Nuova Riveduta:

2Cronache 32

Invasione di Sennacherib, re d'Assiria, e distruzione del suo esercito
1 Dopo queste cose e questi atti di fedeltà di Ezechia, Sennacherib, re d'Assiria, venne in Giuda e cinse d'assedio le città fortificate, con l'intenzione d'impadronirsene. 2 Quando Ezechia vide che Sennacherib era giunto e si proponeva di attaccare Gerusalemme, 3 deliberò con i suoi capi e con i suoi uomini valorosi di turare le sorgenti d'acqua che erano fuori della città; ed essi gli prestarono aiuto. 4 Si radunò dunque un gran numero di gente e turarono tutte le sorgenti e il torrente che scorreva attraverso il paese. «Perché», dicevano essi, «i re d'Assiria, venendo, dovrebbero trovare abbondanza d'acqua?» 5 Ezechia prese coraggio e ricostruì tutte le mura dov'erano diroccate; rialzò le torri, costruì l'altro muro di fuori, fortificò Millo, nella città di Davide, e fece fare una gran quantità d'armi e di scudi. 6 Diede dei capi militari al popolo, li riunì presso di sé sulla piazza della porta della città e parlò al loro cuore, dicendo: 7 «Siate forti e coraggiosi! Non temete e non vi sgomentate a causa del re d'Assiria e della moltitudine che lo accompagna; perché con noi è uno più grande di ciò che è con lui. 8 Con lui è un braccio di carne; con noi è il SIGNORE nostro Dio, per aiutarci e combattere le nostre battaglie». E il popolo fu rassicurato dalle parole di Ezechia, re di Giuda.
9 Dopo questo, Sennacherib, re d'Assiria, mentre stava di fronte a Lachis con tutte le sue forze, mandò i suoi servitori a Gerusalemme per dire a Ezechia, re di Giuda, e a tutti quelli di Giuda che si trovavano a Gerusalemme: 10 «Così parla Sennacherib, re degli Assiri: "In chi confidate voi per rimanervene così assediati in Gerusalemme? 11 Ezechia v'inganna per ridurvi a morire di fame e di sete, quando dice: 'Il SIGNORE, nostro Dio, ci libererà dalle mani del re d'Assiria!' 12 Non è lo stesso Ezechia che ha distrutto gli alti luoghi e gli altari del SIGNORE, e che ha detto a Giuda e a Gerusalemme: 'Voi adorerete davanti a un unico altare e su quello offrirete profumi'? 13 Non sapete voi quello che io e i miei padri abbiamo fatto a tutti i popoli degli altri paesi? Gli dèi delle nazioni di quei paesi hanno forse potuto liberare i loro paesi dalla mia mano? 14 Qual è, fra tutti gli dèi di queste nazioni che i miei padri hanno sterminate, quello che abbia potuto liberare il suo popolo dalla mia mano? Potrebbe il vostro Dio liberarvi dalla mia mano? 15 Ora Ezechia non v'inganni e non vi svii in questa maniera; non gli prestate fede! Poiché nessun dio d'alcuna nazione o d'alcun regno ha potuto liberare il suo popolo dalla mia mano o dalla mano dei miei padri; quanto meno potrà il Dio vostro liberare voi dalla mia mano!"».
16 I servi di Sennacherib parlarono ancora contro il SIGNORE Dio e contro il suo servo Ezechia. 17 Sennacherib scrisse pure delle lettere, insultando il SIGNORE, Dio d'Israele, e parlando contro di lui, in questi termini: «Come gli dèi delle nazioni degli altri paesi non hanno potuto liberare i loro popoli dalla mia mano, così neanche il Dio di Ezechia potrà liberare dalla mia mano il suo popolo». 18 I servitori di Sennacherib gridarono ad alta voce, in lingua giudaica, rivolgendosi al popolo di Gerusalemme che stava sulle mura, per spaventarlo e atterrirlo, e potersi così impadronire della città. 19 E parlarono del Dio di Gerusalemme come degli dèi dei popoli della terra, che sono opera di mano d'uomo.
20 Allora il re Ezechia e il profeta Isaia, figlio di Amots, pregarono a questo proposito e alzarono fino al cielo il loro grido.
21 Il SIGNORE mandò un angelo che sterminò nell'accampamento del re d'Assiria tutti gli uomini forti e valorosi, i prìncipi e i capi. Il re se ne tornò svergognato al suo paese. Come fu entrato nella casa del suo dio, i suoi propri figli lo uccisero là con la spada. 22 Così il SIGNORE salvò Ezechia e gli abitanti di Gerusalemme dalla mano di Sennacherib, re d'Assiria, e dalla mano di tutti gli altri, e rese sicure le loro frontiere. 23 Molti portarono a Gerusalemme offerte al SIGNORE e oggetti preziosi a Ezechia, re di Giuda, il quale, da allora, acquistò prestigio agli occhi di tutte le nazioni.

Malattia e guarigione di Ezechia
24 In quel tempo Ezechia fu colpito da una malattia che doveva condurlo alla morte; egli pregò il SIGNORE, e il SIGNORE gli parlò e gli concesse un segno. 25 Ma Ezechia non fu riconoscente del beneficio ricevuto, poiché il suo cuore s'inorgoglì; e l'ira del SIGNORE si volse contro di lui, contro Giuda e contro Gerusalemme. 26 Tuttavia Ezechia si umiliò per essersi inorgoglito in cuor suo, tanto egli quanto gli abitanti di Gerusalemme; perciò l'ira del SIGNORE non si riversò sopra di loro durante la vita di Ezechia.
27 Ezechia ebbe immense ricchezze e grandissima gloria, e si costruì: depositi per riporvi argento, oro, pietre preziose, aromi, scudi, ogni sorta d'oggetti di valore; 28 magazzini per il grano, il vino, l'olio; stalle per ogni sorta di bestiame e ovili per le pecore. 29 Si costruì delle città ed ebbe greggi e mandrie in abbondanza, perché Dio gli aveva dato beni in gran quantità. 30 Ezechia fu colui che turò la sorgente superiore delle acque di Ghion e le convogliò giù direttamente attraverso il lato occidentale della città di Davide. Ezechia riuscì felicemente in tutte le sue imprese. 31 Tuttavia, quando i capi di Babilonia gli inviarono dei messaggeri per informarsi del prodigio che era avvenuto nel paese, Dio lo abbandonò per metterlo alla prova e conoscere tutto quello che egli aveva in cuore.
32 Le rimanenti azioni di Ezechia e le sue opere pie si trovano scritte nella visione del profeta Isaia, figlio di Amots, inserita nel libro dei re di Giuda e d'Israele.
33 Ezechia si addormentò con i suoi padri e fu sepolto sulla salita delle tombe dei figli di Davide; alla sua morte tutto Giuda e gli abitanti di Gerusalemme gli resero onore. Manasse, suo figlio, regnò al suo posto.

C.E.I.:

2Cronache 32

1 Dopo questi fatti e queste prove di fedeltà, ci fu l'invasione di Sennàcherib re d'Assiria. Penetrato in Giuda, assediò le città fortificate per forzarne le mura. 2 Ezechia vide l'avanzata di Sennàcherib, che si dirigeva verso Gerusalemme per assediarla. 3 Egli decise con i suoi ufficiali e con i suoi prodi di ostruire le acque sorgive, che erano fuori della città. Essi l'aiutarono. 4 Si radunò un popolo numeroso per ostruire tutte le sorgenti e il torrente che attraversava il centro del paese, dicendo: «Perché dovrebbero venire i re d'Assiria e trovare acqua in abbondanza?». 5 Ezechia si rafforzò; ricostruì tutta la parte diroccata delle mura, vi innalzò torri, costruì un secondo muro, fortificò il Millo della città di Davide e preparò armi in abbondanza e scudi. 6 Designò capi militari sopra il popolo; li radunò presso di sé nella piazza della porta della città e così parlò al loro cuore: 7 «Siate forti e coraggiosi! Non temete e non abbattetevi davanti al re d'Assiria e davanti a tutta la moltitudine che l'accompagna, perché con noi c'è uno più grande di chi è con lui. 8 Con lui c'è un braccio di carne, con noi c'è il Signore nostro Dio per aiutarci e per combattere le nostre battaglie». Il popolo rimase rassicurato dalle parole di Ezechia, re di Giuda.
9 In seguito Sennàcherib, re d'Assiria, mandò i suoi ministri a Gerusalemme, mentre egli con tutte le forze assaliva Lachis, per dire a Ezechia re di Giuda e a tutti quelli di Giuda che erano in Gerusalemme: 10 «Dice Sennàcherib re d'Assiria: Di chi avete fiducia voi per restare in Gerusalemme assediata? 11 Ezechia non vi inganna forse per farvi morire di fame e di sete quando asserisce: Il Signore nostro Dio ci libererà dalle mani del re di Assiria? 12 Egli non è forse lo stesso Ezechia che ha eliminato le sue alture e i suoi altari dicendo a Giuda e a Gerusalemme: Vi prostrerete davanti a un solo altare e su di esso soltanto offrirete incenso? 13 Non sapete che cosa abbiamo fatto io e i miei padri a tutti i popoli di tutti i paesi? Forse gli dèi dei popoli di quei paesi hanno potuto liberare i loro paesi dalla mia mano? 14 Quale, fra tutti gli dèi dei popoli di quei paesi che i miei padri avevano votato allo sterminio, ha potuto liberare il suo popolo dalla mia mano? Potrà il vostro Dio liberarvi dalla mia mano? 15 Ora, non vi inganni Ezechia e non vi seduca in questa maniera! Non credetegli, perché nessun dio di qualsiasi popolo o regno ha potuto liberare il suo popolo dalla mia mano e dalle mani dei miei padri. Nemmeno i vostri dèi vi libereranno dalla mia mano!».
16 Parlarono ancora i suoi ministri contro il Signore Dio e contro Ezechia suo servo. 17 Sennàcherib aveva scritto anche lettere insultando il Signore Dio di Israele e sparlando di lui in questi termini: «Come gli dèi dei popoli di quei paesi non hanno potuto liberare i loro popoli dalla mia mano, così il Dio di Ezechia non libererà dalla mia mano il suo popolo».
18 Gli inviati gridarono a gran voce in ebraico al popolo di Gerusalemme che stava sulle mura, per spaventarlo e atterrirlo al fine di occuparne la città. 19 Essi parlarono del Dio di Gerusalemme come di uno degli dèi degli altri popoli della terra, opera di mani d'uomo.
20 Allora il re Ezechia e il profeta Isaia figlio di Amoz, pregarono a questo fine e gridarono al Cielo. 21 Il Signore mandò un angelo, che sterminò tutti i guerrieri valorosi, ogni capo e ogni ufficiale, nel campo del re d'Assiria. Questi se ne tornò, con la vergogna sul volto, nel suo paese. Entrò nel tempio del suo dio, dove alcuni suoi figli, nati dalle sue viscere, l'uccisero di spada. 22 Così il Signore liberò Ezechia e gli abitanti di Gerusalemme dalla mano di Sennàcherib re d'Assiria e dalla mano di tutti gli altri e concesse loro la pace alle frontiere. 23 Allora molti portarono offerte al Signore in Gerusalemme e oggetti preziosi a Ezechia re di Giuda, che, dopo simili cose, aumentò in prestigio agli occhi di tutti i popoli.
24 In quei giorni Ezechia si ammalò di malattia mortale. Egli pregò il Signore, che l'esaudì e operò un prodigio per lui. 25 Ma la riconoscenza di Ezechia non fu proporzionata al beneficio, perché il suo cuore si era insuperbito; per questo su di lui, su Giuda e su Gerusalemme si riversò l'ira divina. 26 Tuttavia Ezechia si umiliò della superbia del suo cuore e a lui si associarono gli abitanti di Gerusalemme; per questo l'ira del Signore non si abbattè su di essi finché Ezechia restò in vita.
27 Ezechia ebbe ricchezze e gloria in abbondanza. Egli si costruì depositi per l'argento, l'oro, le pietre preziose, gli aromi, gli scudi e per qualsiasi cosa pregevole, 28 magazzini per i prodotti del grano, del mosto e dell'olio, stalle per ogni genere di bestiame, ovili per le pecore. 29 Si edificò città; ebbe molto bestiame minuto e grosso, perché Dio gli aveva concesso beni molto grandi.
30 Ezechia chiuse l'apertura superiore delle acque del Ghicon, convogliandole in basso attraverso il lato occidentale nella città di Davide. Ezechia riuscì in ogni sua impresa. 31 Ma quando i capi di Babilonia gli inviarono messaggeri per informarsi sul prodigio avvenuto nel paese, Dio l'abbandonò per metterlo alla prova e conoscerne completamente il cuore.
32 Le altre gesta di Ezechia e le sue opere di pietà ecco sono descritte nella visione del profeta Isaia, figlio di Amoz, e nel libro dei re di Giuda e di Israele. 33 Ezechia si addormentò con i suoi padri e lo seppellirono nella salita dei sepolcri dei figli di Davide. Alla sua morte gli resero omaggio tutto Giuda e gli abitanti di Gerusalemme. Al suo posto divenne re suo figlio Manàsse.

Nuova Diodati:

2Cronache 32

Invasione di Sennacherib, re di Assiria, e distruzione del suo esercito
1 Dopo queste cose e questi atti di fedeltà di Ezechia, Sennacherib, re di Assiria, venne, entrò in Giuda e cinse d'assedio le città fortificate, con l'intenzione d'impadronirsene. 2 Quando Ezechia vide che Sennacherib era giunto con il proposito di attaccare Gerusalemme, 3 decise con i suoi capi e con i suoi uomini valorosi di chiudere le acque delle sorgenti che erano fuori della città; ed essi gli prestarono aiuto. 4 Così si radunò un gran numero di gente e chiusero tutte le sorgenti e il torrente che scorreva attraverso il paese, dicendo: «Perché il re di Assiria dovrebbe venire e trovare acqua in abbondanza?». 5 Ezechia allora prese coraggio, ricostruì tutte le mura diroccate, vi eresse torri e al di fuori costruì un muro esterno; fortificò pure Millo nella città di Davide e fece fare un gran numero di lance e scudi. 6 Stabilì dei capi militari sopra il popolo, li riunì presso di sé nella piazza della città e parlò al loro cuore, dicendo: 7 «Siate forti e coraggiosi! Non temete e non sgomentatevi davanti al re di Assiria e davanti alla moltitudine che è insieme a lui, perché con noi c'è uno più grande che con lui. 8 Con lui vi è un braccio di carne, ma con noi vi è l'Eterno, il nostro DIO, per soccorrerci e per combattere le nostre battaglie». Il popolo fu rassicurato dalle parole di Ezechia, re di Giuda. 9 Dopo questo Sennacherib, re di Assiria, mentre si trovava di fronte a Lakish con tutte le sue forze, mandò i suoi servi a Gerusalemme per dire a Ezechia, re di Giuda, e a tutti quei di Giuda che si trovavano a Gerusalemme: 10 «Così parla Sennacherib, re degli Assiri: In che cosa confidate per rimanere assediati in Gerusalemme? 11 Non sta Ezechia ingannandovi per farvi morire di fame e di sete, dicendo: "L'Eterno, il nostro DIO, ci libererà dalle mani del re di Assiria"? 12 Non ha forse lo stesso Ezechia rimosso i suoi alti luoghi e i suoi altari, dicendo a Giuda e a Gerusalemme: "Voi adorerete davanti a un solo altare e su di esso offrirete incenso"? 13 Non sapete ciò che io e i miei padri abbiamo fatto a tutti i popoli degli altri paesi? Gli dèi delle nazioni di quei paesi sono stati in qualche modo capaci di liberare i loro paesi dalla mia mano? 14 Tra tutti gli dèi di queste nazioni che i miei padri hanno votato allo sterminio, chi mai ha potuto liberare il suo popolo dalla mia mano? Come potrà quindi il vostro DIO liberarvi dalla mia mano? 15 Ora perciò non lasciate che Ezechia vi inganni e vi seduca in questo modo; non prestategli fede! Poiché nessun dio di alcuna nazione o regno ha potuto liberare il suo popolo dalla mia mano o dalla mano dei miei padri, tanto meno il vostro DIO potrà liberarvi dalla mia mano!». 16 I suoi servi parlarono ancora contro l'Eterno DIO e contro il suo servo Ezechia. 17 Sennacherib scrisse pure lettere, per insultare l'Eterno, il DIO d'Israele, e per parlare contro di lui, dicendo: «Come gli dèi delle nazioni degli altri paesi non hanno liberato i loro popoli dalla mia mano, così neppure il DIO di Ezechia libererà il suo popolo dalla mia mano». 18 Essi gridarono ad alta voce in lingua giudaica rivolgendosi al popolo di Gerusalemme che stava sulle mura, per spaventarlo e atterrirlo, e così impadronirsi della città. 19 Essi parlarono contro il DIO di Gerusalemme come contro gli dèi dei popoli della terra, che sono opera di mano d'uomo. 20 Ma il re Ezechia e il profeta Isaia, figlio di Amots, pregarono a questo proposito e gridarono al cielo. 21 Allora l'Eterno mandò un angelo che sterminò tutti gli uomini forti e valorosi, i principi e i capi nell'accampamento del re di Assiria. Questi tornò al suo paese coperto di vergogna; entrò quindi nel tempio del suo dio, dove i suoi stessi figli lo uccisero di spada. 22 Così l'Eterno salvò Ezechia e gli abitanti di Gerusalemme dalla mano di Sennacherib, re di Assiria, e dalla mano di tutti gli altri e li protesse tutt'intorno. 23 Molti portarono offerte all'Eterno a Gerusalemme e oggetti preziosi a Ezechia, re di Giuda, che da allora fu magnificato agli occhi di tutte le nazioni.

Orgoglio e ravvedimento di Ezechia. Sue grandi ricchezze; sua morte
24 In quei giorni Ezechia si ammalò mortalmente. Egli pregò l'Eterno, che gli parlò e gli diede un segno. 25 Ma Ezechia non corrispose al beneficio a lui fatto, perché il suo cuore si era inorgoglito; perciò su di lui, su Giuda e su Gerusalemme si riversò l'ira dell'Eterno. 26 Poi Ezechia si umiliò dell'orgoglio del suo cuore, lui e gli abitanti di Gerusalemme; perciò l'ira dell'Eterno non venne sopra di loro durante la vita di Ezechia. 27 Ezechia ebbe immense ricchezze e onore. Egli si fece depositi per argento, oro, pietre preziose, aromi, scudi, e per ogni genere di oggetti preziosi, 28 magazzini per i prodotti di grano, vino e olio, stalle per ogni genere di bestiame e ovili per le pecore. 29 Inoltre si costruì città ed ebbe un gran numero di greggi e mandrie, perché DIO gli aveva dato grandissime ricchezze. 30 Fu Ezechia stesso a chiudere la sorgente superiore delle acque di Ghihon e a incanalarle in basso al lato occidentale della città di Davide. Ezechia riuscì in tutte le sue imprese. 31 Ma quando i capi di Babilonia gli inviarono messaggeri per informarsi del prodigio che era avvenuto nel paese, DIO lo abbandonò per metterlo alla prova e conoscere tutto ciò che era nel suo cuore. 32 Il resto delle gesta di Ezechia e le sue opere di bene sono scritte nella visione del profeta Isaia, figlio di Amots, e nel libro dei re di Giuda e d'Israele. 33 Poi Ezechia si addormentò con i suoi padri e fu sepolto sulla salita dei sepolcri dei figli di Davide; alla sua morte tutto Giuda e gli abitanti di Gerusalemme gli resero onore. Al suo posto regnò suo figlio Manasse.

Riveduta 2020:

2Cronache 32

Invasione di Sennacherib, re d'Assiria, e distruzione del suo esercito
1 Dopo queste cose e questi atti di fedeltà di Ezechia, Sennacherib, re d'Assiria, venne, entrò in Giuda e cinse di assedio le città fortificate, con l'intenzione di impadronirsene. 2 Quando Ezechia vide che Sennacherib era giunto e si proponeva di attaccare Gerusalemme, 3 deliberò con i suoi capi e con i suoi uomini valorosi di otturare le sorgenti d'acqua che erano fuori della città; ed essi gli prestarono aiuto. 4 Si radunò dunque un gran numero di gente e otturarono tutte le sorgenti e il torrente che scorreva attraverso il paese. “Perché”, dicevano essi, “i re d'Assiria, venendo, dovrebbero trovare abbondanza di acqua?”. 5 Ezechia prese coraggio, ricostruì tutte le mura che erano diroccate, rialzò le torri, costruì l'altro muro di fuori, fortificò Millo nella città di Davide, e fece fare una grande quantità di armi e di scudi. 6 Diede dei capi militari al popolo, li riunì presso di sé sulla piazza della porta della città, e parlò al loro cuore, dicendo: 7 “Siate forti e coraggiosi! Non temete e non vi spaventate a causa del re d'Assiria e della moltitudine che lo accompagna; poiché con noi c'è Uno più grande di ciò che è con lui. 8 Con lui c'è un braccio di carne; con noi c'è l'Eterno, il nostro Dio, per aiutarci e combattere le nostre battaglie”. E il popolo fu rassicurato dalle parole di Ezechia, re di Giuda. 9 Dopo questo, Sennacherib, re d'Assiria, mentre stava di fronte a Lachis con tutte le sue forze, mandò i suoi servi a Gerusalemme per dire a Ezechia, re di Giuda, e a tutti quelli di Giuda che si trovavano a Gerusalemme: 10 “Così parla Sennacherib, re degli Assiri: 'In chi confidate voi per rimanervene così assediati in Gerusalemme? 11 Ezechia vi inganna per ridurvi a morire di fame e di sete, quando dice: L'Eterno, il nostro Dio, ci libererà dalle mani del re di Assiria. 12 Non è lo stesso Ezechia che ha soppresso gli alti luoghi e gli altari dell'Eterno, e che ha detto a Giuda e a Gerusalemme: Voi adorerete davanti a un unico altare e su quello offrirete profumi? 13 Non sapete voi quello che io e i miei padri abbiamo fatto a tutti i popoli degli altri paesi? Gli dèi delle nazioni di quei paesi hanno potuto liberare i loro paesi dalla mia mano? 14 Qual è fra tutti gli dèi di queste nazioni che i miei padri hanno sterminato, quello che abbia potuto liberare il suo popolo dalla mia mano? E potrebbe il vostro Dio liberare voi dalla mia mano? 15 Ora dunque Ezechia non vi inganni e non vi seduca in questa maniera; non prestategli fede! Poiché nessun dio di nessuna nazione o di nessun regno ha potuto liberare il suo popolo dalla mia mano o dalla mano dei miei padri; quantomeno il vostro Dio potrà liberare voi dalla mia mano!'”. 16 I servi di Sennacherib parlarono ancora contro l'Eterno Iddio e contro il suo servo Ezechia. 17 Sennacherib scrisse anche delle lettere, insultando l'Eterno, l'Iddio d'Israele, e parlando contro di lui, in questi termini: “Come gli dèi delle nazioni degli altri paesi non hanno potuto liberare i loro popoli dalla mia mano, così neanche l'Iddio di Ezechia potrà liberare dalla mia mano il suo popolo”. 18 I servi di Sennacherib gridarono ad alta voce, in lingua giudaica, rivolgendosi al popolo di Gerusalemme che stava sulle mura, per spaventarlo e atterrirlo, e potersi così impadronire della città. 19 E parlarono dell'Iddio di Gerusalemme come degli dèi dei popoli della terra, che sono opera di mano di uomo. 20 Allora il re Ezechia e il profeta Isaia, figlio di Amots, pregarono a questo proposito e alzarono fino al cielo il loro grido. 21 L'Eterno mandò un angelo che sterminò nell'accampamento del re d'Assiria tutti gli uomini forti e valorosi, i prìncipi e i capi. E il re se ne tornò svergognato al suo paese. Appena fu entrato nella casa del suo dio, i suoi propri figli lo uccisero là con la spada. 22 Così l'Eterno salvò Ezechia e gli abitanti di Gerusalemme dalla mano di Sennacherib, re d'Assiria, e dalla mano di tutti gli altri, e li protesse da ogni lato. 23 E molti portarono a Gerusalemme delle offerte all'Eterno, e degli oggetti preziosi a Ezechia, re di Giuda, il quale, da allora, acquistò grande considerazione agli occhi di tutte le nazioni.

Malattia e guarigione di Ezechia. Sua morte
24 In quel tempo Ezechia si ammalò di una malattia mortale; egli pregò l'Eterno, e l'Eterno gli parlò, e gli concesse un segno. 25 Ma Ezechia non fu riconoscente del beneficio che aveva ricevuto; poiché il suo cuore si inorgoglì, e l'ira dell'Eterno si volse contro di lui, contro Giuda e contro Gerusalemme. 26 Tuttavia Ezechia si umiliò dell'orgoglio del suo cuore, tanto lui, quanto gli abitanti di Gerusalemme; perciò l'ira dell'Eterno non si riversò sopra di loro durante la vita di Ezechia. 27 Ezechia ebbe immense ricchezze e grandissima gloria: e si fece dei depositi per riporvi argento, oro, pietre preziose, aromi, scudi, ogni sorta di oggetti di valore; 28 dei magazzini per i prodotti di grano, vino, olio; delle stalle per ogni sorta di bestiame, e degli ovili per le pecore. 29 Si costruì delle città ed ebbe greggi e mandrie in abbondanza, perché Dio gli aveva dato dei beni in grande quantità. 30 Ezechia fu colui che chiuse la sorgente superiore delle acque di Ghion, e le convogliò giù direttamente, dal lato occidentale della città di Davide. Ezechia riuscì felicemente in tutte le sue imprese. 31 Tuttavia, quando i capi di Babilonia gli inviarono dei messaggeri per informarsi del prodigio che era avvenuto nel paese, Iddio lo abbandonò, per metterlo alla prova e per conoscere tutto quello che egli aveva nel cuore. 32 Le rimanenti azioni di Ezechia e le sue opere pie si trovano scritte nella visione del profeta Isaia, figlio di Amots, inserita nel libro dei re di Giuda e d'Israele. 33 Ezechia si addormentò con i suoi padri e fu sepolto sulla salita dei sepolcri dei figli di Davide e, alla sua morte, tutto Giuda e gli abitanti di Gerusalemme gli resero onore. Manasse, suo figlio, regnò al suo posto.

Riveduta:

2Cronache 32

Invasione di Sennacherib, re d'Assiria, e distruzione del suo esercito
1 Dopo queste cose e questi atti di fedeltà di Ezechia, Sennacherib, re d'Assiria, venne, entrò in Giuda, e cinse d'assedio le città fortificate, con l'intenzione d'impadronirsene. 2 E quando Ezechia vide che Sennacherib era giunto e si proponeva d'attaccar Gerusalemme, 3 deliberò coi suoi capi e con i suoi uomini valorosi di turar le sorgenti d'acqua ch'eran fuori della città; ed essi gli prestarono aiuto. 4 Si radunò dunque un gran numero di gente e turarono tutte le sorgenti e il torrente che scorreva attraverso il paese. 'E perché', dicevan essi, 'i re d'Assiria, venendo, troverebbero essi abbondanza d'acqua?' 5 Ezechia prese animo, ricostruì tutte le mura dov'erano rotte, rialzò le torri, costruì l'altro muro di fuori, fortificò Millo nella città di Davide, e fece fare gran quantità d'armi e di scudi. 6 Diede dei capi militari al popolo, li riunì presso di sé sulla piazza della porta della città, e parlò al loro cuore, dicendo: 7 'Siate forti, e fatevi animo! Non temete e non vi sgomentate a motivo del re d'Assiria e della gran gente che l'accompagna; giacché con noi è uno più grande di ciò ch'è con lui. 8 Con lui è un braccio di carne; con noi è l'Eterno, il nostro Dio, per aiutarci e combattere le nostre battaglie'. E il popolo fu rassicurato dalle parole di Ezechia, re di Giuda. 9 Dopo questo, Sennacherib, re d'Assiria, mentre stava di fronte a Lakis con tutte le sue forze, mandò i suoi servi a Gerusalemme per dire a Ezechia, re di Giuda, e a tutti que' di Giuda che si trovavano a Gerusalemme: 10 'Così parla Sennacherib, re degli Assiri: In chi confidate voi per rimanervene così assediati in Gerusalemme? 11 Ezechia non v'inganna egli per ridurvi a morir di fame e di sete, quando dice: - L'Eterno, il nostro Dio, ci libererà dalle mani del re d'Assiria? - 12 Non è egli lo stesso Ezechia che ha soppresso gli alti luoghi e gli altari dell'Eterno, e che ha detto a Giuda e a Gerusalemme: - Voi adorerete dinanzi a un unico altare e su quello offrirete profumi? - 13 Non sapete voi quello che io e i miei padri abbiam fatto a tutti i popoli degli altri paesi? Gli dèi delle nazioni di que' paesi hanno essi potuto liberare i loro paesi dalla mia mano? 14 Qual è fra tutti gli dèi di queste nazioni che i miei padri hanno sterminate, quello che abbia potuto liberare il suo popolo dalla mia mano? E potrebbe il vostro Dio liberar voi dalla mia mano?! 15 Or dunque Ezechia non v'inganni e non vi seduca in questa maniera; non gli prestate fede! Poiché nessun dio d'alcuna nazione o d'alcun regno ha potuto liberare il suo popolo dalla mia mano o dalla mano de' miei padri; quanto meno potrà l'Iddio vostro liberar voi dalla mia mano!' 16 I servi di Sennacherib parlarono ancora contro l'Eterno Iddio e contro il suo servo Ezechia. 17 Sennacherib scrisse pure delle lettere, insultando l'Eterno, l'Iddio d'Israele, e parlando contro di lui, in questi termini: 'Come gli dèi delle nazioni degli altri paesi non han potuto liberare i loro popoli dalla mia mano, così neanche l'Iddio d'Ezechia potrà liberare dalla mia mano il popolo suo'. 18 I servi di Sennacherib gridarono ad alta voce, in lingua giudaica, rivolgendosi al popolo di Gerusalemme che stava sulle mura, per spaventarlo e atterrirlo, e potersi così impadronire della città. 19 E parlarono dell'Iddio di Gerusalemme come degli dèi dei popoli della terra, che sono opera di mano d'uomo. 20 Allora il re Ezechia e il profeta Isaia, figliuolo di Amots, pregarono a questo proposito, e alzarono fino al cielo il loro grido. 21 E l'Eterno mandò un angelo che sterminò nel campo del re d'Assiria tutti gli uomini forti e valorosi, i principi ed i capi. E il re se ne tornò svergognato al suo paese. E come fu entrato nella casa del suo dio, i suoi propri figliuoli lo uccisero quivi di spada. 22 Così l'Eterno salvò Ezechia e gli abitanti di Gerusalemme dalla mano di Sennacherib, re d'Assiria, e dalla mano di tutti gli altri, e li protesse d'ogn'intorno. 23 E molti portarono a Gerusalemme delle offerte all'Eterno, e degli oggetti preziosi a Ezechia, re di Giuda, il quale, da allora, sorse in gran considerazione agli occhi di tutte le nazioni.

Malattia e guarigione di Ezechia. Sua morte
24 In quel tempo, Ezechia fu malato a morte; egli pregò l'Eterno, e l'Eterno gli parlò, e gli concesse un segno. 25 Ma Ezechia non fu riconoscente del beneficio che avea ricevuto; giacché il suo cuore s'inorgoglì, e l'ira dell'Eterno si volse contro di lui, contro Giuda e contro Gerusalemme. 26 Nondimeno Ezechia si umiliò dell'essersi inorgoglito in cuor suo: tanto egli, quanto gli abitanti di Gerusalemme; perciò l'ira dell'Eterno non venne sopra loro durante la vita d'Ezechia. 27 Ezechia ebbe immense ricchezze e grandissima gloria: e si fece de' tesori per riporvi argento, oro, pietre preziose, aromi, scudi, ogni sorta d'oggetti di valore; 28 de' magazzini per i prodotti di grano, vino, olio; delle stalle per ogni sorta di bestiame, e degli ovili per le pecore. 29 Si edificò delle città, ed ebbe greggi e mandre in abbondanza, perché Dio gli avea dato dei beni in gran copia. 30 Ezechia fu quegli che turò la sorgente superiore delle acque di Ghihon, che condusse giù direttamente, dal lato occidentale della città di Davide. Ezechia riuscì felicemente in tutte le sue imprese. 31 Nondimeno, quando i capi di Babilonia gl'inviarono dei messi per informarsi del prodigio ch'era avvenuto nel paese, Iddio lo abbandonò, per metterlo alla prova, affin di conoscere tutto quello ch'egli aveva in cuore. 32 Le rimanenti azioni di Ezechia e le sue opere pie trovansi scritte nella visione del profeta Isaia, figliuolo d'Amots, inserita nel libro dei re di Giuda e d'Israele. 33 Ezechia s'addormentò coi suoi padri, e fu sepolto sulla salita dei sepolcri de' figliuoli di Davide; e alla sua morte, tutto Giuda e gli abitanti di Gerusalemme gli resero onore. E Manasse, suo figliuolo, regnò in luogo suo.

Ricciotti:

2Cronache 32

Invasione di Sennacherib.
1 Dopo queste cose e questi atti di fedeltà, Sennacherib, re degli Assiri, venne e, entrato in Giudea, assediò le città fortificate con l'intenzione d'impadronirsene. 2 Quando Ezechia vide che Sennacherib era giunto e che tutto l'impeto della guerra si rivolgeva verso Gerusalemme, 3 tenne consiglio coi suoi capi e co' suoi uomini valorosi per chiudere le sorgenti d'acqua, ch'erano fuori della città; ed essendo tutti dello stesso parere, 4 raccolsero molta gente e turarono tutte le fonti e il ruscello, che scorreva in mezzo al paese, dicendo: «[Facciamo ciò] affinchè i re d'Assiria, giungendo in mezzo a noi, non trovino abbondanza di acque». 5 Parimenti, operando con grande diligenza, riparò tutto il muro che era stato distrutto, costruì torri sopra di esso e fabbricò un secondo muro al di fuori; restaurò Mello nella città di Davide e fece armature e scudi d'ogni sorta; 6 costituì i capi dei guerrieri nell'esercito; riunì tutti sulla piazza della porta della città e parlò al loro cuore dicendo: 7 «Operate da forti e fatevi animo; non temete e non abbiate paura del re degli Assiri, nè della moltitudine che è con lui, perchè sono assai più quelli che stanno dalla nostra parte, che dalla sua; 8 dalla sua, vi è un braccio di carne; dalla nostra, il Signore Dio nostro, che è il nostro aiuto e combatte per noi». E il popolo fu rassicurato da queste parole di Ezechia, re di Giuda. 9 Dopo questi avvenimenti Sennacherib, re degli Assiri, mandò i suoi servi a Gerusalemme, (poichè egli e tutto il suo esercito stava assediando Lachis), ad Ezechia, re di Giuda, e a tutto il popolo, che era nella città, per dire ad essi: 10 «Sennacherib, re degli Assiri, dice queste cose: - In chi confidate voi per starvene così assediati in Gerusalemme? 11 Non vi inganna forse Ezechia per farvi morir di fame e di sete, quando afferma che il Signore Dio vostro vi libererà dalla mano del re di Assiria? 12 Non è questi lo stesso Ezechia che distrusse i suoi luoghi eccelsi e gli altari e intimò e disse a quei di Giuda e di Gerusalemme: "Adorerete dinanzi a un solo altare e sovr'esso brucerete l'incenso?" 13 Ignorate forse ciò che io ho fatto e ciò che fecero i padri miei a tutti i popoli della terra? Furono capaci gli dèi delle genti e di tutti i paesi di liberare la loro regione dalla mia mano? 14 Chi è di tutti gli dèi delle nazioni, che i padri miei han devastato, che potè sottrarre il suo popolo dalla mia mano? E potrà il Dio vostro sottrarvi a questa mano? 15 Or dunque Ezechia non v'inganni e non v'illuda con vane lusinghe, e voi non prestate fede a lui, poichè se nessuno degli dèi di tutte le nazioni e di tutti i regni ha potuto liberare il suo popolo dalla mia mano e dalla mano de' padri miei, quanto meno il vostro Dio potrà strapparvi al mio potere -». 16 Molte altre cose dissero pure i servi di lui contro il Signore Iddio e contro Ezechia suo servo. 17 Scrisse anche lettere piene di bestemmia contro il Signore Dio di Israele, esprimendosi così contro di lui: «Come gli dèi delle altre nazioni non han potuto liberare il loro popolo dalla mia mano, così neppure il Dio di Ezechia potrà sottrarre il popolo suo da questa mano». 18 Inoltre con voce altissima, in lingua giudaica gridava contro il popolo che stava assiso sulle mura di Gerusalemme per spaventarlo e prendere così la città. 19 E parlò contro il Dio di Gerusalemme, come contro gli dèi dei popoli della terra, opera della mano degli uomini. 20 Ma il re Ezechia e il profeta Isaia, figlio di Amos, si misero a pregare contro questa bestemmia e la loro voce arrivò fino al cielo, 21 e il Signore mandò un angelo a percuotere ogni uomo robusto e ogni combattente e il sommo duce dell'esercito del re degli Assiri, e [il re] se ne tornò svergognato al suo paese. E quando fu entrato nella casa del suo dio, i suoi propri figli, che egli aveva generato, lo trucidarono colla spada, 22 mentre il Signore salvò Ezechia e gli abitanti di Gerusalemme dalla mano di Sennacherib, re degli Assiri, e dalla mano di tutti gli altri e concesse ad essi la pace da tutte le parti. 23 Molti allora portavano vittime e sacrifici al Signore in Gerusalemme e regali ad Ezechia, re di Giuda, il quale dopo questi avvenimenti fu tenuto in grande considerazione da tutti i popoli.

Malattia di Ezechia.
24 In quel tempo Ezechia si ammalò a morte e pregò il Signore e fu esaudito, e ne ebbe anche un segnale. 25 Ma non corrispose pienamente ai benefici ricevuti, poichè il suo cuore si inorgoglì, e l'ira [del Signore] si accese contro di lui e contro Giuda e Gerusalemme. 26 Ma poi si umiliò di essersi così inorgoglito tanto lui, come gli abitanti di Gerusalemme, perciò l'ira del Signore non piombò sopra di loro al tempo di Ezechia. 27 Ezechia fu assai ricco e molto illustre e raccolse molti tesori di argento, d'oro, di pietre preziose, di aromi e d'armi di vario genere e di vasi di gran prezzo. 28 Si era anche fabbricato magazzini di frumento, di vino, d'olio e stalle per tutti gli animali e ovili per le pecore 29 e città, poichè aveva un numero sterminato di greggi di pecore, e armenti, avendogli il Signore concesse stragrandi ricchezze. 30 Fu questi quell'Ezechia che turò la fonte superiore delle acque di Gion, e le deviò sotto terra verso occidente della città di Davide; egli riuscì felicemente in tutte le sue imprese. 31 Tuttavia nell'ambasceria dei principi di Babilonia, mandata da lui per interrogarlo del prodigio avvenuto sulla terra, il Signore lo abbandonò perchè fosse messo alla prova e si facesse noto tutto ciò che aveva nel suo cuore. 32 Il rimanente delle azioni di Ezechia e delle sue opere buone sta scritto nella visione del profeta Isaia, figlio di Amos, e nel libro dei re di Giuda e d'Israele. 33 Ezechia s'addormentò co' suoi padri e fu sepolto nei sepolcri dei figliuoli di Davide; e tutto Giuda e tutti gli abitanti di Gerusalemme gli celebrarono esequie. In sua vece regnò il figliuolo di lui Manasse.

Tintori:

2Cronache 32

Sennacherib invade Giuda: Ezechia si fortifica in Gerusalemme
1 Dopo queste cose e tali atti di fedeltà, venne Sennacherib re d'Assiria ed entrato in Giuda assediò le città forti per espugnarle. 2 Quando Ezechia s'accorse che Sennacherib era venuto per rivolgere tutto l'impeto della guerra contro Gerusalemme, 3 deliberò coi principi e cogli uomini più valorosi di turare le sorgenti delle fontane che eran fuori di città. Essendo stati tutti dello stesso parere, 4 radunò grandissimo numero di gente, e turarono tutte le fontane e il ruscello che correva in mezzo alla contrada, per timore che gli Assiri, venendo, potessero trovare abbondanza d'acqua. 5 Egli inoltre riparò con ogni diligenza tutta la muraglia dov'era rovinata; vi costruì sopra delle torri e un altro muro al di fuori; restaurò Mello nella città di David, e fece armi d'ogni sorta e scudi. 6 Stabiliti dei capi dei combattenti nell'esercito, li convocò tutti sulla piazza della porta della città, e parlò loro al cuore, dicendo: 7 «Siate valorosi, fatevi animo e non temete, e non abbiate paura del re d'Assiria, nè di tutta quella moltitudine che è con lui, perchè c'è più gente con noi che con lui. 8 Con lui infatti v'è un braccio di carne: con noi il Signore Dio nostro, che è il nostro aiuto e combatte per noi». Il popolo a queste parole d'Ezechia re di Giuda si fece animo.

Agli insulti di Sennacherib, Dio pregato, risponde umiliandolo
9 Avvenute tali cose, Sennacherib re di Assiria mandò i suoi servi a Gerusalemme (allora con tutto il suo esercito assediava Lachis) ad Ezechia re di Giuda e a tutto il popolo che era nella città, a dire: 10 «Queste cose dice Sennacherib re d'Assiria: In chi avete fiducia per restare così assediati in Gerusalemme? 11 Non v'inganna forse Ezechia, per farvi morire di fame e di sete, assicurandovi che il Signore vostro Dio vi libererà dal re d'Assiria? 12 Non è forse quell'Ezechia che distrusse i suoi alti luoghi e gli altari, e diede a Giuda e a Gerusalemme quest'ordine: Adorerete dinanzi ad un solo altare, e sopra di esso brucerete l'incenso? 13 Non sapete voi quello che io e i miei padri abbiamo fatto a tutti i popoli della terra? Gli dèi delle genti e di tutti i paesi furono essi così forti da liberare il loro paese dalla mia mano? 14 Qual'è, fra tutti gli dèi delle nazioni che i miei padri han devastate, quello che abbia potuto liberare il suo popolo dalla mia mano? Potrà dunque liberarvi da questa mia mano il vostro Dio? 15 Non v'inganni dunque Ezechia, non v'illuda con vana persuasione: non gli credete; perchè se nessun dio di tutte le genti e di tutti i regni potè liberare il suo popolo dalla mia mano e dalla mano dei miei padri: ne viene che nemmeno il vostro Dio potrà liberarvi dalla mia mano». 16 I servi di Sennacherib dissero pure molte altre cose contro il Signore Dio e contro il suo servo Ezechia. 17 Sennacherib scrisse anche lettere piene di bestemmie contro il Signore Dio d'Israele, e disse contro di lui: «Come gli dèi delle altre genti non poteron liberare il loro popolo dalla mia mano, così anche il Dio d'Ezechia non potrà salvare da questa mano il suo popolo». 18 Oltre a ciò, ad aita voce, in lingua ebraica, gridava contro il popolo che stava sulle mura di Gerusalemme, per atterrirli e prendere la città. 19 Egli parlò contro il Dio di Gerusalemme, come contro gli dèi delle nazioni della terra, opere delle mani degli uomini. 20 Ma contro tale bestemmia pregarono il re Ezechia e il profeta Isaia figlio di Amos, mandando grida sino al cielo. 21 Allora il Signore mandò un angelo che colpì tutti gli uomini forti e i capi guerrieri dell'esercito del re d'Assiria, il quale se ne tornò svergognato al suo paese, ed essendo entrato nel tempio del suo dio, i suoi figli, che erano usciti da lui, lo uccisero di spada. 22 Così il Signore salvò Ezechia e gli abitanti di Gerusalemme dalla mano di Sennacherib re d'Assiria e dalla mano di tutti gli altri, e diede loro riposo d'ogni intorno. 23 Allora molti portaron vittime e offerte al Signore in Gerusalemme, e doni a Ezechia re di Giuda, il quale dopo queste cose fu esaltato presso tutte le genti.

Malattia, guarigione ed ultimi anni di Ezechia
24 In quei giorni Ezechia si ammalò a morte, ma il Signore, da lui pregato, lo guarì e gliene diede il segno. 25 Egli però non corrispose ai benefizi ricevuti, e siccome il suo cuore s'insuperbì, l'ira divampò contro di lui, contro Giuda e contro Gerusalemme; 26 ma poi si umiliò per essersi insuperbito nel suo cuore, cogli abitanti di Gerusalemme; per questo l'ira del Signore non venne sopra di loro durante la vita d'Ezechia. 27 Ezechia fu ricco e molto illustre, e si ammassò grandi tesori d'argento, d'oro, di pietre preziose, di aromi, di armi d'ogni genere, e di vasi di gran pregio. 28 Ebbe anche magazzini di grano, di vino e di olio, e delle stalle per ogni specie di giumenti, e degli ovili per le pecore. 29 Si edificò delle città, ed ebbe innumerevoli greggi di pecore e di armenti, perchè il Signore gli aveva date stragrandi ricchezze. 30 Fu proprio lui, Ezechia, quello che turò la fontana superiore delle acque di Gihon e le deviò sotto terra verso l'occidente della città di David. Egli riuscì felicemente in tutte le sue imprese. 31 Però nella legazione dei principi di Babilonia, mandati a lui per informarsi intorno al prodigio che era avvenuto sulla terra, Dio lo abbandonò alla tentazione per conoscere tutto quello ch'egli aveva in cuore. 32 Il resto degli atti d'Ezechia e delle sue misericordie sono scritte nella visione d'Isaia, figlio d'Amos profeta, e nel libro dei re di Giuda e d'Israele. 33 Ezechia s'addormentò coi suoi padri e fu sepolto sopra le tombe dei figli di David. Tutto Giuda gli fece i funerali con tutti gli abitanti di Gerusalemme, e gli successe nel regno il suo figlio Manasse.

Martini:

2Cronache 32

Sennacherib porta la guerra contro Giuda, ed Ezechia esorta il popolo a confidare nel Signore, e quegli cerca di distornelo colle minacce, e colle bestemmie. Alle preghiere di Ezechia, e d'Isaia un Angelo dissipa l'esercito di Sennacherib, il quale fugge, ed è ucciso dai figliuoli. Ma Ezechia, levatosi in superbia per la troppa felicità, offende Dio. A lui succede l'empio figliuolo Manasse.
1 Dopo queste, e simili opere di giustizia, Sennacherib re degli Assiri si mosse, ed entrato sulle terre di Giuda, assediò le città forti per espugnarle. 2 Lo che vedendo Ezechia, viene a dire, che Sennacherib si avvicinavo e che tutto l'impeto della guerra si rivolgeva contro Gerusalemme. 3 Tenuto consiglio co' suoi' grandi, e cogli uomini più valorosi, ed essendo concorsi tutti nel parere di turare le sorgive della fontana, che eran fuori della città. 4 Raunò grandissimo numero di gente, e turarono tutte le fontane e il ruscello, che scorreva per il territorio dicendo: Affinchè venendo i re degli Assiri non trovin copia di acque. 5 Egli parimente usando ogni diligenza riparò tutta la muraglia, che era rovinata, e vi fabbricò sopra delle torri, e un altro muro al di fuori; e restaurò Mello nella città di David, e fece armi di ogni sorta, e scudi: 6 E nominò i comandanti dell'esercito, e gli adunò tutti quanti sulla piazza della porta della città, e parlò al loro cuore, dicendo: 7 Operate da forti, e fatevi animo: non temete, e non abbiate paura del re degli Assiri, né di tutta quella moltitudine, che vien con lui: perocché molti più sono dalla parte nostra, che dalla sua. 8 Egli ha seco un braccio di carne: con noi sta il Signore Dio nostro, che è nostro aiuto, e combatte per noi. E il popolo a queste parole di Ezechia re di Giuda prese coraggio. 9 Dopo che tali cose furon fatte, Sennacherib re degli Assiri (il quale con tutto il suo esercito assediava Lachis) spedì suoi messi ad Ezechia re di Giuda, e a tutto il popolo, che era nella città, i quali dissero: 10 Queste cose dice Sennacherib re degli Assiri: su quale speranza ve ne state voi chiusi in Gerusalemme? 11 V'inganna forse Ezechia per farvi morire di fame, e di sete, assicurandovi, che il Signore Dio vostri vi libererà dalle mani del re degli Assiri? 12 Non è egli quell'Ezechia, che distrusse i suoi luoghi eccelsi, e gli altari, e intimò, e disse a quelli di Giuda, e di Gerusalemme: Dinanzi ad un solo altare adorerete, e sopra di questo brucerete l'incenso? 13 Non sapete forse voi quello, che io, e i padri miei abbiam fatto a tutti i popoli della terra? Furon eglino da tanto gli dei delle genti, e di tutti i paesi, che potesser liberare dalle mie mani il loro paese? 14 Qual è tra gli dei tutti delle nazioni sterminate da' padri miei, che abbia potuto liberare il suo popolo dalle mie mani, onde possa anche sottrarvi a questa mia mano il Dio vostro? 15 Badate adunque, che Ezechia non vi seduca, o con vane lusinghe vi gabbi, e non gli credete. Perocché se verun dio di tutte le genti, e reami non potè salvare il suo popolo dalla mia mano, e dalle mani de' padri miei, per conseguenza nemmeno il Dio vostro dalla mia mano potrà salvarvi. 16 E molte altre cose dissero i servi di Sennacherib contro il Signore Dio, e in biasimo di Ezechia suo servo. 17 Ed egli scrisse eziandio lettere piene di bestemmie contro il Signore Dio d'Israele, e disse di lui: Siccome gli dei delle altre genti non poteron liberare i popoli loro dalle mie mani; così il Dio di Ezechia non potrà salvare il suo popolo da questa mano. 18 È oltre a ciò ad altissima voce in lingua Ebrea sgridava il popolo, che stava sulle mura di Gerusalemme, per isbigottirlo, e così prendere la città. 19 E parlava del Dio di Gerusalemme, come degli dei delle nazioni della terra, lavori di mano d'uomo. 20 Fecer pertanto orazione Ezechia re, e Isaia figliuolo di Amos profeta contro questo bestemmiatore, e alzarono al cielo le loro voci. 21 E il Signore mandò un Angelo, il quale uccise tutti gli uomini forti, e valorosi, e il capo dell'esercito del re degli Assiri, il quale se ne tornò svergognato al suo paese. Ed essendo entrato nella casa del suo dio, i suoi proprj figliuoli lo ucciser di spada. 22 Così il Signore salvò Ezechia, egli abitanti di Gerusalemme dalle mani di Sennacherib re degli Assiri, e dalle mani di tutti gli altri, e diede loro la pace da tutte parti. 23 E molti eziandio portavan vittime, e offerivano sagrifizj al Signore in Gerusalemme, e doni ad Ezechia re di Giuda, il quale da indi in poi divenne famoso presso tutte le genti. 24 In quel tempo Ezechia si ammalò mortalmente, e fece orazione al Signore, il quale lo esaudì, e gliene diede un segno. 25 Ma egli non corrispose ai benefizj, che avea ricevuti, perchè il suo cuore si inalberò: e si accese l'ira contro di lui, e contro Giuda, e Gerusalemme. 26 Ma dipoi si umiliò dell'essersi insuperbito in cuor suo tanto egli, come gli abitatori di Gerusalemme: e per questo l'ira del Signore non piombò sopra di loro, fino che visse Ezechia. 27 Ed Ezechia fu ricco, e di gran nome, e si adunò girandi tesori di argento, e di oro, e di pietre preziose, e di aromi, e d'armi d'ogni genere, a di vasi di gran pregio: 28 E de' maggazzini di grano, e di vino, e di olio, e delle stalle di ogni specie giumenti, e ovili di pecore. 29 Ed egli edificò delle città: perocché aveva innumerabili greggi di pecore, perchè il Signore gli avea date stragrandi ricchezze. 30 Questi è quell'Ezechia, che turò la fontana superiore delle acque di Gihon, e le fece correre sotto terra verso ponente nella città di David. Egli riuscì felicemente in tutto quello, che intraprese. 31 Con tutto ciò Dio per far prova di lui, e per far conoscere tutto quello, ch'egli aveva nel cuore, lo abbandonò allorchè gli furon mandati quegli ambasciadori principi di Babilonia ad informarsi da lui del prodigio, che era avvenuto sopra la terra. 32 Il rimanente poi delle geste di Ezechia, e le sue buone opere sono scritte nella visione d'Isaia figliuolo di Amos profeta, e nel libro dei re di Giuda, e d'Israele, 33 Ed Ezechia si addormentò co' padri suoi, e fu sepolto sopra i sepolcri de' figliuoli di David: e tutto Giuda celebrò i suoi funerali con tutti gli abitanti di Gerusalemme: e Manasse suo figliuolo gli succedette nel regno.

Diodati:

2Cronache 32

1 DOPO queste cose, e questa fedeltà, Sennacherib, re degli Assiri, venne, ed entrò in Giuda, e pose campo sopra le città forti, e deliberò di sforzarle, per ridurle sotto la sua ubbidienza. 2 Ed Ezechia, veduto che Sennacherib era venuto, e ch'egli volgeva la faccia contro a Gerusalemme, per combatterla; 3 si consigliò co' suoi principali ufficiali, e co' suoi uomini di valore, di turar le acque delle fonti ch'erano fuor della città; ed essi gli prestarono aiuto. 4 Ed un gran popolo si adunò, e turarono tutte le fonti, e il torrente che si spande per mezzo la contrada, dicendo: Perchè i re degli Assiri, venendo, troverebbero essi copia d'acque? 5 Egli prese eziandio animo di ristorar tutte le mura rotte, e le alzò fino alle torri; e di fuori edificò un altro muro. Egli fortificò ancora Millo, nella Città di Davide; e fece far dardi e scudi in gran quantità. 6 Ed ordinò capitani di guerra sopra il popolo, e li adunò appresso di sè nella piazza della porta della città, e li confortò, dicendo: 7 Prendete animo, e fortificatevi; non temiate, e non vi spaventate per lo re degli Assiri, nè per tutta la moltitudine che è con lui; perciocchè con noi v'è uno maggiore che con lui. 8 Con lui è il braccio della carne; ma con noi è il Signore Iddio nostro, per aiutarci, e per combatter le nostre battaglie. E il popolo si rassicurò in su le parole di Ezechia, re di Giuda.
9 Dopo questo, Sennacherib, re degli Assiri, essendo sopra Lachis con tutte le forze del suo imperio, mandò i suoi servitori in Gerusalemme ad Ezechia, re di Giuda, ed a tutti i Giudei ch'erano in Gerusalemme per dir loro: 10 Così ha detto Sennacherib, re degli Assiri: In che vi confidate voi, per dimorare in Gerusalemme nell'assedio? 11 Ezechia non vi seduce egli, per ridurvi a morir di fame e di sete, dicendo: Il Signore Iddio nostro ci salverà dalla mano del re degli Assiri? 12 Non ha esso Ezechia tolti via gli alti luoghi, e gli altari di esso Signore, e detto a Giuda e a Gerusalemme: Adorate solo davanti ad un Altare, e fate sopra esso ardere i vostri sacrificii? 13 Non sapete voi quello che io ed i miei padri abbiam fatto a tutti i popoli de' paesi? gl'iddii delle genti dei paesi hanno eglino giammai potuto salvare il lor paese dalla mia mano? 14 Quale, d'infra tutti gl'iddii di quelle genti che i miei padri hanno distrutte, ha potuto salvare il suo popolo dalla mia mano, che l'Iddio vostro ve ne possa salvare? 15 Ora dunque Ezechia non v'inganni, e non vi seduca in questa maniera; e voi non gli prestate fede; perciocchè poichè alcun dio d'alcuna gente, o regno, non ha potuto salvare il suo popolo dalla mia mano, nè dalla mano de' miei padri, quanto meno vi salverà l'Iddio vostro dalla mia mano? 16 Ed i servitori di esso dissero ancora molte altre cose contro al Signore Iddio, e contro ad Ezechia, suo servitore. 17 Sennacherib scrisse oltre a ciò lettere per ischernire il Signore Iddio di Israele, e per parlar contro a lui in questa maniera: Siccome gl'iddii delle genti de' paesi non hanno salvati i lor popoli dalla mia mano, così anche l'Iddio di Ezechia non salverà il suo. 18 Quei servitori gridarono ancora ad alta voce, in lingua giudaica, al popolo di Gerusalemme, ch'era in su le mura, per ispaventarlo, e per conturbarlo; per prendere in questa maniera la città. 19 E parlarono dell'Iddio di Gerusalemme, come degl'iddii de' popoli della terra, che sono opera di mani d'uomini. 20 Allora il re Ezechia, e il profeta Isaia, figliuolo d'Amos, fecero orazione per queste cose, e gridarono verso il cielo. 21 E il Signore mandò un Angelo, il quale distrusse ogni valente uomo, ed ogni capo e capitano ch'era nel campo del re degli Assiri; laonde egli se ne ritornò svergognato al suo paese. Ed essendo entrato nella casa de' suoi dii, di quelli che erano usciti delle sue interiora, l'uccisero quivi con la spada. 22 Così il Signore salvò Ezechia, e gli abitanti di Gerusalemme, dalla mano di Sennacherib, re degli Assiri, e dalla mano d'ogni altro; e li sollevò d'ogn'intorno. 23 E molti portavano offerte al Signore in Gerusalemme, e cose preziose ad Ezechia, re di Giuda. E dopo queste cose, egli fu innalzato appresso tutte le nazioni.
24 IN que' giorni, Ezechia infermò fino alla morte; ma egli fece orazione al Signore; ed esso gli parlò, e gli diede un segno. 25 Ma Ezechia non fu riconoscente del beneficio ricevuto; perciocchè il suo cuore s'innalzò; laonde vi fu indegnazione contro a lui, contro a Giuda, e contro a Gerusalemme. 26 Ma pure Ezechia, con gli abitanti di Gerusalemme, si umiliò di ciò che il suo cuore si era innalzato; e per ciò l'indegnazione del Signore non venne sopra loro al tempo d'Ezechia. 27 Ezechia dunque ebbe grandissime ricchezze e gloria; e si fece de' tesori d'argento, e d'oro, e di pietre preziose, e d'aromati, e di scudi, e d'ogni sorta di cari arredi. 28 Fece ancora de' magazzini per l'entrata del grano, e del vino, e dell'olio; e delle stalle, per ogni sorta di grosso bestiame; e delle mandre presso di quelle. 29 Si fece eziandio delle città; ed acquistò molto bestiame, minuto e grosso; perciocchè Iddio gli avea date grandissime ricchezze. 30 Ezechia fu eziandio quello che turò la fonte alta delle acque di Ghihon, e condusse quell'acqua per diritto sotto terra, dall'Occidente alla città di Davide. Ed Ezechia prosperò in tutte le sue opere. 31 E in questo stato, essendo lui con gli ambasciatori de' principi di Babilonia, i quali aveano mandato a lui per informarsi del miracolo ch'era avvenuto in terra, Iddio lo lasciò, per far prova di lui, per conoscer tutto ciò ch'egli avea nel cuor suo. 32 Ora, quant'è al rimanente de' fatti di Ezechia, e le sue pie opere; ecco, queste cose sono scritte nella visione del profeta Isaia, figliuolo di Amos, e nel libro dei re di Giuda, e d'Israele. 33 Poi Ezechia giacque co' suoi padri, e fu seppellito nel più alto delle sepolture de' figliuoli di Davide. E tutto Giuda, e gli abitanti di Gerusalemme, gli fecero onore alla sua morte. E Manasse, suo figliuolo, regnò in luogo suo.

Commentario completo di Matthew Henry:

2Cronache 32

1 INTRODUZIONE A 2 CRONACHE CAPITOLO 32

Questo capitolo continua e conclude la storia del regno di Ezechia.

I La discesa che Sennacherib fece su di lui, e la cura che prese per fortificare se stesso, la sua città e le menti del suo popolo, contro quel nemico, 2Cronache 32:1-8.

II. Le lettere e i messaggi insolenti e blasfemi che Sennacherib gli ha inviato, 2Cronache 32:9-19.

III. La vera risposta che Dio diede alle bestemmie di Sennacherib e alle preghiere di Ezechia, nella totale disfatta dell'esercito assiro, a vergogna di Sennacherib e all'onore di Ezechia, 2Cronache 32:20-23.

IV. La malattia di Ezechia e la sua guarigione da quella, il suo peccato e la sua guarigione da quella, con gli onori che lo accompagnarono da vivo e da morto, 2Cronache 32:24-33.

Ver. 1. fino alla Ver. 8.

Ecco qui

I Il formidabile disegno di Sennacherib contro il regno di Ezechia, e il vigoroso tentativo che fece contro di esso. Questo Sennacherib era ora, come lo fu in seguito Nabucodonosor, il terrore, il flagello e il grande oppressore di quella parte del mondo. Mirava a costruire una monarchia sconfinata per se stesso sulle rovine di tutti i suoi vicini. Il suo predecessore Salmanassar si era recentemente reso padrone del regno d'Israele e aveva portato prigioniere le dieci tribù. Sennacherib pensò, allo stesso modo, di conquistare Giuda per sé. L'orgoglio e l'ambizione spinsero gli uomini ad aggrapparsi al dominio universale. È osservabile che, proprio in questo periodo, Roma, una città che in seguito venne a regnare più di qualsiasi altra sui re della terra, fu costruita da Romolo. Sennacherib invase Giuda subito dopo la sua riforma e il ristabilimento della religione in esso: Dopo queste cose entrò in Giuda, 2Cronache 32:1.

1. Fu ben ordinato dalla divina Provvidenza che egli non desse loro questo disturbo prima che la riforma fosse finita e stabilita, poiché avrebbe potuto allora porvi fine.

2. Forse intendeva castigare Ezechia per aver distrutto quell'idolatria a cui lui stesso era devoto. Considerava Ezechia come profano in ciò che aveva fatto, e come se si fosse sottratto alla protezione divina. Di conseguenza lo considerava come uno di cui poteva essere facilmente preda.

3. Dio lo ordinò in questo momento affinché potesse avere l'opportunità di mostrarsi forte a favore di questo popolo riformatore che ritorna. Egli portò su di loro questo guaio per avere l'onore, e per poter mettere su di loro l'onore, della loro liberazione. Dopo queste cose, e la loro istituzione, ci si sarebbe aspettati di sentire solo una pace perfetta, e che nessuno osasse immischiarsi con un popolo così qualificato per il favore divino; eppure la notizia successiva che sentiamo è che un minaccioso esercito distruttore entra nel paese, ed è pronto a devastare tutto. Possiamo essere d'intralcio al nostro dovere e tuttavia incontrare problemi e pericoli. Dio lo ordina così per la prova della nostra fiducia in lui e per la manifestazione della sua sollecitudine nei nostri confronti. La piccola opposizione che Sennacherib incontrò entrando in Giuda lo indusse a immaginare che tutto fosse suo. Pensava di conquistare tutte le città fortificate (2Cronache 32:1), e si propose di combattere contro Gerusalemme, == 2Cronache 32:2; 2Re 18:7,13.

II. La preparazione che Ezechia fece prudentemente contro questa tempesta che lo minacciava: Prese consiglio con i suoi principi su ciò che doveva fare, quali misure doveva prendere, 2Cronache 32:3. Con i loro consigli ha fornito,

1. Che il paese gli desse una fredda accoglienza, perché si preoccupava che non vi trovasse acqua (e quindi il suo esercito doveva perire di sete), o almeno che ci fosse una scarsità d'acqua, per cui il suo esercito sarebbe stato indebolito e inadatto al servizio. Un potente esercito, se gli mancherà l'acqua solo per pochi giorni, non sarà che un mucchio di polvere secca. Tutte le mani si misero immediatamente al lavoro per tappare le fontane e il ruscello che scorreva in mezzo alla terra, trasformandola (è probabile) in città con tubi sotterranei. Questa è la politica comunemente praticata oggi di distruggere il foraggio di fronte a un esercito invasore.

2. Che la città gli dia una calorosa accoglienza. A tal fine riparò le mura, innalzò torri, fece dardi (o, come è ai margini, spade o armi) e scudi in abbondanza (2Cronache 32:5), e nominò capitani, 2Cronache 32:6. Nota: Coloro che confidano in Dio per la loro sicurezza devono tuttavia usare mezzi adeguati per la loro sicurezza, altrimenti lo tentano e non si fidano di lui. Dio provvederà, ma anche noi dobbiamo provvedere.

III. L'incoraggiamento che diede al suo popolo a dipendere da Dio in questa angoscia. Li radunò in un'ampia strada aperta e parlò loro con conforto, == 2Cronache 32:6. Lui stesso era imperterrito, fiducioso che l'invasione sarebbe andata bene. Non era come suo padre, che aveva molte colpe che lo terrorizzavano e nessuna fede che lo incoraggiasse, così che, in un momento di pericolo pubblico, il suo cuore si commuoveva, come gli alberi del bosco sono mossi dal vento, e allora non c'è da meravigliarsi che anche il cuore del suo popolo lo fosse, == Isaia 7:2. Con ciò che diceva dava vita al suo popolo, specialmente ai suoi capitani, e parlava al loro cuore, come si dice.

1. Si sforzò di tenere a bada le loro paure:

"Sii forte e coraggioso; Non pensare di arrenderti alla città o di capitolare, ma decidi di tenerla fino all'ultimo uomo; non pensare di perdere la città, né di cadere nelle mani del nemico; non c'è pericolo. Che i soldati siano audaci e coraggiosi, che facciano onore ai loro posti, che stiano alle loro armi e che combattano valorosamente e che i cittadini li incoraggino a farlo: non abbiate paura né sgomento per il re d'Assiria".

Il profeta li aveva così incoraggiati da Dio (Isaia 10:24): Non abbiate paura degli Assiri; E qui il re da lui. Ora i peccatori in Sion avevano paura (Isaia 33:14), ma i giusti dimoravano in alto (Isaia 33:15-16) e meditavano sul terrore per vincerlo. Vedi Isaia 33:18, che si riferisce a ciò che è riportato qui.

2. Si sforzò di mantenere alta la loro fede, al fine di mettere a tacere e sopprimere le loro paure.

"Sennacherib ne ha una moltitudine con sé, eppure c'è

siamo più con noi che con lui; perché noi abbiamo Dio

con noi, e per quanti lo consideri? Con il nostro

nemico è un braccio di carne, al quale confida, ma con

noi è il Signore, la cui potenza è irresistibile, il nostro Dio,

la cui promessa è inviolabile, un Dio in alleanza con noi,

per aiutarci e per combattere le nostre battaglie, non solo per aiutare

noi per combatterli, ma per combatterli per noi, se gli piace":

E così ha fatto qui. Nota: Una fede fede in Dio ci solleverà al di sopra della paura prevalente dell'uomo. Chi teme il furore dell'oppressore dimentica il Signore suo Creatore, == Isaia 51:12-13. È probabile che Ezechia abbia detto di più su questo argomento, e che il popolo si sia riposato su ciò che ha detto, non solo sulla sua parola, ma sulle cose che ha detto riguardo alla presenza di Dio con loro e al suo potere di sollevarli, la cui fede li ha resi facili. I buoni sudditi e soldati di Gesù Cristo si riposino così sulla sua parola e dicano con franchezza: Poiché Dio è per noi, chi sarà contro di noi?

9 Ver. 9. fino alla Ver. 23.

Questa storia della rabbia e della bestemmia di Sennacherib, della preghiera di Ezechia e della liberazione di Gerusalemme mediante la distruzione dell'esercito assiro, l'abbiamo raccontata più ampiamente nel libro dei Re, 2Re 18-19. Qui è contratto, ma abbastanza grande da mostrare queste tre cose:

I L'empietà e la malizia dei nemici della chiesa. Sennacherib ha le mani impegnate nell'assediare Lachis (2Cronache 32:9), ma sente che Ezechia sta fortificando Gerusalemme e incoraggiando il suo popolo a resistere; e perciò, prima di venire di persona ad assediarla, manda messaggeri a fare discorsi, ed egli stesso scrive lettere per spaventare Ezechia e il suo popolo e costringerlo ad arrendersi alla città. Vedere

1. La sua grande malizia contro il re di Giuda, nel tentativo di distogliere i suoi sudditi dalla loro fedeltà a lui. Non trattò Ezechia come avrebbe fatto un uomo d'onore, né gli propose condizioni eque, ma usò artifici meschini e vili, indegni di una testa coronata, per terrorizzare la gente comune e persuaderla ad abbandonarlo. Egli rappresentò Ezechia come uno che aveva intenzione di ingannare i suoi sudditi nella loro rovina e di tradirli alla carestia e alla sete (2Cronache 32:11), come uno che aveva fatto loro un grande torto e li aveva già esposti al dispiacere divino togliendo gli alti luoghi e gli altari (2Cronache 32:12), e che, contro l'interesse comune del suo popolo, resistette contro una forza che sarebbe stata certamente la loro rovina, 2Cronache 32:15.

2. La sua grande empietà contro il Dio d'Israele, il Dio di Gerusalemme è chiamato (2Cronache 32:19), perché quello era il luogo che aveva scelto per mettervi il suo nome, e perché quello era il luogo che ora era minacciato dal nemico e che la divina Provvidenza aveva sotto la sua speciale protezione. Questo orgoglioso bestemmiatore paragonava il grande Geova, il Creatore del cielo e della terra, con gli dèi letamai delle nazioni, opera delle mani degli uomini, e pensava che non fosse in grado di liberare i suoi adoratori più di quanto essi non fossero in grado di liberare i loro (2Cronache 32:19), come se uno Spirito infinito ed eterno non avesse più sapienza e potenza di una pietra o del ceppo di un albero. Si vantava dei suoi trionfi sugli dèi delle nazioni, che nessuno di loro poteva proteggere il loro popolo (2Cronache 32:13-15), e da ciò dedusse non solo: Come ti libererà il tuo Dio? (2Cronache 32:14), ma, come se fosse inferiore a tutti loro, Quanto meno il tuo Dio ti libererà? come se fosse meno in grado di aiutare di tutti loro. Così inveirono, inveirono per iscritto (che, essendo più deliberato, è molto peggio), contro il Signore Dio d'Israele, come se fosse un cifrario e un nome vuoto, come tutti gli altri, 2Cronache 32:17. Sennacherib, nelle istruzioni che gli dava, diceva più che abbastanza; ma, come se le sue bestemmie fossero state troppo poche, i suoi servi, che avevano imparato l'insolenza dal loro padrone, parlavano ancora più di quanto egli li avesse comandati contro il Signore Dio e il suo servo Ezechia, == 2Cronache 32:16. E Dio si risente di ciò che si dice contro i suoi servi, e farà i conti per questo, come pure per quello che si dice contro di lui. Tutto questo aveva lo scopo di spaventare il popolo dalla loro speranza in Dio, da cui i nemici di Davide cercarono di toglierlo (Salmi 11:1; 42:10), dicendo: Non c'è aiuto per lui in Dio, == Salmi 3:2; 71:11. Così speravano di prendere la città indebolendo le mani di coloro che dovevano difenderla. Satana, nelle sue tentazioni, mira a distruggere la nostra fede nella totale sufficienza di Dio, sapendo che otterrà il suo punto se riuscirà a farlo; mentre manteniamo la nostra posizione se la nostra fede non viene meno, == Luca 22:32.

II. Il dovere e l'interesse degli amici della chiesa, e cioè nel giorno dell'angoscia, pregare e gridare al Cielo. Così fecero Ezechia, e il profeta Isaia, 2Cronache 32:20. Fu un momento felice quando il re e il profeta si unirono in preghiera. C'è qualcuno che ha problemi? C'è qualcuno terrorizzato? Lascialo pregare. Quindi coinvolgiamo Dio per noi; Perciò ci incoraggiamo in Lui. Pregare Dio è qui chiamato gridare al Cielo, perché noi, nella preghiera, dobbiamo guardarlo come il nostro Padre nei cieli, da dove egli vede i figli degli uomini, e dove ha preparato il suo trono.

III. La potenza e la bontà del Dio della chiesa. Egli è in grado sia di controllare i suoi nemici, anche se così in alto, sia di dare sollievo ai suoi amici, per quanto in basso.

1. Come le bestemmie dei suoi nemici lo impegnano contro di loro (Deuteronomio 32:27), così le preghiere del suo popolo lo impegnano per loro. Lo hanno fatto qui.

(1.) L'esercito degli Assiri fu stroncato dalla spada di un angelo, che trionfò in particolare nel massacro degli uomini potenti e valorosi, e dei capi e dei capitani, che sfidarono la spada di qualsiasi uomo. Dio si compiace di umiliare i superbi e i sicuri. Il Targum dice: La Parola del Signore (la Parola eterna) mandò Gabriele a compiere questa esecuzione, e che ciò avvenne con la lampo, e nella notte di Pasqua: quella fu la notte in cui l'angelo distrusse il primogenito d'Egitto. Ma non era tutto.

(2.) Il re degli Assiri, avendo ricevuto questa disgrazia, fu stroncato dalla spada dei suoi stessi figli. Quelli che uscirono dalle sue viscere lo uccisero, == 2Cronache 32:21. Così fu prima mortificato, e poi ucciso, prima svergognato e poi ucciso. Il male perseguita i peccatori; e, quando sfuggono a un guaio, ne corrono contro un altro senza essere visti.

2. Con quest'opera di meraviglia,

(1.) Dio è stato glorificato, come protettore del suo popolo. Così egli salvò Gerusalemme, non solo dalla mano di Sennacherib, ma dalla mano di tutti gli altri, == 2Cronache 32:22, perché una liberazione come questa era una caparra di molta misericordia in serbo; e li guidò, cioè li protesse, da ogni parte. Dio difende il suo popolo guidandolo, mostrandogli ciò che deve fare, e così lo salva da ciò che è stato progettato o fatto contro di lui. Poiché molti portarono doni al Signore, quando videro la grande potenza di Dio nella difesa del suo popolo. Gli stranieri furono così indotti a supplicare il suo favore e i nemici a deprecare la sua ira, ed entrambi portarono doni al suo tempio, in segno della loro cura e del loro desiderio.

(2.) Ezechia fu magnificato come la cura prediletta e particolare del Cielo. Molti gli portarono doni (2Cronache 32:22-23), in segno dell'onore che avevano per lui, e per interessarsi a lui. Con il favore di Dio si perdono i nemici e si guadagnano gli amici.

24 Ver. 24. fino alla Ver. 33.

Qui concludiamo la storia di Ezechia con un racconto di tre cose che lo riguardano:

I La sua malattia e la sua guarigione da essa, 2Cronache 32:24. Il racconto della sua malattia è qui brevemente menzionato; ne avevamo una grande narrazione, 2Re 20. La sua malattia sembrava essere mortale. Al termine di essa pregava. Dio gli rispose e gli diede un segno perché si riprendesse, il ritorno del sole di dieci gradi.

II. Il suo peccato e il suo pentimento per esso, che erano anche più largamente collegati, 2Re 20:12, ecc. Eppure qui si osservano diverse cose riguardo al suo peccato che noi non avevamo.

1. L'occasione fu che il re di Babilonia gli inviò un'onorevole ambasciata per congratularsi con lui per la sua guarigione. Ma qui si aggiunge che vennero a informarsi sul prodigio che era stato fatto nel paese (2Cronache 32:31), o la distruzione dell'esercito assiro o il ritorno del sole. Gli Assiri erano i loro nemici; vennero a informarsi sulla loro caduta, per poter trionfare in essa. Il sole era il loro dio; vennero a informarsi sul favore che egli aveva fatto a Ezechia, per onorare colui che il loro dio onorava, 2Cronache 32:31. Questi miracoli furono compiuti per allarmare e risvegliare un mondo stupido e negligente, e trasformarlo da idoli muti e zoppi al Dio vivente; e gli uomini ne furono sorpresi, ma non si convertirono finché non fu fatto un prodigio più grande in quella terra, nell'apparizione di Gesù Cristo, Matteo 2:1-2.

2. Dio lo ha lasciato a se stesso in esso, per metterlo alla prova, 2Cronache 32:31. Dio, con la potenza della sua grazia onnipotente, avrebbe potuto prevenire il peccato; ma lo permise per fini saggi e santi, affinché, da questa prova e dalla sua debolezza in essa, potesse sapere, cioè si potesse sapere (un normale ebraismo), cosa c'era nel suo cuore, che non era così perfetto in grazia come pensava di essere, ma aveva le sue follie e infermità come gli altri uomini. Dio lo ha lasciato a se stesso per essere orgoglioso della sua ricchezza, per impedirgli di essere orgoglioso della sua santità. È bene per noi conoscere noi stessi, e la nostra debolezza e peccaminosità, in modo da non essere presuntuosi o sicuri di noi stessi, ma possiamo sempre pensare in modo meschino di noi stessi e vivere in una dipendenza dalla grazia divina. Non conosciamo la corruzione dei nostri cuori, né ciò che faremo se Dio ci abbandonerà a noi stessi. Signore, non ci indurre in tentazione.

3. Il suo peccato fu che il suo cuore fu innalzato, == 2Cronache 32:25. Era orgoglioso dell'onore che Dio gli aveva dato in tante occasioni, dell'onore che gli facevano i suoi vicini portandogli dei doni, e ora che il re di Babilonia gli mandava un'ambasciata per accarezzarlo e corteggiarlo: questo lo esaltava oltre misura. Quando Ezechia ebbe distrutto altre idolatrie cominciò a idolatrare se stesso. Oh, che bisogno hanno i grandi uomini, e gli uomini buoni, e gli uomini utili, di studiare le proprie infermità e follie, e i loro obblighi verso la grazia gratuita, affinché non possano mai avere un'alta opinione di se stessi, e di implorare ardentemente Dio che nasconda loro l'orgoglio e li mantenga sempre umili!

4. L'aggravamento del suo peccato fu che egli fece un così cattivo ritorno a Dio per i suoi favori verso di lui, facendo anche di quei favori il cibo e il combustibile del suo orgoglio (2Cronache 32:25): Non rese di nuovo secondo il beneficio che gli era stato fatto. Nota: È giustamente previsto che coloro che hanno ricevuto misericordia da Dio studino per rendere conveniente la misericordia che hanno ricevuto; e, se non lo fanno, la loro ingratitudine sarà certamente addebitata su di loro. Anche se non possiamo rendere un equivalente, o il pagamento di un debito, dobbiamo rendere il riconoscimento di un favore. Che cosa renderò perché sia così accettato? Salmi 116:12.

5. Il dispiacere divino che aveva per questo peccato; Sebbene fosse solo un peccato di cuore, e l'atto palese sembrasse non solo innocente ma civile (mostrare i suoi tesori a un amico), tuttavia l'ira si abbatté su di lui e sul suo regno per questo, 2Cronache 32:25. Nota, l'orgoglio è un peccato che Dio odia tanto quanto qualsiasi altro, e in particolare nel suo stesso popolo. Coloro che si esaltano devono aspettarsi di essere umiliati e sottoposti a provvidenze umilianti. L'ira si abbatté su Davide per il suo orgoglio di contare il popolo.

6. Il suo pentimento per questo peccato: Si è umiliato per l'orgoglio del suo cuore. Nota

(1.) Sebbene Dio possa, per fini saggi e santi, permettere che il suo popolo cada nel peccato, tuttavia non permetterà che giaccia immobile in esso; non sarà completamente abbattuto.

(2.) I peccati del cuore devono essere pentiti, anche se non vanno oltre.

(3.) L'autoumiliazione è una branca necessaria del pentimento.

(4.) L'orgoglio del cuore, con il quale ci siamo innalzati, è un peccato per il quale dobbiamo umiliarci in modo speciale.

(5.) Le persone dovrebbero piangere per i peccati dei loro governanti. Gli abitanti di Gerusalemme si umiliarono con Ezechia, perché o sapevano di essere stati anch'essi colpevoli dello stesso peccato, o almeno temevano di partecipare alla punizione. Quando Davide, nel suo orgoglio, fece il censimento del popolo, tutti si arrabbiarono per il suo peccato.

7. La sospensione concessa. L'ira non venne ai suoi giorni. Mentre viveva il paese, la pace e la verità regnavano; tanto il pentimento giova a mettere da parte, o almeno a rimandare, i segni dell'ira di Dio.

III. Ecco l'onore reso a Ezechia,

1. Per la provvidenza di Dio mentre era in vita. Aveva molte ricchezze e onori (2Cronache 32:27), riempì le sue provviste, rifornì il suo campus, fortificò la sua città e fece tutto ciò che voleva, perché Dio gli aveva dato molta sostanza, == 2Cronache 32:29. Tra le sue grandi prestazioni, è menzionato il suo giro del corso d'acqua di Ghihon (2Cronache 32:30), che fu fatto in occasione dell'invasione di Sennacherib, 2Cronache 32:3-4. L'acqua era entrata in quella che è chiamata la piscina antica (Isaia 22:11) e la piscina superiore (Isaia 7:3); ma egli raccolse le acque in un luogo nuovo, per la maggiore comodità della città, chiamato la piscina inferiore), == Isaia 22:9. E, in generale, prosperava in tutte le sue opere, perché erano opere buone.

2. Dal rispetto tributato alla sua memoria quando era morto.

(1.) Il profeta Isaia scrisse la sua vita e il suo regno (2Cronache 32:32), le sue azioni e la sua bontà o pietà, o che fa parte dell'onore essere registrato e ricordato, per esempio agli altri.

(2.) Il popolo gli fece onore alla sua morte (2Cronache 32:33), lo seppellì nel capo dei sepolcri, fece un rogo tanto grande per lui quanto per Asa, o, che è un onore molto più grande, fece un grande lamento per lui, come per Giosia. Vedete come l'onore di una seria pietà si manifesta nella coscienza degli uomini. Sebbene ci sia da temere che la maggior parte del popolo non si conformasse di cuore ai re riformatori, tuttavia non potevano fare a meno di lodare i loro sforzi per la riforma, e la memoria di quei re fu benedetta tra loro. È un debito che abbiamo nei confronti di coloro che sono stati eminentemente utili ai loro tempi di rendere loro onore alla loro morte, quando sono fuori dalla portata dell'adulazione e abbiamo visto la fine della loro conversazione. Il dovuto pagamento di questo debito sarà un incoraggiamento per altri a fare altrettanto.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

2Cronache 32

1 Capitolo 32

L'invasione di Sennacherib, la sua sconfitta 2Cr 32:1-23

La malattia di Ezechia, il suo regno prospero e la sua morte 2Cr 32:24-33

Versetti 1-23

Chi si affida a Dio per la propria sicurezza, deve usare mezzi adeguati, altrimenti lo tenta. Dio provvederà, ma anche noi dobbiamo farlo. Ezechia radunò il suo popolo e gli parlò in modo confortante. La fiducia in Dio ci eleverà al di sopra del timore prevalente dell'uomo. Che i buoni sudditi e i soldati di Gesù Cristo si affidino alla sua parola e dicano con coraggio: "Poiché Dio è per noi, chi può essere contro di noi? Con il favore di Dio, i nemici sono persi e gli amici guadagnati.

24 Versetti 24-33

Dio lasciò Ezechia a se stesso, affinché, attraverso questa prova e la sua debolezza in essa, si conoscesse ciò che c'era nel suo cuore; che non era così perfetto nella grazia come pensava di essere. È bene che conosciamo noi stessi, la nostra debolezza e il nostro peccato, per non essere presuntuosi o sicuri di noi stessi, ma per vivere sempre in dipendenza dalla grazia divina. Non conosciamo la corruzione del nostro cuore, né cosa faremo se Dio ci abbandona a noi stessi. Il suo peccato è stato quello di aver innalzato il suo cuore. Che bisogno hanno i grandi uomini, gli uomini buoni e gli uomini utili di studiare le proprie infermità e follie, e i loro obblighi nei confronti della grazia gratuita, per non pensare mai a se stessi, ma implorare ardentemente Dio che li mantenga sempre umili! Ezechia ricambiò malamente Dio per i suoi favori, facendo di questi favori il cibo e il carburante del suo orgoglio. Rifuggiamo le occasioni di peccato: evitiamo le compagnie, i divertimenti, i libri, sì, gli stessi panorami che possono favorire il peccato. Affidiamoci continuamente alla cura e alla protezione di Dio, pregandolo di non lasciarci mai e di non abbandonarci. Benedetto sia Dio, la morte porrà presto fine al conflitto del credente; allora l'orgoglio e ogni peccato saranno aboliti. Non sarà più tentato di trattenere la lode che appartiene al Dio della sua salvezza.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

2Cronache 32

1 La sua costituzione - letteralmente, "la sua fedeltà" o, in altre parole, "dopo che queste cose sono state fedelmente compiute".

2 Cronache 32:1 formano un passaggio supplementare a 2 Re 18:13.

3 Per fermare le acque... - Confronta 2 Cronache 32:30. L'obiettivo di Ezechia era probabilmente duplice: nascondere le sorgenti fuori città per angosciare gli Assiri e convogliare la loro acqua sotterranea nella città, al fine di aumentare le proprie scorte durante l'assedio.

4 Il "ruscello" inteso probabilmente non è il Kidron, ma il corso d'acqua naturale del Gihon, che scorreva lungo la valle del Tyropeon (confronta la nota 1 Re 1:3 ).

5 Le brecce nelle mura di Gerusalemme non erano interamente dovute all'antica ostilità di Ioas (riferimento marginale); ma potrebbe essere stato causato da negligenza e negligenza durante il regno di Acaz 2 Cronache 28 , o dal semplice processo di degrado naturale. Ezechia abbatté le case per le sue riparazioni Isaia 22:10.

Su Millo si vedano le note di referenze marginali.

6 La via della porta... - Oppure, “la piazza della porta” (confronta 2 Cronache 29:4 nota). La porta intesa è probabilmente quella di Efraim 2 Cronache 25:23 - la grande porta settentrionale, di fronte al “Campo degli Assiri” - rappresentata dalla moderna porta di Damasco.

7 Sulla lingua, confrontare i riferimenti marginali, per i dettagli, vedere Isaia 22:5; Isaia 29:3.

8 La fede, espressa dalle parole di Ezechia, al momento vacillò, si estinse e fu seguita dalla disperazione e dalla sottomissione (cfr. 2 Re 18:14 note).

9 L'autore delle Cronache comprime in 13 versi la storia che nei Re occupa un capitolo e mezzo ( 2 Re 18:17; dove si vedano le note).

2 Cronache 32:10

Nell'assedio - Forse "in difficoltà" (confronta Geremia 19:9 ). Alcuni ritengono che Gerusalemme non fosse tanto assediata in quel momento, quanto angosciata e a corto di rifornimenti, perché gli Assiri erano padroni dell'aperta campagna.

2 Cronache 32:13

padri - cioè "predecessori". Sennacherib apparteneva davvero a una dinastia che aveva fornito solo un re prima di lui.

2 Cronache 32:22

Li guidava ... - Una leggera alterazione del testo esistente dà il senso - "li ha fatti riposare intorno;" un'espressione comune in Cronache 2 Cronache 15:15; 2 Cronache 20:30.

24 Confronta 2 Re 20 e note. Il “segno” non è (come a margine) la guarigione miracolosa, ma il ritorno dell'ombra sul quadrante di Acaz (cfr 2 Cronache 32:31 ).

25 Il suo cuore si è sollevato - Confronta il riferimento marginale. L'orgoglio di Ezechia fu mostrato nell'esibire inutilmente i suoi tesori agli ambasciatori di Babilonia (vedi 2 Re 20:13 ).

C'era ira su di lui - Confronta 2 Re 20:17.

26 Ezechia si umiliò - Forse questa è l'autoumiliazione di cui parla Geremia (riferimento marginale) come conseguenza di una certa profezia pronunciata da Michea. La profezia Michea 3:12 è da alcuni riferita alla prima parte del regno di Ezechia; ma non c'è nulla che dimostri che non sia stato consegnato in questo periodo.

30 Vedi 2 Cronache 32:3 nota. Sia allora che in seguito, Ezechia condusse l'acqua di questa sorgente attraverso un canale sotterraneo lungo la valle del Tyropeon fino a una pozza o serbatoio (riferimento marginale).

32 E nel libro - La "e" non è nell'originale. Il significato è che gli atti furono registrati nella profezia di Isaia, che faceva parte della compilazione conosciuta come "il Libro dei re di Giuda e Israele". Vedi Introduzione.

33 Il più importante dei sepolcri - rendono i commentatori più moderni - "nell'ascesa ai sepolcri"; ma alcuni pensano che sia previsto uno scavo sopra tutte le altre tombe - nello stesso deposito, ma a un livello più alto (vedi a margine). La catacomba di Davide era piena; ei principi successive avevano sepolcri ben distinti dal vecchio luogo di sepoltura (cfr 2Cr 33:20 ; 2 Re 21:18 , 2 Re 21:26; 2 Re 23:30 ).

Esposizione della Bibbia di John Gill:

2Cronache 32

1 INTRODUZIONE A 2 CRONACHE 32

Questo capitolo racconta l'invasione di Sennacherib nel paese di Giuda, i preparativi che Ezechia fece per resistergli, e l'incoraggiamento che diede al suo popolo a confidare nel Signore, 2Cronache 32:1-8 i messaggi e le lettere che Sennacherib inviò a Ezechia e ai suoi sudditi, pieni di arroganza e bestemmia, per sollecitarli a consegnargli Gerusalemme, 2Cronache 32:9-19 la distruzione del suo esercito per mezzo di un angelo, e la liberazione dei Giudei alle preghiere di Ezechia e Isaia, 2Cronache 32:20-23 il peccato in cui Ezechia cadde dopo ciò, e la sua guarigione da un attacco di malattia; ma, dopo la sua umiliazione per questo, l'ira fu scongiurata, 2Cronache 32:24-26 e il capitolo si conclude con un resoconto dei suoi onori, ricchezze e imprese, e della sua morte e sepoltura, 2Cronache 32:27-33

Versetto 1. Dopo queste cose, e la loro istituzione,

Ciò che è riportato nei capitoli precedenti, quando le cose erano ben sistemate, specialmente riguardo alla religione e al servizio del tempio, e quando Ezechia era ben stabilito nel trono del suo regno, aveva combattuto con i Filistei e li aveva sconfitti, e si era liberato dal giogo assiro, ed era in circostanze molto prospere; Fu infatti nel quattordicesimo anno del suo regno che fu fatto ciò che segue:

Sennacherib, re d'Assiria, venne ed entrò in Giuda, si accampò contro le città fortificate, pensando di conquistarsele a casa. o per romperli, o per penetrarli; o per mezzo di loro abbattere le mura per prenderli, e unirli a sé, come il Targum, ed egli li prese, vedi 2Re 18:13

2Cronache 32:2 (Gill)

Versetto 2. E quando Ezechia vide che Sennacherib era arrivato,

nel paese di Giuda, che egli percepì e comprese dalle notizie che gli furono riportate, e che era deciso a combattere contro Gerusalemme; assediarlo e prenderlo, se possibile; Vide che questo era il suo piano, prendendo le città recintate sulla sua strada e avanzando con le sue forze

2Cronache 32:3 (Gill)

Versetto 3. Si consigliò con i suoi principi e con i suoi prodi,

Con i suoi nobili e gli ufficiali del suo esercito, quali misure si dovessero prendere per resistere, ritardare e affliggere il nemico, e tra il resto fu proposto quanto segue:

per fermare le acque delle fontane che erano fuori dalla città; che così l'esercito assiro avrebbe avuto difficoltà a rifornirsi di acqua, che era un articolo di grande importanza:

ed essi lo aiutarono; di fermare le fontane, non solo con i loro consigli su come farlo, ma con i loro uomini, i loro servi, che assistevano quelli che Ezechia impiegava in quest'opera

2Cronache 32:4 (Gill)

Versetto 4. Così si radunò molta gente,

Atti su istanza di Ezechia, dei suoi nobili e dei suoi ufficiali:

che ha fermato tutte le fontane; forse stendendo assi su di esse e terra su di esse, in modo che non si potesse discernere che vi fossero fontane.

e il ruscello che scorreva in mezzo al paese; che, secondo Kimchi, era Ghihon, 2Cronache 32:30, che era vicino a Gerusalemme; Il corso di questo molto probabilmente si trasformò in canali sotterranei, per cui fu portato in città in serbatoi lì forniti, affinché potesse avere un rifornimento durante l'assedio, mentre il nemico era angosciato per la mancanza di esso:

«Perché dovrebbero venire i re d'Assiria a trovare molta acqua?». in questo modo sarebbero stati in grado di portare avanti l'assedio a lungo, quando altrimenti sarebbero stati costretti a toglierlo rapidamente: si fa menzione dei re d'Assiria, sebbene ce ne fosse uno solo, con il quale potevano esserci re piccoli o tributari; e, inoltre, come si vantava, i suoi principi erano completamente re, Isaia 10:8

2Cronache 32:5 (Gill)

Versetto 5. E si rafforzò,

nell'Eterno, il suo Dio, fortificò la sua città e la difese nel miglior modo possibile.

e ricostruì tutto il muro che era stato distrutto; che fu spezzato dalla porta di Efraim alla porta d'angolo da Ioas, re d'Israele; e anche se potrebbe essere stato riparato da Uzzia, potrebbe essere di nuovo distrutto ai tempi di Acaz, da Pekah, re d'Israele, o da qualche altro nemico, vedi 2Cronache 25:3 26:9 28:6,7

e lo innalzò fino alle torri; dalla torre d'angolo alla torre della porta di Efraim, che, come già osservato, era stata distrutta:

e un altro muro fuori; una seconda cinta muraria, o tutt'intorno alla città, o in quella parte di essa che era più debole; Giuseppe Flavio dice che la città di Gerusalemme aveva tre mura intorno:

e riparò Millo nella città di Davide; un muro sul lato nord della città:

e fece dardi e scudi in abbondanza; dardi da lanciare dalle mura della città, per infastidire il nemico, e scudi per difenderlo da quelli del nemico

2Cronache 32:6 (Gill)

Versetto 6. E stabilì capitani di guerra sul popolo,

insegnare loro gli esercizi della guerra, guidarli contro il nemico, dirigerli dove stare e cosa fare in difesa della città.

e li radunò presso di sé sulla piazza della porta della città; la strada che conduceva alla porta, ed era grande e comoda per radunare il popolo:

e parlava loro con calma; per animarli e incoraggiarli a resistere all'assedio e fare tutto il possibile per respingere il nemico;

dicendo; come segue

2Cronache 32:7 (Gill)

Versetto 7. Sii forte e coraggioso,

Siate di buon cuore e di buon animo e abbandonate voi stessi come gli uomini.

non aver paura né sgomento per il re d'Assiria e per tutta la folla che è con lui; che era molto grande; poiché non meno di 185.000 di loro furono uccisi da un angelo in una sola notte, 2Re 19:35

poiché con noi c'è più gente che lui; sebbene non in numero, ma in potenza e potenza; e se si tratta di angeli, sono più numerosi; ma sembra, da ciò che segue, che Ezechia avesse solo il Signore suo Dio nei suoi pensieri e nei suoi punti di vista

2Cronache 32:8 (Gill)

Versetto 8. con lui c'è un braccio di carne,

Solo uomini deboli, fragili, mortali, per nulla da temere; nulla in confronto al Signore,

ma con noi c'è l'Eterno, il nostro Dio, per aiutarci e per combattere le nostre battaglie; che è il Signore Dio onnipotente, che ha al suo comando l'esercito del cielo e presso il quale tutti gli abitanti della terra sono come nulla; il Targum è,

"la parola del Signore nostro Dio è per noi perché ci aiuti e combatta le nostre battaglie":

e il popolo si riposò sulle parole di Ezechia, re di Giuda; non sulle sue nude parole, ma su ciò che era contenuto in esse, sulla forza e la potenza del Signore Dio egli assicurò che erano dalla loro parte; credettero che ciò che diceva fosse vero e confidarono nel Signore che li avrebbe salvati

2Cronache 32:9 (Gill)

Versetto 9. Dopo queste cose, Sennacherib, re d'Assiria, mandò i suoi servi a Gerusalemme,

Che sono menzionati per nome, 2Re 18:17 questo avvenne dopo che Ezechia gli aveva dato una grande quantità d'argento e d'oro perché se ne andasse, ed egli si allontanò da lui, 2Re 18:14-16

ma egli stesso pose l'assedio a Lachis, e con lui tutta la sua potenza, una delle città di Giuda, vedi Isaia 36:2, da qui li mandò

a Ezechia, re di Giuda, e a tutto Giuda che era a Gerusalemme; che si erano ritirati là per sicurezza, dopo l'invasione del loro paese da parte del re d'Assiria

2Cronache 32:10 (Gill)

Versetto 10. Così dice Sennacherib, re d'Assiria, in cui confidate:

Con quale potere in cielo o in terra?

che rimanete nell'assedio di Gerusalemme? resisti all'assedio di esso e non consegnarlo

2Cronache 32:11 (Gill)

Versetto 11. Ezechia non vi persuade forse a darvi a morire di fame e di sete,

Suggerendo che sarebbe stato il loro caso se non si fossero arresi:

dicendo: L'Eterno, il nostro Dio, ci libererà dalla mano del re d'Assiria? Vedi Gill in "Isaia 36:15"

2Cronache 32:12 (Gill)

Versetto 12-15. Lo stesso Ezechia non ha forse tolto i suoi alti luoghi,

Per il senso di questo e dei tre versetti seguenti, vedi le note su Vedi Gill su "Isaia 36:17" Vedi Gill su "Isaia 36:18" Vedi Gill su "Isaia 36:19" Vedi Gill su "Isaia 36:20"

2Cronache 32:13 (Gill)

Versetto 13. Vedi Gill su "2Cronache 32:12"

2Cronache 32:14 (Gill)

Versetto 14. Vedi Gill su "2Cronache 32:12"

2Cronache 32:15 (Gill)

Versetto 15. Vedi Gill su "2Cronache 32:12"

2Cronache 32:16 (Gill)

Versetto 16. E i suoi servi parlarono ancora contro il Signore Dio e contro il suo servo Ezechia. Di quanto è qui narrato, come si può leggere in 2Re 18:1-19:37 e Isaia 36:1-22

2Cronache 32:17 (Gill)

Versetto 17. Scrisse anche lettere per inveire contro il Signore Dio d'Israele,

Vedere 2Re 19:9-14; #Isaia 37:9-14

18 Versetto 18. Allora gridarono a gran voce, come dicevano i Giudei, al popolo di Gerusalemme che era sulle mura:

I messaggeri di Sennacherib, in particolare Rabsache l'oratore principale; sebbene si desiderasse che parlassero in lingua siriaca, Isaia 36:11,13,

ma fecero questo per spaventarli e per disturbarli, affinché potessero prendere la città; per gettarli nel terrore e nella confusione, affinché potessero convincerli a consegnare loro la città

19 Versetto 19. E parlarono contro il Dio di Gerusalemme,

Il solo Dio vivente e vero, che gli abitanti di Gerusalemme professavano essere il loro Dio, e che era adorato da loro nel tempio quivi.

contro gli dèi dei popoli della terra, che erano opera delle mani dell'uomo; non facevano differenza tra l'uno e l'altro, ma parlavano con la stessa libertà e disprezzo dell'uno come dell'altro, vedi Isaia 36:19,20; 37:10-13

20 Versetto 20. Per questo il re Ezechia e il profeta Isaia, figlio di Amoz, pregarono e gridarono al cielo. A Dio che è nei cieli; della preghiera di Ezechia per questo motivo, vedi Isaia 37:15-20, e le note che vi si trovano; Vedi Gill su "Isaia 37:15" Vedi Gill su "Isaia 37:16" Vedi Gill su "Isaia 37:17" Vedi Gill su "Isaia 37:18" Vedi Gill su "Isaia 37:19" Vedi Gill su "Isaia 37:20"

e sebbene non leggiamo della preghiera di Isaia, senza dubbio ne fece una, come desiderava Ezechia, e poiché ricevette un messaggio dal Signore, che mandò a Ezechia, Isaia 37:4,21

21 Versetto 21. E il Signore mandò un angelo,

Il Targum è,

"la parola del Signore mandò Gabriele";

Giuseppe Flavio ritiene che questo angelo, o messaggero inviato da Dio, sia la pestilenza; e altri suppongono che sia un caldo vento pestilenziale, comune nei paesi orientali, chiamato "Samiel", o il vento velenoso, dal quale le moltitudini vengono talvolta distrutte in una sola volta; di cui Thevenot e altri viaggiatori fanno menzione, vedi Gill su "Giobbe 27:21" : vedi Gill su "Salmi 91:6", ma sia come sia, fu mandato da Dio, era sotto la sua direzione, e con la sua potenza e provvidenza fece l'esecuzione secondo la sua predizione:

che sconvolsero tutti gli uomini forti e valorosi, i capi e i capitani nell'accampamento del re d'Assiria; i generali e gli ufficiali del suo esercito, con i soldati semplici, in numero di 185.000, Isaia 36:1, tra questi, senza dubbio, c'erano i tre generali inviati con lettere ingiuriose a Ezechia, in particolare a Rabsache, Vedi Gill su "Isaia 37:36"

così tornò con vergogna al suo paese; Assiria, in particolare a Ninive, la sua metropoli, Isaia 37:37

e quando fu entrato nella casa del suo dio; il tempio del suo idolo, il cui nome era Nisroc,

quelli che uscirono dalle sue viscere lo uccisero là con la spada; i suoi figli Adrammelec e Sarener, Isaia 37:38

22 Versetto 22. Così l'Eterno liberò Ezechia e gli abitanti di Gerusalemme dalla mano di Sennacherib, re d'Assiria,

Come appariva più chiaramente; poiché nessun colpo fu sferrato se non da lui:

e dalla mano di tutti gli altri; la versione araba aggiunge:

"che erano intorno a loro";

i quali con questa sconfitta furono dissuasi dall'attaccarli:

e li guidò da ogni parte, e li custodiva tutt'intorno, come un pastore conduce il suo gregge, dove possono essere al sicuro da tutti i pericoli

23 Versetto 23. E molti portarono doni all'Eterno a Gerusalemme,

Anche dalle nazioni vicine, le cose che dedicavano al servizio di Dio nel tempio, essendo convinti che questa meravigliosa liberazione era operata dal Signore, Dio d'Israele, e da lui solo,

e dona a Ezechia, re di Giuda; desiderosi di vivere in amicizia con lui, che sembrava essere il favorito del Dio del cielo,

così che da allora in poi fu magnificato agli occhi di tutte le nazioni; dal momento della distruzione dell'esercito assiro in modo così meraviglioso, fu molto stimato, e il suo nome e la sua fama si diffusero in tutte le nazioni vicine intorno a lui

24 Versetto 24. In quei giorni Ezechia era malato,

Di questa malattia, della sua preghiera e del segno che gli è stato dato, vedi Isaia 38:1-22 e le note che vi si trovano

25 Versetto 25. Ma Ezechia non rese di nuovo secondo il beneficio che gli era stato fatto,

per la liberazione sua e del suo popolo dal re d'Assiria, per la sua guarigione dalla sua malattia.

perché il suo cuore si era innalzato; con orgoglio, a causa della meravigliosa sconfitta dell'esercito assiro in suo favore, del miracolo operato alla sua guarigione dalla malattia, delle ricchezze e degli onori che gli furono conferiti, dei doni che gli portarono dai suoi vicini, e specialmente l'ambasciata del re di Babilonia a lui:

perciò ci fu ira su di lui, su Giuda e su Gerusalemme; il quale, imitando lui, cadde nello stesso peccato di superbia, con molti altri; e perciò sia lui che loro furono minacciati con alcuni segni del dispiacere divino

26 Versetto 26. Ma Ezechia si umiliò per l'orgoglio del suo cuore, sia lui che gli abitanti di Gerusalemme,

In che modo non è detto; forse vestendosi di sacco, digiunando e pregando, confessando il peccato e dichiarando il pentimento per esso.

così che l'ira dell'Eterno non si abbatté su di loro ai giorni di Ezechia; ma ai giorni dei figli di suo figlio, Isaia 39:7,8

27 Versetto 27. Ezechia aveva ricchezze moltissime,

Accresciuto dal bottino dell'accampamento assiro, e dai doni che gli furono inviati dalle nazioni vicine, 2Cronache 32:21,23

e l'onore; sia dai suoi sudditi, sia dalle nazioni che lo circondano:

e si fece tesori d'argento, d'oro, di pietre preziose, di aromi, di scudi e di ogni sorta di oggetti di piacere, che erano case per cose ricche e curiose e per armature, le mostrò agli ambasciatori di Babilonia, vedi Gill su "Isaia 39:2"

28 Versetto 28. Magazzini anche per la produzione di grano, vino e olio,

I prodotti dei suoi campi, vigne e uliveti, come quelli che aveva Davide, con persone sopra di loro, vedi 1Cronache 27:25-28

e rappresenta ogni sorta di bestie; come buoi, cavalli, cammelli e asini, vedi 2Cronache 9:25

e cotes per greggi; pieghe per pecore

29 Versetto 29. Inoltre, gli fornì delle città,

Dove aveva i suddetti magazzini e stalle, e abitazioni convenienti per coloro che li custodivano, ed erano sopra il suo bestiame, piccolo e grande, come segue; la versione latina della Vulgata legge sei città in alcune copie:

e possedimenti di greggi e mandrie in abbondanza; in cui giacevano le ricchezze degli uomini, e anche dei re, in quei tempi:

perché Dio gli aveva dato molta sostanza; poiché tutto era dovuto alla sua provvidenza disponente, che venisse da qualunque parte potesse

30 Versetto 30. Questo stesso Ezechia fermò anche il corso d'acqua superiore di Ghihon,

Procopio Gazeo dice che era lo stesso di Siloe, e che sembra avesse due corsi d'acqua, e questo era quello superiore; il signor Maundrell dice, la piscina di Ghihon

"si trova a circa due stadi senza la porta di Betlemme verso ovest; è una maestosa piscina, lunga centosei passi e larga sessantasette, e fiancheggiata da muri e intonaco, ed era, quando eravamo lì, ben rifornita d'acqua":

e la fece scendere direttamente a occidente della città di Davide; attraverso i canali sotto la pianura della città di Davide; come il Targum, da un passaggio sotterraneo; e Siloe, come osserva il dottor Lightfoot da Giuseppe Flavio, era dietro il muro occidentale, non lontano dall'angolo che puntava verso sud-ovest:

ed Ezechia prosperò in tutte le sue opere; naturale, civile e religioso, 2Cronache 31:21

31 Versetto 31. Ma gli ambasciatori dei principi di Babilonia, che gli mandarono a chiedere il prodigio che era avvenuto nel paese,

Non vedere le due tavole di pietra che erano nell'arca, con le altre due che erano state rotte a causa del peccato del vitello, come il Targum; né di chiedere della distruzione dell'esercito assiro, e del modo in cui ciò avvenne, come Grozio; ma di essere informato del miracolo del sole che sarebbe tornato indietro di dieci gradi, quando Ezechia fu guarito dalla sua malattia; essendo i Caldei un popolo molto dedito all'astrologia, e curiosi nelle loro osservazioni di questo genere:

Dio lo lasciò per metterlo alla prova; mostrandogli tutti i suoi tesori:

per poter conoscere tutto ciò che aveva nel cuore; non perché Dio sappia, che conosce tutte le cose, a meno che non si parli di lui alla maniera degli uomini; ma piuttosto perché Ezechia potesse conoscere l'orgoglio che si annidava nel suo cuore, e altri peccati che gli sfuggivano, Geremia 17:9 o che potesse essere conosciuto da altri; affinché i figlioli degli uomini lo sapessero, come Kimchi; e prendi in considerazione da esso, e osserva la fragilità e l'infermità del migliore degli uomini

32 Versetto 32. Il resto delle azioni di Ezechia e la sua bontà,

I suoi atti di pietà e liberalità:

ecco, sono scritte nella visione del profeta Isaia, figlio di Amoz; nella profezia di Isaia, Isaia 36:1-39:8, il cui libro è chiamato la Visione di Isaia, Isaia 1:1

e nel libro dei re di Giuda e d'Israele; in 2Re 18:1-20:21

33 Versetto 33. Ezechia si addormentò coi suoi padri,

Sono morti, come hanno fatto:

e lo seppellirono nel più grande dei sepolcri dei figli di Davide; nel più onorevole e principale di essi; ci sono ancora da vedere, a nord di Gerusalemme, alcune grotte, chiamate sepolcri dei re, sebbene sia certo che nessuno dei re d'Israele o di Giuda vi fu sepolto; a meno che non si possa pensare, come il signor Maundrell congettura, che Ezechia sia stato qui dedotto, e che questi siano i sepolcri dei figli di Davide qui menzionati; tuttavia, egli osserva, chiunque sia stato sepolto qui, questo è certo, che il luogo stesso scopre una spesa così grande sia di lavoro che di tesoro, che possiamo ben supporre che sia opera di re:

e tutto Giuda e gli abitanti di Gerusalemme gli resero onore alla sua morte; partecipando in gran numero al suo funerale, bruciando aromi per lui e facendo cordoglio per lui per molti giorni.

e Manasse, suo figlio, regnò al suo posto; di cui si darà ulteriore notizia nel prossimo capitolo

Commentario del Pulpito:

2Cronache 32

1 Questo capitolo di trentatré versetti è parallelo ai sessantuno versetti che iniziano con 2Re 18:13 e terminano con 2Re 19:37 ; e da Isaia 36; Isaia 37. Il nostro capitolo dà, come ci si potrebbe aspettare, solo un resoconto molto parziale e un po' frammentario, quindi, di questo tratto della carriera di Ezechia, e nessuna impressione adeguata della grande potenza di alcune parti del parallelo. Un ravvicinato confronto tra i due luoghi ci lascia abbastanza chiari sull'ordine e la consecutività della storia, anche se forse non del tutto. Lo stile del nostro presente capitolo tradisce i soliti segni di disarticolazione, nel caso di estratti di storia più completa, nell'indeterminatezza delle sue frasi di collegamento, che si trovano, ad esempio, nei Versetti. 1, 9, 24, 31. Il nostro compilatore, per omissione, sembra proteggere Ezechia, probabilmente intenzionalmente, dal discredito che si deve provare ad attribuire alla sua mancanza di fede, coraggio e fedeltà nel suo affidare la sacra proprietà del tempio, come indicato da ciò che è scritto in 2Re 18:14-16, di cui confronta più avanti

La sua istituzione; tradurre, e questa (la sua) verità. La parola è la stessa del terzo del trio (vedi sopra), come è dato nel Versetto 20 del capitolo precedente. Il significato evidente che si intende trasmettere è: "Dopo queste cose e questa verità", cioè la veracità della condotta da parte di Ezechia, la traduzione rigorosa è: "Dopo le cose e la verità questo". Sennacherib entrò in Giuda accampato contro le città fortificate che si pensava di vincere. Questo versetto e questi suoi elementi possono senza alcuna fatica essere resi confinanti con un solo versetto in Re, il tredicesimo di 2Re 18. Sembra che il re personalmente si sia dedicato in modo particolare all'assedio di Lachis, una città amorita in origine e un luogo di grande forza di petizioni, ma conquistata da Giuda Giosuè 10:26,31-35 2Cronache 11:9 25:27 ; e infra qui e in parallelo

Questa invasione di Sennacherib (Erode, 2:141), figlio di Sargon, può essere fissata con moderata certezza alla data del 701 a.C. Pensato per vincere. Un rendering debole per il preferibile scopo o che si vanta di rompere Genesi 7:11

Versetti 1-23.-

La debolezza che fa presagire forza; la forza di sfida che fa presagire "la vergogna svanisce"

Una delle fonti più feconde di forza nel carattere individuale è, a seconda della fiducia che può esserci in esso: l'assenza, o quasi tutta l'assenza, da un lato, e la maggior o meno parte di esso, dall'altro. La fiducia è un punto di svolta sicuro, una caratteristica determinante nella formazione originale e nella formazione crescente di qualsiasi carattere. La direzione in cui questa fiducia va ad esercitarsi, o va alla ricerca di un oggetto al quale, nella sua amorevolezza, appoggiarsi, è guardata abbastanza spesso con tremante sollecitudine, ed è una questione di intrinseca importanza. È innegabile che l'indole fiduciosa spesso significa ciò che è incline a fidarsi troppo presto, troppo facilmente e quindi a proprio danno. Spesso, inoltre, va con troppa poca fiducia in se stessi. Questi sono, tuttavia, i punti deboli di quella che è davvero una caratteristica forte. Dove una persona è più forte, lì, per molte analogie, può nascondersi una qualche forma di debolezza, qualche insidia. Ancora una volta, c'è un opposto della fiducia, che consiste nel sospetto, e non semplicemente in una fiducia troppo scarsa. Di un tale opposto non si può dire nulla di buono. Ma, anche a fronte di una fiducia troppo scarsa, si deve considerare che la fiducia che pecca per eccesso si manifesta a vantaggio, e realmente per ottenere un vantaggio, a meno che l'eccesso non sia in misura manifestamente sciocca e una cosa di perpetua ricorrenza. Il risultato pratico di tutto ciò è che, tra uomo e uomo, distinguiamo le due espressioni - fiducia ed esercizio della fiducia - e discriminiamo le due qualità che queste espressioni pretendono di descrivere. Una tale distinzione e una tale discriminazione sono più che necessarie tra l'uomo e Dio. La fiducia implicita, la fiducia costante, e tutta la fiducia amorevole della fiducia, non possono mai essere spesi male, mai mal indirizzati verso Dio. L'esempio che ci viene presentato nei primi otto versetti di questo capitolo è un esempio di notevole sforzo e di un'impresa di fiducia, in confronto forse a quello che ci ha offerto la vita di Abramo e di molti altri, che illustravano un'abituale fiducia. Impariamo

IO CHE IL PIÙ GRANDE MATERIALE DI FORZA È LA FIDUCIA NELL'INVISIBILE. Tale fiducia non è solo un'ultima risorsa, un'ingrata ultima risorsa; È la questione della forza, del suo materiale. "Questa è la vittoria che vince anche la fede del mondo ". Si può ritenere che questa affermazione dell'apostolo, che amava tanto l'amore ed era qualcosa di meno noto per la fede, sostenga l'intera questione. Che bel campo di indagine, che ampio orizzonte si apre davanti a noi, quando cominciamo a cercare di contare le conquiste della fede! Questa fede nell'Invisibile, e nell'INVISIBILE, non è una mera questione di alta contemplazione; Funziona con fiducia

1. La fiducia, che caratterizza un'onesta coscienza del dovere compiuto al meglio e al massimo delle capacità umane, diventa subito un forte stimolo di fede

2. Cantici anche quella fiducia che deriva da un chiaro discernimento dell'incompetenza di sé quando si è soli e senza aiuto

3. Il desiderio stesso di fiducia aiuta la grande qualità della fede. E, d'altra parte, la reazione dell'intelligente convinzione dell'esistenza, della presenza e del favore del grande Maestro di tutte le circostanze e di tutti gli eventi è il vero suggerimento e il nutrimento della fiducia. Anche questi hanno una natura molto diffusa (Versetto 8). Ci sono moltissimi che imparano la fiducia e la fede di seconda mano, se così si può esprimere, che apparentemente non hanno abbastanza forza in sé e per sé, e senza l'incentivo e l'incoraggiamento di molti esempi, o, forse altrimenti, di qualche esempio molto importante e notevole. E poi, alla crisi, a qualche crisi di grande estremità, l'improvviso grido di preghiera fa irrompere tutta la scena nella vita; la fede e la fiducia sono scambiate con la fruizione (Versetti. 20, 21). Così avvenne ora per Ezechia e il suo popolo; È stato spesso così nella storia di altri re e popoli; Ed è spesso così -- quanto più spesso potrebbe essere? -- nella nostra vita individuale

II CHE L'ESTREMO DELLA DEBOLEZZA È LA FIDUCIA PROVOCATORIA IN SE STESSI. La fiducia in se stessi è, infatti, tranne che in certe circostanze, niente di meno che una totale debolezza; ma la forma audace e provocatoria di essa presentata dalla narrazione che abbiamo davanti aggrava eccesamente, e attivamente aggrava il danno, ad esempio:

1. La sfida che deriva dall'arrogante presunzione di sé è certa di sottovalutare la forza degli altri (Versetti. 9-19)

2. La sfida che deriva da un temperamento prepotente tradirà sicuramente il suo proprietario in ciò che deve comportare un difetto morale tale da aggiungere debolezza a debolezza. Per esempio, non manca di prendere in giro i propri simili, né esita affatto a farlo!

3. La sfida che deriva dall'empia incredulità dell'unico Dio, e dall'infatuata fiducia in nessun altro se non nel dio stesso, è semplicemente un altro modo per dire che l'uomo colpevole di ciò è già rinchiuso nella più piccola cerchia di risorse. E a tutto ciò corrisponde, ancora, l'urlo dei servi e dei soldati di Sennacherib (Versetto 18) contro l'assediato "popolo di Gerusalemme che era sulle mura, per spaventarlo e per disturbarlo", in qualche imitazione beffarda della loro venerata lingua; al posto della "preghiera e del grido al cielo" del re Ezechia e del profeta Isaia (Versetto 20). Quell'ululato proveniva solo dal senso, e faceva appello solo al senso. Cantici, un tentativo di intimidazione di un nemico, un misero sostituto della "preghiera" a Dio per avere la forza di prevalere, e "gridare" per la sua protezione e misericordia!

OMELIE DI W. CLARKSON

Versetti 1-8.-

Di fronte al nemico

Non sappiamo quanto tempo "dopo queste cose, e la loro istituzione", si verificarono gli eventi che sono qui narrati; ma la connessione dei due nel racconto del Cronista può suggerirci:

CHE I GUAI POSSANO SEGUIRE LA FEDELTÀ COME SEGUE IL PECCATO. Non leggiamo mai del serio allontanamento di Israele dalla sua lealtà a Geova senza leggere di un'appropriata punizione che verrà a tempo debito. La sofferenza attende sempre il peccato, la sofferenza in qualche forma. Ma a volte, come qui, i guai arrivano a chi è di buon cuore; alla nazione che ha per re Ezechia e per profeta Isaia; all'uomo che è zelante nella causa del suo Divino Signore. "Molte sono le afflizioni anche dei giusti, e talvolta grandi come molte. Hanno un lavoro da fare dentro e fuori, il cui valore supererà incommensurabilmente la "gravità del presente" Ebrei 12:11

II CHE DOVREBBE ESSERE AFFRONTATO CON CORAGGIO, ENERGIA, INTELLIGENZA E PIETÀ. Queste qualità Ezechia mostrava ora. Aveva ceduto alla trepidazione e aveva fatto ricorso a mezzi indegni della sua posizione e della sua pietà

vedere 2Re 18:9-16

Ma ora era di umore più nobile. Il suo coraggio fu all'altezza della situazione (Versetto 7); la sua energia si manifestò nelle misure efficaci (Versetti 4, 5) che prese per affliggere e deludere il nemico; la sua intelligenza si dimostrò nel consigliarsi con i più forti e saggi del suo popolo, nella rapidità delle misure che adottò e nella loro sagacia, e anche nel suo sforzo di ispirare alla gente fiducia e sicurezza; la sua pietà risplendeva nel suo discorso al popolo, invitandolo a ricordare che non aveva un "braccio di carne", ma "il Signore loro Dio", su cui appoggiarsi. Affrontiamo qualsiasi forma di difficoltà - delusione, perdita, lutto, malattia o qualsiasi altra afflizione - in questo spirito e con queste qualità, ed essa non ci dominerà; noi prevarremo su di essa. Non lascerà desolazione e rovina sul suo cammino; Piuttosto lascerà dietro di sé benefici e benedizioni

III CHE QUANDO VENIAMO ATTACCATI IL NOSTRO SCOPO DOVREBBE ESSERE QUELLO DI SCONFIGGERE L'INTENZIONE DEL NEMICO. Questa non è del tutto l'ovvietà che potrebbe sembrare. Troppo spesso gli uomini pensano che il loro dovere e la loro saggezza sotto attacco sia quello di rispondere al nemico nella stessa forma in cui lo sta assalendo. Ma questo potrebbe essere molto poco saggio. Proprio come Ezechia considerò ciò a cui mirava Sennacherib e prese misure rapide e capaci per sconfiggere tale proposito, così noi dovremmo sempre considerare non il tipo di guerra, ma il "vero obiettivo", lo scopo ultimo del nostro nemico, e dovremmo metterci all'opera per impedirne la realizzazione. Può darsi che egli voglia solo provocarci e disturbarci, e noi vanificheremo assolutamente il suo proposito non permettendo a noi stessi di essere provocati o disturbati; Egli potrebbe desiderare di indurci a fare qualche passo di compromesso, e noi otterremo la vittoria rifiutando di essere trascinati in quella direzione; Potrebbe voler diventare notorio, e noi lo sconfiggeremo lasciandolo in pace tranquillamente, ss. Considera il suo scopo e muoviti in modo da ostacolarlo

IV CHE LA RETTITUDINE È LA FORZA DI QUALSIASI CAUSA O REGNO. La moltitudine di soldati di Sennacherib non era affatto nulla quando egli li aizzò deliberatamente e ostentatamente contro il Dio vivente. L'esercito di Ezechia era indifferente per dimensioni e (probabilmente) per equipaggiamento militare e addestramento, ma che importava finché avevano giustizia nelle loro file e Dio come loro Capo? In verità, non dobbiamo disprezzare i mezzi che impieghiamo, ma è così tanto che possiamo dire che è tutto sapere e sentire che la nostra causa è giusta, che noi stessi siamo retti nel nostro cuore e nel nostro carattere, e che, con perfetta purezza e semplicità di spirito, possiamo chiedere la benedizione di Dio sui nostri sforzi

OMELIE di T. Whitelaw Versetti 1-8.-

Un'invasione assira di Giuda

IO LA DATA,

1.) Indefinitamente. "Dopo queste cose e questa fedeltà" (Versetto 1); cioè dopo la grande Pasqua, che terminò con la distruzione dei simboli dell'idolatria in tutto il paese, con la restaurazione della vera adorazione di Geova in relazione al tempio riaperto e purificato (cap. 30., 31.), e dopo la singolare manifestazione di zelo e pietà da parte di Ezechia nel promuovere quell'opera buona. Quanto tempo dopo non dichiarato; la contrapposizione della Pasqua e dell'invasione favorisce l'idea che la prima cadde non nel primo anno di Ezechia, ma dopo il sesto,

vedi l'omelia su 2Cronache 30:2

poiché quest'ultimo non può essere collocato prima di otto anni dopo la caduta di Samaria, 720 a.C

2.) Sicuramente. "Nel quattordicesimo anno del re Ezechia" Isaia 36:1

Se questa data è esatta, l'invasione a cui si fa riferimento non può essere stata quella di Sennacherib (701 a.C.), diciotto o diciannove anni dopo la conquista della capitale settentrionale, o nel ventiquattresimo anno di Ezechia, ma deve essere stata una spedizione di Sargon, che, dieci anni prima (711 a.C.), marciò contro "il popolo della Filistea, di Giuda, di Edom e di Moab, " che aveva stretto un'alleanza con il re d'Egitto, un monarca che non poteva salvarli; e in particolare assediò e prese Ashdod (Smith, 'Assyrian Discoveries,' pp. 291, 292). La spedizione contro Ashdod Isaia 20:1

fu condotta dal tartan, o comandante in capo, di Sargon, "mentre Sargon stesso invase 'l'esteso paese di Giuda' e ne conquistò la capitale, Gerusalemme". L'invasione di Gerusalemme è citata in Isaia 10., come Calno, Carchemish, Hamath, Arpad, Damasco e Samaria, furono conquiste, non di Sennacherib, ma di Sargon (Sayce, 'Fresh Light,' ss.), p. 137); e senza dubbio questa deve essere l'invasione a cui 2 Re 2Re 18:13

e Isaia Isaia 36:1

alludere, se la data da loro indicata è corretta. Se, tuttavia, si intende l'invasione di Sennacherib, un errore deve essersi insinuato nel testo con riferimento alla data, e "ventiquattresimo" richiederà di essere sostituito al "quattordicesimo". Kleinert, Sayce e il professor Cheyne ('The Prophecies of Isaiah,' 1:201-210) adottano il primo punto di vista, che in 2 Re, 2Re 18:13

e Isaia Isaia 37:1

"Sargon" dovrebbe essere letto per "Sennacherib", un'opinione con cui G. Smith. sembra coincidere ('Assyrian Discoveries,' p. 293); ma Schrader, ('Die Keilinschnften, pp. 309, 310), Robertson Smith ('The Prophets of Israel, p. 295), Rawlinson ('Kings of Israel and Judah,' p. 187) e il canonico Driver ('Isaiah: his Life and Times,' p. 49) considerano questa opinione come non sufficientemente stabilita, e credono che l'invasione a cui si allude in tutti questi passaggi sia quella di Sennacherib

II L'INVASORE

1. Sargon (per adottare la visione alternativa di cui sopra). Sui monumenti, Sarru-kinu, "Forte è il re", o Sar-ukin, "Colui che Dio ha nominato re". Uno dei generali di Salmanassar, probabilmente il suo tartan, o comandante in capo, che, alla morte di Salmanassar durante l'assedio di Samaria (723-720 a.C.), si impadronì della corona e assunse il nome di Sargon, "in memoria del famoso monarca babilonese che aveva regnato tanti secoli prima" (Sayce). Non si può decidere se, come Tiglat-Pileser II, fosse disceso dai ranghi (Sayce), o fosse di discendenza regale, probabilmente proveniente da un ramo collaterale della famiglia reale (Schrader); ma fu uno dei più brillanti potentati che si siano mai seduti sul trono assiro. Soldato rude ed energico, conquistò in successione Samaria, Egitto, Asdod (Gerusalemme?) e Babilonia, e distrusse l'indipendenza degli Ittiti a Car-Chemish. La città di Khorsabad, Dur-Surrukin, la città di Sargon, di fronte a Mosul, e a dieci miglia da Ninive, "nel paese che confina con le montagne", fu fondata da lui ('Annali', ss.), 11:33)

2. Sennacherib. Sui monumenti, Sin-ahi-irib, o Sin-ahi-ir-ba, "(Il dio) Sin moltiplica i fratelli", figlio di Sargon, che, dopo l'assassinio di suo padre, ascese al trono d'Assiria il 12 di Ab (luglio), 705 a.C. "Cresciuto nella porpora, non mostrò nessuna delle rudi virtù di suo padre. Era debole, vanaglorioso e crudele, e preservò il suo impero solo con l'aiuto dei veterani e dei generali che Sargon aveva addestrato" (Sayce, 'Assyria,' ss.), p. 41). Questa, naturalmente, non era l'opinione di Sennacherib, il quale, in un'iscrizione su uno dei giganteschi tori che sorvegliano l'ingresso del suo palazzo, parla di se stesso come "Sennacherib, grande principe, principe potente, principe delle legioni, re della terra d'Assiria, re delle quattro regioni, adorato dai grandi dèi, valoroso, virile, il coraggioso, capo dei re dei popoli disubbidienti, sovvertitore di disegni malvagi" ('Annali', ss.), 7:59). I sovrani orientali in genere non avevano studiato Proverbi 27:2 e non avevano alcuna idea di sottovalutare le proprie virtù o di nascondere modestamente i propri meriti

III L'OGGETTO

1.) Prossima. Assediare e catturare o abbattere le città recintate di Giuda (Versetto 1). Secondo 2 Re 2Re 18:13

e Isaia, Isaia 36:1

Sennacherib (o Sargon) ebbe successo in questo

Confronta Isaia 10:5-10

Questo, secondo i monumenti, Sargon fece mentre il suo tartan assediava Ashdod, s.c. 711 (Sayce), o in connessione con la sua precedente spedizione contro Annone di Gaza e Seveh il sultano d'Egitto nel 720 a.C. (Sehrader); e Sennacherib nel 701 a.C. assediando, catturando e saccheggiando quarantasei delle città di Ezechia, "forti fortezze e città innumerevoli" ('Records, ' ss.), 7:62)

2.) Il non plus ultra. Per conquistare Gerusalemme, che anch'essa, secondo i monumenti, fu presa da Sargon, ma non da Sennacherib. L'affermazione del Cronista riguardo al re assiro, che "la sua faccia era per combattere contro Gerusalemme", era applicabile a entrambi i sovrani, sebbene solo di Sargon fosse vero che Gerusalemme era stata presa. Sennacherib assediò Ezechia, rinchiudendolo "come un uccello in gabbia in mezzo alla città della sua regalità" ('Annali', ss.), 7:62); ma Geova "gli mise un uncino nel naso e un freno nelle labbra", e lo rimandò per la via per la quale era venuto, senza permettergli di entrare in città Isaia 37:29-37

Se Isaia 10 si riferisce all'invasione di Sargon (Sayce), sembrerebbe che la capitale fosse stata presa (vedi Versetti. 6, 12, 22, 24, 34)

IV LA RESISTENZA. Ezechia adottò misure per far fronte all'attacco di Sargon, o di Sennacherib, alla sua capitale

1.) Convocò un consiglio di guerra. Assistiti dai suoi principi e dai suoi potenti, cioè dai suoi uomini di stato e dai generali del suo esercito (Versetto 3), che consigliarono di prendere provvedimenti per proteggere la metropoli, e gli prestarono il loro aiuto a tale scopo (Versetto 3). Probabilmente raccomandarono anche a Ezechia, oltre a cercare aiuto in Egitto, di unirsi alla lega che Merodac-Baladan di Babilonia stava formando contro Sargon; o, se si adottasse la data successiva, di cercare l'aiuto di Tiraca contro Sennacherib

2.) Le riserve d'acqua fuori città si sono fermate

(1) La ragione: che i re assiri non avrebbero trovato molta acqua (Versetto 4). Senza acqua sarebbe impossibile condurre un assedio prolungato

(2) Il modo: coprendo le fontane fuori di Gerusalemme e conducendo le loro acque attraverso canali sotterranei nella città;

ver 3 Confronta 2Re 20:20

"Il ruscello che scorreva in mezzo al paese, cioè il Ghihon che scorreva attraverso la valle di quel nome sul lato occidentale di Gerusalemme, che collegava la piscina superiore di Ghihon, Isaia 22:11 36:2

l'attuale Birket Mamilla, con la piscina inferiore o inferiore, Isaia 22:9

l'odierna Birket-es-Sultan, fu parimenti prosciugata dalle acque delle due sorgenti che furono drenate da un condotto, e condotta in una grande cisterna all'interno delle mura della città, chiamata piscina di Ezechia, vicino alla porta di Gennath" (Weser, in Riehm, art. "Gihon"); o, se il Gihon dovesse essere cercato nella sorgente Ain Sitti Marjam, al di fuori del muro orientale (Miihlau, in Riehm, art. "Gerusalemme"; Conder, 'Handbook,' ss.), p. 339), allora il serbatoio in cui le acque furono condotte sarà stato uno dei quattro stagni più piccoli nelle vicinanze dello stagno di Siloe, se non quello di Siloe stesso (Sayce, 'Fresh Light,' ss.), pp. 97-107). Warren localizza la sorgente di Gihon nella valle del Tiropea, e dice che non è ancora stata scoperta ('Picturesque Palestine,' 1:113; Confronta 'La riconquista di Gerusalemme', p. 237). Che stratagemmi simili siano stati adottati quando il tartan di Sargon era ad Ashdod, e lo stesso Sargon era atteso a Gerusalemme, può essere dedotto dal fatto che Sargon dice degli Ashdoditi: "Prepararono le loro città per fare guerra contro la cattura, fortificarono la sua (capitale) intorno ad essa un fossato che scavarono. Lo fecero a venti cubiti (trentaquattro piedi) di profondità, e portarono le acque delle sorgenti di fronte alla città" (Smith, 'Assyrian Discoveries,' pp. 290, 291). Che si ricorse a misure corrispondenti al tempo di Sennacherib, Isaia Isaia 22:9-11

Mostra

(3) L'urgenza. Cantici grandi ed evidenti che gli abitanti in genere assistevano ai lavori (Versetto 4)

3.) Le fortificazioni della città aumentarono

(1) Ezechia ricostruì tutto il muro che era crollato, cioè dovunque trovava una breccia riparava, o una parte debole la rafforzava. La prudenza di ciò era evidente. La forza di un muro o di una fortezza non è superiore a quella della sua parte più debole, come la forza di una catena è quella del suo anello più debole

(2) Innalzò il muro esistente all'altezza delle torri su di esso, o aumentò l'altezza delle torri, o salì sulle mura per fare un'indagine della situazione e dirigere il lavoro dei suoi muratori e ingegneri

(3) Al di fuori delle mura esistenti ne eresse un'altra, che racchiudeva la città bassa, Acra

(4) Riparò il castello-fortezza Millo, nella città di Davide, che era stato costruito da Salomone 1Re 9:24

(5) Ha fornito armi e scudi in abbondanza, come era stato fatto da suo nonno Uzzia, 2Cronache 26:14

al quale nel genio militare assomigliava considerevolmente. Un'iscrizione di Sennacherib menziona che Ezechia "aveva dato ordine di rinnovare i baluardi della grande porta della sua città" (questo potrebbe far pensare che i baluardi avessero subito danni in un precedente assedio), e che "operai, soldati e costruttori per la fortificazione di Gerusalemme sua città reale aveva raccolto in essa" ('Annali', ss.), 1:41)

1. La popolazione della città armata. Tutti gli uomini abili della metropoli furono arruolati, divisi in compagnie, posti sotto comandanti militari regolari e addestrati, proprio come fanno i popoli moderni quando si aspettano un'invasione

2. L' esercito improvvisato rivisto. Per ordine del re le truppe furono radunate nell'ampio luogo presso la porta orientale della città (vedi on 2Cronache 29:4

3. I soldati adeguatamente indirizzati. Li incoraggiò nella loro opera di difesa, come nella grande Pasqua aveva incoraggiato i Leviti nei loro doveri nel tempio 2Cronache 30:3

(1) Esortazioni vivaci

(a) "Siate forti". Cantici, i generali filistei, caricavano le loro truppe quando combattevano contro Israele; 1Samuele 4:9

così Davide, morente, esortò Salomone a succedergli; 1Re 2:2

così Oded consigliò ad Asa di ritorno dalla guerra; 2Cronache 15:7

quindi Paolo raccomanda i cristiani per il combattimento della fede 1Corinzi 16:13; Efesini 6:10; 2Timoteo 2:1

(b) "Siate coraggiosi". Cantici Ioab aveva incoraggiato l'esercito di Davide contro i Siri; 2Samuele 10:12

Giosafat, i Leviti e i sacerdoti nei loro doveri; 2Cronache 19:11

così Pietro consiglia ai seguaci di Cristo 2Pietro 1:5

(c) "Non aver timore né sgomento". Cantici Jahaziel alle truppe di Giosafat; 2Cronache 20:15-17

e Isaia ad Acaz quando minacciato da Rezin e; 2Cronache 7:4

così Cristo ai suoi discepoli Giovanni 6:20

2) Argomenti effettivi

(a) Generale: che con loro c'era un Più Grande che con l'invasore

Confronta 2Re 6:16; Romani 8:31; 1Giovanni 4:4

(b) Particolare: che aveva solo una fragile forza umana su cui appoggiarsi: uomini e cavalli innumerevoli, ma ancora solo "un braccio di carne"

Confronta Salmi 56:5; Isaia 21:3

mentre avevano Geova loro Dio per proteggerli e combattere le loro battaglie, come Mosè, Esodo 14:14

Abia, 2Cronache 13:12

e Giosafat 2Cronache 20:17

avuto; e come i cristiani possono aver Matteo 28:20; Romani 8:31

3. La fiducia del popolo è aumentata. Si riposarono sulle parole di Ezechia (Versetto 8). Di fronte all'accusa di Isaia Isaia 22:11

questo non può certo significare che abbiano riposto una fiducia esclusiva e senza riserve in Geova. Il profeta li accusa piuttosto di fidarsi meno di lui che dei loro preparativi difensivi

LEZIONI

1. Lo spirito militare essenzialmente uno spirito aggressivo

2. I migliori baluardi di una nazione sono le vite pie del suo popolo

3. La necessità di unire fede e opere nelle cose ordinarie come nelle cose dello spirito

4. La fiducia in Dio, la migliore protezione contro la paura dell'uomo

5. La certezza che nessuno può essere vittorioso se combatte contro Dio, o sconfitto per chi Dio combatte

2 Quando Ezechia vide e che si proponeva di Gerusalemme. Se i tre versetti di malaugurio già alludevano 2Re 18:14-16

può essere un precedente stradale a questo versetto, e pretendere che le tangenti fossero state pagate, e tuttavia avevano fallito nel loro scopo, così che Ezechia fu ora costretto a prepararsi all'occasione, e "prese consiglio", ss. (versetto successivo); o se questo versetto data (come alcuni pensano) il cuore tremante di Ezechia, e un'offerta o una parte il pagamento di un tesoro da parte di Ezechia a Sennacherib, che non fece che aumentare la sua insolenza, come si dice subito, è forse incerto. Di fronte al linguaggio enfatico dei tre versetti del parallelo, e in considerazione dei possibili motivi suggeriti sopra per cui il nostro compilatore ha omesso del tutto la questione, propendiamo per la prima opinione. Ciò avrebbe l'effetto di far dire a questo versetto che quando Ezechia si aprì gli occhi sul fallimento della sua tangente - un pagamento sprecato, per quel Sennacherib che ancora "si proponeva di combattere contro Gerusalemme" - alla fine procedette a fare i passi giusti. Tuttavia, la testimonianza e le indicazioni di Isaia 22:13-19; 29:2-4, possono in qualche modo proteggere Ezechia dall'intera colpa. Il silenzio del nostro compilatore su tutta la questione è l'unico residuo di fatto, e infelice nella sua suggestione

3 Per fermare le acque delle fontane fuori dalla città. Queste fontane o sorgenti erano probabilmente quelle rappresentate da En Rogel, sullo sperone dell'Ophel o tumulo molto grande, o colle fortificato (forse tradotto erroneamente da quella circostanza "torre", in 2Re 5:24; Isaia 32:14 a sud-est del tempio. L'obiettivo di Ezechia è abbastanza ovvio. La parola (μTs) per "fermarsi" ricorre in tutto tredici volte: due volte in piel nella Genesi, una volta in niph. in Neemia, e dieci volte in kal in Re, Cronache, Daniele, Ezechiele e Salmi. A tutti gli effetti materiali è reso in modo molto uniforme in tutti questi luoghi con la parola "fermarsi" otto volte, e altrimenti "chiudere" o "chiudere", o per portare un significato derivato, "nascosto" o "segreto". Se si usasse la parola "chiudere" o "spegnere", andrebbe bene per ogni occasione. Cantici non ci viene detto qui come abbia fermato la fontana o le fontane, ma che ha chiuso le acque da una direzione e le ha guidate in un'altra, vie. da un condotto che correva verso ovest dalle sorgenti e dal Ghihon (cioè il ruscello) che scorreva naturalmente lungo la valle del Tiropeo fino a una piscina preparata per essa in città (vedi il nostro Versetto 30; e 2Re 18:17; 20:20 ; Ecclo, 48:17; e il 'Manuale della Bibbia' di Conder, p. 339). Questa piscina molto probabilmente non era altro che la piscina di Siloe

4 Il ruscello che scorreva in mezzo alla terra. Confronta la Settanta, che l'ha "in mezzo alla città"; e confrontate il precedente versetto e la nota; e confronta di nuovo sopra il riferimento al 'Handbook' di Courier per esteso

5 Si rafforzò; cioè, come nei nostri diversi casi precedenti dell'occorrenza della frase 1Cronache 11:10; 2Cronache 12:1 25:11 26:8

Prese tutti i mezzi possibili per rendere se stesso, il popolo e la città forti per resistere all'invasore. Tutto il muro che è stato rotto

vedi Isaia 22:9

Anche se leggiamo che la devastazione operata da Ioas 2Cronache 25:23

fu in gran parte riparato da Uzzia 2Cronache 26:9

e da Iotam, 2Cronache 27:3

non è detto esplicitamente che i quattrocento cubiti di mura rotte, dalla porta di Efraim alla porta d'angolo, siano stati rimessi assolutamente a posto, anche se in fatto di torri e fortificazioni molto è stato evidentemente fatto. Si noti anche la parola "tutti" qui, accanto al "molto" di 2Cronache 27:3 . E sollevato (esso

fino alle torri. Scartare il rendering della Versione autorizzata. Il significato non può essere pronunciato con certezza, ma forse si può intendere che egli innalzò le torri. L'obiezione è che lo stesso verbo è voluto per la proposizione successiva, e che la sua resa dovrebbe essere leggermente ridotta di nuovo a una mera affermazione di innalzamento da terra (cioè costruzione) di un altro muro senza. Millo riparato

vedi nota, 1Cronache 11:8

6 La strada della porta; tradurre, l'ampia area presso la porta, ss.); quale porta non è specificata, ma presumibilmente o "la porta di Efraim", che sarebbe quella opposta all'accampamento degli assedianti, o forse "la porta di arrivo"

2Cronache 25:23 ; e 'Handbook' di Courier, pp. 343-345

7 Molti dei tocchi drammatici descrittivi di Isaia 22:4-14 sono un commento forte e appropriato a questo versetto

8 (Vedi 2Re 6:16; Geremia 17:5 L'ammirevole linguaggio di Ezechia qui stimola il nostro desiderio di sentirci sicuri che questo avvenne dopo la sua incredulità (e dopo il vero pentimento per essa) 2Re 18:14-16

Riposando sulle parole

"E il popolo si riposò sulle parole di Ezechia". Fino a che punto siamo giusti e saggi nel costruire sulle parole, sulle parole di un altro?

I LA FOLLIA DI RIPOSARE SULL'USO DELLE FORMULE. Ci sono alcune forme o frasi sacre, teologiche o scritturali, che sono state molto sollecitate dagli uomini, come se avessero in sé una potenza molto speciale; come se potessimo essere perfettamente tranquilli, riguardo alle anime umane, se solo pronunciassero quelle frasi particolari con le loro labbra. Una superstizione come questa è pietosa e pericolosa. È del tutto ingiustificato, ed è probabile che sottragga l'anima a quella vera fiducia in cui si trova la vita. Credere in Gesù Cristo non può mai essere deciso nell'uso di qualsiasi forma di parole, per quanto eccellente o scritturale possa essere tale forma

II LA FIDUCIA CHE È FATALE, cioè riposare sulle parole di coloro che sono indegni della nostra fiducia. Quanti figli degli uomini hanno perso tutto ciò che è più prezioso perché hanno commesso questo errore fatale! Di coloro le cui parole non dovrebbero mai essere costruite sono:

1. Gli ignoranti, la cui gamma di conoscenze è molto piccola, e che non hanno avuto l'opportunità di apprendere la verità e la saggezza accertabili di Dio

2. I prevenuti e gli ostinati, che non vogliono imparare, e quindi non sanno e non possono consigliare

3. I superficiali, che si accontentano di una conoscenza che non raggiunge "il cuore profondo della verità"

4. I falsi, che dicono solo ciò che pensano sia appetibile e redditizio

5. I volubili, che oggi hanno una dottrina, ma domani potrebbero averne una diversa

III LA FIDUCIA CHE È SANA E SAGGIA. Ci sono parole su cui possiamo costruire. Quando Dio ci parla, sappiamo che possiamo riposare sulla sua Parola in modo assoluto; Sappiamo che dobbiamo dare ascolto ai suoi avvertimenti e che possiamo edificare sulle sue promesse. "Il cielo e la terra passeranno", ss. Ma come sapremo quando Cristo ci sta parlando? Molti parlano in suo nome e non parlano in base alla sua autorità

1.) Dovremmo prestare attenzione alle parole di coloro che professano di parlare per lui, e il cui carattere di purezza e altruismo sostiene la loro pretesa Matteo 7:15-20

1. Dovremmo prestare attenzione alle parole di quei suoi discepoli che esortano ciò che soddisfa le nostre necessità spirituali e si accorda con le convinzioni più profonde della nostra natura

2. Dovremmo consultare le parole scritte dal Maestro, ricordando sempre che devono essere interpretate nello spirito e non nella lettera. Se faremo questo non solo 'riposeremo sulle parole', ma edificheremo sulla roccia, poiché dimoreremo nella verità; saremo fondati sulla saggezza stessa di Dio, o (potremmo dire) sulla Sapienza di Dio stesso.- C 1Corinzi 1:24,30

9 Il passaggio che inizia con questo versetto e termina con il versetto 21 rappresenta il parallelo molto più pieno, 2Re 18:17-19:37

cinquantotto versetti in tutto Questa pienezza molto maggiore è dovuta alla maggiore lunghezza con cui viene narrato il linguaggio di sfida da parte di Sennacherib e dei suoi ufficiali nominati, e l'argomento della sua lettera successiva, anche la preghiera di Ezechia, e la sua applicazione a Isaia, con la risposta di quest'ultimo. D'altra parte, c'è ben poco di aggiuntivo nella nostra narrazione, poche parole che aumentano l'effetto nei nostri Versetti. 18, 20, 21, che costituiscono l'intera materia aggiuntiva. Il vago segno del tempo, dopo questo, con cui si apre il nostro presente versetto, dice semplicemente che a tempo debito dopo l'invasione di Giuda da parte di Sennacherib e l'attacco alle città fortificate (Versetto 1), egli procede a inviare i suoi servi e le sue insolenti sfide alla metropoli, Gerusalemme stessa. Le tre parole in corsivo, "egli stesso pose "assedio", dovrebbero evidentemente lasciare il posto alla singola parola "rimase" o "fu"; cioè lui e tutto il suo esercito con lui rimasero a Lachis, o di fronte ad essa, mentre i suoi servi andavano a sfidare Gerusalemme in suo nome

Versetti 9-23.-

Sennacherib ed Ezechia: umiliazione ed esaltazione

Abbiamo qui messo in evidenza in un contrasto molto vivido:

I LA STORIA DEI SUPERBI

1. Le apparenze sono tutte dalla sua parte. Ha numeri apparentemente schiaccianti, addestramento ed equipaggiamenti militari superiori, il prestigio dei successi precedenti e il potere mondiale riconosciuto

2. È a nido d'ape con il male spirituale. Lo è

(1) deplorevolmente ignorante della verità che distorce (Versetto 12);

(2) sprezzante (Versetto 11), indulgente in uno spirito sprezzante e in un linguaggio corrispondentemente sprezzante;

(3) l'orgoglio e la vanagloria che lo accompagna (Versetti. 13-15);

(4) empietà, parlando del Dio vivente come se dovesse essere classificato tra gli dèi dei pagani (Versetti. 13, 15). Tutti questi malumore e queste espressioni di sventura sono peccati gravi, sia contro se stessi che contro gli altri, o direttamente contro Dio

3. Attira su di sé il dispiacere decisivo del Divino Sovrano.Per il valoroso Sennacherib, che si assicurò così tanto una facile vittoria e un onore aggiunto, fu riservato, nella giusta provvidenza di Dio, un disastroso disastro

Versetto 21; e vedi 2Re 19:15

e amara vergogna. "Cantici tornò con vergogna di volto alla sua terra" (Versetto 21). Così colui che si è esaltato è stato abbassato; e così i superbi possono aspettarsi di essere umiliati, poiché ci sono due potenze che lavorano contro di loro

(1) La condizione morale della superbia di cuore è quella che conduce quasi certamente alla negligenza, all'imprudenza, a qualche errore fatale di azione o di inazione

(2) L'alto dispiacere di Dio si è acceso contro di loro. Più volte ha "rivelato la sua ira" contro questa passione malvagia e funesta. Cadere sotto il suo potere è davvero una punizione, ma conduce avanti e giù ad altri dolori

II LA STORIA DEGLI UMILI. L'umiltà, nella persona del pio Ezechia, presenta un'immagine opposta a quella del suo formidabile e ribelle nemico

1. A quanto pare è in grave pericolo. Le forze esterne e visibili, quelle di questo mondo, sono decisamente contrarie. Se la corsa fosse sempre per i veloci e la battaglia per i forti, non ci sarebbe alcuna possibilità di umiltà. Non avrebbe mai afferrato l'obiettivo, né avrebbe vinto la vittoria

2. Il suo carattere è quello della bellezza e della pietà. C'è non poca bellezza morale nell'umiltà; è "bella da vedere", attira lo sguardo degli occhi più puri in alto e in basso. Inoltre, il suo spirito è riverente; conosce la propria impotenza e guarda in alto per trovare l'aiuto di cui ha bisogno; "grida al Cielo" (Versetto 20); si appoggia a Dio

3. Il suo fine non è solo la liberazione, ma l'onore. Il Signore salvò Ezechia dalla mano di Sennacherib (Versetto 22); e al re di Giuda furono portati doni preziosi, ed "egli fu magnificato agli occhi di tutte le nazioni" (Versetto 23). Riguardo all'umiltà ora, come può apparire nel cuore di tutti gli uomini, possiamo dire che

(1) è una grazia giusta e bella in sé, che vale la pena possedere per se stessa, arricchendo realmente il suo soggetto;

(2) porta con sé il favore di Dio nostro Padre Isaia 57:15 Matteo 5:3 18:4 23:11 1Pietro 5:5,6

(3) Sarà onorato a tempo debito. Non solo l'umiltà ci introduce nel regno di Cristo, ma è anche vero che ci conduce a una posizione avanzata in quel regno. "L'umile cuore che si appoggia a te" non solo è "felice dappertutto", ma è spiritualmente prospero dappertutto; è certo di ricevere prove della stima divina, probabilmente nella stima umana (come nel caso di Ezechia); ma, se non così, in qualche altro modo di grazioso e lieto ampliamento

Versetti 9-16.-

L'invasione di Sennacherib:1. Un invito ad arrendersi

L 'ACCAMPAMENTO DI SENNACHERIB A LACHIS. Quindici o diciotto ore a ovest-sud-ovest di Gerusalemme, nella pianura di Giuda, ai confini della Filistea, quattordici miglia a nord-est di Gaza, Lachis

vedi 2Cronache 11:9 25:27

-sui monumenti Lakis- secondo una lastra del British Museum, era una città murata con torri e merlature, la cui forza di resistenza era così grande da richiedere un assedio prolungato

1. Percorso di Sennacherib fino a lì. Da nord, non per la strada militare che attraversa Nazaret, Izreel, Sichem, Betel, At, Michmash, Gheba, Rama, Ghibea, Anatot, Nob, Isaia 10:28-32

Itinerario di Sargon (Sayce, 'Fresh Light,' ss.), p. 137), ma da Sidone, Akko, Giaffa, Bene-berak, Bet-dagon, Ekron e Ashdod (Schrader, p. 386)

2. L' impiego di Sennacherib in tale sede

(1) Assediare Lachis. Gli annali di Sennacherib non forniscono alcun resoconto di questo assedio; ma alcune lastre scolpite nel British Museum rappresentano una grande città "difesa da doppie mura, con merli e torri e da opere fortificate", per la cattura della quale Sennacherib portò tutto il suo esercito, "e innalzò contro le fortificazioni fino a dieci sponde o monti, completamente costruiti con pietre, mattoni, terra e rami d'alberi" (Layard, 'Ninive e Babilonia', p. 149). Che si trattasse di Lachis è reso probabile dalla circostanza che una di queste lastre raffigura la cattura di Lachis, l'iscrizione recita: "Sennacherib, il re delle moltitudini, il re d'Assiria, sedeva su un trono verticale, e il bottino della città di Lachis passò davanti a lui" (ibid., p. 150). "Gli assediati si difesero con grande determinazione, affollarono i merli e le torri, facendo piovere frecce, giavellotti, pietre e torce ardenti sugli assalitori", mentre gli Assiri "versavano acqua con grosse dame sui tizzoni fiammeggianti che minacciavano di distruggere i loro motori" (ibid., p. 149). L'ostinata resistenza di Lachis ritardò senza dubbio l'avanzata di tutte le forze di Sennacherib contro Gerusalemme ('Annali', ss.), 1:35)

(2) Ricevere la sottomissione di Ezechia. Ezechia si era ribellato contro la supremazia assira al tempo di Salmaneser, 2Re 18:7

ma era stato nuovamente messo sotto di esso da Sargon. Dopo l'assassinio di Sargon (705 a.C.) i re di Sidone, Ascalona e Giuda si allearono con l'Egitto e l'Etiopia per spezzare ancora una volta l'oppressivo giogo dell'Assiria. Alla lega si unirono gli Ekroniti, contro la volontà di Padi, loro principe, che rimase fedele all'Assiria, e che "misero in catene di ferro, e a Ezechia re di Giuda fu liberato", che "lo rinchiuse nelle tenebre (o in prigione) ". Prima che gli alleati potessero unire le loro forze, Sennacherib apparve sulla scena, avendo avuto un indizio della confederazione che si stava formando contro di lui. Per prima cosa piombò su Lulia, re di Sidone, che fuggì in un luogo lontano in mezzo al mare, lasciando alla mercé del conquistatore "le sue forti città e castelli, murati e recintati, e le sue migliori città di guarnigione". Poi i re di Samaria, Sidone, Arvad, Gubal, Ashded, Bet-Ammon, Moab ed Edom, si affrettarono ad andare incontro all'invasore con "grandi doni" e a baciargli i piedi. Zedek di Ascalona, che insieme a Giuda si distingueva ancora, con la moglie, i figli, le figlie, i fratelli e gli dèi, fu arrestato e deportato in Assiria. Atti Lachis fu fatta una sosta per attendere i re etiopi e assiri, che furono subito sconfitti ad Altaku, l'Eltekon di Giosuè 15:59. Temendo il destino che vedeva avvicinarsi, Ezechia inviò un'ambasciata a Lachis, offrendo sottomissione e accettando di pagare qualsiasi tributo fosse stato chiesto 2Re 18:14

Sennacherib chiese trecento talenti d'argento e trenta talenti d'oro. I monumenti riportano il tributo in ottocento talenti d'argento e trenta d'oro, e affermano che fu inviato a Ninive dopo Sennacherib, con "stoffa tessuta, scarlatta, ricamata; pietre preziose di grandi dimensioni, giacigli d'avorio, troni mobili d'avorio, pelli e denti di bufali, ogni sorta di tesori, le sue figlie (di Ezechia), gli abitanti e le detenute del suo palazzo, come anche schiavi e schiave". La discrepanza riguardo al numero di talenti d'argento può essere spiegata supponendo che siano stati impiegati diversi criteri di valore nel calcolo, mentre il racconto biblico del luogo a cui fu inviato il tributo è chiaramente da preferire. Per pagare l'estorsione, Ezechia si appropriò di tutto l'argento del tempio e dei tesori del palazzo, oltre a spogliare l'oro dalle porte e dalle colonne del primo 2Re 18:15.16

('Registri', ss.), 1:33, ss.); Smith, "Scoperte assire", p. 295, ss.); Schrader, "Die Keilinschriften", p. 291, ss.); Sayce, 'Fresh Light', ss.), p. 139, ss.)

II L'INCARICO DI SENNACHERIB AI SUOI GENERALI. Questi generali erano in numero di tre

1.) I loro titoli

(1) Tartan. In Assiria, tur-ta-nu, comandante in capo o maresciallo di campo 2Re 18:17; Isaia 20:1

(2) Rabsaris, "capo degli eunuchi", 2Re 18:17

probabilmente il lord ciambellano di Sennacherib, il cui compito era quello di fungere da scrivano ufficiale

(3) Rabsache, "capo dei coppieri" 2Re 18:17; Isaia 36:2

Poiché le iscrizioni non parlano mai di questo funzionario di corte come di un personaggio militare, è stato suggerito (Schrader, p. 319) che Rabshakeh sia una forma ebraica o aramaizzata di Rabsak, che significa "capo superiore, ufficiale superiore", forse il primo ministro di Sennacherib. Tiglat-Pileser II aveva un generale con questo nome, che mandò a Tiro (Smith's 'Assyrian Discoveries,' p. 264). Il Rabsache era ovviamente l'oratore dei tre di Sennacherib 2Re 18:19

Il tartan era molto probabilmente un personaggio troppo elevato per tenere comunicazioni orali o scritte con i nemici del re

2.) La loro commissione. Avanzare, con un distaccamento dell'esercito, contro Gerusalemme, con l'intenzione di intimidirla e costringerla alla resa; non riuscendo in questo, di proseguire contro di essa un assedio. Sennacherib fu molto probabilmente spinto a questo dalla notizia dell'avvicinarsi dei re d'Egitto e d'Etiopia; prima di incontrarli, era chiaramente a suo vantaggio ridurre sia Ekron che Gerusalemme

III DISCORSO DI SENNACHERIB AL RE E AGLI ABITANTI DI GERUSALEMME. Non liberato di persona, ma attraverso "i suoi servi" (Versetto 9), e in particolare Rabsache 2Re 18:19; Isaia 36:2-4

non parlò direttamente a Ezechia e al suo popolo, ma a Eliachim, figlio di Chelchia, che era capo della casa, cioè il sommo intendente del re, Isaia 22:20

a Sebna lo scriba, o segretario del re, che era stato recentemente deposto dall'ufficio di alto intendente Isaia 22:15-19

perché favoriva gli interessi dell'Assiria e di Ioa, figlio di Asaf, l'archivista, o annalista del re. stando presso il condotto della piscina superiore, sulla strada maestra del campo del lavandaio, dove Isaia e suo figlio Sear-Jashub si erano incontrati con Acaz quando era minacciata l'invasione siro-israelita, Isaia 7:3

e dove ora era accampato l'esercito assiro, di fronte alla porta di Gennath, davanti alla quale si trovavano gli inviati di Ezechia, mentre gli abitanti vi si affollavano intorno e sedevano persino sulle mura della città, osservando la scena, Isaia 22:1-13

Rabsache, in nome del suo padrone, invitò il re e i suoi sudditi ad arrendersi, usando la lingua ebraica, affinché gli abitanti potessero capire e, allarmati, indussero i loro governanti a sottomettersi. I punti dell'arringa di Rabsache, considerevolmente abbreviati dal Cronista, erano due

1.) Che la speranza di liberazione offerta da Ezechia fosse un'illusione. Se la loro fiducia si basava sull'assistenza attesa dall'Egitto, avrebbero presto capito che Faraone era "una canna rotta, sulla quale, se un uomo si appoggiava, gli entrava in mano e la trafiggeva"; 2Re 18:21

se era a Geova che Ezechia li persuadeva a volgere lo sguardo

Versetto 11; Confronta 2Re 18:22; Isaia 36:7

Quella fonte di soccorso si sarebbe rivelata altrettanto poco soddisfacente

(1) Perché era improbabile che Geova avrebbe prestato aiuto a uno che lo aveva insultato così apertamente come aveva fatto Ezechia, togliendo i suoi alti luoghi e altari, e comandando a tutta Gerusalemme e a Giuda di adorare su un solo altare (Versetto 12). O la fama della riforma di Ezechia era giunta fino a Ninive, oppure Sennacherib ne aveva sentito parlare da quando era arrivato nel paese. se non l'avesse saputo da Sargon suo padre. Ma Sennacherib intenzionalmente, o molto probabilmente per ignoranza, travisò l'azione di Ezechia come una che avrebbe preferito farlo perdere piuttosto che ottenere il favore divino. Cantici le migliori azioni degli uomini sono spesso fraintese, e la loro buona conversazione falsamente accusata da altri che parlano contro di loro come malfattori 1Pietro 2:12 3:16

(2) Perché, anche se Geova avesse dato aiuto a Ezechia, non sarebbe servito a nulla. Geova si sarebbe dimostrato impotente come avevano fatto gli dèi di altre nazioni. Nessuno di questi era stato in grado di opporsi all'irresistibile marcia di Sennacherib e dei suoi predecessori sul trono assiro, o di liberare dalla distruzione i popoli che li servivano; e se questi non fossero riusciti a prestare efficace aiuto ai loro devoti, molto più Geova mancherebbe di proteggere i suoi

Versetti. 13-15; Confronta 2Re 18:33-35; Isaia 36:11-13

Sennacherib dimenticò, come Sargon aveva fatto prima di lui, che la potenza sua e dei suoi padri sulle nazioni e sui loro dèi derivava da ciò, che l'Assiria era la verga dell'ira di Geova, Isaia 10:5-19

e che ogni volta che Geova volesse, potesse far abbattere l'Assiro, che colpiva con una verga Isaia 30:31

2.) Che la loro resistenza avrebbe comportato su di loro tutti gli orrori di un assedio. Certamente sarebbero periti di fame e di sete (Versetto 11), se non di spada, poiché la loro fuga era impossibile. Né Sennacherib né i suoi generali indovinarono le risorse del Dio di Giuda; Se lo avessero fatto, il loro atteggiamento sarebbe stato meno provocatorio e il loro linguaggio meno sicuro. Gli eventi avrebbero insegnato loro che ciò che era impossibile per l'uomo era possibile e facile per Dio

Imparare:

1. La presunzione di alcuni uomini malvagi

2. L'impotenza di tutti gli dei pagani

3. La supremazia dell'unico Dio vivente e vero

4. La sicurezza di coloro che Geova difende. - W

10 Nell'assedio. Questa versione autorizzata è palesemente errata, anche se, se semplicemente omettiamo l'articolo, e facciamo un assedio, probabilmente avremo l'idea esatta di Sennacherib. Non parlava dell'assedio tecnico letterale, ma dell'angoscia e della reclusione che l'apprensione dell'assedio non mancava di portare. Questo tono, per così dire, morale alla resa della parola (rwOxmB) è di gran lunga da preferire a quello del margine, "nella fortezza o nella fortezza"

11 La politica di Sennacherib, nel tentativo diretto di indebolire Ezechia appellandosi direttamente al suo popolo, invece che a se stesso o ai suoi ministri di stato, è ancora più pronunciata nell'espressione, come si vede in 2Re 18:26,27

12 Alcuni ritengono che questo travisamento delle pie azioni di Ezechia sia stato un'innocente ignoranza da parte di Sennacherib. Eppure è poco credibile

13 Alcune di queste gesta di Sennacherib e dei suoi padri, cioè dei predecessori del regno d'Assiria, sono menzionate in dettaglio in 2Re 17., passim

15 L'urgenza dell'appello di Sennacherib al popolo era naturalmente il suo modo di cercare di risparmiare a se stesso e al suo esercito il lavoro dell'assedio, dei combattimenti, ss. vero e proprio. Il quanto meno del messaggio di Sennacherib significava probabilmente che la sua stima del tuo Dio, cioè il Dio di Israele, era misurata in parte dalla relativa piccolezza e dal carattere non bellicoso della nazione di Giuda, quando si trovava fianco a fianco con le grandi nazioni pagane, e in parte dal carattere spirituale e invisibile e dall'essere di Dio, poco intelligibile per uno come Sennacherib

16 E i suoi servi parlarono ancora. Un assaggio del fatto che il compilatore del nostro libro ha estratto molto intenzionalmente solo ciò che riteneva necessario da risorse molto più abbondanti

Versetti 16-23.-

L'invasione di Sennacherib:2. La grande liberazione

I SENNACHERIB E I SUOI GENERALI. I loro rinnovati sforzi per conquistare la città

1. La lettera di Sennacherib a Ezechia. (Versetto 17.) Il tartan con i suoi aiutanti non era riuscito né a prendere d'assalto Gerusalemme né a intimidire i suoi abitanti, restituì, o più probabilmente spedì, Rabsache dal suo padrone per ulteriori istruzioni. Sennacherib si trovava ora a Libna, poche miglia più vicino a Gerusalemme di Lachis, che nel frattempo aveva capitolato. Venuto a sapere che il re d'Egitto era in viaggio verso nord per dargli battaglia, rimandò indietro Rabsache, accompagnato da speciali messaggeri, portando una lettera a Ezechia per accelerare la presa della città. La lettera, quando la ricevette, fu letta da Ezechia con indignazione e allarme. Conteneva una ripetizione con enfasi di ciò che era stato pronunciato da Rabsache all'udienza degli inviati del re e degli abitanti della città. Naturalmente, la mera riaffermazione delle vanterie di Rabsache, anche se sotto forma di lettera di Sennacherib stesso. non li rendeva meno falsi, insolenti o blasfemi

2. Le ringhiere dei generali di Sennacherib. Come già da Rabsache, così una seconda volta dai generali e forse anche dai messaggeri (Versetto 18). Al popolo sulle mura della città furono rivolte nella loro lingua parole intese a terrorizzare e persuadere alla capitolazione: rimproveri alti, vanagloriosi, arroganti, blasfemi contro Geova. mettendolo allo stesso livello degli idoli, opera delle mani degli uomini, e dichiarandolo impotente come questi (Versetto 19), non sognando che sarebbero stati così presto e così completamente non ingannati (Versetto 21). Gli uomini cantici spesso stringono al petto le false idee che si sono fatti del Dio cristiano, senza pensare che in un attimo, essendo ammessi alla sua presenza attraverso il portale della morte, potrebbero essere stati ingannati

II EZECHIA E IL SUO PROFETA. Le loro suppliche al Dio del cielo (Versetto 20)

1.) La preghiera di Ezechia. Narrato in 2Re 19:14-19 e Isaia 37:15-19

(1) Dove offerto. "Nella casa del Signore". Letta la lettera dell'Assiro, Ezechia si recò al tempio e la diffuse davanti al Signore; in questo atto risiedeva una doppia proprietà: Geova aveva invitato il suo popolo a invocarlo nel giorno dell'avversità, Salmi 1:1-5

e promise di liberarli; Salmi 91:15

e Geova è il più insultato dai rimproveri di Sennacherib

(2) A chi è indirizzato. A Geova, l'Iddio del patto d'Israele, la cui presenza era con il suo popolo, che solo governava le nazioni, ed era il supremo Creatore del cielo e della terra

Confronta la preghiera di Giosafat. 2Cronache 20:6-12

(3) In quali termini è stato formulato. Sincero, reverenziale, diretto e speranzoso. Chiedendo un'udienza favorevole per la sua intercessione, prima chiamò Dio a vedere e udire i rimproveri di Sennacherib, poi riconobbe la verità del linguaggio di Sennacherib riguardo agli dèi delle nazioni che aveva distrutto, e infine supplicò Dio di mostrare che lui solo era Dio, salvandoli dalla mano del re d'Assiria

(4) Con quale risultato seguì. Alla risposta rispose Isaia, figlio di Amoz, il quale, parlando in nome di Dio, gli assicurò che "Sennacherib non sarebbe entrato in città, né vi avrebbe scagliato una freccia, né vi sarebbe venuto davanti con scudo, né avrebbe innalzato contro di essa un argine, ma sarebbe tornato per la via da cui era venuto, e non sarebbe entrato in città" 2Re 19:32,33; Isaia 37:33,34

2.) La preghiera di Isaia. Benché lo scrittore di 2Re non riporti che Isaia pregò insieme o in aggiunta a Ezechia, il fatto menziona che, al primo approccio di Rabsache, Ezechia chiese a Isaia di "elevare la sua preghiera" a loro favore, 2Re 19:4

rende probabile che anche in questa occasione si unì al re nel gridare al Cielo

III GEOVA E IL SUO ANGELO. La loro interposizione a favore di Giuda e Gerusalemme (Versetti. 21, 22)

1.) La distruzione dell'esercito di Sennacherib

(1) Dove? "Nell'accampamento del re d'Assiria", molto probabilmente in quello del tartan che giace davanti a Gerusalemme (Delitzsch), anche se potrebbe essere stato in quello dell'esercito di Sennacherib. Secondo Erodoto (2. 141), il disastro avvenne a Pelusio, dove Sennacherib, "re degli Arabi e degli Assiri", aveva marciato con un grande esercito diretto in Egitto. Se così fosse, Ewald, Cheyne e altri, allora Sennacherib dovette smontare il suo accampamento a Libna, e si mosse a sud per intercettare Tirhakah (Confronta Driver, 'Isaiah: his Life and Times,' pp. 81, 82)

(2) Quando? "Quella notte"; 2Re 19:35

ma se la notte dopo la preghiera di Ezechia (Rawlinson, Bahr) è incerto. Difficilmente, se Pelusio fu teatro del rovesciamento; forse, se l'accampamento assiro fosse rimasto ancora a Libna (Keil). Che quella notte fosse quella in cui Sennacherib, l'anno successivo, si sedette ad assediare Gerusalemme con il suo esercito (Keil, Delitzsch) non sembra probabile

(3) Come? Da un angelo, l'angelo del Signore 2Re 19:35; Isaia 37:36

Se il colpo fosse soprannaturale o naturale non può essere determinato dal linguaggio delle Scritture. La distruzione dei primogeniti d'Egitto Esodo 12:29

e la diminuzione dell'esercito di Davide 2Samuele 24:15,16

furono entrambi compiuti dall'angelo del Signore; Eppure i primi sembrano essere stati colpiti all'improvviso, mentre i secondi sono stati stroncati dalla pestilenza. L'idea di Erodoto, che le corde dell'arco e le cinghie degli scudi dei soldati di Sennacherib furono rosicchiate durante la notte da innumerevoli topi di campagna, favorisce la teoria della pestilenza: tra gli Egiziani il topo era il geroglifico della devastazione della pestilenza (J. D. Michaelis)

(4) In che misura? Alla stroncatura di "tutti gli uomini potenti e valorosi", con "i capi e i capitani"? (Versetto 21); in tutto, 185.000 Isaia 37:8

(5) Con quale effetto? Il ritorno di Sennacherib in Assiria con vergogna in volto, perché non era riuscito a portare a termine l'obiettivo della sua spedizione. Se gli Assiri in fuga fossero inseguiti dai Giudei liberati (Ewald) non è dichiarato dal Cronista, ed è solo una dubbia deduzione Salmi 46:7,8 76:3,

(6) Che i monumenti assiri non abbiano conservato alcuna testimonianza dell'umiliazione di Sennacherib non è sorprendente. I monumenti egizi della diciannovesima dinastia non contengono alcun memoriale del rovesciamento di Menefta nel Mar Rosso. Le nazioni, come gli individui, non rendono pubbliche le loro disgrazie, tanto meno perpetuano il ricordo delle loro sconfitte

2.) L 'assassinio dello stesso Sennacherib. La solita fine dei re in Assiria (Sargon, e probabilmente Salmanassar II e Assurnirari), non meno che in Israele e Giuda. "Entro la corona cava che circonda le tempie mortali di un re custodisce la morte la sua corte", ss. ('Riccardo II', Atti 3. sc. 2)

(1) Dove fu assassinato Sennacherib. "Nella sua terra", nella "casa del suo dio" (Versetto 21); cioè a Ninive, nella casa di Nisroc, suo dio 2Re 19:37; Isaia 36 Isaia 37

-una divinità non ancora identificata nel pantheon assiro

(2) Quando? Non subito dopo il ritorno a Ninive, poiché, secondo le iscrizioni, visse vent'anni dopo la spedizione egiziana ed ebraica, e intraprese altre cinque campagne in altre parti del suo impero

(3) Da chi? "Quelli che uscirono dalle sue viscere" -- "Adrammelec e Sharezer suoi figli" 2Re 19:37; Isaia 36 Isaia 38

il primo in assiro Adar-malik, "Adar è principe", anche il nome di un dio assiro; 2Re 17:31

e quest'ultimo in assiro Sar-usur, una forma abbreviata di una parola assira, di cui la prima parte era probabilmente Assur, Bil, o Nergal, che significa "Assur (Bel o Nergal) proteggere il re" (Schrader, p. 329). Nergal-sarezer ricorre come nome proprio in Geremia (39:3, 13. Questa potrebbe essere stata la designazione completa del figlio di Sennacherib (Alessandro su ' saiah,' 2:74; Cheyne, 'Le profezie di Isaia', 1:225)

IV I POPOLI E I LORO DONI. L'effetto prodotto da questa liberazione sulle nazioni circostanti

1.) Doni a Geova. Portato non solo dai Giudei, ma dagli abitanti delle nazioni che erano state liberate dal giogo degli Assiri, ed era stato concepito come un grato riconoscimento della mano di Geova nell'effettuare la loro emancipazione. Nessun benefattore merita di più il ringraziamento dell'uomo di; Salmi 139:17,18

nessun dovere è più frequentemente imposto agli uomini della gratitudine verso il Supremo Donatore Salmi 50:14 100:4 107:1 Efesini 5:20; Filippesi 4:6; Colossesi 1:12; 1Tessalonicesi 5:18

eppure nessun dispensatore di bene riceve meno grazie di lui

2.) Cose preziose per Ezechia. Come i Filistei e gli Arabi avevano portato doni a Giosafat, 2Cronache 17:10

così ora gli abitanti dei paesi pagani, tra i quali potrebbero essere stati i Babilonesi, sebbene Versetto 31; 2Re 20:12 ; e Isaia 39:1 non si riferiscono a questo (vedi sotto) -- inviò doni a Ezechia in riconoscimento della sua grandezza, come attestato dalla liberazione divina operata in suo favore

Imparare:

1. L'atrocità di deridere la religione

2. L'impotenza della rabbia umana contro Dio Salmi 2:1-5

3. La superiorità del vero Dio su tutte le divinità adorate dai pagani Salmi 115:3,4

4. L'efficacia della preghiera Giacomo 5:16

5. Il vantaggio della supplica sociale Matteo 18:19

6. Il comando di Dio sulle risorse della natura Numeri 11:23

7. La capacità di Dio di salvare il suo popolo da ogni tipo di pericolo 1Corinzi 10:13

8. Il triste destino degli empi Salmi 75:8,10

9. Il debito del mondo verso il Dio della Chiesa

17 Lettere per inveire contro il Signore Dio d'Israele

quindi 2Re 19:8-14

La voce dell'avvicinarsi di "Tiraca, re d'Etiopia" (Versetto 9) accese l'ansia di Sennacherib di affrontare rapidamente il conflitto a Gerusalemme, intimidendo il popolo fino a un rapido crollo della resistenza

18 Nel discorso degli ebrei

vedi di nuovo 2Re 18:26.27

Le ultime tre clausole di questo versetto sono materia aggiuntiva a quella contenuta nel parallelo

19 Contro gli dèi dei popoli della terra, opera delle mani degli uomini. Il nostro compilatore, in ogni caso, segnala la differenza, che Sennacherib minimizza, tra il Dio di Israele e i cosiddetti dèi delle nazioni pagane circostanti

20 Per la preghiera di Ezechia, vedi 2Re 19:14-19 ; e per il luogo della preghiera o delle preghiere di Isaia, e le indicazioni del fatto che sono state offerte, vedi allo stesso modo 2Cronache 19:4-7, e i versetti del grande passaggio

21 L'esatto argomento corrispondente a questo versetto è abbracciato da Versetti. 35-37 nel parallelo 2Re 19

Dà il numero degli uccisi a centottantacinquemila. Non parla della pesante percentuale di leader e capitani persi. Ci porta a supporre che per tutti i sopravvissuti sia stata una sorpresa quella mattina, quella visione silenziosa dei morti in così vasta schiera. Affermare, d'altra parte, con meri dettagli storici, il ritorno di Sennacherib alla sua terra, la sua dimora a Ninive, e l'assassinio, nella casa di Nisroch "il suo dio", per mano dei suoi due figli, menzionati con i nomi di Adrammelech e Sharezer, che dovettero volare per questo in Armenia (Ararat), non mostra il tocco morale ovviamente progettato del nostro compilatore, così tornò con vergogna al suo paese, né alla descrizione altrettanto carnagionata del tempo, del luogo e degli agenti del suo assassinio. Infine, dà Esarhaddon come nome del suo successore sul trono

22 Questo versetto, con la notifica della grande liberazione di Ezechia dalla mano del Apocalisse d'Assiria, riassume anche le sue varie altre liberazioni, con tacito riferimento a tale suggerimento di altri conflitti come abbiamo in 2Re 18:7,8. Li ha guidati da ogni parte. La Settanta legge, diede loro riposo. Questo si adatta meglio alla connessione per quanto riguarda il significato, e anche per quanto riguarda l'avverbio immediatamente successivo, "da ogni parte". Ha anche nel nostro presente libro le corrispondenze di 2Cronache 14:6; 15:15 ; e specialmente 2Cronache 20:30, con le parole ebraiche delle quali, una rettifica facilmente supposta lo porta in esatto accordo

23 Dona a Ezechia. Le "cose preziose" (twOnDgmi) di 2Cronache 21:3

24 L'estrema brevità del nostro compilatore, nel racconto della malattia di Ezechia, e il suo passaggio così leggero su qualsiasi cosa in esso gettasse ombre sul suo carattere e sulla sua carriera, non può sfuggire alla nostra attenzione. Molto più completa è la narrazione di 2Re 20:1-21 . Gli diede un segno (vedi 2Re 20:8-11 , e il nostro Versetto 31, frase centrale. Vedi anche per esteso della malattia di Ezechia, Isaia 38

Versetti 24-26, 31.-

L'ombra che Ezechia getta sulla storia della sua vita

Il grande elogio di Ezechia, scritto in una sola parola -- la sua "bontà" -- nel nostro trentaduesimo versetto, ma un po' più espressamente in parallelo, 2Re 18:5

che lo elevò al primo rango con Davide e Giosafat, può ben essere accettato come pienamente spiegato e sostenuto dall'incrollabile eccellenza della sua amministrazione del regno. Il suo regno è, in ogni caso, immacolato da peccati come quelli di Davide. Eppure un errore, un solo peccato, e dalla sua denuncia e punizione manifestamente gravemente offensiva, deve essere imputato a lui, e che sembra essere consistito in una vanagloriosa ostentazione, in un'occasione che presumibilmente lo ha condannato in modo preminente per intempestività e inopportunità. La fedeltà, e tuttavia la tenerezza, dell'allusione ad esso, come fatta dal nostro presente scrittore (Versetto 31), non possiamo non notare, comprendere e ammirare. Ma per le suggestioni più complete che si trovano al suo interno, devono essere cercate e trovate in parallelo, 2Re 20:12-19

e negli scritti del profeta Isaia (39., meravigliosamente preceduti da 38.). Da questa parte della storia di Ezechia possiamo notare qualcosa da imparare riguardo a:

IO IL SEME DELL'OCCASIONE. Ci sono semi, anzi molti, di occasioni, oltre a quelli che, forse, riteniamo più giustamente chiamati semi, cioè quelli di causa. Devono essere pensati e temuti, perché sono i più leggeri e meno visibili; più vicini a una certa onnipresenza, e fluttuati qua e là con la più dolce delle brezze, così come la più rigida, si posano così dolcemente, nel più dei momenti insospettati, e in luoghi più insospettati. Questi semi d'occasione sono, senza dubbio, spesso parte del piano stesso e delle opere della Provvidenza. Progettati per il bene, essi sono, come molte delle manifestazioni più complete della Provvidenza, deformati e strappati al male. L'esatta origine della grave "malattia che sino alla morte" di Ezechia non ci viene mai raccontata da nessuna parte. Assomiglia insolitamente a una precedente "spina nella carne". La spina nella carne, da cui San Paolo ha fatto per se stesso una storia così buona, si rivolge a tutto il contrario con Ezechia! La sua "spina nella carne" fu mandata perché l'Occhio che tutto vede vide questo: che c'era già il segno che Ezechia si sarebbe esaltato oltre misura (Versetto 25) attraverso il lungo periodo di misericordia e prosperità a lui concesse, anche se concesse in armonia con la sua stessa "bontà". Eppure la misericordia cosparge "il suo sentiero e il suo letto". La promessa di guarigione, il segno e la meraviglia -- segno di guarigione, e la guarigione stessa -- sono tutti in un sequel precoce. Le misericordie della benignità lo seguono e lo perseguitano ancora Isaia 39:1

- lettere, regali, congratulazioni, lusinghiere domande sul meraviglioso segno concesso a Ezechia, in un duplice senso, del Cielo stesso -- e la questione già si dichiara! La rete non è "stesa invano alla vista di questo uccello"! La malattia, l'avvertimento, la gentilezza speciale, le suggestioni speciali della dipendenza, e quindi dell'umiltà appropriata; di dipendenza molto gentilmente ricordata dal Cielo, e quindi di gratitudine, che avrebbe dovuto essere reattiva; -"Tutto questo schieramento, un astuto peccato del seno, soffia via completamente." L'occasione del peccato si presentò, l'avvertimento stesso contro il peccato, e mostra come il peccato si ritaglierà la propria occasione in ogni occasione!

II IL PECCATO STESSO ORA È IN DISCUSSIONE. Lo studio accurato di questo per il nostro proprio avvertimento è il più desiderabile, in quanto è l'unica defezione registrata di Ezechia. Arriva sulla pagina della sua storia inaspettatamente, e si deve supporre che provenga da una di quelle profondità più profonde e sperdute che danno facilità al peccato di ospitare, e a Satana di operare i suoi stratagemmi nei casi più difficili per lui. La lezione è che con Satana, l'esperto nell'offensiva, è necessario che con molta preghiera ci sforziamo di essere esperti nella difesa. La pompa dell'ostentazione e la vanità dell'ostentazione da cui e in cui Ezechia era ora intrappolato, erano probabilmente accompagnate da circostanze aggravanti, che, sebbene non dichiarate, possono essere supposte con non poca probabilità; ma, in ogni caso, erano penetrati da questa esasperazione: che provenivano da uno che ne sapeva di più, e che aveva saputo e fatto meglio, che potevano essere visti solo come una condizione di cuore molto retrograda e, a meno che non fosse severamente controllata, suscettibile di portare a sviluppi peggiori nella pratica. Le parole civili a Babilonia, e le azioni civili agli ambasciatori del suo re, si sono rivelate proprio la cosa sbagliata, e non la cosa giusta. Una vanagloriosa ostentazione dei tesori, che già eccitano la cupidigia del saccheggio, tentazioni per il nostro tentatore e aspirante traditore e distruttore, è stato davvero un grande errore. Cantici sono parole civili per i tentatori delle nostre anime, e azioni civili per il nostro grande nemico Satana! Se Ezechia avesse saputo che "questi uomini" e "il paese da cui provenivano", 2Re 20:14

sarebbero stati rispettivamente i catturatori e la dimora forzata del popolo di Dio, che egli era stato posto gelosamente a custodire e sorvegliare come sotto-pastore; se avesse saputo che tutte le sue "cose preziose, argento e oro, aromi e unguento, armature e tutti i tesori" sarebbero stati il sacrilego saccheggio di Babilonia e del Apocalisse di Babilonia, avrebbe allora fatto come ha fatto? Queste cose, si può veramente dire, ora non le sapeva. Ma cosa sapeva lui? E non sapeva egli cose come queste, che l'orgoglio e la vanità, la vanagloria e l'ostentazione non erano per lui, che era il servo dipendente di Dio e il depositario dei tesori, tesori sacri, che appartenevano a colui al quale appartenevano la terra e la sua pienezza e tutte le sue cose preziose, ma specialmente Israele? Quante volte ci scusiamo, sia per semplici colpe che per peccati, con il pretesto che non conoscevamo certi fatti esatti, dimenticando queste due cose: primo, che tuttavia conoscevamo, e conosciamo, certi grandi principi e regole generali che, se li avessimo osservati, avrebbero coperto e governato tutti i casi individuali; e, in secondo luogo, che, sebbene possiamo spesso dire: "Non sapevamo", resta da rispondere alla domanda se la nostra ignoranza non sia stata comunque creata da noi, o almeno alla portata della nostra rimozione!

III L'ATTEGGIAMENTO DI EZECHIA VERSO IL SUO FEDELE PROFETA, Certamente sembrerebbe 2Re 20:14,15; Isaia 39:3,4

che era consapevole del torto in presenza di Isaia, che temeva i suoi interrogatori, che equivocava nella sua risposta, o, in ogni caso, nascondeva, o cercava di nascondere, una parte di ciò che era trapelato nel suo colloquio con gli ambasciatori di Babilonia, ponendo abbastanza enfasi sul resto. Cantici per quanto riguarda la narrazione, Non risponde direttamente a ciò che hanno detto "questi uomini". Probabilmente era lusingato dall'arrivo della "grande Babilonia", dalle congratulazioni portate, dalla domanda riguardo "al prodigio che era stato fatto nel paese" e, per quanto infatuata, se così fosse, dalle presunte aperture da parte del Apocalisse della grande Babilonia di stringere un'alleanza con lui. Tutto ciò è stato notevolmente enfatizzato dal fatto che la presente visita è stata il primo conversetto dei due regni. Israele aveva sentito parlare di Babilonia, della sua "ricchezza", della sua "gloria", della sua "bellezza" e dei suoi "peccati" Isaia 13:, 14:, 21

ma fino a quel momento non aveva avuto alcun tipo di comunione con lei. In un'ora malvagia, il cuore "innalzato" (Versetto 25) di Ezechia rispose a tutte le lusinghe dell'occasione, e la nuova e grandiosa conoscenza che egli ha fatto è profeticamente e positivamente posta davanti a lui da Isaia in una luce che lo disincanta rapidamente, come il conquistatore e il prigioniero d'Israele, e il vero padrone dei suoi figli e dell'umiliata posterità. Un'ora prima aveva l'ambizione di mostrare tutte le sue "ricchezze" e tutto il suo "dominio", e di vedere se gareggiavano con quelli del grande padrone degli "ambasciatori". Un attimo di visione della verità getta a terra tutto il resto; ed Ezechia diventa o il vero penitente rassegnato -- Dio lo ha "messo alla prova", lo ha lasciato "a se stesso, affinché potesse imparare tutto ciò che era nel suo cuore" (Versetto 31) -- o lo stesso ossequioso ed egoista destinatario della notizia di sventura per il suo popolo, ritardata fino a dopo la sua morte. Se quest'ultima è la situazione, la rassegnazione anche grata alla volontà divina, pronunciata dalle labbra di Ezechia, contrasta male con la nobiltà che vorremmo mettere a credito di un tale re, e del re di un tale popolo

Versetti 24-26, 31.-

La prova della restaurazione

L'incidente a cui si riferisce il testo era molto piccolo se misurato rispetto alla grandezza di quello di cui trattano i precedenti versetti. Riguarda la malattia e la guarigione di un uomo, insieme a una visita alla corte di Gerusalemme di alcuni ambasciatori. Ma era molto per Ezechia stesso, e contiene lezioni preziose per tutti noi

L 'ELEMENTO INCALCOLABILE NELLE NOSTRE PROVE. Questo è grande

1. Non possiamo indovinare quando arriveranno. Che poche ragioni aveva Ezechia per prevedere quella "malattia che conduce alla morte"! Gli balzò addosso inconsapevolmente. Cantici fa la nostra afflizione. Stiamo contando sulla prosperità, sulla salute, sull'amicizia; ed ecco! Immediatamente davanti a noi ci sono guai, malattie, solitudine. Poche ore possono fare la differenza per noi nel colore e nella carnagione della nostra vita

2. Non possiamo calcolare fino a che punto arriveranno. Ci aspettiamo che la piccola malattia passi in un giorno o due, e diventa una malattia molto grave e minacciosa; pensiamo di essere colpiti da un colpo mortale, e scopriamo di non avere nulla che debba disturbarci seriamente. E così con altri problemi oltre al disordine fisico. Non possiamo misurare la loro grandezza o la loro gravità

3. Non riusciamo a capire perché sono venuti o cosa significano. È che abbiamo peccato? o che altri hanno sbagliato, e noi stiamo "portando la loro infermità"? È un segno del dispiacere divino? O è un segno dell'interesse del nostro Padre per noi e della cura per il nostro benessere più profondo e più vero?

4. Non possiamo entrare, se non in minima parte, nella serietà del dolore altrui. Un dono molto speciale della grazia e del potere della simpatia permetterà ad alcuni uomini (e donne) di capire e sentire molto con gli altri; ma coloro che hanno facoltà umane ordinarie capiscono in modo molto imperfetto ciò che le altre anime stanno soffrendo, quanto gli altri cuori stanno sanguinando

II IL NOSTRO RIFUGIO IN DIO. Ezechia "pregò l'Eterno". Sappiamo, dal racconto di 2Re 20, come l'afflitto "aprì il suo cuore" a Dio. e con quanta fervore implorò la compassione divina. Nell'argilla della nostra angoscia - specialmente nel giorno dell'afflizione e del dolore disperato - non c'è nulla che possiamo fare che si avvicini alla saggezza o che fornisca metà del sollievo di cercare e trovare rifugio in Dio. Anche se non chiediamo con ansia la liberazione dalle nostre avversità, ci appelliamo (e mai invano) alla simpatia e al soccorso divino in essa. Questo, ne siamo certi, non ci potrà mai essere negato. "Come un padre ha pietà dei suoi figli, così il Signore ha pietà di quelli che lo temono" Salmi 103:13

Abbiamo in Gesù Cristo il "Sommo Sacerdote toccato dal sentimento delle nostre infermità" Ebrei 4:15

La nostra afflizione ci mette alla prova, prova non solo a Dio, ma a noi stessi e agli altri, qual è lo spirito di cui siamo, che il nostro sia o non sia, lo spirito della fiducia filiale, della quieta acquiescenza, della pietà genuina, dell'apertura del cuore ad apprendere e della prontezza della volontà a fare la sua santa volontà. Ma c'è un'altra prova, che forse colpisce più in profondità e ci mette alla prova in modo più approfondito

III LA PROVA DELLA RESTAURAZIONE. Ezechia sopportò bene la prova della malattia; lo trascinò, o lo spinse, alla Roccia della sua salvezza. Non sopportò bene la prova che venne con la sua restaurazione. Poi venne l'ambasciata di congratulazioni, e poi il cuore sollevato si mostrò, e si fece avanti l'ostentazione indecorosa; e con esso venne il dispiacere del Signore. Il re "non rese più secondo il beneficio fatto"; non rispose alla grazia speciale di Dio (Versetto 24) con corrispondente gratitudine, perdendo di vista se stesso e tenendo in vista l'intervento pietoso e potente di Dio. Il suo cuore non fu castigato e "innalzato". Come ci comportiamo quando la nuvola se ne è andata e il sole splende di nuovo? Qual è il nostro atteggiamento spirituale quando siamo di nuovo forti, o di nuovo ricchi, o di nuovo circondati da amici? Questa è l'ora del processo. Allora Dio ci mette alla prova, poi mostriamo a lui e al nostro prossimo di che mente siamo, se la nostra afflizione ci ha purificati permanentemente o ci ha toccato solo temporaneamente. Coloro che sono stati gettati a terra in qualsiasi tipo di afflizione, e che sono stati risuscitati dalla buona mano del loro Dio su di loro, si pongano la domanda principale: Si sono dimostrati docili figli del loro Padre celeste, discepoli adatti del Signore della loro vita? Hanno imparato l'umiltà, la diffidenza in se stessi, la mondanità, la consacrazione? O stanno cadendo in ciò che è egoistico, terreno, orgoglioso? Dio li ha messi alla prova; esaminino il loro cuore. "Ognuno provi il suo" cuore. Se può, 'si rallegri in se stesso', nella sua integrità spirituale; se non può, rifletta bene e agisca saggiamente davanti a Dio, "affinché non gli accada una cosa peggiore". -C

La malattia e la preghiera di Ezechia

I MALATTIA DI EZECHIA

1.) Il suo tempo. "In quei giorni"

Versetto 24; 2Re 20:1; Isaia 38:1

-un'espressione indeterminata, diversamente intesa

(1) Ai tempi dell'invasione di Sennacherib, sia al suo inizio (Keil), sia durante la sua continuazione (Thenius), sia dopo la sua fine (Ewald); ma poiché, secondo i monumenti, ciò accadde nel 701 a.C., o nel ventiquattresimo anno di Ezechia, o Ezechia visse più di ventinove anni in tutto, o la sua malattia deve essere collocata prima

(2) Nei giorni dell'invasione di Sargon nel 711 a.C., e quindi nel quattordicesimo anno di Ezechia (vedi omelie precedenti)

1. La sua natura. Un bollore 2Re 20:7; Isaia 38:21

ma non si può determinare se si tratti di un ascesso ordinario o di un carbonchio, sebbene non vi sia motivo di collegarlo alla pestilenza che stroncò l'esercito di Sennacherib. Probabilmente sorse dalla debolezza fisica indotta dalle lunghe fatiche di riforma della religione e dalle pesanti ansie nell'affrontare e resistere all'invasione assira

2. La sua gravità. "Fino alla morte". Aveva tutta l'apparenza di essere fatale. Ezechia stesso non si aspettava altro che che "nel mezzogiorno dei suoi giorni si ritirasse alle porte dello Sceol e fosse privato del resto dei suoi anni" Isaia 38:10

Anche se la sua malattia non glielo avesse suggerito alla mente, il messaggio che Geova gli aveva rivolto per mezzo di Isaia Isaia 39:1

l'hanno fatto. Ogni malattia preludio e premonizione dell'ultima

II PREGHIERA DI EZECHIA

1. A chi è diretto. Il Signore, l'unico Dio vivente e vero, come l'unico Uditore di preghiera Salmi 65:2

Senza dubbio anche Ezechia riconobbe la mano di Geova nella sua afflizione, e comprese che solo lui poteva rimuovere la malattia con il cui permesso era venuta. Asa, nella sua malattia, non si rivolse a Geova, ma ai medici; 2Cronache 16:12

e il risultato con lui è stato diverso

2. Da ciò che è supportato

(1) Dolore amaro. "Ezechia pianse forte" 2Re 20:3

Come Antigone (riga 198, ss.), egli si lamentò della sua triste sorte, non solo perché doveva morire, ma perché era stato stroncato a metà dei suoi giorni, e quando ancora non aveva eredi (Confronta Genesi 15:2

(2) Argomenti forti. Aveva camminato dinanzi a Geova in verità e con cuore perfetto, e aveva fatto ciò che era bene agli occhi suoi; ed ebbe quindi in qualche modo diritto alla benedizione di una lunga vita Deuteronomio 25:15 Salmi 34:12

3. In ciò che è finito. Il Signore gli parlò, esaudendo la sua richiesta, aggiungendo quindici anni alla sua vita, e gli diede un segno. La guarigione fu effettuata da Isaia che mise una focaccia di fichi sull'ebollizione, ma la vis medicatrix, non procedeva dal frutto, ma da colui che aveva detto: "Ecco, io ti guarirò'" Geova-rophi Esodo 15:26

uno dei nomi di Geova. Il segno concesso alla richiesta di Ezechia fu il ritorno dell'ombra sulla meridiana, o orologio a gradini, di Acaz 2Re 20:11; Isaia 38:8

Questa meridiana, o orologio a gradini, era probabilmente "un obelisco su un'elevazione quadrata o circolare che saliva 1,00 gradini, che proiettava l'ombra del suo punto più alto a mezzogiorno sui gradini più alti, e al mattino e alla sera sul più basso, da un lato o dall'altro, in modo che l'obelisco stesso servisse da gnomone". Il modo in cui l'ombra fu respinta si spiega meglio con "l'ipotesi di una miracolosa rifrazione dei raggi del sole, effettuata da Dio su supplica del profeta"

Keil su 2Re 20:11 ; Confronta Delitzsch su, Isaia 38:8

anche se è stato ben detto, "la rifrazione nella misura richiesta sarebbe molto strana e anormale" (Rawlinson, 'Kings of Israel and Judah', p. 199)

LEZIONI

1. La responsabilità di tutti verso l'afflizione

2. La certezza della morte

3. La contingenza di molti decreti divini

4. L'efficacia della preghiera

5. La debolezza della fede in alcuni uomini buoni: Ezechia aveva bisogno di un segno

6. La condiscendenza di Dio: chinarsi a considerare la fede nella fede

7. Il controllo divino sulle risorse della natura

25 Il parallelo, 2Re 20:12-19 e Isaia 39, spiega pienamente le circostanze qui menzionate, e possiamo concludere che il peccato di Ezechia consisteva nello spirito con cui agì, mostrando i suoi tesori, così che fu nel senso più pieno un peccato del "cuore"

Versetti 25, 26.-

La caduta e il pentimento di Ezechia

I IL PECCATO DI EZECHIA

1.) Il suo carattere

(1) Ingratitudine. "Non ha reso di nuovo secondo il beneficio che gli è stato fatto ". Quel beneficio era stato grande: la liberazione da un assalitore più potente del re d'Assiria, persino dal re dei terrori Giobbe 18:14

-e avrebbe dovuto risvegliare l'imperitura gratitudine nel cuore di Ezechia, come, in effetti, aveva promesso Isaia 38:20

Ma non è stato così. L'ingratitudine, peccato di cui Uzzia 2Cronache 26:16

e Roboamo 2Cronache 12:1

prima di lui c'era la colpa, di cui gli uomini in generale sono spesso imputabili Luca 17:17 Romani 1:21; 2Timoteo 3:2

e in cui di tanto in tanto cadono i migliori degli uomini 2Samuele 12:7,8,9

(2) Orgoglio. "Il suo cuore si è sollevato". Come altri brav'uomini prima e dopo, i suoi voti sul letto di malattia erano migliori delle sue prestazioni quando la salute fu ristabilita. Si era impegnato "ad andare piano per tutti i suoi anni, a causa dell'amarezza della sua anima"; Isaia 38:15

invece il suo cuore si innalzò, non come lo era stato quello di Giosafat, "nelle vie del Signore", 2Cronache 17:6

ma come quello di Uzzia 2Cronache 26:16

e quello di Amazia 2Cronache 25:19

l'allusione era stata al suo comportamento nei confronti degli inviati babilonesi, che poco dopo la sua guarigione visitarono Gerusalemme e cercarono di arruolarlo in una lega contro l'Assiria (vedi omelia su Versetto 31)

2.) La sua punizione. L'ira di Geova era minacciata

(1) su se stesso, l'offensore immediato, che era giusto 2Cronache 19:2 24:18 ; Confronta; Romani 1:18

e

(2) su Giuda e Gerusalemme, secondo la legge dell'imputazione e secondo la solidarietà delle nazioni. La punizione del peccato ricade spesso sugli innocenti, a causa del loro legame con i colpevoli. I figli soffrono per il male dei loro genitori e i sudditi per quello dei loro governanti. "I padri hanno mangiato l'uva acerba, e i denti dei figli si sono affilati" Geremia 31:29; Ezechiele 18:2

II IL PENTIMENTO DI EZECHIA

1. L' auto-umiliazione del re. "Si è umiliato per l'orgoglio del suo cuore". L'ira di Geova, pronunciata da Isaia contro di lui e contro il suo popolo, fu la cattività babilonica. Quando Ezechia udì la minaccia del profeta, si rese conto di aver peccato e si umiliò davanti a Geova, dicendo: «Buona è la parola del Signore che tu hai pronunziata» 2Re 20:14-19; Isaia 38:3-8

1. Il concorso del popolo. "Lui e gli abitanti di Gerusalemme". Probabilmente non erano stati sfavorevoli a un'alleanza babilonese contro l'Assiria, ed erano in realtà "artefatti e partecipi" ai criminali di Ezechia; se non avevano preso parte all'azione di Ezechia, avevano ancora motivo di umiliarsi dinanzi a Dio a causa di Ezechia loro re

2. La clemenza di Geova. Il giudizio doveva cadere sui figli di Ezechia piuttosto che su se stesso, cosa che Ezechia riconobbe come una misericordia, e riconobbe aggiungendo: "Non è forse così se ai miei giorni ci sarà pace e verità?"

LEZIONI

1. La possibilità della declinazione spirituale

2. Il dovere del pentimento,

3. L'obbligo della gratitudine

4. Il peccato di orgoglio. - W

26 Ezechia si umiliò. Forse la lingua del versetto ottocentesco nel parallelo è l'unica traccia storica sopravvissuta di questo. La lingua che si trova in Geremia 26:19 potrebbe anche essere una nota dello stesso, sebbene la sua dipendenza (vedi Versetti. 17, 18) da Michea 3:12 sembri renderla meno probabile

27 Se Ezechia non solo si mise a negoziare, ma pagò effettivamente i metalli preziosi, ss.), con i quali si offrì di comprare l'invasione di Sennacherib, 2Re 18:14-16

potrebbe essere stato considerevolmente recuperato dai doni e dai doni che successivamente, sembrerebbe liberamente, gli furono portati (vedi il nostro Versetto 23), ed è possibile che questo possa darci qualche ulteriore indizio su dove il suo cuore si allontanò, mentre mostrava le sue ricchezze e i suoi tesori ai messaggeri di Berodac-Baladan re di Babilonia

Versetti 27-30, 32, 33.-

La felicità di Ezechia

1. Non ci può essere alcun dubbio sulla grandezza di Ezechia. Egli fu uno dei più grandi re di Giuda; non più di due, o tre al massimo, possono essere nominati più grandi di lui

2. O quanto all'eccellenza del suo patrimonio (vedi testo, Versetti. 27-29). Aveva tutto ciò che il suo cuore poteva desiderare, per quanto riguardava i beni temporali

3. O per quanto riguarda la considerazione in cui era tenuto dai suoi sudditi. Evidentemente "si rallegrarono di onorarlo", come dimostrarono con la loro azione quando morì (Versetto 33). Quando i limiti della presenza di un grande uomo vengono tolti, vediamo ciò che i suoi simili pensano veramente e ciò che provano per lui. Ma era un uomo felice, un uomo invidiabile, uno con la cui condizione -- "Stato per Stato con tutti i servitori" -- avremmo voluto scambiare la nostra? C'è da dubitare. Considera-

L 'ombra sempre più profonda che si stendeva lungo il suo cammino, sapeva che, dal momento della sua malattia, aveva quindici anni da vivere 2Re 20:6

Ora, con uno spirito così sensibile e riflessivo come il suo, Isaia 38:2,3

Possiamo essere certi che contava gli anni man mano che passavano, e che si rendeva conto con forza dolorosa della diminuzione di quelli che gli rimanevano. Quanto più felici siamo noi che ignoriamo il numero degli anni che ci hanno preceduto! Sapere con certezza che ne rimangono solo tanti altri deve gettare un'ombra sempre più oscura sul sentiero della vita

II LA MANCANZA DELLA LUCE OLTRE L'OMBRA. Sembra che Ezechia non abbia nutrito alcuna speranza, che abbia nutrito alcuna aspettativa che potesse essere veramente chiamata speranza, riguardo al futuro

vedi Isaia 38:9-20

E avvicinarsi sempre di più, giorno dopo giorno, a una distanza distintamente misurabile, l'ora in cui la luce della vita si sarebbe spenta nella fitta oscurità, -- che vita triste deve essere stata per uno spirito riflessivo e immaginativo!

III IL TIMORE CHE DEVE AVER PROVATO RIGUARDO AL FUTURO DEL SUO PAESE, Manasse, suo figlio, potrebbe essere stato troppo giovane per aver dato un'indicazione molto decisiva del suo probabile futuro. Ma, guardandosi alle spalle, ricordando le imperfezioni o le reazioni e le apostasie di Salomone, di Ieoram, di Acaz, dovette preoccuparsi seriamente che suo figlio non disfacesse ciò che lui stesso aveva fatto così faticosamente. Che sicurezza c'era che le pratiche malvagie e idolatriche che aveva così intrepidamente e così fedelmente soppresso non sarebbero tornate in vita? che la religione di Geova che egli aveva così accuratamente ristabilito non sarebbe stata messa da parte, e così la sua vita sarebbe andata perduta? Tali riflessioni, specialmente se aveva una qualche intuizione, e quindi una qualche preveggenza, del carattere e della condotta di Manasse, devono aver tinto il suo pensiero di una tinta malinconica. Eppure c'era un pensiero compensativo e rassicurante, che forse aveva bilanciato tutti gli altri e avrebbe rallegrato i suoi ultimi giorni. Che era

IV LA RASSEGNA DELLA SUA VITA e dell'opera che aveva compiuto da quando aveva occupato il trono. Non era il ricordo delle sue prosperità (Versetto 30) che avrebbe rallegrato il suo cuore negli anni successivi; esse diventano di importanza sempre minore man mano che le lasciamo alle nostre spalle. Era il ricordo delle sue benignità (Versetto 32, lettura marginale) e della sua fedeltà come principale servitore di Geova, che avrebbe dato gioia al suo cuore, come diedero lustro al suo regno. Ricordiamoci che i piaceri fisici, le eccitazioni mentali, gli onori terreni, le congratulazioni umane o gli sbarchi, tutto questo si dissolve nel nulla quando il tempo si frappone tra loro e il nostro spirito. Presto l'unica e importante domanda sarà: Che cosa abbiamo fatto di tutto ciò che Dio ci ha dato da fare? Che cosa abbiamo ottenuto con le facoltà e le strutture che ci ha affidato? Le prosperità e i piaceri bastano per l'ora che passa, ma le gentilezze e le fedeltà ci accompagnano fino al cuscino morente, e attraversano l'ultimo ruscello e ci aspettano quando atterriamo dall'altra parte

Versetti 27-30.-

La grandezza di Ezechia

I LA SUA RICCHEZZA

1. Grande. "Molte ricchezze" (Versetto 27); "molto sostanza" (Versetto 29). In questo assomigliava a Salomone 2Cronache 9:22

e Giosafat 2Cronache 17:5

2. Vario

(1) Metalli preziosi. "Oro. argento, pietre preziose"

(2) Greggi e mandrie. "Ogni sorta di bestie e greggi" (Versetto 28). Confronta la ricchezza di Abramo Genesi 13:2

e Lot Genesi 13:5

(3) Articoli vari. Spezie, scudi, bei vasi

(4) Prodotti del campo. Granoturco, vino e olio (ver, 28)

II LE SUE OPERE

1. Tesori. Per il suo oro, argento, pietre preziose, per aromi, scudi e bei vasi

2. Magazzini. Per il suo grano, il suo vino e il suo olio

3. Bancarelle. Per le sue bestie e le sue mandrie

4. Pieghe. Per le sue greggi

5. Città, cioè torri di guardia per i suoi pastori o 2Cronache 26:10

Dimora per le sue mandrie e le sue bestie

6. Serbatoi. Contiene acqua per l'uso degli abitanti, soprattutto in tempo di assedio (Versetto 30)

III SUO ONORE

1.) Nella vita

(1) Per Geova, che lo aveva esaltato e prosperato in tutte le sue imprese, pubbliche e private, militari e commerciali (Versetto 30)

(2) Dai suoi sudditi, che si fidavano, obbedivano, lo veneravano e lo amavano

(3) Da principi e popoli stranieri, che gli portarono doni a Gerusalemme (Versetto 23)

2.) Atti di morte

(1) Per mezzo del suo popolo, tutto Giuda e gli abitanti di Gerusalemme, che lo seppellirono nel sepolcro dei figli di Davide; cioè in una tomba speciale preparata per lui e per i re successivi, e gli fece onore, molto probabilmente bruciando spezie 2Cronache 16:14 21:19

(2) Per Dio, che gli ha dato un figlio perché regnasse al suo posto. Il suo trono non passò a un estraneo, ma rimase nella linea della casa di Davide, secondo la promessa

3.) Dopo la morte. Ricevendo un doppio, sì, un triplice memoriale:

(1) nella visione del profeta Isaia;

(2) nel libro dei re di Giuda e d'Israele; e

(3) nelle cronache dei re di Giuda

LEZIONI

1. La migliore ricchezza: la grazia

2. Le opere più nobili: le opere di fede

3. L'onore più alto: la salvezza e la gloria

28 Le cappe per le greggi dovrebbero essere offerte, al contrario, greggi alle stalle, cioè stalle piene di greggi

30 Fermato il corso d'acqua superiore, ss. (vedi i nostri Versetti. 3, 4). Ciò che Ezechia "fermò" fu la sorgente, o più strettamente l'accesso ad essa, e guidò le sue preziose acque verso il basso, probabilmente per mezzo di un canale sotterraneo, fino a Siloe, oppure alla piscina della città che aveva costruito e racchiuso da quel "altro muro di fuori" (Versetto 5), a ovest della "città di Davide"

31 Tuttavia; letteralmente, e quindi. Il carattere corsivo può essere dispensato, il versetto può essere tradotto, E così con o tra gli ambasciatori dei principi a cui Dio lo ha lasciato, ss. I principi. Questo plurale potrebbe essere il pluralis excellentiae, e designare il re stesso, che senza dubbio diede l'ordine ufficiale ai messaggeri di visitare Ezechia con doni, ss.), ma non necessariamente. La parola può tradire le domande e la curiosità dei principi di Babilonia, sotto il re, la cui espressione portò all'ambasciata, per così dire,

L'errore di Ezechia

I LA SUA OCCASIONE. "In relazione agli affari degli ambasciatori dei principi di Babilonia"

1.) I mittenti di questa ambasciata. "I principi di Babilonia"; più particolarmente Berodac-Baladan, figlio di Baladan, re di Babilonia; 2Re 20:12

o Merodach-Baladan Isaia 39:1

-senza dubbio la forma corretta, "Merodac ha dato un figlio". Tre portatori di questo nome nelle iscrizioni cuneiformi. Il primo, un re della Caldea meridionale e figlio di Jakin, con il quale Tiglat-Pileser II ebbe rapporti bellicosi (O. Smith, 'Assyrian Discoveries,' p. 256); il secondo, anch'egli un figlio di Jakin e re dei Caldei, che Sargon sconfisse, detronizzandolo e bruciando la sua città di Dur-jakin, 710-9 a.C. ('Annali', ss.), 7:46-49); e il terzo, un re di Babilonia, che Sennacherib rovesciò nelle vicinanze di Kish ('Records', ss.), 1:25; G. Smith, 'Assyrian. Scoperte", p. 297). Il Merodac-Baladan che inviò ambasciatori a Ezechia non fu il primo, a meno che tutti e tre non fossero la stessa persona, ma il figlio e successore del primo (Schrader). L'unica domanda è se il secondo e il terzo fossero gli stessi e, in caso contrario, chi di loro inviò inviati a Ezechia. Sehrader distingue i due perché la Bibbia descrive il Merodac-Baladan di Ezechia come figlio di Baladan; mentre i monumenti designano Sargon come figlio di Jakin ('Die Keilinschriften,' p. 342); ma Sayce ('Fresh Light', p. 135) identifica i due, e spiega "il figlio di Baladan" 2Re 20:12; Isaia 39:1

come a causa dell'errore di un copista, come "Berodac" per "Merodac". Una decisione assoluta è nel frattempo impossibile

2.) La data dell'ambasciata

(1) La narrazione sacra sembra collegarla con la malattia di Ezechia, e questo ancora con l'invasione di Sennacherib (Ewald, Schrader, Delitzsch). Ma se la malattia di Ezechia si manifestò dopo l'invasione, l'arrivo degli ambasciatori doveva essere avvenuto prima di essa, altrimenti non avrebbe potuto mostrare loro i tesori del palazzo che, prima della loro venuta, erano stati saccheggiati per placare Sennacherib

(2) Quindi si è affermata l'opinione che, poiché la malattia di Ezechia deve essersi verificata all'incirca al tempo dell'invasione della Giudea da parte di Sargon, la missione di Merodac-Baladan deve essere collocata in connessione con quell'evento, e che sia la malattia che la missione dovrebbero essere datate intorno al 712-10 a.C. (Sayce, Cheyne, Driver)

3.) Il pretesto di questa ambasciata

(1) Amicizia. Per congratularsi con Ezechia per la sua guarigione da quella che era sembrata una malattia fatale 2Re 20:12

Una cosa appropriata da fare per amici e conoscenti, specialmente se cristiani, congratularsi l'un l'altro per la salute ristabilita, purché tali congratulazioni siano sempre sincere, non come quelle di Ioab ad Amasa, 2Samuele 20:9

ma come quelli che il patriarca di Uz ricevette dai suoi amici Giobbe 42:11

(2) Ricerca scientifica. Interrogare Ezechia riguardo al prodigio che era stato fatto nel paese 2Cronache 32:31

Secondo l'opinione assunta sulla data di questa ambasciata, la meraviglia a cui si fa riferimento sarà la distruzione dell'esercito di Sennacherib o, ciò che è più probabile, il fenomeno miracoloso connesso con l'orologio a passi di Acaz (Delitzsch, Keil, Stanley). Non c'è, tuttavia, motivo per pensare che una di queste cose costituisse la vera ragione

4.) L 'obiettivo di questa ambasciata. Politico. Forse

(1) in vista delle future spedizioni, "per indagare un po' più da vicino la condizione delle forze di Giuda" (Ewald); ma anche

(2) in vista delle esigenze attuali, concertare misure contro il re d'Assiria formando una lega tra Babilonia e gli stati palestinesi (Sayce, Rawlinson)

II LA SUA NATURA. La scoperta agli inviati di Sargon (o di Sennacherib) di tutti i tesori del suo palazzo e del suo regno 2Re 20:13; Isaia 39

Una duplice indiscrezione

1. Un errore politico. Cantici Isaia avvertì Ezechia. Sarebbero venuti i giorni in cui questi stessi tesori che Ezechia aveva così bonariamente mostrato agli ambasciatori del re babilonese, o ad altri nella loro stanza, sarebbero stati portati a Babilonia Isaia 39:3-8

Il profeta vide che "da Babilonia specialmente Giuda non aveva nulla di buono da sperare, in quanto quello stato, sebbene spesso in disputa con Ninive, era tuttavia per la sua particolare posizione troppo strettamente intrecciato con l'Assiria; e in realtà si trattava solo di sapere se Ninive o Babilonia dovessero essere la sede del dominio universale. Di conseguenza, balenò come un lampo nella mente di Isaia che Babilonia, attratta proprio da quegli stessi tesori che Ezechia, non senza una certa compiacenza, aveva mostrato agli ambasciatori, potesse in futuro diventare pericolosa per quello stesso regno di Giuda che ora stava lusingando" (Ewald, "La storia di Israele", 4:188). "Anche l'acutezza politica avrebbe potuto prevedere che alcune di queste disastrose conseguenze sarebbero seguite all'imprudente condotta di Ezechia" (Delitzsch su 'Isaia', 2:126)

2. Una trasgressione personale. Che la condotta indiscreta di Ezechia fosse il risultato di motivi contrastanti è difficilmente dubbio. Tra questi c'erano

(1) vanità, o un sentimento di compiacimento interiore: infatti, si sentiva lusingato dalle attenzioni di un grande principe orientale come Merodach-Baladan;

(2) l'orgoglio, o il senso della propria importanza, derivante dal fatto che le sue risorse militari -- le sue ricchezze, le armi e i carri da guerra -- erano così abbondanti; e

(3) l'autosufficienza, che gli ha fatto attribuire un valore più alto a se stesso che a Geova come Alleato

III LA SUA CAUSA. "Geova lasciò Ezechia per metterlo alla prova, affinché conoscesse tutto ciò che era nel suo cuore"

1.) Il fatto dichiarato. "Geova lasciò Ezechia"

(1) Non avvertì Ezechia mandandogli Isaia prima che gli ambasciatori babilonesi fossero arrivati a Gerusalemme, o prima che il male fosse stato fatto. Dio non ha alcun obbligo verso le sue creature intelligenti, e nemmeno verso i bambini rigenerati, di adottare mezzi speciali per avvertirli dell'avvicinarsi del pericolo sotto forma di tentazione, visto che le facoltà che possiedono, aiutate dalla luce della verità naturale e rivelata, dovrebbero essere sufficienti a renderle consapevoli dell'imminenza del pericolo

(2) Non illuminò in modo soprannaturale Ezechia, né riguardo ai piani segreti degli ambasciatori né riguardo alle disastrose conseguenze che sarebbero derivate negli anni successivi dal passo falso che stava per compiere. Il primo Ezechia avrebbe dovuto sospettare: Timeo Danaos et dona ferentes; La conoscenza di quest'ultimo non era necessaria per determinare la linea d'azione prescritta dal dovere

(3) Non rafforzò eccezionalmente Ezechia nel momento della prova, in modo da impedirgli di cadere. Se Ezechia avesse cercato la grazia, l'avrebbe ottenuta; Geova non aveva l'obbligo di estenderlo senza che fosse stato chiesto

2.) La ragione data. "Affinché sapesse tutto ciò che c'era nel suo cuore di Ezechia". Il cuore, la sede propria della religione Deuteronomio 30:6 1Re 8:58; Geremia 32:39; Ezechiele 11:19

Il carattere del cuore in ogni istanza conosciuta da Dio 2Cronache 6:30; Salmi 7 Salmi 9 Salmi 139 Salmi 50:4; Geremia 17:10; Luca 16:15

Eppure questo carattere non è sempre visibile agli altri e nemmeno a se stessi Geremia 17:9

Perciò Dio è abituato, quando la sua sapienza lo ritiene necessario, a negare all'individuo i rinforzi della grazia, affinché questa scoperta, il carattere insospettato del cuore, possa essere portata alla luce. Cantici Cristo trattò con Pietro Luca 22:31,32

LEZIONI

1. Il pericolo dell'adulazione

2. Il peccato di ostentazione

3. La debolezza degli uomini buoni quando vengono lasciati da Dio

4. La necessità di avere il cuore retto nella religione

5. La certezza che Dio prova tutto. - W

32 Nella visione di Isaia

così Isaia 1:1

33 Nel più importante dei sepolcri, letteralmente, nell'ascesa dei sepolcri, cioè nei nuovi luoghi di sepoltura, sia durante l'ascesa a quelli vecchi, probabilmente ora pieni, sia al di sopra di essi

Illustratore biblico:

2Cronache 32

 

4 CAPITOLO 32

2Cronache 32:4

Perché i re d'Assiria dovrebbero venire a trovare molta acqua?-

Fermare le fontane:

Nulla era più pensato nell'antichità per aumentare la grandezza di una città di un'abbondante riserva d'acqua. Era una delle più grandi glorie dell'antica Roma avere acquedotti che non mancavano mai, e la stessa cosa valeva per Gerusalemme in tempi ancora più antichi. In tutti i duri assedi che la città ha dovuto affrontare non c'è mai stata alcuna mancanza di approvvigionamento idrico. Gli ebrei dovettero principalmente ringraziare Ezechia per questo. Era il più coraggioso e il più saggio, questo antico re della Giudea. Rivolse la sua attenzione prima di tutto all'approvvigionamento idrico del paese a nord di Gerusalemme, lungo la strada lungo la quale dovevano arrivare le schiere invasori. C'era il corso d'acqua superiore di Ghihon, non lontano dalla città santa. Le sorgenti erano abbondanti e le loro acque dolci si univano per formare un ruscello che scorreva forte lungo la valle. Gli ingegneri di Ezechia videro ciò che si doveva fare, per paralizzare il nemico e per recare grande beneficio agli ebrei. Le sorgenti dovrebbero essere attinte dal loro sbocco naturale per versare le loro acque in un capiente acquedotto sotterraneo costruito in modo robusto e che conduce la corrente in vasti serbatoi di Gerusalemme nella roccia molto al di sotto delle fondamenta del tempio, tra le mura di Gerusalemme vera e propria e la città di Davide. Perciò il cronista ispirato dice che Ezechia chiuse le fonti, cioè le coprì dopo aver deviato l'acqua, affinché gli assiri non le trovassero, e portò il torrente per mezzo di un acquedotto direttamente sul lato occidentale della città di Davide. Perché i re d'Assiria dovrebbero venire a trovare molta acqua?

(I.) Siamo giustificati a pensare a noi stessi nel nostro carattere di servi di Dio nella vita cristiana, come simboleggiato dal popolo di Dio nei tempi antichi, gli ebrei; E il re d'Assiria è per noi il maligno stesso con tutte le sue schiere odiose. Egli ha sempre desiderato avvalersi delle sorgenti della nostra vita umana, per sostenerlo e aiutarlo nei suoi assalti contro le nostre anime. Le sorgenti della vita umana sono molte e varie

1. Ci sono le nostre facoltà intellettuali, la mente con tutto il suo meraviglioso potere di immaginazione e memoria, l'intelligenza che ragiona sulle cose e con la sola forza di una logica irresistibile discerne il vero dal falso

2. C'è la volontà, quella strana energia potente che guida i nostri poteri e le nostre facoltà in un modo o nell'altro, costringendoli a eseguire i suoi ordini, una volontà così spesso, ahimè! contrapposta alla volontà e al proposito divini che ci hanno chiamato all'esistenza

3. Ci sono i nostri affetti, il lato emotivo della nostra natura, che a volte lavorano in modo del tutto indipendente dalla ragione, persuadendoci a questa o quella linea di condotta perché l'inclinazione presente supera ogni altra considerazione

(II.)Queste sorgenti della nostra vita umana sono piene di vigore e inviano un flusso completo di energia efficace. Non c'è da meravigliarsi che il nemico delle anime desideri appropriarsene per i propri scopi

1. Userebbe la mente per contrapporre la ragione alla fede, per essere saggio nelle sue presunzioni, per rifiutare di accettare qualsiasi cosa che non le sia resa chiara

2. Avrebbe usato la nostra volontà per realizzare i suoi propri propositi contro l'Altissimo. Ci dice: "Voi siete agenti liberi, potete fare come vi pare. Non morirai certo se mangerai del frutto proibito".

3. Ancora una volta c'è il lato emotivo della nostra natura, i nostri affetti. Sentiamo che questi hanno a che fare soprattutto con i piaceri della vita, con la felicità dell'amore e con l'autoindulgenza nei desideri naturali di vario genere. Il diavolo le avrebbe usate per i suoi propri scopi, come anticamente i re d'Assiria avrebbero usato con entusiasmo le sorgenti di Ghihon. Astutamente lo esorta l'anima umana: "Perché Dio ti ha dato passioni e desideri naturali di ogni sorta se non sei destinato a soddisfarli?"

(III.) Ora quel saggio re Ezechia nei tempi antichi, quando si rese conto che le abbondanti sorgenti di Ghihon avrebbero probabilmente aiutato il suo nemico alla grave sconfitta del popolo di Dio, si mise subito all'opera per coprire le sorgenti, dopo aver deviato il canale affinché l'acqua potesse scorrere per condotti sotterranei nella città santa. Il primo grande pensiero che ebbe fu quello di impedire all'Assiro di avvalersi di quelle preziose sorgenti. E questo può ben leggerci una lezione dell'eccessiva propensione di coprire le nostre menti, le nostre volontà e i nostri affetti dal maligno

1. I nostri poteri intellettuali dovrebbero essere coperti affinché il nemico delle anime non possa usarli per la nostra sconfitta

2. La volontà è parimenti una di quelle sorgenti di vita che Satana cerca specialmente di trovare e di cui si avvale. Noi la copriamo da lui sottomettendoci a una volontà superiore attraverso il principio dell'obbedienza

3. Poi ci sono quelle sorgenti scelte della vita che chiamiamo affetti. Dobbiamo porre un freno ai nostri desideri naturali in tutti i modi, ricordando che la nostra natura è stata pervertita dal peccato originale; le sue concupiscenze e i suoi appetiti sono in ribellione contro il loro legittimo padrone, la volontà, e sono sicuri di condurci al male a meno che non siano fortemente repressi dalla lealtà agli insegnamenti di Dio

(IV.)Ezechia non si accontentò di chiudere le fonti di Ghihon affinché il suo nemico non trovasse acqua abbondante in quel paese arido e polveroso; Con un colpo da maestro di politica costruì un grande condotto sotterraneo e trasportò tutta l'acqua dolce e dolce dalla sua sorgente nella valle a enormi serbatoi scavati nella roccia che costruì a Gerusalemme. Chi non sapeva ciò che il re aveva fatto, poteva venire in quel luogo dove un tempo le acque di Ghihon scorrevano così liberamente, e lamentarsi dei pozzi secchi, incolti e pieni. E così il mondo spesso guarda la vita dei cristiani sinceri, pensando a quanto stanno perdendo a causa dei loro scrupoli; Le facoltà intellettuali trattenute entro i limiti ottusi dell'ortodossia, la volontà sottomessa a quella che sembra un'obbedienza servile alle antiche tradizioni, gli affetti che non permettevano alcuna licenza forte e vigorosa per rallegrare la tristezza di questo mondo attuale. Sono solo coloro che non comprendono la vera verità che possono parlare così, comunque

1. Le facoltà mentali che qui non sarebbero state prostituite a interessarsi a quei soggetti della ricerca umana che bestemmiavano la verità di Dio e ridicolizzavano la fede dei secoli; soggetti che sotto il pretesto specioso del realismo scavavano senza arrossire nel vizio e nelle vergognose immoralità, e dichiaravano che faceva parte della vera saggezza conoscere il male così come il bene, questi troveranno sempre più splendido esercizio e gioioso sviluppo nelle verità eterne dell'universo, nei misteri dell'Essere Divino, nei segreti dell'amore divino che sono inesauribili e che traboccano delle delizie supreme

2. La volontà, che qui ha rifiutato di affermare la sua indipendenza dalle leggi conosciute del Creatore, troverà nella città santa pieno campo per tutto il suo desiderio di libertà

3. Gli affetti che qui hanno resistito alle attrattive della sensualità e della mondanità, essendo disposti a rinunciare agli amori di questo mondo presente per amore di Dio, troveranno nella città che è in alto l'estasi della gioia del cuore, la beatitudine dell'affetto soddisfatto che risorge nell'anima dall'essere stesso di Dio stesso. (Arthur Ritchie.)

7 CAPITOLO 32

2Cronache 32:7-8

Presso di lui c'è un braccio di carne; ma con noi è il Signore nostro Dio.- Ezechia e gli Assiri: -

La storia di Ezechia e della sua preservazione è una delle più vivide ed emozionanti. Interpretato correttamente, riecheggia le parole del nostro testo in tutti i tempi. Il re d'Assiria è un personaggio rappresentativo. Le potenze di questo mondo si uniscono contro i figli di Dio, e sono variamente comandate. Alcuni Sennacherib si alzano di ora in ora e minacciano, spesso con un fronte formidabile e uno scopo caduto. Ma il popolo di Dio può sempre dire: "C'è più da noi che da lui", ecc. (Monday Club Sermons.)

Guardiamo troppo agli uomini:

Oliver Cromwell non era che un gentiluomo agricoltore, ma l'esigenza del suo tempo era tale che prese le armi per conto del suo paese. Era un uomo di preghiera e si recò sul campo di battaglia dopo l'incontro di preghiera. Dopo una grande vittoria, scrive al Parlamento, "Dio li ha portati nelle nostre mani... Dio non è abbastanza posseduto. Guardiamo troppo agli uomini e agli aiuti visibili. Questo ostacola il nostro successo".

Il braccio di carne:

(I.) Il carattere dei nostri nemici descritto da un braccio di carne

(II.)La fonte del nostro sostegno e la causa della vittoria. "Ma con noi c'è il Signore nostro Dio per aiutarci e per combattere le nostre battaglie". Questo denota:

1. Possesso

2. Presenza

3. Supporto

4. Vittoria

5. Il Padre è con noi

6. Il Figlio è con noi

7. E lo Spirito Santo è con noi

(III.) Il risultato della presenza manifesta di Dio. "E il popolo si riposò sulle parole di Ezechia, re di Giuda". (T. B. Baker.)

Condizioni della vittoria:

(I.) Agisce sul lato negativo

1. I numeri non sono una garanzia. L'esercito di Gedeone dovette essere ridotto prima che potesse conquistare gli Amalechiti

2. La saggezza mondana, la politica, l'astuzia, l'intraprendenza, non garantiranno il successo

3. Le risorse illimitate delle creature di ogni tipo sono insufficienti

4. Le circostanze esteriori apparentemente più favorevoli, per quanto riguarda il tempo, il luogo, gli auspici, le aspettative, le combinazioni, spesso ingannano la sicurezza carnale e assicurano il peggior tipo di sconfitta

(II.)Agisce il lato positivo, le condizioni sicure e infallibili della vittoria nel senso della Giustizia e della Pietà

1. Dobbiamo avere Dio dalla nostra parte. Su questo punto non ci devono essere dubbi

2. Dobbiamo stare attenti a stare dalla parte di Dio

3. Da qui emerge il punto che l'apostolo Giovanni sottolinea con tanta forza (1Gv 5,4.5). (J. M. Sherwood.)

E il popolo si posò sulle parole di Ezechia, re di Giuda.-

Parole su cui riposare:

(I.) Il tipo di uomo sulle cui parole è probabile che si posino. Deve essere...

1. Un grande uomo

2. Un brav'uomo

3. Un uomo coraggioso

4. Un uomo cordiale

5. In tal caso Dio aggiungerà la Sua sanzione concedendo il successo ed egli sarà un uomo prospero

6. Un uomo che ha rispetto per la parola di Dio

(II.)In secondo luogo, voltiamoci dall'altra parte e guardiamo al tipo di persone che si basano sulla parola di un tale uomo

1. I bambini lo fanno con i genitori

2. Persone analfabete che non sanno leggere

3. Persone non convertite che non hanno discernimento spirituale

4. Persone che corrono naturalmente in un solco. Avendo frequentato un tale luogo di culto, ed essendo stati allevati in mezzo a un certo gruppo di persone devote, essi si discostano a malapena di una virgola dall'insegnamento che hanno ricevuto. Quasi per necessità della loro natura si riposano su ciò che sentono

5. Persone che professano di pensare sempre da sole. Se li ricondurrete a casa, in nove casi su dieci sono gli schiavi più veri che siano mai vissuti. Sono i servi di un eretico o di un altro che si è messo in testa di seguirlo di diventare uomini liberi

(III.) Il tipo di parole su cui puoi riposarti. Puoi tranquillamente riposare su...

1. Parole che ti spingono alla fede in Dio

2. Parole che sono le parole di Dio stesso

3. Parole che sono sigillate dal Signore Gesù

4. Parole che sono state benedette ad altri uomini

5. Parole che infondono un senso di riposo nell'anima. (C. H. Spurgeon.)

20 CAPITOLO 32

2Cronache 32:20

Pregava e gridava al cielo.-

Vera preghiera:

La vera preghiera non è tormentare il Trono con appassionate suppliche affinché un certo metodo di liberazione, che ci sembra il migliore, sia immediatamente attuato, ma è una calma espressione di bisogno e un'attesa paziente e sottomessa di un aiuto adeguato, di cui non osiamo definire il modo o il tempo. Sono i più saggi, i più fiduciosi e i riverenti, coloro che non cercano di imporre le loro nozioni o volontà alla saggezza più chiara e all'amore più profondo a cui si dedicano, ma si accontentano di lasciare tutto al Suo arbitrato. La vera preghiera è il piegare la nostra volontà al Divino, non l'esortare la nostra ad esso. Quando Ezechia ricevette l'insolente lettera dell'invasore, la prese e la "stese davanti al Signore", chiedendo a Dio di leggerla, lasciando a Lui tutto il resto: come se avesse detto: "Ecco, Signore, questa pagina vanagloriosa. Te lo porto, e ora è affare Tuo più che mio". Il fardello che portiamo su Dio grava leggero sulle nostre spalle; e se lo facciamo rotolare lì, non dobbiamo preoccuparci della questione di come Egli lo tratterà. (Alessio. Maclaren, D.D.)

"Fuoco verso l'alto":

Mi è tornato spesso in mente un racconto delle guerre del primo Napoleone. In una campagna invernale stava cercando di tagliare la marcia del nemico attraverso un lago ghiacciato. Agli artiglieri fu detto di sparare sul ghiaccio e romperlo, ma le palle di cannone guardavano innocue lungo la superficie. Con uno di quegli improvvisi lampi di genio diede la parola: "Fuoco verso l'alto!" e le palle caddero a terra con tutto il peso, frantumando l'intero foglio in frammenti, e la giornata fu vinta. Puoi sparare verso l'alto in questa battaglia anche se non puoi combatterla faccia a faccia. Puoi fare la tua parte tra le quattro mura della tua stanza. (Signorina Trotter.)

24 CAPITOLO 32

2Cronache 32:24-25

In quei giorni Ezechia era malato a morte.- La malattia e la guarigione di Ezechia:

(I.) I grandi contrasti nelle vicende della vita

(II.)La repentinità con cui accadono questi eventi

(III.) L'angoscia con cui sono spesso assistiti

(IV.)La meravigliosa liberazione che Dio può concedere. (James Wolfendale.)

Ma Ezechia non rese di nuovo secondo il beneficio che gli era stato fatto. - Il peccato di un governante:

(I.) Una verità indubbia; che i peccati dei governanti e del popolo governato sono così intimamente connessi, che l'uno coinvolge invariabilmente l'altro Zaccaria 10:3

(II.)Il movente intelligibile. Dio ci dà nell'attuale ordine di cose una grande parte nelle punizioni gli uni degli altri, per farci interessare più profondamente ai doveri gli uni degli altri. Tutti sono profondamente interessati a tutti. Il governo di ogni paese cristiano è intimamente connesso con le trasgressioni del popolo; e i governati sono strettamente coinvolti nei peccati del governo; in modo che ciascuno abbia un dovere importante da svolgere verso l'altro. Il governo, al di là di tutte le considerazioni politiche, per frenare e reprimere le immoralità e la malvagità del popolo; e il popolo, con fermezza ma con dolcezza, di avvertire e di avvertire e di parlare chiaramente al governo, per timore che, partecipando silenziosamente e volontariamente ai peccati degli altri, diventi partecipe delle pene degli altri. (H. Blunt.)

Ezechia disertò:

(I.) La persona di cui si parla qui

1. Il suo carattere personale

2. Le sue peculiari necessità

(II.)La dispensa qui descritta

1. La sospensione della grazia

2. Il ritiro del comfort

(III.) Lo scopo di tale dispensa

1. Scoprire il peccato, in vista della sua guarigione

2. Condurre a maggiore felicità e onore

(IV.)L'esito del processo: egli peccò

1. In che cosa consisteva il peccato? Trascurò l'opportunità di proclamare il vero Dio e si abbandonò a un vano egoismo

2. Quanto è piccolo in confronto ai peccati degli altri, di noi stessi

3. Quanto presto si è pentito

4. Quanto duramente visitato. (J. C. Gray.)

L'ingratitudine verso Dio è un'iniquità atroce ma generale:

Tra i molti vizi che sono allo stesso tempo universalmente denigrati e universalmente praticati nel mondo, non ce n'è uno più vile o più comune dell'ingratitudine; l'ingratitudine è il peccato degli individui, delle famiglie, delle Chiese, dei regni. Nessuno di noi può lusingarsi di essere in poco o nessun pericolo di questo peccato quando anche un uomo così buono e grande come Ezechia non è sfuggito all'infezione. Al fine di rendervi più consapevoli della vostra ingratitudine verso il vostro Divino Benefattore, io...

(I.) Dai una breve occhiata alla Sua misericordia nei tuoi confronti

(II.)Smascherate l'aggravata bassezza dell'ingratitudine sotto il ricevimento di tante misericordie. (S. Davies, M.A.)

Una traduzione per le misericordie:

(I.) Che coloro che hanno ricevuto misericordia devono stare attenti a dare in modo responsabile o a rendere in base a ciò che hanno ricevuto

1. Ci deve essere un rendering. C'è una riflessione su Dio da tutte le Sue opere. Il fuoco dell'inferno rigetta il riflesso dello splendore della Sua giustizia e della potenza della Sua ira. Il mondo è rotondo e il movimento di tutte le cose circolare; cominciano in Dio e finiscono in Dio Romani 11:36

(1) Dobbiamo essere operati con le misericordie

(2) Lodate solennemente Dio per loro

(3) Rinnova il loro ricordo Salmi 111:4

(4) Migliorarli per farne buon uso. Dobbiamo migliorarli per...

(a) Maggiore fiducia in Dio

(b) Amore più grande per Lui Salmi 116:1, 2

(c) Temendolo di più, per non offendere un Dio così buono Osea 3:5

(d) Obbedienza più completa

2. Tale resa deve essere proporzionata

(1) Le vere misericordie richiedono veri riconoscimenti

(2) Il riconoscimento deve rispondere alla proporzione della misericordia

(a) Se il riconoscimento è in parole, deve essere preso in considerazione in modo più che ordinario Salmi 150:2

(b) Se in atto si deve fare qualche cosa notevole per Dio (Estere 6:3; #2Samuele 7:2

3. Questo rimprovera-

(1) Coloro che invece di rendere conforme, rendono l'esatto contrario; che più Dio li ha benedetti, crescono ingrati, orgogliosi, sensuali, morti formali nella preghiera, meno in comunione con Dio, più licenziosi nelle loro azioni. Sono come trottole mai bene se non quando vengono flagellate; abusando della loro misericordia al disprezzo di Dio, come gli Israeliti presero gli orecchini d'oro e d'argento, che erano il bottino degli Egiziani, e ne fecero un vitello d'oro. Come il mare trasforma tutte le dolci rugiade e gli influssi del cielo in acqua salata, così essi trasformano tutte le loro misericordie in occasioni di peccato

(2) Coloro che non rendono affatto dovrebbero. C'era una legge in Ezechiele 46:9. Colui che entrava da una porta non doveva andare per la stessa porta, ma per una di quelle opposte; alcuni dicono, per timore che volga le spalle al propiziatorio

(3) Coloro che rendono qualcosa ma non è adatto,

(a) Dobbiamo prima essere riconciliati con Dio prima di poter fare qualsiasi cosa di accettevole

(b) Risvegliare il cuore all'opera

(c) Cercate le opere di Dio Salmi 111:2

(d) Considera ciò che il mondo guadagna da ogni scoperta di Dio

(e) Chiedi a Dio di darti il cuore di rendere Salmi 51:15

(f) Ragiona e argomenta in base alle tue esperienze al tuo dovere Esdra 9:13

(II.)Che è un segno che siamo ingrati sotto le misericordie quando il cuore si eleva al godimento di esse

1. Perché Dio non può mai essere giustamente lodato o esaltato mentre il cuore è orgoglioso ( #Isaia 2:17 ). Dio si esalta nell'abbassamento di sé della creatura

2. Un cuore orgoglioso non può avere una buona dimestichezza con le benedizioni. Non dà loro il loro...

(1) Dovuta sorgere, come Davide 2Samuele 7:18

(2) Giusto valore Salmi 78:20 ; Estere 5:13; #Malachia 1:2

(3) Scadenza

3. Come sapremo quando il cuore sarà innalzato? Viene mostrato principalmente:

(1) In sicurezza. Gli uomini vivono come se fossero al di sopra dei cambiamenti. Dio è trascurato, o semplicemente freddamente posseduto, come se ora non avessimo più bisogno di Lui Lamentazioni 1:9

(2) Nell'insolenza. Questo si manifesta:

(a) Per contesa. Quando veniamo liberati, allora facciamo rivivere vecchie litigi; come il legno si deforma al sole

(b) Con l'insulto ai nemici

(c) Con l'oppressione e la violenza

4. Usa il

(1) Presta attenzione ai pensieri segreti di merito Deuteronomio 9:4

(2) Fai attenzione ad attribuire alla tua saggezza, potenza e condotta Ebrei 1:10; Deuteronomio 8:14, 17

3. Fai attenzione all'orgoglio dell'autosufficienza. Conclusione:

1. Uno speciale riconoscimento e ricordo dei peccati non è inopportuno Ezechiele 36:30, 31

2. Medita sui cambiamenti della provvidenza Salmi 39:5. Belisario, oggi famoso generale, e nel giro di poco tempo costretto a mendicare un mezzo penny. Le cose e le persone sono come i raggi di una ruota, a volte nella terra e a volte fuori. (S. Manton, D.D.)

26 CAPITOLO 32

2Cronache 32:26

Ciò nonostante, Ezechia si umiliò per l'orgoglio del suo cuore.-Il peccato e l'umiliazione di Ezechia:-

(I.) Mostrate la natura e i motivi dell'umiliazione di Ezechia. Il suo peccato non sembra grande nella stima umana; ma era estremamente peccaminoso agli occhi di Dio

1. Ha cercato la propria gloria. Voleva mostrare che grande uomo fosse, in modo che la sua alleanza potesse essere corteggiata e il suo potere temuto

2. Cercò la propria gloria preferendola all'onore di Dio. Aveva ora la felice opportunità di magnificare l'Iddio d'Israele. Potrebbe averlo fatto

(1) raccontava i rapporti passati di Dio con il Suo popolo;

(2) lodò Geova come esauditore le preghiere

3. Ha cercato la propria gloria davanti al bene dei suoi amici. Avrebbe dovuto ricompensare la grande benignità degli ambasciatori istruendoli nella conoscenza del Dio d'Israele

(II.)Chiedi se anche noi non abbiamo motivi simili per l'umiliazione

1. L'orgoglio è profondamente radicato nel cuore dell'uomo caduto. Siamo vanitosi

(1) di qualsiasi dote naturale del corpo o della mente

(2) Di eventuali distinzioni acquisite

(3) Anche i doni della grazia diventano occasioni di orgoglio

2. Indulgiamo questa disposizione a trascurare l'onore di Dio e il benessere eterno di coloro che ci circondano

(1) Abbiamo molte opportunità di parlare per Dio

(2) Ma quanto raramente i nostri rapporti reciproci sono resi asserviti alla Sua gloria

(III.) Inferenze

1. Quali mali terribili nascono da piccoli inizi. Ezechia all'inizio probabilmente intendeva solo mostrare cortesia ai suoi amici

2. Quanto è grande l'efficacia della preghiera e dell'intercessione fervente. Dio ha rinviato il male minacciato alla generazione successiva. (Scheletri di sermoni.)

31 CAPITOLO 32

2Cronache 32:31

Dio lo lasciò per metterlo alla prova, affinché potesse conoscere tutto ciò che aveva nel cuore.- La caduta di Ezechia considerata e applicata: -

(I.) Il peccato di Ezechia

1. La sua natura

(1) Tutto il peccato ha origine nel cuore. Il peccato di Ezechia, come quello di Davide, non sfociò in gravi ed esterne violazioni della legge divina, ma si tradì nell'indulgenza dell'orgoglio segreto, nella gratificazione di uno spirito vanaglorioso, in un'esaltazione idolatrica della creatura al di sopra del Creatore. Il suo cuore si sollevò

(2) La particolare natura del suo peccato sarà più chiaramente discernibile, se ci riferiamo all'occasione della sua caduta 2Re 20:13

(a) Fu spinto da uno spirito sbagliato

(b) La sua azione aveva una tendenza sbagliata. Era calcolato per cancellare ogni seria impressione che un racconto delle meraviglie fatte nel paese avrebbe potuto fare su questi stranieri pagani. Era anche calcolato per confermarli nella convinzione che i re di Giuda, nonostante le loro superiori pretese di conoscenza e favore del vero Dio, in realtà non possedevano né dichiaravano alcuna fonte di protezione e prosperità migliore di quella di cui godevano i re di altre nazioni

2. I suoi aggravamenti

(1) Tutta la sua vita era stata una successione ininterrotta di grandi e illustri misericordie

(2) Di recente aveva sperimentato una prova molto notevole dell'interposizione divina in suo favore

(II.)La particolare visione di questa transazione esposta nel testo

1. Svela la causa della caduta di Ezechia. "Dio lo ha lasciato". Che sorprendente illustrazione ci viene così incidentalmente presentata della depravazione e della debolezza dell'uomo. Appena la barriera fu rimossa, la corrente si precipitò con impetuosità nel canale del peccato. Per proteggerci dalla presunzione, le Scritture ci presentano gli esempi di alcuni dei più eminenti servitori di Dio, non tutti caduti quando furono lasciati a se stessi, ma caddero proprio in quei punti in cui dovremmo concepire che siano stati più fermamente stabiliti; Abramo, Mosè, ecc. Che bisogno abbiamo di pregare: "Non togliere da noi il Tuo Santo Spirito".

2. Ci rivela le ragioni segrete della condotta divina permettendogli così di essere superato per un periodo. Dio lo lasciò "per metterlo alla prova", affinché Ezechia stesso conoscesse tutto ciò che aveva nel cuore

(1) Nient'altro che un profondo senso della nostra naturale depravazione può distruggere efficacemente la nostra vana fiducia in noi stessi, e può eccitarci a un uso diligente di quei mezzi che sono essenziali per la nostra crescita nella grazia e per la nostra perseveranza nel fare il bene. Saremo

(a) Consideriamo il nostro cuore con santa gelosia

(b) Esaminiamo attentamente i motivi segreti della nostra condotta

(c) Evitare diligentemente quei luoghi e quelle pratiche che hanno maggiori probabilità di rivelarsi una trappola per noi

(d) Siate istantanei nella preghiera per ricevere la grazia che è in Cristo

(e) Paura di resistere e rattristare lo Spirito Santo di Dio

(2) In esatta proporzione alle nostre opinioni sulla depravazione del nostro cuore sarà il grado della nostra autocondanna e umiliazione davanti a Dio. Quindi, quanto dovremmo apprezzare la conoscenza di noi stessi, e con quanta ansia dovremmo lavorare per acquisirla. Indirizzo-

1. Coloro che chiudono diligentemente gli occhi e chiudono le orecchie contro ogni scoperta del peccato che abita in loro

2. Coloro che, avendo invano cercato di soffocare le loro convinzioni di peccato, sono pieni di costernazione e terrore per l'estensione della loro depravazione. (E. Cooper.)

La trasgressione di Ezechia con gli ambasciatori di Babilonia:

1. Le nazioni che professano il santo nome di Dio devono guardarsi dai compromessi peccaminosi con coloro dai quali la Sua verità è corrotta. Il principale difetto per il quale il giudizio colpì Ezechia fu l'ascolto della proposta di diventare alleato di un principe pagano

2. È un dovere imperativo che incombe sui cristiani fare qualcosa per il benessere spirituale degli stranieri che li visitano

3. La necessità di riconoscere in ogni momento il nostro bisogno dell'aiuto divino. (R. Bickersteth, M.A.)

Il peccato di Ezechia:

Un frammento della storia dello scrittore assiro Beroso ci dice che in quel tempo Babilonia si era scrollata di dosso per un periodo la supremazia dell'Assiria e, sotto Berodac Baladan, si stava rafforzando come sovranità rivale. La fama della sconfitta di Sennacherib davanti a Gerusalemme era giunta alle sue orecchie, e poteva ben sembrargli che un'alleanza con Ezechia sarebbe stata utile contro un pericolo comune. La guarigione di Ezechia e il segno miracoloso fornirono un'occasione adatta per un'ambasciata che fu inviata apparentemente per congratularsi con il re e "indagare sulla meraviglia fatta nel paese". Non c'era peccato nel fatto che Ezechia mostrasse all'ambasciata ciò che era costoso, utile, bello, ma nella vanità che dava a queste cose la massima importanza

(I.) Ecco una lezione per noi come nazione. Mostriamo anche agli estranei tutto ciò che abbiamo di interessante; Ma non teniamo in secondo piano ciò che dovrebbe essere il principale di tutto, e lasciamo che se ne vadano pensando che ciò che apprezziamo di più è la ricchezza, il potere, il piacere. È dovere del pulpito cristiano, in un momento del genere, chiedere al popolo: "Che cosa avete mostrato? Cosa c'è nel tuo cuore?" Dio ha il posto principale? La giustizia vale per noi più delle ricchezze e i principi più della politica? Siamo forse più desiderosi di vivere nel timore di Dio che di tenere in soggezione le altre nazioni? Se ostentiamo pomposamente i nostri tesori, non potremmo un giorno essere ignominiosamente depredati? Se in qualsiasi forma abbracciamo Babilonia, non potrebbe un giorno la nostra nazione essere schiacciata da Babilonia? Qualunque cosa facciano i nostri principi e uomini di Stato, che il popolo, che sempre più è la nazione e responsabile del suo carattere e della sua condotta, che il popolo abbia a cuore e renda manifesta la convinzione che il valore è più della ricchezza, e la pietà del potere, e la rettitudine del rango, e la purezza del piacere, e Dio dell'oro. "Nel timore del Signore c'è una forte fiducia"; "Il trono è reso stabile dalla giustizia"; "La giustizia esalta una nazione"; "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta".

(II.)La lezione è applicabile alla Chiesa come alla Nazione. Qual è la nostra idea dell'eccellenza e della stabilità principale di ogni Chiesa? È il sostegno della Legge, il patrocinio dei principi, una grande gerarchia, ricche dotazioni? Si tratta di edifici nobiliari, di rituali imponenti, di musica ispiratrice? È l'erudizione e l'eloquenza sul pulpito, con congregazioni numerose, o colte, o ricche? Queste caratteristiche hanno più o meno il loro valore, e possono essere mostrate, mostrate, gloriate. Ma i principali tesori della Chiesa non possono essere esposti in questo modo. Guai alla Chiesa che si vanta soprattutto dell'aspetto esteriore e del visibile. Desideriamo per la nostra chiesa queste cose principalmente e le consideriamo più degne di essere cercate, premiate, esaltate? O stiamo coltivando, pregando e apprezzando molto di più: Penitenza, Fede, Amore, Zelo, Santità, Utilità? Cosa c'è nel nostro cuore?

(III.) Possiamo applicare la lezione agli individui. Che cosa consideriamo noi stessi il nostro tesoro principale? Questo può essere sviluppato dalle circostanze. Si dice che dopo il massacro di Culloden siano sbocciati alcuni fiori dove il sangue era stato versato copiosamente, prima sconosciuti. I semi rimasero dormienti, fino a quando le condizioni favorevoli non li portarono alla luce. Ezechia era un uomo buono, ma nel suo cuore c'erano debolezze latenti, che era bene che conoscesse prima che fosse troppo tardi. Meglio che siano rivelati e curati piuttosto che essere nascosti, incontrollati e con frutti peggiori e più duraturi. Le crisi nella vita delle nazioni e degli individui hanno sviluppato capacità insospettate, sia per il bene che per il male. Per entrambi nel caso di Davide e di Pietro. Per aver commesso il peggiore dei crimini nel caso di Giuda. Se si presentasse l'occasione di mostrare il nostro bene più prezioso, che cosa sceglieremmo? Possiamo ragionevolmente mostrare ciò che è mostrabile: casa, giardino, libri, quadri, bambini; se con gratitudine verso il Donatore, e non per vanità. Ma sono questi i nostri principali tesori? Se gli angeli venissero da noi dal loro paese lontano, cosa vedrebbero che apprezziamo di più? Se un visitatore così inaspettato entrasse nella nostra dimora per intervistarci, troverebbe la religione familiare: la casa riunita all'altare domestico, la preghiera privata, la pietà personale? La maturità del carattere cristiano è ricercata più della prosperità degli affari e dell'aumento della ricchezza? Consideriamo il favore di Dio più della lode degli uomini; la comunione con il cielo più che l'intimità con i grandi della terra; una buona coscienza più che riserve d'argento e d'oro? Può venire la tentazione di mettere alla prova ciò che abbiamo nel cuore. Con un certo allontanamento dalla rigorosa integrità gli affari possono essere promossi e la ricchezza aumentata. Se cediamo è evidente che consideriamo il denaro più degno di essere posseduto di una buona coscienza. Se ci si concede una certa gratificazione a scapito della sobrietà e della virtù, dimostriamo che per noi il piacere è più della purezza. Su che cosa si soffermano principalmente i nostri pensieri? "Come un uomo pensa nel suo cuore, così egli è". Su che cosa rivolgiamo principalmente i nostri affetti e le nostre energie? "Dove c'è il tesoro dell'uomo, là sarà anche il suo cuore". Le ricchezze di Ezechia andarono alla Babilonia che egli corteggiava. Se scegliamo il mondo, periamo con esso. Gerusalemme in rovina è l'emblema di un'anima senza Dio. (Newman Hall, LL.B.)

Pericolo di prosperità:

I naturalisti osservano bene che il vento del nord è più salutare, sebbene il sud sia più piacevole; il sud con il suo calore solleva vapori che generano putrefazione e causano malattie; il nord con il suo freddo asciuga quei vapori, purificando il sangue e vivificando gli spiriti. Così l'avversità è spiacevole, ma ci mantiene vigilanti contro il peccato e attenti a compiere i nostri doveri; mentre la prosperità ci culla in modo lusinghiero nel sonno. Non va mai peggio per gli uomini spiritualmente di quando si trovano fisicamente più a loro agio; Ezechia stava meglio sul suo letto di malattia che quando mostrava i suoi tesori agli ambasciatori del re di Babilonia. (J. Spencer.)

Il pericolo di essere abbandonati a se stessi:

Un giorno sono uscito con la mia bambina. Le dissi: "Emma, faresti meglio a lasciarmi prendere la tua mano". Lei rispose: "No; Preferirei tenere le mani nel manicotto», e se ne andò molto orgogliosa. Di lì a poco giunse a un po' di ghiaccio, scese e si fece un po' male. Dissi: "Faresti meglio a lasciarmi tenere la tua mano". Lei rispose: "No; ma lascia che mi aggrappi al tuo dito". Di lì a poco giunse ad un altro po' di ghiaccio; Non riusciva ad aggrapparsi al mio dito, e cadde giù, facendosi ancora più male. Poi disse: "Papà, vorrei che tu mi tenessi la mano". Così le ho preso il polso in mano e non poteva cadere. (D. L. Moody.)

32 CAPITOLO 32

2Cronache 32:32-33

Ora il resto delle azioni di Ezechia, e la sua bontà.- La bontà di Ezechia:

(I.) La vera bontà non vorrà un registro e un ricordo appropriati

1. Dio, l'ispiratore del bene nel cuore degli uomini, non lo dimenticherà

2. I beneficiari della bontà non saranno immemori dei loro benefattori

3. Gli imitatori simpatizzanti rispecchieranno la loro bontà, da cui hanno derivato la sua idea e il suo impulso. I filantropi cristiani come Giovanni Howard ed Elizabeth Fry stanno rivivendo nei loro ammiratori e copisti pratici

(II.)Le stagioni scelte da Dio per tale riconoscimento sono spesso sobrie e dolorose

1. Calamità pubblica. L'invasione di Sennacherib

2. Afflizione personale. La malattia di Ezechia

3. Morte. La sepoltura di Ezechia. "Beati i morti". (J. Spencer Hill.)

Bontà di cuore:

Il vento non si vede, ma rinfresca la fronte di chi è febbricitante, addolcisce l'atmosfera estiva e increspa la superficie del lago in lustrini argentei di bellezza. Così la bontà del cuore, sebbene invisibile all'occhio materiale, fa sentire la sua presenza; e dai suoi effetti sulle cose circostanti siamo certi della sua esistenza

E lo seppellirono nel più grande dei sepolcri dei figli di Davide.-La vita e il carattere di Ezechia:

Un'usanza molto saggia e salutare prevaleva tra gli antichi Egizi; quello di giudicare la vita e il carattere di un uomo dopo la sua morte, affinché, a seconda che fosse stato meritevole o immeritevole, gli fosse concessa o negata una sepoltura onorevole. Sembra che gli ebrei abbiano portato dall'Egitto qualcosa di simile alla stessa usanza, e che l'abbiano messa in pratica nel caso dei loro re malvagi 1Re 14:13; 2Re 9:10; Geremia 22:18; Isaia 14:19. Perciò una sepoltura specialmente menzionata nelle Scritture significa onore, approvazione e affettuoso ricordo, più distintamente che tra noi. Il funerale di Ezechia è il luogo appropriato per una rassegna della sua vita e del suo carattere. Considera-

(I.) Il suo zelo pubblico per l'adorazione di Dio e il bene del suo popolo

(II.)I problemi particolari con cui era esercitato

(III.) Le straordinarie liberazioni che ha sperimentato

(IV.)Le singolari circostanze in cui trascorse i suoi ultimi anni

Le eccellenze e i difetti del suo carattere religioso e della sua condotta. (Daniel Katterns.)

Riferimenti incrociati:

2Cronache 32

1 2Cron 20:1,2; 2Re 18:13-37; Is 36:1-22
2Re 15:19; 17:6; 18:11,19,20; Is 7:17,18; 8:6-8; 10:5,6; Os 11:5
Is 10:7-11; 37:24,25; Mic 2:13

2 2Re 12:17; Lu 9:51,53

3 2Cron 30:2; 2Re 18:20; Prov 15:22; 20:18; 24:6; Is 40:13; Rom 11:34
2Re 20:20; Is 22:8-11

4 2Cron 32:30; 30:14
2Cron 32:1; 2Re 18:9,13; 19:17; Is 10:8
1Re 3:9,16,17; 19:21

5 2Cron 12:1; 14:5-7; 17:1,2; 23:1; 26:8; Is 22:9,10
2Cron 25:23
2Re 25:4; Ger 39:4
Giudic 9:6; 2Sa 5:9; 1Re 9:24; 11:27; 2Re 12:20
2Cron 26:14,15

6 2Cron 17:14-19; 1Cron 27:3,4-34
Esd 10:9; Ne 8:1-3,16
2Cron 30:22; Ge 34:3; Is 40:2

7 De 31:6,7,23; Gios 1:6-9; 1Cron 28:10,20; Is 35:4; Dan 10:19; Zac 8:9,23; Ef 6:10; 2Ti 2:1
2Cron 20:15; 2Re 18:30; 19:6,7
2Re 6:16; Rom 8:31; 1G 4:4

8 Giob 40:9; Ger 17:5; 1G 4:4
2Cron 13:12; 14:11; Sal 46:7,11; Is 8:10; 41:10; At 18:10; 2Ti 4:17,22
2Cron 20:15; De 20:1,4; Gios 10:42
2Cron 32:15; 20:20; Is 36:18
Prov 12:25

9 2Re 18:17; Is 36:2
Gios 10:31; 12:11; 15:39; Is 37:8; Mic 1:13

10 2Re 18:19; Is 36:4

11 2Re 18:27; Is 36:12,18
2Cron 32:15; 2Re 18:30; 19:10; Sal 3:2; 11:1-3; 22:8; 42:10; 71:11; Mat 27:43

12 2Cron 31:1; 2Re 18:4,22; Is 36:7
De 12:13,14,26,27
2Cron 4:1; Eso 27:1-8; 30:1-6; 40:26-29; 1Re 7:48

13 2Re 15:29; 17:5,6; 19:11-13,17,18; Is 10:9,10,14; 37:12,13,18-20; Dan 4:30,37; 5:19
2Cron 32:19; 2Re 18:33-35; 19:18,19; Sal 115:3-8; Is 44:8-10; Ger 10:11,12,16; At 19:26; 1Co 8:4

14 Is 10:11,12
Eso 14:3; 15:9-11; Is 42:8

15 2Re 18:29; 19:10
2Cron 32:11; 1Re 22:22; Is 36:18; At 19:26; Ga 1:10
Eso 5:2; Dan 3:15; Giov 19:10,11

16 Giob 15:25,26; Sal 73:9
Giov 15:21

17 2Re 19:9,14; Ne 6:5; Is 37:14
2Re 19:22,28; Is 10:15; 37:23,24,28,29; Ap 13:6
2Re 19:12

18 2Re 18:26-28; Is 36:13
1Sa 17:10,26; Ne 6:9

19 2Cron 32:13-17; 1Sa 17:36; Giob 15:25,26; Sal 10:13,14; 73:8-11; 139:19,20
2Cron 6:6; Sal 76:1,2; 78:68; 87:1-3; 132:13,14; Is 14:32; Eb 12:22
De 4:28; 27:15; 2Re 19:18; Sal 135:15-18; Is 2:8; 37:19; 44:16-20; Ger 1:16; 10:3,9; 32:30; Os 8:5,6

20 2Re 19:14-19; Is 37:1,14-20
2Re 19:2-4; Is 37:2-4
2Cron 14:11; 20:6-12; Sal 50:15; 91:14,15

21 2Re 19:20,35-37; Is 10:16-18; 37:21,36,37; 42:8
2Sa 24:16; Sal 18:50; Dan 3:28; 6:22; Mat 13:49,50; At 12:23
Giob 9:4; Sal 76:5,7,12
Is 10:8,16-19,33,34; 17:12-14; 29:5-8; 30:30-33; 33:10-12; 36:9; Ap 6:15,16; 19:17,18
Sal 132:18; Prov 11:2; 16:18
2Re 19:36,37; Is 37:37,38

22 Sal 18:48-50; 37:39,40; 144:10; Is 10:24,25; 31:4,5; 33:22; Os 1:7
Sal 48:14; 71:20,21; 73:24; Is 58:11; Giov 16:13; 2Te 3:5

23 2Sa 8:10,11; Esd 7:15-22,27; Sal 68:29; 72:10; Is 60:7-9; Mat 2:11
2Cron 9:9,10,24; 17:5,11; 1Re 4:21; 10:10,25
2Cron 1:1; 1Cron 29:25

24 2Re 20:1-3; Is 38:1-3
2Re 20:4-11; Is 38:4-8,21,22

25 De 32:6; Sal 116:12,13; Os 14:2; Lu 17:17,18
2Cron 32:31; 25:19; 26:16; De 8:12-14,17; 2Re 14:10; 20:13; Ez 28:2,5,17; Dan 5:20,23; Abac 2:4; 2Co 12:7; 1Ti 3:6; 1P 5:5,6
2Cron 24:18
2Sa 24:1,10-17; 1Cron 21:1,12-17

26 2Cron 33:12,19,23; 34:27; Lev 26:40,41; 2Re 20:19; Ger 26:18,19; Giac 4:10
1Re 21:19
2Cron 34:27,28; 1Re 21:29
2Re 20:16-19; Is 39:6-8

27 2Cron 1:12; 9:27; 17:5; Prov 10:22
1Cron 27:25-31

28 2Cron 26:10
1Re 4:26
2Sa 7:8

29 2Cron 26:10; Ge 13:2-6; 1Cron 27:29-31; Giob 1:3,9; 42:12
2Cron 25:9; De 8:18; 1Sa 2:7; 1Cron 29:12; Prov 10:22; 1Ti 6:17,18

30 2Cron 32:4; Is 22:9-11
1Re 1:33,38,45
Gios 1:7,8; Sal 1:1-3

31 2Re 20:12,13; Is 39:1,2-8
2Re 20:8-11; Is 38:8
Giudic 16:20; Sal 27:9; 51:11,12; 119:116,117; Giov 15:5
Ge 22:1; De 8:2,16; Giob 1:11,12; 2:3-6; Sal 139:1,2,23,24; Prov 17:3; Zac 13:9; Mal 3:2,3; 1P 1:7; Giac 1:13
De 8:2; 13:3

32 2Cron 31:20,21
Is 36:1-39:8
2Re 18:1-20:21

33 1Re 1:21; 2:10; 11:43
2Cron 16:14; Ge 50:10,11; Nu 20:29; De 34:8; 1Sa 2:30; 25:1; Prov 10:7
2Cron 33:1-20

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