Nuova Riveduta:2Cronache 20Vittoria di Giosafat su Moabiti, Ammoniti ed Edomiti Regno di Giosafat | C.E.I.:2Cronache 201 In seguito i Moabiti e gli Ammoniti, aiutati dai Meuniti, mossero guerra a Giòsafat. 2 Andarono ad annunziare a Giòsafat: «Una grande moltitudine è venuta contro di te da oltre il mare, da Edom. Ecco sono in Cazezon-Tamàr, cioè in Engàddi». 3 Nella paura Giòsafat si rivolse al Signore; per questo indisse un digiuno per tutto Giuda. 4 Quelli di Giuda si radunarono per implorare aiuto dal Signore; vennero da tutte le città di Giuda per implorare aiuto dal Signore. | Nuova Diodati:2Cronache 20Vittoria di Giosafat sui Moabiti e sugli Ammoniti La fine del regno di Giosafat | Riveduta 2020:2Cronache 20Vittoria di Giosafat sui Moabiti e sugli Ammoniti. Fine del suo regno | Riveduta:2Cronache 20Vittoria di Giosafat sui Moabiti e sugli Ammoniti. Fine del suo regno | Ricciotti:2Cronache 201 Dopo queste cose i figli di Moab e i figli di Ammon e con essi degli Ammoniti si raccolsero per muover guerra a Josafat. 2 Vennero dei messaggeri ad informare Josafat, dicendo: «Una gran moltitudine di gente s'avanza contro di te dal di là del mare e dalla Siria, e si è accampata in Asasontamar, cioè in Engaddi». 3 Josafat ne restò atterrito e si rivolse tutto a pregare il Signore e ordinò in tutto Giuda un digiuno. 4 Adunatosi Giuda a pregare il Signore, e venuti tutti dalle città a supplicarlo, 5 Josafat si pose in mezzo all'assemblea di Giuda e di Gerusalemme, nella casa del Signore, dinanzi al nuovo atrio, 6 e disse: «Signore, Dio dei padri nostri, tu sei Dio nel cielo e sei il padrone di tutti i regni delle genti; in mano tua è la fortezza e la potenza, nè alcuno può resistere contro di te. 7 Non sei tu, o Signore Dio nostro, che sterminasti dinanzi al popolo tuo Israele tutti gli abitatori di questa terra, e non l'hai tu data per sempre alla discendenza di Abramo tuo amico? 8 Essi l'hanno abitata e hanno costruito in essa un santuario al tuo nome, dicendo: 9 Se ci incoglieranno sventure, spada vendicatrice, pestilenza o carestia, noi staremo nel cospetto tuo dinanzi a questa casa nella quale è invocato il tuo nome, e alzeremo la voce a te in mezzo alle nostre tribolazioni, e tu ci esaudirai e ci salverai. - 10 Ora adunque ecco i figli di Ammon, di Moab, e del monte di Seir, in mezzo ai quali non hai concesso ad Israele di passare quando uscivano dall'Egitto, ed essi furon lasciati in disparte e non vennero sterminati; 11 ora invece essi fanno il contrario e si sforzano di cacciare noi dal possesso, che tu ci hai dato. 12 O Dio nostro, non farai tu giustizia di costoro? Quanto a noi non abbiamo forza sufficiente per resistere a tal moltitudine che irrompe sopra di noi. Ma siccome non sappiamo quel che dobbiamo fare, non ci resta altro che di poter dirigere i nostri occhi a te». 13 Tutto Giuda compresi i bambini e le donne e i loro fanciulli se ne stavano dinanzi al Signore. 14 Eravi colà Jaaziel, figlio di Zaccaria, figlio di Banaia, figlio di Jeiel, figlio di Matania, un levita dei figli di Asaf, sovra del quale venne lo spirito del Signore in mezzo alla folla, 15 e disse: «State attenti, voi tutti di Giuda, voi abitanti di Gerusalemme, e tu re Josafat: Questo vi dice il Signore: - Non abbiate paura, non temete tanta moltitudine, poichè questa non è battaglia vostra, ma di Dio. 16 Domani moverete contro di essi, poichè stanno per salire sul colle che ha nome Sis e li troverete all'estremità del torrente, che è contro il deserto di Jeruel. 17 Non sarete voi a combattere, ma soltanto statevene ad attendere con fiducia e vedrete il soccorso del Signore sopra di voi, o Giuda e Gerusalemme. Non abbiate paura e non temete, domani voi moverete contro di loro e il Signore sarà con voi -». 18 Allora Josafat, Giuda e tutti gli abitanti di Gerusalemme caddero a terra dinanzi al Signore e lo adorarono. 19 Frattanto i leviti della stirpe di Caat e della stirpe di Core, lodavano il Signore Dio d'Israele a voce altissima. 20 Quando al mattino si levarono, presero la via del deserto di Tecua e mentre si allontanavano, Josafat stette in mezzo a loro e disse: «Ascoltatemi, uomini di Giuda, e voi tutti abitanti di Gerusalemme. Abbiate fiducia nel Signore Dio vostro e sarete sicuri; confidate nei profeti suoi e tutto riuscirà bene». 21 Diede inoltre al popolo alcuni consigli e costituì dei cantori del Signore, perchè lo lodassero in mezzo alla schiera e precedessero l'esercito e ad una voce gridassero: «Lodate il Signore, poichè eterna è la sua misericordia.» 22 Com'ebbero cominciato a cantare le lodi, il Signore rivolse contro di loro medesimi le imboscate dei figli di Ammon, di Moab e della montagna di Seir, che erano venuti per combattere contro Giuda; essi furono sconfitti, 23 perchè i figli di Ammon e di Moab insorsero contro gli abitanti del monte Seir, per ucciderli e sterminarli; e dopo aver fatto ciò, eran venuti in rotta tra di loro e si ferirono gli uni gli altri, 24 cosicchè quando Giuda pervenne alla vetta, che guarda verso il deserto, vide da lungi la spaziosa regione piena di cadaveri, senza che alcuno avesse potuto sfuggire alla morte. 25 Venne perciò Josafat e tutto il popolo che era con lui a spogliare i morti, e trovarono fra i cadaveri molti oggetti, vesti e vasi preziosissimi, e fecero tanto bottino che non potevano portarlo tutto, e per tre giorni non riuscirono a portare via il bottino tanto era copioso. 26 Nel quarto giorno poi si riunirono nella Valle della Benedizione; ivi benedirono il Signore, e perciò chiamarono quel luogo fino ai nostri giorni "Valle della Benedizione". 27 Tornarono così tutti gli uomini di Giuda e gli abitanti di Gerusalemme, con gran gioia, per averli il Signore consolati col trionfo sui loro nemici. 28 Entrarono essi in Gerusalemme nella casa del Signore con salteri e cetre e trombe; 29 e il timor del Signore invase tutti i regni della terra, quando udirono che il Signore aveva combattuto contro i nemici di Israele. 30 Così il regno di Josafat fu in pace e il Signore gli diede quiete da tutte le parti. 31 Josafat adunque regnò sopra Giuda. Aveva trentacinque anni quando cominciò a regnare e ne regnò venticinque in Gerusalemme. Il nome della madre di lui fu Azuba, figlia di Selai. 32 Egli camminò nella via del padre suo Asa, nè mai si allontanò da essa, facendo quanto era accetto al Signore. 33 Non tolse però i luoghi eccelsi e ancora il popolo non aveva rivolto il suo cuore al Signore de' padri suoi. 34 Il resto delle azioni di Josafat, tanto le prime che le ultime, sono state scritte nelle memorie di Jeu, figlio di Anani, che le espose nei libri dei re d'Israele. 35 Dopo ciò Josafat, re di Giuda, strinse amicizia con Ocozia, re di Israele, le cui opere furono perverse. 36 Si associò a lui nel fabbricare navi per andare in Tarsis e fecero una flotta in Asiongaber. 37 Ma Eliezer figlio di Dodau, di Maresa, profetò a Josafat dicendo: «Poichè contraesti alleanza con Ocozia, il Signore abbatterà le tue opere». E le navi si infransero e non poterono andare in Tarsis. | Tintori:2Cronache 20Vittoria di Giosafat contro i nemici invasori Giosafat s'allea con Ocozia re d'Israele | Martini:2Cronache 20Gli Ammoniti, i Moabiti, e i Siri muovon guerra a Josaphat, il quale, intimato il digiuno, ricorre supplichevole a Dio insieme col suo popolo, ed è liberato da' nemici, i quali si trucidano tra di loro, e ne acquista le spoglie. E' ripreso dal Profeta per aver fatta alleanza coll'empio Ochozia. | Diodati:2Cronache 201 ORA, dopo queste cose, avvenne che i figliuoli di Moab, e i figliuoli di Ammon, e con loro altri d'infra gli Ammoniti, vennero per far guerra contro a Giosafat. 2 E vennero de' messi, che rapportarono la cosa a Giosafat, dicendo: Una gran moltitudine di gente di di là dal mare, e di Siria, viene contro a te; ed ecco, essi sono in Hasason-tamar, che è Enghedi. 3 Allora Giosafat ebbe paura, e si dispose a ricercare il Signore, e fece bandire il digiuno a tutto Giuda. 4 E que' di Giuda si raunarono per ricercare aiuto dal Signore; molti eziandio da tutte le città di Giuda vennero per ricercare il Signore. 5 E Giosafat, stando in piè nella raunanza di Giuda e di Gerusalemme, si presentò nella Casa del Signore, davanti al cortile nuovo, e disse: 6 O Signore Iddio de' nostri padri, non sei tu Dio nei cieli, e non signoreggi tu sopra tutti i regni delle nazioni? e non hai tu nella tua mano forza, e potenza, talchè niuno ti può contrastare? 7 Non hai tu, o Dio nostro, scacciati gli abitanti di questo paese d'innanzi al tuo popolo Israele? e non hai tu dato esso paese in perpetuo alla progenie d'Abrahamo, il quale ti amò? 8 Laonde essi vi sono abitati, e ti hanno in esso edificato un Santuario per lo tuo Nome, dicendo: 9 Quando ci sopraggiugnerà alcun male, spada di punizione, o pestilenza, o fame, e noi ci presenteremo davanti a questa Casa, e davanti al tuo cospetto (consiossiachè il tuo Nome sia in questa Casa), e grideremo a te per la nostra tribolazione; esaudiscine, e salvaci. 10 Or al presente, ecco, i figliuoli di Ammon e di Moab, e que' del monte di Seir, nel cui paese tu non permettesti ad Israele di entrare, quando veniva fuor del paese di Egitto; anzi se ne rivolse indietro, e non li distrusse; 11 ecco essi ce ne fanno la retribuzione, venendo per iscacciarci dalla tua eredità, la quale tu ci hai data a possedere. 12 O Dio nostro, non farai tu giudicio di loro? conciossiachè non vi sia forza alcuna in noi, per contrastare a questa gran moltitudine che viene contro a noi; e noi non sappiamo ciò che dobbiam fare; ma gli occhi nostri son volti a te. 13 E tutti que' di Giuda stavano diritti davanti al Signore, insieme co' lor piccoli fanciulli, con le lor mogli, e co' lor figliuoli. |
Commentario completo di Matthew Henry:
2Cronache 20
1 INTRODUZIONE A 2 CRONACHE CAPITOLO 20
Abbiamo qui, io. Il grande pericolo e l'angoscia in cui si trovavano Giosafat e il suo regno a causa di un'invasione straniera, 2Cronache 20:1-2.
II. La pia condotta che prese per la loro salvezza, digiunando, pregando e cercando Dio, 2Cronache 20:3-13.
III. L'assicurazione che Dio, per mezzo di un profeta, diede loro immediatamente della vittoria, 2Cronache 20:14-17.
IV. La loro accoglienza riconoscente e credente di quelle rassicurazioni, 2Cronache 20:18-21.
V. La sconfitta che Dio diede ai loro nemici su di essa, 2Cronache 20:22-25.
VI. Un solenne ringraziamento che hanno conservato per la loro vittoria, e per le felici conseguenze di essa, 2Cronache 20:26-30.
VII. La conclusione del regno di Giosafat, non senza alcune imperfezioni, 2Cronache 20:31-37.
Ver. 1. fino alla Ver. 13.
Abbiamo lasciato Giosafat, nel capitolo precedente, ben occupato a riformare il suo regno e a provvedere alla debita amministrazione della giustizia e al sostegno della religione in esso, e non aspettavamo altro che di sentire parlare della pace e della prosperità del suo regno; ma qui lo troviamo nell'angoscia, la quale, tuttavia, fu seguita da una liberazione così gloriosa che fu un'abbondante ricompensa per la sua pietà. Se incontriamo difficoltà sulla via del dovere, possiamo credere che Dio possa avere l'opportunità di mostrarci molto di più della sua meravigliosa amorevole gentilezza. Abbiamo qui,
I Una formidabile invasione del regno di Giosafat da parte dei Moabiti, degli Ammoniti e dei loro ausiliari, 2Cronache 20:1. Giosafat fu sorpreso dalla notizia quando il nemico era già entrato nel suo paese, 2Cronache 20:2. Non appare quale pretesto avessero per litigare con Giosafat; si dice che provengano da oltre il mare, cioè dal Mar Morto, dove Sodoma si trovava . Dovrebbe sembrare che marciarono attraverso quelle delle dieci tribù che si trovavano al di là del Giordano, e diedero loro il passaggio attraverso i loro confini; tanto erano ingrati verso Giosafat, che di recente aveva messo la sua mano per aiutarli a ritrovare Ramot di Galaad. Diverse nazioni si unirono a questa confederazione, ma soprattutto i figli di Lot, che gli altri aiutarono, Salmi 83:6-8. Le nazioni vicine avevano temuto Giosafat (2Cronache 17:10), ma forse la sua affinità con Acab lo aveva diminuito nella loro stima, e avevano qualche indizio che il suo Dio era dispiaciuto di lui per questo, cosa che immaginavano avrebbe dato loro l'opportunità di fare preda del suo regno.
II. I preparativi che Giosafat fece contro gli invasori. Non si fa menzione del fatto che egli raccolse le sue forze, cosa che tuttavia è molto probabile che abbia fatto, perché bisogna fidarsi di Dio nell'uso dei mezzi. Ma la sua grande cura era quella di ottenere il favore di Dio e di assicurarlo dalla sua parte, cosa che forse era più premurosa perché gli era stato detto di recente che c'era ira su di lui davanti al Signore, == 2Cronache 19:2. Ma egli ha la mente di Davide suo padre. Se dobbiamo essere corretti, non cadiamo nelle mani dell'uomo.
1. Aveva paura. La consapevolezza della colpa gli faceva paura. Coloro che hanno meno peccato sono i più sensibili di esso. La sorpresa si aggiunse allo spavento. Il santo timore è uno sprone alla preghiera e alla preparazione, Ebrei 11:7.
2. Si mise a cercare il Signore e, in primo luogo, a farne suo amico. Coloro che vogliono cercare il Signore per trovarlo, e per trovare grazia presso di Lui, devono mettersi a cercarlo, devono farlo con fermezza di pensiero, con sincerità di intenzione, e con il massimo vigore e risoluzione per continuare a cercarlo.
3. Proclamò un digiuno in tutto Giuda, stabilì un giorno di umiliazione e di preghiera, perché si unissero per confessare i loro peccati e chiedere aiuto al Signore. Digiunare dai ristori corporali, in tali occasioni straordinarie, è un segno di auto-giudizio per i peccati che abbiamo commesso (ci riconosciamo indegni del pane che mangiamo, e che Dio possa giustamente negarcelo), e di abnegazione per il futuro; il digiuno per il peccato implica la risoluzione di digiunare da esso, anche se è stato per noi come un dolce boccone. I magistrati devono chiamare il loro popolo al dovere del digiuno e della preghiera in tali occasioni, affinché possa essere un atto nazionale, e così possa ottenere la misericordia nazionale.
4. Il popolo si radunò prontamente da tutte le città di Giuda nel cortile del tempio per unirsi in preghiera (2Cronache 20:4), e si presentò davanti al Signore, come mendicanti alla sua porta, con le loro mogli e i loro figli; loro e le loro famiglie erano in pericolo, e perciò portarono con sé le loro famiglie per cercare il Signore.
"Signore, siamo davvero un popolo provocante, che merita
per essere abbandonato alla rovina; ma qui ci sono i più piccoli
che sono innocenti, non periscano nella tempesta".
Ninive fu risparmiata per amore dei piccoli, Giona 4:11. Il luogo in cui si riunivano era la casa del Signore, davanti al nuovo tribunale, che forse è stato aggiunto di recente ai cortili precedenti (quello, come alcuni pensano, che si chiamava il cortile delle donne); così giunsero alla portata di quella graziosa promessa che Dio aveva fatto, in risposta alla preghiera di Salomone, 2Cronache 7:15. Le mie orecchie saranno attente alla preghiera che si fa in questo luogo.
5. Giosafat stesso era la bocca della congregazione a Dio, e non affidò il lavoro ai suoi cappellani. Sebbene ai re fosse proibito bruciare incenso, era loro permesso di pregare e predicare; come Salomone e Giosafat qui. La preghiera che Giosafat recitò in questa occasione è qui riportata, o parte di essa; Ed è un'ottima preghiera.
(1.) Egli riconosce il dominio sovrano della divina Provvidenza, ne dona a Dio la gloria e ne prende per sé il conforto (2Cronache 20:6):
"Non sei tu Dio nei cieli? Non c'è dubbio che tu sei, e nessuno degli dèi delle nazioni è; fa' che appaia allora. Il tuo dominio non è forse supremo sui regni stessi e universale su tutti i regni, anche su quelli delle nazioni che non ti conoscono? Controllate allora questi pagani; Pongono dei limiti ai loro audaci insulti minacciosi. Non c'è forse nelle tue mani la potenza e la potenza che nessuno è in grado di resistere? Signore, esercitalo per noi. Glorifica la tua onnipotenza".
(2.) Egli si aggrappa alla loro relazione di patto con Dio e al loro interesse per lui.
"Tu che sei il Dio che sei nei cieli, sei il Dio dei nostri padri (2Cronache 20:6) e il nostro Dio, == 2Cronache 20:7. A chi dovremmo rivolgerci, a chi dovremmo affidarci, per avere sollievo, se non al Dio che abbiamo scelto e servito?"
(3.) Mostra il titolo che avevano su questa buona terra di cui erano ora in possesso; Un titolo indiscutibile era:
"Tu l'hai data alla progenie di Abramo, tuo amico. Egli era tuo amico (a questo si fa riferimento, Giacomo 2:23, per mostrare l'onore di Abramo, che era chiamato amico di Dio); Noi siamo la sua progenie e speriamo di essere amati per amore del Padre",
Romani 11:28; Deuteronomio 7:8-9.
"Noi possediamo questa terra per concessione da parte tua. Signore, mantieni la tua concessione e garantiscila contro tutte le pretese ingiuste. Non permetteteci di essere scacciati dal loro possesso. Noi siamo affittuari, tu sei il nostro padrone di casa, non vuoi restare in piedi per te?»
2Cronache 20:11. Coloro che usano ciò che hanno per Dio possono tranquillamente sperare che egli glielo assicuri.
(4.) Egli fa menzione del santuario, il tempio che avevano costruito per il nome di Dio (2Cronache 20:8), non come se ciò meritasse qualcosa dalla mano di Dio, poiché gli avevano dato qualcosa di suo, ma era un tale segno della favorevole presenza di Dio presso di loro che si erano ripromessi che li avrebbe ascoltati e aiutati quando, nella loro angoscia, gridarono a lui davanti a quella casa, 2Cronache 20:8-9.
"Signore, quando fu costruita era destinata all'incoraggiamento della nostra fede in un momento come questo. Ecco, il tuo nome è; Eccoci qua. Signore, aiutaci, per la gloria del tuo nome".
(5.) Invoca l'ingratitudine e l'ingiustizia dei suoi nemici:
"Noi siamo tali che sarà la tua gloria di apparire ; sono tali contro cui sarà la tua gloria comparire ; per, [1.] Essi mal ripagano le nostre antiche gentilezze. Non permetti a Israele di invaderli e di non disturbarli alcuno".
Deuteronomio 2:5,9,19 : Non ti immischiare con gli Edomiti, non affliggere i Moabiti, non avvicinarti ai figli di Ammon, no, anche se ti provocano.
"Eppure ora guarda come ci invadono".
Possiamo comodamente apparire a Dio contro coloro che ci rendono male per bene.
[2.] "Violano i nostri antichi diritti. Vengono a cacciarci dai nostri beni e a impadronirsi della nostra terra. O Dio nostro, non li giudicherete tu? == 2Cronache 20:12. Non darai tu la sentenza contro di loro e non la eseguirai contro di loro?"
La giustizia di Dio è il rifugio di coloro che subiscono un torto.
(6.) Professa la sua completa dipendenza da Dio per la liberazione. Sebbene avesse un grande esercito a piedi e ben disciplinato; eppure egli disse:
"Non abbiamo forza contro questa grande compagnia, nessuna senza di te, nessuna da cui possiamo aspettarci qualcosa senza la tua speciale presenza e benedizione, nessuna di cui vantarci, nessuna di cui fidarci; ma i nostri occhi sono su di te. Confidiamo in te, e da te ci aspettiamo tutta. La malattia sembra disperata: non sappiamo cosa fare, siamo abbastanza smarriti, in grande difficoltà. Ma questo è un rimedio sovrano, i nostri occhi sono su di te, un occhio di riconoscimento e di umile sottomissione, un occhio di fede e di totale dipendenza, un occhio di desiderio e di preghiera cordiale, un occhio di speranza e di paziente attesa. In te, o Dio, noi confidiamo in te, le nostre anime sperano in te".
14 Ver. 14. fino alla Ver. 19.
Abbiamo qui la risposta misericordiosa di Dio alla preghiera di Giosafat; e fu una risposta pronta. Mentre egli parlava ancora, Dio udì: prima che l'assemblea fosse congedata, fu data loro l'assicurazione che sarebbero stati vittoriosi, perché non è mai vano cercare Dio.
1. Lo spirito di profezia scese su un levita che era presente, non in un luogo di eminenza, ma in mezzo alla congregazione, == 2Cronache 20:14. Lo Spirito, come il vento, soffia dove e su chi vuole. Egli era uno dei figli di Asaf, e perciò uno dei cantori; a quell'ufficio Dio avrebbe dato un onore. Se fosse un profeta prima di questo o no è incerto, molto probabilmente lo era, il che lo renderebbe più considerato. Non c'era bisogno di alcun segno, la cosa stessa doveva essere compiuta il giorno dopo, e questa sarebbe stata una conferma sufficiente per la sua profezia.
2. Li incoraggiò a confidare in Dio, anche se il pericolo era molto minaccioso (2Cronache 20:15):
"Non aver paura; hai ammesso abbastanza paura da portarti a Dio, non ammettere ora ciò che ti condurrà a Dio, non ammettere ora ciò che ti allontanerà di nuovo da lui. La battaglia non è vostra; non è con le tue forze, non è per la tua causa, che ti impegni; la battaglia è di Dio: egli si interessa e si interesserà, come hai voluto tu, della causa.
3. Dà loro informazioni sui movimenti del nemico e ordina loro di marciare verso di loro, con particolari indicazioni dove dovrebbero trovarli. Domani (il giorno dopo il digiuno) scendete contro di loro, == 2Cronache 20:16-17. È conveniente che colui che comanda la liberazione ordini a coloro per i quali la liberazione deve essere compiuta, e dia gli ordini necessari, sia per il tempo che per il luogo.
4. Assicura loro che dovrebbero essere, non gli strumenti gloriosi, ma gli spettatori gioiosi, della totale sconfitta del nemico:
"Non avrai bisogno di sferrare un colpo; il lavoro sarà fatto nelle tue mani; resta solo fermo e vedilo",
2Cronache 20:17. Come disse Mosè a Israele al Mar Rosso (Esodo 14:13):
"Dio è con voi, che può fare la sua opera da solo, e la farà. Se la battaglia sarà sua, anche la vittoria sarà sua".
Il soldato cristiano esca contro i suoi nemici spirituali, e l'Iddio della pace li calpesterà sotto i suoi piedi e lo renderà più che un conquistatore.
5. Giosafat e il suo popolo ricevettero queste assicurazioni con fede, riverenza e gratitudine.
(1.) Essi chinarono il capo, Giosafat per primo, e poi tutto il popolo, si prostrarono davanti al Signore e si prostrarono, accogliendo con santo timore e timore di Dio questo segno del suo favore, e dicendo con fede: Avvenga di noi secondo la tua parola.
(2.) Alzarono le loro voci in lode a Dio, 2Cronache 20:19. Una fede attiva può rendere grazie per una promessa che non è ancora stata mantenuta, sapendo che i legami di Dio valgono quanto il denaro pronto. Dio ha parlato nella sua santità; Io gioirò, == Salmi 60:5.
20 Ver. 20. fino alla Ver. 30.
Abbiamo qui la precedente preghiera esaudita e la precedente promessa adempiuta, nel totale rovesciamento delle forze nemiche e nel trionfo (poiché così fu piuttosto che una vittoria) delle forze di Giosafat su di loro.
I L'esercito non fu mai schierato sul campo di battaglia come lo fu l'esercito di Giosafat. Aveva soldati pronti per la guerra (2Cronache 17:18), ma qui non si presta attenzione al loro equipaggiamento militare, alle loro spade o lance, ai loro scudi o archi. Ma Giosafat si preoccupò di farlo,
1. Che la fede dovrebbe essere la loro armatura. Mentre uscivano, invece di chiamarli a maneggiare le armi e a stare davanti a loro, a tenere le file, a osservare gli ordini e a combattere valorosamente, egli ordinò loro di credere nel Signore Dio e di dare credito alla sua parola per bocca dei suoi profeti, e li assicurò che allora avrebbero prosperato e sarebbero stati stabiliti. == 2Cronache 20:20. Questo è il vero coraggio che la fede ispira all'uomo; né nulla contribuirà a stabilire il cuore nei momenti di tremore più di una ferma fede nella potenza, nella misericordia e nella promessa di Dio. Il cuore che confida così nel Signore è saldo ed è custodito in perfetta pace. Nei nostri conflitti spirituali, questa è la vittoria, questa è la prosperità, anche la nostra fede.
2. Che la lode e il ringraziamento dovrebbero essere la loro avanguardia, 2Cronache 20:21. Giosafat convocò un consiglio di guerra, e fu deciso di nominare cantori per andare davanti all'esercito, per caricare al fronte, che non avevano altro da fare che lodare Dio, lodare la sua santità, che è la sua bellezza, lodarlo come facevano nel tempio (quella bellezza della santità) con quell'antica e buona dossologia che l'eternità stessa non porterà logora, Lodate il Signore, perché la sua benignità dura in eterno. Con questa strana avanzata verso il campo di battaglia, Giosafat intendeva esprimere la sua ferma fiducia nella parola di Dio (che gli permetteva di trionfare prima della battaglia), animare i suoi soldati, confondere il nemico e impegnare Dio dalla loro parte, perché la lode piace a Dio più di tutti gli olocausti e i sacrifici.
II. Mai l'esercito fu distrutto in modo così inspiegabile come quello del nemico; non con il tuono, o con la grandine, o con la spada di un angelo, non con la forza della spada, o con la forza del braccio, o con qualche allarme sorprendente, come quello che Gedeone diede ai Madianiti; ma il Signore tese loro delle imboscate, o schiere di angeli, o, come pensa il vescovo Patrizio, le loro stesse imboscate, che Dio colpì con tale confusione che si gettarono sui loro stessi amici come se fossero stati nemici, e ognuno contribuì a distruggere l'altro, in modo che nessuno si salvasse. Dio fece questo quando il suo popolo cominciò a cantare e a lodare (2Cronache 20:22), poiché si compiace di fornire materia di lode a coloro che hanno cuore per essa. Leggiamo che era adirato per le preghiere del suo popolo (Salmo 80:4), ma mai per le loro lodi. Quando essi cominciarono l'opera di lode, Dio perfezionò l'opera della loro liberazione. Quale fosse il motivo per le loro gelosie l'una dell'altra non appare, forse non ce n'era; ma fu così che gli Ammoniti e i Moabiti si scagliarono contro gli Edomiti e li tagliarono fuori, e poi si scontrarono l'uno con l'altro e si sterminarono a vicenda, 2Cronache 20:23. Così Dio spesso rende i malvagi strumenti di distruzione gli uni per gli altri; e quali alleanze possono essere così solide da tenere insieme coloro che Dio progetta di frantumare gli uni contro gli altri? Vedete le conseguenze dannose di divisioni di cui nessuna delle parti contendenti può dare una buona spiegazione della ragione. Coloro che sono miseramente infatuati, fino alla loro rovina, si scagliano contro i loro amici come se fossero nemici.
III. Mai il bottino fu diviso così allegramente, poiché l'esercito di Giosafat non aveva altro da fare che altro; il resto è stato fatto per loro. Quando giunsero alla vista di questo vasto esercito, invece di trovare uomini vivi con cui combattere, li trovarono tutti morti, e i loro cadaveri sparsi come letame sulla faccia della terra, 2Cronache 20:24. Vedete quanto Dio è ricco di misericordia verso coloro che lo invocano in verità, e quante volte supera le preghiere e le aspettative del suo popolo. Giosafat e il suo popolo pregarono di essere liberati dall'essere spogliati dal nemico; e Dio non solo li ha liberati, ma li ha arricchiti con il bottino del nemico. Il saccheggio del campo fu molto grande e molto ricco. Trovarono gioielli preziosi con i cadaveri, che tuttavia non riuscirono a salvarli dall'essere carcasse ripugnanti. Il bottino era più di quanto potessero portare via in una volta, e ci vollero tre giorni per raccoglierlo, == 2Cronache 20:25. Ora sembrava quale fosse il fine di Dio nel portare questo grande esercito contro Giuda; era per umiliarli e metterli alla prova, per poter fare loro del bene nel loro ultimo fine. All'inizio sembrò un disturbo alla loro riforma, ma si rivelò una ricompensa per essa.
IV. Mai la vittoria fu celebrata con ringraziamenti più solenni e allargati.
1. Hanno tenuto un giorno di lode nell'accampamento, prima di ritirare le loro forze dal campo. Molti ringraziamenti, senza dubbio, furono offerti immediatamente a Dio; ma il quarto giorno si riunirono in una valle, dove benedissero Dio con tanto zelo e fervore che il lavoro di quel giorno diede un nome al luogo, la valle di Berache, cioè di benedizione, == 2Cronache 20:26. Il ricordo di quest'opera di meraviglia è stato così perpetuato, per incoraggiare le generazioni successive a confidare in Dio.
2. Ma essi non lo pensarono abbastanza, ma vennero in processione solenne, tutti in massa, con Giosafat alla loro testa, a Gerusalemme, affinché il paese, mentre passavano, si unisse a loro nelle loro lodi e rendessero grazie per la misericordia che avevano ottenuto con la preghiera, nella casa del Signore, == 2Cronache 20:27,28. Lodare Dio non deve essere solo l'opera di un giorno; Ma le nostre lodi, quando abbiamo ricevuto misericordia, devono essere spesso ripetute, come lo erano le nostre preghiere quando la perseguivamo. Ogni giorno dobbiamo benedire Dio; Finché viviamo, e finché abbiamo un essere, dobbiamo lodarlo, spendendo il nostro tempo in quell'opera in cui speriamo di trascorrere la nostra eternità. La misericordia pubblica richiede riconoscimenti pubblici nei tribunali della casa del Signore, == Salmo 116:19.
V. Mai la vittoria si è trasformata in un conto migliore di questo; per
1. Il regno di Giosafat fu quindi fatto apparire molto grande e considerevole all'estero, 2Cronache 20:29. Quando udirono che Dio combatteva così per Israele, non poterono fare a meno di dire: Non c'è nessuno come il Dio di Jeshurun, e beato tu sei tu, o Israele! Generò nei vicini una riverenza verso Dio e un cauto timore di fare del male al suo popolo. È pericoloso lottare contro coloro che hanno Dio con loro.
2. È stato reso molto facile e tranquillo a casa, 2Cronache 20:30.
(1.) Erano tranquilli tra loro. Coloro che erano dispiaciuti per la distruzione delle immagini e dei boschi erano ora soddisfatti, e obbligati ad ammettere che, poiché il Dio d'Israele poteva liberare in questo modo, solo lui doveva essere adorato, in quel modo che egli stesso ha stabilito.
(2.) Stavano zitti per il timore degli insulti dei loro vicini, Dio aveva dato loro riposo tutt'intorno. E se egli dà riposo, chi può disturbare?
31 Ver. 31. fino alla Ver. 37.
Ci stiamo ora avvicinando alla fine della storia del regno di Giosafat, per un ulteriore resoconto del quale coloro che vissero quando questo libro fu pubblicato furono indirizzati a una storia autentica di esso, scritta dal profeta Jehu (2Cronache 19:2), che era allora esistente, 2Cronache 20:34. Questo fu il carattere generale del suo regno, che fece ciò che era giusto agli occhi del Signore, si tenne vicino all'adorazione di Dio stesso e fece ciò che poteva per tenere il suo popolo vicino ad essa. Ma due cose sono qui da deplorare:
1. Il popolo conservava ancora una predilezione per gli alti luoghi, 2Cronache 20:33. Coloro che erano stati eretti all'onore di dèi stranieri furono portati via (2Cronache 17:6); ma quelli in cui si adorava il vero Dio, essendo meno colpevoli, erano ritenuti permessi, e Giosafat era restio a disobbligare il popolo fino al punto di portarlo via, perché non avevano ancora preparato i loro cuori a servire il Dio dei loro padri. Essi si conformarono alla riforma di Giosafat perché non potevano per vergogna fare altrimenti, ma non vi furono di cuore, non rivolsero i loro cuori a Dio in essa, non agirono in essa secondo alcun buon principio né con alcuno zelo o risoluzione. quando le persone sono fredde in esso.
2. Giosafat stesso conservava ancora una predilezione per la casa di Achab, perché aveva dato in sposa suo figlio a una figlia di quella famiglia, sebbene fosse stato chiaramente rimproverato per questo e avesse voluto essere irritato per questo. Vide e seppe che Acazia, figlio di Achab, aveva agito in modo molto malvagio, e quindi non poteva aspettarsi di prosperare; eppure si unì a lui, non in guerra, come con suo padre, ma nel commercio, divenne il suo socio in una flotta delle Indie orientali diretta a Ofir, 2Cronache 20:35,36. C'è un'enfasi posta sul tempo: dopo questo, dopo che Dio aveva fatto cose così grandi per lui, senza alcuna confederazione così scandalosa e perniciosa, gli diede non solo la vittoria, ma la ricchezza, ma dopo questo andare a unirsi a un re malvagio era molto ingrato. Dopo che Dio gli ebbe dato una liberazione come questa, avrebbe dovuto egli infrangere di nuovo i comandamenti di Dio, e unirsi in affinità con il popolo di queste abominazioni? Che cosa poteva aspettarsi se non che Dio si arrabbiasse con lui? == Esdra 9:13,14. Eppure egli manda da lui per mostrargli il suo errore e portarlo al pentimento,
(1.) Da un profeta, che predisse l'esplosione del suo progetto, 2Cronache 20:37. E
(2.) Da una tempesta, che ruppe le navi nel porto prima che salpassero, con la quale fu avvertito di rompere la sua alleanza con Acazia; e sembra che abbia preso l'avvertimento, poiché, quando Acazia in seguito lo spinse a unirsi a lui, non volle, == 1Re 22:49. Vedete quanto sia pernicioso unirsi in amicizia e in società con i malfattori. È difficile staccarsene. Un uomo può evitare di essere preso nella trappola piuttosto che riprendersi.
Commentario abbreviato di Matthew Henry:
2Cronache 20
1 Capitolo 20
Il pericolo e l'angoscia di Giuda 2Cr 20:1-13
Profezia di vittoria di Iaaziel 2Cr 20:14-19
Il ringraziamento di Giuda 2Cr 20:20-30
L'alleanza di Giosafat con Acazia 2Cr 20:31-37
Versetti 1-13
In tutti i pericoli, pubblici o personali, il nostro primo compito dovrebbe essere quello di chiedere aiuto a Dio. Da qui il vantaggio dei giorni di digiuno e di preghiera nazionali. Dalla prima all'ultima volta che cerchiamo il Signore, dobbiamo avvicinarci a lui con umiliazione per i nostri peccati, confidando solo nella sua misericordia e nella sua potenza. Giosafat riconosce il dominio sovrano della Provvidenza divina. Signore, esercitalo a nostro favore. A chi dobbiamo cercare, a chi dobbiamo affidarci per avere sollievo, se non al Dio che abbiamo scelto e servito. Chi usa ciò che ha per Dio, può comodamente sperare che egli glielo assicuri. Ogni vero credente è un figlio di Abramo, un amico di Dio; con lui è stabilita l'alleanza eterna, a lui appartiene ogni promessa. L'amore di Dio ci viene assicurato dalla sua dimora nella natura umana nella persona del Salvatore. Giosafat menziona il tempio come segno della presenza favorevole di Dio. Egli invoca l'ingiustizia dei suoi nemici. Possiamo ben appellarci a Dio contro coloro che ci rendono il male per il bene. Benché avesse un grande esercito, disse: "Senza di te non abbiamo forza; contiamo su di te".
14 Versetti 14-19
Lo Spirito di profezia venne su un levita in mezzo alla comunità. Lo Spirito, come il vento, soffia dove e su chi vuole. Egli li incoraggiò a confidare in Dio. Lasciate che il soldato cristiano vada contro i suoi nemici spirituali, e il Dio della pace lo renderà più che vincitore. Le nostre prove si riveleranno il nostro guadagno. Il vantaggio sarà tutto nostro, ma l'intera gloria deve essere data a Dio.
20 Versetti 20-30
Giosafat esortò le sue truppe a una salda fede in Dio. La fede ispira all'uomo un vero coraggio; e non c'è niente che possa aiutare di più a consolidare il cuore in tempi difficili che la ferma convinzione della potenza, della misericordia e della promessa di Dio. In tutta la nostra fiducia nel Signore e nelle sue lodi, guardiamo soprattutto alla sua eterna misericordia verso i peccatori attraverso Gesù Cristo. Mai un esercito fu così distrutto come quello del nemico. Così Dio spesso fa sì che i malvagi si distruggano a vicenda. E mai una vittoria fu celebrata con ringraziamenti più solenni.
31 Versetti 31-37
Giosafat si tenne vicino al culto di Dio e fece il possibile per tenervi vicino il suo popolo. Ma dopo che Dio aveva fatto cose così grandi per lui, dandogli non solo la vittoria, ma anche la ricchezza; dopo questo, andare a unirsi a un re malvagio, era molto ingrato. Cosa poteva aspettarsi se non che Dio si sarebbe adirato con lui? Eppure sembra che abbia accolto l'avvertimento; infatti, quando in seguito Acazia lo spinse a unirsi a lui, non volle, 1Re 22:49. Così l'alleanza fu spezzata e il rimprovero divino ebbe il suo effetto, almeno per un periodo. Ringraziamo per le perdite che hanno evitato la perdita delle nostre anime immortali. Lodiamo il Signore che ci ha cercato e non ci ha lasciato perire nei nostri peccati.
Note di Albert Barnes sulla Bibbia:
2Cronache 20
1 La narrazione in 2 Cronache 20:1 è completamente aggiuntiva a Kings; in 2 Cronache 20:31 , corre parallela a 1 Re 22:41.
L'attuale testo ebraico (e inglese) menziona due volte gli ammoniti. Quindi, alcuni adottano una lettura diversa e traducono “i figli di Ammon, e con loro alcuni dei Maoniti”, ecc. Confronta 2 Cronache 20:10 , nota; Giudici 10:12 , nota; 1 Cronache 4:41 , nota.
2 Traduci, "da oltre il mare, da Edom". Il "mare" inteso è, ovviamente, il Mar Morto. "Siria" (Aram) è probabilmente un errore di un copista per "Edom" (confronta 2 Samuele 8:12 2 Samuele 8:12 nota).
Su Engedi, vedi 1 Samuele 23:29 nota.
3 I digiuni generali erano stati precedentemente osservati dagli Israeliti (es. Giudici 20:26; 1 Samuele 7:6 ); ma non sentiamo di alcun digiuno che sia stato "proclamato" dall'autorità prima di questo.
5 La nuova corte - Nel Tempio di Salomone c'erano due corti. Uno di questi era stato probabilmente ristrutturato da Giosafat o da suo padre, Asa 2 Cronache 15:8 , ed era conosciuto come "la nuova corte".
6 L'appello di Giosafat è triplice:
(1) a Dio onnipotente 2 Cronache 20:6;
(2) al “nostro Dio”;
(3) il Dio specialmente “di questa casa” il tempio.
2 Cronache 20:7
Abramo tuo amico - Storicamente, questo è il primo uso di questa notevole espressione, poi ripetuta (riferimenti marginali). Il fondamento dell'espressione si trova principalmente in Genesi 18:23 , dove Abramo parlava con Dio come un uomo con il suo amico (confronta Esodo 33:11 ).
2 Cronache 20:8, 2 Cronache 20:9
L'appello richiama la preghiera (riferimenti marginali) di Salomone, che Dio aveva formalmente accolto facendo scendere fuoco dal cielo per consumare l'offerta che l'accompagnava.
10 I Maoniti di 2 Cronache 20:1 sono qui, e in 2 Cronache 20:22 , chiamati i "figli" o gli abitanti "del monte Seir". Quindi, possiamo dedurre che erano una tribù di edomiti, gli abitanti, probabilmente di una città Maon (ora Ma'an) sul lato orientale del Wady el-Arabah.
14 Si pensa che "Mattania" sia una lettura corrotta per "Netania", che è menzionato tra i figli di Asaf in 1 Cronache 25:2 , 1 Cronache 25:12.
15 Il profeta usa parole familiari al popolo e collegate a diverse grandi liberazioni (vedi i riferimenti marginali).
2 Cronache 20:16
Per “scogliera (o meglio – come al margine – salita) di Ziz”, dobbiamo intendere il sentiero di montagna che sale da Engedi attraverso il tratto elevato ancora noto come El-Husasah, in direzione di Tekoa 2 Cronache 20:20.
Alla fine del ruscello - Piuttosto, "alla fine del burrone", o corso di torrente secco. Nessun nome come Jeruel è stato ancora trovato in questo distretto.
20 Tekoa ( 2 Samuele 14:2 ) si trovava ai confini del deserto che costeggia le alture della Giudea verso oriente. La città fu costruita su un colle di notevole altezza.
21 Lodate la bellezza della santità - Alcuni rendono, “nella bellezza della santità” - cioè in ricche vesti e ornamenti adatti a un'occasione santa. Confronta Salmi 29:2.
22 Il Signore ha teso agguati - Questi bugiardi in agguato sono stati considerati come angeli impiegati da Dio per confondere l'esercito e causare la sua distruzione, così che i Moabiti e gli Ammoniti prima si unirono per distruggere gli Edomiti, e poi si rivoltarono l'uno contro l'altro.
24 La marcia di Giuda da Gerusalemme sarebbe durata cinque o sei ore. Quando raggiunsero le torri di guardia nel deserto di Jeruel, tutto era finito.
25 Ricchezze con i cadaveri - Diversi manoscritti danno un'altra lettura: "ricchezze e vesti".
26 La valle di Berachah - Probabilmente, il Wady Bereikut, che si trova a breve distanza da Tekoa verso nord-ovest.
33 L'ultima clausola di questo versetto aiuta a conciliare la prima clausola con l'affermazione che Giosafat “tolse gli alti luoghi” (vedi 2 Cronache 15:17 nota).
34 Chi è menzionato ... - Parole che ora si pensa generalmente significhino "la cui opera è stata inserita nel Libro dei Re".
Di Israele - " Israele" è probabilmente usato qui in modo inesatto per "Giuda" (confronta 2 Cronache 12:6 2 Cronache 12:6; 2 Cronache 21:2 , 2 Cronache 21:4 ).
35 Dopo questo - la storia di Giosafat era stata formalmente completata 2 Cronache 20:34. Di conseguenza non si può insistere sulla nota di tempo contenuta nelle parole “dopo questo”, che sono staccate dal contesto cui originariamente si riferivano. Sulla storia 2 Cronache 20:35 , vedi riferimenti e note marginali.
Esposizione della Bibbia di John Gill:
2Cronache 20
1 INTRODUZIONE A 2 CRONACHE 20
Giosafat, avendo notato che un numeroso esercito veniva contro di lui, 2Cronache 20:1,2, si mette a digiunare e pregare con il suo popolo, 2Cronache 20:3-13, quando furono immediatamente assicurati della vittoria da un profeta, che li riempì di gioia e gratitudine, 2Cronache 20:14-21, e di conseguenza i loro nemici si distrussero a vicenda, e Giosafat e il suo popolo tornarono a Gerusalemme rallegrandosi e lodando Dio, 2Cronache 20:22-30, e il capitolo si chiude con un racconto dell'ultima parte del regno di Giosafat, 2Cronache 20:31-37
Versetto 1. Anche dopo questo,
Dopo il ritorno di Giosafat da Ramoth di Galaad, e dopo aver posto gli affari civili e religiosi del suo popolo su una base migliore, quando avrebbe potuto aspettarsi molta pace e prosperità:
che i figliuoli di Moab e i figliuoli di Ammon; entrambi i discendenti di Lot, vedi Salmi 83:8,
e con loro altri oltre agli Ammoniti; una grande schiera di Arabi, secondo Giuseppe Flavio; o "con i Meamoniti", che il Targum intende degli Idumei o Edomiti; e così fanno altri interpreti, e che essi concludono da 2Cronache 20:10,22,23. Jarchi pensa che si riferiscano gli Amalechiti, che erano della razza di Edom; ma la nozione di Kimchi sembra migliore, che queste siano le persone che sono così chiamate dal nome di un luogo, Meon, e, per un'inversione di lettere, lo stesso con i Meunim o Maoniti, menzionati insieme ai Zidoni e agli Amalechiti, Giudici 10:12 e che la versione dei Settanta qui chiama Minei; alcuni li considerano tali coloro che contraffacevano gli Ammoniti nei loro vestiti e gesti:
questi vennero contro Giosafat in battaglia; essendo forse istigato dai Siri, che gli dovevano rancore per aver aiutato Acab contro di loro a Ramoth di Galaad; poiché da quella parte vennero, come mostra il versetto seguente
2 Versetto 2. Poi vennero alcuni che riferirono a Giosafat:
Disertori o spie, o qualcuno degli abitanti delle parti in cui erano entrati, che cavalcavano in fretta per informarlo di ciò:
dicendo: "Di là dalla Siria, viene contro di te una gran folla di là dal mare; cioè, al di là del Mar Morto o Mar Salato, il mare di Sodoma; il Targum è,
"oltre l'ovest della Siria",
essendo quel mare il confine occidentale di esso:
ed ecco, si trovano a Hazazontamar, che è Engaddi; Vedi Gill in "Genesi 14:7"
3 Versetto 3. E Giosafat ebbe paura,
Eccessivamente, come aggiunge il Targum, non solo a causa del numero dei suoi nemici, poiché aveva forze sufficienti per andare avanti contro di loro, vedi 2Cronache 17:14-19, ma principalmente perché il Signore gli aveva detto che l'ira era su di lui da parte sua, 2Cronache 19:2 e poteva temere che quello fosse il tempo per l'esecuzione di essa:
e si mise a cercare il Signore; con la preghiera e la supplica, con ogni serietà, fervore e costanza:
e proclamarono un digiuno in tutto Giuda; un giorno di umiliazione e di lutto per il peccato davanti al Signore; quando fu ordinato loro di astenersi dal cibo e dal lavoro corporale, per poter essere idonei e più a loro agio per gli esercizi spirituali
4 Versetto 4. E Giuda si radunò per chiedere aiuto al Signore,
implorare il suo aiuto contro i loro nemici e la sua protezione nei loro confronti; e non si riunirono nelle loro diverse città, ma a Gerusalemme, come appare da ciò che segue:
da tutte le città di Giuda vennero a cercare il Signore; al tempio, dove si trovava l'arca, simbolo della sua presenza
5 Versetto 5. Giosafat si fermò nella raunanza di Giuda e di Gerusalemme, nella casa dell'Eterno,
Nel tempio, nel cortile del popolo, dove erano radunati gli abitanti di Giuda e di Gerusalemme, in mezzo al quale egli stava molto probabilmente sul patibolo di bronzo eretto da Salomone, 2Cronache 6:13,
davanti al nuovo cortile: che deve essere il cortile dei sacerdoti, perché egli stava nel grande cortile, o cortile del popolo, e davanti a questo, che potrebbe essere così chiamato, perché rinnovato o riparato quando l'altare era di Asa, 2Cronache 15:8. Il Dr. Lightfoot pensa che fosse il cortile delle donne; ma è una questione se ci fosse un tale cortile nel primo tempio; o che il grande cortile fu poi diviso in due, uno per gli uomini, l'altro per le donne
6 Versetto 6. E disse: O Signore, Dio dei nostri padri,
Abramo, Isacco e Giacobbe, di cui era l'Alleanza, il Dio.
Non sei tu Dio che sei nei cieli? che vi abita e vi governa e fa tutto ciò che vuoi negli eserciti di esso,
e non regni tu su tutti i regni delle nazioni pagane? essendo il Re dei re e il Signore dei signori in tutto il mondo,
E nelle tue mani non c'è forse potenza e potenza, così che nessuno possa resisterti? essendo il suo potere infinito, illimitato e incontrollabile, e quindi non resistibile dalle creature finite, almeno non in modo da essere fermato e sopraffatto
7 Versetto 7. Non sei tu il nostro Dio,
In un senso particolare, non semplicemente come Creatore e Governatore degli uomini, ma in una relazione di patto con il loro patto Dio e Padre:
che hai scacciato gli abitanti del paese davanti al tuo popolo Israele; le sette nazioni di Canaan, per far posto a Israele.
e lo darai alla progenie di Abramo, tuo amico, per sempre? ne fece un atto di dono a loro, e lo stabilì su di loro fino alla venuta del Messia, e ciò come esempio di amore e amicizia per Abramo; E perciò permetterai che sia tolto dalla sua discendenza?
8 Versetto 8. E vi si stabilirono,
Da quando fu loro data per la prima volta e ne furono messi in possesso,
e ti hai costruito un santuario per il tuo nome; un tempio per il suo culto, il suo onore e la sua gloria, e per lui in cui dimorare; ed è una ragione per cui si poteva sperare che li proteggesse, specialmente quando lo pregavano:
dicendo; e promise di ascoltarli e di aiutarli, come segue
9 Versetto 9. Se quando il male si abbatterà su di noi,
Qualsiasi calamità,
come la spada, il giudizio, o la pestilenza, o la carestia, i quattro dolorosi giudizi di Dio, se per "giudizio" si intendono le bestie selvagge:
siamo davanti a questa casa; nel cortile davanti al santuario e al santo dei santi,
e alla tua presenza, perché il tuo nome è in questa casa; in esso invocato, e fu chiamato con il suo nome, e nel quale egli dimorò.
e gridare a te nella nostra afflizione; come Salomone pregò per la sua dedicazione:
allora ascolterai e aiuterai; come aveva promesso il Signore, vedere 1Re 8:33,37; 9:3
10 Versetto 10. Ed ora, ecco i figliuoli di Ammon, di Moab e del monte Seir, che tu non avresti permesso a Israele di invadere, quando uscirono dal paese d'Egitto,
ordinando loro di non immischiarsi con loro, e di non prendere loro alcuna delle loro terre, Deuteronomio 2:5,9,19,
ma essi si allontanarono da loro e non li distrussero affatto; in obbedienza al comando divino, quando era in loro potere averlo fatto
11 Versetto 11. Ecco, dico, come ci ricompensano,
Male per il bene:
per venire a scacciarci dal tuo possesso, che tu ci hai dato in eredità; la terra di Canaan era la loro eredità, un'eredità data loro da Dio, il loro Dio e Padre del patto, che aveva il diritto di disporne; e tuttavia così dato, che era ancora suo possesso, era il Signore e il Proprietario, essi non erano che affittuari sotto di lui; tutto ciò, come erano tante aggravamenti della colpa dei loro nemici, così erano tante discussioni con il Signore per proteggerli
12 Versetto 12. O Dio nostro, non li giudicherei tu?
Portali alla tua sbarra, esamina questi fatti che sono accusati contro di loro, convincili per ingiustizia, condannali e puniscili per questo.
poiché non abbiamo forza contro la grande schiera che viene contro di noi; poiché sebbene la milizia del regno di Giuda fosse molto numerosa, come descritto 2Cronache 17:14-19, tuttavia all'improvviso poteva non essere facile radunarla; Inoltre, non c'era nulla di cui fidarsi; e se il Signore non fosse con loro, la loro forza sarebbe debole, e non sarebbero in grado di resistere a questo numeroso esercito.
né sappiamo cosa fare; se tentare di radunare la milizia e andare incontro a loro, o rinchiudersi a Gerusalemme e fare la migliore difesa possibile:
ma i nostri occhi sono su di te; per consigli e indicazioni, per aiuto e protezione; Gli occhi dei loro corpi si alzarono in preghiera verso di lui, e gli occhi delle loro anime, di fede, di speranza, di attesa e di desiderio, furono fissi su di lui
13 Versetto 13. E tutto Giuda si presentò davanti all'Eterno,
Guardando verso il luogo santissimo, dove si trovava l'arca della sua presenza, in atteggiamento umile e sottomesso; aspettando quale sarebbe stato l'esito delle cose, quale risposta avrebbero avuto dal Signore:
con i loro bambini, le loro mogli e i loro figli: essi e le loro mogli, con i loro bambini, piccoli e grandi, che portavano con loro, affinché, come la loro vista, ora in grandissimo pericolo, li colpisse e li rendesse più ferventi nelle loro suppliche a Dio, così sperassero che il Signore avesse pietà e compassione di loro, e salvali
14 Versetto 14. poi su Jahaziel, figlio di Zaccaria, figlio di Benaia, figlio di Jehiel, figlio di Mattania, levita, dei figli di Asaf,
Essendo un uomo di una certa nota, sebbene levita, la sua genealogia è data:
venne lo Spirito del Signore in mezzo alla congregazione; lo spirito di profezia del Signore, come il Targum, così com'era; poiché egli predisse la vittoria che si sarebbe ottenuta sul nemico, e che senza combattere, sì, il luogo particolare dove li avrebbero incontrati; e questo gli venne addosso all'improvviso, mentre era in mezzo alla congregazione, mentre lui e loro speravano nel Signore, e forse non avevano mai profetizzato prima; o se l'ha fatto, la profezia non è venuta secondo la volontà dell'uomo, ma per volontà di Dio; lo Spirito di Dio in questo, come in altri casi, è come il vento che soffia quando e dove vuole
15 Versetto 15. Ed egli disse: "Ascoltate, voi tutti Giuda, voi abitanti di Gerusalemme, e tu, re Giosafat,
C'è un culmine o una gradazione in queste parole che sale dal più basso al più alto; dal popolo delle città del paese, agli abitanti di Gerusalemme, la metropoli, e di là al re, il governatore supremo.
così vi dice il Signore: Non abbiate timore né sgomento a causa di questa grande moltitudine; il cui numero era scoraggiante per il re, ed egli li aveva notati, il che è ciò che rispetta:
perché la battaglia non è vostra, ma di Dio: la causa era sua, ed egli l'avrebbe sposata e mantenuta; non loro, ma lui, avrebbe combattuto la battaglia, e perciò non avevano nulla da temere
16 Versetto 16. Domani scendete contro di loro,
Era il giorno di digiuno, e quindi non era il caso di marciare, ma l'indomani potevano uscire con grande fiducia e intrepidezza; e poiché Gerusalemme era situata su un'altura, è loro ordinato di scendere:
ecco, salgono presso la rupe di Ziz; una ripida collina, così chiamata dai fiori che vi si trovano:
e li troverete alla fine del ruscello; sulla riva del Cedron, secondo Beckius, che non sembra probabile che si intenda, dal momento che si spinsero fino al deserto di Tekoa, 2Cronache 20:20,
davanti al deserto di Geruel; lo stesso con quello di Tekoa, o vicino ad esso
17 Versetto 17. Non avrete bisogno di combattere in questa battaglia,
Poiché il Signore avrebbe combattuto per loro:
Mettetevi in piedi, state fermi; presentarsi potrebbero, come se fossero pronti a impegnarsi; e mantenersi alla loro posizione, senza cedere minimamente, ma non avrebbero bisogno di sferrare un colpo:
e vedere la salvezza del Signore con te; che avrebbe operato per loro, vedi Esodo 14:13,
Giuda e Gerusalemme non temete e non vi sgomentate; che si ripete per la conferma di essi:
domani uscite contro di loro, perché il Signore sarà con voi; per proteggerli, combattere per loro e dare loro la vittoria; il Targum è,
"la parola del Signore sarà il tuo aiuto".
18 Versetto 18. Giosafat chinò il capo con la faccia a terra,
Non solo in riverenza a Dio e al suo profeta, ma come segno della sua fede in ciò che è stato detto e della sua gratitudine per esso:
e tutto Giuda e gli abitanti di Gerusalemme si prostrarono davanti al Signore e lo adorarono; adorando la sua bontà verso di loro, a imitazione del loro re
19 Versetto 19. i Leviti, tra i figli dei Keatiti e tra i figli dei Korhiti,
Coloro che furono della discendenza di Kehath, nella discendenza di Kore:
si alzò per lodare il Signore, l'Iddio d'Israele, con gran voce in alto; nelle note alte; essendo loro il corso a turno in questo momento per questo servizio
20 Versetto 20. E si alzarono di buon mattino,
Fiduciosi nel successo, animati da ciò che il profeta disse loro:
e uscì nel deserto di Tekoa; il quale, secondo Girolamo, era a sei miglia da Betlemme e a nove da Gerusalemme, alcuni dicono dodici, oltre le quali non c'era altro che un deserto; faceva parte del deserto di Giuda.
e mentre uscivano; fuori di Gerusalemme, per una delle sue porte,
Giosafat si alzò e disse: Credi nel Signore tuo Dio; nelle promesse che aveva fatto, in particolare riguardo alla vittoria sui loro attuali nemici; il Targum è,
"nella parola del Signore tuo Dio":
così sarai stabilito; Abbiate coraggio e fermezza d'animo, oltre ad essere sicuri e protetti:
credete ai suoi profeti; inviati da lui, e che parlano in suo nome, in particolare Jahaziel, che aveva predetto loro la vittoria:
così prospererete; Le cose riusciranno secondo i tuoi desideri e oltre le tue aspettative
21 Versetto 21. E dopo essersi consultato con il popolo,
I suoi principali ufficiali, in quale ordine dovevano marciare, e in che modo dovevano disporsi, quando incontravano il nemico, e come dovevano comportarsi come se dovessero combattere:
costituì cantori per il Signore; per cantare la sua lode e dargli gloria, come se la vittoria fosse già compiuta, essendo così sicuro:
e che dovrebbe lodare la bellezza della santità, mentre uscivano davanti all'esercito; lodate cioè Dio, che è glorioso in santità, la cui bellezza sta nella sua santità e che è santo in tutte le sue vie e opere:
e per dire: Lodate il Signore, perché la sua misericordia dura in eterno; con i quali dovevano concludere i loro canti di lode, come fece Davide, e di cui cantavano i cantici; vedi Salmi 136:1-26
22 Versetto 22. E quando cominciarono a cantare e a lodare,
Cantarono più o meno per tutto il tragitto, dal momento in cui partirono, ma quando si avvicinarono al nemico, cantarono sempre più forte:
l'Eterno tese imboscate ai figli di Ammon, di Moab e del monte Seir, che erano venuti contro Giuda; alcuni li considerano come loro propri agguati, che hanno teso per la distruzione di Giuda; ma il Signore li aizzò contro i loro alleati, scambiandoli per Giudei; così la versione latina della Vulgata,
"il Signore rivolse le loro imboscate contro di loro";
o piuttosto questi erano angeli, che apparvero in forma di Edomiti, e così caddero sugli Ammoniti e sui Moabiti.
e furono colpiti; da loro, molti di loro furono distrutti; Da qui segue,
23 Versetto 23. I figli di Ammon e di Moab insorsero contro gli abitanti del monte Seir,
Supponiamo che abbiano agito una parte sleale per mezzo loro, e si siano schierati dalla parte dei loro nemici:
ucciderli e distruggerli completamente; come hanno fatto:
e quando ebbero fatto la fine degli abitanti di Seir; così che non ne rimase nessuno:
tutti hanno contribuito a distruggersi a vicenda; nella loro confusione si scambiarono l'un l'altro, sia per Edomiti che per Giudei, come i Madianiti ai tempi di Gedeone
24 Versetto 24. Quando Giuda giunse verso la torre di guardia nel deserto,
che si ergessero sul colle o sulla rupe di Ziz per la direzione dei viaggiatori e per la loro preservazione dai ladri e dai briganti.
Essi guardarono la moltitudine; che potevano vedere dall'alto della collina:
ed ecco, erano cadaveri caduti a terra, e nessuno scampò; tutto per un uomo ucciso, non si vedeva nessuno in piedi
25 Versetto 25. Quando Giosafat e il suo popolo vennero a prenderne il bottino,
Che era tutto ciò che dovevano fare; non avevano bisogno di combattere, come era stato detto loro, il Signore aveva combattuto per loro:
trovarono tra loro in abbondanza entrambe le ricchezze con i cadaveri; su di loro ricche vesti, e su di esse oro e argento;
e gioielli preziosi, di cui si sono spogliati; con cui erano ornati i loro abiti, o una parte del loro corpo:
più di quanto potessero portare via; erano così tanti, che facevano un peso troppo grande per loro.
e ci vollero tre giorni per raccogliere il bottino, era tanto; Ci volle così tanto tempo per spogliare i corpi, per cercare il loro denaro e i gioielli, gli anelli, le catene e altre cose di valore simili che indossavano
26 Versetto 26. Il quarto giorno si radunarono nella valle di Berache,
Come fu poi chiamato da ciò che vi fecero, come segue, che era il motivo del suo nome:
perché lì benedicevano il Signore; lo ringraziarono per questa meravigliosa apparizione da parte loro e gliene diedero la gloria; Senza dubbio lo avevano lodato in precedenza in qualche modo e in qualche modo, ma ora in modo deciso, solenne e pubblico, con un solo cuore e una sola voce si unirono nell'attribuirgli onore, benedizione e gloria:
perciò il nome dello stesso luogo fu chiamato valle di Berachah fino ad oggi; la valle della Benedizione; questo nome lo portava ai tempi di Esdra, l'autore di questo libro, anche dopo che gli ebrei erano tornati dalla cattività babilonica; si pensa che sia lo stesso che viene chiamato da Girolamo Cepharbarucha, di cui egli parla come non lontano da Engaddi, vedi 2Cronache 20:2, altri vorranno che sia lo stesso con la valle di Giosafat, ma non così probabile, che sembra essere più vicina a Gerusalemme
27 Versetto 27. Poi tornarono, tutti quelli di Giuda e quelli di Gerusalemme, con Giosafat in testa, per tornare a Gerusalemme pieni di gioia.
là per lodare il Signore nel tempio, come avevano fatto nella valle:
poiché il Signore li aveva fatti rallegrare per i loro nemici; dando loro una vittoria completa e rendendoli padroni di tante ricchezze e ricchezze
28 Versetto 28. E vennero a Gerusalemme con salteri, cetre e trombe,
I tre principali strumenti musicali utilizzati per cantare le lodi di Dio; Su di essi giocavano quando arrivavano in città, vi entravano e vi passavano.
alla casa dell'Eterno; il tempio, lì per offrire di nuovo lode e ringraziamento
29 Versetto 29. E il timore di Dio era su tutti i regni di questi paesi,
i cui eserciti furono uccisi, e tutti gli altri vicini; poiché la parola these è data:
quando ebbero udito che il Signore combatteva contro i nemici d'Israele; e avevano paura di invadere il loro paese, o di far guerra contro di loro; né gli Edomiti osarono ribellarsi ai tempi di Giosafat
30 Versetto 30. Così il regno di Giosafat fu tranquillo,
Sia all'interno che all'esterno; erano in pace tra loro, e nessuno dall'estero osava molestarli.
perché il suo Dio gli dava riposo tutt'intorno; da tutti i suoi nemici; il Targum ce l'ha, la Parola del suo Dio; e così, nel versetto precedente, la Parola del Signore combatté; e in 2Cronache 20:28 la Parola del Signore li fece rallegrare
31 Versetto 31,32. Giosafat regnò su Giuda,
Di questi due versetti, vedi Gill in " 1Re 22:42". Vedi Gill in "1Re 22:43"
32 Versetto 32. Vedi Gill su " 2Cronache 20:31"
33 Versetto 33. Ma gli alti luoghi non furono tolti,
Gli alti luoghi, dove si adoravano gli idoli, furono tolti, 2Cronache 17:6, ma non quelli dove si offrivano sacrifici al vero Dio.
poiché il popolo non aveva ancora preparato il suo cuore al Dio dei suoi padri; per cercarlo e servirlo interamente, secondo la sua volontà, per offrirgli sacrifici solo a Gerusalemme, come richiedeva la legge, Deuteronomio 12:5-7, non potevano ancora essere persuasi a rinunciare agli alti luoghi, costruiti e utilizzati prima che il tempio fosse; in parte perché erano più vicini ad alcuni di loro di così, e in parte per venerazione verso di loro, essendo usati da molto tempo
34 Versetto 34. Ora il resto delle azioni di Giosafat, il primo e l'ultimo,
Quelli che furono fatti all'inizio e quelli che furono fatti alla fine del suo regno,
ecco, sono scritte nel libro di Ieu, figlio di Hanani, che è menzionato nel libro dei re d'Israele; vedi 1Re 16:1,7, lo stesso che rimproverò Giosafat, 2Cronache 19:2. Egli scrisse un libro del suo tempo, e che era così stimato, secondo Kimchi, che fu scritto con, o messo insieme ad esso, il libro dei re d'Israele, poiché così egli interpreta la frase; ma il Targum lo capisce che Jehu era lo storiografo del re, che aveva la cura e la supervisione del diario, del diario o degli annali dei re d'Israele
35 Versetto 35. Dopo queste cose, Giosafat, re di Giuda, si unì ad Acazia, re d'Israele,
Cioè, non dopo l'invasione dei Moabiti, ecc. e la loro uccisione, ma dopo che Giosafat tornò da Ramoth di Galaad, quando fu rimproverato da un profeta per aver aiutato gli empi, 2Cronache 19:1,2 così che fu un grande aggravamento della sua follia e debolezza, che dopo, e subito dopo, si unisse a un principe malvagio, sebbene non in guerra, ma nel commercio; poiché così dev'essere, giacché Acazia regnò solo due anni, e quelli non completi, vedi 1Re 22:51, ma qui è narrato, affinché le debolezze e le imperfezioni di Giosafat potessero essere messe insieme:
che ha agito molto malvagiamente; cioè Acazia, che camminò nelle vie di Acab suo padre, di Izebel sua madre e di Geroboamo figlio di Nebat, 1Re 22:52
36 Versetto 36. E si unì a lui per costruire navi per andare a Tarsis,
Di ciò, Vedi Gill in " 1Re 22:48", e sebbene vi sia detto, 1Re 22:49, che Giosafat rifiutò di lasciare che i servitori di Acazia andassero con i suoi, ciò avvenne dopo che era stato rimproverato per essersi unito a lui, e dopo che le navi furono spezzate;
e costruirono le navi a Ezion-Gheber; di cui vedi Gill in " 1Re 9:26"
37 Versetto 37. Eliezer, figlio di Dodavah, di Mareshah,
Una città della tribù di Giuda, Giosuè 15:44
profetizzò contro Giosafat, dicendo: "Perché ti sei unito ad Acazia; un principe idolatra, con il quale non avrebbe dovuto avere alcuna comunione, nemmeno nelle cose civili, essendo sia un tollerarlo, sia esporre se stesso e il popolo al pericolo:
il Signore ha spezzato le tue opere; le navi costruite a spese congiunte dei due re, cioè il Signore aveva deciso di spezzarle, e ora prediceva che lo avrebbe fatto; il Targum è,
"la parola dell'Eterno ha distrutto le tue opere":
e le navi si spezzarono, e non poterono andare a Tarsis; Vedi Gill in "1Re 22:48"
Commentario del Pulpito:
2Cronache 20
1 Di questo capitolo, con i suoi trentasette versi, solo i sei versetti (31-36) trovano un duplicato o un parallelo nei Re 1Re 22:41-49
Il capitolo è occupato da una dichiarazione dell'invasione di Giuda da parte dei Moabiti e degli Ammoniti e di alcuni altri problematici (Versetti. 1, 2); con un resoconto del modo in cui il re e il popolo si prepararono ad affrontare la crisi (Versetti. 3-13); con la profezia di Jahaziel il Levita su come, in certe condizioni, sarebbero andate le cose (Versetti. 14-19); e con la narrazione della vittoria, e il modo in cui essa si è compiuta (Versetti. 20-30); mentre i versetti rimanenti riassumono in parte e poi concludono il racconto della vita, del carattere e del regno di Giosafat
I figli di Moab. In 2Re 3:5-27 leggiamo di una ribellione da parte di Moab, e della vittoria di Gioram, re d'Israele, insieme a Giosafat e al re di Edom, su Moab, ora probabilmente in cerca di vendetta. Accanto agli Ammoniti. La lettura della nostra Versione Autorizzata qui non può reggere. La Settanta ci dà alcune indicazioni sul nome "i Minoei". Con la semplice trasposizione di un carattere ebraico nel nome Ammoniti, otteniamo il nome Maoniti (leggi μyniwOm) per μyniwOM), cioè il popolo di Maon, una città vicino a Petra, senza dubbio Edomita (vedi Versetti. 10, 22, 23), e forse lo stesso con la Settanta Minoei
vedi anche 2Cronache 26:7
OMILETICA
Versetti 1-37.-
L'ultimo capitolo della carriera di Giosafat
Gli aspetti in cui il carattere di Giosafat si offre alla nostra vista, nell'ultima volta che lo abbiamo visto, sono ora da considerare. Pochi sono gli uomini che si comportano bene nella prosperità, specialmente se la prosperità è grande; e ce ne sono molti che non si sottomettono bene alla disciplina dell'avversità. Di quest'ultima debolezza della natura umana non si può dire che Giosafat fosse un esempio. La punizione che era stata predetta, quella solenne conseguenza, in ogni caso, di "aiutare gli empi e amare coloro che odiano il Signore; perciò l'ira su di te è d'innanzi al Signore", 2Cronache 19:2
ora incombente; e quasi tutto ciò che rimane da registrare riguardo a Giosafat è occupato dall'argomento di questo capitolo, del modo in cui Giosafat affrontò i suoi giorni malvagi. Non li ha sfidati, non li ha aggravati, non ne ha fatto un caso di rimpianto senza speranza; Li ha incontrati con uno spirito calmo, coraggioso, religioso. Le indicazioni e le prove di ciò sono evidenti come segue
L 'ALLARME DI CIÒ CHE STAVA PER ACCADERE È SUBITO ASCOLTATO ED È SUBITO PREPARATO. (Versetti 1-4.)
II LA PRIMA PREPARAZIONE IMMEDIATA È IL RICORSO ALLA PREGHIERA. Alla presenza di tutta "la comunità di Giuda e di Beniamino, nella casa del Signore", quando "tutto Giuda stava davanti al Signore, con i loro bambini, le loro mogli e i loro figli" (Versetti 5, 13), si prega Dio, preghiera che racconta i suoi grandi attributi; che rivendica la sua Paternità come garantita da promesse e patti antichi; che prova le sue opere potenti; che pone la stretta della fede sul tempio relativamente recentemente costruito, consacrato e dedicato, con tutto ciò che esso comportava; che trova un argomento, anche, nella turpitudine particolarmente ingrata del nemico, che ora è la parte attaccante; e che si chiude con una bella e senza riserve di fiducia in Dio e di totale sfiducia in se stessi (Versetti, 5-12)
III LA PROMESSA, CON LA QUALE QUELLA PREGHIERA VIENE ESAUDITA, VIENE AFFERRATA, VIENE AFFERRATA CON GRATITUDINE, VIENE CREDUTA INCROLLANTEMENTE. La promessa è molto graziosa, molto liberale, trasmessa in modo molto incoraggiante e incoraggiante, e Giosafat è sopraffatto dall'impressione di essa (Versetto 18)
IV GIOSAFAT, IL POPOLO E I LEVITI, TUTTI DI COMUNE ACCORDO, LO ACCETTANO CON TALE FEDE, CHE LA GIOIA, LA LODE E IL RINGRAZIAMENTO SONO TUTTI RESI DALL'ATTESA. (Versetti 14-19.) L'ispirato levita aveva comunicato la promessa, e vi aveva aggiunto tutto l'incoraggiamento e l'esortazione, in primo luogo; ma leggiamo che Giosafat stesso assunse dopo di lui entrambi questi ministeri alla presenza del popolo, e nel suo grande desiderio di mantenerli completamente all'altezza (Versetti. 20, 21)
V QUANDO LA PROMESSA È ADEMPIUTA NELLA MISURA PIÙ SIGNIFICATIVA, IL RICONOSCIMENTO DI ESSA, E IL DOVUTO RINGRAZIAMENTO PER ESSA, NON SONO DIMENTICATI, E NON SONO RISPARMIATI; MA ALLA MISURA DELL'ABILITÀ UMANA CORRISPONDE AD ESSA. La testimonianza di ciò è esplicita e ripetuta, mentre la descrizione di ciò è estremamente vivida (Versetti, 26-28)
VI LA TESTIMONIANZA FINALE DELLO SFORZO COSTANTE E ONESTO DELLA VITA DI GIOSAFAT, DELLA SOLIDITÀ DELLA SUA OPERA E DELLA BENEDIZIONE CHE GRAVAVA SU DI ESSA DALL'ALTO. È verissimo che l'opera di Giosafat non era stata assolutamente perfetta, in quanto egli non era assolutamente riuscito (Versetto 33) in ciò che tuttavia aveva seriamente e coscienziosamente cercato 2Cronache 17:6
Ed è verissimo che il suo carattere, la sua vita e la sua opera non erano stati assolutamente perfetti, in quanto la sua defezione riguardo alla sua intimità con Achab -- ora stranamente ripetuta nell'esempio minore di Acazia e "le navi di Tarsis" (Versetti. 35-37) -- si oppone a lui. Anche quest'ultimo incontrò la sua punizione (Versetto 37); ma possiamo giudicare che è stato riconosciuto e di cui ci si è pentiti nel migliore dei modi, essendo stati abbandonati 1Re 22:49
Eppure non possiamo sbagliare a seguire, con il tenore della testimonianza della fedeltà e della grazia mescolate della biografia delle Scritture, e dire che, come il suo ultimo Ispiratore e Autore, ama "perdonare la trasgressione" e "coprire il peccato", e che l'ultima nota di Giosafat è che il suo cuore era retto, che "ha fatto ciò che era giusto, " e che lui e la sua opera furono benignamente accettati da Dio
OMELIE DI W. CLARKSON
Versetti 1-13.-
La fonte della salvezza nell'ora del pericolo
Molto improvvisamente la scena cambia in queste cronache del regno di Giuda. Dal pacifico e piacevole dovere di portare a termine le disposizioni per assicurare la giustizia in tutto il paese, Giosafat fu spinto a considerare l'allarmante notizia che una potente combinazione di nemici stava minacciando l'indipendenza del suo regno. Impariamo da questi fatti:
CHE POTREMMO TROVARCI IMPROVVISAMENTE IN UN PERICOLO MOLTO SERIO. Sembra che Giuda non abbia fatto nulla per provocare questo attacco, o che avesse motivo di aspettarselo. Venne su di loro come un tuono in un cielo limpido. Queste cose accadono alle nazioni, alle Chiese, alle famiglie, ai singoli uomini. In un quartiere del tutto inaspettato sorge una grave difficoltà. Quel potere che avrebbe dovuto essere un alleato diventa improvvisamente un nemico; quella stessa istituzione che era stata la fonte di sostentamento minaccia di trascinarci con sé nella rovina finanziaria; gli stessi uomini che promettevano di essere, e che erano, i nostri migliori amici su cui poter contare, si trasformarono in nostri avversari e vanificarono i nostri propositi; Il luminoso e brillante mattino è diventato un mezzogiorno nuvoloso e si profila una violenta tempesta. Purtroppo tutta la storia, l'osservazione e l'esperienza forniranno abbondanti prove che questo non è un evento straordinariamente eccezionale, ma occasionale o addirittura frequente nella vita umana. È una possibilità che ha così tante probabilità che facciamo bene ad essere preparati per non essere chiamati ad affrontarla
II CHE IL NOSTRO VERO RIFUGIO È IN DIO
1. Ma se deve essere così, dobbiamo essere in una giusta relazione con lui. Dobbiamo essere in grado di dire, con un significato profondo, non solo "O Signore Dio dei nostri padri", ma anche: "Non sei tu il nostro Dio?" (Versetti, 6, 7). Dobbiamo essere veri figli di Abramo, che fu egli stesso "amico di Dio" (Versetto 7). Dobbiamo essere distintamente e definitivamente dalla parte del Signore; dobbiamo stare con Cristo e non contro di Lui Matteo 12:30
Non possiamo cercare la grazia liberatrice di Dio se non siamo stati riconciliati con lui attraverso Gesù Cristo, se siamo rimasti tra coloro il cui "peccato ha separato tra loro e il loro Dio"
2. Allora ci deve essere una coscienza di rettitudine nelle circostanze speciali. Giosafat poté dichiarare che lui e il suo popolo erano nel paese come legittimi possessori del suolo; essi ereditarono da Dio stesso (Versetto 11), e questi invasori avevano completamente torto; il loro attacco era assolutamente indifendibile (Versetto 10). Il re poteva sostenere che la causa di Giuda era giusta e retta. Dobbiamo avere anche questa coscienza dell'integrità, se vogliamo ripiegare su Dio. "Se il nostro cuore non ci condanna, allora abbiamo fiducia in Dio"; 1Giovanni 3:21
ma altrimenti non possiamo alimentare le nostre speranze. Non possiamo chiedergli di intervenire a favore di una causa che è ingiusta, o in cui abbiamo agito in modo del tutto indegno del nostro Signore e Guida
3. Dobbiamo portare a Dio l' atteggiamento di dipendenza consapevole. "I nostri occhi sono su di te", dobbiamo essere in grado di dire, sinceramente Salmi 27:1 46:1 62:5,6
4. Dobbiamo essere uniti nel nostro atteggiamento e nella nostra azione. "Tutto Giuda stava in piedi davanti al Signore, con le loro mogli e i loro bambini" (Versetto 13). Non sono solo i capi o i rappresentanti che dovrebbero fare appello a Dio. Tutto il popolo, i "piccoli", la cui presenza e la cui preghiera potrebbero non sembrare così essenziali, si presentino davanti a Dio e si uniscano alla sua ricerca del suo aiuto
III CHE DOBBIAMO RIVOLGERCI A LUI IN MODO DIRETTO E SINCERO. Giosafat prese misure attive per ottenere l'intervento di Geova; egli "si mise a cercare il Signore" ss. (Versetti, 3-6). Ci conviene, nel giorno della nostra prova e del nostro pericolo, prendere misure attive per assicurare il soccorso misericordioso e potente del nostro Dio. Dobbiamo rivolgere a lui il nostro appello sincero e perseverante, e aspettare mentre lo aspettiamo. E il nostro appello, in ogni caso, sarà triplice. Supplichiamo:
1. La nostra totale impotenza a parte il suo potere di effettuazione. "Non abbiamo forza", ss. (Versetto 12). Naturalmente saremo vigili, diligenti, energici; metteremo in campo tutta la nostra abilità e forza; ma sentiremo che tutto sarà del tutto inutile a meno che il nostro Dio non operi con noi e attraverso di noi
2. Il suo potere onnipotente. (Versetti 6, 7.)
3. La sua fedeltà divina. (Versetti 6-9.) Anche noi, come il re di Giuda, possiamo invocare la parola inviolabile del nostro Signore. Egli ha promesso di essere con noi, di provvedere a noi, di guidarci in tutto il nostro viaggio, di darci la vittoria sui nostri nemici, di ricompensare il nostro fedele lavoro con un benedetto aumento; "E nessuno troverà vana la sua promessa". -C
OMELIE DI T. WHITELAW Versetti 1-4.-
Un allarme di guerra, un'invasione dall'est
HO UN RAPPORTO SORPRENDENTE. La sicurezza dell'impero di Giosafat era minacciata da un nemico formidabile
1.) La composizione del nemico. (versetto 1.)
(1) I figli di Moab. Discendenti di Lot e della sua figlia maggiore Genesi 19:37
Il loro territorio si trovava ad est del Giordano e del Mar Morto, e aveva come confine settentrionale prima lo Iabbok, Deuteronomio 2:20
e poi l'Amen, Numeri 21:13-26
il moderno Wddy Mojeb, di fronte a Engedi. Dopo la conquista gran parte di questa regione fu occupata dalla tribù di Ruben, il che indusse i Moabiti a compiere sforzi prolungati per recuperare i possedimenti perduti. Fecero questo subito dopo la morte di Giosuè, e acquistarono anche ascendenza su Israele finché il loro giogo non fu spezzato da Eud Giudici 3:12 , ecc
Al tempo di Saul problematici, furono completamente sottomessi da Davide 1Samuele 14:47; 2Samuele 8:2
Sotto Salomone o sotto i primi re d'Israele essi dovettero liberarsi di nuovo, poiché furono ancora una volta ridotti da Omri, il quale, secondo l'iscrizione moabita, "prese il paese di Medeba e lo occupò ai suoi giorni e ai giorni di suo figlio per quarant'anni" ('Annali', ss.), 11:166). Con l'ascesa al trono israelita di Ieoram, figlio di Acab, Mesa, figlio di Chemoshgad, si ribellò e riuscì a far valere la sua indipendenza 2Re 3:5
1. I figli di Ammon. Allo stesso modo i discendenti di Lot Genesi 19:38
Questi originariamente occupavano la stessa regione dei loro parenti, i Moabiti, ma alla fine furono "costretti a ritirarsi verso est verso l'acqua" Deuteronomio 2:37
dove rimasero sulle montagne, in un distretto non annesso da Israele, in cui il loro nome è ancora conservato ad Amman, l'antico Rabbath-Ammon" Numeri 21:24
(Conder, 'Manuale per la Bibbia', p. 237). Gli Ammoniti adoravano l'Essere supremo, sotto il nome di Moloch o Milcom 1Re 11:7
2. Le ammoniti. Probabilmente i Menniti, o Maoniti 2Cronache 26:7
-"una tribù il cui quartier generale era la città di Maan, nelle vicinanze di Petra, a est del Wady Musa" (Keil); in seguito sono descritti come "abitanti del monte Seir" (Versetti. 22, 23)
1. Il numero del loro esercito. "Una grande moltitudine" (Versetto 2) aveva spesso assalito Israele 2Cronache 14:11; Giudici 6:5; Giosuè 11:4
e poi assalì Giuda 2Cronache 32:7
Quando Salomone parlò di Israele come di un popolo come polvere per la moltitudine, 2Cronache 1:9
era retorica
2. Il luogo della loro intrappola. Hazazon-tamar, o "la potatura della palma" Genesi 14:7
- "un nome probabilmente conservato in quello del tratto chiamato Hasasah, 'ciottoli' vicino ad 'Ain-Jidy" (Condor, p. 414) -- altrimenti Engedi, o "fontana del capretto", l'odierna 'Ain-Jidy -- era situata sulla costa occidentale del Mar Morto, circa al centro e direttamente di fronte alle montagne di Moab. "Pochi paesaggi sono più impressionanti dell'improvviso dispiegamento del bacino del Mar Morto e della sua parete orientale dalla cima del passo di Engedi" (Tristram, in "Picturesque Palestine", 3:191). Le forze alleate probabilmente non avevano attraversato il lago (Giuseppe Flavio), ma ne avevano doppiato l'estremità meridionale
II UN'APPRENSIONE INQUIETA. Il timore di Giosafat era giustificato da una serie di circostanze
1.) Il carattere dell'invasione. Era la prima volta che il regno di Giosafat veniva esposto agli orrori della guerra all'interno dei suoi stessi confini. Fino a quel momento le campagne di Giuda erano andate oltre i limiti del suo territorio, come a Ramot di Galaad 2Cronache 18:28
Le guerre straniere tendono ad essere investite di una gloria spuria; La guerra in casa scopre a tutti le sue caratteristiche ripugnanti. Quando una terra diventa un campo di battaglia, allora
"Tutta la sua agricoltura giace su mucchi, corrompendo la sua stessa fertilità. La sua vite, l'allegra allegra allegra allegra del cuore, muore senza potatura", ss. (' Apocalisse Enrico V', atto 5. sc. 2.)
1. La combinazione dei poteri. Era tre contro uno, ma Giosafat non si fece scrupoli a unirsi prima con Acab contro Ben-Hadad, o poi con Israele ed Edom contro Moab 2Re 3:7
"Con quale misura mete", ss.), Matteo 7:7
si applica ai regni e ai re non meno che ai privati
2. La predizione di Ieu. Il figlio di Hanani aveva parlato dell'ira contro Giosafat per aver aiutato Achab: questa invasione era forse il compimento di quella minaccia? Giosafat avrebbe potuto tremare mentre rivolgeva i suoi pensieri a sud verso Engadi
III UNA PRUDENTE DECISIONE. Nell'improvvisa e pericolosa emergenza Giosafat decise di fare tre cose
1.) Mettersi a cercare il Signore. Cantici David aveva comandato a Israele: 1Cronache 16:10; Salmi 105:3
e Salomone, 1Cronache 22:19
se avessero prosperato come popolo e sovrani. Cantici ordinò ad Asa e ai suoi sudditi di ordinare al figlio di Oded, Azaria, se volevano proteggersi da tutti i futuri assalitori 2Cronache 15:2
Cantici Asa e i suoi sudditi lo fecero; e il Signore diede loro riposo tutt'intorno. Giosafat, forse ricordando questi particolari della storia nazionale, forse ricordando anche quanto disastrosamente si era comportato salendo contro Ben-Hadad senza l'aiuto di Geova, decise che la prima cosa da fare era stringere più strettamente l'alleanza fra lui e Geova, mediante una più diligente osservanza dell'adorazione e un più fedele adempimento del dovere. Come tutti i riformatori sinceri, sia nella Chiesa che nello Stato, Giosafat iniziò da se stesso Luca 4:23; Romani 2:21-23
e cominciò sul serio, mettendovi il cuore come un lavoro che gli piaceva e che intendeva portare a termine
2.) per proclamare un digiuno in tutto Giuda. Il digiuno è un accompagnamento abituale degli esercizi religiosi in Israele, specialmente nei momenti di ansia e angoscia, sia individuali che nazionali. Testimone i casi di, 2Samuele 12:16,21
Ester
Estere 4:16
Nehemia Neemia 1:4
Daniele Daniele 9:3
Dario Daniele 6:18
e degli ebrei a Mizpa ( Giudici 20:26 1Samuele 7:6
gli esuli di ritorno ad Ahava, Esdra 8:21
e i Niniviti Giona 3:5
Era inteso come un segno di autoumiliazione, un'espressione di dolore e una confessione di colpa
3.) Tenere un congresso nazionale a Gerusalemme. Se effettivamente convocò i capi e i rappresentanti del popolo, come Asa in precedenza, 2Cronache 15:9
non è dichiarato; ma i capi, i capi delle case patriarcali e gli uomini principali di tutte le città di Giuda si affrettarono verso la capitale per chiedere aiuto a Geova nella crisi che era scoppiata
LEZIONI
1. L'ostilità delle potenze mondiali verso la Chiesa di Dio, esemplificata in questa combinazione contro Giuda
2. La distinzione tra paura e vigliaccheria di fronte al pericolo, illustrata dal comportamento di Giosafat
3. Il posto e il valore del digiuno nella religione
4. La migliore difesa per una nazione nel momento del pericolo: la preghiera e la pietà
5. Il dovere e il vantaggio dei re e dei popoli che stanno fianco a fianco quando la loro sicurezza è minacciata
2 Al di là del mare su questo aiuto Aram (Siria); cioè a sud-est del Mar Salato, e qualcosa a ovest di Edom (la lettura corretta al posto di Aram, dove un resh aveva prodotto un daleth), Hazon-tamar Engedi; cioè il luogo Engedi (Ain-jiddy), una vivente "sorgente d'acqua" da una scogliera calcarea, a metà strada lungo la costa occidentale del Mar Salato, "in mezzo alle palme" (interpalmas), la parola composta "Hazazon-tamar" significa letteralmente, "la divisione della palma"
3 Proclamato un digiuno. Questa è la prima occasione registrata di un digiuno generale per proclamazione reale, e del digiuno individuale è notevole che non ci sia alcuna registrazione prima del tempo e dell'atto di Mosè
come ad esempio; Esodo 34:28
dopodiché, per il digiuno individuale, vengono occasioni come quelle di Davide 2Samuele 12:16
ed Elia; 1Re 19:8
per il digiuno generale, occasioni come quelle di Giosuè 7:6 Giudici 20:26; 1Samuele 7:6 ; e per il digiuno parziale, per autorità semi-regale, quello "proclamato" da Gezabele 1Re 21:9.12
4 Questo versetto esprime la risposta di tutto il regno all'annuncio di Giosafat
5 Il nuovo tribunale
vedi 2Cronache 4:9 15:8
Versetti 5-19.-
La preghiera di Giosafat
IO LA SCENA
1.) Il posto
(1) Gerusalemme, la metropoli del paese, la cui sicurezza era in pericolo
(2) La casa di Geova, il santuario sul monte Moria, eretto da Salomone come dimora per l'Iddio d'Israele
(3) Il nuovo cortile, il cortile esterno o grande del tempio 1Re 7:12
Un quadrilatero, questo era probabilmente chiamato "nuovo", perché era stato restaurato o riparato da Asa o da Giosafat
2.) L'assemblaggio
(1) Gli abitanti di Gerusalemme con le loro mogli e i loro figli
(2) I rappresentanti di Giuda da tutte le città del paese, incerti se accompagnati dalle loro mogli e dai loro figli
3.) Il supplicante. Giosafat si fece portavoce di se stesso e del suo popolo. Stando in piedi al centro della congregazione, offrì "senza forma né alcuna premeditazione (?) una delle preghiere più sensate, pie, corrette e, per quanto riguarda la sua composizione, una delle più eleganti mai offerte sotto la dispensazione dell'Antico Testamento" (Adam Clarke)
II LA PREGHIERA
1.) L'Essere a cui ci si rivolge: Geova. Adorato come:
(1) Personale e presente. Il Dio di Giosafat e del suo popolo (Versetti 7, 12). "Chi si accosta a Dio deve credere che egli è" Ebrei 11:6
(2) Ancestrale e fedele. Il Dio dei loro padri (Versetto 6), che aveva fatto alleanza con questi padri, Deuteronomio 5:2
e sarebbe rimasto fedele agli impegni allora assunti 2Cronache 6:14 1Re 8:57
(3) Celestiale e mondano. Il Dio del cielo e della terra, che dimorò tra gli eserciti della luce e regnò tra i regni dei pagani Daniele 4:35
(4) Universale e locale. Non solo il Dio di Israele e di Giuda, ma il Dio a cui tutti gli imperi e i sovrani dovevano fedeltà Salmi 103:19; 135:5,6 1Cronache 29:11; Daniele 4:17; Apocalisse 11:4
(5) Onnipresente e onnipotente. Possedeva un potere e una potenza irresistibili a cui nessuno poteva resistere (Versetto 6)
2.) I motivi addotti
(1) Il patto misericordioso di Geova nel donare prima la terra al suo amico, il loro padre Abraamo, e alla sua discendenza per sempre; Genesi 12:1 13:17
secondo, scacciare gli abitanti del paese che li precede Esodo 33:2 34:11 Deuteronomio 11:23; Salmi 44:2
e terzo, stabilendo loro il possesso del territorio lasciato vacante, così che per secoli vi avevano abitato Levitico 25:18; Deuteronomio 12:10
(2) L'attesa di Giuda, che Geova li avrebbe ascoltati e custoditi quando in pericolo avrebbero invocato il suo Nome (Versetto 9). In questa speranza il tempio era stato edificato, e nella convinzione che questa speranza si sarebbe avverata essi si trovarono ora davanti alla presenza di Geova Salmi 146:5
(3) L'ingratitudine del nemico, che Israele in viaggio dall'Egitto non aveva avuto il permesso di invadere, Deuteronomio 2:4,9,19
e che ora ripagava la sua clemenza tentando di cacciarla dalla sua terra. Tale ingratitudine da parte delle nazioni e degli individui non è affatto infrequente. Le uniche cose che gli uomini trovano facile ricordare sono gli insulti e le offese; Le gentilezze rimangono con difficoltà nella memoria umana Genesi 40:23 1Samuele 23:5-12; Ecclesiaste 9:14-16; 2Cronache 24:22
(4) L'impotenza di Giuda. Giosafat e il suo popolo non avevano la forza di combattere contro una così grande compagnia. Nessuno dei due sapeva in quale direzione girare o cosa fare. Non si può presentare al Cielo una supplica migliore di una confessione della debolezza umana, Salmi 6:2 22:11
poiché la forza di Dio si perfeziona nella debolezza 2Corinzi 12:9
(5) L'atteggiamento in cui si trovavano allora. I loro occhi aspettavano Geova, Salmi 25:15 121:1,2 123:1,2
fiducioso, desiderante, in attesa. Avevano riposto la loro speranza e si aspettavano il loro aiuto da lui, come in una crisi simile aveva fatto Asa 2Cronache 14:11; Salmi 121:1
3.) Le petizioni sollecitavano. Che Geova
(1) giudicare e sconfiggere i loro nemici;
(2) ascoltarli e aiutarli, i firmatari. Le due richieste erano inscindibili. La liberazione di Giuda poteva avvenire solo attraverso la distruzione dei suoi avversari. La Chiesa di Dio può ancora unire le due petizioni
III LA RISPOSTA
1. Da chi è proceduto. Geova (Versetto 15), o lo Spirito di Geova (Versetto 14). Nessuna risposta alle preghiere se non da parte sua. Le labbra umane possono rispondere per Dio solo nella misura in cui Egli vi mette le sue parole Isaia 51:16; Ezechiele 3:17; Geremia 5:14
2. Attraverso chi ha comunicato. Jahaziel, figlio di Zaccaria, figlio di Benaia, figlio di Jeiel, figlio di Mattania, levita dei figli di Asaf, uomo di
(1) onorevole genealogia, essendo il quinto in discendenza, non dall'emanita Mattania, contemporaneo di Davide, 1Cronache 25:4,16
ma da Nethania l'Asafita; 1Cronache 25:2,12
la lettera n è stata accidentalmente cambiata in a (Movers, Keil, Bertheau);
(2) rango onorevole, essendo un levita, e quindi di rango sacerdotale; e
(3) chiamata onorevole, essendo, come figlio di Asaf, un capo di salmodia nel culto del tempio, e ora improvvisamente investito della dignità dell'ufficio profetico. Dio può trovare profeti ovunque quando li vuole, non essendo vincolato alla successione profetica più di quanto non lo sia alla successione apostolica -- Eliseo all'aratro, 1Re 19:19
Amos tra i mandriani Amos 1:1
1. A chi era indirizzato. A tutto Giuda, agli abitanti di Gerusalemme e a Giosafat, le persone nel cui nome e per conto delle quali era stata pronunciata la preghiera
2. Di cosa consisteva
(1) Un dissuasivo contro la paura. "Non abbiate timore né sgomento a causa di questa grande moltitudine", simile a quella data da Mosè agli Israeliti in fuga, Esodo 14:13
e per una ragione simile, che la battaglia era di Geova più che loro, ed egli avrebbe combattuto con loro e per loro Esodo 14:14 1Samuele 17:47
Lo stesso vale per la battaglia che la Chiesa cristiana è chiamata a sostenere contro le tre potenze del male, conosciute come il mondo, la carne e il diavolo Matteo 10:28
(2) Un comando di avanzare. "Scendete contro di loro" (Versetto 16), esattamente come Mosè ricevette l'ordine di dire ai figli d'Israele affinché andassero avanti Esodo 14:15
Per quanto poco il popolo di Dio possa o possa fare se lasciato a se stesso, non è libero di fare il codardo di fronte al nemico Deuteronomio 31:6 2Samuele 10:12; Marco 15:43; Atti 9:27; 2Pietro 1:5
per sprofondare nella disperazione o darsi alla fuga. Il loro dovere è quello di rimanere saldi, di abbandonarsi come gli uomini, di essere forti e di perseverare
(3) Una direzione dove trovare il nemico. "Ecco, essi salgono presso la rupe o 'salita' di Ziz, e li troverete alla fine della valle, davanti al deserto di Jeruel" (Versetto 16). Questa è una parte del paese pianeggiante che si estende dal Mar Morto alle vicinanze di Tekoa, e chiamato El Husasah, da un guado sul suo lato settentrionale (Robinson, vol
(2.) p. 243). La salita o strada di montagna, Hazziz, conduceva verso di essa da Engedi
(4) Un'istruzione su cosa fare quando li si incontra. Per mettersi in assetto di battaglia, stare fermi e vedere la salvezza di Dio (Versetto 17). Non avrebbero avuto bisogno di combattere. Geova avrebbe fatto il resto. Confrontate ancora gli ordini di Mosè con quelli degli Israeliti Esodo 14:13
L'istruzione qui data ha la sua controparte in quella data dal vangelo ai peccatori: "A chi non opera, ma crede", ecc Romani 4:5
(5) Un incoraggiamento a sperare nella vittoria. "Il Signore sarebbe stato con loro" (versetto 17) e avrebbe combattuto per loro come aveva fatto per Israele al Mar Rosso Esodo 14:13
e a Gabaon, Giosuè 10:14
come Mosè promise che avrebbe fatto ogni volta che avrebbero affrontato i loro nemici, Deuteronomio 20:4
e come Neemia Neemia 4:20
in seguito credette di sì. La stessa presenza è ancora di cui gode la Chiesa di Dio Matteo 27:20
IV IL RICONOSCIMENTO
1. Dal re. "Giosafat chinò il capo con la faccia a terra" (Versetto 18), in segno di umiltà e riverenza, oltre che di adorazione e sottomissione 2Cronache 29:30; Genesi 18:2; 24:26; Esodo 4:31 34:8 Giosuè 23:7
2. Dalle persone. "Tutto Giuda e gli abitanti di Gerusalemme caddero davanti al Signore", in un solenne atto di adorazione
3. Dai leviti. Quelli che appartenevano ai figli dei cheatiti e ai figli dei Corahiti "si levarono per lodare il Signore Dio d'Israele con voce altissima", aggiungendo note di ringraziamento e di allegrezza a quelle di adorazione e umiliazione che la misericordiosa risposta di Geova ispirò
Imparare:
1. Il più grande bisogno dell'uomo: un Dio a cui rifugiarsi nell'ora dell'angoscia e nel giorno della calamità
2. La più alta gloria di Dio: che egli possa ascoltare la preghiera e salvare i periti
3. Il pericolo più grande dei nemici della Chiesa: il fatto che Geova combatta contro di loro
4. La più sicura garanzia di vittoria per la Chiesa di Gesù Cristo: il fatto che la battaglia è del Signore
5. La speranza più luminosa per un peccatore ansioso: che ha solo bisogno di fermarsi e vedere la salvezza di Dio
6 Versetti 6-12.-Le preghiere registrate della Scrittura sono davvero ciò che ci si aspetterebbe che siano, preghiere modello, e il presente un esempio modello delle stesse (vedi omiletica). La preghiera che abbiamo davanti invoca l'unico Dio "che è nei cieli", lo rivendica il Dio "dei nostri padri", recita la sua autorità universale in alto, in basso; invoca la sua precedente condotta del "popolo Israele", in particolare il suo stabilimento di quel popolo nel suo paese attuale; Ricorda in modo molto toccante il suo patto di condiscendente, eterna "amicizia" con Abraamo, il grandioso originale del popolo Genesi 18:17-19,33; Esodo 33:11
fa menzione della consacrazione della terra da parte del santuario, e in particolare del servizio stesso della consacrazione e della speciale disposizione che prevede in tale servizio una crisi come quella attuale 1Re 8:33-45; 2Cronache 6:24-35 7:1
e poi (Versetti. 10, 11) espone acutamente il caso e la denuncia con le sue aggravanti Deuteronomio 2:4,8,9,19 Numeri 20:21 ; e Giudici 11:18
con un appello di commiato, la confessione della propria debolezza, ignoranza e dipendenza non finta, affida la causa del popolo allarmato a Dio. I nostri occhi sono su di te. Così, con una moltitudine di altri passaggi, quello modello supremo, Salmi 123:2
7 L'amicizia con Dio
"Abramo tuo amico."
1.) Prima che Gesù venisse a rivelare Dio alla nostra razza come lo rivelò, l'Eterno era conosciuto e adorato principalmente come l'Onnipotente, o come il Creatore di tutte le cose, o come il Sovrano Divino, al cui governo siamo tenuti ad obbedire. Non esclusivamente; poiché era conosciuto come il Padre degli uomini Deuteronomio 32:6 1Cronache 29:10; Isaia 63:16, 64:8; Salmi 103:13
Anche qui si parla di lui come di un Amico (e vedi Isaia 41:8; Giacomo 2:23
Ma è evidente che Dio fu appreso in tal modo solo in senso ristretto, e in numero molto limitato
2.) Fu Gesù Cristo che rivelò il Padre come Padre delle anime; Ha lavato chi ci ha insegnato a rivolgerci a Lui in quanto tale, a pensare e parlare di Lui in quanto tale, ad avvicinarci a Lui e a vivere davanti a Lui come tale
3.) È Gesù Cristo che ci ha anche permesso di pensare e di sentirci verso Dio come nostro Amico. "Vi ho chiamati amici", disse ai suoi discepoli Giovanni 15:15
Ed egli si è talmente relazionato con noi che in lui possiamo riconoscere Dio come il nostro Amico Divino; come Uno di cui possiamo giustamente parlare, e verso il quale possiamo osare sentirci e agire come nostro Amico. Ma su quale base e sotto quali aspetti? Sulla base di
HO RICAMBIATO L'AMORE; incluso, ciò che ogni vero amore deve includere, sia l'affetto che la fiducia. Dio ci ama. Egli ci ama con affetto paterno, come i suoi figli che un tempo erano davvero lontani da lui, ma ora si sono riconciliati con lui; come coloro che gli sono diventati cari, sia per il suo grande sacrificio per amor loro, sia per il loro cercarlo e arrendersi a lui. E Dio si fida di noi. Egli non ci tratta come schiavi, ma come figli; Egli non stabilisce un codice di regole rigido e severo con cui deve essere regolata la nostra condotta quotidiana; Egli ci dà alcuni principi generali e confida che li applichiamo alle nostre circostanze. Noi, in cambio, lo amiamo e ci fidiamo di lui. Non avendolo visto, ma avendo compreso il suo carattere e la sua disposizione verso di noi in Gesù Cristo, avendo compreso quanto grande e insuperabile fosse in lui la sua benignità verso di noi, Tito 3:4
Lo amiamo in risposta 1Giovanni 4:19
E in Lui, nella sua fedeltà, nella sua sapienza e nella sua bontà, abbiamo una fiducia incrollabile. Così abbiamo l'amore reciproco dell'amicizia
II STRETTA SOMIGLIANZA DI CARATTERE E SIMPATIA. Non ci può essere amicizia degna di questo nome dove non c'è questa. Il nostro carattere e le nostre simpatie devono essere essenzialmente simili, devono essere sostanzialmente gli stessi. E così è per il Divino Signore e per coloro che portano degnamente il suo Nome. Il suo carattere è il loro; i suoi principi sono i loro; Le sue simpatie sono le loro. Ciò che ama e ciò che odia, lo amano e lo odiano. Verso tutto ciò da cui (e verso tutti coloro da cui è attratto) è attratto, sono attratti; ciò che lo respinge, li respinge. Qui è la vera base dell'amicizia, e anche quella distanza della natura che separa il Divino dall'umano non è un ostacolo. Essendo così essenzialmente simili a Cristo come lo sono i suoi veri seguaci, essi sono i suoi amici e lui è il loro
III UNITÀ DI SCOPO E DI AZIONE. L'amicizia si stabilisce e si nutre di uno scopo comune e di un lavoro comune. Coloro che uniscono il cuore e la mano in qualsiasi nobile impresa si uniscono in forti legami di vera compagnia. È così con il nostro Maestro e con noi stessi. Egli è impegnato nel sublime compito di recuperare un mondo perduto alla conoscenza, all'amore, alla somiglianza di Dio; lo siamo anche noi. Egli ha lavorato e sofferto per raggiungere quel fine gloriosissimo; Anche noi. Noi siamo "operai insieme a lui". La sua causa è la nostra; lui e noi siamo decisi a realizzare lo stesso grande scopo; E mentre Egli opera attraverso di noi e in noi, Egli opera anche con noi in questo più grande e nobile di tutti gli scopi terreni. "Noi siamo operai insieme a Dio"; 1Corinzi 3:9
"Noi quindi, come lavoratori insieme a 2Corinzi 6:1
Siamo suoi amici. Farci:
1. Rendetevi conto di quanto sia alto l'onore che ci ha così conferito
2. Vediamo di camminare degnamente di una così alta proprietà
3. Fai attenzione che non lo facciamo mai o diventiamo ciò che ci farà perdere un così grande patrimonio. Facciamoci trovare fedeli come amici di Dio. - C
13 Se l'intera narrazione richiedeva un tocco in più, lo ha nella patetica, breve, eloquente grafica di questo verso. I loro piccoli. La familiare parola ebraica (μp; f) esprime il passo rapido e inciampante dei giovani e delle donne. Gesenius lo considererebbe in questo passaggio come se designasse l'intera famiglia come distinta dal capo di essa, e come amplificata da "mogli" e "figli" citati in seguito, citando il supporto molto insufficiente di Genesi 47:12. Il nostro testo ricorre di nuovo in 2Cronache 31:18
14 Jahaziel. Questo Jahaziel, un levita dei figli di Asaf, non è menzionato altrove. La sua genealogia viene fatta risalire a Mat-tania, cioè Nethania, 1Cronache 25:2
che è parallelo ad Amaria di 1Cronache 6:11. È molto probabile che il Salmi 83, che è un salmo di Asaf, e che menziona l'inimicizia di Moab, Ammon ed Edom, possa essere sincrono con questa storia
Versetti 14-19.-
Prima della battaglia: lezioni
Dopo aver fatto appello al Signore Dio dei loro padri, Giuda aspettava ora Dio. Né il re e i suoi sudditi dovettero aspettare a lungo. Abbiamo qui un esempio di
I LA PRONTEZZA DI DIO A RISPONDERE ALLA PREGHIERA DEL SUO POPOLO. "In mezzo all'assemblea", mentre erano ancora davanti al Signore, nell'atto stesso e nell'atteggiamento di preghiera, fu loro data una risposta. Mentre stavano ancora parlando, Dio udì Isaia 65:24
Sebbene non ci conceda sempre una risposta così rapida, tuttavia possiamo essere abbastanza sicuri che egli ascolta e presta sempre attenzione; e se c'è tale riverenza e fede come ce n'erano in questa occasione, possiamo essere certi che Dio si propone sempre subito di mandarci il miglior tipo di liberazione, anche se non inizia subito la serie di eventi o di forze che la porteranno a compimento
II CHE NON DOBBIAMO ESSERE MOLTO INFLUENZATI DALLA MERA GRANDEZZA. "Non temere a causa di questa grande moltitudine" (Versetto 15). Corriamo non poco il rischio di sopravvalutare il valore dei numeri, siano essi dalla nostra parte o contro di noi. E' un grave errore pensare di essere al sicuro perché siamo in larga maggioranza. Non c'è re e non c'è causa "salvata dalla moltitudine di un esercito" Salmi 33:16
La storia ha dimostrato più volte che la presenza di un gran numero di persone (soldati o sostenitori) genera spesso fiducia, e la fiducia genera negligenza e negligenza, e queste portano alla sconfitta e alla rovina. D'altronde, non è mai la quantità ma la qualità, mai la dimensione ma lo spirito, mai i numeri ma il carattere, che decide la giornata. Meglio il piccolo gruppo di uomini intrepidi sotto il comando di Gedeone, che il gran numero di deboli di cuore che furono lasciati indietro, o anche l'innumerevole schiera dei Madianiti. Possiamo non fidarci del numero dei nostri amici, e non dobbiamo temere le schiere dei nostri nemici. Se "la battaglia non è per i forti", certamente non lo è per la moltitudine
III CHE È TUTTO AVERE DIO DALLA NOSTRA PARTE. Possiamo essere certi che quando il popolo di Giuda ricevette questa assicurazione da Jahaziel, non solo si calmò e si sentì confortato, ma ebbe la sensazione che tutto sarebbe andato bene per loro
1. Che Dio aveva fatto sua la loro causa. "La battaglia non è tua, ma di Dio" (Versetto 15)
2. Che la presenza di Dio fosse loro concessa. "Il Signore sarà con voi" (Versetto 17)
3. Che Dio aveva promesso loro la sua salvezza, e quindi avrebbe operato per loro. "La salvezza del Signore" (Versetto 17). Questo era sufficiente anche per i timidi e i paurosi. Questo dovrebbe essere sufficiente per noi. Consapevoli che la battaglia che combattiamo è quella del Signore stesso, e non è solo o principalmente nostra; Sapendo che sarà con noi, e certi che risolverà una benedetta contesa, possiamo essere calmi, e persino fiduciosi, anche se il nemico sta avanzando
IV CHE DOBBIAMO ESSERE PRONTI A FARE LA NOSTRA PARTE E A FARE IL NOSTRO LAVORO, qualunque esso sia. "Scendete contro di loro" (Versetto 16); "Mettetevi in piedi, state fermi" (Versetto 17). Fare questo può essere stato troppo per l'inclinazione del codardo o dell'indulgente; Può essere stato troppo poco per gli attivi e i militanti tra il popolo; ma era sufficiente per gli obbedienti e i fiduciosi. Dio vuole che portiamo il nostro contributo di attività e di devozione alla grande campagna spirituale. Ma potrebbe non essere solo quel tipo o solo quella misura che dovremmo scegliere se avessimo la nostra scelta. Dobbiamo lasciare che sia lui a scegliere il nostro servizio e la nostra eredità Salmi 47:4
per noi; e che si tratti di alto o di umile, di più grande o di più piccolo, dovremmo essere più che contenti che egli ci stia chiamando al campo in cui Cristo è il nostro Capitano
V CHE UNO SPIRITO DI RIVERENTE GRATITUDINE È SEMPRE IN DIVENIRE. (Versetti 18, 19.) Prima che le grida di vittoria siano nell'aria, mentre andiamo alla battaglia in cui Dio ci guida, mentre prestiamo servizio sotto un Divino Salvatore, mentre prevediamo la contesa, finché confidiamo in lui e non confidiamo in noi stessi, facciamo bene a riempire il nostro cuore e a far udire i nostri canti con riverente gioia
15 La battaglia non è vostra, ma di Dio; cioè Dio combatterà (vedi Versetto 17, prima e terza frase); così anche 1Samuele 17:47
16 La scogliera di Ziz. Leggete con Revised Version, la salita di Ziz (o probabilmente Hazziz), luogo nominato solo qui. La parola ebraica qui tradotta "scogliera" è il familiare hle
che significa "un'ascesa" o "un terreno in salita". È sostituito nella Septuaginta sia da ajnabasiv che da prosbasiv. Stanley, in un'interessante nota sulla parola ('Sinai and Palestine,' p. 500, ed. 1866), dice che è applicata a diverse località della Palestina, cioè:
(1) L'"ascesa di Akrabbim", cioè gli scorpioni Numeri 34:4 Giudici 1:36; Giosuè 15:3
sul confine meridionale di Giuda e probabilmente lo stesso del passo di Safeh
(2) "L'ascesa ad (o di) Adummim", cioè "l'ascesa del Rosso", vicino a Ghilgal, al confine tra Giuda e Beniamino, Giosuè 15:7 18:17
probabilmente lo stesso con il "Passo di Gerico"
(3) L'"ascesa al Gut" 2Re 9:27
(4) Il nostro testo attuale
(5) L'"edificazione di Luhith" a Moab Isaia 15:5; Geremia 48:5
La parola è anche applicata al ripido passo da Gabaon a Beth-; Giosuè 10:10 RAPC 1Ma 3:16
alla strada che sale sul Monte degli Ulivi; 2Samuele 15:30
e all'avvicinarsi della città in cui Samuele unse Saul, 1Samuele 9:11
cioè "la collina fino alla città". Il passo, Giudici 8:13, Versione Autorizzata "prima che sorgesse il sole", Versione Riveduta "dall'ascesa di Heres", indica forse un luogo rialzato, nominato. "l'ascesa del sole", o "di Heres". Il seguente estratto da Keil, con le sue citazioni da Robinson, è interessante. "La selvaggia Jezreel era senza dubbio il nome di una parte della grande distesa di terra delimitata a sud dal Waddy El Ghar, e che si estendeva dal Mar Morto fino alle vicinanze di Tekoa, che ora è chiamata El Hassasah, dal nome di un waddy sul suo lato settentrionale. L'intero paese sul lato occidentale del Mar Morto, dove non è costituito da creste montuose o da profonde valli, è un altopiano che degrada gradualmente verso est, interamente desolato, coperto solo qua e là da pochi cespugli e senza la minima traccia di essere mai stato coltivato" (Robinson's 'Palest., sub voce). La nostra attuale ascesa di Ziz, o Hazziz, è forse rimasta nel Waddy El Hassasah Robinson ritiene che sia il passo che attualmente conduce da Ain-jiddy all'altopiano. Eppure è descritto da lui come un "passo spaventoso", e qui non ci si può certo pensare, anche se si può supporre che il nemico, come i beduini, ora nelle loro incursioni, abbia marciato lungo la riva del mare e sia salito sull'altopiano solo a Engaddi; poiché gli Israeliti non incontrarono il nemico in questa ascesa, ma lassù sull'altopiano". Giuseppe Flavio traduce xyXih con eJxochv, ma senza alcuna giustificazione legittima. La fine del ruscello; cioè piuttosto la fine del ruscello, o il corso del ruscello quando c'era l'acqua per crearne uno
17 Alzatevi e vedete la salvezza del Signore con voi. Il grande originale di queste parole Esodo 14:13
sarebbe noto sia a Jahaziel che a Jehoshafat
18 L'infinito sollievo per la mente di Giosafat e del suo popolo trova ora espressione appropriata nella semplice adorazione. Magari questa prima gratitudine fosse sostenuta fino alla fine più frequentemente di quanto non sia comune trovare!
19 dei figli dei Korhiti; cioè, con la versione riveduta, dei Korahiti, che erano i migliori della famiglia cheatita 1Cronache 6:22 ; anche all'inizio del Salmi 42-49 ., Versione Autorizzata e Versione Riveduta
Keil traduceva: "Dei figli di Kehath, sì, dei Korahiti"
20 La natura selvaggia di Tekoa. Il re e il popolo, l'esercito, il profeta e i cantori leviti, partono presto per il deserto di Tekoa, a non meno di dieci miglia di distanza a sud di Gerusalemme, e da lì un po' di strada verso il Mar Morto. Sarete stabiliti. (Cantici Isaia 7:9
La fede e lo zelo di Giosafat lo rendono nervosamente ansioso che il suo popolo non rimanga indietro e non venga meno al suo dovere e alla grandezza dell'occasione
Versetti 20-30.-
Una vittoria senza colpo
I LA MARCIA VERSO TEKOA. (Versetti 20, 21.)
1.) La composizione dell'esercito
(1) Il re comandava in persona (Versetti. 25, 27). I monarchi moderni rimangono a casa quando i loro soldati vanno in guerra, e anche quando non lo fanno, raramente si pongono come Giosafat in prima linea tra le loro truppe. Forse "la discrezione è la parte migliore del valore", ma l'accordo si raccomanda come ragionevole che re e capitani debbano condividere i pericoli dei loro sudditi e seguaci
(2) Gli abitanti di Gerusalemme contribuirono con il loro contingente alla forza. Probabilmente il fiore delle truppe della nazione, queste potrebbero essere servite come guardia del corpo del re
(3) I guerrieri di Giuda completarono l'armamento. L'intero esercito si radunò e partì da Gerusalemme
2.) Il tempo della sua partenza. "Di buon mattino", cioè il giorno dopo l'assicurazione di Jahaziel. Un'indicazione di
(1) la fede, poiché senza di essa avevano esitato e ritardato, se non erano rimasti fermi e tremavano; Salmi 27:13
(2) zelo, scoprendo l'entusiasmo con cui si è imboccato il sentiero del dovere una volta che è stato indicato; Salmi 119:33
(3) coraggio, come non aver paura di nulla con Geova come Condottiero e Comandante Salmi 27:1
3.) L'indirizzo del suo re. In piedi davanti alla porta della città, mentre un reggimento dopo l'altro si metteva in fila e usciva, Giosafat li esortò (successivamente) a calmare la fiducia nel successo finale della campagna in cui stavano entrando
(1) Due cose raccomandò: la fede assoluta in Geova come Dio del loro patto, e la fiducia perfetta nei suoi profeti come portatori del suo messaggio
(2) Due cose egli promise: l'istituzione permanente del loro regno nonostante tutti gli attacchi dall'esterno; la sua certa prosperità attraverso l'essere esenti dall'incredulità, una fonte sicura ma fatale di debolezza e divisione
4.) Gli arrangiamenti o la sua marcia. Giosafat fece preparativi speciali per affrontare il nemico
(1) Si è tenuta una consultazione con il popolo. Oltre ad esortarli come sopra riportato (Bertheau, Keil), li prese in consiglio con se stesso, nella disposizione che seguì. Questa conferenza avvenne prima che l'esercito lasciasse Gerusalemme piuttosto che al suo arrivo a Tekoa
(2) I cantori furono nominati per marciare davanti alle truppe. Vestiti con paramenti sacri, i musicisti levitici dovevano lodare la bellezza della santità, o lodare il Signore nella bellezza della santità, dicendo: "Lodate il Signore; perché la sua benignità dura in eterno" Salmi 136
I loro canti e le loro lodi molto probabilmente iniziarono quando lasciarono la capitale, furono interrotti sulla strada per Tekoa, e furono ripresi di nuovo quando raggiunsero le vicinanze del nemico (Versetto 22)
5.) L'avanzata verso il nemico. Doveva sembrare un metodo di guerra singolare, ridicolo come la marcia dei guerrieri di Giosuè intorno alle mura di Gerico e la musica delle corna dei loro arieti dovevano apparire agli abitanti di quell'antica fortezza cananea Giosuè 6,12-16
II LA SCENA DALLA TORRE DI GUARDIA. (Versetto 24.) Questa "torre di guardia", un'altura nel deserto di Tekoa che dominava il deserto di Jeruel, dove giaceva accampata l'esercito invasore (Versetto 16), era probabilmente la collina conica Jebel Fureidis, o la Montagna Franca, da cui si può avere una vista del Mar Morto e delle montagne di Moab ("Pittoresca Palestina", 1:137). Da questa altura Giosafat e i suoi soldati videro l'intero terreno cosparso di cadaveri, e non si vedeva il vestigio di un nemico vivo. Il nemico era stato:
1. Completamente macellato. I cadaveri erano così numerosi che "a quanto pare nessuno era scampato" (Keil); ma il Cronista intendeva evidentemente descrivere un caso di sterminio non apparente, ma reale. Non solo tutti quelli che gli uomini di Giuda videro prostrati sul campo erano morti, ma di tutti quelli che erano saliti contro Giuda nessuno era scampato
2. Autodistrutto. Si erano gettati addosso e si erano annientati a vicenda. Forse non era notevole; Ladrini, rapinatori e uomini malvagi in generale spesso litigano e si distruggono a vicenda. Il peccato è che non sempre lo fanno prima di attaccare altre persone. In questo caso due cose erano notevoli: il momento in cui e il modo in cui è accaduto
(1) Accadde quando l'esercito cominciò a marciare e i Leviti a cantare e a lodare il Signore nella bellezza della santità (Versetto 22). Esattamente, quindi, quando il popolo di Dio manifestava la sua ubbidienza, fede, zelo e santità, i suoi nemici si distruggevano a vicenda. La stessa cosa accadrebbe nell'esperienza della Chiesa del Nuovo Testamento se essa affrontasse in modo simile i suoi avversari, prima vestendosi delle sacre vesti della santità, poi confidando in Dio per le vittorie che aveva promesso, anzi, lodandolo in anticipo a causa di esse, e poi andando a contemplarle e raccoglierne i frutti; Anche i suoi nemici si sarebbero distrutti
(2) È avvenuto attraverso lo strumento diretto di Dio. Geova pose contro i figli di Ammon, Moab e del monte Seir (Versetto 22) "bugiardi in agguato", che si supponeva fossero angeli o potenze celesti inviate da Dio, e chiamati insidiatores a causa dell'opera che facevano contro il nemico (Bertheau, Ewald), ma più probabilmente "Seiriti, avidi di bottino, che da un'imboscata attaccarono gli Ammoniti e i Moabiti" (Keil) Questi, allarmandosi per la loro sicurezza, non solo respinse i "bugiardi in agguato", ma si rivolse con furia contro i Seiriti che marciavano con loro, e li sterminò completamente; dopodiché, diventando sospettosi l'uno dell'altro, si lanciarono l'uno alla gola dell'altro e non si riposarono finché non si furono completamente distrutti a vicenda
III LA RACCOLTA DEL BOTTINO. (Versetto 25.)
1.) Gli articoli
(1) Ricchezze: beni mobili, come bestiame, tende, ss.), la solita ricchezza dei nomadi
(2) Cadaveri, cioè cadaveri di uomini e carcasse di animali; i primi con indumenti e gioielli, i secondi con finimenti e accessori. La lettura "indumenti" (Bertheau, Clarke), sebbene non inadatta, Giudici 8:26
probabilmente non è corretto
(3) Gioielli preziosi, "vasi del desiderio", ornamenti d'oro e d'argento come quelli che i soldati di Gedeone presero dai Madianiti Giudici 8:25
2.) La quantità. Cantici abbondanti che furono impiegati tre giorni per raccoglierlo, e quando fu raccolto si scoprì che era più di quanto potessero trasportare. Gli orecchini presi dai guerrieri di Gedeone dai Madianiti pesavano millesettecento sicli d'oro; Giudici 8:26
quella ottenuta dai soldati di Annibale nella battaglia di Canne fu così grande "ut tres modios aureorum annulornm Carthaginem mitteret, quos e manibus equitum Romanorum, senatorum et militum detraxerat" (Eutropii Historia Romana, 41)
IV L'ADUNATA A BERACHAH. (versetto 26.)
1. Il luogo. La valle, che in seguito prese il nome dall'incidente di cui fu teatro, doveva essere adiacente al campo di battaglia. Una traccia di esso è stata recuperata nel Wady Bereikut, a ovest di Tekoa, vicino alla strada da Hebron a Gerusalemme (Robinson, vol
(2.) p. 189). Non c'è motivo di identificarla (Thenius) con la parte superiore della valle di Kidron, in seguito chiamata valle di Giosafat Gioele 3:2,12
2. Il tempo. Il quarto giorno dopo il loro arrivo a Tekoa, i tre giorni intermedi erano stati impiegati per raccogliere il bottino
3. L' attività
(1) Per rendere grazie a Geova. Le misericordie nazionali dovrebbero ricevere un riconoscimento nazionale, proprio come i peccati nazionali richiedono la confessione nazionale. Pieni di gratitudine per la meravigliosa liberazione che avevano ricevuto, Giosafat e il suo popolo benedissero Geova nel luogo che aveva consacrato con una così meravigliosa interposizione a loro favore. Da questa circostanza la valle venne in seguito chiamata Emek-Berachah, o "la valle della benedizione"
(2) Per prepararsi al ritorno a Gerusalemme, cosa che fecero immediatamente
V IL RITORNO A GERUSALEMME. (Versetti 27, 28.)
1. Senza indugio. Dopo aver fatto risuonare il deserto con inni a colui che aveva colpito re grandi e famosi, Salmi 136:17,18
Non avevano nulla che li trattenesse dalle loro case
2. Senza perdite. Benché avessero riportato una gloriosa vittoria, nessuno della loro compagnia era rimasto sul campo di battaglia. "Tutti gli uomini di Giuda e di Gerusalemme che marciarono verso Tekoa tornarono nella capitale
3. Senza disordine. La stessa solenne e ordinata processione che aveva caratterizzato il loro andarsene distingueva ora il loro ritorno
4. Senza dolore. Pochi ritorni dal campo di battaglia sono privi di tristi ricordi; il loro era segnato da una gioia pura, alla quale davano espressione formale con salteri, arpe e trombe nella casa del Signore
Imparare:
1. La migliore prova di fede: l'obbedienza pronta e allegra
2. Il vero segreto della prosperità nazionale come individuale: la fede in Dio e nella Parola di Dio
3. Il valore del canto sacro come mezzo per eccitare il sentimento religioso e sostenere la fortezza religiosa
4. La necessità della santità in coloro che comandano o guidano l'esercito del Signore
5. La facilità con cui Dio poteva far sì che i nemici del suo popolo si annientassero l'un l'altro
6. Il ricco bottino che appartiene alla fede
7. Il gioioso ritorno a casa di tutti i guerrieri spirituali di Dio. - W
21 E dopo essersi consultato con il popolo; Cioè, forse semplicemente "conferirono" coloro che erano sopra i cantori, su chi dovesse essere il più importante nel guidare il servizio di lode, o su quali dovessero essere le parole cantate e altre questioni simili di dettaglio; o più probabilmente, considerando l'esatta forma di linguaggio usata, il riferimento è a ciò che ci viene detto che Giosafat aveva appena fatto, vale a dire, consigliava bene il popolo e dava loro buoni consigli. Lodate la bellezza della santità. La resa dovrebbe senza dubbio essere nella bellezza della santità, cioè nelle vesti della bellezza 1Cronache 16:29; Salmi 29:2 ; Margine della versione riveduta, in esercito sacro
Lodate il Signore; Versione riveduta, ringraziamo il 2Cronache 5:13 7:3,6 Salmi 106:136
22 Organizza imboscate. L'ebraico è μybira; m tn; cioè "mettere le persone in agguato" o "in agguato" (piel part. plur. di bra; ). Cantici Giudici 9:25, ma il participio kal con un significato apparentemente equivalente al futuro ricorre diciotto volte in Giosuè, Giudici, Samuele, Esdra, Geremia e Lamentazioni. Chi fossero le persone, soprannaturali o no, o quale fosse il loro modo di operare, non è detto, e non è chiaro. Gli effetti sono abbastanza chiari: in primo luogo i due alleati, Moab e Ammon, pensarono di vedere la ragione di piombare su di loro "del Monte Seir", e in secondo luogo, fatto ciò, di piombare l'uno sull'altro fino alla fine del reciproco sterminio. Erano colpiti. Il marginale, "si colpirono l'un l'altro", può essere migliore, ma non è affatto necessario, il significato è che collettivamente sono diventati i percossi invece di coloro che si percuotevano!
23 Questo versetto prosegue spiegando come ciò abbia portato a una sorta di duello triangolare su larga scala. Versetti 23-37.-
Durante e dopo la battaglia: lezioni
Armati di una santa fiducia in Dio, il re e il suo popolo avanzarono per affrontare i loro numerosi nemici con il cuore che sobbalzava e le labbra armoniose. Né erano ingiustificati nel farlo; L'evento giustificò completamente le loro speranze. Impariamo
I NOSTRI NEMICI A VOLTE SI SBARAZZANO L'UNO DELL'ALTRO. (Versetto 23.) A volte scopriamo che è meglio "lasciarlo in pace". Lasciamo che Simei "scagli pietre" contro di noi; Anche se sono parole di falsa accusa, faranno molto più male a lui che a noi. Che il nemico bestemmi; Le sue parolacce saranno un peso morto sui suoi stessi equilibri. Che gli uomini facciano attacchi virulenti alla nostra santa religione; si risponderanno l'un l'altro; possiamo dedicare meglio il nostro tempo (di regola) a sforzi positivi per edificare il regno di Dio
II Che, sotto la mano di Dio, IL MALE CHE TEMIAMO È PIÙ CHE BILANCIATO DAL BENE CHE GUADAGNIAMO. Quando l'esercito ebraico tornò dal deserto di Tekoa, riccamente carico di bottino (Versetto 25), avrebbe senza dubbio detto che era molto meglio per loro che la loro agitazione fosse seguita dal loro successo piuttosto che non avere alcuna invasione del nemico. Certamente si congratularono con se stessi per l'intero incidente e, in cuor loro, benedissero quei Moabiti e Ammoniti per aver dato loro una tale opportunità di arricchimento. Quando Dio è dalla nostra parte, possiamo aspettarci che i nostri pericoli scompaiano e che dalle cose che ci minacciano alla fine trarremo la benedizione. Questa è ora e sempre "la fine del Signore" ( Giovanni 5:11 Giobbe 42:10
Solo noi dobbiamo assicurarci che Dio sia dalla nostra parte; E questo possiamo farlo solo arrendendoci completamente a lui e al suo servizio, e facendo in modo di scegliere la parte della giustizia e dell'umanità, e non quella dell'egoismo e dell'orgoglio colpevole
III CHE LA BONTÀ DI CUORE DOVREBBE PRIMA PRENDERE LA FORMA DELLA GRATITUDINE. Dove se non verso la "casa del Signore" dovrebbe dirigersi quella processione esultante? (Versetto 28). La letizia trova la sua migliore espressione nel canto sacro, la sua migliore dimora nel santuario di Dio. Così e là sarà castigato; Sarà puro, sarà moderato, non lascerà dietro di sé alcun pungiglione di ricordi colpevoli. Inoltre, se non siamo prima grati a Dio per la nostra misericordia, ma piuttosto gratulatori di noi stessi, nutriremo uno spirito di compiacimento che probabilmente ci allontanerà dall'umiltà che è la nostra rettitudine e la nostra saggezza
IV CHE È BENE QUANDO IL NOSTRO TRIONFO SI PERDE NEL PROMUOVERE LA CAUSA DI DIO. Era molto importante che Gerusalemme fosse al sicuro; ma era più che "il timore di Dio era su tutti i regni" (Versetto 29). Possiamo rallegrarci di cuore che la nostra persona, la nostra famiglia, il nostro paese, siano stati preservati; possiamo rallegrarci molto di più quando la causa e il regno di Cristo sono stati grandemente avanzati. Questo dovrebbe essere l'oggetto della nostra sollecitudine e della nostra gioia
V CHE IL RIPOSO È IL LEGITTIMO ACQUISTO DEL LAVORO E DELLA LOTTA. (Versetto 30.) Il paese che ha conquistato la sua libertà religiosa con sofferenze eroiche e lotte (come l'Olanda) potrebbe benissimo accontentarsi di un lungo periodo di riposo e di pace. L'uomo che ha attraversato diversi decenni di attività ansiosa e laboriosa può benissimo godere di una lunga serata di vita quando il fardello è deposto e la spada è rinfoderata. Il servizio più tranquillo degli ultimi anni di vita sembra un preludio appropriato alle attività pacifiche e instancabili che costituiscono il resto dell'immortalità
VI CHE LE VITE UMANE PIÙ DEGNE NON CORRISPONDONO AL NOSTRO IDEALE. Se dovessimo costruire una vita umana ideale, non dovremmo introdurre un'altra combinazione imprudente (Versetto 37) e una disastrosa spedizione che getterebbe un'ombra sui suoi ultimi anni. Eppure questo fu il caso di Giosafat. La nostra vita, anche al suo meglio, non risponde alle nostre concezioni di ciò che è perfettamente bello e completo. Non dobbiamo cercare questo, perché molto raramente ne troveremo anche solo l'apparenza. Dobbiamo prendere l'uomo buono come Dio ce lo dona, con un'anima vera, con uno spirito coraggioso, con un cuore gentile e fedele, con un carattere molto giusto e forse molto fine, ma che lascia a desiderare; con un'ira che è molto utile e forse molto nobile, ma che porta segni di macchia fino alla fine
24 La torre di guardia. Seemi, 2Cronache 26:10, dove, tuttavia, la lDg ordinaria e non la parola presente (si trova solo, se non come nome proprio, qui e, Isaia 21:8
è impiegato. È poco probabile che anche qui si intenda costruire una torre di guardia, ma piuttosto un sito elevato e un punto di vista da cui un gran numero di persone poteva vedere. I nomi propri Mitzpeh (Mizpeh) e Mitzpah (Mizpah) sono naturalmente familiari. Essi guardarono la moltitudine. Giuda e il suo esercito e i cantori leviti annunciatori avrebbero ora visto in un nuovo significato la cosa detta da Jahaziel nel nostro Versetto 16: "Li troverete alla fine del corso del ruscello, davanti al deserto di Geruel". E nessuno scampò; cioè "senza eccezioni
25 Entrambi si arricchiscono con i cadaveri. Il testo ebraico recita letteralmente, sia ricchezze che cadaveri (nessun articolo). Il μyrigpW del testo, tuttavia, appare in diversi manoscritti ("vecchie autorità", Revised Version), come μydigbW ("indumenti"), e le versioni sia della Settanta che della Vulgata conferiscono la loro autorità a questa lettura. Gioielli. Il termine ebraico è ylek, la cui traduzione più frequente è "vasi", così resa, cioè centosessanta volte su circa trecentootto volte in tutto ciò che ricorre. Si tratta, tuttavia, di una parola di qualità molto generica, ed è resa qui come "gioielli" circa venticinque altre volte. Sembrerebbe inutile dirci che c'erano "cadaveri", nella traduzione nuda e cruda di "e cadaveri". La nostra Versione Autorizzata che rende "ricchezze con i cadaveri", naturalmente glossa ingegnosamente la difficoltà e ne dà un significato sufficientemente buono
26 Berachah. Questa è solo la felce ebraica. subst, da un verbo. È usato in 1Cronache 12:3 come il nome di un uomo. L'attuale nome della valle sopravvive nel Waddy Bereikat sulla strada di Hebron, oltre, quindi, la data fino a questo giorno dello scrittore
27 Il Signore li aveva fatti gioire. Si noti il linguaggio estremamente simile e quasi identico di Esdra 6:22 e Neemia 12:43, e si aggiunga anche al confronto l'ultima frase del nostro Versetto 29
29 Con questo versetto si confronti in particolare Versetti. 10, 11 del cap. 17
30 Il suo Dio gli diede riposo
così vedi 2Cronache 15:15
31 Con questo versetto riprende il parallelo di 1Re 22:41-50. In questo versetto troviamo l'aggiunta nel parallelo, molto naturalmente da considerare, di "cominciò a regnare nel quarto anno di Achab, re d'Israele". Per il resto i versetti sono quasi identici. Di Azubah non si sente più nulla
Versetti 31-37.-
La biografia di Giosafat
I LA DISCENDENZA DI GIOSAFAT
1.) Suo padre. Asa, un buon re che ha goduto di un regno lungo e onorato. Sebbene i buoni padri abbiano a volte figli cattivi, come nel caso dello stesso Giosafat, tuttavia c'è una presunzione a favore della riproducibilità della pietà di un genitore nel figlio. "Signore! Trovo che la genealogia del mio Salvatore sia stranamente a scacchi con quattro notevoli cambiamenti in quattro generazioni immediate
(1) Roboamo generò Abia; cioè un cattivo padre ha generato un cattivo figlio
(2) Abia generò Asa; cioè un cattivo padre, un buon figlio
(3) Asa generò Giosafat; cioè un buon padre, un buon figlio
(4) Giosafat generò Ioram; cioè un buon padre, un cattivo figlio
Vedo, Signore, che la pietà di mio padre non può essere implicata: questa è una cattiva notizia per me. Ma vedo anche che l'empietà effettiva non è sempre ereditaria: questa è una buona notizia per mio figlio" (Thomas Fuller, ' Good Thoughts in Bad Times,' p. 43)
2.) Sua madre. Azubah, la figlia di Shilhi. Altrimenti sconosciuta, era tuttavia la moglie di un brav'uomo, la consorte di un re pio
. ahimè! anche la madre di un figlio malvagio. Probabilmente era lei stessa una donna di valore, e a suo merito il suo nome è stato trasmesso ai posteri piuttosto come figlia di suo padre e sposa di suo marito che come madre di suo figlio. Nel suo caso la mano della Provvidenza ha steso un velo sulla sua sventura
II REGNO DI GIOSAFAT
1. Quando è iniziato. Quando aveva trentacinque anni. In questo caso non c'era posto per i guai del predicatore reale Ecclesiaste 10:16
2. Per quanto tempo è continuato. Venticinque anni, un quarto di secolo, durante i quali lui e il suo popolo sperimentarono gran parte del favore e della benedizione divina
3. Quando è finito. Quando aveva sessant'anni; cioè prima di raggiungere lo spazio assegnato di sessanta anni, Salmi 90:10
e dopo una vita più breve di quella di cui godettero in seguito alcuni dei suoi successori meno degni, ad esempio Uzzia 2Cronache 26:3
e Manasse 2Cronache 33:1
- una prova che la promessa di una lunga vita come ricompensa per la pietà non era intesa, nemmeno sotto l'Antico Testamento, per essere accettata universalmente e senza eccezioni
III IL REGNO DI GIOSAFAT
1. La sua estensione. Regnò su Giuda, il regno meridionale
2. Le sue condizioni. Tranquillo. Con l'eccezione appena menzionata, non aveva subito alcuna invasione. Non fu disturbato da faide intestine o conflitti civili
3. Il suo protettore. Testimone di Geova. "Dio gli ha dato riposo tutt'intorno"
IV VICINI DI GIOSAFAT
1. Il loro atteggiamento. Avevano timore di Giosafat e del suo popolo. Paragona il terrore dei popoli in mezzo ai quali passò Giacobbe nella sua fuga da Sichem a Ebron, Genesi 35:5
e il timore che cadde sulla città di Gerusalemme alla vista del miracolo della Pentecoste Atti 2:43
2. Il motivo. Udirono che il Signore combatteva contro i nemici d'Israele (Versetto 29). Cantici Miriam si aspettava che la notizia della vittoria di Geova su Faraone avrebbe paralizzato i popoli circostanti attraverso i quali l'esercito riscattato doveva passare Esodo 15:14-16
V IL CARATTERE DI GIOSAFAT
1. Pio. Come suo padre Asa, egli camminò nella via del Signore
2. Perseverare. Egli non si allontanò dal fare il bene agli occhi di Geova, cioè in materia di adorazione
3. Difettoso. Non perfetto nel senso di essere senza difetto, permise che rimanessero gli alti luoghi dedicati a Geova, benché altri alti luoghi simili dedicati agli idoli fossero stati rimossi; 2Cronache 17:6
e sebbene fosse migliore del suo popolo, i cui cuori non erano preparati per una profonda riforma, tuttavia con un biasimevole spirito di compiacenza cedette alle loro richieste e permise che gli altari sacrificati rimanessero in piedi
VI ATTI DI GIOSAFAT
1. Quelli registrati dal Cronista
1. L'istituzione di guarnigioni in tutto il paese 2Cronache 17:2
2. La nomina di un ministero itinerante per l'educazione religiosa del popolo 2Cronache 17:7
3. La promozione del commercio nelle città di Giuda 2Cronache 17:13
4. La creazione di corti di giustizia 2Cronache 19:5
5. La riforma della religione 2Cronache 17:6 19:4
6. Il matrimonio di suo figlio con la figlia di Acab 2Cronache 18:1
7. La guerra a Ramot-Galaad 2Cronache 18:28
8. Quelli scritti nel libro di Ieu, figlio di Hanani 2Cronache 19:2
Queste opere del re di Giuda sono andate perdute. Quanto di ogni vita cade nell'oblio, anche se scritto in una biografia! Solo quella storia che Dio scrive vive per sempre
VII LE COLPE DI GIOSAFAT
1.) Abbondante. Per quanto buono fosse Giosafat, sia come uomo che come sovrano, commise gravi errori grossolani, e anzi cadde in peccati aggravati. I tre peggiori sono stati:
(1) Il matrimonio di suo figlio Ieoram con Atalia, figlia di Achab, l'accoppiamento di un agnello con il cucciolo di una tigre
(2) La guerra con Ben-Hadad che ha intrapreso per compiacere Achab, senza pensare se in tal modo avrebbe gradito a Dio
(3) L'unione di Acazia, successore di Acab, per formare una flotta per Tarsis, o una flotta di navi di Tarsis a Ezion-Gheber
1. Punito. Geova non trascurò nessuna di queste offese. L'alleanza di Ieoram con Athaliah si vendicò con la depravazione del carattere di Ieoram. La guerra siriana, oltre ad esporlo a un pericolo imminente, portò su di lui l'invasione moabita. La flotta che egli e Acazia avevano costruito naufragò nel Mar Rosso e non andò mai a Tarsis. Cantici Eliezer, figlio di Dodava di Maresha, predisse che sarebbe successo, perché Giosafat si era unito una seconda volta alla casa di Omri
2. Perdonato. Benché castigato per i suoi errori, Giosafat non fu abbandonato all'ira. Figlio dell'alleanza ed erede della promessa, fu rimproverato ma non respinto, corretto ma non condannato. Cantici Dio tratta con i credenti quando sbagliano 1Corinzi 11:32
VIII FINE DI GIOSAFAT
1. La sua morte è stata pacifica. "Dormiva con i suoi padri" 2Cronache 21:1
2. La sua sepoltura è stata onorevole. Fu sepolto nella città di Davide, nel sepolcro dei re di Giuda
3. Il suo trono è stato confermato. Suo figlio Ieoram regnò al suo posto
Imparare:
1. La fallibilità degli uomini buoni
2. L'infallibilità della Parola di Dio. - W
33 Tuttavia, il popolo non aveva preparato gli alti luoghi. Le affermazioni fatte in modo così preciso in questo versetto servono evidentemente allo scopo di distinguere tra i desideri e gli ordini del re e la condotta ineguale del suo popolo
34 Il resto degli atti di Giosafat, ss. Questi "atti di Giosafat" sono raccontati in questo versetto per trovare il loro racconto nel libro di Ieu menzionato nel libro dei re d'Israele. Il parallelo ha "nel libro delle cronache dei re di Giuda". Per il nostro "menzionato", nota margine, letterale, fatto per salire e la versione rivista "inserita". Il "libro dei re d'Israele" può (notare anche i notevoli termini impropri del nostro scrittore, come illustrato da 2Cronache 12:6 21:2,4
molto probabilmente sarà uno con il parallelo, "libro delle Cronache dei re di Giuda" (vedi la nostra 'Introduzione', 1 Cronache, pp. 7., 8.). Di questa più ampia raccolta di biografie reali, il racconto di Jehu (yrebDi) di Giosafat era una parte componente. Anche se il libro di Ieu (yrebdi) non è menzionato altrove, egli stesso è particolarmente presente in 1Re 16:1, come pure nel nostro 2Cronache 19:2
35 E dopo questo. L'episodio storico di questi tre versetti (35-37) è evidentemente fuori luogo. Come Acazia succedette a suo padre Acab nel diciassettesimo anno di Giosafat, naturalmente non siamo in grado di fissare il tempo in cui Giosafat si sarebbe "unito ad Acazia". Egli si era "unito" ad Acab, e aveva lottato per questo, eppure "dopo" ciò, "si era unito" a suo figlio Acazia. Non dubitiamo che il "chi" di questo versetto si riferisca ad Acazia, non, come alcuni pensano, a Giosafat
36 Questo versetto ci dice lo scopo con cui Giosafat si era unito ad Acazia, e 1Re 22:49 ci dice come alla fine, con un rifiuto a bruciapelo ad Acazia, si ritirò dalla brevissima alleanza commerciale dopo che non era stato semplicemente testimoniato contro dal profeta Eliezer di cui si parla nel nostro prossimo versetto, ma più decisamente contro di lui con la distruzione delle sue navi. Per andare a Tarsis. Questa clausola, anche se il testo non è corrotto, non può significare ciò che sembra dire, ma nella parola "andare" (ebraico, tkll) deve significare del tipo che si usava andare a Tarsis, cioè che si usava per il commercio di Tarsis. A una spiegazione del genere ci guida 1Re 22:48, dove si dice che le navi erano "navi di Tarsis per andare a Ofir" 1Re 10:22; 2Cronache 8:18
Che le navi non potessero essere destinate a Tarsis è chiaro dal fatto del luogo, Ezion-Gheber 2Cronache 8:17,18; 1Re 9:26
sul Mar Rosso, dove sono stati costruiti. Alcuni, tuttavia, hanno suggerito che si possa plausibilmente intendere un'altra Tarsis (ad esempio nel Golfo di Persia) rispetto a quella di Spagna (Tartessus). La chiara affermazione del parallelo salva la necessità di qualsiasi supposizione del genere, tuttavia
37 Eliezer, figlio di Dodava di Mareshah. Di questo profeta non si sa più nulla. Per Mareshah, vedi 2Cronache 11:8, e nota lì. Le navi erano in rovina; cioè presumibilmente da qualche tempesta. Un'osservazione generale può essere fatta su questi versetti (34-37), insieme a Versetti. 45-50 di 1Re 22., cioè che la dislocazione sia del modo che della materia, osservabile in entrambi, probabilmente tradisce qualcosa di fuori ordine per qualsiasi ragione o accidente, nella fonte più originale, da cui entrambi hanno attinto, essendo la miscela apparentemente disgiunta di materia nel parallelo la più evidente delle due
Illustratore biblico:
2Cronache 20
1 CAPITOLO 20
2Cronache 20:1
E così avvenne.- Avvenne:
"È successo". La frase ricorre più e più volte nell'Antico Testamento. "Dopo quattrocentotrent'anni tutte le schiere dell'Eterno uscirono dal paese d'Egitto", e: "Quando lo spirito maligno di Dio fu su Saul, Davide prese la cetra e suonò con la sua mano", e così via. Ma vi è mai venuto in mente che questa frase è molto adatta a descrivere i diversi eventi della storia terrena e le varie fasi dell'esperienza terrena? Suggerisce non solo che accadono, ma che sono finiti così presto; vengono, ma "si avverano". Non sempre ce ne rendiamo conto, ma è sempre vero. Non siamo coscienti che la terra si muova intorno al sole, o che ruoti quotidianamente sul suo asse, eppure è vero. L'estate e l'inverno, il giorno e la notte, non cessano, c'è un movimento perpetuo
(I.) Tutto ciò che ci giunge qui "accade", nulla dura molto a lungo, "il pianto può durare per una notte, ma la gioia viene al mattino". È vero che un cristiano ha una gioia duratura, è la gioia che scaturisce da una vita interiore, ma le gioie che sono nostre attraverso circostanze felici, attraverso successi, recuperi, conquiste, incontri, di queste è vero come dei loro opposti che ci danno problemi, "si avverano". Ogni periodo della vita si verifica. L'infanzia, come se ne andò in fretta! Presto le membra morbide diventano robuste, il pelo perde la sua tinta di lino; e la giovinezza, con la sua allegria, la sua novità e il suo romanticismo, arriva così in fretta, ma "si avvera". E, naturalmente, questo è altrettanto vero per tutto ciò che intendiamo con la parola "opportunità". Thomas à Kempis dice: "La ricchezza di entrambe le Indie non può riscattare una sola opportunità che una volta ti sei lasciato sfuggire". Ogni giorno, mentre passa, porta con sé in mano le opportunità che noi abbiamo disprezzato e rifiutato di cogliere. La sensazione di irritazione che si prova in circostanze difficili. Le cose non sono andate come vorreste. A volte le cose vanno in modo strano. Tanta delusione e problemi sono causati da una vite allentata da qualche parte. Bene, la cosa è arrivata, ma ricordate, come ogni altra cosa, è "avvenuta". O potrebbe essere qualcosa di molto più serio di così. Un capovolgimento di fortuna, il fallimento o la morte di colui che, se non partecipe degli affetti del tuo cuore, era uno la cui presenza e il cui favore erano di grande valore per te. Quella tua grande crisi è arrivata, ma "è avvenuta". Dio ti ha guidato nel deserto per poterti parlare comodamente. La notte tempestosa piena di terrori portò la visione e il mattino. Ma alcuni potrebbero ricordare a chi parla, nel silenzio del proprio pensiero, che ci sono dolori nella vita che vengono per restare. Sì, potreste dire, sono i dolori più grandi, le dispensazioni più oscure, che vengono ma non "si avverano". In proporzione alla profondità della ferita è la sua permanenza. Eppure, anche riguardo ai dolori più grandi che ci vengono nella vita, c'è un esempio di ciò che il testo esprime. Le ferite guariscono, anche se i loro segni rimangono, e anche se in alcuni casi, come Giacobbe dopo la notte di lotta, ci fermiamo sulla coscia, c'è un'influenza calmante nel tempo; L'intenso dolore, il senso di disperazione, la sensazione che tutto sia passato, che la vita non abbia alcun potere di recupero e che non ci sia nulla per cui valga la pena vivere, di questi sentimenti è vero che vengono, ma "si avverano". Non è forse vero anche per esperienze molto opposte? Anche se i successi e gli onori del mondo possono rimanere, tuttavia il primo sentimento di euforia e orgoglio per il conseguimento, questi "si avverano". Ci abituiamo al successo, smette di essere esaltante, non ci dà più soddisfazione
(II.)Ora, avendo dato, spero, sufficienti illustrazioni di questa fase della vita, del flusso costante di cose transitorie - vengono, ma "accadono" - consideriamo il suo significato religioso. Cosa ci insegna, come dovrebbe influenzarci?
1. Quale enfasi dà al fatto della nostra stessa continuità, della continuità della vita personale attraverso tutti i cambiamenti del tempo! Quanto è accaduto! La giovinezza, il matrimonio, la paternità, la maturità, le stagioni e i passi successivi della vita, si sono avverati. Gli amici, e anche i più vicini e cari di tutti, sono venuti alla luce. Noi stessi siamo cambiati. Non c'è un atomo fisico del nostro corpo che ci appartenesse dieci anni fa; L'andatura, l'espressione, tutto è cambiato. Ma tutto ciò rende più sorprendente la continuità dell' io, gli elementi fondamentali della nostra umanità. Sono lo stesso essere che molti anni fa pronunciò per la prima volta il nome di Dio sulle ginocchia di mia madre; lo stesso essere di quando la salute dava vigore alle membra e la giovinezza fresca bellezza alle guance; lo stesso essere che, un tempo figliol prodigo lontano da Dio, tumultuoso nei piaceri, poi infelice nella coscienza del pauperismo spirituale, tornò al Padre. L'essenza, la costituzione stessa dell'uomo, è dentro, è nascosta, è ciò che rimane. Sicuramente non c'è nulla di irragionevole nella fede che io possa sopravvivere all'ultimo cambiamento di tutti? "Il mondo passa e la sua concupiscenza, ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno."
2. Allora il fatto che la maggior parte, se non tutte, le cose semplicemente "accadono" non dovrebbe avere un'influenza moderatrice sulla passione? Le cose della vita di cui ci rammarichiamo di più sono i momenti in cui perdiamo il controllo di noi stessi. Johnson disse a Boswell, quando qualcosa aveva intensamente irritato quell'inimitabile biografo: "Consideri, signore, quanto insignificante sembrerà questo tra sei mesi". Il commento di Boswell nel raccontarlo è: "Se questa considerazione fosse applicata alla maggior parte delle piccole vessazioni della vita da cui la quiete è troppo spesso disturbata, eviterebbe molte sensazioni dolorose". Esattamente. C'è un grande argomento a favore della temperanza in questo testo. "È successo".
3. Sicuramente anche questo dovrebbe influire sul nostro giudizio oltre che sui nostri sentimenti. La permanenza deve essere un fattore di giudizio. Non dovrebbe guidarci a scegliere e ad amare il bene che rimane, la parte migliore che non ci può essere tolta? Il carattere è una cosa costante; Gli effetti cattivi come gli effetti buoni sono duraturi, ma il piacere si avvera soltanto; nessuno può godere dei piaceri del peccato più che per un periodo, ma "chi fa la volontà di Dio rimane in eterno". Certo, anche questo dovrebbe influire sul nostro giudizio sui movimenti del pensiero e del gusto, schemi che gli uomini escogitano per il beneficio della razza, dureranno? Sono solo una fase passeggera, una mania alla moda, una novità, attraente perché nuova? Eccoli, sono venuti; Aspettate un po', e vedrete che sono solo "accaduti". La Parola di Dio rimane, il Cristo, il Sole di Giustizia, è ancora il sole del mondo morale. La Bibbia è stata attaccata da quando c'è stata una Bibbia. (R. Baldwin Brindley.)
3 CAPITOLO 20
2Cronache 20:3
E proclamarono il digiuno per tutto Giuda.- Obiezioni al digiuno risposte (in occasione di un digiuno pubblico):-
Il digiuno può essere definito come un'astinenza volontaria dal cibo, come segno della nostra umiliazione davanti a Dio. Obiezioni-
1. Ci può essere questo segno esteriore di pentimento senza alcun vero dolore per il peccato. Risposta: L'espressione esteriore diventa allora una presa in giro
2. Un digiuno pubblico ha l'aspetto dell'ostentazione. Risposta: Se solo voi osservaste il digiuno, ciò potrebbe assumere l'apparenza di ostentazione, ma nel caso del digiuno pubblico, diventa un dovere non solo digiunare veramente, ma mostrare apertamente la vostra conformità a un servizio prescritto, e cogliere volentieri l'opportunità di umiliarvi davanti a Dio
3. Se sentiamo il pentimento nei nostri cuori, Dio, che vede i nostri cuori, non ha bisogno di esserne informato da alcuna espressione esterna. Risposta: Lo stesso si può dire della preghiera e anche di tutti i mezzi di grazia che Dio ha stabilito
4. Perché il digiuno in particolare dovrebbe essere scelto come un segno esterno di umiliazione? Risposta-
(1) Il digiuno è sempre stato il segno pubblico di umiltà, e questo nelle nazioni pagane così come tra gli ebrei e i cristiani
(2) Fu ingiunto da Dio agli ebrei
(3) È stato praticato dal nostro Salvatore e dai Suoi discepoli, e da loro raccomandato al mondo
(4) Ha tutte le qualità che ci si potrebbe ragionevolmente aspettare in un atto esterno di umiliazione,
(a) È un dovere facilmente esercitabile
b) che non richiedono apparecchiature
(c) Connesso senza spese
d) Semplice per sua natura
(e) Ugualmente adattato a tutti i ranghi, climi e luoghi
(f) Implica un atto di abnegazione
(g) È un atto connesso con la mortificazione di quegli stessi appetiti da cui procedono molti dei peccati per i quali ci umiliamo in tal modo
5. Il digiuno può disturbare una persona di salute debole, e quindi disporla anche per il servizio della giornata. Risposta: Lo spirito del sistema cristiano insiste solo sul principio e lascia l'applicazione di esso al caso e alla coscienza dell'adoratore
6. Un comando pubblico di digiunare è una specie di costrizione, e quindi incoerente con la nozione di un atto volontario di umiliazione. Risposta: Tutto ciò che viene fatto per ordine del Governo è rendere conveniente ciò che altrimenti potrebbe essere molto scomodo e ciò che potrebbe essere altrimenti impraticabile
7. È irragionevole aspettarsi che i poveri rinuncino a una giornata di lavoro e riducano la loro dieta quando a malapena godono di un pasto completo. Risposta: È un sacrificio volontario: Dio non ingiunge a nessuno di farlo se non lo vuole. Nessun uomo sarà veramente perdente servendo Dio. (J. Venn, M.A.)
5 CAPITOLO 20
2Cronache 20:5-13
Giosafat si fermò nella raunanza di Giuda.L'estremità dell'uomo è l'opportunità di Dio:
(I.) Che nella disciplina della vita dobbiamo aspettarci pericoli ed estremità. Per conoscere le altre risorse dobbiamo imparare la debolezza della nostra
(II.)Che in questi pericoli ed estremi Dio ha molte vie di liberazione. L'azione umana è solo una piccola parte del sacro ministero. Uccelli e bestie, insetti, elementi della Natura e schiere di angeli sotto il Suo comando. Da qui la follia di proscrivere, misurare o limitare l'opera di Dio
(III.) Che in tutti i pericoli e le estremità della vita dovremmo rivolgerci a Dio per chiedere aiuto. (J. Wolfendale.)
Se, quando il male verrà su di noi.-La causa della carestia e il nostro dovere:-
(I.) Qual è la causa della carestia?
1. Il disonore di Dio ( #Ezechiele 14:13 )
2. Bestemmia Geremia 23:10
3. Violazione del sabato Isaia 58:13, 14
4. Disprezzo della Parola di Dio Apocalisse 22:18, 19
(II.)Quale dovrebbe essere il nostro dovere quando Dio manda una carestia sulla terra?
1. Umiliarci davanti a Lui nella preghiera
2. Mostrare benignità verso il prossimo Salmi 41:1, 2. (Charles A. Maguire, M.A.)
12 CAPITOLO 20
2Cronache 20:12
Perché non abbiamo forza contro questa grande compagnia.-Imbarazzo:-
(I.) Ci sono imbarazzi che riguardano il nostro paese
(II.)Molti uomini e donne buoni sono spesso molto imbarazzati per l'ispirazione divina di ogni frase della Bibbia
(III.) Alcuni di noi sono a volte molto imbarazzati dalle circostanze della vita. Come un uomo che di notte guarda fuori da un vagone ferroviario e non vede nulla, così alcuni di noi spesso guardano verso il domani e non vedono luce. Questa paura del domani è la coperta bagnata della vita del cristiano. Agisci correttamente ora; fai il tuo dovere oggi, e non importa domani. (W. Birch.)
Coraggio morale:
(I.) Ci sono spesso crisi terribili nella vita degli uomini quando è richiesto il coraggio morale. La maggior parte degli uomini è portata a volte a una crisi quando è pronta ad esclamare: "Non sappiamo cosa fare".
1. Nel corso del lavoro secolare. Una grande compagnia di ansie mondane
2. Nel corso della cultura morale personale. Vecchie abitudini, concupiscenze, propensioni
3. Nel processo di lavoro filantropico
(II.)L'unica fonte di vero coraggio morale è la fiducia in Dio. Confidare in Lui è fidarsi...
1. Amore
2. Saggezza all'altezza di ogni emergenza
3. Potere che può rendere potente il più debole. (Omileta.)
La Chiesa indifesa e il Dio potente:
Voglio prendere questo come un testo per predicare l'esperienza del popolo di Dio
(I.) Un'appropriazione di Dio. "O nostro Dio".
(II.)Il nemico da giudicare. "Non li giudicherete?" Il cristiano ha molti nemici, interni, esterni e infernali, ma l'io è il più grande nemico che il popolo di Dio abbia. L'io deve essere giudicato
(III.) L'impotenza del peccatore. "Non abbiamo forza". Siamo spiritualmente insolventi. Povertà perfetta: tutti i veri discepoli di Cristo devono essere portati in questo stato. Come Maria, noi non abbiamo nulla da pagare, secondo la parabola di Cristo, eppure siamo perdonati. Questo è il vangelo
(IV.)La perplessità della chiesa. "Né sappiamo cosa fare." Questa è spesso la condizione della Chiesa
(V.)Lo sguardo corroborante della fede. "Ma i nostri occhi sono su di Te." (J. J. West, M.A.)
Giosafat, faccia a faccia con una delle grandi emergenze della vita, il nostro modello:
Diciamo che non è bene che la preghiera sia un modello per i presidenti, i principi, i re e i governanti di tutti i tempi? Ma ha applicazioni più ampie. Il re di Giuda si trova di fronte a un pericolo grande e sorprendente: che cosa fa?
(I.) Notiamo piuttosto ciò che non fa
1. Non sottovaluta il suo pericolo. Ci sono alcuni uomini che pensano che sia saggio prendere in giro una difficoltà. Giosafat non è uno di loro. È al massimo della distanza dalla temerarietà o da un avventato disprezzo del pericolo imminente. Gli uomini che sottovalutano i rischi non sono i saggi o gli uomini sicuri, moralmente, politicamente o spiritualmente. Ci sono molti di questa indole accomodante - se volete, allegra - che rifiutano di guardare in faccia una probabile sconfitta o un disastro. Deprecano le tue paure, ti consigliano di fidarti della fortuna, di andare avanti e di correre il rischio con un cuore forte. Sono disposti a farlo in politica, lasciando che la Nave dello Stato si prenda la briga tra le secche e gli scogli sconosciuti! Lo fanno nella religione. Essi sminuiscono pesantemente le esigenze Divine, gli avvertimenti Divini, l'odio Divino per il peccato, le tremende punizioni Divine pronunciate su di esso; Per loro tutto questo non significa nulla o molto poco
2. Quindi nemmeno Giosafat li sopravvalutò. La sua non era paura di panico. Visto attraverso l'atmosfera delle nostre paure, un uomo può diventare un mostro. Il re di Giuda certamente comprendeva il pericolo e lo comprendeva appieno, ma il suo spirito coraggioso e fiducioso era il più lontano possibile dal panico, dalla disperazione o dalla disperazione. Giosafat, di fronte a un pericolo che sembrava certamente assicurare la rovina del suo trono e del suo regno, rifiuta di considerare il caso come in qualche modo senza speranza, rifiuta di credere che il braccio del Signore sia accorciato da non poter salvare, o che il suo orecchio sia pesante da non poter sentire. Chi dice che Moab e Ammon siano più forti di Dio? Ogni pericolo è sopravvalutato e gli uomini gridano: "Non c'è aiuto per lui nel suo Dio!"
3. Ancora, se Giosafat non sottovaluta o sopravvaluta i suoi pericoli, non fa nemmeno falsa affidamento sul potere umano: le sue risorse, i suoi aiuti o se stesso. Alcuni uomini confidano in Dio quando sono privi di ogni altro motivo di fiducia, ma non fino ad allora. Affrontano il coraggio fino a quando la rovina li guarda in faccia, e poi corrono al riparo. Non così Giosafat. La nazione aveva appena conosciuto un regno più prospero e potente del suo. Aveva un grande esercito al suo comando e, sembrerebbe dal racconto (CAPITOLO 17:12-19), poteva portare sul campo più di un milione di uomini, una milizia addestrata e organizzata in grado di servire efficacemente in caso di emergenza. Molti uomini nella loro posizione, e con tali risorse militari e nazionali alle spalle, avrebbero dato il via libera a Dio e avrebbero scelto, come Napoleone Bonaparte, di affidarsi ai battaglioni più pesanti
(II.)Passando da questa visione negativa a una positiva, ci chiediamo, allora cosa ha fatto? Dov'era la sua vera fiducia? Se mai c'è stato un uomo che ha offerto un'illustrazione efficace e ampia delle parole del Salmista - «Alcuni confidano nei carri e gli altri nei cavalli, ma noi ci ricorderemo del nome dell'Eterno, del nostro Dio» - quell'uomo era Giosafat di Giuda. Che cosa fece allora? Si rivolse a Dio! E osserva come ha fatto questo
1. È stato fatto pubblicamente. Il re di Giuda non fece mistero della sua dipendenza dal Re dei re. "Egli proclamò un digiuno in tutto Giuda" - "E da tutte le città di Giuda vennero a cercare l'Eterno" - "E tutto Giuda stava davanti all'Eterno, con i loro bambini, le loro mogli e i loro figli". -"E Giosafat si fermò nella congregazione di Giuda e di Gerusalemme, e disse." Quale annuncio del bisogno nazionale e personale e della fiducia in Geova potrebbe essere più chiaramente aperto e senza riserve di questo?
2. Ed era tanto umile e rinunciatario quanto pubblico nel suo carattere. Il dolore nazionale è uno spettacolo commovente. Ce l'avete qui: "Tutto Giuda, i loro bambini, le loro mogli, i loro figli, stavano in piedi davanti al Signore". Parlando a loro nome, Giosafat esclamò: "O nostro Dio, non abbiamo forza contro questa grande compagnia, né sappiamo cosa fare". L'umiltà e l'umiliazione di sé in un intero popolo, con la stessa certezza che in un uomo, contribuiscono ad assicurare, con la stessa veridicità con cui sollecitano, il favore divino
3. La supplica di Giosafat per Giuda fu ulteriormente contrassegnata da una fiducia incondizionata in Dio. Con Giosafat Geova è tutto e basta. "Non sei tu Dio che sei nei cieli e non regni su tutti i regni delle nazioni? e nelle tue mani non c'è forse potenza e potenza, così che nessuno possa resisterti?" Mai un pensiero qui di limitazione, o debolezza in Lui; mai il sospetto che Egli non sia in grado o non voglia soccorrere coloro che confidano in Lui fino all'estremo. Nessuna associazione del Suo nome con nessun altro. Non deve essere un aiuto, un partner, un collaboratore. Egli deve essere tutto, fare tutto! La regalità, la fiducia nazionale in Geova è completa
4. Questo ci porta infine a notare che la supplica di Giosafat è contrassegnata dal più pieno riconoscimento della Sovranità e della Provvidenza divine. Uno scrittore, citato in uno dei nostri principali settimanali, dice che "nessuna storia secolare verrebbe letta oggi nelle nostre scuole o nelle scuole di qualsiasi comunità illuminata in cui le fortune delle nazioni fossero rappresentate come controllate da uno speciale intervento divino". L'uomo che scrisse quella frase, immaginiamo, sarebbe stato trattato con scarsa cortesia se si fosse imbattuto nel tribunale di Giosafat
5. Più di questo, il re di Giuda si appella all'Alleanza. Ora Dio ama essere riempito con le Sue promesse e ricordare le relazioni di grazia che intrattiene con noi. Il Salmista fondò la pretesa dell'aiuto e della misericordia divina sulla base di una discendenza devota: "O Signore, io sono il figlio della tua serva". La nostra migliore risorsa, il nostro vero "aiuto", non è nelle alleanze, nelle circostanze, nelle capacità, nella fortuna, negli altri, in noi stessi, ma sempre e solo "nel nome del Signore". (W. T. Sabine, D.D.)
Lasciando il voto a Dio:
Sir Fowell Buxton, che condivise con Wilberforce le fatiche che assicurarono l'emancipazione degli schiavi nelle Indie Occidentali, attribuì il loro trionfo direttamente al potere della preghiera. Scrivendo a sua figlia quando tutto fu finito, disse: "Credo fermamente che la preghiera sia stata la causa di quella divisione" (voto alla Camera dei Comuni). "Tu sai che aspettavamo che Dio ci guidasse, con queste parole nel cuore: 'O Dio nostro, non abbiamo forza contro questa grande moltitudine che viene contro di noi, e non sappiamo che cosa fare; ma i nostri occhi sono su di te'; e la risposta: 'Non avrete bisogno di combattere in questa battaglia; fermatevi e vedete la salvezza del Signore'. Troverete l'intera storia in 2nd Chronicles 20. Volgetevi alla mia Bibbia; si aprirà da sola al luogo. Non avevamo un piano preconcetto; La strada che abbiamo preso ci è sembrata quella giusta e l'abbiamo seguita ciecamente".
15 CAPITOLO 20
2Cronache 20:15
Perché la battaglia non è tua, ma di Dio.-La vittoria è dono di Dio:-
(I.) Ricordiamoci della grande verità qui enunciata, e rivolgiamo con tutta gratitudine il nostro tributo di lode a Dio per il successo con cui ha coronato i nostri sforzi
(II.)Non dimentichiamo mai che la guerra deve essere sempre considerata come un giudizio, per quanto possa essere accompagnata dalla vittoria, in risposta alle preghiere di una nazione. (J. Bainbridge Smith, M.A.)
Dio in battaglia:
Questa battaglia fu...
(I.) Una cosa affidata a Dio. Il corso degli eventi è stato affidato con un atto specifico a Dio; Giosafat e Giuda stavano in attesa di ciò che egli avrebbe fatto. Gli atti solenni di commiato sono di grande importanza nella nostra vita spirituale. Se abbiamo una cattiva abitudine con cui combattere, o un temperamento o una tentazione speciale da superare; o se abbiamo a che fare con qualche spirito ribelle; O se vogliamo ottenere qualche grazia, o anche fare qualcosa che è troppo difficile per le nostre forze, ma che si trova davanti a noi sulla via del dovere, che ognuna di queste sia "cose commesse".
(II.)Una cosa accettata da Lui. Dio sposò la causa di Giosafat: "La battaglia non è tua". Quando affidiamo le questioni a Dio ed Egli le accetta, possiamo vederle sotto una luce completamente nuova. Lo facciamo spesso, e ci meravigliamo di essere stati così ciechi prima. Ma non c'è da meravigliarsene. La luce entrò con Dio. Quando le cose ci sembrano molto oscure, siamo pienamente certi che sono in grado di essere illuminate
1. "Non il tuo!" Perché no? Perché era arrivato un altro interesse. Sotto un aspetto la battaglia è sempre nostra, in quanto siamo le persone che devono raccogliere tutti i benefici sostanziali, ma sotto un altro aspetto è di Dio; Lui ha interessi come noi. Nel nostro tempo di prova, dobbiamo considerarlo un Dio interessato
2. Come poteva non essere loro? Solo per Dio che agisce nella questione a modo Suo. A volte sembra che desideriamo che Dio segua le nostre direttive piuttosto che che noi seguiamo le Sue. Dio ci guiderà per vie che non conosciamo. Dobbiamo imparare la doppia lezione dell'insufficienza dei modi conosciuti e dell'assoluta sufficienza dell'ignoto. Dio deve continuamente insegnarci dagli ultimi ai primi. Togliendo loro la battaglia dalle mani, Dio separò Giosafat e Giuda dai pensieri deprimenti che i risultati sarebbero stati influenzati dalla loro debolezza. Conclusione: Considera Cristo, che "si affidò a Colui che giudica con giustizia", e Paolo, che disse: "Sono persuaso che Egli è in grado di osservare ciò che gli ho affidato fino a quel giorno". (P. B. Power, M.A.)
La vittoria divina:
(I.) Queste parole implicano che la causa è la causa di Dio. Anche se la vita cristiana è senza dubbio una questione personale, è bene distogliere lo sguardo dal nostro interesse e ricordare che la causa di Dio è principalmente coinvolta nel conflitto della vita
1. Individualmente. L'ideale divino per ogni uomo è la perfezione del carattere di ogni uomo, e quindi egli fa sua la prosecuzione di successo della guerra per questo fine
2. Ciò che è vero per l'individuo è vero anche per la razza. Un mondo redento e rigenerato è l'idea di Dio. Il nostro conflitto, quindi, per questi fini contro il male del peccato e la corruzione del mondo, è una battaglia di Dio
(II.)Queste parole implicano che il metodo della vittoria è Divino. Se la causa è di Dio, anche le forze che impieghiamo e il modo della nostra guerra devono essere Suoi. Il Corano può essere accompagnato dalla spada, ma non dal Vangelo. La sua arma era una Croce, e in quel segno trionfò. Così, in tutte le battaglie della vita, colui che vuole ottenere la vittoria per Dio deve usare l'armatura divina. L'eloquenza, l'erudizione, la ricchezza, e anche la forza fisica, hanno talvolta contribuito al successo della Chiesa, ma altrettanto spesso sono stati degli ostacoli. Il metodo di Gesù è la mansuetudine e la verità, la Parola mai pronunciata, la vita vissuta tranquillamente, la testimonianza resa e la fede mantenuta chiara e forte nell'ora più buia e angosciante. Quante volte, nel conflitto della vita, cerchiamo di combattere la battaglia a modo nostro! Cerchiamo di vincere il peccato interiore, di vincere l'attacco del nemico che vorrebbe distruggerci, con alcuni metodi nostri. Falliamo sempre
(III.) Se la battaglia è di Dio, allora possiamo essere fiduciosi che la fine sarà la fine divina
1. Quante brave persone sono molto angosciate per la loro salvezza finale. Ma la salvezza è una condizione della mente e del cuore, una fiducia e una sottomissione a Dio presenti, assicurate in ogni momento, e quindi sicure per il momento successivo. Lascia la fine con Dio. Sarà il trionfo di Dio
2. Rispetto all'esito finale del conflitto tra il bene e il male, nella Chiesa e nel mondo, crediamo che Dio si prenderà cura delle questioni e che tutto andrà bene. Lasciamo i nostri dubbi, i nostri presentimenti e le nostre diffidenze nei Suoi confronti. (Llewelyn D. Bevan, D.D.)
Giosafat aiutò Dio:
(I.) La preghiera di Giosafat ci insegna quando possiamo aspettarci l'aiuto di Dio
1. Nelle questioni che sappiamo che Dio ha a cuore
2. Nelle questioni per le quali l'espiazione di Cristo è impegnata
3. In questioni per le quali non abbiamo noi stessi da incolpare
4. Nelle questioni in cui non siamo in grado di aiutare noi stessi
(II.)Come possiamo assicurarci l'aiuto di Dio
1. Dobbiamo entrare in comunione con Lui
2. Dobbiamo pregare per l'aiuto di Dio
3. Dobbiamo seguire implicitamente la guida di Dio
4. La fede è un presupposto speciale per l'aiuto di Dio
(III.) Come viene dato l'aiuto di Dio
1. Non sempre o necessariamente nella forma che desideriamo. Dio fa della crescita spirituale il Suo primo scopo in tutti i Suoi rapporti con il Suo popolo
2. Ma quando è compatibile con vantaggi più alti, Dio ci aiuta nelle cose temporali
3. Dio ci dà benedizioni al di là della Sua promessa o della nostra richiesta. Conclusione:
1. Nel popolo di Dio l'aiuto divino suscita la gratitudine
2. Coloro che non sono cristiani non sono mai indifferenti quando vedono Dio aiutare i suoi figli: "il timore di Dio era su tutti i regni di quei paesi quando udirono che il Signore combatteva contro i nemici d'Israele". (Sermoni del club del lunedì.)
La battaglia non è vostra, ma di Dio:
Il testo si rivolge a una parola:
1. A tutti coloro che protestano cristianamente contro il male
2. A tutti coloro che subiscono una dura tentazione
3. A tutti coloro che lavorano per il bene del mondo
4. A tutti coloro che sono impegnati in controversie in nome della dottrina cristiana. (J. Parker, D.D.)
La battaglia del Signore:
La forza di Lutero risiedeva nel modo in cui egli pose il fardello della Riforma sul Signore. Continuamente, in preghiera, egli supplicava: «Signore, questa è la Tua causa, non la mia. Compi dunque la Tua opera; perché se questo vangelo non prospera, non sarà solo Lutero a essere perdente, ma il Tuo stesso nome sarà disonorato". (C. H. Spurgeon.)
17 CAPITOLO 20
2Cronache 20:17
Non avrete bisogno di combattere in questa battaglia.-Le condizioni e la certezza di ottenere la liberazione di Dio:-
(I.) Che poiché i disegni dei nostri nemici ci sono noti, dobbiamo metterci in mezzo, cioè prendere tutte le disposizioni che possiamo contro di loro
(II.)Che essendoci così posti, dobbiamo poi stare fermi, cioè non fare nulla di illegale, anche se è per la nostra stessa conservazione
1. Compiendo qualsiasi azione illecita ci priviamo della cura e della protezione di Dio
2. Facendo qualcosa di illegale portiamo uno scandalo sulla nostra religione
3. Fare il male, anche se per la nostra stessa conservazione, sarebbe molto probabile che ci sconvolgesse e ci rovinasse. Una volta abbattuti gli steccati del dovere, chi può dire dove ci fermeremo? Se ci concediamo la libertà di compiere un solo atto peccaminoso, possiamo facilmente essere spinti a commetterne mille
(III.) Supponendo il pentimento e l'emendamento della vita, abbiamo tutte le ragioni per sperare che vedremo la salvezza di Dio
1. Qualunque sia il nostro pericolo, Dio ha abbastanza potere per salvarci e liberarci
2. Questo deve essere dedotto dal disegno dei giudizi di Dio su qualsiasi nazione. Geremia 18:7. (Thomas Lynford, A.M.)
Perché il Signore è con voi.-Il potere dietro di noi:-
Nella mia fabbrica di legna da ardere usiamo una sega circolare per il taglio del legname. Fino a poco tempo fa questa sega era azionata da una manovella fatta girare da uomini. Era un lavoro lento e comprammo un motore a gas. La sega, azionata da questo motore, fa più lavoro e a minor costo. È la stessa sega, ma la differenza sta nella potenza che la aziona. Era azionato dalla forza manuale, ora da un equivalente del vapore, abbiamo solo bisogno di tenere stretta la fascia di collegamento. Non è una questione delle nostre capacità, ma del potere dietro di noi. (F. B. Meyer.)
20 CAPITOLO 20
2Cronache 20:20
Credi nel Signore tuo Dio.-Salvezza mediante la fede:-
Giuda deve essere "salvato mediante la fede" da Moab e Ammon, come il cristiano è liberato mediante la fede dal peccato e dalla sua punizione. Potrebbe quasi sembrare che l'episodio sia stato messo per iscritto per illustrare la verità che Paolo doveva insegnare. È strano che non ci sia alcun riferimento a questo capitolo nelle Epistole di San Paolo e di San Giacomo, e che l'autore dell'Epistola agli Ebrei non ci ricordi come "per fede Giosafat fu liberato da Moab e Ammon". (W. H. Bennett, M.A.)
I timorati di Dio fanno grandi soldati:
Carlyle ha insegnato molte lezioni alla generazione attuale, e una di queste è che gli eserciti "timorati di Dio" sono i migliori. Prima del suo tempo la gente rideva delle parole di Cromwell: "Confida in Dio e mantieni la tua polvere asciutta". Ma ora sappiamo che la fiducia serviva tanto quanto la polvere, se non di più. Quell'alta concentrazione di sentimenti costanti fa sì che gli uomini ominino tutto e facciano qualsiasi cosa. Quei tipi di morale e quel tipo di religione che tendono a rendere il carattere più fermo ed efficace prevarranno sicuramente, a parità di condizioni; E i credi o i sistemi che conducono a una mente morbida e fiacca tendono a perire, a meno che una forza estrinseca non li mantenga in vita. Le convinzioni forti conquistano gli uomini forti, e poi li rendono più forti. (J. Bagehot.)
21 CAPITOLO 20
2Cronache 20:21
E quando si fu consultato con il popolo.-Gridando prima della vittoria:-
Chiunque può cantare il Te Deum dopo che la battaglia è finita. I soldati tedeschi gridarono quando ebbero sconfitto il loro nemico nella prima battaglia della guerra con la Francia. Non voleva molto spirito per farlo. La differenza tra un comune uomo di guerra e un cristiano è questa: un cristiano grida prima della vittoria, perché sa che arriverà sicuramente. Ricordate come il popolo lanciò un grido di trionfo davanti alle mura di Gerico prima che crollassero
(I.) Qui ci viene insegnato il grande dovere del patriottismo. In un importante giornale si diceva che se non fossimo così bravi potremmo fare molte cose che sarebbero a nostro vantaggio mondano, che siamo maledetti con una grande quantità di scrupolosità per quanto riguarda la nostra condotta in Irlanda, Egitto e Birmania; affinché se fossimo un po' più privi di scrupoli e non ci preoccupassimo dei diritti e dei torti degli uomini, potremmo impadronirci dell'Egitto e risolvere tutte le nostre divergenze in India. Eppure tutta la storia ci dimostra che questo tipo di politica estera, a lungo termine, è un totale errore. Perché i grandi imperi d'Egitto, Assiria, Babilonia, Persia e Roma sono caduti? Perché la Spagna ha perso la sua posizione e la Francia è stata umiliata ai nostri giorni? Perché hanno ceduto al ripugnante ed empio spirito dell'autoaffermazione e dell'aggressione nazionale; perché non hanno lodato la bellezza della santità
(II.)Il nostro scopo speciale è quello di illustrare la storia della Chiesa cristiana. Siamo impegnati in una guerra santa. Il Vescovo di Durham ha detto che le Chiese di questo paese sono in debito con l'Esercito della Salvezza, perché hanno ravvivato la coscienza del fatto che la Chiesa di Dio è un esercito, e che il nostro grande compito come paese è la guerra, non l'uno con l'altro, ma con tutta la miseria umana. Che cosa dobbiamo fare? Lodate la bellezza della santità. Se andiamo in guerra, dobbiamo fare come Giosafat: dobbiamo necessariamente essere rivestiti dello Spirito di santità. L'apostolo Giovanni non era pronto per la grande opera a cui era chiamato fino a quando non ebbe rivestito la forza dall'alto, che era lo Spirito di santità. Qual è stato il risultato pratico della benedizione pentecostale? Erano pieni dello Spirito Santo. Cosa seguì? Sono stati liberati da...
1. Vigliaccheria
2. Egoismo
3. Ignoranza. Giovanni Wesley e quelli che erano con lui a Oxford videro, dopo aver letto la Bibbia, che la santità viene dalla fede. La nostra grande missione è diffondere la santità delle Scritture. Se marceremo verso la guerra con fiducia nello Spirito di santità, trionferemo anche senza combattere. (Hugh Price Hughes, M.A.)
Soldati entusiasti:
Quando gli Spartani si mettevano in battaglia, avanzavano con canti allegri, disposti a combattere; ma quando i Persiani entravano in guerra, si poteva sentire, mentre i reggimenti avanzavano, lo schiocco della frusta, con cui gli ufficiali spingevano i vigliacchi alla mischia. Che meraviglia che gli Spartani fossero come leoni in mezzo alle pecore! Se fossimo entusiasti soldati della Croce, con l'aiuto di Dio, nulla potrebbe opporsi a noi. (C. H. Spurgeon.)
Lodi:
Il biografo del vescovo Hannington dice: "Quante volte aveva incoraggiato i suoi compagni nei momenti di dubbio o di difficoltà con le parole: 'Non siate mai delusi, solo lodiate'. ”
23 CAPITOLO 20
2Cronache 20:23
Ognuno ha contribuito a distruggere l'altro.-Distruzione reciproca:
Mentre guardiamo il mondo in generale, come vediamo gli uomini occupati se non come se si distruggessero l'un l'altro! Questo è un carattere marcato delle forme inferiori e peggiori di vizio, che ogni degradato ha un miserabile piacere nel portare le altre anime allo stesso livello di degradazione e rovina; ma la stessa tendenza alla distruzione reciproca si può vedere nelle prime cadute da Dio attraverso tutti i passi successivi sulla strada discendente. Quando i giovani si conducono per la prima volta l'un l'altro lontano da casa nelle strane abitudini e nelle strane compagnie contro le quali il saggio ha alzato la voce, che cosa fanno se non distruggersi l'un l'altro? E nella natura selvaggia che essi chiamano, per un certo tempo, piacere, qualunque forma possa portare l'autoindulgenza, la sensualità, ognuno aiuta ancora a distruggerne l'altro: in realtà, per quanto riguarda il corpo mal usato e consumato, e con non minore realtà per quanto riguarda l'anima corrotta e assorbita dalla terra. In un altro modo, anche, non meno diretto, non meno fatale, anche se meno considerato, ogni vagabondo di Dio aiuta a distruggere gli altri. L'esempio è sufficiente per fare pericolo. Sarebbe davvero audace per qualsiasi essere umano guardare indietro alla propria vita e dire che il suo esempio non è stato fatale a qualche altra anima. Quando lo Spirito avrà compiuto la Sua opera di conversione del cuore a Dio, e il peccatore salvato volgerà i suoi occhi sui peccati che hanno reso la Croce necessaria per lui, chi non avrà il ricordo di Paolo di aver dato la sua parola per la morte? Chi non avrà la memoria di Giovanni Newton di anime indotte al torto, per le quali non rimane alcun potere di recupero? E qual è la storia di questo tipo che prepara per i non convertiti, quando una scena più vera e più terribile di quella che il grande drammaturgo ha concepito della presenza di anime offese nelle visioni della notte sarà sul moribondo, o, peggio ancora, sull'uomo dopo la morte; quando la memoria, non più offuscata dalla carne, non più impedita dal pregiudizio o dalla passione, richiamerà le moltitudini alle quali il male è stato insegnato con la parola o con l'esempio; Quando lo spirito immortale avrà la luce dell'eternità riversata sugli eventi passati della vita, e il cattivo esempio di un solo sguardo o di una sola parola sarà tracciato attraverso tutta la sua serie di conseguenze fino alla rovina finale di altre anime? E questa distruzione reciproca, che appartiene al carattere stesso dell'uomo non rigenerato, lo segue fin qui fino alla casa di Dio. Com'è possibile che i bambini delle nostre scuole abbiano così poco profitto qui? che sanno così poco di tutto ciò che passa qui? Com'è possibile che così raramente troviamo la verità che si fa strada dalla scrivania o dal pulpito fino al cuore dei nostri docili giovani? Semplicemente perché si stanno distruggendo l'un l'altro con la disattenzione combinata. La sciocchezza che distoglie la mente dalla preghiera, la parola sussurrata che mette un pensiero di terra al posto della Bibbia, il sorriso allegro che cattura lo sguardo pronto di un altro: questi sono i mezzi con cui ognuno aiuta a distruggere l'altro; così che la grazia è fornita e predicata invano. E non possiamo sperare che ciò avvenga solo con i bambini. In una congregazione di cristiani solo nominali, riuniti solo per amore della rispettabilità, l'opera di mutua distruzione continuerebbe a sostegno generale della loro comune tiepidezza, e ognuno aiuterebbe a distruggere l'altro nei soggetti di conversazione preparati nella casa di Dio, e la discussione di essi nel modo di tornare a casa. (David Laing, M.A.)
26 CAPITOLO 20
2Cronache 20:26
La valle di Berachah.-Valli bibliche:-
La parola valle è una poesia in sé; è associata a molte cose che sono belle, confortanti e che danno all'anima un senso di sicurezza e di abbondanza. La Bibbia è piena di valli, come è piena di pozzi. Che cos'è questa valle di Berachah? In un certo senso non mi interessa molto; So che significa la valle della benedizione, e che il popolo, nel quale non ho la minima fiducia, cantava rauco nella valle di Berachah perché era nutrito come buoi che dovevano essere macellati. Questo è ciò che la gente faceva nella valle di Berachah. Per me la loro benedizione non vale nulla finché non ho indagato profondamente sul motivo dell'inno, sull'intento e sulla genesi del salmo risonante. Andava tutto bene entro certi limiti, ma i limiti stessi erano sbagliati. Senza dubbio c'erano state grandi vittorie, senza dubbio Giosafat e il suo popolo erano venuti a portare via il bottino di coloro che erano stati rovesciati; e trovarono ricchezze in abbondanza. Ascoltai con riluttanza il loro salmo egoistico. Dio potrebbe vedere qualcosa di buono in esso; Dio vede il bene ovunque esista, per quanto povera possa essere la sua forma. A volte la bontà è come una piccola cosa affamata che non ha sangue, né fuoco negli occhi e nessuna vera fiducia nell'anima: una specie di speculazione vivente che si auto-irrita. Chi non canterebbe portando via tutti questi gioielli preziosi? C'è un momento migliore per cantare di quello di tutta questa esaltazione commerciale e di questo comfort secolare. Una piccola canzone di pazienza vale tutto questo rumore assordante. C'è un'altra valle menzionata in #Numeri 32:9: "la valle di Escol". Che valle è quella? È la valle dell'uva e dei frutti estivi, che possiamo cogliere tutti, perché è intento dell'amore divino che ci impossessiamo di tali vigneti lussureggianti. Non ci imbattiamo improvvisamente nell'uva intellettuale, sociale, educativa, spirituale? La fame stessa non è spesso sorpresa da un'abbondanza inaspettata? Eppure a volte gli uomini non riescono a credere nemmeno a questo vino non schiacciato dell'uva; essi si affretteranno a casa e diranno: "Non avventurarti, ti supplichiamo, in quella direzione; l'uva può essercene a sufficienza, fino all'abbondanza, ma faremmo meglio a rimanere dove siamo; Può un uomo vivere d'uva? Non possiamo dire cosa ci possa essere al di là del fiume o dall'altra parte della montagna; Qui, vedete, abbiamo uva a sufficienza; Finché non abbiamo bevuto di questo vino, perché dovremmo battere le nostre tende e andare avanti? "Potremmo pervertire alcuni nostri piccoli proverbi meschini e dire: "Meglio sopportare i mali che abbiamo piuttosto che fuggire da altri che non conosciamo". Oggi abbiamo l'uva: perché dovremmo preoccuparci di domani? Così l'entusiasmo viene ucciso, e ogni audace, alto sfruttamento e nobile sforzo. L'ambizione può essere perversa, ma l'ambizione può essere una delle forme o degli aspetti dell'ispirazione. È il futuro che ci attira, è la certezza profetica di un uomo focoso che un miglio più avanti e lo avremo che mantiene il mondo giovane e tiene lontana la ruggine. Non si può mettere a tacere l'uomo divinamente ispirato e più irrequieto. Potremmo svegliarlo e dirgli: Ora, perché non accontentarsi? Perché non riposare ed essere grati? Naturalmente ci possono essere altezze più elevate e paesaggi più ampi, ammettiamo tutto questo per un momento; Ma perché preoccuparsene? potrebbe esserci qualcosa oltre la tomba; quando moriremo vedremo cosa c'è. Forse no; C'è un modo giusto di morire. Il mondo è stato tenuto in piedi da quello che le persone sciocche chiamerebbero sensazionalismo. Le stesse persone che ora avvolgono i loro tappeti intorno a loro e godono dell'immediato comfort della giornata devono gli stessi tappeti in cui si avvolgono al sensazionalismo di un tempo passato che non poteva essere tenuto lontano dal deserto o dalla giungla o dalla terra lontana, no, non dal mare ruggente e dalla tempesta che sembrava essere una distruzione incarnata. Non vivete nell'impoverimento e nella riluttanza a muovervi. Ed è facile per alcune persone venire a sanzionare tale indolenza, ma vogliamo che le vere spie ci dicano: "Abbiamo visto un paese in cui vale la pena andare; Cresce la vita, è calda d'estate, è sconfinata con un'ospitalità illimitata". Giovani anime, non spaventatevi per l'uomo seduto accanto a voi, perché non è un uomo, non è certo una figura di cera. A Osea 100 'è una valle gloriosa, "la valle di Acor" (2:15). Qual è il significato di Achor a questo proposito? qual è l'ampia interpretazione spirituale di Achor? Può essere dato in due piccole parole, ogni parola una sillaba, una delle parole una lettera: "una porta di speranza". Ti ho dato un nuovo inizio, nuove possibilità, nuove opportunità, nuovi mattuti; Questa non è la fine, questo è l'inizio; C'è la Grande Muraglia, andare a brancolare nella cecità, ma con la punta delle dita che può vedere; Troverai una porta in quel grande muro bianco; è lì, l'ho fatto, l'ho fatto per te; Io conosco il vuoto del muro, ma sulla mia parola esci e brancola verso la porta, l'Achor che ti darà visioni oltre grandi come orizzonti, grandi come firmamenti, grandi come cieli delineati: esci in spirito di speranza. Siamo salvati dalla speranza. Non ci salviamo con la depressione. C'è un nuovo inizio per voi, se vi piace avvalervene. Ho sentito la tua storia di opportunità perdute e di una vita sprecata e di un fallimento dopo l'altro. Questa è una controversia atea; Faresti meglio a saperlo, ti rovina la vita. Ciò che il predicatore è chiamato a fare è proclamare la porta della speranza; la salvezza mediante la speranza, la speranza che è in Cristo Gesù nostro Signore. Nel libro di Isaia abbiamo una bellissima valle; Nel capitolo 22:1 leggiamo della "valle della visione". Quella è una grande valle, quella valle in cui vale la pena vivere. Vivere con persone che hanno sempre visto nuove luci, nuove possibilità, nuove e più luminose interpretazioni di quanto non siano mai state realizzate prima; Questa è compagnia, questa è resurrezione. A chi importa di quegli ottusi che non vedono mai nuove luci, nuovi compagni e i contorni di nuove primavere ed estati nel cielo mattutino? Che povera vita vivere senza vista! In #Isaia 28:1 entriamo nelle "valli grasse". I poveri ubriaconi erano tutti sdraiati, ubriachi morti, soffocati e soffocati dal loro stesso vino di grasso. Erano creature viziate; La loro anima era subordinata al corpo, erano tutti carne e quasi nessuno spirito. Ci sono valli grasse che non hanno grasso del vero tipo. Poi ci sono valli che sono spiritualmente ricche di ogni sorta di cibo nutriente. C'è un vino che non ha in sé l'ebbrezza, c'è un vino che non porta il sigillo della morte. In quelle valli grasse, e non nell'altra, ci guidi Dio. Può Ezechiele essere vivo e non prendere il suo posto in questa grande questione delle valli? Ezechiele vide una valle, era una valle di ossa secche. Leggi il capitolo 37:1 e il contesto. Era una valle terribile, una valle di morte. "Figlio dell'uomo, possono queste ossa vivere?" E il figlio dell'uomo disse: «O Signore Dio, tu lo sai». La risposta più saggia a ogni domanda divina: rimandare indietro la domanda; Colui che propone il problema lo risolva. Vorrei che potessimo leggere tutto sulle valli. C'è una bella espressione storica: "Così abbiamo abitato nella valle". Volevamo arrampicarci sulle rive verdi e raggiungere i punti e le gole che catturano il primo bacio del sole, ma vedendo che era meglio per noi prendere un'altra strada, vedendo che avremmo fatto meglio a obbedire a Dio piuttosto che obbedire alla nostra fantasia o al nostro capriccio, rimanemmo nella valle. Dimorare in un luogo buio e freddo? No; Stai interpretando male la parola valle quando le attribuisci tali epiteti. Ho letto di altre valli. Le valli sono ricoperte di mais. Questo non è mai stato detto delle montagne innevate. Le valli non hanno compensazioni? La malattia stessa è priva di vantaggi? Quando si è deboli, non si è forse a volte forti? Da dove hai preso il fiorellino? Non so di aver visto nulla di più dolce per molti giorni: che cos'è? Il mughetto. Dimmi che non c'è compensazione nella povertà, nella malattia, nella debolezza e persino nel fallimento e nella delusione? Era nella valle che cresceva il giglio. (J. Parker, D.D.)
Berachah:
Supponiamo che ogni luogo riceva il suo nome da ciò che vi si fa! Come sarebbero sorprendenti e vari alcuni nomi! Berachah significa una valle di benedizione
(I.) Dopo la preghiera. Giosafat supplica Dio per vari motivi
(II.)Dopo il conflitto in spirito di lode
(III.) Dopo la vittoria. Il trionfo fu rapido, significativo e completo. Facciamo in modo che la valle della nostra vita sia spesso trasformata in una Berachah. (H. Gammage.)
30 CAPITOLO 20
2Cronache 20:30-34
Così il regno di Giosafat fu tranquillo.-Il carattere di Giosafat:
(I.) Giosafat non è diverso da Ezechia e Giosia
(II.)Il suo carattere personale sembra aver avuto tratti molto distintivi in esso
(III.) Si distinse per la sua semplice e profonda fiducia in Dio
(IV.)La religione della maggior parte delle persone di grande potere e posizione, come quelle possedute da Giosafat, è di solito riservata e tutt'altro che infantile. Conclusione: Il significato pratico di questo studio è che ci sono molti in cui il possesso e l'esercizio di grandi poteri, che di solito sono chiamati mondani, non sono in alcun modo incompatibili con la pietà più umile e sincera. (E. Monro.)
35 CAPITOLO 20
2Cronache 20:35-37
Per fare navi per andare a Tarsis.-La flotta naufragata:-
(I.) Il disastro per la spedizione di Giosafat
(II.)La causa di questo disastro. Un giudizio dal Cielo. Se Giosafat fosse stato un semplice uomo di mondo, probabilmente questo disastro non sarebbe avvenuto, ma Dio non avrebbe permesso a uno dei Suoi servitori di prosperare in una tale impresa
(III.) La lezione che il disastro insegna. Non scegliete i vostri compagni tra quelli che non temono Dio. Sempre più sicuro tenersi sotto l'influenza cristiana. Farete bene anche a sacrificare una certa misura di interesse finanziario e di prospettiva mondana piuttosto che associarvi negli affari con un uomo che non ha alcuna simpatia per voi in termini di religione. (J. Thain Davidson, D.D.)
37 CAPITOLO 20
2Cronache 20:37
Poiché ti sei unito ad Acazia, l'Eterno ha distrutto le tue opere.-Patti malvagi:-
Alcune partnership sono inspiegabili. Si sa che un funzionario della Chiesa che ha guidato le devozioni della Chiesa è entrato in società con un uomo viscido che non ha mai esitato a usare un linguaggio volgare nel magazzino; Un generoso sostenitore delle buone istituzioni si è associato a un uomo che avrebbe venduto suo padre se avesse potuto fare soldi con la transazione. E si sono chiesti uomini che non hanno saputo come due possano camminare insieme se non fossero d'accordo, e che si sono basati sul principio che la luce non può avere comunione con le tenebre. Il principio delle unioni mal associate funziona in due modi: il cristiano professante trova conveniente poter rimettere ogni lavoro discutibile all'uomo che ha eliminato la sua coscienza e il suo onore, e il suddetto uomo trova molto soddisfacente indicare il suo partner professante come prova e impegno che tutto è retto e retto. Ma è così che dovrebbe essere? (J. Parker, D.D.)
Un errore immorale:
Si dirà che gli affari sono affari, e la religione è religione, che c'è una distinzione tra il mercante e l'uomo. Ammettiamo che rimanga questa domanda: quando il mercante è dannato per le sue azioni malvagie, dove andrà l'uomo? (Ibidem)
Associazioni malvagie:
Il principio del testo...
(I.) Fornisce una lezione per i giovani. Ciò che devi risolvere prima di tutto è la base morale su cui stai procedendo; devi ottenere il pieno consenso del tuo giudizio, del tuo cuore e della tua coscienza prima di abbandonarti a qualsiasi corso commerciale
(II.)È abbastanza ampio da includere il tema del matrimonio. Non esitiamo a stabilire il principio generale che dove c'è incongruenza di convinzioni religiose tra l'uomo e la donna, la felicità del tipo più profondo e più puro è del tutto fuori questione
(III.) Permetterà una parola sincera sulla cattiva compagnia in generale. (Ibidem)
Riferimenti incrociati:
2Cronache 20
1 2Cron 19:5,11; 32:1
Sal 83:5-8; Is 7:1; 8:9,10; 16:6
2Cron 19:2; Ger 10:24; Ap 3:19
2 Ge 14:3; Nu 34:12; Gios 3:16
Ge 14:7
Gios 15:62; 1Sa 23:29; CC 1:14
3 Ge 32:7-11,24-28; Sal 56:3,4; Is 37:3-6; Gion 1:16; Mat 10:28
2Cron 11:16; 19:3
Giudic 20:26; 1Sa 7:6; Esd 8:21-23; Est 4:16; Ger 36:9; Dan 9:3; Gioe 1:14; 2:12-18; Gion 3:5-9
4 Sal 34:5,6; 50:15; 60:10-12
2Cron 19:5; Sal 69:35
5 2Cron 6:12,13; 34:31; 2Re 19:15-19
6 Eso 3:6,15,16; 1Cron 29:18
De 4:39; Gios 2:11; 1Re 8:23; Sal 115:3; Is 57:15,16; 66:1; Mat 6:9
1Cron 29:11,12; Sal 47:2,8; Ger 27:5-8; Dan 4:17,25,32-35
1Cron 29:11,12; Sal 62:11; Mat 6:13
At 11:17
7 2Cron 14:11; Ge 17:7; Eso 6:7; 19:5-7; 20:2; 1Cron 17:21-24
Eso 33:2; Sal 44:2
Ge 12:7; 13:15; Gios 24:3,13; Ne 9:8
Is 41:8; Giov 11:11; 15:15; Giac 2:23
9 2Cron 6:28-30; 1Re 8:33,37
Mat 18:20
2Cron 6:20; Eso 20:24; 23:21
10 Nu 20:17-21; De 2:4,5,9,19; Giudic 11:15-18
11 Ge 44:4; Sal 7:4; 35:12; Prov 17:13; Ger 18:20
Giudic 11:23,24; Sal 83:3-12
12 De 32:36; Giudic 11:27; 1Sa 3:13; Sal 7:6,8; 9:19; 43:1; Is 2:4; 42:4; Gioe 3:12; Ap 19:11
2Sa 14:11; 1Sa 14:6; 2Co 1:8,9
2Re 6:15
Sal 25:15; 121:1,2; 123:1,2; 141:8; Gion 2:4
13 De 29:10; Esd 10:1; Gion 3:5; At 21:5
14 Is 58:9; 65:24; Dan 9:20,21; At 10:4,31
2Cron 15:1; 24:20; Nu 11:25,26; 24:2
15 2Cron 32:7,8; Eso 14:13,14; De 1:29,30; 20:1,4; 31:6,8; Gios 11:6; Ne 4:14; Sal 17:1,2; Is 41:10-16; 43:1,2
2Cron 32:8; 1Sa 17:47
17 2Cron 20:22,23; Eso 14:13,14,25
Sal 46:10,11; Is 30:7,15; Lam 3:26; 3:26
2Cron 15:2; 32:8; Nu 14:9; Sal 46:7,11; Is 8:9,10; 41:10; Am 5:14; Mat 1:23; 28:20; Rom 8:31; 2Ti 4:22
18 2Cron 7:3; Ge 24:26; Eso 4:31
Giob 1:20; Sal 95:6
19 1Cron 15:16-22; 16:5,42; 23:5; 25:1-7
Sal 44:1; 49:1
2Cron 5:13; Esd 3:12,13; Ne 12:42,43; Sal 81:1; 95:1,2
20 2Cron 11:6; 2Sa 14:2; 1Cron 4:5; Ger 6:1
2Cron 20:15
Is 7:9; 26:3; Giov 11:40; 14:1; Rom 8:31; Eb 11:6
Eso 14:31; Lu 16:31; Giov 5:46,47; 13:20
21 1Cron 13:1,2; Prov 11:14
2Cron 29:25-30; 30:21; Esd 3:10,11; Ne 12:27
1Cron 16:29; Sal 29:2; 50:2; 90:17; 96:9
2Cron 5:13; 7:3,6; 1Cron 16:34,41; Esd 3:11; Sal 106:1; 107:1; 136:1-26; Ger 33:11
22 Giudic 7:22; 1Sa 14:16,20; 2Re 6:17; Sal 35:5,6; Is 19:2; Ez 38:21
23 Ge 14:6; 36:8,9; De 2:5; Gios 24:4; Ez 35:2,3
24 Eso 14:30; 1Cron 5:22; Sal 110:6; Is 37:36; Ger 33:5
Esd 9:14
25 Eso 12:35,36; 1Sa 30:19,20; 2Re 7:9-16; Sal 68:12; Rom 8:37
Eso 3:22; Nu 31:15; Giudic 8:24-26; Prov 3:15
Ez 39:8,9
26 Eso 15:1-19; 2Sa 22:1; Sal 103:1,2; 107:21,22; Lu 1:68; Ap 19:1-6
Ge 28:19; 32:20; Eso 17:15; 1Sa 7:12; Is 62:4; At 1:19
2Cron 5:9
27 2Sa 6:14,15; Mic 2:13; Eb 6:20
1Sa 2:1; Ne 12:43; Sal 20:5; 30:1; Is 35:10; 51:11; Ap 18:20
28 2Sa 6:5; 1Cron 13:8; 23:5; 25:6; Sal 57:8; 92:3; 149:3; 150:3-5; Ap 14:2,3
29 2Cron 17:10; Ge 35:5; Eso 23:27; Gios 5:1; 2Re 7:6
Eso 15:14-16; Gios 2:9-11; 9:9-11
30 2Cron 14:6,7; 15:15; Gios 23:1; 2Sa 7:1; Giob 34:29; Prov 16:7; Giov 14:27
31 1Re 22:41-44
32 2Cron 17:3-6
2Cron 14:2-5,11-13; 1Re 15:11
2Cron 16:7-12; Sal 18:21; 36:3
33 2Cron 14:3; 17:6
2Cron 12:14; 19:3; 30:19; De 29:4; 1Sa 7:3
34 2Cron 12:15; 13:22; 16:11
2Cron 19:2; 1Re 16:1,7
37 2Cron 19:2; Gios 7:11,12; Prov 13:20
2Cron 16:9; Prov 9:6; 13:20; Eb 12:6; Ap 3:19
1Re 22:48
2Cron 9:21
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