Nuova Riveduta:

2Cronache 6

Discorso e preghiera di Salomone
1 Allora Salomone disse: «Il SIGNORE ha dichiarato che avrebbe abitato nell'oscurità! 2 E io ti ho costruito una casa come tua dimora, un luogo dove tu abiterai per sempre!»
3 Poi il re voltò la faccia e benedisse tutta l'assemblea d'Israele; e tutta l'assemblea d'Israele stava in piedi. 4 E disse: «Benedetto sia il SIGNORE, Dio d'Israele, il quale, di sua propria bocca, parlò a Davide mio padre, e con la sua potenza ha adempiuto quanto aveva dichiarato dicendo: 5 "Dal giorno che feci uscire il mio popolo Israele dal paese d'Egitto, io non scelsi alcuna città, fra tutte le tribù d'Israele, per costruire là una casa dove il mio nome dimorasse; e non scelsi alcun uomo perché fosse principe del mio popolo Israele; 6 ma ho scelto Gerusalemme perché il mio nome vi dimori e ho scelto Davide per regnare sul mio popolo Israele". 7 Davide, mio padre, ebbe in cuore di costruire una casa al nome del SIGNORE, Dio d'Israele; 8 ma il SIGNORE disse a Davide mio padre: "Quanto all'aver tu avuto in cuore di costruire una casa al mio nome, hai fatto bene ad avere questo in cuore; 9 però non sarai tu che costruirai la casa, ma il figlio che uscirà dai tuoi lombi: sarà lui a costruire la casa al mio nome". 10 E il SIGNORE ha adempiuto la parola che aveva pronunciata; e io sono subentrato al posto di Davide mio padre e mi sono seduto sul trono d'Israele, come il SIGNORE aveva annunciato, e ho costruito la casa al nome del SIGNORE, Dio d'Israele. 11 Là ho deposto l'arca, nella quale è il patto del SIGNORE: il patto che egli stabilì con i figli d'Israele».
12 Poi Salomone si mise davanti all'altare del SIGNORE, in presenza di tutta l'assemblea d'Israele, e stese le sue mani. 13 Egli, infatti, aveva fatto costruire una tribuna di bronzo, lunga cinque cubiti, larga cinque cubiti e alta tre cubiti, e l'aveva posta in mezzo al cortile; egli vi salì, si mise in ginocchio in presenza di tutta l'assemblea d'Israele, stese le mani verso il cielo e disse:
14 «O SIGNORE, Dio d'Israele, non c'è Dio simile a te, né in cielo né in terra! Tu mantieni il patto e la misericordia verso i tuoi servi che camminano in tua presenza con tutto il loro cuore. 15 Tu hai mantenuto la promessa da te fatta al tuo servo Davide, mio padre; e ciò che dichiarasti con la tua propria bocca, la tua mano oggi l'adempie. 16 Ora dunque, SIGNORE, Dio d'Israele, mantieni al tuo servo Davide, mio padre, la promessa che gli facesti dicendo: "Non ti mancherà mai qualcuno che sieda davanti a me sul trono d'Israele, purché i tuoi figli veglino sul loro comportamento e camminino secondo la mia legge, come tu hai camminato in mia presenza". 17 Ora, SIGNORE, Dio d'Israele, si avveri la parola che dicesti al tuo servo Davide!
18 Ma è proprio vero che Dio abita con gli uomini sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti; quanto meno questa casa che io ho costruita! 19 Tuttavia, SIGNORE, Dio mio, abbi riguardo alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, ascoltando il grido e la preghiera che il tuo servo ti rivolge. 20 Siano i tuoi occhi giorno e notte aperti su questa casa, sul luogo nel quale dicesti di voler mettere il tuo nome! Ascolta la preghiera che il tuo servo farà, rivolto a questo luogo! 21 Ascolta le suppliche del tuo servo e del tuo popolo Israele quando pregheranno, rivolti a questo luogo; ascoltali dal luogo della tua dimora, dai cieli; ascolta e perdona! 22 Se uno avrà peccato contro il suo prossimo e si esigerà da lui il giuramento, obbligandolo a farlo con imprecazione contro se stesso, ed egli viene a giurare davanti al tuo altare in questa casa, 23 tu ascoltalo dal cielo, agisci e giudica i tuoi servi; condanna il colpevole, facendo ricadere sul suo capo i suoi atti, e dichiara giusto l'innocente, trattandolo secondo la sua giustizia.
24 Quando il tuo popolo Israele sarà sconfitto dal nemico per aver peccato contro di te, se torna a te, se dà gloria al tuo nome e ti rivolge preghiere e suppliche in questa casa, 25 tu esaudiscilo dal cielo, perdona al tuo popolo Israele il suo peccato e riconducilo nel paese che dèsti a lui e ai suoi padri.
26 Quando il cielo sarà chiuso e non vi sarà più pioggia a causa dei loro peccati contro di te, se essi pregano rivolti a questo luogo, se danno gloria al tuo nome e si convertono dai loro peccati perché li avrai afflitti, 27 tu esaudiscili dal cielo, perdona il peccato ai tuoi servi e al tuo popolo Israele, ai quali avrai mostrato la buona strada per cui debbono camminare; e manda la pioggia sulla tua terra che hai data come eredità al tuo popolo.
28 Quando il paese sarà invaso dalla carestia o dalla peste, dalla ruggine o dal carbone, dalle locuste o dai bruchi; quando il nemico assedierà il tuo popolo nel suo paese, nelle sue città, quando scoppierà qualsiasi flagello o epidemia, ogni preghiera, 29 ogni supplica che ti sarà rivolta da un individuo o dall'intero tuo popolo Israele; quando ciascuno avrà riconosciuto la sua piaga e il suo dolore e stenderà le sue mani verso questa casa, 30 tu esaudiscila dal cielo, dal luogo della tua dimora, e perdona; rendi a ciascuno secondo le sue vie, tu che conosci il cuore di ognuno; tu solo infatti conosci il cuore dei figli degli uomini; 31 affinché essi ti temano e camminino nelle tue vie tutto il tempo che vivranno nel paese che tu dèsti ai nostri padri!
32 Anche lo straniero, che non è del tuo popolo Israele, quando verrà da un paese lontano a causa del tuo grande nome, della tua mano potente e del tuo braccio disteso; quando verrà a pregarti in questa casa, 33 tu esaudiscilo dal cielo, dal luogo della tua dimora, e concedi a questo straniero tutto quello che ti domanderà, affinché tutti i popoli della terra conoscano il tuo nome per temerti, come fa il tuo popolo Israele, e sappiano che il tuo nome è invocato su questa casa che io ho costruita.
34 Quando il tuo popolo partirà per far guerra al suo nemico, seguendo la via per la quale tu lo avrai mandato, se ti innalza preghiere rivolto a questa città, che tu hai scelta, e alla casa che io ho costruita al tuo nome, 35 esaudisci dal cielo le sue preghiere e le sue suppliche e fagli ottenere giustizia.
36 Quando peccheranno contro di te, infatti non c'è uomo che non pecchi, e tu, sdegnato contro di loro, li avrai abbandonati in balìa del nemico che li deporterà in un paese lontano o vicino, 37 se, nel paese dove saranno schiavi, rientrano in se stessi, se tornano a te e rivolgono suppliche nel paese della loro schiavitù, e dicono: "Abbiamo peccato, abbiamo agito empiamente, siamo stati malvagi", 38 se tornano a te con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima nel paese della loro prigionia dove sono stati condotti schiavi, e ti pregano, rivolti al loro paese, il paese che tu dèsti ai loro padri, alla città che tu hai scelta e alla casa che ho costruita al tuo nome, 39 esaudisci dal cielo, dal luogo della tua dimora, la loro preghiera e le loro suppliche, e fa' ottenere loro giustizia; perdona il tuo popolo che ha peccato contro di te.
40 Ora, Dio mio, siano aperti i tuoi occhi e siano attente le tue orecchie alla preghiera fatta in questo luogo. 41 E ora àlzati, o SIGNORE, o Dio, vieni al luogo del tuo riposo, tu e l'arca della tua forza. I tuoi sacerdoti, o SIGNORE, o Dio, siano rivestiti di salvezza, ed esultino nel bene i tuoi fedeli! 42 O SIGNORE, o Dio, non respingere la faccia del tuo unto; ricòrdati delle grazie concesse a Davide, tuo servo».

C.E.I.:

2Cronache 6

1 Allora Salomone disse:
«Il Signore ha deciso di abitare nella nube.
2 Ora io ti ho costruito una casa sublime,
un luogo ove tu possa porre per sempre la dimora».
3 Il re poi si voltò e benedisse tutta l'assemblea di Israele, mentre tutta l'assemblea di Israele stava in piedi 4 e disse: «Benedetto il Signore Dio di Israele, che ha adempiuto con potenza quanto aveva predetto di sua bocca a Davide, mio padre: 5 Da quando feci uscire il mio popolo dal paese d'Egitto non mi sono scelto una città fra tutte le tribù di Israele perché mi si costruisse un tempio ove abitasse il mio nome e non mi sono scelto nessuno perché fosse guida del mio popolo Israele; 6 ora mi sono scelto Gerusalemme perché vi dimori il mio nome e mi sono scelto Davide perché governi il mio popolo Israele. 7 Davide mio padre aveva deciso di costruire un tempio al nome del Signore, Dio di Israele, 8 ma il Signore disse a Davide mio padre: Hai deciso di costruire un tempio al mio nome; hai fatto bene a formulare tale progetto; 9 solo che tu non costruirai il tempio, ma tuo figlio, generato da te, costruirà un tempio al mio nome. 10 Il Signore ha attuato la sua parola; sono succeduto infatti a Davide mio padre e siedo sul trono di Israele, come aveva preannunziato il Signore e ho costruito il tempio al nome del Signore, Dio di Israele. 11 Vi ho collocato l'arca dell'alleanza che il Signore aveva conclusa con gli Israeliti».
12 Egli si pose poi davanti all'altare del Signore, di fronte a tutta l'assemblea di Israele, e stese le mani. 13 Salomone, infatti, aveva eretto una tribuna di bronzo e l'aveva collocata in mezzo al grande cortile; era lunga cinque cubiti, larga cinque e alta tre. Egli vi salì e si inginocchiò di fronte a tutta l'assemblea di Israele. Stese le mani verso il cielo e 14 disse: «Signore, Dio di Israele, non c'è Dio simile a te in cielo e sulla terra. Tu mantieni l'alleanza e la misericordia verso i tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il cuore. 15 Tu hai mantenuto, nei riguardi del tuo servo Davide mio padre, quanto gli avevi promesso; quanto avevi pronunziato con la bocca l'hai adempiuto con potenza, come appare oggi. 16 Ora, Signore Dio di Israele, mantieni, nei riguardi del tuo servo Davide mio padre quanto gli hai promesso: Non ti mancherà mai un discendente, il quale stia davanti a me e sieda sul trono di Israele, purché i tuoi figli vigilino sulla loro condotta, secondo la mia legge, come hai fatto tu con me. 17 Ora, Signore Dio di Israele, si adempia la parola che tu hai rivolta al tuo servo Davide!
18 Ma è proprio vero che Dio abita con gli uomini sulla terra? Ecco i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che ti ho costruita! 19 Tuttavia volgiti alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, Signore mio Dio; ascolta il grido e la preghiera che il tuo servo innalza a te. 20 Siano i tuoi occhi aperti verso questa casa, giorno e notte, verso il luogo dove hai promesso di porre il tuo nome, per ascoltare la preghiera che il tuo servo innalza in questo luogo.
21 Ascolta le suppliche del tuo servo e del tuo popolo Israele, quando pregheranno in questo luogo. Tu ascoltali dai cieli, dal luogo della tua dimora; ascolta e perdona!
22 Se uno pecca contro il suo prossimo e, perché gli è imposta una maledizione, viene a giurare davanti al tuo altare in questo tempio, 23 tu ascoltalo dal cielo, intervieni e fa' giustizia fra i tuoi servi; condanna l'empio, facendogli ricadere sul capo la sua condotta, e dichiara giusto l'innocente, rendendogli quanto merita la sua innocenza.
24 Quando il tuo popolo Israele sarà sconfitto dal nemico perché ha peccato contro di te, se si convertirà e loderà il tuo nome, pregherà e supplicherà davanti a te, in questo tempio, 25 tu ascolta dal cielo, perdona il peccato del tuo popolo Israele e fallo tornare nel paese che hai concesso loro e ai loro padri.
26 Quando si chiuderà il cielo e non ci sarà pioggia perché hanno peccato contro di te, se ti pregheranno in questo luogo, loderanno il tuo nome e si convertiranno dal loro peccato perché tu li avrai umiliati, 27 tu ascolta dal cielo e perdona il peccato dei tuoi servi e del tuo popolo Israele, ai quali indicherai la strada buona su cui camminare, e concedi la pioggia alla terra, che hai dato in eredità al tuo popolo.
28 Quando nella regione ci sarà carestia o peste, carbonchio o ruggine, invasione di cavallette o di bruchi, quando il nemico assedierà il tuo popolo nella sua terra o nelle sue città, quando scoppierà un'epidemia o un flagello qualsiasi, 29 ogni preghiera e ogni supplica fatta da un individuo o da tutto il tuo popolo Israele, in seguito alla prova del castigo e del dolore, con le mani tese verso questo tempio, 30 tu ascoltala dal cielo, luogo della tua dimora e perdona, rendendo a ciascuno secondo la sua condotta, tu che conosci il cuore di ognuno, poiché solo tu conosci il cuore dei figli dell'uomo. 31 Fa' sì che ti temano e camminino nelle tue vie per tutti i giorni della loro vita nel paese che hai dato ai nostri padri.
32 Anche lo straniero, che non appartiene al tuo popolo Israele, se viene da un paese lontano a causa del tuo grande nome, della tua mano potente e del tuo braccio teso, a pregare in questo tempio, 33 tu ascolta dal cielo, luogo della tua dimora, e soddisfa tutte le richieste dello straniero e tutti i popoli della terra conoscano il tuo nome, ti temano come il tuo popolo Israele e sappiano che il tuo nome è stato invocato su questo tempio, che io ho costruito.
34 Quando il tuo popolo uscirà in guerra contro i suoi nemici, seguendo la via per la quale l'avrai indirizzato, se ti pregheranno rivolti verso questa città che ti sei scelta, e verso il tempio che ho costruito al tuo nome, 35 ascolta dal cielo la loro preghiera e la loro supplica e rendi loro giustizia.
36 Quando peccheranno contro di te - non c'è, infatti, nessuno senza peccato - e tu, adirato contro di loro, li consegnerai a un nemico e i loro conquistatori li deporteranno in un paese lontano o vicino, 37 se, nel paese in cui saranno stati deportati, rientrando in se stessi, si convertiranno a te supplicandoti nel paese della loro prigionia dicendo: Abbiamo peccato, abbiamo agito da malvagi e da empi, 38 se faranno ritorno a te con tutto il cuore e con tutta l'anima, nel paese della loro prigionia ove li avranno deportati e ti supplicheranno rivolti verso il paese che tu hai concesso ai loro padri, verso la città che ti sei scelta e verso il tempio che io ho costruito al tuo nome, 39 tu ascolta dal cielo, luogo della tua dimora, la loro preghiera e la loro supplica e rendi loro giustizia. Perdona al tuo popolo che ha peccato contro di te.
40 Ora, mio Dio, i tuoi occhi siano aperti e le tue orecchie attente alla preghiera innalzata in questo luogo. 41 Ora, alzati, Signore Dio, vieni al luogo del tuo riposo, tu e l'arca tua potente. Siano i tuoi sacerdoti, Signore Dio, rivestiti di salvezza e i tuoi fedeli esultino nel benessere. 42 Signore Dio, non rigettare il tuo consacrato; ricordati i favori fatti a Davide tuo servo».

Nuova Diodati:

2Cronache 6

Discorso e preghiera di Salomone
1 Allora Salomone disse: «L'Eterno ha dichiarato che abiterebbe nella densa nuvola. 2 E io ho costruito per te una casa sontuosa, nel luogo in cui tu dimorerai per sempre». 3 Poi il re si voltò e benedisse tutta l'assemblea d'Israele, mentre tutta l'assemblea d'Israele stava in piedi. 4 E disse: «Benedetto sia l'Eterno, il DIO d'Israele, che ha adempiuto con la sua potenza ciò che aveva promesso con la sua stessa bocca a mio padre Davide, dicendo: 5 "Dal giorno in cui feci uscire il mio popolo d'Israele dal paese d'Egitto, io non ho scelto alcuna città fra tutte le tribù d'Israele, per edificarvi una casa, dove il mio nome dimorasse, e non ho scelto alcun uomo perché fosse principe sul mio popolo d'Israele, 6 ma ho scelto Gerusalemme perché il mio nome vi dimori, e ho scelto Davide perché regnasse sul mio popolo d'Israele". 7 Ora Davide, mio padre, aveva in cuore di costruire un tempio al nome dell'Eterno, il DIO d'Israele, 8 ma l'Eterno disse a Davide mio padre: "Tu avevi in cuore di costruire un tempio al mio nome, e hai fatto bene ad avere questo in cuore; 9 ma non sarai tu che costruirai il tempio, sarà invece il figlio che uscirà dai tuoi lombi, sarà lui che costruirà il tempio al mio nome". 10 Così l'Eterno ha adempiuto la parola che aveva pronunciato, e io ho preso il posto di Davide mio padre e mi sono seduto sul trono d'Israele, come l'Eterno aveva promesso, e ho costruito il tempio al nome dell'Eterno, il DIO d'Israele. 11 Là ho posto l'arca, in cui si trova il patto dell'Eterno, che egli fece con i figli d'Israele». 12 Poi Salomone si pose davanti all'altare dell'Eterno, di fronte a tutta l'assemblea d'Israele e stese le sue mani 13 (Salomone infatti aveva fatto costruire una tribuna di bronzo, lunga cinque cubiti, larga cinque cubiti e alta tre cubiti, e l'aveva posta in mezzo al cortile; egli vi salì, si inginocchiò di fronte a tutta l'assemblea d'Israele, stese le mani verso il cielo), 14 e disse: «O Eterno, DIO d'Israele, non c'è alcun DIO simile a te né in cielo né sulla terra. Tu mantieni il patto e la misericordia verso i tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il loro cuore. 15 Tu hai mantenuto col tuo servo Davide, mio padre, ciò che gli avevi promesso; sì, oggi hai compiuto con la tua mano ciò che avevi promesso con la tua bocca. 16 Ora dunque, o Eterno, DIO d'Israele, mantieni col tuo servo Davide, mio padre, ciò che gli hai promesso dicendo: "A te non mancherà mai alcuno che sieda davanti a me sul trono d'Israele, purché i tuoi figli veglino sulla loro condotta e per camminare nella mia legge, come tu hai camminato davanti a me". 17 Ora dunque, o Eterno, DIO d'Israele, si adempia la parola che hai detto al tuo servo Davide! 18 Ma è proprio vero che DIO abita con gli uomini sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questo tempio che io ho costruito! 19 Tuttavia, o Eterno, DIO mio, presta attenzione alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, ascoltando il grido e la preghiera che il tuo servo innalza davanti a te. 20 I tuoi occhi siano rivolti giorno e notte verso questo tempio, verso il luogo di cui hai detto: "Lì sarà il mio nome", per ascoltare le preghiere che il tuo servo farà rivolto a questo luogo. 21 Ascolta le suppliche del tuo servo e del tuo popolo Israele quando pregheranno rivolti a questo luogo. Ascolta dal luogo della tua dimora, dai cieli; ascolta e perdona. 22 Se uno pecca contro il suo prossimo e, perché costretto a giurare, viene a giurare davanti al tuo altare in questo tempio, 23 tu ascolta dal cielo, intervieni e giudica i tuoi servi; condanna il colpevole, facendo ricadere sul suo capo la sua condotta, e dichiara giusto l'innocente col rendergli secondo la sua giustizia. 24 Quando il tuo popolo Israele sarà sconfitto davanti al nemico perché ha peccato contro di te, se torna a te e loda il tuo nome, se ti prega e ti supplica in questo tempio, 25 ascolta dal cielo e perdona il peccato del tuo popolo Israele, e fallo tornare nel paese che hai dato a lui e ai suoi padri. 26 Quando il cielo sarà chiuso e non vi sarà pioggia perché hanno peccato contro di te, se essi pregano rivolti a questo luogo, se lodano il tuo nome e si convertono dal loro peccato perché li hai afflitti, 27 tu ascolta dal cielo, perdona il peccato dei tuoi servi e del tuo popolo Israele, insegnando loro la buona strada per la quale devono camminare, e manda la pioggia sulla terra che hai dato in eredità al tuo popolo. 28 Quando nel paese vi sarà carestia o peste, ruggine o carbonchio, invasione di locuste o di bruchi, quando il nemico li assedierà nel loro paese o nelle loro città, quando scoppierà una calamità o un'epidemia qualsiasi, 29 ogni preghiera, ogni supplica che ti sarà rivolta da qualsiasi individuo o dall'intero tuo popolo Israele, quando ciascuno ha riconosciuto la propria piaga e il proprio dolore e ha steso le sue mani verso questo tempio, 30 tu ascolta dal cielo, il luogo della tua dimora e perdona; e rendi a ciascuno secondo la sua condotta, tu che conosci il cuore di ognuno (tu solo infatti conosci il cuore dei figli degli uomini) 31 affinché essi ti temano e camminino nelle tue vie tutto il tempo che vivranno nel paese che hai dato ai nostri padri. 32 Anche lo straniero, che non appartiene al tuo popolo Israele, quando verrà da un paese lontano a motivo del tuo grande nome, della tua mano potente e del tuo braccio disteso, quando verrà a pregarti rivolto a questo tempio, 33 tu ascolta dal cielo, dal luogo della tua dimora e concedi allo straniero tutto ciò che ti domanda, affinché tutti i popoli della terra conoscano il tuo nome per temerti, come fa il tuo popolo Israele, e sappiano che il tuo nome è invocato su questo tempio che io ho costruito. 34 Quando il tuo popolo uscirà in guerra contro i suoi nemici seguendo la via per cui l'hai mandato, se ti pregano rivolti verso questa città che tu hai scelto e verso il tempio che io ho costruito al tuo nome, 35 ascolta dal cielo la loro preghiera e la loro supplica e sostieni la loro causa. 36 Quando peccheranno contro di te (perché non c'è alcun uomo che non pecchi) e tu, adirato contro di loro, li abbandonerai in balìa del nemico che li deporterà in un paese lontano o vicino, 37 se nel paese in cui sono stati deportati rientrano in sé, se tornano a te e ti supplicano nel paese della loro prigionia, dicendo: "Abbiamo peccato, abbiamo agito iniquamente, abbiamo fatto del male", 38 se tornano a te con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima nel paese della loro prigionia dove sono stati deportati, e ti pregano rivolti verso il loro paese, il paese che hai dato ai loro padri, verso la città che tu hai scelto e al tempio che ho costruito al tuo nome, 39 ascolta dal cielo, il luogo della tua dimora, la loro preghiera e le loro suppliche, sostieni la loro causa e perdona al tuo popolo che ha peccato contro di te! 40 Ora, o DIO mio, siano aperti i tuoi occhi e siano attente le tue orecchie alla preghiera fatta in questo luogo! 41 Ora dunque, levati, o Eterno DIO, e vieni al luogo del tuo riposo, tu e l'arca della tua forza. Siano i tuoi sacerdoti, o Eterno DIO, rivestiti di salvezza, e giubilino nel bene i tuoi santi. 42 O Eterno DIO, non respingere la faccia del tuo unto; ricordati dei favori fatti a Davide tuo servo!».

Riveduta 2020:

2Cronache 6

Discorso e preghiera di Salomone
1 Allora Salomone disse: “L'Eterno ha dichiarato che avrebbe abitato nella oscurità! 2 E io ti ho costruito una casa come tua abitazione, un luogo dove tu abiterai per sempre!”. 3 Poi il re voltò la faccia, e benedisse tutta la comunità d'Israele; e tutta la comunità d'Israele stava in piedi. 4 E disse: “Sia benedetto l'Eterno, l'Iddio d'Israele, il quale parlò a Davide mio padre di sua propria bocca, e con la sua potenza ha adempiuto ciò che aveva dichiarato dicendo: 5 'Dal giorno che feci uscire il mio popolo Israele dal paese d'Egitto, io non scelsi alcuna città, fra tutte le tribù d'Israele, per costruirvi una casa, dove dimorasse il mio nome; e non scelsi nessun uomo perché fosse principe del mio popolo Israele; 6 ma ho scelto Gerusalemme perché il mio nome vi dimori, e ho scelto Davide per regnare sul mio popolo Israele'. 7 Davide, mio padre, ebbe in cuore di costruire una casa al nome dell'Eterno, dell'Iddio d'Israele; 8 ma l'Eterno disse a Davide mio padre: 'Quanto all'avere avuto in cuore di costruire una casa al mio nome, hai fatto bene ad avere questo in cuore; 9 però non sarai tu che costruirai la casa, ma tuo figlio che uscirà dalle tue viscere: sarà lui che costruirà la casa al mio nome'. 10 E l'Eterno ha adempiuto la parola che aveva pronunciato; e io sono sorto al posto di Davide mio padre, e mi sono seduto sul trono d'Israele, come l'Eterno aveva annunciato, e ho costruito la casa al nome dell'Eterno, dell'Iddio d'Israele. 11 Là ho posto l'arca nella quale è il patto dell'Eterno: il patto che egli stabilì con i figli d'Israele”. 12 Poi Salomone si pose davanti all'altare dell'Eterno, in presenza di tutta la comunità d'Israele, e stese le sue mani. 13 Egli, infatti, aveva fatto costruire una tribuna di bronzo, lunga cinque cubiti, larga cinque cubiti e alta tre cubiti, e l'aveva posta in mezzo al cortile; egli vi salì, si mise in ginocchio in presenza di tutta la comunità d'Israele, stese le mani verso il cielo, e disse: 14 “O Eterno, Dio d'Israele! Non c'è Dio che sia simile a te, né in cielo né in terra! Tu mantieni il patto e la misericordia verso i tuoi servi che camminano in tua presenza con tutto il loro cuore. 15 Tu hai mantenuto la promessa da te fatta al tuo servo Davide, mio padre; e ciò che hai dichiarato con la tua propria bocca, la tua mano oggi lo adempie. 16 Ora dunque, o Eterno, Dio d'Israele, mantieni al tuo servo Davide, mio padre, la promessa che gli facesti, dicendo: 'Non ti mancherà mai qualcuno che sieda nel mio cospetto sul trono d'Israele, purché i tuoi figli veglino sulla loro condotta, e camminino secondo la mia legge, come tu hai camminato in mia presenza'. 17 Ora, o Eterno, Dio d'Israele, si avveri la parola che dicesti al tuo servo Davide! 18 Ma è proprio vero che Dio abiti con gli uomini sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non ti possono contenere; quanto meno questa casa che io ho costruito! 19 Tuttavia, o Eterno, Dio mio, abbi riguardo alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, ascoltando il grido e la preghiera che il tuo servo ti rivolge. 20 I tuoi occhi siano giorno e notte aperti su questa casa, sul luogo nel quale dicesti di voler mettere il tuo nome! Ascolta la preghiera che il tuo servo farà, rivolto a questo luogo! 21 Ascolta le suppliche del tuo servo e del tuo popolo Israele quando pregheranno, rivolti a questo luogo; ascoltali dal luogo della tua dimora, dai cieli; ascolta e perdona! 22 Se uno avrà peccato contro il suo prossimo e si esigerà da lui il giuramento per costringerlo a giurare, se egli viene a giurare davanti al tuo altare in questa casa, 23 tu ascoltalo dal cielo, agisci e giudica i tuoi servi; condanna il colpevole, facendo ricadere sul suo capo i suoi atti, e dichiara giusto l'innocente, trattandolo secondo la sua giustizia. 24 Quando il tuo popolo Israele sarà sconfitto dal nemico per aver peccato contro di te, se torna a te, se dà gloria al tuo nome e ti rivolge preghiere e suppliche in questa casa, tu esaudiscilo dal cielo, 25 perdona al tuo popolo Israele il suo peccato, e riconducilo nel paese che desti a lui e ai suoi padri. 26 Quando il cielo sarà chiuso e non ci sarà più pioggia a causa dei loro peccati contro di te, se essi pregano rivolti a questo luogo, se danno gloria al tuo nome e si convertono dai loro peccati perché li avrai afflitti, 27 tu esaudiscili dal cielo, perdona il loro peccato ai tuoi servi e al tuo popolo Israele, ai quali avrai mostrato la buona strada per cui devono camminare; e manda la pioggia sulla terra che hai dato come eredità al tuo popolo. 28 Quando il paese sarà invaso dalla carestia o dalla peste, dalla ruggine o dal carbone, dalle locuste o dai bruchi, quando il nemico assedierà il tuo popolo nel suo paese, nelle sue città, quando scoppierà qualsiasi flagello o epidemia, 29 ogni preghiera, ogni supplica che ti sarà rivolta da un individuo o dall'intero tuo popolo Israele, quando ciascuno avrà riconosciuto la sua piaga e il suo dolore e stenderà le sue mani verso questa casa, 30 tu esaudiscila dal cielo, dal luogo della tua dimora, e perdona; rendi a ciascuno secondo le sue vie, tu che conosci il cuore di ognuno; poiché soltanto tu conosci il cuore dei figli degli uomini; 31 affinché essi ti temano e camminino nelle tue vie tutto il tempo che vivranno nel paese che tu desti ai nostri padri! 32 Anche lo straniero, che non è del tuo popolo Israele, quando verrà da un paese lontano a causa del tuo grande nome, della tua mano potente e del tuo braccio steso, quando verrà a pregarti in questa casa, 33 tu esaudiscilo dal cielo, dal luogo della tua dimora, e concedi a questo straniero tutto quello che ti domanderà, affinché tutti i popoli della terra conoscano il tuo nome per temerti, come fa il tuo popolo Israele, e sappiano che il tuo nome è invocato su questa casa che io ho costruito! 34 Quando il tuo popolo partirà per fare guerra al suo nemico seguendo la via per la quale tu lo avrai mandato, se ti innalza preghiere, rivolto alla città che tu hai scelto e alla casa che io ho costruito al tuo nome, 35 esaudisci dal cielo le sue preghiere e le sue suppliche, e rendigli giustizia. 36 Quando peccheranno contro di te, poiché non c'è uomo che non pecchi, e ti sarai indignato contro di loro e li avrai abbandonati in balìa del nemico che li deporterà in un paese lontano o vicino, 37 se, nel paese dove saranno schiavi, rientrano in sé stessi, se tornano a te e ti rivolgono suppliche nel paese della loro schiavitù, e dicono: 'Abbiamo peccato, abbiamo operato ingiustamente, siamo stati malvagi', 38 se tornano a te con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima nel paese dei loro nemici dove sono stati deportati, e ti pregano, rivolti al loro paese, il paese che tu desti ai loro padri, alla città che tu hai scelto, e alla casa che io ho costruito al tuo nome, 39 esaudisci dal cielo, dal luogo della tua dimora, la loro preghiera e le loro suppliche, e rendi loro giustizia; perdona al tuo popolo che ha peccato contro di te! 40 Ora, o Dio mio, i tuoi occhi siano aperti, e le tue orecchie siano attente alla preghiera fatta in questo luogo! 41 E ora, alzati, o Eterno, o Dio, vieni al luogo del tuo riposo, tu e l'arca della tua forza! I tuoi sacerdoti, o Eterno, o Dio, siano rivestiti di salvezza, e i tuoi fedeli gioiscano nel bene! 42 O Eterno, o Dio, non respingere la faccia del tuo unto; ricordati delle grazie fatte a Davide, tuo servo!”.

Riveduta:

2Cronache 6

Discorso e preghiera di Salomone
1 Allora Salomone disse: 'L'Eterno ha dichiarato che abiterebbe nella oscurità! 2 E io t'ho costruito una casa per tua abitazione, un luogo ove tu dimorerai in perpetuo!' 3 Poi il re voltò la faccia, e benedisse tutta la raunanza d'Israele; e tutta la raunanza d'Israele stava in piedi. 4 E disse: 'Benedetto sia l'Eterno, l'Iddio d'Israele, il quale di sua propria bocca parlò a Davide mio padre, e con la sua potenza ha adempito quel che avea dichiarato dicendo: 5 - Dal giorno che trassi il mio popolo d'Israele dal paese d'Egitto, io non scelsi alcuna città, fra tutte le tribù d'Israele, per edificarvi una casa, ove il mio nome dimorasse; e non scelsi alcun uomo perché fosse principe del mio popolo d'Israele; 6 ma ho scelto Gerusalemme perché il mio nome vi dimori, e ho scelto Davide per regnare sul mio popolo d'Israele. - 7 Or Davide, mio padre, ebbe in cuore di costruire una casa al nome dell'Eterno, dell'Iddio d'Israele; 8 ma l'Eterno disse a Davide mio padre: - Quanto all'aver tu avuto in cuore di costruire una casa al mio nome, hai fatto bene ad aver questo in cuore; 9 però, non sarai tu che edificherai la casa; ma il tuo figliuolo che uscirà dalle tue viscere, sarà quegli che costruirà la casa al mio nome. - 10 E l'Eterno ha adempita la parola che avea pronunziata; ed io son sorto in luogo di Davide mio padre, e mi sono assiso sul trono d'Israele, come l'Eterno aveva annunziato, ed ho costruita la casa al nome dell'Eterno, dell'Iddio d'Israele. 11 E quivi ho posto l'arca nella quale è il patto dell'Eterno: il patto ch'egli fermò coi figliuoli d'Israele'. 12 Poi Salomone si pose davanti all'altare dell'Eterno, in presenza di tutta la raunanza d'Israele, e stese le sue mani. 13 Egli, infatti, avea fatto costruire una tribuna di rame, lunga cinque cubiti, larga cinque cubiti e alta tre cubiti, e l'avea posta in mezzo al cortile; egli vi salì, si mise in ginocchio in presenza di tutta la raunanza d'Israele, stese le mani verso il cielo, e disse: 14 'O Eterno, Dio d'Israele! Non v'è Dio che sia simile a te, né in cielo né in terra! Tu mantieni il patto e la misericordia verso i tuoi servi che camminano in tua presenza con tutto il cuor loro. 15 Tu hai mantenuta la promessa da te fatta al tuo servo Davide, mio padre; e ciò che dichiarasti con la tua propria bocca, la tua mano oggi l'adempie. 16 Ora dunque, o Eterno, Dio d'Israele, mantieni al tuo servo Davide, mio padre, la promessa che gli facesti, dicendo: - Non ti mancherà mai qualcuno che segga nel mio cospetto sul trono d'Israele, purché i tuoi figliuoli veglino sulla loro condotta, e camminino secondo la mia legge, come tu hai camminato in mia presenza. 17 Ora dunque, o Eterno, Dio d'Israele, s'avveri la parola che dicesti al tuo servo Davide! 18 Ma è egli proprio vero che Dio abiti cogli uomini sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli de' cieli non ti posson contenere; quanto meno questa casa che io ho costruita! 19 Nondimeno, o Eterno, Dio mio, abbi riguardo alla preghiera del tuo servo e alla sua supplicazione, ascoltando il grido e la preghiera che il tuo servo ti rivolge. 20 Siano gli occhi tuoi giorno e notte aperti su questa casa, sul luogo nel quale dicesti di voler mettere il tuo nome! Ascolta la preghiera che il tuo servo farà, rivòlto a questo luogo! 21 Ascolta le supplicazioni del tuo servo e del tuo popolo Israele quando pregheranno, rivòlti a questo luogo; ascoltali dal luogo della tua dimora, dai cieli; ascolta e perdona! 22 Quand'uno avrà peccato contro il suo prossimo e si esigerà da lui il giuramento per costringerlo a giurare, se quegli viene a giurare davanti al tuo altare in questa casa, 23 tu ascoltalo dal cielo, agisci e giudica i tuoi servi; condanna il colpevole, facendo ricadere sul suo capo i suoi atti, e dichiara giusto l'innocente, trattandolo secondo la sua giustizia. 24 Quando il tuo popolo Israele sarà sconfitto dal nemico per aver peccato contro di te, se torna a te, se dà gloria al tuo nome e ti rivolge preghiere e supplicazioni in questa casa, tu esaudiscilo dal cielo, 25 perdona al tuo popolo d'Israele il suo peccato, e riconducilo nel paese che desti a lui ed ai suoi padri. 26 Quando il cielo sarà chiuso e non vi sarà più pioggia a motivo dei loro peccati contro di te, se essi pregano rivòlti a questo luogo, se danno gloria al tuo nome e si convertono dai loro peccati perché li avrai afflitti, 27 tu esaudiscili dal cielo, perdona il loro peccato ai tuoi servi ed al tuo popolo d'Israele, ai quali avrai mostrato la buona strada per cui debbon camminare; e manda la pioggia sulla terra, che hai data come eredità al tuo popolo. 28 Quando il paese sarà invaso dalla carestia o dalla peste, dalla ruggine o dal carbone, dalle locuste o dai bruci, quando il nemico assedierà il tuo popolo nel suo paese, nelle sue città, quando scoppierà qualsivoglia flagello o epidemia, 29 ogni preghiera, ogni supplicazione che ti sarà rivolta da un individuo o dall'intero tuo popolo d'Israele, allorché ciascuno avrà riconosciuta la sua piaga e il suo dolore e stenderà le sue mani verso questa casa, 30 tu esaudiscila dal cielo, dal luogo della tua dimora, e perdona; rendi a ciascuno secondo le sue vie, tu che conosci il cuore d'ognuno; - poiché tu solo conosci il cuore dei figliuoli degli uomini; - 31 affinché essi ti temano e camminino nelle tue vie tutto il tempo che vivranno nel paese che tu desti ai padri nostri! 32 Anche lo straniero, che non è del tuo popolo d'Israele, quando verrà da un paese lontano a motivo del tuo gran nome, della tua mano potente e del tuo braccio disteso, quando verrà a pregarti in questa casa, 33 tu esaudiscilo dal cielo, dal luogo della tua dimora, e concedi a questo straniero tutto quello che ti domanderà, affinché tutti i popoli della terra conoscano il tuo nome per temerti, come fa il tuo popolo d'Israele, e sappiano che il tuo nome è invocato su questa casa che io ho costruita! 34 Quando il tuo popolo partirà per muover guerra al suo nemico seguendo la via per la quale tu l'avrai mandato, se t'innalza preghiere rivòlto alla città che tu hai scelta, e alla casa che io ho costruita al tuo nome, 35 esaudisci dal cielo le sue preghiere e le sue supplicazioni, e fagli ragione. 36 Quando peccheranno contro di te - poiché non v'è uomo che non pecchi - e tu ti sarai mosso a sdegno contro di loro e li avrai abbandonati in balìa del nemico che li menerà in cattività in un paese lontano o vicino, 37 se, nel paese dove saranno schiavi, rientrano in se stessi, se tornano a te e ti rivolgono supplicazioni nel paese del loro servaggio, e dicono: - Abbiam peccato, abbiamo operato iniquamente, siamo stati malvagi, - 38 se tornano a te con tutto il loro cuore e con tutta l'anima loro nel paese del loro servaggio dove sono stati menati schiavi, e ti pregano, rivòlti al loro paese, il paese che tu desti ai loro padri, alla città che tu hai scelta, e alla casa che io ho costruita al tuo nome, 39 esaudisci dal cielo, dal luogo della tua dimora, la loro preghiera e le loro supplicazioni, e fa' loro ragione; perdona al tuo popolo che ha peccato contro di te! 40 Ora, o Dio mio, siano aperti gli occhi tuoi, e siano attente le tue orecchie alla preghiera fatta in questo luogo! 41 Ed ora, lèvati, o Eterno, o Dio, vieni al luogo del tuo riposo, tu e l'arca della tua forza! I tuoi sacerdoti, o Eterno, o Dio, siano rivestiti di salvezza, e giubilino nel bene i tuoi fedeli! 42 O Eterno, o Dio, non respingere la faccia del tuo unto; ricordati delle grazie fatte a Davide, tuo servo!'

Ricciotti:

2Cronache 6

Discorso di Salomone
1 Allora Salomone disse: «Il Signore ha promesso di abitare nella caligine, 2 e io ho edificato la casa al suo nome perchè vi abitasse in eterno». 3 Poi il re si volse indietro a benedire tutta la moltitudine di Israele, (che se ne stava piena di attenzione) e disse: 4 «Benedetto il Signore Dio d'Israele, che ha compiuto quanto aveva promesso a Davide, mio padre, dicendo: 5 Dal giorno in cui trassi il mio popolo dalla terra d'Egitto non scelsi fra tutte le tribù d'Israele città alcuna, dove fosse edificata una casa al mio nome, nè elessi uomo alcuno, perchè fosse condottiero del mio popolo Israele; 6 ma ora elessi Gerusalemme, perchè vi sia il mio nome e scelsi Davide per costituirlo re sopra il popolo mio Israele. - 7 Ora avendo voluto Davide, mio padre, edificare una casa al nome del Signore Dio d'Israele, 8 il Signore gli disse: - Poichè tu hai voluto edificare una casa al mio nome, hai fatto bene ad avere una tal volontà; 9 tuttavia non sarai tu ad edificare questa casa, ma il figliuolo tuo, uscito dai lombi tuoi, egli edificherà la casa al mio nome. - 10 Il Signore adunque adempì la parola da lui proferita, ed io sono venuto in luogo del padre mio, a sedermi, come disse il Signore, sul trono d'Israele, ad edificare la casa al nome del Signore Dio d'Israele, 11 e a porvi l'arca dentro cui sta il patto del Signore, ch'egli ha fatto coi figli d'Israele».

Preghiera di Salomone
12 Postosi quindi Salomone dinanzi all'altare del Signore, alla presenza di tutta la moltitudine di Israele, stese le sue mani; 13 (egli aveva fatto costruire una predella di bronzo lunga cinque cubiti, larga cinque e alta tre e l'aveva posta in mezzo al portico; v'era salito su, e s'era messo in ginocchio alla presenza di tutta la moltitudine di Israele), e colle mani alzate al cielo, 14 disse: «Signore Dio d'Israele, non c'è Dio simile a te in cielo e in terra! Tu mantieni l'alleanza e la misericordia verso i servi tuoi, che camminano alla tua presenza con tutto il loro cuore. 15 Tu hai mantenuto la promessa da te fatta al tuo servo Davide, mio padre, e ciò che avevi dichiarato a bocca lo hai eseguito coll'opera, come questo giorno lo dimostra. 16 Ora pertanto, o Signore Dio d'Israele, compi per il servo tuo Davide, mio padre, tutto ciò che hai detto con quelle parole: -Non mancherà mai dalla tua progenie un uomo il quale al mio cospetto segga sul trono di Israele, purchè però i figli tuoi regolino la loro vita e camminino nella mia legge, come tu camminasti alla mia presenza-. 17 Ed ora, o Signore Dio d'Israele, sia compiuta la promessa da te fatta al servo tuo Davide. 18 È mai credibile che Iddio abiti cogli uomini sopra la terra? Se il cielo e i cieli dei cieli non ti contengono, quanto meno questa casa da me edificata? 19 Ma essa fu costruita soltanto perchè tu guardi alla preghiera del tuo servo e alle sue suppliche, o Signore Iddio mio, e ascolti le preghiere, che il tuo servo effonde dinanzi a te, 20 affinchè tu apra i tuoi occhi sopra questa casa di giorno e di notte, sopra il luogo dove tu promettesti che sarà invocato il tuo nome, 21 ed esaudisca l'orazione che il tuo servo vi innalza e ascolti le preghiere del tuo servo e del popolo tuo Israele. Chiunque pregherà in questo luogo, esaudiscilo dal tuo abitacolo, cioè dai cieli, e sii a lui propizio. 22 Se alcuno avrà peccato contro il suo prossimo e sarà pronto a giurar contro di lui, e si sarà legato con la maledizione dinanzi all'altare in questa casa; 23 tu ascolta dal cielo e rendi ragione ai tuoi servi, in modo che ricada sull'iniquo la sua condotta e sia vendicato il giusto, premiandolo secondo la sua giustizia. 24 Se il tuo popolo d'Israele sarà sconfitto dai suoi nemici (poichè essi peccheranno contro di te) e tornati in sè faranno penitenza e supplicheranno il tuo nome e pregheranno in questo luogo; 25 tu esaudisci dal cielo e abbi pietà delle colpe del tuo popolo d'Israele, e riconducili alla terra che hai dato ad essi e ai padri loro. 26 Se quando il cielo sarà chiuso e non cadrà più pioggia a cagione dei peccati del popolo ed essi ti pregheranno in questo luogo e glorificando il tuo nome si ritrarranno dalle loro colpe, perchè tu li hai afflitti; 27 esaudiscili dal cielo, o Signore, e rimetti i peccati de' tuoi servi e del popolo tuo Israele, e addita loro la via buona che devono battere, e concedi la pioggia alla terra, che tu hai data in possesso al popolo tuo. 28 Se nel paese verrà la carestia e la pestilenza, e la ruggine e il carbone e le cavallette, e i bruchi; e i nemici, devastate le contrade, assedieranno le porte della città, e si farà sentire qualsivoglia altro flagello o epidemia; 29 se alcuno del tuo popolo d'Israele, al vedere il flagello e la malattia, pregherà e stenderà le sue mani in questa casa; 30 tu esaudisci dal cielo, cioè dal tuo eccelso abitacolo, e usa misericordia e rendi a ciascuno secondo le sue vie e le intenzioni che tu conosci avere ciascuno in cuor suo (poichè tu solo conosci il cuore dei figliuoli degli uomini), 31 affinchè essi ti temano e camminino nelle tue vie in tutti i giorni, in cui vivono sulla faccia della terra, che hai dato ai nostri padri. 32 Anche lo straniero, che non appartiene al tuo popolo d'Israele, se verrà da terra lontana, attrattovi dal tuo gran nome e dalla tua mano potente e dal tuo braccio esteso, e adorerà in questo luogo; 33 tu lo esaudirai dal cielo, dal luogo della tua forte dimora e farai tutto ciò per cui quel pellegrino ti invocherà: affinchè conoscano tutti i popoli della terra il tuo nome e ti temano, come fa il tuo popolo d'Israele, e sappiano che il tuo nome è invocato sopra questa casa, che io ho costruita. 34 Qualora il tuo popolo uscisse in guerra contro i suoi nemici, seguendo la via per la quale tu l'avrai mandato e ti adoreranno, rivolti a questa città, che tu hai eletto e a questa casa, che io ho edificata al tuo nome; 35 tu esaudirai dal cielo la loro preghiera e la loro supplica e farai ad essi giustizia. 36 Che se peccheranno contro di te (poichè non v'ha uomo che non pecchi), e tu sarai adirato contro di essi e li abbandonerai in mano ai loro nemici, che li condurranno schiavi in paesi lontani o vicini, 37 ed essi, rientrando in sè in quel paese ove furono condotti prigionieri, faranno penitenza e ti scongiureranno in quel paese della loro prigionia, dicendo: - Peccammo, ti abbiamo trattato ingiustamente, ci siamo comportati da perversi; - 38 e si saranno convertiti a te con tutto il loro cuore e con tutta l'anima loro nel paese della loro cattività, dove saranno stati condotti, e adoreranno rivolti alla loro terra, che tu hai concessa ai loro padri, e alla città, che tu hai eletta e al tempio che io ho edificato al tuo nome; 39 tu esaudisci dal cielo, vale a dire dal luogo della tua forte dimora, le loro preghiere e fa' loro ragione e perdona al tuo popolo, per quanto peccatore; 40 poichè, tu sei il mio Dio. Si aprano i tuoi occhi, te ne prego, e le tue orecchie ascoltino l'orazione che si fa in questo luogo. 41 Ora quindi, o Signore Iddio, levati, vieni al luogo del tuo riposo, tu e l'arca della tua fortezza. Che i tuoi sacerdoti, o Signore Iddio, siano ammantati di salute e i tuoi santi gioiscano dei loro beni. 42 O Signore Iddio, non ritirare lo sguardo dal tuo unto: ricordati delle misericordie usate a Davide tuo servo».

Tintori:

2Cronache 6

Salomone ringrazia Dio pel felice compimento del tempio
1 Allora Salomone disse: «Il Signore ha promesso di abitare nella caligine, 2 e io ho edificata una casa al suo nome, affinchè vi abiti in eterno». 3 Poi il re, voltata la sua faccia, benedisse tutta la moltitudine d'Israele (tutto il popolo stava in piedi attento), e disse: 4 «Benedetto il Signore Dio d'Israele, il quale ha condotto ad effetto tutto ciò che promise a David mio padre, dicendo: 5 Dal giorno in cui trassi il mio popolo dalla terra d'Egitto, io fra le tribù d'Israele non scelsi una città per farvi edificare una casa al mio nome, non scelsi verun uomo per farlo capo del mio popolo Israele; 6 ma elessi Gerusalemme, perchè vi dimori il mio nome, elessi David per farlo re sul mio popolo d'Israele. 7 Or avendo David mio padre avuta la volontà di edificare una casa al nome del Signore Dio d'Israele, 8 il Signore gli disse: D'aver avuta la volontà d'edificare una casa al mio nome, hai fatto bene ad averla questa volontà; 9 però non sarai tu quello che edificherai questa casa; ma il tuo figlio che nascerà da te, egli edificherà la casa al mio nome. 10 Il Signore ha dunque adempiuta la sua parola da lui detta: io, venuto in luogo di David mio padre, mi sono assiso sul trono d'Israele, come disse il Signore, ed ho edificata la casa al nome del Signore Dio d'Israele. 11 In essa ho collocato l'arca, dentro cui sta il patto del Signore, da lui fatto coi figli d'Israele».

Preghiera di Salomone
12 Poi Salomone stette in piedi dinanzi all'altare del Signore, alla presenza di tutta la moltitudine d'Israele, e stese le sue mani 13 (stava in piedi sopra una predella di rame, lunga cinque cubiti, cinque cubiti larga e tre cubiti alta, che aveva fatta fare e porre nel mezzo del portico) e poi, inginocchiatosi in faccia a tutta la moltitudine d'Israele, e alzate le mani al cielo, 14 disse: «Signore Dio d'Israele, non vi ha un Dio simile a te nè in cielo, nè in terra! Tu, che mantieni il patto e la misericordia coi tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il loro cuore, 15 tu, che mantenesti al tuo servo David, mio padre, tutto quello che gli dicesti, tutto ciò che dicesti colla bocca lo compisti colle opere, come ben dimostra questo giorno. 16 Or dunque, Signore Dio d'Israele, mantieni al tuo servo David, mio padre, tutto quello che hai promesso dicendo: Dinanzi a me non ti mancherà mai un uomo di tua stirpe che segga sul trono d'Israele, purché però i tuoi figli veglino sulla loro condotta e camminino nella mia legge, come tu hai camminato dinanzi a me. 17 Or dunque si compia, o Signore Dio d'Israele, la tua parola detta da te a David tuo servo. 18 E dovrà dunque credersi che Dio abiti cogli uomini sopra la terra? Se il cielo e i cieli dei cieli non ti possono contenere, quanto meno questa casa che io ho edificata? 19 Ma essa è stata fatta soltanto per questo, perchè tu, o Signore Dio mio, riguardi la preghiera e la supplica del tuo servo, e ascolti le preghiere che il tuo servo effonde dinanzi a te. 20 Tieni aperti i tuoi occhi giorno e notte sopra questa casa, sopra questo luogo, nel quale hai promesso di fare invocare il tuo nome, 21 di esaudire la preghiera in esso fatta dal tuo servo, di ascoltare le preghiere del tuo servo e del tuo popolo Israele. Chiunque pregherà in questo luogo, esaudiscilo dal luogo della tua dimora, dal cielo, e sii a lui propizio. 22 Se uno avrà peccato contro il prossimo e verrà pronto a giurare contro di lui, e si legherà con imprecazione dinanzi all'altare in questa casa, 23 tu ascolta dal cielo e rendi ragione ai tuoi servi, facendo cadere sul capo dell'iniquo la sua perfidia, facendo le vendette del giusto e rimunerandolo secondo la sua giustizia. 24 Se il tuo popolo d'Israele sarà stato vinto dai suoi nemici (perchè peccherà contro di te), e convertito farà penitenza, invocherà il tuo nome, pregherà in questo luogo, 25 tu esaudisci dal cielo, sii propizio al peccato del tuo popolo Israele, e riconducili nella terra da te data ad essi e ai loro padri. 26 Se, chiuso il cielo, non cadrà la pioggia per i peccati del popolo, e ti pregheranno in questo luogo e confesseranno il tuo nome, convertendosi dai loro peccati, dopo che li avrai afflitti, 27 esaudiscili dal cielo, o Signore, perdona i peccati dei tuoi servi e del tuo popolo Israele, mostra loro la buona strada per cui devono camminare, e dona la pioggia alla terra che hai data in possesso al tuo popolo. 28 Se verrà nel paese la fame, la pestilenza, la ruggine, il carbone, la locusta, il bruco, se i nemici, desolate le terre, assedieranno le porte della città, qualunque flagello o malattia ci opprima, 29 se uno del tuo popolo Israele pregherà e, riconoscendo la sua piaga e la sua infermità alzerà le sue mani in questa casa, 30 tu dal cielo, dalla tua eccelsa dimora, esaudiscilo, fa misericordia, e rendi a ciascuno secondo le sue opere che vedi avere egli nel cuore (chè tu solo conosci i cuori dei figli degli uomini); 31 affinchè essi ti temano e camminino nello tue vie tutto il tempo che vivranno sopra la terra da te data ai loro padri. 32 Anche lo straniero, che non è del tuo popolo Israele, se verrà da lontano paese, per amor del tuo gran nome, della tua forte mano, e del tuo braccio steso, ad adorarti in questo luogo, 33 tu, esaudiscilo dal cielo, dalla tua saldissima dimora, e fa tutto quello che ti chiederà quello straniero; affinchè tutti i popoli della terra conoscano il tuo nome, ti temano come il tuo popolo Israele, e riconoscano che il tuo nome è stato invocato sopra questa casa da me edificata. 34 Se il tuo popolo, uscito in guerra contro i suoi nemici, dove tu l'avrai mandato, ti adorerà, rivolto a questa città da te eletta, alla casa da me edificata al tuo nome, 35 tu dal cielo esaudisci le loro preghiere, le loro suppliche, e fa le loro vendette. 36 Se poi essi peccheranno contro di te, (infatti non v'è uomo che non pecchi) e tu, irato contro di loro, li darai in potere dei loro nemici, che li meneranno schiavi in paese lontano o vicino, 37 nella terra ove furono condotti schiavi, convertitisi di cuore, faran penitenza, e nella terra della loro schiavitù ti supplicheranno, dicendo: Abbiamo peccato, abbiamo operato iniquamente, abbiamo agito ingiustamente; 38 e ritorneranno a te con tutto il loro cuore, con tutta la loro anima, nella terra di loro schiavitù ove furon condotti, e ti adoreranno rivolti verso la terra da te data ai loro padri, verso la città da te eletta, verso la casa da me edificata al tuo nome, 39 tu dal cielo, dalla tua saldissima dimora, esaudisci le loro preghiere, rendi loro ragione, e perdona al tuo popolo, benché sia peccatore. 40 Tu sei il mio Dio. Or dunque, mi raccomando, siano aperti i tuoi occhi, siano aperte le tue orecchie alla preghiera che si fa in questo luogo. 41 Ed ora, o Signore Dio, levati ed entra nel tuo riposo, Tu e l'arca della tua potenza; i tuoi sacerdoti, o Signore Dio, sian vestiti di salute, i tuoi santi si rallegrino nei tuoi beni. 42 Signore, non voltare la faccia dal tuo Cristo, ricordati delle misericordie del tuo servo David».

Martini:

2Cronache 6

Salomone benedice il popolo d'Israele, rende a Dio grazie dell'adempimento della promessa fatta a Davidde; e prega umilmente il Signore, che esaudisca i voti di quelli, che faranno orazione in quel tempio.
1 Allora Salomone disse: Il Signore ha promesso, che porrebbe sua stanza nella caligine: 2 E io ho eretta una casa al nome di lui, affinchè egli la abiti in eterno. 3 E il re si rivolse a benedire tutta la moltitudine d'Israele (perocché tutta la turba stava in piedi in attenzione), e disse: 4 Benedetto il Signore Dio d'Israele, il quale ha condotto ad effetto quello, che promise a David mio padre, allorché disse: 5 Dal giorno, in cui io trassi il mio popolo dalla terra d'Egitto, io non mi elessi tralle tribù d'Israele una città, dove si edificasse una casa al nome mio: e non elessi alcun altro uomo, perchè governasse il popol mio d'Israele; 6 Ma elessi Gerusalemme, perchè ella porti il mio nome; ed elessi David, per farlo re del mio popolo d'Israele. 7 E David padre mio avendo avuto bramosia di edificare una casa al nome del Signore Dio d'Israele. 8 Il Signore gli disse: Che tu abbia avuta la volontà di edificare una casa al nome mio, bene sta, che tu abbi avuto tal desiderio: 9 Ma non tu edificherai questa casa: ma il tuo figliuolo nato da te, egli edificherà la casa al nome mio. 10 Il Signore adunque ha adempiuta la parola, ch'egli avea detta: e io son venuto in luogo del padre mio Davidde, e mi sono assiso sul trono d'Israele, come disse il Signore: ed ho eretta la casa al nome del Signore Dio d'Israele: 11 E in essa ho collocata l'arca, dentro di cui sta il patto del Signore fermato co' figliuoli d'Israele. 12 Indi (Salomone) si stette in piedi dinanzi all'altare del Signore alla presenza di tutta la moltitudine d'Israele, e stese le mani sue. 13 (Perocché avea Salomone fatta una predella di bronzo, e l'avea fatta porre nel mezzo del portico, lunga cinque cubiti, e larga cinque cubiti, e alta tre cubiti, ed egli vi stava sopra in piedi): e di poi inginocchiatosi alla presenza di tutta la turba d'Israele, e alzate al cielo le mani, 14 Disse: Signore Dio d'Israele, non havvi Dio simile a te nel cielo, o nella terra: a te, che osservi i patti, e usi misericordia co' servi tuoi, i quali con tutto il cuor loro battono le tue vie. 15 Tu, che adempisti a favore di David tuo servo, padre mio, tutto quello, che a lui predicesti: e quello, che promettesti in parole, lo eseguisti di fatto, come il presente tempo il dimostra: 16 Adesso adunque, o Signore Dio d'Israele, adempì tutto quello, che al padre mio David tuo servo annunziasti, dicendo: Non mancherà di tua stirpe chi segga dinanzi a me sul trono d'Israele: a condizione però, che i tuoi figliuoli veglino sopra le vie loro, e camminino nella mia legge, come tu pur camminasti dinanzi a me. 17 Adesso adunque, o Signore Dio d'Israele, sia confermata la tua parola data da te a Davidde tuo servo. 18 È egli adunque credibile, che Dio abiti sopra la terra cogli uomini? Se il cielo, e i cieli de' cieli non ti capiscono, quanto meno questa casa edificata da me? 19 Ma ella per questo solo è stata fatta, affinchè tu, Signore Dio mio, ti rivolga alle suppliche del tuo servo: e ascolti le preci, che spande dinanzi a te lo stesso tuo servo: 20 Affinchè gli occhi tu tenga aperti di giorno, e di notte sopra di questa casa, nella quale tu hai promesso, che sarebbe invocato il tuo nome; 21 Affin di esaudire le orazioni fatte qui dal tuo servo, e di ammettere le suppliche del tuo servo, e d'Israele tuo popolo. Chiunque in questo luogo farà orazione, esaudiscilo dal luogo di tua abitazione, cioè dal cielo, e fa con lui misericordia. 22 Se uno avrà peccato contro il suo prossimo, e si offerirà di dar giuramento contro di lui, e si avvincerà di maledizione dinanzi all'altare in questa casa; 23 Tu dal cielo ascolterai, e farai ragione a' tuoi servi, cader facendo sulla testa dell'iniquo la sua ingiustizia, e facendo le vendette del giusto, e rimunerando la sua giustizia. 24 Se da' nemici sarà stato messo in fuga Israele tuo popolo (perocché egli peccherà contro di te), e convertiti faran penitenza, e invocheranno in questa casa il tuo nome, e faran suppliche a te in questo luogo, 25 Tu dal cielo gli esaudirai, e avrai misericordia d'Israele tuo popolo, e li ritornerai nella terra data da te ad essi, e ai padri loro. 26 Se, chiuso il cielo, mancheranno le piogge pei peccati del popolo, e faranno orazione a te in questo luogo, e confesseranno il tuo nome, e umiliati da te si convertiranno dai loro peccati, 27 Esaudiscili dal cielo, o Signore, e perdona i lor peccati a' tuoi servi, e ad Israele tuo popolo, e mostra loro la buona strada, che debbono battere: e dà la pioggia alla terra data da te in dominio del popol tuo. 28 Se verrà nel paese la fame, e la pestilenza, e la ruggine, e il fuoco salvatico e le cavallette, e i bruci; e i nemici, desolate le terre, stringeranno d'assedio la città; o qualunque altro flagello, e malore li prema: 29 Se considerando le sue piaghe, e malori alcun del popolo d'Israele ti pregherà, e alzerà a te in questa casa le mani sue, 30 Tu dal cielo, dall'eccelsa abitazione tua lo esaudirai, e farai misericordia, e renderai a ciascuno secondo quello, che scorgerai nel suo cuore: perocché tu solo conosci i cuori degli uomini: 31 Affinchè ti temano, e battano le tue vie in tutto il tempo, che viveranno sopra la terra data da te ai padri loro. 32 Gli stranieri eziandio, che non sono del tuo popolo d'Israele, se di lontan paese verranno tratti dal nome tuo grande, e dalla forte tua mano, e dal possente tuo braccio, e te adoreranno in questo luogo, 33 Tu dal cielo, dalla saldissima abitazione tua gli esaudirai; e farai tutto quello, che chiederà a te lo straniero, affinchè sia conosciuto da tutti i popoli della terra il tuo nome, ed ei ti temano come il popol tuo d'Israele: e conoscano come da te prende il nome questa casa edificata da me. 34 Se il popol tuo si moverà per far guerra a' suoi nemici, e andando, dove tu gli avrai mandati, te adoreranno rivolti a questa parte, dove è questa città eletta da te, e la casa edificata da me al tuo nome: 35 Tu dal cielo esaudirai le loro preghiere, e le suppliche, e farai le loro vendette. 36 Che se eglino peccheranno contro di te (perocché uomo non è, che non pecchi), onde tu irato contro di loro li darai in potere de' nemici, i quali li meneranno prigionieri lungi, o dappresso; 37 E nel paese, dove furon menati schiavi, si convertiranno di cuore, e faran penitenza, e nella terra di loro schiavitù ti supplicheranno, dicendo: Abbiam peccato, abbiamo operato iniquamente, abbiamo agito ingiustamente; 38 E a te torneranno con tutto il cuor loro, e con tutta l'anima nella terra di loro schiavitù, dove furon condotti, e te adoreranno rivolti verso il paese dato da te a' padri loro, e verso la città eletta da te, e verso la casa, che io ho eretta al tuo nome: 39 Tu dal cielo, dalla saldissima abitazione tua esaudirai le loro preci, e farai loro ragione, perdonando al tuo popolo, benché peccatore: 40 Perocché sei il mio Dio: siano aperti, ti prego, gli occhi tuoi, e attente le tue orecchie all'orazione, che si fa in questo luogo. 41 Adesso adunque, o Signore Dio. levati, e vieni alla tua requie, tu, e l'arca di tua possanza. I tuoi sacerdoti, o Signore Dio, siano ammantati di salute, e i tuoi santi festeggino pe' tuoi benefizj. 42 Signore Dio, non volger lo sguardo dal tuo cristo: ricorditi della benignità di Davidde tuo servo.

Diodati:

2Cronache 6

1 ALLORA Salomone disse: Il Signore ha detto ch'egli abiterebbe nella caligine. 2 Dunque io ti ho edificata una Casa per abitacolo, ed una stanza per tua abitazione in perpetuo. 3 Poi il re voltò la faccia, e benedisse tutta la raunanza d'Israele, ch'era in piè; 4 e disse: Benedetto sia il Signore Iddio d'Israele, il quale con la sua bocca parlò a Davide, mio padre, e con le sue mani ha adempiuto ciò ch'egli avea pronunziato, dicendo: 5 Dal giorno che io trassi il mio popolo fuor del paese di Egitto, io non ho scelta alcuna città d'infra tutte le tribù d'Israele, per edificarvi una Casa, nella quale il mio Nome dimorasse; e non ho eletto uomo alcuno per esser conduttore sopra il mio popolo Israele; 6 ma io ho scelta Gerusalemme, acciocchè il mio Nome dimori quivi; ed ho eletto Davide, acciocchè egli governi il mio popolo Israele. 7 E Davide, mio padre, ebbe in cuore di edificare una Casa al nome del Signore Iddio d'Israele. 8 Ma il Signore disse a Davide, mio padre: Quant'è a quello che tu hai avuto in cuore, di edificare una Casa al mio Nome, bene hai fatto di averlo avuto in cuore; 9 nondimeno, tu non edificherai essa Casa; anzi il tuo figliuolo che uscirà de' tuoi lombi, sarà quel ch'edificherà la Casa al mio Nome. 10 Il Signore adunque ha attenuta la sua parola ch'egli avea pronunziata; ed io sono sorto in luogo di Davide, mio padre, e son seduto sopra il trono d'Israele, come il Signore ne avea parlato; ed ho edificata questa Casa al Nome del Signore Iddio d'Israele; 11 ed ho posta in essa l'Arca nella quale è il Patto del Signore, che egli ha fatto co' figliuoli d'Israele.
12 Poi Salomone si presentò davanti all'Altare del Signore, in presenza di tutta la raunanza d'Israele, e spiegò le palme delle sue mani. 13 Perciocchè Salomone avea fatto un pergamo di rame, lungo cinque cubiti, e largo cinque cubiti, e alto tre cubiti; e l'avea posto in mezzo del Cortile. Egli adunque si presentò sopra esso, e si mise inginocchione in presenza di tutta la raunanza d'Israele, e spiegò le palme delle sue mani verso il cielo, 14 e disse: O Signore Iddio d'Israele, non vi è alcun dio pari a te, nè in cielo, nè in terra, che osservi il patto e la benignità inverso i tuoi servitori, che camminano davanti a te con tutto il cuor loro; 15 che hai attenuto a Davide, mio padre, tuo servitore, ciò che tu gli avevi detto; e ciò che tu avevi pronunziato con la tua bocca, tu l'hai adempiuto con la tua mano, come oggi appare. 16 Ora dunque, o Signore Iddio d'Israele, osserva al tuo servitore Davide, mio padre, ciò che tu gli hai promesso, dicendo: Ei non ti verrà giammai meno, nel mio cospetto, uomo che segga sopra il trono d'Israele; purchè i tuoi figliuoli prendano guardia alla via loro, per camminar nella mia Legge, come tu sei camminato nel mio cospetto. 17 Ora dunque, o Signore Iddio d'Israele, sia verificata la tua parola che tu hai pronunziata a Davide, tuo servitore. 18 Ma pur veramente abiterà Iddio con gli uomini in su la terra? ecco, i cieli, ed i cieli de' cieli, non ti possono comprendere; quanto meno questa Casa, la quale io ho edificata? 19 Ma pure, o Signore Iddio mio, riguarda alla preghiera, ed alla supplicazione del tuo servitore, per ascoltare il grido, e l'orazione la quale il tuo servitore fa nel tuo cospetto; 20 acciocchè gli occhi tuoi sieno aperti giorno e notte verso questa Casa; verso il luogo nel quale tu hai detto di mettere il tuo Nome; per esaudir l'orazione che il tuo servitore farà, volgendosi verso questo luogo. 21 Esaudisci adunque le supplicazioni del tuo servitore, e del tuo popolo Israele, quando ti faranno orazione, volgendosi verso questo luogo; esaudiscili, dal luogo della tua stanza, dal cielo; ed avendoli esauditi, perdona loro. 22 Quando alcuno avrà peccato contro al suo prossimo, ed esso avrà da lui chiesto il giuramento, per farlo giurare; e il giuramento sarà venuto davanti al tuo Altare in questa Casa, 23 porgi le orecchie dal cielo, ed opera, e giudica i tuoi servitori, per far la retribuzione al colpevole, e fargli ritornare in su la testa ciò ch'egli avrà fatto; e per assolvere il giusto, e rendergli secondo la sua giustizia. 24 E quando il tuo popolo Israele sarà stato sconfitto dal nemico, perchè esso avrà peccato contro a te; se poi egli si converte, e dà gloria al tuo Nome, e ti fa orazione e supplicazione in questa Casa, 25 porgi le orecchie dal cielo, e perdona al tuo popolo Israele il suo peccato, e riconducilo al paese che tu desti a lui ed a' suoi padri. 26 Quando il cielo sarà serrato, e non vi sarà pioggia, perchè avranno peccato contro a te; se ti fanno orazione volgendosi verso questo luogo, e dànno gloria al tuo Nome, e si convertono dai lor peccati, dopo che tu li avrai afflitti, 27 porgi le orecchie dal cielo, e perdona a' tuoi servitori, ed al tuo popolo Israele, il lor peccato, dopo che tu avrai loro insegnato il buon cammino, per lo quale hanno da camminare; e manda la pioggia in su la tua terra che tu hai data al tuo popolo per eredità. 28 Quando vi sarà nel paese fame, o pestilenza, od arsura, o rubigine, o locuste, o bruchi; ovvero, quando i nemici del tuo popolo lo stringeranno nel paese della sua stanza; ovvero quando vi sarà qualunque piaga, e qualunque infermità; 29 ascolta ogni orazione, ed ogni supplicazione di qualunque uomo, ovvero di tutto il tuo popolo Israele, quando ciascuno avrà conosciuta la sua piaga, e la sua doglia, ed avrà spiegate le palme delle sue mani verso questa Casa, 30 ascolta dal cielo, stanza della tua abitazione, e perdona, e rendi a ciascuno secondo ogni sua via, secondo che tu avrai conosciuto il suo cuore (perciocchè tu solo conosci il cuore de' figliuoli degli uomini); 31 acciocchè essi ti temano, per camminar nelle tue vie, tutto il tempo che viveranno in su la terra, che tu hai data ai nostri padri. 32 Ascolta eziandio il forestiere che non sarà del tuo popolo Israele, e sarà venuto di lontan paese, per cagione del tuo gran Nome, e della tua man possente, e del tuo braccio steso; quando sarà venuto, ed avrà fatta orazione, volgendosi verso questa Casa; 33 ascoltalo dal cielo, dalla stanza della tua abitazione, e fa' secondo tutto quello di che quel forestiere ti avrà invocato; acciocchè tutti i popoli della terra conoscano il tuo Nome, per temerti come il tuo popolo Israele, e per conoscere che questa Casa che io ho edificata, si chiama del tuo Nome. 34 Quando il tuo popolo sarà uscito in guerra contro a' suoi nemici, per la via per la quale tu l'avrai mandato, e ti avrà fatta orazione, volgendosi verso questa città che tu hai eletta, e verso questa Casa che io ho edificata al tuo Nome, 35 esaudisci dal cielo la sua orazione, e la sua supplicazione, e difendi la lor ragione. 36 Quando avranno peccato contro a te (conciossiachè non vi sia niun uomo che non pecchi), e tu ti sarai adirato contro a loro, e li avrai messi in poter del nemico; e quelli che li avranno presi, li avranno menati in cattività, in alcun paese, lontano o vicino, 37 se nel paese nel quale saranno stati menati in cattività, si ravveggono, e si convertono, e ti supplicano nel paese della lor cattività, dicendo: Noi abbiamo peccato, noi abbiamo operato iniquamente, e siamo colpevoli; 38 se si convertono a te con tutto il cuor loro, e con tutta l'anima loro, nel paese della lor cattività, dove saranno stati menati prigioni; e fanno orazione, volgendosi verso il lor paese, che tu hai dato a' lor padri, e verso questa città, che tu hai eletta, e verso questa Casa, che io ho edificata al tuo Nome; 39 esaudisci dal cielo, dalla stanza della tua abitazione, la loro orazione, e le lor supplicazioni, e difendi la lor ragione, e perdona al tuo popolo che avrà peccato contro a te. 40 Ora, o Dio mio, sieno, ti prego, gli occhi tuoi aperti, e le tue orecchie attente all'orazione fatta in questo luogo. 41 Ed ora, o Signore Iddio, levati per entrar nel tuo riposo, tu, e l'Arca della tua forza; o Signore Iddio, sieno i tuoi sacerdoti vestiti di vestimenti di salvezza, e rallegrinsi i tuoi santi del bene. 42 O Signore Iddio, non negare al tuo unto la sua richiesta; ricordati delle benignità promesse a Davide, tuo servitore.

Commentario completo di Matthew Henry:

2Cronache 6

1 INTRODUZIONE A 2 CRONACHE CAPITOLO 6

La gloria del Signore, nel veicolo di una densa nuvola, avendo riempito la casa che Salomone costruì, con la quale Dio vi manifestò la sua presenza, egli immediatamente migliora l'opportunità, e si rivolge a Dio, come un Dio ora, in un modo particolare, vicino.

I Egli fa una solenne dichiarazione della sua intenzione di costruire questa casa, per la soddisfazione del popolo e l'onore di Dio, che ha entrambi benedetti, 2Cronache 6:1-11.

II. Egli fa una solenne preghiera a Dio affinché gli piaccia benignamente di accettare e rispondere a tutte le preghiere che dovrebbero essere fatte in quella casa o verso di essa, 2Cronache 6:12-42. L'intero capitolo lo abbiamo già avuto prima, con pochissime variazioni (1Re 8:12-53), al quale non è forse sbagliato guardare indietro.

Ver. 1. fino alla Ver. 11.

È di grande importanza, in tutte le nostre azioni religiose, che progettiamo bene e che il nostro occhio sia unico. Se Salomone avesse costruito questo tempio nell'orgoglio del suo cuore, come Assuero aveva fatto il suo banchetto, solo per mostrare le ricchezze del suo regno e l'onore della sua maestà, non sarebbe andato affatto a suo conto. Ma qui egli dichiara in base a quali incentivi l'ha intrapresa, e sono tali che non solo giustificano, ma ingigantiscono l'impresa.

1. Lo fece per la gloria e l'onore di Dio; questo era il suo fine più alto e ultimo in esso. Era perché il nome del Signore Dio d'Israele (2Cronache 6:10), fosse per lui una casa di dimora, == 2Cronache 6:2. Egli ha fatto, come per noi, le tenebre il suo padiglione (2Cronache 6:1), ma lascia che questa casa sia la residenza di quelle tenebre, perché è nel mondo superiore che egli dimora nella luce, tale che nessun occhio può avvicinare.

2. Lo fece in conformità con la scelta che Dio si era compiaciuto di fare di Gerusalemme, di essere la città in cui avrebbe registrato il suo nome (2Cronache 6:6): Ho scelto Gerusalemme. A Gerusalemme c'erano molti edifici signorili per il re, i suoi principi e la famiglia reale. Se Dio sceglie quel luogo, è giusto che ci sia per lui un edificio che superi tutto il resto. Se gli uomini sono stati onorati in questo modo, che Dio sia onorato in questo modo.

3. Lo ha fatto seguendo le buone intenzioni di suo padre, che non ha mai avuto l'opportunità di mettere in pratica:

"Era nel cuore di Davide, mio padre, di costruire una casa a Dio";

il progetto era suo, sia noto, in suo onore (2Cronache 6:7), e Dio lo approvò, sebbene gli permettesse di non metterlo in esecuzione (2Cronache 6:8), Tu hai fatto bene che fosse nel tuo cuore. Il lavoro di tempio è spesso fatto così; uno semina e l'altro raccoglie (Giovanni 4:37-38), un'epoca inizia ciò che la successiva porta alla perfezione. E che il più saggio degli uomini non pensi che sia un disprezzo nei loro confronti perseguire i buoni disegni che coloro che li hanno preceduti hanno posto e costruire sulle loro fondamenta. Ogni buon pezzo non è un originale.

4. Lo fece in adempimento della parola che Dio aveva pronunziata. Dio aveva detto: "Tuo figlio edificherà la casa al mio nome; e ora l'aveva fatto, 2Cronache 6:9-10. Il servizio gli fu assegnato, e l'onore di esso lo designò, per la promessa divina; così che non l'ha fatto di propria testa, ma è stato chiamato da Dio a farlo. È conveniente che colui che nomina l'opera abbia la nomina degli operai; e possono continuare il loro lavoro con grande soddisfazione coloro che vedono chiara la loro chiamata ad esso.

12 Salomone, nei versetti precedenti, aveva firmato e sigillato, per così dire, l'atto di dedicazione, con il quale il tempio era destinato all'onore e al servizio di Dio. Ora qui egli recita la preghiera di consacrazione, con la quale è stata resa figura di Cristo, il grande Mediatore, per mezzo del quale dobbiamo offrire tutte le nostre preghiere e aspettarci tutti i favori di Dio, e al quale dobbiamo avere un occhio in ogni cosa che abbiamo a che fare con Dio. Abbiamo esposto i particolari di questa preghiera (1Re 8) e quindi ora raccoglieremo solo alcuni passaggi in essa che possono essere i soggetti appropriati della nostra meditazione.

I Ecco alcune verità dottrinali esposte di tanto in tanto. Come

1. Che il Dio d'Israele è un essere di incomparabile perfezione. Non possiamo descriverlo; ma questo lo sappiamo, non c'è nessuno come lui in cielo o in terra, == 2Cronache 6:14. Tutte le creature hanno i loro simili, ma il Creatore non ha il suo pari. Egli è infinitamente al di sopra di tutto, e al di sopra di tutto, Dio benedetto in eterno.

2. Che egli è, e sarà, fedele ad ogni parola che ha pronunciato; e tutti coloro che lo servono con sincerità lo troveranno certamente fedele e benigno. Coloro che pongono Dio sempre davanti a loro e camminano davanti a lui con tutto il loro cuore, lo troveranno buono come la sua parola e migliore; egli manterrà l'alleanza con loro e mostrerà loro misericordia, 2Cronache 6:14.

3. Che egli è un essere infinito e immenso, che il cielo, e il cielo dei cieli, non può contenere, e alla cui felicità nulla si aggiunge con il massimo che possiamo fare nel suo servizio, 2Cronache 6:18. Egli è infinitamente al di là dei limiti della creazione e infinitamente al di sopra delle lodi di tutte le creature intelligenti.

4. Che egli, e lui solo, conosce i cuori dei figli degli uomini, == 2Cronache 6:30. Tutti i pensieri, gli scopi e gli affetti degli uomini sono nudi e aperti davanti a lui; e, per quanto le immaginazioni e le intenzioni dei nostri cuori possano essere nascoste agli uomini, agli angeli e ai diavoli, non possono essere nascoste a Dio, che sa non solo cosa c'è nel cuore, ma il cuore stesso e tutti i suoi palpiti.

5. Che non c'è una cosa come una perfezione senza peccato da trovare in questa vita (2Cronache 6:36): Non c'è uomo che non pecchi ; anzi, chi fa il bene e non pecca; così scrive, in accordo con ciò che qui dice, Ecclesiaste 7:20.

II. Ecco alcune supposizioni o casi che devono essere presi in considerazione.

1. Supponeva che se fossero sorti dubbi e controversie tra uomo e uomo, entrambe le parti avrebbero concordato di appellarsi a Dio e avrebbero prestato giuramento sulla persona la cui testimonianza doveva decidere la questione, 2Cronache 6:22. La riverenza religiosa di un giuramento, come era antica, quindi, si può presumere, continuerà finché ci saranno resti di coscienza e di retta ragione tra gli uomini.

2. Supponeva che, sebbene Israele godesse di una profonda pace e tranquillità, sarebbero comunque venuti tempi difficili. Non pensava che la montagna della loro prosperità fosse così forte, ma che potesse essere spostata; anzi, si aspettava che il peccato l'avrebbe spostata.

3. Supponeva che coloro che non avevano invocato Dio in altri momenti, eppure, nella loro afflizione, lo avrebbero cercato presto e seriamente.

"Quando saranno nell'angoscia, confesseranno i loro peccati, confesseranno il tuo nome e ti supplicheranno".

L'afflizione spingerà a Dio coloro che gli hanno detto: Vattene, 2Cronache 6:24,26,28.

4. Supponeva che degli stranieri sarebbero venuti da lontano per adorare il Dio d'Israele e per rendergli omaggio; e anche questo si poteva ragionevolmente aspettare, considerando quali cose indegne erano gli dèi delle nazioni, e quali prove l'Iddio d'Israele aveva dato del suo essere Signore dell'intera terra.

III. Ecco le petizioni molto pertinenti.

1. Che Dio possedesse questa casa e la guardasse, come il luogo del quale aveva detto che vi avrebbe messo il suo nome, 2Cronache 6:20. In fede, non avrebbe potuto chiedere a Dio di mostrare a questa casa un favore così particolare al di sopra di ogni altra, se lui stesso non avesse detto che sarebbe stato il suo riposo per sempre. La preghiera che accelererà deve essere giustificata dalla parola. Possiamo con umile fiducia pregare Dio di compiacersi di noi in Gesù Cristo, perché egli si è compiaciuto in lui: Questo è il mio diletto Figlio; ma ora non dice di nessuna casa,

"Questo è il mio posto amato".

2. Che Dio ascolti e accetti le preghiere che dovrebbero essere fatte in quel luogo o verso di esso, 2Cronache 6:21. Non chiese che Dio li aiutasse, sia che pregassero per se stessi o no, ma che Dio li aiutasse in risposta alle loro preghiere. Anche le intercessioni di Cristo non sostituiscono, ma incoraggiano le nostre suppliche. Pregò che Dio ascoltasse dalla sua dimora, sì, dal cielo. Il cielo nella sua dimora ancora, non questo tempio; e da lì l'aiuto deve arrivare. Quando ascolti, perdona. Nota: Il perdono dei nostri peccati è ciò che lascia il posto a tutte le altre risposte alle nostre preghiere, Removendo prohibens: il male che scaccia lo tiene lontano.

3. Che Dio avrebbe giudicato secondo equità su tutti gli appelli che gli sarebbero stati fatti, 2Cronache 6:23,30. Possiamo pregare per questo, con fede, perché siamo sicuri che sarà fatto. Dio siede sul trono giudicando rettamente.

4. Che Dio ritornasse con misericordia al suo popolo quando si pentisse, si ravvedesse e lo cercasse, 2Cronache 6:25,27,38-39. Anche noi possiamo, con fede, pregare per questo, basandoci sulle ripetute dichiarazioni che Dio ha fatto della sua disponibilità ad accogliere i penitenti.

5. Che Dio dicesse agli stranieri di accogliere in questa casa e rispondesse alle loro preghiere (2Cronache 6:33); perché, se c'è nel dovere, perché non dovrebbe esserci nel privilegio una sola legge per lo straniero e per chi è nato nel paese? Levitico 24:22.

6. Che Dio, in ogni occasione, riconosca e difenda la causa del suo popolo Israele, contro tutti gli oppositori di essa (2Cronache 6:35): Mantieni la loro causa; e ancora, 2Cronache 6:39. Se essi sono l'Israele di Dio, la loro causa è la causa di Dio, ed egli la sposerà.

7. Conclude questa preghiera con alcune espressioni che aveva appreso dal suo buon padre e prese a prestito da uno dei suoi salmi. Allora non avevamo nei Re, ma qui li abbiamo, 2Cronache 6:41-42. Tutta la parola di Dio è utile per guidarci nella preghiera; e come possiamo esprimerci a Dio con un linguaggio migliore di quello del suo stesso Spirito? Ma queste parole furono utili, in modo speciale, per guidare Salomone, perché si riferivano proprio a quest'opera che ora stava facendo. Li abbiamo, Salmi 132:8-10. Ha pregato 2Cronache 6:41,

(1.) Che Dio prendesse possesso del tempio, e ne mantenesse il possesso, che ne facesse il suo luogo di riposo: Tu e l'arca; che cosa farà l'arca senza il Dio dell'arca, le ordinanze senza il Dio delle ordinanze?

(2.) Che avrebbe reso i ministri del tempio benedizioni pubbliche: rivestirli di salvezza, cioè, non solo salvarli, ma renderli strumenti per salvare gli altri, offrendo i sacrifici di giustizia.

(3.) Affinché il servizio del tempio possa volgersi abbondantemente alla gioia e alla soddisfazione di tutto il popolo del Signore: Lascia che i tuoi santi si rallegrino della bontà, cioè della bontà della tua casa, == Salmi 65:4.

"Tutti quelli che vengono qui per adorare, come l'eunuco, se ne vadano pieni di gioia".

Egli invoca due cose, 2Cronache 6:42.

[1.] La sua relazione con Dio:

"Non distogliere lo sguardo dal tuo unto. Signore, tu mi hai costituito re, e non vuoi tu possedermi?"

[2.] L'alleanza di Dio con suo padre: Ricorda la tua misericordia verso Davide, tuo servo, la pietà di Davide verso Dio (così alcuni la intendono e così a volte significa la parola), la sua pia cura dell'arca e la sua preoccupazione per essa (vedi Salmi 132:1-2, ecc.), o le promesse di Dio a Davide, che erano misericordie per lui, il suo grande sostegno e conforto in tutti i suoi problemi. Possiamo supplicare, come fa qui Salomone, con un occhio a Cristo:

"Meritiamo che Dio distogga la nostra faccia, che respinga noi e le nostre preghiere; ma noi veniamo nel nome del Signore Gesù, il tuo unto, il tuo Messia (così è la parola), il tuo Cristo, così la LXX. Lo ascolti sempre, e non volgerai mai lo sguardo. Noi non abbiamo giustizia da parte nostra, ma, Signore, ricordati della misericordia di Davide, tuo servo".

Cristo è il servo di Dio (Isaia 42:1), ed è chiamato Davide, == Osea 3:5.

"Signore, ricordati delle sue misericordie e accettaci per causa loro. Ricordate la sua tenera preoccupazione per l'onore del Padre suo e la salvezza dell'uomo, e ciò che fece e soffrì a causa di questo principio. Ricordate le promesse dell'alleanza eterna, che la grazia gratuita ha fatto per noi in Cristo, e che sono chiamate le sicure misericordie di Davide",

Isaia 55:3 e Atti 13:34. Questo deve essere tutto il nostro desiderio e tutta la nostra speranza, tutta la nostra preghiera e tutta la nostra supplica; perché è tutta la nostra salvezza.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

2Cronache 6

Capitolo 1

La preghiera di Salomone alla dedicazione del tempio

Versetti 1-42

Bisogna osservare l'ordine della preghiera di Salomone. In primo luogo e principalmente, egli prega per il pentimento e il perdono, che è la benedizione principale e l'unico fondamento solido delle altre misericordie; poi prega per le misericordie temporali, insegnandoci così quali sono le cose da tenere presenti e desiderare di più nelle nostre preghiere. Questo ci ha insegnato anche Cristo nel suo perfetto modello e forma di preghiera, dove c'è una sola preghiera per le benedizioni esteriori e tutte le altre sono per le benedizioni spirituali. Il tempio indicava la natura umana di Cristo, nella quale abita corporalmente tutta la pienezza della Divinità. L'arca rappresentava la sua obbedienza e le sue sofferenze, grazie alle quali i peccatori pentiti hanno accesso a un Dio riconciliato e alla comunione con Lui. Geova ha fatto della nostra natura il suo luogo di riposo per sempre, nella persona dell'Emmanuele, e attraverso di lui abita e si diletta nella sua chiesa di peccatori redenti. Che i nostri cuori diventino il suo luogo di riposo; che Cristo vi abiti per fede, consacrandoli come suoi templi e spargendovi il suo amore. Che il Padre ci guardi in e attraverso il suo Unto; e che si ricordi e ci benedica in ogni cosa, secondo la sua misericordia verso i peccatori, in e attraverso Cristo.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

2Cronache 6

1 Compare Kings (marginal references).

Compare Kings (marginal references).

40 In Kings, a different conclusion takes the place of these verses. The document from which both writers copied contained the full prayer of dedication, which each givcs in a somewhat abbreviated form.

2 Cronache 6:41

Thy resting place - i. e., the holy of holies. Solomon follows closely the words of David his father, spoken probably when he brought the ark into Jerusalem. See the marginal references.

2 Cronache 6:42

Turn not away the face of thine anointed - i. e., make him not to hide his face through shame at having his prayers rejected (compare the 1 Re 2:16 note).

The mercies of David - i. e., “God’s mercies toward David.”

Esposizione della Bibbia di John Gill:

2Cronache 6

1 Versetto 1. Vedi Gill su "2Cronache 5:1"

2 Versetto 2. Vedi Gill su "2Cronache 5:1"

3 Versetto 3. Vedi Gill su "2Cronache 5:1"

4 Versetto 4. Vedi Gill su "2Cronache 5:1"

5 Versetto 5. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

6 Versetto 6. Vedi Gill su "2Cronache 5:1"

7 Versetto 7. Vedi Gill su "2Cronache 5:1"

8 Versetto 8. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

9 Versetto 9. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

10 Versetto 10. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

11 Versetto 11. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

12 Versetto 12. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

13 Versetto 13. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

14 Versetto 14. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

15 Versetto 15. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

16 Versetto 16. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

17 Versetto 17. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

18 Versetto 18. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

19 Versetto 19. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

20 Versetto 20. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

21 Versetto 21. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

22 Versetto 22. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

23 Versetto 23. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

24 Versetto 24. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

25 Versetto 25. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

26 Versetto 26. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

27 Versetto 27. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

28 Versetto 28. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

29 Versetto 29. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

30 Versetto 30. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

31 Versetto 31. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

32 Versetto 32. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

33 Versetto 33. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

34 Versetto 34. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

35 Versetto 35. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

36 Versetto 36. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

37 Versetto 37. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

38 Versetto 38. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

39 Versetto 39. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

40 Versetto 40. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

41 Versetto 41. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

42 Versetto 42. Vedi Gill in "2Cronache 5:1"

Commentario del Pulpito:

2Cronache 6

1 I primi trentanove versetti di questo capitolo (meno il tredicesimo) corrispondono molto strettamente ai trentotto versetti del parallelo che corrono in 1Re 8:12-50. Per una volta anche i due luoghi sono in più stretto accordo nell'originale di quanto si possa sperare dalla nostra versione inglese. Il nostro tredicesimo versetto non si trova nel parallelo, e questo fatto, con il fenomeno della sua presenza qui, sarà considerato sotto il versetto quando lo raggiungeremo. Il capitolo è composto da: primo, le osservazioni di Salomone rivolte al suo popolo (Versetti 1-11); e secondo, la preghiera e l'intercessione che egli offre a Dio (Versetti 14-42)

Nella fitta oscurità; Ebraico, lpr. Il Signore lo aveva detto con tante parole, e anche con non pochi esempi pratici Levitico 16:2; Esodo 19:9 24:16 25:22 40:34,35

Questa cosa che egli disse e fece, anche mentre in realtà istruiva, secondo il modo della rivelazione speciale, un popolo specializzato, è essenzialmente ciò che egli ha sempre detto e sempre sta facendo in ogni tempo, in tutto il mondo, e in tutta la natura e provvidenza. E' un dato di fatto ed è necessario che la sua glory.be per il momento velata da "nuvole e tenebre" Salmi 97:2

OMILETICA Versetti 1-42.-

La dedicazione e la preghiera di Salomone

Una volta che l'arca si trova nel luogo santissimo, l'intero tempio sembra attendere in attesa della sua solenne offerta e dedicazione, a quel cielo da cui proveniva il suo modello, al suo supremo Architetto, della cui saggezza era stato progettato, e della cui ispirazione della mente e del cuore di così tanti, i suoi materiali belli e costosi erano stati dati senza riluttanza e abilmente lavorati. L'immagine fotografata così fedelmente in questo capitolo non manca di inchiodare il nostro sguardo, ma i suoi punti di vista sono molto vari, e non li abbracciamo tutti in un sol sguardo. Ci sembra di sentire anche mentre guardiamo. Ora è il frammento spezzato di un soliloquio che ci sembra di sentire; ora l'attribuzione non finta e adorante, di benedizione, onore, potenza e maestà della misericordia, all'unico Padre del cielo e della terra; Ora di nuovo l'immensa folla di fedeli, sacerdoti, principi e popolo, è silenziosa in un silenzio udibile, sulle ginocchia della preghiera. Il regale figlio tipico di Davide pronuncia il solenne servizio preparato di preghiera e supplica. Si invoca il Dio, al quale nessuno in cielo o in terra può essere paragonato, e si celebra la lode del suo rispetto del patto, della sua misericordia e delle sue libere promesse. Questi sono fatti il base, in verità, non di alcuna esposizione (poiché non c'era nulla riguardo al quale esporre), ma piuttosto di una sincera supplica, affinché ciò che a volte sembrava troppo grande, troppo bello per essere vero sulla terra, potesse tuttavia essere "verificato", "in atto con gli uomini sulla terra"; e allora inizia la misurata settuplice preghiera. Non può non essere che in questo servizio di dedizione, seguito così prontamente dall'accettazione del Cielo stesso e dalla consacrazione più graziosamente concessa, ci siano lezioni manifeste, o forse principi più reconditi di applicazione e valore sempre duraturi. Osserviamo, quindi, da tutto questo servizio di dedicazione i seguenti suggerimenti

COME LA NATURA INEFFABILE SI LASCI RAPPRESENTARE, COME AVENTE UN'ABITAZIONE LOCALE SULLA TERRA. Se quella Natura o Essere infinito e spirituale non precludeva né proibiva la possibilità di una tale cosa, non ci può essere alcuna ragione intrinseca per cui non dovrebbe essere così ora e per sempre. Non dobbiamo supporre che certi passaggi ben noti e sublimi della Scrittura del Nuovo Testamento abbiano prevalso su questo. Ma, al contrario, essi lo riconoscono piuttosto, e sono ansiosi di farlo solo fino al punto di universalizzarlo. Il luogo di questo culto è, infatti, ovunque si trovi l'adoratore stesso; e non solo a Gerusalemme, né solo "su questo monte", ma dove Giacobbe si stendeva, quando la sua testa era appoggiata sulle pietre, e svegliandosi esclamava: "Questa è la casa di Dio"; o nella prigione; o nel cortile senza finestre, senza camino, costruito nel fango; o nella solitudine della camera; o nel palazzo, nella chiesa o nella cattedrale, tutto splendido con arco e pavimentazione, altezza e lunghezza, musica e pittura. Infatti, la grazia condiscendente di Dio dà ciò che la natura dell'uomo, una volta anche essa stessa data da lui, costantemente e dappertutto postula, come naturalmente, o brama con forza spirituale stimolata. Non c'è quasi nulla che si trovi più vicino alla nostra natura, non solo esteriore, ma più intima, di quella legge che ci vincola per associazione, e per le associazioni di luogo in particolare. Non c'è motivo per cui dovremmo rinnegarlo, o vergognarcene, o disprezzarlo, o cercare in qualsiasi momento di liberarcene con la forza. Le ragioni sono piuttosto contrarie, se solo abbiamo a cuore le sacre compagnie e scoraggiamo il contrario. Non è quando il nostro senso di Dio come Presenza in un luogo è più vicino, che meno sentiamo che Egli "abita", per essere ammirato e adorato, "nella fitta oscurità", o che meno "temiamo a causa di Lui". Gli atti di culto, senza dubbio legittimi ovunque, sono aiutati lì, e apprezzare quell'aiuto è saggio

II I REQUISITI ESSENZIALI, O NATURALI E PIÙ DESIDERABILI DI UNA TALE DEDICAZIONE: LA DEDICAZIONE DI UN LUOGO PER L'ADORAZIONE E IL SERVIZIO DI DIO. Sono come questi:

1. La presenza del popolo, o l'era rappresentativa di riunirsi, in uno stato d'animo preparato e vivificato, di cui in parte e per il quale sorge l'occasione della dedicazione. La gente era certamente presente in questa occasione. Sono già in uno stato d'animo molto accelerato, che si aggiunge notevolmente quando il loro capo si trova di fronte a loro, e nell'atto, come viene qui chiamato, di "benedirli", li chiama a prendere una parte seria e intelligente nell'imminente cerimonia

2. Una prova, sotto forma di preambolo, delle circostanze che hanno portato alla presente opera: il loro lato umano, il loro lato divino, i motivi che erano stati all'opera in loro, la promessa e la provvidenza di Dio, e la gratitudine che gli era dovuta per loro

3. La preghiera pronunciata da uno, offerta da tutti, riconoscendo l'unica Divinità, senza paragoni in cielo e in terra, magnificando la sua infinita condiscendenza, riponendo tutta la fiducia nel suo sostegno e incoraggiamento nella bontà; con suppliche imploranti che si apra orecchio alle preghiere speciali che ora attendono di essere offerte, e un occhio grazioso si chinò sul luogo e sulla scena ora distesa davanti al cielo. Una nota speciale può essere fatta sotto Versetti. 19-21 dei tre punti:

(1) della fervore della preghiera affinché la preghiera possa essere ascoltata;

(2) che possa essere ascoltato dalla testimonianza di questa stessa casa commemorativa sulla terra, alla quale era stata fatta una promessa divina ed enfatica; e

(3) che il perdono (Versetto 21) possa essere la prima parte della risposta a tutte le preghiere. Quale sorprendente profondità di significativa importanza sta alla base di questo fatto, e come è completamente in armonia con l'esposizione di tutte le Scritture della posizione della natura umana alla presenza di Dio!

III LA SETTUPLICE PETIZIONE DEL SERVIZIO. Qualunque siano queste petizioni, esse esprimono distintamente le apprensioni -- e quelle da un punto di vista religioso -- che il re e il capo della nazione avevano nei confronti di quella nazione. Le circostanze della situazione ci costringono a considerarle come una corretta e fedele riflessione o trascrizione (dai pensieri interiori di Salomone e di coloro che hanno collaborato con lui alla composizione) di quei pericoli per il benessere nazionale che potrebbero tristemente maturare con il passare del tempo. È evidente che la stima che si fece di questi pericoli era tale, e di tale significato, che deprecarli in modo molto insistente assorbe la maggior parte di tutta la preghiera. Le richieste sono manifestamente più ciò che riguarda la vita esteriore, per la maggior parte, che il pensiero interiore del popolo; provvidenza del Cielo, piuttosto che il loro lavoro e il loro stesso agire. Ma, proprio per questa ragione, legano insieme molto più indissolubilmente il benessere della vita esteriore di un popolo e il favore divino. Essi illustrano con forza la dipendenza dei primi dai secondi. Essi ci ricordano come questo fosse un tempo il modo principale, probabilmente in ogni tempo necessario e principale (come lo è il dolore fisico per l'individuo), per insegnare il timore di Dio e non meno il più pieno amore per lui. Le sette petizioni possono essere enumerate come:

1. Quello relativo a ciò che può essere designato come il giuramento dell'altare

2. Quello relativo alla condizione di coloro che in qualsiasi momento potrebbero essere fatti prigionieri in guerra, un evento supponibile solo supponendo che il popolo "abbia peccato contro" Dio

3. Quello relativo alla visita della siccità, come punizione allo stesso modo del peccato

4. Quella relativa alla carestia, alla pestilenza, alle esplosioni, alla muffa, alle locuste o ai bruchi, all'assedio, alla piaga o alla malattia di qualsiasi specie, come allo stesso modo la punizione del peccato

5. Quella relativa allo straniero: una richiesta sicuramente carica di significato e di dolce compassione, e molto profetica nel suo carattere

6. Quello relativo all'assenza dalla loro casa e dalla loro terra, e dalla città santa delle loro solennità, attraverso l'impresa di una guerra giusta e divinamente sanzionata, dove non è contemplato alcun caso di cattura da parte del nemico

7. E infine, che per il terribile presagio relativo alla possibilità che il peccato del popolo avesse raggiunto un tale punto, che la loro punizione consistesse in una cattività generale e nell'esportazione in una terra straniera "lontana o vicina". Ed è la supplica di Salomone, e della vasta Chiesa lì radunata davanti al tempio, con il suo luogo santissimo e arca, con il suo mare di rame, le sue stratificazioni e il suo altare, che, quando sotto una di queste facilitazioni è stata fatta la "confessione", il "pentimento" è stato approvato, e la preghiera per il "perdono" è stata importuna, mentre l'adoratore rivolge il suo pensiero, la sua fede, la sua speranza, verso il tempio e la sua adorabile Maestà interiore, affinché la confessione possa essere ascoltata, che il pentimento possa essere accettato e che la preghiera sia esaudita guarendo e restaurando la misericordia. L'unico risultato collettivo che ci rimane nella mente è che la struttura della società civile e nazionale, così infinitamente complessa, dipendente da così tanti individui, probabile vittima di una tale illimitata varietà di influenze e motivi, buoni, cattivi, e più vaghi e inconcludenti, ha bisogno di niente di meno che della saggezza e della compassione, della giustizia e della tenerezza. del Dio infinito

IV L'INVOCAZIONE FINALE, TUTTI RIUNITI IN UNO, CHE IL SIGNORE DIO, ACCETTANDO LA DEDICAZIONE, AVREBBE COMPIUTO LA CONSACRAZIONE STESSA. Tra i sette distinti appelli alla supplica (contenuti nei nostri Versetti. 40-42), l'istinto con un'energia molto elevata, e sei dei quali si può dire che siano piuttosto della natura di aiuti materiali di fede e di immaginazione delle realtà spirituali, quanto possiamo considerare chiaro che l'assoluta comprensione della verità spirituale e l'apprensione dell'Essere spirituale, non erano estranei a Salomone e al vero israelita della dispensazione antica! Quale vero esercizio di tale potenza, dono, grazia, è detto dall ' invocazione centrale, di cui tutto il resto non è che l'ambientazione, cioè: "Ora dunque, o Signore Dio, alzati nel tuo luogo di riposo, tu"! Gli occhi aperti, le orecchie attente, il suono pronunciato della preghiera, la vista del luogo, dell' arca, dei sacerdoti, dei santi, il volto degli unti, il ricordo delle misericordie di Davide, tutto questo, tutto questo non è che l'ambiente e l'aiuto per il grande sforzo, lo sforzo di Salomone e del suo popolo, al quale essi si rivolgono e, possiamo credere, si elevarono con successo, all'unico culmine imponente di tutta la pompa, della cerimonia e del servizio più veramente religioso -- questo, quello sforzo -- di avere, conoscere, credere nel Signore Clod, il Tu (come dice Salomone, rivolgendosi a lui), come la Dimora Presenza effettiva, e Gloria del luogo

OMELIE DI W. CLARKSON versetto 1.-

Dio, l'Incomprensibile

Qual è il riferimento storico? È forse per la nube luminosa che brillava tra i cherubini? o non è, piuttosto, alla manifestazione divina, su. Monte Sinai, di cui Dio aveva detto: "Verrò a te in una densa nube"? Esodo 19:9

Dio "abita in una luce alla quale nessuno può avvicinarsi", 1Timoteo 6:16

E questa è la stessa cosa; perché la luce abbagliante è per noi come le tenebre. Come il nostro occhio è costituito per ricevere non più di un certo grado di luce, così la nostra mente è creata per ricevere non più di una misura di verità. E questo è marcatamente e manifestamente vero per la nostra conoscenza di Dio. Egli è l'Colui che è incomprensibile, che noi "non possiamo trovare", le cui "vie sono imperscrutabili". Questo è vero per

IO LA NATURA DIVINA. Della sua eternità, della sua infinità, della sua sovranità e della sua onniscienza, prese in relazione alla nostra libertà umana, quanto poco possiamo comprendere! Quanto presto ci troviamo al di là della nostra profondità, coinvolti in difficoltà irrimediabilmente insolubili!

II LA SUA RIVELAZIONE DI SE STESSO IN GESÙ CRISTO. "La sua ricchezza, la sua libera redenzione" è, come è stato detto o cantato, "oscura per lo splendore". Gesù Cristo è distintamente e preminentemente la Rivelazione di Dio all'uomo. Eppure c'è un mistero che ci lascia perplessi nella connessione della sua Filiazione di Dio con la sua Filiazione dell'uomo. Come Colui che è dotato di potenza e saggezza divina come lo era Gesù Cristo possa "crescere in sapienza" così come in statura, è oscuro e impenetrabile alla nostra comprensione

III IL SUO GOVERNO SULLA NOSTRA RAZZA. Perché Dio ha permesso che quaranta secoli di peccato e di contesa, di superstizione e di dolore, di tenebre e di morte, passassero prima di mandare suo Figlio nel mondo per essere la sua Luce e per redimerlo dalla sua rovina?

IV LA SUA DIREZIONE DELLA NOSTRA VITA INDIVIDUALE. Com'è possibile, ci chiediamo, che Dio permetta che accadano certe cose che (come ci sembra) sono certamente così dannose nei loro effetti? Com'è possibile che non agisca in un modo che sarebbe (come ne siamo convinti) carico di tante benedizioni? Gli eventi nella vita degli altri o nella nostra vita sono spesso così diversi, così contrari a ciò che dovremmo aspettarci dalla mano di Colui che regna con sapienza, fedeltà, amore. Considerare:

1. Quanto è inevitabile che sia così. L'uomo debole di mente e incolto non riesce completamente a capire il suo fratello dotato ed educato; il bambino fraintende completamente suo padre; Al giorno egli pensa che suo padre sia poco saggio, ingiusto o scortese proprio in quelle cose in cui quel padre sa di essere il più saggio, il più giusto, il più gentile. E qual è la differenza che separa l'ignoranza umana dalla saggezza umana in confronto a quella che ci separa da Dio?

2. Possiamo ragionevolmente sperare che questo diminuisca gradualmente, anche se non potranno mai scomparire. Man mano che passiamo nella vita, comprendiamo di più il carattere di Dio e le sue vie. Quando riceveremo quel glorioso ampliamento della facoltà spirituale che aspettiamo e desideriamo, conosceremo Dio come il migliore e il più saggio non lo conosce qui. Ma ci rallegriamo al pensiero che, nel più remoto futuro a cui la nostra immaginazione possa guardare, continueremo a indagare e ad acquistare conoscenza del nostro Padre celeste

3. Quanto sappiamo ora è del massimo valore pratico. Sappiamo che Dio è uno Spirito come noi, ma senza peccato e divino; che è perfettamente santo, saggio, fedele, benigno; che è accessibile alla nostra preghiera e non solo è pronto, ma anche desideroso di riceverci di nuovo nel suo favore; che è un Padre che si interessa teneramente di tutti i suoi figli, e che risponde all'amore filiale e all'obbedienza di coloro che cercano di servirlo; che si compiace di uno sforzo di fare e sopportare la sua volontà; che Egli sta cercando e sta superando il nostro benessere spirituale, il nostro eterno. Questo è sufficiente per i fini più alti della nostra esistenza, per la restaurazione della nostra anima, per la nobilitazione del nostro carattere

OMELIE di T. Whitelaw Versetti 1-11.-

La dedicazione del tempio:2. L'indirizzo di Salomone

I A GEOVA. (Versetti 1, 2.) Vedendo la nube che riempiva il tempio (Versetto 13), Salomone pronunciò parole che esprimevano:

1. Riconoscimento della presenza di Geova. "Il Signore ha detto che avrebbe dimorato nelle fitte tenebre". Sebbene non ricorra da nessuna parte nelle Scritture dell'Antico Testamento, questa promessa si accordava sostanzialmente con le dichiarazioni che Geova aveva spesso fatto Esodo 13:21 16:9 19:9 20:21 24:16; Levitico 16:2; Numeri 12:5; Deuteronomio 31:15

Parlando come fece, Salomone manifestò la sua fede nella promessa divina,

2. e la sua convinzione che nella nube che riempiva il tempio quella promessa si era adempiuta, nelle fitte tenebre riconobbe la dimora di Dio

3. Sollievo per l'accettazione del tempio da parte di Geova. Il fenomeno considerato dovette richiamare alla sua mente l'avvenimento simile al completamento del tabernacolo, e lo indusse a interpretarlo come fece Mosè, come un'indicazione che Geova si compiaceva di accettare la struttura finita, e intendeva farne non semplicemente "un alloggio per un viandante", ma "una casa di dimora, " e "un luogo di dimora per sempre"

1. Benvenuto di Geova nella sua casa. Rivolgendosi direttamente a Geova, il re in effetti dice: "Signore, ti ho costruito una casa di dimora, e un luogo per la tua dimora per sempre; e ora che hai gentilmente accondisceso a venire da noi, secondo la tua promessa, in 'una densa nuvola', nel nome del tuo popolo ti do un gioioso benvenuto e ti invito umilmente ad entrare e a prenderne possesso"

2. Il senso dell'onore reso da Geova a se stesso e al suo popolo che non permette loro di costruirgli una dimora permanente in mezzo a loro. Non c'è dubbio che Salomone in quel momento si rese conto dell'antitesi espressa dalle parole "io" e "te": "Io, creatura peccaminosa e gracile, ho costruito per te, che il cielo dei cieli non può contenere, una casa di dimora. Chi sono io, o Signore, perché tu mi dia un tale onore?" Emozioni simili sorgono nelle anime misericordiose al pensiero di Dio che prende dimora in loro Salmi 8:4, 144:3; Luca 7:6

o accettando l'opera delle loro mani 1Cronache 29:14; 2Corinzi 2:14

II AL POPOLO. (Versetti 3-11.) Di fronte all'assemblea, che a un segnale si alzò in piedi, il pio monarca (probabilmente con le mani alzate) implorò per i suoi sudditi la benedizione divina e, in loro udito, rese grazie a Dio per l'opera terminata quel giorno. In particolare, riconobbe che il tempio era stato costruito da Geova:

1.) Piuttosto che da lui, Salomone. Degno di nota è l'enfasi posta sul fatto che "il Signore Dio d'Israele aveva adempiuto con le sue mani ciò che aveva detto con la sua bocca". Qui facit per alium facit per se. Salomone si considerava il costruttore del tempio (Versetto 10), sebbene non fosse stata abbattuta una trave di legno, né cavata una pietra, né gettata una colonna, né un nodo modellato da lui stesso, ma tutto fosse stato eseguito secondo le sue istruzioni da operai e artigiani; e allo stesso modo considerava Geova come il primo architetto. in quanto senza il permesso di Geova l'opera non era mai stata cominciata, e senza l'aiuto di Geova non era mai stata terminata Salmi 127:1

2.) Come segno di speciale favore a Gerusalemme. "In tutti i luoghi dove registrerò il mio nome, verrò a te, e ti benedirò", aveva detto Geova sul monte: Esodo 20:24

mentre Mosè, nelle pianure di Moab, aveva ricordato loro che "nel luogo che l'Eterno, il loro Dio, avrebbe scelto fra tutte le loro tribù per mettervi il suo Nome, se avrebbero cercato nella sua dimora, e là avrebbero portato le loro offerte"; Deuteronomio 12:5

ma dal giorno della loro partenza dall'Egitto non era mai stata scelta una città per questo scopo, finché Davide non fosse divenuto capo del suo popolo e Gerusalemme fosse diventata la metropoli del paese. Allora Gerusalemme fu scelta Salmi 132:13

e l'arca di Dio stabilita su Sion 2Samuele 6:12; 1Cronache 15:1 , ecc

ora, in ulteriore perseguimento di questo piano per distinguere in modo speciale la capitale, era stata costruita una casa per apporre lì il suo nome

1. In adempimento di una promessa fatta a Davide suo padre. Il primo effetto dell'istituzione dell'arca sul monte Sion fu quello di suscitare nel cuore di Davide il desiderio di erigere una struttura degna della sua sistemazione; 2Samuele 7:2

una casa di cedro al posto della tenda di pelo di capra in cui era stata fino ad allora alloggiata. Il progetto fu approvato da Geova nella misura in cui rivelava lo spirito profondamente religioso del suo servitore, il fervore della sua gratitudine e la sincerità della sua devozione. Ciò nonostante, la proposta che Davide costruisse la casa non fu favorita da Geova, anzi fu espressamente respinta. Essendo Davide un uomo di guerra e, avendo versato molto sangue sulla terra agli occhi di Dio, non era affatto congruo che egli costruisse un tempio al Dio della pace 1Cronache 22:8

Così Dio lascia intendere che nella religione, come negli affari ordinari, c'è una "convenienza delle cose" che non può essere trasgredita senza uno shock per chi le guarda. Se in qualsiasi settore della vita, e molto più in quello della religione, si dovrebbe mantenere una bella coerenza tra la propria condotta pubblica e il proprio carattere privato, e si dovrebbe porre una stretta sorveglianza sulle proprie azioni presenti per timore che possano ostacolare l'utilità futura. Ma se Davide non avesse costruito la casa, un suo figlio, che sarebbe poi nato, 2Samuele 7:12,13; 1Cronache 22:9,10

ed egli, Salomone, era risorto in adempimento di quella promessa

2. Per l'onore del suo nome. Cantici per quanto riguardava Salomone, che indicava la vera umiltà diversa da Nabucodonosor, Daniele 4:30

Salomone non aveva alcun pensiero di accrescere la propria gloria in ciò che intraprese ed eseguì, sebbene, come dimostrò il seguito, in tal modo si assicurò più efficacemente che 2Cronache 9:23; 1Re 10:23,24 ; Confronta Luca 14:11

Della vera religione era anche un segno, essendo la gloria di Dio sempre per un uomo buono il motivo principale e lo scopo più alto in tutte le sue azioni, 1Corinzi 10:31

il desiderio più alto nel suo cuore era quello di cantare l'onore del Nome di Dio, Salmi 66:2

e parlare della sua gloria Salmi 29:9

Da parte di Jahvè il fine contemplato era il più alto possibile, poiché Dio non aveva nulla di più magnificamente risplendente in se stesso, o più infallibilmente beatifico nei suoi risultati, da far conoscere all'uomo che il suo proprio Nome ineffabilmente glorioso, la sua santità, Salmi 111:9

fedeltà Salmi 146:6

bontà Salmi 25:8

e misericordia Esodo 34:6

Simbolicamente ciò avvenne mediante l'arca dell'alleanza, con le tavole della Legge depositate nel santuario interno del santuario tra i cherubini; storicamente ciò è stato fatto da allora dal Figlio di Dio, che nella pienezza dei tempi è uscito dal Padre e lo ha rivelato agli uomini Matteo 1:23; Giovanni 1:18 5:43

ciò che sarà fatto pienamente nel tempio celeste, quando i servitori di Dio vedranno la sua faccia e il suo Nome sarà sulla loro fronte Apocalisse 22:4

LEZIONI

1. La condiscendenza di Dio nel dimorare con l'uomo

2. La fedeltà di Dio nell'osservare la sua parola

3. La sovranità di Dio nell'operare tutte le cose secondo il consiglio della sua volontà

4. L'amore di Dio nel far conoscere il suo Nome agli uomini. - W

2 Le parole di Salomone ora si rivolgono a Dio. Per eVersetto Queste parole si riferiscono piuttosto alla permanenza e alla stazione-arietà del tempio come dimora dell'arca, e del propiziatorio e dei cherubini, e di tutto ciò che simboleggiava e invitava la presenza divina, piuttosto che progettare qualsiasi profezia di durata del tempo. Essi contrastano con il popolo errante, e l'adorazione errante e i sacrifici, e la tenda errante e il tabernacolo con tutto il loro sacro contenuto Salmi 68:16, 132:14; 1Cronache 22:10; 28:6-8; 2Samuele 7:5-16

3 Leggendo tra le righe, questo versetto ci mostra che il volto di Salomone era stato rivolto verso il simbolo della presenza di Dio, mentre gli rivolgeva le parole del nostro secondo versetto, poiché ora si rivolge all'assemblea della congregazione. Le parole usate da Salomone per benedire così l'intera congregazione non sono riportate né qui né in parallelo. L'impressione che si ha è che la benedizione fosse, in effetti, racchiusa tacitamente in tutto ciò che Salomone racconta, quando disse: Benedetto sia il Signore Dio d'Israele, ss. (Versetto 4). Tuttavia, non è escluso che, con la variazione del tempo nel versetto 59, i versetti di 1Re 8:55-61 possano contenere la sostanza di esso, se non se stesso

4 (Vedi 2Samuele 7:4-17; 1Cronache 11:2; 17:4-14 Con le mani, con la bocca. Espressioni come questa, antitesi e tutto il resto, ricordano come il linguaggio si sia formato inizialmente nello stampo concreto, da cui sia diventato sempre più astratto con il passare del tempo. Il linguaggio più ampio di data successiva sarebbe: Chi ha veramente adempiuto ciò che ha detto

5 Non ho scelto nessuna città, né ho scelto alcun uomo. Il tabernacolo e tutto ciò che conteneva non avevano fatto altro che viaggiare da un luogo all'altro, e si erano riposati in luoghi di sosta temporanea; e dal tempo di Mosè tutti i capi del popolo d'Israele erano stati uomini ai quali non era stata conferita alcuna autorità permanente e nessuna autorità intrinseca 1Samuele 16:1-15; 2Samuele 24:18-25

6 (Vedi di nuovo i riferimenti del versetto precedente, e 2Samuele 7:8; Salmi 78:70

Versetti 7-9

Cantici 2Samuele 7:2,10-16 1Cronache 28:2-7

7 Versetti 7, 8.-

Il valore di un desiderio, la stima di Cristo

"Davide fece bene in quanto era nel suo cuore" di costruire una casa per il Signore. Lo scopo del suo cuore, benché "perdesse il nome di azione", era accettevole al Dio che serviva. Quasi tutto, nella stima di colui che "prova le redini e il cuore", dipende dai motivi a cui siamo ispirati. Quindi possiamo parlare di:

L 'INUTILITÀ DELL'ESECUZIONE DI SALOMONE a parte l'eccellenza del suo movente. Quell'edificio ora completo (all'epoca del testo) era grandissimo, molto costoso, molto bello, era molto elaborato nella sua fattura, era molto completo in tutte le sue parti, non gli mancava nulla che il tesoro e il tempo, l'abilità e la forza potessero fornire. Ma, supponendo che Salomone avesse fatto tutto con l'unico desiderio di segnalare il suo regno su Israele, la sua esecuzione avrebbe contato molto tra gli uomini, ma non avrebbe pesato nulla presso Dio. Non lo avrebbe fatto avanzare di un passo in favore dell'Altissimo. Non dobbiamo però pensare che Salomone fosse privo del sincero desiderio di magnificare il nome di Geova. Egli disse di aver "edificato la casa al nome del Signore Dio d'Israele" (Versetto 10); e questa preghiera di dedicazione, adottata se non composta da lui, è indicativa di uno spirito riverente oltre che patriottico

vedi 1Corinzi 13:1-3

II IL VALORE DI UN DESIDERIO VERO E PURO. Dio si compiacque di Davide perché desiderava costruirgli una casa; egli "fece bene com'era nel suo cuore"

1.) È il nostro motivo che fa sì che la nostra azione sia nostra. Un altro può comandare la nostra parola o la nostra azione, la nostra lingua o la nostra mano; ma noi siamo padroni dei nostri pensieri; i nostri desideri e propositi sono nostri. "Come uno pensa nel suo cuore, così egli è"

vedi Marco 7:21,22; Matteo 26:12,41

2.) C'è una scala ascendente nelle nostre motivazioni, che va dal più basso all'molto alto. Gli uomini possono avere in sé abbastanza di satanico per essere spinti nella loro condotta da un'assoluta vendicatività o anche da un positivo piacere per la miseria e la rovina dei loro vicini; all'altra estremità della scala possono avere abbastanza del Divino in loro per essere ispirati da pura magnanimità, dal desiderio di fare amicizia con coloro che hanno fatto loro del male Matteo 5:45

Molto in alto in questa scala si erge il motivo del desiderare la gloria di Dio, il desiderio ardente della venuta del regno di Cristo, un sincero desiderio di fare qualcosa per la sua esaltazione. E anche se la voce può essere troppo debole per pronunciare qualsiasi parola che gli uomini possano avere la voglia di ascoltare, anche se la mano può essere troppo debole per sferrare un colpo che scuota le mura dell'iniquità, tuttavia il desiderio stesso di fare qualcosa per Cristo, la preghiera: "Serviti di me, mio Dio", pesa molto sulla bilancia del Cielo. Può essere un puro desiderio di dare le nostre sostanze ai bisognosi, o di andare a confortare qualche cuore colpito, o di seguire una lezione in una scuola scolastica o domenicale, o di entrare nei ranghi del ministero cristiano, o di fare un lavoro nel campo straniero. Nelle case cristiane, in ogni paese, ci sono cuori che desiderano sinceramente e persino ardentemente servire il loro Salvatore ed essere una benedizione per i loro fratelli; ma interviene qualche parola proibitiva di Dio, qualche sua provvidenza frustrante. La borsa si svuota, o la salute viene meno, o le faccende domestiche assumono improvvisamente una nuova forma o assumono proporzioni molto più grandi; e Dio dice: "Questo non è per te". Ma il desiderio è accolto; lo scopo dell'anima è preso per l'azione; è raccontato nei ganci del Cielo: "Hai fatto bene in quanto era nel tuo cuore"

III IL SUO VALORE EFFETTIVO. Quando il puro desiderio del vero cuore non viene esaudito, non ne consegue che sia senza effetto. Certamente non fu così nel caso di Davide. Questo desiderio del suo cuore, espresso a Dio ma non esaudito da Lui, aveva molto a che fare con il risultato finale. Portò al permesso divino e alla direzione estesa a Salomone; portò all'aspirazione e alla risoluzione personale di Salomone; Ha portato alla preparazione e allo stoccaggio di molti materiali preziosi. Non sarebbe esagerato dire che il tempio fu opera di Davide tanto quanto di suo figlio; poiché colui che origina l'idea e ispira il popolo con il suo pensiero è un agente altrettanto efficace di colui che lo esegue. E molti, da allora, nel regno di Cristo sono riusciti dove sembravano fallire; molti lavoratori soli e, a quanto pare, non benedetti per il loro Maestro, sia in patria che all'estero; sia nei ritrovi e nei bassifondi di qualche grande città qui, o nelle profondità dell'India, o nel cuore dell'Africa, o in mezzo all'idolatria e all'iniquità della Cina, o in mezzo alla popolazione di qualche isola; -molti di loro sono tornati a casa senza alcuna ricompensa in mano, incapaci di indicare i frutti raccolti del loro lavoro e della loro pazienza; eppure i loro sforzi incompiuti sono stati un'ispirazione preziosa e potente, mossa dalla quale altri hanno seguito il loro ormeggio, come Salomone in quella di Davide, e hanno costruito l'edificio, hanno compiuto l'opera, nel Nome e nella forza di Dio. L'opera finita è, in un certo senso reale e forse anche in larga misura, il frutto del buon pensiero "nel cuore" di colui che nessuno considera come il suo autore. Facciamo più di quanto sappiamo quando pensiamo e sentiamo nello spirito del nostro Signore. - C

10 Versetti 10, 11.Il momento in cui l'essere toccato avrebbe potuto vedere la massima inflazione dell'orgoglio spirituale, l'apice dell'ambizione, il punto più alto della grandezza anche morale, è salvato dal pericolo. Al "compiere il Signore" tutta la gloria è data Luca 1:54,55,68-72

Probabilmente liberato dai sentimenti terreni e appena riparato dall'egoismo e dall'ambizione umana, Salomone era in altissimo grado "nello spirito" Apocalisse 1:10

in questo grande giorno. Il momento è stato un momento di orgoglio nella storia di Salomone, così come ci possono essere momenti di orgoglio nella vita degli uomini, ma è stato divinamente protetto, come divinamente ispirato. In seguito, per tutto ciò, "la spina nella carne" poteva diventare molto necessaria, affinché Salomone non fosse "esaltato oltre misura" nel ricordo di tutto ciò che era accaduto

12 Davanti all'altare. Questo significa dire che Salomone si fermò (e poi si inginocchiò) a est dell'altare, ma con il volto rivolto verso il tempio e la congregazione. Benché la voce di Salomone si levasse in preghiera a Dio, tuttavia la preghiera doveva essere quella dell'intera congregazione e non di quella sacerdotale, e quindi dell'intera congregazione doveva essere udita

Versetti 12-14.-

Atteggiamento spirituale

Abbiamo in questi tre versetti quattro riferimenti all' atteggiamento. Salomone "stava davanti all'altare", "stendeva le mani", "si inginocchiò", parlava di quelli che "camminano dinanzi a Dio". Ora, vale la pena osservare che

L 'ATTEGGIAMENTO CORPOREO NON È PRIVO DI VALORE. Nel vangelo di Cristo, con tutta la sua preziosa e gloriosa libertà spirituale, non ci sono regole riguardo alla postura in preghiera; non è in nessuna particolare posizione del corpo che dobbiamo avvicinarci a Dio e fare comunione con lui. Il sofferente sul suo divano, l'operaio al suo posto, è libero di conversare con Dio come il ministro nella chiesa. Ci gloriamo di questa libertà divinamente donata. Ma è saggio ricordare che un atteggiamento corporeo può essere associato più strettamente alla preghiera di tutti gli altri, e, essendo così associati nella nostra mente, in quell'atteggiamento cadiamo più facilmente nello spirito di devozione e ci manteniamo con maggior successo nello spirito di devozione di quanto possiamo fare in qualsiasi altro. Il corpo è il servitore della mente, e noi possiamo costringerlo a servirci così; suggerendoci costantemente e favorendo così in noi l 'idea e lo spirito di adorazione. Qui, come dappertutto, c'è azione e reazione. Il nostro cuore ci spinge ad adorare, e questo devoto desiderio ci porta ad assumere l'atteggiamento della devozione; Allora l'atteggiamento corporeo aiuta, a suo modo e nella sua misura, a sostenere lo spirito nel suo stato d'animo reverenziale

II GLI ATTI OVERT SONO IMPORTANTI

1. Frequentazione del luogo di culto: "stare in piedi davanti all'altare"

2. Riconoscere pubblicamente i sacri obblighi; fare la cosa giusta "alla presenza di tutta la congregazione"

3. Usare parole giuste e vere, non solo riguardo a Dio (come nel Versetto 14), ma riguardo all'uomo

4. Agire, "camminare", in onestà, in purezza, in sobrietà, in rettitudine, in tutte le relazioni. Ma, cosa più importante di tutte, perché alla radice di tutto

III L 'ATTEGGIAMENTO SPIRITUALE È LA PRIMA CONSIDERAZIONE. Qual è l'atteggiamento della nostra anima verso Dio, verso il Signore Gesù Cristo?

Non possiamo proporci una questione più radicale, più vitale. La risposta decide la nostra posizione nel regno di Dio (o verso). Se il nostro atteggiamento spirituale è quello dell'inimicizia, dell'avversione, dell'indifferenza, allora, quali che siano le nostre azioni palesi, o quali che siano le nostre professioni, ci troviamo al di fuori di quel regno, e corriamo il pericolo di sentire le parole: "Non ti ho mai conosciuto". Ma se il nostro atteggiamento non è questo, ma piuttosto di speranza e di fiducia, se è un atteggiamento di desiderio di capire e piacere a Dio, se è di ricerca onesta e sincera, allora, anche se ci sono molte imperfezioni nel nostro comportamento, e anche se c'è molto da imparare e da acquisire, siamo giusti agli occhi di Dio, e sono annoverati fra i suoi servi e i suoi amici. Fu l'atteggiamento spirituale di Maria quando venne con il suo prezioso nardo che attirò l'elogio del Salvatore; Fu l'atteggiamento di penitenza e di fede che suscitò la sua graziosa rassicurazione al povero malfattore al suo fianco. Come uomini cristiani, ci preoccupa molto il fatto che il nostro atteggiamento spirituale sia quello di

(1) riverenza;

(2) della preghiera;

(3) di servizio amorevole;

(4) di preoccupazione per la venuta del suo regno. - C

Versetti 12-21.-

La dedicazione del tempio:3. La preghiera di consacrazione

IO LA PERSONA DEL SUPPLICANTE. Salomone

1. Reale. Che Salomone avesse pregato non era sorprendente, considerando l'esempio e l'educazione che doveva aver ricevuto da suo padre, e ricordando lo spettacolo solenne e impressionante a cui aveva assistito. È difficile scrollarsi di dosso le abitudini formate nell'anima dalla pietà ancestrale e dall'educazione precoce; mentre, se il senso della vicinanza di Dio e la consapevolezza della bontà di Dio non stimoleranno alla preghiera, è dubbio che qualcosa sulla terra lo farà. Eppure i re che pregano non sono così numerosi come potrebbero e dovrebbero, o addirittura lo sarebbero, se considerassero il bene loro o del loro popolo, per non parlare della fedeltà che devono al Apocalisse dei re, con il cui solo permesso regnano Proverbi 8:15; Daniele 2:21

2. Rappresentante. Benché Salomone pregasse per se stesso e nel suo nome, agì tuttavia come portavoce ufficiale del suo popolo, che in tutta quest'opera era associato a lui. Sebbene da ciò non si possa dedurre che i sovrani terreni in generale (o anche i sovrani cristiani in particolare) abbiano il diritto di prescrivere credi o forme di culto ai loro sudditi nei doveri del santuario, o di servire per procura per loro, nei doveri del santuario, è pur vero che essi occupano una sorta di posizione rappresentativa come capo della nazione. e proprio per questo motivo dovrebbero interessarsi al progresso della religione tra coloro che possiedono il loro dominio, e dovrebbero spesso portarla nei loro cuori davanti a Dio in preghiera

II LA DIVINITÀ A CUI SI RIVOLGEVA. Il Signore Dio d'Israele

1.) L'unico Dio. Il linguaggio usato qui da Salomone (Versetto 14), e altrove da Davide, Salmi 86:8

non era inteso ad ammettere l'esistenza di altre divinità né in cielo né sulla terra, ma progettava, come le dichiarazioni di Mosè, Deuteronomio 4:39

Raab, Giosuè 2:11

Davide 2Samuele 7:22

e Geova stesso, Isaia 45:22 46:5

per sottolineare nel modo più forte l'unità e la solitudine di Dio Esodo 9:14; Deuteronomio 6:4; 1Re 8:23 ;

Geremia 1Corinzi 8:4

2.) Un Dio che osserva le alleanze. Salomone, come tutti i pii Israeliti, come Mosè, Deuteronomio 7:9

Davide Salmi 25:10 89:34; 1Cronache 16:15

Nehemia Neemia 1:5

e Daniele, Daniele 9:4

felici di riconoscere la fedeltà di Geova alla sua parola promessa. Era solo sulla base di quel patto con cui Dio aveva scelto Israele per il suo possesso, Esodo 19:5,8

e si è fatto per essere loro, Esodo 20:2

che Israele esisteva come nazione e godeva del privilegio di avvicinarsi a Dio. Se fosse stato possibile per Dio violare i suoi impegni deliberatamente e benignamente formati, o tornare indietro in minima parte dalla sua parola promessa, Salomone sapeva che la continuazione di Israele come popolo sarebbe stata immediatamente messa in pericolo. Il fatto che Geova avesse adempiuto la promessa fatta a Davide riguardo al tempio, era una prova che questa eventualità non poteva verificarsi. La stessa fedeltà al patto è la garanzia del credente per avvicinarsi a Dio nella preghiera, e l'incoraggiamento del supplicante nell'attendere una risposta 2Corinzi 1:20; 1Tessalonicesi 5:24; Tito 1:2; Ebrei 6:18

3.) Un Dio che mostra misericordia. Anche questo è indispensabile come caratteristica di una Divinità a cui l'uomo può auspicabilmente rivolgersi nella preghiera. Infatti, a meno che Dio non sia misericordioso verso gli immeritevoli e i meritevoli dell'inferno, è inutile pensare di chiedere qualcosa alle sue mani. L'idea che l'uomo possa trattare con Dio sulla base della pura giustizia personale deve essere scartata, in quanto non è né garantita dalla Scrittura né supportata dall'esperienza

"È dalla misericordia del nostro Dio che cominciano tutte le nostre speranze"

E che Dio sia preminentemente un Dio di misericordia è il chiaro insegnamento della rivelazione Esodo 34:7; Salmi 103:8; Michea 7:18; Efesini 2:4; Giacomo 5:11

III IL MODO DELLA SUPPLICA

1.) Pubblicamente. Il re pregava da un patibolo di bronzo, o elevazione simile a una vasca, forse simile a un pulpito moderno, lungo cinque cubiti, largo cinque e alto tre, eretto in mezzo al cortile e alla congregazione. Le preghiere per se stessi non dovrebbero essere fatte in pubblico, Matteo 6:5

il luogo per tali non è la sinagoga, gli angoli delle strade o le piazze del mercato, ma la camera interna della casa, la stanza segreta o la sala di riposo del Matteo 6:6

2.) Umilmente. Indicato dall'atteggiamento assunto durante la preghiera. Fino a quel momento, mentre parlava al popolo, il re si era alzato; ora, rivolgendosi a Dio, si inginocchia. Davide sedeva davanti al Signore; 2Samuele 7:18

Abramo si fermò Genesi 18:22

Al tempo di Neemia il popolo si alzò e confessò i propri peccati Neemia 9:2

Daniele si inginocchiava tre volte al giorno in ginocchio e pregava Daniele 11:10

Nelle Scritture del Nuovo Testamento il Fariseo si alzò in piedi e pregò; Luca 18:11

Gesù si inginocchiò; Luca 22:41

così ha fatto Stefano, Atti 7:60

Pietro Atti 9:40

e Paolo Atti 20:36 21:5

1. Con fervore. Le mani tese erano generalmente un segno di preghiera, e la loro direzione verso il cielo simboleggiava un appello solenne e sincero a colui che sedeva in trono in alto Esodo 9:29,33; Salmi 88:9 143:6; Isaia 1:15

La stessa cosa ora significa che le mani si piegano o si stringono e il viso che si gira verso l'alto. Entrambe le classi di azioni denotano un'emozione interiore e fervore di spirito da parte di colui che prega

2. Credendo. Il patibolo si trovava davanti all'altare di bronzo. Il re pregava dal vicino del sangue sacrificale, un riconoscimento da parte sua che solo attraverso il sangue espiatorio lui stesso o le sue suppliche potevano ottenere l'ammissione nella sala delle udienze di Geova, o l'accettazione con lui Ebrei 9:7

Ora è vero che solo attraverso il sangue di Gesù ci si può avvicinare a Dio Ebrei 10:19

IV IL CONTENUTO DELLA PREGHIERA. Una quadruplice petizione

1. Per la casa di Davide, che non dovrebbe mai volere un uomo che sieda sul trono (Versetto 16). Geova aveva promesso questo a condizione che i figli di Davide si dimostrassero fedeli ai loro obblighi del patto e camminassero nelle vie della giustizia e della verità 2Samuele 7:12-16

Salomone chiede che questa promessa possa essere adempiuta, non solo provvisoriamente, ma assolutamente, da Dio che tratta con i figli di Davide, in modo che prestino attenzione alla loro via e camminino nella Legge di Dio come Davide aveva fatto prima di loro. Supporre che Salomone intendesse solo dire che Geova avrebbe dovuto mantenere la sua parola e mantenere la dinastia davidica, se alla fine si fosse dimostrato degno di mantenerla, egli, Geova, lasciandola severamente in pace, è tanto errato quanto immaginare che Salomone desiderasse che Dio stabilisse il trono di Davide per sempre, indipendentemente dal carattere dei suoi occupanti. Ciò che Salomone desiderava erano le due cose insieme: la perpetuità della casa di Davide attraverso l'inesauribile valore morale e spirituale dei suoi successori

2. Per il tempio, affinché continui ad essere una dimora di Dio sulla terra e in mezzo agli uomini (Versetto 18). Salomone vide che, senza questo, il suo magnifico edificio si sarebbe rivelato una struttura relativamente priva di valore, poiché le cattedrali e le chiese moderne, per quanto imponenti siano il loro aspetto, elaborino i loro ornamenti o gigantesche le loro dimensioni, non sono altro che mucchi di muratura se Dio è assente dalle loro navate. Eppure, la sua immaginazione era così sopraffatta dalla semplice idea dell'immensità di Dio -- "Ecco, il cielo e il cielo dei cieli non possono contenerti" -- che gli sembrava dubbio, se non fosse la più semplice vanità sognare che una Divinità infinita e onnipresente potesse abitare anche un palazzo come quello che aveva eretto -- "quanto meno questa casa che ho costruito?" E in ogni caso la condiscendenza gli sembrava così strana da riempirlo di meraviglia e di gioia dubbiosa. "Ma Dio dimorerà in realtà con gli uomini sulla terra?" I sentimenti qui espressi hanno la loro controparte in coloro che sono accesi nei cuori credenti dalla contemplazione di quel mistero dei misteri, l'incarnazione del Figlio Eterno, e di quel fatto quasi altrettanto stupefacente che è l'abitazione del cuore umano da parte dello Spirito Santo 1Corinzi 3:16

(Vedi la prossima omelia sul Versetto 18.)

1. Per se stesso, affinché la sua attuale supplica possa essere esaudita (Versetto 19). Il peso speciale della sua supplica era che gli occhi di Geova fossero

2. Aprite il tempio giorno e notte, non tanto per proteggerlo, anche se questa idea non deve essere esclusa Salmi 121:3

-per quanto riguarda l'osservazione; notare quando un fedele dovrebbe dirigere lì la sua preghiera (Versetto 20), per timore che per mancanza di essere osservato tale richiedente rimanga senza risposta. La fermezza con cui Salomone "gridò" a Geova riguardo a questa cosa era un'attestazione dell'importanza che vi attribuiva. Cantici, lungi dal dubitare che Dio potesse rispondere alle preghiere, gli sembrava che, se Dio non ci fosse riuscito, tutta la sua reputazione e il suo carattere di Dio sarebbero scomparsi

3. Per tutti i futuri supplicanti, affinché le loro preghiere siano ascoltate (Versetto 21). Salomone credeva che negli anni successivi il suo popolo avrebbe conservato una fede in Geova tale da indurlo a rivolgere le sue suppliche verso la sua dimora terrena. Eppure Salomone non confuse la dimora terrena di Geova con la sua vera dimora in cielo, né si aspettava risposte dal santuario inferiore alla maniera di un oracolo pagano, invece che dal tempio superiore dove Geova sedeva intronizzato in gloria senza veli. La presenza simbolica di Geova poteva essere dietro il paravento che nascondeva il santo dei santi; La sua vera presenza era al di là della cortina del cielo. Di conseguenza, tutte le risposte sarebbero arrivate, come là sarebbero andate tutte le petizioni. L'arrivo di tali risposte sarebbe un frutto e un segno di perdono

Imparare:

1. Il dovere della preghiera di intercessione 1Timoteo 2:1

2. La correttezza della devozione pubblica Ebrei 10:25

3. Lo spirito reverenziale della preghiera Ebrei 12:28

4. La ragionevolezza di aspettarsi esaudite le preghiere. - W Salmi 5:3 #2Cronache 06:13

Un'impalcatura di bronzo. La parola ebraica è rwOYKi. La parola ricorre ventuno volte. È tradotto, nella Versione Autorizzata, "laver" diciotto volte, una volta "pan", 1Samuele 2:14

una volta "focolare", Zaccaria 12:6

e una volta "impalcatura", qui. Il significato evidentemente è che lo stand era in una sorta di vasca a forma di vasca #2Cronache 06:14

Nessun Dio come te, ss. La citazione della Scrittura e l'uso del linguaggio in cui si è espresso il sentimento religioso di coloro che lo hanno preceduto si sono chiaramente espressi in Esodo 15:11,12; Deuteronomio 7:9

La preghiera che questo verso apre occupa ventotto versi; è la preghiera più lunga registrata nella Scrittura. Si compone di due versetti (14, 15) di apertura; seguono poi tre richieste: la prima, che Dio perpetui la discendenza di Davide (Versetto 16); poi, che avrebbe avuto riguardo al luogo in cui è posto il suo Nome (Versetti. 17-20); e in terzo luogo, che avrebbe ascoltato le preghiere a lui rivolte verso questo luogo (Versetto 21). Di quest'ultimo argomento, vengono proposti sette casi diversi: primo, il caso dell'uomo che ha subito un torto dal suo vicino (Versetti, 22, 23); in secondo luogo, del popolo sconfitto dai suoi nemici (Versetti. 24, 25); in terzo luogo, delle persone che soffrono per la siccità (Versetti. 26, 27); quarto, delle persone visitate dalla morte o da calamità speciali (Versetti. 28-31); quinto, dello straniero che viene a offrirsi di pregare (Versetti 32, 33); sesto, del popolo che va in guerra con il permesso di Dio (Versetti. 34, 35); settimo, del popolo in cattività (Versetti. 36-39). Poi la preghiera si chiude in Versetti. 40-42

16 Non ti mancherà, ecc

così 2Samuele 7:12; 1Re 2:4 6:12

Eppure affinché i tuoi figli, ecc Salmi 132:12

17 Sia verificata la tua parola

così 1Cronache 17:9-13

18 Abitare con gli uomini Salmi 132:14

Il cielo e il cielo dei cieli. La concezione di Salomone del Dio infinito viene qui chiaramente vista 2Cronache 2:6; Deuteronomio 10:14; Salmi 139:5-12 148:4; Isaia 66:1; Atti 7:4-9 17:24

Versetti 18-21.-

Dio nel santuario

Queste parole elevate ed eloquenti ci suggeriscono ciò che è

HO UN FALSO PENSIERO DI DIO IN RELAZIONE AL SANTUARIO. Può essere, e probabilmente è, immaginato dagli idolatri che il tempio della loro divinità contenga l'oggetto del loro culto, che sia la sua residenza e la sua dimora, che gli basti. Salomone non aveva un pensiero così falso riguardo a Geova; Sapeva che "il cielo dei cieli non poteva contenerlo" e "quanto meno la casa che egli aveva costruita!" La presenza di Dio non deve essere limitata nel nostro pensiero in alcun modo, qualunque sia il Suo Occidente "entro nessuna mura", e se abituiamo la nostra mente a pensare che Egli sia presente in qualche luogo sacro come non altrove, "limitiamo il Santo" come non dovremmo fare. L'unica differenza nella presenza dell'Eterno e Infinito può essere nel nostro pensiero e nella nostra immaginazione

II IL VERO PENSIERO DI LUI IN QUELLA RELAZIONE. Come coloro che adorano Dio nel santuario, dovremmo abituare la nostra mente a pensare a lui come:

1. L'Essere molto presente. "Iddio dimorerà realmente con gli uomini sulla terra?" Nei fatti e nella verità. Non solo la sua presenza è dappertutto, e quindi all'interno di tutte le mura che possono essere erette in suo onore, ma vi è attivamente presente, interessato a tutto ciò che vi passa; "I suoi occhi si aprono giorno e notte" per osservare tutto ciò che è fatto davanti a lui. Il pensiero prevalente di coloro che "salgono alla casa del Signore" dovrebbe essere quello di stare in procinto di incontrare Dio, di stare in piedi e di inchinarsi davanti a Lui; di rivolgersi a lui come si rivolgono al loro prossimo, solo con la più profonda riverenza e nel più umile omaggio del cuore. Il pensiero che comanda e che trattiene, il pensiero penetrante e che pervade l'anima di coloro che occupano il santuario, dovrebbe essere quello di Israele a Betel: "Certo, Dio è in questo luogo"

2. Colui che sta aspettando di essere adorato. Salomone desidera ardentemente e ripetutamente che Geova 'ascolti i suoi servitori', che 'ascolti le loro preghiere'. Se solo siamo impegnati in un culto veramente reverenziale, non abbiamo bisogno di dubitare di questo. Dio non è solo "da supplicare" di noi; Egli si trova sempre tra tutti coloro che lo cercano veramente. Anzi, ci cerca come suoi adoratori. "Il Padre cerca tali persone per adorarlo", Giovanni 4:23

cioè coloro che lo adorano in spirito. Tutti coloro dunque che si avvicinano a Dio con il puro desiderio di rendergli l'omaggio e la gratitudine del loro cuore, di rinnovare davanti a lui i loro voti di amorevole attaccamento e di santo servizio, di chiedergli la sua guida e il suo arricchimento divino, possono essere sicuri di "non cercare invano il suo volto"

3. Colui che è pronto a perdonare. "Quando avrai ascoltato, perdona". Dovremmo incontrarci continuamente con Dio sotto un benedetto senso di filiazione, come coloro "le cui trasgressioni sono state perdonate" e che sono come bambini a casa con il loro Padre, come redenti con il loro Salvatore. Questa è la vera base della comunione con Dio. Ma, anche allora e così, conviene a noi stessi pensare che il nostro servizio non è privo di imperfezioni; Vicino alle nostre labbra dovrebbe esserci la preghiera ricorrente. "E quando avrai ascoltato, perdona". L'umiltà non è rinnegata dalle grazie più avanzate della fiducia, dell'amore, della gioia in Dio

"Iddio dimorerà in realtà con gli uomini?"

LA RAGIONE DICE, NO!

1. La grandezza di Dio lo proibisce. Il cielo dei cieli non può contenerlo, quanto meno qualsiasi casa che l'uomo possa costruire, o anche il cuore dell'uomo, che nel migliore dei casi è angusto e meschino! L'insignificanza dell'uomo in confronto alla maestà trascendente del Supremo è sempre stata una difficoltà nel modo di accettare la religione della Bibbia

2. La peccaminosità dell'uomo si oppone ad essa. Se la cosa stessa -- la comunione di Dio con l'uomo -- fosse stata concepibile agli occhi della ragione, sarebbe stata comunque negativa per il fatto della condizione decaduta e degradata dell'uomo, con la quale la santità e la giustizia di Dio dovevano essere per sempre, a parte un'espiazione, sembrate impossibili

II L' APOCALISSE RISPONDE, SÌ!

1.) Dio ha già dimorato con l'uomo in passato

(1) Simbolicamente, sotto la dispensazione ebraica, con la sua arca che dimora originariamente nel tabernacolo e successivamente nel tempio

(2) Storicamente, nella pienezza dei tempi, nella Persona di Gesù Cristo, che come Figlio di Dio tabernò nella carne sulla terra e in mezzo agli uomini. Quindi si può obiettare che ciò che è stato può essere

2.) Dio ora dimora con l'uomo nel presente. "Ecco, io sono con te tutti i giorni", Matteo 28:20

disse Cristo prima della sua ascensione; e di nuovo a tavola: "Verremo e prenderemo dimora presso di lui" Giovanni 14:23

Cristo abita nel cuore del suo popolo nella Persona del suo Spirito Giovanni 14:16

"Ciò che è fatto è ciò che sarà fatto" Ecclesiaste 1:9

3.) Dio dimorerà con gli uomini visibilmente e personalmente in futuro. "E udii una gran voce dal cielo, che diceva: Ecco, il tabernacolo di Dio è con gli uomini, ed egli abiterà con loro" Apocalisse 21:3 #2Cronache 06:20

Questa casa

il luogo di esso; questo posto

così Esodo 29:43; Deuteronomio 12:5 14:23 15:20 16:2

21 le suppliche del tuo servo. "Il grande pensiero di Salomone ora è che il centro e il nucleo di tutta l'adorazione è la preghiera" (Professor Dr. James G. Murphy, in 'Handbook for Bible Classes: Chronicles'). Verso questo luogo

vedi altri esempi di questa espressione, Salmi 5:7 28:2 138:2; Giona 2:4; Daniele 6:10

Dalla tua dimora. 1Re 8:30 ha, "ascolta la tua dimora, il cielo", probabilmente per il semplice errore di un copista

22 E gli sarà fatto un giuramento per farlo giurare. Questo versetto è spiegato da Esodo 22:9-11; Levitico 6:1-5. Si suppone il caso di ordalia per auto-purificazione del giuramento. E il giuramento arriva. La Settanta traduce qui, "ed egli viene e dichiara con giuramento", ss.), una traduzione che una leggerissima alterazione in ebraico, consistente nel preporre un vau alla parola per giurare, permetterà. La Vulgata segue la Settanta

Versetti 22-23.-

La giustizia divina

Questa petizione suppone:

I LA COMMISSIONE DI UN TORTO DELIBERATO da parte di un uomo contro un altro. Può facilmente sorgere una disputa in cui ogni uomo, influenzato nel suo giudizio dai propri interessi personali, crede di avanzare una giusta pretesa. Si tratta di una facilitazione per un intervento imparziale, per la decisione di chi non è pregiudicato da alcun suo interesse. Ma il caso qui menzionato da Salomone è un torto deliberato perpetrato da un uomo contro il suo prossimo. È una cosa dolorosa che questo debba essere presupposto in mezzo al "popolo di Dio". Eppure era così. L'illuminazione non era, e non è, alcuna garanzia positiva contro l'effettiva ingiustizia. Un uomo può sapere tutto ciò che può imparare su Cristo, seduto costantemente e con riverenza ai suoi piedi, e tuttavia può permettersi di fare ciò che froda il suo fratello e gli fa un torto crudele e vergognoso. L'osservazione triste lo attesta troppo spesso e troppo potentemente

II L'APPELLO A DIO. L'ebreo ferito fece il suo appello al Signore suo Dio; egli esigeva che il prossimo offensivo facesse un giuramento proprio alla presenza del Santo, invocando il giudizio di Dio contro colui che era nel torto. Era presumibilmente l'ultima risorsa, un appello definitivo. Non formalmente, ma sostanzialmente, facciamo lo stesso. Se il giudizio umano fallisce, lasciamo i colpevoli nelle mani di Dio. Affidiamo la nostra giusta causa al suo arbitrato divino. Chiediamo a Dio di far apparire la nostra innocenza, di restituirci il buon nome o il possesso di cui siamo stati defraudati. Facciamo il nostro appello dalla terra al Cielo

III IL GIUDIZIO DIVINO. Salomone pregò Dio di intervenire affinché i malvagi fossero ricompensati e i giusti giustificati. In base a tale dispensa egli potrebbe giustamente e persino fiduciosamente fare tale richiesta. Ma che cosa possiamo aspettarci ora dalla giustizia divina? Queste tre cose:

1. Che le giuste leggi di Dio operano sempre per il rovesciamento del male e l'intronizzazione dell'integrità; la prima è radicalmente debole, e la seconda è essenzialmente forte e prevalente

2. Che il male non visitato è sempre accompagnato da un fallimento spirituale, mentre la rettitudine non ricompensata è sempre accompagnata e sostenuta dal valore spirituale

3. Che c'è un lungo futuro che contiene ampie compensazioni nelle sue profondità assolate. La giustizia divina sarà completamente rivendicata quando avremo guardato abbastanza a fondo e aspettato abbastanza a lungo. - C

Versetti 22-39.-

La settuplice illustrazione

I IL GIURAMENTO DI PURGAZIONE. (Versetti 22, 23.)

1.) Il caso supponeva. (Versetto 22.)

(1) Comune: quello di un uomo che pecca, o è sospettato di peccare, contro il suo prossimo in uno dei modi specificati nella Legge di Mosè, per furto, Esodo 22:10,11

ritrovando e conservando gli oggetti smarriti, Levitico 6:1

o nel caso di una moglie per adulterio Numeri 5:19-22

(2) Difficile: uno in cui mancano prove distinte e soddisfacenti. Forse

(3) malvagio: da una parte o dall'altra molto probabilmente, sia l'accusa dell'accusatore che la negazione dell'accusato sono consapevolmente false. Certamente

(4) solenne: un giuramento o un appello al Cielo che sia stato richiesto dall'accusato o imposto dall'accusatore, Esodo 22:10

e portato avanti o eseguito "davanti all'altare nella sua casa", cioè all'immediata presenza divina Esodo 20:24

2.) La preghiera offerta. (Versetto 23.)

(1) Che Geova ascolti l'appello delle parti in causa, non semplicemente come fa con tutte le parole pronunciate sulla terra, Salmi 139:5

in virtù della sua onnipresenza Geremia 23:33 ; ma Efesini 1:23

come se agisse in qualità di giudice o arbitro tra i due Giobbe 21:22; Salmi 9:7, 58:11, 62:12; Proverbi 29:26

(2) Che Geova avrebbe pronunciato il giudizio sul caso che gli era stato sottoposto Salmi 12 Salmi 119 Salmi 137

Questo è praticamente ciò che si intende per giuramento giudiziario. È un virtuale mettere il caso davanti a Dio, affinché egli possa suscitare un verdetto vero e giusto Romani 2:2; 1Pietro 1:17

(3) Che Geova avrebbe reso nota la sua decisione punendo i colpevoli e vendicando gli innocenti Genesi 18:25; Esodo 34:7; 2Samuele 22:26; Naum 1:3

non interponendosi in modo soprannaturale per colpire il primo con la morte, come nel caso di Cora e della sua compagnia, Numeri 16:32

o come nel caso di Miriam, Numeri 12:10

con alcuni. malattia, che potrebbe essere interpretata come un segnale del dispiacere divino, ma provvidenzialmente facendo in modo che la malvagità dei malvagi fosse scoperta, come nel caso di Abimelec Giudici 9:56

e Haman,

Este 7:10

e la rettitudine dell'uomo buono dovrebbe essere dichiarata, come in quelle di Giobbe Giobbe 42:10

e David Salmi 41:12

II LA PREGHIERA DEL PRIGIONIERO. (Versetti 24, 25.)

1.) L 'istanza selezionata. Quella dell'antico popolo di Dio

1. avendo peccato contro Dio, cosa che avevano fatto spesso nei giorni passati Salmi 106:6 78:17; Osea 10:9

e molto probabilmente lo farebbe 2Cronache 6:36; 1Re 8:46

2. essendo stati sconfitti in battaglia per questo motivo, come spesso era accaduto loro in precedenza Giudici 7:1,5; 1Samuele 4:3

3. essendo stati in parte portati in esilio, come in seguito furono in Assiria 2Re 17:5

e Babilonia; 2Re 25:21

4. essendosi pentiti della loro malvagità, 1Re 8:47

dicendo come a Mizpe: "Abbiamo peccato contro il Signore", 1Samuele 7:6

o come a Gerusalemme nella restaurazione: "Dai giorni dei nostri padri siamo stati in una grande trasgressione fino ad oggi"; Esdra 9:7

5. avendo confessato il Nome di Dio nella loro dolorosa calamità, cioè riconoscendo la giustizia di Dio in tutto ciò che era accaduto loro Salmi 51:4; Romani 3:4

e

6. dopo aver pregato e supplicato davanti a Dio nel tempio, cioè a quelli di quelli che erano rimasti indietro per quelli che erano stati portati via

2.) La domanda presentata

(1) Che Dio avrebbe ascoltato dal cielo il grido del suo popolo supplicante, e così avrebbe rivendicato il suo carattere condiscendente come Dio che ascolta la preghiera Salmi 65:2; Isaia 45:11

(2) Che avrebbe perdonato il peccato del suo popolo errante, e così si sarebbe dimostrato un Dio misericordioso e compassionevole Esodo 34:9; Neemia 9:17; Salmi 78:38 86:5; Isaia 55:7

(3) Che avrebbe ristabilito i suoi esiliati nel loro proprio paese, e così si sarebbe mostrato un Dio fedele e osservante il patto Deuteronomio 7:9; Neemia 1:5; Daniele 9:4; 1Re 8:23

III IL GRIDO DEGLI AFFAMATI. (Versetti 26, 27.)

1. L'angoscia nella foto. Salomone immagina uno stato di cose che nei paesi orientali potrebbe facilmente accadere, quando a causa di una lunga e prolungata siccità, come ai tempi di Giuseppe, Genesi 41:57

gli abitanti potevano perire (o rischiare di perire) per mancanza di cibo, uno stato di cose non sconosciuto nella terra d'Israele, sia prima che Rut 1:1; 2Samuele 21:1

e dopo 1Re 17:7; 2Re 4:38; 6:25-29; 25:3; Atti 11:28

il suo tempo, e comunemente considerato come un segno visibile del dispiacere divino a causa del peccato Levitico 26:20; Deuteronomio 11:17 28:23; Amos 4:7

poiché l'abbondanza di pioggia e la fertilità del suolo erano abitualmente accettate come indizi del favore del Cielo Levitico 26:4; Geremia 5:24; Gioele 2:23

Lo stato delle cose descritto è reso ancora più doloroso, e la miseria più pietosa, dal fatto che la carestia e la siccità di cui si parla sono

2. rappresentato come se fosse stato mandato sul popolo a causa della sua malvagità, esattamente come Geova aveva minacciato

3. La condizione presupposta. Salomone non chiede nulla per il suo popolo quando si trova in questa situazione, se non con limitazioni. Egli non chiede assolutamente né la completa rimozione della sentenza né la sua attenuante. Egli presume che il suo popolo avrà

(1) ha imparato la lezione destinata ad essere insegnata dalla dispensazione afflittiva inviata su di loro, poiché nei suoi rapporti né con le nazioni né con gli individui Dio affligge i figli degli uomini volontariamente o gratuitamente, ma sempre per il loro profitto, Ebrei 12:10

per impartire loro istruzioni Giobbe 33:16

riguardo al loro peccato, Giobbe 36:9,10

riconducili sulla "buona via", Ezechiele 14:10 20:37,43

e rendili fecondi in opere sante Ebrei 12:11; Giacomo 1:2 4

(2) mettere in pratica la lezione convertendosi dal peccato e camminando sulla buona via, riconoscendo la giustizia divina nella loro calamità e implorando il perdono divino per la loro trasgressione: tre cose, la riforma, la contrizione e la preghiera, senza le quali nessuno deve aspettarsi misericordia nemmeno da un Dio di grazia

4. Il favore richiesto

(1) Un pubblico favorevole: "Ascolta dal cielo"

(2) Perdono immediato: "E perdona il peccato dei tuoi servi"

(3) Assistenza efficace: "Manda la pioggia sul tuo paese"

4.) La motivazione addotta

(1) Il popolo colpito è "il tuo popolo", "il tuo popolo Israele", verso il quale sei impegnato in un patto. Dio ama che gli venga ricordata la relazione di grazia e di affetto in cui i credenti si trovano verso di lui: egli li ha presi per il suo popolo e si è consegnato a loro come il loro Dio

(2) La terra arida è "la tua terra" ancor più di quella del tuo popolo. È tuo per diritto di creazione; il loro in virtù della donazione: "Tu l'hai dato al tuo popolo". Tuo per possesso; il loro per eredità: "Tu l'hai dato loro in eredità". Il popolo di Dio non ha nulla che non abbia ricevuto da lui 1Corinzi 4:7; Giacomo 1:17

Eppure tutte le cose sono loro, come coeredi di Cristo 1Corinzi 3:22,23

IV IL LAMENTO DEGLI AFFLITTI. (Versetti 28-31.)

1.) Il loro caso è stato distrutto. (Versetto 28.) La loro angoscia - colpiti dalla peste o dalla malattia - è esposta

(1) per quanto riguarda il suo carattere, che potrebbe essere nazionale o individuale, poiché nessun uomo o comunità può pretendere di essere esentato dal colpo della calamità esterna;

(2) quanto alla sua causa, che potrebbe essere una "penuria nel paese", un fallimento nei frutti della terra, in conseguenza di una lunga siccità prolungata come ai giorni di Elia, 1Re 17:1

o la distruzione dello stesso mediante pestilenza, mediante "esplosione o muffa", mediante "locuste o bruco", come Mosè aveva minacciato che Dio avrebbe mandato su di loro se fossero diventati apostata, Deuteronomio 28:22

e come in seguito mandò contro di loro al tempo di Amos, Amos 4:9

o una carestia superata da un assedio come quello che si verificò in Samaria ai giorni di Eliseo; 2Re 6:25

(3) per quanto riguarda le sue conseguenze, che il re suppone siano state salutari, portando il popolo afflitto, collettivamente e individualmente, alla conoscenza del loro peccato, come nei casi della vedova di Sarepta 1Re 17:18

e degli Israeliti nel deserto, Numeri 21:7

e a gridare a Dio in preghiera, come aveva già fatto il popolo quando era stato angosciato dai figli di Ammon, Giudici 10:15

e come fece in seguito Manasse quando Dio pose l'afflizione sui suoi lombi 2Cronache 33:12

2.) La loro causa ha perorato

(1) Le benedizioni che desideravano per loro conto erano l'accettazione delle loro preghiere ogni volta che erano spinti a gridare al Cielo, e qualsiasi supplica potesse salire dalle loro labbra: il perdono dei loro peccati, da cui erano sorte tutte le loro difficoltà; la ricompensa delle loro azioni, dando a ciascuno secondo le sue vie, che è sempre stato il principio divino dei rapporti con gli uomini Giobbe 34:11

sotto la dispensazione del Nuovo Testamento Romani 2:6; Matteo 16:27

tanto quanto sotto il Vecchio Salmi 62:12; Proverbi 24:12; Geremia 17:10; Ezechiele 33:20

(2) Gli argomenti impiegati a sostegno di queste richieste erano fondati sull'onniscienza di Dio come Scrutatore dei cuori, che nella sua operazione si estendeva a tutti: "Tu conosci i cuori di tutti i figli degli uomini" e apparteneva solo a lui, "Tu solo sai"; e sull'effetto morale e spirituale che tale esercizio di clemenza avrebbe avuto sugli oggetti di esso, "affinché possano temerti tutti i giorni in cui vivono il paese che tu hai dato ai nostri padri". È dubbio che gli uomini siano mai migliorati dalla sola calamità esteriore. Possono essere dissuasi dal crimine, per paura della spada; non è probabile che siano cambiati nel cuore senza un'esperienza della misericordia divina

V LA PREGHIERA DELLO STRANIERO. (Versetti 32, 33.)

1.) La sua storia personale narrata

(1) Egli è uno straniero, non del tuo popolo; uno appartenente al mondo dei Gentili, che, per quanto riguarda la relazione con Geova, si trovava su un piano completamente diverso da Israele, e per quanto riguarda il privilegio non era "vicino a Dio" come lo era Israele, Salmi 148:14

ma "lontano", Efesini 2:17

non solo geograficamente Isaia 66:19; Geremia 31:10

ma anche religiosamente, essendo "separati da Cristo" o dalla speranza del Messia, "alienati dalla cittadinanza d'Israele e stranieri dal patto della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo" Efesini 2:12

(2) Ha udito parlare del grande Nome di Geova, e della relazione di Israele con esso. Sebbene la Chiesa ebraica non fosse missionaria nel senso proprio di questa espressione, le sue porte erano chiuse a nessuno che cercasse di essere ammesso al suo interno Isaia 60:11

Al contrario, la Chiesa del Nuovo Testamento ha l'obbligo non solo di tenere aperte le sue porte, ma, uscendo per le strade e tra le nazioni della terra, di costringere gli uomini ad entrare Matteo 28:19; Luca 14:23

Salomone si aspettava che le nazioni della terra sarebbero state attratte verso Israele dalla notizia della sua grandezza e delle sue gloriose imprese a favore di Israele (; 1Re 08:42

quanto più i cristiani dovrebbero attendere l'affluire verso di loro degli abitanti dei paesi pagani, ai quali recano la buona novella della salvezza e la vita eterna per mezzo di colui che era ed è la più alta incarnazione del Nome di Geova?

(3) Egli è venuto dalla sua lontana casa per adorare all'altare di Geova, se non separandosi definitivamente dai suoi parenti pagani come Abramo, Genesi 12:4

almeno per una stagione come il ciambellano di Candace Atti 8:27

2.) Viene descritta la sua condotta religiosa. Egli è rappresentato come

(1) pregare, chiamare, chiedere con voce udibile e cuore fervente: la preghiera è un istinto naturale dell'anima risvegliata e uno dei primi segni di grazia; Atti 9:11

(2) pregare Geova, l'unico giusto Oggetto di preghiera, non alle divinità pagane che non possono ascoltare o aiutare i loro devoti; Salmi 115:4-8

(3) pregando nel tempio, poi nel luogo stabilito, Esodo 20:24

anche se ora qualsiasi luogo sulla terra può fungere da oratorio Giovanni 4:21

3.) La sua accettazione favorevole ha chiesto

(1) Per amor suo, affinché possa avere la gioia di esaudire la preghiera; e

(2) per amore della nazione, affinché gli uomini temano Geova e riconoscano il tempio come la sua dimora

VI L'APPELLO DEL SOLDATO. (Versetti 34, 35)

1.) Un quadruplice presupposto

(1) Che il popolo sia uscito contro i suoi nemici, cosa che non sempre ha fatto quando avrebbe dovuto, 1Samuele 17:11

proprio come i soldati cristiani, chiamati a combattere contro i principati e le potenze delle tenebre, Efesini 6:12

a volte tengono il broncio come Achille nelle loro tende invece di marciare come Davide incontro al nemico 1Samuele 17:40

Se non è sempre giusto che le nazioni o gli individui vadano in guerra con i loro nemici, Giacomo 4:1

non è mai sbagliato per le Chiese o i cristiani lottare contro i loro nemici spirituali 1Timoteo 6:12; 2Timoteo 4:7

(2) Che la via in cui sono andati avanti è stata scelta da Dio, una distinzione importante. Come molti si affrettano a svolgere incarichi che Dio non ha mandato, così molti si gettano in lotte e contese senza la guida di Dio. Anche quando la battaglia è stabilita da Dio, cioè quando la nazione, la Chiesa o l'individuo sentono che la guerra da intraprendere ha il volto di Dio per quanto riguarda il suo oggetto, è ancora concepibile che possa essere intrapresa in un modo che Dio non può approvare. Perciò Salomone suppone che Israele sarà partito per la sua campagna "per la via che tu li manderai". Sarebbe bene che tutti i guerrieri, nazionali e individuali, politici, sociali, religiosi dimostrassero la stessa sollecitudine di seguire le vie di Dio piuttosto che le proprie

(3) Che hanno solennemente raccomandato la loro causa a Dio in preghiera. Ciò presuppone che la loro causa sia giusta, il che deve necessariamente esserlo, poiché Dio li ha mandati sul campo. Ma tutti gli appelli al Cielo da parte dei battaglioni che si preparano a gettarsi nella lotta non hanno un terreno uguale su cui poggiare. Né i re né i parlamenti, né i soldati né i privati, né le Chiese cristiane né gli individui cristiani, dovrebbero andare a combattere a meno che non siano certi di poter pregare sulla scena del conflitto

(4) Che hanno rivolto la loro preghiera alla città di Gerusalemme e al tempio di Geova. Qualsiasi tipo di preghiera non sarà sufficiente. Deve essere preghiera nel modo che Dio ha mostrato

2.) Una duplice petizione

(1) Che la loro preghiera sia ascoltata -- "Ascolta", ss. -- e

(2) che la loro causa dovrebbe essere mantenuta. Salomone potrebbe offrire entrambe le richieste con fiducia, vedendo che è pratica di Dio attendere alla supplica dei bisognosi, specialmente quando il loro bisogno nasce dal fare la sua volontà, e vedendo che, sebbene Dio non sia sempre dalla parte dell'uomo, egli è sempre dalla sua parte. Se non sempre dalla parte dei battaglioni più forti, è sempre dalla parte della verità e del giusto

VII LA SUPPLICA DELL'ESILIO. (Versetti 36-39.)

1.) La calamità temuta

(1) Che il popolo pecchi contro Dio. Un'apprensione terribile, considerando il carattere e la potenza di Dio; eppure naturale, ricordando la corruzione universale della razza: "Non c'è uomo che non pecchi" Salmi 14:3; Ecclesiaste 7:20; Romani 3:23

(2) Che Dio si adiri con loro. Ciò è inevitabile se l'ipotesi precedente dovesse essere realizzata in qualsiasi momento Esodo 32:33 34:7; Salmi 7:11 11:6 78:21; Isaia 64:7; Luca 19:27; Romani 1:18

Se Dio non può che essere adirato con gli uomini non perdonati e non rinnovati quando peccano, non può assolutamente compiacere il suo popolo quando ricade nelle vie malvagie

(3) Che Dio permetta loro di essere sconfitti dai loro nemici. Questo lo avevano spesso sperimentato a causa della loro trasgressione Giosuè 7:2; Giudici 2:15 13:1; 1Samuele 4:1

Il re temeva che un'esperienza simile potesse ripetersi. Ciò che era stato potrebbe essere

(4) Che Dio permettesse che fossero portati prigionieri in terra straniera, lontana o vicina. Questo Salomone sapeva che era la sorte comune dei prigionieri di guerra. Le monumentali storie dell'Egitto, dell'Assiria e di Babilonia hanno reso gli studenti biblici familiari a questa fase dell'antica guerra. Il re sapeva anche che un tale destino era stato minacciato contro il suo popolo nel caso in cui avesse declinato la fedeltà al patto con Geova Deuteronomio 28:63

2.) La supposizione fatta

(1) Che il popolo prigioniero dovrebbe pensare a se stesso della sua peccaminosità nella terra della sua cattività. Coloro che non tengono conto della loro malvagità mentre sono a casa, tra amici e in circostanze di prosperità esteriore, non di rado sono portati a riflettere seriamente quando sono lontani da casa, tra estranei e nel bisogno. Cantici gli Israeliti erano in Egitto Esodo 2:23

e di nuovo a Babilonia; Salmi 137:1

così era il prodigo nel paese lontano Luca 15:17

(2) Che ne riconoscano apertamente Dio dicendo: "Abbiamo peccato, abbiamo agito male e abbiamo agito malvagiamente; " non semplicemente in modo mite affermando il fatto, ma con seria ripetizione sottolineando la colpa della loro declinazione da Dio, come Mosè aveva ordinato loro di fare in tali circostanze, Levitico 26:40

come fecero in seguito i prigionieri babilonesi Salmi 106:6; Daniele 9:5

come fecero gli esuli tornati sotto Esdra, Esdra 9:7

e come ci si aspetta che facciano tutti coloro che sperano nella misericordia di Dio 1Giovanni 1:9

(3) Che tornino a Geova con tutto il loro cuore, un passo avanti rispetto alla confessione. Questo, quando è serio e sincero, dovrebbe portare a una riforma, ma poiché a volte è formale e puramente verbale, non sempre porta con sé un emendamento. Di qui la necessità di insistere su una dimostrazione pratica della sua genuinità con la rinuncia a quelle cattive vie che sono state confessate, e una riassunzione di quelle buone vie che sono state abbandonate

Isaia Ezechiele 18:21; Daniele 4:27; Amos 5:14,15 ;

Matthew Apocalisse 2:5

(4) Che pregassero Geova nel paese della loro cattività, dirigendo la loro supplica "verso il paese dei loro padri", dimostrando così la loro fede nel patto di Geova, "e verso la città che ti sei scelto", riconoscendo così la grazia di Geova, "e verso la casa che ho costruito per il tuo nome", mostrando in quel modo la loro fede nella prontezza di Geova a perdonare, tutte cose che sono ancora indispensabili come condizioni soggettive di preghiera accettabile

3.) L' intercessione fatta. Che Dio concedesse al suo popolo di pentirsi e pregare

(1) un uditorio alle loro suppliche ammettendole nella sua dimora in cielo e nell'orecchio del suo cuore infinito;

(2) sostenere la loro causa contro i loro oppressori, sostenendoli durante l'esilio, e facendoli tornare da esso a suo tempo e a suo modo; e

(3) il perdono dei loro peccati, poiché senza di esso tutte le altre benedizioni sono vane

Imparare:

1. Che le buone preghiere, anche se mai prolisse, vaghe o sconclusionate, sono sempre complete, specifiche e ben organizzate

2. Che la preghiera più alta che un labbro umano possa pronunciare è quella dell'intercessione per il benessere degli altri

3. Che, sebbene il cuore dell'uomo non abbia bisogno di argomenti per farlo pregare, non è proibito impiegare argomenti nell'atto della preghiera

4. Che la preghiera, concepita come il conversetto di un'anima finita con la Divinità infinita, è l'esercizio più alto di cui una creatura è capace

5. Che le lunghe preghiere non stancano Dio, anche se le ripetizioni senza senso lo fanno

23 La preghiera è che Dio comandi la sua benedizione sulla prova del giuramento

24 Versetti 24, 25.-

vedi Levitico 26:3,17,33,40; Deuteronomio 27:7,25 ; anche 4:27, 29-31; 28:64-68; 30:1-50

Versetti 24-28, 34, 35.-

Dio e la nazione

Salomone prende il suo posto e la sua parte in questa grande occasione come sovrano della nazione; Egli prega per il popolo della terra nel duplice senso di rappresentarlo e di intercedere per esso. È la nazione ebraica che allora era "davanti a Dio", ed è ora davanti a noi. Pensiamo quindi a

I RESPONSABILITÀ NAZIONALE. Questo è dato per scontato in tutto il libro. Non è detto in tante parole, ma l'idea di esso pervade tutta la preghiera. Il popolo d'Israele non era libero di scegliere la propria divinità, né il proprio sistema ecclesiastico, e nemmeno le proprie forme di culto; né potevano determinare come dovessero essere messi in relazione l'uno con l'altro. In tutte le relazioni importanti in cui si trovavano, di ogni genere, dovevano un'obbedienza diretta a Dio. E questo poggiava sulle basi di

II EREDITÀ NAZIONALE. La loro terra era quella che Dio aveva "dato in eredità al suo popolo" (Versetto 27). Cantici molto distintamente e notevolmente Dio aveva concesso loro la loro terra, affinché potessero ben realizzare il loro obbligo nazionale. Ma quando prendiamo in considerazione tutte le cose, vedremo che ogni nazione deve tutto ciò che ha ed è alla bontà creatrice, formativa, provvidenziale di Dio Onnipotente; ed è, quindi, responsabile verso di lui del suo credo, del suo culto religioso, delle sue leggi e statuti, delle sue abitudini di vita; poiché non c'è nazione in nessun luogo che non abbia tratto da lui la sua eredità. Anche ciò che, a prima vista, può sembrare che lo separi da lui, cioè l'elemento del coraggio nazionale, dell'energia, dell'industria, della lotta, della sofferenza, è anche "del Signore"

III ATTIVITÀ NAZIONALE. Salomone pregò (Versetto 34) che, quando il popolo di Dio "sarebbe uscito in guerra", le loro preghiere per la vittoria potessero essere ascoltate e che Dio avrebbe "sostenuto la loro causa". Poteva offrire questa supplica con una coscienza perfettamente pulita. Né come spirito né come sentimento, né tanto meno come convinzione religiosa, la pace era entrata nella mente degli uomini come ora. Non era nato colui che divenne il Principe della pace, e il cui avvento doveva essere l'inizio dell'era della "pace sulla terra". La guerra era allora considerata un'attività legittima, onorevole, lodevole, un campo di intraprendenza e di capacità in cui chiunque potesse desiderare di entrare. Si può ancora trovare un posto per esso, come una triste e deplorevole necessità. Sotto l'influenza di Gesù Cristo, non può occupare una posizione più grande o più alta di quella tra le attività nazionali. Ma come era giusto che si pregasse per la benedizione di Dio sulle guerre nazionali, più certamente è giusto che la sua benedizione divina fosse continuamente ricercata in tutte le industrie pacifiche; vale a dire, su tutte quelle industrie pacifiche che contribuiscono al comfort, all'arricchimento, al benessere del mondo. Ci sono attività in cui il cuore puro o gentile deve rifuggire dall'invocare la benedizione di Dio. E ciò che non possiamo coscienziosamente chiedergli di benedire, dovremmo rifiutarci di promuoverlo o di intrattenerlo. Certamente, tuttavia, è una parte molto grande della pietà nazionale che la preghiera debba essere fatta continuamente, in chiesa e in casa, affinché, in ogni sentiero di onorata e stimabile operosità, il popolo del paese possa camminare davanti a Dio, e compiere sotto questo aspetto la sua santa volontà; affinché anch'essi ricevano la sua sanzione e la sua benedizione

IV SVENTURA NAZIONALE (Versetti 24, 26-28.) Salomone anticipa l'ora della sventura nazionale: sconfitta in battaglia, siccità, pestilenza, locuste, ss. Egli considera questa calamità concepibile come la conseguenza del peccato nazionale e il segno del dispiacere divino (Versetti 24, 26), "perché hanno peccato contro di te", e prega per la misericordia e per la rimozione del colpo di punizione. È una questione di grande importanza se questo punto di vista debba essere adottato in tutte le circostanze. Dobbiamo ricordare che il modo in cui il favore di Dio si manifestava ai tempi dell'Antico Testamento era la via della prosperità temporale, e (viceversa) la forma della disapprovazione divina era quella dell'avversità temporale. Ma viviamo in un periodo in cui lo spirituale e il futuro sono gli elementi prevalenti; e quella che era una certa conclusione allora può essere solo una possibilità o una probabilità ora

1. Può essere vero che la calamità nazionale parla di delinquenza nazionale e richiede il pentimento nazionale. Non solo è possibile, ma anche probabile, che sia così. Perché il peccato nazionale si manifesta comunemente nell'indulgenza colpevole, e questo porta alla debolezza, all'esposizione al nemico, alla sventura di molti tipi

2. Può darsi che la calamità nazionale sia la disciplina divina. È del tutto possibile che Dio stia mettendo alla prova, stia purificando, stia raffinando la nazione come fa con l'individuo, stia intervenendo per salvarla dal peccato e dalla vergogna, stia lavorando in questo modo per la sua elevazione morale e il suo ampliamento, E quindi può darsi che la domanda da porsi sia: Che cosa dobbiamo imparare? Qual è il pericolo da evitare? Qual è il modo in cui Dio desidera che sia preso?

26 Niente pioggia

vedi 1Re 17:1; Levitico 26:19; Deuteronomio 11:17 28:23

27 Quando tu avrai insegnato loro; piuttosto, quando li guidi sulla retta via

28 (Vedi Levitico 26:16-26; Deuteronomio 28:22-52,59; 2Cronache 20:9 Nelle città del loro paese. Questo, per rappresentare correttamente gli ebrei, dovrebbe essere letto, nel paese delle loro porte. Probabilmente si fa riferimento al fatto che la legge, la giustizia e il giudizio erano amministrati "alla porta della città" Deuteronomio 16:18 21:19; Giosuè 20:4

Tu solo sai

così 1Cronache 28:9

Che possano temere te Salmi 130:4

In assenza di una sana paura è coinvolta sia l'assenza di una speranza di guarigione, sia troppo probabilmente la presenza di incoscienza #2Cronache 06:29

Versetti 29-31.-

Dio e l'anima individuale

Non solo durante il tempo della calamità nazionale (Versetto 28), ma soprattutto allora, le famiglie e i singoli uomini si trovano in un disperato bisogno del soccorso divino. Non c'è mai una congregazione considerevole che non includa almeno alcuni cuori che salgono nella speranza di conforto e sollievo dal Cielo

IL FARDELLO CHE È PORTATO DA OGNI CUORE UMANO. Con la nostra natura complessa e le nostre molte relazioni umane, siamo esposti a molti mali e dolori. Questi possono essere:

1. Corporeo; dolore o debolezza, o minaccia di gravi malattie

2. Temporale; qualche difficoltà o pericolo connesso con "le nostre circostanze"

3. Comprensivi: stiamo soffrendo qualche problema di cuore a causa del nostro forte attaccamento agli altri che soffrono e sono in difficoltà

4. Spirituale; angoscia, delusione, compunzione, dubbio, ansiosa ricerca di Dio. "Ognuno conosce la propria piaga e il proprio dolore"

II L'APPELLO DELL'ANIMA AL SUPREMO. L'afflizione conduce gli uomini al Dio della loro vita, al Padre del loro spirito. "Gli uomini dicono: 'Dio sia pietoso', chi non ha mai detto: 'Dio sia lodato'". Non possiamo provvedere ai nostri bisogni; Troviamo la nostra "insufficienza per noi stessi"; dobbiamo guardare oltre noi stessi, e in quale direzione? L'uomo spesso ci delude

1. Non possiamo parlargli, o perché non possiamo avere il suo orecchio, o perché non ci interessa divulgare il nostro dolore segreto a nessun cuore umano

2. Oppure abbiamo cercato di assicurarci la simpatia umana, e abbiamo fallito; gli uomini sono troppo occupati con i loro affari e i loro problemi per fare molto spazio nei loro cuori ai nostri

3. O non possiamo scoprire la mano umana che ci aiuterà; coloro che hanno pietà non possono servirci, non possono salvarci. Dobbiamo ricorrere a Dio. E noi portiamo a lui il nostro dolore, la nostra piaga

1. Siamo sicuri che sia accessibile. Egli invita il nostro avvicinamento; egli dice: "Invocami nel tempo dell'angoscia; Io ti libererò e tu mi glorificherai"

2. Siamo sicuri della sua attenzione. Egli è nostro Padre, che ha pietà di noi con la benignità dei genitori; Salmi 103:13

egli è il nostro Salvatore, che ha percorso il sentiero della lotta e del dolore davanti a noi, sulla cui tenera simpatia possiamo contare con fiducia Ebrei 2:18 4:15,16 5:2

3. Possiamo dipendere dal suo potere. Egli è in grado di salvare, di salvare, di restaurare, di rinnovare

III LA RISPOSTA DIVINA

1. È una questione della nostra integrità spirituale. Dio risponde "secondo tutte le nostre vie; " cioè, secondo la nostra integrità. Dobbiamo avere in noi lo spirito di obbedienza. Possiamo non cercare una risposta se stiamo "considerando l'iniquità nel nostro cuore", ma, d'altra parte, se siamo seriamente intenzionati a servire il Signore, se "il nostro cuore non ci condanna", se ci assolve da ogni insincerità e doppiezza, "allora abbiamo fiducia in Dio; e tutto quello che chiediamo lo riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti" 1Giovanni 3:21,22

Noi non possiamo, non siamo in grado di osservare tutti i suoi precetti in tutti i particolari; ma lo spirito di obbedienza filiale, il desiderio di fare ciò che è "gradito ai suoi occhi", dimora in noi e ci ispira, e noi siamo, quindi, di coloro di cui egli ascolta la preghiera. Egli perdona la nostra mancanza ("ascolta e perdona") e "rende secondo le nostre vie"

2. Si tratta della conoscenza divina. Chi dirà che questo spirito di sottomissione e obbedienza è dentro di noi? Solo uno può; È Lui che "conosce solo il cuore dei figlioli degli uomini". Egli guarda al di là delle nostre parole e delle nostre azioni, e vede i motivi e gli scopi del nostro cuore

3. È una questione del nostro carattere e dell'intenzione divina. E il disegno di Dio è quello di ascoltare e prestare attenzione alle nostre preghiere, in modo da esaudire o trattenere i desideri del nostro cuore, che noi "temete Dio e camminiamo nelle sue vie", siamo "partecipi della sua santità". -C

32 Versetti 32, 33.Lo straniero viene da un paese lontano per amore del tuo grande Nome. Questi due versetti, con ogni frase in essi contenuta, devono essere sentiti nel modo più ristoratore da ogni lettore; ma dovrebbero anche essere particolarmente osservati, sia come correttivi di un'impressione comune, ma rigorosamente errata, riguardo all'esclusività, sia come un genio di bigottismo inerente alla separazione della razza ebraica per un certo scopo nel governo e nel consiglio divino. e anche come rivelatore molto significativo che quella messa a parte non era altro che un metodo e un mezzo per un fine, così completo e universale come il mondo stesso. Le analogie, infatti, nella storia del mondo sono legate, in una catena ininterrotta, a ciò che a volte sembra a un semplice lettore delle pagine della Bibbia come un decreto o una disposizione artificiale e in qualche modo arbitraria,

confronta tra molti parallelismi significativi, Esodo 22:21; Numeri 15:13-17; Deuteronomio 10:19 31:12

Non del tuo popolo Israele Giovanni 10:16; 12:20-26; Atti 8:27

Per amore del tuo grande Nome. L'inserimento dell'aggettivo "grande" qui (lwOdG) non è Pentateuco, ma si trova in Giosuè 7:9 ; nel nostro parallelo, Salmi 76:1; 99:3; Ezechiele 36:23; Geremia 10:6; 44:26. Tutti i popoli della terra. Non solo molti salmi sono assolutamente in armonia con lo spirito di questo versetto, ma anche la sua luce si riflette brillantemente in passi come Atti 17:22-31. Questa casa è invocata per il tuo nome; letteralmente, il tuo Nome è invocato (o forse, dentro) questa casa, il che significa che Dio stesso è invocato lì, o presente lì in modo che possa essere costantemente invocato #2Cronache 06:34

Versetti 34, 35.- La diversa supposizione di questi versetti, rispetto a Versetti 24, 25, è evidente. Qui ci viene ricordato quanto sia giusto implorare una benedizione prima di andare al lavoro che ci è stato assegnato, o anche a qualche impresa appositamente e divinamente stabilita

36 Versetti 36-39.-La materia di questi versetti è data più piena nel parallelo 1Re 8:46-53

La preghiera è tanto più notevole come l'ultima dell'intera serie, e così tristemente inquietante! L 'ultima frase del Versetto 36, che porta l'espressione lontana, come alternativa di vicino, getta il suo lurido bagliore di suggestione sgradita su tutto il resto. Nessuno che non pecca. Le parole non hanno bisogno di paralleli biblici, perché questi sono così numerosi. Ma dal resto si può porre enfasi almeno su quelli forniti da Salomone stesso - Proverbi 20:9; Ecclesiaste 7:21 ; entrambi particolarmente sentenziosi. Pensa a se stesso. Le parole esprimono bene, in modo di dire italiano, il letterale ebraico, come in margine, "riportare al loro cuore" Deuteronomio 30:1-11

hanno peccato,

. fatto male, trattato malvagiamente

così Salmi 106:6; Daniele 9:5

La versione autorizzata in parallelo ( 1Re 8:47

è un po' più felice nella sua resa dei tre verbi qui impiegati. Sembra dubbio che questi abbiano in sé la capacità di formare un climax; Più probabilmente parlano di tre direzioni diverse nell'andare male. Il parallelo merita di essere citato, nei suoi Versetti. 50, 51

Versetti 36-39.-

Partenza e ritorno

Sembra una cosa triste che, in quest'ora di gioia sacra e di trionfo, Salomone si sia trovato nella necessità di contemplare l'infedeltà nazionale, il dispiacere divino, un ritorno del popolo di Dio alla cattività ignominiosa e tutta la conseguente angoscia. Ma egli sentiva che era necessario, e la questione giustificava abbondantemente la sua previsione

MI ALLONTANO DA DIO. Nel caso di Israele, l'allontanamento dal Signore loro Dio significava o

(1) la sostituzione formale di un'altra divinità a Geova, o

(2) diffusa disobbedienza alla sua Legge, morale o cerimoniale, o entrambe. Con noi stessi significa una o più di tre cose

1. Un crescente disprezzo, che termina con un'assoluta indifferenza, o addirittura negazione, delle pretese di Dio

2. Una violazione grave e, in definitiva, vergognosa della sua Legge morale; fare ciò che è grave ai suoi occhi e dannoso per noi stessi e per il nostro prossimo

3. Declino graduale ma crescente dopo la conoscenza di Dio; il cuore che si lascia allentare dai legami sacri e si attacca ad altri oggetti, separandosi da lui e abbandonando il suo servizio

II LA SUA PENA

1. Dispiacere divino. "Tu sei adirato con loro." È una cosa molto seria e deplorevole quella di dimorare sotto il dispiacere del nostro Padre celeste. L'ira dell'amore, la giusta ira del santo amore, è davvero insopportabile; è un peso pesante sul cuore; è un oscuramento della vita dell'uomo

2. Il trionfo del nostro nemico. "E consegnateli davanti ai loro nemici", ss. È triste per l'anima umana essere alla mercé del suo nemico. Il peccato è un nemico crudele ed esige una punizione completa

(1) Come ci deruba del nostro vero tesoro: della nostra gioia in Dio, della nostra gioia nel suo servizio, della nostra somiglianza con lui, dell'amicizia di Gesù Cristo, della speranza della vita eterna!

(2) Come ci colpisce: con la rimorsi interiore, con il senso della nostra colpa e follia, con l'umiliazione per la nostra bassa condizione 1

(3) Come ci degrada, portandoci in cattività, così che non siamo più padroni di noi stessi, ma siamo alla mercé di qualsiasi abitudine tirannica che possiamo aver contratto! Siamo nella terra del nemico; i suoi legami sono sulla nostra anima

III IL NOSTRO PENTIMENTO E IL NOSTRO RITORNO

1. L'angoscia porta alla riflessione. "Pensano a se stessi". "Veniamo a noi stessi", Luca 15:17

come coloro che sono stati creati per considerare e agire ragionevolmente; Valutiamo la nostra condizione e le nostre prospettive

2. La premura porta all'autorimprovero. Rimproveriamo a noi stessi per la nostra follia. Confrontiamo o contrapponiamo il presente con il passato, la terra dove siamo stati "portati prigionieri" con la dimora della libertà e della gioia sacra. Ci rimproveriamo la nostra colpa. Siamo addolorati e vergognosi di aver lasciato per tutto ciò che è indegno colui che è degno della ricchezza della nostra forza, colui al quale dobbiamo tutto, per questo o per coloro ai quali non dobbiamo nulla. Ci pentiamo della nostra decisione e delle nostre azioni

3. Il pentimento porta al ritorno. Ritorniamo a Dio "con tutto il nostro cuore e con tutta la nostra anima". Veniamo con la confessione; diciamo liberamente e sinceramente: "Abbiamo peccato" (Versetto 38). Veniamo con la consacrazione; offriamo noi stessi, il nostro cuore e la nostra vita a Dio, affinché d'ora in poi possiamo camminare nelle sue vie con un cuore perfetto. Veniamo con fede; Abbiamo speranza nella sua misericordia, perché sappiamo ciò che sarà

IV LA SUA ACCOGLIENZA DI NOI. Egli "perdonerà al suo popolo che ha peccato contro di lui" (Versetto 39). Egli accoglierà cordialmente; egli ristabilirà immediatamente e magnanimo

. C

vedi Luca 15:20-24

40 Versetti 40-42.- Questi tre versetti mancano nel parallelo, il che ci ha tenuto quattro versetti (50-53) qui non mostrati. I nostri due versetti 41 e 42 sono doppiamente interessanti, in primo luogo, in quanto quasi una copia esatta delle parole di Davide; Salmi 132:8-10

e in secondo luogo, non essendo una copia del tutto esatta, per certi aspetti la forma della parola non è identica, sebbene il significato sia lo stesso, e per altri aspetti la proposizione non è identica, sebbene il significato sia essenzialmente uguale

Versetti 40-42.-

Una preghiera per la Chiesa di Dio

I PER LE SUE CONGREGAZIONI

1.) Che Dio ne avrebbe fatto il suo luogo di riposo. "Alzati, o Signore Dio, nel tuo luogo di riposo" (Versetto 41). Tratto dal grido di battaglia della nazione quando l'arca si mise in cammino per cercare un luogo di riposo per loro, Numeri 10:33-36

le parole implicano una richiesta che Jahvè Elohim, il Dio dell'alleanza di Israele, avrebbe fatto al tempio, e quindi a ciò che simboleggiava, la Chiesa di Dio, collettivamente e separatamente, nel suo insieme e nelle sue assemblee individuali:

(1) Un luogo di dimora permanente, una dimora di riposo, una casa o un'abitazione di riposo, una dimora o una residenza fissa, da cui non dovrebbe più allontanarsi. Questo aveva promesso Geova al monte Sion, Salmi 132:13,14

e tale Cristo ha promesso riguardo alle più piccole e umili assemblee del suo popolo Matteo 13:20

(2) Una scena di graziosa manifestazione. Non si può immaginare che Salomone desiderasse semplicemente avere la simbolica presenza di Geova dietro il velo nel santuario interno del tempio, sotto forma di una nuvola di fumo e fuoco. Ciò che desiderava ardentemente era la presenza reale e personale di Geova; e che non avrebbe desiderato (o almeno non avrebbe potuto preoccuparsene molto) se avesse compreso che l'unico modo in cui Dio poteva dimorare in mezzo a loro era nel silenzio e nella solitudine, avvolto nella contemplazione delle proprie incommensurabili perfezioni e chiuso a ogni rapporto con le sue creature, e persino con il suo popolo eletto e alleato. Ma Salomone sapeva che se Geova avesse accondisceso a stabilire la sua residenza fra loro, sarebbe stato allo scopo di fare graziose rivelazioni di se stesso come Dio d'amore e di misericordia, e misericordiose comunicazioni di se stesso come la Vita e la Luce del suo popolo credente; e i cristiani sanno che questo è l'obiettivo specifico che Dio in Cristo ha in vista per stabilire la sua presenza reale, anche se invisibile, nelle assemblee e nei cuori dei suoi seguaci Giovanni 14:21-23

(3) Una sorgente di soddisfazione divina. Se non fosse così, non potrebbe essere un luogo di riposo per Geova. Geova deve ottenere in essa, nei suoi servizi e celebrazioni, e molto di più nelle disposizioni e nelle azioni, nei cuori e nella vita dei suoi adoratori, quella soddisfazione che la sua natura santa e amorevole richiede; altrimenti sarà costretto a ritirarsi in mezzo a loro, nei loro cuori e nelle loro convocazioni, dai loro templi e dai loro altari. Cantici può Dio in Cristo riposare solo in quelle Chiese e individui dove Egli sente un dolce profumo di fede, speranza, amore, penitenza, umiltà, obbedienza, risorgendo da tali sacrifici spirituali che offrono al suo Nome

2.) Che Dio stabilisse in loro i segni della sua potenza. "Alzati, o Signore, tu e l'arca della tua forza." La scatola di legno apparentemente meschina e insignificante chiamata arca era un simbolo dell'onnipotenza fisica di Dio, che comunemente funzionava attraverso strumenti deboli; della sua onnipotenza dominante, che si basava sempre sulla santità essenziale; e del suo potere di concedere la grazia, che si rivelò su, dentro e attraverso un propiziatorio. Quindi, nel cercare che l'arca potesse trovare nel tempio un luogo di riposo, Salomone chiese praticamente che Geova, per mezzo di essa come medium, manifestasse a Israele la sua potenza (1.) nel proteggerli e difenderli dai loro avversari,

(2) nel governarli e governarli con statuti e ordinanze, e

(3) nel perdonarli e nell'arricchirli di grazia. Geova mette ancora in campo le stesse tre forme di forza nella Chiesa cristiana. Egli dimora in lei, come nell'antico Israele, come Difensore e Liberatore Salmi 84:11 91:1-7; Isaia 31:5; Zaccaria 2:5; Matteo 16:18; 2Tessalonicesi 3:3; Apocalisse 3:10

come Sovrano e Sovrano Salmi 24:1 44:4 74:12 95:3; Isaia 33:22; 43:15 ; Malachia1:14; Matteo 6:13; Ebrei 1:3; Giacomo 4:12; Apocalisse 19:6

e come Redentore e Amico Isaia 12:2, 41:14, 47:4; Luca 1:68; Giovanni 3:16; Romani 8:32; 1Timoteo 2:3

3.) Che Dio ascoltasse le preghiere che in esse salivano dal cuore del suo popolo. "I tuoi occhi siano aperti e i tuoi orecchi siano attenti alla preghiera che si fa in questo luogo". Il tempio è stato progettato per essere un luogo di preghiera per tutte le persone Isaia 56:7; Matteo 21:13; Marco 11:17; Luca 19:46

che tutti ricorrano con suppliche per se stessi e per ogni sorta di persone; caratteristiche simili appartengono alla Chiesa del Nuovo Testamento Luca 18:1 24:52,53; Efesini 6:18; 1Timoteo 2:1,8

II PER I SUOI MINISTRI. Affinché potessero essere rivestiti di salvezza (Versetto 41), o giustizia Salmi 132:9

- i due termini nell'Antico Testamento sono sinonimi, o almeno così connessi che l'uno implica l'altro

Confronta Isaia 61:10

Compresa correttamente, la salvezza è l'esito e il risultato della rettitudine. L'anima che è giusta esteriormente e interiormente, giudizialmente o legalmente, moralmente o personalmente, è salvata; mentre nessuno è salvato da cui quella giustizia non sia posseduta, sia in tutto come dai glorificati, sia in parte come dai credenti cristiani,

"La cui fede riceve una giustizia che rende giusto il peccatore"

Cercando, quindi, che i sacerdoti del tempio potessero essere rivestiti di salvezza, Salomone desiderò:

1.) Affinché potessero essere uomini personalmente buoni. retti e sinceri nel loro cuore davanti a Dio, virtuosi e corretti nel loro cammino davanti agli uomini, uomini come Noè, Genesi 7:1

Abramo Genesi 17:1

Lavoro Giobbe 1:1; 29:14 Salmi 7:8

e Natanaele; Giovanni 1:47

poiché solo gli uomini giusti, nel senso di essere giustificati e accettati davanti a Dio, nonché rinnovati e in possesso del germe della santità, erano autorizzati a servire all'altare di Dio Esodo 22:31; Levitico 11:44

La stessa qualifica la Chiesa di Cristo dovrebbe sempre cercare in coloro che servono sui suoi pulpiti. Qualcosa di più calamitoso di un ministero insincero e immorale, perché incredulo e non convertito, difficilmente può essere immaginato come accade alla Chiesa Cristiana. Il primo requisito di colui che vuole predicare il Vangelo è una sincera accettazione dello stesso nella fede e nell'umiltà, nell'amore e nell'obbedienza, il fondamento di ogni vera pietà

2.) Affinché possano essere rivestiti di salvezza nel loro ministero ufficiale

Che tutto il loro essere fosse assorbito (e così visibilmente che gli uomini potessero contemplarlo) nell'opera di salvezza del popolo di Dio. Se indispensabile come segno di un vero sacerdote costituito dal Cielo sotto la Legge, molto di più questo è un requisito come qualifica del predicatore inviato da Cristo sotto i Pastori del Vangelo e gli insegnanti nella Chiesa del Nuovo Testamento che non mirano alla salvezza di se stessi e dei loro ascoltatori 1Timoteo 4:16

sono intrusi nel sacro ufficio. L'unico tema che ha la pretesa di monopolizzare il tempo, i talenti, il pensiero, l'eloquenza, lo zelo del ministro cristiano è il vangelo di Cristo: "la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede" Romani 1:16

III PER LA SUA GENTE. Che possano gioire della bontà (Versetto 41). Avviso:

1.) La designazione. Santi 1Samuele 2:19; Salmi 30:4 50:5 149:1

Il termine significa letteralmente gentile, eccellente, uno che mostra favore, quindi pio (Gesenius); o uno che ha ottenuto favore, quindi amato (Perowne). In entrambi i sensi l'antico popolo di Dio era "santo". Erano oggetto del favore di Geova Deuteronomio 7:8; 1Re 10:9; 2Cronache 2:11

amato per amore dei padri; Romani 11:28

e sono stati, o avrebbero dovuto essere, gentili e benevoli Levitico 19:18; Salmi 112:5; Proverbi 10:12; Zaccaria 7:9

Allo stesso modo i cantici sono credenti del Nuovo Testamento amati per amore di Cristo Romani 1:7; Efesini 1:6

e comandarono di amarvi gli uni gli altri Giovanni 13:34,35 15:17; Romani 12:10; Galati 5:13; 1Pietro 2:17; 1Giovanni 4:7,21

Il senso consueto in cui viene usato il termine "santo" è quello di separato, o santo Deuteronomio 33:3; Giobbe 15:15; Atti 9:13; Romani 1:7; 1Corinzi 1:2; Efesini 1:1

2.) L'emozione. Gioia. Niente di più notevole dell'enfasi posta da entrambi i Testamenti sulla "gioia" come esperienza che dovrebbe appartenere in modo preminente ai santi di Dio Deuteronomio 33:29; 1Samuele 2:1; Salmi 5:11 84:4 100:1,2; Isaia 29:19; Romani 12:12 14:17; Galati 5:22; Filippesi 3:1 4:4

Dove la gioia è abitualmente assente, c'è motivo di sospettare che l'individuo non sia affatto un vero credente, o sia in preda a preoccupazioni errate riguardo a Dio o a se stesso, o sia affetto da qualche malattia, fisica o mentale, che disturba la sua pace. Eppure la fonte primordiale di ogni gioia per l'anima religiosa è Dio Neemia 8:10; Giobbe 8:21; Salmi 4:7, 30:11; Giovanni 14:27 15:11 16:22 17:13; Romani 5:2 15:13

3.) L'occasione. Bontà; cioè nel senso più alto. Non solo i doni comuni di Dio del grano e del vino, anche se anche in questi un santo può esultare con una prontezza che nessuno può sentire se non coloro che riconoscono che tutto ciò che hanno proviene dalla mano di un Padre; ma principalmente i più alti doni di grazia e di salvezza di Dio, e in particolare il grande e ineffabile Dono di Dio, Gesù Cristo 2Corinzi 9:15

IV PER IL SUO RE. Che Dio lo guardasse con favore (Versetto 42). L'unto di Dio nel passo in esame era Salomone; ma il grande Unto, di cui era un'ombra, era Cristo, che Dio unse con olio di letizia al di sopra dei suoi simili, Salmi 45:7

e posto come Apocalisse sul suo santo colle di Sion Salmi 2:6

Il linguaggio della preghiera, quindi, può essere applicato a Cristo, Capo e Apocalisse della Chiesa

1.) Nel senso può significare che Dio avrebbe continuato a considerarlo con favore, e a dimostrarlo non negando la sua richiesta 1Re 2:16

Così interpretato, insegna che la Chiesa di Cristo ha un profondo interesse nel successo di tutte le preghiere di Cristo in loro favore, e dovrebbe fare di questo un frequente fardello delle sue suppliche, affinché Geova ascolti le intercessioni del suo unto Capo entro il velo per i trasgressori, Isaia 53:12

per i credenti, Ebrei 7:25

per la santificazione dei suoi, Giovanni 17:17

per la conversione del mondo, Giovanni 17:20

per il compimento finale di tutte le cose Giovanni 17:24

2.) Gli argomenti con cui la preghiera può essere sostenuta sono due:

(1) La relazione del re con Dio: egli è l'unto di Dio; Salmi 45:7

e

(2) l'impegno del patto che Dio ha preso con lui come figlio di Davide. Queste erano le suppliche avanzate da Salomone; sono più adatti alla bocca dei cristiani riguardo a Cristo

Imparare:

1. La sublimità della vera preghiera

2. L'ambito globale della preghiera

3. Il carattere elevato della Chiesa come dimora di Dio e come regno di Cristo

4. Il grande scopo della Chiesa come istituzione visibile per promuovere la salvezza

5. L'intera dipendenza della Chiesa per l'efficienza da Dio

Illustratore biblico:

2Cronache 6

1 CAPITOLO 6

2Cronache 6:1-10

Allora Salomone disse: «Il Signore ha detto che avrebbe abitato nelle fitte tenebre.-Dio che dimora nelle tenebre:-

La sua dimora nelle tenebre ha un significato simbolico. Ci parla dell'oscurità in cui sono avvolte le cose divine e spirituali. Ci trasmette questa verità: che solo una certa porzione di luce ci è data in qualsiasi cosa, sufficiente a guidare la condotta ma non abbastanza a soddisfare la ragione; e suggerisce che se non accetteremo nulla fino a quando non soddisferemo i dubbi che possono essere sollevati al riguardo, finiremo per non accettare nulla

(I.) Per quanto riguarda Dio Stesso, qualsiasi conoscenza perfetta di Lui è impossibile per l'uomo. Il più piccolo deve comprendere il più grande, prima che l'uomo possa comprendere la Divinità così com'è nella Sua natura assoluta. Questa segretezza di Dio è uno degli attributi e delle perfezioni dell'Onnipotente. Colui che vede tutto ed è Egli stesso invisibile deve essere il Creatore. Le parole dello scrittore ispirato contengono una verità letterale: "È gloria di Dio nascondere una cosa".

1. In questa condizione Dio si è sempre rivelato: ai nostri progenitori nel giardino dell'Eden; a Mosè nel roveto e nelle nuvole del Sinai; a Elia. Era presente in ogni caso, ma non è stato possibile rintracciarlo; rivelato, ma invisibile. La risposta dell'antico filosofo pagano che lo rispetta è quella vera: "Quando lo cerco non lo trovo, quando non lo cerco lo trovo dappertutto".

2. Non altrimenti era nell'Incarnazione. Una luce in un luogo oscuro, e le tenebre non la compresero. "C'è in mezzo a voi uno che voi non conoscete".

3. È lo stesso con la manifestazione di Dio attraverso lo Spirito Santo. Egli è stato, ed è, una Presenza e un Potere sulla terra, che opera in modo meraviglioso ma imperscrutabile

4. Come per la Persona, così è stato per la Parola di Dio; una luce oscura, sufficiente a mettere alla prova la fede, non a gratificare la speculazione umana. Prendiamo, ad esempio, la profezia. Nelle sue ampie fattezze il calco corrisponde allo stampo. Ma quando entriamo nei dettagli, l'esatto completamento letterale è difficile da rintracciare

5. Era lo stesso con le parabole di Cristo. Erano la verità sotto un velo

6. Così è in innumerevoli casi delle verità più profonde rivelate nella Scrittura

(II.)Passate ora alla provvidenza di Dio. È un'idea vera che rappresenta Dio come manifesto nella storia, che governa il mondo con rettitudine e giustizia. Ma subito lasciamo questa verità generale ed esaminiamo il caso di particolari nazioni o periodi particolari, quale perplessità sorge! Nazioni civili che ricadono nell'oscurità e nel degrado; epoche di barbarie che intervengono; guerre che scoppiano e gettano un continente indietro di cinquant'anni nel suo progresso; il male di ogni genere è permesso; torto e ingiustizia prevalente. "La sua via è nel mare e i suoi sentieri nelle grandi acque". "I suoi passi non sono conosciuti". Sarebbe facile illustrare questo in innumerevoli altri casi: nella nostra vita individuale; nelle scienze morali; in scienze fisiche. La lezione di tutto ciò è che tutta la verità è afflitta da una certa oscurità, ma non deve essere rifiutata per questo motivo. "In questo mondo c'è poco da sapere, ma molto da fare". Ci insegna, in materia di giusto e sbagliato, in materia di religione, a confidare poco nella nostra ragione, ma molto nella nostra coscienza interiore, nell'istinto della coscienza e nelle aspirazioni della fede. (Arcidiacono Grant, D.C.L.)

4 CAPITOLO 6

2Cronache 6:4-11

Ed egli disse: «Benedetto sia il Signore, l'Iddio d'Israele, che con le sue mani ha adempiuto ciò che aveva detto».- L'adempimento della promessa di Dio:

(I.) Che Dio tratta con il Suo popolo in tutte le epoche per mezzo di una promessa. Adamo, Abramo, Davide

(II.)Che l'adempimento di questa promessa è fonte di gioia per loro

1. Rivelando loro Dio

2. Nell'effettiva concessione del bene a loro

(III.) Che ci sono stagioni speciali per testimoniare la bontà di Dio nell'adempimento della Sua promessa

1. Conversione

2. Ristoro dalla malattia e dal pericolo

3. Dedicazione dei luoghi di culto

4. Tempi di particolare favore. (J. Wolfendale.)

6 CAPITOLO 6

2Cronache 6:6-9

Or Davide mio padre aveva in cuore di costruire una casa al nome del Signore, Dio d'Israele.-L'intenzione di Davide di costruire il tempio:-

(I.) I propositi dell'uomo sono a volte più grandi del suo potere. Limitazione di:

1. Carattere

2. Corpo

3. Cultura

4. Circostanze: mancanza di mezzi o di libertà

5. Destino

6. Vita

(II.)L'importanza e il valore di queste intenzioni gentili ma non realizzate. I propositi sinceri, i desideri sinceri, sono fatti, e come fatti saranno ricompensati

1. Sono fatti per Dio

2. Sono fatti per coloro che li apprezzano

3. Le intenzioni non realizzate non sono prive della loro influenza pratica sulla società

(III.) Il conforto che queste considerazioni sono calcolate per offrire a...

1. I poveri e gli ignoranti

2. La sofferenza

3. Coloro che sono chiamati alla morte prematura

4. Tutti gli uomini buoni in presenza della loro vita imperfetta. (W. L. Watkinson.)

Il servizio rifiutato, ma motivo approvato:

(I.) Un servizio rifiutato. Ecco un brav'uomo impegnato in un servizio che non gli è permesso di svolgere. È un esempio di come i propositi di un uomo superino le possibilità della sua vita. Ci sono molte ragioni per cui a volte non si dovrebbe permettere a un uomo di portare a termine compiti autoimposti, anche se possono essere il risultato di motivi molto buoni. C'erano delle ragioni nella vita di Davide. Davide era stato un uomo di guerra, e come tale aveva versato sangue umano 1Cronache 22:8. C'era un'incongruenza che Dio riconobbe, che era sfuggita all'attenzione di Davide, tra lo spargimento di sangue e la costruzione di un santuario per Dio. Inoltre, ci può essere qualche ostacolo speciale nell'epoca in cui un uomo vive, o nelle circostanze da cui è circondato, che rende necessario il rinvio del lavoro. Un uomo può vivere, come si dice, prima della sua età, può proiettare grandi propositi nella vita umana, eppure Dio può dirgli: "Fermati, il motivo è abbastanza puro, ed è accettato come tale, ma il mondo non è ancora pronto; La mia provvidenza deve far maturare le cose, e noi dobbiamo aspettare". Inoltre, ci può essere qualcosa nel disegno di Dio - verso il mondo: quel disegno che include il tempo e l'eternità nell'ambito della sua operazione - che può porre un veto su qualsiasi piano del genere, il suo compimento di compiti che sono in se stessi molto lodevoli, e che sono spinti da motivi puri ed elevati. Ora ho detto che ogni uomo che ha vissuto per uno scopo deve sapere prima o poi cosa significhi una delusione come questa. Ebbene, questo libro ci dice che Dio ha messo l'eternità nel cuore di un uomo. Dio ha messo l'eternità nel cuore dell'uomo; Perciò gli impulsi dell'eternità, o gli scopi e gli scopi che portano all'eternità, sono lì. L'uomo non è una semplice creatura del tempo: egli traccia grandi contorni, non come la semplice creatura del tempo, ma come uno che deve vivere per sempre. Così, finché è vero che Dio ha messo l'eternità nel cuore di un uomo, e ha messo solo settant'anni, o al massimo ottanta o novanta anni, nella sua vita, ci deve essere una sovrapposizione di propositi e disegni in relazione ai conseguimenti in questa vita. È impossibile, quindi, che egli realizzi tutti i suoi disegni, o completi i contorni di questi piani, in una breve vita. Davide era deciso a costruire una casa al Signore: questo privilegio gli fu negato; ma chi dirà che la sua vita fu un fallimento? A Davide, dopo tutto, fu permesso di compiere un'opera più nobile della costruzione di un santuario per Dio, per quanto grande sarebbe stato questo privilegio. Cantò gli inni che erano destinati a diventare il salterio ispirato per tutti i tempi. Ora, ci sono alcuni uomini che sfuggono a queste delusioni; ma a quale costo! Gli uomini che non mirano mai a cose alte, che non colpiscono mai il contorno di un'opera nobile; Gli uomini che non permettono mai allo spirito immortale che è in loro di progettare cose immortali, e quindi cose che non possono mai essere realizzate in una vita mortale, senza dubbio sfuggono a queste delusioni, ma a costo di degradare ciò che è più nobile e migliore nella loro natura

(II.)Il motivo approvato: "Mentre era nel tuo cuore di costruire una casa per il mio nome, hai fatto bene che fosse nel tuo cuore". Molti uomini avrebbero detto: "Ah, povero David, tutta l'ispirazione di un grande proposito, tutta la paziente pianificazione e tutto il serio sforzo per portare a termine il compito da parte sua, sono stati inutili. Il veto divino ha posto fine a tutto". No, non è così. Davide non occupa la stessa posizione verso Dio o verso l'uomo che avrebbe occupato se non avesse mai progettato un progetto così devoto ed esaltato

1. Fu un bene per Davide stesso, un bene per la sua stessa anima, che questo pensiero se ne impossessasse. Ricorda le circostanze. Davide si era costruito una casa con il tetto di cedro, ma poi fu sconvolto al pensiero di abitare in un palazzo mentre il suo Dio dimorava nel vecchio tabernacolo lacero del deserto. Sicuramente quel rinculo stesso era nobilitante

2. È stato un bene anche per la vita esteriore di Davide, così come per la sua vita interiore. Mentre era impegnato nella raccolta del materiale per il tempio, fu salvato dal fare cose meno degne della sua chiamata e della sua posizione di unto del Signore. Mentre era impegnato in questo lavoro aveva meno disposizione a entrare in conflitto con i suoi vicini

3. Era anche un bene che questo fosse nel suo cuore, perché raccogliendo i materiali per la costruzione del tempio aveva favorito l'obiettivo preparando la strada a qualcun altro per portare a termine il compito

4. Andava bene anche perché, ora che sapeva che non gli sarebbe mai stato permesso di costruire la casa, avrebbe avuto l'opportunità di esercitare un'abnegazione che non avrebbe fatto se avesse avuto il privilegio di portare a termine il compito. Così c'era una benedizione spirituale, una grazia arricchente, una provvidenza nobilitante in questo rifiuto. Ora, lo vediamo spesso nella vita. È una legge della vita umana che alcuni uomini creino un'opera e altri la realizzino. Non c'è nulla di definitivo nel lavoro dell'uomo sulla terra; Riprendiamo il filo da dove altre mani lo hanno lasciato, e presto lo lasceremo cadere in mani più giovani delle nostre. I disegni di Dio coprono millenni. Guardate la vita quotidiana. C'è un uomo che fonda una casa, o dà origine a un'attività: un uomo che inizia in una piccola stanza, e a forza di genio e perseveranza, sotto la benedizione di Dio, estende la sua attività in modo tale che occupa quasi un lato di una strada. Quell'uomo muore. Ma ha avuto sogni più grandi della sua realizzazione. Tra i suoi pensieri successivi c'era quello di poter fare qualcos'altro, ma gli fu negato il privilegio di dare incarnazione a quei pensieri. Suo figlio prende il suo posto. Ah, e quando il motivo non è mai raggiunto, tuttavia, se è nobile, non è infruttuoso. C'è quel bambino in mare: un uomo gli salta dietro, ma la tempesta infuria e l'oceano si agita e si agita terribilmente, così che l'uomo alla fine non riesce a salvare il bambino. Chi dirà che non è stato un bene che ci abbia pensato, e che abbia rischiato la propria vita in questa nobile impresa? È il cielo che fornirà la soluzione finale, ed è il futuro che coronerà l'edificio dei compiti incompiuti in questa nostra vita terrena, anche se sono stati originati con nobili motivi e scopi di vasta portata. Davide entrò nell'eternità non come un uomo deluso, ma come uno che era stato ispirato da uno scopo elevato che aveva lasciato in eredità a una generazione successiva, le cui attività più nobili aveva messo in moto. (D. Davies.)

I pii propositi frustrati ma premiati:

(I.) Il Signore nota i pii propositi del cuore. E qui i seguenti punti richiedono attenzione

1. È onnisciente. "Tutte le cose sono nude e aperte agli occhi di Colui con il quale abbiamo a che fare". "Io, il Signore, scruto il cuore". Giudichiamo dalle manifestazioni esterne e riconosciamo l'albero dai suoi frutti; ma Egli comprende il nostro pensiero da lontano

2. L'onnisciente Geova approva il santo proposito. È accettevole a Lui per mezzo di Gesù Cristo, in quanto scaturisce dalla fede e dall'amore, in quanto significa gloria a Dio e buona volontà verso l'uomo. Il Signore conosce e approva il tuo desiderio di servirLo, qualunque ostacolo possa sorgere per impedirne la realizzazione. "Il desiderio dell'uomo è la sua benignità", ed è accettato come tale

3. Vede l'effetto della Sua grazia. "Da lui vengono effettivamente tutte le cose buone". E dov'è il credente che non ammetterà con gratitudine: "Tu hai fatto in noi tutte le nostre opere"? Non abbiamo propositi che, agli occhi di Dio, siano pii, finché non sia iniziata in noi un'opera buona; perché, come creature depravate, siamo tutti alienati dalla vita di Dio. I nostri scopi sono mondani e peccaminosi

(II.)Può piacere al Signore, nell'esercizio della sapienza e della bontà infinite, di deluderci riguardo al compimento dei nostri propositi di servirLo

1. Per impressionarci con la convinzione della Sua indipendenza. Egli è il "Signore Dio Onnipotente", che è in grado di fare molto più di tutto ciò che chiediamo o pensiamo. Tali dispensazioni della Provvidenza possono essere nominate per insegnare alla Chiesa di Dio che il suo grande Capo, quando lo ritiene opportuno, può fare a meno dello strumento che ci aspettiamo che Egli impieghi

2. Un'altra ragione per la condotta divina nel caso in questione è quella di indurre lo spirito di sottomissione e di rassegnazione. E puoi dire: "Sia fatta la tua volontà, mio Dio, sia fatta la tua volontà"? Ci piace naturalmente il nostro modo di fare. I nostri "propositi sono infranti", perfino "i pensieri del nostro cuore". Dio ci ostacola, non per rattristarci, ma per insegnarci la deferenza alla Sua volontà

3. Possiamo aggiungere un'altra ragione per cui Dio toglie i giovani e gli utili, per prevenire l'idolatria

(III.) Se il Signore impedisce in tal modo l'adempimento del pio proposito, Egli dice teneramente: "Hai fatto bene in quanto era nel tuo cuore".

(IV.)Dio ricompensa misericordiosamente l'intenzione, anche se fosse stata realizzata. È nostro doloroso dovere incaricare il peccatore di ricordare che Dio nota e tiene conto delle sue malvagie macchinazioni. (S. Eldridge.)

L'ideale non realizzato:

Un ideale religioso può essere definito come un prodotto dell'immaginazione santificata, e l'immaginazione santificata può essere descritta come la fede considerata nella sua libera espressione intellettuale. Un ideale è l'immagine di massima di una possibile utilità e di un successo, concepita sotto gli stimoli della fede, della speranza e dell'amore insiti nella nuova vita. Un ideale che nasce dalla pura vita religiosa, e non dalla mera ambizione mondana, è un figlio dell'ispirazione di Dio nel secondo grado di discesa. Ogni lavoratore cristiano ha i suoi ideali. Gli ideali cari al popolo di Dio variano a seconda delle esigenze dell'epoca. Quella di Davide doveva costruire un tempio; il nostro probabilmente riguarda la costruzione di pietre vive in quel tempio incomparabile in cui Dio sarà adorato in tutte le epoche. Il valore degli ideali non realizzati è una lezione che tutti dobbiamo imparare. Solo una piccola parte dello zelo che all'inizio aveva promesso così tanto sembra dare frutti visibili. Vediamo gli ideali dei compagni di lavoro stroncati dall'atto di Dio, quasi prima che abbiano toccato i loro ambiti compiti. Le conquiste delle vite migliori non eguagliano la misura dell'ardente aspirazione, e Dio ricompensa per l'aspirazione così come per l'azione perfezionata. Ci sono anche ideali il cui segreto della frustrazione si trova nel nostro cuore. Forse avevamo calcolato male la nostra forza, o l'orgoglio si mescolava con i nostri ideali, e Dio ci stava trattenendo dalla loro realizzazione fino a quando l'orgoglio non si era spento e la fede, la speranza e l'umiltà erano cresciute fino a proporzioni commisurate al successo che stava per darci. Ma noi non comprendiamo il significato dei ritardi di Dio, e così i nostri ideali di lavoro, di obbligo e di successo evangelistico sono stati relegati nel ripostiglio e sono rimasti lì nella polvere ignobile e nel marciume secco per anni. Un famoso viaggiatore ha scritto un libro per dirci quanto possano diventare remunerativi i giacimenti auriferi abbandonati di Madian. Alcune delle miniere d'argento più produttive del Sud America sono miniere che sono state sfruttate dai conquistatori spagnoli, abbandonate per due secoli e mezzo, e ora vengono sfruttate di nuovo. L'illimitata ricchezza e possibilità spirituali giacciono nascoste negli ideali semidimenticati della nostra giovinezza e della prima virilità

(I.) L'influenza esercitata dall'idea insoddisfatta sul carattere personale. È concepibile che la vita religiosa possa esistere senza l'aiuto e l'influenza degli ideali, ma sarà solo contrassegnata dalla debolezza e dall'insipidezza. Troverà il suo emblema appropriato nel livello morto della prateria piuttosto che nell'imponente maestosità della foresta. Nel momento in cui abbandonate i vostri grandi ideali, cessate di sentire la necessità di un grande sacrificio, di un grande eroismo, di un generoso lavoro che dimentica voi stessi. Un ideale ha esattamente lo stesso rapporto con la crescita religiosa e con il potere che la facoltà di immaginazione nel bambino ha con il carattere e il successo dell'uomo successivo. Gli studenti di scienze sociali ci dicono che l'educazione impartita nell'ospizio parrocchiale non fornisce alcun elemento per stimolare l'immaginazione del bambino, e che i piccoli posti sotto il regime crescono ottusi, imbronciati, privi di interesse per tutto ciò che li circonda, e senza la sola ambizione di migliorarsi. Nel corso del tempo, dopo che ogni potenziale interesse e aspirazione è stato abbattuto e indebolito, il bambino viene trasformato nel mondo; e quasi invariabilmente si scopre che, dopo alcuni anni di indolenza, stolidità e lieve crimine, il bambino ritorna all'ospizio per riparare la sua incompetenza e l'età che si avvicina. Lasciate che all'immaginazione sia negata la sua funzione propria nella vita religiosa, e il risultato sarà quello di limitare questa vita a un piano molto basso e abietto. Il professore di religione che è senza un ideale ispiratore sta trascorrendo la vita di un povero strisciante, torpido e spirituale. Tutte le nostre virtù religiose guadagnano o perdono quando i nostri ideali di lavoro religioso vengono afferrati o abbandonati. C'è un impedimento logico alla crescita della fede nel cuore dell'uomo che ha rinunciato ai suoi ideali. Ogni fede è duplice nella sua azione, personale e vicaria, e l'uno tipo di azione non può più andare avanti senza l'altro, così come la sistole può essere separata dalla diastole nell'azione del cuore. Il decadimento della fede che esercitate per conto del mondo porterà al decadimento della fede esercitata per vostro proprio favore. Ecco perché nei veri risvegli della religione la santificazione dei credenti e la conversione degli empi procedono sempre a passi uguali. Un ideale, se differito nel suo adempimento, o anche non realizzato nella forma precisa in cui lo avete concepito per la prima volta, sarà una fonte perpetua di salute e prosperità per la vostra anima. Senza dubbio l'intero carattere di Davide fu elevato e nobilitato dall'ideale che aveva così a lungo accarezzato nel suo cuore. Se non riesci a vedere il valore dei tuoi ideali non realizzati, Dio, che traccia la loro influenza sul carattere, può farlo; e se l'orecchio interiore non fosse appesantito dalla babele distraente del mondo, udreste la testimonianza del Suo favore e della Sua approvazione: "Hai fatto bene a ciò che era nel tuo cuore". Non pesate mai contro i vostri interessi morali e spirituali i sacrifici temporali che fate per i vostri ideali

(II.)Questi ideali muovono la mente di Dio Onnipotente. L'ideale tocca con un'impressione duratura l'indimenticato Dio, e passa in una delle costanti forze motrici dell'universo che Egli governa per redimerlo. C'è una dottrina spirituale della conservazione dell'energia che è l'eredità di tutto il vero popolo di Dio. Quando la Provvidenza mette il suo arresto sul progresso dei nostri ideali, ogni frazione della forza continua a vivere. Benedetta dottrina della conservazione dell'energia! Davide ne aveva un indizio quando esclamò: "Le mie lacrime non sono forse nel Tuo libro?" Cristo lo stava riconoscendo quando pronunciò le parole che immortalarono l'amore di Maria: "Dovunque sarà predicato questo vangelo, sarà raccontato anche ciò che questa donna ha fatto in memoria di lei". Lo scrittore degli Ebrei lo sentì quando esclamò: "Dio non è ingiusto da dimenticare l'opera della vostra fede e la vostra opera d'amore che avete mostrato verso il suo nome". C'è una forza che muove Dio nella nostra custodia. Come si può far emergere e applicare questo potere? Deve essere stimolato e aumentato da un ritardo temporaneo. C'è il pericolo dell'unilateralità nell'azione dei nostri ideali. A volte stimolano la forza del lavoro senza stimolare allo stesso tempo la duplice forza della preghiera. Ti spingi da una parte, e colpisci da quella, e non ottieni nulla. Dio sembra confonderti, e tu sei pronto a rinunciare a tutti i tuoi ideali nella tua irritazione e impazienza. Dio vuole che tu abbandoni il rozzo bastone e prenda l'arma ingioiellata della preghiera totale. Inoltre, quando i nostri ideali vengono rimandati nella loro realizzazione, è perché la fede possa essere resa perfetta e perché possiamo rivolgerci più pienamente a Dio. Che spaventosi infedeli diventeremmo se vedessimo i nostri ideali balzare a compimento immediato al nostro solo tocco, come attraverso un processo di rapida crescita tropicale! Perdi il potere sulla mente di Dio quando inizi a gettare via i tuoi ideali

(III.) Pensate all'influenza dell'ideale di Davide sull'effettivo lavoro di erezione del tempio. L'ideale di Davide divenne l'opera compiuta del suo successore. I vostri imponenti ideali di oggi, se afferrati con fedeltà e seguiti fin dove Dio lo permette, saranno una piattaforma sicura per l'azione della prossima generazione. Conclusione:

1. Dovresti elevare i tuoi ideali abbastanza in alto da assicurarti che saranno definiti stravaganti da tutti coloro nei cui cuori c'è l'amore del mondo, e non l'amore del Padre. Non importa quanto siano audaci, se l'amore puro di Dio e degli uomini entra nella loro essenza più profonda

2. Sopra ogni cosa cerca di tenere fuori da loro l'orgoglio

3. Una volta formati i tuoi ideali, mantienili stretti. Alcuni uomini si fanno beffe degli ideali della loro giovinezza, come se fossero una specie di avena selvatica che hanno seminato, e non un seme generato da Dio e immortale. Non essere satirico dove Dio è ammiratore, e non rivolgere i tuoi piccoli e cinici sberleffi contro la Sua parola di approvazione. "Hai fatto bene che fosse nel tuo cuore." (Thomas G. Selby.)

12 CAPITOLO 6

2Cronache 6:12-15

Ed egli si presentò davanti all'altare del Signore.- L'incarico di Davide a Salomone fu adempiuto:

(I.) L'affettuoso ricordo di Salomone per il suo padre terreno

(II.)La sua riverenza per il suo Padre celeste. Quanta sublimità e quanta umiltà si manifesta in questa preghiera del re! Se fosse stato un emarginato come Manasse, che pregava Dio per la restaurazione sul trono perduto, non avrebbe potuto umiliarsi più profondamente nella polvere. Ascoltate le sue modeste parole: "Ma Dio dimorerà realmente con gli uomini sulla terra? Ecco, il cielo e il cielo dei cieli non possono contenerti; quanto meno questa casa che ho costruito!" ecc. Chi è costui in ginocchio e con il cuore chino che offre queste umili suppliche? Un re? Sì, io vi dico, e più di un re. È Salomone in tutta la sua gloria". La vera grandezza si fonda sempre sull'umiltà. Come nel mondo naturale, così avviene nel mondo morale: più alta è la struttura, più profonde sono le fondamenta. Le alte Alpi, sul cui capo innevato sembrano posarsi le stelle del cielo, hanno le loro fondamenta nel profondo del cuore della terra. Mai Salomone fu così esaltato, mai fu più vicino al cielo, come quando in ginocchio lo vediamo supplicante ai piedi del trono di Dio. Il rango più alto, il più alto genio, la corona più splendida, ricevono un doppio splendore dalla grazia dell'umiltà. (H. Cay.)

La preghiera di Salomone:

La grande prova della benedizione data a Salomone si trova nella preghiera che egli pronunciò alla dedicazione del tempio. Nessun uomo avrebbe potuto recitare quella preghiera senza aiuto. Questo lo avremmo detto in tutta onestà se l'avessimo trovato in sanscrito; se l'avessimo riesumato dalle biblioteche indiane, sarebbe stato dovuto all'autore aver detto: "Non hai mai sognato quel sogno; era una visione di Dio". Probabilmente non c'è una preghiera del genere in tutti i documenti letterari. Se mai questa preghiera sarà superata, sarà solo per il Figlio di Dio, e la Sua eccellenza in essa avverrà per contrasto piuttosto che per paragone. Non c'è una parola egoistica in esso. Non è la preghiera di un ebreo; è la preghiera di un uomo. (J. Parker, D.D.)

18 CAPITOLO 6

2Cronache 6:18

Ma Dio dimorerà in realtà con gli uomini sulla terra?-Il Dio condiscendente:-

(I.) Permettetemi di richiamare la vostra attenzione sul fatto della grandezza divina; perché è solo in vista di ciò che possiamo essere preparati ad apprezzare la condiscendenza divina. "Ecco, il cielo e il cielo dei cieli non possono contenerti!"

1. Che visione abbiamo qui dell'immensità di Dio! Noi stessi siamo tra le stelle, in viaggio nello spazio, a miriadi di miglia di distanza da dove eravamo all'inizio del servizio, ma anche se cambiamo continuamente il nostro posto nell'universo, sempre circondati dalla Sua presenza e racchiusi dalla Sua essenza

2. Altrettanto terribile è la relazione di Dio con la durata, o la Sua eternità

3. Qui c'è anche un riconoscimento dell'infinita supremazia di Dio

(II.)E questo Essere Incontenibile si manifesterà realmente all'uomo? E qui va notato che c'era una sola religione nel mondo antico che conosceva qualcosa di un Dio condiscendente, ma una: l'ebreo. I cosiddetti dei dell'Olimpo potevano essere cattivi, intriganti, autodegradanti; ma non avevano il potere di accondiscendere. Moralmente, non avevano un'altezza da cui potersi chinare. Ma la storia della condotta divina, come è riportata nella Bibbia, era stata, fin dall'inizio, una storia di condiscendenza. Guardate indietro al primo atto di condiscendenza di Dio. Il peccato potrebbe aver prodotto il silenzio eterno. Eppure fu all'uomo, al peccatore, che Egli fece il primo passo nella Sua carriera di condiscendenza parlandogli. Il tempo passava; e sebbene la depravazione e la colpa dell'uomo continuassero ad aumentare, nel testo ci viene presentato un altro stadio nella considerazione divina. Egli designa un luogo in cui il simbolo della Sua presenza possa dimorare e dove l'uomo possa essere sempre il benvenuto per avvicinarsi a Lui e comunicare con Lui. Questo fu un enorme progresso nella condiscendenza di Dio. Tutto questo, per quanto stupefacente, era solo preliminare. E se prendesse la nostra natura e ne facesse un tempio! Questo, in verità, era un atto al di là della concezione umana. Che cosa! Dio dimorerà di fatto con l'uomo, in quanto uomo, sulla terra?

(III.) Chi non sente la meraviglia della condiscendenza divina? E quale parte della Sua condotta non è condiscendente? e quale parte della Sua condiscendenza non è una meraviglia? Ascendi al primo atto, la creazione, perché qui inizia la meraviglia. Ma tutto questo, potrebbe dire un uomo, per quanto acclandi le mie vedute della condiscendenza divina, tutto questo posso credere. Si riferisce solo alla Sua grandezza naturale. Per quanto basse e limitate possano essere le Sue creature, non si suppone che esse si siano ancora ribellate, abbiano peccato. Sappiamo cosa potrebbe essere accaduto; ed è questo che rende ciò che ha fatto così straordinario. Qui inizia la vera meraviglia. Che si sia abbassato a chiedere ascolto in un mondo pieno di rumorose lodi di se stesso e dei suoi idoli

(IV.)Ma questa meraviglia della condiscendenza divina non è un'obiezione valida alla sua realtà e verità. Questa è l'essenza stessa del testo, che, per quanto sorprendente sia la concezione, è pur sempre un fatto

1. Non lasciamoci dire da una pretesa filosofia che una tale interposizione divina è sproporzionata rispetto all'importanza dell'uomo nell'universo. L'obiezione presuppone avventatamente che l'incarnazione del Figlio di Dio non possa avere alcuna relazione con nessun'altra parte dell'universo; perché se lo ha fatto, l'obiezione fallisce. Il suo rapporto con il nostro mondo, infatti, sarà sempre specifico e unico. Ma non possiamo concepire alcun mondo in cui la Sua incarnazione e la Sua morte per la redenzione della nostra razza decaduta possano essere rese note, senza che le loro vedute di Dio siano ampliate e i loro motivi di santità siano aumentati. Come questione di governo morale, è piena di interessi per tutti i sudditi dell'impero universale di Dio. L'insignificanza planetaria della terra, la circostanza stessa in cui l'uomo fa motivo di non crederci, può essere un elemento che la investe, agli occhi di altri mondi, di un interesse trascendente. Possono vedere in esso solo un'ulteriore illustrazione del principio in base al quale Dio agisce uniformemente, di "scegliere le cose che non devono ridurre a nulla le cose che sono". Possono vedere in esso un'indicazione intenzionale che non c'è mondo, per quanto insignificante, nessun isolotto nello spazio, per quanto remoto, che non sarà riempito della Sua gloria

2. Né che una finta umiltà finga che tale condiscendenza sia troppo grande per la fede dell'uomo. Il punto di vista giusto non è dalla polvere in cui giace l'uomo, ma dal trono su cui Dio è seduto. La ragione del tutto è in Dio. Non vedete, dunque, che, mancando di meraviglia, la manifestazione divina sarebbe stata carente in analogia con la creazione e la provvidenza, mancando dei mezzi stessi dell'autenticazione come atto divino? Si pone solo in linea con altre meraviglie. Ma il fine che si può ottenere con esso è incomparabilmente più grande. La creazione e la provvidenza non sono che introduttive e preparatorie ad essa

3. Né che il mero formalista limiti le manifestazioni della condiscendenza divina al passato. Le ordinanze religiose sono per lui memoriali del passato piuttosto che mezzi della grazia presente, tombe piuttosto che templi. È vero, Dio è stato nel passato, e lo sarà nel futuro, poiché noi non lo cerchiamo nel presente. Guardando indietro, la Shekinah e la visione sono lì, il miracolo, la profezia e l'ispirazione, un Salvatore incarnato e uno Spirito discendente. Non ci aspettiamo ora una ripetizione di tali scene. Guardando avanti, consideriamo il futuro come un accumulatore di eventi soprannaturali. "Dovunque due o tre sono radunati nel mio nome, io sono in mezzo a loro". La storia e la profezia sono solo per tempi limitati, la promessa è per tutti i tempi, grande come il cuore di Dio, e la più piena espressione di esso. E ogni Chiesa veramente cristiana non è forse una prova che la manifestazione di Dio è ancora in corso, e la Sua condiscendenza non diminuisce? Per quanto meravigliosa sia questa condiscendenza, possono fare a meno di ogni prova formale di essa

Quali sono, allora, i mezzi per assicurare la presenza divina e le emozioni adatte ad essa? (J. Harris, D.D.)

La condiscendenza di Dio:

Il tempio costruito da Salomone può essere visto come un tipo del corpo del nostro Redentore. Gli piacque di avere un tabernacolo in mezzo a noi. Questa è una verità che sembra entrare nei rudimenti stessi del nostro sapere religioso; e siamo pronti a dare immediato assenso alla verità che Gesù ha preso su di Sé la nostra natura. Più ci soffermiamo su questa grande verità, più siamo inclini ad esclamare con qualcosa di simile allo stupore di Salomone: "È vero questo? Dio abiterà davvero con gli uomini sulla terra?" Affinché il nostro esame possa avere tutto il suo peso sulla mente e condurre a un pensiero e a un'azione proficue, faccio appello:

(I.) Alla risposta che sarebbe stata suggerita dalla paura naturale. Pensate alla maestà di Dio, pensate alla Sua santità! L'unico pensiero che la paura del cuore naturale dell'uomo suggerisce quando sente parlare di Dio che visita la terra è il pensiero dell'ira e del giudizio. Non ci può essere respiro libero alla presenza di Dio quando c'è il senso del peccato non perdonato sulla coscienza

(II.)Alla risposta data a questa domanda dal vangelo della grazia e della salvezza

(III.) All'esperienza del popolo credente di Dio. "Il segreto dell'Eterno è presso quelli che lo temono" Isaia 57:15-19; Salmi 68:18

(IV.)Alle speranze della Chiesa in attesa di Cristo. Tutto ciò che è stato finora manifestato della condiscendenza e della gloria divina non è che un esempio delle manifestazioni che questo mondo è destinato a ricevere

(V.)Pensieri pratici suggeriti

1. Cosa meriteremmo se Dio ci visitasse secondo le nostre iniquità?

2. Non cercherai di sperimentare la meravigliosa grazia di Dio nostro Salvatore? (W. Cadman, M.A.)

Dio si manifesta nella carne:

1. Il monarca più potente del suo tempo non esita a presentarsi in mezzo ai suoi sudditi in atteggiamento di supplica, a guidare le devozioni del suo popolo e a mettersi allo stesso livello dell'individuo più umile della congregazione di Israele

2. Che l'esclamazione del testo si riferisse principalmente alla dimora permanente della nube di gloria sopra il propiziatorio nel tempio è evidente dalle circostanze in cui fu pronunciata, ma sebbene le parole non fossero mai state intese per essere applicate diversamente, c'era abbastanza condiscendenza divina manifestata anche in quella dispensazione per suscitare il tributo di ammirazione qui offerto dal Re d'Israele

3. Dello stato del mondo pagano e delle propensioni dei suoi sudditi, Salomone non poteva ignorare; e quando rifletté su quanto poco il carattere dell'uno e dell'altro corrispondesse alla pazienza che avevano sperimentato e alle rivelazioni della volontà divina da cui avrebbero potuto trarre profitto, aveva buone ragioni per stupirsi della condiscendenza divina e per dire: "Ma Dio dimorerà davvero con gli uomini sulla terra?"

4. Fino a che punto la mente di Salomone fosse in grado di prevedere o comprendere il mistero dell'Incarnazione, non ci azzardiamo a determinarlo. Ma i cristiani non possono non percepire che, se l'intero piano della redenzione fosse stato pienamente spiegato a lui, non avrebbe potuto esprimere con maggiore enfasi i sentimenti che quell'evento era in grado di suscitare che nelle parole che ha qui applicato all'apparizione della gloria divina nel tempio

5. Qualunque sia l'entità della rivelazione concessa a Salomone, non possiamo avere dubbi sull'applicazione pratica che spetta a noi fare del testo. Fu dettato dallo Spirito di Dio, per essere messo per iscritto come parte di quelle Scritture che rendono testimonianza di Cristo. Avrei fatto pubblicità...

(I.) Al semplice fatto che l'evento glorioso contemplato nel testo si è effettivamente realizzato nell'apparizione del Signore Gesù Cristo a somiglianza della nostra carne peccaminosa; e che nella Sua persona "Dio ha abitato con gli uomini sulla terra". Il simbolo con cui Dio diede l'impressione della Sua presenza nella Chiesa dell'Antico Testamento, sebbene adatto a mantenere viva nelle loro menti un'impressione abituale del Suo essere e della Sua supremazia, e a fornire loro un pegno permanente di sicurezza e protezione, fintanto che aderivano fermamente al Suo patto, tuttavia non si rivolgevano immediatamente alle simpatie e agli affetti della loro natura. In ogni atto di culto religioso veniva loro ricordata l'infinita distanza alla quale si trovavano lontani dall'Alto e Santo d'Israele. Ma quando accondiscese ad apparire nelle sembianze della carne peccaminosa, le barriere che prima avevano chiuso la via d'accesso furono abbattute; agli uomini era permesso di intrattenere una conversazione intima con Lui nello stesso modo, e attraverso lo stesso mezzo, con il quale intrattengono rapporti tra loro

(II.)Per lo scopo per cui Dio si è manifestato nella carne. Non si trattava solo che, per mezzo della natura umana, Egli potesse trasmettere agli uomini una concezione più distinta, e lasciare su di essi un'impressione più vivida del carattere divino; ma per togliere il peccato mediante il sacrificio di se stesso. (R. Gordon, D.D.)

Condiscendenza divina:

(I.) Alla certezza e all'evidenza del fatto che Dio ha abitato e abita ancora con gli uomini sulla terra. Non possiamo dubitare del fatto quando riflettiamo...

1. Sull'onnipresenza essenziale e l'azione universale di Dio

2. Che Dio ha così dimorato spiritualmente, e dimora ancora con gli uomini sulla terra

(II.)Alla grandezza della Sua condiscendenza e della Sua grazia a questo riguardo. (D. Dickinson, D.D.)

Dio che dimora con gli uomini (per l'apertura di un luogo di culto):

Dovremmo fare dell'erezione di una casa per l'adorazione di Dio, e dei nostri primi servizi in essa per invitare la Sua presenza, un'occasione per contemplare la grandezza della Sua maestà, le meraviglie della Sua condiscendenza, e inchinare le nostre anime in profonda umiliazione davanti a Lui

(I.) La benevola condiscendenza di Dio. Ciò è illustrato nel testo, che suggerisce:

1. Il tipo: tempio di Salomone

2. L'antitipo: il corpo di Cristo

3. La conseguenza: Dio abita nella Chiesa. Che cos'è una Chiesa? "Una congregazione di uomini fedeli". Come se tanti templi fossero messi insieme, finestra su finestra e porta su porta; la luce che risponde alla luce, e il calore che genera calore, e il profumo di un appartamento che si mescola all'altro, e le canzoni che rispondono alle canzoni; così i cristiani, abitando insieme, diventano un unico grande tempio, che chiamiamo Chiesa del Dio vivente. Come tante singole gocce scorrono in un torrente impetuoso, così tanti credenti, perdonati e rigenerati e animati dallo Spirito di Dio, diventano una sola Chiesa gloriosa; e Cristo ne è il Capo, e abiterà in esso anche finché il mondo sarà in piedi

(II.)La prostrazione e l'umiliazione dell'anima che così ci si addicono davanti a questo Dio glorioso. Quando contempliamo il Dio che adoriamo, possiamo giustamente chiedere:

1. Cosa possiamo pensare di questo edificio? È un luogo per la preghiera, la lode e la predicazione del Vangelo

2. Che dire degli adoratori? Dovremmo avere un ardente desiderio di diventare più adatti alla Sua dimora, più ingranditi, più celesti, più intellettuali, più spirituali, più ferventi, più consacrati a Lui

3. Che dire dell'adorazione? (James Bennett, D.D.)

Dio che dimora con gli uomini:

L'intera dispensazione ebraica era tipica. Dappertutto, in tutto il sistema, le cose visibili e temporali erano impiegate come emblemi premonitori di cose non visibili ed eterne. In tal modo prefigurava le rivelazioni future per mezzo degli eventi, degli uffici e dei riti. Gli uffici del sommo sacerdote, dei profeti, dei giudici e dei re, con i poteri straordinari ad essi collegati, predicevano tutti l'autorità suprema di quel Salvatore in cui terminavano. E, per quanto riguarda, infine, i riti prefigurativi, mi basta soffermarmi sugli innumerevoli sacrifici che hanno manifestato, per anticipazione, Gesù, la nostra pasqua, sacrificato per noi

(I.) Dobbiamo indagare cosa c'è di implicito nel fatto che Dio dimori con gli uomini

1. Il linguaggio esprime una fratellanza amorevole. Quando attraversiamo un paese, e tra i fiumi, le foreste e le montagne, del paesaggio, descriviamo una dimora umana, attribuiamo spontaneamente un affetto reciproco ai suoi abitanti, un'armonia molto più bella di quella del paesaggio della Natura da cui è circondata. Inoltre, anche se si può abitare con un altro che si disprezza o addirittura si odia, perché la separazione non è praticabile o non è conveniente nelle circostanze, non può essere così con Dio, che è infinitamente superiore a tutte queste restrizioni. Quando Egli prende dimora con qualcuno, deve essere affettuoso; poiché in tutto ciò che fa consulta esclusivamente il proprio beneplacito. La capacità in cui Egli dimora con il Suo popolo è quella di un Padre; e dove occupa questo appoggio, nutrirà le sue simpatie nei confronti di coloro con i quali si associa con più della tenerezza dell'affetto paterno

2. Questa fraseologia è espressiva di intima comunione. Ora, l'affetto spinge necessariamente alla comunione. Gli oggetti della considerazione compiacente impegnano le uscite della mente amorevole, e il cuore si apre al cuore con libertà e fiducia. A meno che, quindi, Dio non si sia rivelato a noi con grazia e non abbia ascoltato le nostre suppliche a Lui, e tutto ciò non freddamente e formalmente, ma gentilmente e familiarmente, il linguaggio del testo sarebbe inappropriato, e non si potrebbe dire che Egli dimori con gli uomini sulla terra

3. Il linguaggio è espressivo di una comunione prolungata. Un colloquio di passaggio non costituisce abitazione. La designazione non viene applicata nemmeno a visite frequenti. E così, per Dio, abitare con noi significa essere con noi non solo di tanto in tanto, ma sempre, di giorno per dirigere i nostri passi, di notte per proteggere i nostri sonni, nella prosperità per dissipare l'oblio e nell'angoscia per scongiurare la disperazione, quando la giovinezza spinge e la virilità rinvigorisce e l'età si indebolisce

(II.)L'apparente improbabilità che Dio dimori così con gli uomini

1. Gli uomini sono insignificanti davanti a Dio. Considerata relativamente ai suoi simili, la razza umana occupa una posizione elevata nella scala dell'essere. Ma tutta questa elevazione svanisce quando pensiamo a Dio. Se dovessimo confrontare Dio e gli uomini confrontando le loro opere, non troveremmo facilmente alcun risultato più lodevole delle risorse umane di questo stesso tempio di Salomone, in tutta la sua magnificenza e splendore. E da dove, dunque, venivano disegnati i suoi materiali? Furono portati dai magazzini di Geova. Ha fornito ogni pietra e legname; e se non l'avesse fatto, avrebbero potuto cercarli invano. Tutti gli elementi di questo edificio li ricevettero da Dio, e da dove li derivò? Li chiamò dal nulla. Di nuovo, quanti erano impegnati nella costruzione di questo tempio? Apprendiamo dalla Scrittura che c'erano circa centottantatremilaseicento uomini. Ma dov'erano questi quando Dio pose le fondamenta della terra? Ancora una volta, per quanto tempo questo tempio doveva essere costruito? Dopo che ogni pietra era stata tagliata e pronta per il suo posto, sette anni erano ancora occupati, come apprendiamo dalle Scritture, a costruire e finire il sacro tessuto. Il periodo può essere stato necessario per l'adempimento nelle mani di un uomo debole; ma, oh! quanto sono diverse dalle realizzazioni di Colui la cui opera più potente segue istantaneamente la Sua parola: "Chi dice, ed è fatto, comanda, ed essa rimane salda"! Ma, infine, quali furono le dimensioni di quell'erezione per la quale l'abilità e la fatica di così vaste moltitudini furono così a lungo spese? Paragonato alle vicine abitazioni di Giacobbe, apparirebbe, senza dubbio, vasto e maestoso. Ma misuratene la larghezza, e dite se è larga come la terra: stendete una linea fino alla sua cima più alta, e dite se è alta come il cielo. Quale proporzione porta questa capiente dimora rispetto al tempio della creazione visibile? Quando l'uomo varca i suoi cancelli, sembra che, accanto ai suoi massicci pilastri e sotto il suo baldacchino esaltato, sprofondi in qualcosa di meno della sua solita piccolezza. Ma pensate di metterci Dio dentro, e come appare minuscolo!

2. Sulla malvagità degli uomini. E, dopo tutto, amerà queste persone? Che cosa può amare in loro?

(III.) Che, per quanto improbabile possa sembrare, in alcuni punti di vista, Dio vuole dimorare con gli uomini sulla terra

1. Dio ha abitato con gli uomini nella persona di Cristo

2. Dio dimora con gli uomini per la missione del Suo Spirito. (D. King.)

La dimora di Dio:

Il tempio di Re Salomone ha seminato i suoi semi in tutto il mondo, si è riprodotto in ogni latitudine e zona. "Ma Dio dimorerà in ogni opera con gli uomini sulla terra?" Vogliamo il tempio adesso? Ci sono molti uomini che vivono oggi e che potrebbero rispondere con verità: "Per quanto riguarda noi stessi e la nostra vita spirituale, "No! Abbiamo superato il Testamento; Cristo è il nostro tempio, la nostra via verso Dio. Attraverso la grande misericordia e grazia di Dio, e il Suo aiuto perpetuo, ci siamo elevati a quella costanza e vicinanza di comunione con Lui che ogni luogo è terra santa; e spesso troviamo, nella nostra solitudine, una dolcezza e una profondità di gioiosa comunione che non troviamo mai in mezzo alla distrazione di un'assemblea pubblica". Per loro Dio in realtà "abita con gli uomini sulla terra", ma non in templi fatti da mani d'uomo; essi camminano nello Spirito e vivono nello Spirito. Ma è sempre stato così con loro? Non hanno mai voluto il tempio? È sempre stato così facile per loro trovare Dio per strada come lo è ora? Chi di noi, che oggi può gioire di questa come sua parte, può dire quanto deve della sua attuale realizzazione di Dio in ogni tempo, e in ogni luogo, a quelle mura del tempio che ora sono scomparse dalla sua vista spirituale? Come nell'imparare le nostre prime lezioni, le nostre lettere e simili, stiamo imparando cose di cui non conosciamo ancora l'uso, anche se a poco a poco l'alfabeto e l'ortografia vengono messi da parte, così all'inizio della nostra vita spirituale questo tempio è il nostro alfabeto e il nostro primer, dove facciamo cose che non sono sempre piene del nostro spirito, né della nostra intelligenza; ma con il passare del tempo cresciamo fino a loro; ci eleviamo allo spirito e alla comprensione della nostra stessa azione; E a poco a poco il tempio non ci è necessario per il nostro bene, se non quando la voce della verità risuonerà entro le sue mura, e noi continueremo a imparare le cose che sono la nostra vita. Ma sono questi gli uomini che abbandonano la radunarsi insieme, "come è la maniera di alcuni"? No! Sanno che il tempio li vuole, se loro non vogliono il tempio; che sono il materiale spirituale di cui è composto il tempio; e che la loro presenza e la loro parte nel suo culto è essenziale per il compimento del suo fine. I loro cuori creano l'atmosfera che contagia tutte le anime più deboli; i loro canti sono le ali su cui i più giovani e i più deboli si innalzano a Dio. Essi, con il loro tempio e il loro servizio di canto, e le loro umili preghiere, sono potenti antidoti - quanto potenti, Dio solo lo sa! - a quel pericoloso movimento della vita del mondo che presto trascinerebbe l'umanità al livello della polvere, e mescolerebbe la nostra vita atea con quella delle bestie della terra. (G. W. Conder.)

Dio dimorerà con gli uomini?-

L'anima umana nei suoi momenti migliori anela alla conoscenza e all'amicizia di Dio; e a molti cuori giunge la domanda, come a Salomone: "Dimorerà Dio con gli uomini sulla terra?" Capisco che questa domanda ha una sua risposta, e quella risposta è: "Dio dimorerà davvero, certamente, con gli uomini sulla terra".

(I.) Le circostanze in cui le parole sono state pronunciate sono piene di interesse

(II.)In tutta la storia della rivelazione abbiamo le risposte a questa domanda

1. Il contesto

2. L'incarnazione di Cristo

3. L'effusione dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste

(III.) Come possiamo sapere che Dio dimora con gli uomini?

1. Possiamo saperlo, per una questione di ragione, da ciò che percepiamo della saggezza e del disegno nel mondo materiale

2. Possiamo saperlo da ciò che troviamo nella Sua Parola, e negli eventi della storia dell'adempimento della profezia, mostrando che un governatore deve essere evidentemente presente nell'esecuzione dei Suoi grandi piani

3. La consapevolezza della Sua presenza spirituale con noi come individui

(IV.)Dio che abita con noi è segnato in vari modi

1. Colui che ha Dio che abita in lui manifesterà esternamente lo Spirito di Dio. Chi abita nell'amore dimora in Dio e Dio in lui

2. Spesso riconosciamo Dio in quelle che chiamiamo provvidenze speciali, la cura speciale che Egli esercita su di noi. So che quando parlo di una provvidenza speciale ci possono essere alcuni che ritornano immediatamente al fatto della legge universale e immutabile, e dicono: "Posso aspettarmi che le leggi della natura siano cambiate per me?" Non capisco così la speciale provvidenza di Dio. C'è in questa immutabilità della legge naturale un'influenza spirituale che è al di sopra e al di sopra di tutta quella legge. La montagna può tremare; la sua caduta non è sospesa perché passo io; ma poco prima che io arrivi e la montagna stia per cadere, posso essere indotto a pensare di raccogliere qualche bel fiore, o di voltarmi per vedere qualche particolare formazione di roccia, e mi fermo a esaminare, e la montagna cade. Nessuna violazione della legge, eppure sono salvo. Sono salvato perché Dio tocca il mio cuore, perché lo Spirito di Dio comunica con il cuore dell'uomo. Non c'è conflitto qui, non c'è bisogno di pensarci. La mano di Dio mi guida in modo sicuro, con un'influenza semplicemente su questo mio cuore. Eppure potrei non essere consapevole di questa influenza. Mi guida semplicemente perché mi ha nel suo cuore; Egli dimora con me; Egli conosce tutte le cose e le governa, e sa come guidarmi in modo sicuro. L'uomo è influenzato in ogni parte della sua natura dall'invisibile. Scende dal tetto di una casa e sarà fatto a pezzi. Cos'è? Una strana cosa che tu chiami gravitazione, che lo tiene legato alla terra. Questa terra, la luna, i pianeti, lo sappiamo, sono tenuti così; eppure nessun uomo ha mai visto la catena che lega la terra al sole. Se Dio lega ogni particella di materia del mio corpo al sole, il grande centro a cento milioni di chilometri di distanza, non può legare a sé il mio spirito? Se il sole attira ogni particella di materia nel mio corpo, non potrebbe Dio attirare me? C'è qualcosa di irragionevole qui? Poi, di nuovo, vado al mare. Ho messo la mia famiglia a bordo della nave. Non sono affatto disturbato; So che ci possono essere tempeste; Ma la nave è ferma, e allora il pilota sa dove sta andando. Non sta andando sugli scogli; L'oceano è stato scandagliato. Non sta andando nel porto sbagliato; C'è un ago nella bussola che lo guida. E cos'è quell'ago? Un piccolo pezzo di acciaio, che non ha pensiero e nessun potere di alcun tipo, ma è stato toccato con un magnete, e ora gira verso nord. E contando su ciò che nessun uomo ha mai visto, manda la sua compagnia sana e salva attraverso il mare. Che cos'è questo potere? È invisibile. E se Dio può toccare un pezzo di acciaio che non può né vedere, né sentire, né pensare, e risponde all'influsso, non può Egli toccare la mia mente, la mia anima, il mio pensiero, per mezzo del Suo Santo Spirito, e farlo rispondere alla Sua volontà? C'è qualcosa di irragionevole in questo?

Quali sono gli effetti che devono derivare dal nostro riconoscere Dio come dimora con gli uomini? L'erezione di chiese. Culto pubblico. Cuori divinamente preparati ad ascoltare. Predicatori divinamente ispirati. (Bp. Matthew Simpson.)

26 CAPITOLO 6

2Cronache 6:31

Quando il cielo è chiuso e non c'è pioggia.-Pericoli per l'agricoltura:-

(I.) Un rimprovero al razionalismo nei mali naturali. Tutti i fenomeni meteorologici sono sotto il controllo di Dio. In tutti gli eventi afflittivi Dio parla alle città e alle nazioni

(II.)Un disegno morale nell'infliggere i mali naturali

1. Per ricambiare la giustizia

2. Condurre a Dio

(III.) Un luogo per la preghiera nella rimozione dei mali naturali. Questo è negato da molti. La preghiera può essere necessaria per la cultura più elevata dell'uomo. Non classifichiamo con i poteri nella natura fisica. Non è un potere naturale, ma morale. L'ordinazione di Dio lascia spazio alla preghiera. La preghiera può essere una delle leggi dell'universo tanto certe nella sua sfera quanto le leggi del calore o della gravitazione nei loro regni peculiari. Né la storia, né la Scrittura, né l'esperienza ci vietano di pregare in tempi di difficoltà nazionale. (J. Wolfendale.)

Perdono e punizione (CAPITOLO 6:27, con #2Samuele 7:14 e #1Corinzi 11:32:

Prendo questi passaggi in un gruppo perché tutti espongono una visione simile di un grande argomento. Tutti hanno una visione naturale e quella che potremmo chiamare una visione non tecnica del soggetto del perdono divino. Il profeta Natan, Salomone e l'apostolo Paolo videro tutti che il peccato produceva le sue conseguenze naturali di dolore e punizione sia negli uomini buoni che in quelli cattivi, e sebbene tutti credessero nella realtà e nel trionfo della misericordia, e fossero abbastanza sicuri della prontezza di Dio a perdonare, tuttavia percepirono che il perdono divino non rimuoveva quelle conseguenze, almeno in questa vita. Perdono non significa immunità dalla punizione

(I.) Che cos'è la punizione?

1. "Ecco", dice l'apostolo Paolo, "la bontà e la severità di Dio". Che ci sia un elemento di giusta indignazione in Dio, l'intera struttura della Natura lo testimonia; le Scritture lo dichiarano frequentemente; e il nostro senso morale esige che sia così. Non possiamo concepire un Essere perfetto senza la capacità di una tale indignazione. Gli stessi metodi del governo divino implicano assolutamente il dolore. Ma ci sono cose al mondo da temere più del dolore. Ci sono mali così grandi, così grandi in se stessi, che vale la pena di sopportare tutto il dolore che possiamo concepire per liberarcene. La rettitudine è l'unico principio che governa tutta la vita. Nell'interesse della rettitudine l'universo è governato. Il carattere, ora e sempre, deve tutto il suo valore morale al riconoscimento della suprema maestà della legge della giustizia

2. Ora forse possiamo capire qualcosa del significato della punizione. È...

(1) L'espressione dell'indignazione di un Dio perfettamente santo. Non è un atto di vendetta, né una rabbia che viene suscitata dal contrasto della volontà divina. A Dio non c'è nulla di più caro della giustizia, della verità, dell'amore; e quando gli uomini, per amore egoistico del piacere, o per ostinazione altrettanto egoistica, violano queste cose, e diventano crudeli, ingiusti, falsi, la santa indignazione del più santo di tutti gli esseri scaturisce in punizione, e Dio diventa un "fuoco consumante".

(2) La punizione è il vero custode della vita. Se un uomo prende del veleno, o infila la mano nel fuoco, soffre dolore. Il dolore non è il male da temere, ma l'effetto dell'atto su tutta la struttura. Il veleno indebolisce la vita, il dolore è il mero sintomo del fatto. Il fuoco sta distruggendo i tessuti del corpo: il dolore ne è la prova. Il dolore è come il faro che avverte il marinaio della pericolosa scogliera o della roccia affondata

(3) La punizione e il dolore sono i mezzi di guarigione. A chiunque ignori la scienza medica, un chirurgo che esegue un'operazione sembrerebbe crudele e insensibile. Ma egli taglia il fuoco vivente con il suo coltello affilato e infligge il dolore più acuto perché sa che in nessun altro modo la vita può essere salvata. Nelle mani di un Dio benevolo la sofferenza è chirurgica

(II.)Quando abbiamo cercato il perdono e trovato misericordia, potremmo ancora dover soffrire le conseguenze del peccato passato. La grazia si compone di due parti:

1. La cessazione del risentimento

2. La rimozione delle conseguenze. Queste due parti non sono sempre unite nel tempo. Posso smettere di arrabbiarmi, smettere di provare risentimento contro mio figlio che ha sbagliato e non è obbediente quando si pente, e tuttavia posso permettergli di soffrire le conseguenze naturali delle sue azioni sbagliate. Il mio amore può essere così profondo e tenero che io soffra nella sua sofferenza, e anche più intensamente di lui, ma lascio che vada avanti. E Dio lo fa. Il nostro dovere è quello di inchinarci sottomessi, di riconoscere l'amore divino e di sopportare con pazienza il castigo che cerca di guarirci dalle nostre colpe. (Philip W. Darnton, B.A.)

34 CAPITOLO 6

2Cronache 6:34-35

Se il tuo popolo va in guerra.-La liceità della guerra:-

Prenderò queste parole come una massima politica e un precetto morale che comprende queste due proposizioni

(I.) Che qui si formi una supposizione, che su basi giuste e cause legittime ogni nazione possa dichiarare e fare guerra a un'altra, implicita nell'espressione: "Se vanno in guerra contro i loro nemici, per la via che Dio li mandi". I giusti motivi di guerra secondo le leggi delle nazioni e delle armi sono:

1. Quelli che riguardano il mantenimento della fede pubblica

2. Coloro che rispettano la rivendicazione dell'onore della Corona

3. Quelli che riguardano la prevenzione dei grandi e apparenti pericoli che minacciano la pace generale

(II.)Il dovere e l'obbligo positivo che tutte le nazioni hanno, nel caso della dichiarazione di una tale guerra, di cercare Dio con una solenne umiliazione e pentimento, per la Sua assistenza e il Suo soccorso per mantenere la loro causa o il loro diritto

1. Perché la guerra è un appello a Dio per la giustizia di una causa nazionale

2. A causa dei grandi pericoli e incertezze che accompagnano la guerra. Quanti eserciti hanno i loro piani e se stessi rovinati dallo scarso vantaggio del terreno, dal passaggio di un fiume, da una sorpresa improvvisa, da uno stratagemma minante, dall'alterazione del tempo, dalla caduta della neve o della pioggia, dall'incomprensione di una parola data, dalla diffusione di una falsa voce o di un allarme; anzi, la partenza di un cavallo, il semplice errore dell'occhio o l'informazione di un disertore! Il che ha rovesciato ogni politica, ha reso il potere impotente e la vittoria inaspettata. Quante flotte sono state dissipate da una nebbia, spezzate e affondate da una tempesta, e fatte saltare in aria da una scintilla di fuoco! Ecclesiaste 9:11 ; CAPITOLO 14:11; #Levitico 26:8

3. Perché impegnerà Dio a stare dalla nostra parte e a rivendicare la nostra causa

4. Perché questa solenne invocazione dell'assistenza divina, unita a una pubblica umiliazione e pentimento, sarà un mezzo per scongiurare quei giudizi che altrimenti sarebbero dovuti ai nostri peccati, e che dovremmo avere motivo di temere possano impedire il successo delle nostre armi, e provocare Dio ad abbandonarci alla volontà dei nostri nemici

5. Perché la preghiera è un mezzo assolutamente necessario e condizionale per il successo in guerra. (Henry Sacheverell, D.D.)

La preghiera del saggio per il guerriero (predicata in un giorno di umiliazione generale a causa della guerra):

Nella maggior parte degli eventi ordinari della vita, c'è la tendenza più forte a trascurare la relazione che esiste tra noi come esseri umani e la provvidenza di Dio. In molti casi è solo in occasioni straordinarie che gli individui sono portati per la prima volta a un riconoscimento pratico della supremazia di Dio. È quando la malattia produce i suoi effetti indebolenti sul corpo; o quando l'angelo della morte entra nelle loro dimore; o quando l'avversità dimostra loro la vanità di concentrare i loro affetti sui tesori terreni; o quando la pestilenza estende le sue devastazioni in tutto il paese, o quando la guerra, con i suoi orrori, assottiglia i loro eserciti in patria o all'estero; è spesso in tali circostanze che gli uomini sono portati principalmente a pensare alla loro anima e al loro Creatore. Un avvenimento che genererà nella mente di chiunque un adeguato senso della propria dipendenza per il soccorso dal Signore del cielo e della terra, in qualunque modo tale avvenimento possa aver avuto origine, deve almeno essere annullato dalla Provvidenza per il bene

(I.) Che quando un popolo è impegnato nel castigo dei suoi nemici, è necessario che ricorra alla supplica unitaria, affinché i suoi sforzi possano essere coronati dalla vittoria. Gli uomini sono più che mai obbligati a fare suppliche nazionali per l'elusione delle misericordie nazionali e per il successo dei legittimi movimenti nazionali

(II.)Lo spirito con cui dovrebbero essere offerte le nostre suppliche unite. Dovremmo pregare, come penitenti, per il perdono; come peccatori per la salvezza; come patrioti per il nostro paese; e come seguaci di Colui che ci ha insegnato ad amare i nostri nemici, per quei nemici stessi. (H. B. Moffat, M.A.)

40 CAPITOLO 6

2Cronache 6:40-41

Ora, mio Dio, fa' che Ti supplico che i Tuoi occhi siano aperti, e che le Tue orecchie siano attente alla preghiera che si fa in questo luogo.-La dedicazione del Tempio (un sermone di dedicazione):-

Il testo è una preghiera a Dio:

(I.) Per l'attenzione del Suo occhio. "Che i tuoi occhi siano aperti verso questa casa." Affinché possiate adorare sotto il Suo occhio di approvazione

1. La tua adorazione deve essere spirituale

2. Il tuo culto deve essere quello della fede

3. Devi venire con purezza

(II.)Per l'attenzione del Suo orecchio. "Sia il tuo orecchio attento alla preghiera che si fa in questo luogo". Quali preghiere saranno fatte qui?

1. Preghiere personali

2. Preghiere per i ministri

3. Preghiere per gli abitanti di questa città

4. Preghiere per il nostro Paese

5. Preghiere per l'estensione del regno di Cristo

(III.) Per le istruzioni della Sua parola. "Alzati tu e l'arca della Tua forza." Consideriamo questa parte del testo una preghiera per l'amministrazione dell'istruzione; perché l'arca conteneva le tavole dei dieci comandamenti e una copia di tutta la legge, che i sacerdoti erano incaricati di insegnare

(IV.)Per un sacerdozio santo e di successo. "Fa' che i tuoi sacerdoti, o Signore Dio, siano rivestiti di salvezza, e che i tuoi santi si rallegrino nella bontà."

1. Nessun ministro può conoscere pienamente la verità se non per esperienza, e quindi non può insegnarla

2. Nessun ministro può svolgere il suo ufficio con un sentimento appropriato, senza esperienza, e quell'esperienza costante

3. Il successo non è promesso a nessun uomo non convertito. (R. Watson.)

La preghiera di Salomone alla dedicazione del tempio:

Ci sono due cose che ci vengono qui ricordate

(I.) Il nostro santuario. "Siano attente le tue orecchie alla preghiera che si fa in questo luogo". Dobbiamo portare con noi un sentimento di casa nel santuario, se vogliamo che sia per noi la casa di Dio e la porta del cielo. Ci sono alcuni che sono completamente estranei a questo sentimento di casa; Non hanno un luogo di culto che possano chiamare proprio. Uno spirito errante nella religione è distruttivo per la religione vitale nel cuore

(II.)La nostra sincera supplica. "Alzati, o Signore Dio", ecc. Questa preghiera è estremamente adatta negli esercizi del culto pubblico, perché comprende tutto ciò che può essere incluso sia per il ministro che per il popolo. (R. C. Dillon, A.M.)

La dedicazione del tempio:

(I.) Un riconoscimento inequivocabile della necessità della presenza divina affinché una Chiesa possa essere una fonte di vero beneficio per il popolo

(II.)L'indispensabile necessità che i ministri abbiano un incarico divino e adeguate qualifiche personali

(III.) L'obiettivo supremo identificato con la gloria di Dio, degno del potente apparato fornito e messo in azione: il beneficio eterno del popolo. (J. Davies, D.D.)

Dio nel Suo tempio:

(I.) Una descrizione della casa di Dio. "Il tuo luogo di riposo." Il riposo non è usato qui nel senso di cessare il lavoro, ma nel senso di rimanere o rimanere. Qui abbiamo rappresentato l'edificio esterno per l'adorazione di Dio

1. Come cuore della vita nazionale

2. Come luogo speciale dove Dio incontra il suo popolo

(II.)Una preghiera per i ministri cristiani. Alcuni considerano un predicatore come un riformatore sociale. Alcuni come docente di moralità. Alcuni come un modello ben diretto di correttezza per mantenere l'apparenza e la mostra. La vera luce in cui guardare un predicatore è quella di un messaggero di salvezza

(III.) Una petizione per il popolo. "Gioiscano i tuoi santi", ecc

1. Uno stato importante. Una condizione di gioia

2. Una condizione necessaria. L'unico vero motivo di gioia è la bontà. (Omileta.)

La preghiera di Salomone per il santuario:

(I.) Spiegate il punto di vista di Salomone sul santuario. Egli qui lo rappresenta come il luogo di riposo di Dio. Salomone era pienamente giustificato in questo punto di vista dal #Salmo 132, che si supponeva fosse stato composto in riferimento all'erezione del tempio. Lì suo padre prega: "Entra nel tuo riposo" e afferma: "Poiché il Signore ha scelto Sion, l'ha desiderata per la sua dimora: qui abiterò per sempre, poiché l'ho desiderata". E oltre a questo, la presenza divina aveva dimorato nella nuvola che copriva con la pelle d'amore il propiziatorio nel tabernacolo. La presenza di Dio si è manifestata nel tempio, in modo diverso da ogni altro luogo. All'inferno, è mostrato dal Suo cipiglio - in cielo, dallo svelamento della Sua gloria - in tutta la terra, nell'esuberanza della Sua bontà; ma nel santuario, con la manifestazione della Sua grazia e compassione. È chiamato il Suo "luogo di riposo", perché lo considera con compiacimento e gioia. Questa delizia, tuttavia, non derivava dallo splendore di cui era adornato il tempio di Salomone, perché la Mente Infinita, che con le sue vaste risorse poteva chiamare all'esistenza il tempio dell'universo, doveva essere di gran lunga superiore alla gioia di qualsiasi semplice edificio materiale. Dio ora non dimora visibilmente in mezzo al Suo popolo, né limita la manifestazione della Sua presenza a un solo tempio, come ai tempi di Salomone; poiché il luogo di riposo di Dio è ovunque il Suo popolo si riunisca, sia sul monte, nella tana, nella grotta, nella capanna, nella cattedrale

1. Il santuario è la scena della manifestazione del Suo carattere come Dio di grazia. Nel tempio questo fu insegnato da Dio, che appariva riconciliato con l'aspersione del sangue del sacrificio sul propiziatorio. Questo appare più chiaramente nel santuario cristiano, dove Dio appare in Cristo, riconciliando il mondo a Sé per mezzo di Gesù Cristo, attraverso il sangue del patto eterno

2. Il santuario è la scena dell'adorazione del Suo popolo. L'antico tempio si distingueva così

3. Il santuario è la sfera del compimento dei propositi della grazia divina in riferimento all'uomo. Era un grande mezzo per mantenere viva l'adorazione del vero Dio e per preservare l'esistenza della religione tra di loro. Così, su scala limitata, ogni santuario cristiano esercita un'influenza molto salutare sui destini presenti ed eterni dei figli degli uomini. Queste erano le ragioni che inducevano tanta gioia nella mente di Dio riguardo al tempio di Salomone, e alla scena in cui il Suo popolo si radunava ora. Questi sono oggetti degni di offrire gioia anche alla mente dell'eterno Dio. Il santuario è il Suo luogo di riposo? Vediamo la correttezza del nostro essere ansiosi che questa casa di preghiera si distingua per l'attenzione al suo aspetto esteriore. Il santuario è il Suo luogo di riposo? Dovrebbe essere l'oggetto del nostro caloroso affetto. Il santuario è il Suo luogo di riposo? Allora dovrebbe essere la scena del nostro costante ricorso

(II.)I desideri di Salomone a favore del santuario. Le benedizioni che la vera religione richiedeva ai giorni di Salomone per la sua estensione e perpetuità sono essenzialmente necessarie nel tempo presente e lo saranno in ogni epoca

1. Salomone implora la presenza divina. Desidera che l'arca occupi il posto che le è stato assegnato nel tempio. Questo era il mezzo designato per la manifestazione divina, e perciò egli desiderava l'ingresso dell'arca. Ma è anche ansioso della presenza divina, senza la quale tutti i simboli esterni sarebbero vani. Egli desidera la Sua presenza come Dio di misericordia, dal propiziatorio; perché solo questo è adatto a noi come creature decadute. Un Dio di pura giustizia e di purezza immacolata ci riempirebbe di terrore e ci assicurerebbe la distruzione. Secondo il Vangelo, il propiziatorio è rivelato più distintamente che sotto la legge, e il sangue dell'espiazione è più prezioso. La presenza divina come Dio di grazia e misericordia è assolutamente necessaria. Il tempio di Salomone sarebbe stato privo di valore come un mucchio di rovine, come di qualsiasi potere e influenza morale, senza la presenza divina. Questo è altrettanto necessario ora; perché possiamo avere ogni parte del culto del santuario completa - le ordinanze, il ministero, l'assemblea - ma senza la presenza di Dio totalmente inefficiente. È l'altare, la legna e il sacrificio, senza il fuoco santo. È la Betesda, la casa della misericordia, senza l'angelo discendente che impartisce efficacia alle acque. Mentre la cerchiamo, ricordiamoci che, sebbene sia così essenziale per il potere e l'efficienza delle ordinanze, è stata promessa. Egli dice: "In tutti i luoghi in cui registrerò il mio nome, verrò a voi e vi benedirò".

2. L'efficienza del ministero

3. Il beneficio della Chiesa di Dio. Uno dei grandi disegni delle ordinanze cristiane è il miglioramento progressivo dei veri credenti e la conversione dei peccatori. In conclusione...

1. Siamo grati per l'istituzione e il possesso delle ordinanze divine. La saggezza e la grazia di Dio hanno dato esistenza a queste ordinanze, come canale della Sua grazia per le anime degli uomini. "C'è un fiume, i cui corsi d'acqua" ecc

2. Impariamo la nostra dipendenza dalla benedizione divina per l'efficienza delle ordinanze

3. Coltiviamo una profonda ansia per la benedizione divina. (C. Gilbert.)

La presenza divina supplicava, per l'efficienza del ministero e la prosperità del popolo di Dio:

In tutto il volume ispirato prevale una rappresentazione uniforme che riguarda la dignità, l'importanza e la responsabilità del sacro ministero; Mosè Esodo 33:15 ; Elia (1Ri 19:4-14); Paolo 2Corinzi 5:18-20; 1Timoteo 1:11, 12; 2Timoteo 1:11 ; e Isaia, Geremia, Ezechiele e altre "sentinelle d'Israele" erano vivamente sensibili al peso del "peso del Signore" che era stato posto su di loro. Se vogliamo essere sostenuti nel nostro lavoro e lavorare per la gloria divina e il benessere della Chiesa di Cristo, entriamo nella preghiera di Salomone alla consacrazione del tempio

(I.) L'invocazione della presenza del Signore suggerisce quanto sia necessaria quella presenza per la prosperità della Sua Chiesa

1. A quei tempi si manifestava con un simbolo visibile

2. Se l'arca è considerata come tipica del Signore Gesù, come senza dubbio deve essere, allora possiamo identificare Cristo con Geova e possiamo vedere nell'ingresso dell'arca della forza di Dio nel tempio e nel suo luogo santissimo una prefigurazione della dimora di Cristo nella Sua Chiesa, e del Suo ingresso come nostro Sommo Sacerdote nel luogo santissimo dei cieli, dal quale si manifesta al Suo popolo per mezzo del Suo Spirito Salmi 68:18

3. Questa è la presenza di Dio che dobbiamo cercare nello stato attuale della Chiesa. Tutti i nostri sforzi saranno vani, tutte le nostre fatiche abortiranno, se non assistite dalla grazia e dall'influenza dello Spirito. "È necessario - dice Agostino - che lo Spirito Santo operi interiormente, che la medicina che viene applicata dall'esterno possa fare effetto. Se non è presente al cuore dell'ascoltatore, la parola del predicatore è oziosa e vana". «Una volta», osserva Cecil, «mi sono detto, nella follia del mio cuore, che tipo di sermone deve essere stato quello predicato da Pietro quando tremila anime si sono convertite in una sola volta? Che tipo di sermone? Come altri sermoni. Non c'è nulla di straordinario in esso. L'effetto non fu prodotto dalla sua eloquenza, ma dalla potente potenza di Dio presente con la Sua Parola

(II.)In relazione a questa benedizione, e in base ad essa, dovremmo pregare per avere la qualifica ministeriale. "I tuoi sacerdoti siano rivestiti di salvezza" o "giustizia" Salmi 132:9

1. Le belle vesti del santuario non sarebbero sufficienti senza l'investitura interiore della verità e della santità. Ancora di più i ministri del vangelo dovrebbero essere qualificati per il loro ufficio da una conoscenza sperimentale della grande salvezza e dell'ornamento di una vita santa 2Corinzi 6:4-7; 1Giovanni 1:3. È un'osservazione sorprendente del vescovo Bull: "Il sacerdote che non è rivestito di giustizia, anche se altrimenti riccamente adornato con tutti gli ornamenti della letteratura umana e divina, e di quelli dorati con i raggi della prudenza serafica, non è tuttavia che una creatura nuda, mendicante, spregevole, senza autorità, senza utilità, senza servizio nella Chiesa di Dio". «Sarò sicuro di vivere bene», fu l'osservazione di G. Herbert quando iniziò a vivere a Bemerton, «perché la vita virtuosa di un ecclesiastico è l'eloquenza più persuasiva per persuadere tutti coloro che la vedono alla riverenza e all'amore».

2. Essere così "rivestito di salvezza" renderà il ministro cristiano più adatto ai vari settori del lavoro e della prova attraverso i quali dovrà passare 2Corinzi 4:1, 2, 5-7

3. L'abituale rivestimento della salvezza e della giustizia, per il quale dovremmo pregare, condurrà davvero all'efficienza ministeriale. Rivestendoci di Cristo, vestito delle vesti della purezza e della verità, della mansuetudine e dell'amore, noi miglioreremo "magnifichiamo il nostro ufficio". Cecil dice: "Lo zelo di alcuni uomini è di carattere altezzoso, inflessibile e feroce. Hanno la lettera della verità, ma salgono sul pulpito come pugili. È per loro un rimprovero perpetuo. Questo spirito è un rimprovero al vangelo; non è lo spirito di Gesù Cristo. Sembra che abbia lavorato per conquistare gli uomini. Ma c'è un estremo opposto: l'amore di alcuni uomini è tutto latte e mitezza; c'è tanta delicatezza e tanta meticolosità: si toccano con tanta tenerezza; e, se il paziente si rimpicciolisce, non si toccheranno più. I tempi sono troppo flagranti per una simile disposizione. Il vangelo è talvolta predicato in questo modo fino a quando tutto il popolo è d'accordo con il predicatore: egli non dà alcuna offesa; non fa nulla di buono". Nel "dire la verità" dobbiamo farlo "con amore", ma mantenendo sempre la sua supremazia e non risparmiando mai il peccato nel nostro desiderio di risparmiare il peccatore

(III.) L'efficienza del ministero condurrà alla prosperità e alla gioia della Chiesa e del popolo di Dio. (J. T. Broad, M.A.)

Riferimenti incrociati:

2Cronache 6

1 Eso 20:21; 24:15-18; Lev 16:2; De 4:11; 1Re 8:12-21; Sal 18:8-11; 97:2; Na 1:3; Eb 12:18

2 2Cron 2:4-6; 2Sa 7:13; 1Re 8:13; 1Cron 17:12; 22:10,11; 28:6,20; Sal 132:5; 132:13,14; Giov 4:21-23; Eb 9:11,12; Ap 21:3

3 1Re 8:14
2Cron 29:29; Nu 6:23-27; Gios 22:6; 1Re 8:55-61; 1Cron 16:2; Lu 24:50,51
1Re 8:14; Ne 8:5-7; Mat 13:2

4 1Re 8:15; 1Cron 29:10,20; Sal 41:13; 68:4,32-35; 72:18,19; Lu 1:68,69; Ef 1:3
1Cron 17:12; Sal 138:1,2; Mat 24:35; Lu 1:70

5 2Sa 7:6,7; 1Re 8:16
Eso 20:24; 23:21; De 12:5,11; Dan 9:19
1Sa 10:24; 13:13,14; 15:23; 2Sa 7:15,16

6 2Cron 12:13; Sal 48:1; 78:68-70; 132:13; Is 14:32
1Sa 16:1; 1Cron 28:4; Sal 89:19,20

7 2Sa 7:2,3; 1Re 5:3; 8:17; 1Cron 17:1; 22:7; 28:2-4

8 1Re 8:18-21; Mar 14:8; 2Co 8:12

9 2Sa 7:12,13; 1Cron 17:4,11,12

10 2Cron 6:4
2Cron 1:1; 1Re 2:12; 3:6,7; 1Cron 29:15,23; Ec 1:4; 2:18,19
1Cron 17:11; 28:5

11 2Cron 5:7,10; Eso 40:20; 1Re 8:9,21; Eb 9:4

12 1Re 8:22-53; 2Re 11:14; 23:3; Sal 29:1,2
Eso 9:33; Giob 11:13; Sal 28:2; 63:4; 68:31; 141:2; 143:6; Is 50:10; 1Ti 2:8

13 Ne 8:4
2Cron 4:9; 1Re 6:36; 7:12
1Re 8:54; Esd 9:5; Sal 95:6; Dan 6:10; Lu 22:41; At 20:36; 21:5

14 Ge 33:20; 35:10; Eso 3:15; 1Re 8:23; 18:36; 1Cron 29:10,20
Eso 15:11; De 4:39; 2Sa 7:22; Sal 86:8; 89:6,8; Ger 10:6,16
De 7:9; Ne 1:5; Sal 89:28; Dan 9:4; Mic 7:18-20; Lu 1:72
Sal 103:17,18; Lu 1:50,54,55
Ge 5:24; 17:1; 1Re 3:6; 6:12; Lu 1:6; 1Te 2:12

15 2Sa 7:12; 1Re 8:24; 1Cron 22:9,10
2Cron 6:4

16 Ez 36:37; Giov 15:14,15
2Cron 7:18; 2Sa 7:12-16; 1Re 2:4; 6:12; Sal 132:12
Sal 26:3; 119:1

17 2Cron 6:4,14; Eso 24:10; Is 41:17; 45:3
2Sa 7:25-29; Ger 11:5

18 Eso 29:45,46; 1Re 8:27; Sal 68:18; 113:5,6; Is 57:15; 66:1; At 7:48,49; 17:24
2Cron 2:6; Sal 139:7-10; Ger 23:24; 2Co 12:2
2Cron 32:15; Giob 4:19; 9:14; 25:4-6; Mat 7:11

19 1Re 8:28; Sal 74:20; 130:2; Dan 9:17-19; Lu 18:1-7
Sal 4:1; 5:1,2; 20:1-3; Giov 17:20

20 2Cron 16:9; 1Re 8:29,30; 2Re 19:16; Ne 1:6; Sal 34:15; 121:5
2Cron 6:6; De 26:2; Col 2:9
Dan 6:10

21 2Cron 6:39; 30:27; Giob 22:12-14; Sal 123:1; Ec 5:2; Is 57:15; Mat 6:9
Sal 85:2,3; 130:3,4; Is 43:25; Dan 9:19; Mic 7:18; Mat 6:12

22 1Re 8:31,32
Eso 22:11; Lev 5:1; Prov 30:9
Nu 5:19-22; Mat 23:18

23 2Cron 6:21
Nu 5:27; 2Re 9:26; Sal 10:14; Prov 1:31; Is 3:11; Ger 28:16,17; 51:56; Rom 2:9
De 25:1; Prov 17:15; Is 3:10; Ez 18:20; Rom 2:10

24 Lev 26:17,37; De 28:25,48; Gios 7:8; 1Re 8:33,34; Sal 44:10
Gios 7:11,12; Giudic 2:11,14,15; 2Re 17:7-18
Lev 26:40-42; De 4:29-31; 30:1-6; Ne 1:8,9; Prov 28:13; Ger 3:12,13
Esd 9:5-15; Ne 9:1-37; Is 63:1-64:12; Dan 9:3-19
2Cron 6:20

25 Esd 1:1-6; Sal 106:40-47; Ger 33:6-13
Ge 13:15; Eso 6:8; Gios 21:43

26 Lev 26:19; De 11:17; 28:23; 1Re 17:1-18:46; Lu 4:25
Is 50:1,2; 5:6; Ez 14:13; Am 4:4-9; Ap 11:6
Ger 14:1-9; Gioe 1:13-20; 2:15-17
Prov 28:13; Ez 18:27-32
2Cron 33:12,13; Os 5:15; 6:1

27 1Re 8:35,36; Sal 25:4,5,8,12; 94:12; 119:33; Mic 4:2; Giov 6:45
Is 30:21; Ger 6:16; 42:3
1Re 18:40-45; Giob 37:11-14; Sal 68:9; Ger 5:24; 14:22; Ez 34:26; Os 2:21,22; Gioe 2:23; Zac 10:1; Giac 5:17,18

28 2Cron 20:5-13; Lev 26:16,25,26; De 28:21-61; Ru 1:1; 1Re 8:37-40; 2Re 6:25-29; 8:1
Eso 10:12-15; Gioe 1:4-7,11; 2:25; Ap 9:3-11
2Cron 12:2-5; 20:9-13; 32:1; Lev 26:25; De 28:52-57
2Cron 32:24; 1Re 8:37,38; Giac 5:13

29 Sal 33:12,13; 50:15; 91:15
Sal 32:2-6; 142:1,2; Prov 14:10
2Cron 6:12,13; Is 1:15

30 Sal 18:20-26; 62:12; Ger 17:10; Ez 18:30; Mat 16:27
1Re 8:39; 1Cron 28:9; 29:17; Sal 11:4,5; Giov 2:25; Eb 4:13; Ap 2:23

31 Eso 20:20; 1Sa 12:24; Giob 28:28; Sal 128:1; 130:4; At 9:31

32 Eso 12:48,49; Ru 1:16; 2:11,12; 1Re 8:41-43; 10:1,2; Is 56:3-7; Mat 2:1; 8:10,11; Giov 10:16; 12:20; At 8:27-39; 10:1-4; Ef 2:12,13
Eso 18:8-12; Gios 2:9; 9:9; 2Re 5:3,8,15; Is 60:1-10; Zac 8:22; Mat 12:42
Eso 3:19,20; 13:14; Sal 89:13
Is 66:20; Zac 14:16,17; At 2:10

33 1Sa 17:46; 2Re 19:19; Sal 22:27; 46:10; 67:2; 138:4,5; Is 11:10; 49:6; 54:1-3; Ap 11:15
Ger 10:7
Nu 6:27; 1Re 8:16

34 2Cron 14:11,12; 20:4; De 20:1-4; Gios 1:2-5; 1Re 8:44,45
Nu 31:2-6; Gios 8:1-8; Giudic 1:1,2; 1Sa 15:3,18
2Cron 14:9-12; 18:31; 20:6-13; 32:20,21
2Cron 6:6; 1Re 8:13; Is 14:32; Dan 6:10

35 Dan 9:17-19
Is 37:21-36
Sal 9:3,4; Ger 5:28

36 1Re 8:46,50
Giob 15:14-16; Sal 130:3; 143:2; Prov 20:9; Ec 7:20; Giac 3:2; 1G 1:8-10
Lev 26:34-44; De 4:26,27; 28:36,64-68; 29:24-28; 2Re 17:6,18,23; 15:21; Dan 9:7-14; Lu 21:24

37 Lev 26:40-45; De 4:29,30; 30:1-3; Lu 15:17
Esd 9:6,7; Ne 1:6; 9:26-30; Giob 33:27,28; Sal 106:6; Is 64:6-12; Ger 3:12-14; 31:18-20; Dan 9:5-11; Lu 15:18,19

38 De 30:2-6; Ger 29:12-14; Os 14:1-4; Gioe 2:12,13
2Cron 33:11-13; Dan 9:3,4
2Cron 6:34; Dan 6:10

39 2Cron 6:35; Zac 1:15,16
Sal 25:18; Mic 7:18-20

40 Sal 7:3; 13:3; 22:1,2; 88:1
2Cron 7:15; 16:9; 1Re 8:52; Sal 34:15; Is 37:17; Dan 9:16-19
Sal 17:1; 31:2; 116:2

41 Sal 132:8-10,16
1Cron 28:2; Is 66:1
Gios 3:13; 6:4,5; Sal 110:2; Rom 1:16
Is 59:16-18; 61:3,6,10; Rom 13:14; Ga 3:27; Ef 4:22-24; Ap 19:8,14
Ne 9:25; Sal 65:4,11; Is 65:18,19; Zac 9:17; Fili 3:3; 4:4

42 1Re 2:16
1Re 1:34; Sal 2:2; Is 61:1
Sal 132:1; Is 55:3; At 13:34

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