Nuova Riveduta:

2Cronache 14

Asa, re di Giuda; vittoria su Zera e sugli Etiopi
1 Asa fece ciò che è buono e retto agli occhi del SIGNORE, suo Dio. 2 Tolse via gli altari degli dèi stranieri e gli alti luoghi; spezzò le statue, abbatté gli idoli di Astarte. 3 Ordinò a Giuda di cercare il SIGNORE, Dio dei suoi padri, e di mettere in pratica la sua legge e i suoi comandamenti. 4 Tolse anche via da tutte le città di Giuda gli alti luoghi e le colonne solari; e, sotto di lui, il regno ebbe pace.
5 Egli costruì delle città fortificate in Giuda, perché il paese era tranquillo; in quegli anni non c'era nessuna guerra contro di lui, perché il SIGNORE gli aveva dato riposo. 6 Egli diceva agli abitanti di Giuda: «Costruiamo queste città e circondiamole di mura, di torri, di porte e di sbarre; il paese è ancora a nostra disposizione, perché abbiamo cercato il SIGNORE, il nostro Dio; noi lo abbiamo cercato, ed egli ci ha dato pace lungo i nostri confini». Essi dunque si misero a costruire e prosperarono.
7 Asa aveva un esercito di trecentomila uomini di Giuda che portavano scudo e lancia, e di duecentottantamila di Beniamino che portavano scudo e tiravano d'arco, tutti uomini forti e valorosi.
8 Zera, l'Etiope, marciò contro di loro con un esercito di un milione di uomini e trecento carri, e avanzò fino a Maresa. 9 Asa uscì contro di lui, e si schierarono a battaglia nella valle di Sefata presso Maresa. 10 Allora Asa invocò il suo Dio e disse: «SIGNORE, per te non c'è differenza tra il dare soccorso a chi è in gran numero e il darlo a chi è senza forza; soccorrici, SIGNORE nostro Dio! Poiché su di te noi ci appoggiamo e nel tuo nome siamo venuti contro questa moltitudine. Tu sei il SIGNORE nostro Dio; non vinca l'uomo contro di te!» 11 E il SIGNORE sconfisse gli Etiopi davanti ad Asa e davanti a Giuda, e gli Etiopi si diedero alla fuga. 12 Asa e la gente che era con lui li inseguirono fino a Gherar; e degli Etiopi ne caddero tanti che non ne rimase più uno vivo, perché furono fatti a pezzi davanti al SIGNORE e davanti al suo esercito. Poi Asa e i suoi portarono via un immenso bottino. 13 E piombarono su tutte le città nei dintorni di Gherar, perché lo spavento del SIGNORE si era impadronito d'esse; e quelli saccheggiarono tutte le città, perché v'era molto bottino. 14 Fecero pure man bassa sui chiusi delle mandrie e condussero via un gran numero di pecore e di cammelli. Poi tornarono a Gerusalemme.

C.E.I.:

2Cronache 14

1 Asa fece ciò che è bene e giusto agli occhi del Signore suo Dio. 2 Allontanò gli altari stranieri e le alture; spezzò le stele ed eliminò i pali sacri. 3 Egli ordinò a Giuda di ricercare il Signore, Dio dei loro padri, e di eseguirne la legge e i comandi. 4 Da tutte le città di Giuda allontanò le alture e gli altari per l'incenso. Il regno fu tranquillo sotto di lui. 5 Ricostruì le fortezze in Giuda, poiché il paese era tranquillo e in quegli anni non si trovava in guerra; il Signore gli aveva concesso pace.
6 Egli disse a Giuda: «Ricostruiamo quelle città circondandole di mura e di torri con porte e sbarre, mentre il paese è ancora in nostro potere perché abbiamo ricercato il Signore nostro Dio; noi l'abbiamo ricercato ed egli ci ha concesso la pace alle frontiere». Ricostruirono e prosperarono.
7 Asa aveva un esercito di trecentomila uomini di Giuda con grandi scudi e lance e di duecentottantamila Beniaminiti con piccoli scudi e archi. Tutti costoro erano uomini valorosi.
8 Contro di loro marciò Zerach l'Etiope con un esercito di un milione di uomini e con trecento carri; egli giunse fino a Maresa. 9 Asa gli andò incontro; si schierarono a battaglia nella valle di Sefata presso Maresa. 10 Asa domandò al Signore, suo Dio: «Signore, fuori di te, nessuno può soccorrere nella lotta fra il potente e chi è senza forza; soccorrici, Signore nostro Dio, perché noi confidiamo in te e nel tuo nome marciamo contro questa moltitudine; Signore, tu sei nostro Dio; un uomo non prevalga su di te!».
11 Il Signore sconfisse gli Etiopi di fronte ad Asa e di fronte a Giuda. Gli Etiopi si diedero alla fuga. 12 Asa e quanti erano con lui li inseguirono fino a Gherar. Degli Etiopi ne caddero tanti da non restarne uno vivo, perché fatti a pezzi di fronte al Signore e al suo esercito. Quelli riportarono molto bottino. 13 Conquistarono anche tutte le città intorno a Gherar, poiché lo spavento del Signore si era diffuso in esse; saccheggiarono tutte le città, nelle quali c'era grande bottino. 14 Si abbatterono anche sulle tende dei pastori, facendo razzie di pecore e di cammelli in grande quantità, quindi tornarono a Gerusalemme.

Nuova Diodati:

2Cronache 14

1 Poi Abijah si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella città di Davide. Al suo posto regnò suo figlio Asa. Ai suoi tempi il paese rimase tranquillo per dieci anni.

Asa, re di Giuda. Vittoria sugli Etiopi
2 Asa fece ciò che è buono e retto agli occhi dell'Eterno, il suo DIO. 3 Egli rimosse gli altari degli dèi stranieri e gli alti luoghi, distrusse le colonne sacre e fece a pezzi gli Ascerim. 4 Inoltre ordinò a Giuda di cercare l'Eterno, il DIO dei loro padri, e di mettere in pratica la legge e i comandamenti. 5 Rimosse pure da tutte le città di Giuda gli alti luoghi e gli idoli; e sotto di lui il regno ebbe tranquillità. 6 Egli costruì città fortificate in Giuda, perché il paese era tranquillo. In quegli anni non ci fu alcuna guerra contro di lui, poiché l'Eterno gli aveva dato tranquillità. 7 Egli diceva a quelli di Giuda: «Costruiamo queste città e circondiamole di mura, di torri, di porte e di sbarre. Il paese è ancora a nostra disposizione, perché abbiamo cercato l'Eterno, il nostro DIO; noi l'abbiamo cercato, ed egli ci ha dato riposo tutt'intorno». Così essi si misero a costruire e prosperarono. 8 Asa aveva un esercito di trecentomila uomini di Giuda che portavano scudo e lancia, e di duecentottantamila di Beniamino che portavano scudo e tiravano l'arco; tutti questi erano uomini forti e valorosi. 9 Contro di loro uscì Zerah, l'Etiope, con un esercito di un milione di uomini e con trecento carri e giunse fino a Mareshah. 10 Asa uscì contro di lui, e si disposero in ordine di battaglia nella valle di Tsefathah presso Mareshah. 11 Allora Asa gridò all'Eterno, il suo DIO e disse: «O Eterno, non c'è nessuno all'infuori di te che possa venire in aiuto nel combattimento tra uno potente e uno che è privo di forza. Soccorrici, o Eterno, nostro DIO, perché noi ci appoggiamo su di te e andiamo contro questa moltitudine nel tuo nome. O Eterno, tu sei il nostro DIO; non permettere che l'uomo prevalga su di te!». 12 Così l'Eterno colpì gli Etiopi davanti ad Asa e davanti a Giuda, e gli Etiopi si diedero alla fuga. 13 Allora Asa e la gente che era con lui li inseguirono fino a Gherar. Perciò gli Etiopi furono sconfitti, e di loro non ne rimase neppure uno vivo, perché essi furono distrutti davanti all'Eterno e davanti al suo esercito. Ed essi portarono via un enorme bottino. 14 Poi attaccarono tutte le città intorno a Gherar, perché il terrore dell'Eterno era caduto su di esse, e saccheggiarono tutte le città, nelle quali c'era molto bottino. 15 Assalirono pure i recinti del bestiame e portarono via gran numero di pecore e di cammelli. Poi tornarono a Gerusalemme.

Riveduta 2020:

2Cronache 14

Asa, re di Giuda. Vittoria su Zera e sugli Etiopi
1 Asa fece ciò che è buono e retto agli occhi dell'Eterno, del suo Dio. 2 Tolse via gli altari degli dèi stranieri e gli alti luoghi; spezzò le statue, abbatté gli idoli di Astarte; 3 e ordinò a Giuda di cercare l'Eterno, l'Iddio dei suoi padri, e di mettere in pratica la sua legge e i suoi comandamenti. 4 Tolse anche via da tutte le città di Giuda gli alti luoghi e le colonne solari; e, sotto di lui, il regno ebbe pace. 5 Egli costruì delle città fortificate in Giuda, poiché il paese era tranquillo, e in quegli anni non c'era nessuna guerra contro di lui, perché l'Eterno gli aveva dato pace. 6 Egli diceva agli abitanti di Giuda: “Costruiamo queste città, e circondiamole di mura, di torri, di porte e di sbarre; il paese è ancora a nostra disposizione, perché abbiamo cercato l'Eterno, il nostro Dio; noi lo abbiamo cercato, ed egli ci ha dato riposo da ogni lato”. Essi dunque si misero a costruire, e prosperarono. 7 Asa aveva un esercito di trecentomila uomini di Giuda che portavano scudo e lancia, e di duecentottantamila di Beniamino che portavano scudo e tiravano d'arco, tutti uomini forti e valorosi. 8 Zera, l'Etiope, marciò contro di loro con un esercito di un milione di uomini e trecento carri, e avanzò fino a Maresa. 9 Asa gli andò incontro, e si disposero in ordine di battaglia nella valle di Sefata presso Maresa. 10 Allora Asa invocò l'Eterno, il suo Dio, e disse: “O Eterno, per te non c'è differenza tra il dare soccorso a chi è in gran numero, e il darlo a chi è senza forza; soccorrici, o Eterno, o nostro Dio! poiché noi ci appoggiamo su di te, e siamo venuti contro questa moltitudine nel tuo nome. Tu sei l'Eterno, il nostro Dio; non vinca l'uomo contro di te!”. 11 E l'Eterno sconfisse gli Etiopi davanti ad Asa e davanti a Giuda, e gli Etiopi si diedero alla fuga. 12 Asa e la gente che era con lui li inseguirono fino a Gherar; e degli Etiopi ne caddero tanti, che non ne rimase più uno vivo; poiché furono fatti a pezzi davanti all'Eterno e davanti al suo esercito. E Asa e i suoi portarono via un immenso bottino; 13 e attaccarono tutte le città nei dintorni di Gherar, perché lo spavento dell'Eterno si era impadronito di esse; e quelli saccheggiarono tutte le città, perché c'era molto bottino; 14 assalirono anche i recinti delle mandrie, e condussero via un gran numero di pecore e di cammelli. Poi tornarono a Gerusalemme.

Riveduta:

2Cronache 14

Asa, re di Giuda. Vittoria su Zerah e sugli Etiopi
1 Asa fece ciò ch'è buono e retto agli occhi dell'Eterno, del suo Dio. 2 Tolse via gli altari degli dèi stranieri, e gli alti luoghi; spezzò le statue, abbatté gl'idoli d'Astarte; 3 e ordinò a Giuda di cercare l'Eterno, l'Iddio de' suoi padri, e di mettere ad effetto la sua legge ed i suoi comandamenti. 4 Tolse anche via da tutte le città di Giuda gli alti luoghi e le colonne solari; e, sotto di lui, il regno ebbe requie. 5 Egli costruì delle città fortificate in Giuda, giacché il paese era tranquillo, e in quegli anni non v'era alcuna guerra contro di lui, perché l'Eterno gli avea data requie. 6 Egli diceva a quei di Giuda: 'Costruiamo queste città, e circondiamole di mura, di torri, di porte e di sbarre; il paese è ancora a nostra disposizione, perché abbiamo cercato l'Eterno, il nostro Dio; noi l'abbiamo cercato, ed egli ci ha dato riposo d'ogni intorno'. Essi dunque si misero a costruire, e prosperarono. 7 Asa aveva un esercito di trecentomila uomini di Giuda che portavano scudo e lancia, e di duecentottantamila di Beniamino che portavano scudo e tiravan d'arco, tutti uomini forti e valorosi. 8 Zerah, l'Etiopo, uscì contro di loro con un esercito d'un milione d'uomini e trecento carri, e si avanzò fino a Maresha. 9 Asa gli mosse contro, e si disposero in ordine di battaglia nella valle di Tsefatha presso Maresha. 10 Allora Asa invocò l'Eterno, il suo Dio, e disse: 'O Eterno, per te non v'è differenza tra il dar soccorso a chi è in gran numero, e il darlo a chi è senza forza; soccorrici, o Eterno, o nostro Dio! poiché su te noi ci appoggiamo, e nel tuo nome siam venuti contro questa moltitudine. Tu sei l'Eterno, il nostro Dio; non la vinca l'uomo a petto di te!' 11 E l'Eterno sconfisse gli Etiopi davanti ad Asa e davanti a Giuda, e gli Etiopi si diedero alla fuga. 12 Ed Asa e la gente ch'era con lui li inseguirono fino a Gherar; e degli Etiopi ne caddero tanti, che non ne rimase più uno di vivo; poiché furono rotti davanti all'Eterno e davanti al suo esercito. E Asa ed i suoi portaron via un immenso bottino; 13 e batteron tutte le città nei dintorni di Gherar, perché lo spavento dell'Eterno s'era impadronito d'esse; e quelli saccheggiarono tutte le città; perché v'era molto bottino; 14 fecero pure man bassa sui chiusi delle mandre, e menaron via gran numero di pecore e di cammelli. Poi tornarono a Gerusalemme.

Ricciotti:

2Cronache 14

Asa, re di Giuda.
1 Abia si addormentò co' padri suoi e fu sepolto nella città di Davide e regnò in sua vece Asa, figlio di lui; durante il suo regno il paese godette dieci anni di quiete. 2 Asa fece ciò che era buono e accetto al cospetto del suo Dio e abbattè gli altari del culto straniero e i luoghi eccelsi; 3 spezzò pure le statue e abbattè i boschetti sacri. 4 Comandò inoltre a Giuda di cercare il Signore Dio dei loro padri, e di osservare la legge e tutti i comandamenti. 5 Fece anche sparire da tutte le città di Giuda gli altari e i templi, e regnò in pace. 6 Fabbricò pure delle città fortificate in Giuda, poichè il paese era tranquillo e durante quegli anni non vi fu guerra contro di lui, avendogli il Signore accordata la pace. 7 Aveva egli detto a Giuda: «Edifichiamo queste città, circondiamole di mura, fortifichiamole di porte e di sbarre, intanto che tutto riposa dalla guerra, perchè abbiamo cercato il Signore Dio dei padri nostri, e da ogni parte egli ci ha accordato il riposo». Si misero quindi a fabbricare e nessuna cosa impedì il loro lavoro. 8 Asa ebbe nel suo esercito trecentomila uomini della tribù di Giuda, armati di scudo e di lancia, e duecentoottantamila uomini della tribù di Beniamino, che portavan scudo e tiravan d'arco; tutta gente di grande valore. 9 Essendo venuto contro di essi Zara l'Etiope col suo esercito di un milione di armati e di trecento carri ed essendosi egli avanzato fino a Maresa, 10 Asa gli mosse incontro, dispose il suo esercito in ordine di battaglia nella valle di Sefata, che è presso Maresa, 11 e invocò il Signore Iddio, dicendo: «Signore, per te è la stessa cosa porgere aiuto a pochi o a molti: aiutaci, o Dio Signore nostro, poichè avendo fiducia in te e nel tuo nome, movemmo incontro a queste moltitudini. Signore, tu sei il nostro Dio; che nessuno prevalga sopra di te». 12 E il Signore atterrì così gli Etiopi al cospetto di Asa e di Giuda, che gli Etiopi si misero in fuga; 13 Asa col popolo che era con lui li inseguì fino a Gerara, e gli Etiopi vennero sterminati, poichè furon fatti a pezzi dal Signore e dal suo esercito che combatteva. [Giuda e Beniamino] ne riportarono poi molto bottino. 14 Abbatterono pure tutte le città dei dintorni di Gerara, perchè tutti erano stati colpiti da un terrore spaventevole e le città furono saccheggiate e ne fu riportata una gran preda. 15 Distrussero eziandio i chiusi degli armenti e ne trassero infinita quantità di pecore e di cammelli e fecero ritorno a Gerusalemme.

Tintori:

2Cronache 14

Regno di Asa re di Giuda
1 Abia si addormentò coi suoi padri, fu sepolto nella città di David, e Asa suo figlio gli successe nel regno. Al suo tempo il paese ebbe riposo per dieci anni. 2 Asa fece quel che era buono e gradito davanti al suo Dio; atterrò gli altari del culto straniero e gli alti luoghi; 3 spezzò le statue, tagliò i boschetti sacri; 4 comandò a Giuda di cercare il Signore Dio dei loro padri, e di osservare la legge e tutti quanti i comandamenti. 5 Tolse da tutte le città di Giuda gli altari e i templi, e regnò in pace. 6 Egli edificò pure delle città forti in Giuda, perchè aveva pace, e nessuna guerra era sorta al suo tempo: il Signore donava la pace. 7 Per questo egli disse a Giuda: «Edifichiamo queste città, circondiamole di mura, fortifichiamole con torri, porte e sbarre, mentre da ogni parte abbiamo respiro dalle guerre, perchè abbiamo cercato il Signore Dio dei padri nostri, ed egli ci ha dato pace da ogni parte». Allora le edificarono, e durante la costruzione non vi fu ostacolo alcuno. 8 Asa aveva nel suo esercito trecento mila uomini di Giuda che portavano scudo e lancia e duecentottanta mila uomini di Beniamino, armati di scudo e di arco, tutti uomini fortissimi.

Zara è vinto da Asa
9 Or Zara, Etiope, uscì contro di essi col suo esercito d'un milione d'uomini e trecento carri, e si avanzò fino a Maresa. 10 Ma Asa gli andò incontro. Ordinato l'esercito alla battaglia nella valle di Sefata presso Maresa, 11 invocò il Signore Dio, dicendo: «Signore, per te non v'è alcuna differenza tra il dar soccorso con piccolo numero e il darlo con un numero grande: aiutaci, o Signore Dio nostro, perchè fiduciosi in te e nel tuo nome siam venuti contro questa moltitudine. Signore, tu sei il nostro Dio: non prevalga un uomo contro di te». 12 Allora il Signore atterrì gli Etiopi dinanzi ad Asa e a Giuda. Gli Etiopi fuggirono, 13 e Asa colla sua gente li, inseguì fino a Gerara. Gli Etiopi perirono fino allo sterminio, perchè furon fatti a pezzi dal Signore che li percuoteva e dal suo esercito che combatteva. Così, preso gran bottino, 14 percosse tutte le città intorno a Gerara, perchè in tutti era piombato il terrore; saccheggiate le città e presane molta preda, 15 distrutti anche i parchi delle pecore e menato via infinito numero di bestiami e di cammelli, se ne tornarono a Gerusalemme.

Martini:

2Cronache 14

Ad Abia succede il figliuolo Aia, il quale, ottenuta dà Dio la pace, atterra il culto degli idoli, e riedifica, e fortifica la città di Giuda, e coll'aiuto divino vince Zara re degli Etiopi con un esercito di un milione d'uomini.
1 E Abia si addormentò co' padri suoi, e lo seppellirono nella città di David: e gli succedette nel regno Asa suo figliuolo, a tempo del quale il paese fu in pace per dieci anni. 2 Asa fece quel, che era ben fatto, e accetto negli occhi del suo Dio; e atterrò gli altari di culto straniero, e i luoghi eccelsi. 3 E fece in pezzi le statue, e abbattè i boschetti: 4 E comandò a Giuda, che cercassero il Signore Dio de' padri loro, e osservassero la legge, e tutti quanti i comandamenti: 5 E da tutte le città di Giuda tolse via gli altari, e i templi, e regnò in pace. 6 E ristaurò le città forti di Giuda, perchè egli avea quiete, e non fu mossa veruna guerra a suo tempo, concedendo il Signore la pace. 7 Ed ei disse a Giuda: Ristauriamo queste città, e circondiamole di mura, e afforziamole di torrazzi colle lor porte, e sbarre, ora che d'ogni parte respiro abbiam dalle guerre, perchè abbiam cercato il Signore Dio de' padri nostri, ed egli ci ha data la pace all'intorno. Si miser dunque a fabbricare, né vi fu cosa, che impedisse il lavoro. 8 Or Asa avea nel suo esercito di que', che portavano scudo, e picca, trecento mila uomini di Giuda; di Benjamin dugento ottanta mila armati di scudo, e arcieri, e tutta gente fioritissima. 9 E si mosse contro di loro Zara re di Etiopia col suo esercito di un milione d'uomini, e trecento cocchi: e si avanzò fino a Maresa: 10 E Asa gli andò incontro, e mise l'esercito in ordine di battaglia nella valle di Sephata, che è presso a Maresa: 11 E invocò il Signore Dio, e disse: Signore, non havvi divario alcuno per te tral dar soccorso col piccol numero, e 'l darlo col numero grande: aiutaci, o Signore Dio nostro: perocché in te, e nel nome tuo avendo fidanza ci siamo mossi contro questa gran turba. Signore, nostro Dio se' tu; non la vinca un uomo appetto a te 12 Il Signore pertanto atterrì gli Etiopi in faccia ad Asa, e a Giuda: e gli Etiopi si diedero alla fuga. 13 E Asa, e le sue genti gl'inseguirono sino a Gerara: e gli Etiopi furon messi in rotta, e sterminati, perchè dal Signore, che li percoteva, furon disfatti, e dall'esercito di lui, che pugnava. Fu adunque fatto un gran bottino. 14 E furono prese per forza tutte le città intorno a Gerara: perocché era entrato in tutti grande sbigottimento: e le città furono saccheggiate, e ne riportarono molta preda. 15 E distrutte eziandio le capanne delle pecore, menaron via un infinito numero di bestiame minuto, e di cammelli. E se ne tornarono a Gerusalemme.

Diodati:

2Cronache 14

1 ED Abia giacque co' suoi padri, e fu seppellito nella Città di Davide; ed Asa, suo figliuolo, regnò in luogo suo. Al suo tempo il paese ebbe riposo lo spazio di dieci anni. 2 Ed Asa fece ciò che piace ed è grato al Signore Iddio suo. 3 E tolse via gli altari, e gli alti luoghi degli stranieri, e spezzò le statue, e tagliò i boschi; 4 e comandò a Giuda di ricercare il Signore Iddio dei suoi padri, e di mettere ad effetto la sua Legge ed i suoi comandamenti. 5 Tolse eziandio via, da tutte le città di Giuda, gli alti luoghi ed i simulacri; e il regno ebbe riposo mentre egli visse. 6 Ed egli edificò delle città di fortezza in Giuda; perciocchè il paese era in riposo; e in quel tempo non vi fu alcuna guerra contro a lui; perciocchè il Signore gli avea dato riposo. 7 Laonde egli disse a Giuda: Edifichiamo queste città, ed intorniamole di mura, e di torri, e di porte, e di sbarre, mentre siamo padroni del paese; perciocchè noi abbiamo ricercato il Signore Iddio nostro; ed avendolo ricercato, egli ci ha dato riposo d'ogn'intorno. Così le edificarono, e prosperarono. 8 Or Asa avea un esercito di trecentomila uomini di Giuda, che portavano scudo e lancia; e di dugentotrentamila di Beniamino, che portavano scudo e tiravano con l'arco; tutti uomini di valore.
9 E Zera Etiopo uscì, contro a loro con un esercito di mille migliaia d'uomini, e di trecento carri; e venne fino in Maresa. 10 Ed Asa uscì incontro a lui; ed essi ordinarono la battaglia nella valle di Sefata, presso di Maresa. 11 Allora Asa gridò al Signore Iddio suo, e disse: O Signore, appo te non vi è alcuna differenza di aiutare, così chi non ha forze alcune, come chi ne ha di grandi; soccorrici, o Signore Iddio nostro; perciocchè noi ci siamo appoggiati sopra te, e nel tuo Nome siamo venuti contro a questa moltitudine; tu sei il Signore Iddio nostro; non lasciare che l'uomo prevalga contro a te. 12 Ed il Signore sconfisse gli Etiopi davanti ad Asa, e davanti a Giuda; e gli Etiopi fuggirono. 13 Ed Asa, e la gente ch'era con lui, li perseguitarono fino in Gherar; e morirono tanti Etiopi ch'essi non si poterono più ristorare; perciocchè furono rotti dal Signore, e dal suo esercito; e ne furono portate spoglie in grandissima quantità. 14 Percossero anche tutte le città ch'erano d'intorno a Gherar; perciocchè lo spavento del Signore era sopra loro; e predarono tutte quelle città; perciocchè vi era dentro una grande preda. 15 Percossero ancora le tende delle mandre, e ne menarono pecore, e cammelli, in gran numero. Poi se ne tornarono in Gerusalemme.

Commentario completo di Matthew Henry:

2Cronache 14

1 INTRODUZIONE A 2 CRONACHE CAPITOLO 14

In questo e nei due capitoli seguenti abbiamo la storia del regno di Asa, un regno buono e lungo. In questo capitolo abbiamo,

I La sua pietà, 2Cronache 14:1-5.

II. La sua politica, 2Cronache 14:6-8.

III. La sua prosperità, e in particolare una gloriosa vittoria, la ottenne su un grande esercito di Etiopi che uscirono contro di lui, 2Cronache 14:9-15.

Ver. 1. fino alla Ver. 8.

Ecco qui

I Il carattere generale di Asa (2Cronache 14:2): Fece ciò che era buono e giusto agli occhi del Signore suo Dio.

1. Mirava a piacere a Dio, studiava per approvarsi a lui. Felici coloro che camminano secondo questa regola, per fare ciò che è giusto, non ai propri occhi, o agli occhi del mondo, ma agli occhi di Dio.

2. Vide l'occhio di Dio sempre su di lui, e questo lo aiutò molto a mantenerlo fedele a ciò che era buono e giusto.

3. Dio lo ha benignamente accettato in ciò che ha fatto e ha approvato la sua condotta come buona e giusta.

II. Un'opera benedetta di riforma che egli mise in piedi subito dopo la sua ascesa alla corona.

1. Ha rimosso e abolito l'idolatria. Da quando Salomone aveva ammesso l'idolatria, alla fine del suo regno, non era stato fatto nulla per sopprimerla, e così, presumiamo, aveva preso piede. Strani dèi erano adorati e avevano i loro altari, immagini e boschetti; e il servizio del tempio, sebbene tenuto dai sacerdoti (2Cronache 13:10), era trascurato da molte persone. Asa, non appena ebbe il potere nelle sue mani, si preoccupò di distruggere tutti quegli altari e immagini idolatriche (2Cronache 14:3,5), essendo essi una grande provocazione per un Dio geloso e una grande tentazione per un popolo incurante e irriflessivo. Sperava di riformare gli idolatri, cosa a cui mirava, piuttosto che rovinarli.

2. Egli ravvivò e stabilì la pura adorazione di Dio; e, poiché i sacerdoti facevano la loro parte frequentando gli altari di Dio, obbligò il popolo a fare il loro (2Cronache 14:4): Egli comandò a Giuda di cercare il Signore Dio dei loro padri, e non gli dèi delle nazioni, e di mettere in pratica la legge e i comandamenti, cioè, osservare tutte le istituzioni divine, che molti avevano completamente trascurato. Nel fare questo, la terra era tranquilla davanti a lui, == 2Cronache 14:5. Benché fossero molto innamorati dei loro idoli e detessero molto lasciarli, tuttavia le convinzioni della loro coscienza si schieravano con i comandi di Asa, e non potevano, per vergogna, rifiutarsi di obbedirvi. Nota: Coloro che hanno il potere nelle loro mani, e lo useranno vigorosamente per sopprimere la profanità e la riforma dei costumi, non incontreranno tante difficoltà e opposizione come forse temevano. Il vizio è una cosa subdola, e la virtù ha dalla sua parte una ragione sufficiente per far sì che ogni iniquità le chiuda la bocca, == Salmi 107:42.

III. La tranquillità del suo regno, dopo i continui allarmi di guerra durante gli ultimi due regni: ai suoi giorni la terra fu tranquilla dieci anni (2Cronache 14:1), nessuna guerra con il regno di Israele, che non ha recuperato il colpo inferto loro nell'ultimo regno per molto tempo. La vittoria di Abia, che fu dovuta, sotto Dio, al suo coraggio e al suo coraggio, pose le basi per la pace di Asa, che fu la ricompensa della sua pietà e della sua riforma. Benché Abia avesse poca religione, fu determinante per preparare la strada a una che ne aveva molte. Se Abia non avesse fatto ciò che fece per calmare il paese, Asa non avrebbe potuto fare ciò che fece per riformarlo; perché inter arma silent leges, in mezzo al frastuono delle armi la voce della legge è inascoltata.

IV. Il prudente miglioramento che fece di quella tranquillità: la terra aveva riposo, perché il Signore gli aveva dato riposo. Notate: Se Dio dà quiete, chi può allora creare problemi? == Giobbe 34:29. Quelli che Dio dà riposo hanno riposo, pace a chi Cristo dà pace, non come dà il mondo, == Giovanni 14:27. Ora

1. Asa prende nota del riposo che avevano come dono di Dio (Egli ci ha dato riposo da ogni parte. Nota, Dio deve essere riconosciuto con gratitudine nel riposo con cui siamo benedetti, nel corpo e nella mente, nella famiglia e nel paese), e come ricompensa della riforma ha avuto inizio: Poiché abbiamo cercato il Signore nostro Dio, egli ci ha dato riposo. Nota: Come le sopracciglia e i rimproveri della Provvidenza dovrebbero essere osservati per un controllo per noi in modo malvagio, così i sorrisi della Provvidenza dovrebbero essere presi in considerazione per il nostro incoraggiamento in ciò che è buono. Vedere Aggeo 2:18-19; Malachia 3:10. Scopriamo per esperienza che è bene cercare il Signore; Ci dà riposo. Mentre inseguiamo il mondo, non incontriamo altro che vessazione.

2. Si consulta con il suo popolo, per mezzo dei suoi rappresentanti, su come fare buon uso degli attuali barlumi di pace di cui godevano, e conclude con loro:

(1.) Che non devono essere oziosi, ma occupati. I tempi di riposo dalla guerra dovrebbero essere impiegati nel lavoro, perché dobbiamo sempre trovare qualcosa da fare. Negli anni in cui non c'era la guerra, diceva:

"Costruiamo; lasciateci ancora fare".

Quando le chiese ebbero riposo , furono ricostruite, == Atti 9:31. Quando la spada è nel fodero, prendi la cazzuola.

(2.) Che non devono essere sicuri, ma prepararsi per le guerre. In tempo di pace dobbiamo prepararci ai guai, aspettarli e tenerli in serbo.

[1.] Fortificò le sue città principali con mura, torri, porte e sbarre, == 2Cronache 14:7.

"Facciamo questo", dice, "mentre la terra è ancora davanti a noi", cioè "finché ne abbiamo opportunità e vantaggi e non abbiamo nulla che ci impedisca".

Parla come se si aspettasse che, in un modo o nell'altro, sarebbero sorti dei guai, quando sarebbe stato troppo tardi per fortificarsi, e quando avrebbero voluto averlo fatto. Così costruirono e prosperarono.

[2.] Aveva un buon esercito pronto a portare in campo (2Cronache 14:8), non un esercito permanente, ma la milizia o le bande addestrate del paese. Giuda e Beniamino furono arruolati separatamente; e Beniamino (che non molto tempo fa era chiamato il piccolo Beniamino, == Salmi 68:27) aveva quasi tanti soldati quanti Giuda, si avvicinavano da 28 a 30, tanto stranamente quella tribù era aumentata negli ultimi tempi. La benedizione di Dio può far sì che un piccolo diventi mille. Dovrebbe sembrare che queste due tribù fossero armate in modo diverso, sia offensivamente che difensivamente. Gli uomini di Giuda si proteggevano con bersagli, gli uomini di Beniamino con scudi, i primi dei quali erano molto più grandi dei secondi, 1Re 10:16-17. Gli uomini di Giuda combatterono con le lance quando si avvicinarono al nemico; gli uomini di Beniamino tirarono gli archi, per raggiungere il nemico a distanza. Entrambi hanno reso un buon servizio e nessuno dei due poteva dire all'altro: Non ho bisogno di te. Doni e impieghi diversi sono per il bene comune.

9 Ver. 9. fino alla Ver. 15.

Ecco qui

I Disturbo dato alla pace del regno di Asa da un formidabile esercito di Etiopi che li invase, 2Cronache 14:9-10. Benché cercassero ancora Dio, tuttavia questo timore si impadronì di loro, affinché la loro fede in Dio potesse essere messa alla prova e che Dio potesse avere l'opportunità di fare grandi cose per loro. Era un numero enorme quello che gli etiopi portarono contro di lui: 1.000.000 di uomini; e ora trovava il vantaggio di avere un esercito pronto per un tale momento di bisogno. Questa disposizione che abbiamo ritenuto inutile potrebbe presto apparire di grande vantaggio.

II. L'applicazione che Asa fece a Dio in occasione della nube minacciosa che ora incombeva sul suo capo, 2Cronache 14:11. Colui che cercava Dio nel giorno della sua pace e prosperità poteva con santa franchezza gridare a Dio nel giorno della sua angoscia e chiamarlo suo Dio. La sua preghiera è breve, ma contiene molto.

1. Egli dà a Dio la gloria della sua infinita potenza e sovranità: Non è nulla per te aiutare e salvare da molti o pochi, da potenti o da non potenti. Vedere 1Samuele 14:6. Dio opera con le sue forze, non con la forza degli strumenti (Salmi 21:13), anzi, è sua gloria aiutare i più deboli e perfezionare la forza dalla bocca dei bambini e dei lattanti .

"Noi non diciamo: Signore, prendi la nostra parte, perché abbiamo un buon esercito per te; ma prendi la nostra parte, perché senza di te non abbiamo potere".

2. Egli si aggrappa alla loro relazione di patto con Dio come loro. O Signore, nostro Dio! e ancora,

"Tu sei il nostro Dio, che abbiamo scelto e a cui ci atteniamo come nostro, e che hai promesso di essere nostro".

3. Invoca la loro dipendenza da Dio e l'occhio che avevano per lui in questa spedizione. era ben preparato per questo, ma non si fidava dei suoi preparativi; ma

"Signore, noi riposiamo su di te e nel tuo nome andiamo contro questa moltitudine, per tuo mandato, mirando alla tua gloria e confidando nella tua forza".

4. Interessa Dio alla loro causa:

"Non prevalga l'uomo" (l'uomo mortale, così è la parola) "contro di te. Se egli prevarrà contro di noi, si dirà che prevarrà contro di te, perché tu sei il nostro Dio, e noi riposiamo su di te e andiamo avanti nel tuo nome, cosa che tu ci hai incoraggiati a fare. Il nemico è un uomo mortale; far apparire quanto egli sia un avversario impari per un Dio immortale. Signore, mantieni il tuo onore; santificato dal tuo nome".

III. La gloriosa vittoria Dio gli diede sui suoi nemici.

1. Dio sconfisse il nemico e mise in disordine le sue forze (2Cronache 14:12): Il Signore colpì gli Etiopi, li colpì con terrore e con una costernazione inspiegabile, così che fuggirono e non sapevano né perché né dove.

2. Asa e i suoi soldati presero il vantaggio che Dio diede loro contro il nemico.

(1.) Li hanno distrutti. Essi si prostrarono davanti al Signore (perché chi può stare davanti a lui?) e davanti al suo esercito, o un esercito invisibile di angeli che furono impiegati per distruggerli, o l'esercito d'Israele, chiamato esercito di Dio perché di sua proprietà.

(2.) Presero il bottino del loro accampamento, portarono via molto bottino dagli uccisi e dai bagagli.

(3.) Sconfissero le città che erano alleate con loro, nelle quali fuggirono per rifugiarsi, e portarono via il loro bottino 2Cronache 14:14 ; e non poterono opporre alcuna resistenza, perché il timore del Signore venne su di loro, cioè un timore con cui Dio li colpì a tal punto che non ebbero il cuore di resistere ai vincitori.

(4.) Portarono via il bestiame dal paese del nemico, in gran numero, 2Cronache 14:15. Così la ricchezza del peccatore è riservata ai giusti.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

2Cronache 14

Capitolo 14

La pietà di Asa rafforza il suo regno

Versetti 1-14

Asa si prefiggeva di piacere a Dio e si sforzava di piacergli. Felici coloro che camminano secondo questa regola: non fare ciò che è giusto ai propri occhi o agli occhi del mondo, ma ciò che è giusto agli occhi di Dio. Con l'esperienza scopriamo che è bene cercare il Signore; ci dà riposo; mentre inseguiamo il mondo, non incontriamo altro che vessazioni. Asa si consultò con il suo popolo su come fare buon uso della pace di cui godeva e concluse con loro che non dovevano essere oziosi né sicuri. Un formidabile esercito di Etiopi invase il regno di Asa. Questo male si abbatté su di loro per mettere alla prova la loro fede in Dio. La preghiera di Asa è breve, ma è il vero linguaggio della fede e dell'attesa di Dio. Quando si va avanti nel nome di Dio, non si può che prosperare, e tutto concorre al bene di coloro che Egli favorisce.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

2Cronache 14

1 Regnò suo figlio Asa - Se Roboamo ( 1 Re 12:8 nota) non aveva più di 21 anni al momento della sua ascesa al trono, Asa, quando salì al trono, doveva essere un semplice ragazzo, di non più di 10 o 11 anni .

La terra rimase tranquilla per dieci anni - Il grande colpo inferto da Abijah 2 Cronache 13:15 , la sua alleanza con la Siria 1 Re 15:19 e la rapida successione di sovrani in Israele durante la prima parte del regno di Asa 1 Re 15:25 , eviterebbe naturalmente disordini da parte del regno settentrionale. La tenera età di Asa stesso sarebbe un ostacolo alle imprese bellicose da parte di Giuda.

5 Immagini - Vedi il margine, sole-immagini; e Levitico 26:30 nota.

7 La terra è ancora davanti a noi - cioè, "non occupata da un nemico" - "la terra è aperta a noi per andare dove vogliamo". Confronta Genesi 13:9. La fortificazione delle fortezze sarebbe un atto di ribellione contro l'Egitto, e ci si potrebbe aspettare che gli egiziani si sforzassero di porvi fine.

8 Gli uomini di Giuda servivano come truppe armate pesanti, mentre i Beniaminiti erano armate leggere. Il loro numero si accorda bene con quello di 2 Cronache 13:3. Poiché i confini di Giuda erano stati ampliati 2 Cronache 13:19 , e poiché per almeno dieci anni non c'era stata alcuna guerra 2 Cronache 14:1 , la forza effettiva era naturalmente aumentata. Erano 400.000; ora sono 580.000.

9 Zerah l'Etiope è probabilmente Usarken (Osorkon) II, il terzo re d'Egitto dopo Shishak, secondo i monumenti egizi. Osorkon II potrebbe essere stato per nascita un etiope, poiché era il genero, non il figlio, del monarca precedente, e regnò in diritto di sua moglie. Scopo della spedizione sarebbe riportare la Giudea sotto il giogo egiziano.

Una schiera di millemila - Questo è il più grande esercito riunito di cui sentiamo nelle Scritture; ma non supera il numero conosciuto di altri eserciti orientali nei tempi antichi. Dario Codomanno portò in campo ad Arbela una forza di 1.040 mila uomini; Serse entrò in Grecia con sicuramente più di un milione di combattenti.

10 La “valle di Zephathah” - non menzionata altrove - è probabilmente l'ampio Wady che si apre da Mareshah (riferimento marginale) in direzione nord-ovest, immettendosi nella grande pianura filistea. Zerah, all'avanzata di Asa, si avviò nello spazio più ampio del Wady, dove poteva usare i suoi cavalieri e carri.

11 Non è niente... - cioè, "Puoi aiutare il debole come il forte".

12 La sconfitta di Zerah è uno degli eventi più notevoli nella storia degli ebrei. In nessun'altra occasione si sono incontrati sul campo e hanno vinto le forze di una delle due grandi monarchie tra le quali erano stati posti. Di rado si osavano resistere, se non dietro le mura. Shishak, Sennacherib, Esarhaddon, Nabucodonosor, erano o incontrastati o si opponevano solo in questo modo. Nell'altra occasione in cui scesero in campo - sotto Giosia contro Neco - la loro audacia si trasformò in una disastrosa sconfitta 2 Cronache 35:20.

Ora, tuttavia, sotto Asa, sembrano aver ottenuto una vittoria completa sull'Egitto. I risultati che seguirono furono i più belli. La potenza meridionale non riuscì a riprendersi dal colpo e, per oltre tre secoli, non fece ulteriori sforzi in questa direzione. L'Assiria, crescendo in forza, infine, sotto Sargon e Sennacherib, penetrò nello stesso Egitto. Ogni timore dell'Egitto come potenza aggressiva cessò; e gli Israeliti impararono invece ad appoggiarsi ai Faraoni per avere sostegno ( 2Re 17:4 ; 2Re2 Re 18:21; Isaia 30:2 , ecc.). Solo legami amichevoli univano i due paesi: e fu solo nel 609 aC che una forza egiziana entrò di nuovo in Palestina con intenzioni ostili.

14 Colpirono tutte le città intorno a Gerar - I Filistei di queste parti, è probabile, avevano accompagnato Zerach nella sua spedizione.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

2Cronache 14

1 INTRODUZIONE A 2 CRONACHE 14

Questo capitolo narra la morte di Abia, e la successione di Asa al suo posto, 2Cronache 14:1, dà un buon carattere di quest'ultimo per la sua riforma religiosa, e per la cura che prese per la sicurezza e la protezione dei suoi sudditi, 2Cronache 14:2-8, e viene dato un resoconto di un grande esercito di Etiopi che venne contro di lui, sul quale egli, invocando il Signore e confidando in lui, con il suo aiuto ottenne una vittoria completa, 2Cronache 14:9-15

Versetto 1. Così Abia si addormentò con i suoi padri, 1Re 15:8

Al suo posto regnò Asa, suo figlio, ai suoi giorni il paese rimase tranquillo per dieci anni; il Targum è, la terra d'Israele; ma molto meglio la Settanta, il paese di Giuda; questi dieci anni, in cui ebbe riposo dalla guerra, furono i primi tre anni del regno di Asa, e i primi sette di Baasha, secondo Jarchi, e il che sembra giusto; dopo di che ci fu guerra tra loro per tutta la loro vita, vedi 1Re 15:32-33

2 Versetto 2 E Asa fece ciò che era buono e giusto,

Vedere 1Re 15:11

3 Versetto 3. Poiché ha tolto gli altari degli dèi stranieri,

O di un popolo straniero, dei Sidoni, degli Ammoniti e dei Moabiti, che era rimasto dai tempi di Salomone, e che egli aveva edificato per le sue mogli, 1Re 11:7,8

e gli alti luoghi; costruito per gli idoli; poiché in quanto a quelli sui quali era adorato il vero Dio, non furono rimossi ai suoi giorni, 1Re 15:14

e abbattete le immagini, o statue, o colonne, erette in onore degli idoli, e sulle quali erano poste le loro immagini.

e abbatterono i boschetti; in mezzo al quale stavano

4 Versetto 4. E comandò a Giuda di cercare il Signore, l'Iddio dei loro padri,

Pregare lui, e lui solo, e partecipare al suo culto e al suo servizio; Lo fece con un editto pubblico:

e di mettere in pratica la legge e il comandamento: osservare tutte le leggi di Dio, morali, cerimoniali e civili

5 Versetto 5. E tolse da tutte le città di Giuda gli alti luoghi e le immagini,

Forse gli alti luoghi in 2Cronache 14:3 designano solo gli alti luoghi e gli altari a Gerusalemme, e vicino ad essa; questi in tutto il resto delle città del paese; le "immagini erano", come significa la parola, "immagini del sole", o fatte in forma di sole, o dedicate ad esso, o templi per esso; Vedi Gill su "Levitico 26:30",

e il regno era tranquillo davanti a lui; Non aveva nessun nemico straniero che lo molestasse, e così colse l'occasione per riformare il culto divino, e in ciò non incontrò opposizione da parte del suo popolo

6 Versetto 6. E costruì città fortificate in Giuda,

per la sua difesa contro il regno d'Israele e contro altre nazioni, come Roboamo aveva fatto prima di lui; e che potrebbero essere stati demoliti da Sisac re d'Egitto, quando li prese, 2Cronache 11:5-12 12:4

perché la terra aveva riposo; secondo il Targum, il paese d'Israele si riposò e non diede alcun disturbo al regno di Giuda, non avendo ripreso il colpo inferto loro da Abia; ma è piuttosto da intendersi per il paese di Giuda, il quale, come non tentò la riduzione delle dieci tribù, così non fu attaccato da loro, né da nessun altro nemico: e non ebbe guerra in quegli anni; nei dieci anni menzionati, 2Cronache 14:1, né con Israele né con nessun'altra nazione, perché il Signore gli aveva dato riposo; affinché potesse essere libero di fare le cose di cui sopra; tutto il riposo viene dal Signore, civile, spirituale ed eterno

7 Versetto 7. Perciò disse a Giuda:

Ai nobili e agli uomini principali del regno:

costruiamo queste città; che, senza dubbio, menzionò particolarmente per nome e indicò; cioè, ripararli e fortificarli, e metterli in una migliore condizione di difesa:

e farai intorno a loro mura e torri, porte e sbarre; che sono sempre fatti in luoghi fortificati, per proteggere gli abitanti e tenere lontano un nemico;

mentre la terra è ancora davanti a noi; in nostro potere, nessun nemico in esso, né alcuno che ostacoli o molesti:

perché abbiamo cercato il Signore nostro Dio, lo abbiamo cercato, ed egli ci ha dato riposo da ogni parte; aveva istituito la sua pura adorazione, riformato in essa gli abusi e rimosso l'idolatria da essa, e curato attentamente il servizio del santuario, che era ben gradito a Dio; il felice effetto di cui hanno sperimentato, riposa da tutti i loro nemici intorno a loro.

così che costruirono e prosperarono; Cominciarono, andarono avanti e finirono, non essendoci nulla che li ostacolasse

8 Versetto 8. Asa aveva un esercito di uomini che portavano bersagli e lance, su trecentomila uomini di Giuda,

Questi erano armati di una specie di grande scudo, per proteggerli, e di lance, per spingere un nemico quando si avvicinavano a loro, e per avvicinarsi a loro.

e da Beniamino, che portava gli scudi e tirava gli archi, duecentoottantamila uomini; Questi avevano anche un tipo minore di scudi, per difendere i loro corpi, e archi e frecce, per infastidire un nemico a distanza:

Tutti questi erano uomini potenti e valorosi; uomini abili, valorosi e coraggiosi; forse Asa li radunò, sentendo che gli Etiopi si preparavano ad attaccarlo, come segue

9 Versetto 9. E contro di loro uscì Zerah l'Etiope, con un esercito di millemila e trecento carri,

Secondo Giuseppe Flavio, questo esercito consisteva di 900.000 fanti e 100.000 cavalieri, ed è certo che c'erano cavalieri tra loro, 2Cronache 16:8 alcuni dicono che questi non erano gli Etiopi in Africa, oltre l'Egitto, essendo, come si dice, troppo lontani per un tale esercito da viaggiare, e sarebbe difficile dire cosa dovrebbe indurli a farlo; e inoltre è sollecitato, il re d'Egitto non avrebbe mai permesso loro di passare attraverso i suoi domini, come dovevano venire in Giudea; ma che fossero gli Arabi Cusiti, che abitavano Madian, parte dell'Arabia Petrea, e Arabia Felix, vicino alla Giudea, vedi Gill su "Numeri 12:1", ma poiché questo grande esercito consisteva di Lubim o Libici, abitanti dell'Africa, così come di Etiopi, 2Cronache 16:8, questi Etiopi sembrano essere piuttosto quelli in Africa, che erano padroni dell'Egitto e della Libia, così come l'Etiopia, subito dopo la morte di Sisac, o Sesostri, vedi 2Cronache 12:2,3, che spiega le dimensioni di questo esercito, e il loro passaggio attraverso l'Egitto: che ci fossero due tipi di Etiopi, quelli occidentali e quelli orientali, uno che abitava in Africa, l'altro in Asia, appare chiaramente da Omero, Erodoto, ed Eliodoro, il primo dei quali sembra qui inteso; né questo esercito deve essere considerato incredibile, specialmente perché erano raggiunti dai Lubim o Libici, e assistiti dai Filistei, come appare da ciò che segue; inoltre, i due eserciti di Israele e Giuda di cui leggiamo nel capitolo precedente, quando messi insieme, superano questo; vedi anche 2Cronache 17:14-18, così gli eserciti di Tamerlano e Bajazet, quello del primo erano 1.600.000 e quello del secondo 1.400.000:

e giunse a Mareshah; una città della tribù di Giuda, ai suoi confini, 2Cronache 11:8

10 Versetto 10. Allora Asa uscì contro di lui,

Nondimeno egli portò con sé un esercito così grande.

e disposero la battaglia nella valle di Sefata a Mareshah; dove si trovavano gli etiopi; Non si fermò finché non furono più all'interno del suo paese, ma marciò contro di loro quando si trovò alle sue frontiere, e scelse la valle per accamparsi, perché era più vantaggiosa per il suo esercito più piccolo; vedi Giudici 1:17

11 Versetto 11. Asa gridò all'Eterno, al suo Dio, dicendo:

O pregava, come il Targum, con veemenza, essendo in angoscia; Fece questo prima che cominciasse la battaglia, alla testa del suo esercito, e per incoraggiarlo:

e dissero: Signore, non hai nulla da aiutare; nulla può impedirgli di aiutare, essendo il suo potere superiore a tutti gli altri, e persino infinito, e nessuno all'infuori di lui potrebbe:

sia con molti, sia con coloro che non hanno potere; I numeri non fanno differenza per lui, né per la condizione in cui si trovano; se numerosi e potenti, o pochi e deboli; può aiutare l'uno con la stessa facilità con cui l'altro, vedi 1Samuele 14:6 :

aiutaci, o Signore nostro Dio; che sono pochi e deboli in confronto al nemico:

poiché noi riposiamo su di te; confida in te e confida in te per l'aiuto; il Targum è,

"Sulla tua Parola ci appoggiamo":

e nel tuo nome andiamo contro questa moltitudine; esprimendo fede in lui, aspettandosi da lui aiuto, incoraggiandosi e rafforzandosi in lui, uscendo non nel proprio nome e nella propria forza, ma nel suo; il Targum è,

"nel nome della Parola del Signore":

O Signore, tu sei il nostro Dio, e tu solo noi lo conosciamo e non serviamo ad altri, e noi siamo il tuo popolo, invocato con il tuo nome. Non prevalga l'uomo contro di te, perché se questo nemico prevalesse contro di loro, sarebbe interpretato come un prevalere contro il loro Dio

12 Versetto 12. Così l'Eterno colpì gli Etiopi davanti ad Asa e davanti a Giuda,

Con costernazione e terrore; Furono gettati nel panico:

e gli Etiopi fuggirono; prima di loro, proprio come Geroboamo e Israele, come riferito nel capitolo precedente, 2Cronache 13:15,16

13 Versetto 13. Asa e la gente ch'era con lui li inseguirono fino a Gherar,

Una città dei Filistei, Genesi 20:1,

e gli Etiopi furono sconfitti, che non poterono riprendersi; Furono gettati in un tale spavento e in tanta confusione, che non poterono rimettersi in ordine e riprendersi; o cadde un numero così grande di loro, che non ne rimase quasi più in vita, che sembra essere il senso delle parole usate:

poiché furono distrutti davanti all'Eterno e davanti al suo esercito; l'esercito d'Israele, di cui il Signore era, per così dire, il Comandante, combatté, e li guidò all'inseguimento, e diede loro la vittoria; o può significare una schiera di angeli, impiegati a distruggere questo grande esercito; e così le versioni siriaca e araba di 2Cronache 14:12 dicono:

"l'angelo del Signore colpì gli Etiopi":

e portarono via un gran bottino; che trovarono nel loro accampamento e con i loro uccisi; anche molto oro e argento, come dice Giuseppe Flavio

14 Versetto 14. E sconfissero tutte le città all'intorno,

Le città dei Filistei, che erano ausiliari e alleati con questi Etiopi, e colonie da loro, secondo Teodoreto, e che dice, circa Eleuteropoli era un luogo, chiamato, al suo tempo, Geraron Saton:

perché il timore del Signore si era impadronito di loro; così che non avevano il potere di difendersi e di opporsi agli uomini di Giuda.

e saccheggiarono tutte le città; dei beni e delle sostanze che vi si trovavano:

perché in essi c'era un bottino eccessivo; grandi ricchezze e ricchezze di un tipo o dell'altro

15 Versetto 15. Colpirono anche le tende del bestiame,

il popolo che abitava nelle tende per il pascolo del suo bestiame; gli arabi Ceniti, così chiamati per il fatto di abitare nelle tende:

e portarono via le pecore; che quegli arabi stavano nutrendo in Palestina, e che questo grande esercito portò con sé per il loro sostegno:

e cammelli in abbondanza; il che è un'altra circostanza che prova che erano arabi, che abbondavano di cammelli:

e tornò a Gerusalemme; con il loro bottino, e con grande gioia

Commentario del Pulpito:

2Cronache 14

1 Questo capitolo dà inizio al lungo regno di Asa di quarantuno anni. Asa era figlio di Abia e nipote di Maacah 2Cronache 15:16; 1Re 15:13

Il regno fu notevole per la devozione di Asa al vero Dio, e per i notevoli successi che gli furono dati di conseguenza, ma non giunse alla sua fine senza una luttuosa defezione da parte di Asa dalla fiducia in Dio, 2Cronache 16:2-4,12

che comportava la sua ricompensa, 2Cronache 16:9

e che ha lasciato offuscata per tutti i secoli una fama che altrimenti sarebbe stata la più bella tra tutti i re di Giuda. Il parallelo sconnesso e riluttante dei quarantotto versetti di questo e dei due successivi capitoli riguardo ad Asa, in Cronache, è compreso solo nei sedici versetti 1Re 15:8-24

Sepolto nella città di Davide

vedi la nostra nota, 2Cronache 12:16

Asa suo figlio. Se, secondo il suggerimento della nostra nota, 2Cronache 10:8 e 12:13, i presunti quarantuno anni dell'età di Roboamo fossero diventati ventuno, ne conseguirà che Asa non poteva ora avere più di un ragazzo di circa dodici anni. È contro questa insinuazione che non c'è alcun segno di ciò, con parole o azioni, in ciò che è qui detto dell'inizio del regno di Asa; i segni sono contrari, soprattutto prendendo in discussione le indicazioni che ci vengono date riguardo alle tendenze, se non contraddette, della regina-madre Maachah 2Cronache 15:16; 1Re 15:13

e non si suppone che un ragazzo di dodici anni possa contraddirli. Questo punto deve essere tenuto ancora in discussione. Ai suoi giorni si calma dieci anni. Senza dubbio una delle cause di ciò era stata la sconfitta che Geroboamo e Israele avevano subito per mano di Abia 2Cronache 13:18-20

Sembra anche, da 1Re 15:19, che dopo quella sconfitta fu istituita una lega tra Abia e l'allora re di Siria: "C'è una lega fra me e te, e fra mio padre e tuo padre". E queste cose, con i nuovi re d'Israele, e forse l 'estrema giovinezza di Asa, avrebbero favorito il riposo del paese

Versetti 1-15.-

La quiete spesso anni

Si può dire che la prima metà di questo capitolo si rivolga all'argomento gradito della "quiete" (di cui si parla due volte), della "non guerra" (di cui si parla una volta) e del "riposo" (di cui si parla tre volte), che furono ormai per dieci anni la parte di Giuda. La tenera giovinezza e la pia promessa del re Asa si combinarono, senza dubbio, nella provvidenza di Dio, con le circostanze esterne, per assicurare quell'intervallo di quiete e di riposo dalla guerra da cui potevano scaturire molte benedizioni. Possiamo notare in generale, da tali illustrazioni che sono prodotte dagli esempi molto meno complessi di quelle guerre che appartengono alla storia antica e alle storie delle Scritture, alcuni dei vantaggi e delle benedizioni essenziali e intrinseche dell'essere, in questo senso più impressionante, "quieto"

IL FUNZIONAMENTO LIBERO E LEGITTIMO DEGLI AFFETTI DELLA NATURA UMANA. Quale sovversione più terribile si potrebbe conoscere per la natura umana se non che l'amore dovrebbe essere chiamato e dovrebbe diventare odio, e lavorare per distruggere la vita umana dovrebbe prendere il posto del lavoro e dello zelo per salvarla e servirla! Una nazione che è in pace, e non disturbata dal timore della guerra, è, per il fatto stesso, liberata dall'essere vittima delle passioni e dell'azione sicura di principi che devono essere solo un grado meno distruttivi per i soggetti incoscienti che per i loro oggetti progettati e deliberatamente segnati. La guerra scuote non solo alle fondamenta questo o quel tessuto della società umana, ma al suo centro il tessuto chiamato natura umana stessa, che è compatto di affetti e, per quanto invisibili possano essere, non legati da altri legami così reali. Nulla, quindi, può giustificarlo se non quel tipo di necessità che dichiara, e può dimostrare ciò che dichiara, che quel disastro di "scuotimento" si confronta con l'unica alternativa di frantumazione, ed è a una distanza misurabile da essa, e può quindi essere considerato il male o il rischio minore. L'odio reciproco e la cattiva volontà delle nazioni è una forma mostruosa del peccato dell'odio individuale, ed è la violazione su scala gigantesca del secondo grande comandamento. È vero che ci sono alcuni rilievi a questa accusa, rispetto a coloro che compongono gli eserciti effettivi che si fronteggiano, e di quelli che possono essere chiamati la mera macchina da guerra; ma c'è ben poco sollievo, in verità, per quanto riguarda tutti coloro che possono essere chiamati presidi. Ma nella "quiete" di una nazione, i suoi propri affetti umani trovano la loro opportunità e si fanno strada con una certa uniformità e una certa regolarità di crescita; non spazzati via, da una parte, dal tornado distruttivo dell'animosità, del pregiudizio, dell'odio e da tutto l'uragano del male; né, d'altra parte, spinti all'azione parziale e frenetica dall'immaginazione angosciata, o dalla vista nauseante degli orrori indicibili del vero campo di battaglia: le sue membra straziate, le sue grida e i suoi gemiti, e, per mesi dopo, i suoi cuori sanguinanti e le case devastate, e quell'intera schiera di vizi consequenziali e calamità indirette che si estendono ugualmente sulla terra dei conquistati e dei conquistatori!

II IL PENSIERO DI UN POPOLO NON SOGGETTO ALLA MALSANA TENSIONE DI UN INTERESSE USURPATORE, DI UN TEMA IMPERIOSO, TIRANNICO, COSTANTE, ECCITANTE, MA LIBERO DI ACCERTARE, DI SEGUIRE, DI SVILUPPARE, LA GUIDA E GLI ISTINTI DEL SUO GENIO PROPRIO, QUALUNQUE ESSO SIA. La perdita che è risultata, naturalmente, è semplicemente incalcolabile da questa unica fonte di perversione, così varia nel suo funzionamento. Nessun occhio, anche con tutto l'aiuto della retrospettiva storica, può seguire la sua tirannia inquietante, distraente e desolante. L'interazione del genio estremamente diversificato di popoli diversi deve essere ugualmente significativa con lo stesso fenomeno come tra individui diversi (come ad esempio anche nell'ambito di una famiglia), ed è sorprendentemente tributaria del benessere generale e, diciamo, universale, quando è permesso, come non lo è mai stato ancora stato, gioco libero. Per quali aree di terre, di dimensioni limitate e illimitate, e attraverso quali tratti dei secoli, ha sostituito il devastante corso precipitoso del torbido torrente di montagna al flusso di un fiume benefico, con i generosi e fertilizzanti ruscelli, e i ruscelli serpeggianti dappertutto, e le innumerevoli sorgenti perenni!

III OPERE ESTERNE DI AMPIA E DURATURA INFLUENZA, E MONUMENTI DI VERO E DURATURO ONORE, TRA IL POPOLO. Con quale cuore addolorato guardiamo indietro a molti, anzi, alla maggior parte, dei più grandi monumenti dell'antichità, e siamo spesso tentati di farlo con sguardo cinico e con parole ciniche! Quanti di loro perpetuano il nome e la memoria di coloro che sono stati i flagelli della loro specie, le pestilenze della società umana, gli ostacoli alla salute, alla ricchezza e al vero benessere del mondo, ai quali hanno strappato un onore involontario e immeritato, che il tempo ha rovesciato e vendicato! Per sfortunata ironia degli eventi, le opere utili del nostro testo furono in gran parte quelle della più sicura preparazione alla guerra; ma possiamo forse porre l'accento più grato sul pensiero che sono descritti piuttosto come preparativi contro la guerra, e di carattere difensivo. La storia moderna e, in particolare, la storia, nella misericordia di Dio, attraverso alcuni periodi di tempo più lunghi, della Gran Bretagna -- quell'antitipo in tanti sensi più reali della Giudea di un tempo -- hanno abbastanza cloni da esemplificare a sufficienza il fatto che, nella "quiete", le utili opere d'arte, la ricerca delle scienze più benefiche, il benessere materiale di un popolo, trova l'occasione per elevarsi e diffondersi in modo più equo. Il benessere materiale può non sembrare a prima vista di altissimo livello, ma (l'espressione è correttamente intesa) è certamente di altissimo livello. Il mondo non doveva essere una scena di mendicità, né il mero trionfo della forza morale e spirituale, con una tensione e uno sforzo costanti rispetto alle esigenze materiali. Cantici, per quanto in qualsiasi tempo e in qualsiasi luogo si trovi una scena del genere, non rende onore alla religione, nessuna testimonianza del suo potere, nessuna promozione delle sue pretese imperiali

IV OPPORTUNITÀ FAVOREVOLE PER LA PIÙ BELLA DELLE CRESCITE: QUELLA DELLA RELIGIONE E DI UN SANO STATO DI SENTIMENTO RELIGIOSO E DI VITA. La "quiete" e il "riposo" di cui si parla così ripetutamente sono in parte come la ricompensa della religione pratica, ma in parte anche (eroe con altrettanta enfasi altrove) come l'opportunità di mettere in ordine la casa di Dio, il suo culto, i suoi sacerdoti e i suoi ufficiali, e di abbattere e allontanarsi dalle cattive pratiche e abitudini dell'idolatria. Non si può dubitare che il flagello della guerra sia stato usato, sia stato spesso usato,

(1) come il giusto giudizio sull'irreligione;

(2) come un forte richiamo correttivo e rumoroso a ricordare Dio e la giustizia; e

(3) come, in generale, un tale risveglio delle menti degli uomini da quello stato dormiente e pigro che cresce con tendenza all'indurimento in vite facili e indisturbate, che si sa che profonde convinzioni di carattere religioso si seminano nelle circostanze più improbabili. Ci sono abbondanti analogie con questo nella vita individuale, che ci preparerebbero perfettamente a fenomeni corrispondenti nella vita collettiva di una nazione. Ciononostante, la benedetta realtà è stata abbastanza rara. Non possiamo dire che la colomba santa si accenda spesso su tali terre, in mezzo a scene in cui i nemici fanno i demoni e dove i demoni trionfano. La guerra è una maledizione troppo grande e, dove la colpa può essere minore, troppo direttamente il marchio del piede biforcuto. I campi dorati e infiniti non benedicono l'occhio attraverso le terre rocciose e spalancate, il cui paesaggio è la prima, la principale, l'ultima caratteristica. L'aspetto immobile dei frutti ricchi, sempre maturi e abbondanti del paese ritirato, fertile, non colpito, figura, non a torto, la "non guerra nulla", la "quiete", il "riposo" di quella terra e di quella nazione, dove il buon lievito di Dio, mediante la verità e la pratica, sta benedicendo il lievito dell'intera massa

OMELIE DI W. CLARKSON Versetti 1, 5 (ultima parte), 6, 7.-

"Riposa da ogni parte."

È abbastanza significativo che il Cronista considerasse un fatto degno di nota il fatto che "ai suoi giorni il paese era tranquillo per dieci anni". Indica con forza che la condizione cronica del paese in quei tempi era di inquietudine e di conflitto. Ci sembrerebbe strano, infatti, se lo storico del nostro paese ritenesse opportuno ricordare che per dieci anni il sovrano "non fece guerra" (Versetto 6). Ma è doloroso pensare che per molti secoli, in molti paesi, se non in tutti, la guerra è stata considerata la condizione normale; Un atteggiamento di ostilità armata verso la nazione vicina era considerato il rapporto necessario e naturale. La storia allora non era il racconto della scoperta, dell'invenzione, del successo, del progresso; Era la storia di una guerra internazionale o civile. Questa era la regola che, possiamo ringraziare Dio, è ora l'eccezione e che, speriamo ardentemente, sarà presto obsoleta. Ma per dieci anni la terra "fu tranquilla", aveva "riposo da ogni parte". Possiamo dare un'occhiata

I L'ASPETTO NAZIONALE DELLA MATERIA. Una nazione ha "riposo da ogni parte" quando

(1) è in pace con tutte le potenze circostanti; e

(2) gode della tranquillità interna, i suoi vari sudditi vivono in concordia, una classe con l'altra

Per ottenere e conservare una condizione così desiderabile, è necessario che

(1) una "politica estera" che non sia aggressiva negli obiettivi o provocatoria nei suoi indirizzi; e

2) un'amministrazione interna che si basi sulla giustizia, che promuova un lavoro sano e fruttuoso, che incoraggi e ricompensi il merito e la capacità, che osservi una rigorosa imparzialità in mezzo a tutte le differenze di costumi e di credo. Allora è probabile che ci sia "riposo da ogni parte", soprattutto se i cittadini del paese servono il Signore secondo le loro convinzioni di coscienza, e cercano continuamente la sua benedizione e chiedono "pace nel loro tempo" (Versetto 6). Ma consideriamo piuttosto

II L'ASPETTO INDIVIDUALE DI ESSO. COME avremo "riposo da ogni parte"?

1. Non assicurando il successo esteriore e temporale. Un uomo può aggrapparsi alla meta dell'onore, o della ricchezza, o dell'affetto, e può pensare di possedere un riposo completo e duraturo, e può svegliarsi ogni mattina per scoprire che tutte le sue piacevoli condizioni sono disturbate, e che il premio della pace gli è strappato senza pietà dalla fronte. I cieli possono essere senza nuvole e il sole risplendere oggi in tutta la sua luce e calore; ma domani quei cieli potrebbero essere avvolti nell'oscurità e la pioggia potrebbe abbattersi senza pietà su di noi. Non che si trovi "riposo da ogni parte"

2. Né scendendo nella tomba. Il "resto della tomba" è solo una falsa metafora poetica. Questo non è il riposo che esclude tutta la coscienza presente e non fornisce alcun ristoro e rinvigorimento per il futuro. L'oscurità della morte che il suicida disperato cerca e trova non è affatto riposo; è del tutto indegna di questo nome; la parola è un termine completamente improprio così applicato. Non è riposo da una parte qualsiasi, è sconfitta, è perdita, distruzione dell'iride

3. Si trova nel servizio santo e filiale; nel servizio felice, onorevole e legittimo di un Divino Redentore. C'è

(1) la pace con Dio, il riposo che guarda in alto;

(2) la pace nel nostro cuore -- il riposo interiore, tutte le nostre facoltà spirituali consenzienti alla condizione -- la ragione, la coscienza, la volontà, gli affetti;

(3) riposo in relazione a coloro che sono fuori - uno spirito prevalente di buona volontà e di amore verso tutti gli uomini - «riposo da ogni parte». -C

OMELIE di T. Whitelaw Versetti 1-8.-

Quiete nella terra

UNA GRANDE BENEDIZIONE

1.) Il suo carattere. No alla guerra (Versetto 6). Pochi, riflettendo sulle indicibili calamità della guerra, sul dispendio di sangue e di denaro, sul dolore e la desolazione inflitti in molte case, sull'interruzione delle arti della pace, sulle cattive passioni da essa accese nel petto anche dei vincitori, dubiteranno che la pace sia una delle principali benedizioni di cui una nazione possa godere. Questa fu la condizione di Giuda durante i primi dieci anni del regno di Asa. Confronta la descrizione di Shakespeare della "pace dopo una guerra civile" ('King Henry IV,' Part 1 Atti 1. sc. 1)

2.) La sua fonte. Geova (Versetto 7). "Ogni bene e ogni dono perfetto viene dall'alto" Giacomo 1:17

-vero per la pace nazionale Giosuè 21:44; 1Cronache 22:18

non meno che di altre cose Salmi 29:11; Geremia 14:13; Aggeo 2:9

Come nessun re o popolo può fomentare la guerra finché Dio non lo permette, così nessuno può spegnerne le fiamme senza il suo aiuto. Ma "quando egli dà quiete, chi può creare disturbo?" Giobbe 34:29

Quindi si dovrebbe pregare per la pace nazionale Geremia 29:7; 1Timoteo 2:1,2

3.) Il suo mezzo. Rettitudine. La pace dei primi anni di Asa fu dovuta, non alle vittoriose campagne di Abia, 2Cronache 13:15

sebbene le campagne di successo siano del dono di Dio; Salmi 144:1,2,10

o alla sua abile diplomazia, poiché l'abile diplomazia non è sempre dall'alto; 2Samuele 16:20 , ecc

o alle sue città recintate, che sarebbero state povere fortificazioni se non fossero state difese dai battaglioni di Geova; Salmi 127:1

ma per seguire il suo e il suo popolo dopo quella giustizia che è la migliore difesa di una nazione Proverbi 14:34

e la sicurezza più sicura di un sovrano Proverbi 16:12

Asa e il suo popolo cercarono il Signore loro Dio, ed egli diede loro "riposo da ogni parte". Gli annali di Israele mostrano che la pace è sempre andata di pari passo con la pietà e la guerra con la disobbedienza Salmi 81:11-16

Sempre, quando il popolo sceglieva nuovi dèi, c'era la guerra alle porte Giudici 5:8

Quando abbandonarono Dio, egli li abbandonò, con il risultato che "non ci fu pace né per colui che uscì né per colui che entrò" 2Cronache 15:5

Così, nei tempi moderni, lo spirito militare esiste negli uomini e nelle nazioni cristiane nella misura in cui si allontanano dalla religione di Gesù. Se in qualsiasi momento "il cristianesimo, socialmente considerato, non fa quasi nulla per controllare lo stato di guerra in attesa e le gelosie delle nazioni", ciò non è perché il cristianesimo sia un "fallimento" e "criminalmente compiacente di questi (e altri) mali", o "perché la religione del cielo e delle visioni soprannaturali" è "impotente a controllare questa terra e le sue realtà naturali" (Harrison's New Year's Address to English Positivists, ' 1889), ma perché i suoi discepoli professanti non obbediscono onestamente ai suoi precetti Giovanni 13:34; Galati 5:13; Efesini 5:2

e ne attuano i principi Matteo 7:12; Romani 13:10; Giacomo 2:8

Il regno del cristianesimo in qualsiasi nazione avrebbe posto fine alle faide civili e alle guerre di aggressione. Con l'estinzione di questi, le guerre di difesa cesserebbero

II UN'OCCASIONE D'ORO

1.) Per promuovere la vera religione. Oltre a dare l'esempio della religione personale - il modo più efficace in cui i re possono promuovere la religione nazionale - Asa lavorò con prontezza, decisione e assiduità nell'opera di abolizione dell'idolatria prevalente

(1) Demolì gli "altari stranieri", cioè gli altari alle divinità straniere che erano stati eretti dai suoi predecessori, Salomone e Roboamo, e lasciati in piedi da suo padre Abia

(2) Eliminò gli "alti luoghi" dedicati all'adorazione idolatrica, pur lasciando che rimanessero quelli che erano stati consacrati a Geova 1Re 15:14

(3) Abbatté le "colonne", gli obelischi o le colonne monumentali dedicate a Baal 2Re 3:2 10:26

simile a quello eretto da Giacobbe a Betel, Genesi 35:14

e forse anche quelle istituite da Mosè al Sinai Esodo 24:4

in onore di Geova

(4) Gli Asherim, idoli di legno o tronchi d'albero, consacrati ad Astarte,

vedi Keil in 1Re 14:23

egli ha tagliato

(5) Da tutte le città di Giuda rimosse gli alti luoghi e le immagini del sole, cioè colonne o statue consacrate a Baal come dio del sole, ed erette vicino o sopra gli altari di Baal 2Cronache 34:4

I re e gli uomini di stato cristiani dovevano lavorare alla distruzione di tutte le false forme di religione all'interno dei loro domini; non, tuttavia, con la soppressione forzata, che, sebbene permessa e persino richiesta all'asino, non è permessa ai sovrani o, in verità, a nessuno sotto il vangelo, ma promuovendo in tutti i modi legittimi ciò che essi credono essere l'assoluta e unica vera religione

1. Per promulgare leggi utili. Quando le nazioni sono distratte da faide intestine al loro interno o tra di loro, è inutile aspettarsi che il lavoro di una buona legislazione proceda. Di qui il valore di una "lunga pace" per ogni paese, che permetta di coltivare le arti pacifiche, lo sviluppo del commercio e del commercio, la diffusione dell'istruzione e della cultura, lo sviluppo delle istituzioni nazionali e la promozione di misure per il benessere dello Stato. Asa, nei dieci anni di riposo, "comandò a Giuda di cercare il Signore Dio dei loro padri e di mettere in pratica la Legge e il comandamento" (Versetto 4); e sebbene sotto la dispensazione del Nuovo Testamento non sia richiesto ai re di comandare ai loro sudditi di adorare e obbedire a Dio -- essendo questo un obbligo già imposto agli uomini dal Vangelo -- e molto meno di punirli se disobbediscono, è, tuttavia, permesso ai re di seguire le orme di Asa per quanto riguarda l'utilizzo degli anni di riposo di cui i loro paesi possono godere per legiferare per il comfort e la felicità dei loro sudditi

2. Per garantire la sicurezza del regno. Asa lo ha fatto

1) erigendo fortezze militari, "città recintate" nel paese di Giuda, circondandole con mura e torri, e mettendole in sicurezza con porte e catenacci;

(2) radunando intorno a sé un esercito ben equipaggiato: da Giuda 300.000 bersagli e lanzieri, con pesanti scudi e lance; 1Cronache 12:24

e da Benjamin 280.000, con scudi leggeri e dotati di archi 1Cronache 8:40

Gli Stati cristiani dovrebbero impiegare tempi di pace per costruire i baluardi che le loro terre richiedono, sia sotto forma di città di guarnigione, di reggimenti di soldati o di flotte di navi da guerra, poiché l'autoconservazione è un istinto della natura tanto per le nazioni quanto per gli individui, e non è proibito a nessuno dei due dal Vangelo, mentre essere preparati alla guerra è talvolta un mezzo efficace per assicurare la pace Luca 11:21

LEZIONE. Il dovere degli individui e delle nazioni di evitare la guerra e seguire la pace

2 Ciò che era buono e giusto. La nostra Versione Autorizzata non tralascia di contrassegnare le prime tre parole con il corsivo, l'essere originale semplice ed enfatico, il buono e il dritto

Versetti 2, 3, 5.-

Pietà distruttiva

L'energia e la capacità umana si manifestano in due forme: in quella distruttiva e in quella costruttiva. Sebbene l'azione di quest'ultimo tipo sia la più onorevole e ammirevole delle due, tuttavia quella della prima è anche utile e necessaria a suo tempo. Mosè fece un'ottima opera per il popolo d'Israele quando ridusse in polvere il vitello d'oro; ed Ezechia, quando fece a pezzi il serpente di bronzo e lo chiamò "un pezzo di rame"; e i cristiani di Efeso fecero una cosa saggia e degnamente sacrificale quando bruciarono i "libri" con i quali avevano ricavato grandi profitti per le loro tasche Atti 20:19

La pietà distruttiva a volte indica una devozione, e a volte rende un servizio che merita di avere un alto rango tra le eccellenze e persino tra le nobiltà del valore umano. Guardiamo

I LA PIETÀ DISTRUTTIVA MOSTRATA DAL RE. Eliminò gli alti luoghi riservati all'adorazione idolatrica, e gli altari di falsi dèi; Egli "tagliò i boschi" dove era probabile che venissero commesse abominazioni morali e devozionali; Egli "tolse i Sodomiti dal paese e tolse tutti gli idoli che i suoi padri avevano fatto" 1Re 15:12

E ciò che era, forse, più di tutto questo, come prova di sincerità e completezza di cuore verso Dio, e giustificando il linguaggio usato dal Cronista (Versetto 2) riguardo a lui, distrusse l'idolo di Maaca, e rimosse persino quella regina idolatrica dalla dignità ufficiale di cui aveva goduto. Asa, quindi, sferrò un colpo molto decisivo e dannoso all'idolatria del suo tempo; Egli scoraggiò potentemente ed efficacemente l'iniquità e l'immoralità in tre modi:

1. Ha mostrato il suo odio personale e regale nei loro confronti

2. Rimproverò e punì i loro autori

3. Ha tolto i mezzi per indulgere in essi

Con queste misure egli si sforzò bene e operò con successo per la verità di Dio e per la purezza del suo popolo

II LA NOSTRA AZIONE NELLA STESSA DIREZIONE, In quali modi serviremo Dio con una pietà distruttiva?

1. Promuovendo misure legislative sagge. Ci sono mali che è inutile nominare da cui un gran numero di persone deve essere protetto. Essere tentato da loro significa essere vinti, è essere uccisi da loro; sono fonti attive di male e di sofferenza, di rovina e di morte; dovrebbero essere soppressi; e una parte del dovere di un uomo cristiano è di unirsi ai suoi concittadini nell'abbattere o "rimuovere quegli alti luoghi" del paese

2. Escludendo le cose malvagie e le persone malvagie dalla casa. Ci sono uomini e c'è letteratura riguardo ai quali e riguardo ai quali possiamo solo dire che sono fonti di contaminazione; e se non abbiamo il potere, come un monarca orientale, di proibire loro la terra, possiamo proibire loro la casa; possiamo vedere che, per quanto riguarda coloro che sono sotto la nostra responsabilità e del cui benessere siamo responsabili, che questi uomini e questi libri sono ben al di là della portata

3., Mettendo giù il linguaggio cattivo. Possiamo fare questo, in molti ambienti, sminuendolo fermamente e condannandolo senza paura; la voce della giusta riprovazione metterà presto a tacere la lingua profana e lasciva

4. Espellendo dalla nostra vita ciò che mette in pericolo la nostra integrità morale o spirituale. Ogni uomo deve sapere, o dovrebbe sapere, quali abitudini (nel mangiare o nel bere, nello svago, ss. sono affascinanti, assorbenti, pericolose per se stesso; deve sapere in quale direzione è pericoloso andare, per non andare troppo lontano. Lì gli sbarrasse decisamente la strada; quell'abitudine minacciosa gli permetteva di escludere rigorosamente dalla sua vita -- C

vedi Matteo 5:29,30

Versetti 2, 4, 6, 7.-

Pietà costruttiva

È meglio costruire che distruggere (vedi l'omelia precedente), e sebbene Asa abbia fatto bene a demolire gli strani altari e ad espellere i sodomiti dalla terra, ha fatto ancora meglio in

(1) incoraggiando tutto Giuda a cercare Dio nell'adorazione e ad obbedire alla sua Legge, e

(2) fortificare il suo territorio contro il nemico mentre la terra era in suo pieno possesso (mentre la terra era "ancora davanti" a loro). Il patriottismo e la pietà che si spendevano nell'edificazione spirituale e materiale erano dei migliori. Troveremo il loro analogo tra noi in

IO EDIFICO NOI STESSI sulla nostra santa fede Giuda 1:20

Il primo dovere di un uomo è quello che deve al proprio spirito; poiché Dio gli ha dato questo, sopra ogni cosa, per avere in carico e per presentarsi puro e perfetto davanti a lui alla fine. Siamo, quindi, sacramentissimo tenuti a edificare noi stessi nella fede, nell'amore, nella purezza, nella sincerità, nell'integrità morale e spirituale, nella misericordia e nella magnanimità. E questo faremo

(1) mediante lo studio del nostro Signore Gesù Cristo (della sua vita e del suo carattere);

(2) mediante l'adorazione di lui e la comunione con lui, sia in casa che nel santuario;

(3) con uno sforzo serio e devoto di fare e portare la sua volontà, e di seguire il suo esempio fino a raggiungere la sua somiglianza

II EDIFICARE COLORO CHE POSSIAMO INFLUENZARE; esercitare sugli abitanti della nostra casa, su coloro che impieghiamo (o da cui siamo impiegati), sui nostri vicini più prossimi, sui nostri concittadini, sui nostri compagni di adorazione e collaboratori nel regno di Dio, tutta l'influenza rafforzante, stimolante, elevante che possiamo comandare

III PRENDERSI CURA DI CONSULTARE IL BENESSERE DEL NOSTRO PAESE. Asa costruì quelle "città fortificate in Giuda" per poter prendere provvedimenti tempestivi contro il nemico e tenerlo così lontano, o respingerlo se avesse attaccato. Quali sono i nemici della nostra terra natale? Questi non si trovano (principalmente) nelle schiere invasori; c'è ben poco da temere da loro. Troviamo i nostri nemici nazionali nell'intemperanza, nell'impurità, nella disonestà e nella frode, nel lavoro incoscienzioso e infedele, e, quindi, nella produzione povera e malsana, nella ciarlataneria politica e nella finzione, nell'amarezza ecclesiastica. Vogliamo chiamare sul campo le forze che espelleranno questi mali dalla terra. Dove li troveremo?

1. Negli uomini simili a Cristo; in uomini imbevuti di spirito, in possesso dei principi, che vivono la vita, di Gesù Cristo

2. Nelle istituzioni cristiane; nelle Chiese serie e operose, nelle scuole domenicali, nelle società per la temperanza, nelle corporazioni per l'inculcazione di tutto ciò che è puro e salutare, nelle associazioni filantropiche di ogni genere

3. Nella letteratura cristiana. Non solo ciò che è distintamente religioso, ma anche ciò che è sano nel tono e nello spirito, che impartisce e infonde una vera idea del carattere umano e della vita umana

La nostra opera patriottica deve consistere nell'edificare questi, nell'edificare questi uomini nelle nostre case e nei nostri circoli con l'influenza del nostro carattere cristiano, nel sostenere queste istituzioni con generosi doni di tempo, forza e denaro, nell'appoggiare e sostenere questa letteratura sana ed edificante. Cantici anche noi "costruiremo e prospereremo". -C

3 Gli altari degli stranieri (dei); ebraico, gli altari dello straniero, significando, naturalmente, "gli altari degli dèi dello straniero". Questa espressione, "dèi stranieri", si trova nella Versione Autorizzata circa tredici volte per l'ebraico rk; ge, o rk; Geh, e sarebbe più correttamente reso "Gli dèi o, 'dio' dello straniero", cioè dello straniero, come è reso nell'istanza solitaria di Deuteronomio 31:16. Le alte sfere. Confronta Versetto 5 e 2Cronache 15:17, che dice: "Ma gli alti luoghi non furono tolti da Israele; " e 1Re 15:14, che dice: "Ma gli alti luoghi non furono rimossi", senza limitare questa non-rimozione a "di Israele". Sulla questione di questa apparente incoerenza e contraddizione superficiale, vedi la nostra Introduzione, §7, pp. 16:1 e 17:2. Inoltre, qui si può ben notare quanto poco sia anche l'apparente discrepanza o contraddizione asserita in questo argomento, gettando i passaggi analoghi nella storia di Giosafat: 2Cronache 17:6 20:33

nel caso in cui questi possano riflettere qualche luce sulla questione. In primo luogo, elimineremo dal nostro cammino il parallelo in 1Re 15:14, con l'osservazione che è evidente dal suo contesto immediato che corrisponde all'ultima dichiarazione delle nostre Cronache: 2Cronache 15:17

assaporando un riassunto retrospettivo del compilatore, non con le prime affermazioni, 2Cronache 14:3,5

che esponeva il futuro proposito del cuore di Asa, la sua risoluzione e, senza dubbio, i suoi editti. In secondo luogo, possiamo notare che c'è una distinzione abbastanza chiara fatta dallo scrittore in Versetti. 3 e 5 rispettivamente: quello che dice che Asa "tolse gli alti luoghi", senza ulteriori limitazioni; l'altro dice in due versetti: "Anche di tutte le città di Giuda" (si noti a proposito l'enfasi suggestiva posta su "le città", forse più facilmente affrontabili dei distretti di campagna) "tolse gli alti luoghi". L'unica deduzione legittima (tenendo conto sia delle parole usate, sia del fatto che gli ultimi scritti si trovano vicini ai primi, con la congiunzione significativa "anche") deve essere che alcune informazioni diverse erano intese nei due luoghi. Il versetto 3 trova Asa maestro di "Giuda" tanto quanto il versetto 5. Perciò l'interpretazione naturale del Versetto 3 deve essere che Asa abolì immediatamente "gli alti luoghi" più vicini a casa, più vicini a Gerusalemme, più alla sua portata personale; poi "anche" che fece e ordinò che la stessa cosa fosse fatta in "tutte le città di Giuda", e fu fatto in quel tempo, anche se solo per il tempo. In terzo luogo, includiamo l'affermazione di 2Cronache 15:17, se non insistiamo (come potremmo insistere molto giustamente quando siamo pressati su un punto di presunta incoerenza o contraddizione) sul fatto che ora gli alti luoghi "d'Israele" sono distintamente designati, e che in essi quelle parti periferiche del dominio più o meno riconosciuto di Asa al di fuori di Giuda e il suo controllo più accurato sono volutamente descritti, prendiamo invece l'aiuto di una discrepanza esattamente analoga (e analogamente presunta) 2Cronache 17:7 rispetto a 2Cronache 20:33, e troviamo lì che la chiave stessa con cui sbloccare la difficoltà è fornita alla nostra mano. Giosafat ( 2Cronache 17:6

"tolse gli alti luoghi"; "il popolo" 2Cronache 20:33

non seguirono fedelmente e con cuore costante l'esempio, ma non si erano preparati, cioè non avevano voluto volgere "il loro cuore al Dio dei loro padri". Come la giustapposizione di queste stesse parole direbbe, anzi, direbbe, con le enfatiche parole di 1Re 15:14! "Nondimeno il cuore di Asa fu perfetto con il Signore per tutti i suoi giorni; " e con 2Cronache 15:17, "Nondimeno il cuore di Asa fu perfetto per tutti i suoi giorni." In entrambi questi passaggi l'antitesi è evidente tra il cuore di Asa e il cuore del popolo, tra "tutti i suoi giorni" di Asa e l'incertezza e l'apostasia del popolo. La fedeltà della storia biblica e il suo tenore non astutamente e non favolosamente concepito sono corroborati con gratitudine dall'inquisizione trasformata in una tale presunta "discrepanza", "incoerenza", "contraddizione". Notate ancora una volta l'indicazione di conferma, per quanto va, dell'unico verbo che comanda il versetto successivo, come si è notato lì. Frena le immagini; Ebraico, twObXem

Ricorre nella Versione Autorizzata trentadue volte, ed è reso "pilastro" o "pilastri" dodici volte; "immagine" o "immagini" diciannove volte; e "guarnigioni" una volta. Sembra semplicemente che sia scivolato dal significato di pilastro alla traduzione della parola "immagine", con l'aiuto della parola intermedia "statua". È usato per la colonna o statua di Baal in 2Re 3:2; 10:26,27, con il suo nome espresso; e inhAta, 2Cronache 18:4; 23:14, senza che quel nome sia espresso. Abbatti i boschetti; Ebraico, μyrivea

Dgyw. Il verbo qui usato implica il "taglio", "abbattimento", "potatura" degli alberi. E' indubbiamente applicato anche ad altri tagli e abbattimenti, come della "rottura" di un rosso, Zaccaria 11:10

di un braccio, 1Samuele 2:31

di corna, Geremia 48:25

di barre o bulloni Isaia 45:2

Si verifica in tutto ventitré volte. È qui impiegato per descrivere la distruzione di quelli che, secondo la Versione Autorizzata, chiamano "boschetti" (Septuaginta, anchev; Vulgata, lucus) - una parola che senza dubbio fuorvia per la resa del nostro μyrivea Prima di questa stessa parola abbiamo anche un altro verbo ebraico per "tagliare", che ricorre molto frequentemente nei suoi usi semplici e metaforicamente derivati, cioè trK; I primi usi di questo verbo con la parola di cui sopra si trovano in Giudici 6:25,26,30. Questa parola significa letteralmente "fortuna", ma nella sua derivazione ultima "rettitudine", e quindi si suppone che designi, nell'idolatria fenicia e aramea, Astarte o il pianeta Venere, che è costantemente associato in tale idolatria a Baal Giudici 3:7

Ma confronta per la prima occorrenza della parola, Esodo 34:13, dove non c'è alcuna menzione espressa di Baal, ma dove si parla delle idolatrie degli Amorrei, dei Cananei, degli Ittiti, degli Evei, dei Ferezei, dei Gebusei. Quando prendiamo in considerazione la probabile derivazione ultima della parola, il fatto che i verbi che parlano di "tagliare" siano uniformemente applicati a ciò che rappresenta, il "bruciare" a cui questo è stato condannato Giudici 6:26

quando viene abbattuto, e una serie di affermazioni che lo rappresentano come "posto sotto ogni albero verde" 1Re 14:23; 2Re 17:10 ; vedi anche 1Re 15:13; 2Re 21:7; 23:6; 2Cronache 15:16

non solo diventa perfettamente certo che "boschetto" e "boschetti" non possono rendere correttamente la parola, ma ci dirige con la luce di quei passaggi che parlano di esso accoppiato con Baal come oggetto di culto, e che parlano di profeta e sacerdote chiamato con il suo nome Giudici 3:7 paragonato a Giudici 2:13; 10:6; 1Samuele 7:4; 1Re 18:19; 2Re 21:3; 23:4

alla forte convinzione che dovrebbe essere immediatamente scritto con una lettera maiuscola, e reso come un nome proprio; che potrebbe essere un sinonimo di Ashtoreth, 1.q. Astarte, o una rappresentazione in stile pilastro, ceppo o baule di legno, di qualche presunto aspetto della sua passione o dominio, molto probabilmente in direzione voluttuosa o sensuale (vedi la Septuaginta e la Vulgata, tuttavia molto dubbie, 2Cronache 15:16 ; e Vulgata, Giudici 3:7

Conder, in 'Handbook to the Bible', p. 187, 2a ed., parla di "Baal-peor Numeri 25:3

come identificato da San Girolamo con il Priapo classico; " e aggiunge "l' Asherah (reso 'boschetto' nella nostra versione) era apparentemente anche un emblema simile" 2Re 23:7

L'analogia dell'albero sacro degli Assiri scolpito sui monumenti di Ninive ('Ninive e Persepoli', p. 299, Fergusson), che probabilmente era un tronco diritto o un ceppo inghirlandato in certi momenti con nastri e fiori, è stata opportunamente indicata (vedi anche 'Handbook: Chronicles') del professor Dr. Murphy, p. 115)

4 E comandò a Giuda di cercare l'Eterno, l'Iddio dei loro padri. Quale indicazione si trova in questa parola "comandato" (confermando lo spirito di ciò che è stato detto sopra, nella nostra precedente nota al versetto) degli sforzi morali di Asa, e che gli sforzi su cui egli può aver fatto in gran parte affidamento per "togliere gli alti luoghi" erano sforzi morali, piuttosto che quelli della forza fisica

5 Le immagini; Ebraico, μynoMj. Le immagini di cui si parla qui non sono le stesse di quelle (già notate) del Versetto 3. Gli attuali khammanim sono menzionati sette volte di seguito, cioè 2Cronache 34:4,7; Isaia 17:8; 27:9; Ezechiele 6:4,6

Gesenius dice che Khamman è un epiteto di Baal che governa il sole (hm; j, "calore" o "il sole"), nell'espressione composta spesso ritrovata, Mj lBo; pensa che il plurale (μyniMj), che si trova invariabilmente nell'Antico Testamento, sia l'abbreviazione di μyniMj μyliB. Egli non è d'accordo con la traduzione di Haenaker ('Miscell. Phoen.,' p. 50), "immagine-sole" con l'aiuto della parola ls,p, comprese, immagini che si diceva fossero di forma piramidale, e collocate nelle posizioni più sacre dei templi di Baal. Questa, tuttavia, è la traduzione adottata da non pochi commentatori moderni

così 2Cronache 34:4

Gesenius avrebbe reso "il Bardo del Sole", o "il Signore del Sole", cioè statue del sole, che rappresentano una divinità a cui (vedi 'Phoen. Inseript.') lapidi votive, erano incise. Nel suo 'Thesaurus' (p. 489) Gesenius cita le iscrizioni fenicie, per dimostrare che il nostro chemmanim denotava statue sia di Baal, il dio-sole, che di Astarte, la dea-luna

6 Costruì città fortificate in Giuda. Anche se qui non è detto così, è molto probabile che Asa abbia fatto di nuovo l'opera di Roboamo 2Cronache 11:5-12

che Sisac aveva fatto così tanto per disfare 2Cronache 12:4,5,8

7 Noi l'abbiamo cercato, ed egli ci ha dato riposo. In tre versetti successivi sono registrate le benedizioni della pace e della tranquillità, e non della guerra e del riposo Isaia 26:1; Zaccaria 2:5

8 Il "silenzio dei dieci anni" (Versetto 1) comincia a vedere la sua fine. Obiettivi; 2Cronache 09:15

Spears; 2Cronache 11:12

per entrambi, vedi 1Cronache 12:24. Da Beniamino scudi e archi. Le coincidenze più minute della storia sono molto osservabili e molto interessanti; per, vedi 1Cronache 8:40 12:2 ; e molto prima, Genesi 49:27; Giudici 20:16,17

Versetti 8-15.-

Il segreto e lo spirito della vera difesa

Possiamo imparare da questa narrazione di attacco non provocato e difesa trionfante:

CHE LA NOSTRA MASSIMA PREPARAZIONE NON CI METTERÀ AL SICURO DALL'ATTACCO. Asa si sforzò di rendere il suo piccolo regno inespugnabile all'assalto di

(1) fortificare gli avamposti, e

(2) addestrare ed equipaggiare un grande esercito (Versetti. 7, 8)

Ciò nonostante, gli etiopi si scontrarono con lui con un esercito molto più forte del suo. I preparativi militari e navali di un paese di solito incitano a maggiori preparativi in un altro, e invece di diventare impossibile perché ogni nazione è invulnerabile, diventa probabile perché lo spirito combattivo è stato sviluppato; Una nazione si considera sfidata da un'altra, e perché un gran numero di professionisti è ansioso di esercitare il proprio potere e migliorare la propria posizione. Ma non solo "la storia si ripete" in questo modo; Abbiamo qui l'illustrazione di una verità più ampia: che qualunque sforzo possiamo fare per proteggerci dall'irruzione dei mali, sicuramente falliremo. Una malattia di qualche tipo ci attaccherà; la delusione e la disillusione troveranno la loro strada nel nostro cuore; il dolore ci sorprenderà; la perdita e la separazione ci colpiranno; La morte busserà alla nostra porta. Non ci sono fortificazioni che possiamo costruire, non ci sono forze che possiamo raccogliere, ma non siamo mai così vigili e vigili, che terranno tutti i nemici lontani dalla porta. Nonostante le città recintate e molte migliaia di lance ebraiche e archi beniaminiti, l'esercito etiope si scontra con Gerusalemme

II CHE NEL CAMMINO DELLA RETTITUDINE MORALE E SPIRITUALE SIAMO SULLA VIA DELLA SICUREZZA. Asa non aveva bisogno di allarmarsi. Se si fosse malvagiamente allontanato dal Signore, avrebbe potuto benissimo essere nella più grande costernazione, perché allora i severi avvertimenti della Sacra Scrittura sarebbero stati come una campana nelle sue orecchie; ma in ogni caso, la sua fedeltà a Geova era una garanzia di sicurezza. Era il servo di Dio; era in grado di "gridare all'Eterno, al suo Dio" (Versetto 11); dire: "O Signore nostro Dio", affermare che il trionfo dell'Etiope sarebbe stato un prevalere contro il Signore stesso: "Non permettere che l'uomo prevalga contro di te". Il re poteva nascondersi nella fessura della roccia; poteva ripiegare sul potere onnipotente; era al sicuro prima che fosse sferrato un colpo. Ha fatto la cosa giusta in quell'occasione

(1) Portò il suo esercito sul campo, ben equipaggiato e ben schierato (Versetto 10); e poi

(2) fece il suo appello fervente e credente al Signore suo Dio. Questo è il sentiero della sicurezza, il luogo della saggezza. Nei giorni di pace e di abbondanza, nel tempo della gioia e dell'onore, cerchiamo e serviamo il Signore nostro Dio, e poi, quando caleranno le tenebre, quando apparirà il nemico, quando ci sarà bisogno di una potenza che va ben oltre le nostre piccole risorse, potremo rivolgerci con santa fiducia e con calma cristiana al soccorso dei fedeli e del potente Amico. Faremo davvero come fece Asa; chiameremo a raccolta tutte le nostre forze e la nostra saggezza per affrontare il pericolo, per affrontare le difficoltà; ma, come il Apocalisse di Giuda, sentiremo che la nostra vera speranza è nel Dio vivente, e ci nasconderemo in Lui, nostro Rifugio e nostra Forza. "Nel suo nome" "andremo contro questa moltitudine"

III CHE COME COLORO CHE COMBATTONO PER DIO ABBIAMO UNA POTENTE SUPPLICA. Come coloro che sono arruolati e impegnati nella grande campagna contro il male morale in questo mondo, abbiamo un forte appello da esortare quando ci avviciniamo a Dio in preghiera e cerchiamo il suo potere di conquista

1. Dio è il nostro Dio, il Dio della nostra scelta e della sua Parola fedele

2. Dio è in grado di darci la vittoria anche contro le più grandi avversità: "Non è nulla da te aiutare" (Versetto 11). "Se vuoi, puoi." "Ogni cosa è possibile" con lui,

3. Tutto ciò che facciamo facciamo nel suo nome, per l'estensione del suo regno

"L'opera è tua, non mia, o Signore, è la tua corsa che corriamo"

"L'uomo non prevalga contro di te"

IV CHE, DIO CON NOI, L'ANSIOSA PAURA SI TRASFORMERÀ IN GIOIOSA VITTORIA. "Il Signore colpì gli Etiopi e Asa e il popolo li inseguì", ss. (Versetti, 12-15). Il re e il popolo di Giuda uscirono da Gerusalemme con la più grave preoccupazione nel cuore; Rientrarono nella città reale con l'anima piena di gioia e le braccia piene di bottino. Il loro coraggio e, soprattutto, la loro fedeltà furono coronati da un vero e grande successo. Cantici a tempo debito sarà anche il nostro. È vero che la nostra lotta contro il torto e il dolore non è (come questa di Asa) una battaglia breve e aspra; È una lunga campagna; è una campagna in cui la fortuna vacilla, o sembra vacillare, da una parte all'altra; in cui si vedono cadere molti buoni soldati di Cristo. Ma non ci possono essere dubbi sulla questione. Il Signore è dalla nostra parte. L'Amore vittorioso è il nostro grande Capitano, e verrà il tempo in cui anche noi 'torneremo a Gerusalemme', con canti di gioia e di trionfo sulle nostre labbra

9 Versetti 9-15.- I restanti sette versetti di questo capitolo sono occupati dal racconto dell'invasione di Zerah l'Etiope, e della difesa e delle rappresaglie di Asa

Zerah l'Etiope; Ebraico, yviWKhjrz, il "etiope", greco e la traduzione dei Settanta per "cusita". Nelle sue dimensioni più vaghe l'Etiopia, o Cush, designava l'Africa a sud dell'Egitto, ma più concisamente significava le terre che ora chiamiamo Nubia, Sennaar, Kordefan e parte dell'Abissinia. E questi, grosso modo, erano delimitati a nord, sud, est e ovest rispettivamente dall'Egitto e dalla Siene, dall'Abissinia, dal Mar Rosso e dal deserto libico. Quando, tuttavia, si parla dell'Etiopia propriamente detta, il nome designa probabilmente il regno di Meroe; (Seba, Genesi 10:7; 1Cronache 1:9

e le iscrizioni assire fanno del nome cusita del divinizzato Nimrod un tutt'uno con Meroe), che era così strettamente associato in tempi diversi con l'Egitto, che a volte un re d'Egitto lo influenzava (come ad esempio circa milleottocento anni prima di Sisac, Sesostri quarto re della dodicesima dinastia), e talvolta viceversa (come ad esempio i tre re etiopi della venticinquesima dinastia: Shabak (Sabakhou), Sethos (Sebechos) e Tarkos (Tirhakah), le cui date di regno tra l'Etiopia e l'Egitto non sono ancora certificate). Il nome così confinato copre una massa circolare irregolare di paese tra "la moderna Khartoum, dove l' Astapus si unisce al vero Nilo, e l'afflusso degli Astabora, nel loro corso d'acqua". Dal linguaggio di Diodoro (1:23), armonizzato congetturalmente con Strabone (18:821), la regione può essere contata come 375 miglia di circonferenza e 125 miglia di diametro del cerchio erratico, il suo punto meridionale estremo è variamente indicato, distante da Syene, 873 miglia (Plinio, 6:29. §33); o, secondo il libro di Mannert ('Geogr. d. Alt.,' 10:183), 600 miglia secondo l'affermazione di Artemidorno, o 625 secondo quella di Eratostene. Da lì la "Cuscita" si estendeva probabilmente fino all'Eufrate e al Tigri, e attraverso l'Arabia, la Babilonia e la Persia. Alcuni, tuttavia, pensano che i Cusiti ora intendessero essere gli Etiopi d' Arabia, che si erano stabiliti vicino a Gerar (Dr. Jamieson, in 'Comm.') come un'orda nomade. Il Dr. Jamieson cita i "Viaggi" di Bruce per sostenere questa visione, che sembra comunque molto improbabile, per non dire impossibile. La domanda sul popolo a cui si rivolge forse meglio si troverà nella soluzione della domanda per chi sia il nome del loro re (vedi nota seguente). Zerach. Ebraico come sopra. È degno di nota che le quattro precedenti occorrenze di questo nome - Genesi 36:13 e 1Cronache 1:37, figlio di Reuel, nipote di Esaù; Genesi 38:30 e 1Cronache 2:6, figlio di Giuda e Tumor; 1Cronache 4:24, figlio di Simeone; 1Cronache 5:6, 26, testo ebraico, figlio di Iddo, un levita ghersonita, mostralo come il nome di un Israelita, o discendente di Sem. Il nostro attuale Zerah è un cusita, o discendente di Cam. Le forme dei Settanta del nome sono Zare

Zara Zarev, o Zarae Zaarai, o (alessandrino) jAkariav. Sebbene il professor Dr. Murphy dica ('Handbook: Chronicles,' p. 116) che "è chiaro che Zerah era un sovrano di Kush, che durante il regno di Takeloth, verso il 944 a.C., invase l'Egitto e penetrò in Asia", l'equilibrio delle probabilità, sia dai nomi stessi che dai sincronismi della storia, corroborato dalla composizione dell'esercito di Zerah (Cushim e Lubim, 2Cronache 16:8

e alcune altre considerazioni tributarie, è che il nostro Zerah era Usarken II, il quarto re della ventiduesima dinastia (o forse Usarken I, il secondo re della dinastia). L'invasione del testo avvenne probabilmente nel quattordicesimo anno di Asa, e il suo regno è datato fino ad allora al 953940 a.C. (o 933-920 a.C. se si considera quello di Manasse a soli trentacinque anni invece che a cinquantacinque). Il presunto esercito di questa Zerah era un esercito egiziano, in gran parte composto da mercenari (confronta la descrizione dell'esercito di Sisac, cap. 12:3). L'attuale sconfitta di Zerah spiegherebbe molto il noto declino della potenza egiziana proprio in questa data, cioè circa venticinque o trent'anni dopo Sisac. Agisce nello stesso tempo, bisogna ammettere che non è possibile identificare con certezza Zerah con nessuno dei due Usarken. Che si tratti di uno sconosciuto Cusita arabo, o di uno sconosciuto Cusita africano dell'Etiopia, o di uno degli Usarken, deve ancora essere pronunciato. Mareshah

vedi la nostra nota, 2Cronache 11:8

Si trovava il "secondo miglio" (Eusebio e Girolamo) a sud di Eleuteropoli e tra Hebron

RAPC 1Ma 5:36; 2Ma 12:35

e Ashdod (Giuseppe Flavio, 'Ant.,' 12:8. §6). La menzione della valle di Zefata nel versetto seguente identificherà a metà la sua esatta posizione. È probabile che il Dr. Robinson ('Bibl. Res.,' 2:67) e Toblev nel suo interessante Dritto Wand. (pp. 129, 142), hanno fissato in modo affidabile il sito a un miglio romano a sud-ovest dell'odierna Beit-Jibrin. Mareshah è menzionato di nuovo in 2Cronache 20:37 e Michea 1:15, come già citato, in riferimenti interessanti da consultare. Millemila. Che questo numero sia corretto o meno, si può notare che è il più grande numero presunto di un esercito dato nell'Antico Testamento

Versetti 9-15.-

La fiducia umana e la preghiera che annunciano la vittoria divina

Sebbene Dio non dia nulla per il nostro merito, tuttavia egli ci ha costantemente dato, ora dà costantemente, in relazione alle nostre azioni giuste e alla nostra preghiera di lotta, affinché i suoi doni più liberi possano stabilire una reazione sana sulla nostra esperienza e sulla nostra condotta pratica. Nella preghiera, nell'appello, nella fiducia, nel racconto semplice e pratico di Ass, secondo la narrazione contenuta nell'ambito dei versetti di cui sopra, abbiamo vividamente rappresentato:

IO IL SOVRANO PADRONE DI TUTTE LE DIFFICOLTÀ E AL DI SOPRA DI ESSE. A quale conforto perdiamo, a quale fonte di coraggio gettiamo via, quando permettiamo di mentire come se fosse il semplice luogo comune della fede, la verità che Dio è l'Uguale di tutte le nostre difficoltà di fronte, che siano ciò che possono, uguali a loro in ogni momento, in ogni luogo, in ogni circostanza e condizione! Quanto c'è scritto nel canone della fiducia, la carta della nostra "libertà di parola" sul trono della grazia celeste, 1Giovanni 5:14,15

dove leggiamo: "Se chiediamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce; e se sappiamo che ci esaudisce, qualunque cosa chiediamo, sappiamo che abbiamo le richieste che gli abbiamo chiesto"! Quanto è scritto così, tanto perdiamo, quando non riusciamo a vivere nella sua forza. Asa viveva ora così

II L'ESEMPIO DI UN AFFIDARE INCONDIZIONATAMENTE, ILLIMITATA E SENZA INTERFERENZE L'INTERO CONTROLLO DI UN CASO URGENTE DI DIFFICOLTÀ UMANA NELLE MANI DI DIO, MENTRE L'UOMO RIMANE SEMPLICEMENTE OBBEDIENTE AL DOVERE DEL LAVORO ATTIVO. A volte siamo chiamati a stare a guardare e a stare fermi, e a vedere, per così dire, da un punto di vista, più o meno sostenuto nella sua durata, "la salvezza del Signore"; ma più frequentemente, come nell'esempio del presente racconto, ci viene ricordata l'opportunità e il dovere di mettere la nostra mano e tutta la nostra forza nell'opera, che dipende ancora in modo supremo dalla "forza salvifica" di Dio e dei suoi Unti

III UNA SINCERA SUPPLICA CHE EGLI SI COMPIACCIA BENIGNAMENTE DI ASSUMERE LA SOVRANA PADRONANZA DELLA DIFFICOLTÀ DELLA SITUAZIONE, E DI PRENDERE IL CONTROLLO CHE GLI VIENE OFFERTO, CON FEDE AMOREVOLE E FIDUCIA. Dio attende questo da parte delle sue creature, il nostro Padre celeste da parte dei suoi figli. Ama che gli si chieda e desidera che noi cerchiamo e bussiamo. Ed è, in verità, un pensiero molto ispiratore, così come un pensiero meritato di ispirazione, che la nostra preghiera, la nostra fede, la nostra fiducia, valgano così spesso come il segnale stesso dell' azione divina

IV LA COMPLETEZZA DEL TRIONFO, CHE NE RISULTA OSSERVABILE. Una fede che difficilmente può essere descritta come qualcosa di meglio di una fede zoppa, una fiducia che è sempre sospettosa e dubbiosa, una preghiera che non ha in sé alcuna serietà né forza di anticipazione, sono una scarsa preparazione al conflitto e non sono un presagio di un trionfo decisivo e incisivo. Essi, in ogni caso, in questo senso meritano, come certamente non possono meritare né guadagnare, il grido di vittoria quando il sole del giorno è pronto a tramontare. Un tale grido segue la decisione della mente, l'amore ardente e la fiducia del cuore, e un tono di preghiera, divinamente giustificato, che potrebbe essere scambiato per un appello

Versetti 9-15.-

Un'invasione allarmante

IO L'INVASORE E IL SUO ESERCITO. (Versetto 9.)

1. L'invasore. Zerah, l'Etiope (o Cusita), comunemente identificato con Osorkhon (Usarkon) I re d'Egitto, il secondo sovrano della ventiduesima dinastia o Bubastio (Rossellini, Wilkinson, Champollion, Lepsius, Rawlinson, Ebers); ma, poiché nessun Etiope appare tra i re monumentali di questa dinastia, è stata avanzata la pretesa di essere considerato come lo Zerah della Scrittura a favore di Azerch-amen, un conquistatore etiope dell'Egitto (Schrader, Brugseh), che, durante il regno di Osorkhon, invase l'intero dominio dei Faraoni, e, sebbene non fosse in grado in quel momento di mantenere la sua presa, aprì tuttavia la strada alla successiva conquista del paese da parte dei Pianchi, della venticinquesima dinastia o dinastia etiope. Se, tuttavia, la prima identificazione viene provvisoriamente accettata, la designazione di Zerah come "l'Etiope" può essere spiegata supponendo che sua madre fosse etiope (Rawlinson), o che portasse il titolo di "figlio del re di Etiopia" come principe ereditario d'Egitto e viceré del sud o dell'Etiopia (Ebers)

1. Il suo esercito:1.000.000 di uomini, 900.000 fanti, con 100.000 cavalieri (Giuseppe Flavio, 'Ant.,' 8:12. 1), e 300 carri. Questa immensa schiera di etiopi e libici, 2Cronache 16:8

solo 100.000 in meno di tutti i combattenti d'Israele, e più del doppio dei guerrieri di Giuda al tempo di Davide, 1Cronache 21:5

di gran lunga supera in numero l'esercito di Sisac, 2Cronache 12:3

che sia stato attribuito all'esagerazione popolare nel fare una stima approssimativa (Keil), o al leggendario

2. abbellimento (Ebers), suggerito dai vasti eserciti dei Persiani, con cui il Cronista era familiare (Ewald). Il più grande esercito o! l'invasione di cui parla la storia fu probabilmente quella di Serse, che, se contata nella pianura dorica, ammontava a quasi due milioni e mezzo di combattenti, militari e navali (Erode, 7:60, ss.); ' History of Greece di Smith, p. 189). Calcoli recenti mostrano che "la forza totale dell'esercito tedesco sul piede di guerra è ora piuttosto superiore a tre milioni e mezzo di uomini" (Scottish Leader, 1 gennaio 1889)

3. Il suo comp. Agisce Mareshah, o Marissa, una delle città della guarnigione di Roboamo, fra Hebron e Ashded 2Cronache 11:8 , che vede

II IL MONARCA E IL POPOLO DI GIUDA. (Versetti 10,11)

1.) Una dimostrazione di splendido coraggio. "Asa è uscito contro di lui". In entrambe le ipotesi sulla persona di Zerah, fu una dimostrazione di nobile audacia da parte del re di Giuda affrontarlo, molto di più per resistere a un milione di truppe altamente disciplinate, con solo poco più della metà di quel numero di lancieri e arcieri (Versetto 8). Come esempio di eroica fortezza, era degno di essere collocato accanto alle più brillanti imprese di valore registrate nella storia sacra o profana, come ad esempio l'inseguimento dei re vittoriosi da parte di Abramo, Genesi 14:14-16

la sconfitta del Madianita da parte di Gedeone con 300 uomini, Giudici 7:21

l'invasione della guarnigione dei Filistei a Miehmash da parte di Gionata e del suo scudiero, 1Samuele 14:13-16

il combattimento di Davide contro Golia, 1Samuele 17:49,50

la sconfitta dei Persiani sotto Dario a Maratona da parte di Milziade, con un piccolo corpo di Ateniesi e Plateesi (490 sec.), e sotto Serse alle Termopili, da Leonida e 300; Spartani (480 ca.), la vittoria di Bruce con 80.000 scozzesi su Edoardo II con 100.000 inglesi (1314 d.C.), del Principe Nero su un esercito sette volte più grande del suo a Poictiers (1356 d.C.), di Clive con 3000 uomini su 50.000 guidati dal Nababbo di Moorshedabad a Plassey (d.C.). 1757)

1. Un esempio di lodevole prudenza. Asa scelse come punto in cui combattere con il nemico, la valle di Sofata, vicino a Maresha, probabilmente perché lì il vantaggio che si poteva trarre dalla superiorità numerica sarebbe stato minore. Disponeva anche le sue truppe in modo tale da metterle in grado di resistere nel modo più efficiente all'attacco del nemico. Così facendo, scoprì solo la sua sagacia e il suo buon senso sia come generale che come uomo. Sapeva che, mentre era senza speranza aspettarsi la vittoria senza l'aiuto di Dio, era follia invocare l'assistenza divina trascurando di mettere la sua

2. Battaglioni in ordine. Cantici in materia ordinaria e in materia di religione. La preghiera non può sostituire l'uso dei mezzi comuni

3. Un modello di fede elevata. Dopo aver radunato le sue truppe, Asa pregò, pregò sul campo di battaglia, come fece Mosè sulla riva del Mar Rosso quando fu inseguito dai Filistei, Esodo 14:10

come fece Giosafat quando fu invaso dagli Ammoniti e dai Moabiti, 2Cronache 20:18

come Cromwell e i suoi Ironsides, Gustavo Adolfo e i suoi svedesi, il colonnello Gardiner e i suoi dragoni scozzesi, e altri generali timorati di Dio con i loro reggimenti sono stati abituati a fare prima di entrare in scontri con i loro nemici. La preghiera di Asa era notevole per due cose

(1) Per la brevità e l'immediatezza delle sue petizioni. Rese necessarie nel suo caso dalla situazione, queste qualità sono eccellenti in tutti i richiedenti Matteo 6:7

Asa chiese l'aiuto di Geova contro i suoi nemici, come aveva fatto spesso Davide prima di lui, Salmi 59:4 71:12 35:2

e come i cristiani possono ancora fare, Ebrei 4:16

specialmente contro quei nemici che sono spirituali e minacciano la distruzione delle loro anime Salmi 71:12; Isaia 49:8; Osea 13:9; Marco 9:22,24; Atti 26:22

(2) per l'eccellenza e la forza dei suoi argomenti. invita coloro che si rivolgono a lui in preghiera a riempirsi la bocca di argomenti, Giobbe 23:4

per far valere le loro forti ragioni, Isaia 41:21

e di supplicarlo Isaia 43:26

Asa ha esortato:

(a) La relazione del patto di Geova con lui e con il suo popolo. Geova era Dio e il loro (Versetto 11): un buon argomento per un supplicante cristiano

(b) La moltitudine del nemico schierato contro di loro. Davide trasse un'eccezione dal numero dei suoi avversari, Salmi 25:19,56:2

e così anche i fratelli di Davide Efesini 6:18

Confronta la preghiera del re inglese ad Agincourt, "O Dio, delle battaglie", ss. ('Enrico V,' Atti 4. sc. 1)

(c) Il fatto che la guerra fu di Geova ancor più della loro 2Cronache 20:15

Uscivano contro Zera nel suo nome, come nel suo nome Davide era andato incontro a Golia 1Samuele 17:45

In questo Nome dovrebbe essere condotta tutta la guerra cristiana Salmi 20:5; Atti 4:30 16:18; Colossesi 3:17

quando lo è, viene in tal modo stabilito un diritto su Dio di sostenere l'onore del suo Nome Salmi 71:9; Giovanni 12:28

(d) La circostanza che egli solo fu in grado di assisterli nella tremenda crisi che si era abbattuta su di loro. "Non c'è nessuno all'infuori di te che possa aiutare, fra il potente e colui che non ha forza" (Revised Version); oppure: "Non c'è differenza tra te per aiutare, se il potente o colui che non ha forza" (margine); oppure: "Non è nulla in te per aiutare, sia per molti, sia per coloro che non hanno potere" (Versione Autorizzata). Qualunque fosse la lettura adottata -- anche se la prima è la migliore -- il sentimento era che solo Geova poteva aiutare in un combattimento così impari, e che poteva farlo se voleva, dal momento che non era necessario per lui essere "dalla parte dei battaglioni più forti" (Napoleone). Poteva vincere battaglie, come aveva osservato molto tempo prima Gionata, sia da molti che da pochi 1Samuele 14:6

Molto più Dio è l'unico Rifugio a cui il cristiano può volgersi, portando avanti l'impari lotta a cui è chiamato contro i principati e le potenze delle tenebre; e al suo potere nulla è impossibile 2Cronache 20:6; Matteo 19:26; Marco 14:36; Efesini 3:20; 1Pietro 1:5

(e) Il disonore che Geova stesso avrebbe sostenuto con la loro sconfitta. L'invasione di Zera fu praticamente una campagna contro Geova. Permettere che fossero rovesciati sarebbe stato (almeno apparentemente) permettere a se stesso di essere sopraffatto da un mortale debole. Fortunatamente, Dio accondiscende a permettere questo in materia di grazia, come nel caso di Giacobbe Genesi 32:29; Osea 12:4

ma non negli affari ordinari, quando l'interesse del suo regno sarebbe stato danneggiato Romani 8:28; Efesini 1:11

L'argomentazione di Asa era buona. Confrontate l'audacia di Mosè nel supplicare Dio a favore di Israele Numeri 14:16

(3) Il fatto che confidavano deliberatamente in Dio. "Aiutaci, o Signore nostro Dio, perché riposiamo su di te". Dio si è impegnato a non deludere mai coloro che confidano in lui Salmi 34:22 37:40; Isaia 45:17

III GEOVA E I COMBATTENTI. (Versetti 12-15.)

1.) Gli etiopi furono sconfitti

(1) Furono sconfitti sul campo di battaglia. Geova li "colpì" davanti ad Asa e Giuda (Versetto 12)

(2) Furono messi in fuga dagli arcieri e dai lancieri che si opponevano a loro. Gli etiopi "fuggirono"

(3) Furono inseguiti fino a Gerar, una città principale dei Filistei, ora identificata come Khirbet-el-Gerar, nel Wady Jorf-el-Gerar, tre leghe a sud-est di Gaza (Rowland)

(4) Furono massacrati dal monarca vittorioso e dai suoi guerrieri esultanti. Furono "distrutti davanti al Signore e davanti al suo esercito", per la cui comprensione non c'è bisogno di invocare l'aiuto di un battaglione di angeli, come in Genesi 32:2. L'esercito di Asa era l'esercito di Geova, perché Geova era con esso e in esso; e il sangue dei nemici di Asa fu versato dinanzi a Geova, perché la battaglia era stata intrapresa nel suo Nome e la vittoria era stata ottenuta per mezzo della sua potenza

(5) Erano così completamente schiacciati che non riuscirono a riprendersi. Scomparvero dalla Palestina e smisero di disturbare Giuda. Tale sarà la fine dei nemici della Chiesa di Dio 1Samuele 2:9; 2Tessalonicesi 1:9

2.) Gli uomini di Giuda furono vittoriosi

(1) La preghiera del monarca fu esaudita. Cantici Dio udì la preghiera di Mosè quando gridò aiuto contro gli Egiziani, Esodo 14:15

e quella degli Israeliti, quando invocavano l'aiuto contro la loro, Giudici 10:11

e quello dei Rubeniti, quando implorarono aiuto contro gli Agariti, 1Cronache 0:520

e quella di Ezechia quando si appellò al Signore Dio d'Israele contro Sennacherib 1Re 19:15 , ecc

Cantici Dio ascolta la preghiera del Apocalisse della Chiesa, Giovanni 11:41, 42

e dei soldati della croce Salmi 65:2; 1Giovanni 4:6

(2) Il coraggio dei soldati fu premiato. Inflissero un colpo decisivo al nemico; colpirono tutte le città intorno a Gerar, avendo queste probabilmente sposato la causa del nemico; Portarono via molto bottino, non solo di munizioni da guerra e di provviste che erano state accumulate in quelle città, ma anche di bestiame, pecore e cammelli, che avevano trovato in abbondanza e che, con ogni probabilità, erano appartenuti al nemico. Cantici Cristo, il Capitano della salvezza, ottenne un brillante trionfo sui principati e sulle potenze delle tenebre, spogliandoli della vittoria e facendone mostra apertamente; Colossesi 2:15

e così i seguaci di Cristo saranno resi più che vincitori sugli stessi nemici, Romani 8:7

e portano via dai campi di conflitto dove incontrano i loro nemici molto tesoro spirituale Romani 8:28

LEZIONI

1. La peccaminosità delle guerre di aggressione e la liceità delle guerre di difesa

2. Il dovere di coniugare il lavoro con la preghiera, così come la preghiera con il lavoro

3. L'impossibilità di ottenere la vittoria senza Dio o contro Dio, o di subire la sconfitta con Dio dalla propria parte

10 La valle di Sofata a Mareshah. "A" alcuni traducono "appartenente a", altri più appropriatamente con l'esatta connessione "vicino". L'ebraico qui per "valle" è ayge. A malapena può designare necessariamente un "burrone". È una valle nel senso di essere una regione bassa, fiat, in cui "sgorgavano sorgenti d'acqua". Da Numeri 21:20, la prima occasione della sua occorrenza, a Zaccaria 14:5 si trova cinquantasei volte, ed è sempre reso (Versione Autorizzata) "valle"; è la parola usata nei celebri passi, "Sebbene io cammini per la valle" ss.); Salmi 23:4

e "Ogni valle sarà esaltata" Isaia 40:4

I Settanta, tuttavia, non lo rendono uniformemente; ma sebbene lo rendano generalmente farax, hanno anche naph koilav aujlwn, e in alcuni casi la semplice parola gh, come ad esempio ejn gh (ge) JEnnom, 2Cronache 28:3 33:6

che, tuttavia, altrove descrivono come farax JEnnom Giosuè 15:8

La spiegazione completa potrebbe probabilmente essere che la parola è usata per la valle che si restringeva fino a un passo simile a un burrone, o gola, o che si apriva in uno dei larghi wadies del paese; ma vedi Stanley's 'Sinai and Palestine,' Appendix, pp. 482, 483, nuova ed., 1866. Si suppone che Sofata non sia menzionato altrove, ma confronta lo Sofata di Giudici 1:17 ; e comp. Numeri 21:3; 1Samuele 30:30, che Keil e Bertheau ritengono definitivamente non essere la stessa cosa

11 Niente con te; Ebraico, ÚMiAyae. Nel passaggio di tenore molto simile 1Samuele 14:6

la traduzione esatta è più facilmente fissabile: "Non è nulla per il Signore", cioè non fa differenza per il Signore, "salvare per molti o per pochi". Probabilmente la traduzione più corretta del nostro attuale testo ebraico sarebbe: "Non fa differenza per te aiutare quelli la cui forza è grande o la cui forza è nulla (tra il molto e il non ha forza) ". Keil e Bertheau traducevano "Non c'è nessuno all'infuori di te". Per un altro esempio della preposizione che avete seguito da Genesi 1:6 ; e comp. 2Cronache 1:13. La preghiera deve essere considerata un modello di preghiera per un Liberatore onnipotente. Consiste nell'invocazione iniziale e nell'istanza di ciò che postula l'attributo divino supremo come ampio fondamento per l'argomentazione; di invocazione ripetuta, riscaldata fino ad essere più stretta dal "remo" che si appropria; accompagnata dalla richiesta definitoria, anche se molto universale, Aiutaci; e seguita dall'argomento dell'inflessibile fedeltà della fiduciosa dipendenza, Poiché riposiamo su di te, e nel tuo nome andiamo contro questa moltitudine; e, infine, di invocazione rinnovata o ancora risolutamente sostenuta, Spinti a casa dalla sfida serrante della relazione e dalla sua correlativa responsabilità e dal suo presumibile sacro orgoglio. L'antitesi segnata in queste due ultime clausole non sfuggirà all'attenzione, una resa ancora più audace, con la lettura marginale di "centro commerciale mortale" per la parola enfatica (un tipo poetico e universale) qui impiegata (vwOga') per l'uomo

12 Cantici il Signore colpì gli Etiopi. Per quanto poco fu opera reale dell'esercito di Asa, così poco si dice anche del semplice metodo umano con cui fu ottenuta questa grande vittoria per Asa e Giuda. Ancora e ancora, nei due versetti seguenti, la gloria è data al "Signore"

13 E gli Etiopi davanti al suo esercito. È evidente che queste parole, con le proposizioni che includono, dovrebbero essere messe tra parentesi, e quindi lasciare che "essi", il soggetto del verbo "portato" nell'ultima frase, si riferisca al suo proprio sostantivo-soggetto, Asa e il popolo. Gerar. Questo luogo è menzionato come definizione di un punto completamente lontano come limite dell'inseguimento dell'esercito volante. Mentre era a quasi quattro ore a sud di Gaza, sulla strada per l'Egitto, si calcola che fosse a più di venti miglia di distanza da Mareshah

14 Il timore del Signore si impadronì di loro; cioè sulle città intorno a Gerar. Questo e il seguente versetto illustrano in particolare il carattere molto grafico che attribuisce all'intero tratto della descrizione della scena, introdotta così improvvisamente nel versetto 9 e che si chiude con il versetto 15. Molto bottino. Il termine ebraico qui usato per "bottino" (hZBi) si trova solo in Cronache, Esdra, Ester, Neemia, Daniele e una volta in Ezechiele Ezechiele 39:19

15 Le tende del bestiame. Questa parola "tende" (yleh construct state) è usata solo 325 volte, e questa è l'unica volta in cui si parla di essa come del luogo del bestiame; ci sono, tuttavia, quattro passaggi che guardano nella stessa direzione Genesi 13:5; Giudici 6:5; 2Re 7:7; Geremia 49:29

È la parola usata molte volte per il tabernacolo del deserto e molte volte per il luogo di dimora che ha le più alte associazioni, Salmi 15:1 118:15

e delle solite dimore della gente 2Cronache 10:16

L'uso della parola qui, anche se unico, non causerà alcuna sorpresa, considerando l'accampamento del vasto esercito invasore. Cammelli in abbondanza. La menzione di questo bottino ci ricorda entrambi dove siamo, al confine del deserto, 1Samuele 27:7-10 30:16,17

e quale fosse la personalità o la nazionalità entro una certa latitudine di scelta degli invasori. Tornato a Gerusalemme. L'espressione risveglia inevitabilmente, anche se in modo inappropriato, una reminiscenza del linguaggio delle Scritture nel più strano contrasto: il culmine anche in una descrizione, ma di una vittoria infinitamente più vasta e più grande e per sempre Luca 24:52; Atti 1:12

Questo ritorno di "Asa e del popolo che era con lui" a Gerusalemme diede inizio a un periodo di relativa pace interna e di riforma per il regno di Giuda, che durò ventun anni, e ancora di più di esenzione dall'attacco egiziano, che durò circa trecentotrent'anni (circ. 940-609 a.C.). Era un beneficio di dubbia importanza, ma Giuda ed Egitto si allearono contro l'Assiria 2Re 17:3-6 18:20, 21, 24; Isaia 30:2; Osea 7:11

Il "Commentario dell'Oratore" sottolinea il fatto interessante che questa fu una delle uniche due occasioni conosciute in cui gli Ebrei si incontrarono in campo aperto in Egitto o in Assiria (l'altra occasione fu quella sfortunata di Giosia contro Neco, 1Cronache 35:30

e aggiunge: "Sisac, Sennacherib, Esarhaddon, Nabucodonosor, Alessandro e Tolomeo I, o non si opponevano o si opponevano solo da dietro i lamenti"

Illustratore biblico:

2Cronache 14

1 CAPITOLO 14

2Cronache 14:1-4

Asa fece ciò ch'è buono e giusto agli occhi dell'Eterno, del suo Dio.-Asa fedele al suo Dio:-

Abbiamo assistito alla costante caduta del regno d'Israele. Anche Giuda cominciò con vergogna e finì con la sciagura, ma la sua vergogna non fu così semplice né la sua catastrofe così completa. La ragione di questo destino migliore è suggerita nel nostro testo: l'influenza salvifica di uomini buoni interposta per tenere il popolo a Dio e alla prosperità. La nostra lezione presenta Asa come il giusto condottiero del suo popolo

1. Asa riformò la religione di Giuda. Come Gedeone, iniziò il suo regno con un audace attacco contro l'idolatria popolare. L'adorazione di Baal e Astoret si era attaccata al popolo fin da quando l'avevano incontrata entrando in Canaan, nonostante l'avvertimento di Dio che per questo stesso peccato gli abitanti erano stati gettati fuori davanti a loro. Negli ultimi anni Salomone l'aveva patrocinata, Roboamo l'aveva incoraggiata e Abia l'aveva confermata; e sotto questi capi reali Giuda era rimasto affascinato dal suo culto e corrompente dal suo orribile vizio. Ma l'ascia del riformatore si schiantò attraverso i boschi. Egli era ben chiamato Asa ("Medico", "Cura"), perché guariva le ferite del suo popolo. Non sentiamo di alcuna resistenza alle sue vigorose misure. La coscienza della nazione rispondeva ancora alla coscienza del re: "il paese era tranquillo davanti a lui".

2. Asa promosse la prosperità materiale di Giuda. Nei dieci anni di riposo che Dio gli diede "costruì città fortificate, con mura e torri, porte e sbarre", per proteggerle da Israele a nord e dall'Egitto a sud

3. Passando ora a determinare la natura e l'estensione dell'influenza di Asa, troviamo la causa del suo successo nella sua pietà. Era un riformatore, un re capace e un soldato di successo, perché era fedele al suo Dio. "Egli fece ciò che era giusto e comandò al popolo di servire il Signore". Così, anche, il suo lavoro migliore per i suoi soggetti era sui loro personaggi. L'influenza di Asa fu molto importante e duratura. È salito al trono in una crisi nella storia della nazione. Israele era già vent'anni nella sua fatale trasgressione, e Giuda si affrettava a seguirla. Suo padre e suo nonno avevano abbandonato la giustizia di Davide e perpetuato l'iniquità di Salomone, piuttosto che il suo splendore o la sua saggezza. Se il successivo regno di quarantun anni avesse seguito la stessa condotta, dobbiamo credere che la corrente verso la malvagità sarebbe stata superata. Se Asa fosse stato come Geroboamo, Giuda sarebbe caduto come Israele. Grazie alla fedeltà di Asa, la benedizione morente del vecchio si è avverata: "Giuda, tu sei colui che i tuoi fratelli loderanno; i figli di tuo padre si prostreranno davanti a te, e a lui sarà il raduno del popolo". Giuda infatti prevalse sui suoi fratelli, e da lui venne il capo dei principi. Alla fine cadde la monarchia giudaica, ma la vera causa per la quale Asa lottò non perirà mai. Colui che legge la storia di Israele e di Giuda noterà con meraviglia il potere di controllo esercitato dal re sulla fede religiosa della nazione. Se di uno di loro è scritto: "Fece ciò che è male agli occhi del Signore", è sempre vero che "fece peccare Israele". Se egli adorava Geova, i suoi sudditi adoravano con lui. Il carattere del re decideva il carattere del popolo. L'influenza salvifica dei leader retti. Il potere di guidare gli altri può derivare da circostanze esterne o da qualità personali

1. L'influenza data dalle circostanze esterne

(1) Il rango ufficiale conferisce autorità. Asa fece, come re, ciò che non avrebbe mai potuto realizzare come privato cittadino. Aveva il controllo diretto sui suoi dipendenti. Un centurione devoto avrà un soldato devoto a servirlo. L'influenza morale di coloro che occupano posizioni elevate è ampia e forte. L'eminenza rende l'esempio cospicuo

(2) La ricchezza porta influenza

(3) I datori di lavoro hanno grandi opportunità di bene

2. Oltre al controllo dato dalle circostanze esterne, possiamo notare l'influenza delle qualità personali. Non ciò che l'uomo ha, ma ciò che l'uomo è, lo rende un leader. Geroboamo è un esempio calzante. Iniziando la vita come un lavoratore comune, morì re d'Israele. Con quanta continuazione uomini dotati, realizzati e istruiti hanno portato aiuto salvatore alla Chiesa di Dio nel corso della sua storia! C'è un'influenza sottile e potente che dovrebbe sempre essere consacrata agli usi sacri: la popolarità, il potere di conquistare il favore degli altri. Il carattere disciplinato ha una particolare padronanza degli altri per il bene. Il suo controllo è più silenzioso e profondo di qualsiasi altro che abbiamo notato; È l'atmosfera di un'anima raffinata fino ai suoi usi più alti. "Tutta l'alta bellezza ha in sé un elemento morale. Le nature grossolane e oscure, per quanto decorate, sembrano un caos impuro; ma il carattere dà splendore alla giovinezza, e timore alla pelle rugosa e ai capelli grigi". Dio si è dato molto da fare per preparare le anime a questo servizio. (Sermone del club del lunedì.)

7 CAPITOLO 14

2Cronache 14:7

Perciò disse a Giuda: Costruiamo queste città... mentre la terra è ancora davanti a noi.- Il dovere di migliorare l'opportunità presente (un sermone della scuola domenicale):

Considera-

(I.) L'opportunità di lavoro con cui siamo benedetti. "La terra è ancora davanti a noi".

1. Abbiamo la libertà di lavorare

2. Le strutture sono fantastiche: moltiplicazione dei libri elementari, circolazione delle Bibbie, ecc

3. Gli incoraggiamenti sono numerosi. I pregiudizi della società sono a nostro favore. Il comando di Dio, &c

(II.)L'importanza di lavorare finché ne abbiamo l'opportunità

1. Qual è l'opera a cui siamo chiamati? Quella di insegnare ai giovani la Parola di Dio Deuteronomio 6:6, 7; Salmi 78:5, 7; Proverbi 22:6

2. Il dovere di migliorare le opportunità esistenti. Conclusione: rivolgiti ai bambini. Se doveste passare attraverso un passaggio lungo e buio dove ci sono molte fosse profonde, quanto vi sentireste ansiosi, all'inizio, di avere la luce. Questa è la Parola di Dio che ti è stata data al tuo ingresso nella vita Salmi 119:105. (J. G. Breay, B.A.)

11 CAPITOLO 14

2Cronache 14:11-12

E Asa gridò all'Eterno, al suo Dio.-Vittorie su numeri superiori:-

Queste vittorie su numeri superiori possono essere facilmente paragonate o superate da numerosi esempi straordinari tratti dalla storia secolare. Le probabilità erano maggiori ad Agincourt, dove almeno sessantamila francesi furono sconfitti da non più di ventimila inglesi; a Maratona i Greci sconfissero un esercito persiano dieci volte più numeroso del loro; in India i generali inglesi hanno sconfitto innumerevoli orde di guerrieri nativi. Per la maggior parte i generali vittoriosi sono stati pronti a riconoscere il braccio soccorritore del Dio delle battaglie. L'Enrico V di Shakespeare, dopo Agincourt, parla tutto nello spirito della preghiera di Asa: "O Dio, il tuo braccio era qui; e non a noi, ma al Tuo braccio solo, noi tutti ascriviamo". Quando la flotta di Elisabetta sconfisse l'Armada spagnola, la riconoscente pietà dell'Inghilterra protestante sentì che i suoi nemici erano stati distrutti dal soffio del Signore: "Afflavit Deus et dissipantur". (W. H. Bennett, M.A.)

La superiorità della forza morale su quella materiale:

Esempi caratteristici si possono trovare nei più ampi movimenti della politica internazionale. L'Italia nel diciottesimo secolo sembrava irrimediabilmente divisa come Israele sotto i giudici, e la Grecia completamente schiava del "turco innominabile" come gli ebrei di Nabucodonosor; eppure, prive com'erano di qualsiasi risorsa materiale, queste nazioni avevano a loro disposizione grandi forze morali: il ricordo dell'antica grandezza e il sentimento della nazionalità; e oggi l'Italia può contare centinaia di migliaia di persone come i re ebrei del cronista, e la Grecia costruisce le sue fortezze per terra e le sue corazzate per dominare il mare. Il Signore ha combattuto per Israele. Ma il principio ha un'applicazione più ampia. I pionieri inglesi e americani dei movimenti per l'abolizione della schiavitù dovettero affrontare quella che sembrava una falange impenetrabile di potenti interessi e influenze. Si può obiettare che se la vittoria doveva essere assicurata dall'intervento divino, non c'era bisogno di radunare cinquecentottantamila uomini, o addirittura un esercito qualsiasi. Non abbiamo il diritto di cercare la cooperazione divina finché non abbiamo fatto del nostro meglio; dobbiamo operare la nostra salvezza, poiché è Dio che opera in noi. (Ibidem)

La preghiera del re Asa alla vigilia della battaglia:

(I.) Il nostro testo è una preghiera, l'arma più sicura in guerra come in tutte le altre emergenze

(II.)È la preghiera di un re alla vigilia della battaglia, e quindi partecipa di un carattere nazionale

(III.) È una preghiera di fede, che mostra fiducia nel braccio divino per l'aiuto, e quindi implica l'umiliazione, insieme a una netta convinzione che nessuna forza umana, per quanto vasta, può prevalere, se non sotto il campionato riconosciuto dell'Onnipotente. (Il pulpito del penny.)

L'assoluta sufficienza dell'aiuto di Dio:

(I.) Asa agì prontamente ed energicamente secondo l'occasione. Un solo scopo lo muoveva, ed era quello di far emergere tutta la forza militare del suo regno, e subito, senza inutili indugi, colpire il nemico, ogni soldato si rendeva conto che la corona della vittoria era il premio da vincere o perdere, a seconda che fosse fedele o infedele nel suo particolare dovere. Avendo agito in tal modo prontamente ed energicamente, allora...

(II.)Asa invocò l'aiuto di Dio. Non chiese a Dio di operare un miracolo in suo favore. Chi invoca l'aiuto di Dio senza prima aiutare se stesso, senza prima sforzarsi di assicurarsi ciò per cui invoca l'aiuto divino, invocherà Dio invano. Ci sono altri elementi di forza in guerra, oltre a quelli meramente fisici. Dio è una forza morale e spirituale che farà sì che un esercito di numeri inferiori sia più che adeguato per affrontare e superare la mera forza fisica che è inerente alla superiorità numerica. Da qui la saggezza e la virtù della preghiera

(III.) Qual era il problema? "Il Signore colpì gli Etiopi davanti ad Asa", ecc. (W. T. Tindley, D.D.)

La preghiera di Asa:

Questo re Asa, nipote di Roboamo, aveva avuto un lungo regno di pace, che lo scrittore del Libro delle Cronache fa risalire al fatto che aveva sradicato l'idolatria da Giuda. "La terra aveva riposo, e lui non aveva guerra... perché il Signore gli aveva dato riposo". Ma venne un momento in cui la nube di guerra cominciò a rotolare minacciosa sulla terra, e un grande esercito si sollevò contro di lui. Come un uomo saggio, prima prese le sue disposizioni militari e poi pregò. Questa preghiera contiene l'essenza stessa di quello che dovrebbe essere l'atteggiamento cristiano in riferimento a tutte le condizioni, i pericoli e i conflitti minacciosi della vita

(I.) La sana consapevolezza della nostra impotenza. Non ci volle molto per convincere Asa che non aveva "nessun potere". Il suo esercito, secondo il numero dato dei due eserciti, era in inferiorità numerica di due a uno. Se guardiamo in faccia i nostri doveri, i nostri compiti, i nostri pericoli, le possibilità della vita e le sue certezze, più umilmente pensiamo alle nostre capacità, più saggiamente penseremo a Dio e più veramenteremo noi stessi. Il mondo dice: "L'autosufficienza è la virtù che conquista". Gesù ci dice: "La sfiducia in se stessi è la condizione di ogni vittoria". E questo non significa un semplice scrollarsi di dosso la responsabilità dalle nostre spalle, ma significa guardare in faccia i fatti della nostra vita e del nostro carattere. E se lo faremo, per quanto apparentemente facile possa essere la nostra condotta, e per quanto riccamente dotati di mente, corpo o condizione possiamo essere, scopriremo che ciascuno di noi è come "l'uomo con diecimila" che deve incontrare "il Re che viene contro di lui con ventimila"; E non "desidereremo condizioni di pace" con il nostro nemico, perché non è quello che in questo caso dobbiamo fare, ma guarderemo intorno a noi, e non terremo gli occhi all'orizzonte, e ai livelli della terra, ma guarderemo in alto per vedere se non c'è un alleato che possiamo portare sul campo per ristabilire l'equilibrio, e di rendere i nostri dieci forti quanto i venti avversari. Ora, tutto ciò è vero sulla sproporzione tra i nemici che dobbiamo affrontare e combattere e la nostra stessa forza. È eminentemente vero per noi cristiani, se stiamo facendo un lavoro per il nostro Maestro. Sentite la gente dire: "Guardate il piccolo numero di cristiani professanti in questo paese, in confronto ai numeri dall'altra parte. A che serve che cerchino di convertire il mondo?" Se la Chiesa cristiana dovesse assumersi il compito di cristianizzare il mondo con le proprie forze, potremmo benissimo gettare la spugna e fermarci del tutto. "Non abbiamo forza". Ma non siamo solo deboli numericamente. Una moltitudine di inefficaci, semplici seguaci del campo, cristiani nominali e vagamente attaccati devono essere detratti dall'appello ufficiale. Quindi una profonda sfiducia in noi stessi è la nostra saggezza. Ma non è per paralizzarci, ma per portare a qualcosa di meglio, come ha portato Asa

(II.)L'evocazione di Dio nel mondo dovrebbe seguire una sana sfiducia in se stessi. Asa usa un'espressione notevole, che forse è a malapena riprodotta adeguatamente in un altro versetto: "Non è nulla presso di te per aiutare, sia presso molti che presso coloro che non hanno potere". È una frase strana, ma sembra molto probabile che la traduzione suggerita nella Versione Riveduta sia più vicina al significato dello scrittore, che dice: "Signore! non c'è nessuno all'infuori di Te che possa aiutare tra i potenti e coloro che non hanno potere", che alle nostre orecchie è un modo un po' ingombrante per dire che Dio, e Dio solo, può regolare la differenza tra i potenti e i deboli. Asa si rivolge a Dio e dice: "Tu puoi solo tagliare le squame e rendere quella pesante la più leggera delle due, gettandovi dentro la Tua potenza. Aiutaci dunque, Signore, nostro Dio". Un uomo con Dio alle spalle è sempre la maggioranza. C'è incoraggiamento per le persone che devono combattere cause impopolari nel mondo. La consapevolezza della debolezza può innervosire un uomo; ed è per questo che le persone nel mondo si danno sempre pacche sulle spalle e dicono: "Sii di buon animo e conta su te stesso". Ma la sfiducia in se stessa che si rivolge a Dio diventa la madre di un'autosufficienza molto più affidabile di quella che si affida agli uomini. La mia consapevolezza del bisogno è il mio aprire la porta a Dio per entrare. Come si trovano sempre i laghi nelle cavità, così si troverà sempre la grazia di Dio che entra nei cuori degli uomini per rafforzarli e renderli vittoriosi, quando c'è stata la preparazione della stima abbassata di sé. Svuota il tuo cuore con la sfiducia in te stesso, e Dio lo riempirà con le acque scintillanti della Sua forza donata. Il modo attraverso il quale chiamiamo Dio sul campo: Asa prega: "Aiutaci, o Signore, nostro Dio, perché riposiamo in Te"; e la parola che egli impiega per "riposo" non è molto frequente. Porta con sé un'immagine molto suggestiva. È usato in quella tragica storia della morte di Saul, quando l'uomo che vide l'ultimo di lui andò da Davide e disegnò in una frase l'immagine patetica del monarca stanco, ferito, dal cuore spezzato, scoronato, disperato che si appoggia alla sua lancia. Si può capire con quanta forza si appoggiasse, con quale presa la tenesse e quanto pesantemente vi premesse tutto il suo peso languido e impotente. E questa è la parola che viene usata qui. "Ci appoggiamo a Te" mentre Saul ferito si appoggiava alla sua lancia. È un'immagine della tua fede?

(III.) L'avanzata coraggiosa dovrebbe seguire la sfiducia in se stessi e l'appello a Dio per fede. È bene quando la sfiducia in se stessi porta alla fiducia. Ma non basta. È meglio quando la sfiducia in se stessi e la fiducia in Dio portano al coraggio. E mentre Asa continua: "Aiutaci, perché contiamo su di Te, e nel Tuo nome andiamo contro questa moltitudine". Non importa, però, è due a uno. Che importa? La prudenza e il calcolo sono sufficienti, ma c'è molta vigliaccheria e mancanza di fede nei cristiani, sia per quanto riguarda la propria vita che per quanto riguarda l'opera cristiana nel mondo, che si maschera sotto un nome troppo rispettabile, e si chiama "cautela giudiziosa" e "prudenza". Se abbiamo Dio con noi, siamo coraggiosi nell'affrontare i pericoli e le difficoltà che ci assillano, e siamo certi che Egli ci aiuterà

(IV.)La supplica onnipotente a cui Dio risponderà. "Tu sei il mio Dio, non permettere che l'uomo prevalga contro di te". Questa preghiera copre due cose. Puoi essere abbastanza sicuro che se Dio è il tuo Dio non sarai battuto; e puoi essere abbastanza sicuro che se hai fatto tua la causa di Dio, Egli farà sua la tua causa, e di nuovo non sarai battuto. "Tu sei il nostro Dio". "Ci vogliono due per fare un patto", e Dio e noi dobbiamo agire entrambi prima che Lui sia veramente nostro. Lui si dona a noi, ma c'è anche un nostro atto richiesto, e voi dovete prendere il Dio che vi è stato dato, e farlo vostro perché vi fate suoi. E quando l'ho preso per mio, e non a meno che non l'abbia fatto, Egli è mio, a tutti gli effetti per dare forza e beatitudine. (A. Maclaren, D.D.)

Il nome di Dio scritto in vita:

Tutta la nostra vita dovrebbe essere riempita con il Suo nome. Puoi scriverlo ovunque. Non c'è bisogno di una lamina d'oro per incidere il Suo nome. Non ha bisogno di essere incastonato in gioielli e diamanti. Il più povero pezzo di carta marrone, e il più piccolo pezzo di matita smussato, e la mano più tremante basteranno per scrivere il nome di Cristo; e tutta la vita, le banalità così come le crisi, possono essere scintillanti e luminose con le sillabe sacre. I maomettani decorano i loro palazzi e le loro moschee senza immagini, ma con il nome di Allah in arabeschi dorati. Dappertutto, sui muri e sui tetti, sulle finestre e sui cornicioni, sui pilastri e sui mobili, c'è scritto il nome. Non c'è decorazione per una vita tale che il nome di Cristo debba essere inciso su di essa. (Ibidem)

Riferimenti incrociati:

2Cronache 14

1 2Cron 9:31; 1Re 2:10; 14:31
1Re 15:8-24; 1Cron 3:10; Mat 1:7,8

2 2Cron 31:20; 1Re 15:11,14; Lu 1:75

3 De 7:5; 1Re 11:7,8; 14:22-24
2Cron 15:17; Lev 26:30; 1Re 15:12-14
2Cron 34:4; Eso 34:13; De 7:5,25
2Re 23:14
Giudic 6:25-28; 1Re 11:7; 2Re 18:4; 23:6,14

4 2Cron 29:21,27,30; 30:12; 33:16; 34:32,33; Ge 18:19; Gios 24:15; 1Sa 3:13; Esd 10:7-12; Ne 13:9,19-22; Sal 101:2-8
2Cron 11:16; 30:19; Is 55:6,7; Am 5:4
Ne 10:29-39; Sal 119:10

5 2Cron 34:4

6 2Cron 8:2-6; 11:5-12
Giudic 3:11,30; 5:31; 1Re 5:4; 1Cron 22:9
2Cron 15:15; Gios 23:1; Giob 34:29; Sal 46:9

7 2Cron 32:5; At 9:31
Giov 9:4; 12:35,36; Eb 3:13-15
2Cron 14:4; 1Cron 28:9; Sal 105:3,4; Ger 29:12-14; 1P 3:12
2Cron 14:6; Gios 23:1; Mat 11:28,29

8 2Cron 11:1; 13:3; 17:14-19; 25:5

9 2Cron 12:2,3; 16:8; 2Re 19:9; Is 8:9,10; Ez 30:5; Ap 16:14
Gios 15:44; Mic 1:15

10 Gios 19:4; Giudic 1:17

11 2Cron 13:14; 18:31; 32:20; Eso 14:10; 1Cron 5:20; Sal 18:6; 22:5; 34:6; 50:15; 91:15; 120:1; At 2:21
Lev 26:8; De 32:30; Giudic 7:7; 1Sa 14:6; 1Re 20:27-30; Am 5:9; 2Co 12:9,10
2Cron 20:12; De 32:36; Is 40:29-31
2Cron 32:8; 1Sa 17:35,36; Sal 37:5; Prov 18:10; Is 26:3,4; 41:10-14; Giov 14:1,27; Rom 8:31
2Cron 13:12,18; 1Sa 17:45,46; Sal 20:5,7; Is 26:13; At 3:16
De 32:27; Gios 7:8,9; 1Sa 2:9; Sal 9:19; 79:9,10; Is 2:22; Ger 1:19; Zac 2:8; Mat 16:18; At 9:4

12 2Cron 13:15; 20:22; Eso 14:25; De 28:7; 32:39; Gios 10:10; Sal 60:12; 136:17,18; 1Co 9:26; 15:57

13 2Cron 14:14; Ge 10:1,19; 20:1; 26:1
Giob 6:9; 9:4; 2Te 1:9
Gios 5:14; 1Sa 25:28; 1Cron 12:22; Sal 108:11

14 2Cron 17:10; 20:29; Ge 35:5; De 2:25; Gios 2:9-11,24; 5:1; 1Sa 14:15; 2Re 7:6; Giob 15:21; Sal 48:5,6; Is 31:9
2Cron 20:25; Giudic 14:19; 2Re 7:7,8,16; Sal 68:12; Is 33:23; Rom 8:37

15 1Cron 4:41
Nu 31:9,30-47; 1Sa 30:20; 1Cron 5:21

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