Lui era un uomo molto impegnato; Era il più grande predicatore della sua epoca; ma aveva sempre qualcosa di nuovo da dire. Lui parlava con un cuore che era in costante contatto con Cristo. Da che cosa dipendi per il rinnovamento della tua vita spirituale? Non rispondete frettolosamente, ma insistete sulla vostra coscienza con questa domanda: "Dipendo dagli uomini o da Dio? Trovo la mia vita interiore noiosa e pigra se non ascolto il mio predicatore preferito?" Da che cosa dipendi per il rinnovamento della tua vita spirituale? Hai bisogno di un particolare tipo di servizio estetico? Da cosa dipendete? Non riesco a concepire nulla di così pericoloso come il fatto che questa questione dell'eterno momento debba dipendere da persone o luoghi che sono soggetti a cambiamenti. Il rinnovamento viene dall'alto. (C. Silvester Horne.)

L'uomo interiore:-C'è molto in questo mondo che fa venire meno gli uomini! La salute raramente rimane a lungo ininterrotta. Il successo è ottenuto, e la sua dolcezza perduta, con la morte di coloro per i quali abbiamo cercato di assicurarlo! Anche nella religione sembrerebbe che ci siano tendenze verso la stessa delusione. Paolo parla di guai da ogni parte, di essere perplessi, ecc. Ma si fa riferimento a due particolari fonti di forza. Nello "spirito di fede" (versetto 13) e nella speranza sostenitrice che scaturisce dalla risurrezione di Cristo (versetto 14). Questi erano antidoti a tutte le depressioni, e ricordando che il suo portamento come soldato cristiano avrebbe naturalmente influenzato i ranghi, Paolo aggiunge: "Poiché ogni cosa è per voi" (versetto 15), e poi spiega la posizione apostolica nel testo. Nota la posizione, così:

(I.) L'uomo... visibile. Paolo non parla con disprezzo del corpo, né ha incoraggiato la macerazione o il martirio in tribunale. Lui dice: "Anche se l'uomo esteriore perisce". Poteva succedere, lo sapeva bene, e gli succedeva, ma era pronto. "Per questa causa non veniamo meno", ecc. Le nostre circostanze sono molto diverse dalle sue, ma anche noi siamo tentati in diecimila modi. Permettetemi quindi di osservare

1.) Che i cristiani si preoccupino, ma non vengano meno. Sono ancora umani. Si preoccupano quando arrivano le delusioni, quando si devono combattere cause legali vessatorie, quando arriva l'impoverimento della vita domestica. Ma la differenza tra loro e i figli di questo mondo sta qui: non si svengono, stanno in piedi. Questa parola debole significa diventare un codardo. "Per questo motivo non siamo codardi, ma anche se siamo il nostro uomo esteriore", ecc

(2.) Che i cristiani falliscono, ma non si stancano. Le nostre vite sono storie di fallimenti e di successi. "Gli eserciti", dice Alexander Smith, "non sempre fanno il tifo per le vette che hanno conquistato". No; Ci sono ritirate, e catture di carri bagagli, e disperate mischie con picchetti avanzati, e conflitti improvvisi e aspri. Così è per il cristiano; Non sempre ne esce vittorioso. No; fallisce! E poi raduna le forze disperse della sua vita morale: prende con sé "l'intera armatura di Dio", probabilmente avendone trascurato una parte in precedenza, e di nuovo rinnova la guerra

(3.) Che i cristiani muoiono, ma non vengono meno. La debolezza fisica e il decadimento arriveranno! "L'uomo esteriore" deve perire. Il tempo è un carnefice severo come il capo di un tempo. "È stabilito che tutti gli uomini muoiano una sola volta". Ma il cristiano cerca "un'eredità incorruttibile, incontaminata e che non appassisce". E quell'eredità è già in germe dentro di lui. "Anche se l'uomo esteriore perisce", la grande opera della vita sta svolgendo all'interno; Lì l'opera della grazia si incontra per la vita di gloria. Farò due domande

(1) Chi può meravigliarsi che gli uomini del mondo vengano così spesso meno? Gli stimolanti artificiali possono durare solo per un certo tempo. La società, l'amicizia, le attività vivificanti: queste cose spesso nascondono per un certo tempo le dure realtà della vita. Allora il paese dei sogni della gioia viene distrutto e l'uomo si risveglia alle sue illusioni. Poi arriva l'indescrivibile debolezza di un'anima che non ha un braccio eterno su cui riposare, nessuna promessa da consolare, nessuna eredità da anticipare. Se siamo mondani, anche noi svaniremo

(2) Chi altro può provvedere a ciò che Cristo provvede? Non abbiamo in tutta la storia testimonianze di consolazione in mezzo ai cambiamenti della vita e alla venuta della morte, come abbiamo nella Parola di Dio. In nessun altro luogo, se non nel vangelo, abbiamo il potere che dà spiritualità alla vita e conforto nell'ora della morte, "per la quale non veniamo meno".

(II.) L'uomo: invisibile

(1.) C'è un uomo interiore. Questo, in verità, è stato il grande insegnamento della Rivelazione fin dall'inizio. L'uomo è separato da tutte le altre forme di vita creata da questo: ha un'anima. L'uomo interiore si afferma. Discutete contro la sua esistenza come vuole l'uomo, lì, nelle profondità della coscienza, c'è l'argomento irresistibile: "Io sono". Questo uomo interiore può diventare indebolito, degradato, depravato - è un fatto della storia e dell'esperienza che lo sia diventato - giorno dopo giorno. È in Cristo che abbiamo la vita; Anche questo è un fatto della storia e dell'esperienza. È in questo uomo interiore che dobbiamo trovare la sede della forza e la sorgente della consolazione. Facciamo in modo che si raggiunga questo, e allora saremo in grado di trionfare sui mali di cui la carne è erede. Siamo rafforzati con ogni forza dallo Spirito di Cristo, dice l'apostolo, nel "nostro uomo interiore". 2. Questo uomo interiore si rinnova. Il rinnovamento è una serie di atti. Così come la vita è un dono, ma il suo rinnovamento quotidiano con il cibo, con l'aria, con l'esercizio, è una serie di atti. I pensatori devono costantemente studiare, meditare, leggere; o i vecchi negozi in realtà, in larga misura, si estinguono. Quindi la religione di ieri è una cosa di ieri. Abbiamo bisogno di freschi sorsi d'acqua viva, di fresche spezzature del pane celeste, di fresche comunioni di coscienza e di cuore con il Divino Signore

(3.) Questo rinnovamento è quotidiano. Non un semplice sabato. "Dacci oggi il nostro pane quotidiano!" Giorno dopo giorno. (W. M. Statham.)

Il rinnovamento della vita:-L'"uomo esteriore" è l'uomo visibile, mortale, che sente l'esaurimento della resistenza e dello sforzo. Non c'è una fontana magica in cui possiamo lavarci ed essere giovani. Ma l'uomo interiore non deve decadere. Le sue facoltà devono essere perennemente vigorose: l'occhio interiore chiaro, l'udito acuto, la sensibilità delicata, il passo fermo, la voce quella di coloro che vincono. Se si vuole conservare questa potenza e questa freschezza, l'uomo interiore deve essere "rinnovato di giorno in giorno".

(I.) Solo attraverso la devozione abituale le facoltà dell'anima possono essere conservate e perfezionate. Darwin scrisse: "Fino all'età di trent'anni, o oltre, la poesia ... mi ha dato un grande piacere... Un tempo le immagini mi davano un notevole piacere e la musica un grandissimo piacere. Ma ora da molti anni non riesco a sopportare di leggere un verso di poesia... Ho anche quasi perso il gusto per le immagini o la musica... La mia mente sembra essere diventata una specie di macchina per macinare leggi generali da grandi raccolte di fatti ... Se avessi dovuto vivere di nuovo la mia vita, mi sarei imposto di leggere qualche poesia e ascoltare un po' di musica almeno una volta alla settimana, perché forse le parti del mio cervello ora atrofizzate sarebbero diventate attive con l'uso. La perdita di questi sapori è una perdita di felicità, e può forse essere dannosa per l'intelletto, e più probabilmente per il carattere morale, indebolendo la parte emotiva della nostra natura? Nota qui

1.) Che le facoltà mentali possono essere completamente estirpate dal disuso. Questo è vero toccando i doni spirituali. La sensibilità spirituale, l'immaginazione, la simpatia, l'aspirazione, possono essere affamate e perdute da uomini completamente immersi nella vita secolare, e se la perdita del senso estetico è una perdita malinconica, come pensava Darwin, la perdita della facoltà divina, per la quale apprezziamo l'eterna bellezza e gloria dell'universo morale, è ancora infinitamente più deplorevole

(2.) Questa cultura costante è necessaria per mantenere vive le facoltà intellettuali. E se vogliamo conservare le preziose affinità e le energie della nostra natura più profonda, dobbiamo costantemente risvegliare il dono che è in noi-contemplando la bellezza più alta, ascoltando la musica dell'eternità, mantenendo un'amorevole comunione con la vita perfetta e la rettitudine

(II.) Le linee di devozione in cui dobbiamo abitualmente esercitarci

(1.) "Giorno per giorno" dobbiamo istruire ed elevare la nostra mente mediante la comunione con la Parola di Dio. Goethe diceva che ogni uomo dovrebbe, ogni giorno, vedere almeno una bella opera d'arte, ascoltare una dolce melodia, leggere una bella poesia. Ma non abbiamo solo bisogno del pane quotidiano del piacere mentale, abbiamo anche bisogno della manna quotidiana per il nostro spirito. Qui, quindi, dobbiamo essere spiritualmente consapevoli e mangiare ininterrottamente il pane immortale. Osservate in Salmi 119 la continuità della comunione del Salmista con il Dio di verità. La virtù di questa continuità è implicita nelle parole conclusive di nostro Signore Giovanni 15:3-7. La piena bellezza e fruizione del ramo dipende dalla sua completa e costante identificazione con l'albero. Gli orientali esprimono la persistenza dell'amicizia dei nobili nel loro detto: "Quando il loto è spezzato, le sue fibre rimangono ancora", e mentre il più fragile filo di connessione rimane, il fiore non perde subito tutta la sua fioritura; così, anche nelle declinazioni del credente, Cristo insinua ancora nuova energia nell'anima attraverso le fibre segrete dell'unione; tuttavia, la piena bellezza e la fecondità della vita vengono presto perse se permettiamo che la nostra comunione con la verità in Gesù diventi limitata e irregolare. Spesso siamo profondamente ansiosi per il mondo esterno, le sue nuvole, le sue tentazioni, ecc., ma in realtà la nostra preoccupazione risiede principalmente nella profondità e nella forza della vita dentro di noi. Le autorità dichiarano che non è tanto una questione di atmosfera con gli alberi di Londra quanto di terreno e drenaggio; Lasciate che gli alberi siano proprio alle radici, e combatteranno trionfanti con l'aria avvelenata. "Essendo radicati e fondati nell'amore" e nella conoscenza, possiamo sfidare tutte le tempeste e le atmosfere mortali, e indossare e indossare sempre tutta la bellezza dell'estate Salmi 1:3

(2.) "Giorno dopo giorno" dobbiamo purificare la nostra anima in comunione al trono di Dio. Non si potrebbe fare errore più grande che permettere che il vigore di una chiesa declini con l'idea che i servizi periodici di risveglio avrebbero recuperato il terreno perduto. E nella nostra vita personale non dobbiamo aspettarci con una straordinaria devozione di recuperare in un'ora ciò che abbiamo trascurato in una settimana. Solo attraverso la costante comunione con Dio possiamo perfezionare e conservare la purezza del nostro spirito. Dobbiamo occuparci della nostra toilette ogni giorno, molte volte al giorno, se vogliamo continuare a essere del tutto presentabili. E questo vale anche per la nostra vita interiore, con le sue mille possibilità di contaminazione. La governante non può permettersi di lasciare che i mobili siano macchiati con l'intenzione di riportare tutte le cose alla luminosità con un'energica pulizia periodica; La casa può essere mantenuta in vera purezza e bellezza solo attraverso l'operosità e la meticolosità quotidiane. Così è anche con il carattere. Cosa significano i giorni di abbandono in un giardino? Cosa significano i giorni di abbandono a bordo delle navi? E i giorni di ottusità e di infedeltà nella nostra vita lasciano risultati di difetti segreti e fallimenti di carattere che molti giorni di umiliazione e di sforzi dolorosi difficilmente possono recuperare. Dobbiamo affrontare l'usura della prova rinnovandoci costantemente nei rapporti segreti con Dio

(3.) "Giorno dopo giorno" dobbiamo sfruttare al meglio le opportunità della vita

(1) Dobbiamo sfruttare al meglio le opportunità della vita per diventare buoni. La ricchezza morale della vita non si ricava solo dalle grandi occasioni e dalle circostanze straordinarie, ma attraverso la sapiente economia della routine. La maggior parte delle persone conosce l'oro e i diamanti del Brasile; eppure le esportazioni di zucchero e di caffè da quel paese in un anno valgono più di tutto l'oro e i gioielli che vi si trovano in mezzo secolo

(2) E nel fare il bene ci deve essere lo stesso miglioramento fedele e sistematico delle piccole opportunità. Come scrive Miss Havergal: "I pezzi di lavoro lungo la strada sono molto dolci. Forse le parti strane, quando tutto sarà finito, arriveranno davvero a qualcosa di più dei pezzi apparentemente più grandi: le conversazioni casuali con ricchi e poveri, il seme seminato in cinque minuti dispari. La nostra condanna è che abbiamo lasciato scivolare via i giorni disprezzando le molte semplici opportunità che ci danno per pronunciare parole gentili, fare piccoli gesti di grazia lungo la strada e nel focolare. La ricchezza e la bellezza del mondo non scaturiscono dalla rara aloe il cui splendore scarlatto si spegne una volta ogni venti, cinquanta o cento anni; ma dall'erba che cresce sul monte e che è verde tutto l'anno. A volte vediamo un uomo in un modo relativamente piccolo di fare affari; Fa il minimo rumore, eppure quando muore tutti sono stupiti dalla grande fortuna che lascia dietro di sé. Così è spiritualmente. Salomone nominò i sacerdoti al loro servizio, i leviti e i facchini, "secondo il dovere di ogni giorno". Ed è compiendo il nostro servizio "come richiede il dovere di ogni giorno" che diventiamo "ricchi verso Dio". (W. L. Watkinson.)

L'uomo interiore o la crescita dell'anima:

1.) L'uomo ha due nature

(2.) La natura esteriore è soggetta alla legge del decadimento. La legge della dissoluzione opera sul corpo in ogni momento. Particella dopo particella se ne va ad ogni pulsazione

(3.) Mentre l'uomo esteriore decade, l'uomo interiore può crescere in forza. Non svaluteremmo l'assistenza che "l'interno" deriva da "l'esterno". Come l'atmosfera per il seme, il corpo è il mezzo che trasmette all'anima quei raggi di sole e quelle piogge che la animano e nutrono i suoi poteri. Tutto ciò che viene insegnato è che l'anima può crescere anche mentre il corpo è in decomposizione. Nota-

(I.) Le condizioni di questa crescita dell'anima

(1.) Non ci può essere crescita, naturalmente, senza vita. Tutte le piante e gli animali, per quanto giovani, cessano di crescere nel momento in cui la vita se ne va. Ma la vita deve essere sana. Qual è la vita sana di un'anima? Suprema simpatia per Dio

(2.) Ci deve essere un nutrimento sano. Nessuna vita può vivere di se stessa

(3.) Ci deve essere un esercizio adeguato. Il cristianesimo ha il potere di impartire la vita, fornire il nutrimento e stimolare l'esercizio

(II.) Le caratteristiche di questa crescita dell'anima

(1.) Bellezza. La crescita di un fiore è bella, così come la crescita di un bambino, così è la crescita di un impero. Ma la crescita di un'anima nella virtù, nell'utilità, nell'assimilazione a Dio, è un oggetto più bello di questi. Quel fiore appassirà, ma l'anima avanzerà per sempre, risorgerà di "gloria in gloria". 2. Costanza. La crescita non è una questione di scatti e partenze. La pianta, il bambino, crescono ogni ora; Non crescono un giorno della settimana e si fermano sugli altri. Se non siamo religiosi sempre, non siamo mai religiosi

(3.) Beatitudine. Uno stato in crescita è uno stato felice. Guarda gli agnelli, l'uccellino, il bambino, ecc. Se stai crescendo nell'anima sei felice

(4.) Infinità. La capacità di crescita in tutte le altre forme di vita sotto il sole è limitata. L'albero che cresce mille anni trova un punto in cui si ferma e decade; non è così per l'anima. "Non appare ancora ciò che saremo". 5. Responsabilità. L'uomo può non essere sempre responsabile della crescita del suo corpo; Se ha un corpo nano, non può farne a meno, ma se ha un'anima nana è lui stesso da biasimare. Impariamo da questo argomento

1.) La condizione necessaria del benessere dell'uomo. Non è che la tua ricchezza debba aumentare, la tua influenza estendersi, la tua cerchia sociale allargarsi, perché il tuo corpo si decompone, e con ciò tutte queste cose perdono il loro valore, ma è la crescita dell'anima

(2.) L'assoluta necessità del vangelo. Non si può crescere senza la vita spirituale, il nutrimento e gli incentivi all'azione. E nient'altro che il vangelo può darti queste

(3.) Il vero metodo di usare il mondo. È per fargli favorire la crescita dell'anima

(4.) La visione cristiana della morte. Non è altro che un cambiamento nel mero costume del nostro essere. "Questo mortale deve rivestirsi dell'immortalità!" (D. Thomas, D.D.)

La crescita della vita spirituale:-Si presume-

(I.) Quella vita spirituale esiste. L'espressione "uomo interiore" ha lo stesso significato dell'"uomo nuovo". L'agente che produce questa vita è lo Spirito di Dio; e mentre c'è una grande varietà nei mezzi impiegati per produrlo, le sue caratteristiche principali sono sempre le stesse, il carattere e le abitudini sono conformi alla volontà di Dio

(II.) Che questa vita spirituale è suscettibile di crescita. Questa crescita consiste

1.) Nella più vivida apprensione delle realtà spirituali. La spiritualità della mente distingue il cristiano sincero dal formalista

(2.) Nello sviluppo di un carattere santo. L'influenza della verità sul carattere di un uomo buono è come quella del sole sul fiore, che lo fa espandere in fragranza e bellezza

(3.) In una visione più illuminata e comprensiva della verità spirituale. "Quando ero bambino", ecc.

(III.) Che la crescita di questa vita spirituale sia promossa al meglio dall'adempimento fedele e attivo del dovere. Qui c'erano uomini che non cercavano l'isolamento monastico, che non si rassegnavano a meditazioni lussuose, che non avevano tempo per lunghe stagioni di ritiro, eppure la cui vita spirituale cresceva. L'obbedienza coscienziosa alla volontà di Dio sarà seguita dall'avanzamento della vita spirituale. Con questa obbedienza esercitiamo le sue facoltà e mostriamo le sue eccellenze morali. È vero che i rapporti con il mondo hanno i suoi pericoli, ma i nostri pericoli sono la nostra disciplina, ed è attraverso la disciplina che la vita spirituale giunge alla maturità

(IV) Che la crescita di questa vita spirituale sia graduale che progressiva. "Giorno per giorno". Altrove leggiamo del "rinnovamento dello Spirito Santo". C'è, quindi, un continuo libero arbitrio da parte di Dio, e ci sono continui sforzi da parte dell'uomo

(1.) È necessario questo rinnovamento quotidiano della vita interiore. C'è l'influenza di una natura depravata e la presenza costante di oggetti naturali, e questi esaurirebbero e indebolirebbero la sua forza

(2.) Si compie da tutti gli eventi e le circostanze della nostra vita ordinaria. Questo fu il caso degli apostoli, che subordinarono la prosperità e l'avversità alla promozione della loro crescita spirituale

(V.) Che la vita fisica declina mentre la vita spirituale avanza. "L'uomo esteriore perisce". È vero, quel corpo è opera di Dio. Un palazzo adatto per l'ospite immortale all'interno, ma preso dalla polvere deve tornare a ciò da cui è stato tratto. Contrasta con questo, l'immortalità della vita spirituale. Nelle foreste dell'America del Sud, non è raro vedere i tronchi di alberi secolari ricoperti dai fiori gioiosi delle piante rampicanti che si sono attorcigliate intorno a loro, come se la Natura, con la sua mano benevola, volesse nascondere e persino abbellire la corruzione che non poteva fermare. Allo stesso modo, la bellezza della vita spirituale appare in mezzo alla decrepitudine del corpo che perisce, dando grazia e dignità a ciò che altrimenti sarebbe pietoso vedere. Conclusione

1.) Le parole del testo ci suggeriscono che la parte migliore della nostra natura è la

(2.) Essi forniscono consolazione a quei cristiani che avanzano nella vita

(3.) Che ognuno esamini la sua condizione spirituale. (H. Gamble.)

Compensazione:-Che ci sia un uomo interiormente invisibile che si rende visibile attraverso il corpo e lo usa come suo strumento, è ammesso in qualche forma da tutti. A volte si sente che l'uomo interiore ed esteriore hanno interessi diversi, e l'uomo è costretto a scegliere tra questi. L'uomo esteriore è condannato a perire, e spesso lo si vede decadere rapidamente, mentre le forze mentali e morali aumentano visibilmente in elevazione e intensità. Perché il corso dell'uno dovrebbe essere verso l'alto, mentre quello dell'altro dovrebbe essere verso il basso? Perché gli uomini dovrebbero sperimentare contemporaneamente due processi opposti? Fissiamo la nostra attenzione, nel considerare questo argomento, su...

(I.) I due processi contrastanti ma strettamente correlati. Questi illustrano la legge del risarcimento che attraversa tutte le cose

(1.) Spesso le perdite più dolorose e umilianti hanno il tipo di risarcimento più alto

(1) Quando un uomo perde la vista per la prima volta, quanto appare irreparabile la perdita. Ma dal momento stesso della perdita è all'opera un principio di risarcimento. Il suo udito, per l'accresciuto sforzo su di esso, diventa acuto; Il suo senso del tatto diventa acuto e discriminante. Ma di più; Quante volte il cieco, escluso dal mondo visibile, si ritira nel mondo della riflessione. Gli oggetti del pensiero diventano reali per lui; Acquisisce il controllo delle sue facoltà e il potere di lavorare senza aiuto esterno

(2) Quando la ricchezza è perduta, la vita sembra svuotata. Ma anche nel primo shock c'è un agitarsi dell'uomo, un brancolare alla ricerca di qualcosa che prenda il posto della ricchezza perduta. E così gradualmente vengono chiamate in causa qualità superiori, un'energia determinata a recuperare, se possibile, ciò che è stato perduto, o un ripiegamento sulla ricchezza superiore dell'anima. Non abbiamo qui un approccio alla compensazione del testo, come se l'uomo interiore diventasse più giovane, mentre l'uomo esteriore invecchiasse? E questo è in verità il compensazione. Il rinnovamento dello Spirito Santo è il sorgere e l'allargamento dell'essere verso la sua vera natura, il suo ideale immortale

(2.) Questa compensazione è la più solida e la più grande di tutte le realtà del presente. Diventare come Dio, solo questo è grandezza e beatitudine, e questo porta in sé l'eternità. Una volta ho guardato una serie di punti di vista che si dissolvevano. Una in particolare ha attirato la mia attenzione: una bellissima scena in Italia. Sull'orlo c'era un rudere, che dava alla scena pathos e romanticismo; ma mentre svaniva, all'inizio si alzava, dapprima fioco, ma sempre più chiaro, il contorno di un altro quadro, finché alla fine, quando il vecchio se ne fu completamente andato, si stagliava maestoso un quadro del mare, delle montagne e delle stelle sopra di lui. L'eterno aveva preso il posto del transitorio. La stessa lezione ci viene letta ogni sera. Il giorno luminoso se ne va; ma quando la terra è nascosta, il cielo comincia a dispiegare i suoi tesori; Quando perdiamo questo piccolo mondo, ne guadagniamo innumerevoli. Così, nel rinnovamento dell'uomo interiore abbiamo sia una compensazione trascendente nel presente, sia il pegno di un futuro glorioso ed eterno, che arricchisce e glorifica anche il presente

(3.) Guardate la forma speciale di compensazione che si vede nei rivestimenti e nei materiali successivi che deperiscono e lasciano dietro di sé un guadagno. L'armatura del guerriero è il suo uomo più esteriore, ispirato e guidato dall'uomo interiore del suo coraggio e della sua abilità. L'armatura è rotta, ma il guerriero può sopravvivere a molti elmi e armature. L'abito è l'uomo ordinario esteriore. È ciò per cui è conosciuto dai suoi simili. La sua vita è preservata e persino nobilitata da esso. Ma nell'adornare in tal modo l'abito dell'uomo decade, ma il beneficio che ha conferito rimane. Il bambino è cresciuto per tutto il tempo in cui l'abito che lo proteggeva si è decomposto. La nave che trasporta l'emigrante nella terra delle sue speranze può essere gravemente malconcia lungo la sua rotta, e alla fine tremare sulla costa rocciosa, ma ha portato i suoi passeggeri attraverso l'oceano. Fuggono e prosperano in quella nuova terra; Perisce e affonda sotto le onde. Ogni libro e penna che il bambino usa e consuma si aggiunge alla sua conoscenza e facilità. La pittura e il pennello dell'artista sono usati e spesi da lui per dare alla luce ciò che dura, mentre anche la sua facoltà è accresciuta

(4) La vita umana produce così innumerevoli esempi del guadagno che rimane dai materiali che scompaiono. La decadenza del corpo, la decadenza decisiva e la più triste, non sarà forse l'esempio più alto? Se il corpo, nel suo travaglio e nel suo decadimento, non produce risultati permanenti della migliore specie sull'anima, non ottiene alcun risultato. È solo ciò che entra nello spirito che può sopravvivere alla morte. Se non c'è compensazione per la perdita dell'uomo esteriore, quale illusione sono tutti gli esempi del principio nella costituzione delle cose? Se la legge fallisce qui, cosa può portarci se non tristezza, per quanto luminose siano le sue manifestazioni altrove? E se c'è una compensazione, deve essere nella sfera dell'uomo interiore. Quando il tempio cadrà, il sacerdote risorgerà al tempio fatto senza mano d'uomo, eterno nei cieli

(II.) I punti di corrispondenza che dovrebbero esistere tra i due processi

(1.) Il decadimento è costante. Ognuno di noi può dire: "Muoio ogni giorno". Il nostro movimento è sempre in avanti verso la morte. Dovremmo quindi avere in questo uno stimolo costante al rinnovamento della vita interiore. Facciamo in modo che il rinnovamento giorno per giorno sia la nostra convinzione, il nostro compito e la nostra gioia

(2.) Il decadimento ha momenti di particolare impulso quando si fanno più progressi verso la dissoluzione in pochi giorni che in molti anni. Ma questo ha il suo contrappeso in fiumi di grazia, esplosioni di luce, accessi di amore ed entusiasmo, che sollevano, rafforzano e rallegrano l'uomo interiore

(3.) C'è uno spreco causato dalla fatica e un decadimento che continua nel riposo; così, d'altra parte, il rinnovamento è favorito dallo sforzo e dalla quiescenza. Lavorare e riposare in Dio sono entrambi necessari. Dobbiamo lottare contro il male e lavorare seriamente per essere riempiti dei frutti della giustizia; ma spesso il rinnovamento viene più dal mantenere l'anima in un giusto atteggiamento verso Dio

(4.) Gli estremi e i cambiamenti improvvisi accelerano la decadenza dell'uomo esteriore, così gli estremi e i cambiamenti improvvisi di condizione possono accelerare il rinnovamento dell'uomo interiore. Alcuni di questi cambiamenti estremi e improvvisi li ricordi bene; Non è forse vero che vi hanno scosso e risvegliato in un modo del tutto particolare, e vi hanno aperto vie sconosciute di pensiero e di aspirazione? 5. L'uomo esteriore decade sia per il dolore che per il piacere; L'uomo interiore dovrebbe essere rinnovato sia dal dolore che dalla gioia. Avete conosciuto il potere del dolore fisico di abbattere l'uomo esteriore, e non accoglierete le pene dello spirito che elevano ed emancipano l'uomo interiore? C'è qualcuno che ha conosciuto l'influenza indebolita dei piaceri e delle gioie sacrile? Non perseguiranno forse più di tutti gli altri le gioie che rafforzano l'anima e il cuore? 6. Il decadimento procede talvolta dall'esterno verso l'interno, come nel caso di lesioni esterne; A volte procede dal cuore stesso e lentamente si fa sentire nell'attività esterna. Non c'è forse un simile duplice processo nel rinnovamento dell'uomo interiore? 7. Tutto l'uomo esteriore perisce. Ma il rinnovamento dell'uomo interiore ha spesso una corrispondenza molto imperfetta sotto questo aspetto. Un uomo non può esentare una particolare parte del suo corpo dalla decomposizione, ma può escludere intere regioni della sua natura interiore dal rinnovamento. Quante volte sembra che alcune parti di un uomo siano come il deserto, mentre altre siano come l'Eden, come se una parte di un uomo fosse abitata da Satana e un'altra parte da Cristo. Ma gli uomini che sanno che tutta la loro natura esteriore è in decadenza e destinata a perire, non dovrebbero essere costantemente ricordati della necessità che tutta la natura interiore sia permeata dalla vita? 8. Il decadimento è talvolta accelerato da materiali e mezzi che di solito si rafforzano o guariscono; Così, nell'uomo interiore, il rinnovamento può essere promosso da cose la cui influenza ed effetto naturale è quello di corrompere e distruggere. Spesso il corpo debilitato è ferito dalle influenze più salutari. L'aria pungente lo trafigge, il calore geniale del sole lo opprime. Il cibo si trasforma in veleno. La medicina curativa uccide. Ma al di là di questo c'è il fatto grande e incoraggiante nel mondo spirituale: che le tentazioni al male possono essere il mezzo più potente per il bene; che un'atmosfera sociale completamente corrotta possa disgustare un uomo con il male e gettarlo con intensità in una sfera spirituale; che i dubbi conducano direttamente alla fede più chiara; che non c'è difficoltà che minacci di inghiottire un uomo che non possa scaturire in un guadagno alto e duraturo. Tutti i veleni si trasformano in cibo e in medicina per chi si avvicina a Cristo. 9. Il decadimento a volte procede a un ritmo in costante aumento. Ma se c'è una gravitazione verso il basso, c'è anche una verso l'alto. Chiamiamo naturale che una pietra cada sempre più velocemente man mano che si avvicina alla terra, è altrettanto naturale che un'anima si rinnovi sempre di più, si alzi sempre più velocemente man mano che si avvicina al cielo. (J. Leckie, D.D.)

17 2CORINZI CAPITOLO 4

2Corinzi 4:17-18

Per la nostra leggera afflizione ... lavora per noi un ... peso della gloria.

Leggera afflizione e gloria eterna:-

(I.) Alcune osservazioni preliminari sull'afflizione

(1.) Ci sono afflizioni che sono comuni all'umanità. Malattia e morte Genesi 3:17-19

(2.) Ci sono afflizioni che sono di carattere autoprocurato. Non possiamo peccare impunemente contro le leggi fisiche più di quanto possiamo peccare contro le leggi morali

(3.) Ci sono afflizioni che sono di nomina divina

(4.) Le afflizioni non sono meritorie. Non possono fare espiazione per il peccato, né rigenerare la nostra natura

(5.) Le afflizioni in sé, considerate astrattamente, sono pesanti, ma leggere se paragonate a quelle degli altri

(II.) Meditiamo sulle nostre afflizioni. Sono leggeri

1.) Se confrontato con il demerito dei nostri peccati

(2.) Se confrontato con quelli dei nostri antenati. I santi hanno dovuto soffrire la fame, la sete, la nudità, il fuoco, la fascina, la spada, la prigionia e la morte Ebrei 11

(3.) Se confrontati con quelli di Cristo

(4.) Se confrontato con il peso della gloria a cui si riferisce il testo

(5.) Essere solo per un momento se paragonato all'eternità della gloria

(6.) Se paragonato all'immensa grandezza e all'infinita eccellenza della gloria

(III.) Considera la tendenza benefica e graziosa delle nostre afflizioni. Tutte le prove, siano esse personali, relative o nazionali, possono essere considerate alla luce di una disciplina di grazia. La tendenza all'afflizione nel santo è

1.) Lo sviluppo e la maturità della purezza morale. C'è molto in lui che ha bisogno di correzione e raffinatezza. Le afflizioni operano come fuoco sul metallo Ebrei 12:5; Ebrei 12:11; Giacomo 1:2-4, 12

(2.) Lo sviluppo e l'esibizione dei principi e del carattere. È possibile per un uomo non conoscere il proprio vero carattere e la propria forza di principio, fino a quando non si affida alle proprie risorse. Che incarnazione vivente della magnanimità, dell'abnegazione, della bontà e della sublimità morale nella vita e nella morte di molti del popolo di Dio! 3. Mettere alla prova la veridicità del nostro cristianesimo e mostrare il suo carattere davanti al mondo

(4.) L'esercizio e la perfezione della nostra fede. La fede è un principio che si rafforza con l'esercizio. Nelle prove la fede trova ampio campo d'azione Ebrei 11

(IV.) La gloria futura del santo è

1.) Sostanziale. La parola peso ci dà l'idea della ponderosità. La parola greca "doxa" e la parola ebraica "kábhodh" significano un'opinione, una dottrina; e poi la lode, la dignità, lo splendore e la perfezione. Le parole sono applicate alle manifestazioni visibili dell'Essere Divino. Si parla del cielo come di una località gloriosissima. È paragonato a "una casa eterna nei cieli", a una "dimora", a "un'eredità incorruttibile", a una "grande città" e a "un regno preparato". Ci sarà una perfetta corrispondenza tra il corpo della risurrezione del santo e il cielo come dimora 1Corinzi 15:39-58; Filippesi 3:20, 21; 1Giovanni 3:2. La gloria abbraccia anche la perfezione dell'anima. Saremo perfetti nel corpo e nella mente. I piaceri e gli impieghi saranno tutti completi

(2.) Sempre duraturo. "La perpetuità della beatitudine è beatitudine". 3. In continuo aumento. Il progresso è essenziale per la natura dell'uomo come la gravitazione nell'universo, e la luce e il calore nel sole. (C. Briggs.)

L'opera dell'afflizione:

1.) Il testo contiene una ripetizione di ὑπερβολὴ, che viene generalmente utilizzato quando una persona in qualsiasi modo eccitato oltrepassa la verità. Ciò che l'apostolo intende, quindi, è che non si può istituire alcuna proporzione tra l'afflizione presente e la gloria futura

(2.) Ora, c'è molto nei rapporti di Dio con la nostra razza che sembra irrimediabilmente intricato, e noi ci accontentiamo di riferirci alle rivelazioni di un altro mondo quando, evolvendo l'ordine dalla confusione, Dio rivendicherà il Suo procedimento sull'ampio palcoscenico del giudizio. Ma anche se nel complesso questa condotta può essere corretta, dobbiamo stare attenti a non rifiutare di essere saggi in base a ciò che viene rivelato. Sarebbe un grande indizio per noi, nel labirinto della Provvidenza, se considerassimo tutto ciò che avviene nel corpo come preparatorio alla dispensazione di un altro stato: e.g., dovremmo essere in grado di mostrare che tutto ciò che un uomo giusto soffre va ad aumentare e moltiplicare i suoi godimenti futuri; in modo che ogni dolore non sia solo controbilanciato, ma sarà distintamente preliminare a una certa parte della felicità. L'apostolo dice che l'afflizione è "operante per noi gloria". C'è molto di più affermato del semplice succedere della gloria all'afflizione; c'è la connessione tra causa ed effetto; Il presente e il futuro sono così legati, che i due possono essere esaminati come parti della stessa dispensazione

(I.) In che senso può essere vero che "l'afflizione opera per la nostra gloria"? 1. Non può essere che la sofferenza in questa vita presente debba essere considerata un peso per la punizione nella prossima. Abbiamo udito persone esprimere la speranza di dover sopportare tutte le loro pene al di qua della tomba, come se il dolore avesse il potere di compensare il peccato. Senza dubbio il dolore è la conseguenza e la punizione del peccato; ma è evidente che il futuro, e non il presente, è il tempo in cui le minacce di Dio devono avere effetto in modo particolare. E se la sofferenza presente non passa al posto di quella futura, tanto meno può procurarci favore e godimento. Gli splendori dell'eternità sono troppo rari e costosi per essere procurati dall'angoscia dei peccatori

(2.) Ma se l'afflizione non ci procura gloria attraverso alcun merito intrinseco, deve avere un potere operante; Deve essere a causa della disciplina che l'afflizione esercita. Tutto ciò che era richiesto per il perdono dei nostri peccati, è stato operato per noi dalla nostra Fideiussione. Non c'è bisogno di nient'altro per essere liberamente perdonati e graziosamente accolti. Ma mentre tutto questo è stato fatto per noi, c'è qualcosa che resta da fare in noi. Questo è ciò che la Scrittura chiama "l'essere reso degno per l'eredità dei santi nella luce". Sarebbe relativamente poco degno che fossimo ammessi alla presenza di Dio, se non ci fosse un cambiamento che ci renda capaci di godere di ciò che è celeste e puro. Compiere quest'opera è l'ufficio dell'afflizione. Quando avrete ammesso la necessità di raffinare, dovete aspettarvi che la fornace dell'afflizione sarà posta sul sentiero del cristiano

(3.) Il nostro testo va oltre. Non solo l'afflizione è preparatoria alla gloria, ma quella gloria deve essere accresciuta dall'afflizione. Evidentemente un cristiano è molto più provato di un altro. I più mansueti e devoti lo sono spesso i più miti. Perciò concludiamo che l'afflizione produce diversi gradi di idoneità, e che con questi diversi gradi di idoneità sono proporzionati diversi gradi di beatitudine nella scala delle ricompense future. Su questa supposizione, ma su nessun'altra, che come "una stella differisce da un'altra stella in gloria", così un santo in cielo differisce da un altro: si può attribuire piena forza al linguaggio del nostro testo

(II.) Le notizie del mondo invisibile che possiamo estrarre dal passaggio

(1.) Che ci saranno diversi gradi nella felicità dei santi in cielo. Le disposizioni e le facoltà dei nostri simili sono quasi infinitamente diverse. Se questa varietà non esistesse, si introdurrebbe una monotonia noiosa. Sì, gli uomini religiosi sono fusi in una grande varietà di stampi. Le linee di distinzione sono fortemente marcate tra Pietro, Giacomo e Paolo. Perciò un apostolo era adatto a impegnarsi in imprese che non sarebbero state adatte a un altro. E così con tutti. Non ci sono due cristiani che siano abbastanza simili come cristiani. Uno è notevole per la sua umiltà, un altro per il suo amore, un terzo per la sua fede e un quarto per il suo zelo. E Dio pone ogni cristiano proprio dove c'è spazio per i suoi doni particolari. Se non ci fossero differenze tra i cristiani, la Chiesa perderebbe la sua bellezza e la sua potenza. Si deve dunque immaginare per un momento che solo il cielo non debba consistere in questa meravigliosa diversità? La morte produrrà su tutta la faccia dell'umanità quell'uniformità contro la quale Dio ha ora meravigliosamente provveduto? Ciò non interferisce minimamente con la perfezione della felicità di ogni santo giustificato. È perfettamente felice quell'essere che ha tanta felicità quanta ne è capace di godere. E oltre a questi argomenti per analogia, si trovano nella Scrittura abbondanti ragioni per l'opinione, che nell'inferno la quantità di miseria non è la stessa per tutti, e che in cielo la quantità di felicità non è la stessa per tutti. Essendo estremamente colpevoli, possiamo aumentare la capacità di soffrire; e essendo eminenti nella pietà, possiamo aumentare la capacità di piacere. Dovremmo concludere in modo avventato se dovessimo mettere sotto accusa un credente più di quanto ordinariamente sia stato messo alla prova, come destinato a uno dei luoghi più alti del cielo, perché non possiamo dire quale addestramento potremmo richiedere per il luogo più basso del cielo. Ma mettendo insieme le semplici proposizioni, che ci sono gradi di felicità al di sopra, e che l'afflizione è uno dei modi principali con cui Dio prepara l'uomo alla felicità, ne consegue che le sofferenze che sopportiamo possono avere un effetto nel renderci adatti a un trono più alto, a una corona più ricca, a un'eredità più nobile; E così possano le parole dell'apostolo avverarsi nel modo più letterale

(2.) C'è molto materiale per la riflessione nell'accenno al fatto che l'afflizione al massimo è "leggera", e al massimo "solo per un momento". Ora non possiamo aspettarci che tali verdetti vengano approvati mentre siamo sulla terra. L'anima deve essere in gloria prima di poter essere pronunciata con un profondo sentimento della sua verità

(3.) Osservate, al fine di ottenere una migliore visione delle cose all'interno del velo, che lo scopo della creatura è sempre stato l'indipendenza, e un grande obiettivo dei rapporti di Dio con la nostra razza è stato quello di dimostrare la nullità della creatura, collocandola in una varietà di stati, in nessuno dei quali è in grado di sostenersi. E possiamo ben credere che la lezione così dolorosamente e dolorosamente insegnata sarà continuamente sotto gli occhi della folla glorificata. Non saranno forse coscienti che Cristo non solo li ha portati alla gloria, ma che Cristo li sostiene anche nella gloria? Troviamo un indizio di ciò in un "peso di gloria". La parola greca è sempre usata per indicare qualcosa di massiccio e difficile da sopportare; e sembra implicito che la gloria stessa sarà così pesante, che i santi hanno bisogno di aiuto per sostenerla. In altre parole, non potranno fare a meno di Cristo nel portare la loro corona, più di quanto potrebbero fare senza Cristo nel conquistare la loro corona. (H. Melvill, B.D.)

Come dovremmo considerare le nostre afflizioni:-Considera-

(I.) Il modo in cui l'apostolo insegna ai cristiani a considerare le loro afflizioni

(1.) Siamo inclini a ingrandire i nostri problemi piuttosto che a diminuirli. Nella mente umana c'è una forte avversione per i problemi di qualsiasi tipo. È vero che l'afflizione, in se stessa, non è piacevole. "Ora, nessuna afflizione per il presente sembra essere gioiosa, ma dolorosa". Ma qui l'apostolo lo fa sembrare una cosa molto insignificante. Tu pensi che sia pesante, un fardello più grande di quanto tu possa portare, ma l'apostolo dice che è leggero. E, inoltre, pensi che il tempo della tua afflizione sia lungo, per quanto breve possa essere, e desideri ansiosamente che venga rimosso; Ma l'apostolo vuole che lo consideriate anche come momentaneo. Ma qui Paolo sta parlando in modo comparativo. Il suo occhio era pieno di un peso di gloria smisurato che la lingua non poteva esprimere; In confronto a ciò, la sua afflizione era la leggerezza stessa, e per fede vide l'eternità di quella gloria, e poi sembrò contratta in un punto che era invisibile

(2.) Non puoi provare simpatia per l'apostolo, in questa visione elevata dell'afflizione, se rimani sul terreno basso di questo mondo, dove sei avvolto nelle tenebre. Devi aspirare a raggiungere l'altezza del soggetto. Dovete sforzarvi, in una certa misura, di comprendere la gloria che deve essere rivelata

(II.) L'influenza dell'afflizione nel preparare i cristiani per la gloria futura. "Lavora per noi". L'afflizione fa parte della disciplina del patto di grazia; ed opera il pacifico frutto della giustizia in tutti coloro che sono debitamente esercitati sotto di essa

(1.) Le afflizioni operano nei cristiani un incontro o un'idoneità alla gloria. Naturalmente sono impreparati, e la corruzione è forte dentro di loro. Ma le afflizioni indeboliscono il potere della corruzione. La mente del cristiano può essere indebitamente rivolta agli oggetti mondani. Questi vengono rimossi, e allora il cristiano cerca il suo godimento in Dio, ed eleva la sua mente al cielo

(2.) In proporzione all'entità dell'afflizione dei cristiani sarà la loro gloria futura. Tutto ciò che puoi fare o soffrire per Cristo, in sé, è senza merito, ma sarà comunque ricompensato

(III.) Che cos'è questa gloria. Chi può descrivere la grandezza delle cose eterne? Possiamo giudicare solo da ciò che vediamo; e bisogna confessare che nell'universo visibile c'è molto che ci impressiona per la grandezza e la potenza di Dio. Ma dobbiamo stare attenti a non perderci nelle generalità. Non siamo privi di idee precise su cui fissare la nostra mente

(1.) Questo è un peso di gloria eccessivo; sarà, per sua stessa natura, sostanziale, pesante, solido. Ora, questo forma un contrasto stridente con gli oggetti del mondo, anche i più pesanti e importanti di essi. Ma gli uomini considerano la ricchezza un peso. Si tratta, tuttavia, di un errore, "perché le ricchezze si fanno le ali". Tutte le ricchezze di questo mondo sono, in confronto, meno del nulla e della vanità

(2.) Questo è un tale peso di gloria che i cristiani non potrebbero sostenerlo se non fossero preparati e rafforzati dall'Onnipotenza a farlo. Anche nel mondo gli uomini non sono sempre in grado di sostenere le loro circostanze. Alcuni affondano sotto il peso dell'afflizione, della prosperità. Ora, per sopportare sotto questo peso di gloria è necessario che l'anima del cristiano sia assolutamente perfetta, completamente liberata dal peccato; e nell'ultimo giorno, quando ci sarà una vasta adesione alla gloria, sarà necessario un corpo modellato come quello di Cristo: così l'anima e il corpo del cristiano non solo saranno adattati l'uno all'altro, ma saranno anche adattati alla gloria che sarà loro concessa. Al tempo presente non potresti sopportare questa gloria

(3.) E quale sarà? Sarà tutta la pienezza della Deità, tutta la gloria di Dio in Cristo

(1) Sarai benedetto con ogni conoscenza; Tutti i misteri, nella natura, nella provvidenza e nella grazia, risplenderanno chiaramente ai tuoi occhi

(2) Ci sarà conferita un'immensa dignità; alla presenza degli spiriti più grandi sarete onorati da Dio Stesso e sarete esaltati per sedere sul trono di Cristo

(3) La tua felicità sarà completa; Sperimenterai la pienezza della gioia

(4) A tutto ciò si aggiunga che sarà eterno, a differenza delle glorie del mondo, che sono evanescenti. Ora, con questa prospettiva, i cristiani non accoglieranno forse tutta la loro afflizione? (T. Swan.)

L'afflizione e i suoi problemi:-Nelle parole c'è un'elegante antitesi tra la nostra condizione futura e il nostro presente. Nella nostra gloria futura c'è

1.) Solidità ed eccellenza. La gloria è chiamata peso, perché la stessa parola, "chabod", che significa peso, significa anche gloria, e il peso aggiunge valore all'oro e alle cose preziose. Tutte le parole sono troppo deboli per esprimere la felicità del cielo, e perciò egli accumula espressione su espressione

(2.) Eternità. Questo è l'opposto della momentaneità della nostra afflizione. Entrambe le proprietà si adattano all'infinità e all'eternità di Dio. Nell'altro mondo Dio darà come Se Stesso. Guardate come fa l'apostolo...

(I.) Attenua le afflizioni della nostra condizione attuale, affinché non possiamo venir meno sotto di esse

(1.) Il male espresso, "la nostra afflizione". Dio avrà tutti provato, e il più eminente il più provato Apocalisse 7:14. Cristo stesso fu umiliato prima che Lui fosse esaltato. E le membra seguono il capo con una conformità di sofferenza Atti 14:22

(2.) Il male è diminuito. Il più alto conforto che la filosofia poteva offrire era che se le afflizioni erano grandi, erano brevi; se lungo, leggero; intendendo con ciò che se le loro afflizioni fossero state gravi, avrebbero accorciato la loro vita; se di lunga durata, sopportando imparavano meglio a sopportare. Ma anche qui è leggero e corto, rispetto alla nostra gloriosa ricompensa, che essendo infinita li rende leggeri, ed essendo eterna, li rende brevi

(1) La nostra afflizione è leggera, non in se stessa ma... (a) Comparativamente, rispetto all'eccellenza e all'infinità della gloria celeste Romani 8:18. Il guaio non è nulla per la ricompensa, né la croce per la corona. (b) In modo copulativo. Sebbene l'afflizione non sia leggera in se stessa, tuttavia con il forte sostegno e conforto dello Spirito, Dio la rende leggera e facile per noi. Per la schiena forte c'è un peso leggero che schiaccia il debole e il debole; un uomo ben vestito può sopportare senza grande fastidio il freddo dell'inverno, che pizzica l'ignudo (CAPITOLO 1:5; Romani 8:37. Ora c'è una concessione più generosa di queste comodità e di questi sostegni ai servitori sofferenti di Dio che a quelli che vivono a proprio agio 1Pietro 4:14

(2) È corto e leggero. Se dovessero durare per tutta la nostra vita, non sono che momentanei in confronto all'eternità

(3) Per rendere questo più evidente, consideriamo come le afflizioni del popolo di Dio sono lunghe e brevi. a) Per quanto riguarda la loro lunghezza. Sembrano lunghe a coloro che fanno i conti con il tempo e non con l'eternità. Il tempo più lungo per l'eternità non è nulla Salmi 90:4. Sembrano lunghi a causa dell'impatienza della carne. Amiamo la nostra comodità, e quindi l'afflizione diventa presto fastidiosa. Un'ora sembra un giorno, e un giorno una settimana. Le notti invernali sembrano lunghe nel passare. (b) Per la loro brevità; Sembrano brevi, in parte perché non sono così lunghi come potrebbero essere rispetto alla rabbia dei nemici Zaccaria 1:15. Satana e gli uomini malvagi non conoscono limiti. In parte non sono così lunghi come meritiamo. Il male di un peccato non può essere espiato in mille anni; ma Dio «in mezzo al giudizio si ricorda della misericordia» (Ab. 3:2). In parte non sono così lunghi come potrebbero essere per quanto riguarda le cause seconde e le probabilità (Abacuca 3:2). In parte perché la fede non lo conterà a lungo; poiché all'occhio della fede le cose future e lontane sono come presenti Ebrei 11:1. In parte perché l'amore non lo conterà a lungo Genesi 29:20. Se avessimo un po' d'amore per Cristo, saremmo disposti a soffrire un po' per amor Suo. Ma principalmente per quanto riguarda la nostra eterna ricompensa e beatitudine; quindi è un'afflizione leggera, cioè solo per un momento, come un giorno di pioggia per un sole eterno

(II.) Cose celesti più grandi. Esse sono esposte con forme di linguaggio insolite, ma come voi potete osservare un'esatta opposizione della nostra felicità alla nostra miseria

(1.) Afflizione e gloria. Nelle nostre calamità siamo depressi e svergognati, ma qualsiasi onore perdiamo in questa vita terrena sarà abbondantemente ricompensato in cielo

(1) Sei afflitto dalla malattia e dalla stanchezza della carne? In cielo avremo una tranquillità eterna Ebrei 4:9

(2) Sei stato scacciato dall'uomo? Lì sei ricevuto dal Signore 1Tessalonicesi 4:17

(3) Hai forse perduto l'amore di tutti gli uomini per la tua fedeltà? Godrai in eterno dell'amore di Dio Romani 8:39

(4) Sei tu biasimato, calunniato nel mondo? Allora la tua fede sarà "trovata per lode, gloria e onore" 1Pietro 1:7

(5) Sei gettato in prigione? Fra breve sarai nella casa del Padre tuo Giovanni 14:2

(6) Sei ridotto a una sordida povertà? Lì si legge delle "ricchezze della gloria dell'eredità dei santi nella luce" Efesini 2:18

(7) Hai forse perduto dei figli per Cristo? Non saranno loro a venire da te, ma tu andrai da loro

(8) Dovete morire e l'ospite deve essere cacciato dalla vecchia casa? Lasci solo una baracca per vivere in un palazzo (CAPITOLO 5:1). Se sei costretto ad andartene dalla violenza dell'uomo, la spada non è che la chiave per aprirti le porte del cielo

(2.) "Un peso di gloria molto più grande" e "leggera afflizione". Le cose eccellenti le consideriamo pesanti; piccolo, leggero 1Giovanni 3:2

(3.) Questa gloria è eterna, in opposizione alla nostra afflizione momentanea. Se desideriamo prolungare questa vita, che è odiosa a diverse calamità, quanto più dovrebbe influire su di noi quella vita che sarà pienamente felice e non avrà mai fine?

(III.) Mostra come l'uno è il frutto dell'altro. (T. Manton, D.D.)

Afflizione santificata, sua tendenza e risultato:-Considera-

(I.) Il modo in cui l'afflizione deve essere valutata dal credente cristiano. Significa qualcosa che colpisce, preme dolorosamente ed è in se stesso doloroso e tormentoso. Le forme della sperimentazione umana sono come i lineamenti del volto umano, infinitamente diversificati

(II.) La tendenza benefica dell'afflizione. Lo stato attuale dell'uomo non è la sua condizione ultima, né questo mondo è la sua dimora finale. Mentre è sulla terra il suo stato non è solo di prova, ma anche di disciplina e di

1.) È progettato per correggere e recuperare. C'è nel cuore dell'uomo una naturale tendenza ad allontanarsi da Dio. Invano, forse, sono stati i tentativi di altre agenzie di conquistare il vagabondo sconsiderato. È dunque per misericordia, piuttosto che per ira, che è colpito dall'afflizione, per poter tornare a Dio

(2.) La grazia di Dio trasforma le lance dell'afflizione in falci, per coloro che sono in Cristo

(3.) Nell'afflizione c'è qualcosa che esercita un'influenza soggiogante sulla mente. Prostra l'orgoglio, sottomette l'io, disincanta la creazione dei suoi colori accesi e fugaci. È spesso il mezzo per portare la volontà del cristiano in una più completa sottomissione alla volontà di Dio

(4.) Ha la tendenza a purificare, raffinare ed elevare il carattere cristiano. Si dice che la prova della fede sia "più preziosa di quella dell'oro".

(III.) La gloria per la quale il credente cristiano è preparato dall'afflizione santificata

(1.) L'ultima questione dell'afflizione santificata sarà una posizione più elevata, una maggiore felicità, più gloria nello stato celeste. Il cristiano avrebbe avuto gloria senza di essa, ma ne avrà di più a causa di essa

(2.) Questa gloria sarà eterna nella sua durata. I più alti piaceri che questo mondo può permettersi sono di breve durata. La vita stessa è breve. "La moda di questo mondo passa". Ma la gloria del cielo durerà in eterno

(3.) Di questa gloria si parla ulteriormente sotto l'idea del peso. Conclusione: Il disegno di Dio, nelle afflizioni, essendo quello di prepararci per "un peso di gloria molto più grande ed eterno", sforziamoci devotamente di migliorarle

(1.) Con profonda umiltà e umiliazione di sé. Quando l'anima è veramente umiliata davanti a Dio, il Suo Spirito la eleva e lascia entrare nei sentimenti la luce geniale e il calore del Sole di giustizia

(2.) Con una rinnovata consacrazione di noi stessi a Dio. (J. Lambert.)

Il mondo della gloria:-

(I.) Lo stato celeste impartirà un'eccelsa e perfetta felicità a coloro che ne godranno. Sarà uno stato di

1.) Santità immacolata e assoluta. Piangendo, come fate ora, per la vostra ostinazione e peccaminosità, come dovete esultare alla prospettiva di essere "resi adatti per essere partecipi dell'eredità dei santi nella luce!" 2. Vasta illuminazione intellettuale 1Corinzi 13:9-12. Per quanto riguarda gli oggetti della conoscenza celeste, possiamo credere che siano il carattere e le perfezioni divine; le ragioni del governo provvidenziale, i consigli della grazia; l'ampiezza, la lunghezza, la profondità e l'altezza dell'amore di Cristo che "sorpassa la conoscenza", ecc. Poiché la santità è la nostra gloria morale, il raggiungimento di tale conoscenza sarà la nostra gloria intellettuale, essendo entrambe associate alla felicità che è incomparabile e suprema. "L'albero della conoscenza" non nasconderà alcun serpente nel suo fogliame e non infonderà veleno con i suoi frutti. Sarà "l'albero della vita", così come "l'albero della conoscenza", e non ci sarà una foglia che lo adorni, o un grappolo che lo arricchisca, che non si trovi profumato di estasi, e che possa marcire o morire. Voi che amate e anelate alla conoscenza, sforzatevi di trovare la vostra sfera in cielo; e mentre ora, nel migliore dei casi, non puoi che raccogliere i frammenti e le briciole, sia la tua alta ambizione di ansimare sempre per il banchetto completo dell'intelligenza nell'immortalità

(3.) Deliziosa comunione. Una grande parte dei piaceri della vita presente deriva dal rapporto sessuale; Più raffinato è il rapporto, più è piacevole; e le delizie del rapporto sessuale si troveranno perfette in mezzo alla purezza e all'illuminazione espansa dei cieli. Se all'uomo è permesso di godere della comunione con Dio, mentre porta ancora i resti della sua peccaminosità, molto di più egli possederà quella comunione quando tutte le sue impurità saranno rimosse e quando esisterà perfettamente a immagine del suo Dio. Il rapporto con Dio è la vita stessa del cielo; e se quel rapporto fosse interrotto, la luce si affievolirebbe, e la gloria sarebbe avvolta, e la musica sarebbe messa a tacere, e la beatitudine morirebbe, e la ricompensa si trasformerebbe in miseria

(4.) Occupazione attiva e devota. Il resto del cielo non è sinonimo di indolenza; è semplicemente il riposo dal languore corporeo, dal dolore e dalla malattia, dal dolore mentale e dal presentimento. Ma questo riposo non è incompatibile con l'occupazione. Come disse Lutero, "Dio ha bisogno di servitori in cielo come sulla terra". Il culto, nel presentare le espressioni di adorazione e di lode; lo studio, nella contemplazione dei grandi temi della conoscenza; e l'occupazione attiva, nel promuovere gli alti ordini, che probabilmente saranno moltiplicati su di noi dalla vastità delle nostre capacità e dall'immortalità della nostra esistenza

(5.) Durata permanente e imperitura. Il cielo porta sui suoi portali d'oro l'iscrizione: "Non ci sarà più la morte". Tu leggi del cielo come di una sostanza; è "una sostanza migliore e duratura". Come regno, è un "regno eterno". Come eredità, è "un'eredità incorruttibile e incontaminata, e che non appassisce". Non c'è nulla in quel mondo di gloria, che non sia per sempre e per sempre

(II.) La contemplazione dello stato celeste dovrebbe produrre potenti influenze ed effetti, mentre esistiamo nella vita presente

(1.) Dovremmo abbracciare l'unico metodo stabilito, con il quale solo il godimento dello stato celeste deve essere assicurato. Qualcuno di voi si chiede qual è la via per il cielo? Mediante la croce del Signore Gesù Cristo

(2.) "Credi nel Signore Gesù Cristo", se vuoi essere "salvato". Sopportate con fortezza, nella prospettiva di quello stato celeste, le varie difficoltà e i dolori della vita presente. Nel contesto si vede come la fortezza dell'apostolo e dei suoi compagni fosse assicurata dalla prospettiva del futuro

(3.) Ci dovrebbe essere anche una costante anticipazione del periodo in cui entreremo nello stato celeste da noi stessi. Conclusione: Permettetemi di ricordarvi che non esiste uno stato intermedio, nessun compromesso tra un destino di splendore e un destino di oscurità e disperazione. (J. Parsons.)

18 2CORINZI CAPITOLO 4

2Corinzi 4:18

Mentre non guardiamo le cose che si vedono... che... sono temporali.-

La legge della visione superiore:-

(I.) Il visibile esiste in mezzo all'invisibile. Ci sono due mondi: il mondo dei sensi e il mondo dello spirito; e il mondo dello spirito circonda, ingloba e compenetra il mondo dei sensi. Parliamo come se il mondo dei sensi fosse venuto prima, e il mondo dello spirito fosse venuto dopo; mentre la verità è che il mondo dello spirito ci circonda ora, anche se il velo dei sensi pende in mezzo. Immaginiamo di dimorare qui nel tempo, e di dimorare nell'eternità nell'aldilà; Mentre il fatto è che qui dimoriamo nell'eternità, anche se ne prendiamo una piccola sezione e la chiamiamo tempo. E se questo è il modo corretto di dirlo, vedete la fallacia delle nostre comuni concezioni della morte. Concepiamo la morte come se fosse un atto di migrazione, un viaggio verso una stella lontana. Il punto di vista della Scrittura non è piuttosto questo: che le realtà invisibili ci avvolgono ora? Quali spettacoli non potremmo vedere, in ogni momento della nostra esistenza, ad ogni svolta del nostro cammino, se solo avessimo gli occhi per vederli! E la morte sarà semplicemente il dono di quegli occhi. Il visibile esiste in mezzo all'invisibile, il temporale in mezzo all'eterno. Siamo come sentinelle nelle loro cabine sul pavimento di una grande cattedrale, "baracche, cullate, confinate", mentre tutto intorno a noi, se solo lo sapessimo, ci sono gli archi svettanti, le navate più lontane, le glorie blasonate e i coristi vestiti di bianco del grande tempio di Dio. Presto le cabine saranno spezzate dalla morte, e poi? Allora, quando il cielo e la terra si saranno dissolti, piegati come un rotolo, svaniti come un sogno, ci troveremo faccia a faccia con le realtà che stanno dietro, anche con le uniche certezze vere, solo solide, invisibili ed eterne

(II.) Se è vero che il visibile esiste in mezzo all'invisibile, è anche vero che l'invisibile è a volte nascosto e a volte rivelato dal visto. Il visto è in un senso una tenda che nasconde, in un altro senso è una trasparenza che rivela. Prendete l'illustrazione che viene fatta dall'uomo stesso. Non è forse vero per l'uomo che egli nasconde Dio e Lo rivela? Dipende da che parte lo guardi. Prendete l'uomo nella sua piccolezza; con il suo egoismo, la sua ambizione, la sua lussuria, la sua passione, spesso rende difficile credere in Dio. Ma prendete l'uomo nella sua grandezza, egli diventa un'epistola vivente della Divinità, una testimonianza incarnata, commovente, che respira della realtà dell'invisibile. O, ancora, prendete la Natura. Giudicare dalla Natura nei suoi aspetti duri e distruttivi; giudica secondo la natura nella carestia, nella pestilenza, nel terremoto, nel fuoco; offre una contraddizione alle realtà invisibili in cui siamo disposti a credere: la misericordia di un Padre invisibile, l'amore di un Padre invisibile. Ah! ma giudica la Natura nei suoi aspetti più gentili e benefici, e diventa istinto attraverso ogni processo e scena con accenni di una Divinità al di là. Pensate al miracolo annuale della primavera

(III.) Ma sia che ci sia occultamento o rivelazione, è nostro dovere non fermarci davanti a ciò che si vede, ma andare oltre e guardare le cose che non si vedono. Cosa implica questo? Diverse cose, e queste tra le altre

1.) Che distoliamo lo sguardo dal processo visto verso il supporto invisibile. Quale fu il processo per il giovane che Eliseo esortò? La prova fu questa, che il terreno intorno alla città era nero per le orde dei Siri, guerrieri selvaggi, destrieri impennati. Ma distolse lo sguardo dalla prova visibile verso il sostegno invisibile, e verso la montagna che risplendeva delle schiere di un Dio presente, persino di cavalli e carri di fuoco

(2.) Anche noi distogliamo lo sguardo, dalle vicissitudini visibili ai beni invisibili. Le vicissitudini possono essere molteplici. Chi ci separerà dall'amore di Dio? Chi ci escluderà dalla grazia di Cristo? Chi ci priverà della comunione dello Spirito Santo? Queste formano realtà durature, che gli urti delle circostanze non sono in grado di cambiare

(3.) Distogliamo lo sguardo, anche, dai riflessi visibili alle sostanze invisibili. Siamo circondati da queste riflessioni. Ovunque le immagini sono intorno a noi. Sono "modelli delle cose celesti", "figure di ciò che è vero". Quindi il visibile è una parabola dell'invisibile, le cose temporali i tipi di cose eterne. Quanti si fermano con la parabola! Quanti iniziano e finiscono con il tipo! Alla realtà che non possono raggiungere. L'essenza non la capiscono. Sicuramente il vantaggio sta in coloro che non possono guardarsi intorno sulla luminosa terra di Dio ed essere consapevoli nel frattempo che, sebbene l'incarnazione esteriore sia buona, la realtà interiore è migliore; che, sebbene la riflessione sia giusta, la sostanza ha la gloria che eccelle. Non l'hai mai provato? «Che bel cielo!» disse uno della compagnia. «Sì», fu l'improvvisa risposta di un altro, le cui parole respiravano la nostalgia di queste solitarie terre di montagna, ma si adattavano allo stato d'animo di tutti noi, «sì, se solo potessimo vedere dietro». Così vicino possa la Natura portarci al cuore e al segreto delle cose! Così chiaro è il suo segno! Così sottile è il suo velo! L'incantesimo dell'eterno giace su di lei (W. Gray.)

Guardando l'invisibile:-Consideriamo il vantaggio di una costante contemplazione delle cose invisibili ed eterne

(I.) Porta riposo allo spirito in mezzo agli incessanti cambiamenti della vita

(II.) La presenza dell'invisibile e dell'eterno dà la certezza del trionfo finale della verità e della rettitudine

(III.) Il senso delle cose eterne dà la resistenza per sopportare le pene della disciplina presente

(IV) La contemplazione delle realtà eterne pone questa vita davanti a noi distintamente come la sfera del dovere e della fatica. (B. M. Palmer, D.D.)

Cose temporali:-Tutto ciò su cui si posa l'occhio è temporale. Paolo si riferisce direttamente alle fonti visibili della sua afflizione, la fame, la sete, ecc. Ma include altre cose, tutto ciò che aveva mai visto a Tarso, a Gerusalemme o a Corinto; cose che l'uomo ha fatto, ma un palazzo, un accampamento e una città, un clan e un impero; le cose che Dio ha fatto: fiori e alberi, fiumi e oceani, colline e montagne; cose che gli uomini temono e sperano, amano e odiano. Ora, se queste cose viste sono temporali...

(I.) Le cose belle viste non ci bastano

(1.) Tutto ciò che riguarda l'uomo non è visibile. Siamo consapevoli di essere spirito, e non carne. Sappiamo che la ragione non è l'occhio, né la fede l'orecchio, né la mano o il piede, né l'emozione e la coscienza i nervi della sensazione. Siamo consapevoli di comandare l'occhio, l'orecchio, la mano e il piede. Diciamo, istintivamente, "ho guardato, ho ascoltato, ho camminato, ho scritto"; riconducendo così le nostre azioni a un sé interiore

(2.) Ora l'invisibile nell'uomo ha sete dell'invisibile. Ci sono due tipi di riposo: uno nel corpo, l'altro nell'anima; due classi di godimenti: quelli derivati dalle cose e quelli tratti dai pensieri; e per le fonti invisibili di godimento e riposo gli uomini hanno sete. Gli uomini continueranno a vivere, quando sulla terra non vivranno più. Noi desideriamo costituzionalmente la continuazione dell'esistenza, e possiamo dedurre che l'oggetto di questo desiderio è fornito da Colui che ha impiantato la sete

(3.) Ora, la familiarità con ciò che si vede ci lascerebbe impreparati per un futuro stato di pace e di beatitudine. Laggiù, Dio è più visibile delle Sue creature. La sua volontà è l'unica legge di condotta; La sua gloria è l'oggetto supremo. Il piacere, laggiù, è spirituale e divino. Ora, se ignoriamo Dio, se le cose temporali sono state il nostro fine, se i nostri godimenti sono stati solo piaceri dei sensi, lì saremo come creature viventi prese dal loro elemento nativo, incapaci di gioire, incapaci di vivere. Poiché nell'uomo c'è di più di ciò che si vede, poiché l'invisibile nell'uomo ha sete dell'invisibile all'esterno e al di là, poiché il fatto di vedere le cose nella nostra parte ci esporrà all'indigenza in uno stato futuro, diciamo che le cose buone viste non ci bastano. Vogliamo pane vivo, acqua di vita, vesti che non invecchiano, case non fatte da mani d'uomo, tesori che non corrompano né tignola né ruggine

(II.) Le cose dolorose viste non dovrebbero far venire meno il cristiano. Le afflizioni dei discepoli di Cristo sono tutte temporali; il bene operato dal loro dolore rimane. "I pacifici frutti della giustizia" rimangono dopo che i fiori sono stati distrutti. Il fuoco della raffineria è transitorio, la raffinatezza resiste. Per i discepoli di Cristo non c'è una spina inestricabile nel corpo; Le loro prigioni non hanno porte eterne, il soffio dei loro persecutori esce. Ora piangono, ma canteranno. Sono in grande tribolazione; Ma vedete, ne stanno uscendo. Le loro circostanze sono complicate, ma tutti stanno lavorando insieme per il bene. La notte è finita su di loro, ma il mattino sarà la figlia di quella notte. Confrontate l'afflizione con la gloria: è una sciocchezza e momentanea. Allora verrà meno sotto di essa? Della gloria si dirà in ogni stadio della coscienza: "Di più, di più"; ma dell'afflizione il cristiano può dire: "Meno, meno".

(III.) Allora in nulla visto l'uomo dovrebbe trovare il suo inferno o il suo paradiso

(1.) Nessun fuoco consumante qui, badate, deve essere inestinguibile. Nessun verme rosicchiante qui deve essere immortale. Qui non c'è bisogno che ci sia un pozzo senza fondo. Puoi portare il fuoco laggiù, e lì sarà eterno. Puoi portare con te un verme laggiù, e lì sarà immortale. Una fossa temporale può condurre a una fossa eterna; ma siano rese grazie a Colui che ci ha dato un Salvatore; Tutto questo non è inevitabile. C'è un annientatore di fuoco, un distruttore di vermi, un Fratello capace e pronto a sollevarti dalla fossa. Nessun uomo deve essere sepolto nell'afflizione, perduto nel dolore, distrutto dal dolore. Lui può essere salvato dalla speranza, poiché "le cose che si vedono sono temporali". 2. E nessuno può trovare il paradiso qui. "Pienezza di gioia" e "piaceri per sempre", pace perfetta, riposo indisturbato: queste cose non devono essere derivate da cose temporali. Le cose mondane periscono nell'uso. Ricchezza, onore, case felici, tutti gridano: "Il cielo non è in noi". Le cose che si vedono sono temporali. Questa verità comune è stata a lungo nelle nostre Bibbie; Sarà mai scritto nei nostri cuori? Ascolta il saggio Ecclesiaste 1:2. Venite ai piedi di Gesù Cristo e ascoltatelo dire: "Non accumulatevi tesori sulla terra", ecc. "Non affaticatevi per il cibo che perisce", ecc. "Io sono il pane della vita", ecc. "Se uno ha sete", ecc. Conclusione: Ci sono due doveri che scaturiscono da questa verità

(1.) Il dovere della moderazione nell'uso e nel godimento di tutte le cose viste 1Corinzi 7:29-31. Tenete le cose buone viste con mano allentata. Essi sono temporali, e ti saranno tolti, o tu sarai portato via da loro. Se li afferri saldamente, la loro rimozione ti scuoterà dalla testa ai piedi; Se li tieni con leggerezza, quando vengono portati via, anche se potresti rimpiangere che siano stati portati via, rimarrai incrollabile

(2.) Il dovere di cercare un'eredità e una parte in ciò che è invisibile ed eterno. Spirituali nella nostra natura, siamo spirituali nei nostri desideri e nelle nostre sete. Immortale nel destino, l'immortalità riveste le nostre necessità e i nostri desideri. Provvediamo al futuro. "Cercate le cose che sono lassù". (S. Martin.)

Il temporale e l'eterno:-Paolo fa un appello per la vita come alla presenza di questi due imperi, "il visibile e l'invisibile"; che ogni giorno il cuore batte in entrambi, e che un uomo non può alienarsi dall'uno e stare solo nell'altro. Non poco del nostro insegnamento e gran parte della nostra pratica sono stati occupati con l'altra teoria, che stiamo semplicemente manipolando quelle questioni che appartengono al lato materiale della vita, e che dopo la morte, in qualche modo, dobbiamo essere messi in contatto con i principati invisibili. La vita che trascende i sensi è quella reale, non la vita che è semplicemente nei sensi. I sensi ci rendono consapevoli del nostro ambiente. Abbiamo cinque porte di conoscenza per metterci in contatto con il mondo visibile; ma quel mondo visibile è il simbolo di un altro. Non è la realtà. La vita, quindi, che si propone a malapena di essere cinta da ciò che si vede, di occuparsi solo di quei fatti che possono essere misurati e soppesati, è la vita che sta commettendo il più grave di tutti gli errori. Non potete andare molto lontano nell'esperienza senza rendervi conto dell'ampiezza di forze come l'amore, la fede e la speranza, e queste vi allontanano immediatamente dal materiale. Che cos'è l'amore? Non puoi vederlo. Che cos'è l'aspirazione? Non puoi misurarlo. Eppure questi sono i poteri che entrano in te momento per momento e ti insegnano altre cose oltre a quelle del visto. Stiamo pensando alle parole di un uomo che è stato completamente provato dagli antagonismi del torto di questo mondo. La parte finale del quarto capitolo della Seconda Lettera ai Corinzi è un breve diario della carriera di San Paolo. Seguiamo il suo cammino; è ombreggiata dalle tempeste. Il suo sguardo è fisso sull'invisibile. Lui stabilizza la sua vita secondo gli standard di una giustizia divina. Nessuna trappola dell'astuzia dell'uomo può davvero afferrare i suoi piedi, perché egli cammina con Dio. Qui abbiamo il credo della vita, della vita che deve essere vissuta da coloro che riconoscono Dio e cercano un regno più duraturo del dominio del visibile. San Paolo dice che il visto è una cosa temporale. Non è degno di fiducia, perché evanescente, come le foglie autunnali sui rami della foresta. Tra poco i venti invernali li afferreranno e li spargeranno lontano. La vera filosofia di vita è la filosofia che volge l'occhio dell'anima verso un'eternità presente. Sì, si risponde, è facile teorizzare, ma non si è tenuto conto del fatto che siamo perennemente circondati dal visibile. Il visibile non aspetta, la fame e la sete non sono pazienti. Perché il mondo è così bello? Perché siamo modellati in questo corpo di mortalità? C'è un potente appello per il visto, che viene fatto da moltissime persone proprio in questo stato d'animo. Dicono dell'insegnante di verità: "Queste sono belle aspirazioni, nobili mete, ma sono troppo alte per il mondo comune del lavoro". Ammetto che non è la cosa più vicina a lui; che il visibile non è così vicino a te come l'invisibile. A premere sulla tua anima ci sono certi fatti primordiali di cui non puoi liberarti. Quali sono? Prendete il fatto di Dio. La sua personalità divina lo porta in contatto immediato con il tuo stesso sé. Prendete il fatto della Sua verità. Quella verità fa una legge di diritto che tu devi osservare. Prendete il fatto della giustizia, che significa semplicemente che Dio e la verità hanno operato insieme in condotta, trasformati in vita e resi fluenti dalla parola e dall'azione. Quella rettitudine getta incessantemente le sue fibre intorno alla tua natura e ti attira verso l'alto. È una gravitazione contro l'altra. La terra ti sosterrà, ma la giustizia contrasta la terra e ti guadagna verso Dio. Prendete il fatto del vostro desiderio per l'essere più nobile, che tuttavia non siete. Questi sono schemi che avete sempre davanti a voi, e non potete gettarli via rapidamente o spezzare il fascino del loro dominio sul vostro spirito. Le stelle possono brillare e le foreste sventolare le loro bandiere di bellezza, l'erba emette la sua musica dolce e bassa e le nuvole brillano come i bianchi troni del giudizio nel cielo; Ma se un grande dolore è all'opera su di te, se una grande gioia è entrata nella camera dell'anima, non vedi le stelle o senti il sussurro dell'erba o noti la bellezza della foresta. È arrivata una cosa più vicina; Cos'è? Una cosa invisibile, una cosa che rifiuta di essere tabulata come si possono tabulare i propri conti in un libro. È un potere, tuttavia. Eppure dici che l'invisibile è così lontano, l'invisibile è così lontano. Credetemi, l'invisibile è al centro delle cose; e non ci sarebbe significato nel visibile se non per quell'altro. Fare il male che non vorreste, e lasciare incompiuto il bene che volevate, vi fa gridare per Dio perpetuamente. Voi chiedete di Lui, non come il severo Giudice che deve trattare il vostro cuore sulla semplice base della giustizia, ma come il Padre infinito che deve avere pietà di voi e sollevarvi dalle difficoltà e dalla sconfitta con le Sue forze. Questo Dio che anelate, la compassione di questo Padre a cui anelate, non riferirà al vostro occhio mortale. Lui non acconsentirà a spingere il Suo volto tra le costellazioni nemmeno una sola volta. Tuttavia Lui è reale. Voi siete certi di Lui. Questo Dio invisibile e invisibile costituisce la verità di te stesso. È la misura del Suo discorso che deve decidere la condotta quotidiana. Lui esige che tu misuri la tua vita in base a questo, e non in base alle regole dei tuoi simili. Invece, quindi, del visibile, del grande mondo esterno, essendo una barriera all'invisibile, è la sua base. L'invisibile è l'esperienza più vicina. Sarebbe molto più difficile per un uomo impegnarsi a vivere la sua vita negando completamente questi grandi fatti di Dio, della verità, dell'onore e della giustizia, piuttosto che vivere la sua vita fisica al di fuori della cintura di questo mondo visibile. Ma potreste rispondere: "È possibile adottare questo standard, vivere secondo queste cose invisibili, e allo stesso tempo fare ciò che è migliore e più saggio nel contatto effettivo della vita con il mondo? Sono in affari, e i miei affari mettono in campo tutta la mia forza e il mio tatto. Come posso essere devoto a questi interessi che hanno un diritto legittimo, e allo stesso tempo essere trattenuto da questi poteri spirituali?" Ebbene, se non ti attieni ai poteri spirituali, non puoi soppesare correttamente le esigenze dei tuoi affari. Fino a quando non arriverai a riconoscere il fatto che Dio è una realtà per la tua fatica tanto quanto Lui è una realtà per la tua fede, sarai un inciampo nel mondo, e cadrai perpetuamente. Non potete affrontare qualsiasi questione che si presenti nella vostra lotta quotidiana e guardarla veramente con la più fine intuizione fino a quando non la guardate spiritualmente, fino a quando non la guardate rettamente e la considerate da un punto di vista religioso. Dovete esporre a voi stessi questa dottrina: "Il mio contratto con il mio prossimo o il mio impegno con il mio prossimo è un'opportunità per essere giusto e leale. Devo venerare i suoi diritti così come i miei nel lavoro che ci unisce, nel commercio che ci unisce". Non vedete dove si affaccia la grande prospettiva? Arriva da quella parte dove tutto è soppesato e compreso, non come una materia che è legata alla terra, ma come una materia che può essere trasfigurata con la luce stessa del cielo. Ma lasciamo da parte e pensiamo ad altre cose. Ci sono esperienze che sono per voi più sacre di quelle del baratto e del commercio. Ci sono emozioni che sono più sacre di quelle che emergono durante lo scambio. Avete una vita più profonda di quella che può essere calcolata dai vostri libri mastri. Questa è la vita dello spirituale, che viene addestrato per un destino divino. Con questa vita dello Spirito Dio spesso vi porta dispensazioni di disciplina e di delusione. Ora, se pensate solo a ciò che è visibile, rimarrete completamente perplessi. Se togliete la fede dal mondo in cui vi trovate, gli occhi del vostro cuore saranno colpiti dalla cecità. (W. R. Davis, D.D.)

Il potere delle cose invisibili:-"Temporale", più propriamente transitorio. Era un punto di vista supremo che l'apostolo aveva raggiunto. È naturale che gli uomini siano impressionati dalle cose visibili, dalle cose che chiamano "solide", come la proprietà, il commercio, il governo. La città di Efeso, che Paolo aveva lasciato, fu celebrata in tutto il mondo per la sua magnificenza. La ricchezza, la magnificenza, sembravano destinate a durare fino alla fine dei tempi. Ma Paolo guardò tutti e disse: "Queste cose sono transitorie". Lui guardò in alto con una visione diversa da quella fisica, videro Dio e Lo dichiararono eterno. Eppure questo Dio è invisibile, invisibile come quella forza che tiene insieme il mondo

(1.) Questa perspicacia di Paolo fu la prova di una grande realizzazione spirituale. Mostrava che la sua anima era stata colpita da cima a fondo dalla verità celeste

(2.) Questa esperienza non era peculiare dell'apostolo. Dice: "Mentre guardiamo", ecc. Lui scrive ai Corinzi, i cui risultati spirituali erano scarsi. Questa intuizione spirituale appartiene a tutti i cristiani, ma più perfettamente a coloro che sono più perfetti

(I.) La gloria del vangelo è che porta queste verità alla mente degli uomini continuamente e irresistibilmente. Questa è la prova della sua autorità divina. Si rivolge alla fede, rivelando la natura eterna delle cose invisibili

(II.) Come queste verità ci rivelano la gloria dell'anima umana. Parliamo della grandezza dell'intelletto nell'uomo, come si manifesta nell'arte, nella letteratura, nelle leggi, nelle forme di governo, e lo facciamo bene. Diventiamo eloquenti riguardo al potere e alla bellezza dello spirito umano. In nessun luogo, come nel vangelo, la mente divina si rivolge alla mente umana come co-sostanziale

(III.) Nessun uomo è grande in nessun settore se non vede le cose che sono invisibili. L'uomo di Stato, solo quando guarda al di sopra della materia e coglie i grandi principi, ha ampiezza e profondità di osservazione. Lui vede quando gli altri non vedono. Il poeta, così ispirato, vede ciò che gli altri non vedono, mentre si avvicina alla tempesta, che sembra squarciare e spaccare l'azzurro stesso sopra la testa. Che comprensione dà questa intuizione al filosofo! Rende il padrone ovunque. Quindi, se guardiamo alla Chiesa. Quando il dolore si abbatte contro di noi, quando le difficoltà sorgono come montagne davanti a noi, e siamo capaci di sorridere a tutte perché sappiamo che sono di breve durata, perché abbiamo una visione delle cose che non periscono mai

(IV.) Qui è indicata la funzione della Chiesa. Il mondo dice: "Guardami, guarda la mia arte; guarda le cose permanenti che ho fatto". Il mondo è ostile. Ora, la Chiesa non esiste, primariamente, per la carità, né per l'educazione; ma per portare gli uomini a Cristo, e poi condurli a vedere la fonte di ogni vera permanenza. A nessuno è compiuta in lui l'opera cristiana finché non afferra l'invisibile

(V.) Come questa visione della natura corruttibile di queste cose terrene e della durevole qualità delle cose spirituali permette al cristiano di trionfare su tutte le cose sulla terra. (R. S. Storrs, D.D.)

Guardare l'invisibile:-Tutto ciò che è sconosciuto, oscuro o misterioso, ha una forte attrazione per un certo ordine di menti. Troviamo questo fatto illustrato in tutti i settori della conoscenza umana. I segreti più profondi del mondo materiale non scoraggiano, ma piuttosto danno slancio alla ricerca perseverante. I fatti in natura ancora inspiegati sono sicuramente i fatti a cui si dedica la maggior parte della riflessione e dell'indagine. Se c'è qualcuno che agisce che è chiuso, è certo che quello che gli uomini sono più ansiosi di aprire, e al quale bussano con instancabile insistenza. Nessun fallimento, nessuna difficoltà, nessuna perdita, può spegnere questa sensazione. Così, per esempio, quante spedizioni sono state inviate per scoprire un passaggio a nord-ovest attraverso le regioni di ghiaccio eterno? Ora, c'è qualcosa in questa tendenza della mente umana molto più nobile della curiosità oziosa, e sappiamo che essa risponde a uno scopo importantissimo. Se non fosse stato per un sottile e insaziabile desiderio di ignoto, i confini della conoscenza non sarebbero mai stati spinti fino alla loro portata attuale. Né questa tendenza è del tutto illecita quando si manifesta verso la verità religiosa. Ogni uomo che, riconoscendo la limitazione delle sue facoltà, si propone di comprendere tutto ciò che le Scritture rivelano sul mondo invisibile, intraprende un'indagine perfettamente giustificabile e importante e interessante. Ci sono alcune caratteristiche della nostra vita al giorno d'oggi che sono ben calcolate per stimolare il nostro desiderio di cose che non si vedono. Le occupazioni comuni del mondo, l'accesa e sempre crescente concorrenza degli affari, le cure domestiche, hanno un effetto molto pernicioso su di noi, a meno che non si eserciti una forte influenza contraria. Ci fanno crescere intensamente secolari nel pensiero e nel sentimento. Ci ingannano con gradi insensibili nella convinzione che ciò che vediamo sia l'unica realtà. Cedi solo all'influenza sfrenata delle "cose visibili e temporali", ed esse ti trascineranno presto nella polvere. Ora, il grande correttivo di questo stato mentale è quello di distogliere lo sguardo verso le cose che non si vedono. Il ricordo stesso che tutt'intorno a noi c'è una regione di esistenza spirituale, un mondo che, sebbene non percepito dai sensi, è altrettanto reale, anzi, molto più reale della solida terra su cui calpestiamo, aiuterà a preservare l'anima dal male. All'interno di quella regione invisibile si trovano tutti i nostri interessi supremi. Dio è lì e Cristo è lì, e tutte le influenze di grazia che salvano e santificano l'anima. L'invisibile polo magnetico controlla l'ago della bussola e consente al marinaio di navigare nell'oceano senza percorsi. La dannosa laicità e il materialismo che scaturiscono dalle occupazioni indaffarate della vita comune, sono rafforzati da una tendenza che pervade il pensiero moderno. Gli errori dell'umanità sembrano muoversi in cerchio, e mentre la ruota gira si ritrovano antiche eresie che si ripresentano, solo leggermente modernizzate. Così, alcuni che si sono posti per i nostri maestri in questi tempi, stanno tentando una rinascita del sadduceismo. Stanno cercando di dimostrare che siamo chiusi da ogni parte da solidi muri di materia, e che non c'è esistenza al di fuori e indipendente da essa. Gli uomini sentono in sé un'esistenza spirituale, che nessuna filosofia può spiegare in modo soddisfacente. Il corso della provvidenza di Dio nella nostra vita, spesso volge i nostri pensieri verso l'invisibile. La povertà, la delusione, il fallimento, tutto ciò che priva questa esistenza terrena delle sue attrattive, ne spegne le gioie e la trasforma in una scena di sofferenza, ci porta naturalmente a cercare altrove la felicità che qui non possiamo più trovare. Naturalmente questo non sempre segue. I poveri possono essere mondani come i ricchi, i depressi e gli afflitti, come gli speranzosi e i felici. Ma la dolorosa disciplina è destinata a questo scopo, e si compie in coloro che prestano riverente attenzione alle lezioni del castigo divino. C'è un tipo di dolore, tuttavia, che ha più successo per questo scopo di qualsiasi altro: quello che proviamo quando Dio chiama i nostri amici nell'invisibile. L'emigrazione di parenti in qualche lontano paese della terra, investe istantaneamente quel paese di un nuovo interesse. Può essere inutile per noi pensare al futuro a scopo di scoperta, ma non è inutile a scopo di preparazione. La saggezza più vera, così come la pietà più vera, giustifica questo atteggiamento d'animo. (Benwell Bird.)

Cose temporali:-Non c'era bisogno di alcuna rivelazione divina per insegnarci il fatto del testo

(1.) La condizione transitoria di tutto ciò che ci circonda siamo costretti ad apprendere in ogni fase successiva dell'esperienza. Le scene e i pensieri dell'infanzia differiscono da quelli della giovinezza. La virilità apre prospettive mai viste prima. Anche nella maturità nulla continua in un solo soggiorno

(2.) Se adottiamo una visione più ampia, impariamo la stessa lezione. La scienza ci mostra i vasti cambiamenti strutturali in corso nel mondo materiale che abbiamo considerato come duraturi per sempre. Lo storico racconta di condizioni di vita nazionale e sociale che esistevano poche generazioni fa, e che sono del tutto nuove per l'epoca presente

(3.) Ora, questo fatto può essere fatto apparire molto triste, se non disastroso, a meno che non lo guardiamo da un punto di vista più elevato di quello dell'egoismo. Molti vorrebbero che tutte le cose rimanessero com'erano fin dall'inizio e, poiché non possono sfuggire al cambiamento, declamano contro le incertezze che circondano il loro benessere. Ma siamo costretti a guardarlo sotto un'altra luce. Dio vuole dire che questa mutevolezza produrrà risultati alti e nobili. Se vedessimo le stesse cose davanti ai nostri occhi ogni giorno, cosa potremmo imparare? Ma, voltando nuove pagine, veniamo a conoscenza di nuovi fatti e la vita ha un significato più ampio. Dio intendeva che le cose che sono viste come temporali, e Lui non cambierà la forma del mondo perché è spiacevole. Dobbiamo adattarci alla Sua volontà e cercare di comprendere il Suo proposito di grazia. Più lo facciamo, più ci accorgeremo di quanto sia buona la disposizione; allora lo ringrazieremo perché la vita sia salvata dalla tristezza della monotonia. "Le cose che si vedono sono temporali", può essere per noi...

(I.) Una parola di stimolo

(1.) Ci sono quelli che sono depressi dal ricordo che il domani sarà diverso da oggi, che il miglior lavoro che fanno non è che una delle cose temporanee. "A che serve faticare? Il nostro rapporto con il mondo è del tipo più breve"; così si tengono in disparte da tutte le lotte sociali, politiche e religiose e, osservando gli sforzi dei loro vicini con una sorta di pietà sprezzante, dicono: "Sarà lo stesso tra cento anni". È corretto? No! Ciò che viene fatto in questa generazione può non durare fino alla successiva, ma il carattere della prossima sarà determinato da essa. Ancora una volta, non sarà lo stesso per noi tra cent'anni se non abbiamo fatto il nostro dovere ora. Avremo perso la nostra possibilità di istruzione. Saremo stati infedeli alla presente responsabilità

(2.) Ma coloro che sono depressi dalla natura temporanea delle cose prendano l'esempio di Dio stesso. "L'erba del campo oggi è, e domani è gettata nel forno"; ma Dio non dice: "Non importa come faccio questo, perché presto tornerà di nuovo in polvere". Nonostante il suo essere sia così breve, Dio lo fa come se dovesse durare per sempre. Ci sono miriadi di minuscole creature viventi che vivono solo un'estate. Ma mettetele sotto un microscopio, e vedrete che Dio ha messo in loro la stessa abilità e potenza che si vede nelle creature colossali che devono vivere per un secolo

(3.) Ricorda, inoltre, che non è il lavoro fatto, ma i suoi risultati, a cui dobbiamo guardare. Cammina per qualsiasi strada e guarda i negozi e i magazzini. Qual è il loro compito principale? Perché, per fornire cose che periscono nell'uso. Ma queste cose corruttibili sono necessarie per sostenere il corpo, e all'interno di quel corpo ci sono una mente e un'anima che vengono addestrate per una vita immortale. Non c'è forse uno stimolo all'attività in questo pensiero? 4. Questa è una risposta a coloro che ci prendono in giro per il fatto di fare molto dell'altro mondo e poco di questo: questo mondo è per noi più di quanto possa mai essere per l'uomo che non crede in alcun futuro. Perché vediamo l'alta ragione per cui siamo stati messi qui. Le cose di cui ci occupiamo sono temporali, ma sono destinate ad aiutare a produrre risultati eterni. Siamo tenuti a usarli con cura, diligenza, amore, con la consapevolezza che sono consacrati ai fini più nobili e più elevati

(II.) Una parola di avvertimento

(1.) Noi cristiani crediamo che questo mondo è il mondo di nostro Padre, che è secondo la Sua volontà di grazia, e per i migliori fini, che dovremmo avere a che fare con le cose che periscono. Sarebbe senz'altro un grave errore pensare che ci sia stato qualche errore nelle disposizioni di cui Dio è responsabile. Il carattere temporale delle cose è secondo la volontà di Dio, e quindi dovrebbe essere considerato non come una maledizione, ma come una benedizione. C'è qualche condizione in cui sei mai stato messo che vorresti durare? Sai che dopo un po' diventerebbe intollerabile, anzi, che la tua mente è costituita in modo tale che, se le cose esterne non cambiassero da sole, ti sforzeresti di produrre un cambiamento per tuo conto

(2.) È a questo punto, tuttavia, che l'avvertimento speciale è essenziale. Molto di ciò con cui abbiamo a che fare è bello e desiderabile. Deliziarsi in essi è del tutto naturale, e vengono momenti in cui non solo desideriamo che siano permanenti, ma in cui siamo inclini a pensare che dovrebbero e devono durare. Ah, quando tali pensieri si insinuano nella mente, si potesse udire quella voce che ci ricordasse gentilmente il fatto che "le cose che si vedono sono temporali", e così ci salvasse dalla calamità di dimenticare le cose invisibili che sono eterne, e che presto devono irrompere nelle nostre illusioni e dissipare i nostri sogni!

(III.) Una parola di conforto e di speranza. Lo fu per Paolo stesso nelle particolari difficoltà e tribolazioni che misero alla prova la sua forza e il suo coraggio. Guardate la descrizione che fa della sua condizione proprio in questo capitolo. Ora, un uomo così provato deve trovare consolazione e aiuto da qualche parte; egli la trova principalmente, senza dubbio, nella presenza e nella grazia del suo Divino Maestro, ma la trova anche nel ricordo che le cose viste sono temporali, che ciò che egli sopporta non durerà e non può durare per sempre. Anche se può essere vero che coloro che sono nella prosperità e sono pieni di soddisfazioni terrene temono l'avvicinarsi di qualsiasi cambiamento che possa disturbare la loro pace, la possibilità di un cambiamento è proprio ciò che offre speranza a coloro che sono angosciati e perplessi. Sarebbe una prospettiva orribile per loro se pensassero che le cose devono rimanere come sono. Ma, grazie a Dio, l'invariabilità è sconosciuta nella vita umana. L'uomo la cui situazione è peggiore oggi pensa al domani con le sue possibilità, e questo lo conforta. Almeno questo, questo il cristiano lo sa da sé: che alla fine ci sarà la fine del suo dolore; Il cambiamento finale di tutto gli porterà riposo. E al pensiero di ciò sopporta "la leggera afflizione", ecc. (W. Braden.)

Il visibile e l'invisibile:-Qui abbiamo un'esposizione della vita di San Paolo, la chiave che sblocca il carattere più straordinario, forse, che questo mondo abbia mai dato. Se ci chiediamo perché era così abbondante nelle fatiche, così paziente nelle sofferenze, così perseverante nel suo lavoro, perché faceva così tanto e si sacrificava così tanto, ed era così allegro e trionfante in tutto questo, ecco la risposta. Lui non guardava le cose presenti e passeggere, ma guardava le cose invisibili ed eterne. Deve essere così per noi; Tutta la vera religione inizia e finisce con l'invisibile. Ha a che fare con il Dio invisibile, con il Salvatore invisibile, con un giudizio futuro, con un altro mondo. Percepirete che in queste parole abbiamo...

(I.) Il visto. Abbiamo qui, quindi, due classi di oggetti. Il visto, con cui Paolo intendeva specialmente le fonti visibili della sua afflizione. Lui significava la prigione di Filippi, il flagello, la verga, la lapidazione, l'anfiteatro di Efeso e tutte le fonti esteriori di afflizione attraverso le quali era passato. Ma lui significava molto di più; egli intendeva tutto ciò che era visibile ai sensi, tutto ciò che aveva mai visto-la sua città natale e la sua provincia, la classe intorno a Gamaliele, la Città Santa, il tempio di Gerusalemme-tutto ciò che c'era di splendido nel cristianesimo, tutto ciò che era magnifico a Roma, tutto ciò che era lussuoso ad Efeso. Lui significava più di questo: cose che gli uomini avevano fatto: la capanna e il palazzo, il puro e l'impuro. Lui significava le cose che Dio aveva creato: alberi, fiori, rocce e fiumi, montagne e valli, tutto ciò che era visibile all'occhio del corpo, tutto ciò che rientrava nella sfera della nostra vita terrena. Queste sono le cose che si vedono

(II.) Con quelli che non si vedono intendeva, prima e principalmente, Dio. Tutte le cose invisibili si arrotolano infine in quell'unica grande parola, "Dio", e Paolo intendeva proprio questo; perché mentre l'occhio corporeo vede l'universo materiale, l'uomo cristiano guarda oltre la semplice struttura, e vede il Dio Creatore che guarda attraverso ogni stella, tocca ogni fiore, modella tutti i fiumi, muove le sorgenti dell'universo, le mantiene rette - che in tutto questo ci deve essere un Dio, uno Spirito infinito, l'invisibile. Lui intendeva, inoltre, per l'invisibile, lo spirito dell'uomo. Guardiamo il corpo e vediamo l'uomo come sta davanti a noi: l'uomo nella sua forma corporea; ma noi non vediamo l'uomo. C'è qualcosa al di là della semplice casa; Vediamo la casa, ma non gli abitanti. L'uomo vero - lo spirito che guarda attraverso gli occhi, che ascolta attraverso le orecchie, che muove tutte quelle sorgenti - è invisibile. E poi andiamo ancora oltre. L'uomo cristiano crede che ci sia un altro mondo che non è visibile ai sensi, che in quel mondo Dio si riveli realmente. Dio è qui, ma noi non Lo vediamo; Lui non si manifesta. Possiamo conoscerlo solo per la fede, per la comunione con lo Spirito; ma nel momento in cui un'anima lascia il corpo, Dio è visibile. E c'è ancora di più di questo a cui l'uomo cristiano pensa spesso. Vediamo intorno a noi tutti i tipi di azioni; Vediamo una grande eccitazione e tumulto; ma al di sotto di tutte queste cose l'uomo cristiano vede grandi principi - verità, giustizia, lealtà a Dio, amore, fede - e regola la sua vita di conseguenza. Per illustrare questo: c'è quella parola "legge" che usiamo così spesso. Che forza ha nel nostro paese! Ma cos'è la legge? Non sono il poliziotto, il magistrato, i giurati, il giudice, la corte, la legislazione, né la regina: questi non sono che i segni esteriori e visibili del potere che chiamiamo legge. La legge, quindi, è invisibile, eppure è una forza che preme su di noi ogni giorno, che tocca la nostra vita in patria e all'estero, che tiene insieme la società. È così per quanto riguarda i principi eterni che un uomo cristiano guarda. Lui vede al di là di tutte le fluttuazioni e le eccitazioni della società grandi principi, e guarda le cose che non si vedono

(III.) Poi abbiamo il contrasto tra queste due classi di oggetti. Le cose che si vedono sono temporali, le cose che non si vedono sono eterne. Ora è possibile vedere questo contrasto in diversi modi. Se si prende l'universo materiale nella sua forma attuale, le cose più antiche che si vedono sono temporali. Ha cominciato ad essere, cesserà di essere, così com'è ora. "I cieli passeranno con gran rumore, gli elementi si scioglieranno per il calore ardente, la terra e tutto ciò che è in essa saranno bruciati". Ma ora mettete in opposizione a ciò il fatto che Dio è eterno. La creazione cambia, il Creatore è lo stesso. Se tutte le cose materiali svaniscono, ho il Padre del mio spirito al quale posso supplicare. Posso fare a meno del materiale; Non posso fare a meno di Dio, e Lo ho ancora. Ciò che ci connette con il visibile è temporale, mentre ciò che ci connette con l'invisibile è eterno. San Paolo fa la distinzione proprio in questo capitolo. Lui parla dell'uomo esteriore e dell'uomo interiore. Ora è il corpo che ci collega con il visibile, e il corpo è temporale, ma è l'anima che ci collega con l'invisibile, e l'anima è eterna. Ebbene, ora, guardate l'abitudine dell'uomo cristiano in relazione a queste cose. Si dice che guardiamo le cose che non si vedono. La parola "guardare" è molto particolare, e ha questi due significati. Prima di tutto lo sguardo fermo, fisso. Cammini in un giardino con un amico, e vedi gli arbusti, i fiori e i vialetti, e mentre passi, il tuo amico ti dice: "Hai visto un fiore così? Hai notato un albero del genere?" Ti giri indietro, lo guardi di nuovo, lo guardi finché non è impresso nella tua memoria e nella tua mente. L'avevate già visto tutto, ma non avevate guardato nulla in particolare. L'altro significato della parola è ancora più forte di questo. La nostra parola "scope" nella lingua inglese è presa dalla stessa parola che San Paolo usa qui, e il significato è che lo scopo della nostra vita è verso l'invisibile. Tutto tende a questo; La nostra vita è organizzata su quel piano; Questo è il nostro obiettivo di assicurarci le benedizioni invisibili; Questo è lo scopo della nostra vita. Per usare un'espressione moderna, sapete che nelle grandi ferrovie ci sono molte diramazioni; Ma c'è una linea principale in cui corrono tutte le linee di diramazione, e così la linea principale dell'Apostolo era l'invisibile. Lui era gentile con tutti quelli che incontrava, si interessava di tutto ciò che vedeva, era gentile con tutti ed era disposto ad aiutare tutti, ammirava tutto ciò che valeva la pena ammirare; Ma ancora la linea principale della sua vita era verso l'invisibile, l'eterno, e tutti i suoi piani e le sue gioie terrene si riunivano in ciò e lo servivano. Abbiamo ancora degli affari da sbrigare; abbiamo la famiglia, la letteratura e gli svago; ma tutto deve essere organizzato in relazione all'eterno. Non vi renderà meno attenti ai doveri terreni. Si dice dell'allodola che, mentre è lassù nel cielo, può vedere il più piccolo granello d'erba in basso. E così l'uomo che si libra in contemplazione e guarda verso il Dio eterno si occuperà di tutti i piccoli doveri che gli vengono addosso giorno dopo giorno. Dovrebbe essere così per noi. E ora per alcuni risultati che vi accennerò soltanto, e il primo sarà questo. Guardando l'invisibile e l'eterno, avrai la decisione del carattere, avrai un'influenza dominante per tutta la tua vita. Nei primi tempi della navigazione i marinai non si avventuravano lontano dalla costa. Erano guidati dalle colline e dalle montagne, e avevano paura di perdersi di vista, così non potevano andare lontano verso il mare; ma quando fu inventata la bussola, poterono guidare la loro nave in mare così come vicino alla terraferma; Potevano guidarlo sia nell'oscurità che nella luce, e così potevano fare viaggi lunghi e pericolosi. È così anche per noi. Dobbiamo avere qualcosa che ci guidi. Se abbiamo l'invisibile e l'eterno, non saremo così influenzati dalle cose che si vedono intorno a noi: le eccitazioni della vita, il tumulto, tutto il trambusto di questo stato terreno; avremo un'influenza più alta, più nobile che ci guiderà continuamente. La tentazione dice: "Goditi il presente; bevi ora quel calice di gioia"; ma l'uomo che guarda l'invisibile dice: "No! Posso vedere il serpente sul fondo di quella coppa, e nei risultati di quel piacere peccaminoso". E così, ancora una volta, guardare l'invisibile dona calma e persino gioia, in mezzo ai dolori e alle afflizioni della vita. Lui ammucchia una parola sull'altra per esprimere il suo significato. Lui dice la nostra "leggera afflizione". Nelle fatiche più abbondanti, nelle percosse oltre misura, nelle prigioni più frequenti ("afflizione leggera"!), Lui ricevette cinque volte quaranta frustate tranne una ("afflizione leggera"!). Tre volte è stato battuto con le verghe, una volta è stato lapidato, tre volte ha fatto naufragio, una notte e un giorno è stato al largo ("leggera afflizione"!). (Ishmael Jones.)

Cose temporali e cose eterne:-Se dovessi seguire i primi passi nella crescita di un fiore appena emerso dal seme, scopriresti, all'apertura del seme, che una minuscola fibra vegetale comincia subito ad essere pressata via attraverso il terreno sovrastante nell'aria e nella luce, e un altro filo vegetale comincia, allo stesso tempo, a snodarsi attraverso il terreno sottostante nel terreno sottostante. Se, ora, affonderete un solo pensiero delicato nel fatto botanico appena esposto, vedrete, ne sono certo, che quello stesso processo di brancolare nell'aria di una parte della sua natura, e allo stesso tempo di brancolare nei luoghi profondi della terra con l'altra parte della sua natura, è un'affermazione in miniatura, e una tranquilla profezia della doppia affinità di cui la pianta è dotata, e della duplice congenialità di cui è stata creata da Dio per istinto. Ho fatto uso di questa illustrazione solo perché ci serva come immagine per studiare i nostri pensieri man mano che li cresciamo. Anche l'uomo germoglia in due direzioni; Anche lui è affetto da una doppia tendenza. Lui è divinamente dotato di un impulso che tende a spingerlo fuori nel mondo, e nell'associazione di cose che si trovano facilmente alla vista, ed è dotato, anche, di un impulso compagno che tende a condurlo nella comunione delle cose su cui il sole non splende. Ma ciascuno, come il terreno sotto la pianta, si offre di diventare per lui il mezzo della sua vita e il materiale per la sua fissità, la sua potenza e la sua speranza. Uno degli scopi che abbiamo avuto nel guidare qui il nostro pensiero con la similitudine della pianta è stato quello di poterci proteggere dal pericolo facile e fin troppo comune di recidere uno dei due impulsi che si affermano in noi per evitare il doloroso conflitto in cui siamo suscettibili di essere coinvolti quando entrambi questi impulsi agiscono in noi allo stesso tempo. Se la pianta fosse intelligente o cosciente, possiamo immaginare quanto sarebbe facile e naturale per lei tagliare le sue piume (la parte con cui si alza nell'aria) per poter gettare tutto il suo vigore nella radichetta, o tagliare la sua radichetta per gettare tutto il suo vigore nelle piume. È evidente che nei regni della materia e delle persone sia le tendenze che le forze sono imbrigliate a coppie. Dio guida sempre in coppia. La terra, nel suo progresso quotidiano, è sostenuta dalla forza di una forza centripeta e da una forza centrifuga. Le verità, come i primi apostoli, fanno sempre due più due. Non c'è una sola verità, sia nella scienza che nella teologia, per la quale possiamo impegnarci completamente. Assomigliamo dunque alla pianta per essere dotati di due impulsi, entrambi dati da Dio, ma ai quali non possiamo concedere il monopolio assoluto. Uno di questi è l'impulso a lasciarci entrare nel contatto con le cose che sono facilmente visibili, con le cose che possono essere viste, udite e maneggiate; l'altro - un impulso altrettanto divino - di entrare in contatto con il regno delle realtà invisibili - il terreno in cui sono intrecciate le radici della nostra vita, il terreno nascosto in cui sono poste le profonde fondamenta della nostra vita. Ci siamo soffermati a lungo su questo aspetto della questione per la ragione che non ci piace lasciare l'impressione, o anche solo suscitare il sospetto, che il rapporto con le cose che si vedono o il contatto con le cose che possono essere maneggiate sia meno appropriato o meno divinamente inteso della comunione con le realtà invisibili di cui sono immerse quelle viste. È giusto mangiare come lo è pregare. Dobbiamo scrupolosamente dissociare da quella parola "eterno" tutta l'idea che il suo riferimento sia distintamente futuro. È vero per noi come per il fiore che abbiamo appena menzionato, che viviamo in due mondi allo stesso tempo. Inconsciamente, forse, a noi stessi, questo regno dell'eterno dà continuamente un colore ai nostri pensieri e mette la sua benedetta applicazione sulle nostre esperienze. Non c'è giorno che viviamo che non sia, con maggiore o minore chiarezza, che si profila davanti alla nostra mente, come montagne che si stabiliscono impalpabilmente nell'oscurità, i contorni indistinti di realtà che le parole non possono insegnare, ma solo accennare, che non appartengono più alla regione dei giorni e delle cose, e che sono vagamente percepite da noi come non più soggette alle leggi del cambiamento e della decadenza di quanto la verità e la giustizia e la giustizia L'amore e la giustizia sono concepiti da noi come se entrassero con l'alba e poi uscissero con il crepuscolo della sera. In effetti, sono proprio questo tipo di realtà - verità, giustizia, amore e rettitudine - che vanno a comporre il regno dell'eterno. Puoi chiamare il giusto un'astrazione, ma esso diventa logicamente concreto così velocemente che il tuo pensiero inizia ad avvolgersi intorno ad esso e il tuo cuore a pulsare la sua dolce onda in esso. Questo senso dell'Eterno - scritto con una grande "E" - quindi, è la chiave per la posizione religiosa, per la posizione cristiana. Ravvivare questo senso, svilupparlo, intensificarlo, è destinato ad essere lo scopo principale di tutta l'educazione religiosa. È in vista di questo fine che ci incontriamo qui nel santuario. (C. H. Parkhurst, D.D.)

Cose temporali e cose eterne:-Suppongo che non ci sia nessuno che dubiterebbe della verità dichiarata nel nostro testo, eppure temo che la maggior parte di noi agisca sulla base della convinzione che non c'è nulla di così permanente come il tangibile e visibile, e nulla di così illusorio e transitorio come l'invisibile. Ancora

1.) La verità affermata nel nostro testo è confermata dalla storia, e, dopo tutto, la storia delle epoche successive può mostrare meglio di tutte la permanenza relativa del visibile e dell'invisibile. Se ripercorriamo la storia, scopriremo che le più transitorie sono le cose che possiamo vedere con l'occhio fisico e sentire con il tatto fisico. Ripercorri la storia della costruzione degli imperi. L'impero di Salomone è scomparso, ma le verità che ha pronunciato rimangono. Ciò che oggi abbiamo del potere romano come energia vivente non si trova nelle strutture fisiche, ma nella saggezza che era incorporata nelle sue leggi

(2.) Questa verità è insegnata dalla scienza. È strano che, come risultato dello studio degli oggetti materiali, gli uomini siano costretti a concludere che le cose materiali sono le più transitorie. L'uomo parla altezzosamente e dice: "Mi piace stare sulla terra ferma", e pensa di aver detto una cosa molto forte. Ora, che ne dici? Questo grande vecchio Libro ha sempre detto che c'è un tempo in cui terra firma cesserà di essere terra firma

(3.) Questa verità è confermata dalla nostra esperienza personale. Ecco questo mio corpo. Mi dicono che cambia completamente ogni pochi anni. La mia personalità non dipende da ciò che l'occhio fisico può vedere di me. In mezzo a tutti questi cambiamenti c'è qualcosa dentro di cui non si vede. Ebbene, allora, quali sono il significato e il ministero di queste cose tangibili? Sono intesi come aiuti per permetterci di arrivare all'intangibile e all'invisibile. Per esempio, l'oro e l'argento e altri possedimenti terreni sono solo simboli della vera ricchezza di cui Dio vuole che tutti gli uomini siano eredi. (D. Davies.)

Guardando l'invisibile:-

(I.) Ora, per prima cosa, desidero dire una parola o due su ciò che un tale look farà per noi. L'idea di Paolo è, come vedrete se guardate il contesto, che se vogliamo capire il visibile, o ottenere il massimo bene dalle cose che si vedono, dobbiamo portare nel campo della visione "le cose che non si vedono". Il caso di cui si sta occupando è quello di un uomo in difficoltà. Un uomo che ha visto l'Himalaya non sarà molto sopraffatto dall'altezza di Helvellyn. Coloro che guardano verso l'eternità hanno la vera asta di misura e lo standard con cui stimare la durata e l'intensità delle cose che sono presenti. Siamo tutti tentati di fare come fanno gli abitanti di un piccolo villaggio: pensare che i loro piccoli affari locali siano gli affari del mondo, e potenti, fino a quando non saranno stati a Londra e non avranno visto la portata delle cose lì. Se voi ed io lasciassimo che la luce costante dell'eternità e la pressione sostenitrice del "peso eccessivo della gloria" si riversino nelle nostre menti, porteremmo con noi uno stendardo che abbatterebbe la grandezza, diminuirebbe la durata, alleggerirebbe la pressione del dolore più schiacciante e porrebbe nelle sue vere dimensioni tutto ciò che è qui. È per mancanza di ciò che andiamo avanti così, calcolando erroneamente quali sono le grandi cose e quali sono le piccole cose. Ma, d'altra parte, non dimentichiamo che questo stesso standard, che così diminuisce, magnifica anche il piccolo e, in senso molto solenne, rende eterne le altre cose fugaci di questa vita. Perché non c'è nulla che renda questa nostra esistenza presente così assolutamente spregevole, insignificante e transitoria da nascondere alla nostra vista il suo legame con l'eternità. Se si esclude l'eternità dalla nostra vita nel tempo, allora è un enigma inspiegabile. Inoltre, questo sguardo di cui parla il mio testo è la condizione su cui il tempo prepara l'eternità. L'apostolo sta parlando dell'effetto dell'afflizione nel preparare per noi un peso eterno di gloria, e dice che ciò avviene mentre o a condizione che, durante la sofferenza, guardiamo fermamente alle "cose che non si vedono". Ma nessuna circostanza o evento esteriore può prepararci un peso di gloria nell'aldilà, se non perché ci prepara per la gloria. L'afflizione opera per noi quel risultato benedetto nella misura in cui ci adatta a quel risultato

(II.) E così noto che questo sguardo alle cose che non si vedono è possibile solo attraverso Gesù Cristo. Lui è l'unica finestra che si apre e dà la visione di quella terra lontana. Io, da parte mia, credo che, se posso usare una tale metafora, Lui è il Colombo del Nuovo Mondo. Gli uomini credevano, discutevano e dubitavano della sua esistenza al di là dei mari finché un Uomo se ne andò e tornò di nuovo, e poi andò a fondare una nuova città laggiù. È solo in Gesù Cristo che lo sguardo che il mio testo impone è possibile. Perché non solo Lui ha dato una certezza, così che ora non dobbiamo dire che pensiamo, speriamo, temiamo, siamo abbastanza sicuri, che ci deve essere una vita nell'aldilà, ma possiamo dire di sapere. Non solo Lui ha fatto questo, ma anche in Lui, la Sua vita di gloria alla destra di Dio in cielo, è riassunto tutto ciò che possiamo veramente sapere su quel futuro. Guardiamo invano nell'oscurità; Lo guardiamo e, anche se limitata, la conoscenza è benedetta. Non solo Lui è il nostro unico mezzo di conoscenza, e Lui stesso è la rivelazione del nostro cielo, ma è solo da Lui che i pensieri e i desideri dell'uomo sono attratti e si trovano a casa in quel tremendo pensiero dell'immortalità

(III.) E ora, infine, questo sguardo dovrebbe essere abituale con tutti i cristiani. Paolo dà per scontato che ogni uomo cristiano, come direzione abituale dei suoi pensieri, guardi verso quelle "cose che non si vedono". L'originale lo dimostra in modo ancora più evidente della nostra traduzione, ma la nostra traduzione lo dimostra abbastanza chiaramente. Lui non dice: "ci fa un peso eccessivo di gloria", ma "mentre" sembriamo, come se fosse una cosa naturale. Notate che tipo di sguardo è quello che produce questi effetti benedetti. La parola che l'apostolo impiega qui è più acuta di quella ordinaria per "vedere". È tradotto in altri passi del Nuovo Testamento, "nota" coloro che camminano in modo che voi ci abbiate come "esempio", e simili. E implica uno sforzo concentrato e prolungato e uno sguardo interessato. Ci deve essere una chiusura positiva di tutte le altre cose. Non è una semplice tautologia quella in cui l'apostolo indulge quando dice: "Mentre non guardiamo le cose che si vedono", ma vediamo. Ecco, premono sui nostri occhi, tutt'intorno a noi, insistendo per essere guardati, e, a meno che non distogliamo consapevolmente lo sguardo, non vedremo nient'altro. Ci monopolizzano a meno che non resistiamo agli appelli invadenti che ci fanno. Siamo come uomini giù in una valle fertile, circondati da una ricca vegetazione, ma non vediamo nulla al di là dei verdi fianchi della valle. Dobbiamo salire in cima alla collina se vogliamo guardare l'oceano scintillante, e vedere da lontano le torri della città madre attraverso le onde irrequiete. Ora, come ho detto, l'apostolo considera questo sforzo cosciente di metterci in contatto, con la mente, con il cuore e con la fede, con "le cose che non si vedono" come una caratteristica abituale degli uomini cristiani. Temo molto che l'attuale generazione di cristiani non si ricrei e non si rafforzi con la contemplazione che egli qui raccomanda. Distogliamo i nostri occhi dai gaud che possiamo vedere, e apriamo gli occhi del nostro spirito sulle cose che sono, sulle cose dove è Cristo, seduto alla destra di Dio. (A. Maclaren, D.D.)

Nelle cose temporali e per mezzo delle cose temporali sono date le cose eterne: - Si è parlato molto riguardo al distogliere lo sguardo dalle cose del tempo alle cose dell'eternità; e a Paolo, suppongo, viene attribuita questa idea sulla base del linguaggio qui citato. Se accetterebbe il merito è più dubbio. Certamente non è sua concezione che dobbiamo ignorare il temporale, e allontanarci da esso, per essere fissati nell'eterno. Non si tratta di distogliere letteralmente lo sguardo dalle cose temporali per vedere l'eterno, ma di vedere il temporale nell'eterno, o attraverso di esso e per mezzo di esso. Paolo, ne sono certo, non aveva un'altra concezione. Non guardando alle cose temporali, egli intende semplicemente non fissare la nostra mente ad esse, o su di esse, come fine della nostra ricerca; Infatti le chiama "cose che si vedono", il che implica che, in un altro senso più semplicemente naturale, si guardano, perché come possono essere cose viste se non lo sono?

(I.) C'è dunque, sto per mostrare, una relazione fissa tra il temporale e l'eterno, tale che noi realizzeremo meglio l'eterno usando correttamente il temporale. Le cose temporali le vedeva in modo molto più penetrante di quanto potesse fare qualsiasi semplice mente mondana; ci abbiamo visto abbastanza per scoprire la loro insolidità e la loro conseguenza transitoria, e per apprendere tanto più distintamente le verità solide ed eterne da esse rappresentate. Le cose e i mondi passano, oscurano tutto ciò che passa. Il durevole e il forte, il vero continente, il solido approdo, è oltre. Ma le cose presenti sono buone per il passaggio, buone per i segni, buone come le ombre. Così egli procede attraverso di loro, rallegrando la sua fiducia con essi, avendoli come promemoria e rinnovando, giorno dopo giorno, il suo uomo esteriore con ciò che del futuro più solido e glorioso è rappresentato in modo così impressionante e accattivante in essi. Lui non rifiuta di vedere con i suoi occhi ciò che Dio gli mette davanti. Lui si rallegra che le cose invisibili di Dio, anche la Sua eterna potenza e divinità - tutte le verità eterne - siano, fin dalla Sua creazione, chiaramente visibili. Anche Lui ama la società - gioisce delle sue nuove prospettive ora che il regno eterno del Signore Gesù è stabilito in essa. E, ciò che è più di tutto, il Figlio di Dio stesso è uscito nella sua eternità per incarnarsi in queste scene, e vivere in esse e guardarle con i suoi occhi umani. E così tutti questi sono santificati dall'essere custoditi, per un certo tempo, della Sua gloriosa divinità in essi, diventando temporalità che profumano della Sua eternità. Il nostro apostolo considerava quindi le cose che sono temporali come se non guardassero, ma come se guardassero direttamente attraverso le cose eterne, che esse rappresentano e preparano. Lui li guardava proprio come si guarda sul vetro di una finestra quando si studia il paesaggio esterno. In una vista guarda allo specchio, in un'altra no. Quindi è un vero uso, credo, delle cose temporali che esse ci mettano sotto l'impressione costante, onnidominante, delle cose eterne. E noi dobbiamo vivere in essi come in una trasparenza, guardando attraverso ogni momento, e in tutte le opere e i modi di agire della vita, nel grande mondo reale della vita a venire

(II.) Avendo ottenuto la nostra concezione del significato dell'apostolo, così come un buon argomento dal suo abito religioso e dal suo carattere per dimostrarlo, consideriamo ora il fatto che tutte le cose e le opere temporali sono effettivamente progettate o pianificate per questo stesso scopo, vale a dire, per condurci su, o attraverso, la scoperta delle cose eterne. Ogni cosa o oggetto esistente nell'impero creato da Dio, tutte le forme, i colori, le altezze, i pesi, le grandezze, le forze, escono dalla mente di Dio coperti dappertutto di segni, saturi dappertutto dei sapori della Sua intelligenza. Rappresentano il pensiero di Dio, le cose invisibili di Dio; e un angelo che uscisse nel mondo, invece di vedere in essi solo solo muri, vedrebbe Dio espresso da essi, proprio come noi siamo espressi dai nostri volti e dai nostri corpi. Le cose invisibili di Dio, tutte le Sue eterne realtà, sarebbero state chiaramente visibili. No, non diventiamo mondani guardando le cose temporali, ma non guardandole abbastanza da vicino, e con la dovuta attenzione religiosa. Come sarebbero diversi, per esempio, se solo potessimo rimanervi abbastanza a lungo, e abbastanza devotamente, da vedere le prodigiose operazioni nascoste in essi. Li troveremmo oscillanti e in carriera in figure geometriche, pesati e distanziati in proporzioni geometriche; E che cosa sono questi se non pensieri della mente e leggi del pensiero, eterni nella loro stessa natura? C'è ancora un altro e più popolare modo in cui queste cose temporali e visibili portano con sé le forze e i pesi dell'eternità: esse sono collegate come segni o immagini a tutte le verità più efficaci e più gloriose della religione. Sono tutte tante forme fisiche di parole date per creare immagini e vocaboli per la religione, per cui la Scrittura ne è piena, nominando e descrivendo tutto per mezzo di esse: dalle acque e dalle sorgenti che dissetano, dal pane che nutre i nostri corpi, dal grano che cresce nei suoi stadi, dalla zizzania che cresce con esso, dai gigli nelle loro vesti, dall'oro, dall'argento e dal ferro nascosti delle montagne, dal mare, dalle tempeste, dalla nebbia mattutina, dalle nuvole, dal sole, ecc. Perciò la nostra lamentela che le cose temporali nascondono l'eterno e lo tengono nascosto alla vista, è come se ci si lamentasse dei telescopi che nascondono le stelle, o dei vetri delle finestre che chiudono fuori il sole, o anche degli occhi stessi che ostruiscono il senso delle cose visibili. C'è un modo, lo so, di maneggiare questi temporali in modo grossolano e cieco, vedendo in essi solo ciò che un cavallo o un cane potrebbero vedere. Una mente brutale vede solo le cose nelle cose, e nessun significato. Ma non si può dire, senza il più grande torto a Dio, che Lui ci abbia dato queste temporalità in cui vivere per un tale uso. La spiritualità dell'abitudine e del pensiero non potrebbe essere resa più possibile, o la sua mancanza più quasi impossibile. Da qui, anche, il fatto così spesso osservato che le forme, i colori, gli oggetti, le scene, hanno tutti un potere così accattivante sulle menti infantili, e anzi su tutte le menti giovani. Il bambino o il giovane non ci pensa, eppure il potere del fatto è su di lui. Il vero e vero resoconto del fatto è che gli eterni sono nelle cose guardate con tanta impazienza da questi giovani occhi, risplendono, riempiendoli di immagini, dando inizio ai loro pensieri, accendendo fuochi di verità e di eternità nel loro spirito. Ancora una volta, è l'oggetto e l'arte continua di tutta la gestione di Dio, temporale e spirituale, secolare e cristiana, di portarci in posizioni in cui possiamo vedere, o piuttosto possiamo essere costretti a vedere, le cose eterne del Suo governo. Abbiamo così poche ragioni per lamentarci, come facciamo continuamente, che i nostri rapporti, le nostre occupazioni e le nostre opere ci distolgono dalla scoperta di tali cose e non ci lasciano né tempo né capacità per farlo. Così, al nostro primo respiro, veniamo messi in quello che viene chiamato lo stato familiare. Nella provvidenza di essa viviamo. Con la sua disciplina impariamo che cos'è l'amore, in tutti i suoi uffici severi, fedeli e teneri. E così, per così dire dall'uovo, siamo configurati allo stato di famiglia eterna per il quale siamo stati creati. Così, anche, se parliamo, o la rivelazione parla, di un governo o regno invisibile, dove otteniamo la forma stessa del pensiero dai nostri regni esteriori in basso. Nel frattempo l'ordinanza del bisogno e del lavoro, e tutte le opere laboriose e le preoccupazioni della vita, ostacoli spaventosi, diciamo, a qualsiasi scoperta di Dio, che cosa sono ancora se non opere e lotte che conducono direttamente alla Sua stessa sede? Che cosa fai in esse, infatti, se non andare sulla terra e sulle grandi potenze della natura, per invocarle con la tua industria, e con il tuo lavoro suscitare, per così dire, da esse l'approvvigionamento che desideri? E quando ti avvicini così tanto a Dio, fino ai poteri e alle leggi che sono i Suoi pensieri eterni e regnanti, quale tentazione hai di alzare la tua tuta di un solo grado e di applicarla anche a Dio Stesso! Il suo piano di provvidenza, inoltre, è adattato in modo da aprire continuamente finestre su di noi in questa casa terrena del nostro tabernacolo, attraverso la quale l'edificio di Dio, non fatto da mani d'uomo, può essere meglio scoperto. Dio sta trasformando la nostra esperienza sempre in modo da darci i sensi più interiori delle cose, agendo sempre in base al principio che il progresso della conoscenza, considerato nel modo più generico e completo, non è altro che un progresso dalla visione della materia alla visione mentale delle cose; poiché tutte le leggi, le proprietà, le classificazioni degli oggetti, come abbiamo appena visto, sono pensieri di Dio resi visibili in essi, cosicché tutta la crescita della conoscenza è una specie di spiritualizzazione del mondo, cioè una scoperta dell'eterno nel temporale. Perché Dio non ci permetterà di rimanere intrappolati nel temporale, ma ci spinge sempre verso ciò che è al di là. Inoltre, ancora una volta, abbiamo gli eterni raccolti in tutti noi, nella nostra stessa intelligenza; affinità immortali che, se dimentichiamo o sopprimiamo, sono ancora in noi; anche grandi convinzioni sotterranee, pronte a irrompere in noi e a pronunciare pronunciamenti anche squillanti; e, inoltre, c'è un appello inevitabile e sicuro sempre a portata di mano, come sappiamo, e pronto per la sua ora, il cui ufficio è quello di avvicinare i grandi eterni e mantenerli al potere. Qui, dunque, stiamo tutti andando avanti - o meglio, stiamo per essere sfusi qui, e reinsphereati, se siamo pronti per questo, in una vita promessa più stabile e sufficiente. L'eterno è stato con noi per tutto il tempo, anche quando non siamo riusciti a trovarlo. Ora è completamente scoperto, ed è diventato il nostro stato di dimora. Le fugacità sono lasciate dietro di noi. Le cose eterne sono ora viste più distintamente, e quelle temporali si vedono a malapena. Così, mentre ora guardiamo indietro al vecchio ordine fisico, esso era predisposto, vediamo, per essere una specie di trasparenza, e noi eravamo posti in mezzo e dietro i suoi oggetti e le sue vicende, davanti a finestre aperte, per così dire, lì per guardare l'eterno e impostare la nostra vita per esso. Due cose ora, essendo arrivate a questo punto, permettetemi di chiedervi di notare, o di aver stabilito

(1.) Primo, che non devi mai permetterti nel modo comune di parlare, che propone di distogliere lo sguardo dalle cose del tempo, o invita gli altri a farlo. Non parlate mai come se questo fosse il modo di un cristiano fuori dal mondo, perché non lo è. Il cristiano non mondano, se ha in sé il vero coraggio di una grande vita, non distoglie mai lo sguardo dalle cose del tempo, ma guarda solo in modo più penetrante dentro di esse e attraverso di esse. Lui non si aspetta di trovare Dio al di là di loro, ma in loro, e per mezzo di loro. Dio ti aiuti piuttosto ad essere abbastanza virile da usare il mondo così com'è, e a livellare la tua visione per le cose eterne in esso e per mezzo di esso. Salirete a Dio con l'uso della padronanza, e non con la ritirata e la debole deprecazione

(2.) Un'altra cautela corrispondente, in secondo luogo, deve essere notata, e specialmente da coloro che non sono nello stile di vita cristiano. Inevitabilmente sentono parlare molto della mente spirituale, e non vedono alcun significato da darle che non li respinga. Quelle che vengono chiamate cose spirituali appaiono loro solo come una specie di illusione, una nebbia di meditazione mistica o di aspettativa mistica, che i credenti più affettuosi e meno perspicaci spremono, perché non hanno abbastanza forza per dare corpo alla loro vita in cose più solide e razionali. La persona di mentalità spirituale spiritualizza le cose temporali e la vita temporale con nient'altro che vedendole nel loro senso più filosofico. Lui si impadronisce delle leggi, trova la sua strada nei pensieri più intimi, segue la forza spirituale ovunque inglobata e pone la creazione in movimento ad ogni angolo nell'ordine supremo della mente. Se questa è illusione, Dio ce ne dia di più. L'abito spirituale è, in questa visione, la ragione, la salute e la robustezza eterna. (H. Bushnell, D.D.) Le cose che non si vedono ... che... sono eterni.

Guardando le cose che non si vedono:-

(I.) Spieghiamo questo stato o abitudine mentale

(1.) L'apostolo fa una netta distinzione tra le cose che si vedono e quelle che non si vedono. Il primo include tutte le occupazioni, i costumi, le chiamate e gli oggetti terrestri, tutte quelle cose che "i figli di questo mondo" cercano. Molte di queste cose sono lecite e necessarie, e una vasta moltitudine è illecita. Il Maestro dice riguardo a loro: "Non toccare, non gustare, non toccare". D'altra parte, il testo menziona "le cose che non si vedono". Questi sono eterni

(2.) Attitudine a queste cose che non si vedono, sia spirituali in questa vita, sia celesti, il testo ci richiede di "guardare".

(1) C'è lo sguardo dell'occhio naturale. Questo, naturalmente, non è menzionato, perché come possiamo guardare ciò che non è visto con l'occhio del corpo?

(2) Lo sguardo della mente. Parliamo costantemente di percepire cose con le quali gli organi della visione corporea non hanno assolutamente nulla a che fare: e.g., la verità. Ora, è in questo senso, in parte, che dobbiamo "guardare le cose che non si vedono". Dovremmo sforzarci di acquisire un chiaro intendimento, una giusta comprensione di essi nella misura in cui ci vengono rivelati

(3) Lo sguardo del cuore. Questo può essere diretto sia a oggetti proibiti che a oggetti leciti e santi. La moglie di Lot si guardò indietro. In che cosa consisteva la colpa di quello sguardo? Era solo la circostanza che i suoi organi visivi scorgevano la città? Il fatto era che il suo cuore era ancora a Sodoma. Ma il testo ci presenta il nostro dovere. Gli affetti della mente rinnovata sono centrati su nuovi oggetti, su cose che sono pure e immortali. Quando saremo stati riconciliati con Dio attraverso la morte di Suo Figlio, e il Suo amore sarà riversato nei nostri cuori, i nostri desideri saranno verso di Lui e il ricordo del Suo nome

(II.) Diamo attenzione ad alcuni argomenti e incoraggiamenti che possono incitarci ad aspirare ad esso

(1.) L'incertezza di tutte le cose che si vedono e la certezza delle cose che non si vedono

(1) In tutte le cose di sotto c'è l'incertezza-(a) Del conseguimento. Molti di coloro che lavorano, naturalmente, raccolgono una piena ricompensa della loro fatica. Ma altri, i cui piani erano altrettanto ben preparati, la cui perseveranza era pari a quella dei loro fratelli più fortunati, per circostanze sfavorevoli non hanno mai prosperato. Ancora, quante volte accade che un uomo sembri prosperare, e proprio nella crisi delle aspettative un colpo inaspettato demolisce le sue più belle speranze. (b) Di possesso. Nessun uomo tiene la sua vita su un posto sicuro. "Tu non sai cosa può portare un giorno". Ciò che amiamo di più spesso ci viene prima tolto

(2) Ma tale incertezza non prevale riguardo alle cose che non si vedono. Sono solide e sicure come le colline eterne. I figli di questo mondo possono piangere per una fatica non corrisposta, ma nessun uomo, se non per colpa propria, ha mai lavorato per Dio e ha perso la sua fatica

(2.) Il valore immensamente superiore delle cose che non si vedono. In base allo stesso principio in base al quale sacrificheremmo volentieri una libbra per guadagnarne mille, o sopporteremmo cinque minuti di dolore se ciò ci assicurasse il comfort di una vita, dobbiamo ammettere che le cose di sotto dovrebbero essere subordinate alle cose di là

(3.) Nel guardare le cose che non si vedono è richiesto a volte l'abnegazione e l'assunzione della croce. Le occupazioni che un tempo amavamo devono essere abbandonate. Noi miriamo a un tesoro celeste, e possiamo calcolare le difficoltà nel tentativo di assicurarcelo, perché non c'è corona senza croce. Ma il Signore Gesù ci ha lasciato le glorie celesti; Non saremo disposti a lasciare le vanità terrene per Lui? 4. Le cose che si vedono perderanno presto tutto il valore che ora sembrano possedere. L'oro non può procurare un cerotto che guarisca una coscienza ferita, né un cuscino che allievo una testa morente. La voce della fama e dell'applauso popolare è per un po' dolce musica di sirene, ma non si sente nella camera della morte. Le delizie sensuali hanno il loro giorno; il corpo indebolito non può sopportarli. Pietoso oltre ogni spiegazione è il caso del mondano morente; Tutte le sue gioie sono passate e i suoi dolori devono venire. Quanto sono gloriose, d'altra parte, le prospettive dei fedeli in Cristo Gesù! Il processo sta finendo, ma il trionfo sta iniziando. (L. H. Wiseman, M.A.)

Il cristiano guarda cose che non si vedono:-Nota-

(I.) Due diverse classi di oggetti

(1.) Cose che si vedono

(2.) Cose che non si vedono

(II.) La condotta del cristiano in riferimento a questi obiettivi

(1.) Il testo. Lo rappresenta in atteggiamento di attenzione. La parola tradotta "guardare" significa guardare seriamente, intensamente, come un arciere, per esempio, guarda il bersaglio che desidera colpire, o come un uomo in una corsa guarda la meta che sta spingendo in avanti per raggiungere Filippesi 3:14

(2.) Ma cosa comporta questo?

(1) Fede: una credenza nell'esistenza di cose spirituali invisibili. Molte cose terrene che non abbiamo mai visto, tutti crediamo fermamente che esistano. E il cristiano è altrettanto soddisfatto della realtà delle cose spirituali. Queste cose hanno un'esistenza probabile nella stima della maggior parte degli uomini. A loro si crede molto come noi crediamo che i pianeti siano abitati, o che una città come sorgesse un tempo da qualche parte sulla terra. Ma questa non è la fede del cristiano. La sua è una fede che è per lui "l'evidenza", o manifestazione, "delle cose invisibili". Gli serve al posto degli occhi per discernerli, permettendogli di sentirsi sicuro della loro esistenza, sicuro come tu senti in questo momento che Londra esiste, o che a poche miglia da te l'oceano bagna con le sue acque le coste dell'Inghilterra (CAPITOLO 5:1)

(2) Un'alta stima delle cose invisibili, una stima superlativa di esse. Sembra che l'apostolo, avendo diviso nella sua mente tutte le cose esistenti in due classi, si sia chiesto: "Quali sono le migliori? che prenderò come oggetto della mia ricerca?" e poi di aver deciso per le cose invisibili. Non si possono portare gli uomini del mondo a questo. Guardano solo le cose a loro più vicine, e queste, contemplate da sole, sembrano importantissime

(III.) La ragione che l'apostolo attribuisce a questa condotta del cristiano. Qui, come altrove, quasi ci sorprende per la pianura che prende. Chiedeteci perché le cose invisibili sono da preferire a quelle che ci circondano. "Sono molto più eccellenti", dovremmo dire, "molto più capaci di soddisfare l'anima". Ma l'apostolo dice semplicemente che li preferisce perché sono più durevoli. E qui spira l'immortalità dell'anima. «Che m'importa che cosa siano le cose?... Resteranno? Io durerò per sempre, lo faranno loro?»

(IV.) Il felice effetto prodotto sul cristiano dalla particolare condotta qui attribuita a lui

(1.) Gli fa sembrare leggere tutte le afflizioni presenti (versetto 17)

(2.) Santificherà le nostre afflizioni. Ciò che Paolo intende dire nel versetto precedente è che essi ci fanno maturare per la gloria che abbiamo davanti. (C. Bradley, M.A.)

Cose invisibili da preferire a cose viste:-

(I.) Darò una visione comparativa delle cose visibili e invisibili

(1.) Per quanto riguarda il loro valore intrinseco, e sotto questo aspetto la disparità è inconcepibile. Questo lo illustrerò nei due esempi completi del piacere e del dolore. Evitare l'uno e ottenere l'altro è lo sforzo naturale della mente umana. E questi principi coesistono con l'anima stessa, e continueranno in pieno vigore in uno stato futuro. Anzi, poiché l'anima sarà allora maturata e tutte le sue forze arriveranno alla loro completa perfezione, questo desiderio di felicità e l'avversione per l'infelicità saranno anche più rapidi e vigorosi

(1.) Le cose visibili non sono uguali alle capacità dell'anima umana. L'anima, che giace oscurata in questa prigione di carne, dà frequenti scoperte di poteri sorprendenti; I suoi desideri, in particolare, hanno una sorta di infinito. Ma tutti gli oggetti temporanei non possono procurargli una felicità pari alla sua capacità, né renderla miserabile come la sua capacità di soffrire. D'altra parte, l'anima può possedere un certo grado di felicità in tutte le miserie che è capace di soffrire per le cose esterne e temporali. La colpa, infatti, le nega questo sostegno; ma se non c'è angoscia derivante dalle sue stesse riflessioni, non tutte le cose visibili possono renderla perfettamente infelice; La sua capacità di soffrire non è messa al massimo. Ma, oh! Quando esaminiamo le cose invisibili, le troveremo tutte grandi e maestose, non solo uguali, ma infinitamente superiori alle più grandi potenze della natura umana e persino a quella angelica. E permettetemi anche di osservare che tutti gli oggetti per i quali le nostre facoltà saranno allora impiegate saranno grandi e maestosi, mentre al presente ci arrampichiamo tra piccole cose sordide. E, poiché le cose stanno così, quanto poco dovremmo considerare le cose che si vedono in confronto a quelle che non si vedono! 2. L'anima è attualmente in uno stato di infanzia e incapace di quei gradi di piacere o dolore che può sopportare nel mondo futuro

(3.) E, infine, tutta la felicità e la miseria dello stato presente, risultanti dalle cose che si vedono, sono mescolate con ingredienti contrari. Non siamo mai così felici in questo mondo da non avere disagio. D'altra parte, non siamo mai così infelici da non avere l'ingrediente della felicità. In cielo i fiumi dei piaceri scorrono indisturbati da una goccia di dolore: all'inferno non c'è una goccia d'acqua per mitigare la furia della fiamma. E chi, allora, non preferirebbe le cose che non si vedono a quelle che si vedono?

(II.) L'infinita disparità tra loro per quanto riguarda la durata. Avete bisogno di qualche argomento per convincervi che un'eternità della felicità più perfetta è piuttosto da scegliere piuttosto che alcuni anni di sordida e insoddisfacente delizia?

(III.) Per mostrare la grande e felice influenza, un'adeguata impressione dell'importanza superiore delle cose invisibili rispetto a quelle visibili avrebbe su di noi. Potrei esemplificarlo in una varietà di casi riguardo ai santi e ai peccatori. Quando siamo tentati da piaceri illeciti, come ci sottrarremmo a questa ricerca se avessimo il dovuto senso della miseria in cui incorriamo e della felicità perduta da essa! Quando scopriamo che il nostro cuore è eccessivamente ansioso di cose di sotto, se avessimo una visione adeguata delle cose eterne, tutte queste cose si ridurrebbero a sciocchezze. Quando il peccatore, per un po' di agio presente e per evitare un po' di disagio presente, soffoca la sua coscienza, ha allora una dovuta stima delle cose eterne? Ahimé! No; guarda solo le cose che si vedono. Quando subiamo un biasimo o un disprezzo per un motivo religioso, in che modo una debita stima delle cose eterne ci fortificherebbe con intrepido coraggio! In che modo una visione realistica delle cose eterne ci animerebbe nella nostra devozione! Quanto potente sarebbe l'influenza di una visione del futuro per allarmare il peccatore sicuro! Come affretterebbe la determinazione del peccatore che indugia e vacilla! In una parola, un'adeguata impressione di ciò cambierebbe completamente l'aspetto delle cose nel mondo e trasformerebbe l'interesse e l'attività del mondo in un altro canale. L'eternità allora sarebbe stata la preoccupazione principale. (S. Davies, M.A.)

Guardando l'invisibile:

1.) Pensiamo agli uomini, alla loro ricchezza, al loro potere, ai loro meccanismi e alle loro istituzioni; Pensiamo al nostro paese e al mondo. Tutte queste cose sembrano reali, mentre quelle che non si vedono le lasciamo alla speculazione del filosofo e alla penna del poeta, come se non fossero questioni per la considerazione degli uomini pratici. Ma lo spirito dell'industria è più della ricchezza, perché rinnoverà, anzi, addirittura supererà, la perdita del passato nelle conquiste del presente. Il genio che innalza l'imponente edificio è più dell'edificio stesso. Vediamo i vasti magazzini che il commercio impianta e le spaziose dimore che la ricchezza costruisce; Ma lo spirito della legge, quel potere impersonale che li protegge, è più di questi oggetti visibili e di questi risultati immediati. Lo stesso vale per le istituzioni degli uomini. La vita è la base, il movente, il fine di tutto ciò che l'uomo compie. La speranza è migliore di quella che la speranza ottiene. È così che gli statisti e i filantropi nei loro scopi più saggi lavorano per la conservazione di queste forze invisibili e nascoste

(2.) Quindi, nell'universo fisico, è ciò che non vediamo che è di primaria importanza, piuttosto che le cose che vengono viste. Il diamante è bello, ma sarebbe meglio che tutti i diamanti fossero frantumati piuttosto che la legge della cristallizzazione cessasse di agire. Meglio livellare la montagna piuttosto che il terreno che aiuta a nutrire dovrebbe perdere l'elemento produttivo. Sarebbe stato meglio che le stelle fossero annientate piuttosto che la legge di gravitazione venisse meno. Queste forze invisibili non appaiono né al nostro udito né alla nostra vista, ma sono reali e durature

(3.) Paolo ottenne ciò che nessuna ricerca storica o intuizione scientifica da sola poteva scoprire: l'apprensione dell'invisibile per mezzo della fede religiosa. Fu un grande risultato da parte sua, perché la sua vita non era una vita di pensionamento. Lui conosceva Efeso, Filippi, Corinto, ecc. Non è il carattere filosofico o scientifico, ma il temperamento cristiano che appartiene alla vita religiosa; è un devoto apprezzamento di Dio in Cristo; è un riconoscimento intelligente del Suo provvidenziale controllo degli affari del mondo. Paolo vide questo potere invisibile in altre vite, e lo sentì nella sua. Lui sapeva, e anche noi, come questa vita interiore e questo amore divampassero nei martiri sofferenti e nei missionari affaticati, ed era un potere più reale e palpabile della città o del mare, o della montagna che ombreggiava entrambi. Lui vide la grandezza dell'immortalità. Da questa linea di pensiero nascono diverse suggestioni. Ecco che...

(I.) La migliore illustrazione possibile della finezza e della potenza dell'anima umana, che può così elevarsi dal transitorio all'eterno. Rimaniamo colpiti dal genio dello scultore che vede l'angelo nella pietra; Ammiriamo il genio del musicista a cui giunge la musica delle armonie non scritte prima di aver toccato l'organo o lo spartito, e quello dell'uomo di scienza che ci conduce in mezzo ai misteri della natura attraverso il ministero occulto di forze invisibili. Ma non conosco altro punto in cui lo spirito umano entri in contatto più stretto con la sapienza divina che qui. La saggezza che risplende nel senato e la sagacia militare che conduce una campagna, suscitano il nostro rispetto; ma il discepolo di Cristo nella vita umile che può dire: "Conosco Dio, anche se non l'ho mai visto; Conosco l'eternità, anche se non ci sono mai stato", rivela la luce interiore di Dio nell'anima. È una rivelazione superiore, è una profezia di immortalità! Non ditemi che un'anima del genere deve morire con il corpo, affiliata com'è allo spirituale, portando in sé la promessa, la certezza della vita eterna, di un'immortalità piena di splendore!

(II.) Il segreto di un grande carattere. La forza del carattere non deriva dall'educazione intellettuale o dall'associazione con i più grandi uomini della razza, ma da relazioni coscienti con Dio, riflettendo la gloria che risplende dall'alto

(III.) La gloria del vangelo. È saturo dell'invisibile. Il lago quieto, sul cui seno non si sente la minima brezza, sembra uno specchio che nuota tra due immensità, l'una vista in alto, l'altra nelle sue profondità liquide. Così il vangelo mostra le realtà divine di entrambi i mondi come in uno specchio

(IV.) L'aspirazione per noi. È la vita dentro il velo. Abitiamo in città affollate di monumenti di abilità, di potere e di ricchezza. La contemplazione di queste cose tende a farci scendere a un livello basso, a meno che non sentiamo il correttivo che il potere dello Spirito Santo esercita nel nostro cuore. (R. S. Storrs, D.D.)

Cose viste e non viste:-"Le cose che si vedono sono temporali"-che cos'è se non il più trito assioma della tradizione proverbiale? "Le cose che non si vedono sono eterne": che cos'è se non il più lontano della portata, il più grande sforzo di aspirazione? Eppure sicuramente tale riconoscimento è necessario. In vista dei cambiamenti del tempo, la mente è alla ricerca delle costanti dell'eternità; ma, fino a quando il problema non sarà completamente esposto, che cosa possiamo sperare se non soluzioni inadeguate? Tentiamo, dunque, di tracciare lo sviluppo dell'idea del cambiamento a partire dall'esperienza umana, e poi consideriamo i voli della fantasia, le scoperte della ragione e il verdetto dello spirito alla ricerca della fissità. Il cambiamento è una cosa a cui ci abituiamo prima di cominciare a pensare, mentre a malapena riusciamo a sentire. Pensate a un bambino, in una luminosa mattina di maggio, in mezzo a un campo fiorito, che si dispiega, come un fiore al sole, al primo acuto senso della delizia della vita. Lui è occupato in mille piani che nessuna vita intera basterebbe ad eseguire, ma che devono essere tutti realizzati in quella luminosa mattina di maggio. Ora immaginate il cielo coperto di nuvole, le grosse gocce di pioggia che cadono sull'erba, i fiori inzuppati e cadenti sulla terra oscura, e il bambino che si affretta verso casa in preda al dolore. Ecco una prima lezione nel libro di lettura della vita, una prima riga nel manuale dell'esperienza. Ma con quanta delicatezza viene trasmessa la verità! Perché presto il sole tornerà a splendere. Ma il bambino vivrà abbastanza a lungo da vedere passare l'estate; vivrà per vedere meno i giorni luminosi e di più i giorni bui; Vivrà abbastanza a lungo da vedere le foglie ingiallire e cadere, i fiori appassire e l'anno decadere. Allora gli parleranno della prossima primavera e lo rallegreranno con la promessa di fiori più freschi e foglie più verdi. Poi arriva un altro passo più difficile da fare, un'altra lezione più dolorosa da imparare. Ci sono cambiamenti che durano più a lungo delle stagioni; Ci sono perdite che la rivoluzione dell'anno non potrà mai più riparare. C'è il cambiamento della malattia nelle guance che sono ogni giorno più vuote, e negli occhi che sono ogni giorno più scuri. C'è il cambiamento della morte. C'è un cambiamento, anche, nella vita e nella salute: cambiamenti di tono e di sentimento, cambiamenti di struttura e di figura. C'è anche un cambiamento di luoghi, oltre che di persone. Chi ha rivisitato il parco giochi della sua infanzia o i ritrovi della sua infanzia, la vecchia casa degli anni lontani, ma l'ha sentito come uno shock? Qui vengono abbattuti i pioppi e gli olmi della sua infanzia. Abbiamo parlato dei cambiamenti che si misurano in tutta la vita, e a volte parliamo come se non ce ne fossero altri. Più estendiamo il raggio della ricerca storica, più sprofondiamo la linea di fondo della scoperta geologica, più in alto innalziamo la scala che va oltre le stelle, più da vicino esaminiamo il dominio animale, vegetale e minerale, più tutta l'apparente permanenza si dissolve nel cambiamento. Molti punti di riferimento della presunta stabilità vengono spazzati via. La dottrina dello sviluppo progressivo ha preso il posto, nelle menti scientifiche, della nozione un tempo familiare di una creazione stereotipata. Non parliamo più di specie fisse, ma di forme successive e sopravviventi. E così, con un più ampio campo di osservazione e un più ampio campo di induzione, sembra che ci stiamo rapidamente avvicinando al punto di vista anticipato anticamente da Eraclito, il saggio di Efeso, che trovò in natura solo un flusso costante, e guardando il fiume mentre scorreva lungo il suo canale, lo stesso, ma non lo stesso, In ogni momento che scorreva, vedeva i fatti dell'universo esemplificati, la mutevolezza riflessa di tutte le cose. Ma non abbiamo ancora esaurito il regno del mutevole. Infatti, tra le cose che si vedono si possono annoverare, senza assurdità, non solo gli oggetti più immediati della visione corporea, ma anche quei prodotti della mente che, una volta formulati, registrati e promulgati, acquistano una realtà oggettiva agli occhi degli uomini. In molte antiche usanze, in molte strutture signorili, in molti tomi ponderosi, vediamo l'incarnazione visibile di una tenace opinione, o dottrina, o fase della fede. E spesso la stoffa sopravvive alla fede che l'ha allevata, il libro sopravvive alle opinioni degli uomini che lo hanno scritto, l'usanza persiste quando la credenza che l'ha prodotta è morta. I pensieri degli uomini hanno subito una rivoluzione molto più grande di tutti i cambiamenti avvenuti nello stile della nostra architettura, mentre gli usi della società e le epoche della letteratura non sono che un indice incerto e incerto del progresso delle idee, un progresso che, in verità, tendono talvolta a ostacolare, e solo raramente semplicemente a riflettere. E ora, per concludere il nostro quadro dell'instabilità delle cose del tempo, pensiamo ancora una volta alla morte. Lasciamo che il mondo cambi molto o poco, dobbiamo lasciarlo presto; I nostri occhi si chiuderanno sulla marea del tempo, con i suoi vorticosi flussi e riflussi, le vicissitudini della fortuna umana e i cambiamenti del pensiero umano. Dovunque e in ogni momento nella storia della nostra razza la mutevolezza delle cose sensibili è stata fortemente impressa nella mente, è inevitabilmente sorta la domanda: C'è qualcosa di fermo e sicuro? C'è riposo nel tumulto della vita? Troveremo un punto fisso in mezzo al vortice dell'esistenza, o un fondo stabile per il suo mare ondeggiante? La ricerca della fissità nel mezzo del cambiamento ha assunto talvolta la forma di un problema intellettuale. Quando Eraclito ebbe esposto la sua dottrina del flusso perpetuo, una specie di panico si impadronì della mente della Grecia. Gli uomini disperavano della possibilità della conoscenza. I sofisti, o abili chiacchieroni dell'epoca, approfittarono di questa nuova concezione del cambiamento universale per ridicolizzare la ragione dell'umanità, e lo scetticismo dilagante minacciò di regnare sovrano. «Nessuna verità», fu il grido d'allarme, «perché non c'è nulla di fermo su cui dire la verità». Se qualcuno era abbastanza audace da sostenere che l'uomo era un essere razionale, o qualsiasi altra proposizione altrettanto semplice, veniva immediatamente accolto con la replica: "L'uomo non è lo stesso per due momenti. Chi è, allora, l'uomo che lei afferma di essere razionale?" Allora Socrate venne in soccorso con quelle definizioni generali che il suo discepolo, Platone, poetizzò in idee animate. Socrate fu il primo a costruire consapevolmente un'astrazione. Gli Ebrei furono i primi a vedere che, mentre gli uomini cambiavano di ora in ora e morivano, l'uomo continuava a rimanere permanente, la specie sopravviveva all'esempio, la specie all'unità individuale. A partire da questo pezzo di ragionamento sobrio, con l'aiuto di una vigorosa immaginazione, Platone costruì il mondo ideale e lo dotò di un'esistenza sostanziale. E così, dietro i fantasmi transitori della vista e dell'udito, egli immaginava un universo eterno di realtà immutabili. Infondi in questa concezione greca un po' dello spirito ebraico, dotala di un interesse meno puramente intellettuale e più essenzialmente religioso - lo stesso destino che l'attendeva quando ebrei e greci si mescolarono nelle scuole alessandrine - e si armonizza così bene con lo stato d'animo cristiano che le parole del mio testo potrebbero quasi essere scambiate per la riproduzione verbale di un'antica sega platonica. E questa non è una somiglianza superficiale, non è una somiglianza casuale. Sia per l'Ateniese che per il Nazareno fu dato di afferrare il mondo invisibile, e se la presa di Gesù era più salda, tuttavia la presa di Socrate fu la prima. Non è il valore filosofico delle definizioni astratte, ma il tono morale che ispira le ricerche del filosofo, sul quale dobbiamo fissare la nostra attenzione. E qual è il verdetto dello spirito su questa scoperta della ragione? Sarebbe inutile dire che rifiutiamo, in quanto appartenente all'infanzia della filosofia, l'idea che le nostre idee astratte, in quanto tali, abbiano un'esistenza sostanziale al di fuori della mente che le ha prodotte. Per noi il valore religioso e intellettuale delle idee è questo: che attirano la nostra attenzione sul fatto della permanenza, della continuità di queste stesse menti in mezzo ai cambiamenti e ai cambiamenti del mondo esterno. È vero, nemmeno le nostre idee sono immutabili, variano e si espandono con la nostra conoscenza, eppure sono relativamente durature se misurate rispetto agli oggetti della vista, alle impressioni sensuali del momento. Ma c'è qualcosa di ancora più duraturo: il legame che li lega l'uno all'altro e li fonde in un'unità sovrana, il principio dell'individualità, la coscienza che li rende nostri. E qui una nuova luce irrompe su di noi, perché non è forse questa costanza di sé, questa perseveranza del soggetto cosciente, a cui solo dobbiamo la consapevolezza che il mondo sta cambiando intorno a noi? Ma c'è ancora un'altra delle scoperte della ragione che lo spirito trova feconda e suggestiva. Questo è quell'assioma della scienza fisica, anticipato da Empedocle e Leucippo in Grecia, e reso popolare da Lucrezio a Roma, riguardante l'eternità della materia. Non esiste in natura una cosa come l'annientamento. Ogni cambiamento è solo dissoluzione. La corruzione è il cibo della vita, il decadimento la bellezza e la forza della fioritura; e le stesse foglie che appassiscono in autunno e marciscono per terra in inverno, vestono i rami spogli di un verde più fresco quando torna la primavera. Qui, quindi, ci viene presentata un'altra esemplificazione della verità che le cose che si vedono sono temporali, ma le cose che non si vedono sono eterne. La materia, nella sua manifestazione esteriore e momentanea, è visibile e transitoria; nella sua identità interiore, persistente, continua, invisibile e permanente. I cambiamenti esteriori che percepiamo con i sensi, la costanza interiore che afferriamo con la mente. E questo potere della mente di afferrare l'eternità della materia è una testimonianza della sua stessa eternità. Le cose invisibili della fede sono invisibili non solo da sole, ma ugualmente nella natura. Le grandi realtà del mondo spirituale non sono né oggetti dei sensi, né astrazioni di tali oggetti, né copie immaginative di cose materiali. Piuttosto, sono certi principi imperituri che pervadono l'universo. Il principio dell'amore, il principio del progresso, il principio della riverenza, il principio della speranza, il principio della fiducia, il principio della libertà: sono questi che pervadono tutta la natura, questi che sopravvivono a ogni cambiamento. E queste, le cose invisibili dell'eternità, sono chiaramente descritte dalla fede nelle cose visibili del tempo. Guardate infatti i cambiamenti stessi a cui sono soggette le cose del tempo, discernendo la fine dal principio: è possibile dubitare che siano cambiamenti in meglio? Infine, come in tutto il resto, così anche nei dogmi della teologia ci sono principi permanenti di verità alla base della forma mutevole. Non è mai la forma di un credo, è solo la fede che ispira, che ha operato una qualche liberazione nella società e ha fatto del bene al mondo. Come le corde dello spirito vibrano ancora quando le corde della lira sono mute, e la tensione che l'orecchio ha bevuto produce melodia per sempre nell'anima, così, sebbene le parole degli antichi credi tacciono sulle nostre labbra, gli eterni sentimenti di venerazione, amore, gratitudine e fiducia manterranno ancora la loro presa sulla nostra vita, perpetueranno ancora la loro musica nei nostri cuori. (E. M. Geldart, M.A.)

Il mutevole e l'immutabile:

(I.) Ecco un credo scritto redatto dal più raffinato genio della Chiesa cristiana. Ogni riga porta tracce di una cura critica e piissima, ma allo stesso tempo il tutto è stato fatto come risultato della cooperazione umana. Come collocheremo questo credo? Possiamo collocarlo immediatamente tra le cose che sono temporali. Che cos'è dunque che per sua natura si oppone a questa cosa che è temporale, e quindi deve essere annoverata tra le cose eterne? La risposta è la fede. La differenza tra un credo e la fede è la differenza tra le cose che sono temporali e le cose che sono eterne. La fede non è una creazione umana, un espediente umano. Il credo varierà-la fede rimarrà. Un credo viene e scompare dopo l'altro, ma la fede dura in eterno

(2.) Il denominazionalismo deve essere classificato con le cose che sono temporali. Qual è la quantità che è posta in diretta opposizione come permanente, sì, eterna? Il suo nome è Adorazione: omaggio religioso, lealtà religiosa, lode a Dio e consacrazione al Suo servizio. Il confessionalismo, come tutti i nostri piccoli sistemi, ha il suo tempo; Serve a uno scopo molto utile. Ma l'adorazione dura

(3.) Possiamo applicare lo stesso principio a un'istituzione religiosa. Diciamo il sabato. Alcuni dicono che il sabato dovrebbe essere di sabato, e altri che dovrebbe essere di domenica. Il semplice giorno deve essere posto tra le cose che sono temporali. Che cos'è che è eterno? Riposo. Se vi piace, potete stabilire che il giorno sia il Sabato, il Giorno della Creazione, o il Giorno della Resurrezione, o il Giorno di Pentecoste, ma la cosa con cui non potete scherzare è il dono di Dio, il comandamento di Dio al riposo. Con perfetta riverenza possiamo applicare il principio alla Bibbia stessa. Guardando la Bibbia dall'esterno, è un libro che gli uomini hanno fatto; Hanno fatto la carta, hanno fuso i caratteri. La Bibbia, quindi, considerata come un libro, una manifattura, deve essere annoverata tra le cose che sono temporali; Ha i suoi aspetti umani. Allora cos'è che è eterno? La risposta è: la cosa eterna è la Rivelazione-il contatto della mente divina con la mente umana, la comunicazione specifica dal cielo dell'alto proposito del cielo; una rivelazione della natura di Dio, dell'economia della provvidenza, dell'intero schema della vita, con tutto il suo mistero di peccato e tutto il suo mistero più sublime di espiazione. Nei campi della controversia dovremmo dare il nostro assenso alle cose eterne. Con cosa si immischia la controversia? Con cose che sono temporali. La polemica occupa piccoli argomenti, minuti punti; mostra la sua astuzia e intelligenza nell'individuare difetti o discrepanze nelle economie umane. Che fondamento di unione abbiamo scoperto ora nelle cose che sono eterne! Chi non crede in tutta la Chiesa cristiana nella necessità della fede, del culto, della filantropia, della rivelazione? Ma chi non si è lasciato spingere in file adiacenti per combattere battaglie furiose su cose insignificanti? 4. Nel venire a Dio in preghiera, dovremmo fissare la mente sulle cose che sono eterne, e regolare la nostra preghiera con la loro ampia portata. Non dobbiamo chiedere cose che sono temporanee, con il desiderio di insistere su di esse. (J. Parker, D.D.)

Cose eterne:-

(I.) La nostra conoscenza della vita futura è interamente una questione di rivelazione

(II.) La rivelazione non descrive le "cose invisibili", afferma esplicitamente che hanno questa qualità di durata

(1.) Ci dice che la nostra vita che è vissuta qui tra le cose che cambiano e passano, sarà allora circondata da ciò che è permanente, che le relazioni in cui entreremo lì non saranno mai spezzate, che il bene che vi otteniamo non saremo mai in pericolo di perdere. Qui nulla è costante. Le cose eterne sono come Dio stesso; sono fissi e sicuri

(2.) Probabilmente, però, alcuni dicono che se la vita in cielo è così permanente, c'è la prospettiva della monotonia. Ma il progresso è perfettamente coerente con l'idea di permanenza. Il cielo non ha bisogno di cambiare, anche se possiamo diventare sempre più familiari con la sua gloria. L'Essere Divino non ha bisogno di cambiare, anche se possiamo crescere nella conoscenza della Sua volontà e ricevere nuove rivelazioni del Suo carattere. La nostra natura può non cambiare, anche se possiamo diventare più grandiosi nelle nostre concezioni intellettuali ed essere arricchiti nella nostra vita spirituale. L'albero che cinque anni fa dava solo uno staio di frutti, e quest'anno ne porta cinque, è lo stesso albero, e i frutti sono dello stesso tipo, solo più abbondanti. Non è stato apportato alcun cambiamento nella sua natura. Il ragazzo che fino a poco tempo fa balbettava con difficoltà le lettere dell'alfabeto, ma che ora sa leggere i capolavori della letteratura inglese, è lo stesso ragazzo, anche se il suo intelletto è cresciuto. (W. Braden.)

Cose viste e cose non viste:-Ecco un paradosso: i nostri occhi, non sono forse fatti per guardare le cose che devono essere viste? Indirizzali verso ciò che è invisibile, è saggezza? Ma c'è del vero in molti paradossi. Cosa intendeva dire Paolo? È la più vera delle metafore che l'anima ha gli occhi oltre che il corpo. Le tue palpebre possono chiudersi e lasciare la tua anima ancora più libera di guardare il mondo interiore, il mondo del pensiero e del sentimento. Paolo, infatti, non impiegò solo il suo corpo nelle sue varie attività; ma l'energia che mostrava era sostenuta dal suo sguardo acuto sulle realtà spirituali, che "occhio non ha visto, né orecchio ha udito".

(I.) La transitorietà di tutte le cose viste, la perpetuità delle cose invisibili. Il testo mostra una verità più ampia di quanto forse tutti noi sospettiamo

(1.) Porta la tua casa. C'è la casa visibile, il giardino, ecc.; ma loro da soli non fanno di quel luogo la loro casa; Perché per altre persone, che vengono e vedono le stesse cose, non è casa. Che cosa avete dunque che loro non abbiano? Avete le care associazioni e gli affettuosi attaccamenti di molti anni felici. Queste due cose rendono un posto casa; da un lato, la casa e i suoi beni; dall'altro, le associazioni degli anni. L'uno ha messo "le cose viste" e l'altro "le cose invisibili". 2. Prendi i detenuti di quella casa. Le loro forme, un tempo così familiari ai nostri occhi, possono essere rimaste per anni nelle loro tombe; ma l'amore e la fedeltà, le menti e i cuori che li animavano, questi Dio li ha presi, non possono morire. Vivono e risplendono di uno splendore immutabile anche se i loro corpi si sono sgretolati, "perché le cose che non si vedono sono eterne". 3. Ora, questi non sono che esempi lampanti di un principio che attraversa tutta la nostra vita. Il semplice trascorrere del tempo non può cambiare l'amore, può vivere e crescere, anche se l'oggetto visibile di esso non esiste più. Il visto non è tutto, o la metà; ma come ombra alla sostanza; segno, alla cosa significava

(II.) Fissare la visione su cose temporanee o eterne. Questa verità di vasta portata ha implicazioni molto pratiche. Sembra molto ovvio che i pensieri e gli affetti degli esseri spirituali dovrebbero essere rivolti non agli oggetti transitori che periscono nell'uso, ma a quelle verità sottostanti, alle sublimità, alle realtà spirituali che rimangono. Metti il tuo cuore su un fiore, un giorno rovinerà la tua gioia. Impiegate le vostre facoltà e i vostri interessi sulle meravigliose leggi e forze che lo producono, e il vostro interesse sarà richiamato perpetuamente. Sia dunque il vostro cuore rivolto alla bellezza umana; Si tratta solo di un po' più di tempo, e voi piangerete per la sua perdita. Ma lascia che i tuoi affetti si fissino piuttosto sul fascino e sulla grazia del carattere, e puoi avere una buona speranza di ritrovarli immutati, imperituri, come i tuoi ricordi. Quindi, di nuovo, fissa tutta la tua anima sulla ricchezza materiale e sulle cose buone della terra, o su qualsiasi cosa tu possa vedere: la tua felicità è una mera questione di anni. Perseguite l'onore, la fedeltà, la verità, la bellezza dell'anima, specialmente nella forma vivente di Dio rivelato, la verità eterna, la bellezza eterna; Lui è l'invisibile, la fonte invisibile e la fonte di ciò che contempliamo ora e contempleremo in seguito. (T. M. Herbert, M.A.)

Le cose visibili e invisibili:-

(I.) Le cose stesse. L'uomo cristiano guarda alla fluttuazione esteriore della vita, a ciò che si fa, si sopporta, si gode; ma in mezzo a tutto, il suo occhio è fisso su quei grandi principi eterni, che provengono direttamente dal Dio che è sopra di lui; e sente che il Suo grande governo è una potenza vivente, che preme perpetuamente su di lui e lo rende ciò che è

(II.) Il contrasto tra queste due classi di cose. Gradi di durata molto diversi appartengono alle "cose che si vedono"; ma nessuno di loro possiede la perpetuità

(1.) Se si prende ciò che ha la durata più lunga - l'universo materiale - tuttavia, la Scrittura ci insegna che è temporale, e la ragione conferma l'idea. L'eternità della materia farebbe sì che la materia sia Dio. L'intero universo non è che la manifestazione materiale di Dio, e verrà il tempo in cui il grande Dio, avendo indossato per secoli questa splendida veste regale, scintillante delle sue innumerevoli luci lucenti, la toglierà di dosso, la piegherà e la metterà da parte; mentre Lui stesso non cambia, ma è sempre lo stesso, da eternità a eternità! Così che vedete, rispetto a Dio, ciò che ha la durata più grande è ancora temporale e transitorio

(2.) Inoltre, c'è una durata maggiore che appartiene alla struttura che alla razza che la abita; e a quella maggiore durata Dio ha opposto la sua stessa eternità. L'umanità ha una durata inferiore a quella dell'universo, dell'abitazione; e l'individuo ha una durata molto inferiore rispetto alla gara. Ma in contrasto con questo, c'è lo "spirito nell'uomo", l'"ispirazione dell'Onnipotente, che gli dà intelligenza" e che partecipa dell'indistruttibilità di Dio

(3.) Ancora, le grandi cose che rendono la vita ciò che è-il trambusto, l'attività, l'ambizione, il sudore e l'agitazione dell'umanità-beh, non sono nemmeno così lunghe come la vita stessa. Il bambino sopravvive alle cose che per la sua età sono "le cose che si vedono" e che piacciono finché durano. Lo stesso vale per i giovani, e per i giovani, e per gli uomini di "piena età". Così lo trovi con gli uomini dappertutto; Sopravvivono alle cose per cui gli uomini vivono, spesso sopravvivono persino alla capacità di goderne, se le avessero. Tutte le forme particolari dell'azione umana, la virtù, la gloria, la tentazione, la sofferenza, tutte queste sono temporali e transitorie; ma i princìpi connessi con essi sono eterni. Non mi aspetto di dover comprare e vendere in cielo; ma qualunque cosa io faccia lì, devo farla con giustizia e rettitudine, il principio che deve regolare il mio comprare e vendere qui

(III.) La relazione della mente e del cuore cristiani con questi. "Guardiamo", ecc. Questo linguaggio implica

1.) Una persuasione perfetta che queste cose sono. Dappertutto i riflessivi hanno pensato, certo, c'è un grande Spirito; certo, io stesso ho uno spirito. E non solo, ma che c'è una differenza tra questa cosa e quella; Io chiamo l'uno giusto e l'altro sbagliato, questo male e quel bene. Ma ci sono stati dubbi, scetticismo e incertezze, mescolati a tutto questo, la ragione, che vuole soddisfare l'autorità. E la condizione stessa della nostra natura qui, di essere in uno stato di prova, esige che principi di questo tipo, le grandi leggi dominanti con le quali dovremmo essere regolati, non siano prepotenti nella loro manifestazione. Ma l'uomo cristiano crede, in base all'autorità della dichiarazione di Dio, che ci sono queste cose, persone e principi invisibili esistenti

(2.) Che le guardi attentamente, le guardi abitualmente, si renda conto del fatto di essere circondato da queste cose invisibili e agisca in relazione ad esse

(IV.) I risultati di questa condizione o relazione della mente e del cuore cristiani con queste cose

(1.) Eleva e nobilita tutte le cose. Il mondo e l'uomo non sono più meramente materiali; La vita non è più piccola o meschina, perché tutto può essere associato a queste cose eterne, infinite, invisibili. I vostri poeti e romanzieri possono sedersi e ridere e ringhiare alla vita umana. Ma perché? Perché guardano solo a ciò che si vede, a ciò che è piccolo, meschino, degradato. Ma non c'è piccolezza nemmeno nelle follie e nei vizi della società, quando consideriamo il loro aspetto rispetto a Dio e all'eternità

(2) Offre al cristiano una solida base per l'adempimento del dovere e la resistenza alla tentazione. Che cos'è il dovere? "Qualunque cosa la tua mano trovi da fare", fallo, perché il principio è una cosa eterna. Tentazione: che cos'è? «Figlio della mortalità, allontanati, prendi il tuo piacere presente, goditelo ora!» Ma l'uomo il cui occhio è limpido e il cui cuore è sincero, dice: "No, no! Ci vedo attraverso, lo capisco, è tutto vuoto, falso, vuoto". La tentazione non è nulla per l'uomo che la vede se non la bolla che sale sulla superficie del ruscello e sa che, anche se per un momento sembra bella, nei raggi del sole che cadono su di essa, perirà e passerà, ma che ha a che fare con cose reali, divine e durature

(3.) È il grande segreto della vita interiore, con il quale possiamo sopportare il dolore e trarre beneficio da qualsiasi cosa ci venga addosso. È così che gli apostoli sono stati sostenuti. Potevano cantare in prigione, perché potevano gloriarsi nella tribolazione, guardando "le cose che non si vedono". Potrebbero dire: "La nostra leggera afflizione che è solo per un momento", ecc. (T. Binney.)

Cose visibili e invisibili:-L'apostolo qui rivela il grande segreto del suo potere vitale. Lui fu uno dei più grandi benefattori del mondo; eppure il mondo lo ripagò con disprezzo, percosse, prigionia. Ma tutte le sue sofferenze lo rendevano adatto al suo lavoro. La sua natura fu tenuta vicino a Dio, svezzata da ogni scopo basso ed egoistico e piena di zelo. Ma c'era una condizione essenziale per questa elevazione e purificazione, e cioè che in tutte le sue sofferenze e lotte egli non guardasse le cose viste, ma le cose invisibili. Sopra di lui c'era il Sole dell'amore divino. L'apostolo non dice che guardava alle cose future. Erano presenti anche le cose invisibili che guardava. Le cose presenti che egli guardava erano eterne

(I.) Molti ritengono che il testo rappresenti un compito duro e quasi impossibile. Ti lamenti che il mondo esteriore si trova troppo vicino a te, e che è difficile con questo mondo visibile che si impone su di te guardare l'invisibile. Non pensi mai che il mondo invisibile si avvicini ancora di più a te? Il mondo visibile non è sempre davanti a te. Arriva l'oscurità, sei in solitudine. Non senti un mondo di pensieri che preme più vicino a te di quanto abbiano mai fatto le cose visibili? Gli uomini non sono forse seguiti dalle idee, dai progetti, dalla voce della coscienza, in un modo molto più vicino di quanto possa seguire il mondo esterno? Non dite che il mondo visibile esclude l'invisibile; Non sei stato spesso assorto nei tuoi pensieri, mentre il mondo esterno scorreva inosservato da te? E il pensiero di Dio, di Cristo, della verità, della giustizia, del dovere, dell'amore, del perfetto e del bello nella vita, non è forse questo pensiero di un tipo tale da impadronirsi dell'anima? Non si scrollano di dosso facilmente. Le cose invisibili sono realtà presenti. Sono cose per le quali il vostro cuore e la vostra coscienza piangono. Il vostro cuore ha bisogno di un Padre, avete bisogno del senso del perdono, dell'aiuto, del riposo, del conforto, della luce sul vostro futuro e della guida celeste. Non si può dire che sia difficile guardare queste cose. La difficoltà è essere un uomo con una coscienza e un cuore, e non guardare queste cose. Immaginate quale lotta deve avere un uomo che rifiuta completamente di guardare le cose che sono invisibili. Ma si può dire che le cose visibili si frappongono tra gli uomini e l'invisibile. Ma tutti gli uomini pensano che le cose visibili nascondano l'invisibile? Non c'è forse qualcuno per il quale le cose visibili sono ricordi dell'invisibile? Non c'è nessuno a cui il sorgere e il tramontare del sole parlino di un giorno che non finisce mai, della fuga del tempo e della vicinanza dell'eternità? Che cosa sono tutte le relazioni umane se non tipi e ombre di realtà invisibili? La paternità e la maternità non stanno forse attirando e corteggiando il cuore verso l'Infinito, che è il nostro vero Padre e anche nostra Madre? La separazione e la morte non stanno forse indicando nell'anima ferita un mondo di ricongiungimento?

(II.) Alcuni dei mezzi e degli aiuti per guardare le cose invisibili. L'uomo, per sua stessa costituzione, deve guardare le cose senza essere visto. Chiunque senta le parole giuste o il dovere reale, sta guardando le cose invisibili. Ma guardare pienamente e costantemente l'invisibile richiede uno sforzo. Essa non è meno vincolante o necessaria per questo motivo. Ma una persona può fare uno sforzo enorme per una cosa, e tuttavia arrivare molto più lontano dal bersaglio di uno che fa poco sforzo

(1) Assumi una posizione giusta in riferimento a qualsiasi cosa, e questa è la metà del lavoro risparmiato. Ecco un uomo che si sforza di vedere l'oggetto a cui sta lavorando. Ora, se solo avesse fatto qualche passo più vicino alla luce, tutto ciò sarebbe stato inutile. Ecco un uomo che guarda le stelle dal pianterreno della sua casa. Lui ha difficoltà a vedere a causa delle case che lo circondano. Se solo fosse salito all'ultimo piano della sua casa, quale distesa ci sarebbe davanti a lui senza il minimo sforzo! Il segreto per guardare le cose senza essere viste e trovarle facili sta proprio qui: assumere la posizione giusta. La posizione giusta è lo spirito di riconciliazione. Molti non riescono a guardare le cose invisibili proprio per questo motivo: non hanno accettato la riconciliazione. Una nuvola si frappone tra la loro anima e Dio. Vieni fuori al sole dell'amore di Dio e vedrai cose invisibili

(2.) Qualunque cosa invisibile sia già chiara e prominente per te, che si tratti di una dottrina o di una persona, o di una profezia, soffermati su quella cosa invisibile che vedi. È preziosissimo, come la caparra del tutto. Sfruttalo al meglio. La grande difficoltà è già superata. L'invisibile è visto. L'unico punto rappresenta il tutto per te, e può portare il tutto

(3.) Guarda costantemente le cose invisibili del dovere che sono più reali e importanti per te. Ci sono alcune questioni di dovere e di diritto che risaltano chiare davanti a quasi tutti. Siate solo fedeli e risoluti e continuate ad andare avanti. Non ci vorrà molto tempo perché una coscienza tenera e coraggiosa venga in vista delle cose più grandi

(4.) Custodisci uno spirito penitente. Il dolore per il peccato visita tutti gli uomini, ma solo alcuni lo accolgono. Ma i saggi lo riconoscono tra i loro migliori amici. C'è un potere particolare nel dolore per il peccato di far vedere l'invisibile. Nelle tenebre della vita gli uomini vedono le stelle della guida celeste

(5.) Pensate molto a Cristo come Lui apparve sulla terra. Lui era l'invisibile reso visibile. Dio era visibile in Lui. Quando il Cristo visibile si staglia chiaro, bello, reale, forte, vincente davanti a te, il Cristo invisibile sarà reale. Cristo è il ponte tra il visibile e l'invisibile

(6.) Prendi l'abitudine di considerare tutte le cose viste come immagini dell'invisibile. (R. H. Story, D.D.)

Il visibile e l'invisibile:-

(I.) Qui abbiamo un resoconto autorevole del punto di vista cristiano rispetto a due mondi: il visibile e l'invisibile

(1.) "Le cose che si vedono" non sono semplicemente ciò che incontra l'occhio dei sensi in questa vita presente. Insieme alle cose che vediamo vanno naturalmente le nostre associazioni; Abbiamo le nostre impressioni, i nostri giudizi, le nostre speranze e le nostre paure al riguardo. "Le cose che si vedono" significa la vita complessa della società in cui viviamo, la vita di una grande comunità, lo Stato di cui siamo membri, la vita del nostro prossimo, la vita dei nostri amici più stretti, della nostra famiglia. Ora, un cristiano, dice San Paolo, si trova nella posizione di un uomo che è consapevole della presenza del mondo visibile, mentre il suo sguardo è costantemente fisso sul mondo invisibile. Lui si trova mentalmente nella posizione di un viaggiatore che passa attraverso un paesaggio interessante, ma che è assorto in una discussione che nasce dal paesaggio e che lo porta a concentrare il suo pensiero su qualcosa al di là di esso

(2.) "Le cose che non si vedono!" Quelle verità e virtù che sono oscurate o nascoste nella vita presente della maggior parte di noi, ma che sono comunque realtà belle e durature; Esse sono la giustizia, la carità, la verità, la santità. Noi non vediamo Dio. Il Re, eterno e immortale, è anche l'invisibile. Noi non vediamo gli angeli. Non vediamo le anime dei defunti. "Guardiamo le cose che non si vedono". Noi siamo cittadini, come dice l'apostolo, del cielo; "Camminiamo per fede e non per visione". E qual è la ragione di questo? "Le cose che si vedono sono temporali, le cose che non si vedono sono eterne". Ciò che incontra l'occhio dei sensi è qui solo per una stagione; passerà. Ciò che incontra l'occhio dell'anima illuminata dalla fede durerà per sempre. Questa qualità dell'eternità è sufficiente a superare i vantaggi che a prima vista potrebbero sembrare dalla parte del mondo dei sensi. Per quanto riguarda le questioni di questo mondo, ha senza dubbio molto da dire per se stesso, ma è controbilanciato dal fatto che il mondo che abbiamo tra le mani sta già passando. Questa vita presente è come una di quelle gocce acidulate che si sciolgono in bocca, anche se ne godiamo. In questo mondo, "Vedo cambiamenti e decadimenti tutt'intorno". Gli amici muoiono, la società intorno a noi indossa ogni anno un volto nuovo, le nostre forze del corpo e della mente si modificano e si indeboliscono. E quanto è diverso oggi il nostro paese dall'Inghilterra di Giorgio IV, dall'Inghilterra di Pitt, dall'Inghilterra di Nelson; ma Dio Onnipotente, Lui è esattamente ciò che Lui era in ciascuno di quei periodi, e le grandi virtù morali e gli angeli sempre benedetti, e le condizioni del mondo invisibile: sono esattamente ciò che erano; e allora come oggi, e ora come allora, le anime che desiderano sfuggire a questo torrente di cambiamento e di decomposizione intorno a noi e afferrare saldamente l'unico immutabile devono, con San Paolo, guardare non alle cose che si vedono, ma alle cose che non si vedono. E questo era stato prima dell'insegnamento di nostro Signore. Il regno dei cieli che Lui fondò sulla terra non era che il vestibolo di quel regno nei cieli. A chiunque pensasse che questo mondo sarebbe stato la scena principale del nuovo regno. Lui si rivolge a quella solenne parabola dell'uomo che avrebbe demolito il suo granaio e costruito un

(II.) A queste considerazioni è stata spesso fatta un'obiezione che vale la pena notare. "Guardate come voi cristiani - è detto - con la vostra fede nell'eternità, dimenticate i doveri che appartengono al tempo". Ma questo è grossolanamente falso. È contraddetto dalla dottrina cristiana del giudizio, da 2Tessalonicesi e dall'esempio di Cristo (nota in particolare Giovanni 13. Questa verità sull'importanza relativa del visibile e dell'invisibile, se viene realmente sostenuta, influenzerà le nostre vite in non pochi modi

(1.) Regolerà la nostra disposizione del nostro reddito. Se guardiamo solo alle cose che si vedono, le spenderemo principalmente per noi stessi, riservando, forse, una parte a oggetti di carattere pubblico, che è lodevole o popolare sostenere; Se guardiamo principalmente alle cose che non si vedono, spenderemo almeno un decimo, probabilmente di più, in alcuni agenti che porteranno il mondo eterno, e tutto ciò che prepara gli uomini ad esso, a casa dei nostri simili. Potrebbe aiutare alcuni di noi a cercare di pensare a ciò che vorrebbero aver fatto con i mezzi che Dio ci ha dato, cinque minuti dopo che la nostra mano non è più in grado di firmare un assegno

(2.) Influenzerà tutta la nostra visione e pratica in materia di educazione. Se la nostra ragione è confinata a questa vita, educhiamo i nostri figli a questa vita e a questa vita soltanto. Se, con l'apostolo, guardiamo alle cose che non si vedono, educhiamo i nostri figli in primo luogo per quell'esistenza che li attende oltre la tomba, e in secondo luogo per questa vita, che non è che una prefazione, anche se una prefazione importantissima, a quella che la seguirà. Conclusione: Nei secoli passati, forse c'è ancora, c'era l'usanza dell'intronizzazione di un Papa che incarnava questa verità con un effetto vivido. Quando, nel momento più solenne della grande occasione, il corteo, di cui il nuovo Pontefice era la figura centrale, avanzava lungo la navata della grande chiesa, rappresentando, come faceva, tutto ciò che l'arte e lo splendore mondano potevano fare per esaltare l'idea di un dominio ecclesiastico e civile mescolato, un maestro delle cerimonie guidava una fiaccola che si spense lentamente fino a spegnersi, e mentre lo portava in alto alla testa del corteo, cantava le parole: "Pater Sancte, sic transit gloria mundi" - Santo Padre, così passa la gloria di questo mondo. Quella era un po' di dura verità in una scena in cui ci poteva benissimo essere stato molto da fuorviare, da gonfiare, da sovrapporre le realtà spirituali con la pompa temporale - quella era un po' di dura verità che faremmo bene a ricordare solennemente nei momenti più orgogliosi e luminosi della vita, quando gli amici ci circondano di gentilità, forse parole lusinghiere, che l'amor proprio potrebbe facilmente intrecciare in una veste che nasconderebbe il nostro vero io al nostro sguardo interiore. "Così passa la gloria di questo mondo". Senza dubbio è un luogo comune, ma ogni generazione di uomini dimentica l'insegnamento accumulato dall'esperienza e deve imparare da sola la vecchia lezione. Solo quando si fa sera la vita, solo quando le ombre si allungano, la maggior parte degli uomini che non sono profondamente influenzati dal cristianesimo la ripetono con tutta sincerità. (Canon Liddon.)

Il visibile e l'invisibile:-La verità proclamata nel testo indica-

(I.) Lo standard del vero potere. È una verità pratica incommensurabile

(1.) Questo discernimento spirituale, mettendo tutte le cose in vere relazioni, dà a ciascuna cosa il suo vero valore. L'uomo che contempla abitualmente queste realtà permanenti è liberato dallo scetticismo. L'importanza di tutta la vita, la grandezza intrinseca dell'essere, è per lui resa evidente. Lui di cui la visione è limitata a ciò che si vede Può facilmente cadere nel dubbio e nel disprezzo. A lui può sembrare che le cose non abbiano scopo. Lui li vede crescere e decadere, apparire e svanire, in una monotonia estenuante di cambiamento. "Le cose che si vedono sono temporali"; e, se l'esistenza dell'uomo è coinvolta solo in questi, quale scopo c'è nel lavoro elevato e abnegato? Ma l'incoraggiamento per tale sforzo è subito reso manifesto quando consideriamo questa nostra sorte come coinvolta con "le cose che non si vedono"; poiché "le cose che non si vedono sono eterne". 2. Né l'uomo che guarda "le cose che non si vedono" deve essere considerato visionario, mentre colui i cui occhi sono fissi su "le cose che si vedono" deve essere considerato come l'uomo di buon senso solido e pratico. Tutt'altro. Quell'uomo non è visionario chi discerne le cose come sono, ma colui che vive nell'illusione di una visione falsa o parziale. Lui non è un fanatico che prende il più ampio raggio d'azione dell'essere per la misura delle cose; ma colui che vive nell'illusione dei sensi e nella ristrettezza della propria presunzione. Ci sono fanatici dei sensi, mondani visionari, che, con un po' di moneta, nascondono tutto il cielo ai loro stessi occhi, e che seppelliscono le loro anime nei limiti della carne. Leggete in questo capitolo il racconto in cui l'apostolo narra le sue fatiche, i suoi sacrifici e le sue sofferenze, e poi ricordate che l'uomo che fece e sopportò in questo modo guardò "le cose che non si vedono", e fu in grado di fare e di sopportare così, perché guardò "le cose che non si vedono". Era qualcosa di mai visto per cui Russell soffrì e Hampden cadde. Cose che non si vedevano aleggiavano sopra il passaggio tempestoso dei Pellegrini, trascinavano Colombo e facevano dire a Lutero: "Eccomi qui: non posso altrimenti. Dio mi aiuti!" Cose che non si vedevano infiammarono il cuore dell'apostolo e gli ordinarono di sfidare la corruzione di Corinto e l'orgoglio di Atene

(3.) Tutti i tipi più elevati di potere sono invisibili. Nel mondo materiale, le cose che vediamo sono solo fenomeni proiettati da energie che non vediamo. La linfa e la radice di tutta la vita in natura sono invisibili. E, in questo organismo umano, dov'è il principio di vita che muove il cuore e muove il sangue? Nessun coltello l'ha mai messa a nudo, nessuna corrente galvanica ne ha forzato il segreto. Anche questi grandi strumenti di civiltà, la stampa, la macchina a vapore, la nave, dietro a tutti loro c'è l'idea dell'inventore, il pensiero del costruttore. Gli atti più grandiosi, gli sforzi più potenti, non sono forse ispirati da forze invisibili del pensiero e della volontà? Quando guardiamo alle cose che non si vedono, guardiamo alle fonti del potere più alto

(II.) Il livello della vera conoscenza

(1.) L'ostacolo più fatale a tutta la conoscenza è la presunzione del conseguimento attuale. Perché la vita intellettuale consiste nella coscienza dell'acquisizione perpetua e del bisogno perpetuo. Quando la nostra conoscenza diventa uno stagno, invece che un fiume, ristagna. In quali forme pratiche irrompe questa presunzione! È espresso da colui che limita virtualmente ogni verità al suo credo, o ogni diritto al suo partito, che considera ogni innovazione come eretica, e ogni argomento avverso come follia. Ma la verità non sarà così stretta ed esclusa

(2.) Una cura per tali supposizioni si trova guardando alle "cose che non si vedono". L'immensa regione che si trova al di fuori della nostra effettiva conoscenza, costringe le menti sagge a convincersi che sappiamo ben poco; il che, anche se in qualche misura è umiliante, è anche una conclusione proficua e consolante. Chi infatti valuterà le ricchezze, le possibilità che sono nascoste ai nostri occhi? Questa terra sulla quale abitiamo, quanto è feconda di stupore! Eppure, nel giro della visione telescopica, la nostra terra, con tutto ciò che contiene, si riduce a un atomo. Ma tutto questo magnifico teatro del visibile non è che il vestibolo dell'invisibile, mentre l'intera creazione fisica non è che il velo intessuto di stelle che nasconde quelle realtà più sottili, con le quali, per ora, non siamo in grado di entrare in comunione. Eppure ci sono uomini che parlano, e che vivono, come se tutte le cose fossero aperte all'occhio naturale

(3) E, passando alla regione della nostra vita quotidiana, chiedo, considerando le condizioni della nostra attuale conoscenza, non c'è un suggerimento e un'avvertenza su come decidiamo i movimenti della Provvidenza? Poiché le opere e le vie di Dio sono intimamente legate alle "cose che non si vedono"; E certamente, in questa coscienza del limite umano, c'è motivo non solo per l'umiltà, ma per la fiducia e la consolazione

(III.) Il metro della vera vita. Perché la vera vita dell'uomo è al di sopra del livello dei sensi. Ciò per cui abbiamo il più profondo interesse, che ci sostiene mentre dormiamo, e scorre in tutte le correnti della nostra azione, e rimprovera o consacra tutto ciò che facciamo, non è palpabile, come il nostro cibo o il nostro vestiario o la nostra casa o il nostro denaro. È invisibile. E in breve tempo, al massimo, la nostra peculiarità corporea e tutto ciò che le appartiene cadrà come un vestito, e noi passeremo nell'invisibile. E se praticamente trascuriamo questa verità non possiamo vivere veramente. Ciò di cui ci fidiamo implicitamente, ciò che amiamo veramente, costituisce un costituente essenziale del nostro essere. Non c'è nulla che l'occhio veda, o la mano tocchi, che non sia soggetto a cambiare e a svanire. Nella misura in cui confidiamo in ciò che si vede, siamo deboli nella sua debolezza e insicuri nella sua incertezza. Ed è così con tutto ciò che amiamo veramente. I nostri affetti sono sicuri dei loro oggetti solo quando si intrecciano con l'invisibile, con il pensiero immortale, con la bellezza dell'anima, con la ricchezza dell'amore immortale, tutto riconosciuto, ma tutto invisibile. I nostri beni sono saldi quando diventano parti di noi stessi, elementi intrinseci della nostra natura spirituale ma nascosta. E colui la cui speranza è ancorata nel cielo, e la cui fiducia è in Dio, non è invischiato nell'incertezza, e non teme né l'ostilità né il fallimento delle cose terrene. (E. H. Chapin, D.D.)

Le cose eterne pesate contro le cose temporali: - Ci sono due modi in cui considerare queste affermazioni. Possiamo parlare dei primi come temporali e dei secondi come eterni, sia come sono in se stessi sia come sono posseduti da noi

(I.) "Le cose che si vedono sono temporali". 1. È dunque così che il glorioso e potente tessuto dell'universo materiale duri solo per un tempo? Dobbiamo stare attenti a non sforzare troppo l'espressione dell'apostolo, ma praticamente poco o nulla importa se la materia deve essere annientata, o se deve essere persa in nuove forme e combinazioni, a condizione solo che in entrambi i casi ci sia una rimozione così completa dell'attuale sistema di cose che si possa dire che la terra e i cieli "fuggono dinanzi alla faccia di Colui che siede sul trono". Questo è certamente sufficiente per attribuire un carattere temporale a tutto ciò che si vede, e quindi per giustificare l'affermazione dell'apostolo nel nostro testo. E su questo vorremmo concentrare la vostra attenzione. Non è forse un pensiero confuso il fatto che, con un semplice sforzo della Sua volontà, l'Onnipotente debba scardinare e dislocare il sorprendente meccanismo dell'universo, e tuttavia rimanere Lui stesso il grande "Io sono", lo stesso quando cadono le stelle e i pianeti come quando, in tempi molto lontani, brillarono per la prima volta al Suo comando? Chi di noi non si sente rimproverato da questo, se vive preferendo gli oggetti della vista agli oggetti della fede? Uomo di piacere! continua a deliziarti con cose che gratificano i sensi; uomo di cultura! continua a trascurare la saggezza che viene dall'alto, e considera di conoscere te stesso perché conosci certe leggi e fenomeni della natura; L'uomo dell'avarizia! persisti a scavare per l'oro e consuma i tuoi giorni e le tue notti in fatiche per diventare ricco; uomo di ambizione! fatica ancora per distinguerti e non risparmia alcun sacrificio che possa ottenere un titolo più alto; Ma sappiate, voi tutti adoratori delle cose visibili, che, immortali voi stessi, avete come vostra parte ciò che è finito e corruttibile

(2.) Ma alcuni potrebbero dire: "Le cose che si vedono possono quindi essere solo temporali; ma dove la durata è così immensa non c'è nulla di molto toccante per la mente nel dimostrare che non è infinita". Scendiamo, dunque, verso il basso. Il nostro legame con la terra deve essere interrotto con la morte; Il sole deve sorgere su di noi per l'ultima volta, anche se milioni di occhi allegri saluteranno il suo sorgere domani

(3.) Non permetterete dunque che, poiché ci deve essere questa totale separazione tra voi e "le cose che si vedono", queste cose debbano essere chiamate "temporali", qualunque sia la loro durata? E poiché, per quanto attraenti possano essere queste cose, è inevitabile che il nostro legame con esse debba essere breve, e la nostra separazione da esse definitiva, non confesserete che non può essere parte della saggezza riporre i nostri affetti su di esse e dedicare i nostri giorni alla loro acquisizione? Non discuteremo con il sensualista in mezzo agli oggetti affascinanti in cui si diletta; Non discuteremo con il filosofo come l'ampio arco dei cieli fissa il suo studio; ma discuteremo con tutti loro tra le tombe di un cimitero. Quella tomba! è quella di un opulento mercante. Lui ne fecero migliaia, e poi non poté portare via nulla di tutto ciò che aveva accumulato. Laggiù marmo orgoglioso! - segna il luogo di riposo di colui che ha raggiunto un alto rango. Lui indossava stelle e nastri, e poi li lasciava per un lenzuolo. Sotto i tuoi piedi c'è la polvere di un voluttuario. Lui non pensava che valesse la pena vivere se non il piacere; si saziò e fu allora spogliato di ogni potere di godimento. Questa pietra copre un uomo di scienza. Lui si dilettava a cercare la conoscenza; e, avendo immagazzinato la sua mente con una varia erudizione, fu precipitato in un mondo di cui non aveva acquisito alcuna conoscenza

(II.) "Le cose che non si vedono sono eterne". 1. Chi può udire di "cose che non si sono viste" e non sentire immediatamente i suoi pensieri rivolti a quell'Essere straordinario e glorioso di cui è detto: "Nessun uomo ha mai visto Dio"? Che l'uomo si decomponga, che le foreste si inaridiscano, che le montagne si crosino, che le rocce si sgretolino, sì, che i cieli stessi cessino da quella che siamo soliti chiamare la loro marcia eterna, e Dio non avrà subito alcun cambiamento durante questa incommensurabile serie di rivoluzioni; "Io sono quello che sono", quando questa serie è iniziata, "Io sono quello che sono", quando questa serie si sarà conclusa

(2.) Ma sebbene l'eternità debba essere così affermata di Dio in un senso in cui non può essere di nient'altro, ci sono "cose che non si vedono" e che sono "eterne" nell'accezione ordinaria della parola. È qui che dobbiamo trattare la parola "eterno" nel modo in cui abbiamo trattato la parola "temporale": consideratela, cioè, in riferimento non solo agli oggetti in sé, ma alla nostra connessione con essi. Se hai le ricchezze che si vedono, esse non sono che temporanee, perché devi separartene alla morte; Se hai le ricchezze che non si vedono, esse sono eterne, perché non sarai mai privato del loro possesso. Se si soffrono dolori qui, sono temporali; Finiranno, se non prima, con la fine della vita. Se soffrirai dolori in futuro, saranno eterni. E credete voi a questo? Che cosa significa allora questa devozione delle vostre energie a ciò che è terreno e corruttibile? Che cosa significa questo porre gli affetti sulle ombre e sulle cianfrusaglie? Che cosa significa questo languore e questa indifferenza nella religione? Il grande obiettivo del cristianesimo pratico è quello di ottenere il suo legittimo ascendente per le cose invisibili. È qui che si trova la lotta. Fede e buon senso, queste sono le parti contendenti, e voi siete sotto il dominio dell'uno o dell'altro, giudicate quali; ma nessuno si definisca credente nella realtà e nella superiorità delle cose invisibili ed eterne, quando è manifestamente impegnato con l'amore e il desiderio del visibile e del presente. Le verità della Bibbia sono di tale natura che non ci può essere alcuna prova che ci crediamo in esse se non che le ubbidiamo. Credete nella felicità del cielo? No, a meno che non vi sforziate di assicurarvelo. Credete voi nella miseria dell'inferno? No, a meno che non vi sforziate di sfuggirvi. (H. Melvill, B.D.)

L'abitudine mentale del cristiano:-Per essere un cristiano devi guardare le cose "invisibili ed eterne"; per continuare ad essere un cristiano devi considerarle abitualmente. Paolo era un uomo convertito, i.e., un uomo trasformato. Prima della sua conversione guardava da una parte, dopo guardava nella direzione opposta. Due fatti, quindi, sono chiari: primo, l'abitudine della mente mondana è di "guardare le cose visibili e temporali", e secondo, l'abitudine cristiana della mente è di "guardare le cose invisibili ed eterne". In un periodo di persecuzione, si narra che sette giovani cristiani di Efeso trovarono rifugio in una grotta. Dormirono per duecento anni, finché "i re furono divenuti padri nutrici della Chiesa". Quando si svegliarono, entrarono in città con cautela, chiedendo se c'erano dei cristiani. "Cristiani!" fu la risposta; "Sì, qui siamo tutti cristiani". Da un lato erano indicati una splendida cupola con una croce d'oro; dall'altro alle scuole dove veniva insegnato il cristianesimo. Non più la rastrelliera, il paletto, la spada. Ulteriori indagini, tuttavia, li addolorarono. Impararono che, man mano che il cristianesimo prosperava, era diventato mondano e corrotto. "Ci avete mostrato," dissero, "qualcosa di poco migliore di quello che eravate prima; dove sono, dopo tutto, i cristiani?" Con grande dolore tornarono alla loro caverna e Dio li portò in cielo. Nota-

(I.) La tendenza a guardare principalmente alle cose temporali. Come contabilizzato

(1.) La naturale difficoltà di fissare l'attenzione sulle cose spirituali e celesti. "Lontano dagli occhi, lontano dal cuore". Eppure non dobbiamo permetterci troppo di questo adagio. Le cose invisibili possono influenzarci e ci influenzano potentemente, e.g., le stelle per lo studente di astronomia, anche quando sono lontane dalla vista, sono presenti alla sua mente; un amico assente, una persona cara in cielo. Perché allora dimenticare Dio e l'eternità? 2. Indisposizione morale. Viene dall'incredulità. Molti bandiscono i pensieri dell'eterno noi invadente

(3.) Procrastinazione. Le preoccupazioni temporali sono definite "affari", come se meritassero solo attenzione, e le cose più elevate potrebbero essere rinviate ai momenti di svago. Gli uomini hanno i loro locali assicurati, ma ahimè! In riferimento all'eternità non cercano alcuna assicurazione

(4.) Il potere accecante delle abitudini peccaminose. Lui che è confermato in qualsiasi abitudine peccaminosa si stanno rendendo meno inclini e meno capaci di pensiero religioso. L'uomo è della terra, terreno. La sua anima non ha alcuna affinità con le cose spirituali

(II.) L'abitudine cristiana di guardare "le cose invisibili ed eterne". 1. Non è un impulso occasionale; è un'abitudine. Il suo occhio si posa su quelle cose che hanno il marchio della resistenza. I giovani cristiani non devono scoraggiarsi se l'abitudine non si forma rapidamente. L'albatro deve sfiorare all'inizio la superficie dell'acqua, ma una volta sollevato, si libra fino a quando le sue ali spiegate sono quasi invisibili

(2.) I benefici di questa abitudine

(1) Ci innalzerà al di sopra di una vita vile e mondana. La dignità spirituale si attribuisce al carattere di quell'uomo la cui "cittadinanza è nei cieli".

(2) Offrirà conforto nei cambiamenti e nelle avversità. Paolo si rese conto di questa consolazione, poiché sentiva che l'afflizione non era che "leggera e per un momento". La stessa stella polare ci guiderà se la ammiriamo. Guarda il pilota nella tempesta di notte. Lui tiene d'occhio la luce del porto. Lui non guarda le onde impetuose che si infrangono sulla costa rocciosa, ma guarda la luce finché non passa sano e salvo nel "porto desiderato". Nella dura prova non c'è altro talismano che guardare alle "cose invisibili ed eterne".

(3) Ci preparerà alla morte. I cristiani hanno l'abitudine di attendere con trepidazione il passaggio dalla mortalità a una beata immortalità. (D. Fraser. D.D.)

Vanità e verità:-Il testo è un doppio paradosso. Le cose che si possono vedere sono, naturalmente, le cose da guardare. Eppure l'apostolo ci dice di non guardare le cose che si vedono, ma le cose che non si vedono. Ma come si fa a guardare ciò che non si può vedere? Questo è solo uno dei paradossi della vita cristiana, ma vedremo presto che non c'è alcuna difficoltà

(I.) Guardiamo a ciò che si può vedere, e chiediamoci: che cosa si intende con questa protesta? 1. Stimare con leggerezza la gioia e il dolore presenti, come se non valesse la pena guardarli. Il presente sta per finire così presto, che Paolo non si preoccupa di guardarlo. Qui è perseguitato, disprezzato, abbandonato. «Non durerà a lungo», dice lui. "Siamo come un uomo che soggiorna in una locanda per una notte mentre è in viaggio. La stanza è scomoda? Quando spunta il mattino è inutile lamentarsi; quindi ci limitiamo a fare la cronaca del fatto e ad andare avanti. Se una persona sta percorrendo una lunga distanza in un vagone ferroviario, può essere un po' particolare riguardo a dove deve sedersi, ma se si tratta solo di una breve tappa, non ci pensa. Un'intera eternità sta al di là, e quindi una breve temporalità si riduce a una sciocchezza insignificante. Paolo intendeva però dire di più che aveva imparato a non considerare le cose del presente come reali, sostanziali o durature. Come le nuvole quando fluttuano sopra di loro assumono forme diverse ma cambiano forma mentre le guardiamo, così gli eventi che sembravano accadere non erano per lui altro che apparizioni. Guarda la perdita o la sofferenza alla luce del tempo, e vedi quanto sia fugace, e sopportala coraggiosamente come un cristiano, perché hai in cielo una sostanza migliore e duratura

(2.) La parola è talvolta tradotta "segno". Non dobbiamo segnare le cose che sono viste come se fossero degne di nota. I bambini battono le mani ed esprimono in altro modo la loro gioia per un nuovo giocattolo o abito. Non siate bambini, ma abbandonate voi stessi come uomini e considerate le cose di questa vita come giocattoli. Ma segna attentamente le cose eterne. Il Signore ti è apparso? Notalo. Hai conquistato un'anima a Cristo? Notala. Hai avuto risposte dolci alle tue preghiere? Notalo.

(3.) Un altro significato è: fai attenzione. L'apostolo non era ansioso per le cose che si vedevano. "Dopo tutte queste cose", dice Cristo, "i pagani cercano". Ebbene, lasciate che i Gentili seguano le loro ricerche; ma il figlio di Dio non dovrebbe, perché nostro Signore ci dice: "Non preoccupatevi", ecc.

(4.) Paolo in Galati 6:1 usa la parola nel senso di considerare, e.g., se l'apostolo sapesse che dovrebbe glorificare Dio predicando il vangelo, e se un amico o un nemico gli dicesse: "Paolo, rischierai la tua vita se lo fai", non prenderebbe mai in considerazione il loro avvertimento. E se avessero detto: "Se tu somministri questo o quel rimprovero in una certa Chiesa, perderai la casta tra loro", di nuovo avrebbe sorriso. Non avrebbe avuto su di lui più influenza di quanta ne avrebbe su un mercante se gli avessi detto: "Se vai in un tale distretto, dovrai incontrare nuvole di polvere". Lui rispondeva: "Perché, se posso guadagnare mille sterline, che m'importa della polvere o non della polvere?"

(5.) "Non guardando le cose che non si vedono", possiamo capire che non ne facciamo il nostro scopo. Questo è l'equivalente più vicino al greco. Ahimè, ci sono molti il cui intero scopo della vita è quello di poter prosperare in questo mondo. L'altro mondo può andare come vuole; Il loro campo di applicazione termina qui. Le cose eterne sembrano oscure e prive di sostanza. Ora, non deve essere così per noi. Dovremmo dire: "Le cose eterne io le perseguo. Non sono più un cittadino di questo mondo, ma un pellegrino diretto verso la città celeste".

(II.) Guardare le cose che non si vedono

(1.) Realizzali mediante la fede. Cercate di considerare queste cose come fatti attuali. Alcuni non lo faranno mai

(2.) Guardali con occhio di gioia. Non è una cosa deliziosa guardare avanti al cielo? La povera ragazza che torna a casa da questo gioioso luogo di culto nella sua piccola stanza triste si sentirebbe davvero infelice se guardasse il lato oscuro della sua condizione; ma lei dice: "Il mio Signore è in questa stanza", e il luogo risplende come se fosse fatto di lastre d'oro. Si sistema e comincia a pensare al cielo che è suo. D'altra parte, se non siete convertiti, vi esorto a guardare all'eterno futuro con un intenso terrore, perché senza Cristo che cosa c'è per voi tra le cose che non si vedono e che sono eterne, se non la miseria? 3. Guardali con speranza. Anelate alla luminosa apparizione del Signore. Se ci fosse qui qualche giovane che sa che quando raggiungerà la maggiore età godrà di una ricca eredità, sarò costretto a dire che ha spesso anticipato il tempo perché è sicuro del suo titolo. Se qualcuno di voi avesse lasciato un'eredità di un grande patrimonio, questa settimana sarebbe fuori a dargli un'occhiata. Christian, assicurati di esaminare i tuoi beni nei cieli. Che influenza santificante avranno su di voi tali anticipazioni! "Chiunque ha questa speranza purifica se stesso". (C. H. Spurgeon.)

Sull'eternità:-

(I.) Per illustrare la natura generale dell'eternità. Ma chi può spiegarlo? Chi può comprenderlo? La nostra concezione di esso è un po' come l'indagine che un uomo fa dell'oceano a bordo di una nave che naviga in mezzo ad esso. Lui vede l'oceano, anche se non l'intero oceano; e dove la sua vista è terminata dalla sua stessa debolezza, può percepire che l'oceano si estende più lontano di quanto lui possa vedere

(II.) Consideriamo l'eternità con particolare applicazione alla nostra anima, alla loro natura immortale e al futuro stato eterno

(1.) Le nostre anime sono immortali o eterne

(2.) Lo stato in cui le nostre anime si allontanano alla morte è uno stato eterno e immutabile. Riflessioni:1. Quanto sono grandi i nostri obblighi verso Dio e verso il Redentore per aver scoperto per noi le cose eterne, per aver provveduto a sfuggire all'infelicità eterna e per aver ottenuto la vita eterna

(2.) Di quale follia e follia sono accusati gli uomini, per aver trascurato le preoccupazioni eterne! 3. Quanto devono essere seri i ministri e i genitori nel rivolgersi alle anime affidate alla loro custodia! 4. Che cosa terribile è morire ed entrare in uno stato eterno! 5. Quanto è nostro dovere e interesse guardare le cose invisibili ed eterne! o di guardare e considerare l'eternità in tutto ciò che facciamo! 1. Devo considerare cosa include guardare le cose eterne. E questa è una ferma convinzione della loro realtà, una seria considerazione della loro importanza, e obiettivi costanti e obiettivi e ricerche ad essa consenzienti

(1) Guardare le cose eterne implica una ferma convinzione della loro realtà, che abbiamo con noi spiriti immortali, e che c'è uno stato e un mondo eterno proprio davanti a noi

(2) Una seria considerazione della loro importanza. La parola qui tradotta "guardare", è in altri luoghi tradotta "prestare attenzione, considerare, segnare o osservare attentamente", e significa una considerazione seria, fissa, ripetuta

(3) Un obiettivo costante e una ricerca diligente, conforme alla loro natura e importanza; o una cura diligente e incessante per sfuggire all'eterna miseria e assicurarsi la felicità eterna. La parola "guardare" significa anche "mirare" o "perseguire". Per eccitarti a questo, io sono... 2. Proporre alcuni motivi e argomenti

(1) La vita, il tempo e i mezzi ci sono dati, affinché possiamo prepararci per l'eternità

(2) Dobbiamo uscire rapidamente dal tempo per entrare nell'eternità

(3) Come sarà il nostro carattere quando il nostro tempo finirà, così sarà il nostro stato eterno

(4) Molti vantaggi presenti e grandi accompagneranno il nostro guardare alle cose eterne, vantaggi che avranno un potente effetto sul nostro temperamento e carattere attuali, e di conseguenza sul nostro stato eterno; e sono questi. Guardare e considerare l'eternità frenerà la nostra passione per il mondo; accrescerà il nostro odio per il peccato e l'amore per Dio e per il Redentore: ci renderà attenti a riscattare il nostro tempo, promuoverà la nostra pazienza nelle afflizioni, ci renderà seri e vivaci in tutti i doveri della religione, ci disporrà a fare del bene agli altri, ci renderà disposti a morire. (J. Orton.)

Riferimenti incrociati:

2Corinzi 4

1 2Co 3:6,12; 5:18; Ef 3:7,8
1Co 7:25; 1Ti 1:13; 1P 2:10
2Co 4:16; Is 40:30; Ga 6:9; Ef 3:13; Fili 4:13; 2Te 3:13; Eb 12:3; Ap 2:3

2 1Co 4:5
Rom 1:16; 6:21; Ef 5:12
2Co 1:12; 2:17; 11:3,6,13-15; Ef 4:14; 1Te 2:3-5
2Co 5:11; 6:4-7; 7:14

3 Rom 2:16; 1Te 1:5; 1Ti 1:11
2Co 4:4; 2:15,16; 3:14; Mat 11:25; 1Co 1:18; 2Te 2:9-11

4 Mat 4:8,9; Giov 12:31,40; 14:30; 16:11; 1Co 10:20; Ef 2:2; 6:12; 1G 5:19; Ap 20:2,3
2Co 3:14; 1Re 22:22; Is 6:10; Giov 12:40
2Co 4:6; 3:8,9,11,18; Giov 8:12; 12:35; At 26:18; Col 1:27; 1Ti 1:11; Tit 2:13
Giov 1:14,18; 12:45; 14:9,10; 15:24; Fili 2:6; Col 1:15; Eb 1:3
2Co 4:6; Sal 50:2; Is 60:1,2; 2P 1:19; 1G 2:8

5 Mat 3:11; Giov 1:21-23; 3:27-31; 7:18; At 3:12,13; 8:9,10; 10:25,26; 14:11-15; Rom 15:17,18; 1Co 1:13-15,23; 3:5,6; 10:33; Fili 1:15; 1Te 2:5,6; Tit 1:11; 1P 5:2-5; 2P 2:3
2Co 1:19; Mat 23:8; At 2:36; 5:31; 10:36; Rom 14:8,9; 1Co 1:23; 2:2; 8:6; 12:3; 15:47; Fili 2:11
2Co 1:24; 5:14,15; Mat 20:25-27; Lu 22:25,26; Giov 13:14,15; Rom 15:1,2; 1Co 9:19-23; Ga 5:13; 2Ti 2:10

6 Ge 1:3,14,15; Sal 74:16; 136:7-9; Is 45:7
Ef 1:17; 5:8; 2P 1:19
2Co 4:4; 3:18; Eso 33:18-23; 34:5-7; Sal 63:2; 90:16; Is 6:1-3; 35:2; 40:5; 60:2; Giov 11:40; At 7:55,56; 1P 2:9
Lu 10:22; Giov 1:14; 12:41; 14:9,10; Fili 2:6; Col 1:15; Eb 1:3; 1P 1:12

7 2Co 4:1; 6:10; Mat 13:44,52; Ef 3:8; Col 1:27; 2:3
2Co 5:1; 10:10; Giudic 7:13,14,16-20; Lam 4:2; 1Co 1:28; 4:9-13; Ga 4:13,14; 2Ti 2:20
2Co 3:5,6; 12:7-9; 13:4; 1Co 2:3-5; Ef 1:19,20; 2:5,8,9; Col 2:12; 1Te 1:5

8 2Co 1:8-10; 6:4; 7:5; 11:23-30
2Co 4:16,17; 12:10; 1Sa 28:15; 30:6; Sal 56:2,3; Prov 14:26; 18:10; Rom 5:3-5; 8:35-37; Giac 1:2-4; 1P 1:6,7; 4:12-14
1Sa 31:4; Giob 2:9,10; Sal 37:33; Giov 14:18; 1Co 10:13

9 Sal 9:10; 22:1; 37:25,28; Is 62:4; Eb 13:5
2Co 7:6; Giob 5:17-19; 22:29; Sal 37:24; 42:5,11; Is 43:2

10 2Co 1:5,9; Rom 8:17,18; Ga 6:17; Fili 3:10,11; Col 1:24
2Co 13:4; Giov 14:19; At 18:9,10; Rom 8:17; 2Ti 2:11; 1P 4:13; Ap 1:17

11 Sal 44:22; 141:7; Rom 8:36; 1Co 15:31,49
2Co 5:4; Rom 8:11; 1Co 15:53,54

12 2Co 12:15; 13:9; At 20:24; 1Co 4:10; Fili 2:17,30; 1G 3:16

13 At 15:11; Rom 1:12; 1Co 12:9; Eb 11:1-40; 2P 1:1
Sal 116:10
2Co 3:12; Prov 21:28

14 2Co 5:1-4; Is 26:19; Giov 11:25,26; Rom 8:11; 1Co 6:14; 15:20-22; 1Te 4:14
2Co 11:2; Ef 5:27; Col 1:22,28; Giuda 1:24

15 2Co 1:4-6; Rom 8:28; 1Co 3:21-23; Col 1:24; 2Ti 2:10
2Co 1:11; 8:19; 9:11,12; Sal 50:14,23; Ga 1:24; Ef 3:20,21; Col 3:16,17; Eb 13:15,16; 1P 2:9; 4:11; Ap 4:8-11; 5:8-14; 19:4-6

16 2Co 4:1; Sal 27:13; 119:81; Is 40:29; 1Co 15:58
2Co 12:15; Giob 19:26,27; Sal 73:26; Is 57:1,2; Mat 5:29,30
Rom 7:22; Ef 3:16; 1P 3:4
Sal 51:10; Is 40:31; Rom 12:2; Ef 4:23; Col 3:10; Tit 3:5
Lu 11:3

17 2Co 11:23-28; Sal 30:5; Is 54:8; At 20:23; Rom 8:18,34,37; 1P 1:6; 4:7; 5:10
Sal 119:67,71; Mat 5:12; Rom 5:3-5; Fili 1:19; 2Te 1:4,6; Eb 12:10,11; Giac 1:3,4,12
2Co 3:18; Ge 15:1; Sal 31:19; 73:24; Is 64:4; Lu 6:23; Rom 2:7; 1Co 2:9; 1P 1:7,8; 5:10; 1G 3:2; Giuda 1:24

18 2Co 5:7; Rom 8:24,25; Eb 11:1,25-27; 12:2,3
Mat 25:46; Lev 16:25,26; 2Te 2:16; 1G 2:16,17,25

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