Nuova Riveduta:

2Cronache 19

Rimprovero di Ieu a Giosafat
1 Giosafat, re di Giuda, tornò sano e salvo a casa sua a Gerusalemme.
2 Il veggente Ieu, figlio di Canani, andò incontro a Giosafat e gli disse: «Dovevi tu dare aiuto a un empio e amare quelli che odiano il SIGNORE? Per questo fatto hai attirato su di te l'ira del SIGNORE. 3 Tuttavia si sono trovate in te delle buone cose, poiché hai fatto sparire dal paese gli idoli di Astarte e hai applicato il tuo cuore alla ricerca di Dio».

Riforma dell'amministrazione della giustizia
4 Giosafat rimase a Gerusalemme; poi fece di nuovo un viaggio in mezzo al popolo, da Beer-Sceba alla regione montuosa di Efraim, riconducendoli al SIGNORE, Dio dei loro padri. 5 Stabilì dei giudici nel paese, in tutte le città fortificate di Giuda, città per città, e disse ai giudici: 6 «Badate bene a quello che fate; poiché voi amministrate la giustizia non per servire un uomo, ma per servire il SIGNORE, il quale sarà con voi negli affari della giustizia. 7 Ora, il timore del SIGNORE sia in voi; agite con prudenza, poiché presso il SIGNORE, nostro Dio, non c'è perversità, né favoritismi, né si prendono regali».
8 Giosafat, tornato che fu a Gerusalemme, stabilì anche qui dei Leviti, dei sacerdoti e dei capi delle case patriarcali d'Israele per amministrare la giustizia del SIGNORE in caso di controversie. 9 E diede loro i suoi ordini, dicendo: «Voi farete così, con timore del SIGNORE, con fedeltà e con cuore integro: 10 in qualunque causa che vi sia portata davanti dai vostri fratelli abitanti nelle loro città, sia che si tratti di omicidio o di una legge o di un comandamento o di uno statuto o di un precetto, avvisateli, affinché non si rendano colpevoli verso il SIGNORE, e l'ira sua non ricada su di voi e sui vostri fratelli. Così facendo, voi non vi renderete colpevoli. 11 Il sommo sacerdote Amaria vi sarà preposto per tutti gli affari che concernono il SIGNORE, e Zebadia, figlio d'Ismaele, capo della casa di Giuda, per tutti gli affari che concernono il re; e avete a vostra disposizione dei Leviti, come ufficiali. Fatevi coraggio, mettetevi all'opera, e il SIGNORE sia con chi è buono».

C.E.I.:

2Cronache 19

1 Giòsafat, re di Giuda, tornò in pace a casa in Gerusalemme.
2 Il veggente Ieu, figlio di Canàni, gli andò incontro e disse a Giòsafat: «Si doveva forse recare aiuto a un empio? Potevi dunque amare coloro che odiano il Signore? Per questo lo sdegno del Signore è contro di te. 3 Tuttavia in te si sono trovate cose buone, perché hai bruciato i pali sacri nella regione e hai rivolto il tuo cuore alla ricerca di Dio».
4 Giòsafat, dopo un soggiorno in Gerusalemme, si recò di nuovo fra il suo popolo da Bersabea alle montagne di Efraim, riportandolo al Signore, Dio dei loro padri. 5 Egli stabilì giudici nella regione, in tutte le fortezze di Giuda, città per città. 6 Ai giudici egli raccomandò: «Guardate a quello che fate, perché non giudicate per gli uomini, ma per il Signore, il quale sarà con voi quando pronunzierete la sentenza. 7 Ora il timore del Signore sia con voi; nell'agire badate che nel Signore nostro Dio non c'è nessuna iniquità; egli non ha preferenze personali né accetta doni».
8 Anche in Gerusalemme Giòsafat costituì alcuni leviti, sacerdoti e capifamiglia di Israele, per dirimere le questioni degli abitanti di Gerusalemme. 9 Egli comandò loro: «Voi agirete nel timore del Signore, con fedeltà e con cuore integro. 10 Su ogni causa che vi verrà presentata da parte dei vostri fratelli che abitano nelle loro città - si tratti di omicidio o di una questione che riguarda la legge o un comando, gli statuti o i decreti - istruiteli in modo che non si rendano colpevoli davanti al Signore e il suo sdegno non si riversi su di voi e sui vostri fratelli. Agite così e non diventerete colpevoli. 11 Ecco Amaria sommo sacerdote vi guiderà in ogni questione religiosa, mentre Zebadia figlio di Ismaele, capo della casa di Giuda, vi guiderà in ogni questione che riguarda il re; in qualità di scribi sono a vostra disposizioni i leviti. Coraggio, mettetevi al lavoro. Il Signore sarà con il buono».

Nuova Diodati:

2Cronache 19

Giosafat rimproverato per la sua alleanza con Achab
1 Giosafat, re di Giuda, tornò incolume a casa sua a Gerusalemme. 2 Ma il veggente Jehu, figlio di Hanani, gli andò incontro e disse al re Giosafat: «Dovevi tu dare aiuto a un empio e amare quelli che odiano l'Eterno? Per questo l'ira dell'Eterno è su di te. 3 Tuttavia si sono trovate in te buone cose perché hai rimosso dal paese gli Asceroth e hai applicato il tuo cuore per ricercare DIO».

Riforme di Giosafat nell'amministrazione della giustizia
4 Così Giosafat dimorò a Gerusalemme; poi si recò di nuovo fra il popolo, da Beer-Sceba alla regione montuosa di Efraim, e lo riportò all'Eterno, il DIO dei suoi padri. 5 Stabilì quindi dei giudici nel paese, in tutte le città fortificate di Giuda, città per città, 6 e disse ai giudici: «Badate a ciò che fate, perché non giudicate per l'uomo ma per l'Eterno, che sarà con voi quando amministrerete la giustizia. 7 Perciò ora il timore dell'Eterno sia su di voi. Fate attenzione a ciò che fate, perché nell'Eterno, il nostro DIO, non c'è alcuna ingiustizia, né parzialità, né accettazione di doni». 8 Anche in Gerusalemme Giosafat stabilì alcuni Leviti, sacerdoti e capi delle case paterne d'Israele per il giudizio dell'Eterno e per le varie contese; questi risiedevano a Gerusalemme. 9 Egli comandò loro dicendo: «Voi agirete nel timore dell'Eterno, con fedeltà e con cuore integro. 10 In ogni contesa che verrà portata davanti a voi da parte dei vostri fratelli che abitano nelle loro città, si tratti di sangue versato, oppure di offese contro la legge o un comandamento, contro statuti o decreti, avvertiteli perché non si rendano colpevoli davanti all'Eterno, e l'ira non cada su di voi e sui vostri fratelli. Fate così e non vi renderete colpevoli. 11 Ed ecco, il sommo sacerdote Amariah sarà preposto a voi in ogni questione che riguarda l'Eterno, mentre Zebadiah figlio di Ismaele, capo della casa di Giuda, lo sarà in ogni questione che riguarda il re; anche i Leviti saranno a vostra disposizione come magistrati. Siate forti e mettetevi all'opera, e l'Eterno sarà con l'uomo retto».

Riveduta 2020:

2Cronache 19

L'alleanza di Giosafat con Acab biasimata dal profeta Ieu. Riforme di Giosafat nell'amministrazione della giustizia
1 Giosafat, re di Giuda, tornò sano e salvo a casa sua a Gerusalemme. 2 Il veggente Ieu, figlio di Canani, andò incontro a Giosafat, e gli disse: “Dovevi tu dare aiuto a un empio e amare quelli che odiano l'Eterno? Per questo fatto hai attirato su di te l'ira dell'Eterno. 3 Tuttavia si sono trovate in te delle cose buone, perché hai fatto sparire dal paese gli idoli di Astarte e hai applicato il tuo cuore alla ricerca di Dio”. 4 Giosafat rimase a Gerusalemme; poi fece di nuovo un giro fra il popolo, da Beer-Sceba alla regione montuosa di Efraim, e lo ricondusse all'Eterno, all'Iddio dei suoi padri. 5 Stabilì dei giudici nel paese, in tutte le città fortificate di Giuda, città per città, e disse ai giudici: 6 “Badate bene a quello che fate; poiché voi amministrate la giustizia, non per servire un uomo ma per servire l'Eterno, il quale sarà con voi negli affari della giustizia. 7 Ora dunque il timore dell'Eterno sia in voi; agite con avvedutezza, poiché presso l'Eterno, nostro Dio, non c'è perversità, né favoritismi, né si prendono regali”. 8 Giosafat, tornato a Gerusalemme, stabilì anche là dei Leviti, dei sacerdoti e dei capi delle case patriarcali d'Israele per amministrare la giustizia nel nome dell'Eterno, e per giudicare nelle contese. 9 E diede loro i suoi ordini, dicendo: “Voi farete così, con timore dell'Eterno, con fedeltà e con cuore integro: 10 In qualunque causa che vi sia portata davanti dai vostri fratelli abitanti nelle loro città, sia che si tratti di un omicidio, di una legge, di un comandamento, di uno statuto o di un precetto, istruiteli, affinché non si rendano colpevoli verso l'Eterno, e la sua ira non piombi su di voi e sui vostri fratelli. Così facendo, voi non vi renderete colpevoli. 11 Il sommo sacerdote Amaria vi sarà preposto per tutti gli affari che riguardano l'Eterno; e Zebadia, figlio di Ismaele, capo della casa di Giuda, per tutti gli affari che riguardano il re; e avete a vostra disposizione dei Leviti, come magistrati. Fatevi coraggio, mettetevi all'opera, e l'Eterno sia con l'uomo onesto!”.

Riveduta:

2Cronache 19

L'alleanza di Giosafat con Achab biasimata dal profeta Jehu. Riforme di Giosafat nell'amministrazione della giustizia
1 Giosafat, re di Giuda, tornò sano e salvo a casa sua a Gerusalemme. 2 E il veggente Jehu, figliuolo di Hanani, andò incontro a Giosafat, e gli disse: 'Dovevi tu dare aiuto ad un empio e amar quelli che odiano l'Eterno? Per questo fatto hai attirato su di te l'ira dell'Eterno. 3 Nondimeno si son trovate in te delle buone cose, giacché hai fatti sparire dal paese gl'idoli d'Astarte, e hai applicato il cuor tuo alla ricerca di Dio'. 4 Giosafat rimase a Gerusalemme; poi fece di nuovo un giro fra il popolo, da Beer-Sceba alla contrada montuosa d'Efraim, e lo ricondusse all'Eterno, all'Iddio de' suoi padri. 5 E stabilì dei giudici nel paese, in tutte le città fortificate di Giuda, città per città, e disse ai giudici: 6 'Badate bene a quello che fate; poiché voi amministrate la giustizia, non per servire ad un uomo ma per servire all'Eterno; il quale sarà con voi negli affari della giustizia. 7 Or dunque il timor dell'Eterno sia in voi; agite con circospezione, poiché presso l'Eterno, ch'è l'Iddio nostro, non v'è né perversità, né riguardo a qualità di persone, né accettazione di doni'. 8 Giosafat, tornato che fu a Gerusalemme, stabilì anche quivi dei Leviti, dei sacerdoti e dei capi delle case patriarcali d'Israele per render giustizia nel nome dell'Eterno, e per sentenziare nelle liti. 9 E diede loro i suoi ordini, dicendo: 'Voi farete così, con timore dell'Eterno, con fedeltà e con cuore integro: 10 In qualunque lite che vi sia portata dinanzi dai vostri fratelli dimoranti nelle loro città, sia che si tratti d'un omicidio o d'una legge o d'un comandamento o d'uno statuto o d'un precetto, illuminateli, affinché non si rendano colpevoli verso l'Eterno, e l'ira sua non piombi su voi e sui vostri fratelli. Così facendo, voi non vi renderete colpevoli. 11 Ed ecco, il sommo sacerdote Amaria vi sarà preposto per tutti gli affari che concernono l'Eterno; e Zebadia, figliuolo d'Ismaele, capo della casa di Giuda, per tutti gli affari che concernono il re; e avete a vostra disposizione dei Leviti, come magistrati. Fatevi cuore, mettetevi all'opra, e l'Eterno sia con l'uomo dabbene!'

Ricciotti:

2Cronache 19

1 Josafat, re di Giuda, tornò sano e salvo a casa sua in Gerusalemme; e il veggente Jeu, figlio di Anani, 2 gli venne incontro e gli disse: «Tu hai prestato aiuto a un empio, e ti stringesti in amicizia con quei che odiano il Signore, perciò ti saresti meritata l'ira del Signore; 3 ma si sono trovate in te opere buone, perchè tu hai tolto via i boschetti sacri dalla terra di Giuda e hai preparato l'animo tuo a cercare il Signore Dio de' padri tuoi». 4 Josafat abitò dunque in Gerusalemme e andò di nuovo a trovare il popolo da Bersabee fino ai monti di Efraim e li fece ritornare al Signore Dio de' padri loro. 5 Pose giudici del paese in tutte le città fortificate di Giuda 6 e comandando ai giudici, disse: «Guardate a quel che fate, poichè non amministrate la giustizia di un uomo, ma quella del Signore, e qualsiasi cosa voi giudicherete vi sarà imputata. 7 Il timore del Signore sia con voi e fate ogni cosa con diligenza, perchè non vi è iniquità presso il Signore Dio nostro, nè accettazione di persone, nè bramosia di regali». 8 In Gerusalemme costituì ancora dei leviti e dei sacerdoti e dei principi delle famiglie d'Israele per esercitare il giudizio e la causa del Signore per i suoi abitanti. 9 E comandò loro, dicendo: «Vi diporterete col timore di Dio, con fedeltà e con cuore perfetto. 10 Qualsiasi causa che vi sarà dato a trattare dei vostri fratelli, che abitano nelle loro città, fra parentela e parentela, quando si tratti della Legge, dei comandi, delle cerimonie e delle prescrizioni, avvertiteli che non pecchino contro il Signore, affinchè non venga l'ira sua sopra di voi e sopra i vostri fratelli. Così facendo non peccherete. 11 Amaria poi sacerdote pontefice vostro avrà giurisdizione in tutte le cose, che riguardano Dio; mentre Zabadia, figlio d'Ismaele, principe della casa di Giuda, attenderà a tutti gli affari che riguardano il servizio del re; abbiate poi dinanzi a voi come maestri i leviti; fatevi cuore e siate diligenti e il Signore sarà con voi e vi ricolmerà di beni».

Tintori:

2Cronache 19

Giosafat rimproverato per la sua alleanza cogli empi
1 Giosafat re di Giuda se ne tornò in pace a casa sua in Gerusalemme; 2 ma Iehu, figlio di Anani, il veggente, gli usci incontro e gli disse: «Tu dai aiuto a un empio e stringi amicizia con quelli che odiano il Signore: per questo ti meritavi l'ira del Signore; 3 ma si son trovate in te delle opere buone, chè hai tolti via i boschetti sacri dalla terra di Giuda, ed hai preparato il tuo cuore per cercare il Signore Dio dei tuoi padri».

Riforme giudiziarie di Giosafat
4 Giosafat si fermò in Gerusalemme, e poi uscì di nuovo a visitare il popolo da Bersabee fino alle montagne d'Efraim, e li richiamò al Signore Dio dei loro padri. 5 Egli stabilì nel paese, in tutte le città forti di Giuda, dei giudici per ciascun luogo. 6 E, dando i suoi ordini ai giudici, disse: «Badate a quel che fate; perchè voi non fate le veci d'un uomo, ma di Dio: tutto ciò che voi avrete giudicato ricadrà sopra di voi. 7 Sia dunque con voi il timore del Signore, e fate ogni cosa con diligenza, perchè presso al Signore Dio nostro non v'è iniquità, nè accettazione di persone, nè bramosia di doni». 8 Giosafat anche in Gerusalemme stabilì dei leviti e dei sacerdoti e dei principi delle famiglie d'Israele, affinché giudicassero il giudizio e la causa del Signore per i suoi abitanti. 9 E diede loro quest'ordine: «Voi agirete nel timore del Signore, con fedeltà e con cuore perfetto. 10 In ogni causa che sarà, portata davanti a voi dai vostri fratelli che abitano nelle loro città, tra famiglia e famiglia, e dovunque si tratti di legge, di comandamento, di cerimonie e di ordinazioni, voi li istruirete, chè non pecchino contro il Signore, e l'ira di Dio non sia sopra di voi e sopra i vostri fratelli. Così facendo non peccherete. 11 Amasia, vostro sacerdote e pontefice, presiederà in tutto quello che spetta al Signore; Zabadia figlio d'Ismaele, principe della casa di Giuda, presiederà in tutti gli affari riguardanti il servizio del re. Avete a vostra disposizione, come maestri, i leviti: fatevi adunque coraggio, siate diligenti, e il Signore sarà con voi e vi farà del bene».

Martini:

2Cronache 19

Josaphat è riconvenuto dal profeta Jehu per aver dato aiuto ad Achab. Egli ammonisce i suoi giudici ad osservare la giustizia, e i Leviti a promuovere il culto di Dio, e istruire diligentemente il popolo.
1 E Josaphat re di Giuda se ne tornò sano, e salvo a casa sua a Gerusalemme. 2 E andogli incontro il Profeta Jehu figliuolo di Hanani, e gli disse: Tu dai aiuto a un empio, e stringi amicizia con gente, che odia il Signore, e per questo ti meritavi l'ira del Signore: 3 Ma si sono trovate in te delle buone opere, perchè tu hai spiantati i boschetti dalla terra di Giuda, e hai rivolto il cuor tuo a cercare il Signore Dio de' padri tuoi. 4 Abitò adunque Josaphat in Gerusalemme: e andò di nuovo a visitare il popolo da Bersabee fino alle montagne di Ephraim, e li fe' ritornare al Signore Dio de' padri loro. 5 E pose dei giudici in tutte le città forti di Giuda, e in ogni luogo; 6 E dando i suoi ordini a' giudici, diceva: Badate a quel, che fate; perocché voi fate le veci non di un uomo, ma di Dio: e i vostri giudizj, qualunque ei siano, cadranno sopra di voi. 7 Sia con voi il timor del Signore, e fate ogni cosa con esattezza: imperocché ingiustizia non è presso al Signore Dio nostro, né accettazione di persone, né bramosia di doni. 8 E parimente in Gerusalemme Josaphat nominò dei Leviti, e dei sacerdoti, e dei capi delle famiglie d'Israele, affinchè a nome del Signore rendesser ragione a' suoi cittadini. 9 E intimò loro, e disse: Vi diporterete con fedeltà, e con cuore perfetto nel timor del Signore. 10 In qualunque lite tra famiglia, e famiglia de' vostri fratelli dimoranti nelle loro città, la qual lite sia portata a voi, ogni volta che si tratti della legge, de' comandamenti, delle cerimonie, o de' precetti, voi gl'istruirete, affinchè non pecchino contro il Signore, e affinchè non piombi l'ira di Dio sopra di voi, e sopra i vostri fratelli: e così facendo non peccherete. 11 E Amaria Sacerdote, e Pontefice vostro avrà giurisdizione in tutto quello che spetta al Signore: e Zabadia figliuolo d'Ismahel, principe della casa di Giuda, presiederà a tutti gli affari riguardanti l'officio del re: e avete con voi per maestri i Leviti: fatevi cuore, e siate diligenti, e il Signore sarà con voi, e faravvi del bene.

Diodati:

2Cronache 19

1 E GIOSAFAT, re di Giuda, ritornò sano e salvo a casa sua in Gerusalemme. 2 Allora il veggente Iehu, figliuolo di Hanani, gli uscì incontro, e gli disse: Si conviene egli dar soccorso ad un empio? Ti si conviene egli amar quelli che odiano il Signore? Perciò dunque vi è ira contro a te da parte del Signore. 3 Ma pure in te si son trovate di buone cose; conciossiachè tu abbi tolti via dal paese i boschi, ed abbi disposto il cuor tuo a ricercare Iddio. 4 E GIOSAFAT, essendo dimorato alquanto tempo in Gerusalemme, andò di nuovo attorno fra il popolo, da Beerseba fino al monte di Efraim, e li ridusse al Signore Iddio de' lor padri.
5 E costituì de' giudici nel paese, per tutte le città forti di Giuda, di città in città. 6 E disse a' giudici: Riguardate ciò che voi fate; perciocchè voi non tenete la ragione per un uomo, ma per lo Signore, il quale è con voi negli affari della giustizia. 7 Ora dunque, sia lo spavento del Signore sopra voi; prendete guardia al dover vostro, e mettetelo ad effetto; perciocchè appo il Signore Iddio nostro non vi è alcuna iniquità, nè riguardo alla qualità delle persone, nè prendimento di presenti. 8 Oltre a ciò, Giosafat costituì anche in Gerusalemme alcuni d'infra i Leviti, e d'infra i sacerdoti, e d'infra i capi delle famiglie paterne d'Israele, per tener la ragione del Signore, e per giudicar le liti; e si ricorreva in Gerusalemme. 9 E comandò loro che così facessero nel timor del Signore, con lealtà, e di cuore intiero. 10 Ed in ogni lite, che sarà portata davanti a voi da' vostri fratelli, che abitano nelle lor città, per giudicar fra omicidio ed omicidio, fra legge e comandamento, e fra statuti e ordinazioni, chiariteli; acciocchè non si rendano colpevoli appo il Signore, onde vi sia ira contro a voi, e contro a' vostri fratelli; fate così, acciocchè non vi rendiate colpevoli. 11 Or ecco il sommo sacerdote Amaria sarà presidente fra voi in ogni affare del Signore; e Zebadia, figliuolo d'Ismaele, conduttore della Casa di Giuda, in ogni affare del re. Voi avete ancora a vostro comando gli ufficiali Leviti; prendete animo, e adoperatevi, e il Signore sarà co' buoni.

Commentario completo di Matthew Henry:

2Cronache 19

1 INTRODUZIONE A 2 CRONACHE CAPITOLO 19

Abbiamo qui un ulteriore resoconto del buon regno di Giosafat:

I Il suo ritorno in pace a Gerusalemme, 2Cronache 19:1.

II. Il rimprovero che gli fu dato per la sua alleanza con Achab, e per il suo agire insieme a lui, 2Cronache 19:2-3.

III. La grande cura che prese su di essa per riformare il suo regno, 2Cronache 19:4.

IV. Le istruzioni che diede ai suoi giudici, sia quelli delle città di campagna che tenevano i tribunali inferiori (2Cronache 19:5-7), sia quelli di Gerusalemme che sedevano nella suprema magistratura del regno, 2Cronache 19:8-11.

Ver. 1. fino alla Ver. 4.

Ecco, io. Il grande favore che Dio mostrò a Giosafat,

1. Riportandolo in salvo dalla sua pericolosa spedizione con Achab, che gli era costata cara (2Cronache 19:1): tornò a casa sua in pace. Si prende atto di ciò per intimare,

(1.) Che se la sia cavata meglio di quanto si aspettasse. Era stato in pericolo imminente, eppure era tornato a casa in pace. Ogni volta che torniamo in pace alle nostre case, dobbiamo riconoscere la provvidenza di Dio nel preservare il nostro uscire e il nostro entrare. Ma, se siamo stati trattenuti da pericoli più che ordinari, siamo in modo speciale tenuti ad esserne grati. Forse c'era solo un passo tra noi e la morte, eppure siamo vivi.

(2.) Che se la sia cavata meglio di quanto meritasse. Era fuori dalla via del suo dovere, era partito per una spedizione di cui non poteva ben rendere conto a Dio e alla sua coscienza, eppure tornò in pace; poiché Dio non è estremo nel segnare ciò che facciamo di sbagliato, né ritira la sua protezione ogni volta che la perdiamo.

(3.) Che se la passò meglio di Achab, re d'Israele, che fu riportato a casa ucciso. Anche se Giosafat aveva detto ad Achab: « Io sono come te», Dio lo distinse, perché egli conosce e possiede la via dei giusti, ma la via degli empi perirà. Distinguere le misericordie è molto cortese. Qui c'erano due re sul campo insieme, uno preso e l'altro lasciato, uno riportato a casa nel sangue, l'altro in pace.

2. Inviandogli un rimprovero per la sua affinità con Achab. È una grande misericordia essere resi consapevoli delle nostre colpe, e sentirci dire in tempo in cui abbiamo sbagliato, affinché possiamo pentirci e correggere l'errore prima che sia troppo tardi. Il profeta per mezzo del quale viene inviato il rimprovero è Ieu, figlio di Hanani. Il padre era un eminente profeta nell'ultimo regno, come appare dal fatto che Asa lo mise ai ceppi per il suo modo di agire; Eppure il figlio non ebbe paura di rimproverare un altro re. Paolo voleva che suo figlio Timoteo non solo fosse scoraggiato, ma animato dalle sue sofferenze, 2; Timoteo 3:11,14.

(1.) Il profeta gli disse chiaramente che aveva fatto molto male unendosi ad Achab:

"Dovresti tu, uomo pio, aiutare gli empi, dare loro una mano di comunione e dare loro una mano di aiuto?"

O

"Dovresti amare quelli che odiano il Signore; Metterai nel tuo seno quelli che Dio vede da lontano?"

È il carattere nero delle persone malvagie che odiano Dio, == Romani 1:30. Gli idolatri sono così reputati nel secondo comandamento; e quindi non spetta a coloro che amano Dio dilettarsi in loro o contrarre un'intimità con loro. Non odio io quelli che ti odiano, dice Davide? Salmi 139:21-22. Coloro che la grazia di Dio ha nobilitato non devono degradarsi. Che il popolo di Dio sia della mente di Dio.

(2.) Che Dio era dispiaciuto di lui per aver fatto questo:

"C'è ira su di te dalla presenza dell'Eterno, e devi, mediante il pentimento, fare la pace con lui, altrimenti sarà peggio per te".

Egli lo fece, e l'ira di Dio si placò. Eppure la sua tribolazione, come narrata nel capitolo successivo, era un rimprovero per essersi immischiato in contese che non gli appartenevano. Se gli piace tanto la guerra, ne avrà abbastanza. E il grande danno in cui cadde la sua discendenza dopo di lui presso la casa di Achab fu la giusta punizione della sua affinità con quella casa.

(3.) Eppure egli prese nota di ciò che era degno di lode, come è giusto che facciamo noi quando diamo un rimprovero (2Cronache 19:3):

"Ci sono cose buone che si trovano in te; e perciò, anche se Dio ti dispiacesse, non ti rigetta, non ti gette".

La sua abolizione dell'idolatria con il cuore fisso per Dio e impegnato a cercarlo era una buona cosa, che Dio accettò e voleva che continuasse, nonostante il dispiacere in cui era ora incorso.

II. Il ritorno del dovere che Giosafat fece a Dio per questo favore. Prese bene il rimprovero, non si adirò con il veggente come suo padre, ma si sottomise. Il giusto mi colpisca, sarà una benignità. Vedete quale effetto ebbe su di lui il rimprovero.

1. Dimorò a Gerusalemme (2Cronache 19:4), si fece gli affari suoi a casa e non si esporrebbe facendo più visite del genere ad Achab. Rimproverate l'uomo saggio, ed egli sarà ancora più saggio e prenderà in considerazione, Proverbi 9:8-9.

2. Per espiare la visita che aveva fatto ad Achab, fece una pia e proficua visita del suo regno: partì personalmente per il popolo, da Bersabea a mezzogiorno fino al monte Efraim a nord, e li ricondusse al Signore, Dio dei loro padri, cioè, fece tutto il possibile per recuperarli.

(1.) Da ciò che il profeta disse, egli percepì che i suoi precedenti tentativi di riforma erano graditi a Dio, e quindi li ravvivò, e fece ciò che poi era rimasto incompiuto. È bene quando le lodi ci stimolano al nostro dovere, e quando più veniamo lodati per aver fatto bene, più vigorosi siamo nel fare bene.

(2.) Forse scoprì che la sua recente affinità con l'idolatrica casa di Acab e il regno di Israele aveva avuto una cattiva influenza sul suo regno. Molti, possiamo supporre, furono incoraggiati a ribellarsi all'idolatria quando videro persino il loro re riformatore così intimo con gli idolatri; e perciò si ritenne doppiamente obbligato a fare tutto il possibile per restaurarli. Se ci pentiamo veramente del nostro peccato, faremo del nostro meglio per riparare il danno che abbiamo in qualche modo fatto da esso alla religione o alle anime degli altri. Ci preoccupiamo in particolare di recuperare coloro che sono caduti nel peccato, o sono stati induriti in esso, con il nostro esempio.

5 Ver. 5. fino alla Ver. 11.

Giosafat, avendo fatto ciò che poteva per rendere buono il suo popolo, provvede, se possibile, a mantenerlo tale mediante l'influenza di una magistratura stabile. Egli aveva mandato dei predicatori in mezzo a loro, per istruirli (2Cronache 17:7-9), e quel provvedimento fece bene; ma ora vedeva che era ancora più necessario mandare giudici tra loro, vedere le leggi messe in esecuzione, ed essere un terrore per i malfattori. È probabile che prima ci fossero giudici su e giù per il paese, ma o trascuravano i loro affari o il popolo li disprezzava, così che la fine dell'istituzione non fu risolta; e quindi era necessario che fosse rimodellato, che fossero impiegati nuovi uomini e che fosse dato loro un nuovo incarico. Questo è ciò che viene fatto qui.

I Eresse corti di giustizia inferiori nelle diverse città del regno, 2Cronache 19:5. I giudici di questi tribunali dovevano mantenere il popolo nell'adorazione di Dio, punire le violazioni della legge e decidere le controversie tra uomo e uomo. Ecco l'ordine che diede loro (2Cronache 19:6), in cui abbiamo:

1. I mezzi che egli prescrive loro per mantenerli strettamente al loro dovere; e questi sono due:

(1.) Grande cautela e circospezione: fai attenzione a ciò che fai, == 2Cronache 19:6. E ancora,

"Badate e fatelo, == 2Cronache 19:7. Fatti gli affari tuoi; fare attenzione a non commettere errori; abbiate paura di fraintendere qualsiasi punto di diritto o di fatto".

I giudici, più di tutti gli uomini, devono essere cauti, perché molto dipende dalla correttezza del loro giudizio.

(2.) Grande pietà e religione:

"Il timore di Dio sia su di te, e questo sarà su di te un freno per impedirti di fare il male (Neemia 5:15; Genesi 42:18) e l'impegno con te di essere attivo nel compiere il dovere del tuo posto".

Che la distruzione da parte di Dio sia per loro un terrore, come dice Giobbe (Giobbe 31:23), e allora non saranno un terrore per nessuno se non per i malvagi.

2. I motivi che vorrebbe che considerassero, per impegnarli alla fedeltà. Questi sono tre, tutti presi da Dio:

(1.) Che da lui hanno avuto il loro incarico; Suoi ministri erano. I poteri costituiti sono ordinati da lui e per lui:

"Voi non giudicate per gli uomini, ma per il Signore; il tuo compito è di glorificarlo e servire gli interessi del suo regno tra gli uomini".

(2.) Che il suo occhio era su di loro:

"Egli è con te nel giudizio, per prendere nota di ciò che fai e chiederti conto se fai male".

(3.) Che egli è il grande esempio di giustizia per tutti i magistrati: non c'è iniquità in lui, né corruzione, né rispetto per le persone. I magistrati sono chiamati dèi, e quindi devono sforzarsi di assomigliargli.

II. Eresse una corte suprema a Gerusalemme, alla quale si consigliava e si faceva appello in tutte le difficili cause che si verificavano nelle corti inferiori, e che emetteva sentenze su obiezioni (per parlare nel linguaggio della nostra legge), verdetti speciali e mandati di errore. Questa corte si riuniva a Gerusalemme; Là infatti erano posti i troni del giudizio, là sarebbero stati sotto l'esame del re stesso. Osservare

1. Le cause individuabili in questa corte; ed erano di due specie, come da noi:

(1.) Le suppliche della corona, chiamate qui il giudizio del Signore, perché la legge di Dio era la legge del regno. Tutti i criminali erano accusati di aver violato qualche parte della sua legge e si diceva che offendessero la sua pace, la sua corona e la sua dignità.

(2.) Le suppliche comuni, tra partito e partito, chiamavano qui controversie (2Cronache 19:8) e cause dei loro fratelli (2Cronache 19:10), differenze tra sangue e sangue (questo si riferisce a Deuteronomio 17:8), tra il sangue della persona uccisa e il sangue dell'uccisore di uomini. Dopo la rivolta delle dieci tribù, tutte le città di rifugio, eccetto Hebron, appartenevano al regno d'Israele; e quindi, possiamo supporre, i cortili del tempio, o i corni dell'altare, erano principalmente usati come santuari in quel caso, e quindi il processo degli omicidi era riservato al tribunale di Gerusalemme. Se i giudici inferiori non erano d'accordo sul senso di una legge o di un comandamento, di uno statuto o di una sentenza, questa corte doveva decidere la controversia.

2. I giudici di questo tribunale erano alcuni dei leviti e dei sacerdoti più dotti nella legge, eminenti per sapienza e di riconosciuta integrità, e alcuni dei principali dei padri d'Israele, pari del regno, come posso chiamarli, o persone di età ed esperienza, che erano stati uomini d'affari, che sarebbero stati i giudici più competenti delle questioni di fatto, come lo erano i sacerdoti e i leviti del senso della legge.

3. I due capi, o presidenti, di questa corte. Amaria, il sommo sacerdote, doveva presiedere le cause ecclesiastiche, dirigere il tribunale e farne la parola, o forse essere consultato per ultimo nei casi di cui gli stessi giudici dubitavano. Zebadiah, il primo ministro di quello stato, doveva presiedere a tutte le cause civili, 2Cronache 19:11. Così ci sono diversità di doni e di operazioni, ma tutte dallo stesso Spirito e per il bene del corpo. Alcuni comprendono meglio le questioni del Signore, altri le questioni del re; né l'uno può dire all'altro: "Non ho bisogno di te", perché l'Israele di Dio ha bisogno di entrambi; e, come ciascuno ha ricevuto il dono, così lo faccia lui. Sia benedetto Dio per i magistrati e per i ministri, per gli scribi e per gli uomini di Stato, per i libri e per gli uomini d'affari.

4. Gli ufficiali inferiori del tribunale.

"Alcuni dei leviti (che non avevano la capacità di qualificarli per essere giudici) saranno ufficiali davanti a te",

2Cronache 19:11. Dovevano portare le cause in tribunale e vedere eseguita la sentenza dei giudici. E queste mani e questi piedi erano tanto necessari al loro posto, quanto gli occhi e le teste (i giudici) ai loro.

5. L'incarico che il re diede loro.

(1.) Devono fare in modo di agire secondo un buon principio; devono fare tutto nel timore del Signore, ponendolo sempre davanti a loro, e poi agiranno fedelmente, coscienziosamente e con un cuore retto e perfetto, == 2Cronache 19:9.

(2.) Devono fare della loro grande e costante cura prevenire il peccato, avvertire il popolo che non pecca contro il Signore, ispirarlo con il terrore del peccato, non solo come dannoso per se stessi e per la pace pubblica, ma come un'offesa a Dio, e ciò che attirerebbe l'ira sul popolo se lo commettesse e sui magistrati se non lo punisse.

"Fate questo e non peccherete";

Ciò implica che coloro che hanno il potere nelle loro mani contraggono la colpa del peccato se non usano il loro potere per prevenire e frenare il peccato negli altri.

"Tu trasgredisci se non impedisci loro di sconfinare".

(3.) Devono agire con risolutezza.

"Agisci con coraggio e non temere la faccia dell'uomo; sii audace e audace nell'adempimento del tuo dovere, e chiunque è contro di te, Dio ti proteggerà: il Signore sarà con i buoni".

Dovunque troverà un uomo buono, un buon magistrato, troverà un Dio buono.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

2Cronache 19

Capitolo 19

Giosafat visita il suo regno

Versetti 1-11

Ogni volta che torniamo in pace alle nostre case, dobbiamo riconoscere la provvidenza di Dio nel preservare la nostra uscita e il nostro rientro. E se siamo stati preservati da pericoli più che comuni, siamo tenuti a ringraziare in modo particolare. Le misericordie particolari ci pongono di fronte a forti obblighi. Il profeta dice a Giosafat che ha fatto molto male a unirsi ad Acab. Egli prese bene il rimprovero. Osservate l'effetto che il rimprovero ebbe su di lui. Egli controllò rigorosamente il suo regno. Grazie alle parole del profeta, Giosafat percepì che i suoi precedenti tentativi di riforma erano ben graditi a Dio; perciò fece ciò che era stato lasciato in sospeso. È bene che gli encomi ci stimolino al dovere. I doni e le operazioni sono diversi, ma tutti provengono dallo stesso Spirito e sono finalizzati al bene pubblico; e come ognuno ha ricevuto il dono, così lo eserciti. Sia benedetto Dio per i magistrati e i ministri, gli scribi e gli uomini di Stato, gli uomini di libri e gli uomini d'affari. Osservate l'incarico dato dal re. Devono fare tutto nel timore del Signore, con cuore perfetto e retto. E devono avere la costante cura di evitare il peccato, che è un'offesa a Dio e che porterebbe all'ira del popolo.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

2Cronache 19

1 Questo capitolo è completamente aggiuntivo a Kings e di grande interesse. Tratta solo di tre questioni,

(1) Il rimprovero rivolto a Giosafat dal profeta Ieu 2 Cronache 19:1 ,

(2) La riforma religiosa di Giosafat 2 Cronache 19:4 , e

(3) la sua riforma del sistema giudiziario 2 Cronache 19:5.

Giosafat ... tornò in pace a casa sua - Con la battaglia di Ramoth-Gilead e la morte di Acab, la guerra finì. Fallito l'attacco combinato dei due re, le loro truppe erano state ritirate e l'impresa alla quale si erano uniti abbandonata. I siriani, soddisfatti della loro vittoria, non insistettero sul nemico in ritirata, né portarono la guerra nel paese dei loro nemici.

2 Ieu... gli uscì incontro - Confronta 2 Cronache 15:2. Il monarca fu quindi rimproverato al più presto e nel modo più efficace, mentre entrava nella sua capitale alla testa del suo esercito di ritorno. Ieu, 35 anni prima, aveva lavorato nel regno settentrionale e aveva profetizzato contro Baasha 1 Re 16:1 , ma ora era venuto a Gerusalemme, come profeta e storico (confronta 2 Cronache 20:34 ).

Dovresti aiutare... - Per una questione di mera politica umana, la condotta di Giosafat nell'unirsi ad Acab contro i Siri non solo fu giustificabile ma saggia e prudente. E i ragionamenti su cui si fondava una tale politica sarebbero stati ineccepibili se non fosse stato per una circostanza. Achab era un idolatra, e aveva introdotto nel suo regno una falsa religione di tipo nuovo e più degradato. Questo avrebbe dovuto portare Giosafat a rifiutare la sua alleanza. Il successo militare poteva derivare solo dalla benedizione e dalla protezione di Yahweh, che una tale alleanza, se perseverata, avrebbe sicuramente perso.

4 Giosafat, pur rifiutando di rinunciare all'alleanza con Israele (cfr. la nota 2 Re 3:7 ), si preoccupò di mostrare che non aveva simpatia per l'idolatria, ed era determinato a mantenere il suo popolo, per quanto possibile, libero da esso. Egli pertanto si accinse personalmente ad una seconda riforma, passando per tutta la terra, dall'estremo sud all'estremo nord 2 Cronache 13:19.

5 Che cambiamento esatto fece Giosafat nel sistema giudiziario di Giuda Deu 16:18 ; 1 Cronache 23:4 , è impossibile determinarlo. Probabilmente trovò la corruzione ampiamente diffusa 2 Cronache 19:7 , e i magistrati in alcuni luoghi contaminati dall'idolatria prevalente.

Fece quindi una nuova nomina di giudici in tutto il paese; concentrando l'autorità giudiziaria nelle mani di pochi, o creando tribunali superiori nei capoluoghi ("città recintate"), con diritto di appello a tali tribunali da parte del giudice di villaggio.

8 I “padri d'Israele” sono i capifamiglia; il capo dei padri” sono i grandi capi patriarcali, i capi ammessi di grandi casate o clan. Ora erano ammessi a partecipare all'ufficio giudiziario che sembra al tempo di Davide fosse limitato ai Leviti 1 Cronache 23:4.

Per il giudizio del Signore, e per le controversie - Con le prime si intendono le controversie relative all'adempimento degli obblighi religiosi. Nelle “controversie” sono comprese tutte le cause ordinarie, siano esse penali o civili.

Quando tornarono a Gerusalemme - Piuttosto, "e tornarono a Gerusalemme", una clausola che se staccata dalle parole precedenti e attaccata a 2 Cronache 19:9 , dà un senso soddisfacente.

10 Gli ebrei che “abitavano nelle città”, se insoddisfatti della decisione data dai giudici provinciali, potevano quindi rimuovere la causa a Gerusalemme, come ad una corte d'appello.

11 Nelle cause religiose, Amariah, il sommo sacerdote, doveva presiedere la corte; per cause civili o penali, Zebadia doveva essere presidente. E ai Leviti, oltre ai giudici, assegnò gli uffici subordinati alla corte.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

2Cronache 19

1 INTRODUZIONE A 2 CRONACHE 19

Giosafat, di ritorno dalla battaglia di Ramot-Galaad, fu accolto da un profeta, che lo rimproverò per aver aiutato gli empi, 2Cronache 19:1-3, che lo incoraggiò a un maggiore riguardo per la riforma del suo regno, 2Cronache 19:4, e stabilì giudici in tutte le città di Giuda, e li esortò a praticare la giustizia, 2Cronache 19:5-7, e nella città di Gerusalemme nominò sacerdoti e Leviti per lo stesso scopo, e diede loro un severo incarico, e li animò e li incoraggiò a svolgere fedelmente il loro ufficio, 2Cronache 19:8-11

Versetto 1. Giosafat, re di Giuda, ritornò,

Da Ramoth di Galaad, dopo che Achab fu ucciso:

alla sua casa in pace a Gerusalemme; al suo palazzo lì in sicurezza, dopo essere scampato per un pelo perdendo la vita in battaglia

2 Versetto 2 Jehu, figlio di Hanani, il veggente,

Il figlio di colui che rimproverò Asa, per cui lo mise in prigione, 2Cronache 17:7,10, ma ciò non impedì a questo suo figlio di rimproverare Giosafat:

gli andarono incontro; mentre tornava:

e disse al re Giosafat: "Aiuteresti tu gli empi? uno come Achab, idolatra, omicida e persecutore:

e amare quelli che odiano il Signore? le sue leggi, il suo culto e le sue ordinanze, come aveva fatto; lasciando intendere che aveva fatto del male, stringendo alleanza e affinità con lui, mostrandogli amicizia e assistendolo nella sua guerra contro i Siri:

perciò l'ira è su di te dalla presenza dell'Eterno; che apparve nella guerra degli Ammoniti e dei Moabiti con lui, narrata nel capitolo successivo, e nelle calamità che si abbatterono sulla sua famiglia, i suoi figli furono uccisi da Ieoram che gli succedette, e i suoi nipoti da Ieu

3 Versetto 3. Ma ci sono cose buone che si trovano in te,

Princìpi di grazia, giustizia e santità, fede, amore, zelo e altre grazie, vere e genuine, da cui scaturirono molte buone opere da lui compiute:

in quanto hai tolto gli idoli sacri dal paese; abbattete i boschi e distruggete gli idoli e le immagini che erano in essi.

e hai preparato il tuo cuore a cercare Dio; per la grazia di Dio il suo cuore era disposto a servire e adorare il Signore, e a cercare il suo onore e la sua gloria

4 Versetto 4. Giosafat si stabilì a Gerusalemme,

E non uscì più per Samaria, e non si curò più delle cose d'Israele, ma badò ai suoi.

Ed egli uscì di nuovo in mezzo al popolo; fece ora un giro per i suoi domini, di persona, come prima dai suoi capi, con i sacerdoti e i leviti.

da Beersheba al monte Efraim; Bersabea era il confine meridionale del paese di Giuda, e il monte Efraim si trovava a settentrione, e ne era il confine settentrionale fin dalla divisione del regno.

e li ricondusse al Signore, Dio dei loro padri; dall'idolatria alla pura adorazione di Dio, coloro che erano ricaduti dopo la prima riforma, o non ne erano stati influenzati

5 Versetto 5. E stabilì giudici nel paese in tutte le città fortificate di Giuda, città per città,

Giudici inferiori in tribunali di giustizia minori di quello di Gerusalemme, e che in ogni città il giudizio e la giustizia potessero essere eseguiti ovunque; tali erano stati nominati da Davide, ma erano stati trascurati, e ora restaurati, vedi 1Cronache 26:29,32

6 Versetto 6 E disse ai giudici: Badate a quello che fate,

nel giudizio, che hanno giudicato il giusto giudizio secondo la legge di Dio, senza parzialità e rispetto di persone,

poiché voi non giudicate per gli uomini, ma per il Signore; non solo per l'uomo, ma per il Signore; e non tanto per l'uomo quanto per il Signore, che rappresentavano in giudizio; la cui legge era la regola del loro giudizio, la cui gloria era la loro fine, e al quale dovevano rendere conto,

che è con voi nel giudizio, che vi guidi e vi guidi, che osservi come si sono comportati e che sia testimone a favore o contro di loro, il Targum è:

"Voi giudicate non davanti agli uomini, ma davanti alla Parola del Signore, la cui Shechinà abita con voi nell'affare del giudizio".

7 Versetto 7. Perciò ora il timore del Signore sia su di voi,

E agite come se lo aveste davanti ai vostri occhi e nei vostri cuori:

fate attenzione e fatelo; mettete in pratica i comandamenti da lui comandati e giudicate secondo la legge di Dio.

poiché non c'è iniquità presso il Signore nostro Dio; nessuno nella sua natura, né nella sua legge; nessuno da lui comandato né approvato, e quindi nessuno dovrebbe essere fatto dai suoi rappresentanti in giudizio.

né rispetto per le persone; Che sia alto o basso, ricco o povero:

né accettare doni; non accetta i volti degli uomini, né riceve regali, né dovrebbero farlo i suoi giudici; questo è proibito da lui, Deuteronomio 16:19

8 Versetto 8. Giosafat stabilì a Gerusalemme uno dei leviti, dei sacerdoti e dei capi delle case patriarcali d'Israele,

Questa era la grande corte giudiziaria, composta di principi, sacerdoti e leviti, di ecclesiastici e di persone politiche; poiché vi sono state condotte cause di entrambe le specie:

per il giudizio del Signore; nelle cose sacre, che si riferivano al culto di Dio e al suo sostegno:

e per le controversie; di natura civile tra uomo e uomo, sia pecuniario che patrimoniale, di natura più privata o pubblica:

quando tornarono a Gerusalemme; cioè, questo cortile fu istituito a Gerusalemme, quando Giosafat, i sacerdoti, i leviti e i capi che erano venuti con lui, vi tornarono

9 Versetto 9. E diede loro quest'ordine:

I membri della corte di Gerusalemme:

dicendo: Così farete nel timore del Signore, fedelmente e con cuore integro; giudicate con giustizia e imparzialità, come uomini timorati di Dio, fedeli alla fiducia riposta in loro, sinceri e retti di cuore e di azioni, non avendo altro in vista che la gloria di Dio e il bene degli uomini

10 Versetto 10. E quale causa vi verrà fra i vostri fratelli che abitano nelle loro città,

Che fossero sacri o civili, che dovessero presentarsi davanti a loro per mezzo di appello da tribunali inferiori del paese, dove non potevano essere determinati:

tra sangue e sangue; una relazione e l'altra, o rispetto allo spargimento di sangue, sia per ignoranza che intenzionalmente:

tra diritto e comandamento, statuti e sentenze; non correttamente compreso, e così ha perorato da entrambe le parti:

li avvertirete che non vengono infedeli all'Eterno; le persone coinvolte in una controversia, che non prendano giuramento falso, né rendano falsa testimonianza, e non agiscano ostinatamente contro nessuna delle leggi, quando viene loro spiegato in tribunale:

e così l'ira si abbatta su di te e sui tuoi figli; sui giudici per aver trascurato il loro dovere nel dare il dovuto avvertimento, e sul popolo per non averlo preso quando gli è stato dato:

Fate questo e non verrete meno infedeli; se l'addebito di cui sopra in tutte le sue parti è rigorosamente rispettato

11 Versetto 11. Ed ecco, Amaria, il sommo sacerdote, è sopra di te in tutte le cose del Signore,

Egli, essendo sommo sacerdote, presiedeva in questo tribunale tutte le cose sacre, o che rispettavano il culto di Dio; ed era presente per dare il suo consiglio e dirigere nella determinazione di tutte le questioni che dovessero essere sottoposte a loro, secondo le leggi e gli statuti previsti in tali casi; anche se può darsi che fosse solo un prete comune che era il capo di loro, o il presidente di questa corte:

Zebadia, figlio di Ismaele, capo della casa di Giuda; il principe della tribù di Giuda:

per tutte le faccende del re; come quelli relativi al governo civile, e che non erano così chiaramente determinati da leggi positive:

e i Leviti saranno ufficiali davanti a te; per eseguire le sentenze che dovrebbero essere emesse da loro:

agire con coraggio; Non temete la faccia di nessuno, ma giudicate con giustizia e fedeltà.

e il Signore sarà con i buoni; con uomini buoni che fanno il bene, per elargire loro tutto il bene necessario, per proteggerli e difenderli; il Targum è,

"la parola del Signore sarà in tuo aiuto, che è buono".

Commentario del Pulpito:

2Cronache 19

1 L'argomento di questo capitolo è conservato per noi dal solo scrittore di Cronache, ed è di grande importanza. Dopo aver dato un'occhiata alla "pace" esteriore del momento (Versetto 1), che Giosafat ebbe al suo ritorno a Gerusalemme, il racconto, lasciando in profondo oblio tutto ciò che deve aver pensato e sentito e che può aver parlato della fine di suo fratello-re, e della sua recente intimità privata e alleanza pubblica con lui, racconta come fu tenuto a freno da Ieu, il figlio di Hanani la veggente (Versetti. 2, 3); e quindi come rivisitò saggiamente il suo regno, per così dire in lungo e in largo, cercò di "ricondurli al Signore Dio dei loro padri", rimodellando e insultando i vari uffici dei giudici, dei sacerdoti e dei leviti (Versetti. 4-11), e li esortò ardentemente

In pace. Confronta l'uso della frase in Versetti. 16 e 26, 27 dell'ultimo capitolo. L'unica pace in cui si poteva ragionevolmente supporre che Giosafat tornasse alla sua casa e alla metropoli era quella della libertà dalla guerra e della presente "certezza della sua vita"

Versetti 1-11.-

Il terzo capitolo della carriera di Giosafat

In questo capitolo, considerato per il momento alla luce di un terzo capitolo della biografia di Giosafat, siamo in grado di misurare, non del tutto in modo insoddisfacente, il suo carattere rispetto alla misura del bene e del male in esso, e del bene e del male in se stesso. E ci viene ricordato che

IO C'È UNA COSA, MOLTO INNEGABILE, COME LA PACE DELLA SICUREZZA PRESENTE, SENZA CIÒ CHE SCATURISCE DA UNA RETTITUDINE COSTANTE, DA UN'INTEGRITÀ INCROLLABILE, DALL'APPROVAZIONE INTERIORE DELLA COSCIENZA E DALLA CONVINZIONE DELL'APPROVAZIONE DI DIO STESSO

II C'ERA UN ASPETTO SALVIFICO NELLA CONDOTTA DI GIOSAFAT, UN ESIGUO AFFLUENTE CHE PUÒ CONTARE QUALCOSA IN TUTTA LA SCENA, CIOÈ L'ASSENZA DI OGNI PRETESA DI AUTODIFESA, DI SCUSA, DI ATTENUAZIONE DI CIÒ CHE ERA SBAGLIATO, E PERSINO DI RISPOSTA. Non sentiamo parlare di penitenza, di confessione o di pentimento in tante parole, ma quest 'ultima certamente la sosteniamo dalla fresca devozione di Giosafat al diritto e all'insegnamento religioso del suo popolo; e le prime due possiamo a nostra volta derivarne/o a nostra volta

III C'È IL FLUSSO SICURAMENTE ANCORA CONTINUO, CHE SCORRE CALMO, PIENO, PROFONDO, DI QUELLA "MISERICORDIA CON DIO" CHE SOSTIENE E ALIMENTA "IL TIMORE" DI LUI INVECE DI DISTRUGGERLO. Ci sono, forse, pochi contrasti più grandi o più sorprendenti tra i metodi divini e umani di quello qui da notare. Se la speranza è naufragata, praticamente tutto nella vita e nel carattere di un uomo è certamente distrutto. Le minacce, le denunce, i procedimenti immediati e perentori degli uomini verso i loro simili, anche nei casi più evidenti di torto possibile, operano troppo spesso o insensibilità o imprudenza. Ma i metodi tolleranti di Dio, la sua compassione pietosa, la sua paziente longanimità e la dolce disposizione di "misericordia che dura per sempre", preservano e salvano la Continuità della speranza umana (che a volte è un filo molto fragile). Quanto della vita umana, della ragione stessa, e dell'incoraggiamento alla riforma morale, dipende da questo unico aspetto dell'amministrazione divina, da questo unico grande attributo di Dio!

IV C'È UNA COSTANTE E COERENTE CONSERVAZIONE DEI PRINCIPI DI GIUSTIZIA E DI GOVERNO MORALE DA PARTE DI DIO. Il colpevole non è trattato come l'innocente -- "perciò l'ira è su di te dalla presenza del Signore" (Versetto 2) -- o come se fosse innocente. A volte c'è una soluzione alla difficoltà cruciale che ciò comporta, a volte un'altra. A volte la pena, qualunque essa sia, viene pagata, le sofferenze sopportate e la punizione subita; a volte si trova la "via di scampo" e, sotto l'insistenza del caso, si provvede distintamente per i colpevoli, ma con garanzie che indicano e garantiscono sufficientemente gli aspetti morali necessari

V LE COLPE GRAVI E I PECCATI DEI SERVI DI DIO SONO DAVVERO GRAVI MACCHIE SUL LORO STEMMA; MA LUNGI DAL CHIUDERE LA LORO OPERA PER DIO, E DAL CHIUDERE LA SPERANZA DA SE STESSI, POSSONO ESSERE CONSIDERATI, CON L'AVVERTIMENTO E IL PENTIMENTO, LA DATA STESSA DI UNA NUOVA PARTENZA DI DEVOZIONE RADDOPPIATA. Fu palesemente così con Giosafat (Versetti. 4-11). A parte qualche suggerimento come quello offerto sopra, dobbiamo rimanere in molta incertezza sul motivo per cui non c'è alcuna parola registrata sull'opera dei pensieri interiori di Giosafat, sia quando si è sbagliato, sia quando è stato restaurato sulle vie della giustizia. Una misura molto diversa ci viene data nelle rivelazioni della Scrittura in altri casi, come quello di Davide e di un esercito. Ma invece della più dolorosa incertezza (come nella storia, per esempio, di Salomone e di molti altri uomini) sui fatti successivi a una caduta, il caso di Giosafat non è meno chiaro di quello di San Pietro, sebbene in materia così diversa. Le lacrime, i rimproveri, la confessione e i voti di Giosafat non vengono raccontati. Sarebbe stato interessante conoscerli, e la nostra curiosità è senza dubbio stimolata dalla taciturnità e dalla notevole reticenza degli storici nei loro confronti. Ma ciò che è più pertinente è comunicato nel modo migliore della Scrittura. Il re smise di fare il male; non lo ripeté; imparò a fare bene "di nuovo" (Versetto 4) lui stesso; con raddoppiata energia incitò il popolo a fare lo stesso (Versetti. 6, 7, 9, 11); e tenne un buon registro, come si può vedere nel successivo e ultimo capitolo della sua vita, fino alla fine di quella vita

OMELIE DI T. WHITELAW Versetti 1-3.-

Il sovrano e il veggente

HO IMMERITATA MISERICORDIA PER IL SOVRANO. (versetto 1.)

1. Giosafat ritorna da Ramot-Galaad. Essendo andato là senza l'approvazione divina, anzi, contro la volontà divina, avrebbe potuto essere lasciato lì e non gli sarebbe stato permesso di tornare. Ma Dio preserva l'uscita e l'entrata del suo popolo, Salmi 121:8

anche quando non camminano nelle sue vie

2. Giosafat ritorna a Gerusalemme. Avendo lasciato la sua capitale e il suo regno per una commissione alla quale non era chiamato, avrebbe potuto trovarli entrambi presi e sbarrati contro di lui al suo ritorno. Ma Geova, sempre migliore per il suo popolo di quanto meritasse, aveva vegliato su entrambi mentre Giosafat era assente

3. Giosafat torna a casa sua in pace. Molto diverso sarebbe stato il suo ritorno a casa; Isaia 59:8

non vivo e al sicuro, come aveva predetto Michea, 2Cronache 18:20

ma come Achab fu condotto a Samaria, morto; colpito da una freccia di un arco siriano come il re d'Israele, o colpito dagli aurighi siri come lo fu quasi lui, e certamente lo sarebbe stato se Geova non si fosse interposto. Ma, ancora una volta, Dio è fedele al suo patto, anche quando il suo popolo non è fedele al suo dovere Salmi 111:5 2Timoteo 2:13; Ebrei 10:23

II MERITAVA IL RIMPROVERO DEL VEGGENTE. (Versetti 2, 3.)

1.) Rimprovero severo. Accusato dal figlio di Hanani, Jehu, di un duplice reato:

(1) Aiutare gli empi. Aiutare i malvagi nelle loro necessità o imprese, quando queste non sono peccaminose, non è mai stato un crimine contro Geova ai tempi dell'Antico Testamento Levitico 19:18,34 Deuteronomio 22:1; Giobbe 22:29; Zaccaria 7:9

e non è proibito, ma comandato nel Vangelo Romani 13:9; Galati 5:14; Giacomo 2:8

ma allora, come oggi, simpatizzare con loro nei loro pensieri malvagi, unirsi a loro nelle loro vie malvagie e assisterli nei loro progetti malvagi, è proibito a tutti coloro che professano di essere seguaci di Dio e di Cristo Salmi 1:1 24:4 141:4 Romani 13:12; Efesini 5:11; 2Timoteo 2:19,21,22 1Pietro 2:11,12

(2) Amare coloro che odiano Dio. Questo è permesso anche nel senso in cui Dio stesso e Cristo hanno amato e amano ancora i peccatori, compatindo la loro miseria, compatindo la loro fragilità, addolorandosi per la loro iniquità e cercando la loro guarigione e salvezza. Ma nel senso di estendere affetto e fiducia, simpatia e sostegno, a coloro che sono nemici privati e pubblici di Dio, disprezzatori della sua religione, disertori del suo culto, violatori dei suoi comandamenti, oppressori del suo popolo, oppositori della sua causa, è uno sforzo di carità che né allora era né è ora permesso. Piuttosto, tra i santi ebrei odiare i nemici di Geova era considerata la virtù suprema Salmi 139:21,22

Se i santi cristiani non possono odiare le persone, sono comunque ingiunti di odiare le opere e le vie dei nemici del Signore 2Corinzi 12:21; Efesini 4:26; Filippesi 3:18

Su Hanani, vedi 2Cronache 16:7

1. Una frase allarmante. "L'ira d'innanzi a Geova" doveva abbattersi su Giosafat certamente e rapidamente. Questo era inevitabile, dato che Geova, essendo un Dio geloso Esodo 20:5; Deuteronomio 4:24

non poteva in alcun modo permettere che una tale declinazione passasse senza una qualche manifestazione di dispiacere. Inoltre, Geova, con un patto con Davide, si era espressamente impegnato a castigare con le verghe qualsiasi defezione da parte dei successori di Davide 2Samuele 7:14; Salmi 139:3

Allo stesso modo, anche se Dio, per amore di Cristo, perdona le trasgressioni dei credenti, in modo che non giungano alla condanna finale, non li esenta in ogni caso dalla sofferenza a causa delle loro offese, ma piuttosto, di regola, fa sì che essi, quando si smarriscono, sentano tali rimproveri interiori sulla loro coscienza, e tali inflizioni esteriori sulle loro persone o proprietà, da renderli sensibili alla sua santa ira, se non contro le loro anime, contro i loro peccati Atti 14:22 Romani 5:3; 1Corinzi 11:32; Ebrei 12:11

Già a Ramoth-Galaad Giosafat aveva avuto un assaggio dell'ira di Geova 2Cronache 18:31

Ulteriori prove di ciò sarebbero presto seguite, in un'invasione moabita 2Cronache 20:1 , ecc

2. Una mitigazione misericordiosa. Mentre condannava i peccati del re, Ieu non dimenticò di riconoscere apertamente le virtù del re. Lodare un altro per le sue buone qualità non è così facile come incolpare un altro per le sue cattive. In altri, i difetti sono più facilmente distinguibili dei punti favorevoli; in noi stessi, i secondi più rapidamente dei primi. Fortunatamente, il grande Scrutatore del Cuore, pur notando le mancanze del suo popolo, non trascura le loro buone azioni. Se la condotta di Giosafat nel contrarre alleanza con Acab fu denunciata, non fu dimenticato il suo comportamento nel rimuovere gli idoli sacri dal suo paese e nel preparare il suo cuore a cercare Geova. Cantici dei cristiani, "Dio non è ingiusto da dimenticare la loro opera e la loro opera d'amore", Ebrei 6:10

anche se obbligati a correggerli per aver fatto del male; Ebrei 12:10

mentre Cristo, inviando i suoi messaggi alle Chiese in Asia, con una sola eccezione non manca mai di notare in ogni caso eccellenze degne di lode Apocalisse 3:, 4

LEZIONI

1. Gratitudine per la misericordia

2. Sottomissione al rimprovero

3. Il pentimento per il peccato

4. Vigilanza in servizio

5. Carità nel giudicare gli altri. - W

2 E Jehu, figlio di Hanani, il veggente, uscì incontro a lui. Per Hanani, il padre fedele di un figlio fedele, vedi 2Cronache 16:7-10, dove leggiamo che "venne ad Asa re di Giuda", ss. Anche per Ieu, vedi 1Re 16:1-4, dove leggiamo dell'incarico che aveva ricevuto per ordine del Signore di rimproverare Baasa re d'Israele, in una data di oltre trent'anni prima del presente; e vedi 2Cronache 20:34, che ci porterebbe a dedurre, anche se non con certezza, che sopravvisse a Giosafat. Il libro che porta il suo nome, tuttavia, non è stato necessariamente terminato da lui. È evidente che né la parola del Signore né i messaggeri e i profeti del Signore erano vincolati dai limiti ortodossi del regno diviso. Si vede ancora una volta il carattere potente e la forza morale del vero profeta

comp. 2Cronache 15:1-8

nel modo in cui era solito andare incontro al malfattore, sebbene fosse un re. Siamo abituati a ricondurre tutto questo al racconto della speciale ispirazione del profeta dell'antichità; Eppure questo non era che tipico della forza intrinseca che la verità fedelmente detta avrebbe dovuto esercitare per sé nei tempi successivi. La religione è stabilita nella nazione e le persone che sanno e lo fanno, attraverso i suoi insegnanti accreditati, si oppongono al chiaro rimprovero del torto. Dovresti amare tu quelli che odiano il Signore? Giosafat doveva avere un forte sospetto, che era stato non poco ingannato rispondendo a qualche fascino personale di Achab. Il rimprovero del profeta non è che Giosafat aiutò sia Israele che Giuda contro un nemico comune, ma che aiutò gli empi, ss. Perciò l'ira su di te, ss. Il significato di questa frase probabilmente non era solo retrospettivo, guardando al fatto che Giosafat era tornato a Gerusalemme senza la vittoria per la quale aveva offerto, ma era probabilmente un indizio di problemi che sarebbero dovuti maturare, che stavano già maturando per Giosafat, nell'imminente invasione del suo regno 2Cronache 20:1-3

OMELIE DI W. CLARKSON versetto 2.-

Amicizia con l'uomo e fedeltà a Dio

L'apostolo Giovanni che fugge dalle terme perché vide entrare il nemico di Cristo, è un'immagine familiare. Ma fino a che punto dobbiamo spingerci verso tale riluttanza ad associarci con gli empi o con gli increduli? Giosafat è qui severamente rimproverato per la sua intimità con Acab e per l'aiuto che aveva dato a quel malvagio monarca. Consideriamo

FINO A CHE PUNTO SI ESTENDE LA NOSTRA LIBERTÀ. Si estende sicuramente a:

1. Lo scambio di cortesie comuni. "Sii cortese" è una massima che si applicherà a tutti. "La civiltà non porta a conclusioni" e può essere mostrata a tutti, senza implicare alcuna sanzione delle loro eresie o immoralità

2. Fedeltà nel servizio ed equità nella negoziazione. Un tempo si pensava che fosse giusto approfittare di un uomo che fosse un ebreo o un infedele. Ma l'ingiustizia non può mai essere altro che odiosa a Dio e dannosa all'uomo, e la giustizia e l'equità non possono mai essere altro che lodevoli. Inoltre, l'apostolo esortava il servitore o schiavo cristiano a mostrare uno spirito giusto "non solo ai buoni e ai gentili, ma anche ai perversi" 1Pietro 2:18

3. Soccorri a chi è nel bisogno. La pietà per coloro che sono nell'angoscia, e la mano tesa verso coloro che sono "pronti a perire" non può mai essere contraria alla mente e alla volontà di Gesù Cristo

4. Alleanza per la promozione di un buon fine comune. Qui si può obiettare che questo giustificherebbe Giosafat nella sua "alleanza offensiva" con Acab, poiché cercavano il legittimo obiettivo comune di paralizzare la Siria. Ma bisogna ricordare che aiutando a sostenere il regno d'Israele Giosafat perpetuava la divisione fra le dodici tribù, lo smembramento del paese; e sosteneva un potere che era ribelle alla sua alta missione, ed era positivamente e seriamente ostile alla sacra verità, al regno di Dio. Possiamo legittimamente associarci con uomini empi come concittadini uniti in tali legittimi obiettivi come salvare la vita, promuovere la salute, provvedere cibo, estendere il commercio e il commercio. Così facendo non stiamo in alcun modo compromettendo il principio o sostenendo il torto; non stiamo "aiutando gli empi" o "amando quelli che odiano il Signore"

II DOVE È TRACCIATA LA LINEA DEL DIVIETO. Chiaramente non abbiamo il diritto di allearci con uomini peccatori quando, così facendo:

1. Portiamo avanti la causa dell'ingiustizia o dell'empietà. Meglio sacrificare tutto ciò che ci sta a cuore, meglio lasciare completamente trascurate le nostre preferenze personali o i nostri interessi temporali, piuttosto che fare ciò che darà impulso alla causa dell'infedeltà o dell'immoralità. In tal caso dovremmo certamente attirare il dispiacere di Dio; non abbiamo bisogno di un profeta che ci dica: "Perciò l'ira su di te è rivolta contro di te dalla presenza del Signore"

1. Quando ci mostriamo indifferenti all'onore del nostro Divino Salvatore. L'ostentata compagnia di Giosafat con un tale nemico di

2. Dio, come Achab, equivaleva a un tacito avvertimento che poteva, quando lo desiderava, dimenticare di chi fosse il servo; egli pose questa considerazione per servire il suo scopo momentaneo. Ci può essere qualcuno che è un nemico molto pronunciato di Gesù Cristo che cerca la nostra amicizia. Essere molto intimi con lui significa mettere un po' di sollievo al nostro attaccamento al nostro Signore; è metterlo al secondo posto. Allora la fedeltà a Cristo ci terrà a casa; ci porterà a cercare altre intimità, a trovare le nostre amicizie con coloro che non "odiano il Signore"

3. Quando esponiamo il nostro carattere a seri rischi. Perché colui che ha una mente e una volontà più deboli di essere associato intimamente e per un certo periodo di tempo con un nemico del Signore, può avere un solo risultato. Deve scaturire nella degenerazione spirituale; Potrebbe, infatti, finire in rovina spirituale. Coloro che contemplano la formazione di un'amicizia che durerà tutta la vita stiano attenti a come affidano la loro anima a qualcuno che può essere chiamato "empio", a come "amano coloro che odiano il Signore". Uno spirito sensibile e arrendevole, farebbe meglio ad essere "annegato in mezzo al mare" piuttosto che essere immerso in un'atmosfera di mondanità o di incredulità, dove ogni vera pietà e ogni fede vivente si indeboliscono di giorno in giorno e si inaridiscono

3 Tuttavia; ebraico, lka una delle poche particelle che erano affermative nell'ebraico precedente, Genesi 42:21

ma avversivo in seguito 2Cronache 1:4; Daniele 10:7,21

Si può ben tradurre "d'altra parte". L'espressione qui richiama il meno favorevole "nonostante" di Apocalisse 2:20. Ci sono cose buone che si trovano in te

vedi 2Cronache 17:1-9

4 Da Beershsba al Monte Efraim. La lunghezza del buon paese non deve essere citata, come nell'antichità, l'indiviso "Dan a Beersheba", ma Beersheba al monte Efraim 2Cronache 13:16-19

Giosafat fa un altro sforzo coscienzioso e vigoroso per riformare il suo regno, per mantenerlo saldo nell'adorazione di Dio e libero dall'idolatria. Bisogna notare che egli non distoglie l'orecchio dal rimprovero che gli era stato dato, ma vi rivolge il cuore. Poiché non sembra che abbia rotto con Israele e con i re d'Israele 2Cronache 20:35,37 2Re 3:7,14,24

è possibile, specialmente alla luce del Versetto 37 nel nostro cap. 20., che la severità del rimprovero divino fosse intesa come applicabile alle occasioni in cui Giosafat si alleava con un re notevolmente cattivo, e per qualche presunta possibilità di vantaggio per se stesso. Quest'ultimo elemento di considerazione differirà sufficientemente i due casi appena citati, vale a dire, il caso in cui Giosafat si unì ad Azaria, e fu severamente "profetizzato contro", e quello in cui aiutò Ieoram, e attraverso l'intervento di Eliseo gli fece guadagnare la giornata

Una missione regale che è celeste

Delle molte cose dette in favore di Giosafat, forse nulla è più altamente lodevole di questa, che "egli uscì di nuovo per mezzo del popolo e lo ricondusse al Signore Dio dei loro padri". Non avrebbe potuto fare nulla di più degno di se stesso, o più probabile che portasse a un bene permanente al popolo su cui regnava

I LA MISSIONE REALE. Forse, come suggerisce Matteo Enrico, il legame che legava il popolo a Geova era stato in qualche modo allentato dall'osservanza della familiarità tra il loro sovrano e la corte idolatrica di Izreel; se così fosse, Giosafat, dopo il rimprovero di Ieu (Versetto 2), si sentirebbe costretto a fare tutto ciò che è in suo potere per rafforzare l'attaccamento dei suoi sudditi al Dio vivente. Ma qualunque cosa possa averlo spinto, ha fatto bene a

(1) interessarsi personalmente a questo argomento vitale;

(2) adottare vigorose misure pratiche per realizzare il suo scopo; e

(3) portare a termine il compito che si è auto-assegnato con l'energia e la completezza che richiedono il successo. Egli "riportò indietro", ss. Fu una missione reale che rifletteva un grande onore negli ultimi anni del suo regno

II LA MISSIONE CELESTE di cui si può dire che sia un indizio. Gesù Cristo "venne a cercare e a salvare ciò che era perduto" Vide l'umanità separata da una triste distanza spirituale dal Padre celeste, dal Dio vivente; egli si pose il compito santo e celeste di "ricondurlo al Signore". Per questo scopo più nobile e divino egli

(1) abbassati alla creaturalità, alla nostra povera umanità, alla povertà, alla massima umiliazione;

(2) "sopportò una perdita sorprendente", dolore, tristezza, agonia spirituale;

(3) morì sulla croce. Così facendo, egli

(a) ha aperto la via al ritorno dell'uomo;

(b) ha fornito la forza spirituale che sta elevando una natura degradata ad altezze di santità e saggezza

In questa missione celeste egli è ora impegnato, riportando a Dio la stirpe che ha lasciato il suo fianco e ha perso la sua somiglianza e ha perso il suo favore

III UNA MISSIONE DEGNA DI OGNI IMITAZIONE. Questa azione deliberata di ricondurre gli uomini a Dio era regale; è celeste, divino; può essere comune a ogni uomo cristiano

1. Intorno a noi ci sono coloro che hanno lasciato il Dio dei loro padri. Può darsi che siano di coloro che sono stati a lungo allontanati e hanno decisamente rifiutato di ascoltare il suo paterno invito a tornare; O può darsi che abbiano cercato e trovato la riconciliazione con lui e si siano abbandonati a un servizio tiepido, o all'indifferenza, o a qualche trasgressione positiva

2. Questi sono a nostra conoscenza e alla nostra portata. Possono essere sotto il tetto sotto il quale dimoriamo, o adoratori nel santuario dove pieghiamo il ginocchio in preghiera, o lavoratori nominali nel campo dove stiamo lavorando; o forse lo sono, dove li troveremo se li cerchiamo, come Giosafat trovò gli oggetti della sua cura regale quando "uscì per mezzo del popolo da Bersabea al monte Efraim". Ma essi sono, dove possiamo trovarli, e possiamo posare su di loro la mano gentile e sorprendente del santo amore

3. A costoro possiamo rendere un servizio inestimabile. Possiamo esercitare su di loro un'influenza benevola e vincente. Possiamo rivolgere loro un appello sincero e fraterno. Possiamo esortarli a tornare al Signore Dio dei loro padri su ogni terreno; a terra

(1) che egli, loro Padre e loro Amico, è addolorato per la loro ostinazione o la loro defezione, e desidera ardentemente il loro ritorno;

(2) che rimangono dove la loro vita è una lunga disobbedienza, un peccato continuo e un torto;

(3) che il loro ritorno si manifesterà in una pace e in una gioia, in una beatitudine spirituale, la cui profondità e durata non possono misurare o immaginare;

(4) che se ritornano in questo modo daranno una soddisfazione illimitata ai padri il cui Dio hanno abbandonato o trascurato, a tutti quegli amici umani e parenti il cui amore è vero e profondo, che li accoglieranno con la più piena gioia nell'ovile di Cristo, nel regno dei cieli

Versetti 4-11.-

Un riformatore reale

HO RIPRESO UN VECCHIO LAVORO. La riforma della religione (Versetto 4)

1.) Il riformatore. Giosafat. Se il lavoro è stato svolto da plenipotenziari speciali, come nel caso precedente, 2Cronache 17:7,8

o dal re in persona, o, come è molto probabile, da entrambi, la molla principale di questo movimento, come del primo, fu Giosafat; e per un sovrano di Giuda era certamente molto più conveniente un'occupazione che banchettare con Acab o combattere con Ben-Hadad. Coloro che sono re e sacerdoti per Dio dovrebbero studiare per camminare in modo degno del loro nome e della loro vocazione Efesini 4:1; Filippesi 1:27

e, per loro, promuovere gli interessi della religione tra loro e tra gli altri, in patria e all'estero, è un lavoro più nobile 1Corinzi 15:58; Galati 6:9; Tito 3:1; 3Giovanni 1:8

che gozzoviglie e ubriachezze, chiacchiere e dissolutezze, contese e gelosie, Romani 13:14

sull'esempio del mondo

1. I riformati. Il popolo da Bersabea al monte Efraim. Gli sforzi del re, anche se senza dubbio cominciarono, non si limitarono a Gerusalemme, ma si estesero a tutto il paese dal suo limite meridionale a quello settentrionale. Cantici Cristo comandò ai suoi apostoli, anche se a partire da

2. Gerusalemme, Luca 24:47

per andare in tutto il mondo e predicare il Vangelo ad ogni creatura Marco 16:15

0. La riforma. Un ritorno all'adorazione di Geova, l'Iddio dei loro padri. Quest'opera, iniziata di buon auspicio qualche tempo prima, 2Cronache 17:3-9

ma interrotta dalla spedizione Ramot-Galaad, fu ora ripresa dall'umile monarca, presumibilmente anch'egli illuminato e pentito. Un'opera buona in se stessa, era similmente un'opera giusta, poiché egli e il suo popolo erano impegnati mediante patto ad adorare Geova; 2Cronache 15:12

un'opera necessaria, se il regno doveva essere stabilito e prosperare; e un lavoro che non dovrebbe essere né interrotto né ritardato, ma completato con la velocità conveniente

II INIZIÒ UN NUOVO LAVORO. L'istituzione delle corti di giustizia nella laud (Versetti, 5-11)

1.) Tribunali provinciali

(1) I seggi dei giudici. Le città fortificate in tutto il paese, perché queste erano "i punti centrali per il traffico dei quartieri in cui erano situate" (Bertheau)

(2) Il lavoro dei giudici. Amministrare la giustizia, non per l'uomo, ma per Geova, cioè dispensare non solo ciò che l'uomo poteva considerare equo, ma ciò che era veramente tale agli occhi di Dio, casi sottoposti a loro per decidere, non sotto dettatura dell'uomo, o in conformità con i desideri dell'uomo, ma "nel nome e secondo la volontà del Signore" (Keil)

(3) Il dovere dei giudici. Agire coscienziosamente, come agli occhi di Geova, avendo sul loro spirito il timore di Geova e il timore di offenderlo di continuo, Esodo 18:21 2Samuele 23:3

specialmente evitando l'ingiustizia e la corruzione, ricordando che presso Geova non c'è rispetto di persone né accettazione di regali Deuteronomio 10:17 Giobbe 8:3, 34:19; Efesini 6:9; 1Pietro 1:17

(4) Il Custode dei giudici. Testimone di Geova. Poiché il giudizio che dovrebbero dare dovrebbe essere praticamente il suo giudizio, Proverbi 29:26

deve essere al di sopra di ogni sospetto, raccomandarsi a tutti coloro che l'hanno udita come giusta, Salmi 129 Salmi 137

ed essere accettato da coloro ai quali è stato consegnato come definitivo Romani 3:4; 9:14 Apocalisse 16:5 19:2

Quindi, se avessero assunto i loro doveri con uno spirito retto, Geova sarebbe stato con loro per guidarli nel formare, parlare e mantenere i loro giudizi Salmi 25:9; Proverbi 2:8 3:6

2.) Un tribunale supremo

(1) La sua località. Gerusalemme, la capitale del paese, la sede appropriata di un tale tribunale

(2) Il suo oggetto. Per il giudizio del Signore e per le controversie (Versetto 8), o per "tutte le questioni di Geova" e "per tutte le questioni del re" (Versetto 11); cioè per l'udienza degli appelli e la risoluzione delle controversie ad esso sottoposte dai tribunali inferiori in materia religiosa o ecclesiastica, come ad esempio le cause dipendenti da decisioni "tra legge e comandamento, statuti e sentenze", o dall'interpretazione e applicazione delle leggi di Mosè; e, ancora, per verdetti simili in cause puramente civili, come ad esempio i casi di omicidio e omicidio colposo, di consanguineità ed eredità, ss.), che possono essere tutti inclusi nella frase "tra sangue e sangue"

(3) La sua costituzione. Tre ordini di membri: leviti, sacerdoti, capi delle case patriarcali. Le sue corti sono due: una ecclesiastica, o religiosa, e una civile. I suoi due presidenti, nel tribunale ecclesiastico, Amariah il sommo sacerdote, "descritto in 1Cronache 5:3-7, come il quinto sommo sacerdote di Zadok, contemporaneo di Davide" (Bertheau

sebbene ciò sia dubbio (Keil); nel tribunale civile, Zebadia figlio di Ismaele, principe della casa di Giuda, cioè il principe tribale di Giuda. I suoi assistenti e servi, i Leviti, cioè quelli di loro che non erano stati eletti giudici

(4) Il suo funzionamento. Quando una causa veniva presentata ai giudici, questi dovevano avvertire i litiganti di non peccare contro Geova (il che sarebbe praticamente la stessa cosa che farli giurare di dire la verità), per timore che, peccando contro Geova, attirassero l'ira su se stessi e sui loro fratelli; mentre i giudici stessi dovevano dispensare il giudizio nel timore del Signore, o con riverenza, fedeltà, con cuore perfetto o sinceramente e coraggiosamente -- quattro qualità indispensabili per un giudice ideale -- nel qual caso il Signore sarebbe stato con loro per confermare i loro verdetti

Imparare:

1. La precedenza che appartiene alla religione anche in uno stato civile. Giosafat abbatte gli idoli prima di erigere tribunali

2. Non ci si può fidare di nessuna amministrazione della giustizia che non sia basata sulla religione e sul timore di Dio

3. Colui che siede su una cattedra giudiziaria dovrebbe essere saggio, santo e soldato, colto, devoto e coraggioso, tutto in uno

4. Nessun sistema di equità può suscitare fiducia che non ammette l'appello da parte di tribunali inferiori a tribunali superiori

5. I giudici ricordino che anche loro stessi dovranno un giorno essere giudicati

6. Quanto la giurisprudenza dei tempi moderni è debitrice della Bibbia! -W

5 I giudici hanno recintato le città. Giosafat procede dalle riforme religiose dirette a ciò che è importante solo secondo nella vita di una nazione: la riforma in materia di amministrazione civile della giustizia. Lo scheletro qui dato di quello che dovrebbe essere il carattere di un giudice, e perché, si armonizza bene con l'enfasi uniforme posta nella Scrittura su "giustizia e giudizio". È infatti difficile vedere, anzi impossibile, su quali fondamenta possa essere posta una struttura sicura di crescita e stabilità civile, se non su quella della religione positiva. Si notino le posizioni e le argomentazioni sintetiche di Versetti. 6, 7; e come siano inequivocabilmente basate sulla fede in un Dio personale e sul suo carattere rivelato. Non può darsi che questa fosse la prima volta che i giudici venivano stabiliti nelle città di Giuda, ma forse il significato che si intende trasmettere con enfasi è che ora, guardando bene intorno al suo regno, si preoccupò che tutte le città fossero adeguatamente fornite dei giudici necessari, mentre negli ultimi tempi alcune lo erano, e alcuni non l'avevano fatto, e alcuni, sebbene fossero stati incaricati di giudici, non li avevano trovati come i giudici dovrebbero essere. L'immensa maggioranza dei "seimila" "ufficiali e giudici" leviti del regolamento di Davide 1Cronache 23:4

si erano smarriti, con i loro superiori, re e profeti. Con il nostro passaggio attuale può essere paragonato; Deuteronomio 16:18-20, dove viene narrata la promulgazione originale di giudici e ufficiali. Città recintate. Ebraico per "recintato", twOrxuB kal parte passiva. plur. La parola ricorre ventisei volte dal Libro dei Numeri al Libro del Profeta Zaccaria, ed è resa nella Versione Autorizzata "recintato" o "difeso" ventidue volte, "murato" due volte, "forte" una volta, e "potente" una volta. Le "porte" dell'istituzione originale nel Deuteronomio sono ora (probabilmente ancora le porte) delle città recintate

Versetti 5-9.-

Nobilitare il terreno, o rendere sacro il profano

Giosafat fece del suo regno su Giuda un continuo atto di servizio divino. Infatti, anche se quel regno non era privo di macchia ed errore, il re governava evidentemente "nel timore del Signore" e cercava di sottomettere il suo popolo al suo Sovrano divino volontario e leale. Nel prendere le misure che ora prendeva, agì con grande intelligenza. Perché nulla avrebbe la possibilità di portare il popolo al malcontento e alla ribellione contro l'ordine esistente come un senso di ingiustizia prevalente, di torti non riparati, di diritti che non potrebbero essere realizzati; nulla, d'altra parte, era così adatto a infondere uno spirito di lealtà all'amministrazione e a Geova stesso come un sistema di giustizia ben regolato, che si estendeva su tutto il paese. La pietà che Giosafat stava così illustrando egli esemplificò in dettaglio dando le istruzioni che diede ai giudici (Versetti. 6, 7, 9, 10). In essi egli mostrò che l'atto ordinario di giudizio nelle questioni secolari poteva e doveva essere reso un vero e sacro servizio reso a Dio, un atto di pietà. Poiché egli comandò loro di fare ogni cosa nei loro cortili, come noi dobbiamo fare ogni cosa nelle nostre case e nei nostri affari: IO AL SIGNORE. Dovevano fare tutto "nel timore del Signore" (Versetto 9); dovevano giudicare "non per gli uomini, ma per il Signore" (Versetto 6). Questa è un'anticipazione dell'istruzione data da Paolo nella sua lettera alla Chiesa di Colosse, dove ordina agli schiavi di servire i loro padroni "non con servizio agli occhi, come compiacenti per gli uomini; ma con semplicità di cuore, temendo Dio", qualunque cosa facciano, facendola "di cuore, come per il Signore, e non per gli uomini" Colossesi 3:22,23

Non c'è nulla in cui siamo impegnati, del tipo più umile e nella sfera più umile, che non possiamo fare e che non dovremmo fare "per il Signore" o "per il Signore", agendo "fedelmente e con cuore perfetto", in modo tale che siamo certi che egli approverà, e con la chiara visione di piacergli e onorarlo; così facendo "rendiamo divino il lavoro faticoso", come ci dice George Herbert

II CON LA SUA PRESENZA SENTITA E IL SUO AIUTO DIVINO. Il Signore "è con voi nel giudizio" (Versetto 6); "il Signore sarà con i buoni" (Versetto 11). Se solo riusciamo a sentire che Dio è "con noi", che il nostro Divino Maestro è al nostro fianco, con la sua presenza simpatizzante e sostenitrice, allora siamo soddisfatti, allora siamo forti. La posizione che occupiamo può essere molto umile, la situazione può essere solitaria o pericolosa, gli oppositori possono essere numerosi e la loro opposizione può essere severa, i doveri possono essere molto onerosi; ma Cristo è con noi, il suo sorriso è su di noi, il suo braccio lavora con noi e per noi, la sua ricompensa è nella sua mano; Andremo felici e allegri per la nostra strada

III A MODO SUO. "Poiché non c'è iniquità presso il Signore nostro Dio" ss. (Versetto 7). Dovevano giudicare proprio come Dio stesso, con lo stesso spirito e sugli stessi princìpi; con la stessa imparzialità, con la stessa rettitudine, come fece lui. E nostro Signore ci chiama ad elevare la nostra vita terrena, a rendere sacra e nobile ogni sua parte, introducendo in ogni cosa lo spirito e i principi che sono divini. "Siate perfetti", egli dice, "come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli: "Siate santi, perché io sono santo"; "Come io vi ho amato, così anche voi vi amate gli uni gli altri; " "Seguimi". È, infatti, un eccellente e positivamente inestimabile ampliamento e nobilitazione di questa vita umana che ogni ora e ogni atto di essa possa essere speso e compiuto mentre Dio sta trascorrendo la sua eternità e sta governando nel suo dominio divino. Gli stessi principi di purezza, rettitudine ed equità, lo stesso spirito di altruismo e amore, di gentilezza e considerazione, che egli manifesta nel suo governo dell'universo, possiamo manifestarli nei sentieri più umili nei quali camminiamo di giorno in giorno. Come lui è, così possiamo essere noi. Forse stiamo vivendo la sua vita. Non c'è bisogno che non ci sia nulla di meschino o di piccolo in noi, perché possiamo essere dappertutto e in ogni cosa "i figli del Padre nostro che è nei cieli" Matteo 5:45

In ogni ambito della vita possiamo seguire attentamente Cristo. - C

6 Versetti 6, 7.L'affermazione dei principi divini esposti in questi versetti per le fondamenta del "regno dei cieli" sulla terra, e il fare la "volontà di Dio sulla terra, come è in cielo", si estendono da Mosè e Giobbe Levitico 19:15 Deuteronomio 1:17 10:17 16:19; Giobbe 34:19

ai SS. Paolo e Pietro Atti 10:34 Romani 2:11; 1Pietro 1:17

8 Questo e i tre versetti seguenti chiudono l'argomento immediato affermando con una certa enfasi la riforma nella metropoli stessa, del "tribunale supremo", come è stato chiamato Esodo 18:19,20,26; Deuteronomio 17:9,10,12

composto da Leviti, sacerdoti e capi dei padri d'Israele; cioè probabilmente i capi di tutta la famiglia che portava lo stesso nome. Naturalmente ogni padre era capo della propria famiglia, ma solo uno (come nei tempi moderni per primogenitura il figlio maggiore) era il capo rappresentativo dell'intera famiglia, e sotto questa espressione è senza dubbio naturalmente indicato solo quelle famiglie che erano di una certa considerazione o distinzione relativa. Per il giudizio del Signore e per le controversie. Considerando la distinzione più chiara nel linguaggio di vex. 11, non ci può essere dubbio che le parole, "per il giudizio del Signore", non intendono semplicemente descrivere il giudizio divino, ma indicano i debiti dovuti al Signore in qualche aspetto religioso: "Rendete a Cesare e a Dio le cose che sono di Dio" Matteo 22:21; Marco 12:17; Luca 20:25

mentre le parole, "e per controversie", indicano le lotte reciproche del popolo. Quando sono tornati; ebraico, "e tornarono". E' stato proposto di rimuovere questa clausola in modo da iniziare il versetto successivo con essa (e così la Versione Riveduta mostra come una proposizione a sé stante, "E tornarono a Gerusalemme"), e, per rendere questo più appropriato, la parola did nella prima riga del versetto è cambiata in "had". È, tuttavia, possibile rendere la clausola: "E abitarono a Gerusalemme", che avrebbe un senso di gran lunga coerente e segnerebbe la permanenza e la stazionarietà di questa corte principale

10 Vieni dai tuoi fratelli nelle loro città. Queste parole confermano la nostra nota precedente e indicano il carattere di appello della corte di Gerusalemme. Si noti anche la chiara connessione del versetto con Deuteronomio 17:8,10,11 Esodo 21:12-27. Legge comandamento, statuti, sentenze. A volte potrebbe essere necessario mostrare come il particolare comandamento derivasse dalla legge principale ed essenziale; e lo statuto scritto è facilmente distinguibile da quelle sentenze, che erano più simili a una legge "fatta dal giudice". Non peccherete; Versione riveduta, più correttamente, non sarete colpevoli

11 Amaria. Probabilmente l'Amaria di 1Cronache 7:11. Al sacerdote sono chiaramente affidate le sacre cause. Zebadia non è conosciuto altrove. Ufficiali

vedi Esodo 5:10

Il Signore sarà con i buoni 2Cronache 15:3,4

Illustratore biblico:

2Cronache 19

1 CAPITOLO 19

2Cronache 19:1-9

Giosafat, re di Giuda, tornò in pace a Gerusalemme a casa sua.- La declinazione e la guarigione di Giosafat:

(I.) Dio fa la differenza tra un bambino sviato e un apostata

1. Preserva la vita del bambino (ver. 1)

2. Dio rimprovera con grazia il Suo figlio sviato (ver. 2, 3)

3. Dio loda il Suo bambino sviato per il bene che ha fatto

(II.)Giosafat esemplifica il vero spirito con cui dovremmo ricevere il rimprovero divino

1. Ha ricevuto il rimprovero divino senza risentimento e con vera contrizione per il suo peccato

2. Cercò di fare ammenda per la cattiva condotta del passato con maggiori sforzi personali per promuovere gli interessi spirituali del suo popolo

(III.) Giosafat stabilisce regole per i giudici del popolo che sono applicabili ed essenziali per i nostri tempi

1. Che un vero giudice deve fare riferimento a Dio nelle sue decisioni (ver. 6)

2. Che un vero giudice dovrebbe essere un vero cristiano (ver. 7). Lezioni:

1. Le alleanze empie sono gravide del più grande pericolo per ogni figlio di Dio

2. Nel suo stato di sviamento il figlio di Dio dovrebbe immediatamente prestare attenzione all'avvertimento e al rimprovero di Dio attraverso i Suoi servi

3. Dio richiede sforzi personali per la promozione della Sua causa sia dai ricchi che dai poveri; da coloro che occupano le più alte posizioni dello Stato così come dagli oscuri e dagli umili. (D. C. Hughes.)

Dovresti tu aiutare gli empi e amare quelli che odiano il Signore?-Alleanze intrecciate:-

(I.) L'amicizia di uomini malvagi è una delle tentazioni più pericolose a cui i cristiani sono soggetti. La vita moderna nelle città lo illustra con particolare forza

1. La ricchezza del mondo è in gran parte nelle mani di uomini che non sono amici di Cristo

2. In molte comunità l'intelligenza e la cultura sono possedute principalmente dagli irreligiosi

3. Gli interessi delle imprese a volte creano pericoli simili

4. In una cerchia più alta della vita, il successo professionale spesso tenta i giovani di spirito aspirante ad allearsi con coloro che non amano Dio

(II.)Sebbene il principio cristiano non richieda un isolamento ristretto o ascetico dal mondo, tuttavia proibisce la ricerca di amicizie e alleanze mondane per fini egoistici e a rischio dell'utilità religiosa e del carattere religioso

(III.) Le amicizie irreligiose degli uomini religiosi violano lo spirito dominante delle Scritture

(IV.)Le alleanze intrecciate con il mondo spesso comportano un immenso sacrificio dell'utilità cristiana

(V.)Le alleanze cristiane con i malvagi non suscitano il rispetto dell'uomo per il cui favore sono state formate

(VI.)Amare coloro che odiano Dio infligge una ferita di grande gravità ai sentimenti di Gesù Cristo. È dal Calvario che la voce giunge a ciascuno nella nostra solitudine: "Dovresti amare tu quelli che odiano il Signore?" (A. Phelps.)

Il legame di Giosafat con Achab:

(I.) Che cos'è quell'intimità con gli empi che Dio proibisce?

1. Un'alleanza con loro

2. Conformità con essi

3. Un'associazione non necessaria con loro

(II.)Perché è così sgradito a Dio?

1. A causa dello stato d'animo che implica

2. A causa della sua tendenza perniciosa

3. A causa della sua opposizione alla Sua volontà rivelata. (J. Chapin.)

Associandosi con gli empi:

Si narra di un canarino dalla voce dolce che dimenticò come cantare facendo appendere la sua gabbia all'esterno dove era costantemente circondato da passeri. Ha rinunciato alle sue note un tempo dolci e ha imparato a chiacchierare le note insignificanti e stonate del passero. La costante associazione con i senza Cristo è atta a far crescere il nostro cuore senza Cristo

Giosafat, o i pericoli dell'indecisione.

Devo descrivervi un uomo, non perduto, ma continuamente in pericolo di perdersi; un uomo non malvagio, ma debole; un uomo che possedeva nel suo carattere molto di buono, ma che permetteva che la sua bontà fosse macchiata dall'approccio al male e agli uomini malvagi. Devo mostrarvi come un passo sconsiderato, nella prima parte della sua carriera, abbia messo in imbarazzo tutto il suo regno. L'affinità con la famiglia di Acab influenzò più o meno tutta la vita di Giosafat. Questo dovrebbe renderci cauti

(I.) In questioni serie come la formazione di legami familiari o partnership in affari

(II.)In quelle che sembrano cose minori. Osservate l'uomo che è troppo persuaso a ciò che crede essere male; l'uomo che acconsente a fare ciò che è sbagliato e si giustifica dicendo che ne verrà qualcosa di buono; l'uomo che frequenta la società dei viziosi, ma crede di poter sfuggire alla corruzione; l'uomo che gode dello scherzo del profano, eppure suppone che la sua mente possa conservare la sua riverenza per le cose sante; l'uomo che tace quando dovrebbe dichiarare apertamente la sua disapprovazione per il male; l'uomo che si imbatte in tentazione, ma confida che Dio gli troverà una via d'uscita. Tutte queste persone, nella loro misura e nel loro grado, si espongono al pericolo, commettono atti di indecisione, fanno un passo che può richiedere altri, contro i quali possono sforzarsi invano, imprimono una macchia sulla loro coscienza che può richiedere anni per cancellare, e piantano sul terreno della loro anima un'erbaccia così vivace, così auto-diffondente, così assorbente di umidità e nutrimento, che a poco a poco può soffocare la crescita di tutte le grazie e le virtù cristiane. (J. Hessey.)

Ma ci sono cose buone che si trovano in te.-Lo stimolo di una parola incoraggiante:

Il Signore analizzerà l'indole e il carattere di un uomo e gli assegnerà tutto ciò che gli è dovuto. Quale uomo è completamente cattivo? Certamente nel peggio degli uomini ci sono delle eccellenze, e dovrebbe essere nostro piacere considerarle e, dove è possibile, con il dovuto riguardo per la giustizia, magnificarle e richiamare l'attenzione dell'uomo su di esse. Un uomo può rincuorarsi quando vede alcuni dei suoi punti migliori. Ecco una lezione per genitori, magistrati, insegnanti e controllori di ogni nome e posizione. Dite a un ragazzo che ha fatto qualcosa di buono. Abbiamo troppa paura di ciò che si chiama adulazione, dimenticando che l'adulazione è una menzogna; Ma siamo chiamati semplicemente a dichiarare la verità, e ad affermarla con affetto ed enfasi, affinché possa diventare un incoraggiamento per i cuori che sono molto facilmente abbattuti. (J. Parker, D.D.)

Cose buone e cattive di carattere morale:

Un uomo il cui carattere è buono nella misura dei sei settimi deve essere considerato un uomo cattivo? Non c'è forse un'aritmetica spirituale che esamina le maggioranze e le minoranze di tipo morale? Dio scaccerà infine da Lui gli uomini che hanno avuto sei buoni punti su sette? Come uomini d'affari, supponete che vi venga raccomandato un uomo in questi termini: quest'uomo ha sette qualità, e sei di esse sono veramente ammirevoli; L'unica cosa su di lui è che non puoi fidarti di lui con i soldi. Lo portereste con voi? Sei punti sono buoni su sette: andrai per la maggioranza o per la minoranza? Anche un altro uomo è bravo in sei punti, ammirevole; L'unico difetto che ha è che non si può credere a una parola di quello che dice. Lo prenderai nella tua attività? C'è una minoranza più grande di qualsiasi maggioranza. Questa è la dottrina che abbiamo omesso quando abbiamo criticato l'eterna provvidenza e ci siamo interrogati sulle questioni dell'azione umana. Tra di noi è giusto che diciamo l'uno dell'altro: "È un brav'uomo, prendetelo nel suo insieme". Ma qual è il significato della prenotazione? È una grazia, una postura che può essere insegnata da un maestro assunto? O è una morale, la cui mancanza trasforma l'intero essere in una palude su cui non ci si può riposare con sicurezza? (Ibidem)

L'elogio di Ieu:

Possiamo benissimo ammettere che quanto più ci avviciniamo a Dio e alla Sua luce del sole, tanto più liberamente e pienamente ammetteremo che non c'è nulla di buono da trovare in noi. Eppure Dio a volte permette ai Suoi angeli di dire di un uomo mortale: "Ci sono cose buone in lui", senza alcun cipiglio di supremo dispiacere. Questo dovrebbe...

1. Confortaci. Le nostre buone azioni non sono inutili, non sono dimenticate

2. Incoraggiaci. Se Dio parla in modo così indulgente come un padrone indulgente a un servo che prova a farlo, allora non dobbiamo temerLo. Non dobbiamo temere che non aggrottiamo le sopracciglia impazienti per i nostri sforzi insufficienti

3. Umiliaci. Forse non siamo così bravi come Giosafat. Per il suo unico traviamento i nostri, forse, sono molti. Lezioni:

1. Tolleranza reciproca. Non consideriamo nessuno dei nostri vicini del tutto cattivo

2. Facciamo in modo che le nostre buone qualità siano definite e scopribili

3. Preghiamo con fervore, con angoscia, affinché il bene che è in noi possa vincere il male. Il male non deve essere tollerato nemmeno per un momento. Cristo deve regnare. (S. B. James, M.A.)

5 CAPITOLO 19

2Cronache 19:5-11

E stabilì dei giudici nel paese.-

Il buon governo dovrebbe essere il risultato della pietà dei governanti:

Alfredo il Grande era un distinto statista e guerriero, oltre che zelante per la vera religione. San Luigi di Francia esercitava un saggio controllo sulla Chiesa e sullo Stato. D'altra parte, il successore di Carlo Magno, l'imperatore Ludovico il Pio, e i nostri re Edoardo il Confessore e il santo Enrico VI erano allo stesso modo deboli e inefficienti; lo zelo dei re spagnoli e della loro parente, Maria Tudor, è ricordato principalmente per la sua orribile crudeltà; e in tempi relativamente moderni il malgoverno degli Stati della Chiesa era una parola d'ordine in tutta Europa. Molte cause si sono combinate per produrre questa documentazione mescolata. L'unica più chiaramente contraria all'insegnamento del cronista era l'opinione immorale che il cristiano dovesse cessare di essere un cittadino, e che il santo non avesse doveri verso la società. Questa visione è spesso considerata il vizio speciale del monachesimo, ma riappare in una forma o nell'altra in ogni generazione. Ai nostri giorni ci sono quelli che pensano che un giornale non dovrebbe avere alcun interesse per un cristiano veramente serio. Secondo le loro idee, Giosafat avrebbe dovuto dividere il suo tempo tra un oratorio privato nel suo palazzo e i servizi pubblici del tempio, e avrebbe lasciato il suo regno alla mercé di giudici ingiusti in patria e di nemici pagani all'estero, oppure avrebbe abdicato in favore di alcuni parenti il cui cuore non era così perfetto presso Geova. (W. H. Bennett, M.A.)

L'origine e il diritto del giudizio umano:

L'amministrazione è per il Signore

(I.) Il potere del giudizio è un diritto di Dio

(II.)La questione del giudizio è la causa di Dio

(III.) La questione del giudizio è la fine di Dio. "È con te nel giudizio". (Dean Young.)

7 CAPITOLO 19

2Cronache 19:7

Perciò ora il timore del Signore sia su di voi.- Giosafat rimproverò :-

(I.) Il suo peccato. Questo era...

1. Aiutare in un'impresa empia, contro la quale il profeta lo aveva messo in guardia

2. Formare un'alleanza, di cui l'influenza su se stesso, sulla sua famiglia e sul popolo potrebbe essere solo negativa. Riempie di una sorta di disperazione vedere come, tra coloro che professano di considerare la religione come importantissima, le amicizie e le alleanze siano state discusse e fissate senza che ciò venisse mai alla luce

(II.)Il rimprovero che seguì il peccato del re

(III.) Il pentimento del re

1. Ricevette riprensione con mansuetudine

2. Si tenne lontano dalle occasioni di nuovo peccato

3. Ha fatto il possibile per riparare il torto che il suo esempio aveva fatto

(IV.)Cosa spinse Giosafat a tornare sulla retta via una volta che l'aveva lasciata? Il suo profondo senso di Dio e il giusto apprezzamento del Suo carattere. "Perciò ora il timore dell'Eterno sia su di voi; Badate e mettetela in pratica, perché non c'è iniquità presso il Signore, né riguardo di persone, né accettazione di doni". Nulla è alla base di ciò che un uomo è e fa in modo così dominante come i suoi cari pensieri su Dio. (Sermoni del club del lunedì.)

11 CAPITOLO 19

2Cronache 19:11

Agisci con coraggio e il Signore sarà con i buoni.-La beatitudine del bene:-

(I.) Chi sono i buoni? La Scrittura indica due cose su questo argomento

1. L'unico modo in cui gli uomini diventano buoni è la fede in Cristo e la conseguente ricezione dello Spirito Santo per crearci di nuovo

2. Gli ingredienti principali della bontà del rigenerato

(1) Integrità di carattere

(2) Benevolenza di carattere

(3) Pietà di carattere

(II.)Il significato di questa dichiarazione e come la sua verità è sostenuta. "Il Signore sarà con i buoni". Ciò significa che il Signore sarà con loro nella provvista del Suo Spirito, nel provvedere a loro nella provvidenza, nel preservarli dai guai, nel sostenerli in essa, o nel liberarli da essa, e nel benedire gli altri per il loro bene. Questa verità è giustificata...

1. Dai propositi di Dio e dalla relazione in cui il Suo popolo si trova con Lui

2. Dalle promesse della Scrittura

3. Da tutta l'esperienza e da tutta la storia. Conclusione:

1. Egli sarà con i buoni a livello nazionale se agiscono in modo coerente e fedele

2. Egli sarà con loro individualmente. Non temere che Egli lascerà mai incompiuta la Sua opera di grazia in te. (J. Leifchild.)

Una promessa tonica:

Spiega cosa si intende per "buono". Il fatto malinconico che non tutti gli uomini sono buoni. La promessa del testo giustifica tre inchieste

1. Perché i buoni dovrebbero avere paura? "Quelli che sono con noi", ecc

2. Come possono i cattivi design prevalere alla fine?

3. Come possono gli uomini sapere che Dio è sicuramente con loro? La risposta riguarda il carattere: "il bene". Dio si identifica con tutto ciò che è buono nel pensiero come nell'azione; sia nello scopo che nel servizio. Anche quando l'uomo pio cesserà, Dio manterrà la causa che è "buona". Questa promessa, come tutte le promesse di Dio, non è designata come un sedativo, ma come uno stimolante. Agisci con coraggio! Guardate come il testo avrebbe potuto dire: Il Signore sarà con i buoni, perciò state fermi; il Signore sarà con i buoni, perciò la malvagità faccia la sua strada nel mondo; il Signore sarà con i buoni, quindi non prestare attenzione all'autodisciplina. Il testo recita al contrario. Il Signore è con i buoni, quindi agisci con coraggio. La bontà non deve essere semplicemente passiva, ma deve essere aggressiva, sfidando ogni male. (J. Parker, D.D.)

Coraggio:

Probabilmente pochi di noi considerano sufficientemente il valore e la necessità del coraggio per raggiungere un'alta condizione di carattere. In una delle lettere di uno degli uomini più interessanti dei tempi moderni si trovano queste parole: "Com'è raro avere un amico che ti difenda completamente e coraggiosamente! Il signor _____ ha perso l'occasione di fare questo per me, e non ha il coraggio di farlo ora come dovrebbe, lasciandomi di conseguenza indifeso contro una calunnia, anche se ho messo la prova nelle sue mani. Quanto è indispensabile la forza per un'alta bontà: forza morale o intellettuale, che non dipende necessariamente dalla forza fisica". Molti uomini trascurano di vivere una vita cristiana non perché manchino di simpatie, sentimenti e sentimenti cristiani, nemmeno perché non hanno idee cristiane, ma semplicemente per mancanza di coraggio di mettersi dove gli spetta giustamente. Questa mancanza di coraggio denota, naturalmente, o mancanza di fiducia in se stesso o mancanza di profondità di sentimenti riguardo alla verità religiosa, o paura di un uomo o di uomini, paura che ha troppa influenza su di lui per permettergli di agire coscienziosamente e nella linea delle sue migliori simpatie

1. Parlando di coraggio, riconosciamo che esiste un coraggio animale, così come un coraggio intellettuale e morale. Il coraggio animale è del tipo più basso. Spesso non è altro che ferocia da bulldog. Spesso rende gli uomini buoni soldati, pugili di successo, valorosi marinai, persino audaci avventurieri. Gli uomini possono averla senza alcun coraggio intellettuale o morale. Un po' di esso è buono. Un eccesso tende alla brutalità. Questa forma di coraggio, il coraggio di accettare la punizione fisica senza batter ciglio, è di un tipo che i più incolti e non raffinati possono apprezzare. Avrà sempre un'attrazione per le classi rozze, sottosviluppate e irrispettose della società

2. Il coraggio intellettuale è di un altro ordine e indica un tipo superiore di uomo. Significa praticamente la capacità di pensare con la propria testa e di seguire i propri pensieri fino alle loro inevitabili conclusioni. E' necessario, tuttavia, custodire questo linguaggio. Prendere le opinioni nella propria mente non è pensare. C'è un periodo della nostra vita in cui abbiamo più presunzione che saggezza, e più indipendenza che cortesia. Diciamo a noi stessi e agli altri che "intendiamo pensare da soli", il che spesso equivale a questo, che intendiamo affermare di non essere d'accordo con certe persone che si dice siano ristrette ed esclusive, e di essere d'accordo con coloro che si liberano da tutti gli altri, tranne che da alcuni libertini intellettuali e dandy. Ahimè, come sembra sciocco tutto quando diventiamo un po' più grandi! Allora ci sembra che sia stata la mancanza di capacità di pensare che ci ha reso così impertinenti e ridicoli. Naturalmente tutti i giovani uccelli devono imparare a volare da soli e, dopo essersi rotolati e ruzzolati per un po', si mettono a farlo esattamente alla maniera dei vecchi uccelli. Lo stesso vale per il pensiero. Fin dall'inizio, fino ad oggi, è stato fatto esattamente allo stesso modo. Il processo è consistito nel discernimento di confronti e contrasti, somiglianze e dissomiglianze, di induzione, deduzione e inferenza. Ogni uomo deve pensare da solo, in una certa misura, come ogni uomo deve mangiare e digerire da solo. Non c'è possibilità che qualcuno mangi il nostro cibo per noi, o lo digerisca per noi. E nessun uomo può cominciare dall'inizio delle cose e pensare a ogni problema della vita come se nessuno fosse stato sulla terra prima di lui. Il presente è così legato al passato, che il passato è in esso e il futuro è in esso. Tutto è nel presente. Noi ereditiamo la terra, non così come uscì per la prima volta dalle mani del Creatore prima che l'uomo vi fosse sopra, ma così com'è, modificata dalla cooperazione dell'uomo con Dio. Lo stesso vale per ogni cosa, ciò che è morale e mentale così come ciò che è materiale. In ogni settore delle cose ci sono uomini che hanno una capacità di pensiero e un'erudizione molto, molto al di là di ciò che ci è possibile. In ogni reparto sono i nostri aiutanti, i nostri istruttori; Sì, i nostri padroni. Quell'indipendenza che assumiamo in gioventù è solo ignoranza, stoltezza, sconsideratezza. I più grandi uomini che il mondo abbia mai conosciuto sono stati gli uomini più ricettivi e dipendenti; gli studenti più diligenti, gli studenti più abili. Se dovessi imparare a dipingere, sarebbe davvero una follia se dicessi: "Sarò indipendente da Murillo e Raffaello, da Turner e da Correggio e da Rubens e da tutti gli altri artisti che mi hanno preceduto". Così, nella musica, l'uomo che pensa con la propria testa e non si appropria mai della scienza degli altri è un idiota. Quindi ovunque in tutti i reparti. Non meno nella teologia, nella rivelazione di Dio e dell'uomo, e nel rapporto dell'umano con il Divino. Se mi mettessi in piedi per conto mio, e non aprissi la mia mente ai pensieri degli altri, il nome di "Verde Verdeggiante" sarebbe l'unico nome che potrebbe adattarsi a me. Vorrei che i nostri giovani distinguessero tra due idee che sono molto distinte, eppure spesso si confondono l'una con l'altra, cioè pensare con la propria testa e coltivare uno spirito di verità. La verità è ciò che corrisponde al fatto. Come un fatto si riferisce alla tua mente, quella è la verità per te. A poco a poco, man mano che la tua mente cresce, può riferirsi in modo un po' diverso, allora ci sarà qualcosa che si aggiungerà all'impressione originale, e quella sarà la verità. Ora, il coraggio intellettuale consiste in questa perfetta veridicità, in questa fedeltà nel riferire ciò che si vede e si riconosce. A volte può metterti in apparente incoerenza con te stesso. Potrebbe sottoporvi ad essere accusati di incoerenza. Ma non importa. Dio non ci chiede di essere coerenti - in base a questa visione superficiale della coerenza - ma di essere fedeli e leali. C'è una consistenza più profonda, una consistenza più nobile. Se vedo una cosa molto parzialmente in gioventù, a causa della condizione non sviluppata della mia mente, e la vedo più completamente in età adulta, perché ho avuto più esperienza e più visione; se dico veramente ciò che vidi allora e dico veramente ciò che vedo ora, anche se vedo ora più di quanto vidi allora, non sono forse coerente, più nobilmente coerente, di quanto sarei se avessi paura, con più esperienza, di contraddire il mio io precedente? A cosa serve la vita se non ad educarci a visioni più profonde e più ampie della verità? Solo che dobbiamo fare attenzione al fatto che sono più profondi e più grandi. Molte persone cambiano, ma il loro cambiamento non è crescita. Riconosciamo che, per essere certi che lo Spirito di Dio conduce a tutta la verità, dobbiamo avere coraggio intellettuale, il coraggio di seguire la verità ovunque essa conduca e di ammettere di credere che essa è la verità. Spesso ci vuole anche un coraggio sublime per farlo. Ogni bambino dovrebbe leggere la storia dei martiri dell'antichità. È terribile pensare a quanto poco significhi la religione di alcuni di noi. La perdita della capacità di far crescere convinzioni profondamente radicate, e la perdita del coraggio di essere fedeli nell'ammetterle, è, ovunque si verifichi, una perdita terribile. Significa la perdita di quella nobiltà d'animo il cui possesso è uno dei segni più sicuri del nostro essere figli di Dio

3. Ma di tutti i tipi di coraggio, il coraggio morale è il più nobile. Naturalmente entra nel coraggio intellettuale. Le due cose non sono distinte, eppure, mentre il coraggio intellettuale implica la capacità di pensare e seguire fedelmente dove sembra esserci la luce, il coraggio morale non significa necessariamente il coraggio del pensatore spregiudicato, ma il coraggio del carattere; il coraggio che agisce coscienziosamente in circostanze difficili. Ad esempio, il bugiardo è sempre il codardo. Un uomo mente perché non ha il coraggio di dire la verità e di assumersi le conseguenze. C'è un'eccezione a questa regola. È concepibile che un uomo veramente sincero possa aver bisogno di coraggio per dire una bugia che pensava avrebbe protetto un amico da un danno o da un male. Il mio intelletto può talvolta essere in contraddizione con la mia coscienza, "ma la coscienza mi è data per agire. In materia di dovere, quindi, sono tenuto a obbedire alla mia coscienza piuttosto che al mio intelletto". Quindi il coraggio morale equivale più o meno a questo: il seguire costante e persistente la luce che è nella coscienza. Implica, naturalmente, il portare la coscienza nella luce, dove può essere illuminata, perché la coscienza è un ricevitore di luce, non un creatore di luce. Il coraggio, e in gran parte, è necessario per agire sempre e ovunque coscienziosamente. L'intelligenza è necessaria per distinguere tra coscienza e pregiudizio. Molti uomini presumono di agire coscienziosamente quando in realtà agiscono solo per pregiudizio e sentimento. Se si fosse tranquillamente messo all'opera, avrebbe riconosciuto il suo vero motivo. La coscienza rappresenta il trono del giudizio di Dio. Il fatto stesso che un uomo condanni se stesso nonostante la sua naturale riluttanza a farlo, prova che la voce della coscienza non è la sua voce

4. Ma come possiamo ottenere il coraggio di cui abbiamo bisogno: il coraggio intellettuale di seguire la verità ovunque essa conduca, di enunciarla sempre con amore, ma di pronunciarla; e il coraggio morale di obbedire alla coscienza? Da dove presero quei apostoli dei primi giorni cristiani? Pochi di loro erano uomini più della media. Atti, l'avvicinarsi della calamità, tutti i discepoli abbandonarono Gesù e fuggirono. Se c'era un'eccezione era Giovanni. Pietro si disonorò pietosamente. Eppure, nel giro di poche settimane troviamo uomini di un coraggio così sublime che quasi non li riconosciamo come gli stessi uomini. Non fu più coraggioso Lutero stesso alla Dieta di Worms, sfidando il vecchio ordine ecclesiastico dei secoli. Il principe di Condé non fu più coraggioso quando si trovò di fronte al re di Francia quando gli fu data la scelta di tre cose: primo, andare a messa; secondo, morire; terzo, essere imprigionato a vita. Rispose a proposito della prima: "Sono pienamente deciso a non andare mai a Messa; quanto agli altri due, sono così perfettamente indifferente che lascio la scelta a Vostra Maestà. Questi sono esempi del nobile coraggio degli uomini nobili. Sembrano fenomenali e insoliti. Ma ci possono essere qui tra noi uomini e donne, sì, e bambini, capaci di un coraggio altrettanto risoluto se messi in circostanze simili. Nessuno di noi può dire cosa dovremmo fare in qualsiasi condizione finché non ci arriviamo. Ci vuole tanto coraggio per soffrire ed essere tranquilli e autocontrollati quanto per agire. Nulla è più ammirevole del tranquillo coraggio domestico che molti illustrano. Sono incline ad adottare e approvare le parole di uno che ha scritto: "Poche persone hanno abbastanza coraggio da apparire buone come lo sono realmente". Questa è l'essenza del coraggio morale. La vita religiosa degli uomini d'affari è molto timida e timida. Ci sono uomini in questa e in ogni congregazione che sentono e credono di più, molto di più, di quanto agiscono. Sydney Smith ha detto che una grande quantità di talento viene persa nel mondo per mancanza di un po' di coraggio. Con più verità possiamo dire che una grande quantità di influenza è andata perduta per la Chiesa per mancanza di un po' di coraggio. Credo che poche persone abbiano il coraggio di apparire brave come in realtà. Il coraggio si oppone allo spirito di compromesso, allo spirito di indolenza, allo spirito del silenzio, quando il silenzio sarà interpretato come un consenso da parte nostra a ciò in cui non crediamo. Lo spirito di paura, di indolenza, di compromesso, di silenzio colpevole deve essere superato. Come? Lo Spirito di Dio è concesso ad ogni anima che cerca affinché l'anima possa vincere. (Reuen Thomas, D.D.)

Riferimenti incrociati:

2Cronache 19

1 2Cron 18:31,32

2 2Cron 20:34; 1Re 16:1,7,12
2Cron 16:7
1Sa 9:9
2Cron 18:3,28; 1Re 21:25; Sal 15:4; 139:21,22; Prov 1:10-19; Rom 1:32; Ef 5:11; 2G 1:10,11
2Cron 18:7; Eso 20:5; De 5:9; 7:10; 32:41; 33:11; Sal 21:8; 68:1; 71:15; Giov 15:18,23; Rom 1:30; 8:7; Giac 4:4
2Cron 32:25; Sal 90:7,8; Rom 1:18; 1Co 11:31,32

3 2Cron 12:12; 17:3-6; 1Re 14:13; Rom 7:18
2Cron 12:14; 30:19; Esd 7:10; Sal 57:7

4 1Sa 7:15-17
Ge 21:33; Giudic 20:1
Gios 17:15; Giudic 19:1
2Cron 15:8-13; 29:10,11; 1Sa 7:3,4; Mal 4:6; Lu 1:17

5 2Cron 19:8; De 16:18-20; Rom 13:1-5; 1P 2:13,14

6 Gios 22:5; 1Cron 28:10; Lu 12:15; 21:8; At 5:35; 22:26
De 1:17; Sal 82:1-6; Ec 5:8

7 Ge 42:18; Eso 18:21,22,25,26; Ne 5:15; Is 1:23-26
Ge 18:25; De 32:4; Rom 3:5,6; 9:14
De 10:17,18; Giob 34:19; Mat 22:16; At 10:34; Rom 2:11; Ga 2:6; Ef 6:9; Col 3:25; 1P 1:17
Eso 23:8; De 16:18,19; Is 1:23; 33:15; Mic 7:3

8 2Cron 17:8; De 17:8-13; 1Cron 23:4; 26:29
Eso 18:19-26; De 21:5; 25:1

9 2Cron 19:7; De 1:16,17; 2Sa 23:3; Is 11:3-5; 32:1

10 De 17:8-13
Ez 3:18-21; 33:6; At 20:31; 1Te 5:14
Nu 16:46; Gios 22:18-20

11 1Cron 6:11
2Cron 19:8; 1Cron 26:30; Mal 2:7
Gios 1:6,9; 1Cron 22:11,16,19; 1Co 16:13; 2Ti 2:1
2Cron 19:6; 15:2; Sal 18:25,26; Giov 14:23,24; Rom 2:4-13; Fili 4:8,9
Sal 37:23; 112:5; Prov 2:20; Ec 2:26; Lu 23:50; At 11:24

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