Nuova Riveduta:

2Corinzi 5

1 Sappiamo infatti che se questa tenda, che è la nostra dimora terrena, viene disfatta, abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d'uomo, eterna, nei cieli. 2 Perciò in questa tenda gemiamo, desiderando intensamente di essere rivestiti della nostra abitazione celeste, 3 se pure saremo trovati vestiti e non nudi. 4 Poiché noi che siamo in questa tenda gemiamo, oppressi; e perciò desideriamo non già di essere spogliati, ma di essere rivestiti, affinché ciò che è mortale sia assorbito dalla vita. 5 Ora colui che ci ha formati per questo è Dio, il quale ci ha dato la caparra dello Spirito.
6 Siamo dunque sempre pieni di fiducia e sappiamo che, mentre abitiamo nel corpo, siamo assenti dal Signore 7 (poiché camminiamo per fede e non per visione); 8 ma siamo pieni di fiducia e preferiamo partire dal corpo e abitare con il Signore. 9 Per questo ci sforziamo di essergli graditi, sia che abitiamo nel corpo sia che ne partiamo. 10 Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione di ciò che ha fatto quando era nel corpo, sia in bene sia in male.

Il ministero della riconciliazione
11 Consapevoli dunque del timore che si deve avere del Signore, cerchiamo di convincere gli uomini; e Dio ci conosce a fondo, e spero che nelle vostre coscienze anche voi ci conosciate. 12 Non ci raccomandiamo di nuovo a voi, ma vi diamo l'occasione di essere fieri di noi, affinché abbiate di che rispondere a quelli che si vantano di ciò che è apparenza e non di ciò che è nel cuore. 13 Perché se siamo fuori di senno è per Dio, e se siamo di buon senno è per voi; 14 infatti l'amore di Cristo ci costringe, perché siamo giunti a questa conclusione: che uno solo morì per tutti, quindi tutti morirono; 15 e che egli morì per tutti, affinché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro. 16 Quindi, da ora in poi, noi non conosciamo più nessuno da un punto di vista umano; e se anche abbiamo conosciuto Cristo da un punto di vista umano, ora però non lo conosciamo più così. 17 Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove. 18 E tutto questo viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ci ha affidato il ministero della riconciliazione. 19 Infatti Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo, non imputando agli uomini le loro colpe, e ha messo in noi la parola della riconciliazione. 20 Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio. 21 Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.

C.E.I.:

2Corinzi 5

1 Sappiamo infatti che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un'abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli. 2 Perciò sospiriamo in questo nostro stato, desiderosi di rivestirci del nostro corpo celeste: 3 a condizione però di esser trovati già vestiti, non nudi. 4 In realtà quanti siamo in questo corpo, sospiriamo come sotto un peso, non volendo venire spogliati ma sopravvestiti, perché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita. 5 È Dio che ci ha fatti per questo e ci ha dato la caparra dello Spirito.
6 Così, dunque, siamo sempre pieni di fiducia e sapendo che finché abitiamo nel corpo siamo in esilio lontano dal Signore, 7 camminiamo nella fede e non ancora in visione. 8 Siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo ed abitare presso il Signore. 9 Perciò ci sforziamo, sia dimorando nel corpo sia esulando da esso, di essere a lui graditi. 10 Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, ciascuno per ricevere la ricompensa delle opere compiute finché era nel corpo, sia in bene che in male.
11 Consapevoli dunque del timore del Signore, noi cerchiamo di convincere gli uomini; per quanto invece riguarda Dio, gli siamo ben noti. E spero di esserlo anche davanti alle vostre coscienze. 12 Non ricominciamo a raccomandarci a voi, ma è solo per darvi occasione di vanto a nostro riguardo, perché abbiate di che rispondere a coloro il cui vanto è esteriore e non nel cuore. 13 Se infatti siamo stati fuori di senno, era per Dio; se siamo assennati, è per voi.
14 Poiché l'amore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti. 15 Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro. 16 Cosicché ormai noi non conosciamo più nessuno secondo la carne; e anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così. 17 Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove.
18 Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. 19 È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. 20 Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. 21 Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio.

Nuova Diodati:

2Corinzi 5

1 Sappiamo infatti che se questa tenda, che è la nostra abitazione terrena, viene disfatta, noi abbiamo da parte di Dio un edificio, un'abitazione non fatta da mano d'uomo eterna nei cieli. 2 Poiché in questa tenda noi gemiamo, desiderando di essere rivestiti della nostra abitazione celeste, 3 se pure saremo trovati vestiti e non nudi. 4 Noi infatti che siamo in questa tenda gemiamo, essendo aggravati, e perciò non desideriamo già di essere spogliati ma rivestiti, affinché ciò che è mortale sia assorbito dalla vita. 5 Or colui che ci ha formati proprio per questo è Dio, il quale ci ha anche dato la caparra dello Spirito. 6 Noi dunque abbiamo sempre fiducia e sappiamo che mentre dimoriamo nel corpo, siamo lontani dal Signore. 7 Camminiamo infatti per fede, e non per visione. 8 Ma siamo fiduciosi e abbiamo molto più caro di partire dal corpo e andare ad abitare con il Signore. 9 Perciò ci studiamo di essergli graditi, sia che abitiamo nel corpo, sia che partiamo da esso. 10 Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione delle cose fatte nel corpo in base a ciò che ha fatto, sia in bene che in male.

Il ministero della riconciliazione
11 Conoscendo dunque il timore del Signore, persuadiamo gli uomini, e siamo conosciuti da Dio; or io spero di essere conosciuto anche dalle vostre coscienze. 12 Perché non ci raccomandiamo di nuovo a voi, ma vi diamo l'opportunità di essere orgogliosi di noi, affinché possiate rispondere a coloro che si gloriano nell'apparenza e non nel cuore. 13 Infatti se siamo fuori di senno, lo siamo per Dio, e se siamo di buon senno, lo siamo per voi. 14 Poiché l'amore di Cristo ci costringe, essendo giunti alla conclusione che, se uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti; 15 e che egli è morto per tutti, affinché quelli che vivono, non vivano più d'ora in avanti per sé stessi, ma per colui che è morto ed è risuscitato per loro. 16 Perciò d'ora in avanti noi non conosciamo nessuno secondo la carne; e anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora però non lo conosciamo più così. 17 Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, tutte le cose sono diventate nuove. 18 Ora tutte le cose sono da Dio, che ci ha riconciliati a sé per mezzo di Gesù Cristo e ha dato a noi il ministero della riconciliazione, 19 poiché Dio ha riconciliato il mondo con sé in Cristo, non imputando agli uomini i loro falli, ed ha posto in noi la parola della riconciliazione. 20 Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; e noi vi esortiamo per amore di Cristo: Siate riconciliati con Dio. 21 Poiché egli ha fatto essere peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in lui.

Riveduta 2020:

2Corinzi 5

1 Noi sappiamo infatti che, se questa tenda che è la nostra dimora terrena viene disfatta, noi abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d'uomo, eterna nei cieli. 2 Poiché in questa tenda noi gemiamo, bramando di essere rivestiti della nostra abitazione che è celeste, 3 se pure saremo trovati vestiti e non nudi. 4 Poiché noi che stiamo in questa tenda gemiamo, aggravati, e perciò desideriamo non già di essere spogliati, ma di essere rivestiti, affinché ciò che è mortale sia assorbito dalla vita. 5 Ora colui che ci ha formati per questo è Dio, il quale ci ha dato la caparra dello Spirito.
6 Noi siamo dunque sempre pieni di fiducia e sappiamo che, mentre abitiamo nel corpo, siamo assenti dal Signore, 7 poiché camminiamo per fede e non per visione, 8 ma siamo pieni di fiducia e preferiamo piuttosto partire dal corpo e abitare con il Signore. 9 Per questo ci sforziamo di essergli graditi, sia che abitiamo nel corpo, sia che ne partiamo. 10 Poiché dobbiamo tutti comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione delle cose fatte quando era nel corpo, secondo ciò che ha compiuto, sia in bene sia in male.

Il ministerio della riconciliazione
11 Sapendo dunque il timore che si deve avere del Signore, noi persuadiamo gli uomini; e Dio ci conosce a fondo e spero che nelle vostre coscienze anche voi ci conosciate. 12 Non ci raccomandiamo di nuovo a voi, ma vi diamo l'occasione di gloriarvi di noi, affinché abbiate di che rispondere a quelli che si gloriano di ciò che è apparenza e non di ciò che è nel cuore. 13 Perché, se siamo fuori di senno, lo siamo per Dio e, se siamo di buon senno, lo siamo per voi; 14 infatti l'amore di Cristo ci costringe, perché siamo giunti a questa conclusione: che uno solo morì per tutti, quindi tutti morirono, 15 e che egli morì per tutti, affinché quelli che vivono non vivano più per loro stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro. 16 Quindi, da ora in poi, noi non conosciamo più alcuno secondo la carne e, se anche abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora però non lo conosciamo più così. 17 Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove. 18 E tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ha dato a noi il ministerio della riconciliazione; 19 infatti Dio riconciliava con sé il mondo in Cristo non imputando agli uomini le loro colpe e ha posto in noi la parola della riconciliazione. 20 Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio. 21 Colui che non ha conosciuto peccato, egli l'ha fatto essere peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.

La Parola è Vita:

2Corinzi 5

1 
Infatti, noi sappiamo che, quando questa tenda in cui abitiamo adesso sarà disfatta, intendo dire quando moriremo e lasceremo questo corpo, in cielo avremo un corpo nuovo e meraviglioso, una casa che sarà nostra per sempre, fatta per noi da Dio stesso, e non da mano d'uomo. 2 In questa tenda, che è il nostro corpo, ci lamentiamo, desiderando con tutto noi stessi di avere quella casa del cielo, un corpo nuovo che indosseremo proprio come un vestito nuovo. 3 Sempre che, quando Cristo tornerà, ci trovi ancora vestiti del nostro corpo, e non nudi. 4 In questo corpo umano ci lamentiamo, oppressi da un grande peso, ma non per questo ci attira l'idea di morire e rimanere senza corpo. Vogliamo, invece, avere un altro corpo nuovo con cui rivestirci, in modo che quanto c'è di mortale in noi sia assorbito dalla vita eterna. 5 Dio ci ha preparati per questo e, come anticipo di tutto ciò, ci ha dato il suo Spirito Santo.
6 Quindi aspettiamo sempre con fiducia, consapevoli del fatto che ogni momento che passiamo in questo corpo umano, è tempo trascorso lontano dal Signore. 7 E per fede sappiamo che queste cose sono vere, non perché le abbiamo viste. 8 Però abbiamo fiducia, e non abbiamo paura di morire, anzi, ne siamo contenti, perché così saremo vicini al Signore. 9 Perciò, il nostro scopo è di fare sempre ciò che piace a Dio, non importa dove siamo, sia in questo corpo, che lontano da questo corpo, col Signore in cielo. 10 Perché tutti noi dobbiamo presentarci davanti al tribunale di Cristo per essere giudicati; e ciascuno di noi riceverà ciò che si merita, secondo il bene o il male che ha fatto nella sua vita.

Ambasciatori di Cristo.
11 Per questo profondo timore di Dio, che è sempre presente in noi, ci diamo tanto da fare per convincere gli altri. Dio che ci conosce a fondo sa che siamo sinceri, e spero che anche voi ne siate convinti nel profondo della vostra coscienza. 12 Non pensate che questo sia un modo per crescere d'importanza ai vostri occhi; vi offriamo, invece, l'occasione di essere fieri di noi e di poter rispondere come si deve a quei vostri predicatori che si vantano tanto delle apparenze, ma non si preoccupano della sostanza. 13 Ci comportiamo forse come dei pazzi (a parlare così di noi stessi)? In tal caso, è per portare gloria a Dio. Se, invece, ci comportiamo da persone sagge, lo facciamo a vostro vantaggio. Qualsiasi cosa facciamo, non è davvero per il nostro interesse, ma perché adesso ci guida l'amore di Cristo. Poiché crediamo che Cristo è morto per tutti noi, dobbiamo anche credere che noi siamo morti rispetto alla vecchia vita che prima conducevamo. 14  15 Gesù morì per tutti in modo che tutti quelli che vivono, dopo aver ricevuto da lui la vita eterna, non vivano più per se stessi, per il proprio piacere, ma consacrino la loro vita per piacere a Cristo, che è morto e risorto per loro. 16 Perciò, d'ora innanzi, smettiamola di valutare gli altri con la mentalità di questo mondo o secondo le apparenze. E se qualche volta, per sbaglio, abbiamo considerato Cristo in questo modo, da un punto di vista umano intendo, ora però non è più così! 17 Se uno diventa cristiano, diventa una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: tutto è diventato nuovo!
18 E questo viene da Dio, che ci ha riconciliati con se stesso, grazie a ciò che ha fatto Gesù Cristo. Non solo, ma ha dato a noi il privilegio d'invitare tutti a far pace con lui. 19 Infatti, Dio ha riconciliato con sé il mondo per mezzo di Cristo, senza addebitare agli uomini i loro peccati. Questo dunque è il meraviglioso messaggio che ci ha dato da comunicare agli altri!
20 Quindi, noi siamo ambasciatori di Cristo, ed è come se Dio si servisse di noi per parlarvi. Vi supplichiamo, come se fosse Cristo stesso a supplicarvi, accettate l'amore che egli vi offre, fate pace con Dio! 21 Dio ha riversato su Cristo i nostri peccati, su di lui che non ha mai peccato, affinché, per mezzo suo, diventassimo giusti.

La Parola è Vita
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Riveduta:

2Corinzi 5

1 Noi sappiamo infatti che se questa tenda ch'è la nostra dimora terrena viene disfatta, noi abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d'uomo, eterna, nei cieli. 2 Poiché in questa tenda noi gemiamo, bramando di esser sopravvestiti della nostra abitazione che è celeste, 3 se pur sarem trovati vestiti e non ignudi. 4 Poiché noi che siamo in questa tenda, gemiamo, aggravati; e perciò desideriamo non già d'esser spogliati, ma d'essere sopravvestiti, onde ciò che è mortale sia assorbito dalla vita. 5 Or Colui che ci ha formati per questo stesso è Dio, il quale ci ha dato la caparra dello Spirito. 6 Noi siamo dunque sempre pieni di fiducia, e sappiamo che mentre abitiamo nel corpo, siamo assenti dal Signore 7 (poiché camminiamo per fede e non per visione); 8 ma siamo pieni di fiducia e abbiamo molto più caro di partire dal corpo e d'abitare col Signore. 9 Ed è perciò che ci studiamo d'essergli grati, sia che abitiamo nel corpo, sia che ne partiamo. 10 Poiché dobbiamo tutti comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione delle cose fatte quand'era nel corpo, secondo quel che avrà operato, o bene, o male.

Il ministerio della riconciliazione esercitato in modo irreprensibile
11 Sapendo dunque il timor che si deve avere del Signore, noi persuadiamo gli uomini; e Dio ci conosce a fondo, e spero che nelle vostre coscienze anche voi ci conoscete. 12 Noi non ci raccomandiamo di nuovo a voi, ma vi diamo l'occasione di gloriarvi di noi, affinché abbiate di che rispondere a quelli che si gloriano di ciò che è apparenza e non di ciò che è nel cuore. 13 Perché, se siamo fuor di senno, lo siamo a gloria di Dio e se siamo di buon senno lo siamo per voi; 14 poiché l'amore di Cristo ci costringe; perché siamo giunti a questa conclusione: che uno solo morì per tutti, quindi tutti morirono; 15 e ch'egli morì per tutti, affinché quelli che vivono non vivano più per loro stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro. 16 Talché, da ora in poi, noi non conosciamo più alcuno secondo la carne; e se anche abbiam conosciuto Cristo secondo la carne, ora però non lo conosciamo più così. 17 Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie son passate: ecco, son diventate nuove. 18 E tutto questo vien da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ha dato a noi il ministerio della riconciliazione; 19 in quanto che Iddio riconciliava con sé il mondo in Cristo non imputando agli uomini i loro falli, ed ha posta in noi la parola della riconciliazione. 20 Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: Siate riconciliati con Dio. 21 Colui che non ha conosciuto peccato, Egli l'ha fatto esser peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.

Ricciotti:

2Corinzi 5

1 Noi sappiamo che se l'abitazione nostra terrestre, consistente in una tenda, avesse a essere disfatta, abbiamo un'abitazione da Dio, non manufatta ed eterna nei cieli. 2 Quaggiù noi sospiriamo, bramando di penetrare in quella che è l'abitazione nostra celeste, 3 se pur saremo trovati vestiti, non ignudi; 4 poichè noi che siamo nella tenda, sospiriamo aggravati, in quanto che non vogliamo essere spogliati, bensì sopravvestiti, affinchè ciò che è mortale sia assorbito dalla vita. 5 Or chi ci ha lavorati a questo fine è Dio, quegli che ci ha dato la caparra dello spirito. 6 Facendoci dunque coraggio e sapendo che fin che alberghiamo nel corpo peregriniamo lontani dal Signore 7 (giacchè per fede noi camminiamo, non per visione), 8 siamo pieni di fiducia e teniamo in maggior conto peregrinar via dal corpo per viaggiare verso il Signore. 9 Perciò anche con ogni studio cerchiamo, sia che siamo usciti dal corpo sia che vi rimaniamo, di piacere a Lui. 10 Poichè tutti noi bisogna si comparisca davanti al tribunale di Cristo, affinchè ciascuno riceva le cose che gli spettano per via del corpo, secondo quel che ha fatto, o in bene o in male. Zelo degli apostoli e di Paolo nell'esercizio del loro ministero

Zelo degli apostoli e di Paolo nell'esercizio del loro ministero.
11 Sapendo dunque il timore che deve aversi del Signore, noi ne persuadiamo gli uomini; e a Dio siam ben noti e manifesti, ma anche nelle vostre coscienze spero di essere chiaro e manifesto. 12 Non è che di bel nuovo ci raccomandiamo a voi, ma vi diamo l'occasione di un vanto a rispetto nostro, perchè l'abbiate di fronte a quelli che si vantano di ciò che è apparenza ma non di ciò che è nel cuore. 13 Poichè se siam fuor di noi, gli è per Dio; se abbiam senno gli è per voi. 14 Poichè l'amore di Cristo ci costringe, considerando che uno è morto per tutti, e che perciò la sua morte è stata di tutti; 15 e per tutti egli morì affinchè i viventi non vivessero più per se stessi ma per chi è morto per loro e fu risuscitato. 16 Conseguentemente, da ora innanzi, noi non conosciamo più nessuno secondo la carne, e se abbiamo conosciuto secondo la carne, Cristo, or non lo conosciamo più così. 17 Sicchè, se uno è in Cristo, è una creatura nuova, quel ch'era vecchio è sparito, ecco è sorto il nuovo. 18 E il tutto è da Dio che ci ha a sè riconciliati per mezzo di Cristo, e ci affidò il ministero della riconciliazione; 19 giacchè era Dio colui che in Cristo riconciliava a sè gli uomini, non imputando ad essi i loro mancamenti, e riponendo in noi la parola della conciliazione. 20 Noi facciamo dunque le veci di ambasciatori di Cristo, come se Dio stesso vi esortasse per mezzo nostro. Per Cristo vi preghiamo, riconciliatevi con Dio. 21 Colui che non conosceva il peccato, per noi [Dio] lo ha fatto peccato affinchè noi diventassimo in lui giustizia di Dio.

Tintori:

2Corinzi 5

La speranza della gloria futura fa desiderare di morire e di piacere a Dio
1 Noi sappiamo difatti che se la casa terrestre, nostra abitazione, è disfatta, abbiamo da Dio una dimora non fatta da mano d'uomo, eterna nei cieli. 2 Ed è per questo che sospiriamo, bramando di essere rivestiti della nostra abitazione che è celeste, 3 a meno che non siamo trovati ignudi, ma vestiti. 4 E finché noi siamo in questa tenda, gemiamo oppressi perchè non vogliam esser spogliati, ma avere un altro vestito su questo, affinchè ciò che è mortale sia assorbito dalla vita. 5 Or colui che ci ha formati per questo è Dio, il quale ci ha data la caparra dello spirito. 6 Pieni adunque di fiducia, sapendo che mentre siamo nel corpo andiam peregrinando lontani dal Signore 7 (camminiamo infatti per fede e non per visione), 8 pieni di fiducia, abbiamo anche la buona volontà di partire dal corpo per stare davanti al Signore. 9 Ed è per questo che noi ci studiamo di piacere a lui, sia assenti che presenti; 10 perchè dobbiam comparir tutti davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno secondo il male o il bene che fece quando era nel corpo.

L'amore di Cristo per tutti stimola lo zelo dell'apostolo
11 Sapendo adunque com'è da temersi il Signore, ne persuadiamo gli uomini. Dio ci conosce, e spero che ben ci conosciate nelle vostre coscienze. 12 Non ci lodiamo di nuovo presso di voi, ma vi diamo occasione di lodarvi di noi, affinchè possiate rispondere a quelli che si gloriano di ciò che apparisce e non di ciò che è nel cuore. 13 Se infatti andiamo fuori dei sensi, lo facciamo per Iddio, se stiamo nei limiti è per voi; 14 perché la carità di Cristo ci stringe, persuasi come siamo che, se uno è morto per tutti, son dunque morti tutti, 15 e che egli è morto per tutti, affinchè quelli che vivono non vivano già per loro stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per essi. 16 Quindi noi d'or innanzi non conosciamo più nessuno secondo la carne, e se anche abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora però non lo conosciamo più in questa maniera. 17 Se alcuno pertanto è in Cristo, egli è nuova creatura: le cose vecchie son passate, ecco tutto rinnovellato. 18 Ma tutto viene da Dio, il quale ci ha seco riconciliati per mezzo di Cristo, e ci ha affidato il ministero della riconciliazione. 19 Siccome era Dio che riconciliava con se il mondo in Cristo, non imputando agli uomini i loro peccati, ha messo in noi la parola della riconciliazione. 20 È dunque per Cristo che noi facciamo le veci di ambasciatori, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Per amore di Cristo vi scongiuriamo: riconciliatevi con Dio. 21 Colui che non conobbe il peccato, Egli lo trattò come lo (stesso) peccato, affinchè in lui noi diventassimo giustizia di Dio.

Martini:

2Corinzi 5

Per la speranza della gloria futura desiderano gli Apostoli di essere sciolti dal corpo per godere di essa, e bramando sempre di piacere a Cristo Giudice giusto di tutti gli uomini, danno a' loro discepoli occasionedi gloriarsi di essi nel cospetto de' loro emoli, e facendo da ambasciadori per Cristo, lo stesso Cristo non conoscono più secondo la carne, il quale essi predicano, e per la morte di cui fu riconciliato il mondo con Dio.
1 Imperocchè ci è noto, che ove la terrestre casa di questo nostro tabernacolo venga a distogliersi, un edificio abbiamo da Dio, una casa non manofatta, eterna ne' cieli. 2 Imperocché per questo ancor sospiriamo, bramando di essere sopravvestiti del nostro abitacolo, che è celeste: 3 Se però siam trovati non ignudi, ma vestiti. 4 Imperocché noi, che siamo in questo tabernacolo, sospiriamo aggravati: atteso che non vogliamo essere spogliati, ma sopravvestiti; affinchè quello, che è mortale, sia assorto dalla vita. 5 Or colui, che per questo stesso ci formò, è Dio, il quale eziandio ci ha data la caparra dello Spirito. 6 Pieni perciò sempre di fidanza, e conoscendo che mentre siamo nel corpo, siamo lontani dal Signore: 7 (Dappoiché per fede camminiamo, non per visione). 8 Pieni di fidanza abbiamo questa buona volontà di di partirci dal corpo, ed essere presenti al Signore. 9 E per questo con ogni studio cerchiamo di piacere a lui sia come pellegrini, sia come ripatriati. 10 Imperocché è necessario per tutti noi di comparire davanti al tribunale di Cristo, affinchè ciascheduno ne riporti quel, che è dovuto al corpo, secondo che ha fatto o il bene, o il male. 11 Sapendo adunque, come è da temersi il Signore, ne persuadiamo gli uomini, ma siamo cogniti a Dio. E spero, che siamo cogniti anche alle vostre coscienze. 12 Noi non ci lodiamo di nuovo presso di voi, ma diamo a voi occasione di gloriarvi per riguardo a noi: affinchè abbiate che dire a coloro, i quali si gloriano nella faccia, e non nel cuore. 13 Conciossiachè se siamo fuori di noi, (lo siamo) per Iddio: se siamo di mente sana, (lo siamo) per voi. 14 Imperocché la carità di Cristo ci stringe: considerando noi questo, che se uno è morto per tutti, adunque tutti sono morti: 15 E per tutti Cristo morì: onde quegli, che vivono, già non vivono per loro stessi, ma per colui, che per essi morì, e risuscitò. 16 Noi pertanto non conosciamo ormai alcuno secondo la carne. E se abbiam conosciuto Cristo secondo la carne: ora però più nol conosciamo. 17 Se alcuno pertanto è in Cristo, egli è nuova creatura: le vecchie cose sono passate: ecco che tolte le cose sono rinnovellate. 18 Ma il tutto da Dio, il quale ci ha a se riconciliati per Cristo, ed ha dato a noi il ministero della riconciliazione. 19 Dappoiché Iddio era, che riconciliava con seco il mondo in Cristo, non imputando ad essi i loro delitti, ed egli ha incaricati noi della parola di riconciliazione. 20 Facciamo adunque le veci di ambasciadori per Cristo, quasi esortandovi Dio per mezzo di noi. Vi scongiuriamo per Cristo, riconciliatevi con Dio; 21 Il quale fece per noi peccato colui, che non conobbe peccato, affinchè noi diventassimo in lui giustizia di Dio.

Diodati:

2Corinzi 5

1 Perciocchè noi sappiamo che, se il nostro terrestre albergo di questa tenda è disfatto, noi abbiamo da Dio un edificio, che è una casa fatta senza opera di mano, eterna ne' cieli. 2 Poichè in questa tenda ancora sospiriamo, desiderando d'esser sopravvestiti della nostra abitazione, che è celeste. 3 Se pur saremo trovati vestiti, e non ignudi. 4 Perciocchè noi, che siamo in questa tenda, sospiriamo, essendo aggravati; e perciò non desideriamo già d'essere spogliati, ma sopravvestiti; acciocchè ciò che è mortale sia assorbito dalla vita. 5 Or colui che ci ha formati a questo stesso, è Iddio, il quale ancora ci ha data l'arra dello Spirito. 6 Noi adunque abbiamo sempre confidanza; e sappiamo che, mentre dimoriamo come forestieri nel corpo, siamo in pellegrinaggio, assenti dal Signore. 7 Poichè camminiamo per fede, e non per aspetto. 8 Ma noi abbiamo confidanza, ed abbiamo molto più caro di partire dal corpo, e di andare ad abitar col Signore. 9 Perciò ancora ci studiamo, e dimorando come forestieri nel corpo, e partendone, d'essergli grati. 10 Poichè bisogna che noi tutti compariamo davanti al tribunal di Cristo, acciocchè ciascuno riceva la propria retribuzione delle cose ch'egli avrà fatte quand'era nel corpo; secondo ch'egli avrà operato, o bene, o male. 11 SAPENDO adunque lo spavento del Signore, noi persuadiamo gli uomini, e siamo manifesti a Dio; or io spero che siamo manifesti eziandio alle vostre coscienze.
12 Perciocchè noi non ci raccomandiamo di nuovo a voi, ma vi diamo cagione di gloriarvi di noi; acciocchè abbiate di che gloriarvi inverso coloro che si gloriano di faccia, e non di cuore. 13 Imperocchè, se noi siam fuori del senno, lo siamo a Dio; se altresì siamo in buon senno, lo siamo a voi. 14 Poichè l'amor di Cristo ci possiede. 15 Avendo fatta questa determinazione: che, se uno è morto per tutti, tutti adunque erano morti; e ch'egli è morto per tutti, acciocchè coloro che vivono non vivano più per l'innanzi a sè stessi, ma a colui che è morto, e risuscitato per loro.
16 Talchè noi da quest'ora non conosciamo alcuno secondo la carne; e se abbiam conosciuto Cristo secondo la carne, pur ora non lo conosciamo più. 17 Se adunque alcuno è in Cristo, egli è nuova creatura; le cose vecchie son passate; ecco, tutte le cose son fatte nuove. 18 Or il tutto è da Dio, che ci ha riconciliati a sè, per Gesù Cristo; e ha dato a noi il ministerio della riconciliazione. 19 Poichè Iddio ha riconciliato il mondo a sè in Cristo, non imputando agli uomini i lor falli; ed ha posta in noi la parola della riconciliazione. 20 Noi adunque facciam l'ambasciata per Cristo, come se Iddio esortasse per noi; e vi esortiamo per Cristo: Siate riconciliati a Dio. 21 Perciocchè egli ha fatto esser peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato; acciocchè noi fossimo fatti giustizia di Dio in lui.

Commentario completo di Matthew Henry:

2Corinzi 5

1 INTRODUZIONE A 2 CORINZI CAPITOLO 5

L'apostolo procede mostrando le ragioni per cui non vennero meno sotto le loro afflizioni, vale a dire, la loro aspettativa, il desiderio e la certezza della felicità dopo la morte (2Corinzi 5:1-5), e deduce una deduzione per il conforto dei credenti nel loro stato attuale (2Corinzi 5:6-8), e un'altra per ravvivarli nel loro dovere, 2Corinzi 5:9-11. Poi si scusa per l'apparenza di lodare se stesso, e dà una buona ragione per il suo zelo e la sua diligenza (2Corinzi 5:12-15), e menziona due cose che sono necessarie per la nostra vita per Cristo, la rigenerazione e la riconciliazione, 2Corinzi 5:16-21.

Ver. 1.

L'apostolo in questi versetti prosegue l'argomento del capitolo precedente, riguardo ai motivi del loro coraggio e della loro pazienza nelle afflizioni. E

I. Egli menziona la loro aspettativa, il loro desiderio e la loro certezza della felicità eterna dopo la morte, 2Corinzi 5:1-5. Osservare particolarmente,

1. L'attesa del credente della felicità eterna dopo la morte, 2Corinzi 5:1. Egli non solo sa, o è ben assicurato dalla fede della verità e della realtà della cosa stessa, che c'è un'altra vita felice dopo che questa vita presente è terminata, ma ha una buona speranza attraverso la grazia del suo interesse per quella beatitudine eterna del mondo invisibile:

"Sappiamo di avere un edificio di Dio, abbiamo un'attesa ferma e fondata della felicità futura".

Prendiamone atto,

(1.) Che cos'è il cielo negli occhi e nella speranza di un credente. Egli la considera come una casa, o abitazione, una dimora, un luogo di riposo, un nascondiglio, la casa di nostro Padre, dove ci sono molte dimore, e la nostra dimora eterna. È una casa nei cieli, in quel luogo alto e santo che supera tutti i palazzi di questa terra come i cieli sono alti sopra la terra. È un edificio di Dio, il cui costruttore e costruttore è Dio, e quindi è degno del suo autore; la felicità dello stato futuro è ciò che Dio ha preparato per coloro che lo amano. È eterna nei cieli, abitazioni eterne, non come i tabernacoli terreni, le povere casette di argilla in cui ora dimorano le nostre anime, che sono ammuffite e in decomposizione, e le cui fondamenta sono nella polvere.

(2.) Quando ci si aspetta che questa felicità sia goduta, immediatamente dopo la morte, non appena la nostra casa di questo tabernacolo terreno sarà dissolta. Nota

[1.] Che il corpo, questa casa terrena, non è che un tabernacolo, che deve essere sciolto presto; I chiodi o gli spilli saranno tirati e le corde saranno allentate, e poi il corpo tornerà alla polvere com'era.

[2.] Quando ciò avverrà, allora verrà la casa non fatta da mani d'uomo. Lo spirito ritorna a Dio che lo ha dato; e coloro che hanno camminato qui con Dio abiteranno con Dio in eterno.

2. Il sincero desiderio del credente dopo questa futura beatitudine, che è espresso da questa parola, στεναζομεν noi gemiamo, che denota,

(1.) Un gemito di dolore sotto un pesante carico; così i credenti gemono sotto il peso della vita: In questo gemiamo sinceramente, == 2Corinzi 5:2. Noi che siamo in questo tabernacolo gemiamo, essendo oppressi, == 2Corinzi 5:4. Il corpo di carne è un pesante fardello, le calamità della vita sono un pesante fardello. Ma i credenti gemono perché sono gravati da un corpo di peccato, e dalle molte corruzioni che ancora rimangono e infuriano in loro. Questo li fa lamentare, o miserabile uomo che sono! == Romani 7:24.

(2.) C'è un gemito di desiderio dopo la felicità di un'altra vita; e così i credenti gemono: desiderando ardentemente di essere rivestiti della nostra casa che viene dal cielo == (2Corinzi 5:2), per ottenere un'immortalità benedetta, affinché la mortalità possa essere inghiottita dalla vita == (2Corinzi 5:4), affinché, essendo trovati vestiti, non possiamo essere nudi == (2Corinzi 5:3), affinché, se fosse la volontà di Dio, non potremmo dormire, ma essere trasformati; poiché non è desiderabile di per sé essere svestiti. La morte, considerata semplicemente come separazione dell'anima e del corpo, non è da desiderare, ma piuttosto da temere; ma, considerato come un passaggio verso la gloria, il credente è disposto piuttosto a morire che a vivere, ad assentarsi dal corpo, per essere presente con il Signore == (2Corinzi 5:1), a lasciare questo corpo per poter andare a Cristo, e a deporre questi stracci della mortalità per poter indossare le vesti della gloria. Nota

[1.] La morte ci spoglierà delle vesti di carne e di tutte le comodità della vita, oltre a porre fine a tutte le nostre afflizioni quaggiù. Nudi siamo venuti in questo mondo, e nudi ne usciremo. Ma

[2.] Le anime graziose non si trovano nude nell'altro mondo; No, sono vestiti di vesti di lode, di vesti di giustizia e di gloria. Saranno liberati da tutte le loro angosce e avranno lavato le loro vesti e le avranno rese candide nel sangue dell'Agnello, Apocalisse 7:14.

3. L'assicurazione del credente del suo interesse per questa futura beatitudine, per un duplice motivo:

(1.) Dall'esperienza della grazia di Dio, nel prepararlo e renderlo adatto a questa beatitudine. Colui che ci ha fatti per la stessa cosa è Dio, == 2Corinzi 5:5. Nota: Tutti coloro che sono destinati al cielo nell'aldilà sono forgiati o preparati per il cielo mentre sono qui; Le pietre di quell'edificio spirituale e del tempio in alto sono squadrate e modellate quaggiù. E colui che ci ha creati per questo è Dio, perché nient'altro che una potenza divina può rendere un'anima partecipe di una natura divina; nessuna mano meno della mano di Dio può lavorarci per questa cosa. C'è molto da fare per preparare la nostra anima al cielo, e questa preparazione del cuore viene dal Signore.

(2.) La caparra dello Spirito diede loro questa certezza: perché una caparra fa parte del pagamento, e assicura il pagamento completo. Le grazie e i conforti presenti dello Spirito sono capre di grazia e di conforto eterni.

II. L'apostolo deduce una deduzione per il conforto dei credenti nel loro stato e condizione attuale in questo mondo, 2Corinzi 5:6-8. Qui osservate,

1. Qual è il loro stato o condizione attuale: sono assenti dal Signore == (2Corinzi 5:6); sono pellegrini e stranieri in questo mondo; soggiornano qui nella loro dimora terrena, o in questo tabernacolo; e sebbene Dio sia con noi qui, per il suo Spirito e nelle sue prescrizioni, tuttavia noi non siamo con lui come speriamo di essere: non possiamo vedere il suo volto mentre viviamo, perché camminiamo per fede e non per visione, == 2Corinzi 5:7. Non abbiamo la visione e la fruizione di Dio, come di un oggetto che è presente con noi, e come speriamo nell'aldilà, quando vedremo come siamo visti. Nota: la fede è per questo mondo, e la vista è riservata all'altro mondo: ed è nostro dovere, e sarà nostro interesse, camminare per fede, fino a quando arriviamo a vivere per visione.

2. Quanto dovremmo essere a nostro agio e coraggiosi in tutte le difficoltà della vita e nell'ora della morte: Perciò siamo, o dovremmo essere, sempre fiduciosi == (2Corinzi 5:6), e di nuovo ( 2; Corinzi 5:8 ), siamo fiduciosi e disposti piuttosto ad assentarci dal corpo. I veri cristiani, se considerassero debitamente la prospettiva che la fede dà loro di un altro mondo, e le buone ragioni della loro speranza di beatitudine dopo la morte, sarebbero confortati nelle difficoltà della vita, e sostenuti nell'ora della morte: dovrebbero farsi coraggio, quando incontrano l'ultimo nemico, ed essere disposti piuttosto a morire che a vivere, quando è volontà di Dio che si spogliano di questo tabernacolo. Nota: Come coloro che sono nati dall'alto desiderano ardentemente essere là, così è solo assente dal corpo, e molto presto saremo presenti con il Signore, ma per morire e stare con Cristo, ma per chiudere gli occhi a tutte le cose in questo mondo, e le apriremo in un mondo di gloria. La fede si trasformerà in vista.

III. Egli procede a dedurre una deduzione per eccitare e stimolare se stesso e gli altri al dovere, 2Corinzi 5:9-11. È così che le ben fondate speranze del cielo saranno ben lungi dal dare il minimo incoraggiamento all'accidia e alla sicurezza peccaminosa; al contrario, dovrebbero spingerci a usare la massima cura e diligenza nella religione: Pertanto, o perché speriamo di essere presenti con il Signore, lavoriamo e ci preoccupiamo, 2Corinzi 5:9. φιλοτιμουμεθα Siamo ambiziosi e lavoriamo con la stessa operosità degli uomini più ambiziosi per ottenere ciò a cui mirano. Qui osservate,

1. Che cosa era che l'apostolo era così ambizioso di: l'accettazione con Dio. Noi ci adoperiamo affinché, vivi e morenti, presenti nel corpo o assenti dal corpo, possiamo essere accettati da lui, il Signore (2Corinzi 5:9), per piacere a colui che ci ha scelti, affinché il nostro grande Signore ci dica: Ben fatto. Lo bramavano come il più grande favore e il più alto onore: era il culmine della loro ambizione.

2. Quali ulteriori motivi vivificanti avevano per eccitare la loro diligenza, dalla considerazione del giudizio a venire, 2Corinzi 5:10,11. Ci sono molte cose relative a questa grande questione che dovrebbero intimorire i migliori uomini alla massima cura e diligenza nella religione; per esempio, la certezza di questo giudizio, perché dobbiamo apparire; l'universalità di esso, perché tutti dobbiamo apparire; il grande Giudice davanti al cui tribunale dobbiamo comparire, il Signore Gesù Cristo, che apparirà egli stesso in fuoco fiammeggiante; la retribuzione da ricevere allora, per le cose fatte nel corpo, che saranno molto particolari (per tutti) e molto giuste, secondo ciò che abbiamo fatto, sia in bene che in male. L'apostolo chiama questo terribile giudizio il terrore del Signore == (2Corinzi 5:11), e, considerandolo, era eccitato a persuadere gli uomini a pentirsi e a vivere una vita santa, affinché, quando Cristo apparirà terribilmente, possano apparire davanti a lui comodamente. E, riguardo alla sua fedeltà e diligenza, si appella comodamente a Dio e alla coscienza di coloro a cui ha scritto: Noi siamo stati resi manifesti a Dio, e spero che anche noi siano resi manifesti nelle vostre coscienze.

12 Ver. 12.

Qui osservate,

I. L'apostolo si scusa per aver dato l'impressione di lodare se stesso e i suoi compagni di lavoro (2Corinzi 5:13), e dice loro:

1. Non era per lodare se stessi, né per il loro bene, che egli aveva parlato della loro fedeltà e diligenza nei versetti precedenti; né era disposto a sospettare della loro buona opinione di lui. Ma

2. La vera ragione era questa, mettere in bocca loro un argomento con cui rispondere ai suoi accusatori, che si vantavano vanamente e si gloriavano solo delle apparenze, per dare loro occasione di gloriarsi per loro o di difenderli dai rimproveri dei loro avversari. E se il popolo può dire che la parola è stata manifestata alla sua coscienza, ed è stata efficace per la sua conversione ed edificazione, questa è la migliore difesa che può fare per il ministero della parola, quando è diffamato e rimproverato.

II. Egli dà buone ragioni per il loro grande zelo e diligenza. È probabile che alcuni avversari di Paolo lo avessero rimproverato per il suo zelo e il suo fervore, come se fosse stato un pazzo, o, nel linguaggio dei nostri giorni, un fanatico; attribuirono tutto all'entusiasmo, come gli disse il governatore romano: "Molta scienza ti ha fatto impazzire", == Atti 26:24. Ma l'apostolo dice loro:

1. Fu per la gloria di Dio e per il bene della chiesa che egli fu così zelante e laborioso:

"Sia che siamo fuori di noi, sia che siamo sobri (sia che tu o altri pensiate l'uno o l'altro), è per Dio e per la sua gloria, ed è per la tua causa o per promuovere il tuo bene",

2Corinzi 5:13. Se in alcuni momenti manifestavano il massimo ardore e la massima veemenza, e in altri momenti usavano la massima calma nei ragionamenti forti, era per i fini migliori; e in entrambi i metodi avevano buone ragioni per quello che fecero. Per

2. L'amore di Cristo li costringeva, == 2Corinzi 5:14. Erano sotto le costrizioni più dolci e più forti per fare quello che facevano. L'amore ha una virtù vincolante nell'eccitare i ministri e i cristiani privati nel loro dovere. Il nostro amore per Cristo avrà questa virtù; e l'amore di Cristo per noi, che si è manifestato in questo grande caso della sua morte per noi, avrà questo effetto su di noi, se sarà debitamente considerato e giustamente giudicato. Osservate infatti come l'Apostolo sostiene la ragionevolezza delle costrizioni dell'amore e dichiara:

(1.) Ciò che eravamo prima, e avremmo dovuto continuare ad essere, se Cristo non fosse morto per noi: Eravamo morti, == 2Corinzi 5:14. Se uno è morto per tutti, allora tutti sono morti; Morto nella legge, sotto la sentenza di morte; morto nei peccati e nelle trasgressioni, spiritualmente morto. Nota: Questa era la deplorevole condizione di tutti coloro per i quali Cristo morì: erano perduti e disfatti, morti e rovinati, e sarebbero rimasti così miserabili per sempre se Cristo non fosse morto per loro.

(2.) Che cosa dovrebbero fare coloro per i quali Cristo è morto; cioè, che vivano per lui. Questo è ciò che Cristo ha progettato, che coloro che vivono, che sono stati resi viventi per Dio per mezzo della sua morte, vivano per colui che è morto per loro, ed è risorto anche per loro, e che non vivano per se stessi, == 2Corinzi 5:15. Nota: Non dobbiamo fare di noi stessi, ma di Cristo, il fine della nostra vita e delle nostre azioni: e un fine della morte di Cristo è stato quello di guarirci da questo amor proprio e di spingerci ad agire sempre sotto l'influenza dominante del suo amore. La vita di un cristiano dovrebbe essere consacrata a Cristo; e allora viviamo come dovremmo vivere quando viviamo per Cristo, che è morto per noi.

16 Ver. 16.

In questi versetti l'apostolo menziona due cose che sono necessarie per la nostra vita per Cristo, entrambe le quali sono le conseguenze della morte di Cristo per noi; vale a dire, rigenerazione e riconciliazione.

I. Rigenerazione, che consiste in due cose; cioè

1. Svezzamento dal mondo:

"D'ora in poi non conosciamo nessuno secondo la carne", == 2Corinzi 5:16. Noi non possediamo né influenziamo alcuna persona o cosa in questo mondo per fini carnali e vantaggi esteriori: siamo in grado, per grazia divina, di non pensare né considerare questo mondo, né le cose di questo mondo, ma di vivere al di sopra di esso. L'amore di Cristo è nei nostri cuori e il mondo è sotto i nostri piedi".

Notate, i buoni cristiani devono godere delle comodità di questa vita, e delle loro relazioni in questo mondo, con una santa indifferenza. sì, benché avessimo conosciuto Cristo secondo la carne, tuttavia, dice l'apostolo, non lo conosciamo più. Ci si chiede se Paolo avesse visto Cristo nella carne. Tuttavia, il resto degli apostoli lo aveva, e così potevano fare alcuni tra quelli a cui stava scrivendo ora. Tuttavia, non voleva che si valutassero per questo motivo; poiché anche la presenza corporea di Cristo non deve essere desiderata né adorata dai suoi discepoli. Dobbiamo vivere della sua presenza spirituale e del conforto che essa offre. Nota: Coloro che fanno immagini di Cristo, e le usano nel loro culto, non prendono la via che Dio ha stabilito per rafforzare la loro fede e ravvivare i loro affetti; poiché è volontà di Dio che non conosciamo più Cristo secondo la carne.

2. Un completo cambiamento del cuore: Poiché se uno è in Cristo, se uno è veramente cristiano, e si approva tale, è, o deve essere, una nuova creatura, == 2Corinzi 5:17. Alcuni lo leggono: Che sia una nuova creatura. Questa dovrebbe essere la cura di tutti coloro che professano la fede cristiana, che siano creature nuove; non solo che abbiano un nuovo nome e indossino una nuova livrea, ma che abbiano un cuore nuovo e una natura nuova. E così grande è il cambiamento che la grazia di Dio opera nell'anima che, come segue, le cose vecchie sono passate, i vecchi pensieri, i vecchi principi e le vecchie pratiche, sono passati; e tutte queste cose devono diventare nuove. Notate, la grazia rigenerante crea un nuovo mondo nell'anima; tutte le cose sono nuove. L'uomo rinnovato agisce in base a nuovi principi, a nuove regole, con nuovi fini e in nuova compagnia.

II. La riconciliazione, di cui qui si parla con una doppia nozione:

1. Come privilegio indiscutibile, 2Corinzi 5:18,19. La riconciliazione suppone una lite o una rottura dell'amicizia; e il peccato ha fatto breccia, ha spezzato l'amicizia tra Dio e l'uomo. Il cuore del peccatore è pieno di inimicizia contro Dio, e Dio è giustamente offeso con il peccatore. Eppure, ecco, ci può essere una riconciliazione; la Maestà del cielo offesa è disposta a riconciliarsi. E osservare, 1. Ha nominato il Mediatore della riconciliazione. Egli ci ha riconciliati a sé per mezzo di Gesù Cristo, 2Corinzi 5:18. Dio deve essere posseduto dal primo all'ultimo nell'impresa e nell'esecuzione del Mediatore. Tutte le cose relative alla nostra riconciliazione per mezzo di Gesù Cristo sono da Dio, il quale, con la mediazione di Gesù Cristo, ha riconciliato a sé il mondo e si è messo in grado di essere effettivamente riconciliato con i trasgressori, senza alcun torto o offesa alla sua giustizia o santità, e non imputa agli uomini i loro debiti, ma si allontana dal rigore del primo patto, che è stato infranto, e non insiste sul vantaggio che potrebbe giustamente prendere contro di noi per la violazione di quel patto, ma è disposto a stipulare un nuovo trattato, e in un nuovo patto di grazia, e, secondo il suo tenore, a perdonarci liberamente tutti i nostri peccati, e a giustificare liberamente con la sua grazia tutti coloro che credono. 2. Ha nominato il ministero della riconciliazione, == 2Corinzi 5:18. Per ispirazione di Dio furono scritte le Scritture, che contengono la parola della riconciliazione, mostrandoci che la pace è stata fatta mediante il sangue della croce, che la riconciliazione è operata, e guidandoci su come possiamo essere interessati ad essa. Ed egli ha nominato l'ufficio del ministero, che è un ministero di riconciliazione: i ministri devono aprire e proclamare ai peccatori le condizioni della misericordia e della riconciliazione, e persuaderli a rispettarle. Per

2. Qui si parla della riconciliazione come del nostro dovere indispensabile, 2Corinzi 5:20. Come Dio è disposto ad essere riconciliato con noi, noi dovremmo essere riconciliati con Dio. Ed è il grande fine e disegno del vangelo, quella parola di riconciliazione, di convincere i peccatori a mettere da parte la loro inimicizia contro Dio. I ministri fedeli sono ambasciatori di Cristo, inviati a trattare con i peccatori sulla pace e sulla riconciliazione: vengono nel nome di Dio, con le sue suppliche, e agiscono in vece di Cristo, facendo proprio ciò che egli fece quando era su questa terra, e ciò che egli vuole che sia fatto ora che è in cielo. Meravigliosa condiscendenza! Sebbene Dio non possa essere perdente con la lite, né guadagnato con la pace, tuttavia con i suoi ministri egli supplica i peccatori di mettere da parte la loro inimicizia e di accettare le condizioni che offre, affinché si riconcilino con lui, con tutti i suoi attributi, con tutte le sue leggi e con tutte le sue provvidenze, per credere nel Mediatore, di accettare l'Espiazione e di conformarsi al Suo vangelo, in tutte le sue parti e in tutto il suo disegno. E per il nostro incoraggiamento a farlo, l'apostolo aggiunge ciò che dovrebbe essere ben noto e debitamente considerato da noi (2Corinzi 5:21), cioè:

(1.) La purezza del Mediatore: Egli non conobbe il peccato.

(2.) Il sacrificio che offrì: Egli fu fatto peccato; non un peccatore, ma un peccato, cioè un sacrificio per il peccato, un sacrificio per il peccato.

(3.) Il fine e il disegno di tutto questo: che possiamo essere fatti giustizia di Dio in lui, possiamo essere giustificati gratuitamente per la grazia di Dio attraverso la redenzione che è in Cristo Gesù. Nota

[1.] Come Cristo, che non ha conosciuto peccato da parte sua, è stato fatto peccato per noi, così noi, che non abbiamo giustizia da parte nostra, siamo stati fatti giustizia di Dio in lui.

[2.] La nostra riconciliazione con Dio avviene solo per mezzo di Gesù Cristo e per amore del suo merito: su di lui dobbiamo dunque fare affidamento e menzionare la sua giustizia e la sua unica.

Commentario del Nuovo Testamento:

2Corinzi 5

1 Fra le cose visibili che deperiscono c'è l'uomo esterno, e più propriamente il corpo, esposto quaggiù a tanti patimenti ed infine alla morte; ond'è che Paolo specificando, a questo riguardo, la sua speranza. soggiunge:

Infatti noi sappiamo che se la nostra casa terrestre, ch'è una tenda, è disfatta, noi abbiamo un edificio che ci vien da Dio, una casa non fatta con mani, eterna nei cieli.

«Sappiamo» per la rivelazione di Dio, per le sue promesse già fatte realtà nella persona di Cristo nostro fratello maggiore. Chiama il corpo la nostra casa terrena perchè fatto di materia terrena, di «carne e sangue» e destinato a servir di abitazione all'anima durante l'esistenza terrestre. Questa dimora la definisce una tenda (lett. «la nostra terrestre casa della tenda»), perchè, dovendo servire a chi è forestiero e pellegrino quaggiù, essa è una casa provvisoria e facilmente disfatta. Cfr. 2Pietro 1:13-14. Dicendo se... è disfatta, Paolo non intende mettere in dubbio che, in un modo o nell'altro, il suo corpo terreno abbia ad essere disciolto. Se vive fino alla venuta del Signore, ciò avverrà per via di rapida trasfìgurazione in un corpo glorioso 1Corinzi 15:50-53; 1Tessalonicesi 4:15-17; altrimenti, dovrà passare per la morte e per la decomposizione. Comunque avvenga il disfacimento della tenda. l'Apostolo sa che gli è assicurato da Dio un edificio cioè un'abitazione di gran lunga superiore alla tenda per solidità, per bellezza armonica e stabilità: un edificio che non è come quelli di quaggiù, fatto dalla mano e dall'arte dell'uomo. Questo è l'opera di Dio, in un senso affatto speciale, non è più perituro, come il corpo terreno, ma eterno. Inoltre, poichè una tale dimora non è dalla terra, Paolo la dice dal cielo a 2Corinzi 5:2, e qui afferma ch'è nei cieli perchè destinata, non alla vita terrena, ma a quella celeste. Queste due ultime indicazioni dimostrano erronea l'opinione di chi vede nell'edifìcio descritto da Paolo, il cielo stesso chiamato altrove «la casa del padre», «i tabernacoli eterni» Giovanni 14:2; Luca 16:9. In un contesto come il nostro, ove il corpo terreno è paragonato ad una tenda che si disfa, come non vedere nell'edificio dato da Dio, non fatto da mano d'uomini, eterno nei cieli, il corpo glorioso che sarà l'abitazione degli spiriti dei redenti nel secolo avvenire? Paolo non ha egli nella 1a Epistola insegnato che il corpo risuscitato sarà celeste, incorruttibile, atto ad esser organo della vita superiore, forte e glorioso? E nel versetto che segue, ove parla di un'abitazione da «rivestire», si può egli ragionevolmente applicare l'immagine al cielo, anzichè al corpo il quale suole esser chiamato, ora l'abitazione ed ora il vestimento dell'anima? il presente noi abbiamo in cui si è scorta una difficoltà, esprime semplicemente la sicura certezza della fede, che possiede fin da ora quello di cui, in realtà, non si entrerà in possesso che alla Risurrezione. Paolo non dice che il corpo glorioso l'abbiamo a rivestire immediatamente dopo spogliato il terrestre; egli non fa questioni di tempo e sorvola allo stato intermedio, che può esser breve od anche non esserci affatto per fissare lo sguardo sullo stato definitivo, eterno.

2 E infatti, in questa [abitazione] noi sospiriamo, bramando d'essere sopravvestiti dell'abitazione nostra ch'è dal cielo.

Quello che Dio ci promette mediante la sua rivelazione, l'esperienza sempre meglio ce lo dimostra come rispondente ai nostri più profondi bisogni ed aspirazioni. Lo stato presente, la vita di un corpo terreno, debole, cadente, sofferente, morente, non risponde a nuovi ideali della vita spirituale. Quindi in questa (abitazione o tenda che si voglia sottintendere) noi sospiriamo come chi soffre e brama qualcosa di meglio. Codesto meglio sarebbe per l'Apostolo d'essere sopravvestito dell'abitacolo, cioè del corpo che vien dal cielo, che non è terreno, ma è dato da Dio ai redenti quando il loro Signore scende dal cielo. Perchè invece del semplice essere vestito ( ενδυεσθαι cfr. v. segg. e 1Corinzi 15:53-54), adopera il composto επενδυεσθαι (essere sopravvestito)? Perchè, nella supposizione che l'avvenimento di Cristo lo trovi ancor vestito del corpo terreno, egli in certo modo, indosserebbe il corpo celeste direttamente sul terreno, senza dover spogliare quest'ultimo e passare allo stato di spirito nudo come coloro che muoiono. In quel caso, come spiega a 2Corinzi 5:4 ed altrove 1Corinzi 15; 1Tessalonicesi 4, avverrebbe in lui una trasformazione, restando ciò ch'è mortale assorto dalla vita.

3 Ma Paolo non è certo d'essere ancor vivo quando il Signore apparirà. Egli crede vicino quell'evento, ma ne ignora il tempo preciso; per cui lo vediamo mettersi talvolta fra i vivi che saranno trasfigurati 1Corinzi 15:52; 1 Tessalonicesi 4:15 e tal'altra fra i morti che saranno risuscitati 2Corinzi 4:14; 5:1; 1Corinzi 6:14; Filippesi 3:10-11. Quindi è che alla brama d'essere «sopravvestito» egli fa seguire una restrizione:

se pure ancora saremo trovati,

al momento della seconda venuta di Cristo,

vestiti

tuttora del corpo terreno,

e non ignudi,

cioè allo stato di nudi spiriti, spogliati di già, dalla morte, dell'involucro di quaggiù. Tale è il senso più semplice e più conforme al contesto delle parole di 2Corinzi 5:3 ch'è stato inteso in guise così diverse. La variante del Cod. Vatic. e di qualche altro ( ειπερ invece di ειγε) non muta il senso. L'altra εκδυσαμενοι invece di ενδυσ... «svestiti» invece di «vestiti», è appoggiata da pochissimi documenti e da pochi critici, senza contare che «svestiti e non nudi» offrirebbe un controsenso. La particella ειγε è adoperata in quattro altri luoghi nel N. T. Galati 3:4; Efesini 3:2; 4:21; Colossesi 1:23 sempre col senso restrittivo di «se pure», «nel caso almeno che...». Il tradurla con un «poichè certo» o con un «sebbene al certo» sa di arbitrario. Assodato questo, incontriamo la interpretazione allegorica di Anselmo, di Calvino, di Olshausen, ecc. «se pure, avendo vestito Cristo, o la sua giustizia, in questa vita, non saremo allora trovati nudi». Per quanto esprima una verità importante in sè, codesta chiosa non trova alcun appoggio in un contesto ove spira la certezza della fede. Se Paolo avesse voluto introdurre una tale idea, l'avrebbe espressa senza equivoco. Il supporre che Paolo pensi ad un corpo provvisorio, intermedio fra quello terreno e quello celeste (Godet), non poggia sopra alcuna dichiarazione della Sacra Scrittura, e non rende ragione delle parole di Paolo. D'altra parte, il fargli dire che una volta vestiti del corpo celeste non saremo trovati nudi, sarebbe un prestargli una banalità.

4 In 2Corinzi 5:4 l'Apostolo svolge il pensiero di 2Corinzi 5:2, spiegando perchè aneli ad essere «sopravvestito».

Perciocchè noi che siamo in questa tenda

(lett. «nella tenda»),

sospiriamo aggravati

dal peso delle sofferenze continue e non lievi che logorano l'uomo esterno;

per cui non desideriamo già d'essere svestiti, bensì [d'essere] sopravvestiti, affinchè ciò ch'è mortale sia assorto dalla vita.

La locuzione εφ' ω potrebbe significare, come in Romani 5:12, «perchè», «atteso che». L'idea sarebbe, in tal caso, che Paolo sospira come sotto un peso perchè sente ripugnanza per la morte e vorrebbe vivere sino all'apparizione di Cristo per essere trasfigurato. Ma, per un uomo di fede eroica come Paolo, che espone quotidianamente la vita per il servizio di Cristo 2Corinzi 4:11, che non la tiene «per nulla preziosa» quando si tratta di compiere il ministerio ricevuto dal Signor Gesù cfr. Atti 20:24, una tale preferenza non basta a spiegare il suo sospirare sotto un grave peso. All' εφ' ω va quindi dato il senso pienamente legittimo che ha in Filippesi 3:12; 4:10, cioè: «per la qual cosa», «per cui». Il sospirar che facciamo sotto il peso delle sofferenze della vita presente è una delle ragioni che ci spingono ad anelare dietro allo stato perfetto, in cui lo spirito non sarà solamente liberato dal «corpo della nostra umiliazione», ma rivestirà il corpo glorioso ed incorruttibile. Non desideriamo d'essere svestiti o spogliati semplicemente, del corpo attuale, come se la nostra aspirazione fosse all'annientamento od allo stato di spiriti nudi. Il nostro desiderio non è meramente negativo, quasichè l'essere privi di un organo corporale fosse per noi l'ideale dell'uomo; non bramiamo la morte per sè stessa poichè essa è uno spogliamento; ma il nostro desiderio è positivo, è volto al possesso della vita in tutta la sua pienezza e perfezione. Aspiriamo perciò, noi che viviamo ancor nel corpo terreno, ad essere sopravvestiti del corpo celeste, affinchè ciò ch'è mortale, ossia la sostanza corruttibile del corpo fatto di carne e sangue, sia come inghiottito dall'onda della vita che opererà la trasformazione dei viventi alla venuta di Cristo. Solo allorquando «questo corruttibile avrà rivestita l'incorruttibilità e questo mortale avrà rivestito l'immortalità» 1Corinzi 15:54 sarà completa la vittoria sulla morte.

5 E questa nostra aspirazione non è effetto di mero entusiasmo, il miraggio d'una dolce illusione. «Gl'istinti spirituali sono profetici e non sono stati impiantati da Dio nell'anima solo per essere delusi» (Denney). Aneliamo a quello stato perfetto, perch'esso è il coronamento dell'opera di salvazione iniziata in noi da Dio. La glorifìcazione sarà l'ultimo anello della catena della grazia che giustifica e santifica il credente cfr. Romani 8:28-30.

Or colui che ci ha formati per questo stesso è Dio, il quale ci ha dato per arra lo Spirito.

Formati o «apparecchiati» (Brucioli) o «preparati» (Revel); s'intende, non mediante la prima creazione, ma per l'opera della salvazione che mira a «condurre dei figli alla gloria». per questo stesso viene a dire: per questo fine ultimo, ch'è il trionfo della vita, sia che vi si giunga per via di trasformazione o per via di risurrezione. Di una sì bella eredità celeste, possediamo fin d'ora una caparra che ce ne garantisce il possesso finale. Essa consiste nel dono fattoci da Dio del suo Spirito per dimorare in noi a svilupparvi la vita nuova da lui creata. Cfr. 2Corinzi 1:22; Efesini 1:13-14.

6 Avendo cotali e così certe speranze, l'Apostolo non solo sta di buon animo, ma lascerebbe volentieri il corpo per andare ad abitar col Signore al quale si sforza perciò d'esser gradito.

Stiamo adunque di buon animo sempre.

La frase comincia nel greco con un participio al quale dovea forse, senza la parentesi di 2Corinzi 5:7, seguire il verbo che troviamo a 2Corinzi 5:8 «abbiam caro...» Ad ogni modo va supplito un «siamo». Anche in mezzo alle persecuzioni, anche in faccia alla morte, Paolo è pieno di fiducia e di coraggio cfr. 2Corinzi 4:1,16. Egli sa che la tenda terrestre ove geme e travaglia non è la sua casa definitiva, il domicilio stabile dei redenti è con Cristo, là dove egli è:

e sappiamo che mentre abbiam la nostra casa nel corpo, siam pellegrini lungi dal Signore.

I due verbi ενδημειν e εκδημειν, che non occorrono altrove nel N. T., significano propriamente «stare in seno al suo popolo» e «stare fuori del suo popolo» in paese forestiero. In senso lato: «essere a casa» ed «essere fuor di casa». Mentre dimoriamo nel corpo terreno, come nella nostra casa, siamo come dei forestieri che vanno peregrinando lungi dal loro vero domicilio, dal loro home, ch'è presso al Signore. Non già che non viviamo in comunione di spirito con lui; ma codesta imperfetta comunione non è la presenza immediata, la visione faccia a faccia propria dello stato celeste.

7 (Egli è per fede, infatti, che noi camminiamo, non per aspetto).

La vita che meniamo quaggiù è vita di fede, si muove in codesto ambiente. «Camminiamo come credenti, e non come veggenti» (Reuss). Riguardiamo a cose che ci sono assicurate dalle promesse di Dio e garantite dall'arra dello Spirito, ma di cui per ora non possiam contemplare la fìgura o l'aspetto Romani 8:24; Ebrei 11:1. In ispecie, non possiamo ancora contemplare nella sua gloria il Signor Gesù.

8 Ma

ciò nonostante,

stiamo di buon animo,

abbiamo buon coraggio in mezzo alle fatiche ed alle sofferenze; e siamo così persuasi che l'avvenire al quale ci destina Iddio è migliore del presente, sotto ogni aspetto, che

abbiamo assai più caro di partir di casa lasciando il corpo, e d'andare ad abitar col Signore.

Si potrebbe anche rendere: «...di esulare dal corpo per vivere in patria presso al Signore» Filippesi 3:20; Ebrei 11:13; ma l'Apostolo pare attenersi all'immagine della casa. Il lasciar la casa cadente del corpo terreno, avvenga questo per via di subitanea trasfigurazione o più probabilmente per via della morte corporale, non spaventa Paolo, anzi egli lo riguarda come cosa preferibile, perchè ciò lo porta presso al suo Signore. L'Apostolo non si ferma a distinguere tra lo stato transitorio che segue la morte ed in cui lo spirito solo è accolto presso al Signore Luca 23:43; Atti 7:59; Filippesi 1:20-23 e lo stato definitivo in cui i fedeli nella pienezza dell'essere loro spirituale e corporale, godono della presenza di Dio. Essere col Signore, anche aspettando il corpo glorioso cfr. 2Corinzi 12:3, è per lui «di gran lunga migliore».

9 Il morir gli è guadagno, perchè Cristo è la sua vita. E se l'esser con Cristo è la suprema felicità cui aspira Paolo, s'intende di leggieri ch'egli ponga ogni studio nel piacergli mentre vive tuttora sulla terra.

Perciò ancora, noi ci studiamo di essergli graditi

(o «di piacergli»),

sia che dimoriam nel corpo sia che ne partiamo.

La parola corrispondente al ci studiamo occorre in Romani 15:20; 1Tessalonicesi 4:11, e signifìca, propriamente, ambir l'onore di fare una cosa; in senso lato: porre ogni studio nel raggiungere un dato fìne come quando trattasi di cosa che ci sta molto a cuore. «È questa, l'unica ambizione legittima» (Bengel). Per piacere al suo amato Signore, Paolo è disposto ad incontrare, mentre vive, qualsiasi fatica e sofferenza così com'è disposto ad accettare la morte anche violenta, per quanto ella ripugni alla carne. Sotto altra forma, esprimerà lo stesso pensiero in Romani 14:8; Filippesi 1:20. Accanto all'impulso del cuor divoto e riconoscente, c'è in Paolo un vivo senso di responsabilità verso il Signor Gesù. Egli sa che, per quanto credente ed apostolo, dovrà al par degli altri fedeli, anzi al par di tutti gli altri uomini, render conto della sua vita nel giorno del giudicio.

10 Perciocchè noi tutti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, acciocchè ognuno riceva la propria retribuzione conforme a quel che ha fatto nel corpo, sia bene, sia male.

Dice lett. «Bisogna che noi tutti...» perchè così è stabilito da Dio rispetto alle creature morali. La salvazione per grazia non abolisce la necessità del giudicio. Poichè se i credenti sono salvati per grazia, saranno giudicati secondo le loro opere, dovendo la fede che li unisce a Cristo produrre il rinnovamento della vita. Cfr. Matteo 25; Romani 6; Giacomo 2. Invece di «comparire» ch'è il senso tecnico di φανερωθηναι molti preferiscono il senso più comune: «essere manifestati», che verrebbe a dire: dobbiamo essere manifestati dinanzi al giudice onnisciente nel nostro vero essere, cosicchè anche le cose segrete od i moventi più riposti vengano alla luce. Questo ad ogni modo avverrà, poichè chi è da Dio stabilito qual giudice è Cristo stesso. L'immagine del «tribunale» (βημα ) è tolta dall'uso dei giudici umani di sedere in un luogo alquanto elevato Giovanni 19:13. Il giudicio è individuale e la retribuzione è adeguata alle opere fatte nel corso della vita passata nel corpo, o (come si può anche tradurre «fatte per mezzo del corpo» considerato quale organo dell'attività umana. Il criterio enunciato è generale ed applicabile così ai salvati come ai condannati. Per questi ultimi il grado della pena è commisurato alla gravità della colpa, e per i salvati il grado di gloria è proporzionato alla minore o maggiore devozione dimostrata nel servizio di Dio. Cfr. Efesini 6:8; Colossesi 3:25; Galati 6:7; Apocalisse 14:13; Matteo 6:20.

AMMAESTRAMENTI

1. La fede quando è sincera, quando ha le sue radici nelle più profonde esperienze religiose della vita, non deve e non può rimaner chiusa nel cuore. Essa ha bisogno di parlare per dar gloria a Dio, per persuadere gli altri uomini. Chi crede col cuore, confessa con la bocca, sia egli un apostolo, od un semplice credente, abbia egli il dono di parlare in pubblico e di scrivere, o sia chiamato a render la sua testimonianza nella cerchia più ristretta della famiglia e delle conoscenze Marco 5:19; Atti 4:20. La prima condizione per essere ministro della parola, sarà dunque di credere veracemente nel Vangelo.

2. In senso più generale, la fede in Dio e nelle grandi realtà del mondo avvenire, è la massima delle consolazioni in mezzo alle tristezze del presente, e la sorgente più abbondante di energica attività e di coraggio che spesso arriva fìno all'eroismo. Coloro che sono stati maggiormente provati dall'afflizione hanno più di altri sperimentata ed apprezzata la efficacia delle consolazioni somministrate al credente dalla speranza cristiana. E, se la storia mostra la potenza della fede quand'è volta ad un ideale scientifico, patriottico, umanitario, ella illustra meglio ancora colla vita dei servi di Cristo, la potenza ispiratrice di attività, di coraggio, di sacrificio, della fede e della speranza cristiana. A chi scorge nel pensiero della gloriosa immortalità un movente non privo di egoismo e stima più nobile di fare il bene rassegnandosi a perire del tutto, risponde F. Robertson che siccome il desiderio del cibo per il cibo, della conoscenza per la conoscenza, sono appetiti legittimi del corpo e dell'intelligenza, non può esser tacciata d'egoismo l'aspirazione ad una vita più abbondante e più perfetta. Essa è al contrario la più nobile, la più pura, la più vera brama dell'anima umana. Si confronti d'altronde quanto scrive l'autore dell'Epistola agli Ebrei non solo del «nuvolo dei testimoni» antichi Ebrei 11, ma di Gesù stesso in Ebrei 12:1-4.

3. Condurre i suoi simili ad esser partecipi con esso della gloria eterna, ecco uno dei moventi che ispirano l'attività e, se così bisogna, i maggiori sacrifizii, del ministro di Cristo. «Tutto si fa per voi». Ma codesto movente è rincalzato dal desiderio di accrescere, per tal modo, «la gloria di Dio». Nessun fìne più alto può darsi all'attività di una creatura umana durante il suo soggiorno quaggiù.

4. Il disfarsi graduale dell'uomo esterno è per l'uomo del mondo la rovina di quanto costituisce la sua vita. Nel credente il decader di ciò ch'è caduco non solo non tocca la vita ch'è nascosta con Cristo in Dio, ma contribuisce ad accrescerla ravvivando nel cuore la fede, la speranza e l'amore. Spesso, egli è nelle privazioni, nelle malattie, nei lutti, nelle ore estreme che rifulge di luce più viva la vita dello spirito. Nei soldati di Cristo maggiormente esposti ai pericoli ed alle fatiche, il pensiero che le loro sofferenze non sono perdute ma concorrono alla gloria che il loro Capitano tiene in serbo per essi, è fonte di coraggio sempre nuovo.

5. «Tutti siamo posti in questa alternativa di scegliere fra le cose che sono per un tempo, e quelle che sono eterne; tra il godimento di pochi giorni seguito da infinita miseria, ed un'afflizione che passa, ma che produce una gloria eterna di suprema eccellenza» (Bonnet).

6. La speranza cristiana fissa lo sguardo oltre al presente sopra uno stato glorioso che il linguaggio umano non arriva a rappresentare adeguatamente. Essa contempla la perfezione dell'essere umano completo: non dello spirito solamente, ma del corpo, il quale non ha da considerarsi, secondo la Scrittura, nè come un padrone alle cui concupiscenze si debba compiacere, nè come un nemico da maltrattare e schiacciare, ma come l'organo che deve servire all'attività dell'uomo interno, prima nella sfera della vita terrena, poi in quella superiore del cielo. La speranza cristiana è certa, tanto che può esprimersi con un «noi sappiamo» 2Corinzi 5:1 cfr. 2Corinzi 4:14; 5:6. Essa non si fonda sui sogni della mente umana, ma sulle promesse di Dio; promesse tradotte di già in fatti nell'uomo Gesù prototipo dell'umanità redenta 2Corinzi 4:14; cfr. 1Corinzi 15; promesse di cui è garanzia l'attività celeste di Cristo Romani 5 e, in noi stessi, l'opera di spirituale risurrezione compiuta dallo Spirito. Essa apparisce per tal modo come il coronamento del disegno di Dio riguardo all'uomo, disegno che l'uomo doveva realizzare per la via dell'ubbidienza; ma che Dio ha effettuato nondimeno, e sta effettuando tuttodì per la via della redenzione in Cristo e del rinnovamento operato dallo Spirito.

7. Se Paolo ci serve d'esempio nel mostrarci quanta consolazione, quanto coraggio, quanta santa baldanza producano in un cuore credente «le potenze del secolo avvenire», dobbiamo notare a nostro ammaestramento e conforto, ch'egli resta veramente uomo e non perde affatto il senso delle realtà terrene. Si sente logorare le forze dalle fatiche e dai patimenti; nella tenda del corpo terreno egli geme e sospira: non sa in che modo finirà per lui l'esistenza di quaggiù, e cammina per fede. Preferisce partir dal corpo per esser col Signore; ma non nasconde la sua ripugnanza per la morte in sè, e se dovesse scegliere, eleggerebbe la sorte di coloro che saranno trasfìgurati nell'apparizione del Signore. La sua intensa aspirazione è verso la pienezza della vita, non verso l'annientamento, nè verso lo spogliamento. Non sono in lui nè la stanchezza prodotta dalle delusioni patite, nè il turbamento della disperazione che lo spingono a preferire la partenza dal corpo; egli è pronto a continuare il suo servizio con l'usato zelo; ma l'essere presso al Signore ch'egli ama intensamente, colmerebbe i suoi desiderii. La sua è un'aspirazione profondamente umana, ma santa e spirituale. Il modo in cui noi consideriamo l'eventualità della nostra propria morte, ci può servire a misurare la forza del vincolo che ci unisce personalmente a Gesù.

8. Qual prospettiva consolante e atta a trionfare della morte, quella dell'essere con Gesù appena lo spirito nostro è uscito dal corpo che gli ha servito di casa o di vestimento temporaneo! Dolce privilegio di chi non cerca in sè la salvezza, ma in Lui unicamente ch'è il purgamento dei peccati. Sparisce allora ogni timore del purgatorio; e si può deporre senza rincrescimento la logora tenda nella speranza dell'abitazione celeste ed eterna che il Signore darà ai suoi risuscitati.

9. L'amor per Gesù non deve far dimenticare al credente per quanto privilegiato ch'egli è sempre una creatura responsabile dinanzi al suo Creatore; un servo che deve render conto al suo padrone; un soldato che deve ubbidire al suo Re. La pietà che degenera in familiarità verso Dio, non è sana. La grandezza dei privilegi non sopprime, anzi accresce la serietà dei doveri. In Paolo si compenetrano la devozione amorosa verso il Salvatore ed il timore del Giudice onnisciente e santo.

11 §4. Gli alti moventi che spingono Paolo ad esercitare il suo ministerio di Riconciliazione e di Edificazione, in modo irreprensibile 2Corinzi 5:11-6:10

Nel ragionare delle sue speranze, Paolo le ha riassunte nell'essere con Gesù, mentre l'ambizione suprema della sua vita quaggiù è quella di piacere al suo Signore.

Alla persona ed all'opera del Cristo, infatti, si connettono i moventi sotto l'impulso dei quali Paolo adempie alla sua missione nel mondo. Cristo è il Signore al quale deve render conto della sua vita; il timor di lui è quindi uno dei moventi che lo determinano. Ma Cristo è altresì il Salvatore che offerse sè stesso in sacrificio per redimere gli uomini: la devozione completa a Lui è per conseguenza il movente principale dell'attività dell'Apostolo 2Corinzi 5:11-17. Codesta attività ha per oggetto di persuadere i non salvati ad accettare la riconciliazione con Dio in Cristo ed i credenti a condurre vita santa sotto l'impulso di così alti moventi e conscio della grande importanza della missione affidatagli, Paolo si sforza di rendersi per ogni verso commendevole come servo di Cristo 2Corinzi 5:18-6:10.

Sezione A 2Corinzi 5:11-17 I MOVENTI DI PAOLO

I moventi dell'attività apostolica di Paolo sono il pio timore del suo Signore e la riconoscente devozione al suo Salvatore.

Conoscendo adunque il timor del Signore...

S'intende del Signor Gesù di cui ha parlato in 2Corinzi 5:10 a cui si connette 2Corinzi 5:11 mediante il dunque. Il senso è: Conoscendo, per la rivelazione come per intima religiosa esperienza, il timore che si deve avere del Signore al quale appartiene ogni podestà in cielo ed in terra e dinanzi al quale tutti dovremo comparire... In altre parole: compresi di timore dinanzi al Signore,

noi persuadiamo gli uomini...

Di che? Del timore ch'è dovuto al Signore, dicono gli uni. Della nostra sincerità, dicono altri. Se, però, si guarda a quanto Paolo dirà, in appresso delle supplicazioni ch'egli rivolge ai peccatori quale ambasciatore di Cristo, si dovrà rispondere: noi persuadiamo gli uomini di ricevere l'Evangelo della loro salvazione. È questa l'occupazione permanente dell'Apostolo. L'opera del ministerio cristiano è tutta di persuasione paziente, essendo quello l'unico modo di «costringere ad entrare» coloro che sono estranei al Regno di Dio. Paolo soggiunge:

Da Dio noi siamo riconosciuti;

Lett. «a Dio siamo divenuti manifesti», ch'è quanto dire: ci facciamo riconoscere e ci rendiamo approvati da Dio il quale penetra ogni nostro pensiero e movente e conosce la nostra sincerità.

ed io spero d'esser riconosciuto anche dalle vostre coscienze

(lett. «divenir manifesto anche nelle vostre coscienze») per quel che sono realmente, cioè un apostolo del Signore, sincero e disinteressato. Da notare il passaggio dal noi all'io, indizio sicuro che adoperando, in questa epistola, la prima persona del plurale, Paolo accenna principalmente, se non esclusivamente, a sè. Tra lui ed i Corinzi c'era ancora qualche nube creata da malintesi o da suggestioni di avversari giudaizzanti che lo facevano apparir sotto falsa luce. Paolo non dispera di veder dissipata ogni prevenzione sfavorevole.

12 Noi non torniamo a raccomandar noi stessi presso di voi; ma vi diamo occasione di gloriarvi di noi, acciocchè abbiate [che rispondere] a coloro che si gloriano nell'apparenza e non nel cuore.

Tischendorf, con alcuni codici, si attiene al testo ordinario ove si legge un infatti noi... La lezione più breve è sostenuta dalla maggioranza dei msc. antichi. Scrivendo come ha fatto della sua sincerità, della sua franchezza, della sua costanza nel disimpegnare in mezzo a molte afflizioni, la missione ricevuta, Paolo si esponeva ad essere dagli avversarii accusato di raccomandar sempre sè stesso. Se ha parlato di sè e del modo in cui ha esercitato il ministerio, egli lo ha fatto per dare alla chiesa il mezzo di fiaccar la boria di coloro che, a Corinto, esaltando sè stessi come apostoli per eccellenza, vilipendevano Paolo. Essi si gloriavano di quel che colpisce l'occhio o l'immaginazione, di quel ch'è, per sua natura, esterno e non possiede realtà spirituale. Si gloriavano «secondo la carne» 2Corinzi 11:18,22, vantando l'eloquenza, la bella presenza corporale, la lor discendenza da Abramo, le loro relazioni coi Dodici, l'aver veduto Cristo nella carne, ecc.; cose tutte che potevano coprire una grande vacuità spirituale. Paolo desidera che i Corinzi imparino ad apprezzare quel che non è apparenza solamente ma realtà interna, opera profonda della grazia nel cuore, potenza spirituale, carattere cristiano. D'altronde non è in questo particolare soltanto che Paolo non ricerca sè stesso; in tutto quel che fa, egli ha in vista la gloria di Dio ed il bene dei Corinzi.

13 Infatti, sia che siamo fuor del senno, [lo siamo] per Dio; sia che siamo in buon senno, [lo siamo] per voi.

Per il senso del verbo εκστηναι si confronti Marco 3:21. L'esser fuor di senno e l'essere in buon senno indicano due forme dell'attività di Paolo, o due aspetti sotto i quali la si poteva considerare. Probabilmente la prima espressione veniva adoperata dagli avversarii di Paolo per gettar disprezzo sopra certe manifestazioni della energia spirituale dell'apostolo. Se si domanda quali? Gli uni pensano alle visioni, ai rapimenti cfr. 2Corinzi 12, alla glossolalia 1Corinzi 14, alle private relazioni con Dio, altri alla follia del raccomandare sè stesso cfr. 2Corinzi 11-12 ed altri semplicemente all'ardore straordinario spiegato da Paolo nello spargimento del Vangelo, alla tensione spirituale» in cui la sollecitudine delle chiese teneva l'Apostolo. Cfr. 2Corinzi 2:14; 7; 11:28; 1Corinzi 4:10: «noi siam pazzi per cagion di Cristo...». Gesù non fu egli ritenuto fuor di senno dai suoi fratelli? E Festo udendo Paolo non ebbe egli ad esclamare: Paolo, tu farnetichi? Atti 26:24. Quello zelo che altri giudica stravagante e che, secondo i criteri del mondo, è tale, Paolo lo spiega per Dio, per la gloria di lui, non per la propria. È una santa mania che invece di biasimo merita lode, poichè non nasconde secondi fini.

Ma nell'attività dell'apostolo c'è anche un lato più calmo, più moderato, più ragionevole agli occhi degli uomini, come, ad esempio, quando Paolo si mostra paziente nell'insegnare e nel correggere, condiscendente nel sopportare, savio nell'organizzare e nel reggere. Anche questa parte della sua opera che appare improntata a maggior buon senso, non ha per fìne nè l'interesse nè la gloria di lui, bensì il bene delle chiese, in ispecie dei Corinzi. È per voi.

14 E qual è il movente intimo che spiega una vita condotta con tanta abnegazione? È la considerazione dell'amor di Cristo che diede la vita per noi ed ha, per tal mezzo, conquistata a sè la nostra vita. Tal'è il nesso espresso dal poichè.

Poichè l'amor di Cristo ci costringe.

il genitivo di persona che segue la parola amore indica sempre, negli scritti di Paolo, il soggetto da cui emana l'amore, non chi ne è l'oggetto. L'amor di Cristo non è dunque l'amor di Paolo per Cristo, bensì l'amor di Cristo per Paolo e per tutti gli uomini, amore che lo ha spinto a dar la propria vita per essi e che ricevuto per fede, diventa l'anima di una vita di riconoscenza. Il verbo che rendiamo costringere ( συνεχω) contiene l'idea del premere, del tenere stretto, in suo possesso, del costringere, dell'incalzare cfr. Luca 19:43; 8:37; 12:50; Atti 18:5; Filippesi 1:23. Non è quindi il caso d'interpretare: «ci trattiene», ci «ritiene entro i dovuti limiti», ma piuttosto «ci possiede completamente, stringe e domina tutto l'essere nostro, c'incalza per modo che non possiamo agire sotto altro impulso». Crisostomo parafrasa «non ci lascia riposo». La profonda impressione prodotta sul cuor di Paolo dall'amor infinito di Cristo vien da lui espressa anche in Romani 5:1-11; Galati 2:20. Cfr. 1Giovanni 4:19.

15 A buon diritto, l'amor di Cristo domina tutta la vita di Paolo e dei credenti; poichè nella morte di lui è implicata la morte di coloro di cui egli portò i falli ed il diritto di proprietà da lui acquistato sulla vita dei redenti 1Corinzi 6:19-20.

Essendo noi giunti a questa conclusione, che se uno morì per tutti, tutti adunque morirono; e ch'egli morì per tutti, affinchè coloro che vivono non vivano più per sè stessi, ma per colui che per loro morì e risuscitò.

La preposizione ὑπερ (per) significa a favore, a pro di, ma nel ragionamento che Paolo fa sulle conseguenze della morte di Cristo, è implicato il concetto che Cristo è morto per gli uomini come loro rappresentante o sostituto, che il sacrificio di lui è sacrificio vicario. Solo così può intendersi come la morte di lui implichi la morte virtuale di tutti. (Cfr. d'altronde Filemone 1:13, Efesini 6:20). Infatti, le parole «tutti morirono» non possono significare che «tutti erano morti» in quanto erano sottoposti a condannazione; e neppure che tutti «sarebbero morti» o «devono morire», bensì che tutti morirono virtualmente nella morte del loro capo e rappresentante. La loro pena fu espiata dal di lui sacrificio; la loro vita nel peccato ebbe altresì un termine, poichè in Cristo essi morirono al peccato, come spiega l'Apostolo in Romani 6. Tuttavia lo scopo ultimo della morte di Cristo non è negativo soltanto; coloro che sono a lui uniti sono bensì liberati dalla condanna e dal giogo del peccato, ma per vivere di una vita nuova consacrata al loro Redentore glorioso. Coloro che vivono (lett. i viventi) s'intende non spiritualmente, ma della vita corporale, terrena, che non dev'essere più carnale ed egoistica, ma devota a Cristo.

16 Dalla morte di tutti in Cristo e dal susseguente vivere non più per sè, ma per il Signore risorto e regnante, Paolo trae due conseguenze espresse con due talchè: l'una più speciale e personale 2Corinzi 5:16, l'altra d'ordine più generale e comprensivo 2Corinzi 5:17.

Talchè noi da ora innanzi, non conosciamo più alcuno secondo la carne.

L'esser morti alla vita di prima, carnale, mondana, ha modificato radicalmente il nostro modo di considerare gli uomini ed il giudicio da farsi di loro. Nel noi Paolo accenna principalmente a sè, per opposizione agli avversarii che si gloriano nelle apparenze. Da ora innanzi non s'intende dal momento in cui Paolo scrive, ma dal momento in cui, unito a Cristo, ha imparato a valutare le conseguenze della rivoluzione morale prodotta dalla fede. Il conoscer secondo la carne è un conoscere, un apprezzare alcuno secondo quel ch'egli è per natura, esternamente, secondo il modo di giudicare del mondo estraneo alle cose dello Spirito. Poco c'importa, vuol dir Paolo, che un uomo sia Giudeo o greco, ricco o povero, libero o schiavo, dotto od ignorante: questa è la sua situazione secondo la carne; ma noi giudichiamo ora secondo una norma diversa, cioè secondo lo spirito. Consideriamo anzitutto la relazione che uno sostiene con Cristo e col suo regno. Tutto il resto è di secondaria od anche di nessuna importanza. Cfr. Galati 3:28; Colossesi 3:11, C'è in fondo a questa affermazione, il pensiero universalistico secondo il quale, di fronte a Cristo, l'uomo è uomo, nè più nè meno, e non c'è privilegio od esclusione riguardo alla salvezza che non derivi dalla fede o dall'incredulità individuale Romani 4.

La regola enunziata da Paolo è così assoluta che non soffre eccezione neppur quando si tratti di Cristo.

Se anche

(lez. Tisch.)

abbiam conosciuto secondo la carne Cristo, ora però non lo conosciamo più [così]

Nel ricercare il senso di questa frase, si possono scartare subito alcune interpretazioni più manifestamente erronee. Così il nome proprio personale Cristo non può designare semplicemente le idee messianiche, quasichè Paolo volesse dire: Se abbiamo avuto delle idee carnali, come i Giudei in genere, circa il Messia, ora, dopo la conversione, le nostre nozioni al riguardo sono mutate. Ovvero: Se, anche dopo la mia conversione, la mia conoscenza di Cristo è rimasta per qualche tempo intinta di pregiudizii giudaici, le mie idee al riguardo si sono venute modificando gradualmente e la mia Cristologia è ora meno giudaica e più cristiana, più spirituale. Di questo non v'è traccia nel contesto, nè nelle epistole di Paolo. In quella ai Galati, Paolo protesta che se un angelo dal cielo annunzia un Evangelo diverso da quello ch'egli ha annunziato e ricevuto da Dio, ha da essere anatema. Nella visione di Damasco, Paolo non ha imparato a conoscer Cristo secondo la carne, nè ha predicato finora un Cristo conosciuto a quel modo. Cfr. 1Tessalonicesi 2:13; Galati 1:8,11-12,15-16; 2:2,9; 6:14-15. Altri spiega: se abbiam considerato Cristo come semplice uomo, come un gran dottore, ora, illuminati dallo Spirito, lo conosciamo meglio. Più plausibile è il senso ordinario: Se anche abbiamo, come tanti altri, avuto occasione di veder Cristo e di udirlo durante la sua vita terrena, pure non diamo a quella esterna conoscenza alcuna importanza; poichè uno può aver mangiato e bevuto in sua presenza, anzi essergli stato fratello, sorella, o madre secondo la carne, senza che ciò implichi la unione spirituale con lui che sola importa. Si può egli concludere da questo passo che Paolo abbia realmente, durante il corso dei suoi studii in Gerusalemme, veduto Gesù, La cosa è probabile; e se Paolo non mentova il fatto in 2Corinzi 11:22-23, è perchè non ci poteva esser materia di vanto in una conoscenza casuale, che non era stata determinata neanche da un movimento passeggiero di simpatia o di ammirazione per parte del giovane fariseo. Ben altro è il caso della visione del Cristo glorioso sulla via di Damasco. Cfr. 1Corinzi 9:l. Ad ogni modo, l'Apostolo accenna indirettamente alla vacuità del vanto dei dottori giudaizzanti di Corinto che pare si gloriassero d'aver conosciuto Gesù sulla terra, o per lo meno, delle loro relazioni coi dodici apostoli testimoni della sua vita.

17 La rivoluzione spirituale operata dall'unione con Cristo e che implica un morire ed un rivivere con lui, non modifica soltanto i criterii della conoscenza degli uomini e di Cristo stesso, ma, in modo più generale, ha per conseguenza un rinnovamento completo di tutta la persona morale, dei suoi modi di pensare, di sentire, di sperare, di operare.

Talchè, se uno è in Cristo, egli è una nuova creatura: le cose vecchie son passate, ecco, son divenute nuove.

«Essere in Cristo» significa essere unito a lui per modo ch'egli sia il fondamento della nostra vita, ch'egli sia come l'ambiente in cui viviamo e ci moviamo spiritualmente Galati 2:20. Chi è in Cristo è nuova creatura in virtù della vita nuova creata dallo Spirito nel credente: è «nato dall'alto». Cfr. Colossesi 3:10-11; Galati 3:28; 6:5; Tito 3:5. La descrizione di codesta novella creazione avvenuta in chi è in Cristo, vien fatta nelle parole spiegative che seguono. Da un lato, le cose vecchie passarono, cioè le idee, i criterii, i sentimenti, le inclinazioni, le speranze, i modi d'agire dell'uomo vecchio, estraneo a Cristo ed alla vita dello Spirito. Tutta quella vita secondo la carne è virtualmente finita colla conversione. Ecco (sorprendente e lieto spettacolo, opera della grazia) son divenute nuove! il testo ordinario con pochi documenti legge «tutte le cose son divenute...». La lezione Tisch. che seguiamo si appoggia ai più antichi codici. Il senso è: Ecco le cose vecchie sono state sostituite da cose nuove o tramutate in modo da non esser più quelle di prima. Il corpo è lo stesso, ma serve a giustizia e non è più strumento di peccato; la mente è la stessa, ma è stata rinnovata ed illuminata Romani 12:2, e così pure il cuore, la coscienza e la volontà. Una nuova creazione ha trasformata l'antica. Saulo è divenuto Paolo.

AMMAESTRAMENTI

1. Come i mezzi adoperati dal ministro del Vangelo hanno da essere onesti e leali, così i moventi che lo spingono hanno da esser degni dell'opra ch'egli compie. Non l'interesse o la gloria personale, ma un pio timore del suo Signore ed una riconoscente devozione al suo Salvatore sono la molla di tutta l'attività di Paolo, e ciò anche quando è costretto a parlar di sè per difendere il suo ministerio. «Amore e giudicio, osservò il Bengel, non contrastano l'uno coll'altro». Il ministro è «servo» di Gesù Cristo, il pensiero del conto da rendere è atto a tener desta e vigorosa la coscienza; ma, d'altra parte, il giogo di chi ci amò il primo e diede sè stesso per noi, è reso soave dall'amor riconoscente. L'amor di Cristo quando irradia tutta l'anima è tal sole che fa sparire l'egoismo e l'indifferenza ed accende la fiamma dello zelo più volonteroso. Ogni vero cristiano è compreso del «timore» e posseduto dall'«amore» infinito del Signor Gesù.

2. Il gloriarsi di una nobile discendenza, di una bella presenza, di una bella voce, di un bello stile, di maniere distinte, di scienza, di doni naturali, è i un gloriarsi di cose esterne, pregevoli in sè stesse, ma senza valore spirituale e morale, suscettibili d'esser volte al servizio d'un cuore rinnovato come di un'indole perversa. La vera eccellenza dell'uomo (a fortiori del ministro) è morale e spirituale.

3. Le manifestazioni della vita religiosa e le forme dell'attività cristiana possono esser giudicate molto diversamente e sono più di altre esposte alla critica. Gesù fu creduto pazzo; i suoi discepoli non devono aspettarsi di andare esenti da apprezzamenti erronei cfr. Atti 2:13. L'essenziale è che in ogni cosa si abbia di mira unicamente la gloria di Dio ed il bene degli uomini. D'altronde se l'amor di Cristo ispira zelo ardente, esso ripugna dal fanatismo che viola le leggi della natura umana. Nel suo zelo, Paolo è mosso dall'amore e si studia di persuadere, e supplica e si fa tutto a tutti.

4. La morte di Cristo, il nuovo Adamo, è stata quella del sostituto dell'umanità: una morte vicaria. Egli ha espiata la pena dovuta ai peccati del mondo ed ha liberato dalla condannazione chi per fede si appropria il suo sacrificio. In pari tempo egli si è acquistato sui redenti un diritto di proprietà assoluta. Chi crede non appartien ne più a sè stesso, ma a colui che lo ha ricomprato a prezzo della propria vita.

5. Se l'aver conosciuto Cristo secondo la carne non ha importanza per la vita spirituale, lo stesso potrà dirsi di una conoscenza meramente storica, scientifica, intellettuale della vita di Cristo ed in genere della Sacra Scrittura Quello che importa è la relazione personale e vivente stabilita dalla fede tra l'anima ed il Cristo vivente e glorioso. Codesto è un conoscere il Salvatore secondo lo Spirito. La fede che unisce l'anima a Cristo crea in essa un mondo nuovo. «L'uomo rinnovato agisce sotto l'impulso di nuovi principii, secondo nuove norme, con fini nuovi, e in nuova compagnia» (Henry).

18 Sezione B 2Corinzi 5:18-6:10 L'AMBASCIATORE IRREPRENSIBILE

Paolo esercita il ministerio suo di Riconciliazione e di Edificazione in modo irreprensibile

Gli alti moventi che spingono l'Apostolo, egli, per quel bisogno suo di risalire alle ultime cause, ai principii generali che determinano i fenomeni particolari, li ha derivati dal rinnovamento prodotto in lui dall'unione vivente con Cristo. Risalendo più alto ancora, fino a Colui dal quale emana l'iniziativa stessa della salvazione e il dono del Salvatore del mondo, Paolo proclama che ogni cosa: rinnovamento interno, moventi elevati della sua missione e missione stessa, procede da Dio, il quale ha voluto, in Cristo, riconciliare il mondo a sè, e far quindi giungere alle genti, per mezzo di messaggieri, la buona novella della salvezza. Incaricato di una tale ambasciata, Paolo l'adempie presso i non credenti esortandoli ad accettare la riconciliazione 2Corinzi 5:18-21. Quanto ai credenti, egli li esorta a mostrar nella vita pratica i frutti della grazia 2Corinzi 6:1-2. E per meglio raggiungere i fini altissimi della sua missione, egli rende per ogni verso commendevole il suo ministerio 2Corinzi 6:3-10.

2Corinzi 5:18-21

Or il tutto procede da Dio che ci ha riconciliati a sè per mezzo di Cristo ed ha dato a noi il ministerio della riconciliazione.

Chi è in Cristo è nuova creatura; sono mutati i criterii secondo i quali egli giudica degli uomini e delle cose, sotto l'influsso dell'amor di Cristo, la sua vita non ha più l'io per scopo, bensì la gloria di Cristo. Ma di tutte queste grazie la sorgente ultima è Dio che non ha voluto abbandonare il mondo alla perdizione nello stato di ribellione e d'inimicizia in cui si trovava, ma lo ha voluto riconciliare a sè, fornendo egli stesso il mezzo della riconciliazione nel suo proprio Figlio. Dal mutamento delle relazioni con Dio, deriva di necessità un mutamento radicale in tutta quanta la vita interna ed esterna dell'uomo.

Il verbo καταλλασσω signifìca, nel senso materiale, barattare, fare uno scambio; al morale, mutare le relazioni tra due persone per modo che dove regnava il disaccordo, l'inimicizia, subentri l'armonia, la pace. Dio ha riconciliato gli uomini con sè in quanto ha fatto i primi passi per ristabilire la pace, ha procurato il mezzo della riconciliazione in Cristo ed offre il perdono delle offese ai colpevoli. Dicendo per mezzo di Cristo, l'Apostolo non vuol significare soltanto che, in Cristo, Dio ha fatto una esibizione del suo carattere amorevole, paterno, allo scopo di muover l'uomo a deporre la inimicizia del proprio cuore contro a Dio. Una tale teoria non tiene conto della giustizia di Dio, dell'ira sua contro al peccatore Romani 1:18; 5:10; Galati 3:13; Efesini 2:3. L'ostacolo alla riconciliazione non è soltanto nelle disposizioni dell'uomo, ma sta altresì nelle esigenze della giustizia di Dio, finchè non sia trovato il mezzo per cui Dio possa esser ad un tempo «giusto e giustificante». Questo mezzo è il sacrificio di Cristo «fatto peccato per noi, affinchè noi fossimo fatti giustizia di Dio in lui» 2Corinzi 5:21; Romani 3:22-26; 1Giovanni 2:2. Egli è «per mezzo della di lui morte» che siamo stati riconciliati con Dio Romani 5:10. Non già che il sacrificio di Cristo susciti l'amor di Dio per gli uomini Giovanni 3:16, ma ne rende possibile, senza offesa alla santità divina, l'effusione sui peccatori. «Dicono gli oppositori: Dio è amore e perciò non ha bisogno di propiziazione. Dio è amore, dicono gli apostoli, e perciò egli ha provveduto una propiziazione» (Denney). Nel «ci ha riconciliati» Paolo accenna a se stesso, poichè da Dio egli ha ricevuto insieme «grazia ed apostolato» Romani 1:5 o, come dice qui, riconciliazione personale con Dio e ministerio di riconciliazione. Infatti, perchè la riconciliazione procurata da Dio in Cristo diventi effettiva per gl'individui, è necessario che la fede riceva la grazia offerta. A questo, Dio ha provveduto coll'affidare agli apostoli ed ai ministri del Vangelo l'ufficio di annunziare al mondo l'offerta riconciliazione.

19 Perciocchè Dio era in Cristo riconciliando il mondo con sè, non imputando loro i lor falli, ed ha posto in noi la parola della riconciliazione.

La frase comincia con una locuzione difficile a tradurre e che s'incontra 2Corinzi 11:21; 2Tessalonicesi 2:2 (ὡς ὁτι ). Letteralmente sarebbe come che. qui potrebbe indicare qual è il contenuto della proclamazione di cui sono incaricati i ministri della riconciliazione, quasi dicesse: «per annunziar come Dio era in Cristo, ecc.». Ma difficilmente Paolo includerebbe nel programma del suo ministerio, l'annunziare che Dio ha posto in lui la parola della riconciliazione. Meglio dunque intenderlo come una motivazione del fatto accennato, che cioè Paolo (come i suoi colleghi) ha ricevuto il ministerio della riconciliazione. La cosa sta così, perchè quel che Dio ha fatto in Cristo non riguardava solo poche persone, ma il mondo intiero. Questa grande notizia andava quindi proclamata dovunque ed in ciò sta la ragione del ministerio della riconciliazione. Alcuni traducono: Dio, in Cristo, stava riconciliando... Il senso non è sostanzialmente diverso da quello delle versioni ordinarie. L'opera di Cristo è attribuita a Dio perchè Cristo, il Figlio di Dio, è il mandatario, il rappresentante, l'agente supremo di Dio. Egli ed il Padre sono una stessa cosa. In Cristo, Dio non faceva solamente un'opera di rivelazione, ma di riconciliazione del mondo a sè, rendendo possibile, mediante l'imputazione del peccato alla vittima volontaria, il perdono dei falli ai colpevoli. Il tempo cui si riferisce l'imperfetto «era in Cristo» è quello dell'incarnazione del Figlio. Mediante la umiliazione e la morte di lui, Dio operava la riconciliazione. La non imputazione dei falli, ossia delle trasgressioni concrete in cui si traduce la mala inclinazione, è atto virtuale di Dio verso tutti, ma è condizionato dal pentimento e dalla fede individuale che si appropria la grazia offerta in Cristo. Chi la ricusa e persiste nel suo stato di ribellione, rende vani per sè l'amor di Dio ed il sacrificio di Cristo. La parola della riconciliazione è la parola che proclama quel che Dio offre in Cristo ed invita gli uomini ad accettare la riconciliazione. L'aor. ha posto in noi allude all'atto della vocazione all'apostolato, nonchè alle rivelazioni ed ai doni dello Spirito che hanno reso Paolo ed i suoi compagni atti ad essere i portatori del messaggio evangelico.

20 In conseguenza dell'incarico ricevuto, Paolo e gli altri inviati vanno facendo del continuo l'opera di ambasciatori di Cristo ed esortando gli uomini ad accettare la pace offerta in Lui.

Noi facciamo adunque gli ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; rivolgiamo, nel nome di Cristo, la preghiera: Siate riconciliati con Dio.

La preposizione ὑπερ che rendiamo «per Cristo» o nel nome di Cristo» s'intende qui da alcuni interpreti nel senso di «a pro di Cristo» cioè nell'interesse della di lui causa, Per estendere fra gli uomini i beneficii dell'opera per la quale diede la vita. Altri invece dà alla particella il senso ch'essa riveste per es. in Filemone 1:13: «al posto di», «invece di», quali mandatarii e rappresentanti di Cristo; e sta in favor di questa interpretazione il fatto che il verbo stesso πρεσβευομεν (facciam gli ambasciatori) implica che questi funzionarii sono i delegati, i portavoce di chi li manda. Paolo stesso d'altronde spiega l'espressione coll'aggiungere: «come se Dio esortasse per mezzo di noi». Vero è che dice Dio e non Cristo; ma come Dio era in Cristo quando operava la riconciliazione, così egli è in Cristo quando si tratta di annunziarla al mondo. Paolo si proclama «apostolo per opera di Cristo Gesù e di Dio Padre» Galati 1:1; e Cristo ha potuto dire ai suoi inviati: Come il Padre ha mandato me, così io mando voi Giovanni 20:21; chi riceve voi riceve me. Compresi dell'amor di Cristo, sapendo come «Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati», gli ambasciatori non si limitano ad un nudo e freddo annunzio. Il Salvatore ha detto: «Costringeteli ad entrare», ed essi, imitandone l'esempio, si sforzano di «persuader» gli uomini 2Corinzi 5:11, rivolgono loro supplichevoli, nel nome di Cristo, la preghiera di non respingere la riconciliazione offerta, ma di accettarla poichè da questo atto dipende la loro salvezza o la loro perdizione. Il testo non dice: «vi supplichiamo», perchè Paolo non rivolge codesta preghiera ai Corinzi che sono di già credenti, ma descrive il modo amorevole in cui evangelizza i non convertiti. Il passivo siate riconciliati indica che si tratta di accettare l'offerta fatta da Dio in Cristo. Alcuni traducono: «riconciliatevi» che torna allo stesso senso, poichè si tratta sempre di accettare per fede l'opera compiuta da Cristo. «L'opera del ministro cristiano presuppone l'opera di Cristo ed il suo messaggio è: «Dio è riconciliato con voi, state riconciliati con Dio» (F. Robertson).

21 Qual'è infatti il gran motivo che gli ambasciatori di Cristo mettono innanzi per persuader gli uomini ad accettar la riconciliazione?, È il sacrificio espiatorio di Cristo. Dio non ha risparmiato il proprio Figlio ed egli si è volontariamente offerto per render possibile la riconciliazione. Vorrebbero gli uomini rispondere con un perverso rifiuto ad un amore siffatto?

Colui che non ha conosciuto peccato, egli l'ha fatto peccato per noi, affinchè noi diventassimo giustizia di Dio in lui.

Il γαρ (infatti) del testo ordinario è soppresso dai migliori critici; ma ciò non muta il nesso dei pensieri. Cristo non ha conosciuto il peccato, in quanto non ne fece alcuna personale esperienza; il peccato non penetrò in lui. Egli potè dire ai suoi nemici: «Chi di voi mi convincerà di peccato?... Il principe di questo mondo viene, ma non ha nulla in me». Egli fu «santo», innocente, senza macchia» Ebrei 7:26; cfr. Ebrei 4:15; 9:14; 1Pietro 2:22; 1Giovanni 3:5. In virtù di questa perfetta giustizia e santità egli potè prendere su di sè, qual sostituto, il peccato degli uomini per portarne la pena. Le parole di Paolo ricordano quelle di Isaia 53: «Egli ha fatto venir su di lui l'iniquità di tutti noi». Lo fece peccato non significa propriamente che ne fece un «sacrificio per lo peccato» e neppure si potrebbe sostituire colle parole: «lo fece peccatore». È una espressione energica per indicar che al sostituto dei peccatori Dio ha imputato il peccato del mondo, talchè nell'ora dell'espiazione egli fu agli occhi di Dio come carico dei peccati di tutti e su lui scese la maledizione dovuta ai trasgressori. «Cristo ci ha redenti dalla maledizione della legge, essendo per noi stato fatto maledizione» Galati 3:13; Ebrei 9:28; 1Pietro 2:24. Il divenir giustizia di Dio in lui, non s'intende dell'esser fatti moralmente giusti, ma dell'esser ricoperti, per via d'imputazione, della giustizia procurata da Dio e valevole appo lui. L'espressione contiene lo stesso concetto dell'esser giustificati per fede, nel senso che risulta dalle Epistole ai Galati ed ai Romani. «Giustificati per fede, abbiamo pace con Dio per G. C...» Romani 5:1, e la nostra riconciliazione con Dio è compiuta.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

2Corinzi 5

1 Capitolo 5

La speranza e il desiderio dell'apostolo per la gloria celeste 2Cor 5:1-8

Questo portava alla diligenza. Le ragioni del suo zelo per i Corinzi 2Cor 5:9-15

La necessità della rigenerazione e della riconciliazione con Dio attraverso Cristo 2Cor 5:16-21

Versetti 1-8

Il credente non solo ha la certezza per fede che c'è un'altra vita felice dopo la fine di questa, ma ha anche la speranza, grazie alla grazia, che il cielo sia una dimora, un luogo di riposo, un nascondiglio. Nella casa di nostro Padre ci sono molte dimore, il cui costruttore e artefice è Dio. La felicità dello stato futuro è ciò che Dio ha preparato per coloro che lo amano: abitazioni eterne, non come i tabernacoli terreni, le povere casette di argilla, in cui abitano ora le nostre anime, che stanno marcendo e decadendo, le cui fondamenta sono nella polvere. Il corpo di carne è un fardello pesante, le calamità della vita sono un carico pesante. Ma i credenti gemono, essendo gravati da un corpo di peccato e a causa delle molte corruzioni che rimangono e imperversano in loro. La morte ci spoglierà degli abiti di carne e di tutte le comodità della vita, oltre a porre fine a tutti i nostri problemi quaggiù. Ma le anime credenti saranno rivestite di abiti di lode, di vesti di giustizia e di gloria. Le grazie e i conforti attuali dello Spirito sono un'anticipazione della grazia e del conforto eterni. E anche se Dio è con noi qui, per mezzo del suo Spirito e nelle sue ordinanze, tuttavia non siamo con lui come speriamo di essere. La fede è per questo mondo, la vista è per l'altro mondo. È nostro dovere, e sarà nostro interesse, camminare con la fede finché non vivremo con la vista. Questo mostra chiaramente la felicità di cui godono le anime dei credenti quando sono assenti dal corpo e dove Gesù fa sentire la sua gloriosa presenza. Siamo in relazione con il corpo e con il Signore; ognuno reclama una parte in noi. Ma quanto più fortemente il Signore invoca che l'anima del credente sia strettamente unita a sé! Tu sei una delle anime che ho amato e scelto, una di quelle che mi sono state date. Che cos'è la morte, come oggetto di timore, rispetto all'assenza dal Signore!

9 Versetti 9-15

L'apostolo stimola se stesso e gli altri ad atti di dovere. Le speranze fondate del cielo non incoraggiano la pigrizia e la sicurezza del peccato. Consideriamo tutti il giudizio che verrà, che è chiamato "il terrore del Signore". Sapendo quale terribile vendetta il Signore avrebbe compiuto sugli operatori di iniquità, l'apostolo e i suoi fratelli usarono ogni argomento e persuasione per indurre gli uomini a credere nel Signore Gesù e ad agire come suoi discepoli. Il loro zelo e la loro diligenza erano per la gloria di Dio e per il bene della Chiesa. L'amore di Cristo per noi avrà lo stesso effetto su di noi, se debitamente considerato e giustamente giudicato. Tutti erano perduti e disfatti, morti e rovinati, schiavi del peccato, senza alcun potere di liberarsi, e sarebbero rimasti così miserabili per sempre, se Cristo non fosse morto. Non dobbiamo fare di noi stessi, ma di Cristo, il fine della nostra vita e delle nostre azioni. La vita di un cristiano dovrebbe essere dedicata a Cristo. Ahimè, quanti dimostrano l'inutilità della fede e dell'amore che professano, vivendo per se stessi e per il mondo!

16 Versetti 16-21

L'uomo rinnovato agisce in base a nuovi principi, a nuove regole, con nuovi fini e in nuova compagnia. Il credente è stato creato di nuovo; il suo cuore non è stato semplicemente rimesso a posto, ma gli è stato dato un cuore nuovo. Egli è l'opera di Dio, creato in Cristo Gesù per le opere buone. Pur essendo lo stesso uomo, è cambiato nel suo carattere e nella sua condotta. Queste parole devono significare e significano più di una riforma esteriore. L'uomo che prima non vedeva nel Salvatore una bellezza tale da desiderarlo, ora lo ama sopra ogni cosa. Il cuore del non rigenerato è pieno di inimicizia contro Dio e Dio è giustamente offeso con lui. Tuttavia, ci può essere una riconciliazione. Il nostro Dio offeso ci ha riconciliati con sé per mezzo di Gesù Cristo. Per ispirazione di Dio sono state scritte le Scritture, che sono la parola della riconciliazione; mostrano che la pace è stata fatta dalla croce e come possiamo esserne interessati. Sebbene Dio non possa perdere con la lite, né guadagnare con la pace, tuttavia chiede ai peccatori di mettere da parte l'inimicizia e di accettare la salvezza che offre. Cristo non ha conosciuto il peccato. È stato fatto peccato; non un peccatore, ma il peccato, un'offerta per il peccato, un sacrificio per il peccato. Il fine e il disegno di tutto questo era che noi potessimo essere resi giustizia di Dio in lui, che potessimo essere giustificati liberamente per la grazia di Dio attraverso la redenzione che è in Cristo Gesù. Si può forse perdere, faticare o soffrire troppo per Lui, che ha dato il suo amato Figlio per essere il Sacrificio per i loro peccati, per essere resi giustizia di Dio in Lui?

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

2Corinzi 5

1 Questo capitolo 2 Corinzi 5 è strettamente connesso con il primo, e anzi è stato impropriamente separato da esso, come si evince dalla parola “Per” ( gar) con cui inizia. Essa contiene un'ulteriore motivazione di quanto detto nel capitolo precedente.

L'argomento principale era il ministero; l'onestà e la fedeltà con cui Paolo ei suoi collaboratori lavoravano 2 Corinzi 4:1; le prove ei pericoli che incontrarono nell'opera del ministero 2 Corinzi 4:7; e le consolazioni e gli appoggi che ebbero nelle sue varie prove, 2 Corinzi 4:13.

Questo capitolo contiene una continuazione dello stesso argomento, e un'ulteriore esposizione dei motivi che li spinsero al loro lavoro, e dei sostegni che li sostennero negli ardui doveri a cui erano chiamati. È un capitolo pieno di squisite bellezze di sentimento e di linguaggio, e tanto adatto a dare consolazione e sostegno a tutti i cristiani ora come lo è ai ministri; ed i sentimenti sono altrettanto adatti a sostenere il credente più umile nelle sue prove, come lo erano a sostenere gli stessi apostoli. Seguono i punti di consolazione e di sostegno, e le ragioni del loro zelo e abnegazione, a cui si riferisce l'apostolo.

1. Avevano la prospettiva sicura della risurrezione e della vita eterna, 2 Corinzi 5:1. Il corpo potrebbe decadere ed essere consumato; poteva sospirare e gemere, ma avevano una casa migliore, una dimora di eterno riposo nei cieli. Era il loro sincero desiderio di raggiungere il paradiso; sebbene non un desiderio tale da renderli riluttanti a sopportare le fatiche e le prove che Dio dovrebbe assegnare loro quaggiù, ma ancora un sincero, ansioso desiderio di raggiungere in sicurezza la loro dimora eterna nei cieli. Nella prospettiva della loro dimora celeste e del loro riposo eterno, erano disposti a sopportare tutte le prove che erano state loro assegnate.

2. Dio li aveva destinati a questo; li aveva adatti a queste prove; li aveva dotati delle grazie del suo Spirito; ed erano, quindi, disposti ad essere assenti dal corpo e ad essere presenti con il Signore; 2 Corinzi 5:5. Avevano una tale visione del paradiso come loro casa che erano disposti in qualsiasi momento a partire ed entrare nel mondo del riposo, e quindi non si tirarono indietro davanti alle prove e ai pericoli che presto li avrebbero portati lì.

3. Avevano una convinzione profonda e costante che presto sarebbero dovuti comparire davanti al tribunale di Cristo; 2 Corinzi 5:9. Hanno lavorato per essere accettati da lui 2 Corinzi 5:9; sapevano che dovevano rendergli conto solenne 2 Corinzi 5:10; avevano una visione chiara e una profonda impressione dei terribili terrori di quel giorno, e si adoperarono, quindi, per salvare il maggior numero possibile dalla condanna del grande Giudice di tutti, e si sforzarono di "persuaderli" a essere preparati per quella scena; 2 Corinzi 5:11.

4. Sebbene ad alcuni potessero sembrare che fossero sotto l'influenza di un'eccitazione impropria, e persino che fossero squilibrati 2 Corinzi 5:14 , tuttavia agivano solo sotto la giusta influenza dell'amore di Cristo; 2 Corinzi 5:14.

Erano costretti e spinti dal suo amore; sapevano che era morto per tutti e che tutte le persone erano morte nel peccato; e sentivano in se stessi l'influsso coercitivo di quell'amore che li spingeva a rinnegare se stessi, ea dedicarsi tutto al suo servizio e alla sua causa.

5. Le loro opinioni su tutte le cose erano state cambiate; 2 Corinzi 5:16. Avevano cessato di agire sotto le influenze che governano le altre persone; ma il loro stesso cuore era stato cambiato, ed erano divenuti nuove creature in Cristo, e nella loro vita manifestarono lo spirito che dovrebbe governare coloro che erano così rinnovati.

6. Erano stati solennemente incaricati da Dio come suoi ambasciatori in questa causa. Erano stati inviati a far conoscere i termini e la via della riconciliazione, e sentivano dovere di proclamare quei termini su scala quanto più ampia possibile, e con il massimo zelo e abnegazione. Era il glorioso piano di riconciliazione di Dio; e in base all'espiazione operata dal Redentore, potevano ora offrire la salvezza a tutta l'umanità, e poiché tutti potevano essere salvati, si sentivano obbligati ad offrire i termini della salvezza a quanti più possibile; 2 Corinzi 5:18.

Il grande argomento per sollecitare i peccatori a riconciliarsi con Dio è il fatto che Cristo è morto per i loro peccati e, quindi, gli apostoli, venuti a conoscenza di questo fatto, cercarono di esortare il maggior numero possibile di diventare suoi amici; 2 Corinzi 5:21.

Perché sappiamo - Noi che siamo impegnati nell'opera del ministero evangelico. Paolo sta dando una ragione per cui lui e i suoi compagni di lavoro non si stancarono e si stancarono nel loro lavoro. Il motivo era che sapevano che anche se il loro corpo fosse morto, avevano un'eredità riservata loro in cielo. L'espressione “sappiamo” è il linguaggio della sicurezza forte e incrollabile. Non avevano dubbi sull'argomento.

E prova che può esserci la certezza della vita eterna; o tale prova di accettazione con Dio da non lasciare alcun dubbio su un'ammissione finale in cielo. Questo linguaggio fu spesso usato dal Salvatore in riferimento alle verità che insegnò Giovanni 3:11; Giovanni 4:22; ed è usato dagli scrittori sacri riguardo alle verità che hanno registrato, e riguardo alla propria pietà personale; Gv 21:24 ; 1 Giovanni 2:3 , 1 Giovanni 2:5 , 1 Giovanni 2:18; 1 Giovanni 3:2 , 1 Giovanni 3:14 , 1 Giovanni 3:19 , 1Gv 3:24 ; 1 Giovanni 4:6 , 1Gv 4:13; 1 Giovanni 5:2 , 1Gio 5:15, 1 Giovanni 5:19.

Che se la nostra casa terrena - La parola "terreno" qui ( ἐπιγειος epigeios) si oppone a "celeste" o alla casa eterna ( ἐν τοῖς οὐρανοῖς en tois ouranois) nei cieli". La parola significa propriamente "sulla terra, terrestre, appartenente alla terra, o sulla terra", e si applica ai corpi 1 Corinzi 15:40; alle cose terrene Giovanni 3:12; alla sapienza terrena, o mondana, Giacomo 3:15. La parola "casa" qui si riferisce senza dubbio al corpo, come abitazione, o dimora della mente o dell'anima. L'anima vi abita come noi abitiamo in una casa o tenda.

Di questo tabernacolo - Questa parola significa una capanna, o tenda - un'abitazione mobile. L'uso della parola qui non è una mera ridondanza, ma l'idea che Paolo intende trasmettere è, senza dubbio, che il corpo - la casa dell'anima - non fosse una dimora permanente, ma fosse della stessa natura di un capanna o tenda, che veniva allestita per uno scopo temporaneo, o che veniva facilmente smontata durante la migrazione da un luogo all'altro.

Si riferisce qui al corpo come dimora fragile e temporanea dell'anima. Non è un'abitazione permanente; un'abitazione fissa, ma è suscettibile di essere demolita in qualsiasi momento, ed era adattata a quella vista. Tyndale lo rende, "se la nostra dimora terrena in cui ora dimoriamo". Il siriaco lo rende, "poiché sappiamo che se la nostra casa sulla terra, che è il nostro corpo, fosse dissolta". L'idea è bella, che il corpo sia una mera dimora mobile e non fissa. posto; suscettibile di essere smontato da un momento all'altro e non progettato, più di quanto non lo sia una tenda, per essere un'abitazione permanente.

Sono stati sciolti - ( καταλυθῇ kataluthē). Questa parola significa propriamente disunire le parti di qualsiasi cosa; e si applica all'atto di abbattere o distruggere un edificio. Si applica qui al corpo, considerato come un'abitazione temporanea che potrebbe essere demolita, e si riferisce, senza dubbio, alla dissoluzione del corpo nella tomba.

L'idea è che se questo corpo dovesse ridursi in polvere e risolversi nei suoi elementi originari; o se da grande zelo e fatica dovrebbe essere esaurito e consumato. Un linguaggio come questo è usato da Elifaz, il temanita, nel descrivere il corpo dell'uomo. “Quanto meno in quelli che abitano in case d'argilla”, ecc.; Giobbe 4:19; confronta 2 Pietro 1:13.

Abbiamo un edificio di Dio - Robinson (Lexicon) suppone che si riferisca al "futuro corpo spirituale come dimora dell'anima". Alcuni hanno supposto che si riferisse a qualche “veicolo celeste” con cui Dio investe l'anima durante lo stato intermedio. Ma la Scrittura tace su un tale veicolo celeste. Non è facile dire quale fosse l'idea precisa che Paolo qui intendeva trasmettere. Forse alcune osservazioni possono permetterci di arrivare al significato:

(1) Non doveva essere temporaneo; non una tenda o un tabernacolo che si potesse smontare.

(2) Doveva essere eterno nei cieli.

(3) Doveva essere tale da costituire un'abitazione; un vestito, o una tale protezione che dovrebbe impedire all'anima di essere "nuda".

(4) Doveva essere tale da costituire la "vita" in contrapposizione alla "mortalità". Queste cose converranno meglio con la supposizione che si riferisca al futuro corpo dei santi che qualsiasi altra cosa; e probabilmente l'idea di Paolo è che il corpo lì sarà incorruttibile e immortale. Quando dice che è un “edificio di Dio” ( ἐκ Θεοῦ ek Theou), intende evidentemente che è fatto da Dio; che è lui l'architetto di quella futura ed eterna dimora.

Macknight e alcuni altri, tuttavia, compresero questo delle dimore che Dio ha preparato per il Suo popolo in cielo, e che il Signore Gesù è andato a preparare per loro; confronta Giovanni 14:2. Ma vedi la nota su 2 Corinzi 5:3.

Una casa - Un'abitazione; una dimora; cioè, secondo l'interpretazione sopra, un corpo celeste, puro, immortale; un corpo che avrà Dio per suo immediato autore, e che sarà degno di dimorare in cielo per sempre.

Non fatto con le mani - Non costruito dall'uomo; un'abitazione non come quelle che sono fatte dall'abilità umana, e che quindi sono facilmente smontabili o rimosse, ma quella che è fatta da Dio stesso. Ciò non implica che la "casa terrena" che deve essere sostituita da quella in cielo sia fatta con le mani, ma l'idea è che la dimora terrena ha cose intorno a sé che assomigliano a quella che è fatta dall'uomo, o come se sono stati fatti con le mani; cioè è temporaneo, fragile, facilmente smontabile o rimosso. Ma ciò che è nei cieli è permanente, fisso, eterno, come fatto da Dio.

Eterno nei cieli - Immortale; vivere per sempre. Il corpo futuro non sarà mai abbattuto o sciolto dalla morte. È eterno, naturalmente, solo rispetto al futuro e non rispetto al passato. E non solo è eterno, ma dimora per sempre nei cieli, nel mondo della gloria. Non deve mai essere sottoposto ad una dimora sulla terra; non essere mai in un mondo di peccato, sofferenza e morte.

2 Perché in questo - In questa tenda, tabernacolo o dimora. Nel nostro corpo qui.

Noi gemiamo - confrontiamo la nota, Romani 8:22. Il senso è che siamo soggetti a tante prove e afflizioni nel corpo attuale; che il corpo è soggetto a tanti dolori ea tante sofferenze, da farci desiderare ardentemente di essere investiti di quel corpo che sarà libero da ogni suscettibilità alla sofferenza.

Desiderando ardentemente di essere rivestiti con la nostra casa... - C'è evidentemente qui un cambiamento della metafora che dà un'apparente durezza alla costruzione. Un'idea dell'apostolo è che il corpo qui, e il corpo spirituale nell'aldilà, sia una casa o un'abitazione. Qui ne parla come di un indumento che può essere indossato o tolto e di se stesso come desideroso ardentemente di indossare l'abito o la veste immortale che era in cielo.

Entrambe queste figure sono comuni negli scritti antichi, e un cambiamento in questo modo nello stile popolare non è insolito. I pitagorici paragonavano il corpo a una tenda, o capanna, per l'anima; i platonici lo paragonano a una veste: Bloomfield. Gli ebrei parlano di una veste dell'anima in questo mondo e nell'altro. Affermano che l'anima aveva una copertura quando era sotto il trono di Dio e prima di essere rivestita del corpo. Questa veste, dicono, era "l'immagine di Dio" che fu persa da Adamo. Dopo la caduta, si dice che Adamo e tutta la sua posterità fossero considerati nudi.

Nel mondo futuro dicono che la buona volontà sarà rivestita di una veste per l'anima che parlano come lucida e radiosa, e come nessuno sulla terra può raggiungere - Schoettgen. Ma non c'è motivo di pensare che Paolo abbia fatto riferimento a tali sciocchezze come gli ebrei hanno creduto su questo argomento. Evidentemente considerava l'uomo composto di corpo e anima. L'anima era la parte più importante, e il corpo ne costituiva la mera abitazione o dimora.

Eppure un corpo era essenziale all'idea dell'uomo completo; e siccome questo era fragile e morente, attendeva l'unione con il corpo che fosse eterno nei cieli, come dimora più desiderabile e perfetta dell'anima. Il signor Locke ne ha dato un'interpretazione in cui probabilmente è solo, ma che ha così tanta apparenza di plausibilità che non è improprio farvi riferimento. Egli suppone che tutto questo brano si riferisca al fatto che alla venuta del Redentore il corpo sarà mutato senza sperimentare la morte; (confronta 1 Corinzi 15:51 ); che Paolo si aspettava che ciò potesse accadere presto; e che desiderava ardentemente subire questa trasformazione senza provare i dolori della morte.

Perciò lo parafrasò: “Poiché in questo tabernacolo gemo, desiderando ardentemente, senza deporre con la morte questo corpo mortale e terreno, che quel corpo celeste sia sovraindotto, se così sarà la venuta di Cristo mi raggiungerà in questa vita, prima che io metti da parte questo corpo».

Con la nostra casa - La frase "rivestirsi della nostra casa" sembra essere dura e insolita. Il senso è chiaro, tuttavia, che Paolo desiderasse essere investito di quel corpo puro, spirituale e incorrotto che doveva essere la dimora eterna della sua anima in cielo. Di cui parla come una casa ( οἰκητήριον oikētērion), un'abitazione più permanente e sostanziale di una tenda o tabernacolo.

3 Se è così che si è vestiti - Questo passaggio è stato interpretato in molti modi diversi. La vista di Locke è data sopra. Rosenmuller lo rende: "Poiché nell'altra vita non saremo del tutto privi di un corpo, ma avremo un corpo". Tyndale lo rende: "Se accade che ci troviamo vestiti e non nudi". Doddridge suppone che significhi, "poiché essendo così vestiti, non saremo trovati nudi ed esposti a nessun male e inconveniente, per quanto completamente possiamo essere spogliati di tutto ciò che possiamo chiamare nostro qui sotto.

Hammond spiega che significa: "Se, davvero, saremo, fortunatamente, tra il numero di quei fedeli cristiani, che saranno trovati vestiti, non nudi". Varie altre esposizioni possono essere viste nei commenti più grandi. Il significato è probabilmente questo:

(1) La parola "vestito" si riferisce al futuro corpo spirituale dei credenti; la dimora eterna in cui risiederanno.

(2) L'espressione implica un sincero desiderio di Paolo di essere così investito di quel corpo.

(3) È il linguaggio dell'umiltà e della profonda sollecitudine, come se fosse possibile che possano fallire, e come se richiedesse la loro massima cura e ansia che potessero così essere rivestiti del corpo spirituale in cielo.

(4) Significa che in quello stato futuro, l'anima non sarà nuda; cioè, privo di qualsiasi corpo, o copertura. L'attuale corpo sarà messo da parte. Tornerà alla corruzione e lo Spirito disincarnato salirà a Dio e al cielo. Sarà liberato dal corpo di cui è stato rivestito così a lungo. Ma da qui non si deve dedurre che sarà sprovvisto di corpo; che rimarrà un'anima nuda.

Là sarà rivestito del suo corpo glorificato appropriato; e avrà un'abitazione appropriata lì. Ciò non implica, come suppone Bloomfield, che le anime dei malvagi saranno prive di un'abitazione come il corpo glorificato dei santi; il che può essere vero - ma significa semplicemente che l'anima non sarà priva di un corpo appropriato in cielo, ma che l'unione di corpo e anima lì sarà conosciuta come sulla terra.

4 Per noi - Noi che siamo cristiani. Tutti cristiani.

Che sono in questo tabernacolo - Questo corpo fragile e morente; nota, 2 Corinzi 5:1.

2 Corinzi 5:2- vedi 2 Corinzi 5:2. Questa è un'ulteriore spiegazione di quanto detto in 2 Corinzi 5:2. Implica un desiderio ardente e sincero di lasciare un mondo di fatica e dolore e di entrare in un mondo di riposo e gloria.

Essere gravati - Essere portati giù dalle fatiche, dalle prove e dalle calamità di questa vita; vedi la nota, 2 Corinzi 3:7.

Non per questo saremmo svestiti - Non perché siamo impazienti e non disposti a sopportare questi fardelli finché Dio ci darà. Non che desideriamo semplicemente mettere da parte questo corpo mortale. Non desideriamo morire e andarcene solo perché soffriamo molto e perché qui il corpo è sottoposto a grandi prove. Non è questo il motivo del nostro desiderio di partire. Siamo disposti a sopportare le prove. Non siamo impazienti di fronte alle afflizioni.

Il sentimento qui è che il semplice fatto che possiamo essere afflitti molto e a lungo, non dovrebbe essere la ragione principale per cui dovremmo desiderare di partire. Dovremmo essere disposti a sopportare tutto questo finché Dio sceglierà di nominare. L'ansia di Paolo di entrare nel mondo eterno era per un motivo più alto del semplice desiderio di allontanarsi dai guai.

Ma rivestiti - Per essere investiti del nostro corpo spirituale. Desideriamo essere rivestiti di quel corpo. Desideriamo essere in cielo ed essere rivestiti di immortalità. Desideriamo avere un corpo che sia puro, incorrotto, sempre glorioso. Non era, quindi, un mero desiderio di essere liberati dalle sofferenze; era un sincero desiderio di essere ammessi alle glorie del mondo futuro e di partecipare alla felicità di cui avremmo goduto lì.

Questo è uno dei motivi per cui Paolo desiderava essere in paradiso. Altri motivi ha affermato altrove. Così, in Filippesi 1:23 , dice che aveva "il desiderio di partire e di stare con Cristo". Così in 2 Corinzi 5:8 di questo capitolo, dice che era «disposto piuttosto ad assentarsi dal corpo e ad essere presente con il Signore.

In 2 Timoteo 4:6 , parla della “corona di giustizia” riservatagli come motivo per cui era disposto a morire.

Che la mortalità possa essere inghiottita dalla vita - Sul significato della parola resa “inghiottita” ( καταποθῇ katapothē); vedi la nota a 1 Corinzi 15:54. Il significato qui è che potrebbe essere completamente assorbito; che potrebbe cessare di essere; che non ci fosse più mortalità, ma che potesse passare allo stato immortale - alla condizione della vita eterna nei cieli.

Il corpo qui è mortale; il corpo lì sarà immortale; e Paolo desiderava passare dallo stato mortale a uno che fosse immortale, un mondo dove non ci fosse più la morte; confronta 1 Corinzi 15:53.

5 Ora colui che ci ha plasmato per la stessa cosa - La frase "la stessa cosa" qui significa proprio questa cosa, cioè la cosa a cui si era riferito - la preparazione per il cielo, o la dimora celeste. La parola “lavorato” qui ( κατεργασάμενος katergasamenos) significa che Dio li aveva formati o fatti per questo; cioè, per l'influenza dello Spirito e per il suo libero arbitrio sul cuore, li ha creati, per così dire, per questo, e li ha adattati ad esso.

Dio ci ha destinati a questo cambiamento dalla corruzione all'incorruttibilità; ci ha adattato ad esso; ci ha formato per questo. Non si riferisce alla creazione originale del corpo e dell'anima per questo fine, ma significa che Dio, con la sua propria agenzia di rinnovamento, santificazione e sostegno, li aveva formati per questo e li aveva adattati ad esso. L'obiettivo di Paolo nell'affermare che è stato fatto da Dio, è di tenere questa verità ben visibile davanti alla mente.

Non era per nessuna inclinazione nativa, o forza, o potere che avevano, ma era tutto da ricondurre a Dio; confronta Efesini 2:10.

Chi ha anche dato - Oltre all'adeguatezza per la gloria eterna, ci ha dato la caparra dello Spirito per sostenerci qui. Non solo siamo preparati per entrare in cielo, ma abbiamo anche qui il sostegno prodotto dalla caparra dello Spirito.

La caparra dello Spirito - Sul significato di ciò si veda la nota a 2 Corinzi 1:22. Ci ha dato lo Spirito Santo come pegno o assicurazione dell'eredità eterna.

6 Quindi siamo sempre fiduciosi - La parola usata qui ( θαῤῥοῦντες tharrountes) significa essere di buon umore. Avere buon coraggio, essere pieni di speranza. L'idea è che Paolo non fosse avvilito, abbattuto, scoraggiato, scoraggiato. Era allegro e felice. Era paziente nelle sue prove e diligente nella sua chiamata. Era pieno di speranza e dell'attesa fiduciosa del cielo; e questo lo riempì di allegria e di gioia.

Tyndale lo rende: "siamo sempre di buon umore". E questo non era occasionale e transitorio, era costante, era uniforme, esisteva sempre ( πάντοτε pantote). Questo è un esempio dell'uniforme allegria che sarà prodotta dalla prospettiva sicura del paradiso. È anche un caso in cui la speranza del cielo consentirà a un uomo di affrontare il pericolo con coraggio; sopportare la fatica con pazienza; e sottoporsi alle prove in qualsiasi forma con allegria.

Sapere - vedi 2 Corinzi 5:1. Questo è un altro caso in cui l'apostolo esprime indubbia certezza.

Mentre siamo a casa nel corpo - La parola usata qui ( ἐνδημοῦντες endēmountes) significa letteralmente essere tra la propria gente, essere a casa; essere presente in qualsiasi luogo. È qui equivalente a dire: "mentre dimoriamo nel corpo"; vedi 2 Corinzi 5:1.

Doddridge lo rende, "soggiorno nel corpo"; e osserva che è improprio renderla “di casa nel corpo”, poiché è disegno dell'apostolo di far capire che questa non è la nostra casa. Ma Bloomfield dice che la parola non è mai usata nel senso di soggiorno. L'idea non è quella di essere “a casa” - perché questa è un'idea che è esattamente l'opposto di quella che l'apostolo vuole trasmettere.

Il suo scopo non è affatto quello di rappresentare il corpo qui come la nostra casa, e la parola originale non lo implica. Significa qui semplicemente essere nel corpo; essere presente nel corpo; cioè, mentre siamo nel corpo.

Siamo assenti dal Signore - Il Signore Gesù; vedi le note, Atti degli Apostoli 1:24; confronta Filippesi 1:23. Qui si trovava in un mondo strano, e tra estranei. Il suo grande desiderio e scopo era di stare con il Signore; e quindi poco gli importava quanto presto il fragile tabernacolo del corpo fosse stato smontato, ed era allegro in mezzo a tutte le fatiche e sofferenze che tendevano a portarlo nella tomba, e a liberarlo per andare nella sua dimora eterna dove sarebbe stato presente per sempre con il Signore.

7 Perché camminiamo - Camminare, nelle Scritture spesso denota vivere, agire, condurre in un certo modo; vedere le note su Romani 4:12; Romani 6:4. Fa riferimento al fatto che la vita è un viaggio, o un pellegrinaggio, e che il cristiano è in viaggio in un altro Paese. Il senso qui è che ci comportiamo nel nostro corso della vita in riferimento alle cose che sono invisibili, e non in riferimento alle cose che si vedono.

Per fede - Nella fede di quelle cose che non vediamo. Crediamo nell'esistenza di oggetti invisibili e ne siamo influenzati. Camminare per fede è vivere nell'attesa fiduciosa delle cose che verranno; nella convinzione dell'esistenza di realtà invisibili; e lasciando che ci influenzino come se fossero visti. Le persone di questo mondo sono influenzate dalle cose che si vedono.

Vivono per la ricchezza, l'onore, lo splendore, la lode, per gli oggetti che questo mondo può fornire, e come se non ci fosse nulla di invisibile, o come se non dovessero essere influenzati dalle cose che sono invisibili. Il cristiano, al contrario, ha una ferma convinzione della realtà delle glorie del cielo; del fatto che c'è il Redentore; del fatto che c'è una corona di gloria; e vive, e agisce come se tutto questo fosse reale, e come se vedesse tutto.

Il semplice racconto della fede, e del vivere per fede, è che noi viviamo e agiamo come se queste cose fossero vere, e permettiamo che facciano un'impressione nella nostra mente secondo la loro vera natura; vedi la nota su Marco 16:16.

È contraddistinto dal vivere semplicemente sotto l'influenza delle cose che si vedono. Dio è invisibile, ma il cristiano vive, pensa e agisce come se Dio esistesse e come se lo vedesse. Cristo è ora invisibile all'occhio del corpo; ma il cristiano vive e agisce come se fosse visto, cioè come se il suo occhio fosse conosciuto su di noi, e come se ora fosse esaltato al cielo e fosse l'unico Salvatore.

Lo Spirito Santo è invisibile; ma egli vive e agisce come se vi fosse un tale Spirito, e come se i suoi influssi fossero necessari per rinnovare e purificare l'anima. Il paradiso è invisibile; ma il cristiano vive, pensa e agisce come se ci fosse un cielo, e come se ora ne vedesse le glorie. Ha fiducia in queste e in verità affini, e agisce come se fossero reali. Potrebbe l'uomo vedere tutto questo; se fossero visibili ad occhio nudo come sono all'occhio della fede, nessuno dubiterebbe della correttezza di vivere e di agire nei loro confronti.

Ma se esistono, non c'è più sconvenienza nell'agire nei loro confronti che se fossero visti. Il nostro vederli o non vederli non ne altera la natura o l'importanza, e il fatto che non siano visti non rende improprio agire con riferimento ad essi. Ci sono molti modi per convincersi dell'esistenza e della realtà degli oggetti oltre a vederli; e può essere tanto razionale essere influenzato dalla ragione, dal giudizio, o da una forte fiducia, quanto essere influenzati dalla vista.

Inoltre, tutte le persone sono influenzate da cose che non hanno visto. Sperano in oggetti futuri. Aspirano alla felicità che non hanno ancora visto. Si battono per l'onore e la ricchezza che sono invisibili e che sono in un lontano futuro. Vivono e agiscono - influenzati da una forte fede e speranza - come se queste cose fossero realizzabili; e rinnegano se stessi, e faticano, e attraversano oceani e deserti, e respirano aria pestilenziale per ottenere quelle cose che non hanno visto, e che per loro sono in un lontano futuro.

E perché il cristiano non dovrebbe sopportare come il lavoro, ed essere disposto a soffrire allo stesso modo, per ottenere la corona invisibile che è incorruttibile e per acquisire la ricchezza invisibile che la falena non corrompe? E inoltre, le persone di questo mondo lottano per quegli oggetti che non hanno visto, senza alcuna promessa o assicurazione che li otterranno. Non poterli concedere li ha promessi; nessuno ha assicurato loro che si allungherà la loro vita per ottenerli.

In un attimo possono essere tagliati fuori e tutti i loro piani frustrati; oppure possono essere completamente delusi e tutti i loro piani falliscono; o se ottengono l'oggetto, può essere insoddisfacente e non fornire alcun piacere come avevano previsto. Ma non così il cristiano. Lui ha:

(1) La promessa della vita.

(2) Ha la certezza che la morte improvvisa non può privarlo di essa. Lo allontana immediatamente dall'oggetto dell'inseguimento, non da esso.

(3) Ha la certezza che, una volta ottenuta, non disgusterà, né sazierà, né decadrà, ma soddisferà tutte le aspettative dell'anima e sarà eterna.

Non dalla vista - Questo può significare che non siamo influenzati dalla vista di queste glorie future, o che non siamo influenzati dalle cose che vediamo. L'idea principale è che non siamo influenzati e governati dalla vista. Non siamo governati e controllati dalle cose che vediamo, e non vediamo quelle cose che effettivamente ci influenzano e ci controllano. In entrambi è la fede che ci controlla, e non la vista.

8 Siamo fiduciosi - 2 Corinzi 5:6. Siamo allegri, coraggiosi e pronti a sopportare la nostra prova. Tyndale lo rende: "siamo di buon agio".

E disposti piuttosto ad essere assenti dal corpo - Preferiremmo morire. La stessa idea ricorre in Filippesi 1:23. “Avere il desiderio di partire e di stare con Cristo; che è molto meglio." Il senso è che Paolo avrebbe preferito morire e andare in paradiso; piuttosto che rimanere in un mondo di peccato e di prova.

Essere presenti con il Signore - Il Signore Gesù; si veda la nota su Atti degli Apostoli 1:24; confronta Filippesi 1:23. L'idea di Paolo è che il Signore Gesù costituirebbe la gloria principale del cielo, e che stare con lui equivaleva a trovarsi in un luogo di perfetta beatitudine.

Non aveva idea di nessun paradiso dove non fosse il Signore Gesù; e stare con lui era essere in paradiso. Quel mondo dove è il Redentore, è il paradiso. Ciò prova anche che gli spiriti dei santi, quando se ne vanno, sono con il Redentore; cioè, sono subito portati in paradiso. Dimostra:

Che non sono annientati.

(2) Che non dormono e rimangono in uno stato di incoscienza, come suppone il Dr. Priestley.

(3)Che non sono in uno stato intermedio, né in uno stato di purgatorio, come suppongono i papisti, né in uno stato in cui tutte le anime dei giusti e degli ingiusti sono riunite in una dimora comune, come molti protestanti hanno supposto; ma,

Che dimorano con Cristo; sono con il Signore ( πρὸς τὸν Κυρίον pros ton Kurion).

Rimangono in sua presenza; partecipano della sua gioia e della sua gloria; sono autorizzati a sedere con lui sul suo trono; Apocalisse 3:21.

La stessa idea che il Salvatore espresse al ladro morente, quando disse: "oggi sarai con me in paradiso"; Luca 23:43.

9 Pertanto - ( Διὸ Dio). Alla luce dei fatti sopra esposti. Poiché abbiamo la prospettiva di una risurrezione e di gloria futura; poiché abbiamo la certezza che c'è una casa non fatta da mani, eterna nei cieli; e poiché Dio ci ha dato questa speranza, e ci ha concesso la caparra dello Spirito, noi facciamo nostro grande scopo di vivere per essere da lui accettati.

Lavoriamo - La parola qui usata ( φιλοτιμούμεθα philotimoumetha, da φίλος philos e τιμὴ timē, amare l'onore) significa propriamente amare l'onore; essere ambizioso. Questo è il suo significato classico abituale.

Nel Nuovo Testamento significa essere ambiziosi nel fare qualsiasi cosa; esercitare se stessi; sforzarsi, come per amore o per senso dell'onore. Come in inglese, per renderlo un punto d'onore fare così e così - Robinson (Lexicon); vedi Romani 15:20; 1 Tessalonicesi 4:1 l. Significa qui, che Paolo ne fece un punto di sforzo costante; era il suo scopo principale e costante vivere in modo da essere gradito a Dio e trovare la sua approvazione ovunque si trovasse.

Se presente o assente - Se presente con il Signore 2 Corinzi 5:8 , o assente da lui 2 Corinzi 5:6; cioè, se in questo mondo o nell'altro; se siamo qui, o spostati in paradiso. Ovunque siamo, o potremmo essere, è e sarà il nostro scopo e obiettivo principale in modo da vivere in modo da assicurarci il suo favore.

Paolo non voleva vivere sulla terra indipendentemente dal suo favore o senza prove che sarebbe stato accettato da lui. Non fece del fatto che fosse assente da lui, e che non lo vedesse con l'occhio fisico, una scusa per camminare nelle vie dell'ambizione, o per cercare i propri scopi e fini. L'idea è che, per quanto riguardava questo punto, per lui non faceva differenza se viveva o moriva; se era sulla terra o in cielo; se nel corpo o fuori dal corpo; era il grande principio fisso della sua natura per vivere in modo da assicurarsi l'approvazione del Signore.

E questo è il vero principio in base al quale il cristiano dovrebbe agire, e agirà. Il fatto che ora sia assente dal Signore non sarà per lui una ragione per cui dovrebbe condurre una vita di peccato e autoindulgenza, più di quanto farebbe se fosse in paradiso; e il fatto che presto sarà con lui non è la ragione principale per cui cerca di vivere in modo da piacergli. È perché questo è diventato il principio fisso dell'anima; lo scopo stesso della vita; e questo principio e questo scopo aderiranno a lui e lo controlleranno ovunque si trovi, o in qualunque mondo possa abitare.

Possiamo essere accettati da lui - L'espressione usata qui εὐάρεστοι εἶναι euarestoi einai significa essere piacevole; e poi essere accettabile, o approvato; Romani 12:1; Romani 14:18; Efesini 5:10; Filippesi 4:18; Tito 2:9.

Il senso qui è che Paolo desiderava ardentemente vivere in modo da piacere a Dio e ricevere da lui i segni e i segni del suo favore. E la verità insegnata in questo versetto è che questo sarà il grande scopo della vita del cristiano, e che non fa differenza per quanto riguarda l'esistenza e il funzionamento di questo principio se un uomo è sulla terra o in cielo. Lo desidererà ugualmente e si sforzerà per esso; e questo è uno dei modi in cui la religione rende un uomo coscienzioso e santo, ed è una migliore custodia e sicurezza per la virtù di tutte le leggi umane e di tutte le restrizioni che possono essere imposte dall'uomo.

10 Perché dobbiamo - ( δεῖ dei). È giusto, appropriato, necessario che tutti noi appaia lì. Questo fatto, a cui ora fa riferimento Paolo, è un altro motivo per cui era necessario condurre una vita santa, e perché Paolo si dedicava con tanta diligenza e abnegazione agli ardui doveri del suo ufficio. C'è una necessità, o un'opportunità, che dovremmo apparire lì per rinunciare al nostro resoconto, perché siamo qui sotto processo: siamo agenti morali responsabili; siamo messi qui per formare personaggi per l'eternità.

Prima di ricevere la nostra assegnazione eterna è giusto che dobbiamo rendere conto del modo in cui abbiamo vissuto e del modo in cui abbiamo migliorato i nostri talenti e privilegi. Nella natura delle cose, è giusto che dobbiamo subire una prova prima di ricevere la nostra ricompensa, o prima di essere puniti; e Dio ha reso necessario e certo, per sua diretta e positiva nomina, che ci ponessimo alla sbarra del giudice finale; vedi Romani 14:10.

Tutti - Sia ebrei che gentili; vecchi e giovani; vincolo e libero; ricco e povero; tutti di ogni classe, e di ogni età, e di ogni nazione. Nessuno scamperà essendo sconosciuto; nessuno in virtù del loro rango, o ricchezza; nessuno perché hanno un carattere troppo puro per essere giudicati. Tutti saranno organizzati in una vasta assemblea, e con riferimento al loro destino eterno; vedi Apocalisse 20:12.

Rosenmuller suppone che l'apostolo qui alluda a un'opinione comune tra gli ebrei che solo i gentili sarebbero stati esposti a severi giudizi nel mondo futuro e che gli ebrei sarebbero stati salvati come una cosa ovvia. Ma l'idea sembra piuttosto essere, che poiché la prova del grande giorno era la più importante che l'uomo potesse subire, e come tutti devono rendere conto lì, Paolo e i suoi compagni di lavoro si dedicarono a instancabile diligenza e fedeltà per poter essere accettato in quel grande giorno.

Appari - ( φανερωθῆναι phanerōthēnai). Questa parola significa propriamente, rendere apparente, manifesto, conosciuto; mostrare apertamente, ecc. Qui significa che dobbiamo essere manifesti, o mostrati apertamente; cioè, dobbiamo essere visti lì, ed essere pubblicamente processati. Non dobbiamo solo stare lì, ma il nostro carattere sarà visto, il nostro deserto sarà conosciuto, il nostro processo sarà pubblico.

Tutti saranno condotti, dalle loro tombe e dai loro nascondigli, e saranno visti al tribunale. Le cose segrete del cuore e della vita saranno tutte manifestate e conosciute.

Il tribunale di Cristo - Il tribunale di Cristo, che è nominato giudice dei vivi e dei morti; vedi la nota Giovanni 5:25; Atti degli Apostoli 10:42; Atti degli Apostoli 17:31 note.

Cristo è nominato per giudicare il mondo; e per questo scopo lo radunerà davanti a lui, e assegnerà a tutti i loro lotti eterni; vedi Matteo 25.

Che ognuno possa ricevere - La parola tradotta “può ricevere” κομίσηται komisētai significa propriamente prendersi cura, provvedere; e nel Nuovo Testamento, portare, portare Luca 7:37; acquisire, ottenere, ricevere. Questo è il senso qui.

Ogni individuo deve prendere, ricevere o portare via la ricompensa appropriata per le transazioni di questa vita di prova; vedi Efesini 6:8; Colossesi 3:25.

Le cose - La giusta ricompensa delle azioni di questa vita. "fatto nel suo corpo". Letteralmente, "le cose attraverso o attraverso ( διὰ dia) il corpo". Tyndale lo rende: "le opere del suo corpo". L'idea è che ogni uomo riceverà una ricompensa adeguata per le azioni di questa vita. Osserva qui:

(1) Che sono le opere fatte nel o attraverso il corpo; non ciò che il corpo stesso ha fatto. È la mente, l'uomo che ha vissuto nel corpo, e ha agito da esso, che deve essere giudicato.

(2) Deve essere per le azioni di questa vita; non per ciò che si fa dopo la morte. Le persone non devono essere giudicate per quello che fanno dopo la morte. Tutto oltre la tomba è o ricompensa o punizione; non è prova. Il destino deve essere stabilito per sempre da ciò che viene fatto in questo mondo di prova.

(3) Deve essere per tutte le azioni compiute nel corpo; per tutti i pensieri, i piani, gli scopi, le parole, così come per tutte le azioni esteriori dell'uomo. Tutto ciò che è stato pensato o fatto deve essere rivisto e l'uomo deve rendere conto di tutto.

In base a ciò che ha fatto - Come esatta punizione per tutto ciò che è stato fatto. Deve essere una ricompensa adeguata e adeguata. La retribuzione deve essere misurata da ciò che è stato fatto in questa vita. Saranno concessi ricompense agli amici e punizioni ai nemici di Dio, proprio in proporzione o adeguatamente alle loro azioni in questa vita. Ogni uomo riceverà proprio ciò che, in tutte le circostanze, dovrebbe ricevere, e ciò che sarà giustizia imparziale nel caso. Il giudizio sarà tale che potrà essere visto come giusto; e come l'universo in generale, e come gli individui stessi vedranno, dovrebbe essere reso.

Che sia buono o cattivo - Se la vita è stata buona o cattiva. La buona volontà non vorrà sfuggire alla prova; il male non potrà. Nessun potere di malvagità, per quanto grande, potrà sfuggire alla prova di quel giorno; nessun crimine che è stato nascosto in questa vita sarà nascosto lì; nessun trasgressore della legge che possa essere sfuggito a lungo alla punizione a causa dei suoi peccati, e che possa essere sfuggito a tutti i tribunali umani, potrà sfuggirvi.

11 Sapendo dunque - Noi che siamo apostoli e che siamo incaricati di predicare il Vangelo, avendo la piena certezza dei terrori del giorno del giudizio e dell'ira di Dio, ci sforziamo di persuadere le persone a prepararsi per incontrarlo e a rinunciare al proprio account.

Il terrore del Signore - Questo è, del Signore Gesù, che siederà sul trono del giudizio, e che deciderà il destino di tutte le genti, 2 Corinzi 5:10; confronta Matteo 25. Il senso è sapere quanto è da temere il Signore; quale oggetto di terrore e di allarme sarà stare al seggio del giudizio; quanto spaventose e terribili saranno le conseguenze della prova di quel giorno.

Il Signore Gesù sarà oggetto di terrore e allarme, oppure sarà un soggetto che incute terrore e allarme stare lì in quel giorno, perché:

Ha tutto il potere ed è nominato per eseguire il giudizio;

Perché tutti lì devono dare un resoconto rigoroso e imparziale di tutto ciò che hanno fatto;

Perché l'ira di Dio si manifesterà nella condanna dei colpevoli.

Sarà un giorno di terribile pianto e allarme quando tutti i vivi ei morti saranno chiamati in giudizio in riferimento al loro destino eterno; e quando innumerevoli schiere di colpevoli e impenitenti saranno gettate nell'inferno eterno. Chi può descrivere l'incredibile terrore della scena? Chi può immaginare gli orrori delle schiere dei colpevoli e dei miserabili che sentiranno poi che il loro destino sarà fissato per sempre in un mondo di indicibili sventure? L'influenza della conoscenza del terrore del Signore sulla mente dell'apostolo sembra essere stata duplice; in primo luogo, un'apprensione di esso come una preoccupazione personale e un desiderio di sfuggirvi, che lo ha portato a una costante abnegazione e fatica; e in secondo luogo, il desiderio di salvare gli altri dall'essere sopraffatti dall'ira di quel terribile giorno.

Persuadiamo gli uomini - Ci sforziamo di persuaderli a fuggire dall'ira a venire; per essere pronto a stare davanti al tribunale e per essere adatto ad entrare in cielo. Osservate qui l'unicità dell'affermazione. Non lo è, guidiamo le persone; o ci sforziamo di allarmare le persone; o spaventiamo le persone; oppure ci appelliamo semplicemente alle loro paure, ma lo è, persuadiamo le persone, ci sforziamo di indurle con tutte le arti della persuasione e dell'argomentazione a fuggire dall'ira a venire.

Il giudizio futuro, e le scene di guai futuri, non sono argomenti adatti per una semplice declamazione. Declamare costantemente il fuoco dell'inferno e la perdizione; fare appello semplicemente alle paure delle persone, non è il modo in cui Paolo e il Salvatore hanno predicato il vangelo. La consapevolezza che ci sarebbe stato un giudizio e che i malvagi sarebbero stati mandati all'inferno, era un motivo potente per Paolo per tentare di "convincere" le persone a sfuggire all'ira, e fu un motivo per il Salvatore di piangere su Gerusalemme, e lamentare la sua follia e il suo destino; Luca 19:41.

Ma coloro che riempiono i loro sermoni con le denunce dell'ira; che si soffermano sulle parole “inferno” e “dannazione”, a scopo di retorica o declamazione, per arrotondare un punto, o semplicemente per suscitare allarme; e che "si danno dannazione intorno alla terra" come se si rallegrassero che la gente dovesse essere condannata, e in un tono e in un modo come se fossero contenti di eseguirla, devono ancora imparare la vera natura del modo per convincere le persone a Dio, e l'effetto proprio di quelle terribili verità sulla mente.

Il vero effetto è produrre tenerezza, sentimento profondo e amore; sollecitare al linguaggio della persuasione e della tenera supplica; condurre le persone a piangere sui peccatori morenti piuttosto che a denunciarli; pregare Dio di avere pietà di loro piuttosto che usare il linguaggio della severità, o assumere toni come se si compiacessero di eseguire la terribile ira di Dio.

Ma siamo resi manifesti a Dio - Il significato di questo è, probabilmente, che Dio vede che siamo sinceri e retti nei nostri scopi e propositi. Conosce i nostri cuori. Tutti i nostri motivi gli sono noti e vede che il nostro scopo è promuovere la sua gloria e salvare le anime delle persone. Probabilmente si dice che questo contrasti con l'accusa che potrebbe essere stata mossa contro di lui da alcuni dei disamorati di Corinto, che è stato influenzato da motivi e scopi impropri. Per far fronte a ciò, dice Paolo, Dio sapeva che stava cercando di salvare le anime e che era mosso da un sincero desiderio di salvarle dai terrori imminenti del giorno del giudizio.

E confido anche... - E confido anche che tu sia convinto della nostra integrità e rettitudine di intenti. Lo stesso sentimento è espresso in altre parole in 2 Corinzi 4:2. È un appello che rivolge loro e l'espressione di una sincera e fiduciosa assicurazione che essi sapevano e sentivano che il suo scopo era retto e il suo proposito sincero.

12 Perché non ci raccomandiamo di nuovo a te - Questo si riferisce a ciò che aveva detto nel versetto precedente. Lì aveva detto di avere una tale coscienza di integrità da potersi appellare a Dio, e di essere persuaso che anche i Corinzi approvassero la sua condotta, o ammettesse di essere influenzato da giusti motivi. Egli qui afferma il motivo per cui aveva detto questo. Non era per raccomandarsi a loro.

Non era per vantarsi del proprio carattere, né per assicurarsi la loro lode o favore. Alcuni potrebbero essere disposti a travisare tutto ciò che Paolo ha detto di se stesso, e a supporre che sia stato detto per mera vanagloria, o per amore di lode. Dice loro, quindi, che il suo unico scopo era la necessaria autodifesa, e perché avessero la più piena evidenza che colui, dal quale si erano convertiti, era un vero apostolo; e che colui che consideravano loro amico e padre nel Vangelo era un uomo di cui non dovevano vergognarsi.

Ma dacci un'occasione - Questo è un modo di esprimersi molto felice. Il senso è: “Sei stato convertito sotto le mie fatiche. Dichiari di considerarmi tuo padre spirituale e amico. Non ho motivo di dubitare del tuo attaccamento a me. Eppure senti spesso il mio nome calunniato, e mi ascolti accusato di volere l'evidenza di essere un apostolo, e di essere vanaglorioso ed egoista. Conosco il tuo desiderio di rivendicare il mio carattere e di dimostrare che siete miei amici.

Perciò dico queste cose di me stesso affinché tu possa così mostrarmi il tuo rispetto e giustificarmi dalle accuse false e calunniose dei miei nemici. Così facendo, potrai rispondere loro; per mostrare che l'uomo che rispetti in questo modo è degno della tua fiducia e stima”.

Per tuo conto - Per il tuo beneficio, o per così dire in auto-rivendicazione per avermi aderito e dimostrando attaccamento a me.

Affinché tu possa avere qualcosa da rispondere loro - Affinché tu possa essere fornito di una pronta risposta quando sei accusato di aderire a un uomo che non ha diritti sull'apostolato, o che è calunniato in qualsiasi altro modo.

Quale gloria in apparenza - I falsi maestri a Corinto. Probabilmente si vantavano del loro rango, della loro eloquenza, dei loro talenti, dei loro vantaggi esteriori; ma non nelle qualità del cuore - in sincerità, onestà, vero amore per le anime. Le loro coscienze non gli permetterebbero di farlo; e sapevano loro stessi che il loro vantarsi era solo una vana finzione, e che non c'era un vero e solido motivo per questo.

Il margine è "in faccia". Il significato è, probabilmente, che il loro motivo di vanto era esterno, ed era quello che si vede dalle persone, e non era piuttosto la coscienza segreta del diritto, che poteva esistere solo nella coscienza e nel cuore. Paolo, invece, si gloriava soprattutto della sua sincerità, della sua onestà, del suo desiderio della loro salvezza; nella sua cosciente integrità davanti a Dio; e non in qualche semplice vantaggio o professione esteriore, nel suo grado, eloquenza o talento.

Di conseguenza, tutta la sua argomentazione qui verte sulla sua sincerità, sulla sua cosciente rettitudine e sulla sua reale considerazione per il loro benessere. E la verità insegnata qui è che la sincerità e l'integrità cosciente sono più preziose di qualsiasi o tutti i vantaggi e le doti esterni.

13 Perché se siamo fuori di noi - Questo è probabilmente progettato per far fronte ad alcune delle accuse che i falsi maestri di Corinto gli hanno mosso, e per fornire ai suoi amici lì una pronta risposta, oltre che per mostrare loro i veri principi su cui egli agito, e il suo vero amore per loro. È del tutto probabile che fosse accusato di essere squilibrato; che molti che si vantavano di prudenza, sobrietà e saggezza, lo consideravano come un pazzo.

Non è stato raro, in ogni caso, per il freddo e il prudente; che i professori formali e gli ipocriti considerino maniaci gli amici affettuosi e zelanti della religione. Festo pensò che Paolo fosse pazzo, quando disse: “Paolo, tu sei fuori di te; molta sapienza ti fa impazzire”, Atti degli Apostoli 26:24; e il Salvatore stesso era considerato dai suoi parenti e amici immediati come fuori di sé, Marco 3:21.

E in ogni momento ci sono stati molti, sia nella chiesa che fuori di essa, che hanno considerato squilibrati gli amici dei risvegli e delle missioni, e tutti coloro che hanno mostrato uno straordinario zelo nella religione. Lo scopo di Paolo qui è di mostrare, qualunque fosse l'apparenza o la stima che essi attribuivano alla sua condotta, quali erano i veri principi che lo azionavano. Questi erano lo zelo per Dio, l'amore per la chiesa e le influenze vincolanti dell'amore di Cristo, 2 Corinzi 5:14.

La parola qui tradotta come “essere fuori di noi stessi” ( ἐξέστημεν exestēmen, da ἐξίστημι existēmi) significa propriamente, mettere fuori posto; essere messo fuori posto; e poi essere sbalordito, stupire, colmare di stupore; Luca 24:22; Atti degli Apostoli 8:9 , Atti degli Apostoli 8:11; e poi essere fuori di testa, essere squilibrato. Qui significa che furono accusati di essere squilibrati, o che altri stimarono, o professarono di stimare Paolo ei suoi compagni di lavoro squilibrati.

È a Dio - È nella Causa di Dio, e dall'amore a lui. È un tale zelo per lui; un interesse così coinvolgente per la sua causa; un tale amore che spinge a una così grande abnegazione e ci insegna ad agire in modo tanto diverso dagli altri da portarli a pensare che siamo squilibrati. La dottrina qui è che ci possa essere un tale zelo per la gloria di Dio, un desiderio così attivo e ardente di promuovere il suo onore, da portare gli altri ad accusarci di squilibrio.

Non prova però che un uomo sia squilibrato in materia di religione perché è diverso dagli altri, o perché segue un corso di vita che differisce materialmente da quello degli altri professori di religione, e dall'uomo di mondo. Potrebbe essere l'uomo veramente sano, dopotutto; e tutta la follia che può esistere può esserci dove c'è una professione di religione senza zelo; una credenza professata nell'esistenza di Dio e nelle realtà dell'eternità, che non produce alcuna differenza nella condotta tra il professore e le altre persone; o una totale indifferenza per le realtà eterne quando un uomo cammina sull'orlo della morte e dell'inferno.

Ci sono alcune persone che diventano squilibrate dalla religione; ci sono milioni di persone senza religione che si comportano da pazzi. E i più alti casi di follia nel mondo sono quelli che camminano su un inferno eterno senza apprensione o allarme.

O se siamo sobri - Se siamo sani di mente o di mente sana; confronta Marco 5:15. Tyndale rende tutto questo passaggio: “Poiché se siamo troppo ferventi, per Dio siamo troppo ferventi; se misuriamo, per la nostra causa misuriamo». Il senso sembra essere: "se siamo considerati sani di mente e di mentalità sobria, come confidiamo che ammetterai che siamo, è per il tuo bene.

Qualunque sia la stima in cui siamo tenuti, siamo influenzati dall'amore per Dio e dall'amore per l'uomo. In tale causa, non possiamo che manifestare zelo e abnegazione che possono esporci all'accusa di squilibrio mentale; ma confidiamo ancora che da te saremo considerati influenzati da una mente sana. Cerchiamo il tuo benessere. Lavoriamo per te. E confidiamo che apprezzerete le nostre motivazioni e ci considererete veramente sobri".

14 Per amore di Cristo - In questo versetto Paolo mette in evidenza il principio che lo ha azionato; la ragione del suo zelo straordinario e disinteressato. Cioè, che fu influenzato dall'amore che Cristo aveva mostrato nel morire per tutte le persone, e dall'argomento che fu fornito da quella morte riguardo al carattere e alla condizione attuale dell'uomo (in questo versetto); e dell'obbligo di coloro che si professavano suoi veri amici 2 Corinzi 5:15.

La frase “l'amore di Cristo” ( ἀγάπη τοῦ Χριστοῦ agapē tou Christou) può indicare sia l'amore che Cristo ha verso di noi, e che ha manifestato, sia il nostro amore verso di lui. Nel primo senso la frase "l'amore di Dio" è usata in Romani 5:8; 2 Corinzi 13:13 , e la frase "amore di Cristo" in Efesini 3:14.

La frase è usata in quest'ultimo senso in Giovanni 15:9 e Romani 8:35. È impossibile determinare il senso con certezza, ed è solo dalla visione che sarà presa della connessione e dell'argomento che determinerà in qualche modo il significato.

Gli espositori differiscono al riguardo. Mi sembra che la frase qui significhi l'amore che Cristo ha avuto verso di noi. Paolo parla della sua morte per tutti come del motivo per cui è stato spinto al percorso di abnegazione che ha manifestato. Cristo è morto per tutti. Erano tutti morti. Cristo ha manifestato il suo grande amore per noi, e per tutti, donandosi per morire; ed era questo amore che Cristo aveva mostrato che spingeva Paolo ai propri atti di amore e di abnegazione.

Si diede alla sua grande opera spinto da quell'amore che Cristo aveva mostrato; dalla vista della condizione di rovina dell'uomo che quel lavoro ha fornito; e dal desiderio di emulare il Redentore, e di possedere lo stesso spirito che manifestava.

Ci costringe - ( συνέχει sunechei). Questa parola ( συνέχω sunechō) significa propriamente, tenere insieme, premere insieme, tacere; poi premere, sollecitare, incitare o eccitare. Qui significa che il motivo impellente, o eccitante, nelle fatiche e nelle abnegazioni di Paolo, era l'amore di Cristo, l'amore che aveva mostrato ai figli degli uomini.

Cristo ha tanto amato il mondo da dare se stesso per esso. Il suo amore per il mondo era una dimostrazione che le persone erano morte nei peccati. E noi, spinti dallo stesso amore, siamo spinti ad amare atti di zelo e abnegazione per salvare il mondo dalla rovina.

Perché così giudichiamo - greco "Noi giudichiamo questo;" cioè, determiniamo così nella nostra mente, o così decidiamo; o questa è la nostra ferma convinzione e convinzione: arriviamo a questa conclusione.

Che se uno morisse per tutti - Supponendo che uno morisse per tutti; o dando per scontato che uno morisse per tutti, ne consegue che tutti erano morti. Colui che qui è morto per tutti è senza dubbio il Signore Gesù. La parola "per" ( ὑπὲρ huper) significa al posto di, invece di; vedi Filippesi 2:13 e 2 Corinzi 5:20.

Significa che Cristo ha preso il posto dei peccatori, ed è morto al loro posto; che sopportò quello che era un ampio equivalente per tutte le punizioni che sarebbero state inflitte se avessero dovuto subire la giusta pena della Legge; che sopportò tante sofferenze, e che Dio con i suoi grandi dolori sostituiti fece una tale espressione del suo odio per il peccato, da rispondere allo stesso fine nell'esprimere il suo senso del male del peccato, e nell'impedire ad altri di trasgredire, come se i colpevoli dovevano subire personalmente la piena pena della Legge.

Se ciò fosse fatto, naturalmente, i colpevoli potrebbero essere perdonati e salvati, poiché tutti i fini che potrebbero essere compiuti con la loro distruzione sono stati compiuti dalle sofferenze sostituite del Signore Gesù; vedi le note su Romani 3:25 , dove questo argomento è trattato a lungo.

La frase “per tutti” ( ὑπὲρ πάντων huper pantōn) significa ovviamente per tutta l'umanità; per ogni uomo. Questa è un'espressione estremamente importante riguardo all'estensione dell'espiazione che fece il Signore Gesù, e mentre dimostra che la sua morte fu vicaria, cioè al posto di altri, e per il loro bene, dimostra anche che l'espiazione era generale, e non aveva, di per sé considerato, alcuna limitazione, né particolare riferimento a nessuna classe o condizione delle persone; e nessuna particolare applicabilità ad una classe più che ad un'altra.

Non c'era nulla nella natura dell'espiazione che la limitasse a qualsiasi classe o condizione; non c'era nulla nel disegno che lo rendesse, di per sé, più applicabile a una parte dell'umanità che a un'altra. E qualunque cosa possa essere vera riguardo al fatto quanto alla sua effettiva applicabilità, o riguardo allo scopo di Dio di applicarlo, è dimostrato da questo passaggio che la sua morte aveva un'applicabilità originale a tutti, e che i meriti di quella bastava la morte per salvare tutti. L'argomento a favore dell'espiazione generale, da questo passaggio, consiste nei seguenti punti:

(1) Che Paolo assume questo come cosa ben nota, indiscutibile e universalmente ammessa, che Cristo è morto per tutti. Non ritenne necessario entrare nell'argomento per dimostrarlo, né tanto meno affermarlo formalmente. Era così noto, e così universalmente ammesso, che ne fece un primo principio - una posizione elementare - una massima su cui basare un'altra importante dottrina - vale a dire, che tutti erano morti. Era un punto che, secondo lui, nessuno avrebbe messo in discussione; una dottrina che potrebbe essere posta come base di un argomento, come uno dei primi principi o massime della scienza.

(2) È il significato chiaro e ovvio dell'espressione - il senso che colpisce tutte le persone, a meno che non abbiano qualche teoria a sostegno del contrario; e richiede tutta l'ingegnosità che le persone possono mai comandare per far sembrare anche plausibile, che ciò sia coerente con la dottrina di un'espiazione limitata; molto di più per far capire che non significa tutto. Se a un uomo viene detto che tutta la famiglia umana deve morire, l'interpretazione ovvia è che si applica a ogni individuo.

Se si dicesse che tutti i passeggeri a bordo di un battello a vapore sono annegati, l'interpretazione ovvia è che si trattava di ogni individuo. Se gli venisse detto che una nave è naufragata e che tutto l'equipaggio è morto, l'interpretazione ovvia sarebbe che nessuno è fuggito. Se si dicesse che tutti i detenuti di un ospedale erano malati, si capirebbe che non c'era un individuo che non fosse malato. Tale è l'opinione che avrebbero 999 persone su 1.000, se si dicesse che Cristo è morto per tutti; né potevano concepire come ciò potesse essere coerente con l'affermazione che morì solo per gli eletti, e che gli eletti erano solo una piccola parte della famiglia umana.

(3) Questa interpretazione è conforme a tutte le dichiarazioni esplicite sul disegno della morte del Redentore. Ebrei 2:9 , "affinché egli, per grazia di Dio, gustasse la morte per ogni uomo;" confronta Giovanni 3:16 , “Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.

" 1 Timoteo 2:6 , "che ha dato se stesso in riscatto per tutti". Vedi Matteo 20:28 : "Il Figlio dell'uomo è venuto a dare la sua vita in riscatto per molti". 1 Giovanni 2:2 ”, ed egli è la propiziazione per i nostri peccati, e non solo per i nostri, ma anche per i peccati di tutto il mondo”.

(4) Anche il fatto che in base all'espiazione operata dal Redentore, la salvezza è offerta da Dio a tutti gli uomini, è una prova che Egli è morto per tutti. Agli apostoli fu ordinato di andare "in tutto il mondo e di predicare il vangelo ad ogni creatura", con la certezza che "chi crederà e sarà battezzato, sarà salvato"; Marco 16:15; e dovunque nella Bibbia si fanno a tutta l'umanità le offerte più piene e gratuite di salvezza; confronta Isaia 55:1; Giovanni 7:37; Apocalisse 22:17.

Queste offerte sono fatte sulla base del fatto che il Signore Gesù è morto per le persone; Giovanni 3:16. Sono offerte di salvezza mediante il vangelo, di perdono dei peccati e di vita eterna da fare «ad ogni creatura». Ma se Cristo è morto solo per una parte, se c'è una larga parte della famiglia umana per la quale è morto in nessun modo; se non c'è alcun provvedimento per loro, allora Dio deve saperlo, e allora le offerte non possono essere fatte con sincerità, e Dio li stuzzica con le offerte di ciò che non esiste e che sa non esistere .

Non serve qui dire che il predicatore non sa chi sono gli eletti, e che è obbligato a fare l'offerta a tutti affinché gli eletti possano essere raggiunti. Perché non è solo il predicatore che offre il vangelo. È Dio che lo fa, e sa chi sono gli eletti, eppure offre la salvezza a tutti. E se non c'è salvezza fornita per tutti, e nessuna possibilità che tutti coloro a cui viene l'offerta debbano essere salvati, allora Dio è insincero; e non c'è modo possibile di rivendicare il suo carattere.

(5) Se questa interpretazione non è corretta, e se Cristo non è morto per tutti, allora l'argomento di Paolo qui è un non sequitur, ed è privo di valore. La dimostrazione che tutti sono morti, secondo lui, è che Cristo è morto per tutti. Ma supponiamo che volesse dire, o che sapesse, che Cristo è morto solo per una parte, per gli eletti, allora come starebbe l'argomento, e quale sarebbe la sua forza? “Cristo è morto solo per una parte del genere umano, quindi tutti sono peccatori.

La medicina è fornita solo per una parte dell'umanità, quindi tutti sono malati. Il perdono è offerto solo alla parte, quindi tutti sono colpevoli”. Ma Paolo non ha mai ragionato in questo modo. Credeva che Cristo fosse morto per tutta l'umanità, e in base a ciò dedusse subito che tutti avevano bisogno di tale espiazione; che tutti erano peccatori e che tutti erano esposti all'ira di Dio. E l'argomento è così, e solo così, sano. Ma ci si può ancora chiedere: qual è la forza di questo argomento? In che modo il fatto che Cristo morì per tutti, prova che tutti erano peccatori, o morti nel peccato? Rispondo:

(a) Nello stesso modo in cui fornire medicine a tutti, dimostra che tutti sono malati, o che possono essere malati; e offrire il perdono a tutti coloro che sono in una prigione, prova che tutti sono colpevoli. Che insulto è offrire una medicina a un uomo sano; o perdono a un uomo che non ha violato alcuna legge! E ci sarebbe lo stesso insulto nell'offrire la salvezza a un uomo che non era peccatore, e che non aveva bisogno di perdono.

(b) La dignità del sofferente, e l'entità delle sue sofferenze, provano che tutti erano sotto un carico di colpa profondo e spaventoso. Un tale essere non sarebbe venuto a morire a meno che la razza non fosse stata apostata; né avrebbe sopportato dolori così grandi se una malattia profonda e spaventosa non si fosse diffusa nel mondo. L'ansia profonda; le lacrime; le fatiche; le sofferenze ei gemiti del Redentore mostrano quale fosse il suo senso della condizione dell'uomo, e provano che li considerava degradati, caduti e perduti.

E se il Figlio di Dio, che conosce tutti i cuori, li considerava perduti, sono perduti. Non si è sbagliato riguardo al carattere dell'uomo, e non ha dato la sua vita sotto l'influenza dell'illusione e dell'errore. Se alla vista che è stata presa di questo importante passaggio si obietta che l'opera di espiazione deve essere stata in larga misura vana; che in realtà è stato applicato solo a una parte relativamente piccola della famiglia umana, e che è irragionevole supporre che Dio soffrirebbe così grandi dolori da sopportare per nulla, possiamo rispondere:

(1) Che potrebbe non essere stato vano, sebbene possa essere stato rifiutato da gran parte dell'umanità. Potrebbero esserci stati altri scopi da essa compiuti oltre alla salvezza diretta delle persone. Faceva molto quando rendeva coerente che Dio offrisse la salvezza a tutti; è molto che Dio possa essere visto come giusto e tuttavia perdona il peccatore; fu molto quando si evidenziò il suo odio deciso per il peccato e il suo proposito di onorare la sua legge; e per quanto riguarda la benevolenza e la giustizia di Dio verso gli altri esseri e verso altri mondi, molto, molto è stato guadagnato, sebbene tutta la razza umana avesse rifiutato il piano e fosse andata perduta, e riguardo a tutti questi oggetti, il piano non era invano, e le sofferenze del Redentore non furono per niente. Ma,

(2) È in accordo con ciò che vediamo ovunque, quando molto di ciò che Dio fa sembra ai nostri occhi, anche se non ai suoi, essere vano. Quanta pioggia cade su sabbie sempre sterili o su rocce brulle, ai nostri occhi invano! Quali inondazioni di luce si riversano ogni giorno su aride distese, o oceani non attraversati, ai nostri occhi invano! Quanti fiori effondono la loro fragranza nel deserto e 'sprecano la loro dolcezza nell'aria del deserto', a quanto pare per niente! Quante perle giacciono inutili nell'oceano; quanto oro e argento nella terra; quanti diamanti in mezzo a rocce a noi sconosciute, e apparentemente invano! Quanti alberi alti alzano la testa nel deserto incontaminato e dopo secoli di sosta cadono sulla terra e si decompongono, invano ai nostri occhi! E quanta virtù medicinale viene creata da Dio ogni anno nel mondo vegetale che è sconosciuto all'uomo, e che si decompone e si perde senza togliere nessuna malattia, e che sembra crearsi invano! E quanto tempo è passato prima che le medicine più preziose fossero scoperte e applicate per alleviare il dolore o rimuovere le malattie! Anno dopo anno, ed età dopo età, esistevano in un mondo sofferente, e la gente moriva forse a pochi metri dalla medicina che li avrebbe alleviati o salvati, ma era sconosciuta, o se conosciuta ignorata.

Ma stavano arrivando i tempi in cui il loro valore sarebbe stato apprezzato e in cui sarebbero stati applicati a beneficio di chi ne soffriva. Così con il piano di salvezza. Può essere respinta, e le sofferenze del Redentore possono sembrare essere state inutili. Ma saranno ancora di valore per l'umanità; e quando verrà il tempo per il mondo intero di abbracciare il Salvatore, non mancherà di sufficienza nel piano di redenzione, e nei meriti del Redentore per salvare tutta la razza.

(Una misura di verità è, senza dubbio, coinvolta in questa controversia relativa all'universalità dell'espiazione; e la discussione sull'argomento in America, e più recentemente in questo paese, non può non produrre in definitiva i risultati più benefici. Tuttavia dobbiamo esprimere il nostro convinzione, che l'apparente differenza di opinioni tra gli evangelici, sia nata da un reciproco malinteso, e che tale malinteso dall'uso di una fraseologia ambigua.

Uno dice, Cristo è morto per tutti gli uomini. No, dice un altro, solo per gli eletti. La disputa va avanti all'infinito, finché alla fine si scopre che mentre le stesse parole venivano usate dai contendenti, ognuno attribuiva ad esse il proprio significato. Questa ambiguità è dolorosamente sentita nel trattato di un illustre scrittore, che recentemente è apparso sul lato limitato della questione. Non spiega, finché non è avanzato molto nella discussione, che senso ha la fraseologia comune di "Cristo morente per tutti gli uomini".

Tuttavia ci dice in seguito che lo comprende nel senso più alto di assicurare loro la salvezza; quando siamo convinti, che gran parte dell'argomento avrebbe potuto essere risparmiato, o in ogni caso diretto meglio, che contro una posizione che pochi o nessuno mantengono. L'autore stesso ne è consapevole. “La questione”, dice, “potrebbe, forse, essere stata risolta all'inizio da un'attenta definizione dei termini; ma ho volutamente rinviato a farlo, giudicando, che potesse essere fatto con migliore effetto man mano che la discussione procedeva.

Parlando della morte del Salvatore per le persone, o della morte per i peccatori, ho usato l'espressione in quello che io considero il significato stretto e proprio, vale a dire, come significare la sua morte con l'intenzione di salvarli. Questo, tuttavia, non è l'unico significato che avrà l'espressione, Per tutte le persone, per i peccatori in generale, il Salvatore è morto. Morì nella loro natura, morì in loro vece, morì onorando la Legge che avevano violato; in altre parole, morì rimuovendo ogni ostacolo legale che impediva loro di ottenere la vita”.

La morte di Cristo, la redenzione del suo popolo, p. 70. Ora, è solo in quest'ultimo senso che qualsiasi sostenitore razionale dell'aspetto generale nell'espiazione sosterrà che Cristo è morto per tutte le persone. Né potrebbe desiderare un linguaggio migliore in cui esprimere le sue opinioni, di quello fornito nella citazione di cui sopra. Che l'espiazione abbia certi aspetti generali è ormai quasi ammesso da tutti.

"Generale deve essere in un certo senso", dice l'autore già citato, "se in un certo senso è applicabile a tutti, e che questo è il caso l'affermazione precedente lo dimostra innegabilmente", p. 68. L'aspetto generale dell'espiazione è argomentato, da quei noti passaggi in cui si dichiara di avere un riferimento alle persone, tutte le persone, il mondo, e il mondo intero. Il lettore troverà alcuni di questi passaggi citati sopra nel commento. Di questa fraseologia universale sono state date varie spiegazioni.

Alcuni hanno fornito l'aggettivo qualificante "eletto" in questi luoghi, dove si dice che il progetto di espiazione abbracci il "mondo". Gli scrittori moderni di altissimo nome, tuttavia, e da entrambe le parti della questione, hanno gareggiato nel loro indignato ripudio di tale imprecazione. “Mi sono sentito”, dice il dottor Wardlaw, “lontano dall'essere soddisfatto di un modo comune di interpretare alcuni di quei testi che esprimono l'entità dell'espiazione in termini universali per mezzo di un comodo supplemento.

Secondo questo metodo di spiegazione, il mondo è, in tali occorrenze, fatto significare il 'mondo eletto', inserendo la parola 'eletto' come supplemento, concepito come necessario per la consistenza della Scrittura. Un 'mondo eletto', infatti, è diventato una frase di uso comune con una particolare classe di commentatori e teologi; essendo adoperato con altrettanta naturale libertà, come se avesse effettivamente avuto la sanzione dell'uso ordinario nel volume sacro; ma non si trova lì”.

E soggiunge il dottor Marshall, scrivendo sul lato limitato della domanda: "Certamente non si trova lì, e con ogni parola di questa meritata censura sono d'accordo cordialmente". Ecco allora un principio di interpretazione abbastanza esploso, e pochi al giorno d'oggi avranno il coraggio di abbracciarlo. Di nuovo, è stata spiegata indiscriminatamente la fraseologia del mondo dei Giudei e dei Gentili, dei Gentili come degli Ebrei; e coloro che adottano questo punto di vista ci dicono che il sistema ebraico era ristretto ed esclusivo, abbracciando un solo popolo, la progenie di Abramo; che era disegno di Dio, nella pienezza dei tempi, allargare la sua chiesa e ricevere nelle sue ampie braccia persone di tutte le nazioni, Ebrei e Gentili, Barbari e Sciti, vincolati e liberi; che la morte di Cristo fu insieme compimento e abrogazione del sistema tipico con tutti i suoi riti speciali ed esclusivi; che per essa fu abbattuto il muro di mezzo tra l'ebreo e il resto del mondo; che, quindi, era naturale rappresentarlo come un riferimento a tutte le persone e al mondo, anche quando l'universalità assoluta non era e non poteva essere intesa.

Un così vasto ampliamento della scala su cui dovevano ora essere conferite le benedizioni spirituali, in conseguenza della morte di Cristo, non avrebbe potuto essere espresso, si sostiene, in nessun altro o in termini meno universali. Vedi questa visione del soggetto ben esposta in Hill's System, vol. ii., 2 Corinzi 5.

A questo principio interpretativo non abbiamo grandi obiezioni. C'è senza dubbio molta verità in esso. Fornisce un prezioso aiuto nell'indagine di molti passaggi. Ma non c'è un senso in cui quell'espiazione ha un aspetto assolutamente per tutti e per ogni uomo? Come abbiamo visto ammesso sopra. Ora, se il Salvatore «è morto in natura e in luogo di tutti, rimuovendo ogni impedimento legale che impedisse loro di ottenere la vita», come avviene, che questo aspetto universale non può essere trovato in nessuno di coloro che sono confessati i più passaggi universali nella Bibbia? Se è vero, deve essere trovato da qualche parte nelle scritture, e da nessuna parte così probabile, come in questa classe di testi; e il linguaggio, inoltre, è proprio come è naturalmente adatto ad esprimere questo senso.

Mentre poi permettiamo, che la fraseologia in questione possa essere in parte spiegata dall'ammissione dei pagani così come degli ebrei nel regno di Dio; sosteniamo allo stesso tempo, che non c'è nulla in esso che ci impedisca di includere tutto in ciascuna di quelle divisioni dell'umanità. Anzi, se gli apostoli avessero voluto esprimere questa idea, come avrebbero potuto farlo altrimenti? "Di' se vuoi", dice il dott.

Wardlaw, commentando Giovanni 3:16 , "che il 'mondo' significa ebrei e gentili, tuttavia se non è un numero definito di ebrei e gentili, sono ebrei e gentili che insieme compongono il mondo dell'umanità".

Che l'espiazione, infatti, abbia un certo aspetto benigno verso tutte le persone, appare dalla sua stessa natura. L'esatto punto di vista equivalente, come non è stato impropriamente definito, è ora quasi abbandonato. Raramente troviamo qualcuno che afferma che Cristo ha sopportato esattamente ciò che gli eletti avrebbero sofferto e meritato, e che, quindi, nella sua morte può essere sufficiente per quel numero favorito e per nessuno oltre.

Qual è allora la luce in cui dovrebbe essere considerata l'espiazione di Cristo? Riteniamo che l'unico resoconto razionale e scritturale di esso sia quello che lo considera un grande schema correttivo, che lo ha reso coerente con l'onore divino e tutti gli interessi dell'amministrazione divina, per estendere la misericordia ai colpevoli in generale, e che sarebbe stato ugualmente necessario, se ci fosse stata l'intenzione di salvarne uno solo, o un milione; numeri infatti non fanno parte della domanda.

Ecco allora qualcosa di fatto, che rimuove gli ostacoli legali e apre così a tutti la via del paradiso. E se qualcuno non vi entra, la sua incapacità è morale, e non sta in alcuna insufficienza del provvedimento divino. Questa visione, tuttavia, sembra fornire un giusto fondamento per l'universalità degli inviti evangelici, mentre attribuisce al peccatore stesso la colpa di aver rifiutato le disposizioni evangeliche.

Fin qui ci sentiamo disposti a concordare con il nostro autore nel suo commento, o meglio dissertazione sul versetto e sull'argomento che esso comporta. Riteniamo, tuttavia, che l'espiazione abbia un aspetto speciale oltre che generale; che mentre è gloriosamente vero che guarda a tutte le persone, ha allo stesso tempo un riguardo speciale per alcuni. Ci opponiamo, quindi, all'affermazione, “che l'espiazione in sé considerata non aveva alcuna limitazione e nessun particolare riferimento ad alcuna classe o condizione di persone, e nessuna particolare applicabilità ad una classe più che ad un'altra.

“Questo è simile a certe affermazioni avventate che sono state recentemente correnti nel nostro paese; poiché "mentre l'espiazione apre la porta della misericordia a tutti, non assicura la salvezza a nessuno"; che “Cristo è morto tanto per quelli che periscono, quanto per quelli che sono salvati”. Non possiamo invidiare quella reputazione di acutezza che può essere acquisita dal libero uso di tale linguaggio.

Non è disegno di Dio salvare il suo popolo? Non è l'espiazione il mezzo con cui lo fa, il mezzo con cui si realizza lo scopo di eleggere l'amore? Eppure questa espiazione non ha un riferimento speciale agli eletti? Inoltre, se è il mezzo per salvarli, non assicura la loro salvezza? Certamente, tra le persone, se si escogitassero mezzi efficaci per raggiungere un fine particolare, si direbbe che quel fine è assicurato da tali mezzi.

Lo scrittore è consapevole dell'ingegnosa evasione, che è il grazioso proposito di Dio applicare l'espiazione, e non l'espiazione stessa, che la collega con gli eletti e assicura la loro salvezza. Ci viene detto, inoltre, che dovremmo considerare l'espiazione da sola e considerarla in modo filosofico. Lo scopo da applicare è un accordo successivo. Ma prima, lo scopo di applicare l'espiazione a una classe speciale, non differisce in nulla dal progetto originale di salvare tale classe mediante essa, poiché tale scopo deve essere stato presente alla mente di Dio nel determinare l'espiazione.

Dire che Dio salva un certo numero mediante l'espiazione, e che tuttavia nel farla non aveva nessun disegno speciale a loro favore, per quanto possa raccomandarsi alla raffinatezza filosofica, sarà sempre respinto dal senso comune dell'umanità. Secondo. Se dobbiamo considerare l'espiazione al di fuori di qualsiasi scopo speciale ad essa connesso, perché non spogliarla anche di ogni scopo generale, in modo da poterla considerare con fermezza di per sé, e in tal modo ridurla a una mera astrazione, sulla quale nulla potrebbe essere affermato o negato?

I sostenitori dell'espiazione universale, o alcuni dei più avanzati tra loro, hanno recentemente portato le loro opinioni fino a negare che Dio nel fornire l'espiazione, o Cristo nel farla, abbia avuto un amore speciale per gli eletti. Un eminente scrittore da quella parte, tuttavia, al quale si è già fatto riferimento, mentre si spinge fino a negare un disegno speciale, sostiene l'esistenza di un amore speciale e amministra un rimprovero a quelli del suo stesso partito, che si spingono fino a questo punto .

Questa è davvero una concessione importante, perché l'amore speciale non è molto diverso da un disegno speciale, né è facile vedere come, nella mente di Dio, l'uno possa sussistere senza l'altro. “L'amore del Padre è la stessa cosa dell'elezione. L'elezione non è altro che l'amore del Padre formato in uno scopo” - Marshall. Oppure il punto può essere messo in questo modo. Dio nel provvedere l'espiazione aveva un amore speciale per gli eletti? Dov'è la prova? Senza dubbio in quella stessa disposizione. Ma se Dio nel farlo non aveva intenzione di salvarli da essa, la prova non solo è indebolita, ma distrutta. L'amore speciale, quindi, implica necessariamente un design speciale.

Per eliminare qualsiasi cosa come la specialità del disegno, molto è stato detto sull'ordine dei decreti divini, specialmente sul fatto che il decreto di espiazione, o quello di elezione, sia il primo in ordine di natura. Se quella dell'espiazione è la prima, si afferma che la specialità è fuori questione, poiché questa è assicurata solo dall'elezione, che è una disposizione posteriore. Su questo argomento è più facile oscurare il consiglio con parole senza conoscenza, che parlare in modo intelligibile.

Può essere ragionevolmente interrogato, se coloro che hanno scritto di più su di esso, comprendono appieno se stessi. Né si può fare a meno di lamentarsi che una così grande parte della controversia si sia svolta su questo punto, che finora è sfuggito alla presa dei più profondi, e ha trascinato i controversi in regioni del pensiero, troppo alte per i voli più arditi. dell'intelletto umano. Dopo tutto ciò che si può dire sull'argomento, si deve ammettere che tutta la disposizione connessa con la salvezza dell'uomo, esisteva simultaneamente nella mente di Dio, né nessuno si alzerà molto più saggio dalle indagini su quale sia stato il primo e quale sia l'ultimo.

La verità su tutto l'argomento, quindi, sembra essere che mentre l'espiazione ha un riferimento generale verso tutti, ha allo stesso tempo un riferimento speciale agli eletti di Dio, o come è ben espresso in una recente decisione sinodale , «Il Salvatore nel fare l'espiazione aveva un rapporto speciale di alleanza con gli eletti; aveva un amore speciale per loro e assicurava infallibilmente la loro salvezza eterna, mentre la sua obbedienza fino alla morte offriva una tale soddisfazione alla giustizia di Dio, come quella sulla base di essa, in coerenza con il suo carattere e la sua legge, la porta della misericordia è aperto a tutte le persone, e per la loro accettazione si presenta una salvezza piena e gratuita.

L'aspetto speciale, infatti, non dovrebbe essere negato più di quello generale. Si basa su un gran numero di quelli che possono essere chiamati testi speciali; come, "Anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per essa, per santificarla e purificarla", ecc. "Per la trasgressione del mio popolo è stato colpito". “ Efesini 5:25 la mia vita per le pecore”, Efesini 5:25; Isaia 53:8; Giovanni 10:15.

Né vale dire di questa numerosa classe di passaggi, che trovano una spiegazione sufficiente nello scopo dell'applicazione, che è connesso con il rimedio per il peccato, poiché la maggior parte di essi sono di un tipo che collega direttamente la salvezza degli eletti con l'espiazione stessa, e non con alcuno scopo successivo di applicarla. Questa idea sembra solo un ingegnoso cambiamento per sostenere una teoria preferita. Quanto è diretto, per esempio, questo collegamento nel brano seguente: “che mi ha amato e ha dato se stesso per me.

“Nessuno che non avesse una teoria da supportare, penserebbe mai di introdurre un after design di applicazione per spiegare questo. Infatti, come osserva un abile recensore in uno dei nostri periodici dello schema che esclude un disegno speciale, «separa troppo l'espiazione dalla salvezza dell'uomo. Non collega affatto coloro che sono salvati, coloro che sono rigenerati dalla grazia divina, specialmente con il sacrificio di Cristo.

Un altro importante ramo di evidenza su questo punto, sta nel rapporto speciale che Cristo morendo mantenne verso il suo popolo, come quello di pastore, sposo, garante, ecc., e che non può essere spiegato su nessun altro principio che quello del disegno speciale .

Se si pone la domanda, come conserviamo la nostra coerenza, mantenendo così sia la visione generale che quella speciale, rispondiamo, in primo luogo, che se entrambe le opinioni si trovano nella Scrittura, non importa se possiamo spiegare la coerenza tra loro o no. Ma in secondo luogo, non è così difficile come alcuni potrebbero immaginare, concepire che Dio stabilisca un rimedio con un aspetto generale verso la razza, ma specialmente destinato a garantire la salvezza del suo popolo eletto.)

Allora erano tutti morti - Tutti morti nel peccato; cioè, tutti erano peccatori. Il fatto che sia morto per tutti dimostra che tutti erano trasgressori. La parola “morto” non è di rado usata nelle scritture per indicare la condizione dei peccatori; vedi Efesini 2:1. Non significa che i peccatori siano in tutti i sensi, e sotto tutti gli aspetti come un cadavere senza vita, perché non lo sono.

Sono ancora agenti morali e hanno una coscienza. e sono capaci di pensare, parlare e agire. Ciò non significa che non abbiano più potere di uno nella tomba, perché hanno più potere. Ma significa che c'è una sorprendente somiglianza, per certi aspetti, tra un morto e un peccatore. Questa somiglianza non si estende a tutto, ma per molti aspetti è molto sorprendente.

(1) Il peccatore è insensibile alle glorie del mondo celeste e agli appelli del Vangelo, come un cadavere lo è a ciò che accade intorno o sopra di esso. Il corpo che giace nella tomba è insensibile alla voce dell'amicizia, e al fascino della musica, e al ronzio degli affari, e ai piani di guadagno e di ambizione; e così il peccatore è insensibile a tutte le glorie del mondo celeste, e a tutti gli appelli che gli vengono fatti, e a tutti gli avvertimenti di Dio. Vive come se non ci fossero né il paradiso né l'inferno; nessun Dio e nessun Salvatore.

(2) C'è bisogno dello stesso potere divino per convertire un peccatore che è necessario per risuscitare i morti. La stessa causa non esiste, rendendo necessaria l'esistenza di quel potere, ma è un fatto che un peccatore non sarà convertito dal proprio potere più di quanto un morto risusciterà dalla tomba per il proprio potere. Nessun uomo si è mai convertito senza il diretto arbitrio divino, così come Lazzaro non è stato risuscitato senza il diretto arbitrio divino.

E non c'è descrizione più giusta o malinconica che si possa dare dell'uomo, che dire che è morto nei peccati. È insensibile a tutti gli appelli che Dio gli rivolge; è insensibile a tutte le sofferenze del Salvatore ea tutte le glorie del cielo; vive come se queste non esistessero, o come se non si occupasse di esse; i suoi occhi non vedono in loro più bellezza di quanto non vedano i bulbi oculari ciechi dei morti nel mondo materiale; il suo orecchio è disattento alle chiamate di Dio e al Vangelo come l'orecchio dei morti lo è alla voce dell'amicizia o al fascino della melodia; e in un mondo che è pieno di Dio, e che potrebbe essere pieno di speranza, vive senza Dio e senza speranza.

15 E che morì per tutti... - Questo versetto ha lo scopo ancora di spiegare le ragioni della condotta dell'apostolo. Non aveva vissuto per se stesso. Non era vissuto per accumulare ricchezze, né per godere dei piaceri, né per ottenere una reputazione. Aveva vissuto una vita di abnegazione e di fatica; e qui indica il motivo per cui lo aveva fatto. Era perché sentiva che il grande scopo della morte del Redentore era assicurare questo risultato. A quel Salvatore, dunque, morto per tutti, consacrò i suoi talenti e il suo tempo, e cercò in ogni modo di promuovere la sua gloria.

Coloro che vivono - Coloro che sono veri cristiani, che sono resi vivi a Dio come risultato dell'amore morente del Redentore. I peccatori sono morti nei peccati. I cristiani sono vivi del valore dell'anima, della presenza di Dio, dell'importanza della religione, delle solennità dell'eternità; cioè, agiscono e sentono come se queste cose avessero un'esistenza reale e come se dovessero esercitare un'influenza costante sul cuore e sulla vita.

("Coloro che vivono". Questa vita spirituale, senza dubbio, implica che un uomo è vivo per il valore dell'anima, la presenza di Dio, ecc.; ma suggerisce anche qualcosa di più profondo, che è il fondamento di quelle cose, e senza la quale non potrebbero esistere. Scott parafrasando così, "furono vivificati e perdonati, e così passarono dalla morte alla vita;" e Guyse ancora più esplicitamente, "furono resi soprannaturalmente vivi dal suo spirito vivificante e dalla fede in lui". la radice; le cose menzionate nel commento, il frutto; questa la causa, questi solo gli effetti.)

È osservabile che Paolo fa qui una distinzione tra coloro per i quali Cristo è morto e coloro che effettivamente "vivono", dimostrando così che ci possono essere molti per i quali è morto che non vivono per Dio, o che non sono salvificamente avvantaggiati dalla sua morte . L'espiazione era per tutti, ma solo una parte è stata effettivamente resa viva a Dio. Moltitudini lo rifiutano; ma il fatto che morì per tutti; che abbia gustato la morte per ogni uomo, che sia morto non solo per gli eletti ma per tutti gli altri, che la sua benevolenza sia stata così grande da abbracciare l'intera famiglia umana nel disegno della sua morte, è una ragione per cui coloro che sono effettivamente fatti vivi a Dio dovrebbero consacrarsi interamente al suo servizio.

Il fatto che sia morto per tutti ha mostrato una tale illimitata e infinita benevolenza che dovrebbe indurre noi che siamo effettivamente beneficiati dalla sua morte, e che ne abbiamo una giusta visione, a dedicare tutto ciò che abbiamo al suo servizio.

Non dovrebbero d'ora in poi vivere per se stessi - Non dovrebbero cercare la nostra comodità e piacere; non dovrebbe fare del nostro grande obiettivo promuovere il nostro interesse, ma dovrebbe rendere il grande scopo della nostra vita promuovere il suo onore e promuovere la sua causa. Questo è un principio vitale nella religione ed è estremamente importante sapere cosa significa vivere per noi stessi e se lo facciamo. Viene eseguito nel modo seguente, e forse in altri modi:

(1) Quando le persone cercano piacere, guadagno o reputazione come principio di controllo della loro vita.

(2) Quando sono incuranti dei diritti degli altri e sacrificano tutte le pretese che gli altri hanno su di loro per assicurare il progresso dei propri scopi e fini.

(3) Quando sono incuranti dei bisogni degli altri, e fanno orecchio da mercante a tutti gli appelli che la carità fa loro, e non hanno tempo da dare per servirli, né denaro da spendere per alleviare i loro bisogni; e specialmente quando restano sordi agli appelli che vengono fatti per la diffusione del vangelo agli ottenebrati e ai perituri.

(4) Quando il loro scopo principale è l'esaltazione delle proprie famiglie, poiché le loro famiglie non sono che una diffusione di sé. E,

(5) Quando cercano la propria salvezza solo per motivi egoistici e non per il desiderio di onorare Dio. Moltitudini sono egoiste anche nella loro religione; e lo scopo principale che hanno in vista è promuovere i propri obiettivi, e non l'onore del Maestro che professano di servire. Cercano e professano la religione solo perché desiderano sfuggire all'ira e ottenere la felicità del cielo, e non per amore del Redentore o per qualsiasi desiderio di onorarlo, oppure cercano di edificare gli interessi della propria chiesa e partito, e tutto il loro zelo è speso su questo e quello solo, senza alcun reale desiderio di onorare il Salvatore.

Oppure, sebbene nella chiesa, sono ancora egoisti e vivono completamente per se stessi. Vivono per la moda, per il guadagno, per la reputazione. Non praticano l'abnegazione; non fanno alcuno sforzo; per promuovere la causa di Dio Salvatore.

Ma a lui... - Al Signore Gesù Cristo. Vivere per lui è l'opposto del vivere per noi stessi. È cercare il suo onore; sentire che gli apparteniamo; che tutto il nostro tempo e i nostri talenti; tutta la nostra forza d'intelletto e di corpo; tutti i vantaggi della nostra abilità e fatica, tutti appartengono a lui, e dovrebbero essere impiegati al suo servizio. Se abbiamo talenti con cui possiamo influenzare altre menti, dovrebbero essere impiegati per onorare il Salvatore.

Se abbiamo abilità, o forza per lavorare con cui possiamo fare soldi, dovremmo sentire che tutto appartiene a lui, e dovrebbe essere impiegato al suo servizio. Se abbiamo proprietà, dovremmo sentire che è sua, e che ha diritto a tutto, e che dovrebbe essere onestamente consacrata alla sua causa. E se siamo dotati di spirito di intraprendenza, e siamo per natura adatti ad affrontare pericoli in climi lontani e barbari, come lo era Paolo, dovremmo sentire come lui che siamo tenuti a dedicare tutto interamente al suo servizio, e alla promozione della sua causa.

Un servo, uno schiavo, non vive per se stesso, ma per il suo padrone. La sua persona, il suo tempo, le sue membra, i suoi talenti e i vantaggi della sua industria non sono considerati suoi. È giudicato incapace di detenere qualsiasi proprietà che non sia a disposizione del suo padrone. Se ha forza, è del suo padrone. Se ha abilità, i vantaggi di essa sono del suo padrone. Se è un meccanico ingegnoso, o lavora in qualsiasi reparto; se è amabile, gentile, mite e fedele, e adatto ad essere utile in grado eminente, è considerato come tutta la proprietà del suo padrone.

È destinato ad andare dove vuole il suo padrone; per eseguire il compito che gli assegna; rinnegare se stesso per volere del suo padrone; e di venire a deporre ai piedi del suo padrone i frutti di tutte le sue fatiche e abilità. Si ritiene che sia stato acquistato con denaro; e il denaro per l'acquisto dovrebbe dare diritto al suo tempo, ai suoi talenti, ai suoi servizi e alla sua anima. Come si suppone che lo schiavo diventi per l'acquisto e per l'operazione delle leggi umane, il cristiano lo diventa per l'acquisto del Figlio di Dio e per il riconoscimento volontario di lui come il padrone e come avente diritto a tutto ciò che abbiamo e siamo. A lui tutto appartiene; e tutti dovrebbero essere impiegati nello sforzo di promuovere la sua gloria e nel portare avanti la sua causa.

Che è morto per loro ed è risorto - Paolo qui espone i motivi dell'obbligo sotto il quale si sentiva posto, di vivere non per se stesso ma per Cristo.

(1) Il primo è il fatto che Cristo era morto per lui e per tutto il suo popolo. L'effetto di quella morte fu lo stesso di un acquisto. Era un acquisto; vedi la nota, 1Corinzi 6:20 ; 1 Corinzi 7:23; confronta 1 Pietro 1:18.

(2) Il secondo è che era risorto dai morti. A questo fatto Paolo riconduceva tutte le sue speranze di vita eterna e di risurrezione dai morti; vedi Romani 4:25. Come abbiamo la speranza della risurrezione dai morti solo dal fatto che è risorto; poiché ha “riportato alla luce la vita e l'immortalità”, e ha così “abolito la morte” 2 Timoteo 1:10; come ogni prospettiva di entrare in un mondo dove non c'è morte e non c'è tomba è da ricondurre alla risurrezione del Salvatore, così siamo tenuti da ogni obbligo di gratitudine a dedicarci senza riserve a Lui. Per lui, e lui solo dovremmo vivere; e per la sua causa la nostra vita dovrebbe essere, come quella di Paolo, un sacrificio vivente, santo e gradito ai suoi occhi.

16 Pertanto d'ora in poi - In considerazione del fatto che il Signore Gesù è morto per tutti ed è risorto. L'effetto di ciò è stato quello di cambiare tutti i nostri sentimenti e di darci una visione completamente nuova delle persone, di noi stessi e del Messia, così che siamo diventati nuove creature. La parola “d'ora in poi” ( ἀπὸ τοῦ νῦν apo tou nun) significa propriamente dal tempo presente; ma non è improprio supporre che Paolo si riferisca al tempo in cui ottenne per la prima volta una visione corretta del Messia, e che intendesse da quel momento.

La sua mente sembra essere stata rimandata al periodo in cui queste nuove visioni irruppero nella sua anima; e il sentimento è, che dal tempo in cui ottenne quelle nuove vedute, s'era risoluto di non conoscere nessuno secondo la carne.

Know we no man - La parola "know" qui ( οἴδαμεν oidamen) è usata nel senso di, formiamo la nostra stima di; giudichiamo; siamo influenzati da. La nostra stima dell'uomo è formata da altri punti di vista che secondo la carne.

Dopo la carne - Di questa espressione sono state proposte molte e diverse interpretazioni, che non è necessario qui ripetere. Il significato è, probabilmente, che nella sua stima delle persone non è stato influenzato dalle opinioni che sono prese da coloro che non sono rinnovati e che non hanno familiarità con le verità della redenzione. Può includere molte cose, e forse le seguenti:

(1) Non è stato influenzato nella sua stima delle persone dalla loro nascita o paese. Non formò un attaccamento a un ebreo perché era ebreo, oa un gentile perché era un gentile. Aveva appreso che Cristo è morto per tutti e si sentiva disposto a considerare tutti uguali.

(2) Non è stato influenzato nella sua stima delle persone dal loro rango, ricchezza e carica. Prima della sua conversione lo era stato, ma ora ha imparato a considerare il loro carattere morale ea considerarlo come l'unica distinzione permanente e veramente importante tra le persone. Non stimava molto un uomo perché era di rango elevato, o di grande ricchezza, e un altro meno perché era di un rango diverso nella vita.

(3) Può anche includere l'idea che avesse lasciato i suoi parenti e amici a causa di un attaccamento superiore a Cristo. Si era separato da loro per predicare il Vangelo. Non era trattenuto dalle loro opinioni; non gli fu impedito di andare di paese in paese per amore loro. È probabile che siano rimasti ebrei. Può darsi che si opponessero a lui e ai suoi sforzi per la causa del Redentore.

Può darsi che lo avrebbero allontanato da un lavoro così abnegato, e così arduo, e dove sarebbe stato esposto a tanta persecuzione e disprezzo. Può darsi che gli avrebbero presentato i vantaggi della sua nascita e della sua educazione; gli avrebbe ricordato le sue prime brillanti prospettive; e avrebbe usato tutti i mezzi possibili per dissuaderlo dall'imbarcarsi in una causa come quella in cui era impegnato. Il passaggio qui significa che Paolo non fu influenzato da nessuna di queste considerazioni.

Nei primi anni di vita lo era stato. Si era vantato del grado e del talento. Era orgoglioso dei propri vantaggi come ebreo; e stimò valore per rango e per distinzione nazionale Filippesi 3:4. Aveva disprezzato i cristiani perché seguaci dell'uomo di Nazaret: e non c'è motivo di dubitare che partecipasse ai comuni sentimenti dei suoi connazionali e disprezzasse l'intero mondo dei Gentili.

Ma le sue opinioni erano cambiate - tanto cambiate da rendere appropriato dire che era una nuova creatura, 2 Corinzi 5:17. Quando si convertì, non conferì con carne e sangue Galati 1:16; e alla scuola di Cristo aveva imparato che se un uomo era suo discepolo, doveva essere disposto ad abbandonare padre e madre.

e sorella e fratello, e odiare la propria vita per onorarlo, Luca 14:26. Aveva formato il suo principio d'azione ora da uno standard più alto di qualsiasi considerazione per il rango, o la ricchezza, o la distinzione nazionale; e si era innalzato al di sopra di tutti, e ora stimava le persone non per questi vantaggi esteriori e fittizi, ma per un riferimento al loro carattere personale e al loro valore morale.

Sì, anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne - Sebbene in comune con la nazione ebraica ci aspettassimo un Messia che sarebbe stato un principe temporale, e che si sarebbe distinto per le distinzioni che sono apprezzate tra le persone, tuttavia abbiamo cambiato la nostra stima di lui, e non giudicarlo più in questo modo. Non c'è dubbio che Paolo, in comune con i suoi connazionali, si aspettava un Messia che sarebbe stato un magnifico principe e conquistatore temporale, uno che supponevano sarebbe stato un degno successore di Davide e Salomone.

La venuta di un tale principe, Paul si aspettava con fiducia. Non si aspettava altro Messia. Aveva riposto le sue speranze su questo. Questo è ciò che si intende con l'espressione 'conoscere Cristo secondo la carne'. Non significa che lo avesse visto in carne e ossa, ma che si fosse formato, per così dire, una visione carnale di lui, e che le persone di questo mondo considerano grande e magnifico come monarca e conquistatore. Non aveva avuto una visione corretta del suo carattere spirituale e degli scopi puri e santi per i quali sarebbe venuto al mondo.

Eppure d'ora in poi non lo conosciamo più - Non lo conosciamo più in questo modo. Le nostre concezioni e opinioni su di lui sono cambiate. Non lo consideriamo più secondo la carne; non stimiamo più il Messia che doveva venire come principe temporale e guerriero; ma noi lo consideriamo un Salvatore spirituale, un Redentore dal peccato. L'idea è che le sue opinioni su di lui erano state completamente cambiate. Ciò non significa, come sembrerebbe implicare la nostra traduzione, che Paolo non avrebbe più conosciuto Cristo, ma significa che dal momento della sua conversione aveva messo da parte tutte le sue opinioni sul suo essere un sovrano temporale, e tutte le sue sentimenti che doveva essere onorato solo perché supponeva che avrebbe avuto un rango elevato tra i monarchi della terra.

Locke e Macknight, mi sembra, hanno stranamente sbagliato questo passaggio. Il primo lo rende: "Poiché se io stesso mi sono gloriato in questo, che Cristo stesso fu circonciso come lo sono io, ed era del mio sangue e della mia nazione, ora non lo faccio più". Lo stesso è sostanzialmente il punto di vista di Macknight . Clarke lo sbaglia stranamente, quando dice che significa che Paul non poteva ora apprezzare un uomo che era un peccatore perché era alleato della famiglia reale di David, né premiare un uomo perché aveva visto Cristo nella carne.

La vista corretta, come mi sembra, è data sopra. E la dottrina che viene insegnata qui è che alla conversione le opinioni sono essenzialmente cambiate e che l'uomo convertito ha una visione del Salvatore completamente diversa da quella che aveva prima. Potrebbe non averlo considerato, come Paolo, un principe temporale; potrebbe non averlo considerato un potente monarca, ma le sue opinioni sulla sua persona, il suo carattere, il suo lavoro e la sua bellezza saranno completamente cambiate.

Vedrà una bellezza nel suo carattere che non ha mai visto prima. Prima lo considerava una radice di terra arida; come l'uomo disprezzato di Nazaret; come se non avesse nulla da desiderare nel suo carattere, o per renderlo amabile Isaia 53:1; ma alla conversione le viste sono cambiate. È visto come il capo tra diecimila e tutto sommato amabile; come puro, santo e benevolo; come potente, grande e glorioso; come infinitamente benevolo; come amabile nei suoi precetti, amabile nella sua vita, amabile nella sua morte, amabile nella sua risurrezione, e tanto glorioso quanto è assiso alla destra di Dio. È visto come un Salvatore esattamente adattato alla condizione e ai bisogni dell'anima; e l'anima si arrende a lui per essere redenta da lui solo.

Non c'è cambio di vista così marcato e deciso come quello del peccatore nei confronti del Signore Gesù Cristo alla sua conversione; ed è una prova evidente che non siamo mai rinati se le nostre opinioni in riferimento a lui non hanno mai subito alcun cambiamento. "Cosa ne pensate di Cristo?" è una domanda la cui risposta determinerà il carattere di ogni uomo e dimostrerà se è o non è un figlio di Dio. Tyndale ha espresso più correttamente il senso di questo rispetto alla nostra traduzione". Anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, d'ora in poi non lo conosciamo più».

17 Quindi se qualcuno è in Cristo - La frase “essere in Cristo”, significa evidentemente essere unito a Cristo per fede; o essere in lui come il tralcio è nella vite, cioè così unito alla vite, o così in essa, da trarne tutto il suo nutrimento e sostegno, ed esserne interamente sorretto. Giovanni 15:2 , “ogni tralcio in me.

" Giovanni 15:4 , "rimanete in me e io in voi". “Il tralcio non può da sé dar frutto se non dimora nella vite; non potete più se non dimorate in me». Vedi anche Giovanni 15:5 , vedi la nota su Giovanni 15:2.

Essere “in Cristo” denota un'unione più tenera e stretta; e implica che tutto il nostro sostegno viene da lui. Da lui deriva tutta la nostra forza; e denota inoltre che parteciperemo alla sua pienezza e condivideremo la sua felicità e gloria, come il tralcio partecipa della forza e del vigore della vite madre. La parola “dunque” ( Ὥστε Hōste) qui implica che la ragione per cui Paolo deduce che qualcuno è una nuova creatura che è in Cristo è quella che si afferma nel versetto precedente; vale a dire, il cambiamento di vedute riguardo al Redentore a cui si riferisce, e che era così grande da costituire un cambiamento come una nuova creazione.

L'affermazione qui è universale, "se uno è in Cristo"; cioè, tutti coloro che diventano veri cristiani, subiscono un tale cambiamento di vedute e di sentimenti da rendere appropriato dire di loro che sono nuove creature. Non importa quello che sono stati prima, se morali o immorali; se infedeli o credenti speculativi; amabili, o degradati, sensuali e contaminati, tuttavia, se diventano cristiani, tutti sperimentano un cambiamento tale da rendere appropriato dire che sono una nuova creazione.

Una nuova creatura - Margin, "Lascialo stare". Questo è uno dei casi in cui il margine ha dato una traduzione meno corretta di quella del testo. L'idea evidentemente non è che dovrebbe essere una nuova creatura, ma che lo è di fatto; non che debba vivere come diventa una nuova creatura - il che è abbastanza vero - ma che in effetti vivrà in quel modo e manifesterà le caratteristiche della nuova creazione.

La frase “una nuova creatura” καινὴ κτίσις kainē ktisis) ricorre anche in Galati 6:15. La parola resa “creatura” ( κτίσις ktisis) significa propriamente nel Nuovo Testamento, creazione.

Denota:

L'atto di creare Romani 1:20;

Una cosa creata, una creatura Romani 1:25; e si riferisce:

All'universo, o creazione in generale; Marco 10:6; Mar 13:9-11 ; 1 Pietro 3:4.

Per l'uomo, l'umanità; Marco 16:15 Marco 16:15; Colossesi 1:23.

Qui significa una nuova creazione in senso morale, e la frase nuova creatura è equivalente all'espressione in Efesini 4:24 , "L'uomo nuovo, che dopo Dio è creato nella giustizia e nella vera santità". Significa, evidentemente, che c'è un cambiamento prodotto nel cuore rinnovato dell'uomo che equivale all'atto della creazione, e che ha una forte somiglianza con esso - un cambiamento, per così dire, come se l'uomo fosse rifatto da capo , ed era diventato nuovo.

Il modo o il modo in cui è fatto non è descritto, né le parole dovrebbero essere pressate sul vivo, come se il processo fosse lo stesso in entrambi i casi - poiché le parole sono qui evidentemente figurative. Ma la frase implica evidentemente le seguenti cose:

Che c'è un esercizio della potenza divina tanto nella conversione del peccatore quanto nell'atto di creare il mondo dal nulla, e che questo è tanto indispensabile nell'uno quanto nell'altro.

(2) Che si produca un cambiamento così grande da rendere appropriato dire che è un uomo nuovo. Ha nuovi punti di vista, nuovi motivi, nuovi principi, nuovi oggetti e piani di vita. Cerca nuovi scopi e vive per nuovi fini.

Se un ubriacone si riforma, non è scorretto dire che è un uomo nuovo. Se un uomo licenzioso diventa puro, non è scorretto dire che non è lo stesso uomo che era prima. Tali espressioni sono comuni in tutte le lingue e sono tanto proprie quanto comuni. C'è un tale cambiamento da rendere la lingua corretta. E così nella conversione di un peccatore. C'è un cambiamento così profondo, così chiaro, così intero e così duraturo, che è corretto dire, ecco una nuova creazione di Dio - un'opera della potenza divina così decisa e gloriosa come quando Dio creò tutte le cose di nulla.

Non c'è altro cambiamento morale che abbia luogo sulla terra così profondo, radicale e completo come il cambiamento alla conversione. E non c'è nessun altro dove c'è tanta correttezza nell'attribuirlo al potente potere di Dio.

Le cose vecchie sono passate - Le vecchie opinioni riguardo al Messia, e riguardo alle persone in generale, 2 Corinzi 5:16. Ma Paolo dà anche a questo una forma di espressione generale, e dice che le cose vecchie in generale sono scomparse, riferendosi a tutto. Era vero per tutti coloro che si erano convertiti che le cose vecchie erano passate. E può includere le seguenti cose:

(1) Per quanto riguarda gli ebrei - che i loro precedenti pregiudizi contro il cristianesimo, il loro orgoglio naturale e lo spirito di seduzione degli altri; il loro attaccamento ai loro riti e cerimonie e la dipendenza da loro per la salvezza erano tutti svaniti. Ora rinunciarono a quell'indipendenza, si affidarono ai meriti del Salvatore e abbracciarono tutti come fratelli che appartenevano alla famiglia di Cristo.

(2) Riguardo ai Gentili, il loro attaccamento agli idoli, il loro amore per il peccato e la degradazione, la loro dipendenza dalle proprie opere, erano svaniti, e avevano rinunciato a tutte queste cose, ed erano giunti a mescolare le loro speranze con quelle di i giudei convertiti, e con tutti coloro che erano amici del Redentore.

(3) Riguardo a tutti, è anche vero che le cose vecchie passano. I loro precedenti pregiudizi, opinioni, abitudini, attaccamenti svaniscono. Il loro supremo amore per se stessi svanisce. Il loro amore per i peccati svanisce. Il loro amore per il mondo muore. Il loro attaccamento supremo ai loro amici terreni piuttosto che a Dio scompare. Il loro amore per il peccato, la loro sensualità, orgoglio, vanità, leggerezza, ambizione, scompare.

C'è un cambiamento profondo e radicale su tutti questi temi - un cambiamento che inizia alla nuova nascita; che si svolge per progressiva santificazione; e che si consuma alla morte e in cielo.

Ecco, tutte le cose sono diventate nuove - Cioè, tutte le cose in vista della mente. Gli scopi della vita, i sentimenti del cuore, i principi dell'azione, diventano tutti nuovi. La comprensione è consacrata a nuovi oggetti, il corpo è impiegato in un nuovo servizio, il cuore forma nuovi attaccamenti. Niente può essere più sorprendente. descrittivo dei fatti in conversione rispetto a questo; niente si accorda più interamente con i sentimenti dell'anima neonata.

Tutto è nuovo. Ci sono nuove visioni di Dio e di Gesù Cristo; nuove visioni di questo mondo e del mondo a venire; nuove visioni della verità e del dovere; e tutto è visto in un nuovo aspetto e con nuove sensazioni. Niente è più comune nei giovani convertiti di tali sentimenti, e niente è più comune che dire che tutte le cose sono nuove. La Bibbia sembra essere un libro nuovo, e sebbene possano averla letta spesso prima, tuttavia c'è una bellezza in essa che non hanno mai visto prima e che si meravigliano di non aver percepito prima.

L'intero volto della natura sembra loro essere cambiato, e sembrano essere in un nuovo mondo. le colline, le valli e i ruscelli; il sole, le stelle, i boschi, i boschi, sembrano nuovi. Una nuova bellezza si diffonde su tutti loro; e ora li vedono come opera di Dio, e la sua gloria è sparsa su tutti loro, e ora possono dire:

"Mio Padre li ha fatti tutti".

I cieli e la terra sono pieni di nuove meraviglie, e tutte le cose sembrano ora parlare della lode di Dio. Anche gli stessi volti degli amici sembrano nuovi; e ci sono nuovi sentimenti verso tutte le persone; un nuovo tipo di amore per parenti e amici; e un amore prima mai sentito per i nemici; e un nuovo amore per tutta l'umanità.

18 E tutte le cose sono da Dio - Ciò si riferisce in particolare alle cose in questione, al rinnovamento del cuore e alle influenze per le quali Paolo era stato portato a uno stato di disponibilità ad abbandonare tutto e a dedicare la sua vita all'abnegazione fatiche implicate allo scopo di far conoscere il Salvatore. Fa la dichiarazione generale, tuttavia, mostrando la sua convinzione che non solo queste cose sono state prodotte da Dio, ma che tutte le cose erano sotto la sua direzione e soggette al suo controllo.

Nulla di ciò che aveva fatto doveva essere ricondotto alla sua agenzia o potere, ma Dio doveva essere riconosciuto ovunque. Questa grande verità Paolo non dimenticò mai; e non si lasciò mai perdere di vista. Era a suo avviso una verità cardinale e gloriosa; e ne mantenne sempre l'influenza davanti alla mente e al cuore. Nell'importante affermazione che segue, quindi, sul ministero della riconciliazione, egli sente profondamente che tutto il piano, e tutto il successo che ha accompagnato il piano, non è dovuto al suo zelo, o fedeltà, o abilità, ma a l'agenzia di Dio; vedi la nota a 1 Corinzi 3:6.

Chi ci ha riconciliati con se stesso - La parola "noi" qui include, senza dubbio, tutti coloro che erano cristiani - siano essi ebrei o gentili, o qualunque fosse il loro rango. Erano stati tutti portati in uno stato di riconciliazione, o accordo con Dio attraverso il Signore Gesù Cristo. Prima che si opponessero a Dio. Avevano violato le Sue leggi. Erano i suoi nemici. Ma per mezzo del piano di salvezza erano stati portati in uno stato di accordo, o armonia, ed erano uniti nel sentimento e nel proposito con lui.

Due persone che sono state alienate dal pregiudizio, dalla passione o dall'interesse, si riconciliano quando viene rimossa la causa dell'alienazione, da qualunque parte essa sia esistita, o se da entrambe le parti, e quando depongono la loro inimicizia e diventano gli amici. Da quel momento in poi sono d'accordo e vivono insieme senza alienazioni, bruciori di cuore, gelosie e conflitti. Quindi tra Dio e l'uomo. C'era una variazione; c'era un'alienazione.

L'uomo era alienato da Dio. Non aveva amore per Lui. Non amava il Suo governo e le sue leggi. Non voleva essere trattenuto. Cercava il proprio piacere. Era orgoglioso, vanitoso, sicuro di sé. Non era soddisfatto del carattere di Dio, né delle sue affermazioni, né dei suoi piani. E allo stesso modo, Dio era dispiaciuto dell'orgoglio, della sensualità, della ribellione, della superbia dell'uomo. Era dispiaciuto che la Sua Legge fosse stata violata e che quell'uomo avesse abbandonato il suo governo.

Ora, la riconciliazione potrebbe aver luogo solo quando queste cause di alienazione fossero state messe da parte, e quando Dio e l'uomo fossero stati portati all'armonia; quando l'uomo dovrebbe mettere da parte il suo amore per il peccato, e dovrebbe essere perdonato, e quando, quindi, Dio potrebbe trattarlo coerentemente come un amico. La parola greca che qui si usa ( καταλλάσσω katallassō) significa propriamente cambiare contro qualsiasi cosa; scambiare con qualsiasi cosa, con denaro o con qualsiasi articolo - Robinson.

Nel Nuovo Testamento significa cambiare una persona verso un'altra; cioè riconciliare con chiunque; vedi la nota su Romani 5:10.

Trasmette l'idea di produrre un cambiamento in modo che chi è alienato sia portato all'amicizia. Naturalmente, tutto il cambiamento che avviene deve essere da parte dell'uomo, perché Dio non cambierà, e lo scopo del piano di riconciliazione è di effettuare un tale cambiamento nell'uomo da renderlo di fatto riconciliato con Dio, e d'accordo con lui. C'erano sì ostacoli alla riconciliazione da parte di Dio, ma non derivavano da alcuna riluttanza a riconciliarsi; da ogni riluttanza a trattare la sua creatura come sua amica; ma sorsero dal fatto che l'uomo aveva peccato e che Dio era giusto; che tale è la perfezione di Dio che Egli non può trattare il bene e il male allo stesso modo; e che, quindi, se trattava l'uomo come suo amico, era necessario che in qualche modo giusto conservasse l'onore della sua legge e mostrasse il suo odio per il peccato,

Tutto questo Dio si proponeva di assicurare con l'espiazione operata dal Redentore, rendendogli coerente l'esercizio della benevolenza della sua natura, e il perdono dell'offensore. Ma Dio non è cambiato. Il piano di riconciliazione non ha cambiato il suo carattere. Non lo ha reso un essere diverso da quello che era prima. C'è spesso un errore su questo argomento; e la gente sembra supporre che Dio fosse originariamente severo, spietato e inesorabile, e che sia stato reso mite e clemente dall'espiazione.

Ma non è così. Nessun cambiamento è stato fatto in Dio; nessuno doveva essere fatto; nessuno potrebbe essere fatto. Fu sempre mite, misericordioso e buono; e il dono di un Salvatore e il progetto di riconciliazione sono solo un'espressione della sua originaria disponibilità al perdono. Quando un padre vede un bambino che si dibatte nel ruscello, e rischia di annegare, il pericolo e le grida del bambino non cambiano il carattere del padre, ma tale era il suo antico amore per il bambino che sarebbe precipitato nel ruscello a rischio della propria vita per salvarlo.

Così è con Dio. Tale era il suo amore originario per l'uomo, e la sua disposizione alla misericordia, che si sottometteva a qualsiasi sacrificio, eccetto quello della verità e della giustizia, per salvarlo. Quindi, ha mandato il suo unico Figlio a morire - non a cambiare il proprio carattere; non per rendersi un essere diverso da quello che era, ma per mostrare il suo amore e la sua disponibilità a perdonare quando lo si poteva fare con costanza. “Dio ha tanto amato il mondo che ha mandato il suo unigenito Figlio”, Giovanni 3:16.

Per Gesù Cristo - Per mezzo dell'agenzia o per mezzo di Gesù Cristo. Era il mediatore da interporre nell'opera di riconciliazione. Ed era abbondantemente qualificato per questo lavoro, ed era l'unico essere che ha vissuto in questo mondo che era qualificato per questo. Perché:

(1) Era dotato di una natura divina e umana - la natura di entrambe le parti in causa - Dio e l'uomo, e quindi, nel linguaggio di Giobbe, poteva "mettere le mani su entrambi", Giobbe 9:33.

(2) Conosceva intimamente entrambe le parti e sapeva cosa era necessario fare. Conosceva così bene Dio Padre che poteva dire: "Nessuno conosce il Padre se non il Figlio", Matteo 11:27. E conosceva l'uomo così bene che si poteva dire di lui, "non aveva bisogno che alcuno testimoniasse dell'uomo, perché sapeva cosa c'era nell'uomo", Giovanni 2:25. Nessuno può essere un mediatore che non sia a conoscenza dei sentimenti, delle opinioni, dei desideri, delle affermazioni o dei pregiudizi di entrambe le parti in causa.

(3) Era amico di entrambe le parti. Amava Dio. Nessun uomo ha mai dubitato di questo, o ha avuto alcun motivo per metterlo in discussione, ed è sempre stato desideroso di assicurarsi tutto ciò che Dio rivendicava e di vendicarlo, e non ha mai abbandonato nulla che Dio avesse il diritto di rivendicare. E amava l'uomo. Lo ha dimostrato in tutta la sua vita. Ha cercato il suo benessere in ogni modo possibile e ha dato se stesso per lui. Tuttavia, nessuno è qualificato per fare la parte del mediatore se non è l'amico comune di entrambe le parti in causa e non cercherà il benessere, il diritto o l'onore di entrambi.

(4) Era disposto a subire qualsiasi cosa da entrambe le parti pur di produrre riconciliazione. Dalla mano di Dio era disposto a sopportare tutto ciò che riteneva necessario, per mostrare il suo odio per il peccato con le sue sofferenze vicaria e per fare un'espiazione; e dalla mano dell'uomo era disposto a sopportare tutto il biasimo, e il disprezzo e il disprezzo che potevano essere coinvolti nell'opera di indurre l'uomo a riconciliarsi con Dio. E,

(5) Ha rimosso tutti gli ostacoli che esistevano alla riconciliazione. Da parte di Dio, gli ha reso coerente il perdono. Ha compiuto un'espiazione, affinché Dio possa essere giusto mentre giustifica il peccatore. Ha mantenuto la Sua verità e giustizia e ha assicurato la stabilità del Suo governo morale mentre ammette i trasgressori a Suo favore. E da parte dell'uomo, Egli, per opera del suo Spirito, vince la riluttanza del peccatore a riconciliarsi, umilia la sua superbia, gli mostra il suo peccato, cambia il suo cuore, soggioga la sua inimicizia contro Dio, e assicura infatti un armonia di sentimenti e propositi tra Dio e l'uomo, affinché siano riconciliati per sempre.

E ha dato a noi - A noi gli apostoli e i nostri compagni di lavoro.

Il ministero della riconciliazione - Cioè di annunciare alla gente la natura e le condizioni di questo progetto di riconciliazione. Siamo stati incaricati di renderlo noto e di sollecitare la sua accettazione sulla gente; vedi 2 Corinzi 5:20.

19 Vale a dire - (greco, Ὡς ὄτι Hōs oti), vale a dire Questo verso è progettato ulteriormente per affermare la natura del piano di riconciliazione e del messaggio con cui sono stati affidati. Contiene un riassunto, o un'epitome dell'intero piano; ed è uno di quei passaggi enfatici in cui Paolo comprime in una sola frase la sostanza di tutto il disegno della redenzione.

Che Dio era in Cristo - Che Dio era per Cristo ( ἐν Χριστῷ en Christō), per mezzo di Cristo; dall'agenzia, o mediazione di Cristo. Oppure può significare che Dio era unito a Cristo e si è manifestato da lui. Così Doddridge lo interpreta. Cristo è stato il mediatore per mezzo del quale Dio ha progettato di compiere la grande opera della riconciliazione.

Riconciliare il mondo con se stesso - Il mondo qui evidentemente significa la razza umana in generale, senza distinzione di nazione, età o rango. Il mondo intero era alienato da lui e cercava di riconciliarlo. Questa è una prova incidentale che Dio ha progettato che il piano di salvezza dovrebbe essere adattato a tutte le persone; vedi la nota a 2 Corinzi 5:14.

Si può inoltre osservare che Dio ha cercato che il mondo fosse riconciliato. L'uomo non lo ha cercato. Non aveva un piano per questo, non lo desiderava. Non aveva modo di effettuarlo. Era la parte offesa, non l'offeso, che cercava di riconciliarsi; e questo mostra la forza del suo amore. Era l'amore per i nemici e per gli esseri alienati, e l'amore manifestato loro dal desiderio più ardente di diventare loro amico e di essere d'accordo con loro; confronta la nota su Romani 5:8. Tyndale lo rende molto accuratamente: "Poiché Dio era in Cristo, e ha fatto un accordo tra il mondo e se stesso, e non ha imputato loro i loro peccati".

Non imputare le loro colpe - Non imputare loro le loro trasgressioni; cioè perdonandoli, perdonandoli. Sul significato della parola imputare, vedere la nota, Romani 4:3. L'idea qui è che Dio non ha accusato loro con inesorabile severità e severa giustizia le loro offese, ma ha gentilmente fornito un piano di perdono e si è offerto di rimettere i loro peccati alle condizioni del Vangelo.

Il piano della riconciliazione mostrava che non era disposto ad imputare loro i peccati, come avrebbe potuto fare, ea punirli con assoluta severità per i loro delitti, ma era più disposto a perdonare e perdonare. E qui ci si può chiedere, se Dio non fosse disposto ad imputare loro i propri peccati con inesorabile severità, ma fosse disposto piuttosto a perdonarli, possiamo credere che sia disposto ad imputare loro il peccato di un altro? Se non addebiterà loro con inesorabile e assoluta severità le proprie trasgressioni, accuserà loro con inesorabile severità - o del tutto - il peccato di Adamo? vedi la nota su Romani 5:19.

Il sentimento qui è che Dio non è disposto o incline ad addebitare loro le trasgressioni delle persone; non ha alcun piacere nel farlo; e quindi ha fornito un piano per cui possono essere perdonati. Allo stesso tempo è vero che, a meno che i loro peccati non siano perdonati, la giustizia addebiterà o imputerà loro i loro peccati e esigerà la punizione fino all'estremo.

E ci ha affidato la parola di riconciliazione: Margine", metti in noi". Tyndale rende questo: "e ci ha affidato la predicazione dell'espiazione". Il significato è che l'ufficio di far conoscere la natura di questo piano, e le condizioni in base alle quali Dio voleva riconciliarsi con l'uomo, era stato affidato ai ministri del vangelo.

20 Ora quindi siamo ambasciatori per Cristo - Siamo gli ambasciatori che Cristo ha inviato per negoziare con le persone riguardo alla loro riconciliazione con Dio, Tyndale lo rende: "Ora dunque siamo messaggeri nella stanza di Cristo". La parola qui usata πρεσβεύομεν presbeuomen, da πρέσβυς presbus un uomo anziano, un anziano e poi un ambasciatore) significa agire come ambasciatore, o talvolta semplicemente consegnare un messaggio per un altro, senza essere autorizzato a fare altro che spiegare o applicarlo - Bloomfield.

Vedi Tucidide 7, 9. Un ambasciatore è un ministro del più alto rango, impiegato da un principe o uno stato alla corte di un altro, per gestire gli affari del proprio principe o stato e che rappresenta la dignità e il potere del suo sovrano - Webster . Viene mandato a fare ciò che il sovrano stesso farebbe se fosse presente. Sono inviati a far conoscere la volontà del sovrano, e a trattare questioni di commercio, di guerra o di pace, e in generale tutto ciò che tocca gli interessi del sovrano tra il popolo al quale sono inviati.

In ogni momento, e in tutti i paesi, un ambasciatore è un personaggio sacro e la sua persona è considerata inviolabile. È implicitamente obbligato a obbedire alle istruzioni del suo sovrano e, per quanto possibile, a fare solo ciò che il sovrano farebbe se fosse presente. I ministri sono ambasciatori di Cristo, poiché sono inviati a fare ciò che farebbe lui se fosse presente personalmente. Devono far conoscere, spiegare e far rispettare i termini in base ai quali Dio è disposto a riconciliarsi con le persone.

Non devono negoziare nuovi termini, né cambiare quelli che Dio ha proposto, né seguire i propri piani o dispositivi, ma devono semplicemente sollecitare, spiegare, affermare e far rispettare i termini in base ai quali Dio è disposto ad essere riconciliato. Naturalmente devono cercare l'onore del sovrano che li ha mandati e cercare di fare solo la sua volontà. Vanno non per promuovere il proprio benessere; non cercare onore, dignità o emolumento; ma vanno a trattare l'affare in cui il Figlio di Dio si impegnerebbe se fosse di nuovo personalmente sulla terra. Ne consegue che il loro ufficio è di grande dignità e grande responsabilità, e che si dovrebbe mostrare loro rispetto come ambasciatori del Re dei re.

Come se Dio ti supplicasse tramite noi - Il nostro messaggio deve essere considerato come il messaggio di Dio. È Dio che parla. Ciò che vi diciamo è detto in suo nome e sotto la sua autorità, e va accolto con il rispetto dovuto a un messaggio diretto da Dio. Il messaggio del Vangelo è Dio che parla alle persone attraverso il ministero e le implora di riconciliarsi. Ciò investe di infinita dignità e solennità il messaggio che portano i ministri della religione; e rende una cosa spaventosa e terribile rifiutarla.

Ti preghiamo al posto di Cristo - ( ὑπὲρ Χριστοῦ huper Christou). Al posto di Cristo; o facendo quello che ha fatto quando era sulla terra, e quello che farebbe se fosse dove siamo noi.

Riconciliatevi con Dio - Questa è la somma e il peso del messaggio che i ministri del Vangelo portano ai loro simili; vedi la nota a 2 Corinzi 5:19. Implica che l'uomo abbia qualcosa da fare in questo lavoro. Deve essere riconciliato con Dio. Deve rinunciare alla sua opposizione. Deve sottomettersi ai termini della misericordia.

Tutto il cambiamento nel caso è essere in lui, perché Dio non può cambiare. Dio ha rimosso tutti gli ostacoli alla riconciliazione che esistevano da parte sua. Ha fatto tutto ciò che farà, tutto ciò che doveva essere fatto, per rendere più facile possibile la riconciliazione. E ora resta che l'uomo deve mettere da parte la sua ostilità, abbandonare i suoi peccati, abbracciare i termini della misericordia, e riconciliarsi di fatto con Dio.

E il grande scopo dei ministri della riconciliazione è di sollecitare questo dovere sui loro simili. Devono farlo nel nome di Cristo. Devono farlo come se Cristo stesso fosse presente e stesse esortando lui stesso il messaggio. Devono usare gli argomenti che lui userebbe; mostrare lo zelo che avrebbe mostrato; e presentare i motivi che presenterebbe per indurre un mondo morente a riconciliarsi di fatto con Dio.

21 Perché lo ha fatto peccato per noi - Il greco qui è, 'perché colui che non ha conosciuto peccato, ha fatto il peccato, o un sacrificio espiatorio per noi.' Lo scopo di questo versetto molto importante è quello di sollecitare la ragione più forte possibile per essere riconciliati con Dio. Questo è implicito nella parola ( γὰρ gar) "per". Paolo potrebbe aver sollecitato altri argomenti e presentato altre forti considerazioni.

Ma sceglie di presentare questo fatto, che Cristo è stato fatto peccato per noi, come incarnazione e concentrazione di tutti. È il più toccante di tutti gli argomenti; è quello che probabilmente si dimostrerà più efficace. Non è infatti improprio sollecitare sulle persone ogni altra considerazione per indurle a riconciliarsi con Dio. Non è improprio appellarsi a loro per convinzione di dovere; fare appello alla loro ragione e coscienza; per ricordare loro le pretese, il potere, la bontà e il timore del Creatore; per ricordare loro le terribili conseguenze di una continua ostilità a Dio; per persuaderli con la speranza del cielo e con il timore dell'inferno 2 Corinzi 5:1 l di diventare suoi amici: ma, in fondo, l'argomento più forte, e quello più adatto a sciogliere l'anima, è il fatto che il Figlio di Dio si è incarnato per i nostri peccati, ed ha sofferto ed è morto al posto nostro.

Quando tutti gli altri ricorsi falliscono, questo è efficace; ed è proprio questo l'argomento forte con cui la massa di coloro che si fanno cristiani è indotta ad abbandonare la propria opposizione e a riconciliarsi con Dio.

Essere peccato - Le parole "essere" non sono nell'originale. Letteralmente, è 'gli ha fatto peccare, o un sacrificio per il peccato' ἁμαρτίαν ἐποίησεν hamartian epoiēsen . Ma cosa si intende con questo? Qual è l'idea esatta che l'apostolo intendeva trasmettere? Rispondo, non può essere:

Che era letteralmente peccato in astratto, o peccato in quanto tale.

Nessuno può fingere questo. L'espressione deve essere, quindi, in un certo senso, figurativa. Né,

Può significare che era un peccatore, poiché si dice in connessione immediata che "non conobbe peccato", e si dice ovunque che fosse santo, innocuo, immacolato. Né,

Può significare che fosse, nel senso proprio della parola, colpevole, poiché nessuno è veramente colpevole se non è personalmente un trasgressore della Legge; e se era, in un senso proprio, colpevole, allora meritava di morire, e la sua morte non poteva avere più merito di quella di qualsiasi altro essere colpevole; e se fosse propriamente colpevole, non farebbe differenza sotto questo riguardo se fosse per colpa sua o per imputazione: un essere colpevole merita di essere punito; e dove c'è deserto di punizione non ci può essere merito nelle sofferenze.

Ma tutte le opinioni che fanno del Santo Redentore un peccatore, o colpevole, o meritevole delle sofferenze che ha sopportato, rasentano la bestemmia e sono ripugnanti per l'intero ceppo delle Scritture. In nessuna forma, in nessun senso possibile, si deve sostenere che il Signore Gesù fosse peccatore o colpevole. È una pietra angolare dell'intero sistema di religione, che in tutti i sensi concepibili dell'espressione era santo, e puro, e l'oggetto dell'approvazione divina.

E ogni punto di vista che porta equamente all'affermazione che era in qualche modo colpevole, o che implica che meritava di morire, è "prima facie" un punto di vista falso e dovrebbe essere immediatamente abbandonato. Ma,

(4) Se la dichiarazione che è stato reso "peccato" ( ἁμαρτίαν hamartian) non significa che fosse il peccato stesso, o un peccatore, o colpevole, allora deve significare che era un'offerta per il peccato - un'offerta o un sacrificio per il peccato; e questa è l'interpretazione che è ormai generalmente adottata dagli espositori; oppure deve essere preso come astratto per il concreto, e significare che Dio lo trattava come se fosse un peccatore.

La prima interpretazione, che significa che Dio gli ha fatto un'offerta per il peccato, è adottata da Whitby, Doddridge, Macknight, Rosenmuller e altri; il secondo, che significa che Dio lo ha trattato come un peccatore, è adottato da Vorstius, Schoettgen, Robinson (Lexicon), Dr. Bull e altri. Ci sono molti passaggi nell'Antico Testamento in cui la parola “peccato” ( ἁμαρτία hamartia) è usata nel senso di offerta per il peccato, o sacrificio per il peccato.

Così, Osea 4:8 , "Essi mangiano il peccato del mio popolo"; cioè, le offerte per il peccato; vedi Ezechiele 43:22 , Ezechiele 43:25; Ezechiele 44:29; Ezechiele 45:22 , Ezechiele 45:25.

Vedi la nota di Whitby su questo verso. Ma qualunque sia il significato adottato, sia che significhi che fu un sacrificio per il peccato, sia che Dio lo trattò come se fosse un peccatore, cioè lo sottopose a sofferenze che, se fosse stato personalmente peccatore, sarebbero state un giusta espressione del suo odio per la trasgressione, e giusta punizione per il peccato, in entrambi i casi significa che ha fatto un'espiazione; che è morto per il peccato; che la sua morte non fu semplicemente quella di un martire; ma che è stato progettato da sofferenze sostitutive per fare la riconciliazione tra l'uomo e Dio.

Locke lo rende: probabilmente esprimendo il vero senso, "Poiché Dio lo ha soggetto alla sofferenza e alla morte, la punizione e la conseguenza del peccato, come se fosse stato un peccatore, sebbene non fosse colpevole di peccato". Mi sembra probabile che il senso sia che Dio lo abbia trattato come se fosse stato un peccatore; che lo sottopose a tali dolori e sofferenze che sarebbe stata una giusta punizione se fosse stato colpevole; che mentre era, infatti, in tutti i sensi perfettamente innocente, e mentre Dio lo sapeva, tuttavia che in conseguenza della volontaria assunzione del posto di uomo che il Signore Gesù ha preso, piacque al Padre di riversare su di lui i profondi dolori quale sarebbe la giusta espressione del suo senso del male del peccato; che sopportò tante sofferenze, da rispondere agli stessi grandi fini nel mantenere la verità, l'onore e la giustizia di Dio,

Questo, suppongo, è ciò che si intende di solito quando si dice "i nostri peccati gli sono stati imputati"; e sebbene questo linguaggio non sia usato nella Bibbia, e sebbene sia soggetto a grandi fraintendimenti e perversioni, tuttavia se questo è il suo significato, non ci possono essere obiezioni ad esso.

(Certamente il fatto che Cristo sia stato fatto peccato non si spiega con il fatto che sia stato fatto peccato in astratto, né che sia diventato effettivamente peccatore; tuttavia implica che il peccato è stato addebitato a Cristo, o che gli è stato imputato, e che ne divenne responsabile.Né questa idea può essere esclusa, anche se ammettiamo che "offerta per il peccato" è la resa appropriata di ἁμαρτία hamartia nel passaggio.

“Che Cristo”, dice un antico commento divino su questo luogo, “è stato fatto peccato per noi, perché era un sacrificio per il peccato, lo confessiamo; ma perciò è stato un sacrificio per il peccato, perché i nostri peccati gli sono stati imputati e puniti in lui». La dottrina dell'imputazione del peccato a Cristo è qui, almeno per deduzione abbastanza chiara. La traduzione nelle nostre Bibbie, tuttavia, lo afferma in una forma più diretta.

Né, dopo tutte le critiche che sono state mosse al testo, sembra necessario l'abbandono di quella resa, da parte del difensore dell'imputazione. Infatti la prima ἁμαρτία hamartia nella Settanta, e la corrispondente אשׁם 'aashaam nell'ebraico, denotano sia il peccato che l'offerta per il peccato, il sacrificio peculiare e il delitto stesso. In secondo luogo, l'antitesi nel passaggio, così evidente e bello, viene distrutta dall'adozione dell'"offerta per il peccato". Cristo è stato fatto peccato, noi giustizia.

Sembra che nel commento del nostro autore su questo luogo, e anche in Romani 5 , un tentativo di far rivivere l'obiezione spesso confutata contro l'imputazione, vale a dire che implica qualcosa come un trasferimento di carattere morale, un'infusione, piuttosto che un'imputazione di peccato o giustizia. Nulla di questo tipo è affatto implicato nella dottrina.

I suoi sostenitori con una sola voce lo negano; e il lettore vedrà lungamente risolta l'obiezione nelle note integrative a Romani 4 e Romani 5. Qual è allora il valore di tali argomenti o insinuazioni come queste: "Tutte le opinioni che fanno del Santo Redentore un peccatore, o colpevole, o meritevole delle sofferenze che ha sopportato, rasentano la bestemmia", ecc.

Né è più saggio affermare che "se Cristo fosse propriamente colpevole, non farebbe differenza a questo riguardo, se fosse per sua colpa o per imputazione". Che cosa si possa intendere a questo proposito con "propriamente colpevoli", non lo sappiamo. Ma questo è certo, che c'è un'immensa differenza tra il fatto che Cristo abbia la colpa delle nostre iniquità addebitate su di lui, e l'avere la colpa della sua così addebitata.

Nel commentario si ammette che Dio «trattasse Cristo come se fosse stato un peccatore», e questo è addotto come il probabile senso del brano. Ma questo trattamento di Cristo da parte di Dio deve avere qualche fondamento, e dove lo troveremo, se non nell'imputazione del peccato a lui? Se la colpa delle nostre iniquità, o che è la stessa cosa, l'obbligo di punizione della Legge, non viene addebitata a Cristo, come può in giustizia essere sottoposto alla punizione? Se non si fosse volontariamente sottoposto a tale obbligo, che diritto aveva su di lui la legge? Che le stesse parole "peccato imputato a Cristo" non si trovino nelle scritture, non è un'obiezione molto formidabile.

Le parole in questo testo sono più forti e migliori "Egli è stato fatto peccato", e dice Isaia, secondo la resa del Dr. Lowth, "Il Signore ha fatto incontrare su di lui le iniquità di tutti noi. Era richiesto da lui, ed è stato reso responsabile”. Isaia, Isaia 53:6.)

Chi non conosceva il peccato - Non era colpevole. Era perfettamente santo e puro. Questa idea è così espressa da Pietro 1 Pietro 2:22; “che non commise peccato, né si trovò inganno nella sua bocca”; e in Ebrei 7:26 si dice che fosse “santo, innocuo, immacolato, separato dai peccatori.

In tutti gli aspetti e in tutti i sensi immaginabili, il Signore Gesù era puro e santo. Se non lo fosse stato, non sarebbe stato qualificato per fare un'espiazione. Perciò gli scrittori sacri si sforzano dovunque di mantenere questa idea in primo piano, perché da essa dipende l'intera sovrastruttura del piano di salvezza. La frase "non conobbe peccato" è un'espressione di grande bellezza e dignità. Indica la sua intera e perfetta purezza.

Era del tutto ignaro del peccato; era estraneo alla trasgressione; non era cosciente di nessun peccato; non ne ha commesso nessuno. Aveva una mente e un cuore perfettamente liberi dall'inquinamento e tutta la sua vita era perfettamente pura e santa agli occhi di Dio.

Che potessimo essere resi giustizia di Dio - Questo è un ebraismo, che significa lo stesso di divinamente giusto. Significa che siamo resi giusti agli occhi di Dio; cioè, che siamo accettati come giusti e trattati come giusti da Dio a causa di ciò che il Signore Gesù ha fatto. C'è qui un contrasto evidente e bello tra ciò che si dice di Cristo e ciò che si dice di noi. Egli è stato fatto peccato; siamo fatti giustizia; cioè, fu trattato come se fosse un peccatore, sebbene fosse perfettamente santo e puro; siamo trattati come se fossimo giusti, anche se siamo contaminati e depravati.

L'idea è che, a causa di ciò che il Signore Gesù ha sopportato in nostro favore, siamo trattati come se noi stessi avessimo adempiuto interamente alla Legge di Dio, e il male non sia mai stato esposto alla sua punizione. Nella frase "giustizia di Dio", c'è un riferimento al fatto che questo è il suo piano di rendere giuste le persone, o di giustificarle.

Coloro che in tal modo diventano giusti, o sono giustificati, sono giustificati secondo il suo piano e secondo uno schema che ha escogitato. Locke lo rende: "affinché noi, in lui e per mezzo di lui, potessimo essere resi giusti, per una giustizia imputataci da Dio". L'idea è che tutta la nostra giustizia agli occhi di Dio la riceviamo in e attraverso un Redentore. Tutto deve essere ricondotto a lui. Questo verso contiene una bella sintesi dell'intero piano di salvezza e dell'unicità dello schema cristiano.

Da un lato, colui che era perfettamente innocente, per sostituzione volontaria, è trattato come se fosse colpevole; cioè è sottoposto a pene e dolori che se fosse colpevole sarebbero una giusta punizione per il peccato: e dall'altro, coloro che sono colpevoli e che meritano di essere puniti, sono trattati, attraverso le sue sofferenze vicaria, come se fossero perfettamente innocente; cioè, in un modo che sarebbe un'espressione appropriata dell'approvazione di Dio se non avesse peccato.

L'intero piano, quindi, è di sostituzione; e senza sostituzione non ci può essere salvezza. L'innocenza soffre volontariamente per la colpa, ei colpevoli sono così resi puri e santi, e sono salvati. La grandezza della compassione e dell'amore divini si mostra così per i colpevoli; e per questo è giusto e doveroso che Dio chiami gli uomini a riconciliarsi con lui. È l'argomento più forte che si possa usare.

Quando Dio ha dato il suo Figlio unigenito all'amara sofferenza della morte sulla croce affinché noi possiamo essere riconciliati, è il più alto argomento possibile che può essere usato perché dovremmo cessare la nostra opposizione a lui e diventare suoi amici.

(Vedi le note supplementari a Romani 1:17; nota a Romani 3:21. Vedi anche la nota aggiuntiva sopra sulla prima frase del versetto. La "giustizia di Dio", è senza dubbio quella giustizia che il divin Salvatore elaborò, nella sua obbedienza attiva e passiva, e se mai qualcuno della razza colpevole di Adamo viene "trattato come giusto" da Dio, ciò deve essere esclusivamente sulla base della sua imputazione).

Osservazioni

1. È possibile per i cristiani avere la certezza che entreranno in cielo, 2 Corinzi 5:1. Paul ha detto che lo sapeva; Giovanni lo sapeva (vedi la nota a 2 Corinzi 5:1 ), e non c'è motivo per cui altri non dovrebbero saperlo.

Se un uomo odia il peccato, può saperlo come qualsiasi altra cosa; se ama Dio, perché non dovrebbe saperlo così come sapere che ama un amico terreno? Se desidera essere santo, entrare in cielo, essere eternamente puro, perché dovremmo dubitare di questo? Se ama pregare, leggere la Bibbia, conversare dal cielo - se il suo cuore è veramente in queste cose, può saperlo, così come sapere qualsiasi altra cosa sul proprio carattere dei sentimenti.

2. Se un cristiano può saperlo, dovrebbe saperlo. Nessun'altra conoscenza è così desiderabile come questa. Niente produrrà tanto conforto come questo. Nulla contribuirà tanto a renderlo saldo, deciso e coerente nel suo cammino cristiano come questo. Nessun'altra conoscenza gli darà tanto sostegno nella tentazione; tanto conforto nella prova; tanta pace nella morte. E se un uomo è cristiano, non si dia tregua finché non ottenga certezza su questo argomento; se non è cristiano, non può saperlo troppo presto, né prendere misure troppo presto per sfuggire all'ira a venire.

3. Il corpo sarà presto dissolto nella morte, 2 Corinzi 5:1. È una fragile dimora fatiscente e in decomposizione, che presto dovrà essere demolita. Non ha nessuna delle proprietà di una dimora permanente. può essere tenuto insieme ma per un po' di tempo. È come una capanna o una capanna, che è scossa da ogni colpo di vento: come una tenda quando i perni sono allentati e le corde sciolte, o marce, e quando il vento presto la spazzerà via.

E poiché questo è il fatto, possiamo anche saperlo, e non tentare di nasconderlo alla mente. Tutta la verità può essere guardata con calma, e dovrebbe esserlo, e un uomo che risiede in un'abitazione fragile e in frantumi, dovrebbe cercarne una che sia più permanente e sostanziale. La morte dovrebbe essere guardata. Si dovrebbe guardare al fatto che questo tabernacolo sarà smontato; e ogni uomo dovrebbe porsi con profondo interesse la domanda se non ci sia per lui una dimora più permanente in un mondo migliore.

4. Questa vita è gravata, ed è piena di preoccupazioni, 2 Corinzi 5:2 , 2 Corinzi 5:4. È tale da farci desiderare uno stato migliore. Qui gemiamo sotto il peccato, in mezzo alla tentazione, circondati dalle preoccupazioni e dalle fatiche della vita. Siamo gravati di doveri, e siamo oppressi dalle prove; e sotto tutto stiamo sprofondando nella tomba.

Presto, sotto i fardelli accumulati, il corpo sarà schiacciato e ricadrà nella polvere. L'uomo non può sopportare a lungo il fardello e presto dovrà morire. Queste prove e cure accumulate sono tali da fargli desiderare un'eredità migliore e sperare in un mondo migliore. Dio progetta che questo sia un mondo di cura e ansia, in modo che possiamo essere portati a cercare una parte migliore oltre la tomba.

5. Il cristiano ha una dimora permanente in cielo, 2 Corinzi 5:1 , 2 Corinzi 5:4. C'è una casa non fatta con le mani; una casa eterna; un mondo in cui la mortalità è sconosciuta. C'è la sua casa; quella è la sua dimora eterna. Eccolo straniero, tra estranei, in uno strano mondo.

In paradiso è la sua casa. Il corpo qui può essere malato, debole, morente; là sarà vigoroso, forte, immortale. Potrebbe non avere una dimora confortevole qui; può essere povero e afflitto; là avrà una dimora immutabile, una dimora immutabile. Chi in un mondo come questo non dovrebbe desiderare di essere cristiano? Quale altra condizione di vita è così desiderabile come quella dell'uomo che è sicuro che dopo pochi giorni sarà ammesso in una dimora eterna in cielo, dove il corpo non muore mai, e dove il peccato e il dolore non sono più conosciuti?

6. Il cristiano dovrebbe essere disposto a sopportare tutto il dolore e il dolore che Dio gli 2 Corinzi 5:1 , 2 Corinzi 5:1. Perché non dovrebbe? Egli sa non solo che Dio è buono in tutto questo; ma sa che lo è solo per un momento; che sta avanzando verso il cielo e che presto sarà a casa. In confronto a quel riposo eterno, che sciocchezze sono tutte le sofferenze di questa vita mortale!

7. Non dovremmo desiderare di morire semplicemente per liberarci dal dolore, o per essere assenti dal corpo, 2 Corinzi 5:4. Non è solo per essere “svestiti” o per allontanarci da un corpo sofferente, che dovremmo essere disposti a morire. Molti peccatori soffrono così tanto qui che è disposto a tuffarsi in una terribile eternità, come suppone, per liberarsi dal dolore, quando, ahimè, si immerge solo in un dolore più profondo ed eterno.

Dovremmo essere disposti a sopportare tanto dolore e a sopportarlo finché Dio sarà lieto di nominare. Dovremmo sottometterci a tutti senza lamentarci. Dovremmo essere ansiosi di essere sollevati solo quando Dio giudicherà che sia meglio per noi essere lontani dal corpo ed essere presenti con il Signore.

8. Nella semplice prontezza a morire non c'è prova che siamo preparati per il paradiso; confronta 2 Corinzi 5:4. Molti suppongono che, poiché è pronto a morire, che, quindi, sia preparato. Molti si consolano perché un amico morente era pronto e disposto a morire. Ma in una semplice volontà di morire non c'è prova di una preparazione alla morte, perché 100 cause possono cospirare a produrre questo oltre alla pietà.

E non lasciamoci ingannare dal supporre che, poiché non abbiamo paura della morte e siamo disposti ad andare in un altro mondo, siamo quindi preparati. Può essere stupidità o insensibilità; può essere un semplice desiderio di liberarsi dalla sofferenza; forse perché nutriamo una speranza del cielo che è del tutto vana e illusoria.

9. Il cristiano dovrebbe e potrebbe desiderare di partire ed essere in cielo, 2 Corinzi 5:2. Il paradiso è la sua casa; ed è suo privilegio desiderare di esserci. Eccolo in un mondo di prova e di peccato. Là sarà in un mondo di gioia e di santità. Qui dimora in un corpo fragile, sofferente, in decomposizione. Là sarà rivestito di immortalità.

È suo privilegio, quindi, desiderare, non appena sarà volontà di Dio, di partire e di entrare nella sua eredità eterna in cielo. Dovrebbe avere un desiderio forte, fisso, fermo per quel mondo; e dovrebbe essere pronto al più breve preavviso per andare e stare per sempre con il Signore.

10. A Dio vanno ricondotte le speranze e le gioie dei cristiani, e tutta la loro pace e tranquillità nella prospettiva della morte, 2 Corinzi 5:5. Non è che non siano per natura timidi e timorosi di morire come gli altri; non è che abbiano un coraggio o una forza nativa, ma è da ricondursi interamente alla misericordia di Dio e all'influenza del suo Spirito, che sono in grado di guardare con calma alla morte, alla tomba, all'eternità.

Con la prospettiva sicura del paradiso, non hanno nulla da temere nel morire; e se abbiamo la “garanzia dello Spirito” - il pegno che il cielo è nostro - non abbiamo nulla da temere nell'allontanarci da questo mondo.

11. Il cristiano deve essere, e può essere, sempre allegro, 2 Corinzi 5:6. Paul ha detto che era sempre sicuro di sé, o allegro. Le afflizioni non lo deprimevano; le prove non lo hanno abbattuto. Non era scoraggiato dall'opposizione; non perse il suo coraggio venendo insultato e perseguitato. In tutto questo era allegro e audace.

Non c'è niente nella religione che ci renda malinconici e tristi. La certezza del favore di Dio e la speranza del cielo dovrebbero avere e avranno esattamente l'effetto opposto. Un senso della presenza di Dio, una convinzione che siamo peccatori, una profonda impressione della verità che dobbiamo morire e dell'infinito interesse dell'anima in gioco, ci renderanno davvero seri e solenni, e dovrebbero farlo . Ma questo non è incompatibile con l'allegria, ma è piuttosto adatto a produrla.

È favorevole a uno stato d'animo in cui ogni irritabilità è soppressa e in cui la mente è calmata e stabilizzata; e questo è favorevole all'allegria. Inoltre, c'è molto, moltissimo nella religione per prevenire la tristezza e rimuovere la tristezza dall'anima. La speranza del cielo, e la prospettiva di dimorare con Dio e con gli esseri santi per sempre, è il mezzo migliore per espellere l'oscurità che è causata dalle delusioni e dalle preoccupazioni del mondo.

E per quanto molti suppongano che la religione crei oscurità, è certo che nulla in questo mondo ha fatto tanto per alleggerire le preoccupazioni, per spezzare la forza della sventura e della delusione, per sostenere nei momenti di prova e per salvare dalla disperazione, come la religione del Redentore. Ed è certo inoltre che non vi sono persone così abitualmente calme nei sentimenti, e allegre nei caratteri, come i cristiani coerenti e devoti.

Se ci sono dei cristiani, come David Brainerd, che sono malinconici e tristi, come ci sono senza dubbio, va detto:

Che sono pochi di numero;

Che la loro oscurità sia da ricondurre alla propensione costituzionale, e non alla religione;

Che hanno, anche con tutta la loro oscurità, gioie che il mondo non sperimenta mai, e che non si trovano mai nel peccato; e,

(4) Che la loro oscurità non è prodotta dalla religione, ma dalla mancanza di più di essa.

12. È nobile agire in riferimento a cose invisibili ed eterne, 2 Corinzi 5:7. Eleva l'anima; lo solleva sopra la terra; purifica il cuore; e dona all'uomo una nuova dignità. Impedisce tutto l'effetto umiliante dell'agire dal punto di vista degli oggetti presenti, e con riferimento alle cose che sono proprio intorno a noi.

“Qualunque cosa ci sottragga”, dice il dottor Johnson, “dal potere dei nostri sensi; tutto ciò che fa predominare sul presente il passato, il lontano o il futuro, ci avanza nella dignità di esseri pensanti” - Tour alle Ebridi, p. 322, ed. Phil. 1810. Tutto ciò che dirige l'occhio e il cuore al cielo; qualunque cosa possa far sentire e credere all'uomo che c'è un Dio, un Salvatore, un paradiso, un mondo di gloria, lo eleva con la coscienza della sua immortalità e lo eleva al di sopra degli oggetti striscianti che avvizziscono e degradano l'anima.

L'uomo dovrebbe agire in riferimento all'eternità. Dovrebbe essere consapevole dell'immortalità. Dovrebbe essere profondamente impressionato da quell'alto onore che lo attende di stare davanti a Dio. Deve sentire di poter partecipare alle glorie della risurrezione; che possa ereditare un paradiso eterno. Sentendo così, che sciocchezze sono le cose della terra! Quanto poco dovrebbe essere commosso dalle sue prove! Quanto poco dovrebbe essere influenzato dalla sua ricchezza, dai suoi piaceri e dai suoi onori!

13. Il cristiano, quando lascia il corpo, è subito con il Signore Gesù, 2 Corinzi 5:8. Si precipita quasi istintivamente alla sua presenza e si getta ai suoi piedi. Non ha altra casa che dov'è il Salvatore; non pensa a nessuna gioia o gloria futura se non a ciò che deve essere goduto con lui. Perché allora dovremmo temere la morte? Elimina dalla vista, per quanto possiamo, il momentaneo dolore, il freddo e l'oscurità della tomba, e pensa a quello che sarà il momento dopo la morte: la vista del Redentore, la vista degli splendori del mondo celeste , gli angeli, gli spiriti dei giusti resi perfetti, il fiume del paradiso di Dio e le arpe di lode, e che cosa ha da temere l'uomo nella prospettiva di morire?

Perché dovrei rimpicciolirmi davanti al dolore o al dolore,

O provare sgomento alla morte?

Ho in vista la bella terra di Canaan,

E regni di giorni senza fine.

lì apostoli, martiri, profeti,

Intorno al mio Salvatore stai in piedi;

E presto i miei amici in Cristo sotto.

si unirà alla gloriosa banda,

Gerusalemme! la mia casa felice!

La mia anima anela ancora a te;

Quando finiranno le mie fatiche.

Nella gioia, e nella pace, e te!

- Carlo Wesley.

14. Dovremmo agire sentendoci alla presenza immediata di Dio e in modo da incontrare la sua accettazione e approvazione, sia che rimaniamo sulla terra, sia che veniamo 2 Corinzi 5:9 all'eternità, 2 Corinzi 5:9. La prospettiva di stare con lui, e la consapevolezza che il suo occhio è fisso su di noi, dovrebbe renderci diligenti, umili e laboriosi.

Dovrebbe essere il grande scopo della nostra vita assicurarsi il suo favore e incontrare la sua accettazione; e non dovrebbe fare alcuna differenza per noi in questo senso, dove siamo - sia in terra che in cielo; con la prospettiva di una lunga vita, o di una morte prematura; in società o in solitudine; in patria o all'estero; sulla terra o sul profondo; in malattia o in salute; nella prosperità o nell'avversità, dovrebbe essere il nostro grande scopo in modo da vivere in modo da essere "accettati da lui". E il cristiano agirà così. Agire in questo modo è la natura stessa della vera pietà; e dove questo desiderio non esiste, non può esserci vera religione.

15. Dobbiamo comparire davanti al tribunale, 2 Corinzi 5:10. Dobbiamo apparire tutti lì. Questo è inevitabile. Non c'è nessuno della famiglia umana che possa sfuggire. Vecchi e giovani; ricco e povero; vincolante e gratuito; tutte le classi, tutte le condizioni, tutte le nazioni devono stare lì e rendere conto di tutte le azioni compiute nel corpo e ricevere il loro destino eterno.

Com'è solenne il pensiero di essere chiamati in giudizio! Quanto incide profondamente l'idea che dalla questione di quell'unica prova dipenderà il nostro eterno bene o male! Com'è opprimente la riflessione che da quella sentenza non può esserci appello; nessun potere di inversione, esso; nessuna possibilità di cambiare poi il nostro destino!

16. Presto saremo lì, 2 Corinzi 5:10. Nessuno sa quando morirà; e la morte, quando verrà, ci porterà subito al tribunale. Una malattia che può portarci via in poche ore può portarci lì; o la morte che può venire in un istante ci porterà a quell'orribile sbarra. Quanti sono abbattuti in un momento; quanti si affrettano senza preavviso alle solennità del mondo eterno! Quindi potremmo morire. Nessuno può assicurare le nostre vite; nessuno può proteggerci dall'avvicinarsi dell'invisibile re dei terrori.

17. Dovremmo essere pronti a partire Se dobbiamo stare al terribile bar; e se potessimo essere convocati lì da un momento all'altro, sicuramente non perderemmo tempo nell'essere pronti a partire. È il nostro grande affare nella vita; e dovrebbe richiedere la nostra prima attenzione, e tutte le altre cose dovrebbero essere rimandate affinché possiamo essere pronti a morire. Dovrebbe essere la prima domanda ogni mattina, e l'ultimo argomento di pensiero ogni sera - perché chissà quando si alza la mattina, ma prima di notte può stare al tribunale! Chi, quando la notte si corica sul letto, sa solo che nel silenzio delle veglie notturne può essere chiamato ad andare da solo, a lasciare la famiglia e gli amici, la casa e il letto, a rispondere di tutte le azioni fatto nel corpo?

18. Dovremmo 2 Corinzi 5:11 di salvare gli altri dalla morte eterna, 2 Corinzi 5:11. Se noi stessi abbiamo una visione giusta dei terribili terrori del giorno del giudizio, e se abbiamo una visione giusta dell'ira di Dio, dovremmo sforzarci di "persuadere" gli altri a fuggire dall'ira a venire. Dovremmo supplicarli; dovremmo supplicarli; dovremmo piangere su di loro; dovremmo pregare per loro, affinché possano essere salvati dall'andare incontro alla terribile ira di Dio.

Se i nostri amici non sono preparati ad incontrare Dio; se vivono nell'impenitenza e nel peccato, e se abbiamo qualche influenza sugli altri in qualche modo, dovremmo fare tutto il possibile per indurli a venire a Cristo e per salvarsi dai terribili terrori di quel giorno. Paolo riteneva che nessuna abnegazione e nessun sacrificio fossero troppo grandi, se poteva persuaderli a venire a Dio e a salvare le loro anime. E chi ha una visione giusta dei terribili terrori del giorno del giudizio; dei dolori di un inferno eterno, e delle glorie di un paradiso eterno; può ritenere troppo grande quella fatica che sarà il mezzo per salvare le anime immortali? Non per spaventarli se dovessimo faticare, non per allarmarli semplicemente se dovessimo supplicarli, ma dovremmo sforzarci con ogni mezzo di persuaderli a venire dal Redentore.

Non dobbiamo usare toni di asprezza e di denuncia; non dovremmo parlare dell'inferno come se ci rallegrassimo di eseguire la sentenza, ma dovremmo parlare con tenerezza, serietà e con lacrime (confronta Atti degli Apostoli 20:31 ), per indurre i nostri amici e compagni di peccato ad essere riconciliato con Dio.

19. Non dovremmo ritenere strano o notevole se siamo accusati di essere squilibrati per essere attivi e zelanti in materia di religione, 2 Corinzi 5:13. Ce ne sarà sempre abbastanza, sia in chiesa che fuori, per caricarci di zelo surriscaldato; con mancanza di prudenza; o con decisa alienazione mentale.

Ma non dobbiamo dimenticare che Paolo fu accusato di essere "pazzo"; e si pensava che anche il Redentore fosse “fuori di sé”. “Basta che il discepolo sia come il suo padrone e il servo come il suo Signore”; e se il Redentore è stato accusato di squilibrio a causa delle sue speciali opinioni e del suo zelo, non dovremmo supporre che ci sia accaduto qualcosa di strano se siamo accusati allo stesso modo.

20. Il Vangelo dovrebbe essere offerto a tutti, 2 Corinzi 5:14. Se Cristo è morto per tutti, allora la salvezza è assicurata per tutti; e poi dovrebbe essere offerto a tutti liberamente e pienamente. Dovrebbe essere fatto senza alcuna riserva mentale, poiché Dio non ha tale riserva mentale; senza alcuna esitazione o dubbio; senza alcuna dichiarazione che spezzi la forza, o indebolisca il potere di tale offerta sulle coscienze delle persone.

Se lo rifiutano, dovrebbero essere lasciati a vedere che rifiutano ciò che è stato loro offerto in buona fede, e che per questo devono rendere conto a Dio. Ogni uomo che predica il Vangelo dovrebbe sentire che non solo gli è permesso, ma anche tenuto a predicare il Vangelo "ad ogni creatura"; né dovrebbe abbracciare alcuna opinione che possa in forma o di fatto ostacolarlo o trattenerlo nell'offrire così la salvezza a tutta l'umanità.

Il fatto che Cristo sia morto per tutti, e che tutti possano essere salvati, dovrebbe essere un punto fermo e in piedi in tutti i sistemi di teologia, e dovrebbe essere consentito di plasmare ogni altra opinione e di diffondere la sua influenza su ogni altra visione della verità.

21. Tutte le persone per natura sono morte nei peccati, 2 Corinzi 5:14. Sono insensibili al loro bene; agli appelli di Dio; alle glorie del cielo e ai terrori dell'inferno. Non agiscono per l'eternità; sono senza preoccupazione riguardo al loro destino eterno. Sono insensibili a tutte queste cose, finché non sono suscitati dallo Spirito di Dio, come un morto nella tomba lo è agli oggetti circostanti.

E non c'è niente che abbia mai suscitato un uomo simile, o che abbia mai potuto, se non lo stesso potere che ha creato il mondo e la stessa voce che ha risuscitato Lazzaro dalla sua tomba. Questo fatto malinconico ci colpisce ovunque; e dovremmo essere profondamente umiliati dal fatto che è la nostra condizione per natura, e dovremmo lamentarci che è la condizione dei nostri simili ovunque.

22. Dovremmo formare la nostra stima degli oggetti e del loro rispettivo valore e importanza da considerazioni diverse da quelle che derivano dalla loro natura temporale, 2 Corinzi 5:16. Non dovrebbe essere semplicemente secondo la carne. Non dovrebbe essere come stimano coloro che vivono per questo mondo. Non dovrebbe dipendere dal loro rango, dal loro splendore o dalla loro moda. Dovrebbe essere per il loro riferimento all'eternità e per il loro rapporto con lo stato delle cose lì.

23. Dovrebbe essere con noi una domanda molto seria se le nostre opinioni su Cristo sono come quelle che hanno coloro che vivono secondo la carne, o come solo la mente non rinnovata prende, 2 Corinzi 5:16. La mente carnale non ha solo una visione del Redentore. Per ogni peccatore impenitente egli è “radice del suolo del giorno”. Non c'è bellezza in lui.

E per ogni ipocrita, e per ogni professore di religione ingannato, non c'è davvero nessuna bellezza in lui. Non c'è attaccamento spontaneo, elevato, luminoso per lui. È tutto forzato e innaturale. Ma per il vero cristiano c'è una bellezza nel suo carattere che non si vede in nessun altro; e tutta l'anima lo ama e lo abbraccia. Il suo carattere è visto come il più puro e amabile; la sua benevolenza sconfinata; la sua capacità e volontà di salvare, infinita.

L'anima rinnovata non desidera altro Salvatore; e si rallegra di essere proprio quello che è - si rallegra della sua umiliazione così come della sua esaltazione; nella sua povertà come nella sua gloria; gioisce del privilegio di essere salvato da colui che è stato sputato, schernito e crocifisso, come pure da colui che è alla destra di Dio. Una cosa è certa, a meno che non abbiamo solo una visione di Cristo, non possiamo mai essere salvati.

24. La nuova nascita è un grande e importantissimo cambiamento, 2 Corinzi 5:17. Non è solo di nome o di professione, ma è un cambiamento profondo e radicale del cuore. È così grande che si può dire di ciascuno che è una nuova creazione di Dio; e in relazione a ciascuno, che le cose vecchie sono passate e tutte le cose sono diventate nuove.

Quanto è importante esaminare i nostri cuori e vedere se questo cambiamento è avvenuto, o se stiamo ancora vivendo senza Dio e senza speranza. È indispensabile rinascere; Giovanni 3. Se non siamo rinati, e se non siamo nuove creature in Cristo, dobbiamo perire per sempre. Non importa quale sia la nostra ricchezza, talento, apprendimento, realizzazione, reputazione o moralità; a meno che non siamo stati così cambiati da poter dire, e che possiamo dire: "le cose vecchie sono passate e tutte le cose sono diventate nuove", dobbiamo perire per sempre. Non c'è potere nell'universo che possa salvare un uomo che non è nato di nuovo.

25. Il ministero evangelico è un'opera molto responsabile e importante, 2 Corinzi 5:18. Non c'è nessun altro ufficio della stessa importanza; non c'è situazione in cui l'uomo possa essere posto più solenne di quella di far conoscere i termini in base ai quali Dio è disposto a concedere favore all'uomo apostata.

26. Com'è sorprendente la condiscendenza divina che Dio abbia mai proposto un tale piano di riconciliazione, 2 Corinzi 5:20. Che non solo avrebbe dovuto essere disposto a riconciliarsi, ma avrebbe dovuto cercarlo, ed essere stato così ansioso per questo da essere disposto a mandare il proprio Figlio a morire per assicurarselo! Era pura, ricca, infinita benevolenza.

Dio non doveva trarne beneficio. Era infinitamente benedetto e felice anche se l'uomo avrebbe dovuto essere perduto. Era puro, giusto e santo, e non era necessario ricorrere a questo per rivendicare il proprio carattere. Non aveva fatto alcun torto all'uomo: e se l'uomo fosse perito nei suoi peccati, il trono di Dio sarebbe stato puro e immacolato. Era amore; semplice amore. Era pura, santa, disinteressata, infinita benevolenza. Era degno di un Dio; e ha diritto alla più profonda gratitudine dell'uomo.

Cerchiamo dunque, in vista di tutto questo capitolo, di riconciliarci con Dio. Mettiamo da parte ogni nostra opposizione a lui. Abbracciamo i suoi piani. Siamo disposti a sottometterci a lui ea diventare suoi amici eterni. Cerchiamo il cielo al quale ci eleverebbe; e sebbene la nostra casa terrena di questo tabernacolo debba essere dissolta, prepariamoci, come possiamo essere, per quella dimora eterna che Egli ha preparato per tutti coloro che lo amano nei cieli.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

2Corinzi 5

1 INTRODUZIONE A 2 CORINZI 5

L'apostolo, in questo capitolo, si sofferma sulla confortante certezza, sull'attesa e sul desiderio della gloria celeste dei santi; discorsi sulla diligenza e l'operosità di se stesso e degli altri ministri del Vangelo nel predicare la parola, con le ragioni che li hanno indotti ad essa; e lo chiude con un elogio del ministero del Vangelo per l'importante soggetto, la somma e la sostanza di esso. Avendo menzionato nell'ultima parte del capitolo precedente, il peso eterno della gloria, le afflizioni dei santi per cui stanno lavorando, e le realtà invisibili di quello stato a cui stanno guardando, qui esprime la certezza che lui e gli altri avevano del loro interesse in esso; e che egli significa con un edificio, e lo illustra con la sua opposizione al corpo, che paragona a una casa e a un tabernacolo; l'uno è dell'uomo, l'altro di Dio, e non fatto da mani d'uomo; l'uno è terreno, l'altro in cielo; l'uno deve essere, e sarà dissolto, l'altro è eterno, 2Corinzi 5:1 e quindi non c'è da meravigliarsi che sia così ardentemente desiderato, come è detto in 2Corinzi 5:2 dove il desiderio di esso è significato da gemiti, che suppone qualcosa di angosciante e che rende inquieto; e da un ardente desiderio di liberazione e felicità, e che si spiega con il desiderio di essere rivestito della casa dal cielo; dove la gloria celeste non è solo, come prima, paragonata a una casa, ma anche a un mantello, di cui tutti coloro che sono rivestiti della giustizia di Cristo possono giustamente aspettarsi di essere rivestiti; poiché questi non saranno trovati nudi né rimarranno tali, 2Corinzi 5:3 il cui ardente desiderio di immortalità e gloria è spiegato più pienamente, 2Corinzi 5:4 in cui non solo il corpo, nel suo stato attuale, è di nuovo paragonato a un tabernacolo, e i santi sono rappresentati come angosciati, e quindi gemono mentre sono in esso; ma viene suggerita la causa di questo gemito, che è un peso sotto il quale si affaticano, sia del peccato che dell'afflizione; Eppure tale è l'inclinazione naturale dell'uomo a rimanere nel corpo, e la sua riluttanza a separarsene, che egli non desidera esserne spogliato, ma che gli venga messa addosso la veste dell'immortalità, affinché la presente mortalità che lo accompagna possa essere interamente inghiottita in esso: e che i santi avessero motivo di credere che ci fosse una tale felicità da godere, e che avessero un tale interesse per essa è chiaro; perché, come Dio aveva preparato per loro, li aveva anche operati e preparati per questo; e inoltre, aveva dato loro il suo Spirito come caparra e pegno di esso, 2Corinzi 5:5 pertanto, poiché ne erano fiduciosamente certi, e considerando che non erano altro che ospiti e forestieri mentre erano nel corpo, e nello stato presente delle cose, e non in casa nella casa del loro Padre, e assenti da Cristo, 2Corinzi 5:6 come è evidente dal loro camminare mediante la fede nella comoda certezza, nella viva speranza e nella sincera aspettazione delle cose future e invisibili, e non nella loro visione beatifica, 2Corinzi 5:7. Perciò erano molto desiderosi e preferivano lasciare la loro attuale dimora, il tabernacolo del corpo, per poter essere a casa e godere della presenza del Signore, 2Corinzi 5:8. E questa fiducia e speranza nelle cose eterne produsse nell'apostolo, e negli altri fedeli ministri della parola, grande cura e diligenza nel servire il Signore in modo accettevole, e adempiere con fedeltà la fiducia riposta in loro, 2Corinzi 5:9 la cui ragione riguarda anche, o ciò che similmente li ha animati a un diligente adempimento del loro dovere, fu la loro sicura apparizione davanti al tribunale di Cristo; la cui apparizione sarà universale, e quando ci sarà una distribuzione di ricompense e punizioni a ciascuno secondo le sue opere, 2Corinzi 5:10. E inoltre, non era solo la loro preoccupazione personale in questa terribile faccenda che li impegnava a tale condotta, ma il rispetto che avevano per il bene delle anime immortali, per le quali il giorno del giudizio deve essere terribile, a meno che non siano portate a credere in Cristo; e per la verità di ciò potevano appellarsi sia a Dio, sia alla coscienza degli uomini, in particolare ai Corinzi, 2Corinzi 5:11. E affinché ciò non sia imputato all'orgoglio e all'arroganza, l'apostolo suggerisce la ragione per cui ha fatto menzione di tutto ciò, affinché potessero avere con cui rispondere ai falsi dottori e rivendicare i fedeli ministri del Vangelo, 2Corinzi 5:12. Tuttavia, si intenda in che modo si voglia, come l'effetto della follia o della sobrietà, egli poteva affermare con la massima sicurezza, che la sua visione era la gloria di Dio e il bene delle anime, 2Corinzi 5:13 e a questa diligenza e fedeltà nel predicare il Vangelo, lui e gli altri non erano solo mossi dal loro desiderio e dalla loro aspettativa di felicità, dal giudizio futuro in cui dovranno apparire, e dalla loro preoccupazione per le anime immortali, affinché possano sfuggire alla vendetta di quel giorno; ma vi furono costretti dall'amore di Cristo che morì per loro, e nel quale morirono, 2Corinzi 5:14 il cui fine fu che non vivessero per se stessi, ma per colui che morì e risuscitò (2Corinzi 5:15). E come ulteriore esempio della loro integrità e fedeltà, l'apostolo osserva che non avevano alcun riguardo per gli uomini a causa della loro discendenza carnale e dei privilegi esteriori, come gli ebrei; né consideravano Cristo stesso in una visione carnale, o stimavano di lui come un re temporale, come facevano una volta, 2Corinzi 5:16 i loro unici scopi e visioni erano il bene spirituale degli uomini e l'avanzamento dell'interesse spirituale e del regno di Cristo; e la conclusione da qui è che chiunque è veramente in Cristo, e nel suo regno, è una nuova creatura, ed è in un nuovo mondo, in una nuova dispensazione, in cui entrambe le vecchie cose della legge, e del paganesimo, e della sua precedente condotta sono scomparse, e tutte le cose nella dottrina, nel culto e nella conversazione sono diventate nuove, 2Corinzi 5:17. E da qui l'apostolo procede a una lode della dispensazione del Vangelo, e del ministero di essa, dal suo autore Dio, e dall'oggetto di essa, la riconciliazione degli uomini con Dio per mezzo di Cristo, 2Corinzi 5:18 che è spiegato e ampliato più ampiamente, sia per quanto riguarda la causa efficiente della riconciliazione, gli oggetti di essa, e i mezzi e il modo in cui si realizza, e anche la pubblicazione di esso nel Vangelo da parte dei suoi ministri, 2Corinzi 5:19 e che sono descritti come gli ambasciatori di Cristo, che agiscono nel nome di Dio, e come in vece di Cristo, per il bene degli uomini, 2Corinzi 5:20. E chiude il capitolo con un racconto della grande propiziazione, Cristo, per mezzo del quale si fa la riconciliazione; come che egli era in se stesso senza peccato, eppure per imputazione è stato fatto peccato per i peccatori, affinché essi, allo stesso modo, fossero resi giusti agli occhi di Dio per mezzo di lui, 2Corinzi 5:21

Versetto 1. Poiché sappiamo che se la nostra casa terrena,

Con questa casa si intende il corpo, così chiamato per il suo essere simile a una casa ben costruita, un curioso pezzo di architettura; come una casa consiste di una varietà di parti ben incorniciate e messe insieme in giusta simmetria e proporzione, e con una piena utilità in tutto, così è il corpo dell'uomo, che mostra la potenza e la sapienza di Dio architetto: allo stesso modo, perché è la dimora dell'anima, il che fa apparire che l'anima è più eccellente del corpo, è indipendente da esso e capace di un'esistenza separata da esso: si dice che è una casa "terrena", perché viene dalla terra; è sostenuto dalle cose terrene; ha la sua attuale dimora sulla terra, e vi ritornerà presto: e la casa terrena di questo tabernacolo, in allusione ai tabernacoli in cui dimoravano i patriarchi e gli Israeliti dell'antichità; o alle tende e ai tabernacoli dei soldati, dei pastori, dei viaggiatori e di persone simili, che vengono presto montati e smontati, e portati da un luogo all'altro; e denota la fragilità e la breve continuazione dei nostri corpi mortali. Così Platone chiama il corpo γηινον σκηνος, "un tabernacolo terreno"; così gli ebrei erano soliti chiamare il corpo una casa, e un "tabernacolo":

"Ogni uomo (dicono) ha due case, בית הגוף, "la casa del corpo" e la casa dell'anima; l'uno è la casa esteriore, l'altro la casa interiore".

Così Abarbinel parafrasa queste parole, Isaia 18:4

""Considererò nella mia dimora; Ritornerò", o ancora considererò nel mio luogo di dimora, che è il corpo, poiché quello è משׁכן הנפשׁ, "il tabernacolo dell'anima"".

Ora questo tabernacolo può, e sarà, "dissolto", sganciato e smontato; il che non progetta un suo annientamento, ma una dissoluzione della sua unione con l'anima, e la sua separazione da essa: e quando l'apostolo mette un "se" su di esso, non deve essere inteso come se fosse incerto se sarebbe stato sciolto o no, a meno che non fosse detto in vista del cambiamento che avverrà sui santi viventi alla seconda venuta di Cristo; ma è piuttosto una concessione della questione, e può essere tradotto, "attraverso la casa terrena", ecc. o indica il tempo in cui inizierà la felicità futura dei santi, "quando la casa terrena", ecc. e significa che essere nel corpo, in un certo senso, ritarda il godimento di esso. Ora, è conforto per i santi mentre sono in esso, e in vista della sua dissoluzione, che essi

hanno un edificio da Dio, una casa non fatta da mano d'uomo, eterna nei cieli? che alcuni comprendono del corpo glorificato alla sua risurrezione, in contrapposizione alla sua fragile struttura terrena nella sua situazione attuale; sebbene tutto ciò preveda piuttosto la felicità dei santi, che sarà iniziata, ed essi entreranno immediatamente, alla dissoluzione dei loro corpi, e saranno consumati alla risurrezione; che è tutta l'edificazione e la preparazione di Dio; non fatto dalle mani della creatura; o ottenuti da opere di giustizia compiute dagli uomini; e giace nei cieli, e durerà in eterno. Così gli ebrei parlano di בית קדישׁא, "la santa casa", nel mondo a venire, e che suppongono sia inteso in Isaia 56:5 Proverbi 24:3. In questo i santi hanno un interesse attuale; l'hanno già costruita e preparata per loro; essi hanno un diritto e un titolo incentivante ad esso attraverso la giustizia di Cristo; l'hanno assicurata a loro in Cristo, il loro feudatario in fiducia, il loro capo e rappresentante; e ne hanno la caparra, lo Spirito di Dio nei loro cuori; di tutto ciò che hanno una conoscenza sicura e certa: "perché noi sappiamo"; essi sono ben sicuri della verità di ciò dalla promessa di Dio, che non può mentire, dalla dichiarazione del Vangelo, dalla testimonianza dello Spirito e dalla stretta e inseparabile connessione che c'è tra la grazia che hanno già ricevuto e la gloria che sarà in seguito

2 Versetto 2. Poiché in questo gemiamo ardentemente,

Intendendo o per questa felicità che gemiamo, o piuttosto in questo tabernacolo gemiamo. Queste parole sono una ragione della prima, che prova che i santi hanno un edificio di Dio; e sanno di averlo, perché qui gemono per esso; poiché i gemiti dei santi sono sotto l'influenza e la guida dello Spirito di Dio, che intercede per loro, come per la grazia, così per la gloria, secondo la volontà di Dio: e questo gemito è ulteriormente spiegato da

desiderando essere rivestiti della nostra casa che viene dal cielo; con ciò non si intende il corpo glorificato nel mattino della risurrezione; Infatti, anche se i corpi dei santi saranno gloriosi, incorruttibili, potenti e spirituali, non si dice che siano celesti, né verranno dal cielo, ma saranno risuscitati dalla terra: inoltre, l'Apostolo sta parlando di una dimora in cui l'anima entrerà, e desidera entrare non appena si sarà allontanata dalla casa terrena del corpo, e di un vestito di cui desidera essere vestito non appena è spogliato del vestito della carne: pertanto, per casa dal cielo deve intendersi la gloria celeste, in cui le anime defunte entrano immediatamente, e sono rivestite, sì, delle vesti bianche e splendenti di purezza, perfezione e gloria di cui saranno rivestite, non appena i loro tabernacoli sono sganciati e dissolti. Gli ebrei parlano infatti di un corpo celeste di cui l'anima sarà rivestita immediatamente dopo la sua separazione dal corpo terreno, e molto in termini figurati come fa l'apostolo in questo e nel seguente versetto;

"Quando un uomo è giunto il tempo, dicono [ d], di uscire da questo mondo, egli non se ne va finché l'angelo della morte non lo ha spogliato delle vesti del corpo, (vedi 2Corinzi 5:4) e quando l'anima è spogliata del corpo, dall'angelo della morte, va ומתלבשׁא בההוא גופא אחרא, "e si riveste di quell'altro corpo, " che è in paradiso, di cui è stato spogliato quando è venuto in questo mondo; Poiché l'anima non ha piacere se non nel corpo, che viene da lì, e si rallegra perché è spogliata del corpo di questo mondo, ואתלבשׁ בלבושׁא אחרא שׁלים "ed è vestita con un altro vestito perfetto"."

E un po' dopo,

"il santo e benedetto Dio tratta bene gli uomini, poiché non spoglia gli uomini delle loro vesti finché non ha provveduto loro altri abiti, più preziosi e migliori di questi, eccetto i malvagi del mondo, che non tornano al loro Signore con un perfetto pentimento; poiché nudi sono venuti in questo mondo, e nudi (vedi 2Corinzi 5:3) torneranno di là".

E in un altro posto,

"l'anima non sale a comparire davanti al Santo Re, finché non è degna di essere vestita בלבושׁא דלעילא, "con la veste che è in alto"."

3 Versetto 3. Se è così che essendo vestito,

Questa supposizione è fatta riguardo ai santi che saranno vivi alla seconda venuta di Cristo, che non saranno spogliati dei loro corpi, e quindi "non saranno trovati nudi", né disincarnati, e avranno subito una gloria su di loro, sia l'anima che il corpo; o queste parole sono una deduzione dall'abbigliamento presente dei santi, al loro abbigliamento futuro, così; "Visto che siamo vestiti", non solo abbiamo rivestito l'uomo nuovo, e siamo rivestiti e adorni delle grazie dello Spirito, ma siamo rivestiti della migliore veste, della veste nuziale, della veste della giustizia di Cristo,

non saremo trovati nudi; ma saremo rivestiti della gloria celeste, non appena saremo congedati da qui. Alcuni leggono queste parole come un augurio: "Oh, se fossimo vestiti, per non essere trovati nudi!" e così è l'espressione di uno dei sospiri, dei gemiti e dei desideri sinceri dei santi nella loro situazione attuale dopo le glorie di un altro mondo

4 Versetto 4. Poiché noi che siamo in questo tabernacolo gemiamo,

Ci sono alcuni santi che non sono nel tabernacolo, il corpo. C'erano, ma ora non ci sono più; i loro corpi sono nella tomba, la casa è destinata a tutti i viventi; e le loro anime sono nella casa non fatta da mano d'uomo, eterna nei cieli, nelle dimore eterne, nelle dimore preparate nella casa del Padre di Cristo; e hanno smesso di gemere, essendo liberati da ogni oppressore, peccato, Satana e dal mondo; si riposano da tutte le loro fatiche e mangiano liberi da ogni peso; Solo i santi che sono nel tabernacolo del corpo, in uno stato di instabilità, gemono, essendo in mezzo alla tribolazione, e non ancora nel godimento di quella felicità che desiderano. La ragione del loro gemito è che sono

gravato dal corpo stesso, che è un ostacolo e un ingombro per l'anima nei suoi esercizi spirituali; e spesso a causa dei suoi disordini e malattie un uomo diventa un peso per se stesso; ma ciò di cui i santi sono maggiormente gravati in questa vita, e che li fa gemere di più, è il corpo del peccato e della morte che portano con sé; la sua sporcizia è nauseante, grave e intollerabile; La colpa di esso è spesso molto pesante sulla coscienza; il suo peso preme forte, ed è un grande ostacolo per loro nel correre la loro corsa cristiana; né hanno alcun sollievo sotto questo fardello, se non guardando a un Salvatore che porta il peccato e che espia, l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo. Sono anche spesso oppressi dalle tentazioni di Satana, da pensieri blasfemi, da sollecitazioni al peccato, dalle paure della morte, dai suoi dolori e da ciò che ne consegue; benché Dio sia fedele, il quale non permetterà che siano tentati al di sopra di quanto siano in grado di sopportare; Tuttavia, queste tentazioni sono grandi fardelli, e causano molti gemiti: a cui si possono aggiungere le varie afflizioni della vita, che sebbene relativamente "leggere", sono in se stesse pesi pesanti, dolorosi e difficili da sopportare; la natura, il numero e la continuazione di essi spesso li rendono tali; e specialmente lo sono, quando a Dio piace nascondere il suo volto, e trattenere le scoperte del suo amore e della sua misericordia. L'apostolo prosegue spiegando cosa intende con il desiderio di essere vestito:

non per questo ci saremmo spogliati; cioè, dei nostri corpi; e questo egli dice, non per amore e simpatia che aveva per questa vita animale, o per i metodi sensuali di vivere qui, che rendono gli uomini naturali innamorati della vita, e desiderosi di vivere sempre qui; ma da un principio della natura, che indietreggia alla morte, non ama la dissoluzione, sceglie qualsiasi altro modo di allontanarsi da questo mondo che con la morte; una traslazione dell'anima e del corpo insieme in cielo, come quella di Enoch ed Elia, è più adatta anche a un uomo buono; o un tale cambiamento che avverrà sui santi viventi alla venuta di Cristo, che l'apostolo sembra avere in vista, i quali non saranno spogliati dei loro corpi, come lo sono gli uomini alla morte,

ma vestito; come qui si desidera, con incorruttibilità e immortalità:

che la mortalità potesse essere inghiottita dalla vita; non perché il corpo mortale, o la sostanza del corpo, che è mortale, possa essere consumato e distrutto, ma perché la mortalità, quella qualità a cui è soggetto dal peccato, possa non esistere più: e non dice che "la morte possa essere inghiottita dalla vita", cosa che sarà fatta nel mattino della risurrezione; ma la mortalità, che essendo inghiottita da una traduzione, o da un cambiamento come quello che avverrà all'ultimo giorno, impedirà la morte: e la frase, inghiottita, denota la subitaneità del cambiamento, in un istante, in un attimo, in un batter d'occhio, e ciò senza alcun dolore, o quelle agonie che di solito accompagnano la morte; e anche l'abolizione totale, definitiva e totale della mortalità; in modo che non ci sarà mai più alcuna apparenza di esso; il suo desiderio è che possa essere inghiottito "della vita", che è propriamente ed enfaticamente vita, come questa vita non lo è; e significa la vita gloriosa, immortale ed eterna, nella quale i santi entrano non appena si liberano dei loro corpi mortali, e la loro mortalità

5 Versetto 5. Ora, colui che ci ha fatti per la stessa cosa,

Per "la stessa cosa" si intende, o la croce, il fardello dei dolori e delle afflizioni, sotto il quale i santi gemono mentre sono qui, che Dio li ha designati, e quindi deve essere portato pazientemente da loro; o quella gloria e immortalità, per le quali essi, come vasi di misericordia, furono preparati da lui dall'eternità; per cui i loro corpi e le loro anime sono formati da lui nella creazione, e per i quali sono resi adatti nella rigenerazione, per la curiosa opera del suo Spirito e della sua grazia su di loro: e vedendo che egli "è Dio", e non l'uomo, che li ha fatti per questo, sia con i suoi propositi segreti che con le preparazioni della grazia nell'eternità, o dalle sue opere aperte di creazione e rigenerazione nel tempo; Non c'è dubbio che certamente ne godranno, poiché i suoi consigli sono immutabili, ed egli è una roccia, e la sua opera è perfetta; qualunque cosa inizi, la finisce, né è mai frustrato per la sua fine: una delle copie di Stephens aggiunge: "e ci ha unti", che sembra essere stata trascritta da 2Corinzi 1:21

il quale ci ha anche dato la caparra dello Spirito; e quindi può essere sicuro di possedere l'eredità, di cui è il capore; vedi 2Corinzi 1:22

6 Versetto 6. Quindi siamo sempre fiduciosi,

Poiché Dio ci ha formati per l'immortalità e la gloria, e ci ha dato il suo Spirito come caparra di ciò, ci facciamo coraggio, siamo coraggiosi, non affondiamo sotto i nostri fardelli, né disperiamo della felicità, ma siamo pienamente sicuri di godere di ciò che desideriamo:

sapendo che mentre siamo a casa nel corpo; o mentre siamo detenuti o ospiti nel corpo; poiché il corpo non è propriamente la casa dei santi; mentre vi si trovano, non sono che pellegrini e forestieri; Il tempo in cui vi dimorarono è il tempo del loro soggiorno, durante il quale

sono assenti dal Signore; non rispetto alla sua presenza generale, che è dappertutto e accompagna tutte le creature, da cui è impossibile un'assenza; né per quanto riguarda la sua presenza spirituale, che sebbene non sempre goduta sensibilmente, tuttavia frequentemente; né i figli di Dio ne sono mai privati totalmente e definitivamente; ma con rispetto alla sua gloriosa presenza, e al pieno godimento di essa. Ora, la conoscenza e la considerazione di ciò, che lo stato e la situazione attuali dei santi, mentre sono nel corpo, è uno stato di pellegrinaggio, e quindi di assenza dal Signore Cristo, e dalla casa del Padre loro, serve ad aumentare la loro fiducia e la loro certezza, che non rimarranno a lungo così, ma in poco tempo saranno a casa, e per sempre con il Signore

7 Versetto 7. Poiché camminiamo per fede e non per visione.] La fede è una grazia che risponde a molti scopi utili; è l'occhio dell'anima, con il quale guarda a Cristo per la giustizia, la pace, il perdono, la vita e la salvezza; la mano con la quale lo riceve e il piede con il quale va a lui e cammina in lui come lo ha ricevuto; che denota non un singolo atto di fede, ma un continuo corso di fede; ed è espressivo, non di una fede debole, ma di una fede forte e salda di gloria e felicità, e di interesse per essa: ed è opposta alla "vista": con la quale si intende non la comunione sensibile, ma la visione celeste: c'è qualcosa della vista nella fede; cioè una visione del Figlio; ed è una prova di cose che non si vedono, delle glorie invisibili dell'altro mondo; la fede guarda e intravede le cose che non si vedono, che sono eterne; ma non è che vedere come attraverso uno specchio in modo oscuro; Non è quella vista piena, faccia a faccia, che si avrà in seguito, quando la fede si trasformerà in visione

8 Versetto 8. Siamo fiduciosi, dico, e piuttosto volenterosi,

Siamo allegri nel nostro stato presente, essendo certi della felicità futura; anche se scegliamo piuttosto

essere assenti dal corpo; cioè, morire, andarsene da questo mondo. L'intervallo tra la morte e la resurrezione è uno stato di assenza dal corpo, durante il quale l'anima è disincarnata ed esiste in uno stato separato; non in uno stato di inattività e di sonno, perché ciò non sarebbe desiderabile, ma di felicità e gloria, godendo della presenza di Dio e lodandolo, credendo e aspettando la risurrezione del corpo, quando entrambi saranno di nuovo uniti; e dopo ciò non ci sarà più assenza, né dal corpo, né dal Signore.

ed essere presenti con il Signore. Questo fu promesso a Cristo nel patto eterno, che tutto il suo seme spirituale e la sua progenie sarebbero stati con lui. Questo se lo aspettava; Fu la gioia di ciò che gli fu posta dinanzi, che lo portò attraverso le sue sofferenze e la morte con tanta allegria; Questa è la somma delle sue preghiere e della sua intercessione, e ciò che riguarda tutti i suoi preparativi in cielo. È questo che sostiene e conforta i santi in tutti i loro dolori qui, e che li fa incontrare con piacere la morte, che altrimenti sarebbe formidabile e sgradevole alla natura; e anche desideroso di separarsi dalla vita, di stare con Cristo, che è molto meglio

9 Versetto 9. Perciò ci adoperiamo, affinché, presenti o assenti,

Questo può essere compreso sia dai ministri del Vangelo in particolare, che lavorano nella parola e nella dottrina, sono ambiziosi, come significa la parola qui usata, e si sforzano di predicare il Vangelo, non per piacere agli uomini, ma al loro Signore e padrone; o dei santi in generale, che sono intenti a questo, e la cui più alta ambizione è che, sia vivi che morenti,

possono essere accettati da lui; sia le persone che i servizi: coloro che sono nati di nuovo, che credono in Cristo e lo amano veramente, desiderano ardentemente fare quelle cose che gli sono gradite; e sforzatevi di compierle nella forza di Cristo. La fede è una grazia diligente, laboriosa e operante, e rende le persone simili a se stessa. Come nessuno dovrebbe esserlo, così nessuno è più attento a compiere buone opere, o più ambizioso dei credenti per superare gli altri in esse, e quindi piacere al loro Signore. E queste sono le sole persone che possono piacergli, perché senza fede è impossibile piacergli; poiché questi agiscono per un principio d'amore verso di lui, e in vista della sua gloria; e possano essere accettati da lui, vivendo e morendo, sia in questo che nell'altro mondo, hanno il più alto favore che possono desiderare e desiderare

10 Versetto 10. Perché tutti dobbiamo apparire,

Questa è una ragione per cui i santi sono così diligenti e laboriosi, così seri e intenti a farlo, per essere accettati dal Signore, perché devono stare in piedi

davanti al tribunale di Cristo; che è costituito Giudice di tutta la terra, che è qualificato in ogni modo per essa, essendo Dio onnipotente e onnisciente; e quando verrà una seconda volta siederà sul suo grande trono bianco, simbolo di purezza e integrità, e inizierà quest'opera, e la finirà con la più rigorosa giustizia ed equità: e davanti a lui "tutti dobbiamo comparire"; tutti i santi e gli altri, ministri e popolo, persone di ogni rango e condizione, di ogni nazione, età e sesso; non ci sarà modo di evitare questo giudizio, tutto "deve apparire" o "essere reso manifesto"; saranno posti in bella vista, davanti agli angeli e agli uomini; Le loro persone, i loro caratteri e le loro azioni, anche le più segrete, saranno:

affinché ognuno riceva le cose fatte nel suo corpo; che ha eseguito dai membri del corpo come strumenti di esso, o qualsiasi cosa abbia fatto mentre era nel corpo; e così questo non solo raggiunge le parole e le azioni, ma include tutti i pensieri segreti della mente e i consigli del cuore, che saranno resi manifesti: e quando si dice che "tutti li riceveranno"; il significato è che egli riceverà la ricompensa di essi,

secondo quello che ha fatto, sia in bene che in male; La ricompensa delle buone opere sarà di grazia, e non di merito: le buone opere saranno considerate nel giudizio finale, non come cause di vita eterna e di felicità, a cui saranno giudicati i santi; ma saranno prodotti in pubblico tribunale come frutti di grazia e come prove della verità della fede, che giustificheranno il giudice nel procedere secondo ciò che egli stesso, come Salvatore, ha detto,

Chi crederà sarà salvato, chi non crederà sarà dannato. La ricompensa delle cattive opere sarà in stretta e giusta proporzione, secondo la natura e il demerito di esse. Gli ebrei dicono, che

"Tutte le opere che un uomo compie in questo mondo, בגופא, "nel corpo" e nello spirito, deve renderne conto nel corpo e nello spirito prima di uscire dal mondo".

E ancora, tutte le opere degli uomini sono scritte in un libro, הן בישׁ הן טוב, "sia buono che cattivo", e di tutte esse devono rendere conto

11 Versetto 11. Conoscendo dunque il terrore del Signore,

O il timore del Signore; con ciò si intende o la grazia del timore del Signore, instillata nei cuori degli apostoli, e nella quale essi agirono nel loro ministero, dispensando fedelmente agli uomini i misteri della grazia; dal quale non potevano in alcun modo essere smossi, perché il timore di Dio era davanti ai loro occhi e nei loro cuori; o piuttosto il terrore del Signore nel giudizio finale, che sarà molto grande, considerando l'orrore dell'invito, alzatevi morti e venite in giudizio; l'apparizione del Giudice, che sarà improvvisa, sorprendente e gloriosa; la collocazione dei troni, l'apertura dei libri, la posizione dei malvagi, la terribile sentenza pronunciata su di loro e l'immediata esecuzione di essa; tutto ciò che i ministri della parola conoscono dalle Scritture di verità; sanno che il giudice sarà un giudizio generale e che il giorno è fissato per esso, sebbene non sappiano il tempo esatto.

persuadere gli uomini; non che il loro stato sia buono a causa di un po' di moralità esterna, né per fare pace con Dio, o per interessarsi a Cristo, o per convertirsi, nessuna delle due cose è in potere degli uomini; ma si sforzano di persuaderli con i migliori argomenti di cui sono padroni, tratti dalla parola di Dio e dalla loro propria esperienza, che si trovano in uno stato e in una condizione pericolosi, camminando in una via che conduce alla distruzione; che sono soggetti alle maledizioni della legge, all'ira di Dio e alla rovina eterna; che gli attuali doveri della religione non faranno ammenda per i peccati passati, né le loro lacrime potranno espiare i loro crimini, o qualsiasi opera di giustizia da loro compiuta giustificarli davanti a Dio; e che la salvezza è solo per mezzo di Cristo, che è sia in grado che disposto a salvare il capo dei peccatori: e si sforzano di persuadere e incoraggiare i poveri peccatori sensibili ad avventurarsi su Cristo, e a credere in lui per la salvezza delle loro anime. Così recita la versione araba: "Noi persuadiamo gli uomini a credere"; anche se, quando hanno fatto tutto ciò che potevano, queste loro persuasioni sono inefficaci, senza la grazia potente ed efficace dello Spirito di Dio; tuttavia, così facendo, scaricano una buona coscienza e agiscono la parte fedele verso Dio e gli uomini:

ma noi siamo stati resi manifesti a Dio; che scruta il cuore e tenta le redini, che conosce tutte le azioni e le loro sorgenti segrete; a lui la sincerità del nostro cuore e l'integrità della nostra condotta sono pienamente manifeste; Possiamo appellarci a lui perché è la sua gloria, e il bene delle anime, che abbiamo in vista in tutti i nostri ministeri:

e spero che si manifestino anche nelle vostre coscienze; affinché anche tu possa testimoniare la nostra fedeltà e onestà, le instancabili pene che abbiamo preso e la sincera preoccupazione che abbiamo mostrato per il benessere delle anime degli uomini. Una delle copie di Stephens recita: "e noi confidiamo"; che concorda con il fatto che l'apostolo parla in prima persona plurale in questo, e nei versetti precedenti

12 Versetto 12. Poiché non ci raccomandiamo più a te,

Non abbiamo bisogno di farlo, essendo ben noti a voi; né lo intendiamo quando parliamo così di noi stessi e dei nostri ministeri:

ma datevi occasione di gloriarvi per noi; suggerirvi alcune cose che potreste utilizzare a nostro favore, per la rivendicazione del nostro carattere e della nostra condotta:

affinché tu possa avere qualcosa da rispondere a coloro che si gloriano nell'apparenza e non nel cuore; con i quali si intendono i falsi apostoli che si gloriavano in uno spettacolo esteriore, nella loro erudizione, eloquenza e applauso popolare che avevano acquisito, e non nella sincerità dei loro cuori e nella testimonianza di una buona coscienza, cose di cui i veri apostoli di Cristo erano più ambiziosi

13 Versetto 13. Perché, se siamo fuori di noi stessi,

Come alcuni pensavano che fossero, e come Festo pensava che fosse l'apostolo Paolo, a causa delle dottrine che predicavano e dell'auto-lode a cui erano costretti a entrare a causa delle calunnie dei loro avversari; in cui non cercavano tanto la propria reputazione, quanto l'onore e la gloria di Dio, che veniva colpita per mezzo loro.

è a Dio; È per la sua gloria, e non per la nostra, che recitiamo questa parte, per la quale siamo condannati come pazzi

O se siamo sobri; pensare e parlare meschinamente di noi stessi, e comportarci con ogni modestia e umiltà di mente: è per la tua causa; per la tua istruzione e imitazione. La gloria di Dio e il bene delle sue chiese erano ciò che li preoccupava in ogni parte della vita. Alcuni si riferiscono a questo fatto che l'apostolo era o non era in estasi o rapimento. Altri al suo parlare, sia una delle dottrine più sublimi del Vangelo, a causa delle quali era considerato pazzo, sebbene nel pronunciarle non avesse altro in vista che la gloria di Dio; o delle sue verità più basse e più facili, che erano più adatte a capacità più basse; nel fare ciò cercò la loro edificazione e il loro vantaggio

14 Versetto 14. perché l'amore di Cristo ci costringe,

O "ci contiene"; ci tiene e ci mantiene nella nostra posizione e nel nostro dovere, come i soldati sono tenuti e tenuti insieme sotto uno stendardo, o un'insegna esposta; a cui la chiesa si riferisce, quando dice: "Il suo vessillo su di me era l'amore", Cantici 2:4. Nulla mantiene più efficacemente i ministri, o gli altri credenti, nell'opera e nel servizio del loro Signore, o li obbliga e li costringe più fortemente a un allegro adempimento del loro dovere verso di lui, e l'uno verso l'altro, del suo amore mostrato nei suoi impegni di patto, nella sua assunzione della natura umana, e in particolare nel suo morire per essi, che è l'esempio dato nel testo:

perché così giudichiamo; avendo ben soppesato e considerato con maturità la faccenda,

che se uno è morto per tutti, allora tutti sono morti; o "vedere uno morto per tutti"; poiché è piuttosto un'affermazione che una supposizione, su cui ragiona l'Apostolo. La persona designata, che è morta per tutti, è Gesù Cristo, anche se non menzionata, e deve essere fornita dalla prima clausola. La dottrina della morte di Cristo per gli uomini era ben nota, così che non c'era bisogno di menzionare il suo nome; Egli è chiamato "Uno", in distinzione dal "tutto" per cui è morto, e come esclusivo di tutti gli altri, essendo sufficiente da se stesso a rispondere ai fini della sua morte; e quindi deve essere guardato e creduto solo per la salvezza, e per averne tutta la gloria. Il modo in cui morirà è per, o nella stanza e nel luogo di tutti; così che morì non solo come martire, o a titolo di esempio, o solo per il loro bene, ma come loro sostituto, nella loro stanza e al loro posto, avendo su di sé tutti i peccati del suo popolo, per i quali traeva soddisfazione; e questo mostra la natura della sua morte, che fu un sacrificio, un riscatto, una propiziazione e un'espiazione. Le persone per le quali Cristo è morto sono tutte; non ogni individuo dell'umanità, ma tutto il suo popolo, tutte le sue pecore, tutti i membri della sua chiesa, o tutti i figli che egli, come grande Capitano della salvezza, porta alla gloria. Perciò questo testo non giustifica la dottrina della redenzione generale; si deve infatti osservare che non si dice che Cristo è morto per "tutti gli uomini", ma per "tutti"; e così, in accordo con le Scritture, può essere compreso da tutte le persone menzionate. Inoltre, nell'ultima parte del testo si dice che per coloro per i quali Cristo è morto, è risorto per loro; non è morto né per altri più di quelli per i quali è risorto: ora quelli per i quali è risuscitato, è risorto per la loro giustificazione; pertanto, se Cristo fosse risorto per la giustificazione di tutti gli uomini, tutti sarebbero giustificati, o la fine della risurrezione di Cristo non sarebbe stata risolta; ma non tutti gli uomini sono e non saranno giustificati, alcuni saranno condannati; ne consegue che Cristo non è risorto dai morti per tutti gli uomini, e quindi non è morto per tutti gli uomini: inoltre, "tutti" per i quali Cristo è morto, sono morti con lui, e per la sua morte sono morti sia alla legge che al peccato; ed egli morì per loro, affinché non vivessero per se stessi, ma per lui; nessuna delle quali è vera per tutti gli individui dell'umanità: a cui si può aggiungere, che il contesto spiega che tutti coloro che sono in Cristo, sono nuove creature, sono riconciliati con Dio, le cui colpe non sono imputate a loro, per i quali Cristo è stato fatto peccato, e che sono stati fatti giustizia di Dio in lui; cosa che non si può dire di tutti gli uomini. La conclusione che ne deriva è:

poi erano tutti morti; intendendo o che coloro per i quali Cristo è morto, erano morti in Adamo, morti nella legge, morti nei falli e nei peccati, il che ha reso necessario che egli morisse per loro; altrimenti, non ci sarebbe stata occasione per la sua morte; ma non ne consegue che Cristo sia morto per tutti coloro che si trovano in tale condizione; solo che coloro per i quali Cristo è morto erano morti in questo senso, ammettendo che questo sia il senso del passaggio; sebbene la morte nel peccato non sembri essere intenzionale, poiché che tutti gli uomini sono morti nel peccato, sarebbe stata una verità, se Cristo non fosse morto per nessuno; e tanto meno questo è un effetto, o ciò che segue alla morte di Cristo; né abilita, ma rende gli uomini incapaci di vivere per Cristo: perciò una morte mistica in Cristo e con Cristo, sembra piuttosto che si intendesse a lui; e così la versione etiope lo recita: "in cui tutti sono morti". Cristo morì come capo e rappresentante del suo popolo, e tutti morirono in lui, furono crocifissi con lui, e per mezzo della sua morte divennero morti alla legge, quanto alla sua maledizione e condanna; e di peccare, per quanto riguarda il suo potere di condanna, essendo assolto, liberato e giustificato da esso; la cui conseguenza è la liberazione dal dominio di esso, per mezzo della quale essi diventano capaci di vivere per la gloria di Cristo. Il senso del passaggio non è che Cristo è morto per tutti i morti, ma che tutti i morti erano quelli per i quali è morto; il che è vero per loro, sia nel primo, sia nel secondo senso: l'articolo οι, è anaforico o relativo, come osservano Beza e Piscator; e il significato è che se Cristo è morto per tutti, allora tutti "quelli" per i quali è morto erano morti

15 Versetto 15. e che è morto per tutti, per quelli che vivono,

Il fine della morte di Cristo per gli uomini era che potessero vivere; vivere, in senso giuridico, vivere una vita di giustificazione; e che coloro che vivono in tal senso,

non dovrebbero d'ora in poi vivere per se stessi, secondo le loro proprie concupiscenze e secondo la propria volontà, né per se stessi peccatori né per se stessi,

ma a colui che è morto per loro ed è risuscitato; cioè, per loro, per la loro giustificazione; per tutti quelli per i quali Cristo è morto, è risuscitato per loro; e che sono stati giustificati, assolti e congedati quando lo era lui; il che non si può dire di tutta l'umanità; e che è un obbligo per tali persone di vivere per Cristo, di attribuirgli tutta la loro salvezza e di fare della sua gloria il fine di tutte le loro azioni. Alcune copie recitano: "che è morto per tutti loro"

16 Versetto 16. Perciò d'ora in poi non conosciamo nessuno secondo la carne.

Dopo la morte e la risurrezione di Cristo, che ha abbattuto il muro di separazione e ha tolto ogni distinzione degli uomini, sappiamo, stimiamo, non apprezziamo alcun uomo a causa della sua discendenza carnale e dei suoi privilegi carnali, essendo della nazione ebraica, discendente di Abramo, e circonciso com'era; o a causa del loro stato e condizione esteriore, come ricchi e onorevoli tra gli uomini, o a causa delle loro parti naturali e acquisizioni, della loro cultura, saggezza ed eloquenza; né ammettiamo che sia cristiano alcun uomo che viva secondo la carne, per se stesso, e non per Cristo; né consideriamo i santi stessi come in questo stato mortale, ma come saranno nella risurrezione, in conseguenza del fatto che Cristo è morto per loro ed è risorto

sì, sebbene avessimo conosciuto Cristo secondo la carne, alcuni di loro lo avevano visto nella carne, altri lo stimavano a motivo del fatto che apparteneva alla nazione giudaica e della sua relazione con loro secondo la carne, e tutti avevano precedentemente nutrito apprensioni carnali su di lui e sul suo regno, come se fosse un regno temporale.

ma ora d'ora in poi lo conosciamo di più; non più in questo stato mortale, essendo risorto dai morti; né ci valutiamo per averlo visto nella carne; perché, sebbene una tale vista e conoscenza di lui fosse desiderabile, tuttavia una conoscenza spirituale è molto più preferibile; E molti furono quelli che lo conobbero nella carne, che non godranno qui della sua presenza spirituale, né saranno favoriti dalla sua gloriosa presenza in seguito. Inoltre, non giudichiamo di lui come facevamo prima di avere una conoscenza spirituale di lui, e come facevano i nostri connazionali, dalle sue circostanze esteriori, dalla sua discendenza e dalla sua educazione, dalla sua povertà e dalle sue afflizioni, dalla sua compagnia e dalla sua condotta, che non poteva essere il Messia, il Figlio di Dio, e quindi era degno di morte; ora abbiamo ben altri pensieri e apprensioni su di lui, credendo che sia il Cristo di Dio, un Salvatore e Redentore spirituale, il cui regno non è di questo mondo; abbiamo abbandonato tutti i nostri pregiudizi nazionali e le nozioni precedenti riguardo al Messia, al suo regno e al suo popolo. Alcune copie aggiungono: "secondo la carne"; e la versione araba, "eppure ora non lo conosciamo più in questo"

17 Versetto 17. Se dunque uno è in Cristo,

C'è un essere segreto in Cristo dall'eternità; così tutti coloro che sono amati da lui, sposati a lui, scelti e preservati in lui, per il quale egli era capo del patto, garante e rappresentante, sono in lui, uniti a lui, e uno con lui; non nel senso in cui il Padre è in lui, e la natura umana è in lui, ma come marito e moglie, capo e membra sono una cosa sola: e c'è un essere aperto in Cristo alla conversione, quando un uomo crede in Cristo, e si consegna a lui; la fede non mette l'uomo in Cristo, ma lo fa apparire in lui: e costui "è una nuova creatura"; o, come alcuni lo leggono, "sia una nuova creatura": che comprendono che l'essere in Cristo è di professione, e nel senso di questo, chiunque sia nel regno o nella chiesa di Cristo, che si professi cristiano, dovrebbe essere una nuova creatura: la versione araba dice: "colui che è nella fede di Cristo è una nuova creatura". Tutti coloro che sono segretamente in Cristo dall'eternità, sebbene alcuni di loro non siano ancora creature nuove, tuttavia lo saranno prima o poi; e coloro che sono apertamente in lui, o sono persone convertite, lo sono effettivamente; essi sono una nuova "creazione", come si possono tradurre le parole: ברייה חדשׁה, "una nuova creazione", è una frase spesso usata dai dottori ebrei, ed è applicata dall'apostolo alle persone convertite; e progetta non una riforma esteriore della vita e dei costumi, ma un principio interiore di grazia, che è una creatura, un'opera di creazione, e quindi non dell'uomo, ma di Dio; e in cui l'uomo è puramente passivo, come lo era nella sua prima creazione; e questa è una nuova creatura, o un nuovo uomo, in opposizione e distinzione dal vecchio uomo, la corruzione della natura; e perché è qualcosa di nuovo impiantato nell'anima, che non c'era mai stato prima; Non è un'elaborazione e un miglioramento dei vecchi principi della natura, ma un impianto di nuovi principi di grazia e santità; qui c'è un cuore nuovo e uno spirito nuovo, e in essi nuova luce e vita, nuovi affetti e desideri, nuove delizie e gioie; Ecco nuovi occhi con cui vedere, nuove orecchie con cui sentire, nuovi piedi per camminare e nuove mani con cui lavorare e agire:

le cose vecchie sono passate: il vecchio modo di vivere, il vecchio modo di servire Dio, sia tra gli Ebrei che tra i Gentili; la vecchia giustizia legale, i vecchi compagni e conoscenti sono abbandonati; e tutte le cose esterne, come le ricchezze, gli onori, l'istruzione, la conoscenza, i precedenti sentimenti della religione, sono abbandonate.

ecco, tutte le cose sono diventate nuove; c'è un nuovo corso di vita, sia di fede che di santità; un nuovo modo di servire Dio per mezzo di Cristo mediante lo Spirito e a partire dai principi della grazia; una giustizia nuova, un'altra e migliore è ricevuta e abbracciata; nuovi compagni sono ricercati e deliziati; nuove ricchezze, onori, gloria, una nuova Gerusalemme, sì, nuovi cieli e nuova terra, sono attesi dalle nuove creature: o il senso del tutto può essere questo, se un uomo è entrato nel regno di Dio, nella dispensazione del Vangelo, in uno stato di chiesa evangelica, che sembra essere il senso della frase "in Cristo, " in Galati 3:28; 5:6; 6:15 è diventato una nuova creatura, o è entrato in una nuova creazione, per così dire in un nuovo mondo, sia che sia un Giudeo o un Gentile; poiché rispetto allo stato precedente dell'uno o dell'altro, "le cose vecchie sono passate"; se è ebreo, l'intera economia mosaica è abolita; l'antico patto è invecchiato ed è scomparso; le antiche ordinanze della circoncisione e della pasqua non ci sono più; il sacrificio quotidiano è cessato, e tutti gli altri sacrifici sono finiti, Cristo, il grande sacrificio, è stato offerto; il sacerdozio di Aronne è antiquato, c'è un cambiamento di esso, e di tutta la legge; l'osservanza dei giorni santi, delle lune nuove e dei sabati, è finita; l'intera legge cerimoniale è alla fine; tutte le sue ombre sono fuggite e scomparse, le cose che erano ombre dell'essere venute da Cristo, la loro somma e sostanza; e non c'è più un Dio che serva nell'antichità della lettera, ma nella novità dello Spirito: e se un Gentile, tutti gli idoli precedenti che adorava, si allontana, e il suo linguaggio è: "Che ho più a che fare con gli idoli? o quale patto ha il tempio di Dio con gli idoli?" tutti i sacrifici precedenti, i riti superstiziosi e le cerimonie, con cui egli li adorava, sono da lui abbandonati; con tutte le altre usanze, regole e metodi di condotta pagani a cui era stato abituato: "ecco, tutte le cose sono diventate nuove"; all'uno e all'altro; la dispensazione del Vangelo è un nuovo stato di cose; viene eretta una nuova forma di stato ecclesiastico, non nazionale, come tra gli ebrei, ma congregazionale, composta di persone radunate dal mondo e nuovamente incarnate insieme; vengono stabilite nuove ordinanze, che non erano mai state usate prima, come il battesimo e la cena del Signore; una via nuova e vivente è aperta dal sangue di Cristo nel più santo di tutti, non per mezzo di bestie uccise, come tra i Giudei, né per mezzo di piccole divinità come presso i Gentili; un nuovo comandamento d'amore è ingiunto a tutti i seguaci dell'Agnello; e fu dato loro un altro nome, un nome nuovo, che la bocca del Signore loro Dio aveva dato non ai Giudei né ai Gentili, ma ai Cristiani; e nuovi canti sono messi nelle loro bocche, anche la lode a Dio: in breve, lo stato della chiesa evangelica sembra essere, per così dire, una nuova creazione, e forse è inteso dai nuovi cieli e nuova terra, Isaia 65:15,17 così come coloro che sono i membri propri di esso, sono nuove creature nel senso precedentemente dato

18 Versetto 18. E tutte le cose sono da Dio,

L'essere portato in uno stato di chiesa evangelica di un uomo è da Dio; il far passare tutte le cose vecchie, sia nel mondo ebraico che in quello dei Gentili, è da Dio; lo scuotimento dei cieli e della terra, e la rimozione di quelle cose che sono scosse, l'abrogazione della legge cerimoniale, la fine di tutti i riti e sacrifici mosaici, l'espulsione di Satana dai templi pagani e l'abolizione del gentilismo, con ogni altra cosa che viene sotto i nomi antichi, e nuove, sono da Dio: è lui che fa passare le cose vecchie e fa nuove tutte le cose, vedi Apocalisse 21:1,5. Inoltre, come tutte le cose nell'antica creazione provengono da lui, tutte le creature devono a lui il loro essere, sono sostenute in esse da lui, e tutte sono fatte per il suo piacere e la sua gloria, così tutte le cose nella nuova creazione sono da lui; l'opera di ristrutturazione stessa è sua; Tutta la grazia che viene impiantata nella rigenerazione viene da Lui: nulla è della creatura, né le può essere attribuito. Tutte le cose nella redenzione vengono da lui; ne disegnò il piano, chiamò suo Figlio ad essere il Redentore, lo nominò e lo mandò come tale; e in particolare quel ramo di essa, la riconciliazione, è di lui:

il quale ci ha riconciliati a sé per mezzo di Gesù Cristo. L'opera di riconciliazione, o di espiazione per il peccato, è attribuita al Padre; non che ne sia l'autore, perché è propriamente opera di Cristo; ma perché ha fatto il primo passo verso di essa: ne ha formato lo schema; egli espose suo Figlio nei suoi propositi e decreti come sacrificio propiziatorio; Egli gli assegnò quest'opera in consiglio e alleanza, in promessa e in profezia, e lo mandò a compierla; perciò si dice che lo fa "per mezzo di" lui; cioè, con il suo sangue e il suo sacrificio, con le sue sofferenze e la sua morte, alle quali, e alle quali soltanto, le Scritture attribuiscono la nostra pace e riconciliazione: e questo è fatto a "lui": come la parte offesa, la cui legge è stata infranta, contro la quale è stato commesso il peccato, e la cui giustizia ha richiesto ed esige soddisfazione:

e ci ha dato il ministero della riconciliazione; che è il Vangelo della pace, la parola che predica, annuncia e dichiara, la pace fatta dal sangue di Cristo; che è un dono per i ministri e una benedizione per il popolo. La grazia gratuita di Dio appare grandemente in questa materia; Dio Padre mette in moto quest'opera di riconciliazione, Cristo l'ha compiuta e i ministri del Vangelo la pubblicano

19 Versetto 19. Vale a dire, che Dio era in Cristo che riconciliava a sé il mondo,

Questo esprime e spiega l'argomento del ministero del Vangelo, specialmente quella parte di esso che riguarda la nostra riconciliazione con Dio; e dichiara il piano, l'autore, i soggetti, il modo, i mezzi e le conseguenze di esso. La frase "in Cristo" può essere unita alla parola "Dio", come nella nostra versione, "Dio era in Cristo riconciliatore"; cioè, era in Cristo a disegnare lo schema, a fissare il metodo della riconciliazione; Al riguardo si occupavano i suoi pensieri, che erano pensieri di pace; convocò un concilio di pace e stipulò un patto di pace con Cristo, che era stato nominato e accettato di essere l'operatore di pace. O con la parola "riconciliare", così, Dio "si riconciliava in Cristo"; cioè, per mezzo di Cristo; e quindi denota, come prima, l'effettiva riconciliazione da parte di Cristo. Dio, nel perseguire i suoi propositi, il suo consiglio e il suo patto, mandò suo Figlio a fare la pace; e fece ricadere su di lui i nostri peccati e il castigo della nostra pace; questa è la punizione del peccato, con la quale è stata fatta soddisfazione per esso, e così la pace con Dio: o con la parola "mondo", così, "Dio ha riconciliato il mondo in Cristo"; con chi si intendono, non tutti gli individui dell'umanità, poiché questi non sono tutti in Cristo, né tutti riconciliati con Dio, moltitudini che muoiono in inimicizia verso di lui, né tutti interessati alla benedizione della non imputazione del peccato; mentre ciascuno di questi è detto del mondo: ma gli eletti di Dio, che sono eletti in Cristo, di cui Cristo è la pace, i cui peccati non sono loro imputati e contro i quali non può essere posta alcuna accusa di alcuna utilità; e in particolare il popolo di Dio tra i Gentili è qui designato, che è spesso chiamato "il mondo" nelle Scritture; essendo il mondo che Dio ha amato, per i cui peccati Cristo è la propiziazione, e della cui riconciliazione si fa particolarmente menzione, Giovanni 3:16; 1Giovanni 2:2; Romani 11:12,15. E questo senso ben concorda con il contesto, che significa che nessun uomo è considerato per la sua discendenza naturale; non importa se è un Giudeo o un Gentile, purché non sia che una nuova creatura: perché la riconciliazione del Vangelo, e il suo ministero, riguardano l'uno come l'altro. Inoltre, questa riconciliazione deve essere considerata, o come intenzionale, o attuale, o come una sua pubblicazione nel ministero della parola; e preso in entrambi i casi non si può pensare che si estenda a ogni singola persona nel mondo: se si deve intendere intenzionalmente, che Dio ha voluto la riconciliazione del mondo a sé per mezzo di Cristo, e ne ha attirato in sé lo schema, le sue intenzioni non possono essere frustrate; il suo consiglio sarà valido, ed egli farà tutto ciò che vuole; un piano così saggiamente posto da lui nel suo Figlio, non può arrivare a nulla, o essere eseguito solo in parte; e tuttavia questo deve essere il caso, se il suo disegno era quello di riconciliare a sé ogni individuo dell'umanità, dal momento che un gran numero di essi non sono riconciliati con lui: e se si devono intendere le parole di un'effettiva riconciliazione del mondo con Dio per mezzo di Cristo, il cui senso concorda con il versetto precedente, allora è fuori discussione che la parola "mondo" non può essere presa in un senso così ampio da includere ogni uomo e donna del mondo; poiché è certo che ci sono molti che non sono riconciliati con Dio, che muoiono nei loro peccati, la cui pace non è fatta con lui, né sono riconciliati con la via della salvezza per mezzo di Cristo: e se si ammettesse che qui è previsto il ministero della riconciliazione, che non è un'offerta di riconciliazione al mondo, ma una proclamazione o dichiarazione di pace e di riconciliazione fatta con la morte di Cristo; Questo non è inviato a tutti gli uomini; moltitudini erano morte prima che la parola di riconciliazione fosse affidata agli apostoli; e da allora, ci sono stati un gran numero di persone che non ne hanno mai sentito parlare; e anche ai tempi degli apostoli non raggiungeva tutti allora viventi: inoltre, il testo non parla di ciò che Dio fece mediante il ministero dei suoi apostoli, ma di ciò che egli stesso aveva fatto in suo Figlio, e che era antecedente, e diede origine e fu il fondamento del loro ministero. C'era uno schema di riconciliazione disegnato nei consigli di Dio prima che il mondo cominciasse, e una riconciliazione effettiva mediante la morte di Cristo, che è pubblicata nel Vangelo, di cui queste parole contengono la somma e la sostanza: e questa riconciliazione, come prima, è detta "a se stesso"; alla sua giustizia offesa, e per la gloria delle sue perfezioni, e per la riconciliazione di esse insieme nell'affare della salvezza,

non imputare le loro trasgressioni. Questo fu ciò che decise da tutta l'eternità, che nella misura in cui Cristo era diventato il garante e il sostituto del suo popolo, non avrebbe imputato loro i loro peccati, né avrebbe cercato soddisfazione per loro da loro; ma li contava e li metteva in conto della loro garanzia, e si aspettava soddisfazione da lui; e di conseguenza lo fece, e di conseguenza lo aveva. E questa volontà, di non imputare il peccato al suo popolo, o di non punirlo per esso, che esisteva in Dio dall'eternità, non è altro che una giustificazione di loro; poiché al quale il Signore non imputa il peccato, imputa la giustizia, e tali sono giustamente giustificati

e ci ha affidato la parola della riconciliazione; o metterlo in noi, come un tesoro ricco e prezioso; per tale è la dottrina della pace e della riconciliazione, mediante il sangue di Cristo; una sacra deposizione, affidata alla fiducia di uomini fedeli, da dispensare e disporre per l'uso e lo scopo per cui è stata data loro

20 Versetto 20. Ora siamo ambasciatori di Cristo,

Poiché Dio ha fatto la riconciliazione per mezzo di Cristo, e il ministero di essa è affidato a noi, noi siamo ambasciatori per lui; veniamo da lui con pieni poteri, non per proporre condizioni di pace, per trattarle con gli uomini, per offrirglielo, ma per proclamarlo e proclamarlo come è stato fatto da lui: lo rappresentiamo e Dio che l'ha fatto per mezzo di lui,

come se Dio ti supplicasse per mezzo nostro; di considerare questa ambasciata e il messaggio di pace, che portiamo da lui; considerare da dove prende la sua origine, quali metodi sono stati usati per effettuarla e come si realizza; che dovrebbe obbligare a dire e cantare con gli angeli: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli, pace in terra e buona volontà verso gli uomini"; e di comportarsi pacificamente con tutti gli uomini e gli uni con gli altri,

vi preghiamo in vece di Cristo; rappresentandolo come se fosse presente davanti a te:

lasciatevi riconciliare con Dio; voi, che siete nuove creature, per le quali Cristo è morto e la pace è fatta; voi, membri della chiesa di Corinto, che in base a una professione di fede siete stati presi in tale relazione; riconciliatevi con tutte le dispensazioni della divina Provvidenza verso di voi; la vostra volontà si pieghi e siate rassegnati alla sua, poiché egli è per voi il Dio della pace; e come siete stati riconciliati da Cristo come sacerdote, siate riconciliati con lui come vostro Re e vostro Dio; a tutte le sue ordinanze e nomine; a tutti gli ordini e le leggi della sua casa; conformatevi in ogni cosa alla sua volontà e al suo compiacimento, che noi, come suoi ambasciatori, nel suo nome e in sua vece, vi abbiamo fatto conoscere. Dovete essere completamente obbedienti a lui e non contestare mai nulla di ciò che dice o ordina

21 Versetto 21. Poiché egli lo ha fatto essere peccato per noi,

Cristo fu fatto da donna, si fece carne da una donna peccatrice, anche se la carne che prese da lei non era peccaminosa, essendo santificato dallo Spirito di Dio, il formatore della natura umana di Cristo, ma apparve "in modo simile alla carne del peccato", essendo accompagnato da infermità, effetti del peccato, sebbene senza peccato, e fu tradito dagli uomini come un peccatore, e trattati come tali. Inoltre, egli fu offerto in sacrificio per il peccato, al fine di compiere espiazione ed espiazione per esso; quindi la parola ebraica חטאה significa sia peccato che offerta per il peccato; vedi Salmi 40:6 e così αμαρτια, Romani 8:3; Ebrei 10:6. Ma oltre a tutto questo, egli stesso è stato fatto peccato per imputazione; i peccati di tutto il suo popolo furono trasferiti su di lui, imposti su di lui e messi sul suo conto; sostenne le loro persone e portò i loro peccati; e avendoli su di sé, ed essendo responsabile di essi, fu trattato dalla giustizia di Dio come se fosse stato non solo un peccatore, ma un ammasso di peccato; infatti essere fatto peccato, è un'espressione più forte che essere fatto peccatore: ma ora che ciò può sembrare solo per imputazione, e che nessuno può concludere da ciò che egli era realmente ed effettivamente un peccatore, o in se stesso così, si dice che è stato "fatto peccato"; egli non divenne peccato, né peccatore, attraverso un suo atto peccaminoso, ma attraverso l'atto di imputazione del Padre suo, al quale egli acconsentì; perché è stato "lui" che lo ha fatto peccare: non è detto che gli uomini lo abbiano fatto peccare; non che lo hanno tradito come un peccatore, hanno finto di sapere che lo era, e lo hanno accusato alla sbarra di Pilato come tale; né si dice che si sia reso tale, sebbene si sia prontamente impegnato ad essere il garante del suo popolo, e abbia volontariamente preso su di sé i loro peccati, e abbia dato se stesso un'offerta per loro; ma si dice che egli, suo Padre, lo fa peccare; fu lui che "deponeva" o "faceva incontrare" su di lui l'iniquità di tutti noi; Fu lui che fece della sua anima un'offerta per il peccato, e la consegnò nelle mani della giustizia, e alla morte, e ciò "per noi", nella "nostra" stanza e al posto, per sopportare la punizione del peccato, e fare soddisfazione ed espiazione per esso; di cui era capace e per il quale era molto qualificato, poiché

non conosceva peccato; che non può essere compreso o pura e assoluta ignoranza del peccato; poiché questo non può essere d'accordo con lui, né come Dio, né come Mediatore; conosceva bene la natura del peccato, in quanto è una trasgressione della legge di Dio; Egli conosce l'origine del peccato, il cuore corrotto dell'uomo e la disperata malvagità di ciò; Conosce il demerito e le tristi conseguenze che ne derivano; Egli conosce, e ne prende anche atto, i peccati del suo popolo; ed egli conosce i peccati di tutti gli uomini malvagi, e li condurrà tutti in giudizio, li convincerà e li condannerà per loro: ma non conobbe il peccato in modo da approvarlo e apprezzarlo; lo odia, lo aborre e lo detesta; non è mai stato cosciente di alcun peccato per se stesso; non ha mai conosciuto nulla di questo genere da sé e in sé; né ne commise mai, né fu mai trovato in lui, da uomini o diavoli, sebbene diligentemente cercato. Questo è menzionato, in parte per poter capire meglio in che senso è stato fatto peccato, o peccatore, che poteva essere solo per l'imputazione dei peccati degli altri, poiché non aveva peccato proprio; e in parte per mostrare che era una persona molto adatta a sopportare e togliere i peccati degli uomini, a diventare un sacrificio per loro, visto che era l'Agnello di Dio, senza macchia e difetto, tipificato in questo, come sotto altri aspetti, dai sacrifici della dispensazione legale; anche per far sembrare che egli morì, e fu stroncato in modo giudiziario, non per se stesso, per i suoi peccati, ma per le trasgressioni del suo popolo; e di esprimere la severità della giustizia divina nel non risparmiare lo stesso Figlio di Dio, sebbene santo e innocuo, quando aveva su di sé i peccati degli altri e se ne era reso responsabile. Il fine del suo essere fatto peccato, sebbene egli stesso non ne avesse, fu:

affinché in lui fossimo fatti giustizia di Dio; non l'essenziale giustizia di Dio, che non può essere né impartita né imputata; né alcuna giustizia di Dio operata in noi; poiché è una giustizia "in lui", in Cristo, e non in noi stessi, e quindi deve significare la giustizia di Cristo; così chiamata, perché è opera di Cristo, che è Dio sopra ogni cosa, il vero Dio e la vita eterna; e perché è approvato da Dio Padre, accettato da lui, per e per conto dei suoi eletti, come giustificatore; è ciò che egli concede loro e imputa loro per la loro giustificazione; è una giustizia, ed è l'unica che giustifica agli occhi di Dio. Ora, essere resi giustizia di Dio, significa essere resi giusti agli occhi di Dio, mediante l'imputazione della giustizia di Cristo. Proprio come Cristo è fatto peccato, o peccatore, per l'imputazione dei peccati degli altri a lui; così essi sono fatti giusti, o giusti, mediante l'imputazione della sua giustizia a loro; e in nessun altro modo si può fare l'uno peccato, o l'altro giustizia. E questo è detto che è "in lui", in Cristo; il che dimostra che, sebbene la giustizia di Cristo sia per tutti e su tutti coloro che credono, è imputata a loro e posta su di loro; non è nulla di operato in loro; non è inerente a loro. "Certo, nel Signore ho giustizia e forza", dice la chiesa, Isaia 45:24 e anche, che il modo in cui veniamo da questa giustizia è essendo in Cristo; nessuno l'ha loro messo in conto, ma quelli che sono in lui, noi siamo prima "di" Dio "in" Cristo, e poi egli è fatto per noi giustizia. L'essere segreto in Cristo, o l'unione a lui dall'eternità, è il fondamento e il fondamento della nostra giustificazione, mediante la sua giustizia, come l'essere aperto in Cristo alla conversione ne è la prova

Commentario del Pulpito:

2Corinzi 5

1 

Continuazione del tema che la speranza è il principale sostegno del predicatore del vangelo Versetti 1-10. Il sacrificio di sé nella predicazione del vangelo della riconciliazione Versetti 11-21

Versetti 1-10. - La speranza del futuro è il grande sostegno dei nostri sforzi

Per. Un'ulteriore spiegazione della speranza espressa in 2Corinzi 4:17. Lo sappiamo. Questo accento di certezza si trova solo negli scrittori cristiani. La nostra casa terrena. Non la "casa di argilla", Giobbe 4:19, ma la casa che ci serve come dimora delle nostre anime sulla terra, come 1Corinzi 15:40. Di questo tabernacolo; Letteralmente, la casa della tenda, cioè la tenda della nostra mortalità, il corpo mortale. In 2Pietro 1:13,14 è chiamato skenoma, e l'espressione: "Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi", è letteralmente: "Egli si stabilì in mezzo a noi", portava "una tenda come la nostra e della stessa materia". La figura sarebbe stata particolarmente naturale per uno la cui occupazione era quella di fabbricante di tende. Confronta-

"Qui nel corpo rinchiuso, lontano da lui vago, ma ogni notte pianto la mia tenda errante un giorno di marcia più vicino a casa".

Un'espressione molto, molto simile si trova in RAPC Sap 9:15: "Il tabernacolo terreno gewdev skhnov appesantisce la mente". Essere sciolto; piuttosto, essere fatto a pezzi. Un edificio. Qualcosa di più sostanzioso di quel commovente caseggiato. Di Dio; letteralmente, da Dio; vale a dire, non una delle "molte dimore" di cui si parla in Giovanni 14:2, ma il corpo della risurrezione fornitoci da lui. Abbiamo questo edificio da Dio, perché esiste ora, e sarà nostro nello stesso tempo in cui la nostra tenda sarà distrutta. Non fatto con le mani. Non come quelle tende in cui San Paolo lavorava ogni giorno con le mani che provvedevano alle sue necessità. Nei cieli. Da unire con "noi abbiamo". Il cielo è la nostra casa e patria, Ebrei 11:16 ma l'allusione presente è ai corpi glorificati in cui le nostre anime abiteranno in cielo. 1Corinzi 15:42-49

Versetti 1-7.-

La conoscenza cristiana circa il futuro corpo del bene

"Poiché sappiamo che se la nostra casa terrena", ecc. Due cose devono essere notate fin dall'inizio

1. Rappresentazioni metaforiche del corpo. Qui si parla del corpo sotto la figura di un "tabernacolo" o di una tenda, e di un paramento o vestito. Queste due cose non sarebbero così distinte nella mente dell'apostolo come lo sono nella nostra, perché entrambe avevano le stesse qualità di mobilità e protezione. La "casa" a cui si riferisce l'apostolo non era un edificio di mattoni o di pietra, una sovrastruttura che sarebbe stata fissa, ma una semplice tenda da portare in giro

2. La necessità implicita del corpo. Il linguaggio di Paolo implica che il corpo è un vestito o una protezione. Come vestito, o protezione, per l'anima è necessario, sia qui che nell'altro mondo. L'anima deve avere un organo ovunque si trovi. Ora, che cosa sa il cristiano riguardo al corpo futuro?

I Ebrei sa che sarà MIGLIORE DEL PRESENTE

1. Sarà direttamente Divino. "Un edificio di Dio". Il corpo attuale viene da Dio, ma viene da lui attraverso strumenti secondari. Il corpo futuro verrà diretto, non sarà trasmesso da padre a figlio

2. Sarà montato per una sfera più alta. "Nei cieli". Il corpo attuale è adatto alla sfera terrena, è della "terra, terrena". Il futuro sarà adatto ai più eterei e celesti

3. Sarà più duraturo. "Eterno." Questo corpo è come la tenda, temporaneo; non ha solide fondamenta; è scossa da ogni raffica. Noi "periamo davanti alla tignola". Il corpo futuro sarà eterno, libero dagli elementi di decomposizione

4. Sarà più piacevole. "Poiché in questo gemiamo, desiderando ardentemente di rivestirci della nostra casa che viene dal cielo", ecc. In questo corpo noi "gemiamo, essendo oppressi". A quali dolori e malattie è soggetto il corpo presente! Implicitamente l'apostolo afferma che il corpo futuro sarà libero da tutto questo, perché tutto ciò che è mortale sarà "inghiottito dalla vita". In quel corpo non ci saranno gemiti, sospiri o dolori, né fardelli, né pesi che deprimono le energie o che impediscano il progresso. Il corpo futuro sarà più adatto a ricevere le cose alte di Dio, e più adatto anche a comunicarle

II Ebrei sa che ora è DIVINAMENTE ADATTO PER IL CORPO MIGLIORE DEL FUTURO. "Ora colui che ci ha fatti per la medesima cosa è Dio, il quale ci ha anche dato la caparra dello Spirito". Ogni seme ha il suo corpo; è il seme che fa il corpo; L'organizzazione non produce la vita, ma la vita l'organizzazione. E questa vita spirituale nell'uomo Dio si sta ora preparando a passare in un corpo superiore. Proprio come la crisalide viene preparata a lottare per entrare in un'organizzazione con un aspetto più elevato, più squisita nella forma e con facoltà che la porteranno in mezzo al cielo. Quando avrai questo corpo? Quando la tua anima ha l'energia vitale per produrla

Omelie DI C. LIPSCOMB Versetti 1-10.-

Certezza della vita eterna; La fede e i suoi effetti

La morte interviene tra l'attuale stato di afflizione e la gloria del cielo, ma la morte è solo la distruzione del corpo ora esistente. Non è la fine della forma corporea e della vita. Questa non è una speculazione dell'apostolo; È una rassicurazione, "poiché sappiamo " che se questa tenda terrena sarà distrutta, sarà seguita da un'abitazione duratura, una dimora, non un tabernacolo. Nel corpo terreno egli geme, non perché sia un corpo, ma perché è carne e sangue che soffrono sotto gli effetti del peccato, e quindi anela alla "casa che viene dal cielo". È un paradiso per il corpo e per l'anima che egli desidera così ardentemente. Essere incorporeo anche nella gloria è ripugnante per la sua natura, poiché sarebbe nudità. La morte è ripugnante. La separazione tra anima e corpo, tuttavia, è solo temporanea; Non è per svestirsi, ma per un vestito migliore, adatto alle capacità dello spirito. Se la quarta strofa ripete la seconda strofa, amplia l'idea e la qualifica affermando il motivo per cui egli sarebbe stato "vestito", cioè "affinché la mortalità potesse essere inghiottita dalla vita". E questo desiderio non è un semplice istinto o desiderio naturale, ma un sentimento ispirato da Dio, che "ci ha operati per la stessa cosa". In questo tabernacolo provvisorio era in corso una preparazione divina-un addestramento dello spirito per la visione di Cristo e un addestramento del corpo per la compagnia immortale dello spirito. Una "caparra" o pegno di questo era già in possesso. Le sofferenze santificate dallo Spirito, l'anelito, l'animazione della speranza, erano altrettante prove e segni dell'attesa della beatitudine. Come poteva essere altrimenti che fiducioso? Sì; È "sempre fiducioso". Anche se ora è confinata al corpo, è tuttavia una casa che ammette affetti e amorevoli comunioni; e sebbene richieda l'assenza dal Signore e la casa di "molte dimore", tuttavia è una casa illuminata dalla fede. "Poiché camminiamo per fede, non per visione". La casa è in mezzo a oggetti visibili che esercitano il nostro senso della vista, ma il nostro cammino cristiano, o il nostro movimento da un mondo all'altro, non è guidato dall'occhio, ma dalla fede, il senso dell'invisibile. Sappiamo quali sono le funzioni dell'occhio. Se non lo facessimo, l'antitesi non trasmetterebbe alcun significato. L'occhio riceve impressioni dalle cose esterne, le comunica all'anima, è un organo principale nello sviluppo del pensiero e del sentimento, agisce sull'immaginazione e sulla volontà, aggiunge continuamente qualcosa ai contenuti della natura interiore. La fede è simile a questo come mezzo di ricezione, a differenza di tutto il resto. La fede non ha dimestichezza con le apparenze. Non vediamo Cristo nella sua gloria; lo vediamo usando il termine in senso figurato nella sua Parola per mezzo dello Spirito; E questo vedere è la fede. Come facciamo a sapere quando abbiamo fede? Essa si attesta nella nostra capacità di vedere il sentiero che conduce alla gloria eterna e ci permette di camminare in esso. Il sentiero è da una casa all'altra, dalla casa sullo sgabello alla casa presso il trono di Cristo, e la fede ha la realtà e il vigore di un sentimento familiare. La fiducia di San Paolo è così forte e rassicurante che egli preferisce andarsene e stare con Cristo. "A casa nel corpo"; sì, ma è una casa triste nel migliore dei casi, e le prove e le afflizioni avevano cominciato a renderla triste per lui. Morire significa stare con il Signore, ed egli era "piuttosto disposto ad assentarsi dal corpo e ad essere presente con il Signore". Che siamo assenti o presenti, a casa o fuori casa, ci sforziamo di "essere accettati da lui". Rendere se stesso e la sua vita accettabili a Cristo era fondamentale per ogni altro desiderio; Al lavoro era il suo pensiero assorbente. Un'anima così energica come la sua deve aver sentito che le sue energie erano immortali. Non c'era egoismo nella sua speranza del cielo, non c'era alcun desiderio di essere liberato dal lavoro, non c'era desiderio del lusso del semplice riposo. Doveva essere con Cristo, perché Cristo era il suo cielo. Se questa era la sua fiducia, se lavorava instancabilmente per essere accetto al Signore Gesù, era forse compreso e apprezzato come apostolo e servo di Cristo tra gli uomini? Il peso della vita non era l'opera che svolgeva, ma gli ostacoli che gli si paravano davanti: le calunnie che doveva sopportare, le persecuzioni aperte e segrete che lo seguivano ovunque. Ebrei pensa al "tribunale di Cristo". Si tratterà di un'inchiesta giudiziaria sulle opere compiute e "ognuno" "riceverà 'riprendere' le cose fatte nel suo corpo". Misura per misura, tutto ciò che è stato fatto l'eroe tornerà a tutti. L'individualità del giudizio, il completo svelamento del carattere personale, la corrispondenza tra la ricompensa e il bene fatto sulla terra e tra la retribuzione e il male fatto qui, egli mette in evidenza distintamente. Questa era per lui un'abitudine fissa di pensiero. "Tutto ciò che l'uomo semina, quello pure mieterà". Quanto sono vicini i due mondi: il campo che cresce qui, il raccolto in un'altra esistenza nell'aldilà! Ma osservate un'altra idea. "Tutti dobbiamo apparire", dobbiamo essere resi manifesti, ognuno mostrato nel suo vero carattere. Non solo ci sarà una ricompensa come procedura giudiziaria, ma una rivelazione "nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini per mezzo di Gesù Cristo". San Paolo si era vendicato più e più volte dalle accuse mosse contro di lui; ma la battaglia era ormai in corso, e non c'era alcun segno di una sua rapida diminuzione. Era naturale che egli avesse l'idea della manifestazione ben visibile nella sua mente, dal momento che tutti noi pensiamo al mondo futuro in base a qualche peculiarità della nostra esperienza sulla terra. Quanto fosse assorto, cuore e anima, nel suo apostolato è splendidamente indicato dal fatto che il cielo stesso era il cielo di San Paolo come apostolo di Cristo. Le sofferenze dell'uomo non sono mai menzionate. Prima e ultima, abbiamo l'autobiografia di un apostolo, e quindi, in attesa della gloria che sarà rivelata, la felicità suprema è che egli apparirà nel suo vero carattere di servo del Signore.

Omelie DI E. HURNDALL

Versetti 1-9.-

I due corpi del santo

IO IL CORPO CHE ORA È

1. Fragile

2. Perire

3. Spesso un peso

4. Spesso una tentazione

5. Non utile alla vita spirituale

6. Soggetto a molti dolori

7. Degradato

II L'ORGANISMO CHE SARÀ

1. Eterno. Ver 1. Non avere tendenze al decadimento, nessun segno di morte imminente. Un corpo di vita. Segnato con l'eternità di Dio

2. Paradisiaco. Ver 1 Il primo corpo è della terra, terroso; Il secondo corpo è spirituale e celeste per origine e carattere. Capace di gioie celesti. Adatto per il servizio celeste. Liberi dalle debolezze, dai dolori e dal suolo terreni

3. Da Dio. Ver 1. Il corpo attuale è questo in un certo senso, ma è passato per le mani del diavolo. Il corpo della risurrezione sarà di Dio e solo di Dio, opera sua intatta. Sarà come il corpo glorificato unito alla Divinità nella persona di Gesù Cristo: "Il quale riformerà il corpo della nostra umiliazione, perché sia conforme al corpo della sua gloria". Filippesi 3:21

III LA CONDIZIONE DEL SANTO MENTRE SI TROVAVA NEL CORPO TERRENO. Spesso una condizione di dolore. "Noi che siamo in questo tabernacolo gemiamo, essendo oppressi" versetto 4. Ci sono

1 le afflizioni ordinarie che colpiscono l'umanità;

2 i castighi speciali di Dio inflitti per il benessere del santo, ma ancora dolorosi;

3 la sensazione di vivere in un paese straniero, non nel suo ambiente non congeniale;

4 Lotta contro le tentazioni: la presenza e il potere del peccato odiato

IV LA CERTEZZA DEL CORPO CELESTE DA PARTE DEL SANTO

1. Rivelazione

2. Preparazione. "Ebrei che ci hanno fatti per questo" ver. 5

3. La testimonianza dello Spirito. Abbiamo la caparra dello Spirito, che è un pegno della pienezza dello Spirito versetto 5. Nella prossima vita saremo dominati dallo Spirito; avrà un corpo spirituale, pervaso dallo Spirito. La fiducia dell'apostolo è forte; egli dice: "Lo sappiamo"; Non c'era incertezza sulla questione

V L'ANELITO DEL SANTO AL CORPO CELESTE. Il desiderio è molto intenso, soprattutto quando la sorte è dura e la natura spirituale. "Noi gemiamo, desiderando ardentemente di essere rivestiti della nostra dimora che viene dal cielo" ver. 2. L'attrazione suprema, tuttavia, non è nel corpo stesso, ma. nel fatto che l'unione con Cristo sarà più stretta. Saremo presenti con il Signore, a casa con il Signore versetto 8. Ora camminiamo per fede; allora lo vedremo così com'è e saremo simili a lui. L'ottenimento del corpo celeste sarà l'ottenimento di un accesso più ravvicinato al nostro Signore, e sarà l'ingresso nella nostra dimora celeste, dalla quale non usciremo più per sempre

VI IL DESIDERIO DEL SANTO DI UN RAPIDO PASSAGGIO DA UN CORPO ALL'ALTRO. Ver

4.

1. Lo stato intermedio tra la morte e la risurrezione probabilmente non sarà così perfetto come quello che segue

2. C'è un naturale ritrarsi dalla morte. "Non per questo ci spogliaremmo, ma perché saremmo vestite" versetto 4. Sembra che l'apostolo desideri ciò che è espresso in 1Tessalonicesi 4:17 : una traduzione, non la morte e l'attesa della risurrezione

VII LA RISOLUZIONE DEL SANTO, SIA NEL CORPO TERRENO CHE IN QUELLO CELESTE. Per piacere a Cristo. L'apostolo fece di questo il suo "scopo" ver. 9. Questa era la sua suprema ambizione. Ebrei decise di vivere non per se stesso, ma per Cristo e per Cristo. Si noti che la vita per il corpo celeste e quello terrestre deve essere la stessa. Dobbiamo fare ora ciò che speriamo di fare tra poco. La vita celeste nel corpo terrestre è la preparazione per la vita celeste nel corpo celeste.

Omelie DI D. FRASER Ver

1. -

La tenda e la casa

I IL CONTRASTO SPIEGATO. Il fondamento di questo passaggio si trova in 2Corinzi 4:18, dove viene tracciato un contrasto tra "le cose viste", cioè le fatiche e le afflizioni sopportate nel servizio di Cristo, e "le cose che non si sono ancora viste", cioè le gioie di riposare in Cristo dalle fatiche presenti e di ricevere da lui approvazione e ricompensa. Seguendo questa linea di pensiero, San Paolo scrive: "Siamo qui in una tenda sulla terra, circondati, colpiti e limitati dalle cose che si vedono. Ma questa tenda sarà colpita, per non essere più eretta. Le cose che si vedono sono temporali. Le attuali condizioni della nostra vita di fatica e sofferenza cesseranno, e noi entreremo in una casa di dimora eterna". L'apostolo mescola insieme le figure di una dimora in cui risiediamo, e quella di un abito di cui siamo rivestiti. Non era una combinazione innaturale di metafore; perché le tende di pelo che Paolo conosceva, e che le sue stesse mani avevano fatto, suggerivano quasi ugualmente l'idea di un'abitazione e quella di una veste. La tenda deve essere smontata, i vestiti devono essere tolti. L'attuale condizione di lavoro e di prova finirà. E allora? Cose non ancora viste; un edificio da Dio; una nuova condizione di vita e un nuovo ordine di cose che sarà permanente. Le mani degli uomini non l'hanno provveduta e non possono distruggerla. È una casa dove nulla svanisce, nulla cade in rovina, nulla si decompone o muore, una casa eterna nei cieli

II LA PROSPETTIVA CRISTIANA DEL FUTURO. Era abitudine di San Paolo considerare lo stato dopo la morte e lo stato dopo la risurrezione come da un unico angolo di visione, e descriverli insieme. Probabilmente non aveva idea del lungo intervallo che si sarebbe esteso per tutti i secoli cristiani. Nella sua prima lettera ai Corinzi aveva detto: "Non tutti mormeremo", come se alcuni di quella generazione non vedessero la morte. Ma ora la debolezza del suo corpo era come "una sentenza di morte" in lui stesso. Gli ebrei si aspettavano e addirittura desideravano morire; eppure i suoi pensieri non si fermarono mai sulla morte e nemmeno sul resto dei defunti, ma si precipitarono oltre la morte verso la venuta di Cristo e la gloria da rivelare. C'è una distinzione reale ed evidente tra lo stato post-morte e quello post-risurrezione; Ma non esageriamo con le distinzioni tra le condizioni di beatitudine che all'occhio di un apostolo erano così intimamente mescolate. Se alcune delle cose che appartengono allo stato ultimo sono supposte da qualcuno come appartenenti al prossimo, non viene fatto alcun grande danno. Il futuro non si disegna con la precisione di un grafico. Non è per una conoscenza certa, ma per la speranza. San Paolo, come abbiamo detto, non si fermava mai sulla morte, non provava piacere al pensiero di essere "svestito". Atti della risurrezione sarebbe stato rivestito di un corpo di incorruttibilità e immortalità. No; Prima di quel grande giorno di trionfo sulla morte, sapeva che sarebbe stato ben vestito o protetto. Gli ebrei sarebbero stati nell'edificio di Dio, "rivestiti" della casa che viene dal cielo

III LO STATO D'ANIMO DELLA MENTE CHE DESIDERA LA MORTE. San Paolo scrisse questo in preda allo sconforto dello spirito. Alla sua malattia, che lo aveva molto indebolito, si aggiunse in quel momento molta ansia per la condizione delle Chiese in Grecia e per i loro sentimenti verso di lui. Così il suo cuore, tanto tenero e sensibile quanto ardente e coraggioso, era ferito e stanco; e cadde pensando alla morte come benvenuta. Che l'uomo esteriore perisca; lascia che il vaso di terra si rompa; lascia che lo spirito stanco fugga e riposa. Uno stato d'animo in cui, in un momento o nell'altro, molti cristiani sono alti; ma non dovrebbe essere elevato a modello o regola, come se fosse dovere di ogni cristiano desiderare e sospirare la morte. La nostra santa fede non richiede nulla di così innaturale. Coloro che sono in salute e ben impiegati dovrebbero trarre il massimo dalla vita, apprezzarla e non disprezzarla. Abbastanza perché non dimentichino la morte; e non devono temerlo se vivono bene. Dobbiamo rendere giustizia a Paolo riconoscendo che non c'era nulla di irritante o impaziente nel suo umore. Finché c'era un servizio da rendere alla Chiesa sulla terra, era disposto a dimorare nella carne e a sopportare qualsiasi fatica o sofferenza pur di portare a termine la sua corsa. Ma lo stato d'animo che lo animava lo indusse a desiderare ardentemente la fine, quando avrebbe potuto lasciare la piccola tenda di crine di cavallo sulla terra e sentirsi a casa nell'edificio di Dio nei cieli.

Omelie DI R. TUCK Ver

1. -

Il nostro edificio permanente

Prendendo le parole dell'apostolo in modo generale, e non limitandole all'argomento preciso che egli ha in esame, ci viene insegnato da loro che, considerando tutte le nostre cose presenti come ombre e simboli, non dobbiamo preoccuparci troppo delle loro forme mutevoli, e nemmeno della loro scomparsa. Tutto il nostro cuore e tutti i nostri sforzi dovrebbero essere svolti nello sforzo di avvicinare, rendere più chiaro e più pieno il senso del nostro dimorare, respirare, lavorare nell'invisibile, nello spirituale, nell'eterno. La nostra sfera è Dio. "In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo". Il reale è l'invisibile. Ciò che è stabile e duraturo è l'eterno. E solo questa visione delle cose può metterci in giusti rapporti con il corpo, e metterci al giusto uso delle cose visibili e temporali. Ogni volta che ci viene messo di fronte a qualsiasi cosa terrena che passa, si dissolve, ci rimuove, allora Dio sembra chiamarci, dicendo: "Ricordatevi della casa non fatta da mano d'uomo, eterna nei cieli". Prendi per esempio...

IO LA TENDA E LA CASA. Nessuna figura potrebbe essere più appropriata di questa per l'apostolo, che si guadagnava da vivere come fabbricante di tende e conosceva bene il materiale, la costruzione e l'uso. Possiamo ben immaginare come, mentre lavorava, sia per tessere la ruvida tela della Cilicia, sia per cucire insieme le varie lunghezze e i fori per le stanghe e le corde, meditava sulla fragilità della tenda che stava facendo in questo modo, contrapponendola alle stalle di marmo e di pietra che si trovano in città come Corinto. Ai suoi tempi le tende erano fatte principalmente per i viaggiatori; per coloro che viaggiavano da un luogo all'altro, sia per affari che per piacere, in quartieri dove non si poteva trovare alloggio nelle locande. Avevano le loro case stabili nelle grandi città, e partivano per i loro viaggi con il cuore tranquillo, a causa della cara sensazione di avere una casa. Usarono la tenda per un po', accampandosi in aperta campagna; ma se la tempesta selvaggia venisse, e anche sollevare e portare via la tenda; Se il ladro di mezzanotte lo avesse rovesciato e si fosse impadronito del bottino, il viaggiatore avrebbe potuto sopportare le difficoltà e le perdite, con la piacevole fiducia di avere una casa. Se il peggio fosse arrivato, non sarebbe stato altro che l' ombra della sua casa che se ne andava; in quella città c'era la sua sicura dimora

II LA DOTTRINA E LA VERITÀ. Perché la dottrina è come la fragile tenda, e la verità è come la dimora di granito che sopravvive alle ere che passano. Non possiamo essere abbastanza grati per le forme in cui la sacra verità ci viene trasmessa, dispiegata davanti a noi o impressa su di noi. Benediciamo Dio per tutte le parole sante e utili, piene di tenere e care compagnie; parole di semplice catechismo per la debolezza della nostra infanzia; parole di dottrina formale modellate per aiutarci quando, nella nostra giovinezza, cercavamo di afferrare personalmente la verità misteriosa e multiforme. Nessuno disprezzi le dottrine che, come tende, ci hanno spesso dato il loro rifugio e il loro aiuto. Eppure sono solo come "case terrene di questo tabernacolo". La verità è "l'edificio di Dio, la casa non fatta da mano d'uomo", in cui solo le anime umane possono trovare quiete dalle controversie o dalle paure. Le dottrine non sono che simboli e ombre, rappresentazioni umane delle cose divine ed eterne, realtà indicibili che tuttavia le nostre anime possono comprendere. Dentro, dietro, sopra, intorno, la dottrina dimora sempre nella verità; E, all'inizio, siamo molto dipendenti dalle forme che essa acquisisce per gli occhi, le orecchie e le menti mortali; ma, man mano che l'anima cresce, e acquista la sua vista, il suo udito e il suo tatto, ci allentiamo dalla nostra dipendenza dalle forme, possiamo tranquillamente vederle cambiare e passare. Riposando nella casa stabile della verità, guardiamo con calma tutte le forme transitorie, anche di dottrina, e diciamo: "Abbiamo un edificio di Dio, una casa non fatta da mano d'uomo, eterna nei cieli".

III NATURA E DIO. La natura, il mondo delle cose che si vedono, il firmamento, incandescente d'oro, ombreggiato dalle nuvole e cosparso di stelle; la terra, con le sue valli, le sue colline, i suoi fiori e i suoi alberi; il grande e vasto mare - è in un senso molto serio Dio. È Dio che si manifesta ai nostri sensi. Dietro quello che viene chiamato panteismo c'è una verità profondamente poetica e spirituale, la Natura è Dio visto; Dio in un'immagine tonica perché gli occhi mortali possano vederlo; Dio, se così possiamo dire, in fotografia. La terra è la placca che ha catturato tutto ciò che gli occhi umani possono vedere della figura di Dio. La natura è la tenda simbolo della casa eterna. L'ebreo chiamò le sue montagne "le colline di Dio", perché gli portavano il senso dell'altezza e dell'onnipotenza di Dio. Gli ebrei chiamavano quegli splendidi alberi "i cedri di Geova", perché gli davano un senso della maestosa bellezza di Dio. Eppure la natura non è veramente Dio stesso, solo Dio in espressione per la nostra comprensione, solo il velo attraverso il quale Egli risplende. Perciò ci volgiamo dall'ombra alla sostanza che la proietta; dalla forma alla realtà che non fa che esibire. E se tutta la natura passasse, non perderemmo nulla. Sarebbe solo far cadere il velo per vedere il volto

IV IL NOSTRO CORPO TERRENO E IL NOSTRO CORPO CELESTE. San Paolo pensava chiaramente al suo corpo, il veicolo per mezzo del quale le nostre anime entrano in contatto con il mondo delle cose create. Ma egli accarezzava l'idea di un corpo spirituale, che potesse essere l'abito e il veicolo della sua anima attraverso le lunghe, eterne ere. Pensandoci poté dire: "Che importa se il mio corpo della tenda viene distrutto? Io ho un edificio di Dio, una casa non fatta da mano d'uomo". -R.Tp

2 

In questo gemiamo. Poiché abbiamo le primizie dello Spirito, che ci assicura di quel futuro edificio da Dio, noi, in questa tenda terrena, "gemiamo dentro di noi, aspettando l'adozione, cioè la redenzione del nostro corpo". Romani 8:23 per essere rivestito; piuttosto, per rivestirci ulteriormente. Qui le metafore di una tenda e di un indumento - la "tenda errante" e la "veste mortale della putrefazione" - sono fuse in un modo in cui solo i più grandi scrittori possono avventurarsi. Il corruttibile anela a rivestirsi dell'incorruttibile, il mortale dell'immortalità. 1Corinzi 15:53 Il corpo glorificato è paragonato a un sopratsesso, a una casa, ma a un'abitazione oiketerionp

3 

Se è così, sia. Il versetto può essere tradotto: "Se, cioè, siamo vestiti, non saremo trovati nudi". La parola "nudo" deve quindi significare "incorporeo", e il riferimento sarà a coloro che, alla sua venuta, Cristo troverà rivestiti di questi corpi mortali, e non separati da essi, cioè veloci e non morti 1Tessalonicesi 4:17 ; 1Corinzi 15:51 Questa sembra essere la più semplice e la più naturale della moltitudine di strane interpretazioni di cui sono piene le pagine dei commentatori. È vero che l'aoristo endusamenoi, significa letteralmente, "averci vestito", e che, nell'assumere questo significato, avremmo dovuto aspettarci il participio perfetto endedumenoi, essendo stati vestiti. Se si pensa che questa sia una difficoltà insormontabile, dobbiamo supporre che il versetto significhi "Se, cioè, in realtà saremo trovati alla venuta di Cristo dopo aver rivestito un corpo intermedio, e quindi non come semplici spiriti disincarnati". Ma nella Scrittura non c'è alcuna allusione ad alcun corpo intermedio, né viene gettato alcun barlume di luce sul modo di vivere tra i morti tra la morte e la risurrezione, sebbene la Chiesa respinga il sogno della Psychopannychia, o di un intervallo di sonno inconscio. L'incertezza del significato è accresciuta da due diverse letture, ei per invece di ei ge, che esprime un maggiore dubbio sulla questione; e ekdusamenoi D, F, G, che significherebbe "se in realtà, dopo esserci spogliati, cioè dopo aver 'scacciato questa spira mortale', non saremo trovati nudi". Questa sembra essere la congettura di alcuni copisti perplessi, che non hanno visto che si vuole un contrasto, e non una coincidenza, tra le due espressioni. Se questa lettura fosse corretta, significherebbe, come dice il Crisostomo, "Anche se deporremmo il corpo. Non saremo presentati senza corpo, ma con lo stesso corpo che allora è diventato incorruttibile". È del tutto insostenibile far sì che "vestito" significhi "vestito di giustizia", come fa Olshausen. Nel Talmud, 'Shabbath' f. 152, 2, i giusti sono paragonati a uomini che preservano le vesti date loro da un re cioè i loro corpi, che veste il re deposita nel suo tesoro e manda via in pace coloro che li indossano senza corpo; ma i servi stolti macchiano queste vesti, e il re manda le vesti al lavatoio, e chi li indossa in carcerep

4 

Per noi che siamo, ecc.; letteralmente, per noi che siamo nella tenda, cioè nel corpo mortale transitorio. Gemono. "O miserabile uomo che sono, io che mi libererò dal corpo di questa morte?". Romani 7:24 Essere oppressi. "Il corpo corruttibile preme l'anima, e il tabernacolo di terra appesantisce la mente che medita su molte cose". Sap 9:15 Non per questo ci spogliavamo, ma per essere rivestiti; più letteralmente, poiché non vogliamo spogliarci della nostra veste corporea ma metterci sopra un altro indumento. San Paolo qui ripudia la nozione manichea che il corpo sia una disgrazia, o in sé la fonte del male. Ebrei non era come Plotino, che "arrossì di avere un corpo", o come San Francesco d'Aiuto, che chiamò il suo corpo "mio fratello l'asino", o come il Curato d'Ars, che come abbiamo detto parlò del suo corpo come "ce cadavre". Perciò gli ebrei non desiderano sbarazzarsi del suo corpo, ma "rivestirlo" con la veste dell'immortalità. Per inciso, questo implica il desiderio che egli possa essere vivo e non morto quando il Signore ritornerà. 1Corinzi 15:35-54 La mortalità, anzi, il mortale, ciò che è mortale. Potrebbe essere inghiottito dalla vita. Come nella facilità di Enoch Genesi 5:24 ed Elia, 2Re 2:11 che entrò nella vita in modo diverso che attraverso "la tomba e la porta della morte". San Paolo desidera entrare nell'"edificio da Dio" senza essere stato prima sepolto nel crollo della "oscura casetta dell'anima, malconcia e decaduta". Ebrei desidera indossare la veste dell'immortalità senza spogliarsi della veste lacerata del corpop

5 

Ebrei che ci hanno fatti per la stessa cosa. Dio ci ha preparati e perfezionati proprio per questo risultato, cioè per rivestirci della veste dell'immortalità. La caparra vedi 2Corinzi 1:22 La vita vivificante impartita dallo Spirito della vita è un pegno e un pagamento parziale dell'incorruttibile vita eterna. Lo Spirito è "la caparra della nostra eredità". Efesini 1:14 4:30

"La caparra dello Spirito".

L'apostolo si è riferito alla grande speranza posta davanti a noi nel vangelo, che, per come la considera, è questa, che "la mortalità possa essere inghiottita dalla vita". Questo è l'obiettivo dell'opera divina nel credente, e della sua realizzazione finale egli ha questa "caparra", o pegno di certezza, Dio ci ha già dato la "caparra dello Spirito", che è la potenza che sola può produrre un risultato così sublime come il nostro trionfo finale sulla carne e sul peccato, e l'incontro di prendere il nostro posto e partecipare a uno stato spirituale e celeste. "È perché lo Spirito dimora in noi mediante la fede mentre siamo qui che dobbiamo essere risuscitati nell'aldilà. Il corpo, che possiede così un principio di vita, è come un seme piantato nella terra per essere risuscitato al tempo opportuno da Dio" cfr. la frase in 2Corinzi 1:22 e Romani 8:1-11. Osservate che lo Spirito Santo si presenta a noi sotto molti aspetti e figure; nessuna rappresentazione della sua missione divina può esaurire le sue relazioni con noi. Dobbiamo vedere la sua opera da una parte all'altra, ed essere disposti a imparare da tutte le figure di Lei sotto le quali viene presentata

CHE COSA SI INTENDE PER "CAPARRA"? È qualcosa che viene offerto come pegno e garanzia che ciò che è stato promesso sarà sicuramente dato. Ma è stato ben sottolineato che una "caparra" differisce materialmente da un "pegno". Un pegno è qualcosa di diverso in natura, dato come garanzia per qualcos'altro, come può essere illustrato dai sacramenti; ma una caparra è una parte della cosa da dare, come quando si fa un acquisto e una parte del denaro viene pagata subito. L'idea del "capriccio" può essere vista nelle "primizie", che sono l'inizio del raccolto futuro e ne assicurano il carattere

II CHE COS'È LO SPIRITO COME "FERVORE" PER NOI ORA? L'unico punto di San Paolo qui è che è una garanzia della vittoria finale della vita superiore su quella inferiore. Abbiamo davvero quella vita superiore ora, nelle sue fasi iniziali e rudimentali, nell'avere lo Spirito che dimora in noi

III QUALE FUTURO È PROMESSO AVENDO ORA LO SPIRITO? Proprio un futuro in cui la vita spirituale sarà vittoriosa e suprema, e il nostro veicolo di corpo semplicemente nell'uso dello Spirito. Questa è la piena redenzione, la gloria e il cielo.p

6 

Quindi siamo sempre fiduciosi; letteralmente, essere di buon coraggio. La frase in greco è incompiuta un anacoluthon, ma è ripresa dopo la parentesi dalla ripetizione: "siamo di buon coraggio". Sempre. 2Corinzi 4:8 Siamo a casa nel corpo. La tenda è piantata nel deserto, e anche la colonna di fuoco può brillare solo attraverso le sue pieghe. Eppure la tenda può diventare sempre più luminosa man mano che la vita va avanti

"Per me il pensiero della morte è terribile, avendo una tale presa sulla vita. Per te non è altro che un passo all'aria aperta, fuori da una tenda già luminosa, di luce che risplende attraverso le sue pieghe trasparenti".Compagno lungo.

Assente dal Signore. Giovanni 14:2,3 Cristo è qui e sempre con noi, ma la vicinanza della presenza e la chiarezza della visione in quella vita futura saranno tanto più vicine e luminose, che qui, al confronto, siamo del tutto assenti da lui

Omelie DI J.R. THOMSON versetto 6.-

"Assente dal Signore".

Per quei discepoli e apostoli che erano con il Signore Gesù durante il suo ministero terreno, la separazione che iniziò dopo la sua ascensione deve essere stata davvero dolorosa. Nel caso di Paolo, tuttavia, il linguaggio impiegato in questo passaggio non sembra così naturale. Ma apprendiamo dal racconto dei suoi sentimenti quello che dovrebbe essere per tutti i cristiani il loro primo pensiero, il loro principio governante, cioè la loro relazione con Gesù Cristo. Lo stato terreno di tutti questi è uno stato di assenza dal Signore, un fatto di cui non rattristarsi, ma da riconoscere e sentire

QUESTA ASSENZA NON È SPIRITUALE, MA CORPOREA. La sua stessa parola si adempie: "Ancora un po' e non mi vedrete". L'esclamazione del suo popolo si verifica: "Egli, non avendo visto, noi lo amiamo".

II QUESTA ASSENZA È STABILITA DALLA SAPIENZA E DALL'AMORE DIVINI. Non può essere considerata una questione di caso o di destino. È la volontà di Colui che più ci ama e che più si prende cura di noi, che è evidente in questa disposizione

III C'È UNO SCOPO BENEFICO IN QUESTA ASSENZA. Questa era l'ovvia intenzione del nostro Salvatore stesso. «È un bene per te», disse, «che io me ne vada». Il suo scopo era quello di condurre il suo popolo a una vita di fede e di suscitare la nostra fiducia in Lui che è andato a prepararci un posto

IV CI SONO CERTI PERICOLI INSITI IN QUESTA ASSENZA, c'è il pericolo che, separati dal nostro Signore, diventiamo mondani e carnali, che il nostro amore per Gesù si raffreddi, che non ci magnifichiamo, che non ci vergogniamo di una religione il cui Capo non è visibilmente in mezzo a noi

V EPPURE CI SONO RISARCIMENTI IN QUESTA ASSENZA. Ha lo scopo di fortificare e perfezionare il carattere veramente cristiano. Renderà l'incontro, quando avrà luogo, più piacevole e gradito

VI QUALI ESERCIZI SONO SUGGERITI DA QUESTA ASSENZA?

1. Ricordo di Cristo

2. Fede in Cristo

3. Comunione con Cristo

4. La fedeltà a Cristo in sua assenza

5. Anticipazione del suo rapido ritorno

VII LA FINE DI QUESTO PERIODO DI ASSENZA È VICINA. Coloro che vivranno fino al ritorno del Signore lo accoglieranno nella sua eredità. Gli altri devono essere assenti da Cristo fino a quando non saranno assenti dal corpo, quando saranno "presenti" con il Signore. -Tp

7 

Poiché camminiamo per fede 2Corinzi 4:18; Romani 8:25 Non per vista; piuttosto, non per l'apparenza, non per qualcosa di realmente visto. Non vediamo ancora "faccia a faccia", 1Corinzi 13:12, ma siamo guidati da cose che "occhio non ha visto".

Il cammino della fede

La vita è un pellegrinaggio che gli uomini intraprendono e compiono in base a principi molto diversi e con risultati e fini molto diversi. In questa parentesi San Paolo descrive in modo molto succinto e molto impressionante la natura di quel pellegrinaggio che aveva adottato e di cui era soddisfatto

I IL CAMMINO CON CUI SI CONTRAPPONE QUELLO DEL CRISTIANO. Questo, che è quello dei non illuminati e dei non rinnovati, è il camminare per visione, cioè reprimendo la natura spirituale e camminando secondo la luce che la terra offre, con la semplice guida dei sensi, con l'influenza della società, con l'approvazione e la stima degli uomini, con considerazioni affogate dalla terra e limitate alla terra. Questo è un modo di vivere in cui non c'è soddisfazione, non c'è sicurezza e non c'è prospettiva benedetta

II LE CARATTERISTICHE DEL CAMMINO DI FEDE. La fede in sé è neutra; La sua eccellenza dipende dal suo scopo. Il cristiano regola il suo corso attraverso questa vita di tentazione, pericolo e disciplina:

1. Fede nell'esistenza di Dio, il Dio che tutto possiede. le eccellenze morali come suoi attributi

2. Fede nella Provvidenza; cioè nell'interesse personale e nella cura di colui che è chiamato Amico e Padre

3. La fede in Dio come Salvatore, che è la fede in Cristo, la salvezza del Signore rivelata all'uomo

4. Fede in una tata giusta e autorevole

5. Fede nell'aiuto spirituale sempre presente: guida, protezione, generosità, ecc

6. Fede nelle promesse divine, con le quali il pellegrino è sicuro che finalmente arriverà a casa

III GLI INCORAGGIAMENTI A INTRAPRENDERE E A PERSEVERARE NEL CAMMINO DELLA FEDE

1. È l'unico principio imposto in tutta la rivelazione, dal giorno di Abramo, il padre dei fedeli, fino all'età apostolica

2. La possibilità del cammino per fede è stata dimostrata dall'esempio dei grandi e dei buoni che ci hanno preceduto. vide Ebrei 11

3. Per coloro che vivono di fede la vita ha un significato e una dignità che altrimenti non le si possono attribuire

4. La fede può sostenere in mezzo alle prove e ai dolori della terra

5. E la fede è il fiore di cui la visione del Salvatore glorificato sarà il frutto celeste e immortale.

Camminare per fede

"Camminiamo per fede, non per visione". "Camminare" è un termine familiare della Scrittura per la vita di un uomo sulla terra. Sembra che sia stata associata alla figura della vita come "pellegrinaggio" nell'Antico Testamento e come "ippodromo" nel Nuovo Testamento. A volte è unita a un'altra parola, e si parla del nostro "camminare e conversare", del nostro "andare avanti" e del nostro "girare".

CAMMINO COME DESCRITTIVO DELLA VITA UMANA. La sua idoneità si vedrà se notiamo:

1. Che si tratta di andare avanti. I giorni della nostra vita passano così come le scene in un panorama

2. È un lento avanzamento, costante e regolare come l'orologio; Il tempo avanza, portando via tutti i suoi figli

3. È un procedere attraverso scene sempre diverse, come lo è il sentiero del viaggiatore, ora su per la collina, ora lungo la strada polverosa, e ora attraverso le valli ombreggiate, con immagini e suoni sempre diversi intorno a noi

4. È un movimento da qualche parte; poiché chi cammina ha davanti a sé una fine, o una casa in vista. Quindi la nostra vita umana ha il suo scopo. Passiamo nell'eterno, dove possiamo trovare la nostra casa

II CAMMINARE PER VISTA COME DESCRIZIONE DELLA VITA MONDANA. "Camminare per visione" non significa "in potere della nostra visione", ma "sotto l'influenza e la persuasione delle cose visibili e temporali". L'unica caratteristica essenziale dell'uomo mondano è che i suoi giudizi e le sue decisioni siano compiuti, che i suoi affetti siano governati e che la sua condotta sia ordinata da ciò che si può dedurre sotto il termine "la moda di questo mondo". Le condizioni sensoriali determinano il suo posto. Le esigenze dei sensi comandano la sua fedeltà. I principi dei sensi ispirano le sue azioni e decidono le sue relazioni. Ebrei "cammina" con un orizzonte non più lontano di quel crinale di colline, e senza alcun pensiero veramente più grande nella sua anima di "Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? e di che cosa godremo?" Dire questo è la più triste rivelazione dell'errore essenziale dell'uomo davanti al Dio che "lo ha fatto per se stesso".

III CAMMINARE PER FEDE COME DESCRITTIVA DELLA VITA CRISTIANA. Non siamo ancora faccia a faccia con le realtà eterne, ma la fede come "sostanza delle cose sperate" ci dà un possesso attuale di quelle cose eterne, e fa sì che esercitino il loro potere sul nostro "cammino". La fede nell'invisibile e nell'eterno può

1 applauso;

2 alzare il tono;

3 portare fermezza nel nostro cammino e nella nostra conversazione

Le realtà sono rivelate alla fede; la vista umana può vedere solo le ombre passeggere delle cose.p

8 

Essere assente, ecc.; letteralmente, essere lontano dalla casa del corpo, ma essere a casa con il Signore. Essere presenti con il Signore. La speranza espressa è esattamente la stessa di Filippesi 1:23, tranne che qui come nel versetto 4 esprime il desiderio non di "andarsene", ma di essere abbandonato dal corpo senza la necessità della morte

Versetti 8-10.-

La filosofia del coraggio

"Siamo fiduciosi, dico", ecc. Paolo dice che siamo coraggiosi, o di buon coraggio. Il coraggio è spesso confuso con l'incoscienza della vita, con la brutale insensibilità al pericolo. La vera condotta implica sempre due cose

1. L'esistenza di pericoli inevitabili. Gli ebrei che si precipitano nel pericolo non sono coraggiosi, ma temerari. Paolo aveva pericoli inevitabili: "Siamo tribolati da ogni parte".

2. Vere convinzioni dell'essere. L'ignoranza dell'esistenza può rendere gli uomini temerari, ma mai coraggiosi. Qual era il punto di vista di Paolo sulla vita?

1 Gli ebrei consideravano il corpo come l'organo di se stesso. Ebrei ne parla come di una "casa", di un "tabernacolo", ecc

2 L'anima egli considera come la personalità del suo essere. "Noi che siamo in questo tabernacolo", ecc. L'anima, non il corpo, è l'"io", o sé

3 Gli ebrei consideravano la morte come un semplice cambiamento nel modo di essere. La morte cambia la casa e l'abito; non è l'estinzione dell'inquilino o di chi lo indossa

4 Gli ebrei consideravano il cielo come la perfezione del suo essere. "La casa non fatta da mano d'uomo, eterna nei cieli." Sembra che il coraggio di cui parla qui l'apostolo si basasse su tre cose

I La consapevolezza che la sua morte non avrebbe messo in pericolo gli interessi del suo essere. Avviso:

1. La sua visione degli interessi dell'essere. Era essere "presenti con il Signore".

2. La sua visione dell'impatto della morte sugli interessi dell'essere. Lo considerava come il volo dello spirito alla presenza del Signore. "Assente dal corpo, presente con il Signore". Una visione della morte questo antagonista alle idee del purgatorio, dell'annientamento, del sonno dell'anima

3. Il suo stato d'animo sotto l'influenza di questi pensieri. "Disposto piuttosto ad essere assente dal corpo".

II La consapevolezza che la morte non avrebbe distrutto i grandi scopi dell'essere. È la caratteristica di un essere razionale di avere uno scopo nella vita: lo scopo è quello in cui vive, rende la vita preziosa per lui. Per un uomo che non ha uno scopo nella vita o ha perso il suo scopo, la vita è considerata di scarso valore. Qual era lo scopo della vita di Paolo? "Perciò ci adoperiamo, affinché, presenti o assenti, possiamo essere accettati da lui". Questo proposito non è sublimemente ragionevole? Se c'è un Dio, la ragione non insegna forse che piacergli dovrebbe essere lo scopo supremo di tutte le creature intelligenti? Ora, Paolo pensava che la morte non avrebbe distrutto questo proposito. Distrugge lo scopo dei voluttuosi, degli avari, ecc.; e quindi per loro è terribile. Ma non distrugge lo scopo principale del cristiano. In tutti i mondi e in tutti i tempi il suo scopo principale sarà quello di essere "accettato da lui".

III La consapevolezza che la morte non avrebbe impedito le ricompense dell'essere. "Tutti dobbiamo comparire o, 'essere resi manifesti' davanti al tribunale di Cristo". Il successo, anche se non dovrebbe mai essere considerato né come una regola di condotta né come una prova di carattere, deve sempre avere un'influenza sulla mente dell'uomo in ogni settore del lavoro. Il non successo scoraggia. Paolo sentiva che il suo eroe del lavoro sarebbe apparso e sarebbe stato riconosciuto in seguito. "Dobbiamo apparire tutti", eccetera

1. Ognuno riceverà la ricompensa del lavoro dopo la morte. «Devono apparire tutti.» Nessuno assente

2. Ognuno riceverà una ricompensa per ogni azione. "Affinché ciascuno riceva le cose fatte nel suo corpo". Nessuna perdita di manodopera. Con questa consapevolezza possiamo ben essere coraggiosi in mezzo a tutti i pericoli qui e in vista del grande aldilà. Il terrore della morte è una vergogna per il cristiano. "Se", dice Cicerone, "fossi ora liberato dal mio corpo ingombrante, e fossi in cammino verso l'Elysium; e qualche essere superiore mi venisse incontro nella mia fuga e mi facesse l'offerta di tornare e rimanere nel mio corpo, io declinerei, senza esitazione, l'offerta; tanto preferirei andare nell'Elysium per stare con Socrate e Platone e tutti gli antichi degni, e passare il mio tempo a conversare con loro". Quanto più il cristiano dovrebbe desiderare di essere "assente dal corpo e presente con il Signore"!p

9 

Noi lavoriamo; Letteralmente, siamo emuli. Questa, dice Bengel, è "l'unica ambizione legittima". La stessa parola ricorre in Romani 15:20. Presenti o assenti; letteralmente, sia a casa che fuori casa; cioè con Cristo o separati da lui come nel versetto 8; o, "sia nel corpo che fuori dal corpo" come nel versetto 6. Quest'ultimo sarebbe simile a 1Tessalonicesi 5:10, "affinché , sia che ci svegliamo o che dormiamo , possiamo vivere con lui". Possiamo essere accettati da lui; letteralmente, per piacerglip

10 

Dobbiamo apparire tutti; piuttosto, perché è necessario che tutti noi dobbiamo essere resi manifesti; che dobbiamo essere mostrati nella nostra vera natura e nel nostro carattere. Il verbo non è lo stesso di Romani 14:10, che ricorre 2Corinzi 4:14. Davanti al tribunale di Cristo. Il giudizio finale speciale è rappresentato come avvenuto prima del bema di Cristo, anche se in Romani 14:10 la lettura migliore è "di Dio". Matteo 25:31,32 San Paolo potrebbe naturalmente usare questa idea romana e greca del bema, essendo troppo familiare con essa nella sua esperienza personale Atti 12:21 18:12 25:6; Romani 14:10 Le cose fatte nel corpo; letteralmente, le cose fatte dalla strumentalità del corpo. Un'altra lettura che differisce da questa solo per una lettera è: "le cose proprie del corpo" tamatov, cioè le cose che gli appartengono, che esso ha fatto proprie. San Paolo, sempre intento a un argomento alla volta, non si ferma a coordinare questa legge della retribuzione naturale e della Nemesi inesorabile con quella del "perdono dei peccati" 1Corinzi 5,11; Romani 3:25 o con le speranze apparentemente universali che a volte sembra esprimere. Romani 5:17,18 11:32 Omnia exeunt in mysterium. Come ha fatto quello; piuttosto, in riferimento alle cose che ha fatto. L'aoristo mostra che tutta la vita sarà come concentrata in un unico punto. I Pelagiani sollevarono domande su questo versetto sull'assenza di peccato dei bambini, ecc., che possono essere lasciate tutte da parte, poiché probabilmente nulla era più assolutamente distante dai pensieri di San Paolo. Osservate che ognuno deve ricevere i risultati naturali di ciò che ha fatto. Ci deve essere un'analogia tra il peccato e la retribuzione. Quest'ultimo non è che il frutto maturo del primo. Saremo puniti con l'azione delle leggi naturali, non con inflizioni arbitrarie. Mieteremo ciò che abbiamo seminato, non i raccolti di altro grano Romani 2:5-11 ; Apocalisse 22:12; Galati 6:7 Sia nel bene che nel male. San Paolo, che si limita sempre a un argomento alla volta, non entra qui nella questione della recisione della maledizione che ne deriva con il pentimento e il perdono. Ebrei lascia irrisolta l'antinomia tra normale conseguenza inevitabile e libera remissione

La sentenza

I IL GIUDIZIO È CERTO

1. È una questione di rivelazione più definita

2. È necessario per la rivendicazione della giustizia divina

II CRISTO SARÀ IL GIUDICE. "Il tribunale di Cristo".

1. Un fatto molto solenne

1 per coloro che hanno rigettato la sua salvezza e il suo dominio;

2 o che hanno trattato le sue pretese con negligenza e indifferenza;

3 o che hanno professato di credere in lui, ma lo hanno rinnegato nelle opere

1. Un fatto molto gioioso per coloro che lo hanno amato, confessato e servito

2. Un tatto molto impressionante che Colui che è morto per gli uomini giudicherà gli uomini

III TUTTI COMPARIRANNO DAVANTI AL TRIBUNALE DI CRISTO. Non ne mancherà nemmeno uno. Che vasto assembramento! Una grande moltitudine, eppure nessuno si mette alla prova tra la folla! Saremo consapevoli del gran numero che nessun uomo può contare, e tuttavia saremo impressionati dalla nostra individualità. "Ciascuno" riceverà versetto 10 - uno per uno. Ogni giorno ci viene avvicinato un giorno di più a quella terribile convocazione

IV AL TRIBUNALE DI CRISTO CI SARÀ UNA GRANDE RIVELAZIONE

1. Di carattere

2. Di condizione

3. Della vita

Saremo "resi manifesti". I segreti della vita cesseranno. Gli inganni riusciti non avranno più successo. Tutti i veli e i travestimenti saranno strappati. Il mondo e Dio ci vedranno come siamo

V AL TRIBUNALE DI CRISTO RICEVEREMO LA NOSTRA CONDANNA. Questo avverrà secondo le opere della nostra vita. I fedeli saranno dunque giustificati per fede? Sì; mediante la fede che produce le opere. La professione servirà quindi a ben poco. "Signore, Signore", non sarà che un grido vuoto. La capacità di pregare fluentemente o di predicare in modo eloquente non entrerà in considerazione. Né la capacità di sembrare estremamente pio. Né la facilità di parlare riguardo alle "stagioni benedette" di cui si gode sulla terra, sarà la domanda su ciò che la fede ha operato in noi. Ciò che il nostro cristianesimo ha rappresentato realmente e praticamente. "Un nome per vivere" allora non sarà nulla se saremo trovati "morti". Sul tralcio che si professa unito alla Vite si cercherà poi il frutto. "La fede senza le opere è morta". Atti il giudizio sembrerà davvero molto morto. Ma non saremo giudicati dal mero atto esteriore. Il movente sarà preso in considerazione così come l'atto effettivo. "La fede che opera in Galati 5:6 sarà ricercata diligentemente. Nota:

1. La distinzione tra il bene e il male sarà rigorosamente tracciata al giudizio

2. Ci saranno gradi di ricompensa e punizione. Alcuni "salvati come fuoco accidentale", alcuni con un "ingresso abbondante", alcuni battuti con poche frustate, alcuni con molte. Sarà "secondo ciò che ha fatto".

3. La dipendenza del futuro dal presente. Riceveremo le cose fatte nel corpo. Un'espressione notevole. Ciò che facciamo ora lo riceveremo allora. Stiamo ora scrivendo la sentenza del giudizio! Il tempo semina . Il giudizio sta mietendo. "Che tipo di persone dovremmo essere?" -H

"Il tribunale di Cristo".

Sta costringendo inutilmente il linguaggio a considerare questa espressione come riferita al giudizio generale dell'umanità. Questa lettera è indirizzata ai santi, alla Chiesa di Corinto, e può essere particolarmente istruttivo attenersi ai limiti del pensiero di San Paolo quando disse: "Poiché noi", cioè noi cristiani, "dobbiamo tutti comparire davanti al tribunale di Cristo". Tale giudizio, o valutazione, della nostra condotta è implicato nell'idea stessa della nostra padronanza di Cristo. Gli Ebrei saranno sicuri un giorno di tenere conto dei suoi servi, e questo Gesù stesso lo insegnò come nelle sue parabole dei talenti e delle mine. I cristiani sono come economi, uomini a cui sono stati affidati per un certo tempo i beni del loro Maestro. Devono anche essere considerati come "schiavi", interamente posseduti dal Padrone; ed egli ha pieno potere di valutare la loro condotta, premiare la fedeltà e punire la negligenza e la disubbidienza. San Paolo ama persino pensare a se stesso come schiavo di Gesù. E gli apostoli desiderano dimostrarsi così fedeli in ogni cosa da non vergognarsi, o essere terrorizzati, o restii ad incontrare il loro Maestro alla sua venuta. "Il sentimento di responsabilità può assumere due forme. In uno spirito libero e generoso può essere semplicemente un senso del dovere; in uno spirito servile e codardo sarà un senso di costrizione". Per noi dovrebbe essere una gioia e un'ispirazione che il nostro amato Maestro valuterà la nostra vita; e che, se è fedele nell'osservare i nostri difetti, non sarà meno misericordioso nel riconoscere quelle che può chiamare le nostre bontà e le nostre obbedienze. Il pensiero del suo giudizio può essere solo un terrore per i ribelli, i disubbidienti e gli ostinati tra i suoi servitori. Notiamo tre cose

LA LEALTÀ A CRISTO È IL NOSTRO SPIRITO. "Noi lo chiamiamo Maestro e Signore, e diciamo bene; poiché così è". La regola della nostra vita è la volontà del nostro Signore glorificato e sempre presente. Noi ci siamo donati volontariamente a Lui. A lui dobbiamo la nostra suprema fedeltà. Ebrei è per noi ciò che la sua regina e la sua patria sono per il generale che guida il suo esercito. Dobbiamo essere sempre fedeli a Lui; ed egli, e lui solo, è il Signore di cui dovremmo cercare l'approvazione o la condanna della nostra opera. Poiché sono leale a Cristo, non mi preoccuperò del giudizio di nessuno sulla mia vita finché non conoscerò il suo

II IL SERVIZIO DI CRISTO NELLA GIUSTIZIA È LA NOSTRA VITA. Questa è l'essenza stessa della questione. Cristo è servito dalla giustizia, e in realtà da nient'altro. Il nostro posto di servizio, il nostro tipo di servizio, il nostro successo nel servizio, sono cose piuttosto secondarie. La prima cosa è la correttezza con cui svolgiamo il servizio. Il lavoro è stato buono?-questo è ciò che Cristo chiede. In questo Cristo differisce da tutti gli altri padroni. Possono solo giudicare il lavoro; Giudica il personaggio che ha trovato espressione attraverso l'opera. È quella giustizia personale che Cristo cercherà quando giudicherà i suoi servitori

III LA LODE DI CRISTO È LA NOSTRA ATTESA E LA NOSTRA SPERANZA. Il giorno del giudizio finale è l'attesa degli uomini, ma non la loro speranza. Troppo spesso è un terrore per loro, un pensiero messo da parte nella paura. Il giudizio di Cristo sui suoi santi è la nostra speranza; È il primo giorno della nostra gloria. Il solo pensiero può renderci seri e vigili, ma non può mai renderci tristi. Cristo metterà alla prova la nostra vita. Cristo ci peserà sulla sua bilancia. Cristo ripartirà il nostro posto futuro. Cristo castigherà se si troverà del male in noi, e i suoi castighi saranno la nostra gioia; perché anche noi vogliamo che tutto il male che è in noi sia scoperto e tolto via. Ci gloriamo anche di questa futura valutazione da parte del nostro Signore; perché se, sotto sottili travestimenti, il male si annida in uno qualsiasi dei nostri luoghi segreti del cuore e della vita, Gesù lo scoprirà, e non ci lascerà finché non saremo a somiglianza della sua purezza immacolata. E dal giudizio che il nostro Signore ha su di noi deve dipendere il nostro futuro, la nostra posizione eterna e il nostro lavoro. Messo alla prova in questa vita, egli saprà cosa possiamo fare; E può darsi che Egli ci dia fiducia in cose più alte, "autorità su dieci città". -R.Tp

11 

Versetti 11-19. - L'auto-dedizione al ministero della riconciliazione

Conoscendo dunque il terrore del Signore, persuadiamo gli uomini. Moltitudini di testi sono stati strappati dal loro contesto e grossolanamente abusati e mal interpretati, ma pochi più di così. È il testo di solito scelto da coloro che desiderano giustificare l'esposizione di Dio sotto gli attributi di Moloch. Con tali punti di vista non ha la connessione più remota. Significa semplicemente: "Conoscendo dunque il timore del Signore, persuadiamo gli uomini", sia "a tenere in vista lo stesso timore del Signore che abbiamo noi", sia tornando alla sua ultima affermazione della sua sincerità e integrità nel versetto 9, "che la nostra unica ambizione è piacere a Dio". La traduzione "il terrore del Signore" per l'espressione quotidiana "il timore del Signore" è stata arbitrariamente introdotta nelle versioni moderne da Beza, e non ha una sola parola da dire in suo favore. La frase non significa come sempre il terrore che Dio ispira, ma il santo timore che si mescola con il nostro amore per lui. Insegnare agli uomini a considerare Dio con terrore significa disfare il miglior insegnamento di tutta la Scrittura, che in verità è stato troppo spesso il fine principale dei sistemi teologici umani. Convinciamo gli uomini. Non in senso negativo. Galati 1:10 Gli attacchi e le calunnie dei nemici rendono necessario rivendicare la nostra integrità negli uomini; ma non abbiamo bisogno di farlo a Dio, perché egli già ci conosce comp. "persuadendo Blasto". Atti 12:20 Noi siamo stati resi manifesti a Dio; piuttosto, ma a Dio siamo stati e siamo manifestati. Ebrei non ha bisogno di autodifesa da parte nostra. si manifestino nelle vostre coscienze; ma spero di essere stato, e di essermi ora, manifestato nelle vostre coscienze. In altre parole, confido che queste scuse a cui mi avete spinto abbiano raggiunto i loro scopi; e che, quali che siano i vostri pregiudizi e le vostre insinuazioni, davanti alla sbarra della coscienza individuale di ciascuno di voi ora siamo chiari. 2Corinzi 4:2

Versetti 11-18.-

L'uomo in Cristo è un uomo nuovo

"Perché se siamo fuori di noi stessi", ecc. Essere "in Cristo" significa essere nel suo Spirito, nel suo carattere, vivere nelle sue idee, nei suoi principi, ecc. Un uomo del genere è "una nuova creatura".

L 'uomo in Cristo ha un nuovo impulso imperiale. "L'amore di Cristo ci costringe", Sia che l'"amore di Cristo" qui significhi il suo amore per noi o il nostro amore per lui non ha alcuna importanza pratica, il secondo implica il primo; Il suo amore è la fiamma che accende il nostro. Ora, questo amore era la passione dominante di Paolo; lo "costringeva"; lo trascinò come un torrente irresistibile; Era l'impulso regnante. Due pensieri in relazione a questo nuovo impulso imperiale

1. È incomprensibile per coloro che non lo possiedono. "Se siamo fuori di noi stessi, è per Dio", ecc. Probabilmente Paolo appariva pazzo ai suoi contemporanei. Lo videro sfidare i pericoli più grandi, opporsi alle potenze più grandi, fare i sacrifici più grandi. Qual era il principio che lo muoveva a tutti? Questo non riuscivano a capirlo. Se fosse stata ambizione o avarizia, avrebbero potuto capirlo. Ma non sapevano nulla dell'"amore di Cristo"; Era una cosa nuova nel mondo. Solo l'uomo che lo possiede può capirlo; Solo l'amore può interpretare l'amore

2. Nasce dalla riflessione sulla morte di Cristo. Non è una passione innata, non è un impulso cieco, non è qualcosa di divinamente trasferito nel cuore. No; Essa avviene "perché così giudichiamo, che se uno è morto per tutti, allora tutti sono morti". Paolo presume come un fatto indubbio che Cristo è morto per tutti. A causa di questo fatto egli conclude:

1 Che il mondo intero era in una condizione di rovina: "Allora tutti erano morti".

2 Che questo fatto ispiri tutti ad agire con lo stesso spirito di sacrificio di Cristo. "Gli Ebrei morirono per tutti, affinché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per lui."

II L'uomo in Cristo ha un nuovo STANDARD SOCIALE. "D'ora in poi non conosciamo nessuno secondo la carne". Il mondo ha numerosi standard con cui giudica gli uomini, la nascita, la ricchezza, l'ufficio, ecc. Per un uomo pieno e infiammato d'amore per Cristo questi non sono nulla. Gli Ebrei valutano l'uomo in base alla sua rettitudine, non in base al suo rango, in base al suo spirito, non in base al suo rango, in base ai suoi principi, non in base alla sua proprietà. Paolo avrebbe potuto dire: Una volta ho conosciuto uomini secondo la carne, Giudei o Gentili, ricchi o poveri, dotti o ignoranti; ma ora non li conosco più; Li vedo ora alla luce della croce, peccatori morti nei falli e nei peccati; "Sì, anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne", ecc., non penso più al suo corpo, ma alla sua mente, non al suo stadio, ma al suo Spirito. Il fatto che questo sia il vero standard serve:

1. Come test con cui provare la nostra religione

2. Come guida per noi nella promozione del cristianesimo

3. Come principio su cui formare le nostre amicizie con gli uomini,

4. Di norma, per regolare la nostra condotta sociale

III L'uomo in Cristo ha una nuova STORIA SPIRITUALE. "Se dunque uno è in Cristo, è una nuova creatura". In che senso questo cambiamento può essere definito una creazione?

1. È la produzione di una cosa nuova. Questa passione per Cristo è una cosa nuova nell'universo

2. È la produzione di una cosa nuova per mezzo di Dio. La creazione è opera di Dio

3. È la produzione di una cosa nuova secondo un piano divino. L'onnipotente Creatore opera secondo un piano in tutti

IV L'uomo in Cristo ha una cucitura in piedi. "Tutte le cose sono da Dio, che ci ha riconciliati", ecc. Cioè, tutte le cose che riguardano questa nuova creazione. Il grande bisogno dell'uomo è la riconciliazione con Dio. L'alienazione o l'apostasia dell'uomo dal suo Creatore è il peccato di tutti i suoi peccati e la fonte di tutte le sue miserie. La sua riconciliazione non è il mezzo per la sua salvezza; è la sua salvezza. L'amicizia con lui è il paradiso. D'altra parte, l'alienazione è l'inferno. Un fiume tagliato dalla fontana si prosciuga; un ramo tagliato dall'albero appassisce e muore; Un pianeta strappato al sole precipita in rovina. Separa un'anima da Dio, la sua Fonte, la sua Radice, il suo Centro, ed essa muore, muore a tutto ciò che rende l'esistenza tollerabile. Questo, dunque, è ciò che il cristianesimo fa per noi

Versetti 11-21.-

La persona e il ministero dell'apostolo sono stati ulteriormente considerati; il suo lavoro di ambasciatore

Come conduceva questo ministero, di cui aveva parlato tanto e aveva ancora molto da dire? Era in piena vista della responsabilità fino al giorno del giudizio. "Conoscendo dunque il terrore del Signore, persuadiamo gli uomini", aggiungendo motivi che li influenzassero e non accontentandosi di argomenti per convincere la loro comprensione. E in quest'opera ora sentiva l'approvazione di Dio; prima di aver dichiarato: "Siamo fiduciosi", e lo riafferma con le parole: "Siamo resi manifesti a Dio". Ogni ora si trovava alla sbarra della sua coscienza come un uomo assolto, e questa coscienza era una manifestazione di Dio. Onestamente si sforzava di piacere a Dio, come onestamente lavorava per salvarli, e in questo spirito cercava sempre di manifestarsi alla loro coscienza. Se fosse un temporeggiatore, un compiacente per gli uomini, potrebbe adottare le arti mondane e affascinarli. No; si rivolgeva alle loro coscienze; Il meglio di loro dovrebbe venire dalla sua parte o dovrà perderli. "Sapore di vita per la vita" o "sapore di morte per la morte"; nessun'altra alternativa. Ma non fraintendeteci. L'encomio non è il nostro scopo. Se, come confidiamo, ci siamo manifestati alle vostre coscienze, allora lasciate che le vostre coscienze parlino in nostro favore, e lasciate che le loro voci si vantino di questo: che siamo veritieri agli occhi di Dio e degli uomini. Questo è il modo di rispondere ai nostri nemici che "si gloriano in apparenza e non nel cuore". Avrebbe sofferto piuttosto che essere ingiustamente vendicato. Fallo nel modo più alto o non farlo affatto. "La tua causa" è il grande interesse. Senza dubbio sembriamo "fuori di noi", o possiamo sembrare "sobri", ma potete vantarvi di questo: "è per la vostra causa". E in questa devozione al tuo benessere, quale motivo preme con un peso sufficiente a farci sopportare ogni cosa per amor tuo? "L'amore di Cristo ci costringe". E in che cosa si dimostra questo amore in modo così evidente da incarnare e mostrare tutto il resto che egli fece? È l'amore nella morte. Guardando a questa morte divina, formuliamo questo giudizio o giungiamo a questa conclusione, che egli "morì per tutti" perché "tutti erano morti...", morto sotto la Legge di Dio, morto nei falli e nei peccati, morto legalmente, moralmente, spiritualmente. Niente di meno che una tale morte espiatoria per tutti gli uomini - così ci sembra che l'apostolo intendesse - poteva esercitare su di lui questa influenza limitante. E come dovrebbe operare questa influenza? "Coloro che vivono non dovrebbero d'ora in poi vivere per se stessi". L'io stesso era stato redento dalla morte vicaria di Cristo; corpo, anima e spirito erano stati comprati a caro prezzo, e il prezzo era il sangue di Cristo; e con un motivo così restrittivo, il più potente che lo Spirito Santo potesse esercitare sulla mente umana, come potevano gli uomini vivere per se stessi? Se, infatti, il potere coercitivo avesse il suo effetto legittimo, ne potrebbe derivare una sola vita, una vita consacrata a "colui che è morto per loro ed è risorto". Se, dunque, essendo tutti morti, uno solo è morto per tutti, affinché tutti potessero vivere liberi dall'egoismo ed essere servi di colui che li aveva redenti dal peccato e dalla morte, non possiamo più conoscere nessuno secondo la carne. Il vero scopo della morte di Cristo era che la vita carnale del peccato potesse scomparire dalla vista potesse essere coperta e quindi scomparire dalla vista, e si entrasse in un'altra vita, una vita nel Cristo redentore. Ammettendo che questo passaggio presenti gli aspetti morali della morte di Cristo e gli obblighi che ne derivano in quanto agiscono in base al sentimento morale, tuttavia l'idea fondamentale dell'apostolo è che Cristo si è schierato al posto dei peccatori, ha preso su di sé la loro colpa e ha offerto la sua vita per la loro salvezza. Per rafforzare questa dottrina, egli dice che, sebbene una volta conoscesse Cristo secondo la carne come un semplice uomo, ora lo conosceva in un modo molto diverso. Non dobbiamo supporre che lo avesse visto nella sua vita terrena, ma semplicemente che lo conoscesse. San Paolo, dopo la sua conversione, ebbe una conoscenza sperimentale di Cristo come suo Redentore attraverso la morte sacrificale della croce; né c'era posto nel suo cuore per il sentimento morale, né alcuna forza spirituale nell'insegnamento e nell'esempio di Cristo, né motivo per alcuna fiducia o speranza, fino a quando egli, come "capo dei peccatori", non avesse realizzato la giustizia di Dio nel sangue espiatorio del Calvario. Un tale cambiamento è stato una creazione. Ebrei era "una nuova creatura", e chiunque avesse sperimentato questo potere della morte del Signore era una nuova creatura. Le cose vecchie erano passate, il vecchio io nel gusto e nell'abitudine, la vecchia incredulità radicata nella mente carnale, la vecchia mondanità, e tutte le cose erano diventate nuove. Non c'è da meravigliarsi che "tutte le cose" siano diventate "nuove", poiché "tutte le cose" relative a questo cambiamento nella sua causa, nel suo libero arbitrio, nei suoi strumenti, "sono da Dio". Linguaggio forte questo, che a molti suona ancora come la retorica della fantasia eccitata; ma non più forte della benedetta realtà che rappresenta. No; Le parole non possono eguagliare il fatto. Un uomo può sopravvalutare la propria esperienza della grazia divina; Non può mai esagerare la grazia stessa. "Tutte le cose sono da Dio"; e come si manifesta questo fatto? Nel metodo della riconciliazione che è l'atto di Dio attraverso Cristo. "Il quale ci ha riconciliati a sé per mezzo di Gesù Cristo". Per capire cosa è implicito nella riconciliazione, dobbiamo ricordare che in essa è implicato molto di più dello stato morale della mente di un peccatore verso Dio. L'inimicizia dell'uomo carnale deve essere domata, e in questo senso egli è "una nuova creatura", ma la possibilità di questa creazione si basa su un fatto antecedente, cioè un mutato rapporto con la Legge di Dio violata. Ciò che è stato fatto per lui deve avere la precedenza, quanto a tempo, su ciò che è fatto in lui. Dobbiamo sapere in che modo Dio come Sovrano si pone per noi, e con quali mezzi la sovranità coopera con la paternità di Dio, prima di poter accettare il dono offerto della misericordia. Ci deve essere una ragione per cui Dio dovrebbe perdonare prima di una ragione per cui noi dovremmo cercare il perdono. Un principio di rettitudine deve essere stabilito come preliminare ed essenziale per il sentimento del cristianesimo, poiché è impossibile per noi, secondo le leggi della mente, apprezzare il potere di qualsiasi grande sentimento a meno che non lo abbiamo precedentemente sentito come connesso con un grande principio. "Egli Dio ha stabilito che fosse una propiziazione, mediante la fede, mediante il suo sangue, per mostrare la sua giustizia, a causa del passaggio dei peccati commessi anteriormente, nella pazienza di Dio; per la manifestazione, dico, della sua giustizia in questo tempo presente: affinché egli stesso sia giusto, e il Giustificatore di colui che ha fede in Gesù". Romani 3:25,26, Versione Riveduta C'è un "ministero di riconciliazione" perché "Dio era in Cristo, riconciliando a sé il mondo, non imputando loro il conto delle loro colpe". Il perdono per mezzo di Cristo, la Propiziazione, è gratuito per tutti coloro che credono in Lui. Né siamo lasciati in dubbio sulla sostanza della nostra fede. È la fede in Cristo, Dio in Cristo, il Riconciliatore, che perdona i nostri peccati e ci rende nuove creature in Lui. Per far conoscere questa riconciliazione, per dimostrare la sua infinita eccellenza come metodo di grazia, per mostrare i suoi risultati divini negli stessi uomini che proclamavano il vangelo, Cristo aveva istituito il ministero, e il suo titolo era "ministero della riconciliazione". Ricordate, o Corinzi, ciò che ho detto in difesa del mio apostolato. Ricordati delle mie sofferenze per te. Capisci il motivo di tutto questo. Chi stanno combattendo questi faziosi giudaizzanti? Chi cercarono di distruggere quelle bestie a Efeso? Chi è quest'uomo, tribolato da ogni parte, perplesso, perseguitato, abbattuto, che muore dappertutto, che muore sempre? Questo è il carattere che sostiene, l'ufficio che ricopre: un "ambasciatore di Cristo". Si è manifestato alle vostre coscienze? Attende egli il giorno del giudizio come un giorno di rivelazione, nonché un giorno di ricompensa e punizione? Non conosciamo un uomo, e nemmeno Cristo, secondo la carne! Ecco il tuo ministro, il tuo servo, come un "ambasciatore", incaricato di offrirti le condizioni della riconciliazione. "Vi preghiamo in vece di Cristo per conto di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio". Non resta altro da fare che accettare la riconciliazione offerta. E rafforza questa idea affermando che colui che "morì per tutti", poiché "tutti erano morti", era stato fatto "peccato per noi, che non conoscevamo peccato". "Santo, innocuo, immacolato, separato dai peccatori e innalzato al di sopra dei cieli", eppure egli fu "fatto per essere peccato per noi", gli fu fatto un sostituto o riscatto, un'offerta, per mezzo della quale l'ira di Dio fu allontanata. La riconciliazione si compie non con il nostro pentimento e la confessione dei nostri peccati, né con alcuna sofferenza da parte nostra, né con alcun merito del nostro lavoro, ma interamente con la morte del Signore Gesù Cristo in nostro favore. La giustizia di Dio è così esposta. Il piano di salvezza non ha cambiato nulla nel carattere di Dio Onnipotente. Né la sua giustizia né il suo amore furono modificati integralmente dall'espiazione di Cristo. "Dio è giusto", "Dio è amore", non sono fatti più veri ora di quanto non lo fossero eternamente. Ciò che il Vangelo insegna è che la giustizia e l'amore di Dio hanno assunto forme speciali di manifestazione e di attività operativa attraverso il Signore Gesù Cristo. È giustizia, non nella normale relazione della Legge con il trasgressore originale, ma in una relazione istituita della Legge con colui che ha preso il posto del trasgressore. È l'amore come grazia, la forma di amore che ha provveduto alla giustizia su cui San Paolo pone tanta enfasi. Non si tratta di un cambiamento nella Legge, ma nell'amministrazione della Legge, e la gloria di essa risiede nel fatto che il governo divino presenta in questa forma superiore lo spettacolo splendente di quella progressione dal "naturale" allo "spirituale", di cui San Paolo discute nella sua argomentazione sulla risurrezione. Tutti gli ostacoli che si frapponevano a questo sublime progresso sono stati rimossi da Cristo. "La misericordia e la verità" hanno la loro esistenza come attributi della natura divina; esse si sono "incontrate". La giustizia e la pace" non devono essere confuse, ma si sono "baciate l'un l'altra". - Lp

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Poiché non ci raccomandiamo di nuovo a te. Tornando ancora all'accusa di essere colpevole di autocelebrazione, dice che il suo scopo non è questo, perché era inutile. 2Corinzi 3:2,3 Ma datevi occasione di glorificare per noi. Ma noi parliamo come abbiamo fatto per darvi un punto di storno per qualcosa di cui vantarsi per nostro conto. Ebrei ha già detto 2Corinzi 1:4 che gli insegnanti e gli istruiti nel loro affetto reciproco dovrebbero avere qualche motivo per "vantarsi" cioè per parlare con una certa lode ed esultanza l'uno dell'altro. I Corinzi erano stati derubati di questo dalle menzogne interessate degli oppositori di San Paolo, che pensavano solo alle apparenze esteriori. Per questo nessuno ha esposto loro lo scopo e la gloria del suo ministero. Nulla potrebbe essere più gentile e tollerante di un tale modo di affermare il suo scopo. Eppure, per coloro che erano abbastanza sottili da capirlo, c'era un'ironia quasi patetica. che si gloriano nell'apparenza e non nel cuore; letteralmente, in faccia. I motivi del loro vanto, qualunque essi fossero, erano superficiali ed esteriori, 2Corinzi 10:7 non profondi e sinceri. Ma quelli che vogliono giudicare rettamente di Paolo devono guardare nel suo medesimo cuore, e non nella sua facciap

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Perché, se siamo fuori di noi; piuttosto, per sapere se eravamo pazzi. Evidentemente qualche persona o qualche fazione aveva detto di San Paolo: "Gli Ebrei sono fuori di sé", proprio come Festo disse in seguito: "Paolo, tu sei pazzo", e come gli Ebrei dissero del Signore e Maestro di Paolo. Giovanni 10:20 Il fervore dell'apostolo, il suo assortimento nel suo lavoro, le sue visioni e le sue estasi, il suo "parlare in lingue più di tutti", la sua indifferenza verso l'esterno, i suoi scoppi di emozione, potrebbero aver dato colore a questa accusa, che qui egli accetta ironicamente. «Pazzo o autocontrollato... tutto era per il tuo bene». È per Dio; piuttosto per Dio. Il mio "entusiasmo", la mia "esaltazione" o, se volete, la mia "follia", non erano che una fase del mio lavoro per lui. Siamo sobri. La parola "sobrio" sophron deriva da due parole che significano "salvare la mente". Indica una saggia padronanza di sé, come era rappresentato anche dalla parola latina multiforme frugi. È l'esatta antitesi della follia. Atti 26:25 Quella che tu chiami la mia "pazzia" appartiene alla relazione tra la mia anima e Dio; il mio buon senso e il mio tatto sono per te. Per il tuo bene; letteralmente, per tep

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L'amore di Cristo. Poco importa se questo deve essere interpretato come un genitivo soggettivo, "l'amore di Cristo per l'uomo", o come un genitivo oggettivo, il nostro amore per Cristo", perché i due suppongono e si fondono l'un l'altro. L'uso di San Paolo, tuttavia, favorisce la prima interpretazione 2Corinzi 13:14 ; 1Corinzi 16:24 Costringe. La parola significa che ci comprime, e quindi ci mantiene irresistibilmente a un oggetto. Luca 12:50 Che se uno è morto per tutti, tutti sono morti. Questa è una traduzione errata e una lettura sbagliata perché è morto per tutti, quindi tutti sono morti. Ciò che costringe Paolo a sacrificare se stesso all'opera di Dio per i suoi convertiti è la convinzione, che egli si formò una volta per tutte alla sua conversione, che Uno, proprio Cristo, morì per conto di tutti gli uomini Romani 5:15-19 una morte redentrice ver. 21; e che, di conseguenza, in quella morte, tutti potenzialmente morirono con lui, morirono alla loro vita di peccato, e risorse alla vita di giustizia. I migliori commenti su questa frase audace e concentrata sono: "Sono morto per la Legge per poter vivere per Cristo"; "Sono stato crocifisso con Cristo";

Galati 2:19,20 e: "Voi siete morti e la vostra vita è stata nascosta con Cristo in Dio". Colossesi 3:3 Quando Cristo morì, tutta l'umanità, di cui egli era il Capo federale, morì potenzialmente con lui al peccato e all'egoismo, come egli mostra ulteriormente nel versetto successivo

L'amore di Cristo

Nel Signore Gesù si incontravano tutte le qualità che potevano adattarlo a compiere l'opera che aveva intrapreso a favore della nostra razza umana. Ma se un attributo deve essere scelto come peculiare e preminentemente caratteristico di lui, se una parola piuttosto che un'altra sale alle nostre labbra quando parliamo di lui, quell'attributo, quella parola, è amore

I GLI OGGETTI DELL'AMORE DI CRISTO. Guardate la sua vita terrena e il suo ministero, e l'ampia gamma entro la quale opera l'amore di Gesù diventa subito e gloriosamente evidente

1. I suoi amici. Di questo fatto - l'amore di Cristo per i suoi amici - abbiamo abbondanti prove: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i suoi amici".

2. I suoi nemici. Questo è più meraviglioso, ma la verità di ciò che dice l'apostolo è innegabile: "Mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi". E non possiamo dimenticare la sua preghiera per i suoi nemici mentre lo inchiodavano alla croce: "Padre, perdona loro".

3. Tutta l'umanità. Durante il suo ministero il Signore Gesù fu misericordioso con tutti coloro con cui entrò in contatto. Il suo scopo era quello di attirare a sé tutti gli uomini, attraverso i legami dell'amore, affinché potessero riposare e vivere nel suo cuore divino e potente

II LE PROVE DELL'AMORE DI CRISTO. I grandi fatti del suo ministero e della sua mediazione sono prove della sua benevolenza

1. Il suo avvento. «Nulla lo ha portato dall'alto, nient'altro che l'amore redentore».

2. Il suo ministero. Gli Ebrei andavano in giro facendo del bene, animati dal potente principio dell'amore per l'uomo. Ha guarito la malattia, ha espulso ogni demone, ha perdonato ogni peccatore, è stato testimone dell'amore di Cristo

3. La sua morte. Il suo era l'amore "più forte della morte": perché non solo la morte non poteva distruggerlo, ma la morte gli dava una nuova vita e potere nel mondo e sugli uomini

4. La Sua prevalente intercessione e la Sua cura fraterna

III LE CARATTERISTICHE DELL'AMORE DI CRISTO

1. È simpatizzante e tenero, "trasmettere l'amore delle donne".

2. È premuroso e saggio, provvede sempre al vero benessere di coloro ai quali è rivelato

3. È tollerante e paziente, altrimenti avrebbe potuto essere spesso controllato e represso

4. È sacrificio di sé, non contando nulla di troppo grande a cui rinunciare per garantire i suoi fini

5. È fedele: "Dopo aver amato i suoi, li ama fino alla fine".

6. È inestinguibile ed eterno: "Chi può separarci dall'amore di Cristo?" -T

La costrizione dell'amore di Cristo

L'apostolo rappresenta l'amore del Salvatore, non semplicemente come qualcosa da ammirare e godere, ma come qualcosa che deve agire come una forza spirituale. Gli ebrei lo vivevano come il potere supremo sulla sua vita, ed egli aveva fiducia in esso come il principio che avrebbe dovuto rinnovare e benedire il mondo

I LA NATURA DI QUESTO VINCOLO. Gli uomini sono influenzati da molti e vari motivi, alcuni inferiori e altri superiori. I loro istinti e impulsi naturali, i loro interessi, il loro rispetto per l'opinione pubblica e la loro ambizione, le leggi del paese, sono tra gli incentivi riconosciuti e potenti alla condotta umana. Ma questi non sono i motivi più elevati, e sono indegni della natura e delle possibilità dell'uomo, a meno che non siano in combinazione con qualcosa di meglio. Anche il sacro obbligo del dovere è insufficiente. Ma l'amore di Cristo nella sua opera di redenzione, rivelataci nel vangelo, è una forza morale e spirituale di grande potenza? Risveglia la gratitudine, l'amore, la devozione, l'obbedienza. È il motivo cristiano universale. Gli ebrei che non lo sentono, per quanto corretto sia il loro credo e la loro condotta, non sono cristiani nel senso proprio del termine. Felici coloro che vivono sotto la sua dolce e costante costrizione!

II LA DIREZIONE DI QUESTO VINCOLO. La potenza fisica è di due tipi: è energia o resistenza; ad esempio l'oceano e la diga, la polvere e il cannone, il vapore e la caldaia. Come con il potere fisico, così con il potere morale

1. L'amore di Cristo agisce per mezzo della moderazione. Trattiene coloro che lo sperimentano dall'autoindulgenza, dalla mondanità e da altri peccati a cui gli uomini sono naturalmente inclini e dai quali solo un potere divino può liberarsi

2. Agisce per mezzo dell' impulso, inducendo all'imitazione di Gesù nel carattere e nella condotta; all'obbedienza come egli ingiunge quando dice: "Se voi mi amate, osservate i miei comandamenti"; alla consacrazione come esemplificò Paolo quando disse: "Noi viviamo per il Signore".

III L'EFFICACIA DI QUESTO VINCOLO. Ciò dipende da una giusta interpretazione del brano. Se fosse imputato il nostro amore a Cristo, questo sarebbe un motivo debole e vacillante; ma è qualcosa di molto più grande e migliore, vale a dire. L'amore di Cristo per noi. La forza di questo motivo può essere vista nella vita di ogni fedele amico di Gesù; ad esempio negli apostoli, come Paolo, Pietro, Giovanni; nei confessori, nei martiri e nei riformatori, nei missionari e nei filantropi, ecc. Lo si può vedere nei pericoli affrontati, nell'opposizione incontrata, nelle persecuzioni subite, negli sforzi intrapresi e perseverati. Che dire della condotta nobile, bella e benefica non si è dimostrato in grado di ispirare questo motivo divino! Azioni più grandi e sofferenze più eroiche di quelle che l'amore di Cristo ha contato, gli annali dell'umanità non registrano. È a questo motivo che dobbiamo guardare per tutto ciò che in futuro benedirà la nostra comune umanità. Ciò che nulla di inferiore può avere sull'amore di Cristo, si rivelerà certamente potente da realizzare.

L'influenza costrittiva dell'amore di Cristo

CONSIDERO L'AMORE DI CRISTO. Mostrato in:

1. Avvento. Rinuncia alla gloria celeste. Il luogo più alto in alto è stato scambiato con uno dei più bassi della terra

2. Assunzione della natura umana. Una grande condiscendenza. Una prova d'amore lampante

3. Vita. Miracoli, atti di gentilezza, parole, spirito

4. Morte. Una prova trascendente

1 Morte per i nemici

2 Morte per mano di coloro che è venuto a salvare

3 La morte più dolorosa,

a fisicamente,

b mentalmente, e

c spiritualmente

"Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?"

4 Una morte il cui oggetto era la redenzione, la purificazione, l'esaltazione e la felicità eterna degli uomini

5. Intercessione. "Gli Ebrei vivono sempre per intercedere". Ebrei 7:25

II CONSIDERA L'EFFETTO DELL'AMORE DI CRISTO. Costrinse l'apostolo: "compressa con forza irresistibile tutte le sue energie in un solo canale". "Costrisce": la sua influenza era continua. Il suo potere non si esaurì presto, anzi quel potere aumentò man mano che l'amore di Cristo si realizzava sempre più

1. Negativamente. Non vivere per se stesso ver. 15. Ora c'era un potere più grande che operava su di lui del potente potere dell'io

2. Positivamente. Vivere per Cristo ver. 15. L'amore di Cristo lo ha dominato. Gli Ebrei sentivano che attraverso di essa era stato comprato a caro prezzo, e quindi cercavano di glorificare Cristo nel suo corpo e nel suo spirito, che erano particolarmente suoi

1. Da una vita irreprensibile

2. Cercando di mostrare Cristo nel suo carattere, spirito, azioni, ecc

3. Sottomettendo la sua volontà a quella di Cristo in tutte le cose

4. Nutrendo un profondo amore per Cristo

5. Cercando di estendere il regno e di accrescere la gloria di Cristo

6. Essendo totalmente devoti a Cristo. Ebrei era solito parlare di se stesso come dello "schiavo di Cristo". -H

Versetti 14, 15.-

Il segreto della devozione, della vita, si lancia ora un'accusa di follia contro il sublime entusiasmo di San Paolo. Ebrei è considerato un modello di cristiani. Ma, finché visse, non ebbe un apprezzamento generale che lo incoraggiasse e lo sostenesse. Ciò che aveva al di sopra degli altri uomini non erano lodi, ma fatiche e rimproveri. Ebrei sopportò tutto perché aveva in sé la molla principale della fede e la santa energia dell'amore. In tutta questa epistola egli mostra i suoi sentimenti e le sue motivazioni con la massima franchezza, e in questo passaggio racconta come arrivò ad essere così entusiasta verso Dio e così premuroso e autocontrollato verso i suoi conservi cristiani

I IL PRINCIPIO MOTRICE DELLA DEVOZIONE CRISTIANA. È l'amore forte e immutabile di Cristo per il suo popolo, assicurato dal suo Spirito e dalla sua Parola. Paolo aveva timore di Dio, riverenza per la Legge e camminava in tutta buona coscienza; ma quando l'amore di Cristo gli fu rivelato e pervase il suo spirito, fece di lui un uomo nuovo, lo entusiasmò, lo eccitò, lo animò, lo costrinse ad amare e a servire Cristo e la Chiesa. E man mano che l'apostolo invecchiava e faceva esperienza, questo motivo non perse nulla della sua potenza. L'amore di Cristo divenne per lui, come per tutti i cristiani esperti, sempre più meraviglioso: l'amore di un Pastore, che lo ha portato a morire per noi, e che ora ci assicura che "non mancheremo", l'amore di un Fratello, e "l'amore oltre quello di un fratello", l'amore di uno Sposo, che ha dato se stesso per la Chiesa e presenterà la Chiesa a se stesso

II IL MODO IN CUI AGISCE IL MOVENTE. Non è attraverso un semplice slancio di sentimenti, ma attraverso la considerazione dello scopo e dell'efficacia della morte e risurrezione di Cristo

1. Gli ebrei morirono per tutti a questo scopo e con questo risultato, che tutti loro morirono. Virtualmente e secondo la stima di Dio, questa crocifissione di tutta la Chiesa ha avuto luogo quando Cristo è stato crocifisso. Nella sua effettiva realizzazione, essa diventa vera per ogni uomo, come e quando guarda a Cristo crocifisso ed è unito a lui dalla fede. E con effetti sia legali che morali. Gli ebrei che erano sposati con la Legge muoiono alla Legge e vengono liberati dalle sue pretese, in modo da essere sposati con Cristo risorto. Gli ebrei che hanno vissuto nel peccato muoiono al peccato, e potrebbero non vivere più in esso. Gli ebrei che hanno amato il mondo sono crocifissi per esso, affinché egli ami e viva per Dio

2. Gli Ebrei sono risuscitati; e tutti i crocifissi vivono per lui. Così hanno la giustificazione, rappresentata da Colui che è stato accettato, che è andato al Padre; e anche la santificazione, come separati da Dio in una vita santa e guidati dallo Spirito che dimora in noi Il precedente modo di vivere è contrassegnato dall'autostima. Il nuovo modo di vivere scambia questo con l'abitudine di guardare a Cristo. Perciò il suo amore costrittivo induce i suoi seguaci a "vivere per lui".

III USI DI QUESTA DOTTRINA

1. Lascia che ci istruisca . Molti sono molto male informati sulla relazione della morte e risurrezione di nostro Signore con la volontà divina e con la salvezza umana; e per questo motivo sono molto meno vincolati dal suo amore di quanto dovrebbero essere. Studia queste cose. Porta il pensiero e la considerazione, così come l'emozione al tema. L'amore costringe "perché giudichiamo".

2. Lascia che ci umili. Il Figlio dell'Iddio vivente ci ha tanto amati, e dov'è il nostro amore per lui?

"Signore, il mio principale lamento è che il mio amore è freddo e debole".

1. Lasciamoci spingere. Ciò di cui abbiamo bisogno per superare la nostra indolenza morale e l'abitudine di compiacere noi stessi è la pressione di forti convinzioni e motivazioni; e possiamo ottenerli meglio contemplando l'amore, la morte e la risurrezione di Cristo. Anche questa è una grande sicurezza contro l'allontanamento dal Signore. Quando conosciamo e sentiamo poco dell'amore di Cristo, siamo facilmente tentati; ma quando questo è nei nostri pensieri e nei nostri affetti, aborriamo e respingiamo tutto ciò che potrebbe separarci da lui

2. Lascia che ci conforti. Siamo liberati dall'ira a venire. Cristo ci ama. Allora il Padre ci ama anche. I doveri sono piacevoli, le afflizioni sono leggere; vivere è Cristo, morire è guadagno.

Versetti 14, 15.-

Il potere del movente cristiano

La vita di un essere intelligente deve essere sotto l'influenza di qualche motivo scelto e caro. Alti gradi di intelligenza trovano la loro espressione nell'attenta selezione del movente. Dove l'intelligenza è bassa e non addestrata, troviamo uomini che obbediscono ciecamente a motivi che l'incidente del momento può aver suscitato, o a cui le passioni corporee possono eccitare. Non possiamo guardare in faccia nessun altro uomo e dire: "Quell'uomo vive senza un motivo". La considerazione dei motivi che in realtà governano la vita degli uomini ci dà pensieri molto tristi della nostra umanità. Essi percorrono tutta la distanza tra l'animale e il Divino, ma appartengono per la maggior parte ai livelli inferiori. L'intero aspetto e il carattere della vita di un uomo possono essere cambiati da un cambiamento delle sue motivazioni. Un motivo nuovo e più nobile farà presto di un uomo un uomo migliore. Nessun uomo si è mai innalzato per fare cose nobili mentre il suo movente riguardava solo se stesso e i propri interessi. Tutte le vite nobili sono state spese al servizio degli altri. Tutte le migliori vite nella sfera privata sono state vite di auto-negazione. Tutte le vite eroiche nella sfera pubblica sono state le vite dei patrioti, le vite dei generosi, dei compassionevoli e dei disponibili. San Paolo era in tutto e per tutto un uomo straordinario, pieno di energia, di consacrazione, di abnegazione e di "entusiasmo dell'umanità"; e nel brano che ora ci sta davanti ci dice quale fosse il motivo principale, la forza segreta, di tutto ciò. "L'amore di Cristo ci costringe".

IO LA FONTE DEL MOVENTE CRISTIANO. "Perché così giudichiamo: se uno è morto per tutti, tutti sono morti in lui". A quanto pare quella vita dell'apostolo era la vita di un entusiasta. Ma se si usasse questa parola in senso negativo, egli negherebbe indignato una simile accusa. Era davvero una vita alla quale era costretto, trattenuto, spinto, costretto, e ciò dall'intenso amore della sua anima per un altro, un amore che superava l'amore delle donne. Ma San Paolo insisteva con tutto il cuore che questo suo amore non era una semplice passione, un semplice impulso, una forza cieca che prendeva improvvisamente il controllo del suo cuore, e schiacciava e metteva a tacere il pensiero, il giudizio e la volontà. Ebrei dichiara che si tratta di un amore basato sul giudizio, e rafforzato da un giudizio più maturo. Se quell'amore fu conquistato per la prima volta dalla visione benevola che gli fu concessa quando si stava avvicinando a Damasco, fu più veramente un amore confermato e stabilito dalle meditazioni serie e dalle decisioni calme del suo tempo di cecità, e dagli studi delle Scritture dei suoi giorni solitari nel deserto. Quella sobria considerazione ha ripreso:

1. La tristezza della condizione dell'uomo. "Allora furono tutti morti"; o, come si legge altrimenti, "poi tutti morirono".

2. Il giudizio di San Paolo decise che era molto vero riguardo a Gesù Cristo: egli era intervenuto per salvare gli uomini con le sue stesse sofferenze e la sua morte. "Gli ebrei sono morti per tutti". Paolo - o Saulo, come veniva chiamato allora - si stava avvicinando alla pienezza dell'età adulta quando sentì parlare dell'apparizione di un nuovo insegnante profeta nel paese dei suoi padri. Ma tutti i suoi pregiudizi si schieravano contro la sua accettazione e contro la fede nel suo speciale incarico e autorità. Dai rapporti sembrava che fosse un pover'uomo; che proveniva dalla disprezzata Nazareth della Galilea, riguardo alla quale le Scritture dell'Antico Testamento non profetizzavano una cosa così grande; che si è fatto "amico dei pubblicani e dei peccatori"; che era un nemico spietato della setta di Paolo, i Farisei; ma che alla fine era stato fermato nella sua maliziosa carriera, e reso un esempio pubblico con una morte ignominiosa e vergognosa. E poi un giorno il pregiudizio è stato rovesciato. Il pregiudizio fu fatto per vedere la gloria vivente di colui che aveva cercato di credere fosse caduto in disgrazia e morto. Il pregiudizio udì la voce autorevole del presunto impostore che parlava dai luoghi celesti. Il pregiudizio fu sconfitto; la ragione, il giudizio e il cuore furono intronizzati e messi a formare un giudizio riguardo a Cristo. E che cosa diversa divenne la carriera del Signore Gesù quando fu giudicata in modo sobrio e ponderato! Povero era? Era la degna veste esteriore dell'indicibile umiliazione del Divino Signore alla debolezza degli uomini. Era l'aspetto esteriore adatto per "Emmanuele", Dio con noi. Da Nazaret è venuto? Questa era solo una delle mille prove che egli era davvero il Messia promesso ai padri, ora in contorni più deboli e ora più chiari. Era amico dei pubblicani e dei peccatori? Per forza; poiché egli sapeva bene che il vero bisogno degli uomini non è l'eliminazione delle malattie, o l'estensione del culto cerimoniale, o anche il dispiegamento di nuove verità, ma il perdono del peccato, la purificazione dell'iniquità e la certezza, portata a casa fino all'anima, che Dio ama e salverà il peccatore. Disprezzato e respinto dagli uomini, era forse lui? Sì; e deve essere stato così. L'umanità peccatrice non poteva sopportare il rimprovero della presenza della virtù perfetta. Le forze del male avrebbero sicuramente lottato duramente contro colui che fosse venuto, affinché egli potesse scacciarle e distruggerle. Moriva, forse lui, una morte triste, vergognosa? Il giudizio dice: Lì, in mezzo alla vergogna stessa della croce, sollevata dalle stesse tenebre che si trovano dietro di essa, risplendono raggi di gloria trascendente. Lì, in quelle ore di agonia, si può vedere il sublime sacrificio di sé, il mistero della sofferenza spirituale, il peccato divino portatore e la manifestazione più persuasiva dell'amore di Dio per gli uomini. C'è Dio che "non risparmia il suo proprio Figlio, ma lo dà per tutti noi"; e c'è il Figlio di Dio che "porta i nostri peccati nel suo proprio corpo sul legno". Su quel sobrio giudizio l'apostolo basò il suo nuovo motivo di vita. Gli Ebrei posero l'amore di quel Salvatore morente così in alto nella sua anima che divenne d'ora in poi il motivo principale di tutto ciò che fece

II IL MODO IN CUI FUNZIONA IL MOVENTE CRISTIANO. "Coloro che vivono non dovranno più vivere per se stessi, ma per colui che è morto per loro ed è risuscitato". Il movente funziona stabilendo una nuova legge per governare la nostra vita e la nostra condotta. È la legge del non-non-sé. Non ci conosciamo come siamo realmente nel nostro stato carnale se pensiamo che questa non sia una nuova legge. La gratificazione di sé è la grande legge umana innaturale. La legge del non-non-sé-è il principio di vita scelto di tutto il bene. È la legge di Dio, la regola di vita di Gesù Cristo; e, appreso da lui, ha reso da allora belle e graziose molte storie umane. Se fosse stato stabilito in tutti i cuori, sarebbe arrivata l'età dell'oro, in cui il Re altruista può regnare per sempre e per sempre. L'unica liberazione possibile dall'influenza della vecchia legge del sé si trova nell'elevazione di un nuovo e ispirante amore al trono del cuore. E Gesù si fa Oggetto proprio di tale amore. Il nuovo motivo funziona anche in un altro modo. Dà una forza spirituale interiore per sostenerci nello sforzo di obbedire alla legge. L'amore diventa per noi ciò che è per il bambino. L'amore del genitore diventa la legge della vita del figlio; Ma l'amore, poiché abita nel cuore del bambino, rende facile l'obbedienza. Così il nostro amore per Cristo può diventare la forza interiore con cui la nostra obbedienza è sostenuta giorno dopo giorno.p

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A se stessi. Che non vivano più la vita psichica, cioè quella animale, egoistica, egoistica, ma al loro risorto Salvatore Romani 14:7-9 ; 1Corinzi 6:19 p

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Non conoscete nessuno secondo la carne. È una conseguenza della mia morte con Cristo che ho fatto con giudizi carnali, superficiali, terreni, esterni secondo l'apparenza, e non secondo il cuore. sì, anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne. La parola per "conoscere" è diversa da quella appena usata oida, scio; egnwka, cognovi, e può essere tradotta con "anche se ne abbiamo preso nota". L'intera frase, che è stata interpretata in moltitudini di modi diversi, e ha portato a molte ipotesi diverse, deve essere compresa in base al contesto. San Paolo sta dicendo che ora ha rinunciato a tutti i semplici giudizi terreni e umani; e qui implica che è stato il giorno che è una visione molto improbabile prima della sua conversione, quando considerava Cristo come un "ingannatore", o subito dopo la sua conversione, quando forse potrebbe averlo conosciuto solo parzialmente come il Messia ebreo in cui egli conobbe Cristo solo in questo modo carnale; ma d'ora in poi non lo conoscerà più. Probabilmente questo "conoscere Cristo secondo la carne" è un rimprovero a quei membri del partito di Cristo a Corinto che possono essersi vantati di essere superiori a tutti gli altri perché avevano visto o conosciuto personalmente Cristo, uno spirito che Cristo stesso non solo scoraggiò Giovanni 16:7, ma addirittura rimproverò . Matteo 12:50 Per San Paolo Cristo è ora considerato come molto al di sopra di tutte le limitazioni locali, nazionali, personali ed ebraiche, e come il principio della vita spirituale nel cuore di ogni cristiano. Nella visione che aveva del suo Signore, San Paolo ha d'ora in poi bandito ogni particolarismo ebraico per la cattolicità evangelica. Ebrei considera Cristo non alla luce delle relazioni e delle condizioni terrene, ma come il Salvatore risorto, glorificato, eterno e universale.

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Pertanto. Se anche una conoscenza umana, personale, esteriore di Cristo è ormai priva di significato, ne consegue che deve esserci stato un cambiamento totale in tutti i rapporti verso di Lui. Il fatto storico di un tale cambiamento di relazione è indicato chiaramente in Giovanni 20:17. A Maria Maddalena fu amorevolmente insegnato che il "riconoscimento di Cristo secondo la carne", cioè come semplice amico umano, doveva essere una cosa del passato. In Cristo; cioè un cristiano. La fede perfetta raggiunge infatti l'unione mistica con Cristo. Una nuova creatura; piuttosto, una nuova creazione. Galati 6:15 La frase è presa in prestito dai rabbini che la usavano per esprimere la condizione di un proselito. Ma il significato non è la mera arroganza ed esclusività ebraica, ma la profonda verità della rigenerazione spirituale e della rinascita Giovanni 3:3; Efesini 2:10; 4:23,24; Colossesi 3:3, ecc. Vecchiume; letteralmente, le cose antiche, tutto ciò che appartiene al vecchio Adamo. Guardate. La parola esprime la vivida consapevolezza che lo scrittore ha della verità che sta pronunciando. Tutte le cose. L'intera sfera dell'essere, e con essa tutto lo scopo e il carattere della vita. La clausola illustra la "nuova creazione".

"Una nuova creatura."

I Come nasce LA NOVITÀ

1. Il credente è morto con Cristo. Ver. 14. Cristo è il suo Sostituto, ha portato i suoi peccati, ha dato completa soddisfazione per la sua colpa. Per fede egli è così unito a Cristo che ciò che Cristo ha fatto gli viene imputato. Ebrei è quindi nuovo in relazione a Dio. Ebrei fu condannato; Ora è giustificato

2. Il credente partecipa alla vita di Cristo. Ebrei è "risorto con Cristo". Colossesi 3:1 Ebrei ha ricevuto lo Spirito di Cristo. Essendo stato giustificato, ora viene santificato. L'immagine del Redentore è operata su di lui e in lui dallo Spirito Santo. C'è quindi una "nuova creazione". La vecchia vita era una vita di peccato, ma la nuova vita alla quale egli è risorto è una vita di giustizia. L'amore di Cristo lo costringe versetto 14 a vivere non per se stesso, ma per Cristo

II COME SI MANIFESTA LA NOVITÀ. Nella fede del credente

1 spirito;

2 discorso;

3 carattere;

4 atti;

5 piani, scopi, desideri, ecc

"Tutte le cose sono divenute nuove" ver. 17. Non c'è parte della vita del credente da cui la novità debba essere assente. Anche se non è ancora perfetto, è evidente che è avvenuto un grande cambiamento: "Le cose vecchie sono passate" ver. 17

III QUESTA NOVITÀ FORNISCE UNA PROVA. Che cosa abbiamo di più della nostra professione cristiana? Siamo stati trasformati; ha creato nuove creature? "Dovete nascere di nuovo". Giovanni 3:7 Può la fede salvare un uomo, una fede che ha un nome per vivere, ma è morta, una fede che sappiamo che Aman possiede solo perché ce lo dice? Non siamo affatto in Cristo, a meno che non siamo diventati nuove creature. Il test è inappellabile. La sentenza del giudizio procederà sul presupposto della sua infallibilità ver. 10. Tutti gli uomini in Cristo diventano nuove creature. "Se c'è un uomo", ecc. Un cambiamento decisivo ha luogo nel meglio come nel peggio:

tutti gli uomini possono diventare nuove creature in Cristo. Il più vile può essere ricreato allo stesso modo del più morale. Questa novità non deve essere aspettata fino a quando non entriamo in un altro mondo. Appartiene a questa sfera in cui ci troviamo ora. A meno che non siamo creature nuove in questo mondo, non saremo creature nuove in un altro. È sulla terra che le "nuove creature" sono specialmente necessarie. - Hp

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E tutte le cose sono da Dio; letteralmente, ma tutte le cose in questa "nuova creazione" vengono da Dio. Chi ci ha riconciliati; piuttosto, che con l'unica offerta di Cristo di se stesso ci ha riconciliati con sé. Noi eravamo suoi nemici, Romani 5:10 11:28 ma, poiché era ancora nostro Amico e Padre, ci ha riportati a sé per mezzo di Cristo. Il ministero della riconciliazione. Il ministero che insegna la riconciliazione che Egli ha operato per noi

"Il ministero della riconciliazione".

Ogni uomo buono è un pacificatore. Sia inconsciamente con il suo carattere e la sua disposizione, sia consapevolmente e attivamente con i suoi sforzi, egli compone le differenze e promuove la concordia e l'amicizia tra i suoi simili. Il ministro cristiano, tuttavia, va più in profondità quando mira ad assicurare l'armonia tra Dio e l'uomo. Ed egli si propone di effettuare questa riconciliazione, non con l'uso della persuasione ordinaria, ma con la presentazione del vangelo di Cristo

IL MINISTERO CRISTIANO PRESUME LA NECESSITÀ DELLA RICONCILIAZIONE

1. C'è un Sovrano morale e una legge morale, giusta e autorevole

2. Contro questo Sovrano gli uomini si sono ribellati, hanno infranto la legge, e così hanno introdotto inimicizia e conflitto

3. In tal modo si è incorso nel dispiacere divino, e nelle pene divine, con le quali si esprime il giusto dispiacere

II IL MINISTERO CRISTIANO È AUTORIZZATO DA COLUI CHE SOLO PUÒ INTRODURRE LA RICONCILIAZIONE. Dio è il più grande, e non solo, è la parte offesa e offesa. Se si devono fare delle proposte di riconciliazione, devono provenire da lui. Gli Ebrei devono fornire le basi della pace ed egli deve incaricare gli araldi della pace

III IL MINISTERO CRISTIANO PROCLAMA IL MEDIATORE DELLA RICONCILIAZIONE. Il Signore Gesù ha tutte le qualifiche che si possono desiderare in un mediatore efficiente. Ebrei partecipa della natura di Dio e dell'uomo; è nominato e accettato dal Divino Sovrano; egli ha compiuto con il suo sacrificio un'opera di espiazione o di riconciliazione; il suo Spirito è uno Spirito di pace. E infatti egli ha "fatto la pace", rimuovendo tutti gli ostacoli dalla parte di Dio e provvedendo alla rimozione di tutti quelli che sono dalla parte dell'uomo

IV IL MINISTERO CRISTIANO CONSISTE NELL'OFFERTA DELLA RICONCILIAZIONE. È un ministero morale e non sacerdotale; è sperimentale, essendo affidato a coloro che sono essi stessi riconciliati; è un ministero accompagnato da un potere soprannaturale, persino dall'energia dello Spirito di Dio; è un ministero autorevole, che gli uomini non sono liberi di trascurare o disprezzare; è un ministero efficace poiché coloro che lo adempiono fedelmente sono per molti il "sapore della vita per la vita". -T

Versetti 18-21.-

Riconciliazione

Le grandi verità stanno insieme. Quando il Signore Gesù ebbe parlato a Nicodemo della rigenerazione, egli procedette immediatamente a insegnargli la salvezza tramite un Redentore. Così, quando l'apostolo Paolo ha parlato della nuova creazione in Cristo versetto 17, la segue immediatamente con la dottrina della riconciliazione attraverso Cristo

HO BISOGNO DI RICONCILIAZIONE. Il mondo non è in armonia o in pace con Dio. Il peccato l'ha fatto. Da una parte, il dispiacere di Dio è dichiarato contro gli operatori di iniquità; dall'altro, quei lavoratori hanno paura di Dio e si sono allontanati da Lui. Un grande abisso si apre tra Dio e l'uomo; E il bisogno di riconciliazione è il bisogno di un ponte attraverso quell'abisso. Oppure, una grande montagna si frappone tra Dio e l'uomo; e il bisogno di riconciliazione è il bisogno che quel monte diventi una pianura, perché Dio e l'uomo non si avvicinino soltanto, ma si uniscano e siano in pace. "Quale può essere la difficoltà", esclamano alcuni, "se Dio lo desidera? Non è egli onnipotente e non può fare tutto ciò che vuole?" Ma si parla di un ostacolo morale, non fisico. E, mentre Dio può certamente fare ciò che vuole, non può piacere di fare nient'altro che ciò che è perfettamente giusto. Quindi c'è una difficoltà. È duplice: c'è una sentenza di condanna in cielo contro i trasgressori della legge di giustizia; e c'è inimicizia verso Dio o un terrore rannicchiato verso di lui nel cuore di quei trasgressori sulla terra

II L'AUTORE DELLA RICONCILIAZIONE. "Tutte le cose , cioè tutte le cose della nuova creazione, sono da Dio, che ci ha riconciliati a sé". L'uomo, la creatura e il peccatore, avrebbero dovuto essere i primi a cercare la guarigione della frattura, chiedendo perdono e implorando misericordia da Dio. Ma non è stato così. L'iniziativa è stata presa da Dio, che è ricco di misericordia e, amando il mondo, ha provveduto alla sua riconciliazione per mezzo di Gesù Cristo

III IL METODO DELLA RICONCILIAZIONE. I messaggi inviati da un lontano cielo o trono di Dio non potevano bastare. C'era bisogno di un Messaggero autorizzato. Così Dio mandò il suo unigenito Figlio. Per un'opera così grande si costituiva una personalità unica e meravigliosa. Il Figlio di Dio si è fatto uomo e tuttavia è rimasto Divino. Così, nella costituzione stessa della sua persona, egli ha riunito il Divino e l'umano. E così la sua relazione con entrambe le parti era tale da adattarlo perfettamente ad essere il Riconciliatore. Gli Ebrei amavano Dio, e quindi erano fedeli a tutte le pretese e prerogative divine; mentre allo stesso tempo amava l'uomo ed era intento ad assicurare la sua salvezza

1. Gli ebrei affrontarono la difficoltà dalla parte della giustizia eterna. Gli ebrei lo fecero prendendo la stanza e la responsabilità dei trasgressori e facendo espiazione per loro. E la mano di Dio era in questo. "Ebrei lo ha fatto", ecc. ver. 21. "Ha fatto peccato", anche se non è mai stato un peccatore, e ne è stato carico come un peso, avvolto in esso come un manto di vergogna. "Geova ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti". Il problema è che noi "diventiamo la giustizia di Dio in lui". E in questo non c'è nulla di illusorio o di fittizio. C'è stata una vera deposizione dei nostri peccati sull'Agnello di Dio, affinché ci possa essere una vera deposizione o conferimento della giustizia divina su di noi che crediamo nel suo Nome

2. Ebrei affronta la difficoltà del sentimento alienato. Non c'è bisogno di alcun cambiamento nella mente o nell'indole di Dio. Ebrei non ha bisogno di essere persuaso ad amare il mondo. Tutta la salvezza in Cristo procede dal suo amore. Ma l'inimicizia degli uomini verso Dio deve essere rimossa, e questo è effettuato dalla rivelazione di Dio come misericordiosa e propizia ai peccatori in Cristo Gesù. Quando questo è conosciuto e creduto, il cuore si rivolge a Dio e si realizza una vera riconciliazione

IV LA PAROLA DELLA RICONCILIAZIONE. Versetti 19, 20. Quando San Paolo predicava il vangelo, era come se Dio supplicasse o esortasse il popolo attraverso le labbra del suo servo. Ebrei era un ambasciatore, non un plenipotenziario con il potere di discutere e negoziare i termini della pace, ma un messaggero del re inviato a proclamare i termini della grazia gratuita e a premere per la loro accettazione sui nemici del re. Questa ambasciata continua. Non rispondete ad essa con scuse e ritardi.p

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Dio era in Cristo, riconciliando a sé il mondo. Questo e molti altri passaggi della Scrittura che rappresentano sempre l'espiazione come l'opera della beata Trinità, e come il risultato dell'amore, non dell'ira, di Dio, avrebbero dovuto essere un avvertimento sufficiente contro l'orribile stravaganza di quelle dichiarazioni forensi dell'espiazione che hanno disonorato quasi mille anni di teologia Romani 5:10 ; 1Giovanni 4:10 Che il proposito di misericordia di Dio abbracciasse tutta l'umanità, e non pochi eletti, è ripetutamente affermato nelle Scritture. vedi Colossesi 1:20 Non imputare loro i loro debiti. Vedi questo sviluppato in Romani 15:5-8. ci ha affidato; letteralmente, che ha depositato anche in noi, come se fosse un tesoro sacro

Versetti 19, 20.-

L'opera di Dio in Cristo

"Cioè, che Dio era in Cristo", ecc. Dio è un grande Lavoratore. Ebrei è l'eterna Fonte della vita in un flusso incessante. Ebrei è essenzialmente attivo, la molla principale di tutta l'attività nell'universo, tranne quella del peccato. Ci sono almeno quattro organi attraverso i quali opera : le leggi materiali, gli istinti animali, la mente morale e Gesù Cristo. Con il primo egli dirige le grandi rivoluzioni della natura inanimata in tutti i suoi settori; con il secondo preserva, guida e controlla tutte le tribù senzienti che popolano la terra, l'aria e il mare; con il terzo, attraverso le leggi della ragione e i dettami della coscienza, governa il vasto impero della mente; e con il quarto, cioè Cristo, Egli opera la redenzione dei peccatori nel nostro mondo. Non c'è più difficoltà nel considerarlo nell'unica Persona, Cristo, per una certa opera di quanto non ce ne sia nel considerarlo come se fosse nella natura materiale, nell'istinto animale o nella mente morale. Le parole ci portano a fare tre osservazioni riguardo l'opera di Dio in Cristo

È un'opera di RICONCILIAZIONE DELL'UMANITÀ CON DIO. "Dio riconciliò a sé il mondo in Cristo", L'opera di riconciliazione implica due cose: l'inimicizia da parte di una delle parti e un cambiamento di opinione in una delle parti. L'inimicizia qui non è da parte di Dio: egli è amore; ma da quello dell'uomo. La "mente carnale è inimicizia con Dio". Né lo è il cambiamento da parte di Dio. Gli ebrei non possono cambiare, non ha bisogno di cambiare. Gli ebrei non avrebbero mai potuto diventare più amorevoli e misericordiosi. Il cambiamento necessario è da parte dell'uomo, ed esclusivamente dell'uomo. Paolo parla del mondo riconciliato con Dio, non di Dio con il mondo. Il "mondo", non una parte della razza, ma tutta l'umanità

II Si tratta di un'opera che implica la REMISSIONE DEI PECCATI. "Non imputando loro il conto dei loro falli". L'uomo riconciliato non è più considerato colpevole. Tre fatti getteranno luce su questo. Lo stato di inimicizia verso Dio è:

1. Uno stato di peccato. C'è una virtù nel disprezzare certi personaggi, ma è sempre più un peccato disprezzare Dio, perché egli è il Tutto-buono

2. Uno stato di peccato passibile di punizione. Infatti, il peccato è la sua stessa punizione

3. Nella riconciliazione, rimossa l'inimicizia, la punizione è ovviata. Che cos'è il perdono? Una separazione dell'uomo dai suoi peccati e dalle loro conseguenze. Questo Dio fa in Cristo

III È un lavoro in cui sono impegnati veri ministri. Ebrei ci ha affidato la parola della riconciliazione. Ora dunque noi siamo ambasciatori di Cristo, come se Dio vi supplicasse per mezzo nostro: vi preghiamo in vece di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio". Osservare:

1. La posizione, del vero ministro, egli agisce per conto di Cristo, e sta "al posto di Cristo".

2. La serietà del vero ministro. "Vi preghiamo".

Da tutto osserviamo riguardo a quest'opera:

1. Che è un'opera di misericordia illimitata. Chi ha sentito la parte offesa cercare l'amicizia dell'offensore?

2. È un lavoro essenziale per la felicità umana. Nella natura del caso, non c'è felicità senza questa riconciliazione

3. È un'opera esclusivamente di influenza morale. Nessuna coercizione da una parte, nessuna denuncia rabbiosa dall'altra, può farlo; può essere effettuata solo con la logica dell'amore

4. È un lavoro che deve essere graduale. La mente non può essere forzata; ci deve essere riflessione, pentimento, risoluzione

Dio il Riconciliatore

"Dio era in Cristo, riconciliando a sé il mondo". "Questa è la prima occorrenza, nell'ordine dei tempi, nelle Epistole di San Paolo, di questa parola 'riconciliare' per descrivere l'opera di Dio in Cristo. L'idea implicata è che l'uomo era stato in inimicizia e ora era stato espiato espiato, e portato in armonia con Dio. Si noterà che l'opera è descritta come originata dal Padre e compiuta dalla mediazione del Figlio" Plumptre

I IL DISORDINE CHE CHIEDE LA RICONCILIAZIONE. Ciò può essere presentato come un disturbo che si verifica tra

1 un Creatore e le sue creature;

2 un Re e i suoi sudditi; o

3 più degnamente in questo caso, un Padre e i suoi figli

Il punto di impressione è che il disturbo non è in alcun modo dovuto a qualsiasi azione o negligenza di Dio come Creatore, Re o Padre, ma è interamente dovuto alla condotta ostinata e ribelle delle creature, dei sudditi o dei bambini. Comportava uno stato di inimicizia, il ritiro di relazioni piacevoli e atti di giudizio da parte di Dio. Tutte queste affermazioni hanno bisogno di essere illustrate e applicate. Solo se la difficoltà è debitamente valutata può essere pienamente compresa la grazia del rimedio

II IL LATO DA CUI PARTIVA IL PRIMO DESIDERIO DI RICONCILIAZIONE, non il lato dell'uomo. I colpevoli non hanno chiesto perdono e restaurazione. Dimostra che questo è vero

1 Storicamente,

2 sperimentalmente

Nessuno di noi, ora, è davanti a Dio nel cercare la riconciliazione. Il Creatore, Re e Padre offeso cerca di fare di entrambi una cosa sola e di abbattere i muri centrali della separazione. "Dio era in Cristo, riconciliando a sé il mondo". Il terreno profondo della redenzione è l'amore pietoso di Dio per noi peccatori. Non dobbiamo pensare di aver rivendicato l'amore o che Cristo abbia persuaso Dio a dimostrarlo. "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unigenito Figlio". L'inimicizia dell'uomo verso di lui lo addolorava, e l'amore trovava il modo di spezzare l'inimicizia e conquistare, con un perdono gratuito, il cuore stesso dei trasgressori

III I MODI IN CUI DIO EFFETTUA LA RICONCILIAZIONE. Tutti sono riassunti in Cristo. Ebrei è l'Agente per mezzo del quale Dio praticamente adempie il suo proposito di riconciliazione. Possiamo riunire tutte le vie sotto due capi

1. Dio riconcilia rimuovendo gli ostacoli

2. Dio riconcilia persuadendo i colpevoli. Per entrambi Cristo è l'Agenzia. Ebrei toglie "di mezzo la scrittura delle ordinanze che era contro di noi, inchiodandola alla sua croce". Gli Ebrei potevano dire: "Io, se sarò innalzato, attirerò tutti a me". Supplichete, in conclusione, che le misericordie riconciliatrici di Dio, incarnate in Cristo Gesù, dovrebbero essere una potente persuasione su di noi ad arrenderci a lui. Dovrebbero dire nei nostri cuori: "Lasciatevi riconciliare con Dio". -R.Tp

20 

Allora. È, quindi, a nome di Cristo che siamo ambasciatori. Sono esclusi tutti gli obiettivi secondari. San Paolo usa la stessa espressione in Efesini 6:20, aggiungendo con sottile contrasto che è "un ambasciatore in catene". Come se Dio ti supplicasse per mezzo nostro; piuttosto, come se Dio vi esortasse per mezzo nostro. Al posto di Cristo; piuttosto, noi, in nome di Cristo , vi supplichiamo. Lasciatevi riconciliare con Dio. Questo è il senso dell'ambasciata. L'aoristo implica un'accettazione immediata dell'offerta di riconciliazione

"Ambasciatori di Cristo".

Anche tra i membri della Chiesa di Corinto c'erano quelli che avevano offeso il Signore con la loro incoerenza e che avevano bisogno di essere riconciliati. Quanto più questo è stato vero ed è vero per l'umanità in generale! Non si può negare la necessità di un vangelo e di un ministero di riconciliazione

IO CHI SONO GLI AMBASCIATORI DI CRISTO? Probabilmente il linguaggio è più giustamente applicabile solo agli apostoli, in quanto il loro incarico e le loro credenziali erano del tutto speciali. Un ambasciatore deve la sua importanza, non a se stesso, ma al potere che rappresenta, al messaggio che porta. I predicatori di Cristo sono tutti annunciatori, se non possono essere designati ambasciatori. Possono imparare così la dignità del loro ufficio e la loro personale indegnità e insufficienza, e possono essere ammoniti riguardo al dovere imperativo della fedeltà

II DA QUALE TRIBUNALE VENGONO INCARICATI QUESTI AMBASCIATORI? Essi sono i ministri del Re del cielo e la loro autorità è quella del Figlio del Re. Così la loro missione è affidata da un potere e da un 'autorità superiori; e non solo, proviene da un potere offeso e oltraggiato. Questo appare quando consideriamo...

III A CHI SONO INVIATI QUESTI AMBASCIATORI. Propriamente parlando, un ambasciatore è uno accreditato presso un potere sovrano e uguale a quello da cui proviene. Ma in questo caso la somiglianza viene meno sotto questo aspetto, in quanto i ministri del Vangelo si rivolgono ai trasgressori, ai ribelli, a coloro che non possono trattare con il Cielo in condizioni di parità, o in termini di diritto

IV DI CHI SONO I SOSTITUTI QUESTI AMBASCIATORI? Agiscono "per conto di Cristo", "in luogo di Cristo". Il Signore stesso si imbatté per la prima volta in un abbraccio di misericordia. Ebrei ha affidato ai suoi apostoli, e in un certo senso a tutti i suoi ministri, l'ufficio e la fiducia di agire come suoi rappresentanti, nella misura in cui essi pubblicano la dichiarazione e l'offerta della misericordia divina

V QUAL È LA COMMISSIONE CHE QUESTI AMBASCIATORI SONO INVIATI AD ESEGUIRE? È un ufficio di misericordia. Il loro dovere è quello di annunciare la novella della redenzione, l'offerta del perdono, e di esortare e supplicare gli uomini affinché accettino il Vangelo e godano così delle benedizioni della riconciliazione con Dio.

"Ambasciatori di Cristo".

I DOVERI DEGLI AMBASCIATORI DI CRISTO

1. Negativo

1. Non originare il loro messaggio

2. Non pensare alla leggera alla loro missione

3. Non cercare la propria gloria

4. Non mirare al proprio benessere e al proprio piacere come obiettivo principale

5. Non deviare dalle loro istruzioni. Non per aggiungere né togliere

1. Positivo

1. Per andare dove vengono inviati

2. Comunicare la mente del loro Signore

3. Per difendere il suo onore

4. Essere influenzato dal benessere del suo regno

5. Rendere preminente l'attività del loro Padrone

6. Sforzarsi in ogni modo di qualificarsi per il loro lavoro

7. Sforzarsi di svolgere il proprio lavoro nel miglior modo possibile

8. Sopportare perdite e sofferenze piuttosto che gli interessi del regno del loro Padrone dovrebbero essere prevenuti

II IL MESSAGGIO DEGLI AMBASCIATORI DI CRISTO

1. Che Dio ama gli uomini

2. Che ha dato Cristo per gli uomini. Una grande prova d'amore! Il primo passo è stato dalla parte di Dio. Mentre eravamo nemici, Cristo è morto per noi

3. Che Cristo ha dato volontariamente se stesso per gli uomini. La morte di Cristo è stata perfettamente volontaria

4. Che con la morte di Cristo Dio ha provveduto i mezzi per la perfetta riconciliazione del mondo a sé. Nella morte di Cristo Dio riconcilia; cioè rimuove ogni ostacolo alla riconciliazione. La giustificazione è pienamente preparata per il peccatore. Cristo si è fatto peccato per noi ver. 21. Gli ebrei portarono i nostri peccati. I nostri peccati gli sono stati imputati. La giustizia di Dio è stata soddisfatta. Cristo è fatto nostro Sostituto, e questo in modo così perfetto che ciò che siamo è imputato a lui, e ciò che è lui è imputato a noi. Ebrei prende i nostri peccati; Prendiamo la sua giustizia. Non rimane quindi alcun ostacolo alla completa restaurazione, tranne l'ostacolo che può trovarsi nel cuore umano stesso

5. Che Dio invita sinceramente gli uomini a riconciliarsi con lui. Incredibile condiscendenza! Il culmine dell'amore divino! "Come se Dio supplichecasse" vers. 20

III COME DEVE ESSERE TRASMESSO IL MESSAGGIO

1. Con cortesia

2. Con intensa serietà. È epocale. Quali questioni dipendono dalla sua accettazione o rifiuto!

3. Con zelante supplica

IV COME DEVONO ESSERE CONSIDERATI GLI AMBASCIATORI DI CRISTO

1. Come parlare a nome di Cristo

2. Come dichiarazione della mente di Dio. - Hp

21 

Ebrei lo ha fatto essere peccato per noi; Piuttosto, ha fatto, parla con preciso riferimento alla croce. L'espressione è strettamente analoga a quella di Galati 3:13, dove si dice che Cristo è stato "fatto maledizione per noi". Ebrei era, come dice Sant'Agostino, "delictorum susceptor, non commissor". Gli Ebrei non conoscevano il peccato; anzi, egli era la stessa giustizia, la santità stessa, Geremia 23:6 eppure, per il nostro beneficio, Dio lo ha fatto per essere "peccato" per noi, in quanto "lo ha mandato in somiglianza di carne peccaminosa e a motivo del peccato". Romani 8:3 Molti hanno inteso la parola "peccato" nel senso di offerta per il peccato; Levitico 5:9,10 ma questa è un'applicazione precaria della parola, che non è giustificata da nessun altro passaggio nel Nuovo Testamento. Non possiamo, come dice Dean Plumptre, andare oltre la semplice affermazione, che San Paolo si accontenta di lasciare nel suo mistero inspiegabile: "Cristo si è identificato con il peccato dell'uomo; l'uomo si è identificato con la giustizia di Cristo". E così, in Cristo, Dio diventa Jehovah-Tsidkenu, "il Signore nostra Giustizia". Geremia 23:6 affinché in lui fossimo resi giustizia di Dio; piuttosto, affinché potessimo diventare. Il miglior commento sul significato pregnante di questo versetto è Romani 1:16,17, che è sviluppato e spiegato in una sezione così ampia di quella grande Epistola vedi 3:22-25; 4:5-8; 5:19, ecc.. In lui , nel suo sangue, c'è un mezzo di propiziazione per mezzo del quale la giustizia di Dio diventa la giustizia dell'uomo, 1Corinzi 1:30 in modo che l'uomo sia giustificato. La verità che san Paolo sviluppa ed esprime in tal modo è affermata da san Pietro e san Giovanni in una forma più semplice e meno teologica 1Pietro 2:22-24; 1Giovanni 3:5

Cristo ha fatto il peccato

Poiché egli ha fatto essere peccato per noi, che non abbiamo conosciuto peccato; affinché fossimo fatti giustizia di Dio in lui". "Colui che non ha conosciuto peccato, lo ha fatto essere peccato per noi; affinché potessimo diventare la giustizia di Dio in lui" Revised Version. Da questo passaggio ricaviamo tre meravigliose verità

I Che Cristo era ASSOLUTAMENTE SENZA PECCATO. "Chi non ha conosciuto peccato." Intellettualmente, naturalmente, conosceva tutti i peccati del mondo; ma non l'ha mai sperimentato, ne era assolutamente libero

1. Ebrei era "senza peccato", sebbene vivesse in un mondo peccaminoso. Di tutti i milioni di persone che sono state qui, solo lui si è mosso in tutto il mondo e non ha ricevuto alcuna macchia di contaminazione morale

2. Ebrei era "senza peccato", anche se fu fortemente tentato. Se fosse stato incapace non ci sarebbe stata alcuna virtù nella sua libertà dal peccato, e se non ci fosse stato il tentatore non ci sarebbe stato nulla di lodevole nella sua assenza di peccato. "Ebrei fu tentato come noi, ma senza peccato."

II Che, sebbene senza peccato, Cristo è stato in un certo senso FATTO PECCATO DA DIO. "Ebrei lo ha fatto essere peccato per noi." Che significa questo?

1. Non può significare che Dio abbia fatto peccatore colui che non ha peccato. Questo sarebbe impossibile. Nessuno può creare un carattere morale per un altro

2. Non può significare che Dio gli abbia imputato il peccato del mondo, e lo abbia punito per il peccato del mondo. L'idea della sostituzione letterale ripugna alla ragione e non è sostenuta da alcuna interpretazione onesta della Santa Parola di Dio. L'espiazione di Cristo non consiste in ciò che ha detto, fatto o sofferto, ma in ciò che è stato. Ebrei stesso è l'Espiazione, il Riconciliatore. Che cosa significa, allora? Due fatti possono gettare un po' di luce

1 Che Dio ha mandato Cristo in un mondo di peccatori per identificarsi strettamente con loro. Ebrei era imparentato con i peccatori, si mescolava con loro, mangiava e beveva con loro, ed era nella comunità, contato come uno di loro. "Ebrei fu annoverato tra i trasgressori".

2 Che Dio ha permesso a questo mondo di peccatori di trattare Cristo come un peccatore. Ebrei fu calunniato, perseguitato, insultato, assassinato. Dio ha permesso tutto questo, e ciò che egli permette è, nel linguaggio delle Scritture, spesso attribuito a lui

III Che l'Uomo senza peccato fu così fatto peccato affinché gli uomini potessero partecipare alla giustizia di Dio. "Affinché fossimo fatti giustizia di Dio in lui". Mai l'eccellenza morale divina o la giustizia di Dio risplendettero con tanta gloria all'uomo come nelle sofferenze che Cristo sopportò in conseguenza di questa connessione con i peccatori. Come le stelle possono mostrarsi solo di notte, e come le piante aromatiche possono emettere il loro prezioso odore solo per pressione, così le più alte virtù morali possono emergere solo soffrendo e lottando contro il torto. Quale amore altruistico, quale attaccamento invincibile alla verità, quale lealtà al Padre infinito, quale sublime eroismo d'amore, si manifestarono qui nell'incarnazione, nelle opere benefiche e nelle sofferenze schiaccianti di Gesù!

Chi non ha peccato è considerato un peccatore

Diamo solo il minimo abbozzo di un corso di pensiero su questo argomento, perché è così suggestivo di argomenti teologici controversi, e può essere trattato dal punto di vista di diverse scuole teologiche distinte

IO CRISTO COME UN UOMO SENZA PECCATO. Quali prove ne abbiamo? E in che modo tale assenza di peccato lo separa dall'uomo e assicura la sua accettazione presso Dio?

II CHI NON HA PECCATO NON PUÒ MAI, INFATTI, ESSERE ALTRO CHE SENZA PECCATO. Né Dio né l'uomo possono essere ingannati nel considerare Cristo come un peccatore. Nessuna esigenza della teologia può farci parlare di Dio come di Cristo come di qualcosa di diverso da quello che era

III CHI NON HA PECCATO PUÒ ASSUMERE, COME UN PESO SUL CUORE E SULLO SFORZO, I PECCATI DEGLI ALTRI. Mostrare pienamente in quali sensi ciò può essere fatto

IV CON IL PECCATO COSÌ SU DI LUI, UN UOMO SENZA PECCATO PUÒ SOTTOMETTERSI AD ESSERE TRATTATO COME SE FOSSE EGLI STESSO UN PECCATORE

V QUANDO L'UOMO SENZA PECCATO PRENDE SU DI SÉ I PECCATI DEGLI ALTRI, PORTA VIA COMPLETAMENTE IL PECCATO. Gesù si occupò della questione del nostro peccato affinché non fosse più un ostacolo e un problema per noi. - R.Tp

Illustratore biblico:

2Corinzi 5

1 2CORINZI CAPITOLO 5

2Corinzi 5:1

Poiché sappiamo che se la nostra casa terrena di questo tabernacolo fosse dissolta.-

La conoscenza certa del futuro:

1.) La descrizione che l'apostolo fa dello stato attuale in cui ci troviamo ora

(2.) La sua descrizione dello stato futuro, in cui i fedeli saranno d'ora in poi

(3.) La certezza di quello stato felice. L'una abitazione è certa come l'altra. Ma quale certezza c'è di queste cose, potrebbe dire qualcuno? Non possiamo abusare di noi stessi, se cerchiamo ciò che nessun uomo ha mai visto? Non è questo costruire castelli in aria? L'apostolo risponde a tali supposizioni, qui, nel mio testo: "Sappiamo che abbiamo un edificio da Dio", ecc. Abbiamo solide basi per questa convinzione che si tratta di una conoscenza

(I.) Lui dice che era una cosa conosciuta; una questione che era dimostrabile con argomenti appropriati. Non era un'opinione probabile, ma una conclusione indubbia. C'erano argomenti validi che li portarono a questa convinzione inamovibile. Che cosa erano? 1. Essi sapevano infatti che Gesù, il loro Maestro, che aveva fatto loro conoscere queste cose, le conosceva con certezza e non poteva ingannarli. Lui non era come molti oziosi, che disegnano mappe di tali territori come non hanno mai visto

(2.) Sapevano anche che questa persona, che non poteva fare a meno di dire la verità, aveva promesso alle anime purificate, che avrebbero visto Dio Matteo 5:8. Come possiamo contemplare, dunque, la gloria di Dio, se tutte le nostre forze non sono potentemente ampliate oltre la più alta delle nostre attuali concezioni

(3.) Di questo cambiamento videro un esempio in nostro Signore stesso

(4.) Di conseguenza sapevano che Lui erano saliti al cielo quaranta giorni dopo la Sua risurrezione Atti 1:10, 11

(5.) Poiché sapevano inoltre che i loro stessi corpi sarebbero stati resi simili al Suo Giovanni 17:24

(6.) E questo in verità sapevano, così come ogni altra cosa, che Lui vive per sempre, e possono realizzare le Sue intenzioni benevole e le Sue graziose promesse Apocalisse 1:18

(7.) Soprattutto sapevano, dal cambiamento che Lui aveva operato nelle loro anime, che Lui poteva facilmente fare altrettanto per i loro corpi. Non era più difficile per Lui dare un corpo luminoso che illuminare le loro menti; trasformare questa casa terrena in una casa celeste piuttosto che riempire gli spiriti degli uomini comuni con lo spirito e la saggezza di Dio. 8. Per concludere, sapevano anche che c'era già stata qualche alterazione fatta, a volte nel corpo di alcuni di loro, e che anche altri sentivano un'elevazione superiore della loro anima. Per quanto riguarda il corpo, il volto di Santo Stefano era visto come se fosse stato il volto di un angelo Atti 6 ult.). Crediamo alla testimonianza degli uomini così ben certa. Perché pensare che non ci sia dimora per noi nei cieli, perché non ci siamo mai stati, è così sciocco come se un uomo che non si è mai mosso oltre la porta della sua casetta immaginasse che tutti i bei palazzi di cui sente parlare a Londra non siano altro che tante nuvole nell'aria, e non abbiano un vero esistere. Risvegliamo un po' le nostre anime per guardare oltre questa casa di argilla

(II.) È considerevole quindi che questa fosse una questione generalmente nota; una cosa in cui erano tutti d'accordo. Avevano una conoscenza e non una semplice opinione. Eppure un'opinione che non è privata, ma comune, porta con sé non poca autorità. Siamo tutti molto intimoriti da ciò che viene universalmente ricevuto. Erano tutti convinti che questa fosse la vera verità di Dio, non c'era alcuna disputa o divisione tra loro riguardo a questa dottrina. Era la fede comune degli eletti di Dio; la comune speranza della loro chiamata celeste e, in una parola, la comune salvezza Tito 1:1, 2, 4; Efesini 4:4; Giuda 3. Non era solo la fede di San Paolo. Questo dimostra che non avevano pensieri superficiali sulla vita a venire, ma che erano estremamente seri nel crederci

(III.) Essi conoscevano queste cose così chiaramente che ne fecero lo scopo verso il quale indirizzarono tutti i loro desideri e sforzi. Questa particella "per" rimanda i nostri pensieri alle parole precedenti, e ci dà un resoconto di quel carattere che troviamo degli Apostoli di nostro Signore, che "non guardavano le cose che si vedevano, ma le cose che non si vedevano". Erano così persuasi di questo stato felice nell'aldilà che era sempre nei loro occhi. Essi disprezzavano e calpestavano tutte le altre cose in confronto a questa. Un grande segno della sincerità della loro fede; perché altrimenti non sarebbero stati così sciocchi e poco parsimoniosi da non trarre alcun beneficio temporale da quella grande conoscenza e potenza di cui erano dotati

(IV.) Ma più di questo; erano così sicuri di questa edificazione di Dio nei cieli che sopportarono ogni sorta di miserie e dolori in questa vita solo in attesa di essa

(V.) Erano così sicuri di ciò che sembrava loro di avere questa casa non fatta con le mani in possesso attuale. Parlano come uomini che appartengono a due paesi e hanno proprietà in questo e in un altro regno. Questi uomini dicono: "Abbiamo un edificio". Sebbene non possano abitare in entrambe le loro case contemporaneamente, tuttavia le chiamano entrambe loro. Avevano un diritto e un titolo su di esso. Avevano buone azioni e prove da mostrare a suo favore, il che provava che era stato stabilito su di loro per volontà e testamento di Gesù Cristo loro Signore e Maestro, al quale avevano la testimonianza dello Spirito nei loro cuori. Potrebbero sfidarlo come se fosse loro e aggrapparsi alla vita eterna, parole che ci insegnano che dobbiamo lavorare in questa casa terrena in cui dimoriamo. Siamo in un luogo di lavoro e non di ozio e di sport. (Bp. Patrick.)

La natura della certezza e il modo per raggiungerla:-

(I.) Sto per aprirvi la bellezza e la correttezza delle diverse metafore qui utilizzate

(II.) Sto ora per mostrarvi la forza dell'argomento dell'apostolo secondo cui la certezza della gloria eterna è il miglior sostegno in tutte le calamità temporali. Per questo non ci stanchiamo, perché sappiamo che se questa casa terrena del nostro tabernacolo fosse dissolta, avremmo un edificio di Dio, una casa non fatta da mano d'uomo, eterna nei cieli

(1.) Questo assicura all'anima che tutte le afflizioni di questa vita mortale non sono che leggere e transitorie, e quando sono più lunghe e più pesanti, se paragonate una volta a quel peso eterno di gloria che le segue, sono nulla

(2.) Durante l'attuale breve spazio di sofferenza, questa sicura speranza di una beata immortalità ravviva e intrattiene l'anima con le più deliziose visioni di essa

(3.) Questa certezza contribuisce ulteriormente al sostegno della mente afflitta in quanto la dispone a una mite e tranquilla rassegnazione alla volontà di Dio

(III) Fare alcune osservazioni generali sulla dottrina dell'assicurazione, che si fonda sulle parole del testo

(1.) Osservo che la certezza del cielo è raggiungibile in questa vita

(2.) Osserverei che non è facile né improvviso da raggiungere. Richiede molto lavoro, abnegazione e vigilanza

(3.) Vorrei inoltre osservare che c'è non poco pericolo di sbagliare in questa materia. Citare alcune di quelle fonti da cui derivano false garanzie

(1) È spesso l'effetto di nozioni errate nella religione, come quelle che avevano gli ebrei, che devono necessariamente considerarsi i favoriti del cielo, perché erano i figli di Abramo

(2) Un temperamento mentale troppo ottimista e fiducioso spesso tradisce gli uomini in queste false speranze

(3) Questa falsa certezza deriva spesso da una grossolana ignoranza, anche quando c'è poco o nessun fanatismo o superstizione nel caso. Perché, forse, non hanno fatto del male a nessuno, e non hanno mai commesso quelle palesi immoralità di cui vedono gli altri colpevoli

(4) Alcuni improvvisamente raggiungono buone speranze di se stessi attraverso la semplice indolenza e avversione al pensiero. Sperano, ma non sanno perché, e sono pienamente persuasi di non sapere che cosa

(5) Che anche l'infedeltà è talvolta il mezzo per ispirare agli uomini false e fiduciose speranze riguardo al loro stato futuro. Di modo che da qui sembra che sia una cosa facile sbagliarsi in questa faccenda

(4.) Vorrei osservare che, sebbene questa falsa assicurazione sia molto comune, è molto pericolosa e, se continuata, di danno irreparabile. È una cosa terribile scendere nella tomba con una bugia nella mano destra

(5.) Non possiamo essere troppo cauti nel determinare una questione che è di così vasta importanza nelle sue conseguenze

(IV) Per mostrare in che modo dobbiamo procedere in questa faccenda, o come si possa ottenere la giusta certezza della felicità futura

(1) Per avere una fondata certezza della felicità futura ci deve essere una coscienza ben informata e una buona comprensione della retta via per la salvezza. Al fine di avere una speranza ben stabilita nel cielo ci deve essere una giusta conoscenza della natura di quella felicità che vi si deve godere, delle qualifiche appropriate per essa, e di come tali qualifiche devono essere raggiunte

(2.) Al fine di stabilire le nostre speranze di beatitudine futura ci deve essere una sincera rinuncia e l'allontanamento da tutti i peccati conosciuti, sia quelli che sono più segreti che quelli che sono più aperti agli occhi del mondo

(3.) A questo deve essere unito l'amore e la pratica della giustizia universale, o un'obbedienza sincera e umile a tutti i precetti del Vangelo

(4) Per raggiungere le incrollabili speranze della gloria immortale ci deve essere un'ampia e particolare esperienza del potere della religione nel governo delle nostre passioni e propensioni. Questo è un ottimo modo per stabilire le nostre speranze

(5) A tutto ciò deve essere unita una fede viva e operosa. Concludo ora il tutto con due o tre brevi riflessioni

(1.) Si ricordi bene che ci può essere una buona e comoda speranza del cielo senza una piena certezza di essa

(2.) Che coloro che sono di temperamento più sanguigno e fiducioso imparino da qui a guardarsi da uno spirito di illusione

(3.) Lasciamoci quindi tutti persuadere a lavorare per seguirlo nel modo ora prescritto. (J. Mason, A.M.)

La casa presente e futura del brav'uomo:-

(I.) L'attuale casa del brav'uomo. La mente occupa il corpo. Noi "abitiamo in case d'argilla, le cui fondamenta sono nella polvere". 1. Questa casa è terrena

(1) Dal corpo che ritorna sulla terra, vediamo che è composto dello stesso materiale

(2) Attira il nostro spirito verso oggetti sublunari

(2.) Mobile. Una tenda può essere facilmente smontata

(3.) Decadimento. Il termine "dissolvere" significa propriamente dis-unire le parti di qualsiasi cosa

(4.) Esposto. Si trova in una località in cui è soggetta alle ingiurie del tempo e all'uso approssimativo

(5.) Inconveniente (versetto 2). Quanta attenzione richiede per garantirne la conservazione! Ha bisogno di pulizia, riparazione e protezione quotidiana. Spesso ci dà un'ansia estrema, ci mette a spese considerevoli o ci causa un forte dolore

(6.) Inferiore. Paolo desiderava una casa migliore, i.e., adatta. Lui desiderava ardentemente il periodo in cui il suo vile corpo sarebbe stato modellato come il glorioso corpo di Cristo

(II.) La futura casa del brav'uomo. L'ultimo domicilio dell'anima redenta sarà il caseggiato d'argilla nella sua condizione mutata e abbellita. Questo sarà

1.) Superumano. "Un edificio di Dio, una casa non fatta da mani d'uomo". Geova sarà l'architetto di questa futura dimora. Benché costruita dall'Onnipotente, l'attuale casa del cristiano decade come se fosse stata opera di un povero mortale. Quest'ultimo, accuratamente incorniciato dall'Altissimo, sarà più in armonia con l'immutabilità e l'eccellenza del nostro adorabile Creatore

(2.) Eterno. Il corpo che il credente avrà alla fine non sarà mai deposto dalla morte

(3.) Non esposto. Il suo sito sarà "nei cieli". Non ci sarà nulla che lo indebolisca o ne rovini la bellezza

(4.) Attraente. Quindi i pii di ogni epoca, come l'apostolo, hanno desiderato ardentemente andarsene e stare con Cristo, il che è molto meglio

(5.) Uno per il quale il santo è preparato (versetto 5). Chiunque voglia possedere l'edificio di Dio, deve essere incontrato per esso

(6.) Assicurato (versetto 5). Dio manda lo Spirito Santo a testimoniare con lo spirito del credente che egli avrà finalmente il corpo migliore. Conclusione, hai una casa del genere in prospettiva? (Omileta.)

La casa terrena e quella celeste:-

(I.) Il corpo è solo la casa dell'anima. Nota

1.) Che tipo di casa?

(1) È solo una pensione. L'anima non è mandata ad abitarvi, ma a soggiornare in esso, mentre è in cammino verso un altro mondo. "Siamo forestieri e ospiti, come lo furono tutti i nostri padri".

(2) È una casa debole. L'anima nel corpo non è alloggiata come in una torre o in un castello

(3) È una casa che è quotidianamente in pericolo. (a) È in pericolo dall'esterno. Ci sono tempeste che lo abbattono, e a volte lo fa un'esplosione molto piccola. (b) È in pericolo dall'interno. Ci sono disordini che minano la casa. I semi delle malattie, quando non lo sappiamo, scavano come talpe sotto i muri di fango, e presto distruggono la casa

(4) È una casa buia. Quanti pericoli vengono in casa dall'esterno che non vengono mai percepiti dagli occhi finché non arrivano

(2.) Le peculiarità di questa casa

(1) È una curiosa casa di materiali fragili. (a) Il corpo è uno stupendo pezzo di fattura, "Sono fatto in modo spaventoso e meraviglioso". Gli stessi lavori della casa sono ammirevoli. Osservate la sapienza di Dio in quella bellezza e maestà che sono nel volto, nella facoltà di parlare, ecc. Come Dio ha messo gli occhi e gli orecchi nella testa come nella loro torre di guardia, affinché possano servire meglio a vedere e udire. Due braccia per difenderci. Questi sono i guardiani della casa. No, non c'è un capello, né unghia nel corpo, che non abbia la sua utilità. Ma che cos'è tutto questo per la curiosità interiore? (b) Ma più è curioso, più facilmente si guasta. La bellezza più grande viene offuscata più presto. Quindi siamo esposti al pericolo più grande con un piccolo tocco

(2) È una casa che ha bisogno di riparazione ogni giorno. Le tue case più misere, una volta giuste, non hanno bisogno di nulla per un anno. Ma questa casa terrena ha bisogno di riparazione ogni giorno. Quindi mangiare e bere sono necessari, la casa deve essere rattoppata con più fango ogni giorno. E alcuni sono così presi a riparare il corpo che tutto il giorno non fanno nient'altro

(3.) Usi di questa dottrina

(1) Privilegiate le vostre anime al di sopra dei vostri corpi, come fate con l'abitante sopra la casa

(2) Non fare del tuo corpo una casa da guerra contro il cielo

(3) Prenditi cura della casa per il bene del suo abitante

(4) Non rovinare mai l'abitante per la casa

(5) Attenzione a non contaminare la casa, visto che ha un inquilino così nobile

(6) Fate attenzione alla porta della casa. Sia debitamente chiuso e sia aperto con discrezione. Apri la tua bocca con saggezza

(7) Fate attenzione alle finestre della casa. L'anima ha ricevuto la sua ferita mortale dapprima dagli occhi

(8) Provvedere in tempo per una casa migliore. Dovete discostarvi da questo

(II.) Il corpo dell'uomo è un tabernacolo o una tenda per la sua anima. Paolo era un fabbricante di tende, e trae una lezione dalla sua fragilità da ciò che era tra le sue mani, insegnandoci a fare lo stesso. Si chiama

1.) Perché è facilmente smontabile. Qualunque sia la forza necessaria per abbattere una casa, è facile tirare giù una tenda

(2.) Una tenda è una casa mobile, che viene trasportata da un luogo all'altro. Così, mentre siamo nel corpo, non siamo venuti al luogo del nostro riposo o della nostra dimora stabile

(3.) Le tende, anche se meschine fuori, possono essere preziose all'interno. Per quanto meschino esteriormente il corpo sia, ha dentro di sé un'anima preziosa, redenta dal prezioso sangue di Cristo, capace di godere Dio per sempre

(4.) Usi di questa dottrina

(1) Non dobbiamo meravigliarci della morte improvvisa. Si è visto spesso che una tenda è caduta quando non una mano l'ha toccata

(2) Facciamo i conti con le avversità mentre siamo nel corpo. Coloro che abitano in tenda non si aspettano la comodità e le comodità che offre una casa. La sollievo sta arrivando nell'edificio di Dio

(3) Viviamo come pellegrini e forestieri che devono presto

(4) Prepariamoci per una dimora permanente, e stiamo attenti a garantire il nostro diritto ad essa

(III.) La casa terrena del tabernacolo del nostro corpo sarà dissolta dalla morte

(1.) Sotto quali aspetti la morte è una dissoluzione?

(1) La morte dissolve l'unione tra anima e corpo

(2) La morte dissolve il corpo stesso

(3) La morte dissolve - (a) La fiamma vitale che manteneva in vita il corpo. (b) La comunione tra le parti del corpo. Non scorre più sangue dal cuore. Niente più spiriti dal cervello. Poi tutto crolla insieme. Gli occhi non vedono più e le orecchie non odono più. (c) Le articolazioni e le fasce con cui il corpo era unito. Nella tomba le braccia più forti cadono dalla scapola, e ogni osso giace da solo. (d) Le particelle più minute del corpo, e sebbene le ossa durino più a lungo, tuttavia alla fine si ammuffiscono anche in polvere

(2.) Questo corpo deve essere sciolto

(1) C'è uno statuto di morte inalterabile in base al quale gli uomini sono conclusi. "È stabilito che gli uomini muoiano una sola volta".

(2) L'osservazione quotidiana ci dice che dobbiamo morire

(3) Tutti gli uomini sono costituiti da materiali che periscono. "Polvere sei e in polvere ritornerai".

(4) Abbiamo anime peccatrici, quindi corpi morenti. La lebbra è nel muro della casa, quindi deve essere abbattuta

(5) Ci affrettiamo alla dissoluzione. "I nostri giorni sono più veloci della spola di un tessitore. Vengono superati come le navi veloci, come l'aquila che si affretta verso la preda".

(IV.) Quando il tabernacolo del corpo dei santi viene dissolto dalla morte, essi hanno una casa di gloria in cielo pronta per loro

(1.) È una casa d'abitazione, non una casa in cui alloggiare, ma per dimorare

(2.) È una casa reale, un palazzo. "Entreranno nel palazzo del re". Cristo chiama i suoi santi a un regno, e la loro casa è adatta alla loro dignità

(3.) È una casa santa, un tempio

(4.) È una casa celeste

(1) È situato nel paese migliore, benedetto da una sorgente perpetua, che produce tutte le cose per necessità, comodità e piacere. Quel paese gode di un giorno eterno, "poiché non vi ci sarà notte". Un sole eterno lo abbellisce

(2) Per quanto riguarda la città, questa casa sorge "in quella grande città, la santa Gerusalemme", una città che fiorirà quando tutte le città sottostanti saranno ridotte in cenere. Una città che non cambia mai i suoi abitanti. Benedetta da una pace perfetta, nulla da nessuna parte potrà mai infastidirlo

(5.) È la casa di un padre

(6.) È una casa spaziosa. Questo corpo di argilla è una casa stretta, dove l'anima è ingabbiata per un po'. Ma quella casa ha molte dimore

(7.) È una casa molto comoda. Ogni santo troverà la sua dimora preparata e arredata con ogni comodità per lui. O credente, sei tu in povertà e in ristrettezze? C'è un tesoro incorruttibile in quella casa. Stai gemendo sotto la tirannia del peccato? Là camminerai nella gloriosa libertà dei figli di Dio. 8. È una casa sicura. Le porte "non sono affatto chiuse di giorno", perché lì non c'è pericolo. Nessuna cosa impura può entrarvi. 9. È una casa gloriosa

(1) I cieli visibili non sono che il portico del seggio dei beati

(2) È la casa in cui il figlio del re deve dimorare con la sposa per sempre

(3) Fu acquistato con una spesa enorme, sì, il sangue del Figlio di Dio

(4) L'indispensabile necessità di lavare e purificare, per preparare le persone ad abitare nella casa, mostra che essa è gloriosa. 10. È una casa eterna. È eterno nei cieli. Conclusione

1.) Osserva e ammira la felicità dei santi

(2.) Cerca ora una casa in cui puoi essere accolto quando la tua casa terrena sarà dissolta. (T. Boston, D.D.)

La tenda si sciolse e la villa entrò:-Il mio testo inizia con la parola "Per". La mente di Paolo era polemica. Se era in grado di sfidare il presente e gioire del futuro, aveva una solida ragione per farlo. Mi piace un appassionato che eppure nel suo fervore non perde l'equilibrio. Lasciate che il cuore sia come un destriero focoso e coraggioso, tenuto a freno e governato con discrezione. Considera-

(I.) La catastrofe che Paolo vide essere molto possibile. "Se la nostra casa terrena", ecc. Lui non temeva che lui stesso sarebbe stato dissolto. Lui non dice: "Se fossi distrutto". Il "noi" è tutto illeso e impassibile. Molte persone sono molto spaventate per il futuro; ma Paolo considera la cosa peggiore che gli potesse capitare come niente di peggio che tirare giù una tenda

(1.) L'apostolo si rese conto che il corpo in cui viveva era fragile di per sé. Molto probabilmente aveva una o due tende da riparare che giacevano nelle vicinanze, il che suggeriva la lingua del testo. Una tenda non è altro che una struttura fragile, e Paolo sentiva che non ci sarebbe stata bisogno di una grande forza per rovesciarla; era come la tenda che il Madianita vide nel suo sogno, che aveva solo bisogno di essere colpita da una torta d'orzo, ed ecco! Era lì. Una casa in muratura solida ha bisogno di un piede di porco e di un piccone per iniziare le sue pietre

(2.) Paolo aveva molti segni intorno a sé che il suo corpo sarebbe stato dissolto. Le sue molte fatiche lo stavano mettendo a dura prova, e così anche il freddo, la fame, la nudità e le malattie che sopportava, e, inoltre, la sua tenda poteva crollare da un giorno all'altro a causa della violenza dei suoi persecutori. Una volta parlò in modo molto toccante di se stesso come "uno come Paolo il Vecchio", e gli uomini anziani non riescono a liberarsi dalla consapevolezza che il loro corpo sta venendo meno. Certe parti fatiscenti avvertono il vecchio che la casa è fatiscente; La paglia che si è assottigliata o sbiancata racconta la sua storia

(3.) Paolo sapeva che tanti altri che aveva conosciuto e amato erano già morti, e ne dedusse che sarebbe morto lui stesso. I nostri cimiteri affollati forniscono diecimila argomenti per cui ognuno di noi deve aspettarsi di morire a tempo debito. Ora, questo era tutto ciò che Paolo si aspettava dal lato triste, e in verità non è molto. Alcuni contadini svizzeri stavano pascolando le loro greggi quando sentirono un boato sulle alte Alpi e capirono che cosa significasse. In breve tempo i loro timori si realizzarono, perché un'enorme massa di neve venne precipitosa dall'alto. Cosa ha distrutto? Solo i loro vecchi, pazzi châlets. Tutti gli uomini erano al sicuro; l'evento era per loro piuttosto una questione che faceva cantare un Te Deum nella chiesa del villaggio sottostante che un argomento di lutto. Così cadrà la valanga della morte, ma dissolverà solo la vostra casa terrena. Oggi siamo come uccelli nell'uovo; La morte rompe il guscio. Il neonato si lamenta della dissoluzione del guscio?

(II.) La provvidenza di cui l'apostolo era sicuramente a conoscenza. Lui sapeva che se la sua tenda fosse stata rovesciata non sarebbe rimasto senza casa. Lui non si aspettava di essere in purgatorio per i successivi mille anni, e poi di saltare dal purgatorio al Paradiso. Lui non aveva nemmeno l'idea di giacere incoscienti fino alla risurrezione. Lui non dice "avremo" ma "abbiamo". 1. Cosa intendeva dire l'apostolo?

(1) Che nel momento in cui la sua anima avesse lasciato il suo corpo, sarebbe entrata immediatamente in quella casa di cui Gesù parlò in Giovanni 14:2. Vuoi sapere di quella casa? Leggete il Libro dell'Apocalisse e scoprite le sue porte di perla, ecc. Se poi volete saperne di più, seguite il consiglio di Giovanni Bunyan, che ordinò al suo amico di vivere una vita devota, di andare in cielo e vedere con i suoi occhi

(2) Che nella pienezza dei tempi sarebbe stato di nuovo rivestito di un corpo. In questo presente in questo corpo noi gemiamo essendo gravati. Siamo "in attesa dell'adozione, vale a dire, della redenzione del nostro corpo". 2. Come poteva dire Paolo di saperlo. Questo secolo illuminato ha prodotto un ordine di uomini saggi che si gloriano della loro ignoranza. Com'è strano che un uomo debba essere orgoglioso di essere un ignorante, eppure questo è il termine latino per il greco "agnostico". Quanto è diverso il nostro apostolo! Lui dice: "Noi sappiamo". Da dove veniva questa fiducia?

(1) Paolo sapeva di avere un Padre, perché sentiva lo spirito di figliolanza; sapeva anche che suo Padre aveva una casa, ed era certo che se avesse perso la tenda in cui viveva sarebbe stato accolto nella casa di suo Padre di sopra. Come fanno i nostri figli a sapere che possono tornare a casa da noi? L'hanno imparato a scuola? No, ma per istinto dei loro figli, proprio come le galline corrono sotto la chioccia senza bisogno di essere addestrate

(2) Lui sapeva che aveva un fratello maggiore, e che questo fratello era andato prima a vedere l'alloggio dei fratelli più giovani Giovanni 14:2

(3) Lui pensò allo Spirito Santo, che accondiscende a dimorare in questi corpi mortali, e, quindi, quando lasceremo la nostra casa terrena, anche Lui la lascerà e, come Lui è stato nostro ospite, a Sua volta Lui sarà il nostro ospite

(4) Lui sapeva che quando morì c'era un Paradiso preparato, perché lui era già stato lì (CAPITOLO 12.). Ricordate che questo è il luogo in cui il Signore Gesù fece entrare il ladrone morente: "Oggi sarai con me in Paradiso".

(5) Lui sapeva che quando questo tabernacolo terreno fosse stato dissolto ci sarebbe stato un nuovo corpo per lui, perché Cristo era risorto dai morti. Se Gesù è vivo e in un luogo di riposo, Lui non lascerà mai i Suoi senza casa o casa. C'è un tale attaccamento tra Cristo e il credente; Sì, di più, un'unione matrimoniale così vitale, indissolubile, che la separazione è impossibile

(III.) Il valore di questa conoscenza per noi. I laici ci prendono in giro per distogliere la mente degli uomini dal presente pratico in modo che possano sognare un futuro immaginario. Rispondiamo che il miglior aiuto per vivere per il presente è vivere nella prospettiva dell'eterno futuro. La fede fiduciosa di Paolo

1.) Gli ha impedito di svenire

(2.) Faceva sembrare le sue prove attuali molto leggere, perché si sentiva come un uomo che soggiorna per una notte in una povera locanda, ma la sopporta volentieri perché spera di essere a casa domani

(3.) Ha trasformato la morte da demone in angelo; non era altro che la rimozione di una tenda vacillante per poter entrare in un palazzo permanente

(4.) Lo ha reso sempre calmo e coraggioso. Perché avrebbe dovuto aver paura di un uomo che non poteva fargli del male? Anche se il suo persecutore lo avesse ucciso, gli avrebbe reso un servizio. (C. H. Spurgeon.)

Visioni della vita, della morte e del futuro:-

(I.) Abbiamo le opinioni che il cristianesimo ci insegna ad avere della vita

(1.) La prima visione che ci dà, suggerita dal testo, è che la vita è un pellegrinaggio. Il testo parla di "tabernacoli", tende; Abitiamo in tende

(2.) Una seconda visione della vita, nel testo, è che è incerta

(3.) Il terzo punto di vista che l'apostolo ha della vita è che, anche per quanto riguarda i credenti, è una vita di difficoltà e afflizione. "Noi in questo tabernacolo gemiamo". 4. Ma c'è una quarta visione della vita di cui l'apostolo si occupa, almeno nei versetti che seguono immediatamente il testo. Lui ci insegna che la vita deve essere subordinata a un unico grande fine, in modo da piacere a Dio da avere la testimonianza che siamo accettati da Lui. Il cielo più alto di un uomo buono è quello di essere accettato da Dio. Queste sono le opinioni che il cristianesimo ci insegna ad avere della vita

(II.) Abbiamo le opinioni che il cristianesimo ci insegna a formare sulla morte. Meditate su quella parola: "svestito!" La morte, quindi, non è la fine del nostro essere. "Svestito!" Allora non c'è cessazione della coscienza. "Svestito!" Allora, naturalmente, tutto ciò che nel corpo ostruisce il funzionamento della mente deve necessariamente essere rimosso. "Svestito!" Poi c'è un cambiamento di luogo e di condizione. La connessione del nostro spirito con il corpo ci rende abitanti della terra. "Svestito!" Allora dobbiamo diventare consapevoli, in virtù di questa svestizione, della presenza di quegli spiriti che hanno subito lo stesso processo prima di noi, e sono stati svestiti come noi. Ora non siamo affatto consapevoli della presenza di spiriti disincarnati; Sono, per il momento, perduti per noi. "Svestito!" ma il significato di questa parola non è ancora esaurito; allora dobbiamo diventare subito consapevoli, in un modo che non possiamo essere sulla terra, della presenza di Dio. Il corpo ci nasconde Dio e impedisce il riconoscimento immediato di Dio da parte dello spirito

(III.) Abbiamo qui le opinioni che il cristianesimo ci insegna a formare sul futuro stato permanente dei credenti. (J. Walker, D.D.)

Il presente e il futuro dei credenti:-

(I.) Lo stato attuale del credente

(1.) Temporaneo. Per impressionare ciò, l'apostolo paragona il corpo a una casa, composta di materiali terreni, che deve presto tornare di nuovo al suo elemento originario. L'umidità dell'infermità e le acque dell'afflizione minano presto il fragile caseggiato. La figura di una casa, tuttavia, è una metafora troppo stabile. Quindi il corpo è chiamato un semplice tabernacolo Neemia 8

(2.) Afflittivo (versetto 2). Lo illustreremo da un'umile casetta sepolta nella neve, i cui abitanti gemono per la liberazione? O dobbiamo prendere il fatto che l'atmosfera preme con una forza di quattordici libbre su ogni centimetro quadrato di superficie? Il tabernacolo è oppresso, il peso è grande, nessun uomo può rimuoverlo, o fuggire se non con la perdita della vita stessa. Anche se la morte non può schiacciare subito, ci fa sentire la sua pressione. Alla fine deve avere successo, ma come l'argento sale nel barometro per la pressione dell'aria, così il peso dell'afflizione fa sì che l'anima credente si innalzi verso Dio

(3.) Uno stato di sincero desiderio e ardente speranza: "In questo gemiamo, ardentemente desiderando". Il dolore è vocale, e dal cuore trova presto la sua strada verso le labbra. Gemere, quando si è oppressi, è naturale, desiderare il paradiso è soprannaturale. Qui il credente si distingue dalle vaste masse della creazione che geme e soffre nel dolore. È una massima tra i moralisti che nessun uomo può desiderare il male per se stesso, che è proprio il sentimento dell'apostolo. Non possiamo desiderare la morte per se stessa; Non possiamo desiderare di essere lasciati nudi, senza casa, dalla dissoluzione dell'attuale Tabernacolo; ma tali sono la felicità e la gloria che si trovano nella casa non fatta con le mani che desideriamo scambiare le abitazioni

(4.) Uno di conoscenza certa, e la certezza divina della gloria futura (versetto 1). Ma da dove nasce questa conoscenza? Non per intuizione. La mente possiede la capacità di conoscerlo, ma niente di più. Non dai sensi, perché il suo soggetto è del tutto supersensuale. La testimonianza divina della verità rivelata è il fondamento, lo Spirito Santo è il grande agente e la fede lo strumento designato di questa conoscenza

(II.) Il suo stato intermedio

(1.) È uno stato di semplice essere astratto. L'apostolo non parla di una nuova casa, di un tabernacolo o di un vestito; ma di una completa spogliazione di tutto, nell'essere "nudi" e "svestiti". Lui parla dell'intelletto, della coscienza, della memoria, dell'immaginazione, della volontà e degli affetti che sono posti nudi e aperti davanti a Dio, e all'intero mondo invisibile, mentre tutti i suoi abitanti sono ugualmente esposti alla vista dell'anima quando sono spogliati della mortalità

(2.) È uno stato di esistenza cosciente. È possibile che l'insensibilità possa regnare alla presenza diretta di Cristo, che è la vita e la fonte di ogni conoscenza e felicità? Non era forse cosciente Abramo in Paradiso quando rispose al ricco? 3. È uno stato in cui il processo e la libertà vigilata sono terminati. Un abisso invalicabile era fissato tra gli spiriti buoni e cattivi, secondo la testimonianza di Abramo, come riportato da Luca 4. È uno stato di imperfezione in relazione alla conoscenza, ai poteri corporei e alla manifestazione della gloria futura

(III.) Il suo stato finale ed eterno. Cos'è la casa che non è fatta con le mani? È un involucro materiale o un veicolo in cui l'anima entra quando esce dal corpo? Questa nozione è stata sostenuta da Platone e dai suoi seguaci, ma è in contrasto con il nostro testo, che parla dell'anima "nuda e svestita". Inoltre, se si intende un rivestimento materiale, l'apostolo dice che deve essere eterno. Escluderebbe quindi la risurrezione del corpo. Né la casa non fatta con le mani può significare che i cieli eterei, compresi il sole, la luna e le stelle, essi come la casa terrena, scompaiono. I "cieli", perciò, devono significare la dimora di Dio, la gloriosa città della Nuova Gerusalemme. Ma notate che la "casa" non è detta i cieli, ma un tessuto nei cieli, cioè il corpo della risurrezione. Siamo ora pronti ad osservare che lo stato finale ed eterno del credente sarà uno stato di

1.) Restituzione. Se abbiamo perso a causa del peccato e dell'apostasia del primo Adamo, guadagniamo di più a causa della morte, risurrezione, regno e fedeltà di Gesù, il secondo Adamo

(2.) Uno stato di ricompensa

(3.) Uno stato di vita pura e non mescolata. "Non per questo ci spoglieremmo, ma per essere rivestiti, affinché la mortalità possa essere inghiottita dalla vita". (D. McAfee.)

Il mutevole e il permanente:-

(I.) Tutte le cose sublunari sono mutevoli

(1.) Dio ha condannato questo mondo alla dissoluzione Ebrei 1:10, 11. La singola casa o tabernacolo deve essere sciolto. I nostri padri, dove sono? "È stabilito che l'uomo muoia una sola volta". Né la ricchezza, né la temperanza, né la medicina possono proteggere il fragile tabernacolo dalla dissoluzione

(2.) Tutti i nostri godimenti sono soggetti allo stesso cambiamento. Stanno su due gambe insicure, l'insufficienza e l'incertezza

(3.) Non è mai stato nei disegni di Dio che questo tabernacolo di argilla dovesse rimanere in piedi per sempre. Che misericordia è per i cristiani che sono mortali Giovanni 17:24

(II.) Le cose celesti sono permanenti ed eterne

(1.) L'edificio stesso è eterno; la lebbra del peccato non ha mai intaccato le sue mura; nessuna maledizione incombe sulla Nuova Gerusalemme. Adamo fu espulso dal Paradiso, e gli Ebrei furono espulsi da una Canaan terrena; ma i redenti non saranno mai espulsi dal cielo. "Farò di lui una colonna nel tempio del mio Dio, ed egli non ne uscirà più". 2. Anche le perfezioni del cielo sono eterne, completamente esenti da ogni peccato. Che cosa ne pensa l'uomo orgoglioso? È una benedizione essere umili? Che cosa ne pensa l'avido? È una benedizione essere liberati dalla schiavitù di un'indole avida? Gli uomini buoni, in proporzione al loro essere uomini buoni, amano quel cielo perché non c'è orgoglio, invidia, malignità, tentazione

(III.) Il dovere cristiano di desiderare ardentemente lo stato celeste

(1.) Una convinzione calma e ferma della sua esistenza. "Lo sappiamo!" 2. Un profondo senso del nostro bisogno di esso (versetto 2)

(3.) L'esercizio di camminare sulla strada che conduce ad esso. Conclusione

1.) Dobbiamo morire tutti, le nostre tende devono essere colpite presto. L'uomo che ama questo mondo non sarà contento di questa conclusione, ma l'uomo cristiano ne sarà contento

(2.) I giorni migliori dei credenti devono ancora venire. C'è una casa eterna che il Salvatore è andato a preparare. (A. Waugh, D.D.)

Tenda e edificio:-

(I.) Perciò il mio testo ci pone di fronte in modo molto sorprendente la certezza cristiana riguardo al futuro finale. La netta, ampia distinzione tra me e la mia struttura fisica. Non c'è più legame, dice Paolo, tra noi e l'organizzazione in cui attualmente viviamo, di quanto non ce ne sia tra un uomo e la casa che abita. I sensi stolti incoronano la Morte e la chiamano Signore; ma la certezza del cristiano traccia fermamente la linea e dichiara che l'uomo, l'intera personalità, non è disturbato da nulla accada alla sua residenza; e che possa passare inalterato dall'uno all'altro, essendo in entrambi la stessa persona. Poi, ancora, notate, come parte degli elementi di questa certezza cristiana, il benedetto pensiero che un corpo è parte della perfezione dell'umanità. Non un mero futuro oscuro e spettrale, dove la coscienza in qualche modo persiste, senza ambiente o strumenti per agire su un mondo esterno. Abitare nudo, come dice l'apostolo nel contesto, è una cosa da cui l'uomo indietreggia rabbrividito, e non deve essere il suo destino finale. E ora, se ci rivolgiamo alle caratteristiche delle due condizioni di cui si occupa il mio testo, otteniamo alcuni pensieri familiari ma grandi e forti. La "casa terrena di questo tabernacolo è dissolta", o, più correttamente, conservando la metafora della casa, deve essere demolita, e al suo posto viene un edificio di Dio, "una casa non fatta da mano d'uomo, eterna nei cieli". La prima notevole differenza che si pone davanti all'apostolo è il contrasto tra la fragile dimora, con la sua tela sottile, i suoi pali piegati, la sua sicura rimozione un giorno, e la permanenza di ciò che non è una "tenda", ma un "edificio", che è "eterno". Coinvolto in ciò è il pensiero che tutte le limitazioni e le debolezze che sono necessariamente associate alla deperibilità dell'attuale dimora sono finite per sempre. Niente più fatica, niente più lavoro oltre la misura della potenza, niente più bisogno di recupero. E l'altro contrasto non è meno glorioso e meraviglioso. "La casa terrena di questa tenda" non definisce solo la composizione, ma anche l'insieme delle relazioni e delle capacità di ciò a cui si riferisce. La "tenda" è "terrena", non solo perché, per usare una metafora affine, è una "costruzione di argilla", ma perché, con tutte le sue capacità, appartiene, corrisponde ed è adatta solo a questo ordine inferiore di cose, il visibile e il corruttibile. E, d'altra parte, la "dimora" è nei "cieli", anche se il futuro inquilino è un nomade nella sua tenda. Questo perché la potenza che può creare quella futura dimora è "nei cieli". È così per esprimere l'assoluta sicurezza in cui è custodito per coloro che un giorno vi entreranno. Ed è così, inoltre, per esprimere l'ordine delle cose con cui mette in contatto i suoi abitanti. "La carne e il sangue non possono ereditare il Regno di Dio; né la corruzione eredita l'incorruttibilità". Nessuno dica che tali idee di una possibile futura struttura corporea sono del tutto incoerenti con tutto ciò che sappiamo dei limiti e delle caratteristiche di ciò che chiamiamo materia. "C'è una carne di bestie e un'altra di uccelli", dice Paolo. Conoscete così pienamente tutte le possibilità della creazione da avere il diritto di affermare che una cosa come un corpo che è l'organo adatto dello spirito, ed è incorruttibile, come i cieli in cui dimora, è impossibile? L'insegnamento del mio testo e il suo contesto gettano grande luce su ciò che significa la risurrezione dei morti. Abbiamo udito grandi banalità riguardo alla "polvere sparsa che viene raccolta dai quattro venti del cielo", e così via; Ma l'insegnamento del mio testo è che la risurrezione non significa l'assunzione di nuovo del corpo che è rimasto e finito, ma la reinvestitura dell'uomo con un altro corpo. È una casa "nei cieli". Usciamo "dalla tenda"; Entriamo nell'"edificio". Non c'è nulla qui di qualche germe di immortalità che sia stato in qualche modo estratto dalle rovine e favorito in una crescita gloriosa. O, per prendere un'altra metafora del contesto, ci spogliamo dell'indumento e siamo nudi, e poi veniamo vestiti con un altro indumento e non veniamo trovati nudi. La risurrezione dei morti è il rivestimento dello spirito con la casa che viene dal cielo. E c'è tanta differenza tra le due abitazioni quanto ce n'è tra la cupa e solida architettura dei popoli del nord, in mezzo alla neve e al ghiaccio, necessaria per resistere alle raffiche e per mantenere la vita all'interno in un clima poco congeniale, e le abitazioni leggere e graziose di coloro che passeggiano in un'atmosfera di sole perpetuo ai tropici. Perciò, mentre brancoliamo qui nel buio e viviamo in uno stretto tugurio in una strada secondaria, guardiamo avanti al tempo in cui abiteremo sulle alture soleggiate nel grande padiglione che Dio prepara per coloro che lo amano

(II.) E ora notate di nuovo come arriviamo a questa certezza. Il mio testo è seguito in modo molto significativo da un "per", che dà la ragione della conoscenza in modo molto notevole. "Sappiamo... poiché in questo gemiamo, desiderando ardentemente d'essere rivestiti della nostra casa, che viene dal cielo". Ora questa singolare collocazione di idee può essere esposta così: qualunque desiderio ci sia in un'anima cristiana, ispirata da Dio, quel desiderio è una profezia del suo stesso adempimento. Sappiamo che c'è una casa, a causa del suo anelito, che è più profondo e più forte quando siamo più vicini a Dio. "Rallegrati nel Signore, e Lui ti darà i desideri del tuo cuore". Naturalmente tale desiderio, tale aspirazione e repulsione non sono prove di un fatto, a meno che non ci sia un fatto che li trasformi da semplici desideri vaghi, e renda queste solide certezze. E un tale fatto lo abbiamo in quella che è l'unica prova che il mondo ha ricevuto, della persistenza della vita attraverso la morte, e della continuazione dell'identità personale immutata dalla tomba, e cioè la risurrezione di Gesù Cristo dai morti. E che nessuno si opponga alla parola dell'apostolo qui: "Noi sappiamo", o ci dica che "La conoscenza è delle cose che vediamo". Questo è vero e non è vero. È vero per quanto riguarda ciò che si arroga il nome di scienza. Se si vuole affermare che siamo meno sicuri dell'amore di Dio, dell'immortalità di quanto non lo siamo dell'esistenza di questo pezzo di legno, o di quella fiamma di gas; allora mi permetto umilmente di dire che c'è un'altra regione di fatti oltre a quelli che sono apprezzabili dai sensi; che l'evidenza su cui poggiamo la certezza della beatitudine immortale è altrettanto valida di qualsiasi cosa possa essere prodotta, nella natura di prova, per le cose che ci circondano

(III.) Infine, notate cosa fa questa certezza. L'apostolo ce lo dice, con il "per" che sta all'inizio del mio testo, e ne fa ragione di qualcosa che lo ha preceduto. E ciò che è stato preceduto è questo: "Noi non guardiamo le cose che si vedono, ma le cose che non si vedono". Vale a dire, una tale gioiosa e calma certezza distoglie i pensieri degli uomini da questo presente squallido e transitorio, e li fissa sulle solenni maestà di quell'eterno futuro. Sì! e nient'altro lo farà. E non lasceremo che i nostri pensieri vadano là volentieri, a meno che il nostro benessere personale non sia molto sicuro per noi. E una tale certezza renderà anche un uomo disposto ad accettare l'altra sgradita necessità di lasciare la tenda, e per un po' di tempo fare a meno della villa. (A. Maclaren, D.D.)

Il cielo ha anticipato:-Nota-

(I.) La descrizione appropriata che ci viene data del corpo umano: "la casa terrena di questo tabernacolo". Avviso 1. La sua origine materiale. È "terreno". Per quanto misterioso e complicato possa essere il meccanismo della struttura umana, si tratta, dopo tutto, di una composizione di materiali terreni

(2.) Il suo utilizzo. È una "casa". Ogni casa è costruita da un uomo, ma Lui che ha costruito questa casa sono Dio

(3.) La sua esistenza temporanea

(4.) La sua dissoluzione definitiva

(II.) L'assicurazione a cui l'apostolo si abbandonò

(1.) È un edificio di Dio

(1) Dio Padre è la causa efficiente o l'architetto di questo edificio. Abramo "cercò una città che avesse fondamenta, il cui edificatore e costruttore è Dio".

(2) La causa produttrice e meritoria di questo edificio è Gesù il Mediatore. "Vado a prepararti un posto."

(3) È un edificio degno di Dio

(2.) È permanente, "eterno nei cieli". Tutti gli altri edifici sono deboli e precari. "Alla tua presenza c'è pienezza di gioia, alla tua destra ci sono piaceri per sempre." 3. Dove si trova questo edificio. "Nei cieli". Gli scrittori ispirati ne parlano invariabilmente come di un luogo di ineffabile beatitudine e di indicibile gloria. Se ci sarà permesso di arrivarci, saremo pronti ad esclamare, come fece la regina di Saba quando vide la saggezza e la prosperità di Salomone: "Ecco, la metà non mi è stata detta".

(III.) I motivi su cui si basava questa assicurazione

(1.) La testimonianza della parola di Dio (CAPITOLO 4:13)

(2.) La coscienza che egli stesso aveva di essere il soggetto della grazia divina (versetto 5). Conclusione: Impariamo da questo argomento

1.) Essere abitualmente intrattenere pensieri sulla morte e su un altro mondo

(2.) L'indicibile valore del vangelo. "La vita e l'immortalità sono portate alla luce dal Vangelo". (Ricordo congregazionale dell'Essex.)

Dissolution no injury:-Cicerone racconta di un prigioniero che aveva sempre vissuto in prigione; non aveva mai visto una sola volta il mondo esterno. E così, quando fu diventato vecchio, e per un motivo o per l'altro cominciarono a demolire le mura della sua prigione, proruppe in amari lamenti perché avrebbero distrutto la finestrella attraverso le cui sbarre aveva preso l'unico briciolo di luce che avesse mai rallegrato i suoi occhi. Lui non capivano che la caduta delle mura lo avrebbe fatto entrare in un mondo ampio e luminoso, gli avrebbe aperto le ampie glorie del sole, del cielo e dell'estate. E così, quando vediamo il corpo sprofondare in una rovinosa decomposizione, sembra che stiamo per perdere tutto, dimenticando che i sensi non sono che le finestre fioche dell'anima, e che quando il corpo della nostra umiliazione è scomparso, le pareti della nostra prigione sono scomparse, e un nuovo mondo di luce infinita, bellezza e libertà irrompe su di noi. (W. L. Watkinson.)

Una casa più grande:-Passando vicino a una casa poco tempo fa ho notato l'intimazione, "Questa casa in affitto". "Com'è possibile? L'ex inquilino è morto?" Ho chiesto. «Oh, no, signore», disse il custode; "Si è trasferito in una casa più grande in una situazione migliore". Anche così, quando guardiamo il caseggiato d'argilla in cui ha abitato un caro amico cristiano, rispondiamo: "No, non è morto, ma trasferito nella casa permanente nel 'paese migliore', dove c'è la 'risurrezione migliore' e dove c'è la vita eterna". (Henry Varley.)

Conoscenza cristiana riguardo al futuro corpo del bene:-Il cristiano sa che:-

(I.) Sarà migliore del presente

(1.) Sarà direttamente Divino. "Un edificio di Dio". Il corpo attuale viene da Dio, ma viene da Lui attraverso strumenti secondari. Il corpo futuro verrà diretto, non sarà trasmesso da padre a figlio

(2.) Sarà adatto per una sfera più alta: "Nei cieli". Il corpo attuale è adatto per la sfera terrestre

(3.) Sarà più duraturo, "eterno". 4. Sarà più divertente

(II.) Lui è ora divinamente adatto per il corpo migliore del futuro (versetto 5). (D. Thomas, D.D.)

Non fatto con le mani:-C'è qualcosa "non fatto con le mani"? C'è poi qualcosa che non va oltre le manifatture. Alcuni di voi vivono in quelli che chiamate i distretti manifatturieri. Ora, a cosa ammontano le vostre manifatture? Ma siamo stati orgogliosi della nostra produzione manuale. Entro certi limiti è perfettamente corretto. La prosperità del mondo è dovuta in non piccola misura al lavoro delle mani. Eppure ora ci troviamo faccia a faccia con qualcosa - è la casa, la chiesa, l'umanità, il tempio, il cielo? - qualcosa che le mani non hanno mai toccato. Devo quindi farti vivere altrove oltre che nei distretti manifatturieri. Perché, lo fai già in parte. Spingerei la tua logica ad approfondire le questioni. Non si vive in fabbrica. Oh, direte voi, viviamo a un miglio o due di distanza. Perché? Che possiamo avere un po' di natura, un po' d'aria fresca, un po' di respiro tollerabile. Ora non è tutto. Voglio che tu vada un po' più lontano sotto cieli più grandi, che respiri aria più fresca, che tu veda discese più belle. Dopotutto, cosa hanno fatto le mani? Non hanno fatto nulla di cui valga la pena parlare. Le mani hanno costruito il tempio? No, se non in senso molto ristretto e letterale del termine. Chi ha costruito il tempio? L'uomo che l'ha pensato, l'uomo che l'ha disegnato, l'uomo che l'ha visto in linee aeree prima di mettere la penna o la matita sulla carta. Lui costruì il tempio. Le braccia, erano semplici servi salariati. Avrebbero tirato giù il tempio con la stessa facilità e prontezza. C'è un'altra espressione molto notevole in Marco 9:3 : "Come nessun laviolo sulla terra può imbiancarli". Allora c'è qualcosa al di sopra dell'arte con la stessa certezza con cui c'è qualcosa al di sopra delle manifatture? Ora chiedi al più completo di guardare la sua opera, e questa opera sul Tabor. Più pieno, hai tu lavato questa veste sul Tabor? No, no. Perché no? Ebbene, è stato lavato con la luce, è stato purificato in cielo, è stato immerso nelle fonti dell'eternità. Nessun picchiatore al mondo può diventare bianco così. Così sia. "Non fatto con le mani". Produce? No. "Nessuno più pieno sulla terra può imbiancarli". Le arti? No. Cosa resta allora? Natura. Davvero? Stai attento. Le ammissioni saranno rivolte contro di noi al momento. Questo ci porta quindi a una terza notevole espressione: Atti 26:13, "Al di sopra dello splendore del sole". Poi la natura se ne va. Che splendore è questo? Pensavamo che il sole fosse splendente. Di quell'antica gloria dicevamo: "Lui spegne il fuoco". Lui acceca le nostre piccole lampade

(1.) Ora, questo è esattamente così per quanto riguarda, ad esempio, il carattere, il carattere santo, santo, bello, ispirato. È di un candore tale che nessun follatore sulla terra può renderlo. Ebbene, ci sono molti follatori che cercano di imbiancare il mondo; Follatori rari, Follatori costosi, Energici, pignoli, Follatori indaffarati, ma non vanno oltre. Sono moralisti, tengono lezioni di filosofia morale. Ci sono molti follatori sbiancanti, persone che dicono che a tali e tali condizioni ti rinnoveranno. Faranno di voi degli uomini nuovi, se firmerete un voto, se vi sottoporrete a una disciplina, se vi sottoporrete a certe operazioni programmate, ognuna delle quali avverrà a suo tempo, allora alla fine tutto andrà bene. Oh, povero pieno! Che cosa fa questo grande Cristo? Lui ci lava nel sangue, e quando ci alziamo da quel catarismo, il Fuller dice: "Nessuno più pieno sulla terra può imbiancarlo così". Se disprezzi un santo, non ne hai mai visto uno. Un santo è santo. Ebbene, Lui non voleva che sulla terra ci toccasse l'anima. Solo Lui che ha creato l'anima può toccarla, redimerla e compiere quel mirabile miracolo di lavare la bianchezza purificandosi con il sangue. Il tuo carattere non è quello che è all'esterno. Il vostro carattere è la qualità della vostra anima, il vostro movente, il vostro scopo, il vostro sé più intimo, e nessun fuller sulla terra può sottoporlo a un processo di purificazione. "Questa è l'opera del Signore; È meraviglioso ai nostri occhi". 2. È lo stesso con l'ispirazione. Non è fatto con le mani. Che cosa ti ho visto fare più e più volte? Non ti ho visto cercare l'ispirazione come se fosse nell'inchiostro nero e nelle lettere di stampa? Sì, l'ho fatto. Dobbiamo allontanarci, se possiamo, da queste persone per le quali tutto è prezioso in proporzione al fatto a mano. Ebbene, i letterati non hanno mai letto la Bibbia. Fu solo quando lasciò il suo letteralismo e cominciò a toccare i superiorismi che vogliono nomi, trovati in cielo, per esprimere correttamente il loro intento, che giunse alla rivelazione. Lui disse: "Questo libro mi ha detto tutto quello che ho fatto, allora deve essere ispirato". Non è fatto con le mani.

(3.) E così con la speranza divina. È una luce al di sopra della luminosità del sole. È la speranza di Cristo. Lui non si fermò alla croce. Lui sopportò la croce, disprezzando la vergogna. Perché? Perché più avanti, lontano, sulla linea dell'orizzonte, c'era una luce che significava immortalità e gloria inevitabili. E qual è l'applicazione pratica di questo? Bastano poche parole per esprimerlo. Dobbiamo passare dalle cose fatte con le mani a quelle che le mani non possono toccare. Ecco i gigli, dice Cristo. "Abbiamo visto i gigli, abbiamo toccato i gigli". "E tu?" "Sì." Poi considerateli. "Perché?" Perché il Padre vostro che è nei cieli li ha rivestiti e ha fatto vergognare Salomone di se stesso in tutta la sua pompa, e se Lui ha vestito i gigli, Lui non vi lascerà nudi. E noi dobbiamo vivere la vita soprannaturale. Questa è la parte difficile. "Non fatto con le mani". "Nessuno più pieno sulla terra può diventare bianco come questo." Sole, c'è una luce sopra di te. Fino a quando non arriveremo a queste concezioni ed esazioni vivremo una vita molto povera. Sono stanco delle case fatte a mano. Ho visto di tutto. Sì, sono stanco del lavoro di questo follatore. Diventa squallido e povero ai miei occhi. E mi stanco della natura. Non c'è monotonia come la monotonia del sole. (J. Parker, D.D.)

2 2CORINZI CAPITOLO 5

2Corinzi 5:2-3

"Poiché in questo gemiamo, desiderando ardentemente di essere rivestiti".

L'inquietudine di un cristiano nel corpo mortale e il desiderio della felicità celeste:-

(I.) Dobbiamo considerare i gemiti di un cristiano mentre è nel corpo sotto l'attuale disagio. "In questo gemiamo". E "mentre siamo in questo tabernacolo, gemiamo, essendo oppressi". 1. Come ciò che il corpo è la sede e il soggetto più immediato. Di questo tipo possiamo considerare i seguenti esempi

(1) La debolezza e il disordine della natura corporea

(2) Stanchezza del lavoro. La vita cristiana è uno stato di guerra oltre che di servizio

(3) Le afflizioni e le sofferenze della vita

(4) La dissoluzione della struttura corporea. C'è un amore naturale nell'anima per il corpo che nasce dalla stretta unione e dalla lunga intimità insieme

(2.) Ciò che il corpo può ulteriormente causare all'anima; e in diversi modi occasioni di disagio

(1) È un grande ostacolo alle nostre conquiste spirituali e a tutti i nostri miglioramenti nella conoscenza e nella grazia. Quante volte le necessità e i piaceri della vita corporea ostacolano un saggio miglioramento delle opportunità? Siamo inclini a indulgere nell'accidia e a rimpiangere le necessarie pene di un miglioramento superiore

(2) È una grande occasione di peccato, così come di imperfezione. La depravazione della natura sembra intrecciata con la costituzione corporea, e dalle leggi dell'unione tra il corpo e l'anima, l'uno è molto influenzato dall'altro Romani 6:13. Il mondo sensibile che ci circonda colpisce potentemente la nostra natura sensibile e si rivela una trappola pericolosa. Dà un grande vantaggio alle tentazioni del diavolo

(3) Li espone a molti problemi. Quante calamità ci capitano per caso o per violenza, per mano della Provvidenza o per il nostro stesso errore!

(4) La necessaria distanza e assenza dal Signore

(II.) Devo considerare i desideri di un cristiano per la felicità celeste. Lui desidera ardentemente essere rivestito della sua casa che viene dal cielo. C'è il peso dei loro fardelli attuali. Non solo gemono, ma desiderano, e i gemiti generano desideri. La natura oppressa desidera riposare. Inoltre, c'è l'eccellenza dello stato celeste, o l'oggetto dei loro desideri. Nel versetto 4 egli parla dell'essere rivestiti o coperti dappertutto da esso, e della mortalità che viene inghiottita dalla vita. Anche la parte mortale, o ciò che prima era mortale di noi, diventerà immortale. Lui rappresenta lo stato futuro con una presenza con Cristo. "Presenti con il Signore". Il particolare temperamento della mente di un cristiano nei suoi confronti

(1.) Lui lo descrive con la loro fede nella beatitudine celeste. Questo egli esprime nel versetto 1 mediante la conoscenza

(2.) C'è la loro preparazione per questo. Questo abbiamo nel versetto 5: "Ora Lui che ci ha fatti per la stessa cosa è Dio, che ci ha anche dato la caparra del Suo Spirito".

(3.) Il loro coraggio, o forza d'animo. Questo è menzionato nel versetto 6: "Perciò siamo fiduciosi, sapendo che, mentre siamo a casa nel corpo, siamo assenti dal Signore". Nella versetto 8. "Siamo fiduciosi, dico". Abbiamo abbastanza coraggio per sostenere le nostre menti nelle prospettive e nei conflitti con la morte; osiamo morire piuttosto che non stare con il Signore

(4.) Compiacimento o disponibilità (versetto 8)

(5.) I loro sforzi costanti. Questo lo troviamo nel versetto 9: "Perciò ci adoperiamo, affinché, presenti o assenti, possiamo essere accettati da Lui". Il suo favore è la nostra felicità che viviamo e moriamo, in questo mondo e nell'altro. Osserverò solo che la parola implica anche ambizione; ed è come se avesse detto: "Questo è il più alto onore di cui siamo ambiziosi, e quello che proponiamo come premio appropriato".

(III.) Concluderò questo argomento con due o tre osservazioni pratiche

(1.) Possiamo imparare da qui la natura dello stato attuale. Essa è composta, secondo questo racconto, di gemiti e di desideri. L'uno è il frutto della natura decaduta, l'altro della natura rinnovata. L'uno è l'effetto della maledizione, l'altro della grazia divina

(2.) La differenza tra i cristiani sinceri e gli altri uomini. Esse gemono sotto i loro attuali fardelli, e a volte hanno una parte maggiore degli altri uomini, ma poi hanno anche i loro desideri. Ma ora gli uomini malvagi hanno gemiti senza desideri; Non hanno desideri dello stato celeste

(3.) Dovremmo prestare attenzione al nostro interesse per la gloria celeste

(4.) La felicità dei santi defunti. Hanno la piena soddisfazione dei loro desideri più alti e la perfezione della loro felicità e gioia. (W. Harris, D.D.)

Il desiderio di immortalità:-

(I.) Le ragioni di questo gemito sono

1.) Le pressioni e le miserie della vita presente (versetto 4). Siamo gravati

(1) Con il peccato. Per una coscienza che si risveglia questo è uno dei più grandi fardelli che si possano sentire Romani 7:24. Non sono i nudi guai del mondo che fanno gemere i santi, ma la corruzione interiore, che può essere scacciata, ma non viene scacciata. Un cuore misericordioso vede che questo è il male più grande, e quindi vorrebbe sbarazzarsene

(2) Con le miserie Romani 8:20, 21. È un mondo che geme, e i figli di Dio hanno una parte nel concerto Genesi 47:7. Ci sono molte cose per svezzare un cristiano dalla vita presente. (a) Molteplici tentazioni da Satana 1Pietro 5:8, 9. b) Persecuzioni dal mondo

(3) Acute afflizioni da parte di Dio Stesso. Dio è geloso dei nostri cuori. Lui è disposto ad inasprire la nostra parte mondana, affinché possiamo pensare a un trasferimento in un luogo e in uno stato migliore. Dormiremmo qui se a volte non incontrassimo spine nel nostro letto

(2.) Il nostro aver assaggiato cose migliori Romani 8:23. Le primizie ci mostrano quale sarà la mietitura e il sapore ciò che proverà la festa

(1) Abbiamo solo un barlume di Cristo come Lui si mostra attraverso la grata, ma lì Lo vedremo con la faccia aperta

(2) La nostra santità non è perfetta, e quindi desideriamo di più. La nuova natura è seme 1Giovanni 1:9; 1Pietro 1:2. Come un seme lavorerà attraverso le zolle secche, affinché possa crescere nella sua condizione perfetta, così questo seme di Dio lavora verso la sua perfezione finale

(3) Le nostre comodità non sono perfette. Le gioie dello Spirito sono cose ineffabili; ma alla Sua destra c'è pienezza, piaceri per sempre Salmi 16:11. A questi l'anima anela

(3.) L'eccellenza di questa tenuta. È una grande ingratitudine e follia che, quando Cristo ci ha procurato uno stato di beatitudine a un prezzo molto caro, non lo apprezziamo più

(4.) Le tre grazie teologali

(1) Fede. Coloro che credono che ci sia un altro tipo di vita infinitamente più desiderabile di questo troveranno i loro affetti spinti verso di essa, poiché la sana persuasione si manifesta in affetti rispondenti Ebrei 11:13; 2Pietro 3:12

(2) L'amore. Coloro che amano Cristo desidereranno ardentemente stare con Lui Filippesi 1:23 ; Confronta Colossesi 3:1

(3) Speranza. Ciò che speri sarà tutto il tuo desiderio Filippesi 1:20

(5.) Lo Spirito Santo suscita in noi questi gemiti in parte rivelando l'oggetto in un modo così vivo che non può essere visto altrimenti Efesini 1:17, 18; 1Corinzi 2:8, in parte per le Sue influenze segrete, come Lui suscita santi ardori nella preghiera #Romani 8:25, 26

(6.) Tutte le ordinanze del Vangelo servono a risvegliarli. La Parola è il testamento di Dio, in cui ci vengono lasciate in eredità eredità così ricche che ogni volta che la leggiamo, o la ascoltiamo, o meditiamo su di essa, possiamo fare un passo più in alto, e avanzare più vicino al cielo 1Pietro 5:4; Salmi 119:96. Così, per quanto riguarda la preghiera, non è altro che per suscitare quei desideri celesti. Nella Cena del Signore desideriamo ardentemente il vino nuovo nel regno di nostro Padre, per mettere un gusto celeste nei nostri cuori

(7.) Questi desideri sono necessari a causa del loro effetto. Che cosa rende il cristiano così laborioso, così paziente, così abnegato, così vigilante? Solo perché egli respira il cielo con tanta serietà. 8. Lo stato del mondo attuale fa sì che i santi desiderino ardentemente il cielo. Perché questo mondo è vessatorio, i suoi piaceri sono solo sogni, e le sue miserie sono reali, molte e dolorose

(II.) Obiezioni soddisfatte

(1.) Ma come possono i cristiani gemere per il loro stato celeste, dal momento che non c'è passaggio ad esso se non attraverso la morte, ed è innaturale desiderare la propria morte?

(1) Non desiderano semplicemente la morte per se stessa, che di per sé è un male, ma come mezzo per godere di queste cose migliori Filippesi 1:23

(2) La morte è addolcita per loro. Con la morte di Cristo è reso loro amico, un passaggio a una vita senza fine 1Corinzi 3:22; Romani 8:38

(2.) Ma tutti i cristiani sinceri devono gemere e desiderare così? Molti gemono al solo pensiero della morte

(1) Qualcosa di questo deve esserci in tutti coloro che credono; Tutti gemono in questo tabernacolo e desiderano essere dissolti. Come puoi lavorare per ciò che non desideri ardentemente e che non gemi?

(2) Molto di ciò che è qui espresso può appartenere a un grado eroico di grazia non concesso a tutti i cristiani. Eppure, dobbiamo ancora crescere in questo stato d'animo. Ecco i punti a cui mirare. (T. Manton, D.D.)

4 2CORINZI CAPITOLO 5

2Corinzi 5:4

Poiché noi che siamo in questo tabernacolo gemiamo, essendo oppressi

I due tabernacoli:-La vita e l'immortalità sono state portate alla luce attraverso il vangelo. Una debole e svolazzante ipotesi era tutto ciò che gli uomini senza aiuto potevano mai raggiungere riguardo alla vita nell'aldilà. Una giara può essere caricata con fuoco elettrico e capace, in determinate circostanze, di emettere luce e calore; eppure, se rimane isolata, tutto è buio e silenzioso. C'è così nello spirito umano una suscettibilità e una capacità che rimangono sopite finché l'uomo è lasciato a se stesso, ma che salta alla vita non appena la Parola di Dio è puntata al cuore. Esaminiamo il testo parola per parola

(I.) Il Tabernacolo è una fragile dimora temporanea. Ma, visto che il corpo è reso così perfetto, perché è reso così debole? 1. Un bambino in un sentiero oscuro e pericoloso non osa muoversi da parte di suo padre, mentre un giovane robusto può scegliere la propria strada. Il nostro Padre nei cieli sa che è difficile tenere i Suoi figli vicini a Sé per come stanno le cose, e sarebbe stato ancora più difficile se al figlio fosse stato affidato un potere maggiore

(2.) Quando lo spirito di un caro bambino è stato raggiunto attraverso Cristo, la fragilità di chi confida rende la fiducia più dolce. La sua forza si perfeziona nella nostra debolezza

(3.) Se sappiamo che la dimora è pronta, lo scuotimento del tabernacolo temporaneo contribuirà a ricordarci di un altro riposo e ad accendere il nostro desiderio di un ingresso abbondante nella sua beatitudine

(II.) Questo tabernacolo. Il nostro corpo non è la nostra unica dimora, e il disegno dello Spirito qui è di preservarci dal dedicare tutta la nostra considerazione a questo tabernacolo, mentre un altro è più degno

(III.) Gravato

(1.) Ci possono essere alcuni che per un certo tempo potrebbero a malapena riconoscere questa come una descrizione della loro condizione. I giovani, sani e prosperi: per un certo tempo i loro cuori sono leggeri come le loro membra; Viaggiano lungo la vita come se stessero inseguendo le farfalle in un prato fiorito. In una certa misura questo è il gentile appuntamento del Creatore. Le preoccupazioni dell'età poste sul cuore di un bambino schiaccerebbero il suo spirito e lo renderebbero incapace di adempiere il suo compito quando dovesse raggiungere la maggiore età. Ma anche nell'infanzia alcuni pesi cominciano a premere, e, quando la giovinezza è passata, le preoccupazioni della casa e dei figli, degli affari e della compagnia, delle amicizie e delle inimicizie, aumentano e si moltiplicano fino a quando le travi del tabernacolo scricchiolano prematuramente sotto il peso accumulato

(2.) Questi fardelli possono essere inventariati tra le "tutte le cose" che cooperano al bene. I dolori della terra aumenteranno le gioie del cielo; le rocce aspre e la sabbia rovente del deserto renderanno le strade dorate della Nuova Gerusalemme più lisce sotto i piedi del pellegrino

(IV.) Gemiamo. Un gemito è lo sfogo della natura per il dolore, e indica anche un desiderio di sollievo. Questo desiderio non costituisce di per sé un segno di grazia. Appartiene alla natura. Gli scontenti fanno molti cambiamenti per sfuggire alla sofferenza, ma la sofferenza li segue in ogni sfera. Alcuni sono stanchi di questo mondo e non sono affatto pronti per il prossimo

(V.) Non che saremmo stati svestiti. Questo significa spogliarsi di questo tabernacolo. Anche Paolo, dopo aver raggiunto la fede trionfante e la beata speranza, rifugge dalla dissoluzione del corpo. Imparo qui che l'amore positivo di chiudere con il Re dei Terrori non è un segno necessario del popolo redento di Cristo. Amo questa vita calda. Mi sottraggo alla morte. E in questo penso di non peccare. Dio non è dispiaciuto di me perché amo ciò che Lui ha concesso. Se, per fede in Suo Figlio, e attraverso il ministero del Suo Spirito, Lui mi rende disposto a rinunciarvi quando Lui lo ricorda, basta: "Il tuo popolo sarà disposto nel giorno della Tua potenza". I cristiani amano la vita per molte ragioni

(1.) Come esseri senzienti, in comune con coloro che non conoscono Cristo, ma che vedono la luce del sole, e sentono l'aria balsamica, e calpestano il terreno fiorito. Lo amano in comune non solo con i loro simili, ma in comune con i bruci che muoiono, con il bestiame che bruca sui prati, e con gli uccelli che gorgheggiano sugli alberi, e con gli insetti che svolazzano al sole

(2.) Con un amore più profondo e intelligente rispetto alle altre creature

(1) Perché i doni che sono per loro natura dolci sono più dolci quando sono ricevuti dalla mano di un Padre. È un errore supporre che i mondani godano qui della loro parte, e che i cristiani rimandino la prospettiva del godimento fino a quando non varcano le porte della tomba. Coloro che sperano in Cristo per il mondo a venire godono del mondo che ora è migliore grazie a quella speranza

(2) Come campo di lavoro utile. Qui si può fare un lavoro che non può essere fatto oltre i confini della vita presente. (W. Arnot, D.D.)

I gemiti dei credenti sotto i loro fardelli:-

(I.) La prima cosa è darvi un resoconto dell'attuale alloggio del credente mentre si trova nel corpo. E ci sono queste due o tre cose che sottolineo al riguardo e che trovo nel testo e nel contesto

(1.) Poi, trovo che è chiamata casa nel primo versetto di questo capitolo. Ed è giustamente chiamato così, a causa della sua struttura e lavorazione rara e curiosa Salmi 139:14, 15

(2.) Osservo, riguardo all'attuale alloggio del credente, che, per quanto curiosa sia la sua struttura, tuttavia non è che una casa di terra. Ed è così, soprattutto sotto un triplice aspetto

(1) Per quanto riguarda il suo originale; è fatto di terra

(2) È una casa di argilla per quanto riguarda i mezzi che la sostengono; poiché il grano, il vino e l'olio con cui è mantenuto il corpo dell'uomo, sgorgano tutti dalla terra

(3) È una casa di terra rispetto al suo fine; Vi ritorna alla sua dissoluzione Genesi 3:19

(3.) Osservo, riguardo all'attuale alloggio del credente, che non è che nel migliore dei casi un tabernacolo. Le tende sono per soldati e pellegrini

(4.) Un'altra cosa che osservo riguardo all'alloggio del credente è che non è altro che una casa traballante. "La casa terrena di questo tabernacolo deve essere dissolta".

(II.) La seconda cosa proposta era di parlare dei fardelli del credente mentre si trovava in questo tabernacolo. Questa casa terrena giace sotto molte servitù, e il credente paga un caro affitto per i suoi alloggi. Per

1.) Il tabernacolo d'argilla stesso è molte volte un fardello molto pesante per lui. La pazza casetta del corpo è soggetta a innumerevoli dolori e cimurri, il che lo fa giacere come un peso morto sull'anima, per cui la sua vivacità e attività sono estremamente guastate

(2.) Non solo egli è gravato da un fardello di argilla, ma anche da un fardello di peccato, intendo la corruzione interiore, l'inimicizia, l'incredulità, l'ignoranza, l'orgoglio, l'ipocrisia e altre abominazioni del suo cuore

(3.) Lui è oppresso molte volte da un senso di colpa che ha contratto a causa della mancanza di tenerezza del suo cammino e del suo cammino

(4.) Lui a volte è tristemente gravato dalle tentazioni di Satana

(5.) A volte il credente è gravato dal peso della cattiva compagnia

(6.) A volte il credente è tristemente gravato, non solo dai propri peccati, ma dagli abbondanti peccati e abominazioni del giorno e del luogo in cui vive

(7.) Il credente è molte volte mentre si trova in questo tabernacolo gravato dalle preoccupazioni pubbliche di Cristo. Lui è una persona di uno spirito molto grato e pubblico. 8. Il povero credente ha molte volte il peso di grandi croci e afflizioni che gravano su di lui, e queste sia di natura corporea che spirituale

(III.) La terza cosa nel metodo era parlare del gemito del credente sotto il suo fardello. "Noi che siamo in questo tabernacolo gemiamo, essendo oppressi". Su questo punto suggerirò solo due o tre considerazioni

(1.) Considerate che il lavoro del cuore del credente sotto la pressione di questi fardelli si sfoga in modo vario. A volte si dice che è pesantemente 1Pietro 1:6. A volte si dice che sospira sotto i suoi fardelli, e che sospira fino a spezzarsi i lombi: "Il mio combattimento viene prima che io mangi", dice Giobbe. A volte i suoi fardelli lo fanno piangere. A volte grida al suo Dio Salmi 130:1

(2.) Per chiarire questo, sapreste che ci sono tre tipi di gemiti di cui leggiamo nella Scrittura

(1) Io dico che leggiamo dei gemiti della natura Romani 8:22

(2) Leggiamo dei gemiti della ragione, o delle creature ragionevoli sotto la loro afflizione Esodo 6:5

(3) Leggiamo di gemiti di grazia, o di gemiti spirituali Romani 8:26

(3.) Una terza osservazione che offro è questa, che questi gemiti dell'anima graziosa di cui si parla qui sembrano implicare

(1) Una grande quantità di dolore e tristezza di spirito a causa del peccato, e gli effetti malinconici di esso sul credente, mentre si trova in questo stato incarnato

(2) Implica un dispiacere, o insoddisfazione, nel credente per il suo attuale patrimonio gravato; Scopre che questo non è il suo luogo di riposo. E...

(3) Implica un ansimare dell'anima per uno stato migliore, anche il godimento immediato di Dio nella gloria. Versetto 1: Lui geme con un "sincero desiderio di essere rivestito della sua casa che viene dal cielo".

(IV.) Ma procedo alla quarta cosa del metodo, che era l'applicazione della dottrina. E il primo utilizzo deve essere dell'informazione

(1.) Quindi possiamo vedere l'enorme differenza tra cielo e terra. In una parola, qui non c'è altro che questione di gemiti per la maggior parte, ma là ogni motivo di gemito cessa per sempre

(2.) Vedi, quindi, una considerazione che può contribuire a placare le nostre tristezze e i nostri gemiti per la morte delle relazioni devote; Poiché mentre erano in questo tabernacolo gemono, oppressi, ma ora i loro gemiti si sono mutati in canti e il loro lutto in alleluia

(3.) Vedi, quindi, che non sono le persone più felici che hanno la vita più allegra del mondo

(4.) Vedi, quindi, che la morte non deve essere un terrore per il credente. Perché? Perché, togliendo questo tabernacolo, toglie tutti i suoi fardelli, e mette un punto finale a tutti i suoi gemiti. Il secondo uso della dottrina può essere quello di rimproverare due tipi di persone. Rimprovera coloro che sono a casa mentre sono in questo tabernacolo. Un terzo uso sarà il lamento e l'umiliazione. Deploriamo che il popolo del Signore abbia così tanto da lamentarsi in questo giorno e in questo tempo in cui viviamo

(1.) L'abbondanza di profanità e immoralità di ogni sorta che si trovano fra noi

(2.) La sterilità universale che si trova tra noi in questo giorno è materia di gemiti per il popolo del Signore

(3.) Le deplorevoli divisioni che ci sono nel nostro Ruben provocano grandi pensieri di cuore e di tristezza al popolo del Signore in questo giorno

(4.) Le innumerevoli defezioni e sviamenti dei nostri giorni sono un grande fardello per il popolo del Signore e fanno gemere i loro cuori dentro di loro. (R. Erskine, D.D.)

Il dilemma dell'uomo:-

(I.) L'uomo rifugge dalla morte

(1.) L'uomo lo dimostra in molti modi

(1) Dal pensoso rammarico con cui guarda i suoi precursori, e dall'impazienza con cui a volte cerca di escludere la prospettiva di ciò

(2) Con il lamentoso timore reverenziale con cui contempla la sua preda

(3) Con l'inalterato dolore con cui ne piange le conseguenze. Ogni oggetto che egli vede, che in precedenza era affezionato a piacevoli compagnie, porta solo dolore dopo che la morte vi ha inciso il suo nome. Se l'esperienza ci mostra eccezioni a questa regola generale, esse hanno qualche caratteristica speciale che le rende intelligibili. Possono verificarsi dove la vita è diventata gravosa o, più spesso, dove un grande fine deve essere raggiunto con il sacrificio di essa

(2.) Perché, allora, questo universale ritraggo dalla morte?

(1) Perché è innaturale. Non ci potrebbe mai essere una repulsione naturale per qualcosa che non sia di per sé innaturale per noi

(2) A causa delle profonde e misteriose simpatie che disturba

(3) Perché tutto, per la ragione senza aiuto, è oscuro al di là di esso

(II.) L'uomo è insoddisfatto della vita. E qui dobbiamo considerare la vita come una divisione in tre settori: animale, intellettuale e morale. La vera saggezza risiede nel giusto aggiustamento e armonia di questi tre diversi elementi. Più si avvicinano all'armonia, più aumenta questa insoddisfazione, perché mostra solo quanto resta ancora da raggiungere. L'uomo manifesta questa insoddisfazione per la vita in vari modi

(1.) Lui cerca di cambiare la sua posizione in esso

(2.) Lui lo mostra quando assiste al fallimento dei suoi propositi e piani

(3.) Anche se il successo lo accompagna, quel successo non riesce a soddisfare i suoi desideri. Il raggiungimento del successo in questo mondo induce quasi invariabilmente a una crescente ambizione; non fa che acuire l'appetito per una prosperità ancora maggiore. Proprio come la nostra vista si espande quanto più in alto saliamo il ripido pendio di una vasta montagna, così i nostri desideri si allargano man mano che avanziamo nella ricchezza

(4.) Se coltiva i suoi poteri, le sue capacità superano le risorse della vita. Più acute diventano le nostre percezioni, più chiaramente percepiamo l'inefficacia di queste risorse per alimentare le nostre capacità di estensione

(5.) A posteriori, per quanto esteso, gli appare come un sogno inconsistente

(III.) L'uomo anela alla perfezione del suo essere. Alcuni hanno professato di credere che alla morte si sprofonda nell'annientamento. Ma nessun uomo ha mai veramente desiderato essere nulla, e hanno finto di volerlo solo coloro che si sono sentiti buoni a nulla. No! È un istinto della nostra natura guardare avanti all'immortalità. I giusti saranno saziati, perché si risveglieranno a somiglianza del loro Dio. (A. Mursell.)

Non svestiti, ma vestiti:-La dottrina di questo testo è che non desideriamo essere spiriti disincarnati d'ora in poi, ma avere un altro corpo superiore sovraindotto su questo. Penso che la frase indichi il desiderio di un processo di sviluppo graduale. Il corpo, in questo passo, è prima paragonato a un tabernacolo, cioè a una tenda, e poi a un edificio. Forse gli balenò nella mente l'idea del tabernacolo ebraico, o tenda della chiesa, che portarono con sé attraverso il deserto, una specie di chiesa itinerante dove tenevano il loro culto sacrificale ogni giorno, che era fatto in modo da poter essere fatto a pezzi e rimontato. Il corpo attuale è così; il corpo a venire è come il tempio di Salomone sul monte Moria, costruito di marmo solido, immobile, incorruttibile: una bellezza e una meraviglia del mondo. Senza dubbio il corpo corruttibile appesantisce l'anima. Da un punto di vista non c'è corrispondenza tra loro; Sono nemici mortali. Ecco una povera anima che lotta per ottenere un po' di verità, un po' di bellezza, un po' d'amore, un po' di bontà, ed è imprigionata in un corpo che non glielo permette. L'organizzazione corporea è noiosa e pesante, è poco vivace, è grossolana e non raffinata; tende all'irritabilità e alla caparbietà, invece che alla dolcezza e alla bellezza. L'anima aspira, il corpo la trascina verso il basso. In tutti gli uomini c'è una certa depravazione ereditaria. Tuttavia il corpo è, con tutti i suoi difetti, l'abito dell'anima. Tutti gli indumenti, in qualche modo, cominciano a corrispondere con chi li indossa e ad esprimere un po' i suoi gusti e le sue idee. Vediamo la mente di un uomo un po' nel suo vestito. Il corpo ha una sorta di corrispondenza con la mente. L'abbigliamento di un turco corrisponde al suo carattere dignitoso, ai suoi modi tranquilli, alla sua lentezza e solennità. Così il corpo umano ha una sorta di analogia con l'anima che indossa. Guardi un volto, senti una voce, vedi i gesti e ti viene fatta un'impressione di carattere. Questa impressione è spesso il mezzo migliore e più affidabile per conoscere il carattere di un uomo. È spontaneo. Alcune persone sostengono che questo corpo fosse tutto cattivo, e dicono che in cielo non ne avremo nessuno, ma che fluttueranno nell'universo, puri spiriti disincarnati. Paolo non dice questo; Il corpo deve rimanere, ma la parte mortale di esso deve essere inghiottita dalla vita. Il corpo, nella sua forma più bassa, è un mistero di meraviglia; Il corpo umano è la cosa più meravigliosa e bella sulla terra. È una veste fangosa di putrefazione, ma è anche un velo trasparente attraverso il quale l'anima risplende. Guardalo nelle sue forme ideali nelle statue della Grecia; quale grandezza e dignità nell'Apollo del Vaticano; quale grazia traboccante nell'Amazzonia del Campidoglio, o nella Flora di Napoli! Ora queste forme ci danno indizi di una bellezza più idealizzata e più alta. Il pensiero espresso dall'apostolo - «che non vogliamo essere spogliati, ma rivestiti» - è molto importante. È un'idea essenzialmente cristiana; distingue la visione cristiana della morale da quella naturale. "Non svestito, ma vestito": vediamo cosa significa. La visione cristiana di tutta la crescita e il progresso è per addizione, non per sottrazione; accumulando, non tirando giù; con mezzi positivi, non negativi; per attrazione, non per repulsione; con l'amore del bene, non con la paura del male; con il potere dell'amore, non con il potere della legge. Cristo non è venuto per distruggere, ma per dare compimento. La maggior parte delle riforme e delle invenzioni derivano dal miglioramento di ciò che abbiamo. Il primo contadino probabilmente smosse il terreno con un bastone affilato. Dopo un po' arrivò un uomo che vi legò un altro e così fece l'aratro originale. A poco a poco un pezzo di ferro fu sostituito a uno dei bastoni, e questo è essenzialmente l'aratro di oggi. La lana del dorso di una pecora veniva attorcigliata con le dita, poi con una conocchia, poi con un filatoio; Alla fine la stessa cosa viene fatta dalla filatrice Jenny e dalla filatura dei muli a vapore. I puritani e i quaccheri cercarono di spogliare la religione di tutti i suoi riti e cerimonie. Si tolsero le vesti regali di architettura, pittura, statuaria, musica e la lasciarono nuda. E' stato un errore. Avrebbero dovuto scambiare l'abito terreno con uno più alto e più celeste. Questo è il principio cristiano, e si applica in mille modi. Ecco un ragazzo che ha fatto del male. Lui è un colpevole; ha rubato o ha commesso qualche altro reato. La legge lo arresta e lo mette in prigione. La legge deve fare questo, perché il compito della legge è quello di prevenire i reati, di impedire che continuino e peggiorino. Ma la legge non può curare il criminale; può solo fermarlo nel suo corso malvagio. Devi mostrare al ragazzo qualcosa di buono; devi attirarlo verso una vita migliore; Devi dargli l'opportunità di qualcosa di meglio. Law si toglie per un po' la veste del peccato; Il cristianesimo deve rivestirlo di una casa che viene dal cielo. Qualsiasi casa è meglio di niente. Se non riesci a trovare una casa, prendi una cabina. Mentalmente, non vogliamo essere svestiti, ma vestiti. Il progresso mentale non consiste nel perdere le vecchie conoscenze, ma nell'aggiungervi di nuove. Il principio del conservatorismo è solido. Mantenete la vostra fede attuale finché non riuscirete a ottenerne una migliore. L'uomo che crede in qualcosa può andare avanti e credere di più. Dio ci fornisce un corredo mentale di credenze comuni e universali per cominciare. Non dobbiamo spogliarci di loro, né in questo mondo né nell'altro, ma rivestirci di più. Guardate la natura in questa ricca stagione primaverile, quando la voce di Dio dice: "Sia la vita". Guarda come la natura inghiotte il vecchio nel nuovo; vedere come assorbe la vecchia vegetazione nell'erba che arriva; come la terra, nuda e morta, si riveste di nuove e meravigliose forme di crescita. Gli affetti sono un vestito e una casa per il cuore. Il metodo di Dio è quello di darci affetti sempre migliori e più elevati, e di fare dell'inferiore un gradino verso l'alto. "Chi non ama il suo fratello che vede, come amerà Dio che non vede?" Tutto l'amore umano conduce all'amore divino. Tutto ciò che tira fuori l'uomo da se stesso gli fa bene. Gran parte dell'affetto terreno è, senza dubbio, povero, debole, indegno. È l'adorazione degli idoli; è un affetto cieco e sciocco; È anche debole e mutevole. Ma, così com'è, è sempre meglio di niente. Non distruggerlo; soddisfarla. Ogni amore, in quanto amore, è buono; Ed è bene in questo modo, che ci porta fuori da noi stessi, rendendoci per il momento altruisti, e anche che ci rende per il momento veramente puri. Chi ama si emancipa dai dubbi, dalle esitazioni, dai terrori. Ognuno ha bisogno di poter stare con chi, a volte, può parlare di qualsiasi cosa scelga, senza alcun dubbio, ansia o esitazione. Poi è a casa. Quella è la casa, la casa del cuore. Queste potrebbero, in verità, essere solo tende in cui vivere fino a quando non raggiungeremo la Terra Promessa; ma sappiamo che, quando questi vengono colpiti e piegati, abbiamo un edificio di Dio che ci attende oltre il velo del tempo. Dio, che ci fornisce la tenda qui, provvederà la casa là. Lui, che ci dona in questa vita le meraviglie e le bellezze della natura, le lezioni della verità, le opportunità di azione e di sforzo, l'aiuto dell'amicizia, il fascino dell'amore, la nobiltà della vita e il pathos della morte, ci fornirà cose migliori al di là "che occhio non ha visto, né orecchio ha udito". Perciò, o cuore umano! Abbiate fiducia e guardate avanti, e non dubitate né abbiate paura, ma andate dalla verità alla verità, dall'amore all'amore più alto. Non vogliamo essere spogliati degli affetti e degli interessi di questo mondo, ma rivestiti di ciò che è superiore. Questa vita non è la fine, ma l'inizio. (Giacomo Freeman Clarke.)

5 2CORINZI CAPITOLO 5

2Corinzi 5:5

Ora Lui che ci ha fatti per questo è Dio.-

Il paziente Divino Operaio e il Suo proposito:-Queste parole penetrano profondamente nei segreti di Dio. Per Paolo tutto è l'opera divina. La vita non è per lui un semplice vortice cieco di forze accidentali, ma la lenta azione del grande Operaio. E crede che la chiara percezione del proposito divino sarà un incantesimo contro ogni dolore, dubbio, sconforto o paura

(I.) Lo scopo di Dio in tutta la Sua opera

(1.) Che cos'è quella "stessa cosa"? L'apostolo ha parlato dell'istintiva riluttanza che anche gli uomini buoni provano alla prospettiva di 'spogliarsi della casa terrena di questo tabernacolo'. Lui distingue tra tre diverse condizioni in cui lo spirito umano può trovarsi: dimorare nel corpo terreno, spogliato di quello e "rivestito della casa che viene dal cielo"; e questo ultimo e più alto stato è proprio la cosa per cui Dio ci ha creati-i.e., lo scopo più alto dell'amore divino in tutti i suoi rapporti con noi non è semplicemente una vita spirituale benedetta, ma il completamento della nostra umanità in uno spirito perfetto che dimora in un corpo glorificato

(2.) Quel corpo glorificato è descritto nel nostro contesto

(II.) Il lento processo dell'Operaio Divino

(1.) L'apostolo impiega un termine che trasmette l'idea di un lavoro continuo e faticoso, come se si opponesse alla resistenza. Come uno scultore con un pezzo di marmo duro, o un metallurgista con un minerale grezzo, così l'amorevole, paziente, Divino Artefice lavora a lungo e seriamente con materiale un po' ostinato, con molteplici tocchi, un po' qua e un po' là, e non si scoraggia quando Lui incontra una vena nera nel marmo bianco, né quando la dura pietra gira il bordo dei Suoi scalpelli. Impara, allora

(1) Che Dio non può renderti adatto al cielo tutto in un salto, o con un semplice atto di volontà. Lui può fare un mondo così, non un santo. Lui non può dire, ed Lui non dice: "Sia la santità", ed essa viene. Non così Dio può rendere l'uomo degno dell'"eredità dei santi nella luce". E ci vogliono tutte le Sue energie, per tutta la vita, per preparare Suo figlio a ciò che Lui vuole fare di lui

(2) Che Dio non può dare a un uomo quel corpo glorificato di cui ho parlato a meno che lo spirito dell'uomo non sia simile a Cristo. Per le necessità del caso è confinato ai purificati, perché corrisponde al loro essere spirituale interiore. È solo uno spirito perfetto che può dimorare in un corpo perfetto. Alcuni risorgeranno alla gloria e all'immortalità, altri alla vergogna e al disprezzo eterno. Se vogliamo stare alla fine con il corpo della nostra umiliazione trasformato in un corpo di gloria, dobbiamo cominciare con l'essere cambiati nello spirito della nostra mente

(2.) Considerate i tre processi che, nell'opera divina, terminano in questa grande contesa

(1) Dio ci ha creati per questo nell'atto stesso di fare di noi ciò che siamo. La natura umana è un enigma insolubile se questo mondo è il suo unico campo. In mezzo a tutto il misterioso spreco della creazione, non c'è dispendio di poteri più dissoluto di quello che si comporta per dare all'uomo tali facoltà e capacità, se questo è l'unico campo in cui devono essere esercitate. Tutte le altre creature si adattano alle loro circostanze; Niente in loro è più grande del loro ambiente. Trovano nella vita un campo per ogni potere. Ma abbiamo un'infinità di facoltà che giacciono semidormienti in ognuno di noi e che non trovano alcun lavoro in questo mondo attuale. "A che ci serve se non c'è altro che questo povero regalo? Dio, o chi ci ha creati, ha commesso un errore; E, abbastanza stranamente, se non siamo stati creati, ma evoluti, l'evoluzione ha prodotto facoltà che non hanno alcuna corrispondenza con le cose che le circondano. La vita, e l'uomo, sono un enigma insolubile, tranne che per l'ipotesi che si tratti di un vivaio, e che le piantine saranno un giorno spuntate e piantate dove sono destinate a crescere

(2) Un altro campo dell'operazione divina a questo fine è in ciò che chiamiamo approssimativamente "provvidenze". Qual è il significato di tutta questa disciplina attraverso la quale siamo passati se non c'è nulla per cui essere disciplinati? A che serve un apprendistato se non c'è una vita da operaio che lo segue, dove i poteri che sono stati lentamente acquisiti saranno nobilmente esercitati su campi più vasti? La vita è un enigma insolubile, a meno che il suo scopo non si trovi laggiù, e a meno che tutto questo paziente addestramento dei nostri dolori e delle nostre gioie non sia ugualmente destinato ad addestrarci alla vita perfetta di un'anima perfetta, che muove un corpo perfetto in un universo perfetto. E chi può pensare alla vita come a qualcosa di infelice se non sa che tutto ciò che inizia qui corre verso l'alto nella stanza di sopra, e lì trova la sua spiegazione e il suo completamento?

(3) Quindi, in tutta l'opera e il mistero della nostra redenzione, questo è l'obiettivo che Dio ha in vista. Non valeva la pena che Cristo venisse a morire se non ne derivava altro che l'imperfetta ricezione delle Sue benedizioni e dei Suoi doni che la più nobile vita cristiana in questo mondo presenta. Il significato e lo scopo della Croce, il significato e lo scopo di tutti i pazienti rapporti del Suo Spirito che sussurra, è che noi saremo come il nostro Divino Signore prima in spirito, e poi nel corpo

(3.) E tutto ciò che riguarda le esperienze di un vero spirito cristiano è carico di una profezia di immortalità. Gli stessi desideri che lo Spirito buono di Dio opera in un'anima credente sono essi stessi conferme della loro stessa realizzazione

(III.) La certezza e la fiducia

(1.) "Lui che ci ha fatti per la stessa cosa è Dio". Allora possiamo essere certi che, per quanto riguarda Lui, l'opera non sarà sospesa né vana. Questo operaio ha risorse infinite, uno scopo immutabile e un'infinita longanimità. Nelle cave d'Egitto troverete pietre gigantesche, semilavorate, e destinate ad essere trasportate in qualche grande tempio. Ma giacciono lì, l'opera incompleta, e non sono mai stati portati al loro posto. Non ci sono pietre semilevigate nelle cave di Dio. Sono tutti finiti dove giacciono, e poi portati attraverso il mare, come quelli di Hiram dal Libano, fino al tempio sulla collina

(2.) Ma è una certezza che puoi contrastare. È un'operazione che puoi controlavorare. Oh! non lasciate che tutta l'opera di Dio su di voi vada a vuoto, ma arrendetevi ad essa. Rallegratevi nella fiducia che Lui sta plasmando il vostro carattere, accogliete con gioia le provvidenze, per quanto dolorose possano essere, con le quali Lui vi prepara per il cielo. (A. Maclaren, D.D.)

Preparazione per il cielo l'opera di Dio:-Ci sono cinque passi in ordinata successione per mezzo dei quali siamo forgiati, resi idonei, per il regno di Dio

(I.) La prima di queste è la chiamata divina, per la quale siamo eccitati e spinti a cercare la salvezza

(II.) Il secondo passo nella preparazione dell'anima per il cielo è l'illuminazione divina

(III.) L'illuminazione spirituale dell'uomo interiore è seguita dal pentimento

(IV.) E questo ci conduce al quarto passo nel processo della religione, vale a dire, la fede in Cristo

(V.) Il passo finale nel metodo di salvezza è la santificazione dell'anima. (J. A. Sartorius.)

Preparazione per il cielo:-

(I.) Il lavoro di preparazione

(1.) È quasi universalmente riconosciuto che una certa preparazione è essenziale. Ogni volta che viene annunciata la morte, sentirete i peggiori istruiti dire: "Spero, pover'uomo! Era preparato".

(1) Gli uomini hanno bisogno che si faccia qualcosa per loro. (a) Dio dichiara che siamo nemici di Lui. Abbiamo bisogno, quindi, che qualche ambasciatore venga da noi con condizioni di pace e ci riconcili con Dio. (b) Anche noi siamo debitori verso il nostro Creatore, debitori verso la Sua legge. Qualche mediatore, quindi, deve venire a pagare il debito per noi, perché non possiamo pagarlo, né possiamo esserne esentati. (c) Oltre a ciò, siamo tutti criminali, già condannati; nel timore dell'esecuzione, a meno che qualcuno non si metta tra noi e la punizione. Dite, dunque, è stato fatto questo per voi? Molti di voi possono rispondere: "Benedetto sia Dio, io sono stato riconciliato con lui per mezzo della morte di suo Figlio; i miei debiti verso Dio sono stati pagati; Ho guardato a Cristo, il mio Sostituto, e non sono più condannato" Romani 8:1. Venite, rallegriamoci di questo, che Lui ci ha fatti per questa stessa cosa

(2) Qualcosa deve essere fatto in noi. (a) Siamo tutti morti nei falli e nei peccati. I morti siederanno forse ai banchetti dell'eterno Dio? Solo i figli viventi possono ereditare le promesse del Dio vivente, perché Lui non è il Dio dei morti, ma dei viventi. (b) Per natura siamo tutti mondani. Noi "pensiamo alle cose terrene"; Le massime del mondo ci governano, le sue paure ci allarmano, le sue speranze e ambizioni ci eccitano. Ma non possiamo andare in cielo come uomini del mondo, perché non ci sarebbe nulla che ci gratificasse. Le gioie e le glorie del cielo sono tutte spirituali. (c) Siamo empi per natura; ma in cielo sono "senza colpa davanti al trono di Dio". Nessun peccato è tollerato lì. Quale cambiamento, dunque, deve avvenire nell'uomo carnale per renderlo santo! Che cosa può lavarlo di bianco se non il sangue di Cristo? Che un grande cambiamento debba essere operato in noi, anche gli uomini empi lo confesseranno, poiché l'idea scritturale del cielo non è mai stata gradita agli uomini non convertiti. Quando Maometto incantava il mondo facendogli credere di essere il profeta di Dio, il cielo che immaginava era un cielo di sensualismo sfrenato. Se un uomo malvagio entrasse in cielo, vi sarebbe infelice. Non c'è paradiso per chi non sia stato preparato ad esso da un'opera di grazia nella sua anima

(2.) Se abbiamo una tale preparazione, dobbiamo averla da questa parte della nostra morte. Come l'albero cade, così deve giacere. Mentre la natura è morbida, è suscettibile di impressione, imprimete su di essa il sigillo che potete; una volta lasciata crescere fredda e dura, non puoi più farlo; È la prova contro qualsiasi cambiamento. Non abbiamo alcun indizio nella Parola di Dio che qualsiasi anima che muore nell'incredulità sarà poi convertita. "Chi è santo, sia ancora santo; chi è impuro, sia ancora impuro". Inoltre, dovremmo saperlo, perché è possibile per un uomo sapere se è completamente preparato. Gesù Cristo non ci ha lasciati in un caso così dubbio da dover sempre chiederci: "Sono Suo, o non lo sono?" Lui ci dice che "chi crederà e sarà battezzato sarà salvato". Se avremo obbedito a questi comandamenti saremo salvati, perché il nostro Dio osserva la Sua parola. Non abbiamo bisogno di nutrire domande infinite

(3.) Ahimè! Quanti rimandano ogni pensiero di essere pronti a morire! Sono preparati a quasi tutto, tranne all'unica cosa necessaria. "Preparati a incontrare il tuo Dio".

(II.) L'Autore di questa preparazione alla morte. Chi ha reso Adamo adatto al Paradiso se non Dio? E chi deve renderci adatti per il migliore Paradiso lassù se non Dio? Che non possiamo farlo da soli è evidente. Siamo morti nei falli e nei peccati. Possono i morti ripartire dalla tomba di loro spontanea volontà? I morti risorgeranno sicuramente, ma perché Dio li risuscita. La conversione, che ci prepara per il cielo, è una nuova creazione. La creazione originale era l'opera di Dio, e anche la nuova creazione deve essere di Dio. Pensa a cos'è l'idoneità per il cielo! Per essere adatto al cielo, un uomo deve essere perfetto. Andate, voi che pensate di potervi preparare, siate perfetti per un giorno. Il lavoro dell'uomo non è mai perfetto. Solo Dio è perfetto, e solo Lui è il Perfezionatore

(III.) Il sigillo di questa preparazione. "La caparra dello Spirito". I maestri pagano spesso durante la settimana una parte del salario che sarà dovuto il sabato sera. Dio dà il Suo Spirito Santo, per così dire, per essere una parte della ricompensa che Lui intende dare al Suo popolo quando, come mercenari, avranno compiuto il loro dovere. Così Dio ci dà il Suo Spirito Santo perché sia nei nostri cuori come caparra del cielo. Hai ricevuto lo Spirito Santo? Rispondi: "Come posso saperlo?". Dovunque c'è lo Spirito Santo, Lui opera certe grazie nell'anima, come il pentimento, la pazienza, il perdono, il santo coraggio, la gioia, ecc. Questo dono, inoltre, sarà evidenziato in modo evidente da una fede viva in Cristo. (C. H. Spurgeon.)

La grande speranza e la sua sincerità:-

(I.) Che cos'è "questa stessa cosa" per la quale siamo "forgiati". Studiando il contesto, scopriamo che si tratta di un certo stato d'animo rispetto a molte cose. Dobbiamo tornare al CAPITOLO 4 per capirlo appieno. E penso che si debba ammettere che si tratta di un atteggiamento molto grande ed eroico. Colui che può prendere il linguaggio di un passo come questo, e adottarlo onestamente come descrizione dello stato e del sentimento della sua mente, è un vero re, e deve essere tra gli uomini più felici. Abbiamo intorno a noi qui e ora il mondo - che nega Dio e è anticristiano - che era intorno all'apostolo Paolo. Non è cambiato! Sembra che l'apostolo abbia vissuto in una casa dura, eppure una casa che, dopo anni di fatiche e di stenti, è diventata logora e fragile. Se fu una grande cosa per lui trionfare sulle sofferenze corporali e affrontare la morte, non dovrebbe essere una grande cosa per le persone afflitte e sofferenti fare lo stesso ora? E non è una grande cosa, in questi tempi, poter guardare a quell'"oltre" con fede e fiducia, gettare l'ancora del pensiero e della fede, come pure del desiderio e della speranza, in un'altra vita? Mentre l'ateismo diffonde l'oscurità nell'universo, mentre il materialismo trascina gli uomini nella polvere, mentre le filosofie spietate e le letterature irriverenti ci dicono che "non importa", in tempi come questi è una grande cosa stare sulla vecchia torre di guardia e guardare per fede chiaramente oltre il visibile nell'invisibile, dichiarando: "Sì, Lo vedo. So che se la casa terrena di questo tabernacolo," &c

(II.) È interamente il risultato di un processo divino. Non è uno sviluppo naturale. Se così fosse, l'apostolo avrebbe potuto dire: "Lui che ci creò quando siamo nati, perché questa stessa cosa è Dio"; oppure: "Lui che ci ha dato la vita e ci ha dato il potere di modellare e rinnovare la nostra natura fino a che ci eleviamo in tutta la bontà, è Dio". Ma le sue parole prendono un'altra linea. "Lui che ci ha fatto" - ci ha creati di nuovo in Cristo Gesù - "ci ha fatto", come il blocco di marmo è lavorato nella forma della bella figura. Così siamo "forgiati" da Dio. Il suo lavoro è meraviglioso. Lui deve aver compiuto una grande opera in Stefano prima che egli potesse alzarsi intrepidamente, con un volto d'angelo, in mezzo alla pioggia di pietre mortifere. Lui lavora sempre lungo le linee principali, in mezzo a un'infinita varietà di circostanze, ma sempre in vista della "stessa cosa", e quindi in una certa misura lungo la stessa strada per raggiungerla; e questa è la strada Romani 8:29, 30

(III.) Tutto questo ci è assicurato, non solo nella promessa divina, ma con "la caparra dello Spirito". Vale a dire, questa "stessa cosa" significa non solo la speranza che qualcosa di buono e di grande stia arrivando a poco a poco, ma che è in parte questione di esperienza ora. Ci sono tenute in questo mondo in cui si può entrare attraversando un fiume o attraversando una catena di colline. Allora sei nella tenuta, e se conosci il proprietario, e lui ti considera suo amico, hai una certa sensazione di sicurezza mentre viaggi attraverso la brughiera e il muschio, attraverso una foresta oscura e una macchia oscura; ma se stai andando alla villa, che è a venti o trenta miglia di distanza, forse, e molte avventure potrebbero capitarti lungo la strada. Eppure, se cammini bene, e cammini dritto, senza fermarti per ogni cane che abbaia, o riparandoti da ogni pioggia che cade, ma insistendo sempre... perché, allora, proprio verso il tramonto, forse, il cielo occidentale tutto oro, la dolce sera che respira pace sulla terra, vedrai le torri del castello dove stai andando. E il paesaggio comincerà ad ammorbidirsi e a risplendere; l'erba è più verde ora; gli alberi sono più selezionati; la strada, com'è liscia, in confronto ad alcune delle prime miglia che avete percorso! E poi si passa il grande cancello di ferro, ed ecco! Laggiù, sulla soglia, c'è il tuo amico che ti ha mandato a chiamare e che è il signore di tutta la via per la quale sei venuto. Questa è la nostra via celeste. Ogni passo è sul terreno del Re. Siamo in cielo quando cominciamo a vivere per il Re del cielo. Ma è una vasta proprietà, e guardano, e bramano, e pregano mentre viaggiano; e questa è "la caparra dello Spirito", questa è la testimonianza nell'uomo stesso che egli è "passato dalla morte alla vita" e che alla fine conquisterà la vita immortale. (A. Raleigh, D.D.)

L'aldilà glorioso e noi stessi:-È una cosa molto confortante poter vedere l'opera di Dio nei nostri cuori. Non dobbiamo cercare a lungo l'opera ripugnante di Satana dentro di noi. L'apostolo trovò le indicazioni dell'opera divina in un gemito. I credenti possono rintracciare il dito di Dio nelle loro sante gioie, ma altrettanto sicuramente lo Spirito Santo è presente nei loro dolori e gemiti che non possono essere pronunciati. Finché è l'opera di Dio, è relativamente poca questione se l'espressione del nostro cuore è un canto o un sospiro

(I.) L'opera di Dio si vede nel creare in noi i desideri dopo essere stati "rivestiti della nostra casa che viene dal cielo". 1. Il cristiano è l'uomo più contento del mondo, ma è il meno contento con il mondo. Lui è come un viaggiatore, perfettamente soddisfatto della locanda come locanda, ma i suoi desideri sono sempre rivolti a casa. Lui è come un marinaio, ben contento della buona nave per quello che è, ma desidera ardentemente il porto

(2.) Cos'è che fa desiderare al cristiano il cielo?

(1) Un desiderio per l'invisibile. La mente carnale è soddisfatta di ciò che gli occhi possono vedere, ecc., ma il cristiano ha uno spirito dentro di sé che i sensi non possono gratificare

(2) Un desiderio di santità. Quelli che sono nati di nuovo da seme incorruttibile trovano il loro peggior problema nel peccato. Che beatitudine essere senza la tendenza o la possibilità di peccare!

(3) Un sospiro dopo il riposo, che qui non possiamo trovare

(4) Sete di comunione con Dio. Qui godiamo della comunione con Dio, ma è remota e oscura

(3.) Questo desiderio è al di sopra della natura ordinaria. Ogni carne è erba, e l'erba ama affondare le sue radici in profondità nella terra; Non ha viticci con cui stringere le stelle. L'uomo per natura sarebbe contento di rimanere sulla terra per sempre

(4.) Sebbene siano contrarie alla vecchia natura, tali aspirazioni provano l'esistenza della nuova natura. Puoi essere abbastanza sicuro di avere la natura di Dio in te se ti struggi per Dio

(5.) Notate i mezzi con cui lo Spirito Santo stimola questi desideri nel nostro spirito

(1) Essi sono infusi in noi dalla rigenerazione, che genera in noi una natura spirituale, e la natura spirituale porta con sé i propri desideri, cioè la perfezione e Dio

(2) Essi sono ulteriormente assistiti dall'istruzione. Più lo Spirito Santo ci insegna del mondo a venire, più lo desideriamo ardentemente

(3) Essi sono ulteriormente accresciuti dalle afflizioni santificate. I tommi nel nostro nido ci fanno prendere le ali; L'amarezza di questo calice ci fa desiderare ardentemente di bere del vino nuovo del regno

(4) Sono aumentati dai dolci così come dagli amari. La comunione con Cristo acuisce il nostro desiderio di cielo. E così fa l'elevazione dell'anima. Più siamo santificati e conformi a Gesù, più desideriamo ardentemente che il mondo venga

(II.) L'idoneità per il cielo che è operata in noi 1. Chi si adatta a noi

(1) Dio Padre, adottandoci nella Sua famiglia, giustificandoci per mezzo di Cristo, preservandoci per la Sua potenza

(2) Dio il Figlio, cancellando le nostre iniquità, trasferendo su di noi la Sua giustizia, portandoci in unione con Lui

(3) Lo Spirito Santo, dandoci cibo per la nuova natura, istruzione, ecc

(2.) In che cosa consiste questa idoneità

(1) In possesso di una natura spirituale. I non rigenerati non sarebbero in alcun modo in grado di godere della beatitudine del cielo. Sarebbero stati completamente fuori dal loro elemento. Un'ape in un giardino è di casa e raccoglie il miele da tutti i fiori; ma ammette un porco, ed esso non vede alcuna bellezza nei gigli e nelle rose, e quindi procede a radicare, strappare e rovinare in tutte le direzioni

(2) In una natura santa. Se un uomo non si compiace di Dio, non è adatto per il cielo

(3) Innamorati dei santi. Coloro che non amano il popolo di Dio sulla terra troverebbero la loro compagnia molto fastidiosa per sempre

(4) Nella gioia nel servizio

(5) In conformità a Cristo. Gran parte del cielo consiste in questo

(3.) L'inadeguatezza delle anime non rinnovate per il cielo può essere illustrata dall'incapacità di certe persone di pensieri elevati e di ricerche intellettuali. Alphonse Karr racconta la storia di un servo che chiese al suo padrone di poter lasciare la sua casetta e dormire nella stalla. Che cosa c'era che non andava nella sua casetta? «Perché, signore, gli usignoli tutt'intorno fanno una tale brocca, brocca, brocca di notte che non posso sopportarli». Un uomo con un orecchio musicale sarebbe stato affascinato dal canto degli usignoli, ma qui c'era un uomo senza anima musicale, che trovava le note più dolci un fastidio

(III.) Il Signore ci ha misericordiosamente dato un acconto di gloria. Una caparra è diversa da un pegno, che deve essere restituito quando la questione che assicura è ottenuta; è una parte della cosa stessa. Quindi lo Spirito Santo è una parte del cielo. La sua opera nell'anima è il germoglio del cielo

(1.) La sua stessa dimora nella nostra anima è la caparra del cielo. Se Dio stesso accondiscende a fare di questi corpi i Suoi templi, non è forse simile agli onori del cielo?

(2.) Quando Lui ci porta le gioie della speranza, questo è un pegno. Mentre canta un inno incandescente, il nostro spirito si scrolla di dosso tutti i suoi dubbi e le sue paure e anticipa la sua eredità eterna

(3.) Quando godiamo della piena certezza della fede e leggiamo chiaramente il nostro titolo nelle dimore nei cieli; quando la fede sa a chi ha creduto, ed è persuasa che Lui è in grado di mantenere ciò che lei gli ha affidato, questa è una caparra del cielo

(4.) Il cielo è il luogo della vittoria, e quando lo Spirito Santo ci permette di vincere il peccato godiamo della caparra del trionfo del cielo

(5.) Quando per mezzo dello Spirito godiamo della comunione con Cristo e gli uni con gli altri, abbiamo un assaggio della comunione del cielo. Conclusione: Se le cose stanno così, credenti

1.) Sii grato. Ricordate che queste cose non sono produzioni vostre; sono stati piantati nella tua anima da un'altra mano e irrigati da un potere superiore

(2.) Sii riverente. Quando uno studioso sa che tutto ciò che ha imparato gli è stato insegnato dal suo maestro, alza lo sguardo dai piedi del suo maestro verso il viso del suo maestro con rispettosa stima

(3.) Sii fiducioso. Se la cosa buona fosse stata fatta da noi stessi, potremmo essere certi che sarebbe fallita in breve tempo. Nulla dell'uomo mortale è mai stato perfetto. Ma se Lui che ha iniziato l'opera buona è Dio, non c'è da temere che Lui abbandoni o lasci la Sua opera incompiuta. (C. H. Spurgeon.)

Staccamento:-

(I.) Nell'economia di Dio questa vita è un processo di districamento dalle proprie condizioni. La vita mortale è un liberarsi

(1.) Nota le immagini del contesto. Noi mortali siamo come abitanti di una tenda. Questa tenda viene gradualmente "allentata". La stessa parola è stata usata da nostro Signore per le pietre del tempio di Gerusalemme, e indica una distruzione graduale, pietra dopo pietra. Così nel colpire una tenda. Paolo ha una figura simile in Filippesi, dove desidera "partire" o, letteralmente, "lasciare l'accampamento". Questo graduale allentamento, questo distacco, è un fatto familiare della nostra vita. Noi ci stiamo disgregando, e Dio ci ha fatti proprio per questo. Una delle cose più sconcertanti del mondo è che una tale ingegnosità sovrumana, una tale perfetta finitura della lavorazione, si sbriciolerà in polvere. Quanto è squisita la struttura di un'ape o di una farfalla, eppure quanto sono di breve durata

(2.) Questi sono fatti noti. Qual è il nostro atteggiamento nei loro confronti?

(1) L'uomo medio li ignora. Lui cancella il tabernacolo dal testo e lo sostituisce con un edificio. Lui vive e progetta come se lui e il mondo fossero eterni. Le prime fasi della vita sono occupate ad accumulare invece che a gettare via. L'amore e l'intimità della cerchia familiare stanno portando il ragazzo più in profondità in se stesso. Poi la sua natura sociale sta lanciando viticci e attaccandosi agli amici di scuola e di università. Poi arriva la vita sociale e lavorativa o professionale. I legami si moltiplicano; Sempre di più l'uomo viene avvolto e legato. La vita domestica lo circonda. Gli affari diventano avvincenti. Così il mondo si avvolge intorno a lui, bobina dopo bobina. Se la casa della sua dimora terrena è una tenda, è una tenda sostanziale, o almeno così sembra. Ha resistito a un bel po' di colpi duri. Anche l'uomo stesso è sempre cresciuto. Tutto è aumento, allargamento della gamma

(2) Ma con il passare del tempo noti un cambiamento. L'uomo ha raggiunto la sua altitudine. Le corde sul retro della tenda iniziano ad allentarsi. Un padre o una madre muoiono. Fratelli e sorelle si mettono a casa, e i loro interessi e quelli di lui divergono. La vecchia cerchia di parenti inizia a disgregarsi. Va avanti tranquillamente, come l'indebolimento di una banca. E con il passare del tempo, i legami con la sua generazione si rompono gradualmente. La spinta di una vita più giovane e fresca lo spinge indietro o da una parte. Un giorno si rende conto che quasi tutti i suoi vecchi compagni se ne sono andati. La rottura si dirige verso i centri della vita. Lui ha perso un po' di ambizione. Lui non è così pronto per le imprese che prosciugano i nervi e le forze. Lui si arrende più facilmente di un tempo. E così inizia la fase finale; relitto fisico, debolezza mentale, completo ritiro dal mondo indaffarato. Lascialo andare per la sua strada. A Lui non importa più. La tenda, con le sue corde allentate, i lembi e le tensioni, poi crolla. La casa terrena di questo tabernacolo è dissolta; eppure Lui che ci ha creati proprio per questa cosa è Dio. Dio intendeva questo

(3.) Questa è un'immagine molto triste se questo è tutto. Anzi, è un insulto al buon senso chiederci di credere che questa meravigliosa struttura della natura e dell'uomo sia fatta solo per essere distrutta. Dio non ci ha fatti per la morte, ma per la vita. Se Lui ha stabilito una tenda per il nostro soggiorno, Lui ha eretto un edificio per la nostra dimora. Mosè, nel Salmi 90, dà voce alla verità. Non c'è nulla di eterno se non Dio. Non c'è garanzia dell'eternità dell'uomo se non Dio. Non c'è dimora eterna per l'uomo se non in Dio

(II.) E così ci rivolgiamo all'altro lato del nostro testo. Dio ci ha fatti per la tenda, ma anche Lui ci ha fatti per l'edificazione

(1.) Il punto importante è che dovremmo vedere queste due cose come parte di un'unica economia: la tenda e l'edificio come collegati l'uno all'altro. Anche se il peccato non fosse mai entrato nel mondo, dubito che questa vita umana e questo corpo sarebbero stati qualcosa di più di una fase temporanea dell'esistenza attraverso la quale gli uomini sarebbero passati a una vita puramente spirituale. Perché trovo che questo sia in accordo con l'analogia dell'opera di Dio altrove. I piani di Dio si dispiegano. Essi non giungono al compimento. Esse comportano fasi progressive. La linea del Suo proposito si estende fino all'eternità, ma attraversa il tempo

(2.) Il pensiero ha teso troppo alla separazione violenta della vita mortale dalla vita eterna-ha avuto la tendenza a metterle in contrasto e in opposizione invece che in armonia. Ad esempio, tracciamo una linea netta tra la vita e la morte; eppure molti scienziati vi diranno che la morte è l'inizio della vita, e Cristo e Paolo ve lo dicono in termini inequivocabili. E ciò che noi vogliamo comprendere chiaramente è che questa vita mortale e transitoria in tenda ha una relazione definita con la vita spirituale permanente del futuro; che serva a uno scopo di preparazione e sviluppo verso quella vita; che fornisce un terreno in cui vengono seminati i semi della vita spirituale; e che, quindi, invece di essere disprezzato e trascurato perché temporaneo e destinato alla dissoluzione, sia da coltivare come ministro efficace della vita eterna. "Lui che ci ha creati per questa stessa cosa è Dio".

(3.) Abbiamo in natura un gran numero di illustrazioni e analogie di questo. Prendi, e.g., il terreno. L'esistenza sotterranea, nell'oscurità, è una forma di vita bassa, eppure il seme deve essere gettato nel terreno, e rimanervi per un certo tempo, prima che la bellezza, la fecondità e il nutrimento del frutto o del grano possano diventare fatti. E questo stadio si rivolge direttamente alla forma di vita superiore. Così nella vita animale. Che struttura delicata e bella è l'uovo del pollo! È fatto, come tutti vediamo, per essere rotto, e un guscio d'uovo è sinonimo di qualcosa di inutile. Eppure in quella cosa fragile e temporanea sono state alloggiate forze che servono alla vita. Così il verme si arrotola nel bozzolo, ma all'interno del bozzolo le glorie viola e dorate della farfalla si elaborano silenziosamente. Anche così, è intenzione di Dio che la vita spirituale immortale prenda forma sotto le forme della vita mortale, che nella tenda l'uomo si plasmi per l'edificio eterno

(4.) Questa caratteristica della nostra vita terrena è destinata a manifestarsi presto. La vita umana media, come abbiamo visto, tende a rimanere sempre più avvolta negli involucri di questo mondo, e a non considerare nient'altro; e molti praticamente ragionano che l'attenzione agli interessi dell'altro mondo può essere differita fino a quando il processo di distacco dalle cose del tempo non si sarà egiustamente e consapevolmente avviato. Al contrario, la vita dovrebbe essere plasmata per l'eternità fin dall'inizio. Il ministero del suolo inizia con il primo stadio della vita del seme. Il mondo futuro non si rivolge solo all'età adulta e alla vecchiaia. È il bambino che è più curioso del cielo, per il quale le stelle sono una meraviglia. Perché non lo stesso fatto nella vita spirituale? Perché le aspirazioni celesti non dovrebbero caratterizzare l'infanzia? Perché la vita infantile non dovrebbe essere toccata e vivificata dal contatto con il cielo? All'interno e sotto la vita della società, la vita degli affari, la vita domestica, una virilità eterna e spirituale può delinearsi

(5.) Quando gli uomini si sono impegnati a chiudersi il più possibile fuori dal contatto di questa vita, non hanno visto che Lui che ci ha creati proprio per questa cosa è Dio.

(6.) Per anni, quando il viaggiatore sul Reno giungeva in vista di Colonia, il primo oggetto che suscitava il suo sguardo era l'antiestetica massa di impalcature intorno alle guglie della cattedrale. Ormai tutto è scomparso, e le guglie gemelle si stagliano verso il cielo dalla loro base e tagliano l'orizzonte con le loro linee di pietra nette e taglienti. Eppure le impalcature erano necessarie all'edificio. Se questa vita debba essere qualcosa di più di un'impalcatura dipende dall'uomo che vive, dipende dal fatto che egli confonda o meno l'impalcatura con l'edificio. Se il bozzolo è tutto ciò a cui arriva il verme, povero verme! Bozzolo senza valore! Se gli affari, la politica, la vita sociale, la fama, sono tutto ciò a cui l'uomo arriva, pover'uomo! La tenda cadrà. Sarai lasciato scoperto? Attenzione, attenzione a questi stessi involucri. Ti stanno avvolgendo strettamente. Il distacco può significare per te la vittoria e l'immortalità. Dio vi ha creati per l'edificazione eterna nei cieli non meno che per la fragile tenda peritrice sulla terra. (M. R. Vincent, D.D.) "Che ci ha anche dato la caparra dello Spirito".

La caparra dello Spirito:-

(I.) Ciò che viene dato a titolo di caparra

(II.) La natura di una caparra

(1.) Una caparra suppone un affare e un contratto. Il diritto alla vita eterna giunge ai credenti in una via di alleanza; si rassegnano a Dio per fede, e Dio si impegna a dare loro il perdono dei peccati

(2.) La caparra è data quando c'è un certo ritardo nella cosa contrattata. Non appena entriamo in alleanza con Dio abbiamo un diritto; ma la nostra beatitudine è differita, non per mancanza di amore in Dio, ma in parte affinché nel frattempo possiamo esercitare la nostra fede e il nostro amore Filippesi 3:21; Romani 8:23, e in parte affinché gli eredi della salvezza possano glorificarlo qui sulla terra Matteo 5:16; 1Pietro 2:12

(3.) Una caparra fa parte dell'intero affare, anche se solo una piccola parte. Quindi i doni salvifici, le grazie e i conforti dello Spirito sono un piccolo inizio, o una parte di quella gloria che sarà poi rivelata. La grazia è iniziata gloria, ed essi differiscono come un bambino e un uomo. La rigenerazione è un seme immortale, un inizio di vita eterna

(4.) La caparra è data per la sicurezza della parte che la riceve, non per colui che la dà. Non c'è pericolo di rottura da parte di Dio; ma Dio "fu disposto più abbondantemente a mostrare agli eredi della promessa l'immutabilità del Suo consiglio"; A causa dei nostri frequenti dubbi e paure in mezzo ai nostri problemi e alle nostre prove, abbiamo bisogno di questa conferma

(5.) Non viene tolto fino a quando tutto è consumato, e in ciò una caparra differisce da un pegno o da un pegno. Un pegno è qualcosa che ci è rimasto, che ci è stato restituito o che ci è stato tolto; ma una caparra è riempita con l'intera somma. Così Dio dà una parte per assicurarci di ottenere il tutto a tempo debito Filippesi 1:6; 1Pietro 1:9

(III.) L'uso e la fine di una caparra è

1.) Aumentare la nostra fiducia nella certezza di queste cose. C'è un posto per i dubbi e le paure, finché non ne siamo in pieno possesso, dalla debolezza della grazia e dalla grandezza delle prove

(2.) Per ravvivare i nostri sinceri desideri e l'illustre diligenza. Le primizie servono a mostrare quanto è buono, così come la serietà quanto è sicura

(3.) Per vincolarci a non allontanarci da queste speranze. (T. Manton, D.D.)

6 2CORINZI CAPITOLO 5

2Corinzi 5:6-9

Per questo siamo sempre fiduciosi... a casa nel corpo ... assente dal Signore.

I pensieri di Paul sulla morte:

1.) L'interesse peculiare di questo passaggio è che ci dà un'idea dei sentimenti personali dell'apostolo nella contemplazione della morte. In altri luoghi si riferisce a ciò che è prima e dopo la morte; Ma questo è l'unico passaggio che ci dà un'idea dei suoi presentimenti riguardo all'atto stesso

(2.) Evidentemente Lui scrive sotto la pressione di una certa tristezza; e nel CAPITOLO 4 questo sentimento si approfondisce, e le frasi che lo esprimono ricorrono in quasi ogni verso. Vediamo in tutto il conflitto del sentimento naturale con la fede cristiana. E in questo capitolo porta questo conflitto di sentimenti nella sua contemplazione della morte. Ma se pensa alla dolorosa demolizione del tabernacolo terreno, pensa anche alla gloriosa "casa non fatta da mano d'uomo, eterna nei cieli". E non esita mai per un momento nella sua preferenza. Il suo conflitto umano si svolge fino a questo risultato: "Perciò ci adoperiamo affinché, presenti o assenti", sia che il Maestro lo trovi presente nel corpo al Suo ritorno, sia che ne siamo assenti, "possiamo essere accettati da Lui". 3. La lezione per i nostri elfi è che non abbiamo bisogno di calpestare i nostri istinti e desideri umani per essere spirituali. Il fatto che ci tiriamo indietro di fronte alla morte non implica affatto che il cuore sia non sottomesso. Nota-

(I.) Che la nostra vita non è due, ma una. È la stessa vita, "presente o assente", nel corpo o fuori di esso, sulla terra o in cielo. Ora lo ammettiamo in teoria, ma non lo sentiamo in pratica. Pensiamo piuttosto a due vite diverse. Gli uomini di solito pensano alla loro vita principale come al principio vitale del corpo. Finché possiamo camminare, mangiare e parlare, ci chiamiamo uomini viventi; Non appena queste cessano, parliamo di noi stessi come morti. Ma è davvero l'uomo vivente? Sappiamo che non lo è, sappiamo che il pensiero, l'affetto, le virtù dei nostri amici non si identificano con il corpo che mettiamo nella tomba. Questo, secondo la figura dell'apostolo, non è che il tabernacolo dell'uomo. La vita dell'uomo è la fiamma spirituale che Dio ha acceso e che nessun cambiamento fisico può influenzare: è lo spirito immortale che è il respiro stesso di Dio e che partecipa dell'inestinguibilità del Suo stesso essere. Eppure siamo così legati ai sensi che siamo molto più colpiti dalla morte insignificante del corpo fisico che dalla vita essenziale dello spirito indistruttibile. Osservate riguardo a questa vita dell'uomo con l'unica anima

1.) Che il suo carattere spirituale, o santo, sia qui che nell'aldilà, si realizza in virtù della nostra unione con Cristo Giovanni 11:25

(2.) La vita spirituale che realizziamo attraverso Cristo non ostacola in alcun modo la morte fisica del corpo. Per quanto perfetta sia la nostra fede, per quanto santa sia la nostra vita, il corpo deve morire. La maledizione del peccato è invertita, non dall'esenzione dalla morte del corpo, ma dalla vita spirituale dell'anima. Ci sono ovvie ragioni per cui il corpo deve morire

(1) Ragioni naturali. Il corpo, come si addice a questa condizione terrena e probatoria dell'essere, è troppo sensuale per la vita celeste e immortale. "La carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio". È quindi essenziale, per una condizione di vita superiore, che il corpo fisico sia "cambiato", trasfigurato. Dobbiamo in un modo o nell'altro lasciare il mondo, essere introdotti al nostro nuovo e definitivo stato dell'essere

(2) Ragioni morali. Esentare i credenti disorganizzerebbe le condizioni della vita umana e anticiperebbe le ricompense e le punizioni del futuro distinguendo tra il bene e il male durante la loro prova. Al di là degli effetti naturali della pietà, quindi, Dio non le concede alcuna ricompensa, ma non la esenta da alcun male. Né, tutto sommato, vorremmo che fosse altrimenti. Chi, per esempio, mancherebbe volentieri della verità e del potere manifesti del Vangelo, come si vede nella pace morente e nel trionfo degli uomini santi? 3. Mentre la cosa esteriore non è abrogata, il suo carattere essenziale è cambiato. Il suo "pungiglione" viene tolto. Infatti, ogni male che il peccato ha comportato, è, in virtù della nostra unione con Cristo, sostanzialmente e radicalmente cambiato. La sofferenza diventa un castigo paterno, e la morte un appello paterno. Anzi, anche il corpo stesso non muore più, solo "dorme".

(II.) Che la nostra unica vita ha due case

(1.) C'è la casa del corpo fisico. Nonostante le sue disabilità e i suoi inconvenienti, quante cose la rendono ancora una casa! Il confronto non è tanto tra un male e un bene, quanto tra un bene e un migliore. Siamo pellegrini solo in relazione a un "paese migliore"; Le nostre case sono tende solo in relazione alla casa non fatte a mano. Essere in cielo significa essere con Cristo visibilmente, e quindi "molto meglio"; ma essere sulla terra è anche essere con Cristo spiritualmente, ed è una buona cosa. Dio ha fatto della terra una casa per noi, l'ha riempita di bontà, bellezza e gioia, e non c'è bisogno di esaltare il cielo per denigrarlo. Solo come uomini spirituali non possiamo mai riposare in essa con perfetta soddisfazione. E così saggiamente Dio ha adattato le nostre esperienze, così seducente Lui ha rivelato il futuro, anche se Lui ci ha dato tali soddisfazioni nel presente, che, mentre non desideriamo con impazienza il futuro, lo desideriamo e lo cerchiamo amorevolmente. Si rivela abbastanza per incitarci; ma è sufficientemente velata da consentire la contentezza, il lavoro tranquillo e la gioia pacifica

(2.) Aspettiamo e speriamo, quindi, la casa del corpo spirituale. Lì ogni condizione di felicità, che qui è così rovinata, sarà perfetta. Il corpo non conoscerà stanchezza né incompetenza, l'anima non sarà triste né peccato, l'ignoranza non renderà incapaci, l'incertezza non inquieterà; essi "si riposano dalle loro fatiche". La differenza principale, tuttavia, è costituita dalle diverse condizioni della nostra vita spirituale, le diverse condizioni della nostra comunione con Cristo. Qui la nostra santità è difficile e imperfetta; i nostri riconoscimenti di Cristo sono solo riconoscimenti di fede; "sappiamo solo in parte"; siamo "assenti dal Signore". Lì "lo vediamo come Lui è", "sappiamo come siamo conosciuti", comunichiamo con Lui "faccia a faccia" e in condizioni di fiducia e di gioia, senza alcuna coscienza del peccato. È questo che rende benedetto il cielo, che lo rende casa; l'essere così immediatamente con Cristo, la perfezione di ogni purezza e gioia. Questo è il "molto meglio" che ora desideriamo. Per il cuore cristiano Cristo è il cielo, e il cielo è Cristo

(3.) La forma dell'espressione e del desiderio dell'apostolo implica che il passaggio da una casa all'altra sarà immediato, che, qualunque sia la condizione degli spiriti separati, essi sono dove si trova Cristo, coscientemente e gioiosamente alla Sua presenza

(III.) L'influenza pratica di questo riconoscimento sulla nostra attuale vita quotidiana. Essa costituiva la vita di Paolo, una vita di fede, la dotava delle "potenze del mondo avvenire", e da queste tutto il suo essere era regolato. Che cosa può intimidire un'anima così piena di riconoscimenti spirituali, che cosa può sedurla, che cosa può renderla infelice? Tra le influenze di questo riconoscimento sulla sua attuale vita spirituale l'apostolo cita

(1.) La sua audacia - "Perciò siamo sempre fiduciosi", e ribadisce l'affermazione - "siamo fiduciosi, dico". Lo riempì di forza d'animo per perseverare, di audacia e di forza per fare

(2.) Il suo principio dominante. "Camminiamo per fede, non per visione". Ogni azione e sentimento era regolato dalle cose del mondo spirituale. "Lui non guardava le cose che si vedono, ma le cose che non si vedono".

(3.) Quale meraviglia, dunque, che tale fede sia così ardente nel suo desiderio, che con tale riconoscimento si infiammi il cuore della pietà e dell'amore; che dovrebbe anelare potentemente, e curare, e pregare per quella vita migliore. "Perciò noi ci affatichiamo affinché, sia che si trovino nel corpo, sia che ne siamo assenti, possiamo essere accettati da lui". Perciò ci sforziamo praticamente di realizzare il nostro desiderio; le cose a cui il nostro cuore balza in avanti con gioia ansiosa e soddisfatta. Perché il cielo non può essere conquistato con un desiderio sterile, con il riconoscimento sentimentale, con visioni spirituali, ma con un lavoro serio e pratico. (H. Allon, D.D.)

Il credente nel corpo e fuori dal corpo:-

(I.) Il credente ha motivo di avere costante fiducia (versetti 6-8)

(1.) Si noti la fiducia che il credente ha in riferimento alla sua condizione attuale. "Sapendo che mentre siamo a casa nel corpo siamo da casa come al Signore."

(1) Nello stato attuale siamo a casa nel corpo; ma è una casa che non è una casa, un fragile alloggio che ci accoglie fino a quando non raggiungiamo la nostra vera casa. È una casa come quella che un soldato ha nel campo, o come passeggero in viaggio. In un certo senso, tuttavia, questo corpo è una casa, perché qui dimora la mente viva, pensante, attiva. È una casa per la quale abbiamo non poco affetto, e siamo riluttanti a lasciarla

"Questo essere piacevole e ansioso è stato rassegnato,

Lasciai i caldi recinti di questa casa d'argilla,

Né gettare dietro di sé uno sguardo bramoso e persistente".

Ci lamentiamo delle infermità del nostro corpo, ma non abbiamo fretta di lasciarle

(2) Ma questo corpo non è una dimora adatta a noi. (a) Spesso scopriamo per esperienza quanto sia scomodo. Nel corso degli anni si è sporcato e sgualcito, e si è consumato come le tende di Kedar. Abbiamo subito molti disagi; Spesso lo Spirito è stato disposto, ma la carne è stata debole. (b) Secondo i greci, la nostra è una casa in un paese straniero. Un numeroso gruppo di nostri fratelli e sorelle è con noi, come i Giudei trovarono compagnia della loro propria razza a Babilonia; Ma questo è l'esilio per noi, qui non abbiamo eredità. (c) È anche una casa che ci tiene lontani dalla nostra vera casa. Oggi siamo a scuola, come bambini la cui grande gioia per le vacanze è quella di tornare a casa. Noi siamo operai, e questo è il campo di lavoro: quando avremo finito la nostra giornata di lavoro, torneremo a casa. (d) La casa è il luogo in cui ci si sente al sicuro; Non troviamo una tale dimora spirituale in questo mondo, perché questo è il luogo del conflitto e della vigilanza. In cielo non ci saranno nemici da cui guardarsi, né uomini della nostra stessa casa che saranno i nostri peggiori nemici. (e) Anche la casa è il luogo delle più strette e dolci familiarità. Qui, ahimè, i nostri spiriti non possono saziarsi di familiarità celesti, perché la distanza si frappone; ma lassù quale indulgenza ci sarà concessa!

(3) Questi sono gli inconvenienti, ma Paolo, nonostante tutto, era fiducioso. (a) Lui aveva la speranza che l'immortalità fosse rivelata. Lui sapeva che quando si fosse liberato di questo corpo la sua anima sarebbe stata con Cristo. (b) La sua fiducia proveniva dall'opera di Dio nella sua anima. "Lui che ci ha fatto fare la stessa cosa è Dio". Quando la statuaria prende il blocco di pietra e comincia a scolpirlo in una statua, otteniamo la promessa di ciò che sarà. Ma può voltarsi o morire, e quindi non ci può essere alcuna statua. Ma Dio non intraprende mai ciò che Lui non finisce; e così, se oggi sono il blocco di marmo estratto, se Lui ha cominciato a fare in me le prime schegge di genuino pentimento e di semplice fede verso Dio, ho la sicura profezia che Lui mi trasformerà nell'immagine perfetta di Cristo. (c) Un altro motivo di fiducia era "la caparra dello Spirito". 2. Paolo era altrettanto fiducioso riguardo allo stato successivo, cioè la condizione di uno spirito disincarnato (versetto 8)

(1) Non fu perché Paolo pensasse che sarebbe stato meglio essere senza un corpo che parlò così. Lui ci ha già detto "non per questo ci saremmo spogliati". Il nostro grande Creatore non vuole che siamo creature mutilate per sempre

(2) Ma se Paolo preferì lo stato disincarnato a questo, allora gli spiriti dei santi morti non sarebbero annientati. Paolo non avrebbe potuto contare la distruzione meglio di una vita di santa fiducia. Né sono inconsapevoli, perché chi preferirebbe il torpore alla fiducia attiva? Né sono in purgatorio. Paolo non sarebbe stato piuttosto disposto ad essere tormentato piuttosto che vivere qui e servire il suo Signore

(3) Lui era disposto a partire nello stato disincarnato perché sapeva che sarebbe stato a casa con il Signore in esso

(4) In quella condizione verso la quale stiamo precipitando... (a) Saremo al di là di ogni dubbio riguardo alla verità della nostra santa fede. Non ci sarà più diffidenza verso il nostro Signore o verso le Sue promesse, e non dubiteremo più del potere del Suo sangue o della nostra parte nel Suo sacrificio espiatorio. (b) Comunicheremo con Cristo in modo più sensato di quanto non facciamo ora. Qui parliamo con Lui, ma è per fede attraverso lo Spirito di Dio; nella terra di gloria udiamo la Sua voce mentre Lui ci parla personalmente. (c) Avremo una maggiore capacità di accogliere la gloria del nostro Signore

(II.) Il credente ha ragioni per un'ambizione assorbente (versetto 9). D'ora in poi l'unica grande cosa di cui dobbiamo preoccuparci è compiacere il nostro Signore. (C. H. Spurgeon.)

La casa del cristiano:-

(I.) Un cristiano non è nella sua propria casa mentre soggiorna nel corpo. Esempi: Abramo Ebrei 11:9. Davide Salmi 39:12. Cristo Giovanni 17:16. Lui, che era il Signore di tutti, non aveva né casa né casa. Motivi

1.) La nostra nascita e discendenza viene dal cielo. Ogni cosa tende al posto del suo originale; gli uomini amano la loro terra natale; Una pietra cadrà a terra, anche se frantumata dalla caduta. C'è una doppia ragione per cui la nuova creatura non può essere soddisfatta qui

(1) Qui non è dispensato abbastanza per rispondere all'amore di Dio nel patto. "Io sarò il tuo Dio", nota il dono di una cosa migliore di quella che questo mondo può permetterci Ebrei 11:16; Matteo 22:32

(2) Qui non è sufficiente soddisfare il desiderio e l'aspettativa del cuore rinnovato: il perfetto godimento di Dio e la perfetta conformità a Dio

(2.) Lì giace il nostro tesoro e la nostra eredità Efesini 1:3. Cristo ci ha benedetti con benedizioni spirituali nei luoghi terreni; qui Lui ci ha adottati, giustificati e santificati in parte, ma la piena realizzazione è riservata al mondo a venire

(3.) Ci sono tutti i nostri parenti. Là c'è la nostra casa e la nostra patria, dov'è il Padre nostro, il Signore nostro Gesù e tutti i santi di Dio

(4.) Lì rimaniamo più a lungo. Una locanda non può essere chiamata la nostra casa; qui rimaniamo solo per una notte, ma là per sempre con il Signore

(5.) Le grazie necessarie che appartengono a un cristiano mostrano che un cristiano non è ancora al suo posto

(1) La fede ha un altro mondo in prospettiva e in vista; e il nostro grande obiettivo è quello di raggiungerlo

(2) È stata fatta la speranza per le cose a venire, specialmente per la nostra piena e definitiva felicità

(3) Amore 1Pietro 1:8

(6) Diamo dunque il nostro nome tra coloro che si professano stranieri e residenti qui nel mondo

(1) Torniamo a casa il più velocemente possibile. Un viaggiatore passerebbe sopra il suo viaggio il più presto possibile

(2) Prendi seri provvedimenti per l'altro mondo Matteo 6:33

(3) Mortificare i desideri carnali 1Pietro 2:11

(4) Sopporta pazientemente gli inconvenienti del nostro pellegrinaggio. Gli estranei incontreranno un duro uso Giovanni 15:19

(5) Implora la guida di Dio, affinché possiamo percorrere la via più breve verso casa Salmi 119:19

(6) Otteniamo il più possibile di casa nel nostro pellegrinaggio, nella sincerità e nelle primizie dello Spirito Romani 8:23

(II.) La ragione principale per cui un cristiano non è a casa, è perché è assente dal Signore, mentre è nel corpo. Chiederò qui

1.) In che modo i credenti sono assenti dal Signore, quando Lui abita in loro, come nel Suo tempio, e c'è una stretta unione tra Lui e loro? RISPONDO: Cristo è con noi, ma la nostra comunione con Cristo è

(1) Non immediato

(2) Né completo

(3) Spesso interrotto

(2.) Perché, i figli di Dio non si considerano a casa fino a quando non sono ammessi in questa società perpetua con Cristo

(1) Perché questa è la beatitudine che è stata loro promessa. E perciò lo aspettano, e ne hanno sete Giovanni 12:26

(2) Questo è ciò che è altamente apprezzato da loro, essere dove è Cristo. Perché? (a) Per gratitudine al diletto di Cristo alla nostra presenza Proverbi 8:31. (b) Per amore di Cristo Salmi 73:25. (c) Sapore. La comunione iniziata ci fa desiderare la comunione perfezionata Salmi 63:1, 2. (d) La loro completa felicità dipende da questo 1Giovanni 3:2; Giovanni 17:24. (T. Manton, D.D.)

Nostalgia di casa:-

(I.) Che la nostalgia di casa appartenga essenzialmente alla vita cristiana non è affatto così generalmente riconosciuto come una mente pia dovrebbe forse aspettarsi. Più forte che mai si levano voci che contestano il diritto di quel desiderio e la speranza da cui scaturisce un posto nella vita interiore del cristiano. Colui che crede in Cristo ha la vita eterna e non ha bisogno di desiderarla nell'altro mondo

(1.) Ma coloro che hanno già preso parte alla vita eterna in comunione con Dio, hanno sempre desiderato con tutto il cuore il suo completamento. Paolo è stato nominato in modo particolare l'apostolo della fede, eppure

(1) Paolo aveva piuttosto il desiderio di allontanarsi dal corpo e di essere a casa con il Signore. Proprio perché Cristo è la sua vita, anche qui, durante il suo pellegrinaggio terreno, la morte è il suo guadagn#Filippesi o. La vita del credente è ancora nascosta con Cristo in Dio; ma quando Cristo la nostra vita apparirà, allora il Suo popolo apparirà con Lui nella gloria Colossesi 3:3, 4. sì, l'apostolo parla dello Spirito Santo come pegno dell'eredità incorruttibile (CAPITOLO 1:22; 5:5; Romani 8:23. Ma l'affermazione che la risurrezione era già avvenuta, i.e., in modo spirituale, è respinta dall'apostolo 2Timoteo 2:16, 18

(2) Così con l'apostolo dell'amore 1Giovanni 2:28; 3:2

(3) Così con l'apostolo della speranza 1Pietro 1:8; 2:11; 4:13, 14; 5:10

(4) Con tutto ciò la testimonianza di nostro Signore concorda Giovanni 6:40; 17:24; Luca 23:43

(2.) Ciò che le parole del nostro Signore e dei Suoi apostoli ci insegnano è confermato anche dalla condizione e dalla connessione interiore della vita che il Suo Spirito opera in noi. "Mentre abitiamo nel corpo", dice l'apostolo, "siamo assenti dal Signore" come in terra straniera; "Poiché", aggiunge l'Apostolo come suo fondamento, "camminiamo per fede, e non per visione". La fede non è forse la fonte della vita nuova, e non è forse una certa fiducia in ciò che si spera, una ferma convinzione in ciò che non si vede? Ebrei 11:1.) Non sappiamo forse che il Signore, con la sua grazia, è sempre vicino a noi nel nostro pellegrinaggio? Eppure, per quanto stretta possa essere la connessione del credente con Cristo, essa è tuttavia da considerare una separazione in confronto alla perfetta comunione con Lui, di cui egli diventerà poi partecipe, quando la sua fede sarà mutata in vista. E se la fede non è altro che il germoglio nascosto della vista, come non dovremmo non farlo molto tempo dopo lo sviluppo di questo germoglio in glorioso fiore? Se ora vediamo nella fede la gloria del Signore solo attraverso uno specchio, e come in un indovinello 1Corinzi 13:12, chi non dovrebbe desiderare, con il santo apostolo, di vedere faccia a faccia, e di conoscere proprio come siamo conosciuti? 1Corinzi 13:12.) Verrà un tempo in cui tutto ciò che è imperfetto raggiunge la sua perfezione, e tutto ciò che appare un tutto a pezzi un bel tutto; dove ogni differenza scompare, e ogni gloria nascosta diventa manifesta; dove tutti i desideri sacri trovano perfetta soddisfazione, e tutte le aspettative e le speranze benedette diventano una realtà vivente. Allora la nostra fede, che una volta è un'offesa ai figli di questo mondo, un'altra volta una follia, sarà solennemente giustificata attraverso la visione

(II.) Gli effetti di questo desiderio non saranno altro che salutari

(1.) Rafforzerà e ravviverà il nostro zelo dopo la santità (versetto 9, Confronta Romani 2:7. Come il sole non può fare altro che dare luce e calore, così il desiderio di casa nel caso del cristiano non può fare a meno di manifestarsi nel raddoppiare l'impegno per una condotta gradita a Dio. Chiunque abbia una tale speranza in Cristo si purifica come Lui è puro 1Giovanni 3:3. Poiché solo a coloro che hanno un cuore puro è data la promessa, che vedranno Dio Matteo 6:8

(2) Promuoverà il nostro conforto e la nostra pace per quanto riguarda la vita terrena. Se la nostra vita è come un viaggio, diciamo quale viaggiatore, con più allegro coraggio, proseguirà per la sua strada, colui che sa che alla fine di esso incontrerà la sua fine; O colui che sa che alla fine del suo viaggio lo attende l'ingresso nella casa più deliziosa? Il pensiero, che nessuno può scacciare, che ad ogni passo siamo più vicini alla fine, è terribile per coloro che non hanno speranza; Ma per chi anela alla sua casa è fonte di santa gioia. Certamente si procede con calma e pace attraverso la vita terrena quando non si ha nulla da temere ma tutto da sperare Romani 8:18 ; CAPITOLO 6:9). (Julius Muller, D.D.)

(Poiché camminiamo per fede non per visione -

L'influenza della fede sul cammino del cristiano:-Vedete, sentite e sapete, con la testimonianza dei vostri sensi, qual è la vostra situazione attuale. E ci sono vantaggi e svantaggi che accompagnano lo stato attuale. Ma della vita a venire non hai esperienza. Per ovviare a questo cavillo, le parole del nostro testo sono inserite tra parentesi. "È vero, non abbiamo mai visto la nostra casa che viene dal cielo, e tutto ciò che sappiamo su di essa è per cronaca. Ma questo racconto è il racconto di Dio, che non può né ingannare né essere ingannato, e ci si può fidare con più sicurezza persino della testimonianza dei nostri sensi".

(I.) La denominazione qui data alla vita cristiana. Si chiama passeggiata

(1.) Che i cristiani in questo mondo sono in uno stato instabile e mobile. Per lo stesso motivo il corpo è chiamato tenda o tabernacolo nel primo versetto. C'è bisogno che qualcuno di voi si dica che qui non c'è una città continua? La moda di questo mondo passa continuamente. Quanto è diversa la vostra condizione attuale da quella di qualche anno fa! Probabilmente sarà altrettanto cambiato in pochi giorni

(2.) Che è uno stato progressista

(3.) Che i cristiani in questo mondo sono in uno stato di attività volontaria. Gli uomini del mondo, se avessero la loro scelta, non camminerebbero, ma starebbero fermi; Si muovono verso un altro mondo con grande riluttanza

(4.) Questa espressione significa che la vita del cristiano in questo mondo è una vita faticosa e inquieta. Il lusso dei tempi moderni ha escogitato vari metodi per compiere viaggi senza camminare. Non è in questo modo, cristiano, che devi compiere il tuo cammino. Devi viaggiare attraverso la natura selvaggia a piedi

(II.) Il modo in cui viene trascorsa la vita del cristiano, il suo viaggio compiuto. "Camminiamo per fede". Ci sono principalmente tre modi in cui si acquisisce la nostra conoscenza di questo mondo

(1.) Dalla testimonianza dei nostri sensi esterni

(2.) Con la dimostrazione razionale

(3.) Da prove morali, o dalla testimonianza di agenti razionali. Così sono accertate tutte le questioni di fatto, di cui noi stessi non siamo stati testimoni. È evidente che la forza della nostra fede deve sempre corrispondere al grado di veridicità che appartiene al suo carattere, sulla cui testimonianza si basa. La maggior parte di quelle verità che costituiscono la materia della fede cristiana sono di natura tale che non avrebbero mai potuto essere conosciute da noi se non attraverso la testimonianza di Dio. È altrettanto evidente che se credessimo a queste cose, sulla base di qualsiasi altra evidenza, la nostra credenza in esse non potrebbe essere una fede divina. Ancora una volta, la vera fede include in essa, o, almeno, produce necessariamente, una ferma fiducia nella fedeltà e nella potenza di Dio, per una piena e finale esecuzione di tutte le Sue parole di grazia, alla persona in particolare, fino a quando non sia riempita di tutta la pienezza di Dio. Essi camminano secondo questa fede nei seguenti aspetti

1.) Con la fede imparano la via in cui devono andare. Essendo la prima creazione dell'uomo, Dio ha inscritto nel suo cuore una legge sufficiente a guidarlo in ogni parte del suo cammino. Alcuni resti di questa legge continuano a serare nel cuore di tutta la posterità di Adamo. Ma questa conoscenza è così imperfetta che, anche se può informarci che ci smarriamo, non può mai mantenere nessuno sulla retta via. Nonostante le chiare scoperte oggettive che abbiamo sulla via della verità e del dovere, tali sono spesso le circostanze sconcertanti della nostra sorte, e tale è la nostra naturale incapacità di comprendere e applicare la regola, che la nostra via è spesso coperta di tenebre, e siamo alla fine del nostro ingegno

(2.) Con la fede ricevono la forza di proseguire il loro cammino. Tutti i cristiani in questo mondo sono in uno stato di infanzia. Il loro cammino è lungo e difficile, e non hanno la forza di perseguirlo

(3.) Per fede sono forniti di motivi che li animano nel loro cammino, e così sono incoraggiati a proseguire il loro cammino con instancabile perseveranza. Sebbene l'autorità di Dio sia una ragione sufficiente per la nostra obbedienza, tuttavia Lui non ci richiede di obbedirGli in modo cieco e irrazionale. Veniamo ora a parlare della parte negativa di ciò che il testo dice sul modo di camminare del cristiano: "Camminiamo, non per visione". 1. Non camminano alla vista o all'apparenza di quelle cose materiali che sole sono capaci, in senso stretto, di essere viste. In questa visione le parole importano le tre cose seguenti. I cristiani non camminano per vista

(1) Le cose materiali o viste non sono l'oggetto principale della loro attenzione. Gli uomini del mondo sono così immersi nella sensualità che non riescono a pensare quasi ad altro che a ciò che tende a gratificare i loro sensi. Camminano dietro alla vista dei loro occhi, e questo è anche il desiderio del loro cuore

(2) Le cose che possono essere viste non sono l'oggetto principale della loro ricerca. Gli uomini non rinnovati perseguono la felicità con tutte le loro forze, ma la cercano ovunque, o dappertutto, tranne dove si trova realmente

(3) I motivi da cui sono influenzati nel loro cammino non sono tratti dalle cose visibili. Se i motivi delle loro azioni fossero tratti da cose che si vedono, seguirebbero sicuramente una condotta tale da poter essere calcolata per ottenere vantaggi visibili, o, almeno, per assicurarli contro svantaggi visibili

(2.) Anche riguardo a quelle cose che perseguono, non sono influenzati, nel perseguirle, dalla loro vista, dai loro sensi o dai loro sentimenti; ma mediante la testimonianza di Dio riguardo a loro, ricevuta e su cui si è confidata mediante la fede. Sebbene le cose spirituali non cadano sotto la cognizione dei sensi esterni, possono essere percepite dall'anima in un modo che corrisponda in qualche modo a ciò. Quella casa celeste, nella quale sperate di dimorare per sempre, non l'avete ancora vista, e perciò, nel desiderarla, non potete lasciarvi influenzare da un'esperienza personale di ciò che è, ma solo dalla testimonianza che Dio vi ha dato al riguardo. Lo stesso vale per tutte quelle cose invisibili verso le quali spingete nel vostro cammino quotidiano. Così la fede continua ad avere la sua influenza abituale sul nostro cammino, anche quando la nostra vista, i nostri sensi o i nostri sentimenti si oppongono direttamente ad essa, come appare nei seguenti esempi

(1) Quando un cristiano cammina nelle tenebre riguardo al suo stato spirituale, e non può ottenere alcuna ragionevole certezza del suo interesse per Cristo, o del suo essere all'interno del patto di grazia, non osa, per questo motivo, trascurare alcun dovere che gli incombe come amico o discepolo di Cristo

(2) Quando le difficoltà, apparentemente insormontabili. quando il cristiano è più sensibile alla propria debolezza, e quando l'aiuto di Dio, in cui confida, sembra essere, in gran parte, ritirato, l'influenza della fede prevale su quella dei sensi, e anche in questo caso egli si propone. Quando Israele giunse al Mar Rosso non ebbe modo di sfuggire alla furia dei suoi nemici se non andando avanti, e questo, in tutta l'apparenza umana, era impossibile

(3) Quando si vede che il pericolo più grande si trova sulla via del dovere, e quando il senso e la ragione ci assicurano che il pericolo non può essere evitato a meno che il dovere non sia... rimandato, il cristiano, confidando nella promessa di Dio, disprezza il pericolo; e, affinché non manchi nell'adempimento del suo dovere, si precipita nelle fauci di una visibile distruzione

(3.) Quando, invece di un adempimento presente della promessa, il cristiano vede la provvidenza divina muoversi in una direzione opposta, e il Signore sembra adottare metodi per rendere impossibile il suo adempimento, anche allora egli trascura così tanto le apparenze da formare tutta la sua condotta sulla persuasione sicura che Dio farà ancora ciò che Lui ha detto. Un chiaro esempio di ciò lo abbiamo in Abramo

(III.) Dobbiamo ora concludere con le seguenti deduzioni

(1.) Da ciò che è stato detto, possiamo vedere l'eccellenza della grazia della fede e la sua utilità per coloro che la possiedono

(1) Raggiunge la conoscenza delle cose che supera tutta la conoscenza creata

(2) Crede cose che, secondo i principi della ragione non illuminata, sono incredibili

(3) La fede può sopportare cose che, in tutta l'apparenza umana, sono intollerabili

(4) Vede le cose invisibili. In una parola: (5) La fede compie cose impossibili

(2.) Vedi il peccato e l'irragionevolezza dell'infedeltà. Ci permettiamo solo di suggerire le due considerazioni che seguono:

(1) Se tu agissi secondo gli stessi principi negli affari comuni della vita come fai in materia di religione, sarebbe semplicemente impossibile per te sopravvivere nel mondo. Non ci sono forse molte cose relative alle preoccupazioni più importanti della vita che dovete necessariamente credere sulla base di prove non migliori di quelle che avete per la verità del cristianesimo?

(2) Quali che siano le obiezioni che potete avere alla verità della religione cristiana, non potete pretendere di dimostrare che non è vera; Altrimenti andate più lontano di quanto abbiano mai fatto i vostri fratelli, per quanto ne sappiamo. E quindi devi concederlo. è possibile che possa essere vero

(3.) Vedi il peccato e la follia dell'incredulità. Sebbene ogni infedele sia un miscredente, ci sono molti non credenti che non sono infedeli. sì, c'è molta incredulità nell'esercizio di ogni cristiano mentre si trova in questo stato imperfetto

(4.) Vedi il peccato e la follia di un eccessivo attaccamento ai godimenti sensibili

(1) Quando ti abbandoni allo scoraggiamento e all'abbattimento a causa della mancanza di esso. Il fondamento della tua gioia, così come della tua fede, è tutto senza di te

(2) Quando, a causa della tua mancanza di ciò, ti abbandoni a trascurare qualsiasi dovere che riterresti incombente su di te se lo avessi, eccetto il solo dovere di esserne grato

(3) Quando getti via la tua fiducia, o rifiuti di credere alla promessa, perché non osi dire con certezza che hai un interesse attuale in essa

(4) Quando migliori la tua certezza di un interesse per Cristo, come fondamento della tua fede, o della tua audacia nel venire al trono della grazia

(5) Quando, poiché non puoi essere sicuro di essere in Cristo, certamente concludi di essere un estraneo a Lui, e così ti abbandoni allo scoraggiamento o alla disperazione increduli, e deruba Dio della gloria dovuta per tutto ciò che Lui ha fatto per te

(5.) Vedi vari segni con i quali i veri seguaci di Cristo possono essere distinti dal resto dell'umanità

(6) Per concludere: possiamo vedere da questo argomento il dovere di tutti coloro che professano la religione cristiana, o hanno la Parola di Dio tra le loro mani. Si tratta di seguire l'esempio di questi maestri primitivi del cristianesimo e di camminare per fede, non per visione. Guardatevi dal considerarvi in uno stato di riposo. (J. Young.)

Vedere e credere:-Ci sono due mondi, il visibile e l'invisibile: ma per la Caduta ne costituirebbero uno. Se fossimo rimasti puri, il mondo visibile sarebbe per noi lo specchio delle realtà eterne. Per Gesù il mondo invisibile è dappertutto. Lui lo trova nel pozzo, nei tralci della vite, nei campi di grano e nei minimi dettagli della vita intorno a Lui. Così dovrebbe essere. Ahimé! la maggior parte non conosce realtà se non in questo mondo; il resto lo considerano come sogni vani. Anche la religione, che dovrebbe essere, prima di ogni cosa, una rivelazione del mondo invisibile, degrada facendo solo l'ancella di questa vita presente

(I.) Il testo è in netto contrasto con alcune idee e tendenze moderne

(1.) Il positivismo dice: "A che serve lasciare che i tuoi pensieri vaghino nel mondo invisibile; per inseguire quelle nuvole vane che si chiamano religioni? Afferra il mondo visibile". Questa dottrina riecheggia da ogni parte. Che cos'è il mondo invisibile per la maggior parte dei nostri uomini danarosi? 2. Ma quale schieramento di armi abbiamo per la difesa del mondo invisibile?

(1) Le cose più grandi, e quelle che sono state le più salutari per l'umanità, sono opera di coloro che hanno camminato per fede e non per visione. Quando San Paolo pronunciò queste parole, il mondo antico era precisamente nello stato in cui gli uomini avrebbero ricondotto il mondo moderno. Credeva solo nelle cose visibili e palpabili; considerava come chimere e sciocchezze tutto ciò che andava al di là di esse. E a cosa era arrivato? Chi non sa che non c'è mai stato un degrado più vergognoso della dignità dell'uomo? Chi gli ha ridato vita se non quegli uomini che si opponevano al mondo presente, al mondo a venire? Ora questo fatto si è ripetuto spesso. Quante volte, infatti, il mondo è stato pronto a ripiombare in quella condizione in cui si è trovato il cristianesimo?

(2) Ci faremmo una strana idea del cristianesimo se credessimo che ci insegna a disprezzare la terra e la vita presente. So che molte cause hanno favorito questo errore. La vita monastica e le deplorevoli esagerazioni di certi cristiani che hanno trascurato i doveri della vita, fingendo che l'eternità occupasse tutti i loro pensieri, hanno troppo spesso fornito di armi l'infedeltà. Ma il cristianesimo non ci ha mai insegnato a dimenticare i doveri e i privilegi della terra. Ma la terra non è - non può essere - lo scopo del cristiano, ma è la scena della sua attività, anzi il luogo in cui si prepara il suo futuro eterno. Si sostiene spesso che l'eternità diminuisce la felicità della vita presente; ma io affermo al contrario che gli conferisce una grandezza incomparabile. Se, invece di passare per il mondo, devo rimanere qui, la vita è un enigma tanto crudele quanto inspiegabile, e si deve scrivere sulla sua soglia: "Senza Dio, senza speranza". Apritemi, al contrario, l'eternità. Dimmi che la vita è un viaggio, una marcia in avanti; dimmi che la mia patria mi aspetta, allora sarò in grado di cominciare e intraprendere tutto, e l'amaro sentimento della vanità scomparirà

(II.) Accettando teoricamente questo motto, possiamo negarlo apertamente in realtà

(1.) Che diremo di coloro che non accettano la religione se non viene loro presentata sotto una forma affascinante con l'approvazione dell'uomo, con tutto ciò che parla ai sensi e all'immaginazione? Ma Gesù disse ai suoi discepoli, che ammiravano la bellezza del tempio: «Non vedete tutte queste cose?». Che cosa direbbe, allora, a coloro che non sono in grado di comprendere la verità se non sono accompagnati da un cerimoniale sontuoso e sostenuti da una potente gerarchia? E possiamo affermare con certezza che una tale tentazione non si è mai insinuata in noi? Non siamo stati turbati nella nostra fede, perché abbiamo visto la Chiesa debole, oscura e disprezzata? Non le abbiamo mai augurato l'omaggio del mondo, l'appoggio di uomini illustri, l'autorità dei numeri, dell'opinione pubblica? Ebbene, chiedere questi segni esteriori è voler camminare per visione, e non per fede. Voi che volete questi segni, che cosa avreste fatto ai giorni di Gesù Cristo? 2. Ci sono cristiani che sono turbati perché alla Chiesa dei nostri giorni Dio non concede più segni miracolosi del suo intervento. Ma

(1) I miracoli da soli non hanno mai convertito il cuore. I Galilei rimasero increduli alla presenza delle più meravigliose meraviglie, e gli ascoltatori di San Paolo, senza un miracolo, si convertirono a migliaia

(2) Se i miracoli fossero necessari alla fede, ognuno dovrebbe testimoniarli, e se così fosse perderebbero il loro potere, non essendo più considerati soprannaturali

(3) Più la rivelazione avanza, meno Dio si mostra alla vista, e più Lui si rivela alla fede. All'inizio c'erano continui segni e prodigi, una colonna di nuvola o di fuoco segna la Sua presenza; il tuono ruggisce sul Sinai. Tutto parla alla vista; ma, con l'avvento di Cristo, tutto cambia! Lui ci insegna che c'è un segno che attesta la presenza di Dio meglio di tutti i miracoli esteriori: è l'amore. Quando Giovanni, l'uomo dell'antica alleanza, chiede a Cristo: "Sei tu colui che deve venire, o ne aspettiamo un altro?" Cristo gli risponde enumerando le meraviglie che Lui ha compiuto; ma Lui termina con quelle sublimi parole: "Ai poveri è predicato il vangelo". Dio non aprirà ora i cieli; a questa generazione incredula non sarà dato alcun segno, se non quello della Croce; poiché colui che la Croce lascia insensibile non si commuoverebbe quand'anche un uomo risuscitasse dalla tomba e dichiarasse che Gesù è il Cristo

(3.) Camminiamo per visione, e non per fede, quando vogliamo che il cristianesimo si giustifichi interamente agli occhi della ragione. I miracoli parlano ai sensi, gli argomenti parlano all'intelletto; ma Dio si impadronirà del nostro essere morale. Lui desidera che ci arrendiamo liberamente a Lui per fede

(4.) Desideriamo ancora la vista invece della fede quando chiediamo a Dio di contrassegnare la Sua provvidenza con continue liberazioni

(1) Rispondendo immediatamente alle nostre preghiere. Ma immaginate una vita in cui la preghiera sarebbe sempre seguita da una liberazione immediata. Molti sarebbero discepoli, ma quanti per il giusto motivo? Ora è proprio quell'istinto mercenario che Dio vuole distruggere in noi. Pertanto, mentre Lui ci assicura che tutte le nostre preghiere sono ascoltate, Lui raramente ci mostra in anticipo come Lui risponderà ad esse. Le più gloriose vittorie della fede sono state ottenute contro ogni apparenza. Cristo stesso, per fede, vide prima della sua morte il frutto dell'amaro travaglio della sua anima, e non fu la vista che poté rivelargli un mondo vinto, una Chiesa redenta. Quante volte, quando vediamo la preghiera di un santo manifestamente esaudita molto tempo dopo la sua morte, diciamo: "Oh, se fosse vissuto per vedere questo giorno, il giorno che tanto desiderava!" Dobbiamo ricordare che, anche se non vide, credette. Prega dunque, madre cristiana, prega ancora per la conversione di tuo figlio, prega senza dubitare, e se i tuoi occhi incontrano solo argomenti di scoraggiamento, ricorda che camminiamo per fede e non per vista

(2) Queste osservazioni sulla preghiera trovano anche la loro applicazione in ogni attività cristiana. È un fatto singolare che il più grande progresso nel regno di Dio sia stato raggiunto da uomini che hanno creduto pur non vedendo. Che cosa vide Cristo nel Suo ministero? Cosa avrebbero fatto Lui se avesse camminato per visione? E che cosa faremo se vogliamo vedere invece di credere, se assomigliamo a quei bambini che, dopo aver gettato un seme di grano nel terreno, tornano ogni istante per vedere se è germogliato? Dio benedice solo coloro che hanno abbastanza fiducia nella Sua fedeltà da affidarGli la cura dei risultati, e da dire con Lutero: "È opera Tua, non mia". Si dice che Keplero, mentre giaceva sul letto di morte, e quando un amico gli chiese se non avesse sofferto crudelmente di essere costretto a morire senza vedere apprezzate le sue scoperte, rispose: "Amico mio, Dio ha aspettato cinquemila anni finché una delle sue creature abbia scoperto le mirabili leggi che Lui ha dato alle stelle; perché non dovrei, allora, aspettare che mi sia fatta giustizia?" 5. Sbagliano coloro che vogliono descrivere in anticipo, come è stato così spesso tentato, la via che il cristiano deve seguire. La vita cristiana è come un'immensa regione che migliaia di pellegrini hanno già attraversato; ognuno aveva seguito la strada che Dio aveva tracciato per lui; Alcuni l'hanno trovata morbida e leggera, altri buia e difficile. Eppure tutte queste vie conducevano alla patria, e nessuno ha il diritto di dire che la strada che ha seguito è quella che tutti gli altri devono percorrere; Infatti, se questa strada fosse conosciuta, se potesse essere descritta, cammineremmo per visione, e non più per fede. Accettiamo quindi qualsiasi imprevisto; aspettiamoci che Dio distruggerà i nostri piani e deluderà le nostre aspettative; Sia che Lui ci mandi gioia o dolore, camminiamo per fede, lasciandoci guidare da Lui. (E. Bersier, D.D.)

Fede contro vista:-

(I.) La postura menzionata. Implica

1.) Il possesso della vita. Si può far sedere o anche stare in piedi un morto in una certa posizione, ma camminare richiede vita. Nel senso in cui il termine è usato qui, l'uomo empio non cammina affatto

(2.) Attività. È una cosa benedetta sedersi "con Maria ai piedi del Maestro"; ma camminiamo oltre che seduti. Molti possono affermare: "Noi parliamo; pensiamo; sperimentiamo; ci sentiamo"; ma i veri cristiani possono dire: "Camminiamo". 3. Progresso. Un uomo non cammina a meno che non faccia qualche progresso. Dio non ci dice: "Questa è la via", e poi ci ferma; ma Lui dice: "Questa è la via, camminate per essa". Dobbiamo sempre fare progressi, dalla fede nei suoi inizi alla fede nelle sue perfezioni

(4.) Perseveranza. Quando un uomo fa un passo o due e poi si ferma, o ritorna, non lo chiamiamo camminare

(5.) Che nelle azioni ordinarie della vita siamo mossi dalla fede. Camminare è quel tipo di progresso in cui un uomo continua ora dopo ora. Leggiamo spesso di uomini che, per fede, hanno compiuto grandi imprese, e alcuni cristiani fissano sempre gli occhi sulle imprese della fede. Ma Paolo non parla di correre o saltare o combattere, ma di camminare, e intende dirvi che la vita ordinaria di un cristiano è diversa dalla vita di un altro uomo; che ha imparato a introdurre la fede in tutto ciò che fa

(II.) Due principi contrapposti: tutti gli uomini camminano naturalmente per visione. Hanno un proverbio che dice "Vedere per credere", e non oltre. La loro massima è: "Conosci le cose da solo; prendersi cura dell'occasione principale; prenditi cura del Numero Uno". Ora, il cristiano è proprio l'opposto di questo. Lui dice: "Non mi interessa badare alle cose che si vedono e sono temporali; Le cose che non si vedono mi influenzano, perché sono eterne". Ora, poiché il mondo si crede saggio e il cristiano uno stolto per aver agito in contrasto con il proverbio del mondo che "Un uccello in mano vale due nel roveto", vediamo solo dove sta la saggezza di questa faccenda, e dove non lo è

(1.) Camminare per vista è una cosa molto infantile. Ogni bambino può camminare a vista, e così anche qualsiasi sciocco. Gli dai un certo numero di monete; Sono tutti spuri, ma lui ne è così compiaciuto che non gli importa di avere veri sovrani. Il bambino dice che il sole sorge al mattino e tramonta la sera, ma gli uomini sanno che non si muove, solo la terra. Ma è una cosa molto virile credere a qualcosa che non si può vedere. Che uomo era Colombo in confronto ai suoi contemporanei perché camminava per fede! Così il cristiano è un uomo, mentre il mondano dice: "Questo è tutto il mondo; ' Mangiamo e beviamo, perché domani moriamo'", dice, "ci deve essere un'altra metà; Lascerò questo mondo a voi, figli, e ne cercherò un altro e più celeste". 2. L'uno è strisciante mentre l'altro è nobile. Un uomo che si guadagna il pane tutto il giorno: cosa c'è di meglio dell'asino al castello di Carisbrook, che pompa l'acqua e va sempre in giro? I bambini vanno al mare con le loro vanghe di legno e costruiscono un molo di sabbia, ma arriva la marea e lo spazza via, e questo è proprio ciò che fanno gli uomini. Costruiscono con roba più pesante, il che dà loro più cura e non la metà dell'allegria, ma la fine è uguale, solo i bambini vivono per ricostruire, mentre questi bambini grandi, questi vili, vengono spazzati via dal mare con tutte le loro opere e muoiono per sempre. Se non c'è un altro mondo per cui vivere, devo dire che questa vita non è degna di un uomo. Ma credere a ciò che Dio mi dice, che io sono il figlio di Dio, che un giorno vedrò il Suo volto e canterò la Sua lode per sempre, beh, c'è qualcosa qui. L'uomo che crede in questo si espande in qualcosa di degno di un uomo che è fatto a immagine dell'Altissimo

(3.) C'è qualcosa di estremamente ignorante nel credere solo a ciò che posso vedere. Nove cose su dieci al mondo che sono le più meravigliose e potenti non possono essere viste, almeno non con gli occhi. Un uomo che non crede all'elettricità... beh, che cosa si può fare di lui in questi giorni? E questo è il caso delle cose spirituali. Se cammini solo per visione, e credi solo a ciò che vedi, a cosa credi? Voi credete che mentre vivete qui è una buona cosa fare del vostro meglio, e che allora morirete e sarete sepolti, e ci sarà la vostra fine! Che povera, miserabile, ignorante credenza è questa! Ma quando credi in ciò che Dio rivela, e arrivi a camminare per fede, come si espande la tua informazione! 4. Camminare a vista è ingannevole. L'occhio non vede nulla; È la mente che vede attraverso l'occhio. L'occhio ha bisogno di essere educato prima di dire la verità, e anche in questo caso ci sono mille cose di cui non sempre parla con verità. Ora, l'uomo che ha un Dio in cui credere, non viene mai ingannato. La promessa a lui è sempre ferma; la persona di Cristo è sempre il suo rifugio sicuro, e Dio stesso è la sua eredità perpetua

(5.) Il principio della vista è molto mutevole. È sufficiente parlare di camminare per vista nella luce, ma che cosa farete quando scenderà l'oscurità? È molto bello parlare di vivere nel presente mentre si è qui, ma quando si va a sdraiarsi sul letto di morte, che ne è del principio di vivere per il presente? Ma il principio della fede dà il meglio di sé al buio. Chi cammina per fede può camminare alla luce del sole come voi, ma può camminare nelle tenebre come voi non potete camminare, perché la sua luce risplende ancora su di lui

(6.) Che coloro che camminano per vista camminino da soli. Camminare per visione è proprio questo: "Credo in me stesso", mentre camminare per fede è: "Credo in Dio". Se cammino per vista, cammino da solo; se cammino per fede, allora siamo in due, e il secondo... ah! quanto è grande, quanto glorioso, quanto è potente! La vista va in guerra a suo carico, e viene sconfitta. Faith va in guerra per le spese dell'Erario del Re, e non c'è da temere che il banco di Faith possa mai fallire

(III.) L'avvertimento implicito. L'apostolo dice positivamente: "Camminiamo per fede", e poi aggiunge negativamente, "non per visione". L'avvertimento, quindi, è: non mischiare mai i due principi. Si può fare un viaggio via terra, o si può andare via acqua, ma cercare di nuotare e camminare allo stesso tempo sarebbe piuttosto singolare. Un uomo ubriaco cerca di camminare contemporaneamente su entrambi i lati della strada, e c'è una sorta di ebbrezza che a volte si impadronisce dei cristiani, che li spinge anche a cercare di camminare secondo due principi

(1.) Tu dici: "Credo che Dio mi ami; Ho prosperato negli affari da quando sono cristiano". La prima parte di questo è la fede; ma la seconda parte è la vista. Supponiamo che tu non abbia prosperato negli affari, e allora? Negherete che Dio vi ama perché non avete prosperato negli affari? 2. Un altro dice: "Ho creduto in Cristo, ma ho paura di non essere salvato, perché stasera mi sento così depresso". "Oh", dice un altro, "sono sicuro di essere salvo, perché mi sento così felice". Ora vi sbagliate entrambi, perché entrambi camminate per visione. La fede non è fatta solo per dolci cornici e sentimenti, è fatta per cornici oscure e sentimenti orribili. Conclusione: Presta attenzione a una cosa. Se camminate per fede, dovete tenere presente che camminate per la giusta fede, cioè la fede in Cristo. Se riponi fede nei tuoi sogni, o in qualsiasi cosa tu creda di aver visto, o in una voce che credevi di sentire, o in testi della Scrittura che ti vengono in mente, se ripongi fede in qualsiasi altra cosa che non sia Cristo, non mi importa quanto buono possa essere o quanto cattivo possa essere, devi badare, perché una fede come quella cederà. Potresti avere una fede molto forte in tutto il resto tranne che in Cristo, eppure perire. Riposa nel Signore Geova. (C. H. Spurgeon.)

Camminare per fede:-Queste furono le parole che sorsero alla nostra memoria visitando quel vecchio castello di St. Andrews, dal quale Hamilton e Wishart, i nostri primi martiri scozzesi, vennero a morire per la verità di Dio sul rogo. Brancolando lungo un passaggio tortuoso, scendemmo per alcuni gradini in una prigione interna, e lì, attraverso un raggio di luce che filtrava attraverso una feritoia del massiccio muro, vedemmo un'apertura nel pavimento roccioso. Le candele accese e abbassate mostravano un albero che scendeva nelle viscere della roccia, dove, allargandosi come il collo di una bottiglia, formava una spaventosa prigione. Era chiamato - e giustamente - oubliette, o luogo dell'oblio, perché coloro che quella bocca nera inghiottì furono da allora perduti per la vita, per la luce, per la libertà. Faceva rabbrividire guardare giù in quell'orribile fossa; Non si vedeva altro che l'oscurità dell'oscurità, non si sentiva altro che il suono ovattato delle onde, che infrangendosi sulle sue pareti rocciose sembravano gemere per le azioni che vi erano state perpetrate. "Lì", dice Giovanni Knox, "molti dei figli di Dio hanno sofferto la morte, struggendosi lentamente fino a quando la loro vita è stata lambita come la marea sulla spiaggia, o è stata improvvisamente distrutta dal colpo dell'assassino". Tali furono i giorni e le azioni sanguinose del Papato: mai più, speriamo, per tornare. Ma mentre la nostra fantasia chiamava gli uomini che entravano da quella porta bassa per essere calati come una bara in quel sepolcro vivente, per non uscirne mai più ma per morire sul patibolo o sul rogo, le parole che ci tornavano alla memoria erano: "Camminavano per fede, non per visione". L'apostolo fa un'applicazione simile di queste parole, che sono la chiave di quello che doveva essere considerato un enigma perfetto. Notate non solo la rassegnazione, ma l'allegria con cui lui e i suoi compagni cristiani subirono un torto (CAPITOLO 4:17, 18). Senza dubbio i nostri giorni sono sotto molti aspetti molto diversi dai suoi, ma i cambiamenti che hanno avuto luogo nel mondo dai giorni di Paolo non hanno cambiato la natura umana. Questo mondo è come una montagna vulcanica, dove vigneti e alberi di fico ricoprono i suoi fianchi di vegetazione; un ringhio occasionale, un tremore, uno sbuffo di fumo, dimostrano che il vulcano che ha sepolto Ercolano e Pompei nelle sue scariche infuocate non è morto; non è che dormiente. Ma qualunque sia l'epoca in cui viviamo, che indosseremo o meno la corona di un martire, tutti i santi che vanno alla gloria devono andarci per la via della fede. Il credente cammina per fede...

(I.) Nell'opera e nella croce di Cristo

(1.) Per fede Noè, Abramo, Davide, ecc., si guadagnarono un posto nel nuvolo dei testimoni. Eppure colui che aspettava la consolazione d'Israele non era secondo a nessuno di loro. Che cos'è che tiene tra le sue braccia invecchiate? Un neonato, la progenie di una povera donna; Nasceva in una stalla, una fiamma, un soffio si spegneva. Simeone si trova in quella fase della vita umana in cui l'entusiasmo muore, eppure questa vista lo getta in una santa estasi. E perché? Finalmente è arrivato il tanto atteso; e ora, come se non ci fosse più nulla sulla terra che valga la pena guardare o aspettare, alza le braccia e gli occhi invecchiati al cielo per esclamare: "Ora, Signore", ecc. Faith non ha mai pronunciato un discorso più audace di questo. In quel bambino, come ho visto la quercia gigante avvolta nella minuscola ghianda, Simeone vide il Salvatore dell'umanità, e nel braccio che pendeva al collo di una madre, la forza che sosteneva l'universo. Lui ha camminato per fede in questo, eppure noi abbiamo più bisogno di lui di camminare per fede. Lui disse: "I miei occhi hanno visto la tua salvezza", un privilegio di cui i nostri non godranno mai fino a quando questi occhi non saranno chiusi su questo mondo e aperti su un altro. Ancora di più i discepoli avevano nei loro sensi aiuti alla loro fede di cui noi non godiamo. Simeone vide il ragazzo; videro l'uomo; Toccarono la mano che ne strappò i ceppi dalla tomba; udirono la voce che sgridava la tempesta e guariva le malattie, e dissero: «Ti siano perdonati i tuoi peccati». 2. Siamo pronti a invidiare gli apostoli e Simeone? "Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto". La fede del credente più umile al giorno d'oggi è in un certo senso una conquista più alta della loro. L'emigrante che vede le colline della sua terra natale sprofondare sotto l'onda, e se ne va nella terra dell'oro, ha visto e maneggiato l'oro estratto dalle miniere di quella terra lontana. Lui ha visto coloro che sono stati là: uscire poveri e tornare ricchi; ma credo in una terra in cui ho visto arrivare in centinaia di persone, ma nessuno è tornato a svelarne i segreti. Credo in un Salvatore che non ho mai visto, e non ho mai visto l'uomo che ha visto, e gli affido ciò che è più prezioso di tutto l'oro della Banca d'Inghilterra, cioè la mia preziosa anima. Scommetto il mio eterno benessere su opere compiute diciotto lunghi secoli fa, di cui non c'è ora una sola traccia su questa terra a cui la mia fede possa aggrapparsi, come l'edera a una rovina fatiscente. E il mondo mi dice: "Tale fiducia era una follia nelle questioni terrene"? Lo ammetto, ma "non sono pazzo, nobilissimo Festo". Lui è invisibile? Perché le cose più reali di questo mondo non si vedono. Il mio spirito è invisibile. Le cose che vedete non sono che le ombre dell'invisibile, e poiché il mio Salvatore è invisibile, ciò non scuote la mia fede in Lui più di quanto scuota la mia fede in Dio, negli angeli, nei cieli, negli spiriti dei beati che attendono la mia venuta

(3.) La torre del faro di Yon che si erge tra le onde che si infrangono, sembra non avere nient'altro che loro su cui riposare, ma sotto le onde il suo fondamento è la solida roccia. E ciò che quella torre è per il solo su quel banco di sabbia, che l'ultima tempesta ha sollevato, e la prossima spazzerà di nuovo nel mare, la giustizia di Cristo è per la mia, le opere di Cristo per i miei migliori. E così, quando l'uomo cristiano stava morendo dopo una vita piena di opere buone, ed essi gliene parlarono, egli rispose: "Prendo le mie opere buone e le mie opere cattive, le ho gettate in un mucchio e da esse fuggo verso Gesù. Lui è tutta la mia salvezza, Lui è tutto il mio desiderio".

(II.) Nella provvidenza di Dio

(1.) Giorno dopo giorno proferisce parole, e notte dopo notte insegna la conoscenza di Lui. Tutta la natura è insigne della Sua lode. Per un uomo sedersi e scrivere un libro per dimostrarlo, mi sembra un perfetto spreco di tempo e di lavoro, incisi come questi su ogni roccia, scritti su ogni foglia, dipinti su ogni fiore. Ma anche se questo è vero, in generale, quella che può essere chiamata la Sua speciale provvidenza, almeno per quanto riguarda il Suo popolo, è molto spesso per loro più una cosa di fede che una cosa di vista. Il sole splende sui cattivi e sui buoni, la pioggia cade allo stesso modo sui giusti e sugli ingiusti, e ci sono molte cose oltre alla morte di cui è vero che c'è un solo evento per tutti. Anzi, la nostra fede trova pietre d'inciampo molto più sconcertanti di queste. C'è Lazzaro che chiede l'elemosina alla porta di un ricco. Nella povertà, nella malattia, nelle prove domestiche, ho visto il popolo di Dio avere il calice più amaro da bere e il fardello più pesante da portare. "Pace, Maria, pace", disse una donna devota, che aveva perduto tutta la sua famiglia, a un vicino empio, che si ribellava contro la provvidenza che aveva preso un figlio di molti; «mentre io ho sei paia di scarpe vuote da guardare, tu ne hai solo una». Ci sono circostanze difficili in cui l'unica sicurezza o fiducia di un credente risiede nel camminare per fede, e non per visione; nel credere come "dietro una provvidenza accigliata" Dio nasconda un volto sorridente

(2.) Salendo su un'alta montagna, che si erge alta sopra tutti i suoi simili, che il sole è il primo a raggiungere e l'ultimo a lasciare, ho visto la roccia che la coronava spaccarsi dalla tempesta, e la sua cima tutta nuda e nuda, e così, a volte, con coloro le cui teste sono più in cielo. Cosa devono fare in tali circostanze? Sulle Alpi più alte, lungo un sentiero non più largo del punto d'appoggio di un mulo, che costeggiava un terribile precipizio, ho conosciuto una timida viaggiatrice che credeva più sicuro chiudere gli occhi e non tentare di guidare il percorso né toccare le briglie. E ci sono momenti nella vita del credente in cui, se vuole evitare di cadere nella disperazione, deve, per così dire, chiudere gli occhi, posare le briglie al collo della Provvidenza e "camminare per fede, non per visione". 3. Se Giacobbe, per esempio, avesse avuto una parte più nobile nel palazzo del faraone; egli era stato un venerabile testimone per il Dio di verità in quel palazzo pagano, invece di indulgere in questo grido pietoso: "Pochi e malvagi sono stati i giorni del mio pellegrinaggio sulla terra". Lui visse per rimpiangere di averlo mai detto, e per portare altra testimonianza alla provvidenza di Dio. Il nostro grande drammaturgo dice di uno dei suoi personaggi che nulla della sua vita gli è appartenuto tanto quanto il lasciarla. Né nulla nella vita di Giacobbe lo ha reso tanto quanto il lasciarla. "Il Dio che mi ha nutrito per tutta la mia vita fino ad oggi, l'angelo che mi ha redento da ogni male, benedica i ragazzi". Giacobbe muore alla luce della fede. Non dite mai: "Tutte queste cose sono contro di me". Lasciate che tutte le Sue onde e i Suoi flutti vi travolgano, lasciate che la vostra barca rotoli e vacilli in mezzo al mare delle afflizioni; Non arrendetevi mai alla convinzione di essere lo sport del caso, in balia dei venti e delle onde. Tuo padre è al timone, come disse il marinaio

(III.) In e verso un altro mondo. La scoperta del Nuovo Mondo non fu, come molte scoperte, un incidente; era la ricompensa della fede di Cristoforo Colombo. Lui trovò frutti sulle coste dell'Europa, sollevati dalle onde dell'Atlantico, che sapeva dovevano essere cresciuti nelle terre più lontane. Pensavano che fosse pazzo a lasciare la sua casa, a lanciarsi su un mare che la chiglia non aveva mai solcato, alla ricerca di una terra che l'uomo non aveva mai visto. Dico a quell'infedele che so a chi ho creduto; Posso dare ragione della fede che è in me; e anche lui poteva. E così lanciò la sua barca sull'abisso, e con il mare strano intorno a sé, le tempeste fuori e gli ammutinamenti dentro, quell'uomo straordinario rimase al timone, e tenne la prua della sua barca in avanti finché il grido gioioso: "Terra!" risuonò dalla testa d'albero, e la fede fu coronata dal successo, e la pazienza ebbe il suo lavoro perfetto. Ora considero quell'uomo come uno dei migliori tipi di credente, ma non posso leggere la sua storia senza sentire che fa arrossire la nostra fede. "Non ho trovato una fede così grande; no, non in Israele". Che cosa aveva? Lui camminava per fede, e non per fede come noi. Lui non aveva che congetture, noi ne abbiamo certezza; non aveva nemmeno la parola dell'uomo che mente; abbiamo la parola di Colui che non può mentire. (T. Guthrie, D.D.)

Spiritualismo pratico:-Paolo ha ignorato l'universo materiale, o lo ha sottovalutato a tal punto da non prestarvi attenzione? No. Lui lo studiava, lo ammirava, lo usava. Lui parla in modo comparativo, e significa che nel corso quotidiano suo e dei suoi fratelli di Corinto, essi erano influenzati più dall'invisibile che dal visibile, dallo spirituale e dall'eterno che dal materiale e dal temporale. Erano spiritisti pratici. In relazione a questo corso di vita possiamo osservare:

(I.) È un corso più filosofico. Una vita di spiritualismo pratico è molto più razionale di quella di materialismo pratico, perché lo spirituale è

1.) Più reale del materiale. Abbiamo prove più forti dell'esistenza dello spirito che della materia. È vero, l'essenza di entrambi è al di là di noi; Ma i fenomeni dello spirito ci giungono più da vicino e in modo più impressionante. Il pensiero, la volizione, la speranza, la paura, sono soggetti immediati della coscienza, e questi appartengono allo spirito

(1) L'intera struttura dell'universo visibile indica l'esistenza dello spirito. La materia è essenzialmente inerte, ma ogni parte della natura è in movimento. La materia è cieca, ma ogni parte della natura indica un artificio. La materia è senza cuore, ma ogni parte della natura è istinto con bontà. E poi, anche, sembra fatto apposta per lo spirito. Il suo artificio non fa forse appello al pensiero, le sue correnti di bontà alla gratitudine, la sua bellezza all'ammirazione, la sua sublimità alla riverenza e al timore? Che cos'è questo bell'universo senza spirito se non una magnifica dimora senza un inquilino; un tempio pieno delle glorie della Shekinah, ma che non conteneva alcun adoratore?

(2) Le impressioni dell'umanità sostengono la credenza. Fin dai tempi più remoti, in tutti i luoghi e in ogni stadio della cultura, gli uomini hanno creduto nello spirituale. Una credenza così universale deve essere intuitiva, e ogni credenza intuitiva deve essere vera, altrimenti non c'è verità per l'uomo

(3) La Bibbia dichiara autorevolmente questo fatto. Ci parla di legioni di spiriti in vari ordini e stati, e che c'è un solo Spirito Infiuita, il Genitore, il Sostenitore e il Giudice di tutti. Sono costretto a credere, quindi, che l'universo sia qualcosa di più di quanto possa essere portato alla conoscenza dei miei cinque sensi. Siamo confessatamente più intimamente e solennemente legati allo spirituale, e non è naturale aspettarsi che dovremmo avere il buon senso di vedere le cose spirituali? Se un tale senso si aprisse dentro di noi, come l'occhio del servo di Elia si aprì nell'antichità, quali visioni irromperebbero su di noi! Il microscopio ci dà un nuovo mondo di meraviglie, ma se Dio aprisse l'occhio spirituale, quale universo di spiriti si rivelerebbe! 2. Più influente. L'invisibile è per il visibile ciò che l'anima è per il corpo, ciò che anima e dirige ogni parte. Il suo spirito è in tutte le ruote della macchina materiale. È la molla in tutte le sue forze, la bellezza in tutte le sue forme, il bagliore in tutta la sua vita

(3.) Più duraturo

(II.) È un corso più impopolare. Si oppone a

1.) La scienza popolare, che insegna che la materia è tutto, che tutti i pensieri sull'invisibile sono oziosi e superstiziosi. "Mangiamo e beviamo, perché domani moriamo". 2. La religione popolare, non solo del paganesimo, ma della cristianità, che è la religione dei sensi. Vita popolare. La maggior parte dell'umanità vive una vita materiale; Le loro idee di ricchezza, grandezza, bellezza, dignità, piacere, sono tutte materiali. La loro grande domanda è: "Che cosa mangeremo, che cosa berremo, con che cosa ci vestiremo?" L'uomo cristico, camminando per fede, mette in discussione la scienza popolare, la religione, la vita. Anche se è nel mondo, non è del mondo

(III.) È un corso più benedetto

(1.) È più sicuro camminare "per fede" che "per visione". I sensi ingannano, soprattutto l'occhio commette grandi errori. "Le cose non sono come sembrano". 2. È più utile. Chi è l'uomo più utile nella società, l'uomo che è controllato dalle apparenze, che è materialista in tutte le sue credenze e ricerche, o l'uomo il cui occhio mentale entra nella regione invisibile dei principi eterni, accerta il vero lavoro che essi svolgono nell'universo, li organizza e li applica agli usi della vita quotidiana dell'uomo? Indubbiamente quest'ultimo. A lui dobbiamo tutte le benedizioni e le arti che adornano la vita civile. Anche se un'epoca stupida chiama il primo un uomo pratico, e il secondo un teorico e un sognatore. Nel settore spirituale della vita, l'uomo che vive sotto il riconoscimento pratico di Colui che nessun occhio ha visto o può vedere, è l'uomo che gode di se stesso e diffonde tra gli altri la massima quantità di felicità

(3.) È più nobilitante. Chi cammina per vista è limitato dal materiale. La materia è la sua culla, il suo nutrimento, il cerchio delle sue attività e la sua tomba. Al contrario, colui che cammina per fede, torreggia in altre regioni, più luminose, più ampie e più benedette. Conclusione: Quale di queste condotte di vita stiamo seguendo? Non è difficile risolvere questa domanda. Gesù stesso ha provveduto alla prova: "Ciò che è nato dalla carne è carne, ciò che è nato dallo Spirito è Spirito". 1. Colui che cammina per visione è "carne" in tutte le sue esperienze, propositi e ricerche. La sua mente è una "mente carnale", la sua sapienza è "sapienza carnale". 2. Al contrario, chi "cammina per fede" è spirito. Spirito nel senso di

(1) Vivacità. Tutte le sue facoltà sono istinto con una nuova vita, la vita della coscienza, la vera vita dell'uomo. Lui è spirito

(2) Riconoscimento sociale. Lui non è conosciuto come sono conosciuti gli altri uomini, come gli uomini del mondo. Ma, come uomo spirituale, distinto da convinzioni spirituali, simpatie e scopi

(3) Divinità. Lui è nato dallo Spirito Divino e ha una parentela e una somiglianza con il suo Eterno Padre. Lui è ora un cittadino cosciente del grande regno spirituale. (D. Thomas, D.D.)

"Siamo fiduciosi, dico, e disposti piuttosto ad essere assenti dal corpo, e ad essere presenti con il Signore".

Filosofia del vero coraggio:-La parola "fiducioso" qui significa coraggioso, e implica

1.) Pericoli e prove inevitabili (CAPITOLO 4; 8-10). L'uomo che si precipita nel pericolo non è coraggioso, ma temerario

(2.) Visioni intelligenti e convinzioni dell'essere. Gran parte del valore sul campo di battaglia scaturisce dall'ignoranza di ciò che è l'esistenza, o da false visioni di essa. Paolo considerò

(1) Il corpo come organo dell'essere, una "casa terrena".

(2) L'anima come personalità dell'essere. "Noi che siamo in questa casa". L'anima, non il corpo, è l'io, o sé, dell'essere

(3) La morte come un cambiamento nel modo di essere

(4) Il cielo come perfezione dell'essere. È "la casa non fatta da mano d'uomo, eterna nei cieli". Ma queste opinioni sono qui ripetute in una forma più condensata. Il coraggio dell'apostolo si basava su...

(I.) La consapevolezza che la sua morte non avrebbe messo in pericolo gli interessi dell'essere

(1.) Ciò che dà un potere di risveglio della paura agli eventi è il terrore della morte. La malattia più maligna, l'uragano più feroce o il ruggito più forte della moschetteria non avrebbero alcun potere di risvegliare la paura senza questo. Sia tolto il timore, come lo fu da Paolo, e gli uomini saranno allora, come lui, sempre coraggiosi

(2.) Ora osservate il punto di vista dell'apostolo su

(1) L'interesse dell'essere. "Presenti con il Signore".

(2) L'incidenza della morte sugli interessi dell'essere. Lui considerava la morte come il volo dello spirito verso la presenza del suo Signore. "Assente dal corpo", ecc.

(3.) Notate lo stato d'animo di Paolo sotto l'influenza di questi pensieri. "Piuttosto volenteroso", ecc.

(II.) La consapevolezza che la morte non distruggerebbe il grande scopo dell'essere

(1.) Gli uomini senza scopo sono quasi indifferenti alla vita

(2.) I propositi principali degli uomini differiscono. Sono il piacere, la ricchezza, per piacere a Dio. Quest'ultimo era il grande scopo di Paolo. "Perché lavoriamo", ecc. Questo scopo è

(1) Ragionevole. Se c'è un Dio, la ragione impone che piacergli dovrebbe essere lo scopo supremo delle nature intelligenti

(2) Delizioso. La felicità più alta di un'intelligenza morale è quella di compiacere l'oggetto principale del suo amore

(3.) Ora, la morte distrugge i propositi principali dei voluttuosi, degli avidi e degli ambiziosi, e quindi è terribile per loro, ma non distrugge il proposito principale del cristiano. "Presente o assente che sia", il suo scopo principale sarà quello di essere "accettato da Lui".

(III.) La consapevolezza che la morte non impedirebbe le ricompense dell'essere (versetto 10). Il successo deve sempre avere un'influenza sulla mente dell'uomo in ogni settore del lavoro. Il non successo scoraggia. L'operaio cristiano cerca il successo, ma qui non appare affatto proporzionato né ai suoi desideri né ai suoi sforzi. Paolo, senza dubbio, avrebbe voluto vedere tutti i risultati delle sue fatiche a Corinto, ecc., e se la morte avesse potuto impedire una piena realizzazione, l'avrebbe considerata un male e si sarebbe allontanato da essa per paura. Ma qui egli afferma nettamente una convinzione opposta

(1.) Ognuno riceverà la ricompensa del lavoro

(2.) Ognuno riceverà una ricompensa per ogni azione. Per ogni buona azione. Non ci sarà lavoro perduto. E anche ogni "cattiva" azione sarà ricompensata. Conclusione: se possediamo le convinzioni di Paolo riguardo alla vita e al suo spirito, possiamo avere questo sublime coraggio. Guardiamo la morte come egli guardò la morte, come il volo dello spirito alla presenza del suo Signore. La paura della morte non è forse una vergogna per il cristiano? «Se», disse Cicerone, «fossi ora sganciato dal mio corpo ingombrante e fossi in cammino verso l'Elysium, e qualche essere superiore mi venisse incontro nella mia fuga e mi facesse l'offerta di tornare e rimanere nel mio corpo, io declinerei senza esitazione l'offerta, tanto preferirei andare all'Elysium, per stare con Socrate e Platone. e tutti gli antichi dignitari, e di passare il mio tempo a conversare con loro". Quanto più il cristiano dovrebbe desiderare di essere "assente dal corpo e presente con il Signore!" (D. Thomas, D.D.)

La vecchia casa e la nuova:-

(I.) La visione cristiana di ciò che è la morte

(1.) L'apostolo non si riferisce qui allo stato dei morti, ma all'atto di morire. Il suo linguaggio è più precisamente: "disposto ad andare da casa, dal corpo, e a tornare a casa dal Signore". Il momento della transizione, naturalmente, conduce a uno stato permanente, ma è il momento della transizione che qui è in vista. La visione cristiana dell'atto della morte è che si tratta semplicemente di un cambiamento di dimora

(2.) Il testo suggerisce che per l'anima cristiana l'allontanamento da una casa è l'allontanamento dall'altra. La casa è stata il corpo; la casa ora deve essere Gesù Cristo. Noi non sappiamo quanto la separazione possa dipendere dall'immersione dello spirito nel tabernacolo carnale, ma sappiamo che, sebbene qui per fede le anime possano vivere in Cristo, tuttavia verrà una forma di unione tanto più stretta, onnipervadente, che l'unione attuale, per quanto preziosa, sarà "assenza dal Signore, 3. Forse, nell'audace metafora del mio testo, c'è una risposta alle domande dolorose: "I morti sanno qualcosa di ciò che ci colpisce qui? e non possono fare altro che guardarlo e amarlo e riposare?" Se c'è un'analogia tra la relazione del corpo sulla terra con lo spirito che la abita, e quella di Cristo con colui che dimora in Lui, allora può darsi che, come la carne, così il Cristo trasmetta allo spirito le impressioni del mondo esterno, e offra un mezzo di azione su quel mondo. Cristo può essere il sensorium dello spirito disincarnato e la mano dell'uomo che non ha altro strumento con cui esprimersi. Ma comunque sia, la realtà di una stretta comunione e dell'accerchiamento della presenza sentita di Cristo, che farà sembrare oscura la comunione più stretta qui, è certamente dichiarata nelle parole che abbiamo davanti

(4.) Questa transizione è il lavoro di un momento. Non è un lungo viaggio, di cui l'inizio è "andare via da casa" e la fine è "andare a casa". Ma è uno stesso movimento che, visto da un lato, è la partenza, e guardato dall'altro è l'arrivo. "C'è solo un passo tra me e la morte". Sì, ma c'è solo un passo tra me e la vita. La coscienza di due mondi si fonde; Lo Spirito è rivestito della casa che viene dal cielo, nell'atto stesso di spogliare la casa terrena di questo tabernacolo

(5.) Questa transizione conduce ovviamente a uno stato di comunione cosciente con Gesù Cristo. La triste invenzione di un intervallo inconscio per lo spirito disincarnato non ha alcun fondamento, né in ciò che sappiamo dello spirito, né in ciò che ci viene rivelato nelle Scritture. È assurdo dire di uno spirito inconscio, libero da un ambiente corporeo, che si trova ovunque; e non c'è alcun senso intelligibile in cui la condizione di un tale spirito possa essere chiamata "con il Signore". 6. E questo è tutto ciò che sappiamo. Nient'altro è certo se non questo, "con il Signore", e la conseguente certezza che quindi sta bene. È sufficiente per la nostra fede, il nostro conforto e la nostra paziente attesa. Non solo quella grande speranza del "corpo della Sua gloria", ma anche "la caparra dello Spirito", dovrebbe rendere meno sgradita la necessità sgradita. Se le primizie sono la rettitudine, la pace e la gioia dello Spirito Santo, quale sarà il raccolto?

(II.) Quindi il temperamento cristiano è quello della tranquilla disponibilità e del coraggio costante. Non c'è nulla di isterico, morboso, sovraccarico, artificiale. L'apostolo dice: "Preferirei di no; ma quando vedo ciò che vedo oltre, sono pronto. Poiché così deve essere, andrò, non trascinato via dalla vita, né aggrappato disperatamente ad essa mentre mi scivola dalle mani, né temendo nulla che possa accadere al di là; ma sempre coraggioso, e pronto ad andare dovunque mi porti il sentiero, poiché sono sicuro che finisce nel suo seno". Ci sono altri riferimenti del nostro apostolo sostanzialmente dello stesso tono di quello del mio testo, ma con differenze molto belle e incoraggianti. "Ho finito la mia corsa, ho conservato la fede; d'ora in poi", ecc. Questo è il nostro modello. "Sempre coraggiosa", che non ha paura di nulla nella vita, nella morte o nell'aldilà, e quindi disposta ad andarsene da casa dal corpo, e a tornare a casa dal Signore. (A. Maclaren, D.D.)

Morire o non morire:-Una volta ho sentito due brave persone dialogare. Uno di loro disse che desiderava che fosse giunto il suo momento di andare in cielo; Non vedeva nulla per cui valesse la pena vivere. L'altro disse che aveva molte ragioni per cui avrebbe preferito vivere piuttosto che morire. Lui era vissuto abbastanza a lungo da vedere la Chiesa prospera; egli vorrebbe, pertanto, essere partecipe della gioia della Chiesa. Inoltre, aveva quelli che amava sulla terra, ecc. Ora considerate...

(I.) Quando è giusto e quando sbagliato desiderare di restare

(1.) È sbagliato

(1) Quando il cristiano è diventato mondano. Il dottor Johnson, preso da uno dei suoi amici per la sua bella casa e il suo bel giardino, osservò: "Ah! Signore, queste sono le cose che rendono difficile morire". Il mondo non è mai stato pensato per riempire l'anima di un credente

(2) Quando ha una paura segreta di morire. Cristo è venuto nel mondo per liberare coloro che sono soggetti a questa schiavitù. Tu hai paura di un nemico senza pungiglione, di un'ombra, delle porte del cielo, del servo nero di tuo Padre che Lui manda per condurti a Sé!

(3) Quando è il risultato del suo dubitare del suo interesse per Cristo. Non abbiamo il diritto di dubitare. L'apostolo dice: "Siamo sempre fiduciosi". Ora, alcuni odiano la parola stessa "fiducia", ma l'apostolo sapeva qual era lo spirito appropriato per un credente

(4) Quando è perché ha una famiglia numerosa che gli dipende

(2.) È giusto

(1) Quando vuole fare di più per il suo Padrone, e una sfera si sta aprendo davanti ai suoi occhi. Come un soldato valoroso, con il campo di battaglia in vista, vuole ottenere una vittoria. Carey, Ward e Pierre, quando furono ammalati a Serampore, pregarono di poter vivere un po' più a lungo, perché ogni uomo pio in India valeva allora mille. Paolo stesso disse: "Abitare nella carne è più necessario per voi, e perciò preferisco rimanere".

(II.) Quando è giusto e quando sbagliato per un credente desiderare di andare in paradiso? 1. È sbagliato

(1) Quando vuole arrivarci, allontanarsi dal suo lavoro. Supponiamo che il tuo servo venga da te verso le dieci del mattino e ti dica: "Padrone, è una giornata molto calda, vorrei che fossero le sei di sera". Voi direste: "Non voglio nessuno di quei ritardatari che cercano sempre le sei". O supponete di incontrarlo giovedì e di dirlo: "Vorrei che fosse sabato sera". "Ah", direste voi, "un uomo che cerca sempre il sabato sera non vale mai la pena di essere custodito dal suo padrone". Eppure tu ed io siamo stati colpevoli di ciò riguardo alle cose di Cristo

(2) Quando è perché c'è un po' di scoraggiamento nel lavorare per Cristo. Giona pensò che avrebbe preferito andare a Tarsis piuttosto che a Ninive. Diventiamo codardi e diffidenti nei confronti di Dio. È allora che diciamo con rabbia: "Andiamo in cielo". Mi sembra di sentire Lutero parlare così! Melantone disse: "Lasciami morire", ma Lutero disse: "No, ti vogliamo, e non devi ancora essere lasciato andare, devi stare nel bel mezzo della battaglia fino a quando la lotta non cambierà e la vittoria sarà nostra".

(3) Quando si tratta di allontanarsi dalla volontà del Signore sulla terra. Alcuni hanno avuto così tanto dolore che vorrebbero esserne liberati. Non possiamo biasimarli. Ma non si tratta a volte di questo: "Padre, se il calice non può passare da me, lascia che io passi da esso"? Queste persone non muoiono mai per anni; perché il Signore sa che non sono degni di morire. Ma quando siamo in grado di dire: "Ebbene, avvenga come vuole Lui; Sarei contento di liberarmi del dolore, ma sarei contento di sopportarlo se fosse la volontà di Dio"; allora la pazienza ha compiuto la sua opera perfetta, e spesso accade che il Signore dica: "Va bene, figlia mia: la tua volontà è la mia volontà". 2. È giusto

(1) Quando è perché sei consapevole dei tuoi peccati quotidiani e vuoi liberartene. Essere perfettamente santi è un'aspirazione degna del migliore degli uomini

(2) Quando desideri servire Dio meglio di quanto fai. Quindi, poiché è conveniente che il servo di Dio desideri essere un servo migliore, deve essere giusto e appropriato che egli desideri ardentemente servire il suo Signore senza imperfezione

(3) Quando siamo stati alla mensa del Signore, o in qualche servizio in cui abbiamo avuto grande piacere, abbiamo avuto la caparra e vogliamo avere tutto il denaro della redenzione

(4) Quando hai avuto quasi comunione con Cristo. Sarebbe davvero una cosa strana se non desiderassi essere con Lui dove c'è Lui. Se una donna ama suo marito, desidera ardentemente la sua compagnia. Sei un bambino; Non è un bambino amorevole che non desidera vedere il volto di suo padre. Come alcuni di noi desideravano le vacanze! Anche noi siamo operai. Sarebbe strano che l'operaio non volesse giungere alla fine delle sue fatiche. E poi, quale soldato non anela alla vittoria? Lui non si sottrarrebbe al combattimento, ma egli vorrebbe che fosse trionfalmente concluso. (C. H. Spurgeon.)

La prospettiva della morte di un apostolo:-Nota-

(I.) La prospettiva di questa grande transizione, e la volontà espressa. In questa volontà ci sono quattro elementi principali

(1.) Il riconoscimento di un credito superiore. L'apostolo ha una figura di due abitazioni per l'anima, ed entrambe presentano le loro pretese rivali. L'ente ha un reclamo, e ragionevolmente. "Sono fatto in modo spaventoso e meraviglioso". Attraverso i sensi e le percezioni corporee l'anima ha la sua educazione. Contempla il bell'universo attraverso le finestre degli occhi; attraverso l'orecchio scorre la musica della creazione; Ed è attraverso gli organi della parola che lo spirito comunica con lo spirito. Ora, non c'è qui una pretesa? Essere "spogliati", nel discorso dell'apostolo, sembrerebbe essere tagliati fuori dalla comunione con l'universo. Chi dunque potrebbe essere contento di essere assente dal corpo? Solo coloro che sono consapevoli di una pretesa superiore. Cristo ci reclama. Mille oggetti sembrano tenderci mani imploranti e gridare: "Tu sei nostro"; ma Cristo dice: "Tu sei mio". Con l'affermazione che la redenzione ci dà, cos'altro può competere? Il corpo, con tutte le meraviglie della sua costruzione, non è, dopo tutto, che il servo dell'anima; Cristo ne è il Maestro. Noi, quindi, siamo pronti a rinunciare all'inferiore per il diritto più alto, e disposti ad essere assenti dal corpo e ad essere presenti con il Signore

(2.) L'accettazione di una condizione necessaria. Perché le due rivendicazioni dovrebbero entrare in concorrenza? L'uomo ideale del proposito di Dio e della prima creazione può essere ben concepito come ugualmente a suo agio in entrambi i mondi. Così com'è, le due cose sono incompatibili. Mentre siamo a casa nel corpo siamo assenti da Lui, e per essere a casa con Gesù dobbiamo morire. Ora, non si può dire che questo sia di per sé auspicabile. I migliori, i più coraggiosi di noi devono vacillare quando pensano di andare verso un'eternità non provata. Ma sappiamo che deve essere così. Perciò accettiamo il decreto con sottomissione, anzi con amore, perché "riteniamo che le sofferenze di questo tempo presente non siano paragonabili alla gloria che sarà rivelata in noi". 3. Il desiderio di una liberazione promessa. Il corpo non è semplicemente un velo che siamo disposti a scostare per poter contemplare la gloria del Salvatore; è spesso fonte della prova e della tristezza più profonda. "La carne ha desideri contrari allo spirito", ecc. Quale meraviglia, dunque, che egli ritenesse bene piuttosto essere "assente dal corpo", che trovava una casa così dolorosa e insicura, ed essere "a casa con il Signore" alla cui destra sono piaceri per sempre! 4. L'incarnazione della più alta aspirazione. Il Salvatore ha lasciato il mondo dicendo: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni". Comprendere la Sua presenza è l'unico grande scopo delle anime che Lo amano, e Lui è sempre vicino. Anche questa è la vita del cielo. Tutto il resto in quella vita è mistero

(II.) L'influenza esercitata da questa anticipazione

(1.) Siamo "di buon coraggio"; questo inizia il testo, colpisce la sua nota chiave. Il vero tono del carattere cristiano è un modo coraggioso e imperturbabile di guardare alla vita con tutte le sue possibilità, e alla prospettiva lontana o all'avvicinarsi della morte. Non c'è insensibilità in questo. Lo spirito è squisitamente vivo alla solennità della vita e della morte, ma coraggioso, allegro, sapendo che già "la morte è inghiottita nella vittoria". 2. Ma a questo "coraggio" l'apostolo unisce la fedeltà. "Pertanto ci poniamo come nostro scopo" - la nostra ambizione è, "presente o assente, di essere ben graditi a Lui". La fiducia trionfante diventa, qui o là, l'ispirazione di un lavoro fedele. L'accettazione di questo lavoro rimane la speranza e la gioia di vivere più a corona. (S. G. Green, D.D.)

Desiderio di essere presente con Cristo:-

(I.) È dovere di ogni cristiano avere un desiderio ardente ma sottomesso di essere assente dal corpo, per poter essere con Cristo. Questo può essere sostenuto

1.) Dai principi della nostra natura. Non è contrario a ogni principio della nostra natura compiacersi dell'infelicità, non desiderare la felicità? Eppure questa deve essere la strana disposizione di ogni credente che non desidera "assentarsi dal corpo, per essere presente con il Signore". È questa una condizione in cui un uomo ragionevole dovrebbe essere soddisfatto di rimanere, quando gli vengono offerte le gioie della Nuova Gerusalemme? 2. Considera lo spirito e i principi della nostra religione

(1) La vera religione dà all'anima un temperamento santo e celeste; Ma un tale temperamento può essere infuso in quell'anima che si stabilisce soddisfatta sulla terra?

(2) Un santo amore per Dio e per il Redentore sta alla base stessa della vera religione. Ma che tipo di amore, vi prego, è quello che si accontenta di essere assente dal Signore piuttosto che essere assente dal corpo?

(3) L'amore per i figli di Dio e il piacere per la loro compagnia sono essenziali per il carattere cristiano. Ma può l'anima di quell'uomo riscaldarsi di questo amore, che vede i pii, uno per uno, partire dalla terra, e tuttavia non desidera andare con loro a unirsi alla santa ostia dei redenti?

(4) La speranza è una delle grazie cristiane; Ma la speranza include il desiderio. Che contraddizione, quindi, dire che speriamo nella presenza del Signore quando avremmo preferito che Lui ritardasse la Sua venuta!

(5) Non c'è religione in quel cuore che non perda a lungo gradi più alti di santità e a un continuo aumento della grazia. Ma questo è il carattere di colui che preferisce un mondo peccaminoso a un cielo santo

(3.) Le rappresentazioni delle Scritture confermano questa stessa verità. Essi rappresentano uniformemente coloro che "pensano alle cose terrene", "che guardano le cose visibili e temporali", senza alcun diritto di sperare nella beatitudine eterna

(4.) Gli esempi dei santi ci insegnano a coltivare questa disposizione che stiamo raccomandando. Guardate Davide: "Il mio cuore si rallegra, la mia gloria esulta, anche la mia carne riposerà nella speranza; perché Tu mi indicherai il sentiero della vita". Ascoltate Paolo: "Desidero andarmene e stare con Cristo, che è molto meglio". Osservate la delizia di Pietro: "Presto dovrò spogliarmi di questo tabernacolo", ecc. Ascoltate la risposta gioiosa di Giovanni quando il Salvatore gli dice: "Vengo presto": "Sì, Amen; vieni, Signore Gesù".

(II.) Obiezioni a questa dottrina e scuse per attenuare la negligenza di questo dovere

(1.) Dici: "Non voglio morire, perché non sono sicuro dell'amore di Dio verso di me"? Questa non è un'obiezione contro la nostra dottrina, perché il cristiano desidera la morte come connessa con la presenza del Signore; non abbiamo cercato di persuadervi ad essere disposti a morire, ma di indurvi a scrollarvi di dosso quello spirito mondano che vi fa preferire la terra al godimento di Cristo. Ma lasciate che vi chieda che presentate questa supplica, perché non tremate quando la fate? Che cosa! voi stessi riconoscete che è incerto se, quando morite, entrate alla presenza di un Giudice adirato o di un tenero Redentore, e tuttavia potete essere tranquilli! Dov'è la tua ragione, la tua prudenza?

(2.) Obietti di nuovo: "Non sono disposto ad andarmene, perché desidero rimanere ancora un po' di tempo sulla terra, per servire e glorificare Dio"? Ma supponi di cessare di servire e glorificare Dio, quando lasci la terra? Pensate che Abramo, Davide, Paolo, ecc., quando lasciarono questo piccolo granello di terra per entrare nelle regioni più estese oltre i cieli, persero l'inclinazione o l'opportunità di servire Dio; Pensi che il loro servizio sia più debole, o meno importante, o meno costante di quello che paghi?

(3.) Dite: "Non sono disposto perché ho amici, parenti, figli, ai quali posso essere di vantaggio"? Ma non è Dio l'oggetto supremo della nostra ricerca? Ed è giusto per noi mettere in competizione con Lui i legami terreni più cari? Matteo 10:37.

(4.) Obietta che "un tale desiderio è innaturale"? Ma noi siamo esseri composti; E un'inclinazione non è, quindi, innaturale, perché, mentre si accorda con le tendenze della nostra parte superiore, è opposta a quelle della nostra parte inferiore. La natura sensibile rifugge dalla morte; Ma la natura razionale, specialmente quando l'anima è rinnovata, anela a quel periodo in cui sarà liberata dalla corruzione. E per quale legge di natura la parte superiore è tenuta a sottomettersi in tal modo alla parte inferiore? Conclusione: Se questo è il temperamento cristiano, quanti pochi veri seguaci del Salvatore si possono trovare nelle nostre assemblee! Dove sono gli uomini che si sono districati dalla terra, bramando la presenza e il godimento del Signore? (H. Kollock, D.D.)

9 2CORINZI CAPITOLO 5

2Corinzi 5:9

Perciò ci adoperiamo, che ... possiamo essere accettati da Lui.

Lavorando per l'accettazione:-

(I.) Cosa dobbiamo intendere con il testo

(1.) L'apostolo non intendeva dire che "faticava"

(1) Per fare qualsiasi espiazione per i suoi peccati. Questo era stato un alto tradimento contro l'autorità sovrana di Colui che "con una sola offerta ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati".

(2) Per accrescere la giustizia di Cristo; perché se lui e tutti i santi di Dio avevano tentato di aggiungervi qualcosa, era stato per contaminarlo

(3) Essere più figlio di Dio di quanto non lo fosse lui; poiché aveva insegnato che "noi tutti siamo figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù". Qui si perde il lavoro

(2.) Allora in che senso "lavorava"? Tutte le cose spirituali sono accettevoli a Dio. Lui ama una mente spirituale; è il riflesso di Se stesso. Osservate, c'è un climax regolare, una gradazione ascendente di espressione, in questi tre passaggi Romani 12:1, 2; 1Tessalonicesi 4; Colossesi 1:9, 10. Dio ama il servizio alto e santo, lo spirito obbediente e il cuore quieto, coloro che "lo seguono per conoscerLo". L'apostolo desiderava queste cose e "lavorò" per il loro raggiungimento. Oh! Con quale profonda rinuncia a se stesso lavorava! 1Corinzi 15:10.)

(II.) Chi è che fa questa straordinaria dichiarazione. Era egli un briciolo indietro rispetto al più importante degli apostoli? Il Signore lo possedeva in modo evidente. Ma il suo apostolato, il suo ministero, lo soddisfacevano? Questo è ciò che egli dice: "Perché noi lavoriamo", ecc. L'apostolo era stato "rapito al terzo cielo"; aveva udito cose che "non gli era lecito pronunciare". Era soddisfatto delle rivelazioni? Lui li considerava tutti nulla, in confronto a questo oggetto del desiderio della sua anima. Anche Paolo era un uomo di non poca realizzazione, eppure disse: "Noi lavoriamo".

(III.) La notevole espressione che egli collega ad esso. "Poiché tutti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo". Nessuno avrebbe mai potuto pronunciare queste parole se non avesse entrambi i piedi ben saldi sull'Espiazione. Conclusione: Non ce n'è uno che non stia "lavorando" per qualcosa. Potrebbe essere solo la bolla che galleggia nell'acqua. È piacere? amici? Realizzazione intellettuale? i ceti sociali più grossolani o più puri? - ma ancora senza Dio? Oh! pensiero solenne! Se vedessimo un uomo con la casa in fiamme, che lavora per salvare i suoi beni, e poi lo vedessimo bruciare con i suoi beni, nessuno potrebbe guardare senza rabbrividire a quella vista. Eppure vediamo migliaia di peccatori che lo fanno intorno a noi. (J. H. Evans, M.A.)

La grande ambizione di un vero cristiano:-

(I.) Non solo dobbiamo fare cose che sono accettabili a Dio per la materia, ma questo deve essere il nostro fine e il nostro scopo fisso

(1.) Non possiamo essere sinceri a meno che non sia così. Una delle principali differenze tra il sincero e l'ipocrita è nella fine e nella portata. L'uno cerca l'approvazione degli uomini e l'altro l'approvazione di Dio (CAPITOLO 1:12)

(2.) Questo ci rende seri e vigili, e a tenerci stretti al nostro dovere: l'adeguatezza dei mezzi si giudica dal fine. Che l'uomo si fissi su un giusto fine, e capirà presto la sua via, e si rivolgerà a quei mezzi che sono adatti a quel fine, e si dirigerà dritto verso di esso senza alcuna divagazione

(1) Considera quante impertinenze vengono eliminate se sono fedele al mio fine e al mio grande scopo; e.g., quando ricordo che il mio compito è quello di essere accettato da Dio alla fine, posso passare il mio tempo nell'agio e nell'ozio, o nelle vanità carnali e negli svaghi? Ecclesiaste 2:2.)

(2) Eliminerà tutte le incongruenze con il nostro grande fine Genesi 39:9

(3.) Questo ci dà conforto nelle difficoltà dell'obbedienza e nelle difficoltà del nostro pellegrinaggio. Il fine addolcisce i mezzi. Ora, quale incoraggiamento più grande può esserci se non pensare a come Dio ci accoglierà con un "Ben fatto"? Matteo 25:21, 23.)

(II.) Questo deve essere il nostro lavoro così come il nostro scopo; e questo progetto deve essere portato avanti con la massima serietà, come la nostra grande cura e attività. "Noi lavoriamo". C'è una doppia nozione di grande utilità nella vita spirituale: fare della religione il nostro affare e fare della religione il nostro svago. Deve essere affar nostro in opposizione alla leggerezza; deve essere il nostro svago in opposizione alla noia. La parola nel testo ha un significato speciale. Dovremmo sforzarci di piacere a Dio con non meno fervore di coloro che lottano per l'onore nel mondo; dovremmo fare in modo che Dio possa piacerci per il momento e portarci finalmente a casa da Lui alla Sua presenza benedetta. Che cos'è tutto il mondo in questo?

(III.) Non dobbiamo solo prenderci cura di essere accettati da Dio alla fine, quando usciamo dal corpo, ma dobbiamo sforzarci di essere accettati da Lui ora

(1.) In quale altro modo possiamo desiderare la venuta di Cristo, se prima di passare al nostro giudizio non sappiamo se saremo accettati, sì o no? Altrimenti non possiamo godere comodamente della comunione con Dio per il momento. Come possiamo presentarci davanti a Lui se non sappiamo se Lui accetterà un'offerta dalle nostre mani?

(3.) Non possiamo avere una gioiosa fruizione della creatura e dei piaceri mondani finché Dio non ci accetta Ecclesiaste 9:7. Finché non saremo in una condizione riconciliata, tutte le nostre comodità non saranno che acque rubate e pane mangiato in segreto, come il banchetto di Damocle, mentre una spada affilata pendeva sopra la sua testa con un filo sottile

(4.) Ciò che ci rende più vivi e attivi nel nostro corso di piacere a Dio è

(1) Il giudizio futuro (versetto 10). A chi dovremmo piacere e con chi dovremmo cercare di essere accettati? Un mondo vanitoso, o un uomo fragile, o il Dio a cui dobbiamo rendere rigorosamente conto?

(2) La speranza della nostra presenza con Lui, e la visione e la fruizione beatifica di Lui; poiché nel contesto egli parla di presenza e vista, e poi dice: "Perché noi lavoriamo". Conclusione:1. Alcune ragioni del punto

(1) Noi siamo stati creati e mandati nel mondo per questo fine, affinché con un costante corso di obbedienza potessimo approvare noi stessi a Dio, e infine essere accettati da Lui, e ricevuti nella Sua gloria Giovanni 6:38

(2) Siamo stati redenti a questo fine Apocalisse 5:9

(3) Il nostro entrare in patto con Dio implica che

(4) Le relazioni che derivano dal nostro interesse di patto. C'è la relazione tra noi e Cristo di marito e sposo Osea 2:19. Ora il dovere della moglie è quello di piacere al marito 1Corinzi 7:34. La relazione tra figli e padre (CAPITOLO 6:18). Ora, il dovere dei figli è quello di compiacere i genitori. Padroni e servi Ezechiele 16:8. Coloro che si compiacciono si comportano come se fossero i propri, non quelli di Dio

(2.) Un po' di studio per compiacere gli uomini

(1) Come possono questi adempiere al grande dovere dei cristiani, che è quello di piacere al Signore? Galati 1:10.)

(2) Non c'è una tale necessità dell'approvazione degli uomini come di Dio. Ti piace a Dio, e non importa chi è il tuo nemico Proverbi 16:9

(3.) È questo il tuo grande scopo e fine?

(1) La tua fine sarà conosciuta attraverso il tuo lavoro

(2) Se questa è la tua fine, si riconoscerà dal tuo conforto (CAPITOLO 1:12)

(3) Se la gloria di Dio è il tuo scopo, qualsiasi condizione sarà tollerabile per te, in modo che tu possa godere del Suo favore. (T. Manton, D.D.)

Lavoro e movente:-

(I.) La sfera del lavoro a cui si riferiscono queste parole. Non ci può essere nulla di più dannoso per una vita veramente religiosa della supposizione che ci sia una sfera in cui non dobbiamo portare la nostra religione, e in cui l'occhio del Maestro non si rende conto delle azioni che vengono fatte. "La santità al Signore deve essere scritta sui campanacci dei cavalli". Dobbiamo rendere conto di tutte le cose fatte nel corpo. Ogni ambito della nostra vita appartiene al regno di Cristo

(1.) Il servo o l'operaio ha un altro padrone oltre al padrone umano che serve, e tutto il suo lavoro secolare è fatto a Cristo Colossesi 3:22. L'operaio quindi, in quanto tale, è un servo di Cristo

(2.) Anche il padrone ha un padrone così come l'operaio, al quale dovrà rendere conto delle azioni compiute nel corpo Colossesi 4:1

(3) Questa sfera di lavoro comprende anche il commercio e il commercio

(4.) Anche i re e i sudditi, in quanto tali, devono servire Cristo

(5.) La nostra sfera di lavoro comprende anche tutti i rapporti di vita che sosteniamo e le opere di benevolenza a cui siamo chiamati. L'amore dei genitori per i figli e dei figli per i genitori è servizio reso a Dio

(6) Non c'è bisogno di aggiungere che questo ambito abbraccia ciò che siamo abituati a chiamare specialmente vita e lavoro religioso. Dobbiamo lavorare nella preghiera e nell'autocultura; Tenere il cuore con ogni diligenza e il corpo sottomesso: ciò richiede abnegazione e fatica. Dobbiamo sforzarci ogni giorno di crescere nella grazia

(II.) Il motivo per cui dobbiamo essere influenzati e animati nel nostro lavoro, "per poter essere accettati da Lui". Fu questo che stimolò il cuore dell'apostolo, rafforzò le sue mani e accese il suo zelo

(1.) Questo renderà piacevole il nostro lavoro. Quanto più piacevoli diventerebbero i doveri ordinari della vita se potessimo sentire che nel compierli serviamo Cristo! 2. Godremo anche noi della presenza e del favore di Cristo. L'uomo che serve Cristo in tutto troverà Cristo in tutto

(3.) Il servizio prestato per questo motivo riceverà alla fine la sua piena ricompensa

(1) Impariamo, dunque, da questo argomento che la religione entra in ogni settore della vita umana. Non c'è nulla di laico nel senso che non sia anche sacro

(2.) Quanto diligente e coscienzioso dovrebbe renderci nell'adempimento di ogni dovere! Lui ci vede, Lui ci esamina, Lui ci ricompensa. (A. Clark.)

Piacere a Cristo:-

(I.) Il fine supremo della vita cristiana. Essere "accettato", "gradito"; non solo per poter essere accettati, ma per portare un sorriso sul volto di Cristo, e un po' di gioia in noi nel Suo cuore. Poniti questo duplice obiettivo davanti a te, altrimenti non riuscirai a sperimentare il pieno stimolo di questo pensiero

(1) Ora, un tale scopo implica una concezione molto meravigliosa delle attuali relazioni di Cristo con noi. Possiamo ministrare alla Sua gioia. Proprio come voi madri siete contente quando sentite da una terra lontana che vostro figlio sta bene, così il cuore di Cristo si riempie di gioia quando Lui vede voi ed io camminare nei sentieri per i quali Lui vorrebbe che andassimo. Che possiamo piacere a Colui "che non è piaciuto a se stesso" è sicuramente il motivo più grande su cui si possa mai far poggiare la ricerca della santità e l'imitazione di Cristo. Oh! Quanto più benedetto è un tale motivo di tutte le ragioni più basse per le quali gli uomini sono talvolta esortati ad essere buoni! Che differenza c'è quando diciamo: "Fai quella cosa perché è giusta", o "Fai quella cosa perché sarai più felice se la fai", o quando diciamo: "Fallo perché Lui vorrebbe che tu la facessi". Trasmuta l'obbligo in gratitudine, e di fronte al dovere e agli appelli a se stessi metti Cristo, e tutte le difficoltà e il peso dell'obbedienza diventano facili e una gioia

(2.) Questo unico scopo supremo può essere perseguito in tutta la vita in ogni forma variabile, grande o piccola. Un'unità benedetta è data a tutto il nostro essere quando il piccolo e il grande, le cose facili e quelle difficili, sono tutte portate sotto l'influenza di un unico motivo e rese cooperanti per un unico fine. Guidate quell'unico obiettivo costante attraverso le vostre vite come una sbarra di ferro, e darà alle vite forza e coerenza, non rigidità, perché potrebbero essere ancora flessibili. Nulla sarà troppo piccolo per essere consacrato da questo motivo; niente di troppo grande per possedere il suo potere. Puoi piacerGli ovunque e sempre. L'unica cosa che è incoerente è peccare contro di Lui. Se sopportiamo questo come un motivo cosciente in ogni parte del nostro lavoro quotidiano, esso ci darà un rapido discernimento su ciò che è male che nient'altro darà così sicuramente

(II.) Lo sforzo concentrato che questo scopo richiede. La parola tradotta "lavoro" è usata molto raramente nelle Scritture. Significa letteralmente, amare l'onore, o essere mossi dall'amore per l'onore; e quindi viene, per una transizione molto naturale, a significare, a sforzarsi di guadagnare qualcosa per amore dell'onore ad esso connesso. Dobbiamo, come cristiani

1.) Coltivare questa ambizione. Tutti gli uomini hanno in sé l'amore per l'approvazione. Dio l'ha messa lì, non perché potessimo modellare la nostra vita in modo da farci dare una pacca sulla spalla e dire: "Ben fatto!", ma perché, oltre agli altri solenni motivi per la giustizia, potessimo avere questa più alta ambizione di spingerci sulla strada. Ci vorrà un po' di coltivazione. È molto più facile modellare i nostri corsi in modo da ottenere l'uno l'altro l'uno dall'altro. Una condizione primaria di tutta la vita che piace a Cristo è un sano disprezzo per ciò che chiunque dice tranne Lui stesso. Gli antichi Lacedemoni erano soliti incitarsi all'eroismo con il pensiero: "Che cosa diranno di noi a Sparta?" Al governatore di una colonia inglese importa molto poco di ciò che la gente pensa di lui. Lui fa rapporto a Downing Street, ed è l'opinione del governo locale che lo influenza. Tu fai rapporto alla sede centrale. Non importa cosa pensano gli altri di te. Sii sordo alle chiacchiere dei tuoi commilitoni nei ranghi. È il sorriso del tuo comandante che sarà la tua ricompensa più alta

(2.) Sforzarsi con la massima energia per realizzarlo. La nozione di Paolo di servizio accettabile era un servizio che un uomo sopprimeva molto per rendere e superava molto da portare. Guardate le sue metafore - una guerra, una gara, una lotta, la costruzione di una grande struttura del tempio, e così via - tutte suggeriscono l'idea di un lavoro paziente, persistente, continuo, e la maggior parte di esse suggerisce anche l'idea di una lotta con forze e difficoltà antagoniste, sia all'interno che all'esterno. Quindi dobbiamo metterci le spalle al volante, mettere le spalle nel nostro lavoro. Ma allora non dimenticate che più in profondità di ogni sforzo, e della sua stessa sorgente e vita, ci deve essere l'apertura dei nostri cuori per l'ingresso della Sua vita e del Suo spirito, per la presenza dei quali solo siamo graditi a Cristo. Secondo l'antica illustrazione, il raffinatore sedeva vicino alla fornace fino a quando non riusciva a vedere nel metallo fuso il suo volto rispecchiato, e allora capiva che era puro. Quindi ciò che piace a Cristo in noi è il riflesso di se stesso. E come possiamo ottenerlo se non ricevendo nei nostri cuori lo Spirito che era in Cristo Gesù, che abiterà in noi, e produrrà in noi nella nostra misura la stessa immagine che ha formato in Lui? "Opera la tua salvezza", perché "è Dio che opera in te".

(III.) L'assoluta insignificanza a cui questo scopo riduce tutti gli esterni

(1.) Quali differenze di condizione sono coperte da quella frase tra parentesi: "presente o assente!" Lui ne parla come se si trattasse di una questione molto piccola. Se la differenza tra la vita e la morte è minuscola, cos'altro pensi che rimarrà? Che siamo ricchi o poveri, solitari o assediati da amici, giovani o vecchi, non importa. L'unico scopo si eleva davanti a noi, e coloro ai cui occhi brilla la luce di quella grande questione sono incuranti della strada lungo la quale passano

(2.) Ricordate dunque che questo stesso scopo e questo stesso risultato possono essere ugualmente perseguiti e raggiunti, sia qui che laggiù. Sulla terra, nella morte, per l'eternità, una tale vita sarà omogenea e di un pezzo; e quando tutti gli altri scopi saranno dimenticati e nascosti alla vista, allora questo sarà ancora lo scopo, e laggiù sarà lo scopo compiuto di ciascuno, piacere al Signore Gesù Cristo. (A. Maclaren, D.D.)

10 2CORINZI CAPITOLO 5

2Corinzi 5:10

"Poiché tutti noi dobbiamo stare davanti al tribunale di Cristo".

Il tribunale di Cristo:-L'immagine qui è la stessa di quella in Romani 14:10, e l'espressione è peculiare di questi due passaggi, essendo presa dal tribunale del magistrato romano come la più augusta rappresentazione della giustizia che il mondo allora mostrava. Il "Bema" era un alto sedile sollevato su una piattaforma sopraelevata, di solito in fondo alla Basilica, in modo che la figura del giudice dovesse essere vista svettare sopra la folla che affollava la lunga navata dell'edificio. Questa sede e il suo palco apparivano così sacri e solenni agli occhi non solo dei pagani, ma della società cristiana dell'Impero Romano, che quando, due secoli dopo, la Basilica divenne il modello del luogo di culto cristiano, il nome di Bema (o tribunale) fu trasferito sulla cattedra del vescovo. e questa cattedra occupava nell'abside il posto del seggio del giudizio del pretore. La figura più usuale per il Giudizio è un trono Matteo 25:31; Apocalisse 20:11; Daniele 7:9. (Dean Stanley.)

Il trono del giudizio di Cristo:-

(I.) La necessità

(1.) Deve essere così, perché Dio lo ha decretato e la ragione lo fa rispettare. Ma perché? Non per scoprire nulla a Dio, ma

(1) Affinché la grazia possa essere glorificata nei e per mezzo dei giusti 1Pietro 1:13

(2) Affinché gli empi siano convinti del loro peccato e del loro difetto

(3) Affinché la giustizia di Dio possa essere cancellata Salmi 51:4; Atti 17:31

(2.) Sarà così Giovanni 5:28

(1) La ragione mostra che può essere, e argomenta: (a) Dalla natura di Dio. C'è un Dio; che Dio è giusto, ed è gradito alla Sua giustizia che sia bene per coloro che fanno il bene e male per coloro che fanno il male. Questo non sembra così qui; perciò c'è un giorno in cui sarà reso evidente. (b) Dalla provvidenza di Dio. Ci sono molti giudizi che sono pegni del giudizio generale, come l'annegamento del vecchio mondo, l'incendio di Sodoma, la distruzione di Gerusalemme. (c) Dai sentimenti della coscienza. Dopo il peccato gli uomini sono turbati, anche se non c'è nessuno che li chiami a renderne conto. I pagani sono sensibili a una cosa del genere Romani 1:32. Felix tremò a sentirne parlare Atti 24:25

(2) La fede mostra che sarà-(a) Da quella rivelazione che Dio ha fatto nella Sua Parola Matteo 13:49, 50; Giovanni 5:28, 29; Ebrei 9:27; Romani 14:12; Matteo 12:36, 37; Apocalisse 20:12; Giuda 14. (b) L'interesse di Cristo è interessato in esso-(i.) Affinché la gloria della Sua persona possa essere vista. La sua prima venuta fu oscura e inosservata. (ii.) Affinché Lui possa possedere ciò che Lui ha acquistato Ebrei 2:13. (iii.) Rispetto ai malvagi. Fa parte del Suo ufficio trionfare su di loro nel loro rovesciamento finale Isaia 45:23; Romani 14:10, 11; Filippesi 2:10. (iv.) Richiedere un resoconto delle cose durante la Sua assenza Matteo 25; 1Timoteo 6:14; 2Tessalonicesi 1:8

(II.) L'universalità. Tutta l'umanità che è sempre stata, è e sarà. Nessuna età, nessun sesso, nessuna nazione, né dignità, né potere, né ricchezza, né grandezza, possono scusarci

(III.) Il giudice

(1.) Come Cristo viene ad essere il giudice del mondo, e con quale gradimento alla ragione questo onore gli viene affidato. A un giudice appartengono queste quattro cose: saggezza, giustizia, potere e autorità

(1) La sapienza è in Cristo duplice: divina e umana. Poiché Cristo è Dio, la Sua sapienza e la Sua comprensione sono infinite Ebrei 4:13. La sua saggezza umana è tale da superare di gran lunga la conoscenza di tutti gli uomini e di tutti gli angeli. Quando Cristo era sulla terra, Lui poteva sapere tutto ciò che Lui avrebbe Luca 8:45; Matteo 9:3, 4; Giovanni 2:23-25. Ora, se Gesù fu dotato di una sapienza così ammirevole anche nei giorni della Sua carne, che cosa penseremo di Cristo glorificato?

(2) Come c'è una doppia conoscenza in Cristo, così c'è anche una doppia giustizia, l'una che appartiene a Lui come Dio, l'altra come uomo, ed entrambe sono esatte e immutabilmente perfette. La Sua natura divina è la santità stessa 1Giovanni 1:5. E la Sua natura umana era così santificata che era impossibile che Lui potesse peccare nei giorni della Sua carne, molto di più ora glorificati in cielo, e ci sarà uso di entrambi nel giudizio finale

(3) La Sua potenza Matteo 24:13

(4) La sua autorità

(IV.) Il modo di giudicare. Dobbiamo apparire in modo da essere resi manifesti

(1.) Comparire; che tutti dobbiamo apparire, ogni singola persona. Quattro cose dimostrano che

(1) La saggezza e la giustizia del Giudice. Tale è la Sua saggezza e perspicacia che nessun peccatore o peccato può sfuggirGli Ebrei 4:13. Spetta al Giudice del mondo fare il bene, cosa che Lui non può fare a meno che tutti i peccati e le persone non siano manifesti a Lui, affinché Lui renda a ciascuno secondo le sue opere

(2) La potenza, l'imparzialità e la fedeltà dei Suoi ministri Matteo 24:31; Luca 16:22; Matteo 13:39-41; 13:49, 50. C'è un miscuglio inevitabile di bene e male nella Chiesa, ma poi una perfetta separazione attraverso il ministero degli angeli

(3) La natura dell'attività richiede la nostra comparsa. In parte, perché in un giudizio regolare nessun uomo può essere giudicato in sua assenza, in parte perché non possiamo presentarci con un supervisore Romani 14:12. Ora abbiamo un Avvocato che appare per noi Ebrei 9:24 ; allora il Giudice verrà a trattare con ciascuno di persona

(4) I fini del giudizio richiedono la nostra comparsa. (a) La condanna delle parti giudicate. Dio si baserà su prove evidenti ed essi saranno ascoltati equamente Matteo 22:12; Giuda 1:15. (b) Soddisfazione del mondo nella giustizia e nella giustizia del modo di procedere di Dio. Quando ogni persona è accusata e ogni opera è manifesta, ciò chiarisce la giustizia di Dio nel ricompensare i Suoi e nel punire gli empi

(2.) Da manifestare. Le nostre persone non solo devono apparire, ma i nostri cuori e le nostre vie devono essere provati Luca 12:2. La condanna finale abrogherà tutti i giudizi di questa vita e li riparerà abbondantemente; molte cose che qui sono rivestite di una bella lucentezza e finzione saranno allora trovate abominevoli, e molte cose mascherate con una cattiva apparenza al mondo saranno trovate essere da Dio, approvate 1Corinzi 4:5. Ci manifesteremo

(1) Per la conoscenza del giudice. Possiamo nascondere i nostri peccati agli uomini, ma non a Dio

(2) Gli angeli buoni possono essere prodotti come testimoni; Hanno un'ispezione su questo mondo inferiore, conoscono bene noi in tutte le nostre vie e sono consapevoli delle nostre conversazioni Salmi 91:11; Ecclesiaste 5:6; Numeri 22:34; 1Timoteo 5:21; 1Corinzi 11:10

(3) I diavoli possono accusare gli uomini in quel giorno

(4) La Parola di Dio sarà la nostra accusatrice Giovanni 5:45; 12:48

(5) I ministri del vangelo Matteo 24:14 ; Confronta Marco 13:9; 6:11; Matteo 10:14, 15

(6) La coscienza stessa testimonierà, e Dio scoprirà noi stessi a noi stessi, che vedremo che il giudizio è giusto. "I libri furono aperti" Apocalisse 20:12, e uno di questi libri è la coscienza, e anche se è in custodia del peccatore, tuttavia non può essere così deturpato, ma la nostra storia sarà abbastanza leggibile, e i peccati dimenticati ci guarderanno in faccia Numeri 32:23

(7) Sarà reso evidente dalla confessione degli stessi trasgressori. Come le loro coscienze li convinceranno, così le loro stesse lingue li accuseranno, come Giuda Matteo 27:4 ; vedi anche Luca 19:12; Romani 2:15; Salmi 64:8

(8) Gli empi si accuseranno l'un l'altro. (T. Manton, D.D.)

La manifestazione davanti al tribunale di Cristo:-Il linguaggio del testo trasmette l'idea di una manifestazione piuttosto che quella di una mera presentazione

(I.) Il tribunale dell'ultimo giorno sarà il grande rivelatore finale del carattere umano. Lì tutti gli inganni saranno finiti, e la vita interiore si renderà visibile agli occhi del mondo riunito. Ora, gran parte della nozione popolare del giorno del giudizio è tratta dai modi di procedura nei nostri tribunali. Nella Bibbia leggiamo di un tribunale e di un giudice. Di conseguenza, troviamo che si ritiene che il destino dell'uomo, come in una corte di giustizia umana, rimanga incerto e indeciso fino a quando la sentenza su di lui non sia effettivamente pronunciata. Ma questa teoria non reggerà un momento di riflessione. Il momento della nostra morte è praticamente il momento della proclamazione della nostra sentenza. Quando il giorno della grazia si è concluso e l'anima e il corpo sono divorziati per un certo tempo, lo spirito passa subito in un luogo di felicità o in un luogo di dolore. La felicità non è completa. I guai non sono al peggio. Entrambe sono condizioni di anticipazione. Ma in entrambi i casi la condizione è fissa e nota. Poi viene il giorno della resurrezione. Il corpo risorge all'improvviso, ma risuscita "quel corpo che sarà". Se la vita che deve essere manifestata è una vita con Cristo e in Cristo, la struttura materiale parteciperà della bellezza e dello splendore dell'apparizione del Giudice che siede sul trono. Se, d'altra parte, l'uomo non ha vissuto per Cristo, l'avversione interiore di Dio troverà espressione nel suo aspetto esteriore. Si vedrà subito, al di là della possibilità di errore, ciò che è stato il passato. Lasci cadere un seme nel terreno, e quando l'hai fatto, è assolutamente certo e stabilito quale sarà il futuro della pianta o dell'albero. Il seme di grano non produce mai un giglio. Il bulbo del giglio non produce mai una quercia. È proprio così con noi stessi. Il grande giorno del giudizio non determina nulla. Rende solo visibile e palpabile ciò che siamo veramente

(II.) In questo mondo è in corso continuamente un processo di auto-manifestazione. L'opinione generale su un uomo riguardo alla reale tendenza della sua vita è abbastanza sicura di essere quella corretta. Lasciatelo entrare e uscire tra voi, e in generale si può fare affidamento sulla stima popolare di lui. Non hai dubbi, e.g., della "mondanità" di una certa persona che è annoverata tra i tuoi conoscenti. Ma perché? L'uomo è abbastanza rispettabile, anche lui frequenta la chiesa, forse comunica. Non potete mettere il dito su nulla e dire che è assolutamente difettoso. No! Ma tu lo conosci da un po' di tempo, e per tutto questo tempo si è manifestato inconsciamente. Piccole cose ti hanno fatto entrare nel segreto. I toni, gli sguardi, le osservazioni, o l'assenza di osservazioni, vi hanno detto che c'è una mancanza di vita spirituale nell'uomo. Ora, questo processo di auto-manifestazione, che continua e inevitabilmente ora in tutti noi, giunge al culmine nel grande giorno del giudizio. Ciò che è in noi viene fuori. Se abbiamo vissuto per noi stessi, è noto. Se abbiamo vissuto per Cristo, è noto

(III.) Questo punto di vista getta luce su quei passaggi che parlano degli uomini come giudicati da un libro secondo le cose in esso scritte. Qual è il record? Credo che sia l'impressione fatta nella memoria umana dai vari atti, pensieri e sentimenti della nostra vita sulla terra. A proposito di alcune persone che erano state recuperate dall'annegamento, ci viene detto che, poco prima che si manifestasse lo stato di incoscienza, ogni evento della loro storia, tutto ciò che avevano pensato, detto o fatto, sembrava risorgere e essere presente alla loro mente in un attimo. Risveglia la memoria come la risveglierà l'Eternità! E allora gli spettri del passato, dell'abbandono del passato, dell'indifferenza del passato, del disprezzo pratico di Dio, del rifiuto delle offerte di Cristo, vengono in truppa, si stringono intorno alla sua anima e rifiutano di andarsene. Oh, se solo potesse immergere il suo spirito turbato in un po' di Lete, in un ruscello di oblio, potrebbe ritrovare conforto! Ma non se ne andranno. Non possono andare. "I libri sono stati aperti"; L'uomo è stato "manifestato". Lui ha visto se stesso. (G. Calthrop, M.A.)

Cristo in giudizio:-

(I.) La certezza di esso. Le Scritture non dicono mai che è qualcosa che può accadere. Qualunque altra cosa possa fallire o prosperare, questo non toccherà il decreto che ha fissato un giorno al di là di tutti: il giudizio. Non c'è quasi un interesse umano, un'istituzione, un'impresa, di cui possiamo prevedere il corso per ventiquattr'ore; ma molto al di sopra di tutte le loro possibilità, indipendenti da tutte, senza possibilità e senza rinvio, è il giudizio. L'intera struttura dell'ordine nella natura esteriore può essere frantumata; La catastrofe assicurerà solo l'adempimento di tutta la profezia, e la fine inevitabile sarà il giudizio

(II.) La sua universalità. Tutti dobbiamo apparire. Qui l'individuo a volte sfugge all'attenzione o ritirandosi dalla società, o perdendosi nella sua folla. Lì un tipo di occultamento sarà altrettanto disperato dell'altro. Ci sarà abbastanza posto per tutti, eppure l'anima personale di ciascuno, con il suo carattere individuale, si distinguerà così nettamente come se nessun'altra anima fosse mai stata legata ad essa, o avesse condiviso la sua esperienza. Non ci saranno scuse, e non ci sarà assenza da giustificare. Saranno chiamati tutti i nomi: quelli che sono stati scritti nel Libro della Vita e i nomi di coloro che hanno udito il Vangelo anno dopo anno e tuttavia non si volgono a prendere la croce e a seguire Cristo. L'oscurità, l'insignificanza, la debolezza, la giovinezza, la povertà, l'ignoranza: quelle attenuanti naturali che così spesso imploriamo per non assumerci responsabilità qui, non terranno nessuno là fuori. La posizione, la dignità e la ricchezza non serviranno a nulla per ottenere un'esenzione o una sostituzione

(III.) Ciò che qui è tenuto nascosto deve venire alla luce. Preghiamo ogni domenica Colui "al quale tutti i cuori sono aperti e al quale non sono nascosti segreti". In quel giorno questo Scrutatore dei nostri cuori si occuperà di noi. L'inganno e l'occultamento avranno avuto la loro strada abbastanza a lungo. Le maschere cadranno. L'astuta sagacia che ha nascosto la passione in agguato, o il freddo calcolo, perderà la padronanza di sé. Qualunque cosa malvagia ci siamo sforzati di nascondere sarà scritta come con una penna di fuoco sulla fronte

(IV.) Il Giudice è il Figlio di Dio e il Figlio dell'Uomo. Ripetutamente Cristo dice che la Sua opera, mentre è sulla terra, nella Sua prima venuta, non è un giudizio. Qui "non giudico nessuno". Qui Lui amministra la vita; Lo riceveremo? Lì, sul Suo trono, ogni giudizio è affidato a Lui, "perché Lui è il Figlio dell'Uomo". Lui conosce tutte le infermità dell'uomo, per avere compassione; tutta la simpatia dell'uomo per il male, per punire. Non è allora il tempo della salvezza. Il tempo della salvezza è adesso. (Bp. Huntington.)

Sul giudizio generale:-

(I.) La certezza del giudizio. Altri eventi possono essere più o meno dubbi. Quante volte le calamità che temiamo, così come le benedizioni che speriamo e che consideriamo quasi a portata di mano, vengono ugualmente arrestate nel loro corso verso di noi! Ogni cosa, ogni evento nella vita umana è costantemente soggetto a variazioni, ed è profondamente impresso con i caratteri dell'incertezza e del cambiamento. Il colore, i lineamenti e la sostanza della nostra sorte possono essere modificati, o essere totalmente cambiati da mille precarie contingenze alle quali non possiamo provvedere. Come furono vicini alla distruzione gli ebrei! Il loro destino, sia per quanto riguarda il tempo che il modo, era determinato. Gli ordini di uccidere erano già stati inviati a tutte le province in cui abitavano. I loro nemici si stavano radunando per sterminare l'intera nazione in un solo giorno. Haman fa erigere la forca a Mardocheo. La liberazione sembra lontana e la rovina inevitabile. L'ordine di distruggere gli ebrei è invertito. Quanti esempi di natura simile potrebbero essere facilmente prodotti. Nessuno di noi, in verità, può conoscere il male o il bene che gli sta davanti nella vita. È del tutto impossibile per noi pretendere di prevedere con certezza l'esito delle cose, per quanto penetrante sia la nostra sagacia. Ma il giorno del giudizio non può essere definito un evento probabile; è fissato con una certezza su cui gli eventi umani non possono esercitare alcun controllo. La parola del Signore non può essere infranta; gli scopi del Suo cuore non possono mai essere cambiati

(II.) L'universalità della sua estensione, comprendente l'intera razza umana

(III.) Veniamo ora a considerare il carattere del nostro giudice. "Il Padre", ci viene detto, "non giudica alcuno, ma ha affidato ogni giudizio al Figlio". Dio quindi non solo ci ha fatto conoscere, nella Sua Parola, che Cristo giudicherà il mondo, ma ci ha anche dato una prova indiscutibile che Lui lo farà con la Sua risurrezione dai morti. La risurrezione di Cristo prova questo, non solo perché stabilisce la verità della dottrina che Lui insegnò e delle dichiarazioni che Lui pronunciò, ma anche perché la Sua risurrezione stessa fu il primo passo del Suo effettivo e visibile avanzamento verso quel governo mediatore di cui le solennità del giudizio generale formeranno la conclusione trionfale. È vero che Dio è chiamato il Giudice di tutta la terra; e si dice che Dio giudicherà il mondo con giustizia. Ma questo è in perfetta coerenza con il linguaggio usuale della Scrittura, in cui si dice spesso che Dio stesso fa ciò che Lui esegue per mezzo di un altro. Sembra che ci sia una particolare idoneità nell'adempimento da parte di Cristo dell'ufficio di Giudice della razza umana. Fu per mezzo di Cristo Gesù che il mondo fu originariamente creato; è stato per mezzo di Lui che è stato salvato; è per mezzo di Lui che i suoi affari sono attualmente amministrati. Non è forse opportuno che la stessa persona che aveva condotto il piano di mediazione lo porti a termine assolvendo apertamente i suoi fedeli seguaci? Non è forse conveniente che il Giudice sia della stessa natura di coloro la cui condotta Lui proverà e il cui destino Lui stabilirà? Il trionfo su Satana non è forse reso più completo, o almeno più evidente? (A. Bullock, M.A.)

La certezza di un giudizio futuro:-

(I.) Ci sarà un'apparizione dopo questa vita di cui si parla qui

(1.) È molto conforme alla natura di Dio. Che cosa può essere più gradito alla natura dell'agente più puro e potente che attirare a sé tutto ciò che è simile a se stesso, così come rimuovere da sé tutto ciò che è diverso da se stesso? 2. È molto gradito alla natura dell'anima dell'uomo, perché altrimenti l'agente principale, sia nel bene che nel male, dovrebbe avere poca o nessuna ricompensa per l'uno, e poca o nessuna punizione per l'altro

(3.) È necessario per la manifestazione della giustizia divina: poiché sebbene tutto ciò che Dio fa sia giusto, e ciò poiché Dio lo fa, tuttavia non sempre sembra essere così. Ed è per questo che questa condanna generale è chiamata nella Scrittura "il giorno della rivelazione del giusto giudizio di Dio". 4. La strana sproporzione tra le azioni e gli eventi, i meriti e le ricompense, le parti degli uomini e la loro fortuna qui in questa vita, sembra richiedere che ci sia un giorno di resa dei conti per rettificare questo Ecclesiaste 9:2; 8:14; 7:15. Questo argomento, dall'apparente distribuzione ineguale delle cose quaggiù, fu sostenuto da Plinio il vecchio e da alcuni altri per dimostrare l'inesistenza di un Dio. E in verità, se le mie conclusioni riguardo alla certezza di un giudizio che verrà dopo questa vita non fossero vere, questo loro argomento scuoterebbe astutamente il fondamento di tutto il nostro credo, cioè l'essere di un Dio. Ma supponendo un tale giudizio, noi rivendichiamo immediatamente la potenza, la saggezza, la giustizia e quindi l'essere stesso di Dio da ogni contraddizione

(5.) C'è una nozione e un'aspettativa innata e congenita che tutti gli uomini hanno per natura, che ci sarà un giudizio. Tutto ciò su cui tutti gli uomini sono d'accordo è la voce della natura stessa, e di conseguenza deve essere vera: perché i dettami della natura sono più forti dei probatori della ragione

(II.) Che tipo di cosa sarà questo giudizio o ultimo destino

(1.) Il giudice-Cristo

(1) Lui deve essere il nostro giudice come Lui è Dio-(a) Perché nessuno, tranne Dio, ha giurisdizione su tutte le parti che devono essere giudicate in quel giudizio. (b) Perché nessuno, tranne l'onniscienza, può discernere le cose principali e principali che saranno messe in discussione. (c) Perché nessuno, se non Dio, può dare la vita e l'esecuzione alla sentenza pronunciata

(2) Ma sebbene Dio solo possa essere il nostro giudice, tuttavia Lui deve essere allo stesso modo uomini; e che... (a) Per quanto riguarda la sentenza stessa, per manifestare la sua imparzialità. (b) Per quanto riguarda le parti giudicabili in quel giorno. Infatti, tra i giusti non c'è nessuno così buono, ma potrebbe giustamente aver paura di comparire in quel giudizio se il giudice non fosse il nostro Salvatore. E per quanto riguarda gli ingiusti, la loro condanna è stata pronunciata da quel Giudice, che ha dato la sua vita per salvare i peccatori, e di conseguenza non si può immaginare che condanni nessuno se non coloro che non sarebbero stati salvati da Lui. (c) Per quanto riguarda l'umanità stessa, per la dignità della natura umana: affinché, come la natura dell'uomo sia stata degradata al più basso grado di meschinità nella persona del nostro Salvatore, così la stessa natura, nella stessa persona, possa essere esaltata a un grado così alto di potenza, maestà e onore, che non solo gli uomini che lo avevano disprezzato, e i demoni che lo avevano tentato, ma anche gli stessi angeli benedetti, del cui conforto un tempo Lui aveva bisogno, sarebbe caduto e avrebbeo tremato alla Sua presenza

(2.) Le parti da giudicare; e queste sono tutte le persone di ogni sorta

(3.) Le questioni che saranno messe in discussione; non solo le nostre azioni, ma anche le nostre parole, i nostri pensieri, le nostre inclinazioni e le nostre disposizioni

(4.) Il modo di procedere. Non ci sarà occasione per l'audizione di testimoni, o per la lettura di deposizioni; poiché ogni uomo sarà incriminato e gettato o assolto, dalla testimonianza della propria coscienza

(5.) La frase Matteo 25:34-41. Conclusione: Facciamo in modo che faccia parte della nostra attività quotidiana meditare seriamente

1.) La vanità e la brevità della nostra vita

(2.) La certezza e l'incertezza della nostra morte

(3.) La grande esattezza e severità del giudizio che verrà dopo la morte

(4.) L'eternità della condizione di ogni uomo nell'altro mondo, sia essa buona o cattiva. (R. Sud, D.D.)

Il giudizio umano la caparra del Divino:-

(I.) Che cos'è che getta una tale atmosfera di timore intorno al giudizio umano? Non è lo sfarzo esteriore né un incidente nell'amministrazione della giustizia, ma che la giustizia è un attributo di Dio; che la legge è la rappresentante della Sua maestosa giustizia; che tutta la giustizia qui è una caparra della Sua giustizia divina nell'aldilà. Il corso esteriore della giustizia tocca le corde di una coscienza interiore. La coscienza, di cui anche Lui parlava sotto il titolo di "l'Accusatore", ci dice che anche noi siamo soggetti alla giustizia, se non agli esseri umani, alla Divina

(II.) Questo pensiero si risveglia allo stesso modo, sia che la giustizia umana arrivi rapidamente o lentamente sul reo. La rapidità con cui scende la giustizia umana sembra la scarica lampo del dispiacere di Dio. Eppure, poiché ciò è raro, la lentezza della sua esecuzione evoca un pensiero ancora più terribile, la sua terribile certezza. «Raramente», diceva anche l'osservatore pagano, «la punizione, con passo zoppicante, si separa dal criminale che si affretta in avanti». Una classe di scrittori pagani, che raramente menzionano Dio, amano persino sostituirlo con l'antica dea pagana, Nemesi. Così profondamente insito in noi è il pensiero della giustizia perseverante di Dio, che, anche se sembra tardare, sicuramente arriverà. Il crimine punito qui imprime in noi il giusto giudizio di Dio sul peccato; il crimine che sfugge qui è una caparra di punizione nell'aldilà

(III.) La giustizia di Dio, attraverso quelle leggi universali che esprimono la ragione divinamente donata dell'umanità, parla ulteriormente alla coscienza con la sua minuzia. Gli uomini spesso si incoraggiano nel peccato con il pensiero: "È solo questo; è solo questo!" La legge umana non lascia impuniti i reati minori. Imita in questo Dio, che sa che la misericordia più vera verso il peccatore è di arrestarlo con una punizione leggera (se sarà arrestato) all'inizio del suo peccato. La legge di Mosè ha colpito molto pesantemente sia il settimo che il nono comandamento, che la legge umana è ora costretta a lasciare per la maggior parte al tribunale di Cristo. Eppure l'umanità ha approvato l'idea che derubare di un buon nome sia un peccato peggiore che derubare i beni terreni; Ma la legge umana lo lascia incontrollato, non rimproverato. Ma non rimarrà sempre impunita, perché impunita ora

(IV.) La coscienza, che "ci rende tutti codardi", è un profeta ispirato involontario, non istruito, del giudizio a venire. Per "coscienza" intendo quella legge eterna scritta nei nostri cuori dal dito di Dio, che gli illetterati isolani del Pacifico conoscono come "il magistrato interiore"; quella voce quasi inestinguibile, che ardeva in Davide come un tizzone ardente, spinse Caino, autocondannato, un vagabondo sulla terra, si fece sentire in mezzo all'imprudenza di Saul da parte dell'omicida, operò l'umiltà passeggera di Achab e il rimorso non amorevole ma autoaccusatorio di Giuda. Perché una parola sbianca la guancia di un uomo, interrompe la sua espressione o, se si è abituato a respingere ogni emozione esterna, provoca una tale fitta nella sua anima? Ha risvegliato la voce del giudice messo a tacere dentro di sé. Da dove dunque questo terrore? Da dove viene se non che la coscienza è già, in questo mondo, un tribunale di Dio? "La coscienza può essere offuscata, perché non è Dio; estinto non può essere, perché viene da Dio". Il giudizio futuro non deve essere nulla di nuovo in natura; non deve essere altro che l'intensificazione della concentrazione di tutti quegli atti di giudizio che Dio ha fatto passare su di noi attraverso noi stessi, che Lui ci ha fatto passare su noi stessi. La sentenza finale non è altro che il riassunto di tutte quelle sentenze particolari

(V.) Qui Paolo parla del Giorno del Giudizio come di una "manifestazione". Di cosa? Chiaramente di ciò che esisteva prima, ma che era nascosto. Qui, qualche scorcio di noi traspare solo; Lì, ciò che tutti e ciascuno di noi siamo stati è da portare alla luce aperta. La luce di Colui che è Luce illuminerà tutti gli angoli segreti dell'anima dell'uomo, tutte le sorgenti nascoste e i motivi dei suoi atti esteriori

(VI.) Il giudizio futuro, oltre ad essere una verità divina, dichiarata da Giobbe alla Rivelazione, è una necessità assoluta. Ogni uomo è imperfetto; Ognuno tende a un compimento, di bene o di male, che qui non raggiunge. Ma di più, ognuno di noi ha le proprie responsabilità individuali. La creazione implica un fine e un oggetto di quella creazione. Siamo usciti da Dio; torniamo a Dio. Dio ci ha lasciati per essere padroni di noi stessi, per operare - con la Sua grazia, se lo vogliamo, o, se no, contro di essa - il nostro destino, o ahimè! il nostro stesso destino. Ritorniamo, per rendere conto di noi stessi, per riassumere la nostra vita, per essere giudicati. (E. B. Pusey, D.D.)

L'assise finale:-

(I.) L'affermazione relativa al giudizio futuro con cui inizia il passaggio davanti a noi. "Dobbiamo tutti comparire davanti al tribunale".

(II.) Al resoconto che il passaggio davanti a noi dà della Persona che deve sostenere l'ufficio di Giudice. "Dobbiamo tutti comparire davanti al tribunale di Cristo". 1. Il mantenimento dell'ufficio di futuro Giudice non sarà da parte di Cristo una supposizione, ma un diritto, un diritto che si basa sulla nomina divina

(2.) Ma non solo sulla base del diritto, ma sul punto della qualificazione, Cristo sosterrà l'ufficio del futuro Giudice

(III.) Al modo in cui il passaggio davanti a noi descrive il Suo modo di procedere

(1.) Che Lui susciterà il vero carattere di ognuno

(2.) Che, con la Sua classificazione di loro, Lui discriminerà in modo imparziale tra i caratteri di tutti. Nella società del mondo, il bene e il male sono così mescolati insieme, e in molti casi hanno una somiglianza così stretta l'uno con l'altro, che l'osservatore umano più sagace è spesso incapace di dire con certezza chi sono coloro che possono essere designati in questo modo. Ma inoltre, e in conclusione: mentre dal resoconto che viene dato del Suo modo di procedere nel passaggio davanti a noi, è chiaro che il futuro Giudice non solo susciterà il vero carattere di ciascuno, ma discriminerà imparzialmente tra i caratteri di tutti, è anche innegabilmente chiaro che...

(3.) Lui distribuirà equamente a tutti i loro rispettivi appezzamenti. Lui distribuirà la parte di coloro che non hanno mai goduto della luce della rivelazione. (A. Jack.)

La grande assise:

1.) Non c'è bisogno di dimostrare con la Scrittura che ci sarà un giudizio generale, perché abbonda di passaggi di prova

(2.) Deduciamo che deve necessariamente esserlo, dal fatto stesso che Dio è proprio come il Sovrano sugli uomini. In tutti i governi umani si deve tenere un'assise. Giudicate voi stessi: questo stato attuale è la conclusione di tutte le cose? Se è così, quale prova addurreste della giustizia divina, di fronte al fatto che i migliori degli uomini sono spesso i più afflitti, mentre i peggiori degli uomini prosperano? Se non c'è un aldilà, allora Dives ha la meglio

(3.) C'è nella coscienza della maggior parte degli uomini, se non di tutti, un assenso a questo fatto. Come dice un vecchio puritano, "Dio tiene una piccola sessione nella coscienza di ogni uomo, che è la caparra dell'assise che Lui manterrà di lì a poco; poiché quasi tutti gli uomini giudicano se stessi, e la loro coscienza sa che questo ha torto e ciò che ha ragione".

(I.) Chi sono coloro che dovranno comparire davanti al trono del giudizio? 1. "Tutti". I pii non saranno esentati, poiché l'apostolo qui sta parlando ai cristiani. Essi bramano il giudizio, e potranno stare lì per ricevere un'assoluzione pubblica dalla bocca del grande Giudice. Chi, tra noi, desidera essere contrabbandato in cielo? Chi è colui che ci imputerà qualcosa, dal momento che Cristo è morto ed è risorto? Il loro processo dimostrerà che non c'è stata parzialità nel loro caso. Che giornata sarà per loro! Alcuni di loro, infatti, giacevano sotto accuse ingiuste. Allora tutto sarà chiarito. Ci sarà una resurrezione di reputazioni così come di corpi

(2.) Che raduno prodigioso! Quali saranno i pensieri di Padre Adamo mentre guarda la sua progenie? Ma il pensiero più importante per me è che ci sarò; a voi, giovani, che sarete là; a voi, o vecchi, che sarete là. Sei ricco? Il tuo vestito delicato sarà rimandato. Sei povero? I tuoi stracci non ti esentano dalla presenza in quel tribunale

(2.) Notate la parola "apparire". Non sarà possibile alcun travestimento. Non potete venire là vestiti con la maschera della professione; Verranno via i tuoi indumenti. Oh, quale giorno sarà quello in cui ogni uomo vedrà se stesso e il suo prossimo, e gli occhi degli angeli, dei diavoli e di Dio sul trono ci vedranno da cima a fondo!

(II.) Chi sarà il Giudice? Che Cristo sia è molto appropriato. La legge britannica ordina che un uomo debba essere processato dai suoi pari, il che è giusto. Così al giudizio. Gli uomini saranno giudicati da un uomo. Lui può reggere la bilancia della giustizia in modo uniforme, perché Lui è stato al posto dell'uomo. Non mi aspetto favoritismi. Cristo è il nostro Amico e lo sarà per sempre; ma, come giudice, Lui sarà imparziale verso tutti. Avrai un processo equo. Il Giudice non prenderà posizione contro di te. A volte gli uomini sono stati protetti dalla punizione che meritavano qui perché avevano una certa professione o occupavano una certa posizione. Non sarà così lì. Non ci sarà occultamento di nulla in tuo favore e non ci sarà alcun rifiuto di nulla contro di te

(III.) Quale sarà la regola del giudizio? Non la nostra professione, le nostre vanterie, ma le nostre azioni. Ciò include ogni omissione e ogni commissione Matteo 25. Anche tutte le nostre parole saranno portate alla luce, e tutti i nostri pensieri, perché questi giacciono alla base delle nostre azioni e danno loro il vero colore, buono o cattivo. I nostri motivi, i nostri peccati di cuore, saranno pubblicati senza riserve. "Ebbene", dice uno, "chi può essere salvato?" Ah! Infatti, chi? Coloro che hanno creduto in Gesù Romani 8:1

(IV.) L'oggetto della presente sentenza. "Affinché ogni uomo riceva le cose fatte nel suo corpo". 1. Il Signore concederà al Suo popolo un'abbondante ricompensa per tutto ciò che ha fatto. Non che meritino una ricompensa, ma che Dio prima ha dato loro la grazia di fare buone opere, poi ha preso le loro buone opere come prova di un cuore rinnovato, e poi ha dato loro una ricompensa per quello che avevano fatto

(2.) Ma per gli empi quanto è terribile! Devono ricevere le cose che hanno fatto; vale a dire, la punizione dovuta - non tutti gli uomini allo stesso modo, ma il peccatore più grande è la condanna più grande - Sodoma e Gomorra il loro posto, Tiro e Sidone i loro posti, e poi a Cafarnao e Betsaida il loro luogo di tormento più intollerabile, perché avevano il vangelo e lo hanno rigettato. E la punizione non solo sarà inflitta in proporzione alla trasgressione, ma sarà uno sviluppo delle azioni malvagie compiute nelle cattive conseguenze da sopportare, poiché ogni uomo mangerà il frutto delle proprie vie. Oh, come sarà terribile per l'uomo malvagio scoprire che la sua malizia torna a casa da lui, come gli uccelli tornano a casa; perché l'uomo lussurioso senta la lussuria bruciare in ogni vena, che non potrà mai soddisfare, ecc., ecc. (C. H. Spurgeon.)

Giudicato dalle nostre azioni:-Tutte le cose sono impegnate a scrivere la loro storia. Il pianeta, il sassolino, va assistito dalla sua ombra. La roccia rotolante lascia i suoi graffi sulla montagna. Il fiume è il suo canale nel suolo, l'animale le sue ossa nello strato, la felce e la foglia il loro modesto epitaffio nel carbone. La goccia che cade fa la sua scultura nella sabbia o nella pietra. Non un piede cammina nella neve, o lungo il terreno, ma stampa, in caratteri più o meno duraturi, una mappa della sua marcia. Ogni atto dell'uomo lascia il suo segno, e d'ora in poi la nostra vita sarà giudicata da questi segni. (S. S. Cronaca.)

11 2CORINZI CAPITOLO 5

2Corinzi 5:11

Conoscendo dunque il terrore del Signore, persuadiamo gli uomini.

Persuasivo all'essere religioso:-

(I.) L'argomento che l'apostolo sceglie per persuadere gli uomini, che è: "Il terrore del Signore". Nel Vangelo troviamo un miscuglio della massima clemenza e della massima severità. La mescolanza di questi elementi nella dottrina del Vangelo era necessaria per il beneficio dell'umanità. E vedremo facilmente quale grande ragione ci sia per cui questo giudizio sarà chiamato "il terrore del Signore", se consideriamo

1.) Il terrore della preparazione per esso

(2.) Il terrore dell'apparizione in esso

(3.) Il terrore del procedimento su di esso

(4.) Il terrore della sentenza che sarà poi emessa

(II.) La certezza che esprime della verità di esso; "Conoscendo dunque il terrore del Signore, persuadiamo gli uomini". Abbiamo due modi per dimostrare gli articoli di fede, come questo riguardo alla venuta di Cristo al giudizio

1.) Dimostrando che non c'è nulla di irragionevole nel credere in loro

(2.) Che ci siano prove sufficienti della loro verità e certezza

(3.) L'efficacia di questo argomento per persuadere gli uomini a una riforma del cuore e della vita. C'è una grande varietà di argomenti nella religione cristiana per persuadere gli uomini alla santità, ma nessuno è più commovente per la generalità dell'umanità di questo. Soprattutto considerando queste due cose

1.) Che se questo argomento non persuade gli uomini, non c'è motivo di aspettarsi che un altro dovrebbe

(2.) Che la condizione di tali persone è disperata, che non possono essere persuase con alcun argomento a lasciare i loro peccati. (Bp. Stillingfleet.)

Il terrore del Signore persuasivo:-

(I.) Il disegno e la tendenza pratica delle minacce di Dio è di persuadere gli uomini alla santa obbedienza

(1.) Questo apparirà se li consideriamo come una misura del governo morale di Dio. Non sono minacce vuote, ma sono progettate per assicurare gli effetti salutari di quel governo sui suoi sudditi. Questo è evidente fin dall'inizio. Esse sono annesse alle leggi di quel governo, e la loro esecuzione è connessa solo con la violazione delle sue leggi. È essenziale per la natura stessa di un governo morale che la sua autorità sia sostenuta da una minaccia di punizione. Senza di esso, non c'è nulla che dimostri che le sue pretese debbano essere fatte valere; nulla che dimostri che non può essere violato impunemente

(2.) Questo design è stato espressamente dichiarato

(1) Sul Sinai. Qui anche Mosè ebbe grande paura e tremò. E perché? "affinché il suo timore sia davanti ai vostri volti, affinché non pecchiate". Un'impressione simile si è formata durante la lettura della legge a Ebal e Garizim

(2) Nella commissione del vangelo. "Loro che credono e sono battezzati saranno salvati, ma chi non crederà sarà dannato."

(3) Nei fatti della storia cristiana. Guardate il carceriere tremante che cade davanti a Paolo e Sila; al tremante e attonito Saulo di Tarso; ai tremila punsi nel cuore. E ora dite: se costoro disprezzavano il terrore del Signore o lo provavano? Lo stesso vangelo ha prodotto gli stessi effetti in ogni epoca

(II.) La tendenza diretta delle minacce divine è quella di persuadere gli uomini a obbedire al vangelo. Non che le minacce divine abbiano una tale tendenza, viste come denunce di mera sofferenza. Dire a un uomo che è esposto alle fiamme dell'inferno può inquietarlo; ma lungi dal tendere a suscitare il santo affetto nel freddo cuore dell'uomo, tende solo a indurirsi nella disperazione, o a risvegliare un'inimicizia più violenta contro Dio. Ma se il semplice terrore non ha la tendenza ad intenerire il cuore nell'amore, com'è possibile che le minacce di Dio abbiano la tendenza a sottomettere il cuore a una gioiosa sottomissione alla Sua volontà? Rispondo

1.) Con l'alternativa solenne che essi rivelano all'uomo. Ora, anche se la semplice rivelazione di questa alternativa, dell'obbedienza o della morte eterna, non convertirà mai di per sé il peccatore, tuttavia nessun peccatore si convertirà mai senza di essa. Se schierare i terrori dell'Onnipotente contro il peccatore non indebolirà l'ardore degli attaccamenti terreni e frenerà l'ardore delle ricerche terrene, nulla può farlo. Questi, in ogni caso, sono sufficienti per farlo

(2.) Con il modo in cui fanno rispettare la necessità di rispettare i termini della salvezza. È solo quando il peccatore vede che le minacce di Dio non possono essere sfidate con sicurezza, e che non c'è altra via di fuga che quella a cui il suo cuore si oppone disperatamente, che comincia a provare timore del suo onnipotente Sovrano. Ed è nelle minacce del Dio infinito che egli vede la sua impotente necessità di sottomettersi alle Sue condizioni

(3.) Per il male del peccato, che mostrano al peccatore. Il male del peccato deve essere appreso dalla stima che Dio ne fa. L'uomo, il peccatore stesso, non è un giudice sicuro su questa questione. Ora, cosa dovremmo pensare della valutazione di Dio del peccato, se Lui non avesse annesso alcuna punizione alla trasgressione?

(4.) Con questa rivelazione del carattere di Dio nella sua gloria ed eccellenza. Fanno questo quando rivelano la piena misura della Sua avversione per il peccato. Questa è la santità di Dio, e la Sua santità è preminentemente la Sua gloria. Come Dio ama la felicità delle Sue creature, Lui ama la loro santità come unico mezzo per la loro perfetta felicità. Come Lui ama la loro santità, Lui odia il peccato. L'orrore di Dio per il peccato, quindi, è l'esatta misura della Sua benevolenza. Se vogliamo vedere Dio nella Sua aborrimento del peccato, dobbiamo vederLo attraverso le Sue minacce

(5.) Dal modo in cui spiegano le richieste di Dio per l'obbedienza del peccatore in tutta la loro pressione di obbligo. Da questi è fatto che il peccatore è fatto vedere, se mai vede, chi e che cosa è quel Dio con cui ha a che fare

(6.) Per il fatto che non sono assoluti, ma condizionali. Le minacce assolute non avrebbero alcuna influenza salutare. Ma "l'empio abbandoni la sua via e l'ingiusto i suoi pensieri, e ritorni al Signore, e Lui avrà misericordia di lui; e al nostro Dio, poiché Lui perdonerà abbondantemente". Conclusione:1. Qual è stata l'influenza delle minacce divine su di noi? I santi, così come i peccatori, dovrebbero trarne beneficio pratico

(2.) Vediamo perché Dio minaccia il peccato con la punizione eterna

(3.) Lo scopo della predicazione del terrore non è quello di agitare con allarme, ma di persuadere

(4.) Vediamo l'autoinganno e l'audacia nel peccato di coloro che si fanno beffe delle minacce divine. (N. W. Taylor, D.D.)

Persuasione e manifestazione della verità:-

(I.) Persuasione basata sul terrore. Ma non c'è una contraddizione tra il terrore e la persuasione? Quando parliamo di persuasione, di solito indichiamo quei metodi più miti per superare l'opposizione o produrre consenso, che spesso hanno successo quando qualcosa di severo susciterebbe solo ulteriore resistenza. E il terrore, di per sé, non è certo uno strumento di persuasione. Un uomo può essere terrorizzato da una cosa, e un altro può essere persuaso a farlo; Ma anche se possiamo tentare il terrore quando abbiamo fallito nella persuasione, o la persuasione quando abbiamo fallito nel terrore, difficilmente dovremmo in nessun caso dire che abbiamo usato il terrore per persuadere, non più di quanto abbiamo usato la persuasione per terrorizzare. Ma potrebbe facilmente accadere che una persona che fosse stata terrorizzata sarebbe per questo motivo più disposta ad ascoltare la persuasione. E questo è ciò che Paolo intende. Lui non provava alcun piacere nel terrorizzare gli uomini; Ma sentiva che se una volta fosse riuscito a portare gli uomini al timore della punizione del peccato, sarebbero stati più disposti ad ascoltare la voce gentile del Vangelo. Così cerchiamo di "persuadere gli uomini". Sentiamo che per far sì che gli uomini evitino la distruzione dobbiamo renderli consapevoli della sua paura. Senza l'intenzione di allontanare da loro il Salvatore, ma semplicemente con l'obiettivo di persuaderli a riceverLo, cerchiamo di mostrare il terrore del Signore. E se ora potessi risvegliare in uno di voi l'apprensione dell'ira di Dio, con quale premura, con quale speranza, porrei allora davanti a lui la Croce! Allora, se mai, lo troverei disposto a gridare di cuore: "Signore, salvami, o perisco". E in questa sua tremante volontà di "aggrapparsi alla speranza posta davanti a lui nel Vangelo", non ci sarebbe forse la dimostrazione più commovente che la fede che salva può essere strettamente legata alla paura che turba

(II.) La manifestazione della verità. Paolo esprime una completa fiducia in quanto all'essere "manifestato a Dio", ma parla con una certa dose di dubbio in quanto all'essere reso manifesto nella coscienza dei Corinti. Ora ricordate quali erano le verità alle quali l'apostolo pensava in tal modo che si sarebbe trovata un'eco nelle coscienze dei suoi ascoltatori. Erano evidentemente le verità di un giudizio futuro e di una propiziazione per il peccato

(1.) Siamo ora davanti a voi semplicemente per annunciare un giudizio a venire. E quando vi annuncio "il terrore del Signore", c'è una voce che si sente nella solitudine delle vostre anime e che annuncia che Io dico solo la verità. Ed è una grande fonte di incoraggiamento per il predicatore poter sentire così di avere la coscienza dalla sua parte. Ma se questo è incoraggiante per il ministro, contribuisce a rendere inescusabile l'ascoltatore se non ascolta le comunicazioni di cui è dotato

(2.) L'apostolo, tuttavia, implica che la manifestazione continuò quando proseguì con l'esposizione del vangelo della redenzione. Ed è una grande cosa, che per quanto stupende e moltiplicate siano le prove esterne del vangelo, esse non siano indispensabili per provare la sua origine divina all'uomo che lo esamina con umiltà e sincerità. Altri possono ammirare lo scudo impenetrabile che l'ingegno degli uomini dotti ha gettato sul cristianesimo; noi, da parte nostra, ci gloriamo di più del fatto che la Scrittura si raccomanda così tanto alla coscienza e all'esperienza, che il Vangelo può fare il giro del mondo e portare con sé le sue potenti credenziali. Non c'è nulla da desiderare se non che vi consideriate peccatori, e sentirete che Cristo è il Salvatore di cui avete bisogno. Avrete la testimonianza in voi stessi. Per questo motivo possiamo giustamente parlare dell'attestazione nella coscienza, come il predicatore, dopo aver esercitato "il terrore del Signore", si propone di persuadere con gli annunci del vangelo. C'è qualcuno tra voi che trema al pensiero di andare davanti a Dio come un peccatore con il peso di tutte le sue iniquità che grava su di lui? Lasciate che quell'uomo ascolti. Cerchiamo ora di persuaderlo (versetto 21). Questo vasto schema di misericordia non si raccomanda forse a voi? Penso che debba farlo; Penso che la sua stessa adeguatezza debba essere una prova per voi della sua verità. Non faccio appello ai miracoli; ma sento che nel proporre un modo di liberazione attraverso la giustizia di Cristo a coloro che sono oppressi dal senso del peccato e dal terrore del giudizio, sto proponendo ciò che si raccomanda a loro come esattamente in linea con il loro caso. (H. Melvill, B.D.)

Il terrore del Signore:-Cominciamo in ordine con il primo, vale a dire, l'esecuzione ministeriale, in cui di nuovo due rami in più. In primo luogo, il lavoro in sé, e cioè persuadere gli uomini. In secondo luogo, il fondamento e il principio di questo lavoro, o il motivo che li pone su di esso: "Conoscere il terrore del Signore". Prima di arrivare a parlare di queste parti in se stesse, è necessario che le consideriamo prima di tutto in riferimento l'una all'altra. Innanzitutto, ecco un resoconto della loro conoscenza, di ciò che hanno fatto con essa; noi persuadiamo gli uomini, conosciamo il terrore del Signore. E questa conoscenza non la teniamo per noi, ma la comunichiamo agli altri, perché la conoscano bene come noi. In secondo luogo, poiché qui c'è un resoconto della loro conoscenza di ciò che hanno fatto con quello; Quindi ecco anche un resoconto della loro pratica, di ciò che li ha spinti a farlo. Che cosa ha bisogno di tutta questa istruzione, esortazione e ammonimento? Non potete lasciare che gli uomini stiano zitti? No, dice lui, non possiamo farlo. C'è un'ottima ragione per questo; e cioè, "Conoscendo il terrore del Signore". Non possiamo saperlo, e non metterlo in pratica. In primo luogo, "conoscerlo" in un modo di semplice scoperta, in opposizione all'ignoranza, è un grande vantaggio per ogni uomo che si impegna a persuadere un altro ad esso, per avere una comprensione di ciò di cui parla. Siamo consapevoli della cosa stessa, del giorno del giudizio, e del grande pericolo che incombe su coloro che lo trascurano. E quindi non possiamo non parlare di cose come queste. In secondo luogo, conoscere in modo certo e in opposizione alle congetture; "conoscere", cioè sapere perfettamente o esattamente. Ci sono molte cose di cui a volte abbiamo qualche accenno, ma non ne siamo del tutto sicuri, ma solo per congetture. Per gli uomini sfogare le loro mere fantasie, e presunzioni, e speculazioni per verità, può portare in sé una grande quantità di debolezza e imprudenza, per non dire peggio; Sì, ma San Paolo qui si è basato su un terreno e un argomento migliore. Terzo, conoscere, in un certo senso di considerazione, in opposizione alla dimenticanza o alla non presenza. Ci sono molte cose che sappiamo abitualmente, ma che in realtà non sappiamo. E così abbiamo visto tutta l'enfasi di questa parola conoscere, così come si trova qui davanti a noi nel testo; come una parola di intelligenza, come una parola di rassicurazione, come una parola di ricordo. Un ulteriore racconto, ancora ancora, della pratica dell'Apostolo è qui espresso con queste parole: "Conoscendo dunque il terrore del Signore, persuadiamo gli uomini". 1. Il principio e il fondamento, su cui è stata posta questa pratica degli apostoli nella loro persuasione degli uomini; E quella era la conoscenza. Successivamente persuadiamo in modo più efficace quando persuadiamo consapevolmente. Così, all'inizio di questo capitolo, "noi sappiamo", ecc., che abbiamo un edificio di Dio, una casa, ecc

(2.) Ecco l'argomento su cui la sua persuasione era a conoscenza, e che era di giudizio a venire, un punto fondamentale della religione cristiana

(3.) Ecco l'ordine e il metodo di questa pratica; cominciando prima con il terrore del Signore, e gettando lì un fondamento; Questo è il metodo giusto del ministero, per cominciare con la predicazione della legge, e mostrare loro la loro condizione perduta. E anche questo possiamo concepire che l'abbiano fatto in base a una triplice considerazione

(1.) Fedeltà a Dio, "Conoscendo il terrore del Signore, persuadiamo gli uomini", affinché possiamo adempiere il dovere verso Colui che ci ha affidato questo messaggio

(2.) Affetto per il popolo di Dio. Conoscendo questo terrore, persuadiamo gli uomini, affinché in tal modo possiamo così proteggerli meglio

(3.) Rispetto per noi stessi; questa è un'altra cosa in esso: e per noi stessi, non in senso corrotto, ma in un senso buono e giustificabile: a noi stessi, i.e., alle nostre anime, come desideriamo offrirle. Questo racconto della pratica dell'apostolo può essere ulteriormente ampliato da alcune altre considerazioni che si trovano anch'esse nel testo. Come prima, dal principio e dal fondamento su cui è stato posto, e questa era la conoscenza. E in verità questa è la migliore persuasione di tutte quelle che sorgono e procedono da qui. Questo è ciò che diventa un servo di Cristo, come il miglior principio su cui lavorare di tutti, cioè la sua conoscenza ed esperienza di quelle cose di cui parla

(2.) Come qui si può spiegare la sua pratica dal principio di essa, così anche dalla materia e dalla cosa stessa; che è cominciando con il terrore, e ponendo il giudizio davanti a loro

(3.) Possiamo anche qui notare l'ordine e il metodo che viene osservato da lui in tutto questo; che è prima di tutto informare se stesso, e poi istruire gli altri. Prima di tutto, conoscere, e poi persuadere. Ce ne sono alcuni che invertono questo ordine. Iniziate prima con la persuasione, e poi arrivate a sapere in seguito. Che saranno insegnanti prima di essere studenti. In primo luogo, il lavoro in sé, e cioè noi convinciamo gli uomini. In secondo luogo, il principio di questo operare, o il motivo che li ha spinti su di esso, "Conoscere il terrore del Signore". Iniziamo con l'ultimo

(1.) Dico che qui è l'oggetto proposto, "il terrore del Signore". Questo era ciò che l'apostolo sapeva e desiderava anche far conoscere a loro per la loro edificazione. È chiamato il terrore del Signore, enfaticamente ed esclusivamente, come se in questo modo escludesse qualsiasi altro terrore che non consistesse così bene con questo, perché dobbiamo sapere che a volte ci sono terrori falsi oltre che veri. Il diavolo, come ha le sue false comodità e rapimenti, così ha anche le sue false paure. Che tipo di terrore sono questi? 1. Il terrore della Parola, nelle sue minacce e comunicazioni, in cui si rivela dal cielo l'ira di Dio contro ogni ingiustizia, come parla l'apostolo in Romani 1:18

(2.) Il terrore dell'impressione divina sul cuore e sulla coscienza. Questo è talvolta chiamato nella Scrittura il terrore dell'Onnipotente, a cui Giobbe, Davide, Aman e simili a volte partecipavano, quando Dio stesso appare come un nemico

(3.) Il terrore del giudizio, e più specialmente del giorno del giudizio. Il secondo è l'apprensione di questo oggetto, in riferimento alla mente e all'intelletto; E questo è sapere. Vediamo qui in quali termini procediamo nella religione; non solo su mere fantasie, ma su una certezza e una buona certezza. Ma come faceva Paolo a conoscere questo terrore del Signore? Lui lo conosceva in diversi modi: in primo luogo, per rivelazione immediata e ispirazione da Dio Stesso: "Ho ricevuto dal Signore ciò che vi ho trasmesso". In secondo luogo, lo conosceva anche attraverso il discorso e la raccolta di una cosa dall'altra. C'è un'ottima ragione per questo. In terzo luogo, lo conosceva anche per esperienza, e per un certo senso di esso su se stesso nel suo cuore. Non c'è uomo che sappia che cosa sia il peccato, ma di conseguenza sa che cos'è il giudizio. Il secondo è l'opera stessa. Convinciamo gli uomini, dove ancora quattro cose. In primo luogo, per l'atto, o per ciò che viene fatto, è persuasivo. In primo luogo, è una parola di impegno; Noi convinciamo, cioè, ci sforziamo di farlo. In secondo luogo, è una parola di ammorbidimento. Convinciamo gli uomini; Non li costringiamo. Il lavoro del ministero non è un lavoro fisico, ma morale, e quindi deve essere considerato da noi. In terzo luogo, questa espressione, noi lo convinciamo, è per di più una parola di efficacia. Infine, è una parola di condiscendenza. Convinciamo gli uomini; cioè, li soddisfiamo; facciamo quello che possiamo per accontentarli e per rimuovere ogni occasione di cavillo o eccezione contro di noi. Il secondo è l'oggetto, o le persone a cui questa persuasione arriva: gli "uomini". Gli uomini convincono gli uomini. Questa parola "uomini" nel testo è allo stesso tempo una parola di latitudine e allo stesso modo una parola di restrizione. Così che persuadiamo gli uomini, cioè non persuadiamo nessuno se non uomini come questi, che hanno interesse in esso. Ma più in là, è una parola di latitudine e di allargamento, che si estende a tutti gli uomini, chiunque essi siano, e ciò anche in qualsiasi rango o condizione in cui possiamo eventualmente concepirli. Prima di tutto, prendendo gli uomini in opposizione a Dio stesso, che non ha bisogno di essere persuaso. E, in secondo luogo, in opposizione agli angeli. La terza cosa qui pertinentemente considerevole, è ciò a cui persuadiamo

(1.) Se non sono ancora convertiti, li persuadiamo a credere

(2.) Quanto ai credenti, noi persuadiamo gli uomini. Una persuasione giunge a costoro tra gli altri uomini, che camminerebbero rispondenti alla loro professione. La quarta è, su quale base, e questo ci viene suggerito dalla coerenza, nelle parole che sono state precedute, "Conoscendo il terrore del Signore". Questo non è l'unico argomento; ma è solo ciò che è espresso qui. Il secondo è in riferimento alla loro accettazione con queste parole: "Ma noi siamo stati resi manifesti a Dio; e spero che si manifestino anche nelle vostre coscienze". Questo viene aggiunto per evitare obiezioni. È vero, Paolo, che tu ci hai raccontato una bella storia di te stesso e del resto dei tuoi fratelli; Con quali grandi cose tenti di fare: ma chi pensa meglio di te per tutto questo? Chi ti ringrazia per il tuo lavoro? O chi dà un grande merito a ciò che offri? A ciò l'apostolo risponde molto discretamente: "Ma noi siamo stati resi manifesti a Dio; e confido che siano anche fatti", ecc. Comincio con il primo, vale a dire, la sua accettazione presso Dio: "Noi siamo stati resi manifesti a Dio". 1. Per la nostra chiamata e i nostri doni; noi siamo manifesti a Dio, quindi siamo manifesti a Lui, come siamo nominati da Lui. Il ministero, non è un'invenzione umana. Ma in secondo luogo, c'è un'altra manifestazione, una manifestazione di prestazioni, per quanto riguarda l'esercizio e il miglioramento di quei doni che Dio ha elargito. Il Signore conosce la nostra fedeltà e integrità in questo lavoro. E l'apostolo sembra menzionare questo per un triplice scopo. In primo luogo, come suo dovere riguardo alla sua impresa; noi siamo manifesti a Dio, ed è ciò che ci spetta per essere così; Non potremmo soddisfarci se non lo facessimo. In secondo luogo, ne fa menzione come della sua felicità o privilegio. In terzo luogo, ecco anche il suo conforto e la soddisfazione della sua mente nella riflessione. In primo luogo, dico, nel caso dell'occultamento e del ritiro, che porta con sé un'opposizione alla manifestazione della conoscenza e della scoperta; è un conforto essere resi manifesti a Dio, e essere conosciuti da Lui dove noi siamo manifesti in nessun altro luogo. Ancora, in secondo luogo, è comodo allo stesso modo, come nell'ignoranza degli uomini, così anche nella loro negligenza, prendendo la parola manifestazione come concessione. Noi siamo manifesti a Dio, dice l'apostolo, cioè siamo approvati da Lui. Questo era ciò che lo confortava, anche quando non era così per lui riguardo agli uomini. E così c'è la prima parte di questa accettazione, che si riferisce a Dio: "Ma noi siamo stati resi manifesti a Dio". Il secondo è quando si riferisce ai Corinzi: "E confido che anche siano resi manifesti nelle vostre coscienze". Anche questo, così come l'altro, è aggiunto per evitare un'obiezione; perché qui qualcuno avrebbe potuto essere pronto a rispondere: Tu parli come ti sei manifestato a Dio. Ebbene, ma che cosa sei tu agli occhi degli uomini? E quale soddisfazione date loro? A questo ora egli risponde: "E spero che anche si manifestino nelle vostre coscienze". Primo, per la cosa stessa: "Noi siamo resi manifesti nelle vostre coscienze". In primo luogo, in un modo di efficacia, da quel successo che il nostro ministero ha trovato in loro. Questo è un modo di manifestazione. La fede e le grazie dei Corinzi erano una testimonianza sufficiente del ministero dell'apostolo. Il secondo è in un modo di convinzione o di approvazione. Noi siamo resi manifesti nelle vostre coscienze, cioè le vostre coscienze rendono testimonianza con noi. Questo è il privilegio della bontà, che abbia la coscienza degli uomini dove non ha i loro affetti. Benché non lo amino, tuttavia lo apprezzeranno interiormente, lo approveranno segretamente in cuor loro e vi metteranno i loro sigilli. Erode, sebbene non amasse Giovanni Battista, tuttavia lo riveriva e lo ammirava in cuor suo. In secondo luogo, se prendete questo la vostra coscienza un po' più strettamente limitandola ai veri credenti, e a quelli tra questi Corinzi che erano fedeli, che San Paolo e gli altri furono veramente manifestati nelle loro coscienze. Per quanto gli altri possano pensare di noi, coloro che sono fedeli ci approveranno. "Noi siamo stati manifestati in te", ecc. La seconda è la parola di transizione o di introduzione, confido o spero. Possiamo prendere atto anche di questo; e porta in sé una doppia nozione. In primo luogo, c'era il suo desiderio in esso, come desiderava che fosse; Desiderava approvare il suo ministero, e se stesso nell'esecuzione del suo ministero, ai cuori e alle coscienze di coloro che erano fedeli, affinché potessero essere sicuri di avvicinarsi a lui. In secondo luogo, come c'era il suo desiderio in esso, così c'era anche la sua fiducia e la sua aspettativa. Spero o confido; cioè, credo, e ne tengo conto. È una parola di espressione trionfante, come ne avete un'altra della stessa natura 1Corinzi 7:6. (T. Horton, D.D.)

Il Sinai manda i peccatori al Calvario:-Questo testo è stato denunciato come crudele. Consideriamo il suo uso negli affari secolari. Un'azienda sta per attraversare l'oceano. La parola terrore è stata soppressa, quindi non prendono provvedimenti per fuggire in caso di naufragio. Nessun salvagente e nessuna scialuppa di salvataggio sono stati presi a bordo. La stessa politica ha impedito l'erezione di fari e il perfezionamento delle carte. Ora, quando è in mare e la tempesta è arrivata, allora hanno motivo di deplorare l'errata gentilezza che ha impedito loro di conoscere i terrori degli abissi. L'esercizio della preveggenza fa parte della saggezza. Conoscendo il terrore, il pericolo che abbiamo davanti, dovremmo essere persuasi a prendere ogni provvedimento

(I.) Rifletti sul significato dell'espressione "il terrore dell'Eterno".

1.) C'è una maestà in Dio che è calcolata per ispirare santo timore. Di questo ce ne rendiamo conto se confrontiamo Dio con le divinità pagane

(1) Il nostro Dio è infinito in sapienza, misericordia, giustizia e potenza. Molte persone hanno una visione unilaterale di Dio e quindi cadono in un grande errore. Alcuni lo considerano tutto misericordia, altri tutto giustizia; come alcuni hanno giudicato l'oceano da un giorno di calma, altri da un giorno di tempesta. Ogni vista è una vista unilaterale. Non potremmo venerare un Dio che è tutta giustizia, o uno che è tutto misericordia

(2) Non ci sono cambiamenti nei Suoi attributi. È lo stesso Dio che vediamo nell'Antico Testamento come nel Nuovo. Il Nuovo Testamento non emette un suono che si scontra con quelli del Sinai

(2.) Il contesto ci aiuterà a capire il linguaggio del testo (versetto 10). Dio ci ha fatto conoscere i pericoli del futuro per poterli evitare. C'era un elemento di terrore nella predicazione degli apostoli. Felix tremava

(II.) "Conoscendo, quindi, il terrore di Dio, persuadiamo gli uomini". Conoscendo la maestà, la santità di Dio e la necessità della punizione del male, persuadiamo gli uomini

1.) Aborrire il peccato. Non ci può essere pentimento onesto se non fondato sull'odio del peccato

(2.) Abbandonare il peccato

(3.) Fuggire a Cristo per il perdono. Nessun uomo è mai venuto da un Salvatore fino a quando non ha sentito il bisogno di un Salvatore. Il Sinai ti indica il Calvario

(4.) Lavorare per la salvezza degli altri. È una grande crudeltà non far conoscere ai nostri simili le terribili conseguenze del peccato. (T. L. Cuyler, D.D.)

Le forze motrici del ministero:-

(I.) La forza motrice del ministro (versetti 12, 14) - Qui abbiamo due sentimenti diversi che derivano da due circostanze diverse. Terrore, la convinzione di un giudizio a venire. L'amore, un senso di gratitudine, acceso dalla convinzione della grande grazia di Colui che è morto. Il ministro è ispirato dalla sua responsabilità verso un giusto Giudice e dalla sua gratitudine verso un misericordioso Salvatore. Il ministro si frappone tra la Croce e il giudizio. Le maree dell'oceano sono causate dall'influenza combinata del sole e della luna. Ecco, dunque, il sole e la luna della vita del ministro. È l'attrazione combinata di questi che riempie la sua vita di potenza e devozione. Considerare

1.) L'amore di Cristo come forma una delle forze motrici del ministero

(1) Lui che lo intraprende deve farlo senza alcun riguardo per il guadagno mondano. Ma si tenga presente che questo non esonera le chiese dal loro dovere di fare in modo che coloro che predicano il Vangelo vivano secondo il Vangelo

(2) Deve essere condotta senza alcun calo di zelo di fronte all'apparente mancanza di successo. Gli uomini, quando sono impegnati in qualsiasi affare che scoprono non pagare, sono liberi di scambiarlo con un altro. Ma il ministro non ha questa libertà. Quale motivo è sufficientemente potente per assicurare questo persistente aggrapparsi a un'opera che sembra non portare frutto, nonostante ogni sforzo? L'amore assorbente di Cristo è l'unico all'altezza del compito. Nel successo gli uomini trovano un grande stimolo al lavoro; Ma molto spesso al ministro viene negato questo stimolo. Carey, per sette lunghi anni della sua vita missionaria, lavorò senza vedere un convertito per ricompensare il suo lavoro o sostenere la sua fede

(2.) "Il terrore del Signore", come un altro motivo. Il "terrore" qui è la profonda convinzione che Paolo aveva, di dover rendere conto a Dio. Avendo questi pensieri e convinzioni travolgenti, persuadeva gli uomini. Ma non è stato solo come stimolo che questa convinzione di un giudizio è servita. Nei versetti che seguono mostra che gli fu di immensa utilità di conforto. Gli uomini lo giudicavano falsamente, ma egli era sostenuto da tale trattamento dalla convinzione che c'era un altro Giudice davanti al quale avrebbe dovuto comparire. "Noi siamo resi manifesti a Dio".

(II.) Il potere di leva del ministero. Il ministero è un provvedimento per persuadere gli uomini a una certa condotta, "supplicandoli" e "pregandoli" come se Dio lo facesse. Mai gli uomini sono stati chiamati a lavorare su materiali così intrinsecamente preziosi. I più grandi geni hanno ritenuto non indegno di loro spendersi in lavoro su legno, pietre, metalli e tele. Ma queste sono tutte sostanze materiali; E anche i più duri sono deperibili. Che cosa sono in confronto a ciò su cui il ministro è chiamato a lavorare: mente, cuore, intelletto, coscienza e volontà! Qui c'è un lavoro degno di Dio; poiché è come Suo sostituto che ti è richiesto di farlo

(2.) Che dire, dunque, delle armi con cui si compie tale gloriosa opera? Visto che il lavoro è morale, le armi devono necessariamente essere della stessa natura e qualità. L'opera, quindi, deve essere compiuta attraverso l'utilità di motivi, e questi sono, secondo il testo, il terrore del Signore e l'amore di Cristo: la Croce e il giudizio. Si può trovare il pensatore, lo studioso e l'oratore nella stessa persona, ma in assenza delle due grandi verità in questione, "l'amore di Cristo" e "il terrore del Signore", non ci sarà alcun ministro, qualunque altra cosa ci possa essere. Conclusione: Una delle meraviglie della scienza fisica è uno strumento chiamato specchio concavo. Se questo strumento è tenuto di fronte al sole ha una meravigliosa potenza di combustione. Archimede impiegò uno strumento come questo per distruggere la flotta romana mentre assediava la città di Siracusa. Il ministero del vangelo è una sorta di specchio concavo per concentrare la luce delle due potenti verità che formano i suoi temi sui cuori e sulle coscienze degli uomini. Un meraviglioso esempio della sua potenza a questo riguardo ci è stato fornito negli atti del giorno di Pentecoste. (A. J. Parry.)

12 2CORINZI CAPITOLO 5

2Corinzi 5:12-17

Poiché non ci raccomandiamo di nuovo a voi.

L'auto-elogio di Paolo:

1.) San Paolo ha magnificato il suo ministero. Era stato, dice, un ministero dello Spirito, non della lettera (CAPITOLO 3:6). La sua autorità era stata quella della verità (CAPITOLO 4:2). Era stato un ministero sofferente e martire (CAPITOLO 4:8, 9, 10); rappresentante, anche, di Cristo in parole e opere (CAPITOLO 4:5 e 10); ultraterreno (CAPITOLO 5:2, 8, 9); e persuasivo (CAPITOLO 5:11)

(2.) Ma quando un uomo parla così, siamo inclini a chiamarlo vanto, e Paolo anticipa tale accusa (CAPITOLO 3:1; 5:12). "Dici di raccomandarti alle nostre coscienze. Ora, se tutto questo è così chiaro, perché lodare te stesso?" La risposta è: "Non mi raccomando per me stesso". Non è un vanto personale. È l'unica risposta possibile a chi ha bisogno di un ministero con splendide credenziali esteriori, invece della testimonianza interiore del cuore (CAPITOLO 5:12)

(I.) La difesa dell'apostolo della sua autoapprovazione. È stata fondata su due motivi

(1.) Noi "vi diamo occasione di gloriarci, affinché abbiate qualche cosa da rispondere a coloro che si gloriano in apparenza e non in cuore". I falsi insegnanti si gloriavano "in apparenza", in dimostrazioni esteriori, come l'eloquenza o i doni spirituali. Al contrario, San Paolo dice che le vere credenziali apostoliche sono quelle del cuore: la sua verità, le sofferenze, la semplicità, l'audacia e la sua vita come immagine di Cristo. Ciò corrisponde al fatto che i ministri cristiani sono profeti, non sacerdoti. Il sacerdote disse: "Sono stato ordinato messaggero di Dio: perciò ciò che dico deve essere ricevuto". Il profeta disse: "Quello che dico è verità; perciò devo essere ricevuto come da Dio". Di conseguenza, il sacerdote era sempre ascoltato; Le parole del profeta furono raramente credute fino a quando non fu ucciso: e questo perché gli uomini si gloriano delle apparenze, non del cuore. Ora, le credenziali di San Paolo erano quelle del cuore (CAPITOLO 4:2). "Primo, dichiariamo il nostro messaggio, e da esso deduciamo il nostro apostolato". Questo è il ministero cristiano

(2.) "Se siamo fuori di noi stessi, è per Dio", ecc

(1) La difesa dell'apostolo potrebbe sembrare quella di uno squilibrato, come una volta era apparsa a Festo. "Ebbene", disse San Paolo, "adottiamo le parole 'fuori di noi'. Sia così! è per la causa di Dio. Ci vantiamo delle nostre qualifiche per amore di Dio, al quale tutti appartengono". O ancora: "Sia che siamo sobri", cioè che ci tratteniamo, la nostra moderazione è per voi un esempio di umiltà

(2) Ci sono, quindi, casi in cui è saggio che un cristiano si vendichi; Ce ne sono altri in cui è più saggio rimanere in silenzio. A volte è falsa umiltà e moderazione mentire sotto un insulto innegato sul nostro carattere o sulle nostre parole. Samuele si vendicò: "Di chi sono io il bue che ho preso?" ecc. D'altra parte, alcune accuse sono delicate, complicate e oscure, che la difesa pubblica lascia la questione peggiore di prima. È meglio, allora, lasciare che il tempo e il carattere ti difendano. Perché ci sono casi in cui il silenzio dignitoso è l'unica difesa del cristiano. Così è stato nella vita del nostro Salvatore

(II.) I principi generali della vita con i quali era collegata l'autoapprovazione dell'apostolo

(1) L'amore, principio cardine della vita cristiana. La libertà cristiana è una servitù amorevole a Dio. Proprio come se uno schiavo fosse stato liberato, e poi si sentisse obbligato dalla gratitudine a lavorare con vigore dieci volte per un padrone che amava invece di temere; o proprio come la madre è schiava del suo bambino malato, e farebbe quasi impossibile, non perché è suo dovere, ma perché ama suo figlio; Tutta la legge morale ci è dunque abrogata in quanto legge, perché l'obbedienza ad essa è assicurata nello Spirito

(2.) La legge dell'umanità redenta: "Se uno è morto per tutti, allora tutti sono morti". Ci sono due tipi di morte: una nel peccato, prima della redenzione; l'altro al peccato, che è la redenzione. Qui si tratta della morte al peccato. Se uno è morto come rappresentante di tutti, allora in quella morte tutti sono morti. Questo è il grande pensiero di questa Epistola. Ogni cristiano è morto nella morte di Cristo e risorto nella risurrezione di Cristo

(3.) Il nuovo aspetto dell'umanità in Cristo, "una nuova creazione". Un cristiano è la natura umana rivoluzionata (CAPITOLO 5:17). (F. W. Robertson, M.A.) Perché se siamo fuori di noi, è per Dio.-

Entusiasmo missionario:-

(I.) Il grande obiettivo degli sforzi degli apostoli e dei nostri. La causa in cui, come società missionaria, siamo impegnati, è la salvezza del genere umano. Quanto comprende questa frase! Emancipare la razza umana, sollevare numerose orde dalla barbarie alla civiltà, ecc. Ma questo oggetto aumenterà di grandezza se consideriamo

1.) Il valore dell'anima umana

(2.) Il significato della parola salvezza. La liberazione da un male infinito e il godimento di un bene infinito

(3.) Le immense moltitudini che passano ogni ora al loro destino eterno senza una conoscenza del Salvatore

(4.) Lo splendore che la loro salvezza getterà sulle glorie del Redentore per tutta l'eternità

(II.) I motivi più plausibili su cui molti dichiarano che i membri di queste società sono entusiasti. "Ammettiamo che l'oggetto sia buono; Ma è fattibile, è possibile? Ti diamo credito per le tue intenzioni; ma voi siete fuori di voi". 1. Da quale regione radunerete un numero sufficiente di missionari? Le missioni nell'Impero Ottomano richiederebbero da sole più uomini di quanti ne possano mettere insieme tutte le vostre varie società, eppure parlate di riempire il mondo di convertiti! 2. Dove troverai risorse sufficienti per la grandezza della tua impresa? Ciò che tutte le società messe insieme sollevano non è che una goccia nell'oceano. Le finanze di un impero non soddisferebbero la tua richiesta

(3.) Quanto sono formidabili le vostre difficoltà! dalle peculiarità dei governi, degli usi, dei costumi, ecc. Come persuaderai ad abbracciare il vangelo di Cristo; come rompere le barriere adamantine gettate in tutta la Cina; come rovesciare le venerabili istituzioni dell'India; Come civilizzano i selvaggi?

(4.) Guarda la tua terra: qui hai Bibbie, ministri, mezzi; E quali effetti si producono? Medici, guarite voi stessi, prima di applicare il vostro rimedio alle malattie del mondo

(III.) Le solide ragioni che altri, più sinceri, hanno per stimare i membri zelanti di questa società di mente sobria. La domanda in questione è: È questa la causa la causa di Dio? Se è così, tutte le difficoltà svaniscono. Prendono posizione

1.) Sui decreti di Dio Efesini 1:8, 10. Chi combatterà contro il potere onnipotente? 2. Su questa terra, che si è formata in asservimento al disegno di Dio. È ancora conservato come il teatro su cui si realizzano i disegni di redenzione. Può fallire quel piano per il quale questo universo è stato formato, e per il quale solo è stato preservato? 3. Sulla collina del Calvario. Lì vedono l'espiazione fatta per i peccati del mondo. Ora il canale è aperto per la salvezza del mondo. La redenzione è acquistata, e la sua applicazione al cuore degli uomini è facile

(4.) Sul monte degli Ulivi. E lì dalle labbra di Cristo odono il Suo ultimo comando, e il motivo dello sforzo Matteo 28:18, 19

(5.) Con gli angeli davanti al trono della gloria. Sul capo di Cristo c'è la corona dell'impero universale, e da tutte le parti si ode il grido: "Alleluia! perché il Signore Dio onnipotente regna!" Lui non può abbattere ogni barriera e aprire il mondo intero alle nostre fatiche? Lui non avrà forse le nazioni come Sua eredità?

(6.) A Gerusalemme nel giorno di Pentecoste. E lì vedono il potente potere, dal cui successo dipendono tutte le loro fatiche. "Non con la forza", ecc.

(7.) Sul monte di Sion, digiunate presso il trono di Dio; e guardando nel panorama della profezia, vedono queste meraviglie che si compiono effettivamente: l'intera terra piena della gloria di Dio; gli idoli completamente aboliti; Cristo che ha il dominio da un mare all'altro; tutte le nazioni benedette in Lui, ecc. Che ne è, allora, di tutti i cavilli degli scettici e dei semplici cristiani nominali? Su chi poggia l'accusa di follia?

(IV.) I motivi con cui sono mossi gli amici delle missioni

(1.) Amore a Dio. "Se siamo fuori di noi stessi, è per Dio". 2. Benevolenza verso l'uomo. "Se siamo sobri, è per la tua causa". 3. L'amore costrittivo di Cristo. (W. Thorpe.)

Zelo per la causa di Cristo:-Il grande scopo di Paolo qui è di imprimere su di noi il fatto che la causa di Cristo dovrebbe essere promossa con ogni mezzo legittimo; la saggezza più sobria o lo zelo più appassionato. Lui rivendica lo zelo per la causa di Cristo

(I.) Dalla condizione del mondo. Lui parla del mondo come in uno stato di morte spirituale. Questa non è affatto la stima del mondo. È miope, e quindi autocompiacente. La scoperta della sua vera posizione avviene solo quando la mente è illuminata

(1.) La Bibbia conclude tutto "sotto il peccato". E in tutto il mondo avete abbondanti conferme di questa testimonianza. Ce l'hai nella tua storia. Ci sono migliaia di persone intorno a te che si crogiolano nella corruzione palese. Ce l'avete più lontano, nei paesi che hanno il dominio maomettano, e poi nelle lontane regioni del paganesimo vero e proprio, dove la natura, cattiva in se stessa, è resa mille volte peggiore dalla sua religione. La morte è ovunque

(2.) Sebbene una stima realistica della condizione del mondo giunga solo quando il giudizio è illuminato dall'alto, i saggi del mondo hanno avvertito un'insoddisfazione di cui difficilmente potevano rendersi conto. Ognuno a suo modo ha indovinato la soluzione del problema. Il popolo è arrabbiato; educarli. Le nazioni sono barbare; civilizzarli. Gli uomini strisciano nel piacere sensuale; coltivare la loro facoltà estetica. In mezzo a tutto questo tumulto dell'umano, oh per qualcosa di divino! E il divino è dato: Cristo è morto per tutti gli uomini. C'è speranza per la vita del mondo. Oh, dì queste notizie al mondo, ed esso vivrà. «Su un tema del genere, è empio stare calmi!» "Se siamo fuori di noi, è per Dio; e se siamo sobri, è per la tua causa".

(II.) Dall'obbligo della chiesa, in quanto Lui morì per tutti, che coloro che vivono, non debbano d'ora in poi vivere per se stessi, ecc. In un'epoca di organizzazione contro l'idolatria, c'è un'idolatria orgogliosa e dilagante che mantiene il suo ascendente tra noi: l'egoismo. Ora è contro questo principio della natura umana che troneggia in tutti noi, che il cristianesimo va a combattere. Hai ottenuto la vita dai morti per mezzo del Suo nome? Allora sei tenuto a spenderlo per il Suo onore, e a cercare con santa gelosia ogni possibile opportunità di fare il bene, per spendere ed essere speso per coloro che non hanno ancora conosciuto il tuo Maestro. E poi, quando la gratitudine sale e il fuoco brucia, e il cuore è pieno, e la cornice freme per l'intensità delle sue emozioni, ricordate semplicemente che c'è un mondo che giace nel malvagio. Alza la tua voce in mezzo a loro, alzala, non temere. Di' alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio». Gli uomini ti chiameranno pazzo, ma tu puoi dare loro la risposta dell'apostolo: "Se siamo fuori di noi, è per Dio; se siamo sobri, è per la tua causa".

(III.) Dal motivo principale dell'amore costrittivo del Salvatore. "L'amore di Cristo ci costringe". 1. Voi, dunque, che avete bisogno di essere stimolati al servizio di Cristo, pensate al Suo amore per voi

(2.) Prendilo come se si riferisse al tuo amore per Cristo, che il senso del Suo amore ha acceso nell'anima. L'affetto più profondo nel cuore credente sarà sempre l'amore di Gesù. Oh, lasciamo che questo affetto ci spinga, e chi misurerà la nostra diligenza o reprimerà il nostro zelo? Se un movente più meschino può spingere all'azione eroica, se per puro amore della scienza gli astronomi osano affrontare pericoli solo per poter assistere a un transito in climi lontani, e se i botanici possono viaggiare in climi inospitali per raccogliere esemplari, e se, senza alcun motivo se non l'amore per la patria, e senza alcuna ricompensa se non lacrime senza stivali e un nome immortale, un Willoughby potrebbe sacrificarsi per far saltare in aria un magazzino, e un Sarkeld potrebbe incendiare la Porta del Cashmere a Delhi, sicuramente noi, con obblighi incomparabilmente più alti, dovremmo offrire il nostro sangue vitale, se necessario, per la causa di Cristo e per il bene delle anime. Lasciamo che gli schernitori ci disprezzino come vogliono; Siamo di gran lunga superiori a questa povera contumelia. Il cielo applaude il nostro entusiasmo, e possiamo giustificarlo con le parole dell'apostolo: "Se siamo fuori di noi, è per Dio; e se siamo sobri, è per la vostra causa". (W. M. Punshon, LL.D.)

14 2CORINZI CAPITOLO 5

2Corinzi 5:14

"Perché l'amore di Cristo ci costringe".

L'amore di Cristo:-

(I.) Il motivo dominante del cristiano: l'amore di Cristo. "Noi lo amiamo perché Lui ci ha amato per primi". Questo amore porta al servizio. Questo principio è

1.) Ragionevole

(2.) Soddisfacente per l'anima

(3.) Nobilita l'anima. Tutto il vero amore è tale in grado, ma questo

(II.) Il potere restrittivo dell'amore di Cristo: "Che non dobbiamo più vivere per noi stessi". Paolo si dilettava a definirsi il "servitore di Gesù Cristo".

(III.) Il potere vincolante dell'amore di Cristo. (J. Rodi.)

L'incomparabile bellezza di Gesù:-

(I.) Il motivo che lo costretta: "L'amore di Cristo". Consideralo

1.) Nei suoi obiettivi

(1) Il nostro amore è risvegliato da una certa eccellenza o dignità che l'oggetto amato ha nei nostri occhi. Ma in che cosa si deve rendere conto questo, perché il Figlio di Dio ponga il suo cuore nell'uomo? Lui è paragonato a un verme, all'erba. Le sue fondamenta sono nella polvere. Quanto è insignificante l'uomo in confronto a queste schiere del cielo

(2) Il nostro amore è chiamato in causa dalla simpatia, dove c'è un'unità di mente, una somiglianza di sentimenti, un'armonia di gusto. Ma quanto è opposto il pensiero di Cristo e del peccatore!

(3) L'amore è attratto dalla bellezza. Ma la bellezza originale dell'uomo, come creato a immagine e riflettente la gloria di Dio nella giustizia, è completamente scomparsa. E al suo posto, la deformità appare solo in lui

(4) L'amore è suscitato dall'amore. Il rispetto in uno lo produrrà in un altro. Ma l'amore di Cristo non ha trovato alcuna causa originaria nel nostro amore Giovanni 15:16; 1Giovanni 4:10

(2.) Nelle sue proprietà

(1) È un amore che rinnega se stesso

(2) È un amore benefico. Arricchisce di giustizia, pace, grazia, libertà e servizio

(3) Il suo è un amore rallegrante e gioioso. Perciò la chiesa dice (Cantico dei Cantici 1:4)

(4) Il suo è un amore intenso e inestinguibile (Cantico dei Cantici 8:6, 7)

(5) È un amore sconfinato e incomprensibile Efesini 3:18, 19

(3.) Nei suoi effetti

(II.) La manifestazione speciale di questo amore. "Noi giudichiamo dunque che se uno è morto per tutti, allora tutti sono morti". Questo è il grande esempio in cui il Signore Gesù dimostra il Suo amore

(III.) A cui questo amore costringe. "Lui è morto per tutti, affinché quelli che vivono non vivano d'ora in poi per se stessi, ma per Colui che è morto per loro ed è risuscitato." Vivere per noi stessi, cercare il nostro interesse, è il carattere naturale di tutti. Il sé in qualche forma è il principio predominante e guida

(1.) Lascia che l'argomento ci umili. L'amore di Cristo è una cosa potente, che viene discernuta, applicata e realizzata

(2.) Lascia che anche il soggetto ci istruisca. La nostra obbedienza non deve essere il risultato del sentimento, ma del giudizio

(3.) Lasciamo che l'argomento ci stimoli

(4.) Lascia che il soggetto ci conforti

(5.) Infine, che il soggetto ammonisca e persuada coloro che sono ancora nemici di Dio, estranei a Cristo e alla santità. (J. T. Parker, M.A.)

L'amore di Cristo che costringe:-

(I.) Per dire qualcosa sull'amore morente di Cristo. Qui intendo considerare l'amore di Cristo nelle quattro forme seguenti

(1.) Pura benevolenza

(2.) Forte affetto

(3.) Misericordia non richiesta

(4.) Meravigliosa liberalità

(II.) Alcuni dei doveri che questo amore morente eccita a svolgere

(1.) Ricevere le ordinanze di Cristo

(2.) Obbedire ai comandi di Cristo

(3.) Sottomettersi alla croce di Cristo

(4.) Per promuovere il Suo interesse

(III.) Illustrare il modo in cui l'amore morente di Cristo ci costringe

(1.) Che l'amore morente di Cristo applicato e creduto, impressiona potentemente il cuore umano

(2.) L'amore morente di Cristo protegge singolarmente dagli errori pratici

(3.) L'amore morente di Gesù ci costringe, poiché ci spinge costantemente alla santità

(4.) L'amore morente di Gesù ci porta rapidamente verso la perfezione. Qui intendo trasmettere tre idee distinte, tutte implicite nella parola vincola

(1) L'amore di Cristo fa avanzare tutta la nostra persona

(2) L'amore di Gesù ci sostiene sotto i nostri fardelli

(3) L'amore di Cristo ci costringe a progredire rapidamente verso la perfetta santità. Crediamo all'amore di Dio verso di noi. (E. Brown.)

L'amore costrittivo di Cristo:-Sentiamo immediatamente che queste parole esprimono il potere segreto con cui sono state compiute le grandi azioni della vita di Paolo. Ma se li colleghiamo con il versetto 13, vediamo che i suoi atti e giudizi comuni sono stati modellati dallo stesso potere. Nota-

(I.) La forza dell'amore di Cristo

(1.) Paolo intendeva l'amore di Cristo per lui, non il suo amore per Cristo. Molti uomini cristiani si sforzano di lavorare a partire dai propri sentimenti di consacrazione al Signore; quindi la loro energia è intermittente e dipende dall'eccitazione. La parola "vincolare" esprime il contrario di questo. Suggerisce non un'emozione in un uomo, ma un potere, non il suo, che agisce su di lui, un'atmosfera che circonda il suo spirito e lo preme da ogni parte. Un sentimento che possediamo è sempre debole e suscettibile di cambiare; Un sentimento che ci possiede è forte e duraturo. Questo amore, che circonda e si posa su un uomo, lo porta fuori di sé e diventa un'influenza permanente

(2.) Era l'amore del Cristo vivente nel presente. "Che morì e risuscitò di nuovo", "non conoscendo Cristo secondo la carne". L'amore mostrato sulla Croce non era una manifestazione transitoria, ma una rivelazione eterna del Cristo come lo è Lui

(3.) Come questo amore costringe. Confronta con il nostro testo Galati 2:20. Ecco due elementi

(1) Simpatia personale: "che mi ha amato". Questa è una delle forze più potenti del mondo. Attraverso tutte le leggi un uomo può infrangere, ma lascia che un criminale si renda conto una volta che c'è qualcuno che prova per lui, e otterrai un potere su di lui a cui non può resistere. Salite ora di un gradino, verso la consapevolezza di avere la simpatia di un'anima più grande della nostra. Innalzatevi ancora un gradino più in alto, un passo possente, verso l'amore di Cristo. Il primo raggio di quell'amore rivela la morte e la freddezza del passato; e quando il pensiero entra nel cuore dell'uomo, che in mezzo a tutta la sua freddezza Cristo si è preso cura di lui, allora inizia il potere di costrizione

(2) Il sacrificio infinito: "Lui morì per tutti". Sotto il potere di questa convinzione, tutto ciò che ci tenta a vivere per noi stessi viene spazzato via all'istante. Possiamo sentire voci che ci parlano di gloria, di guadagno e di potere; ma sappiamo che per noi Lui ha lasciato il suo trono, e allora siamo contenti, per lui, di vivere inosservati e sconosciuti. Siamo attratti dal fascino del piacere, ma ricordiamo che per noi Lui sopportava il dolore, e quel fascino cade a terra in frantumi. Ci tiriamo istintivamente indietro di fronte alle avversità, ma misuriamo il nostro sacrificio con il Suo, e poi lo accettiamo con calma e santa gioia

(II.) Come questo potere vincolante si manifesta nella serietà della vita. Ci sono tre fonti del potere che ci incatena nel freddo e limita la nostra energia: la monotonia del nostro lavoro terreno; la profondità della nostra infermità spirituale; la debolezza della nostra visione nell'eterno. Ora, questo amore costrittivo li eliminerebbe tutti

(1.) Consacrerebbe il nostro lavoro terreno. Nessun uomo può sempre agire consapevolmente sotto la potenza dell'amore di Cristo; ma il ricordo della Croce può inconsciamente santificare la nostra vita. Non è possibile accettare i compiti quotidiani della vita come disciplina di Dio, e accettarli con pazienza, perché Cristo ci ama? Non è possibile adempiere con fervore i doveri comuni della vita perché Cristo è morto per noi? 2. Rafforzerebbe la nostra infermità spirituale. Le sciocchezze esauriscono la nostra energia; grandi forze sembrano attutirlo; Grandi timori rendono perplessa la nostra fiducia. Ma se udissimo la voce "Ti ho amato", non sarebbe come un squillo di tromba per chiamarci a uno sforzo eroico? Non ci rivestirebbe di potere celeste? 3. Ci collegherebbe con il mondo eterno. Quell'amore abbatte la barriera tra il mondo visibile e quello invisibile. Il cielo non è un ozioso sogno di felicità, ma un fatto presente; poiché il cielo del cristiano è stare con il Salvatore ed essere simile al Salvatore

(III.) Il modo in cui il potere costrittivo di questo amore può essere realizzato

(1.) Meditazione orante. Nelle ore solitarie, quando la voce del mondo è ferma, quell'amore si avvicina. Prega fino a quando esso balenerà all'orizzonte della tua anima e ti battezzerà nella sua gloria

(2.) Mettere in atto i suoi primi impulsi. Evitate tutto ciò che vi si oppone... È pericoloso entrare in qualsiasi percorso d'azione su cui la Luce Croce non brilla. (E. L. Hull, B.A.)

L'influenza vincolante dell'amore di Cristo:-Questo testo è un riassunto della fede e della pratica cristiana

(I.) La condizione in cui il peccato ha ridotto l'uomo

(1.) La sua particolare miseria - "allora erano tutti morti". Le nostre anime hanno perso la loro vita spirituale e sono diventate incapaci di occupazioni e piaceri spirituali

(2.) La sua disperazione. Non siamo come un albero che, anche se appassito, può essere portato in una situazione in cui il sole può splendere e la pioggia scendere su di esso e farlo rivivere

(II.) L'interposizione di Cristo a favore dell'uomo. Osservare

(1.) Chi è che qui si dice che abbia avuto compassione dell'uomo: l'eterno Figlio di Dio

(2.) Come questo Essere si interpose per l'uomo: "Lui morì".

(3.) Per i quali è stata sopportata questa morte: tutti gli uomini. Ma l'interposizione di Cristo a favore dell'uomo non si limitò a morire per lui. Lui risuscitò per completare l'opera che Lui aveva iniziato

(III.) Il principio o il motivo da cui è proceduta l'interposizione di Cristo in nostro favore. Non è stato un atto di giustizia: non avevamo alcun diritto sulla compassione di Cristo. Né procedeva solo da un riguardo per il Suo onore. Lui era "glorioso in santità" e "tremendo nelle lodi" molto prima che fossimo creati. Era solo l'amore libero e immeritato. A questo attributo divino devono essere ricondotte tutte le benedizioni della redenzione. Questo è l'attributo che risplende con il più fulgido splendore nel vangelo di Cristo. Una saggezza incomparabile ideò lo stupendo piano, e una potenza infinita lo eseguì; Ma è stato l'amore che ha chiamato questa saggezza e questa potenza all'esercizio

(IV.) Il fine che Cristo aveva in vista nel morire e risorgere per l'uomo (versetto 15). Ciò implica che per natura viviamo tutti per noi stessi. Il principio egoistico e indipendente dentro di noi è uno dei tristi frutti della nostra depravazione. È direttamente opposta alla nostra felicità, ed è in sommo grado odiosa a Dio. È un atto di ribellione. Ora, il disegno di Cristo era quello di sradicare questo principio egoistico. Lui ci ha comprati con un prezzo; Lui quindi ci considera suoi, e ci invita a glorificarlo "nel nostro corpo e nel nostro spirito che è suo". Vogliamo dunque derubare il benedetto Gesù dell'acquisto del Suo sangue?

(V.) L'influenza che questa interposizione di Cristo ha sul suo popolo. Li "costringe". Ciò significa portarsi via, andare avanti con la forza e la rapidità con cui un torrente si affretta lungo tutto ciò che incontra nel suo corso. L'amore di Cristo

1.) Si aggrappa agli affetti

(2.) Influenza la condotta. Cambia la vita e colpisce il cuore. Conclusione: queste verità suggeriscono varie inferenze

(1.) La condotta di un cristiano è strettamente connessa con i suoi princìpi

(2.) Non sono cristiani che l'amore di Cristo non influenza. Possono chiamarsi con il nome del Salvatore, ma non vivono "per Colui che è morto per loro". Questa devozione a Cristo è essenziale per il carattere cristiano. Nulla può sostituirlo; nessun corretto sistema di opinioni, nessuno zelo per le dottrine, nessun sentimento vivo, nessuna lacrima o preghiera

(3) La superiore eccellenza della religione di Cristo, non solo in quanto salva l'anima, ma offre all'uomo un nuovo, più nobile e più potente motivo di obbedienza. Questo motivo è l'amore per un Signore morente; Un motivo inaudito nel mondo prima della pubblicazione del Vangelo, ma che fa appello ai sentimenti più fini dell'anima, e la cui efficacia è più forte di quella di tutti gli altri motivi messi insieme. (C. Bradley, M.A.)

Una percezione dell'amore di Cristo come fonte efficace dell'obbedienza:-

(I.) L'amore di Cristo per essere la fonte efficace dell'obbedienza cristiana. Confrontiamo questo motivo con la virtù morale, con molti altri da cui la maggior parte dell'umanità è influenzata

(1.) Forse l'incentivo più generale al dovere religioso e morale è l'abitudine. Si riscontra che la religione ha un'influenza benevola sulla società umana. C'è quindi nel mondo un'abitudine alla religione. Il figlio segue le orme del padre. Il primo, per esempio, va in chiesa, perché quest'ultimo gli ha dato l'esempio. A volte offre una preghiera, perché la pratica è iniziata nell'infanzia. C'è poco di serio di riflessivo nella sua condotta. Cade facilmente nel binario o nello stampo della consuetudine. Induce una religione della forma piuttosto che dell'influenza, una religione del corpo piuttosto che dell'anima

(2) Poco superiore a questo principio è il desiderio di reputazione. Un certo tipo di religione è favorevole alla reputazione. Attraversare la vita con onore è certamente l'obiettivo supremo per molti. Ora, questo principio non è semplicemente difettoso, ma ostile alla religione. Il suo vero scopo è la gratificazione dell'autostima. Tende ad esaltare l'uomo, non Dio. Dimentica il primo sentimento di ogni religione: "Dio abbi pietà di me peccatore". 3. Esaminiamo il prossimo motivo della religione, il timore della punizione. C'è un allarme naturale riguardo all'eternità nella mente umana. Ma questa paura del futuro è un motivo molto inadeguato per la religione. Supponiamo che esista in alto grado, e degeneri in visioni completamente sovversive di tutti i graziosi inviti del vangelo. Supponiamo che sia debole e momentaneo, e che possa avere poco effetto su ciò che è medicinale per il cuore. Nei momenti malinconici, nelle ore di malattia, produrrà rimorso e miseria, ma con la partenza di questi momenti, perderà tutta la sua influenza

(4.) Simile a questo principio per quanto riguarda la sua efficienza è il mero e indistinto desiderio di felicità futura. Cesserà di influenzare ogni volta che l'interesse personale o l'appetito lo solleciteranno in qualsiasi grado violento. Il piacere della vita, cioè, sarà sempre molto più attraente delle vaghe visioni di una gioia ancora da vivere

(5.) Resta da riferirsi a un altro motivo della religione, una parziale riverenza per il Creatore. Lasciate che l'esperienza testimonii la sua debolezza e inconsistenza come principio dell'agire morale. Quante volte le stesse labbra che sembravano adorare il nome di Dio nel santuario pubblico, lo profanano arbitrariamente nella vita privata! 6. Confrontiamo ora con questi motivi bassi e inadeguati alla religione, il motivo contenuto nel testo. "Poiché l'amore di Cristo ci costringe", ecc. È affetto filiale; è la gratitudine verso un generoso benefattore; è la tenerezza dell'amicizia più tenera; Tutti questi motivi sono potenti per costringere al dovere e per spingere al servizio? Vedete tutti questi motivi più che uniti qui!

(II.) La misura effettiva in cui opererà la percezione dell'amore di Cristo per l'anima. La devozione che nasce da ogni altro principio è occasionale e limitata. Non è sufficiente a farci superare la tentazione, ad animare gli affetti e le simpatie della nostra natura. Essa non è sufficiente a produrre una disposizione cordiale e attiva alla pietà. Una tale devozione non è, infatti, di origine divina; non è l'effetto della grazia divina nel cuore. È piuttosto il calcolo formale e limitato di una politica mondana. Al contrario, l'amore per Cristo è il risultato di una santa e divina influenza sull'anima. Come i raggi del giorno, pervade, riscalda e fruttifica ogni regione interna, ogni facoltà più nobile della mente. Stimola una pratica religiosa, illimitata e progressiva. Rinnova l'intero personaggio. (G. T. Noel, M.A.)

Il potere vincolante del principio amorevole:-Una volta era un problema in meccanica trovare un pendolo che dovesse essere ugualmente lungo in tutte le condizioni atmosferiche, che dovesse produrre lo stesso numero di vibrazioni nel caldo estivo e nel freddo invernale. Ora l'hanno scoperto. Con un processo di compensazione fanno allungare l'asta in un modo tanto quanto si contrae nell'altro, in modo che il centro del movimento sia sempre lo stesso; il pendolo oscilla lo stesso numero di battiti in un giorno di gennaio come in un giorno di giugno, e l'indice viaggia sulla platina del quadrante con la stessa uniformità, sia che il caldo cerchi di allungarsi o il freddo che accorci il potere regolatore. Ora, la forza motrice nella mente di alcuni uomini è facilmente suscettibile di influenze circostanti. Non è il principio, ma il sentimento che forma la loro asta del pendolo; e a seconda che questo materiale molto variabile è influenzato, il loro indice si insinua o galoppa, sono rapidi o lenti nel lavoro che è loro dato da fare. Ma il principio è come la verga di compensazione, che non si allunga né si allunga nel caldo languido né si accorcia nel freddo più pungente, ma fa lo stesso lavoro giorno per giorno, sia che i venti di ghiaccio fischino o il simoom bagliore; e di tutti i principi, l'affetto di alti principi per il Salvatore è il più forte e il più sicuro. (J. Hamilton, D.D.)

Sacro entusiasmo, la razionalità dello zelo cristiano:-

(I.) Esamineremo prima la descrizione che l'apostolo fa del mondo morale. Lui dice dell'uomo che è morto. Questa forte figura di linguaggio esprime l'inerzia nei confronti dei doveri spirituali, l'inutilità, l'offesa di un'anima alienata dalla vita di Dio. Lui insinua, con questa allusione, che la natura dell'uomo è in quello stato che non risponde ai disegni della sua creazione più di quanto l'inquilino di una tomba possa promuovere i propositi e adempiere agli uffici dell'esistenza sociale

(II.) La certezza che l'aspetto dell'espiazione è universale come il dominio della colpa e della miseria umana. Questo costituisce il secondo motivo dello zelo dell'apostolo. Questo sentimento non è più animante come dottrina di fede di quanto non sia stato trovato efficace come principio dell'attività cristiana. La sua influenza sullo spirito generoso dell'apostolo suscitò un'attiva benevolenza così calda che non poteva essere piacevolmente impiegata in un'impresa meno sublime di quella di applicare, nel senso più ampio possibile, il rimedio del Vangelo all'infezione universale

(III.) Alcune riflessioni sulla natura di questo amore sembrano necessarie prima di poter fissare la linea di argomentazione che sarà più appropriata e interessante seguire

(1.) L'amore di Cristo può costringere come esempio

(2.) L'amore di Cristo costringe anche con la forza della gratitudine. Quali vincoli di obblighi sono impliciti in queste espressioni: "Noi viviamo!" "Lui è morto per noi e sono risuscitati!" Guidati da questa definizione del soggetto, procediamo ora ad illustrarlo con le seguenti osservazioni:

1.) Questo amore è un principio di auto-consacrazione agli interessi di Gesù Cristo

(2.) L'amore di Cristo è accompagnato da un principio di forte anticipazione della Sua gloria mediatrice nel mondo. La Chiesa di Gesù Cristo, che respira il Suo Spirito, si preoccupa naturalmente di tutto ciò che riguarda la Sua gloria. Il Sole di Giustizia non sarà offuscato per sempre, e gratifica l'amore che nutriamo verso il nostro glorioso Salvatore essere certi che verrà un giorno in cui il mondo intero sarà la scena della Sua trionfante influenza

(3.) L'amore di Cristo implica una dipendenza abituale dall'azione dello Spirito Santo. (S. Curwen.)

Amore vincolante:-Nota-

(I.) Dove sta la potenza di Cristo sugli uomini. Non c'è nulla di paragonabile all'influenza permanente che Cristo esercita nel corso dei secoli. Confrontatelo con l'influenza di tutti gli altri grandi nomi. Ma ecco un uomo, morto da quasi diciannove secoli, al quale milioni di cuori si rivolgono ancora, riconoscendo la Sua influenza mistica e il Suo sorriso come una guerra più che sufficiente per le miserie della vita e le agonie della morte. Il fenomeno è così strano che si è portati a chiedersi dove stia il segreto del potere. Paolo ci dice: "L'amore... vincola", e lo fa perché Lui è morto

(1.) Se vogliamo sentire il Suo amore che ci costringe, dobbiamo prima di tutto credere che Cristo ci ha amati e ci ama ancora. Se non sapeva più delle generazioni future, e non si riferiva alle unità che compongono le loro folle, più di quanto avrebbe potuto avere qualche benefattore o maestro dell'antichità, che lanciava le sue parole o le sue azioni come gli arcieri sguainavano i loro archi, senza sapere dove si sarebbe posata la freccia, allora l'amore che Lui merita da me è ancora più tiepido dell'amore che, supponendo che Lui mi abbia dato. Ma se posso credere, come credeva Paolo, che egli era nella mente e nel cuore dell'Uomo di Nazareth quando Lui morì sulla Croce; e se crediamo, come credeva Paolo, che, sebbene quel Signore fosse salito in alto, c'era nel Suo cuore umano-divino un amore per il Suo povero servo, che lottava quaggiù per amor Suo; allora, e solo allora, possiamo dire ragionevolmente che l'amore che Cristo mi portava e mi porta, "mi costringe". 2. Se ci deve essere questo calore d'amore, ci deve essere il riconoscimento della Sua morte come il grande sacrificio e il segno del Suo amore per noi. "Governa su di noi", disse l'antico popolo al suo re, "perché ci hai liberati dalle mani dei nostri nemici". Il centro del potere di Cristo sui cuori degli uomini si trova nel fatto che Lui è morto sulla croce per ciascuno di noi. Quell'insegnamento che nega la morte sacrificale di Cristo e lo ha abbassato al livello di un uomo, non è riuscito a suscitare alcun calore di affetto per Lui. Un Cristo che non è morto per me sulla Croce non è un Cristo che ha né il diritto né il potere di governare la mia vita. La Croce, interpretata come la interpretò Paolo, è il segreto di tutta la Sua potenza, e se una volta che gli insegnanti cristiani e le chiese non riescono ad afferrarla come fece Paolo, la loro forza viene meno

(II.) Che tipo di vita produrrà questo amore costrittivo di Cristo? 1. Una vita in cui l'io è deposto e Cristo è Re. La vita naturale dell'uomo ha l'io per centro. Questa è la definizione di peccato, ed è la condizione di tutti noi; e nient'altro che Cristo può espellerlo radicalmente dal cuore, e troneggiare l'Amato altruisticamente nel posto vacante. La natura aborre il vuoto, e l'unico modo per tenere fuori il diavolo è quello di far entrare Cristo. C'è un solo potere che è abbastanza forte da sollevare la nostra vita dal perno su cui gira, e da farla vibrare in una nuova direzione, ed è il riconoscimento dell'amore infinito e così tenero di Gesù Cristo per ciascuno di noi. Che l'amore può limitarci, escludendo molto di ciò in cui un tempo ci piaceva spaziare; Ma entro questi limiti c'è la libertà perfetta. Non c'è vita così benedetta ed eroica, nessuna in cui la sofferenza sia così leggera, il dolore così facile, il dovere così delizioso come la vita che viviamo quando, per grazia di Cristo, ci siamo liberati del dominio di noi stessi e abbiamo teso i polsi volenterosi per essere affrancati dall'essere incatenati dai "legami dell'amore". Una cometa, questi vagabondi dei cieli, ha la libertà di vagare, e che cosa ne fa? Si tuffa nelle profondità dell'oscurità e negli inferni di ghiaccio e freddo. Ma se fosse venuto sotto l'attrazione di un grande sole ardente e si fosse trasformato in un pianeta, non avrebbe perso nulla della sua vera libertà, e si sarebbe mosso nella musica e nella luce intorno alla fonte della beatitudine e della vita. E così noi, finché ci facciamo i "centri peccaminosi delle nostre potenze ribelli", ci sottoponiamo a variazioni di temperatura quasi troppo grandi da sopportare. Torniamo alla luce e muoviamoci intorno al Cristo; satelliti di quel Sole, e quindi illuminati dalla Sua luce e riscaldati dal Suo calore che produce la vita

(2.) Uno che spesso sembrerà una follia. Evidentemente Paolo stava citando alcune delle orticamente irritanti del discorso che gli erano state lanciate addosso dai suoi antagonisti. "Lui è pazzo", dicevano di lui, come dicevano del suo Maestro. Ma tali entusiasti sono il sale della terra; e i pazzi di oggi sono i Salomone di domani. Oh! Magari tornassero ad esserci simili "fanatici"! Eleverebbero tutto il livello di questo cristianesimo vuoto in cui molti di noi vivono. Se una volta avessimo tra noi uomini secondo il modello di Paolo, alcuni di noi che si credono cristiani molto coerenti comincerebbero a sentire il rosso venire sulle nostre guance. L'uomo che professa di vivere per Cristo e non riesce mai a far ridere nessuno di lui come "entusiasta", "impraticabile" e "donchisciottesco", ha molto bisogno di chiedersi se è così vicino al Maestro come si crede di essere

(3.) Uno che, in tutto il suo entusiasmo, è governato dalla più alta sobrietà e dalla più chiara sanità mentale: "Se siamo sobri è per la tua causa". C'è più senso nell'essere ciò che il mondo chiama fanatico, se le verità sulle pagine della Scrittura sono verità, che nell'essere freddi e composti in loro presenza. Gli entusiasti, che hanno visioni e sognano sogni su Dio e Cristo e il cielo e l'inferno, e i doveri che ne conseguono, questi sono gli uomini di mente sobria. C'erano molti rabbini dotti a Gerusalemme e molti amici intimi a Tarso, i quali, quando giunse la notizia che il promettente allievo di Gamaliele era passato al nemico e gli aveva gettato davanti le splendide prospettive, si dissero: "Che sciocco è il giovane!" Loro hanno mantenuto la loro fede e lui ha mantenuto la sua. Tutte le vite sono finite ora. Quale di loro era la vita saggia?

(III.) Qual è il tuo atteggiamento nei confronti di quell'amore che ti costretta? Il modo esteriore della vita dell'apostolo non è per noi, ma il principio che sta alla base è altrettanto assolutamente, imperativamente e globalmente applicabile nel nostro caso come lo era nel suo. Non c'era assolutamente alcuna ragione per la devozione di Paolo, che non continua in pieno vigore per la vostra e la mia

(1.) Uomini e donne cristiani, credete in quell'amore morente e vivente per voi? Lo ripagate con una devozione in qualche misura adeguata a ciò che avete ricevuto? 2. E per alcuni di noi che non fanno professione, e non hanno alcuna realtà di sentimento cristiano, la domanda è: "Rendete così al Signore, o popolo stolto e stolto?" Gesù ti ha amato e ti ama; è morto per te. Lui stende quella mano che ti afferra, con un foro di chiodo, per afferrarti, e tu scivoli dalla Sua stretta e opponi al Suo amore un cuore negligente e non affettato. C'è qualche follia in questo mondo folle come questo? C'è un peccato come il peccato di ingratitudine verso Gesù? (A. Maclaren, D.D.)

Le proprietà e l'influenza dell'amore di Cristo:-

(I.) Come un peccatore può arrivare a sapere che Cristo lo amava, per una ragione molto ovvia: che nessuna verità o fatto può avere alcuna influenza sulla nostra condotta, a meno che non lo conosciamo e non abbiamo un qualche interesse in esso. Arriviamo alla conoscenza dell'amore di Dio e di Cristo mediante la fede. "E questo è il racconto: che Dio ci ha dato la vita eterna; e questa vita è nel suo Figlio".

(II.) Considera alcune delle qualità dell'amore di Cristo

(1.) È amore eterno. "L'Eterno mi è apparso fin dall'antichità, dicendo: Sì, io ti ho amato di un amore eterno; perciò ti ho attirato con amorevole benignità". 2. L'amore di Cristo è amore gratuito. Perché è offerto senza condizioni o qualifiche. Dobbiamo comprarlo senza denaro e senza prezzo

(3.) L'amore di Cristo per i peccatori è l'amore sovrano

(4.) Il suo amore è amore costante ed eterno. Come il sole, a volte può essere oscurato alla vista del credente dall'incredulità, dall'ingratitudine e dalle concupiscenze e dagli idoli che rimangono; ma l'oscurità è nell'occhio ottenebrato del credente, non in Dio

(III.) Gli effetti costrittivi dell'amore di Cristo

(1.) L'amore di Cristo, quando è veramente creduto dall'anima rinnovata, trascina via l'anima con il suo potere morale sia a volere che a compiere il nostro dovere con serietà e costanza. L'anima, quando è sotto l'influenza di questo amore, può essere paragonata a una barca posata sulle cateratte del Nilo: che i marinai lo vogliano o no, vengono trasportati lungo la corrente

(2.) L'amore di Cristo ci costringe a dare ogni diligenza per rendere sicura la nostra chiamata e la nostra elezione

(3.) Se crediamo che Dio e Cristo ci amano, questo ci costringerà dolcemente e potentemente ad amarLo di nuovo, Padre, Figlio e Spirito Santo

(4.) Ma l'amore di Cristo ricevuto nel cuore mediante la fede nel racconto costringe, non solo alla santità in generale, ma ad ogni dovere particolare richiesto dalla legge santa. (F. Frew.)

Limitare l'amore:

1.) "L'amore di Cristo" - il Suo verso l'uomo, non quello dell'uomo verso di Lui - eppure il Suo nella sua attività vivificante, creando la propria immagine nel petto. Costringere è chiudersi in modo da costringere a un fine dato. Senza restrizioni, il fiume si sarebbe allargato in una palude, una lugubre distesa desolata, feconda solo di pestilenza e morte. Chiuso dalle sue rive costrittive, scorre un oggetto di vita e di bellezza, irrigando giardini e campi, purificando e rallegrando le città, e allargandosi nella baia sul cui bel seno galleggiano le navi che vanno e vengono nella loro benefica missione di scambio e distribuzione. Così l'uomo, costretto dall'amore di Cristo, è così chiuso in se stesso da proibito di vagare e disperdersi in una desolazione lugubre e pestilenziale; è piuttosto costretto a muoversi verso un fine divino, come un fiume di vita che scorre da Dio, affrettandosi verso Dio, in un canale fatto e modellato dalla Sua mano

(2.) Ora desidero prendere le missioni cristiane - l'esempio più manifesto dell'amore costrittivo di Cristo - come un tipo di questa grande verità, che il servizio di Dio e quello dell'uomo sono resi uno nel servizio di Cristo. Nota-

(I.) La relazione tra il carattere di un uomo e il suo servizio alla sua specie. Un uomo cattivo non potrà mai essere un ministro del bene. L'intelletto eminente senza carattere è malizioso. Uno statista con genio ma senza carattere è una calamità per lo Stato. Il genio creativo può lasciare dietro di sé opere imperiture nella letteratura e nell'arte, ma se è meschino e impuro lascerà un'eredità di male. È inevitabile che il servizio all'uomo sia prerogativa peculiare del bene. L'uomo, quindi, che vuole servire gli uomini nella via di Cristo deve avere lo spirito di Cristo. Il mero formalismo decente, responsabile, rispettabile e convenzionale non va bene. Non basta stare in disparte davanti all'uomo che fa il male. È necessario che prendiamo l'anima dell'uomo nella nostra e lo salviamo, se necessario, con la nostra stessa morte

(II.) Con quali mezzi, condizioni, motivi può essere reso un uomo - per quanto riguarda il carattere, il migliore possibile - per quanto riguarda il servizio, il più adatto ed efficiente. Prendere

1.) L'amore per la ricchezza, non per il denaro, l'avida passione dell'avaro, ma l'amore per la ricchezza che tratta il denaro come un mezzo di distribuzione. Guardate l'immensa fabbrica con le sue migliaia di operai, che riempie tante case di comfort, tante bocche di pane. Guardate le grandi navi che trasportano da terre lontane a questo, o da questo a terre lontane, merci che arricchiscono e rallegrano la vita. C'è un potere meraviglioso nella ricchezza usata come mezzo; Ma badate, per essere buoni, è necessario

(1) Che sia nelle mani di un uomo buono. Un uomo cattivo dietro la ricchezza la usa solo per il deterioramento del mondo

(2) Che sia distribuito. La ricchezza accumulata non è benessere accumulato. Pochi uomini ricchi non fanno un popolo ricco o contento

(2.) L'amore per il potere: il desiderio di fare e di essere una legge a cui gli uomini devono obbedire. Un uomo di Stato, patriottico, fa le leggi per assicurare la massima benedizione all'individuo e al popolo collettivo. L'uomo di Stato, ambizioso, fa leggi per servire i propri fini, sacrifica ciò che era destinato all'umanità per il proprio bene personale. Il soldato semplicemente ambizioso guarda all'esercito che comanda come a un'immensa macchina, solo per essere usata per poter essere scagliata contro una macchina simile, in modo da spezzarla senza essere spezzata. Il patriota soldato pensa che ogni uomo in quel vasto esercito sia uno spirito cosciente, un centro d'influenza, che ha bisogno, se possibile, di essere salvato. Quello dice con Napoleone: "Campagna di Russia! E allora? Mi è costato solo tremila uomini", incurante degli uomini, attento a se stesso. L'altro, come l'eroe di Sempach, raccoglierà un fascio di lance austriache nel suo petto affinché le file del nemico possano essere spezzate e la terra salvata. L'amore per il potere benedice l'uomo solo quando, in presenza di un grande amore, viene glorificato in patriottismo, filantropia

(3.) L'amore per la cultura. Il suo grande apostolo ci dice che la sua funzione è la critica della vita. Cosa significhi lo sappiamo. Un uomo addestrato a godere dell'arte e della letteratura del passato e del presente, reso i suoi simili più meschini in modo finizio, ipercritico, aiutandoli solo con il sarcasmo sardonico. Nella cultura ci può essere l'educazione di un carattere a un godimento più nobile, anche se cosciente di sé, ma non al grande e devoto servizio che cerca la salvezza degli uomini

(4.) Ma non potresti addestrare un uomo al servizio della sua specie con il terrore? Ciò che fa di un codardo disfa un uomo di lui; Ciò che costringe un uomo a un servizio che non ama, lo rende impotente per il bene. Nella paura non c'è il potere di creare l'uomo che può rigenerare il mondo

(III.) Passiamo ora ad alcuni casi tipici che illustrano l'azione di quei principi e motivi impliciti nell'amore di Cristo

(1.) Ecco tre uomini. Guardali prima che l'amore li trovi. Peter è un pescatore abbronzato, dalla mano dura e muscoloso. Lui conoscoe Gerusalemme, ha sentito parlare di Roma e, forse, di Atene; ma non riesco a capire cosa significhino. Lui è un uomo che possiede, forse, la sua barca e le sue reti, e si crede davvero felice se sbarca una pesca di pesce. Eccolo lì, una figura familiare. Ecco ora Giovanni, più favorito dalla natura, radioso di viso, chiaro di fronte. Eppure, non è che il figlio del pescatore, destinato a essere un marito, un padre; conosciuto dai suoi figli e nipoti, poi dimenticato. Ed ecco Paolo, fabbricante di tende, esperto nella legge e nella storia del suo popolo. Egli, lasciato così com'è, diventerebbe un nome con Gamaliele o Hillel

(2.) Nota come l'amore di Cristo viene a questi uomini e agisce su di essi. Si aggrappa a quel Pietro. Improvvisamente diventa un capo di uomini, che si erge imperturbabile davanti ai sacerdoti e ai governanti. E questo Giovanni diventa un grande interprete, storico, pensatore, e da sempre si siede ai suoi piedi e si sofferma sulle sue parole. E Paolo, convertito, reso missionario, spesso in carcere, molte frustate, lapidato, afflitto, ecc., coglie ancora momenti della sua carriera per pronunciare nel corso dei secoli parole che vivono come vero spirito e potenza

(3.) Questo amore agisce in ciascuno degli uomini nel suo modo particolare. Pietro lo fa legislatore e capo degli uomini, e la gente dice: "Quanto è grande Pietro!" Ma com'è diverso John! Il Salvatore dice: "Figlio, ecco tua madre". Mentre Pietro si occupava delle pecore e degli agnelli, Giovanni si occupava della madre, e questo sembrava tutto. Ma questo educò Giovanni finché, attraverso l'amore della madre per lui e il suo amore per la madre, giunse a comprendere come nessun altro uomo l'amore del Salvatore per il mondo, l'amore del Padre per il Figlio. Poi guarda Paolo. Egli, fariseo formato, viene e vede tutta la storia, tutti gli uomini, tutti i tempi, alla luce di Cristo. La legge e il vangelo, il primo e il secondo uomo, la grazia e il peccato, la fede e le opere, tutto, per così dire, si manifestava attraverso di lui in un'espressione articolata; e mostra l'amore facendo del predicatore, del missionario, del pensatore, tutto in uno

(4.) Ora questi tre uomini sono uomini tipici. L'amore che ha operato quel cambiamento in loro è un amore che funziona ancora. Altri amori perdono la loro presenza e potenza sugli uomini. Questo amore, mai. Quest'epoca non ha visto scoperte più meravigliose di quella della conservazione e della correlazione delle forze fisiche, nessun atomo è mai stato distrutto, ogni atomo è mai stato in processo di cambiamento. Ma pensate a questa grande dinamica morale, una nell'essenza, indistruttibile nell'essere, infinita nella varietà delle sue forme, che chiamiamo l'amore di Cristo. Ha preso forma negli apostoli. Da allora ha creato santi ed eroi, che si sono eretti come Atanasio contro il mondo, o come Knox, che non ha mai temuto il volto degli uomini, e pensatori come Agostino, Tommaso d'Aquino e Calvino. È entrato nello spirito dei riformatori e ha fatto sì che uomini come Lutero e Zwingle si alzassero in piedi per cambiare il destino delle persone e introdurre un giorno nuovo e più grandioso. Ha creato grandi predicatori, come Howe, Bunyan e Wesley

(IV.) Com'è possibile che questo amore abbia realizzato così tanto? 1. L'amore è una cosa antica. Cristo non l'ha creata, ma l'ha trovata la forza più universale e più potente del mondo. Ma prima che arrivasse Lui, c'era una cosa che l'amore non aveva mai fatto. Da amante ad amante era stato caro. Ma l'uomo in quanto uomo non era stato servito attraverso l'amore. Eppure senza amore gli uomini non possono essere serviti. Non è necessario che odiamo - ha solo bisogno che siamo privi di affetto, per essere incapaci di servire

(2.) Ma guarda quanto è difficile amare. Guardate le nazioni, parenti, che parlano lo stesso linguaggio, sotto le stesse istituzioni, divise da una striscia di mare d'argento, faccia a faccia, ma disaffezionate l'una all'altra. Perché arrivano le guerre e i combattimenti? Le nazioni non si amano. Le classi sono divise. Qui sta la cultura sprezzante dell'ignoranza, e vice versâ. Ecco il capitale che guarda con sospetto al lavoro. C'è il lavoro che fa ricchezza, geloso della ricchezza accumulata che ha visto fare. E vedere come gli uomini, per ragioni morali, non sono in grado di amarsi l'un l'altro

(3.) Ora notate come Cristo ha realizzato questa grande impossibilità dell'amore. Arrivò Lui, e Lui fece dell'amore per Lui l'amore di tutti gli uomini. L'amore per le persone significa il desiderio di possedere la persona amata. L'amore a Cristo significa una passione per far sì che gli uomini lo posseggano. Non c'è nazione o classe in Lui. C'è l'umanità. Amando Lui si ama il peggio e il meglio

(4.) Ma finora abbiamo solo affermato i fatti. Non abbiamo ancora capito il perché. Nota, l'amore che è in Cristo è

(1) L'amore di Dio, reso vero e vivente amore sulla terra per gli uomini. Alcuni uomini pensano di poter imparare l'amore di Dio senza Cristo. Potrebbero? Erano forse prima che arrivasse Lui? Possono ora che Lui è venuto? "Questo mondo è molto bello. O mio Dio, Ti ringrazio che vivo". Ed è così bello stare sulla cima della montagna all'alba e vedere da est l'alba gloriosa che porta luce, salute e bellezza nei suoi raggi. Ma porta sulla cima del monte un uomo che ha appena lasciato il letto della morte, dove giace il più caro della terra a lui. Cosa avrebbe detto l'uomo? Ma mettetelo in vista dell'amore di Cristo e lo metterete nel cuore stesso di Dio. L'uomo dei dolori fa avvicinare divinamente Dio all'uomo nel dolore

(2) Lo stesso amore che ha fatto e il fine stesso che è stato proposto per il mondo. L'amore che ha fatto il mondo lo ha dato al Figlio. Chi dona non è forse forse più grande di ciò che è dato? L'amore di Dio ha dato la sua dignità al dono di Dio. Senza l'amore, come mai il dono è stato possibile?

(3) L'amore a Dio come persona. Al Figlio di Dio come persona. Non ci può essere amore per nient'altro che per le persone. La devozione a una causa non è amore a Cristo, nemmeno se la causa si chiama chiesa. La causa deve essere impersonata

(4) L'amore di Dio sacrificale, doloroso, pietoso, redentivo. Ci eleva nella natura di Dio e ci fa vedere Dio, come prova pietà, soffre sacrifici. (A. M. Fairbairn, D.D.)

Sotto vincolo:-

(I.) Sotto vincolo. Ecco un uomo che più di tutti gli altri ha goduto della massima libertà spirituale, gloriandosi di essere sotto costrizione

(1.) Una grande forza lo teneva sotto il suo potere. "Costringe".

(1) Considera i vari significati della parola "vincolare". "Trattenersi". (a) L'amore di Dio "trattiene" dal cercare se stessi e proibisce il perseguimento di qualsiasi obiettivo che non sia il più alto. (b) Il credente è "costretto o pressato", e così spinto in avanti come uno spinto dalla pressione. (c) L'amore di Cristo "ci tiene occupati"; poiché da essa siamo portati avanti alla diligenza. (d) I servitori del Signore sono "tenuti insieme e tenuti come una banda" sotto uno stendardo. "Il suo vessillo su di me era l'amore". (e) Tutte le loro energie sono "pressate in un solo canale e fatte muovere" dall'amore di Cristo

(2) Tutte le grandi vite sono state costrette da qualche principio dominante. Un uomo che è tutto a turno e niente a lungo è nessuno: ma un uomo, anche per malizia, diventa grande quando diventa concentrato. Che cosa fece di Alessandro se non l'assorbimento di tutta la sua mente nel desiderio di conquista? Di qui vengono i vostri Cesari e i vostri Napoleoni, che sono uomini integri nella loro ambizione. Quando si porta questo pensiero in una sfera più santa, lo stesso fatto è chiaro. Howard non avrebbe mai potuto essere il grande filantropo se non fosse stato stranamente sotto la stregoneria dell'amore per i prigionieri. Whitfield e Wesley avevano un solo pensiero, ed era quello di guadagnare anime a Cristo

(3) Ora, questo tipo di costrizione non implica alcuna costrizione, e non implica alcuna schiavitù. È il più alto ordine di libertà; perché quando un uomo fa esattamente ciò che gli piace, esprime la sua gioia generalmente in un linguaggio simile a quello del mio testo. Sebbene sia perfettamente libero di lasciarlo, dichiarerà comunemente che non può lasciarlo. Quando l'amore di Cristo ci costringe, non abbiamo cessato di essere agenti volontari; non siamo mai così liberi come quando siamo legati a Cristo

(2.) La forza che lo costrinse era l'amore di Cristo. Quell'amore, secondo il nostro testo, è più forte quando si vede nella Sua morte per gli uomini. Pensate a questo amore finché non ne sentite l'influenza che vi costrittiva. Era amore

(1) Eterno;

(2) Altruista;

(3) Più libero e spontaneo;

(4) Molto perseverante;

(5) Infinito, inconcepibile! Supera l'amore delle donne e l'amore dei martiri. Tutte le altre luci dell'amore impallidiscono il loro inefficace splendore davanti a questo sole ardente d'amore, il cui calore un uomo può sentire, ma sulla cui luce suprema nessun occhio può guardare

(3.) L'amore di Cristo opera su di noi generando in noi amore per Lui. "Noi lo amiamo perché Lui ci ha amato per primi".

(1) La sua persona ci è molto cara: dalla sua testa ai suoi piedi Lui è del tutto amabile. Siamo contenti di essere nel luogo dell'assemblea quando Gesù è dentro; perché sia sul Tabor con due o tre, o nella congregazione dei fedeli, quando Gesù è presente è bene essere lì

(2) I tuoi sforzi per diffondere il Vangelo dimostrano che ami la Sua causa

(3) Per quanto riguarda la Sua verità, una grandissima parte del nostro amore per Cristo si manifesterà attraverso l'attaccamento al puro vangelo, specialmente a quella dottrina che è la pietra angolare di tutto, vale a dire, che Cristo è morto al posto degli uomini

(4.) Questa forza agisce proporzionalmente nei credenti. Siamo tutti vivi, ma il vigore della vita differisce notevolmente nel consumismo e nell'atletico. Sentirete la potenza dell'amore di Cristo nella vostra anima in proporzione

(1) Come lo sai. Studiate, dunque, l'amore di Cristo

(2) Al tuo senso di esso. Conoscere è bene, ma il piacere come risultato del credere è meglio

(3) Alla grazia che abita in te. Puoi misurare la tua grazia dal potere che l'amore di Cristo ha su di te

(4) Alla tua somiglianza con Cristo

(5.) Funzionerà secondo il suo genere. Le forze lavorano secondo la loro natura. Lui che sente l'amore di Cristo agisce come Cristo ha agito

(1) Se senti veramente l'amore di Cristo nel fare un sacrificio di se stesso, farai un sacrificio di te stesso

(2) Se l'amore di Cristo ti costringe, ti farà amare gli altri, specialmente coloro che non hanno alcun diritto apparente su di te, ma che, al contrario, meritano la tua censura. Non so in quale altro modo potremmo prenderci cura di qualcuno, se non fosse che Gesù ci insegna a non disprezzare e a disperare di nessuno

(3) L'amore di Gesù Cristo era un amore pratico

(II.) Questa costrizione era giustificata dalla comprensione dell'apostolo. "L'amore di Cristo costringe, perché così giudichiamo". Quando la comprensione è la base dell'affetto, allora il cuore di un uomo è fisso e la sua condotta esemplare. Il giudizio di Paolo fu come l'altare di bronzo, freddo e duro, ma su di esso egli depose i carboni dell'affetto ardente, abbastanza veemente nella loro fiamma da consumare tutto. Così dovrebbe essere con noi. Paolo riconobbe

1.) Sostituzione. "Uno è morto per tutti". Questo è il vero nervo dello sforzo cristiano. Lui è morto per me? Allora il Suo amore mi ha dominato e d'ora in poi mi tiene prigioniero volontario

(2.) Unione a Cristo. "Se uno è morto per tutti, allora tutti sono morti". Conclusioni:1. Com'è diversa la deduzione dell'apostolo da quella di molti professori! Dicono: "Se Cristo è morto una volta per sempre, allora io sono salvato e posso sedermi comodamente e divertirmi, perché non c'è bisogno di sforzo o di pensiero". 2. Quanto è più nobilitante quello dell'apostolo che quello di coloro che danno alla causa di Dio e Lo servono in un certo modo, ma ancora il pensiero principale della loro vita non è Cristo né il Suo servizio, ma l'acquisizione di ricchezza o il successo nella loro professione! Lo scopo principale di tutti noi non dovrebbe essere nulla di noi stessi, ma servire Cristo

(3.) Una ricerca come questa è molto più pacifica per lo spirito. Se vivi per Cristo, e solo per Cristo, tutte le lamentele degli uomini o dei diavoli non ti abbatteranno mai

(4.) Una vita spesa solo per Gesù vale la pena di essere guardata indietro alla fine più di qualsiasi altra. Se vi chiamate cristiani, come giudicherete una vita spesa a fare soldi? (C. H. Spurgeon.)

Amore e obbedienza a Cristo:-Considera:-

(I.) Tenete in qualche modo conto dell'amore di Cristo per noi, che è il fondamento e la causa del nostro amore per Lui. Notate i casi del Suo amore accennati

(1.) Che Cristo è morto per noi Giovanni 15:13; Romani 5:6

(2.) Che Lui è risuscitato. Questo è stato progettato per il nostro vantaggio Romani 4:25. Come la Sua sofferenza e la Sua morte erano per il pagamento del nostro debito, così la Sua risurrezione era per la nostra liberazione. Lui si alzò e andò in cielo, per comparire lì alla presenza di Dio per noi, e per prepararvi un posto per i Suoi seguaci

(3.) Che Lui morì e risuscitò affinché noi potessimo vivere; cioè, che potessimo essere assolti dalla nostra colpa, liberati dalla condanna, essere rinnovati a una vita spirituale di santità ed essere infine elevati al cielo

(II.) Il nostro amore per Cristo che è il frutto del Suo amore per noi. Cristo non ne avrà nessuno per i Suoi amici che non Lo amano 1Corinzi 16:22; Luca 14:26; Matteo 10:37

(III.) L'effetto genuino e potente di questo amore. Ci costringerà a vivere per Lui, il che implica

1.) Obbedienza alla Sua volontà Giovanni 14:15, 21, 23. Questa obbedienza deve essere

(1) Obbedienza volontaria e cordiale. Non come quello degli schiavi di un tiranno, dove l'unico motivo per obbedire è la paura della punizione. Di questo tipo è tutta l'obbedienza che gli uomini malvagi tributano a Cristo

(2) Sincero e universale per tutti i comandamenti di Cristo, senza alcuna eccezione. Non intendo dire che sarà perfetto; ma tuttavia il vero amore non ammetterà consapevolmente alcun difetto nell'obbedienza

(3) Come il suo principio, costante e perseverante. Non gli obbediremo a singhiozzo. L'ubbidienza può forse ammettere alcune interruzioni, ma non sarà mai messa da parte

(2.) Zelante per il Suo interesse e onore. Qui sarà opportuno considerare

(1) La natura dello zelo per Cristo. Lo zelo è il fervore naturale della mente quando è molto seria in qualsiasi ricerca. A volte è una cosa molto brutta; ma quando è sotto l'influenza della grazia divina, e diretta a un oggetto giusto, allora è estremamente buona Galati 4:18. Cristo stesso è stato per noi un modello di santo zelo#Giovanni 2:17. Che in noi sia la stessa mente che era anche in Gesù Cristo, in particolare (a) il dolore e il risentimento per qualsiasi offesa che viene fatta al Suo onore. Un caloroso amore per Cristo renderà il Suo onore e il Suo interesse cari a noi come i nostri. (b) Coraggio nella causa di Cristo, poiché lo zelo di Cristo per l'onore di Suo Padre Lo ispirò con il coraggio di scacciare i profanatori del Tempio. Tale era lo zelo degli apostoli Atti 4:19, 20; 21:13. (c) Diligenza nell'usare tutti i mezzi appropriati per guadagnare i sudditi al regno di Cristo e i convertiti al Suo vangelo. (d) Gioia per l'avanzamento del Suo regno e interesse

(2) Motivi e ragioni di questo zelo. Considerate: (a) Quanto Cristo è stato ed è zelante per voi e per il vostro interesse. Lui è morto per te. (b) Quanto poco ammonterà tutto ciò che puoi fare per Cristo, e quale meschino e povero contraccambio sarà per il Suo amore. (c) Quanto sono zelanti il diavolo e i suoi agenti contro Cristo, e per ostacolare l'avanzamento del Suo regno, e non dovremmo essere almeno altrettanto zelanti per promuoverlo? (d) Come Cristo ripagherà nobilmente il tuo zelo per Lui un altro giorno Matteo 10:32; Luca 12:8. (D. Jennings.)

Il segreto del cristiano:-Quando vediamo una vita di successo siamo sempre curiosi di sapere qual è il segreto di essa. Vedi un uomo che ha successo negli affari e ti chiedi quali siano le qualità in lui che lo rendono l'uomo di successo che è. La forza motrice della vita è l'amore

(1.) Alcuni cristiani fanno del segreto della loro vita la paura. Che cosa orribile vivere con nient'altro che quella paura della morte per tenere un uomo lontano dalla palude dell'animalismo! 2. E la forza motrice di una vita cristiana non è la coscienza. Qualche anno fa venne a trovarmi un giovane che stava per entrare nel ministero come apostolo della cultura etica, e parlammo del suo ministero. Lui mi disse che stava andando in uno dei quartieri di New York City per lavorare per la rigenerazione degli uomini. Lui disse: "Non voglio semplicemente renderli più felici; Voglio renderli davvero migliori". Gli ho chiesto: "Qual è il potere su cui fai affidamento per renderli migliori?" "Farò appello al loro senso del diritto; Non mi appellerò a nient'altro, ma cercherò di mostrare loro che devono essere giusti perché è giusto, devono fare il bene perché è giusto". Lui avrebbe edificato la sua religione su cosa? Amore? No! Sulla coscienza. L'ebraismo, il puritanesimo e la cultura etica sono la coscienza incarnata. Il cristianesimo è l'amore incarnato. Un uomo può conformarsi alla legge perché è una legge giusta; ma non può amare la legge. Non si può amare un'astrazione

(3.) Così, contro la vita che è legata alla paura e la vita che è legata alla coscienza, Paolo mette la vita che è legata all'amore. "L'amore di Cristo ci costringe". Voglio tracciare il modo in cui quell'amore cresce in un'anima umana. Il bambino inizia amando suo padre o sua madre. Il bambino vede la giustizia, la verità, la purezza, la pazienza, la fedeltà, l'amore, in quel padre, in quella madre. E questo bambino che vede nel padre la qualità cristica, ma non sa che è Cristo, e comincia ad amare, sta già amando Cristo, anche se è il Cristo in frammenti, il Cristo in un accenno. Questa bambina esce nella vita, a poco a poco, e impara che l'amore è più grande di quanto pensasse. Impara che il padre e la madre non incarnano tutte le fasi dell'amore. L'amore non è limitato a pochi. Ci sono altri mariti che amano, altri padri che amano, altre madri che amano, altre fasi dell'amore. Nessuna anima può insegnare tutte le lezioni dell'amore. La lunghezza, l'ampiezza e l'altezza dell'amore, quanto è grande, quanto è molteplice! Imparando questo, impara anche ad amare, porta i pesi e impara la pazienza dell'amore, trova l'opportunità di fare il bene e impara il servizio dell'amore. Perché impariamo l'amore solo amando. Molti si fermano qui. Hanno imparato l'amore che chiamiamo filantropia. Ma non conoscono ciò che sta al di là ed è più grande di tutto, perché è in tutti l'amore di Dio, l'amore di Cristo. E così camminano sempre, mi sembra, in una certa tristezza o possibilità di tristezza. L'altro giorno ho preso la mia Concordanza greca per vedere che cosa significhi questa parola "vincoli"; e, invece di cercare il greco classico, ho cercato di vedere come fosse usato altrove nel Nuovo Testamento. E all'inizio ho detto, non sto ricevendo molta luce da questa indagine. Mi sono rivolto a un episodio in cui si dice che "la folla si accalcò a Gesù Cristo", e ho scoperto che la parola "affollata" era la stessa della parola "costretta". E mi sono rivolto a un altro passaggio in cui si diceva che "i soldati vennero e presero Gesù Cristo", e ho scoperto che la parola "prese" era la stessa della parola nel nostro testo: "costretto". E arrivai a un altro passaggio in cui si dice che "una donna era malata di una grande febbre", e scoprii che la parola "malata" era la stessa della parola qui "costretta". All'inizio questo sembrò strano. Ma la riflessione lo ha reso chiaro. Il nostro testo è un'illustrazione del genio di San Paolo nel parlare per metafora, perché Paolo era un poeta e infrangeva le regole della retorica perché il suo spirito era troppo forte per essere ingabbiato dal linguaggio. Paolo è il poeta, ed è il poeta che qui parla dell'amore. L'amore è una folla. L'amore del padre, della madre, del fratello, della sorella, dei fratelli, si accalca intorno a Paolo, e lo trascina, per così dire, fuori dai suoi piedi, come un uomo viene preso da una grande folla e costretto lungo la strada. L'amore è un soldato; è venuto e ha messo le mani violente su Paolo; e non è più padrone di se stesso. L'amore è il suo padrone. L'amore lo ha catturato, fatto prigioniero; L'amore fa di lui ciò che vuole. Non siate turbati se non avete l'esperienza completa di Paolo all'inizio della vostra vita. Hai del denaro, e ti chiedi che cosa ne farai? Lascia che l'amore te lo dica. Hai un po' di tempo questa settimana, e vuoi sapere che cosa ne farai? Lascia che l'amore te lo dica. Hai un amico che ti ha fatto del male e ti chiedi cosa dovresti fare? Lascia che l'amore te lo dica. Ti stai chiedendo quale condotta dovresti seguire nella vita? Lascia che l'amore te lo dica. (Lyman Abbott, D.D.)

Entusiasmo cristiano:

1.) Se l'entusiasmo è giusto in ogni caso, è più che giustificabile nel cristiano. In una carriera come la sua, è empio essere calmi, se la calma è freddezza

(2.) Ora Paolo era un entusiasta. Il giovane Saulo, allievo di Gamaliele, il fariseo, il persecutore, era un entusiasta. E Paolo, il convertito, il predicatore, il missionario, è ancora un entusiasta. Con questa differenza, che il fuoco che ora arde sull'altare del suo cuore è acceso, sostenuto e attratto dal cielo

(3.) C'erano due classi che non apprezzavano l'entusiasmo di Paolo; uomini di nessuna religione, come Festo, e falsi fratelli. Mentre Festo diceva: "Paolo, tu sei fuori di te", le persone legate alla Chiesa di Corinto dicevano lo stesso. La difesa di Paolo fu che, sia sobrio che pazzo, l'amore di Cristo lo costringeva. Considera-

(I.) L'amore di Cristo, i.e., l'amore in Cristo che genera amore per Cristo

(1.) L'amore che è in Cristo è l'amore di Dio unito all'amore dell'uomo. Come un ruscello che parte da montagne inaccessibili e su una pianura lontana si unisce a un piccolo ruscello, nell'amore di Cristo c'è l'amore eterno, autoesistente, onnipotente; eppure ad esso si mescola un amore generato e limitato dalla costituzione della natura umana. L'amore di Cristo, in quanto Divino, è come il sole, distante, vasto e imponente; eppure come i fuochi che divampano sui nostri focolari in inverno, allegri, accessibili e invitanti. È come una grande montagna che quasi ci sfida a scalare; eppure come verdi pascoli ai nostri piedi, che ci tentano a sdraiarci

(2.) Oh, se potessimo comprendere questo "amore di Cristo che sopravanza la conoscenza!" In un certo senso lo sappiamo. Sappiamo cosa ha fatto Cristo: "è andato attorno facendo del bene". Sappiamo perché Cristo ha sofferto: "per portarci a Dio". Ma quanto c'è, anche in relazione a queste cose, che superi la conoscenza; e che cosa può dire di meno chi ascolta l'amore di Cristo, se non questo: "Signore, tu conosci ogni cosa, tu sai che io ti amo"? Come il fuoco propaga il fuoco, se viene a contatto con qualsiasi materiale infiammabile, così l'amore genera amore nei cuori che sono suscettibili all'amore

(3.) Ora l'amore per Cristo è risvegliato dall'amore di Cristo. In primo luogo il nostro amore è semplice gratitudine; ma ben presto diventa gioia, lealtà, amicizia, compiacimento. E poi cresce con la nostra fede, e con le sue stesse manifestazioni

(II.) L'effetto che produce. Che cosa intende Paolo per costrizioni? Che lo tratteneva a un unico scopo della vita, quell'unico oggetto era Cristo, e lo chiudeva a una sola condotta. L'amore di Cristo si impadronì della mente dell'uomo e mantenne in movimento la sua facoltà di pensare. Gli forniva dei motivi. Stimolò la sua coscienza, comandò la sua volontà, innalzò e abbatté le emozioni, formò il suo carattere, diresse la sua condotta e plasmò tutta la sua vita

(1.) Ora, nessun uomo ha bisogno di aspirare all'apostolato per essere un servitore costante e devoto di Gesù. Marta e Maria erano costrette dall'amore del nostro Salvatore tanto quanto lo era Paolo. Ciò di cui abbiamo bisogno non è un cambiamento di sfera, ma un cambiamento di influenza su di noi. E la grande influenza che vi muove nella vostra sfera è l'amore di Cristo

(2.) In che modo l'amore di Cristo ti costringe? E a volte sei frainteso a causa di questo? Fate piacere agli uomini che cercano di fare un compromesso fra l'empio e il principio cristiano? Tu sei a tuo agio nella loro società e loro sono a loro agio nella tua? Se questo è il caso, non sei quello che era Paolo quando scrisse queste parole. La tua carriera non è come quella di un pianeta comandato e controllato dal sole; ma quello dell'iceberg - sempre ghiaccio - solo a volte il ghiaccio si scioglie e si scioglie in superficie. E questo tipo di essere si proporrà come cristiano? Quest'uomo sarà mai frainteso? Cosa c'è da confondere? Un uomo senza eccitazione religiosa non può essere cristiano. Che cos'è questo vangelo se non sentimento, passione, dall'inizio alla fine? Sgorga dal cuore stesso di Dio. "Dio è amore", e Dio ha tanto amato il mondo, ecc. Posso crederci senza sentimento? Posso renderlo parte del mio credo senza sentimento. Ma posso vivere di esso senza sentimento? Il pezzo più freddo dell'umanità deve essere riscaldato dal vangelo se gli si crede. Conclusione: - Usa questo argomento per un esame personale. Chiedi: Che cosa ho in questo mio cuore? Ho fuoco o ho ghiaccio? Applicare il rimedio. Credi alle buone notizie ora. (S. Martino.) Uno è morto per tutti.-

Il valore etico dell'espiazione:-

(I.) Ma prima di tutto vorrei che consideraste il valore etico del fatto dell'espiazione. Ciò che intendo con questo è il significato etico dell'espiazione stessa, considerato indipendentemente dalla nostra comprensione di essa e dalla nostra fede in essa. Che cosa c'era di vita e di forza etica implicato essenzialmente nell'espiazione? È un fatto meramente legale e tecnico, esterno a tutta la vita, qualcosa che gli uomini possono mettere da parte e dire: "Possiamo farne a meno"? O è una manifestazione della vita etica di Dio, il fatto etico fondamentale della creazione, pieno di forze etiche? 1. Osservate, in primo luogo, che l'atto di espiazione è profondamente radicato nella vita etica di Dio. È l'espressione, e naturalmente l'espressione naturale, dell'amore infinito. È semplicemente la vita etica dell'Infinito che agisce la propria pienezza interiore nelle condizioni speciali di un mondo decaduto. L'amore di Cristo che si sacrifica è in realtà l'amore di Dio che si sacrifica. Dio dimostra che Lui può veramente amare rivelando il potere del sacrificio di sé. La fonte sottostante di tutta la vita etica è la ricca vita di sacrificio di Dio come rivelata in Cristo. Negare che Dio sia capace di sacrificio è negare che Lui sia un Essere etico. Se Dio è amore, allora deve essere possibile per Lui ricorrere al sacrificio, se necessario, per salvare il mondo

(2.) L'espiazione è stata compiuta per mezzo di forze etiche. Voglio che notate molto attentamente questi quattordicesimo e quindicesimo versetto, affinché possiate tenere a mente ciò che intendo. Così si percepisce che l'espiazione non era semplicemente un atto legale; era la vita di Dio che entrava nella nostra vita. Non Dio che manda Suo Figlio a stare al di fuori della nostra vita, e poi riversa su di Lui ira direttamente dal cielo. Non c'è vita, non c'è potere in questa concezione. Questa non è vera espiazione. C'è ancora un altro passo sulla via della forza etica. Secondo le Scritture, attraverso l'Espiazione sono entrate nella razza umana nuove e infinite forze etiche. Dopo che il peccato è venuto nel mondo, l'uomo è stato reso incapace in se stesso di una vita etica. Il peccato ha portato alla morte e alla completa impotenza morale. Poi è venuto Cristo e si è collegato alla vita universale dell'umanità. Quando arrivò Lui, Lui si trovò di fronte all'ondata crescente del peccato umano, Lui ne sopportò l'inizio terribile nella Sua vita, ergendosi come "il Figlio dell'Uomo" al centro del terribile tumulto. Poi, con potenza infinita, Lui fece tornare indietro la marea e riportarono l'umanità alla possibilità della vita. Qui sta la realtà etica dell'espiazione, del grande sacrificio in cui il Figlio di Dio soffrì per i peccati del mondo. Attraverso quell'espiazione, e solo attraverso quella, la vita spirituale e il potere sono diventati possibili per l'uomo

(II.) Questo per quanto riguarda il fatto dell'espiazione, il significato etico che le appartiene e la forza etica che pervade l'intera cosa. Se questo è vero, se il fatto dell'Espiazione è in realtà la base di tutte le possibilità etiche, allora è naturale aspettarsi che la fede nell'Espiazione sarà una potente ispirazione e un incentivo alla vita etica. E scopriremo che è così

(1.) Prima di tutto, la coscienza del peccato prodotta dall'idea dell'espiazione è un potente impulso e incentivo alla vita etica. Che cosa pensate di due uomini che probabilmente lotteranno con intensità di determinazione contro le tentazioni di peccare: l'uomo che pensa che il peccato significhi morte, l'uomo che crede che sia stato arrestato sul suo cammino, che sia perdonato, solo attraverso il sacrificio del Figlio di Dio, o l'uomo che pensa che sia solo un po' di imperfezione o immaturità che gradualmente si ridurrà? Quale pensi che dei due possa essere il più forte moralmente e spiritualmente? 2. Inoltre, l'idea del perdono attraverso l'espiazione è una potente ispirazione per la vita etica e spirituale. Dio mi perdona a caro prezzo per Sé: questo è davvero amore! Ci sono persone che parlano dell'amore di Dio che non sanno cosa intendono con esso. Un amore che non costa nulla! Un amore che è assolutamente incapace di dimostrare la propria esistenza! Perché questa gente ci dice che l'Infinito è incapace dei sacrifici dell'amore. Lui può essere compiacente, gentile, benevole; Lui può lasciare che il tuo peccato passi, solo perché Lui può farlo senza problemi o costi per Se Stesso. È questa l'ispirazione che manderà il caldo palpito di vita di gratitudine e amore a Dio che salta nella nostra vita, che ci infiammerà di entusiasmo per seguire la santità? 3. Inoltre, l'idea del diritto di proprietà di Gesù Cristo su di noi è uno dei più grandi incentivi alla vita e al servizio etici. Paolo ce l'ha presentata qui molto ampiamente: "Se uno è morto, sono morti tutti", e "Lui è morto per tutti, affinché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per Colui che è morto per loro ed è risuscitato". Se la morte di Cristo è stata un'espiazione, un'espiazione, allora tu ed io siamo morti in quella morte. Non abbiamo più una vita da chiamare nostra; siamo morti sulla Sua Croce. Qual è, dunque, la nostra condizione attuale? Ebbene, noi siamo di Cristo. L'unica vita che abbiamo è la vita che ci ha dato Lui. Che diritto hai di servire te stesso? Qualcuno potrebbe dire che abbiamo la concezione della proprietà di Dio su di noi indipendentemente dall'espiazione. Ma sappiamo per esperienza che in un mondo decaduto come questo la concezione di Dio come Creatore è di scarso valore etico fino a quando non viene stabilita in quella di Dio, il Salvatore espiatorio. Ci sono quelli che fanno persino della loro creazione in un mondo come questo un motivo di lamentela contro Dio. Ma, a parte, non c'è paragone tra i loro diversi valori etici. Il nostro obbligo verso il Dio che ci ha creati è vago e irrilevante rispetto al nostro obbligo verso il Dio che ci ha redenti attraverso il sacrificio. La vita che abbiamo ricevuto dalle mani del Creatore Gli è costata poco in confronto a quella che abbiamo ricevuto dal sacrificio del Dio espiatorio, quindi l'amore costrittivo è di gran lunga maggiore in quest'ultimo caso che nel primo

(4) Inoltre, la concezione del Cristo vivente sempre presente è piena di ispirazione. Ma, dice qualcuno, anche al di fuori dell'espiazione e al di fuori del Dio manifestato in Cristo, possiamo sentire di avere la presenza di Dio con noi. Che cosa sapete delle relazioni etiche dell'Onnipotente, se non ciò che sapete in Gesù Cristo? Supponiamo che Dio non si fosse rivelato in Suo Figlio, allora la vaga concezione di una presenza divina che ci sarebbe stata lasciata avrebbe fornito poca ispirazione e stimolo per vivere una vita santa

Ora, per rendere il nostro esame del tutto completo, è giusto vedere su quale ispirazione possiamo contare, quali forze etiche ci rimangono se non tenessimo conto dell'incarnazione di Dio e dell'espiazione espiatoria di Cristo. Ci rimangono le seguenti concezioni

1.) Ci rimane, prima di tutto, la credenza nel peccato come imperfezione o immaturità, la convinzione che questo peccato non sia nemmeno di per sé un male assoluto, se non addirittura un male, è solo il rovescio della medaglia del bene, che è tanto necessario nell'economia del mondo di Dio quanto la bontà, e dobbiamo solo aspettare un po' e passerà. Quanta ispirazione per lo sforzo c'è in questa concezione, quanta ispirazione per lottare contro il peccato? 2. Inoltre, se trascuriamo l'espiazione di Gesù Cristo, ci rimane Gesù Cristo come modello per noi. Non sottovaluto il fatto che la vita di Cristo è una copia ideale. Ma confrontate questo con la convinzione che quella vita ideale sia anche una forza vivente e infinita dentro di voi

(3.) Inoltre, dobbiamo rimanere la fede in Dio come Padre degli spiriti. Non posso davvero dire quanto significherebbe se non sapessimo nulla di Gesù Cristo come Dio incarnato. Significava molto poco per il più alto pensiero dell'uomo nel mondo greco prima della venuta di Cristo. Le persone che rifiutano l'espiazione di Cristo non hanno il diritto di chiamare Dio Padre. È solo in Cristo che sappiamo che Lui è Padre. Ora, potete confrontare le due serie di idee come incentivo alla vita etica: l'espiazione di Cristo e le idee che vi girano intorno, e le idee che rimangono dopo che abbiamo escluso l'espiazione. Sono certo che sarete tutti d'accordo sul fatto che non c'è alcun paragone tra i due. È l'espiazione di Cristo e la fede in quell'espiazione che è l'unica capace di edificare la più nobile vita etica dell'uomo. Non spetta a me determinare fino a che punto la vita etica possa coesistere con nozioni mutilate di peccato ed espiazione, con una fede superficiale e inadeguata in Dio. Non sta a me fare stime delicate di tutte le sorgenti e le correnti della vita umana. Ma sta a me proclamare questo, che nessuna vita potrà mai essere eticamente perfezionata e glorificata se non attraverso il potere dell'espiazione. (J. Thomas, M.A.) Allora erano tutti morti.-

Il frutto della morte di Cristo:-Quando Cristo morì, tutti i credenti erano morti in Lui al peccato e al mondo

(I.) Questa verità è affermata nella Scrittura Romani 6:6; 1Pietro 4:1; Galati 2:20; Colossesi 3:3-5

(II.) Come si può dire che tutti erano morti quando Cristo morì, dal momento che la maggior parte non era nata? 1. Cristo ha sostenuto la relazione del nostro Capo. Non fu nel Suo nome che Lui comparve davanti al tribunale di Dio, ma nel nostro, non come persona privata, ma come persona pubblica, così che quando Lui fu crocifisso tutti i credenti furono crocifissi in Lui, perché l'atto di una persona comune è l'atto di ogni persona particolare da lui rappresentata, come un membro del parlamento serve per l'intero borgo o contea. Ora che Cristo fosse una persona così comune appare chiaramente da ciò, che Cristo era per noi nella grazia ciò che Adamo era per noi nella natura o nel peccato Romani 5:14; 1Corinzi 15:21, 45

(2.) Cristo era sulla Croce non solo come persona comune, ma come garante. Nella Sua morte non c'era solo una soddisfazione per il peccato, ma l'obbligo di distruggerlo Romani 6:6

(1) Da parte di Dio, Cristo si impegnò a distruggere il corpo del peccato con la potenza del Suo Spirito Tito 3:5; Romani 8:13

(2) Da parte nostra Lui si impegnò a non servire più il peccato, ma a usare tutti gli sforzi pii per soggiogarlo. Essendo l'atto di Cristo l'atto di una garanzia, Lui fece un favore a tutte le parti interessate

(3.) Il nostro consenso a questo impegno è

(1) Effettivamente dato quando siamo convertiti Romani 6:13. Fino a quando il merito della morte di Cristo non sia applicato per fede ai cuori dei peccatori, essi sono vivi per il peccato, ma morti per la giustizia; ma allora sono morti al peccato, e viventi alla giustizia, e altrettanto viventi si arrendono per servire Dio in ogni cosa

(2) Solennemente implicito nel battesimo Romani 6:3-5

(III.) Come possono i cristiani essere morti al peccato e al mondo, dal momento che dopo la conversione sentono così tanti moti carnali? 1. Acconsentendo all'impegno di Cristo, si sono impegnati a morire al peccato Romani 6:2; Colossesi 3:3-5

(2.) Quando l'opera è iniziata, la corruzione è ferita fino al cuore Romani 6:14

(3.) L'opera viene portata avanti per gradi, e la forza del peccato è indebolita dalla potenza della grazia, anche se non totalmente sottomessa Galati 5:17. Cristo si è impegnato a soggiogarla completamente, e alla fine l'anima sarà senza macchia, macchia o ruga Efesini 5:27; Filippesi 1:6; 1Tessalonicesi 5:23, 24

(IV.) A che serve la morte di Cristo per farci morire al peccato e al mondo

(1.) Questa fu la fine di Cristo. Lui morì non solo per espiare la colpa del peccato, ma anche per togliergli la forza e il potere 1Giovanni 3:8; Galati 2:17. Ora annulleremo la fine della morte di Cristo, che doveva opporsi e resistere al peccato? Avremo a cuore ciò che Lui venne a distruggere? Dio non voglia. Paolo si gloriò della Croce, come per mezzo di essa crocifisso al mondo Galati 6:14

(2.) A titolo di rappresentazione, la morte e l'agonia di Cristo espongono l'odiosità del peccato

(3.) Lavora sull'amore. Dovrebbe rendere odioso il peccato considerare ciò che ha fatto a Cristo, il nostro carissimo Signore e Redentore

(4.) A titolo di merito. Cristo ha versato il Suo sangue non solo per redimerci dal dispiacere di Dio e dal rigore della legge, ma da ogni iniquità Tito 2:14; 1Pietro 1:18; Galati 1:4. Il nostro morire al peccato fa parte dell'acquisto di Cristo così come del perdono

(5.) A titolo di modello. Cristo ci ha insegnato come morire al peccato con l'esempio della Sua stessa morte, cioè Lui ha rinnegato Se stesso per noi affinché noi potessimo rinnegare noi stessi per Lui. (T. Manton, D.D.)

15 2CORINZI CAPITOLO 5

2Corinzi 5:15

Lui morì per tutti, affinché coloro che vivono non vivano d'ora in poi per se stessi.

Nuova vita in Cristo:-In virtù della morte e risurrezione di Cristo i cristiani ottengono la grazia di una nuova vita

(I.) C'è una vita spirituale. Nota

1.) La corrispondenza tra la vita comune e questa vita di grazia

(1) La vita naturale suppone la generazione, così fa la spirituale Giovanni 3:3; 1Giovanni 2:27

(2) Dove c'è vita c'è senso e sentimento, specialmente se le si offre torto e violenza, e così la vita spirituale è intrisa dalla tenerezza del cuore e dal senso che abbiamo dell'interesse di Dio. Può un uomo essere vivo e non sentirlo? E si può avere la vita della grazia e non sentirne i decadimenti e le interruzioni, e non essere nemmeno sensibili alle comodità o alle offese?

(3) Dove c'è vita c'è appetito, un desiderio sincero di ciò che può nutrire e sostenere questa vita. Così spiritualmente 1Pietro 2:2; Giovanni 6:27. La nuova natura ha i suoi giusti sostegni, e ci sarà qualcosa di gradito oltre a quelle cose che gratificano la vita animale. In corrispondenza di ciò ci sarà un desiderio che ci porterà a ciò che è cibo per l'anima, a Cristo in particolare, e alle ordinanze in cui Lui ci è esposto

(4) Dove c'è vita ci sarà crescita; così i figli di Dio crescono nella grazia Salmi 92:13

(5) La vita è attiva e stimolante. Così la vita spirituale ha le sue operazioni; non può essere ben nascosto. Alcuni solo "hanno un nome per vivere, e sono morti". 2. Le differenze. Differiscono

(1) Con dignità. La vita naturale non è che un "vento", un "vapore", una malattia continua, ma questa è la vita di Dio, ed è stata una vita comprata a un prezzo più caro della vita della natura.

(2) In origine. La vita naturale è tramandata fino a noi da molte generazioni a partire dal "primo Adamo". Tutto quello che i nostri genitori potevano fare era far posto all'unione dell'anima e del corpo. Ma per mezzo di questa vita noi e Cristo siamo uniti insieme, ed Lui diventa per noi uno spirito che crea la vita

(3) In durata. Tutto il nostro lavoro qui consiste nel mantenere una lampada che si spegne presto, o nel sostenere un tabernacolo che cade sempre. Ma la vita spirituale inizia nella grazia e finisce nella gloria

(II.) Il rispetto che c'è tra questa vita e la risurrezione di Cristo. La risurrezione di Cristo è

1.) Un esempio di esso

(1) Cristo è morto prima che Lui risuscitasse, e di solito Dio ci uccide prima che Lui ci renda vivi. La parola è una lettera che uccide prima che una parola di vita Romani 7:9

(2) Lo stesso Spirito di santità che ha vivificato Cristo ci vivifica Romani 1:4; 8:14

(3) Cristo, essendo risuscitato dai morti, non muore più Romani 6:9. Così un cristiano è messo in uno stato immutabile; Il peccato non ha più dominio su di lui Giovanni 11:25, 26

(2.) Un pegno di esso. E quindi Lui è chiamato la primizia dai morti 1Corinzi 15:20. La sua risurrezione è avvenuta nel nostro nome; perciò si dice che siamo risuscitati con Cristo Colossesi 3:1, e vivificati insieme a Cristo Colossesi 2:13; Efesini 2:4, 5

(3.) Una causa di esso. Quello Spirito di potenza mediante il quale Cristo fu risuscitato dalla tomba è la causa molto efficace del nostro essere risuscitati e vivificati 1Pietro 1:3; Efesini 1:19, 20. (T. Manton, D.D.)

La fine della morte di Cristo per tutti gli uomini:-Ora ciò che si applica alla Chiesa dell'Antico Testamento si applica anche alla Chiesa del Nuovo Testamento, perché, se l'amore che Dio ha concesso nell'antichità al Suo popolo dovesse essere paragonato a una goccia, il Suo amore come ora mostrato potrebbe essere paragonato a un oceano. Molto più, dunque, che Dio cerchi ora i frutti da coloro che compongono quella Chiesa. Ora, la natura del frutto che Lui si aspetta è specificata nel testo, ed è questa: una vita che deve essere una vita non per noi stessi, ma per "Colui che è morto per noi ed è risorto".

(I.) Qual è il modo di vivere che non dovrebbe essere; Oppure, che cos'è per natura la vita per sé? Il testo è abbastanza chiaro nella sua condanna di una tale vita, "Che non dovrebbero vivere per se stessi". Possiamo, quindi, utilmente chiederci: Che cos'è la vita per se stessi, o il vivere per se stessi? Si può dire che consista nel seguire o perseguire la nostra volontà, gloria, fini e concupiscenze

(1.) La volontà dell'uomo è per natura in diretta opposizione alla volontà di Dio

(2.) Ma, oltre a seguire la propria volontà, l'uomo naturale segue la propria gloria

(3.) Ma possiamo essere così poco ambiziosi, forse, che la parola gloria può sembrare del tutto inapplicabile nel nostro caso; eppure tutti hanno un fine in vista, anche se in essi non ci può essere gloria, piani, o qualcosa a cui il grande fine di Dio, per noi, e che Lui ci pone davanti nella Bibbia, è subordinato. Prima di tutto c'è il fine di sé; può essere un fine legittimo o ragionevole in sé, a meno che non sia portato avanti indebitamente e illegalmente

(4.) C'è un quarto seguito, che non è né glorioso né redditizio, ma comune e il più grossolano; è lussuria. Cristo è morto affinché coloro che vivevano potessero vivere per uno scopo

(II.) Per quanto riguarda il modo di vivere che dovrebbe essere, o la vita non per se stessi, ma per Cristo

(1.) Il santo modello - sia detto con riverenza - che Dio ha proposto per la nostra imitazione in materia di volontà, come in tutte le altre cose, è un esempio. Lui fu sottoposto a sofferenze che Lui potrebbe, nella completa sottomissione della Sua volontà a quella di Suo Padre, insegnarci con l'esempio e con il precetto. Il nostro benedetto Signore dice: "Non sono venuto per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato". 2. Per vivere per Cristo, inoltre, devono cercare non la propria gloria, ma la gloria di Dio. Questo ha fatto Cristo stesso

(3.) Vivere per Cristo implicherà anche la ricerca degli interessi di Cristo, non i nostri, ma i fini di Cristo

(4.) E c'è una quarta ricerca se il credente deve crocifiggere e mortificare il vecchio uomo con le sue concupiscenze e i suoi affetti. "Rallegratevi sempre nel Signore, e di nuovo vi dico: rallegratevi". E tra i frutti dello Spirito enumerati da San Paolo per iscritto ai Galati

(6) sono "gioia e pace". Ma noterete che una frase importante del nostro testo è passata finora inosservata: "Che coloro che vivono". Una terza e conclusiva indagine dovrebbe essere fatta riguardo a questa vita

(III.) Che cos'è? Da dove viene? È l'opera dello Spirito, ed è l'opera di Cristo, poiché "il Figlio che Lui vuole vivifica", ed è "lo Spirito che vivifica". Cristo è chiamato uno "Spirito vivificante" a causa del potere che Lui esercita in questa materia, e forse la prima indicazione della Sua opera è dare libertà alla volontà. (O. W. W. Forester, M.A.)

Sé non è il fine principale della vita:

1.) L'io è il fine principale di ogni uomo naturale. "Affinché coloro che vivono non vivano d'ora in poi per se stessi", il che implica che tutti gli uomini viventi, che non sono sotto l'effettivo beneficio ed efficacia della morte del nostro Salvatore, vivono per se stessi

(2.) Il fine della morte e della risurrezione del nostro Salvatore fu quello di cambiare il fine corrotto della creatura

(3.) Perciò dobbiamo essere tolti da noi stessi come nostro fine, ed essere fissati su un altro, sì, su Cristo, altrimenti non rispondiamo al fine della morte e risurrezione di Cristo

(4.) È altamente equo che, se Cristo è morto per noi ed è risorto per noi come nostra felicità, dovremmo vivere per la Sua gloria, e fare di Lui il nostro fine in tutte le nostre azioni e nell'intero corso della nostra vita. L'apostolo usa questa considerazione come un argomento, e come una copia e un esempio. Pertanto, come Lui è risorto per giustificarci, noi dobbiamo risorgere per glorificarlo. (Bp. Hackett.)

Pienamente consacrato a Cristo:-Il signor Moody, in uno dei suoi discorsi, disse: "Vedo un uomo su questo palco - non so se se lo ricorda - ma quando ero qui nel 1867, c'era un mercante che veniva da Dublino e stava parlando con questo uomo d'affari a Londra; e mentre mi capitò di guardare, questo uomo d'affari di Londra mi presentò all'uomo di Dublino. L'uomo di Dublino disse all'uomo di Londra, alludendo a me: "Questo giovane è tutto O O?" Disse l'uomo londinese: "Che cosa intendi per O O?" L'uomo di Dublino disse: "È lui fuori e fuori dalla parte di Cristo?" Ti dico che è bruciato nella mia anima. Questo amico ha detto: 'Mi vergognavo un po'', ma io pensavo di non esserlo, anche se allora ero un giovane".

Vivere per Cristo:-Vivere per Cristo nelle piccole cose e vivere per Cristo ogni giorno è il segreto della grande fecondità. Un pesco o un arancio non saltano in abbondanza di frutti con uno sforzo spasmodico; Un frutteto non matura sotto il sole di un solo giorno. Ogni goccia di pioggia, ogni raggio di sole, ogni centimetro di sottosuolo fa la sua parte. Un cristiano fruttuoso è una crescita. Terminare un carattere devoto con una mera religione di domeniche e sermoni e sacramenti e risvegli e stagioni speciali è impossibile. Un uomo può convertirsi in un istante, ma deve crescere di anno in anno. La fibra dura del ramo sottile che può sostenere un mezzo staio di arance è molto diversa da un piccolo interruttore di salice; È il processo costante e di compattazione che rende quel piccolo arto come un filo d'acciaio. Questa è la vita di un credente sano e santo. (T. L. Cuyler, D.D.)

D'ora in poi:-Passando sopra un paese montuoso, il viaggiatore giunge infine allo spartiacque. Fino a quando non ha raggiunto quell'altitudine, il ruscello lo ha incontrato; ma appena l'ha attraversato, un ruscello appena nato corre danzando insieme a lui. Le caratteristiche esterne di questa cresta possono essere diverse in casi diversi. In uno possono essere chiaramente definiti; in un altro possono essere così poco marcati che può essere difficile dire dove esattamente sia stato fatto il passaggio, e il turista può dire di averlo fatto solo quando vede la nuova direzione che l'acqua sta prendendo. Ma per quanto possa essere indicato esternamente, resta il fatto che su una tale cresta pochi metri determinerà se l'acqua che cade dalle nuvole troverà la sua destinazione in un oceano o in un altro. Ora il momento della conversione è lo spartiacque della vita. A volte la transizione è distintamente definita; a volte è appena percettibile; eppure è sempre il punto di svolta dell'eternità di un uomo. Questo è il punto che viene indicato dal "d'ora in poi" del mio testo. Nota -

(I.) Cosa lo precede. Ci sono tre descrizioni della vita prima della conversione date da Paolo

(1.) Nel versetto davanti a noi. Vivere per noi stessi significa fare di noi stessi il sovrano, e l'egoismo il motivo della nostra esistenza. Tutti fischiano all'avaro, ma molte azioni che sono considerate nobili sono altrettanto egoistiche quanto le sue

(2.) In Efesini 4:7. Camminare "come camminano gli altri Gentili" delinea esattamente il tipo di vita che le moltitudini stanno conducendo. Fanno come fanno gli altri; e se una cosa è consuetudinaria, ciò è ritenuto da loro una ragione sufficiente per praticarla. Non chiedono mai quale sia la volontà di Dio in materia. Se a un uomo viene chiesto di contribuire a qualche buon scopo, allora, invece di chiedere se, agli occhi di Dio, dovrebbe dare, e se sì, quanto, dirà: "Fammi vedere chi sta sottoscrivendo, e quale importo". Se viene supplicato di aiutare una causa in difficoltà, allora la sua domanda non sarà ciò che Cristo vorrebbe che facesse, ma se qualche persona rispettabile è collegata ad essa. Se ha dei dubbi sulla correttezza di una certa linea di condotta, i suoi scrupoli vengono rimossi quando gli si dice che questo e quello dei alla moda fanno lo stesso

(3.) In Romani 6:6. Fino all'"ormai in poi" avevano servito il peccato; E, in effetti, questo è detto con tante parole nel 17° versetto. Questa è la descrizione più terribile delle tre: "Voi eravate schiavi del peccato", e il significato è che nel non convertito il peccato ha l'intero dominio. Con l'abituale indulgenza in essa gli hanno dato il sopravvento, e ora essa li tiene in catene che essi stessi hanno formato

(II.) Cosa segue. Non abbiamo una varietà come nel primo caso, perché, sebbene l'errore sia molteplice, la verità è una. Ci sono diversi modi per la perdizione, ma ce n'è solo uno per gloriarsi. Ci può essere diversità di fase, ma lo stesso principio di base esiste in ogni vero credente. "Per me il vivere è Cristo"; "Io vivo, ma non io, ma Cristo vive in me". Queste espressioni profonde implicano che ciò che prima era sé nell'apostolo era ora Cristo. "Quelle che prima erano un guadagno per lui, le considerò una perdita per Cristo". Ora è lo stesso per ogni vero cristiano. Quando un uomo passa veramente questo "d'ora in poi", tutto il suo essere corre verso Cristo. Il volume del fiume può essere piccolo all'inizio; ma, per quanto piccolo, la sua direzione è decisa, e acquista grandezza man mano che scorre. Lui ha Cristo intronizzato nel suo cuore come il Signore del suo amore; sul suo intelletto come suo istruttore di conoscenza; sulla sua volontà come guida della sua scelta; durante la sua vita come direttore della sua condotta; sì, egli può dire con verità che è di Cristo, così come che Cristo è suo

(III.) Cosa lo produce. L'influenza sul cuore di un uomo dell'amore di Cristo che si manifesta nella Sua morte espiatoria per lui. Guardate la storia della conversione di Paolo, e vedrete che il cambiamento in lui fu portato attraverso la sua convinzione che Gesù morì per i suoi peccati e risuscitò per la sua giustificazione. Ora è lo stesso con il convertito. È la sua fede che Gesù Cristo, il Figlio di Dio, lo amò e diede Se stesso per lui, che, tramite l'intervento dello Spirito Santo, opera questa trasformazione. Cristo è solo un Salvatore, o al massimo il Salvatore, fino a quando non me ne appropria, ma quando lo faccio, Lui è il mio Salvatore; e quel momento è il "d'ora in poi" della mia vita. Conclusione: Ma qualcuno potrebbe chiedere: Perché dovrei cercare di far passare questo "d'ora in poi"? Che cosa c'è nella conversione che la rende così importante? 1. È essenziale per la tua riconciliazione con Dio e per il tuo godimento della beatitudine del cielo

(2.) Intensificherà la tua felicità

(3.) Aumenterà la tua utilità. (W. M. Taylor, D.D.) Perciò d'ora in poi non conosciamo nessuno secondo la carne: sì, anche se abbiamo conosciuto Cristo.

Il cristiano ha nuovi punti di vista:-

(I.) Degli uomini

(1.) Un tempo li stimava in base alle loro circostanze terrene

(2.) Lui ora li stima in base al loro valore morale e religioso

(II.) Di Cristo

(1.) Un tempo lo disprezzava e lo stimava con leggerezza

(2.) Lui ora lo considera il suo Salvatore e Signore. (J. Lyth, D.D.)

Conoscenza spirituale:-

(I.) Di Cristo

(1.) Non è forse lo stesso che voler dimenticare l'umanità del Salvatore? Dovremmo avere solo un Cristo glorificato come oggetto della nostra contesa? No. Paolo semplicemente rifiuta di vantarsi, come fecero quei falsi insegnanti che turbarono il suo ministero, di aver conosciuto Cristo in Giudea; egli conosce Cristo solo secondo lo spirito, i.e., come suo Salvatore, che è la cosa essenziale

(2.) Traiamo da questo pensiero una lezione importante. Chi non ha invidiato i contemporanei di Cristo? Ci sembra che se lo avessimo visto e ascoltato, il nostro cuore si sarebbe commosso di più e il dubbio sarebbe stato impossibile

(1) Ora ascolta Cristo stesso. Una donna grida: "Benedetto il grembo che ti ha partorito". Lui risponde: "Beati piuttosto coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica". Un uomo dice: "Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori". Lui risponde: "Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica". I suoi apostoli vorrebbero trattenerlo. Lui dice: "È opportuno per voi che io me ne vada". Maria Maddalena lo avrebbe afferrato. Gesù le risponde: «Non toccarmi!». Che cosa significa tutto questo se non che è per l'anima, prima di tutto, per la fede che Gesù sarebbe conosciuto e posseduto. Questa, dunque, è la consolante conclusione, che né il tempo né la distanza impediscono a Gesù di essere conosciuto e di sentire la sua presenza. E tutto questo non è forse pieno di prove? La Chiesa che vide Cristo non era debole, timida e pigra, e Cristo non dovette forse lasciarla per ricevere il battesimo dall'alto? I suoi discorsi hanno mai prodotto l'effetto meraviglioso che hanno prodotto da allora? Lui tocca più cuori in un solo giorno ora che nei tre anni del Suo ministero!

(2) Tu invidi il privilegio dei Suoi discepoli. Sei sicuro che la Sua condizione meschina non ti avrebbe allontanato da Lui? Chissà se non lo avreste rinnegato? Supponendo, tuttavia, che tu fossi rimasto fedele a Lui, avresti compreso la Sua opera? Non sareste stati attaccati alla Sua persona terrena più che alla Sua missione divina, l'avreste amato secondo lo spirito, come Lui avrebbeù amato se stesso?

(3.) Che cos'è oggi conoscere Cristo secondo la carne? Questo: sciogliersi al ricordo di Gesù con un'emozione del tutto umana; di piangere su di Lui come vittima del fanatismo umano; per onorare le Sue reliquie e la Sua memoria. Lui è conosciuto secondo lo spirito. Quando ai piedi della Sua Croce, non è su di Lui, ma su noi stessi, che la gente piange; quando nella sua morte contemplano non solo le sue sofferenze, ma più specialmente il suo sacrificio; quando agiscono in unione con la Sua opera, gioiscono dei Suoi trionfi e si preparano per la Sua venuta

(II.) Degli uomini

(1.) A queste parole è stato dato un significato che provoca una giusta protesta. Vediamo i cristiani, con il pretesto di una perfezione immaginaria, spezzare tutti i legami della carne e del sangue, rinunciare alle loro famiglie e, dopo aver posto davanti a loro il muro dei voti monastici, dire loro: "Non ti conosco più!" Eroismo spirituale, esclamava la gente, brillanti trionfi ottenuti sulla carne! È questo che ci insegna il Vangelo? No! San Paolo ci dice che il cristiano che trascura i suoi parenti è peggio di un infedele. Se, dunque, con il pretesto di rinunciare alla carne, gli uomini dovessero violare o trascurare le leggi naturali, hanno contro di sé non solo la voce della natura, ma anche quella di Dio. Verranno qui citati i numerosi passi in cui nostro Signore condanna senza risparmio tutti coloro che, prima di seguirlo, consultano la carne e il sangue. "Se qualcuno non odia", ecc. Ma Lui parla di scegliere tra il dovere e il diletto, tra la legge di Dio e gli affetti della famiglia. Qui la nostra coscienza dà a Cristo un pieno assenso. Ma lungi da ciò il sistema che condanna la vita del cuore, le gioie dell'esistenza e la carne, come il male in se stesso

(2.) Cosa si deve intendere, dunque, con "Non conosco nessuno secondo la carne"? In ogni uomo ci sono due nature: la carne e lo spirito. Agli occhi della carne sei ricco, povero: un padrone, un servo, ecc.; agli occhi dello spirito tu sei un figlio di Dio. Ora, San Paolo ci dichiara che d'ora in poi ciò che egli conoscerà in ogni uomo è la natura spirituale e immortale. Prima di Cristo, che cos'era un povero, uno schiavo, un pubblicano? Ora, agli occhi di Gesù l'anima della meretrice più bassa pesa quanto l'anima di Cesare, quando viene messa sulla bilancia. Dappertutto Lui vede solo peccatori da salvare; a tutti Lui offre la stessa lingua, concede lo stesso amore. Alla scuola di Cristo Paolo imparò a vedere nei Festus e negli Agrippas solo le anime perdute, alle quali farà udire la verità che salva senza preoccuparsi del loro scettro o della loro corona; è lì che imparò a predicare il Vangelo a un'Aquila e a una Lidia, con lo stesso amore che sarebbe stato l'anima del proconsole Sergio o del governatore Publio. È così che dobbiamo conoscere gli uomini. Il mondo ha le sue distinzioni di rango, di apprendimento, di fortuna, e sono necessarie. Se dovessi rovesciarli oggi, riapparirebbero domani. Rispettiamoli. Ma facci conoscere gli uomini da ciò che hanno di grande e immortale. (E. Bersier, D.D.)

Uomini da non conoscere secondo la carne:-Non conoscere gli uomini secondo la carne non significa giudicare degli uomini secondo le doti, anche se mai così scintillanti, che sorgono solo da principi carnali. Stimare l'uomo per grazia interiore. Gli uomini non stimano i loro campi per i gaii fiori selvatici che vi sono dentro, ma per il grano e la frutta; "Sì, anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più". Noi non ci gloriamo in lui, perché Lui era nostro parente, secondo la carne. Non lo guardiamo più, solo come un uomo miracoloso; ma noi lo conosciamo come il grande Redentore del mondo. Noi Lo consideriamo in quelle cose eccellenti che Lui ha fatto, in quelle grazie eccellenti che Lui ha comunicato, in quegli eccellenti uffici che Lui esercita; lo conosciamo, in modo spirituale, come l'Autore di ogni grazia

(1.) Gli uomini naturali non provano piacere in nient'altro che nelle preoccupazioni secolari; non amano nulla se non per il proprio tornaconto; non ammira alcun vero valore spirituale

(2.) Una prova dell'essere tolti da noi stessi e vivere per Cristo è la nostra valutazione di noi stessi o degli altri, secondo la santità. E come una nuova creatura è formata secondo l'immagine di Dio, così i suoi affetti e le sue valutazioni degli uomini o delle cose sono secondo la stima che Dio ne ha per loro

(3.) Le nostre professioni di Cristo, che lo servono e lo amano appena per noi stessi e per fini carnali, non consistono nella rigenerazione. Un tale amore è un amore per noi stessi, non per Cristo

(4.) Dovremmo guardare a Cristo e alzarci alla conoscenza di Lui, come Lui è avanzato ed esaltato da Dio. (Vescovo Hackett.)

La nuova conoscenza di Cristo e dell'uomo:-Paolo aveva appena detto: "Uno solo morì per tutti, perciò tutti morirono"-i.e., secondo i pensieri e i propositi di Dio, l'intera razza, quando Cristo morì, cessò di appartenere al mondo visibile e transitorio; e noi, entrando nel pensiero di Dio, "d'ora in poi non conosciamo nessuno secondo la carne". Nella morte scompaiono tutte le distinzioni terrene. Il ricco è ricco, il povero non è più povero, ecc. Ma ancora: "Anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più". C'erano cristiani allora viventi che avevano visto Cristo, e questa era sicuramente una grande distinzione e beatitudine; Ma potrebbe essere stato un pericolo per loro. Posso immaginarli assumere una certa superiorità sui loro fratelli. "Noi non abbiamo ricevuto l'evangelo da Paolo, né da Apollo, né da Pietro, ma da Cristo stesso". E posso anche immaginare che altri, quando il ricordo della vita terrena di nostro Signore era così fresco, sentissero un interesse assorbente per tutto ciò che potevano imparare su Cristo come uomo tra gli uomini, e arrivassero a pensare a Lui nelle condizioni comuni della vita umana. Ci sono alcuni di noi, sembra dire Paolo, che hanno conosciuto Cristo secondo la carne; ma che importa che ricordiamo il suo volto, la sua voce, i suoi modi, il suo vestito? Per noi Lui non è prima di tutto un connazionale, che eravamo soliti vedere nella sinagoga di sabato, e di cui conoscevamo i fratelli, le sorelle e gli amici; o un meraviglioso insegnante di religione, che in nostra presenza ha detto molte cose meravigliose e ha fatto molte opere meravigliose. Per noi Lui è l'Eterno Figlio di Dio, il Fratello di tutti gli uomini. La sua vita terrena è passata a una vita più grande, più potente e più gloriosa. Il vangelo di Paolo iniziò dove finì il vangelo di coloro che conobbero Cristo dopo la carne: con la sofferenza e la morte di Cristo. "Vi ho trasmesso, tra le prime cose, che Cristo è morto per i vostri peccati, secondo le Scritture". Tutto ciò che accadde prima di Paolo passò sopra con molta leggerezza. Considerare:

(I.) La nuova conoscenza di Cristo. Per Paolo, Cristo era infinitamente più di una tradizione augusta e patetica, ed Lui deve essere infinitamente di più per noi se vogliamo predicare il vangelo con qualche effetto

(1.) Perderemo la sostanza del nostro messaggio se conosciamo Cristo secondo la carne. Dai materiali che ci sono stati dati nel Suo insegnamento e nella Sua storia, possiamo costruire un bel sistema di etica e una nobile concezione di Dio, ma ci mancherà ancora la parte più animatrice ed efficace del Vangelo. Il cristianesimo è una religione storica; Ma la storia su cui si fonda la nostra fede non è finita milleottocento anni fa. Attraverso sessanta generazioni, gli uomini di ogni paese hanno scoperto da sé che Lui è ancora vivo. Non nel ricordo di Cristo, ma nel Cristo vivente e personale: una grande moltitudine che nessun uomo può contare ha trovato Dio. La vita di ogni cristiano aggiunge alla grande storia nuovi miracoli di misericordia e di potenza operati da Cristo. Il Canon non è chiuso. Ogni epoca contribuisce con materiale per i nuovi vangeli. Non dobbiamo insegnare agli uomini un semplice metodo di salvezza rivelato da Cristo diciotto secoli fa. Il metodo cristiano di salvezza è il metodo con cui Cristo stesso salva gli uomini ora. Con un Cristo morto, appartenente a un'epoca remota, e non capace e desideroso di salvare gli uomini ora, il metodo cristiano di salvezza sarebbe inutile

(2.) Aver visto il Signore dopo che Lui era risorto, era uno dei requisiti per l'apostolato; e gli apostoli non erano semplicemente testimoni che Cristo era morto ed era risorto. Quando Cristo risuscitò Lui passò in nuove e più alte regioni di vita. Le Sue apparizioni durante i quaranta giorni avevano questo, tra gli altri scopi, di far capire loro l'immenso cambiamento attraverso il quale Lui era passato, e di disciplinare la loro fede nella realtà della Sua presenza nell'ordine invisibile ed eterno. Videro che i limiti della Sua vita umana erano stati dissolti e furono gradualmente preparati a ricevere le Sue meravigliose parole: «Mi è stata data ogni autorità in cielo e in terra». Finché non avessero avuto questa nuova conoscenza di Cristo, non potevano essere mandati a fare discepoli di tutte le nazioni

(3.) Ora, abbiamo quel tipo di conoscenza di Cristo che è necessaria sia per il nostro lavoro a casa che per le nostre missioni presso i pagani? Pensiamo che sia sufficiente conoscere Cristo secondo la carne? Durante gli ultimi quarant'anni c'è stato un notevole risveglio di interesse per la storia terrena di nostro Signore. Ci sono decine di migliaia di persone che leggono i quattro vangeli fin dall'infanzia e che si sentono come se avessero conosciuto Gesù di Nazareth per la prima volta. Sono stati in grado di collocarlo nelle sue vere relazioni con la sua epoca e con il suo paese. L'intera storia è diventata reale e solida per loro. Lo conoscono quasi quanto lo conoscevano gli uomini e le donne che lo videro e lo udirono. C'è un valore reale in una conoscenza di questo tipo. Ma se la nostra concezione più efficace di Cristo è una mera concezione storica, allora conosciamo Cristo secondo la carne. E la nostra conoscenza è rudimentale e imperfetta. Dobbiamo vederlo scendere nel mistero della morte, attendere la Sua emersione dalle tenebre, unirci ai canti che acclamano la Sua risurrezione, vederlo salire al trono di Dio, rallegrarci che Lui appartenga non solo a un lontano passato, ma che Lui sia il contemporaneo di tutte le generazioni; rallegratevi che Lui sia qui, non sotto i limiti della Sua vita terrena, ma nella gloriosa pienezza della potenza divina, circondato dallo splendore del regno eterno di Dio

(4.) Fu uno degli innumerevoli mali che il Romanesimo inflisse alla Cristianità il fatto di tenere costantemente davanti agli occhi la forma esausta e agonizzante di Cristo sulla Croce, e così privò gli uomini dell'animazione e del coraggio ispirati dalla consapevolezza che Lui è ora sul trono dell'Eterno. Una perdita simile può essere inflitta a noi stessi se i nostri pensieri sono imprigionati entro i limiti della sua vita terrena, e se non esultiamo per la sua risurrezione e per la sua costante presenza nella Chiesa. Dobbiamo dunque dimenticare la sua storia terrena? Ah, no! Ma noi lo conosciamo, non come lo conoscevano i suoi contemporanei, ma con una conoscenza più ampia e profonda. Quella povertà, quella mancanza di casa, quella stanchezza fisica, quell'agonia: dietro a tutto questo vediamo la gloria divina. In Cristo, anche durante i Suoi anni terreni, guardiamo "non alle cose visibili e temporali, ma alle cose che non si vedono e sono eterne". 5. E ci sono momenti in cui, se la storia del Cristo storico deve suscitare fiducia, deve essere sostenuta dalla testimonianza di uomini viventi che sono stati liberati dal Cristo vivente dalla coscienza della colpa, dalla passione malvagia, dall'abitudine e dalla morte eterna. Infatti, secondo i metodi ordinari della misericordia divina, è questa testimonianza personale che muove i cuori degli uomini a pentirsi e li ispira alla fede

(II.) La nuova conoscenza dell'uomo. Non è sufficiente che cessiamo di conoscere Cristo secondo la carne. Il fuoco dell'entusiasmo missionario si spegnerà a meno che non saremo anche in grado di dire che d'ora in poi non conosciamo nessuno secondo la carne. Dobbiamo vedere gli uomini non solo al loro posto nell'ordine visibile e temporale, ma circondati dall'ordine invisibile ed eterno

(1.) Quest'uomo ha immense ricchezze, ma è risorto con Cristo e si è assicurato l'eredità eterna? Se no, quanto povero! Quell'uomo è povero, malvestito, vive una vita dura e spensierata, ma è in Cristo? Sì; allora quanto è ricco, poiché egli è l'erede dell'eterna giustizia e gloria di Dio! Così per quanto riguarda i principi e i poveri, i dotti e gli ignoranti, i moralisti e i dissoluti, per raggiungere la dignità a cui l'eterno proposito di Dio ha destinato anche i più oscuri degli uomini. Quell'uomo è uno schiavo, ma è uno con Cristo? Se lo è, le glorie eterne siedono già sulla sua fronte, ed egli può finalmente stare tra i principati e le potenze del regno dei cieli. Quest'uomo ha un intelletto erudito, acuto e vigoroso, un genio che gli darà fama per molte generazioni, ma conosce l'Eterno? In caso contrario, ha perso la conoscenza che gli interessa supremamente possedere. Quell'uomo, come gli uomini credono, non sa nulla, la sua mente è ottusa e non istruita, non ha mai padroneggiato nemmeno gli elementi della scienza, le canzoni dei grandi poeti non hanno mai acceso la sua immaginazione, non ha mai sentito nemmeno i nomi dei grandi maestri della razza; ma conosce Cristo? Sì? Allora è stato istruito da Dio e ha ricevuto l'illuminazione dello Spirito Santo, e ha una saggezza che trascende tutta la saggezza delle scuole

(2.) E in presenza di razze degradate attraverso una lunga successione di generazioni, non dobbiamo disperare, perché esse vivono in un mondo redento; ogni uomo è caro a Dio, e mediante la potenza del Suo Spirito può elevarsi ad altezze sconosciute di giustizia e gloria. Non dobbiamo conoscere nessuno "secondo la carne". 3. Non dobbiamo conoscere noi stessi secondo la carne se vogliamo avere la forza che i grandi compiti a cui siamo chiamati esigono. Chi siamo noi per sperare di cambiare la fede religiosa di centinaia di milioni di uomini? Quali risorse abbiamo per un'opera così immensa? Perderemmo ogni cuore e coraggio se ci misurassimo con le difficoltà, le impossibilità della nostra impresa. Ma noi siamo più grandi di quanto sembriamo. Noi siamo uno con Cristo, che è disceso dalle altezze di Dio per cercare e salvare i perduti, e che, ora che Lui è tornato alla Sua gloria, li sta ancora cercando e salvando. Ed è Lui che cerca, Lui che li salva, attraverso di noi. La Sua potenza sostiene la nostra debolezza e nella nostra stessa debolezza si perfeziona. Facciamoci coraggio; ogni cosa ci è possibile, perché siamo uno con Lui. (R. W. Dale, D.D.)

Come vedere i nostri simili:-Come una nuova creatura (versetti 17), colui che è in Cristo ha una nuova visione di quasi tutti gli oggetti da cui è circondato. Essendo illuminati gli occhi del suo intelletto, egli li vede sotto una nuova luce, e quella è una vera luce. Lui ottiene una nuova visione del peccato, di Cristo, del tempo, di questo mondo, di se stesso e, infine, dei suoi simili. D'ora in poi non conosce nessuno secondo la carne

(I.) Vediamo il valore delle nostre anime, e che le anime degli altri hanno lo stesso valore. Il padre si rende conto che i suoi figli hanno un'anima che, come la sua, esisterà per sempre. La madre, mentre culla il suo bambino per farlo riposare sul suo seno, sa che il cuore che ha cominciato a battere in quel piccolo corpo non troverà riposo finché non sarà deposto sul petto di Gesù. Non siamo circondati da semplici creature di un giorno, ma da uomini responsabili e immortali, le cui anime esisteranno tanto a lungo quanto Dio stesso

(II.) Vediamo che come per natura siamo sotto la sentenza di condanna, così gli altri sono sotto la stessa sentenza. Quando è che pensiamo di più a un amico terreno, e siamo più profondamente interessati al suo benessere? È quando si sa che è al sicuro, o non è piuttosto quando è in pericolo? Quando mai la moglie ha la massima stima del marito e la sorella prova il più profondo interesse per il fratello? Non è forse quando si è sdraiati su un letto di angoscia, o quando si combatte con i flutti della morte? È per cercare e salvare ciò che era perduto che Cristo ha lasciato il seno del Padre ed è venuto in questo mondo freddo, ed è morto in mezzo alle agonie della Croce. Coloro che hanno in sé lo stesso sentimento che era anche in Cristo Gesù si affretteranno ad essere collaboratori di Lui nel salvare le anime dalla morte

(III.) Avendo raggiunto il godimento della pace di Cristo, cerchiamo che gli altri possano condividerla con noi. Finché eravamo senza Cristo e la pace di Cristo, non ne conoscevamo il valore, e quindi non ci si poteva aspettare che li raccomandassimo di cuore ad altri. Ma quando abbiamo "gustato che il Signore è buono", allora possiamo ampliare la nostra esperienza personale, e sentiamo che se fossimo solo gli strumenti per comunicare quella pace agli altri, trasmetteremmo una quantità di bene maggiore rispetto ai più grandi benefici temporali

(IV.) Quando amiamo Cristo noi stessi, allora i nostri cuori sono attratti da coloro che, come noi, amano il Signore Gesù. L'uomo è, per sua stessa natura, un essere sociale. È questo principio abusato che unisce i malvagi. È la stessa attrattiva, ora santificata, che accomuna i figli di Dio. E quante volte è accaduto che, durante la sacra conversazione tra di noi, Gesù stesso si sia unito a noi, come gli Lui fece con i due discepoli sulla via di Emmaus?

(V.) Queste opinioni e questi motivi spingeranno coloro che ne sono influenzati a fare il bene secondo cui Dio può dar loro l'opportunità. Tutta la vera religione inizia all'interno, ma mentre inizia all'interno, non finisce lì; inizia all'interno solo come tutti i ruscelli iniziano in qualche montagna dove sono le loro fontane alimentate dal cielo; ma scorre come il ruscello, e porta con sé un influsso rinfrescante e fertilizzante. Innaffiando, in questo modo, gli oggetti immediatamente intorno a loro, la fede e lo zelo cristiano fluiranno verso oggetti più lontani, verso il mondo intero. La preghiera sarà che, a partire da Gerusalemme, cioè a casa, il Vangelo sia predicato ad ogni creatura. Conclusione: Da questo sondaggio vediamo

1.) Qual è la grande funzione della Chiesa organizzata; è proclamare la via, sostenere la verità e propagare la vita

(2.) Il grande scopo delle ordinanze della Chiesa. Dobbiamo assicurarci, riguardo a loro, che siano in completa conformità con la Parola di Dio, e che siano impiegati per edificare la Chiesa, e non allo scopo di gratificare i sensi o stimolare l'immaginazione

(3.) Qual è lo stile di predicazione più adatto a far avanzare il regno di Dio? È una predicazione fondata sulla Scrittura, che parla di Cristo, e parla a tutti: ai ricchi e ai poveri, ai ricchi e ai barbari, ai vecchi e ai giovani. È un grande male nella nostra comunità, la separazione tra ricchi e poveri, specialmente nelle nostre grandi città. Ma è enormemente più grande quando gli è permesso di entrare nella casa di Dio, il che ha lo scopo di contrastare e ammorbidire le separazioni del mondo. (J. McCosh, D.D.)

Vangelo di San Paolo:-Mi chiedo quale impressione produca quella strana frase nella mente di un inglese medio. Gli dà un'idea intelligibile? Eppure San Paolo senza dubbio considerava quella frase come una delle più importanti che abbia mai scritto. Ci ricorda la sorprendente differenza tra lui e gli altri apostoli. Mentre Cristo viveva sulla terra, San Paolo non lo conobbe mai. Ora, gli apostoli e i cristiani ebrei in genere attribuivano la massima importanza al fatto di aver conosciuto Cristo in questo modo. San Paolo, d'altra parte, invece di lamentarsi della sua squalifica, come la rappresentavano, dichiarò con particolare enfasi che non faceva alcuna differenza. Ricorderete con quanta enfasi in un passo caratteristico della Galati ripudiò l'idea di dover qualcosa agli altri apostoli. Non erano in alcun modo i suoi superiori. Non erano in alcun modo più qualificati per il loro ufficio perché avevano conosciuto Cristo secondo la carne e lui no. Quando incontrò questi apostoli che avevano conosciuto Cristo nella carne, dichiarò: "Quelli che erano rinomati, dico, non mi hanno comunicato nulla" Galati 2:6. Lui dichiara che la loro conoscenza di Cristo secondo la carne non era un vantaggio per loro; e nel passo che ci precede arriva a dire che se egli stesso avesse conosciuto Cristo secondo la carne, si sarebbe liberato della conoscenza, perché quella conoscenza in quel particolare momento era un pericolo e una tentazione. Ha portato gli uomini a esagerare l'importanza di quelle cose su Cristo che erano visibili e temporali, e a trascurare in una certa misura quelle cose che sole erano di importanza eterna. È un dato di fatto, coloro che hanno conosciuto Cristo secondo la carne o non hanno mai realizzato la Sua vera gloria, o hanno impiegato molti lunghi anni per giungere alla Sua conoscenza. Vi siete mai resi conto del fatto sorprendente che San Paolo non si riferisce mai una volta alla bella vita di nostro Signore come riportata nei vangeli? Lui non menziona mai nessuno dei Suoi miracoli, parabole, parole o azioni. Il suo silenzio ci insegna, in modo ancora più significativo del suo discorso, che l'essenza del Vangelo si trova molto al di sotto dei semplici dettagli, per quanto incomparabili, della vita umana di nostro Signore. Voi ed io siamo particolarmente interessati a questo aspetto notevole dell'esperienza di San Paolo, perché siamo come lui. Non siamo come San Pietro, che era discepolo fin dall'inizio. Non abbiamo mai incontrato Cristo, non abbiamo mai sentito la Sua voce amorevole. Possiamo avere una conoscenza incommensurabilmente migliore di Lui. Possiamo conoscerlo come lo ha conosciuto San Paolo stesso, nel senso più profondo della parola, meglio di chiunque altro, tranne San Giovanni. Come fece a conoscerLo? La sua conoscenza è espressa in quella frase sempre memorabile: "A Dio, che mi ha separato dal grembo di mia madre, è piaciuto rivelare in me il suo Figlio". Non fuori di me, ma dentro di me. Oh, cosa significa? Significa che ci sono due modi totalmente diversi di contemplare Gesù Cristo. Possiamo soffermarci sugli episodi noti di quella bella vita così come potremmo soffermarci sull'incomparabile racconto di Platone del processo e della morte di Socrate. Qualsiasi studio di questo tipo della storia meramente frammentaria dei bellissimi episodi della vita umana di nostro Signore è tanto stimolante quanto nobilitante. Ma è al di fuori di noi. Non scuote le profondità del nostro essere. O, d'altra parte, possiamo pensare a Gesù Cristo in un modo totalmente diverso: come il Cristo risorto, il Cristo vivente, il Cristo in cui tutti noi in questo preciso momento viviamo, ci muoviamo e abbiamo il nostro essere; il Cristo che è letteralmente in ognuno di noi. Questo, in verità, è ciò che San Paolo chiamava "il mio vangelo": il vangelo che Dio gli mandò per rivelazione, il vangelo che egli era più qualificato a proporre, perché non era confuso da alcuna conoscenza di Cristo secondo la carne. San Paolo stesso era stupito, perplesso e agitato, e disse: "Che cosa mi succede? Sono un ebreo degli ebrei. Ho osservato tutta la legge, eppure sono il più miserabile possibile. Poi scoprì che era stato Cristo a renderlo infelice. Infine, ha detto: "È piaciuto a Dio di rivelarsi in me. Allora mi resi conto che non ci sarebbe stata felicità per me finché non mi fossi sottomesso al Divino Salvatore. Grazie a Dio, non l'ho conosciuto secondo la carne, perché allora mi sarebbe stato impedito di sapere, come so ora, che Lui è la grande luce di Dio, che illumina ogni uomo che viene nel mondo". Prendiamo il caso di un agnostico, che dichiara di non aver mai provato la minima emozione religiosa, un uomo di alto carattere e di coscienza molto scrupolosa. Tu mi dici: Come concili questo caso con la tua teoria che Cristo è nel cuore di ogni uomo? Abbastanza facilmente. Se in pieno inverno vaghi con me nel bosco, diresti che è morto? Non una foglia, non un germoglio, non un filo d'erba. Ma non vi lasciate ingannare dall'apparenza superficiale. Aspetti il sole e la pioggia, e vedrai l'estate. E nel caso di questo agnostico, aspettate che il Padre vostro che è nei cieli gli abbia mandato la luce del sole del suo amore e la pioggia della sua grazia, e troverete strani moti nel profondo della sua anima, perché Cristo è in lui, come Lui lo è in tutti noi. Questo è, infatti, ciò che San Paolo intendeva nella prima parte del mio testo, dove dice: "D'ora in poi non conosciamo nessuno secondo la carne". Lui non solo rifiutò di conoscere Cristo secondo la carne, ma si rifiutarono di conoscere chiunque altro secondo la carne. Lui non riusciva a pensare a nessun uomo al di fuori del Cristo divino. Lui non pensava mai a nessun uomo senza rendersi conto che Cristo era in ogni uomo. Tu non sei un semplice uomo o una donna per me. Voi siete uomini e donne redenti dal prezioso sangue di Cristo. Voi siete esseri umani cari a Dio, più cari di quanto lo siate a voi stessi o a chiunque altro. (H. Price Hughes, M.A.)

La perpetuità dell'incarnazione divina:-

(I.) Considerate cosa intendeva dire l'apostolo. È molto probabile che egli avesse in mente coloro che sottovalutavano la sua autorità perché non era stato uno dei primi discepoli, e quindi aveva visto Cristo faccia a faccia. Ed era naturalmente naturale che, con il passare degli anni, un interesse e un'autorità maggiori si sarebbero attribuiti a coloro che, come Pietro e Giovanni, avevano avuto un colloquio con il Redentore. Se San Paolo abbia mai visto il Salvatore è stato messo in discussione. Da un lato, se lo avesse visto, ci saremmo aspettati qualche menzione di esso; dall'altro, allevato ai piedi di Gamaliele, non avrebbe potuto impedire, immaginiamo, di attirare la sua attenzione sui miracoli e sull'insegnamento di Cristo, e se così fosse non sarebbe riuscito a vederlo. Il testo suona come se lui stesso fosse incerto sulla questione. Ed è abbastanza facile immaginare che possa essere stato in una delle tante folle che in varie stagioni si radunavano intorno a nostro Signore; eppure si trovavano in una situazione tale da essere incerti se egli avesse realmente scorto la Sua sacra forma. Comunque sia, egli dichiara in ogni caso che d'ora in poi non avrebbe né edificato né esaltato se stesso su quella conoscenza

(1.) Ma l'apostolo intendeva forse dire che da quel momento avrebbe smesso di pensare a Lui come rivestito di carne e avrebbe meditato solo sulla Sua Divinità? Sicuramente no. Così fare sarebbe stato perdere di vista una delle verità più stupende del Vangelo, cioè che Cristo Gesù è in questo momento a somiglianza dell'uomo. Il Verbo Eterno, quando Lui si incarnò, lo divenne per sempre. Oh! Se volessimo presentarvi in tutta la sua meraviglia il grande miracolo dell'Incarnazione, non è attraverso l'oscurità dei secoli passati fino alle valli di Giuda che cercheremmo di condurre i vostri pensieri. Al di là del terzo cielo, dove i cherubini e i serafini sono sempre in attesa, dove il canto che nessuno può imparare si gonfia sempre, e le parole indicibili che non è lecito agli uomini pronunciare risuonano sempre, al centro della luce inaccessibile, vorremmo insegnarvi a contemplare la forma dell'Uomo. E non possiamo fare a meno di osservare come il completo riconoscimento dell'attuale virilità di Cristo soddisfi il desiderio del cuore umano di un essere comprensivo nell'oggetto di adorazione

(2.) Pensate che sia stata questa verità, così ricca di consolazione per tutti coloro che sono partecipi della natura umana, che San Paolo ha deciso di allontanare dalla sua mente? Piuttosto, era questa verità su cui si proponeva di costruire escludendo tutte le altre. Lui, nel completare l'Incarnazione, non tornerebbe mai al ricordo del Salvatore nel suo corpo di debolezza, quando avrebbe potuto riempire la sua anima con il pensiero di quello stesso corpo risplendente di bellezza, il centro dell'esercito celeste. La forma del Figlio dell'Uomo, come si vide a Gerusalemme, non fu che la prima e più transitoria rivelazione del grande miracolo del concepimento di Maria; i risultati più nobili e più duraturi della stessa procreazione divina furono la vista per fede della stessa forma di un uomo per sempre intronizzato nell'alto dei cieli. Chi si meraviglia dunque che l'apostolo ispirato, guardando così al presente e al futuro, fosse pronto a dimenticare il passato, e che quando la visione dell'eccellente gloria si levò nella sua mente, gettò dietro di sé il ricordo del suo Dio nella sua umiliazione?

(II.) Le lezioni per noi

(1.) C'è tra noi una grande tendenza a considerare i giorni del soggiorno personale di Cristo sulla terra come giorni di privilegio straordinario

(2.) Ora, in opposizione a queste idee, concepiamo la Scrittura per suggerire che siamo i più altamente favoriti. Cristo stesso disse: "Vi è opportuno che io me ne vada".

(1) Non possiamo fare a meno di percepire che la vista di Dio deve essere stata essa stessa una tentazione all'incredulità. Non c'è stato, pensate, nulla di difficile nel rendersi conto del fatto che l'Essere al quale si parlava da uomo a uomo era proprio Dio? Se dunque la sua presenza corporea era fonte di gioia, lo era anche fonte di tentazione. Molti uomini che credono che Cristo è Dio, ora Lui non si vede, non avrebbero creduto se lo avessero visto sotto forma di servo

(2) E stando così le cose, vorremmo ricordarvi che Cristo è realmente presente con i Suoi redenti ora, come lo era Lui con i Suoi discepoli in Galilea. Un oggetto non è meno reale perché è invisibile. Quali vantaggi spirituali traevano i discepoli dalla vicinanza al loro Maestro? Lui era il loro consigliere; e Lui non ci insegnerò? Lui era il loro sostegno; e le Sue braccia eterne non sono forse intorno a noi? Ora, inoltre, Lui non è solo presente, ma onnipresente. Potevano essere separati da Lui per un po'; Non possiamo mai essere separati. (Bp. Woodford.)

La fratellanza dell'uomo:-"D'ora in poi non sappiamo che nessuno è secondo la carne." Con queste parole San Paolo sta evidentemente contrapponendo l'opinione che era stato abituato ad avere riguardo ai suoi simili prima della sua conversione a Cristo, con quella che aveva assunto ora che era stato portato sotto l'influenza della verità cristiana. Poi stimava gli uomini "secondo la carne", i.e., li giudicava secondo i criteri terreni. Queste erano le domande che senza dubbio si sarebbe posto riguardo a chiunque avesse voluto giudicare: Qual è la sua discendenza? Dove è stato istruito? È passato attraverso le scuole di filosofia sedendosi ai piedi di Gamaliele? Quali sono le sue professioni? Digiuna due volte a settimana? Ma ora che era stato messo in contatto con Cristo Gesù, ed era diventato il destinatario della Sua salvezza, stimava gli uomini secondo un criterio molto diverso. Allora, "secondo la carne", ma ora secondo lo spirito. E queste, possiamo ragionevolmente supporre, sono le domande che sorgerebbero in lui: Hanno essi lo spirito di Cristo? Il loro cuore è retto agli occhi di Dio? Amano e mettono in pratica i principi del Vangelo della pace? Questo duplice metodo di stima degli uomini prevale ancora. Se giudichi gli uomini secondo la carne, l'effetto indubbio sarà quello di restringere e contrarre le tue simpatie. Adottando un test come questo, la società sarà necessariamente frantumata in frammenti, ciascuno preoccupandosi solo di se stesso; l'uomo di rango che si preoccupa solo di quelli di nobile discendenza, l'uomo ricco di quelli di grandi possedimenti, o l'uomo di cultura di quelli di gusti colti, mentre la massa di coloro che non possiedono nessuno degli arricchimenti sarà lasciata a se stessa. Solo che gli uomini siano giudicati, non "secondo la carne", ma secondo il loro carattere, e la generosità di cuore, e l'amore che abbraccia il mondo prenderanno il posto di quell'esclusività che il corso opposto genera. "Il Signore guarda al cuore". Lui riconobbe nei caduti coloro che erano capaci di essere risuscitati dalla loro degradazione, e di amarlo e servirlo in santità e giustizia. E vedendo così le loro capacità morali e spirituali, il Suo cuore anelava alla loro elevazione. Alla fine giunse la pienezza del tempo. Oppure pensate a San Paolo. Lui decise che d'ora in poi avrebbe giudicato gli uomini secondo il loro carattere, e non secondo la carne, e l'effetto di questa decisione fu che vide intorno a lui alcuni che si erano chiaramente rinnovati nello spirito della loro mente, che erano diventati nuove creature in Cristo Gesù. E anche così per noi, se consideriamo gli uomini solo alla luce del loro carattere e delle loro capacità spirituali, l'effetto sarà indiscutibilmente che troveremo in tutte le classi della società uomini la cui vita è segnata dai principi della rettitudine, e che contemplano ciò che "la verità com'è in Gesù" ha operato per loro, e consapevoli che può produrre risultati simili ovunque venga ricevuto, saremo costretti a lavorare per la sua estensione in tutto il mondo, affinché così l'intero aspetto morale dell'universo possa essere cambiato, il deserto gioire e fiorire come la rosa, la terra diventare come il cielo. E così vediamo che la religione di Cristo suscita la simpatia e l'amore degli uomini verso l'intera razza a cui appartengono. L'apostolo aggiunge: "Sì, benché avessimo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più". In questa chiesa primitiva riunita nella città di Corinto c'erano diverse feste. Nel condannare le divisioni che erano così sorte, l'apostolo usa le parole: "Ciascuno di voi dice: Io sono di Paolo, e io di Apollo, e io di Cefa, e io di Cristo". Ora viene spontanea la domanda, quale potrebbe essere il significato di chiunque dicesse: "Io sono di Cristo". Sembrerebbe che le persone che hanno detto questo fossero convertiti dal giudaismo, e che rivendicavano una relazione speciale con Cristo, derivante dal fatto che lo avevano visto quando Lui soggiornava sulla terra. Siamo ora pronti a comprendere il significato di San Paolo nelle parole che abbiamo davanti. Lui pensava che egli potesse gioire con la stessa giustizia con cui ognuno di loro avrebbe potuto rallegrarsi di aver visto Cristo nella carne; ma non volle, in quanto sentiva che c'era una visione di Cristo molto più alta di quella di guardare la Sua forma esteriore, persino l'apprensione per fede della presenza spirituale del Redentore; la contemplazione del Suo carattere e del Suo spirito, e la contemplazione di ciò in modo tale da entrare in esso, ed essere mutato in Essi di gloria in gloria, proprio come per mezzo dello Spirito del Signore. Fu dopo questo che il suo nobile spirito aspirò. Non si deve supporre che l'apostolo fosse indifferente al grande fatto dell'umanità del Figlio di Dio; infatti, c'è qualche scrittore, se non l'evangelista Giovanni, che vi si riferisce più frequentemente o in modo toccante di san Paolo? Non ricorda egli ai Galati che, nella pienezza dei tempi, "Dio mandò il suo Figlio, fatto da donna", ecc. E, sotto questo aspetto, l'apostolo ci presenta un degno modello. Come lui, non guardiamo tanto a ciò che è materiale, quanto a ciò che è spirituale in relazione a Cristo Gesù. Ci conviene, quindi, stare attenti a non perdere di vista quella comprensione spirituale del Salvatore che sola può soddisfare le esigenze e soddisfare le aspirazioni dell'anima dell'uomo. È proprio così. Lui è l'Eterno. Lui è il vero Figlio di Dio. Ed essendo stato reso perfetto attraverso la sofferenza, Lui è entrato nella Sua gloria. La sua umiliazione è passata, e Lui è ora esaltato alla destra di Dio. Il diadema regale cinge la Sua fronte. Lo abbiamo conosciuto secondo la carne, combattendo con la povertà, con la tentazione e con il peccato, con i guai e con la morte, ma d'ora in poi non lo conosciamo più. Lui è il vincitore ora, il Re della gloria. (S. D. Hillman.)

17 2CORINZI CAPITOLO 5

2Corinzi 5:17

"Se dunque uno è in Cristo, è una nuova creatura".

In Cristo e ciò che comporta:-

(I.) La nuova relazione indicata. Il credente è "in Cristo". 1. Come base della sua accettazione Filippesi 3:9. Cristo, mediante il Suo sacrificio espiatorio, ha fornito le basi per le quali gli uomini peccatori possono diventare oggetto di compiacente riguardo verso Dio. Siamo perduti in noi stessi, ma dobbiamo ritrovarci in Lui, circondati dai Suoi meriti come da un muro di difesa, protetti da essi come da un baldacchino che abbraccia tutto. Questa sola è la posizione "in cui siamo accettati nell'amato". 2. Come derivante da Lui la sua vita spirituale Giovanni 15:4, 5 ; Confronta Galati 2:20. Il legame dell'unione è la fede. Cristo è "l'anima vivente" della vita spirituale del credente. L'ordine è: prima il credente entra in Cristo per fede, poi Cristo entra nel credente per potenza. Il ramo è nell'albero per unione con esso, e l'albero è nel ramo per la vita che gli impartisce nella linfa nutriente

(3.) Come sfera delle sue attività. Supponiamo, e.g., che una persona ascolti un resoconto entusiastico dell'Australia. Lui crede ad ogni parola del racconto. Con questo atto di fede l'Australia entra nel suo cuore, ed egli viene posseduto da un intenso desiderio di arrivarci. Fisicamente, l'Australia e lui sono a migliaia di chilometri di distanza, ma moralmente l'Australia dimora nel suo cuore, ed è diventata una forza motrice dentro di lui, e non gli darà riposo finché non lo porterà lì fisicamente. Lui si avventura attraverso l'oceano, fino a quando non si ritrova effettivamente nel paese che era già nel suo cuore. Qui, ora, vive e agisce. Così è per il credente; L'intero tessuto della sua vita viene permeato dal suo spirito e dai suoi scopi. Espressioni come "nel peccato", "nella fede", "nella sapienza", "nell'amore", "nello spirito", significano che le cose particolari in cui si dice che la persona si trova, formano la sfera della sua attività, il cerchio in cui si muove, l'atmosfera in cui respira. E questa dedizione della vita a Cristo non si limita alle attività religiose, ma comprende tutte le occupazioni secolari

(II.) Le nuove esperienze implicate in questa relazione

(1.) Lui che è in Cristo è una nuova creazione. In che senso? Chiaramente non in senso fisico o costituzionale, perché in quel caso non sarebbe la stessa persona dopo il cambiamento. L'ultima parte del testo spiega la natura di questo importante processo. Non è la persona che muore, ma le sue cose, i suoi princìpi, i suoi motivi, i suoi scopi e le sue abitudini precedenti: e ne sono stati sostituiti di nuovi

(2.) Questo cambiamento comporta un completo capovolgimento dell'intero tenore della vita. Prendiamo, e.g., la locomotiva a vapore. Il suo percorso è in una certa direzione, ma ad esso è collegato l'invertitore. Con l'azione di questo ingranaggio, il motore che può essere visto procedere con tale velocità in una direzione, può essere visto in pochi minuti muoversi con uguale velocità nella direzione opposta. Il cambiamento non comporta alcun cambiamento nella sua costruzione, ma solo nel suo corso; Ogni ruota, asta e manovella che funzionava prima funziona ora, solo nella direzione opposta. Questo rappresenta il cambiamento operato sul credente attraverso la sua relazione con Cristo. Non è stato apportato alcun cambiamento alla sua costituzione, solo l'intero corso delle sue attività è stato cambiato per quanto riguarda la direzione. E il cambiamento sotto questi aspetti è stato così completo da giustificare l'affermazione che colui che l'ha subito è una nuova creatura. La nuova vita è così diversa dalla vecchia, così cambiata per quanto riguarda l'uso e gli scopi, da essere simile alla vita di un'altra persona. Paolo stesso è un esempio lampante di questa verità. (A. J. Parry.)

Se un uomo è in Cristo, è una nuova creatura:-Quando l'Apostolo Paolo disse questo, suppongo che stesse pensando a se stesso. Che uomo diverso era diventato da quando era cristiano! Non mi meraviglio che pensasse di essere quasi una nuova creazione dell'Onnipotente Creatore. Quante cose vecchie erano passate; Quante cose nuove erano arrivate! Il suo intero modo di pensare era stato rivoluzionato. Prima, era sulla strada maestra per posizionare e onorare nella Chiesa ebraica; Ora, era insultato come un apostata. Lui era entrato in un nuovo mondo di pensiero e di vita. Ma notate l'accento posto dall'apostolo, qui e altrove, su quella piccola preposizione "in". È essere in Cristo che fa di una nuova creatura. Così dice: "Il mio desiderio è di essere trovato in Lui"; e in un altro luogo, "Quando Dio rivelò Suo Figlio in Me". Una cosa è essere con Cristo, e un'altra cosa è essere in Lui. Se fossimo stati con Cristo quando Lui cammina per le strade di Cafarnao o di Gerusalemme, forse non ci avremmo pensato molto. Nicodemo era con Lui ed ebbe una lunga conversazione con Gesù, ma non sembra essere tornato di nuovo. Giuda fu con Gesù durante tutto il Suo ministero, e poi Lo tradì. Tutti noi siamo con Gesù, in un certo senso, facendoci ammaestrare di Lui fin dall'infanzia, crescendo in mezzo alla società cristiana. Ma per questo motivo non siamo necessariamente in simpatia o unione con Lui. I nostri scopi possono essere molto diversi dai Suoi. La contiguità non è unione. Quante volte genitori e figli, fratelli e sorelle, mariti e mogli, vivono insieme, fianco a fianco, per anni, nella totale ignoranza dei pensieri, dei dolori, delle esperienze e delle speranze più recondite l'uno dell'altro. Non si capiscono affatto; perché è l'amore reciproco, non la prossimità, che conduce alla conoscenza reciproca. Né è sufficiente essere fortemente attaccati agli altri e devoti a loro. Ciò non produce necessariamente una vera unione. Possiamo aggrapparci a loro esternamente, ma non essere mai in loro, non avere mai un assaggio del vero segreto della loro vita. Era il tipo di sentimento con cui una lumaca si attacca alla roccia, o un cirripedi al fondo di una nave, perché hanno bisogno di qualcosa di forte e solido a cui aggrapparsi. Aggrapparsi a un altro per il proprio benessere non significa essere in lui. Così alcune persone si aggrappano a Gesù, per la propria salvezza. Deboli di per sé, hanno bisogno di qualcosa che li sostenga. Possono aggrapparsi solo per il loro bene, solo per essere salvati. Non sono entrati affatto nella mente o nel cuore di Cristo. Né è sufficiente avere molto da dire o da fare su Cristo per essere in Lui. Potresti passare la tua vita a parlare di Lui, usando il Suo Nome in ogni occasione, eppure non essere in vera unione con Lui. Gli uomini possono combattere per Lui, morire per Lui e non essere in Lui. I crociati che andarono in Palestina a morire sotto la bandiera della Croce non avevano, molti di loro, alcuna simpatia per Lui. Per essere in Cristo dobbiamo amarlo. Ma l'amore significa molto di più dei ciechi istinti affettivi, o degli attaccamenti aggrappati, o delle emozioni improvvise. L'amore guarda in alto per ricevere un'influenza più alta, per essere ispirato da una vita più pura. L'amore deve elevarci, altrimenti non è veramente amore. Se un uomo ama, è nella persona che ama. Lui è entrato nella sua anima, e ha qualcosa del suo spirito. Se un uomo ama Cristo, è in Cristo, perché ha qualcosa dello spirito di Cristo, ed è una nuova creatura. Lui ha qualcosa che è stato aggiunto a lui, o sviluppato da lui, che prima non c'era. Non c'è nulla di improvviso, nulla di artificiale in questo. Questo cambiamento è naturale come quello con cui il sangue rinnova il corpo; il corpo sembra continuare lo stesso, ma diventa sempre diverso. È una crescita, e tutte le crescite sono graduali. La conversione è sempre improvvisa, perché è semplicemente un capovolgimento. Ma la rigenerazione è graduale, perché è una crescita. Paolo si convertì in un attimo sulla via di Damasco. Lui cambiò idea sul cristianesimo. Lui iniziò una nuova vita. Ma gli ci volle molto tempo per diventare cristiano. Così, se siamo in Cristo, cresciamo in nuove convinzioni. Non in nuove speculazioni o convinzioni, perché queste possono cambiare improvvisamente, o possono non cambiare affatto. La fede ci mette con Cristo, ma non in Lui. Un credo è come una carrozza, che può portarci nel luogo in cui si trova il nostro amico, ma non può metterci in comunione con lui. Ma se siamo in Cristo, abbiamo nuove convinzioni. Le cose spirituali diventano più reali per noi. Dio diventa per noi più reale. Così, anche se siamo in Cristo, cresciamo in nuovi affetti. Un cambiamento di cuore, come viene chiamato, non significa alcuna nuova facoltà o potere di amare impiantato in noi, che prima non avevamo. Significa avere nuovi oggetti d'amore. Ciò che prima facevamo solo per senso del dovere, ora lo facciamo con piacere. Quindi, di nuovo, la Bibbia è un libro nuovo se siamo in Cristo. Se ti trovi fuori dal Duomo di Milano, o dalla Cattedrale di Colonia, e guardi le vaste finestre del coro, sembrano buie e squallide. Ma entra e lascia che la luce fluisca attraverso di loro, e si trasformano in smeraldi, zaffiri e rubini, e sono splendidi con le forme di santi e angeli. Quindi entra in un libro, simpatizza con lo spirito e lo scopo del suo autore, e puoi capirlo. Chiamiamo la Bibbia un libro soprannaturale. Lo definisco il libro più intensamente naturale mai scritto. È una rivelazione della natura umana, che ne mostra i motivi e il funzionamento. È come un orologio con un quadrante trasparente, attraverso il quale guardiamo e vediamo il movimento. Ancora una volta, se siamo in Cristo, la vita diventa nuova. Nulla impedisce alla vita di sembrare vecchia, stantia, piatta e stanca, come avere un oggetto, qualcosa che ci interessa, qualcosa che amiamo fare. Più alto e migliore è questo oggetto, più interessante sarà la nostra vita. Non c'è fine alla gioia e alla freschezza dell'esistenza, se riusciamo ad avere Cristo nei nostri cuori, ed essere nel Suo cuore, bevendo il Suo spirito. E se uno è in Cristo, la morte è nuova. La morte ha perso i suoi terrori. (Giacomo Freeman Clarke.)

L'uomo in Cristo, e ciò che diventa:-

(I.) Lo Stato supponeva. "Se qualcuno è in Cristo". 1. Ogni uomo può essere in Cristo. Perché cosa ostacola? Nulla dall'esterno del peccatore stesso. Non c'è proibizione, non c'è barriera legale che impedisca a chiunque di essere in Cristo

(2.) Ogni uomo deve essere in Cristo per essere salvato

(3.) Ogni credente è in Cristo. Il peccatore, con il primo atto di fede in Cristo, si unisce a Lui, cioè si unisce a Lui. Sotto quali aspetti? Non uno nell'essenza, nella natura o nella persona; ma uno con Cristo nella legge, agli occhi del Divino Legislatore. Il credente è trattato come se avesse fatto ciò che Cristo ha fatto

(II.) Il conseguente cambiamento affermato. Il cambiamento non è antecedente, ma conseguente allo stato di essere in Cristo. Ogni uomo in Cristo è portato in

1.) Nuove relazioni. Ogni stato dell'essere dà origine a relazioni corrispondenti. Uno stato di povertà, per esempio, ha i suoi rapporti generalmente tra i poveri di questo mondo; della ricchezza, tra i ricchi; di rango, tra i nobili; del potere, tra i potenti; di governo e autorità, tra i governanti di questo mondo; della libertà, tra i liberi; di sottomissione, tra i servili; e di cattività, tra i prigionieri. Lo stesso vale per le relazioni spirituali. Di questi, Cristo è allo stesso tempo la fonte e il centro. Le relazioni di ognuno in Cristo sono tutte cambiate. Essendo in Cristo, l'uomo è fuori con Satana; è separato dal mondo

(2.) Riceve una nuova natura o disposizione. Le nuove relazioni tendono alla formazione di un nuovo carattere, per adattare l'"uomo in Cristo" ai rapporti con coloro con i quali è spiritualmente imparentato. Un semplice cambiamento superficiale e temporaneo non risponderà all'appellativo di una nuova creatura. Ciò non può significare niente di meno che un cambiamento reale, radicale, universale e duraturo su tutto l'uomo, su tutto il suo spirito, anima e corpo. La nuova creatura ha nuovi punti di vista. È nella nuova come lo era nella vecchia creazione; Il primo elemento prodotto per dissipare le tenebre e i disordini tutt'intorno fu la luce. Nuove inclinazioni ma anche nuovi punti di vista. Nuovi affetti

(III.) Le prove addotte. I vecchi legami con il diavolo, il mondo e la carne sono spezzati; i vecchi idoli vengono gettati via. "Ecco, tutte le cose sono diventate nuove". L'uomo in Cristo diventa cristiano, che è diventato un uomo nuovo, e viene in un mondo nuovo. Per la nuova creatura, anche le cose vecchie e familiari indossano un nuovo aspetto. Ai suoi occhi il sole risplende di nuovo splendore, i cieli mostrano nuova gloria, "le molteplici opere di Dio" presentano nuovi prodigi. "Guarda!" che è una nota di attenzione, di meraviglia e di ammirazione

(1.) Con attenzione, per la sua certezza e importanza

(2.) Con meraviglia, per la sua novità

(3.) Con ammirazione, per la sua eccellenza. Le cose nuove possono essere degne di nota per la loro grandezza e novità, ma non per eccellenza o utilità. (Geo. Robson.) L'uomo in Cristo un uomo nuovo (testo in congiunzione con i versetti 13-16) :-Possiamo collegare solo quattro idee intelligibili all'espressione "in Cristo". 1. Nella Sua energia sempre sostenitrice. Questa non può essere l'idea, in quanto Paolo la usa per designare lo stato di una particolare classe di uomini; mentre tutti gli uomini, buoni e cattivi, vivono in Lui

(2.) Nella Sua dispensazione. Inoltre, poiché qui Paolo intende lo stato solo di una certa classe di uomini, questa non può essere l'idea, poiché tutti gli uomini ora durante milleottocento anni sono stati in Cristo in questo senso

(3.) Nel Suo affetto. C'è del bene in un uomo che dice del suo amico, o di un genitore amorevole di suo figlio: "Lui abita in me. Lui si mescola a tutti i miei pensieri, simpatie e progetti". In questo senso gli uomini sono veramente in Cristo

(4.) Nel Suo carattere. Senza figura, viviamo nel carattere degli altri. L'anima dell'artista vive nel genio del suo maestro; quello dell'allievo nelle idee e nelle abitudini mentali del suo ammirato insegnante. Lo spirito dei nostri eroi, le idee dei nostri autori preferiti, non viviamo forse in loro? Quindi tutti gli uomini in senso morale vivono o "in Adamo" o "in Cristo". L'egoismo, la carnalità, la menzogna e l'ateismo morale, che vennero al mondo per mezzo di Adamo, formano quell'atmosfera morale che milioni di persone respirano come loro aria vitale. Essere "in Cristo" significa essere così completamente impregnati delle Sue idee, così impregnati del Suo spirito, così ispirati dai Suoi propositi che il nostro spirito vive in Lui. Questa connessione è molto vitale. Quindi la Bibbia insegna che ciò che il fondamento è per l'edificio, la fonte per il ruscello, la radice per l'albero, il capo per il corpo, Cristo lo è per il bene. Ora, colui che è così in Cristo è una "nuova creatura", un uomo nuovo. Quest'uomo ha tre cose nuove

(I.) Un nuovo impulso imperiale (versetto 14). L'amore trasfigura l'amante nello spirito dell'oggetto. Ora, questo amore, nel caso di Paolo, divenne la passione dominante del suo essere. Lo trascinò come un torrente irresistibile

(1.) Questo nuovo impulso di governo è incomprensibile per coloro che non lo possiedono (versetto 13). L'apostolo sotto la sua influenza sembrò ad alcuni pazzo. Lo videro affrontare i pericoli più grandi, ecc., e non riuscirono a scoprire il principio che produceva questa condotta di abnegazione. Non era ambizione, perché Paolo ripudiò il potere. Non fu avarizia, perché Paolo soffrì la perdita di tutte le cose. Il mondo non ha mai compreso i principi che governano il vero bene. Il mondo non ha capito Cristo; anche i suoi stessi parenti lo consideravano pazzo. "Il mondo non ci conosce, perché non lo ha conosciuto". Solo l'amore può interpretare l'amore

(2.) Nasce dalla riflessione sulla morte di Cristo. L'apostolo presume che "Cristo è morto per tutti". Ora il fatto che "Cristo morì per tutti" sembrò suggerire all'apostolo due valide ragioni per cui egli avrebbe dovuto essere zelante nella causa di Cristo

(1) Che il mondo intero era in una condizione di rovina. "Allora erano tutti morti", in senso morale. Con questa visione del mondo, si sentiva sopraffatto dalla grandezza del suo lavoro

(2) Che il principio del sacrificio di sé è il principio vincolante dell'azione. "Lui morì per tutti, per quelli che vive", ecc. L'egoismo è la morte del mondo. Cristo è morto per distruggerlo

(II.) Un nuovo standard sociale (versetto 16). "D'ora in poi" implica che una volta egli conobbe gli uomini secondo la carne; che la sua condotta verso gli uomini era un tempo regolata da norme carnali. Tali norme, tuttavia, il cristianesimo le considera false ed evanescenti. Essa valuta l'uomo in base alla sua giustizia e non in base al suo rango. Il fatto che questo sia il vero standard serve:1. Come un test con cui mettere alla prova la nostra religione. Qual è il tipo di simpatia che abbiamo per Cristo? 2. Per guidarci nella promozione del cristianesimo. Nei nostri sforzi per convertire il mondo, non dobbiamo indagare se gli uomini sono ricchi o poveri, ecc.; È sufficiente sapere che sono uomini, e che sono moralmente morti

(3.) Indicare il principio su cui dovremmo formare la nostra amicizia con gli uomini. Non dovrebbe essere a causa della loro condizione materiale, ma del loro carattere spirituale

(4.) Come regola per regolare le nostre azioni. Paolo disse: "Quando piacque a Dio di rivelare il suo Figlio in me, non mi consultai con carne e sangue". Allora lo dominavano le considerazioni spirituali, non quelle materiali; principi e non persone divennero le sue autorità

(III.) Una nuova storia spirituale (versetto 17). In che senso si può chiamare questo cambiamento una "creazione"? 1. È diverso dalla prima creazione per molti aspetti. La prima creazione

(1) Era la produzione di qualcosa dal nulla. Non è così nel nuovo. Non viene prodotto alcun nuovo elemento o facoltà dell'essere; Il cambiamento è semplicemente nel modo e nel corso dell'azione. Quando una nave che ha seguito la sua rotta verso un porto settentrionale gira direttamente e naviga verso sud, non c'è alcun cambiamento nella nave, nei marinai o nel carico. Il cambiamento è semplicemente in corso

(2) Non ha presentato difficoltà. Il Creatore doveva solo parlare e fu fatto, comandare e rimase fermo. Ma in questo cambiamento morale ci sono forze che resistono: "il mondo, la carne e il diavolo".

(3) Non c'era altro che la forza diretta. Non c'era strumentalità. Ma in questo cambiamento si deve avere l'argomento divino, la persuasione, l'esempio: Dio non si è "sforzato" di creare, ma Lui si sforza di salvare

(2.) Dov'è allora la correttezza di rappresentare questo cambiamento morale come una creazione? In entrambi i casi c'è la produzione

(1) di qualcosa di nuovo; Una nuova passione imperiale, l'amore! Questa passione per Cristo è una cosa nuova nell'universo

(2) Di qualcosa di nuovo per mezzo dell'azione divina. L'architetto può erigere una cattedrale, lo scultore può scolpire il marmo, il pittore può raffigurare la vita sulla sua tela, il macchinista può costruire motori, ma nessuno di loro può creare. Solo Dio può creare. È così in questo cambiamento morale. Solo Lui può produrlo

(3) Qualcosa di nuovo secondo un piano divino. Tutto nell'universo è formato da un piano. Anche il lavoro nell'anima umana lo è. "Noi siamo opera Sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone", ecc. "Siamo predestinati ad essere conformi all'immagine di Cristo". Le conversioni vengono eseguite secondo il piano. Potremmo non conoscere il piano. L'architetto ha la sagoma di quella maestosa cattedrale che è in corso di costruzione: pochissimi, se non nessuno, la conoscono; ce l'ha nei segreti del suo cervello. Ancora l'edificio sotto la sua sovrintendenza sta avanzando. Centinaia, forse migliaia, stanno aiutando a realizzare il suo piano. Alcuni scavano le montagne, altri solcano i mari, ecc. Pochissimi operai si conoscono, eppure l'atto di ciascuno aiuta a elaborare il piano dell'architetto. Così è nella creazione morale. Il cielo, la terra, la materia, la mente, persino l'inferno stanno inconsapevolmente lavorando per questo

(4) Qualcosa di nuovo che sviluppa la gloria divina. L'universo è uno specchio di Dio, ecc. C'è più della Sua gloria vista nell'intelletto libero, nelle pure simpatie, nelle alte aspirazioni, nella coscienza raffinata di un'anima rigenerata di quanto l'intero universo materiale mostri

(5) Qualcosa di nuovo in modo graduale. Secondo la geologia, innumerevoli ere sono state impiegate per portare questa terra alla sua forma attuale come residenza adatta per l'uomo. Così l'uomo non diventa virtuoso e grande per un balzo; è attraverso una serie di sforzi e un corso di formazione

(3) Queste osservazioni sono sufficienti a mostrare l'opportunità di rappresentare il cambiamento morale dell'uomo come una "creazione". Non sono, tuttavia, le cose senza quel cambiamento. La natura materiale, la società, gli eventi che passano sopra di lui, tutto può rimanere lo stesso; Ma il cambiamento è dentro. La sua coscienza è cambiata, e con essa tutto è cambiato. Lui guarda le forme dell'universo con un occhio nuovo, con un giudizio nuovo. Lui guarda tutti attraverso il mezzo di una nuova passione, e tutti assumono nuove fasi. Se volete che ammiri qualche bella architettura, o qualche magnifico dipinto, ispirami prima di tutto con l'amore per l'artista. Nel momento in cui guardiamo l'universo attraverso l'amore per Cristo, il Grande Architetto, esso diventa nuovo: il vecchio universo passa e appaiono nuovi cieli e una nuova terra. Conclusione: Questo, dunque, è ciò che il cristianesimo fa per noi. Che mondo sarà questo quando il cristianesimo avrà realizzato la sua sublime missione! Mi rallegro nel credere che quel periodo un giorno arriverà. (D. Thomas, D.D.)

L'uomo in Cristo una nuova creatura:-

(I.) Che cosa è una nuova creatura. È una seconda nascita che si aggiunge alla prima

(1.) La causa efficiente è lo Spirito Santo; chi se non Dio può cambiare il cuore degli uomini e trasformare le pietre in carne? 2. La causa organica o lo strumento è la Parola di Dio Giacomo 1:18

(3.) La questione è la restaurazione dell'immagine di Dio perduta con la caduta. Lui non conferisce nuove facoltà, ma nuove qualità. Come nell'alterazione di un liuto, le corde non sono nuove, ma la melodia è rammendata; Così, nella nuova creatura, la sostanza dell'anima non è nuova, ma è nuova sintonizzata dalla grazia; Il cuore che prima era orgoglioso ora è umile, ecc.

(II.) Che tipo di lavoro è la nuova creatura

(1.) Un'opera della potenza divina Efesini 1:20. È un'opera di maggior potenza produrre la nuova creatura che creare un mondo

(1) Quando Dio creò il mondo, Lui non incontrò opposizione; ma quando Dio sta per fare una nuova creatura, Satana e il cuore gli si oppongono

(2) Non è costato nulla a Dio fare il mondo, ma fare la nuova creatura è costato lo spargimento del sangue di Cristo

(2.) Un'opera di grazia gratuita. Non c'è nulla in noi che spinga Dio a farci nuovi; "Per la grazia di Dio io sono quello che sono". 3. Un'opera di rara eccellenza. Un'anima abbellita di santità è come il firmamento cosparso di stelle scintillanti; è il cielo minore di Dio. Nell'incarnazione, Dio si è fatto a immagine dell'uomo; nella nuova creazione, l'uomo è fatto a immagine di Dio

(4.) Riguardo alla nuova creatura, esporrò due posizioni:

(1) Che non è in potere di un uomo naturale convertirsi, perché è una nuova creazione

(2) Quando Dio converte un peccatore, Lui fa più che usare una persuasione morale, perché la conversione è una nuova creazione

(III.) Le contraffazioni della nuova creatura

(1.) Onestà naturale, virtù morale, ecc. La moralità non è altro che natura nel migliore dei casi. Riscalda l'acqua al massimo grado, non puoi farne il vino

(2.) Educazione religiosa. Questo è un buon muro contro cui piantare la vite della grazia, ma non è grazia. Non abbiamo visto molti che sono stati educati religiosamente, che hanno vissuto per essere una vergogna per i loro amici? 3. Una forma di pietà. Ogni uccello che ha piume belle non ha carne dolce; Non tutti coloro che brillano con le piume d'oro della professione sono santi. Quanto erano devoti i farisei! Dedalo, con l'arte, fece le immagini per muoversi da sole, tanto che la gente pensava che fossero vive; I formalisti falsificano così tanto una devozione che gli altri pensano che siano santi viventi, sono dei montatori religiosi

(4.) Cambiamento di opinione. L'uomo può passare dall'errore alla verità, ma solo nella testa, non nel cuore

(5.) Passione improvvisa, o risveglio degli affetti. Molti desiderano il paradiso, ma non ne raggiungeranno il prezzo. Il re Erode ascoltò volentieri Giovanni; I suoi affetti furono commossi, ma il suo peccato non fu rimosso

(6.) Afflizione per il peccato, i.e., mentre i giudizi di Dio ricadono sugli uomini; quando questi vengono rimossi, la loro afflizione cessa Salmi 78:34-36. Il metallo fuori dal forno ritorna alla sua precedente durezza

(7.) Possesso dello Spirito. Un uomo può avere qualche piccola opera transitoria dello Spirito, ma non va alla radice; può avere lo Spirito per convincerlo, non a convertirlo, i moti dello Spirito, ma il camminare secondo la carne. 8. Astenersi dal peccato. Questo astenersi può essere dovuto alla grazia restrittiva, non al rinnovamento della grazia. Gli uomini possono lasciare il peccato grave, e tuttavia vivere in peccati più spirituali; lasciare l'ubriachezza e vivere nell'orgoglio; lasciare l'impurità e vivere nella malizia

(IV.) In cui esiste l'essenza della nuova creatura

(1.) In generale è

(1) Un grande cambiamento. Lui, che è una nuova creatura, non è lo stesso uomo che era. Lui è di un altro spirito

(2) Un cambiamento visibile, dall'oscurità alla luce. Paolo, quando si convertì, era così alterato che tutti coloro che lo vedevano riuscivano a malapena a credere che fosse lo stesso

(3) Un cambiamento interiore. Anche se il cuore non è nuovo, è nuovo plasmato

(2.) Più in particolare, consiste in due cose

(1) "Le cose vecchie sono passate". Vecchio orgoglio, vecchia ignoranza, vecchia malizia; La vecchia casa deve essere demolita prima di poterne installare una nuova, ma anche se si tratta di un cambiamento radicale, non è un cambiamento perfetto; il peccato rimarrà. Se dunque il peccato non è del tutto eliminato, fino a che punto ci si deve spogliare dell'uomo vecchio, affinché possa essere una nuova creatura? Ci deve essere: (a) Un dolore per i resti della corruzione Romani 7:24. (b) Un disprezzo per le cose vecchie, come si detesterebbe un vestito in cui è la peste Salmi 119:63. (c) Un'opposizione contro tutte le cose vecchie; un cristiano non solo si lamenta del peccato, ma combatte contro di esso Galati 5:17. (d) Una mortificazione delle vecchie concupiscenze corrotte Galati 5:24; Romani 6:11

(2) "Tutte le cose sono diventate nuove". La nuova creatura è nuova dappertutto; la grazia, anche se è solo in parte, tuttavia è in ogni parte. C'è-(a) Una nuova comprensione Efesini 4:24. La nuova creatura è illuminata per vedere ciò che non ha mai visto prima. Lui conosce Cristo in un altro modo. Lui conosce se stesso meglio di lui. Quando il sole splende in una stanza, scopre tutta la polvere e le ragnatele che contiene; così, quando la luce dello Spirito risplende nel cuore, scopre quella corruzione che prima era nascosta. L'uomo malvagio, accecato dall'amor proprio, ammira se stesso; come Narciso, che vedendo la propria ombra sull'acqua, se ne innamorò. (b) Un rinnovamento della coscienza. Il minimo capello fa piangere l'occhio, e il minimo peccato fa colpire la coscienza. Una buona coscienza è una stella da guidare, un registro da registrare, un giudice da determinare, un testimone da accusare o scusare; Se la coscienza compie bene tutti questi uffici, allora è una coscienza rinnovata e parla di pace. (c) Il testamento è rinnovato. Una vecchia ciotola può avere un nuovo pregiudizio; La volontà, che ha un nuovo pregiudizio di grazia messo in essa, è fortemente portata al bene, e porta con sé tutti gli affetti. (d) Una nuova conversazione. La grazia altera il cammino di un uomo; prima camminava orgoglioso, ora umile; prima vagamente, ora santamente; fa della Parola la sua regola e della vita di Cristo il suo modello. Conclusione

1.) In questo consiste il vero cristianesimo. Non è il battesimo che fa un cristiano; Molti non sono migliori dei pagani battezzati

(2.) È la nuova creatura che ci rende adatti per la comunione con Dio. Gli uccelli non possono conversare con gli uomini a meno che non abbiano una natura razionale inmessa in loro, né gli uomini possono conversare con Dio, a meno che non partecipino della natura divina. Tutti quelli che si aggirano per la corte non parlano con il re

(3.) La necessità di essere nuove creature. Fino ad allora

(1) Siamo odiosi a Dio

(2) I nostri doveri non sono accettati da Dio; non sono altro che uva selvatica. Quando portarono a Tamarlano una pentola d'oro, egli chiese che timbro avesse su di essa e, quando vide il timbro romano su di essa, la rifiutò; così, se Dio non vede il Suo marchio e la Sua immagine sull'anima, Lui rifiuta i servizi più speciosi

(3) Non ottenere alcun beneficio dalle ordinanze. La Parola predicata è un "odore di morte"; anzi, Cristo stesso è accidentalmente una "roccia di offesa".

(4) Non possiamo arrivare al cielo Apocalisse 21:27. Il cielo non è come l'arca di Noè, che ricevette pura e impura. Solo i puri di cuore vedranno Dio

(4.) L'eccellenza della nuova creatura

(1) La sua nobiltà. La nuova creatura prende il suo pedigree dal cielo; è nato da Dio, ed è compagno di comune amicizia con gli angeli

(2) La sua immortalità. La nuova creatura è generata dal seme incorruttibile del Verbo, e non muore mai

(5.) La miseria della creatura non rigenerata; morire così "sarebbe buono per quell'uomo se non fosse mai nato". (T. Watson.)

La nuova creatura:-Il nostro testo deve essere visto-

(I.) Come una requisizione sul peccatore. Niente di meno che una nuova creazione può fare di qualsiasi uomo un cristiano

(1.) Se consideriamo l'estensione della requisizione, applicata agli individui, l'enfasi si posa sulla parola "qualsiasi". Non importa chi possa essere. Nessun uomo può diventare cristiano in nessun altro modo

(2.) La requisizione può essere considerata nella sua applicazione al carattere di ciascun individuo. Qui l'accento è posto sulle parole "nuova creatura".

(1) L'oggetto che si vuole ottenere segna questa necessità per una nuova creazione. Questo obiettivo non è quello di essere in chiesa. Ciò può essere facilmente garantito conformandosi alle ordinanze esteriori. Non si tratta semplicemente di una riforma della condotta esterna. Questo può essere realizzato con gli sforzi dell'uomo. Non è quello di ottenere una buona reputazione tra gli uomini. Ma è essere in Cristo ed essere costituiti eredi della gloria eterna. Questo obiettivo non può essere assicurato da nessun cambiamento parziale del carattere

(2) Ciò che separa gli uomini da Dio è una perversione radicale del motivo e del principio; Il cambiamento richiesto è quindi un cambiamento del cuore, una nuova creazione dell'anima nei suoi principi e nei suoi oggetti di ricerca. Hanno solo un semplice desiderio. Ma questo desiderio è totale. Devono essere uomini nuovi

(II.) Come un privilegio per il cristiano. Lui è una nuova creatura

1.) Nelle relazioni personali che egli sostiene

(1) Nelle sue relazioni con Dio, suo Creatore e Giudice. Lui si trova alla presenza divina e non è più sotto condanna. La punizione per il suo peccato è stata sopportata. Dio non è più adirato ma è un Padre riconciliato. Lui gode del conforto di questa nuova relazione. La sua coscienza è pacifica per il sangue dell'aspersione, e l'amore perfetto ha scacciato il timore

(2) Nella sua relazione con Gesù il Salvatore. Una volta, come altri, lo disprezzò e lo respinse. Ora lo ha abbracciato nei caldi affetti del suo cuore, come suo conforto, e la sua speranza, e la sua porzione per sempre

(3) Nelle sue relazioni con gli uomini che lo circondavano. Per i figli di Dio, ovunque essi siano, Egli è un fratello e un amico. Per chi non si converte, sente un legame di pietà che non ha mai conosciuto prima. Lui ora conosce la catena irritante che indossa per ignoranza. Lui lavora e prega affinché possano diventare anche loro nuove creature in Gesù Cristo

(2.) Nel suo carattere personale

(1) Lui è liberato dal dominio del peccato. Può dimorare dentro di lui, ma vi dimora come prigioniero, non come governante

(2) Lui è liberato dall'oscurità e dalla confusione della mente, che il peccato ha prodotto. L'immagine di Dio, che era andata perduta nell'apostasia dell'uomo, è stata restaurata. Nel vero ordine dei suoi poteri, tutta la sua anima è dedicata al servizio di Dio. Così il suo cuore è divenuto retto agli occhi di Dio

(3) Lui ha ricevuto in lui un principio della grazia divina, che fiorirà e crescerà per sempre

(3.) Nei suoi associati. C'è stato un tempo in cui evitava la compagnia dei pii, in cui amava le compagnie del mondo. Ora c'è stata una rivoluzione totale in tutti i suoi rapporti con gli uomini. Lui ha abbandonato la compagnia di coloro che non temono Dio, e sceglie per i suoi amici coloro in cui può trovare la mente di Cristo. Lui ora considera gli uomini secondo il loro carattere agli occhi di Dio

(4.) Nella sua occupazione e nei suoi divertimenti. Il suo desiderio è, nell'adempimento di ogni dovere richiesto, di onorare il Dio che si compiace di servire. La religione santifica i suoi impegni quotidiani. Le sue consolazioni e le sue gioie gli giungono dall'alto. Lui guarda oltre i limiti dei sensi per trovare la sua gioia e la sua corona di gioia nell'eternità. La preghiera non è più un compito, ma un piacere. La Bibbia viene a lui non tanto per ricordargli un dovere, quanto per chiamarlo a un privilegio

(5.) Nelle sue prospettive. (S. H. Tyng, D.D.)

Il credente una nuova creatura:-

(I.) La posizione del cristiano: "in Cristo". Ci sono tre stadi dell'anima. Primo: senza Cristo, questo è lo stato di natura, ed è una condizione molto infelice. È scomodo essere senza oro; è miserabile essere senza salute, senza un amico, senza reputazione, ma essere senza Cristo è la peggiore mancanza di tutto il mondo. Lo stato successivo, "in Cristo", conduce al terzo, con Cristo, che è lo stato di gloria

(1.) Il nostro affare ora è con il secondo, "in Cristo", che è lo stato di grazia. Non ho mai sentito parlare di persone che fossero in nessun altro uomo all'infuori di Cristo. Possiamo seguire certi leader e imitare esempi eminenti, ma non si dice che nessuno sia sotto questi aspetti in un altro

(1) Dobbiamo interpretare questo con simboli scritturali. (a) Noi eravamo tutti noi nel primo Adamo. Adamo rappresentava noi. Ora, come tutti siamo caduti in Adamo, così tutti coloro che sono in Cristo sono restaurati. (b) L'arca di Noè era un tipo di Cristo. Cristo è l'arca di Dio provvista per il giorno del giudizio, e noi siamo in Lui. (c) Cristo è l'eterna città di rifugio di Dio, e noi, avendo offeso, fuggiamo per salvarci la vita ed entriamo dove la vendetta non può raggiungerci

(2) Cristo ci rappresenta come in Lui come il tralcio nella vite

(3) Paolo ci descrive come in Cristo anche come la pietra è nell'edificio. In alcune delle antiche mura romane si può a malapena dire quale sia la più solida, il cemento o la pietra, perché il loro cemento teneva insieme le pietre come se fossero un unico ammasso di roccia; e tale è l'amore eterno che lega i santi a Cristo

(2.) "Come arriviamo ad essere lì?"

(1) Per fede

(2) Per amore. Quando l'amore e la fede si uniscono, allora c'è una comunione beatamente dolce

(II.) Il carattere del credente: una "nuova creatura". La frase suggerisce

1.) Un cambiamento radicale

(1) Un uomo può subire molti cambiamenti, ma possono essere ben lungi dall'essere abbastanza radicali da essere una nuova creazione. Achab può umiliarsi, ma è ancora Achab. (a) La conversione è talvolta descritta come guarigione; Ma la guarigione non assurge al carattere radicale del testo. Naaman si lavò nel Giordano e uscì con la sua carne pura come quella di un fanciullo; ma era la stessa carne e lo stesso Naaman. La donna, piegata dall'infermità di diciotto anni, era meravigliosamente cambiata quando si alzava in piedi; Ma era la stessa donna. (b) Ci sono grandi cambiamenti morali operati in molti che non sono salvifici. Un ubriacone può diventare sobrio, e molte persone di abitudini dissolute regolari; eppure i loro cambiamenti potrebbero non equivalere a una rigenerazione. I cambiamenti più sorprendenti non saranno sufficienti se non saranno totali e profondi. L'etiope poteva cambiare la sua pelle, il leopardo le sue macchie; ma il leopardo rimarrebbe un leopardo, e l'etiope avrebbe ancora il cuore nero. (c) Anche la metafora della risurrezione non si spinge fino al linguaggio del testo. La figlia di Giairo è lo stesso figlio, e Lazzaro è lo stesso uomo dopo la restaurazione della vita. Una nuova creazione è un cambiamento radicale; non solo un'alterazione delle mura, ma delle fondamenta; non una nuova figurazione dell'arazzo visibile, ma un rinnovamento del tessuto stesso

(2) Siamo nuove creature attraverso l'essere in Cristo. La gente obietta alla dottrina secondo cui gli uomini sono salvati mediante la fede in Cristo, sulla base del fatto che ci deve essere un grande cambiamento morale. Ma se coloro che sono in Cristo sono creature nuove, quale cambiamento più grande si può desiderare? Chi crede in Cristo, trovandosi perdonati, ama Cristo, e ama il Dio che ha dato Cristo, e l'amore a Dio espelle l'amore al peccato

(2.) Un'opera divina. Se qualcuno ne dubita, diciamo loro di fare lo sforzo di creare l'oggetto più piccolo

(1) La rigenerazione è l'unica opera di Dio. Nella prima creazione, chi ha aiutato Dio? Così la sovrana volontà di Dio crea gli uomini eredi della grazia

(2) Era più difficile creare un cristiano che creare un mondo. A Lui, dunque, siano gloria e forza! 3. Notevole freschezza. È passato molto tempo da quando questo mondo ha visto una nuova creatura. Tutte le creature che vediamo ora sono vecchie e antiquate. Qualsiasi nuova creatura che venisse al mondo ci spaventerebbe tutti. Eppure il testo vi dice che ci sono nuove creature sulla terra, frutti che hanno la freschezza e la fioritura dell'Eden, la vita con la rugiada della sua giovinezza su di essa; e queste nuove creature sono uomini cristiani. C'è una freschezza in loro che non si trova da nessun'altra parte. Lui che han pregato ieri con gioia, pregherà tra cinquant'anni, se sarà sulla terra, con la stessa gioia. Lui che ama il suo Creatore, e sente il loro cuore battere forte alla menzione del nome di Gesù, troverà in quel nome tanto trasporto, se vivrà fino all'età di Matusalemme, come lo fa ora. (C. H. Spurgeon.)

Della natura e della necessità della nuova creatura:-Che la creazione da parte di Dio di una nuova opera soprannaturale di grazia nell'anima di ogni uomo, è la prova sicura e infallibile di quell'uomo di un interesse salvifico in Gesù Cristo. Perché l'opera rigeneratrice dello Spirito è chiamata una nuova creazione. In primo luogo, lo stesso Autore onnipotente che ha creato il mondo ha creato anche quest'opera di grazia nell'anima dell'uomo (CAPITOLO 4:6). In secondo luogo, la prima cosa che Dio creò nel mondo naturale fu la luce, Genesi 1:3, e la prima cosa che Dio crea nella nuova creazione è la luce della conoscenza spirituale Colossesi 3:10. In terzo luogo, la creazione viene dal nulla; Non richiede alcuna materia preesistente. Così è anche nella nuova creazione 1Pietro 2:9, 10. In quarto luogo, è stata la virtù e l'efficacia dello Spirito di Dio che ha dato al mondo naturale il suo essere con la creazione Genesi 1:2. Quinto, la Parola di Dio fu lo strumento della prima creazione Salmi 33:6-9. In sesto luogo, la stessa forza che ha creato il mondo lo sostiene ancora nel suo essere: il mondo deve la sua conservazione, così come la sua esistenza, alla potenza di Dio. Proprio così è con la nuova creazione (Giuda versetto 1, "Preservato in Cristo Gesù", e 1Pietro 1:5. Settimo, in una parola, Dio esaminò la prima creazione con compiacimento e grande gioia Genesi 1:31. Così anche nella seconda creazione; nulla delizia Dio più delle opere di grazia nelle anime del Suo popolo. Poi dobbiamo indagare, sotto quali aspetti ogni anima che è in Cristo è resa una nuova creatura; e qui troveremo un triplice rinnovamento di ogni uomo che è in Cristo. Primo, egli è rinnovato nel suo stato e nella sua condizione: perché passa dalla morte alla vita nella sua giustificazione 1Giovanni 3:14. In secondo luogo, ogni uomo in Cristo è rinnovato nella sua struttura e costituzione; tutte le facoltà e gli affetti della sua anima sono rinnovati dalla rigenerazione: il suo intelletto era tenebroso, ma ora c'è luce nel Signore Efesini 5:8 ; La sua coscienza era morta e al sicuro, o piena di colpa e di orrore, ma ora è diventata tenera, vigilante e piena di pace Ebrei 9:14 ; la sua volontà era ribelle e inflessibile; ma ora è reso obbediente e conforme alla volontà di Dio Salmi 110:2. In terzo luogo, l'uomo in Cristo è rinnovato nella sua pratica e nella sua condotta; Il modo di operare segue sempre la natura degli esseri. Ora, i rigenerati, non essendo ciò che erano, non possono camminare e agire come una volta, Efesini 2:1-3. In terzo luogo, indaghiamo sulle proprietà e le qualità di questa nuova creatura. In primo luogo, la Scrittura ne parla come di una cosa di grande difficoltà da concepire da parte dell'uomo#Giovanni 3:8. In secondo luogo, ma sebbene questa vita della nuova creatura sia un grande mistero e segreto sotto certi aspetti; eppure, per quanto ci appare, la nuova creatura è la creatura più bella e amabile che Dio abbia mai creato; poiché la bellezza del Signore stesso è su di esso: "L'uomo nuovo è stato creato secondo Dio" Efesini 4:24. In terzo luogo, questa nuova creatura è stata creata nell'uomo secondo il più alto disegno che sia mai stata compiuta da Dio: il fine della sua creazione è alto e nobile Colossesi 1:12. In quarto luogo, questa nuova creazione è l'opera più necessaria che Dio abbia mai compiuto sull'anima dell'uomo: da essa dipende il benessere eterno della sua anima; e senza di esso nessuno vedrà Dio Ebrei 12:14; Giovanni 1:3-5. Quinto, la nuova creatura è una creatura meravigliosa; Ci sono molte meraviglie nella prima creazione Salmi 111:2. Ma non ci sono meraviglie in natura, come quelle della grazia. Sesto, la nuova creatura è una creatura immortale Giovanni 4:14. Settimo, la nuova creatura è una creatura celeste; "Non è nato né da carne, né da sangue, né dalla volontà di un uomo, ma da Dio" Giovanni 1:13 ; la sua discesa è paradisiaca. Ottavo, la nuova creatura è una creatura attiva e laboriosa; Non appena nasce, agisce nell'anima Atti 9:6. Ecco, egli prega! L'attività è la sua stessa natura Galati 5:25. Nono, la nuova creatura è una creatura prospera, che cresce di forza in forza 1Pietro 2:2, e cambia l'anima in cui è soggetta di gloria in gloria (CAPITOLO 3:18). In decimo luogo, la nuova creatura è una creatura di meravigliosa conservazione. Ci sono molte meraviglie della Divina Provvidenza nella conservazione della nostra vita naturale, ma nessuna come quelle con cui la vita della nuova creatura è preservata nelle nostre anime. In quarto luogo, dimostreremo la necessità di questa nuova creazione a tutti coloro che sono in Cristo, e per mezzo di Lui ottengono la salvezza; e la necessità della nuova creatura apparirà in diversi modi. In primo luogo, dalla volontà positiva ed espressa di Dio rivelata nella Scrittura. In secondo luogo, questa nuova creazione è la parte introduttiva di quella grande salvezza che ci aspettiamo per mezzo di Cristo, e quindi, senza di essa, tutte le aspettative di salvezza devono svanire. Salvezza e rinnovamento sono indissolubilmente connessi. In terzo luogo, la nuova creazione è così necessaria a tutti coloro che attendono la salvezza da Cristo; che senza questo, il cielo non sarebbe il paradiso. In quarto luogo, c'è un'assoluta necessità della nuova creatura per tutti coloro che attendono l'interesse per Cristo e la gloria futura, poiché tutti i caratteri e i segni di tale interesse sono costantemente presi dalla nuova creatura operata in noi. In quinto luogo, l'ultima cosa è come la nuova creazione sia una prova infallibile e una prova dell'interesse dell'anima per Cristo; e questo apparirà in diversi modi. Primo, dove sono tutte le grazie salvifiche dello Spirito, l'interesse in Cristo deve necessariamente essere certo; e dove c'è la nuova creatura, là sono tutte le grazie salvifiche dello Spirito. In secondo luogo, per concludere: dove si trovano tutte le cause di un interesse per Cristo, e tutti gli effetti e i frutti di un interesse per Cristo appaiono, lì, senza dubbio, si trova un vero interesse per Cristo; ma dovunque si trova una nuova creatura, si trovano tutte le cause e tutti gli effetti dell'interesse per Cristo. La nuova creatura è la prova infallibile del nostro interesse salvifico in Cristo? Da qui, quindi, siamo informati - Deduzione 1. In che miserabile stato si trovano tutte le anime non rinnovate. Inferenza 2. Al contrario, possiamo quindi apprendere quale motivo hanno le anime rigenerate per benedire Dio per il giorno in cui sono nate. Inferenza 3. Imparate da qui che l'opera della grazia è del tutto soprannaturale; Un'opera di creazione è al di sopra del potere della creatura. Inferenza 4. Se l'opera della grazia è una nuova creazione, non lasciate che i genitori e gli amici dei non rigenerati disperino completamente della conversione dei loro parenti, per quanto grandi siano i loro attuali scoraggiamenti. Se fosse stato possibile per un uomo vedere il rozzo caos prima che lo Spirito di Dio si muovesse su di esso, non avrebbe detto: Può un così bell'ordine di esseri, una così piacevole varietà di creature, scaturire da questa massa oscura? Sicuramente sarebbe stato molto difficile per un uomo immaginarlo. Inferenza 5. Se in Cristo non c'è altro che nuove creature, quanto piccolo è il resto degli uomini che appartiene a Cristo in questo mondo! Inferenza 6. Se il cambiamento per grazia è una nuova creazione, quanto universale e meraviglioso cambiamento opera la rigenerazione sugli uomini! Primo, perché l'opera della grazia è compiuta in diversi metodi e modi nel popolo di Dio. Alcuni sono cambiati da uno stato di notoria profanazione a una seria pietà; lì il cambiamento è cospicuo e molto evidente: ma in altri è distillato più insensibilmente nei loro teneri anni, con la benedizione di Dio, sull'educazione religiosa, e lì è più indiscernibile. In secondo luogo, anche se si è operato un grande cambiamento, rimane ancora molta corruzione naturale per la loro umiliazione. In terzo luogo, in alcuni la nuova creatura si manifesta soprattutto nella parte affettuosa nei desideri di Dio; e ben poco nella chiarezza delle loro intelligenze, per mancanza delle quali sono tenuti nelle tenebre per la maggior parte dei loro giorni. In quarto luogo, alcuni cristiani sono più provati ed esercitati dalla tentazione di Satana rispetto ad altri; e queste nubi oscurano l'opera della grazia in loro. In quinto luogo, c'è una grande differenza e varietà che si trova negli umori e nelle costituzioni naturali del rigenerato; alcuni sono di temperamento più malinconico, pauroso e sospettoso di altri, e quindi sono tenuti molto più a lungo sotto dubbio. Inferenza 7. Quanto sono incongrue le vie carnali per lo spirito dei cristiani! i quali, essendo creature nuove, non possono mai trovare piacere nei loro precedenti compagni e pratiche peccaminose. Se in Cristo non ci sono altre nuove creature, e la nuova creazione compie un cambiamento come quello che è stato descritto, questo potrebbe convincerci di quanti di noi ingannano se stessi e incorrono in errori fatali nella più grande preoccupazione che abbiamo in questo mondo. In primo luogo, che il cambiamento operato dalla civiltà su coloro che erano lascivi e profani è, in tutto il suo genere e natura, una cosa diversa dalla nuova creatura. In secondo luogo, che si possano trovare molte forti convinzioni e problemi per il peccato dove la nuova creatura non si è mai formata. In terzo luogo, che eccellenti doni e capacità, che rendono gli uomini adatti al servizio nella Chiesa di Dio, possano essere dove la nuova creatura non c'è; poiché questi sono promiscuamente dispensati dallo Spirito, sia ai rigenerati che ai non rigenerati Matteo 7:22. In quarto luogo, siate persuasi che moltitudini di doveri religiosi possono essere adempiuti da uomini, nei quali la nuova creatura non si è mai formata. Poi, quindi, permettetemi di persuadere ogni uomo a mettere alla prova lo stato del proprio cuore in questa materia. In primo luogo, considera bene gli antecedenti della nuova creatura; fate passare sulle vostre anime quelle cose che ordinariamente lasciano il posto alla nuova creatura

(1.) Il Signore ha aperto gli occhi del tuo intelletto nella conoscenza del peccato e di Cristo Atti 26:18

(2.) Lui ha portato a casa la Parola con grande potenza ed efficacia sui vostri cuori per convincerli e umiliarli Romani 7:9; 1Tessalonicesi 1:5

(3.) Queste convinzioni hanno forse rovesciato le tue vane confidenze e ti hanno portato all'angoscia interiore dell'anima. In secondo luogo, considerate le strutture e le operazioni concomitanti dello spirito, che ordinariamente accompagnano la produzione della nuova creatura

(1.) I vostri spiriti vanitosi sono stati composti con la massima serietà e la più solenne considerazione delle cose eterne, come lo sono i cuori di tutti coloro che Dio rigenera? 2. Una disposizione di cuore umile, mite e umile accompagna la nuova creazione; L'anima è stanca e oppressa Matteo 11:28

(3.) Un ardente schema di spirito accompagna la nuova creazione; i desideri dell'anima sono ardenti dopo Cristo. In terzo luogo, soppesate bene gli effetti e le conseguenze della nuova creatura, e considerate se frutti come questi si trovano nei vostri cuori e nelle vostre vite

(1.) Dovunque si forma la nuova creatura, lì cambia il corso e la conversazione dell'uomo Efesini 4:22

(2.) La nuova creatura si oppone continuamente e si scontra con i moti del peccato nel cuore Galati 5:17

(3.) La mente e gli affetti della nuova creatura sono rivolti alle cose celesti e spirituali Colossesi 3:1, 2; Efesini 4:23; Romani 8:5

(4.) La nuova creatura è una creatura orante, che vive della sua comunione quotidiana con Dio Zaccaria 12:10; Atti 9:11. Se la nuova creazione è una prova concreta del nostro interesse per Cristo, allora permettetemi di persuadere tutti coloro che sono in Cristo a dimostrare di esserlo, camminando come diventano nuove creature. La nuova creatura nasce dall'alto; Tutte le sue tendenze sono rivolte verso il cielo. Che ogni nuova creatura sia allegra e riconoscente: se Dio ha rinnovato la vostra natura e così cambiato l'umore dei vostri cuori, Lui vi ha concesso la più ricca misericordia che il cielo o la terra offrono. Si tratta di un'opera della massima rarità. "Questa è l'opera del Signore, ed è meravigliosa ai nostri occhi". Ci sono meraviglie imperscrutabili nella sua generazione, nel suo funzionamento e nella sua conservazione. (Giovanni Flavel.)

La nuova creatura delineata:-Considera questo cambiamento, a causa del quale i cristiani sono creature nuove rispetto a...

(I.) Lo stato d'animo interiore. E questo è ciò che la Scrittura chiama un nuovo cuore, un nuovo spirito, un rinnovamento nello spirito della mente, una trasformazione mediante il rinnovamento dello Spirito Santo. C'è un cambiamento nel loro

1.) Apprensioni

(1) Una volta avevano una visione teorica solo dell'essere e delle perfezioni di Dio; ma ora appaiono loro le realtà più sicure

(2) Una volta non videro alcuna bellezza in Cristo, né si accorsero di alcun bisogno di Lui; ma Lui è ora del tutto adorabile

(3) Un tempo non vedevano alcun grande male nel peccato; ma ora sembra una cosa malvagia e amara

(4) Un tempo non vedevano una grande bellezza nella santità; ma ora sembra la grazia più amabile

(2.) Scopi. Una volta la loro mente era rivolta verso la terra; ora è verso il cielo

(3.) Affetti. C'è un cambiamento nel loro

(1) L'amore. Ora odiano ciò che una volta amavano, e vice versâ

(2) Dolore. Le cose che un tempo muovevano il loro dolore erano le perdite e le croci mondane, il dolore nei loro corpi, ecc. In quanto ai loro peccati, non ne furono rattristati. Ma la nuova creazione ha meravigliosamente girato il canale del loro dolore

(3) Speranza. Una volta lo misero sulla creatura; ma ora lo pongono sul Creatore. Un tempo non avevano più vedute al di là di questa terra; ma ora raggiungono il cielo

(4) Paura. Le cose che un tempo muovevano la loro paura erano le minacce degli uomini, le sopracciglia del mondo, ecc. Ora temono il dispiacere di Dio più di ogni altra cosa. Non osano vivere nel peccato

(5) Rabbia. Un tempo erano adirati con coloro che erano per loro d'intralcio nel peccato; Ma ora li amano e li ringraziano. La loro rabbia è ora rivolta contro se stessi

(II.) Il corso esteriore e il modo di vivere. Ora non vivono più nel peccato come una volta; ma "ho rimandato riguardo alla conversazione precedente, il vecchio", ecc. E questa riforma è a volte così notevole che viene notata e ammirata da altri. Ma questo cambiamento porta in sé più di ciò che è negativo. È un cambiamento non solo dal peccato, ma verso la santità. Cioè, vivono nella pratica di tutto il loro dovere; tutto questo dovere lo devono, sia a Dio, al prossimo, sia a se stessi. (C. Chauncey, A.M.)

Il cambiamento che la grazia opera nel carattere umano:-

(I.) Un cambiamento visibile: "Ecco". C'è un cambiamento all'esterno come espressione ed effetto di un cambiamento all'interno. Apparirà questa visibilità

1.) A noi stessi. Se un uomo nutre la speranza che ciò sia avvenuto, e tuttavia non è in grado di percepire di essere in alcun modo diverso da ciò che era prima, quell'uomo dovrebbe piuttosto temere che sperare

(2.) Agli altri. Ci conviene comportarci in modo che gli uomini sappiano di noi che siamo stati con Gesù. Dobbiamo sembrare religiosi oltre ad esserlo in realtà. In quale altro modo potremmo essere le luci del mondo? Non dobbiamo forse dimostrare la nostra fede con le opere?

(II.) Un cambiamento ammirevole. L'interiezione è inserita non solo per attirare l'attenzione, ma per suscitare meraviglia e ammirazione. È ammirevole se consideriamo

1.) Il suo autore. È Dio. Ogni opera di Dio è ammirevole. Che nobile opera è l'uomo, anche nelle sue rovine! quanto più poi nella sua restaurazione! 2. L'amorevole benignità mostrata nel farlo. "Ecco, che sorta di amore" c'è qui! 3. La sua natura e le sue connessioni. È un cambiamento singolare, infinitamente superiore a qualsiasi altro di cui il carattere umano sia suscettibile. Altri cambiamenti sono necessariamente superficiali; Questo è profondo e radicale. Inserisce una nuova molla motrice. Ciò che altri mali frenano o diminuiscono con altri cambiamenti, questo sradica; e questo comunica la realtà del bene, di cui non fanno che assumere questa apparenza

(III.) Un cambiamento radicale. "Tutte le cose sono diventate nuove". Ci può essere una riforma parziale, mentre il cuore rimane immutato; Ma se il cuore è cambiato, la riforma deve essere universale. Dove si trova un tratto del carattere cristiano, lì si trovano tutti. Dove c'è fede, c'è amore, perché la fede opera mediante l'amore; E dove queste sono, nella società inseparabile si trova tutta la sorellanza delle grazie, della gioia, della pace, della longanimità, della gentilezza, della bontà, della mansuetudine, della temperanza. E così il cuore che odia un solo peccato odia tutti, ed è egualmente disposto a rinunciare a tutto. Pertanto, se qualcuno di voi scopre che la propria religione non è universalmente influente, può concludere che è vana

(IV.) Un cambiamento della natura di una sostituzione, e non una superaggiunta. C'è una scomparsa delle cose vecchie e una venuta al loro posto di nuove. L'uomo nuovo non viene rivestito al di sopra del vecchio, ma il vecchio viene prima deposto. L'anima diventa morta al peccato prima di essere resa vivente per la giustizia

(V.) Un grande cambiamento. E' appena il caso di affermarlo dopo quanto già detto. È un'opera di Dio; una nuova creazione; il passaggio dalla morte alla vita, la rinascita, la traslazione dalle tenebre in luce meravigliosa, la risurrezione

(VI.) Un cambiamento permanente. Dura. (W. Nevins, D.D.) È necessaria la conversione?-

(I.) Per la salvezza è necessario un cambiamento radicale

(1.) Ovunque nella Scrittura gli uomini sono divisi in due classi, con una linea di distinzione molto netta tra loro: pecore perdute e pecore ritrovate, ospiti che rifiutano e ospiti che banchettano, vergini sagge e stolte, pecore e capre, uomini "morti nei falli e nel peccato" e viventi a Dio, uomini nelle tenebre o nella luce, "figli di Dio" e "figli dell'ira, "credenti che non sono condannati e di coloro che sono già condannati, ecc., ecc.

(2.) La Parola di Dio parla di questo cambiamento interiore come

(1) una nascita Giovanni 1:12, 13; 3; 5:4; 1Giovanni 5:1

(2) Un vivificante Efesini 1:19; 2:1

(3) Una creazione, come nel nostro testo, e anche questa non è una mera formalità, o un accompagnamento a un rito Galati 6:15; Efesini 2:10; 4:24

(4) Una traduzione Colossesi 1:13

(5) Un "passaggio dalla morte alla vita" 1Giovanni 3:14; Giovanni 5:24

(6) Un essere "rigenerato" 1Pietro 1:3; Giacomo 1:18. Riuscite a concepire un linguaggio che descriva più chiaramente un cambiamento più solenne? 3. Le Scritture parlano di esso come di un meraviglioso cambiamento nell'argomento di esso

(1) Nel carattere Romani 6:17, 22; Colossesi 3:9; Galati 5:24

(2) Nel sentimento. L'inimicizia verso Dio viene scambiata con l'amore verso Dio Colossesi 1:21. Ciò deriva in gran parte da un cambiamento dello stato giudiziario dell'uomo dinanzi a Dio. Prima che un uomo si converta, è condannato, ma quando riceve la vita spirituale leggiamo: "Non c'è dunque più alcuna condanna", ecc. Questo cambia completamente la sua condizione in quanto alla felicità interiore Romani 5:1, 11

(4.) È ulteriormente rappresentato come la benedizione principale nel patto di grazia Geremia 31:33, Confronta Ebrei 10:16; Ezechiele 36:26, 27

(II.) Questo cambiamento è spesso molto marcato per quanto riguarda il suo tempo e le sue circostanze. Molte anime veramente nate da Dio non potevano posare il dito su nessuna data e dire: "In quel momento sono passato dalla morte alla vita". La conversione è spesso così circondata da una grazia restrittiva che sembra essere una cosa molto graduale, e il sorgere del sole della giustizia nell'anima è paragonabile all'alba del giorno, con una luce grigia all'inizio, e un graduale aumento fino allo splendore del mezzogiorno. Eppure, come c'è un tempo in cui sorge il sole, così c'è un tempo in cui sorge una nuova nascita. Se un morto fosse riportato in vita, potrebbe non essere in grado di dire esattamente quando la vita è iniziata, ma c'è un momento del genere. Ci deve essere un momento in cui un uomo cessa di essere un non credente e diventa un credente in Gesù. In molti casi, tuttavia, il giorno, l'ora e il luogo sono completamente noti, e potremmo aspettarcelo

1.) Da molte altre opere di Dio. Quanto Dio è molto particolare riguardo al tempo della creazione! "La sera e la mattina furono il primo giorno". "Dio disse: Sia la luce, e la luce fu". Così nei miracoli di Cristo. L'acqua si trasforma subito in vino, il fico si secca immediatamente, i pani e i pesci si moltiplicano subito nelle mani dei discepoli. I miracoli di guarigione erano, di regola, istantanei

(2.) Dall'opera stessa. Se è degno di essere chiamato risurrezione, ci deve essere manifestamente un tempo in cui il morto cessa di essere morto e diventa vivente

(3.) Dalle conversioni menzionate nella Scrittura. Paolo era un momento un oppositore di Cristo, e il momento dopo gridava: "Chi sei tu, Signore?" e questa conversione doveva essere un modello 1Timoteo 1:15, 16. Diamo un'occhiata ad altri casi. La Samaritana, Zaccheo, Matteo, i tremila a Pentecoste, il carceriere di Filippi. Sarebbe molto più difficile trovare una conversione graduale nella Scrittura che una improvvisa

(4.) Dall'esperienza. La questione è una di quelle su cui mi sento stancante discutere, perché queste meraviglie della grazia accadono ogni giorno davanti ai nostri occhi, ed è come cercare di dimostrare che il sole sorge al mattino

(III.) Questo cambiamento è riconoscibile da alcuni segni

(1.) Un senso del peccato. La vera conversione ha sempre in sé un senso di umiltà del bisogno della grazia divina

(2.) Fede in Gesù

(3.) Il cambiamento dei suoi principi, oggetti, desideri, vita. Un convertito una volta disse: "O il mondo è cambiato o lo sono io". I volti stessi dei nostri figli ci appaiono diversi, perché li guardiamo sotto un nuovo aspetto, vedendoli come eredi dell'immortalità. Vediamo i nostri amici da un punto di vista diverso. La nostra stessa attività sembra cambiata. Impariamo a santificare il martello e l'aratro servendo il Signore con essi. (C. H. Spurgeon.) La rigenerazione è-

(I.) Un cambiamento

(1.) Un vero cambiamento; Dalla natura alla grazia, oltre che dalla grazia

(2.) Un cambiamento comune a tutti i figli di Dio. "Se uno è in Cristo, è una nuova creatura". 3. Un cambiamento del tutto contrario al precedente telaio. Cosa c'è di più contrario alla luce dell'oscurità? Efesini 5:8 ; Carne allo spirito Giovanni 3:6 ; Traslazione da un regno all'altro Colossesi 1:13

(4.) Un cambiamento universale di tutto l'uomo. È una nuova creatura, non solo un nuovo potere o una nuova facoltà. L'intelligenza, la volontà, la coscienza, gli affetti, tutti sono stati corrotti dal peccato, tutti sono stati rinnovati dalla grazia

(5.) Principalmente un cambiamento interiore. È interiore come l'anima stessa. È un cuore puro che Davide desidera, non solo mani pulite Salmi 51:10. Se così non fosse, non ci potrebbe essere alcun cambiamento esteriore rettificato. La molla e le ruote dell'orologio devono essere riparate prima che la lancetta del quadrante si trovi correttamente

(II.) Un principio vitale. Questa nuova creazione è una traduzione dalla morte alla vita 1Giovanni 3:14. Non si tratta, quindi, di una doratura, ma di una vivificazione; non un intaglio, ma un ravvivante

(III.) Un'abitudine. È impossibile concepire una nuova creatura senza nuove abitudini. Nulla può essere cambiato da uno stato di corruzione a uno stato di purezza senza di loro

(IV.) Una legge messa nel cuore. Ogni creatura ha una legge che appartiene alla sua natura. L'uomo ha una legge della ragione, le bestie una legge del senso e dell'istinto, le piante una legge della vegetazione, le creature inanimate una legge del movimento. Una nuova creatura ha una legge posta nel suo cuore Geremia 31:23 ; Confronta Ebrei 8:10. È chiamata la "legge della mente" Romani 7:23, che inizia prima con l'illuminazione di quella facoltà, come il peccato è iniziato per primo con un falso giudizio fatto del precetto di Dio: "Sarete come dèi, conoscendo il bene e il male". Consiste in una conformità interiore del cuore alla legge. L'anima ha una somiglianza con la parola e la dottrina del vangelo dentro di sé Romani 6:17. Come il metallo fuso versato in uno stampo perde la sua forma precedente e assume una nuova forma, la stessa figura dello stampo in cui è versato; l'anima, che prima era serva del peccato e aveva l'immagine della legge del peccato, essendo fusa dallo Spirito, è gettata nella figura e nella forma della legge

(V.) Una somiglianza con Dio. Ogni creatura ha una somiglianza con qualcosa o con l'altro nel rango degli esseri: la nuova creatura è strutturata secondo il modello più esatto, cioè Dio stesso. La nuova creatura è generata; generato dunque a somiglianza del generatore, che è Dio. Non fosse forse possibile ottenere una vera somiglianza, perché dovrebbero esserlo quelle esortazioni, di essere "santi come Dio è santo, puri come Lui è puro"? 1Pietro 1:15; 1Giovanni 3:3. (S. Charnock, B.D.)

18 2CORINZI CAPITOLO 5

2Corinzi 5:18-21

E tutte le cose sono da Dio che ci ha riconciliati a sé per mezzo di Gesù Cristo.

Alta dottrina:-Tutto ciò che il cristiano può desiderare si trova in "tutte le cose". Ma per timore che anche questo non sia abbastanza completo, il nostro riassunto contiene una parola ancora più grande, "Dio". Se abbiamo sete, ecco ruscelli che non possono mai essere esauriti. Se siamo poveri, qui ci sono ricchezze inesauribili

(I.) La dottrina stessa

(1.) Cosa si intende qui con l'espressione "tutte le cose"? Chiamiamo infedele quell'uomo che dovrebbe insegnare che alcune cose dell'antica creazione erano dell'uomo? Quale nome darò a colui che dirà che qualcosa nella nuova creazione della grazia è dell'uomo? Questo è da Dio per quanto riguarda

(1) Il suo primo impianto. Se hai un solo buon pensiero nel tuo cuore, è da Dio; poiché "tutte le cose vengono da Dio".

(2) Il suo successivo outworking. Ha la forza del credente, è da Dio. È egli preservato in mezzo alla tentazione, la sua integrità viene da Dio

(3) I suoi privilegi, il perdono, la giustificazione, la santificazione, l'adozione, la comunione. Chi oserà pensare a queste cose senza l'ineffabile grazia dell'Altissimo?

(4) Le sue azioni. Vedi quel missionario avventurarsi fino alla morte? Diamo a lui il suo tributo; egli ha agito con coraggio. Ma ricordiamoci che tutto ciò che in lui era buono, era da Dio. Il martire brucia sul rogo? C'è un cristiano, generoso, premuroso nei confronti dei guai altrui, potente nella preghiera e diligente nel servizio? Tutte queste cose sono da Dio. Non attribuire alcuna virtù all'uomo. Le cose buone sono esotiche nel cuore umano

(2.) In che modo e sotto quale aspetto tutte le cose sono di Dio?

(1) Nella pianificazione. No, in tutta l'opera di salvezza Dio è l'unico progettista

(2) Nell'acquisto e nell'approvvigionamento. Un prezzo ha comprato il suo popolo

(3) Nell'applicarlo e nel portarlo a casa di ogni coscienza individuale. Dio renderà gli uomini disposti nel giorno della Sua potenza

(4) Nel mantenimento. Lasciate il cristiano a se stesso per mantenere la grazia già iniziata, e se ne va

(5) Nel completamento. Gli ultimi passi saranno di Dio tanto quanto i primi

(3.) Perché "tutte le cose sono da Dio"? Perché

(1) Non ci può essere nulla dell'uomo. Che cosa può fare un uomo morto per la propria risurrezione? Finché la pietra non volerà da sola verso l'alto, finché il mare genererà fuoco, e finché il fuoco non distillerà la pioggia, allora e solo allora l'umanità depravata respirerà la bontà dentro di sé

(2) Ci è stato detto espressamente non che alcuni doni buoni e alcuni doni perfetti vengono dall'alto, ma tutti. Dio sarebbe solo in parte il benefattore del mondo, se ci fossero altre fonti da cui il mondo potrebbe attingere

(3) Tutta la gloria è di Dio. Ora, se è così, l'opera deve essere stata Sua; perché dove c'è il lavoro, ci deve essere il merito

(4) Voi, come cristiani, siete costretti a sentire: "Tu hai compiuto in noi tutte le nostre opere".

(II.) Le eccellenti tendenze di questa dottrina

(1.) Costringe gli uomini a pensare

(2.) Suscita entusiasmo nelle menti di coloro che ci credono

(3.) Umilia gli uomini

(4.) Offre consolazione al cuore turbato. Se tutte le cose sono da Dio, il tuo spirito non sia turbato e spaventato dalla tempesta

(5.) Incoraggia il peccatore. Tu sei nudo; il mantello con il quale sarete rivestiti è da Dio. Sei sporco; il lavacro è da Dio. Tu sei indegno; la tua dignità deve essere da Dio. Tu sei colpevole; il tuo perdono è da Dio. Tutto quello che ti viene chiesto di fare è semplicemente essere un ricevitore. Vieni con la tua brocca vuota e tienila ora alla fontana che scorre. (C. H. Spurgeon.)

Dio il nuovo Creatore:-

(I.) Dio è l'autore originale della nuova creatura, e di tutte le cose che le appartengono. Apparirà

1.) Dallo stato della persona da rinnovare. Può un cuore di pietra diventare tenero di per sé? Ezechiele 36:26, o un cuore morto si rianima? Efesini 2:5) 2. Dalla natura di questo lavoro. La creazione è un'opera di onnipotenza, propria di Dio

(3.) Dalla sua connessione con la riconciliazione. Non possiamo convertirci più di quanto non possiamo riconciliarci con Dio. Della grazia rinnovatrice e riconciliatrice si parla spesso insieme, come nel testo. Ci deve essere un'opera soprannaturale su di noi, per curare la nostra empietà, così come un'opera soprannaturale senza di noi, per superare la nostra colpa

(4.) Dall'effetto di questo rinnovamento, che è l'impianto delle grazie della fede, della speranza e dell'amore, che sono la nostra luce, vita e potenza

(5.) Dal fatto che tutte le cose appartenenti alla nuova creatura, la Scrittura attribuisce a Dio Filippesi 2:13

(6.) Qual è il vero uso che si deve fare di questa dottrina?

(1) Per renderci consapevoli che è un compito difficile ottenere il cambiamento della nuova creatura

(2) Per frenare la disperazione. Lui che può trasformare l'acqua in vino può anche trasformare i leoni in agnelli

(3) Per mantenerci umili - "Tutte le cose sono da Dio" 1Corinzi 4:7

(4) Per renderci grati. Concedi a Dio la lode di cambiare la tua natura, se da uomo cattivo sei diventato buono

(5) Per infiammare il nostro amore per Dio in Cristo

(6) Incoraggiare una gioiosa e continua dipendenza da Dio per quella grazia che è necessaria. Se noi stessi conservassimo il ceppo, il trono della grazia sarebbe trascurato

(II.) Dio è l'autore della nuova creatura, come Cristo è riconciliato con noi

(1.) Lui non avrebbe dato questo beneficio fino a quando la giustizia non fosse stata soddisfatta; non mettere l'uomo con un nuovo ceppo fino a quando non ci sia stata soddisfazione per la rottura del vecchio. Tutta la grazia scaturisce da questo, che Dio è diventato un Dio di pace per noi #Ebrei 13:20; 1Tessalonicesi. 5:23

(2.) Dio non è mai realmente riconciliato con noi, né noi con Lui, fino a quando Lui non ci dà lo Spirito rigeneratore; cioè ricevere l'espiazione Romani 5:11. Nient'altro che la nuova creatura dimostrerà il Suo speciale favore Romani 5:5. Altre cose possono esserci date durante la Sua ira, ma lo Spirito rigenerante non è mai dato con rabbia

(3.) Applica tutto questo

(1) Cerchiamo questa riconciliazione con Dio per mezzo di Cristo; allora possiamo tranquillamente cercare di ottenere ogni cosa buona dalle Sue mani

(2) Ci mostra quanto siamo obbligati a Cristo, che con la Sua morte ha soddisfatto la giustizia di Dio e ha meritato tutte le misericordie promesse

(3) Non cada alcuna frattura tra Dio e te, affinché non ponga fine alla grazia; la continua santificazione e perfezione dell'uomo, una volta rigenerato, dipende da questa riconciliazione, così come il primo rinnovamento, la potenza santificante di Dio e la dimora del Suo Spirito, è ancora necessario per rinnovarci sempre di più. (T. Manton, D.D.)

Dio l'autore della riconciliazione:-

(I.) Che cos'è la riconciliazione

(1.) Implica che c'era un'amicizia precedente. C'erano una volta buoni rapporti tra Dio e l'uomo

(2.) Implica un'inimicizia da una o entrambe le parti. Da parte dell'uomo questa inimicizia è per il peccato; da parte di Dio

(1) Dalla giustizia della Sua natura (Ab 1:13; Salmi 5:5, 6)

(2) Dalla giustizia della Sua legge fatta contro il peccato, per cui Lui non può che punirlo secondo la Sua veridicità

(3.) Implica che Dio è il primo Autore di questa riconciliazione, eppure nessun uomo è effettivamente riconciliato con Dio finché non soddisfa quelle condizioni in base alle quali Dio lo offre. "Dio era in Cristo" quando Lui stava "riconciliando il mondo"; dobbiamo essere in Cristo se siamo riconciliati con Dio. Dobbiamo distinguere tra la riconciliazione progettata da Dio, ottenuta da Cristo, offerta dal Vangelo, ricevuta dall'anima

(4.) Questa riconciliazione è

(1) Molto congruo per l'onore di Dio. (a) Per l'onore della Sua saggezza. Se non fosse stato nominato un mediatore, l'umanità sarebbe stata distrutta all'inizio e Dio avrebbe perduto la gloria delle Sue opere attuali. (b) Per l'onore della Sua verità e giustizia

(2) Necessario per noi

(II.) Dio Padre deve necessariamente essere, ed è, l'autore di questa riconciliazione. Se Dio è la causa prima in tutte le cose, Lui è la causa prima nella più alta delle Sue opere. Nessuna creatura potrebbe dare origine a quest'opera

(1.) Tutta la natura umana non potrebbe. L'uomo era così depravato che non sapeva come desiderarlo, e non aveva intenzione di nutrire alcun pensiero al riguardo Romani 1:29, 30; 1Corinzi 1:21

(2.) Né l'immacolata sapienza degli angeli 1Pietro 1:12

(III.) In cui appare l'azione del Padre in questa faccenda. "Dio è stato in Cristo a riconciliare il mondo". 1. Come scelta e nomina di Cristo Isaia 42:1; Isaia 43:10; Ebrei 3:2

(1) Lui fu nominato dal Padre a questo fine Salmi 40:6, 7; Romani 3:25

(2) Dio lo ha nominato ad ogni ufficio per questo: come sacerdote, per offrire sacrifici; un profeta, per proclamare la Sua misericordia; un re, per portare gli uomini ai termini della riconciliazione

(3) Dio lo scelse per quest'opera con grande diletto, come uno pienamente adatto per l'opera, in cui Lui poteva confidare

(2.) Dio Padre lo chiamò solennemente Giovanni 10:36

(3.) Dio Gli diede un comando particolare riguardo alla nostra riconciliazione Giovanni 10:18; Filippesi 2:8; Romani 5:19

(4.) Il Padre ha reso Cristo adatto a questa grande impresa

(1) Lui è dotato di un corpo. (a) Questo era necessario. L'uomo, in quanto costituito di anima e corpo, aveva violato gli articoli del primo patto; Perciò l'uomo, in quanto costituito di anima e corpo, deve rispondere delle sue violazioni. Era anche necessario che Lui potesse essere quasi imparentato con noi in tutte le cose (eccetto il peccato) e redimerci con la Sua passione. Eppure Lui doveva avere un corpo intero, libero da ogni macchia di imperfezione morale, adatto al servizio a cui Lui era devoto, per il quale la minima macchia sulla Sua umanità lo aveva reso inadatto. (b) Perciò lo Spirito Santo forma il corpo di Cristo di questa progenie della donna Genesi 3:15, e fa l'unione tra la natura divina e quella umana Luca 1:35).

(2) Lui è riempito del Suo Spirito per mezzo del Padre, i.e., con tutti i doni e le grazie dello Spirito necessari a quest'opera Giovanni 3:34. (a) Santità abituale. Questo era necessario. Era il dovere di Lui e noi, come nostro Sommo Sacerdote, di essere incontaminati Ebrei 7:26. (b) Sapienza e conoscenza Isaia 11:2-4. (c) Tenerezza verso l'uomo. (d) Potente potere di portare a termine questa impresa. Lui aveva uno "spirito di potenza" Atti 10:38

(5.) Dio ha incaricato Cristo di quest'opera di riconciliazione. Lui gli diede una pienezza di autorità e una pienezza di capacità. Si dice quindi che Lui sia stato sigillato, come avente il Suo incarico sotto il grande sigillo del cielo Giovanni 6:27. Il fine di questo mandato fu la riconciliazione e la redenzione dell'uomo

(1) Soddisfazione per i nostri peccati Galati 1:4

(2) Testimonianza dell'amore di Dio Isaia 43:10, 11

(3) Salvezza finale e perfetta Galati 1:4 (S. Charnock, B.D.)

Il ministero della riconciliazione:-

(I.) L'opera di Cristo: la riconciliazione di Dio con l'uomo. La riconciliazione è identica all'espiazione. In Romani 5:11 la parola "espiazione" è la stessa parola che qui viene tradotta "riconciliazione". 1. Dio aveva bisogno di una riconciliazione

(1) Il punto di vista unitario è che Dio è già riconciliato, che non c'è ira in Dio verso i peccatori. Niente di più antifilosofico e antiscritturale. Prima di tutto, prendete Galati 4:9, che è decisivo. San Paolo dichiara che l'essere riconosciuti da Dio è più caratteristico dello stato evangelico che il riconoscimento di Dio. "Conosci Dio": ecco l'uomo riconciliato con Dio. "Di lui si sono conosciuti": ecco Dio riconciliato con l'uomo. Inoltre, è pericoloso spiegare quei passaggi che parlano di Dio come adirato con il peccato. Sentiamo che Dio è arrabbiato; e se questo non è che figurativo, allora è solo figurativo dire che Dio si compiace. Poi, di nuovo, Cristo era il rappresentante di Dio. Ora Cristo era "adirato". Ciò che Dio sente corrisponde dunque a ciò che nell'umanità pura è il sentimento dell'ira. Se spieghiamo queste parole, perdiamo la distinzione tra giusto e sbagliato; e finirai per credere che non c'è affatto Dio, se inizi con lo spiegare i Suoi sentimenti

(2) Si dice che Dio non ha bisogno di riconciliazione, perché Lui è immutabile. Ma ricordate che, rimanendo Dio immutabile, e il peccatore cambia, la relazione di Dio con il peccatore cambia. "Dio è amore", ma l'amore per il bene è odio per il male. Se sei malvagio, allora Dio è il tuo nemico. "Avvicinatevi a Dio, e Lui si avvicinerà a voi". 2. Il modo in cui il testo parla della riconciliazione di Dio con noi è: "Non imputare i loro falli"; poiché l'espiazione è fatta quando Dio non considera più colpevole il peccatore. Dio è riconciliato con l'umanità in Cristo; poi a noi per mezzo di Lui; "Dio era in Cristo". Era un'umanità divina. Con quell'umanità Dio è riconciliato: non ci potrebbe essere inimicizia tra Dio e Cristo: "Io e il Padre siamo una cosa sola". A tutti coloro nei quali lo Spirito di Cristo è Dio imputa la giustizia che è ancora solo seminale, germinale, una sorgente, non un fiume; giustizia nella fede, non giustizia nelle opere

(II.) L'opera del ministero cristiano: la riconciliazione dell'uomo con Dio. Distingui la posizione di Cristo dalla nostra. Fu opera di Cristo riconciliare Dio con l'uomo. Questo è fatto per sempre; Non possiamo aggiungere nulla ad esso. Questo è un potere sacerdotale; ed è a nostro rischio e pericolo che rivendichiamo un tale potere. La nostra è ministeriale. Non possiamo offrire alcun sacrificio. "Con una sola offerta Lui ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati". Perciò l'intera opera del ministero cristiano consiste nel dichiarare Dio riconciliato con l'uomo e nell'implorare, con ogni varietà di illustrazioni e con ogni grado di serietà, gli uomini di riconciliarsi con Dio. Tutti sono figli di Dio di diritto; non tutti sono figli di Dio, infatti. Tutti sono figli di Dio; ma non tutti hanno lo Spirito dei figli, con il quale gridano: "Abbà, Padre". Tutti sono redenti, tutti non sono ancora santificati. (F. W. Robertson, M.A.) Dio era in Cristo, riconciliando a Sé il mondo.-

Riconciliazione:-Il cristianesimo è eminentemente una dispensa riparatrice; suppone disordine e confusione, e cerca di introdurre ordine e armonia. Ora, è a questa caratteristica peculiare del vangelo come religione dei peccatori che l'apostolo si riferisce in questo passaggio

(I.) Considera la necessità della riconciliazione. Il peccato ha spezzato l'amicizia tra Dio e l'uomo. Quando Dio creò l'uomo all'inizio, Lui lo creò santo e felice. Adamo era l'amico di Dio. Sin dalla Caduta l'uomo ha cercato invano di nascondersi da Dio e di allargare la distanza tra lui e il suo Creatore. Di qui la paura della morte, i terrori di una coscienza accusatrice, i vari sacrifici cruenti tra le nazioni pagane. E questa rottura dell'amicizia è reciproca. Da un lato, Dio è giustamente offeso con il peccatore; Lui odia tutti gli operatori di iniquità; La Sua giustizia, la Sua santità e la Sua verità sono dirette contro i trasgressori della Sua legge. "Le vostre iniquità si sono separate fra voi e il vostro Dio, e i vostri peccati hanno nascosto da voi la sua faccia, e Lui non vi ascolterà." E, d'altra parte, il peccatore è pieno di inimicizia contro Dio, è avverso alla spiritualità e alla severità della legge divina. È verissimo che Dio è un Dio di infinita misericordia, e che il peccatore è l'oggetto della Sua compassione; ma Lui non può essere misericordioso a spese della Sua giustizia. Ma, ecco, ci può essere riconciliazione; la Maestà del cielo offesa è disposta a riconciliarsi. Lui, che è la parte offesa, è il primo a fare le aperture alla riconciliazione. Dal profondo della Sua misericordia procede un piano mediante il quale la Sua giustizia potrebbe essere soddisfatta, e tuttavia il peccatore salvato

(II.) Considera la natura della riconciliazione. Il grande terreno su cui poggia la riconciliazione è l'espiazione del Signore Gesù Cristo. "Dio ci ha riconciliati a sé mediante Gesù Cristo; poiché Lui lo ha fatto essere peccato per noi che non abbiamo conosciuto peccato, affinché fossimo fatti giustizia di Dio in lui". Cristo è il Mediatore della riconciliazione; Lui si frappone tra le due parti; Lui è l'uomo del giorno tra noi, che possiamo porre la Sua mano su entrambi. E si deve sempre ricordare che è sulla base della Sua espiazione che si basa la riconciliazione. L'espiazione di Cristo ha riconciliato queste opposte richieste di giustizia e misericordia. Qui, secondo le parole del Salmista, "la misericordia e la verità si sono incontrate, la giustizia e la pace si sono baciate". La morte di Cristo ha soddisfatto le esigenze della giustizia. Il grande effetto dell'espiazione di Cristo è la non imputazione dei peccati a tutti coloro che credono. "Dio", dice l'apostolo, "in Cristo riconcilia a sé il mondo, non imputando loro le loro colpe". Questo, naturalmente, deriva direttamente dalla sostituzione di Cristo; è il suo effetto immediato: noi e Lui, per così dire, ci scambiamo di posto; i nostri peccati sono imputati a Lui e la Sua giustizia è imputata a noi. Inoltre, Dio ci ha dato il vangelo come parola di riconciliazione. "Lui ci ha affidato la parola della riconciliazione."

(III.) Considera il messaggio della riconciliazione. "Siamo ambasciatori di Cristo". Cristo è il principale ambasciatore; ma noi siamo i messaggeri delegati di questa pace, siamo al posto di Cristo. Dio avrebbe potuto mandare degli angeli come Suoi ambasciatori; sarebbero più degni di un Re così grande e di un messaggio così importante. Ma, in condiscendenza verso la debolezza umana, Lui ci ha mandato uomini deboli e fallibili. Lui preferisce sedurci con l'amore piuttosto che terrorizzarci con la Sua grandezza. Oh! Quanto è alto e quanto è responsabile il nostro ufficio! Ma qual è il messaggio? Significa trattare con i peccatori sulla pace e la riconciliazione. L'ambasciata è una di grazia infinita. Dio promette che Lui è pronto ad accogliere i peccatori nel Suo favore. E può essere che un messaggio così benevolo debba essere respinto? Ci sono due motivi che vorremmo presentarvi davanti a voi, motivi che l'apostolo usa proprio in questo capitolo: quello della paura, derivante dalla considerazione di Cristo sul trono del giudizio; l'altro dell'amore, che nasce da una considerazione dell'amore sulla Croce della sofferenza. (P. J. Gloag, D.D.)

Riconciliazione:-

(I.) Premessa: tre cose in generale

(1.) Che riconciliare è portare al favore e all'amicizia dopo una certa rottura fatta e un'offesa presa Luca 23:12; Matteo 5:23, 24

(2.) Che la riconciliazione è reciproca; Dio è riconciliato con noi e noi con Dio. L'alienazione era reciproca, e quindi la riconciliazione deve essere tale. La Scrittura parla non solo di inimicizia e odio da parte dell'uomo Romani 5:10, ma anche di ira da parte di Dio, non solo contro il peccato, ma contro il peccatore Efesini 2:3; Salmi 7:11

(3.) Quella riconciliazione è talvolta attribuita a Dio, a Cristo e ai credenti

(1) A Dio Padre, come nel testo e versetto 18, e Colossesi 1:20

(2) A Cristo Efesini 2:16; Colossesi 1:21

(3) Ai credenti 2Corinzi 5:20

(II.) Più in particolare, notate tre cose

(1.) La violazione di cui sopra

(1) Dio e l'uomo erano un tempo amici intimi Genesi 1:26, 27.)

(2) L'uomo è sfuggito al favore di Dio cospirando con il grande nemico di Dio

(3) L'uomo caduto trascinò con sé tutta la sua posterità; poiché Dio non lo trattò come un singolo, ma come una persona pubblica Romani 5:13; 1Corinzi 15:47

(4) La condizione di ogni uomo per natura è di essere un estraneo e un nemico di Dio Colossesi 1:21; Romani 8:7

(2.) La natura di questa riconciliazione

(1) Come l'inimicizia è reciproca, così lo è la riconciliazione; Dio è riconciliato con noi e noi con Dio. La sua giustizia è soddisfatta in Cristo, e Lui è disposto a perdonare. Anche la nostra indole malvagia è stata eliminata e il nostro cuore è convertito e si è convertito al Signore. Dio offre il perdono e richiede il pentimento. Quando accettiamo l'offerta, ci sottomettiamo alle condizioni e diamo la mano al Signore per camminare con Lui in obbedienza, allora siamo riconciliati

(2) Questa riconciliazione è ferma e forte come la nostra condizione di innocenza, e in alcune considerazioni migliore Isaia 57:4. Un osso ben impostato è più forte dove si rompe

(3) Questa riconciliazione attiva porta con sé molte benedizioni. (a) Pace con Dio Romani 5:1. (b) Accesso a Dio con franchezza e libero scambio in cielo Romani 5:2; Efesini 2:18. Quando si fa la pace tra due nazioni in guerra, il commercio riprende. (c) Accettazione sia delle nostre persone che delle nostre prestazioni Efesini 1:6. (d) Tutte le grazie dello Spirito. (e) La santificazione di tutte le benedizioni esteriori 1Corinzi 3:23; Romani 8:28. (f) Un pegno del cielo Romani 5:10

(3.) Fino a che punto Cristo è coinvolto in esso, e perché

(1) Dio era deciso a non perdere l'onore con la caduta dell'uomo, ma a mantenere un senso di... (a) la Sua giustizia. (b) La Sua santità. (c) La sua verità

(2) Cristo era un Mediatore adatto. (a) A causa del Suo reciproco interesse per Dio e per noi (Giobbe 9:33). Lui è amato dal Padre e ha una compassione fraterna per noi. (b) Lui è in grado di soddisfare. (T. Manton, D.D.)

La parola di riconciliazione:-Dobbiamo la parola "riconciliazione" e la concezione del vangelo come riconciliazione all'apostolo Paolo. Se le circostanze della sua conversione colorarono così tanto tutti i suoi pensieri che da allora in poi non ci fu nulla di più meraviglioso nel Vangelo della nuova relazione che creò tra Dio e l'uomo, e tra l'uomo e Dio, non possiamo, forse, dirlo. In questo capitolo, per esempio, per cinque volte si sofferma sulla parola, come se si trattasse di un dolce ricordo da cui era restio a separarsi. Né questa concezione del vangelo è limitata al primo periodo del ministero di San Paolo. Nelle due grandi Epistole scritte quando aveva raggiunto la più piena rivelazione della gloria di Cristo, le Epistole agli Efesini e ai Colossesi, egli ama ancora soffermarsi sull'opera di riconciliazione di Cristo. "Poiché la nostra pace è Lui, che ha fatto dei due un popolo solo, e ha abbattuto il muro di separazione, avendo abolito nella sua carne l'inimicizia, cioè la legge dei comandamenti contenuta nelle ordinanze, affinché Lui creasse in se stesso dei due un solo uomo nuovo, facendo così la pace".

(I.) La parola della riconciliazione. È stato sostenuto da alcuni teologi che "la parola di riconciliazione" riguarda solo l'uomo nella sua relazione con Dio, e non ha alcun significato per Dio nella Sua relazione con l'uomo. Il Nuovo Testamento - si dice - non parla mai una volta di Dio come riconciliato con l'uomo, o come bisognoso di essere riconciliato: parla dell'uomo riconciliato con Dio, e la ragione è chiara. Dalla parte di Dio non c'era inimicizia, non c'era alienazione: tutto questo era dalla nostra parte; Eravamo "nemici a causa delle opere malvage", e "la parola di riconciliazione" è quindi un messaggio per l'uomo. D'altra parte, si dice - e su questo molti dei teologi evangelici più profondi sono d'accordo - che questa visione puramente soggettiva della riconciliazione restringe indebitamente il messaggio che dobbiamo portare; che il peccato dell'uomo non solo influenzò la sua relazione con Dio, ma necessariamente alterò la relazione di Dio con l'uomo; che la morte di Cristo ha un significato divino così come un significato umano; che ha fatto la pace tra Dio e l'uomo, così come tra l'uomo e Dio: Dio era in Cristo che riconciliava a sé il mondo" - E come? Con quella grande riconciliazione oggettiva implicata nel perdono dei peccati, "non imputando loro i loro debiti". Ci sono quattro grandi posizioni che stanno alla base del messaggio della "parola di riconciliazione", sulle quali tutti gli uomini che credono nel vangelo di Cristo saranno d'accordo

(1.) È una parola, in primo luogo, riguardo a Dio. Nel discorso pronunciato dal Dr. Dale, all'apertura del Consiglio Internazionale, egli disse: "In Cristo Dio è il Padre di tutti gli uomini. Questa è la gloriosa scoperta del vangelo cristiano, e anche se ha continuato ad avvertirci che la Paternità universale di Dio non implica la filiazione universale dell'uomo, non ha esitato a dire che era "il fondamento stesso dell'ordine del mondo e della vita umana". E a queste parole del Dr. Dale permettetemi di aggiungere un'altra parola, che questa eterna Paternità di Dio non è solo il fondamento dell'ordine del mondo e della vita umana, ma è il fondamento del vangelo di Cristo: la prima parola nel messaggio di riconciliazione che siamo inviati a proclamare. La Paternità di Dio è una cosa più grande persino della Sua sovranità, perché contiene in sé tutto ciò che significa sovranità. Il Padre deve essere un governante, ma il governante non deve essere necessariamente un padre; e l'eterna paternità è tanto terribile nella sua giustizia quanto tenera nella sua pietà; tanto infinito nella meraviglia della sua santità quanto lo è nella meraviglia del suo amore. Eppure l'Amore è la sua parola principale, la sua parola onnicomprensiva. L'Amore di Dio per tutti gli uomini, anche per i peggiori, è la prima parola del messaggio che dobbiamo proclamare. È anche davanti alla Croce di Cristo; perché se non ci fosse stato l'amore non ci sarebbe stata la Croce

(2.) È una parola su Cristo. E questa parola è contenuta nel capitolo da cui traggo il mio testo, "Lui morì per tutti". 3. La parola di riconciliazione è una parola che riguarda lo Spirito Santo. C'è un vangelo dello Spirito così come della Croce. La Pentecoste ha avuto un senso per il mondo e per la Chiesa

(4.) È una parola che riguarda l'uomo: "Lasciatevi riconciliare con Dio". E questa parola è tanto triste quanto le parole precedenti erano gloriose. La sua alienazione da Dio, quell'alienazione che è allo stesso tempo il risultato del peccato e la punizione del peccato, il suo colpevole timore di Dio, la sua intima ostilità verso Dio, tutto è qui, altrimenti gli uomini non avrebbero bisogno di essere "riconciliati con Dio". È il lato umano del nostro messaggio, la parola di riconciliazione per quanto riguarda l'uomo; ma vi chiedo di ricordare che tutta la forza di questo appello all'uomo dipende dal fatto che noi pronunciamo per la prima volta la parola riguardo a Dio. Una parola su Dio ha più potere sul cuore umano di tutte le parole che si possono pronunciare riguardo all'uomo. Le maree che spazzavano le rive di questa terra sono tutte mosse dall'attrazione lassù nei cieli, e le grandi maree di emozione che riportano l'anima a Dio sono tutte sollevate dalla Croce di Cristo. "Io, se sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me".

(II.) La grandezza della fiducia affidataci. Tutto il lavoro che è al servizio dell'uomo è un lavoro onorevole, e ogni vero servizio all'uomo è un lavoro per Dio. L'artista che fissa sulla tela il sogno della bellezza; l'uomo di scienza che scandisce lettera per lettera i segreti della natura; il filosofo che ci scopre i misteri della nostra mente - anzi, il più umile lavoratore al banco o nel negozio - tutti loro nella misura in cui fanno della volontà di Dio la legge della loro vita sono "collaboratori di Dio"; e tutti possono condividere gli onori di una ricompensa divina. Ma questa non è tutta la verità. Ci sono gradi di gloria anche nell'opera divina, c'è un'opera che si trova più vicino al cuore di Dio, che tocca Cristo più di ogni altra opera; e di tutto il lavoro fatto per Dio su questa terra non ce n'è uno così caro a Dio, nessuno che conferisca un onore così indicibile al servo che lo compie, nessuno che riceverà alla fine una ricompensa così gloriosa come l'opera di salvare gli uomini. E la nostra responsabilità è grande quanto l'onore che ci è stato conferito

(1.) Dobbiamo essere fedeli alla parola "affidato a noi". Abbiamo un messaggio di Dio da consegnare, non una scienza religiosa da scoprire

(2) E, infine, non ci basta essere fedeli alla parola di riconciliazione, ma abbiamo anche la responsabilità di annunciare questa parola agli altri. (G. S. Barrett, B.A.)

L'incarnazione; L'opera di Dio in Cristo:-Dio è un grande lavoratore. Lui è la molla principale di tutta l'attività nell'universo, tranne quella del peccato. Ci sono almeno quattro organi attraverso i quali egli opera: le leggi materiali, gli istinti animali, la mente morale e Gesù Cristo. Fin dai primi Lui compie le grandi rivoluzioni della natura inanimata; dal secondo Lui conserva, guida e controlla tutte le tribù senzienti che popolano la terra, l'aria e il mare; dal terzo, attraverso le leggi della ragione e i dettami della coscienza, Lui governa il vasto impero della mente; e con il quarto, cioè Cristo, Lui opera la redenzione dei peccatori nel nostro mondo. Non c'è più difficoltà a considerarlo nell'unica persona - Cristo, per una certa opera - di quanto non ce ne sia nel considerarlo come se fosse di natura materiale, istinto animale o mente morale. Il testo ci porta a due osservazioni riguardanti l'opera di Dio in Cristo:

(I.) È un'opera di riconciliazione dell'umanità a Sé. "Lui sta riconciliando a sé il mondo". 1. Il lavoro implica

(1) Inimicizia da parte dell'uomo; e l'esistenza di questa inimicizia è evidente a tutti. "La mente carnale", ecc

(2) Un cambiamento di opinione in una delle parti

(2.) Paolo parla del mondo umano come riconciliato con Dio in contrapposizione

(1) Agli angeli caduti. L'inferno odia Dio, ma Lui non lavora per la sua riconciliazione

(2) A qualsiasi classe particolare della famiglia umana. Alcuni limiterebbero l'opera di redenzione a pochi; Ma non è così limitato. "Lui è una propiziazione, non solo per i nostri peccati", ecc

(II.) È un'opera che implica la remissione dei peccati. "Non imputare loro i loro debiti". Tre fatti faranno luce su questo

(1.) Uno stato di inimicizia contro Dio è uno stato di peccato. Ci può essere una virtù nel disprezzare alcune persone, ma è sempre più un peccato non amare Dio; Lui è infinitamente buono

(2.) Uno stato di peccato è uno stato esposto alla punizione

(3.) Nella riconciliazione l'inimicizia è rimossa, e quindi la punizione è ovviata. Che cos'è il perdono? Una remissione della giusta punizione, una separazione dell'uomo dai suoi peccati e dalle loro conseguenze. Questo Dio fa per mezzo di Cristo

(III.) Da questo argomento si possono considerare quattro cose riguardo a quest'opera di Dio in Cristo

(1.) È un'opera di misericordia illimitata. Chi ha mai sentito parlare della parte offesa che cerca l'amicizia dell'offensore, specialmente se l'offensore era sovrano e l'altro suddito? Ma questo è ciò che il Dio Infinito sta facendo in Cristo, e lo fa seriamente ogni ora

(2.) È un lavoro essenziale per il benessere dell'umanità. È impossibile che possa essere felice la creatura i cui pensieri, sentimenti e propositi sono direttamente opposti all'essere, ai propositi e alla procedura dell'Assoluto

(3.) È un'opera esclusivamente di benefica influenza morale. Nessuna coercizione da una parte, nessuna denuncia rabbiosa dall'altra, può produrre riconciliazione; è l'opera dell'amore della logica

(4.) È un'opera che deve essere graduale nel suo avanzamento. Non puoi forzare la mente; Deve avere il tempo di riflettere, pentirsi e prendere decisione. (Ibidem.) Non imputare loro i loro debiti.-La non-imputazione del peccato: Il perdono o la non-imputazione del peccato

(I.) La natura e il valore del privilegio: "non imputare" Romani 4:8

(1.) È una metafora presa da coloro che fanno i loro conti; e così implica

(1) Che il peccato è un debito Matteo 6:12

(2) Che Dio un giorno chiamerà i peccatori a rendere conto, e imporrà su di loro tali e tali debiti Matteo 25:19

(3) Che in questo giorno dei conti Dio non imputerà i passi di colpa di coloro che sono riconciliati con Lui da Cristo Salmi 32:2

(2.) Ora questo è

(1) Un atto di grande grazia e favore da parte di Dio, perché-(a) Ognuno è diventato "colpevole davanti a Dio" e odioso al processo del Suo giusto giudizio Romani 3:19. C'è abbastanza peccato da imputare, e la ragione di questa non-imputazione non è la nostra innocenza, ma la misericordia di Dio. (b) Lui non avrebbe perseguito il Suo diritto contro di noi, chiamandoci a un severo conto, e punendoci secondo i nostri demeriti, che sarebbe stata la nostra completa rovina Salmi 130:3; Salmi 143. (c) Lui scoprì il modo per ricompensare il torto fatto dal peccato a Sua Maestà, e mandarono Suo Figlio a fare questa ricompensa per noi (versetto 21; Salmi 53:4; Romani 4:2. (d) Lui ha fatto questo per il Suo semplice amore, che ha messo all'opera tutte le cause che hanno concorso nell'affare della nostra redenzione Giovanni 3:16. E questo amore non è stato suscitato da alcun amore da parte nostra Romani 3:24

(3.) Questa imputazione negativa o non imputata è accentuata dall'imputazione positiva dei meriti di Cristo

(1) Una questione di grande privilegio e benedizione per la creatura. Questo apparirà se consideriamo: (a) il male da cui siamo liberati; La colpa è un obbligo di punizione, e il perdono è la dissoluzione di questo obbligo. (b) Il bene che dipende da esso in questa vita e nella prossima

(II.) Il modo in cui questo privilegio viene realizzato e applicato a noi

(1.) La prima pietra di questo edificio fu posta nell'eterno decreto e proposito di Dio di riconciliare i peccatori a Sé per mezzo di Cristo, non imputando loro le loro colpe

(2.) Il secondo passo fu quando Cristo fu effettivamente mostrato nella carne, e pagò il nostro riscatto per noi 1Giovanni 3:5; Giovanni 1:29; Ebrei 10:14

(3.) Il passo successivo fu quando Cristo risuscitò dai morti; perché allora avevamo una prova visibile della sufficienza del riscatto, del sacrificio e della soddisfazione che Lui ci fece Romani 4:25, 8:34

(4.) Siamo effettivamente giustificati, perdonati e riconciliati quando ci pentiamo e crediamo

(5.) Siamo perdonati sensibilmente, così come effettivamente, quando il Signore dà pace e gioia nel credere, "e sparge il suo amore nei nostri cuori per mezzo dello Spirito". 6. L'ultimo passo è quando abbiamo una completa e piena assoluzione del peccato, cioè nel giorno del giudizio Atti 3:19

(III.) È un ramo e un frutto della nostra riconciliazione con Dio

(1.) Perché quando Dio ci libera dalla punizione del peccato, è un segno che la Sua ira è placata e ora è finita

(2.) Ciò che è il motivo della riconciliazione è il motivo del perdono dei peccati Efesini 1:7

(3.) Ciò che è il frutto della riconciliazione è ottenuto e promosso dal perdono dei peccati, e cioè la comunione con Dio e la deliziosa comunione con Lui in un corso di obbedienza e sottomissione a Lui Ebrei 10:22; 1Giovanni 1:7. (T. Manton, D.D.)

20 2CORINZI CAPITOLO 5

2Corinzi 5:20

"Ora, dunque, siamo ambasciatori di Cristo".

Della natura e dell'uso del ministero del vangelo come mezzo esterno per applicare Cristo:-Primo, gli ambasciatori di Cristo hanno commissionato. "Ora, dunque, siamo ambasciatori di Cristo". In secondo luogo, la loro commissione è stata aperta; in cui troviamo, in primo luogo, l'opera a cui sono assegnati i ministri del vangelo, per riconciliare il mondo con Dio. In secondo luogo, la loro capacità descritta: essi agiscono al posto di Cristo, come Suoi vicegerenti. Lui non è più in questo mondo per trattare personalmente con i peccatori. In terzo luogo, il modo in cui agiscono in tale veste; e questo è con suppliche umili, dolci e condiscendenti. Doct.: Che la predicazione del vangelo da parte degli ambasciatori di Cristo è il mezzo designato per la riconciliazione dei peccatori con Cristo. In primo luogo, apriremo ciò che è implicito nel trattato di Cristo con i peccatori per mezzo dei Suoi ambasciatori o ministri

(1.) Implica necessariamente la defezione dell'uomo dal suo stato di amicizia con Dio. Se non è guerra con il cielo, che bisogno hanno ambasciatori di pace? L'ufficio stesso del ministero è un argomento della caduta

(2.) Implica la grazia singolare e l'ammirevole condiscendenza di Dio verso l'uomo peccatore

(3.) Implica la grande dignità del ministero del vangelo. Siamo ambasciatori di Cristo

(4.) Il fatto che Cristo tratti i peccatori attraverso i Suoi ministri, che sono i Suoi ambasciatori, implica il rigoroso obbligo che essi hanno di essere fedeli nel loro impiego ministeriale 1Timoteo 1:12

(5.) Implica che la rimozione del ministero del vangelo sia un giudizio molto grande per il popolo. La detenzione degli ambasciatori presagisce una guerra che ne consegue

(6.) E, infine, implica sia la saggezza che la condiscendenza di Dio verso gli uomini peccatori nel portare avanti un trattato di pace con loro da parte di tali ambasciatori, negoziando tra Lui e loro. In secondo luogo, dobbiamo considerare la grande preoccupazione di cui questi ambasciatori di Cristo devono trattare con i peccatori, e cioè la loro riconciliazione con Dio. In primo luogo, che Dio sia riconciliato dopo una breccia così terribile come quella causata dalla caduta dell'uomo è meraviglioso. Nessun peccato, tutto considerato, è mai stato simile a questo peccato; Altri peccati, come una singola pallottola, uccidono persone particolari, ma questo, come un colpo di catena, taglia fuori moltitudini che nessun uomo può contare. In secondo luogo, è ancora più stupefacente che Dio sia riconciliato con gli uomini e non con gli angeli, un ordine di creature più eccellente. In terzo luogo, che Dio sia completamente e completamente riconciliato con l'uomo, in modo che in Lui non rimanga alcuna furia contro di noi Isaia 27:4 è ancora motivo di ulteriore meraviglia. In quarto luogo, che Dio si riconcili liberamente con i peccatori e li congedi senza la minima soddisfazione per la Sua giustizia da loro, è, e sarà per sempre, meraviglioso ai loro occhi. Perché, sebbene Cristo, il tuo Garante, abbia dato soddisfazione al tuo posto, tuttavia è stata la Sua vita, il Suo sangue, e non il tuo, che l'ha cercata. Quinto, che Dio dovrebbe essere finalmente riconciliato con i peccatori, in modo che non accada mai una nuova rottura tra Lui e loro, in modo da sciogliere la lega dell'amicizia, è un messaggio molto commovente. In ultimo luogo, dobbiamo chiederci quale e da dove sia questa efficacia della predicazione per riconciliare i peccatori con Cristo. In primo luogo, questa efficacia e questo meraviglioso potere non provengono dalla parola stessa; prendendola in una nozione astratta, separata dallo Spirito, non può fare nulla: si chiama "la stoltezza della predicazione" 1Corinzi 1:21. In secondo luogo, non deriva questa efficacia dallo strumento con cui viene amministrata, lascia che i loro doni siano ciò che vogliono. In terzo luogo, ma qualunque efficacia abbia nel riconciliare gli uomini con Dio, deriva dallo Spirito di Dio, la cui cooperazione e benedizione gli dà tutti i frutti che ha. Per prima cosa, ammirate e stupite di questa misericordia. "Ti loderò, o Signore", dice la Chiesa Isaia 12:1. "Quand'anche fossi adirato con me, la tua ira si è placata e tu mi hai consolato". In secondo luogo, guardatevi dalle nuove fratture con Dio. Dio parlerà "di pace al suo popolo e ai suoi santi, ma non si convertano di nuovo alla stoltezza" Salmi 85:8. In terzo luogo, sforzatevi di riconciliare gli altri con Dio, specialmente quelli che vi sono cari per i vincoli della relazione naturale. Quarto, lascia che la tua riconciliazione con Dio ti sollevi da tutti i fardelli di afflizione che incontrerai nel tuo cammino verso il cielo. (Giovanni Flavel.)

Ambasciatori per Cristo:

1.) La dignità di un ambasciatore si misura

(1) Per la grandezza del potere che rappresenta. Confrontate un ministro del Paraguay con uno della Prussia. Il primo può avere più ricchezza personale e dignità di carattere del secondo; ma quanto è difficile la loro dignità ufficiale! L'esaltazione ufficiale dell'apostolo era la più alta del mondo

(2) Per la grandezza dello Stato in cui è inviato. Un ambasciatore in Russia è una persona più grande di uno in Liberia. Ora, Paolo non fu mandato in uno Stato o regno, ma nel mondo

(3) Dagli argomenti di cui sono incaricati di trattare. Confrontate il Trattato di Gand con la risoluzione delle "Rivendicazioni dell'Alabama". L'obiettivo della missione dell'apostolo non era quello di fare la pace tra le nazioni contendenti, non di regolare le pretese di spoliazione, ma di restaurare un mondo di ribelli alla loro prima fedeltà, e di strappare all'inferno il suo bottino illecito

(2.) L'apostolo dice: "Noi siamo ambasciatori di Cristo". 3. Ecco qui una prova che Dio non si compiace della morte del peccatore. Non contento di incaricare un corpo di uomini semplicemente di annunciare, Lui accondiscende a perorare attraverso di loro Ezechiele 18:23-32; Isaia 1:18; 2Pietro 3:9

(I.) Analizziamo questa meravigliosa sollecitazione divina. Presuppone che

1.) Uno stato di alienazione da Dio da parte tua e offesa da parte Sua

(2.) Che Dio è stato propiziato

(3.) Che senza il consenso del peccatore l'interposizione fatta da Cristo non può essere di alcuna utilità

(II.) Come si deve spiegare l'avversione dell'uomo alla riconciliazione? 1. Pur essendo consapevoli del peccato, in realtà sono inconsapevoli del pericolo. Quando il pericolo si realizza, nessun uomo è indifferente. Da qui la necessità di predicare sulla legge e sull'inferno

(2.) I peccatori amano il loro peccato. Il peccato ha i suoi piaceri. Non vedete alcun piacere nella santità. Ammettete che la vita del peccatore riconciliato è un viaggio cupo, nulla che lo compensi per la vita di baldoria che sta per abbandonare. Non è meglio sperimentare un'infelicità temporanea per amore della beatitudine immortale? Ora Dio, che conosce la natura insoddisfacente dei piaceri peccaminosi, ti supplica per mezzo nostro: "Lasciatevi riconciliare con Dio". (J. W. Pratt, D.D.)

Ambasciatori per Cristo:-

(I.) L'ufficio in cui appaiono i ministri di Cristo

(1.) Un ambasciatore detiene un ufficio di distinto onore. Lui rappresenta il re che lo manda. Gli ambasciatori possono, o non possono, essere uomini di talento. Può essere importante per il sovrano che lo siano; Ma non devono essere rispettati per i loro talenti, ma per il loro ufficio, e qualsiasi mancanza di rispetto mostrata loro in un tribunale straniero è rivolta all'ufficio. Ora, tutto questo è vero per i ministri di Cristo. Cristo considera ogni gentilezza mostrata loro come mostrata a Lui, e ogni atto ostile verso di loro come fatto a Lui. I talenti e la pietà lodano i ministri; ma è il loro ufficio che è il fondamento del loro onore

(2.) Quello dell'ambasciatore è un ufficio di importante fiducia. Non sono inviati per fare leggi, ma semplicemente per trasmettere istruzioni. Ora l'apostolo dice che fu "confidato nel vangelo", e Dio "richiede dagli amministratori che l'uomo sia trovato fedele". Essi devono, quindi, semplicemente consegnare al popolo ciò che hanno ricevuto dal Signore Gesù

(3.) Questo ufficio richiede grande abilità, diligenza e lavoro. Che tatto, ingegnosità e applicazione ci vuole spesso per condurre gli affari del re in una corte straniera! E oh! quanto più negoziare gli affari del regno di Cristo fra loro! "Chi è sufficiente per queste cose?" "Per i Giudei sono diventato come un Giudeo, per guadagnare i Giudei", ecc

(II.) L'obiettivo a cui mirano: che gli uomini possano essere riconciliati con Dio

(III.) Il messaggio che devono trasmettere

(1.) È gratuito

(2.) Completo

(3.) Finale

(IV.) Il modo in cui il loro oggetto deve essere perseguito. Non per costrizione, non per punizione, ma "ti preghiamo", "Dio ti supplica per noi". 1. Tale modalità risponde al carattere di Dio e del Suo vangelo. "Dio è amore"; Il suo vangelo è "buona volontà verso gli uomini". Penso che sia molto facile riconciliarsi con l'amore

(2.) Il metodo corrisponde al carattere dell'uomo. Gli uomini sono più facilmente attratti che guidati. L'amore conquista il cuore, quando il terrore spesso lo scacciava. (J. Sherman.)

Dio supplica i peccatori per mezzo dei Suoi ministri:-L'uomo divenne nemico di Dio senza la minima provocazione; ma l'uomo non fece le prime aperture per la pace. Considera-

(I.) Gli ambasciatori della riconciliazione

(1.) Un tempo essi stessi erano nemici di Dio. Dio potrebbe averti mandato degli angeli, e tu potresti essere rimasto sbalordito dalla loro gloria; ma i loro sermoni dovevano essere insensibili rispetto ai nostri, perché non potevano conoscere la tua miseria come noi

(2.) Ora sono riconciliati, e quindi possono parlare non teoricamente, ma sperimentalmente. Anche loro sono stati riconciliati da Gesù Cristo, allo stesso modo degli altri peccatori. Di nuovo, Paolo ci dice: 3. Hanno un messaggio da consegnare che è stato dato loro. La loro missione non è inventare un vangelo. Mando un messaggio alla mia serva, e se lei, nella sua saggezza, modifica il mio messaggio per adattarlo alle sue opinioni, la congedo, perché voglio qualcuno che porti il mio messaggio, e non ne faccia uno suo. Dio vuole che i Suoi ministri siano come vetri trasparenti, non come finestre dipinte, che colorano tutti i raggi secondo la loro natura

(II.) L'oggetto del nostro messaggio

(1.) Quella riconciliazione può essere ottenuta solo verso Dio sulla base della sostituzione. Non puoi riconciliarti con Dio con il lamento a causa dei tuoi peccati passati, con qualsiasi arduo servizio futuro, né con alcuna cerimonia di invenzione dell'uomo, o anche di ordine di Dio. Questo è il piano: gli uomini erano tutti perduti e condannati; poi Gesù prese su di sé la nostra virilità, affinché Lui fosse nostro fratello; e nella Sua morte Lui portò il peso del peccato umano

(2.) Che questa riconciliazione non era separata da Dio, ma che Dio era in Cristo. Non dovete mai cadere nell'idea che Dio sia vendicativo e che la morte di Suo Figlio sia stata necessaria per pacificare il Padre. Dio era amore prima che Gesù morisse. La sostituzione fatta sul Calvario è stata una sostituzione fornita dall'amore di Dio. Non è Gesù, un estraneo, che vi si appende per gratificare la vendetta del Padre; è Dio che, in una delle Sue Persone Divine, porta la pena che la giustizia esigeva dagli uomini peccatori

(3.) Che in conseguenza del fatto che Dio ha riconciliato il mondo a Sé in Gesù Cristo, Lui è ora in grado di trattare i peccatori come se non avessero mai peccato. "Non imputare loro i loro debiti". "Il Signore ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti". Sì, e qualcosa di più. Dio tratta noi che siamo riconciliati con Lui come se fossimo pieni di opere buone; "affinché in lui fossimo fatti giustizia di Dio". 4. Che l'espiazione di Cristo è per il "mondo" Giovanni 3:16

(5.) Che non c'è nulla di necessario per la loro riconciliazione e accettazione con Dio, se non ciò che Cristo ha già operato

(III.) Il modo in cui questo messaggio deve essere consegnato. Il testo ce lo dice molto chiaramente

1.) Implorando e pregando gli uomini. Non dobbiamo semplicemente convincere l'intelletto; Né siamo i soli ad avvertire e minacciare, anche se questo ha il suo posto

(2.) Supplicando gli uomini come se Dio li supplichesse. Ora, in che modo Dio li supplica? Leggi Isaia 1; 55; Ezechiele 33:11; Geremia 44:4; Osea 11:8

(3.) Pregando le anime al posto di Cristo-i.e., dobbiamo predicare come se Cristo stesse predicando. Non in modo leggero o insignificante, o in un freddo stile ufficiale, ma con gli occhi che si sciolgono e il cuore ardente. A volte Lui pregava

(1) Ponendo davanti a loro il male delle loro vie. "Per quale di queste opere mi lapidi?" E così chiedo: "Per quale delle opere di Dio sei tu il Suo nemico? Sei tu il Suo nemico perché Lui ti mantiene in vita, ti dà il tuo cibo o ti manda il Vangelo?"

(2) Mostrando loro l'inutilità della loro ribellione Luca 14:31. Perché sarai nemico di Dio quando non puoi vincere la battaglia?

(3) Mostrando il risultato del loro peccato, come fece Lui quando si fermò sul ciglio della collina e guardò Gerusalemme dall'alto. Ricordate i passaggi in cui Lui parla della divisione delle pecore dalle capre, dove Lui tratta delle vergini che non avevano olio nei loro vasi con le loro lampade. Chiunque metta la dottrina dell'inferno in secondo piano, Gesù non l'ha mai fatto

(4) Implorando l'amore di Dio-e.g., nella parabola del figliol prodigo. E, oh, come Lui implorò l'uomo di riconciliarsi, con parole come: "Venite a me, voi tutti che siete travagliati ed aggravati, e io vi darò riposo"; "Chi viene a me, io non lo caccerò fuori". 4. Portando a casa questa questione e pressandola. Vi preghiamo in vece di Cristo, lasciatevi riconciliare con Dio. Si tratta di questo con te: Dio ti dice

1.) Getta le armi; perché contendi con il tuo Creatore? Che cosa ha fatto Cristo perché tu non lo ami? Che cosa ha fatto lo Spirito Santo perché tu Gli resista? Che cosa ne guadagnerai nel tempo o nell'eternità? 2. Accetta il Signore Gesù. (C. H. Spurgeon.)

L'ambasciatore cristiano:-

(I.) Il personaggio che diventa ministro come ambasciatore di Cristo

(1.) Intelligenza. Nessun principe saggio impiegherebbe come suo rappresentante presso una corte straniera un uomo privo di buon senso e di conoscenze acquisite; altrimenti gli interessi dell'impero sarebbero stati compromessi e il lustro del regno del sovrano offuscato. Certo, quindi, la cura delle anime, ognuna delle quali è più preziosa dei mondi, dovrebbe essere affidata solo a uomini dotati dalla natura, le cui menti sono state risvegliate dalla coltivazione e la cui condotta dimostra di essere stati istruiti da Dio

(2.) Attaccamento a Cristo e alla Sua causa. Nei primi stadi della società gli ambasciatori erano scelti principalmente tra gli amici personali del Principe, e, essendo spesso legati a lui da vincoli di consanguineità o di matrimonio, offrivano le migliori garanzie di fedeltà e di zelo. E così l'amore per il Salvatore, che scaturisce dal potere sincero della Sua religione e dall'opera di una devota gratitudine, è la più alta qualifica di un ministro cristiano

(3.) Fedeltà. Quando un inviato viene inviato a un tribunale straniero, porta con sé non solo le credenziali, ma anche istruzioni scritte, che definiscono le condizioni in base alle quali un trattato di pace può essere ratificato; e se avesse oltrepassato le sue istruzioni, il trattato così negoziato non sarebbe stato sanzionato dal suo re. E così, quando i ministri supplicano i peccatori di essere riconciliati con Dio, dovrebbero sempre ricordare che stanno agendo per Cristo, e dovrebbero proporre la salvezza solo nel modo e nei termini in cui è offerta nel Suo vangelo. "Così dice il Signore" dovrebbe essere chiaramente attaccato a tutti i loro annunci

(4.) Zelo. L'uomo al quale è affidata la dignità di un principe e gli interessi di un impero dovrebbero subordinare ogni sentimento personale alla gloria del suo sovrano; e così l'ambasciatore di Cristo dovrebbe spendere ed essere speso per la causa del suo Maestro

(5.) Saggezza. L'ambasciatore di un monarca terreno deve non solo mantenere un comportamento cortese, ma anche notare, con sguardo d'aquila, le relazioni sempre mutevoli dei regni con cui negozia, e adattare la sua politica alle loro mutevoli circostanze; e così il ministro di Cristo richiede di mostrare molta saggezza, sia nel mantenere una conversazione inoffensiva che nell'adattare le sue lezioni allo stato attuale della società

(6.) Sforzo diligente e perseverante. Un osservatore superficiale, che osserva gli splendidi abiti e il seguito di un inviato, e che osserva la sua presenza alle levée e ai giorni di gala dei reali, è incline a immaginare che i suoi doveri siano leggeri e il suo posto quasi una sinecura; Ma una persona che sbircia dietro le quinte, che nota i mille canali attraverso i quali raccoglie informazioni, le sue ansiose consultazioni con consiglieri confidenziali, le sue notti insonni, dedicate a svelare i misteri della mascherata passeggera, e il suo frequente scambio di corrispondenza con il suo sovrano, l'uomo che guarda ai dettagli di tutte queste fatiche deve ammettere che il suo lavoro è molto arduo e molesto. Allo stesso modo, molti suppongono che la condizione di un ministro sia quella dell'indolenza; Ma coloro che esaminano il loro ministero nel santuario, la loro diligenza nello studio, le loro ore dedicate alla preghiera, le loro scrupolose visite e la loro simpatia per i malati, devono ammettere che l'occupazione è molto molesta, e non devono sorprendersi che tanti cadano come martiri che si dedicano con zelo ai doveri di questa professione

(7.) Grande dignità. Se l'inviato di un monarca terreno, ogni volta che presenta le sue credenziali, si vede assegnare una parte del rispetto dovuto al suo sovrano, così l'uomo, per quanto umile, che agisce per Cristo come "legato dei cieli", trae dal suo ufficio una dignità davanti alla quale tutti gli onori mondani sprofondano nell'insignificanza

(II.) I motivi che dovrebbero spingerci ad un maggiore zelo

(1.) Se le anime dovessero perire per nostra negligenza, il loro sangue sarà richiesto dalle nostre mani

(2.) L'esempio degli apostoli dovrebbe stimolarci allo sforzo

(3.) L'esempio lasciatoci dai Lutero, dai Calvini e dai Knox, dell'epoca riformatrice, e dai padri di questa Chiesa in un periodo successivo, dovrebbe scuoterci e farci vergognare

(4.) Se i motivi derivati dalla religione fossero dimenticati, il patriottismo e l'umanità dovrebbero risvegliarci

(6.) Ci conviene ricordare che le nostre sorti sono state gettate in tempi critici e pericolosi, che richiedono da noi uno zelo e una vigilanza straordinari. (J. Brown, A.M.)

Un'ambasciata misericordiosa:-C'è stata a lungo una guerra tra l'uomo e il suo Creatore. Il nostro capo federale, Adamo, gettò il guanto di sfida nel giardino dell'Eden. Da quel giorno fino ad ora non c'è stata tregua tra Dio e l'uomo per natura. Ma anche se l'uomo non scende a patti con Dio, Dio mostra la Sua riluttanza a essere più in guerra con l'uomo. Lui Stesso manda i Suoi ambasciatori. Considera-

(I.) Gli ambasciatori. Tutte le nazioni, di comune accordo, hanno concordato di onorare gli ambasciatori. Strano, quindi, che tutte le nazioni e tutti i popoli abbiano cospirato per disonorare gli ambasciatori di Dio! Ma l'ambasciatore di Dio può essere molto gradito ad alcuni di voi, che hanno sentito amaramente il vostro allontanamento, e sono preparati da un senso di rovina per la buona novella della redenzione. Gli ambasciatori sono i benvenuti

1.) A un popolo che è impegnato in una guerra che è al di là delle sue forze, quando le sue risorse sono esaurite e il pericolo della sconfitta è imminente. Ah, amico! hai sfidato il Re del cielo, la cui potenza è irresistibile. Come puoi resistere a Lui; La stoppia contenderà con il fuoco? Felice per te che siano proclamati i termini della pace. Non accetterai volentieri ciò che Dio ti propone? 2. Quando il popolo ha cominciato a sentire la forza vittoriosa del Re. Alcune città sono state prese con la spada e consegnate per essere saccheggiate. Ora i poveri e miserabili abitanti sono abbastanza contenti di avere la pace. Senza dubbio ci sono alcuni qui che hanno conosciuto la potenza di Dio nella loro coscienza. Certamente ti rallegrerai di sopportare che ti è stato inviato un abbraccio di pace

(3.) A coloro che stanno lavorando sotto la paura della distruzione totale e rapida

(4.) Se il popolo sa che non porta condizioni dure. Quando un certo re mandava a dire agli abitanti di una città che avrebbe fatto la pace con loro, a patto che cavasse loro l'occhio destro e tagliasse loro la mano destra, l'ambasciatore che portava quella notizia non poteva aspettarsi un'accoglienza cordiale. Ma non ci sono termini duri nel Vangelo. Essi sono semplicemente: "Credere e vivere"; non "Fai e vivi"; non "Senti questo, e vivi"; ma semplicemente "Credi e vivi". E la fama del re non dovrebbe aumentare l'entusiasmo con cui si riceve l'ambasciata? Non viene proposta alcuna pace temporanea che possa essere rotta al momento, ma una pace che durerà per sempre. Questa pace è annunciata a tutti gli uomini. "Chiunque crede nel Signore Gesù Cristo sarà salvato". Nessuno è escluso quindi, ma coloro che escludono essi stessi

(II.) Il mandato di pace che Dio ci ha affidato di proclamare: "Vale a dire, quel Dio", ecc. Apriamo la commissione. Il nostro incarico inizia con l'annuncio che Dio è amore, che Lui vuole perdonare. Il nostro incarico prosegue rivelando il modo e il motivo della misericordia. Dio si è compiaciuto di dare il Suo unigenito Figlio affinché Lui potesse stare nella stanza di coloro che Dio ha scelto. Così la giustizia di Dio dovrebbe essere soddisfatta e il Suo amore fluire verso il genere umano. Ma l'annuncio ha bisogno di qualcosa di più per darci qualche soddisfazione. C'è qualche notizia per te e per me? Ebbene, il nostro messaggio prosegue annunciando che chiunque nel vasto mondo verrà a Cristo sarà immediatamente in pace con Dio. Anche se solo alcuni lo accetteranno, il predicatore non è autorizzato a mostrare alcuna parzialità. Quando Carlo

(II.) tornò in Inghilterra, ci fu un'amnistia, tranne che per certe persone, e queste furono menzionate per nome: Hugh Peters e altri furono proscritti; Ma qui non c'è eccezione

(III.) Il dovere che dobbiamo adempiere: "Come se Dio vi supplicasse per mezzo nostro", ecc. Allora non dobbiamo limitarci a leggere il nostro mandato, ma supplicarti di accettarlo. Perché?

1.) Perché Voi siete uomini, non macchine

(2.) I vostri cuori sono così duri che siete inclini a sfidare la potenza di Dio e a resistere alla Sua grazia

(3.) Sei incredulo e non darai credito alla notizia. Dici che è troppo bello per essere vero che Dio avrà misericordia di quelli come te

(4.) Sei così orgoglioso e soddisfatto di te stesso che seguirai più facilmente la tua giustizia e ti aggrapperai alle tue opere piuttosto che accettare una pace già sigillata e ratificata, e ora liberamente offerta a te per l'accettazione

(5.) Sei negligente. (C. H. Spurgeon.) Come se Dio vi supplicasse per mezzo nostro: vi preghiamo in vece di Cristo, lasciatevi riconciliare con Dio.

Gli argomenti con cui gli uomini dovrebbero essere persuasi a riconciliarsi con Dio:-L'uomo ha un'indisposizione verso Dio, che lo espone al pericolo più grande

(1.) Che il moto di riconciliazione inizia con Dio

(2.) Sebbene il movimento di riconciliazione inizi con Dio, tuttavia Dio si aspetta il nostro concorso e il nostro consenso. La riconciliazione non si realizza mai senza di noi

(3) Dio, in questo moto di riconciliazione, si adegua ai principi umani, che sono due: intelligenza e libertà. Per mostrarvi in che cosa consiste questa riconciliazione e per mezzo della quale potete essere riconciliati con Dio

(1) Correggi la tua errata comprensione di Dio. Per mettere da parte le false opinioni, questa è la prima; Ma non sarà l'ultima. Scopriamo in noi stessi che se abbiamo avuto un'errata apprensione di una persona, se abbiamo una migliore rappresentazione di essa, iniziamo a cambiare nelle nostre menti. Le errate apprensioni di Dio sono molto dannose; ci tengono lontani da Lui, alla massima distanza. Il primo passo verso la riconciliazione è mettere da parte le apprensioni errate

(2.) Che i tuoi affetti siano infiammati verso Dio, perché questo è l'ordine dovuto; Lascia che la comprensione vada prima e gli affetti seguano dopo. Se comprendiamo che Dio è buono e amabile, non possiamo che adorarlo, amarLo e magnificarLo; il secondo seguirà il primo

(3.) Lasciatevi riconciliare con Dio assaporando le cose di Dio. Attraverso la riconciliazione arriviamo ad armonizzarci con la natura, la mente e la volontà di Dio: a pensare le cose come pensa Lui; per gustarli come fa Lui. Amici che sono di una conoscenza familiare, vengono ad armonizzarsi, in modo che possiate conoscervi l'uno dall'altro

(4.) Lasciatevi riconciliare con Dio imitandolo in atti di bontà, atti di misericordia, atti di amore

(5.) Rivolgiamo tutte le nostre intenzioni verso di Lui

(6.) Riconosci la Sua grazia e bontà in Cristo. Ora per applicare questo

1.) Questo ci raccomanda vivamente la religione, in quanto è un principio riconciliatore

(1) La riconciliazione dell'uomo con Dio

(2) La riconciliazione dell'uomo con l'uomo. (B. Whichcote, D.D.)

Riconciliazione con Dio:-Ho un incarico speciale; Porto un messaggio del Re. Quando il Presidente degli Stati Uniti invia un messaggio al legislatore nazionale, questo ha la precedenza su tutte le altre questioni. Quando l'ambasciatore d'Inghilterra o di Germania presenta le sue credenziali, ha dietro di sé l'autorità e il prestigio di un potente impero. Quanto più autorevole è la voce di colui che è l'ambasciatore del Re dei re. Non ho alcuna teoria da proporre, ma solo la padronanza del mio Maestro. "Vi esorto in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio". Avviso:

(I.) Come le posizioni qui sono invertite. Non è il ribelle che chiede perdono, ma il re che chiede al ribelle di gettare le armi; non il prodigo che ritorna che cerca il Padre, ma il Padre amorevole che implora il ritorno del figlio ribelle. Un figlio una volta litigò con suo padre e lo rubò, poi fuggì a Londra, dove sprecò le sue sostanze nel peccato. Un detective lo scoprì in un covo di vizi: salute e denaro andati. Il padre fu avvisato e si affrettò verso la misera dimora. Lui salì in soffitta e trovò suo figlio malato in un sonno spezzato e agitato. Si chinò su di lui e fu riconosciuto. "Mio povero ragazzo, sono venuto per te; Vuoi venire a casa con me?" "Vai a casa! Sì, se mi perdoni, padre." Sollevò l'infermo e lo riportò a casa pentito e perdonato. Allora Dio ti dice: "Povero figlio, figlia, torna a casa, torna a casa!"

(II.) La causa di questa controversia. Peccato; Influisce su tutta la natura. Se dovessi far cadere una sola goccia d'inchiostro in questo bicchiere d'acqua, scolorirebbe il tutto. C'è anche una penalità da pagare. Cristo diventa il nostro sostituto. È la Sua grazia che colma l'abisso tra noi e il cielo

(III.) L'unica condizione della riconciliazione, cioè la sottomissione al governo di Dio. "Resa incondizionata" è il messaggio. Ricordiamo come il generoso Lincoln implorò: "Siate riconciliati". Ma si attenne all'unica condizione: cedere! Allora Dio dice: "Togliete via il male delle vostre azioni". Non puoi passare su questo ponte finché non hai lasciato alla porta le tue vie malvagie e i tuoi pensieri

(IV.) I frutti di questa riconciliazione sono dolci e preziosi. Potresti essere sdraiato come un cespuglio di rose battuto dall'esplosione e dalla pioggia battente. Il tuo cuore è affranto e sanguina, ma come il sole viene e parla, per così dire, con il fiore; copre i suoi petali con caldi baci e lo solleva per bere al sole e per essere di nuovo bello, così Lui ti darà bellezza al posto della cenere e gioia alla tristezza quando ti pentirai e amoreggerai il tuo cuore a Cristo. Conclusione. - Avete sentito parlare della madre delle Highlands, la cui figlia aveva condotto a lungo una vita spericolata a Edimburgo, sprofondata nel peccato. I suoi occhi si aprirono. Tornò a casa alla capanna sul fianco della collina, trovando la strada nell'oscurità. La figlia entrò e trovò la sua vecchia "madre" che canticchiava sulla cenere del fuoco. La penitente fu stretta tra le braccia di sua madre. "Sono tornato a casa nel cuore della notte e ho trovato la porta della cabina aperta!" «Non è mai stato chiuso a chiave da quando te ne sei andato, perché non sapevo quando saresti potuto tornare». Così Dio tiene socchiusa la porta della misericordia e attende di accogliervi. Pensate a quella parola sassone, ben venuto, cioè: "È bene per te venire". Stare lontani è un inferno! (T. L. Cuyler, D.D.)

Riconciliazione con Dio:-

(I.) Che cosa devono fare i ministri, come ambasciatori di Cristo, affinché i peccatori siano riconciliati con Dio. - Non devono tacere, ma parlare; e poiché sono ambasciatori di Cristo, Lui dovrebbe essere l'argomento principale del loro ministero. Ma più in particolare

1.) Al fine di riconciliare i peccatori con Dio, è necessario che i ministri dichiarino con franchezza

(1) L'inimicizia naturale dei loro cuori contro di Lui. Ogni peccato è un atto di ribellione contro Dio

(2) Che sebbene il fondamento della nostra riconciliazione sia stato posto negli eterni consigli di Dio, tuttavia ciò si realizza effettivamente nel tempo Efesini 2:13. (a). Essendo la legge adempiuta e soddisfatta la giustizia nella persona di Cristo, la Divinità offesa ora dice: "Il furore non è in me". Questa è la riconciliazione da parte di Dio, rispetto alla quale non abbiamo altro da fare che abbracciarla cordialmente. (b) La riconciliazione da parte nostra è iniziata e completata dalla grazia dello Spirito. Lui uccide l'inimicizia del cuore, sottomette l'ostinazione della volontà e santifica gli affetti carnali, così che siamo costretti a rassegnarci a Lui come nostro legittimo Sovrano, e allo stesso tempo a sceglierlo come nostro sommo bene

(2.) Allo stesso modo, i servitori di Cristo devono dichiarare che c'è bisogno di una riconciliazione più profonda in coloro che sono già riconciliati con Dio. Siate particolarmente riconciliati

(1) Alla sovranità assoluta di Dio. Non negategli quel diritto che voi stessi esercitate nel disporre i vostri favori a vostro piacimento

(2) Alle provvidenze di Dio, in modo da non litigare con Lui per ciò che gli Lui ha fatto, né prescrivergli ciò che Lui farà

(3) A tutte le esigenze di Dio. Le sue leggi sono fondate sulla ragione più alta, così come applicate dalla più alta autorità

(4) Ai metodi della grazia divina e alla "via della salvezza" di Gesù Cristo. Siate dunque riconciliati con l'evangelo, come un mistero che supera di gran lunga la vostra comprensione, ma un mistero di pietà, il cui disegno manifesto è quello di rendervi più simili a Dio e di presentarvi al cielo

(3.) I ministri devono denunciare fedelmente i terribili giudizi di Dio contro coloro che vivono e muoiono non riconciliati con lui. Devono dire ai loro ascoltatori che se la riconciliazione non avrà luogo in questo mondo, non avrà luogo nel prossimo

(II.) Il modo in cui i ministri trattano così i peccatori riguardo alla loro riconciliazione con Dio

(1.) Con una perfetta unanimità. Per quanto vari possano essere i loro doni e le loro capacità, tuttavia l'argomento del loro ministero è lo stesso

(2.) Con calore e affetto. Non solo ti indirizziamo ed esortiamo, ma "ti preghiamo" Atti 20:31

(3.) Con potenza e autorità spirituali, "come se Dio ti supplicasse per mezzo nostro". 4. Con mansuetudine, gentilezza e tutti i mezzi di persuasione, "Ti supplichiamo". Conclusione. - L'argomento ci insegna

1.) La terribile corruzione e depravazione della natura umana. Non si può dire nulla di peggio del diavolo che è nemico di Dio

(2.) La necessità di un cambiamento divino; non solo un cambiamento della condotta, ma della struttura interiore e del temperamento della mente

(3.) Quanto siamo debitori al Signore Gesù Cristo, senza il quale questa riconciliazione non avrebbe mai avuto, né avrebbe mai potuto aver luogo! (B. Beddome, M.A.)

Sulla riconciliazione:-

(I.) Questa ardente supplica dell'apostolo suppone l'alienazione da Dio e l'inimicizia contro di Lui, come il carattere naturale dell'umanità. Che siano naturalmente avversi a Dio può essere dimostrato dalla tendenza generale dei loro desideri e dei loro affetti. Il desiderio di conoscenza è naturale. Il filosofo, lo studioso, l'artista, sono tutti alla seria ricerca della conoscenza. Ma di che genere? - su questioni e speculazioni che gli oggetti naturali suggeriscono, e che sono tutte di temporanea importanza. In nessuna classe di uomini, infatti, percepiamo un desiderio naturale di ogni conoscenza, la conoscenza di Dio e del vangelo di Suo Figlio, Gesù Cristo. Questa conoscenza è l'ultima e la meno desiderata. Ancora una volta, siamo tutti desiderosi di felicità; Ma dove viene generalmente cercato? Guardate i giovani, e li troverete che perseguono la loro felicità tra sciocchezze e divertimenti che cambiano sempre di ora in ora. Guardate quelli di età più matura, in che cosa ripongono la loro felicità? In occupazioni oziose come il gioco dei bambini, ma più pericolose. Ancora una volta, ci piace molto la conversazione sociale. Siamo fatti per la società e il principio sociale appartiene alla nostra natura. Se dunque non si è verificata alcuna alienazione da Dio, gli argomenti di conversazione più piacevoli sarebbero la Sua natura, le Sue opere, la nostra relazione con Lui, i doveri che abbiamo verso di Lui e la benedizione della comunione con Lui. La nostra esperienza, tuttavia, ci dice che questi non sono affatto i temi preferiti della conversazione sociale

(II.) La possibilità, nonostante la naturale inimicizia dell'uomo, della sua riconciliazione con Dio. Osservate quale saggezza e quale grazia appaiono nell'esatto adattamento del vangelo alla nostra condizione attuale! Se la riconciliazione viene proposta, non spetta alla parte inferiore e offensiva determinare la via. Dio sapeva bene che solo la Sua sapienza era adeguata a questo. Ma nel far conoscere i propositi della Sua grazia, quanto appare cospicua la Sua sapienza, quanto gloriosa è la Sua maestà! La Sua giustizia offesa richiede soddisfazione, e la Sua verità dichiara che "senza spargimento di sangue non c'è remissione dei peccati". Ma più avanti, in questo lavoro, in questa combinazione di potenza, saggezza e grazia, vediamo ogni Persona della Divinità armoniosamente impegnata

(III.) Che il nostro testo suggerisce l'obiettivo principale del ministero cristiano: implorare gli uomini di essere riconciliati con Dio

(1.) Vi supplichiamo per i pericoli imminenti di uno stato di inimicizia contro Dio

(2.) Ti supplichiamo per la misericordia di Dio

(3.) Vi supplichiamo per il sangue di Cristo versato per la remissione dei peccati. Pensate al costoso sacrificio fatto per questo grazioso proposito

(4.) Vi supplichiamo per le influenze promesse dello Spirito Santo: "Lasciatevi riconciliare con Dio". Sappiamo che i vostri sforzi non possono raggiungere questo obiettivo; ma vi chiediamo di fare un uso diligente dei mezzi che la grazia divina vi ha fornito

(5.) Infine, vi supplichiamo, per l'immensa importanza dell'eternità, e per il valore delle vostre anime che non muoiono mai. (T. Lewis.)

Riconciliazione con Dio, l'interesse più vero dell'uomo:-

(I.) Cercherò di dimostrare che uno stato di peccato è uno stato di ostilità contro Dio; che l'offensore impenitente è in inimicizia con Dio. Che i peccatori ostinati siano i nemici di Dio, abbiamo la Sua stessa parola infallibile per nostra conferma. Questo è il nome che Lui dà loro, dicendo per mezzo del profeta Isaia: "Mi vendicherò", dice, "dei miei nemici e farò vendetta dei miei avversari". Né Lui è ingiusto nel marchiarli con questo titolo, poiché la loro pratica costante dimostra che non sono altri, poiché vivono in diretta opposizione alla Sua volontà, in una presuntuosa violazione delle Sue leggi. Ma il più grande esempio di inimicizia è quando entriamo in una stretta alleanza con avversari dichiarati. Il primo e più grande nemico di Dio è il diavolo, e l'uomo malvagio è entrato in uno stretto patto con lui. Un secondo nemico di Dio è il mondo, e quindi l'apostolo ci assicura positivamente che l'amicizia di questo mondo è l'inimicizia con Dio. Ma quanto è cara e tenera l'unione tra questo e l'uomo malvagio! Un terzo nemico di Dio è la carne. Vedo un'altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente. L'amicizia è generalmente fondata su una somiglianza di disposizioni, e l'inimicizia è spesso causata da una contrarietà di umori. Ma quali inclinazioni possono essere più opposte di quelle di Dio e dell'uomo peccatore? La santità e la giustizia sono le delizie dell'uno; impurità e iniquità i prediletti dell'altro

(II.) Indagare sulle tristi conseguenze dell'essere nemici di Dio e di averlo per noi

(1.) Considerando la natura e i probabili effetti di questa inimicizia. Come è possibile gustare il piacere della nostra vita, delle nostre fortune o di qualsiasi altra amicizia, mentre continuiamo così a perdere il favore del nostro Dio

(2.) Dalla considerazione della nostra debolezza e infermità, e della vasta potenza e capacità del nostro formidabile nemico, possiamo imparare quanto sia miserabile essere in inimicizia con il nostro Dio. Non possiamo resistere alla Sua ira

La grande miseria di questa condizione apparirà ancora di più se consideriamo che colui che ha Dio per nemico è in tal modo privato dell'unico cordiale che può addolcire l'amarezza di questa vita presente. Che cosa può sostenere comodamente un uomo attraverso tutte le difficoltà e le delusioni di questo mondo turbolento, se non una sobria considerazione del suo vivere sotto la protezione di Dio Onnipotente?

(III.) L'invincibile necessità che grava su di noi di seguire il consiglio che l'apostolo qui ci dà: "Che siamo riconciliati con Dio". Avendo appena esposto davanti a voi le miserabili conseguenze del continuare in uno stato di inimicizia con Dio, si potrebbe pensare che qualsiasi altro argomento sia inutile. Il traditore al patibolo dovrà essere importunato ad accettare il perdono e ad essere restituito al favore del suo principe? Si potrebbe pensare che non ci dovrebbe essere bisogno di suppliche in un caso del genere

(1.) L'infinita condiscendenza di Dio Onnipotente nel garantire di rivolgerci un discorso così appassionato, dovrebbe prevalere in qualsiasi anima grata e ingegnosa per afferrare la riconciliazione che è offerta dal suo Dio

(2.) Dovremmo essere persuasi ad essere riconciliati con Dio, perché non si può addurre alcuna ragione o pretesa giusta per continuare a distinguerci nell'ostilità contro di Lui. Le cause che sono solite provocare la nostra continuazione in qualsiasi inimicizia sono o le nostre speranze di vittoria, o la nostra disperazione di pace, o la difficoltà dei termini della nostra riconciliazione, ma nessuno di questi ostacoli può essere giustamente preteso come l'ostruzione del nostro accordo con Dio Onnipotente

(3.) Dobbiamo concludere di cuore con una riconciliazione con il nostro Dio, perché altrimenti non saremo in grado di resistere a quei nemici che dobbiamo aspettarci di incontrare in questo mondo problematico

(4.) Riconciliamoci con Dio, perché allora saremo sicuri di un amico che sarà in grado di liberarci da tutte le angosce e di impartirci vantaggi sia temporali che eterni. Una volta che siamo entrati in amicizia con Lui, siamo posti al di fuori della portata di qualsiasi altro nemico; Chi è infatti colui che vi farà del male, se siete seguaci del bene? (N. Brady.)

21 2CORINZI CAPITOLO 5

2Corinzi 5:21

Poiché Lui lo ha fatto essere peccato per noi, che non conoscevamo peccato.

Cristo è stato fatto peccato per noi:-In ogni epoca del mondo l'umanità sembra essere stata cosciente verso se stessa della colpa. Ora il senso di colpa è universalmente accompagnato da un senso di demerito. Gli altari hanno gemito sotto le vittime che erano ammucchiate su di loro; e i templi sono stati riempiti con i profumi più costosi. Gli uomini hanno persino dato il frutto dei loro corpi per il peccato delle loro anime. Ora non ci è più permesso di vagare nell'ignoranza, nell'incertezza e nell'errore, rispettando il metodo della nostra accettazione presso Dio

(I.) Considerate il carattere di Cristo come retto e innocente. Non solo Lui era libero dal peccato originale; Durante l'intero corso di una vita attiva e movimentata, Lui si mantenne immacolato dal mondo. Immediatamente prima di intraprendere il Suo ministero pubblico, la Sua innocenza fu messa a dura prova. Ma sebbene le parole del testo parlino solo dell'innocenza del nostro Salvatore, non dovremmo trascurare la Sua alta dignità ed eccellenza. Lui era il Dio eterno

(II.) Illustra la dottrina del Suo essere fatto peccato per noi. La parola originale, qui resa peccato, è anche impiegata per significare un'offerta per il peccato; in questo significato è frequentemente usato nella Septuaginta. Questa frase è presa in prestito dal rituale ebraico, di cui l'offerta per il peccato faceva parte. Lo scopo di questa offerta era quello di togliere la colpa dell'offerente con la sostituzione di una vittima al suo posto

(1.) Che Cristo abbia sofferto e sia morto al posto nostro, e di conseguenza abbia espiato la nostra colpa, appare dalla natura delle Sue stesse sofferenze. Da dove venivano quei gemiti che indicavano l'agonia della sua anima? È impossibile spiegare questa angoscia supponendo che le sue sofferenze fossero le stesse di qualsiasi altro uomo. Molti di coloro che sono stati testimoni della verità hanno affrontato la morte nelle sue forme più terribili con compostezza e persino con trasporto di gioia. Se dunque i cristiani hanno trionfato in tali circostanze, perché Cristo ha tremato? Non certo perché il loro coraggio e la loro costanza fossero più grandi dei suoi. Le cause erano completamente diverse. Hanno sofferto a causa degli uomini, che possono uccidere il corpo ma non possono ferire l'anima. Lui ha sofferto per Dio, davanti alla cui indignazione nessun essere creato è in grado di resistere

(2.) Che Cristo abbia sofferto al nostro posto appare dalla natura e dal disegno dei sacrifici. Che i sacrifici fossero di natura vicaria è chiaro da tutti i resoconti che ne abbiamo. I sacrifici ebraici erano indiscutibilmente di questa natura. Ma non solo gli antichi sacrifici erano di natura vicaria, ma furono istituiti come tipi di Cristo, il nostro grande Sommo Sacerdote. Devono aver avuto origine da Dio, come mezzo appropriato per dirigere lo sguardo degli uomini verso di Lui, che doveva apparire alla fine del mondo per eliminare il peccato mediante il sacrificio di Se stesso. Visti in questa luce, i sacrifici erano degni di Dio da stabilire e ragionevoli da compiere per l'uomo. Poiché questi sacrifici erano di natura vicaria, e poiché erano anche simboli di Cristo, quando Lui offrì se stesso come sacrificio sulla croce, Lui deve aver sopportato la punizione dei nostri peccati, e quindi ha espiato la nostra colpa

(3.) Che Cristo sia morto nella nostra stanza e al nostro posto, appare dalle esplicite dichiarazioni della Scrittura. In Isaia 53:4, si dice che Cristo ha "portato le nostre sofferenze e portato i nostri dolori"; e nel 12° versetto, "Lui ha versato la sua anima alla morte e hanno portato i peccati di molti".

(III.) Il miglioramento della materia

(1.) Per il fedele seguace di Gesù questo argomento è pieno di consolazione. La sua colpa è espiata. Non così il peccatore impenitente, che non verrà a Cristo per essere salvato

(2.) Da questo argomento possiamo imparare la natura terribile del peccato

(3.) Da questo argomento possiamo imparare l'incredibile amore di Dio per l'uomo. (Giovanni Ramsay, M.A.)

L'incarnazione dal lato umano - Cristo che conosce il peccato:

1.) Queste sono parole audaci di Paolo. Tanto che la stragrande maggioranza degli interpreti è tentata di modificarli. Per "peccato" si prendono la libertà di leggere "offerta per il peccato". Suppongo che se Paolo avesse inteso offrire il sacrificio per il peccato, avrebbe potuto dirlo molto facilmente. Le idee trasmesse da "peccato" e "offerta per il peccato" sono estremamente diverse. Nessun uomo che si esprima con cura userebbe ora un termine, quando intendeva dare l'idea contenuta nell'altro. Non conosciamo uomo senza peccato. Lui che non ha avuto esperienza del peccato, non ha avuto un'esperienza umana. Se Cristo fosse stato uomo sotto ogni altro aspetto, ma senza essere in qualche modo esperto di peccato, gli uomini non avrebbero sentito la potenza del Suo amore comprensivo raggiungere i peggiori estremi del loro caso. Il problema è abbastanza chiaro; Cristo, per stabilire la Sua completa simpatia per il mio cuore, deve avere dimestichezza con il peccato, che costituisce una parte così grande della mia esperienza; e tuttavia per liberarmi dal peccato Lui dovrebbe essere al di sopra di esso, e in nessun modo coinvolti nei suoi intrecci. Lui non conosceva il peccato, ed Lui fu fatto peccato. Qui Paolo afferma come reali proprio quelle due cose che ho sentito come una necessità

(2.) Cerchiamo di trovare la nostra strada attraverso questa difficoltà, e comprendiamo alcune delle importanti conclusioni in cui potremmo essere atterrati. La difficoltà può presentarsi in tre forme diverse

(1) Come difficoltà intellettuale; che nasce dall'apparente impossibilità dell'infinito di entrare nell'esperienza del finito. Cristo non è la manifestazione dell'infinito e dell'assoluto, che nella sua infinità è incapace di manifestarsi. Lui è la manifestazione di tutto ciò che è intelligibile e concepibile in Dio, che può essere raffigurato alla mente

(2) C'è la difficoltà morale che siamo costretti a considerare. Come è allora moralmente possibile che chi non ha peccato debba avere l'esperienza del peccato? Qui è necessaria un'attenta riflessione. L'esperienza del peccato, così comune agli uomini, è più completa di quanto possa sembrare a prima vista. Ci sono tre cose da distinguere attentamente in esso. (a) Ci sono tutti quegli incentivi che portano ad esso, e che possono operare per lungo tempo nella mente prima della sua commissione. (b) Poi c'è l'atto deliberato e volontario del peccato, che per la maggior parte è momentaneo; e (c) C'è quel lungo corso di dolore, in numerose forme, che scaturisce dal peccato. In quanto di questo può entrare chi non ha peccato? Nella determinazione deliberata e nell'atto di errore, è chiaro che Cristo, l'senza peccato, non può entrare; né Lui può avere la minima simpatia per esso. Ma questa costituisce la minima parte dell'esperienza del peccato; e in ogni caso, come possiamo vedere, forma la più grande barriera a ogni simpatia. Ma gli incentivi al peccato, le occasioni e le influenze stimolanti, poiché non sono in se stessi moralmente sbagliati, lo diventano solo quando sono volontariamente maturati in azione, in se stessi derivanti dalla debolezza e dalla sofferenza, in tutti questi gli senza peccato possono entrare, senza la minima contaminazione morale. Ammetto che Cristo stesso non poteva sentire alcuna inclinazione a fare il male; perciò nemmeno Lui poteva sentire personalmente la difficoltà di resistere. Ma Lui poteva provare compassione per coloro in cui quell'inclinazione e quella difficoltà sono maggiori. I suoi sentimenti possono accompagnarci fino al punto in cui inizia la nostra colpa. Non possiamo vedere subito la verità di questo? Ci possono essere forti tentazioni per un bambino che non sono affatto per un adulto. Ciò non impedisce a un genitore di entrare nelle difficoltà che si frappongono al cammino di suo figlio. In Cristo questa simpatia era immensamente forte, così forte che a malapena possiamo renderci conto della sua potenza. Così anche la Sua esperienza della condizione generale dell'umanità fu meravigliosamente profonda e completa. Quindi in tutta questa esperienza di peccato Lui poteva entrare senza peccato, in una misura che avrebbe reso la realizzazione della tentazione in Lui molto più grande che in ogni singolo essere umano. D'altra parte, per le stesse ragioni, Lui poté entrare pienamente in tutto ciò dopo l'esperienza del peccato nelle sofferenze corporali e nelle amare agonie mentali, che tutti noi conosciamo così bene. Lui potrebbe entrare in questi perché non sono moralmente sbagliati; e sebbene Lui non potesse conoscere personalmente i rimproveri della coscienza e il terribile rimorso di un'anima che si autocondannava, Lui poteva entrare in tutto questo, e ciò più intensamente, attraverso quel forte amore comprensivo e quella perfetta conoscenza della nostra condizione umana che sappiamo che Egli possedeva. Eppure, nel porre questo punto di vista davanti a uomini riflessivi, li ho trovati aggrappati all'idea che la simpatia e la tentazione di Cristo non potrebbero essere perfette senza che Egli commettesse effettivamente il male, fosse un peccatore e lo superasse, il che mi porta a un'altra osservazione o due. (i.) Potrebbe essere così se il peccato (attuale) fosse una disgrazia che non potremmo evitare, una calamità e un dolore in cui siamo precipitati contro la nostra volontà. Allora il nostro simpatizzante Salvatore verrebbe con noi lì. E penso che la difficoltà derivi in gran parte dall'assumere questo punto di vista. Ma il peccato non è questo. È un atto intenzionale deliberato, che in ogni momento siamo perfettamente consapevoli della capacità di evitare. La tentazione non è fare il male. Molti uomini sono tentati con forza e dolore nei casi in cui trionfano. Non diminuirebbe la realtà di quella tentazione se dovessero vincere in ogni caso. Né lo fa in Cristo che entra perfettamente nelle nostre tentazioni nella misura in cui soffrono e lottano; ma chi non può venire con noi, anche con simpatia, quando trasformiamo la tentazione in un vero e proprio crimine. (ii.) In realtà, non è affatto vero che riceviamo o ci aspettiamo la massima simpatia, come peccatori, da coloro che hanno commesso la maggior parte dei crimini. Al contrario. Nulla distrugge la simpatia come il fare il male. E questo per una ragione molto ovvia. Ogni delitto distrugge la sensibilità dell'anima e ci rende relativamente indifferenti sia alla sofferenza della tentazione che ai dolori successivi, che formano una parte così grande dell'esperienza del peccato. Tutti i nostri istinti di peccatori ci insegnano che non è nella colpa di un altro che troveremo il fondamento della sua simpatia per noi; ma a prescindere da ciò, nella tenerezza morale della sua natura (che la commissione del peccato distrugge), e in quella generale umanità di disposizione che gli permette di fare propria la causa di un altro. Questo è proprio ciò che vediamo così meravigliosamente manifestarsi in Cristo. Possiamo dire allora che è la Sua completa libertà dal peccato in atto che dà quel tono raffinato alla Sua simpatia. (iii.) Aggiungo solo un'osservazione sul punto di vista pratico della questione. Se riuscite a sentire la forza di ciò che vi ho presentato nel rimuovere le obiezioni, allora potete ripiegare senza esitazione sulla semplice narrazione così com'è nelle nostre Scritture. E nel fare ciò posso affermare con sicurezza che, in realtà, nella nostra più profonda peccaminosità sentiamo la simpatia di Gesù senza peccato, così come non sentiamo la simpatia di nessun uomo

(3.) Ora mi resta solo brevemente notare la parte conclusiva di questo versetto. Tutto il potere del cristianesimo su di noi risiede nell'amore, o nell'amorevole simpatia di Cristo, verso e con noi; Proprio quello che abbiamo guardato. È l'amore di un santo Salvatore per noi, che spezza i nostri legami, che ci dà la speranza che tutto il male possa essere sconfitto, e ci rafforza per entrare in guerra. Nel modo più bello Paolo ha messo questo fatto nella sua forma più sublime, quando comprendiamo così le sue parole. Cristo l'senza peccato, egli insegna, è sceso in mezzo alla nostra umanità peccaminosa, l'ha presa con sé e con noi nel suo cuore più caldo d'amore, ha familiarizzato con tutte le forme di peccato che ci opprimono e ci rendono infelici, anche se senza mai permettere a se stesso di essere minimamente conquistato da esse. Qui Lui risveglia i nostri cuori all'amore, Lui colpisce nel profondo dell'anima con la Sua amorevole simpatia, fino a quando la Sua conquista su di noi è completa. (S. Edger, B.A.)

Cristo ha fatto il peccato:-

(I.) Cristo era assolutamente senza peccato. Non che Lui non conoscesse il peccato, perché nessuno lo conosceva così bene come Lui. Lui conosceva la sua origine, la sua crescita, le sue ramificazioni e tutti gli inferni che aveva creato o che avrebbe mai creato. Fu la Sua conoscenza del peccato che Lo fece prostrare nel Getsemani. Cosa significa allora? Che personalmente Lui era libero dal peccato. Non ha mai macchiato il suo cuore

(1.) Lui era senza peccato anche se Lui viveva in un mondo peccaminoso. Dappertutto il peccato lo circondava come un'atmosfera densa e pestifera. Ma ciò non lo contaminò. La sua generazione non è riuscita a corromperlo

(2.) Lui era senza peccato, anche se Lui fu fortemente tentato

(II.) Che, sebbene senza peccato, Lui fu, in un certo senso, fatto peccato da Dio

(1.) Questo non può significare che Dio abbia fatto peccatore Colui che non è peccatore. Questo sarebbe impossibile

(2.) Due fatti possono gettare luce sull'espressione

(1) Che Dio ha mandato Cristo in un mondo di peccatori per identificarsi strettamente con loro. "Lui fu annoverati tra i trasgressori".

(2) Che Lui ha permesso a questo mondo di peccatori di trattarlo e punirlo come se Lui fosse i più grandi di tutti

(III.) Che l'Uomo senza peccato fu così fatto peccato affinché gli uomini potessero partecipare alla giustizia di Dio. Il grande fine fu la restaurazione morale dell'uomo alla rettitudine di Dio. (D. Thomas, D.D.)

I senza peccato hanno fatto peccato, e i peccatori hanno fatto giusti:-

(I.) Cristo era personalmente senza peccato. Il concepimento e la nascita di Gesù, mentre lo collegavano alla natura umana, non lo collegavano alla depravazione umana. Lui era il secondo sant'uomo, ma a differenza dei primi Lui continuò così. Lui comprendeva la natura del peccato e sapeva cosa significasse essere tentati; eppure, nella Sua stessa esperienza, Lui era senza peccato: Lui non conosceva peccato nei Suoi desideri, motivi, volizioni o azioni. Il suo cuore non conobbe mai la disapprovazione di sé

(II.) Come rappresentante volontario degli uomini peccatori, Cristo fu per un periodo limitato considerato da Dio un trasgressore. In questo senso Dio ha "fatto" peccato Cristo. Cristo era un uomo di dolore e conosceva il dolore. Lui non giunse a questa condizione per la Sua cattiva condotta. Libero dall'esposizione alla sofferenza per ogni motivo personale, Lui acconsentì a soffrire per noi. Ma Cristo mantenne questa posizione solo per un certo tempo, e Cristo è l'unico sostituto sofferente di una razza colpevole ai fini della redenzione

(III.) L'obiettivo di Dio nel trattare Cristo come un peccatore era quello di porsi in una posizione da cui Lui potesse considerare giusti gli uomini peccatori, e operare realmente la giustizia in loro. Generalmente la "giustizia di Dio" significa quel provvedimento che Dio ha fatto nel sacrificio di Cristo per la giustificazione degli empi. Essere resi giustizia di Dio da Cristo significa che la nostra colpa è stata rimossa dal Suo sacrificio e le nostre persone santificate. Conclusione: ecco

1.) Le ricchezze della bontà di Dio! Dio ha fatto Cristo peccato per renderci giusti

(2.) L'amore ineffabile di Cristo. Lui che non ha conosciuto peccato ha fatto peccato per noi, e questo non per forza, ma volontariamente, non per interesse personale, ma di mente pronta

(3.) Una necessità umana assoluta prevista. Ma per questa interposizione

(1) Siamo perduti

(2) Non abbiamo luogo di incontro con Dio

(3) Non abbiamo alcuna offerta con cui presentarci davanti a Dio

(4.) Le circostanze di speranza in cui si trova l'umanità e la sicurezza di coloro che partecipano alla mediazione di Cristo! 5. Le lezioni che con la mediazione di Cristo Dio legge al Suo universo intelligente Luca 15. (S. Martino.)

Cristo ha fatto il peccato per noi:-

(I.) Il carattere personale di Cristo. "Lui non conosceva peccato". Le virtù degli altri sono solo comparative: le loro eccellenze sono controbilanciate dai difetti. Quanto raramente gli uomini appaiono con lo stesso vantaggio in pubblico e in privato. Ci sono virtù che sono in qualche misura incompatibili: le circostanze che vanno a formare il carattere contemplativo sono sfavorevoli all'attivo; e viceversa. Alcune virtù rasentano strettamente i difetti: il coraggio degenera in temerarietà; La cautela diventa timidezza. Non di rado accade che gli uomini, dopo aver stabilito il loro diritto a una certa qualità, falliscano in quei punti in cui consiste la loro principale eccellenza. Fu così con la fede di Abramo, la mansuetudine di Mosè e la pazienza di Giobbe. Anche quando non c'è alcun difetto nel carattere che colpisce l'occhio del pubblico, o che è notato dall'amicizia privata, l'individuo stesso è profondamente consapevole delle sue deficienze. Confessioni di questo tipo si trovano nei diari di Lutero. In tutti i particolari a cui si è fatto riferimento, nostro Signore si distingueva in netto contrasto con i più illustri servi di Dio. Le sue virtù non erano comparative, ma assolute: non c'era incoerenza, non c'era sproporzione: la sua non era l'eccellenza che sorgeva dal predominio di una sola virtù, ma dall'unione e dall'armonia di tutte: nell'attivo e nel contemplativo, Lui era egualmente eminente. In nessuna delle sue virtù c'era alcuna esagerazione o eccesso. Questa purezza non è nata dall'assenza di tentazione. Alcuni che sono saliti al di sopra di prove più grandi, sono stati superati in prove più piccole. Alle prove più leggere il nostro Signore non era meno esposto che a quelle più severe; né la Sua condotta nei confronti dell'uno era meno ammirevole che nei confronti dell'altro. I pescatori ebrei non avrebbero mai disegnato quel personaggio se non l'avessero visto

(II.) Il suo ufficio di mediatore: "Lui è stato fatto peccato per noi". Affermare, e fondare l'affermazione sul testo, che Cristo, avendo la colpa dei nostri peccati imputata a Lui, può essere considerato come il più grande peccatore sulla terra, è un linguaggio assolutamente indifendibile. Non si tratta di spiegare il linguaggio della Scrittura, ma di distorcerlo. La colpa è una qualità personale: è incapace di essere trasferita. Proprio nel momento in cui Cristo stava espiando la colpa del peccato sulla Croce, Lui era il Santo di Dio, il giusto che soffriva nella stanza degli ingiusti. Lui che non era colpevole soffrendo al posto di coloro che era. Alcuni interpretano la parola "peccato" nel senso di offrire il peccato. La parola resa offerta per il peccato, come indica la lettura marginale, significa strettamente peccato. I termini sono singolarmente enfatici. Dio ha creato, o trattato, o permesso che Cristo fosse trattato, non semplicemente come peccatore, o peccatore, ma come peccato stesso. Guardate come prova di ciò ai registri della Sua vita. Considerate la stima che i Suoi nemici si sono fatti del Suo carattere. Non parlavano di Lui semplicemente come di un peccatore, ma come di un amico o di un favorito dei peccatori. Non gli imputavano solo la ghiottoneria e l'intemperanza, ma il reato perseguibile di bestemmia. "Viatelo", era il loro grido, "sia crocifisso". Se non ci fosse stato nulla di più nel trattamento di Cristo di quanto è stato qui menzionato, la correttezza del linguaggio nel testo sarebbe stata sufficientemente giustificata. Ma da dove viene l'agonia nel Getsemani?

(III.) La sua benevola impresa. "Affinché in lui fossimo fatti giustizia di Dio". Questa clausola deve essere spiegata in base allo stesso principio della prima. Se con l'espressione, essendo fatto peccato per noi, si deve intendere il Suo essere trattato come un peccatore, l'espressione corrispondente, essendo reso la Giustizia di Dio in Lui, deve implicare che noi, per Suo conto, siamo trattati come se fossimo giusti. Il peccatore che crede in Cristo è assolto e trattato come se fosse giusto. Questa visione del disegno delle sofferenze di Cristo, indipendentemente dalla testimonianza diretta del testo, deriva dal fatto della Sua innocenza. Se la sofferenza e la morte sono la punizione del peccato, come Lui non avrebbe potuto soffrire per i Suoi peccati, Lui deve aver sofferto per i peccati degli altri. (R. Brodie, M.A.)

Sostituzione:-Nota-

(I.) La dottrina. Ci sono tre persone menzionate qui

(1.) Dio. Che ogni uomo sappia che cos'è Dio

(1) Lui è un Dio sovrano, i.e., Lui ha il potere assoluto di fare ciò che desidera. E sebbene Lui non può essere ingiusto, o fare altro che il bene, tuttavia la Sua natura è assolutamente libera; perché la bontà è la libertà della natura di Dio

(2) Lui è un Dio di giustizia infinita. Questo lo deduco dal mio testo; Vedendo che la via della salvezza è un grande piano per soddisfare la giustizia

(3) Lui è un Dio di grazia. Dio è l'amore nel suo grado più alto

(2.) Il Figlio di Dio, essenzialmente Dio; puramente uomo, i due che stanno insieme in una sacra unione, il Dio-Uomo. Questo Dio in Cristo non conobbe il peccato

(3.) Il peccatore. E dov'è? Volgi i tuoi occhi dentro. Tu sei la persona prevista nel testo. Devo ora presentarvi una scena di grande scambio. La terza persona è il prigioniero alla sbarra. Come peccatore, Dio lo ha chiamato davanti a Lui. Dio è misericordioso, ed Lui desidera salvare; Dio è giusto e Lui deve punire. "Prigioniero alla sbarra, puoi dichiararti 'non colpevole'?" Lui rimane senza parole; o, se parla, grida: "Sono colpevole!" Come potrà dunque fuggire? Oh! come si meravigliò il cielo, quando per la prima volta Dio mostrò come Lui potesse essere giusti e tuttavia essere pietosi! quando l'Onnipotente disse: "La mia giustizia dice 'colpisci', ma il mio amore ferma la mia mano e dice: 'risparmia il peccatore'! Mio Figlio starà al tuo posto e sarà considerato colpevole, e tu, il colpevole, starai al posto di mio Figlio e sarai considerato giusto!" Dice che uno scambio come questo è ingiusto? Permettetemi di ricordarvi che fu puramente volontario da parte di Cristo, e che non fosse una cosa illecita è provato dal fatto che il Dio sovrano lo fece un sostituto. Abbiamo letto nella storia di una certa moglie il cui attaccamento al marito era così grande, che era entrata in prigione e aveva scambiato i vestiti con lui; e così il prigioniero è fuggito con una specie di sostituzione surrettizia. In tal caso c'era una chiara violazione della legge, e il prigioniero in fuga avrebbe potuto essere inseguito e nuovamente imprigionato. Ma in questo caso la sostituzione è stata fatta dall'autorità suprema

(II.) L'uso di questa dottrina. "Ora, dunque, noi siamo ambasciatori di Dio", ecc., perché - ecco il nostro grande argomento - "Lui lo ha fatto essere peccato per noi che non abbiamo conosciuto peccato". Potrei supplicarti di riconciliarti, perché sarebbe una cosa spaventosa morire con Dio per il tuo nemico. D'altra parte, potrei ricordarvi che coloro che sono riconciliati sono in tal modo eredi del Regno dei Cieli. Ma non insisterò su questo; Esorterò il motivo del mio testo. Ti prego, sii riconciliato con Dio, perché Cristo è stato al tuo posto; perché in questo c'è la prova che Dio ti ama. Tu pensi che Dio sia un Dio d'ira. Lui avrebbe dato allora il Suo proprio Figlio? Dio è amore; Non ti riconcilierai con l'amore?

(III.) Il dolce godimento che questa dottrina porta a un credente. Piangete a causa del peccato? Perché piangi? Piangi a causa del tuo peccato, ma non piangere per paura della punizione. Guarda al tuo Signore perfetto e ricorda che tu sei completo in Lui. (C. H. Spurgeon.)

Cristo il nostro sacrificio per il peccato:-

(I.) Qual è l'idea essenziale del peccato? Alcune persone desiderano minimizzare il peccato; alcuni lo fanno evaporare completamente; Alcuni sogghignano all'idea. Man mano che gli uomini diventano superficiali e senza cuore, perdono ogni vera concezione del peccato, come un fatto reale, duraturo, universale, terribile; ma, con Lutero, non vogliamo il peccato dipinto o il Cristo dipinto, abbiamo a che fare con la realtà. Se il peccato non è una realtà, la Bibbia è inspiegabile. All'inizio diciamo che il peccato non è solo un atto individuale, personale. Implica la trasgressione della legge, ma anche di più. Nessun uomo vive per se stesso. Nessun atto si ferma all'atto o all'attore. La tua pistola spara in aria, la fiamma esce dal tuo camino, ma c'è sporcizia in ognuna. Così i canali della nostra natura diventano fuligginosi. L'atto del peccato lascia una macchia che noi e gli altri vediamo. Il peccato penetra in noi. Il sot è impotente. Le fibre della sua volontà sono dissolte, sbrogliate. Gli impuri si infettano in tutto e per tutto. Il peccato non è un atto meramente personale, perché colpisce gli altri. Scotta e sfregia le anime intorno a noi. Inspiriamo la nostra parola nella delicata membrana del fonografo, giriamo la maniglia e sentiamo di nuovo lo stesso. Se avessimo strumenti abbastanza delicati, potremmo macinare di nuovo da quella posta i suoni che ha registrato qui. No, il peccato non è un atto individuale, isolato, che si ferma con l'atto. Il peccato è un debito. Dobbiamo qualcosa alle leggi del nostro essere, a quelle dell'universo. Potremmo scoperto, ma prima o poi dobbiamo pagare, anche se ci sarà un ritardo. Si parla anche del peccato come di una malattia. Il peccato è trasmissibile ai posteri. Inoltre, non possiamo dire che si tratti di un incidente naturale nel processo di evoluzione, come fece Emerson, per cui il ladro o l'uomo nel bordello è sulla via della perfezione. Una tale affermazione è un insulto alla coscienza, un affronto a Dio. Alcuni dicono con leggerezza che la caduta di Adamo fu una caduta verso l'alto, il che è assurdo. Dives scese nella fossa e Lazzaro su, portato al seno di Abramo. Alcuni parlano di una menzogna come di una forma incompleta di verità. Allora il diavolo, il padre della menzogna, è il nonno della verità! L'oscurità è luce parziale! È follia giustificare il nostro peccato con un sotterfugio

(II.) Il rimedio e la cura è un Cristo crocifisso. "Peccato per noi, che non abbiamo conosciuto peccato." Cristo, una volta per tutte, è stato reso sacrificio per il peccato. Lui muoie invece del peccatore. La sua morte per il peccato è una questione reale. Solo Lui può liberare e purificare coloro che sono contaminati dal peccato. (J. B. Thomas, D.D.) La sostituzione di uno per tutti:-Nota-

(I.) Che il salvatore era personalmente libero da ogni peccato. "Lui non conosceva peccato". 1. E di chi si può dire questo, se non di Lui? Non c'è nessuno che non debba riconoscere con Davide: "Ecco, io sono stato plasmato nell'iniquità; e nel peccato mia madre mi ha concepito". E se il nostro Salvatore fosse nato, come gli altri, secondo la carne, tale sarebbe stato anche il Suo stato. Ma Lui non conosceva il peccato. Sebbene Lui assumesse la nostra natura, Lui non partecipò alla sua corruzione. Prima della Sua incarnazione, era conosciuto come il Santo d'Israele; prima della Sua nascita, era dichiarato una cosa santa; e quando nacque, nacque "senza macchia di peccato, per purificarci da ogni peccato". Così il Signore creò una cosa nuova sulla terra. Cristo dunque nacque nel mondo santo, perfettamente santo; Lui continuò così fino a quando non la lasciò? Il discepolo che lo tradì, confessò di aver tradito il sangue innocente

(2.) E questo era necessario affinché Egli fosse il Salvatore dei peccatori. Se Lui avesse peccato una volta, la Sua obbedienza non sarebbe stata commisurata alle esigenze della legge che noi avevamo infranto Ebrei 7:26

(II.) Che Dio ha fatto di Lui, che non conosceva peccato, per essere peccato per noi, i.e., un'offerta per il peccato. Il peccato è un grande male e richiede un grande sacrificio. È una violazione della legge di Dio che è santa, giusta e buona; e sottopone l'infelice trasgressore alla pesante maledizione di quella legge Galati 3:10 ; e per noi peccatori non c'era speranza di liberazione, a meno che non si trovasse qualcuno che potesse fare un'espiazione sufficiente. Non avremmo mai potuto farlo. Né il pentimento, né l'obbedienza futura sarebbero stati sufficienti a riparare la frattura che il peccato aveva fatto. Nessuna delle nostre sofferenze personali avrebbe mai potuto espiare le nostre offese. Nemmeno i sacrifici sotto la legge potevano rendere perfetti coloro che vi arrivavano. Cristo ci ha redenti dalla maledizione della legge facendosi maledizione per noi. Lui non lasciò insoddisfatta alcuna richiesta della legge, né nessuna pretesa della giustizia divina insoddisfatta. Il suo lavoro è perfetto. Non c'è bisogno che la nostra giustizia sia aggiunta alla Sua, né che le nostre sofferenze siano unite a quelle che Lui ha sopportato

(III.) Il fine che Dio aveva in vista. "Affinché in lui fossimo fatti giustizia di Dio". 1. Dio, il Governatore morale del mondo, richiede giustizia da tutti i figli di Adamo. Ma tutti noi siamo stati privi della gloria di Dio e della giustizia che Lui richiede. Come può allora l'uomo essere giusto con Dio? Non c'è risposta se non quella del vangelo. Lì leggiamo che il Figlio di Dio nella natura umana - la natura che aveva peccato - divenne obbediente alla legge per l'uomo, obbediente fino alla morte, e così portò la giustizia perfetta ed eterna. Leggiamo anche che questa giustizia ci è imputata da Dio, per la nostra completa giustificazione davanti a Lui, nel momento stesso in cui crediamo in Cristo; che perciò è chiamato credere alla giustizia. C'è quindi un'imputazione reciproca; la colpa del credente viene trasferita al Salvatore, e la giustizia del Salvatore viene trasferita al credente. E poiché quel Salvatore è un Salvatore Divino, la Sua giustizia può, con la massima correttezza, essere chiamata la giustizia di Dio

(2.) Questo felice e glorioso cambiamento di stato è accompagnato dagli effetti più benedetti e trasformanti sullo spirito e sulla condotta. Lui che libera dalla colpa e dalle conseguenze del peccato, libera anche dal suo amore e dalla sua potenza. Cristo è fatto di Dio, santificazione e giustizia. La stessa fede che giustifica, santifica anche. In particolare, assicura il dono dello Spirito Santo, lo Spirito di Cristo, per mezzo delle cui potenti operazioni siamo rinnovati nella giustizia e nella vera santità, a immagine di Dio. Conclusione:1. Quanto appare glorioso il carattere di Dio in tutto questo! Nota -

(1) Il suo amore. C'è mai stato un amore simile?

(2) La Sua saggezza nel fornire un Salvatore così esattamente adattato ai nostri bisogni

(3) La sua santità e la sua giustizia

(2.) Con quanta ansia dovremmo chiederci se siamo stati resi giusti da Dio in Cristo! 3. Quanto dovremmo essere studiosi per crescere nella grazia e nella santità, e così dimostrare che la nostra fede è un principio vivo e attivo, che opera per amore e produce molto frutto alla gloria di Dio! (D. Rees.)

Il cuore del vangelo:

1.) Il cuore del vangelo è la redenzione, e l'essenza della redenzione è il sacrificio sostitutivo di Cristo. Coloro che non predicano l'espiazione, qualunque altra cosa dichiarino, hanno perso l'anima e la sostanza del messaggio divino. Ai tempi di Nerone c'era una grande scarsità di cibo a Roma, anche se ad Alessandria ce n'era in abbondanza. Un uomo che possedeva un vascello scese sulla costa del mare, e lì notò molta gente affamata, in attesa dei vascelli che dovevano venire dall'Egitto. Quando questi vascelli giunsero a riva, non c'era altro che sabbia che il tiranno li aveva costretti a portare per usarla nell'arena. Allora il mercante disse al suo capitano: "Bada bene che non porti con te da Alessandria altro che grano, perché questa gente sta morendo e ora dobbiamo tenere le nostre navi per questa sola faccenda di portare loro cibo." Ahimé! Ultimamente ho visto certe possenti galee cariche di nient'altro che la semplice sabbia della filosofia e della speculazione, e ho detto: "No, ma non porterò nulla sulla mia nave se non la verità rivelata di Dio, il pane della vita di cui il popolo ha tanto bisogno". 2. La dottrina della sostituzione è esposta nel testo. Ho scoperto, con una lunga esperienza, che nulla tocca il cuore come la Croce di Cristo. La Croce è la vita per i morti spirituali. C'è un'antica leggenda secondo la quale quando l'imperatrice Elena era alla ricerca della vera Croce, trovò le tre Croci del Calvario sepolte nel terreno. Quale delle tre fosse la vera Croce non potevano dirlo, se non con certe prove. Così presero un cadavere e lo deposero su uno di essi, ma non c'era né vita né movimento, ma quando toccava un altro viveva; e allora dissero: "Questa è la vera Croce".

(I.) Chi è stato fatto peccato per noi? "Lui che non hanno conosciuto peccato." 1. Lui non aveva alcuna conoscenza personale del peccato. In tutta la sua vita Lui non ha mai commesso un'offesa alla grande legge della verità e del diritto. "Chi di voi mi convince del peccato?" Persino il suo giudice vacillante chiese: "Perché, che male ha fatto Lui?" 2. Come non c'era peccato di commissione, così nel nostro Signore non c'era colpa di omissione. Lui era completo nel cuore, nello scopo, nel pensiero, nella parola, nell'azione, nello spirito

(3.) Sì, di più, non c'erano tendenze nel nostro Sostituto verso il male in nessuna forma

(4.) Era assolutamente necessario che chiunque fosse stato in grado di soffrire al nostro posto fosse egli stesso immacolato

(II.) Che cosa è stato fatto a Colui che non ha conosciuto peccato? Lui fu "fatto peccato". Il Signore ha posto su Gesù, che lo ha volontariamente assunto, tutto il peso del peccato umano. Invece di riposare sul peccatore, è stato fatto riposare su Cristo. Cristo non era colpevole e non poteva essere reso colpevole; ma Lui fu trattato come se Lui lo fosse, perché Lui voleva stare al posto del colpevole. sì, Lui non solo è stato trattato come un peccatore, ma Lui è stato trattato come se Lui fosse stato il peccato stesso in astratto. Il peccato pressava molto duramente il nostro grande Sostituto. Lui ne sentì il peso nel Giardino del Getsemani, e la sua piena pressione venne su di Lui quando Lui fu inchiodato all'albero maledetto. La liturgia greca parla giustamente delle "tue sofferenze sconosciute": probabilmente per noi sono sofferenze inconoscibili. Il Signore ha fatto in modo che colui che è perfettamente innocente sia peccato per noi: questo significa più umiliazione, oscurità, agonia e morte di quanto tu possa concepire. Non dirò che Lui sopportò né l'esatta punizione per il peccato, né un equivalente per esso; ma io dico che ciò che Lui sopportò rese alla giustizia di Dio una rivendicazione della Sua legge più chiara e più efficace di quella che le sarebbe stata resa dalla dannazione dei peccatori per i quali Lui morì. La Croce è sotto molti aspetti una rivelazione più piena dell'ira di Dio contro il peccato umano di quanto non lo sia nemmeno Tofet.

(III.) Chi l'ha fatto? "Egli", i.e., Dio stesso. I saggi ci dicono che questa sostituzione non può essere giusta. Chi li ha costituiti giudici di ciò che è giusto? Dicono che Lui morì per esempio? Allora è giusto che Dio permetta a un essere senza peccato di morire come esempio? Nella nomina del Signore Gesù perché fosse fatto peccato per noi, ci fu una manifestazione di

1.) La sovranità divina. Dio qui ha fatto ciò che nessuno tranne Lui avrebbe potuto fare. Lui è la fonte della rettitudine, e l'esercizio della Sua prerogativa divina è sempre una giustizia indiscutibile

(2.) La giustizia divina

(3.) La grande grazia di Dio. Dio stesso ha provveduto l'espiazione donandosi liberamente e pienamente nella persona di Suo Figlio per soffrire in conseguenza del peccato umano. Se Dio l'ha fatto, è ben fatto. Se Dio stesso ha provveduto il sacrificio, siate certi che Lui lo ha accettato

(IV.) Cosa ci accade di conseguenza? "Affinché in lui fossimo fatti giustizia di Dio". Ogni uomo che crede in Gesù è per mezzo di Cristo che ha preso il suo peccato fatto per essere giusto davanti a Dio. Inoltre, siamo fatti non solo per avere il carattere di "giusti", ma per diventare la sostanza chiamata "giustizia". Per di più siamo fatti "giustizia di Dio". Qui c'è un grande mistero. La giustizia che Adamo aveva nel giardino era perfetta, ma era la giustizia dell'uomo: la nostra è la giustizia di Dio. La giustizia umana è venuta meno; ma il credente ha una giustizia divina che non può mai venir meno. Come devono essere accettevoli a Dio coloro che sono stati fatti da Dio stesso per essere "la giustizia di Dio in Lui"! Non riesco a concepire nulla di più completo. (C. H. Spurgeon.)

Riferimenti incrociati:

2Corinzi 5

1 Giob 19:25,26; Sal 56:9; 2Ti 1:12; 1G 3:2,14,19; 5:19,20
2Co 5:4; 4:7; Ge 3:19; Giob 4:19; 1Co 15:46-48; 2P 1:13,14
Giob 30:22; 2P 3:11
Giov 14:2,3; 1Co 3:9; Eb 11:10
Col 2:11; Eb 9:11,24; 1P 1:4

2 2Co 5:4; Rom 7:24; 8:23; 1P 1:6,7
Fili 1:23
2Co 5:3,4; 1Co 15:53,54

3 Ge 3:7-11; Eso 32:25; Ap 3:18; 16:15

4 2P 1:13
2Co 5:2
2Co 5:3
Is 25:8; 1Co 15:53,54

5 2Co 4:17; Is 29:23; 60:21; 61:3; Ef 2:10
2Co 1:22; Nu 13:23-27; Rom 8:23; Ef 1:13,14; 4:30; 1G 3:24

6 2Co 5:8; Sal 27:3,4; Prov 14:26; Is 30:15; 36:4; Eb 10:35; 1P 5:1; Ap 1:9
2Co 5:1; 1Cron 29:15; Sal 39:12; 119:19; Fili 3:20,21; Eb 11:13; 13:14

7 2Co 1:24; 4:18; De 12:9; Rom 8:24,25; 1Co 13:12; Ga 2:20; Eb 10:38; 11:1-26,27; 1P 1:8; 5:9

8 2Co 5:6; 12:2,3; Lu 2:29; At 21:13; Fili 1:20-24; 2Ti 4:7,8; 2P 1:14,15; 3:11,12
2Co 5:9; Sal 16:11; 17:15; 73:23-26; Mat 25:21,23; Giov 14:3; 17:24; 1Te 4:17,18; 1G 3:2; Ap 7:14-17; 22:3

9 Giov 6:27; Rom 15:20; 1Co 9:26,27; 15:58; Col 1:29; 1Te 4:11; 1Ti 4:10; Eb 4:11; 2P 1:10,11; 3:14
2Co 5:6,8; Rom 14:8
Ge 4:7; Is 56:7; At 10:35; Ef 1:6; Eb 12:28

10 Ge 18:25; 1Sa 2:3,10; Sal 7:6-8; 9:7,8; 50:3-6; 96:10-13; 98:9; Ec 11:9; 12:14; Ez 18:30; Mat 25:31-46; At 10:42; 17:31; Rom 14:10-12; 1P 4:5; Giuda 1:14,15; Ap 20:11-15
2Co 7:3; 1Re 8:32,39; Giob 34:11; Sal 62:12; Is 3:10,11; Mat 16:27; Rom 2:5-10; 1Co 4:5; Ga 6:7,8; Ef 6:8; Col 3:24,25; Ap 2:23; 20:12; 20:13; 22:12
Rom 6:12,13,19; 12:1,2; 1Co 6:12-20

11 Ge 35:5; Giob 6:4; 18:11; 31:23; Sal 73:19; 76:7; 88:15,16; 90:11; Is 33:14; Na 1:6; Mat 10:28; 25:46; Mar 8:35-38; 9:43-50; Lu 12:5; Eb 10:31; Giuda 1:23; Ap 20:15
2Co 5:20; 6:1; Lu 16:31; At 13:43; 18:4,13; 19:26; 20:18-27; 26:26; 28:23; Ga 1:10; Col 1:28,29; 2Ti 2:24-26
2Co 1:12-14; 2:17; 4:1,2; 1Co 4:4,5; 1Te 2:3-12

12 2Co 3:1; 6:4; 10:8,12,18; 12:11; Prov 27:2
2Co 1:14; 11:12-16; 12:1-9
Ga 6:12-14

13 2Co 11:1,16,17; 12:6,11; At 26:24,25; 1Co 4:10-13; 1Te 2:3-11
2Sa 6:21,22
At 26:25; Rom 12:3
2Co 7:12; Col 1:24; 1Te 1:5; 2Ti 2:10

14 2Co 8:8,9; CC 1:4; 8:6,7; Mat 10:37,38; Lu 7:42-47; Giov 14:21-23; 21:15-17; 1Co 16:22; Ef 3:18,19; 6:24; Eb 6:10; 1P 1:8
Giob 32:18; Lu 24:29; At 4:19,20
Rom 2:2; 1Co 2:14
Is 53:6; Mat 20:28; Giov 1:29; 11:50-52; 1Ti 2:6; Eb 2:9; 1G 2:1,2
2Co 3:7,9; Lu 15:24,32; Giov 5:25; 11:25; Rom 5:15; 14:7-9; Ef 2:1-5; Col 2:13; 1Ti 5:6; Tit 3:3; 1G 5:19

15 2Co 3:6; Ez 16:6; 37:9,14; Abac 2:4; Zac 10:9; Giov 3:15,16; 5:24; 6:57; Rom 6:2,11,12; 8:2,6,10; 14:7,8; 1Co 6:19,20; Ga 2:20; 5:25; Ef 5:14; Col 2:12; 3:1; 1P 4:6; 1G 4:9
2Co 5:16; 2Re 5:17; Rom 6:6; Ef 4:17; 1P 1:14,15; 4:2-4
Lu 1:74; Rom 6:13; 12:1; 14:7-9; 1Co 6:20; 10:33; Ga 2:19; Fili 1:20,21; Col 3:17,23; 1Te 5:10; Tit 2:14; Eb 13:20,21; Ap 1:18

16 De 33:9; 1Sa 2:29; Mat 10:37; 12:48-50; Mar 3:31-35; Giov 2:4; 15:14; Ga 2:5,6; 5:6; Fili 3:7,8; Col 3:11; 1Ti 5:21,22; Giac 2:1-4; 3:17
Giov 6:63

17 2Co 5:19,21; 12:2; Is 45:17,24,25; Giov 14:20; 15:2,5; 17:23; Rom 8:1,9; 16:7,11; 1Co 1:30; Ga 3:28; 5:6; Ef 1:3,4; Fili 4:21
Sal 51:10; Ez 11:19; 18:31; 36:26; Mat 12:33; Giov 3:3,5; Ga 6:15; Ef 2:10
2Co 5:16; Is 43:18,19; 65:17,18; Mat 9:16,17; 24:35; Rom 6:4-6; 7:6; 8:9; 8:10; 1Co 13:11; Ef 2:15; 4:22-24; Fili 3:7-9; Col 3:1-10; Eb 8:9-13; 2P 3:10-13; Ap 21:1-5

18 Giov 3:16,27; Rom 11:36; 1Co 1:30; 8:6; 12:6; Col 1:16,17; Giac 1:17
Lev 6:30; Ez 45:15; Dan 9:24; Rom 5:1,10,11; Ef 2:16; Col 1:20,21; Eb 2:17; 1G 2:2; 4:10
2Co 5:19,20; Is 52:7; 57:19; Mar 16:15,16; Lu 10:5; 24:47; At 10:36; 13:38; 13:39; Ef 2:17; Col 1:20

19 Mat 1:23; Giov 14:10,11,20; 17:23; 1Ti 3:16
Rom 3:24-26; 11:15; 1G 2:1,2; 4:10
Sal 32:1,2; Is 43:25; 44:22; Rom 4:6-8
2Co 5:18

20 2Co 3:6; Giob 33:23; Prov 13:17; Mal 2:7; Giov 20:21; At 26:17,18; Ef 6:20
2Co 5:11; 6:1; 2Re 17:13; 2Cron 36:15; Ne 9:29; Is 55:6,7; Ger 44:4; Ez 18:31,32
Giob 33:6; Lu 10:16; 1Co 4:4,5; 1Te 4:8
Giob 22:21; Prov 1:22-33; Is 27:5; Ger 13:16,17; 38:20; Lu 14:23

21 Is 53:4-6,9-12; Dan 9:26; Zac 13:7; Rom 8:3; Ga 3:13; Ef 5:2; 1P 3:18; 1G 2:1,2
Is 53:9; Lu 1:35; Eb 7:26; 1P 2:22-24; 1G 3:5
2Co 5:17; Is 45:24,25; 53:11; Ger 23:26; 33:16; Dan 9:24; Rom 1:17; 3:21-26; 5:19; 8:1-4; 10:3,4; 1Co 1:30; Fili 3:9

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