Nuova Riveduta:

2Corinzi 9

1 Quanto alla sovvenzione destinata ai santi, è superfluo che io ve ne scriva, 2 perché conosco la prontezza dell'animo vostro, per la quale mi vanto di voi presso i Macedoni, dicendo che l'Acaia è pronta fin dall'anno scorso; e il vostro zelo ne ha stimolati moltissimi. 3 Ma ho mandato i fratelli affinché il nostro vantarci di voi non abbia ad essere smentito a questo riguardo; e affinché, come dicevo, siate pronti; 4 non vorrei che, venendo con me dei Macedoni e non vedendovi pronti, noi (per non dire voi) abbiamo a vergognarci di questa nostra fiducia. 5 Perciò ho ritenuto necessario esortare i fratelli a venire da voi prima di me per preparare in anticipo la vostra offerta già promessa, affinché essa sia pronta come offerta di generosità e non di avarizia.
6 Ora dico questo: chi semina scarsamente mieterà altresì scarsamente; e chi semina abbondantemente mieterà altresì abbondantemente. 7 Dia ciascuno come ha deliberato in cuor suo; non di mala voglia né per forza, perché Dio ama un donatore gioioso. 8 Dio è potente da far abbondare su di voi ogni grazia affinché, avendo sempre in ogni cosa tutto quello che vi è necessario, abbondiate per ogni opera buona; 9 come sta scritto: «Egli ha profuso, egli ha dato ai poveri, la sua giustizia dura in eterno».
10 Colui che fornisce al seminatore la semenza e il pane da mangiare fornirà e moltiplicherà la vostra semenza, e accrescerà i frutti della vostra giustizia. 11 Così, arricchiti in ogni cosa, potrete esercitare una larga generosità, la quale produrrà rendimento di grazie a Dio per mezzo di noi. 12 Perché l'adempimento di questo servizio sacro non solo supplisce ai bisogni dei santi, ma più ancora produce abbondanza di ringraziamenti a Dio; 13 perché la prova pratica fornita da questa sovvenzione li porta a glorificare Dio per l'ubbidienza con cui professate il vangelo di Cristo e per la generosità della vostra comunione con loro e con tutti. 14 Essi pregano per voi, perché vi amano a causa della grazia sovrabbondante che Dio vi ha concessa. 15 Ringraziato sia Dio per il suo dono ineffabile!

C.E.I.:

2Corinzi 9

1 Riguardo poi a questo servizio in favore dei santi, è superfluo che ve ne scriva. 2 Conosco infatti bene la vostra buona volontà, e ne faccio vanto con i Macèdoni dicendo che l'Acaia è pronta fin dallo scorso anno e già molti sono stati stimolati dal vostro zelo. 3 I fratelli poi li ho mandati perché il nostro vanto per voi su questo punto non abbia a dimostrarsi vano, ma siate realmente pronti, come vi dicevo, perché 4 non avvenga che, venendo con me alcuni Macèdoni, vi trovino impreparati e noi dobbiamo arrossire, per non dire anche voi, di questa nostra fiducia. 5 Ho quindi ritenuto necessario invitare i fratelli a recarsi da voi prima di me, per organizzare la vostra offerta già promessa, perché essa sia pronta come una vera offerta e non come una spilorceria.
6 Tenete a mente che chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà. 7 Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia. 8 Del resto, Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene, 9 come sta scritto:
ha largheggiato, ha dato ai poveri;
la sua giustizia dura in eterno
.
10 Colui che somministra il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, somministrerà e moltiplicherà anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia. 11 Così sarete ricchi per ogni generosità, la quale poi farà salire a Dio l'inno di ringraziamento per mezzo nostro. 12 Perché l'adempimento di questo servizio sacro non provvede soltanto alle necessità dei santi, ma ha anche maggior valore per i molti ringraziamenti a Dio. 13 A causa della bella prova di questo servizio essi ringrazieranno Dio per la vostra obbedienza e accettazione del vangelo di Cristo, e per la generosità della vostra comunione con loro e con tutti; 14 e pregando per voi manifesteranno il loro affetto a causa della straordinaria grazia di Dio effusa sopra di voi. 15 Grazie a Dio per questo suo ineffabile dono!

Nuova Diodati:

2Corinzi 9

1 Riguardo poi alla sovvenzione a favore dei santi, mi è superfluo scrivervi, 2 poiché conosco la prontezza dell'animo vostro, per la quale mi glorio di voi presso i Macedoni, dicendo che l'Acaia è pronta fin dall'anno scorso; e lo zelo da parte vostra ne ha stimolati molti. 3 Or ho mandato questi fratelli, perché il nostro vanto per voi non risulti vano a questo riguardo affinché, come dicevo, siate pronti, 4 perché, se dovessero venire con me dei Macedoni e vi trovassero impreparati, noi (per non dire voi) saremmo svergognati in questa nostra ferma fiducia e vanto. 5 Perciò ho ritenuto necessario esortare i fratelli di venire da voi prima del tempo, per far preparare in anticipo la vostra offerta precedentemente promessa, perché essa sia pronta come dono di generosità e non di avarizia. 6 Or questo dico: Chi semina scarsamente mieterà altresì scarsamente; e chi semina generosamente mieterà altresì abbondantemente. 7 Ciascuno faccia come ha deliberato nel suo cuore, non di malavoglia né per forza, perché Dio ama un donatore allegro. 8 Ora Dio è potente di fare abbondare in voi ogni grazia affinché, avendo sempre il sufficiente in ogni cosa, voi abbondiate per ogni buona opera, 9 come sta scritto: «Egli ha sparso, egli ha dato ai poveri, la sua giustizia dura in eterno». 10 Or colui che fornisce la semente al seminatore e il pane da mangiare, ve ne provveda e moltiplichi pure la vostra semente, ed accresca i frutti della vostra giustizia; 11 allora sarete arricchiti per ogni liberalità, che per nostro mezzo produrrà rendimento di grazie a Dio. 12 Poiché l'adempimento di questo servizio sacro non solo supplisce alle necessità dei santi, ma produce anche abbondanza di ringraziamenti verso Dio, 13 perché, a causa della prova di questa sovvenzione, essi glorificano Dio per l'ubbidienza all'evangelo di Cristo, che voi confessate, e per la liberalità con cui ne fate parte a loro e a tutti. 14 E con le loro preghiere per voi vi dimostrano singolare affezione per l'eccellente grazia di Dio sopra di voi. 15 Or sia ringraziato Dio per il suo dono ineffabile.

Riveduta 2020:

2Corinzi 9

1 Quanto alla sovvenzione destinata ai santi, è superfluo che io ve ne scriva, 2 perché conosco la prontezza dell'animo vostro, per la quale mi vanto di voi presso i Macedoni, dicendo che l'Acaia è pronta fin dall'anno passato, e il vostro zelo ne ha stimolati moltissimi. 3 Ma ho mandato i fratelli affinché il nostro vantarci di voi non risulti vano a questo riguardo; affinché, come dicevo, siate pronti, 4 perché, se venissero con me dei Macedoni e vi trovassero impreparati, noi (per non dire voi) saremmo svergognati per questa nostra fiducia. 5 Perciò ho reputato necessario esortare i fratelli a venire da voi prima di me e preparare la vostra offerta già promessa, affinché sia pronta come atto di generosità e non di avarizia.
6 Ora dico questo: chi semina scarsamente mieterà altresì scarsamente e chi semina liberalmente mieterà altresì liberalmente. 7 Dia ciascuno come ha deliberato in cuor suo, non di mala voglia né per forza, perché Dio ama un donatore allegro. 8 Dio è potente da far abbondare su di voi ogni grazia, affinché, avendo sempre in ogni cosa tutto quello che vi è necessario, abbondiate in ogni opera buona, 9 come sta scritto:
Egli ha sparso, egli ha dato ai poveri, la sua giustizia dimora in eterno”.
10 Colui che fornisce la semenza al seminatore e il pane da mangiare, fornirà e moltiplicherà la semenza vostra e accrescerà i frutti della vostra giustizia. 11 Così, arricchiti in ogni cosa, potrete esercitare una larga generosità, la quale produrrà rendimento di grazie a Dio per mezzo di noi. 12 Poiché la prestazione di questo servizio sacro non soltanto supplisce ai bisogni dei santi ma più ancora produce abbondanza di ringraziamenti a Dio, 13 in quanto la prova pratica fornita da questa sovvenzione li porta a glorificare Dio per l'ubbidienza con cui professate il vangelo di Cristo e per la generosità della vostra comunione con loro e con tutti. 14 E con le loro preghiere a vostro favore essi dimostrano di essere mossi da vivo affetto per voi a motivo della sovrabbondante grazia di Dio che è sopra voi. 15 Ringraziato sia Dio per il suo dono ineffabile!

La Parola è Vita:

2Corinzi 9

1 
Per quanto riguarda questi aiuti destinati ai fratelli cristiani di Gerusalemme, so benissimo che non c'è nemmeno bisogno che ve ne accenni, 2 perché so che siete pronti nell'aiutare. Infatti, mi sono vantato di voi con i fratelli della Macedonia, dicendo che voi dell'Acaia eravate già pronti fin dall'anno scorso a mandare il vostro aiuto; e il vostro entusiasmo ha spinto la maggior parte di loro a seguire il vostro esempio. 3 Comunque ho mandato questi fratelli a rassicurarsi che siete davvero pronti, e cioè che, come ho detto loro, avete già raccolto il denaro. Non vorrei che qualcuno mi dicesse che questa volta mi sono sbagliato a vantarmi di voi. 4 Sarebbe davvero una bella vergogna, sia per me che per voi, se qualcuno di questi Macedoni venisse con me e non vi trovasse ancora pronti, dopo tutto quello che ho raccontato sul vostro conto!

Date e Dio vi ricompenserà.
5 Perciò ho chiesto a questi altri fratelli di venire da voi prima di me, e di preparare l'offerta che avete promesso. Voglio che sia un dono sincero e non una cosa fatta per forza. 6 Ma ricordatevi: se date poco, avrete poco. Un contadino che semina soltanto pochi semi, avrà un piccolo raccolto; ma se semina molto, mieterà molto. 7 Ognuno dia ciò che ha deciso in cuor suo, ma non di malavoglia, né per forza, perché: «Dio ama chi dona serenamente». 8 E Dio è capace di contraccambiare, dandovi tutto ciò di cui avete bisogno e anche di più, in modo che non ce ne sia soltanto a sufficienza per far fronte ai vostri bisogni, ma in abbondanza da poterne dare con gioia anche agli altri. 9 Proprio come dicono le Scritture:
«L'uomo che ama Dio dà generosamente ai poveri.
Le sue buone azioni andranno a suo vantaggio per sempre».
10 Perché Dio, come dà al contadino i semi da seminare e, più tardi, buoni raccolti da mietere e mangiare, così darà anche a voi sempre più semi da seminare, e farà in modo che crescano così tanto che possiate donare sempre più i frutti del vostro raccolto.
11 Proprio così, Dio vi farà ricchi di tutto, in modo che possiate dare a tutti generosamente, e quando porteremo la vostra offerta a quelli che ne hanno bisogno, essi ringrazieranno e loderanno Dio per il vostro aiuto.
12 Allora l'organizzazione di questi aiuti darà due buoni risultati: primo, saranno aiutati quelli che sono poveri; secondo, costoro ringrazieranno di cuore il Signore. 13 Quelli che aiutate non saranno soltanto riconoscenti per il vostro dono generoso fatto a loro e agli altri, ma loderanno Dio per questa dimostrazione pratica della vostra ubbidienza al Vangelo di Cristo. 14 Ed essi pregheranno per voi con profondo fervore e sentimento per la meravigliosa grazia che Dio ha fatto loro per mezzo vostro.
15 Sia ringraziato Dio per suo Figlio, un dono troppo bello per essere descritto a parole.

La Parola è Vita
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Riveduta:

2Corinzi 9

La ricompensa della liberalità cristiana
1 Quanto alla sovvenzione destinata ai santi, è superfluo ch'io ve ne scriva, 2 perché conosco la prontezza dell'animo vostro, per la quale mi glorio di voi presso i Macedoni, dicendo che l'Acaia è pronta fin dall'anno passato; e il vostro zelo ne ha stimolati moltissimi. 3 Ma ho mandato i fratelli onde il nostro gloriarci di voi non riesca vano per questo rispetto; affinché, come dissi, siate pronti; 4 che talora, se venissero meco dei Macedoni e vi trovassero non preparati, noi (per non dir voi) non avessimo ad essere svergognati per questa nostra fiducia. 5 Perciò ho reputato necessario esortare i fratelli a venire a voi prima di me e preparare la vostra già promessa liberalità, ond'essa sia pronta come atto di liberalità e non d'avarizia. 6 Or questo io dico: chi semina scarsamente mieterà altresì scarsamente; e chi semina liberalmente mieterà altresì liberalmente. 7 Dia ciascuno secondo che ha deliberato in cuor suo; non di mala voglia, né per forza perché Iddio ama un donatore allegro. 8 E Dio è potente da far abbondare su di voi ogni grazia, affinché, avendo sempre in ogni cosa tutto quel che vi è necessario, abbondiate in ogni opera buona; 9 siccome è scritto: Egli ha sparso, egli ha dato ai poveri, la sua giustizia dimora in eterno. 10 Or Colui che fornisce al seminatore la semenza, e il pane da mangiare, fornirà e moltiplicherà la semenza vostra e accrescerà i frutti della vostra giustizia. 11 Sarete così arricchiti in ogni cosa onde potere esercitare una larga liberalità, la quale produrrà per nostro mezzo rendimento di grazie a Dio. 12 Poiché la prestazione di questo servigio sacro non solo supplisce ai bisogni dei santi ma più ancora produce abbondanza di ringraziamenti a Dio; 13 in quanto che la prova pratica fornita da questa sovvenzione li porta a glorificare Iddio per l'ubbidienza con cui professate il Vangelo di Cristo, e per la liberalità con cui partecipate ai bisogni loro e di tutti. 14 E con le loro preghiere a pro vostro essi mostrano d'esser mossi da vivo affetto per voi a motivo della sovrabbondante grazia di Dio che è sopra voi. 15 Ringraziato sia Dio del suo dono ineffabile!

Ricciotti:

2Corinzi 9

Qualità e frutti copiosi dell'elemosina.
1 Intorno al ministero in favore dei santi, mi è superfluo scrivere a voi; 2 conosco la vostra prontezza d'animo, quale a rispetto vostro io vanto coi Macedoni, dicendo che l'Acaia s'è preparata fin dall'anno scorso, e che il vostro zelo è stato di eccitamento a tanti. 3 Ma ho inviato i fratelli, perchè il nostro vanto rispetto a voi non riesca vano in questa parte e voi siate pronti (come ho detto); 4 non vorrei che se venissero con me dei Macedoni e vi trovassero impreparati, non avessimo a vergognarci noi (per non dir voi), per la fondata fiducia [in voi posta]. 5 Perciò ho creduto necessario pregare i fratelli a venir da voi prima, e preparare la già annunziata vostra larghezza, sì che questa sia pronta come larghezza; non come spilorceria. 6 Questo è; chi semina scarsamente, scarsamente anche mieterà, e chi semina largamente, largamente anche mieterà. 7 Ciascuno secondo che destinò nel suo cuore, non con rincrescimento, nè per forza, poichè ilare donatore ama il Signore. 8 E può Iddio sovrabbondare di ogni grazia su di voi, affinchè in ogni cosa e sempre avendo tutto il sufficiente sovrabbondiate in ogni opera di bene, 9 conforme sta scritto: "Ha profuso, ha dato ai poveri, la sua giustizia rimane in eterno". 10 Or colui che somministra seme al seminatore, darà anche pane da mangiare e moltiplicherà la vostra semenza e accrescerà i frutti della vostra giustizia. 11 Così, arricchiti in tutto, potrete esercitare la più larga beneficienza, la quale per opera vostra dà luogo a ringraziamenti a Dio. 12 Il servizio di questa oblazione non solo è tale da soddisfare i bisogni dei santi, ma sovrabbonda anche per molti rendimenti di grazie a Dio; 13 poichè per la prova di questa somministrazione, glorificano Dio, a motivo della vostra soggezione al riconoscimento del Vangelo di Cristo e della liberalità e generosità vostra verso loro e verso tutti, 14 e, colle preghiere che fanno per voi, mostrano volervi un gran bene per la sovrabbondante grazia di Dio che è in voi. 15 Grazie sian rese a Dio per questo ineffabile suo dono.

Tintori:

2Corinzi 9

Ragioni per cui manda altri a raccogliere le offerte
1 Ma intorno alle offerte destinate ai santi, è superfluo che vi scriva, 2 perchè mi è nota la prontezza dell'animo vostro, per la quale di voi mi glorio presso i Macedoni, dicendo che l'Acaia è pronta già da un anno, e il vostro zelo è stato d'incitamento a moltissimi. 3 Nondimeno ho mandato questi fratelli, affinchè il vanto che meniamo di voi non apparisca vano su questo punto, e siate preparati come ho detto: 4 e affinchè, venendo meco dei Macedoni e trovandovi non preparati, non ne abbiamo da arrossire noi (per non dir voi) di questo vanto. 5 Ho creduto perciò necessario di pregare questi fratelli a venire prima di me da voi a preparare la già promessa vostra generosità, che deve essere preparata come opera di carità e non d'avarizia. 6 Ve lo dico: chi semina poco mieterà poco, e chi semina molto, mieterà molto. 7 Ciascuno dia secondo quanto ha determinato in cuor suo, non di mala voglia nè per forza, perchè «Dio ama l'allegro donatore».

Frutti temporali dell'elemosina
8 Or Dio è potente per ricolmarvi d'ogni bene, in modo che avendo in ogni cosa sempre il sufficiente, abbondiate in ogni sorta di opere buone, 9 conforme sta scritto: Profuse, diede ai poveri; la sua giustizia si eterna nei secoli. 10 Or chi dà il seme al seminatore, darà anche il pane da mangiare. Egli moltiplicherà la vostra semenza e farà crescere i frutti della vostra giustizia, 11 affinchè, divenuti ricchi di ogni cosa, sfoggiate in ogni generosità, che da parte nostra farà salire dei ringraziamenti a Dio.

Frutti spirituali dell'elemosina
12 Infatti il servigio di questa sacra oblazione non solo provvede ai bisogni dei santi, ma è ricca sorgente di molti ringraziamenti al Signore, 13 perché, avendo la riprova, della vostra beneficenza, essi glorifichino Dio per l'obbedienza che voi professate al Vangelo di Cristo, e per la generosità con cui fate parte dei vostri beni ad essi e a tutti. 14 E nelle loro preghiere per voi v'è un gran desiderio del vostro bene, a motivo della sublime grazia che Dio v'ha dato. 15 Sia ringraziato Dio per l'ineffabile suo dono.

Martini:

2Corinzi 9

Continua ad esortargli a far prontamente, e generosamente la limosina, e gli avverte a non temere per questo di mancare del necessario, ma che si fidino della provvidenza di Dio, e vari frutti novera della stessa limosina.
1 Ma intorno a questo mistero, che a esercita a pro de' santi, è cosa superflua, che io vi scriva. 2 Imperocché mi è nota la prontezza dell'animo vostro: per la quale di voi mi glorio presso i Macedoni, che l'Acaia anch'essa è preparata dall'anno scorso, ed il vostro zelo ha provocato moltissimi. 3 Ma ho mandati questi fratelli: affinchè il vanto, che ci diamo di voi, non riesca vano per questo lato, affinchè (siccome ho detto) siate preparati: 4 Onde venuti che siano meco i Macedoni, trovandovi non preparati non abbiamo da arrossire noi (per non dir voi) per questo lato. 5 Ho creduto perciò necessario di pregare questi fratelli a venir prima da voi, e a preparare la già annunziata vostra benedizione, che sia preparata come benedizione, non come spilorceria. 6 Or io dico così; chi semina con parsimonia, mieterà parcamente: e chi copiosamente semina, copiosamente mieterà. 7 Ciascheduno conforme ha stimato meglio in cuor suo, non di mala voglia, o per necessità: imperocché Dio ama l'ilare donatore. 8 Ed è Dio potente per fare, che abbondiate voi d'ogni bene: talmente che contenti sempre d'avere in ogni cosa tutto il sufficiente abbondiate in ogni buona opera, 9 Conforme sta scritto: profuse, diede a' poveri: In giustizia di lui sussiste ne' secoli de' secoli. 10 E colui, che somministra la semenza a chi semina, darà ancora il pane da mangiare, e moltiplicherà la vostra sementa, e accrescerà, sempre più i proventi della vostra giustizia: 11 Affinchè divenuti ricchi in tutte le cose, sfoggiate in ogni sorta di benignità, la quale produce per parte nostra rendimenti di grazie a Dio. 12 Imperocché il servigio di questa sagra oblazione non solo supplisce al bisogno de' santi, ma ridonda eziandio in molti rendimenti di grazie al Signore. 13 Mentre facendo sperimento (di voi) in questo servigio, danno a Dio gloria per la soggezione professata da voi al vangelo di Cristo, e per la liberale comunicazione (vostra) con essi, e con tutti, 14 E (ridonda) delle loro orazioni per voi, amandovi quegli grandemente a motivo della eminente grazia di Dio, che è in voi. 15 Grazie a Dio per lo ineffabile suo dono.

Diodati:

2Corinzi 9

1 Perciocchè della sovvenzione, che è per i santi, mi è soverchio scrivervene. 2 Poichè io conosco la prontezza dell'animo vostro, per la quale io mi glorio di voi presso i Macedoni, dicendo che l'Acaia è pronta fin dall'anno passato; e lo zelo da parte vostra ne ha provocati molti. 3 Or io ho mandati questi fratelli, acciocchè il nostro vanto di voi non riesca vano in questa parte; affinchè, come io dissi, siate presti. 4 Che talora, se, quando i Macedoni saranno venuti meco, non vi trovano presti, non siamo svergognati noi (per non dir voi), in questa ferma confidanza del nostro vanto. 5 Perciò ho reputato necessario d'esortare i fratelli, che vadano innanzi a voi, e prima dieno compimento alla già significata vostra benedizione; acciocchè sia presta, pur come benedizione, e non avarizia.
6 Or questo è ciò che è detto: Chi semina scarsamente, mieterà altresì scarsamente; e chi semina liberalmente, mieterà altresì in benedizione. 7 Ciascuno faccia come è deliberato nel cuor suo, non di mala voglia, nè per necessità; perciocchè Iddio ama un donatore allegro. 8 Or Iddio è potente, da fare abbondare in voi ogni grazia; acciocchè, avendo sempre ogni sufficienza in ogni cosa, voi abbondiate in ogni buona opera; 9 siccome è scritto: Egli ha sparso, egli ha donato a' poveri; la sua giustizia dimora in eterno. 10 Or colui che fornisce di semenza il seminatore, e di pane da mangiare, ve ne fornisca altresì, e moltiplichi la vostra semenza, ed accresca i frutti della vostra giustizia; 11 in maniera che del tutto siate arricchiti ad ogni liberalità, la quale per noi produce rendimento di grazie a Dio. 12 Poichè l'amministrazione di questo servigio sacro non solo supplisce le necessità de' santi, ma ancora ridonda inverso Iddio per molti ringraziamenti. 13 In quanto che, per la prova di questa somministrazione, glorificano Iddio, di ciò che vi sottoponete alla confessione dell'evangelo di Cristo, e comunicate liberalmente con loro, e con tutti. 14 E con le loro orazioni per voi vi dimostrano singolare affezione per l'eccellente grazia di Dio sopra voi. 15 Or ringraziato sia Iddio del suo ineffabile dono.

Commentario completo di Matthew Henry:

2Corinzi 9

1 INTRODUZIONE A 2 CORINZI CAPITOLO 9

In questo capitolo l'apostolo sembra scusare la sua serietà nell'esortare i Corinzi al dovere della carità (2Corinzi 9:1-5), e procede a dare indicazioni sul modo e sul modo accettabile di eseguirlo, vale a dire, generosamente, deliberatamente e liberamente; e dà un buon incoraggiamento per farlo, (2Corinzi 9:6, fino alla fine).

Ver. 1.

In questi versetti l'apostolo parla molto rispettosamente ai Corinzi, e con grande abilità; e, mentre sembra scusare il fatto di esortarli così ardentemente alla carità, li spinge ancora a farlo, e mostra quanto il suo cuore fosse rivolto a questa questione.

I. Dice loro che era inutile insistere con ulteriori argomenti per dare sollievo ai loro poveri fratelli (2Corinzi 9:1), essendo soddisfatto di aver già detto abbastanza per prevalere su coloro di cui aveva una così buona opinione. Per

1. Conosceva la loro prontezza verso ogni opera buona, e come avevano iniziato questa opera buona un anno fa, tanto che,

2. Si era vantato del loro zelo con i Macedoni, e questo aveva indotto molti di loro a fare come avevano fatto. Perciò fu persuaso che, come avevano cominciato bene, sarebbero andati avanti; e così, lodandoli per ciò che avevano fatto, impone loro l'obbligo di procedere e perseverare.

II. Sembra scusarsi per aver mandato Tito e gli altri fratelli da loro. Non vuole che si offendano con lui per questo, come se fosse troppo serio e insistesse troppo su di loro; e racconta le vere ragioni per cui le ha inviate, vale a dire:

1. Che, avendo questo avviso tempestivo, potessero essere pienamente pronti (2Corinzi 9:3), e non sorpresi da richieste affrettate, quando egli sarebbe venuto da loro. Quando vogliamo che gli altri facciano ciò che è buono, dobbiamo agire verso di loro con prudenza e tenerezza, e dare loro tempo.

2. Affinché non si vergogni del suo vanto riguardo a loro, se fossero stati trovati impreparati, 2Corinzi 9:3,4. Egli lascia intendere che alcuni dalla Macedonia potrebbero venire con lui: e, se la colletta non fosse stata fatta, ciò lo avrebbe fatto vergognare, per non dire loro, considerando il vanto dell'apostolo riguardo a loro. Così era attento a preservare la loro reputazione e la sua. Si noti che i cristiani dovrebbero consultare la reputazione della loro professione e sforzarsi di adornare la dottrina di Dio nostro Salvatore.

6 Ver. 6.

Qui abbiamo,

I. Direttive appropriate da osservare circa il modo giusto e accettabile di fare la carità; Ed è di grande preoccupazione che non solo facciamo ciò che è richiesto, ma lo facciamo come ci viene comandato. Ora, riguardo al modo in cui l'apostolo vorrebbe che i Corinzi lo dicessero, osservate:

1. Dovrebbe essere generoso; questo fu insinuato, 2Corinzi 9:5, che ci si aspettava un contributo liberale, una questione di munificenza, non ciò che sapeva di cupidigia; e offre alla loro considerazione che gli uomini che si aspettano un buon rendimento al raccolto non sono soliti pizzicare e risparmiare nel seminare il loro seme, perché il rendimento è di solito proporzionale a ciò che seminano, 2Corinzi 9:6.

2. Dovrebbe essere deliberatamente; Ogni uomo, secondo il proposito che ha nel suo cuore, == 2Corinzi 9:7. Le opere di carità, come le altre opere buone, devono essere fatte con pensiero e disegno; mentre alcuni fanno del bene solo per caso. Essi si conformano, può essere frettolosamente, all'importunità degli altri, senza alcun buon disegno, e danno più di quanto intendessero, per poi pentirsene. O forse, se avessero debitamente considerato ogni cosa, avrebbero dato di più. La dovuta riflessione, riguardo a questa questione delle nostre circostanze, e di quelle delle persone che stiamo per sostituire, sarà molto utile per orientarci su quanto dovremmo essere liberali nelle nostre contribuzioni per usi caritatevoli.

3. Dovrebbe essere gratuitamente, qualunque cosa diamo, sia più che meno: Non di malincuore, né di necessità, ma allegramente, 2Corinzi 9:7. A volte le persone danno solo per soddisfare l'importunità di coloro che chiedono la loro carità, e ciò che danno è in qualche modo spremuto o forzato da loro, e questa mancanza di volontà rovina tutto ciò che fanno. Dovremmo dare più liberamente di quanto la modestia di alcune persone bisognose permetta loro di chiedere: non dobbiamo solo distribuire il pane, ma stendere le nostre anime agli affamati, Isaia 58:10. Dovremmo dare generosamente, con la mano aperta e allegramente, con il volto aperto, essendo lieti di avere la capacità e l'opportunità di essere caritatevoli.

II. Un buon incoraggiamento a compiere quest'opera di carità nel modo indicato. Qui l'apostolo dice ai Corinzi:

1. Loro stessi non sarebbero stati perdenti con ciò che hanno dato in carità. Questo può servire a ovviare a un'obiezione segreta nella mente di molti contro questa buona opera che sono pronti a pensare di volere ciò che danno via; ma costoro considerino che ciò che viene dato ai poveri in modo giusto è ben lungi dall'essere perduto; come il prezioso seme che è gettato in terra non va perduto, anche se vi è sepolto per un certo tempo, poiché germoglierà e porterà frutto; il seminatore lo riceverà di nuovo con aumento, 2Corinzi 9:6. Tali buoni ritorni possono aspettarsi coloro che danno liberamente e generosamente in carità. Per

(1.) Dio ama un donatore allegro (2Corinzi 9:7), e cosa non possono sperare di ricevere coloro che sono gli oggetti dell'amore divino? Può un uomo essere un perdente facendo ciò che Dio si compiace? Non potrebbe un tale essere sicuro che in un modo o nell'altro ci guadagnerà? Anzi, l'amore e la grazia di Dio non sono forse migliori di tutte le altre cose, migliori della vita stessa?

(2.) Dio è in grado di far ridondare la nostra carità a nostro vantaggio, 2Corinzi 9:8. Non abbiamo motivo di diffidare della bontà di Dio, e sicuramente non abbiamo motivo di mettere in dubbio la sua potenza; Egli è in grado di far abbondare in noi ogni grazia e di far abbondare in noi ogni grazia, di dare un grande aumento di beni spirituali e temporali. Egli può farci avere una sufficienza in ogni cosa, essere contenti di ciò che abbiamo, compensare ciò che diamo, essere in grado di dare ancora di più: come è scritto [Salmi 112:9] riguardo all'uomo caritatevole, Egli si è disperso. Egli ha dato ai poveri. La sua giustizia, cioè la sua elemosina, dura in eterno. L'onore di esso è duraturo, la ricompensa eterna, ed egli è ancora in grado di vivere comodamente se stesso e di dare generosamente agli altri.

(3.) L'apostolo eleva una preghiera a Dio in loro favore affinché possano essere vincitori e non perdenti, 2Corinzi 9:10,11. Qui osservate,

[1.] A chi è rivolta la preghiera, a Dio, che amministra il seme al seminatore, che con la sua provvidenza dà un tale aumento dei frutti della terra che non solo abbiamo pane sufficiente da mangiare per un anno, ma abbastanza da seminare di nuovo per una provvista futura: o così, è Dio che ci dà non solo una competenza per noi stessi, ma anche per provvedere ai bisogni degli altri, e così dovremmo essere come seme da seminare.

[2.] Per quello che prega. Vi sono diverse cose che egli desidera per loro, cioè che abbiano pane per il loro cibo, che siano sempre una competenza per se stessi, un cibo conveniente, che Dio moltiplichi la loro discendenza seminata, che possano ancora fare del bene, e che ci sia un aumento dei frutti della giustizia, affinché possano mietere in abbondanza, e hanno i migliori e più ampi ritorni della loro carità, in modo da essere arricchiti in ogni cosa con ogni munificenza == (2Corinzi 9:11), affinché nel complesso possano trovare vero che non saranno perdenti, ma grandi guadagni. Notate, le opere di carità sono così lontane dall'impoverirci che sono il mezzo adatto per arricchirci veramente, o renderci veramente ricchi.

2. Mentre non sarebbero stati perdenti, i poveri santi afflitti avrebbero guadagnato, perché questo servizio avrebbe provveduto ai loro bisogni, == 2Corinzi 9:12. Se abbiamo motivo di pensare che siano santi, che crediamo appartengano alla famiglia della fede, i cui bisogni sono grandi, quanto dovremmo essere pronti a fare loro del bene! La nostra bontà non può estendersi a Dio, ma dovremmo estenderla liberamente a questi eccellenti della terra, e così mostrare che ci dilettiamo in loro.

3. Questo ridonderebbe alla lode e alla gloria di Dio. Molti ringraziamenti sarebbero stati dati a Dio per questo motivo, dall'apostolo e da coloro che erano impiegati in questo ministero, 2Corinzi 9:11. Questi avrebbero benedetto Dio, che li aveva resi strumenti felici in un'opera così buona, e li aveva resi vittoriosi in essa. Oltre a questi, anche altri sarebbero stati grati; i poveri, che erano provvisti nei loro bisogni, non mancavano di essere molto grati a Dio e benedicevano Dio per loro; e tutti coloro che desideravano il bene del vangelo avrebbero glorificato Dio per questo esperimento, o prova di sottomissione al vangelo di Cristo, e di vero amore a tutti gli uomini, 2Corinzi 9:13. Nota

(1.) Il vero cristianesimo è una sottomissione al vangelo, un arrendersi all'influenza dominante delle sue verità e leggi.

(2.) Dobbiamo dimostrare la sincerità della nostra sottomissione al Vangelo mediante le opere di carità.

(3.) Questo sarà a credito della nostra professione, e alla lode e gloria di Dio.

4. Coloro i cui bisogni erano stati soddisfatti avrebbero fatto il miglior ritorno possibile, inviando molte preghiere a Dio per coloro che li avevano soccorsi, 2Corinzi 9:14. E così dovremmo ricompensare le gentilezze che riceviamo quando non siamo in grado di ricompensarle in nessun altro modo; e, poiché questa è l'unica ricompensa che i poveri possono dare, così è spesso molto a vantaggio dei ricchi.

Infine, l'apostolo conclude tutta questa faccenda con questa dossologia: " Grazie a Dio per il suo dono ineffabile", == 2Corinzi 9:15. Alcuni pensano che con questo dono ineffabile egli intenda il dono della grazia concesso alle chiese, rendendole capaci e disposte a provvedere alle necessità dei santi, che sarebbero state soddisfatte con indicibile beneficio sia per i donatori che per i riceventi. Dovrebbe sembrare piuttosto che si riferisca a Gesù Cristo, che è davvero il dono ineffabile di Dio a questo mondo, un dono per il quale tutti abbiamo motivo di essere molto grati.

Commentario del Nuovo Testamento:

2Corinzi 9

1 Scopo speciale della deputazione in cui entrano i rappresentanti di Macedonia e forse d'altre regioni, è di spingere i Corinzi, per via di emulazione nel bene, a tenere i loro impegni morali, e a non far scomparire il loro apostolo, coprendo sè stessi di confusione dinanzi alle altre chiese. Intorno alla colletta in sè stessa, alle necessità materiali da cui è occasionata, al dovere dei cristiani di soccorrere i fratelli, all'obbligo particolare che hanno le chiese etniche di adempiere a questo dovere verso la chiesa madre di Gerusalemme Romani 15:27; al metodo da tenere, Paolo stima superfluo di scriverne più a lungo ai Corinzi. La cosa, infatti, era loro stata esposta, o per lettera o a voce, anteriormente alla prima ai Corinzi; Paolo ne avea detto alcunchè nel capo XVI di quell'Epistola; Tito aveva avuto occasione anch'egli di discorrerne nel suo recente soggiorno a Corinto, e la chiesa si era mostrata ben disposta fin dal principio per quest'opera. Lo scriverne ora ex professo sarebbe stato quindi inutile.

Infatti, quanto alla sovvenzion destinata ai santi, è cosa superflua ch'io ve ne scriva.

Volendo accentuare si potrebbe tradurre: «è bensì cosa superflua...». Quel ch'egli non stima superfluo di fare, lo dirà a 2Corinzi 9:3: «Ma ho mandato questi fratelli affinchè, ecc.». L'infatti ( γαρ) si connette direttamente con 2Corinzi 8:24 ove Paolo ha già lasciato intendere lo scopo speciale della deputazione che precede di poco la venuta dell'apostolo stesso e la chiusura della colletta.

Basterebbero queste due particelle ( μεν, γαρ) a dimostrare quanto fosse insostenibile l'ipotesi di Semler che riguardava il cap. 2Corinzi 9 come un frammento di un'altra lettera ove si trattava lo stesso argomento. Nè maggior fondamento ha l'ipotesi che Paolo sia stato interrotto nella redazione della sua lettera alla fine del cap. 2Corinzi 8 e l'abbia poi ripresa qualche tempo dopo, forse in altra località, per aggiungervi 2Corinzi 9-13. Con ragione ha notato il Weizsäcker che «senza la insensibile influenza esercitata dalla divisione infelice del testo in due capitoli, nessuno avrebbe mai pensato a separare 2Corinzi 9 da 2Corinzi 8. Continua il corso dei pensieri ed il principio di 2Corinzi 9 non s'intende se non in connessione con quel che precede in 2Corinzi 8». Non c'è infatti nei cinque primi versetti di 2Corinzi 9 un solo concetto che non attesti l'intimo nesso in cui stanno con 2Corinzi 8. E quanto all'ultima parte del capitolo essa non riproduce pensieri già espressi, ma reca argomenti affatto nuovi per spingere i Corinzi a dare largamente.

Il perchè l'Apostolo stimi superfluo il trattare ex professo della colletta, lo dice di passata.

Poichè conosco la vostra prontezza d'animo e per essa (lett. «della quale») mi glorio di voi presso ai Macedoni, [dicendo loro] che l'Acaia è pronta fin dall'anno passato;

2 e lo zelo partito da voi ha stimolato i più

(o: il maggior numero). Dicendo l'Acaia include tutte le chiese minori di quella provincia con quella di Corinto. Paolo si serve dello zelo di una regione per stimolar l'altra. L'Acaia aveva principiato bene e la sua buona volontà avea dato affidamento all'apostolo di un pronto successo. I fatti avevano tardato alquanto; ma Paolo lo ignorava quando, ai Macedoni, citava lo zelo dell'Acaia. Non è dunque il caso di accusarlo di diplomazia mondana non del tutto onesta. Il candore col quale espone ai Corinzi il suo procedere basterebbe a confutare un tale appunto. Egli si vale semplicemente della potenza che l'esempio degli uni esercita sugli altri, per spingerli al bene: della buona volontà dell'Acaia presso i Macedoni; e dello slancio generoso dei Macedoni presso i Corinzi. La variante: «lo zelo [partito] da voi» ( το εξ ὑμ.) si appoggia ai codici greco-latini e bizantini e va preferita. Il primo entusiasmo dell'Acaia era stato come la scintilla che accende una gran fiamma.

3 Ho però mandato i fratelli affinchè il vanto che meniamo di voi in genere, non riesca vano in questa parte,

insussistente per quel che riguarda la colletta;

affinchè, come lo dicevo,

ai Macedoni facendo il vostro elogio, voi siate pronti, avendo, al momento voluto, versate e riunite le contribuzioni:

4 che talora, quando venissero meco dei Macedoni

per accompagnarmi nell'Acaia,

e vi trovassero impreparati, non siamo svergognati noi, per non dire voi, in questa [nostra] ferma fiducia

(Testo em.). La parola ὑποστασις (ipostasi) vale letteralmente «il porre sotto», quindi il fondamento, poi quel ch'è fondato, la sostanza, la realtà, l'essenza cfr. Ebrei 1:3; 11:1. Da questo il senso derivato di stabilità dell'animo, di ferma fiducia (cfr. 2Corinzi 11:17; Ebrei 3:14 e qui). Paolo avea nutrito e manifestato - e tuttora nutriva - la ferma fiducia che i Corinzi farebbero onore al loro morale impegno. Se ora, i Corinzi si mostrassero gretti ed egoisti, certo egli ne riceverebbe una qualche confusione, ma la maggior vergogna ricadrebbe su di loro.

5 Ho stimato adunque necessario di esortare i fratelli a precedermi da voi, ed a portar prima a compimento la già promessa (testo em.) vostra offerta volontaria perchè questa sia pronta come offerta volontaria e non come avarizia.

Il vocabolo che rendiamo «offerta volontaria» significa propriamente benedizione, e serve qui a designare un dono che parte da un cuore riconoscente ed amorevole per recar sollievo ed allegrezza a chi lo riceve. Chi dona in tal modo si ispira alla bontà e generosità del Dio da cui procede ogni benedizione. Se invece la contribuzione è un tributo forzato che si paga, non per amore, ma per forza, i per riguardi umani, mentre internamente lo si vorrebbe ritenere, Paolo la chiama avarizia, perchè il sentimento da cui parte non è la felicità del dare, ma il cruccio del non poter conservare per accrescer di tanto il proprio avere. Il greco πλεονεξια esprime l'avidità, la brama insaziabile di aver sempre più. Chi ne è invaso considera come perduto quel ch'egli è costretto a dare.

AMMAESTRAMENTI

1. Paolo che poteva insegnare i più alti misteri della verità religiosa, sa essere organizzatore pratico, avveduto e prudente della colletta per i poveri di Giudea. Non c'è contraddizione nè incompatibilità fra la più alta conoscenza della verità cristiana e l'applicazione pratica di essa alle circostanze varie della vita. Anzi le due cose non devono andar mai disgiunte.

2. È grazia di Dio la premura, la buona volontà di Tito e dei suoi colleghi nell'intraprendere il viaggio in Acaia per condurre a buon fine la colletta per i santi. I collettori per le opere cristiane hanno bisogno di ricordarsi sempre ch'essi sono operai di Cristo in un'opera che ridonda alla gloria del Signore e serve al bene dei loro simili. Quando non siano sostenuti da alti motivi si scoraggiano dinanzi alle difficoltà.

3. Conviene negli affari finanziari delle chiese sceglier con gran cura le persone incaricate di raccogliere e di amministrare i danari. Esse devono essere di provata onestà, superiori ogni sospetto e capaci di bene disimpegnare le loro funzioni. La chiesa deve aver tutte le garanzie possibili della retta amministrazione delle sue offerte e devono i pastori provvedere a togliere ogni occasione di sospetto o di maldicenza in questioni di danaro, stabilendo un efficace controllo per parte della chiesa in materie simili. Curando la loro riputazione personale di perfetta integrità, essi difendono la causa stessa del Vangelo. Non basta che si sentano sicuri nella loro coscienza; conviene che i più sospettosi possano persuadersi della cosa.

4. Con quale magnanimità l'Apostolo raccomanda i suoi collaboratori, riconoscendo con gratitudine i loro doni, i loro buoni sentimenti, i servizi da loro resi alla causa di Cristo! quanto è lontano dallo spirito gretto dell'invidia o dell'orgoglio!

5. Il fare appello alla coerenza, all'onorabilità cristiana dei fedeli è cosa perfettamente legittima «Noblesse oblige». Come il negoziante insolvibile si sente coperto di vergogna come uomo, così per il cristiano il venir meno all'aspettazione destata dalla sua professione di fede, dagli slanci generosi del sentimento, è cosa che, oltre al coprirlo di vergogna, nuoce alla causa del Signore nella chiesa e nel mondo. Alle belle parole, ai nobili sentimenti rispondano i fatti, anche in materia di doni per le opere cristiane. Satana cerca di soffocare o di far svaporare in parole i nobili slanci; ma Dio si serve dei suoi servitori per ravvivare il nostro zelo languente.

6 Sezione D 2Corinzi 9:6-15 LE BENEDIZIONI CHE ACCOMPAGNERANNO LA GENEROSITÀ DEI CORINZI

A meglio persuadere i Corinzi a dare con larghezza per i santi di Gerusalemme, Paolo ricorda le benedizioni che accompagneranno la loro generosità cristiana 2Corinzi 9:6-7. Esse sono di due sorte: ci sono benedizioni materiali 2Corinzi 9:8-11 e ci sono benedizioni spirituali di vario genere 2Corinzi 9:12-14. Egli termina poi con una effusione di riconoscenza e Dio per il suo dono ineffabile 2Corinzi 9:15.

2Corinzi 9:6-7 Dio benedice il donatore generoso e giulivo

Questo però [va notato]: Chi semina scarsamente, mieterà altresì scarsamente e chi semina generosamente mieterà altresì generosamente.

Al «questo però» di Paolo va supplito un «voglio dire» od un «va notato»; non già, col Diodati, un «è ciò ch'è detto», poichè un tal detto non si trova nell'Antico Testamento. Il dono deve procedere dalla bontà del cuore, ma non va dimenticata la legge secondo la quale Dio benedice in varie guise chi dà liberalmente. Vale in questo dominio, la legge che opera nel mondo della natura. C'è chi è avaro del suo frumento quando trattasi di seminare e ne risparmia più che può perchè gli par perduto il grano gettato in terra ed affidato alla provvidenza di Dio. Che avviene? Di solito questo: che l'avaro risparmio nel seminare risulta un cattivo calcolo; mentre chi ha largamente seminato, anche imponendosi qualche privazione, si trova poi, nella messe, largamente ricompensato dalla provvidenza di Dio. Le opere cristiane, in ispecie il dare, sono una seminagione che esige un sacrifizio di sostanza, ma che Dio ricompensa con larghe benedizioni, le quali sono come una messe in cui Dio rende a molti doppi ed in varie guise quel che l'uomo gli ha prestato. L'espressione επ' ευλογιαις è difficile a tradurre. Letteralmente significa «con benedizioni», cioè colla generosità di chi non pensa che a recar benedizione beneficando gli altri. È opposto all'avverbio «scarsamente», per cui si può rendere «generosamente». Cfr. per l'immagine qui adoperata: Proverbi 11:24; 22:8; Salmi 112:9; Galati 6:7-9. Per una promessa analoga. cfr. Luca 6:38; Matteo 10:31. Va da sè che l'abbondanza del dare per ciascun individuo è sempre in ragione dell'avere suo. E prima di guardare alla quantità dell'offerta, Dio riguarda al sentimento da cui procede e che dev'essere la giuliva spontaneità dell'amore.

7 Ciascuno [dia] secondo che ha in cuor suo deliberato; non di malavoglia, nè per necessità; poichè Dio ama il donatore allegro.

La differenza fra il testo Tischendorf: ha deliberato, e quello ordinario: delibera, non è considerevole. Il verbo ( προαιρεομαι) vale «scegliere di preferenza per sè», prescegliere, eleggere, quindi risolvere, deliberare. Mentre egli si sforza di suscitare in tutti le più generose risoluzioni, l'Apostolo non vuol far violenza alla libera determinazione che deve procedere dal cuore di ognuno. Il «dar di mala voglia», con un cuore attristato che rimpiange ciò che dà: il dar «per necessità»: costretti dall'ossequio all'opinione altrui, dal desiderio di non scomparire. ecc., non è il dare che piace a Dio. Egli ama il «donatore allegro», giulivo, ilare che sospinto dall'amore, trova ch'è più felice cosa il dare che non il ricevere Atti 20:35; Romani12:8. Le parole di Paolo sono una reminiscenza di quelle di Proverbi 22:9; secondo la versione dei LXX.

8 2Corinzi 9:8-11 Benedizioni temporali

Dio concede benedizioni temporali a chi dona liberalmente. Egli riceve in beni terreni, tanto da bastare non solo ai propri bisogni, ma da poter spandere in buone opere.

Or Dio è potente da fare abbondare su di voi ogni grazia, affinchè avendo sempre, in ogni cosa, ogni sufficienza, siate nell'abbondanza per ogni buona opera.

«Ogni grazia» potrebbe includere anche dei beni spirituali: ma, stando al contesto, si vede che si tratta di favori consistenti in beni temporali. Sono questi infatti che possono, non solo sopperire il necessario per la vita terrena, ma fornire mezzi abbondanti di esercitare la beneficenza. Αυταρκεια può significare la contentezza del proprio stato, come in 1Timoteo 6:6; Filippesi 4:11. Ma qui è da preferire il senso più diretto, di una «sufficienza» positiva e reale dei beni che servono al sostentamento della vita di quaggiù. Oltre al necessario, Dio ha il potere di dar loro il superfluo, affinchè abbiano in abbondanza da poter consacrare ad ogni specie di buone opere così da realizzare la bella descrizione dell'uomo pio contenuta in Salmi 112 di cui Paolo cita 2Corinzi 9:9, secondo la LXX:

9 Siccome è scritto: «Egli ha sparso, ha dato ai poveri; la sua giustizia dimora in perpetuo».

Lo «spargere» accenna a larga distribuzione di benefici ed è immagine analoga a quella del seminare. L'idea di giustizia nell'A. T. è quella del dovere adempiuto verso Dio e verso il prossimo: il bene praticato. La beneficenza è uno degli aspetti della giustizia, ma non la comprende tutta. Il «sussistere in perpetuo» della giustizia dell'uomo pio, torna a dire che l'operar di lui, essendo conforme alla volontà di Dio ed alla missione dell'uomo, non conduce, come la via dell'empio, a finale delusione e confusione; ma ha un valore permanente, indistruttibile, che la coscienza umana riconosce nel mondo attuale e che perdura agli occhi di Dio e di tutte le creature morali, nel mondo avvenire. La beneficenza non cancella il peccato, nè giustifica l'uomo; ma essa è certo uno dei frutti dello spirito, una delle manifestazioni di quella carità che «dimora».

10 Non solo Dio «è potente» da colmar di benedizioni temporali i Corinzi. Quando si mostrino generosi; ma lo farà. Il futuro nei verbi che seguono 2Corinzi 9:10 si legge nei codici più antichi e nelle versioni. Meglio che un augurio, esprime una certezza fondata sulle promesse divine. L'Iddio che fornisce al seminatore. Insieme col pane, la semenza per continuare d'anno in anno, il suo lavoro, darà altresì ai cristiani generosi altri mezzi di compiere sempre nuove opere di beneficenza.

Or colui che somministra la semenza al seminatore, e il pane da mangiare, fornirà e moltiplicherà la vostra semenza ed accrescerà

(o, farà crescere)

i prodotti della vostra giustizia.

Variando leggermente la costruzione, alcuni traducono: «Colui che somministra... fornirà ancora (a voi) il pane da mangiare e moltiplicherà ecc.» Però le due prime proposizioni stanno insieme essendo una reminiscenza di Isaia 55:10. Come all'agricoltore Dio concede sempre nuova semenza per ricominciare ed estendere il suo lavoro produttivo, colla semenza anche il pane da mangiare per sè e per la sua famiglia, così egli fornisce, anzi moltiplica all'uomo benefico la sua «semenza», cioè i mezzi materiali per compiere quelle opere di carità che egli va spargendo a guisa di seme. Ed oltre al dargli i mezzi di fare del bene, rende fruttifero, in molte guise, il bene fatto. Γενηματα vale «progenie», quindi prodotti, proventi, frutti. I «frutti della giustizia», praticata sotto forma di beneficenza, sono le benedizioni che vanno connesse con quella. Così, per quanto concerne l'opera di carità relativa ai santi di Gerusalemme, le conseguenze benefiche di essa non saranno limitate al sollievo delle necessità materiali dei poveri. La sovvenzione, come dirà più oltre, provocherà dei ringraziamenti a Dio, fornirà la prova dell'ubbidienza dei Corinzi all'Evangelo, cementerà l'unione tra giudeo-cristiani ed etnico-cristiani. Da un solo atto di carità, Dio trarrà abbondanti frutti.

11 2Corinzi 9:11 riprende i concetti di 2Corinzi 9:10, senza immagine, per meglio chiarirli.

Essendo voi in ogni cosa arricchiti per [l'esercizio di] quella intiera liberalità che produce, per mezzo di noi, rendimento di grazie a Dio.

Com'è che saranno forniti largamente di semenza? Coll'essere «arricchiti in ogni cosa», cioè forniti di tutti i mezzi necessari per praticar la più larga liberalità. D'altra parte, come saranno «accresciuti i frutti della loro giustizia?» Lo saranno in quanto che, oltre al sollievo materiale recato ai santi, la loro beneficenza provocherà nei cuori dei cristiani di Gerusalemme anzitutto dei pentimenti di grazie a Dio. Questo risultato sarà raggiunto «per mezzo di» Paolo perchè la colletta è stata organizzata da lui nelle chiese della gentilità.

12 2Corinzi 9:12-14 Benedizioni spirituali

Il concetto delle benedizioni spirituali connesse colla sovvenzione ai santi. è; volto nei v. seguenti:

Perciocchè il ministerio

(o: servizio)

di questa sacra oblazione non solo serve a colmare le deficienze dei santi, ma ancora sopravanza col suscitare molti rendimenti di grazie a Dio.

La parola indica una funzione pubblica, per lo più sacra: per esemp., la funzione sacerdotale Luca 1:33; Ebrei 8:6; 9:21. Quindi, l'adempimento, di un ministerio, anche di beneficenza cfr. Filippesi 2:17,25; Romani15:27. Qui accenna all'offerta comune delle chiese etniche, la quale riveste carattere sacro per lo spirito cristiano che l'informa. Si può quindi tradurre: «sacra oblazione». Il ministerio, ossia servizio, che organizza, che raccoglie, che dà, che reca a destinazione questo soccorso della carità cristiana, serve anzitutto a «colmare le deficienze dei santi», cioè a provvedere ai loro bisogni, fornendo loro quel ch'essi non hanno per sostentare la vita terrena. Ma oltre al rispondere allo scopo suo immediato, ch'è materiale, esso produce un soprappiù di benedizioni, di natura spirituale, suscitando nel cuore dei beneficati abbondanti ringraziamenti a Dio.

13 E quale sia l'oggetto di codesti ringraziamenti, l'Apostolo lo dice nelle parole che seguono:

inquantochè la prova pratica fornita da questa sovvenzione li porta a glorificare Iddio per la sottomissione con cui voi professate l'Evangelo di Cristo, e per la generosità con cui partecipate ai loro bisogni ed a quelli di tutti.

Senza dubbio, il sollievo materiale provato, spinge i poveri a lodar Dio che ha provveduto ai loro bisogni. Ma i rendimenti di grazie sono suscitati da Motivi più alti. La sovvenzione delle chiese etniche a quella di Gerusalemme è per i giudeo-cristiani una prova sperimentale, convincente, della realtà della vita cristiana di quelle chiese che i credenti di Palestina aveano accolte con molta diffidenza nella fratellanza cristiana. Ora la liberalità di questi greci convertiti, che superava le barriere nazionali e religiose antiche per stendere la mano della carità ai cristiani di Gerusalemme, non lasciava più luogo a dubbi e diffidenze. Quei nuovi fratelli fornivano la dimostrazione pratica di possedere lo spirito di Cristo, col sottoporsi ai doveri inerenti alla professione sincera del Vangelo. L'espressione concisa: «la sottomissione della vostra confessione, rispetto all'Evangelo di Cristo» torna a dire che la loro professione di fede nel Vangelo non consisteva soltanto nel rito del battesimo o nelle lor parole, ma nella loro ubbidienza ai precetti di Cristo. Essi praticavano sul serio la fratellanza cristiana con tutti. Per questa grazia comunicata ai Gentili, i credenti di Gerusalemme glorificheranno Iddio. Dice lett. «glorificando essi Iddio per...».

14 C'è un altro frutto spirituale che nascerà dall'opera di beneficenza raccomandata da Paolo. I giudeo-cristiani sentiranno crescere il loro amor fraterno per quei credenti la cui vita cristiana è così evidente. Allo slancio d'amore dell'Occidente etnico-cristiano, risponderà il sospiro affettuoso e la preghiera d'intercessione dell'Oriente giudeo-cristiano. L'amore praticamente dimostrato farà cadere le ultime barriere di pregiudizi, ed unendo i cuori, «correggerà perfino la teologia dei giudeo-cristiani» (Denney).

E li porta a mostrare, colle loro preghiere a vostro favore, un affettuoso desiderio di voi, a motivo della straordinaria grazia di Dio ch'è sopra voi.

Dinanzi alla sovvenzione fornita da fratelli in fede che non hanno mai posto il piede in Palestina, i cristiani di colà, mentre benediranno Iddio e pregheranno a favore dei loro benefattori, sentiranno vivo il desiderio di far la conoscenza personale di coloro su cui Dio sparge tanta ricchezza di fede, di carità, di abnegazione. Il loro sospiro verso una più completa comunione dei santi non sarà forse mai appagato quaggiù ma quel desiderio stesso è prova del loro cresciuto amore fraterno. Di tutti questi bei risultati spirituali della colletta, Paolo parla al presente, descrivendoli come se li avesse già dinanzi, tanta è la fiducia ch'egli ha di vederli raggiunti, prima di spingere la sua attività verso l'estremo Occidente.

15 Lo spettacolo della grazia sparsa sui credenti etnici, fatta occasione e mezzo di altre grazie sui credenti giudaici, spinge il cuor dell'apostolo in alto, alla sorgente di ogni grazia: all'amor di Dio manifestato nel dono del suo Figliuolo al mondo, ed egli chiude esclamando:

Grazie sieno rese a Dio per l'ineffabile suo dono.

L'agg. ανεκδιηγητος vale: «che non si può esporre a parole». Non è possibile spiegare in linguaggio umano tutta la grandezza e tutta la ricchezza inesauribile del dono gratuito di Dio Efesini 3:19. Un tale appellativo non permette di veder nel «dono di Dio», soltanto la grazia della liberalità sparsa sulle chiese etniche. Il dono di Dio nel suo senso assoluto non può essere che Cristo. In cui sono racchiusi e da cui scaturiscono tutti i tesori della grazia divina. Senza di lui, nè gli angeli, nè gli uomini avrebbero mai potuto contemplare lo spettacolo di un popolo unico dei redenti, formato di Giudei e di Gentili, unito dai legami dell'amor fraterno e glorificante con un sol cuore l'Iddio della salvazione.

AMMAESTRAMENTI

1. Siamo salvati per grazia, non per merito d'opere; ma Dio incoraggia coloro che hanno ricevuto la sua grazia ad «abbondare del continuo nell'opera del Signore», facendo loro considerare le benedizioni di ogni sorta che dal bene operato deriveranno a loro ed agli altri. È legge di Dio che il bene frutti benedizione. Non solo, ma la benedizione è proporzionata al bene compiuto, come, nella natura, la messe raccolta è proporzionata, in quantità, alla seminagione fatta. Gesù insegna che chi avrà fatto valere la mina affidatagli Luca 19 riceverà una podestà più o meno estesa a seconda della fedeltà e dello zelo dimostrati. E questo principio trova la sua applicazione fin da ora. Chi abbonda nelle opere cristiane non impoverisce, anzi riceve. Insieme con un cuore sempre più portato a compierle, anche i mezzi per estendere la sua attività. La carità non sarà mai una speculazione egoistica; ma Dio benedice quaggiù l'uomo caritatevole col dargli i mezzi d'esser vie più caritatevole.

2. Uno dei maggiori incoraggiamenti al dare largamente sta nel fatto che Dio fa nascere da un unico atto di amore cristiano delle benedizioni molteplici, in quella guisa che da un unico chicco di grano fa crescere molte spighe piene. Dalla sovvenzione ai poveri di Gerusalemme dovea scaturire nel cuore dei beneficati una viva riconoscenza a Dio datore supremo di ogni grazia temporale e spirituale, una intima allegrezza nel vedere la fede degli ex-pagani produrre cotali frutti; una unione più profonda fra cristiani di diversa nazionalità e provenienza religiosa, così da far cadere molti pregiudizi e da portare i giudeocristiani ad intercedere per gli etnico-cristiani ed a sospirare dietro una più intima comunione con loro. Per quanto sieno mutate le circostanze in cui viviamo, la carità fraterna, praticamente dimostrata, sarà sempre quella che possiede il segreto d'innalzare i cuori a Dio, di chiuder la bocca alle obbiezioni dell'incredulità, di unire fra loro i membri della famiglia di Dio. Il profumo di essa si spande lontano ed è sempre soave e benefico.

3. I nostri doni hanno ad essere proporzionati all'avere di cui Dio ci ha costituiti economi. Dio misura secondo questo criterio la loro abbondanza o grettezza relativa. I due centesimi della vedova erano un largo dono perchè costituivano tutto il suo avere. Sia che trattisi del mantenimento del culto di Dio, delle opere di beneficenza o di quelle missionarie, i doni non devono esser regolati dall'impulso momentaneo che proviamo sentendo raccomandare questa, o quell'opera. Ma le nostre offerte devono esser ripartite pensatamente e deliberatamente in quel modo che ci appare più utile. E soprattutto, abbiam bisogno di giungere a compiere quel dovere col cuore giulivo di chi ha sperimentato esser «più felice cosa il dare che il ricevere». Donatore allegro non può essere chi dà per acquistarsi meriti presso a Dio, chi dà per liberarsi da un importuno, chi dà per non scomparire nell'opinione degli uomini, chi dà, in una parola, senza esservi sospinto da un cuor riconoscente e riscaldato dall'amore.

4. Impariamo dall'apostolo a risalire dai ruscelli della carità cristiana alla sorgente inesauribile di essa: il «dono ineffabile di Dio». Senza di esso non sarebbe nata sulla terra la carità con i suoi infiniti sacrifici e le sue svariatissime opere. Senza una intima e costante comunione con Cristo, la carità perde la sua purezza e la sua forza. «Chi dimora in me ed io in lui, ha detto Gesù, esso porta molto frutto, conciossiacchè fuor di me non possiate far nulla» Giovanni 15:5.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

2Corinzi 9

1 Capitolo 9

Il motivo dell'invio di Tito a raccogliere le loro elemosine 2Cor 9:1-5

L'apostolo ringrazia Dio per il suo dono ineffabile 2Cor 9:6-15

Versetti 1-5

Quando vogliamo che gli altri facciano del bene, dobbiamo agire nei loro confronti con prudenza e tenerezza, dando loro il tempo necessario. I cristiani dovrebbero considerare ciò che è utile per il credito della loro professione e cercare di adornare la dottrina di Dio, loro Salvatore, in ogni cosa. Il dovere di servire i santi è così evidente che non sembrerebbe necessario esortare i cristiani a farlo; eppure l'amor proprio si oppone così fortemente all'amore di Cristo che spesso è necessario stimolare le loro menti con un richiamo.

6 Versetti 6-15

Il denaro elargito in beneficenza può sembrare buttato via per la mente carnale, ma se viene dato in base a principi corretti, è un seme gettato, da cui ci si può aspettare un prezioso aumento. Deve essere dato con attenzione. Le opere di carità, come le altre opere buone, devono essere fatte con pensiero e progetto. Una giusta riflessione sulle nostre circostanze e su coloro che stiamo per aiutare, indirizzerà i nostri doni per usi caritatevoli. L'aiuto deve essere dato liberamente, sia in più che in meno; non a malincuore, ma con gioia. Mentre alcuni disperdono e aumentano, altri trattengono più di quanto sia necessario e tendono alla povertà. Se avessimo più fede e amore, dovremmo sprecare meno per noi stessi e seminare di più nella speranza di un raccolto abbondante. Può un uomo perdere facendo ciò di cui Dio si compiace? Egli è in grado di far abbondare ogni grazia verso di noi e di abbondare in noi; di dare un grande incremento di beni spirituali e temporali. Può fare in modo che abbiamo abbastanza in ogni cosa e che ci accontentiamo di ciò che abbiamo. Dio non dà solo il necessario per noi stessi, ma anche quello con cui possiamo sopperire alle necessità degli altri, e questo dovrebbe essere come seme da seminare. Dobbiamo dimostrare la realtà della nostra sottomissione al Vangelo con le opere di carità. Ciò andrà a vantaggio della nostra professione e a lode e gloria di Dio. Cerchiamo di imitare l'esempio di Cristo, essendo instancabili nel fare il bene e ritenendo più benedetto dare che ricevere. Sia benedetto Dio per l'inenarrabile dono della sua grazia, grazie al quale permette e spinge alcuni dei suoi uomini a donare ad altri, e altri a essergli grati; e sia benedetto il suo nome glorioso per tutta l'eternità, per Gesù Cristo, l'inestimabile dono del suo amore, attraverso il quale questa e ogni altra cosa buona, che riguarda la vita e la pietà, ci sono date gratuitamente, al di là di ogni espressione, misura o limite.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

2Corinzi 9

1 In questo capitolo 2 Corinzi 9:1 l'apostolo continua l'argomento che aveva discusso in 2 Corinzi 8 - la colletta che si era proposto di fare per i poveri santi della Giudea. La profonda ansia che aveva che la collezione fosse generosa; che non solo dovrebbe essere tale da essere realmente un aiuto a coloro che stavano soffrendo, ma essere tale da essere un'espressione di tenero attaccamento a loro da parte dei gentili convertiti, era senza dubbio la ragione per cui Paolo ha esortato questo tanto sulla loro attenzione.

Il suo desiderio principale era senza dubbio quello di fornire aiuto a coloro che soffrivano. Ma in relazione a ciò, desiderava anche suscitare un profondo interesse tra i convertiti gentili a favore di coloro che si erano convertiti al cristianesimo tra gli ebrei. Desiderava che la raccolta fosse così generosa da mostrare che si sentivano uniti come fratelli e che erano grati di aver ricevuto la vera religione dagli ebrei.

E senza dubbio desiderava cementare il più possibile il grande corpo della fratellanza cristiana e imprimere nelle loro menti le grandi verità che qualunque fosse la loro origine nazionale, e qualunque fossero le loro distinzioni nazionali, tuttavia in Cristo erano una cosa sola. A questo scopo egli preme sulla loro attenzione una grande varietà di considerazioni perché dovrebbero dare generosamente, e questo capitolo si occupa principalmente di motivare ciò oltre a quelli che erano stati sollecitati nel capitolo precedente. La vista seguente presenterà i punti principali del capitolo.

(1) Era consapevole della loro disponibilità a dare, e sapendo questo, se ne era vantato con altri, e altri erano stati entusiasti di dare generosamente da ciò che l'apostolo aveva detto di loro, 2 Corinzi 9:1. L'argomento qui è che la veridicità di Paolo e il loro stesso carattere erano in gioco e dipendevano dal loro dare ora generosamente.

(2) Aveva mandato loro i fratelli affinché non ci fosse alcuna possibilità di fallimento, 2 Corinzi 9:3. Sebbene avesse la massima fiducia in loro e credesse pienamente che fossero disposti a dare generosamente, tuttavia sapeva anche che qualcosa avrebbe potuto impedirlo a meno che i messaggeri non fossero andati ad assicurarsi i contributi, e che la conseguenza sarebbe stata che lui e loro sarebbero stati "vergognoso" di essersi vantato così tanto della loro disponibilità a dare.

(3) Per incitarli a dare generosamente, Paolo avanza i grandi principi che la ricompensa in cielo sarà proporzionata alla liberalità manifestata sulla terra, e che Dio ama chi dona con gioia, 2 Corinzi 9:6. Con la prospettiva, quindi, di un'ampia ricompensa, e per il desiderio di incontrare l'approvazione di Dio, li invita a contribuire liberamente per aiutare i loro fratelli cristiani afflitti.

(4) Inoltre li eccita a dare liberale dalla considerazione che se hanno contribuito generosamente, Dio è stato in grado di fornire loro abbondantemente i mezzi per fare il bene su larga scala nel tempo a venire, 2 Corinzi 9:8. In tal modo li avrebbe messi in grado di fare il bene in futuro, nella misura in cui erano disposti a fare il bene ora, e il risultato di tutti sarebbe stato che fossero rese a Dio abbondanti grazie, grazie da coloro che furono aiutati e grazie da coloro che li aveva aiutati che erano stati messi in grado di contribuire a provvedere ai loro bisogni.

(5) Come ultima considerazione che li induce a dare, l'apostolo afferma che non solo così farebbero del bene, ma mostrerebbero la potenza del Vangelo e l'affetto che avevano per i convertiti ebrei, e così contribuirebbero molto alla promuovere la gloria di Dio. I convertiti ebrei vedrebbero il potere del vangelo sui loro fratelli gentili; si sentirebbero ora di appartenere a un'unica grande famiglia; loderebbero Dio per aver impartito la sua grazia in questo modo; e sarebbero stati portati a pregare molto per coloro che avevano così contribuito ad alleviare i loro bisogni, 2 Corinzi 9:12.

(6) Paolo chiude l'intero capitolo, e l'intera discussione rispetto al contributo per il quale aveva sentito un così profondo interesse, rendendo grazie a Dio per il suo “dono ineffabile”, Gesù Cristo, 2 Corinzi 9:15. Paul era sempre pronto, qualunque fosse l'argomento davanti a lui, a rivolgere l'attenzione su di lui. Qui lo considera evidentemente l'autore di ogni sentimento liberale, e di ogni vera carità; e sembra implicare che tutto ciò che potevano dare sarebbe stato piccolo rispetto al "dono indicibile" di Dio, e che il fatto che Dio avesse impartito un tale dono. al mondo era una ragione per cui avrebbero dovuto essere disposti a dedicare tutto ciò che avevano al suo servizio.

Per quanto riguarda il ministero ai santi - Per quanto riguarda la colletta che doveva essere raccolta per l'aiuto dei poveri cristiani in Giudea; vedi le note su Romani 15:26; 1 Corinzi 16:1; 2 Corinzi 8.

È superfluo... - È superfluo insistere su di te, perché so che riconosci l'obbligo di farlo, e lo hai già deciso.

Per me scriverti - Cioè, scrivere di più o scrivere in gran parte sull'argomento. Non è necessario che io solleciti argomenti sul perché dovrebbe essere fatto; e tutto ciò che è appropriato è offrire alcuni suggerimenti riguardo al modo in cui sarà realizzato.

2 Poiché conosco l'audacia della tua mente - conosco la tua prontezza o la tua prontezza a farlo; vedi 2 Corinzi 8:10. Probabilmente Paolo qui significa che aveva avuto occasione prima di testimoniare la loro disponibilità a fare il bene, e che aveva appreso in particolare da Tito che avevano elaborato il piano per aiutare in questo contributo.

Per cui mi vanto di te a quelli della Macedonia - Alla chiesa in Macedonia; vedi 2 Corinzi 8:1. Era così sicuro che la chiesa di Corinto avrebbe fatto la raccolta come aveva proposto, che se ne vantò con le chiese della Macedonia come se fosse già stata fatta, e ne usò come argomento per stimolarle a fare un sforzo.

Quell'Acaia era pronta un anno fa: l' Acaia era quella parte della Grecia di cui Corinto era la capitale; vedi la nota, Atti degli Apostoli 18:12. È probabile che vi fossero cristiani in altre parti dell'Acaia oltre a Corinto, e infatti è noto che c'era una chiesa a Cencrea (vedi Romani 16:1 ).

che era uno dei porti di Corinto. Sebbene il contributo sarebbe derivato principalmente da Corinto, tuttavia è probabile che anche gli altri vi partecipassero. La frase "era pronto" significa che si stavano preparando per questa colletta, e senza dubbio Paolo aveva affermato che la colletta era già stata fatta e stava aspettando. Aveva 1 Corinzi 16:1 loro 1 Corinzi 16:1 di farlo il primo giorno della settimana e di metterlo in serbo, e non dubitava che avessero assecondato la sua richiesta.

E il tuo zelo - Il tuo ardore e la tua prontezza. La prontezza con cui sei entrato in questo argomento e il tuo desiderio di alleviare i bisogni degli altri.

Ha provocato - Ha suscitato, eccitato, spinto a dare. Usiamo comunemente la parola "provocare" ora nel senso di irritare, ma nelle Scritture è confinata al significato di eccitare o eccitare. L'ardore dei Corinzi avrebbe eccitato gli altri non solo per la loro prontezza, ma perché Corinto era una città splendida, e il loro esempio sarebbe stato ammirato dai cristiani a distanza. Questo è un esempio dell'effetto che sarà prodotto dall'esempio di una chiesa in una città.

3 Eppure ho mandato i fratelli - I fratelli a cui si fa riferimento in 2 Corinzi 8:18 , 2 Corinzi 8:22.

Per timore che ci vantiamo di te - Che eri disposto a contribuire, e che eri già preparato, e che il contributo era pronto.

Dovrebbe essere vano - Per timore che fosse accaduto qualcosa per impedire la raccolta. Li ho inviati perché possano facilitarlo e perché sia ​​sicuro e certo.

A questo proposito - A questo proposito. Cioè, per timore che il nostro vantarci di te, riguardo alla tua disponibilità a contribuire ad alleviare i bisogni degli altri, non fosse trovato infondato.

4 Non per caso se dei Macedoni, se qualcuno dei Macedoni venisse con me e scoprisse che non hai fatto nulla. Non dice che sarebbero venuti con lui, ma non era affatto improbabile che lo facessero. Era consuetudine per alcuni membri delle chiese viaggiare con Paolo da un luogo all'altro, e la conversazione era costante tra Macedonia e Acaia.

Paolo aveva quindi tutte le ragioni per supporre che alcuni macedoni lo avrebbero accompagnato quando sarebbe andato a Corinto. In ogni caso era probabile che i Macedoni avrebbero saputo da qualche parte se i Corinzi erano o non erano pronti quando Paolo sarebbe andato da loro.

dovrebbe vergognarsi ...} Noi (che diciamo di no, voi) dovremmo vergognarci ... - "In questo", dice Bloomfield, "non si può non riconoscere una svolta più raffinata e delicata, inferiore a nessuno dei migliori classici scrittori». Paolo si era vantato con fiducia che i Corinzi sarebbero stati pronti con la loro collezione. Aveva eccitato e stimolato i macedoni con questa considerazione. Li aveva indotti in questo modo a dare generosamente, 2 Corinzi 8:1.

Se ora, dopo tutto, risultasse che i Corinzi non avevano dato nulla, o avevano dato con parsimonia, il carattere di Paolo ne soffrirebbe. La sua veridicità e il suo giudizio sarebbero stati messi in discussione, e sarebbe stato accusato di trucco, artificio e frode nell'indurli a dare. O se non fosse stato accusato di disonestà, sarebbe stato umiliato e mortificato lui stesso per aver fatto rappresentazioni che si erano rivelate così infondate.

Ma questo non era tutto. Era in gioco anche il carattere dei Corinzi. Avevano deciso di fare la raccolta. Avevano lasciato l'impressione nella mente di Paolo che sarebbe stato fatto. Finora avevano dimostrato un carattere tale da far credere a Paul che la collezione sarebbe stata fatta. Se ora questo dovesse fallire in qualche modo, il loro carattere ne soffrirebbe e avrebbero occasione di vergognarsi di aver suscitato aspettative così fiduciose su ciò che avrebbero fatto.

5 Perciò ho ritenuto necessario... - Per garantire la raccolta, ed evitare ogni sensazione spiacevole su tutte le mani.

Che sarebbero andati prima di te - Prima che io venissi.

E prepara in anticipo la tua ricompensa - Preparala prima che io venga. La parola "bontà" è a margine, resa "benedizione". Il greco ( εὐλογία eulogia) significa propriamente encomio, elogio. Allora significa benedizione, lode applicata a Dio. Poi quello che benedice - dono, donazione, favore, munificenza - sia di Dio agli uomini, sia di un uomo all'altro. Qui si fa riferimento al loro contributo come a quello che sarebbe adatto a conferire una benedizione agli altri, o adatto a produrre felicità.

Che lo stesso possa essere pronto come una questione di munificenza - Che possa davvero apparire come un'offerta liberale e volontaria; come atto di generosità e non come strizzato o estorto da te. Che possa essere veramente una benedizione - un'offerta di ringraziamento a Dio e adattata per fare del bene alle persone.

E non per cupidigia - "E non come una sorta di estorsione, strappata a te a forza di insistenza" - Doddridge. La parola usata qui ( πλεονεξία pleonexia) significa solitamente cupidigia, avidità di guadagno, che porta una persona a defraudare gli altri. L'idea qui è che Paolo vorrebbe che lo dessero come atto di generosità, o liberalità da parte loro, e non come atto di cupidigia da parte sua, non come estorto da lui da loro.

6 Ma questo dico, questo dico per indurvi a dare generosamente. Questo dico per impedire che tu supponga che, poiché deve essere un'offerta volontaria, tu possa dare solo dal tuo superfluo e possa dare con parsimonia.

Colui che semina con parsimonia - Questa espressione ha tutta l'apparenza di un proverbio, e senza dubbio lo è. Non si verifica infatti altrove nelle Scritture, sebbene si manifesti sostanzialmente lo stesso sentimento che suscita la liberalità; vedi Salmi 12:1; Proverbi 11:24; Proverbi 19:17; Proverbi 22:9.

Paolo qui dice che è nel dare come nell'agricoltura. Un uomo che semina poco deve aspettarsi di raccogliere poco. Se semina un piccolo pezzo di terra mieterà un piccolo raccolto; o se è avaro nella semina e desidera salvare il suo seme e non lo destina alla terra, deve aspettarsi di raccogliere poco. Così è nel dare. Il denaro dato in elemosina, denaro elargito per aiutare i poveri e i bisognosi, o per estendere l'influenza della virtù e della pura religione, è denaro elargito in modo simile all'atto di mettere il seme nella terra. Verrà restituito in qualche modo ancora con un aumento abbondante. Non andrà perso. Il seme può essere sepolto a lungo.

Può giacere nel terreno senza alcuna indicazione di un ritorno o di un aumento. Uno che non conoscesse le disposizioni della Provvidenza potrebbe supporre che fosse perduto e morto. Ma a tempo debito germoglierà e produrrà un ampio aumento. Quindi con il denaro dato a oggetti di benevolenza. A molti può sembrare uno spreco, o può sembrare buttato via. Ma a tempo debito sarà ripagato in qualche modo con abbondante aumento.

E l'uomo che desidera trarre il massimo dal suo denaro per uso futuro e comodità personale, darà generosamente a meritevoli oggetti di carità, proprio come l'uomo che desidera trarre il massimo dal suo grano non lascerà che rimanga nel suo granaio, ma affiderà il seme alla terra fertile. “Getta il tuo pane sulle acque, perché lo ritroverai dopo molti giorni” Ecclesiaste 11:1; cioè, quando le acque del Nilo hanno traboccato gli argini e hanno inondato l'intero paese adiacente, allora è il momento di gettare fuori il tuo seme.

Le acque si ritireranno e il seme affonderà nel fango fertile accumulato che si è depositato e germoglierà in un raccolto abbondante. Così è con ciò che è dato per oggetti di benevolenza.

Mieterà anche con parsimonia - Mieterà in proporzione a ciò che ha seminato. Questo tutti sanno è vero riguardo al grano che viene seminato. Non è meno vero anche per quanto riguarda gli atti di carità. L'idea è che Dio concederà ricompense in proporzione a ciò che viene dato. Queste ricompense possono riferirsi ai risultati in questa vita, o alle ricompense in cielo, o ad entrambe. Tutti coloro che hanno mai avuto l'abitudine di dare generosamente agli oggetti della benevolenza possono testimoniare che non hanno perso nulla, ma hanno raccolto in proporzione alla loro liberalità. Questo segue in vari modi.

(1) Nel conforto e nella pace che derivano dal dare. Se un uomo desidera acquistare la felicità con il suo oro, può assicurarsi il massimo donandolo generosamente a oggetti di carità. Gli produrrà una pace più immediata che spenderla in soddisfazioni sensuali, e molto più che accumularla inutilmente nelle sue casse.

(2) Riflettendoci in seguito. Produrrà più felicità nel ricordare che ha fatto del bene con esso, e promosso la felicità degli altri, che non rifletterà che ha accumulato ricchezze inutili, o che l'ha sperperato in gratificazione sensuale. L'uno sarà un piacere incondizionato quando verrà a morire; l'altro sarà l'autorimprovero e il dolore non mescolati.

(3) Nella vita successiva, Dio gli ripagherà in qualche modo molto di più di quanto ha elargito in opere di carità. Con l'aumento della prosperità, con la salute e il benessere futuro, e suscitando per noi e le nostre famiglie, quando siamo nell'angoscia e nel bisogno, amici che ci aiutino, Dio può e spesso ripaga abbondantemente il liberale per tutti i suoi atti di gentilezza e beneficenza .

(4) Dio può e ricompenserà abbondantemente il suo popolo in cielo per tutta la loro gentilezza verso i poveri e per tutte le loro abnegazioni nello sforzo di diffondere l'influenza della verità e la conoscenza della salvezza. In verità le ricompense del cielo saranno in non piccola misura ripartite in questo modo, e determinate dalla quantità di benevolenza che abbiamo mostrato sulla terra; vedi Matteo 25:34.

In ogni caso, quindi, abbiamo ogni incentivo a dare generosamente. Come un contadino che desidera un raccolto abbondante sparge il suo seme con mano generosa; siccome non lo disprezza sebbene cada nella terra; come lo disperde con l'aspettativa che a tempo debito germoglierà e ricompenserà le sue fatiche, così dovremmo dare con mano liberale per aiutare la causa della benevolenza, né dovremmo considerare ciò che diamo essere perso o sprecato se aspettiamo molto prima di essere ricompensati, o anche se non dovremmo essere ricompensati in altro modo che dal conforto che deriva dall'atto di fare il bene.

7 Ogni uomo secondo come si propone nel suo cuore... - L'idea principale in questo verso è che l'atto del dare dovrebbe essere volontario e allegro. Non dovrebbe sembrare estorto dall'insistenza di altri 2 Corinzi 9:6; né dovrebbe essere dato per urgente necessità, ma dovrebbe essere dato come offerta del cuore. Su questa parte del verso possiamo osservare:

(1) Che il cuore di solito è più interessato alla questione del dare rispetto alla testa. Se si manifesta la liberalità, sarà il cuore a sollecitarla; se non si manifesta, sarà perché il cuore ha delle cattive passioni da gratificare, ed è sotto l'influenza dell'avarizia, o dell'egoismo, o di qualche altro attaccamento improprio. Molto spesso un uomo è convinto di dover dare generosamente, ma un cuore ristretto e uno spirito parsimonioso glielo impediscono.

(2) Dobbiamo seguire i dettami del cuore nel dare. Voglio dire che di solito dà più correttamente un uomo che segue i primi impulsi del suo cuore quando viene presentato un oggetto di carità, di quanto non lo faccia se impiega molto tempo per deliberare. La spinta istintiva di un cuore benevolo è di dare generosamente. E l'importo che dovrebbe essere dato di solito sarà suggerito a un uomo dai migliori sentimenti del suo cuore.

Ma se decide di deliberare molto, e se lascia che il cuore si raffreddi, e se lo rimanda, le suppliche dell'avarizia arriveranno, o qualche oggetto di attaccamento o progetto di vita sorgerà alla vista, o comincerà per confrontarsi con gli altri. e darà molto meno di quanto avrebbe fatto se avesse seguito il primo impulso del sentimento. Dio ha impiantato nel seno i sentimenti benevoli che dovrebbero spingerci a fare il bene; e colui che agisce più in accordo con loro è più probabile che faccia ciò che dovrebbe fare; e in generale è la regola più sicura e migliore per un uomo dare proprio ciò che il suo cuore lo spinge a dare quando gli viene presentato un oggetto di carità.

L'uomo, nel migliore dei casi, è troppo egoista per dare troppo o per andare oltre i propri mezzi; e se in alcuni casi ciò fosse fatto, si guadagnerebbe più valore nella coltivazione di sentimenti benevoli di quanto si perderebbe in denaro. Non conosco regola migliore sull'argomento, che coltivare il più possibile i sentimenti benevoli, e poi aprire l'anima ad ogni opportuno appello alla nostra carità, e dare giusto secondo la spinta istintiva del cuore.

(3) Il dare dovrebbe essere volontario e allegro. Dovrebbe venire dal cuore. Eppure c'è molto, molto che non è così, e c'è, quindi, molta benevolenza che è spasmodica e spuria; su cui non si può fare affidamento e che non durerà. Nessuna dipendenza può essere posta su un uomo riguardo al dare che non lo fa dalle influenze costanti di un cuore benevolo. Ma molto si ottiene nella causa della benevolenza che è prodotta da una specie di estorsione. Si dà perché gli altri danno, e l'uomo si vergognerebbe di dare meno di loro.

Oppure, è dato perché pensa che il suo rango nella vita lo richieda, ed è spinto a farlo dall'orgoglio e dalla vanità. Oppure dona per rispetto a un pastore oa un amico, o perché è caldamente importunato a donare; o perché è chiuso a una specie di necessità di dare, e deve dare o perderebbe il suo carattere e diventerebbe oggetto di disprezzo e di detestazione. In tutto questo non c'è nulla di allegro e di volontario; e non vi può essere nulla in esso gradito a Dio. Né si può dipendere in modo permanente. Il cuore non è in esso, e l'uomo eluderà il dovere non appena può, e presto troverà scuse per non dare affatto.

Non a malincuore - greco, "Non di dolore" ( μὴ ἐκ λύπης mē ek lupēs). Non come se fosse dispiaciuto di separarsi dai suoi soldi. Non come se fosse costretto a fare una cosa che era estremamente dolorosa per lui. "O per necessità." Come se fosse costretto a farlo. Lascialo fare allegramente.

Poiché Dio ama un donatore allegro - E chi non lo fa? Per quanto prezioso possa essere in sé qualsiasi dono, anche se forzato e costretto; se può essere ottenuta solo dopo grande insistenza e perseverante sforzo, chi può stimarla desiderabile? Dio desidera il cuore in ogni servizio. Nessun servizio che non sia allegro e volontario; nessuno che non derivi dal vero amore per lui può essere accettabile ai suoi occhi.

Dio lo ama perché mostra un cuore come il suo, un cuore disposto a donare con gioia ea fare il bene più grande possibile; e perché mostra un cuore attaccato dal principio al suo servizio e alla sua causa. L'espressione qui ha tutta l'apparenza di un proverbio, ed espressioni simili a questa ricorrono spesso nelle Scritture. In uno scrittore poco ispirato, inoltre, questa idea è stata magnificamente ampliata.

“In tutti i tuoi doni mostra un volto allegro e dedica le tue decime con gioia. Dona all'Altissimo secondo quanto ti ha arricchito, e come hai ricevuto, dona con occhio gioioso. Poiché il Signore ricompensa e ti darà sette volte tanto” - Sapienza del Figlio di Siracide 35:9-11. In niente, quindi, è più importante che esaminare i motivi per cui diamo agli oggetti di benevolenza. Per quanto generosi possano essere i nostri benefici, tuttavia Dio può vedere che non c'è sincerità e può odiare lo spirito con cui è fatto.

8 E Dio può... - Non supporre che dando generosamente sarai impoverito e ridotto al bisogno. Dovresti piuttosto confidare in Dio, che è in grado di fornirti in abbondanza ciò che è necessario per l'approvvigionamento delle tue necessità. Poche persone sono mai ridotte in povertà dalla liberalità. Forse in tutta la cerchia dei suoi conoscenti sarebbe difficile per un individuo indicare uno che è stato impoverito o reso più povero in questo modo.

Il nostro egoismo è generalmente una guardia sufficiente contro questo; ma c'è anche da aggiungere che la benedizione divina riposa sull'uomo liberale, e che Dio lo trattiene dal bisogno. Ma intanto ci sono moltitudini che si impoveriscono per la mancanza di liberalità. Sono parsimoniosi nel dare, ma sono stravaganti nell'abbigliamento, nel lusso e nelle spese per divertimento o vizio, e la conseguenza è la povertà e l'indigenza.

"C'è che trattiene più di quanto non si conviene, e tende alla povertà"; Proverbi 11:24. La benedizione divina riposa sul liberale: e mentre ogni persona dovrebbe provvedere adeguatamente alla sua famiglia, ognuno dovrebbe dare generosamente, confidando in Dio che provvederà alle nostre necessità future. Si tenga presente questa massima, che di solito nessuno è reso più povero dall'essere liberale.

Tutta grazia - Tutti i tipi di favore. Egli è in grado di impartirti quelle cose che sono necessarie per il tuo benessere.

Che tu sempre... - Il senso è: "Se dai generosamente devi aspettarti che Dio ti fornisca i mezzi, affinché tu possa abbondare sempre di più in esso". Devi aspettarti che ti qualificherà abbondantemente per fare il bene in ogni modo, e che ti fornirà tutto ciò che è necessario per questo. L'uomo che dà, quindi, dovrebbe avere fede in Dio. Dovrebbe aspettarsi che Dio lo benedica in esso; e si può fare appello all'esperienza del mondo cristiano per provare che gli uomini non sono impoveriti dalla liberalità.

9 Come è scritto - Salmi 112:9. L'idea è: "in questo modo sarà verificato il detto nelle Scritture o confermata la promessa". Il salmista descrive il carattere del giusto. Una delle sue caratteristiche, dice, è che si è disperso all'estero, ha dato generosamente ai poveri. Su un tale uomo è pronunciata una benedizione Salmi 112:1; e una delle benedizioni sarà che avrà successo.

Qualche difficoltà è stata avvertita dai commentatori nel vedere come la citazione qui fatta sostenga la posizione di Paolo secondo cui l'uomo liberale sarebbe stato benedetto da Dio e avrebbe ricevuto un aumento secondo la sua liberalità. A tal fine, hanno supposto (vedi Doddridge, Bloomfield e Clarke) che la parola "giustizia" significhi lo stesso dell'elemosina, o che "avrebbe sempre qualcosa da donare.

Ma suggerirei che forse Paolo ha citato questo, poiché le citazioni sono frequenti nelle Scritture, dove un passaggio era familiare. Cita solo una parte del brano, nel senso che l'intero brano conferma il punto in esame. Pertanto, l'intero brano del salmo è: “Egli si è disperso; ha dato ai poveri; la sua giustizia dura per sempre; il suo corno sarà esaltato con onore; " cioè, sarà abbondantemente benedetto con prosperità e con il favore di Dio.

Così, l'intera promessa sostiene la posizione di Paolo, che l'uomo liberale sarebbe stato abbondantemente benedetto. La frase “ha disperso” Ἐσκόρπισεν Eskorpisen, può riferirsi sia all'atto della semina, come un uomo sparge il seme sulla terra; oppure può esserci un'allusione all'usanza orientale di spargere denaro tra una compagnia radunata di poveri; confronta Proverbi 11:24.

La sua giustizia - Le sue opere di beneficenza.

Rimane - Nei suoi frutti e conseguenze; cioè, o nei suoi effetti sugli altri, o su se stesso. Può significare che le somme così distribuite rimarranno con lui per sempre in quanto gli sarà fornito tutto ciò che è necessario per metterlo in grado di fare del bene agli altri. Questa interpretazione concorda con la connessione.

10 Ora colui che serve il seme al seminatore - Questa è l'espressione di un sincero desiderio. Nei versi precedenti aveva affermato le promesse, o aveva mostrato ciò che noi avevamo diritto di aspettarci come conseguenza della liberalità. Qui unisce l'espressione di un sincero desiderio che possano sperimentare questo loro stessi. L'allusione è all'atto di seminare. L'idea è che quando un uomo sparge il seme nel suo campo Dio gli fornisce i mezzi per seminare di nuovo.

Non solo gli dà un raccolto per soddisfare i suoi bisogni, ma lo benedice anche dandogli la capacità di seminare di nuovo. Tale era il benevolo desiderio di Paolo. Desiderava non solo che Dio provvedesse ai loro bisogni ricorrenti, ma desiderava anche che desse loro la capacità di fare di nuovo il bene; che avrebbe fornito loro i mezzi della futura benevolenza. Riconosce Dio come la fonte di ogni crescita e desidera che possano sperimentare i risultati di tale aumento.

Forse in questa lingua c'è un'allusione a Is 4,10 ; e l'idea è che è Dio che fornisce con la sua provvidenza il seme al seminatore. Allo stesso modo ti fornirà i mezzi per fare il bene.

Ministro pane per il tuo cibo - Fornisci un'ampia scorta per le tue necessità.

Moltiplica il tuo seme seminato - Aumenta notevolmente i tuoi mezzi per fare il bene; fa' che il risultato di tutti i tuoi benefici abbondi in modo che tu possa avere i mezzi per fare di nuovo il bene, e su scala più grande, poiché il seme seminato nella terra è così aumentato che il contadino possa avere i mezzi per seminare di nuovo più abbondantemente.

E aumenta i frutti della tua giustizia - Questo evidentemente significa, i risultati e gli effetti della loro benevolenza. La parola “giustizia” qui si riferisce alla loro liberalità; e il desiderio dell'Apostolo è che i risultati della loro beneficenza possano abbondare grandemente, che possano avere i mezzi per fare un bene esteso, e che possano essere i mezzi per diffondere la felicità da lontano.

11 Arricchirsi in tutto... - In tutto e per tutto le tue ricchezze ti sono conferite per questo scopo. Il disegno dell'apostolo è di dichiarare loro il vero motivo per cui è stata elargita la ricchezza. Non era ai fini del lusso e dell'autogratificazione; non da spendere in godimenti sensuali, non per parate e ostentazioni; era che potesse essere distribuito ad altri in modo tale da rendere grazie a Dio.

Allo stesso tempo, ciò implica l'espressione di un sincero desiderio da parte di Paolo. Non desiderava che fossero ricchi per la propria gratificazione o piacere; lo desiderava solo come mezzo per fare del bene agli altri. Il giusto sentimento desidererà la proprietà solo come mezzo per promuovere la felicità e produrre rendimento di grazie a Dio. Coloro che amano veramente i loro figli e amici vorranno che abbiano successo nell'acquisire ricchezza solo per avere i mezzi e la disposizione per alleviare la miseria e promuovere la felicità di tutti coloro che li circondano.

Nessuno che abbia la vera benevolenza desidererà che chiunque senta un interesse si arricchisca allo scopo di vivere nel lusso e circondarsi delle indulgenze che la ricchezza può fornire. Se un uomo non è disposto a fare del bene con il denaro, non è vera benevolenza desiderare che non lo possieda.

A tutta la generosità - Margine, Semplicità o liberalità. La parola ( ἁπλότης haplotēs) significa propriamente sincerità, candore, probità; poi anche la semplicità, la franchezza, la fedeltà, e soprattutto come si manifesta nella liberalità; vedi Romani 12:8; 2 Corinzi 8:2. Qui evidentemente significa "liberalità", e l'idea è che la proprietà è data a questo scopo, in modo che si possa dimostrare la liberalità nel fare del bene agli altri.

Che fa per noi... - Cioè, distribuiremo le tue elemosine in modo da rendere grazie a Dio. Il risultato sarà che con la nostra strumentalità, sarà dato grazie alla grande Fonte e Datore di ogni ricchezza. La proprietà dovrebbe essere sempre impiegata in modo da produrre rendimento di grazie. Se è fatto per contribuire al nostro sostegno e al sostegno delle nostre famiglie, dovrebbe suscitare il ringraziamento.

Se è dato ad altri, dovrebbe essere dato in modo, se è possibile, che il destinatario sia più grato a Dio che a noi; dovrebbe sentire che sebbene possiamo essere lo strumento onorato nel distribuirlo, tuttavia il vero benefattore è Dio.

12 Per l'amministrazione di questo servizio - La distribuzione di questa prova della vostra liberalità. La parola "servizio" qui, dice Doddridge, suggerisce che questo doveva essere considerato non solo come un atto di umanità, ma di religione.

La mancanza dei santi - Dei poveri cristiani in Giudea per conto dei quali è stato conferito.

Ma abbonda anche di molti ringraziamenti a Dio - La volontà abbonda a Dio nel produrre ringraziamenti. Il risultato sarà che produrrà un abbondante ringraziamento nei loro cuori a Dio.

13 Intanto dall'esperimento... - O meglio, dall'esperienza di questo ministero; la prova ( δοκιμῆς dokimēs), la prova qui fornita della tua liberalità. In questo ministero avranno esperienza o prova del tuo principio cristiano.

Glorificano Dio - Loderanno Dio come la fonte della vostra liberalità, poiché vi ha dato i mezzi per essere liberali e vi ha inclinato i vostri cuori.

Per la tua professata sottomissione... - Letteralmente, "Per l'obbedienza della tua professione del vangelo". Non implica semplicemente che ci fosse una professione di religione, ma che ci fosse una vera sottomissione al Vangelo che professavano. Questo non è chiaramente espresso nella nostra traduzione. Tyndale lo ha espresso meglio: “Che loda Dio per la tua obbedienza nel riconoscere il vangelo di Cristo.

C'era una vera e sincera sottomissione al vangelo di Cristo, e questo si manifestava nel dare generosamente per provvedere ai bisogni degli altri. La dottrina è quella prova della vera sottomissione al vangelo; una prova che la nostra professione è sincera e genuina, è la disponibilità a contribuire ad alleviare i bisogni dei poveri e degli afflitti amici del Redentore. E a tutte le persone. Cioè, tutti gli altri che potresti avere l'opportunità di alleviare.

14 E con la loro preghiera per te - Sulla costruzione grammaticale di questo difficile verso, Doddridge e Bloomfield possono essere consultati. Probabilmente è da prendere in connessione con 2 Corinzi 9:12 , e 2 Corinzi 9:13 è una parentesi.

Così interpretato, il senso sarà: “L'amministrazione di questo servizio 2 Corinzi 9:12 produrrà abbondanti grazie a Dio. Sarà anche 2 Corinzi 9:14 produrre un altro effetto. Tenderà a suscitare per voi le preghiere dei santi, e così vi produrrà importanti benefici.

Desidereranno ardentemente il tuo benessere, pregheranno ansiosamente di essere uniti nell'amicizia cristiana con coloro che sono stati così marcatamente dotati della grazia di Dio”. Il sentimento è che la carità va mostrata ai cristiani poveri e afflitti perché li porterà a pregare per noi ea desiderare il nostro bene. Le preghiere del cristiano più povero per noi valgono più di tutto ciò che di solito gli elargiamo nella carità; e colui che si è assicurato le suppliche di un figlio di Dio, per quanto umile, in suo favore, ha fatto buon uso del suo denaro.

Che molto dopo di te - Che sinceramente desidera vederti e conoscerti. Chi desidererà sinceramente il tuo benessere e sarà così portato a pregare per te.

Per l'immensa grazia di Dio in te - Per il favore che Dio ti ha mostrato: la forza e la potenza del principio cristiano, che si manifesta nel fare del bene a coloro che non hai mai visto. L'apostolo suppone che l'esercizio di una disposizione caritativa sia da ricondurre interamente a Dio. Dio è l'autore di ogni grazia; solo lui suscita in noi una disposizione a fare del bene agli altri.

15 Grazie a Dio - Whitby suppone che questo si riferisca alla disposizione caritatevole che avevano manifestato, e che il senso è che Dio doveva essere adorato per lo spirito liberale che erano disposti a manifestare e per l'aiuto a cui erano disposti rendere ad altri. Ma questo, si crede, cade molto al di sotto del disegno dell'apostolo. Il riferimento è piuttosto al dono inesprimibile che Dio aveva concesso loro nel concedere che suo Figlio morisse per loro; e questo è uno degli esempi più sorprendenti che si verificano nel Nuovo Testamento, mostrando che la mente di Paolo era piena di questo argomento; e che dovunque cominciasse, sicuramente finiva con un riferimento al Redentore.

Il dono inestimabile di un Salvatore era così familiare alla sua mente, ed era così abituato a soffermarsi su questo nei suoi pensieri privati, che la mente naturalmente e facilmente lo guardava ogni volta che accadeva qualcosa che la più remota allusione lo suggerisse. L'idea è: “I tuoi benefici sono davvero preziosi; e per loro, per la disposizione che hai manifestato e per tutto il bene che così potrai compiere, siamo tenuti a rendere grazie a Dio.

Tutto questo susciterà la gratitudine di coloro che ne trarranno beneficio. Ma quanto è piccolo tutto questo in confronto al grande dono che Dio ha fatto nel concedere un Salvatore! Questo è indicibile. Nessuna parola può esprimerlo, nessun linguaggio trasmette una descrizione adeguata del valore del dono e delle misericordie che ne derivano”.

Il suo dono indicibile - La parola usata qui ἀνεκδιηγήτῳ anekdiēgētō significa ciò che non può essere correlato, indicibile. Non si verifica da nessun'altra parte nel Nuovo Testamento. L'idea è che nessuna parola può esprimere adeguatamente la grandezza del dono così conferito all'uomo. È più alto di quanto la mente possa concepire; superiore a quello che il linguaggio può esprimere. Su questo verso possiamo osservare:

(1) Che il Salvatore è un dono per l'umanità. Quindi è rappresentato in modo uniforme; vedi Giovanni 3:16; Galati 1:4; Galati 2:20; Efesini 1:22; 1 Timoteo 2:6; Tito 2:14.

L'uomo non aveva alcun diritto su Dio. Non poteva costringerlo a fornire un piano di salvezza; e l'intera disposizione - la scelta del Salvatore, l'invio di lui nel mondo e tutti i benefici derivanti dal suo lavoro, sono tutti un dono immeritato per l'uomo.

(2) Questo è un dono indicibilmente grande, il cui valore nessuna lingua può esprimere, nessun cuore concepire pienamente. È così perché:

Della sua grandezza e gloria;

Per l'inesprimibile amore che manifestava;

Per le indicibili sofferenze che sopportò;

Per gli indicibili benefici che derivano dal suo lavoro. Nessuna lingua può rendere giustizia a quest'opera sotto nessuno di questi aspetti; nessun cuore in questo mondo concepisce pienamente l'obbligo che grava sull'uomo in virtù del suo lavoro.

(3) Si dovrebbe rendere grazie a Dio per questo. A lui dobbiamo le nostre più alte lodi per questo. Questo appare:

(a) Perché era mera benevolenza in Dio. Non avevamo pretese; non potremmo costringerlo a concederci un Salvatore. Il dono avrebbe potuto essere trattenuto, e il suo trono sarebbe stato immacolato, Non dobbiamo ringraziamenti dove abbiamo un diritto; dove non meritiamo nulla, allora chi ci beneficia ha diritto alla nostra gratitudine.

(b) Per i benefici che abbiamo ricevuto da lui. Chi può esprimere questo? Tutta la nostra pace e speranza; tutto il nostro conforto e gioia in questa vita; tutta la nostra prospettiva di perdono e di salvezza; a lui vanno ricondotte tutte le offerte della gloria eterna. L'uomo non ha alcuna prospettiva di essere felice quando muore, ma in virtù del “dono indicibile” di Dio. E quando pensa ai suoi peccati, che ora possono essere perdonati liberamente; quando pensa a una coscienza agitata e turbata, che ora può essere in pace; quando pensa alla sua anima, che può ora essere indicibilmente ed eternamente felice; quando pensa all'inferno da cui è stato liberato e al cielo alle cui glorie eterne può ora essere innalzato per il dono di un Salvatore, il suo cuore dovrebbe traboccare di gratitudine e il linguaggio dovrebbe essere continuamente sulle sue labbra e nel suo cuore,

Ogni altra misericordia dovrebbe sembrare piccola in confronto a questa; e ogni manifestazione di retto sentimento nel cuore dovrebbe portarci a contemplarne la fonte, ea sentire, come fece Paolo, che tutto è da ricondurre all'indicibile dono di Dio.

Osservazioni

1. Questo capitolo, come il precedente, riveste particolare importanza per il fatto che contiene la più estesa trattazione dei principi della carità cristiana che si trova nella Bibbia. Nessuno può dubitare che il Redentore avesse voluto che il suo popolo si distinguesse per la benevolenza. Era importante, quindi, che ci fosse una parte del Nuovo Testamento in cui i principi su cui si dovrebbe esercitare la carità e i motivi per cui i cristiani dovrebbero essere indotti a dare, dovrebbero essere pienamente affermati. Tale discussione abbiamo in questi capitoli; e perciò esigono l'attenzione profonda e orante di quanti amano il Signore Gesù.

2. Abbiamo qui un sorprendente esempio del modo in cui è scritta la Bibbia. Invece di affermazioni astratte e di una disposizione sistematica, i principi della religione sono messi in evidenza in relazione a un caso realmente accaduto. Ma ne consegue che è importante studiare attentamente la Bibbia e conoscerne ogni parte. In alcune parti delle Scritture si troveranno enunciati dei principi che dovrebbero guidarci in determinate circostanze; ei cristiani dovrebbero, quindi, avere familiarità con ogni parte della Bibbia.

3. Questi capitoli sono di speciale importanza per i ministri della religione e per tutti coloro che hanno il dovere di imporre ai loro fratelli cristiani il dovere di dare generosamente agli oggetti della benevolenza. I principi su cui dovrebbe essere fatto sono pienamente sviluppati qui. I motivi che è lecito sollecitare sono qui sollecitati da Paolo. Si può aggiungere, inoltre, che i capitoli sono degni di un nostro profondo studio per il tatto e l'indirizzo ammirevoli che Paolo mostra nell'indurre gli altri a dare.

Ebbene, conosceva la natura umana. Bene, conosceva i motivi che avrebbero influenzato gli altri a dare. E bene sapeva esattamente come modellare le sue argomentazioni e adattare il suo ragionamento alle circostanze di coloro a cui si rivolgeva.

4. La sintesi dei motivi presentati in questo capitolo contiene ancora l'argomento più importante che può essere sollecitato per produrre la liberalità. Non possiamo che ammirare la felicità di Paolo in questo discorso - una felicità non il risultato di astuzia e astuzia, ma derivante dai suoi sentimenti amabili, e l'amore che portava ai Corinzi e alla causa della benevolenza. Ricorda loro l'alta opinione che aveva di loro, e la menzione onorevole che era stato indotto a farne 2 Corinzi 9:1; ricorda loro il doloroso risultato per i propri sentimenti e i loro se la raccolta dovesse in qualche modo fallire, e dovrebbe sembrare che la sua fiducia in loro fosse stata mal riposta 2 Corinzi 9:3; li riferisce all'abbondante ricompensa che potrebbero aspettarsi come risultato di generose beneficenze, e al fatto che Dio amava coloro che donavano con gioia 2 Corinzi 9:6; ricorda loro l'abbondante grazia di Dio, che ha saputo supplire a tutti i loro bisogni e dare loro i mezzi per contribuire generosamente alle necessità dei poveri 2 Corinzi 9:8; ricorda loro la gioia che provocherebbe la loro liberalità e l'abbondante rendimento di grazie a Dio che ne deriverebbe 2 Corinzi 9:12; e li riferisce al dono ineffabile di Dio, Gesù Cristo, come esempio e argomento, e noi 2 Corinzi 9:15 in loro le più alte pretese, 2 Corinzi 9:15. "Chi", dice Doddridge, "potrebbe resistere alla forza di un simile oratorio?" Senza dubbio era efficace in quel caso, e dovrebbe esserlo in tutti gli altri.

5. Possano i motivi qui sollecitati dall'apostolo essere efficaci per persuadere tutti noi a sforzi generosi per fare il bene! Certamente non ci sono meno occasioni per la liberalità cristiana ora di quante ce ne fossero al tempo di Paolo. Ci sono ancora moltitudini di poveri che hanno bisogno dell'aiuto gentile ed efficiente dei cristiani. E il mondo intero ora è un campo in cui la beneficenza cristiana può essere abbondantemente mostrata, e ogni paese può e deve sperimentare i benefici della carità a cui il Vangelo suggerisce e che ingiunge.

Felici sono coloro che sono influenzati dai principi del Vangelo per fare del bene a tutte le persone! Beati coloro che hanno l'opportunità di illustrare la potenza del principio cristiano in questo; qualsiasi capacità di alleviare i bisogni di un sofferente, o di fare qualsiasi cosa per inviare quel vangelo alle nazioni tenebrose che solo possono salvare l'anima dalla morte eterna!

6. Ringraziamo specialmente Dio per il suo dono indicibile, Gesù Cristo. Ricordiamo che a lui dobbiamo ogni opportunità per fare del bene: che è perché è venuto che c'è qualche possibilità di giovare a un mondo che muore; e che tutti coloro che professano di amarlo sono tenuti a imitare il suo esempio ea mostrare il senso del loro obbligo verso Dio per aver dato un Salvatore. Quanto sono poveri e inutili tutti i nostri doni rispetto al grande dono di Dio; quanto sono lievi le nostre espressioni di compassione, anche nel migliore dei casi, per i nostri simili, in confronto alla compassione che ha mostrato per noi! Quando Dio ha dato che suo Figlio muoia per noi, cosa non dovremmo essere disposti a dare per mostrare la nostra gratitudine e per poter beneficiare un mondo che muore.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

2Corinzi 9

1 INTRODUZIONE A 2 CORINZI 9

L'apostolo procede in questo capitolo sullo stesso argomento, facendo una colletta per i poveri santi; spiega la ragione per cui mandò loro i fratelli per questo motivo; si rivolge al modo in cui questo servizio dovrebbe essere svolto, e aggiunge alcuni nuovi argomenti per incoraggiarli a farlo. Per quanto riguarda il ministero in sé, suggerisce, potrebbe sembrare inutile dire di più su di esso, dal momento che aveva già detto così tanto nel capitolo precedente, 2Corinzi 9:1 e soprattutto vedendo che erano così ansiosi di farlo, ed erano persino preparati per esso un anno fa; di cui l'apostolo si era vantato con le chiese macedoni, 2Corinzi 9:2 e mentre si potrebbe obiettare, che poiché c'era in loro una tale inclinazione a questa buona opera, perché ha mandato loro questi fratelli? la ragione di ciò egli dà, 2Corinzi 9:3,4 affinché potessero preparare la loro colletta per il tempo in cui egli venne, affinché nessuno dei Macedoni venisse con lui, e questa colletta non fosse fatta, il suo gloriarsi di loro sarebbe stato vano, e sia lui che loro sarebbero stati confusi; perciò li mandò in anticipo a prevenire ogni cosa di questo genere, e affinché la loro raccolta potesse sembrare fatta non in modo avido e avaro, ma generosamente e allegramente, 2Corinzi 9:5 a cui dirige e incoraggia dai vantaggi di essa, sotto le frasi metaforiche di seminare e mietere, lasciando intendere, che come un uomo semina, così egli miete; o in proporzione al suo dare, è benedetto, 2Corinzi 9:6 perciò consiglia di dare di cuore, liberamente e allegramente, e ciò da questa considerazione, perché il dare allegro è gradito a Dio, essendo simile a lui, 2Corinzi 9:7 che, come ama, così ricompensa il donatore allegro; e come è in grado di dargli abbondanza, così lo fa, per cui è più qualificato e adatto per tale servizio liberale, 2Corinzi 9:8. E questo è confermato da un passaggio della Scrittura citato da Salmi 112:9 che mostra che colui che dà generosamente ai poveri è sempre considerato dal Signore, 2Corinzi 9:9 e che è ulteriormente dimostrato dal corso generale della Provvidenza, che moltiplica e accresce così tanto il seme seminato nella terra, che di solito distribuisce il seme al seminatore, e il pane a chi mangia; a cui l'apostolo aveva alluso nell'uso di queste espressioni metaforiche; o eleva una preghiera affinché ci possa essere, o pronuncia una promessa che ci sarebbe stato un aumento simile nel dare liberalmente, come nel seminare abbondantemente, 2Corinzi 9:10. E poi si serve di un nuovo argomento, che incita alla munificenza, preso dalla gloria che viene portata a Dio attraverso il rendimento di grazie a lui, dai poveri e dai bisognosi, supplito dalla liberalità di coloro i cui cuori aveva aperto, 2Corinzi 9:11. Su questo argomento si allarga, mostrando che non solo con questa munificenza si suppliscono i bisogni dei poveri e si offrono ringraziamenti a Dio per questo motivo; ma anche i poveri santi sono portati a glorificare Dio per aver mandato il suo Vangelo a questi loro benefattori, e per aver dato loro la sua grazia di sottomettersi ad esso, che aveva avuto una tale influenza su di loro da indurli a comunicare alle loro necessità in modo così generoso, 2Corinzi 9:12,13. A cui aggiunge un altro argomento, tratto dalle preghiere dei poveri santi, per coloro che hanno generosamente offerto ad esse, affinché potessero prosperare nel corpo e nell'anima, nelle cose temporali e spirituali, 2Corinzi 9:14. E il capitolo si conclude con un ringraziamento a Dio per la grazia concessa a tutte le chiese, e in particolare per il dono di Cristo ai figli degli uomini; che contiene in esso un altro argomento a favore della beneficenza e della liberalità, 2Corinzi 9:15

Versetto 1. Poiché quanto riguarda il ministero dei santi,

A prima vista sembra che l'apostolo stesse entrando in un nuovo argomento, anche se da ciò che segue sembra essere lo stesso; poiché per "servire i santi", non intende il ministero del Vangelo per loro; né che i membri delle chiese debbano prestarsi l'aiuto reciproco; ma o la comunione di servire i santi, che le chiese avevano supplicato lui, e i suoi colleghi ministri, di assumere su di loro, vale a dire, di prendere in carico le loro collette, e distribuirle ai santi poveri di Gerusalemme; o piuttosto queste raccolte stesse, e la loro liberalità in esse: rispetto alle quali dice:

è superfluo per me scriverle; Cioè, ritenne superfluo dire altro su questo argomento, perché aveva già usato tanti argomenti per coinvolgerli in esso, nel capitolo precedente; e perché aveva mandato loro tre fratelli, che comprendevano bene la natura di questo servizio, ed erano molto capaci di parlargli, e di far rispettare i ragionamenti già usati; e più specialmente giudicò inutile soffermarsi su questo argomento, per le ragioni che seguono

2 Versetto 2. Poiché conosco la lungimiranza della tua mente,

Come erano disposti da se stessi a impegnarsi in questo buon lavoro; con quanta prontezza vi entravano; Che allegra disposizione d'animo mostravano verso di esso; e quanto erano in anticipo per iniziare la raccolta:

per questo mi vanto di te con quelli di Macedonia; Ne aveva già avuto uno, che li aveva messi al servizio dello stesso modo, e continuava ancora a vantarsi di loro,

che l'Acaia era pronta un anno fa: non che la loro colletta fosse già stata fatta tanto tempo fa, ma avevano mostrato una prontezza d'animo, come per ogni opera buona, così da comunicare ai santi un anno fa, quando avevano cominciato, anche se non era ancora finito. Per Acaia si intendono gli abitanti dell'Acaia. La versione araba lo rende i cittadini dell'Acaia; di questo paese, Vedi Gill su " Atti 18:12 ". A volte è preso in senso lato, e designa la Grecia, e include i paesi di Doride, Ellade, Etolia, Locri, Focide, Beozia, Attica e Megaride; e prese il nome, come dicono alcuni, dalle frequenti inondazioni delle acque; e altri, da uno dei tre generali dei Pelasgi, che erano di questo nome; e talvolta è preso rigorosamente e propriamente per il paese del Peloponneso, o della Morea. E così Drusio, da Esichio, ha osservato che gli Achei erano Greci; ma propriamente erano quelli che abitavano quella parte del Peloponneso, chiamata Acaia; e questi sembrano essere intesi qui. Il Vangelo fu predicato da queste parti con successo; Epenetus, che l'apostolo Paolo saluta, Romani 16:5 e la casa di Stefana che menziona, 1Corinzi 16:15 ne furono le primizie; e nel corso del tempo vi furono raccolte parecchie chiese, che continuarono per diversi secoli. Nel "secondo" secolo ci fu un sinodo in Acaia, riguardante il tempo della celebrazione della Pasqua, presieduto da Baccillo, vescovo di Corinto; all'inizio del "IV" secolo, i vescovi dell'Acaia erano presenti al concilio di Nizza, e nello stesso secolo i vescovi di questo paese assistevano al sinodo di Sardica; nel "quinto" secolo c'erano molte chiese in Acaia, e i vescovi di esse erano presenti al sinodo di Calcedonia; Da questo paese partirono diversi vescovi, nel "VII" secolo, a Costantinopoli, e vi parteciparono al sesto sinodo; e nell'ottavo secolo c'erano vescovi dell'Acaia nel sinodo di Nicea: qui dall'Acaia sono progettate le chiese di Cristo, che erano in quella parte della Grecia in cui sorgeva Corinto, e di cui quella era la metropoli; così che quando l'apostolo dice che l'Acaia era pronta, il suo significato è più particolarmente: che i Corinzi erano pronti;

e, aggiunge,

il vostro zelo ne ha provocati moltissimi, o "lo zelo che viene da voi", che scaturiva da loro ed era da essi causato, poiché non si intende qui lo zelo dei Corinzi, come sembra a prima vista, ma l'emulazione che fu suscitata in alcuni dei principali personaggi dei Macedoni, all'udire quanto fossero pronti a Corinto a servire i fratelli bisognosi, e lo zelo che apparve in questi uomini principali, che era molto caldo, e tuttavia prudente e opportuno, ha fatto molto sugli animi degli altri, i quali, guidati dal loro esempio, hanno contribuito in modo molto generoso e inaspettato. Nel testo greco si legge: "lo zelo da te"; o, come lo rende la versione araba, "lo zelo che è sorto da te", che è stato causato da loro

3 Versetto 3. Eppure ho mandato i fratelli,

Tito e gli altri due menzionati nel capitolo precedente: in un manoscritto si legge: "abbiamo inviato"; e la versione etiopica, "hanno mandato", cioè i Macedoni; ma la lettura comune è la migliore. Si potrebbe obiettare che, poiché l'apostolo conosceva la lungimiranza delle loro menti, quanto erano pronti un anno fa, e si erano vantati così tanto della loro liberalità, che non doveva essere necessario mandare loro i fratelli, per incitarli a quest'opera; la quale obiezione è prevenuta osservando il motivo per cui li ha inviati:

affinché il nostro vanto di te non sia vano in questo senso: o, "in questa parte", in questa cosa particolare, על הדא צבותא, "riguardo a questo affare", o affare di beneficenza verso i poveri, come lo rende la versione siriaca. Si era vantato di loro riguardo ad altre cose oltre a questa; ma era soprattutto preoccupato, conoscendo la fragilità e la mutevolezza della natura umana, e quanto fosse possibile che la loro prontezza potesse diminuire, ed essi diventassero freddi e indifferenti a tale servizio, per timore che il suo gloriarsi di loro fosse vano in questo caso particolare; Perciò mandò i fratelli a rivestirli, affinché, come avevano cominciato, finissero.

affinché, come ho detto, siate pronti, affinché, come aveva detto ai Macedoni, che erano pronti di mente, sembri così, o come aveva ordinato loro nella sua precedente epistola, essi fossero effettivamente pronti, che la loro colletta fosse pronta, in modo che non ci fosse più raduno quando egli sarebbe venuto

4 Versetto 4. Che non accada, se quelli della Macedonia vengono con me,

L'apostolo aveva deciso di venire lui stesso, sebbene in seguito gli fosse stato impedito dalla Provvidenza, ma non poteva essere certo dell'arrivo dei fratelli macedoni con lui; Tuttavia, poiché era probabile che alcuni di loro sarebbero venuti, i cui cuori erano tanto impegnati in quest'opera, perciò giudicò opportuno e opportuno mandare i fratelli in anticipo, nel caso che venissero:

e ti trovi impreparato; non così pronto per questo servizio come si era vantato, e la raccolta non era finita, che era stata iniziata un anno prima

Noi (che non diciamo voi) dovremmo vergognarci di questo stesso vanto fiducioso; o in questa stessa sostanza, o sussistenza del vanto: un vanto, che, egli pensava, avevano il terreno e il fondamento più solido e sostanziale su cui procedere; che, se non dovesse portare a nulla, dovrebbe causare vergogna sia negli apostoli, che si erano così largamente e con tanta sicurezza, vantati di loro; sia nei Corinzi, che devono essere messi a rossore, quando si dovrebbe dire loro quanto si erano vantati riguardo alla loro prontezza, eppure erano impreparati: così תוחלת, speranza, aspettativa, fiducia, è reso dalla Settanta καυχημα, che si vanta, Proverbi 11:7 e in Salmi 39:5 υποστασις, la parola qui usata. E alcune copie, e anche la versione latina della Vulgata, leggono solo, in questa sostanza, o glorioso, e tralasciano il vanto come superfluo

5 Versetto 5. Perciò ho ritenuto necessario esortare i fratelli:

Tito e gli altri due, ai quali non impartì i suoi comandi, né ingiunzioni apostoliche, secondo l'autorità e la dignità del suo ufficio; li esortò o li supplicò, e che fu giudicato da lui molto necessario e appropriato in questo momento:

che sarebbero venuti prima di mano da te; davanti a lui, e i fratelli macedoni che probabilmente sarebbero venuti con lui,

e componi in anticipo la tua munificenza; o benedizione; poiché ogni dono inviato o consegnato da una persona all'altra, come segno della loro amicizia, favore e buona volontà, sia in caso di necessità che no, era chiamato dagli ebrei ברכה, "una benedizione"; vedi Genesi 33:11 1Samuele 25:27 e specialmente ciò che viene offerto per il sollievo dei poveri può essere chiamato così, perché non è solo una parte della munificenza della Provvidenza, e delle benedizioni della vita, con cui gli uomini sono favoriti; ma è anche un modo per benedire Dio per le misericordie con cui li ha benedetti, e similmente per benedire, o fare del bene agli altri e ai cristiani. Inoltre, perché per questo i poveri benedicono i loro benefattori; Ed è di per sé una benedizione fare del bene agli altri. Ora l'apostolo giudicò opportuno mandare i fratelli in anticipo a completare e finire questa buona opera iniziata

Di che, egli dice,

Avevate già avuto notizia nella sua precedente epistola, 1Corinzi 16:1,2 o che era stata promessa da loro in precedenza, o di cui aveva già parlato tanto in altre chiese:

affinché lo stesso potesse essere pronto, per una questione di munificenza o benedizione,

non come di cupidigia; cioè, che la colletta essendo già pronta, largamente e generosamente, potrebbe sembrare un'azione libera e generosa, e mostrare di quale nobile disposizione generosa fossero; e non si esibiscono come gli uomini avidi di solito fanno quello che fanno, con parsimonia, tenace, trattenendo il loro denaro il più a lungo possibile, essendo riluttanti a separarsene

6 Versetto 6. Ma questo dico,

L'apostolo voleva che i Corinzi se ne accorgessero, e che lo considerassero bene, essendo ciò che egli poteva affermare per verità, con l'osservazione e l'esperienza; che come nelle cose naturali, così nelle cose di tipo morale e spirituale,

chi semina con scarsità mieterà anche con scarsità, e chi semina con abbondanza o con benedizioni,

mieterà pure generosamente; o con benedizioni; come un uomo semina, così mieterà; l'uno è in proporzione all'altro. La semina e il raccolto sono qui usati in senso metaforico. Il primo significa compiere atti di beneficenza e liberalità. Così è usato nell'Antico Testamento e negli scritti ebraici; vedi Ecclesiaste 9:6, Isaia 32:20. L'interpretazione di quest'ultimo testo, mi permetta di produrre dal Talmud quanto segue, e che servirà ad illustrare questo dell'apostolo

"Dice. R. Jochanan, nel nome di R. Benaah, che cos'è ciò che è scritto: "Beati voi che seminate presso tutte le acque, che vi fate sgorgare i piedi del bue e dell'asino?" benedetti sono gli Israeliti, perché quando sono impiegati nella legge, ובגמילות חסדים, "e in atti di beneficenza", la loro malvagia concupiscenza è consegnata nelle loro mani, e non sono dati nelle mani della loro malvagia concupiscenza: o, come è detto altrove , tali sono degni dell'eredità di due tribù, Giuseppe e Issacar; come è detto, "beati voi che seminate presso tutte le acque", ואין זריעה אלא צדקה, "e non c'è semina se non l'elemosina"; o, con la parola "semina, "nient'altro si intende se non fare l'elemosina, come è detto, Osea 10:12 e non c'è acqua se non la legge, o nient'altro si intende per acqua se non la legge, come è detto, Isaia 55:1. E quanto a queste parole, "che mandano là i piedi del bue e dell'asino", è una tradizione della casa di Elia, che l'uomo si ponga sempre secondo le parole della legge, come un bue al giogo e un asino al peso".

C'è una buona dose di somiglianza tra il seminare il seme nella terra e il fare l'elemosina, o atti di beneficenza. Il seme che viene seminato è ciò che viene selezionato e riservato dal magazzino speso o venduto, il che se non lo facesse, non ci sarebbe alcuna disposizione per il futuro; così ciò che un uomo dà per il sollievo dei bisognosi, è ciò che mette da lui in serbo di ciò con cui Dio lo ha fatto prosperare; nel fare ciò può sperare in un raccolto fruttuoso, mentre altrimenti non potrebbe aspettarsene alcuno: come il seme viene gettato e sparso dal seminatore per tutto il campo; Così ciò che viene dato ai poveri, viene loro dato e distribuito tra loro, ognuno ne ha una parte; e sembra una diminuzione della sostanza di un uomo, e come se non tornasse mai con alcun vantaggio; anche se lo fa, come in senso naturale, così in senso metaforico. Il seminatore getta e sparge il suo seme con la mano aperta; se lo stringesse con il pugno, o lasciasse andare qua e là un chicco di grano o di grano, non avrebbe che un misero raccolto; così l'allegro donatore spalanca la mano e provvede generosamente ai bisogni del bisognoso; il quale, come il seminatore getta il suo seme nel campo vuoto, così concede la sua grazia agli indigenti, a tutti gli uomini bisognosi, specialmente alla famiglia della fede; e, come quando ha fatto, ara la terra e copre il seme sotto la terra, dove giace nascosto, ed è molto poco promettente per un po', e tuttavia esercita fede, speranza e pazienza rispetto a un raccolto; così il generoso benefattore fa ciò che fa nel modo più privato possibile; e sebbene per un certo tempo le sue buone azioni possano sembrare accompagnate da scarse prospettive di ricompensa, tuttavia alla fine lo faranno certamente; perché come uno semina, così mieterà: se semina, cioè non dà nulla, non mieterà nulla; se semina poco, mieterà poco; e se semina molto, mieterà molto; e quello della stessa specie che egli semina; come è liberale nelle cose temporali, così prospererà e avrà successo nelle stesse; vedi Proverbi 3:9,10, 11:24,25, Isaia 32:8, Galati 6:7-10

7 Versetto 7. Ognuno secondo il suo proposito,

Il che non si deve intendere della quantità, o di qualsiasi somma fissa che si è prefissato in mente di dare; ma della qualità o della natura del dare; o del modo in cui deve dare:

così egli doni; di sua spontanea volontà e di libera scelta, dal suo stesso cuore; non come diretto e forzato da altri, ma secondo il suo consiglio e la sua determinazione:

non a malincuore; o non di dolore; con dolore e inquietudine d'animo, addolorandosi per la separazione da ciò che gli è dato, riflettendo sulle persone che lo spingono verso di esso, o sugli oggetti per cui si muove. Gli ebrei considerano questo il grado più basso di tutti nel fare l'elemosina; "quando uno dà a qualcuno" בעצב, "con dolore", a cui sembra riferirsi l'Apostolo: che aggiunge:

o di necessità; della forza, per coazione, essendo obbligati ad essa dall'influenza, dall'esempio o dai comandi dei superiori; o attraverso i potenti motivi, o le prevalenti suppliche di altri; senza di essi, infatti, gli uomini, secondo le loro capacità, dovrebbero donarsi liberamente e liberalmente:

poiché Dio ama chi dona allegramente; o uno che dà בסבר פנים יפות, "con un volto allegro", come dicono gli ebrei ; o come altrove, "con un cuore allegro": la loro regola è questa,

"Colui che fa il comandamento, cioè l'elemosina, la faccia בלב שׁמח, "con cuore allegro"."

Chi guarda piacevolmente la persona o le persone che lo spingono ad esso, o l'oggetto a cui dà; che si separa volentieri dal suo denaro e si compiace di fare del bene agli altri; tali donatori Dio ama: non che la loro gioiosa beneficenza sia la causa del suo speciale amore particolare per loro nel suo cuore, che non nasce dal nulla nell'uomo, o fatto da lui; ma il significato è che Dio fa del bene a tali persone; mostra loro il suo amore; Fa loro sapere con quanta gentilezza egli prende tali loro atti, prosperando e succedendo loro nei loro affari mondani. Nella Septuaginta in Proverbi 22:8 ci sono queste parole: "Dio benedice l'uomo allegro e il donatore", a cui si riferisce l'apostolo

8 Versetto 8. E Dio ha il potere di far abbondare verso di te ogni grazia,

Per "ogni grazia" si intende l'amore e il favore di Dio, la fonte di tutte le benedizioni di cui si gode nel tempo e nell'eternità; né le benedizioni della grazia, i frutti di essa; né il Vangelo che li rivela; né le varie grazie dello Spirito impiantate nella rigenerazione; né doni di grazia, che rendono gli uomini adatti al servizio ministeriale; tutto ciò che Dio è in grado di far abbondare, e lo fa, quando fa scoperte più ampie del suo amore, fa nuove applicazioni della grazia del patto, conduce più pienamente alla conoscenza del suo Vangelo, porta avanti l'opera della sua grazia nell'anima, e chiama la grazia in azione ed esercizio, e aumenta i doni elargiti; né nemmeno le benedizioni meramente temporali di ogni sorta, di cui gli uomini sono indegni, sono tutti doni della sua bontà, e sono dati al suo popolo in modo di patto; e che egli può, e spesso aumenta: ma con ciò si intende tutto ciò che la bontà, la beneficenza e la liberalità esercitavano verso i poveri membri di Cristo; Dio è in grado, e lo farà, e si deve credere che lo farà, far restituire con un aumento, tutto ciò che è stato speso per alleviare le necessità dei santi; che non è gettato via e perduto, che è stato loro comunicato, ma sarà ripagato con l'uso e l'interesse, sarà restituito con abbondanza, come il seme che il vignaiolo getta nella terra; poiché, come Dio può, e ha promesso, e vuole, e fa sì che ciò germogli di nuovo, e produca un abbondante aumento, così egli moltiplicherà il seme della beneficenza, e aumenterà i frutti della giustizia. Questo contiene ora un nuovo argomento per passare alla liberalità, e un antidoto contro le paure del bisogno, con cui le persone sono talvolta pressate, e tendono a impedire i loro generosi atti di carità:

affinché abbiate sempre ogni sufficienza in ogni cosa, cioè Dio possa accrescere e accrescerà le vostre sostanze mondane, affinché abbiate una sufficienza, una sufficienza perfetta e intera, sufficiente per voi stessi e per le vostre famiglie, per il divertimento dei vostri amici e per il sollievo dei poveri, che vi dia soddisfazione e contentezza, e ciò in ogni momento, e riguardo a tutto ciò che è necessario per voi, quanto al cibo e al vestiario, affinché abbondiate in ogni opera buona; Come per tutte le opere buone, così per questa della beneficenza in particolare, e per ogni ramo di essa, come nutrire gli affamati, vestire gli ignudi, e simili

9 Versetto 9. Come è scritto,

In Salmi 112:9 dove si dice dell'uomo buono e giusto:

egli ha disperso ממוניה, "le sue ricchezze", la sua sostanza, come aggiunge la parafrasi caldea a mo' di spiegazione; non in modo prodigo e stravagante, ma con saggezza e prudenza, e tuttavia largamente e liberalmente, secondo le sue capacità. Proprio come il seminatore sparge il suo seme qua, e là, e in ogni luogo, con mano aperta e larga, l'uomo buono distribuisce a tutti nel bisogno, e li rende tutti partecipi della sua munificenza; Egli dona non solo a uno, ma a molti, e non a tutti senza distinzione che incontra, sia che sia necessario o meno:

egli ha dato ai poveri. Questo spiega la prima frase, e indica le persone, gli oggetti della munificenza e della compassione dell'uomo buono:

La sua giustizia rimane in eterno. Questo non deve essere inteso per la sua giustizia giustificante, come se essa consistesse in, e fosse stabilita sulle sue opere di munificenza e carità verso i poveri; né della sua fama tra gli uomini a causa della sua liberalità; né di alcuna ricompensa in un altro mondo; ma della sua stessa beneficenza, essendo comune tra gli ebrei chiamare l'elemosina צדקה, "giustizia": Vedi Gill su "Matteo 6:1" e il senso è che ciò che un tale uomo elargisce in carità ai poveri non andrà perduto, ma sarà come il seme gettato nella terra, germoglierà di nuovo e porterà frutto con l'aumento, secondo quanto segue

10 Versetto 10. Or chi ministra il seme al seminatore, e il pane per il vostro cibo,

Poiché così le parole devono essere indicate e lette, come risulta chiaramente da Isaia 55:10 a cui si riferiscono; e sono una "perifrasi" di Dio, che benedice così tanto il seme che è gettato nella terra, che produce un tale aumento, come che c'è una quantità sufficiente di pane per il cibo per il mangiatore per l'anno in corso, e una quantità sufficiente di seme con cui seminare di nuovo l'anno successivo; e che Dio, che fa questo ogni anno, è in grado di "servire" o provvedere alle vostre necessità presenti;

e per moltiplicare il seme che hai seminato e aumentare i frutti della tua giustizia; sebbene alcuni considerino questi come un desiderio o una preghiera dell'apostolo, che Dio facesse tutto questo per loro. Alcune copie, e le versioni latina della Vulgata, del siriaco e dell'etiope, leggono tutto al futuro, egli ti servirà, o ti provvederà, e moltiplicherà il tuo seme seminato,

e accresceranno i frutti della tua giustizia; e così contengono la promessa di una benedizione divina, incoraggiando alla liberalità con allegria, rafforzando la loro fede nella provvidenza di Dio; il quale, moltiplicandosi, non il seme speso in famiglia, o venduto al mercato, o come nel granaio, o messo da parte a un prezzo migliore, ma il seme seminato nel campo, così moltiplicherà la sostanza degli uomini; non ciò che mettono da parte a se stessi e alle loro famiglie, o da parte nei loro forzieri, ma ciò che donano o donano ai poveri di Cristo: e tutti gli effetti che seguono atti di liberalità, e che qui sono designati da "frutti di giustizia", come un buon nome tra gli uomini, la benedizione, la lode, il ringraziamento e la prosperità nelle cose temporali e spirituali, questi Dio li accrescerà abbondantemente; Alcuni dei quali sono menzionati nei versetti seguenti. Quindi l'elemosina presso gli ebrei non è solo chiamata צדקה, "giustizia", ma "seme seminato". Così Jarchi interpreta Salmi 37:26 "e la sua discendenza è benedetta", colui che זורע, "semina" giustizia o elemosina, la sua fine sarà per una benedizione, o alla fine sarà benedetto; e la frase, "piovere giustizia", in Osea 10:12 è dalla Settanta tradotta, γεννηματα δικαιοσυνης, "frutti di giustizia", lo stesso che qui, da dove sembra essere preso

11 Versetto 11. Essendo arricchito in tutto a tutta la munificenza,

Queste parole possono essere collegate con l'inclusione di 2Corinzi 9:8-10 in una parentesi; e il senso è che Dio non solo era in grado di dare loro una sufficienza, e avrebbe dato loro una sufficienza di cose temporali, come cibo e vestiario per la loro soddisfazione, e contentezza per se stessi, ma anche una pienezza, un'esuberanza, un eccesso; non per il lusso e l'intemperanza, ma per avere una tale ricchezza in tutte le cose buone della vita, possano in ogni momento, e in ogni occasione, esercitare una disposizione generosa nel soccorrere i poveri:

che provoca per mezzo nostro rendimento di grazie a Dio; non le loro ricchezze e pienezza, ma la loro generosa distribuzione ai poveri santi, a cui furono incitati dagli apostoli; i quali erano grati a Dio che aveva così bene seguito le loro esortazioni e consigli, e che era causa di ringraziamenti negli altri: e poiché quindi tale beneficenza tendeva alla gloria di Dio, come il rendimento di grazie fa per la sua gloria, questo allora doveva essere curato e diligentemente eseguito; E così fornisce un nuovo argomento a questa buona opera, che viene ampliato nei versetti seguenti

12 Versetto 12. Per la gestione di questo servizio,

Non solo dai Corinzi, e da altri, nel dare e nel raccogliere, ma dagli apostoli nel ministrare e distribuire le loro contribuzioni ai poveri santi, produsse questi due ottimi effetti: perché

non solo supplisce ai bisogni dei santi; supplisce alle loro deficienze, allevia le loro necessità e fornisce loro ciò che è comodo e ristoratore per loro nelle loro molte circostanze dolorose, il che risponde a un fine molto prezioso:

ma è abbondante anche da molti ringraziamenti a Dio; Ha in sé oltre a questa eccellenza, o il suo eccellente uso è migliorato, e appare abbondantemente da questa considerazione; che molte anime preziose sono inviate per mezzo della presente al trono della grazia per rendere grazie a Dio, che ha messo nel cuore degli apostoli di muovere le chiese in loro favore, e che ha operato su di loro così allegramente e largamente per contribuire alle loro necessità

13 Versetto 13. Mentre dall'esperimento di questo ministero,

Cioè, i poveri santi di Gerusalemme hanno un esemplare, una prova, un'esperienza della liberalità delle chiese Gentili ministrate loro dagli apostoli, in primo luogo,

glorificano Dio; ringraziandolo, riconoscendolo come l'autore di tutta la grazia e la bontà di cui essi, e gli altri, erano partecipi; particolarmente

per la vostra professata sottomissione al Vangelo di Cristo. Il Vangelo di Cristo è la dottrina della grazia, della vita e della salvezza per mezzo di Cristo, di cui egli è l'autore, come Dio, il soggetto, come Mediatore, e il predicatore, come uomo: la sottomissione ad esso risiede in un caloroso ricevere le sue dottrine e in un'allegra sottomissione alle sue ordinanze; e questa sottomissione fu professata, dichiarata e resa nota alle chiese della Giudea, mandando così largamente in loro soccorso, cosa che non avrebbero mai fatto, se non avessero abbracciato cordialmente il Vangelo di Cristo; poiché la vera fede nella dottrina della grazia, e una sincera obbedienza ad essa, sono meglio dichiarate e conosciute dall'amore ai santi; poiché la fede opera per mezzo dell'amore sia verso Cristo che verso il suo popolo, poi hanno glorificato Dio rendendogli grazie,

per la vostra liberale distribuzione a loro e a tutti gli uomini; il che dimostra che, sebbene fossero veramente grati e di cuore grati per i favori che essi stessi ricevevano, tuttavia non solo per questi, ma per ciò di cui altri poveri santi, in altri luoghi, erano anch'essi partecipi; sì, che in primo luogo furono più sensibilmente colpiti, e più specialmente grati per la grazia di Dio concessa ai Gentili, mandando il Vangelo tra loro, e portandoli a sottomissione ad esso, piuttosto che per il bene temporale che ricevettero da loro

14 Versetto 14. E con la loro preghiera per te,

Il senso è che essi glorificano Dio per tuo conto, facendo menzione di te in tutte le loro preghiere al trono della grazia, rendendo grazie a Dio per la tua liberalità verso di loro e implorando su di te tutte le benedizioni sia del superiore che del basso; e questo contiene un altro argomento che impegna i Corinzi alla liberalità, tratto dalle preghiere dei santi per loro: oppure le parole possono essere collegate con 2Corinzi 9:12 il tredicesimo versetto è tra parentesi; e mostra non solo che questo ministero ai poveri santi alleviava i loro bisogni e causava ringraziamenti a Dio, ma abbondava anche di questo frutto; li poneva ogni giorno e importune suppliche a Dio per il loro benessere sia nell'anima che nel corpo

Che molto tempo dopo di te; o "ti desidera ardentemente"; cioè, "vederti", come aggiunge la versione etiope; o ti amano eccessivamente: i loro affetti sono meravigliosamente attirati verso di te; non tanto, o appena per la tua gentilezza verso di loro, quanto

per l'immensa grazia di Dio in voi; per quella grande parte di esso che è stata loro concessa nella rigenerazione, come la loro fede non finta, la loro viva speranza e il loro sincero amore; e per tutta quella grazia che è stata mostrata nella loro giustificazione, adozione, santificazione e completa salvezza

15 Versetto 15. Siano rese grazie a Dio per il suo dono ineffabile.] Intendendo o la bontà di Dio, sia per chi dà che per chi riceve; poiché l'uno ha dato così generosamente, e l'altro ha ricevuto così ampiamente, è stato dalla grazia di Dio, che inclina così potentemente i cuori dei suoi figli a fare il bene, e offre così volentieri ciò che ha dato loro, e che provvede così meravigliosamente al sostentamento dei poveri e dei bisognosi; oppure quella straordinaria grazia di Dio che fu così eminentemente, largamente e liberamente conferita ai Corinzi nella loro efficace chiamata; o, come alcuni pensano, Cristo stesso, che è certo "l'ineffabile dono" di Dio; il quale, sebbene suo Figlio, suo proprio Figlio, suo unigenito Figlio, Figlio del suo amore, suo Figlio ed erede, tuttavia lo ha dato perché fosse un patto per il popolo, il capo della sua chiesa, il Salvatore dei peccatori, e perché fosse un sacrificio nel suo luogo e al suo posto: nessuno può dire quanto sia grande questo dono, che è così adatto e opportuno, così grande e completo, né dichiarare l'amore sia del Padre che del Figlio, espresso in esso. Dovremmo essere grati per questo; e la nostra gratitudine dovrebbe essere dimostrata apprezzando e apprezzando molto questo dono; ponendo tutta l'enfasi della nostra salvezza su Cristo; attribuendone a lui tutta la gloria; consegnandoci a lui e al suo interesse; camminando in modo degno di lui in tutto ciò che gli piace, e comunicando al sostegno della sua causa e al sostentamento dei suoi poveri ministri e membri. E così l'apostolo suggerisce tacitamente uno degli argomenti più forti che si possano usare, per incitare i santi alla generosità e alla liberalità, attinte dalla meravigliosa grazia di Dio nel dono del suo Figlio; poiché se egli, con la sua grazia gratuita e il suo amore immeritato, ha dato il suo Figlio al suo popolo e per il suo popolo, e con lui tutte le cose gratuitamente, sia le ricchezze della grazia che quelle della gloria, allora essi devono liberamente e generosamente comunicare i beni temporali ai poveri membri di Cristo, per i quali Dio e Cristo hanno un uguale amore, per quanto riguarda se stessi

Commentario del Pulpito:

2Corinzi 9

1 

Incoraggiamento ai Corinzi a mantenere le loro promesse donando rapidamente Versetti 1-5, ampiamente ver. 6, allegramente ver. 7, e quindi guadagnarsi la benedizione di Dio Versetti 8-11 in una causa fruttuosa di benedette conseguenze Versetti 12-14. Ebrei conclude l'argomento con un sentito ringraziamento ver. 15

Per. Questa parola mostra che sta continuando lo stesso argomento, e quindi esclude la supposizione che questo capitolo sia una lettera o un frammento separato. Senza dubbio, tuttavia, l'esplicita menzione della raccolta dopo che egli ne ha praticamente scritto per tutto l'ultimo capitolo sembra che sia stato interrotto, o che abbia smesso di dettare alla fine dell'ultimo verso. Tali interruzioni devono essere avvenute spesso e necessariamente sotto dettatura delle Epistole, e senza dubbio aiutano a spiegare alcuni dei loro fenomeni. Forse, rileggendo gli ultimi paragrafi prima di riprendere l'argomento, ha osservato che, in fondo, non aveva menzionato direttamente il contributo, e quindi spiega che riteneva superfluo farlo. Ai santi. I poveri cristiani di Gerusalemme. 2Corinzi 8:4 Superfluo. Perché l'argomento era già stato pienamente portato alla loro attenzione da lui stesso e da Tito

Versetti 1-5.-

Le istruzioni di Paolo per raccogliere le contribuzioni della Chiesa di Corinto

"Poiché riguarda il ministero dei santi", ecc. Il lavoro di colletta fu affidato a Tito e a un fratello la cui lode fu "in tutte le Chiese", e probabilmente ad altri cristiani più o meno distinti. Riguardo alla raccolta delle loro sottoscrizioni, tre cose si notano nella condotta di Paolo

RICONOBBE I LORO MERITI. "Poiché, per quanto riguarda il ministero dei santi, è superfluo che io vi scriva, perché conosco la prentezza della vostra mente, per la quale mi vanto di voi davanti a quelli di Macedonia che l'Acaia era pronta un anno fa; e il tuo zelo ne ha provocati moltissimi". Ebrei attribuisce loro pieno merito per quello che avevano già fatto. Alcuni mesi prima lo avevano tanto rallegrato per la prontezza con cui si erano lanciati nella sua benefica impresa, che egli si era vantato di loro con quelli della Macedonia e dell'Acaia, e li assicurava che il loro zelo aveva stimolato, o "provocato moltissimi". Possiamo essere certi che Paolo non solo attribuisce loro ciò che avevano fatto, solo per una questione di politica o di cortesia, ma anche per una questione di giustizia. È giusto che la bontà negli altri sia riconosciuta ovunque si trovi, e che con sincera franchezza si lodi coloro che fanno il bene. Questo è un dovere tristemente trascurato

II RISPETTAVA LA LORO REPUTAZIONE. "Perché, se quelli della Macedonia vengono con me e vi trovano impreparati, noi che non diciamo voi ci vergogneremo di questo stesso fiducioso vanto". L'apostolo conosceva la vita umana e le circostanze che la influenzano, e comprese che, se i membri della Chiesa di Corinto fossero stati chiamati improvvisamente, senza alcun consiglio precedente, a completare l'opera benefica in cui si erano impegnati così prontamente circa dodici mesi prima, forse non sarebbero stati in grado di rendere giustizia alla propria reputazione o di giustificare l'alta lode che egli aveva dato loro. La reputazione degli uomini cristiani dovrebbe essere sempre rispettata sacramente. La reputazione è potere sociale; privare un uomo di questo, ed egli è impotente nella società; privare una Chiesa di questo, e la si lascia inferma come un mercante senza credito. Il rispetto per la reputazione degli uomini buoni è il dovere di tutti. Nessun uomo può privarmi del mio carattere, ma può privarmi della mia reputazione, e senza la mia reputazione la mia influenza sociale è nulla

"Il tesoro più puro che i tempi mortali offrono è la reputazione immacolata; che via, gli uomini non sono altro che terriccio dorato o argilla dipinta".Shakespeare.

III STUDIÒ LA LORO CONVENIENZA. "Perciò ho ritenuto necessario esortare i fratelli, affinché andassero davanti a te e costituissero in anticipo la tua munificenza", ecc. "Ognuno sa", dice Robertson, "quanto sia diverso il sentimento con cui diamo quando la carità è in anticipo, da quello che diamo quando le collette caritatevoli vanno di pari passo con i debiti e le tasse. La carità che ci trova impreparati è un appello odioso come quello di qualsiasi creditore che è difficile da pagare. Paolo lo sapeva bene; sapeva che se i Corinzi fossero stati colti alla sprovvista, i loro sentimenti sarebbero stati esasperati verso di lui con vergogna, e anche verso i santi di Gerusalemme, ai quali erano costretti a dare. Perciò ne diede tempestiva comunicazione". I compiti speciali hanno orari e stagioni. Ci sono stati d'animo e circostanze passeggere così sfavorevoli da rendere quasi impossibile il loro adempimento, quindi le convenienze degli uomini devono essere studiate. L'apostolo, nel riconoscere i meriti, nel rispettare la reputazione e nello studiare le convenienze, dovrebbe essere preso come esempio da tutti i ministri cristiani nel trattare con il loro popolo

Omelie DI C. LIPSCOMB Versetti 1-5.-

Riferimento alla sua precedente argomentazione; la sua completezza; Perché riprende l'argomento

Esaminando il ragionamento sul dovere della beneficenza cristiana, l'apostolo concluse di aver esposto l'argomento in modo così chiaro ed esplicito da rendere "superflua" qualsiasi aggiunta sia dal punto di vista della logica che dell'attrattiva. Ricordate l'argomento per un momento, e vedete se non era giustificato in questa opinione. L'appello era per i poveri della Chiesa di Gerusalemme. La Macedonia era depressa e gravemente turbata, l'Acaia era agitata internamente dai giudaizzanti e dai liberi pensatori; e tra questa macina superiore e quella inferiore le giovani Chiese erano quasi ridotte in polvere. San Paolo stesso ne fu molto afflitto. Ma aveva una forte fede in Cristo e nella natura umana sotto l'influenza della grazia di Cristo, e avendo questa fiducia era speranzoso, risoluto e coraggioso. La Macedonia aveva agito nobilmente. Corinto non sarebbe scesa al di sotto dello standard che aveva stabilito per la loro generosità. Pieno di cuore, insiste sulla rivendicazione dell'occasione, battendo il suo zelo e la sua ansia non lo tradiscono mai nell'usare un motivo falso o nello spingere troppo oltre un vero motivo. La "verga" non è minacciata. In tutto il tempo, l'appello è agli elementi migliori della nostra natura, poiché egli riconosce, come "gli scrittori sacri riconoscono costantemente, il fatto che gli atti più liberi e più spontanei degli uomini, i loro stati interiori e le manifestazioni esteriori di quegli stati in cui sono buoni, sono dovuti a una segreta influenza dello Spirito di Dio che sfugge alla nostra coscienza. Il credente è più veramente autodeterminato quando è determinato dalla grazia di Dio" Hodge. Abbiamo visto che l'apostolo non perde mai di vista per un momento l'unico motivo ispiratore: l'amore di Cristo verso di noi e il suo sacrificio divino in nostro favore. Uguale a Dio e infinitamente benedetto, ha lasciato la sua gloria, ha assunto la nostra carne, ha preso le sue infermità, ha portato i suoi peccati, ha sopportato la sua vergogna e la sua umiliazione e ha espiato la sua colpa. L'abnegazione era così completa che egli dipendeva dallo Spirito Santo per la saggezza, la forza d'animo e la forza. Uomo di preghiera, cercava l'aiuto dello Spirito in ogni occasione ed era così dipendente da dire: "Non faccio nulla da me stesso". Ogni aiuto accidentale fu messo da parte; la solitudine e il dolore erano il destino che si era scelto; e si fece il più povero degli uomini, per mostrare quanto sommamente si fosse appoggiato al Padre nella sua opera di mediatore. Ma la povertà e il dolore non furono sopportati in questo modo per se stessi, né, in verità, furono le circostanze della sua sorte, ma la sorte stessa, a segnare la grandezza della sua condiscendenza. L'argomento di San Paolo è diretto a un punto, cioè a ciò che Cristo era e ciò che è diventato, in modo che il contrasto tra la sua posizione terrena e quella degli altri uomini non sia nemmeno accennato, ma tutta la forza sia gettata sul contrasto tra il suo essere "ricco" e il diventare "povero", affinché noi "per mezzo della sua povertà potessimo essere ricchi". Su questa base si è fondata la beneficenza cristiana. L'"uguaglianza" cristiana ne fu una conseguenza naturale. Perché questa era, nell'ordine della Provvidenza, l'unica sfera specifica e preminente in cui la coscienza, l'affetto e gli impulsi umani cristiani si sarebbero combinati più pienamente e liberamente per glorificare Dio in Cristo. Su nessun altro terreno una Chiesa potrebbe essere una comunità umana spirituale, e da qui l'accento posto sulle virtù umane santificate dalla grazia di Cristo. C'è l'emulazione; Come la esalta! C'è l'imitazione; Come lo mette in risalto! C'è prudenza; Che eccellenza è proteggere il nostro bene dal sentirsi chiamare male! Dopo una tale presentazione della verità del Vangelo e della sua efficace applicazione, egli potrebbe ben dire che era "superfluo" scrivere riguardo al "ministero ai santi". Un punto luminoso era sempre rimasto su quell'orizzonte oscuro; "L'Acaia era pronta un anno fa; e il tuo zelo ne ha provocati moltissimi". Gli uomini che si stanno allontanando nella religione non perdono subito la loro presa sulle virtù cristiane. Fortunatamente per noi, alcune di queste virtù sono più forti di altre, e queste agiscono come un frangiflutti contro le ondate di tentazione in arrivo. Esistono in noi una o più qualità che sono più ricettive della grazia rispetto ad altre, e sono particolarmente resistenti alla decadenza. Come nella malattia fisica la vita soccomporterebbe spesso se non fosse che alcuni organi hanno molta più vitalità funzionale di altri, così nella vita religiosa, un singolo principio o sentimento vigoroso può salvarci dalla morte spirituale. Così fu per i Corinti. Nonostante le loro corruzioni, avevano un'eccellenza redentrice, cioè la "lungimiranza" della loro "mente" in questa benevola impresa di aiutare i poveri santi di Gerusalemme. Dio ha onorato questo tratto del loro carattere. Molte virtù erano cadute sotto la pressione della mondanità e della carnalità. Questo sopravvisse, e fu capace di essere evocato in un'azione sana ed energica. San Paolo conosceva la sua opportunità. Gli ebrei videro il bene in questi fratelli che sbagliavano. Se non l'avesse fatto, non avrebbe mai potuto vedere il male. E vedendo il bene così chiaramente, lo riconobbe e lavorò per il suo immediato sviluppo in una forma molto seria. La vera crescita avrebbe soffocato le zizzanie, e a questo egli rivolse la sua saggia agricoltura. In ogni modo la prospettiva era incoraggiante. Eppure avrebbe dato la certezza in modo doppiamente sicuro. Gli ebrei si erano vantati dei corinzi. Se non dovessero essere pronti in tempo con la raccolta, "noi troppo delicati per dire: 'voi' dovreste vergognarci di questo stesso vanto fiducioso". Per questo motivo mandò Tito e i deputati a "comporre in anticipo" la loro taglia. Deve trattarsi di "munificenza", non di "cupidigia". Rimandare il lavoro potrebbe aprire la strada all'egoismo per suggerire ragioni per dare meno. L'amore per il denaro potrebbe avere un'improvvisa accelerazione. I rischi erano numerosi quando gli uomini credevano che il cuore di oggi sarebbe stato il cuore di domani. Satana era più potente in certi momenti che in altri, e gli uomini cristiani non erano sempre del tutto se stessi. "Truccati in anticipo." La cosa giusta è stata nobilitata facendola al momento giusto, e il momento giusto era adesso. "Non negare il bene a coloro ai quali è dovuto, quando è in potere della tua mano farlo". -I debiti d'amore maturano quando il cuore viene riscaldato per la prima volta dallo Spirito. Ingrassare invita alla cupidigia. "Prima" è la parola d'ordine dell'anima generosa.p

2 

Ver. 2.-Mi vanto di te; letteralmente, mi sto vantando. Il tempo mostra che sta scrivendo dalla Macedonia, probabilmente da Filippi. 2Corinzi 8:24 Acaia. vedi 2Corinzi 1:1 Era pronto un anno fa; è stato preparato dall'anno scorso. Il tuo zelo ha provocato moltissimi; letteralmente, il tuo zelo ha stimolato la maggioranza. "Zelo da parte vostra" significa zelo che emanava dai corinti e suscitava in altri l'emulazione

Omelie DI J.R. THOMSON versetto 2.-

Il contagio dello zelo

L'interesse che i cristiani che vivevano in terre lontane impararono, sotto la guida apostolica e con l'insegnamento spirituale dell'amore interiore di Cristo, ad avere per il benessere reciproco, fu una prova dell'introduzione nell'umanità di una nuova forza morale, di un principio di amore e di fratellanza universali. È molto istruttivo vedere le congregazioni della Macedonia e di Corinto competere l'una con l'altra nella benevola impresa di alleviare i bisogni della Chiesa madre di Gerusalemme. Evidentemente Paolo incoraggia questa benefica emulazione

LO ZELO NELLA BENEVOLENZA CRISTIANA È IN SE STESSO BUONO. I languidi e privi di emozioni, i freddi e calcolatori, per quanto possano vantarsi della loro giustizia e ragionevolezza, non sono le persone che fanno il bene, il benevolo lavoro del mondo. È bene essere colpiti con zelo per una buona causa

II LA CONTAGIOSITÀ DELLO ZELO SI FONDA SULLA NATURA SOCIALE DELL'UOMO. Siamo membri gli uni degli altri, e non è desiderabile, non è possibile, per nessuna persona, per nessuna comunità, essere indifferenti al benessere degli altri. E la condotta di ciascuno ha una certa influenza sulla condotta degli altri. Non è facile essere zelanti quando tutto intorno è indifferente e inattivo, mentre, d'altra parte, lo spettacolo della zelante devozione e dell'abnegazione è stimolante e incoraggiante

III QUESTA EMULAZIONE PUÒ ESSERE PORTATA IN MISURA PREGIUDIZIEVOLE. Non si può non riconoscere che l'emulazione può portare all'ostentazione. Chi può mettere in dubbio che il motivo di alcuni donatori a istituzioni caritatevoli e religiose sia impuro? Uno vuole superare l'altro, per il piacere di trionfare su di lui, o di fare una figura più importante agli occhi dei suoi simili. E così il vero motivo è perdere di vista o, e si compie un danno morale

IV TUTTAVIA È BENE SENTIRE LA FORZA DI UN BUON ESEMPIO COME MOTIVO PRATICO PER UN SERVIZIO ZELANTE. Possiamo imparare dal caso degli altri ciò che si può fare dove c'è consacrazione, abnegazione e impegno nella preghiera. La nostra apatia può essere rimproverata, la nostra debole benevolenza ravvivata. È quando i carboni non sono solo accesi, ma messi insieme, che il fuoco brucia chiaro e luminoso, e sprigiona il suo calore geniale.

Omelie DI E. HURNDALL

Ver. 2.-

Il contagio della carità

I UN FATTO INDISCUTIBILE. L'uomo imita, anche nella generosità. L'esempio è spesso potente quando l'appeal cade nel vuoto. Molti non si rendono conto che possono permettersi di donare fino a quando altri in circostanze simili non dimostrano la possibilità. Agli uomini non piace essere superati nelle buone opere; La beneficenza di un amico è uno sprone per la nostra

II UN FATTO SUGGESTIVO. Quando doniamo, spesso pensiamo solo al bene diretto che il nostro contributo produrrà, ma molto altro bene può seguire. La nostra carità può essere di stimolo. Dovrebbe condurci:

1. Dare prontamente. Il dono ritardato può essere in tempo per l'oggetto speciale, ma può essere troppo tardi per indurre gli altri a donare in tempo. La nostra carità deve avere il tempo di lavorare; Alcune persone prendono i suggerimenti lentamente. Bis dat, qui cito dat, è vero in più di un modo

2. Dare liberalmente. Possiamo limitare la carità degli altri. D'altra parte, un dono liberale può suscitare risposte liberali

3. Dare con gioia. Se doniamo con evidente gioia, altri potrebbero desiderare di condividere la nostra felicità. Il dare gioioso è più contagioso di qualsiasi altro, poiché tutti gli uomini bramano naturalmente la gioia

4. Da dare solo a oggetti adatti. Potremmo sviare la carità degli altri. C'è non poca responsabilità legata alla benevolenza. Alcuni sembrano pensare che, se danno, poco importa come o a cosa danno

III UN FATTO CONFORTANTE. I veri liberali sono spesso angosciati perché possono dare così poco. Ma i piccoli regali possono avere grossi problemi. Il piccolo timone dirige la grande nave. Il poco peso spesso fa girare la bilancia. Il nostro dono, di scarso valore, può suscitare un grande aiuto da parte di coloro che sono più ricchi di noi. Questo è probabile se gli uomini vedono che, anche se diamo poco, diamo quanto possiamo

IV UN FATTO UTILE. Da usare secondo l'esempio dato da Paolo. Uno strumento legittimo per muovere nature pigre. Anche se possiamo tacere riguardo alla nostra carità, possiamo spesso parlare con profitto della carità degli altri.

Omelie DI R. TUCK versetto 2.-

La caparbietà nelle buone opere

Molto notevole è la tenerezza, la considerazione e la delicatezza dei sentimenti con cui San Paolo si rivolge alla parte migliore, più spirituale, della Chiesa di Corinto. Gli Ebrei erano molto ansiosi che si comportassero bene nella faccenda della colletta, e perciò aveva mandato messaggeri a raccogliere i loro doni; ma egli dà loro notizia della loro venuta, ed esprime di cuore la sua fiducia nella mente pronta e volenterosa di questi santi di Corinto, In tali espressioni "non c'era una politica sottile; Non c'era alcun tentativo di prendere le loro borse dal loro lato debole. San Paolo era al di sopra di tali mezzi. Era una prelibatezza naturale, istintiva, vera; eppure era il modo più sicuro per ottenere ciò che desiderava, e ciò che la più profonda conoscenza del cuore umano avrebbe consigliato. Poiché in tal modo egli fece appello non ai loro sentimenti egoistici, ma ai loro sentimenti più altruistici. Questo è un grande principio, uno dei più profondi che si possano avere per la vita e per l'azione. Fare appello ai motivi più alti; Fate appello, che ci siano o no, perché li fate dove non li trovate. Che gli uomini dicano ciò che vogliono del male della natura umana, una fiducia generosa, reale, non affettata non manca mai di suscitare la scintilla divina". Considera-

I SAN PAOLO CONFIDA NELLA LORO BONTÀ D'ANIMO. "Conosco la lungimiranza della tua "mente".

1. Per quanto gli era giunta la notizia, e per quanto ne conosceva l'indole e il carattere cristiano, era sicuro che essi pensavano correttamente alla questione, nutrendo i giusti sentimenti riguardo alla fratellanza e alla carità cristiana, e al dovere dei forti di sopportare le infermità dei deboli. Questo sarebbe stato l'argomento di primaria importanza per l'apostolo, poiché i semplici doni non sono oggi più graditi a Dio di quanto non lo fossero i semplici sacrifici nei tempi antichi. Dio legge i cuori e i motivi, e accetta lo spirito di generosità e di gentilezza fraterna che può trovare espressione attraverso i doni. Così Dio poté inviare questo messaggio di grazia a Davide: "Hai fatto bene che fosse nel tuo cuore".

2. Anche i Corinzi progettarono di soddisfare i desideri dell'apostolo. C'erano state considerazioni e consultazioni e uno sforzo congiunto per formare buoni schemi per la regolare dedicazione dei doni, per l'immagazzinamento e la raccolta del denaro. In tali segni di pensiero, cura e saggia disposizione San Paolo non poteva che gioire senza finzione

3. Sembra che i Corinzi abbiano effettivamente fatto un buon e speranzoso begriming. Erano stati "avanti" in anticipo rispetto alle altre Chiese; Per usare una figura familiare, avevano "preso tempo per il ciuffo". L'apostolo non poté fare a meno di considerare questo come un segno molto incoraggiante e pieno di speranza di serietà, così come della prontezza ad agire per principio piuttosto che per mero impulso ed eccitazione

II L'USO CHE SAN PAOLO NE FA PER L'ISPIRAZIONE DEGLI ALTRI. "Per questo mi vanto di te davanti a quelli di Macedonia". Probabilmente San Paolo aveva dato il loro esempio davanti alle Chiese di Macedonia prima di ricevere la notizia dei problemi a Corinto per il membro incestuoso, e del disturbo della Chiesa da parte delle energie personali e dei traduttori di San Paolo. Mostrate che ogni volta che una Chiesa di Cristo, o un individuo cristiano, offre un'illustrazione prominente di una grazia o di un dovere, essi diventano appropriatamente, in tali questioni, modelli ed esempi per l'ispirazione degli altri. Tutti coloro che raggiungono un livello superiore alla media nella vita cristiana dovrebbero essere utilizzati per l'innalzamento permanente della media. È una questione un po' difficile, fino a che punto si possa fare appello a motivi minori, come l'emulazione, la rivalità e l'ambizione di essere al primo posto, nella vita e nell'opera cristiana

Certamente bisogna ammettere che non possono essere che motivi secondari, contrafforti di un edificio che è ben fondato sull'unico grande motivo della lealtà e dell'amore a Cristo

III I TIMORI DI SAN PAOLO CHE NON VENISSERO MENO ALLA SUA SPERANZA. "Il suo vantarsi di loro potrebbe essere vano a questo riguardo". Ebrei era giustamente ansioso "che, se gli abitanti della Macedonia venissero con me e vi trovassero impreparati, noi che non diciamo voi ci vergogneremo di questo stesso fiducioso vanto". Il motivo della paura era l'influenza che le difficoltà e i conflitti attraverso i quali la Chiesa di Corinto era passata avrebbero avuto su una questione di interesse così esterno. Le chiese la cui pace è disturbata raramente si trovano zelanti nelle buone opere. L'energia della Chiesa, che si trasforma in dissenso e in contesa, viene sottratta alle sue sfere proprie di crescita, di testimonianza e di carità. Ma San Paolo aveva ulteriori motivi per i suoi timori. I nemici di Corinto cercavano così seriamente di minare la sua autorità e distruggere la sua influenza che sembrava probabile che la Chiesa avrebbe gettato via questa colletta per i santi di Gerusalemme come un affare meramente paolino, con il quale avrebbero fatto meglio a non avere nulla a che fare. L'apostolo si oppone a questa influenza maligna con la sua delicata supplica e con l'invio di messaggeri che attestassero che la colletta era una questione di interesse pubblico, non di interesse personale per l'apostolo, e non una questione che era rimasta nelle sue mani. Era il contributo congiunto delle Chiese Gentili alla Chiesa madre nella sua angoscia, e la questione era interamente sotto la regolamentazione di quelle Chiese. Fate capire quanto sia importante manifestare la purezza di mano per tutti coloro che hanno a che fare con il denaro della Chiesa. Nessuno deve biasimarci per i doni che amministriamo

IV L'ANSIA DI SAN PAOLO DI ASSICURARE I RISULTATI PRATICI DEL RETTO SENTIMENTO. Gli Ebrei erano stati rallegrati dalla notizia che aveva ricevuto riguardo ai Corinti di mentalità più spirituale. Avevano ricevuto i suoi rimproveri e i suoi consigli con giusto sentimento. Si erano liberati da ogni complicità con le azioni dell'indegno membro; E l'apostolo sentì che ora tutto ciò di cui avevano bisogno, come segno della loro rettitudine di cuore, era la ripresa di questo schema di colletta. Se avessero preso seriamente in mano questo e lo avessero portato a termine, in modo generoso e abnegato, sarebbe stata la prova più che sufficiente ed esteriore che erano riusciti a superare i periodi tempestosi e travagliati della loro storia ecclesiastica. -R.Tp

3 

Ma. Anche se è inutile scriverti a proposito di questa raccolta, ho mandato i fratelli per assicurarmi che tutto ciò che avevo detto su di te potesse essere giustificato dalla realtà. A tal fine; cioè su questo argomento, comp. 2Corinzi 3:10 o, come potremmo esprimerlo, "in questa direzione". Sembra che gli ebrei sentissero più incertezza sulla loro liberalità che su altre questioni. 2Corinzi 7:4 p

4 

Quelli di Macedonia; piuttosto, macedoni, cioè tutti gli amici della Macedonia. Atti 20:4 Gli Achei dovranno arrossire davanti ai Macedoni? Noi, che non diciamo voi. Nulla può superare la delicatezza di questo tocco. San Paolo chiede loro di essere pronti con le loro offerte per amor suo , non per i propri; affinché non debba arrossire per le sue generose parole nei loro confronti, mentre in realtà il discredito sarebbe semplicemente loro. Vantarsi fiducioso; piuttosto, fiducia. La lettura "di vantarsi" non è autentica qui. Per la parola ipostasi nel senso di "fiducia", vedere 2Corinzi 11:17; Ebrei 3:4. L'uso della parola per rappresentare le "Persone" della Santissima Trinità è successivo. L'altro senso della parola, "sostanza" o base sottostante di attributi si trova in Ebrei 1:3 p

5 

che sarebbero venuti prima di te. La triplice ripetizione della parola "prima" mostra quanto San Paolo sia serio in materia. I Corinzi avevano promesso molto; Era evidente che c'era stata, o che c'era motivo di temere che ci potesse essere, una certa lentezza nell'esecuzione. San Paolo era così riluttante a sembrare inesatto in ciò che aveva detto su di loro in Macedonia che desiderava dare loro ampio preavviso prima dell'arrivo dei delegati macedoni. La vostra munificenza, di cui avevate già avuto notizia; la tua benedizione e la tua munificenza precedentemente promesse; letteralmente, benedizione. La sola parola avrebbe dovuto fungere da incentivo alla generosità. Si veda l'uso della parola per esprimere un dono generoso in Genesi 33:11; Giudici 1:15, ecc. LXX; Efesini 1:3. In questo senso assomiglia all'ebraico berachah. Giosuè 15:19, ecc. Per una questione di generosità, e non di cupidigia; come una benedizione, e non come un'estorsione, cioè come un tuo dono gratuito, e non come qualcosa che ti avevo strappato, o che "ti avevo tolto". 2Corinzi 7:2 12:17,18 È meno probabile che la parola pleonexia si riferisca alla "parsimonia" dei Corinzi, come se la piccolezza del loro dono mostrasse la loro avidità di grandi guadagni

Cupidigia

"Per una questione di munificenza, e non di cupidigia". Dean Plumptre traduce: "come un'opera della vostra generosità, e non dei miei diritti sulle vostre borse". La Revised Version rende "e non di estorsione", ma mettendo a margine la parola "cupidigia". Il greco della parola "avido", significa "avere di più", e significa

1 uno che ha più che a sufficienza;

2 uno che desidera più che abbastanza di qualsiasi tipo; e

3 uno avido di denaro

Ma questi non esprimono precisamente il pensiero che è nella parola come impiegata nella Scrittura. La cupidigia è quell'esagerata considerazione per se stessi che rende possibile, non solo trascurare gli interessi degli altri, ma anche ferire gli altri per garantire i propri fini. È il desiderio di ottenere e di tenere per sé, che chiude la mano e il cuore di un uomo in modo che non possa dare agli altri. Suggeriamo per il trattamento:

IO LO SPIRITO AVIDO. Distinguete tra gli atti di cupidigia e lo spirito di cupidigia che può essere amato in modo tale da rovinare completamente gli atti che gli uomini possono chiamare atti di liberalità. È la "cupidigia", lo spirito egoistico, che preoccupa San Paolo, e questa è una forma di male spirituale a cui siamo tutti più esposti di quanto pensiamo. L'esemplificazione più dolorosa di esso si trova in Giuda Iscariota. Le sue opere sottili e maliziose in lui possono essere chiaramente rintracciate. Si possono anche citare gli esempi di Acan, Dema, ecc. "Non è necessario descrivere a lungo il peccato che la Parola di Dio marchia sotto il nome di 'cupidigia' e che sempre associa a ciò che è più offensivo e più vile, 'la radice di tutti i mali', la cattiva preminenza, 'l'idolatria'. Diamo per scontato la sua esistenza. Non sarà negato. Il suo incantesimo è su tutti. È l'abuso e la perversione di una grande legge della natura dell'uomo, la legge che gli insegna ad aspirare al cielo e a Dio; o di una legge non meno primaria, la legge dell'autoconservazione. È la passione dominante di quasi tutti gli uomini, di tutti i gusti e di tutti i tempi. "Bada e guardati dalla cupidigia," disse il Più Saggio; e sebbene la sua Parola risuoni di tali avvertimenti contro il peccato, gli uomini non sono stati avvertiti. Atti una volta gli uomini la chiamano 'la grande regina reggente del mondo'; un'altra volta, 'il cancro che consuma tutto' della Chiesa; in un'altra, il suo "upas mortale", in una quarta, "un oppio fatale", mentre altri ci assicurano che, nel migliore dei casi, l'uomo è solo l'erede di una cripta o il signore di una tomba. Eppure sono deboli tutte queste denunce. Sebbene si insinui furtivamente sull'uomo come i capelli grigi o l'idropisia, le conquiste della cupidigia continuano molto più ampie di quelle di Alessandro. Il monarca e l'umile sono allo stesso modo i suoi schiavi. I flemmatici sono avidi perché questo peccato gelido si adatta particolarmente alla loro natura; la serietà, perché stimola; il licenzioso, perché sa coccolare; l'ambizioso, perché sa esaltare; lo stupido, perché compensa l'ottusità. La prosperità lo alimenta e le avversità non possono spegnerlo; gli uomini si inchinano volentieri davanti ad esso, come il tiranno li chiamò nell'antichità a inchinarsi davanti a un altro idolo" W.K. Tweedie, D.D.

II IL SUO RAPPORTO CON IL CARATTERE CRISTIANO. È sempre e necessariamente dannosa e, ovunque volentieri amata, non solo mette in pericolo i tratti più fini e delicati del carattere, ma addirittura ne distrugge la radice e il ramo. Perché l'essenza stessa del carattere cristiano è l'amore di Cristo, che ci fa uscire da noi stessi e ci assorbe con sollecitudine per lui; e l'amore degli altri, per amore di Cristo, che ci spinge a rendere i loro interessi superiori ai nostri. La cupidigia può indugiare nelle tane e nelle caverne dell'Anima Umana mentre l'Emmanuele ne è il Re, ma dove regna la cupidigia Cristo non può; o, per dirla in altre parole, è assolutamente impossibile elevare un carattere cristiano su un fondamento di cupidigia, e questo spirito non farà altro che sforzarsi di infangare e rovinare l'intero quadro delle grazie cristiane

III IL SUO OSTACOLO ALLA DONAZIONE CRISTIANA

1. Impedendo di ricevere una dovuta impressione dei casi di necessità. La cupidigia indurisce, assorda e acceca

2. Costringendo la sua vittima a formare una falsa stima delle sue capacità

3. Ingannando un uomo con la presentazione di scuse indegne.p

6 

Ma questo dico. Il greco ha solo "Ma questo". L'ellisse difficilmente può essere "Io dico". È un accusativo usato assolutamente: "quanto al loro". Confronta "Ma una cosa". Filippesi 3:14 Mieterà anche scarsamente. In greco l'ordine più enfatico è "con parsimonia mieterà anche". La metafora del raccolto implica che più generoso è il dono, più ricco sarà il rendimento; e che "trattenere più di quanto si supponga" tenderà solo alla povertà. Proverbi 11:24,25 19:17 22:9 Per "seminare" e "mietere" in questo contesto, comp. 1Corinzi 9:11 Con generosità, letteralmente, con benedizioni; Galati 6:7,8 La munificenza benedice chi dà e chi prende

Versetti 6-15.-

La via e il valore dell'autentica beneficenza

"Ma io dico questo, Ebrei che seminano", ecc. Il nostro argomento è: La via e il valore della vera beneficenza

LA VIA DELLA VERA BENEFICENZA. Qual è il metodo delle sue operazioni? Come si sviluppa?

1. Generosamente. "Ma io dico questo: gli Ebrei che seminano scarsamente mieteranno anche scarsamente; e chi semina generosamente mieterà pure generosamente". L'apostolo non suggerisce, e ancor meno detta, l'ammontare della contribuzione di cui ha bisogno, ma ciò che richiede è la generosità. Niente di avaro o di moderazione, ma con un cuore pieno, aperto, generoso. Può dare generosamente un uomo che sottoscrive solo un centesimo, e avaro chi sottoscrive le sue diecimila sterline. Nel quinto versetto Paolo dice: "Potrebbe essere pronto per una questione di munificenza e non come di cupidigia".

2. Deliberatamente. "Ognuno dia quello che si propone nel suo cuore". Una carità spuria dona per impulso o per pressione. C'è una specie di eloquenza che estorce denaro, di cui il donatore si pente non appena se ne è separato. La vera carità non agisce così; Essa forma un proposito generoso, e a partire da questo scopo agisce, come sempre agisce l'amore, sull'universo

3. Allegramente. «Non a malincuore, o per necessità». Ci sono quelli che si separano dai loro contributi come se si separassero dal loro sangue vitale. Sono stati strappati da loro, e gemono quando se ne sono andati. La vera carità non agisce così; la sua più grande felicità è nel dare. In verità, chi dà con riluttanza non dà mai veramente. "Dio ama chi dona allegramente". La sua felicità è nel dare; Si rallegra della felicità della creazione, e per essere felice ci deve essere il dono

II IL VALORE DELLA VERA BENEFICENZA. La cosa più preziosa nell'universo è l'amore genuino e pratico, o carità

1. È una cosa molto preziosa nelle sue emissioni

1 Conferisce felicità all'uomo che la pratica. Ogni suo atto è per lui un seme di vita, un seme che nella sua anima, come in un giardino, germoglierà e crescerà, e produrrà frutti, deliziosi per i gusti morali, e fortificanti per le forze morali dell'anima, frutti imperituri. Più germi di queste azioni semina, più abbondante è il raccolto. "Gli ebrei che seminano scarsamente mieteranno anche scarsamente, e chi semina generosamente mieterà altrettanto generosamente." Gli Ebrei saranno "benedetti nella sua opera"; in verità, c'è solo la beatitudine da trovare

2 Assicura la benedizione dell'Onnipotente

a Ebrei vede che l'uomo di carità non perderà nulla con le sue contribuzioni. "Dio ha il potere di far abbondare verso di te ogni grazia; affinché voi, avendo sempre ogni sufficienza in ogni cosa, abbondiate in ogni opera buona". Il Dio della bontà fa in modo che nessun uomo sia veramente offeso dalla sua bontà. "In tutti i tuoi doni mostra un volto allegro e dedica le tue decime con gioia. Da' all'Altissimo come egli ti ha arricchito; e come hai ottenuto, concedilo con occhio allegro. Poiché l'Eterno ti dà la ricompensa e ti darà sette volte tanto" Ecclesiaste 35:9-11

b Ebrei vede che le sue opere benefiche saranno benedette per sempre. "La sua giustizia rimane per sempre". Una buona azione è un seme che continuerà a moltiplicarsi per sempre. La beneficenza, dopo tutto, è rettitudine

3 Allevia l'angoscia dell'umanità. "Poiché l'amministrazione di questo servizio non solo supplisce alla necessità dei santi, ma è anche abbondante con molti ringraziamenti a Dio". Che cosa mette a tacere i dolori degli afflitti, che guarisce le ferite degli afflitti, che allevia la povertà degli indigenti, che dissipa le tenebre degli ignoranti, ecc.? Beneficenza pratica. È, infatti, attraverso questo che Dio aiuta il mondo a risollevarsi dalla sua condizione decaduta di colpa e di miseria

4 È promotore del culto universale. "Mentre con l'esperimento di questo ministero essi glorificano Dio per la vostra professata sottomissione al vangelo di Cristo". E "che causa per mezzo nostro rendimento di grazie a Dio". La tendenza della beneficenza pratica è quella di volgere il mondo all'adorazione universale dell'unico Dio, la Fonte di ogni bene

2. È una cosa molto preziosa in sé. "Siano rese grazie a Dio per il suo dono ineffabile". Qual è il "dono" qui? Senza dubbio la carità, o l'amore pratico. Paolo ha qui un riferimento speciale a Cristo? Sia così. Il valore di quel dono era l'amore che esprimeva, incarnava e diffondeva. Il dono dell'amore è il dono più alto. La cosa più grande nell'universo è la mente, la cosa più grande nella mente è l'amore, e l'elemento più grande nell'amore è la filantropia pratica

Versetti 6-9.-

Corrispondenza tra la semina e la mietitura cristiana

Non c'era nulla di casuale o di fortunato nelle operazioni di beneficenza. Era una transazione con Dio, che aveva istituito certe leggi per il suo governo

1. Per quanto riguarda la legge della proporzione. Se seminavano con parsimonia, mietevano con parsimonia; se generosamente, raccoglievano generosamente. Questa era la legge naturale. Era anche legge spirituale. Se la legge li incontrava dappertutto, si rivolgeva ai sensi e all'anima e si imponeva sia nella provvidenza che nella grazia, certamente non potevano fare a meno di prestare molta attenzione a un principio che era così ampiamente illustrato

2. Per quanto riguarda lo spirito del dare. La legge era la spontaneità del sentimento: "secondo quanto si propone nel suo cuore, così doni; " e ancora, era l'allegria dei sentimenti, non "a malincuore, o per necessità; perché Dio ama chi dona allegramente". Su questo aspetto del dare, l'apostolo aveva espresso la sua mente senza riserve. La libertà qui era scrupolosamente insistita. Per essere simile a Cristo, deve essere completamente auto-diretto. Deve nascere direttamente dallo Spirito. Per quanto vasto e davvero sacro sia l'agire umano, ci sono stagioni in cui lo Spirito gli ordina di ritirarsi, e porta l'anima nella sua comunione solitaria

3. L'elemento della ricompensa è indicato. "Dio ha il potere di far abbondare verso di te ogni grazia". Le benedizioni usate correttamente avrebbero portato altre e più grandi benedizioni. I contributi benevoli erano disciplinari. L'atto è stato educativo. Se un uomo ha dato a causa del suo amore a Cristo, se ha dato volontariamente e cordialmente, se ha dato gratuitamente, allora è stato addestrato come donatore, e naturalmente era, in questo particolare, un uomo in crescita. Qualsiasi tipo di arresto dello sviluppo della bontà è già abbastanza negativo, ma questo controllo del progresso nella carità è particolarmente dannoso. La mondanità ritorna precipitosamente con una corrente travolgente. L'avarizia, a cui per un certo tempo è stato negato il cibo, ha un appetito vorace. E, quindi, l'urgenza di crescere in questo sentimento, che l'apostolo sostiene in modo non comunemente forte. Le benedizioni spirituali sono assicurate. "Ogni grazia abbonda verso di te". Vengono promesse benedizioni materiali. "Avendo sempre ogni sufficienza in ogni cosa, abbondi in ogni opera buona". Ci doveva essere una "totale sufficienza", una misura traboccante da parte di Dio, in modo da fornire i mezzi o le risorse per una benevolenza continua e accresciuta, altrimenti la crescita si sarebbe fermata. "Ogni opera buona" ha un significato molto ampio. Intendiamo che significhi un'attività molto ampia e generosa in azioni gentili, un "entusiasmo" non per "l'umanità", ma per Cristo nell'umanità, e un desiderio e un proposito che si espandono in proporzione a nuove benedizioni, spirituali e temporali, per riversare il suo cuore nel ministero agli altri. "Dio è capace". Tuttavia non dobbiamo dimenticare che egli non rinuncia mai alla sua sovranità divina in una promessa o a una promessa, ma è infinitamente saggio e premurosamente tenero nell'amministrazione delle benedizioni provvidenziali. Per chiarire il suo significato, San Paolo cita Salmi 112:9 : "Ebrei si è disperso, ha dato ai poveri, la sua giustizia dura in eterno". La regola è che Dio ci dà quello che abbiamo per darci di più. C'è un futuro in ogni cosa, un futuro in ogni seme, un futuro in ogni dollaro guadagnato onestamente, un futuro in ogni benedizione che Dio concede. Ma spetta a lui solo ordinare questo futuro, in modo da "far abbondare in noi ogni grazia" e permetterci di "abbondare in ogni opera buona". -L

Semina e mietitura

Questa è una di quelle analogie naturali che sono comuni a tutte le lingue e a tutte le epoche. C'è la semina e il raccolto nella storia dell'individuo; Il pregiudizio morale della sua giovinezza può determinare la direzione della sua vita dopo la morte. C'è la semina e il raccolto nell'esperienza di una comunità cristiana; I suoi fondatori possono impartirgli un impulso le cui conseguenze saranno discernibili nelle generazioni lontane. E in questo passo l'apostolo ricorda ai suoi lettori che dare è una specie di semina, e che, come l'agricoltore miete come ha seminato, così sarà nell'esperienza di tutti i benefattori. Il liberale mieterà abbondantemente; i rancori e i parsimoniosi raccoglieranno un raccolto magro

LA LEGGE DELLA CORRISPONDENZA TRA LA SEMINA E IL RACCOLTO È UNA LEGGE GIUSTA. È la nomina di un Dio di giustizia. È in armonia con i principi del suo governo. Il suo mantenimento è evidentemente produttivo per il benessere della società cristiana

II QUESTA LEGGE È UNA DI QUELLE DI CUI POSSIAMO IN QUALCHE MISURA RINTRACCIARE LE OPERAZIONI

1. Si può osservare che l'illiberalità blocca la statura spirituale del donatore, mentre la generosità promuove la sua crescita. C'è da notare nelle nature generose e generose un'espansione che è la sua stessa ricompensa; una disposizione felice, una costante soddisfazione nel risultato dei doni e degli sforzi; un'ampiezza di vedute che li allontana dalle emozioni meschine e miserabili dell'invidia, della gelosia e del sospetto

2. In relazione a ciò si può notare che il trattamento dei generosi da parte di altri è di per sé una ricca ricompensa. L'uomo liberale è onorato, apprezzato, amato. Gli vengono offerti piccoli servizi, lievi segni di rispetto, che sono prove di sentimenti profondi e che non possono essere ricevuti senza gratificazione. Si può lasciare all'osservazione se il contrario di questo quadro non sia altrettanto giusto, se i meschini, gli egoisti e gli avari non subiscano un deterioramento personale e se non ricevano dai loro vicini un meritato disprezzo

III CI SONO OPERAZIONI DI QUESTA LEGGE CHE È AL DI LÀ DEL NOSTRO POTERE DI TRACCIARE. Se crediamo che i risultati del lavoro terreno si estendono nell'eternità futura, quale solennità conferisce questa convinzione ai principi in base ai quali siamo abituati ad agire! Le fatiche dell'evangelista, gli insegnamenti del pastore, i doni dei sostenitori della religione, tutto porta frutto nel mondo a venire. La natura e la misura del raccolto sono in gran parte determinate dal modo in cui il campo viene lavorato e seminato in tempo. Un motivo è questo a quella diligenza e devozione che è lodata nel testo dall'apostolo ispirato. Soltanto semina liberalmente e per tutte le acque, e, anche se semini in lacrime, è promesso che raccoglierai nella gioia.p

7 

Nel suo cuore. Il cuore non deve solo accompagnare, ma anche anticipare la mano. A malincuore; letteralmente, dal dolore Esodo 25:2; Romani 12:8 Un donatore allegro. La frase è tratta dall'aggiunta a Proverbi 22:8, che si trova nella LXX; tranne che "ama" è sostituito da "benedice". Confronta "Ebrei che usano misericordia con allegria".

Romani 12:8 I rabbini dicevano che la gentilezza allegra, anche se non si dava nulla, era meglio di un dono cupo

"Un donatore allegro".

Qui Paolo sostiene il suo appello alla liberalità con una citazione dalle Scritture dell'Antico Testamento. Le parole sono quasi letteralmente quelle della versione dei Settanta del Libro dei Proverbi. Se il motivo più potente e pratico della benevolenza e specialmente dell'elemosina è quello che proviene dall'incarnazione e dalla croce di Cristo, tuttavia ogni rivelazione ingiunge e raccomanda una virtù che è sempre benefica per il donatore, anche quando il vantaggio per il ricevente è discutibile

IO , DIO STESSO, È UN DONATORE ALLEGRO. Non c'è rancore nella sua benevolenza. Se mostra misericordia, si compiace della misericordia. Se dà, dà con la mano aperta e il volto sorridente

II L 'ALLEGRIA NEL DONATORE ACCRESCE AL DESTINATARIO IL VALORE DEL DONO. "Si può dare con la mano e tirarla indietro con lo sguardo". Alcuni personaggi benevoli donano con una tale grazia che chi riceve dalle loro mani pensa più al donatore che al dono. Anche una sciocchezza in questo caso è più gradita di una bella donazione da parte di un donatore insensibile e disinteressato. Uno studioso straniero si rivolse a un professore di teologia a Londra, che era un uomo ben noto per la sua squisita grazia e soavità di modi, per esporgli la sua posizione di particolare indigenza. Che sia stato assistito, e assistito generosamente, è certo; ma mentre usciva di casa lo si sentì prorompere in un'esclamazione: "Oh, il modus, il modus, il modus!" cioè il modo in cui il donatore elargisce la sua liberalità

III L'ALLEGRIA NEL DONATORE REAGISCE ALLA SUA STESSA NATURA SPIRITUALE. Gli ebrei che donano con freddezza, scortesia e riluttanza, non sono migliori per l'atto. Ma il donatore pronto, liberale e allegro è un uomo più felice e più veramente cristiano, a causa dello spirito con cui ha adempiuto un dovere e reso un servizio

IV C'È UNA RICOMPENSA SPECIALE ASSICURATA AL DONATORE ALLEGRO. "Il Signore lo ama". Il Signore vede il proprio carattere riflesso in quello del suo servo; egli testimonia con spirito generoso e altruistico il frutto della redenzione operata da suo Figlio, e dell'operazione fecondatrice del suo Spirito misericordioso, libero e benefico.

Il donatore allegro

I Come IL DONATORE ALLEGRO DÀ

1. Generosamente. La sua allegria assicura la liberalità. È il donatore riluttante che dà poco. Ma chi dà con gioia desidererà molto di quella gioia. E chi semina generosamente raccoglie generosamente, e ciò senza aspettare, perché ha subito un grande raccolto di gioia

2. Volentieri. Non è necessaria alcuna costrizione. Ebrei corre con impazienza nel cammino fiorito e fecondo della carità. Ebrei non è spinto da punture di coscienza o dal desiderio di stare bene con i suoi simili. Il suo cuore è arruolato e il servizio che rende è cordiale

3. Con gioia. Non è un dolore per lui dare, ma un piacere. Alcuni danno i loro soldi ai bisognosi come danno i loro denti al dentista; e spesso la disposizione a donare scompare totalmente sulla soglia! Ma al donatore allegro piace dare. È una delizia per lui. Come si trasforma il dono nel carattere quando è così! La stessa cosa, quanto è diversa per le diverse nature! Quando abbiamo imparato ad amare il dare, che gioia pura proviamo! Prima non era che la carcassa del leone morto di Sansone, ma ora raccogliamo il miele più succulento a manciate. Perdiamo una gioia celestiale se ci manca la gioia di dare

II IL RISPETTO DI DIO PER IL DONATORE ALLEGRO. Ciò che Dio pensa di noi è la domanda più importante. Ora, il donatore allegro si approva davanti all'Altissimo. E Dio non lo vede con fredda approvazione. "Dio ama chi dona allegramente". Dio ama questo tipo di donazione, e ama colui che dona in questo modo. Un donatore riluttante è particolarmente offensivo per Dio. È così mostruoso che, quando Dio ci ha prestato tante cose, dovremmo esitare a restituirgli le poche che chiede. Ma quando nel ritornare proviamo tanta gioia quanta ne abbiamo provata nel ricevere, egli è molto contento. E quando ci eleviamo ancora più in alto e crediamo veramente che "c'è più gioia nel dare che nel ricevere", lo compiace di più. Il donatore allegro assomiglia a Dio, poiché Dio è un donatore allegro; -Con quanta generosità e con quanta volentierità ci ha donati! Qui ci sono incentivi per dare allegramente: che piaccia a Dio, che ci assicuriamo il Suo amore e diventiamo come Dio

III LA PROMESSA DI DIO AL DONATORE ALLEGRO. Una promessa di grande prosperità Versetti 6, 8-10. I miopi giudicano sempre che dare significa perdere, e che risparmiare significa guadagnare; ma "C'è chi disperde, eppure aumenta; e c'è chi trattiene più di quanto si spetti, ma tende alla povertà". Proverbi 11:24 E il nostro Maestro disse: "Date e vi sarà dato". Luca 6:38 ; vedi anche Marco 10:29,30 Se vogliamo avere poco, dobbiamo dare poco. L'avaro contadino ottiene un raccolto scarso. Nella provvidenza di Dio, coloro che sono benevoli sono comunemente in gran parte benedetti nelle cose terrene. Approvandosi a Dio, sono soggetti alla sua speciale cura; "E Dio ha il potere di far abbondare ogni grazia" per loro versetto 8. Se coloro che danno denaro non ottengono sempre più denaro, ottengono sempre molto di ciò che è di gran lunga migliore del denaro. La chiara promessa di Dio è che saranno benedetti e prospereranno. Quale forma assumeranno la benedizione e la prosperità sarà lietamente lasciata a Dio dallo spirito devoto. Spesso ne risulta un aumento dei mezzi di carità. Dio ci dà di più affinché noi possiamo dare di più. Avendo sapientemente usato il nostro talento, ci affida ulteriori ricchezze vedi Versetti 8, 10, 11

IV L'INFLUENZA DEL DONATORE ALLEGRO

1. Ebrei convince gli uomini della realtà della religione. Ver. 13. Gli uomini apprezzano una prova di pietà come questa. Sono inclini a considerare parole a buon mercato, ma la liberalità spontanea e gioiosa le fa vacillare. Il dare allegro deve essere classificato tra le prove del cristianesimo

2. Ebrei fa sì che gli uomini ringrazino e glorifichino Dio. Versetti 11-13. Qual è l'origine della benevolenza cristiana? è una domanda che viene suggerita alla mente di coloro che ne sono benedetti. E questa indagine termina in Dio. Poiché ha impiantato la carità nei cuori del suo popolo, egli ha chiaramente diritto alla lode: i credenti aiutati benedicono naturalmente Dio che ha inclinato i suoi amministratori a provvedere ai loro bisogni, e magnificano la sua grazia che ha prodotto tanta fecondità nei cuori umani. Il donatore allegro ha un'influenza più ampia e potente di quanto a volte sospetti

V I DONI DEGLI UOMINI AL DONATORE ALLEGRO

1. Le loro preghiere. Ver. 14. Qual è il prezzo della preghiera! Che prezioso ritorno per la spesa di semplice oro! Se ci assicuriamo le preghiere sincere, amorevoli e credenti di coloro ai quali ministriamo, saremo grandemente arricchiti. La "preghiera del giusto giova molto". Giacomo 5:16 Gli uomini sono disposti a dare molto se il loro amico vuole parlare per loro al sovrano, ma il donatore allegro è spesso parlato per il Re dei re

2. Il loro amore. Ver. 14. L'amore non deve essere valutato alla leggera; È l'oro spirituale, il latte più prezioso della materia. Un uomo è ricco se il suo tesoro è ben conservato con l'amore dei suoi simili. L'amore degli uomini buoni in particolare è una grande ricompensa. Qui abbiamo l'amore dell'uomo e l'amore di Dio promesso a coloro che si dilettano nella misericordia e nell'aiuto ai figli del bisogno.

Donatori allegri

Coloro per i quali dare non è un servizio forzato, un dovere doloroso, non un cedere a malincuore al comando, ma la gioia della loro vita, la cosa che porta loro il piacere più acuto e più puro. Dobbiamo solo suggerire le fonti da cui verrà tale allegria. Dean Plumptre sottolinea che in questa frase abbiamo un'eco distinta di Proverbi 22:8, così com'è nella versione greca: "Gli ebrei che seminano cose malvagie mieteranno mali e completeranno la pena della sua azione. Dio benedice l'uomo allegro e il donatore, e completerà in senso buono l'incompletezza delle sue opere". "L'allegria nelle visite di simpatia, negli uffici quotidiani di gentilezza, nella vita di casa, nel dare istruzioni o consigli, tutto rientra nel capo di ciò che Dio approva e ama. Così il più grande dei maestri di etica greca Aristotele aveva rifiutato il titolo di "liberale" all'uomo che dava senza piacere nell'atto di dare. Il dolore che prova dimostra che, se potesse, preferirebbe avere i soldi piuttosto che fare la nobile azione".

L 'ALLEGRIA ATTRAVERSO IL MOTIVO DEL DARE. Che è quella gratitudine e quell'amore verso colui che è stato il grande dono salvifico di Dio per noi, che accende nei nostri cuori la gioia indicibile

II L'ALLEGRIA ATTRAVERSO IL PIACERE DI DARE. Perché nostro Signore leggeva bene i cuori umani quando disse: "C'è più gioia nel dare che nel ricevere".

III L'ALLEGRIA ATTRAVERSO LA SPERANZA DI BENEDIRE DONANDO. La nostra donazione soddisfa e soddisfa le esigenze; tende a sollevare i fardelli e a lenire i dolori. È un lavoro felice ritrovarci, in un mondo peccaminoso e afflitto dal dolore, guaritori, consolatori e salvatori. Nessuna gioia è come la gioia di risvegliare la gioia negli altri

IV ALLEGRIA ATTRAVERSO IL SENSO DI APPROVAZIONE DIVINA NEL DARE. "Dio ama il donatore allegro", e quando ama, c'è per noi il suo volto elevato, la sua accettazione e il suo sorriso.p

8 

per far abbondare verso di te ogni grazia. Dio può darti doni così abbondanti che non sentirai la perdita di un generoso contributo al suo servizio. Sufficienza. La parola autarkeia 1 Timoteo 6:6 nella filosofia stoica era usata per indicare la perfetta indipendenza che permetteva all'uomo di stare da solo. Il termine è qui addolcito e cristianizzato per esprimere la contentezza che sorge dal pieno soddisfacimento di tutti i nostri bisogni da parte di Dio. Le affermazioni dell'originale sono tanto enfatiche quanto il linguaggio può renderle. Esse esprimono che l'uomo che riporrà tutta la sua fiducia in Dio sarà "perfetto e integro, senza che gli manchi nulla". Filippesi 4:11,19

Grazia e servizio

Il cristianesimo non viene agli uomini dicendo: "Questo è piacevole", o "Questo è un espediente", o "Questo è ciò che la società si aspetta da voi, e quindi fatelo". Viene dicendo: "Questo è ciò che Dio fa, e ciò che Dio richiede che tu faccia". Pone le basi per il dovere umano negli atti divini. Così con la liberalità, come in questo passaggio

I LE ABBONDANTI RISORSE CHE DIO METTE A DISPOSIZIONE DEL CRISTIANO

1. Gli uomini sono al loro meglio del tutto dipendenti, non avendo in sé nulla, se non il bisogno, la debolezza e il peccato

2. Tutta la grazia è in Dio; Egli ha sia il potere che la disposizione per soddisfare ogni bisogno. È nella sua natura dare; egli è il Dio della grazia

3. La sua grazia non solo dà, ma abbonda per noi. Il dono del suo Figlio è la prova dell'amore inesauribile. Così con il dono del suo Spirito. Infatti, nel vangelo c'è una generosità di donazione; nessuna trattenuta e nessuna riluttanza

4. I cristiani, come il suo popolo, sono quindi partecipi della sufficienza divina. "Tutto è tuo", tale è l'atto di dono con cui il Padre celeste mette a disposizione della sua famiglia tutte le risorse della sua natura e della sua liberalità

5. La liberalità di Dio si estende in ogni fase della vita individuale e in ogni periodo della storia della Chiesa. I suoi doni e i suoi favori sono come le foglie della foresta, le onde del mare, le stelle del cielo, innumerevoli e innumerevoli

II LE CORRISPONDENTI ESIGENZE E ATTESE DI DIO DAL SUO POPOLO. La religione si compone di due parti: ciò che Dio fa per noi e ciò che Dio esige da noi

1. Si dà per scontato che la vita cristiana consista in "buone opere"; che il discepolo di Cristo è naturalmente un lavoratore, le cui energie e i cui beni devono essere consacrati a Dio nel suo Figlio. Doni, servizi, simpatia, parola, aiuto: queste sono le manifestazioni della vita spirituale che il Signore di tutti desidera e contempla

2. Qui è implicita una relazione tra le opere di Dio e quelle del suo popolo. I suoi abbondanti doni devono essere considerati come

1 il nostro esempio;

2 i nostri mezzi, perché possiamo dare agli altri solo ciò che Lui ci ha dato;

3 la misura della nostra, come generosa e generosa; e

4 il motivo per il nostro, in quanto siamo costretti dall'amore di Dio e dalla croce di Cristo.

Omelie DI D. FRASER versetto 8.-

"Sempre."

Non prendiamo dal nostro cuore il nostro livello di vita e la nostra esperienza cristiana, né dalla consueta pietà che si manifesta intorno a noi. Il Signore richiede e si aspetta da noi la costanza, una vita regolata dall'azione costante dei principi e animata quotidianamente dalla fede, dalla speranza e dall'amore. Ahimé! Quanti sono instabili nel suo servizio! Come tremola la loro luce! Come vacilla la loro fede! Come fluttuano le loro convinzioni e i loro affetti! Questo è così comune che sembra essere considerato inevitabile. Si suppone che l'esitazione e l'incostanza non siano tanto peccati quanto infermità molto perdonabili. Ma la costanza, anche se teoricamente giusta, è praticamente impossibile? Quando siamo chiamati a mantenere un tenore costante di vita e di condotta cristiana, possiamo dire: Non possumus? Cosa dice la ragione? E cosa dice la Sacra Scrittura?

NOI PONIAMO LA QUESTIONE DELLA RAGIONE, COME UN GIUDICE EQUO DELLA NATURA DELLE COSE. La vita fisica è mantenuta in noi da certi processi naturali che non cessano mai dal momento della nascita al momento della morte. I polmoni suonano sempre e il cuore batte sempre. Chiamiamo questi movimenti automatici, come se non dipendessero dalla nostra volontà. Continuano quando dormiamo profondamente. Ma la vita morale e spirituale si eleva al di sopra del mero automatismo e richiede per la sua continuazione e crescita una successione di volizioni morali, un proposito costante e ben diretto. Ora, è possibile questo stato della volontà? La ragione risponderà che è l'abitudine propria di una mente sana e vigorosa. Le menti deboli sono ostinate o volubili; le menti ottuse sono stolide e monotone; Ma quelli che sono forti e intelligenti hanno un impulso morale costante, una saggia tenacia di propositi e un attento equilibrio di temperamento e volontà. È la condizione più razionale, sana e felice dell'uomo credere fermamente in ciò in cui crede e mantenere un tenore di condotta uniforme in armonia con la sua fede. George Herbert ha ragione a lodare l'uomo di costanza, che

"Insegue ancora, e con forza, il bene; A Dio, ai suoi vicini e a se stesso veritissimo".

II PONIAMO LA QUESTIONE DELLA SACRA SCRITTURA. Ammette scuse per l'incostanza? O presuppone e richiede che gli uomini che credono in Dio vivano sempre per lui? Davide disse: «Io ho sempre posto il Signore davanti a me». Senza dubbio questo è assolutamente vero solo per il grande Figlio di Davide, del quale lo Spirito di profezia parlò nel salmo sedicesimo, come insegnò San Pietro il giorno di Pentecoste. Ma di tutto ciò che era più degno nella carriera del poeta re d'Israele, questo era il principio che lo sosteneva; e del suo carattere questo formava il sacro incantesimo, che teneva costantemente gli occhi su Dio. Nei grandi abissi del dolore, nelle tane e nelle caverne della terra, nell'esilio, nel pericolo di spada, tra le tentazioni dell'ambizione, i tumulti della guerra, le preoccupazioni del governo; nell'oscurità della sua giovinezza, nelle improvvise promozioni e nelle emozionanti avventure della sua prima virilità; in tutta la pubblicità dei suoi ultimi anni, in "quella luce feroce che batte su un trono"; Il figlio di Iesse guardava sempre e dappertutto a Dio e cercava di camminare alla luce del suo volto. Ahimé! Lui distolse lo sguardo e peccò gravemente. Non troviamo un esempio perfetto se non quello dell'Uomo Cristo Gesù, il Figlio di Davide, che mantenne una costante obbedienza a Dio, e quindi una costante comunione con Lui. vedi Giovanni 8:29; 11:42 In mezzo a occupazioni incessanti e di fronte a frequenti "contraddizioni dei peccatori contro se stesso", trovò possibile guardare sempre al Padre che è nei cieli e fare sempre la volontà del Padre. Sapeva dunque che il Padre lo ascoltava sempre. Ora, tutti ammettono che la vita di Cristo è, nei suoi principi e nei suoi motivi, il modello supremo per la vita dei cristiani. Ma la forza dell'ammissione è tristemente indebolita, per qualsiasi scopo pratico, dall'impressione prevalente che non ci si debba aspettare da nessuno l'effettiva conformità a un modello così perfetto. Prendiamo l'esempio di un servo di Cristo. Non si discuterà che possiamo e dobbiamo emulare le conquiste e l'esperienza di San Paolo. Ora, egli ha avuto vicissitudini straordinarie nel corso del suo ministero, e non ci nasconde i mutevoli umori della sua mente, ora depressa e addolorata, ora audace ed entusiasta. Ma per quanto riguarda la corrente principale della sua vita e del suo servizio, Paolo fu, sempre dopo la sua conversione, gloriosamente coerente. Nell'amore per Dio, nello zelo per Gesù, nella fedeltà al Vangelo, nella cura per le Chiese, nell'orrore del peccato, nella stima della santità, nella vigilante resistenza al diavolo e nel tenero affetto per i santi, egli era sempre lo stesso, e non vacillava. Di conseguenza, troviamo la parola "sempre" spesso usata in riferimento alla sua esperienza spirituale e alla sua vita missionaria. vedi Atti 24:16 sulla coscienza; 2Corinzi 2:14 sulla carriera di un missionario; 2Corinzi 4:10; 5:6 sulle sofferenze e la gioiosa speranza Che sacrificio vivente a Dio era quest'uomo apostolico! Quale unicità di propositi, quale integrità di cuore, quale costanza, nel servire sempre il Signore. Perché non possiamo mostrare una simile costanza da parte nostra? Dio è in grado di far abbondare verso di noi ogni grazia. E tutte le ingiunzioni per la vita cristiana date nel Libro Sacro presuppongono che dobbiamo essere sempre e interamente del Signore. Il nostro discorso dovrebbe essere "sempre con grazia, condito con sale". Le nostre preghiere dovrebbero essere offerte sempre; e nel servizio attivo dovremmo essere "sempre abbondanti nell'opera del Signore". La stagione giusta per la pietà è sempre. A volte lavorare, a volte studiare, a volte ricreazione, a volte dormire; ma il timore del Signore sempre, e la vita di fede sempre. Non c'è giorno della settimana, non c'è ora del giorno senza il Signore. Questa non è schiavitù: è la migliore libertà. Questo non è essere "troppo giusti". Si tratta semplicemente di ordinare il nostro carattere e la nostra condotta abitualmente secondo gli scopi e i modelli più elevati che ci vengono posti davanti. È l'aspirazione dei miti e degli umili, non dei superbi. È il sentiero dei giusti, che risplende sempre di più fino al giorno perfetto.

La capacità di Dio e quella dell'uomo

Anche nella Chiesa primitiva, la prima Chiesa degli apostoli, c'era bisogno di denaro. Nel primo Concilio fu deciso di inviare una direttiva generale alle Chiese perché si "ricordassero dei poveri". L'apostolo Paolo era profondamente interessato a una colletta, che mise in piedi in tutte le Chiese che aveva fondato, a favore dei poveri santi di Gerusalemme, e il suo ultimo viaggio verso la città santa fu occasionato dal suo sincero desiderio di presentare queste "elemosine e offerte dei pagani" con le sue proprie mani agli apostoli e agli anziani. Questo testo è direttamente connesso con la questione del denaro, del dare cristiano per usi cristiani, che giustamente consideriamo ancora come uno dei primi doveri, come è certamente uno dei più alti privilegi, della Chiesa cristiana. San Paolo si era vantato in altri luoghi della volontà, della cordialità e della liberalità della Chiesa di Corinto; ma in conseguenza, forse, dell'interruzione dei suoi rapporti con loro, temeva che difficilmente sarebbero arrivati al conto che, nella sua fiducia, aveva fatto di loro, gli Ebrei mandarono quindi davanti a lui dei collettori, che dovevano raccogliere i doni accumulati, e ricorda loro di nuovo quelle considerazioni con le quali li aveva già esortati a una nobile liberalità. "Date", egli dice, "secondo le generose intenzioni del cuore che è reso tenero e grato dal senso dell'amore salvifico di Dio. Ricordate: 'Chi semina generosamente mieterà pure generosamente'. La vostra generosità sia 'una questione di munificenza, non di concupiscenza'. 'Dio ama chi dona allegramente'. E Dio è in grado di darvi ogni bene temporale, affinché, avendo sufficienza per tutti i vostri bisogni, possiate ancora distribuire generosamente. E il Signore Gesù non stabilì forse per tutto il suo popolo questo principio più comprensivo: 'C'è più gioia nel dare che nel ricevere'? E non ha egli illustrato, nel suo totale sacrificio di sé, la gloria del suo grande principio? In verità la beatitudine di Dio riposa su coloro che danno!" Questo è il primo collegamento del passaggio che abbiamo davanti, ma allarga la sua portata oltre il denaro e il dare. Essa copre e santifica tutte le caratteristiche e le espressioni della nostra vita religiosa. Ovunque ci troviamo, qualunque cosa dobbiamo fare, ogni volta che si presenta il bisogno, il suono di questa rassicurazione giunge a noi, placando tutte le paure e acquietando il cuore alla pace e al riposo. C'è un potere di grazia nella parola "tutto", ripetuta più e più volte nel versetto. La parola sembra fatta apposta per scacciare ogni dubbio persistente. "Ogni grazia", "ogni sufficienza", "tutto bene".

I LA CAPACITÀ DI DIO, E LA SUA CONDIZIONE. Nulla che non sia un'assurdità nell'affermazione è al di là della potenza di Dio. Si è parlato molto dell'affermazione che Dio non può mettere due cose nello stesso posto allo stesso tempo, o che non può far sì che la somma di due più due faccia cinque, o che due linee parallele si incontrino mai. Ma, date le condizioni essenziali del pensiero umano e del linguaggio umano, queste cose sono assurdità, e non impossibili; e non è limite dell'onnipotenza divina dire che Dio non può fare ciò che è assurdo nell'affermazione stessa. "Ebrei è capace". Sentiamo la verità di questo nel mondo della natura. Il cielo, la terra e il mare proclamano che egli è "capace". Chi può ascoltare la tempesta selvaggia, udire i venti impetuosi che inchinano i grandi alberi, e gli echi del tuono che rotolano da una collina all'altra, e i frangenti che si tuffano contro le scogliere dei guardiani, e non dire con riverenza: "Ebrei ne è capace"? Chi può sentire come il dolce sole primaverile riscalda l'aria invernale e il terreno freddo, sfiorando teneramente ogni germe di vita in bocciolo, seme e pianta, e risvegliando la vita, la speranza e la bellezza tutt'intorno, e non dire amorevolmente: "In verità ne sei capace"?

"O spirito delle cose forti e mansuete, tu ne sei capace".

Ma la natura è fuori di noi. Possiamo osservare il funzionamento onnipotente, ma vogliamo chiederci questo: " Arriviamo nella morsa dell'onnipotente?" Ammettiamo tutto ciò che possiamo riguardo al nostro "libero arbitrio", tuttavia, di noi stessi, del corpo, dell'anima, delle circostanze, possiamo dire: "Ebrei è capace"? Sì; In lui "viviamo, ci muoviamo ed esistiamo". Le nostre circostanze sono il suo prevalgare. Le nostre anime sono il suo respiro. Gli ebrei in cui confidiamo possono fare ogni cosa. Siamo continuamente schiacciati dall'essere costretti a dire: "Non posso", ma la debole creatura limitata calma i suoi tremori appoggiandosi a Uno che può. "Allora Giobbe rispose al Signore e disse: So che tu puoi tutto e che nessun pensiero può essere distolto da te". Ma desideriamo sapere questo: che cosa può essere veramente per noi l'Iddio onnipotente? Può entrare direttamente nella sfera della nostra vita e del nostro lavoro? E può egli far abbondare per noi ogni grazia? Può egli "supplire a tutto il nostro bisogno con le sue ricchezze in gloria mediante Cristo Gesù"? Possiamo correre all'ombra della sua paternità, poiché il nostro "Padre celeste sa di quali cose abbiamo bisogno prima che gliele chiediamo"? Questa è la capacità di Dio riguardo alla quale abbiamo bisogno di ottenere impressioni così profonde e soddisfacenti. Come suo figlio redento, è capace di trovare tutta la grazia di cui ho bisogno; in grado di incontrarmi in ogni momento; capace di dare la grazia secondo il giorno; In grado di adattarsi a tutti i cambiamenti e le fluttuazioni dei miei stati d'animo e delle circostanze? La bambina porta tutte le sue bambole rotte e i giocattoli danneggiati a suo padre; È perfettamente sicura che, per quanto terribile possa essere il danno, "il padre può ripararlo". E la dolce fiducia asciuga le lacrime. Ma la piccola cosa non si ferma mai a considerare quanto siano forti le braccia del padre o quanto abili siano le sue dita; lei legge il suo potere solo alla luce del suo amore; E lei è abbastanza sicura che ci proverà, e la sua fiducia dice che ci riuscirà. Cosa può fare Dio per noi, i suoi figli comprati con il sangue? Gli ebrei possono soffiare su di noi lo spirito di una santa contentezza. Gli Ebrei possono ispirarci zelo per tutte le buone opere. Gli Ebrei possono rafforzarci per ogni nobile impresa. Gli ebrei possono far sì che le montagne di difficoltà davanti a noi siano pianeggianti come una pianura. Gli Ebrei possono prosperare e benedirci a tal punto che la gratitudine ci spingerà ad azioni generose e nobili. «Io non posso, ma Dio può»: impariamo a dirlo, e allora questa sarà la nostra gloria: «Qui, là, laggiù, in questo e in quello, nella luce e nelle tenebre, posso, per mezzo di colui che mi fortifica». C'è una condizione in base alla quale solo la capacità di Dio può venire a noi. Dobbiamo acquisire e mantenere lo stato d'animo ricettivo, che include lo spirito umile, obbediente e fiducioso

II L'ABILITÀ DELL'UOMO E LA SUA ESPRESSIONE. Poiché anche noi siamo "in grado di abbondare in ogni opera buona". A volte siamo profondamente colpiti dalla debolezza, dall'imperfezione del meglio che possiamo fare. Ma quando valutiamo quell'opera di grazia che Dio, il Misericordiosissimo, sta compiendo nel mondo, così silenziosa, eppure così potente; così a lungo, eppure così sicuramente trionfante alla fine; così ricco di pazienza sofferente; così pronti a prendere e usare mille insignificanti influenze, santificando anche una parola di passaggio e uno sguardo gentile ai suoi fini di grazia, allora sembra meraviglioso che, in una questione così grande, dovremmo essere "collaboratori di Dio", e che i ricchi flussi della grazia divina debbano persino fluire verso gli altri attraverso di noi. Con la grazia di Dio possiamo fare ogni cosa. Nell'uomo rinnovato c'è la capacità. Dio lo rende potente e lo impiega per "abbattere le fortezze". Dio gli mostra quali grandi cose può soffrire, e quali grandi cose può fare, per amore del suo Nome. In piena armonia con l'umiltà e la dipendenza cristiane possiamo acquisire questo senso di capacità cristiana. Vogliamo che l'ispirazione della convinzione si stabilisca profondamente nella nostra anima: "Io posso". Abbiamo bisogno dell'allegria che giunge ad ogni uomo quando Dio gli dice: "Tu puoi". Siamo deboli, depressi, esitanti; tocchiamo le cose con mano tremante; veniamo meno di fronte alla prima difficoltà, finché diciamo a noi stessi: "Non posso". Con la "tutta la sufficienza" possiamo abbondare ad ogni bene. lavoro. - R.Tp

9 

Come è scritto. La citazione è tratta dalla LXX in Salmi 112:9. Gli Ebrei si sono dispersi. Ebrei è stato un grande e generoso donatore. I poveri. La parola qui usata è pene, che non ricorre altrove nel Nuovo Testamento. Significa povertà moderata e onorevole, mentre nel greco classico ptocheia implica pauperismo e mendicità disdicevoli. 2Corinzi 8:9 La sua giustizia. Intendendo qui le sue buone azioni. La parola è spesso resa "pietà" dai LXX eleemosune, da cui deriva la nostra "elemosina", e questa parola ricorre come sinonimo in Matteo 6:1. Rimane per sempre. Perché...

"Le buone azioni non muoiono mai. Essi con il sole e la luna rinnovano la loro luce, benedicendo per sempre colui che li guarda".p

10 

Ebrei che esercitano. Il verbo usato è epichoregein, arredare abbondantemente. Atti Atene un coro era colui che forniva un coro, e poiché si trattava di una leitourgia o "servizio pubblico", che comportava grandi spese, e spesso veniva assolta con estrema munificenza, il verbo venne a implicare "provvedere abbondantemente". San Paolo potrebbe per così dire aver "raccolto la parola" ad Atene. Seme per il seminatore. Isaia 55:10 Entrambi ministro. La vera lettura quasi certamente è "fornirà pane per cibo, moltiplicherà il tuo seme per la semina e aumenterà i frutti della tua giustizia". vedi Isaia 55:10 I frutti della tua giustizia. Osea 10:12 Nella "giustizia", come in tutte le altre cose, è Dio solo che "dà la crescita". 1Corinzi 3:10

Versetti 10-15.-

Unità nella natura e nella grazia; molteplici risultati di beneficenza; ringraziamento

San Paolo aveva parlato nel sesto versetto della legge della messe spirituale: proporzione della ricompensa in riferimento alla quantità, tanta semina seguita da tanto raccolto. Ma c'è un'altra legge: un chicco di mais o di grano produce molti chicchi. In alcuni casi, centinaia di semi provengono da un seme. I semi moltiplicano i semi, e il raccolto di una contea può seminare un vasto territorio. Nulla nel regno vegetale è su scala limitata. L'onnipotenza tocca una zolla di terra, e in pochi mesi si trasforma in pane; Ma questa non è tutta la meraviglia, perché quella zolla ha prodotto molto più di quanto ha ricevuto. È così che, nel mondo fisico, il lavoro diventa accumulativo, producendo al di là dei propri bisogni un enorme surplus, che va a sfamare coloro che non sono in grado di lavorare. Non l'abbondanza, ma la sovrabbondanza è la lezione che la natura insegna. Guadagniamo abbastanza per soddisfare le necessità, le comodità e i lussi; abbastanza per soddisfare i bisogni artificiali; abbastanza per compensare l'impotenza, l'ozio e la dissipazione; abbastanza da consentire lontano uno spreco che difficilmente può essere calcolato. Così è nelle cose spirituali. La forza produttiva è immensamente ricompensata. Questa sorprendente corrispondenza era nella sua visione quando San Paolo disse: "Gli Ebrei che forniscono seme al seminatore e pane per cibo, provvederanno e moltiplicheranno il vostro seme per la semina, e aumenteranno i frutti della vostra giustizia" Revised Version. Il fatto è sempre più grande della cifra e quindi possiamo credere che i frutti della rettitudine supereranno infinitamente l'opera compiuta. Osservate ora che questa era una cosa presente e una cosa futura. Proprio allora un'influenza benevola si stava diffondendo tra le Chiese e le univa in una più stretta comunione a motivo di un comune interesse a favore di Gerusalemme. E, inoltre, dovrebbero essere "arricchiti in ogni cosa con ogni munificenza", non mancare di seme da seminare, abbondanti frutti di giustizia, e specialmente la loro generosità dovrebbe recare grazie a Dio. Questa idea di ringraziamento riempie un grande spazio nella sua mente. Diventa nel dodicesimo versetto "molti ringraziamenti". Che gioia avrebbe recato a Gerusalemme! Fino a che punto si sarebbe diffusa la buona novella! Non solo per l'aiuto finanziario offerto, ma per questa nuova e incoraggiante prova della loro obbedienza al vangelo di Cristo, quale lode sarebbe salita a Dio! Se potessimo trasferirci nella posizione di questi primi cristiani ed entrare nei loro sentimenti, specialmente quelli della Chiesa di Gerusalemme, ci renderemmo conto del significato dell'apostolo quando pone tanta enfasi sui risultati di questa beneficenza gentile. Ma difficilmente possiamo avvicinarci a questo stato d'animo. La solitudine dei santi a Gerusalemme, il grande sacrificio di proprietà dopo la Pentecoste, la perdita del lavoro a causa della professazione della fede in Cristo, l'indigenza e la sofferenza che li avevano colpiti, i crescenti disordini con Roma, l'aumento delle aspre lotte tra gli ebrei, le tenebre con le loro sofferenze profetiche che scendevano sulla città condannata, I partiti che diventavano sempre più virulenti nei loro antagonismi l'uno con l'altro, e in mezzo a tutto ciò, i "poveri santi" sottoposti a ogni sorta di insulti e rancori, ci danno solo un'idea generale della miseria e della miseria che stavano sopportando. Era tutto molto reale per San Paolo. Nessuna realtà terrena come Gerusalemme occupava il suo intelletto e il suo cuore. Non vedeva l'ora che arrivasse il giorno come suggerisce Stanley in cui si sarebbe trovato nella città santa e avrebbe testimoniato la gratitudine della Chiesa per questo grande beneficio? Abbastanza probabile; ma che sia così o no, è certo che la sua anima traboccava di gioia. Era una grandiosa prova di fratellanza fra i cristiani ebrei e quelli gentili. Era l'anello perfezionatore della catena che doveva legarli insieme. Era una testimonianza benedetta della divinità del vangelo Contemplando i doni, egli si eleva in un attimo al Dono Divino ed esclama: "Siano rese grazie a Dio per il suo ineffabile Dono!" -L

La ricompensa di Dio per le anime liberali

Questo versetto può essere letto in una frase: "L'anima liberale sarà ingrassata".

Il passaggio di F.W. Robertson in riferimento a questo è così caratteristico di lui, e così saggio e suggestivo, che non può essere nascosto. Ebrei dice: "Nell'esempio particolare che ci sta davanti, quali sono le ricompense della liberalità che San Paolo promette ai Corinzi? Sono

1 l'amore di Dio ver. 7;

2 uno spirito che abbonda in ogni opera buona ver. 8;

3 rendimento di grazie per loro Versetti 11, 12, 13

Un raccolto nobile, ma tutto spirituale. Comprendete bene il suo significato. Dona e non tornerai più. Non aspettatevi che il vostro denaro vi venga restituito, come quello dei fratelli di Giuseppe in bocca ai loro sacchi. Quando si dona a Dio, si sacrifica, e si sa che ciò che si dà è sacrificato, e non si può ottenere di nuovo, nemmeno in questo mondo; perché se si dà, aspettandolo di nuovo, non c'è sacrificio: la carità non è speculazione sui fondi spirituali, non è un investimento saggio, da ripagare con gli interessi sia nel tempo che nell'eternità! No, le ricompense sono queste: fai il bene, e la ricompensa di Dio per te sarà il potere di fare più bene. Donate, e la ricompensa di Dio per voi sarà lo spirito di dare di più; uno Spirito benedetto, perché è lo Spirito di Dio stesso, la cui vita è la benedizione del dare. L'amore e Dio ti ricompenseranno con la capacità di amare di più, perché l'amore è il cielo, l'amore è Dio dentro di te". Esponendo le varie forme in cui le ricompense divine giungono alle anime liberali, notiamo:

I PROSPERITÀ TEMPORALE. Per quanto sia vero che questo era associato alla bontà solo sotto l'economia dell'Antico Testamento, si trova ancora che l'anima liberale si fa degli amici, conquista l'amore e così si assicura effettivi vantaggi temporali

II L 'AMORE UMANO. È il nostro miglior tesoro terreno, e arriva in risposta al nostro potere di dare. Le relazioni più care della vita umana sono le ricompense che possono dare. E Giobbe ci ricorda come l'uomo buono, l'uomo misericordioso, ottiene la sua ricompensa nell'amore per i poveri che cerca. Giobbe 29:11-17

III CULTURA DELL'ANIMA. Poiché è una legge ferma della vita dell'anima, che non può crescere osservandola; Può crescere solo dando, spendendo. La legge per ricevere più grazia è questa: dobbiamo consumare, in buone azioni generose, la grazia che abbiamo

IV POTERE DI FARE DI PIÙ BENE. Si veda l'estratto di F.W. Robertson riportato nell'introduzione a questa omelia

V FAVORE DIVINO. Che deve includere quelle ricompense del mondo celeste che ora sfuggono alla nostra apprensione, perché possono essere presentate a noi solo in forme e figure materiali. T. Binney dice: "Gli atti di beneficenza, giusti nello spirito e nei principi, anche se possono essere dimenticati da chi li compie - che non lascia che la sua 'sinistra sappia ciò che fa la sua destra' - non sono dimenticati da colui alla cui volontà hanno un massimo rispetto, e dal quale sono ricevuti come un sacrificio. Hanno una relazione con Dio e sono considerati da lui molto tempo dopo che sono stati compiuti e sono scomparsi dalla memoria dell'uomo. Essi non terminano con il fatto di essere finiti e finiti qui, o, per così dire, con l'immediata piacevole impressione sulla mente divina. Tale impressione viene mantenuta e prolungata. Gli Ebrei ai quali si innalzano come l'incenso dà loro, per così dire, un'incarnazione sostanziale nel mondo superiore, li depone lassù come un tesoro prezioso appartenente ai suoi figli, e li pensa e li osserva con soddisfazione e compiacimento". -R.Tp

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A tutta la munificenza; piuttosto, a tutta semplicità, o "semplicità di cuore". 2Corinzi 8:2 Attraverso di noi. Siamo gli agenti nella raccolta e distribuzione dei tuoi regali. 2Corinzi 8:19,20 Rendimento di grazie a Dio. Dai destinatari della vostra generosità sincera

Vero arricchimento

L'incoraggiamento che l'apostolo rivolge qui ai cristiani di Corinto, al fine di stimolare la loro liberalità, è appropriato per tutti coloro che si professano seguaci del Signore Gesù. Paolo esorta il liberale che aiuta gli altri è sotto ogni aspetto il più ricco e il più felice per la sua generosità. Non è il motivo più alto, ma è solido, potente ed efficace

HO BISOGNO UMANO DI TALE ARRICCHIMENTO. L'impoverimento è la sorte delle moltitudini; Ma mentre molti sono profondamente sensibili ai loro bisogni temporali, troppo spesso accade che, per quanto riguarda i beni spirituali, si vantino di essere ricchi e arricchiti di beni, e non sappiano di essere poveri. Infatti, non abbiamo nulla che non abbiamo ricevuto dalla gratuita munificenza di colui che è il Datore di tutti

II L'AUTORE DIVINO DI TALE ARRICCHIMENTO. Il Dio della natura supplisce al bisogno e allevia la povertà che caratterizza il nostro stato fisico e fisico. Il Dio della grazia provvede generosamente ai bisogni dell'anima, dicendo a suo figlio: "Figlio, tu sei sempre con me, e tutto ciò che possiedo è tuo". "In tutto", dice

III LA VARIETÀ E L'ABBONDANZA DI QUESTO ARRICCHIMENTO. "In ogni cosa", dice l'apostolo. Sembra che Ebrei insegni che, come regola generale, è ordinanza della Provvidenza che la via della liberalità debba essere la via della prosperità. Tutti hanno conosciuto fortunati e ricchi; e tutti hanno conosciuto uomini generosi che sono arrivati alla povertà; Ma questi casi sono l'eccezione. E se la generosità è la via per l'abbondanza temporale, uno spirito liberale è sicuro di acquisire virtù ed eccellenze. La fede, la speranza e l'amore, tutto si coltiva nell'esercizio della liberalità; L'arricchimento progressivo è la ricompensa di un cuore grande e di mani aperte

IV IL RISULTATO UMANO E TERRENO DI QUESTO ARRICCHIMENTO. Questo è l'aumento della liberalità; più l'uomo generoso riceve da Dio, più aiuta i suoi simili

V IL RISULTATO FINALE DI QUESTO ARRICCHIMENTO. Il ringraziamento sarà reso a Dio, sia dai liberali che sono arricchiti, sia dai grati destinatari della loro abbondante munificenza, sia da tutti coloro che testimoniano il frutto dello Spirito e le prove della potenza dell'amore del Salvatore.p

12 

Per l'amministrazione di questo servizio. La parola "liturgia", qui tradotta "servizio", è usata nella stessa connessione in Romani 15:27. Generalmente significa "servizio religioso" At 13:6; Filippesi 2:17; Ebrei 10:11 Qui assomiglia di più al suo senso classico di "un ufficio pubblico adempiuto per il bene dello stato", come assumere l'ufficio di un choragus vedi versetto 10. Non solo. San Paolo è ansioso di sottolineare pienamente l' aspetto religioso dell'offerta tanto quanto il suo oggetto filantropico. È abbondante. Trabocca , per così dire, sotto forma di ringraziamenti ai Galatip

13 

Con l'esperimento di questo ministero; piuttosto, dalla prova del tuo amore fornita da questo ministero. 2Corinzi 8:2 Per la tua professata sottomissione; letteralmente, per la sottomissione della tua confessione al vangelo di Cristo. e per la vostra liberale distribuzione a loro; piuttosto, e per la semplicità della tua comunione verso di loro. Un grande contributo dimostrerebbe due cose, vale a dire,

1 che i Corinzi mostrarono la dovuta sottomissione alle verità e ai doveri che teoricamente accettavano come risultanti dal vangelo; e

2 che erano uniti ai loro fratelli giudeo-cristiani e a tutti gli altri in una comunione sincera. È molto dubbio che haplotes significhi mai "liberalità", e qui la koinonia è meglio intesa come "comunione" che come "comunicazione". A tutti gli uomini. Infatti, se i Corinti si comportassero con tale fraterna benignità verso gli Ebrei un tempo disprezzati, che ora erano loro fratelli cristiani, non sarebbero propensi a rifiutare la comunione con gli altrip

14 

E con la loro preghiera per te. A queste parole si aggiunge la nostra Versione Autorizzata con "glorificare Dio". I santi di Gerusalemme, in conseguenza della provata sincerità dei Corinzi, avrebbero glorificato Dio con gratitudine per la loro fedeltà e gentilezza, pregando per loro. I Revisori prendono la frase con il seguente participio, "mentre anch'essi, con supplica per te, molto tempo dopo di te a motivo della superissima grazia di Dio in te". Questa è l'unica vista corretta della costruzione. Molto tempo dopo di te per l'immensa grazia di Dio in te; letteralmente, anelate a voi a causa della grazia di Dio che vi sovrabbondap

15 

Siano rese grazie a Dio. Nulla sembra mai alleggerire il cuore pieno di San Paolo dopo una profonda emozione come un'espressione di ringraziamento Romani 7:25; 9:5; 11:33 ; 1Corinzi 15:57; Galati 1:5; 1Timoteo 1:17 Il ringraziamento qui è come un grande sospiro di sollievo. L'argomento è perfettamente generale. Non si tratta di un semplice "Amen" pronunciato, per così dire, da San Paolo alla fine dei ringraziamenti dei santi a Gerusalemme che egli ha presupposto; ma un'offerta di ringraziamento a Dio per le questioni della grazia in generale, tutte riassunte in un unico atto di "amore inestimabile" Giovanni 3:16; Romani 6:23; 11:33; Efesini 3:19

Il dono ineffabile

I doni dei Corinzi ai loro fratelli poveri della Giudea furono accolti, riconosciuti, approvati. Ma ogni dovere e servizio cristiano ha condotto la mente dell'apostolo a Cristo stesso. I doni terreni suggerivano alla sua mente quel Dono che è celeste e supremo

I DONO DI DIO ALL'UOMO

1. Il Signore Cristo è enfaticamente il Dono di Dio. Ebrei fu inviato dal Padre e la sua missione fu una prova dell'interesse e dell'amore del Padre. Tutti i doni che si trovano accanto sono pallidi e poveri, a causa dello splendore e della bellezza di questo

2. Il Signore Cristo è il Dono ineffabile di Dio; cioè così ricco e meraviglioso da non essere capace di una descrizione completa. Osservare:

1 Il suo valore intrinseco. Potrebbe Dio stesso dare un tesoro più prezioso del Figlio del suo amore? Ebrei è "la Perla di gran prezzo".

2 Il suo adattamento ai bisogni di coloro ai quali è dato. Cristo è il Dono del pane all'affamato, dell'acqua all'assetato, della libertà allo schiavo. Il bene spirituale era ciò di cui l'uomo aveva bisogno; ed è ciò che è venuto all'uomo per mezzo di Cristo

3 Il suo infinito treno di benedizioni. Ci viene detto che "tutte le cose" sono messe a disposizione di coloro ai quali Dio non ha rifiutato suo Figlio. E questa dottrina è quella che l'esperienza sostiene. Le innumerevoli benedizioni che sono venute nel mondo con il vangelo sono una prova che il linguaggio della Scrittura non è esagerato

II LA GRATITUDINE DELL'UOMO A DIO

1. Viene spesso malvagiamente nascosto. Nostro Signore fu disprezzato e rigettato dagli uomini quando era sulla terra; e ci sono ancora moltitudini che sono insensibili alla sua preziosità, e che non prendono parte alle lodi riconoscenti della sua Chiesa

2. È offerto da cuori riconoscenti. Coloro che hanno accettato con gratitudine il dono, che hanno gustato e visto che il Signore è buono, sono ansiosi di riconoscere la liberalità e l'amorevole gentilezza del grande Donatore in alto

3. È espresso apertamente e gioiosamente da coloro che lo sentono. Inni di lode riconoscente; un testimone amorevole al mondo della pietà e della gentilezza divine; doni alla sua causa, che sono accettati come offerti a lui stesso; atti di allegra e santa obbedienza; -tali sono i mezzi attraverso i quali i redenti e spiritualmente arricchiti possono manifestare la loro gratitudine per il Dono che è ineffabile.

Il dono dei doni

Senza dubbio il dono del Signore Gesù Cristo. Paid ha parlato dei doni minori dei santi. Ora Egli si eleva al Dono supremo di Dio. Considera-

IO IL DONATORE. Dio. Chi potrebbe dare Cristo se non Dio? Non dobbiamo dimenticare che Dio ha dato Cristo. Molti lo fanno, e si formano l'idea errata che, mentre Cristo è loro amico, Dio è il loro nemico. La redenzione è di tutta la Divinità. "Dio ha tanto amato il mondo", ecc. Nota: il Donatore era un Dio

1 non adorato

2 non servito,

3 non amato,

4 gravemente peccato,

5 sfidato nell'atto stesso di dare

È stato mentre eravamo ancora peccatori che Cristo è venuto a redimerci. "In questo sta l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi e ha mandato il suo Figlio per essere l'espiazione per i nostri peccati". 1Giovanni 4:10

II IL DONO

1. Un regalo

1 Un regalo gratuito. Nulla è stato dato in cambio. Gli uomini non avevano nulla da dare

2 Un dono volontario. Spinti dalla compassione e dall'amore divini

3 Un dono immeritato. Gli uomini meritavano la condanna, non Cristo

4 Un dono continuo. Cristo non è nostro solo per un po'

Ebrei è nostro per sempre e per sempre. Ebrei è l'eredità eterna del santo

2. Un dono indicibile

1 In valore. Il più costoso dei regali. La perla di grande prezzo. Il tesoro scoperto nei campi del cielo. Chi può stimare il valore di un dono come questo? Se Dio avesse dato mille mondi o tutte le schiere angeliche, avrebbe dato meno

2 In splendore. Considerate le grazie, i poteri e le infinite eccellenze di Cristo. La sua presenza ha reso glorioso il cielo

3 In efficacia. Questo dono ha soddisfatto pienamente il nostro bisogno. Quanto pienamente non lo sappiamo ancora, perché ora stiamo guardando attraverso uno specchio oscurato. Tutti i nostri bisogni conosciuti sono soddisfatti dal Redentore, e il vasto catalogo dei bisogni ci è ancora sconosciuto. Per mezzo di lui siamo perdonati, purificati, santificati, adottati, e per mezzo di lui saremo infine introdotti nella grande dimora di sopra

III I DESTINATARI DEL REGALO

1. Esseri umani. Cristo è stato dato al genere umano, non agli angeli, né ai meri animali. Quanto è onorata l'umanità Se Cristo è stato dato agli uomini, quale futuro deve essere davanti a coloro che ricevono questo dono!

2. Esseri umani caduti. L'uomo, "fatto un po' inferiore agli angeli", cadde ben presto molto più in basso, e allora arrivò il dono. Un meraviglioso ritorno per l'apostasia dell'uomo! Quando il grido dell'umanità era per la punizione più severa, la risposta del Cielo fu "Gesù di Nazareth". Possiamo ben esclamare: "Oh profondità delle ricchezze, sia della sapienza che della conoscenza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e le sue vie intracciabili!". Romani 11:33

IV GRATITUDINE APPROPRIATA. Paolo grida: "Siano rese grazie a Dio", e può darsi che sia così. Come possiamo ringraziare abbastanza Dio per un dono come questo? Quale sarebbe il nostro Stato se questo dono non fosse stato elargito?

"L'amore così straordinario, così divino, richiede la mia anima, la mia vita, il mio tutto."

Per tutta l'eternità loderemo Dio per il dono ineffabile. Ora lodiamolo con:

1. Labbro. Esprimi la nostra gratitudine. Le lodi soppresse sono indecenti. Dovremmo desiderare che tutto il mondo sappia quanto siamo grati

2. Cuore. In questa materia la lingua deve essere mossa dallo spirito, altrimenti non farà una dolce musica all'orecchio di Dio. Il dono è venuto dal cuore di Dio: che il nostro ringraziamento venga anche dal cuore

3. Servizio attivo. Che cosa siamo disposti a fare per dimostrare la nostra gratitudine? Paolo era così soggiogato dal "dono ineffabile" che amava definirsi "schiavo di Gesù Cristo"; e non considerava nessuna fatica troppo dura per mostrare la sua gratitudine

4. Vita. Tutto il nostro essere e la nostra esistenza dovrebbero costituire un salmo. Questo è il vero "salmo della vita". Ogni potere dovrebbe essere messo in servizio. Poiché questo dono è sempre la benedizione suprema della nostra vita, dovremmo sempre lodare Dio per questo

Pensiero terribile! Il Dono ineffabile può essere respinto! Quale indicibile follia, quale indicibile colpa, quale indicibile condanna, deve seguire!

Il dono ineffabile

Questo non può riferirsi ad altri che al Signore Gesù Cristo, che egli stesso disse, in modo così sorprendente, alla donna di Samaria: "Se tu conoscessi il dono di Dio, e chi è che ti dice: Dammi da bere; tu l'avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva". Giovanni 4:10 In Gesù Cristo "abita corporalmente tutta la pienezza della Divinità". E "Dio ha tanto amato il mondo, da dare il suo Figlio unigenito". comp. Romani 5:15 6:23; Ebrei 6:4

IO , CRISTO, È UN DONO. Questo non fa altro che ricordarci che la salvezza è tutta per grazia. In nessun senso si può dire che abbiamo comprato Cristo. Né lo attraeva alcun nostro merito. Né con alcuna nostra forza lo abbiamo conquistato. Dio ha avuto pietà di noi nella nostra condizione perduta e ha dato suo Figlio. Un Dono davvero inestimabile, visto che comprende:

1. Perdono

2. Pace

3. Vita eterna

II CRISTO È IL DONO DI DIO. Questo ci ricorda che la salvezza è un'opera divina. Leggiamo della "grazia di Dio" e del "dono per grazia". E "quando non c'era occhio per compatire e non c'era braccio per salvare, il suo proprio braccio portò la salvezza". Si dice che la salvezza viene da Dio per mostrarcelo:

1. Non è un piano umano. Questa è la differenza essenziale tra la salvezza di Cristo e tutte le altre salvezze. Sono dispositivi umani: filosofie o religioni; questo è l'intervento, la disposizione e la rivelazione divina; La potenza di Dio opera direttamente sulla via di Dio. È davvero Dio stesso che salva gli uomini. Fidarsi di qualsiasi piano di redenzione meramente umano è come sperare di salvare un uomo che sta annegando con una corda troppo corta

2. Per darci una giusta visione di Dio. Il pensiero abituale che l'uomo ha di Dio è quello di un Re offeso o di un Giudice severo. Ma il Dono ineffabile rivela la verità superiore che Dio è amore, e che il dono è quello di un Figlio rivela il fatto sublime che Dio è Padre. Quindi conosciamo Dio attraverso il suo dono

III CRISTO È UN DONO INDICIBILMENTE PREZIOSO. Questo ci ricorda che la salvezza non ha prezzo. È al di là di ogni possibilità che potremmo parlare degnamente

1 tutta la gloria di Cristo stesso;

2 tutto il dolore che Cristo ha attraversato;

3 tutti i bisogni che Gesù può soddisfare; o

4 tutto l'amore che Gesù prova

L'apostolo si sentì sopraffatto da questo pensiero e parlò dell'"amore di Cristo, che sopravanza la conoscenza".

IV CRISTO È UN DONO OFFERTO PER LA NOSTRA ACCETTAZIONE. Non basta a nessuno sapere che questo dono è venuto; né sapere che altri l'hanno ricevuta con gioia e giubilo del loro cuore. Nessun uomo può offrire un degno ringraziamento di cuore per questo Dono finché non lo ha accettato personalmente, lo ha dimostrato a sufficienza e può parlare per se stesso dell'inestimabile valore di esso. La legge è questa: "Gli ebrei che hanno il Figlio hanno la vita". E può "ringraziare Dio per il suo dono ineffabile". -R.Tp

Illustratore biblico:

2Corinzi 9

1 2CORINZI CAPITOLO 9

2Corinzi 9:1-5

Per quanto riguarda il ministero ai santi.-

Donazione liberale:-

(I.) Perché Dio ci chiama a dare? 1. Lui non può aver bisogno dei nostri doni. Non possiamo dargli nulla che non abbiamo prima ricevuto da Lui

(2.) Deve essere in qualche modo per il nostro bene. Dare è il modo in cui Dio ci permette di ottenere il bene più alto. La radice del peccato è l'egoismo. Dio vuole che diventiamo più grandi, che abbiamo un mondo più grande in cui vivere, che troviamo una gioia più grande; E il segreto di tutto questo cambiamento è dare. È un fatto curioso che chiamiamo "avaro" un uomo che riceve ma non dona, cioè un uomo infelice. Il vero valore del denaro non viene mai appreso fino a quando non iniziamo a rendere felici gli altri. È solo così per imparare. C'è gioia nell'acquisire conoscenza; ma una gioia più grande è insegnare a chi non sa

(II.) La natura ci insegna molte lezioni sul dare. Il sole esiste per dare luce, calore e vita. Il mare è sempre generoso

(III.) Dio misura il nostro dare in base al nostro scopo. "Ognuno secondo ciò che si propone nel suo cuore". Che cosa intendevi dare, e qual era il tuo motivo?

(IV.) La generosità è forse il frutto più eletto e più maturo dello Spirito. Il proverbio arabo dice: "L'acqua che versi sulle radici dell'albero di cocco ti ritorna dall'alto, nel dolce latte della noce di cocco". Puoi appendere una barra di acciaio leggermente temperato, colpirla con un martello e trasformarla in una calamita. Poi con quel magnete potete, strofinando altre barre con esso, farne dei magneti anche loro; Ed è meraviglioso che invece di diminuire la potenza magnetica di quella prima barra, la si aumenti. (A. T. Pierson, D.D.)

Donazione liberale:-

(I.) Il tatto, la sapienza e la tenerezza di Paolo nel presentare e insistere sull'argomento sono degni di ammirazione incondizionata. L'apostolo non dice quanto un figlio di Dio dovrebbe dare, semplicemente perché considera il dare come una realizzazione spirituale e non come una funzione esteriore. Deve essere governata da leggi spirituali e muoversi secondo impulsi spirituali. Lui cita il caso dei cristiani macedoni, non come metro di paragone, ma come incentivo per il cuore. Il vero donatore nel benedire gli altri sarà sempre un grande destinatario di benedizioni. La parola che nel Testo Ricevuto è tradotta "munificenza" ha a margine il suo significato più letterale, "benedizione". Chi dona è un seminatore di seme. I suoi doni sono il seme di un futuro raccolto che egli può attendere con fiducia. Non c'è qui alcun appello all'egoismo, ma la semplice enunciazione di una legge divina, e di più ampia portata. L'uomo che mette avanti poca forza fisica raccoglie poco vigore nel corpo. L'uomo che usa debolmente la facoltà mentale guadagna poca forza mentale. L'uomo che ama poco è poco amato e distrugge la sua capacità di amare. Poiché il dare è una grazia spirituale, può crescere e premiare chi lo possiede solo con l'uso. Siamo in contrasto con le nostre facoltà e con i piani di Dio che ci rispettano se il potere del dare giace inutilizzato dentro di noi. Il nostro egoismo ci sminuisce e ci impoverisce. L'avarizia è un investimento molto miserabile. Mettete qualsiasi dono divino sotto la guida dell'avidità o dell'accidia, ed è sicuro che sbaglierà e non porterà a nulla di buono. Nella grande somma delle cose il dono ha un posto regale. Non comprendiamo forse che chi dona è un ricevente? In risposta è sufficiente appellarsi a due cose: in primo luogo, alla prova familiare dell'esperienza; secondo, alle promesse di Dio. Ma questa testimonianza dell'esperienza va più in profondità di tutte le ricompense in natura. Il vero dare è l'atto dell'anima; tocca il carattere; è un grande potere di disciplina morale. Purifica la coscienza e purifica il cuore per dare in modo giusto e generoso. Risveglia nell'anima una virilità superiore. Crocifigge la bassa e vile concupiscenza dell'egoismo. Soffoca la vicinanza e l'avarizia e tutte le concupiscenze più meschine e vili della nostra natura per andare oltre e superare l'avidità di ottenere e mantenere nell'alto e divino regno del dare. Dare allarga un uomo. Sviluppa tutto ciò che c'è di buono in lui. Lo stimola con impulsi più elevati. Questo lo rende un uomo più santo e più felice. Ma deve essere dare nel senso di Cristo e secondo il Suo esempio. Ma questa certezza di un ritorno divino al donatore poggia anche sulla promessa diretta di Dio. Ecco la sicurezza del donatore. Ciò che viene dato non è perduto. È un deposito nell'erario del Cielo. Dio ama chi dona allegramente. Lui è in grado di benedirlo, ed Lui lo benedirà

(II.) Il pensiero finale dell'apostolo è la connessione tra dare e ringraziare. Ogni dono è una "munificenza", una "benedizione", un "ringraziamento". È un'offerta di ringraziamento gratuita per le benedizioni che Dio ha dato. Il vero dare si eleva dal catalogo dei doveri duri al rango dei privilegi felici. La radice di ogni dare è l'amore, e l'amore è pieno di gratitudine. E poi, mentre la mente e il cuore dell'apostolo sono pieni di un senso di quale grande benedizione sia questo spirito di donazione gratuita e generosa sia per chi dona che per chi riceve, egli termina bruscamente la discussione con la ben nota frase: "Siano rese grazie a Dio per il Suo dono ineffabile!" Lui si eleva da ogni donazione umana al Divino, il dono del Salvatore. Lui contrappone i nostri deboli doni a quelli ineffabili. Lui ispira il nostro dare con questo. Lui collega il nostro dare a questo. Dare è essere come Dio. (T. H. Robinson, D.D.)

Donazione liberale:-È chiaro che Dio intende che tutto il Suo popolo sarà donatore. Opportunità di donare ovunque ci circondano. Proprio in quel momento i cristiani di Gerusalemme erano in grande bisogno. In parte ciò può essere dovuto al loro esperimento di una comunità di beni, e in parte alle loro ripetute e prolungate persecuzioni. Il dono cristiano dovrebbe essere...

(I.) Principalmente, anche se non esclusivamente, ai santi bisognosi (CAPITOLO 5:1)

(II.) Pronto ed energico, affinché sia adeguato e sicuro (versetti 2-5). Il buon nome di una chiesa non è una piccola parte del suo potere. È questo che rende i suoi insegnamenti rispettati e il suo esempio uno stimolo per gli altri. È in tutte le cose una buona regola essere deliberati nella pianificazione e poi rapidi nell'esecuzione. Perché è così che le buone intenzioni diventano opere degne

(III.) Non parsimonioso, ma generoso (versetto 6)

(IV.) Deliberato e allegro (versetto 7)

(V.) Fiduciosa. Questo è rafforzato dall'apostolo con una duplice considerazione (versetti 8-10)

(VI) Consapevoli delle grandi benedizioni che sicuramente ne deriveranno (versetti 11-14). (Sermoni del club del lunedì.)

6 2CORINZI CAPITOLO 9

2Corinzi 9:6

Chi semina scarsamente mieterà anche scarsamente.-

La via e il valore della vera beneficenza:-

(I.) La strada

(1.) Generosamente (versetto 6)

(2.) Deliberatamente (versetto 7). Una carità spuria dona per impulso o pressione

(3.) Allegramente (versetto 7)

(II.) Il valore. È la cosa più preziosa dell'universo

(1.) Nelle sue emissioni

(1) Conferisce felicità all'uomo che la pratica. Lui sarà "benedetto nella sua opera".

(2) Assicura la benedizione dell'Onnipotente. (a) Lui vede che l'uomo di carità non perderà nulla con le sue contribuzioni (versetto 8). (b) Lui vede che le sue opere benefiche saranno benedette per sempre (versetto 9). Una buona azione è un seme che continuerà a moltiplicarsi per sempre

(3) Allevia l'angoscia dell'umanità (versetto 12)

(4) È promotore del culto universale (versetti 12, 13)

(2.) In sé (versetto 15). Qual è il "dono" qui? Paolo ha un riferimento speciale a Cristo? Sia così. Il valore di quel dono era l'amore che incarnava. (D. Thomas.)

La carità liberale dichiarata e raccomandata sui principi del vangelo:-Le Scritture abbondano in una grande varietà delle più belle immagini e allusioni figurative

(I.) Cominciamo col richiamare la vostra attenzione sul personaggio qui rappresentato: "Lui che semina generosamente", in altre parole, l'uomo della carità liberale

(1.) Questo è un carattere formato e perfezionato sotto l'influenza del supremo riguardo a Dio e al Redentore. L'amore benefico per gli uomini è allo stesso tempo una conseguenza naturale e una prova di conoscere l'amore di Dio e di amarLo

(2.) L'uomo di carità liberale è colui che dona allegramente secondo le sue capacità

(3.) La vera carità liberale è saggiamente divisa tra molti e proporzionata agli scopi su cui agisce. Non è, non può essere limitato ai parenti stretti, agli amici intimi o ai favoriti particolari. Il principio che l'ha fatta nascere estende la sua influenza in ogni direzione possibile

(4.) Questa può ben essere chiamata carità liberale che è destinata a promuovere il massimo bene possibile

(II.) Esaminiamo ora la ricchezza della sua ricompensa, espressa nella promessa aggiunta, che raccoglierà anche generosamente. Devo qui mettervi in guardia dal considerare ciò che verrà detto su questa parte dell'argomento come una meritata ricompensa per il merito personale? 1. La verità di questa grande e graziosa promessa si farà sentire nel godimento interiore e nel miglioramento spirituale

(2) Aggiungi a questo la benedizione e le preghiere di coloro che ricevono il tuo aiuto

(3) La promessa del testo propone, come ulteriore incentivo alla carità liberale, una prospettiva di bene per il mondo riccamente varia ed estesa

(4.) Che chi semina generosamente mieterà anche generosamente in uno stato futuro ed eterno. Permettetemi ora di supplicare la vostra attenzione per il miglioramento pratico dell'argomento

(1.) In primo luogo, quindi, può guidarci a formare un giusto giudizio del nostro carattere

(2) La considerazione di questo carattere approvato non deve portarci a studiare e ad ammirare quella religione da cui riceve tutta la sua eccellenza? (R. Balfour.)

7 2CORINZI CAPITOLO 9

2Corinzi 9:7-8

Ognuno dia secondo ciò che si propone nel suo cuore... perché Dio ama chi dona allegro.

Un donatore allegro amato da Dio:-

(I.) Cosa si intende per donatore allegro? Per essere questo bisogna

1.) Dona in proporzione, perché i donatori allegri calcolano quanto ci si aspetta da loro come buoni amministratori. Se dare la decima del proprio reddito al Signore era un dovere sotto gli ebrei, molto più lo è ora sotto la dispensazione cristiana. Ma l'ebreo, con le sue offerte volontarie, ecc., diede forse fino a un terzo in tutto. E al giorno d'oggi gli Indù danno molto vicino a quella proporzione, e quindi svergognano l'illiberalità di molti cristiani. Tuttavia, non mi piace stabilire regole. Date come il Signore vi ha fatto prosperare, e non fate la vostra stima di ciò che vi sembrerà rispettabile, o di ciò che gli altri si aspettano, ma come agli occhi di Dio

(2.) Dona volentieri, e non essere "sanguinato" o schiacciato come l'uva giovane per far uscire il vino perché non è maturo. Dovremmo essere come il favo di miele, che cade spontaneamente

(3.) Andare oltre lo spirito servile e servile. Lo schiavo porta la sua miseria, che è obbligato a pagare, e se ne va per la sua strada nella miseria. Ma il bambino, contento di dare al Padre quello che può, vede il Padre sorridere e se ne va per la sua strada pieno di gioia

(4.) Dona molto seriamente. Alcuni danno a Dio il loro tempo, ma sono mezzi addormentati. Alcuni Gli danno i loro sforzi, ma il loro cuore non sembra mai in loro

(5.) Vorremmo poter dare dieci volte tanto. Oh, se potessimo imparare il segreto dell'intera consacrazione!

(II.) Perché Dio ama chi dona allegro? Perché

1.) Lui ha creato il mondo sul piano del dono allegro, e il grande Artista ama tutto ciò che è coerente con il Suo piano. Perché il sole è luminoso? Perché sta dando via la sua luce. Perché è glorioso? Perché sta spargendo i suoi raggi su tutti i lati. La luna: perché ci rallegriamo di lei? Perché la luce che riceve dal sole la ridona a noi. Anche quelle stelle scintillanti: la loro luminosità e splendore consistono nel loro dare. Prendete la terra; Qual è la sua eccellenza ma cosa dà? Migliaia di anni fa c'erano vaste foreste che ondeggiavano ai raggi del sole e si davano alla morte per formare vaste riserve di carbone per un uso futuro. Non c'è un albero che non dia perpetuamente. Non c'è un fiore, ma la sua stessa dolcezza sta nel suo spargere la sua fragranza. Tutti i fiumi sfociano nel mare, il mare nutre le nuvole, le nuvole svuotano i loro tesori, la terra restituisce la pioggia in fertilità, e così è una catena infinita di generosità nel dare. Non c'è nulla in questo mondo che non viva dando, tranne un uomo avido, e un uomo del genere è un pezzo di sabbia nel meccanismo. Lui è obsoleto; completamente fuori dall'ordine di Dio. Ma l'allegro donatore sta marciando al ritmo della musica delle sfere

(2.) La grazia ha messo un tale uomo in ordine con le leggi della redenzione così come con le leggi della natura. La salvezza non è una cosa da guadagnare e da conquistare, ma è il risultato della grazia gratuita di Dio. Ora, il cristiano professante, che non è un donatore, o che non è un donatore allegro, è fuori ordine con il sistema che ruota intorno alla Croce di Cristo

(3.) Lui ama tutto ciò che rende felice il Suo popolo; e lo spirito d'amore verso gli altri è la fonte più sicura di felicità. Lui che vive per se stesso deve essere infelice

(4.) In tali Lui vede l'opera del Suo Spirito. Ci vuole molta grazia per rendere alcuni uomini donatori allegri. Per alcuni, l'ultima parte della loro natura che viene mai santificata sono le loro tasche

(III.) Perché noi che amiamo il Signore dovremmo cercare di essere donatori allegri che Dio ama. Perché

1.) Tutto ciò che abbiamo lo dobbiamo a Lui

(2.) Ricordate che il tempo per dare sarà presto finito

(3.) Abbiamo bisogno di un Dio che dona. (C. H. Spurgeon.)

Dare allegro:-Quando San Paolo ci dice che Dio ama un donatore allegro, deve sicuramente intendere che nel dare allegro c'è qualcosa che Dio approva. Se qualcuno gli avesse suggerito che gli uomini cristiani, in ogni caso in questo mondo, devono sempre aver bisogno della pietà e della pazienza di Dio, e non possono mai meritare la Sua approvazione in nulla di ciò che sono o meritano, avrebbe risposto che essi sono opera di Dio, creati in Cristo Gesù per le buone opere, e che Lui è in grado di creare con materiali molto poveri ciò che Lui stesso può considerare con diletto. Sono grato di credere che in coloro che non portano il nome di Cristo ci sono molte virtù che Dio onora, e che nel popolo cristiano Lui riconosce una bontà che è nascosta non solo a se stessi, ma agli altri uomini. Non a caso l'apostolo parlò di un dare "allegro", e non semplicemente di un dare coscienzioso, o di un dare liberale, o di un dare senza ostentazione. Ci sono solo due passaggi in cui la parola, che in questo luogo è tradotta molto correttamente allegro, e la parola affine allegria, ricorrono nel Nuovo Testamento; entrambi sono negli scritti di San Paolo, ed entrambi i testi si riferiscono al dovere di dare. Lo scrittore dice ai Corinzi che Dio ama il donatore allegro, e scrivendo ai Romani dice che colui che mostra misericordia deve farlo con gioia. Ci sono molti doveri che devono essere assolti con solennità, e alcuni che non è un peccato assolvere con riluttanza; Ci sono alcuni doveri il cui adempimento ci rende molto tristi, ma i doveri di dare e di mostrare misericordia devono essere assolti con gioia. Ci sono alcune persone che danno, ma che non sono certo donatori allegri. È impossibile, suppongo, che l'uomo che dona ostentatamente sia un donatore allegro. Lui non prova alcun piacere a separarsi dal suo denaro. La soddisfazione non sta nel dare, ma nell'onore che gli viene come risultato, ed egli è tormentato da molteplici ansietà sul fatto che i suoi desideri saranno esauditi o meno. L'uomo che dà perché è abitudine della gente intorno a lui dare non è un donatore allegro. Lui non sarebbe dispiaciuto se non ci fosse un ospedale, così come non sarebbe dispiaciuto se non ci fosse una tassa sul reddito. Senza dubbio la maggior parte dei doveri diventa più piacevole quanto più fedelmente vengono adempiuti, e se qualcuno è consapevole di non avere alcuna inclinazione a dare, e nessun piacere nel farlo, dovrebbe comunque dare perché la sua coscienza lo loda. Sarebbe bene che un uomo del genere ricordasse che c'è una relazione molto intima tra la coscienza e il cuore. Se il cuore non desidera ardentemente donare, è molto probabile che la coscienza si accontenti di doni che sembrerebbero del tutto inadeguati se avesse lo spirito di generosità. Sono incline a pensare che seguendo questa strada, e pregando Dio molto ardentemente per la grazia della generosità, si svilupperà gradualmente lo spirito generale di carità. Ma, credo, ci sono molti di voi che San Paolo stesso descriverebbe come donatori allegri. Credo di conoscere persone che si sentono grate a chiunque faccia loro conoscere un nuovo canale per la loro benevolenza, che parli loro di un bisogno che possono alleviare e di un dolore che possono confortare

(1.) Per dare allegramente è necessario, prima di tutto, che il cuore sia libero dallo spirito di cupidigia. Non c'è nulla di male che io possa vedere in un uomo che ama le cose che solo il denaro può comprare; E non c'è nulla di male nel desiderare di fare soldi per poterli acquistare. Non posso pensare che Dio sia dispiaciuto se ci piacciono le cose piacevoli che Lui ha fatto, perché Lui voleva che ci piacessero, altrimenti Lui non le avrebbe mai fatte. E se non è peccato amarli, non è peccato desiderare di averli; Ma non possiamo averli senza soldi. Ma è possibile amare troppo queste cose piacevoli, avere il cuore assorbito da esse; È possibile prendersi troppo cura di loro, ed essere indifferenti al grande fine della vita, e a quei doveri supremi che dovrebbero avere il nostro primo pensiero e la nostra più seria cura. Forse non è tanto l'amore per le cose piacevoli che il denaro porta ad essere il peggior nemico della generosità di cuore, quanto il desiderio di vivere con stile, e il desiderio di accumulare denaro per se stesso. Dio ama chi dona con gioia, perché il dare con gioia dimostra che lo spirito di concupiscenza è cancellato

(2.) Per dare allegramente ci deve essere una sincera simpatia per gli oggetti particolari per i quali ci viene chiesto di dare. Senza dubbio molte circostanze accidentali determinano la direzione in cui sono dirette le nostre simpatie. Molti di noi hanno un profondo interesse per le missioni presso i pagani, mentre alcuni di noi si preoccupano maggiormente delle missioni presso i pagani in patria. Alcuni uomini sono particolarmente colpiti dall'importanza del dovere di costruire cappelle, e alcuni, anche se non molti, sono particolarmente interessati ai nostri collegi. Molti di noi hanno conosciuto persone che sono andate all'ospedale durante l'anno, e ne sono uscite in salute e in forza, ed è quasi impossibile per un uomo con un cuore umano che batte nel petto non essere toccato dall'appello che vi giunge oggi. Dio ama un uomo che dà volentieri per un oggetto di questo tipo, perché il dono è indotto dallo stesso spirito di compassione con cui la mano di Cristo è stata mossa a conferire un sollievo miracoloso. Quando chiediamo di essere riempiti della mente che era in Cristo Gesù, desideriamo essere riempiti della compassione per la miseria umana che lo possedeva

(3.) Nel dare allegramente, i nostri doni devono avere una giusta proporzione con le nostre risorse. Credo che qualsiasi uomo che l'anno scorso avesse dato uno scellino alla colletta, e non fosse consapevole di alcun brivido di piacere, scoprirebbe che dando dieci scellini il piacere verrebbe. Dio stesso si rallegra senza dubbio di tutta la gioia con cui la sua mano generosa arricchisce le sue creature. Lui ama un donatore allegro, perché quando un uomo dà allegramente non solo per l'impulso di un amore generoso, ma dà abbastanza da rendere il suo dono un vero sacrificio, e da ogni sacrificio per gli altri siamo portati a una più stretta simpatia con Dio stesso

(4.) Il dono diventa più gioioso quando viene esaltato in un atto di ringraziamento e in un'espressione di amore per Dio così come per l'uomo. La raccolta fa parte del servizio; ed è qualcosa per noi avere una parte del servizio alla quale tutti possiamo prendere parte con allegria. In gran parte del servizio, temo, c'è ben poca gioia per molti di voi. Quando mostriamo la lode di Dio, alcuni dei vostri cuori sono pieni di rimprovero, perché non c'è più fervore e gioia nel ringraziamento. Ma quelli di voi che sono più depressi possono rallegrarsi che a un appello che Dio fa potete rispondere con gioia. Oggi Lui ci chiede che cosa faremo per alleviare le loro sofferenze e riportarli in salute. Lui si rallegrerà se il nostro cuore sarà mosso a compassione pensando a loro, e se li doneremo allegramente per amore. Ma se ricordiamo quanto gli sono cari, e per questo li doniamo di più, Lui si rallegrerà ancora di più. E anche noi daremo tanto più volentieri se ci ricorderemo che con il nostro dono non solo alleviamo le sofferenze umane, ma rallegriamo il cuore di Dio. Ecco qualcosa che possiamo fare per Dio Stesso. Voi Mi servite se servite i Miei figli. "Dio ama chi dona allegramente", perché colui che dà più allegramente, lo fa per amore di Dio, così come per amore dell'uomo. (R. W. Dale, D.D.) "Dio è in grado di far abbondare verso di te ogni grazia".

L'onnicapacità di Dio:-Queste parole si trovano nel cuore di un capitolo che è quasi interamente occupato da istruzioni sul dare. È abitudine del nostro apostolo, nella discussione di un particolare argomento, elevarsi. fino a un livello più alto, dove può afferrare qualche principio più generale e comandare una visione più ampia. Il linguaggio del versetto è simile a quello di Efesini 3:20

(I.) "Dio è in grado di farlo": una proposizione molto semplice. Un discorso evidente per coloro che credono veramente in Dio. L'opinione di molti non è forse simile a questa? - "Dio non è in grado di fare molto in modo specifico. Concedendo la Sua esistenza personale, Lui può agire solo secondo la linea delle leggi, e in conformità con le grandi forze dell'universo. "Dio ha la forza" è la nostra risposta a questo. Qualunque cosa Lui abbia fatto, Lui può farla di nuovo. Lui non è forse il Creatore ancora, ogni giorno? Ogni mattina Lui dice: "Sia la luce". Ogni anno Lui dice: "La terra produca erba ed erba che produca seme secondo la sua specie".

(II.) Allora sicuramente Lui è in grado di governare il mondo che Lui ha creato, e ancora crea. Lui è il Signore della Creazione, e non il suo servitore. Le "leggi" del mondo non sono altro che i metodi di Dio. La natura è il modo di agire di Dio oggi. Se domani Lui agirà diversamente, anche questa sarà la natura. Sarà un'altra natura, un altro metodo di Dio fatto conoscere. Lui piò agire dietro tutti i punti che sono visibili a noi, e senza alterare l'"ordine della natura" Lui può produrre ciò che Lui desidera

(III.) Possiamo quindi chiederGli di darci ciò che pensiamo sia bene per noi. Ci sono dei limiti alla preghiera come a tutto il resto. Ognuno è tenuto a dire con il Maestro stesso: "Tuttavia, non come voglio io, ma come Tu vuoi". C'è ancora spazio per la preghiera

(1.) Prendi, e.g., "Dacci oggi il nostro pane quotidiano". A questo quasi nessuno avrebbe obiezioni. Anche le persone scettiche desiderano essere nutrite. Anche il più ricco degli uomini ha bisogno di pane. Ma quella semplice preghiera è un appello alla capacità di Dio; e se si risponde, come avviene continuamente, implica considerazioni soprannaturali

(2.) Preghiamo Dio anche per il tempo. Ma ci sono alcuni che hanno quasi paura di pregare al riguardo. La sensazione è: "Faremmo meglio a lasciar perdere; Dio sa meglio di chiunque altro cosa fare. Siamo sotto leggi fisiche. Se preghiamo, sia per lo spirito di sottomissione verso di loro". Questo fantasma oscuro che gli uomini chiamano legge, che non è altro che l'attuale quantità della loro conoscenza dei metodi di azione di Dio, scompare per un po' quando la grande Presenza si realizza, e poi torna di nuovo a gironzolare e si dirige verso il trono, e i suoi adoratori stanno in piedi con formule e definizioni, con registrazioni di scoperte, con cataloghi di scienze e arti, e dicono: "La legge è il re". 3. Così arriviamo alla solenne e terribile questione: "Dio o non Dio!" Infatti, se non posso chiedere a Dio il mio pane quotidiano, se non posso dirgli ciò che desidero riguardo al tempo, allora di che cosa posso parlargli? "Sulle benedizioni spirituali"; Ma non sono anche dati secondo la legge? Se Dio è tenuto ad agire invariabilmente nella sfera materiale, Lui è ugualmente tenuto ad agire invariabilmente nella sfera spirituale; e se non possiamo pregarlo nell'uno, non possiamo pregarlo nell'altro. È Dio o non Dio

(IV.) La preghiera scaturisce da questa fede che "Dio è potente". Che cos'è infatti la preghiera? "Padre nostro che sei nei cieli" è la risposta. La preghiera è il bambino che parla al Padre, chiedendo qualsiasi cosa che sembri buona e necessaria

(1.) La preghiera è chiedere. Non è dettatura. Se lo fosse, sarebbe passibile delle obiezioni mosse nei suoi confronti

(2.) Le risposte arrivano in molti modi. A volte vengono negando la richiesta particolare, in modo che possa essere data una benedizione più grande

(3.) Dici: "Non mi preoccupo tanto delle cose esteriori di questa vita, ma sono oppresso da un senso di colpa: non vedo via d'uscita, poiché sta scritto: "Come un uomo semina, così mieterà anche"? Io rispondo: "Dio ha la capacità di perdonare".

(4.) Dici: "La mia natura sembra senza forza. Posso desiderare, ma non posso fare nulla"? Io rispondo: "Dio ha il potere" di fare di voi tutto ciò che Lui progetta che l'uomo sia

(5.) O dici: "Spero di essere perdonato, eppure ho paura. Il cuore è ingannevole, la tentazione è forte. E se, dopo tutto, dovessi fare naufragio nella fede"? La mia risposta è: "Dio è in grado" di guidarti in modo sicuro. (A. Raleigh, D.D.)

Grazia abbondante:-

(I.) Il tesoro inesauribile: "Tutta la grazia". Sapete che se un uomo ha un po' di denaro e vive del capitale, può liberarsene di tutto ed essere ridotto al bisogno; Ma qui c'è un tesoro di cui puoi vivere, l'interesse e anche il capitale, finché dura la vita

(1.) Questo è custodito da Dio Padre nel Suo infinito, paterno amore; e non può essere saccheggiato più di quanto non possa fallire o essere esaurito

(2.) È tenuto ufficialmente e responsabilmente dal nostro Capo del patto. Lui è il Tesoro, ed Lui è il Tesoriere

(3.) È impartito dallo Spirito Santo. E' Suo compito prima di tutto impiantare tutte le Sue grazie, e poi impartire provviste a quelle grazie per chiamarle a un esercizio vivo

(II.) L'abbondanza dell'offerta. "Dio ha il potere di far abbondare verso di te ogni grazia". È inutile che un uomo mi dica che ha abbondanza d'oro rinchiuso in una cassa di ferro, e ha perso la chiave; ma lascia che venga messo in evidenza, e potrebbe essere di una certa importanza. Lo stesso vale per l'enunciazione del mio testo. Dio non ci tratta con la stessa parsimonia con cui noi trattiamo con Lui. È la grazia sovrabbondante che Lui elargisce

(1.) Lui non sempre incontra il capriccio, il desiderio carnale del Suo popolo, ma Lui fa sempre abbondare la Sua grazia in tutto ciò di cui hanno veramente bisogno

(2.) Dio fa abbondare ogni grazia per la ricostituzione del figlio di Dio esausto. Quelli di voi che sono stati abituati a esercizi acuti saranno preparati subito a riconoscere le stagioni in cui si sono sentiti esausti, proprio come l'uomo che sta correndo una corsa, e si candida per vincere il premio, ma la sua forza è esaurita, proprio come l'uomo che ha fame e sete per molto tempo, e quasi desidera morire. Ora, in casi come questi, a che serve l'abbondanza della grazia se non a riempire? "Lui dà forza agli indeboliti, e a quelli che non hanno forza Lui accresce la forza." (J. Irons.) Essendo arricchito in tutto a tutta la munificenza.-

Ragioni per la penuria che si auto-confutano:-Ci sono alcune parole usate da persone che ignorano completamente il loro vero significato. Quando ci si appella a qualche ente di beneficenza, le scuse standard sono: "Devo essere parsimonioso, frugale, parsimonioso"; con ciò intendono dire che devono essere di cuore ristretto, avari, anche se non intendono che tu prenda questo come loro significato. Ma mai parole sono state usate in modo più improprio. Vediamo cosa significano veramente

(I.) Economico deriva dalla radice greca che significa "alimentazione domestica". Ora, padri e madri, che cosa significa l'alimentazione domestica? Solo per dosare così tanti grammi al tuo bambino piccolo, e un po' di più al tuo primogenito? È questo il modo in cui nutriamo i nostri figli? No! Li mettiamo a tavola e li lasciamo mangiare quanto vogliono, finché non ne hanno abbastanza: questa è economia. L'economia mosaica è la dispensazione delle abbondanti grazie di Dio attraverso l'insegnamento, ecc., di Mosè alla famiglia d'Israele. L'economia di Cristo è tratta, suppongo, dal miracolo dei pani, dove Cristo sta come il Padre, spezza il pane, lo benedice e lo distribuisce, e ce n'è abbastanza e in abbondanza. L'economia della grazia è Dio che dà abbastanza per tutti e per tutti, donando il Suo Spirito Santo, abbastanza per ognuno e per tutti. Economia è una delle parole più nobili e generose della lingua

(II.) Parsimonioso. Tu dici: "Devo essere parsimonioso", e spero che lo farai; perché è un aggettivo derivato dalle parole "prosperare". E prospera il più velocemente possibile, e la benedizione di Dio sia con te. Ma non attribuirgli un significato che sia "meschino". Un tavolo parsimonioso è un tavolo fiorente, e anche abbondante

(III.) Frugale. Questo deriva dal latino Frugis, fruttuoso. Una tavola frugale è una tavola feconda, che geme sotto il peso dei doni temporali di Dio. (R. Maguire, D.D.)

14 2CORINZI CAPITOLO 9

2Corinzi 9:13-14

Con l'esperimento di questo ministero essi glorificano Dio per la vostra professata sottomissione al vangelo di Cristo.

Professata sottomissione al vangelo di Cristo:-Abbiamo qui-

(I.) Un riassunto dei principi cristiani: "Il vangelo di Cristo". E che cos'è il vangelo? Si tratta, in definitiva, di un annuncio

(1.) Una salvezza completa

(2.) Una salvezza finita

(3.) Una salvezza gratuita

(4.) Una salvezza infallibile ed eterna

(II.) Un riassunto dell'esperienza cristiana. "La tua sottomissione". 1. Ciò porta con sé la supposizione che l'uomo non ami naturalmente il vangelo di Cristo. E la depravazione non cederà mai finché non sarà sottomessa al vangelo di Cristo

(2.) La prova di questa sottomissione è l'essere disposti a sottomettersi all'umiliante piano di salvezza, e questo è illustrato nel caso di San Paolo

(III.) Un'esibizione della pratica cristiana: "la tua professata sottomissione". Ci deve essere allora una professione di religione. Se il ritiro, se la comunione solitaria con Dio fosse stata tutto ciò che era necessario, Lui ci avrebbe destinato a vivere in solitudine piuttosto che in comunità. (R. C. Dillon, D.D.) Che cosa è essenziale per l'appartenenza alla Chiesa?-Desidero attirare l'attenzione sulla dichiarazione di coloro che professano obbedienza a Cristo unendosi alla Chiesa. Un tale professa di avere...

(I.) Una chiara comprensione dei primi principi del vangelo di Cristo. Non si può fare veramente una professione se non la si fa con intelligenza. C'è una differenza tra conoscenza e fede, ma quando c'è fede ci deve essere una certa conoscenza. L'ignoranza segna la credulità, ma non la fede. È vero, c'è una differenza tra apprensione e comprensione. Spesso apprendiamo ciò che non possiamo spiegare. Per essere cristiani non è necessario essere teologi; tuttavia ci deve essere una chiara concezione che Gesù Cristo è il Signore, che Lui ha sofferto ed è morto per rendere possibile la salvezza. Nell'attuale reazione contro i credi dobbiamo fare in modo che non molliamo la nostra presa sulle verità essenziali

(II.) Un'esperienza personale del potere del Vangelo. Gli uomini dovrebbero prima venire a Cristo, poi nella Chiesa. Non pretendo che il membro della Chiesa debba essere in grado di raccontare il momento in cui è nato nel regno del Salvatore, o i dettagli della sua conversione. La sentinella potrebbe non essere in grado di dire quando il primo debole bagliore del giorno fu nel cielo orientale, ecc. Quello che dovrei sapere è che il giorno è spuntato nel mio cuore. Non si pretende che il cristiano debba essere perfetto. Il piccolo della classe di base è uno studente tanto quanto il giovane con i suoi calcoli. Quindi nessuno deve essere escluso dalla scuola di Cristo perché sta solo imparando l'alfabeto della Sua dottrina

(III.) La volontà di sacrificare tutto ciò che è incompatibile con una vita cristiana. Il cristiano ha un solo Signore, Cristo Gesù. Se entra dove c'è un altro governante, chiamatelo orgoglio, moda o come volete, diventa un traditore del suo Signore. Ricordate, il cristiano può avere un solo re. E pensate all'avvertimento di Paolo, che chi dubita è già condannato

(IV.) La volontà di lavorare con la Chiesa a favore del cristianesimo. La Chiesa ha un'opera da fare nel mondo

(1.) A coloro che hanno professato questa sottomissione: Hai conservato questa professione? 2. A coloro che non hanno fatto professione: Perché non avete professato Cristo? (W. M. Taylor, D.D.)

La resa del cristiano a Cristo:-L'apostolo esprime il suo pensiero in linguaggio militare. Lui parla della confessione di Cristo che i cristiani di Corinto avevano fatto come una resa, in cui hanno deposto le armi della loro opposizione e si sono arruolati sotto la Sua bandiera. Lui parla della loro sottomissione come di una subordinazione all'autorità militare. Questa è l'idea di Paolo dell'appartenenza alla Chiesa

(I.) Il vangelo è un grande corpo di verità ricevuto dal cielo per rivelazione immediata, e per questa ragione di un ordine superiore e di un'autorità più vincolante di qualsiasi verità che ci giunga in modo naturale. A questo sistema di verità rivelata dobbiamo sottomettere le nostre comprensioni. Dobbiamo riceverla come Parola di Dio

(II.) Il vangelo è la rivelazione di un metodo di salvezza, un metodo nuovo, che l'uomo non avrebbe mai potuto concepire, un metodo esclusivo, in modo che un uomo debba scartare tutti gli altri se accetta questo. L'appartenenza alla chiesa implica, in questo secondo senso, la sottomissione del cuore al metodo di redenzione rivelato nel vangelo: la rinuncia a ogni ipocrisia

(III.) Il vangelo prescrive una regola di vita pratica. Così, dunque, egli deve sottomettere la sua vita alla guida e al controllo dello Spirito Santo

(IV.) Il vangelo è il grande agente di Dio per la rigenerazione, la purificazione, l'illuminazione del mondo. L'appartenenza alla chiesa implica la sottomissione delle proprie risorse al servizio di Cristo. Il tempo di un uomo, la sua influenza, il suo denaro, tutto deve essere deposto sull'altare per essere usato secondo il bisogno del Signore. Questo è il tipo di appartenenza alla Chiesa di cui abbiamo bisogno oggi. (T. D. Witherspoon, D.D.) "Siano rese grazie a Dio per il Suo dono ineffabile".

Il dono ineffabile di Dio:-Considera Cristo come...

(I.) Il dono di Dio

(1.) Cosa non è implicito

(1) Che c'è una qualsiasi retrocessione da parte del Figlio rispetto al Padre. Le uscite del Figlio sono "dall'antichità, sì, dall'eternità". "Prima che Abramo fosse, io sono".

(2) Che c'è qualche inferiorità nella natura, nelle perfezioni o nella beatitudine da parte del Figlio; poiché ciò che il Padre è che il Figlio è

(3) Ancor meno che ci fosse alcuna involontarietà da parte del Figlio a venire da noi. Il Figlio era disposto a essere dato come il Padre lo era a darLo

(2.) Cosa è implicito

(1) La nomina del Salvatore da parte del Padre all'opera di sostituzione dei peccatori

(2) La sottomissione del Salvatore, come Sostituto del peccatore, a tutte le conseguenze che la Sua situazione comportava, avendo assunto l'impegno di soddisfarci

(3) L'applicazione del Figlio all'anima del peccatore come sua parte, con tutte le benedizioni che sono conseguenti alla Sua missione

(II.) L'ineffabile dono di Dio. Ora questa parola "indicibile" ricorre solo due volte altrove (CAPITOLO 8:4; 1Pietro 1:8

(1.) È indicibilmente grande. La sua grandezza supera ogni espressione umana. È un dono divino. La divinità è il sole che illumina e indora ogni passaggio di ispirazione

(2.) È indicibilmente libero. E, dopo tutto, è la gratuità di questo dono che lo rende così degno di Dio da dare, e così adatto per noi da accettare

(3.) È indicibilmente necessario. Eravamo perduti, e nessuno, tranne Cristo, poteva trovarci; morto, e nessuno all'infuori di Cristo poteva risuscitarci; affondato, e nessuno tranne Cristo poté recuperarci; lontano, e nessuno all'infuori di Cristo poteva condurci dentro; colpevole, e nessuno all'infuori di Cristo potrebbe procurarci il perdono

(4.) È indicibilmente efficace. Un dono può essere di per sé estremamente prezioso: può essere stato concesso con grande gentilezza, ma, in un modo o nell'altro, può non riuscire a rispondere al fine che si prefigge. Ma ecco un dono che è efficace

(III.) Un dono per il quale si deve ringraziare a Dio. Questi ringraziamenti devono essere

1.) Personale

(2.) Fervente e vivace

(3.) Pratico. Come dice Philip Henry, "il ringraziamento è buono, ma vivere il ringraziamento è meglio". (J. Beaumont, M.D.)

Il dono ineffabile di Dio:-

(I.) Il dono di Dio

(1.) La sua natura. È il dono del Suo amato Figlio. I profeti Lo predissero come dono di Dio: "Un Figlio ci è stato dato". Gesù descrive se stesso come il dono di Dio: "Dio ha tanto amato il mondo che Lui ha dato", ecc. Gli apostoli annunciano Gesù come dono di Dio Romani 6:23; 1Giovanni 5:2). 2. La sua eccellenza. È indicibile in

(1) La sua fonte. L'amore di Dio. Chi può dire perché Dio ci ha amati? chi può calcolare quanto Dio ci ha amati? o chi può comprendere l'inizio o la fine dell'amore di Dio in Cristo Gesù? Chi può dirne la durata o le perfezioni, la tenerezza o la forza? Gli angeli si chinano dal loro trono nella gloria per contemplare e adorare la manifestazione dell'amore redentore in Cristo

(2) Il suo valore. Per farvi una vaga idea del valore di questo dono, considerate: (a) la divinità della persona del Redentore. (b) La profondità delle sofferenze del Redentore

(3) Il suo carattere. Tutta la sapienza, i misteri e le benedizioni si uniscono in Cristo crocifisso

(4) La sua applicazione è: (a) gratuita. Gesù invita tutti, e non scaccia nessuno. (b) Spirituale. Benché offerto a tutti gratuitamente, solo lo Spirito Santo può applicarlo efficacemente

(5) I suoi effetti. Perdono, pace, santità, cielo

(II.) Il dovere dell'uomo. Per ringraziare Dio per il dono di Suo Figlio

(1.) Con la gratitudine dei nostri cuori

(2.) Con le lodi delle nostre labbra

(3.) Con l'obbedienza della nostra vita. (J. Cawood, M.A.)

L'ineffabile dono di Dio: Tutti i doni di Dio sono buoni; ma ce n'è uno che, nel suo valore intrinseco e nell'importanza delle sue benedizioni, li trascende infinitamente tutti, cosicché, senza esagerare, è "indicibile". Quel dono è Gesù Cristo. È indicibile...

(I.) Nella gratuità della sua donazione

(1.) Era immeritato; Era un dono per coloro che non hanno mai avuto l'ombra di un diritto. Era un dono per l'uomo, non in uno stato di fedeltà e innocenza, ma di ribellione e apostasia

(2.) Mai il dono è stato così del tutto non richiesto. La grazia che ci è stata data in Cristo, Gesù Dio ce l'ha data prima che il mondo cominciasse

(II.) Nel suo valore

(1.) Di per sé è indicibile. La meravigliosa unione del Divino con la natura umana nella persona dell'Emmanuele è infinitamente più di quanto le nostre deboli forze possano comprendere. Eppure è una verità rivelata nel modo più chiaro. Da questa unione nasce la Sua capacità di salvare; da qui il valore incalcolabile del suo sacrificio. Da un lato, essendo umani, Lui può obbedire e soffrire; d'altra parte, essendo Divino, c'è un merito infinito impresso nella Sua obbedienza e nelle Sue sofferenze

(2.) Il suo valore relativo. Pensate alla relazione in cui si trovava il Redentore

(1) Al Padre. Pensate alla gloria che aveva presso di Lui prima che il mondo fosse

(2) All'universo, come il Creatore, il Proprietario e il Signore Sovrano

(III.) Nei risultati della sua elargizione

(1.) La salvezza degli uomini. Questo era il grande obiettivo della missione del Redentore. È una salvezza da

(1) La contaminazione del peccato. La purezza ne è una parte essenziale

(2) Il potere del peccato. Il peccato non dominerà su coloro che, giustificati per fede, non sono più sotto la legge, ma sotto la grazia

(3) L'ira di Dio. Dio è arrabbiato con i malvagi ogni giorno

(4) Il pungiglione della morte

(5) La resurrezione della dannazione, i terrori del giudizio e le pene dell'inferno

(2.) L'onore di Dio. (T. Raffles, D.D.)

Il dono ineffabile:-Lasciami-

(I.) Illustra questa interessante dottrina. Per il dono di Cristo riceviamo

1.) Il dono della verità religiosa

(2.) Il dono della coscienza. Dove non c'è verità non c'è coscienza; gli uomini sembrano addormentati; nei loro falli e peccati sono morti. Tale era lo stato del mondo pagano

(3.) Il dono della giustizia mediante la fede. È solo per mezzo di Cristo che veniamo a conoscenza del fatto che il Dio che abbiamo offeso è placabile, e che è nel Suo misericordioso proposito perdonare

(4.) Un nuovo ordine di affetti

(5.) Il privilegio del culto pubblico

(II.) Migliorarlo

(1.) Questo dono ineffabile, con tutte le benedizioni che ne sono derivate, può essere stato offerto a noi invano

(2.) In esso vedi l'amore di Dio; La sua prontezza a salvare

(3.) Se il dono è ineffabile, per la pienezza e la varietà delle sue benedizioni, allora ci abbiamo presentato la visione più nobile della vera vita di un cristiano. In ogni altra forma di religione, o in quelle formate da una forma corrotta della vera religione, vediamo presto tutto ciò che possono dare; La primavera si secca presto, o, piuttosto, non scorre mai se non nell'immaginazione del devoto illuso. Ma qui la pienezza è inesauribile e diffonde innumerevoli benedizioni davanti a noi nel tempo e nell'eternità. (R. Watson.)

Il dono ineffabile:-È indicibile perché-

(I.) È preziosissimo 1Pietro 2:7. Supponiamo che io metta nella tua mano un grosso gioiello del valore di diecimila sterline; poi te ne mostro un altro, e dico che se ne vedono solo quattro sulla faccia della terra. L'uno è costoso, l'altro raro ed entrambi sono preziosi. Cristo è prezioso perché

1.) Lui è molto prezioso. La sua umanità è adornata di ogni grazia; La Sua Divinità si arricchisce di ogni perfezione

(2.) Lui è il più raro. C'è solo una Bibbia, e questo è sufficiente. Abbiamo un solo sole. Così abbiamo un solo Salvatore, e non abbiamo bisogno di nessun altro

(II.) È più completo Romani 8:32. Comprende tutto ciò di cui abbiamo bisogno per il tempo e per l'eternità. Coloro che ricevono questo dono ricevono

1.) Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo

(2.) Tutti i privilegi spirituali

(3.) Cielo Giovanni 14:1

(III.) È il più adatto. Coloro che ricevono questo Dono ricevono vesti per le loro anime nude Apocalisse 7:13. Coloro che sono spiritualmente affamati ricevono "il Pane della Vita" Giovanni 6:48. L'acqua serve a saziare gli assetati; coloro che ricevono questo Dono ricevono l'"acqua della vita" Giovanni 4. Coloro che ricevono questo Dono ricevono la libertà dalla schiavitù di Satana e del mondo Isaia 61:1

(IV.) È molto soddisfacente. Il mondo non soddisfa mai. Quella grande borsa d'oro contiene ventimila sovrane. Cosa c'è scritto all'esterno? "Non soddisfa." Ma che cos'è Cristo? Un Dono così prezioso che chi lo riceve è sazio per sempre

(V.) È eterno Romani 6:20. Vedete incise su tutte le cose terrene le parole: "Solo per un certo tempo". (A. Fletcher, D.D.)

Il dono ineffabile:-

(I.) Prima di considerare che cosa sia questo dono ineffabile, consideriamo quelli di cui si può facilmente parlare

(1.) Che mondo meraviglioso è questo! Quale bellezza, varietà, maestosa presenza della legge, vasto ordine, infiniti adattamenti ai fini della vita! Esci in una mattina d'estate. L'uomo va avanti verso il suo lavoro e la sua fatica, creando un altro mondo di arte e di uso, un microcosmo nel macrocosmo. Anche a Lui è permesso di essere un creatore nella sua piccola sfera

(2.) La vita è un piccolo giorno, ma come è piena di opportunità per la conoscenza, per il lavoro, per l'amore! 3. E che dono meraviglioso è l'anima umana! Quali poteri misteriosi vi si nascondono, lentamente evoluti in grandi attività! Per tutto questo possiamo ben ringraziare Dio ogni giorno e ogni ora. Ma perché? Lui non ha bisogno di parole di lode. Lui non può amare la lode come la desiderano gli uomini. A questo molti risponderebbero: "Lui desidera la nostra lode non per se stesso, ma solo per il nostro. Ci fa bene essere grati". Questo è vero fino a un certo punto, ma è vero solo a metà. C'è un senso in cui Dio può godere dei ringraziamenti delle Sue creature. Se questi nostri ringraziamenti provengono dall'amore, allora anche l'Infinita Maestà del Cielo può trovare gioia nel cuore grato della creazione, perché l'amore unisce l'alto e il basso. Chi può mai disprezzare o essere indifferente all'amore sincero?

(II.) L'amore, quindi, è "il dono ineffabile". 1. Il dono che fa il valore di tutti gli altri doni. Non apprezziamo un dono dell'uomo a meno che non vediamo in esso un po' d'amore. L'ingratitudine è l'incapacità o la riluttanza a riconoscere l'amore in un donatore

(2.) L'amore è "ineffabile", perché chi può descrivere anche l'amore umano, tanto meno l'amore infinito? Ma ciò che non possiamo descrivere, possiamo vederlo e conoscerlo. Chi può descrivere il profumo di una violetta? Eppure lo sappiamo. Chi può descrivere la melodia del canto di un usignolo o la musica di una voce gentile? Ma questi li conosciamo, e possiamo ricordarli dopo lunghi anni. Così possiamo conoscere, anche se non possiamo descriverlo, questo dono ineffabile dell'amore divino. Gli uomini possono ricevere tutti gli altri doni di Dio, e se in essi non si vede amore, non susciteranno alcuna gratitudine. Un uomo di gusto può essere gratificato, ma difficilmente grato, alla vista della bellezza esteriore. La vista di vaste leggi può gratificare il nostro desiderio di conoscenza; Un uomo può fare il bene semplicemente perché è giusto, e troverà soddisfazione nel farlo. Ma il "dono ineffabile" potrebbe non essere contenuto in nessuna di queste benedizioni. Non è finché non vediamo l'amore nei doni di Dio che siamo grati; e quando vediamo l'amore non possiamo fare a meno di esserne grati

(3.) Ma non è questa la meraviglia delle meraviglie, che l'Essere Infinito non sia al di sopra della portata dell'amore? Vediamo dappertutto potere, saggezza, adattamenti benevoli; Ma davanti all'essere personale, il grande cuore dell'universo, pende un velo impenetrabile. Per l'intelletto questo mistero è insondabile. Ma uno ha scostricato quel velo, uno che fin dall'inizio ha parlato di Dio come Padre. Possiamo arrivare all'Essere Infinito per l'ampia strada maestra della ragione. Ma chi, se non Gesù, ha rivelato il mistero più profondo dell'amore divino? Ci sono stati, infatti, mistici in tutte le religioni che hanno cercato con pratiche ascetiche di purificarsi in modo da incontrare Dio nelle loro anime. Ma Gesù porta l'amore di Dio a tutti, non al pensatore o al monaco, ma al figlio più umile dell'Amico Infinito. Il marinaio sull'albero alto e vertiginoso può sentire sotto di sé le braccia eterne. Il giovane soldato, morente di dolore sul campo di battaglia, può dire: "Padre mio!" ed essere in pace. Il peccatore in mezzo alla tentazione può lanciare nel suo cuore un grido di aiuto, ed essere perdonato e salvato. Il bambino può parlare con questo caro Padre, e il suo chiacchiericcio infantile raggiungerà l'orecchio dell'Infinito

(4.) E questo dono ineffabile è dato a voi e a me. A noi è stata inviata la parola di questa salvezza. Salvezza! Perché cosa c'è di più sicuro che sentirsi nell'abbraccio di un amore infinito? Il sacrificio e l'offerta a Lui non sono richiesti. Lui dice solo questo: "Figlio mio, dammi il tuo cuore". E per permetterci di fare questo, mostra come Lui amasse così tanto il mondo da dare il Suo unico Figlio per portare lo stesso senso dell'amore di un Padre al resto dei Suoi figli. (J. Freeman Clarke, D.D.)

Il dono ineffabile:-Nulla può eccitare il popolo di Dio a dargli come il ricordo di ciò che Dio ha dato a loro. "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date". Le grazie del Vangelo sono meglio stimolate dai motivi del Vangelo. Il Vangelo è fondato sul dare, e il suo spirito è il dare. Dio ci dà Gesù, tutto, in effetti; e poi, mossi dall'amore per Lui, ci ridoniamo a Lui e al suo popolo

(I.) Cristo è il dono ineffabile

(1.) Nessun uomo può stabilire dottrinalmente l'intero significato del dono di Cristo agli uomini. I devoti e gli studiosi hanno essi stessi gridato: "Oh, gli abissi", ma non hanno preteso di scandagliare questo abisso di mistero. È inutile tentare una definizione di infinito. La teologia può parlare su molti temi, e ha molto da dire su questo, ma la sua voce non riesce a parlare tutto

(2.) Nessun uomo potrà mai esporre il modo di questo dono

(1) Il modo in cui il Padre ci ha dato l'Unigenito. Nuotiamo nei misteri quando parliamo del Padre e del Figlio. Come si spiegherà dunque come Dio poté dare il Figlio a morire, essendo uno con Lui? Oppure, se potesse spiegarci, può dirci quanto è costato?

(2) Le sofferenze di nostro Signore quando Lui fu fatto peccato per noi. Nessuno può dichiarare la grandezza delle Sue sofferenze. L'incarnazione non è che il primo passo, ma di quella prima discesa dell'amore chi dichiarerà il mistero? "Le tue sofferenze sconosciute", dice la liturgia greca, e sconosciute devono essere per sempre

(3.) Nessuno può descrivere i benefici che ci sono venuti attraverso il dono di Cristo. C'è, prima di tutto, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia. Poi arriva l'adozione, e tutto ciò che questo significa. "Tutte le cose sono tue", ecc. Altri doni possono stupirci, ma questo ci travolge. Se il ruscello è insondabile, chi troverà un piombino con cui misurare la fontana? 4. Quando è meglio realizzato, parlarne fallisce. L'espressione non appartiene all'emozione più profonda. Alcuni sentimenti sono troppo grandi per essere espressi. Una cara amante di Cristo desiderava unirsi a una certa chiesa, ma la sua testimonianza era troppo poca per soddisfare i fratelli, ed essi glielo dissero; quando, rompendo tutti i legami, gridò: "Non posso parlare per Lui, ma potrei morire per Lui". 5. Anche quando lo Spirito di Dio aiuta gli uomini a parlare su di esso, lo sentono ancora ineffabile. Non sarai in grado di librarti tra i misteri e poi tornare indietro e dire: "Posso dichiararti tutto". No, Paolo "udì cose che non era lecito all'uomo proferire".

(II.) Cristo è un dono di cui si deve parlare molto

(1.) Grazie a Dio

(2.) Con atti di lode. Se le nostre parole hanno fallito, proviamo ad agire, che parlano più forte delle parole

(1) Donati al tuo Signore. Se Dio ti ha dato Cristo, donalo tu stesso. Voi non appartenete a voi stessi

(2) Allora, dopo aver dato te stesso, dona le tue sostanze a Dio e dona liberamente. Niente può essere troppo buono o grande per Lui

(8) Le opere di pazienza sono tra i ringraziamenti che meglio esprimono la nostra gratitudine a Dio. Se hai perso tutto tranne Cristo, se hai Cristo che cosa hai perso? Perché preoccuparsi per gli spilli quando Dio dà le perle? 3. Mantenendo sempre un credo di gratitudine. Non credete a nulla che possa privare Dio della gratitudine o Cristo della gloria. Sostenere una teologia che magnifica Cristo, che insegna che Cristo è il dono ineffabile di Dio

(4.) Portando gli altri ad accettare il dono ineffabile di Dio. Cerca coloro che non conoscono Cristo e racconta loro "la vecchia, vecchia storia di Gesù e del Suo amore". (C. H. Spurgeon.)

Il dono dei doni:-È indicibilmente prezioso perché-

(I.) Del donatore

(II.) Include altri doni

(III.) Migliora altri doni. Attraverso di esso l'uomo valorizza

1.) Natura

(2.) Natura umana

(3.) La Bibbia di più

(IV.) Ci rende donatori

(V.) È un dono per tutti

(1.) Non è un prestito

(2.) Non è un acquisto

(3.) Un dono, e un dono per tutti. (T. R. Stevenson.)

Lode per il dono dei doni:-

(I.) La salvezza è tutto il dono di Dio

(1.) Ci viene da Gesù, e cos'altro potrebbe essere Gesù? 2. Più e più volte ci viene detto che la salvezza non viene dalle opere, e queste sono esse stesse un dono, l'opera della grazia di Dio

(3.) Se la salvezza non fosse un dono gratuito, in quale altro modo un peccatore potrebbe ottenerla? So che non ci sarebbe stata per me la speranza del paradiso se la salvezza non fosse stata il dono gratuito di Dio a coloro che non la meritavano

(4.) Guardate i privilegi che ci vengono attraverso la salvezza! Sono così tanti e così gloriosi da essere del tutto oltre il limite della nostra più lontana ricerca e l'altezza della nostra massima portata

(1) Perdono

(2) Filiazione

(3) Eredità

(4) Unità con Cristo

(5) La Divina Dimora

(6) Pace che supera ogni comprensione

(7) Vittoria sulla morte

(8) Paradiso

(II.) Questo dono è indicibile. Non che non se ne possa parlare. Quante volte io, per esempio, ne ho parlato. È come un pozzo artesiano che sgorga per i secoli dei secoli. Possiamo parlarne, eppure è indicibile. Cristo è ineffabile

1.) Nella Sua persona. Lui è l'uomo perfetto e il Dio glorioso

(2.) Nella Sua condiscendenza. Qualcuno può misurare o descrivere fino a che punto Cristo si è chinato? 3. Nella sua morte

(4.) Nella Sua gloria. Quando pensiamo alla Sua risurrezione, alla Sua ascesa alla destra di Dio, le parole languono sulle nostre labbra

(5.) Nei Suoi eletti. Tutto ciò che il Padre gli ha dato, tutti quelli per i quali Lui è morto, Lui li glorificherà con Lui e saranno con Lui dov'è Lui

(6.) Nel cuore qui. Per tutta la sua lunga vita, e anche in cielo, Cristo sarà un dono ineffabile. "L'eternità è troppo breve per pronunciare la metà delle tue lodi."

(III.) Per questo dono si rendano grazie

(1.) Alcuni non possono dire "Grazie a Dio", ecc., perché

(1) Non ci pensano mai. Ci deve essere "pensare" in fondo a "grazie".

(2) Alcuni sono sempre in ritardo

(3) Alcuni non sanno se ce l'hanno o no

(2.) Unisciti a me in questo esercizio

(1) Ringrazia Dio per questo dono. Toglietevi dalla mente l'idea che dobbiate ringraziare Cristo, ma non il Padre. È stato il Padre che ha dato Cristo. Lui ha dato Suo Figlio perché ci amava già

(2) Grazie a Dio solo. Non pensare per mezzo di chi ti sei convertito

(3) Ringrazia Dio spontaneamente. Imitiamo Paolo. Quando ha fatto risuonare questo boato di lode, la sua mente era occupata dalla colletta, ma, collezione o non raccolta, ringrazierà Dio per il Suo dono ineffabile

(4) Grazie a Dio praticamente. Fai qualcosa per dimostrare la tua gratitudine. (a) Cercate i Suoi figli perduti. (b) Soccorri i Suoi poveri santi. (c) Sopportate i malvagi. (d) Veglia per Suo Figlio dal cielo. (C. H. Spurgeon.)

Gratitudine a Dio per la mediazione di Cristo:-

(I.) Noi, quindi, dobbiamo dimostrare che Dio ha diritto alla più grande gratitudine a causa dell'ineffabile dono di Suo Figlio Cristo Gesù. La gratitudine è quell'affetto dell'anima che viene eccitato dagli atti di gentilezza che ci vengono fatti. Dovrebbe sempre essere proporzionato alla gentilezza mostrata. Ma come possiamo stimare i gradi di gentilezza? Nel caso di un dono, possiamo farlo nel modo seguente: in proporzione a quanto ciò che viene dato è valutato dalla persona che dà, in proporzione a quanto è vantaggioso per le persone a cui è dato, e in proporzione al fatto che è immeritato o più o meno strettamente gratuito, Nella stessa proporzione è dovuto il grado di gentilezza mostrato, e nella stessa proporzione, di conseguenza, è dovuto il grado di gratitudine

(1.) Consideriamo prima il grande valore che Dio deve aver attribuito al dono. Non era uno dei più eccelsi del nostro ordine quello che Dio diede agli uomini come loro Salvatore, né era uno degli spiriti angelici che sono esseri molto più elevati dei più eccelsi tra i figli degli uomini. Ora, se Dio ha un tale amore per gli uomini buoni e santi come quello che è rappresentato nelle Scritture, il Suo amore per una persona così gloriosa come Cristo deve essere indicibilmente più grande. Ma non è tutto. Il nome particolare con cui questa persona gloriosa si distingue nella Scrittura suggerisce chiaramente la natura e la forza di quell'amore che il Dio d'amore deve sempre provare verso di Lui. Lui è chiamato Suo Figlio, Suo proprio Figlio, il Suo unigenito e ben amato Figlio. Se Dio ha un amore così straordinario per coloro che sono i Suoi figli adottivi, come troviamo nella Scrittura che ha Lui, quanto inconcepibilmente più grande amore Lui deve sempre portare al Figlio della Sua natura, che è stato sempre con Lui, e ha sempre fatto le cose che Gli sono piaciute! Quale indicibile bontà verso gli uomini, dunque, Dio scoprì nel dare al proprio Figlio, una persona di tanto valore e così cara a Lui stesso, di essere il loro Salvatore! Come dovrebbe produrre in noi un senso grato della Sua gentilezza un tale dono!

(2.) Consideriamo, in secondo luogo, l'immenso valore di questo dono per gli uomini. Molti e preziosi sono i doni che abbiamo ricevuto da Dio, ma di tutti non ce n'è uno così prezioso come il dono di Suo Figlio e della vita eterna per mezzo di Lui. La sua grande superiorità appare in questa circostanza, che il suo conferimento era necessario per convertire tutti gli altri doni in benedizioni. Che cosa avrebbe dimostrato il dono della vita in questo mondo, con ogni prosperità, se non fosse stato dato anche al Figlio di Dio perché Lui diventasse l'autore della salvezza eterna per tutti coloro che gli obbedivano?

(3.) Ma consideriamo, in ultimo luogo, su questa parte dell'argomento, tutta la nostra mancanza di pretese su Dio per questo dono

(II.) Indagare quali siano alcune delle cause di quella vile ingratitudine di cui è imputabile la maggior parte degli ascoltatori del Vangelo, nonostante questo dono ineffabile

(1.) La prima causa di questa vile ingratitudine di cui parleremo è l'ignoranza della natura e dell'eccellenza del dono. La conoscenza è la luce dell'anima, e da essa sono diretti i vari poteri e facoltà della mente nel loro operare. È la percezione di ciò che è grande che suscita la nostra ammirazione; è la percezione della bellezza che eccita la nostra stima; ed è la percezione o la conoscenza della gentilezza mostrata a noi stessi che eccita la nostra gratitudine, Dove non c'è tale percezione o conoscenza della gentilezza non può esserci gratitudine. Sia che trascuriate la Bibbia, sia che la disprezziate e la neghiate, al fine, come potreste pensare, di mostrare la vostra superiore saggezza e intelligenza, la vostra ignoranza della natura e dell'eccellenza del dono di Dio che vi è stato fatto conoscere in essa deve essere altamente criminale, e di conseguenza l'ingratitudine che scaturisce dalla vostra ignoranza non può essere scusata

(2.) La prossima causa di questa vile ingratitudine che menzioneremo è l'errore, o quelle opinioni riguardo a questo dono che derogano alla sua grandezza ed eccellenza. Il dono viene deprezzato facendo di Cristo un semplice uomo, il che ne diminuisce anche il valore per gli uomini, negando che essi siano così miserabili come le Scritture li rappresentano, e che lo deprezzano ulteriormente magnificando il merito della condotta umana, come se meritasse molto favore

(3.) Un'altra grande causa di ingratitudine è l'insensibilità del cuore. Questa è la causa principale. È il genitore dell'indolenza e della disattenzione che producono l'ignoranza delle cose divine in generale, e di questo dono in particolare. È anche una delle ragioni principali di quella perversione della comprensione che abbraccia l'errore per la verità

(4.) L'unica altra causa di questa ingratitudine di cui parleremo è l'orgoglio. L'orgoglio, essendo un alto senso del nostro valore, è molto ostile all'esercizio della gratitudine, perché ci dispone sempre a considerarci come aventi diritto a quei favori che riceviamo. Veniamo ora a concludere l'argomento con alcune riflessioni su quanto detto

(1) In primo luogo, quindi, da questo argomento possiamo imparare che Dio ha diritto alla nostra più calorosa gratitudine per un dono così ineffabile come il dono del Suo unigenito e ben amato Figlio

(2.) In secondo luogo, da questo argomento dobbiamo essere convinti della correttezza del sentimento e del linguaggio di Paolo, e di coloro che, come lui, sono pronti a dire: "Siano rese grazie a Dio per il Suo dono ineffabile!" 3. In ultimo luogo, da questo argomento siamo portati a contemplare la bassezza e la depravazione della nostra natura. (W. Auld.)

Cristo, il miglior dono di Dio all'uomo:-

(I.) Cristo è il Dono di Dio agli uomini. Lui soddisfa tutte le condizioni di un dono

(1.) Lui è qualcosa di prezioso

(2.) Lui ci viene offerto gratuitamente; poiché Dio non aveva alcun obbligo di farci una tale offerta

(3.) Lui è offerto a persone che non hanno diritto a tale favore. Non possiamo pretendere l'offerta di Cristo come ricompensa per le ingiurie ricevute da Dio, perché Lui non ci ha mai fatto del male; né possiamo pretendere di essere ricompensati per i servizi resi o per i favori concessi, perché non abbiamo mai fatto nulla per Dio

(4.) Né Dio offre Suo Figlio con l'aspettativa di ricevere qualcosa in cambio, perché noi e tutto ciò che possediamo siamo già Suoi

(5.) Né Dio ci offre Suo Figlio con l'intenzione di riprendere il dono; perché i doni di Dio sono senza pentimento

(II.) Questo dono può essere giustamente definito indicibile. Osservare

(1.) Che l'amore che ha portato Dio a concederci un tale dono, deve essere stato indicibilmente grande. Sebbene Cristo parlasse come mai l'uomo ha parlato, tuttavia anche Lui non poteva descriverlo se non per i suoi effetti. "Dio", dice, "ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo unigenito Figlio", ecc., lasciando così intendere che il Suo amore non poteva essere descritto, e lasciando a noi il giudizio della sua grandezza dai suoi effetti. E, a giudicare da questa regola, quanto grande deve essere stato il Suo amore!

(2.) Il valore e l'eccellenza di Cristo sono indicibilmente grandi. Lui è la perla di grande valore. In Lui sono nascosti tutti i tesori della sapienza, della scienza e della grazia; Le sue ricchezze sono imperscrutabili. In Lui abita tutta la pienezza, sì, tutta la pienezza della Divinità. Nel darci Cristo, quindi, Dio ci ha dato se stesso e tutto quello che ha fatto; e quindi si dice che coloro che ricevono questo dono sono riempiti della pienezza di Dio

(3.) Per quanto ineffabile sia il valore intrinseco di Cristo, Lui è, se possibile, ancora più indicibilmente prezioso per noi. Il valore di un regalo dipende molto dalle circostanze. Il denaro può essere un regalo prezioso per chiunque; ma per un uomo sul punto di essere trascinato in prigione per debiti lo è molto di più. La medicina o il cibo possono essere preziosi in se stessi, ma quando vengono dati a un uomo pronto a morire, il loro valore aumenta notevolmente. Quindi Cristo è indicibilmente prezioso in Sé. Ma quanto è indicibilmente più prezioso un tale dono per noi, che eravamo sul punto di perire per sempre

(III.) Questo è un dono per il quale dobbiamo ringraziare Dio con la più viva gratitudine. È necessario dimostrarlo? Non è evidente dalla considerazione precedente? (E. Payson, D.D.)

Doni indicibili di Dio:-Potrebbe sorprendere alcuni che riguardo a questo passaggio ci sia stata una notevole differenza di opinione tra gli espositori. Il punto in discussione è questo: a quale particolare dono di Dio si riferiva l'apostolo? La maggior parte dei lettori conclude immediatamente che Cristo è il dono. A quale altro dono di Dio puoi dare questo titolo "ineffabile"? Mi riferisco a questo ragionamento solo per ricordarvi quanto sia fallace. Ha le sue radici non in un'idea esagerata della grandezza del dono di Cristo, perché ciò è impossibile, ma ha le sue radici in nozioni indegne degli altri doni di Dio. Non dovremmo dire che deve essere il dono di Cristo, perché è chiamato ineffabile, perché questo significa presumere che gli altri doni di Dio siano tali che le nostre menti limitate possono chiaramente comprendere. È vero che Cristo è un dono ineffabile di Dio. Nel dono di Cristo l'amore di Dio ha trasceso tutte le altre sue manifestazioni; ma è anche vero che prima che Cristo uscisse dal cuore di Dio per cercare e salvare i perduti, erano stati elargiti doni ai figli degli uomini di cui avremmo detto che la loro grandezza supera la nostra descrizione. Se prendiamo i doni di Dio e li mettiamo davanti alla nostra mente, e cerchiamo di capire cosa dovremmo sentire, e quale sarebbe stata la nostra vita terrena se quei doni fossero stati negati, invece di dire che uno dei Suoi doni è ineffabile, dovremmo essere più propensi a dire che sono tutti ineffabili. Ora guarda alcuni doni comuni, come li chiamiamo; comune, non perché possiamo farne a meno, ma perché nella pienezza dell'amore divino vengono costantemente e vengono a quasi tutti. All'inizio le tenebre erano sulla terra. Dio disse: "Sia la luce, e la luce fu". Quel comando è ancora udito, e per la potenza divina ogni notte si trasforma in giorno. Riuscite a contemplare le glorie di ogni nuovo mattino che ritorna senza sentire che quest'unico dono di luce, ripetuto ogni ventiquattr'ore attraverso le innumerevoli ere è un dono ineffabile? A volte si incontra un uomo cieco dalla nascita; lo vedi brancolare in mezzo alle mille belle cose le cui varie bellezze sono per lui un vuoto perfetto. Quando metti le tenebre di quell'uomo accanto alla tua luce, quando metti la povertà di quell'uomo accanto alla tua ricchezza, non senti di poter esclamare con la massima ragione: "Siano rese grazie a Dio per questo dono ineffabile". A volte si vede un povero sofferente colpito che ha sopportato il peso del dolore e della debolezza per quasi tutta la vita. Quando pensate al suo dolore e alla sua debolezza, alla vostra salute e alla vostra salute fisica, al vostro vigore e al vostro spirito animale, sarebbe esagerato se esclamaste: "Siano rese grazie a Dio per questo dono ineffabile"? A volte si incontra una povera creatura a cui è negata la luce della ragione, umana nella sua forma corporea, ma carente nella mente, che è la corona della gloria dell'uomo. Lui non ha alcun motivo per controllare i suoi istinti e per sottomettere le forti passioni del suo corpo. Lui non può guardare attraverso la natura fino al Dio della natura. Quando lo guardi, come chiami le tue facoltà? Non c'è che un nome per le tue facoltà; Sono un "dono ineffabile". Coloro che mi conoscono meglio avranno meno bisogno di sentirsi dire che non è mio indurvi a pensare meno a Cristo, al dono dei doni. Non meno di Cristo, ma più degli altri benefici di Dio. Ora è più che il momento di cercare una risposta a questa domanda. Visto che ci sono tanti doni ineffabili, e l'apostolo si riferisce a uno solo, a quale si riferiva? Molti abili espositori sostengono che il dono a cui si riferisce l'apostolo fu la generosa e liberale disposizione dei cristiani di Corinto verso i poveri santi di Gerusalemme. "Dio vi ha dato, Corinzi, il cuore per provare compassione per gli altri, Lui vi ha dato la prontezza per aiutare gli altri. Sia ringraziato Dio per questo dono ineffabile". Poi sorge la domanda: Stava forse pensando l'apostolo a questo quando esclamò: "Siano rese grazie a Dio per il suo dono ineffabile?". Coloro ai quali ho fatto riferimento credono che in effetti l'apostolo abbia detto: "Voi, Corinzi, non avete mai visto i poveri sofferenti a Gerusalemme, ma i vostri cuori hanno sanguinato di pietà per loro, e le vostre mani sono state tese generosamente. La tua generosità fa sì che molte persone credano nel Vangelo con maggiore fede e amore". Temo che una tale esposizione del passaggio sia ciò che alcune persone egoiste non hanno mai sognato. Hanno guardato le parole e hanno pensato che l'apostolo stesse parlando di un ricco tesoro che Dio ha messo nelle mani del popolo per il loro uso e godimento. A loro non è mai venuto in mente che potesse significare qualcosa che Dio ha messo nel cuore dei Corinzi per farli pensare e prendersi cura degli altri, per farli rinnegare se stessi per il bene degli altri. Una natura pronta e comprensiva è un dono indicibile; Non fanno alcuno sforzo per ottenere quel dono. Ma sembra che un gran numero di persone desideri essere liberate dal peso di ogni pensiero fastidioso e di ogni affetto verso gli altri. Se potessero essere i creatori di se stessi, si darebbero pensieri di tenerezza verso se stessi e cuori di granito verso gli altri. Lui che scrisse queste parole riguardo a questo dono lo ebbero in grande abbondanza. Prima di tutto aveva un cuore orgoglioso, una natura crudele, e la grazia di Cristo venne e cambiò quella natura, e lo rese reattivo al tocco dei guai di tutti. Sì, dobbiamo guardare a questo dono non solo in relazione a questa vita, ma in relazione alla vita che verrà. Coloro ai quali Dio dà un cuore misericordioso come il Suo, Lui non intende lasciarli per sempre in questo mondo di luce e tenebre, di dolore e di gioia. Lui intende portarli molto presto dove tutto è pace, tutto è perfezione e tutto è benedizione. Vi ho già dato due classi di esposizione di questo passaggio. Permettetemi ora di dire una parola su un terzo. Il defunto Decano Alford prese questo testo per un sermone della domenica di Pentecoste, e disse: "Non esito a dire subito che il dono ineffabile è il dono dello Spirito Santo". Lui sosteneva che la benedizione della Pentecoste - il dono dello Spirito Santo - era quella a cui contribuivano tutti gli altri eventi dell'Apocalisse. "Gli altri doni", disse, "sono mezzi per un fine, la presenza dello Spirito in me è il fine stesso". Cristo non è stato esaltato perché lo Spirito fosse dato agli uomini? Nessuno metterà in dubbio che il dono dello Spirito sia un "dono ineffabile". Questo mondo, con tutta la sua luce e le sue comodità, lo dobbiamo al dono dello Spirito. Se l'ineffabile dono dello Spirito non fosse stato dato a Mosè, a Davide, a Isaia e a tutti gli scrittori ispirati, essi non ci avrebbero mai dato un libro che sopra tutti gli altri è una lampada per i nostri piedi e una luce per il nostro cammino. Non solo lo Spirito era necessario per coloro che scrivevano; È necessario anche per coloro che leggono. Sappiamo che chi "avrà perseverato sino alla fine sarà salvato", ma in che modo ci mancano la pazienza, la perseveranza e il potere necessari per continuare fino alla fine. Ma quando la conoscenza e l'energia umana vengono meno, la forza divina può assicurare la vittoria e portare l'uomo più che vincitore. Oserei dire che alcuni di voi, mentre parlavo, sono stati come la colomba nella distesa selvaggia delle acque, siete contenti di tornare con un'ala stanca alla vecchia arca familiare, e dite: "Dopo tutto quello che avete detto, era Cristo l'apostolo intendeva". Comunque sia, non potete sbagliare nel dire che que dono è indicibile, indicibile nell'amore che rivela, indicibile nel glorioso risultato che alla fine avrà. Qualcuno dice forse che ho toccato tanti doni ineffabili da lasciarlo nella confusione e nella perplessità? Sono contento se è così. Volevo farvi sentire che i doni di Dio non sono uno, né due, né tre doni soltanto; Non sono come due o tre piramidi che si ergono su una pianura desertica piatta e desolata. La regione della munificenza di Dio è una regione montuosa. "Cima dopo vetta, alpi su alpi si alzano." Più in alto saliamo, più ampia diventa la visione. Ce n'è una più alta delle altre, e vedo una croce sulla sua sommità. A quel vertice dovremmo guardare più spesso. È lì che siamo più vicini a Dio; è lì che cresciamo maggiormente a Sua somiglianza; è lì che beviamo di più nel Suo Spirito; È lì che gli uomini peccatori ottengono l'annullamento della loro colpa e ricevono il loro passaporto per una corona e un regno di gloria che non svanisce. Siano rese grazie a Dio per ogni dono ineffabile. (C. Vince.)

L'inestimabile valore di Cristo:-È una peculiarità di San Paolo che il minore gli ricorda il grande. Il più ordinario dei fatti gli suggerisce la più sublime delle verità. L'apostolo sta qui rafforzando il dovere della liberalità con una varietà di argomenti che raggiungono il loro culmine nel testo. Questo dono di Dio è ineffabile perché...

(I.) Possiede un valore indicibile

(1.) Cristo è l'incarnazione di un'umanità perfetta, ed è prezioso come la perfetta purezza deve essere in mezzo all'inquinamento, come la perfetta obbedienza deve essere in mezzo alla ribellione, come l'amore perfetto deve essere dove ogni uomo cerca il proprio

(2.) Lui è Dio manifestato nella carne. Le mani che gli uomini toccavano plasmavano i mondi. Gli occhi in cui guardavano erano quelli da cui non c'è nulla di nascosto. La voce che essi ascoltarono diede ordine alle schiere del cielo e chiamò i morti dai loro sepolcri. Solo quando la nostra aritmetica può calcolare la ricchezza dell'onnipotenza, possiamo stimare la preziosità di Cristo. Lui è indicibilmente prezioso come l'Immagine e la Trascrizione di Dio

(II.) Provvede a bisogni indicibili

(1.) Colpa indicibile. Quando l'anima vede come in Cristo Dio può essere giusto e il Giustiziere degli ingiusti, allora riecheggia le parole: "Per quelli che credono Lui è prezioso. Siano rese grazie a Dio", ecc.

(2.) Debolezza indicibile. E chi lo accetta scopre che, mentre le catene della giustizia cadono dalle sue membra, una nuova ondata di vigore scorre in tutto il suo essere. Questo è davvero un tesoro che contiene sia la chiave che apre le porte della prigione sia la medicina che ripristina la salute dell'uomo liberato, mandandolo all'esistenza non solo libero ma integro

(3.) Solitudine indicibile. L'uomo è privo di amicizia, o almeno di quell'amicizia di cui ha veramente bisogno. Accadono circostanze in cui l'uomo, per quanto abbondanti o amorevoli possano essere i suoi amici, deve sentirsi solo. Ci sono gli isolamenti della perplessità individuale, del peccato, del dolore e della morte. Dammi la presenza di Colui che è abbastanza saggio da dire: "Questa è la via, camminate in essa" nelle mie ore di dubbio, abbastanza benevolo da dire: "Ho visto le tue vie e ti guarirò", nelle mie ore di rimorso... abbastanza amorevole da dire: "Getta su di me il tuo fardello", nelle mie ore di prova, abbastanza vicino e forte da dire: "Quando passerai attraverso le acque, io sarò con te", nel momento in cui i miei piedi sentono le acque gelide della morte. Dammi la presenza di un Consolatore come questo; allora il cuore sarà soddisfatto. Questo bisogno è soddisfatto dall'ineffabile dono di Dio

(III.) Trasmette benedizioni indicibili. Per quanto grandi siano i bisogni, le provviste sono più grandi; Per quanto grande sia la povertà dell'uomo, ancora più grande è la grazia di Dio. Una cosa è prendere un vaso e riempirlo; un'altra è metterlo in un mare sconfinato, dove può sempre galleggiare, ed essere sempre traboccante

(1.) Dio non solo perdona la colpa. Non come l'offesa, così è il dono gratuito; ma dove è abbondato il peccato, là è abbondata la grazia molto di più; e coloro che Dio perdona Lui eleva a dignità infinita. Quale altro re ha mai trasferito i ribelli dalla prigione direttamente al palazzo e ha dato loro una parte dell'eredità dei bambini?

(2.) Dio non solo rivela per la debolezza una forza sufficiente; in Cristo c'è il pegno di una vittoria ineffabile. Sarebbe molto resistere in quel giorno malvagio; ma quelli che hanno Cristo saranno più che vincitori

(3.) Dio non solo offre compagnia alla solitudine, ma offre una simpatia indicibile. In Cristo c'è un sentimento di amicizia così vasto che abbraccia la gamma di ogni emozione, e così vero e così delicato che può toccare i più teneri e non stridere

(IV.) È la prova e l'incarnazione di un amore indicibile. Qui si arriva alla sorgente e all'origine di tutto. (W. A. Gray.) Il dono ineffabile di Dio:

1.) Cristo ci ha portato la verità sulle questioni più alte di tutte, e ci ha insegnato quella verità nel modo più completo. Apprezziamo, e giustamente premiamo, i grandi maestri che ci hanno dato la conoscenza della natura: Copernico, Galileo, Newton, Darwin; ma ancora più importanti sono le istruzioni di Mosè, di Isaia e dei grandi maestri morali di tutte le epoche. Qui Cristo è supremo. Lui rivendicò e rivelò il mondo spirituale e la spiritualità dell'uomo con autorità e potenza incomparabili. Lui rese impossibile che d'ora in poi la razza si perdesse nel materialismo e nella sensualità. In Cristo abbiamo nella sua pienezza la preziosa dottrina della grazia, del perdono, della pace

(2.) Cristo ha portato la giustizia. Lui ci ha assicurato il potere della purezza. Lui ispira la forza con cui è possibile raggiungere la più alta bontà

(3.) Cristo ci ha portato speranza. Lui venne al mondo in un'epoca di stanchezza e di disperazione, e fece tutto per vivere mettendo nel cuore della stirpe una speranza sicura e splendida. L'avvento di Gesù arricchì potentemente la razza di tesori incorruttibili - di conoscenza, gentilezza, purezza e speranza. Quanto ci abbia arricchito nessuno può dirlo. Il dono è "indicibile". Abbiamo ricevuto il dono ineffabile? Gli uomini non credono facilmente nei doni più alti e non li accettano. Spesso sono stranamente ciechi. Hanno dato il benvenuto a Gutenberg? Hanno sparso fiori per Colombo? Il mondo non credeva in questi grandi donatori; I doni che portavano erano troppo grandiosi. Così, quando fu dato il "dono ineffabile", gli uomini rimasero in disparte per insensibilità o disprezzo. Cristo venne tra i suoi, ma essi non lo ricevettero. Il messaggio della misericordia redentrice di Dio è ignorato da moltitudini di cristiani nominali. Ogni tanto si sente parlare di un superbo capolavoro che viene scoperto in una casa dove per anni è stato trascurato e sconosciuto. Il quadro è stato il bersaglio dell'ingegno, è stato attraversato da temperini, è stato relegato in soffitta. Ma in quante case il Vangelo, il capolavoro di Dio, è ignorato e disprezzato! Il selvaggio che vive in una terra di ricchi paesaggi, di splendidi uccelli, di orchidee inestimabili, di scogliere d'oro, di miniere di diamanti, di riserve d'avorio, e tuttavia inconsapevole di tutto, non possedendo altro che una capanna e una canoa, è una debole immagine di migliaia di persone in questa terra cristiana che vivono completamente incuranti dello sconfinato tesoro spirituale vicino ai loro piedi. Alcuni di noi hanno ricevuto il dono supremo di Dio; ma non l'abbiamo ricevuto completamente. Questo è un passaggio sorprendente di Abdia: "La casa di Giacobbe possederà i suoi possedimenti". Quanto ci appartiene che non possediamo! Giace al di là di noi, intatta, invisibile, non realizzata. Le nostre povere esperienze non sono la misura del dono di Cristo. Abbiamo la polvere d'oro piuttosto che l'oro stesso, qualche foglia di rosa piuttosto che il giardino, spigolature dell'uva piuttosto che l'annata. E non perdiamo la grande lezione pratica del testo. Il tema del capitolo è quello del ministero dei santi. Se Dio è stato così magnifico nella Sua generosità verso di noi, cosa dovremmo negare al nostro fratello? Il nostro ringraziamento per l'infinito dono del Cielo deve essere espresso nella nostra confidenza pratica con i figli e le figlie della sventura e della sofferenza. (W. L. Watkinson.)

Riferimenti incrociati:

2Corinzi 9

1 Ge 27:42; 1Sa 20:23; 2Re 22:18; Giob 37:23; Sal 45:1; Mat 22:31; Rom 11:28; Fili 3:5,6
2Co 9:12-14; 8:4-15; Ga 2:10; 6:10
1Te 4:9,10; 5:1; 1G 2:27

2 2Co 8:8,10,19; 1Te 1:7
2Co 8:24
2Co 1:1; 8:10; 1Co 16:15
2Co 8:8; Eb 10:24

3 2Co 9:4; 7:14; 8:6,17-24
2Co 9:5; 1Co 16:1-4; Tit 3:1

4 2Co 9:2; 8:1-5
2Co 8:24; 11:17

5 2Co 8:6; 1Co 16:2
Ge 33:11; 1Sa 25:27; 30:26; 2Re 5:15

6 1Co 1:12; 7:29; 15:20; Ga 3:17; 5:16; Ef 4:17; Col 2:4
2Co 9:10; Sal 41:1-3; Prov 11:18,24; 19:17; 22:9; Ec 11:1,6; Lu 6:38; 19:16-26; Ga 6:7-9; Eb 6:10

7 De 15:7-11,14; Prov 23:6-8; Is 32:5,8; Giac 5:9; 1P 4:9
2Co 8:12; Eso 25:2; 35:5; 1Cron 29:17; Prov 11:25; 22:9; At 20:35; Rom 12:8

8 2Cron 25:9; Sal 84:11; Prov 3:9; 10:22; 11:24; 28:27; Ag 2:8; Mal 3:10; Fili 4:18
2Co 8:19; 1P 4:10
2Co 9:11; 1Cron 29:12-14
2Co 8:2,7; At 9:36; 1Co 15:58; Ef 2:10; Col 1:10; 2Te 2:17; 2Ti 3:17; Tit 2:14; 3:8,14

9 Sal 112:9
Sal 112:3; Prov 8:18; 21:21; Is 51:8; 1Co 13:13; Ga 5:5,6

10 Ge 1:11,12; 47:19,23,24; Is 55:10
2Co 9:6; Prov 11:18; Ec 11:6; Fili 4:17
Os 10:12; Mat 6:1; Ef 5:9; Fili 1:11; 1Te 3:12; 4:10

11 2Co 8:2,3; 1Cron 29:12-14; 2Cron 31:10; Prov 3:9,10; Mal 3:10,11; 1Ti 6:17,18
2Co 8:2; Rom 12:8
2Co 9:12; 1:11; 4:15; 8:16,19

12 2Co 9:1; 8:4
2Co 8:14,15; Fili 2:25; 4:18,19; File 1:4-7; Giac 2:14-16; 1G 3:17

13 Sal 50:23; Mat 5:16; Giov 15:8; At 4:21; 11:18; 21:19,20; Ga 1:24; 1P 2:9; 4:11
2Co 10:5; Lu 6:46; Rom 10:16; 16:26; Eb 5:9
Eb 13:16

14 2Co 1:11; Esd 6:8-10; Sal 41:1,2; Prov 11:26; Lu 16:9; Fili 4:18,19; 2Ti 1:16-18
2Sa 13:29; Rom 1:11; Fili 1:8; 2:26; 4:1
2Co 8:1,6,7; 1Co 1:4,5; 1Ti 1:14

15 2Co 9:11; 2:14; 1Cron 16:8,35; Sal 30:4,12; 92:1; Lu 2:14,38; 1Co 15:57; Ef 5:20; Giac 1:17; Ap 4:9
Is 9:6; 49:6; Giov 1:16; 3:16; Rom 6:23; 8:32; 1G 4:9,10; 5:11,12

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