Nuova Riveduta:

2Pietro 3

La venuta del Signore
1 Carissimi, questa è già la seconda lettera che vi scrivo; e in entrambe io tengo desta la vostra mente sincera facendo appello alla vostra memoria, 2 perché vi ricordiate le parole già dette dai santi profeti, e il comandamento del Signore e Salvatore trasmessovi dai vostri apostoli. 3 Sappiate questo, prima di tutto: che negli ultimi giorni verranno schernitori beffardi, i quali si comporteranno secondo i propri desideri peccaminosi 4 e diranno: «Dov'è la promessa della sua venuta? Perché dal giorno in cui i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano come dal principio della creazione».
5 Ma costoro dimenticano volontariamente che nel passato, per effetto della parola di Dio, esistettero dei cieli e una terra tratta dall'acqua e sussistente in mezzo all'acqua; 6 e che, per queste stesse cause, il mondo di allora, sommerso dall'acqua, perì; 7 mentre i cieli e la terra attuali sono conservati dalla medesima parola, riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della perdizione degli empi.
8 Ma voi, carissimi, non dimenticate quest'unica cosa: per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni sono come un giorno. 9 Il Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento. 10 Il giorno del Signore verrà come un ladro: in quel giorno i cieli passeranno stridendo, gli elementi infiammati si dissolveranno, la terra e le opere che sono in essa saranno bruciate.
11 Poiché dunque tutte queste cose devono dissolversi, quali non dovete essere voi, per santità di condotta e per pietà, 12 mentre attendete e affrettate la venuta del giorno di Dio, in cui i cieli infuocati si dissolveranno e gli elementi infiammati si scioglieranno! 13 Ma, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la giustizia.
14 Perciò, carissimi, aspettando queste cose, fate in modo di essere trovati da lui immacolati e irreprensibili nella pace; 15 e considerate che la pazienza del nostro Signore è per la vostra salvezza, come anche il nostro caro fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data; 16 e questo egli fa in tutte le sue lettere, in cui tratta di questi argomenti. In esse ci sono alcune cose difficili a capirsi, che gli uomini ignoranti e instabili travisano a loro perdizione come anche le altre Scritture.
17 Voi dunque, carissimi, sapendo già queste cose, state in guardia per non essere trascinati dall'errore degli scellerati e scadere così dalla vostra fermezza; 18 ma crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. A lui sia la gloria, ora e in eterno. Amen.

C.E.I.:

2Pietro 3

1 Questa, o carissimi, è già la seconda lettera che vi scrivo, e in tutte e due cerco di ridestare con ammonimenti la vostra sana intelligenza, 2 perché teniate a mente le parole già dette dai santi profeti, e il precetto del Signore e salvatore, trasmessovi dagli apostoli.
3 Questo anzitutto dovete sapere, che verranno negli ultimi giorni schernitori beffardi, i quali si comporteranno secondo le proprie passioni 4 e diranno: «Dov'è la promessa della sua venuta? Dal giorno in cui i nostri padri chiusero gli occhi tutto rimane come al principio della creazione». 5 Ma costoro dimenticano volontariamente che i cieli esistevano già da lungo tempo e che la terra, uscita dall'acqua e in mezzo all'acqua, ricevette la sua forma grazie alla parola di Dio; 6 e che per queste stesse cause il mondo di allora, sommerso dall'acqua, perì. 7 Ora, i cieli e la terra attuali sono conservati dalla medesima parola, riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della rovina degli empi.
8 Una cosa però non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno solo. 9 Il Signore non ritarda nell'adempiere la sua promessa, come certuni credono; ma usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi. 10 Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli con fragore passeranno, gli elementi consumati dal calore si dissolveranno e la terra con quanto c'è in essa sarà distrutta.
11 Poiché dunque tutte queste cose devono dissolversi così, quali non dovete essere voi, nella santità della condotta e nella pietà, 12 attendendo e affrettando la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli si dissolveranno e gli elementi incendiati si fonderanno! 13 E poi, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia.
14 Perciò, carissimi, nell'attesa di questi eventi, cercate d'essere senza macchia e irreprensibili davanti a Dio, in pace. 15 La magnanimità del Signore nostro giudicatela come salvezza, come anche il nostro carissimo fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data; 16 così egli fa in tutte le lettere, in cui tratta di queste cose. In esse ci sono alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le travisano, al pari delle altre Scritture, per loro propria rovina.
17 Voi dunque, carissimi, essendo stati preavvisati, state in guardia per non venir meno nella vostra fermezza, travolti anche voi dall'errore degli empi; 18 ma crescete nella grazia e nella conoscenza del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo. A lui la gloria, ora e nel giorno dell'eternità. Amen!

Nuova Diodati:

2Pietro 3

Il ritorno del Signore
1 Carissimi, questa è già la seconda epistola che vi scrivo; in entrambe cerco di tener desto il vostro genuino modo di pensare facendo appello alla vostra memoria, 2 affinché vi ricordiate delle parole già dette dai santi profeti e del comandamento dello stesso Signore e Salvatore trasmessovi da noi apostoli. 3 Prima di tutto dovete sapere questo, che negli ultimi giorni verranno degli schernitori, che cammineranno secondo le loro proprie voglie, 4 e diranno: «Dov'è la promessa della sua venuta? Da quando infatti i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano come dal principio della creazione». 5 Ma essi dimenticano volontariamente che per mezzo della parola di Dio i cieli vennero all'esistenza molto tempo fa, e che la terra fu tratta dall'acqua e fu formata mediante l'acqua, 6 a motivo di cui il mondo di allora, sommerso dall'acqua, perì, 7 mentre i cieli e la terra attuali sono riservati dalla stessa parola per il fuoco, conservati per il giorno del giudizio e della perdizione degli uomini empi. 8 Ora, carissimi, non dimenticate quest'unica cosa: che per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni come un giorno. 9 Il Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, come alcuni credono che egli faccia, ma è paziente verso di noi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti vengano a ravvedimento. 10 Ora il giorno del Signore verrà come un ladro di notte; in quel giorno i cieli passeranno stridendo, gli elementi si dissolveranno consumati dal calore e la terra e le opere che sono in essa saranno arse. 11 Poiché dunque tutte queste cose devono essere distrutte, come non dovreste voi avere una condotta santa e pia, 12 mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, a motivo del quale i cieli infuocati si dissolveranno e gli elementi consumati dal calore si fonderanno? 13 Ma noi, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abita la giustizia. 14 Perciò, carissimi, aspettando queste cose, fate in modo di essere trovati da lui immacolati e irreprensibili, in pace. 15 E ricordate che la pazienza del nostro Signore è in funzione della salvezza, come anche il nostro caro fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data; 16 e questo egli fa in tutte le sue epistole, in cui parla di queste cose. In esse vi sono alcune cose difficili da comprendere, che gli uomini ignoranti ed instabili torcono, come fanno con le altre Scritture, a loro propria perdizione. 17 Voi dunque, carissimi, conoscendo già queste cose, state in guardia per non venir meno nella vostra fermezza, portati via dall'errore degli empi. 18 Crescete invece nella grazia e nella conoscenza del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo. A lui sia la gloria, ora e in eterno. Amen.

Riveduta 2020:

2Pietro 3

La venuta del Signore
1 Diletti, questa è già la seconda lettera che vi scrivo e in entrambe tengo desta la vostra mente sincera facendo appello alla vostra memoria, 2 perché vi ricordiate delle parole già dette dai santi profeti e del comandamento del Signore e Salvatore, trasmessovi dai vostri apostoli, 3 sapendo prima di tutto questo: negli ultimi giorni verranno degli schernitori con i loro scherni i quali si condurranno secondo le loro concupiscenze 4 e diranno: “Dov'è la promessa della sua venuta? Perché dal giorno in cui i padri si sono addormentati tutte le cose continuano nel medesimo stato come dal principio della creazione”.
5 Costoro dimenticano volontariamente che nel passato, per effetto della parola di Dio, esistettero dei cieli e una terra tratta dall'acqua e sussistente in mezzo all'acqua, 6 per i quali mezzi il mondo d'allora, sommerso dall'acqua, perì, 7 mentre i cieli di adesso e la terra per la medesima parola sono custoditi, essendo riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della distruzione degli uomini empi.
8 Ma voi, carissimi, non dimenticate quest'unica cosa: per il Signore un giorno è come mille anni e mille anni sono come un giorno. 9 Il Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, come alcuni reputano che faccia, ma egli è paziente verso di voi, non volendo che alcuni periscano, ma che tutti giungano al ravvedimento. 10 Ma il giorno del Signore verrà come un ladro; in esso i cieli passeranno stridendo, gli elementi infiammati si dissolveranno, la terra e le opere che sono in essa saranno arse.
11 Poiché dunque tutte queste cose devono dissolversi, quali non dovete essere voi, per santità di condotta e per pietà, 12 aspettando e affrettando la venuta del giorno di Dio, in cui i cieli infuocati si dissolveranno e gli elementi infiammati si scioglieranno! 13 Ma, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la giustizia.
14 Perciò, carissimi, aspettando queste cose, fate di tutto per essere trovati, agli occhi suoi, immacolati e irreprensibili nella pace; 15 e considerate che la pazienza del nostro Signore è per la vostra salvezza, come anche il nostro caro fratello Paolo ve l'ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data; 16 e questo egli fa in tutte le sue lettere, parlando di questi argomenti; in esse ci sono alcune cose difficili da capire, che gli uomini ignoranti e instabili torcono, come anche le altre Scritture, a loro propria perdizione.
17 Voi dunque, carissimi, sapendo già queste cose, state in guardia, per non essere trascinati dall'errore degli scellerati e scadere così dalla vostra fermezza, 18 ma crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. A lui sia la gloria, ora e in eterno. Amen.

La Parola è Vita:

2Pietro 3

Cristo tornerà!
1 Cari fratelli, questa è già la seconda lettera che vi scrivo. In tutte e due ho cercato di tener desta la vostra mente pura, riportando alla vostra memoria fatti che già conoscete. 2 Ripensate alle parole già dette dai santi profeti e da noi apostoli, da noi che vi abbiamo portato il comandamento del nostro Signore e Salvatore!
3 Per prima cosa, voglio ricordarvi che negli ultimi tempi si faranno avanti degli individui cinici e beffardi, uomini che vivono secondo i loro desideri malvagi e diranno: «Dov'è dunque questo Gesù che, secondo voi, aveva promesso di ritornare? Non verrà mai, perché, a memoria d'uomo, tutte le cose sono rimaste esattamente com'erano fin dai primi giorni della creazione!»
4  5 Costoro, di proposito, dimenticano questo fatto e cioè che, molto tempo fa, per mezzo della sua parola, Dio creò i cieli e la terra. Il Signore separò la terra dall'acqua da cui rimase circondata. Ma, causa l'incredulità degli uomini, il mondo da allora finì sommerso. 6  7 Anche i cieli e la terra di adesso sono conservati per mezzo della parola di Dio, ma sono riservati al fuoco del giorno del giudizio, giorno in cui saranno distrutti gli uomini malvagi.
8 Non dimenticate, miei cari fratelli, che per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni sono come un solo giorno. 9 Non è vero, come pensano certuni, che il Signore tardi a ritornare, come ha promesso. Piuttosto, egli è paziente con voi e aspetta, perché non vuole che nessuno si perda, perciò concede a tutti i peccatori il tempo di pentirsi. 10 Il giorno del Signore, però, è in arrivo, inaspettato come un ladro. Allora i cieli, stridendo, spariranno; gli astri del cielo si dissolveranno nel fuoco; e la terra, con tutto ciò che contiene, sarà bruciata. 11 Dato che tutte le cose che ci circondano devono scomparire, pensate un po' in che modo santo e pio dovreste vivere! 12 Dovete aspettare con impazienza quel giorno e fare in modo che venga presto. Quel giorno, i cieli si consumeranno nel fuoco e gli astri del cielo si fonderanno nel calore! 13 Ma, secondo la promessa di Dio, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, dove non ci sarà che giustizia.
14 Perciò, carissimi fratelli, mentre siamo in attesa di questi fatti e del ritorno di Cristo, fate di tutto per vivere in pace e senza peccare, affinché, al suo ritorno, egli sia contento di voi.
15 E tenete sempre presente il motivo per cui Dio sta aspettando: per darci il tempo di comunicare il suo messaggio di salvezza a tutti gli altri. Anche il nostro caro fratello Paolo ve ne ha parlato in molte sue lettere, servendosi di tutta la saggezza che Dio gli ha dato. In esse ci sono certi punti difficili da capire, che gli ignoranti e gl'instabili interpretano in modo sbagliato, proprio come fanno con altre parti delle Scritture. Ma, così facendo, si preparano la strada per la perdizione con le proprie mani.
16  17 Vi avviso in tempo cari fratelli, state attenti a non lasciarvi sviare dagli errori di questi uomini malvagi, perdendo così la fermezza della vostra fede. 18 Crescete, invece, nella grazia e nella conoscenza di Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore. A lui sia tutta la gloria e l'onore, ora e sempre. Amen.Pietro.

La Parola è Vita
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Riveduta:

2Pietro 3

La venuta del Signore
1 Diletti, questa è già la seconda epistola che vi scrivo; e in ambedue io tengo desta la vostra mente sincera facendo appello alla vostra memoria, 2 onde vi ricordiate delle parole dette già dai santi profeti, e del comandamento del Signore e Salvatore, trasmessovi dai vostri apostoli; 3 sapendo questo, prima di tutto: che negli ultimi giorni verranno degli schernitori coi loro scherni i quali si condurranno secondo le loro concupiscenze 4 e diranno: Dov'è la promessa della sua venuta? perché dal giorno in cui i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano nel medesimo stato come dal principio della creazione. 5 Poiché costoro dimenticano questo volontariamente: che ab antico, per effetto della parola di Dio, esistettero de' cieli e una terra tratta dall'acqua e sussistente in mezzo all'acqua; 6 per i quali mezzi il mondo d'allora, sommerso dall'acqua, perì; 7 mentre i cieli d'adesso e la terra, per la medesima Parola son custoditi, essendo riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della distruzione degli uomini empî. 8 Ma voi, diletti, non dimenticate quest'unica cosa, che per il Signore, un giorno è come mille anni, e mille anni son come un giorno. 9 Il Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, come alcuni reputano che faccia; ma egli è paziente verso voi, non volendo che alcuni periscano, ma che tutti giungano a ravvedersi. 10 Ma il giorno del Signore verrà come un ladro; in esso i cieli passeranno stridendo, e gli elementi infiammati si dissolveranno, e la terra e le opere che sono in essa saranno arse. 11 Poiché dunque tutte queste cose hanno da dissolversi, quali non dovete voi essere, per santità di condotta e per pietà, 12 aspettando e affrettando la venuta del giorno di Dio, a cagion del quale i cieli infocati si dissolveranno e gli elementi infiammati si struggeranno? 13 Ma, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, ne' quali abiti la giustizia. 14 Perciò, diletti, aspettando queste cose, studiatevi d'esser trovati, agli occhi suoi, immacolati e irreprensibili nella pace; 15 e ritenete che la pazienza del Signor nostro è per la vostra salvezza, come anche il nostro caro fratello Paolo ve l'ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data; 16 e questo egli fa in tutte le sue epistole, parlando in esse di questi argomenti; nelle quali epistole sono alcune cose difficili a capire, che gli uomini ignoranti e instabili torcono, come anche le altre Scritture, a loro propria perdizione. 17 Voi dunque, diletti, sapendo queste cose innanzi, state in guardia, che talora, trascinati anche voi dall'errore degli scellerati, non iscadiate dalla vostra fermezza; 18 ma crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. A lui sia la gloria, ora e in sempiterno. Amen.

Ricciotti:

2Pietro 3

Schernitori beffardi
1 Ecco, o carissimi, vi scrivo questa seconda lettera per risvegliare, coll'ammonirvi, il sincero animo vostro; 2 affinchè vi ricordiate delle parole dei santi profeti, delle quali ho già parlato, e dei precetti del Signore e Salvatore [trasmessi a voi] dai vostri apostoli. 3 E sappiate prima di tutto che verranno negli ultimi giorni degli schernitori beffardi, viventi secondo le proprie concupiscenze, 4 i quali diranno: «Dov'è la promessa o la venuta di Lui? Mentre da quando i padri si addormentarono, tutto continua com'era al principio della creazione».

I fedeli sanno intendere e aspettare
5 Costoro infatti ignorano, perchè lo vogliono, che da prima per la parola di Dio furono i cieli e la terra [uscita] dall'acqua e formata per mezzo dell'acqua; 6 e che per queste stesse cose il mondo d'allora perì inondato dall'acqua. 7 Ma i cieli e la terra che sono adesso, sono custoditi dalla stessa parola e riserbati al fuoco il giorno del giudizio e della perdizione degli uomini empi. 8 Questo solo però non vi sia ignoto, o carissimi, che dinanzi a Dio un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno. 9 Non ritarda il Signore la sua promessa come certuni pensano; ma Egli usa pazienza per riguardo a voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti ritornino a penitenza.

Verrà il giorno del Signore
10 Ma il giorno del Signore verrà come un ladro. Allora i cieli passeranno con gran fracasso, e gli elementi saranno sciolti dal calore e la terra e le cose che sono in essa saranno bruciate. 11 Poichè dunque tutte queste cose devono essere disciolte, [riflettete] quali conviene che siate nel santo vivere e nella pietà, 12 aspettando e correndo incontro alla venuta del giorno del Signore, nel quale i cieli ardenti si scioglieranno e gli elementi si liquefaranno per l'ardore del fuoco?

I cieli nuovi e la terra nuova
13 Ma noi aspettiamo, secondo la sua promessa, nuovi cieli e nuova terra, nei quali abita la giustizia. 14 Perciò, o carissimi, aspettando tali cose, fate di tutto per essere trovati da lui immacolati e puri nella pace; 15 ritenendo che la longanimità del Signor nostro è la salute, come ve n'ha scritto anche il nostro carissimo fratello Paolo secondo la sapienza a lui data, 16 come [fa] in tutte le lettere, dove parla di queste cose, nelle quali vi sono alcuni punti difficili a intendersi e che gli ignoranti e i poco stabili stravolgono - come anche le altre Scritture - per loro perdizione.

Conclusione
17 Voi dunque, o fratelli, istruiti per tempo, siate in guardia, affinchè trascinati dall'errore degli stolti non abbiate a vacillare nella vostra fermezza. 18 Anzi crescete nella grazia e nella conoscenza del Signor nostro e Salvatore Gesù Cristo. A Lui gloria, adesso e nel giorno dell'eternità. Amen.

Tintori:

2Pietro 3

Il ritorno di Cristo
1 Questa, o diletti, è la seconda lettera che vi scrivo per tener desto colle ammonizioni il sincero animo vostro, 2 affinchè vi ricordiate delle parole dei santi profeti, delle quali vi ho parlato, e dei precetti del Signore e Salvatore, comunicati a voi per i vostri apostoli. 3 Or sappiate prima di tutto che verranno negli ultimi giorni degli schernitori beffardi che vivranno secondo le lor passioni 4 e diranno: Che n'è della promessa della venuta di lui? Dacché i nostri padri son morti, tutto continua ad essere come dal principio della creazione. 5 Ma essi ignorano, perchè lo vogliono, che per la parola di Dio da principio furono i cieli e la terra, tratta dall'acqua e sussistente nel mezzo dell'acqua, 6 dalla quale inondato perì il mondo d'allora. 7 Quanto ai cieli e alla terra d'ora, sono conservati dalla medesima parola e riserbati al fuoco pel giorno del giudizio e della perdizione degli empi. 8 Ma v'è una cosa che voi non dovete ignorare, o carissimi, che cioè davanti al Signore un giorno è come mille anni, e mille anni sono come un giorno. 9 Non è che il Signore ritardi l'adempimento della sua promessa, come pensan taluni, ma usa pazienza per riguardo a voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti ritornino a penitenza. 10 Il giorno del Signore verrà come un ladro: allora i cieli con gran fracasso spariranno, gli elementi saranno disciolti dal calore, e la terra, con tutto ciò che è in essa, sarà consumata dal fuoco.

Dobbiamo essere distaccati dal mondo e vivere da santi
11 Poichè dunque tutte queste cose devon essere distrutte, come non dovreste essere santi nella condotta e nella pietà, 12 aspettando, affrettando la venuta del giorno del Signore, nel quale giorno i cieli ardenti si dissolveranno, e gli elementi saran fusi dall'ardore del fuoco? 13 Ma noi aspettiamo, secondo la promessa di lui, nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la giustizia. 14 Per questo, o carissimi, aspettando tali cose, studiatevi di essere trovati da lui immacolati e irreprensibili nella pace; 15 e stimate salutare la longanimità del Signore nostro, come anche il carissimo nostro fratello Paolo, secondo la sapienza a lui data, vi ha scritto 16 come fa pure in tutte le lettere quando vi parla di queste cose; nelle quali (lettere) ci sono alcune cose difficili a capirsi che gli ignoranti e i poco stabili travolgono (come anche tutte le altre Scritture) a loro perdizione.

Ultime raccomandazioni
17 Voi dunque, o fratelli, prevenuti come siete, state in guardia, affinchè, travolti dall'errore degli stolti, non abbiate a cadere dalla vostra fermezza; 18 ma crescete nella grazia e nella conoscenza del Signor nostro e Salvatore Gesù Cristo. A lui gloria ora e nel giorno dell'eternità. Così sia.

Martini:

2Pietro 3

A motivo di alcuni ingannatori, i quali negavano la seconda venuta del Signore, afferma, che il mondo sarà rinnovellato, quando tra breve tempo, e inaspettatamente verrà il Signore. Gli esorta prepararsi alla venuta del medesimo: loda gli scritti di Paolo, i quali erano stravolti dagli ignoranti.
1 Ecco, che io scrivo a voi, o carissimi, questa seconda lettera, per risvegliare coll'ammonirvi il sincero animo vostro: 2 Affinchè vi ricordiate delle parole de' santi profeti, delle quali ho già parlato, e de' vostri Apostoli, e de' precetti del Signore, e Salvatore: 3 E sappiate primieramente, che verranno negli ultimi giorni degli schernitori gabbamondi, viventi a seconda delle loro concupiscenze, 4 I quali diranno: dov' è la promessa, o la venuta di lui? Mentre, dacché i padri si addormentarono, il tutto va continuando a un modo, come dal principio della creazione. 5 Imperocché ignorano costoro, perché lo vogliono, che furon da prima per la parola di Dio i cieli, e la terra (uscita) dall'acqua, e che ha consistenza per l'acqua: 6 Onde quel mondo, che era allora, inondato dall'acque perì. 7 Ma i cieli, che sono adesso, e la terra dalla stessa parola son custoditi, riserbati al fuoco pel giorno del giudicio, e della perdizione degli uomini empj. 8 Questo solo però siavi noto, o carissimi, che un giorno è dinanzi a Dio come mille anni, e mille anni come un giorno. 9 Non ritarda il Signore la sua promessa, come si pensan taluni: ma usa pazienza per riguardo a voi, non volendo, che alcuno perisca, ma che tutti, ritornino a penitenza. 10 Ma come il ladro, verrà il dì del Signore: nel quale i cieli con gran fracasso passeranno, e gli elementi dal calore saran disciolti, e la terra, e le cose, che sono in essa, saran brugiate. 11 Or dovendo queste cose tutte esser disciolte, quali convien egli, che siate voi nel santo vivere, e nella, pietà, 12 Aspettando, e correndo, incontro alla venuta del dì del Signore, nel qual dì i cieli ardenti si scioglieranno, e gli elementi si liquefaranno per l'ardore del fuoco? 13 Ma nuovi cieli, e nuova terra secondo la promessa di lui aspettiamo, dove abita la giustizia. 14 Per la qual cosa, o carissimi, tali cose aspettando, studiatevi di essere trovati da lui immacolati, e puri nella pace: 15 E la longanimità del Signor nostro tenete in luogo di salute: conformo anche il carissimo nostro fratello Paolo per la sapienza a lui conceduta vi scrisse, 16 Come anche in tutte le epistole, dove parla di questo: nelle quali sono alcune cose difficili a capirsi, le quali gli ignoranti, e i poco stabili stravolgon (come anche tutte le altre scritture) per loro perdizione. 17 Voi adunque, o fratelli, istruiti per tempo state in guardia: affinchè traportati dall'error degli stolti non cadiate dalla vostra fermezza: 18 Ma andate crescendo nella zia, e nella cognizione del Signor nostro, e Salvator Gesù Cristo. A lui gloria e adesso, e pel dì dell'eternità. Così sia.

Diodati:

2Pietro 3

1 DILETTI, questa è già la seconda epistola che io vi scrivo; nell'una e nell'altra delle quali io desto con ricordo la vostra sincera mente. 2 Acciocchè vi ricordiate delle parole dette innanzi da' santi profeti, e del comandamento di noi apostoli, che è del Signore e Salvatore stesso.
3 Sapendo questo imprima, che negli ultimi giorni verranno degli schernitori, che cammineranno secondo le lor proprie concupiscenze; e diranno: 4 Dov'è la promessa del suo avvenimento? poichè, da che i padri si sono addormentati, tutte le cose perseverano in un medesimo stato, fin dal principio della creazione. 5 Perciocchè essi ignorano questo volontariamente, che per la parola di Dio, ab antico, i cieli furono fatti; e la terra ancora, consistente fuor dell'acqua, e per mezzo l'acqua. 6 Per le quali cose il mondo di allora, diluviato per l'acqua, perì. 7 Ma i cieli e la terra del tempo presente, per la medesima parola, son riposti; essendo riserbati al fuoco, per il giorno del giudicio, e della perdizione degli uomini empi.
8 Or quest'unica cosa non vi sia celata, diletti, che per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni come un giorno.
9 Il Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, come alcuni reputano tardanza; anzi è paziente inverso noi, non volendo che alcuni periscano, ma che tutti vengano a ravvedimento. 10 Ora il giorno del Signore verrà come un ladro di notte; e in quello i cieli passeranno rapidamente, e gli elementi divampati si dissolveranno; e la terra, e le opere che sono in essa, saranno arse.
11 Poi dunque che tutte queste cose hanno da dissolversi, quali convienvi essere in santa condotta, ed opere di pietà? 12 Aspettando, e affrettandovi all'avvenimento del giorno di Dio, per il quale i cieli infocati si dissolveranno, e gli elementi infiammati si struggeranno. 13 Ora, secondo la promessa d'esso, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, ne' quali giustizia abita. 14 Perciò, diletti, aspettando queste cose, studiatevi che da lui siate trovati immacolati e irreprensibili, in pace. 15 E reputate per salute la pazienza del Signor nostro; siccome ancora il nostro caro fratello Paolo, secondo la sapienza che gli è stata data, vi ha scritto. 16 Come ancora egli fa in tutte le sue epistole, parlando in esse di questi punti, nei quali vi sono alcune cose malagevoli ad intendere, le quali gli uomini male ammaestrati ed instabili torcono, come ancora le altre scritture, alla lor propria perdizione. 17 Voi adunque, diletti, sapendo queste cose innanzi, guardatevi che, trasportati insieme per l'errore degli scellerati, non iscadiate dalla propria fermezza. 18 Anzi crescete nella grazia, e conoscenza del Signore e Salvator nostro Gesù Cristo. A lui sia la gloria, ed ora, ed in sempiterno. Amen.

Commentario completo di Matthew Henry:

2Pietro 3

1 INTRODUZIONE A 2PIETRO CAPITOLO 3

L'apostolo, avvicinandosi alla conclusione della sua seconda epistola, inizia quest'ultimo capitolo ripetendo il racconto del suo disegno e della sua portata scrivendo loro una seconda volta, 2Pietro 3:1-2.

II. Prosegue menzionando una cosa che lo indusse a scrivere questa seconda epistola, cioè la venuta degli schernitori, che descrive, 2Pietro 3:3-7.

III. Egli li istruisce e li stabilisce nella venuta del nostro Signore Gesù Cristo al giudizio, 2Pietro 3:8-10.

IV. Egli espone l'uso e il miglioramento che i cristiani dovrebbero fare della seconda venuta di Cristo, e quella dissoluzione e rinnovamento delle cose che accompagneranno quella solenne venuta di nostro Signore, 2Pietro 3:11-18.

Ver. 1.

Affinché l'apostolo potesse raggiungere meglio il suo scopo nello scrivere questa epistola, che è quello di renderli fermi e costanti in un ricordo fiducioso e pratico della dottrina del vangelo, egli,

1. Esprime il suo speciale affetto e tenerezza per loro, chiamandoli amati, dimostrando così che ha aggiunto alla pietà la gentilezza fraterna, come li aveva esortati a fare (2Pietro 1:17). I ministri devono essere esempi di amore e affetto, così come di vita e di conversazione.

2. Dimostra un amore sincero per loro e una sincera preoccupazione per loro, scrivendo loro la stessa cosa, anche se in altre parole. Essendo sicuro per loro, non sarà doloroso per lui scrivere sullo stesso argomento e perseguire lo stesso disegno, con quei metodi che hanno maggiori probabilità di successo.

3. Per meglio raccomandare la questione, dice loro che ciò che vorrebbe che ricordassero sono,

(1.) Le parole pronunciate dai santi profeti, che erano divinamente ispirati, illuminati e santificati dallo Spirito Santo; e, vedendo che le menti di queste persone erano purificate dall'operazione santificante dello stesso Spirito, erano meglio disposte a ricevere e ritenere ciò che veniva da Dio per mezzo dei santi profeti.

(2.) I comandamenti degli apostoli del Signore e Salvatore; e perciò i discepoli e i servi di Cristo devono considerare ciò che coloro che sono mandati da lui hanno dichiarato loro essere la volontà del loro Signore. Ciò che Dio ha detto per mezzo dei profeti dell'Antico Testamento, e Cristo ha comandato per mezzo degli apostoli del Nuovo, non può che esigere e meritare di essere ricordato frequentemente; e coloro che meditano su queste cose ne sentiranno le virtù vivificanti. È da queste cose che devono essere stimolate le menti pure dei cristiani, affinché possano essere attivi e vivaci nell'opera della santità, e zelanti e instancabili sulla via del cielo.

3 Ver. 3.

Per stimolarci ed eccitarci a una mente seria e ferma adesione a ciò che Dio ci ha rivelato per mezzo dei profeti e degli apostoli, ci viene detto che ci saranno schernitori, uomini che si faranno beffe del peccato, e della salvezza che ne deriverà. Il modo in cui Dio salva i peccatori mediante Gesù Cristo è ciò di cui gli uomini si faranno beffe, e ciò negli ultimi giorni, sotto il vangelo. Questo può davvero sembrare molto strano, che la dispensazione del Nuovo Testamento del patto di grazia, che è spirituale e quindi più conforme alla natura di Dio rispetto all'Antico, debba essere ridicolizzata e rimproverata; ma la spiritualità e la semplicità del culto del Nuovo Testamento sono direttamente contrarie alla mente carnale dell'uomo, e questo spiega ciò che l'apostolo sembra qui alludere, vale a dire, che gli schernitori saranno più numerosi e più audaci negli ultimi giorni che mai. Benché in tutte le epoche coloro che sono nati e hanno camminato secondo la carne abbiano perseguitato, insultato e insultato coloro che sono nati e hanno camminato secondo lo Spirito, tuttavia negli ultimi giorni ci sarà un grande miglioramento nell'arte e nell'impudenza di scherzare seriamente sulla pietà e su coloro che aderiscono fermamente alla circospezione e all'abnegazione che il Vangelo prescrive. Questo è ciò che è menzionato come una cosa ben nota a tutti i cristiani, e quindi dovrebbero tenerne conto, affinché non possano essere sorpresi e scossi, come se fosse accaduta loro una cosa strana. Ora, per impedire che il vero cristiano sia sconfitto, quando viene attaccato da questi schernitori, ci viene detto:

I. Che tipo di persone sono: camminano secondo le proprie concupiscenze, seguono gli stratagemmi e i desideri del proprio cuore, e gli affetti carnali, non i dettami e le indicazioni della retta ragione e di un giudizio illuminato e ben informato. Lo fanno nel corso della loro conversazione, vivono come elencano e parlano come elencano; non sono solo le loro menti interiori ad essere malvagie e opposte a Dio, come lo è la mente di ogni peccatore non rinnovato (Romani 8:7), alienata da Dio, ignorante di lui e avversa a lui; ma sono cresciuti a tal punto di malvagità che proclamano apertamente ciò che è nel cuore di altri che sono ancora carnali; Dicono:

"Le nostre lingue sono le nostre, e la nostra forza, e il tempo,

E chi è il Signore su di noi? Chi contraddice o

controllarci, o mai chiamarci a rendere conto di ciò che

dire o fare?"

E come disdegnano di essere limitati da alcuna legge di Dio nella loro condotta, così non sopporteranno che la rivelazione di Dio detti e prescriva loro ciò che devono credere; come cammineranno per la loro propria via e parleranno la loro lingua, così penseranno anche i loro propri pensieri, e formano principi che sono del tutto loro: qui solo le loro concupiscenze saranno consultate da loro. Nessuno, tranne i libertini esperti come quelli qui descritti, può sedersi, almeno non possono sedersi al posto degli sprezzanti.

"Da questo li riconoscerai, per poter meglio

guardati da loro".

II. Anche noi siamo stati avvertiti fino a che punto si spingeranno: cercheranno di scuoterci e sconvolgerci, anche per quanto riguarda la nostra fede nella seconda venuta di Cristo; diranno con scherno: Dov 'è la promessa della sua venuta? 2Pietro 3:4. Senza questo, tutti gli altri articoli della fede cristiana significheranno ben poco; Questo è ciò che riempie e dà il colpo finale a tutto il resto. Il Messia promesso è venuto, si è fatto carne e ha abitato in mezzo a noi; Egli è del tutto tale come detto prima, e ha fatto per noi tutto ciò di cui si era già preso atto. Questi principi i nemici del cristianesimo hanno sempre cercato di rovesciare questi principi; ma poiché tutti questi si basano su fatti che sono già passati, e di cui questo e gli altri apostoli ci hanno dato la prova più sicura e soddisfacente, è probabile che alla fine si stancheranno della loro opposizione ad essi; Eppure, mentre uno degli articoli principali della nostra fede si riferisce a ciò che è ancora dietro, e ha solo una promessa su cui riposare, qui ci attaccheranno ancora, fino alla fine dei tempi. Finché il nostro Signore non sarà venuto, essi stessi non crederanno che egli verrà; anzi, rideranno alla sola menzione della sua seconda venuta, e faranno ciò che è in loro mente per far perdere di vista tutti coloro che credono seriamente e lo aspettano. Ora vediamo dunque come sta questo punto, sia da parte del credente che da parte di questi seduttori: il credente non solo desidera che venga, ma, avendo la promessa che verrà, una promessa che lui stesso ha fatto e spesso ripetuto, una promessa ricevuta e riferita da testimoni fedeli, E lasciato un ricordo certo, è anche fermamente e pienamente persuaso che verrà: d'altra parte, questi seduttori, poiché desiderano che non possa mai, fanno quindi tutto ciò che è in loro per ingannare se stessi e gli altri nella persuasione che non verrà mai. Se non possono negare che c'è una promessa, tuttavia rideranno di quella stessa promessa, che sostiene gradi molto più alti di infedeltà e di disprezzo: dov'è, dicono, la promessa della sua venuta?

III. Siamo anche avvertiti del metodo del loro ragionamento, perché mentre ridono fingeranno anche di discutere. A questo scopo aggiungono che, da quando i padri si addormentarono, tutte le cose continuano come erano dal principio della creazione, 2Pietro 3:4. Questo è un modo sottile, anche se non solido, di ragionare; È atto a fare impressione sulle menti deboli, e specialmente sui cuori malvagi. Poiché la sentenza contro di loro non viene eseguita rapidamente, perciò si lusingano che non lo farà mai, dopo di che i loro cuori sono pienamente rivolti in loro a fare il male (Ecclesiaste 8:11); così agiscono se stessi, e così persuaderebbero gli altri ad agire; così qui, dicono,

"I padri si sono addormentati, quelli sono tutti morti per

al quale fu fatta la promessa, che non si adempì mai

il loro tempo, e non c'è alcuna probabilità che lo farà mai

essere in qualsiasi momento; Perché dovremmo preoccuparci di

esso? Se ci fosse stata una qualche verità o certezza nel

promessa di cui parli, avremmo sicuramente dovuto vedere

un po' prima di questo momento, alcuni segni del suo

viene, alcuni passaggi preparatori per esso; mentre

Troviamo fino ad oggi che tutte le cose continuano come

sono stati, senza alcuna modifica, anche dall'inizio del

la creazione. Poiché il mondo non ha subito cambiamenti

Nel corso di così tante migliaia di anni, perché dovremmo

ci spaventiamo come se dovesse avere una fine?"

Così sostengono questi schernitori. Poiché non vedono cambiamenti, quindi non temono Dio, Salmi 55:19. Non temono né lui né i suoi giudizi; Ciò che non ha mai fatto, concluderebbero, non potrà mai farlo o non lo farà mai.

IV. Ecco la falsità della loro argomentazione scoperta. Mentre essi avevano fiduciosamente detto che non c'era stato alcun cambiamento dall'inizio della creazione, l'apostolo ci ricorda un cambiamento già passato, che, in un certo senso, eguaglia quello che siamo chiamati ad aspettarci e a cercare, che fu l'annegamento del mondo ai giorni di Noè. Questi schernitori l'avevano trascurato; Non se ne accorsero. Anche se forse lo sapevano, e avrebbero dovuto saperlo, tuttavia questo lo ignorano volentieri (2Pietro 3:5), preferiscono passarlo sotto silenzio, come se non ne avessero mai sentito o saputo nulla; se lo sapevano, non gli piaceva trattenerlo nella loro conoscenza; non hanno ricevuto questa verità nell'amore di essa, né si preoccupavano di possederlo. Nota, è difficile persuadere gli uomini a credere a ciò che non sono disposti a trovare vero; Sono ignoranti, in molti casi, perché sono disposti ad essere ignoranti, e non sanno perché non si preoccupano di sapere. Ma non lasciate che i peccatori pensino che un'ignoranza come questa sarà ammessa come scusa per qualsiasi peccato in cui possa tradirli. Coloro che crocifissero Cristo non sapevano chi fosse; perché se lo avessero saputo, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria (1Corinzi 2:8); ma, sebbene ignoranti, non erano per questo innocenti; la loro stessa ignoranza era un peccato, un'ignoranza volontaria e volontaria, e un peccato non può essere una scusa per un altro. Così è qui; se questi avessero saputo della terribile vendetta con cui Dio spazzò via in un colpo solo un intero mondo di disgraziati empi, non si sarebbero certo fatti beffe delle sue minacce di qualsiasi giudizio altrettanto terribile; ma qui erano volontariamente ignoranti, non sapevano ciò che Dio aveva fatto perché non avevano intenzione di saperlo. Ora procederemo quindi a considerare la rappresentazione che l'apostolo qui fa sia della distruzione del vecchio mondo per mezzo dell'acqua, sia di ciò che attende questo mondo presente alla conflagrazione finale. Egli menziona l'uno come ciò che Dio ha fatto, per convincerci e persuaderci piuttosto a credere che l'altro possa essere e sarà.

1. Cominciamo con il racconto dell'apostolo della distruzione che una volta si è già abbattuta sul mondo (2Pietro 3:5,6): Per la parola di Dio i cieli erano antichi, e la terra stava fuori dalle acque e nelle acque, per cui il mondo che era allora, essendo stato inondato d'acqua, perì. In origine il mondo era situato in una situazione diversa, le acque furono divise nel modo più saggio alla creazione e nel modo più benefico per noi; alcune delle acque avevano dei veri e propri depositi sopra il firmamento, qui chiamati cieli (come è anche Genesi 1:8), e altre sotto il firmamento, riunite in un unico luogo; allora c'erano sia il mare che la terraferma, abitazione comoda per i figli degli uomini. Ma ora, al tempo del diluvio universale, la situazione è stranamente cambiata; le acque che Dio aveva diviso prima, assegnando a ciascuna parte il suo comodo recipiente, ora, in collera, le rimette insieme in un mucchio. Egli rompe la fonte del grande abisso, e spalanca le finestre (cioè le nuvole) del cielo (Genesi 7:11), finché l'intera terra è inondata d'acqua, e non si può trovare un punto sui monti più alti che non sia quindici cubiti sott'acqua, Genesi 7:20. Così fece conoscere subito la sua terribile potenza e la sua ira ardente, e fece la fine di un mondo intero in una volta: Il mondo che era allora, essendo inondato d'acqua, perì, 2Pietro 3:6. Non è qui un cambiamento, e un cambiamento terribile! E poi si deve osservare che tutto questo è stato fatto per mezzo della parola di Dio; fu per la sua potente parola che il mondo fu fatto all'inizio, e fatto in una cornice e in un ordine così comodi e belli, Ebrei 11:3, κατηρτισθαι. Egli disse: "Sia un firmamento", ecc., Genesi 1:6,7. E le acque sotto il cielo si raccolgano in un solo luogo, ecc., 2Pietro 3:9,10. Così egli parlò, e fu fatto, Salmi 33:9. Così, dice il nostro apostolo, per la parola del Signore i cieli erano, come erano nell'antichità (cioè all'inizio della creazione) e la terra (come era all'inizio un globo terracqueo) che stava fuori dall'acqua e nell'acqua. Né è solo la prima struttura e il primo ordine del mondo che qui si dice essere per la parola di Dio, ma la successiva confusione e rovina del mondo, così come la completa distruzione dei suoi abitanti, furono anche per la stessa parola; nessuno tranne quel Dio che distese i cieli e pose le fondamenta della terra poteva distruggere e rovesciare un tessuto così vasto in una sola volta. Questo fu fatto mediante la parola della sua potenza, e fu anche fatto secondo la parola della sua promessa; Dio aveva detto che avrebbe distrutto l'uomo, sì, ogni carne, e che lo avrebbe fatto portando un diluvio di acque sulla terra, Genesi 6:7,13,17. Questo era il cambiamento che Dio aveva già portato sul mondo, e che questi schernitori avevano trascurato; e ora dobbiamo considerare,

2. Cosa dice l'apostolo del cambiamento distruttivo che deve ancora avvenire su di esso: I cieli e la terra, che ora sono, con la stessa parola, sono tenuti in serbo, riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della perdizione degli uomini empi, 2Pietro 3:7. Qui abbiamo un terribile resoconto della dissoluzione finale del mondo, e di cui siamo ancora più preoccupati. Leggiamo, udiamo e pensiamo con preoccupazione alla rovina che si abbatté sul mondo e sui suoi abitanti con il diluvio, anche se coloro che ne furono spazzati via furono tali che non abbiamo mai conosciuto; ma il giudizio di cui si parla qui deve ancora venire, e sicuramente verrà, sebbene non sappiamo quando, né in quale particolare età o generazione di uomini; e quindi non siamo, non possiamo essere, sicuri che ciò non possa accadere ai nostri tempi: e questo fa una grandissima differenza, anche se si deve ammettere che erano uguali sotto ogni altro aspetto, il che tuttavia non deve essere ammesso, perché ci sono stati alcuni, anche se molto pochi, che sono scampati a quel diluvio, ma nessuno può sfuggire a questa conflagrazione. Inoltre, non eravamo a portata dell'una, ma non siamo sicuri che non saremo inclusi nell'altra calamità. Ora, quindi, vedere il mondo al quale apparteniamo distrutto in un colpo solo, non una sola persona, non solo una famiglia particolare, né ancora una nazione (anche quella che ci interessa e ci interessa di più), ma il mondo intero, dico, che affonda all'improvviso, e non c'è arca fornita, non c'è più via di fuga per nessuno dalla rovina comune, Questo fa la differenza tra la desolazione che c'è stata e ciò che dobbiamo ancora aspettarci. L'uno è già passato, e non tornerà mai più su di noi (poiché Dio ha detto espressamente che non ci sarà mai più un diluvio per distruggere la terra, Genesi 9:11-17); l'altro è ancora indietro, ed è tanto certo che verrà quanto la verità e la potenza di Dio possono farlo: l'uno venne gradualmente sul mondo, e cresceva tra i suoi abitanti per quaranta giorni, prima di farne la fine completa (Genesi 7:12,17); quest'altro verrà su di loro rapidamente e tutto in una volta (2Pietro 2:1): inoltre, in quel rovesciamento (come abbiamo detto) ci furono alcuni che fuggirono, ma la rovina che ancora attende questo mondo, quando verrà, sarà assolutamente universale; Non ci sarà altra parte che ciò che le fiamme divoranti afferreranno, non un santuario lasciato dove gli abitanti possano rifugiarsi, non un solo posto in tutto questo mondo dove qualcuno di loro possa essere al sicuro. Così, quali che siano le differenze che si possono assegnare tra quella distruzione del mondo e quella di cui si parla qui, esse rappresentano davvero l'avvicinarsi come il giudizio più terribile; Tuttavia, il fatto che il mondo sia stato distrutto una volta da un diluvio universale lo rende ancora più credibile che possa essere nuovamente rovinato da una conflagrazione universale. Che dunque gli schernitori, che ridono della venuta del nostro Signore in giudizio, considerino almeno che ciò può avvenire. Nella parola di Dio non se ne dice nulla se non ciò che è alla portata della potenza di Dio, e, anche se dovessero ancora ridere, non ci faranno perdere la testa; siamo ben certi che lo sarà, perché egli l'ha detto, e possiamo contare sulla sua promessa. Essi sbagliano, non conoscendo (almeno non credendo) le Scritture, né la potenza di Dio; ma noi sappiamo, e da cui facciamo o dovremmo dipendere, entrambi. Ora, ciò che egli ha detto, e che certamente adempirà, è che i cieli e la terra che ora sono (con i quali ora siamo in relazione, che ancora sussistono in tutta la bellezza e l'ordine in cui li vediamo, e che sono così piacevoli e utili per noi, come troviamo che sono) sono tenuti in custodia, non per essere, ciò che le menti terrene vorrebbero che avesse, tesori per noi, ma per essere ciò che Dio vuole che essi, nel suo tesoro, custoditi al sicuro e custoditi al sicuro per i suoi scopi. Ne consegue, sono riservati al fuoco. Osservate, i giudizi successivi di Dio sono più terribili di quelli che lo hanno preceduto; il vecchio mondo è stato distrutto dall'acqua, ma questo è riservato al fuoco, che brucerà gli empi nell'ultimo giorno; e, sebbene questo sembri ritardare, tuttavia, come questo mondo malvagio è sostenuto dalla parola di Dio, così è riservato solo alla vendetta di colui al quale appartiene la vendetta, i quali nel giorno del giudizio tratteranno un mondo empio secondo i loro meriti, poiché il giorno del giudizio è il giorno della perdizione degli uomini empi. Coloro che ora si fanno beffe di un giudizio futuro lo troveranno un giorno di vendetta e di totale distruzione.

"Guardatevi dunque dal trovarvi in mezzo a questi schernitori; mai

non c'è dubbio che il giorno del Signore verrà; dare

diligenza dunque da ricercare in Cristo, che

può essere un momento di ristoro e un giorno di riscatto per

che sarà un giorno di indignazione e di ira per

il mondo empio".

8 Ver. 8.

L'apostolo viene con queste parole per istruire e stabilire i cristiani nella verità della venuta del Signore, dove possiamo discernere chiaramente la tenerezza e l'affetto con cui egli parla loro, chiamandoli amati; Aveva una compassionevole preoccupazione e un amore di buona volontà per gli empi disgraziati che rifiutavano di credere alla rivelazione divina, ma aveva un rispetto particolare per i veri credenti, e l'ignoranza e la debolezza che rimanevano in loro lo rendevano geloso, e lo inducevano a dare loro un avvertimento. Qui possiamo osservare:

II. La verità che l'apostolo afferma: che presso il Signore un giorno è come mille anni e mille anni sono come un giorno. Sebbene, nel racconto degli uomini, ci sia una grande differenza tra un giorno e un anno, e molto di più tra un giorno e mille anni, tuttavia nel racconto di Dio, che abita l'eternità, in cui non c'è successione, non c'è differenza, per tutte le cose passate, presenti e future, sono sempre davanti a lui, e il ritardo di mille anni non può essere tanto per lui quanto lo è per noi il differimento di qualsiasi cosa di un giorno o di un'ora.

II. L'importanza di questa verità: questa è l' unica cosa di cui l'apostolo non vorrebbe che noi ignorassimo; un santo timore reverenziale e un timore reverenziale di Dio sono necessari per noi per adorarlo e glorificarlo, e la convinzione dell'inconcepibile distanza tra lui e noi è molto appropriata per generare e mantenere quel timore religioso del Signore che è l'inizio della saggezza. Questa è una verità che appartiene alla nostra pace, e perciò Egli si sforza perché non sia nascosta ai nostri occhi; come nell'originale, non lasciare che quest'unica cosa ti sia nascosta. Se gli uomini non hanno alcuna conoscenza o fede dell'eterno Dio, saranno molto inclini a pensare che Egli sia simile a loro. Eppure, quanto è difficile concepire l'eternità! Non è quindi molto facile raggiungere una conoscenza di Dio che è assolutamente necessaria.

9 Ver. 9.

Qui ci viene detto che il Signore non è fiacco, non indugia oltre il tempo stabilito; come Dio ha fissato il tempo che aveva stabilito per la liberazione di Israele dall'Egitto, a un giorno (Esodo 12:41), così egli si atterrà al tempo stabilito per venire a giudicare il mondo. Che differenza c'è tra il racconto che Dio fa e quello che fanno gli uomini! Gli uomini buoni sono inclini a pensare che Dio rimanga oltre il tempo stabilito, cioè il tempo che hanno stabilito per la loro liberazione e per quella della chiesa; ma essi fissano una volta e Dio ne stabilisce un'altra, ed egli non mancherà di osservare il giorno che ha stabilito. Gli uomini empi osano imputare a Dio una colpevole negligenza, come se egli avesse fatto scivolare il tempo e messo da parte i pensieri di venire. Ma l'apostolo ci assicura:

I. Che ciò che gli uomini considerano negligenza è veramente longanime, e questo per noi; è dare più tempo al suo popolo, che egli ha scelto prima della fondazione del mondo, molti dei quali non sono ancora convertiti; e coloro che sono in stato di grazia e favore presso Dio devono progredire nella conoscenza e nella santità, e nell'esercizio della fede e della pazienza, per abbondare nelle buone opere, facendo e soffrendo ciò a cui sono chiamati, per poter portare gloria a Dio e migliorare in un incontro per il cielo; poiché Dio non vuole che alcuno di questi perisca, ma che tutti giungano al pentimento. Qui osservate,

1. Il pentimento è assolutamente necessario per la salvezza. Se non ci ravvediamo, periremo, Luca 13:3,5.

2. Dio non si compiace della morte dei peccatori: come la punizione dei peccatori è un tormento per le sue creature, un Dio misericordioso non si compiace di essa; e sebbene il disegno principale di Dio nella sua longanimità sia la benedizione di coloro che ha scelto per la salvezza, attraverso la santificazione dello spirito, e la fede nella verità, tuttavia la sua bontà e la sua pazienza invitano e chiamano per loro natura al pentimento tutti coloro ai quali sono esercitate; e, se gli uomini rimangono impenitenti quando Dio dà loro spazio per pentirsi, egli li tratterà più severamente, sebbene la grande ragione per cui non affrettò la sua venuta fu perché non aveva compiuto il numero dei suoi eletti.

"Non abusare dunque della pazienza e della longanimità

di Dio, abbandonandovi ad un corso di

empietà; presumere di non proseguire temerariamente per la strada

dei peccatori, né di sedersi al sicuro in un luogo non convertito

stato impenitente, come colui che ha detto (Matteo 24:48),

Il Signore ritarda la sua venuta, per timore che venga a sorprendere

tu";

per

II. Il giorno del Signore verrà come un ladro nella notte, 2Pietro 3:10. Qui possiamo osservare:

1. La certezza del giorno del Signore: anche se sono passati più di milleseicento anni da quando questa lettera è stata scritta, e il giorno non è ancora venuto, sicuramente verrà. Dio ha fissato un giorno in cui giudicherà il mondo con giustizia, e manterrà il suo incarico. È stabilito che gli uomini muoiano una sola volta, e dopo ciò il giudizio, Ebrei 9:27.

"Stabilite dunque nei vostri cuori che il giorno del

Il Signore certamente verrà, e tu certamente sarai

chiamati a rendere conto di tutte le cose fatte nel corpo,

che sia buono o cattivo; e lascia che la tua camminata esatta prima

Dio, e il vostro frequente giudicare voi stessi, dimostrano la vostra

ferma convinzione di un giudizio futuro, quando molti vivono come se

non dovevano mai rendere conto".

2. La subitaneità di questo giorno: Verrà come un ladro di notte, in un momento in cui gli uomini dormono e sono al sicuro, e non hanno alcun tipo di apprensione o aspettativa del giorno del Signore, non più di quanto gli uomini abbiano di un ladro quando sono in un sonno profondo, nella notte oscura e silenziosa. A mezzanotte si levò un grido: Ecco, lo sposo viene (Matteo 25:6), e in quel tempo non solo le stolte, ma anche le vergini sagge sonnecchiavano e dormivano. Il Signore verrà in un giorno in cui non lo aspettiamo, e in un giorno in cui gli uomini non se ne accorgeranno. Il tempo che gli uomini pensano sia il più inopportuno e improbabile, e in cui quindi sono più sicuri, sarà il tempo della venuta del Signore. Guardiamoci dunque da come nei nostri pensieri e nelle nostre immaginazioni abbiamo allontanato da noi quel giorno; ma supponete piuttosto che sia molto più vicina nella realtà, in quanto è più lontana nell'opinione del mondo empio.

3. La solennità di questa venuta.

(1.) I cieli passeranno con un gran rumore. I cieli visibili, che non sono in grado di dimorare quando il Signore verrà nella sua gloria, scompariranno; subiranno una potente alterazione, e ciò avverrà molto improvvisamente, e con un rumore tale che la rottura e il crollo di un tessuto così grande devono necessariamente provocare.

(2.) Gli elementi si scioglieranno con un calore fervente. A questa venuta del Signore non solo ci sarà una tempesta intorno a lui, così che i cieli stessi passeranno come in una potente tempesta violenta, ma un fuoco passerà davanti a lui, che scioglierà gli elementi di cui sono composte le creature.

(3.) Anche la terra e tutte le opere che sono in essa saranno bruciate. La terra, i suoi abitanti e tutte le opere, sia di natura che d'arte, saranno distrutte. I palazzi e i giardini maestosi, e tutte le cose desiderabili in cui gli uomini di mentalità mondana cercano e pongono la loro felicità, saranno tutti bruciati; tutte le specie di creature che Dio ha creato, e tutte le opere degli uomini, devono sottomettersi, tutte devono passare attraverso il fuoco, che sarà un fuoco consumante per tutto ciò che il peccato ha portato nel mondo, anche se può essere un fuoco raffinatore per le opere della mano di Dio, affinché il vetro della creazione sia reso molto più luminoso e i santi possano discernere molto meglio la gloria del Signore in esso.

E ora chi può non osservare quale differenza ci sarà tra la prima venuta di Cristo e la seconda! Eppure quello è chiamato il grande e terribile giorno del Signore, Malachia 4:5. Quanto più terribile dev'essere questo venire in giudizio! Possiamo noi essere così saggi da prepararci per esso, che non sia per noi un giorno di vendetta e di distruzione. O! Che ne sarà di noi, se riponiamo i nostri affetti su questa terra e ne facciamo la nostra parte, visto che tutte queste cose saranno bruciate? Guardate dunque fuori, e assicuratevi di una felicità al di là di questo mondo visibile, che deve essere tutto sciolto.

11 Ver. 11.

L'apostolo, dopo averli istruiti nella dottrina della seconda venuta di Cristo,

I. Coglie l'occasione per esortarli alla purezza e alla pietà in tutta la loro conversazione: tutte le verità che sono rivelate nelle Scritture dovrebbero essere migliorate per il nostro progresso nella pietà pratica: questo è l'effetto che la conoscenza deve produrre, altrimenti non saremo mai migliori per essa. Se sai queste cose, sei felice se le fai. Vedendo che tutte queste cose devono essere dissolte, quanto dovremmo essere santi, che ne siamo certi, allontanandoci e morendo al peccato, che ha talmente corrotto e contaminato tutta la creazione visibile che c'è un assoluto bisogno della sua dissoluzione! Tutto ciò che è stato fatto per l'uso dell'uomo è soggetto alla vanità a causa del peccato dell'uomo: e se il peccato dell'uomo ha portato i cieli visibili, gli elementi e la terra sotto una maledizione, dalla quale non possono essere liberati senza essere dissolti, quale male abominevole è il peccato, e quanto deve essere odiato da noi! E, poiché questa dissoluzione è per riportarli alla loro primitiva bellezza ed eccellenza, quanto dovremmo essere puri e santi, per essere adatti ai nuovi cieli e alla nuova terra, nei quali abita la giustizia! E' una santità molto esatta e universale quella a cui egli esorta, non riposando in una misura o grado inferiore, ma lavorando per essere eminenti al di là di ciò che si ottiene comunemente: santi nella casa di Dio e nella nostra, santi nella nostra adorazione di Dio e nella nostra conversazione con gli uomini. Tutte le nostre conversazioni, sia con gli alti che con i bassi, con i ricchi o con i poveri, con i buoni o con i cattivi, devono essere sante. Dobbiamo mantenerci immacolati dal mondo in tutte le nostre conversazioni con esso. Dobbiamo perfezionare la santità nel timore di Dio, e anche nell'amore di Dio. Dobbiamo esercitarci alla pietà di ogni sorta, in tutte le sue parti, confidando in Dio e dilettandoci in Dio solo, che continua ad essere lo stesso quando l'intera creazione visibile sarà dissolta, dedicandoci al servizio di Dio, e progettando la glorificazione e il godimento di Dio, che dura per sempre; mentre ciò che gli uomini mondani si dilettano e seguono deve essere tutto dissolto. Quelle cose che ora vediamo devono passare tra poco e non essere più come sono ora: guardiamo dunque a ciò che rimarrà e continuerà, che, sebbene non sia presente, è certo e non lontano. Questa ricerca del giorno di Dio è una delle indicazioni che l'apostolo ci dà, al fine di essere eminentemente santi e pii in ogni sorta di conversazione.

"Cercate il giorno di Dio come ciò in cui credete fermamente

verrà, e ciò che tu brami ardentemente".

La venuta del giorno di Dio è ciò che ogni cristiano deve sperare e attendere ardentemente, perché è un giorno in cui Cristo apparirà nella gloria del Padre e dimostrerà la sua divinità e divinità anche a coloro che lo consideravano un semplice uomo. La prima venuta del nostro Signore Gesù Cristo, quando apparve in forma di servo, fu ciò che il popolo di Dio attese e attese ardentemente: quella venuta fu per la consolazione di Israele, Luca 2:25. Quanto più dovranno attendere con aspettativa e serietà la Sua seconda venuta, che sarà il giorno della loro completa redenzione e della Sua gloriosissima manifestazione! Allora egli sarà ammirato nei suoi santi e glorificato in tutti quelli che credono. Perché, sebbene non possa non spaventare e spaventare gli empi vedere i cieli visibili tutti in una fiamma e gli elementi fondersi, tuttavia il credente, la cui fede è la prova di cose che non si vedono, può rallegrarsi nella speranza di cieli più gloriosi dopo che questi saranno stati fusi e raffinati da quel terribile fuoco che brucerà tutte le scorie di questa creazione visibile. Qui dobbiamo prendere nota,

1. Che cosa cercano i veri cristiani: nuovi cieli e nuova terra, nei quali si discernerà chiaramente molto più della sapienza, della potenza e della bontà del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo, di quanto siamo in grado di scoprire in ciò che ora vediamo; poiché in questi nuovi cieli e terra, liberati dalla vanità a cui i primi erano soggetti, e il peccato di cui sono stati contaminati, solo abiterà la giustizia; questa deve essere la dimora di quelle persone giuste che praticano la giustizia e sono libere dal potere e dalla contaminazione del peccato; tutti gli empi saranno gettati nell'inferno; solo coloro che sono rivestiti della giustizia di Cristo e santificati dallo Spirito Santo, saranno ammessi a dimorare in questo luogo santo.

2. Qual è il fondamento e il fondamento di questa attesa e speranza, la promessa di Dio. Cercare qualcosa che Dio non ha promesso è presunzione; ma se le nostre aspettative sono conformi alla promessa, sia per quanto riguarda le cose che cerchiamo sia per il tempo e il modo in cui si realizzano, non possiamo incontrare una delusione; Colui che ha promesso è fedele.

"Bada dunque di innalzare e regolare la tua

aspettative di tutte le grandi cose che stanno per venire

secondo la parola di Dio, e quanto al nuovo

cielo e nuova terra, cercateli come Dio ha permesso

e diretto dai passaggi che abbiamo in questa parte

della Scrittura come davanti a te, e in Isaia 65:17; 66:22,

a cui si può pensare che l'apostolo alluda".

II. Come in 2Pietro 3:11 esorta alla santità dalla considerazione che i cieli e la terra saranno dissolti, così in 2Pietro 3:14 riprende la sua esortazione dalla considerazione che saranno nuovamente rinnovati.

"Vedendoti, aspetti il giorno di Dio, quando il nostro Signore

Gesù Cristo apparirà nella sua gloriosa maestà,

e questi cieli e questa terra saranno dissolti e

fusa e, purificata e raffinata, deve

essere eretti e ricostruiti, preparatevi ad incontrarlo. Ha quasi

ti preoccupa di vedere in che stato sarai quando

il giudice di tutto il mondo verrà a emettere la sentenza

sugli uomini, e di determinare come sarà per loro

per tutta l'eternità. Questo è il tribunale di giustizia da cui

Non c'è appello; qualunque frase ci sia qui

emanato da questo grande Giudice è irreversibile; pertanto

preparatevi a comparire davanti al tribunale di Cristo:

e provveda",

1.

"Che tu sia trovato da lui in pace, in stato di pace

e la riconciliazione con Dio per mezzo di Cristo, nel quale

da solo Dio riconcilia a sé il mondo. Tutto ciò

sono fuori da Cristo, sono in uno stato di inimicizia e respingono

e si opporranno al Signore e ai suoi unti, e perciò

essere punito con la distruzione eterna dal

presenza del Signore e la gloria della sua potenza. Quelli

i cui peccati sono perdonati e la loro pace con Dio è fatta

sono le uniche persone sicure e felici; quindi segui

dopo la pace, e questo con tutti".

(1.) Pace con Dio per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo.

(2.) Pace nelle nostre coscienze, attraverso lo Spirito di grazia che testimonia con il nostro spirito che siamo figli di Dio.

(3.) Pace con gli uomini, avendo in noi una disposizione calma e pacifica, simile a quella del nostro benedetto Signore.

2. Che siate trovati da Cristo senza macchia e irreprensibili. Seguite la santità così come la pace, e anche immacolati e perfetti; non solo dobbiamo prestare attenzione a tutte le macchie che non sono le macchie dei figli di Dio (questo ci impedisce solo di essere trovati da uomini senza macchia), ma dobbiamo spingere verso la purezza immacolata, la perfezione assoluta. I cristiani devono perfezionare la santità, per essere irreprensibili non solo davanti agli uomini, ma anche davanti a Dio; e tutto ciò merita e richiede la massima diligenza; chi compie questo lavoro con negligenza non potrà mai farlo con successo.

"Non aspettatevi mai di essere trovati in quel giorno di Dio in pace,

se sei pigro e ozioso in questo tuo giorno, in cui

Dobbiamo portare a termine il lavoro che ci è stato dato da fare. Lo è

solo il cristiano diligente che sarà il felice

Il cristiano nel giorno del Signore. Nostro Signore lo farà

venire improvvisamente a noi, o presto chiamarci a lui; e

Vorresti che ti trovasse ozioso?"

Ricordate che c'è una maledizione denunciata contro colui che compie l'opera del Signore con negligenza, Marg. Geremia 48:10. Il cielo sarà una ricompensa sufficiente per tutta la nostra diligenza e operosità; perciò affatichiamo e affanniamoci nell'opera del Signore; Egli certamente ci ricompenserà se saremo diligenti nell'opera che ci ha assegnato; ora, affinché tu possa essere diligente, considera la longanimità del nostro Signore come salvezza.

"Il tuo Signore ritarda la sua venuta? Non pensare che questo

è quello di dare più tempo per provvedere alle tue concupiscenze,

per gratificarli; c'è tanto spazio per pentirsi e

opera la tua salvezza. Non procede da un bisogno

di sollecitudine o di compassione per i suoi servi sofferenti,

né è progettato per dare sostegno e incoraggiamento

al mondo degli empi, ma affinché gli uomini abbiano tempo

per prepararsi all'eternità. Impara allora a farne un uso corretto

della pazienza di nostro Signore, che ancora ritarda il suo

Arrivare. Seguite la pace e la santità, oppure la sua

venire sarà terribile per te".

E poiché è difficile impedire agli uomini di abusare della pazienza di Dio e coinvolgerli nel giusto miglioramento di essa, il nostro apostolo cita San Paolo che guida gli uomini a fare lo stesso buon uso della pazienza divina, affinché nella bocca, o dalla penna, di due apostoli la verità possa essere confermata. E qui possiamo osservare con quale stima e affetto egli parla di colui che in precedenza aveva pubblicamente resistito e aspramente rimproverato Pietro. Se un uomo giusto percuote qualcuno che è veramente religioso, sarà ricevuto come una gentilezza; e riprenda sarà come un olio eccellente, che intenerirà e addolcirà l'uomo buono che è ripreso quando sbaglia. Quale onorevole menzione fa questo apostolo della circoncisione proprio di quell'uomo che lo aveva apertamente rimproverato prima di tutto, perché non camminava rettamente secondo la verità del vangelo!

(1.) Lo chiama fratello, con il che significa non solo che è un compagno cristiano (nel qual senso la parola fratelli è usata in 1Tessalonicesi 5:27), o un compagno predicatore (nel qual senso Paolo chiama fratello l'evangelista Timoteo , Colossesi 1:1), ma un compagno apostolo, uno che ha avuto lo stesso mandato straordinario, immediatamente da Cristo stesso, di predicare il vangelo in ogni luogo, e di discepolare tutte le nazioni. Benché molti insegnanti seduttori negassero l'apostolato di Paolo, Pietro riconosce che egli è un apostolo.

(2.) Lo chiama amato; ed essendo entrambi incaricati allo stesso modo, ed entrambi uniti nello stesso servizio dello stesso Signore, sarebbe stato molto sconveniente se non fossero stati uniti nell'affetto l'uno verso l'altro, per rafforzare le mani l'uno dell'altro, desiderosi e gioendo l'uno del successo dell'altro.

(3.) Egli menziona Paolo come uno a cui è stata data una misura non comune di saggezza. Egli era una persona di eminente conoscenza dei misteri del vangelo, e né in questo né in qualsiasi altra qualifica era inferiore a nessuno di tutti gli altri apostoli. Com'è desiderabile che quelli che predicano lo stesso vangelo si trattino gli uni gli altri secondo il modello che Pietro qui pone loro! È certamente loro dovere sforzarsi, con metodi appropriati, di prevenire o rimuovere tutti i pregiudizi che ostacolano l'utilità dei ministri, e di generare e migliorare la stima e il rispetto nella mente delle persone verso i loro ministri che possono promuovere il successo delle loro fatiche. E osserviamo anche qui:

[1.] Si dice che gli sia stata data l'eccellente sapienza che era in Paolo . La comprensione e la conoscenza che qualificano gli uomini a predicare il Vangelo sono il dono di Dio. Dobbiamo cercare la conoscenza, e lavorare per ottenere la comprensione, nella speranza che ci sarà data dall'alto, mentre siamo diligenti nell'usare i mezzi appropriati per raggiungerla.

[2.] L'apostolo impartisce agli uomini ciò che ha ricevuto da Dio. Egli si sforza di condurre gli altri fin dove egli stesso è stato condotto alla conoscenza dei misteri del Vangelo. Egli non è un intruso nelle cose che non aveva visto o di cui non era stato pienamente rassicurato, eppure non manca di dichiarare l'intero consiglio di Dio, Atti 20:27.

[3.] Le epistole che furono scritte dall'apostolo delle genti e dirette a quei gentili che credettero in Cristo, sono destinate all'istruzione e all'edificazione di coloro che tra i Giudei furono portati a credere in Cristo; poiché generalmente si pensa che ciò a cui si allude qui sia contenuto nell'epistola ai Romani (2Pietro 2:4), sebbene in tutte le sue epistole ci siano alcune cose che si riferiscono all'uno o all'altro degli argomenti trattati in questo e nel precedente capitolo; e non può sembrare strano che coloro che perseguivano lo stesso disegno generale insistessero nelle loro epistole sulle stesse cose. Ma l'apostolo Pietro prosegue dicendoci che in quelle cose che si devono incontrare nelle epistole di Paolo ci sono alcune cose difficili da capire. Tra la varietà di argomenti trattati nelle Scritture, alcuni non sono facili da capire a causa della loro oscurità, tali sono le profezie; altre non possono essere comprese così facilmente a causa della loro eccellenza e sublimità, come le misteriose dottrine; e altri sono con difficoltà ingannati a causa della debolezza delle menti degli uomini, tali sono le cose dello Spirito di Dio, menzionate 1Corinzi 2:14. E qui gli ignoranti e gli instabili fanno un lavoro miserabile; poiché essi strappano e torturano le Scritture, per farle dire ciò che lo Spirito Santo non intendeva. Coloro che non sono ben istruiti e ben saldi nella verità corrono il grande pericolo di pervertire la parola di Dio. Coloro che hanno udito e imparato del Padre sono meglio protetti dall'incomprensione e dall'applicazione errata di qualsiasi parte della parola di Dio; e, dove c'è un potere divino di stabilire e di istruire gli uomini nella verità divina, le persone sono efficacemente protette dal cadere in errori. Quanto sia grande questa benedizione, lo apprendiamo osservando qual è la perniciosa conseguenza degli errori in cui cadono gli uomini ignoranti e instabili, persino della loro stessa distruzione. Gli errori, in particolare riguardo alla santità e alla giustizia di Dio, sono la rovina totale di moltitudini di uomini. Preghiamo dunque sinceramente affinché lo Spirito di Dio ci istruisca nella verità, affinché possiamo conoscerla come è in Gesù, e avere i nostri cuori saldi con la grazia, affinché possiamo rimanere saldi e incrollabili, anche nei momenti più tempestosi, quando gli altri sono sballottati qua e là da ogni vento di dottrina.

III. L'apostolo dà loro una parola di avvertimento, 2Pietro 3:17,18, dove:

1. Egli lascia intendere che la conoscenza che abbiamo di queste cose dovrebbe renderci molto cauti e vigilanti, in quanto c'è un duplice pericolo, 2Pietro 3:17.

(1.) Siamo in grande pericolo di essere sedotti e allontanati dalla verità. Gli ignoranti e gli instabili, e sono molto numerosi, generalmente strappano le Scritture. Molti di coloro che hanno le Scritture e le leggono non capiscono ciò che leggono; e troppi di coloro che hanno una giusta comprensione del senso e del significato della parola non sono stabiliti nella fede della verità, e tutti questi sono soggetti a cadere in errore. Pochi raggiungono la conoscenza e il riconoscimento del cristianesimo dottrinale; e meno trovano, in modo da mantenersi sulla via della pietà pratica, che è la via stretta, che conduce solo alla vita. Ci deve essere una grande quantità di abnegazione e sospetto verso noi stessi, e di sottomissione all'autorità di Cristo Gesù, il nostro grande profeta, prima di poter ricevere di cuore tutte le verità del Vangelo, e quindi siamo in grande pericolo di rigettare la verità.

(2.) Siamo in grande pericolo a causa della sedintroduzione, perché,

[1.] Nella misura in cui siamo distolti dalla verità , siamo deviati dalla via verso la vera beatitudine, nel sentiero che conduce alla distruzione. Se gli uomini corrompono la parola di Dio, essa tende alla loro completa rovina.

[2.] Quando gli uomini strappano la parola di Dio, cadono nell'errore dei malvagi, uomini senza legge, che non si attengono a nessuna regola, non si pongono limiti, una sorta di liberi pensatori, che il salmista detesta. Salmi 119:113, Io odio i pensieri vani, ma amo la tua legge. Quali che siano le opinioni e i pensieri degli uomini non conformi alla legge di Dio e da essa giustificati, l'uomo buono li disconosce e li aborrisce; sono le presunzioni e i consigli degli empi, che hanno abbandonato la legge di Dio e, se assorbiamo le loro opinioni, imiteremo troppo presto le loro pratiche.

[3.] Coloro che sono sviati dall'errore cadono dalla loro stessa fermezza. Sono completamente sconvolti e inquieti, e non sanno dove riposare, ma sono nella massima incertezza, come un'onda del mare, sospinta dal vento e sballottata. Ci preoccupa quasi quindi stare in guardia, visto che il pericolo è così grande.

2. Affinché possiamo meglio evitare di essere sviati, l'apostolo ci indica cosa fare, 2Pietro 3:18. E

(1.) Dobbiamo crescere nella grazia. All'inizio dell'epistola ci aveva esortato ad aggiungere una grazia all'altra, e qui ci consiglia di crescere in tutta la grazia, nella fede, nella virtù e nella conoscenza. Quanto più forte è la grazia in noi, tanto più saldi saremo nella verità.

(2.) Dobbiamo crescere nella conoscenza del nostro Signore Gesù Cristo.

"Continuate a conoscere il Signore. Il lavoro vuole conoscerlo di più

in modo chiaro e più completo, per conoscere meglio Cristo e per

conoscerlo per uno scopo migliore, in modo da essere più simili a lui

e di amarlo di più".

Questa è la conoscenza di Cristo, l'apostolo Paolo raggiunse e desiderava raggiungere, Filippesi 3:10. Una tale conoscenza di Cristo che ci conforma di più a lui, e lo rende più caro a noi, deve necessariamente essere di grande utilità per noi, per preservarci dal cadere in tempi di apostasia generale; e coloro che sperimentano questo effetto della conoscenza del Signore e Salvatore Gesù Cristo, dopo aver ricevuto tale grazia da lui, gli renderanno grazie e lode, e si uniranno al nostro apostolo nel dire: A lui sia gloria ora e in eterno. Amen.

Commentario del Nuovo Testamento:

2Pietro 3

1 

TERZA PARTE

GLI SCHERNITORI DELLA GRANDE SPERANZA CRISTIANA

2Pietro 3

Con 2Pietro 3 principia una trattazione nuova; lo indica l'apostrofe: Diletti, seguita dalla nota personale accennante ad una lettera precedente dell'Autore, e lo prova l'argomento nuovo di cui tratta: la Venuta del Signore e la fine del mondo presente. Vero è che di questo l'apostolo discorre in relazione coll'annunziata apparizione di schernitori che si faranno beffe della grande speranza cristiana, ma nulla indica che costoro siano da identificare coi falsi dottori di cui è questione in 2Pietro 2. In una prima sezione Pietro annunzia la venuta degli schernitori e confuta i loro errori 2Pietro 3:1-10. Nella seconda sezione 2Pietro 3:11-18 rivolge ai lettori varie esortazioni in relazione coll'atteso Ritorno di Cristo.

Sezione Prima. 2Pietro 3:1-10. GLI SCHERNITORI DELLA VENUTA DEL SIGNORE E LA CONFUTAZIONE DEI LORO SCHERNI

Diletti, questa è già la seconda epistola che vi scrivo;

Si suole vedere qui un'allusione alla Prima epistola di Pietro e se ne deduce che la Seconda, pur non designando esplicitamente i destinatarii nella soprascritta, è stata rivolta agli stessi lettori della prima. Alcuni però credono si alluda qui ad una lettera perduta il cui contenuto rispondeva meglio della 1Pietro al cenno che se ne fa in questo versetto; ma la Prima Ep., col rievocare dinanzi ai cristiani le glorie della speranza cui Dio li ha chiamati in Cristo e col ricordare i doveri varii ai quali si devono applicare in attesa dell'apparizione di lui, risponde abbastanza bene alla caratteristica generale data delle due lettere nelle parole seguenti:

e in ambedue io tengo desta la vostra mente sincera facendo appello alla vostra memoria

(lett. col ricordo) s'intende col ricordarvi le verità che vi sono state annunziate e che non son cosa nuova per voi. Cf. 2Pietro 1:13. Coll'espressione mente sincera vuol significare una mente aperta, candida, disposta ad accogliere la verità dottrinale e morale, non oscurata dalla nebbia delle passioni. È il contrario della «intelligenza ottenebrata» dei pagani che ha per ragione ultima «l'induramento del cuore» Efesini 4:18. Una siffatta mente i lettori l'hanno; si tratta di tenerla desta col ricordare e col comprendere viemeglio la verità ricevuta, onde non siano smossi dall'apparire di nuovi errori.

2 Se hanno la mente e il cuore volti alla verità per assimilarsela sempre più completamente, non sfuggirà loro l'annunzio profetico relativo agli schernitori:

onde vi ricordiate delle parole dette già dai santi profeti,

cioè dai profeti dell'antico Patto che hanno predette «le sofferenze di Cristo e le glorie che dovevano seguirle» 1Pietro 1:11, non tacendo degli empi che si farebbero beffe del giudicio di Dio, come delle sue promesse.

e del comandamento del Signore e Salvatore trasmessovi dai vostri apostoli;

Il comandamento al singolare può alludere all'ordine, spesso e in varie forme, ripetuto dal Salvatore ai suoi discepoli quando parlava loro della sua Seconda Venuta: «Vegliate e pregate, tenetevi pronti, il vostro Signore verrà quando voi non l'aspettate»; ovvero si riferisce più probabilmente all'insegnamento morale dato da Cristo, considerato come un tutto, come ad es. 2Pietro 2:21; insegnamento che includeva l'esortazione a vegliare, ad esser fedeli, a stare in guardia contro i falsi profeti ecc. Il sost. 'comandamento' è connesso, nel greco, con due genitivi: 'com. dei vostri apost.' 'del Signore...', perchè il comandamento procede dal Signore, ma è pure degli apostoli in quanto sono essi che lo hanno trasmesso. Il testo ordinario portava nostri invece di vostri e se ne cavava, forzando la sintassi, il senso dato dalla diodatina: «del comandamento di noi apostoli, che è del Signore...»; ma la critica del testo ha eliminato quella difficoltà, poichè il testo ord. poggiava solo su pochi msc. minuscoli, mentre tutti i codici unciali portano la lezione vostri. Coloro che Pietro chiama «i vostri apostoli» sono gli stessi di cui parla nella 1Pietro 1:12: «coloro che vi hanno evangelizzato per mezzo dello Spirito Santo mandato dal cielo». Fra loro potevano essere degli apostoli nel senso più stretto, come ad es. Paolo, o degli apostoli nel senso più largo di evangelisti o uomini apostolici, come Barnaba, Silvano, Timoteo, Marco ecc. Da ciò, sembra escluso che Pietro stesso si sia recato nelle regioni ov'erano dispersi i lettori della lettera.

3 Sapendo questo, prima di tutto; che negli ultimi giorni verranno degli schernitori coi loro scherni;

Devono ricordarsi della meta finale cui, secondo le profezie, Dio conduce l'umanità e della via tracciata da Cristo per raggiunger quella meta, perchè non mancherà gente che cercherà di gettare il dubbio sulle promesse divine relative a quella grande speranza. Ed è importante che ne siano avvertiti per tempo onde non esser sorpresi. Perciò Pietro, sotto l'impulso dello Spirito (cfr. 1Timoteo 4:1; 2Timoteo 3:1) preannunzia, per i tempi che precederanno la venuta gloriosa del Signore, l'apparizione degli schernitori. L'espressione schernitori coi loro scherni, lett. 'con scherno' è un ebraismo che intensifica l'idea. Cf. Luca 22:15: «ho desiderato con desiderio». Questi schernitori saturi di scherni sono epicurei come i falsi dottori di 2Pietro 2; ma non sono da confondere con quelli. Non risulta che siano apostati; anzi dal modo in cui si beffano della speranza cristiana si vede che sono estranei al cristianesimo. Sembrano essere piuttosto dei materialoni per i quali l'importante è di godersi la vita presente senza preoccuparsi dell'al di là, senza rallegrarsi delle vane utopie cristiane, senza lasciarsi turbare dai vani timori di un giudicio di Dio colle relative sanzioni.

4 i quali si condurranno secondo le loro concupiscenze e diranno: Dov'è la promessa della sua venuta?

s'intende della venuta di Cristo nella gloria; promessa contenuta già nelle antiche profezie che univano la prima colla seconda venuta, promessa ripetuta in modo più esplicito dal Signor Gesù in molte sue dichiarazioni, nonchè dai suoi apostoli. Dov'è torna a dire: 'che n'è di quella promessa'? Che cosa è diventata? Dov'è il suo adempimento? Cfr. Salmi 42:3,10; Malachia 2:17. I discorsi profetici di Gesù che parevano unire strettamente la caduta di Gerusalemme suggello della fine dell'economia giudaica, coll'avvento del Signore e colla fine del mondo, hanno potuto fornire agli schernitori qui annunziati, l'occasione di porre in dubbio la credibilità della promessa; il passare della prima generazione cristiana che aveva sperato vedere il Ritorno di Cristo, ha potuto rafforzare la baldanza di costoro nelle loro beffe. Essi infatti, dice Pietro, si gioveranno del fatto che nulla è mutato nella natura, per affermare che un mutamento futuro dovuto all'intervento di Dio è pura fantasia.

perchè dal giorno in cui i padri si sono addormentati tutte le cose continuano nel medesimo stato come dal principio della creazione,

ovvero: e ciò fin dal principio... La promessa comprendeva, oltre al giudicio di Dio, un rinnovamento di tutte le cose, una palingenesi universale e il linguaggio usato da Gesù, pur non fissando date, poneva davanti ai discepoli la possibilità che la fine non fosse lontana. Talune delle sue dichiarazioni, fraintese in qualche loro parte, sembravano additare come estremo limite il tramonto della generazione allora vivente. Gesù avea detto: «Alcuni di coloro che son qui presenti non gusteranno la morte, finchè non abbiano visto il regno di Dio venuto con potenza» Marco 9:1 o, come dice Matteo 16:28: «il Figliuol dell'uomo venire nel suo regno». Questo venir del regno, si riferiva probabilmente all'invio dello Spirito alla Pentecoste e al rapido estendersi della Chiesa; ma lo si intese del Ritorno finale di Cristo. Gesù avea detto Matteo 24:34: «Questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute»; e lo si era applicato non solo alla caduta di Gerusalemme, ma anche al giudicio finale mentre Cristo, se l'aveva detto della sua venuta, aveva dato al termine 'generazione' il senso più lato di 'periodo della storia umana' ovvero ancora di 'razza giudaica'. S'era trascurato di tener conto di tante altre dichiarazioni di Cristo che facean prevedere un lungo intervallo di tempo tra l'ascensione e il ritorno del Signore, periodo in cui l'Evangelo dovea esser predicato a tutte le nazioni e compiere, in seno all'umanità, un'opera di lenta trasformazione. Approfittando della correzione che la storia doveva recare alle vedute dei primitivi cristiani, gli schernitori diranno: Vedete, il mondo resta lo stesso dalla creazione in poi; l'annunzio di un rivolgimento catastrofico è cosa fantastica, contraria alle leggi della natura. L'espressione: dacchè i padri si sono addormentati è stata intesa in varie guise. Chi ha veduto nei 'padri', i patriarchi d'Israele, come Romani 9:5; chi gli Israeliti in genere come in Ebrei 1:1; chi i cristiani della prima generazione ai quali era stata fatta, in modo più esplicito, la promessa. Quest'ultimo senso risponde bene al contesto. Gli schernitori useranno un linguaggio familiare così ai cristiani come ai Giudei: dal che alcuni espositori traggono la conclusione che saranno Giudei. A confutare la pretesa immutabilità del mondo, l'apostolo ricorda il fatto del diluvio che distrusse l'umanità antica e sconvolse il luogo della sua abitazione.

5 Poichè costoro dimenticano questo volontariamente: che ab antico, per effetto della parola di Dio, esistettero dei cieli e una terra tratta dall'acqua e sussistente in mezzo all'acqua; per i quali mezzi, il mondo d'allora, sommerso dall'acqua, perì;

Gli schernitori parlan come fanno, poichè (o: perchè) dimenticano volontariamente, per difetto di sincerità e di onestà, certi fatti che distruggono le loro affermazioni. Le parole di Pietro si spiegano coi dati forniti da Genesi 1, senza bisogno di ricorrere alle cosmogonie della Grecia o dell'Egitto. Come causa prima della creazione dei cieli e della terra la Genesi addita sempre la parola di Dio espressione della sua volontà onnipotente: Dio disse e la cosa fu. Per la parola di Dio fu creata la materia dei cieli e della terra Genesi 1:1; per la stessa parola fu formato il cielo atmosferico (la distesa) e più tardi brillaron sulla terra il sole, la luna e le stelle; per effetto della parola di Dio, la crosta terrestre fin'allora ricoperta dallo acque, spinta da potenti forze sotterranee, emerse fuor dell'acqua, formando i continenti e le isole che sussistono in mezzo alle vaste superfici dei mari che li circondano; ma dopo un numero di secoli che non possiam precisare, in virtù della stessa parola di Dio che si servì delle acque di sopra e delle acque dell'abisso, ossia del mare, il mondo antico 2Pietro 2:5 perì: l'umanità, salvo una famiglia, fu distrutta e la superficie della terra subì uno sconvolgimento. Come dunque si può affermare che il mondo ha continuato nello stato in cui lo vediamo, fin dal principio della sua creazione? E se il peccato umano ha provocato uno straordinario intervento di Dio per punire l'umanità antica, chi oserà negar fede all'annunzio di un intervento più radicale e più definitivo? Vero è che la terra non ha da esser più devastata da un diluvio; ma Dio dispone di altri mezzi per eseguire i suoi giudizi.

7 mentre i cieli d'adesso e la terra, dalla medesima parola, son tenuti in serbo,

lett. tesoreggiati,

per il fuoco, essendo riservati per il giorno del giudizio e della perdizione degli uomini empi.

L'espressione i cieli d'adesso va intesa nel senso popolare, cioè i cieli quali sono secondo le apparenze, non nel senso astronomico, come se fossero designati tutti i sistemi siderali che popolano l'universo. Si tratta dei cieli nella loro relazione colla terra. In parecchi passi dell'Ant. Test. si parla del fuoco in connessione col giudizio di Dio. Salmi 97:3: «L'Eterno regna... Un fuoco lo precede e consuma i suoi nemici d'ogni intorno». Nella descrizione del giudicio, si legge in Daniele 7:9-10: «L'antico dei giorni si assise... Il suo trono era simile a fiamme di fuoco e le ruote di esso come fuoco ardente. Un torrente di fuoco sorgeva e si spandeva dinanzi a lui...». «Ecco l'Eterno appare in mezzo a fiamme di fuoco... La sua ira si muta in fuoco divoratore, le sue minacce in fiamme ardenti» Isaia 66:15. Cfr. Ebrei 11:29; 2Tessalonicesi 1:8: «Il Signor Gesù apparirà dal cielo... in un fuoco fiammeggiante per far vendetta...». Tuttavia nessun luogo dell'Ant. o del N. Test. dichiara in modo esplicito, come fa qui S. Pietro, che la terra attuale sarà distrutta, o per lo meno trasformata dal fuoco, in connessione col giudizio universale. Si tratta qui, non di un imprestito fatto a qualche libro apocrifo, ma di una rivelazione dello Spirito.

8 Ma voi, diletti, non dimenticate quest'unica cosa, che, per il Signore, un giorno è come mille anni e mille anni sono come un giorno.

Gli schernitori dimenticheranno volontariamente certi fati della storia che mostrano come il mondo creato e conservato da Dio, possa esser modificato o distrutto da Dio. Ma i fedeli non devono dimenticare una verità insegnata nel Salmi 90:4 ove si legge: «Mille anni, agli occhi tuoi, sono come il giorno d'ieri quand'è passato, e come una veglia nella notte». Essa li aiuterà a vincere quella specie di delusione che molti credenti provavano fin dal tempo di Pietro e dovevano provare anche più forte in seguito, vedendo che la venuta del Signore tardava oltre alle loro aspettazioni. Pietro stesso non prova delusione, perchè il Signore gli ha annunziato che dovrà morir di morte violenta; ma le chiese a cui scrive, anche se non aspettavano il Ritorno di Cristo così immediato come la loro sorella di Tessalonica, potevano esser scosse nella loro speranza da quel che pareva un inesplicabile ritardo. Una tale impressione proveniva dal fatto che gli uomini misurano il tempo colla misura d'una creatura dalla vita molto breve, mentre Dio che è eterno lo misura altrimenti e per lui mille anni sono come un giorno. Quel che par lungo agli uomini è molto breve agli occhi suoi. Diceva Agostino: 'Dio è paziente perchè è eterno'. Quel ch'Egli annunzia come vicino può non avverarsi che dopo migliaia d'anni, periodo lungo per l'uomo, breve per l'Eterno. Notiamo di passata che parecchi dottori antichi, cedendo alla tentazione di fissar date, dedussero da questo passo che la venuta di Cristo avverrebbe nell'anno mille! Ben lungi dall'esser dovuto a trascuranza nell'adempiere la promessa fatta, o ad indifferenza di fronte alla Chiesa che implora la sua liberazione, l'apparente ritardo è dovuto alla bontà di Dio.

9 Il Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, come alcuni reputano che faccia; ma Egli è paziente

(o: longanime)

verso voi, non volendo che alcuno perisca

(lett.: alcuni periscano)

ma che tutti giungano a ravvedersi

(lett. a ravvedimento). I tempi e i momenti, il Padre li ha riserbati alla sua propria autorità, e nessun uomo li conosce Atti 1:7; ma Dio non tarda oltre il momento da lui fissato; solo, la sua longanimità lascia agli uomini ampiamente il tempo di ravvedersi, giacchè senza il ravvedimento è impossibile la salvezza. Ora, come scrive Paolo 1Timoteo 2:4: 'Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati'. Cf. Ezechiele 33:11. Invece del verso noi del testo ordin., i msc. antichi portano tutti: verso voi. I membri infedeli o dormienti delle chiese hanno bisogno, al par degli altri, di ravvedimento.

10 Ma il giorno del Signore verrà come un ladro,

verrà certamente e verrà in modo inaspettato secondo la similitudine usata dal Signor Gesù Matteo 24:43.

in esso i cieli passeranno con fragore stridente

L'avverbio ποιζηδον si applica al romore prodotto da cosa che passa rapidamente come sarebbe uno stormo d'uccelli, una frana, una valanga, un bòlide. In Matteo 24:29 si legge, in relazione colla Venuta del Signore e col giudicio finale: « Il sole si oscurerà, e la luna non darà il suo splendore, e le stelle cadranno dal cielo, e le potenze dei cieli saranno scrollate». Cfr. Isaia 13:10; 34:4. «I cieli e la terra, disse ancora Gesù, passeranno». Cfr. Ebrei 1:10-12. Si tratta qui di fenomeni che sconvolgeranno l'aspetto del cielo quale si presenta all'occhio di chi abita questa terra; non si tratta dei cieli nel senso astronomico più vasto.

e gli elementi per il gran calore si dissolveranno.

Che si ha da intendere per: gli elementi? Le risposte variano. Alcuni ci hanno veduto gli spiriti che animano le stelle secondo certi concetti orientali - idea bizzarra -; altri le parti principali di cui si compone il mondo visibile: sole, luna, stelle, terra, mare; altri con più ragione gli elementi di cui si compone il nostro globo: acqua, rocce, terra, metalli e cose simili, i quali sottoposti ad un calore straordinario, si dissolveranno, talchè la superficie della terra ne sarà trasformata,

e la terra e le opere che sono in essa saranno arse.

Le opere sono principalmente quelle che sono il risultato del genio e del lavoro dell'uomo sulla superficie terracquea. A produrre un effetto come quello indicato, basta l'incontro della terra con qualche corpo celeste, o con la coda di una cometa. Una variante contenuta nei Codd. Sin. B K P, accettata da Nestle, reca, invece del sarà arsa ( κατακαησεται), sarà trovata ( ευρεθησεται) che non da senso possibile ed è stata perciò corretta dalla vers. siriaca coll'aggiunta di un 'non sarà trov.' Nel cod. C si ha spariranno. Come abbia potuto originare la strana lezione del Sin. e del Vat. è difficile supporre. Il caso presente, insieme a parecchi altri, non solo in questa epistola, ma in altri scritti del N. Test., dimostra come battano falsa strada i critici che si rendon schiavi di un qualche gruppo di manoscritti anche quando il senso di un passo risulta assurdo o contrario a quello che l'autore manifestamente intende di esprimere.

AMMAESTRAMENTI

1. Nella parabola delle Vergini Gesù dice che, «tardando lo sposo, tutte divennero sonnacchiose e si addormentarono» Matteo 25:5. Con ciò Gesù dava ad intendere che la sua veneta potrebbe protrarsi molto al di là delle aspettazioni dei cristiani, e li avvertiva del pericolo di lasciar impallidire nell'anima loro il ricordo delle sue gloriose promesse. A questo Pietro si sforza di ovviare colla sua lettera e col rievocare le antiche profezie. A tener desta la mente dei credenti non v'è mezzo migliore dell'assidua lettura delle Scritture dell'Antico e del Nuovo Test. Perciò S. Giovanni scrive al principio dell'Apocalisse (Apocalisse 1:3): «Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia...».

2. L'annunzio dato da Pietro che verrebbero degli schernitori della grande speranza cristiana si è largamente avverato nel corso della storia del cristianesimo. La regolarità con cui funzionano le leggi della natura è stata in ogni tempo invocata per distrugger la fede nel sopranaturale e in ispecie la fede in un intervento finale di Dio nella storia del mondo e dell'umanità. Parimente il passar dei secoli senza che si sia verificato il Ritorno glorioso di Cristo ha dato a molti così detti spiriti forti o positivi l'occasione di trattar come utopia fantastica la speranza dei credenti e di farsi beffe delle descrizioni bibliche della fine del mondo e del giudizio finale. La stabilità delle leggi della natura e della storia ha condotto perfino alla negazione della libertà morale e della responsabilità dell'uomo, giacchè, si dice, tutto avviene per ineluttabile necessità e quindi non c'è nè bene nè male. Ci avviciniamo con questo alla parola di Pietro relativa agli schernitori: «si condurranno secondo le loro concupiscenze».

Ora, è vero che la storia ha dissipato le illusioni dei primi cristiani circa l'imminenza della venuta di Cristo, mostrando come il tempo necessario allo svolgimento del regno di Dio si doveva calcolare col cronometro dell'Eterno e non coi piccoli orologi umani. Ha dissipato pure le tante volte i calcoli di coloro che pretendevano fissare tempi e momenti; ma l'aver rettificate le spiegazioni e le impressioni umane non significa l'aver distrutta la promessa divina. Essa sussiste nonostante gli errori d'interpretazione dei credenti e le beffe degli increduli e si avvererà nel tempo ch'è noto a Dio solo.

Intanto la storia dimostra che altre promesse relative allo svolgimento del regno di Dio si sono adempiute o si stanno adempiendo sotto agli occhi nostri. Cristo predisse che il piccol seme da lui gettato diverrebbe un grande albero, che l'Evangelo sarebbe predicato a tutte le nazioni della terra prima che venisse la fine; predisse che l'azione del Vangelo sarebbe lenta e graduale come quella del lievito; e la storia delle missioni cristiane ha dimostrato e dimostra la verità di queste profezie. L'Evangelo è oggi recato alle nazioni in quasi tutti gli angoli della terra in più di 500 lingue e dov'è accolto trasforma la vita degli individui e dei popoli. Cristo avea predetto ai suoi che sarebbero perseguitati e che il suo regno incontrerebbe - per quanto fondato unicamente sulla persuasione - formidabili opposizioni e queste certo non sono mancate. Avea predetto che elementi spurii sarebbero mescolati agli elementi genuini nella formazione del suo popolo; e gli ipocriti, gli apostati, i cristiani di nome, non son mancati come non fanno difetto le alterazioni, le adulterazioni del cristianesimo apostolico. Se si sono adempiute le dichiarazioni relative allo svolgimento del Regno di Dio, non abbiam motivo di dubitare che abbiano ad adempiersi quelle che concernono il suo compimento finale.

3. Quanto alla profezia relativa alla distruzione, almeno parziale, del globo per mezzo del fuoco, lo studio della natura lungi dall'escludere la possibilità di un tale evento, lo da come uno dei fenomeni probabili dell'avvenire. L'interno della terra è una massa incandescente e noi abitiamo sopra una sottile crosta formatasi attraverso periodi di tranquillità e di sconvolgimenti negli evi passati; crosta che trema di tanto in tanto e potrebbe convertirsi, da un momento all'altro, per effetto di forze e di cause da noi mal conosciute, in un immenso campo vulcanico coperto di fuoco, di materie in fusione e di cenere. Facciam parte del sistema solare che conta nell'universo come una piccola stella. Di queste stelle se ne son viste che furono un dì brillanti, poi impallidirono e infine sparirono. Basterebbe l'incontro della terra con un astro, con una cometa, con una nebulosa, che attraversassero il nostro sistema per determinare l'arsione del nostro piccolo pianeta. Ma se i fatti segnalati dalla scienza possono confortare la nostra fede, essa poggia, però, sopra un fondamento più saldo della natura e delle sue leggi. «I cieli e la terra passeranno ha detto Gesù, ma le mie parole non passeranno». La parola di Dio espressione della sua volontà onnipotente è quella che trasse dal nulla i cieli e la terra, è quella che di un globo coperto d'acque e di tenebre fece la magnifica abitazione dell'uomo; è quella che ne sconvolse la superficie col diluvio; è quella che conserva in esistenza la terra attuale e che la può devastare col fuoco e trasformare in un mondo nuovo. L'incredulità non vede nell'universo che la materia e le sue leggi; la fede ha gli occhi aperti e nella storia dell'universo, dal principio alla fine, ella scorge Dio e la manifestazione delle sue perfezioni. L'origine del mondo manifesta la sua potenza e la sua intelligenza; la conservazione di esso da a conoscere la sua sapienza e la sua benevolenza; il suo intervento per la redenzione degli uomini in Cristo è la prova suprema del suo amore; la longanimità colla quale invita i peccatori a ravvedersi e li aspetta, mostra quanto sia perseverante la sua volontà di salvare il suo intervento finale per la glorificazione dei fedeli e la distruzione dei ribelli, dimostra la sua fedeltà e la sua santa giustizia.

11 Sezione Seconda. 2Pietro 3:11-18. ESORTAZIONI VARIE IN RELAZIONE COLLA VENUTA DEL SIGNORE

Avendo riaffermata, in opposizione agli schernitori, la certezza della venuta del Signore, l'apostolo secondo il suo costume, ne prende occasione per fare alcune esortazioni pratiche, giacchè la verità deve permeare la vita e santificarla.

Poichè tutte queste cose hanno in tal modo da dissolversi.

I manoscritti si dividono tra gli avverbi dunque ( ουν) e così o in tal modo ( ουτως), cioè nel modo descritto nel vers. precedente. Quest'ultima lezione è adottata dai critici. La certezza che la terra, o almeno la superficie di essa con tutte le opere che l'adornano, ha da esser la preda del fuoco, non può non esercitare una seria influenza sulla vita dei credenti.

quali non dovete voi essere, per santità di condotta e per pietà,

Il quali ha senso esclamativo e racchiude una esortazione a considerare quale ha da esser la loro condotta in presenza della sorte riservata al mondo attuale. Pietro l'accenna con due plurali che si potrebbero rendere: santi modi di condursi e atti di pietà. Col plurale si vogliono significare le svariate manifestazioni della santità e della pietà verso Dio in tutta la vita. Essi non appartengono moralmente al mondo condannato; come potrebbero affezionarsi ai suoi beni perituri e ai suoi piaceri malsani?

12 aspettando e affrettando la venuta del giorno di Dio a cagion del quale i cieli infocati si dissolveranno e gli elementi per il gran calore si struggeranno.

Il giorno di Dio è il giorno del giudicio, chiamato anche 'giorno di Cristo' Filippesi 2:16, 'giorno del Signore' 2Pietro 3:10, Atti 2:20, ecc. È chiaro che il termine giorno non ha qui il senso ristretto di uno spazio di 24 ore: ma d'altra parte, per quanto sia vero che una specie di giudicio Dio lo esercita del continuo nel corso della storia, l'espressione 'giorno di Dio' colle altre equivalenti, accenna ad un periodo futuro, di durata non precisata, in cui si compiranno eventi determinati e saranno pronunziate sentenze definitive per la sorte delle creature morali. Mentre in 2Pietro 3:10 era detto dei cieli, nel senso molto limitato notato più sopra, che 'passeranno', qui si dice che si dissolveranno, mentre degli elementi si dice si struggeranno o lett. 'si struggono'. Variano le espressioni ma il senso resta immutato. L'atteggiamento dei credenti è descritto con due parole: aspettano con fede non scossa dagli scherni, nè dall'apparente ritardo; e affrettano la venuta del gran giorno. Come mai? La pazienza di Dio vuol lasciar ai peccatori il tempo di ravvedersi e se i fedeli si valgono di questo tempo per santificar se stessi e per condurre gli altri al pentimento e alla fede, essi affrettano in certo modo la venuta di Cristo. D'altronde, essi lo possono fare nel modo insegnato da Cristo quando pregano: 'Venga il tuo regno'; quando sospirano nelle loro tribolazioni: Fino a quando non fai tu giudicio? e 'gridano a lui' giorno e notte Luca 18:7-8; Apocalisse 6:10.

13 Ma, secondo la sua promessa noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiterà la giustizia.

Il giudizio di Dio ha per risultato da un lato la perdizione o distruzione degli uomini perseverati nell'empietà, insieme con il tremendo incendio della loro dimora; ma dall'altro lato ha per risultato la eterna gloria e felicità dei salvati accolti in una dimora rinnovata e monda di peccato. La promessa qui ricordata e che ha trovato larga eco nella letteratura giudaica, s'incontra in Isaia 65:17-25; 66:22: «Ecco io creo nuovi cieli e nuova terra; e le cose di prima non saranno più rammemorate...». Sotto altra forma, la troviam ripetuta da Cristo nei suoi insegnamenti sul Regno di Dio, o in parole come Matteo 19:28: «Io vi dico in verità che nella nuova creazione (palingènesi), quando il Figliuol dell'uomo sederà sul trono della sua gloria, voi...» Nel discorso riassunto in Atti 3, Pietro parla Atti 3:20-21 dei «tempi di refrigerio» che verranno dalla presenza del Signore quando manderà ai suoi Gesù, «che il cielo deve tenere accolto fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose, tempi dei quali Iddio parlò per bocca dei suoi santi profeti». In Romani 8:21-22, Paolo dice che «fino ad ora tutta la creazione geme insieme ed è in travaglio», per cagion del peccato umano, ma «sarà anch'essa liberata dalla servitù della corruzione, per entrar nella libertà della gloria dei figliuoli di Dio». S. Giovanni, nelle ultime visioni dell'Apocalisse relative alle cose finali, contempla la realizzazione della promessa: «Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perchè il primo cielo e la prima terra erano passati e il mare non era più».

Certo il linguaggio della profezia non ha la precisione di quello della scienza e non possiamo dire fino a che punto i nuovi cieli e la nuova terra saranno il risultato di una creazione nuova anzichè di una trasformazione della terra attuale. In 2Pietro 3:6-7 si dice del mondo antediluviano che «sommerso dall'acqua perì», e si parla del «mondo d'allora» e dei «cieli e della terra d'adesso», sebbene sia evidente dal racconto biblico che la sola superficie di una parte della terra fu modificata e non radicalmente dal diluvio. Così può darsi che l'abitazione dell'umanità redenta sia semplicemente il mondo attuale purificato, liberato dalle conseguenze del peccato e dal peccato stesso. In esso, infatti, abita ( κατοικει) cioè, ha da abitare la giustizia, ossia la perfetta conformità al volere di Dio per parte di quanti vi dimoreranno. L'abitare dei redenti dotati di corpi celesti in quel mondo nuovo, non esclude che la loro attività futura possa estendersi ad altre parti dell'immenso universo di Dio.

14 Perciò, diletti, aspettando queste cose,

la venuta del Signore, il giudizio, i nuovi cieli e la nuova terra,

studiatevi d'esser' trovati, agli occhi suoi, immacolati e irreprensibili, nella pace;

Sebbene non abbia nominato prima il Signor Gesù, dice agli occhi suoi, perchè la presente alla mente, in connessione col gran giorno, la venuta personale di Cristo. Nella pace indica l'ambiente in cui si ha da svolgere la loro santificazione. Gli uni l'intendono della pace con Dio, altri della pace della coscienza; ma è più semplice il vedervi la pace in cui devono vivere coi fratelli e, se possibile, con tutti gli uomini Romani 12:18. Il frutto della giustizia, dice Giacomo, si semina nella pace.

15 e ritenete che la pazienza del Signor nostro è per la vostra salvezza,

Dice lett.: 'reputate salvezza la pazienza...'. Non mormorate se vi par lunga per voi personalmente, o per la Chiesa, l'attesa; ma considerate questa dispensazione divina come cosa che deve servire alla vostra e all'altrui salvezza. Cfr. 2Pietro 3:9.

come anche il nostro caro fratello Paolo ve l'ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data;

Lo scopo di questa riferenza ad uno o più scritti dell'apostolo Paolo può essere stato di mostrare come, nonostante qualche personale divario (Vedi Galati 2:11-15) circa il modo di procedere in date circostanze, i due apostoli fossero in perfetto accordo nel loro insegnamento; l'autorità dell'uno poteva quindi servire a confermare le esortazioni dell'altro, tanto più che, nel caso attuale, Paolo era stato il fondatore, di parecchie delle chiese alle quali è rivolta questa lettera. Il modo in cui Pietro parla del suo collega nell'apostolato è pieno d'affetto, e, senza trascendere all'adulazione, dimostra in quale alta stima ei tenesse Paolo per la profonda conoscenza della verità cristiana a lui concessa da Dio. Sapienza implica conoscenza e il modo d'impartirla e di applicarla alle circostanze varie. A quali epistole alluda Pietro, non è ben chiaro per noi e le opinioni son perciò diverse. Chi parla dell'Ep. ai Romani a motivo del passo Romani 2:4; chi delle Epp. I ai Corinzi, Ebrei o Tessal. Ma se si ammette che la II Pie. sia diretta agli stessi gruppi cristiani nominati nella prima 2Pietro 3:1; 1Pietro 1:1, bisogna attenersi alle Epp. scritte da Paolo ai cristiani d'Asia Min. cioè ai Galati, agli Efesini e ai Colossesi, epistole che non trattano della venuta di Cristo, ma contengono esortazioni a santità e vigilanza in vista di quell'avvento Efesini 4:30; 6:8; Colossesi 3:4,23. Altri intende il vi ha scritto in un senso largo che difficilmente può avere, applicandolo a tutti i cristiani. Ma qui Pietro distingue uno o più scritti rivolti ai lettori della II Pietro, da altre epistole di Paolo rivolte ad altri. C'è infine chi crede si tratti di un'epistola paolina andata perduta; ma ciò è poco probabile trattandosi di uno o più scritti che avevano già fin d'allora larga circolazione nella chiese d'Asia M.

16 e questo egli fa

(lett. come anche in...)

in tutte le sue epistole parlando in esse di questi argomenti

(queste cose). Gli argomenti di cui si tratta sono la venuta di Cristo, il giudicio, le cose finali in genere e la condotta da tenere. Son parecchie le lettere di Paolo che toccano questi argomenti: Romani 8:18-25; 1Corinzi 15; 1Tessalonicesi 4-5; 2Tessalonicesi 2. Anche se si accetta l'articolo greco ( πασαις ταις) tutte le... del Sin. K L P, non ne viene che Paolo avesse finito di scrivere; si tratta delle epistole già scritte e che le chiese si comunicavano vicendevolmente per loro edificazione.

nelle quali epistole ( ἁις) sono alcune cose diffìcili a capire, che gli uomini ignoranti e instabili torcono, come anche le altre Scritture, a loro propria perdizione.

Se si legge con C K L P εν ὁις: 'nei quali argomenti', si è condotti a cercar le cose difficili a capire in passi come 2Tessalonicesi 2 ove si parla dell'uomo del peccato e di quel che ne ritarda l'apparizione. Se invece si legge il fem. nelle quali epistole il pensiero è più generale e si può anche pensare ai passi delle Epp. Paoline ove ragiona della libertà cristiana: Romani 6-7; 14; 1Corinzi 8-10; Galati 5 ecc. Di tali passi potevano giovarsi, torcendone il senso, i falsi dottori e quanti facevano della libertà un manto per coprire i loro vizi 1Pietro 2:16; 2Pietro 2:19; Galati 5:13; Romani 6:1. Li dice ignoranti perchè non giunti ancora ad afferrar la verità, instabili (Cfr. 2Pietro 2:14) perchè ancora malfermi nella fede e indecisi nella loro vita cristiana, quindi portati a dare a certi passi, non il senso che l'autore aveva in mente, ma quello che si confà colle loro passioni. Così fanno, non solo per gli scritti apostolici, ma in genere per le altre Scritture. Con queste si hanno da intendere, non altri scritti cristiani letti nelle chiese, ma le Scritture dell'Antico T., essendo il termine 'Scritture' riservato a quelle, nel N.T. Torcendone il senso per volgerlo a favore della loro corruzione essi, invece che alla loro salvezza, le fanno servire alla loro propria perdizione finale.

17 Voi dunque, diletti, che sapete queste cose in antecedenza state in guardia;

2Pietro 3:17-18 sono la conclusione della Lettera. Il greco dice semplicemente: preconoscendo, e s'intende: preavvisati come siete dalle mie lettere, da quelle di Paolo, e in genere dalle profezie, della venuta di schernitori e di falsi dottori, dei loro errori, dei loro metodi, della lor condotta, state in guardia;

che talora, trascinati anche voi,

con loro e con altri,

dall'errore

religioso e morale,

degli scellerati,

propriamente dei senza legge, applicato agli uomini di Sodoma 2Pietro 2:7, e qui ai falsi dottori ed agli schernitori che avranno per unica legge le loro passioni,

non iscadiate dalla vostra fermezza

attuale.

18 ma crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

Unico modo di non iscadere, di restar saldi, è il crescere nella vita spirituale di cui Cristo è la fonte e il mediatore. Egli è la Vite noi siamo i tralci. Crescere nella grazia del Signor Gesù è un appropriarsene, sempre più completamente, le ricchezze inesauribili, mediante la fede che ci unisce a lui. Crescere nella conoscenza del Salvatore è un imparare a conoscer sempre meglio collo studio della verità, colla pratica di essa, col tenersi a lui intimamente uniti, qual'è la sua grandezza, la sua potenza, la sua santità; il suo «amore che sorpassa ogni conoscenza» Efesini 3:17-19.

A lui sia la gloria, ora e in sempiterno. Amen.

«Insigne glorificazione della divinità di Cristo. Un tale omaggio appartiene a Dio solo. L'apostolo dice: ora, affinchè non defraudiamo Cristo della gloria sua mentre siamo ancora nelle lotte di questo mondo; ma aggiunge: fino al giorno d'eternità onde collo spirito abbracciamo fin d'ora quel suo eterno regno che ci manifesterà, nella sua pienezza, la gloria di lui». Calvino. L'amen manca nel solo cod. vaticano ed è quindi probabilmente autentico, come lo è in Giuda 25.

AMMAESTRAMENTI

1. I cristiani aspettano grandi cose, ma fondate non sulla loro immaginazione, bensì sulla promessa di Dio. Aspettano il giorno di Dio, il Ritorno di Cristo qual Re e Giudice di tutti; aspettano la distruzione col fuoco del mondo ch'è stato contaminato dal peccato; aspettano un mondo nuovo dimora adatta della giustizia. Come il corpo che ha servito al peccato ha da dissolversi per esser sostituito da un corpo adatto alla vita perfetta, così è del mondo, dimora dell'uomo. Una tale speranza, se alberga veramente in un cuore, non può non esercitarvi un'influenza santificante. Come far di quello che ha da dissolversi il nostro tesoro? Come non purificarci da quello ch'è causa della distruzione della terra e delle opere che sono in essa? Come non studiarci di camminar nella santità, nella pietà, nella pace, quando aneliamo di abitare nel mondo ove la giustizia ha la sua dimora?

2. Meritano d'esser tesoreggiate in 2Pietro 3:15-16 alcune verità relative alle S. Scritture. Gli scritti apostolici sono messi alla pari colle Scritture dell'Ant. Test. perchè ispirati dallo stesso Spirito ch'è la fonte della sapienza data agli strumenti della rivelazione. Le varie parti della Scrittura si prestano vicendevole appoggio, si completano, si chiariscono l'una l'altra. La Scrittura contiene cose non facili a capirsi e che possono esser torte da uomini ignoranti e instabili; ma non ne segue che debbano esser proibite al popolo cristiano al quale son destinate e fra il quale circolavano liberamente e largamente al tempo degli apostoli e fin quando la Chiesa decadde. Non ne segue neppure la necessità d'un interprete sedicente infallibile il quale, nella pratica, ha fatto in seno alla chiesa romana la più triste prova, tanto che non v'è sezione della cristianità ove l'ignoranza delle Scritture sia maggiore che nel romanesimo, e non v'è chiesa che abbia maggiormente torto il senso delle S. Scritture a sostegno dei suoi errori. Si avvicini ognuno alle sacre pagine con cuore onesto, disposto a ricevere e praticar la verità; si avvicini con umiltà, implorando la luce dello Spirito; perseveri nella lettura e nella meditazione della Bibbia, ed essa si dimostrerà, come sempre è stata, lampada al suo piè, luce sul suo sentier.

3. Chi non vuol decadere dalla propria fermezza nello stato di grazia faccia queste tre cose: Ponga mente agli avvertimenti della Scrittura circa le insidie che aspettano i credenti. Stia in guardia contro chi rinnega Cristo Signore e Salvatore, sia coll'insegnamento, sia colla condotta. Si tenga stretto al suo Salvatore onde crescere del continuo nella grazia e nella conoscenza di lui. Così gli sarà dato di contemplarne la gloria nell'eternità.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

2Pietro 3

1 Capitolo 3

Lo scopo è quello di ricordare la venuta finale di Cristo per il giudizio 2P 3:1-4

Egli apparirà inaspettatamente, quando l'attuale struttura della natura sarà dissolta dal fuoco 2P 3:5-10

Da ciò si deduce la necessità della santità e della fermezza nella fede 2P 3:11-18

Versetti 1-4

Le menti purificate dei cristiani devono essere stimolate, affinché siano attive e vivaci nell'opera di santità. Negli ultimi giorni, sotto il Vangelo, ci saranno degli schernitori, uomini che mettono in luce il peccato e si fanno beffe della salvezza per mezzo di Gesù Cristo. Uno dei principali articoli della nostra fede si riferisce a ciò che ha solo una promessa su cui poggiare, e gli schernitori lo attaccheranno finché non verrà il nostro Signore. Non crederanno che egli verrà. Poiché non vedono cambiamenti, non temono Dio (Sal 55:19). Ciò che non ha mai fatto, pensano che non potrà mai farlo o che non lo farà mai.

5 Versetti 5-10

Se questi schernitori avessero considerato la terribile vendetta con cui Dio ha spazzato via un intero mondo di empi in una sola volta, di certo non avrebbero deriso la sua minaccia di un giudizio altrettanto terribile. I cieli e la terra che sono ora, con la stessa parola, sono dichiarati distrutti dal fuoco. Questo è quanto di più sicuro possa accadere, per quanto la verità e la potenza di Dio lo rendano possibile. I cristiani sono qui istruiti e consolidati nella verità della venuta del Signore. Sebbene per gli uomini ci sia una grande differenza tra un giorno e mille anni, per Dio non c'è differenza. Tutte le cose passate, presenti e future sono sempre davanti a lui: il ritardo di mille anni non può essere per lui tanto importante quanto lo è per noi il rinvio di un giorno o di un'ora. Se gli uomini non hanno alcuna conoscenza o convinzione del Dio eterno, saranno molto inclini a considerarlo come loro stessi. Quanto è difficile formarsi un pensiero sull'eternità! Ciò che gli uomini considerano pigrizia, è longanimità, e questo verso di noi; è dare più tempo al suo popolo per avanzare nella conoscenza e nella santità, e nell'esercizio della fede e della pazienza, per abbondare nelle opere buone, facendo e soffrendo ciò a cui sono chiamati, per portare gloria a Dio. Abbiate dunque ben chiaro in cuore che sarete certamente chiamati a rendere conto di tutte le cose fatte nel corpo, siano esse buone o cattive. E che il camminare umile e diligente davanti a Dio e il giudicare spesso voi stessi dimostrino la ferma convinzione del giudizio futuro, anche se molti vivono come se non dovessero mai rendere conto di nulla. Verrà un giorno in cui gli uomini saranno sicuri e non avranno alcuna aspettativa del giorno del Signore. I palazzi maestosi e tutte le cose desiderabili in cui gli uomini di parola cercano e collocano la loro felicità saranno bruciati; ogni sorta di creatura che Dio ha fatto e tutte le opere degli uomini dovranno passare attraverso il fuoco, che sarà un fuoco consumante per tutto ciò che il peccato ha portato nel mondo, ma un fuoco raffinante per le opere della mano di Dio. Che ne sarà di noi, se fissiamo i nostri affetti su questa terra e ne facciamo la nostra parte, visto che tutte queste cose saranno bruciate? Assicuratevi quindi la felicità al di là di questo mondo visibile.

11 Versetti 11-18

Dalla dottrina della seconda venuta di Cristo, siamo esortati alla purezza e alla pietà. Questo è l'effetto della vera conoscenza. Si esige una santità molto precisa e universale, che non si adagi su nessuna misura o grado basso. I veri cristiani attendono nuovi cieli e una nuova terra, liberati dalla vanità a cui sono soggette le cose presenti e dal peccato che le inquina. Solo coloro che sono rivestiti della giustizia di Cristo e santificati dallo Spirito Santo saranno ammessi ad abitare in questo luogo santo. Egli è fedele, ha promesso. Coloro i cui peccati sono stati perdonati e che hanno fatto pace con Dio sono le uniche persone sicure e felici; perciò cercate la pace, e quella con tutti gli uomini; cercate la santità oltre che la pace. Non aspettatevi mai di essere trovati in pace in quel giorno di Dio, se siete pigri e oziosi in questo vostro giorno, in cui dobbiamo finire il lavoro che ci è stato dato da fare. Solo il cristiano diligente sarà un cristiano felice nel giorno del Signore. Nostro Signore verrà improvvisamente da noi, o ci chiamerà a breve da lui; e ci troverà oziosi? Imparate a fare un uso corretto della pazienza di nostro Signore, che ancora ritarda la sua venuta. Gli uomini orgogliosi, carnali e corrotti cercano di strappare alcune cose in un apparente accordo con le loro malvagie dottrine. Ma questo non è un motivo per cui le epistole di San Paolo, o qualsiasi altra parte delle Scritture, debbano essere messe da parte; perché gli uomini, lasciati a se stessi, pervertono ogni dono di Dio. Cerchiamo allora di preparare la nostra mente a ricevere cose difficili da capire, mettendo in pratica cose più facili da capire. Ma ci deve essere abnegazione e sospetto di noi stessi, e sottomissione all'autorità di Cristo Gesù, prima di poter ricevere di cuore tutte le verità del Vangelo, quindi siamo in grande pericolo di rifiutare la verità. E qualsiasi opinione e pensiero degli uomini che non sia conforme alla legge di Dio e da essa giustificato, il credente lo rifiuta e lo aborrisce. Chi si lascia trascinare dall'errore, cade dalla sua stessa sicurezza. Per evitare di essere sviati, dobbiamo cercare di crescere in ogni grazia, nella fede, nella virtù e nella conoscenza. Lavorare per conoscere Cristo più chiaramente e più pienamente; conoscerlo per essere più simili a lui e per amarlo meglio. Questa è la conoscenza di Cristo che l'apostolo Paolo cercava e desiderava raggiungere; e coloro che assaporano questo effetto della conoscenza del Signore e Salvatore Gesù Cristo, quando ricevono questa grazia da Lui, lo ringraziano e lo lodano, e si uniscono nell'attribuirgli gloria ora, con la piena certezza di fare lo stesso in seguito, per sempre.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

2Pietro 3

1 Lo scopo principale di questo capitolo è dimostrare, in opposizione alle obiezioni degli schernitori, che il Signore Gesù tornerà di nuovo in questo mondo; che il mondo sarà distrutto dal fuoco e che ci saranno un nuovo cielo e una nuova terra; e per mostrare quale effetto ciò dovrebbe avere sulle menti dei cristiani. Il capitolo, senza alcuna precisa disposizione da parte dell'autore, si compone essenzialmente di due parti.

I. L'argomento degli obiettori alla dottrina che il Signore Gesù ritornerà nel mondo, e che sarà distrutto, 2 Pietro 3:1. Nel fare ciò, l'apostolo 2 Pietro 3:1 richiama la loro attenzione sull'importanza di prestare attenzione alle cose dette dai profeti e ai comandamenti degli apostoli, ricordando loro che c'era da aspettarsi che negli ultimi giorni ci sarebbero stati degli schernitori che avrebbero deriso le dottrine della religione, e che avrebbero sostenuto che non vi era alcuna prova che ciò che era stato predetto si sarebbe adempiuto, 2 Pietro 3:3.

Egli poi 2 Pietro 3:4 avverte l'argomento su cui professavano di basarsi, che non c'erano segni o indicazioni che quegli eventi dovevano aver luogo; che non vi erano cause naturali in atto che potessero portare a tali risultati; e che il fatto della stabilità della terra fin dal tempo della creazione, dimostrava che la prevista distruzione del mondo non poteva avvenire.

II. L'argomento di Pietro, in risposta a questa obiezione; una forte affermazione della verità della dottrina che il Signore Gesù ritornerà; che la terra e tutto ciò che contiene sarà bruciato; che ci saranno un nuovo cielo e una nuova terra; e l'effetto che dovrebbe avere sulla mente dei cristiani la prospettiva della venuta del Signore Gesù e della distruzione del mondo mediante il fuoco, 2 Pietro 3:5.

(1) Gli argomenti di Pietro, in risposta all'obiezione della perdurante stabilità della terra, sono i seguenti:

(a) Si riferisce alla distruzione del mondo antico da parte del diluvio - un fatto contro il quale si sarebbero potute muovere in precedenza le stesse obiezioni che sono mosse contro la predetta distruzione del mondo mediante il fuoco, 2 Pietro 3:5. Con altrettanta plausibilità si sarebbe potuto affermare allora che la terra era rimasta in piedi per migliaia di anni e che non c'erano cause naturali all'opera per produrre quel cambiamento.

Ci si sarebbe potuto chiedere da dove potesse venire l'immensa quantità d'acqua necessaria per annegare un mondo; e forse si sarebbe potuto sostenere che Dio era troppo "buono" per distruggere un mondo con un diluvio. Ogni obiezione che potesse essere spinta alla distruzione del mondo mediante il fuoco, avrebbe potuto essere spinta alla sua distruzione mediante l'acqua; e come, in effetti, quelle obiezioni, come l'evento ha mostrato, non avrebbero avuto alcuna forza reale, così dovrebbero essere considerate come non aventi forza reale ora.

(b) Nessun argomento contro questo evento predetto può essere derivato dal fatto che centinaia e migliaia di anni devono trascorrere prima dell'adempimento delle predizioni, 2 Pietro 3:8. Ciò che sembra lungo agli uomini non è lungo a Dio. Mille anni con lui, in riferimento a questo punto, sono come un giorno. Non misura il tempo come fanno gli uomini.

Muoiono presto; e se non possono eseguire il loro scopo in un breve periodo, non possono farlo affatto. Ma questo non può essere applicato a Dio. Ha infinite ere in cui eseguire i suoi scopi, e quindi nessun argomento può essere derivato dal fatto che i suoi scopi sono stati ritardati a lungo, per dimostrare che non li eseguirà affatto.

(c) Pietro dice ( 2 Pietro 3:15 , 2 Pietro 3:15.) che il ritardo osservato nell'esecuzione dei piani di Dio non deve essere interpretato come una prova che non si sarebbero mai realizzati, ma come una prova della sua longanimità e pazienza; e, a dimostrazione di ciò, fa riferimento agli scritti di Paolo, nei quali dice che gli stessi sentimenti erano avanzati. C'erano infatti, dice, in quegli scritti, alcune cose che erano difficili da capire; ma su questo punto erano chiari.

(2) Una forte affermazione della verità della dottrina, 2 Pietro 3:9 , 2 Pietro 3:13. Dichiara che questi eventi si verificheranno sicuramente, e che dovrebbero avvenire all'improvviso, e senza alcuna preavvisazione del loro avvicinamento, poiché il ladro arriva di notte senza annunciare la sua venuta.

(3) I suggerimenti pratici che Pietro inserisce nell'argomento illustrativo dell'effetto che queste considerazioni dovrebbero avere sulla mente sono tra le parti più importanti del capitolo:

Dovremmo essere santi, devoti e seri, 2 Pietro 3:11.

(2)Dobbiamo guardare avanti con profondo interesse ai nuovi cieli e terra che succederanno al presente, 2 Pietro 3:12.

(3)Dobbiamo essere diligenti e vigilanti per essere trovati al ritorno del Salvatore “senza macchia e irreprensibili”, 2 Pietro 3:14 2 Pietro 3:14.

(4)Dobbiamo stare attenti a non lasciarci sedurre e sviare dagli errori che negano queste grandi dottrine, 2 Pietro 3:17; e,

Dobbiamo crescere nella grazia e nella conoscenza del Signore Gesù Cristo, 2 Pietro 3:18.

Questa seconda epistola, carissimi, ora vi scrivo - Questa espressione prova che aveva scritto una precedente epistola, e che era indirizzata alle stesse persone di questa. Confronta Introduzione, Sezione 3.

In ambedue suscito le vostre menti pure... - Cioè, l'oggetto principale di entrambe le epistole è lo stesso - richiamare alla vostra memoria importanti verità che avete già udito, ma che rischiate di dimenticare, o da cui che rischi di essere allontanato dagli errori prevalenti. Confronta le note in 2 Pietro 1:12.

La parola resa “pura” ( εἰλικρινήςeilikrinēs ) ricorre solo qui e in Filippesi 1:10 , dove è resa “sincera”. La parola si riferisce propriamente a "ciò di cui si può giudicare alla luce del sole"; allora significa "chiaro, manifesto"; e poi "sincero, puro" - come quello in cui non c'è oscurità.

L'idea qui forse è che le loro menti fossero aperte, franche, candide, sincere, piuttosto che che fossero "pure". L'apostolo li considerava “disposti” a vedere la verità, eppure suscettibili di essere sviati dai plausibili errori degli altri. Tali menti hanno bisogno di verità spesso riportate alla loro memoria, sebbene siano verità con le quali prima erano familiari.

2 Affinché possiate essere consapevoli delle parole - Delle dottrine, delle verità; le dichiarazioni profetiche. Giuda Giuda 1:18 dice che era stato predetto dagli apostoli, che negli ultimi giorni ci sarebbero stati degli schernitori. Pietro si riferisce alle istruzioni degli apostoli e dei profeti in generale, anche se evidentemente intende che le sue osservazioni si riferiscano in particolare al fatto che ci sarebbero stati degli schernitori.

Che furono dette prima dai santi profeti - Le predizioni dei profeti prima dell'avvento del Salvatore, rispettando il suo carattere e la sua opera. Pietro si era già appellato a loro 2 Pietro 1:19 , come fornendo importanti testimonianze riguardo alla verità della religione cristiana, e preziosa istruzione in riferimento alla sua natura.

Vedi le note in quel passaggio. Molte delle dottrine più importanti riguardanti il ​​regno del Messia sono affermate con la stessa chiarezza nell'Antico Testamento come nel Nuovo Testamento (confronta Isaia 53:1 ) e le profezie meritano quindi di essere studiate come una parte importante della rivelazione divina . Va aggiunto qui, tuttavia, che quando Pietro scriveva c'era questa ragione speciale per cui si riferiva ai profeti, che il canone del Nuovo Testamento non era allora completato, e non poteva fare appello a questo.

Ad alcune parti degli scritti di Paolo poteva e fece appello 2 Pietro 3:15 , ma probabilmente una parte molto piccola di quello che è ora il Nuovo Testamento era nota a coloro ai quali era indirizzata questa epistola.

E del comandamento di noi apostoli del Signore e Salvatore - Essendo ugualmente autorizzati con i profeti ad affermare e far rispettare le dottrine ei doveri della religione. Si può osservare che nessun uomo avrebbe usato questo linguaggio se non considerasse se stesso ei suoi compagni apostoli come ispirati e allo stesso livello dei profeti.

3 Sapere questo per primo - Come tra le prime e più importanti cose a cui badare - come una delle previsioni che richiedono la tua speciale considerazione. Giuda Giuda 1:18 dice che il fatto che ci sarebbero stati "schernitori nell'ultima volta", era stato particolarmente predetto da thom. È probabile che Pietro si riferisca alla stessa cosa, e si può supporre che questo fosse compreso così bene da tutti gli apostoli da farne un argomento comune di predicazione.

Che verrà negli ultimi giorni - Nell'ultima dispensazione; nel periodo in cui gli affari del mondo saranno chiusi. L'apostolo non dice che quella fu l'ultima volta nel senso che il mondo stava per finire; né è implicito che il periodo chiamato "l'ultimo giorno" potrebbe non essere un periodo molto lungo, più lungo in effetti di uno dei precedenti periodi del mondo.

Dice che durante quel periodo era stato predetto che sarebbero sorti quelli che qui chiama "schernitori". Sul significato della frase “negli ultimi giorni”, usata nelle Scritture, si veda la nota Atti degli Apostoli 2:17; Ebrei 1:2 nota; Nota di Isaia 2:2.

schernitori - In Giuda Giuda 1:18 la stessa parola greca è resa “schernitori”. La parola significa coloro che deridono, rimproverano, ridicolizzano. Di solito c'è nella parola l'idea di disprezzo o malignità verso un oggetto. Qui il senso sembra essere che tratterebbero con derisione o disprezzo le predizioni riguardanti l'avvento del Salvatore e la fine del mondo.

Sembrerebbe probabile che si parlasse di una classe particolare o definita di uomini; una classe che avrebbe opinioni speciali, e che solleciterebbe obiezioni plausibili contro l'adempimento delle predizioni riguardanti la fine del mondo, e la seconda venuta del Salvatore - perché questi sono i punti a cui si riferisce particolarmente Pietro. Non ci voleva quasi ispirazione per prevedere che ci sarebbero stati "schernitori" nel senso generale del termine - poiché sono così abbondati in ogni epoca, che nessuno azzarderebbe molto nel dire che si sarebbero trovati in un dato momento; ma l'occhio dell'apostolo è evidentemente su una particolare classe di persone, la forma speciale dei cui rimproveri sarebbe il ridicolo delle dottrine che il Signore Gesù ritornerebbe; che ci sarebbe stato un giorno del giudizio; che il mondo sarebbe consumato dal fuoco, ecc.

Camminare secondo i propri desideri - Vivere nella libera indulgenza dei propri appetiti sensuali. Vedi le note in 2Pt 2:10, 2 Pietro 2:12 , 2 Pietro 2:14 , 2 Pietro 2:18.

4 E dicendo: Dov'è la promessa della sua venuta? - Ovvero, Dov'è il “adempimento” di quella promessa; oppure, Dove sono le “indicazioni” o “segni” che verrà? Evidentemente intendevano insinuare che la promessa era completamente fallita; che non c'era la minima prova che sarebbe stato realizzato; che coloro che avevano creduto questo erano del tutto illusi. È possibile che alcuni dei primi cristiani, anche al tempo degli apostoli, si fossero impegnati a fissare l'ora in cui sarebbero avvenuti questi eventi, come molti hanno fatto da allora; e che col passare di quel tempo, dedussero che la predizione era completamente fallita.

Ma che fosse così o no, era facile sostenere che le predizioni riguardanti la seconda venuta del "Salvatore" sembravano implicare che la fine del mondo era vicina e che non c'erano indicazioni che si sarebbero adempiute. Le leggi della natura erano uniformi, come lo erano sempre state, e le presunte promesse erano fallite.

Poiché da quando i padri si sono addormentati - Da quando sono "morti" - la morte è spesso, nelle Scritture, come altrove, rappresentata come sonno. Giovanni 11:11 nota; 1 Corinzi 11:30 nota. Questo riferimento ai "padri", da parte di tali schernitori, è stato probabilmente concepito per essere ironico e sprezzante.

Forse il significato può essere espresso così: “Quei vecchi, i profeti, infatti preannunziarono questo avvenimento. Erano molto preoccupati e preoccupati per questo; e le loro predizioni allarmarono gli altri, e riempirono i loro cuori di terrore. Cercavano i segni della fine del mondo e si aspettavano che quel giorno si avvicinasse. Ma quei bravi uomini sono morti. Vissero fino alla vecchiaia e poi morirono come gli altri; e da quando se ne sono andati, gli affari del mondo sono andati avanti come prima.

La terra è lasciata riposare e le leggi della natura operano nello stesso modo in cui hanno sempre fatto. Non sembra improbabile che il riferimento immediato nella parola “padri” non sia ai profeti di un tempo, ma a uomini anziani e pii dei tempi degli apostoli, che si erano molto soffermati su questo argomento, e che ne avevano fatto un oggetto di conversazione e di predicazione. Quei vecchi, disse l'obiettore vedente, sono morti come gli altri; e, nonostante le loro fiduciose previsioni, le cose ora procedono come dall'inizio.

Tutte le cose continuano come erano, dall'inizio della creazione - Cioè, le leggi della natura sono fisse e stabilite. L'argomento qui - poiché è stato senza dubbio concepito per essere un argomento - si basa sulla stabilità delle leggi della natura e sull'uniformità del corso degli eventi. Finora, tutte queste previsioni erano fallite. Le cose continuarono ad andare avanti come avevano sempre fatto. Il sole sorse e tramontò; le maree rifluirono e fluirono; le stagioni si susseguivano nel consueto ordine; una generazione si succedeva all'altra, come era sempre stato; e c'era ogni indicazione che quelle leggi avrebbero continuato a funzionare come avevano sempre fatto.

Questo argomento per la stabilità della terra, e contro la prospettiva dell'adempimento delle predizioni della Bibbia, avrebbe più forza con molte menti ora di quanto non avesse allora, per 1.800 anni (circa 1880) ne sono passati di più, e il le leggi della natura restano le stesse. Nel frattempo sono state deluse le aspettative di chi credeva che il mondo stesse per finire; il tempo fissato per questo da molti interpreti della Scrittura è passato; gli uomini hanno aspettato invano la venuta del Salvatore, e gli affari sublunari procedono come hanno sempre fatto.

Ancora non ci sono indicazioni della venuta del Salvatore; e forse si direbbe che quanto più gli uomini cercano, con l'aiuto della scienza, nelle leggi della natura, tanto più si impressionano della loro stabilità, e più fermamente sono convinti dell'improbabilità che il mondo sarà distrutto in il modo in cui è predetto nelle Scritture che avverrà. L'obiezione capziosa e plausibile che scaturisce da questa fonte, l'apostolo propone di incontrarla nei versetti seguenti.

5 Per questo ignorano volentieri - Λαιθάνει γὰρ αὐτοὺς τοῦτο θέλοντας Laithanei gar autous touto thelontas. C'è una notevole varietà nella traduzione di questo passaggio. Nella nostra versione comune la parola greca ( θέλοντας thelontas) è resa come se fosse un avverbio, o come se si riferisse alla loro “ignoranza” riguardo all'evento; il che significa che mentre potevano sapere questo fatto, non si preoccupavano di farlo, o che preferivano avere il suo ricordo lontano dalle loro menti.

Così Beza e Luther lo rendono. Altri, tuttavia, lo prendono come riferito a ciò che segue, che significa "essere così di mentalità; essere di tale opinione; o affermando.” Quindi Bloomfield, Robinson (Lexicon), Mede, Rosenmuller, ecc. Secondo questa interpretazione il senso è: “Coloro che così vogliono o pensano; cioè coloro che hanno l'opinione che tutte le cose continueranno a rimanere come erano, ignorano questo fatto che le cose non sono sempre rimaste così; che c'è stata una distruzione del mondo per mezzo dell'acqua”.

Il greco sembra piuttosto esigere questa interpretazione; e quindi il senso del passaggio sarà: "È nascosto o nascosto a coloro che hanno questa opinione che la terra una volta è stata distrutta". È sottinteso, qualunque sia l'interpretazione adottata, che la volontà vi fosse coinvolta; che erano influenzati da quello piuttosto che dal giudizio sobrio e dalla ragione; e se la parola si riferisce alla loro "ignoranza" o al loro "avere quell'opinione", c'era ostinazione e perversità al riguardo.

La "volontà" di solito ha più a che fare nella negazione e nel rifiuto delle dottrine della Bibbia rispetto alla "comprensione". L'argomento a cui si appella l'apostolo in risposta a questa obiezione è semplice. Gli avversari della dottrina affermavano che le leggi della natura erano sempre rimaste le stesse, e affermavano che lo sarebbero sempre state. L'apostolo nega il fatto da essi assunto, nel senso in cui lo affermavano, e sostiene che quelle leggi non sono state così stabili e uniformi che il mondo non è mai stato distrutto da una travolgente visitazione di Dio.

È stato distrutto da un'alluvione; potrebbe essere di nuovo dal fuoco. C'era la stessa improbabilità che l'evento si sarebbe verificato, per quanto riguarda l'argomento della stabilità delle leggi di natura, in un caso che c'è nell'altro, e di conseguenza l'obiezione non ha forza.

Ciò per parola di Dio - Per comando di Dio. "Ha parlato, ed è stato fatto." Confronta Genesi 1:6 , Genesi 1:9; Salmi 33:9. L'idea qui è che tutto dipende dalla sua parola o volontà. Come i cieli e la terra furono originariamente creati per suo comando, così per lo stesso comando possono essere distrutti.

I cieli erano antichi - I cieli erano stati precedentemente creati, Genesi 1:1. La parola "cielo" nelle Scritture si riferisce a volte all'atmosfera, a volte ai mondi stellati come appaiono sopra di noi, ea volte al luogo esaltato in cui dimora Dio. Qui è usato, senza dubbio, nel significato popolare, per denotare i cieli mentre "appaiono", abbracciando il sole, la luna e le stelle.

E la terra che sta fuori dall'acqua e nell'acqua - Margine, "consistente". Greco, συνεστῶσα sunestōsa. La parola greca, se usata in senso intransitivo, significa "stare con" o "insieme"; poi tropicale, "mettere insieme", costituire, collocare, portare all'esistenza - Robinson. L'idea che i nostri traduttori sembrano aver avuto è che, nella formazione della terra, una parte fosse fuori dall'acqua, e una parte sotto l'acqua; e che la prima, o la parte abitata, fu interamente sommersa, e che così gli abitanti perirono.

Questa non era, tuttavia, probabilmente l'idea di Peter. Si riferisce senza dubbio al racconto dato in Genesi 1 : della creazione della terra, in cui l'acqua ha svolto una parte così importante. Il pensiero nella sua mente sembra essere stato, che "l'acqua" è entrata materialmente nella formazione della terra, e che nella sua stessa origine esistevano i mezzi con cui è stata poi distrutta.

La parola che è resa "in piedi" dovrebbe piuttosto essere resa "consistente di" o "costituita da"; e il significato è che la creazione della terra fu il risultato dell'azione divina che agiva sulla massa di elementi che in Genesi è chiamata "acque", Genesi 1:2 , Genesi 1:6 , Genesi 1:9.

C'era dapprima un vasto fluido, un'immensa raccolta informe di materiali, chiamati "acque", e da ciò sorse la terra. Il momento, quindi, in cui Pietro guarda la terra qui, non è quando le montagne, i continenti e le isole sembrano essere in parte fuori dall'acqua e in parte nell'acqua, ma quando c'era una vasta massa di materiali chiamati “acque” da cui si è formata la terra.

La frase “fuori dall'acqua” ( ἐξ ὕδατος ex hudatos) si riferisce all'origine della terra. È stato formato "da" o da quella massa. La frase "nell'acqua" ( δἰ ὕδατος di' hudatos) significa più propriamente "attraverso" o "attraverso". Non significa che la terra stava nell'acqua nel senso che era in parte sommersa; ma significa non solo che la terra è sorta “da” quella massa che è chiamata “acqua” in Genesi 1 , ma che quella massa chiamata “acqua” era in effetti la grande materia di cui era formata la terra.

Era "attraverso" o "per mezzo di" quella vasta massa di elementi mescolati che la terra era fatta così com'era. Tutto nasce da quella massa caotica; per questo, o per questo, tutte le cose si sono formate, e dal fatto che la terra è stata così formata dall'acqua, o che l'acqua è entrata così essenzialmente nella sua formazione, esistevano cause che alla fine hanno portato al diluvio.

6 Per cui - Δι ̓ ὧν Di' hōn. Attraverso il quale, o per mezzo del quale. Il pronome qui è al plurale e c'è stata molta differenza di opinione su ciò che si riferisce. Alcuni suppongono che si riferisca ai cieli menzionati nel versetto precedente, e al fatto che le finestre del cielo furono aperte nel diluvio (Doddridge), altri che la locuzione greca sia presa nel senso di ( διὸ dio) “donde.

Wetstein suppone che si riferisca ai "cieli e alla terra". Ma il riferimento più ovvio, sebbene si usi il numero plurale e la parola "acqua" nell'antecedente sia al singolare, è "acqua". Il fatto sembra essere che l'apostolo avesse le "acque" menzionate nella Genesi in modo prominente nel suo occhio, e intendesse descrivere l'effetto prodotto "da" quelle acque. Ha anche fatto riferimento due volte, nella stessa frase, a "acqua" - "fuori dall'acqua e nell'acqua.

È evidentemente a queste “acque” menzionate nella Genesi, da cui originariamente fu fatto il mondo, che si riferisce qui. Il mondo è stato formato da quella massa fluida; da queste acque che esistevano quando fu fatta la terra, e dalle quali sorse, fu distrutta. L'antecedente alla parola nel numero plurale è piuttosto ciò che era nella mente dello scrittore, o ciò a cui stava pensando, che la parola che aveva usato.

Il mondo che allora era... - Compresi tutti i suoi abitanti. Rosenmuller suppone che il riferimento qui sia a qualche catastrofe universale avvenuta prima del diluvio al tempo di Noè, e in effetti prima che la terra fosse sistemata nella sua forma attuale, come descritto da Mosè in Genesi 1. È reso più che probabile, dalle ricerche dei geologi in tempi moderni, che tali cambiamenti siano avvenuti; ma non ci sono prove che Pater li conoscesse, e il suo proposito non richiedeva che facesse riferimento a loro. Tutto ciò che il suo argomento richiedeva era il fatto che il mondo una volta era stato distrutto, e che quindi non era improbabile credere che sarebbe stato di nuovo.

Coloro che ritenevano improbabile la previsione che la terra sarebbe stata distrutta, affermavano che non c'erano segni di un tale evento; che le leggi della natura erano stabili e uniformi; e che poiché quelle leggi erano state così lunghe e così uniformemente ininterrotte, era assurdo credere che un tale evento potesse verificarsi. Per far fronte a ciò, bastava dimostrare che, in un caso in cui le stesse obiezioni sostanzialmente potevano essere avanzate, era effettivamente accaduto che il mondo fosse stato distrutto.

C'era, di per sé considerata, altrettanto improbabile nel credere che il mondo potesse essere distrutto dall'acqua quanto che sarebbe stato distrutto dal fuoco, e di conseguenza l'obiezione non aveva alcuna forza reale. Nonostante l'apparente stabilità delle leggi della natura, il mondo era stato un tempo distrutto; e non c'è quindi nessuna probabilità che possa essere di nuovo. Sulle obiezioni che avrebbero potuto essere plausibilmente mosse contro il diluvio, vedi le note in Ebrei 11:7.

7 Ma i cieli e la terra che sono ora - come ora esistono. Non c'è difficoltà qui a rispettare ciò che si intende con la parola "terra", ma non è così facile determinare con precisione quanto è incluso nella parola "cieli". Non si può supporre che significhi "cielo" come luogo in cui dimora Dio; né è necessario supporre che Pietro intendesse con la parola tutto ciò che ora sarebbe implicato in essa, come usata da un astronomo moderno.

La parola è senza dubbio impiegata in un significato popolare, riferendosi ai "cieli come appaiono all'occhio"; e l'idea è che l'incendio non solo distruggerebbe la terra, ma cambierebbe i cieli come ora ci appaiono. Se, infatti, la terra con la sua atmosfera dovesse subire un incendio universale, accadrebbe tutto ciò che è propriamente implicato in quanto qui detto da Pietro.

Con la stessa parola - Dipende esclusivamente dalla volontà di Dio. Deve solo dare il comando e tutto sarà distrutto. Le leggi della natura non hanno stabilità indipendente dalla sua volontà, e a suo piacimento tutte le cose potrebbero essere ridotte a nulla, così facilmente come sono state fatte. Una sola parola, un soffio di comando, da un Essere, un Essere sul quale non abbiamo controllo, diffonderebbe la desolazione universale attraverso i cieli e la terra.

Nonostante le leggi della natura, come vengono chiamate, e la precisione, l'uniformità e la potenza con cui operano, la dipendenza dell'universo dal Creatore è totale come se tali leggi non esistessero e come se tutte fossero condotte da la mera volontà dell'Altissimo, indipendentemente da tali leggi. In effetti, quelle leggi non hanno efficacia propria, ma sono una semplice affermazione del modo in cui Dio produce i cambiamenti che avvengono, i metodi con cui opera Colui che "opera tutto in tutti". In qualsiasi momento poteva sospenderli; cioè, potrebbe cessare di agire, o ritirare la sua efficienza, e l'universo cesserebbe di essere.

Sono tenuti in serbo - greco, " Sono custoditi ". L'allusione nella parola greca è a tutto ciò che è custodito o riservato per un uso futuro. L'apostolo non dice che questo è l'unico scopo per cui i cieli e la terra sono preservati, ma che questo è un oggetto, o questo è un aspetto in cui il soggetto può essere visto. Sono come un tesoro riservato per un uso futuro.

Riservato al fuoco - Riservato o tenuto per essere bruciato. Vedi le note a 2 Pietro 3:10. Il primo modo per distruggere il mondo è stato l'acqua, il prossimo sarà il fuoco. Che il mondo sarebbe stato in qualche momento distrutto dal fuoco era un'opinione comune tra i filosofi antichi, specialmente gli stoici greci. Quale fosse il fondamento di tale opinione, o da dove derivò, è impossibile ora determinarlo; ma è notevole che si sia accordato così interamente con le affermazioni del Nuovo Testamento.

Le autorità che provano che questa opinione è stata accolta si possono vedere in Wetstein, in loc. Vedi Seneca, NQ iii. 28; Cic. ND ii. 46; Simplicio in Arist. de Coelo i. 9; Eusebio, P. xv. 18. È abbastanza notevole che ci siano state tra i pagani nei tempi antichi e moderni così tante opinioni che concordano con le affermazioni della rivelazione - opinioni, molte delle quali, che non avrebbero potuto essere fondate su alcuna indagine scientifica tra di loro, e che, dunque, doveva essere o frutto di congetture, o tramandato dalla tradizione. Qualunque possa essere stata la loro origine, il fatto che tali opinioni prevalessero e fossero credute, può avere un certo peso nel mostrare che le affermazioni nella Bibbia non sono improbabili.

Contro il giorno del giudizio e della perdizione degli uomini empi - Il mondo fu distrutto da un diluvio a causa della malvagità dei suoi abitanti. Sembrerebbe da questo passo che sarà distrutto dal fuoco con riferimento alla stessa causa; almeno, che la sua distruzione con il fuoco comporti la perdizione degli uomini malvagi. Non si può dedurre da questo passaggio che il mondo sarà malvagio alla conflagrazione generale come lo era al tempo di Noè; ma l'idea nella mente di Pietro sembra essere stata, che nella distruzione del mondo mediante il fuoco sarà coinvolta la perdizione degli empi, o accadrà in quel momento.

Sembra anche essere implicito che il fuoco compirà un'azione importante in quella distruzione, come fece l'acqua sul vecchio mondo. Non è detto, nel passo davanti a noi, se quelli che saranno distrutti saranno vivi in ​​quel tempo, o saranno risuscitati dai morti, né abbiamo alcun mezzo per determinare quale fosse l'idea di Pietro su questo punto. Tutto ciò che il passaggio insegna essenzialmente è che il mondo è riservato ora in riferimento a tale consumazione mediante il fuoco; cioè, che ci sono elementi tenuti in serbo che possono essere accesi in una conflagrazione universale, e che una tale conflagrazione sarà accompagnata dalla distruzione dei malvagi.

8 Ma, carissimi, non ignorate questa sola cosa, che un giorno è con il Signore come mille anni - Questa 2 Pietro 3:8 è la seconda considerazione con cui l'apostolo incontra l'obiezione degli schernitori contro la dottrina del seconda venuta del Salvatore. L'obiezione era che tanto tempo, e forse il tempo che avrebbe dovuto essere fissato per la sua venuta, era passato, e ancora tutte le cose erano rimaste come erano.

La risposta dell'apostolo è che non si può trarre alcun argomento da ciò, perché quello che può sembrare lungo per noi è un breve periodo con Dio. Nell'infinità della sua durata vi è tempo abbondante per compiere i suoi disegni, e non può fare differenza con lui se si realizzano in un giorno o si estendono a mille anni. L'uomo ha poco tempo da vivere, e se non realizza i suoi scopi in un periodo molto breve, non lo farà mai.

Ma non è così con Dio. Vive sempre; e quindi non possiamo dedurre, perché l'esecuzione dei suoi scopi sembra essere ritardata, che siano abbandonati. Con Colui che vive sempre sarà facile realizzarli in un'epoca lontana come adesso. Se è suo piacere realizzarli in un solo giorno, può farlo; se sceglie che l'esecuzione sia differita a mille anni, o che mille anni siano consumati nell'eseguirli, ha il potere di portarli avanti per quella che a noi sembra essere una durata così vasta.

I malvagi, quindi, non possono dedurre che scamperanno perché la loro punizione è ritardata; né i giusti devono temere che le promesse divine vengano meno perché i secoli passano prima che si compiano. L'espressione qui usata, che "un giorno è presso il Signore come mille anni, ecc." è comune negli scritti rabbinici. Vedi Wetstein in loc. Un pensiero simile si verifica in Salmi 90:4; "Per mille anni ai tuoi occhi non sono che come ieri quando è passato, e come una veglia nella notte."

9 Il Signore non è pigro riguardo alla sua promessa - Cioè, non dovrebbe essere dedotto perché la Sua promessa sembra essere ritardata a lungo e quindi fallirà. Quando le persone, dopo un considerevole lasso di tempo, non adempiono ai loro impegni, deduciamo che è perché hanno cambiato i loro piani, o perché hanno dimenticato le loro promesse, o perché non sono in grado di adempierle, o perché c'è una mancanza di principio che li fa fallire, a prescindere dai loro obblighi.

Ma tale inferenza non può essere tratta dall'apparente ritardo del compimento dei propositi divini. Qualunque possano essere le ragioni per cui sembrano essere differite, con Dio, possiamo essere sicuri che non è da cause come queste.

Come alcuni contano la pigrizia - È probabile che l'apostolo qui avesse messo gli occhi su alcuni professanti cristiani che erano diventati sfiduciati e impazienti, e che, dal ritardo riguardo alla venuta del Signore Gesù, e dalle rappresentazioni di coloro che negata la verità della religione cristiana, sostenendo da quel ritardo che era falsa, cominciò a temere che la sua venuta promessa davvero non si sarebbe mai verificata.

A costoro dice che non si dovrebbe dedurre dal suo ritardo che non sarebbe tornato, ma che il ritardo dovrebbe essere considerato come una prova del suo desiderio che gli uomini abbiano spazio per il pentimento e un'opportunità per assicurarsi la loro salvezza. Vedi le note a 2 Pietro 3:15.

Ma è longanime verso di noi - Verso di noi. Il ritardo dovrebbe essere considerato una prova della Sua tolleranza e del Suo desiderio che tutti gli esseri umani siano salvati. Ogni peccatore dovrebbe considerare il fatto di non essere abbattuto nei suoi peccati, non come una prova che Dio non punirà i malvagi, ma come una dimostrazione che ora è tollerante e desidera che abbia un'ampia opportunità per ottenere vita eterna.

Nessuno dovrebbe dedurre che Dio non eseguirà le Sue minacce, a meno che non possa guardare nelle parti più lontane di una futura eternità, e dimostrare che lì non c'è sofferenza destinata al peccatore; chiunque pecca e viene risparmiato anche solo per un momento, dovrebbe considerare la tregua solo come una prova che Dio è misericordioso e tollerante ora.

Non volendo che qualcuno perisca - Cioè, Egli non lo desidera né lo desidera. La sua natura è benevola e desidera sinceramente la felicità eterna di tutti, e la sua pazienza verso i peccatori "dimostra" che è disposto a salvarli. Se non fosse disposto, gli sarebbe facile tagliarli fuori, ed escluderli subito dalla speranza. Questo passaggio, tuttavia, non dovrebbe essere addotto per dimostrare:

(1) Che i peccatori di fatto non periranno mai; perché:

(a) il passaggio non si riferisce a ciò che Dio farà come Giudice finale dell'umanità, ma a quali sono i Suoi sentimenti e desideri ora verso gli uomini.

(b) Si può avere un sincero desiderio che gli altri non periscano, e tuttavia può darsi che, in piena coerenza con ciò, periscano. Un genitore desidera sinceramente che i suoi figli non vengano puniti, e tuttavia egli stesso può trovarsi nella necessità morale di punirli. Un legislatore può avere un sincero desiderio che nessuno possa mai violare le leggi, o essere punito, e tuttavia egli stesso può costruire una prigione, e costruire una forca, e far eseguire la legge nel modo più rigoroso.

Un giudice in tribunale può desiderare sinceramente che nessun uomo sia giustiziato e che tutti gli imputati davanti a lui siano trovati innocenti, eppure anche lui, in piena conformità con quel desiderio, e con un cuore molto benevolo, anche con le lacrime agli occhi, può pronunciare la sentenza della legge.

(c) Non si può dedurre che tutto ciò che il cuore di infinita benevolenza desidererebbe sarà compiuto dalla sua sola volontà. Evidentemente è tanto conforme alla benevolenza di Dio che nessuno dovrebbe essere infelice in questo mondo, come è che nessuno dovrebbe soffrire nell'altro, poiché la difficoltà non è nella domanda dove si dovrà soffrire, ma nella fatto stesso che qualcuno dovrebbe soffrire; ed è altrettanto conforme alla Sua natura che tutti dovrebbero essere felici qui, come dovrebbero essere felici nell'aldilà. Eppure nessuno può sostenere che il fatto che Dio sia benevolo dimostri che nessuno qui soffrirà. Tanto poco questo fatto dimostrerà che nessuno soffrirà nel mondo a venire.

(2) Il passaggio non dovrebbe essere addotto per provare che Dio non ha scopo, e non ha formato alcun piano, riguardo alla distruzione dei malvagi; perché:

(a) La parola qui usata si riferisce piuttosto alla Sua disposizione, o alla Sua natura, che a qualsiasi atto o piano.

C'è un senso, come è ammesso da tutti, in cui Egli vuole la distruzione dei malvagi - vale a dire, se non si pentono - cioè, se lo meritano.

Un tale atto è tanto incoerente con la Sua benevolenza generale quanto uno scopo eterno nella materia, poiché il Suo scopo eterno può essere stato solo quello di fare ciò che realmente fa; e se è coerente con un sincero desiderio che i peccatori siano salvati per fare questo, allora è coerente determinare in anticipo di farlo - poiché determinare in anticipo di fare ciò che è effettivamente giusto, può essere solo un bel tratto nel carattere di nessuno.

(3) Il passaggio quindi dimostra:

(a) Che Dio ha un sincero desiderio che le persone siano salvate;

(b) Che qualsiasi scopo riguardo alla distruzione dei peccatori non sia fondato sulla mera volontà, o non sia arbitrario;

(c) Che sarebbe d'accordo con la natura di Dio e con le Sue disposizioni nel piano di salvezza, se tutti gli esseri umani giungessero al pentimento e accettassero le offerte di misericordia;

(d) Che se qualcuno viene a Lui veramente pentito e desideroso di essere salvato, non sarà respinto;

(e) Che, poiché è in accordo con la Sua natura, che Egli desideri che tutte le persone possano essere salvate, si può presumere che abbia preso un accordo in base al quale è possibile che lo siano; e,

(f) Che, poiché questo è il Suo desiderio, è proprio che i ministri della religione offrano la salvezza ad ogni essere umano. Confronta Ezechiele 33:11.

10 Ma il giorno del Signore - Il giorno del Signore Gesù. Cioè, il giorno in cui si manifesterà. È chiamato il suo giorno, perché allora sarà l'oggetto grande e prominente come il giudice di tutti. Confronta Luca 17:27.

Verrà come un ladro nella notte - Inaspettatamente; all'improvviso. Vedi le note a 1 Tessalonicesi 5:2.

In cui i cieli passeranno con un gran rumore - Cioè, quello che ci sembra essere il cielo. Non può significare che la santa casa dove dimora Dio passerà; né è necessario supporre che questa dichiarazione si estenda ai mondi e ai sistemi stellari rivelati dall'astronomia moderna. La parola è senza dubbio usata in senso popolare, cioè come ci appaiono le cose; e la giusta interpretazione del passaggio richiederebbe solo un cambiamento simile a quello che avverrebbe con la distruzione di questo mondo con il fuoco.

Se si verificasse una conflagrazione, che abbracciasse la terra e l'atmosfera circostante, si verificherebbero tutti i fenomeni qui descritti; e, se così fosse, allora questo è tutto ciò che si può dimostrare che si intende con il passaggio. Una tale distruzione degli elementi non potrebbe avvenire senza "un gran rumore".

E gli elementi si scioglieranno con fervente calore - greco: "gli elementi che vengono bruciati, o bruciano, ( καυσούμενα kausoumena,) devono essere dissolti". L'idea è che la causa della loro “dissoluzione” sarà il fuoco; o che ci sarà una conflagrazione estesa a quelli che qui sono chiamati gli "elementi", che produrrà gli effetti qui descritti dalla parola "dissolto".

C'è stata molta divergenza di opinioni riguardo al significato della parola qui resa “elementi” ( στοιχεῖα stoicheia). La parola ricorre nel Nuovo Testamento solo nei seguenti luoghi: Galati 4:3 , Galati 4:9; 2Pt 3:10, 2 Pietro 3:12 , in cui è reso “elementi”; Colossesi 2:8 , Colossesi 2:20 , in cui è reso "rudimenti"; e in Ebrei 5:12 , dove è reso “principi.

Per il significato generale della parola, vedere le note in Galati 4:3. La parola denota i “rudimenti” di qualsiasi cosa; le parti minute o porzioni di cui è composta una cosa, o che costituiscono le porzioni semplici da cui qualcosa nasce, o di cui è composta.

Qui indicherebbe propriamente le parti componenti del mondo materiale; o quelli che entrano nella sua composizione, e di cui è composto. Non si deve supporre che l'apostolo usasse il termine con lo stesso esatto significato con cui lo userebbe oggi un chimico, ma secondo l'uso popolare del termine ai suoi tempi. In tutte le epoche e in tutte le lingue alcune di queste parole, con accuratezza più o meno scientifica, sono state impiegate per denotare i materiali primari da cui erano formati altri, proprio come, nella maggior parte delle lingue, ci sono stati caratteri o lettere per indicare i suoni elementari di cui è composto il linguaggio.

In generale, gli antichi supponevano che gli elementi da cui erano formate tutte le cose fossero in numero di quattro: aria, terra, fuoco e acqua. La scienza moderna ha ribaltato completamente questa teoria e ha mostrato che questi, lungi dall'essere semplici elementi, sono essi stessi composti; ma la tendenza della scienza moderna è ancora quella di mostrare che gli elementi di tutte le cose sono in effetti pochi di numero.

La parola, usata qui da Pietro, si riferirebbe agli elementi delle cose come allora intese in senso popolare; non sarebbe ora una parola impropria da applicare ai pochi elementi di cui tutte le cose sono composte, come rivela la chimica moderna. In entrambi i casi, l'uso della parola sarebbe corretto. Sia applicata all'uno che all'altro, la scienza ha dimostrato che tutti sono capaci di combustione. L'acqua, nelle sue parti componenti, è altamente infiammabile; e anche il diamante ha dimostrato di essere combustibile.

L'idea contenuta nella parola "dissolto" è, propriamente, solo il cambiamento che produce il calore. Il calore cambia le forme delle cose; li dissolve nei loro elementi; dissipa quelli che erano solidi spingendoli nei gas, e produce nuovi composti, ma non annienta nulla. Non si poteva dimostrare da questa frase che il mondo sarebbe stato annientato dal fuoco; si potrebbe solo dimostrare che subirà importanti cambiamenti.

Per quanto riguarda l'azione del fuoco, la forma della terra può scomparire e il suo aspetto può essere mutato; ma a meno che il potere diretto che lo ha creato non si interponga per annientarlo, la materia che ora lo compone sarà ancora in esistenza.

Anche la terra e le opere che sono in essa saranno bruciate - Cioè, se sono opere di Dio o dell'uomo - tutta la creazione vegetale e animale, e tutte le torri, le città, i palazzi, le produzioni di genio, i quadri, la statuaria, i libri, che l'uomo ha fatto:

“Le torri ricoperte di nuvole, i palazzi sfarzosi,

I templi solenni, il grande globo stesso,

E tutto ciò che eredita, si dissolverà,

E, come il tessuto infondato di una visione,

Non lasciare indietro un relitto.”

La parola resa “bruciato”, come la parola poco prima usata e resa “calore fervente” - una parola della stessa origine, ma qui intensa - significa che subiranno un tale cambiamento come produrrà il fuoco; non necessariamente che la materia che li compone sarà annientata. Se la materia che compone la terra deve essere mai completamente distrutta, lo deve essere per l'immediata potenza di Dio, perché solo Colui che ha creato può distruggere.

Non c'è la minima evidenza che una particella di materia originariamente creata sia stata annichilita dall'inizio del mondo; e non ci sono fuochi così intensi, né poteri chimici così potenti da far cessare completamente l'esistenza di una particella di materia. Per quanto riguarda il potere dell'uomo, e per quanto una parte della materia può predare un'altra, la materia è indistruttibile come la mente, e nessuna può essere distrutta a meno che Dio non la distrugga.

Se è il suo scopo di annientare qualsiasi parte della materia che ha creato, non appare dalla sua parola; ma è chiaro che Egli intende che l'universo subisca importanti cambiamenti. Per quanto riguarda la possibilità o la probabilità di una tale distruzione da parte del fuoco come è qui prevista, nessuno può avere dubbi su chi è a conoscenza delle rivelazioni della scienza moderna riguardo alla struttura interna della terra.

Anche gli antichi filosofi, per qualche motivo, supponevano che la terra sarebbe stata ancora distrutta dal fuoco (vedi le mie note a 2 Pietro 3:7 ), e la scienza moderna ha reso probabile che l'interno della terra sia fuso e intensamente- massa riscaldata di materiali in fiamme; che il mondo abitabile è solo una crosta (guscio) relativamente sottile su quei fuochi interni; che i terremoti sono causati dai vapori generati da quella massa riscaldata quando l'acqua viene a contatto con essa; e che i vulcani sono solo aperture e sfoghi attraverso i quali quelle fiamme interne si fanno strada verso la superficie.

Se questi fuochi riemergeranno ovunque in superficie e produrranno una conflagrazione universale, forse non potrebbe essere determinato dalla scienza, ma nessuno può dubitare che il semplice comando di Dio sarebbe tutto ciò che è necessario per riversare quei fiumi ardenti sul terra, proprio come una volta fece scorrere le acque su ogni montagna e attraverso ogni valle.

Per quanto riguarda la questione se sia probabile che un tale cambiamento sarà prodotto dal fuoco, portando l'attuale ordine delle cose alla fine, si può inoltre osservare che c'è motivo di credere che tali cambiamenti stiano effettivamente avvenendo in altri mondi. . “Durante gli ultimi due o tre secoli sono scomparse più di tredici stelle fisse. Uno di essi, situato nell'emisfero settentrionale, presentava uno splendore particolare, ed era così brillante da essere visto ad occhio nudo a mezzogiorno.

Sembrava in fiamme, apparendo dapprima di un bianco abbagliante, poi di un giallo rossiccio, e infine di un pallido color cenere. LaPlace suppone che sia stato bruciato, come non è mai stato visto da allora. L'incendio è stato visibile per circa sedici mesi". Il noto astronomo Von Littrow, nella sezione del suo lavoro sulle “Stelle nuove e mancanti” (intitolata Die Wunder der Himmels oder Gemeinfassliche Darstellung der Weltsystems, Stoccarda, 1843, sezione 227), osserva: “Grande come può essere le rivoluzioni che avvengono sulla superficie di quelle stelle fisse, che sono soggette a questa alternanza di luce, quali mutamenti del tutto diversi possono aver sperimentato quegli altri, che in regioni del firmamento dove nessuna stella era mai stata prima, sembrava divampare in fiamme limpide, per poi scomparire, forse per sempre”.

Fa poi una breve storia di quegli astri che hanno suscitato la particolare attenzione degli astronomi. "Nell'anno 1572, l'11 novembre", dice, "Tycho, passando dal suo laboratorio chimico all'osservatorio, attraverso il cortile della sua casa, osservò nella costellazione di Cassiopea, in un luogo dove prima aveva solo visto stelle molto piccole, una nuova stella di grandezza non comune. Era così luminoso che superava in splendore anche Giove e Venere, ed era visibile anche di giorno.

Durante tutto il tempo in cui fu visibile, Tycho non poté osservare alcuna parallasse o cambiamento di posizione. Alla fine dell'anno, però, è progressivamente diminuito; e alla fine, nel marzo 1574, sedici mesi dopo la sua scoperta, scomparve del tutto, da cui se ne perse ogni traccia. Quando apparve per la prima volta, la sua luce era di un bianco abbagliante; nel gennaio 1573, due mesi dopo la sua rinascita, divenne giallastra; in pochi mesi assunse una tonalità rossastra, come Marte o Aldebaran; e all'inizio dell'anno 1574, due o tre mesi prima della sua totale scomparsa, brillava solo di una luce grigia o color piombo, simile a quella di Saturno”. Vedi Bibliotheca Sacra, III., p. 181. Se tali cose accadono in altri mondi, non c'è nulla di improbabile o di assurdo nel supporre che possano ancora verificarsi sulla terra.

11 Vedendo poi che tutte queste cose saranno dissolte - Poiché questa è una verità indubbia.

Che tipo di persone dovreste essere in ogni santa conversazione e pietà - In santa condotta e pietà. Cioè, questo fatto dovrebbe poter esercitare su di noi un'influenza profonda e duratura, per indurci a condurre una vita santa. Dovremmo sentire che non c'è nulla di permanente sulla terra che questa non sia la nostra dimora permanente; e che i nostri grandi interessi sono in un altro mondo. Dovremmo essere seri, umili e devoti; e dovrebbe fare il nostro grande scopo di essere preparati per le scene solenni attraverso le quali passeremo presto.

Una contemplazione abituale della verità, che tutto ciò che vediamo presto svanirà, produrrebbe un effetto molto salutare sulla mente. Ci renderebbe seri. Reprimerebbe l'ambizione. Ci porterebbe a non desiderare di accumulare ciò che deve essere così presto distrutto. Ci spingerebbe a depositare i nostri tesori in cielo. Ci farebbe chiedere con profonda serietà se siamo preparati per queste scene incredibili, se dovessero improvvisamente scoppiare su di noi.

12 Cercando - Non sapendo quando ciò può accadere, la mente dovrebbe essere in quello stato che costituisce "aspettativa"; vale a dire, una convinzione che accadrà, e una condizione mentale in cui non saremmo presi di sorpresa se dovesse accadere in qualsiasi momento. Vedi le note a Tito 2:13.

E affrettare la venuta - Margine, come in greco: ““affrettare la venuta.”” La parola greca resa “affrettare” ( σπεύδω speudō,) significa incalzare, affrettare; e poi affrettarsi dietro a qualunque cosa, attendere con ardente desiderio. Questo è evidentemente il senso qui: Wetstein e Robinson. Lo stato d'animo che è indicato dalla parola è quello quando siamo ansiosamente desiderosi che qualcosa accada, e quando lo affretteremmo o lo accelereremmo se potessimo.

Il vero cristiano non teme l'arrivo di quel giorno. Lo attende come il periodo della sua redenzione e accoglierebbe, in qualsiasi momento, il ritorno del suo Signore e Salvatore. Mentre è disposto ad aspettare finché piacerà a Dio per l'avvento del Suo Redentore, tuttavia per Lui la prospettiva più brillante in futuro è quell'ora in cui verrà a prenderlo a Sé.

La venuta del giorno di Dio - Chiamato "il giorno di Dio", perché Dio sarà poi manifestato nella sua potenza e gloria.

13 Tuttavia noi, secondo la sua promessa - L'allusione qui sembra essere, senza dubbio, a due passi di Isaia, in cui si trova una promessa di questo genere. Isaia 65:17; “poiché, ecco, io creo nuovi cieli e nuova terra: e il primo non sarà ricordato, né verrà in mente”. Isaia 66:22; «poiché come i nuovi cieli e la nuova terra che io farò rimarranno davanti a me, dice il Signore», ecc.

Confronta Apocalisse 21:1 , dove Giovanni dice di aver avuto una visione del nuovo cielo e della nuova terra che era stata promessa: “E vidi un nuovo cielo e una nuova terra; poiché il primo cielo e la prima terra erano passati e il mare non c'era più». Vedi le note in Isaia 65:17.

Cerca nuovi cieli e una nuova terra - Potrebbe non essere facile rispondere a molte delle domande che potrebbero essere poste riguardo ai "nuovi cieli e terra" qui menzionati. Una delle domande più naturali è se l'apostolo intendesse dire che questa terra, dopo essere stata purificata dal fuoco, sarebbe tornata adatta alla dimora dei redenti; ma a questa domanda è impossibile rispondere con certezza. Le osservazioni che seguono possono forse abbracciare tutto ciò che si sa, o che si può dimostrare probabile, sul significato del brano che ci sta davanti.

I. I “nuovi cieli e la nuova terra” a cui si fa riferimento saranno quelli che esisteranno dopo che il mondo sarà stato distrutto dal fuoco; cioè dopo il giudizio generale. Non c'è una parola espressa, né un accenno, di alcun "nuovo cielo e terra" precedente a questo, in cui il Salvatore regnerà personalmente sui suoi santi, in un mondo così rinnovato, attraverso un lungo periodo millenario. L'ordine degli eventi, come affermato da Peter, è:

(a) Che i cieli e la terra che sono ora, sono "teneti in serbo, riservati al fuoco "contro il giorno del giudizio", e la perdizione degli uomini empi", 2 Pietro 3:7;

(b) Che il giorno del Signore verrà improvvisamente e inaspettatamente, 2 Pietro 3:10; che allora i cieli e la terra passeranno con gran fragore, gli elementi si scioglieranno e la terra con tutte le sue opere sarà arsa, 2 Pietro 3:10; e,

(c) Che dopo questo 2 Pietro 3:13 dobbiamo aspettarci “nuovi cieli e nuova terra”.

Nulla si dice di un regno personale di Cristo; niente della risurrezione dei santi per abitare con lui sulla terra; niente del mondo è stato allestito per la loro casa prima del giudizio finale. Se Pietro era a conoscenza di tali eventi e credeva che sarebbero accaduti, è notevole che non vi abbia nemmeno accennato qui. Il brano che abbiamo davanti è uno dei pochissimi luoghi del Nuovo Testamento in cui si fa allusione al modo in cui si chiuderanno gli affari del mondo; e non si spiega perché, se cercava un così glorioso regno personale del Salvatore, l'argomento doveva essere passato in totale silenzio.

II. La parola "nuovo", applicata ai cieli e alla terra che devono succedere al presente, potrebbe esprimere una delle seguenti tre cose - cioè, una di queste cose corrisponderebbe a tutto ciò che è abbastanza implicito in quella parola:

(a) Se un nuovo mondo è stato letteralmente creato dal nulla dopo che questo mondo è stato distrutto; poiché questo sarebbe nel senso più stretto "nuovo". Che un tale evento sia possibile nessuno può dubitare, sebbene non sia rivelato.

(b) Se un abitante della terra dovesse dimorare dopo la morte In qualsiasi altro dei mondi ora esistenti, sarebbe per lui una "nuova" dimora, e tutto sembrerebbe nuovo. Lasciarlo, per esempio, essere trasferito al pianeta "Saturno", con il suo anello meraviglioso, e le sue sette lune, e l'intero aspetto dei cieli, e del mondo su cui poi dimorerebbe, gli sarebbe nuovo. La stessa cosa accadrebbe se si soffermasse su qualsiasi altro dei corpi celesti, o se passasse di mondo in mondo.

Vedi questo illustrato ampiamente nelle opere di Thomas Dick, LL. D. - “Paesaggio celeste”, ecc. Confronta le note in 1 Pietro 1:12.

(c) Se la terra dovesse essere rinnovata e adattata alla dimora dell'uomo dopo l'incendio universale, allora sarebbe una nuova dimora.

III. Questo mondo, così rinnovato, può essere, di volta in volta, la dimora temporanea dei redenti, dopo il giudizio finale. Nessuno può provare che questo non possa essere, anche se non ci sono prove che sarà la loro dimora permanente ed eterna o che anche tutti i redenti troveranno in qualsiasi momento una dimora su questo globo, poiché nessuno può supporre che la terra è abbastanza spazioso da fornire una dimora per tutti gli innumerevoli milioni che devono essere salvati.

Ma affinché la terra possa essere nuovamente visitata di volta in volta dai redenti; che in una forma purificata e rinnovata possa essere uno dei "molti palazzi" che devono essere attrezzati per loro Giovanni 14:2 , non può apparire del tutto improbabile dai seguenti suggerimenti:

(1) Sembra essere stata una legge della terra che nel suo progresso dovrebbe essere "preparato" in un periodo per la dimora di un ordine superiore di esseri in un altro periodo. Così, secondo le rivelazioni della geologia, esisteva forse per innumerevoli ere prima di essere adattata per essere una dimora per l'uomo; e che era occupata dai mostri di un ordine di esistenza inferiore, che ora sono morti per far posto a una razza più nobile. Chi può dire che l'attuale ordine delle cose possa scomparire per far posto alle manifestazioni di un modo di essere più elevato?

(2) Non ci sono prove certe che un mondo sia stato annientato, sebbene alcuni siano scomparsi dalla vista umana. Infatti, come osservato sopra, (vedi le note a 2 Pietro 3:10 ) non c'è prova che una singola particella di materia sia mai stata annientata, o mai lo sarà. Può cambiare forma, ma può ancora esistere.

(3) Sembra anche accordarsi maggiormente con la probabilità, che, sebbene la terra possa subire importanti cambiamenti per alluvione o fuoco, non sarà annientata. Sembra difficile supporre che, come mondo, sarà completamente spostato dal sistema di cui ora fa parte, o che il sistema stesso scomparirà. La terra, come uno dei mondi di Dio, ha occupato una posizione troppo importante nella storia dell'universo per far credere facilmente che il luogo dove il Figlio di Dio si è incarnato ed è morto, sarà completamente spazzato via. , certamente, si accordano di più con tutti i sentimenti che possiamo avere su un tale argomento, supporre che un mondo una volta così bello quando uscì dalla mano del suo Creatore.

dovrebbe essere restituito alla bellezza primitiva; che un mondo che sembra essere stato fatto principalmente (vedi le note a 1 Pietro 1:12 ) per illustrare la gloria di Dio nella redenzione, dovrebbe essere conservato in qualche forma appropriata per essere il teatro dell'esibizione dello sviluppo di quel piano in epoche lontane a venire.

(4) Per i redenti, sarebbe molto interessante visitare di nuovo il luogo dove si è compiuta la grande opera della loro redenzione; dove il Figlio di Dio si è incarnato e ha compiuto l'espiazione del peccato; e dove ci sarebbero tanti ricordi e associazioni interessanti, anche dopo la purificazione col fuoco, connessi con l'infanzia della loro esistenza, e la loro preparazione per l'eternità. La pietà almeno "desidera" che il mondo dove si trovano il Getsemani e il Calvario non venga mai cancellato dall'universo.

(5) Tuttavia, se, dopo la loro risurrezione e accoglienza in cielo, i redenti torneranno mai in un mondo così pieno di ricordi e associazioni interessanti, dove hanno iniziato la loro esistenza, dove il loro Redentore è vissuto e morto, dove sono stati rinnovati e santificati, e dove un tempo i loro corpi riposavano nella tomba, non c'è motivo di supporre che questa sarà la loro dimora permanente e immutabile.

Può essere mera speculazione, ma sembra accordarsi meglio con la bontà di Dio, e con il modo in cui è fatto l'universo, supporre che ogni parte di esso possa essere visitata, e diventare successivamente la casa dei redenti; affinché possano passare da un mondo all'altro e osservare le meraviglie e le opere di Dio come si manifestano in mondi diversi. L'universo, così vasto, sembra essere stato adatto a tale scopo, e nient'altro che possiamo concepire sarà così adatto a dare impiego senza stanchezza alle menti che Dio ha fatto, nell'interminabile durata davanti a loro.

IV. I nuovi cieli e la nuova terra saranno “santi”. Saranno la casa della giustizia per sempre.

(a) Questo fatto è chiaramente rivelato nel versetto davanti a noi; “dove abita la giustizia”. È anche la corretta affermazione delle Scritture, Ap 21:27 ; 1 Corinzi 6:9; Ebrei 12:14.

(b) Questo sarà in forte contrasto con ciò che è accaduto sulla terra. La storia di questo mondo è stata quasi interamente una storia di peccato - della sua natura, dei suoi sviluppi, dei suoi risultati. Non ci sono stati esseri perfettamente santi sulla terra, tranne il Salvatore e gli angeli che l'hanno visitata occasionalmente. Non c'è stato un luogo perfettamente sacro: città, villaggio, villaggio; nessuna comunità perfettamente santa. Ma il mondo futuro, in forte contrasto con questo, sarà perfettamente puro e sarà una bella illustrazione di ciò che farà la religione nella sua forma perfetta.

(c) È per questo che il cristiano desidera abitare in quel mondo e attende la venuta del suo Salvatore. Non è principalmente che possa essere felice, per quanto desiderabile, ma che possa essere in un mondo dove lui stesso sarà perfettamente puro, e dove tutto intorno a lui sarà puro; dove ogni essere che incontrerà sarà "santo come Dio è santo", e ogni luogo su cui si posa il suo occhio, o il suo piede calpesta, sarà incontaminato dal peccato. Agli occhi della fede e della speranza, quanto è benedetta la prospettiva di un tale mondo!

14 Pertanto, carissimi, vedendo che cercate tali cose, siate diligenti, cioè nell'assicurare la vostra salvezza. L'effetto di tali speranze e prospettive dovrebbe essere quello di condurci a una seria domanda se siamo preparati a dimorare in un mondo santo e di renderci diligenti nell'adempimento dei doveri e pazienti nel sopportare le prove della vita. Colui che ha tali speranze davanti a sé, dovrebbe cercare seriamente di essere in grado di avvalersene veramente, e dovrebbe fare della loro realizzazione il grande scopo della sua vita.

Colui che sta per giungere alla fine di ogni stancante fatica, dovrebbe essere disposto a lavorare diligentemente e fedelmente finché dura la vita. Colui che sarà così presto liberato da ogni tentazione e prova, vorrà sopportare ancora un po' i dolori del mondo presente. Cosa sono tutte queste in confronto alla gloria che ci attende? Confronta la nota 1 Corinzi 15:58; Romani 8:18 nota, seguente; 2 Corinzi 4:16 note.

Che possiate essere trovati da lui in pace - Trovati da lui quando ritorna in uno stato tale da assicurare la vostra pace eterna.

Senza macchia e irreprensibile - Vedi le note a Efesini 5:27. Con noi dovrebbe essere oggetto di uno sforzo serio per rimuovere l'ultima macchia di peccato e inquinamento dalle nostre anime. La profonda sensazione che presto ci troveremo alla presenza di un Dio santo, il nostro Giudice finale, non può che avere una felice influenza nel renderci puri.

15 E conto - che "la longanimità del nostro Signore" è "salvezza". Considera il suo ritardo nel venire a giudicare il mondo, non come una prova che non verrà mai, ma come una prova del suo desiderio che dovremmo essere salvati. Molti avevano tratto una deduzione diversa dal fatto che il Salvatore non fosse tornato, e avevano supposto che fosse una prova che non sarebbe mai venuto e che le sue promesse erano fallite.

Pietro dice che quella conclusione non era autorizzata, ma che dovremmo piuttosto considerarla come una prova della sua misericordia e del suo desiderio che fossimo salvati. Questa conclusione è corretta oggi come lo era allora. Gli uomini malvagi non dovrebbero dedurre, perché Dio non li abbatte, che quindi non saranno mai puniti, o che Dio non è fedele alle sue minacce. Dovrebbero piuttosto considerarlo come una prova che è disposto a salvarli; perché:

Potrebbe giustamente tagliarli fuori per i loro peccati;

(2) L'unica ragione di cui sappiamo perché risparmia i malvagi è dare loro spazio per il pentimento; e,

(3)Finché la vita è prolungata, il peccatore ha l'opportunità di pentirsi e può rivolgersi a Dio. Possiamo quindi, nel nostro caso, guardare a tutti i ritardi di Dio per punire - a tutta la sua pazienza e tolleranza verso di noi, nonostante i nostri peccati e le nostre provocazioni - agli innumerevoli segni della sua gentilezza sparsi lungo il nostro cammino, come prova che Egli non è disposto a farci morire.

Che argomento accumulato in ogni caso potrebbe offrire questo sulla volontà di Dio di salvare! Che ogni uomo consideri i suoi peccati, il suo orgoglio, il suo egoismo e la sua sensualità; contempli il fatto che ha peccato per molti anni e contro molte misericordie; si sforzi di stimare il numero e la grandezza delle sue offese, e sulla pazienza di Dio nel sopportare con lui mentre queste sono state commesse, e chi può sopravvalutare la forza di un tale argomento come prova che Dio è lento all'ira ed è disposto a Salva? Confronta le note in Romani 2:4.

Proprio come anche il nostro amato fratello Paolo - Da questo riferimento a Paolo risultano chiare le seguenti cose:

(1)Che Pietro conosceva i suoi scritti;

(2)Che Pietro presumeva che anche coloro ai quali scrisse li conoscessero;

(3) Che Pietro considerasse Paolo come un "fratello diletto", nonostante il solenne rimprovero che Paolo aveva avuto occasione di Galati 2:2 , Galati 2:2 ss.

(4) Che Pietro considerava Paolo un'autorità nell'inculcare le dottrine ei doveri della religione; e,

(5)Che Pietro considerava Paolo un uomo ispirato e i suoi scritti parte della verità divina. Vedi le note a 2 Pietro 3:16.

Che Pietro abbia mostrato nelle sue Epistole che era a conoscenza degli scritti di Paolo, è stato abbondantemente dimostrato da Eichhorn (Einleitung in das N. Tes. viii. 606ff), e sarà evidente dal confronto dei seguenti passaggi: Efesini 1:3 , con 1 Pietro 3:1; Colossesi 3:8 , con 1 Pietro 2:1; Efesini 5:22 , con 1 Pietro 3:1; Efesini 5:21 , con 1Pt 5:5 ; 1 Tessalonicesi 5:6 , con 1 Pietro 5:8; 1 Corinzi 16:20 , con 1 Pietro 5:14; Romani 8:18 , con 1 Pietro 5:1;Romani 4:24 , con 1 Pietro 1:21; Romani 13:1 , Romani 13:3 , con 1 Pietro 2:13; 1 Timoteo 2:9 , con 1Pt 3:3 ; 1 Timoteo 5:5 , con 1 Pietro 3:5.

Gli scritti degli Apostoli furono senza dubbio ampiamente diffusi; e un apostolo, benché ispirato, non poteva non provare un profondo interesse per gli scritti di un altro. Ci sarebbero anche casi, come nel caso prima di noi, in cui si vorrebbe confermare i propri sentimenti con la riconosciuta saggezza, esperienza e autorità di un altro.

Secondo la saggezza datagli - Pietro evidentemente non intendeva screditare quella saggezza, o esprimere un dubbio che Paolo fosse dotato di saggezza; intendeva indubbiamente che, riguardo a Paolo, era vera la stessa cosa che avrebbe affermato di sé o di qualsiasi altro uomo, che qualunque sapienza possedesse doveva essere ricondotta a un'origine superiore a quella umana. Ciò tenderebbe allo stesso tempo a garantire più rispetto per l'opinione di Paolo che se avesse detto che era la sua, e manterrebbe nella mente di coloro ai quali ha scritto il senso della verità che ogni sapienza viene dall'alto .

In riferimento a noi stessi, ai nostri amici, ai nostri maestri e a tutti gli uomini, è doveroso ricordare il fatto che tutta la vera sapienza viene dal “Padre delle luci”. Confronta le note di Giacomo 1:5 , Giacomo 1:17.

vi ha scritto - Non è necessario supporre che Paolo avesse scritto delle epistole indirizzate specificamente, e per nome, alle persone alle quali Pietro scrisse. È piuttosto da supporre che le persone alle quali Pietro scrisse 1 Pietro 1:1 abitassero nelle regioni alle quali erano indirizzate alcune epistole di Paolo, e che si potessero considerare indirizzate a loro.

Le epistole ai Galati, agli Efesini e ai Colossesi erano di questa descrizione, tutte indirizzate a chiese dell'Asia Minore, e quindi tutte riferite alle stesse persone a cui Pietro indirizzò le sue epistole.

16 Come anche in tutte le sue epistole - Non solo in quelle che indirizzava alle chiese dell'Asia Minore, ma nelle sue epistole in generale. È presumibile che abbiano avuto conoscenza di alcune delle altre epistole di Paolo, nonché di quelle inviate alle chiese nelle loro immediate vicinanze.

Parlando in loro di queste cose - Le cose su cui Pietro si era soffermato nelle sue due epistole. Le grandi dottrine della croce; della depravazione dell'uomo; dei propositi divini; della nuova nascita; della consumazione di tutte le cose; del ritorno del Salvatore per giudicare il mondo e per accogliere a sé il suo popolo; il dovere di una vita seria, devota e orante, e di essere preparati per il mondo celeste. Queste cose sono costantemente soffermate da Paolo, e alla sua autorità sotto questi aspetti Pietro potrebbe appellarsi con la massima fiducia.

In cui - La lettura comune in questo brano è ἐν οἷς en hois , e secondo questa il riferimento è ai “soggetti” trattati - “in quali cose” - riferendosi a quanto aveva appena detto - “parlare di queste cose .” Questa lettura si trova nelle edizioni comuni del Nuovo Testamento, ed è supportata di gran lunga dal maggior numero di mss.

, e dalla maggior parte dei commentatori e critici. Si trova in Griesbach, Tittman e Hahn e ha tutte le prove di essere la lettura genuina. Un'altra lettura, tuttavia, ( ἐν αἷς en hais,) si trova in alcuni preziosi manoscritti, ed è supportata dalle versioni siriaca e araba, e adottata da Mill (Prolegomena 1484), e da Beza. In base a ciò, il riferimento è alle stesse “epistole” - come sembrerebbe implicito nella nostra versione comune.

La vera costruzione, per quanto riguarda l'evidenza, è riferirla non direttamente alle “epistole”, ma alle “cose” di cui Pietro dice che Paolo scrisse; cioè, non allo stile e al linguaggio di Paolo, ma alle grandi verità e dottrine che insegnava. Quelle dottrine erano effettivamente contenute nelle sue epistole, ma tuttavia, secondo la giusta costruzione del passaggio dinanzi a noi, Pietro non dovrebbe essere inteso come accusatore di Paolo di oscurità di stile.

Si riferisce non alla difficoltà di comprendere ciò che Paolo intendeva, ma alla difficoltà di comprendere le grandi verità che insegnava. Questa è, in genere, la difficoltà maggiore riguardo alle affermazioni di Paolo. La difficoltà non è che il significato di chi scrive non sia chiaro, ma è:

(a) Che la mente è sopraffatta dalla grandezza del pensiero e dalla natura incomprensibile del tema, o

(b) Che la verità è così sgradevole e la mente è così prevenuta contro di essa, che non siamo disposti a riceverla.

Molti sanno abbastanza bene cosa significa Paolo e riceverebbero le sue dottrine senza esitazione se il cuore non vi si opponesse; e in questo stato d'animo Paolo si carica di oscurità, quando la vera difficoltà sta solo nel cuore di chi fa la denuncia. Se questa è la vera interpretazione di questo passaggio, allora non dovrebbe essere addotto per dimostrare che Paolo è uno scrittore oscuro, qualunque cosa possa essere vera su quel punto.

Vi sono, indubbiamente, cose oscure nei suoi scritti, come in tutte le altre composizioni antiche, ma questo passaggio non deve essere addotto per provare che non avesse la facoltà di farsi capire. Un cuore onesto, la disponibilità a ricevere la verità, è una delle migliori qualifiche per comprendere gli scritti di Paolo; e quando questo esiste, nessuno mancherà di trovare la verità che può essere compresa, e che sarà eminentemente adatta a santificare e salvare l'anima.

Sono alcune cose difficili da capire - Cose che riguardano argomenti alti e difficili e che non sono facili da comprendere. Pietro non mette in dubbio la verità di quanto aveva scritto Paolo; non lascia intendere che lui stesso sarebbe diverso da lui. Il suo linguaggio è piuttosto quello che userebbe un uomo che considerasse veritieri gli scritti a cui si riferiva, e ciò che dice qui è un'onorevole testimonianza dell'autorità di Paolo. Si può aggiungere,

(1) Che Pietro non dice che tutte le dottrine della Bibbia, o anche tutte le dottrine di Paolo, sono difficili da capire, o che niente è chiaro.

(2) Non dice nulla sul trattenere la Bibbia, o anche gli scritti di Paolo, dalla massa dei cristiani, a motivo della difficoltà di comprendere le Scritture; né lascia intendere che quello fosse il disegno dell'Autore della Bibbia.

(3) È perfettamente manifesto, proprio da questo passaggio, che gli scritti di Paolo erano in effetti nelle mani del popolo, altrimenti come avrebbero potuto strapparli e pervertirli?

(4) Pietro non dice nulla su un interprete infallibile di alcun tipo, né lascia intendere che né lui né i suoi "successori" erano autorizzati a interpretarli per la chiesa.

(5) Con quale correttezza può impegnarsi il preteso successore di Pietro - il papa - ad esporre quelle difficili dottrine negli scritti di Paolo, quando nemmeno Pietro stesso le intraprendeva, e quando non si professava in grado di comprenderle? Il Papa è più abile nella conoscenza delle cose divine dell'apostolo Pietro? È più qualificato per interpretare gli scritti sacri di un apostolo ispirato?

(6) Quelle parti degli scritti di Paolo, per tutto ciò che sembra il contrario, sono altrettanto "difficili da comprendere" ora, come lo erano prima che la chiesa "infallibile" si impegnasse a spiegarle. Il mondo è poco in debito con qualsiasi pretesa di infallibilità nello spiegare il significato degli oracoli di Dio. Resta ancora da vedere che qualsiasi parte della Bibbia è stata resa più chiara da "qualsiasi" semplice spiegazione autorevole. E,

(7) Si dovrebbe aggiungere che senza tale esposizione, l'umile ricercatore della verità può trovare nella Bibbia abbastanza per guidare i suoi piedi nelle vie della salvezza. Nessuno si è mai avvicinato alle Sacre Scritture con un cuore ammaestrabile, che non le ha trovate “capaci di renderlo sapiente a salvezza”. Confronta le note di 2 Timoteo 3:15.

Quali coloro che sono ignoranti - Il male a cui qui si fa riferimento è quello che sorge nei casi in cui coloro che non hanno una conoscenza competente si impegnano a diventare espositori della parola di Dio. Non è detto che non convenga loro tentare di istruirsi con l'aiuto delle sacre scritture; ma il pericolo è che senza una corretta visione dell'interpretazione, del linguaggio e degli antichi costumi, potrebbero essere in pericolo di pervertire e abusare di certe parti degli scritti di Paolo.

L'intelligenza tra le persone è ovunque nella Bibbia presunta essere adeguata alla comprensione delle Sacre Scritture; e l'ignoranza può produrre nell'interpretazione della Bibbia gli stessi effetti che produrrà nell'interpretazione di altri scritti. Ogni cosa buona è soggetta ad abusi; ma il modo giusto per correggere questo male, e rimuovere questo pericolo, non è mantenere la gente nell'ignoranza, o nominare qualcuno come interprete infallibile; è rimuovere l'ignoranza stessa illuminando le persone e rendendole più qualificate per comprendere i sacri oracoli. Il modo per rimuovere l'errore non è perpetuare l'ignoranza, ma illuminare la mente, in modo che possa essere qualificata per apprezzare la verità.

E instabile - Che non hanno principi e punti di vista consolidati. Il male a cui qui si fa riferimento è quello che sorge laddove coloro che si impegnano a interpretare la Bibbia che non hanno principi stabiliti. Non considerano nulla come stabilito. Non hanno punti di riferimento impostati per guidare le loro indagini. Non hanno stabilità nel loro carattere, e ovviamente nulla può essere considerato stabile nei loro metodi di interpretazione della Bibbia.

Sono sotto il controllo dei sentimenti e delle emozioni, e sono suscettibili di abbracciare un'opinione oggi e un'altra direttamente opposta domani. Ma il modo per prevenire questo male non è tentare di dare a una comunità un'interpretazione autorevole della Bibbia; è diffondere all'estero giusti princìpi, affinché gli uomini possano ottenere dalla Bibbia una visione intelligente di ciò che essa significa.

Wrest - Pervert - οῦσιν streblousin. La parola qui usata non si trova da nessun'altra parte nel Nuovo Testamento. Deriva da una parola che significa verricello, verricello, strumento di tortura στρεβλή streblē e significa rotolare o avvolgere su un argano ; poi strattonare, o voltare le spalle, come con la forza di un verricello; e poi strappare o pervertire.

Implica un allontanamento mediante l'applicazione della forza. Qui il significato è che applicano quelle parti della Bibbia a uno scopo per il quale non erano mai state concepite. È senza dubbio vero che ciò può accadere. Gli uomini possono abusare e pervertire tutto ciò che è buono. Ma il modo per impedirlo non è quello di allestire un preteso interprete infallibile. Con tutte le perversità derivanti dall'ignoranza nell'interpretazione della Bibbia; in tutte le esposizioni rozze, e deboli e fantasiose che si potrebbero trovare tra coloro che hanno interpretato le Scritture per se stessi - e sono molte - se fossero tutte raccolte insieme, non se ne troverebbero tante adatte a corrompere e rovinare il anima, come sono venute dalle interpretazioni tentate di essere date al mondo dall'unica chiesa che afferma di essere l'espositore infallibile della parola di Dio.

Come fanno anche le altre scritture - Questa è una dichiarazione inequivocabile di Pietro che considerava gli scritti di Paolo come parte delle Sacre Scritture e, naturalmente, che lo considerava ispirato. La parola "Scritture", come usata da un ebreo, aveva un significato tecnico, cioè gli scritti ispirati, ed era la parola comune che veniva applicata agli scritti sacri dell'Antico Testamento.

L'uso di questo linguaggio da parte di Pietro implica che considerava gli scritti di Paolo allo stesso livello dell'Antico Testamento; e per quanto la testimonianza di un apostolo può andare a confermare la pretesa di un altro all'ispirazione, prova che gli scritti di Paolo hanno diritto a un posto nel sacro canone. Va notato, inoltre, che Pietro evidentemente parla qui della stima comune in cui si tenevano gli scritti di Paolo.

Si rivolge a coloro ai quali ha scritto, non in modo da dichiarare loro che gli scritti di Paolo erano da considerarsi parte del volume ispirato, ma come se questo fosse già noto, e fosse un punto ammesso.

Fino alla loro stessa distruzione - Abbracciando false dottrine. L'errore distrugge l'anima; ed è molto possibile che un uomo legga la Bibbia in modo tale da confermare se stesso nell'errore. Può trovare passaggi che, con un'interpretazione perversa, sembreranno sostenere le sue opinioni; e, invece di abbracciare la verità, possa vivere sempre nell'illusione e alla fine perire. Non è da dedurre che ogni uomo che legge la Bibbia, o anche chiunque s'impegna ad esserne il divulgatore pubblico, sarà certamente salvato.

17 Vedendo che conoscete queste cose prima, essendo consapevoli di questo pericolo e sapendo che tali risultati possono seguire. Le persone dovrebbero leggere la Bibbia con la sensazione che sia possibile cadere in errore e alla fine essere ingannate. Questa apprensione farà molto per renderli diligenti, schietti e oranti nello studio della Parola di Dio.

Con l'errore dei malvagi - Uomini malvagi. Come aveva accennato in 2 Pietro 2 , divenuti insegnanti pubblici di religione.

Cadi dalla tua stessa fermezza - La tua ferma adesione alla verità. Il pericolo particolare qui richiamato non è quello di cadere dalla grazia, o dalla vera religione, ma dai principi saldi e consolidati della verità religiosa nell'errore.

18 Ma cresci nella grazia - Confronta Colossesi 1:10. La religione in genere è spesso rappresentata come “grazia”, poiché ogni sua parte è frutto di grazia, o di favore immeritato; e “crescere nella grazia” è crescere in ciò che costituisce la vera religione. La religione è suscettibile di coltivazione e di crescita come qualsiasi altra virtù dell'anima.

È debole all'inizio, come il granello di senape, o come il germe o la lama della pianta, e cresce man mano che viene coltivato. Non c'è pietà al mondo che non sia il risultato della coltivazione e che non possa essere misurata dal grado di cura e attenzione che le viene concesso. Nessuno diventa eminentemente pio, non più di quanto non diventi eminentemente dotto o ricco, chi non ha intenzione di farlo; e di solito gli uomini nella religione sono ciò che intendono essere.

Hanno circa tutta la religione che desiderano e possiedono il carattere che intendono possedere. Quando gli uomini raggiungono elevazioni straordinarie nella religione, come Baxter, Payson ed Edwards, hanno ottenuto solo ciò che intendevano ottenere; ei professori di religione allegri e mondani che hanno poco conforto e pace, hanno infatti i caratteri che hanno progettato di avere. Se queste cose sono così, allora possiamo vedere la proprietà dell'ingiunzione "crescere nella grazia"; e poi si può anche vedere la ragione per cui le conquiste così deboli sono fatte nella pietà dalla grande massa di coloro che professano la religione.

E nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo - Vedi le note in Giovanni 17:3. Confronta le note di Colossesi 1:10. Conoscere il Signore Gesù Cristo - possedere giuste visioni della sua persona, del suo carattere e della sua opera - è la somma e l'essenza della religione cristiana; e con questa ingiunzione, dunque, l'apostolo chiude opportunamente questa epistola.

Colui che ha una conoscenza salvifica di Cristo, ha intatto tutto ciò che è essenziale per il suo benessere nella vita che è e in quella futura; colui che non ha questa conoscenza, sebbene possa distinguersi nell'apprendimento delle scuole e possa essere profondamente abile nelle scienze, in realtà non ha nessuna conoscenza che lo giovi nelle grandi questioni relative al suo eterno benessere.

A lui sia gloria... - Confronta la nota Romani 16:27; 2 Timoteo 4:18 nota. Con il desiderio che onore e gloria siano resi al Redentore, si chiudono opportunamente tutte le aspirazioni dei veri cristiani. Non c'è desiderio più profondamente accarezzato nei loro cuori di questo; non c'è niente che entrerà di più nel loro culto in cielo.

Confronta Apocalisse 1:5; Apocalisse 5:12.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

2Pietro 3

1 INTRODUZIONE A 2Pietro 3

In questo capitolo l'apostolo fa menzione della fine e dello scopo della sua scrittura di questa seconda epistola; predice che ci sarebbero stati schernitori alla venuta di Cristo negli ultimi giorni; descrive la venuta di Cristo e l'incendio del mondo; e chiude con l'uso che i santi dovrebbero fare di queste cose. Il fine della sua scrittura, sia questa che la precedente epistola, fu quello di ricordare alle persone a cui scrive le dottrine e le ordinanze del Vangelo, pronunciate dai profeti e dagli apostoli, 2Pietro 3:1,2 ; e poi, in accordo con ciò che avevano detto i profeti, predice che ci sarebbero stati schernitori nell'ultimo giorno; che sono descritti dalla loro condotta peccaminosa di vita, e dalle loro parole, ciò che direbbero riguardo alla venuta di Cristo, e il loro ragionamento su di essa, 2Pietro 3:3,4 ; che sorse dalla loro ignoranza della creazione dei cieli e della terra e della loro situazione; ed è confutato mostrando che le cose non sono rimaste com'erano dalla creazione; che la terra che stava dentro e fuori dall'acqua, come era capace di essere inondata da un'inondazione, così perì per uno; e che i cieli e la terra presenti siano riservati e preparati per un incendio generale nel giorno del giudizio, in cui gli uomini malvagi saranno distrutti, 2Pietro 3:5-7 ; ma che questi uomini si facciano beffe come vogliono, il tempo trascorso da quando è stata fatta la promessa della venuta di Cristo non dovrebbe essere un'obiezione presso i santi all'adempimento di essa; poiché il periodo di tempo più lungo non è nulla presso Dio, per quanto considerevole possa essere presso gli uomini, 2Pietro 3:8 ; inoltre, la ragione per cui la venuta di Cristo è stata differita, non è dovuta a qualche dilazione nell'adempimento della promessa, ma alla longanimità di Dio verso i suoi eletti, non volendo che alcuno di loro andasse perduto, ma che tutti fossero portati al ravvedimento, 2Pietro 3:9 ; ma per quanto riguarda la venuta di Cristo, questo è certo, e sarà improvviso; in quel momento ci sarà l'incendio generale, che è descritto in modo molto terribile, 2Pietro 3:10-12 ; e l'uso che si deve fare di una così tremenda dispensazione da parte dei santi è quello di vivere una santa e pia conversazione, 2Pietro 3:11 ; di attendere ansiosamente la venuta di Cristo, 2Pietro 3:12, e di aspettare, secondo la sua promessa, nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiteranno i giusti, 2Pietro 3:13 ; e di essere diligenti per essere trovati in pace in quel giorno, 2Pietro 3:14 ; e di rendere conto della longanimità di Dio per la salvezza; e l'intero racconto, e l'uso che ne fa, è rafforzato dalla testimonianza dell'apostolo Paolo, del quale, e delle sue epistole, viene dato un carattere, 2Pietro 3:15,16 ; e l'epistola si conclude con alcune cautele ed esortazioni ai santi, a guardarsi dal lasciarsi trascinare dagli errori di uomini malvagi, e quindi cadere da qualsiasi grado di fermezza nella fede; e di preoccuparmi di crescere nella grazia e nella conoscenza di Cristo Gesù, al quale la gloria deve essere attribuita nei secoli dei secoli, 2Pietro 3:17,18

Versetto 1. Questa seconda epistola, carissimi, ora vi scrivo:

Questa è una transizione a un'altra parte dell'epistola; poiché l'apostolo, dopo aver ampiamente descritto i falsi maestri, i nemici segreti della religione cristiana sotto una professione di essa, passa a prendere nota degli avversari più aperti e degli schernitori profani di essa; e dal loro ridicolo della dottrina della seconda venuta di Cristo, procede a trattare di quella, e della distruzione del mondo, e della felicità futura dei santi: chiama questa epistola la sua "seconda epistola", perché ne aveva scritta un'altra prima alle stesse persone; e che l'autore di questa epistola fosse un apostolo, è evidente da 2Pietro 3:2 ; e che, confrontato con 2Pietro 1:18 mostra che è l'Apostolo Pietro, di cui porta il nome, e che fu testimone oculare della trasfigurazione di Cristo sul monte, Matteo 17:1,2; Marco 9:2 : si rivolge a questi santi qui, come anche in 2Pietro 3:8,14,17, sotto il carattere di "amato"; perché erano i prediletti di Dio, essendo stati scelti da lui secondo la sua prescienza e da lui rigenerati, secondo la sua abbondante misericordia; ed erano apertamente il suo popolo, e avevano ottenuto da lui misericordia, e una fede preziosa simile agli apostoli; e furono anche i prediletti di Cristo, essendo stati redenti da lui non con oro e argento, ma con il suo prezioso sangue; per i quali ha sofferto, e che sono stati partecipi delle sue sofferenze, e dei benefici che ne sono derivati, e che hanno avuto da lui tutte le cose che riguardano la vita e la pietà, e che hanno fatto promesse molto grandi e preziose; ed erano similmente amati dall'apostolo, sebbene stranieri, e non semplicemente come Giudei, o perché erano suoi connazionali, ma perché erano gli eletti di Dio, i redenti di Cristo, e che erano stati santificati dallo Spirito, e avevano la stessa specie di fede che egli stesso aveva. Le versioni siriaca e araba recitano: "mio amato"; e la versione etiopica, "fratelli miei": segue il suo fine nello scrivere sia questa che la precedente epistola;

in [entrambi] i quali suscito le vostre menti pure a mo' di ricordo; che questo fosse il suo punto di vista sia in questa che nella precedente epistola, appare da 1Pietro 1:13 2Pietro 1:12-15 ; chiama le loro menti pure; non che lo fossero naturalmente, perché le menti e le coscienze degli uomini sono universalmente contaminate dal peccato; né sono pure le menti di tutti gli uomini che sembrano esserlo ai loro occhi, o appaiono tali agli altri; né alcuno può, con la sua propria potenza o con le proprie opere, rendersi puro dal peccato; solo il sangue di Cristo lo purifica e lo purifica; e una mente pura è una mente aspersa con quel sangue, e che riceve la verità così com'è in Gesù, nella potenza e nella purezza di essa, e che custodisce il mistero della fede in una coscienza pura. Alcune versioni, come la Vulgata latina e l'araba, rendono la parola sincera, come in Filippesi 1:10 ; e possono designare la sincerità dei loro cuori nell'adorazione di Dio, nelle dottrine di Cristo, e gli uni verso gli altri, e della grazia dello Spirito di Dio in loro; come che la loro fede non era finta, la loro speranza senza ipocrisia, il loro amore senza dissimulazione, il loro pentimento reale e genuino; ma tuttavia avevano bisogno di essere suscitate a mo' di ricordo, sia della verità del Vangelo, sia dei doveri della religione; poiché i santi tendono a dimenticare la parola, sia delle sue dottrine che delle sue esortazioni; ed è compito dei ministri della parola ricordarglielo, sia con la predicazione che con la scrittura; e che mostra la necessità e l'utilità del ministero permanente del Vangelo: i particolari che egli ha messo in mente seguono

2 Versetto 2. affinché possiate essere consapevoli,

Questa è una spiegazione della fine sopra menzionata della sua scrittura di questa e dell'altra epistola; che era, affinché quei santi potessero essere memori di due cose più specialmente:

delle parole che furono pronunciate prima dai santi profeti; cioè, i profeti dell'Antico Testamento, che erano santi uomini di Dio, e quindi le loro parole devono essere considerate, e conservate nella memoria; il Vangelo stesso fu pronunciato da loro, e così anche Cristo, e le cose relative alla sua persona e ai suoi uffici, e alla sua incarnazione, alle sofferenze e alla morte, e alla gloria che ne sarebbe seguita; E in verità gli apostoli non dissero altro che ciò che fecero, solo più chiaramente ed espressamente; e in particolare molte cose furono dette da loro riguardo alla seconda venuta di Cristo per giudicare il mondo, e distruggerlo, e per preparare nuovi cieli e una nuova terra per il suo popolo, che è ciò che l'apostolo ha principalmente in vista; vedi Giuda 1:14 Isaia 11:3 65:17 Malachia 4:1 Daniele 7:9,10,13,14 ;

e del comandamento di noi, apostoli del Signore e Salvatore; cioè Gesù Cristo, come lo esprime Giuda 1:17, e la versione etiope aggiunge qui; e che similmente, e anche la versione siriaca, e alcune copie antiche, leggono, nostro Signore e Salvatore, e omettono i noi prima degli apostoli; con i quali si intendono i dodici apostoli di Cristo, di cui Pietro era uno, e quindi dice, noi apostoli; sebbene la Vulgata latina e le versioni arabe, e l'edizione Complutense, leggano i vostri apostoli, e così la copia alessandrina, ma la prima è la lettura accettata: ora il comandamento di questi intende o il Vangelo in generale, così chiamato perché fu il comandamento di nostro Signore ai suoi apostoli di predicarlo; e quindi la parola comandamento, nell'originale, si frappone tra noi, gli apostoli, e il Signore e Salvatore, come se fosse il comandamento dell'uno all'altro; a meno che non si possa pensare che si abbia alcun riguardo per il nuovo comandamento dell'amore, o quello della fede, inculcato sia da Cristo che dai suoi apostoli; Giovanni 13:34; 1Giovanni 2:7,8; 3:23 ; o piuttosto, in particolare le istruzioni, le direttive e le predizioni degli apostoli riguardo alla seconda venuta di Cristo, e a ciò che dovrebbe precederla, come appare dalle seguenti parole, e dal passo parallelo in Giuda 1:17,18, le parole dei profeti e degli apostoli essendo qui messe insieme, mostrano l'accordo che c'è tra loro, e quale riguardo si deve avere per ciascuno di loro, e a tutto ciò in cui sono d'accordo

3 Versetto 3. Sapendo questo per primo,

In primo luogo, principalmente e principalmente, e che potrebbe essere facilmente conosciuto e osservato dagli scritti degli apostoli e dei profeti; vedi 1Timoteo 4:1,2; 2Timoteo 3:1 ;

che negli ultimi giorni verranno degli schernitori, o "schernitori", coloro che si faranno beffe del peccato, lo disprezzeranno, lo imploreranno per esso, lo commetteranno apertamente e se ne glorieranno, e si faranno beffe di ogni religione, come pregiudizio dell'educazione, come motore dello Stato, come un pezzo di politica civile per mantenere i sudditi in soggezione, come l'indifferenza, l'entusiasmo e la follia, come una cosa cupa e malinconica, che priva gli uomini del vero piacere; e gettano i loro scherni e scherni contro coloro che sono i più religiosi, perché l'uomo giusto e retto, è comunemente deriso da costoro per disprezzarlo, e coloro che si allontanano dal male si fanno preda; e in particolare ai ministri della parola, perché un uomo che ha a malapena tanto buon senso da preservarlo dal carattere di un idiota, si crede un arguto dell'epoca, se può in ogni caso spezzare uno scherzo su un ministro del Vangelo: né le Scritture della verità sfuggono alle battute e alle burle di questi schernitori; le dottrine che essa è per loro stoltezza, e che i comandamenti e le ordinanze in essa contenuti sono per loro gravi e intollerabili; sì, si procede fino a tal punto da farsi beffe di Dio stesso; alle sue persone, ai suoi propositi, alle sue provvidenze e alle sue promesse; a Geova Padre, come Dio della natura e della provvidenza, e specialmente come Dio e Padre di Cristo, e di ogni grazia in lui; a Geova il Figlio, alla sua persona, come al Figlio di Dio, e veramente Dio, al suo ufficio, come Mediatore, e al suo sangue, giustizia e sacrificio, che essi calpestano; e a Geova lo Spirito, che essi fanno disprezzo, come spirito di grazia, deridendo le sue operazioni di rigenerazione e santificazione, come sogno e illusione; e, soprattutto, le cose a venire sono l'oggetto del loro disprezzo e della loro derisione; come la seconda venuta di Cristo, la risurrezione dei morti, un giudizio futuro, i tormenti dell'inferno e le gioie del cielo; tutto ciò che essi rappresentano come le sciocchezze e i giochi di prestigio degli uomini che progettano: tali che, secondo i profeti e gli apostoli, dovevano avvenire negli "ultimi giorni"; o nei giorni del Messia, nella dispensazione del Vangelo, nei tempi tra la prima e la seconda venuta di Cristo; poiché è una regola per gli Ebrei, che ovunque siano menzionati gli ultimi giorni, si intendano i giorni del Messia; vedi Ebrei 1:1 ; quando i profeti predissero che tali schernitori sarebbero venuti; o negli ultimi giorni dello stato ebraico, sia civile che religioso, chiamato "la fine del mondo", 1Corinzi 10:11 ; poco prima della distruzione di Gerusalemme, quando l'iniquità abbondò grandemente, Matteo 24:11,12 ; o "nell'ultimo dei giorni"; secondo le parole; e così rispondiamo a באחרית הימים, in Isaia 2:2, e possiamo considerare l'ultima parte degli ultimi tempi; i tempi degli apostoli erano gli ultimi giorni, 1Giovanni 2:18 ; cominciarono allora, e continueranno fino alla seconda venuta di Cristo; quando qualche tempo prima di ciò, sarà un'età straordinaria per schernitori e schernitori; e noi abbiamo vissuto per vedere una moltitudine innumerevole di loro, e queste predizioni si adempirono; da cui si può concludere che la venuta di Cristo è vicina: questi schernitori sono ulteriormente descritti come

camminare secondo le proprie concupiscenze; o secondo i ragionamenti carnali della loro mente, non ammettendo nulla se non ciò che possono comprendere con la ragione, facendo di ciò la regola, la prova e la norma di tutti i loro principi, e così gettano via la legge del Signore e disprezzano la parola del Santo d'Israele; o piuttosto, secondo le loro concupiscenze peccaminose e carnali, facendone le loro guide e governatori, e dandosi interamente a loro, per obbedire e adempierli; La frase denota una serie continua di peccati, un progresso in esso, un desiderio verso di esso, e un piacere in esso, e un ostinato persistere in esso; Gli schernitori della religione e della rivelazione sono generalmente libertini; e quelli che siedono sul seggio degli schernitori sono nel consiglio degli empi e nella via dei peccatori, Salmi 1:1

4 Versetto 4. e dicendo: Dov'è la promessa della sua venuta?

Cioè, della venuta del Signore e Salvatore, 2Pietro 3:2 ; l'oggetto del loro disprezzo e della loro derisione, e che non nominano, per disprezzo; E il significato è: che ne è stato della promessa della sua venuta? Dove la sua realizzazione? I profeti predissero che sarebbe venuto; egli stesso disse che sarebbe tornato, Giovanni 14:3,28 ; gli angeli, alla sua ascensione, dichiararono che sarebbe venuto dal cielo nello stesso modo in cui salì, Atti 1:11 ; e tutti i suoi apostoli diedero l'impressione che sarebbe apparso una seconda volta per giudicare sia i vivi che i morti, Atti 10:42; 2Timoteo 4:1; 1Pietro 4:5, e che la sua venuta era vicina, Filippesi 4:5; 2Tessalonicesi 2:2 ; Ma dov'è il compimento di tutto questo? egli non è venuto, né vi è alcun segno o probabilità che ciò avvenga;

poiché da quando i padri si sono addormentati; o "morì": che è il linguaggio delle Scritture, e qui deriso da questi uomini, che li credono così profondamente addormentati da non essere mai più svegliati o risvegliati; e per "i padri" intendono i primi abitanti del mondo, come Adamo, Abele, Set, ecc. e tutti i patriarchi e i profeti di tutte le epoche; la versione etiope lo rende "i nostri primi padri":

Tutte le cose continuano come [erano] dal principio della creazione; ragionando dall'ordine stabilito delle cose, dalla costante rivoluzione del sole, della luna e delle stelle, dalla permanenza della terra e dalla successione dei suoi abitanti, fino alla futura continuazione delle cose, senza alcuna alterazione; e di conseguenza, che Cristo non sarebbe venuto, come era stato promesso, per risuscitare i morti, giudicare l'umanità, distruggere il mondo e stabilire un nuovo stato di cose: la fallacia del cui ragionamento è esposta dall'apostolo nelle seguenti parole

5 Versetto 5. Per questo essi sono volentieri ignoranti,

Vale a dire, ciò che segue; poiché questi uomini erano tali che avevano professato il cristianesimo, e avevano il vantaggio della rivelazione, e avevano l'opportunità di leggere le Scritture, avrebbero potuto sapere che i cieli e la terra erano fin dal principio; e che sono stati creati dalla parola di Dio; e che la terra era originariamente in una posizione e in una situazione tale da essere inondata da un'inondazione, e che in effetti perì per un'inondazione generale; e che i cieli e la terra attuali siano custoditi e riservati per un incendio generale; e si potrebbe discernere nella natura che ci sono preparativi per una conflagrazione universale; ma tutto questo scelsero di non sapere, e colpirono l'ignoranza di:

che per mezzo della parola di Dio i cieli erano antichi: non solo ai tempi di Noè, ma "dal principio"; come si legge nella versione etiopica, e che concorda con il racconto in Genesi 1:1 ; per "i cieli" si possono intendere sia il terzo cielo, sia i cieli stellati, sia i cieli ariosi, con tutti i loro abitanti creati; e specialmente questi ultimi, poiché questi erano coinvolti e colpiti dal diluvio generale; e questi furono all'inizio dei tempi, dal nulla portati all'esistenza, e quindi non erano eterni, e potevano essere distrutti di nuovo, o almeno subire un cambiamento, anche se erano antichi, e di lunga durata: poiché era "per la parola di Dio" che esistevano all'inizio, e furono così a lungo conservati nell'essere; o per la parola di comando di Dio, per la sua voce potente, il suo fiat onnipotente, che disse: Sia fatto, e fu fatto, e che comandò agli esseri di sorgere dal nulla, ed essi lo fecero, e rimasero saldi; e così la versione araba lo rende "per comando di Dio"; o dal suo eterno Logos, la Parola essenziale di Dio, la seconda Persona nella Trinità, che è spesso chiamata nella Scrittura la Parola, e la Parola di Dio, e, come alcuni pensano, dall'Apostolo Pietro, 1Pietro 1:23, ed è certo che la creazione di tutte le cose è spesso attribuita a lui; vedi Giovanni 1:16 Ebrei 1:2,10 11:3 ; perciò mediante la stessa Parola potrebbero essere sciolti e fatti passare, come vogliono:

e la terra che sta fuori dall'acqua e nell'acqua; cioè "mediante la Parola di Dio"; poiché questa frase, nel testo originale, è posta dopo questa clausola, e per ultima; e si riferisce non solo all'essere dei cieli antichi, ma al sorgere, stare in piedi e sussistenza della terra, che qui è particolarmente descritta a causa del diluvio, menziona in seguito l'apostolo: e si dice che sia "in piedi fuori dall'acqua", o "consistente in essa"; consiste in esso come una parte; Il globo terrestre è terracqueo, in parte terrestre e in parte acquatico; e anche la stessa terra asciutta ha il suo sorgere e sgorgare dall'acqua; la prima materia che fu creata è chiamata abisso, e acque in cui erano le tenebre, e sulle quali si muoveva lo Spirito di Dio, Genesi 1:2 ; in accordo con cui Talete il Mileo asseriva, che l'acqua era il principio di tutte le cose; e la versione etiopica qui rende le parole così: "e il Verbo di Dio creò anche la terra dall'acqua, e la confermò": il racconto che gli ebrei danno della prima formazione del mondo è questo;

"All'inizio il mondo era מים במים, "acqua nell'acqua"; qual è il senso (di quel passo Genesi 1:2 ; ) "E lo Spirito di Dio si è mosso sulla superficie delle acque?" ritornò, e fece nevicare; getta il suo ghiaccio come bocconi, Salmi 147:17 ; tornò e ne fece la terra; "poiché alla neve egli dice: Sii tu la terra", Giobbe 37:6, e la terra si fermò sulle acque; "a colui che distese la terra sopra le acque", Salmi 136:6 ; "

tuttavia, è certo che la terra fu coperta d'acqua per la prima volta, quando alla parola, e per comando di Dio, le acque fuggirono e si affrettarono, e si raccolsero in un solo luogo, e l'asciutto si sollevò e apparve; e fu allora che "uscì dall'acqua"; vedi Genesi 1:9,10; Salmi 104:6,7 ; Inoltre, la terra consiste, o è tenuta insieme e tenuta insieme dall'acqua; C'è un'umidità generale o umidità che lo attraversa, per cui si compatta insieme, o altrimenti si risolverebbe in polvere, e per cui è adatto alla produzione, all'aumento e alla conservazione di verdure e altre cose, che altrimenti non sarebbe: e si dice anche che sta "nell'acqua, " o vicino all'acqua; su di esso, secondo Salmi 24:2 ; o piuttosto in mezzo ad esso, essendoci acque sopra il firmamento o distesa; nei cieli ariosi, nelle nuvole tutt'intorno alla terra, chiamate le cateratte del cielo; e l'acqua sotto il firmamento o distesa, nella terra stessa; oltre al grande mare, in mezzo alla terra, nelle sue stesse viscere, c'è una grande massa d'acque, che alimenta i fiumi e forma sorgenti, fontane e pozzi, chiamati "le fonti del grande abisso", Genesi 7:11 ; e in questa posizione e situazione c'era la terra di un tempo, e così fu preparata in natura per un diluvio generale, e tuttavia fu preservata ferma e stabile dalla parola di Dio, per una lunga serie di tempo; così la versione araba lo rende: "e la terra fuori dall'acqua, e nell'acqua, rimase stabile, per comando di Dio"; ma quando gli piacque, fece venire il diluvio sul mondo degli empi, di cui segue un racconto

6 Versetto 6. Per cui il mondo che era allora,

Il vecchio mondo, come viene chiamato in 2Pietro 2:5 ; e come la versione etiope qui lo rende; il mondo prima del diluvio, che era rimasto in piedi dalla creazione 1656 anni:

essere inondato d'acqua; quando le cateratte del cielo si aprirono e le acque sopra la terra si riversarono su di essa; e dalle fonti del grande abisso che vi si rompono; così da queste acque, dall'alto e dal basso, fu provocata un'inondazione generale su di essa; poiché che il diluvio fosse universale è chiaro da qui, e dal racconto di Mosè; poiché poiché la terra era piena di violenza, e ogni carne aveva corrotto la sua via, Dio minacciò una distruzione generale, e che fu portata da un diluvio, che straripò tutta la terra; poiché tutti i colli che erano sotto tutto il cielo ne furono ricoperti, e tutto ciò che aveva vita nell'asciutto morì, e ogni sostanza vivente che era sulla faccia del suolo fu distrutta; vedi Genesi 6:11-13 7:11,19,22,23 ; e da qui segue che con ciò il mondo di allora

perirono; non quanto alla sua sostanza, qualunque alterazione ci possa essere nella sua forma e posizione; ma quanto agli abitanti di esso; poiché tutte le creature, uomini e bestiame, e i rettili, e gli uccelli del cielo, furono distrutti, eccetto Noè e sua moglie, e i suoi tre figli e le loro mogli, e le creature che erano con lui nell'arca; vedi Genesi 7:23; 1Pietro 3:20 ; E con questo esempio l'Apostolo mostra la falsità dell'affermazione di cui sopra, che tutte le cose continuarono come erano dal principio della creazione; poiché la terra fu coperta d'acqua per prima, e la quale, per comando di Dio, fu rimossa, e, dopo una lunga serie di tempo, fu portata di nuovo su di essa, e da essa annegò; e da cui appare anche che questo tipo di ragionamento usato da quegli schernitori è molto fallace; Infatti, sebbene i cieli e la terra possano durare a lungo, come prima del diluvio, nella stessa forma e situazione, non ne consegue che lo faranno sempre, poiché da ciò che segue risulta il contrario

7 Versetto 7. Ma i cieli e la terra che sono ora,

Nell'essere, in distinzione e opposizione ai cieli che erano antichi, e alla terra che stava dentro e fuori dall'acqua, e al mondo che era allora quando le acque del diluvio lo strariparono,

con la stessa parola sono tenuti in custodia; cioè, per la parola di Dio, come in 2Pietro 3:5 ; e le versioni siriaca, araba ed etiopica leggono: "secondo la sua parola"; con la stessa parola che i cieli e la terra furono fatti anticamente, o in principio, sono custoditi, preservati e sostenuti nel loro essere; o "sono custoditi"; i cieli e la terra sono un ricco tesoro, sono pieni delle ricchezze di Dio, come Dio della natura e della provvidenza; e sono conservati con cura, come lo è un tesoro, per non essere toccati o immischiati al presente, ma devono rimanere nella stessa posizione e uso; o sono ammucchiati nei magazzini e si sono ingranditi fra i tesori dell'ira e della vendetta divina, e saranno portati fuori un altro giorno, e usati per la distruzione degli empi abitanti del mondo, e per aggravare e aumentare la loro miseria e rovina: poiché è detto di loro ulteriormente: che sono

riservato al fuoco; poiché sebbene il mondo sia, ed è stato preservato per lungo tempo senza alcuna alterazione visibile in esso, tuttavia non sarà sempre preservato così: e sebbene sia, e sarà preservato dall'essere nuovamente sommerso dall'acqua, attraverso la promessa e la potenza di Dio, tuttavia è custodito e riservato per una conflagrazione generale; vedi 2Pietro 3:10,12. E come il vecchio mondo fu messo in una situazione naturale, in modo da essere sommerso dall'acqua, ci sono ora preparativi in corso in natura, nel mondo attuale, per bruciarlo; ne sono testimoni le meteore infuocate, le stelle fiammeggianti e le comete infuocate nei cieli, e i fuochi sotterranei nelle viscere della terra, che in alcuni luoghi sono già scoppiati: ora ci sono molti vulcani, montagne e isole in fiamme, in particolare in Sicilia, in Italia, e nelle parti adiacenti, sede della bestia, e dove è molto probabile che cominci la conflagrazione universale, come l'Etna, il Vesuvio, lo Strombilo e altri vulcani; e anche nella nostra isola abbiamo alcuni sintomi e apparenze di questi incendi sotterranei, come dimostrano le eruzioni infuocate in alcuni luoghi, e le acque calde del Bath, e altrove; da tutto ciò è chiaro che i cieli e la terra, che ora sono, non sono come sono sempre stati, e saranno, ma sono riservati e preparati per essere bruciati; e che le cose stanno maturando rapidamente, come lo sono anche i peccati degli uomini, per la conflagrazione generale. Giuseppe Flavio riferisce che Adamo predisse che ci sarebbe stata la distruzione di tutte le cose, una volta per la forza del fuoco, e una volta per la potenza e la moltitudine dell'acqua; ed è certo che gli Ebrei avevano conoscenza della distruzione della terra per mezzo del fuoco, come per mezzo dell'acqua: essi dicono:

"che quando la legge fu data a Israele, la sua voce (di Dio) andò da un capo all'altro del mondo, e tremante si impadronì di tutte le nazioni del mondo nei loro templi, e dissero un cantico, come è detto, Salmi 29:9, "e nel suo tempio tutti parlano della sua gloria": tutti si radunarono presso l'empio Balaam e gli dissero: «Qual è la voce della folla che noi udiamo, forse un diluvio sta per abbattersi sul mondo?». egli disse loro: "L'Eterno siede sul diluvio, sì, l'Eterno siede re in eterno", Salmi 29:10. Così ha giurato il Signore, che non manderà un diluvio sul mondo; essi gli risposero: Non porterà un diluvio d'acqua, ma מבול שׁל אשׁ, "un diluvio di fuoco" porterà, come è detto, Isaia 66:16, "perché il Signore interlicherà il fuoco"".

o giudicare: e quindi parlano [y] degli empi che vengono giudicati con due tipi di, giudizi, con l'acqua e con il fuoco: e, secondo il nostro apostolo, i cieli e la terra sono custoditi e riservati al fuoco,

contro il giorno del giudizio e della perdizione degli empi; il tempo in cui Dio giudicherà il mondo è fissato, anche se non è conosciuto; ed è chiamato "giorno", a causa dell'evidenza e della luce in cui le cose appariranno, e del rapido disbrigo degli affari in esso; e il "giudizio" di cui si parla è il giudizio futuro, e che è certo, e sarà universale, giusto ed eterno, e quando gli uomini malvagi ed empi saranno puniti con la distruzione eterna: i corpi di coloro che saranno vivi alla conflagrazione generale saranno bruciati in essa, sebbene non annientati, e saranno risuscitati, e l'anima e il corpo saranno distrutti nell'inferno

8 Versetto 8. Ma, carissimi, non ignorate quest'unica cosa,

Qui l'apostolo si rivolge ai santi a cui scrive, e per i quali aveva un tenero affetto e rispetto, e per il cui benessere si preoccupava, per timore che inciampassero per il tempo trascorso da quando era stata data la promessa della venuta di Cristo, e che questi schernitori obiettano; e perciò voleva che sapessero, osservassero e considerassero quest'unica cosa, che potrebbe essere loro di grande utilità per tranquillizzare la loro mente e mantenere alta la loro fede e l'attesa della venuta di Cristo:

che un solo giorno [è], presso il Signore come mille anni, e mille anni come un giorno; riferendosi a Salmi 90:4 ; o a un detto comune tra gli ebrei, fondato sullo stesso passo, הק״ בה אלף שׁנים יומו שׁל, "il giorno del santo Dio benedetto è mille anni"; suggerendo, sebbene fossero trascorsi tra i trenta e i quarant'anni da quando era stata data la promessa che Cristo sarebbe tornato, e avrebbe dovuto anche mille, o duemila anni ancora, fuggire, prima della venuta di Cristo, eppure questo non dovrebbe essere un'obiezione al compimento della promessa; poiché sebbene un tale numero di anni sia molto considerevole tra gli uomini, tuttavia non "con Dio", come leggono le versioni araba ed etiope, per le quali mille anni, e persino l'eternità stessa, non sono che come un giorno, Isaia 43:13. A meno che non si debba pensare che questa frase si riferisca, come lo è da alcuni, al giorno del giudizio, e che sia espressiva della durata di ciò: è certo che gli ebrei interpretavano i giorni dei millenni, e contavano i millenni per giorni, e usavano questa frase per confermarlo. Così dicono,

"nel tempo a venire, che è negli ultimi giorni, nel sesto giorno, che è il sesto millennio, quando verrà il Messia, perché il giorno del santo Dio benedetto è di mille anni".

E un po' dopo,

"'Il Signore ha creato una cosa nuova sulla terra, una donna circonderà un uomo'. Questo è nel tempo del Messia, che è nel sesto giorno".

E altrove,

"Il sesto grado è chiamato sesto giorno, il giorno del santo Dio benedetto è di mille anni. E in quel giorno verrà il Re Messia, e sarà chiamata la festa del raduno, perché il santo e benedetto Dio radunerà in esso la cattività del suo popolo".

Perciò chiamano il sabato, o settimo giorno, il settimo millennio, e interpretano

"'il canto per il giorno di sabato', titolo Salmi 92:1, per il settimo millennio, perché un giorno del santo Dio benedetto è mille anni."

A cui concorda la tradizione di Elia, che suona così;

"è tradizione della casa di Elia, che il mondo sarà seimila anni, duemila anni privi (della legge), duemila anni la legge e duemila anni i giorni del Messia";

poiché suppongono che i sei giorni della creazione fossero espressivi dei seimila anni in cui il mondo starà; e che il settimo giorno prefigura l'ultimo millennio, in cui sarà il giorno del giudizio, e il mondo a venire; per

"I sei giorni della creazione (dicono) sono un segno o un'indicazione di queste cose: Il sesto giorno l'uomo fu creato; e il settimo il suo lavoro fu terminato; Così i re delle nazioni del mondo (continuano) per cinque millenni, rispondendo ai cinque giorni in cui furono creati gli uccelli, i rettili delle acque e altre cose; e il godimento del loro regno è un po' in sesto, dovuto alla creazione delle bestie, e delle creature viventi create in questo tempo all'inizio di esso; e il regno della casa di Davide è, nel sesto millennio, responsabile della creazione dell'uomo, che conobbe il suo Creatore, e regnò su tutti loro; e alla fine di quel millennio sarà il giorno del giudizio, che dovrà rendere conto all'uomo, che fu giudicato alla fine di esso; e il settimo è il sabato, ed è l'inizio del mondo avvenire".

9 Versetto 9. Il Signore non è lento riguardo alla sua promessa,

La versione siriaca dice al plurale "le sue promesse", qualsiasi delle sue promesse; sebbene le parole sembrino piuttosto riguardare la particolare promessa della venuta di Cristo, sia per vendicarsi della nazione ebraica, della cui venuta era stata fatta una promessa, ed è spesso citata da Cristo e dai suoi apostoli; vedi Marco 9:1; Giovanni 21:22; Ebrei 10:37 ; ed essendo ormai passati più di trent'anni da quando era stato dato, alcuni uomini cominciarono ad accusare Dio di negligenza e dilazione; che la vera ragione del suo ritardo era che ci potesse essere tempo per il raduno dei suoi eletti tra loro per mezzo dei suoi angeli, o apostoli e ministri, inviati nelle diverse parti della Giudea, affinché nessuno di loro perisse, ma fosse portato alla fede e al pentimento; e così, come il tempo della venuta di Cristo fu prolungato più di quanto si pensasse, così quando vennero i giorni delle afflizioni, furono abbreviati anche per amore di questi eletti: o questa promessa riguarda la seconda venuta di Cristo, per giudicare i vivi e i morti nell'ultimo giorno, di cui il primo era un preludio, presagio, e pegno; che Cristo sarebbe tornato e sarebbe apparso una seconda volta di persona, fu promesso da lui stesso, e spesso parlato dai suoi apostoli; e molti dei cristiani primitivi pensavano che sarebbe stato molto presto, e ciò poteva essere causato dagli indizi che venivano dati della sua venuta nell'altro senso. Ora, essendo questo differito più a lungo del previsto, gli schernitori o schernitori si assumono la responsabilità di accusare il Signore di negligenza nell'adempimento della sua promessa.

come alcuni uomini considerano la pigrizia; come se avesse cambiato il suo proposito, o l'avesse prolungato oltre il tempo stabilito, o non si fosse accorto della sua promessa, e non l'avesse mai mantenuta; mentre egli è di una sola mente, e nessuno può convertirlo, né ritarderà l'adempimento della sua promessa oltre il tempo stabilito; egli ha fissato un giorno per la sua venuta, nel quale giudicherà il mondo con giustizia e lo osserverà; egli non è dilatorio,

ma è longanimità verso di noi: non per tutti gli individui della natura umana, perché le persone da noi intese sono manifestamente distinte da alcuni uomini nel testo, e dagli schernitori, che si fanno beffe della promessa della venuta di Cristo, nel contesto, 2Pietro 3:3,4 ; e sono espressamente chiamati amati, 2Pietro 3:1,8,14,17 ; e la longanimità di Dio verso di loro è la loro salvezza, 2Pietro 3:15, né è vero per tutti gli uomini, che Dio non voglia che alcuno di loro perisca, e che ognuno di loro giunga al pentimento, poiché molti di loro periscono nei loro peccati, e non giungono al pentimento, il che non sarebbe il caso, se la sua volontà determinante fosse diversa; Inoltre, è progettata una società o una compagnia di uomini, alla quale l'apostolo stesso apparteneva, e di cui faceva parte; e che sono descritti, nelle sue epistole, come gli eletti di Dio, chiamati dalle tenebre, in una luce meravigliosa, e che hanno ottenuto una fede preziosa simile a quella degli apostoli; e deve essere compreso uno degli eletti di Dio tra i Giudei, perché Pietro era un Giudeo, ed essi erano Giudei a cui scrisse; e allora il senso è che il ritardo della venuta di Cristo non è dovuto ad alcuna negligenza in lui, ma alla sua pazienza verso i suoi eletti tra i Giudei, non volendo che qualcuno di quel numero fra loro perisse, ma che tutti si pentano dei loro peccati e credano in lui; e perciò egli aspetta che la loro conversione sia finita, quando una nazione nascerà subito, e coloro che l'hanno trafitta lo guarderanno e faranno cordoglio, e così tutto Israele sarà salvato; o piuttosto degli eletti in generale, sia tra gli ebrei che tra i gentili, sui quali il Signore attende di essere misericordioso, e la cui longanimità si ripercuote sulla loro conversione e salvezza. E a causa di questi il Signore trattiene la sua venuta finché il loro numero non sia completo nella chiamata efficace; e per amor loro egli è longanime verso gli altri, e sopporta un mondo malvagio, con l'idolatria, la superstizione, l'eresia, la profanità e l'empietà, di cui abbonda; Ma quando l'ultimo uomo che appartiene a quel numero sarà chiamato, scenderà presto nelle fiamme del fuoco, brucerà il mondo e gli empi che sono in esso, e prenderà a sé i suoi eletti. La copia alessandrina dice: per voi, o per il vostro bene; e così la Vulgata latina, la versione siriaca e quella etiopica. Un passaggio simile a questo si trova in un libro degli Ebrei, stimato da loro molto antico

"Dio prolunga o differisce la sua ira contro gli uomini; e un giorno, che è mille anni, è fissato, oltre ai settant'anni che ha consegnato al re Davide. - Ed egli non giudica l'uomo dalle opere malvagie che fa continuamente, perché se così fosse, il mondo non reggetterebbe; ma il santo e benedetto Dio differisce la sua ira contro i giusti e gli empi, affinché ritornino, mediante un perfetto pentimento, ed essere stabiliti in questo mondo e nel mondo futuro".

Ed è una loro osservazione, che quando si dice che Dio è "longanime", non è scritto ארך אף, ma ארך אפים, che lascia intendere, che egli è longanime sia per i giusti che per i malvagi; ma poi sopporta questi ultimi, per amore dei primi: confronta con questo passaggio Apocalisse 6:9-11 ;

non volendo che alcuno perisca; non alcuno di noi, che egli ha amato di un amore eterno, che ha scelto nel suo Figlio e che gli ha dato, per i quali è morto e che siamo stati portati a credere in lui. Questi, benché fossero perduti in Adamo, non perirono; e sebbene nelle loro apprensioni, quando si svegliano e si convincono, sono pronti a perire; e sebbene la loro pace, gioia e conforto possano perire per un po', e possano temere una peritura finale e totale; eppure essi non periranno mai come gli altri, né saranno puniti con la distruzione eterna: e che questa sia la volontà di Dio, appare dalla sua scelta di loro per la salvezza; mediante le disposizioni della grazia per loro in un patto eterno; per la sicurezza delle loro persone nelle mani di Cristo; mandando suo Figlio per ottenere la salvezza per loro, e il suo Spirito per applicarla a loro; e per averli custoditi con la sua potenza, mediante la fede, per la salvezza

Ma che tutti giungano al pentimento; non legale, ma evangelico, senza il quale tutto deve perire; e di cui tutti gli eletti di Dio hanno bisogno, così come gli altri, essendo ugualmente peccatori; e che non possono venire da se stessi, e quindi egli non solo li chiama ad esso, con la sua parola, e con il suo spirito e la sua grazia, ma lo concede su di loro; ha esaltato Cristo alla sua destra, per dargliela; e il pentimento è una concessione da parte sua, un dono gratuito della sua grazia; e lo Spirito è fatto scendere nei loro cuori per operarlo in loro, per togliere il cuore di pietra e dare un cuore di carne; senza il quale, qualunque tempo e spazio possano essere dati, o mezzi concessi, anche i giudizi più terribili, le più grandi misericordie e il ministero più potente non serviranno a nulla

10 Versetto 10. Ma il giorno del Signore verrà come un ladro di notte,

Cioè, il Signore verrà in quel giorno che ha fissato, secondo la sua promessa, di cui nulla è più certo; e verrà come un ladro di notte: verrà "di notte", il che può essere letteralmente inteso; poiché la sua prima venuta avvenne di notte; vedi Luca 2:8,10,11 ; Quindi forse la sua seconda venuta potrebbe essere nella stagione notturna; o figurativamente, quando sarà un tempo di grande oscurità; quando ci sarà poca fede nella terra, e sia le vergini sagge che quelle stolte saranno addormentate e addormentate; quando sarà un periodo di grande sicurezza, come lo fu ai giorni di Noè e al tempo dell'incendio di Sodoma e Gomorra. La Vulgata latina, la versione siriaca e l'Etiopia omettono la frase "nella notte": e la copia alessandrina usa l'articolo enfatico, "nella notte": e verrà, "come un ladro", nel buio, indiscernibilmente; non si saprà a che ora verrà; Arriverà all'improvviso, alla sprovvista, quando non è atteso, con grande sorpresa degli uomini, e specialmente degli schernitori; quando saranno fatte le seguenti cose terribili:

in cui i cieli passeranno con gran rumore; non il terzo cielo, la sede degli angeli e dei santi glorificati, e persino di Dio stesso; ma i cieli stellati e ariosi, che scompariranno, non per la loro materia e sostanza, ma per alcuni dei loro accidenti e qualità, e per il loro uso attuale; e ciò con un gran rumore, come quello di una violenta tempesta, o di una tempesta; sebbene la versione etiopica lo renda "senza rumore"; e che è più gradito alla sua venuta come ladro, che non è con rumore, ma nel modo più calmo possibile; e alcuni dotti osservano che la parola significa rapidamente, così come con un rumore; e, di conseguenza, la versione siriaca lo rende "improvvisamente"; e la versione araba "subito", immediatamente; cioè, non appena Cristo verrà, immediatamente, subito, dalla sua faccia fuggiranno la terra e i cieli, come vide Giovanni in una visione, Apocalisse 20:11 ;

e gli elementi si fonderanno con calore ardente: non quelli che sono comunemente chiamati i quattro elementi, terra, aria, fuoco e acqua, i primi principi di tutte le cose: gli antichi filosofi distinguevano tra principi ed elementi; i principi, dicono, non sono né generati, né corrotti; τα τε στοιχεια κατα την εκπυρωσιν φθειρεσθαι, "ma gli elementi saranno corrotti, o distrutto dall'incendio"; il che concorda esattamente con ciò che l'apostolo qui dice: con gli elementi sembra che si intenda l'esercito del cielo, distinto dai cieli, come le opere della terra sono distinte dalla terra nella frase successiva; e progettare il firmamento, o distesa, con il sole, la luna e le stelle, che saranno purificati e purificati da questa liquefazione del fuoco;

Anche la terra sarà purificata e purificata da tutto ciò che è nocivo, dannoso, inutile e sgradevole, anche se la materia e la sostanza di essa continueranno.

e le opere che sono in esso saranno bruciate; tutte le opere della natura, gli uomini malvagi, il bestiame, gli alberi, ecc. e tutte le opere degli uomini, le città, i paesi, le case, i mobili, gli utensili, gli strumenti delle arti di ogni sorta, saranno bruciati da un fuoco materiale, che scoppierà dalla terra e scenderà dal cielo, per il quale i cieli e la terra attuali sono riservati: questa conflagrazione generale non era nota solo agli ebrei, ma ai pagani, ai poeti, ai filosofi platonici e stoici, che spesso ne parlano in termini chiari. Alcuni sono dell'opinione che queste parole si riferiscano alla distruzione di Gerusalemme; e così la scomparsa dei cieli può progettare la rimozione del loro stato e delle loro ordinanze ecclesiastiche, Ebrei 12:26,27, e la fusione degli elementi, la cessazione della legge cerimoniale, chiamata gli elementi del mondo, Galati 4:3,9, e l'incendio della terra, la distruzione della terra di Giudea, espressa in tale modo in Deuteronomio 29:23 32:22, e in particolare del tempio, e delle opere curiose in esso, che furono tutte bruciate e distrutte dal fuoco, sebbene Tito si sforzasse di impedirlo, ma non ci riuscisse: il che senso può essere incluso, in quanto c'era una promessa della venuta di Cristo per distruggere la nazione ebraica, ed era attesa; e la cui distruzione era un preludio della distruzione del mondo, ed è talvolta espresso in un linguaggio simile a quello che è; ma allora ciò non deve avvenire, ad esclusione dell'altro senso: e considerando che questo senso fa sì che le parole siano prese in parte in senso figurato, e in parte in modo letterale; e visto che i cieli e la terra sono presi solo alla lettera nel contesto, il primo senso è da preferire; e al quale si concorda meglio l'uso che si deve fare di queste cose

11 Versetto 11. [Vedendo] dunque [che] tutte queste cose saranno dissolte,

Con il fuoco; il cielo con tutto il suo esercito, sole, luna e stelle, nuvole, meteore e uccelli del cielo; la terra, e tutto ciò che vi si trova, sia di natura che di arte; e, poiché nulla è più certo di una tale dissoluzione di tutte le cose,

Che sorta [di persone] dovreste essere in [tutta] santa condotta e pietà? non come gli schernitori e i peccatori profani, che allontanano da loro questo giorno malvagio, ma come uomini, che hanno i fianchi cinti e le luci accese, in attesa della venuta del loro Signore; essendo continuamente nell'esercizio della grazia e nell'adempimento dei loro doveri religiosi, vegliando, pregando, ascoltando, leggendo; vivere sobriamente, rettamente e piamente; guardandosi dall'intemperanza e dalla mentalità mondana, e da ogni concupiscenza mondana e dannosa

12 Versetto 12. Aspettando e affrettando la venuta del giorno di Dio,

Lo stesso vale per il giorno del Signore, 2Pietro 3:10, e così leggono qui la Vulgata latina e le versioni arabe; e si riferisce al giorno della seconda venuta di Cristo al giudizio, e quindi è una prova della divinità di Cristo; ed è chiamato "il giorno di Dio", in distinzione dal giorno dell'uomo, o giudizio umano, 1Corinzi 4:3, che è spesso fallace; mentre il giudizio di Dio è secondo verità; e perché in quel giorno Cristo apparirà molto chiaramente come vero e propriamente Dio, mediante la manifestazione della sua onniscienza, onnipotenza e altre sue gloriose perfezioni; e perché sarà, come il giorno di Dio, mille anni; e anche il giorno in cui Dio porterà a termine tutte le sue opere, come il settimo giorno le opere della creazione, su questo le opere della Provvidenza; quando tutti i suoi propositi, le sue promesse e le sue minacce, relative allo stato finale di tutte le persone e le cose, saranno adempiuti, e ogni opera sarà portata alla luce e in giudizio, e tutto starà in una chiara luce; poiché il giorno lo proclamerà, o rispetto a Dio, o agli uomini; e ci sarà una manifestazione, come della sua grazia e misericordia, alla sua chiesa e al suo popolo; poiché sarà il giorno delle sue aperte nozze verso di loro, e della letizia del suo cuore; così della sua ira e della sua ira verso gli empi, perché questo grande e terribile giorno del Signore arderà come una fornace, e distruggerà gli empi, radice e ramo: e sarà il giorno della gloriosa apparizione di Cristo, e del suo regno, nel quale egli regnerà, davanti ai suoi anziani, gloriosamente; e quando sarà terminata, Dio, Padre, Figlio e Spirito, sarà tutto in tutti: ora "la venuta" di questo giorno i santi devono "aspettare" mediante la fede; credendo che certamente verrà, poiché i patriarchi, i profeti, Cristo stesso, gli angeli del cielo e gli apostoli dell'Agnello, hanno tutti dichiarato e asserito la venuta di questo giorno; e lo cercheranno e lo ameranno, come con il più forte affetto per esso e il più veemente desiderio di esso, poiché allora appariranno con Cristo nella gloria; e dovrebbero stare attenti, e continuare a cercarlo, come ciò che accadrà presto; e sebbene non sia così presto come desiderano e si aspettano, tuttavia dovrebbero comunque aspettarlo con nostalgia, e con pazienza e allegria aspettarlo: sì, dovrebbero "affrettarsi" ad esso, o "affrettarlo"; poiché sebbene il giorno sia fissato per la venuta di Cristo, né possa essere modificato, poiché la sua venuta non sarà più lunga, non può essere più breve, tuttavia conviene ai santi pregare ardentemente per essa, affinché possa essere presto, e per il compimento di tutte le cose che la precedono, prepararsi per essa, e conducervi ad esso; come la conversione dei Giudei e l'introduzione della pienezza dei Gentili; e ricordandogli e supplicandogli le sue promesse riguardo a queste cose, e non dandogli riposo finché non siano adempiute; sembra che ci sia qualche riferimento alle preghiere degli ebrei per la venuta del Messia, che essi desiderano possa essere במהירה, "in fretta"; il che mostrerà che hanno fretta per la venuta di questo giorno; e tutte queste cose Dio affretterà, anche se sarà a suo tempo: e inoltre, i santi dovrebbero affrettarsi ad essa per la loro prontezza per essa, cinti i fianchi, accese le luci, preparate le lampade, aspettando la venuta del loro Signore e uscendo in atti di fede e di amore e nei doveri della religione, per incontrarlo e non addormentarsi e dormire.

dove; in quel giorno, come in 2Pietro 3:10 ; o con cui; per la quale venuta di Cristo, o del giorno di Dio,

i cieli infuocati si dissolveranno e gli elementi si scioglieranno per il calore ardente; alla cui venuta e presenza, e dalla cui presenza fuggiranno i cieli e la terra, proprio come la terra tremò, e i cieli caddero, e il Sinai stesso si mosse, quando Dio apparve su di esso; vedi Apocalisse 20:11 Salmi 68:8. Si tratta di una ripetizione di quanto detto in 2Pietro 3:10, suscitando l'attenzione all'esortazione data

13 Versetto 13. Ma noi, secondo la sua promessa,

O promesse, come la copia alessandrina e la versione latina della Vulgata; vale a dire quelli in Isaia 65:17, 66:22 ;

cercate nuovi cieli e nuova terra; non figurativamente, il mondo a venire distinto dal mondo o dallo stato ebraico; un nuovo stato della chiesa, la dispensazione del Vangelo, con nuove ordinanze, come il battesimo e la cena del Signore, tutte le cerimonie e le ordinanze legali sono scomparse, e tutto ciò che è nuovo; poiché queste cose erano già accadute, e non erano attese come future: ma queste frasi devono essere intese letteralmente, come lo sono i cieli e la terra in ogni passo del contesto, 2Pietro 3:5,7,10 ; e disegna non nuovi cieli e terra per la sostanza, ma per le qualità; essendo i cieli e gli elementi fusi e dissolti, e così purificati e purificati dal fuoco, e bruciando con esso la terra e le sue opere, e così ripuliti da tutto ciò che è nocivo, inutile e sgradevole, appariranno nuovi cieli e una nuova terra, raffinati e purificati da tutto ciò che la maledizione ha portato su di essi per il peccato dell'uomo. e tali cieli e tali terra i santi cercano con fede e speranza, e sincera aspettativa, e con desiderio e piacere; e perciò non sono afflitti, come non hanno motivo di esserlo, con l'incendio dei cieli e della terra presenti, per quanto terribili saranno queste cose; e li aspettano non per le loro fantasie e immaginazioni, o per le vane congetture e le favole astutamente escogitate dagli uomini, ma secondo le promesse di Dio registrate nei passaggi precedenti, e nelle quali possono essere confermate dalle parole di Cristo, e dalla visione di Giovanni Apocalisse 20:1,5. La copia alessandrina recita: "e le sue promesse"; come se rispettasse altre promesse che i santi aspettavano oltre ai nuovi cieli e terra; vale a dire, la risurrezione dei morti, la vita eterna, l'eredità corruttibile, la gloria e la felicità supreme.

in cui abita la giustizia; non intendendo la felicità celeste, chiamata a volte la corona della giustizia, e la speranza della giustizia, a cui la giustizia dà un diritto, e dove sarà perfetta, perché l'apostolo non sta parlando della gloria finale dei santi; né la giustizia di Cristo, che abita nei santi, come se il senso fosse questo: noi, in cui abita la giustizia, aspettiamo nuovi cieli e nuova terra; poiché, sebbene la giustizia di Cristo sia per e su quelli che credono, tuttavia non è in loro; è in Cristo e abita in lui e non in loro; non è inerente a loro, ma imputato a loro: per "giustizia" si intendono gli uomini giusti; coloro che non lo sono in se stessi e per se stessi, né per le opere della legge, né per opere di giustizia da essi compiute, ma che sono resi giusti per l'ubbidienza di Cristo, e sono la giustizia stessa in lui; vedi Geremia 33:16; 2Corinzi 5:21 ; Ora questi, e questi soltanto, saranno gli abitanti dei nuovi cieli e della nuova terra; non ci saranno persone ingiuste, come nel mondo attuale, che giace nella malvagità ed è pieno di uomini malvagi; e saranno riforniti di abitanti in questo modo; tutti gli eletti saranno ora radunati, e Cristo, quando verrà, porterà con sé tutti i suoi santi dal cielo, e risusciterà i loro corpi, e li riunirà alle loro anime; e quelli che saranno vivi saranno rapiti per incontrare il Signore nell'aria, e formeranno insieme l'assemblea generale e la chiesa dei primogeniti, i cui nomi sono scritti nei cieli; e che, alla venuta di Cristo, i cieli e la terra presenti saranno bruciati o purificati dal fuoco, e così resi nuovi e adatti agli spiriti dei giusti resi perfetti, i quali, essendo di nuovo incarnati, riempiranno la loro faccia, erediteranno la terra e regneranno con Cristo su di essa per mille anni, durante il quale non vi sarà in esse alcun uomo malvagio; poiché gli empi che saranno viventi alla venuta di Cristo saranno bruciati con la terra, e i malvagi morti non risusciteranno finché i mille anni non siano finiti, e che, essendo risuscitati, insieme ai diavoli, formeranno l'esercito di Gog e Magog; pertanto solo le persone giuste possono attendere questi nuovi cieli e questa nuova terra, poiché a questi soli sono stati promessi, e solo questi abiteranno in essi; così il Targum su Geremia 23:23 parafrasa le parole:

"Io, Dio, ho creato il mondo dal principio, dice l'Eterno, io, Dio, rinnoverò il mondo per i giusti"":

e questo sarà, dicono gli ebrei, per lo spazio di mille anni;

"è una tradizione (dicono) della casa di Elia, che i giusti, che il santo benedetto Dio risusciterà dai morti, non ritornino alla loro polvere, come è detto, Isaia 4:3, e avverrà, ecc. come il Santo dura in eterno, così essi rimarranno in eterno; e se si dicesse quegli anni (alcune edizioni leggono, "quei mille anni", e quindi la glossa sul luogo) in cui il santo Dio benedetto "rinnova il mondo": come è detto Isaia 2:11, e il Signore solo; &c. Che cosa devono fare? il santo e benedetto Dio farà loro ali come aquile e voleranno sulla superficie delle acque".

e questo rinnovamento dei cieli e della terra, dicono, avverrà nel settimo millennio;

"Nel settimo millennio (asseriscono) si troveranno nuovi cieli e nuova terra";

che concordano con queste parole di Pietro

14 Versetto 14. Perciò, carissimi, vedendo che cercate queste cose,

per l'incendio dei cieli e della terra, per la venuta di Cristo, per i nuovi cieli e la nuova terra,

siate diligenti per essere trovati da lui; Cristo, o αυτω, "in lui", come in Filippesi 3:9 ; poiché quelli che sono in Cristo avranno un indubbio diritto ai nuovi cieli e alla nuova terra, e certamente abiteranno in essi, perché non saranno trovati nella loro giustizia, ma nella giustizia di Cristo: o "davanti a lui", come lo rende la versione araba; davanti a lui il Giudice di tutti, al cui tribunale devono stare; ma essendo rivestiti della sua giustizia, e quindi senza macchia né difetto, non si vergogneranno davanti a lui, né "per lui"; Cristo trova prima la sua nella redenzione, e poi nella chiamata efficace, e infine alla sua venuta, quando tutti gli eletti saranno guardati, radunati e presentati prima a lui, e poi a suo Padre, completi e perfetti, senza che nessuno manchi di lui, e così si troveranno in lui, e davanti a lui, e per lui, dovrebbe essere la preoccupazione di tutti coloro che cercano le cose gloriose di cui si parla qui, e in particolare che si trovino nelle seguenti situazioni e circostanze: in pace; interessato a quella pace che Cristo ha fatto con il sangue della sua croce; poiché coloro che sono riconciliati con Dio mediante la sua morte, saranno salvati mediante la sua vita e vivranno con lui nei nuovi cieli e nella nuova terra, e per sempre nella gloria suprema; e nel godere di quella pace di coscienza che egli stesso dà, e che sgorga dal suo sangue, dalla sua giustizia e dalla sua espiazione; affinché il giorno della sua venuta mediante la morte, o del giudizio, non sia per loro atterriente, ma aspetteranno queste cose con grande diletto e soddisfazione.

in pace gli uni con gli altri, perché coloro che cooperano e custodiscono la pace sono chiamati figli di Dio, e quindi eredi di Dio e coeredi di Cristo, o nella felicità e nella gloria, che si esprime nella pace, che è il fine del giusto, nella quale egli entra alla morte e riposerà per tutta l'eternità.

senza macchie e imperfezioni; nessun uomo lo è in se stesso, la santificazione è imperfetta, e molti sono gli scivoloni e le cadute dei santi, sebbene il loro desiderio sia di essere innocui e inoffensivi, e di non dare alcuna giusta occasione di biasimo o di scandalo; ma i santi sono tali in Cristo Gesù, essendo stati lavati nel suo sangue e rivestiti della sua giustizia, e così saranno trovati da lui quando tornerà, quando li presenterà a se stesso come chiesa gloriosa, senza macchia né ruga, e anche davanti alla presenza della gloria del Padre suo, come irreprensibili, con immensa gioia; e così saranno idonei e degni di essere gli abitanti dei nuovi cieli e della nuova terra, e regneranno con lui in essi, e saranno con lui per tutta l'eternità

15 Versetto 15. E considera la pazienza del nostro Signore,

Non la sua pazienza verso gli empi, e la sua pazienza verso di loro, poiché questo non è il mezzo, né la via per, né l'esito della loro salvezza, ma nella loro punizione più dolorosa e nella dannazione più grande, vedi Romani 2:4; 9:22 ; ma verso gli eletti, come in 2Pietro 3:9 ; con i quali egli sopporta molto e a lungo prima della conversione, mentre sono nei loro peccati, e in uno stato di non rigenerazione, e attende di essere misericordioso verso di loro, come lo è nella loro chiamata, e di far conoscere e applicare la sua grande salvezza a loro; e come per le persone particolari, così per l'intero corpo di loro, finché siano tutti riuniti, e anche con il mondo per amor loro; e in particolare la longanimità del Signore qui intende differire la sua venuta, o la sua apparente negligenza nell'adempimento della sua promessa: la ragione di ciò è:

Salvezza: la salvezza di tutti i suoi eletti, e in ciò avviene; egli aspetta, rimane, affinché nessuno di loro perisca, ma che tutti possano essere portati alla fede e al pentimento, e così essere salvati: perciò l'apostolo vorrebbe che i santi la considerassero in questa luce, e non immaginassero e concludessero, con gli infedeli derisi, che egli è fiacco e dilatorio, e non verrà, ma che la sua visione in essa è la salvezza di tutto il suo popolo, che per mezzo di questo mezzo si realizza: a conferma della quale, e di altre cose che aveva trasmesso, egli produce la testimonianza dell'apostolo Paolo;

come anche il nostro diletto fratello Paolo; lo chiama "fratello", sia a motivo del suo essere credente in Cristo, uno che apparteneva alla sua stessa famiglia, ed era della famiglia della fede, nato dallo stesso Padre, e imparentato con lo stesso Redentore, il primogenito tra molti fratelli, sia similmente a motivo del suo essere un compagno apostolo; poiché sebbene non fosse uno dei dodici apostoli, ma la sua chiamata e la sua missione fossero successive alle loro, tuttavia Pietro non disdegna di metterlo in mezzo a loro, e su un piano di parità con loro, né era un briciolo dietro il capo di loro: lo definisce un fratello "amato"; esprimendo il suo affetto per lui, che la relazione tra loro richiedeva, e che egli gli portava, nonostante la sua pubblica opposizione nei suoi confronti, e il suo aspro rimprovero, Galati 2:11, e forse lo amava di più per questo; vedi Salmi 141:5; Proverbi 27:5,6 ; e fa menzione di lui, e ciò sotto questi caratteri, in parte per mostrare il loro accordo e consenso nella dottrina; e in parte per raccomandarlo agli ebrei, ai quali scrive, i quali, dopo aver riferito della sua dottrina e del suo ministero, avevano avuto una cattiva opinione, almeno una meschina, di lui; come anche per darci l'esempio di parlare bene gli uni degli altri, sia come ministri che come credenti privati:

secondo la sapienza che gli è stata data, vi ha scritto; intendendo non tutte le sue epistole, come scritte per il bene generale di tutti i santi, così come per quelle chiese particolari o uomini a cui sono state inviate; poiché ciò di cui parla Pietro è ciò che fu scritto loro in particolare, ed è distinto in 2Pietro 3:16 dal resto delle epistole di Paolo; né intende l'epistola di Paolo ai Romani, poiché la longanimità di Dio di cui si parla in quanto, come in Romani 2:4 9:22, è la sua longanimità verso gli empi, che si manifesta nella loro distruzione, e non la sua longanimità verso i suoi eletti, che è salvezza, come qui; ma sembra che abbia manifestamente in vista l'epistola agli Ebrei, poiché Pietro scrisse sia la prima che la seconda epistola agli Ebrei; pertanto, poiché nessuna delle epistole di Paolo ma che furono scritte specificamente per loro, dovrebbe sembrare che ciò sia intenzionale, e serva a confermare che egli ne è l'autore; in cui scrive agli Ebrei riguardo alla venuta di Cristo, e del differimento di essa per un po' di tempo, e della necessità che avevano di pazienza di aspettarla, Ebrei 10:36,37 ; e in esso ci sono anche alcune cose difficili da comprendere riguardo a Melchisedec, all'antico e al nuovo patto, alla rimozione del sacerdozio aaronnico e all'abrogazione dell'intera legge cerimoniale, ecc. cose che non sono facilmente accettate da quella nazione; e il tutto è scritto con grande saggezza, riguardo alla persona e all'ufficio di Cristo, alla natura del suo sacerdozio e alla gloria della dispensazione del Vangelo; e in modo ammirevole è esposta e spiegata l'intera economia mosaica: egli era davvero un saggio capomastro, e tutto ciò che scriveva era "secondo sapienza"; non sapienza carnale, la sapienza di questo mondo, né con parole seducenti della sapienza umana, ma secondo la sapienza divina, sotto l'influenza dello spirito di sapienza e rivelazione; poiché non lo aveva da sé naturalmente, né lo apprese ai piedi di Gamaliele, ma era ciò che gli era stato "dato"; è venuto dall'alto, da Dio, che lo dona generosamente; e come egli stesso ha sempre ritenuto che fosse un dono gratuito di grazia di Dio concessogli, e che tutta la sua luce e conoscenza fossero per rivelazione di Cristo, così Pietro lo attribuisce allo stesso, affinché Dio potesse avere tutta la gloria, e ogni vanto nell'uomo fosse fermato

16 Versetto 16. Come anche in tutte le [sue] epistole,

Da qui risulta che l'apostolo Paolo aveva, a quel tempo, scritto molte delle sue epistole, se non tutte; e tutti furono scritti secondo la stessa sapienza e sotto l'influenza dello stesso spirito, come la sua lettera agli Ebrei:

parlando in loro di quelle cose; delle stesse cose, Pietro aveva parlato, della venuta di Cristo, come che sarebbe apparso una seconda volta a coloro che lo aspettavano, e sarebbe venuto come un ladro di notte, e che la moda, l'intrigo e la forma di questo mondo sarebbero passati, e che i santi avrebbero guardato e aspettato la sua venuta, e lo ama: qualcosa di questo genere è detto in tutte le sue epistole; vedi Ebrei 9:28; 1Tessalonicesi 5:2; 1Corinzi 7:31; 1:7; Tito 2:13; 2Timoteo 4:8 ; e anche degli schernitori, degli schernitori, dei seduttori e degli uomini malvagi che sarebbero sorti negli ultimi giorni; vedi 1Timoteo 4:1 2Timoteo 3:1,

in cui ci sono alcune cose difficili da capire. L'espressione "in cui" si riferisce alle epistole o alle cose dette in esse. Il manoscritto alessandrino, e tre delle copie di Robert Stephens, leggono εν αις, "in cui" epistole, ma la maggior parte delle copie legge εν οις, "in", o "tra le quali cose", di cui si parla in esse, riguardo all'argomento qui trattato, la venuta di Cristo; come il tempo della venuta di Cristo, che a volte è rappresentato dall'apostolo, come se fosse mentre era in vita; e il modo in cui venne di persona con tutti i suoi santi e i suoi angeli potenti, con un grido, la voce dell'arcangelo e la tromba di Dio, cose non facilmente comprensibili; e la distruzione dell'anticristo alla sua venuta, che avverrà con il soffio della sua bocca e lo splendore della sua venuta; come anche la risurrezione dei morti, dei santi che risorgeranno per primi, e quella con i corpi spirituali; e similmente il cambiamento dei santi viventi, e il rapimento dei santi vivi e risuscitati insieme, nelle nuvole, per incontrare il Signore nell'aria; e la loro posizione davanti al tribunale di Cristo, e il conto che ognuno deve rendergli, 1Tessalonicesi 4:15-17; 2Tessalonicesi 1:7,8; 2:8; 1Corinzi 15:44,51,52; 2Corinzi 5:10; Romani 14:12 ;

che coloro che non sono istruiti; non istruiti da Dio, che non hanno mai imparato dal Padre, né hanno imparato Cristo, né hanno quell'unzione che insegna ogni cosa; i quali, sebbene possano essere stati alla scuola degli uomini, non sono mai stati alla scuola di Cristo; e sebbene abbiano sempre imparato, non arriveranno mai alla conoscenza della verità; poiché gli uomini possono avere una grande parte della letteratura umana, eppure essere uomini non istruiti nel senso dell'apostolo; e molto spesso accade che costoro strappino e pervertano le Scritture a rovina di se stessi e degli altri:

e instabile; instabili nei loro principi, che sono come bambini sballottati qua e là da ogni vento di dottrina; la radice della questione non è in loro; né sono radicati ed edificati in Cristo, e quindi non sono stabiliti nella fede; essi non sono sul fondamento di Cristo, né edificano e si attengono alla sicura parola di Dio, né formano le loro nozioni in base ad essa, ma secondo i loro propri ragionamenti carnali e concupiscenze carnali; E così

strappare la parola di Dio, distorcerla dal suo vero senso e significato, e farle dire ciò che non ha mai progettato; trattandola come persone innocenti sono a volte usate, messe su una graticola, torturate, e così costrette a dire ciò che è contrario alla loro conoscenza e coscienza; e così furono strappate le parole dell'apostolo Paolo da uomini mal progettati, come riguardo alle dottrine della grazia e delle opere, così riguardo alla venuta di Cristo; vedi Romani 3:8; 2Tessalonicesi 2:1,2 ;

come [fanno] anche le altre Scritture; gli scritti di Mosè e i profeti dell'Antico Testamento, i Vangeli, gli Atti degli Apostoli e le altre epistole degli apostoli del Nuovo Testamento: e che alla fine è

alla loro propria distruzione; poiché così facendo aggiungono o tolgono alle Scritture, e così attirano su di loro la maledizione di Dio; e cedono alle dottrine dei demoni e alle eresie, che sono dannati, e attirano su di sé una rapida distruzione, che non indugia e non sonnecchia. Ora, da ciò non segue che le Scritture non debbano essere lette dalla gente comune; poiché non tutte le parti della Scrittura, e tutte le cose in essa, sono difficili da comprendere, ci sono molte cose molto chiare e facili, anche tutto ciò che riguarda la salvezza eterna; c'è latte per i bambini, così come cibo per gli uomini forti: inoltre, non si parla qui delle Scritture in generale, ma solo delle epistole di Paolo, e non di tutte, o di qualcuno intere epistole tra loro, solo alcune cose in esse, e queste non sono impossibili, solo difficili da capire; e che non è una ragione per cui dovrebbero essere messi da parte, ma piuttosto perché dovrebbero essere letti con maggiore applicazione e diligenza, e dovrebbero essere seguiti con fervente preghiera e frequente meditazione; e sebbene uomini incolti e instabili possano strapparli alla loro perdizione, coloro che sono istruiti da Dio, sebbene altrimenti analfabeti, possono leggerli con grande profitto e vantaggio

17 Versetto 17. Voi dunque, carissimi, avendo già conosciuto queste cose,

Come che ci saranno tali schernitori e schernitori negli ultimi giorni, e tali uomini incolti e instabili che depraveranno le Scritture, e le strapperanno in modo così miserabile:

badate che anche voi non siate sviati dall'errore degli empi; dalla semplicità del Vangelo, insieme a tali uomini malvagi, che diventano sempre peggiori, ingannatori e ingannati, cedendo a qualsiasi loro errore che rispetti la grazia di Dio, o la persona e gli uffici di Cristo, o in particolare la sua seconda venuta; vegliate e guardatevi da loro, avendone avuto preavviso, perché sono in agguato per ingannare, affinché non guardiate

cadi dalla tua saldezza; che era loro proprio e che, per grazia di Dio, avevano e conservavano, sia nella fede di Cristo che nella dottrina del Vangelo; Infatti, sebbene i santi non possano mai cadere definitivamente e totalmente nel peccato, o dalla verità, tuttavia possono cadere dalla loro fermezza, sia per quanto riguarda l'esercizio della grazia della fede, sia per quanto riguarda la loro professione della dottrina della fede; ed essere fluttuanti, esitare e dubitare in entrambi i sensi, deve essere molto scomodo e disonorevole

18 Versetto 18. ma cresci nella grazia,

Nei doni della grazia, che, sotto la benedizione divina, possono essere accresciuti usandoli: i doni trascurati diminuiscono, ma suscitati e usati, si migliorano e aumentano. E sebbene gli uomini debbano essere grati per i loro doni e contenti di essi, tuttavia possono legittimamente desiderare di più, e nell'uso dei mezzi cercare un aumento di essi, che può essere un mezzo per preservare se stessi, e gli altri, dall'errore dei malvagi. Inoltre, per "grazia" si può intendere la grazia interna. L'opera della grazia è graduale; è come un granello di senape, o come un seme gettato nella terra, che spunta, non si sa come, prima la lama, poi la spiga, poi il grano pieno nella spiga; I santi sono i primi bambini, e da bambini crescono a giovani uomini, e da giovani a padri. C'è una cosa come la crescita nella grazia, in questo senso; ogni grazia, quanto al suo agire ed esercizio, è capace di crescere e di crescere; la fede può crescere eccessivamente, la speranza abbondare, l'amore crescere e la pazienza avere la sua opera perfetta, e i santi possono diventare più umili, santi e abnegati: questa è davvero l'opera di Dio, per farli crescere, ed è dovuta alla sua grazia; tuttavia santo dovrebbe mostrare preoccupazione per questo, e fare uso dei mezzi che Dio possiede e benedice per questo scopo, come la preghiera, l'attenzione alla parola e l'osservazione delle promesse di Dio, per un aumento della fede; ricordando le esperienze passate e guardando alla morte e risurrezione di Cristo per l'incoraggiamento della speranza e all'amore di Dio e di Cristo, per suscitare l'amore per entrambi e per i santi; considerare le sofferenze di Cristo, il deserto del peccato e le glorie di un altro mondo, per promuovere la pazienza e l'abnegazione, e il modello di Cristo, per eccitare all'umiltà; sebbene la "grazia" possa anche significare il Vangelo, la cui conoscenza è imperfetta, e può essere accresciuta nell'uso dei mezzi, e che è uno speciale preservante contro l'errore, una crescita di cui i santi dovrebbero preoccuparsi:

e [nella] conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo; della sua persona, del suo ufficio e della sua grazia, di cui nulla è più prezioso e deve essere preferito a tutto; è la cosa principale nella grazia, ed è il principio e il pegno della vita eterna, e uscirà in essa; per un aumento del quale, e una crescita in esso, la parola e le ordinanze sono designate; e nulla può essere una sicurezza più grande contro l'errore di una crescente conoscenza sperimentale di Cristo. La versione siriaca aggiunge: "e da Dio Padre"; E così alcune copie recitano:

a lui la gloria, ora e in eterno; o "fino al giorno dell'eternità"; cioè, a Cristo, che è veramente Dio, altrimenti una tale dossologia non gli apparterrebbe, sarebbe ascritta la gloria della divinità, di tutte le perfezioni divine; la gloria di tutti i suoi uffici e del suo lavoro di Mediatore; la gloria della salvezza dell'uomo; e la gloria di tutta quella grazia, e la crescita di essa, insieme con la conoscenza di se stesso, che i santi hanno da lui; e che sia in questo mondo, sia in quello che verrà

Amen; Così sia

Commentario del Pulpito:

2Pietro 3

1 Questa Seconda Epistola, diletti, ora vi scrivo; letteralmente, questa Epistola è già una seconda che vi scrivo. L'hdh "già" implica che l'intervallo tra le due Epistole non fu lungo. L'espressione "diletto", ripetuta quattro volte in questo capitolo, mostra l'affettuoso interesse dell'apostolo per i suoi lettori; e la parola "secondo" ci costringe a fare la nostra scelta tra la paternità petrina dell'Epistola o l'ipotesi di una falsificazione diretta. In entrambi i quali suscito le vostre menti pure a mo' di ricordo; letteralmente, in cui, cioè, "Epistole", la parola "seconda" implicava un'allusione a una Prima Epistola. San Pietro ripete le parole che aveva usato nel capitolo 1:13: "Penso che sia opportuno scuotervi ricordandovi". La mente dianoia è la facoltà riflessiva; vedi 1Pietro 1:13 che la facoltà dovrebbe essere esercitata nelle cose sante. I pensieri che passano attraverso la mente del cristiano dovrebbero essere pensieri santi; La sua mente dovrebbe essere pura. La parola resa "puro" eijlikrinhv ricorre in; Filippesi 1:10 , dove si veda la nota, il sostantivo corrispondente si trova in 1Corinzi 5:8; 2Corinzi 1:12; 2:17. Si dice di cose che possono sopportare di essere giudicate alla luce del sole, e quindi significa "puro, chiaro" o secondo un'altra possibile etimologia "non mescolato", e quindi "genuino, sincero".

Versetti 1-10.-

La certezza della venuta del Signore

I CONFUTAZIONE DEGLI SCHERNITORI

1. Lo scopo di San Pietro nello scrivere, Egli si interessò profondamente al benessere spirituale dei cristiani dell'Asia Minore; provò un grande affetto per loro; li chiama "amati" quattro volte in questo capitolo. Non sappiamo se li avesse mai visti faccia a faccia. Può darsi che Silvano gli avesse fatto conoscere le loro circostanze, i loro pericoli, le loro tentazioni. Cantici scrive loro. Nella Prima Lettera li conforta in presenza di grandi persecuzioni; nel secondo li mette in guardia contro le seduzioni dei falsi maestri. Egli è un esempio per i ministri cristiani di diligenza, di affettuosa cura per le anime. Scrive:

1 Per stimolare i suoi lettori. Le loro menti, dice, erano pure. Erano cristiani con un solo cuore; La loro religione era genuina, sincera. Ciò nonostante, era bene fomentarli. Tutti abbiamo bisogno di essere risvegliati di tanto in tanto. Continuiamo a vivere allo stesso modo giorno dopo giorno; le preghiere quotidiane, la vita quotidiana, sono ordinate secondo la regola; c'è il pericolo di diventare tiepidi, formali, di agire per abitudine piuttosto che per il desiderio cosciente di piacere a Dio. Di qui la necessità di un'esortazione. Chiediamo a Dio di "suscitare la volontà del suo popolo fedele". È Lui solo che, con la potenza del suo Spirito, può veramente risvegliarci; Ma usa gli uomini come suoi strumenti. Usò l'azione di San Pietro per scuotere le menti dei cristiani asiatici

2 Per ricordare loro le parole dei profeti e degli apostoli. Egli aveva esortato lo studio della profezia nel primo capitolo di questa Epistola; si era soffermato sul tema dell'ispirazione profetica in entrambe le Epistole; Si riferiva costantemente ai profeti sia nei suoi discorsi che nelle sue lettere. I cristiani dovrebbero studiare gli scritti dei profeti; dovrebbero prestare attenzione alla Parola di profezia. Cantici anche dovrebbero essere sempre memori del comandamento del Signore dato per mezzo degli apostoli. "Dio, che nei tempi passati ha parlato per mezzo dei profeti, negli ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del suo Figlio". Gli scritti dei profeti e degli apostoli provengono dalla stessa fonte: l'ispirazione di Dio; Entrambi hanno un messaggio per noi. Spetta a noi essere consapevoli di quel messaggio; Dimenticarlo significa mancare di riverenza e gratitudine a Colui da cui proviene il messaggio. Il comandamento, consegnatoci dagli apostoli, è in verità il comandamento del nostro Signore e Salvatore, il quale, come nostro Signore, ha diritto alla nostra obbedienza e, come nostro Salvatore, ha diritto ai nostri più teneri sentimenti di amore e gratitudine.

2. Gli schernitori arriveranno. È sempre stato così, ci sono sempre stati uomini che si sono fatti beffe di coloro che confidavano in Dio. Fu così per Lot a Sodoma, per Isacco erede della promessa, per il salmista, per il Signore Gesù stesso. Quelli di cui parla San Pietro erano uomini di abitudini sensuali, che camminavano secondo le proprie concupiscenze. C'è una cosa come il dubbio onesto, come quello di San Tommaso; Ci sono uomini che darebbero al mondo di credere, se potessero; il loro temperamento, la loro educazione, le loro abitudini di pensiero, gettano immense difficoltà sulla loro strada; Tali uomini, speriamo e confidiamo, saranno guidati, prima o poi, alla verità. Ma in tutte le epoche una grandissima parte dello scetticismo prevalente è uscita da una vita empia. Gli uomini hanno rigettato la fede perché non erano disposti a credere. La pura moralità del Vangelo offende chi è indulgente con se stesso; è un rimprovero costante per loro; l'insegnamento della Scrittura riguardo al giudizio è ripugnante per loro; Cercano di tenere questi pensieri lontani dalla loro mente. E, oltre a questo, il peccato indurisce il cuore; Una vita sensuale acceca l'occhio dell'anima e rende gli uomini incapaci di apprezzare la verità spirituale. "L'uomo naturale, lo yucikov, nel quale l'anima animale è predominante, non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché sono pazzia per lui, e non le può conoscere, perché si giudicano spiritualmente" 1Corinzi 2:14 Questi uomini vengono con le loro beffe, dicendo: "Dov'è la promessa della sua venuta? I padri si sono addormentati; Generazione dopo generazione è passata. I cristiani hanno vissuto nell'attesa della venuta del Signore secondo la sua promessa; l'hanno aspettato, ma egli non è venuto; Sono nelle loro tombe. Gli uomini devono ancora passare la loro vita in attesa di un avvento che sembra allontanarsi continuamente? Tutte le cose continuano così, come sono e come sono state; Le leggi della natura continuano a lavorare nella loro immutabile uniformità. Dov'è la promessa?" Questi uomini avevano il punto di vista epicureo della Divinità. Dio avrebbe potuto creare il mondo; Egli avrebbe potuto chiamare all'esistenza le forze che operano nell'universo. Ma ora, pensavano, egli lascia quelle forze alla loro azione reciproca e alla loro reazione reciproca; non si intromette né nel mondo naturale né negli affari degli uomini; Lascia tutto al silenzioso stato di diritto. L'insegnamento della Sacra Scrittura si oppone direttamente a questa forma di agnosticismo. «Il Padre mio opera finora e io opero», disse il Signore Gesù ai Giudei. "In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo", diceva San Paolo ai filosofi epicurei e stoici, così come agli uomini di Atene in generale. Dio sostiene l'universo di giorno in giorno, di ora in ora, con il suo continuo arbitrio. Senza il suo sostegno il mondo cadrebbe in rovina; Senza la sua provvidenza l'ordine della società crollerebbe. Le leggi della natura non sono altro che uniformità osservate, sequenze di causa ed effetto; Non sono forze; non hanno vita, non hanno potere; sono l'espressione della volontà divina. Dio non cambia; e quelle leggi che egli ha impresso nell'universo materiale per mostrare la mano del Creatore, anch'esse sono immutabili nella sfera della volontà di Dio che tutto controlla. Egli può sospendere la loro operazione, poiché egli è il Signore Dio onnipotente; ma di regola il suo lavoro è uniforme, continuo. Se non fosse così, il mondo sarebbe una scena di disordine: tutta la sua rara bellezza andrebbe perduta, la vita nelle sue condizioni attuali non potrebbe essere sostenuta, la società sarebbe impossibile. Quell'uniformità che è il risultato della sapienza di Dio non deve essere considerata un argomento contro la provvidenza di Dio. Egli opera nelle uniformità delle leggi della natura con la stessa certezza con cui agisce nei disturbi di quelle uniformità. Ci sono stati tali disordini; il corso uniforme della natura è stato rotto da interposizioni divine su larga scala

3. La risposta agli schernitori. Non tutte le cose sono sempre continuate così. Per:

1 La creazione stessa fu l'introduzione di un vasto cambiamento; fu una potente interposizione del potere divino. "In principio Dio creò il cielo e la terra". Non ci occupiamo qui dell'interpretazione scientifica dei fenomeni. La Bibbia non aveva lo scopo di insegnarci quella conoscenza che gli uomini possono ottenere da soli con un lavoro paziente, ma di rivelarci le relazioni tra l'uomo e Dio, nella misura in cui queste relazioni sono alla nostra portata, e di mostrarci i doveri che derivano da queste relazioni. Non ci è detto quante epoche, o quali processi di evoluzione, possano avere il loro posto tra il secondo e il terzo versetti del primo capitolo della Genesi. È il grande fatto della creazione che viene dichiarato con forza in quelle parole enfatiche con cui inizia il primo dei libri sacri. "Per fede comprendiamo che i mondi sono stati formati dalla Parola di Dio, così che le cose che si vedono non sono state fatte di cose che appaiono." Questa è la grande verità: "Mediante la parola del Signore sono stati fatti i cieli; e tutto l'esercito di loro col soffio della sua bocca". Fu lui a dire: "Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un solo luogo e appaia l'asciutto". Gli schernitori lo dimenticano volontariamente; Anche se non negano formalmente la possibilità della creazione, chiudono gli occhi di fronte ad essa, e dimenticano che Colui che ha fatto il mondo può anche distruggerlo, che il grande cambiamento della creazione può essere preparatorio per altri cambiamenti altrettanto grandi in futuro

2 Una di queste catastrofi fu il Diluvio. La terra, che un tempo Dio aveva dichiarato "molto buona", era diventata corrotta ed era piena di violenza. Poi Dio fece venire il Diluvio sul mondo degli empi. Mediante la sua Parola "tutte le fonti del grande abisso furono infrante, e le cateratte del cielo furono aperte". "E ogni carne che si muoveva sulla terra morì". Quella terribile visita era un avvertimento per i giudizi imminenti. Non tutte le cose andarono avanti nello stesso corso immutato come dicevano gli schernitori. Quando ogni carne ebbe corrotto la sua via sulla terra, allora Dio intervenne nella sua terribile giustizia, e la terra fu, mediante un battesimo d'acqua, restaurata e purificata, preparata per un nuovo inizio

3 Non tutte le cose continueranno sempre come sono. Mediante la Parola di Dio i cieli e la terra furono fatti in principio; mediante la sua Parola sono ora mantenuti in essere. Ma come il vecchio mondo conteneva in sé l'elemento che spazzò via l'empia razza degli uomini, così il mondo che esiste ora contiene in sé l'agente della propria distruzione. È conservato con il fuoco; Ci sono riserve di fuoco nascoste in esso, che devono operare l'ultimo cambiamento più terribile, che devono distruggere l'ordine attuale delle cose, e con il loro potere purificatore e raffinatore operare, come per mezzo di un battesimo di fuoco, la rigenerazione dell'universo in una nuova vita. Ed è custodito per il fuoco, riservato per il giorno del giudizio, quando il Signore Gesù sarà manifestato dal cielo in fuoco fiammeggiante. Quel grande giorno ci viene presentato nella Sacra Scrittura come un giorno di terrore, con un ambiente terribile e opprimente. Sarà un giorno di distruzione per gli empi; li trascinerà verso la morte totale, quella morte dell'anima che è molto più terribile della morte del corpo, perché è la morte eterna, uno stato di separazione dalla vita di Dio, separazione dalla luce, dalla gioia e dall'amore, sentita in tutta la sua vuota e totale miseria. Allora tutte le cose non continueranno come sono; colui che fece il mondo da principio, colui che intervenne quando quel mondo si era corrotto e spazzò via gli empi con le acque del Diluvio, egli ritornerà, ma questa volta "in fuoco fiammeggiante, vendicandosi di quelli che non conoscono Dio e che non ubbidiscono all'evangelo del Signore nostro Gesù Cristo". Gli schernitori possono deridere; ma la Parola di Dio abideth; Deve essere adempiuto: Egli verrà sicuramente

II SPIEGAZIONE DEL RITARDO DELLA SENTENZA

1. Con l'Eterno il tempo non è. Pensiamo secondo le leggi del tempo; il tempo è un elemento essenziale del nostro pensiero: non possiamo pensare senza riconoscerlo. Non è così per Dio; il pensiero di Dio non è soggetto alla legge del tempo. Egli è eterno; passato, presente e futuro sono tutti nella sfera della sua conoscenza immediata. Per lui un giorno è come mille anni, e mille anni come un giorno. Per colui che abita l'eternità il tempo più lungo che il pensiero umano possa concepire non è che come un puntino. Anche noi possiamo capire che la vita reale non si misura solo con il tempo, ma con l'azione. Quanta parte della vita si è concentrata nei tre anni del ministero di nostro Signore, quegli anni pieni di opere d'amore e di santo insegnamento! mentre

2. D'altra parte, i settant'anni o più di molti uomini trascorrono in una vita spensierata, in un ozio svogliato, senza energia né di pensiero né di azione, senza alcun buon risultato né per se stessi né per gli altri. Sono il pensiero, l'amore, l'azione, che misura la vita, non la lancetta dell'orologio, non il mero trascorrere delle ore e degli anni. "Egli, essendo stato reso perfetto in breve tempo, ha adempiuto per lungo tempo" RAPC Sap 4:13

3. Il Signore è longanime. Il ritardo non significa indifferenza, non significa che il Signore non bada alla condotta degli uomini. Gli empi dicono: "Tush, Dio ha dimenticato, nasconde la sua faccia; non lo vedrà mai". Ma non è così. Il ritardo della sentenza viene da una ragione ben diversa. Dio non vuole che alcuno perisca. Ahimé! gli uomini in effetti periscono nei loro peccati; Il giorno del giudizio è il giorno della perdizione degli uomini empi. Ma non è da Dio; è della loro ostinazione e ostinazione; Essi si attirano su una rapida perdizione. Dio ha concesso all'uomo il terribile dono del potere di scegliere il bene o il male; Senza quel potere non ci potrebbe essere azione morale, nessuna responsabilità, nessuna obbedienza, nessuna santità, nessun amore; la vita senza quel potere sarebbe il funzionamento di una macchina, non l'energia di una creatura fatta a somiglianza di Dio. Amico, ahimè! ha troppo spesso abusato di quel dono grande e pericoloso, e ha trasformato ciò che avrebbe dovuto condurre alla santità in un'occasione di peccato; e "il salario del peccato è la morte". Ma Dio non si compiace della morte degli empi", il suo desiderio è che "tutti giungano al pentimento". Perciò dà loro tempo. "La bontà di Dio li conduce al ravvedimento" Romani 2:4 Non possiamo entrare nella vita senza pentimento, senza un profondo e reale mutamento del cuore. "Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino", fu il primo sermone di Giovanni Battista, il primo sermone di nostro Signore. Pentitevi e ciascuno di voi sia battezzato per la remissione dei peccati", fu l'esortazione di San Pietro nel suo primo grande sermone. E Dio vuole che tutti giungano al pentimento; poiché "il Signore ama ogni uomo"; e Gesù Cristo, nostro Signore, "gustò la morte per ogni uomo". E "c'è gioia in cielo per un solo peccatore che si pente". Perciò ci dà tempo. Il ritardo viene dall'amore longanime di Dio. Com'è triste che gli uomini si facciano beffe di ciò che dovrebbe essere il terreno della gratitudine adorante!

1. Ma il giorno del Signore verrà. Deve essere così, perché così è decretato nei consigli di Dio. Gli schernitori possono deridere nella loro beffa; potrebbero chiedere con amaro sarcasmo: "Dov'è la promessa della sua venuta?" Il cristiano conosce la risposta; è nascosto nel segreto proposito di Dio, nel libro mistico sigillato con sette sigilli, che nessuno può aprire se non il Leone della tribù di Giuda. Ma il giorno del Signore verrà, questo lo sappiamo, anche se non ne conosciamo il tempo

1 La sua venuta è certa, sicura come la Parola di Dio; la Bibbia ci dice che verrà; anche le nostre coscienze rendono testimonianza; la voce ammonitrice della coscienza indica la venuta del terribile giorno. E arriverà all'improvviso, come viene il ladro, quando gli uomini non la cercano. Gli uomini vivranno, come, ahimè! tanti uomini vivono ora, incuranti; mangiare, bere, sposarsi e dare in matrimonio, senza pensare a Dio e al futuro solenne. Poi, in un attimo, in un batter d'occhio, si vedrà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo e suonerà la tromba dell'arcangelo. «Badate dunque», dice il Signore, «che quel giorno non vi piombi addosso inconsapevolmente».

2 E la sua venuta è terribile. Le parole di San Pietro portano vividamente davanti ai nostri pensieri la scena terribile: lo schianto dei mondi che cadono, il fragore delle fiamme che distruggono, la dissoluzione degli elementi nel caos, l'incendio che brucerà la terra e tutto ciò che contiene. Tutte le opere che vi si trovano, i palazzi dei re, le fortificazioni delle città, le cattedrali e le chiese costruite per il culto di Dio, tutto sarà coinvolto in quell'unica tremenda rovina. Questa è la risposta dell'apostolo agli schernitori

LEZIONI

1. Gli schernitori si faranno beffe di loro; gli uomini di scienza indicheranno le leggi immutabili della natura. Né i sarcasmi né le ipotesi degli uomini di scienza possono scuotere il cristiano dalla sua fede

2. Perciò dobbiamo incitarci gli uni gli altri e noi stessi, dobbiamo conservare nella nostra memoria le solenni parole della Sacra Scrittura

3. Dio è intervenuto nei suoi giudizi, interverrà di nuovo

4. Dio è longanime; ma ci deve essere un limite anche a quella pazienza longanime. Il giorno del giudizio deve venire; Pentitevi dunque finché c'è tempo

OMELIE di U.R. Thomas Versetti 1-9.-

Il comandamento divino

Uno studio attento di questo passo è necessario per comprendere chiaramente il significato dell'apostolo e il posto di questa esortazione urgente nella sua argomentazione. Per un tale studio può essere utile raccogliere qui il suo insegnamento intorno a tre punti

I LA "PAROLA" O "COMANDAMENTO" QUI INTESA. A tal proposito chiediamo:

1. Da chi viene proclamata?

1 "Già pronunciato dai santi profeti"; cioè, forse principalmente, anche se non esclusivamente, dell'Antico Testamento. Narratori e prescrittori

2 "I tuoi apostoli"; cioè, quelli che ti hanno portato il vangelo

3 "Il Signore e Salvatore". Egli è la Fonte; I profeti e gli apostoli non sono che il canale

2. Come deve essere accolto?

1 "Scuoti la tua mente"; intelligenza attiva

2 Mente "sincera"; Intelligenza senza pregiudizi

3 A titolo di "ricordo", un'intelligenza che ricorda ciò che è stato rivelato. Non una novità, non una scoperta

3. Cos'è? Il tema di entrambe le epistole: la venuta di Cristo

II L'OBIEZIONE DEGLI UOMINI A QUESTA "PAROLA" E "COMANDAMENTO".

1. Quali sono gli uomini che obiettano? "Derisioni con derisione". Non l'inquieto cercatore della verità

2. Qual è lo spirito con cui obiettano? "Camminando secondo le proprie concupiscenze". Il forte desiderio sfrenato è la spiegazione della loro sprezzante incredulità

3. Qual è l' argomento di questa obiezione? "Dov'è la promessa della sua venuta?" No, dove c'è scritto? Ma cosa ne è venuto fuori? Da quando i padri si sono addormentati, sembra che rimanga lettera morta

III LA TRIPLICE RISPOSTA A QUESTA OBIEZIONE

1. Nasce da un'ignoranza volontaria della storia. C'è il "Diluvio" - probabilmente uno tra i tanti, ma il principale - di cui la tradizione, la scienza, la Bibbia, hanno molto da dire. E quel Diluvio, e tutta la distruzione a venire, non deve essere fatto risalire a un concorso fortuito di atomi, ma alla "Parola di Dio".

2. Nasce dal fissare il tempo come condizione delle vie di Dio, come lo è dell'uomo un giorno", ecc. Guardate "il quadrante delle età, non l'orologo del tempo".

3. Nasce da un'interpretazione errata dell'apparente ritardo di Dio. È lento, ma mai in ritardo. Quello che a noi sembra un ritardo non è un intervallo di negligenza divina, ma un periodo di misericordia divina, che concede l'opportunità al "pentimento" umano. -U.R.T

OMELIE DI R. FINLAYSON

Versetti 1-10.-

Fatto della seconda venuta, soprattutto nei suoi accompagnamenti

I SCOPO DELL'EPISTOLA

1. Suscitarli ricordandoglielo. "Questa è ora, diletti, la seconda Epistola che vi scrivo; e in entrambi io suscito la tua mente sincera ricordandoti". C'è qui la prima delle quattro designazioni di loro come amati in questo capitolo. Era già una seconda Epistola quella che scriveva allo stesso circolo; non era passato molto tempo dalla stesura della Prima Epistola, che con ogni probabilità è quella che ci è pervenuta sotto quel titolo. Lo scopo di entrambe le Epistole era lo stesso. È espresso in conformità con il linguaggio usato nel primo capitolo di questa Epistola. La menzogna non pretendeva di rivelare loro nuove verità, ma solo di ricordarle di vecchie verità. Avevano una mente sincera, cioè aperta alla luce. Perciò non si opporrebbero alle verità perché sono vecchie, o al fatto che vengano riaffermate, ma preferirebbero piuttosto che se le ricordassero, per poter essere stimolati a un senso più profondo della loro importanza

2. Scuoterli ricordando loro certe parole sante. "Affinché ricordiate le parole che furono dette prima dai santi profeti e il comandamento del Signore e Salvatore per mezzo dei vostri apostoli". Per prima cosa li riferisce alle parole dei santi profeti, cioè che scrissero su temi sacri e sotto santa ispirazione. Egli ha in vista in modo particolare il tema sacro della seconda venuta. Le loro parole pronunciate in precedenza avevano ricevuto un adempimento sorprendente, ma parziale, alla prima venuta; Avrebbero ricevuto il loro completo adempimento nella Seconda Venuta. Li rimanda anche al comandamento del Signore e Salvatore, del quale certamente nulla potrebbe essere più vincolante. Cristo prima salva, e poi comanda: dov'è l'insegnante che è in quella posizione di comando? Prima insegna il fatto della sua seconda venuta, e poi comanda la vita corrispondente. «Vegliate dunque», dice Cristo, «perché non sapete in quale giorno verrà il vostro Signore. Ma sappi questo: se il padrone di casa avesse saputo in quale guardia veniva il ladro, avrebbe vegliato e non avrebbe permesso che la sua casa fosse sfondata. Siate dunque pronti anche voi, perché nell'ora che non pensate, il Figlio dell'uomo verrà". Questo comandamento, avendo la massima autorità, fu loro consegnato attraverso i loro apostoli, cioè gli apostoli che avevano lavorato in mezzo a loro. Il capo di questi fece così eco al suo Signore. "Il giorno dell'Eterno viene come un ladro di notte, così dunque non dormiamo come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri" 1Tessalonicesi 5:2-7

II GLI SCHERNITORI

1. Il momento della loro comparsa. "Sapendo prima di tutto questo, che negli ultimi giorni verranno gli schernitori con scherno". Pietro si riferisce all'avvento degli schernitori come di primaria importanza nei suoi orientamenti. Dovevano venire nell'ultimo dei giorni, con il quale non possiamo capire semplicemente il tempo immediatamente precedente il secondo avvento. L'ultimo periodo deve essere considerato come esteso dal primo avvento al secondo avvento. Durante questo periodo, con il passare del tempo, dovevano venire, e sarebbero venuti nel personaggio. In stile ebraico, si dice che gli schernitori dovevano venire "con scherno", con il loro scherno alle cose sante

2. Di cosa dovevano prendere in giro. "Camminando secondo le proprie concupiscenze, e dicendo: Dov'è la promessa della sua venuta?" Ciò che dovevano dire doveva essere determinato non dalla verità, né dai fatti, ma dal pregiudizio, e dal pregiudizio fondato sul loro camminare secondo le proprie concupiscenze, cioè il loro modo di vivere dissoluto. Nel primo salmo quelli che "camminano nel consiglio degli empi" sono poi rappresentati come "che stanno nella via dei peccatori", e poi come "siedono sul seggio degli sprezzanti". Cantici qui, coloro la cui vita non sopporta di guardare, che non amano la venuta perché significava per loro uno scacco, sono rappresentati mentre dicono, con un'aria di beffardo trionfo: "Dov'è la promessa della sua venuta?" cioè, si è rivelato vano e menzognero

3. Come dovevano discutere

1 Fatto su cui dovevano basare la loro argomentazione. "Poiché, dal giorno in cui i padri si addormentarono". Per "i padri" dobbiamo probabilmente intendere gli uomini della prima generazione cristiana. La promessa fu fatta loro, ed essi vissero nella speranza che si adempisse ai loro giorni. Ma venne il giorno in cui, senza che si adempisse, si addormentarono. C'è un esempio qui dell'uso del linguaggio da cui c'è stato un allontanamento. I cristiani parlano dei loro amici in Cristo come di addormentarsi. Il sentimento emerge nella parola cimitero, che significa "luogo in cui dormire", a cui associamo un risveglio. Gli schernitori, non più in accordo con il cristianesimo, usano un linguaggio cristiano. Il fatto su cui basano la loro argomentazione non è da negare: l'uso che ne hanno fatto è ripreso al versetto 8

2 Argomento tratto dall'uniformità. "Tutte le cose continuano come erano dal principio della creazione". Siamo autorizzati a procedere sull'uniformità della natura, sul sole che sorge domani come ha fatto oggi, e nei giorni passati. Né c'è da stupirsi che gli uomini di scienza siano più impressionati del solito dal fatto dell'uniformità, dalle loro ricerche sulla natura. Qui Pietro profetizza che negli ultimi giorni gli schernitori avrebbero cercato di volgere il fatto dell'uniformità contro il cristianesimo, e ciò si è notevolmente svolto come egli aveva profetizzato. Questa è davvero la linea che è stata seguita da molti scettici. Hanno detto: "Tutte le cose continuano come erano dal principio della creazione". Su questa base Hume si oppose ai miracoli. "Un miracolo - ha detto - è una violazione di una legge di natura: ma l'esperienza universale di noi stessi, e di tutta la famiglia umana, prova che le leggi di natura sono uniformi , senza eccezione". Strauss e la sua scuola hanno cercato di stabilire non solo l'incredibilità, ma anche l'impossibilità dei miracoli. Il loro argomento è contro un tale sovvertimento dell'ordine attuale delle cose che è connesso con la seconda venuta. Hanno così inconsciamente adempiuto la profezia

III IL CATASTROFISMO È IL PASSATO. "Per questo essi volontariamente dimenticano, che c'erano cieli fin dall'antichità, e una terra compattata dall'acqua e in mezzo all'acqua, mediante la Parola di Dio; in tal modo il mondo che era allora, essendo inondato d'acqua, perì". Pietro, nel mettere il dito contro il catastrofismo, si riferisce ad esso come a ciò che hanno volontariamente dimenticato. Ci volle uno sforzo di volontà per chiuderlo fuori. L'impressione dell'evento, sebbene fosse accaduto secoli prima, non si era spenta. Il suo riferimento al Diluvio è introdotto da un'affermazione che riguarda il modo in cui si è realizzato. Questo si basa sul racconto mosaico della creazione. La prima parte dell'affermazione si riferisce al portare all'esistenza i cieli. C'erano cieli fin dall'antichità, per mezzo della Parola di Dio. Questo è il primo pensiero della Bibbia: "In principio Dio creò il cielo". Essa non esisteva dall'eternità, ma è stata portata all'esistenza dalla parola creatrice di Dio. La seconda parte dell'affermazione non si riferisce al fatto che la terra sia venuta all'esistenza, ma al fatto che essa riceva la sua forma attuale. Una terra veniva compattata dall'acqua, cioè come materiale. Sembra che il riferimento sia alle acque del caos nel racconto mosaico Genesi 1:2 Era anche compattata, non "in mezzo all'acqua", come è ingiustificatamente nella Versione Riveduta, ma "per mezzo dell'acqua", cioè come elemento strumentale. Il riferimento sembra essere alla raccolta delle acque in un unico luogo. Dietro l'acqua come elemento materiale e strumentale c'era la Parola di Dio che guidava e la potenza. Dopo aver fatto questa affermazione, Pietro introduce il Diluvio come la sua risposta agli schernitori. Le parole di collegamento sono: "con quali mezzi". L'uso del plurale crea una difficoltà. La soluzione più probabile è che il riferimento sia all'acqua e alla Parola di Dio. Ciò è favorito dal fatto che quest'ultimo viene portato avanti nel versetto successivo. L'acqua, liberata da Dio, inondò il mondo di allora, cioè non la terra semplicemente, ma la terra come sostentamento dei suoi abitanti di allora. Ci fu un catastrofismo della natura più impressionante. C'era notate bene gli schernitori un potente disturbo dell'uniformità. Il mondo che allora era perito

IV CATASTROFISMO NEL FUTURO. "Ma i cieli che ora sono, e la terra, mediante la medesima parola sono stati custoditi per il fuoco, essendo riservati per il giorno del giudizio e della distruzione degli uomini empi". C'è l'indizio, non che cessino di essere cieli e terra, ma piuttosto che esistano ancora cieli e terra, solo che non sono come li vediamo ora. La Parola di Dio ha stabilito il destino dei nuovi cieli e della nuova terra. C'è un catastrofismo in serbo per loro. Sono qui rappresentati come immagazzinati per il fuoco. L'agenzia non è lontana da cercare, essendo nel cuore della terra. C'è l'idea che il fuoco sia necessario per i nuovi cieli e la nuova terra a causa degli uomini empi che li hanno contaminati. Per la loro vita che dimentica Dio e che sfida Dio, essi, quando verrà il giorno fissato, saranno giudicati alla distruzione. I cieli e la terra che hanno contaminato devono essere sottomessi non all'acqua che è proibita dalla promessa, ma a un agente più penetrante e soggiogatore. La stessa Parola che ha realizzato il catastrofismo dell'acqua è quella di realizzare il catastrofismo del fuoco

V IL MODO DIVINO DI FARE I CONTI. "Ma non dimenticare quest'unica cosa, diletti, che un giorno è per il Signore come mille anni, e mille anni come un giorno". Questa è la risposta di Pietro al suggerimento contenuto nell'argomento degli schernitori: "Dal giorno in cui i padri si addormentarono". Rivolgendosi ai suoi lettori come "amati", rivela la loro attenzione. Egli rivela la loro attenzione su una cosa che rischiavano di dimenticare. Egli rivela la loro attenzione su una cosa che doveva essere principalmente considerata. "Non dimenticare questa cosa". Il linguaggio in cui si esprime questa cosa è un'estensione di ciò che si trova in Salmi 90:4, ed entrambe le parti sono presentate qui. Pietro insegna che le nostre idee di breve e lungo nel tempo non devono essere applicate al modo di calcolare di Dio. Un giorno è ciò che è breve per noi. Pensiamo che ci siano tanti, tantissimi giorni di vita. Ma una giornata può essere lunga con Dio. Se pensiamo ai giorni della creazione, quanto si affollava in ciascuno di essi! Se pensiamo al giorno in cui venne il Diluvio, quanto lo caratterizzò! Se pensiamo all'ultimo giorno della Passione di nostro Signore, quanto ha influenzato la storia umana, e la storia angelica, e ha colpito anche Dio stesso, è stato affollato in esso! Ci viene insegnato a pensare a una nazione che nasce in un giorno. Cantici non c'è bisogno di pensare a più di un giorno come richiesto per gli eventi che devono essere inclusi nella seconda venuta. D'altra parte, mille anni è ciò che è lungo per noi. Gli uomini pensavano che questo fosse il limite della vita umana. Ma ora non possiamo pensare di vivere cent'anni. Ma mille anni possono essere un breve periodo con Dio. "Mille anni ai tuoi occhi non sono che come ieri quando è passato, e come una veglia nella notte". C'è stata un'attesa di migliaia di anni prima dell'arrivo dell'uomo sulla terra; e se devono trascorrere migliaia di anni prima che la storia umana si concluda, nell'evoluzione sicura ed efficace del suo proposito, ciò potrebbe non essere lungo per Dio

VI SPIEGAZIONE DELL'APPARENTE RITARDO. "Il Signore non è lento riguardo alla sua promessa, come alcuni considerano la negligenza; ma è longanime verso di te, non desiderando che alcuno perisca, ma che tutti giungano al pentimento". Quando una promessa viene fatta per un determinato periodo di tempo, e non viene mantenuta in quel momento, c'è un vero ritardo, la cui spiegazione può essere la negligenza. Tale negligenza non può essere attribuita a Dio. C'è un ritardo apparente, e alcuni, nella delusione delle loro aspettative e nell'opera dell'incredulità, possono dire che è fiacchezza; Ma ciò non può essere giustificato. Si dice che "il Giudice è davanti alla porta", il che può essere interpretato come una venuta immediata. Ma il vero significato è che Cristo è pronto per il giudizio. Perché, dunque, non viene? La risposta è che le cose non sono pronte per la sua venuta. Il popolo di Cristo ha il compito di preparare le cose per la sua venuta, per quanto riguarda se stesso e per quanto riguarda gli altri; e non hanno cose abbastanza pronte. Non è, quindi, che Dio sia fiacco riguardo alla sua promessa, come se non fosse sufficientemente interessato; è, dice Pietro, che egli è longanime verso di te. Egli sopporta il popolo cristiano nella sua negligenza nel suo dovere, nella sua negligenza nel compiere la sua parte. E non solo loro, come gli altri, sono pensati da Dio. Non vuole che alcuno perisca. Non è secondo il suo cuore che anche colui che egli ha creato, e per il quale Cristo è morto, debba rimanere nella miseria. Questo è un pensiero che emerge con forza nella profezia di Ezechiele. "Ho io alcun piacere che gli empi muoiano, dice il Signore Iddio? Poiché io non mi compiaccio della morte di colui che muore, dice il Signore, l'Eterno". "Di' a quelli che si struggono nei loro peccati: Com'è vero che io vivo, dice il Signore, l'Eterno, io non provo piacere nella morte degli empi". Il lato positivo del desiderio divino è che tutti giungano al pentimento. Non ha un interesse solo per alcuni, ma per tutti. Nessuno può essere felice nel peccato; Può solo essere struggendosi, come dice il Profeta. Nessuno può essere felice senza pentimento, cioè senza un cambiamento di opinione, ma questo cambiamento di mente lo desidera per tutti. E non è un semplice desiderio, ma è un desiderio che si è manifestato nella croce di Cristo; e, nelle operazioni dello Spirito e nell'opera della Provvidenza, questo è il fine che si cerca. Rispondiamo tutti, dunque, al desiderio divino che accompagna la longanimità divina

VII LA VENUTA CARATTERIZZATA. "Ma il giorno dell'Eterno verrà come un ladro; in cui i cieli passeranno con gran rumore, e gli elementi saranno dissolti con fervente calore, e la terra e le opere che sono in essa saranno bruciate". Per "giorno del Signore" dobbiamo intendere il giorno della gloriosa manifestazione di Cristo. L'interesse di quel giorno sarà tutto incentrato sulla sua apparizione e sulla sua azione giudiziaria. L'arrivo del giorno è considerato con certezza. Nell'originale "verrà" ha la posizione enfatica: "Verrà il giorno del Signore". Sia che i nostri pensieri siano contrari ad esso, sia che non abbiamo alcun pensiero al riguardo, arriverà. Pietro tocca la subitaneità della venuta, in questo echeggiando il Maestro, come fece anche Paolo: "Verrà il giorno del Signore come un ladro". Più che sfiora una maestosa associazione della venuta. Ci sarà una conflagrazione generale. Nella profezia è stato detto che i cieli svaniranno come fumo. Qui si dice che passeranno con un gran rumore. Ciò si spiega con la clausola che segue, che deve essere presa con essa. Gli elementi, cioè di cui sono composti i cieli, saranno dissolti con il fuoco. Il rumore, quindi, è il rumore impetuoso dell'incendio che distrugge, o del conseguente schianto. L'incendio è abbracciare la terra: "La terra e le opere che sono in essa saranno bruciate". Le opere devono essere intese nel senso che comprendono le opere dell'uomo. Alcune opere sopravvivono a lungo agli operai. Si spera che alcune opere d'arte possano sopravvivere per secoli. Ma, per quanto a lungo sopravvivano, alla fine saranno bruciati. Questo ci insegna che c'è ciò che è più alto dell'arte. E non dobbiamo meravigliarci che questo sia il destino delle opere dell'uomo sulla terra, quando deve essere il destino anche delle opere di Dio sulla terra. Alza gli occhi al cielo nella quiete della notte, o guarda la terra sottostante immersa nella luce del sole di un giorno d'estate: può essere che il catastrofismo regni ovunque i tuoi occhi si posino? Può essere che l'elemento selvaggio e divoratore del fuoco si impadronisca di tutto questo tessuto materiale? La profezia di Cantici ci dice che lo sarà. Arriverà, il giorno della conflagrazione generale.

2 affinché ricordiate le parole che furono pronunciate prima dai santi profeti. "Affinché vi ricordiate" è rappresentato da una parola in greco mnhsqhnai; confrontate l'esatto parallelo in Luca 1:72. Sia nelle Epistole 1Pietro 1:10-12 che in 2Pietro 1:19 viene data grande enfasi al comandamento di noi, apostoli del Signore e Salvatore, piuttosto, come nella versione riveduta, e al comandamento del Signore e Salvatore per mezzo dei vostri apostoli. Tutti i migliori manoscritti leggono uJmwn qui. È un'espressione notevole; ma gli apostoli di Cristo possono essere giustamente chiamati gli apostoli di coloro ai quali sono inviati, come se fossero i loro insegnanti, mandati a loro per il loro beneficio; Proprio come gli angeli di Dio sono chiamati anche gli angeli del piccolo Matteo di Cristo. 18:10 Confronta anche "gli angeli delle sette Chiese" nell'Apocalisse. San Pietro mostra una conoscenza intima di diverse Epistole di San Paolo, e di quella di San Giacomo; sta scrivendo alle Chiese a cui si rivolge nella sua Prima Epistola, la maggior parte dei quali sono stati fondati da San Paolo o dai suoi compagni. Dobbiamo quindi intendere questo passo, così come il versetto 15 di questo capitolo, come un distinto riconoscimento dell'apostolato di San Paolo. La traduzione della Versione Autorizzata, "gli apostoli del Signore e Salvatore", comporta un violento sconvolgimento dell'ordine; sembra meglio far dipendere entrambi i genitivi dal "comandamento": "il comandamento dei tuoi apostoli al Signore"; il primo genitivo è quello dell'annuncio, il secondo dell'origine. Il comandamento era stato annunciato dagli apostoli, ma era il comandamento del Signore per il doppio genitivo, comp. Giacomo 2:1 e Atti 5:32 . Per l'intero versetto, vedi il passo parallelo in Giuda 1:17 affinché ricordiate le parole che furono pronunciate prima dai santi profeti. "Affinché vi ricordiate" è rappresentato da una parola in greco mnhsqhnai; confrontate l'esatto parallelo in Luca 1:72. Sia nelle Epistole 1Pietro 1:10-12 che in 2Pietro 1:19 viene data grande enfasi al comandamento di noi, apostoli del Signore e Salvatore, piuttosto, come nella versione riveduta, e al comandamento del Signore e Salvatore per mezzo dei vostri apostoli. Tutti i migliori manoscritti leggono uJmwn qui. È un'espressione notevole; ma gli apostoli di Cristo possono essere giustamente chiamati gli apostoli di coloro ai quali sono inviati, come se fossero i loro insegnanti, mandati a loro per il loro beneficio; Proprio come gli angeli di Dio sono chiamati anche gli angeli del piccolo Matteo di Cristo. 18:10 Confronta anche "gli angeli delle sette Chiese" nell'Apocalisse. San Pietro mostra una conoscenza intima di diverse Epistole di San Paolo, e di quella di San Giacomo; sta scrivendo alle Chiese a cui si rivolge nella sua Prima Epistola, la maggior parte dei quali sono stati fondati da San Paolo o dai suoi compagni. Dobbiamo quindi intendere questo passo, così come il versetto 15 di questo capitolo, come un distinto riconoscimento dell'apostolato di San Paolo. La traduzione della Versione Autorizzata, "gli apostoli del Signore e Salvatore", comporta un violento sconvolgimento dell'ordine; sembra meglio far dipendere entrambi i genitivi dal "comandamento": "il comandamento dei tuoi apostoli al Signore"; il primo genitivo è quello dell'annuncio, il secondo dell'origine. Il comandamento era stato annunciato dagli apostoli, ma era il comandamento del Signore per il doppio genitivo, comp. Giacomo 2:1 e Atti 5:32 . Per l'intero versetto, vedi il passo parallelo in Giuda 1:17

3 sapendo prima questo, che negli ultimi giorni verranno gli schernitori. Per la costruzione irregolare di ginwskontev, vedi Winer, 3:63, 2, a. San Pietro ha le parole, "sapendo questo per primo", in 2Pietro 1:20, dove parla dell'interpretazione della profezia; le ripete ora quando si riferisce agli schernitori che si facevano beffe del lungo ritardo della venuta del Signore predetto dai profeti Per "gli ultimi giorni, " vedi nota a 1Pietro 1:20 La Versione Riveduta dice: "Gli schernitori verranno con scherno". Questo rappresenta le parole ejn ejmpaigmopnh, che si trovano in quasi tutti i migliori manoscritti, che danno enfasi all'espressione secondo la maniera ebraica. La parola ejmpaigmonh non ricorre da nessun'altra parte nel Nuovo Testamento, e ejmpaiktai, schernisce, solo nel passaggio parallelo, Giuda 18. Camminando secondo le proprie concupiscenze. L'autoindulgenza spesso porta allo scetticismo. Questo versetto è citato in un'omelia attribuita a Ippolito. sapendo prima questo, che negli ultimi giorni verranno gli schernitori. Per la costruzione irregolare di ginwskontev, vedi Winer, 3:63, 2, a. San Pietro ha le parole, "sapendo questo per primo", in 2Pietro 1:20, dove parla dell'interpretazione della profezia; le ripete ora quando si riferisce agli schernitori che si facevano beffe del lungo ritardo della venuta del Signore predetto dai profeti Per "gli ultimi giorni, " vedi nota a 1Pietro 1:20 La Versione Riveduta dice: "Gli schernitori verranno con scherno". Questo rappresenta le parole ejn ejmpaigmopnh, che si trovano in quasi tutti i migliori manoscritti, che danno enfasi all'espressione secondo la maniera ebraica. La parola ejmpaigmonh non ricorre da nessun'altra parte nel Nuovo Testamento, e ejmpaiktai, schernisce, solo nel passaggio parallelo, Giuda 18. Camminando secondo le proprie concupiscenze. L'autoindulgenza spesso porta allo scetticismo. Questo versetto è citato in un'omelia attribuita a Ippolito

4 e dicendo: Dov'è la promessa della sua venuta? Malachia 2:17 , "Dov'è il Dio del giudizio?" Il Signore aveva profetizzato della sua venuta; San Paolo aveva parlato più di una volta, come se quella venuta fosse molto vicina 1Corinzi 15:51; 2 Corinzi 1Tessalonicesi 4:15 Ma egli non venne. Già gli uomini cominciavano a farsi beffe e a chiedersi se la promessa a lungo ritardata si sarebbe mai avverata. Poiché da quando i padri si sono addormentati; meglio, dal giorno che. Con "i padri" si devono intendere qui i padri della Chiesa cristiana. San Pietro scriveva più di trent'anni dopo l'Ascensione. La prima generazione di cristiani stava rapidamente scomparendo. Stefano "si addormentò" per primo, poi Giacomo figlio di Zebedeo, l'altro Giacomo fratello del Signore, e molti altri che avevano aspettato, forse, di vedere la venuta del Signore tra quelli "che erano vivi e rimasero" 1Tessalonicesi 4:17 Ma essi erano morti ed egli non venne, e dal giorno della loro morte le cose andarono avanti come erano. Gli uomini dovrebbero ancora cercarlo, si chiedevano gli schernitori, quando i padri cercavano invano? Gli schernitori adottarono, senza dubbio per scherno, la frase cristiana per la morte. Il Signore prima aveva detto: "Il nostro amico Lazzaro dorme", poi il santo Stefano "si addormentò", e così "quelli che dormono" divenne il nome riconosciuto per i morti in Cristo. La morte è come il sonno; i santi morti riposano dalle loro fatiche. Essi "non dormono oziosamente", perché sono a casa con il Signore e sono benedetti; eppure il quieto riposo del Paradiso, sebbene "di gran lunga migliore" di questa vita terrena, è il sonno in confronto alla perfetta consumazione e beatitudine, sia nel corpo che nell'anima, di cui i redenti del Signore godranno finalmente nella sua gloria eterna. Tutte le cose continuano come erano fin dal principio della creazione; Letteralmente, tutte le cose continuano così, così come sono, e come sono state fin dal principio. Non c'è stata alcuna catastrofe improvvisa; il mondo è andato avanti com'era; le leggi della natura funzionano ancora con la loro immutabile uniformità" vedi un notevole parallelo in Clemente, I, 23, che è importante anche come prova indipendente che questo argomento degli schernitori è antico fino alla fine del primo secolo

OMELIE DI J.R. THOMSON versetto 4.-

"La promessa della sua venuta".

Il principio che spinse questi schernitori, portandoli all'irreligione e all'autoindulgenza sulla base del fatto che le promesse e le minacce che professavano di emanare dall'autorità divina non erano state mantenute, è lo stesso principio che fu incorporato nell'antico proverbio: "Poiché la sentenza contro un'opera malvagia non viene eseguita rapidamente, quindi il cuore dei figli degli uomini è pienamente deciso in loro a fare il male". Bisogna ricordare che ciò che è una promessa per il suddito leale è una minaccia per il ribelle. La seconda venuta di Cristo sarà per la salvezza del giusto, ma per la confusione dell'offensore impenitente

I IL SIGNIFICATO DELLA PROMESSA

1. Questo è abbastanza preciso in se stesso, ed è stato ed è fermamente sostenuto da tutta la Chiesa. Una fede sincera nel primo avvento del Figlio di Dio porta a credere nel suo secondo avvento, come chiaramente predetto sia da nostro Signore che dai suoi apostoli

2. Ma, sebbene definita in se stessa, la promessa della seconda venuta di Cristo non è affatto definita nelle circostanze o nel tempo. Ciò risulta evidente dalla diversità di vedute che ha prevalso su questi punti in molti periodi della storia della Chiesa. Come e quando Cristo verrà sono questioni di interesse secondario rispetto al fatto che verrà

II IL DONATORE DI Tile PROMESSA. Il valore di ogni promessa dipende dal carattere di colui da cui viene data, e non solo dal suo carattere, ma anche dalle sue capacità e risorse. Ora, la promessa in questione è stata fatta da un Promesso che è fedele e potente nel più alto grado, proprio da colui che è la Verità eterna e infallibile. La voce è stata quella del Figlio, dei profeti e degli apostoli ispirati; ma il consiglio dichiarato è stato il consiglio dell'Iddio onnisapiente

III IL RITARDO NELL'ADEMPIMENTO DELLA PROMESSA. Senza dubbio c'è stata una costante venuta del Signore Cristo mediante il suo Spirito, sia nel giudizio e nel rimprovero, sia nella misericordia e nella liberazione. Eppure la venuta è ancora nel futuro. Se i cristiani primitivi erano in alcuni casi impazienti perché le loro ardenti speranze non si erano realizzate, quale meraviglia se, di tanto in tanto, come ad esempio in tempi di depressione e in tempo di persecuzione, il cuore dei fedeli ha invocato l'apparizione del Redentore, in fervente preghiera, in canto ardente! Possiamo sorprenderci se a volte si è perso di vista che "presso Dio un giorno è come mille anni, e mille anni come un giorno"?

IV L'ABUSO DI QUESTO RITARDO DA PARTE DI SCHERNITORI E SCHERNITORI. Fin dall'inizio queste persone si sono chieste: "Dov'è la promessa?" L'incredulità ha preso la forma del ridicolo. E, peggio ancora, la paura del giudizio è stata in qualche modo abbandonata. Come i servi che, vedendo che il loro padrone ritardava la sua venuta, cominciarono a mangiare, a bere, a ubriacarsi e a insultare i loro conservi, così gli schernitori hanno gettato via ogni ritegno, hanno respinto ogni freno e si sono abbandonati all'indulgenza delle loro concupiscenze carnali

V LA FORZA E L'ISPIRAZIONE DELLA PROMESSA. Ciò che per uno è l'occasione di schernire, è per un altro l'incitamento ad ogni virtù cristiana. La fede riposa sul primo avvento; La speranza tende le mani verso il secondo avvento. Tra i frutti di questa benedetta promessa si possono menzionare:

1. Paziente sopportazione di privazioni e sofferenze che sono note per essere temporanee

2. Fedele adempimento dell'amministrazione nominata, in preparazione per l'imminente conto

3. Silenzioso disprezzo per tutte le beffe e le prese in giro dei miscredenti. - J.R.T. e dicendo: Dov'è la promessa della sua venuta? Malachia 2:17 , "Dov'è il Dio del giudizio?" Il Signore aveva profetizzato della sua venuta; San Paolo aveva parlato più di una volta, come se quella venuta fosse molto vicina 1Corinzi 15:51; 2 Corinzi 1Tessalonicesi 4:15 Ma egli non venne. Già gli uomini cominciavano a farsi beffe e a chiedersi se la promessa a lungo ritardata si sarebbe mai avverata. Poiché da quando i padri si sono addormentati; meglio, dal giorno che. Con "i padri" si devono intendere qui i padri della Chiesa cristiana. San Pietro scriveva più di trent'anni dopo l'Ascensione. La prima generazione di cristiani stava rapidamente scomparendo. Stefano "si addormentò" per primo, poi Giacomo figlio di Zebedeo, l'altro Giacomo fratello del Signore, e molti altri che avevano aspettato, forse, di vedere la venuta del Signore tra quelli "che erano vivi e rimasero" 1Tessalonicesi 4:17 Ma essi erano morti ed egli non venne, e dal giorno della loro morte le cose andarono avanti come erano. Gli uomini dovrebbero ancora cercarlo, si chiedevano gli schernitori, quando i padri cercavano invano? Gli schernitori adottarono, senza dubbio per scherno, la frase cristiana per la morte. Il Signore prima aveva detto: "Il nostro amico Lazzaro dorme", poi il santo Stefano "si addormentò", e così "quelli che dormono" divenne il nome riconosciuto per i morti in Cristo. La morte è come il sonno; i santi morti riposano dalle loro fatiche. Essi "non dormono oziosamente", perché sono a casa con il Signore e sono benedetti; eppure il quieto riposo del Paradiso, sebbene "di gran lunga migliore" di questa vita terrena, è il sonno in confronto alla perfetta consumazione e beatitudine, sia nel corpo che nell'anima, di cui i redenti del Signore godranno finalmente nella sua gloria eterna. Tutte le cose continuano come erano fin dal principio della creazione; Letteralmente, tutte le cose continuano così, così come sono, e come sono state fin dal principio. Non c'è stata alcuna catastrofe improvvisa; il mondo è andato avanti com'era; le leggi della natura funzionano ancora con la loro immutabile uniformità" vedi un notevole parallelo in Clemente, I, 23, che è importante anche come prova indipendente che questo argomento degli schernitori è antico fino alla fine del primo secolo

OMELIE DI J.R. THOMSON versetto 4.-

"La promessa della sua venuta".

Il principio che spinse questi schernitori, portandoli all'irreligione e all'autoindulgenza sulla base del fatto che le promesse e le minacce che professavano di emanare dall'autorità divina non erano state mantenute, è lo stesso principio che fu incorporato nell'antico proverbio: "Poiché la sentenza contro un'opera malvagia non viene eseguita rapidamente, quindi il cuore dei figli degli uomini è pienamente deciso in loro a fare il male". Bisogna ricordare che ciò che è una promessa per il suddito leale è una minaccia per il ribelle. La seconda venuta di Cristo sarà per la salvezza del giusto, ma per la confusione dell'offensore impenitente

I IL SIGNIFICATO DELLA PROMESSA

1. Questo è abbastanza preciso in se stesso, ed è stato ed è fermamente sostenuto da tutta la Chiesa. Una fede sincera nel primo avvento del Figlio di Dio porta a credere nel suo secondo avvento, come chiaramente predetto sia da nostro Signore che dai suoi apostoli

2. Ma, sebbene definita in se stessa, la promessa della seconda venuta di Cristo non è affatto definita nelle circostanze o nel tempo. Ciò risulta evidente dalla diversità di vedute che ha prevalso su questi punti in molti periodi della storia della Chiesa. Come e quando Cristo verrà sono questioni di interesse secondario rispetto al fatto che verrà

II IL DONATORE DI Tile PROMESSA. Il valore di ogni promessa dipende dal carattere di colui da cui viene data, e non solo dal suo carattere, ma anche dalle sue capacità e risorse. Ora, la promessa in questione è stata fatta da un Promesso che è fedele e potente nel più alto grado, proprio da colui che è la Verità eterna e infallibile. La voce è stata quella del Figlio, dei profeti e degli apostoli ispirati; ma il consiglio dichiarato è stato il consiglio dell'Iddio onnisapiente

III IL RITARDO NELL'ADEMPIMENTO DELLA PROMESSA. Senza dubbio c'è stata una costante venuta del Signore Cristo mediante il suo Spirito, sia nel giudizio e nel rimprovero, sia nella misericordia e nella liberazione. Eppure la venuta è ancora nel futuro. Se i cristiani primitivi erano in alcuni casi impazienti perché le loro ardenti speranze non si erano realizzate, quale meraviglia se, di tanto in tanto, come ad esempio in tempi di depressione e in tempo di persecuzione, il cuore dei fedeli ha invocato l'apparizione del Redentore, in fervente preghiera, in canto ardente! Possiamo sorprenderci se a volte si è perso di vista che "presso Dio un giorno è come mille anni, e mille anni come un giorno"?

IV L'ABUSO DI QUESTO RITARDO DA PARTE DI SCHERNITORI E SCHERNITORI. Fin dall'inizio queste persone si sono chieste: "Dov'è la promessa?" L'incredulità ha preso la forma del ridicolo. E, peggio ancora, la paura del giudizio è stata in qualche modo abbandonata. Come i servi che, vedendo che il loro padrone ritardava la sua venuta, cominciarono a mangiare, a bere, a ubriacarsi e a insultare i loro conservi, così gli schernitori hanno gettato via ogni ritegno, hanno respinto ogni freno e si sono abbandonati all'indulgenza delle loro concupiscenze carnali

V LA FORZA E L'ISPIRAZIONE DELLA PROMESSA. Ciò che per uno è l'occasione di schernire, è per un altro l'incitamento ad ogni virtù cristiana. La fede riposa sul primo avvento; La speranza tende le mani verso il secondo avvento. Tra i frutti di questa benedetta promessa si possono menzionare:

1. Paziente sopportazione di privazioni e sofferenze che sono note per essere temporanee

2. Fedele adempimento dell'amministrazione nominata, in preparazione per l'imminente conto

3. Silenzioso disprezzo per tutte le derisioni e le prese in giro dei miscredenti.

5 Per questo sono volentieri ignoranti; letteralmente, perché questo sfugge loro di loro spontanea volontà. Non tutte le cose sono sempre state come sono, ci sono stati grandi cambiamenti, c'è stata una volta una grande catastrofe, ma questo lo dimenticano volontariamente, Huther traduce diversamente: "Perché, mentre affermano questo, è nascosto a loro quello", ecc. Ma questa traduzione sembra forzata e insoddisfacente, e dà un significato a qelw che non ha da nessuna parte nel Nuovo Testamento. Che per mezzo della Parola di Dio i cieli erano antichi, e la terra stava fuori dall'acqua e nell'acqua. La Versione Riveduta traduce che c'erano cieli fin dall'antichità e una terra compattata dall'acqua e in mezzo all'acqua dalla Parola di Dio. Gli schernitori dicono che tutte le cose continuano come erano fin dall'inizio della creazione. Quella creazione stessa fu un grande, stupendo cambiamento, un potente sforzo della potenza di Dio

S. Pietro vi si riferisce con parole evidentemente derivate dal Libro della Genesi, non da altre fonti, greche, egiziane o indiane. C'erano cieli fin dall'antichità , la parola ekpalai ricorre altrove solo in 2Pietro 2:3 C'era una terra formata o che stava fuori dall'acqua. Il participio greco qui usato è sunestwsa, letteralmente, "stare insieme o consistere"; Colossesi 1:17 può essere preso da vicino con entrambe le proposizioni preposizionali, "terra consistente di acqua e per mezzo di acqua". Talete aveva insegnato che l'acqua era l'inizio delle cose, l'elemento originario panta ejx udatov sunestanai; la narrazione della Genesi descrive l'acqua come originariamente diffusa su tutte le cose: "La terra era senza forma ajoratov, Settanta e vuota; e le tenebre erano sulla faccia dell'abisso. E lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque". Possiamo quindi intendere San Pietro nel senso che la terra è stata formata o compattata dall'acqua, o da quelle sostanze che l'acqua all'inizio teneva in soluzione; e che sia tenuta insieme in coerenza e solidità per mezzo dell'acqua. Se, d'altra parte, consideriamo il participio come strettamente connesso solo con la seconda preposizione, il significato sarà che la terra, tenuta insieme e compattata per mezzo dell'acqua, sorse dall'acqua e apparve al di sopra di essa, quando Dio disse: "Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un solo luogo, e appaia l'asciutto". È possibile, di nuovo, comprendere la preposizione dia localmente, e tradurre "in mezzo all'acqua". Salmi 136:6, "Egli distese la terra sopra le acque; " egw," Salmi 24:2, "Egli l'ha fondata sui mari, e l'ha stabilita sui fiumi." Naturalmente, né San Pietro né Mosè parlano il linguaggio della scienza; Il loro scopo non era quello di insegnare la verità scientifica, ma di presentare il grande fatto della creazione in un aspetto adatto alle nostre povere capacità. Per la clausola, "per mezzo della Parola di Dio tw tou Qeou lo comp.mati Ebrei 11:3, "Per mezzo della fede comprendiamo che i mondi sono stati formati dalla Parola di Dio rJh Qeou". San Pietro potrebbe riferirsi alla formula, "E Dio disse", così costantemente ripetuta nel racconto della creazione, o ciò che è realmente la stessa verità al fatto che "tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui per mezzo di Dio, la Parola, e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che è stato fatto". Per questo sono volentieri ignoranti; letteralmente, perché questo sfugge loro di loro spontanea volontà. Non tutte le cose sono sempre state come sono, ci sono stati grandi cambiamenti, c'è stata una volta una grande catastrofe, ma questo lo dimenticano volontariamente, Huther traduce diversamente: "Perché, mentre affermano questo, è nascosto a loro quello", ecc. Ma questa traduzione sembra forzata e insoddisfacente, e dà un significato a qelw che non ha da nessuna parte nel Nuovo Testamento. Che per mezzo della Parola di Dio i cieli erano antichi, e la terra stava fuori dall'acqua e nell'acqua. La Versione Riveduta traduce che c'erano cieli fin dall'antichità e una terra compattata dall'acqua e in mezzo all'acqua dalla Parola di Dio. Gli schernitori dicono che tutte le cose continuano come erano fin dall'inizio della creazione. Quella creazione stessa fu un grande, stupendo cambiamento, un potente sforzo della potenza di Dio

S. Pietro vi si riferisce con parole evidentemente derivate dal Libro della Genesi, non da altre fonti, greche, egiziane o indiane. C'erano cieli fin dall'antichità , la parola ekpalai ricorre altrove solo in 2Pietro 2:3 C'era una terra formata o che stava fuori dall'acqua. Il participio greco qui usato è sunestwsa, letteralmente, "stare insieme o consistere"; Colossesi 1:17 può essere preso da vicino con entrambe le proposizioni preposizionali, "terra consistente di acqua e per mezzo di acqua". Talete aveva insegnato che l'acqua era l'inizio delle cose, l'elemento originario panta ejx udatov sunestanai; la narrazione della Genesi descrive l'acqua come originariamente diffusa su tutte le cose: "La terra era senza forma ajoratov, Settanta e vuota; e le tenebre erano sulla faccia dell'abisso. E lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque". Possiamo quindi intendere San Pietro nel senso che la terra è stata formata o compattata dall'acqua, o da quelle sostanze che l'acqua all'inizio teneva in soluzione; e che sia tenuta insieme in coerenza e solidità per mezzo dell'acqua. Se, d'altra parte, consideriamo il participio come strettamente connesso solo con la seconda preposizione, il significato sarà che la terra, tenuta insieme e compattata per mezzo dell'acqua, sorse dall'acqua e apparve al di sopra di essa, quando Dio disse: "Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un solo luogo, e appaia l'asciutto". È possibile, di nuovo, comprendere la preposizione dia localmente, e tradurre "in mezzo all'acqua". Salmi 136:6, "Egli distese la terra sopra le acque; " egw," Salmi 24:2, "Egli l'ha fondata sui mari, e l'ha stabilita sui fiumi." Naturalmente, né San Pietro né Mosè parlano il linguaggio della scienza; Il loro scopo non era quello di insegnare la verità scientifica, ma di presentare il grande fatto della creazione in un aspetto adatto alle nostre povere capacità. Per la clausola, "per mezzo della Parola di Dio tw tou Qeou lo comp.mati Ebrei 11:3, "Per mezzo della fede comprendiamo che i mondi sono stati formati dalla Parola di Dio rJh Qeou". San Pietro potrebbe riferirsi alla formula, "E Dio disse", così costantemente ripetuta nel racconto della creazione, o ciò che è realmente la stessa verità al fatto che "tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui per mezzo di Dio, la Parola, e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che è stato fatto".

6 Per cui il mondo che era allora, essendo inondato d'acqua, perì. Il greco per "per cui" è dij w=n, letteralmente, "attraverso il quale le cose". Il plurale qui presenta qualche difficoltà. Gli antecedenti più ovvi sono "i cieli e la terra" dell'ultimo versetto; ma molti commentatori riferiscono il relativo al "acqua" ripetuto due volte. Il significato sarà lo stesso qualunque sia il punto di vista che prendiamo. "Le fonti del grande abisso si ruppero e si aprirono le cateratte del cielo", cioè il Diluvio fu fatto avverare per mezzo dei cieli, cioè delle acque che erano sopra il firmamento, e della terra, cioè delle acque che erano sotto il firmamento, che vennero dalla terra come le acque menzionate prima vennero dai cieli. Un'altra possibile visione è quella di Huther, che si riferisce diJ w=n all'acqua e alla Parola di Dio. Per mondo qui si deve intendere il mondo delle creature viventi. Questa è la risposta di San Pietro agli schernitori: c'era stata una grande catastrofe; ce ne sarà un altro. Per cui il mondo che era allora, essendo inondato d'acqua, perì. Il greco per "per cui" è dij wn, letteralmente, "attraverso il quale le cose". Il plurale qui presenta qualche difficoltà. Gli antecedenti più ovvi sono "i cieli e la terra" dell'ultimo versetto; ma molti commentatori riferiscono il relativo al "acqua" ripetuto due volte. Il significato sarà lo stesso qualunque sia il punto di vista che prendiamo. "Le fonti del grande abisso si ruppero e si aprirono le cateratte del cielo", cioè il Diluvio fu fatto avverare per mezzo dei cieli, cioè delle acque che erano sopra il firmamento, e della terra, cioè delle acque che erano sotto il firmamento, che vennero dalla terra come le acque menzionate prima vennero dai cieli. Un'altra possibile visione è quella di Huther, che si riferisce diJ w=n all'acqua e alla Parola di Dio. Per mondo qui si deve intendere il mondo delle creature viventi. Questa è la risposta di San Pietro agli schernitori: c'era stata una grande catastrofe; ce ne sarà un altro

7 Ma i cieli e la terra, che sono ora; piuttosto, i cieli che sono ora, e la terra. L'"adesso" non si riferisce, come alcuni pensano, ad alcun cambiamento operato dal Diluvio, ma distingue i cieli e la terra attuali dai cieli nuovi e dalla terra nuova, che i cristiani devono cercare versetto 13. Dalla stessa Parola sono custoditi, riservati al fuoco. Molti dei migliori manoscritti hanno "per la sua Parola", che, nel complesso, sembra dare il miglior significato. La lettura nel testo può, infatti, essere intesa in un senso simile, "dalla stessa Parola di Dio", altrimenti significherebbe che la parola originale della creazione ha determinato anche la durata del mondo e i mezzi della sua distruzione. Le parole tradotte, "sono tenute in custodia", sono, letteralmente, "sono state custodite teqhsaurismenoi eijsin" comp. Romani 2:5 Sembra meglio prendere il dativo puri "con fuoco" o "per il fuoco" con questo verbo piuttosto che con il seguente, come nella Versione Autorizzata. Se prendiamo il primo significato del dativo, il senso sarà che il mondo è stato immagazzinato con il fuoco, cioè che contiene, immagazzinato nelle sue profondità interiori, il fuoco che è destinato alla fine a distruggerlo. Ma l'altro punto di vista sembra nel complesso più probabile; i cieli e la terra sono conservati per il fuoco o per il fuoco, cioè con lo scopo nei consigli di Dio della loro distruzione finale per mezzo del fuoco. Questa è la profezia più chiara nella Sacra Scrittura della conflagrazione finale dell'universo; ma comp. Isaia 66:15; Daniele 7:10; Malachia 4:1 ; menoi 2Tessalonicesi 1:8. Tale dottrina faceva parte delle teorie fisiche degli stoici; si trova anche nel 'Libro di Enoch'. contro il giorno del giudizio e della perdizione degli empi. Il participio "riservato" throu è meglio preso con questa frase: "Riservato per il giorno del giudizio e della perdizione degli uomini empi". Ma i cieli e la terra, che sono ora; piuttosto, i cieli che sono ora, e la terra. L'"adesso" non si riferisce, come alcuni pensano, ad alcun cambiamento operato dal Diluvio, ma distingue i cieli e la terra attuali dai cieli nuovi e dalla terra nuova, che i cristiani devono cercare versetto 13. Dalla stessa Parola sono custoditi, riservati al fuoco. Molti dei migliori manoscritti hanno "per la sua Parola", che, nel complesso, sembra dare il miglior significato. La lettura nel testo può, infatti, essere intesa in un senso simile, "dalla stessa Parola di Dio", altrimenti significherebbe che la parola originale della creazione ha determinato anche la durata del mondo e i mezzi della sua distruzione. Le parole tradotte, "sono tenute in custodia", sono, letteralmente, "sono state custodite teqhsaurismenoi eijsin" comp. Romani 2:5 Sembra meglio prendere il dativo puri "con fuoco" o "per il fuoco" con questo verbo piuttosto che con il seguente, come nella Versione Autorizzata. Se prendiamo il primo significato del dativo, il senso sarà che il mondo è stato immagazzinato con il fuoco, cioè che contiene, immagazzinato nelle sue profondità interiori, il fuoco che è destinato alla fine a distruggerlo. Ma l'altro punto di vista sembra nel complesso più probabile; i cieli e la terra sono conservati per il fuoco o per il fuoco, cioè con lo scopo nei consigli di Dio della loro distruzione finale per mezzo del fuoco. Questa è la profezia più chiara nella Sacra Scrittura della conflagrazione finale dell'universo; ma comp. Isaia 66:15; Daniele 7:10; Malachia 4:1 ; menoi 2Tessalonicesi 1:8. Tale dottrina faceva parte delle teorie fisiche degli stoici; si trova anche nel 'Libro di Enoch'. contro il giorno del giudizio e della perdizione degli empi. Il participio "riservato" throu è meglio preso con questa frase: "Riservato per il giorno del giudizio e della perdizione degli uomini empi".

8 Ma, carissimi, non ignorate quest'unica cosa; Letteralmente, non lasciarti sfuggire questa cosa, come particolarmente importante. Che un solo giorno è presso il Signore come mille anni, e mille anni come un giorno

Salmi 90:4 , "Mille anni ai tuoi occhi non sono che ieri" Bengel dice finemente, "Dei aeoniologium sic appellare liceat differt ab horologic mortalium. Illius gnomon omnes homis simul indicat in summa actione et in summa quiete. Ei nec tardius nec celerius labuntur tempera quam ipsi et oeconomiae ejus aptum sit. Nulls causa est cur finem rerum aut protelare aut accelerare necessum habeat. Qui hoc comprehendemus? Si comprehendere possemus, non opus foret a Mose et Petro addi, apud Dominum." Dio è eterno: il suo pensiero non è, come il nostro, soggetto alla legge del tempo; e anche noi possiamo capire che un giorno, come il giorno della morte del Salvatore, può avere un'azione molto più intensa e un'influenza molto maggiore sul destino spirituale dell'umanità, di qualsiasi periodo di mille anni. Questo passaggio sembra essere citato da Giustino Martire, dall'"Epistola di Barnaba", da Ireneo e da Ippolito; ma potrebbero riferirsi al Salmo 90, anche se le citazioni assomigliano più alle parole di San Pietro che a quelle del salmo

L'indipendenza dell'Eterno dal tempo

Con ogni probabilità questa sublime affermazione è stata suggerita dal linguaggio del novantesimo salmo: "Mille anni ai tuoi occhi sono come ieri quando è passato". È una gloriosa concezione della grandezza divina che in questo passaggio è portata davanti alle nostre menti; mentre allo stesso tempo ha un rapporto pratico di carattere molto prezioso sulla condotta della vita umana

HO AFFERMATO LA GRANDE VERITÀ. Il tempo è per l'uomo, non per Dio. A noi esseri umani non sono assegnati che pochi anni come periodo di lavoro terreno; Entro gli scarsi limiti di quegli anni dobbiamo fare ciò che abbiamo il potere di fare, o dobbiamo lasciarlo per sempre incompiuto. Non è così per l'Eterno: Egli ha la vasta gamma di tutta la storia umana in cui realizzare i suoi disegni. Le dispensazioni si susseguono senza fretta. Le ere sono la provincia entro la quale Dio opera

II L'APPLICAZIONE DI QUESTA VERITÀ AI PECCATORI IMPENITENTI. Non può essere altrimenti che coloro che sfidano l'autorità di Dio dovrebbero essere influenzati dalla deliberazione con cui l'Onnipotente Governante conduce il suo governo

1. Il giudizio differito è una scusa per la perseveranza nel peccato. Se il Re Divino fosse sottoposto alle stesse restrizioni di tempo con cui è governato un sovrano terreno, il caso sarebbe diverso. Così com'è, la negazione della punizione è mal concepita. Tuttavia, il giudizio differito non è, in verità, un giudizio invertito, ma un giudizio ritardato

2. Se la questione viene considerata dal lato divino, viene alla luce un'altra lezione. Il giudizio ritardato è un'opportunità per il pentimento. La longanimità da parte di Dio ha questo significato misericordioso. Il tempo può insegnare quando gli altri istruttori vengono ignorati; La tolleranza può essere fruttuosa anche quando la minaccia è sterile

III L'APPLICAZIONE DI QUESTA VERITÀ AL POPOLO DI DIO PROVATO E TENTATO. A volte la liberazione differita viene trasformata in un motivo per la paura che la liberazione non possa mai arrivare. Ma il cristiano è incaricato di imparare che la liberazione differita è solo la liberazione ritardata

Il giorno della delusione, della persecuzione, dell'apparente abbandono, può apparire agli afflitti come un anno; L'anno può sembrare un'età. Ma se la questione viene considerata dal lato divino - come il nostro testo ci invita a considerarla - quale cambiamento avviene su di essa! La distinzione tra un periodo più lungo e uno più breve ora quasi svanisce. "E la notte? Arriva il mattino; e anche la notte". Il salvataggio è vicino; L'alba è già iniziata. L'interposizione deve essere misurata non in anni o in secoli, ma in propositi e promesse divini

APPLICAZIONE. Queste considerazioni dovrebbero frenare l'arroganza degli schernitori e degli increduli; e dovrebbe sostenere la fede, il coraggio e la speranza della Chiesa militante. - J.R.T. Ma, carissimi, non ignorate quest'unica cosa; Letteralmente, non lasciarti sfuggire questa cosa, come particolarmente importante. Che un solo giorno è presso il Signore come mille anni, e mille anni come un giorno

Salmi 90:4 , "Mille anni ai tuoi occhi non sono che ieri" Bengel dice finemente, "Dei aeoniologium sic appellare liceat differt ab horologic mortalium. Illius gnomon omnes homis simul indicat in summa actione et in summa quiete. Ei nec tardius nec celerius labuntur tempera quam ipsi et oeconomiae ejus aptum sit. Nulls causa est cur finem rerum aut protelare aut accelerare necessum habeat. Qui hoc comprehendemus? Si comprehendere possemus, non opus foret a Mose et Petro addi, apud Dominum." Dio è eterno: il suo pensiero non è, come il nostro, soggetto alla legge del tempo; e anche noi possiamo capire che un giorno, come il giorno della morte del Salvatore, può avere un'azione molto più intensa e un'influenza molto maggiore sul destino spirituale dell'umanità, di qualsiasi periodo di mille anni. Questo passaggio sembra essere citato da Giustino Martire, dall'"Epistola di Barnaba", da Ireneo e da Ippolito; ma potrebbero riferirsi al Salmo 90, anche se le citazioni assomigliano più alle parole di San Pietro che a quelle del salmo

L'indipendenza dell'Eterno dal tempo

Con ogni probabilità questa sublime affermazione è stata suggerita dal linguaggio del novantesimo salmo: "Mille anni ai tuoi occhi sono come ieri quando è passato". È una gloriosa concezione della grandezza divina che in questo passaggio è portata davanti alle nostre menti; mentre allo stesso tempo ha un rapporto pratico di carattere molto prezioso sulla condotta della vita umana

HO AFFERMATO LA GRANDE VERITÀ. Il tempo è per l'uomo, non per Dio. A noi esseri umani non sono assegnati che pochi anni come periodo di lavoro terreno; Entro gli scarsi limiti di quegli anni dobbiamo fare ciò che abbiamo il potere di fare, o dobbiamo lasciarlo per sempre incompiuto. Non è così per l'Eterno: Egli ha la vasta gamma di tutta la storia umana in cui realizzare i suoi disegni. Le dispensazioni si susseguono senza fretta. Le ere sono la provincia entro la quale Dio opera

II L'APPLICAZIONE DI QUESTA VERITÀ AI PECCATORI IMPENITENTI. Non può essere altrimenti che coloro che sfidano l'autorità di Dio dovrebbero essere influenzati dalla deliberazione con cui l'Onnipotente Governante conduce il suo governo

1. Il giudizio differito è una scusa per la perseveranza nel peccato. Se il Re Divino fosse sottoposto alle stesse restrizioni di tempo con cui è governato un sovrano terreno, il caso sarebbe diverso. Così com'è, la negazione della punizione è mal concepita. Tuttavia, il giudizio differito non è, in verità, un giudizio invertito, ma un giudizio ritardato

2. Se la questione viene considerata dal lato divino, viene alla luce un'altra lezione. Il giudizio ritardato è un'opportunità per il pentimento. La longanimità da parte di Dio ha questo significato misericordioso. Il tempo può insegnare quando gli altri istruttori vengono ignorati; La tolleranza può essere fruttuosa anche quando la minaccia è sterile

III L'APPLICAZIONE DI QUESTA VERITÀ AL POPOLO DI DIO PROVATO E TENTATO. A volte la liberazione differita viene trasformata in un motivo per la paura che la liberazione non possa mai arrivare. Ma il cristiano è incaricato di imparare che la liberazione differita è solo la liberazione ritardata

Il giorno della delusione, della persecuzione, dell'apparente abbandono, può apparire agli afflitti come un anno; L'anno può sembrare un'età. Ma se la questione viene considerata dal lato divino - come il nostro testo ci invita a considerarla - quale cambiamento avviene su di essa! La distinzione tra un periodo più lungo e uno più breve ora quasi svanisce. "E la notte? Arriva il mattino; e anche la notte". Il salvataggio è vicino; L'alba è già iniziata. L'interposizione deve essere misurata non in anni o in secoli, ma in propositi e promesse divini

APPLICAZIONE. Queste considerazioni dovrebbero frenare l'arroganza degli schernitori e degli increduli; e dovrebbe sostenere la fede, il coraggio e la speranza della Chiesa militante.

9 Il Signore non è lento riguardo alla sua promessa, come alcuni uomini considerano la pigrizia. Il Signore qui, come spesso in queste Epistole, è Dio Padre; è lui solo che conosce quel giorno e quell'ora Marco 13:32 Alcuni prendono il genitivo thv ejpaggeliav con "il Signore", e traducono: "Il Signore della promessa non è fiacco". Questa è una connessione possibile, ma non così soddisfacente come la resa ordinaria. Per il genitivo con il verbo bradunei, vedi Winer, 3:30, 6, b. Quest'ultima clausola può essere intesa, "come alcuni pensano, cioè il ritardo del giudizio, come negligenza"; o meglio, forse, "come alcuni intendono il significato di negligenza". Gli uomini sono lenti nel mantenere le loro promesse per vari motivi, spesso egoistici; il ritardo del Signore viene dall'amore e dalla longanimità. Ma è longanime verso di noi; piuttosto, verso di te, che sembra essere la lettura meglio supportata; due antichi manoscritti danno "per amor tuo". San Pietro ha lo stesso pensiero nella Prima Epistola; 1Pietro 4:19 lì ci ricorda come la longanimità di Dio aspettava mentre l'arca si preparava; qui ci dice che il ritardo del giudizio, di cui si fanno beffe gli increduli, è dovuto alla stessa causa. Notiamo qui un elemento di prova per la paternità comune delle due Epistole comp. Habacuc 2:3, citate in Ebrei 10:37 , ed Ecclus 32:22, nella Septuaginta; anche le ben note parole di Agostino, "Pattens quid aeternus". Non volendo che alcuno perisca; piuttosto, non desiderare o desiderare mhmenov. Il participio dà il motivo del ritardo del Signore; egli non gradisce che gli empi muoiano Ezechiele 18:23,32 33:11 ma che tutti giungano a ravvedimento. La parola puzza di G per "vieni" cwrhsai, ricorre nello stesso senso in Matteo 15:17 vedi anche il notevole parallelo da Plutarco, ' Deuteronomio Flum.,' pagina 19 citato da Alford, eijv metanoian cwrhsav. Calvino lo prende transitivamente, "disposto a ricevere tutti al pentimento". Ma la traduzione comune è chiaramente corretta: 1Timoteo 2:4 combinato con 2Timoteo 2:25 : "Il Signore non è lento riguardo alla sua promessa, come alcuni uomini considerano l'indolenza. Il Signore qui, come spesso in queste Epistole, è Dio Padre; è lui solo che conosce quel giorno e quell'ora Marco 13:32 Alcuni prendono il genitivo thv ejpaggeliav con "il Signore", e traducono: "Il Signore della promessa non è fiacco". Questa è una connessione possibile, ma non così soddisfacente come la resa ordinaria. Per il genitivo con il verbo bradunei, vedi Winer, 3:30, 6, b. Quest'ultima clausola può essere intesa, "come alcuni pensano, cioè il ritardo del giudizio, come negligenza"; o meglio, forse, "come alcuni intendono il significato di negligenza". Gli uomini sono lenti nel mantenere le loro promesse per vari motivi, spesso egoistici; il ritardo del Signore viene dall'amore e dalla longanimità. Ma è longanime verso di noi; piuttosto, verso di te, che sembra essere la lettura meglio supportata; due antichi manoscritti danno "per amor tuo". San Pietro ha lo stesso pensiero nella Prima Epistola; 1Pietro 4:19 lì ci ricorda come la longanimità di Dio aspettava mentre l'arca si preparava; qui ci dice che il ritardo del giudizio, di cui si fanno beffe gli increduli, è dovuto alla stessa causa. Notiamo qui un elemento di prova della paternità comune delle due Epistole comp. Habacuc 2:3, citate in Ebrei 10:37 , e Ecclus 32:22, nella Septuaginta; anche le ben note parole di Agostino, "Pattens quid aeternus" Non volendo che alcuno perisca; piuttosto, non desiderare o desiderare mhmenov. Il participio dà il motivo del ritardo del Signore; egli non gradisce che gli empi muoiano Ezechiele 18:23,32 33:11 ma che tutti giungano a ravvedimento. La parola puzza di G per "vieni" cwrhsai, ricorre nello stesso senso in Matteo 15:17 vedi anche il notevole parallelo da Plutarco, ' Deuteronomio Flum.,' pagina 19 citato da Alford, eijv metanoian cwrhsav. Calvino lo prende transitivamente, "disposto a ricevere tutti al pentimento". Ma la traduzione comune è chiaramente corretta: 1Timoteo 2:4 combinato con 2Timoteo 2:25

10 Ma il giorno del Signore verrà. La parola hxei, will come, si trova enfaticamente all'inizio della frase; qualunque cosa gli schernitori possano dire, qualunque cosa possa accadere, certamente verrà il giorno del Signore. "Il giorno del Signore" ci viene incontro spesso nei profeti; di solito è associato al pensiero del giudizio, vedi Isaia 2:12; Ezechiele Gioele 1:15; Malachia 3:2 Nel Nuovo Testamento significa il secondo avvento di Cristo 1Tessalonicesi 5:2; 1Corinzi 1:8; Filippesi 1:6; 2Tessalonicesi 2:2 Come un ladro nella notte. I migliori manoscritti omettono qui "di notte". San Pietro sta evidentemente facendo eco alle parole del Signore in quel grande discorso profetico sul Monte degli Ulivi, che deve aver fatto una così profonda impressione sugli apostoli. Questa illustrazione dell'improvvisa venuta del ladro è ripetuta non solo da San Pietro qui, ma anche da San Paolo, 1Tessalonicesi 5:2 e due volte da San Apocalisse 3:3 e Apocalisse 16:15 In cui passeranno i cieli con gran rumore. Il greco per "con un gran rumore rJoizhdon" non ricorre da nessun'altra parte nel Nuovo Testamento, ed è una di quelle forme poetiche notevoli che non sono infrequenti in questa Epistola: il sostantivo rJoizov è usato per indicare il sibilo delle frecce, lo sfrecciare delle ali, il suono dei venti potenti o le acque ruggenti. Qui si può intendere lo schianto di un mondo che cade o il ruggito delle fiamme che distruggono. La parola tradotta "passare" è quella usata da nostro Signore nella profezia appena riferita a Matteo 24:35 ; anche in Matteo 5:18 e in Luca 16:17. E gli elementi si scioglieranno con calore ardente. Non è chiaro se per "gli elementi" stoiceia San Pietro intenda i quattro elementi nell'uso antico e popolare della parola, o le grandi parti costitutive dell'universo, i corpi celesti. Contro il primo punto di vista c'è l'affermazione che uno di questi elementi deve essere l'agente di distruzione. Ma la parola tradotta "sciogliere" significa "sarà sciolto" o "sciolto"; e può essere, come dice il vescovo Wordsworth, che "il significato di San Pietro sembra essere che la stoiceia, gli elementi o i rudimenti, di cui l'universo è composto e compattato, saranno sciolti; cioè, la struttura del mondo sarà disorganizzata; e questo è il senso di stoiceia nella LXX RAPC Sap 7:17 19:17 e in Ippolito, 'Philos.,' pagine 219, 318. La dissoluzione è in contrasto con la consistenza descritta dalla parola sunestwsa nel versetto 5. I cieli sono riservati al fuoco, e passeranno con un rumore impetuoso, e, incendiati, saranno dissolti; gli elementi saranno in fiamme e si scioglieranno, ed egli sarà ridotto in uno stato di confusione; La terra e le opere che sono in essa saranno bruciate. Non sembra, quindi, esserci alcuna causa per abbandonare il significato comune di stoiceia, i principi elementari di cui è fatto l'universo. D'altra parte, la parola stoiceia è certamente usata per i corpi celesti da Giustino Martire 'Apolog.,' 2. c. 5, e 'Dial. cum Tryphon', c. 23; e i corpi celesti sono costantemente menzionati nelle descrizioni delle terribili convulsioni del gran giorno Matteo 24:29; Marco 13:24; Luca 21:25; Atti 2:20; Apocalisse 6:12 , ecc. L'obiezione che la parola non ha questo significato altrove nella Sacra Scrittura è di scarso peso, poiché questo è l'unico luogo in cui ha un senso fisico. La traduzione letterale della clausola è: "Gli elementi, essendo bruciati, saranno dissolti". La parola per "essere bruciato" kausoumena ricorre nel Nuovo Testamento solo qui e nel versetto 12; è usato dai medici greci del calore ardente del feVersetto Il verbo luqhsetai significa "sarà sciolto o sciolto". Anche la terra e le opere che sono in essa saranno bruciate. Con "le opere che vi sono" San Pietro sembra intendere tutte le opere sia di Dio che dell'uomo, "opera naturae et artis" Bengel. C'è qui una lettura molto notevole supportata dal Sinaitico e dal Vaticano e da un altro manoscritto onciale, euJreqhsetai, "sarà scoperto", invece di katakahsetai, "sarà bruciato". Se comprendiamo "le opere che sono in esso" delle opere e delle azioni dell'uomo, questa lettura darà un buon senso comp. 1Corinzi 3:13 , "L'opera di ogni uomo sarà resa manifesta, perché il giorno la proclamerà, perché sarà rivelata dal fuoco; e il fuoco metterà alla prova l'opera di ciascuno, di che tipo essa sia" O la frase può essere considerata come interrogativa: "Si troverà la terra e le opere che vi si trovano?" Ma la lettura "sarà bruciato" è ben supportata e si adatta meglio al contesto

Versetti 10-13.-

Destino e dovere

Questo passaggio è intessuto al precedente da un collegamento così chiaro e stretto che non c'è bisogno di indicarlo. Ma procediamo a notare...

I LA CERTEZZA E TUTTAVIA L'INCERTEZZA DELLA SCOMPARSA DEL PRESENTE SISTEMA DI COSE

1. Cosa "passerà"? "Cieli"; cioè, il firmamento. "Elementi", non le forze che di solito chiamiamo così, perché includono il "fuoco", che qui è la forza rivoluzionaria; ma, secondo Farrar e altri, "le sfere del cielo".

2. Come 'passeranno'? "Dissolto", non distrutto. Forme fresche. Che questo sia letterale, come nel caso del Diluvio, o più ampio e figurato, in modo da includere le istituzioni, gli imperi e tutto ciò che "il mondo" è per noi, è una questione aperta

3. La certezza che tutti passino. Il fatto è certo

4. L' incertezza. La data è incerta. "Come un ladro"; non in quanto a ingiustizia, ma inaspettata. "In un'ora come quella che voi non credete, è la vera risposta a tutte le teorie cronologiche sulla "fine".

II LA GLORIA DEL FUTURO DOPO CHE QUESTO STUPENDO EVENTO È ACCADUTO. Non è la catastrofe, o il climax, ma il prologo e l'alba. Non conduce all'annientamento, ma alla restaurazione e alla purificazione

1. Un nuovo sistema di cose. "Nuovi cieli e nuova terra". Fresco, in contrasto con consumato. Cicatrici e ferite scomparse

2. Il vero principio dominante nel nuovo sistema: la "rettitudine". Probabilmente non più grande o amabilità materiale di adesso, ma pervasa di rettitudine: l'uomo giusto con Dio, l'uomo giusto con l'uomo, l'uomo giusto con se stesso

1. La permanenza di questa giustizia pervasiva. in cui "abita". Non, come ora e qui, spesso un alieno, spesso un più forte, nel migliore dei casi un visitatore; Ma il nuovo sistema di cose sarà la sua dimora. Cioè

1. il suo montaggio,

2. è felice,

3. La sua dimora permanente

1. Tutto questo poggia su una "promessa" divina. Ciò indica

1. La pietà di Dio;

2. La preveggenza di Dio;

3. La potenza di Dio

I toni di questa promessa sono molteplici e armoniosi, da Giona fino a Pietro. - U.R.T. Ma il giorno del Signore verrà. La parola hxei, will come, si trova enfaticamente all'inizio della frase; qualunque cosa gli schernitori possano dire, qualunque cosa possa accadere, certamente verrà il giorno del Signore. "Il giorno del Signore" ci viene incontro spesso nei profeti; di solito è associato al pensiero del giudizio, vedi Isaia 2:12; Ezechiele Gioele 1:15; Malachia 3:2 Nel Nuovo Testamento significa il secondo avvento di Cristo 1Tessalonicesi 5:2; 1Corinzi 1:8; Filippesi 1:6; 2Tessalonicesi 2:2 Come un ladro nella notte. I migliori manoscritti omettono qui "di notte". San Pietro sta evidentemente facendo eco alle parole del Signore in quel grande discorso profetico sul Monte degli Ulivi, che deve aver fatto una così profonda impressione sugli apostoli. Questa illustrazione dell'improvvisa venuta del ladro è ripetuta non solo da San Pietro qui, ma anche da San Paolo, 1Tessalonicesi 5:2 e due volte da San Apocalisse 3:3 e Apocalisse 16:15 In cui passeranno i cieli con gran rumore. Il greco per "con un gran rumore rJoizhdon" non ricorre da nessun'altra parte nel Nuovo Testamento, ed è una di quelle forme poetiche notevoli che non sono infrequenti in questa Epistola: il sostantivo rJoizov è usato per indicare il sibilo delle frecce, lo sfrecciare delle ali, il suono dei venti potenti o le acque ruggenti. Qui si può intendere lo schianto di un mondo che cade o il ruggito delle fiamme che distruggono. La parola tradotta "passare" è quella usata da nostro Signore nella profezia appena riferita a Matteo 24:35 ; anche in Matteo 5:18 e in Luca 16:17. E gli elementi si scioglieranno con calore ardente. Non è chiaro se per "gli elementi" stoiceia San Pietro intenda i quattro elementi nell'uso antico e popolare della parola, o le grandi parti costitutive dell'universo, i corpi celesti. Contro il primo punto di vista c'è l'affermazione che uno di questi elementi deve essere l'agente di distruzione. Ma la parola tradotta "sciogliere" significa "sarà sciolto" o "sciolto"; e può essere, come dice il vescovo Wordsworth, che "il significato di San Pietro sembra essere che la stoiceia, gli elementi o i rudimenti, di cui l'universo è composto e compattato, saranno sciolti; cioè, la struttura del mondo sarà disorganizzata; e questo è il senso di stoiceia nella LXX RAPC Sap 7:17; 19:17 e in Ippolito, 'Philos.,' pagine 219, 318. La dissoluzione è in contrasto con la consistenza descritta dalla parola sunestwsa nel versetto 5. I cieli sono riservati al fuoco, e passeranno con un rumore impetuoso, e, incendiati, saranno dissolti; gli elementi saranno in fiamme e si scioglieranno, ed egli sarà ridotto in uno stato di confusione; La terra e le opere che sono in essa saranno bruciate. Non sembra, quindi, esserci alcuna causa per abbandonare il significato comune di stoiceia, i principi elementari di cui è fatto l'universo. D'altra parte, la parola stoiceia è certamente usata per i corpi celesti da Giustino Martire 'Apolog.,' 2. c. 5, e 'Dial. cum Tryphon', c. 23; e i corpi celesti sono costantemente menzionati nelle descrizioni delle terribili convulsioni del gran giorno Matteo 24:29; Marco 13:24; Luca 21:25; Atti 2:20; Apocalisse 6:12 , ecc. L'obiezione che la parola non ha questo significato altrove nella Sacra Scrittura è di scarso peso, poiché questo è l'unico luogo in cui ha un senso fisico. La traduzione letterale della clausola è: "Gli elementi, essendo bruciati, saranno dissolti". La parola per "essere bruciato" kausoumena ricorre nel Nuovo Testamento solo qui e nel versetto 12; è usato dai medici greci del calore ardente del feVersetto Il verbo luqhsetai significa "sarà sciolto o sciolto". Anche la terra e le opere che sono in essa saranno bruciate. Con "le opere che vi sono" San Pietro sembra intendere tutte le opere sia di Dio che dell'uomo, "opera naturae et artis" Bengel. C'è qui una lettura molto notevole supportata dal Sinaitico e dal Vaticano e da un altro manoscritto onciale, euJreqhsetai, "sarà scoperto", invece di katakahsetai, "sarà bruciato". Se comprendiamo "le opere che sono in esso" delle opere e delle azioni dell'uomo, questa lettura darà un buon senso comp. 1Corinzi 3:13 , "L'opera di ogni uomo sarà resa manifesta, perché il giorno la proclamerà, perché sarà rivelata dal fuoco; e il fuoco metterà alla prova l'opera di ciascuno, di che tipo essa sia" O la frase può essere considerata come interrogativa: "Si troverà la terra e le opere che vi si trovano?" Ma la lettura "sarà bruciato" è ben supportata e si adatta meglio al contesto

Versetti 10-13.-

Destino e dovere

Questo passaggio è intessuto al precedente da un collegamento così chiaro e stretto che non c'è bisogno di indicarlo. Ma procediamo a notare...

I LA CERTEZZA E TUTTAVIA L'INCERTEZZA DELLA SCOMPARSA DEL PRESENTE SISTEMA DI COSE

1. Cosa "passerà"? "Cieli"; cioè, il firmamento. "Elementi", non le forze che di solito chiamiamo così, perché includono il "fuoco", che qui è la forza rivoluzionaria; ma, secondo Farrar e altri, "le sfere del cielo".

2. Come 'passeranno'? "Dissolto", non distrutto. Forme fresche. Che questo sia letterale, come nel caso del Diluvio, o più ampio e figurato, in modo da includere le istituzioni, gli imperi e tutto ciò che "il mondo" è per noi, è una questione aperta

3. La certezza che tutti passino. Il fatto è certo

4. L' incertezza. La data è incerta. "Come un ladro"; non in quanto a ingiustizia, ma inaspettata. "In un'ora come quella che voi non credete, è la vera risposta a tutte le teorie cronologiche sulla "fine".

II LA GLORIA DEL FUTURO DOPO CHE QUESTO STUPENDO EVENTO È ACCADUTO. Non è la catastrofe, o il climax, ma il prologo e l'alba. Non conduce all'annientamento, ma alla restaurazione e alla purificazione

1. Un nuovo sistema di cose. "Nuovi cieli e nuova terra". Fresco, in contrasto con consumato. Cicatrici e ferite scomparse

2. Il vero principio dominante nel nuovo sistema: la "rettitudine". Probabilmente non più grande o amabilità materiale di adesso, ma pervasa di rettitudine: l'uomo giusto con Dio, l'uomo giusto con l'uomo, l'uomo giusto con se stesso

1. La permanenza di questa giustizia pervasiva. in cui "abita". Non, come ora e qui, spesso un alieno, spesso un più forte, nel migliore dei casi un visitatore; Ma il nuovo sistema di cose sarà la sua dimora. Cioè

1. il suo montaggio,

2. è felice,

3. La sua dimora permanente

1. Tutto questo poggia su una "promessa" divina. Ciò indica

1. La pietà di Dio;

2. La preveggenza di Dio;

3. La potenza di Dio

I toni di questa promessa sono molteplici e armoniosi, da Giona fino a Pietro.

11 Vedendo dunque che tutte queste cose saranno dissolte; piuttosto, vedere che tutte queste cose vengono dissolte. Il participio è presente, e implica la certezza dell'evento predetto, e, forse, anche che i germi di quella dissoluzione imminente sono già in essere, che le forze che alla fine porteranno alla catastrofe finale sono già all'opera. Alcuni dei manoscritti migliori leggono, invece di ou+n, quindi, outwv, così: "visto che tutte queste cose vengono così dissolte". Che sorta di persone dovreste essere in ogni santa condotta e pietà? La parola greca per "che sorta di persone" significa letteralmente, "di quale paese"; sembra indicare la grande verità che il popolo di Dio è concittadino dei santi, che la repubblica di cui sono cittadini è in cielo. La parola per "essere" è l'enfatico uJparcein, che denota l'essere originale, essenziale, continuo. Sulla parola per "conversazione" ajnastrofaiv, comportamento, condotta, vedi nota su 1Pietro 1:15 Sia questo sostantivo che il seguente sono plurali in greco, e quindi significano "in tutti gli aspetti e forme di condotta santa e pietà". Alcuni commentatori collegano queste ultime parole, "in ogni santa conversazione e pietà", con il versetto successivo: "guardando in ogni santa conversazione", ecc. Alcuni, ancora, interpretano questo versetto come porre una domanda, a cui viene data risposta nella successiva; ma la parola greca per "che sorta di persone" potapov sembra essere usata nel Nuovo Testamento solo come esclamazione, non in modo interrogativo

Versetti 11-18.-

Esortazioni

I IL DOVERE DELLA PREPARAZIONE

1. I cristiani dovrebbero cercare la città che ha fondamenta. Le città di questo mondo non hanno fondamenta sicure, perché la terra su cui sono costruite deve scomparire; ha in sé l'elemento che deve causare la sua dissoluzione; i germi di questa dissoluzione sono all'opera anche ora. Allora gli uomini saggi non devono accumularsi tesori sulla terra; Non devono vivere come se questo mondo mutevole e morente dovesse essere la loro casa per sempre; devono riporre i loro affetti nelle cose di lassù; devono ricordare che gli uomini cristiani sono cittadini della patria celeste, concittadini dei santi. Perciò devono adottare i modi di vita che sono caratteristici di quel paese celeste; La loro condotta mentre si muovono tra gli uomini deve essere santa in tutte le relazioni della vita; Devono vivere nella ricerca abituale della pietà in tutti i suoi aspetti. Queste cose sono vere, durature. I premi di questo mondo, anche quelli che ci sembrano i più grandi e i più desiderati, non sono altro che vanità, vanità delle vanità, in confronto alle grandi realtà della vita spirituale

1. Devono vivere nell'attesa della venuta del Signore. Devono cercare ogni giorno la presenza del grande giorno, e così cercandolo, e preparandosi per esso, devono dice San Pietro, nel linguaggio condiscendente che a volte usa la Sacra Scrittura affrettare la sua venuta. Poiché quel giorno non viene prima che gli eletti di Dio siano al sicuro. "Sbrigati, fuggi là", disse l'angelo distruttore a Lot; "perché non posso fare nulla finché tu non sia arrivato là." Cantici ora "i lampi del giorno del giudizio si fermano ancora un po'", conservati nell'arsenale di Dio "Anno Cristiano: Giorno di Ognissanti", finché gli eletti di Dio siano contati, finché non siano pronti, nessuno di loro perduto, per la loro dimora eterna. C'è poi un senso in cui, per quanto strano e terribile possa sembrare, i cristiani possono affrettare la venuta del giorno di Dio. Quando la sposa si sarà preparata, quando l'opera di pentimento sarà compiuta nel cuore del popolo di Dio, quando essi avranno lavato le loro vesti e le avranno rese candide nel sangue dell'Agnello, allora verrà il giorno di Dio. Ora la longanimità di Dio attende, come attese ai giorni di Noè. È una verità santa e benedetta: egli ci attende nella sua tenera misericordia; Egli è longanime, non vuole che alcuno perisca; La sua ira non colpisce subito il peccatore nel suo peccato. Lui sta aspettando ora, dandoci tempo; ma quella graziosa attesa non può protrarsi per sempre; verrà il giorno del Signore. È nostro dovere fare ciò che è in noi per affrettare la sua venuta, preparando il nostro cuore, incitando gli altri al pentimento e con le nostre preghiere. "Venga il tuo regno", è la nostra preghiera quotidiana, la preghiera che il Signore stesso mette nelle nostre bocche. "Il regno di Dio" ha più sensi di uno nella Sacra Scrittura; ma certamente una cosa a cui il Signore rivolge le nostre preghiere con queste parole è la

2. venuta del giorno di Dio, quando i regni di questo mondo diventeranno i regni del nostro Signore e del suo Cristo; ed egli regnerà per sempre e eVersetto Questa deve essere la nostra preghiera quotidiana; se la usiamo con fede ponderata, fisserà i nostri cuori sulla nostra dimora eterna. La Chiesa sulla terra prega: "Venga il tuo regno"; in Paradiso le anime sotto l'altare gridano a gran voce: "Fino a quando, o Signore, è santo e verace?" Apocalisse 6:9,10 Egli ascolterà la preghiera che sale a lui giorno e notte, vendicherà i suoi eletti, il gran giorno deve venire

3. Quel giorno sarà un giorno di terrore. A causa della sua presenza i cieli visibili saranno infuocati, saranno dissolti. La terra e il cielo, nella visione del giudizio che fu rivelata a San Giovanni, fuggirono dalla faccia di colui che sedeva sul grande trono bianco, e non si trovò posto per loro. Anche San Pietro vide la terribile scena che si presentava agli occhi della sua mente - egli usa il presente profetico - gli elementi si stanno sciogliendo, deperiscono, con un calore fervente. Queste parole sorprendenti suggeriscono pensieri di estremo timore e terrore: "State attenti; vegliate e pregate".

1. Ma ci sarà una nuova casa per i giusti. San Giovanni udì la voce di colui che sedeva sul trono che diceva: "Ecco, io faccio nuove tutte le cose". Dio lo aveva promesso molto tempo fa per bocca del suo profeta Isaia. Sicuramente adempirà la sua parola. Non lascerà il suo popolo desolato e senza tetto. Egli fornì una città di rifugio a Lot, quando la sua vecchia dimora fu distrutta dal fuoco dell'ira di Dio. Così, dalla spaventosa conflagrazione del terribile giorno sorgerà una nuova e benedetta dimora per i suoi eletti. Cerchiamo nuovi cieli e nuova terra; e dimoreranno per eVersetto Come una volta fu promessa a Noè che non ci sarebbe più stato un diluvio a distruggere la terra, così Dio ha promesso che "i nuovi cieli e la nuova terra, che io farò, rimarranno davanti a me, dice il Signore". Il cielo e la terra saranno allora molto vicini, l'uno all'altro; perché la città santa, la nuova Gerusalemme, scenderà dal cielo d'appresso a Dio; e la tenda di Dio sarà con gli uomini, ed egli abiterà con loro. La repubblica che è in cielo sarà stabilita così sembra insegnarci la Sacra Scrittura sulla nuova terra. Scenderà dal cielo, avendo la gloria di Dio; in esso sarà il trono di Dio e dell'Agnello; là i suoi servi lo serviranno. Il cielo scenderà sulla terra; E così la nuova terra diventerà una parte del cielo, strettamente unita al cielo. Dio abiterà là con gli uomini, ed essi lo vedranno faccia a faccia, e vivranno in quella nuova terra la vita del cielo; perché è la presenza senza veli di Dio che rende il cielo quello che è, la dimora della gioia, dell'amore, della santità e della contemplazione estasiata della bellezza divina. In quella città non entra nulla che contamini; la giustizia vi abita

2. La terra che ora è stata contaminata da molti peccati, è stata macchiata di sangue, devastata dalla guerra e dalla crudeltà, contaminata dalla sensualità e dall'impurità. Ma la nuova terra sarà tutta santa. I fuochi raffinatori del giudizio opereranno un cambiamento completo ed eterno. Il Diluvio ripulì il vecchio mondo, ma solo per un po'; Il peccato cominciò presto a riaffermarsi. I fuochi del grande giorno purificheranno tutte le scorie e lasceranno solo l'oro raffinato. La giustizia abiterà per sempre in quella nuova terra. Il popolo della città santa sarà tutto giusto; poiché dimoreranno alla presenza di colui che è il Sole di giustizia, e saranno resi simili a lui, poiché lo vedranno così com'è

3. La necessità di una seria diligenza. San Pietro ci ha avvertito del solenne futuro che si trova davanti a noi: il giudizio più tremendo, la distruzione dell'ordine attuale delle cose nelle fiamme dell'ultimo giorno, i nuovi cieli e la nuova terra che sarà la dimora eterna dei beati. Questi pensieri, egli dice, ci impongono la necessità della diligenza nella vita religiosa. Gli uomini che credono veramente che dopo la morte viene il giudizio non possono vivere svogliatamente e oziosamente. Molti che si professano cristiani, ahimè! vivere una vita spensierata; ma questa negligenza dimostra un'incredulità pratica. Le importanti questioni del grande giorno devono spingere il credente a uno sforzo sincero. San Pietro aveva esortato la necessità della diligenza nel primo capitolo; lo sollecita di nuovo nell'ultimo. Poi si appellò alla grazia di Dio, ai suoi doni, alle sue promesse; l'amore di Dio, la beata speranza posta davanti a noi, dovrebbe suscitarci all'amore e allo zelo. Ora si appella al terribile futuro, al giudizio che sta arrivando. La negligenza nella prospettiva del giudizio è a dir poco una follia. Coloro la cui fede è vera devono essere diligenti. "Quel giorno viene come un ladro": come ci troverà? Quale sarà lo stato di coloro che sono sorpresi nel peccato? I nostri cuori si ammalano di terrore tremante al pensiero spaventoso. Allora diamo diligenza per rendere sicura la nostra chiamata e la nostra elezione. Gli eletti di Dio devono essere conformi all'immagine di suo Figlio. Suo Figlio, il santo Agnello di Dio, era senza difetto e senza macchia; così devono essere i suoi servitori. Devono lavare le loro vesti e renderle bianche nel sangue dell'Agnello. "Il sangue di Gesù Cristo purifica da ogni peccato", ma purifica solo coloro che "camminano nella luce". Perciò cerchiamo di camminare diligentemente per camminare sempre nella coscienza della presenza di Dio, nella luce che scaturisce dalla croce. Quella luce mostrerà ogni macchia e macchia che si posa sull'anima; ci porterà al pentimento e alla confessione; e allora Dio "è fedele e giusto da perdonarci i nostri peccati e da purificarci da ogni ingiustizia". Coloro che "seguono l'Agnello dovunque vada" sono senza colpa davanti al trono di Dio, Apocalisse 14:5 perché ogni colpa è stata lavata nel sangue prezioso. I loro peccati una volta erano come la cremisi, ma ora sono più bianchi della neve; sono vestiti con l'abito nuziale, la veste bianca della giustizia; perciò si trovano in pace. Cristo è la loro Pace; Il bagno fece la pace attraverso il sangue della sua croce. Coloro che dimorano in Cristo sono in pace con Dio ora, nell'ora della morte e nel giorno del giudizio. Tali uomini spiegano che la longanimità del nostro Signore è salvezza. Sanno che la vita è un sacro deposito, che il tempo della prova è prezioso; e si sforzeranno con l'aiuto misericordioso di Dio di operare la loro salvezza con timore e tremore, sapendo che viene la notte, nella quale nessuno può lavorare

II IL DOVERE DI ASCOLTARE GLI AVVERTIMENTI DELLA SACRA SCRITTURA,

1. San Paolo li aveva avvertiti. San Paolo aveva, da solo o tramite i suoi compagni, fondato la maggior parte delle Chiese dell'Asia Minore. Aveva scritto Epistole ai Galati, ai Colossesi e agli Efesini, l'ultima delle quali era probabilmente una lettera circolare destinata ad essere letta in diverse Chiese. Atti la data della Seconda Lettera di San Pietro Molti degli scritti di San Paolo devono essere diventati proprietà comune di tutta la Chiesa, e quindi i cristiani dell'Asia Minore probabilmente conoscevano e leggevano alcune delle Epistole che erano state indirizzate alle Chiese europee. San Pietro chiama San Paolo il suo fratello prediletto; Egli riconosce la saggezza che gli era stata data. I due santi apostoli erano stati un tempo diversi l'uno dall'altro; Ora erano uniti in una sola fede e in un solo amore. San Pietro aveva superato la sua vecchia impetuosità, il suo vecchio desiderio di essere il primo; aveva imparato quella preziosa grazia dell'umiltà, che nella sua Prima Epistola inculca con tanto fervore. Non ricorda di essere stato rimproverato una volta da San Paolo; pensa solo alla santità e alla sapienza ispirata di San Paolo; Egli è completamente al di sopra delle gelosie e dei risentimenti meschini. I cristiani non dovrebbero mai offendersi, specialmente per i rimproveri ben intenzionati; Dovrebbero esserne grati. I cristiani dovrebbero rallegrarsi delle grazie concesse agli altri, del loro zelo, della loro energia, del loro amore, del successo dei loro sforzi religiosi. L'invidia, soprattutto tra i cristiani, è un vizio odioso, un peccato mortale. San Pietro, il primo degli apostoli, si appella a San Paolo, che è stato chiamato per ultimo di tutti; è un esempio di umiltà cristiana. I due santi apostoli insegnarono le stesse grandi verità. San Paolo e San Pietro insistono con fervore su di noi il grande pericolo dell'accidia spirituale; entrambi ci avvertono che il giorno del Signore viene all'improvviso, come un ladro; Entrambi ci esortano a essere vigilanti. Ascoltiamo quei due santi uomini mentre riecheggiano l'insegnamento solenne del grande Maestro

2. Ci sono difficoltà negli scritti di San Paolo. Gli uomini hanno travisato il grande apostolo fin dal principio; lo hanno rappresentato come se insegnasse: "Facciamo il male, affinché venga il bene" Romani 3:8 Hanno distorto la sua dottrina della giustificazione e l'hanno pervertita in antinomismo, sebbene egli stesso avesse insegnato che la fede mediante la quale siamo salvati è "la fede che opera mediante l'amore", e che la fede che potrebbe rimuovere le montagne non è nulla se è sola, senza carità. I falsi maestri, contro i quali San Pietro ha messo in guardia i suoi lettori, erano probabilmente tra questi pervertitori del significato dell'apostolo. Non c'è da meravigliarsi: "La lettera uccide, ma lo Spirito dà vita". Ci saranno sempre nella Chiesa visibile uomini non istruiti e instabili, non istruiti dallo Spirito Santo di Dio che solo può guidarci alla verità, e quindi senza fermezza, trascinati via da ogni soffio di vana dottrina. Tali uomini si strappano per la propria distruzione non solo le "cose difficili da capire" contenute nelle Epistole di San Paolo, ma la Sacra Scrittura in generale. Poiché non è la Parola scritta che nel senso più pieno salva l'anima, ma la Parola della vita, la Parola vivente e potente, il Signore Gesù Cristo stesso manifestato al credere. Possiamo trovarlo nello studio ponderato e devoto della santa Parola di Dio; ma per trovare Cristo, per vincere Cristo, dobbiamo considerare tutto il resto come una perdita; dobbiamo abbandonare gli scopi egoistici, l'autoesaltazione, l'autoindulgenza e seguire con umiltà e fervida preghiera la guida dello Spirito benedetto. La Parola scritta è un dono preziosissimo; ma nessun privilegio esteriore può salvarci. Anzi, per quanto terribile possa sembrare, gli uomini possono strapparlo, e lo strappano, fino alla loro stessa distruzione. Ricevilo con semplicità e fede, ed esso salverà l'anima. Dio rivela il suo profondo significato santo ai bambini in Cristo. Ma se uomini con ingegno Perversa lo useranno come arma di lotta di partito, e distorceranno le sue sacre parole per soddisfare i loro scopi egoistici, allora potrebbe - ahimè! che sia così... aumentare la loro condanna. "La lettera uccide". Corruptio optimi pessima

3. C'è bisogno di un'attenta vigilanza. I falsi dottori distorcono il senso della Sacra Scrittura, si allontanano dalla verità, sono ostinati, iniqui, disubbidienti alla Legge di Dio scritta nel cuore, rivelata nella sua Parola. Perciò i cristiani devono stare in guardia; essi devono "non credere ad ogni spirito, ma mettere alla prova gli spiriti, per vedere se sono da Dio, perché molti falsi profeti sono usciti nel mondo". Questo conflitto di opinioni produce talvolta dubbi e incertezze dolorose; è una delle prove della vita cristiana

4. E di crescita nella grazia. Dio rivelerà la verità ai bambini in Cristo. Non lascerà l'anima umile e fedele nelle tenebre e nelle perplessità. Soltanto l'uomo preghi sinceramente per la grazia di Dio; si sforzi ogni giorno di avvicinarsi a Cristo e di acquisire quella conoscenza interiore di Cristo Gesù il Signore, in confronto alla quale tutte le altre cose sono scorie; e la luce della presenza di Cristo certamente albeggia su di lui, e in quella luce troverà una Guida che lo conduca alla vita eterna. Poiché la sua è la gloria ora e fino al giorno dell'eternità, ed egli può "salvare fino all'estremo tutti quelli che vengono a Dio per mezzo di lui".

LEZIONI

1. "La moda di questo mondo passa". A quale paese apparterremo?... a questo mondo morente, o alla città eterna?

2. Il grande giorno è vicino; dobbiamo aspettarlo con ansia. Dobbiamo preparare la via del Signore; dobbiamo pregare: "Venga il tuo regno".

3. Nella nuova terra abita la giustizia. Seguiamo la reputazione; Siamo diligenti, "per essere trovati in pace, irriprovevoli ai suoi occhi".

4. Studiamo le Scritture con fede e preghiera, affinché possiamo crescere in modo adulto

Versetti 11-18.-

Il dovere in vista della seconda venuta

MI RIFERISCO A DIO NELLA NOSTRA CONDOTTA. "Visto che queste cose devono essere così tutte dissolte, quale sorta di persone dovreste essere voi in tutta vita santa e pietà?" La catastrofe che deve accompagnare la seconda venuta è qui messa per iscritto nel tempo presente nell'originale, per suscitare l'impressione della sua certezza: "Visto che queste cose sono così tutte dissolte". Se si devono accettare le conclusioni di alcuni scienziati, ciò è letteralmente vero, in quanto essi dicono che ci sono processi in corso che devono finire con l'usura del tessuto materiale. Si presenta nelle condizioni di un orologio che, se non caricato, deve esaurirsi. La catastrofe così vividamente presentata è qui resa una ragione per cui ci occupiamo di noi stessi. "Quale sorta di persone", esclama Pietro, "dovreste essere voi in tutta vita santa e pietà?" La vita santa è la vita di coloro che sono messi a parte per il servizio di un Dio santo. La pietà indica che questo vivere si basa sulla nostra relazione con Dio. Con l'uso del plurale nell'originale si mettono in evidenza le molteplici funzioni e forme di una vita devota. C'è il sentimento di dipendenza da Dio e di timore verso di lui, il desiderio di ricevere la benedizione da Dio e la fiducia in lui per la benedizione, il sentimento di amore verso Dio per quello che è e di gratitudine verso di lui per le sue misericordie, la conoscenza della volontà di Dio e la risoluzione di fare la sua volontà, tutto questo trova espressione nell'adorazione, autocontrollo e sacrificio per gli altri

II ATTEGGIAMENTO VERSO LA SECONDA VENUTA. "Aspettando e desiderando ardentemente la venuta del giorno di Dio". Questo è l'unico caso in cui il giorno viene chiamato "il giorno di Dio". Dobbiamo pensare al Padre che ordina il giorno e i suoi avvenimenti, perché il Figlio dopo la sua misteriosa Passione sia magnificato. "Come il Padre risuscita i morti e li vivifica, così anche il Figlio vivifica chi vuole. Poiché il Padre non giudica alcuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio; affinché tutti onorino il Figlio, come onorano il Padre". Il nostro atteggiamento verso il giorno di Dio deve essere quello dell'attesa. Dobbiamo aspettarne l'arrivo o la presenza. Dobbiamo permettergli di dimorare nella nostra mente, in modo da suscitare il nostro sincero desiderio dopo di esso. I primi cristiani aspettavano che arrivasse ai loro giorni. Erano più vicini all'intenzione divina di coloro che, poiché potrebbe non esserlo per migliaia di anni, non ci pensano affatto. Ma il nostro atteggiamento deve essere anche quello di una preparazione attiva. La traduzione corretta non è né "affrettarsi" né "desiderare ardentemente", ma "affrettarsi". L'idea di affrettarsi all'arrivo è insolita; ma è notevole che sia espresso altrove da Pietro. "Pentitevi dunque", disse all'assemblea sotto il portico di Salomone, "e tornate indietro, affinché i vostri peccati siano cancellati, affinché possano venire stagioni di ristoro dalla presenza del Signore; e affinché egli mandi il Cristo che è stato costituito per voi, cioè Gesù, che il cielo deve accogliere fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose". È quindi petrino e scritturale pensare alla venuta come a un evento che può essere accelerato dal nostro pentimento, dalle nostre preghiere e dai nostri sforzi per la diffusione del Vangelo

III CIÒ CHE È NECESSARIO PER LA SECONDA VENUTA ESTERIORE. "A causa di ciò i cieli, essendo in fiamme, saranno dissolti, e gli elementi si fonderanno con ardente calore". Si dice che i cieli non sono puri agli occhi di Dio. L'idea qui è che anche i cieli sono stati contaminati, a causa di coloro che hanno vissuto sotto di essi, e sulla terra. Una volta Cristo non si tirò indietro dall'abitare su questa terra, essendo in missione salvifica; ma quando deve venire nel suo carattere giudiziario, deve essere un fuoco consumante, al suo avvicinarsi, anche per le cose materiali. In Apocalisse 20:11 è detto che dalla faccia di colui che sedeva sul grande trono bianco la terra e il cielo fuggirono, e non si trovò posto per loro. Cantici qui si insegna che anche il mondo celeste deve essere sottoposto al fuoco, non solo alla disgregazione del suo ordine, ma anche alla fusione dei suoi elementi

IV CIÒ CHE SI CERCA AL SECONDO CHE VIENE ESTERIORMENTE. "Ma, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abita la giustizia". Questo è in accordo con Apocalisse 21:1 : "E vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati". La promessa più sorprendente si trova in Isaia 65:17 : "Poiché, ecco, io creo nuovi cieli e nuova terra, e i primi non saranno più ricordati". La novità non si riferisce necessariamente ai materiali di cui sono composti i cieli e la terra attuali; Questi possono essere trasformati in modo da costituire nuovi cieli e terra, proprio come i nostri corpi devono essere trasformati in modo da costituire nuovi corpi. I nuovi cieli e la nuova terra devono corrispondere alla novità del carattere-una corrispondenza tra l'esterno e l'interno che non deve mai essere disturbata. È detto in Isaia 66:22 : "Poiché come i nuovi cieli e la nuova terra, che io farò, rimarranno davanti a me", dice l'Eterno, così rimarrà la tua discendenza e il tuo nome". L'espressione dell'idea qui è: "in cui abita la giustizia" - ha la sua dimora permanente, dalla quale non prenderà mai il volo. Sarà un mondo dove non ci saranno superstizioni o infedeltà, dove ci sarà una concezione corretta e luminosa di ciò che Dio è e un dovuto apprezzamento dell'opera di Cristo. Sarà un mondo in cui non ci sarà nulla che interferisca con il benessere sociale, in cui le gelosie e le antipatie sono sconosciute. "Il lupo e l'agnello pascoleranno insieme, e il leone mangerà la paglia come il giovenco, e la polvere sarà il cibo del serpente. Non faranno né danno né distruggeranno in tutto il mio monte santo, dice il Signore! Non dobbiamo dunque pensare molto l'istituzione di quest'ordine di cose e desiderarla ardentemente? Possiamo rimpiangere che molto di ciò che è bello nell'attuale ordine di cose stia per svanire. Non guarderemo mai più quel bel cielo, quei bei paesaggi, i bei fiori? Ma c'è un'ampia compensazione nella bellezza superiore a cui il presente deve cedere. Quando avremo ottenuto il glorioso corpo della risurrezione, non ci sarà alcun rimpianto per aver lasciato il corpo presente alle spalle. Cantici quando vedremo i nuovi cieli e la nuova terra, non ci sarà alcun rimpianto che le cose precedenti siano passate. Nelle loro forme superiori avranno un potere maggiore di elevare l'anima a Dio. L'insegnamento di Pietro riguardo ai cieli e alla terra concorda con ciò che Paolo insegna nell'ottavo dei Romani: "Poiché la creazione è stata sottoposta alla vanità non per sua volontà, ma a causa di colui che l'ha sottoposta, nella speranza che la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio". Pietro sottolinea il fuoco come elemento liberatore; Paolo nota semplicemente la liberazione. Pietro, ancora, pensa a una dimora adatta per la giustizia; Paolo pensa a una dimora che adombra la libertà della gloria dei figli di Dio. È utile attendere con ansia nuovi cieli e nuova terra. Riteniamo che l'attuale disposizione non sia indipendente da Dio. L'ha fatto lui, e può cambiarlo. Egli può creare un mondo adatto a uno stato di prova, e un mondo adatto a uno stato di giustizia raggiunta, può creare un mondo adatto al suo popolo nel suo attuale stato imperfetto, e un mondo adatto a loro quando li glorificherà

V PREOCCUPAZIONI PERSONALI ALLA SECONDA VENUTA. "Pertanto, diletti, poiché cercate queste cose, abbiate cura di poter essere trovati in pace, senza macchia e irreprensibili ai suoi occhi". Attendiamo una grande catastrofe alla fine dei tempi, come quella che è stata certamente predetta. Non cerchiamo solo questo, ma ciò come l'introduzione di una grande ricostruzione nella produzione di nuovi cieli e terra. Questo ha relazione con il fatto che vediamo Dio nel giorno di cui abbiamo parlato in precedenza. La nostra ansia personale deve essere quella di essere trovati in pace in quell'occasione, di avere Dio come nostro Amico, in modo che la catastrofe non ci raggiunga e in modo che i nuovi cieli e la nuova terra siano per la nostra benedetta ed eterna dimora

Possiamo aspettarci questo compimento solo dal nostro essere senza macchia e irreprensibili. Macchie e imperfezioni attirano il fuoco del giudizio divino. Questa stessa terra e persino i cieli devono essere sottoposti al fuoco perché sono stati collegati al peccato dell'uomo. Non pensiamo, dunque, di poter stare agli occhi di Dio con il cuore contaminato. Dobbiamo dare diligenza per rimuovere da noi tutte le macchie e le imperfezioni, nell'uso dei mezzi della grazia, in un costante ricorso al sangue di Cristo, in un costante sforzo di conformare la nostra vita alla volontà divina

VI INTERPRETAZIONE DEL RITARDO ATTUALE. "E tenete conto che la longanimità del nostro Signore è salvezza". Per spiegare il ritardo della seconda venuta, è stato detto in precedenza che "il Signore non è lento riguardo alla sua promessa, ma è longanime". Qui si afferma la longanimità di nostro Signore, apparentemente il Signore Gesù Cristo, come la Manifestazione assoluta dell'indole del Padre. Anche qui è connesso con la longanimità il suo fine, cioè la salvezza. Cristo ci fa l'offerta della salvezza; Ma non ci respinge non appena rifiutiamo la sua offerta. Ci insegnerebbe anche a partire dalla nostra esperienza dell'amarezza del peccato, libererebbe la nostra mente dalle false idee di vita, ci farebbe stancare di una vita di peccato, ci farebbe volgere nel desiderio a una vita di santità. Non ha quartiere per il peccato; ma egli ha pazienza per il peccatore, gli riempie di misericordia; C'è la continua misericordia di non essere trattato secondo il suo merito. Così con la sua continua bontà ci condurrà al pentimento, con la sua longanimità comprenderà la nostra salvezza, con la sua mansuetudine ci renderà grandi. Se non fosse stato per la pazienza che si protrasse per anni, Paolo non sarebbe mai vissuto per essere un predicatore di giustizia, e Giovanni Bunyan non sarebbe mai vissuto per scrivere il 'Pilgrim's Progress'. E lo stesso vale per la gara nel suo complesso. L'offerta della salvezza deve ancora essere fatta a tutti. E anche quando l'offerta è stata fatta, i mezzi devono essere usati per assicurarsi l'accettazione della salvezza. Perciò è che la venuta è ritardata. Non fraintendiamo, quindi, il ritardo; Non confondiamo ciò che è longanimità con la negligenza nel promettere, o l'indifferenza al peccato

VII RIFERIMENTO AGLI SCRITTI DI PAOLO. "Come anche il nostro diletto fratello Paolo, secondo la sapienza che gli è stata data, vi ha scritto; come anche in tutte le sue epistole, parlando in esse di queste cose; in cui ci sono alcune cose difficili da comprendere, che gli ignoranti e gli incostanti strappano, come fanno anche con le altre Scritture, per la loro propria distruzione". Pietro si riferisce a Paolo dal quale, in un'occasione, era stato sopportato, come suo fratello diletto, cioè non associato al ministero, ma fratello dei lettori e di se stesso, e altrettanto caro a loro. Riconosce anche che possiede una saggezza che non era la sua. Paolo aveva scritto allo stesso circolo sul tema della venuta. Se pensiamo al cerchio asiatico, ci rivolgiamo alla Lettera agli Efesini. In esso l'approccio più vicino a ciò che Pietro ha detto si trova nel capitolo 5:27: "Affinché si presentasse la Chiesa, una Chiesa gloriosa, senza macchia, né ruga, né alcunché di simile; ma che sia santo e senza macchia". Quando Pietro passa ad altre Epistole, pensiamo subito alle Epistole ai Tessalonicesi. In questi Paolo tratta espressamente del ritardo nella seconda venuta, e indica l'atteggiamento da assumere. E questo naturalmente suggerisce "alcune cose difficili da capire". Ciò che aveva in mente era probabilmente la rivelazione dell'uomo del peccato. Di altre cose difficili da comprendere nelle Epistole di Paolo, possiamo specificare in particolare il raduno di tutte le cose in Cristo, la dottrina dell'elezione specialmente come esposta nel nono capitolo di Romani, e il riempimento di ciò che manca nelle sofferenze di Cristo in Colossesi. Pietro nota il cattivo uso che si fa di queste cose, difficili da comprendere, come le altre Scritture, dagli ignoranti e dagli infermi, cioè da coloro che non avevano gli elementi essenziali dell'istruzione cristiana, e non si attenevano alla posizione cristiana che avevano assunto una volta. Essi li "strapparono" come con una vite a mano, cioè dal loro significato naturale alla loro stessa distruzione. Non c'è alcun sostegno all'idea cattolica romana di nascondere la Bibbia al popolo. Poiché le Scritture, specialmente le Scritture difficili, sono abusate dagli ignoranti e dagli infermi, questo non è un argomento contro il buon uso di esse da parte di coloro che sono esortati in questo stesso capitolo a "ricordare le parole dette prima dai santi profeti e il comandamento del Signore e Salvatore per mezzo degli apostoli". Cerchiamo umilmente, anche quando in compagnia di Pietro non comprendiamo fino in fondo, di trarne profitto

VIII ATTENZIONE. "Voi dunque, carissimi, conoscendo in anticipo queste cose, guardatevi dal fatto che, trascinati dall'errore degli empi, non cadiate dalla vostra propria saldezza". Ciò che sapevano in anticipo era ciò che Paolo e Pietro avevano detto riguardo alla seconda venuta. La conclusione del versetto indica in particolare la predetta comparsa di erroristi prima dell'arrivo. Questi furono condannati per la loro condotta illegale. Non lascino dunque trasportati dal loro errore, come apprezzavano il suo amore nel Vangelo. Avevano una base solida; non siano portati via dai loro piedi. Non siano come Barnaba, compagno di Paolo, il quale, quando i Giudei, venuti da Giacomo ad Antiochia, si dissimularono con Pietro, anch'egli fu rapito dai suoi piedi con la loro dissimulazione Galati 2:13

IX CONSIGLIO D'ADDIO. "Ma crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo". Un albero non è una realtà completa in una sola volta; Ma da un inizio c'è progresso verso una fine. Cantici non siamo esseri completi allo stesso tempo; Ma da un inizio c'è un progresso destinato a noi verso la fine del nostro essere. Ci può essere una crescita in una direzione sbagliata: ciò in cui siamo qui esortati a crescere è ciò di cui abbiamo bisogno come peccatori dell'assistenza divina per giungere alla meta del nostro essere. "Cresci nella grazia", che deve essere preso come una concezione indipendente. Se non cresciamo sotto l'influenza della grazia, allora abbiamo solo un nome per vivere. La nostra fede cresce man mano che diventa più ampia e conquistante. Il nostro amore cresce man mano che diventa più fervente e diffuso. La nostra speranza cresce man mano che diventa più calma e luminosa. Dobbiamo crescere nell'abbassamento di noi stessi, nella capacità di lavorare, nella capacità di concentrare la mente sulla verità, nella capacità di sopportare le difficoltà e le offese. Dobbiamo crescere soprattutto in ciò in cui ci troviamo carenti. Siamo inoltre esortati a crescere nella "conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo". Ciò è in linea con la grande importanza che si attribuisce alla conoscenza in questa Epistola. È questo che ci fa crescere. La conoscenza che è così nutritiva è la conoscenza di Cristo che apre e dispensa i tesori della grazia divina, e che mostra nella sua vita ciò che la grazia farebbe emergere nella nostra. Abbiamo, dunque, una degna concezione di Cristo nella nostra mente; è da questo che dipende la nostra crescita nella grazia

X DOSSOLOGIA. "A lui sia la gloria ora e per l'eVersetto Amen". È a Cristo che viene offerta l'adorazione. A lui sia ora la gloria ; poiché è alla conoscenza di lui che dobbiamo tutta la grazia che abbiamo. A lui sia gloria per sempre, letteralmente, "fino al giorno dell'età", il giorno in cui inizia l'eternità, in contrasto con il tempo, e che non deve mai essere spezzato, ma deve essere un lungo giorno. A lui siamo debitori, come per tutto ciò che abbiamo ora, così per tutto ciò che speriamo di avere in futuro. Così l'Epistola termina senza i consueti saluti, semplicemente con il portare avanti Cristo nella nostra vita eterna. Spetta a chiunque abbia seguito il pensiero dell'Epistola aggiungere il suo devoto "Amen". -R.F. Vedendo dunque che tutte queste cose saranno dissolte; piuttosto, vedere che tutte queste cose vengono dissolte. Il participio è presente, e implica la certezza dell'evento predetto, e, forse, anche che i germi di quella dissoluzione imminente sono già in essere, che le forze che alla fine porteranno alla catastrofe finale sono già all'opera. Alcuni dei manoscritti migliori leggono, invece di oun, quindi, outwv, così: "visto che tutte queste cose vengono così dissolte". Che sorta di persone dovreste essere in ogni santa condotta e pietà? La parola greca per "che sorta di persone" significa letteralmente, "di quale paese"; sembra indicare la grande verità che il popolo di Dio è concittadino dei santi, che la repubblica di cui sono cittadini è in cielo. La parola per "essere" è l'enfatico uJparcein, che denota l'essere originale, essenziale, continuo. Sulla parola per "conversazione" ajnastrofaiv, comportamento, condotta, vedi nota su 1Pietro 1:15 Sia questo sostantivo che il seguente sono plurali in greco, e quindi significano "in tutti gli aspetti e forme di condotta santa e pietà". Alcuni commentatori collegano queste ultime parole, "in ogni santa conversazione e pietà", con il versetto successivo: "guardando in ogni santa conversazione", ecc. Alcuni, ancora, interpretano questo versetto come porre una domanda, a cui viene data risposta nella successiva; ma la parola greca per "che sorta di persone" potapov sembra essere usata nel Nuovo Testamento solo come esclamazione, non in modo interrogativo

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Esortazioni

I IL DOVERE DELLA PREPARAZIONE

1. I cristiani dovrebbero cercare la città che ha fondamenta. Le città di questo mondo non hanno fondamenta sicure, perché la terra su cui sono costruite deve scomparire; ha in sé l'elemento che deve causare la sua dissoluzione; i germi di questa dissoluzione sono all'opera anche ora. Allora gli uomini saggi non devono accumularsi tesori sulla terra; Non devono vivere come se questo mondo mutevole e morente dovesse essere la loro casa per sempre; devono riporre i loro affetti nelle cose di lassù; devono ricordare che gli uomini cristiani sono cittadini della patria celeste, concittadini dei santi. Perciò devono adottare i modi di vita che sono caratteristici di quel paese celeste; La loro condotta mentre si muovono tra gli uomini deve essere santa in tutte le relazioni della vita; Devono vivere nella ricerca abituale della pietà in tutti i suoi aspetti. Queste cose sono vere, durature. I premi di questo mondo, anche quelli che ci sembrano i più grandi e i più desiderati, non sono altro che vanità, vanità delle vanità, in confronto alle grandi realtà della vita spirituale

1. Devono vivere nell'attesa della venuta del Signore. Devono cercare ogni giorno la presenza del grande giorno, e così cercandolo, e preparandosi per esso, devono dice San Pietro, nel linguaggio condiscendente che a volte usa la Sacra Scrittura affrettare la sua venuta. Poiché quel giorno non viene prima che gli eletti di Dio siano al sicuro. "Sbrigati, fuggi là", disse l'angelo distruttore a Lot; "perché non posso fare nulla finché tu non sia arrivato là." Cantici ora "i lampi del giorno del giudizio si fermano ancora un po'", conservati nell'arsenale di Dio "Anno Cristiano: Giorno di Ognissanti", finché gli eletti di Dio siano contati, finché non siano pronti, nessuno di loro perduto, per la loro dimora eterna. C'è poi un senso in cui, per quanto strano e terribile possa sembrare, i cristiani possono affrettare la venuta del giorno di Dio. Quando la sposa si sarà preparata, quando l'opera di pentimento sarà compiuta nel cuore del popolo di Dio, quando essi avranno lavato le loro vesti e le avranno rese candide nel sangue dell'Agnello, allora verrà il giorno di Dio. Ora la longanimità di Dio attende, come attese ai giorni di Noè. È una verità santa e benedetta: egli ci attende nella sua tenera misericordia; Egli è longanime, non vuole che alcuno perisca; La sua ira non colpisce subito il peccatore nel suo peccato. Lui sta aspettando ora, dandoci tempo; ma quella graziosa attesa non può protrarsi per sempre; verrà il giorno del Signore. È nostro dovere fare ciò che è in noi per affrettare la sua venuta, preparando il nostro cuore, incitando gli altri al pentimento e con le nostre preghiere. "Venga il tuo regno", è la nostra preghiera quotidiana, la preghiera che il Signore stesso mette nelle nostre bocche. "Il regno di Dio" ha più sensi di uno nella Sacra Scrittura; ma certamente una cosa a cui il Signore rivolge le nostre preghiere con queste parole è la

2. venuta del giorno di Dio, quando i regni di questo mondo diventeranno i regni del nostro Signore e del suo Cristo; ed egli regnerà per sempre e eVersetto Questa deve essere la nostra preghiera quotidiana; se la usiamo con fede ponderata, fisserà i nostri cuori sulla nostra dimora eterna. La Chiesa sulla terra prega: "Venga il tuo regno"; in Paradiso le anime sotto l'altare gridano a gran voce: "Fino a quando, o Signore, è santo e verace?" Apocalisse 6:9,10 Egli ascolterà la preghiera che sale a lui giorno e notte, vendicherà i suoi eletti, il gran giorno deve venire

3. Quel giorno sarà un giorno di terrore. A causa della sua presenza i cieli visibili saranno infuocati, saranno dissolti. La terra e il cielo, nella visione del giudizio che fu rivelata a San Giovanni, fuggirono dalla faccia di colui che sedeva sul grande trono bianco, e non si trovò posto per loro. Anche San Pietro vide la terribile scena che si presentava agli occhi della sua mente - egli usa il presente profetico - gli elementi si stanno sciogliendo, deperiscono, con un calore fervente. Queste parole sorprendenti suggeriscono pensieri di estremo timore e terrore: "State attenti; vegliate e pregate".

1. Ma ci sarà una nuova casa per i giusti. San Giovanni udì la voce di colui che sedeva sul trono che diceva: "Ecco, io faccio nuove tutte le cose". Dio lo aveva promesso molto tempo fa per bocca del suo profeta Isaia. Sicuramente adempirà la sua parola. Non lascerà il suo popolo desolato e senza tetto. Egli fornì una città di rifugio a Lot, quando la sua vecchia dimora fu distrutta dal fuoco dell'ira di Dio. Così, dalla spaventosa conflagrazione del terribile giorno sorgerà una nuova e benedetta dimora per i suoi eletti. Cerchiamo nuovi cieli e nuova terra; e dimoreranno per eVersetto Come una volta fu promessa a Noè che non ci sarebbe più stato un diluvio a distruggere la terra, così Dio ha promesso che "i nuovi cieli e la nuova terra, che io farò, rimarranno davanti a me, dice il Signore". Il cielo e la terra saranno allora molto vicini, l'uno all'altro; perché la città santa, la nuova Gerusalemme, scenderà dal cielo d'appresso a Dio; e la tenda di Dio sarà con gli uomini, ed egli abiterà con loro. La repubblica che è in cielo sarà stabilita così sembra insegnarci la Sacra Scrittura sulla nuova terra. Scenderà dal cielo, avendo la gloria di Dio; in esso sarà il trono di Dio e dell'Agnello; là i suoi servi lo serviranno. Il cielo scenderà sulla terra; E così la nuova terra diventerà una parte del cielo, strettamente unita al cielo. Dio abiterà là con gli uomini, ed essi lo vedranno faccia a faccia, e vivranno in quella nuova terra la vita del cielo; perché è la presenza senza veli di Dio che rende il cielo quello che è, la dimora della gioia, dell'amore, della santità e della contemplazione estasiata della bellezza divina. In quella città non entra nulla che contamini; la giustizia vi abita

2. La terra che ora è stata contaminata da molti peccati, è stata macchiata di sangue, devastata dalla guerra e dalla crudeltà, contaminata dalla sensualità e dall'impurità. Ma la nuova terra sarà tutta santa. I fuochi raffinatori del giudizio opereranno un cambiamento completo ed eterno. Il Diluvio ripulì il vecchio mondo, ma solo per un po'; Il peccato cominciò presto a riaffermarsi. I fuochi del grande giorno purificheranno tutte le scorie e lasceranno solo l'oro raffinato. La giustizia abiterà per sempre in quella nuova terra. Il popolo della città santa sarà tutto giusto; poiché dimoreranno alla presenza di colui che è il Sole di giustizia, e saranno resi simili a lui, poiché lo vedranno così com'è

3. La necessità di una seria diligenza. San Pietro ci ha avvertito del solenne futuro che si trova davanti a noi: il giudizio più tremendo, la distruzione dell'ordine attuale delle cose nelle fiamme dell'ultimo giorno, i nuovi cieli e la nuova terra che sarà la dimora eterna dei beati. Questi pensieri, egli dice, ci impongono la necessità della diligenza nella vita religiosa. Gli uomini che credono veramente che dopo la morte viene il giudizio non possono vivere svogliatamente e oziosamente. Molti che si professano cristiani, ahimè! vivere una vita spensierata; ma questa negligenza dimostra un'incredulità pratica. Le importanti questioni del grande giorno devono spingere il credente a uno sforzo sincero. San Pietro aveva esortato la necessità della diligenza nel primo capitolo; lo sollecita di nuovo nell'ultimo. Poi si appellò alla grazia di Dio, ai suoi doni, alle sue promesse; l'amore di Dio, la beata speranza posta davanti a noi, dovrebbe suscitarci all'amore e allo zelo. Ora si appella al terribile futuro, al giudizio che sta arrivando. La negligenza nella prospettiva del giudizio è a dir poco una follia. Coloro la cui fede è vera devono essere diligenti. "Quel giorno viene come un ladro": come ci troverà? Quale sarà lo stato di coloro che sono sorpresi nel peccato? I nostri cuori si ammalano di terrore tremante al pensiero spaventoso. Allora diamo diligenza per rendere sicura la nostra chiamata e la nostra elezione. Gli eletti di Dio devono essere conformi all'immagine di suo Figlio. Suo Figlio, il santo Agnello di Dio, era senza difetto e senza macchia; così devono essere i suoi servitori. Devono lavare le loro vesti e renderle bianche nel sangue dell'Agnello. "Il sangue di Gesù Cristo purifica da ogni peccato", ma purifica solo coloro che "camminano nella luce". Perciò cerchiamo di camminare diligentemente per camminare sempre nella coscienza della presenza di Dio, nella luce che scaturisce dalla croce. Quella luce mostrerà ogni macchia e macchia che si posa sull'anima; ci porterà al pentimento e alla confessione; e allora Dio "è fedele e giusto da perdonarci i nostri peccati e da purificarci da ogni ingiustizia". Coloro che "seguono l'Agnello dovunque vada" sono senza colpa davanti al trono di Dio, Apocalisse 14:5 perché ogni colpa è stata lavata nel sangue prezioso. I loro peccati una volta erano come la cremisi, ma ora sono più bianchi della neve; sono vestiti con l'abito nuziale, la veste bianca della giustizia; perciò si trovano in pace. Cristo è la loro Pace; Il bagno fece la pace attraverso il sangue della sua croce. Coloro che dimorano in Cristo sono in pace con Dio ora, nell'ora della morte e nel giorno del giudizio. Tali uomini spiegano che la longanimità del nostro Signore è salvezza. Sanno che la vita è un sacro deposito, che il tempo della prova è prezioso; e si sforzeranno con l'aiuto misericordioso di Dio di operare la loro salvezza con timore e tremore, sapendo che viene la notte, nella quale nessuno può lavorare

II IL DOVERE DI ASCOLTARE GLI AVVERTIMENTI DELLA SACRA SCRITTURA,

1. San Paolo li aveva avvertiti. San Paolo aveva, da solo o tramite i suoi compagni, fondato la maggior parte delle Chiese dell'Asia Minore. Aveva scritto Epistole ai Galati, ai Colossesi e agli Efesini, l'ultima delle quali era probabilmente una lettera circolare destinata ad essere letta in diverse Chiese. Atti la data della Seconda Lettera di San Pietro Molti degli scritti di San Paolo devono essere diventati proprietà comune di tutta la Chiesa, e quindi i cristiani dell'Asia Minore probabilmente conoscevano e leggevano alcune delle Epistole che erano state indirizzate alle Chiese europee. San Pietro chiama San Paolo il suo fratello prediletto; Egli riconosce la saggezza che gli era stata data. I due santi apostoli erano stati un tempo diversi l'uno dall'altro; Ora erano uniti in una sola fede e in un solo amore. San Pietro aveva superato la sua vecchia impetuosità, il suo vecchio desiderio di essere il primo; aveva imparato quella preziosa grazia dell'umiltà, che nella sua Prima Epistola inculca con tanto fervore. Non ricorda di essere stato rimproverato una volta da San Paolo; pensa solo alla santità e alla sapienza ispirata di San Paolo; Egli è completamente al di sopra delle gelosie e dei risentimenti meschini. I cristiani non dovrebbero mai offendersi, specialmente per i rimproveri ben intenzionati; Dovrebbero esserne grati. I cristiani dovrebbero rallegrarsi delle grazie concesse agli altri, del loro zelo, della loro energia, del loro amore, del successo dei loro sforzi religiosi. L'invidia, soprattutto tra i cristiani, è un vizio odioso, un peccato mortale. San Pietro, il primo degli apostoli, si appella a San Paolo, che è stato chiamato per ultimo di tutti; è un esempio di umiltà cristiana. I due santi apostoli insegnarono le stesse grandi verità. San Paolo e San Pietro insistono con fervore su di noi il grande pericolo dell'accidia spirituale; entrambi ci avvertono che il giorno del Signore viene all'improvviso, come un ladro; Entrambi ci esortano a essere vigilanti. Ascoltiamo quei due santi uomini mentre riecheggiano l'insegnamento solenne del grande Maestro

2. Ci sono difficoltà negli scritti di San Paolo. Gli uomini hanno travisato il grande apostolo fin dal principio; lo hanno rappresentato come se insegnasse: "Facciamo il male, affinché venga il bene" Romani 3:8 Hanno distorto la sua dottrina della giustificazione e l'hanno pervertita in antinomismo, sebbene egli stesso avesse insegnato che la fede mediante la quale siamo salvati è "la fede che opera mediante l'amore", e che la fede che potrebbe rimuovere le montagne non è nulla se è sola, senza carità. I falsi maestri, contro i quali San Pietro ha messo in guardia i suoi lettori, erano probabilmente tra questi pervertitori del significato dell'apostolo. Non c'è da meravigliarsi: "La lettera uccide, ma lo Spirito dà vita". Ci saranno sempre nella Chiesa visibile uomini non istruiti e instabili, non istruiti dallo Spirito Santo di Dio che solo può guidarci alla verità, e quindi senza fermezza, trascinati via da ogni soffio di vana dottrina. Tali uomini si strappano per la propria distruzione non solo le "cose difficili da capire" contenute nelle Epistole di San Paolo, ma la Sacra Scrittura in generale. Poiché non è la Parola scritta che nel senso più pieno salva l'anima, ma la Parola della vita, la Parola vivente e potente, il Signore Gesù Cristo stesso manifestato al credere. Possiamo trovarlo nello studio ponderato e devoto della santa Parola di Dio; ma per trovare Cristo, per vincere Cristo, dobbiamo considerare tutto il resto come una perdita; dobbiamo abbandonare gli scopi egoistici, l'autoesaltazione, l'autoindulgenza e seguire con umiltà e fervida preghiera la guida dello Spirito benedetto. La Parola scritta è un dono preziosissimo; ma nessun privilegio esteriore può salvarci. Anzi, per quanto terribile possa sembrare, gli uomini possono strapparlo, e lo strappano, fino alla loro stessa distruzione. Ricevilo con semplicità e fede, ed esso salverà l'anima. Dio rivela il suo profondo significato santo ai bambini in Cristo. Ma se uomini con ingegno Perverso lo useranno come arma di lotta di partito, e distorceranno le sue sacre parole per soddisfare i loro scopi egoistici, allora potrebbe - ahimè! che sia così... aumentare la loro condanna. "La lettera uccide". Corruptio optimi pessima

3. C'è bisogno di un'attenta vigilanza. I falsi dottori distorcono il senso della Sacra Scrittura, si allontanano dalla verità, sono ostinati, iniqui, disubbidienti alla Legge di Dio scritta nel cuore, rivelata nella sua Parola. Perciò i cristiani devono stare in guardia; essi devono "non credere ad ogni spirito, ma mettere alla prova gli spiriti, per vedere se sono da Dio, perché molti falsi profeti sono usciti nel mondo". Questo conflitto di opinioni produce talvolta dubbi e incertezze dolorose; è una delle prove della vita cristiana

4. E di crescita nella grazia. Dio rivelerà la verità ai bambini in Cristo. Non lascerà l'anima umile e fedele nelle tenebre e nelle perplessità. Soltanto l'uomo preghi sinceramente per la grazia di Dio; si sforzi ogni giorno di avvicinarsi a Cristo e di acquisire quella conoscenza interiore di Cristo Gesù il Signore, in confronto alla quale tutte le altre cose sono scorie; e la luce della presenza di Cristo certamente albeggia su di lui, e in quella luce troverà una Guida che lo conduca alla vita eterna. Poiché la sua è la gloria ora e fino al giorno dell'eternità, ed egli può "salvare fino all'estremo tutti quelli che vengono a Dio per mezzo di lui".

LEZIONI

1. "La moda di questo mondo passa". A quale paese apparterremo?... a questo mondo morente, o alla città eterna?

2. Il grande giorno è vicino; dobbiamo aspettarlo con ansia. Dobbiamo preparare la via del Signore; dobbiamo pregare: "Venga il tuo regno".

3. Nella nuova terra abita la giustizia. Seguiamo la reputazione; Siamo diligenti, "per essere trovati in pace, irriprovevoli ai suoi occhi".

4. Studiamo le Scritture con fede e preghiera, affinché possiamo crescere in modo adulto

Versetti 11-18.-

Il dovere in vista della seconda venuta

MI RIFERISCO A DIO NELLA NOSTRA CONDOTTA. "Visto che queste cose devono essere così tutte dissolte, quale sorta di persone dovreste essere voi in tutta vita santa e pietà?" La catastrofe che deve accompagnare la seconda venuta è qui messa per iscritto nel tempo presente nell'originale, per suscitare l'impressione della sua certezza: "Visto che queste cose sono così tutte dissolte". Se si devono accettare le conclusioni di alcuni scienziati, ciò è letteralmente vero, in quanto essi dicono che ci sono processi in corso che devono finire con l'usura del tessuto materiale. Si presenta nelle condizioni di un orologio che, se non caricato, deve esaurirsi. La catastrofe così vividamente presentata è qui resa una ragione per cui ci occupiamo di noi stessi. "Quale sorta di persone", esclama Pietro, "dovreste essere voi in tutta vita santa e pietà?" La vita santa è la vita di coloro che sono messi a parte per il servizio di un Dio santo. La pietà indica che questo vivere si basa sulla nostra relazione con Dio. Con l'uso del plurale nell'originale si mettono in evidenza le molteplici funzioni e forme di una vita devota. C'è il sentimento di dipendenza da Dio e di timore verso di lui, il desiderio di ricevere la benedizione da Dio e la fiducia in lui per la benedizione, il sentimento di amore verso Dio per quello che è e di gratitudine verso di lui per le sue misericordie, la conoscenza della volontà di Dio e la risoluzione di fare la sua volontà, tutto questo trova espressione nell'adorazione, autocontrollo e sacrificio per gli altri

II ATTEGGIAMENTO VERSO LA SECONDA VENUTA. "Aspettando e desiderando ardentemente la venuta del giorno di Dio". Questo è l'unico caso in cui il giorno viene chiamato "il giorno di Dio". Dobbiamo pensare al Padre che ordina il giorno e i suoi avvenimenti, perché il Figlio dopo la sua misteriosa Passione sia magnificato. "Come il Padre risuscita i morti e li vivifica, così anche il Figlio vivifica chi vuole. Poiché il Padre non giudica alcuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio; affinché tutti onorino il Figlio, come onorano il Padre". Il nostro atteggiamento verso il giorno di Dio deve essere quello dell'attesa. Dobbiamo aspettarne l'arrivo o la presenza. Dobbiamo permettergli di dimorare nella nostra mente, in modo da suscitare il nostro sincero desiderio dopo di esso. I primi cristiani aspettavano che arrivasse ai loro giorni. Erano più vicini all'intenzione divina di coloro che, poiché potrebbe non esserlo per migliaia di anni, non ci pensano affatto. Ma il nostro atteggiamento deve essere anche quello di una preparazione attiva. La traduzione corretta non è né "affrettarsi" né "desiderare ardentemente", ma "affrettarsi". L'idea di affrettarsi all'arrivo è insolita; ma è notevole che sia espresso altrove da Pietro. "Pentitevi dunque", disse all'assemblea sotto il portico di Salomone, "e tornate indietro, affinché i vostri peccati siano cancellati, affinché possano venire stagioni di ristoro dalla presenza del Signore; e affinché egli mandi il Cristo che è stato costituito per voi, cioè Gesù, che il cielo deve accogliere fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose". È quindi petrino e scritturale pensare alla venuta come a un evento che può essere accelerato dal nostro pentimento, dalle nostre preghiere e dai nostri sforzi per la diffusione del Vangelo

III CIÒ CHE È NECESSARIO PER LA SECONDA VENUTA ESTERIORE. "A causa di ciò i cieli, essendo in fiamme, saranno dissolti, e gli elementi si fonderanno con ardente calore". Si dice che i cieli non sono puri agli occhi di Dio. L'idea qui è che anche i cieli sono stati contaminati, a causa di coloro che hanno vissuto sotto di essi, e sulla terra. Una volta Cristo non si tirò indietro dall'abitare su questa terra, essendo in missione salvifica; ma quando deve venire nel suo carattere giudiziario, deve essere un fuoco consumante, al suo avvicinarsi, anche per le cose materiali. In Apocalisse 20:11 è detto che dalla faccia di colui che sedeva sul grande trono bianco la terra e il cielo fuggirono, e non si trovò posto per loro. Cantici qui si insegna che anche il mondo celeste deve essere sottoposto al fuoco, non solo alla disgregazione del suo ordine, ma anche alla fusione dei suoi elementi

IV CIÒ CHE SI CERCA AL SECONDO CHE VIENE ESTERIORMENTE. "Ma, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abita la giustizia". Questo è in accordo con Apocalisse 21:1 : "E vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati". La promessa più sorprendente si trova in Isaia 65:17 : "Poiché, ecco, io creo nuovi cieli e nuova terra, e i primi non saranno più ricordati". La novità non si riferisce necessariamente ai materiali di cui sono composti i cieli e la terra attuali; Questi possono essere trasformati in modo da costituire nuovi cieli e terra, proprio come i nostri corpi devono essere trasformati in modo da costituire nuovi corpi. I nuovi cieli e la nuova terra devono corrispondere alla novità del carattere-una corrispondenza tra l'esterno e l'interno che non deve mai essere disturbata. È detto in Isaia 66:22 : "Poiché come i nuovi cieli e la nuova terra, che io farò, rimarranno davanti a me", dice l'Eterno, così rimarrà la tua discendenza e il tuo nome". L'espressione dell'idea qui è: "in cui abita la giustizia" - ha la sua dimora permanente, dalla quale non prenderà mai il volo. Sarà un mondo dove non ci saranno superstizioni o infedeltà, dove ci sarà una concezione corretta e luminosa di ciò che Dio è e un dovuto apprezzamento dell'opera di Cristo. Sarà un mondo in cui non ci sarà nulla che interferisca con il benessere sociale, in cui le gelosie e le antipatie sono sconosciute. "Il lupo e l'agnello pascoleranno insieme, e il leone mangerà la paglia come il giovenco, e la polvere sarà il cibo del serpente. Non faranno né danno né distruggeranno in tutto il mio monte santo, dice il Signore! Non dobbiamo dunque pensare molto l'istituzione di quest'ordine di cose e desiderarla ardentemente? Possiamo rimpiangere che molto di ciò che è bello nell'attuale ordine di cose stia per svanire. Non guarderemo mai più quel bel cielo, quei bei paesaggi, i bei fiori? Ma c'è un'ampia compensazione nella bellezza superiore a cui il presente deve cedere. Quando avremo ottenuto il glorioso corpo della risurrezione, non ci sarà alcun rimpianto per aver lasciato il corpo presente alle spalle. Cantici quando vedremo i nuovi cieli e la nuova terra, non ci sarà alcun rimpianto che le cose precedenti siano passate. Nelle loro forme superiori avranno un potere maggiore di elevare l'anima a Dio. L'insegnamento di Pietro riguardo ai cieli e alla terra concorda con ciò che Paolo insegna nell'ottavo dei Romani: "Poiché la creazione è stata sottoposta alla vanità non per sua volontà, ma a causa di colui che l'ha sottoposta, nella speranza che la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio". Pietro sottolinea il fuoco come elemento liberatore; Paolo nota semplicemente la liberazione. Pietro, ancora, pensa a una dimora adatta per la giustizia; Paolo pensa a una dimora che adombra la libertà della gloria dei figli di Dio. È utile attendere con ansia nuovi cieli e nuova terra. Riteniamo che l'attuale disposizione non sia indipendente da Dio. L'ha fatto lui, e può cambiarlo. Egli può creare un mondo adatto a uno stato di prova, e un mondo adatto a uno stato di giustizia raggiunta, può creare un mondo adatto al suo popolo nel suo attuale stato imperfetto, e un mondo adatto a loro quando li glorificherà

V PREOCCUPAZIONI PERSONALI ALLA SECONDA VENUTA. "Pertanto, diletti, poiché cercate queste cose, abbiate cura di poter essere trovati in pace, senza macchia e irreprensibili ai suoi occhi". Attendiamo una grande catastrofe alla fine dei tempi, come quella che è stata certamente predetta. Non cerchiamo solo questo, ma ciò come l'introduzione di una grande ricostruzione nella produzione di nuovi cieli e terra. Questo ha relazione con il fatto che vediamo Dio nel giorno di cui abbiamo parlato in precedenza. La nostra ansia personale deve essere quella di essere trovati in pace in quell'occasione, di avere Dio come nostro Amico, in modo che la catastrofe non ci raggiunga e in modo che i nuovi cieli e la nuova terra siano per la nostra benedetta ed eterna dimora

Possiamo aspettarci questo compimento solo dal nostro essere senza macchia e irreprensibili. Macchie e imperfezioni attirano il fuoco del giudizio divino. Questa stessa terra e persino i cieli devono essere sottoposti al fuoco perché sono stati collegati al peccato dell'uomo. Non pensiamo, dunque, di poter stare agli occhi di Dio con il cuore contaminato. Dobbiamo dare diligenza per rimuovere da noi tutte le macchie e le imperfezioni, nell'uso dei mezzi della grazia, in un costante ricorso al sangue di Cristo, in un costante sforzo di conformare la nostra vita alla volontà divina

VI INTERPRETAZIONE DEL RITARDO ATTUALE. "E tenete conto che la longanimità del nostro Signore è salvezza". Per spiegare il ritardo della seconda venuta, è stato detto in precedenza che "il Signore non è lento riguardo alla sua promessa, ma è longanime". Qui si afferma la longanimità di nostro Signore, apparentemente il Signore Gesù Cristo, come la Manifestazione assoluta dell'indole del Padre. Anche qui è connesso con la longanimità il suo fine, cioè la salvezza. Cristo ci fa l'offerta della salvezza; Ma non ci respinge non appena rifiutiamo la sua offerta. Ci insegnerebbe anche a partire dalla nostra esperienza dell'amarezza del peccato, libererebbe la nostra mente dalle false idee di vita, ci farebbe stancare di una vita di peccato, ci farebbe volgere nel desiderio a una vita di santità. Non ha quartiere per il peccato; ma egli ha pazienza per il peccatore, gli riempie di misericordia; C'è la continua misericordia di non essere trattato secondo il suo merito. Così con la sua continua bontà ci condurrà al pentimento, con la sua longanimità comprenderà la nostra salvezza, con la sua mansuetudine ci renderà grandi. Se non fosse stato per la pazienza che si protrasse per anni, Paolo non sarebbe mai vissuto per essere un predicatore di giustizia, e Giovanni Bunyan non sarebbe mai vissuto per scrivere il 'Pilgrim's Progress'. E lo stesso vale per la gara nel suo complesso. L'offerta della salvezza deve ancora essere fatta a tutti. E anche quando l'offerta è stata fatta, i mezzi devono essere usati per assicurarsi l'accettazione della salvezza. Perciò è che la venuta è ritardata. Non fraintendiamo, quindi, il ritardo; Non confondiamo ciò che è longanimità con la negligenza nel promettere, o l'indifferenza al peccato

VII RIFERIMENTO AGLI SCRITTI DI PAOLO. "Come anche il nostro diletto fratello Paolo, secondo la sapienza che gli è stata data, vi ha scritto; come anche in tutte le sue epistole, parlando in esse di queste cose; in cui ci sono alcune cose difficili da comprendere, che gli ignoranti e gli incostanti strappano, come fanno anche con le altre Scritture, per la loro propria distruzione". Pietro si riferisce a Paolo dal quale, in un'occasione, era stato sopportato, come suo fratello diletto, cioè non associato al ministero, ma fratello dei lettori e di se stesso, e altrettanto caro a loro. Riconosce anche che possiede una saggezza che non era la sua. Paolo aveva scritto allo stesso circolo sul tema della venuta. Se pensiamo al cerchio asiatico, ci rivolgiamo alla Lettera agli Efesini. In esso l'approccio più vicino a ciò che Pietro ha detto si trova nel capitolo 5:27: "Affinché si presentasse la Chiesa, una Chiesa gloriosa, senza macchia, né ruga, né alcunché di simile; ma che sia santo e senza macchia". Quando Pietro passa ad altre Epistole, pensiamo subito alle Epistole ai Tessalonicesi. In questi Paolo tratta espressamente del ritardo nella seconda venuta, e indica l'atteggiamento da assumere. E questo naturalmente suggerisce "alcune cose difficili da capire". Ciò che aveva in mente era probabilmente la rivelazione dell'uomo del peccato. Di altre cose difficili da comprendere nelle Epistole di Paolo, possiamo specificare in particolare il raduno di tutte le cose in Cristo, la dottrina dell'elezione specialmente come esposta nel nono capitolo di Romani, e il riempimento di ciò che manca nelle sofferenze di Cristo in Colossesi. Pietro nota il cattivo uso che si fa di queste cose, difficili da comprendere, come le altre Scritture, dagli ignoranti e dagli infermi, cioè da coloro che non avevano gli elementi essenziali dell'istruzione cristiana, e non si attenevano alla posizione cristiana che avevano assunto una volta. Essi li "strapparono" come con una vite a mano, cioè dal loro significato naturale alla loro stessa distruzione. Non c'è alcun sostegno all'idea cattolica romana di nascondere la Bibbia al popolo. Poiché le Scritture, specialmente le Scritture difficili, sono abusate dagli ignoranti e dagli infermi, questo non è un argomento contro il buon uso di esse da parte di coloro che sono esortati in questo stesso capitolo a "ricordare le parole dette prima dai santi profeti e il comandamento del Signore e Salvatore per mezzo degli apostoli". Cerchiamo umilmente, anche quando in compagnia di Pietro non comprendiamo fino in fondo, di trarne profitto

VIII ATTENZIONE. "Voi dunque, carissimi, conoscendo in anticipo queste cose, guardatevi dal fatto che, trascinati dall'errore degli empi, non cadiate dalla vostra propria saldezza". Ciò che sapevano in anticipo era ciò che Paolo e Pietro avevano detto riguardo alla seconda venuta. La conclusione del versetto indica in particolare la predetta comparsa di erroristi prima dell'arrivo. Questi furono condannati per la loro condotta illegale. Non lascino dunque trasportati dal loro errore, come apprezzavano il suo amore nel Vangelo. Avevano una base solida; non siano portati via dai loro piedi. Non siano come Barnaba, compagno di Paolo, il quale, quando i Giudei, venuti da Giacomo ad Antiochia, si dissimularono con Pietro, anch'egli fu rapito dai suoi piedi con la loro dissimulazione Galati 2:13

IX CONSIGLIO D'ADDIO. "Ma crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo". Un albero non è una realtà completa in una sola volta; Ma da un inizio c'è progresso verso una fine. Cantici non siamo esseri completi allo stesso tempo; Ma da un inizio c'è un progresso destinato a noi verso la fine del nostro essere. Ci può essere una crescita in una direzione sbagliata: ciò in cui siamo qui esortati a crescere è ciò di cui abbiamo bisogno come peccatori dell'assistenza divina per giungere alla meta del nostro essere. "Cresci nella grazia", che deve essere preso come una concezione indipendente. Se non cresciamo sotto l'influenza della grazia, allora abbiamo solo un nome per vivere. La nostra fede cresce man mano che diventa più ampia e conquistante. Il nostro amore cresce man mano che diventa più fervente e diffuso. La nostra speranza cresce man mano che diventa più calma e luminosa. Dobbiamo crescere nell'abbassamento di noi stessi, nella capacità di lavorare, nella capacità di concentrare la mente sulla verità, nella capacità di sopportare le difficoltà e le offese. Dobbiamo crescere soprattutto in ciò in cui ci troviamo carenti. Siamo inoltre esortati a crescere nella "conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo". Ciò è in linea con la grande importanza che si attribuisce alla conoscenza in questa Epistola. È questo che ci fa crescere. La conoscenza che è così nutritiva è la conoscenza di Cristo che apre e dispensa i tesori della grazia divina, e che mostra nella sua vita ciò che la grazia farebbe emergere nella nostra. Abbiamo, dunque, una degna concezione di Cristo nella nostra mente; è da questo che dipende la nostra crescita nella grazia

X DOSSOLOGIA. "A lui sia la gloria ora e per l'eVersetto Amen". È a Cristo che viene offerta l'adorazione. A lui sia ora la gloria ; poiché è alla conoscenza di lui che dobbiamo tutta la grazia che abbiamo. A lui sia gloria per sempre, letteralmente, "fino al giorno dell'età", il giorno in cui inizia l'eternità, in contrasto con il tempo, e che non deve mai essere spezzato, ma deve essere un lungo giorno. A lui siamo debitori, come per tutto ciò che abbiamo ora, così per tutto ciò che speriamo di avere in futuro. Così l'Epistola termina senza i consueti saluti, semplicemente con il portare avanti Cristo nella nostra vita eterna. Spetta a chiunque abbia seguito il pensiero dell'Epistola aggiungere il suo devoto "Amen". -R.F

12 Aspettando e affrettando la venuta del giorno di Dio. La preposizione "unto" è inserita senza autorizzazione. Il secondo participio speudontav è seguito direttamente dall'accusativo, ed è evidentemente transitivo. Nella versione dei Settanta di Isaia 16:5, speu dikaiosunhn rappresenta la "rettitudine affrettata" della nostra traduzione cfr. Pindaro, 'Istmo.,' 5:22, dove speudein ajretan significa "perseguire la virtù". Qui la traduzione "affrettarsi" è la più appropriata. Il Padre ha messo i tempi e le stagioni in suo potere; ma come la longanimità di Dio attese ai giorni di Noè, così ora egli è "longanime verso di noi, non volendo che alcuno perisca; " e nella sua misericordiosa misericordia attende il pentimento dei suoi eletti. San Pietro sembra rappresentare i cristiani come "affrettare la venuta letteralmente, 'presenza' del giorno di Dio" operando la propria salvezza e aiutando a diffondere la conoscenza del vangelo, Matteo 24:14 e rendendo così non più necessaria la pazienza sofferente di Dio. Le parole implicano anche il dovere di pregare per quella venuta, come facciamo nella seconda richiesta del Padre Nostro, e nel Servizio Funebre, "Supplicandoti, che ti piaccia, della tua graziosa bontà, di compiere presto il numero dei tuoi eletti, e di affrettare il tuo regno". Confrontate il discorso di San Pietro nell'Atto 3, dove dice: "Ravvedetevi dunque, affinché vengano stagioni di ristoro dalla presenza del Signore, ed egli mandi il Cristo" versetti 19, 20, Revised Version. Questa notevole coincidenza di pensiero fornisce un argomento di notevole peso a favore della genuinità di questa Epistola. Un'altra possibile traduzione della parola è "ardentemente desiderante", che è adottata nel testo della Revised Version, ed è preferita da alcuni commentatori. in cui i cieli, essendo in fiamme, saranno dissolti. Il greco per "in cui" è dij'hn, a causa del quale, cioè, a causa del giorno di Dio, o, ciò che viene più o meno allo stesso significato, a causa della venuta, della presenza, di quel giorno. Le cose vecchie devono passare a causa della venuta del giorno di Dio; Il vecchio ordine deve lasciare il posto al nuovo. E gli elementi si scioglieranno con calore ardente. L'apostolo ripete le parole suggestive che aveva già usato nel versetto 10, con un verbo diverso. La parola greca per "si scioglierà" qui non è luqhsetai, come nel versetto 10, ma una parola più forte thketai, sono stati fusi, o sprecati. Il tempo è il presente profetico, che implica un certo adempimento. C'è probabilmente un riferimento a Isaia 34:4, dove la traduzione dei Settanta è Kaisontai pasai aiJ duna twn oujranwn. Aspettando e affrettando la venuta del giorno di Dio. La preposizione "unto" è inserita senza autorizzazione. Il secondo participio speudontav è seguito direttamente dall'accusativo, ed è evidentemente transitivo. Nella versione dei Settanta di Isaia 16:5, speu dikaiosunhn rappresenta la "rettitudine affrettata" della nostra traduzione cfr. Pindaro, 'Istmo.,' 5:22, dove speudein ajretan significa "perseguire la virtù". Qui la traduzione "affrettarsi" è la più appropriata. Il Padre ha messo i tempi e le stagioni in suo potere; ma come la longanimità di Dio attese ai giorni di Noè, così ora egli è "longanime verso di noi, non volendo che alcuno perisca; " e nella sua misericordiosa misericordia attende il pentimento dei suoi eletti. San Pietro sembra rappresentare i cristiani come "affrettare la venuta letteralmente, 'presenza' del giorno di Dio" operando la propria salvezza e aiutando a diffondere la conoscenza del vangelo, Matteo 24:14 e rendendo così non più necessaria la pazienza sofferente di Dio. Le parole implicano anche il dovere di pregare per quella venuta, come facciamo nella seconda richiesta del Padre Nostro, e nel Servizio Funebre, "Supplicandoti, che ti piaccia, della tua graziosa bontà, di compiere presto il numero dei tuoi eletti, e di affrettare il tuo regno". Confrontate il discorso di San Pietro nell'Atto 3, dove dice: "Ravvedetevi dunque, affinché vengano stagioni di ristoro dalla presenza del Signore, ed egli mandi il Cristo" versetti 19, 20, Revised Version. Questa notevole coincidenza di pensiero fornisce un argomento di notevole peso a favore della genuinità di questa Epistola. Un'altra possibile traduzione della parola è "ardentemente desiderante", che è adottata nel testo della Revised Version, ed è preferita da alcuni commentatori. in cui i cieli, essendo in fiamme, saranno dissolti. Il greco per "in cui" è dij'hn, a causa del quale, cioè, a causa del giorno di Dio, o, ciò che viene più o meno allo stesso significato, a causa della venuta, della presenza, di quel giorno. Le cose vecchie devono passare a causa della venuta del giorno di Dio; Il vecchio ordine deve lasciare il posto al nuovo. E gli elementi si scioglieranno con calore ardente. L'apostolo ripete le parole suggestive che aveva già usato nel versetto 10, con un verbo diverso. La parola greca per "si scioglierà" qui non è luqhsetai, come nel versetto 10, ma una parola più forte thketai, sono stati fusi, o sprecati. Il tempo è il presente profetico, che implica un certo adempimento. C'è probabilmente un riferimento a Isaia 34:4, dove la traduzione dei Settanta è Kaisontai pasai aiJ duna twn oujranwn

13 Tuttavia noi, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e nuova terra; piuttosto, ma, secondo la sua promessa, noi cerchiamo. La promessa è che in Isaia 65:17, "Ecco, io creo nuovi cieli e nuova terra" vedi anche Isaia 66:22 e Apocalisse 21:1 San Giovanni vide in visione l'adempimento della profezia di Isaia e San Pietro: "Il primo cielo e la prima terra furono passati". Può darsi che, come l'acqua del Diluvio fu il battesimo del mondo antico in una nuova vita, così il fuoco del gran giorno sarà il mezzo per purificare e raffinare l'universo, trasformandolo in nuovi cieli e nuova terra, facendo nuove tutte le cose. L'uso che Nostro Signore fa della parola "rigenerazione", in Matteo 19:28, sembra favorire questa visione. Nella rigenerazione dell'anima individuale la personalità rimane, i pensieri, i desideri, gli affetti, sono cambiati; così può essere, nella rigenerazione del mondo la sostanza rimarrà, la moda schma del vecchio mondo passerà 1Corinzi 7:31 Ma è impossibile pronunciare dogmaticamente se i nuovi cieli e la nuova terra saranno una riproduzione del vecchio in una forma molto più gloriosa, attraverso l'azione del fuoco raffinatore, o una creazione assolutamente nuova, come sembrano implicare le parole di Isaia. San Giovanni, come San Pietro, parla di una nuova terra, e ci dice che quella nuova terra sarà la dimora dei beati. Vide la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo da Dio d'appunto; il trono di Dio e dell'Agnello ci dice sarà in esso: "Il tabernacolo di Dio è con gli uomini, ed egli abiterà con loro". La città santa, Gerusalemme, che è lassù, è ora in cielo; la repubblica, di cui i santi sono cittadini, è in cielo Filippesi 3:20 Ma il cielo scenderà sulla terra, là sarà il trono di Dio e dell'Agnello, là i suoi servi lo serviranno. La distinzione tra terra e cielo sarà abolita; perché dov'è Dio, c'è il cielo. In cui abita la giustizia comp. Isaia 60:21 , "Il tuo popolo sarà tutto giusto; " anche Isaia giaceva 25; Apocalisse 21:27; Romani 8:21

La dimora della giustizia

Se la catastrofe che l'apostolo descrive nel decimo, nell'undicesimo e nel dodicesimo versetti fosse isolata, potrebbe benissimo riempire la mente del lettore credente di presentimento e di timore reverenziale, e paralizzare tutte le sue energie. Ma lo scrittore ispirato guarda oltre le scene di dissoluzione e distruzione per le belle e belle visioni che diventano chiare all'occhio della fede quando sono illuminate da un raggio celeste

I LA SOSTANZA DELLE ATTESE DEL CRISTIANO. La scienza a volte predice con una certa certezza il futuro dell'universo materiale, cioè per quanto riguarda la dissoluzione. Secondo una legge universale del ritmo - così ci viene detto - questa terra sarà dissipata in atomi. Ma poco si dice su basi scientifiche di qualsiasi processo di ricostruzione. Ora, si ammette che la Scrittura non entra nei dettagli riguardo al futuro. Ma, allo stesso tempo, pur ammettendo la deperibilità di tutte le cose create, la rivelazione supera l'epoca della distruzione e ci assicura che ciò che sembra la fine non è la fine di tutte le cose. Il vecchio decadrà certamente, ma solo per lasciare il posto al nuovo. Come questa ricostituzione debba essere effettuata, non lo sappiamo; ma che si avvererà è assicurato dalla promessa di "nuovi cieli e nuova terra".

II IL CARATTERE MORALE DELL'ATTESA DEL CRISTIANO, Se c'è un'indeterminatezza su ciò che è materiale, nulla potrebbe essere più esplicito di quella parte della rivelazione che si riferisce a ciò che è spirituale. Poco importa quali siano gli accompagnamenti visibili e tangibili di uno Stato futuro, se solo il suo carattere etico è determinato in modo soddisfacente. E questo viene fatto nella lingua "in cui abita la giustizia". In una rivelazione come questa, il giudizio e la coscienza possono riposare in pace. Il contrasto tra la prevalenza dell'ingiustizia su questa terra e il regno della giustizia nel mondo ricostruito è di per sé sorprendente e fornisce una vera soddisfazione alla mente che, con la sola ragione, non può prevedere con fiducia un cambiamento così benedetto

III IL FONDAMENTO DIVINO DELL'ATTESA DEL CRISTIANO. Questa non è un'ipotesi di sagacia; Non è un sogno poetico. La nostra attesa è "secondo la promessa di Dio". Ecco la giustificazione più che sufficiente. Edificando sulle assicurazioni di colui che non può mentire, assicuriamo un solido fondamento per la nostra fede e la nostra speranza. Sappiamo che ciò che ha promesso è in grado di mantenerlo. Nella regione in questione tutta la potenza creata è impotente; Se il risultato deve essere realizzato, deve essere attraverso l'esercizio dell'onnipotenza stessa

IV LA PREPARAZIONE AL COMPIMENTO o L'ATTESA DEL CRISTIANO. Se 'cerchiamo' un futuro così glorioso come queste parole suggeriscono, il nostro atteggiamento deve essere diverso dalla semplice speranza. Conserveremo la fortezza in mezzo ai mali che presto dovranno passare; coltiveremo quell'abitudine alla rettitudine che sarà congeniale allo stato che prevediamo; e cercheremo quell'armonia con la volontà divina che ci renderà veramente e per sempre a casa in ogni mondo di Dio.

Tuttavia noi, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e nuova terra; piuttosto, ma, secondo la sua promessa, noi cerchiamo. La promessa è che in Isaia 65:17, "Ecco, io creo nuovi cieli e nuova terra" vedi anche Isaia 66:22 e Apocalisse 21:1 San Giovanni vide in visione l'adempimento della profezia di Isaia e San Pietro: "Il primo cielo e la prima terra furono passati". Può darsi che, come l'acqua del Diluvio fu il battesimo del mondo antico in una nuova vita, così il fuoco del gran giorno sarà il mezzo per purificare e raffinare l'universo, trasformandolo in nuovi cieli e nuova terra, facendo nuove tutte le cose. L'uso che Nostro Signore fa della parola "rigenerazione", in Matteo 19:28, sembra favorire questa visione. Nella rigenerazione dell'anima individuale la personalità rimane, i pensieri, i desideri, gli affetti, sono cambiati; così può essere, nella rigenerazione del mondo la sostanza rimarrà, la moda schma del vecchio mondo passerà 1Corinzi 7:31 Ma è impossibile pronunciare dogmaticamente se i nuovi cieli e la nuova terra saranno una riproduzione del vecchio in una forma molto più gloriosa, attraverso l'azione del fuoco raffinatore, o una creazione assolutamente nuova, come sembrano implicare le parole di Isaia. San Giovanni, come San Pietro, parla di una nuova terra, e ci dice che quella nuova terra sarà la dimora dei beati. Vide la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo da Dio d'appunto; il trono di Dio e dell'Agnello ci dice sarà in esso: "Il tabernacolo di Dio è con gli uomini, ed egli abiterà con loro". La città santa, Gerusalemme, che è lassù, è ora in cielo; la repubblica, di cui i santi sono cittadini, è in cielo Filippesi 3:20 Ma il cielo scenderà sulla terra, là sarà il trono di Dio e dell'Agnello, là i suoi servi lo serviranno. La distinzione tra terra e cielo sarà abolita; perché dov'è Dio, c'è il cielo. In cui abita la giustizia comp. Isaia 60:21 , "Il tuo popolo sarà tutto giusto; " anche Isaia giaceva 25; Apocalisse 21:27; Romani 8:21

La dimora della giustizia

Se la catastrofe che l'apostolo descrive nel decimo, nell'undicesimo e nel dodicesimo versetti fosse isolata, potrebbe benissimo riempire la mente del lettore credente di presentimento e di timore reverenziale, e paralizzare tutte le sue energie. Ma lo scrittore ispirato guarda oltre le scene di dissoluzione e distruzione per le belle e belle visioni che diventano chiare all'occhio della fede quando sono illuminate da un raggio celeste

I LA SOSTANZA DELLE ATTESE DEL CRISTIANO. La scienza a volte predice con una certa certezza il futuro dell'universo materiale, cioè per quanto riguarda la dissoluzione. Secondo una legge universale del ritmo - così ci viene detto - questa terra sarà dissipata in atomi. Ma poco si dice su basi scientifiche di qualsiasi processo di ricostruzione. Ora, si ammette che la Scrittura non entra nei dettagli riguardo al futuro. Ma, allo stesso tempo, pur ammettendo la deperibilità di tutte le cose create, la rivelazione supera l'epoca della distruzione e ci assicura che ciò che sembra la fine non è la fine di tutte le cose. Il vecchio decadrà certamente, ma solo per lasciare il posto al nuovo. Come questa ricostituzione debba essere effettuata, non lo sappiamo; ma che si avvererà è assicurato dalla promessa di "nuovi cieli e nuova terra".

II IL CARATTERE MORALE DELL'ATTESA DEL CRISTIANO, Se c'è un'indeterminatezza su ciò che è materiale, nulla potrebbe essere più esplicito di quella parte della rivelazione che si riferisce a ciò che è spirituale. Poco importa quali siano gli accompagnamenti visibili e tangibili di uno Stato futuro, se solo il suo carattere etico è determinato in modo soddisfacente. E questo viene fatto nella lingua "in cui abita la giustizia". In una rivelazione come questa, il giudizio e la coscienza possono riposare in pace. Il contrasto tra la prevalenza dell'ingiustizia su questa terra e il regno della giustizia nel mondo ricostruito è di per sé sorprendente e fornisce una vera soddisfazione alla mente che, con la sola ragione, non può prevedere con fiducia un cambiamento così benedetto

III IL FONDAMENTO DIVINO DELL'ATTESA DEL CRISTIANO. Questa non è un'ipotesi di sagacia; Non è un sogno poetico. La nostra attesa è "secondo la promessa di Dio". Ecco la giustificazione più che sufficiente. Edificando sulle assicurazioni di colui che non può mentire, assicuriamo un solido fondamento per la nostra fede e la nostra speranza. Sappiamo che ciò che ha promesso è in grado di mantenerlo. Nella regione in questione tutta la potenza creata è impotente; Se il risultato deve essere realizzato, deve essere attraverso l'esercizio dell'onnipotenza stessa

IV LA PREPARAZIONE AL COMPIMENTO o L'ATTESA DEL CRISTIANO. Se 'cerchiamo' un futuro così glorioso come queste parole suggeriscono, il nostro atteggiamento deve essere diverso dalla semplice speranza. Conserveremo la fortezza in mezzo ai mali che presto dovranno passare; coltiveremo quell'abitudine alla rettitudine che sarà congeniale allo stato che prevediamo; e cercheremo quell'armonia con la volontà divina che ci renderà veramente e per sempre a casa in ogni mondo di Dio.

14 Perciò, carissimi, visto che cercate tali cose; piuttosto, queste cose, la venuta del Signore, la restaurazione di tutte le cose, i nuovi cieli e la nuova terra. Abbiate cura di essere trovati da lui in pace, senza macchia e irreprensibili; letteralmente, date diligenza o, siate seri - la stessa parola che è usata in 2Pietro 1:10 per essere trovato senza macchia e irreprensibile ai suoi occhi in pace. I cristiani che attendono la venuta di Cristo devono sforzarsi premurosamente di imitare il loro Signore, l'"Agnello senza difetto e senza macchia". Nella parola aspiloi, "senza macchia", abbiamo un legame conmhtoi 1Pietro 1:19. La parola per "irreprensibile" ajmw si trova altrove solo in Filippesi 2:15. Il dativo aujtw dovrebbe essere reso non "da lui" o "da lui", ma "ai suoi occhi" o "davanti a lui". La pace è usata nel suo senso più pieno: pace con Dio e con l'uomo; la pace che Cristo dà; "la pace di Dio, che sopravanza ogni intelligenza". "In pace" era un'iscrizione comune sulle tombe cristiane

Diligenza

Dove le nostre versioni dicono: "Sii diligente!" o "Presta diligenza!", l'originale dice: "Affrettati!" Eppure la nostra parola, che implica scelta, valore, amore, sembra appropriata come traduzione del greco. Che il viaggiatore lo affretti con diligenza nel suo viaggio; che l'aratore si affretti a solcare tutti gli acri del suo campo; Che il marinaio approfitti diligentemente di ogni vento favorevole, e batta di bolina quando è necessario, per poter raggiungere il porto dove vorrebbe essere. E che il cristiano, allo stesso modo, sia diligente nella sua chiamata, ministero e vita cristiana

I LA SFERA DELLA DILIGENZA CRISTIANA

1. Considerato correttamente, questo include l'intera vita. Non c'è dipartimento della nostra attività legale in cui la negligenza, la negligenza, l'indolenza, siano consentite. Il ragazzo nei suoi compiti, la donna nella sua casa, l'uomo nella sua professione, tutti sono chiamati alla diligenza

2. La diligenza è particolarmente importante nel raggiungimento del carattere cristiano. Ad esempio, nello studio della Parola di Dio, nella meditazione del vangelo di Cristo, nell'imitazione dell'esempio di Cristo, nell'uso di tutti i mezzi della grazia. È così che speriamo di realizzare il nobile scopo che abbiamo davanti, di raggiungere la statura dell'uomo perfetto in Cristo. Un tale obiettivo può essere raggiunto solo con assiduità e perseveranza

3. La diligenza dovrebbe distinguere gli sforzi compiuti per promuovere il benessere dei nostri simili. In tutti i campi della filantropia e dell'utilità cristiana c'è un forte appello per qualcosa di meglio di un interesse languido o di uno zelo intermittente

II I METODI DELLA DILIGENZA CRISTIANA. Le cose buone meritano di essere cercate, e per la maggior parte non si possono ottenere senza cercare. Le seguenti possono essere messe in pratica come regole giustificate dall'esperienza pratica

1. Studia le biografie di servitori di Dio zelanti, di successo e utili

2. Medita sulle massime penetranti e stimolanti dei saggi, specialmente quelle riportate nel Libro dei Proverbi

3. Formare seriamente e deliberatamente, buoni propositi per la condotta della vita

4. Pregate, specialmente contro il peccato che affligge se tale è dell'accidia

5. E alla preghiera congiungi la vigilanza, affinché non prevalga la tentazione all'indolenza che ricorre costantemente

III I MOTIVI DELLA DILIGENZA CRISTIANA

1. Al primo posto tra questi deve essere posto l'influsso dell'amore di Cristo. Che cosa può esserci un impulso più forte nella mente di un vero amico di Gesù di una chiara comprensione del sacrificio del Salvatore e di una calorosa risposta di affetto e gratitudine evocata dall'amore, dalla pietà e dall'abnegazione di Emmanuele? Come può un amico di Gesù stare sotto la croce del suo Maestro, ascoltare il gemito morente del suo Maestro, e poi essere indifferente e negligente nel fare la volontà di quel Maestro?

2. Il desiderio di assomigliare a Cristo condurrà alla diligenza nel servizio di Dio.Quando ricordiamo quelle parole che rivelarono la consacrazione del nostro Salvatore: "Devo compiere le opere di colui che mi ha mandato"; "Come sono io ristretto finché non sia compiuto il battesimo?" quando ricordiamo che di lui è scritto che "non aveva tempo nemmeno per mangiare"; -Come possiamo rimanere o diventare supini nel compimento della nostra missione di vita?

"Il nostro Maestro chiede oggi a noi tutta l'opera compiuta; Condividendo il suo servizio, ognuno condivida anche la sua figliolanza".

3. Sii diligente nella preparazione per il ritorno di Cristo. Chiederà conto a ciascuno dei suoi servitori, i fiduciari dei suoi preziosi doni. Allora i diligenti, i fedeli, saranno ricompensati e avranno lode da Dio. "Qualunque cosa la tua mano trovi da fare, fallo con la tua forza". -J.R.T

Versetti 14-18.-

Un appello conclusivo di gara

Con queste parole l'apostolo si avvicina, come pastore di anime che pascola il gregge, a coloro che vorrebbe benedire

IO MENZOGNA FA DELLA LORO DISCIPLINA UNA SUPPLICA PER RAGGIUNGERE UN IDEALE BENEDETTO

1. La loro disciplina. Quanto è coinvolto in "queste cose"?

2. Il loro ideale. "Siate trovati in pace, senza macchia e irreprensibili".

3. La loro lotta. "Siate diligenti".

II EGLI INDICA CHE IL MISTERO DEL GIUDIZIO RITARDATO È UN MISTERO DELLA MISERICORDIA DIVINA CHE DÀ L'OPPORTUNITÀ DI SALVEZZA

1. Questo è insegnato da Paolo

2. Questo è ribadito da Pietro

3. Questo è il chiaro insegnamento della Scrittura, anche se ha le sue cose "difficili da capire".

III EGLI AVVERTE CHE ANCHE IL MIGLIOR MEZZO DI BENEDIZIONE PUÒ ESSERE PERVERTITO PER NUOCERE. Gli ignoranti e gli infermi strappano le Scritture alla loro stessa distruzione

IV EGLI MOSTRA IL PERICOLO CHE VIENE AI BUONI DAGLI UOMINI MALVAGI. "Trascinati dall'errore degli empi", ecc

1. Forte influenza: "portato".

2. Grande calamità: "fallire".

V EGLI PROCLAMA IL METODO E LA SPERANZA DELLA VERA SICUREZZA. "Crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore." Questo è in armonia con il suo enfatico insegnamento: "Aggiungi alla tua fede la virtù", ecc

VI EGLI ATTRIBUISCE LODE A COLUI CHE NE È IL LEGITTIMO OGGETTO

1. La gloria è di Cristo. "Sul suo capo ci sono molte corone". Pietro gareggia con Paolo in un appassionato omaggio al suo Signore

2. La gloria è di Cristo adesso. La nostra obbedienza, il nostro servizio effettivo, la nostra lode, oggi

3. La gloria è di Cristo per eVersetto Ci possono essere nuovi sistemi di cose, e questi sistemi di incomparabile grandezza; ma la sua gloria sarà sempre il diadema sulla sommità stessa dell'universo, il sole centrale in mezzo a tutte le sue costellazioni. Perché la morale trascende sempre di più il materiale. Ed egli è per sempre "il Signore nostra giustizia". -U.R.T

Perciò, carissimi, visto che cercate tali cose; piuttosto, queste cose, la venuta del Signore, la restaurazione di tutte le cose, i nuovi cieli e la nuova terra. Abbiate cura di essere trovati da lui in pace, senza macchia e irreprensibili; letteralmente, date diligenza o, siate seri - la stessa parola che è usata in 2Pietro 1:10 per essere trovato senza macchia e irreprensibile ai suoi occhi in pace. I cristiani che attendono la venuta di Cristo devono sforzarsi premurosamente di imitare il loro Signore, l'"Agnello senza difetto e senza macchia". Nella parola aspiloi, "senza macchia", abbiamo un legame conmhtoi 1Pietro 1:19. La parola per "irreprensibile" ajmw si trova altrove solo in Filippesi 2:15. Il dativo aujtw dovrebbe essere reso non "da lui" o "da lui", ma "ai suoi occhi" o "davanti a lui". La pace è usata nel suo senso più pieno: pace con Dio e con l'uomo; la pace che Cristo dà; "la pace di Dio, che sopravanza ogni intelligenza". "In pace" era un'iscrizione comune sulle tombe cristiane

Diligenza

Dove le nostre versioni dicono: "Siate diligenti!" o "Siate diligenti!", l'originale dice: "Affrettatevi!" Eppure la nostra parola, che implica scelta, valore, amore, sembra appropriata come traduzione del greco. Che il viaggiatore lo affretti con diligenza nel suo viaggio; che l'aratore si affretti a solcare tutti gli acri del suo campo; Che il marinaio approfitti diligentemente di ogni vento favorevole, e batta di bolina quando è necessario, per poter raggiungere il porto dove vorrebbe essere. E che il cristiano, allo stesso modo, sia diligente nella sua chiamata, ministero e vita cristiana

I LA SFERA DELLA DILIGENZA CRISTIANA

1. Considerato correttamente, questo include l'intera vita. Non c'è dipartimento della nostra attività legale in cui la negligenza, la negligenza, l'indolenza, siano consentite. Il ragazzo nei suoi compiti, la donna nella sua casa, l'uomo nella sua professione, tutti sono chiamati alla diligenza

2. La diligenza è particolarmente importante nel raggiungimento del carattere cristiano. Ad esempio, nello studio della Parola di Dio, nella meditazione del vangelo di Cristo, nell'imitazione dell'esempio di Cristo, nell'uso di tutti i mezzi della grazia. È così che speriamo di realizzare il nobile scopo che abbiamo davanti, di raggiungere la statura dell'uomo perfetto in Cristo. Un tale obiettivo può essere raggiunto solo con assiduità e perseveranza

3. La diligenza dovrebbe distinguere gli sforzi compiuti per promuovere il benessere dei nostri simili. In tutti i campi della filantropia e dell'utilità cristiana c'è un forte appello per qualcosa di meglio di un interesse languido o di uno zelo intermittente

II I METODI DELLA DILIGENZA CRISTIANA. Le cose buone meritano di essere cercate, e per la maggior parte non si possono ottenere senza cercare. Le seguenti possono essere messe in pratica come regole giustificate dall'esperienza pratica

1. Studia le biografie di servitori di Dio zelanti, di successo e utili

2. Medita sulle massime penetranti e stimolanti dei saggi, specialmente quelle riportate nel Libro dei Proverbi

3. Formare seriamente e deliberatamente, buoni propositi per la condotta della vita

4. Pregate, specialmente contro il peccato che affligge se tale è dell'accidia

5. E alla preghiera congiungi la vigilanza, affinché non prevalga la tentazione all'indolenza che ricorre costantemente

III I MOTIVI DELLA DILIGENZA CRISTIANA

1. Al primo posto tra questi deve essere posto l'influsso dell'amore di Cristo. Che cosa può esserci un impulso più forte nella mente di un vero amico di Gesù di una chiara comprensione del sacrificio del Salvatore e di una calorosa risposta di affetto e gratitudine evocata dall'amore, dalla pietà e dall'abnegazione di Emmanuele? Come può un amico di Gesù stare sotto la croce del suo Maestro, ascoltare il gemito morente del suo Maestro, e poi essere indifferente e negligente nel fare la volontà di quel Maestro?

2. Il desiderio di assomigliare a Cristo condurrà alla diligenza nel servizio di Dio.Quando ricordiamo quelle parole che rivelarono la consacrazione del nostro Salvatore: "Devo compiere le opere di colui che mi ha mandato"; "Come sono io ristretto finché non sia compiuto il battesimo?" quando ricordiamo che di lui è scritto che "non aveva tempo nemmeno per mangiare"; -Come possiamo rimanere o diventare supini nel compimento della nostra missione di vita?

"Il nostro Maestro chiede oggi a noi tutta l'opera compiuta; Condividendo il suo servizio, ognuno condivida anche la sua figliolanza".

3. Sii diligente nella preparazione per il ritorno di Cristo. Chiederà conto a ciascuno dei suoi servitori, i fiduciari dei suoi preziosi doni. Allora i diligenti, i fedeli, saranno ricompensati e avranno lode da Dio. "Qualunque cosa la tua mano trovi da fare, fallo con la tua forza". -J.R.T

Versetti 14-18.-

Un appello conclusivo di gara

Con queste parole l'apostolo si avvicina, come pastore di anime che pascola il gregge, a coloro che vorrebbe benedire

IO MENZOGNA FA DELLA LORO DISCIPLINA UNA SUPPLICA PER RAGGIUNGERE UN IDEALE BENEDETTO

1. La loro disciplina. Quanto è coinvolto in "queste cose"?

2. Il loro ideale. "Siate trovati in pace, senza macchia e irreprensibili".

3. La loro lotta. "Siate diligenti".

II EGLI INDICA CHE IL MISTERO DEL GIUDIZIO RITARDATO È UN MISTERO DELLA MISERICORDIA DIVINA CHE DÀ L'OPPORTUNITÀ DI SALVEZZA

1. Questo è insegnato da Paolo

2. Questo è ribadito da Pietro

3. Questo è il chiaro insegnamento della Scrittura, anche se ha le sue cose "difficili da capire".

III EGLI AVVERTE CHE ANCHE IL MIGLIOR MEZZO DI BENEDIZIONE PUÒ ESSERE PERVERTITO PER NUOCERE. Gli ignoranti e gli infermi strappano le Scritture alla loro stessa distruzione

IV EGLI MOSTRA IL PERICOLO CHE VIENE AI BUONI DAGLI UOMINI MALVAGI. "Trascinati dall'errore degli empi", ecc

1. Forte influenza: "portato".

2. Grande calamità: "fallire".

V EGLI PROCLAMA IL METODO E LA SPERANZA DELLA VERA SICUREZZA. "Crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore." Questo è in armonia con il suo enfatico insegnamento: "Aggiungi alla tua fede la virtù", ecc

VI EGLI ATTRIBUISCE LODE A COLUI CHE NE È IL LEGITTIMO OGGETTO

1. La gloria è di Cristo. "Sul suo capo ci sono molte corone". Pietro gareggia con Paolo in un appassionato omaggio al suo Signore

2. La gloria è di Cristo adesso. La nostra obbedienza, il nostro servizio effettivo, la nostra lode, oggi

3. La gloria è di Cristo per eVersetto Ci possono essere nuovi sistemi di cose, e questi sistemi di incomparabile grandezza; ma la sua gloria sarà sempre il diadema sulla sommità stessa dell'universo, il sole centrale in mezzo a tutte le sue costellazioni. Perché la morale trascende sempre di più il materiale. Ed egli è per sempre "il Signore nostra giustizia". -U.R.T

15 E tenete conto che la longanimità del nostro Signore è salvezza. L'apostolo si riferisce al versetto 9. Gli schernitori contano il ritardo del giudizio, la fiacchezza; il cristiano dovrebbe considerarlo salvezza; È per la salvezza degli eletti che il giudizio indugia. È quasi certo che per "nostro Signore" qui San Pietro intenda il Signore Gesù, che descrive con lo stesso titolo nel versetto 18. Come anche il nostro diletto fratello Paolo. Il pronome plurale può essere inteso a implicare che San Paolo era conosciuto dalle Chiese a cui San Pietro scriveva, e lì era amato. San Pietro si rivolge ai suoi lettori come "amati" quattro volte in questa Epistola; qui usa lo stesso epiteto di San Paolo. Viene naturalmente dalle sue labbra; Ma uno scrittore del secondo secolo avrebbe probabilmente usato parole di lode molto più forti parlando di una persona così venerata. secondo la sapienza che gli è stata data, vi ha scritto; piuttosto, ha scritto a voi cfr. Policarpo, 'Ad Php:,' 1:3, "Uno come me non può eguagliare la sapienza del beato Paolo". Quella sapienza gli è stata data, come egli stesso dice 1Corinzi 3:10 Se chiediamo a quali Epistole di San Paolo si riferisce San Pietro, il passaggio che subito ci viene in mente è 1Tessalonicesi 4 e 1Tessalonicesi 5. Questa Epistola era probabilmente nota a San Pietro; potrebbe esserci un riferimento 1Tessalonicesi 5:2 nel versetto 10 di questo capitolo; e Silvano, il cui nome San Paolo associa al suo in entrambe le Epistole ai Tessalonicesi, era con San Pietro quando scrisse la sua Prima Epistola 1Pietro 5:12 Ma la Seconda Lettera di San Pietro è indirizzata almeno principalmente alle stesse Chiese a cui fu scritta la prima capitolo 3:1. Dobbiamo quindi dire, con Dean Alford, che "la nostra Epistola appartiene a una data in cui le Epistole Paoline non erano più di proprietà solo delle Chiese a cui erano state scritte, ma erano disperse e considerate come appartenenti a tutta la Chiesa cristiana"; oppure dobbiamo supporre che i passaggi nei pensieri di San Pietro non fossero nella Lettera ai Tessalonicesi, ma in alcune delle Epistole indirizzate alle Chiese dell'Asia Minore; come, ad esempio, Efesini 1:4; 2:8; 3:9-11; Colossesi 1:22 3:4,24 ; o, forse, Romani 2:4 e 9:22, poiché sembrano esserci alcune ragioni per credere che quest'ultima Epistola fosse indirizzata, tra le altre, alla Chiesa di Efeso

Longanimità divina

Quando la religione di Cristo fu promulgata per la prima volta, c'era da parte di molti che l'abbracciavano un'impazienza per lo stato delle cose nel mondo, e un'aspettativa della fine dei tempi e del rapido ritorno del Salvatore, per la liberazione del suo popolo e la distruzione dei suoi nemici. Sia Paolo che Pietro trovarono necessario frenare l'impazienza e frenare le entusiastiche aspettative dei loro convertiti, e imprimere in loro la meravigliosa pazienza di Dio. Essi miravano a dimostrare che era la benevolenza che principalmente spingeva la manifestazione della longanimità divina

I LA NATURA DELLA LONGANIMITÀ DIVINA. Sappiamo qualcosa della pazienza e della sopportazione umana, e siamo stati tutti ripetutamente in debito con queste qualità per le nostre opportunità di felicità e utilità, ma la longanimità divina trascende tutto ciò che è stato mostrato dagli uomini

1. La longanimità è diversa dalla mera bontà e generosità, cioè dalla disposizione a elargire benefici ai bisognosi e ai dipendenti

2. E dalla pietà o compassione, che è un sentimento di commiserazione verso i miserabili e gli indifesi

3. E allo stesso tempo è, d'altra parte, diverso dall'indifferenza per la cattiva condotta che si osserva negli uomini

4. È una sorta di misericordia. Coinvolge un santo Superiore e un soggetto offensivo. È un'emozione del cuore che spinge a frenare l'indignazione; un principio di azione che scongiura e trattiene l'ira e la punizione, anche se queste sono abbondantemente meritate. Dio, nell'esercizio della longanimità, picchia i peccatori che potrebbe giustamente condannare, dà ulteriori opportunità di pentimento e attende i suoi segni

II L'OCCASIONE PER LA LONGANIMITÀ DIVINA

1. I peccati dell'umanità hanno dato occasione per l'esercizio di questa grazia su scala vastissima. La storia delle Scritture abbonda di esempi della pazienza di Dio; Ad esempio, al tempo di Noè, quando Israele si ribellò nel deserto, e quando Israele in seguito divenne così largamente apostata, ecc. Cantici è stato nella storia di ogni nazione, e nella storia della razza umana

2. I peccati dei singoli non credenti e trasgressori richiedono la pazienza di un Dio misericordioso. I giovani che vivono in modo vizioso e irreligioso, quelli nell'aldilà che dimenticano Dio e si dedicano al perseguimento di scopi mondani, continuano a vivere e a godere di privilegi solo attraverso la pazienza del Cielo

3. L'infedeltà dei cristiani è tollerata solo da un Signore longanime. Come si potrebbero altrimenti sopportare le fragilità e le infermità che deturpano la vita religiosa di moltitudini? Se il nostro Dio non avesse sopportato più volte le nostre imperfezioni, saremmo ancora in possesso di opportunità e vantaggi così tanti e preziosi?

III LE MANIFESTAZIONI DELLA LONGANIMITÀ DIVINA

1. Dio si astiene dal giudizio e dalla condanna

2. Dio rivolge avvertimenti fedeli e chiama al pentimento mentre le nuvole si addensano prima che si rompa il temporale. Si ripetono le spiegazioni: "Come ti abbandonerò?"

3. Le promesse e gli inviti si rinnovano

4. La libertà vigilata è prolungata, in modo che possa essere data ulteriore opportunità al pentimento. Riguardo all'albero sterile va avanti: "Lascialo stare anche quest'anno!"

IV LA GRAZIOSA INTENZIONE DELLA LONGANIMITÀ DIVINA. Quando l'apostolo scrive che "è la salvezza", intende dire che "è destinata a operare la salvezza". Dio non prolunga la nostra prova in vista dell'aumento della nostra colpa e del nostro castigo, ma per uno scopo esattamente opposto a questo, in modo che la durezza possa essere sciolta, che la ribellione possa cessare e possa essere seguita dalla lealtà, che la negligenza e il disprezzo della religione possano lasciare il posto all'interesse e alla preghiera, affinché il peccatore possa pentirsi, il viandante tornare, gli incuranti siano rianimati. Il dono di Cristo all'uomo è la prova più gloriosa della longanimità divina. Questa è una dispensazione di misericordia. Alla pazienza dobbiamo i nostri privilegi, e alla pazienza saremo debitori per la nostra salvezza finale ed eterna

Grande, infatti, è la colpa di coloro che disprezzano e abusano della longanimità del Signore. Ce ne sono mai stati. "Poiché la sentenza contro un'opera malvagia non viene eseguita rapidamente, perciò il cuore dei figli degli uomini è pienamente risoluto in loro a fare il male". Ma è meglio che il ritardo nel giudizio sia usato come un'opportunità di pentimento, piuttosto che che debba essere abusato come scusa e incentivo per perseverare nel peccato. -J.R.T. E tenete conto che la longanimità del nostro Signore è salvezza. L'apostolo si riferisce al versetto 9. Gli schernitori contano il ritardo del giudizio, la fiacchezza; il cristiano dovrebbe considerarlo salvezza; È per la salvezza degli eletti che il giudizio indugia. È quasi certo che per "nostro Signore" qui San Pietro intenda il Signore Gesù, che descrive con lo stesso titolo nel versetto 18. Come anche il nostro diletto fratello Paolo. Il pronome plurale può essere inteso a implicare che San Paolo era conosciuto dalle Chiese a cui San Pietro scriveva, e lì era amato. San Pietro si rivolge ai suoi lettori come "amati" quattro volte in questa Epistola; qui usa lo stesso epiteto di San Paolo. Viene naturalmente dalle sue labbra; Ma uno scrittore del secondo secolo avrebbe probabilmente usato parole di lode molto più forti parlando di una persona così venerata. secondo la sapienza che gli è stata data, vi ha scritto; piuttosto, ha scritto a voi cfr. Policarpo, 'Ad Php:,' 1:3, "Uno come me non può eguagliare la sapienza del beato Paolo". Quella sapienza gli è stata data, come egli stesso dice 1Corinzi 3:10 Se chiediamo a quali Epistole di San Paolo si riferisce San Pietro, il passaggio che subito ci viene in mente è 1Tessalonicesi 4 e 1Tessalonicesi 5. Questa Epistola era probabilmente nota a San Pietro; potrebbe esserci un riferimento 1Tessalonicesi 5:2 nel versetto 10 di questo capitolo; e Silvano, il cui nome San Paolo associa al suo in entrambe le Epistole ai Tessalonicesi, era con San Pietro quando scrisse la sua Prima Epistola 1Pietro 5:12 Ma la Seconda Lettera di San Pietro è indirizzata almeno principalmente alle stesse Chiese a cui fu scritta la prima capitolo 3:1. Dobbiamo quindi dire, con Dean Alford, che "la nostra Epistola appartiene a una data in cui le Epistole Paoline non erano più di proprietà solo delle Chiese a cui erano state scritte, ma erano disperse e considerate come appartenenti a tutta la Chiesa cristiana"; oppure dobbiamo supporre che i passaggi nei pensieri di San Pietro non fossero nella Lettera ai Tessalonicesi, ma in alcune delle Epistole indirizzate alle Chiese dell'Asia Minore; come, ad esempio, Efesini 1:4; 2:8; 3:9-11; Colossesi 1:22; 3:4,24 ; o, forse, Romani 2:4 e 9:22, poiché sembrano esserci alcune ragioni per credere che quest'ultima Epistola fosse indirizzata, tra le altre, alla Chiesa di Efeso

Longanimità divina

Quando la religione di Cristo fu promulgata per la prima volta, c'era da parte di molti che l'abbracciavano un'impazienza per lo stato delle cose nel mondo, e un'aspettativa della fine dei tempi e del rapido ritorno del Salvatore, per la liberazione del suo popolo e la distruzione dei suoi nemici. Sia Paolo che Pietro trovarono necessario frenare l'impazienza e frenare le entusiastiche aspettative dei loro convertiti, e imprimere in loro la meravigliosa pazienza di Dio. Essi miravano a dimostrare che era la benevolenza che principalmente spingeva la manifestazione della longanimità divina

I LA NATURA DELLA LONGANIMITÀ DIVINA. Sappiamo qualcosa della pazienza e della sopportazione umana, e siamo stati tutti ripetutamente in debito con queste qualità per le nostre opportunità di felicità e utilità, ma la longanimità divina trascende tutto ciò che è stato mostrato dagli uomini

1. La longanimità è diversa dalla mera bontà e generosità, cioè dalla disposizione a elargire benefici ai bisognosi e ai dipendenti

2. E dalla pietà o compassione, che è un sentimento di commiserazione verso i miserabili e gli indifesi

3. E allo stesso tempo è, d'altra parte, diverso dall'indifferenza per la cattiva condotta che si osserva negli uomini

4. È una sorta di misericordia. Coinvolge un santo Superiore e un soggetto offensivo. È un'emozione del cuore che spinge a frenare l'indignazione; un principio di azione che scongiura e trattiene l'ira e la punizione, anche se queste sono abbondantemente meritate. Dio, nell'esercizio della longanimità, picchia i peccatori che potrebbe giustamente condannare, dà ulteriori opportunità di pentimento e attende i suoi segni

II L'OCCASIONE PER LA LONGANIMITÀ DIVINA

1. I peccati dell'umanità hanno dato occasione per l'esercizio di questa grazia su scala vastissima. La storia delle Scritture abbonda di esempi della pazienza di Dio; Ad esempio, al tempo di Noè, quando Israele si ribellò nel deserto, e quando Israele in seguito divenne così largamente apostata, ecc. Cantici è stato nella storia di ogni nazione, e nella storia della razza umana

2. I peccati dei singoli non credenti e trasgressori richiedono la pazienza di un Dio misericordioso. I giovani che vivono in modo vizioso e irreligioso, quelli nell'aldilà che dimenticano Dio e si dedicano al perseguimento di scopi mondani, continuano a vivere e a godere di privilegi solo attraverso la pazienza del Cielo

3. L'infedeltà dei cristiani è tollerata solo da un Signore longanime. Come si potrebbero altrimenti sopportare le fragilità e le infermità che deturpano la vita religiosa di moltitudini? Se il nostro Dio non avesse sopportato più volte le nostre imperfezioni, saremmo ancora in possesso di opportunità e vantaggi così tanti e preziosi?

III LE MANIFESTAZIONI DELLA LONGANIMITÀ DIVINA

1. Dio si astiene dal giudizio e dalla condanna

2. Dio rivolge avvertimenti fedeli e chiama al pentimento mentre le nuvole si addensano prima che si rompa il temporale. Si ripetono le spiegazioni: "Come ti abbandonerò?"

3. Le promesse e gli inviti si rinnovano

4. La libertà vigilata è prolungata, in modo che possa essere data ulteriore opportunità al pentimento. Riguardo all'albero sterile va avanti: "Lascialo stare anche quest'anno!"

IV LA GRAZIOSA INTENZIONE DELLA LONGANIMITÀ DIVINA. Quando l'apostolo scrive che "è la salvezza", intende dire che "è destinata a operare la salvezza". Dio non prolunga la nostra prova in vista dell'aumento della nostra colpa e del nostro castigo, ma per uno scopo esattamente opposto a questo, in modo che la durezza possa essere sciolta, che la ribellione possa cessare e possa essere seguita dalla lealtà, che la negligenza e il disprezzo della religione possano lasciare il posto all'interesse e alla preghiera, affinché il peccatore possa pentirsi, il viandante tornare, gli incuranti siano rianimati. Il dono di Cristo all'uomo è la prova più gloriosa della longanimità divina. Questa è una dispensazione di misericordia. Alla pazienza dobbiamo i nostri privilegi, e alla pazienza saremo debitori per la nostra salvezza finale ed eterna

Grande, infatti, è la colpa di coloro che disprezzano e abusano della longanimità del Signore. Ce ne sono mai stati. "Poiché la sentenza contro un'opera malvagia non viene eseguita rapidamente, perciò il cuore dei figli degli uomini è pienamente risoluto in loro a fare il male". Ma è meglio che il ritardo nel giudizio sia usato come un'opportunità di pentimento, piuttosto che che debba essere abusato come scusa e incentivo per perseverare nel peccato. -J.R.T

16 Come anche in tutte le sue epistole. La vera lettura è probabilmente ejn pasaiv ejpistolaiv senza l'articolo. Le parole, quindi, non implicano l'esistenza di una raccolta completa delle Epistole di San Paolo, ma significano solo "in tutte le Epistole che egli scrive". Parlando in loro di queste cose; cioè, del giorno di Dio, della fine del mondo, ecc. San Pietro conosceva altre Epistole di San Paolo oltre a quelle indirizzate alle Chiese asiatiche. Ci sono evidenti indicazioni della sua conoscenza delle Epistole ai Tessalonicesi e ai Corinzi, così come di quella ai Romani. In cui ci sono alcune cose difficili da capire. I manoscritti variano tra ejn oi=v e ejn ai=v. La prima lettura si riferirebbe alle parole immediatamente precedenti: "queste cose"; "tra gli argomenti su cui ha scritto San Paolo ci sono alcune cose", ecc. Il secondo si riferirebbe a "tutte le sue epistole" e significherebbe che ci sono certe difficoltà nelle epistole di San Paolo in generale. San Pietro non ci dice quali difficoltà ci fossero nei suoi pensieri, se l'insegnamento di San Paolo su "l'uomo del peccato" e "il giorno del Signore", o la sua dottrina della giustificazione per fede, e la sua affermazione della libertà cristiana, che potrebbe essere pervertita in antinomismo da uomini come i falsi maestri censurati nel capitolo 2. La parola dusnohtov, "difficile da capire", non ricorre da nessun'altra parte nel Nuovo Testamento. che coloro che sono incolti e instabili strappano; piuttosto, gli ignoranti e gli infermi. Entrambe le parole sono peculiari di questa Epistola; l'ultima ricorre anche in 2Pietro 2:14, la prima qui solo nel Nuovo Testamento. Il verbo tradotto anche "strappare" streblousin si trova solo qui; significa "torcere con un verricello", e quindi "sforzare, torturare, distorcere". Come fanno anche le altre Scritture. Questo passaggio è di grandissimo interesse, in quanto mostra che alcune delle Epistole di San Paolo avevano ormai preso il loro posto nella stima dei cristiani accanto ai libri sacri dell'Antico Testamento, ed erano considerate come Sacre Scritture. Con "le altre Scritture" San Pietro intende l'Antico Testamento, e anche, forse, alcuni dei primi scritti del Nuovo, come i primi tre Vangeli e l'Epistola di San Giacomo. San Paolo, in 1Timoteo 5:18, cita un passaggio che sembra provenire da Luca 10:7 come Scrittura comp. 1Pietro 1:12 per la loro propria distruzione; letteralmente, la loro propria distruzione di se stessi. L'uso sia dell'aggettivo che del pronome intensifica il significato cfr. capitolo 2:1, 12. Come anche in tutte le sue epistole. La vera lettura è probabilmente ejn pasaiv ejpistolaiv senza l'articolo. Le parole, quindi, non implicano l'esistenza di una raccolta completa delle Epistole di San Paolo, ma significano solo "in tutte le Epistole che egli scrive". Parlando in loro di queste cose; cioè, del giorno di Dio, della fine del mondo, ecc. San Pietro conosceva altre Epistole di San Paolo oltre a quelle indirizzate alle Chiese asiatiche. Ci sono evidenti indicazioni della sua conoscenza delle Epistole ai Tessalonicesi e ai Corinzi, così come di quella ai Romani. In cui ci sono alcune cose difficili da capire. I manoscritti variano tra ejn oi=v e ejn ai=v. La prima lettura si riferirebbe alle parole immediatamente precedenti: "queste cose"; "tra gli argomenti su cui ha scritto San Paolo ci sono alcune cose", ecc. Il secondo si riferirebbe a "tutte le sue epistole" e significherebbe che ci sono certe difficoltà nelle epistole di San Paolo in generale. San Pietro non ci dice quali difficoltà ci fossero nei suoi pensieri, se l'insegnamento di San Paolo su "l'uomo del peccato" e "il giorno del Signore", o la sua dottrina della giustificazione per fede, e la sua affermazione della libertà cristiana, che potrebbe essere pervertita in antinomismo da uomini come i falsi maestri censurati nel capitolo 2. La parola dusnohtov, "difficile da capire", non ricorre da nessun'altra parte nel Nuovo Testamento. che coloro che sono incolti e instabili strappano; piuttosto, gli ignoranti e gli infermi. Entrambe le parole sono peculiari di questa Epistola; l'ultima ricorre anche in 2Pietro 2:14, la prima qui solo nel Nuovo Testamento. Il verbo tradotto anche "strappare" streblousin si trova solo qui; significa "torcere con un verricello", e quindi "sforzare, torturare, distorcere". Come fanno anche le altre Scritture. Questo passaggio è di grandissimo interesse, in quanto mostra che alcune delle Epistole di San Paolo avevano ormai preso il loro posto nella stima dei cristiani accanto ai libri sacri dell'Antico Testamento, ed erano considerate come Sacre Scritture. Con "le altre Scritture" San Pietro intende l'Antico Testamento, e anche, forse, alcuni dei primi scritti del Nuovo, come i primi tre Vangeli e l'Epistola di San Giacomo. San Paolo, in 1Timoteo 5:18, cita un passaggio che sembra provenire da Luca 10:7 come Scrittura comp. 1Pietro 1:12 per la loro propria distruzione; letteralmente, la loro stessa distruzione di se stessi. L'uso sia dell'aggettivo che del pronome ne intensifica il significato comp. capitolo 2:1, 12

17 Voi dunque, carissimi, avendo già conosciuto queste cose. Il pronome "ye" è enfatico; altri si sono smarriti; "Rimanete fedeli". La costruzione è participiale, e non c'è un oggetto espresso; letteralmente, "sapere prima", cioè che sorgeranno falsi maestri. Badate che anche voi, sviati dall'errore degli empi, non cadiate dalla vostra saldezza; piuttosto, come nella Versione Riveduta, per timore che, trascinati via, non cadate. È interessante notare che la parola tradotta "condotto o portato via" è usata da San Paolo, in Galati 2:13, di San Barnaba, che, insieme a San Pietro stesso, fu poi "portato via" dalla dissimulazione dei giudaizzanti. La parola resa "malvagio", piuttosto "illegale", è usata altrove nel Nuovo Testamento solo nel capitolo 2:7. La parola per "fermezza" sthrigmov ricorre solo qui. Voi dunque, carissimi, avendo già conosciuto queste cose. Il pronome "ye" è enfatico; altri si sono smarriti; "Rimanete fedeli". La costruzione è participiale, e non c'è un oggetto espresso; letteralmente, "sapere prima", cioè che sorgeranno falsi maestri. Badate che anche voi, sviati dall'errore degli empi, non cadiate dalla vostra saldezza; piuttosto, come nella Versione Riveduta, per timore che, trascinati via, non cadate. È interessante notare che la parola tradotta "condotto o portato via" è usata da San Paolo, in Galati 2:13, di San Barnaba, che, insieme a San Pietro stesso, fu poi "portato via" dalla dissimulazione dei giudaizzanti. La parola resa "malvagio", piuttosto "illegale", è usata altrove nel Nuovo Testamento solo nel capitolo 2:7. La parola per "fermezza" sthrigmov ricorre solo qui

18 Ma cresci nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. La crescita è necessaria per la costanza; non possiamo perseverare se non avanziamo continuamente nella fede comp. 1Pietro 1:5-7 2:2 Alcuni, come Alford, prendono il genitivo con "grazia" così come con "conoscenza"; ma questa connessione ci costringe a considerarlo prima come soggettivo, poi come oggettivo - la grazia che Cristo dà, e la cui conoscenza è l'Oggetto - e quindi sembra un po' forzato. San Pietro insiste sulla conoscenza di Cristo come essenziale per crescita nella grazia, all'inizio, come alla fine, di questa Epistola. A lui sia gloria ora e per l'eVersetto Amen. Notiamo la dossologia rivolta a Cristo; ci ricorda l'inno che Plinio, nella sua famosa lettera a Traiano, dice che i cristiani di Bitinia una delle province menzionate in 1Pietro 1:1 erano soliti rivolgere a Cristo come a Dio. A lui sia o è la gloria, tutta la gloria che appartiene a Dio, che noi gli attribuiamo. "Per sempre" è, letteralmente, "per il giorno dell'età o dell'eternità eijv hJmeran aijwnov". Questa notevole espressione si trova solo qui, ed è variamente interpretata. Bengel lo spiega come: "dies sine nocte, morus et perpetuus"; Huther come "il giorno in cui inizia l'eternità in contrasto con il tempo, ma che è anche tutta l'eternità stessa". Fronmüller cita Sant'Agostino: "È solo un giorno, ma un giorno eterno, senza ieri che lo precede, e senza domani che lo segua; non generato dal sole naturale, che non esisterà più, ma da Cristo, il sole di giustizia".

Crescita

Si narra che l'apostolo Paolo abbia ingiunto ai suoi convertiti di "perseverare nella grazia di Dio". E questo è necessario alla vita cristiana, ma non è tutto ciò che è necessario. Rimanere non significa essere fermi. L'apostolo Pietro qui ci insegna che è richiesto ai cristiani che non solo continuino nella grazia, ma crescano nella grazia

I LA LEGGE DIVINA DELLA CRESCITA SPIRITUALE. È bene che l'albero sia piantato in un terreno ricco e adatto; che ci sia spazio perché le sue radici sboccino fino al più esteso dei suoi bei rami; che sia per fiumi d'acqua, attraverso la cui umidità possa essere verde; che i venti del cielo possano frusciare liberamente tra le sue fronde e possano far oscillare i suoi giovani rami flessuosi avanti e indietro. Ma a quale scopo l'albero possiede questi vantaggi? Non che possa rimanere un tenero alberello, non che essendo cresciuto per un po' possa essere impollinato, o la sua crescita così controllata da poter rimanere una deformità rachitica; ma piuttosto che, attraverso tutte le forze rudi ma gentili della natura, l'albero possa diventare più grande e più forte anno dopo anno; che il suo cuore sia sano, la sua linfa scorra piena ogni primavera; affinché possa "appendere tutti i suoi stendardi frondosi", affinché i suoi rami possano dare dimora agli uccelli del cielo e ombra alle bestie dei campi; che il suo contorno sia bello alla vista e il suo frutto grato al gusto. Cantici è l'intenzione di Dio, e il dovere del cristiano, che ci sia crescita spirituale. Spetta a coloro che abitano nella terra del privilegio, che godono delle cure del Vignaiolo celeste, su cui si riversano le morbide influenze del cielo, trarre profitto da questa cultura che favorisce e da queste forze geniali, per progredire costantemente e inequivocabilmente in quelle grazie che sono la forza e la bellezza della vita cristiana

II GLI ASPETTI IN CUI DEVE AVVENIRE LA CRESCITA. "I giusti fioriranno come la palma; crescerà come il cedro nel Libano". "Israele crescerà come i gigli". In tali dichiarazioni il riferimento è evidentemente al progresso spirituale

1. Nella grazia del Signore Gesù Cristo. Con questa espressione dobbiamo intendere la grazia di Cristo come rivelata, conferita e sperimentata. La grazia in noi è di essere al di sopra della grazia che è in lui, in corrispondenza di essa. Il carattere e le eccellenze cristiane sono il segno e l'effetto della partecipazione spirituale in favore di nostro Signore

1 Nel numero delle grazie cristiane. Questi sono enumerati nel primo capitolo di questa Epistola. Che ogni lettore si chieda: Amos I possedeva le grazie così catalogate? o non mi manca dolorosamente qualcuno o più? Ora, il possesso di una tessera non compensa la mancanza di un'altra. C'è spazio per supplire a molte carenze

2 Nella forza delle grazie cristiane. In grado ogni virtù è capace di svilupparsi; ed è con l'esercizio che si deve raggiungere l'aumento desiderato. Colui che dà gioco e spazio alle sue sante emozioni scoprirà che diventano più pure e più rapide. Se i propositi e gli sforzi retti hanno spazio per agire, acquisteranno vigore ed efficacia

3 Nell'armonia delle grazie cristiane. La simmetria del carattere è essenziale per la perfezione morale, così come la simmetria fisica per la perfezione della figura e dei lineamenti corporei. Lo sviluppo armonioso e vigoroso della natura rinnovata dovrebbe essere lo scopo di tutti coloro che desiderano piacere a Dio. Abbondano i casi in cui si presume che il possesso di un'eccellenza compensi l'assenza di altre. Ma essere schiettamente onesti e scortesi, o essere discreti e inteneri; Essere amabile ma incapace di resistere all'influenza malvagia, è una deformità spirituale. Mentre la perfezione si trova solo in Dio, ogni seguace di Cristo aspira a crescere in tutte le cose fino a colui che è il Capo. "Voi siete completi in lui". L'albero a cui è stato impedito di crescere da un lato manca di simmetria; è lo stesso con il discepolo di Cristo che evidentemente ha fallito nell'apprendere alcune delle lezioni più essenziali del Maestro

2. Nella conoscenza del Signore Gesù Cristo. Paolo pregò, a favore dei Colossesi, che potessero accrescere la conoscenza di Dio. E nostro Signore stesso considerò questa conoscenza così importante che ne fece una richiesta della sua grande preghiera di intercessione affinché i suoi discepoli potessero "conoscere il solo vero Dio, e colui che egli aveva mandato, Gesù Cristo". Ora, tutta la conoscenza umana è suscettibile di aumento; e il Signore e Salvatore in cui confidiamo è un tema, un oggetto di conoscenza, così vasto da essere inesauribile

III I MEZZI ATTRAVERSO I QUALI SI OTTIENE LA CRESCITA NELLA GRAZIA. Come la pianta ha bisogno di suolo, di aria, di luce, di cultura per crescere, come il corpo ha bisogno di cibo e di molte e varie necessità affinché il bambino possa svilupparsi nell'uomo, così ci sono le condizioni indispensabili per il progresso spirituale. Lì è per tutti coloro che desiderano avanzare nella vita divina, da scoprire e da usare. Lo studio della Parola di Dio, la diligente osservanza delle ordinanze della Chiesa, la costanza nella preghiera, la fedeltà nel lavoro, sono riconosciuti "mezzi di grazia". La lettura di biografie di uomini grandi, buoni e utili può essere menzionata come un mezzo sussidiario ma prezioso per il progresso spirituale. E allo stesso tempo, è importante osservare, evitare e lottare contro quegli ostacoli alla crescita che in grande varietà ci assalgono da ogni parte, e dai quali molti sono stati feriti, se non rovinati.

IV L'ESTENSIONE E IL LIMITE DELLA CRESCITA CRISTIANA. Per quanto riguarda questo mondo, tale progresso è destinato a durare tutta la vita. Se la crescita è costante, non ci importa in quale preciso stadio di avanzamento si concluda lo sviluppo terreno. Che la morte venga quando può per il cristiano che sta facendo progressi nella grazia e nella conoscenza divina, non può venire inopportunamente

"Non cresce, come un albero, alla rinfusa, rende l'uomo migliore, o sta in piedi a lungo una quercia, trecento anni, per far cadere un tronco alla fine, secco, calvo e sere; Un giglio di un giorno è più bello a maggio,

Anche se cadde e morì quella notte, era la pianta e il fiore della luce. In piccole proporzioni vediamo solo le bellezze, e in breve misura la vita può essere perfetta".

Al di là di questa vita, chi può porre un limite a tale crescita come viene qui inculcata? L'ambito è illimitato e l'opportunità è infinita.

Ma cresci nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. La crescita è necessaria per la costanza; non possiamo perseverare se non avanziamo continuamente nella fede comp. 1Pietro 1:5-7 2:2 Alcuni, come Alford, prendono il genitivo con "grazia" così come con "conoscenza"; ma questa connessione ci costringe a considerarlo prima come soggettivo, poi come oggettivo - la grazia che Cristo dà, e la cui conoscenza è l'Oggetto - e quindi sembra un po' forzato. San Pietro insiste sulla conoscenza di Cristo come essenziale per crescita nella grazia, all'inizio, come alla fine, di questa Epistola. A lui sia gloria ora e per l'eVersetto Amen. Notiamo la dossologia rivolta a Cristo; ci ricorda l'inno che Plinio, nella sua famosa lettera a Traiano, dice che i cristiani di Bitinia una delle province menzionate in 1Pietro 1:1 erano soliti rivolgere a Cristo come a Dio. A lui sia o è la gloria, tutta la gloria che appartiene a Dio, che noi gli attribuiamo. "Per sempre" è, letteralmente, "per il giorno dell'età o dell'eternità eijv hJmeran aijwnov". Questa notevole espressione si trova solo qui, ed è variamente interpretata. Bengel lo spiega come: "dies sine nocte, morus et perpetuus"; Huther come "il giorno in cui inizia l'eternità in contrasto con il tempo, ma che è anche tutta l'eternità stessa". Fronmüller cita Sant'Agostino: "È solo un giorno, ma un giorno eterno, senza ieri che lo precede, e senza domani che lo segua; non generato dal sole naturale, che non esisterà più, ma da Cristo, il sole di giustizia".

Crescita

Si narra che l'apostolo Paolo abbia ingiunto ai suoi convertiti di "perseverare nella grazia di Dio". E questo è necessario alla vita cristiana, ma non è tutto ciò che è necessario. Rimanere non significa essere fermi. L'apostolo Pietro qui ci insegna che è richiesto ai cristiani che non solo continuino nella grazia, ma crescano nella grazia

I LA LEGGE DIVINA DELLA CRESCITA SPIRITUALE. È bene che l'albero sia piantato in un terreno ricco e adatto; che ci sia spazio perché le sue radici sboccino fino al più esteso dei suoi bei rami; che sia per fiumi d'acqua, attraverso la cui umidità possa essere verde; che i venti del cielo possano frusciare liberamente tra le sue fronde e possano far oscillare i suoi giovani rami flessuosi avanti e indietro. Ma a quale scopo l'albero possiede questi vantaggi? Non che possa rimanere un tenero alberello, non che essendo cresciuto per un po' possa essere impollinato, o la sua crescita così controllata da poter rimanere una deformità rachitica; ma piuttosto che, attraverso tutte le forze rudi ma gentili della natura, l'albero possa diventare più grande e più forte anno dopo anno; che il suo cuore sia sano, la sua linfa scorra piena ogni primavera; affinché possa "appendere tutti i suoi stendardi frondosi", affinché i suoi rami possano dare dimora agli uccelli del cielo e ombra alle bestie dei campi; che il suo contorno sia bello alla vista e il suo frutto grato al gusto. Cantici è l'intenzione di Dio, e il dovere del cristiano, che ci sia crescita spirituale. Spetta a coloro che abitano nella terra del privilegio, che godono delle cure del Vignaiolo celeste, su cui si riversano le morbide influenze del cielo, trarre profitto da questa cultura che favorisce e da queste forze geniali, per progredire costantemente e inequivocabilmente in quelle grazie che sono la forza e la bellezza della vita cristiana

II GLI ASPETTI IN CUI DEVE AVVENIRE LA CRESCITA. "I giusti fioriranno come la palma; crescerà come il cedro nel Libano". "Israele crescerà come i gigli". In tali dichiarazioni il riferimento è evidentemente al progresso spirituale

1. Nella grazia del Signore Gesù Cristo. Con questa espressione dobbiamo intendere la grazia di Cristo come rivelata, conferita e sperimentata. La grazia in noi è di essere al di sopra della grazia che è in lui, in corrispondenza di essa. Il carattere e le eccellenze cristiane sono il segno e l'effetto della partecipazione spirituale in favore di nostro Signore

1 Nel numero delle grazie cristiane. Questi sono enumerati nel primo capitolo di questa Epistola. Che ogni lettore si chieda: Amos I possedeva le grazie così catalogate? o non mi manca dolorosamente qualcuno o più? Ora, il possesso di una tessera non compensa la mancanza di un'altra. C'è spazio per supplire a molte carenze

2 Nella forza delle grazie cristiane. In grado ogni virtù è capace di svilupparsi; ed è con l'esercizio che si deve raggiungere l'aumento desiderato. Colui che dà gioco e spazio alle sue sante emozioni scoprirà che diventano più pure e più rapide. Se i propositi e gli sforzi retti hanno spazio per agire, acquisteranno vigore ed efficacia

3 Nell'armonia delle grazie cristiane. La simmetria del carattere è essenziale per la perfezione morale, così come la simmetria fisica per la perfezione della figura e dei lineamenti corporei. Lo sviluppo armonioso e vigoroso della natura rinnovata dovrebbe essere lo scopo di tutti coloro che desiderano piacere a Dio. Abbondano i casi in cui si presume che il possesso di un'eccellenza compensi l'assenza di altre. Ma essere schiettamente onesti e scortesi, o essere discreti e inteneri; Essere amabile ma incapace di resistere all'influenza malvagia, è una deformità spirituale. Mentre la perfezione si trova solo in Dio, ogni seguace di Cristo aspira a crescere in tutte le cose fino a colui che è il Capo. "Voi siete completi in lui". L'albero a cui è stato impedito di crescere da un lato manca di simmetria; è lo stesso con il discepolo di Cristo che evidentemente ha fallito nell'apprendere alcune delle lezioni più essenziali del Maestro

2. Nella conoscenza del Signore Gesù Cristo. Paolo pregò, a favore dei Colossesi, che potessero accrescere la conoscenza di Dio. E nostro Signore stesso considerò questa conoscenza così importante che ne fece una richiesta della sua grande preghiera di intercessione affinché i suoi discepoli potessero "conoscere il solo vero Dio, e colui che egli aveva mandato, Gesù Cristo". Ora, tutta la conoscenza umana è suscettibile di aumento; e il Signore e Salvatore in cui confidiamo è un tema, un oggetto di conoscenza, così vasto da essere inesauribile

III I MEZZI ATTRAVERSO I QUALI SI OTTIENE LA CRESCITA NELLA GRAZIA. Come la pianta ha bisogno di suolo, di aria, di luce, di cultura per crescere, come il corpo ha bisogno di cibo e di molte e varie necessità affinché il bambino possa svilupparsi nell'uomo, così ci sono le condizioni indispensabili per il progresso spirituale. Lì è per tutti coloro che desiderano avanzare nella vita divina, da scoprire e da usare. Lo studio della Parola di Dio, la diligente osservanza delle ordinanze della Chiesa, la costanza nella preghiera, la fedeltà nel lavoro, sono riconosciuti "mezzi di grazia". La lettura di biografie di uomini grandi, buoni e utili può essere menzionata come un mezzo sussidiario ma prezioso per il progresso spirituale. E allo stesso tempo, è importante osservare, evitare e lottare contro quegli ostacoli alla crescita che in grande varietà ci assalgono da ogni parte, e dai quali molti sono stati feriti, se non rovinati.

IV L'ESTENSIONE E IL LIMITE DELLA CRESCITA CRISTIANA. Per quanto riguarda questo mondo, tale progresso è destinato a durare tutta la vita. Se la crescita è costante, non ci importa in quale preciso stadio di avanzamento si concluda lo sviluppo terreno. Che la morte venga quando può per il cristiano che sta facendo progressi nella grazia e nella conoscenza divina, non può venire inopportunamente

"Non cresce, come un albero, alla rinfusa, rende l'uomo migliore, o sta in piedi a lungo una quercia, trecento anni, per far cadere un tronco alla fine, secco, calvo e sere; Un giglio di un giorno è più bello a maggio,

Anche se cadde e morì quella notte, era la pianta e il fiore della luce. In piccole proporzioni vediamo solo le bellezze, e in breve misura la vita può essere perfetta".

Al di là di questa vita, chi può porre un limite a tale crescita come viene qui inculcata? L'ambito è illimitato e l'opportunità è infinita.

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Illustratore biblico:

2Pietro 3

1 2PIETRO CAPITOLO 3

2Pietro 3:1-2

Questa seconda epistola, carissimi, vi scrivo ora.-

Pegno d'amore di San Pietro:

(I.) La natura di tutto ciò: una lettera scritta. Che cosa renderemo al Signore per la Sua misericordia scrivendo queste alleanze benedette?

(II.) Il suo numero, un secondo dopo il primo. "Questo secondo"; non tanto temendo l'aborto spontaneo del primo, quanto sperando di operare migliori conferme entro il successivo

(III.) Il suo tenore - per scuotere le loro menti. Perché le parole dei saggi sono paragonate a pungoli Ecclesiaste 12:11 se non per mostrare che i migliori della squadra di Dio hanno bisogno di spingersi avanti?

(IV.) L'ordine, a titolo di ricordo. Questo è un ordine e un metodo giusti; prima di tutto per insegnare la via del Signore, poi per ricordare agli uomini di camminare in essa. Non siamo solo chiamati maestri, ma anche ricordatori Isaia 62:6. (Thos. Adams.) Stimolo le vostre menti pure.-

Il potere della memoria è, forse, la parte più sorprendente del nostro equipaggiamento mentale. È un filo d'oro che lega l'infanzia alla vecchiaia, al quale sono appesi, come perle, fatti ed esperienze varie di ogni colore. La memoria ha il suo servitore, il ricordo, un bibliotecario invisibile che corre per le camere della mente, per trovare ciò che lei chiede. Ora Dio usa questa facoltà nell'opera di edificazione del carattere cristiano

(1.) Il vangelo ha una storia da ricordare

(2.) La storia si ripete ordinariamente; Ma questa storia del Vangelo non potrà mai essere ripetuta. Cristo ha sofferto una volta per tutte. Una memoria cristiana è pronta a ricordarlo

(3). Nella rivelazione del Suo "nome commemorativo" Geova ha messo in risalto l'importanza della memoria. Non è un'astrazione, una personalità molto lontana, ma "il Padre di Abramo, di Isacco e di Giacobbe", un Dio storico

(4.) Ancora una volta, tenete presente che la vita di nostro Signore nella gloria è legata a quella della Sua opera di redenzione sulla terra, così come la vostra esistenza lì, un giorno, sarà collegata con la vostra residenza qui sulla terra

(5) Infine, una memoria cristiana custodisce queste date storiche di Cristo e della sua redenzione, per il fatto che esse devono essere il tema della lode adorante per tutta l'eternità. (J. M. English, D.D.) Memori delle parole pronunciate in precedenza.-

Consapevolezza:

(I.) L'oggetto della loro consapevolezza

(1.) "Parole", per la loro semplice certezza; Non ombre e paradossi astrusi

(2.) "Parlato prima", per la loro antichità; non cose di ieri; Nessun nuovo dispositivo

(3.) "Per i profeti", per l'autorità; uomini che hanno avuto il loro incarico immediatamente da Dio stesso

(4.) "Santi profeti", per la santità; non passarono per le labbra di un Balaam, o di Caifa

(5.) "Il nostro comandamento", ecc. I profeti erano apostoli legali, gli apostoli sono profeti evangelici. Entrambi sono venuti al mondo con dei comandamenti.

(1) Né i profeti né gli apostoli hanno mai comandato in nome proprio; ma il primo venne con "Così dice il Signore", e l'altro nel nome di Cristo.

(2) San Pietro ci rimanda alle parole dei profeti e ai comandamenti degli apostoli, e carica precisamente la nostra presenza mentale con queste lezioni.

(3) Né i profeti senza gli apostoli, né gli apostoli senza i profeti, ma tutti e due insieme. Il vangelo senza la legge può elevare gli uomini alla presunzione; La legge senza il Vangelo può farli sprofondare nella disperazione.

(4) La regola della verità ci è stata consegnata dai profeti e dagli apostoli

(II.) La loro consapevolezza di quell'oggetto. Questo consiste in due cose:1. Osservazione. Dio non ha mai inteso la Sua Parola come un suono che svanisce; ciò che è tenuto in eterno ricordo in cielo, ed è un abitante costante nel cuore eletto Colossesi 3:16, non deve essere un ospite, e tanto meno un passeggero, con noi

(2.) Conversazione. È una consapevolezza sterile che non si manifesta in una sacra fecondità. Conclusione:1. Desideriamo la facoltà e la facilità di fare; desiderarlo ardentemente è una metà, sì, la metà migliore

(2.) Siamo mariti parsimoniosi del tempo e dei mezzi per essere spiritualmente ricchi

(3.) Riduciamo tutti alla pratica. (Thos. Adams.)

Comandamenti compendiosi: - Coltiva l'abitudine di meditare riflessivamente sulle verità del Vangelo come se ti fornissero il modello del dovere in una forma concentrata e disponibile. Non serve a nulla portare con sé una copia degli "Statuti in generale" in venti volumi in folio, per potervi fare riferimento quando sorgono difficoltà e crisi arrivano. Dobbiamo avere qualcosa di molto più compendioso e facile da consultare. Il baule della cabina di un uomo non deve essere grande come una casa, e le sue merci devono essere in una piccola bussola per il suo viaggio per mare. Abbiamo in Gesù Cristo gli "Statuti in generale", codificati e messi in una forma che i più poveri, i più umili e i più indaffarati tra noi possono applicare direttamente alle emergenze improvvise e alle sorprendenti contingenze della vita quotidiana, che ci vengono sempre presentate quando non ce le aspettiamo, e che richiedono una decisione istantanea. (A. Maclaren.)

3 2PIETRO CAPITOLO 3

#2Pietro 3:3-4

Verranno negli ultimi giorni gli schernitori.-

Il carattere degli ultimi giorni:

(I.) Le qualifiche personali dei contendenti qui descritte. Essere uno schernitore non è certo un carattere molto lodevole, essendo il risultato congiunto dell'orgoglio e della malizia, del fare del male e del farlo nello sport. Ma poiché questo temperamento è molto dannoso, è anche ignorante e docile. L'effetto sicuro della conoscenza è un umile senso della sua mancanza; Più ci immergiamo in qualsiasi arte o scienza, maggiori sono le difficoltà che ci vengono iniziate. Ma al di là degli ingredienti, dell'orgoglio, della cattiva natura e dell'incorreggibile follia, gli schernitori del testo sono bollati con l'immoralità e il vizio, "per camminare secondo le proprie concupiscenze". E certo non ci può essere un'impudenza più prodigiosa del fatto che i colpevoli, passibili delle più severe punizioni, osi risvegliare l'osservazione con l'essere taglienti con gli altri

(II.) La forza dei loro discorsi. "Dov'è la promessa della Sua venuta?" Il ritardo nell'adempimento non pregiudica l'adempimento di tale prestazione. Con Dio Onnipotente tutto, per quanto lontano possa sembrare, è in realtà presente. In primo luogo, l'apostolo nega la proposizione che tutte le cose continuino come erano fin dalla Creazione; e in secondo luogo, nega la conseguenza che ne deriva, Sebbene tutte le cose siano continuate, non ne consegue in alcun modo che lo faranno per sempre

(III.) Come se fossero la recita di una profezia. L'apparizione di questi schernitori nel mondo è di per sé un segno molto significativo del suo avvicinarsi Giuda 17; 18; 1Tessalonicesi 5:1; Matteo 24:37. Troveranno argomenti di scherno e di risata al posto del pianto, del lamento e dello stridore di denti? Se possono farlo, in nome di Dio si facciano beffe, neghino un giudizio futuro o, cosa più coraggiosa, osino. (Giovanni Fell, D.D.)

La natura, la follia e il pericolo di farsi beffe della religione:

(I.) Considerare la natura, la follia e il pericolo di farsi beffe della religione, di cui nulla può essere più offensivo per una mente premurosa

(1.) C'è qualcosa di ridicolo nella credenza di una Deità, una mente suprema, infinita e intelligente, il creatore e il governatore dell'universo? È assurdo affermare che Colui che ha fatto il mondo eserciti una provvidenza universale e diriga tutti i suoi affari? Che cosa c'è di ridicolo in uno qualsiasi dei doveri della pietà, in una suprema riverenza e amore per Dio? Che cosa c'è che abbia un aspetto ridicolo, o possa eccitare qualcuno se non le risate degli sciocchi, nella giustizia, nella temperanza, ecc.? Ancora, è del tutto inconveniente per le nostre più degne nozioni di Dio credere che, quando il mondo era universalmente corrotto, Egli si sarebbe misericordiosamente interposto per il bene delle Sue creature, e avrebbe insegnato loro il loro dovere con una rivelazione straordinaria? È minimamente irrazionale supporre che questa rivelazione abbia fissato, con la massima chiarezza, i termini della nostra accettazione presso Dio, e quindi rimosso i sospetti che distraevano e i terrori superstiziosi? 2. Inoltre, i grandi principi e doveri della religione sono così lontani dal contenere qualcosa di ridicolo, che sono alcuni dei dettami più chiari e più evidenti della ragione, il che rende la colpa dello schernitore molto più aggravata e la sua impertinenza e follia più insopportabili

(3.) Permettetemi solo di aggiungere che la religione è della massima importanza per il comfort delle menti degli uomini, la pace della società e il bene generale del mondo. Di modo che chiunque si accinga a diffamare queste importanti verità non solo si pone addosso un certo rimprovero, mettendo a disprezzo il suo ridicolo su ciò che in realtà non ha nulla di assurdo, ma è, di fatto, qualunque sia la sua intenzione, sia per gratificare un umore insignificante, sia per mostrare la premura del suo genio, sia per corrompere i costumi del tempo, un nemico della società e della felicità generale dell'umanità

(4.) E poiché la colpa di questi schernitori è molto grande, il loro pericolo è in proporzione. Infatti, se i princìpi della religione dovessero essere veri, colui che ha abusato della sua ragione, del più nobile dono di Dio, al punto di impiegarlo contro il suo Creatore, e contro tutto ciò che è amabile e utile nella vita umana, deve aspettarsi di essere trattato con il massimo rigore e severità

(II.) Indagare sulle cause di esso

(1.) A volte scaturisce da una leggerezza di mente che dispone gli uomini a trattare tutti gli argomenti in modo ridicolo

(2.) Ancora, le battute sulla religione spesso derivano dall'ignoranza e da un'indagine superficiale

(3.) A volte accade ancora che la moda dell'epoca in cui vivono, o l'umorismo generale della compagnia che frequentano, rendano le persone predisposte per gli schernitori

(4) Il disprezzo della religione può, in alcune persone, derivare da un odio diretto verso di essa, causato da un pregiudizio a favore dei loro vizi. Questo era il caso degli schernitori menzionati nel testo, che sono espressamente descritti mentre camminavano secondo le proprie concupiscenze. Posso tranquillamente affermare che l'immoralità nella pratica è la fonte dei pregiudizi più invincibili contro la religione. Com'è naturale per coloro che vivono come senza Dio nel mondo, desiderare che non ci sia un tale Essere, per giustificare la mancanza di esso nella loro pratica distruggendo il primo principio di ogni religione. Aggiungerò solo che, quando gli uomini sono avversi ai principi della religione, rifiuteranno naturalmente ogni ulteriore indagine sulla loro ragionevolezza e si affezioneranno a tutto ciò che sembra plausibile dal lato dell'infedeltà. Imparare:1. In quale estrema corruzione la mente dell'uomo, che è dotata di così nobili facoltà e formata per la perfezione divina, è capace di sprofondare, fino a confondere la confusione con l'ordine e la deformità con la bellezza? 2. Ancora, per non farci imporre dagli schernitori dei nostri tempi, facciamo sempre attenzione a distinguere tra il ragionamento e il ridicolo. Dovremmo esaminare che cosa è veramente ridicolo: se si tratta della religione stessa, o di qualcosa di diversa natura sostituito al suo posto

(3) Infine, per tenerci al massimo lontano da questo crimine, impieghiamo la nostra ragione per difendere la religione e rappresentarla in una luce giusta e amabile. Che le nostre capacità naturali siano dedicate a questo servizio, e che tutti i nostri studi e miglioramenti siano subordinati ad esso. (James Foster.)

La follia di farsi beffe della religione:

(I.) Considereremo la natura del peccato qui menzionato, che è quello di farsi beffe della religione. "Verranno gli schernitori". A quei tempi c'era una convinzione comune tra i cristiani, "che il giorno del Signore era vicino". Ora, è probabile che questi schernitori prendessero in giro i cristiani. Consideravano tutte le cose come se procedessero in un corso costante

(II.) Il carattere che viene qui dato di questi schernitori. Si dice che camminino secondo le proprie concupiscenze. Santa Giuda, nella sua epistola, dà molto di loro lo stesso carattere che San Pietro fa qui (vers. 18, 19). Deridere Dio e la religione è il più alto tipo di empietà. E gli uomini di solito non arrivano a questo grado di malvagità all'inizio, ma vi arrivano con diversi passi. Ricordo che è il detto di uno che ha fatto di più con i suoi scritti per corrompere l'epoca con principi atei di qualsiasi altro uomo che vi vive, "che quando la ragione è contro un uomo, allora un uomo sarà contro la ragione". Sono sicuro che questo è il vero resoconto dell'inimicizia di questi uomini verso la religione: la religione è contro di loro, e quindi si pongono contro la religione. Oltre a ciò, gli uomini pensano che sia una sorta di scusa per i loro vizi il fatto di non agire in contrasto con alcun principio che professano

(III.) L'efferatezza e gli aggravamenti di questo vizio. Se si dimostra vero che non c'è Dio, l'uomo religioso può essere felice in questo mondo come l'ateo. Oltre a ciò, la pratica della religione e della virtù promuove naturalmente la nostra felicità temporale. È più per la salute di un uomo, e più per la sua reputazione, e più per il suo vantaggio in tutti gli altri aspetti mondani, condurre una condotta di vita virtuosa che viziosa. E per l'altro mondo, se non c'è Dio, il caso dell'uomo religioso e dell'ateo sarà uguale, perché entrambi saranno estinti dalla morte e insensibili a qualsiasi ulteriore felicità o miseria. Ma se l'opinione contraria dovesse dimostrarsi vera, allora è chiaro a ogni uomo, a prima vista, che il caso dell'uomo religioso e dell'ateo deve essere molto diverso; Dove appariranno dunque gli empi e gli empi? Aggiungerò solo un'altra cosa, per mostrare la follia di questo temperamento profano. E questo è questo: che come è il più grande di tutti gli altri peccati, così c'è in verità la minima tentazione ad esso. Le persone profane servono il diavolo per nulla. Lezioni:1. Per sottrarre gli uomini a questa empia e pericolosa follia della profanità, che da alcuni viene erroneamente chiamata arguzia

(2.) Per avvertire gli uomini di non pensare il peggio della religione, perché alcuni sono così audaci da deriderla

(3.) Persuadere gli uomini a impiegare quella ragione e quell'ingegno che Dio ha dato loro, per scopi migliori e più nobili, al servizio e alla gloria di quel Dio che ha elargito questi doni agli uomini. (Abp. Tillotson.)

Il peccato di farsi beffe della religione:

(I.) La natura del vizio

(1.) Non è il ricercatore serio di cui mi lamento, che le sue obiezioni siano sollevate contro qualsiasi dottrina possano essere, ma l'individuo che tratta l'argomento con uno spirito di leggerezza, derisione e disprezzo.

In alcuni casi questa disposizione infelice e empia arriva al punto di disprezzare ogni tipo di religione, sia naturale che rivelata.

(2) In altri casi, lo schernitore appare nel carattere di un deista, che, mentre professa di credere alla verità e di sottomettersi agli obblighi della religione naturale, attacca il sistema della rivelazione divina. Egli insulta le Scritture come falsi. (a) Molto ridicolo è gettato da alcuni su quelle che sono considerate da noi come le dottrine più sublimi e importanti della rivelazione, intendo la trinità delle persone nella Divinità e l'espiazione di nostro Signore. (b) Non di rado si troverà lo schernitore a confessare la sua fede negli importanti articoli che ho appena menzionato, mentre, allo stesso tempo, ridicolizza l'unica influenza legittima e i risultati preziosi di queste dottrine. Il termine santo, l'appellativo più alto che si può dare all'uomo o allo spirito glorificato, non è stato forse sbandierato dalla società come un termine di rimprovero? (c) Un altro modo di farsi beffe della religione è quello di attaccare le imperfezioni degli uomini buoni e di esporli al pubblico ludibrio. Ma quanto è odiosa la malignità che si compiace di gettare tutte le parti lodevoli del carattere all'ombra di un tratto ridicolo. (d) È un miserabile espediente, a cui molti hanno fatto ricorso, selezionare le assurdità del fanatismo e le vuote pretese di ipocrisia, come sono state mostrate in alcuni falsi professori, e quindi sollevare un pregiudizio contro ogni autentica religione

(2.) Indagare dove e quando si indulge alla pratica della derisione.

(1) A teatro.

(2) Quante volte la cerchia sociale è teatro di questo sport sacrilego, e l'intrattenimento della festa conviviale è accresciuto dal ridicolo profano.

(3) Quanto sono sature del peccato di farsi beffe della religione molte delle pubblicazioni e gran parte della letteratura periodica dei nostri giorni

(II.) Le cause della derisione

(1.) Ce ne sono molti subordinati e prossimi.

(1) Di questi, l'orgoglio e un'opinione non mortificata di sé prendono il sopravvento.

(2) La derisione è talvolta il risultato di una prevalente e indecente leggerezza di mente, di una frivolezza abituale e indulgente, che allo stesso modo indispone e inadatta a qualsiasi attività seria.

(3) Una sciocca affettazione di novità, combinata con il desiderio di essere considerati superiori ai terrori della superstizione, porta in molti casi al peccato di ridicolizzare la pietà.

(4) Molti sono indotti ad assumere il carattere del beffardo dal potere della moda e dal contagio della cattiva compagnia.

(5) L'incapacità di attaccare la religione in qualsiasi altro modo induce alcuni ad attaccarla con il loro disprezzo

(2.) Ma la principale fonte di scherno è quella che l'apostolo ha menzionato nel testo: "Gli schernitori camminano secondo le loro proprie concupiscenze".

(III.) Il carattere di questo vizio

(1.) È irrazionale. Il ridicolo non è né la prova della verità negli altri né il modo per ottenerla per noi stessi

(2.) È maleducato e incivile. Un rispetto decente è dovuto alle convinzioni di ogni uomo in materia di religione, anche se possono essere errate

(3.) È un peccato crudelissimo e disumano. Considerasse egli quanti sono quelli che, in mezzo alle vicissitudini e alle prove della vita, non hanno alcun raggio di consolazione da nessun'altra fonte per cadere sul loro tetro sentiero, li seguirebbe fino al loro ultimo rifugio e tenterebbe di scacciarli da lì con un disprezzo sacrifico? 4. È un vizio più induriente. Gli scrittori sacri parlano di uno schernitore come di un pesce quasi irreprensibile

(5.) Ma la sua empietà agli occhi di Dio supera ogni descrizione. La religione è allo stesso tempo la produzione e l'immagine della Divinità; e farsi beffe della religione, quindi, è farsi beffe di Dio

(6.) È un vizio contagioso e dannoso. Gli schernitori sono gli strumenti principali di Satana, i promotori della sua causa, i suoi apostoli più zelanti, i suoi avvocati più abili e i suoi emissari di maggior successo

(IV.) La punizione del beffardo

(1.) Non ci sono, dimmi gli schernitori, scene notturne di terrore e di auto-rimprovero? Come sarà aumentato sul letto di morte? 2. Non riesco a concepire alcun carattere con cui Geova sarà così terribilmente severo come lo schernitore; La Sua è la più alta altezza del vizio, e la Sua volontà sarà la più bassa profondità della punizione. La pazienza di Dio nel sopportare tali empie creature è meravigliosa; e la Sua giustizia nel punirli sarà proporzionata

(3.) E poi, chi racconterà i segreti della sua prigione, o concepirà ciò che il beffardo sopporterà nel mondo oscuro dell'inferno? Non ci sarà nessun santo vicino a lui su cui pronunciare le effusioni del suo scherno. Non un solo lampo di ingegno solleverà per un momento l'oscurità della notte eterna; Nessuna sortita di umorismo resiste all'oppressione dell'eterna disperazione. (J. A. James.Dov 'è la promessa della Sua venuta?-

Il ritardo dell'avvento di Cristo:

(I.) La difficoltà scientifica

(1) Per quanto riguarda l'obiezione relativa al ritardo del secondo avvento, sembrerebbe che, in un'epoca scientifica come l'attuale, essa avrebbe il minor peso di tutti. Poiché la storia della terra, raccontata dalla geologia, e la storia del sistema cosmico, raccontata dall'astronomia, presentano periodi così vasti, che i milleottocento anni, durante i quali il cristianesimo ha sviluppato la sua opera tra gli uomini, si riducono a una totale insignificanza al confronto. Certamente, l'uomo di scienza, tra tutti gli uomini, dovrebbe riconoscere l'assoluta inadeguatezza dei criteri umani del tempo come misure dello sviluppo dei piani del Creatore

(2) Ancora una volta, per quanto riguarda l'obiezione relativa ad altri aspetti dell'argomento, come la regolarità e l'immutabilità della legge naturale che, si sostiene, vieta qualsiasi catastrofe come la fine del mondo, suggerisco

(1) Quella creazione è il fatto fondamentale su cui poggia tutta la nostra conoscenza. La scienza è costretta ad ammettere l'inizio del Cosmo. Il principio stesso dell'evoluzione che, in una forma o nell'altra, è ora generalmente adottato come una doppia generalizzazione con la gravitazione, porta con sé l'idea di un inizio. Anche se il Cosmo si fosse evoluto da solo, si deve presumere il seme da cui si è evoluto. Ma questo non suggerisce che sta lavorando per un fine? Una soluzione definitiva?

(2) Che le tre idee guida coinvolte nel secondo avvento, e ciò che è associato ad esso, almeno in prospettiva, la fine del mondo, trovano chiare analogie nelle ultime teorie della scienza. (a) Il secondo avvento implica l'idea dell'immaginazione di uno stadio superiore della vita e dell'essere per l'uomo: l'emancipazione da vecchie catene, l'ascesa a un piano superiore, l'assunzione di un nuovo corpo con nuovi poteri, e in condizioni nuove e più elevate. Ma questo è proprio il filo della storia che la scienza ci sta raccontando, sia in astronomia, che in geologia, in storia naturale o in sociologia, i diversi campi in cui è tracciata la legge dell'evoluzione. (b) Il secondo avvento comporta l'improvvisa manifestazione del Figlio di Dio, e una nuova nascita del mondo che ne deriva. Ma ancora una volta, l'uomo di scienza al nostro fianco ci insegna che l'ascesa della materia e della forza ai piani superiori, anche se in successione ordinata, non è avvenuta per gradazione infinita come su una scala mobile, ma sempre per parossismi. La storia di un chimico è una storia di nascite successive di forza in forme sempre più elevate, la trasformazione della materia morta in materia vivente, della forza fisica in forza chimica, e di nuovo della forza chimica in forza vitale. Questi sono tutti esempi di nascite improvvise in condizioni superiori con nuove proprietà e poteri che non si sarebbero potuti immaginare prima. (c) Il secondo avvento, o quel grande evento che, nella prospettiva, è contiguo ad esso, sebbene in realtà possa trovarsi molto al di là di esso (come due cime lontane, che sembrano scaturire dalla stessa base, sebbene in realtà intervenga un'ampia valle), coinvolge anche stupendi fenomeni naturali: la rigenerazione mediante il fuoco, i nuovi cieli e la nuova terra. Ma anche qui l'analogia della scienza è in armonia con la rivelazione scritturale; Perché il geologo, quando parla di un tesoro interno di fuoco, così come l'astronomo nella sua teoria della "vecchiaia planetaria", stabiliscono chiaramente quell'armonia. E, inoltre, se c'è una legge di conservazione della forza, c'è anche, come sua antitesi, una legge di dissipazione dell'energia. Le Comte dice: "Tutte le speculazioni scientifiche sul tema del destino finale della natura fallimentare del Kosmos. Il risultato finale è l'esaurimento di tutte le forme di forza in calore, e quindi la morte finale del Cosmo.

(II.) La difficoltà storica. Cristo ha promesso di venire di nuovo di persona per giudicare il mondo. Egli disse: «Ecco, io vengo presto». Ma non è venuto. Lunghi cicli della storia si sono svolti, eppure ancora Egli non viene. Ora, come possiamo rispondere a questa obiezione? Esattamente come fece San Pietro, ricordando all'obiettore che per il Signore "mille anni sono come un giorno". È l'operaio forte e paziente. Sia che studiamo la storia delle razze o delle civiltà, la conclusione è la stessa: che il Dio che ordina il corso della storia calcola davvero "mille anni come un giorno", maturando i Suoi propositi attraverso lunghi periodi di tempo e rifiutando di affrettare la Sua opera in obbedienza all'impazienza degli uomini. Le grandi nazioni non nascono in un giorno; Le civiltà forti non sono il prodotto di una generazione; entrambi sono piuttosto il risultato di una combinazione di forze e influenze la cui origine deve essere ricercata nell'antichità remota. A giudicare, dunque, dall'analogia della storia, quale dovrebbe essere il caso del cristianesimo? Qui c'era un nuovo regno spirituale stabilito sulla terra, destinato ad essere vasto come il mondo e universale come l'uomo. Come si raggiungerebbero i suoi risultati? Sicuramente dovremmo aspettarci che un tale disegno potesse essere realizzato solo attraverso lunghi cicli di tempo; o, almeno, questo è certo, lasciando da parte ciò che si potrebbe fare (poiché chi limiterà il potere dell'Onnipotente?) se l'esperienza proverà che il regno di Dio si stabilirà lentamente e attraverso lunghe ere di sviluppo, questo è solo ciò che l'analogia della storia ci insegnerebbe ad aspettarci. Ma questa lenta maturazione dei grandi periodi della storia e della civiltà, mentre rimuove le difficoltà causate dal lungo ritardo del secondo avvento, non crea forse nello stesso tempo una presunzione contraria alla maniera della sua immaginazione? L'immagine della Scrittura rappresenta un evento improvviso, una grande crisi e catastrofe nella storia del mondo, nella seconda venuta di Cristo. Ma anche questo trova le sue frequenti analogie nella storia. I registri dell'umanità offrono non pochi esempi di grandi crisi nella storia delle città, delle nazioni e delle razze, quando un'improvvisa distruzione le ha colpite, quando le lunghe nuvole represse dell'ira sono scoppiate su di loro e li hanno spazzati via di mezzo alle famiglie della terra. Questo fu il caso di Ninive e Babilonia. Questo è stato il caso di Accad, una città più antica di entrambe le queste, che è stata davvero la culla della civiltà, ma che è così completamente scomparsa, che la sua esistenza non era nemmeno conosciuta quarant'anni fa, ed è stata portata alla luce solo dalla scoperta della chiave dei personaggi dalla punta di freccia, in cui la storia degli Accadi, con le loro leggi, la letteratura e la religione, erano rimasti rinchiusi al sicuro per più di tremila anni. Tale fu il caso di Gerusalemme, che quando colmò la misura della sua colpa, perì in quell'improvvisa tempesta di indignazione e di ira, di tribolazione e di angoscia. Questo fu il caso dell'Impero Romano, quando affondò per non risorgere più di fronte alla devastante inondazione dei barbari del Nord. Esempi simili non mancano nella storia moderna, che illustrano il principio in questione e danno fondamento all'affermazione che l'analogia della storia è in armonia con la profezia secondo cui il Giorno del Signore verrà come un ladro di notte, un giorno di giudizio, di indignazione e di ira per coloro che sono disubbidienti e ribelli contro il Figlio di Dio, ma un giorno di Redenzione per tutti coloro che attendono la Sua apparizione. (R. H. McKim, D.D.) Tutte le cose continuano come erano

L'universo esterno dell'uomo come letto dallo scettico beffardo:

(I.) Ne ricavano un'idea unilaterale. L'idea che trassero dall'osservazione della natura era che essa fosse immutabile. "Da quando i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano", ecc. Questo è vero solo in parte. Ringraziamo Dio per questa costanza. Senza di essa l'agricoltore non avrebbe alcun motivo per coltivare il suo campo, il marinaio nessuna carta che lo guidi verso l'abisso, il filosofo nessun dato su cui proseguire le sue ricerche o per costruire la sua scienza. Tutto sarebbe confusione. L'uomo, senza un piano e senza speranza, si muoverebbe sotto gli impulsi selvaggi che le vittime del momento risvegliano. Eppure, la natura ha i suoi cambiamenti. Anzi, in mezzo a tutta questa costanza non ci sono rivoluzioni incessanti? L'inorganico non cambia forse nel suo aspetto? Vecchie montagne, fiumi, isole scompaiono e ne emergono di nuove. Il mondo vegetale e quello animale si succedono. No, forse non c'è nulla di uguale: tutte le cose cambiano. Una visione unilaterale di una cosa multilaterale è sempre più errata

(II.) Applicano questa idea unilaterale contro la parola scritta. "Dov'è la promessa della Sua venuta?" Ora, lo scettico non ha sempre letto la natura in questo modo? Sia che ne abbia esaminato le fasi astronomiche, geologiche o fisiologiche, non l'ha sempre letta in modo da farsene un'idea falsa, al fine di rivoltarla contro la Bibbia?

(III.) Lo fanno per una triste perversità di cuore. Sono "schernitori che camminano secondo le loro proprie concupiscenze e volontariamente ignoranti". (D. Thomas, D.D.)

I miracoli non sono ora necessari né alla convinzione dei non credenti, né alla conversione dei peccatori: considererò le parole come un'obiezione permanente degli schernitori o dei liberi pensatori contro la verità e l'autorità della religione cristiana

(I.) Che i miracoli non sono ora necessari per la convinzione dei non credenti. E' sufficiente che ci assicuri che ci fu un tempo in cui la religione cristiana fu confermata da numerosi e indubbi miracoli. Coloro che sostengono la continuazione dei miracoli al fine di dimostrare più efficacemente la verità della religione rivelata, procedono su una di queste supposizioni. O che sia necessario che ogni persona in particolare sia per la propria soddisfazione un testimone oculare di qualche fatto miracoloso, oppure che almeno una volta, in ogni epoca e nazione, Dio eserciti la Sua onnipotenza, e il miracolo sia affidato a qualche testimonianza pubblica e permanente per l'informazione di coloro che non ne sono stati testimoni oculari. Quanto a ciò che qui è richiesto in ultimo luogo, è ovviato dicendo che abbiamo tutte le prove dei miracoli registrati nel vangelo, che qualsiasi uomo, che non ne è un testimone oculare, può avere un miracolo compiuto nella sua epoca o nazione. Secondo la prima ipotesi, i miracoli sarebbero così frequenti da diventare di poca forza o considerazione. Questo è certo, che gli effetti che i miracoli hanno sugli uomini dipendono da un temperamento d'animo buono, docile e obbediente. Colui che è in questa buona disposizione non ha bisogno di ulteriori prove di miracoli per la sua convinzione; ma chi non lo è, non ne sarebbe convinto, anche se dovremmo supporre che siano più frequenti

(II.) Ma se i miracoli non sono necessari per la convinzione dei non credenti, non potrebbero essere necessari per la conversione dei peccatori? O per riscattare coloro che già credono dal camminare secondo le proprie concupiscenze, e portarli al pentimento? Rispondo di nuovo in senso negativo

(1.) Gli stessi motivi che ora inducono gli uomini a rimandare il loro pentimento sarebbero, con ogni probabilità, altrettanto prevalenti, anche se dovremmo supporre che i miracoli siano più frequenti. Un miracolo tenderebbe a convincere un peccatore dell'autorità divina delle leggi del Vangelo? Di questo qui supponiamo che sia già convinto. Tenderebbe a imporre la sua obbedienza a quelle leggi trasmettendo nella sua natura qualche grazia santificante? Che cosa farebbe allora per la sua conversione? Direte che potrebbe essere un'occasione per portarlo a un migliore temperamento di considerazione, e per indurlo a prendere in considerazione alcune rapide risoluzioni di emendamento. È concesso; Ma allora una tale risoluzione non è più di quella che vediamo assumere quotidianamente dai peccatori, eppure, nonostante ciò, quanto è ordinario per loro spostare il loro pentimento di tanto in tanto, fino a quando non è passato il tempo! 2. Non è ragionevole aspettarsi che tale impressione sia di lunga o duratura durata

(3.) Sebbene ciò che è qui affermato non possa essere fatto apparire da ragioni e argomenti probabili; Eppure è confermato dall'esperienza e da innegabili fatti concreti. Abbiamo numerosi esempi nelle Scritture, e potrebbe non essere improprio citarne alcuni a questo scopo.

(1) Chi avrebbe mai pensato che il Faraone, dopo tutti i miracoli che erano stati fatti davanti ai suoi occhi, e di cui non solo vedeva, ma di cui sentiva i terribili effetti, avrebbe dovuto persistere nella sua disobbedienza ai comandi di Dio?

(2) Così, ancora, nonostante i molti miracoli che Mosè operò in seguito nella liberazione degli ebrei, quale poco effetto ebbero nel riscattarli dall'errore o dal male delle loro vie! 1. E quando dico che i miracoli non sono ora necessari alla convinzione dei non credenti, vorrei intendere che mi riferisco solo a quei non credenti che vivono tra i cristiani, e che in qualsiasi momento possono avere le prove del cristianesimo chiaramente poste davanti a loro

(2) Se, dunque, Dio Onnipotente ci ha concesso tutti i mezzi sufficienti per convincerci della verità della nostra santa religione, sforziamoci fedelmente di impiegare quei mezzi per i fini che sono stati progettati; riflettiamo spesso sulla ragionevolezza del cristianesimo e sull'evidenza della sua verità, affinché la nostra fede possa essere edificata su solide fondamenta. (R. Fiddes, D.D.)

5 2PIETRO CAPITOLO 3

#2Pietro 3:5-7

Di questo sono volentieri ignoranti.-

Nelson, a St. Vincent, puntando il cannocchiale all'occhio cieco e giurando di non poter vedere il segnale di cessare il fuoco, offre un'appropriata illustrazione di nonno che, per motivi meno degni, non vuole, perché non desidera, vedere la verità

(I.) Gli infedeli dichiarati e gli atei. Sono volontariamente ignoranti

1.) Degli insegnamenti della Bibbia che essi fingono di disprezzare

(2.) Delle prove della sua origine e ispirazione divina

(3.) Delle prove dell'essere, della sapienza e dell'amore di Dio

(4.) Delle prove dell'origine divina del cristianesimo

(II.) Molti uomini di scienza e di cultura

(III.) Moltitudini che si professano e si definiscono cristiani. Tutti coloro che abitualmente trascurano il santuario e per i quali la Bibbia è un libro sconosciuto. (Lo studio.) Il mondo che era allora, (...) perito...

Il diluvio:

(I.) Un malfattore. "Il mondo che era allora". Localmente, un pezzo di esso è perito: la terra; materialmente, una gran parte di essa è perita: tutte le ricchezze e le merci della terra; Considerato principalmente, tutti perirono tranne otto persone: formalmente, non rimase nulla. Solo la disputa di Dio con il mondo era per gli uomini del mondo; e la sua lite contro gli uomini del mondo era per i loro peccati. Il mondo stesso era, in questo, come il mare; e pecca, come i venti: il mare sarebbe calmo e tranquillo se i venti non lo disturbassero; Se le iniquità, come le tempeste, non avessero messo in subbuglio il corso della natura, il mondo non sarebbe perito

(II.) Un boia. "Essere traboccato d'acqua". Questo è un eccellente servitore per noi, così Dio lo ha fatto; ma un padrone malato, così i nostri peccati lo fanno. Nulla è così sovrano che, essendo abusato dal peccato, non possa, per benedizione, diventare una maledizione

(III.) La convenienza dell'esecuzione. L'acqua non era lontana da recuperare; o con pericolo, come l'acqua di Davide dal pozzo di Betlemme, per mezzo di un esercito di Filistei; o con il lavoro, come l'acqua di Giacobbe che sgorga da un pozzo profondo nelle viscere della terra; ma a portata di mano, pronto. (Thos. Adams.)

L'universo esterno dell'uomo come considerato dal cristiano riflessivo: qual è la visione cristiana della natura? La risposta che otteniamo da questo passaggio è:

(I.) Egli lo considera come originariamente prodotto dalla Parola Divina. "Per mezzo della Parola di Dio i cieli erano antichi", ecc. Ha avuto un'origine, non è eterna; non è nata dal caso, ma dalla Parola divina

(II.) Egli lo considera come dipendente in ogni momento dalla Parola Divina. "I cieli e la terra, che ora sono, sono tenuti in serbo per mezzo della medesima Parola". 1. Che i passati cambiamenti di natura devono essere riferiti alla Parola Divina. Qui Pietro si riferisce a una tremenda catastrofe. "Il mondo che era allora, essendo inondato d'acqua, perì". Il diluvio non è stato un incidente. "Io, proprio io, porto un diluvio di acque sulla terra", ecc. Il terremoto, il tornado, la peronospora, la pestilenza, tutte queste cose in natura provengono dalla Parola di Dio. La sua volontà è in tutti

(2.) Che l'esistenza attuale della natura deve essere riferita alla Sua Parola. "Ma i cieli e la terra, che ora sono custoditi dalla stessa Parola", sono preservati nel loro stato attuale. Se questa è una giusta visione della natura materiale, possiamo dedurre tre importanti considerazioni.

(1) Che è assurdo citare le cosiddette leggi della natura contro l'adempimento dei propositi rivelati di Dio. Questo è proprio ciò che facevano gli scettici derisori ai tempi di Pietro. Le leggi della natura sembravano contrarie al diluvio; ma Dio si propose che queste cose avvenissero, e le leggi della natura cedettero. Le leggi della natura possono sembrare contrarie alla risurrezione, ecc., ma il proposito di Dio sarà adempiuto. Se la natura materiale è stata originariamente prodotta dalla Parola di Dio e ne è sempre dipendente, ne deduciamo: (2) Che non ci può essere alcuna contraddizione reale tra i suoi fatti e quelli della Bibbia. Inoltre, se la natura materiale è stata originariamente prodotta dalla Parola divina e ne è sempre dipendente, ne deduciamo: (3) Che la sua relazione con l'anima dovrebbe essere particolarmente realizzata. Come la Parola di Dio è quindi nella natura materiale, la natura materiale ha un significato. È la voce di Dio al cuore umano, un appello divino alla coscienza umana. La natura ha un significato morale, la Parola di Dio è in essa. (D. Thomas, D.D) Un giorno è per il Signore come mille anni.-

La stima del tempo di Dio:

(I.) Primo, prendete questa affermazione come un principio generale, "che un giorno è presso il Signore come mille anni", ecc

(1) Nell'aprire questo principio generale osserviamo che tutto il tempo è ugualmente presente presso Dio. L'infanzia, l'età adulta e la vecchiaia appartengono alle creature, ma alla destra dell'Altissimo non hanno dimora. La crescita, il progresso, l'avanzamento, tutte queste sono virtù negli esseri finiti, ma per l'Infinito il pensiero di un tale cambiamento sarebbe un insulto. Ieri, oggi e domani, appartengono a un mortale morente, il Re Immortale vive in un eterno oggi. Questo è un argomento di cui possiamo parlare solo senza comprendere appieno ciò che diciamo, ma tuttavia, forse, una metafora può tendere a rendere la questione un po' più semplice. C'è un fiume che scorre in leggera pendenza verso il mare. C'è un barcaiolo; il suo vascello è qui; Di tanto in tanto è lì; e presto sarà alla foce del fiume; solo quella parte del fiume su cui sta navigando è presente per lui. Ma lassù, su un'alta montagna, c'è un viaggiatore; Guardando dalla cima, segna la sorgente del fiume e guarda il suo corso d'acqua nascente, dove ancora non è che una stretta linea d'argento; Poi lo segue con il suo occhio limpido fino a quando non si gonfia in un'inondazione ondeggiante, e lo segue fino a quando non viene finalmente assorbito dall'oceano. Ora, come lo scalatore si trova su quell'Alpe, tutta quella scintillante linea d'acqua che adorna la pianura è ugualmente presente a lui dalla sua sorgente alla sua caduta; Non c'è una parte del torrente che sia più vicina a lui di un'altra; In lontananza vede tutto, dalla fine all'inizio. Questo, pensiamo, è il flusso del tempo verso Dio. Dall'alto della Sua osservanza Egli lo guarda dall'alto in basso e lo vede con un solo sguardo; Comprendendo non molti pensieri, ma un solo pensiero, tutte le rivoluzioni del tempo e tutti i cambiamenti delle ere, e vedendo sia le migliaia di anni che sono passati, sia le migliaia che devono ancora venire, come presenti in un unico sguardo davanti ai suoi occhi

(2.) Il testo ci insegna poi che tutto il tempo è ugualmente impotente con Dio a influenzarlo. Un giorno non apporta in noi alcun cambiamento particolare che possiamo notare. Ma se ci mettete cinquant'anni, quale differenza si percepisce in ognuno di noi! Ma come un giorno sembra non cambiare per noi, così, ma molto più sinceramente, mille anni non cambiano per Dio. Le ere passano, ma Egli rimane lo stesso. Non dobbiamo temere che Dio sarà mai colpito dalla debolezza attraverso le rivoluzioni del tempo. L'Antico dei Giorni, sempre onnipotente, non si stanca e non si stanca. E come il tempo non porta debolezza, certamente non porterà alcuna decadenza a Dio. Sulla Sua fronte non c'è mai un solco; nessun segno di paralisi è nella Sua mano. E come nessuna debolezza e nessun decadimento possono essere portati a Dio dal tempo, così nessun cambiamento nel Suo proposito può mai avvenire attraverso il passare degli anni. A ciò al quale ha posto il suo sigillo, egli si attiene e ciò che il suo cuore decreta, lo farà. Inoltre, come non ci può essere alcun cambiamento nel Suo decreto, così nessuna difficoltà imprevista può intervenire per impedirne l'adempimento. Finché c'è un'opera da compiere, Egli la farà; Finché c'è un nemico da conquistare, quel nemico sarà sconfitto

(3.) Ancora di più, senza dubbio il testo intende insegnare che tutto il tempo è insignificante per Dio. A un passo di goccia d'acqua ci viene detto che a volte si possono scoprire mille creature viventi, e per quelle piccole creature senza dubbio la loro dimensione è qualcosa di molto importante. C'è una creatura dentro quella goccia che può essere vista solo dal microscopio più potente, ma è cento volte più grande della sua vicina, e si ha la sensazione, senza dubbio, che la differenza sia sorprendente e straordinaria. Ma per voi e per me, che non possiamo nemmeno vedere la creatura più grande ad occhio nudo, il gigantesco animalcule è impercettibile come il suo amico nano, entrambi sembrano così insignificanti che ne sprechiamo milioni interi, e non siamo molto pentiti se li distruggiamo a migliaia. Ma che cosa direbbe uno di quei piccoli animali infusori, se qualche profeta della sua specie potesse dirgli che c'è una creatura vivente che potrebbe considerare l'intero mondo di una goccia d'acqua come nulla, e potrebbe raccogliere diecimila di quelle gocce e disperderle senza esercitare la metà della sua forza; che questa creatura non sarebbe stata ingombrata se avesse portato sulla punta del dito tutte le migliaia di persone che vivono in quel grande mondo: una goccia d'acqua; che questa creatura non avrebbe alcun turbamento di cuore, anche se il grande re di uno degli imperi in quella goccia radunasse tutti i suoi eserciti contro di essa e li conducesse alla battaglia? Ebbene, allora le piccole creature dicevano: "Come può essere questo; Riusciamo a malapena ad afferrare l'idea?" Ma quando quel filosofo infusorio avesse potuto farsi un'idea dell'uomo, e dell'assoluta insignificanza di se stesso, e del suo piccolo mondo ristretto, allora avrebbe raggiunto un compito facile in confronto a quello che ci sta davanti quando cerchiamo di farci un'idea di Dio

(4.) Penso che dovremmo anche imparare dal testo che tutto il tempo è ugualmente obbediente a Dio. Tu ed io siamo i servitori del tempo, ma Dio è il suo sovrano Padrone

(II.) La stima di Dio di un giorno. Egli può rendere un giorno altrettanto utile, e per Lui sarà lungo quanto mille anni. Penso che questa sia una delle speranze più brillanti della Chiesa. Abbiamo detto: "Quanti convertiti sono stati fatti dalla Società Missionaria in cinquanta o sessant'anni?" e abbiamo detto: "Beh, di questo passo, quanto tempo ci vorrà prima che il mondo si converta?" Ah! "Di questo passo"; ma come si fa a conoscere il tasso di Dio? Dio può fare in un giorno tanto quanto è stato fatto in mille anni passati, se lo vuole. Soltanto lascia che Egli lo voglia, e ci sarà un giorno scritto negli annali della Chiesa che sarà uguale, in conquiste e in trionfi, a qualsiasi migliaio di anni della sua storia registrati in precedenza. Questo dovrebbe portarci a ricordare che quando Dio parlerà di giudicare il mondo nel giorno del giudizio, non troverà alcuna difficoltà a farlo. Duecento giudici potrebbero trovare difficile giudicare in un solo giorno tutti i casi che potrebbero essere portati davanti a loro in una sola nazione, ma Dio, quando terrà la grande assise, sarà in grado di condannare ogni colpevole e di assolvere ogni penitente, e anche questo in un solo giorno

(III.) La stima di Dio di mille anni. Un giorno è per Lui come mille anni, e mille anni come un giorno. "Fino a quando, fino a quando?" gridano i santi sotto l'altare. "Fino a quando?" e i santi seduti all'altare qui oggi riprendono le stesse note di pianto: "Fino a quando?" Ma egli risponde: «Non sono in ritardo. E se avessi aspettato e il tempo fosse lungo per te; eppure non mi è molto lungo". Dio ti ordina di pensare per un momento che, se misuri veramente correttamente, non è un periodo di tempo prolungato che Egli ha fatto indugiare la visione. Perché prima di tutto ci vediamo, il tempo che è trascorso dalla crocifissione di Cristo non è molto paragonato all'eternità. Poi, di nuovo, quando dite che Dio è in ritardo nell'adempimento dei Suoi grandi propositi, ricordate che Egli non ha bisogno di avere fretta. Qualunque cosa tu ed io troviamo da fare, dobbiamo farla con tutte le nostre forze: perché non c'è né lavoro né espediente nella tomba dove ci stiamo affrettando; ma Dio vive in eterno. Inoltre, c'è un vantaggio nel fatto che Egli sia lento: mette alla prova la nostra fede. Vincere una battaglia quando dura solo un'ora, che cosa c'è dentro? Una valorosa carica e i nemici sono fuggiti. Compagno, ma questa è una battaglia degna di essere scritta con le vostre Waterloo e le vostre maratone, quando ora dopo ora, e giorno dopo giorno, il valore disdegna di soccombere, e la pazienza sopporta la lotta mentre i soldati stanno in piedi piede a piedi. Inoltre, è bene che Dio sia così lungo, perché sta svelando la rivelazione. Il Leone della tribù di Giuda ha prevalso per sciogliere i sigilli e per aprire il libro per noi, e anno dopo anno legge un'altra pagina, e un'altra ancora nella storia della Chiesa. Se Cristo venisse oggi, se non avessimo più conflitti, non dovessimo più avere prove, allora potremmo supporre che il libro sia giunto al suo brillante termine dorato; ma se continua per mille anni a venire, tanto meglio: gli occhi luminosi degli angeli non desiderano la fine della storia, e gli occhi luminosi degli spiriti immortali davanti al trono, quando tutto sarà finito, non rimpiangeranno che sia stato troppo lungo. No, lascia che vada avanti, grande Maestro; lascia che mille anni scorrano; I nostri cuori amorevoli lo sopporteranno pazientemente, come se fosse un solo giorno. E ancora: la vittoria di Cristo alla fine sarà ancora più grande, e la redenzione ancora più gloriosa, a causa di questo lungo tempo di lotta e di confusione. (C. H. Spurgeon.)

Il tempo è un ritmo di movimento: - L'apostolo desidera evidentemente che guardiamo il volo degli anni più come Dio nella Sua eternità li guarda dall'alto. Dobbiamo avvicinarci all'idea dell'eternità non moltiplicando gli anni insieme in cifre di tempo indefinite, ma più veramente ricordando che con l'Eterno le nostre misure del tempo non hanno alcuna importanza

Vi chiedo di riflettere, in primo luogo, che il tempo è un dono di Dio alla creazione. Il tempo è un lascito dell'Eterno trasmesso e assicurato nella costituzione della creazione. Questi mondi visibili e rotanti sono per natura temporali. Il tempo è la velocità di movimento determinata dal Creatore nel Suo stesso pensiero dei mondi. Ora, in quanto il tempo stesso è un dono originario di Dio alla creazione, possiamo ben fermarci a riflettere sul valore di questo dono. È una delle prove primordiali della benevolenza del Creatore. Questa provvidenza originale del tempo perfetto per il mondo, fedele all'infinitesimale di un secondo attraverso i secoli dei secoli, è la prova della lungimirante premura del Creatore. È la prima condizione e il primo mezzo di trasmissione di tutti gli altri buoni doni di Dio. Il tempo è la magna charta di tutti i diritti dell'uomo sulla terra. L'antico ordine dei cieli è la certezza che il nostro Dio non è un Sovrano che ci ha fatti per il Suo semplice piacere, ma uno che ha fatto tutte le cose secondo il Suo beneplacito; e sia che le opere dell'uomo sulla terra siano buone o cattive, questo sistema solare che Dio ha fatto osserverà il vero tempo senza variabilità, né ombra di svolta, finché venga la fine e il tempo non sia più

(II.) Tenendo presente questo fatto che il tempo è un dono di Dio alla creazione, riflettete, in secondo luogo, che ciò che conosciamo come tempo è solo la particolare velocità di movimento a cui la nostra vita su questa terra è stata adattata. Per esempio, si può facilmente immaginare che la razza umana sarebbe stata messa a scuola su un pianeta di rivoluzioni più rapide della nostra terra, e che tutte le nostre forze vitali si sarebbero adattate alla più rapida successione del giorno e della notte su quel globo - i nostri impulsi fatti battere proporzionalmente più velocemente, e l'intero meccanismo della vita e del pensiero fatto funzionare più rapidamente - in modo che la stessa storia umana potesse essere vissuta su di essa mondo più veloce. Così, d'altra parte, Dio potrebbe aver adattato il nostro ritmo di vita e di pensiero ai movimenti di un pianeta più lento di questa terra, e tuttavia la nostra coscienza della durata degli anni, il nostro senso del tempo, sono rimasti esattamente gli stessi. Il tempo, quindi, è solo una cosa relativa, la velocità di movimento del meccanismo; nulla di assoluto determinativo o di valore in sé. Dio ha scelto questa terra per il nostro cronometro e ha adattato la nostra coscienza della vita alla sua velocità di movimento; Dio ha determinato per noi l'attuale tasso di tempo della storia umana, tra molte possibilità di tempi diversi, per ragioni che Egli riteneva migliori e che noi non conosciamo. Posso rendere ancora più chiara questa idea della natura relativa del tempo ricordandovi quanto spesso nelle nostre esperienze fuggiamo dal corso ordinario del tempo del mondo, e in un certo senso creiamo il nostro tempo per noi stessi, mentre viviamo nella memoria o nell'anticipazione. La paura e la speranza, il dolore e la gioia, il pensiero e l'azione, quando sono intensi, hanno una certa stregoneria e padronanza del nostro tempo; E non le rivoluzioni della terra, ma i battiti dei nostri impulsi spirituali e la vita dei nostri cuori, rendono i nostri giorni brevi o lunghi sulla terra. Noi mortali siamo tutti trascinati nel diluvio degli anni; eppure sembra che abbiamo il potere, in improvvisi sgorghi di pensiero, di balzare, per così dire, fuori da questa corrente del tempo e del cambiamento, e di cogliere qualche bagliore nel nostro spirito di un elemento superiore dell'esistenza, come l'eterna luce di Dio, e poi ricadiamo di nuovo nella corrente impetuosa che è il nostro proprio elemento di esistenza ora. Tutta questa superiorità dell'anima rispetto al tempo, nella memoria, nel pensiero e nella speranza, significa che c'è qualcosa di eterno e immortale dentro di noi, qualcosa dell'essere dell'Eterno nell'anima vivente dell'uomo. Tu ed io siamo fatti della polvere della terra; ma all'interno di questi corpi legati alla terra, e destinati domani a tornare alla sua polvere, c'è qualcosa di divino che rifiuta di misurare la sua vita con le rivoluzioni delle stelle; un qualcosa che ripiomba nella propria coscienza dell'essere, e nel suo pensiero meditabondo e nel suo amore dimentica le ore che passano e le separazioni di questa mortalità; un mistero dello spirito nell'uomo che, con il suo proprio pensiero di Dio e dell'immortalità, dimostra di essere al di sopra del corso della natura, e di possedere un diritto di nascita divino. Prima di tutto, prendiamo l'aiuto per la fede nel carattere di Dio che il testo intendeva dare. Ci chiediamo come Dio possa vivere queste lunghe ere nella calma beatitudine della Sua presenza intorno alla nostra storia umana di peccato e morte: dov'è la promessa della Sua venuta? Ma non ignorate quest'unica cosa: Dio non misura i Suoi tempi con i nostri orologi; mille dei nostri anni è come un solo giorno per Lui. Tutto dipende dal punto di vista da cui si giudicano le cose; e Dio guarda di eternità in eternità! Ti guardi fuori al mattino e vedi una nuvola che sovrasta la cima di una montagna. A mezzogiorno alzi lo sguardo, e il vento del sud lascia ancora i suoi vapori sulla montagna. Atti sera si può notare che la nuvola è ancora lì, anche se comincia ad essere cambiata dal sole al tramonto in una gloria. È stata una giornata breve per te nei tuoi affari e nei tuoi piaceri. Ma se foste stati sulla montagna ad aspettare che la nuvola si alzasse, sperando in una visione chiara e ampia, le ore si sarebbero allungate, e mentre osservavate il tempo e il mutare delle nebbie, la giornata vi sarebbe sembrata quasi infinita. Ora siamo sotto la nuvola, una piccolissima nuvola di peccato e di dolore, forse, una nuvola passeggera, nel grande e luminoso universo di Dio! Stiamo aspettando l'ora della chiara rivelazione; e questa era del mondo sembra lunga. Ma che importa a Colui che abita l'eternità, che vede tutto intorno? Ancora una volta, queste riflessioni possono servire a insegnarci di nuovo il vero valore del tempo per noi. Il tempo, ho detto, è semplicemente il ritmo del meccanismo; quindi in ogni vita vale semplicemente ciò per cui viene usato, ciò che viene elaborato in essa. Dovremmo considerare la nostra vita come un mezzo per raggiungere un fine, il tempo, il mezzo e un carattere cristiano, che valga la pena che Dio custodisca nella Sua eternità, il fine della nostra vita qui. L'unica cosa necessaria è che l'anima vada di qui vestita con l'abito nuziale di Cristo; non quanto tempo Dio ci concede per vestire le nostre anime per quella società perfetta. Non ci ha già dato abbastanza tempo? (Newman Smyth, D.D.)

L'eternità di Dio considerata in riferimento alla sospensione dei Suoi propositi promessi:

(I.) Sforzati di illustrare il loro significato e di stabilire la verità della proposizione che contengono. Queste parole sono destinate a rispondere alle obiezioni che gli schernitori irreligiosi avanzano contro la certezza del compimento delle dichiarazioni divine, fondate sul loro lungo ritardo

(1.) Ogni porzione di durata è qualcosa di reale, e ha un'esistenza vera e propria; ma gli epiteti grande e piccolo, quando applicati a questo (così come a qualsiasi altra cosa), sono meramente comparativi. Dovremmo considerare i cinquant'anni come una parte molto grande della vita umana; ma lo stesso numero di anni nella storia di un impero sarebbe giustamente considerato piccolo. Così la stessa quantità è grande o piccola, come la si pone accanto a qualcosa di molto inferiore ad essa in grandezza, o molto superiore

(2.) Da ciò risulta che la grandezza assoluta appartiene solo a ciò che è infinito; poiché qualunque cosa non sia all'altezza di questo, per quanto grande possa apparire, la sua presunta grandezza è interamente dovuta all'assenza accidentale di un altro oggetto più grande

(3.) Nella durata, la grandezza assoluta appartiene solo all'eternità

(4.) Dobbiamo quindi concepire che Colui che è sopravvissuto attraverso i secoli eterni; che non conosce "principio di giorni, né fine di anni"; che possiede l'eternità; al quale tutte le sue parti (se ci è permesso così dire) sono continuamente aperte, sia passate che future; devono avere un'apprensione molto diversa da quella parte insignificante di esso che chiamiamo tempo, da quelle delle creature che non ne conoscono altre. Né si obietti, e si dica che deve apparire così com'è, e quindi non c'è motivo di supporre che gli appaia diverso da quello che fa a noi. Senza dubbio gli appare esattamente così com'è. Le sue apprensioni sono, indiscutibilmente, conformi alla natura delle cose; ma da ciò non ne consegue che debba apparire nella stessa luce in cui appare a noi. Che ogni porzione di durata gli appaia reale, lo ammettiamo: non stiamo lottando per essere annientata ai suoi occhi. Qualcosa è, e qualcosa appare, indiscutibilmente, ai Suoi occhi. La misura con cui Dio stima il tempo è, di conseguenza, molto diversa da quella che siamo costretti ad applicare nella sua contemplazione. Misuriamo una porzione di durata in base a un'altra; Egli misura il tempo in base all'eternità. Quanto deve essere inconcepibilmente diversa l'apprensione che sorge da questi diversi metodi di considerarla!

(II.) L'uso a cui può essere applicata la dottrina del testo

(1.) Rimuove il motivo di obiezione contro l'adempimento delle dichiarazioni divine, derivante dal fatto che il compimento è stato a lungo ritardato

(2.) Spiega la forma peculiare del linguaggio delle Scritture, quando viene impiegato nell'annunciare la venuta di Cristo e la fine di tutte le cose

(3.) Anche se non possiamo cambiare immediatamente i nostri sensi, sforziamoci di conformare le nostre idee e convinzioni ai dettami della Saggezza Infallibile su questo argomento. Consideriamo l'intera durata delle cose qui come molto breve. (R. Hall.L 'orologio del cielo va a una velocità diversa da quella dei nostri piccoli orologi. (A. Maclaren.La visione calma di Dio degli eventi nel tempo è uno dei segni della Divinità. Perché non solo è vero che mille anni sono per Dio come un giorno per noi, ma è anche vero, come ci dice San Pietro, che "un giorno è per il Signore come mille anni" sono per noi. Sappiamo qual è l'effetto di mille anni passati (perché di mille anni a venire non possiamo conoscere l'effetto) sulla mente umana. Guardiamo alle cose accadute mille anni fa con molta calma, senza la passione che agitava il petto degli uomini che vivevano quando si svolgevano gli eventi di cui ora leggiamo nella storia. Questo è il modo in cui Dio considera gli eventi il giorno stesso in cui accadono. Essi sono per Lui come se fossero accaduti mille anni fa; così calmo è il temperamento divino, così lontano dall'impazienza e dalla fretta caratteristiche di noi uomini che viviamo per sessant'anni. Questo deriva dal fatto che Egli è l'Eterno. Eppure, strano a dirsi, mentre Dio prende le cose con tanta calma e non ha mai fretta, allo stesso tempo non dimentica mai. Mille anni sono per Lui come un giorno per noi. Egli è tanto serio nel Suo proposito alla fine di un millennio quanto noi lo siamo con il nostro nel giorno in cui lo formiamo. (A. B. Bruce, D.D.Il Signore non è fiacco ... ma è longanime.

Ragioni per cui Dio ritarda le punizioni degli uomini malvagi:

(I.) Affinché gli uomini possano essere portati a comprendere la loro condizione e indotti a usare quei metodi che possono servire a scongiurare l'ira di Dio

(II.) Che in molti casi non si può infliggere una pronta punizione agli uomini cattivi senza destinarne una parte considerevole ai buoni, e quindi Dio li risparmia per il momento affinché i giusti non siano coinvolti nelle calamità dei malvagi

(III.) L'azione degli uomini malati può essere utilizzata per realizzare molti grandi disegni della Provvidenza, e, in particolare, i ritardi della vendetta su alcuni uomini malati possono servire per il castigo di altri

(IV.) Ma è molto uno, rispetto all'Essere Divino, quando la punizione è inflitta agli uomini malati, se mai viene inflitta: un giorno è per Lui come mille anni, e mille anni come un giorno. Né il peccatore, se riflette, può trarre grande soddisfazione nel pensare che sono lontani quei castighi che sono ancora certi

(V.) Che gli attuali ritardi della vendetta, se non producono i loro giusti effetti e non conducono gli uomini a quel pentimento che erano destinati a produrre, non faranno che aggravare la loro rovina. (Bp. Giovanni Conybeare.)

La pazienza di Dio verso i peccatori:

(I.) Devo rendere conto e assegnare alcune ragioni della pazienza di Dio ai peccatori

(1.) Che il ritardo non ha alcuna proporzione né con l'eternità della Sua né con la futura continuazione del nostro essere

(2.) Dio non ha mai inteso questo mondo come luogo della nostra ricompensa finale, e quindi è meno preoccupato di interporsi con frequenza per la punizione immediata del peccatore

(3.) Possiamo presumere che sia stato progettato in molta misericordia verso i peccatori affinché Egli non ne tragga ogni vantaggio

(4.) È progettato per condurci al pentimento. Ci sono momenti critici nella religione, così come nella vita e nella fortuna

(II.) La longanimità di Dio non è una ragione per credere che Egli non si vendicherà mai. Le ragioni che spiegano la Sua pazienza distruggono questa deduzione

(1.) Se la fine del mondo e la dissoluzione di tutte le cose sono la vendetta che ci si aspetta, non era in alcun modo appropriato sollevare un tessuto così vasto se non fosse stato progettato per la continuazione di alcune ere

(2.) Perché se il peccato non potesse mai essere commesso senza una vendetta immediata che lo persegue da vicino, non ci potrebbe essere un adeguato fondamento di ricompensa per la nostra obbedienza

(3.) Qualunque sia la continuazione per cui il mondo può sembrare fatto, tuttavia le vite di uomini particolari sono brevi e incerte

(III.) Il ritardo della Sua vendetta non può essere una ragione giusta per la nostra continuazione nel peccato. Non diminuisce il nostro pericolo; non dà alcun colore all'idea che Dio sia uno spettatore indifferente della malvagità. Ma ora la Sua attuale pazienza dimostra che d'ora in poi perseguiterà i malvagi con la Sua vendetta

(IV.) La sua longanimità è piuttosto un argomento per noi per abbandonare il peccato e procedere d'ora in poi in tutta santa obbedienza

(1.) È così in punto di gratitudine, perché abbiamo visto che è un effetto della Sua misericordia

(2.) Ma se i motivi di gratitudine non riescono a persuaderci, dovremmo almeno considerare che il nostro interesse è molto profondamente interessato a questa questione. Perché è una grandissima esasperazione trasformare i mezzi della grazia in occasioni di peccato. (N. Marshall, D.D.)

La longanimità di Dio è una prova della Sua potenza: - Supponiamo che io sia uno di quegli schernitori, di che cosa dovrei essere più incline a dubitare osservando come le minacce di Dio non hanno avuto effetto? Suppongo la potenza di Dio. Sarei incline a dire: "Dio ha minacciato ciò che non è in grado di compiere; Da qui, la ragione per cui il sole, la luna e le stelle sorgono e tramontano ancora nel loro ordine stabilito". Ebbene, se questo fosse il mio modo di argomentare, mi risponderebbe dire: "Il Signore è longanime verso di noi". Sì, certamente. Non c'è prova del potere divino così grande come la longanimità divina. Come esprime magnificamente questa verità una delle nostre collezioni! "O Dio, che dichiari la tua onnipotenza soprattutto nel mostrare misericordia e pietà". Ora, prima di cominciare a dimostrarvi che la longanimità è una grande prova della potenza di Dio, permetteremmo che questa idea sia in contrasto con quella più comunemente accettata. Basta menzionare la potenza di Dio, e i pensieri sono immediatamente lontani in mezzo ai campi dell'immensità, occupati ad accumulare le opere dell'Onnipotente, stella su stella e sistema su sistema. E, dal fatto della creazione, passiamo a quello della conservazione: vi diciamo che il complicato meccanismo dell'universo è sovrinteso e sostenuto da Dio. Lungi da noi implicare che un tale modo di dimostrare la potenza di Dio sia diverso da quello corretto. Ma sembrerebbe possibile che, mentre cerchiamo nell'universo la prova della potenza di Dio, possiamo passare oltre la dimostrazione più significativa che risiede individualmente in noi stessi. Non parliamo della testimonianza che è indubbiamente data dalla costruzione dei nostri corpi, e dal modo sorprendente in cui il materiale racchiude l'immateriale. Ma ci possono essere prove che sono ancora più trascurate, e anche queste prove che ciascuno può trarre dalla propria esperienza e dalle proprie abitudini. Verso ogni trasgressore c'è stato un esercizio di longanimità da parte dell'Onnipotente; in modo che se la più grande dimostrazione della potenza di Dio è la longanimità di Dio, allora ciascuno di noi possa trovare in se stesso quella grande dimostrazione in tutta la sua completezza. Con un odio per il peccato che supera la nostra concezione, e molto più la nostra imitazione, Dio disprezza ogni cattiva cosa con cui la terra è inquinata. Egli è presente alla perpetrazione di ogni tipo di crimine, stando accanto al bestemmiatore mentre riversa le sue maledizioni, e accanto all'assassino mentre si abbatte sulla sua vittima. Se si riflette su questo fatto, deve sempre sorprenderci. Eppure non colpisce. Vi chiediamo solo di immaginare un uomo dal cuore tenero che sta lì mentre un mostro della sua specie maltratta in modo ripugnante qualche creatura o animale. Supponiamo che egli possieda la più perfetta capacità di porre fine alla crudeltà e di infliggere la giusta punizione. Il primo impulso sarebbe quello di esercitare questa capacità. E se, invece di cedere all'impulso, egli riflettesse dentro di sé - se risparmio un po' a questo colpevole, se non lo visito, all'istante, la sua iniquità, egli potrebbe forse pentirsi - perché non neghiamo che, con un grande sforzo, la riflessione potrebbe trascinare l'impulso, e l'uomo potrebbe passare oltre nella speranza di un futuro emendamento, Deciso a non amministrare alcuna correzione attuale. Ammettiamo che non vi sia alcuna impossibilità effettiva contro l'esercizio di tale tolleranza. Ma pensiamo che sarete tutti d'accordo sul fatto che sarebbe necessario un grande sforzo morale per reprimere i suoi sentimenti. La longanimità è potere su se stessi. Se, dunque, è riverente, per così dire, la longanimità di Dio è potenza su di Lui. E certamente il potere di Dio su Se Stesso deve essere più grande del potere che Egli mette in campo quando si occupa di ciò che è materiale e finito. Si può leggere di tali esempi come di un uomo nella durezza del suo ateismo che sfida, per così dire, la Divinità a provare la Sua esistenza colpendolo a terra. "Se c'è un Dio, che si mostri, colpendo me, il suo negatore". Ora, è difficile immaginare un Essere che eserciti su di sé un controllo tale che, con tutto l'apparato di risposta infuocata a sua disposizione, non dovrebbe rispondere alla sfida livellando con il terreno colui che la pronuncia. Puoi misurarmi lo sforzo che sarebbe per il Creatore trattenere il fulmine e incatenare il fulmine? Eppure all'ateo è permesso di andarsene indenne. Quale lezione trae il credente in Dio da questa assenza di ogni rabbia? Impara la potenza di Dio cento volte di più dal silenzio ininterrotto del firmamento che dai toni rauchi della vendetta che precipitano verso la distruzione del ribelle. L'ateo rovesciato non è nulla in confronto all'esibizione dell'ateo risparmiato. Probabilmente arriveremo a giusti apprensioni riguardo alla longanimità di Dio in relazione con gli altri attributi di Dio, se esaminiamo attentamente due semplici fatti. La prima è che Dio può punire ogni peccato; la seconda, che Dio può perdonare ogni peccato. È essenziale per la longanimità di Dio che ciascuna di queste affermazioni sia valida, nel senso più ampio del termine. A meno che non ci sia il potere di punire, non ci può essere longanimità; poiché la longanimità presuppone necessariamente che l'Essere, che potrebbe all'istante vendicarsi, passi per un po' sull'iniquità. D'altra parte, a meno che Dio non possa perdonare ogni peccato, che cosa c'è nella Sua longanimità? Non possiamo avere alcuna idea della longanimità se non come esposto nel nostro testo: che essa è sopportazione del reo affinché, avendogli dato il tempo di considerare le sue vie, possa ancora respingere la punizione mediante il pentimento. Se riusciremo a dimostrare in modo soddisfacente che Dio è preminentemente potente, in quanto è sia il punitore che il perdonatore del peccato, avremo stabilito il punto in discussione: che la longanimità di Dio è una grande misura della Sua potenza. Ammetterai prontamente che è dimostrare la potenza di Dio dimostrarLo superiore a ogni creatura, così che se l'intero universo si coalizzasse contro di Lui, non avrebbe il potere di trincerarsi nella Sua sovranità. Ma come possiamo assicurarci più completamente della superiorità di Dio rispetto a ogni creatura se non accertandoci che su ogni creatura che si allontana dall'obbedienza Dio può esercitare l'ufficio di vendicatore? Chiunque, la creatura che apostata, sia che si trovi in alto o in basso nella scala dell'intelligenza, al di là di ogni dubbio la potenza di Dio può raggiungere per frenare o schiacciare questa creatura. Può darsi infatti che alla creatura sia permesso di continuare a ribellarsi; e quindi non viene data alcuna prova diretta della supremazia di Dio. In che cosa sarebbe, dunque, la prova della potenza di Dio? Semplicemente nella longanimità di Dio. La longanimità è la più grande dimostrazione di potere da questa parte nel giorno del giudizio. È la nostra prova che Dio ora possiede tutto ciò che allora eserciterà. E quando mi viene detto che Dio è longanime, e che non sono poste limitazioni all'attributo, mi presentate un'immagine tanto travolgente nei suoi dettagli quanto stupenda nei suoi contorni. Capisco subito che se Dio può essere longanime, allora Dio può punire ogni peccato. Non potrebbe essere longanime se non fosse in grado di punire; Non avrebbe potuto punire se non fosse stato supremo. E poi osservare, in secondo luogo, che Dio può perdonare ogni peccato. Di tutte le verità straordinarie, forse la più straordinaria è che il peccato può essere perdonato. Potrebbe essere una cosa audace da dire; ma se esaminate attentamente, vedrete che c'è un forte senso in cui si può dire che la longanimità non è naturale per Dio. Poiché Dio è stato longanime senza sforzo? Potrebbe essere longanime senza una preparazione? Egli poteva essere longanime solo se aveva deciso di abbandonare il Suo diletto Figlio alle più feroci agonie e ai torti più ripugnanti. E quando penso alla differenza tra Dio, il Creatore dei mondi, e Dio, il Perdonatore del peccato, l'uno fatto senza sforzo, e l'altro che richiede uno strumento nobilmente sublime; l'uno provocato da una parola, l'altro operato nell'agonia e nel sangue... oh! Il mondo creato è come nulla in confronto al peccato cancellato! Che Dio possa perdonare è il culmine stesso di ciò che è meraviglioso; e, perciò, o Signore, Ti conosco di più, l'Onnipotente, quando vedo in Te, il Longanime! (H. Melvill, B.D.)

La pazienza di Dio:

(I.) Considerate la pazienza e la longanimità di Dio verso l'umanità, poiché è un attributo e una perfezione della natura divina: "Dio è longanime verso di noi". 1. La pazienza di Dio è la Sua bontà verso i peccatori nel differire la punizione loro dovuta per i loro peccati; e la moderazione e il differimento della punizione dovuta al peccato sono similmente un esempio della pazienza di Dio; e non solo il differimento e la moderazione della punizione temporale, ma l'aggiornamento dell'eterna miseria dei peccatori è un esempio principale della pazienza di Dio; così che la pazienza di Dio occupa tutto quello spazio di pentimento che Dio concede ai peccatori in questa vita, anzi, tutti i giudizi temporali e le afflizioni che colpiscono i peccatori

(2.) Non è necessariamente dovuto a noi, ma è dovuto alla perfezione della natura divina; è un ramo principale della bontà di Dio, che è la perfezione più gloriosa di tutte le altre; e quindi lo troviamo sempre nella Scrittura in compagnia degli attributi più miti di Dio

(3.) Dai all'umanità una prova della grande pazienza e longanimità di Dio. E questo apparirà evidentemente se consideriamo queste due cose

1.) Come gli uomini trattano Dio. Ogni giorno Lo provochiamo fortemente; lo rattristiamo e lo stanchiamo con le nostre iniquità Isaia 43:24

(2.) La pazienza di Dio apparirà ancora di più se consideriamo come, nonostante tutto ciò, Dio tratta con noi. Egli è paziente con il mondo intero. Egli "ci previene ogni giorno con la benedizione" della sua bontà, prolungando la nostra vita e concedendoci molti favori. Ma la pazienza di Dio apparirà in modo più illustre se consideriamo questi particolari seguenti

(1) Che Dio non è affatto obbligato a risparmiarci e a sopportarci.

(2) Che Dio ci risparmia quando è in Suo potere così facilmente rovinarci.

(3) Che Dio esercita questa pazienza anche quando stiamo sfidando la Sua giustizia per punirci e provocando il Suo potere di distruggerci.

(4) Che Egli è così lento e non disposto a punire e a infliggere i Suoi giudizi su di noi. (a) La riluttanza di Dio a punire appare nel fatto che Egli si sforza di prevenire la punizione; e per poter fare efficacemente ciò si sforza di prevenire il peccato, causa meritoria dei giudizi di Dio; a tal fine l'ha minacciata con severe punizioni che gli uomini possono temere di offendere. (b) Egli passa molto tempo prima di compiere quest'opera. Il giudizio è, nelle Scritture, chiamato "la Sua strana opera"; come se non lo conoscesse e sapesse a malapena come farlo all'improvviso Deuteronomio 32:41. (c) Quando compie quest'opera, lo fa con molta riluttanza Osea 11:8. È rappresentato mentre fa molti saggi e offerte prima di arrivarci Salmi 106:26. Dio trattiene i Suoi giudizi fino a quando non si stanca di trattenersi, come si dice Geremia 6:11, fino a quando non può più resistere Geremia 44:22. (d) Dio è facilmente persuaso a non punire, come nel caso di Ninive. Con quale gioia comunica al profeta la notizia dell'umiliazione di Achab! (e) Quando punisce, lo fa molto raramente in modo rigoroso e fino all'estremo, non tanto quanto meritiamo Salmi 103:10. (f) Dopo che Egli ha cominciato a punire, ed è impegnato nell'opera, non è difficile che Egli venga tolto di dosso 2Samuele 24. Anzi, Dio è così pronto ad essere tolto da quest'opera, che attribuisce un alto valore a coloro che stanno sulla breccia per allontanare la Sua ira Numeri 25:11, 13

(5.) La pazienza di Dio apparirà ancora se ne consideriamo alcuni esempi eminenti. La Sua pazienza è così grande che i Suoi stessi servitori si sono lamentati di Lui per questo. Giobbe, che era un uomo così paziente, ci pensò molto Giobbe 21:7, 8. Giona sfida Dio per questo Giobbe 4:2

(II.) Che la pazienza di Dio e il ritardo del giudizio non sono un motivo per cui i peccatori dovrebbero sperare nell'impunità: "Dio non è pigro riguardo alla Sua promessa come alcuni uomini considerano l'indolenza".

(III.) La vera ragione della pazienza e della longanimità di Dio verso l'umanità: "Egli è longanime verso di noi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti vengano a pentimento". Questo è il fine principale della pazienza di Dio verso i peccatori; e se non riesce a raggiungere questo fine attraverso la nostra impenitenza, ha altri fini che raggiungerà infallibilmente; Egli glorificherà con ciò le ricchezze della Sua misericordia e rivendicherà la rettitudine della Sua giustizia; poiché Dio non perde la gloria della Sua pazienza, anche se noi ne perdiamo il beneficio, ed Egli la renderà asservita alla Sua giustizia in un modo o nell'altro. Lezioni:1. Che nulla è più provocante per Dio dell'abuso della Sua pazienza

(2.) Che la pazienza di Dio avrà fine

(3.) Che nulla affretterà e aggraverà di più la nostra rovina dell'abuso della pazienza di Dio. (Abp. Tillotson.)

L'universo esterno dell'uomo come mantenuto da Dio per uno scopo morale:

(I.) Che l'universo esterno dell'uomo è mantenuto da Dio

(1.) Per quanto a lungo possa continuare a sostenerlo, non trascura le richieste della Sua giustizia. Davanti a Lui c'è "un giorno di giudizio e di perdizione degli uomini empi". 2. Per quanto a lungo possa continuare a sostenerlo, la durata non è nulla per Lui. "Un giorno è presso il Signore come mille anni, e mille anni come un giorno". Egli non è limitato al tempo come lo siamo noi

(3.) Per quanto a lungo possa continuare a sostenerlo, non dimentica la Sua promessa. "Il Signore non è lento riguardo alla Sua promessa, come alcuni uomini considerano la pigrizia". 4. Per quanto a lungo Egli possa continuare a sostenerlo, la Sua pazienza si manifesta in tutto il mondo. Egli "è longanime verso di noi".

(II.) Che l'universo esterno dell'uomo è mantenuto da Dio per uno scopo morale. "Non volendo che alcuno perisca, ma che tutti vengano a ravvedimento". Qual è lo scopo? Perché questo mondo è rimasto in esistenza per così tante ere? È perché gli uomini possano crogiolarsi tra le gratificazioni animali, crogiolarsi tra gli elementi che servono i sensi e assecondare le passioni? È per addestrare l'intelletto a pensare e a riempire la mente di conoscenza? Nemmeno questo. È la restaurazione morale dell'uomo. "Che nessuno perisca, ma che tutti giungano al pentimento". 1. Questa restaurazione morale dell'uomo richiede il "pentimento". 2. Questa restaurazione morale dell'uomo è secondo la volontà divina. (D. Thomas, D.D.)

Dio fedele al Suo proposito: - A volte in architettura e scultura i disegni sono formati come esercizio di abilità, senza alcuna intenzione di incarnarli nel lavoro. E a volte i politici escogitano schemi che sono destinati solo all'utopia, e per la cui realizzazione non si farà alcun tentativo. Ma il disegno di Dio è per l'esecuzione e il Suo piano per l'incarnazione. Il proposito di realizzare il Suo disegno ha una salda presa su ogni parte e caratteristica di quel disegno. (S. Martin.Che tutti giungano al pentimento.-

Le regole e le indicazioni per il giusto adempimento del dovere di pentimento:

1.) Il primo è questo, implorare il pentimento dalle mani di Dio 2Timoteo 2:25

(2.) Abbiate il dovuto riguardo per la sacra Parola. Supponiamo di viaggiare al buio, che cosa potremmo fare di meglio in tal caso che procurarci una luce che ci guidi? Naturalmente siamo nelle tenebre dell'ignoranza e delle nebbie dell'errore, e vogliamo essere illuminati nel modo giusto Salmi 119:105; 2Pietro 1:19. E che la Sacra Scrittura abbia un'efficacia particolare nel purificare dal peccato, che si fa con il pentimento, è evidente Salmi 119:9

(3.) Considera la natura di Dio. Come la Sua parola è stata giustamente ascoltata, così la Sua natura debitamente contemplata, sarà non solo un potente antidoto contro il peccato, ma anche un forte incentivo al pentimento. Ora, la natura di Dio possiamo impararla meglio dal Suo nome glorioso Esodo 34:6, 7. Dio nella Sua natura è santo, e anche essenzialmente e infinitamente santo Isaia 60:3. E possiamo sopportare di riposare nel peccato volontario quando è un male abominevole per Dio, e ci rende odiosi a Lui come lo è nella sua stessa natura? Riflettete poi di nuovo seriamente, che Egli è proprio troppo. E come la Sua perfetta purezza lo pone contro i peccatori, così la Sua assoluta giustizia Lo inclina e lo costringe a punire tutti coloro che persistono in essa. E allora possiamo considerare ulteriormente che anche Lui è potente e armato di onnipotenza. E così Egli è in grado di punirci Salmi 76:7

(4.) Metti davanti ai tuoi occhi la promessa e l'assicurazione del perdono Ezechiele 18:30 ; Luca 24:47; Atti 3:19; 5:31

(5.) Fissa i tuoi pensieri sulle sofferenze di Cristo. Erano vari, taglienti e terribili; ma tutto per i nostri peccati. (R. Warren, D.D.)

La volontà di Dio di perdonare:

(I.) Che Dio "non voglia che alcuno perisca" appare dalle Sue stesse dichiarazioni positive

(II.) Che Dio "non voglia che alcuno perisca" è illustrato dagli inviti di cui abbondano le Sacre Scritture

(III.) La stessa verità è ulteriormente illustrata dall'incoraggiamento che Dio presenta ovunque a coloro che mostrano un'inclinazione a tornare

(IV.) La stessa verità è illustrata dalle minacce e dagli avvertimenti che vengono dati alle persone e alle nazioni prima che la distruzione si abbatta su di loro

(V.) Il ritardo del giudizio illustra il mio testo

(VI) I personaggi più noti sono specificati nelle offerte e negli inviti alla misericordia che troviamo nella Sacra Scrittura

(VII.) La morte di Cristo è un'illustrazione della proposizione nel testo

(VIII.) I mezzi impiegati per mantenere il vangelo di Cristo davanti al mondo e la Chiesa dichiara la stessa verità

IX. Gli sforzi presi per rimuovere la diffidenza dimostrano che Dio "non vuole che alcuno perisca". Egli non solo ci dà la Sua dichiarazione che non vuole che alcuno perisca, ma ci dà il Suo giuramento

X. La proposizione contenuta nel testo è illustrata da molti esempi: Manasse. Ladro sulla croce. (W. Freeland, LL.D.)

La riluttanza di Dio:

(I.) Che cosa intende qui l'apostolo con l'espressione "perire"? Che cosa significa perire? A questa domanda si risponderà nel modo più appropriato con le parole della Sacra Scrittura. Paolo lo chiamò "Essere punito con la distruzione eterna, lontano dalla presenza dell'Eterno e dalla gloria della sua potenza" 2Tessalonicesi 1:9. "Distruzione improvvisa" 1Tessalonicesi 5:3. "Rapida distruzione" (CAPITOLO 2:1). "La vendetta del fuoco eterno" Giuda 7

(II.) Quali ragioni abbiamo per concludere che qualcuno perirà in questo modo? 1. Gli angeli caduti sono periti Giuda 6

(2.) Sodoma e Gomorra hanno "sofferto la vendetta del fuoco eterno" (Ibid. 7)

(3.) Gli altri uomini meritano di perire. "La Scrittura ha concluso tutti sotto il peccato." 4. Quella parte della punizione che consiste nella morte naturale viene inflitta ogni giorno sotto i nostri occhi

(5.) Dio ha detto che alcuni personaggi periranno. "Chi non crederà sarà dannato".

(III.) Ma chi è in pericolo? 1. "Disprezzatori" Atti 13:41

(2.) Le persone profane e tutti coloro che "dimenticano Dio" Salmi 9:17

(3.) Tutti gli impenitenti Luca 13:5

(4.) Tutti gli increduli Marco 16:16

(IV.) Come dobbiamo intendere l'espressione Dio non vuole che alcuno perisca? L'inferno non esiste senza il Suo permesso! La morte è la Sua messaggera! Il giudizio del gran giorno sarà tenuto dalla Sua nomina! Ma poi

1.) Dio non punirà senza occasione. Né 2. Fino a quando la colpa dell'uomo non l'abbia resa necessaria. Né 3. Senza aver fornito un rimedio: il miglior rimedio possibile. Né 4. Senza aver autorizzato la pubblicazione di tale ricorso. Né 5. Senza aver implorato gli uomini di accettarlo. Né 6. Senza aver dato spazio al pentimento

(7.) Né infliggerà il giudizio eterno a un'anima che non abbia dimostrato la sua inimicizia finale verso di Lui, verso la verità, verso la santità

(V.) Quali prove abbiamo che Dio "non vuole che alcuno perisca così"? 1. Le prove derivanti dal Suo carattere

(2.) Dalla Sua parola

(3.) Dal Suo giuramento Giovanni 3:16

(4.) Dal dono del Suo Santo Spirito

(5.) Dalla rivelazione della Sua verità

(6.) Dall'esaltazione di Cristo come Principe e Salvatore per dare il pentimento

(7.) Dalla promessa dell'aiuto personale dello Spirito Santo, a coloro che lo chiedono. 8. Da ogni esempio di vero pentimento che si è verificato. 9. Dal risparmiare misericordia di giorno in giorno. 10. Da avvertimenti, esortazioni, inviti, direttive, promesse, ecc., senza numero

(VI.) Qual è l'imperativo e l'unica alternativa affinché gli uomini non periscano? Rispondiamo: "pentimento". (L'Evangelista.)

10 2PIETRO CAPITOLO 3

#2Pietro 3:10

Il giorno del Signore verrà come un ladro.-

Il giorno del Signore:

(I.) Il testo ci indica innanzitutto un periodo che avanza rapidamente verso di noi, nel futuro; e come tale differisce da qualsiasi altro che possa aver segnato un'epoca nella successione delle ere da quando il mondo ha avuto inizio

(1.) La luminosa manifestazione degli attributi del Signore che sarà poi fatta

(2.) Gli affari del regno mediatore della grazia, il regno di Cristo, in quanto tale, saranno allora completati

(3.) L'esibizione della Sua equità, che sarà poi fatta nelle dispense regolari della Sua provvidenza tra gli uomini

(4.) Il Signore riceverà allora nel Suo popolo e dal Suo popolo gloria e fama

(II) Le dichiarazioni fatte nel testo riguardo alla sua venuta

(1.) La certezza di esso

(2.) Il modo improvviso e inaspettato del suo avvicinamento.

(1) Eccitare gli uomini a guardare l'evento.

(2) La conoscenza dell'ora esatta potrebbe allarmare gli uomini e impedire l'adempimento degli attuali doveri della vita

(III.) Alcuni degli avvenimenti del giorno del Signore. (J. Thompson Smith.)

Preparazione alla carestia e al giudizio:

(I.) Il periodo a cui si fa riferimento. Ci sono stati giorni memorabili nella storia del mondo e nella storia delle nazioni

(1.) In quel giorno la dispensazione della misericordia si concluderà

(2.) Sarà il giorno della seconda venuta del Signore Gesù. Credente, sarà il compimento della tua beatitudine avere una vista perfetta di Cristo "senza velo in mezzo" e portare un'esatta conformità alla Sua somiglianza. Ma o peccatore! come incontrerai il Suo cipiglio? 3. Sarà il giorno dell'onore speciale del Signore

(4.) È il giorno in cui tutte le Sue dichiarazioni saranno adempiute e verificate: le Sue dichiarazioni di misericordia al Suo popolo e le Sue minacce di distruzione agli impenitenti e agli increduli

(II.) I doveri a cui ci chiama la sua attesa venuta

(1.) Dovremmo guardarci da uno spirito di pigrizia e indifferenza

(2.) Dovremmo desiderare ansiosamente di essere trovati pronti ogni volta che quel giorno potrebbe arrivare.

(1) La riconciliazione con Dio è necessaria.

(2) È necessario un cammino vicino e umile con Dio.

(3) Meditare frequentemente sulle conseguenze di quel giorno ci preparerà per la sua venuta

(III.) Motivi che ci hanno portato all'adempimento di questi doveri

(1.) L'incertezza del momento in cui questo giorno verrà

(2.) Il pericolo e la rovina derivanti dalla mancanza di preparazione per la sua venuta. (Ricordo dell'Essex.) I cieli passeranno con un gran rumore.-

La distruzione dell'universo:

1.) La distruzione dell'universo ci offre un'immagine del potere del nostro Giudice. Quanto è potente questo Giudice! Chi può resistere alla Sua volontà? 2. La conflagrazione dell'universo ci offre un'immagine degli orrori del vizio. Guardate fino a che punto Dio porta il Suo risentimento contro il peccato. Cieli, terra, elementi, siete voi colpevoli? Ma, se siete trattati con tanto rigore per essere stati gli strumenti inconsapevoli del crimine, quale deve essere la condizione del criminale? 3. Nell'incendio dell'universo troviamo una rappresentazione della vanità del mondo attuale. Cos'è questo mondo che affascina i nostri occhi? Si tratta di una pila funeraria che inizia già a bruciare e presto sarà interamente consumata. La speranza di un'immortalità immaginaria ha potuto sostenere alcuni uomini contro la paura di una morte reale. L'idea di esistere nelle menti di coloro che esisteranno dopo di loro li ha, in qualche modo, confortati dal miserabile pensiero di non essere più. Di qui edifici pomposi, quindi ricchi monumenti e titoli vanagloriosi incisi su marmo e ottone. Ma ecco la dissoluzione di tutti quei legami, e il ricordo di tutto ciò che è legato al mondo svanirà con il mondo

(4.) La conflagrazione dell'universo fornisce una descrizione del mondo a venire. Ci sentite spesso declamare sul nulla delle cose terrene. Come mai Dio, che ha deciso di renderci un giorno felici, non ci permette di rimanere in questo mondo e si accontenta di unire tutte le circostanze felici in nostro favore? Ah! una vita formata su questo piano potrebbe certamente rispondere alle idee di felicità che formano i geni finiti, ma un tale piano non può nemmeno avvicinarsi ai disegni di un Dio infinito. Una vita formata su questo piano potrebbe certamente esaurire un amore terreno, ma non potrebbe mai raggiungere l'amore di un Dio infinito. Per realizzare questo amore ci deve essere un altro mondo; ci devono essere nuovi cieli e nuova terra; ci devono essere oggetti molto più grandiosi

(5.) Infine, la distruzione dell'universo mostra l'eccellenza della pietà. Oh, se potessi rappresentare il credente in mezzo ai fuochi, ai venti, alle tempeste, alla confusione di ogni natura, contento, pacifico, inalterabile! (J. Saurin.) Anche la terra ... sarà bruciato.-

Il mondo in fiamme:

(I.) L'ultima conflagrazione generale. In questa Epistola c'è una verità insegnata molto chiaramente, e cioè che questo mondo attuale deve essere consumato dal fuoco. Apprendiamo anche che questa conflagrazione avrà luogo in connessione con il giudizio, poiché "i cieli e la terra che ora sono, sono tenuti in riserva, riservati al fuoco, per il giorno del giudizio e della perdizione degli uomini empi". Dal nostro testo deduciamo anche che questo fuoco brucerà tutte le opere esistenti sulla terra: tutto ciò che l'uomo ha costruito perirà. I chimici ci dicono che il grande rumore di cui parla Pietro avrebbe certamente accompagnato una tale combustione. Il mondo intero tornerà ad essere una sola massa fusa, e questo firmamento terrestre cesserà di esistere. Possiamo qui notare che la profezia secondo cui la terra sarà così consumata da un calore fervente è facilmente da credere, non solo perché Dio lo dice, ma perché evidentemente ci sono i mezzi a portata di mano per l'adempimento della profezia. Plinio era solito dire che era un miracolo che il mondo fosse sfuggito alle fiamme per un solo giorno, e non mi meraviglio di questa osservazione, considerando il carattere del quartiere in cui trascorreva gran parte del suo tempo. Nel visitare la campagna intorno a Napoli mi veniva costantemente in mente lo stesso pensiero. Laggiù c'è il Vesuvio pronto in qualsiasi momento a vomitare fuoco, e a mandare continuamente nuvole di fumo. Poi andate alla Solfatara dall'altra parte di Napoli, fermatevi alla bocca di quell'antico vulcano e ascoltate i terrificanti brontolii che accompagnano l'impeto del vapore e dello zolfo; poi batti il piede o scaglia una pietra per terra, e ascolta come risuona la terra; È evidente che ti trovi sopra una vasta caverna. Guardatevi intorno e notate come la terra fuma di esalazioni sulfuree. Osservate, inoltre, come la terra in alcuni luoghi si è alzata e caduta, più e più volte. Eppure questa regione vulcanica intorno a Napoli non è che uno dei tanti sfoghi dei grandi fuochi che sono nelle viscere della terra; Trecento o più montagne infuocate hanno già vomitato fiamme. Secondo la credenza di molti geologi, l'intero centro della terra è una massa di materia fusa, e noi viviamo su una crosta sottile che si è raffreddata, e probabilmente non è spessa più di cento miglia. Le probabilità sono che l'intera massa interna sia in uno stato liquido e, forse, in uno stato gassoso. Gli astronomi ci dicono che negli ultimi duecento o trecento anni sono scomparse circa tredici stelle fisse e, secondo la loro credenza, sono state bruciate. Se cose del genere accadono in altri mondi, c'è qualcosa di improbabile nella convinzione che qualcosa di simile accadrà a noi? Ma se non ci fosse un mare di fuoco interno, e nessun esempio di altri mondi consumati dal fuoco, chi potrebbe indovinare il potere che si nasconde nell'elettricità e nelle altre forze sottili? I terribili eserciti di Dio sono in agguato dappertutto. Egli deve solo pronunciare la parola, e i servi della Sua onnipotenza risorgeranno, terribili nella loro potenza distruttiva. La terra è come una catasta di legna, e i tedofori sono pronti ad accenderla in qualsiasi momento. Anche se leggiamo che il mondo è stato bruciato dal fuoco, non ci viene detto che sarà annientato da ciò. Noi crediamo da varie cose che sono accennate nelle Scritture, anche se non vogliamo dogmatizzare, che questo mondo sarà rimesso e rinnovato; E in questo senso ci aspettiamo nuovi cieli e una nuova terra, nei quali abita la giustizia. Lutero era solito dire che il mondo è ora nei suoi abiti da lavoro, e che a poco a poco si vestirà con i suoi abiti pasquali di gioia. Ci piace pensare che la scia del vecchio serpente non rimarrà sempre sul globo, ed è un pensiero incoraggiante che dove il peccato ha abbondato la gloria di Dio dovrebbe abbondare ancora di più

(II.) L'apostolo ha tratto conclusioni pratiche. "Vedendo dunque che tutte queste cose saranno dissolte, quale sorta di persone dovreste essere voi in ogni santa condotta e pietà?" Che relazione ci può essere tra l'incendio del globo e la santa conversazione e la pietà? Il primo collegamento è questo. La nostra posizione come cristiani è in questo momento simile a quella di Noè prima della distruzione del mondo per mezzo dell'acqua. Che tipo di persona avrebbe dovuto essere Noè? Suppongo che un uomo del genere, aspettandosi ogni giorno che la pioggia scenda e che il diluvio scoppio, condurrebbe una vita molto libera dalla mondanità, una vita esattamente l'opposto del resto dei suoi simili. Ora la nostra vita dovrebbe essere come quella di Noè. Guardatevi intorno per vedere le bellezze della natura, e quando ne godete dite a voi stessi: "Tutte queste devono essere dissolte e fondersi con un calore ardente". Capisci che le cose che si vedono non sono che un sogno, che le cose invisibili sono le sole sostanziali. Perciò siediti sciolto presso tutte le cose sotto la luna, e stringi come con la stretta di un moribondo le cose eterne che Dio ti ha rivelato. Tale condotta vi separerà dai vostri simili. Poiché nel profondo del tuo cuore c'è un oggetto diverso dal loro, e poiché stabilisci una stima diversa su tutte le cose, la tua condotta sarà molto distante dalla loro; Essendo influenzato da motivi diversi, la tua vita divergerà dalla loro, ed essi ti fraintenderanno, ti imputeranno cattivi motivi. Osservo inoltre che la vicinanza del Signore, suggerita dal fatto che il mondo deve essere distrutto, secondo la Sua parola, suggerisce la santità. Il peccatore trova una ragione per il peccato quando dice: "Dio non è qui: tutto si svolge nel modo ordinario: a Dio non importa quello che fanno gli uomini". "No", dice l'apostolo, "non è lontano, è qui, a trattenere le forze del fuoco; Egli sta riservando questo mondo per un po' di tempo, e a poco a poco lascerà che i fuochi si scatenino e il mondo sarà distrutto. Non è lontano, è addirittura alla porta". Come potete peccare contro Colui che è così vicino? L'apostolo dice: "Che sorta di persone dovreste essere?" Ricordate che stava parlando ai santi, e ci insegna che anche i santi dovrebbero essere più santi di quello che sono. Non abbiamo raggiunto ciò che dovremmo essere, e posso dire al miglior figlio di Dio qui presente questa mattina: "C'è ancora un aldilà". E poi prosegue specificando due rami della vita santa. "In ogni santa conversazione", vale a dire, in ogni santo comportamento verso gli uomini; "e pietà", cioè, tutto il pio agire verso Dio. (C. H. Spurgeon.)

Sulla dissoluzione del mondo:

(I.) Contemplate l'Essere Supremo che dirige la dissoluzione, come ha diretto la formazione originaria, del mondo

(II.) Contempliamo la dissoluzione del mondo come la fine di tutta la gloria umana. Questa terra è stata teatro di molti grandi spettacoli, e di molte grandi conquiste

(III.) Contempla l'anima dell'uomo come se rimanesse illesa in mezzo a questa desolazione generale, quando l'intera creazione animale perisce, e l'intera struttura della natura cade in rovina. Ecco, dunque, che cos'è il vero onore e l'eccellenza dell'uomo

(IV.) Contempliamo la dissoluzione del mondo come l'introduzione a un sistema più grande e più nobile nel governo di Dio. Noi, secondo la Sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abita la giustizia. (H. Blair, D.D.)

L'universo esterno dell'uomo è in attesa di una tremenda crisi: - C'è una conflagrazione spirituale in corso. Cristo venne "per mandare fuoco sulla terra". La sua parola consuma come un fuoco i falsi e i corrotti. Ma la conflagrazione nel testo è materiale

(I.) Che il carattere di questa crisi sarà molto terribile

(1.) L'agente con cui sarà realizzato, il "fuoco", è terribile. Il fuoco, quando non è nel suo stato latente ma attivo, è la forza più terribile del mondo. C'è un'agonia nel suo tocco. Forma la più bella, si trasforma in cenere. L'acqua, che ha distrutto il vecchio mondo, è in alcune delle sue forme un potere terribile, ma in essa può sussistere la vita. Puoi toccarlo senza dolore, puoi galleggiare sulla sua superficie, puoi costruire un vascello che ti porti sopra le sue inondazioni e i suoi mari impetuosi. Ma non è così con il "fuoco". Nessuna arca ti porterà oltre un diluvio di fuoco

(2.) L'ampiezza della sua scena lo rende terribile. "I cieli passeranno". "Anche la terra e tutte le opere che sono in essa". 3. Il tumulto con cui sarà accompagnato è terribile. "Un gran rumore." Ci sono alcuni suoni che scuotono l'anima con l'orrore. L'ululato del vento che si alza nella tempesta, il rombo del fulmine che si avvicina, il ruggito selvaggio e lugubre dell'oceano quando viene sferzato dalla furia: questi sono tutti suoni più o meno di terrore. Ma ci sono versi di animali ancora di più. I gemiti dei moribondi, i gemiti dell'amore in lutto, le grida di un cuore agonizzante: questi sono suoni spaventosi. Che rumore produce un piccolo falò, che rumore anche un po' di vapore proveniente dal motore; ma quale dev'essere il rumore delle foreste in fiamme e degli oceani in ebollizione, delle città che cadono e delle montagne che vacillano! Questo "grande rumore" sarà molto terribile

(4.) L'imprevisto con cui arriverà è un altro elemento di terrore. "Verrà come un ladro nella notte". Per certi versi non sarà un ladro.

(1) Un ladro arriva senza preavviso.

(2) Un ladro non ha il diritto di venire.

(3) A un ladro si può resistere. C'è la possibilità di farlo tornare indietro; Ma non è così con questa crisi. Deve venire

(II.) Che l'avvicinarsi di questa crisi è molto certo

(1.) È certo che c'è un punto nel futuro che porrà fine all'attuale connessione degli uomini con questa terra

(2.) Ci sono prove conclusive che questo periodo sarà accompagnato da una conflagrazione

(III.) Che la prospettiva di questa crisi dovrebbe esercitare sull'umanità un'influenza santificante. L'apostolo afferma due effetti che la prospettiva dovrebbe produrre su di noi

1.) Santità pratica in ogni parte della nostra vita: "Santa conversazione e pietà". Se tutti i nostri interessi materiali devono scomparire in questo modo, con quale serietà dovremmo coltivare quei principi di carattere, quelle disposizioni mentali e quelle abitudini di vita che dureranno per sempre? 2. Un sincero desiderio dell'anima per il futuro. "Cercare e affrettarsi", ecc. (D. Thomas, D.D.)

Elementi che aumenteranno la conflagrazione finale: - Poiché l'attributo più nobile dell'acqua è la sua insipidezza, chi sarebbe disposto a scoprire che, chimicamente parlando, è notevole per la sua composizione ignea? Quando i suoi due costituenti vengono bruciati nella cerbottana ossi-idrogeno, producono una fiamma di straordinaria ferocia. Tale è la violenza con cui si combinano che è necessario impedire loro di mescolarsi, se non in piccole quantità, a meno che non siano proprio sul punto di accendersi. Il dottor Clarke mise uno schermo di mattoni tra sé e i gas pericolosi quando sperimentò per la prima volta la loro potenza, ma fu quasi ucciso da un'esplosione. Forse, quando il mondo e tutte le opere che vi si trovano saranno bruciate, l'oceano potrà davvero essere il magazzino da cui si potrà attingere combustibile per sostenere la grande conflagrazione. Ma sia come può essere il buon consiglio di Dio, non è un pensiero sorprendente che l'acqua, l'intransigente avversario del fuoco, debba essere composta da due elementi la cui congiunzione è accompagnata da un'appassionata esplosione di fiamma e da una terribile eruzione di caloria? (Illustrazioni scientifiche.)

11 2PIETRO CAPITOLO 3

2Pietro 3:11

poiché tutte queste cose saranno dissolte.-

Immortalità e scienza: - È un fatto singolare che queste parole abbiano molta più probabilità di verità di quanto non ne avessero una generazione fa. Allora, la stabilità dell'universo fisico era considerata un fatto consolidato della scienza; ora non è considerato così. Se questo mondo e l'universo dei mondi devono subire a volte le catastrofi indicate dalla scienza e dalla Scrittura, fino alla possibile distruzione, dove dimorerà l'uomo immortale? La scienza fisica tocca principalmente il destino umano in due punti di ciò che è tecnicamente noto come il principio di continuità; vale a dire, la risoluzione del pensiero e del sentimento in cambiamenti molecolari e lo sviluppo dell'uomo dai precedenti ordini inferiori di vita. Si pensa che il principio militi contro l'immortalità, in quanto implica che tutta la potenza della vita è nella materia, e che tutte le attività mentali e morali non sono altro che l'operazione della materia organizzata. In base a questa ipotesi, il pensiero e il sentimento si risolvono nel vortice delle molecole, nella formazione e distruzione del tessuto, un processo interamente materiale, necessario nel suo carattere e che non ammette alcuna personalità permanente. Trovare qualcosa al di fuori di questa legge onnicomprensiva di cui l'immortalità può essere predicata, qualsiasi cosa che sopravviva quando si rompe il legame che tiene insieme gli atomi roteanti, è impossibile sotto questa concezione. Al contrario, le sue analogie sembrano puntare a un risultato opposto. Non c'è da stupirsi che la tristezza di tali conclusioni spinga la mente verso una speranza migliore, e che i fisici stiano lavorando su altri filoni di verità, se non altro per sfuggire all'orrore della desolazione che i loro trionfi li hanno costretti ad affrontare. Fiske dice: "C'è poco di intellettualmente soddisfacente nell'orribile quadro che la scienza ci mostra di mondi giganti che si concentrano da vapore nebuloso, sviluppandosi con prodigioso dispendio di energia in teatri di tutto ciò che è grande e sacro nello sforzo spirituale, scontrandosi ed esplodendo di nuovo in palle di vapore morte, solo per rinnovare lo stesso faticoso processo senza fine: un insensato gioco di bolle di forze titaniche. con la vita, l'amore e l'aspirazione portati avanti solo per essere estinti". Tali sentimenti caratterizzano i fisici più abili dell'epoca. Alla fine raggiungiamo il nulla, o una cenere, o un incessante scontro e repulsione di palle di vapore chiamate mondi, con possibili momenti di vita in mezzo a vasti cicli di ere senza vita. Raggiungiamo la fine di una strada, ma non troviamo nulla che ci dica perché esiste. Ci si pone la domanda se, guardando in altre direzioni, non possiamo invertire questo processo e trovare un fine degno della creazione, qualcosa invece del nulla, il gioco della mente invece del vortice delle molecole, la vita invece della morte. Il recente verdetto della scienza sul destino dell'universo materiale ci spinge con forza irresistibile a credere in un mondo spirituale invisibile, non la fede della fede religiosa, ma della fredda e dura ragione. L'altro punto principale in cui la scienza fisica tocca il destino umano è in connessione con quella parte della dottrina dell'evoluzione fisica che sostiene che tutte le forme di vita si sviluppano da forme precedenti sotto l'impulso di una forza sconosciuta, una teoria non ancora esattamente definita e lontana dall'essere pienamente dimostrata. Prendete la forma più estrema di evoluzione - la materia che ha in sé tutta la potenza della vita - non esclude necessariamente l'esistenza futura. Se la materia può raggiungere la mente che anela all'immortalità, non potrebbe la sua potenzialità essere in grado di raggiungerla? Se può sviluppare l'idea, non può essere in grado di sviluppare il fatto? Se la domanda ricorre ancora, a che punto del processo evolutivo, ammettendo per il momento la sua verità, si inserisce il principio dell'immortalità, o ne prende possesso? - una domanda di grande piccantezza sotto il principio di continuità, rispondiamo con un'analogia. Atti: a che punto della sua crescita una pianta acquisisce il potere di autoperpetuarsi? Come un germoglio muore completamente se tagliato; anche la lussuriosa crescita residua del fusto e dei rami appassisce nel nulla; Il fiore non è "una cosa di potere che si ravviva da sola"; ma il fiore, raccogliendo luce e rugiada nel suo seno incandescente, mescola con essi la propria essenza vitale e così porta un seme attorno al quale piega i suoi petali appassiti come un sudario, e cade nella polvere, non più per perire, ma per vivere di nuovo. Questa è più che un'illustrazione, è un argomento. Un essere vivente sotto la legge dello sviluppo arriva ad avere un potere di auto-perpetuazione che non aveva all'inizio; Perché non dovrebbe essere così per la vita che ha avuto il culmine nell'uomo? Egli è il fiore della vita, e solo nel suo cuore si può trovare il seme dell'esistenza eterna. Ma questa fase dell'argomento è insoddisfacente; Non è necessario considerarlo sotto questi presupposti, e ci rivolgiamo a un altro. Non vogliamo una semplice continuazione, ma un terreno solido per credere nella personalità dopo la morte. L'evoluzione non può compromettere il fatto della personalità qui o nell'aldilà, semplicemente perché l'uomo trascende la natura, che è il campo dell'evoluzione. L'uomo può comprendere tutto ciò che lo ha preceduto in natura, ma non è riassunto da essa. Come grande prova di ciò, adducendo il fatto della natura morale con la sua caratteristica primaria di libertà. Lo stesso Darwin ammette che "il libero arbitrio è un mistero insolubile per il naturalista". La necessità, che è l'equivalente del diritto, non ha mai potuto evolvere la libertà. Ma la scelta, o la libertà, è la caratteristica costitutiva dell'uomo, su cui è costruito l'intero tessuto della sua vita e della sua natura morale. Lo rende una persona; è la base della sua storia. Lo pone al di sopra dell'ordine e del progresso della natura. Il professor Tyndall dice che l'abisso tra l'azione cerebrale e la coscienza è invalicabile, che "qui c'è una roccia su cui il materialismo deve spaccarsi ogni volta che pretende di essere una filosofia completa della mente umana". L'ammissione è preziosa, non solo per la sua origine, ma per la sua inespugnabile verità. Con un tale abisso tra le due parti della natura umana - i processi molecolari e il flusso perpetuo da un lato, e l'identità cosciente, il senso morale e la libertà dall'altro lato - non dobbiamo sentirci turbati da nulla che l'evoluzione fisica possa affermare dell'uomo: semplicemente non può toccarlo. Possiamo ora costruire la nostra argomentazione sul suo destino, senza essere ostacolati da alcun clamore che possa giungerci dall'altra parte di questo abisso, un abisso che la scienza stessa riconosce nella nostra natura composita. Ma possono sorgere altre difficoltà, come il pensiero che questo senso di identità personale possa essere temporaneo, che come la nostra vita è stata trascinata nella separazione dal grande oceano dell'essere, così, avendo un qualche ciclo dentro di sé, sprofonderà di nuovo in esso, come una stella sorge e tramonta. L'età e l'infanzia sono molto simili, soprattutto quando entrambe sono normali; Il sonno e l'incoscienza segnano entrambi. Come non c'è identità prima dell'infanzia, ce n'è una dopo l'età? Il fatto che, nonostante l'estrema plausibilità di questa analogia familiare, la mente umana non abbia mai accettato la suggestione, ha un grande significato; Ha istintivamente sentito che questa somiglianza non indica una realtà. Cartesio sosteneva: "Penso, quindi sono". Se avesse continuato, io sono, quindi continuerò ad essere, avrebbe pronunciato una logica convincente. Ammessa la coscienza della personalità, è impossibile concepire la non-esistenza. Se il sé è un'unità, e non un conglomerato di atomi, come può essere eliminato dall'esistenza? Ma si può dire che, se c'è un'altra vita, ci deve essere un altro mondo. Dov'è? Di cosa composto? Se è entro i limiti, o sotto le leggi della materia, non può avere resistenza. L'anima deve avere una sfera simile a se stessa, permanente, fluttuante. Certo, se la filosofia può creare un universo in cui far fluttuare i mondi e trasmettere quei fremiti di soli ardenti che chiamiamo calore e luce, non rifiuterà una sfera adatta per l'anima quando si staccherà dai legami della materia. Noi basiamo la nostra dimostrazione, tuttavia, non su una mera analogia, ma sul semplice fatto che la natura dell'anima esige una sfera appropriata e rispondente, come le ali richiedono l'aria e le pinne l'acqua. Altrimenti, la creazione è priva di ordine e di coerenza. Se cercassimo questa sfera dell'anima, non la cercheremmo in alcun raffinamento della materia, né in alcun globo al di là delle "mura fiammeggianti del mondo", ma piuttosto in un ordine opposto a questo ordine visibile, come la mente sta in piedi contro il corpo. Se, tuttavia, si dice che la mente deve sempre avere un corpo, o qualcosa di simile, per sostenerla, un sub-sto, qualcosa come l'argento vivo su uno specchio, per riprendere e far tornare indietro le sue operazioni, qualcosa per sostenere la reazione e forse necessario per produrre coscienza, possiamo seguire un suggerimento lasciato cadere dalla scienza nelle sue ultime suggestioni. I fisici di più alto rango sostengono l'esistenza di un fluido puro o non atomico che riempie tutto lo spazio, in cui nuotano i mondi, una sorta di prima cosa rispetto alla quale la materia atomica è una seconda cosa. Ma mentre la scienza riconosce così un fluido non atomico che riempie gli spazi interstellari come una base su cui l'universo è un cosmo, o un tutto unito, non può contestare l'analogia di un fluido animico non atomico, o etere, come base o corpo che sostiene la mente, se ci interessa rivendicarlo. Come possiamo immaginare tutti i mondi, dalla "stella più alta della Lira dagli occhi azzurri" all'asteroide più piccolo, spazzati via in qualche angolo remoto dello spazio - un risultato non improbabile - e lasciarlo libero dalla materia atomica ma pieno di etere pronto a fluttuare e unire un altro universo, così il corpo atomico materiale può essere spazzato via e raccolto nella sua polvere originale, lasciando intatto il corpo immateriale, base per la mente e la sua azione come era stato prima. La scienza e la Rivelazione qui si avvicinano molto l'una all'altra, la scienza esige una sostanza non atomica come l'unica base possibile dell'identità cosciente, e la Rivelazione afferma che "c'è un corpo spirituale" e "Dio gli dà un corpo come gli è piaciuto". (T. T. Munger, D.D.)

Nulla ci predica un tale sermone sulla vanità dell'uomo, le sue opere, la sua ambizione, la sua arte, la sua moda, i suoi piaceri, la sua orgogliosa scienza prepotente, come l'instabilità della terra e la sua dissoluzione finale. Ma questi straordinari movimenti della natura hanno per noi un argomento molto più alto di questo

(1.) In queste terrificanti convulsioni del mondo naturale si trovano motivi di insolita importanza per la vita più alta e santa. La forza di questo argomento sarà forse più sentita quando considereremo, in primo luogo, la relazione vitale che esiste tra questa dissoluzione della natura e il peccato dell'uomo. Gli effetti fatali del peccato non si limitarono ai confini della natura umana, ma si estesero a tutti i confini della creazione, portando ovunque rovina e squilibrio. Le crescite imperfette e anormali negli alberi e nelle piante; i dolori, le malattie, la morte, che si agitano tra queste cose mute e inanimate; i malumori e i dolori degli animali inferiori; La desolante desolazione dei deserti, le regioni ghiacciate senza disgelo, le agitazioni feroci e agitate della natura, i fuochi e i fermenti interni, le tempeste oceaniche e le distrazioni, sono sintomi palpabili di difficoltà organiche e di malattie incurabili in tutto il mondo naturale. Non dovremmo trovare in questa esibizione dell'inquietudine e della discordia della natura un argomento irresistibile per la santità della vita? Come tardare ad abbandonare ciò contro cui la natura si ribella fin dall'inizio, contro la cui influenza la terra stessa protesta con i suoi tuoni vulcanici e i suoi profondi brividi

(2) Ancora una volta troviamo un argomento a favore di una vita santa quando consideriamo la relazione vitale che esiste tra questa dissoluzione della natura e la restaurazione dell'uomo. La dissoluzione non è l'annientamento, è semplicemente la trasformazione. Questi non sono i dolori della morte, ma gli spasimi del parto della natura. Essi predicono chiaramente una nuova creazione, in cui tutto ciò che così terribilmente rovina e rovina quella attuale sarà assente. Il pensiero di tutto questo non viene alla fine a insistere su di noi, come con un tremendo argomento per vivere in tutta la pietà della vita? Nessun uomo di abitudini impure o di carattere deforme e di vita deforme e ripugnante attraverserà quella bella regione, perché lì il fiume della vita scorre puro dal trono eterno, e al posto della spina c'è l'abete, e al posto del rovo c'è il mirto. (G. B. Spalding, LL.D.)

La dissoluzione del mondo:

(I.) La certezza della dissoluzione del mondo. Che tutte queste cose saranno dissolte è una dottrina espressamente espressa nelle Scritture, e che molte allusioni impressionanti siano portate a casa nel cuore dell'uomo. Il giorno non appena sorge e acquista il suo splendore meridiano, inizia a declinare e finisce nella notte. La primavera non appena introduce la fioritura dell'estate, l'autunno assume il suo regno, e allora le devastazioni dell'inverno desolano tutte le bellezze dell'anno. Intorno a noi tutte le cose cambiano continuamente, e la vita stessa passa sempre; I capelli grigi e l'aspetto sbiadito ci ricordano presto che la vecchiaia è vicina. Nulla è stabile sulla terra. Città, stati e imperi hanno il loro periodo stabilito. Le fatiche degli uomini periscono; i monumenti dell'arte si ammuffiscono in polvere; Anche le opere della natura invecchiano e si deteriorano. Il mondo è stato creato per il piacere di Dio; e, quando il suo corso destinato si compie, Egli ne comanda la distruzione. Vide opportuno che, quando il corso di prova delle generazioni di uomini fosse terminato, la loro attuale dimora sarebbe scomparsa. Della tempestività di quel periodo Egli solo può giudicare. Ma in mezzo a questa grande rivoluzione della natura, la nostra consolazione è che si tratta di una rivoluzione condotta da Lui, le cui misure di governo sono tutte fondate sulla bontà. Sullo shock degli elementi e sul naufragio della natura presiede l'eterna saggezza. È il giorno del Signore e i suoi fedeli sudditi non avranno nulla da temere dai terrori

(II.) L'arrivo improvviso e inaspettato di questo grande evento. Come sono miserabili coloro che raggiungerà in mezzo a oscure cospirazioni, a delitti criminali o a piaceri dissoluti!

(III.) Le conseguenze della dissoluzione del mondo per l'uomo

(IV.) L'influenza che la dissoluzione di tutte le cose dovrebbe produrre sulla nostra vita. Dovrebbe produrre una serietà di pensiero, in ogni momento, nella mente. (D. Malcolm, LL.D.)

La fine di tutte le cose: - Riteniamo del tutto superfluo entrare nella questione se queste parole segnino un annientamento della materia, o solo la sua purificazione preparatoria alla sua ricomparsa in una forma migliore; è sufficiente per il nostro scopo che l'effetto sia lo stesso che se il tutto fosse abbattuto, e una stella dopo l'altra e un sistema dopo l'altro si allontanassero dai vasti campi dello spazio.

(I.) Ci sono due modi in cui l'affermazione sulla dissoluzione di tutte le cose materiali può essere considerata e applicata; Possiamo dire che sono dissolti, sia come sono in se stessi, sia come sono posseduti da noi

(1.) E prima per quanto riguarda il fatto, preso alla lettera, che "tutte queste cose saranno dissolte". Dobbiamo fermarci a notare la sublimità e l'augustezza del fatto che l'Onnipotente deve rimanere immutato e immutabile, mentre i cieli, i soli e le stelle sono offuscati dal tempo. Troviamo la Sua eternità prima che la serie iniziasse, e la troviamo quando la serie sarà passata. Chi di noi non si sente rimproverato dalla verità che ora si presenta alla sua attenzione, se davvero vive nella preferenza degli oggetti della vista? Uomo di piacere! continua a deliziarti con cose che gratificano i sensi; uomo di cultura! continuare a trascurare "la sapienza che viene dall'alto"; L'uomo dell'avarizia! persisti a scavare in cerca d'oro e consuma i tuoi giorni e le tue notti accumulando ricchezze; uomo di ambizione! fatica ancora per distinguerti e non risparmia alcun sacrificio che possa guadagnare l'onore di questo mondo. Ma ora, voi tutti adoratori delle cose visibili, scegliete per la vostra parte ciò che è infinito e corruttibile. Voi stessi prefissati per una durata infinita, riponete la vostra felicità in oggetti che devono durare per un certo tempo e poi scomparire completamente. "Tutte", sì, "tutte queste cose saranno dissolte". 2. Ma vi abbiamo fatto notare che c'era un altro senso in cui questa affermazione poteva essere presa: si doveva considerare la brevità della nostra vita, piuttosto che la durata finita di tutte le cose visibili. Anche se non dovesse mai avvenire un cambiamento stabilito nell'universo visibile, se il sole non dovesse mai estinguersi né la terra consumata, non potete negare che, per quanto vi riguarda, "tutte queste cose" dovrebbero "essere dissolte". Non discuteremo con il sensualista in mezzo agli oggetti affascinanti in cui si diletta; Non discuteremo con l'avaro mentre l'oro luccica e brilla davanti a lui; Non discuteremo con il filosofo come l'ampio arco dei cieli fissa il suo studio; ma noi discuteremo con loro tra le tombe di un cimitero, e il nostro ragionamento saranno i suoi abitanti di tutte le età e di tutti i ranghi. Non abbiamo bisogno di continuare il nostro progresso attraverso il luogo malinconico; Ma qualcuno di voi se ne andrà dal cimitero senza essere impressionato dalla sensazione che tutto il bene creato può essere goduto solo per un breve periodo, e quindi che non è il bene che dovrebbe impegnare l'affetto delle creature destinate all'immortalità?

(II.) Ma cerchiamo di mettervi davanti questa deduzione da un punto di vista un po' più chiaro. L'apostolo sostiene che, poiché tutte le cose visibili devono "essere dissolte", non dovrebbero impegnare i nostri affetti; in altre parole, egli argomenta dalla transitorietà di tutto ciò che la terra può dare alla follia di farne il nostro bene principale; e desideriamo dimostrarvi che l'argomento è in ogni modo solido e logico. Dovete ammettere in generale che il valore o il valore di un bene dipende in larga misura dalla durata del tempo per il quale deve essere goduto. Gli oggetti della ricerca umana sono per la maggior parte preziosi agli occhi degli uomini in proporzione alla loro probabile durata, e voi prendete il modo più efficace per svalutarli dimostrando che sono transitori rispetto a se stessi, o transitori rispetto a chi li possiede. E se questo è vero, non ci dovrebbe essere bisogno di altro che di una reale consapevolezza della brevità e dell'incertezza della vita, per poter stimare al loro vero valore le ricchezze, gli onori e i piaceri del mondo. Sarebbe far apparire oscuro l'oro che bramate, e gli onori che invidiate svanirebbero nella vostra stima, e la conoscenza per la quale vi affaticate per sembrare di scarso valore, e i piaceri che bramate di apparire insipidi, se davvero aveste l'abitudine di aspettare la vostra morte, e se davvero vi consideraste "stranieri e pellegrini sulla terra". È solo perché non c'è un tale sentimento, e praticamente nessun tale calcolo, che siete ancora così affascinati e assorbiti da ciò che il mondo può concedere ai suoi devoti.

(III.) Se c'è un effetto che più di un altro questa considerazione della dissoluzione di tutte le cose visibili è adatta a produrre, è la volontà di "fare il bene e di comunicare". Dovremmo noi, se davvero è solo per un breve periodo di tempo che possiamo avere possesso delle cose terrene, dovremmo egoisticamente accumularle o sperperperarle per la nostra propria soddisfazione, quando potremmo "farci amici della mammona dell'ingiustizia" e assicurarci, agendo come amministratori piuttosto che come proprietari, ricchezze incorruttibili in quel giorno in cui la terra e i cieli fuggiranno dalla faccia di Colui che siede sul mare. trono. (H. Melvill, B.D.Che tipo di persone dovreste essere.-

Cose e persone, qui e nell'aldilà:

(I.) Una classificazione importante: "Cose" e "persone". 1. Cose. Chiamiamo l'universo visibile il grande sistema di cose. A volte abbiamo bisogno di ricordare che sono solo cose. Le montagne sollevate che ci stupiscono con la loro sublimità sono semplicemente cose. Le creazioni animali e vegetali appartengono alla stessa categoria. Ci sono infinite varietà di vita, istinto, struttura e forma; ma tutte sono cose. I beni di cui gli uomini si vantano tanto, e che attirano tanta considerazione dai loro simili, sono cose, e niente di più. I nostri stessi corpi, così strettamente legati a noi stessi, inseparabilmente uniti a noi per questa vita, non sono ancora noi stessi. Non sono che cose. Giovinezza, elasticità e fioritura; L'età, la debolezza e il decadimento non sono noi stessi, né i nostri amici; Sono solo cose, cose fragili e mutevoli

(2.) Persone. Le persone sono dotate di intelligenza e volontà; discernono sia il bene che il male; Amano e detestano. Che enorme prerogativa, essere una persona! Che alta compagnia! Dio è una Persona. Lo sono anche gli angeli. L'uomo è l'immagine del suo Creatore. Che apice del pericolo è questo! Che caduta è possibile da qui! Le cose esistono per le persone, non le persone per le cose. La creazione è per Dio, non Dio per la creazione. La natura, come il sabato, è per l'uomo, non l'uomo per la natura, non l'uomo per il sabato. La filosofia popolare dei nostri giorni inverte questo ordine. Il suo insegnamento pratico è che le persone esistono per le cose. Finché corteggiate gli uomini, non per quello che sono, ma per quello che hanno, mettete le cose al di sopra delle persone. Nell'intenzione divina le cose sono subordinate alle persone. Gli affari, le ricchezze, la competenza, la povertà, sono le prove degli uomini. Sono strumenti di educazione e di disciplina. Nessuna di queste cose è per se stessa; Sono ordinati per le persone, per lo sviluppo della mente, della coscienza e del cuore dell'uomo. La domanda solenne su ognuno è... dovrebbe essere ora... sarà in futuro... non: Che cosa ha fatto l'uomo con gli affari? ma, Che cosa ha fatto gli affari l'uomo? Il credo del mondo è: l'uomo esiste per gli affari, non per gli affari. La stessa perversione è visibile nell'uso improprio del corpo umano. A volte c'è bisogno di chiedersi: chi è l'uomo, il corpo o l'anima? L'uomo esteriore è progettato per essere la prova oraria dell'uomo interiore. La fine della cosa è risolta quando le abitudini intellettuali, morali e spirituali della persona che la abita e la usa sono ampliate e perfezionate. La buccia viene persa quando compaiono il gambo e la foglia

(II.) Un contrasto istruttivo: "Le cose" saranno "dissolte"; "persone" deve continuare ad "essere". 1. Le "cose" saranno "dissolte". Il globo non è che la nostra più grande abitazione e, come il corpo che occupiamo, non sopravviverà ai suoi usi. Non è "sarà sciolto". È, "vengono dissolti". Gli eventi futuri sono vicini alla visione del veggente. C'è qualcosa del futuro più remoto in ogni presente immediato. "Tutti noi appassiamo come la foglia". Gli elementi della morte, ai quali dobbiamo soccombere all'ultimo, lavorano in noi attraverso l'infanzia, la giovinezza e la maturità. Così, anche i semi della rovina finale sono seminati nel mondo ora, e crescono di ora in ora

(2.) Le "persone" continuano ad esistere. Le "persone" non possono "dissolversi". La coscienza dell'esistenza e il senso di responsabilità sono indistruttibili. Possono essere messi a letto, ma non estinti. Le energie intellettuali e morali dell'anima sono un fuoco che può essere sepolto e, per un po', essere costretto a covare sotto la cenere; ma, scoperto in aria, proromperà ancora una volta in una fiamma abbagliante. Ah! Quali cambiamenti le persone possono attraversare, e rimanere sempre le stesse! Quante differenze ci sono tra l'infanzia e l'età, eppure l'individuo continua come prima! Un uomo può modificare la sua condizione terrena in modo tale che il passato possa diventare un sogno e non si realizzerà più nel presente. Egli può modificare e persino annullare tutti i giudizi che ha mai avuto, e può invertire tutti i suoi principi morali e le sue speranze religiose. Ma nemmeno un sospetto gli passerà mai per la mente per confondere l'indiscussa convinzione che, come persona, egli è immutato e uguale. La vita e la morte, la tomba e il giudizio, il paradiso e l'inferno, l'attività immortale e gli anni senza fine non intaccheranno mai l'individualità di una singola anima. La personalità di ogni spirito immortale si estenderà in una linea di luce incrollabile per tutta l'eternità

(III.) Una solenne deduzione: "Vedendo dunque che tutte queste cose saranno dissolte, che sorta di persone dovreste essere". 1. Dovete vivere nel sacro adempimento di ogni dovere verso Dio e verso l'uomo.

(1) "In ogni santa conversazione". La parola è plurale, "conversazioni". Come al solito nella nostra versione, conversazione significa condotta. Il plurale indica nessuna condotta particolare, ma tutte le condotte senza eccezioni.

(2) "E la pietà". Anche qui ricorre il plurale "pietà". La pietà è tutto il pensiero, il sentimento e la condotta che sono possibili a un uomo verso Dio. Questa è l'azione dell'uomo verso il cielo, come la prima è l'azione dell'uomo verso la terra. Penitenza per il peccato; la fede in Cristo, il cui sangue è stato versato; l'ansiosa ricerca della grazia dello Spirito Santo, affinché la pietà presso di te possa essere simile a Dio; Queste e tutte le emozioni, le risoluzioni e le azioni che possono purificare la coscienza, pacificare il cuore e raffinare il carattere, devono distinguere gli uomini che riconoscono che "tutte le cose si dissolvono", che le "persone" sono immortali e possono essere benedette per sempre

(2.) Nel santo adempimento di ogni dovere verso l'uomo, e nel sacro godimento di tutti i sacri privilegi di Dio, dovete aspettarvi il grande compimento, e con la stessa condotta affrettarlo.

(1) "Aspettando la venuta del giorno di Dio". La parola significa guardare e aspettare. Sta guardando, non senza dubbio, ma in attesa. Questo stato d'animo è il frutto di "tutte le sante conversazioni e pietà". Non può essere proiettato da un desiderio. Nella vita cristiana non può essere improvvisato più di quanto un elaborato capitello corinzio o un etereo gruppo di sculture possano essere gettati via e finiti con un colpo solo. La pietà languente e la crescente mondanità non lo raggiungeranno. Se vuoi mietere il raccolto, devi seminare il seme e proteggere la crescita nascente da ogni peronospora e danno.

(2) "E affrettando la venuta del giorno di Dio". "Tutte le sante conversazioni e la pietà" non solo creano lo stato di aspettativa, ma nel disegno dell'Onnipotente portano il giorno. Il grande sistema di "cose" sta per andare alla dissoluzione, le "persone" sante, che saliranno al di sopra della rovina e vivranno per sempre, affrettino l'ora di beatitudine. (H. Batchelor.)

Che tipo di persone dovrebbero essere i professori cristiani:

(I.) Zelante e serio riguardo alle preoccupazioni della religione. "Che giova a un uomo, se?"

(II.) Penitente e con il cuore spezzato Salmi 51:17

(III.) Credere in Cristo come è esposto nella Parola Giovanni 6:27-29

(IV.) Paziente e rassegnato. Perché

1.) Le loro sofferenze sono meno di quanto meritino

(2.) Cristo ha sofferto di più per loro

(3.) Soffrono per il loro profitto

(V.) Benevolo, condiscendente e misericordioso. Perché Cristo è stato così con loro 2Corinzi 8:9; 1Giovanni 3:16, 17,

(VI.) Circospetto. Perché il loro pericolo è grande

(VII.) Grato. Perché tutte le loro benedizioni sono immeritate

(VIII.) Speranzoso. Perché ciò che Dio ha fatto per loro assicura tutto

IX. Pronti per la dissoluzione del loro stato attuale e l'inizio di quello a venire. Imparare quindi

1.) Il cristianesimo, quando si riduce alla pratica, è benefico per gli altri così come per noi stessi

(2.) Il cristianesimo è in declino tra noi

(3.) Dio aiuterà coloro che stanno cercando di essere ciò che dovrebbero essere Filippesi 4:13

(4.) La considerazione di ciò che dovremmo essere ci insegna il nostro bisogno di Cristo in ogni cosa Galati 2:19, 20. (H. Foster, M. A.) Aspettando e affrettando la venuta del giorno di Dio.-

Desiderio per il giorno di Dio:

(I.) Il privilegio e il dovere imposto. I cristiani dovrebbero vivere e camminare come sui confini dell'eternità, morendo ogni giorno. Questo "aspettare" la venuta di Cristo è simile a quello della sentinella che attende con sincera sollecitudine l'alba del giorno. È lo sguardo del desiderio, non del rimpianto; di speranza, non di paura; e quindi si aggiunge: "affrettarsi" alla venuta del giorno di Dio. Il cristiano dovrebbe far questo in due modi

1.) Nel desiderio. Mentre si avvicina al paese celeste, dovrebbe respirare di più la sua atmosfera; di essere sempre più assorbito da quelle preassaggi che la fede gli dà della sua beatitudine

(2.) In preparazione

(II.) I mezzi con cui possiamo raggiungere l'esercizio di questo dovere e il godimento di questo privilegio

(III.) Le benedette conseguenze che deriverebbero dal nostro abituale cercare e affrettare la venuta del giorno di Dio

(1.) Ci renderebbe vigili e circospetti

(2.) Ci sosterrebbe nelle prove della vita

(3.) Ci renderebbe audaci nella causa del nostro Maestro

(4.) Ci porterebbe a formare nozioni corrette delle cose mondane

(5.) Farà risplendere la nostra luce più luminosa tra gli uomini. (W. C. Wilson, M. A.)

Avanzando il Secondo Avvento: - Dalle Bibbie che hanno letture marginali sembrerà che queste parole ammettano una costruzione diversa: "Aspettando e affrettando la venuta del giorno di Dio". Praticamente si tratta della stessa cosa, sia che ci affrettiamo a Cristo sia che facciamo in modo che Cristo si affretti verso di noi. Ma l'intenzione è che noi facciamo entrambe le cose: "affrettarci" e noi stessi "affrettarci", "la venuta dell'argilla di Dio". Ma ora sorge la domanda: "Può davvero qualcosa che un uomo fa 'affrettare', di un solo momento, la Seconda Venuta di Cristo?" È una domanda che, di fatto, si perde in una domanda molto più grande: "Possono gli atti dell'Onnipotente, che sono tutti predeterminati da tutta l'eternità, essere influenzati da qualsiasi cosa facciano le Sue creature?" In ogni epoca i cristiani devono pregare e lavorare per l'estensione del Vangelo su tutta la terra. E così, lavorando e pregando così, possono ottenere risultati. La Chiesa crescerà, le anime saranno salvate, Dio sarà glorificato. Ma, ciononostante, tutto questo è solo la caparra di una dispensazione migliore: le gocce che cadono e che dicono che la pioggia sta arrivando. "Ma possono i desideri mortali, o i sentimenti mortali, accelerare quel 'giorno di Dio'?" Sicuramente. Dio ha spesso, nella Sua misericordia, cambiato i Suoi tempi per il bene del Suo popolo. Molte cose sono tornate indietro. La morte si è ritirata da quindici anni. La distruzione di una città è stata rinviata a tempo indeterminato. Grandi calamità, che minacciano un re e il suo popolo, sono state tramandate alla terza e alla quarta generazione. Ma c'è qualcosa, con Dio, che è andato avanti? "In quei giorni vi sarà un'afflizione, quale non vi fu dal principio della creazione che Dio creò fino ad ora, né vi sarà. E se non fosse che il Signore aveva abbreviato quei giorni". Cosa significa questo "accorciamento"? Che il giorno della liberazione è stato proposto "per amore degli eletti". Ecco allora un grande e felice evento che si "affretta" per l'uomo! Cosa dobbiamo fare, dunque, "per affrettare il giorno di Dio"? 1. Pregate per questo. Che cosa è la promessa, dovrebbe sempre essere, enfaticamente, la preghiera della dispensazione

(2) Che la Chiesa viva nell'amore e nell'unione, affinché una Chiesa unita possa attirare il suo Signore a "venire". 3. Fate grandi sforzi per l'evangelizzazione del mondo

(4.) Coltiva la santità personale. Egli "verrà" fino a quando la Sua Sposa non avrà indossato i suoi gioielli? E quando lei è vestita a guscio, e quando è davvero impronta, può Lui starne lontano? (J. Vaughan, M. A.)

Il giorno di Dio: - Può essere che Dio abbia lasciato a se stesso grandi tratti del tempo presente, che si sia ritirato in un lontano futuro, quando eserciterà una giurisdizione che ora non Gli appartiene? Certo che no. Questo sarebbe inconciliabile con qualsiasi vera idea dell'Onnipresente e dell'Eterno. Tutti i giorni sono certamente Suoi, che è il Signore del tempo. Ogni ora, ogni minuto, mentre passa, passa sotto il Suo occhio, o piuttosto nella Sua presenza avvolgente

(I.) Per "il giorno di Dio" si intende un giorno che non sarà semplicemente Suo, come tutti i giorni sono Suoi, ma che sarà sentito come Suo, un giorno in cui la Sua vera relazione con il tempo e la vita, che, nel caso della maggior parte degli uomini, è solo vagamente percepita, sarà riconosciuta senza riserve; un giorno che Gli apparterrà, perché nei pensieri di ogni creatura ragionevole della Sua mano, sia per il bene che per il male, Egli non avrà rivali

(II.) "Il giorno di Dio" significa, ancora una volta, un tempo in cui tutte le cose umane saranno valutate al loro vero valore; quando la vita dell'uomo, e tutto ciò che le appartiene, sarà vista alla luce dell'infinito e dell'eterno, e quindi nella sua relativa insignificanza. "Il giorno di Dio" implica quindi tacitamente un contrasto; significa che i giorni della vita terrena dell'uomo e tutto ciò che la riguarda saranno passati Isaia 2:12-17. La maggior parte degli uomini che hanno vissuto fino alla mezza età hanno sperimentato qualcosa che permetterà loro in parte di capirlo. Siete andati avanti per anni senza alcun urto per il tenore regolare della vita. Può darsi che tu sia caduto sotto l'impero della natura e l'impero dei tuoi sensi corporei, e che tutto ciò che appartiene a questo mondo sia stato visto in proporzioni esagerate, perché hai perso di vista un superiore. Ora, uno stato d'animo come questo viene bruscamente interrotto da un grande problema, da una perdita di reddito, da una perdita di reputazione, dalla morte di un parente caro, da un crollo della vostra salute. Scopre di averne fatto troppo, sia nei dettagli che nel suo insieme, e si sveglia per vedere che c'è un altro mondo al di là di esso, in confronto al quale, nel migliore dei casi, è davvero povero e senza valore. Questo è per lui un vero "giorno del Signore"; e alla luce di quel giorno egli apprende questa verità, che "ogni carne è erba, e tutta la bontà dell'uomo è come il fiore del campo", e che finché "l'erba si secca e il fiore appassisce, la Parola del nostro Dio dimorerà in eterno". E ogni esperienza di questo tipo nella vita è una preparazione per il terribile giorno, in cui impareremo, come mai prima d'ora, l'insignificanza di tutto ciò che appartiene solo al tempo

(III.) "Il giorno di Dio" significa il giorno del giudizio universale. Certamente Dio ci giudica sempre. Momento dopo momento viviamo sotto il Suo occhio onniveggente; Egli registra ogni atto, ogni parola, ogni pensiero, ogni movimento di passione, ogni assenteismo della volontà, ogni lotta con la Sua grazia per vivere per Lui, ogni vittoria sull'astuzia e la sottigliezza del diavolo o dell'uomo. Sì, Egli è sempre sul Suo trono di giudizio, ma questo non prova che non stia arrivando alcun tempo in cui Egli giudicherà come mai prima d'ora. Il giorno del giudizio predetto sarà diverso dal giudizio continuo che viene sempre esercitato dalla Mente Divina quando guarda un mondo morale sotto due aspetti: nel suo metodo e nella sua finalità. Sarà eseguito, quell'ultimo giudizio, dall'Uomo Cristo Gesù in persona. E come il giudizio finale sarà amministrato da un giudice visibile, dal nostro caro Signore, che è stato crocifisso per noi, che è risorto dalla tomba e che è asceso al cielo, così sarà definitivo. Non ci sarà alcun appello, nessuna nuova udienza, nessuna inversione possibile. Si terrà conto di ogni grazia a cui si è risposto, o che si è trascurata. Ogni pensiero, parola, azione, abitudine, tutto ciò che è andato a formare il nostro sé finale - e tutto, dalla culla all'ora della morte, sicuramente contribuisce in qualche modo - tutto sarà preso pienamente, infallibilmente nella resa dei conti. E così, nella Lettera agli Ebrei, è chiamato un "Giudizio Eterno", cioè un giudizio contro il quale non c'è appello, nella nuova ed eterna età. Non possiamo immaginarci questo giudizio; Ma ciò non prova che non avrà luogo. (Canone Liddon.)

L'influenza della fede nella venuta del giorno di Dio:

(I.) L'attesa di un giorno di Dio che viene influisce in primo luogo sul pensiero cristiano, ricordandoci che cosa sia e cosa significhi realmente la vita umana. Scaturindo, com'è, dall'idea stessa del dovere, essendo, com'è, l'inseparabile concomitante di una concezione ragionata del bene e del male come la legge piantata in noi da un qualche essere morale, che deve avere la volontà e il potere di farla rispettare, l'attesa di un giudizio imminente eleva immediatamente l'uomo al suo vero posto come il primo degli esseri creati quaggiù; eppure, nonostante ciò, lo tiene lì. In breve, la consapevolezza di dover essere giudicati garantisce immediatamente la nostra dignità e definisce la nostra subordinazione. È solo in quanto esseri morali dotati di libero arbitrio che siamo in grado di sottoporci a un giudizio; e, dovendolo subire, siamo necessariamente e infinitamente inferiori a Colui che ha il diritto e il dovere di giudicarci

(II) Un secondo modo in cui l'attesa della venuta del giorno di Dio incide potentemente sul pensiero cristiano è quello che illumina il senso di responsabilità. Il senso di responsabilità è tanto ampio quanto il senso morale dell'uomo; vale a dire, è ampio quanto la razza umana. Questa idea primordiale, radicata nelle nostre prime percezioni istintive della verità morale, che siamo esseri responsabili, implica necessariamente che esista qualcuno a cui questa responsabilità è dovuta. Chi è? Ci guardiamo intorno e vediamo, la maggior parte di noi, alcuni simili ai quali dobbiamo rispondere della nostra condotta. Il bambino sa che deve risponderne ai suoi genitori, a sua madre all'inizio, a suo padre negli anni successivi. Lo scolaro pensa al suo padrone, all'impiegato del suo datore di lavoro, al soldato del suo comandante. Man mano che saliamo nella scala della società, può sembrare lontano che ci siano personaggi così elevati da non essere soggetti a nessun padrone umano a cui sia dovuta la loro responsabilità; ma in realtà è tutt'altro. Coloro che ci governano sono responsabili nei confronti di quella che viene chiamata opinione pubblica per la loro condotta degli affari pubblici. Vale a dire, devono rendere conto, non a uno, ma a molti milioni di loro connazionali. Ma se la coscienza ci parla con chiarezza e onestà, essa dice a ciascuno di noi una cosa riguardo a tali responsabilità che abbiamo verso i nostri simili, e cioè che tale responsabilità copre solo una piccolissima parte della nostra condotta effettiva. In ogni vita succedono molte cose che sono giuste o sbagliate, ma per le quali un uomo non si sente in alcun modo responsabile nei confronti di alcun critico umano o autorità. Non è dunque egli responsabile di atti e parole che non rientrano nella giurisdizione umana? E questa consapevolezza ci obbliga a guardare spesso e al di là di questo mondo umano a Colui al quale è realmente dovuta la nostra responsabilità. Come Egli può tener conto solo di ciò che è sottratto agli occhi dei nostri simili, così certamente tiene conto di tutto ciò in cui altri possono avere il diritto di farlo. Noi siamo responsabili verso Dio, sì, tutti coloro che credono seriamente che Egli esista come Governatore morale di questo mondo che Egli ha creato devono ammettere questa responsabilità. Ma, allora, sorge la domanda: Quando deve essere reso il conto? Che Dio lo tenga d'occhio giorno per giorno nel caso di ognuno di noi è certo quanto la sua esistenza. E' la fede in un giudizio futuro che rende vivo e operante il senso della responsabilità, rendendo definita e concreta la prospettiva di una vera resa dei conti

(III.) La fede in un giorno futuro di Dio influenza tutta la nostra visione della storia umana e della vita umana. Quando prendiamo in mano un volume di storia antica, o di storia del nostro paese, in che cosa consiste principalmente? Descrive i personaggi reali e nobili che si succedono l'uno all'altro: la loro nascita, la loro formazione, le loro incoronazioni, le loro morti. Descrive le alterne fortune di moltitudini di esseri umani associati insieme in quella che viene chiamata una nazione, le loro privazioni, le loro conquiste, il loro graduale miglioramento, i crimini di cui sono collettivamente responsabili. Insomma, troppo spesso leggiamo la storia, come se ci dicesse tutto quello che c'era da dire sull'uomo, come se quando l'uomo avesse finito con questa vita terrena ci fosse davvero una fine. Ah! Dimentichiamo la verità che rende la storia così indicibilmente patetica, che non tutto è veramente finito per coloro che descrive, che hanno solo cessato di essere visibili, che la parte più importante della loro carriera li attende ancora, cioè il resoconto che devono darne di essa. I nostri antenati sassoni, e i Britanni che essi sterminarono così spietatamente, e Alfredo, e Edoardo il Confessore, e Guglielmo il Conquistatore, e Rufo, e Cœur de Lion, e Giovanni e i grandi Plantageneti, gli Edoardo e gli Enrico, e Elisabetta, e Maria Stuarda, e Carlo, e Cromwell, e i George, e i Pretendenti, e i grandi statisti che riempiono la tela della prima metà di questo secolo, e gli uomini della prima rivoluzione, e i Napoleoni, fino a quelli che ci hanno lasciato solo ieri, dipendono da ciò che non sono semplici nomi; sono ancora esseri viventi; E questo è il fatto, il fatto patetico, comune a tutti loro, che stanno aspettando il giudizio finale, e sanno già abbastanza per sapere che cosa significherà per ciascuno di loro. Questa visione della storia, considerata alla luce di un prossimo giorno di giudizio, si estende immediatamente e inevitabilmente alla vita umana del nostro tempo e immediatamente intorno a noi. La nostra prima e, per così dire, la nostra visione naturale degli esseri umani che ci circondano prende nota della loro posizione in questo mondo, e dei punti in cui differiscono o assomigliano a noi. Pensiamo a loro come migliori o peggiori, come più o meno istruiti, come amichevoli o come conoscenti lontani, come appartenenti a una generazione passata o più giovane, o alla nostra, come appartenenti a questo o quel rapporto con la vita pubblica del paese, come appartenenti a questa o a quella professione. come occupante questa o quella o una terza posizione nella scala sociale; ma una volta che abbiamo costantemente riflettuto sulla verità che, come noi, ogni essere umano è certamente sotto la sua prova e il suo giudizio davanti a Lui, e quanto insignificanti appaiono tutte queste considerazioni sui nostri simili alla luce di questo fatto tremendo! Sì, quei possessori di una vasta influenza, che usano, se mai, per fini egoistici; quei proprietari della ricchezza accumulata, che spendono così ampiamente, se non del tutto, per se stessi; quegli uomini di mente colta, che considerano la coltivazione come un fine in se stessa, e senza pensare a ciò che potrebbe essere fatto per gli altri o per la gloria di Dio; Sì, la considerazione che tutti, tutti saranno giudicati, e che ogni ora che passa li avvicina al giudizio, ci fa pensare alla vita umana che ci circonda sotto una luce del tutto nuova. (Ibidem)

Il giorno di Dio:

(I.) L'evento solenne che dovremmo anticipare. "Il giorno di Dio, in cui", ecc

(1.) Il giorno della Sua gloria

(2.) Il giorno della Sua potenza

(3.) Il giorno della Sua ira

(II.) L'influenza pratica che dovrebbe produrre. "Cercando e affrettandosi", ecc

(1.) Dovrebbe interessare debitamente le nostre menti

(2.) Dovrebbe influenzare debitamente la nostra condotta. "Cercare e affrettare il giorno di Dio" comprende il desiderio sincero e la preparazione diligente

(III.) Le importanti riflessioni che dovrebbe suggerire

(1.) La natura terribile e gli effetti del peccato

(2.) Il vuoto e la vanità del mondo

(3.) La necessità di cercare un interesse in Cristo. (Schizzi di quattrocento sermoni.)

13 2PIETRO CAPITOLO 3

#2Pietro 3:13-14

Cercate nuovi cieli e nuova terra

Nuovi cieli e nuova terra: qui sorge la domanda se i nuovi cieli e la nuova terra saranno creati dalle rovine del vecchio. L'idea dell'annientamento di tanti corpi immensi e gloriosi, organizzati con inimitabile abilità, è cupa e proibitiva. Non si dovrebbe credere senza la prova più decisiva. D'altra parte, è un pensiero molto animato che questa creazione visibile che il peccato ha deturpato sarà restaurata dal nostro Gesù

(1.) Le parole che vengono impiegate per esprimere la distruzione del mondo non implicano necessariamente l'annientamento. Le figure tratte dall'usura di un indumento e dalla scomparsa del fumo non significano né l'una né l'altra la distruzione della sostanza. Poiché la sostanza di un vestito, quando si ammuffisce, e del fumo quando svanisce, non è annientato; Viene modificata solo la forma. Si dice che il mondo perirà? La stessa parola è usata per esprimere l'antica distruzione del mondo da parte del diluvio. Si dice che il mondo avrà una fine e non ci sarà più? Ciò può essere compreso solo per l'attuale organizzazione del sistema visibile. Il potere naturale del fuoco non è quello di annientare, ma solo di dissolvere la composizione e cambiare la forma delle sostanze

(2.) Il nostro testo e diversi passaggi simili mi costringono a credere che nuovi cieli materiali e una nuova terra materiale saranno innalzati per sostituire quelli che l'incendio avrà distrutto. Essendo questo permesso, sembra più naturale supporre che i vecchi materiali saranno impiegati piuttosto che saranno annientati e ne verranno creati di nuovi al loro posto. Sappiamo che i corpi glorificati dei santi saranno formati da materiali che ora esistono sulla terra, e che anche il corpo glorioso di Cristo non è formato da nessun altro

(3.) I nuovi cieli e la nuova terra sembrano eminentemente rappresentati come parte del vasto piano di restaurazione che Cristo si è impegnato a compiere. Ma non è la parte di Cristo in quest'opera creare dal nulla, ma solo rinnovare

(4.) Il tempo dell'avvento di Cristo al giudizio è chiamato "i tempi della restaurazione di tutte le cose". 5. Ma il passaggio su cui si basano principalmente i sostenitori del rinnovamento deve ancora essere prodotto Romani 8. Se, dunque, per "creatura" si intende "ogni creatura" o "l'intera creazione", in che modo l'intera creazione deve "essere liberata", nella risurrezione, "dalla schiavitù della corruzione per entrare nella gloriosa libertà dei figli di Dio"? Non con l'annientamento, ma con una gloriosa ristrutturazione. Ma perché, se i corpi celesti devono continuare ad esistere, dovrebbero essere dissolti dal fuoco, dal momento che, per quanto ne sappiamo, non sono contaminati, come lo è la nostra terra, dal peccato? Un fine della loro dissoluzione potrebbe essere che con una diversa composizione dei loro materiali possano essere resi più puri e gloriosi. Un altro fine potrebbe essere quello di fare una dimostrazione memorabile dell'orrore di Dio per tutto ciò che ha avuto la più lontana connessione con il peccato. Hanno servito l'uomo apostata e lo hanno illuminato nella sua condotta di ribellione. Alzate il capo, popolo di Dio, e cantate, perché la vostra redenzione è vicina. E anche se siete poveri in questo mondo, i nuovi cieli e la nuova terra saranno tutti vostri. Voi che ora dovete camminare sulla terra zoppi e fermarvi, mentre il mondo vi sferraglia accanto nei suoi splendidi equipaggiamenti, farete presto facili escursioni da una stella all'altra e da un mondo all'altro. (E. Griffin, D.D.)

La nuova creazione:

(I.) Riflettete sulla grande creazione e sullo scopo di Dio nel creare l'infinità dei mondi. Che non ci sia uno scopo adeguato sarebbe assurdo, anzi quasi blasfemo, supporre. Il tornado può lavorare alla cieca mentre abbatte gli alberi della foresta nella sua furia; ma quanto sarebbe indegno un tale lavoro cieco e senza scopo da parte del Dio Infinito! Un gigante può mettere in campo la sua forza portentosa in una semplice e vana esibizione; ma poteva Dio esercitare un'energia così stupenda in modo che una frazione della sua meraviglia potesse abbagliare i pochi spettatori in un mondo? Sicuramente una fede devota, così come un'intelligenza razionale, deve concludere che lo scopo che da solo spiega la creazione e la disposizione della nostra terra è che essa dovrebbe essere la dimora della vita, e degli esseri in grado di comprendere la volontà di Dio, è lo scopo attuatore di tutto il resto della creazione

(II.) Ma in questo mondo, almeno, c'è stato un fallimento. Nell'intimo della natura dell'uomo c'è stato un collasso. L'alta fede e la lealtà, l'integrità e la purezza, l'impegno costante per il giusto: tutto questo è crollato e la natura morale e spirituale dell'uomo è in rovina. Ma in mezzo alla rovina della speranza umana è venuta la forza rinnovatrice di una grande redenzione

(III.) Quanto è illimitata la prospettiva aperta all'uomo da questa nuova speranza! Quali infinite possibilità e promesse di sviluppo e applicazione della facoltà umana! Quale futuro per le ricerche scientifiche e l'abilità plastica dell'arte! E quale gioia sacra nelle relazioni perfezionate e permanenti della società umana!

La nostra attenzione è rivolta al principio regnante del nuovo universo. Dove regna il vizio tutto è un inferno; dove il vizio e la virtù sono in conflitto, la vita si mescola alla gioia e al dolore; ma dove la giustizia trionfante fa la sua dimora permanente, ci deve essere salute senza alcuna incipienza di malattia, gioia senza minaccia di dolore, amore senza pericolo di separazione, e vita senza possibilità di morte. "In cui abita la giustizia" - come la coerenza stessa della struttura del nuovo mondo e l'energia pervasiva e penetrante della nuova vita. E per questo trionfo finale della giustizia Dio è la nostra garanzia. (T. F. Lockyer, B.A.)

Un nuovo cielo e una nuova terra:

(I.) Gli eventi cercati

(1.) Primo, la distruzione del mondo che è ora. Non solo i cieli, ma "gli elementi". La luce, il calore, l'aria, l'umidità: tutto questo deve passare sotto l'azione del fuoco finale. Poi "la terra", dove Dio piantò l'Eden dell'antichità, e il cui suolo vergine fu calpestato dall'umanità senza peccato; terra, dove sono Betlemme, il Getsemani e il Calvario, con tutti i loro santi ricordi di sofferenza, di gioia e di trionfo. Allora non solo la terra, ma le cose che sono sulla terra; Tutto ciò che l'arte umana, il lavoro umano e l'abilità umana possono aver aggiunto alla terra o ricostruito da cose materiali. Poi i mezzi: il fuoco. Il fuoco è la forza più potente che conosciamo nel mondo materiale. La scienza ci ha insegnato che finora non è stato trovato alcun materiale che il fuoco non possa sciogliere. E il fuoco non è solo la forza più potente, ma è la più universalmente diffusa. Lo troviamo dappertutto: nel vegetale, nell'animale e nel minerale. C'è fuoco nell'albero che cresce, e quindi il selvaggio prenderà due bastoni e, strofinandoli energicamente insieme, produrrà una scintilla e una fiamma. Sebbene ci sia molta umidità nel legno, tuttavia può produrre fuoco da esso. C'è fuoco nella stessa pietra su cui calpesti. Da qui le scintille che vedi scoppiare sotto il destriero rampante, o talvolta provocate dai tuoi stessi passi acuti. C'è fuoco nell'acqua. Se non ci fosse sarebbe tutto congelato. Il fuoco entra nella costituzione del nostro corpo. C'è calore nella pelle e nella carne, nel sangue e nelle ossa e nei tendini; e fa sì che la vita si accenda dalla pianta del piede fino alla sommità stessa della testa. Questa nostra terra era un tempo un mare di lava fusa. Ora è raffreddato in superficie, e questo costituisce la crosta del globo; ma se solo scavaste per sette miglia attraverso quella crosta, vi imbattereste comunque nell'oceano di lava liquida. E Dio deve solo liberare questo tesoro di fuoco dal suo luogo segreto, e allora si precipiterà con furia distruttiva da un mondo all'altro e da un sistema all'altro. Nessun muro può essere costruito come barriera per controllarne l'avanzamento. Allora osserverai un'altra cosa: il modo di fare. "Passa con un gran rumore." Le manifestazioni di Dio all'uomo sono a volte calme, pacifiche e rassicuranti. Altre volte le sue manifestazioni sono accompagnate da cose che risvegliano il terrore o creano allarme. Così era in relazione al Sinai. Allora questa grande crisi è designata come il giorno del Signore, il giorno del Signore Gesù. Perché è designato come il giorno di Cristo?

(1) Sarà il giorno del Signore Gesù, perché le operazioni del giorno saranno tutte basate sull'opera di mediazione di Cristo.

(2) Perché sarà il giorno per la rivendicazione di Cristo contro tutte le menzogne e i pregiudizi e i giudizi errati che gli uomini hanno avuto riguardo a Cristo.

(3) Allora è il giorno del Signore distinto dal giorno dell'uomo. Ora è il tuo giorno; e dico ai giovani che ora è il vostro giorno di fare ciò che volete, di ribellarvi a Dio. Ma sarà il giorno del Signore in cui i cieli, essendo infuocati, saranno dissolti

(2.) Successivamente, la ricostruzione di una nuova terra dal materiale della vecchia. Il rinnovamento della terra e del cielo sarà qualcosa che avrà luogo dopo la distruzione della vecchia terra e del vecchio cielo. Ora dobbiamo tenere a mente che nel mondo materiale nulla è annientato. Vorrà tutto l'oro per lastricare le strade della Nuova Gerusalemme. Vorrà i diamanti e le pietre preziose per gemmare i merli della città dei santi. Egli li metterà tutti in un unico calderone ribollente e li scioglierà, li purificherà e li purificherà, e li renderà materiali adatti per l'erezione della futura dimora dei santi. "Noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra in cui abiti la giustizia". La ricchezza del peccatore è riservata ai giusti. Essi erediteranno la terra, e gli empi non avranno alcuna parte in essa. Ma questa vecchia terra sarà maledetta per sempre? No. L'opera di Gesù Cristo come Redentore non sarebbe stata completa. Dopo aver salvato l'uomo, dovrà effettuare la restaurazione delle cose così come degli uomini. Dovrà estrarre la maledizione dal cuore della terra, e così far tacere il grido di una creazione che geme. E lasciatemi dire che questo nuovo cielo e questa nuova terra, nella loro forma purificata, saranno di gran lunga superiori alla nostra vecchia casa. Cosa troviamo qui? Bestie da preda si aggirano per i deserti. Nei nuovi cieli e nella nuova terra "non vi sarà nessun leone, né vi salirà alcuna bestia famelica". Nella vecchia terra strisciano vipere velenose e rettili velenosi, e talvolta infliggono dolore, e persino la morte, ai nostri simili. Ma nei nuovi cieli e nella nuova terra non si vedrà mai nulla di dannoso e distruttivo in tutto il santo monte di Dio. In questa vecchia terra che cosa trovo? L'aria è carica di pestilenza, desolazione e morte. Ma nei nuovi cieli e nella nuova terra l'atmosfera sarà purificata da tutte le influenze deleterie, e gli abitanti non diranno mai: "Sono malato". Qui il tempo pone la sua mano distruttrice sui monumenti più potenti che l'uomo abbia mai eretto. Ma nei nuovi cieli e nella nuova terra "né tignola né ruggine consumano, e i ladri non sfondano e non rubano". L'immortalità è posseduta da tutto ciò che c'è. L'eredità è "incorruttibile e incontaminata, e non appassisce". Nei nuovi cieli e nella nuova terra non ci sarà più il mare, né vi sarà più alcun elemento di distruzione. E poi guardo il cielo sopra di me, così magnifico in una luminosa notte stellata; ma non posso fare a meno di ricordare l'alternanza del caldo e del freddo, il caldo insopportabile dell'estate e il caldo più grande sopportato in altre parti del mondo che non siano le nostre, e il freddo insopportabile dell'inverno. Ma nei nuovi cieli e nella nuova terra non ci saranno tali alternanze. Non c'è bisogno del sole o della luna, ma il Signore Dio onnipotente e l'Agnello ne sono la luce. In questa vecchia terra i cuori dei giusti sono feriti e trafitti fino all'istante dalla malvagità di quelli che li circondano. Ma nei nuovi cieli e nella nuova terra "abita la giustizia". Non ci sarà dolore né sofferenza a causa della malvagità degli uomini che si ribellano al Signore altissimo

(II.) Quale dovrebbe essere il nostro atteggiamento riguardo a queste cose davanti a noi? «Siate diligenti», cioè «fate del vostro meglio, per poter essere trovati da lui in pace». Oh! È possibile essere in pace quando il mondo è in fiamme? Sì, grazie a Dio, allora è possibile essere in pace. Ma come possiamo essere in pace in tali condizioni? "Trovati da lui senza macchia e irreprensibili" - "senza macchia" interiormente; "irreprensibile" esteriormente. Un cuore puro e una vita pura. Non ci sarà nulla da temere allora. Supponiamo che in quel giorno due uomini stiano fianco a fianco e osservino il tumulto di tutte le cose. L'uomo è stato un milionario che comandava i suoi vasti acri e le sue ampie entrate, ma è morto senza Cristo. L'altro uomo è morto nella casa dei poveri ed è andato in cielo per fede dalla sua umile dimora. I due stanno fianco a fianco. Ah, quale dei due preferiresti essere, allora? L'uno perde tutto. Il fuoco brucia tutto ciò che ha mai posseduto. L'altro non perde nulla. Le fiamme non possono toccare i suoi averi. Egli ha un cuore puro, una coscienza pura, uno spirito liberato dal peccato; e i fuochi non possono toccarli. (Richard Roberts.)

Il cielo finale: c'era solo una parola tra il caos e la creazione, ce n'era solo una tra il sostentamento e la dissoluzione della struttura universale. E noi stiamo cercando queste cose! A questa promessa speriamo di arrivare! È l'obiettivo della beatitudine consumata!

(I.) Sforziamoci di suggerire alla nostra mente la vera natura di quella perfetta felicità e soddisfazione che sono riservate al popolo di Dio

(1.) La scena che occupiamo era evidentemente destinata a un grande sistema di vita. Non c'è quasi nessun punto o elemento in cui non possa essere trovato. È un grande espediente per tutte le forme e i tipi di esistenza. Sarebbe insensato, correre verso lo spreco, se non fosse per questa intenzione. L'aria, la terra, l'acqua sono affollate dalle loro diverse tribù. La felicità di ognuno è consultata, la funzione e l'abitudine concordano perfettamente con la competenza e il sostegno fornito loro, e nessuno che esamini e ragioni sulle cause ultime delle cose può dubitare della volontà del grande Maestro e Signore di tutti. Eppure colui che è stato fatto l'ultima di tutte le creature terrene è il più grande: a lui sono tutti tributari e ministranti, e Dio gli ha dato il dominio su di loro. Allora, certamente, quando ci saranno nuovi cieli e una nuova terra, l'uomo, la figura capitale del sistema attuale, sarà ancora più prominente. Non avrà bisogno di aiuto creature inferiori. Il loro spirito è disceso su quella terra che non c'è più. Ma non è solo. Gli spiriti tutelari che hanno servito gli eredi della salvezza durante questa vita saranno i suoi compagni in mezzo a questi campi più belli

(2.) Il mondo in cui viviamo, con tutte le sue appendici di aria circostante e di luce superna, è un tessuto materiale. Se, quindi, nuovi cieli e una nuova terra saranno costituiti, dovranno essere materiali e legati allo spazio, altrimenti la figura non regge. E tutto ciò che riguarda quella dimora sembrerebbe confermarlo. Ha i suoi ingressi, le sue dimensioni, i suoi confini, ciò che può essere "visto", ciò che può essere "ascoltato". La carne dei santi risuscitati si vede in quei confini. Il corpo glorioso del Figlio Eterno è il centro di tutte le attrazioni e di tutte le influenze beatifiche

(3.) Le opere visibili di Dio sono il mezzo attraverso il quale le creature intelligenti si elevano nei loro pensieri a Lui e giudicano di Lui. Questi sono i monumenti della Sua esistenza e delle Sue perfezioni naturali. Il cielo e la terra non fanno che variare e moltiplicare la perfetta dimostrazione di una Causa Prima, della Sua abilità, della Sua potenza e della Sua munificenza. Quando leggiamo, quindi, dei "nuovi cieli e della nuova terra", non possiamo fare a meno di dedurre che saranno impressi con le stesse designazioni. Come saranno "cercati" e interpretati gli abissi di quei cieli, le profondità di quei cieli, per le lodi di Colui la cui gloriosa maestà risplende dalla loro incomparabile figura! 4. La comunità dei santi è ora un fatto molto gradito: essi sono una cosa sola. Un nuovo cielo e una nuova terra abbracceranno ora tutta la loro moltitudine. Dio ha preparato per loro una dimora. Sono tutti riportati a casa

(5.) Mentre lo stato attuale del nostro soggiorno abbonda di moltitudini di vita, mentre è principalmente amministrativo per la vita dell'uomo, non possiamo che essere stupiti dall'artificiosità e dalla pienezza di quelle disposizioni che danno alla vita generale, e in particolare a quella dell'uomo, la sua massima felicità possibile e il più libero esercizio possibile. Noi, tuttavia, vantiamo una vita di funzioni e scopi superiori. Avere una mentalità spirituale è vita e pace. Lo spirito della vita lo infonde nella nostra anima. Sebbene il cielo e la terra non possano influenzare questo nuovo modo di essere, questa vita di fede, tuttavia le passioni e le preoccupazioni del presente sono in perpetua guerra con esso. Ma "i nuovi cieli e la nuova terra" favoriranno tanto la vita interiore, la vita dello spirito, quanto queste convenienze e leggi mondane sostengono ora la nostra vita inferiore

(6.) Se la futura condizione di felicità e gloria che sarà preparata per i redenti può essere espressa in questo modo, possiamo aspettarci che, nonostante la differenza tra essa e "questa sfera visibile e diurna", ci saranno certi punti di somiglianza. Quali sono ora i segni della nostra dimora? Cieli, terra. Come viene descritta la nostra dimora eterna? Nuovi cieli, nuova terra. Non c'è forse nel primo un analogo al secondo? Il secondo non è forse il riflesso del primo? Non c'è stato forse un oscuramento di idee che sembreranno familiari ai santi in quella gloria? Ciò che è inferiore nell'appetito e nell'istinto viene eliminato. Ma non c'è bellezza nella forma e nel colore che l'occhio possa contemplare? Non ci sono armonie incantevoli per l'orecchio? Tutto qui può essere solo un rudimento e un cifrario da evolvere e interpretare in lontane sedi dell'universo. Con una scala graduata possiamo ora elevarci attraverso una serie ascendente di cambiamenti progressivi fino a raggiungere il culmine di tutti

(7.) Ma questo presunto parallelismo, per quanto ineguale, tra queste diverse scene dell'esistenza, comprende un esercizio di memoria distinta e perfetta. Il "terribile cristallo" dei nuovi cieli, il bel paradiso della nuova terra, deve richiamare i vecchi. 8. Il modo in cui i cieli e la terra attuali sono soppiantati dal nuovo dichiara che una certa felicità è assicurata dallo scambio che corrisponde perfettamente alla rivoluzione solenne. La gioia è il frutto invariabile di un cristianesimo giustamente apprezzato. 9. Nulla segna più distintamente il male del peccato della divergenza che spesso si suppone nella Scrittura tra l'uomo e le scene della sua abitazione. Questi sono invitati a sollevarsi e a dichiarare contro di lui. Egli è rappresentato come il solo "privo della gloria di Dio". Essi sono fedeli al loro proposito, mentre egli si è allontanato dal fine per il quale è stato creato e investito. Di qui quegli orribili apostrofi con cui si invocano gli oggetti inanimati, come se anche loro potessero solo condannarlo. Essi sono convocati, come tanti testimoni e giudici, per denunciare i suoi crimini. Ma "i nuovi cieli e la nuova terra" non circonderanno nulla che possa offendere. Essi corrisponderanno a tutto ciò che abbracciano. I loro elementi puri comprenderanno solo i puri. 10. Poiché il cielo e la terra combinano tutte le nostre idee del bello e del grande, poiché queste completano la nostra attuale sfera di vita e di azione, la continuazione di tale meccanismo in uno stato futuro deve farci capire la diversità del suo bene. Qui sta tutto ciò che costituisce il nostro piacere, sia esso sensuale o intellettuale. Dall'alto o dal basso ricaviamo tutte le nostre gratificazioni. C'è una varietà infinita. 11. Non abbiamo immagini di permanenza come quelle opere di Dio di cui parliamo. "Per sempre, o Signore, la tua parola è stabile nei cieli". "Ti temetteranno finché dureranno il sole e la luna". "La terra rimane in eterno". Dio sospende la prova della sua fedeltà su queste ordinanze, sul patto del giorno e della notte. Eppure siamo stati avvertiti del loro naufragio. Se, dunque, questi monumenti di tutto ciò che è durevole devono essere essi stessi distrutti, se l'azzurro svanisce e il globo decade, come possiamo certamente considerare nei nuovi cieli e nella nuova terra il buono di una vera immortalità! Il loro sole non tramonterà più. I loro tessuti fulgenti non si decomporranno. Sono i segnali perfetti di una durata che non ammette intervalli e non ha bisogno di monitori, che non possono essere suddivisi in età né contati dalle stelle! 12. Il potere di Dio di proteggere e benedire non di rado si basa sulle Sue realizzazioni creative. "Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto il cielo e la terra". "Il Signore che ha fatto il cielo e la terra ti benedica da Sion". "Beato colui che ha per aiuto l'Iddio di Giacobbe, che ha fatto il cielo e la terra". Coloro che erano in lutto, gli oppressi, i perseguitati hanno cercato Colui che aveva fatto tutte queste cose, il Suo aiuto e la Sua benedizione non potevano più diffidare né disprezzare. I mansueti della terra erano al sicuro sotto la cura di Colui che l'aveva creata. I nuovi cieli e la nuova terra sono modellati dallo stesso onnipotente artefice, il Dio della verità e della salvezza, e nello stesso modo Egli progetta che essi sostengano la quiete e la sicurezza del Suo popolo per sempre! Colui che li ha allevati sarà il loro Dio finché dureranno. Essi sono la prova standard e il buono di ciò che Egli può e vuole operare per loro conto

(II.) Esaminiamo le prove su cui si basa questa ferma aspettativa. Ad Abramo fu data un'alleanza in cui erano contenute molte promesse di tipo più che terreno. Egli aveva il sigillo della giustizia mediante la fede. Da lui doveva discendere un seme spirituale. Noi crediamo nel Signore, ed Egli ce lo considera giustizia! Accettiamo questo antico mandato, che nessun tempo può intaccare né cancellare, un mandato distinto, successivo, cumulativo, e "secondo la Sua promessa aspettiamo nuovi cieli e nuova terra in cui abiti giustizia". Il cristianesimo, che porta alla luce la vita e l'incorruttibilità, che è la promessa della vita eterna, mostra la vera e sola speranza di questa condizione che sormonta. Abbiamo consolazione eterna e buona speranza per mezzo della grazia. Dipendiamo dalla speranza della vita eterna, che Dio, che non può mentire, ha promesso prima che il mondo cominciasse. La promessa è una forma di rivelazione scritturale e di incoraggiamento che ci è familiare. È una condiscendenza infinita in Dio legare così se stesso e parlare ai suoi servi "per un gran tempo a venire". (R. W. Hamilton, D.D.)

Nuovi cieli e nuova terra:

1.) Sappiamo storicamente che la terra, che una terra solida e materiale, può formare la dimora di creature senza peccato in piena conversazione e amicizia con l'Essere che le ha create. L'uomo, all'inizio, aveva per posto in questo mondo, e allo stesso tempo, per suo privilegio, una comunione senza nuvole con Dio, e per la sua prospettiva un'immortalità che la morte non doveva né intercettare né porre fine. Era terrestre per quanto riguarda la condizione, eppure celeste per quanto riguarda sia il carattere che il divertimento. Questo può servire a rettificare un'immaginazione, di cui pensiamo che tutti debbano essere consapevoli, come se la grossolanità del materialismo fosse solo per coloro che erano degenerati nella grossolanità del peccato. Se il nostro luogo di beatitudine eterna fosse così puramente spirituale come comunemente si immagina, allora l'anima dell'uomo, dopo la morte, dopo aver lasciato il suo corpo, lo abbandonerebbe definitivamente. Quella massa di materialismo con cui è associato sulla terra, e che molti considerano come un incombente, sarebbe stato lasciato marcire nella tomba, senza essere rivisitato da un potere soprannaturale, o risollevato dalla polvere inanimata in cui si era risolto. Ci sarà, è vero, un cambiamento di costituzione personale tra un uomo buono prima della sua morte e un uomo buono dopo la sua risurrezione - non però che sarà liberato dal suo corpo, ma che sarà liberato dal principio corrotto che è nel suo corpo - non che il materialismo da cui è ora circondato sarà eliminato, ma che la macchia del male da cui questo materialismo è ora pervaso sarà eliminata. E questo sarà il suo cielo, che egli servirà Dio senza lotta e in una tempesta piena di gioia spirituale, perché con il pieno concorso di tutti i sentimenti e di tutte le facoltà della sua natura rigenerata. La grande piaga costituzionale della sua natura non lo turberà più; e ci sarà il fascino di una generale affinità tra la purezza del suo cuore e la purezza dell'elemento che inspira. Ma l'omaggio più alto che conosciamo al materialismo è quello che Dio manifestato nella carne gli ha reso. Che Egli, la Divinità, avrebbe avvolto la Sua insondabile essenza in uno dei suoi involucri; che Egli debba ora essere troneggiato nella supremazia universale, che l'umanità sostanziale e incarnata debba essere così esaltata, sembra questo l'abolizione del materialismo, dopo che il suo attuale sistema è stato distrutto? O non prova piuttosto che, trapiantato in un altro sistema, sarà preferito agli onori celesti e prolungato nell'immortalità in tutte le epoche? 2. Ma sebbene sia un paradiso dei sensi, non sarà un paradiso della sensualità. Ci saranno sia cieli che terra, sembrerebbe, nella prossima grande amministrazione - e con questa specialità per distinguerla da quella attuale, che saranno cieli e terra "in cui abita la giustizia". Se la grande caratteristica di quella spiritualità che sta per arrivare in un futuro cielo, fosse quella di essere una spiritualità di essenza che allora occupava e pervadeva il luogo da cui il materialismo era stato spazzato via, non potremmo, con nessun metodo possibile, avvicinare la condizione in cui ci troviamo attualmente alla condizione che dobbiamo mantenere per sempre. Ma quando ci viene detto che il materialismo deve essere mantenuto e che la spiritualità del nostro stato futuro non risiede nel tipo di sostanza che deve comporre la sua struttura, ma nel carattere di coloro che lo popolano, questo pone, se non la pienezza del cielo, almeno un assaggio del cielo. a portata di mano. Non dobbiamo sforzarci di fronte a una cosa così impraticabile come quella di diluire l'economia materiale che è senza di noi: dobbiamo solo riformare l'economia morale che è dentro di noi. Questo vi renderà chiaro come si possa dire nel Nuovo Testamento che "il regno dei cieli era vicino" e come, in quel libro, il suo posto sia segnato, non indicando localmente un quartiere, e dicendo: "Ecco qui, o ecco là", ma con la semplice affermazione che il regno dei cieli è dentro di voi. E da qui uno dei grandi scopi dell'incarnazione del nostro Salvatore. Egli è disceso in mezzo a noi nella piena perfezione del carattere del cielo, e ci ha fatto vedere che è un carattere che può essere incarnato. Impariamo da Cristo che le grazie celesti sono tutte compatibili con l'usura di un corpo terreno e con le circostanze di un'abitazione terrena. E se avessimo solo il carattere del cielo, non staremmo a lungo a sentire che cos'è ciò che essenzialmente costituisce il conforto del cielo. Amiamo la giustizia che Egli ama, e odiamo l'iniquità che Egli odia, e questo, di per sé, ammorbidirebbe e sintonizzerebbe a tal punto il meccanismo della nostra natura morale, che in tutti i suoi movimenti ci dovrebbe essere gioia. Sia fatta qui la volontà di Dio come è fatta là, e non solo il carattere e la condotta saranno gli stessi qui come là, ma si assomiglieranno anche nello stile, anche se non nel grado della loro beatitudine. E qui possiamo notare che l'unico modo possibile per trasmettere questo nuovo principio nel cuore è il vangelo di Gesù Cristo. (T. Chalmers, D.D.)

L'universo esterno dell'uomo assume una forma reale:

(I.) Che i nuovi cieli e la nuova terra emergano dalle rovine del presente. Questo è di gran lunga il più probabile per i seguenti motivi

1.) Il nostro pianeta ha già subito cambiamenti in qualche modo analoghi. La geologia ci darebbe capire che questo globo ha subito numerosi cambiamenti

(2.) L'apparente indistruttibilità della materia

(3.) Gli eventi morali che sono accaduti su questa terra

(4.) Il contesto lo rende evidente. Per timore che il lettore immaginasse che il fuoco avrebbe distrutto completamente questo bellissimo mondo, era naturale per San Pietro suggerire che da esso sarebbero cresciuti un nuovo cielo e una nuova terra

(II.) I nuovi cieli e la nuova terra saranno la dimora della "giustizia". "In cui abita la giustizia", questa è la sua gloria morale, è questa che la contraddistingue in glorioso contrasto con il suo carattere attuale. Questo mondo al presente è come la casa del vecchio lebbroso, ogni parte contaminata. Ma la "giustizia" dimorerà nel suo stato futuro

(1.) Abiterà universalmente

(2.) Dimorerà supremamente. Ora, ovunque si trovi, è in uno stato servile. Il diritto è sotto i piedi della forza

(3.) Esso dimorerà esclusivamente. Non ci sarà nulla di carattere opposto

(4.) Abiterà in modo permanente. Le sue regioni non saranno mai invase, la sua autorità non sarà mai scossa, la sua gloria non sarà mai oscurata dal male. Questa rettitudine interiore è la sua gloria. Gli oggetti più luminosi e maestosi della natura, guardati attraverso un cuore corrotto, sono privi di interesse. Nessuno può vedere la bellezza di Dio nel mondo esterno se non ha una bellezza morale interiore; Nessuno può cogliere le dolci armonie senza chi non ha dentro di sé le armonie morali. L'anima è la misura e lo specchio dell'universo dell'uomo

(III.) Che i nuovi cieli e la nuova terra sono oggetti di futuri interessi per il bene. "Noi, secondo la Sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e nuova terra". Questo guardare implica due cose

1.) Prove sufficienti per credere che questi nuovi cieli e terra appariranno. Guardare significa aspettarsi, aspettarsi implica la ragione

(2.) La convinzione che alcuni vantaggi deriveranno dall'apparenza. Guardare implica il desiderio, il desiderio implica il desiderabile. (D. Thomas, D.D.)

Le qualità della nuova terra:

(I.) Questa terra sta perindo. Tutte le produzioni della natura, tutte le opere d'arte, tutti gli accordi di politica che la riguardano, periscono; L'uomo, il suo Signore e Padrone, è di breve durata e muore

(II.) La natura della terra che deve succedere al presente

(1.) La terra oltre la tomba è nuova; da ciò dobbiamo intendere che è perfetto nella sua struttura e altrettanto attraente nel suo aspetto come se fosse appena uscito dalle mani del suo Creatore. Nessuna inondazione l'ha inondata; Nessun torrent l'ha sfigurata. Nessun lasso di anni ne intacca la bellezza, né introduce tra i suoi oggetti qualcosa di simile alla rovina

(2.) Nella terra oltre la tomba "abita la giustizia"; da ciò possiamo capire che è la dimora dei giusti e il luogo in cui la loro opera di giustizia è ricompensata. Conclusione:1. L'illustrazione del testo mostra il valore della giustizia. Le rivoluzioni scuotono i troni dei principi; ma la giustizia è innalzata su fondamenta eterne, e quelli che vi si sono seduti non possono essere scossi

(2.) La dottrina del testo rafforza la mentalità celeste. Poni i tuoi affetti in quel mondo che dura come te stesso e che solo è in grado di darti la perfetta beatitudine

(3.) La dottrina del testo rafforza la fiducia in Dio. Colui la cui parola ha fatto e disfarà il mondo è l'unico sostegno per te

(4.) La dottrina del testo dovrebbe risvegliare la devota gratitudine a Cristo. (W. Thorburn.) Vedendo che cercate tali cose, siate diligenti.-

Meraviglie nella storia futura dell'uomo:

(I.) Che le meraviglie del futuro dell'uomo sono trascendentalmente grandi. «Cose del genere».

(II.) Che queste meraviglie sono anticipate da alcuni. "Voi cercate queste cose". 1. Sono attesi per ottime ragioni.

(1) Sono certi.

(2) Abbiamo un interesse in loro. Questi sono buoni motivi

(2.) Sono attesi con sentimenti molto diversi. Da alcuni con indifferenza, da alcuni con terrore, da alcuni con gioia estatica

(III.) Che queste meraviglie richiedono preparazione personale. Come posso prepararmi ad affrontarli? Il testo suggerisce due cose come risposta

(1.) Riconciliazione con Dio. "Trovato di lui in pace." 2. Santificazione. "Senza macchia e irreprensibile".

(IV.) Che queste meraviglie richiedono serietà cristiana. "Sii diligente". 1. Pensa alla grandezza del tuo lavoro

(2.) La brevità del tuo periodo di prova. (F. F. Thomas.)

La diligenza cristiana, con i suoi motivi e i suoi fini:

(I.) Persone destinatarie. "Perciò, diletti", ecc

(1.) Amato da Dio. Che il popolo di Dio sia amato da Lui, lo deduciamo dai titoli con cui Egli lo distingue Deuteronomio 33:12; Neemia 13:26; Daniele 9:23; Malachia 3:17; Romani 9:25

(2.) Amati l'uno dall'altro

(II.) Eventi previsti. "Voi cercate queste cose".

(III.) Un addebito dato. "Sii diligente". La diligenza si oppone all'ozio, all'indolenza o alla disattenzione. (Schizzi di quattrocento sermoni.)

"Sii diligente":

(I.) La speranza chiara che dovrebbe riempire il nostro futuro. "Visto che cercate tali cose". Quali cose? Pietro ha disegnato un quadro molto vivido della fine, in due parti, una distruttiva, l'altra costruttiva. Gli ottici costruiscono occhiali con tre gamme e scrivono su una piccola barra che sposta i loro oculari: "Theatre", "Field", "Marine". Su quale dei tre è impostato il tuo bicchiere? La rotazione di un pulsante ne determina la portata. Puoi guardare le cose a portata di mano o, se imposti l'oculare nel modo giusto e usi il più forte, puoi vedere le stelle. Quale sarà? La portata più breve ti mostra le possibilità; Più a lungo ti mostrerà delle certezze. La gittata più corta ti mostra sciocchezze; Più a lungo, tutto ciò che puoi desiderare. Quante speranze abbiamo superato, che siano state soddisfatte o deluse. Ma potremmo averne uno che si muoverà sempre davanti a noi, e attirerà sempre i nostri desideri. La visione più grande, se solo fossimo abbastanza saggi da portare la nostra vita abitualmente sotto la sua influenza, offuscherebbe e nobiliterebbe allo stesso tempo tutto il prossimo futuro

(II.) Lo scopo preciso che questa chiara speranza dovrebbe imprimere nella vita. Se sapessi che presto emigrerai e passerai tutta la tua vita dall'altra parte del mondo, in circostanze di cui conosci i contorni, saresti uno sciocco se non ti mettessi in condizione di prepararti ad affrontarle. Quanto più chiaramente vediamo, e quanto più profondamente sentiamo, quella speranza futura, che si rivela per noi nelle parole del mio testo, tanto più essa prescriverà uno scopo dominante che darà unità, forza, galleggiamento e beatitudine a qualsiasi vita. "Visto che cercate tali cose, siate diligenti". Per cosa? "Affinché siate trovati da lui in pace, senza macchia e irreprensibili". Ogni parola è pesante qui

(1.) "Affinché possiate essere trovati". Ciò implica, se non una ricerca, almeno un'indagine. Suggerisce l'idea della scoperta della vera condizione, del carattere o della posizione di un uomo che può essere stata nascosta o parzialmente oscurata prima - e ora, finalmente, viene messa in evidenza chiaramente

(2.) Quindi, nota: "Trovato in Lui" o, "Al Suo cospetto". Allora Cristo è l'Investigatore, ed è davanti a "quegli occhi puri e a quel giudizio perfetto" che devono passare coloro che saranno ammessi nei nuovi cieli e nella nuova terra, "nei quali abita la giustizia". 3. Notate poi qual è il carattere che, scoperto da Gesù Cristo, vi ammette: "senza macchia e irreprensibile". Ci deve essere la completa assenza di ogni imperfezione, macchia o granello di impurità. "Irreprensibile" è la conseguenza di "immacolato". Ciò che in sé è puro non attira alcuna censura, né dal Giudice né dagli assessori e dagli spettatori nel Suo tribunale. Nell'altra lettera di Pietro Cristo stesso è descritto come un Agnello "senza difetto e senza macchia". E così il carattere che si qualifica per i nuovi cieli è la copia in noi di Gesù Cristo. Inoltre, solo coloro che hanno così raggiunto la condizione di purezza assoluta, senza macchia e di conformità a Gesù Cristo, incontreranno il Suo occhio indagatore in calma tranquillità e saranno "trovati da Lui in pace". Il maggiordomo porta i suoi libri al suo padrone. Se sa che ci sono stati inganni con le figure e malversazioni, come trema il disgraziato nelle sue scarpe, anche se può rimanere apparentemente calmo, mentre l'occhio acuto del padrone scende dalle colonne! Se sa che è tutto a posto, con quanta calma attende la firma del padrone alla fine, per passare il conto! Se vogliamo incontrare Gesù Cristo con cuore tranquillo, e certamente Lo incontreremo, dobbiamo incontrarlo "senza macchia e irreprensibile".

(III.) La seria diligenza con cui tale obiettivo dovrebbe essere perseguito, alla luce di tale speranza. Pietro ama usare la parola che qui è tradotta "sii diligente". Il duro lavoro, l'impegno onesto, continuo e perseverante, è la sua ricetta semplice per ogni nobiltà. La parola include nel suo significato serietà, e molto spesso include ciò che è la conseguenza ordinaria della serietà, cioè la fretta e l'economia del tempo

(1.) Siate seri nel coltivare un carattere cristiano

(2.) Prenditi l'impegno di coltivare un carattere come quello di Gesù Cristo

(3.) Affrettatevi a coltivare un carattere cristiano. Il raccolto è grande, la fatica è pesante, il sole si sta avvicinando a ovest, la resa dei conti è vicina. Non c'è tempo da perdere; mettiti all'opera come non hai mai fatto prima, e digli: "Questa cosa la faccio". (A. Maclaren, D.D.)

Diligenza cristiana:

1.) Gli eventi stupendi che sono attesi

(II.) L'importante dovere che è richiesto

(1.) L'opposto di quella stupidità morale che prevale tra gli uomini

(2.) Il contrario di quell'indolenza dell'anima, con cui tanti si impegnano negli affari della salvezza

(3.) L'opposto di uno spirito mondano

(III.) Il lieto fine da compiere

(1.) "Affinché possiate essere trovati da lui in pace", non nell'opulenza, nell'onore, nell'agio o nell'indulgenza; ma in pace

(1) Con tutta l'umanità;

(2) Con il tuo cuore;

(3) Con Dio, tuo Padre riconciliato

(2.) "Senza macchia" 1Giovanni 1:7. Immergiamoci con fiducia in questa fonte aperta per il peccato e l'impurità. Cerchiamo anche noi di essere diligenti, non solo per essere fatti, ma anche per essere preservati puri

(3.) "Irreprensibile"; il tuo santo amore così manifesto, la tua giustificazione e accettazione così chiare, che gli uomini cattivi e i diavoli non osano, gli uomini buoni e gli angeli non possono, e Dio non lo farà, imputare nulla a te. (Giacomo Bromley.Affinché possiate essere trovati da lui in pace.-

Pace con Dio:

1.) Osservate che, qualunque sia il nostro stato o carattere, tutti noi saremo trovati da Dio. Se siamo peccatori, e moriamo così, i nostri peccati ci scopriranno

(2.) Come alla fine tutto sarà trovato da Dio, così ci sono alcuni che saranno "trovati da lui in pace". Coloro che hanno avuto l'inimicizia dei loro cuori uccisa dalla grazia divina. È questo che accresce ogni altra benedizione, allevia ogni afflizione e sostiene nell'agonia della morte

(3.) Per essere finalmente trovati in pace, è necessario che la cerchiamo qui con diligenza. Esaminiamo attentamente lo stato della nostra anima. Occupati finché Egli venga, e allora la Sua venuta non sarà né un terrore né una sorpresa

(4.) Chiediamoci ora chi sono coloro che saranno trovati da Dio in pace.

(1) Coloro che Dio trova in questo mondo e porta in stato di grazia.

(2) Coloro che qui lo hanno trovato saranno trovati da Dio in pace. Alcuni Lo cercano e Lo trovano nell'armadio, altri nell'assemblea pubblica e altri ancora su un letto malato e morente. Alcuni in gioventù e altri in età più avanzata. Se non lo troviamo come amico e padre, ci troverà come giudice e vendicatore.

(3) Coloro che si trovano in Cristo saranno trovati da Dio nella pace. Questo è ciò che Paolo desiderava così ardentemente: "Che io possa guadagnare Cristo ed essere trovato in lui".

(4) Di Lui si troveranno in pace solo coloro nei quali si troverà qualcosa di buono verso il Signore, Dio d'Israele. La nostra natura deve essere rinnovata.

(5) Coloro che Egli troverà in pace troveranno in pace solo coloro che cammineranno per i sentieri della pace. La religione non consiste tanto nel parlare di Dio, quanto nell'agire per Lui; Non in teoria, ma in pratica. Miglioramento:1. Il soggetto impartisce rimproveri agli sbadati, che si accontentano di alcuni tentativi lenti, ma che non sono mai seri riguardo alla salvezza

(2.) Possiamo quindi imparare che è possibile per le persone essere soddisfatte di se stesse, e avere una sorta di pace nella propria mente, e tuttavia non essere trovate da Dio in pace

(3.) Vediamo l'adeguatezza e l'importanza del consiglio che ci viene dato nel testo: "Siate diligenti, affinché possiate essere trovati da lui in pace". (B. Beddome, M. A.)

15 2PIETRO CAPITOLO 3

#2Pietro 3:15-16

La longanimità del nostro Signore è salvezza.-

La longanimità di Dio:

(I.) Il fatto della longanimità di Dio. La sentenza di condanna non viene eseguita rapidamente. Le benedizioni della salute e della prosperità spesso accompagnano il peccatore durante tutta la sua condotta di ribellione. La pazienza di Dio appare inesauribile

(II.) L'oggetto generoso della longanimità di Dio

(1.) Dio sopporta i trasgressori non perché ignora le loro azioni

(2.) Non perché Egli sia indifferente alle loro azioni

(3.) Non perché Egli voglia il potere di "vendicarlo dei Suoi avversari". 4. Dio sopporta i peccatori perché il Suo nome e la Sua natura è amore.

(1) È il vero disegno di Dio con questa longanimità di portare gli uomini alla salvezza.

(2) La tendenza di questa longanimità, così come il disegno di Dio, è alla salvezza.

(3) L'effetto effettivo di questa longanimità da parte di Dio è la salvezza. Ma sebbene la longanimità di Dio sia così destinata ad essere la salvezza, tuttavia "il giorno del Signore verrà come un ladro di notte". C'è un periodo per la pazienza divina. (G. T. Noel, M.A.)

La pazienza di Dio, che termina con la salvezza degli uomini:

(I.) La longanimità del Signore

(1.) Può essere definito come la sofferenza dell'opposizione, delle offese e degli insulti, per lungo tempo senza punirli

(2.) Gli esempi e le manifestazioni della longanimità di Dio sono ampiamente riportati nella Bibbia

(3.) E il mondo, attraverso tutte le epoche della sua esistenza, ha presentato la stessa immagine. Qual è stata la storia di ogni nazione? di ogni città? di ogni villaggio? di ogni famiglia? di ogni persona? Un resoconto della pazienza divina

(4.) Suggeriamo alcune considerazioni atte a mettere in chiara e forte luce la longanimità di Dio.

(1) L'acutezza delle nostre offese. È questo che dà al peccato il suo male. È puntato contro Dio. È un affondo al Suo trono.

(2) Quella totalità che appartiene al peccato dell'uomo. Nessuna condotta di controbilanciamento. Non c'è mescolanza nella condotta degli uomini non convertiti verso Dio. Ci possono essere alcune cose che vanno bene verso l'uomo. Ma verso Dio tutto è sbagliato.

(3) L'imperdonabilità anche delle offese contro Dio tende ad accrescere le nostre vedute della Sua longanimità. Dio ti ha mai dato un motivo per trattarLo come tu L'hai trattato?

(4) Bisogna anche ricordare l'ingratitudine delle nostre offese.

(5) L'implacabilità dei trasgressori contro Dio rende la Sua longanimità ancora più notevole

(II.) In che senso si dice che la longanimità del Signore sia salvezza

(1.) È solo facendo riferimento al grande scopo della salvezza che possiamo spiegare in modo soddisfacente la longanimità del Signore

(2.) Di conseguenza, la longanimità del Signore deve offrire un'occasione e uno spazio adeguati per portare in esecuzione il piano di salvezza

(3.) È quindi un'indicazione permanente per gli uomini della volontà di Dio di salvare

(4.) È quindi un motivo per indurre gli uomini ad essere salvati. Fa parte di quella bontà che conduce gli uomini al pentimento

(5.) Ma la salvezza è spesso il risultato benedetto della pazienza divina. Questo è il suo grande problema. La longanimità del Signore è salvezza in effetti effettivi e conseguenze eterne. Finisce con questo

(III.) Far rispettare l'ingiunzione di stimare correttamente la longanimità del Signore. "Tenete conto che la longanimità del Signore è salvezza". Bada di dare questa interpretazione alla Divina Tolleranza, di stimarla come salvezza

(1.) Non fatene quindi il cibo dello scetticismo. Questo fu il miserabile errore di quelle persone empie di cui l'apostolo aveva parlato. "Non v'ingannate, Dio non si fa beffe; quello che l'uomo semina quello che pure mieterà", sia presto che tardi

(2.) Nessuno dei due considera la longanimità del Signore come connivenza. Non pensarlo perché Lui non colpisce. Perciò sorride

(3.) Né devi considerare che la longanimità del Signore è sicurezza. Mentre dite pace e sicurezza, un'improvvisa distruzione potrebbe abbattersi su di voi. Tenete conto che la longanimità del Signore è salvezza. Considerate questo come il fine. Credete che vi sia permesso e incoraggiato a perseguire quel fine. La longanimità di Dio sia la tua introduzione alla Sua misericordia. Potresti trasformare questo flusso di vita in veleno e morte. (Ricordo dell'Essex.) La longanimità di Dio: un appello alla coscienza:

1.) Ammirate la longanimità di Dio

(1.) Ammirate la longanimità di Dio riguardo ai peccati particolari. Ecco, fanno immagini di legno o di pietra, e dicono: "Questi sono Dio", e pongono queste cose al posto di Colui che ha fatto i cieli e la terra. Come lo sopporta, Colui che siede nei cieli, nella cui mano è il nostro respiro, e chi sono tutte le nostre vie? Altri, anche in questo paese, bestemmiano Dio. E oh, com'è che Dio lo sopporta quando essi osano imprecare la Sua maledizione sui loro corpi e sulle loro anime? Inoltre, ci sono quelli che usano un linguaggio leale, eppure bestemmiano in modo intollerabile. In che modo il Tre volte Santo li sopporta? E poi ci sono altri che sguazzano in impurità e impurità innominabili. La luna vede un mondo di immondezza, di fornicazione e di adulterio, eppure, o Dio, tu lo sopporti! E poi, quando volgo il mio pensiero da un'altra parte, all'oppressione dei poveri, alla schiacciamento di coloro che, con il lavoro più duro, riescono a malapena a guadagnare il pane sufficiente per tenere insieme il corpo e l'anima, come lo permette il giusto Dio? 2. Si noti in particolare che questa longanimità di Dio si vede in persone particolari. In certe persone i peccati sono più grandi degli stessi peccati che lo sarebbero in altre persone. Essi sono stati favoriti con una coscienza tenera e con una buona istruzione, così che quando peccano peccano con vendetta

(3.) È meraviglioso che Dio abbia una tale longanimità quando guardiamo alle circostanze particolari in cui alcuni uomini peccano.

(1) Alcuni uomini peccano volontariamente contro Dio, quando non hanno alcuna tentazione a farlo, e non possono invocare alcuna necessità.

(2) Alcuni manifestano la longanimità di Dio in modo molto meraviglioso nel periodo di tempo in cui sono stati risparmiati dal peccato. Ricordate che sarebbe facile da parte di Dio liberarsi di voi. Uno lo desidera, e il peccatore non lo provocherà mai più, né rifiuterà più la sua misericordia. Uscirà dalla terra della speranza

(II.) Prendi il giusto conto della longanimità di Dio. "Tenete conto che la longanimità del nostro Signore è salvezza". Cosa significa? 1. Significa, in primo luogo, la salvezza dei molti? Il Signore Gesù Cristo, come credo, deve avere la preminenza. Cristo non è venuto per distruggere il mondo, ma perché il mondo per mezzo di Lui potesse essere salvato; e così, come ogni anno che passa, consideriamolo salvezza, e spendiamolo e facciamolo spendere nella speranza di poter in ogni modo salvare qualcuno

(2.) Il prossimo significato di questo è per chiunque di voi non sia convertito. Voglio che rendiate conto che la pazienza di Dio nel risparmiarvi significa per voi la salvezza. Perché sei qui stasera? Sicuramente è la salvezza. Anni fa ho incontrato un soldato che aveva cavalcato al comando di Balaclava. Era uno dei pochi che tornava indietro quando le selle venivano svuotate a destra e a sinistra di lui. Non potei fare a meno di mettermi in un angolo e dirgli: "Caro signore, non credi che Dio abbia un disegno d'amore per te risparmiandoti quando sono caduti così tanti? Gli hai dato il tuo cuore?" Sentivo di avere il diritto di dirlo. Forse parlo ad alcuni di voi che sono stati recuperati da un relitto anni fa. Perché? Spero che tu possa essere salvato. Ultimamente ha avuto la febbre e non è quasi mai uscito prima. Perché sei stato salvato da quella febbre quando altri sono stati abbattuti? Sicuramente deve significare salvezza. Quando mastro Bunyan era un ragazzo, era così temerario che, quando una vipera si sollevò contro di lui, la prese in mano e le strappò il pungiglione dalla bocca, ma non gli fu fatto del male. Era il suo turno di fare la sentinella all'assedio di Nottingham e, mentre stava uscendo, un altro uomo si offrì di prendere il suo posto. Quest'uomo fu fucilato e il maestro Bunyan riuscì a fuggire. Non avremmo avuto il "Pilgrim's Progress" se non fosse stato per quello. Dio non lo preservò forse di proposito affinché fosse salvato? 3. Questo testo mi sembra che abbia un impatto sul popolo di Dio. "Tenete conto che la longanimità di Dio è salvezza". Devo girare il testo per darvi veramente ciò che contiene. È salvezza per un uomo essere messo fianco a fianco con Cristo. Se devi sopportare gli scherzi degli empi, se Dio li risparmia e permette loro di perseguitarti, rallegrati e consideralo come salvezza, perché ora sei reso partecipe delle sofferenze di Cristo. Quale altra salvezza desiderate? Ricordate, inoltre, che quando gli empi perseguitano i giusti, danno loro il segno della salvezza, poiché anticamente era così. Colui che è nato secondo la carne ha perseguitato colui che è nato secondo lo Spirito. Ancora una volta: considera la pazienza di Dio, quando permette agli empi di calunniarti e di farti del male, come salvezza, perché tende alla tua salvezza avvicinandoti al Signore. (C. H. Spurgeon.)

La longanimità di Dio: Dio sopporta a lungo gli uomini peccatori, per dare loro ulteriori opportunità di assicurarsi la salvezza

(1.) È notevole, tuttavia, che la longanimità di Dio ha, in molti casi, proprio l'effetto opposto. "Poiché la sentenza non viene eseguita rapidamente contro un'opera malvagia, perciò i cuori dei figli degli uomini sono pienamente rivolti in loro a fare il male." Quando il profeta Isaia denunciò i giudizi di Dio, gli fu data la risposta: "La visione che egli vede è lontana"; e quando la sua profezia non si adempì immediatamente, dissero: "I giorni si prolungano e ogni visione viene meno". Miriadi sono state rovinate per sempre abusando della longanimità di Dio. Non avevano mai avuto l'intenzione di sfidare la Sua ira, ma videro così poco motivo di allarmarsi immediatamente che si avventurarono un po' più in là, finché non si spinsero troppo lontano per tornare sui loro passi. Avete mai notato che il nostro Salvatore raramente ci mette in guardia contro un rifiuto deliberato delle offerte del Vangelo? Sapeva che un simile senso di colpa sarebbe stato raro. "Come scamperemo se trascuriamo una salvezza così grande?" E quante volte il Salvatore ci chiama a "vegliare" e ci avverte che la Sua venuta sarà "come un ladro nella notte"! 2. Ed è stupefacente con quale ingegnosità gli uomini possano incoraggiare questa presunta fiducia nella longanimità di Dio. Ascoltate, per esempio, le loro osservazioni ai funerali. Se si tratta di una persona anziana che è deceduta, dicono: Ah! Era vissuto fino a tarda età, ed era ovvio che morisse. Se si tratta di un neonato che viene tagliato fuori, dicono, Ci sono così tante malattie a cui sono soggetti i piccoli. In un altro caso l'osservazione riguardante il defunto sarà: Egli è stato molto imprudente, e ha portato la sua morte su se stesso. O, in un altro caso ancora, Questa persona è in declino da molto tempo, e aveva in sé i semi della morte; ma non ho tali sintomi di decadimento o dissoluzione. Tutto questo per tenere lontana l'idea di morire e per incoraggiare la speranza che la longanimità di Dio aspetterà ancora più a lungo

(3.) In verità è facile incoraggiare una vana fiducia nel Dio longanime, se siamo così disposti. Quante cose ci sono da aiutare sulla presunzione se siamo inclini ad assecondarla! Il tempo vola silenzioso. La malattia e la morte fanno il loro lavoro molto silenziosamente. Gli uomini non cadono come le foglie in un clima freddo, dove il gelo di una sola notte può spogliare ogni albero della sua vegetazione; ma il processo è piuttosto simile alla caduta del fogliame in una regione tropicale, dove una foglia cade dopo l'altra, ed è seguita da un'altra che spunta al suo posto, così che l'occhio si accorge a malapena del cambiamento. Guardate come ci sfuggono silenziosamente anche le nostre opportunità religiose! Molti hanno trascorso la maggior parte dei loro sabati terreni e a malapena hanno riflettuto sul fatto che se ne sono andati. Dio, in generale, non tratta con noi con metodi sorprendenti; Li usa raramente come i tuoni e i terremoti del mondo naturale, ma ci parla per la maggior parte in toni gentili e persuasivi

(4.) Ci si potrebbe chiedere, forse, perché Dio adottò un tale metodo per trattare con noi? Se avesse colpito a morte l'offensore con un'interposizione visibile; se avesse chiamato dal cielo, come fece con Saulo di Tarso, per persuaderci al pentimento, saremmo stati intimoriti all'obbedienza. Ma avrebbe fatto ben poca differenza se Dio ci avesse trattato con metodi sorprendenti. Chi vuole addormentarsi può esserne sorpreso un paio di volte, ma di lì a poco dormiva come fa il marinaio tra le onde ondeggianti sulla testa d'albero. Ora, lasciatemi chiedere, quale modo migliore Dio avrebbe potuto adottare per salvare le anime di quello che per anni ha usato senza successo? Dice che la ragione e l'intendimento devono essere convinti prima di poter diventare cristiani? E Dio non ha fatto abbastanza per soddisfare la tua ragione? Voi dite che il cuore deve essere mosso dall'amore e dalla misericordia, e non dai terrori? Non c'è stata misericordia e amore nei rapporti di Dio con voi? Se la compassione del nostro Dio non fosse infinita, questi peccati prolungati contro la Sua longanimità avrebbero attirato molto tempo fa la Sua ira

(5.) Ed è perché si possa infine incorrere in quella giusta ira che vi esorto a non peccare più contro la longanimità di Dio. Questi giorni stanno trascorrendo con così poco per eccitare le tue paure; Queste stagioni, in cui avete poca preoccupazione per la vostra anima, sono soprattutto da temere. Stanno sigillando il tuo destino, mentre il vortice attira la barca senza una sola increspatura per un po' di tempo a tradire la sua influenza, fino a quando alla fine la distruzione ruggisce intorno, troppo tardi per ritirarsi. Questi bei giorni di apparente pace che Dio vi dà, sono i giorni di lavoro per accumulare la messe eterna. (W. H. Lewis, D.D.)

La longanimità di Dio deve essere considerata salvezza: - La nostra stessa esistenza qui è una prova della longanimità di Dio. Con la nostra apostasia abbiamo perso ogni titolo al Suo favore e alla Sua protezione. Tale sentenza, tuttavia, non è ancora stata eseguita

(I.) L'enunciazione del testo deve essere considerata in generale come una legge, o regola, o principio, del governo divino. La longanimità di Dio è salvezza, non direttamente in se stessa, ma indirettamente in subordinazione a un piano e a uno scopo di salvezza fissi. Non è la longanimità di Dio che salva un singolo peccatore, ma l'amore di Dio in Cristo; e la Sua longanimità contribuisce alla salvezza del peccatore in nessun altro modo se non mettendo alla sua portata, e insistendo sulla sua accettazione, le aperture evangeliche di misericordia. Dio ha un solo metodo per salvare i peccatori. Non è la Sua longanimità che li salva, ma quella grazia per l'esercizio della quale, in loro favore, la Sua longanimità offre spazio e spazio. Su questo punto non lasciatevi ingannare. Non pensate che Dio agisca semplicemente sotto l'impulso, per così dire, di sentimenti personali di compassione, quando risparmia. ConsiderateLo come un sostenitore di un carattere pubblico, ufficiale, in cui Egli ha un'alta autorità da rivendicare e un buon governo da mantenere. È vero, Egli è pieno dei più teneri sentimenti di pietà verso di te personalmente; ma, allora, come un giudice non può gratificare i suoi sentimenti personali di uomo, senza fare riferimento al suo stato e dovere di giudice che difende la legge e l'ordine, così Dio, nel Suo compassionevole riguardo per te, non mette da parte il Suo riguardo per le pretese della Sua sovranità e la santità della Sua stessa amministrazione. Il fatto stesso che Suo Figlio abbia rinunciato ad essere peccato per voi è la prova anche della Sua preoccupazione per l'onore e la maestà di quella giustizia che doveva essere preservata intatta a un tale prezzo. È nel carattere di un Dio giusto e di un Salvatore che Egli è longanime; non con pietà implacabile, ribaltando la Sua sentenza di giudizio. Questa grande salvezza ora Egli offre a voi. Non essere così infatuato da pensare di poterne fare a meno

(II.) Questa legge o principio del governo divino, che la longanimità di Dio deve essere considerata la salvezza dell'uomo, può essere applicata al caso dei giudizi temporali, e può spiegare il metodo del Signore di trattare con noi riguardo a quei mali ai quali, anche in questa vita, come peccatori siamo esposti

(1.) Dio, nell'inviare giudizi temporali, spesso dà un avvertimento preventivo, e interpone il ritardo, affinché con precauzioni tempestive possano essere evitati; e in questo senso la Sua longanimità deve essere considerata salvezza. Fai la tua parte per rendere inutili misure più severe, avvertendoti in tempo

(2.) C'è un altro modo in cui la longanimità di Dio si manifesta nell'invio di giudizi temporali. Egli ci dà il tempo, non forse per scongiurarli del tutto, ma in modo da prepararci per la loro venuta, affinché, quando verranno, verranno come castighi paterni, non come giudizi di fatto, ma come misericordie. E, in questo senso - un senso molto più alto e più importante di quello implicito nella rimozione di qualsiasi calamità temporale - la longanimità di Dio deve essere considerata salvezza

(III.) Ma il punto di vista più importante per noi da assumere della massima del nostro testo è nella sua applicazione a quel giudizio di ira eterna nella vita a venire, a cui siamo esposti. Qui è specialmente che la longanimità di nostro Signore deve essere considerata salvezza. In questa prospettiva, il nostro testo suggerisce la vera spiegazione del più sconcertante di tutti gli enigmi: l'attuale stato dei peccatori sulla terra che sembra essere tollerato da un Dio santo e giusto. È uno stato, ora vediamo, in cui Dio è longanime affinché l'uomo possa essere salvato. Ricordiamolo, tuttavia, che si tratta solo di una tregua, e di una tregua che non implica in alcun modo o necessariamente una tregua definitiva. Ti viene risparmiato per un po', ma vieni risparmiato per uno scopo particolare; e se questo scopo non viene raggiunto, non c'è altra risorsa: la sentenza deve avere effetto. (R. S. Candlish, D.D.)

16 2PIETRO CAPITOLO 3

#2Pietro 3:16

Il nostro amato fratello Paolo... in tutte le sue epistole.-

San Paolo e i suoi scritti: - Questo passaggio prova che, al tempo in cui Pietro scrisse, esistevano alcune epistole di Paolo, e lascia intendere che furono scritte secondo un tipo di saggezza che egli aveva ricevuto in modo soprannaturale. Prova, inoltre, che erano considerati di grande autorità. Questo passo dichiara, inoltre, che, per qualche causa, sia nello scrittore che nel soggetto, c'erano alcune cose in queste epistole difficili da capire, e probabilmente pervertite. Il mio intento attuale è quello di fornirvi, in primo luogo, la storia e il carattere di San Paolo, e poi di considerare le cause di quell'oscurità nei suoi scritti di cui Pietro si lamenta

(I.) Quelle parti della sua vita che tendono maggiormente a illustrare il suo carattere sono la sua condotta prima della sua conversione e le conseguenze di quell'evento straordinario. Nella storia di Paolo abbiamo due uomini diversi da descrivere, il persecutore e l'apostolo. Non si può immaginare nulla di più completo del cambiamento di vedute di questo apostolo, eppure egli conserva per tutta la sua vita quella che può essere chiamata la resistenza originale del suo carattere. Non c'è nulla che metta in discussione la sua integrità, o che debba renderci sospettosi del suo carattere morale. Era solo mosso da una specie di zelo sbagliato, che è stato abbastanza comune in ogni epoca. Ma Dio aveva scelto questo giovane come l'apostolo più eminente di quella fede che ora era intenzionato a sterminare. Se supponiamo che il carattere di Paolo sia quello che ho rappresentato, non voleva altro che mostrare a questo giovane, con l'irresistibile evidenza dei suoi sensi, che questo stesso Gesù, che egli considerava un crocifisso, un detestabile malfattore, era realmente vivo in potere di cambiare l'intera corrente della sua condotta, dei suoi sentimenti, e carattere. Dio gli concesse questa misericordia. Riassumendo i tratti del carattere di Paolo, noterete quanto egli fosse singolarmente qualificato per quell'ufficio a cui era particolarmente destinato, l'apostolato dei Gentili in tutto l'Impero Romano. Egli fu l'unico degli apostoli che sembra aver avuto quella che può essere definita un'educazione liberale, o, almeno, che avesse una qualche traccia della letteratura e della filosofia dei Greci. La missione che gli era stata affidata richiedeva non solo una forza di genio come la sua, ma un ardore che nessuno scoraggiamento avrebbe dovuto spegnere. Chiuderò questa divisione del mio argomento con due riflessioni

(1) In primo luogo, nonostante l'estremo ardore dell'immaginazione di questo apostolo, nulla di ciò che egli ci ha lasciato rivela qualcosa di fanatico illusione

(2.) Quanto deve essere importante quella causa che un uomo come Paolo poté sostenere con sforzi così straordinari, con uno zelo così instancabile, attraverso una lunga vita di tali scoraggiamenti, privazioni, persecuzioni e indegnità, fino all'ora del suo martirio! Vide la felicità del mondo sospesa sulla ricezione del cristianesimo. Scoprì che gli interessi più cari delle anime degli uomini erano affidati a lui

(II) Procedo ad esporre e, se possibile, a illustrare le fonti dell'oscurità che accompagna in particolare le parti apostoliche del Nuovo Testamento

(1.) La prima fonte di oscurità è che si tratta di lettere private, indirizzate a particolari società, o individui, in particolari occasioni

(2.) Un'altra causa dell'oscurità delle epistole di Paolo è il genio peculiare dell'uomo. La sua immaginazione si infiammava facilmente con l'argomento su cui stava scrivendo. I movimenti della sua mente erano estremamente rapidi

(3.) L'istruzione e le circostanze particolari di Paolo contribuiscono, anche, all'oscurità delle sue epistole. Paolo era un uomo la cui testa era piena della cultura ebraica della sua epoca; e, senza dubbio, scrive spesso come uno le cui prime nozioni si sono formate alla scuola di Gamaliele. Perciò egli usa molte parole in un significato che ora è estremamente difficile da stabilire. La parola "giustificazione" è un esempio notevole di questo. È dubbio, in alcuni casi, se con esso intenda un beneficio che si riferisce solo a questa vita, o che si estende alla nostra condizione eterna. Il termine "legge" è un altro di ambiguità simile; ed è solo con un'attenta attenzione che possiamo determinare, in particolari passaggi, se l'apostolo intenda con esso l'intera dispensazione ebraica o la parte cerimoniale di essa, o quella legge morale che è ugualmente obbligatoria per ogni creatura razionale

(4.) Una quarta fonte di oscurità nelle epistole si trova in una massima di interpretazione che ha prevalso troppo senza ragione: "che dobbiamo aspettarci di trovare nelle attuali circostanze del cristianesimo un significato per, o qualcosa che risponda a, ogni appellativo ed espressione che ricorre nella Scrittura; o, in altre parole, l'applicazione alla condizione personale dei cristiani di oggi, quei titoli, frasi, proposizioni e argomenti che appartengono esclusivamente alla situazione del cristianesimo nella sua prima istituzione". (J. S. Buckminster.)

L'autorità della Chiesa guida:

(I.) E ciò che prima dà diritto ai governatori della Chiesa a una superiorità sui loro sudditi è quell'ordinazione e quell'incarico speciale che hanno ricevuto da Cristo di istruire il mondo in tutte le verità necessarie, e quell'incarico che Egli ha imposto agli altri di obbedire loro

(II.) La ragionevolezza di questa sottomissione apparirà da quelle promesse di assistenza che Cristo ha fatto loro. E questi sono l'illuminazione, la direzione e il potere. L'illuminazione nelle cose oscure; direzione nelle cose difficili; la forza di incontrare e superare ogni opposizione

(III.) La ragionevolezza di questa sottomissione apparirà dal loro studio e apprendimento nelle materie divine, e dalla conoscenza e dalla capacità ordinaria molto minori negli altri.

La necessità di questa sottomissione appare in quanto è l'unico mezzo per ristabilire la pace e l'unità nella Chiesa, la felicità e la tranquillità nello Stato. (Miles Barne, D.D.) In cui ci sono alcune cose difficili da capire.-

Perché la Scrittura è difficile da capire: - I misteri della salvezza sono difficili solo per la nostra comprensione; la difficoltà non è nella loro natura, ma nella nostra capacità. Come un abitante rurale che viene ammesso in un palazzo reale ammira l'edificio, e ne è trasportato dalla rarità e dalla magnificenza; E molto di esso lo capisce: quando entra nella sala sa che quello è un luogo per nutrirsi; quando entra nella galleria, sa che è un luogo per passeggiare; quando entra nella camera da letto, sa che è un posto dove dormire; ma in alcune stanze è condotto, non inferiore al primo per stato e piacere, di cui non conosce l'uso; Provvederà ora l'architetto a creare tali luoghi inutili e superflui? O non attribuisce piuttosto la colpa, dov'è, alla propria ignoranza? La Scrittura è un bell'edificio, il palazzo del Re Onnipotente; di cui Paolo fu uno dei capomastri. Quando leggiamo le sue epistole, stiamo esaminando le stanze e i recipienti; alcune delle quali le impariamo facilmente, come 1Timoteo 1:15; Romani 8:1; Filippesi 4:8; 1Tessalonicesi 5:17 ; ma cercando più avanti, ci soffermiamo su alcune stanze curiose, che portavano in sé tanta arte e maestà quanto le altre, ma più oscure e mistiche, e velate da una tenda di terribile segretezza; tali sono certe dottrine di san Paolo; non ci è proibito di vederli, di rivederli, di studiarli e meditarli; ma se non possiamo comprenderli perfettamente, lungi da noi il fatto di accusare San Paolo dell'oscurità; No, imputiamo la colpa alla nostra semplicità. (Thos. Adams.)

Difficoltà bibliche:

(I.) Come riconosciuto dall'ispirato

(1.) A coloro che rifiutano la Bibbia a causa delle sue difficoltà. La Bibbia non pretende di essere un libro facilmente comprensibile. Le sue difficoltà sono

(1) Coerente con il suo carattere. È una rivelazione dell'Infinito diretta al finito.

(2) Coerente con la sua intenzione. La Bibbia è un libro educativo. Il libro scolastico che lo studente ha imparato a padroneggiare cessa di essere educativo

(2.) A coloro che si arrogano una comprensione approfondita della Bibbia

(II.) Come pervertito dagli empi

(1.) I pervertitori sono qui descritti. "Coloro che sono ignoranti e instabili combattono, come fanno anche con le altre Scritture, per la loro propria distruzione". 2. La perversione è qui indicata. "'Strappano' - pervertito. La parola qui usata non ricorre da nessun'altra parte nel Nuovo Testamento. Deriva da una parola che significa verricello, verricello, strumento di tortura (στρεβλή), e significa rotolare o avvolgere su un verricello; poi strattonare o girare come per la forza di un verricello; e poi strappare o pervertire. Implica un allontanamento con l'applicazione della forza. Qui il significato è che applicano quelle parti della Bibbia a uno scopo per il quale non sono mai state intese". 3. Il loro destino è qui dichiarato. "La loro stessa distruzione". Che cos'è la distruzione spirituale? La distruzione di tutte le benedizioni che possono rendere l'esistenza degna di essere posseduta: la vita, la pace, la speranza, ecc. Tale è la perversione di queste difficoltà, ma qual è l'uso corretto di esse?

(1) Dovrebbero sopraindurre l'umiltà. Davanti alla loro maestà l'intelletto dovrebbe prostrarsi.

(2) Dovrebbero stimolare l'indagine intellettuale. Sfidano il pensiero: i loro oceani ti chiedono di navigarli, le loro colline di scalare la loro vetta, le loro miniere di scavare e arricchirsi.

(3) Dovrebbero indicare una vita futura. (D. Thomas, D.D.) Le misteriose dottrine del cristianesimo:

(I.) Dobbiamo osservare che in una rivelazione divina non si sarebbero potute evitare dottrine misteriose. Nessuno ha mai visto Dio - nuvole e tenebre lo circondano - i suoi giudizi sono imperscrutabili; e le Sue vie oltre la scoperta

(II.) Che dalla limitazione delle nostre facoltà la nostra informazione deve, necessariamente, avere i suoi limiti. Nelle scienze meramente umane, una scoperta non fa altro che produrre il desiderio di più. Le nostre massime conquiste sono ancora insoddisfacenti e incomplete. Se i misteri che al presente ci lasciano perplessi fossero pienamente spiegati, altri sarebbero portati alla nostra vista. Per quanto ci sia permesso di avanzare, dobbiamo finalmente raggiungere il punto in cui le nostre facoltà ci verranno meno

(III.) Questi misteri nella religione sono tali solo in riferimento alla nostra comprensione. Per noi è difficile ciò che non possiamo realizzare; Questo è misterioso che non possiamo comprendere. Ma la difficoltà e il mistero dipendono meno dagli oggetti in sé che dalla ristrettezza delle nostre capacità. Nel nostro futuro stato di esistenza ci sarà probabilmente permesso di acquisire gradi di informazione molto più elevati di quelli che attualmente possediamo

Tenderà ancora di più a riconciliarci con le misteriose dottrine della nostra fede, se riflettiamo seriamente che ci sono misteri ugualmente imperscrutabili in quasi tutto ciò che ci circonda. Non si può nominare un argomento che si possa dire che la mente umana comprenda pienamente. Lezioni:1. La difficoltà e l'oscurità inseparabili da alcuni degli articoli della nostra fede è una ragione ovvia per cui, ogni volta che vengono discussi, dovrebbero essere discussi con cautela e diffidenza

(2.) Le dottrine, tuttavia, che non possiamo comprendere, è ancora nostro dovere credere. Perseguiamo non ciò che sappiamo, ma ciò che pensiamo, per promuovere il nostro bene. E lo stesso principio prevale nella religione che professiamo

Infine, mentre ammettiamo che la rivelazione cristiana ha i suoi misteri, come ogni altra opera del suo Autore divino, e come l'Autore stesso, riteniamo che essa insegni chiaramente tutto ciò che è necessario per noi conoscere o per praticare. (W. Sparrow, D.D.)

Le difficoltà della Scrittura: - Gli scritti di San Paolo, che occupano gran parte del Nuovo Testamento, trattano gran parte degli articoli più sublimi e più difficili del cristianesimo. C'è molto che ci è reso noto dalle Epistole, che potrebbe essere derivato solo in modo imperfetto, se non del tutto, dai Vangeli. C'era da aspettarsi che il Nuovo Testamento sarebbe stato un libro progressista; le comunicazioni dell'intelligenza crescevano con l'apertura più completa della dispensazione. Ed è una conseguenza naturale, sulla maggiore astrusità degli argomenti trattati, che gli scritti dell'apostolo presentino maggiori difficoltà allo studioso biblico. A questa ammissione di difficoltà dobbiamo unire la probabilità di un malinteso. Se un uomo ha un errore da sostenere, si rivolgerà per appoggio a passaggi della Scrittura di cui, essendo dubbio il vero senso, si può avanzare un plausibile dalla parte della sua falsità. Ma noterete che, mentre San Pietro confessa sia la difficoltà che il pericolo che ne deriva, non dà la minima indicazione che le Epistole di San Paolo non fossero adatte a una lettura generale. Se San Pietro avesse inteso dedurre che, poiché esistevano oscurità e abusi, ci doveva essere una proibizione, è del tutto inspiegabile che non abbia stabilito la deduzione. Non si potrebbe mai presentare un'opportunità più equa per l'annuncio di una norma come quella sostenuta dai cattolici romani. Dopo tutto, non è tanto la difficoltà a creare il pericolo, quanto l'umore con cui viene letta la Bibbia. Desideriamo portare davanti a voi quelle che consideriamo importanti considerazioni, suggerite dall'annuncio che ci sono difficoltà nella Scrittura. Ci sono "alcune cose difficili da capire". Poniamo grande enfasi sul fatto che è uno scrittore ispirato a prendere questa decisione. La Bibbia attesta le difficoltà della Bibbia. Se sapessimo che la Bibbia è difficile solo perché la troviamo difficile, potremmo essere inclini a supporre che sia luminosa per gli altri, anche se oscura per noi stessi. Non dovremmo comprendere così a fondo che le difficoltà che un uomo incontra nello studio della Scrittura non sono semplicemente prodotte dalla sua inferiorità intellettuale nei confronti di un altro, no, né dalla sua inferiorità morale o spirituale, ma sono, in larga misura, inerenti all'argomento esaminato, cosicché nessun strumento di apprendimento e di preghiera garantirà del tutto la loro rimozione. Prendiamo nelle nostre mani la Bibbia, e la riceviamo come una comunicazione della volontà di Dio, fatta, nelle epoche passate, alle Sue creature. E sappiamo che, occupando, come tutti gli uomini, lo stesso livello di impotenza e di indigenza, in modo che le circostanze accidentali del rango e dell'istruzione non portino con sé differenze di posizione morale, non può essere il disegno dell'Onnipotente che un talento superiore, o un'istruzione superiore, debbano essere essenziali per ottenere la dovuta familiarità con la rivelazione. Non ci può essere aspettativa più giusta di quella che la Bibbia sarà intelligibile a tutti i livelli, e che non si adatterà, né nella materia né nel modo, a una classe preferendola a un'altra. E quando, con tutta questa idea antecedente che la rivelazione accondiscenderà alla comprensione più meschina, troviamo, per così dire sulla copertina di un libro, la descrizione che vi sono "cose difficili da capire", possiamo, in un primo momento, provare un po' di sorpresa per il fatto che la difficoltà si sia verificata quando avevamo cercato la semplicità. E senza dubbio, per quanto giusta sia l'aspettativa appena menzionata, la Bibbia è, in un certo senso, un libro più difficile per l'uomo non istruito che per l'istruito. Per quanto riguarda l'unità strumentale umana, la grande massa di una popolazione deve essere in debito con pochi uomini dotti per qualsiasi conoscenza delle Scritture. Non lasciare mai che l'apprendimento sia di poca importanza in riferimento alla religione. Ma dopo tutto, quando San Pietro parla di "cose difficili da comprendere", non si può pensare che si riferisca a oscurità che la scienza umana dissiperà. Certamente menziona i "non istruiti" come coloro che lottano contro queste difficoltà, implicando che la mancanza di un tipo di apprendimento ha prodotto la perversione. Ma, naturalmente, egli intende per "ignoranti" coloro che non sono stati pienamente istruiti dallo Spirito, e non coloro che sono stati carenti nelle acquisizioni dell'accademia. Gli "ignoranti", in breve, sono anche "gli instabili": non è la mancanza di erudizione terrena che crea le difficoltà, è la mancanza di fermezza morale che provoca la lotta. Non abbiamo quindi nulla a che fare nel commentare le parole di San Pietro con le difficoltà che possono essere causate da un'educazione difettosa e rimosse da un'educazione liberale. Le difficoltà devono essere difficoltà di soggetto. Sarebbe una perdita di tempo addurre esempi delle difficoltà

(I.) Vi mostreremmo che c'era da aspettarsi che la Bibbia contenesse "alcune cose difficili da capire". Vorremmo che ci si dicesse quale impronta di ispirazione ci sarebbe su una Bibbia che non contiene nulla di "difficile da capire". Non è quasi un'affermazione ovvia che una rivelazione senza difficoltà non potrebbe essere una rivelazione della divinità? Chiedete una Bibbia che, in ogni sua parte, sia semplice e intelligibile. Ma una tale Bibbia potrebbe parlarci di Dio, di quell'Essere che deve rimanere necessariamente e per sempre un mistero per la più alta delle intelligenze create? Potrebbe una tale Bibbia trattare di propositi che si estendono per ere illimitate? Potrebbe una tale Bibbia dare un qualche resoconto delle operazioni spirituali, visto che, mentre è confinata dai vincoli della materia, l'anima non può scandagliare se stessa, ma si ritira, per così dire, e si sottrae al proprio esame? Una simile Bibbia, in breve, potrebbe dirci qualcosa sulla nostra condizione, sia per natura che per grazia? Ma non è il modo in cui vengono trattati che li rende "difficili da capire". L'argomento stesso dà la difficoltà. Se non avrai la difficoltà, non potrai avere il soggetto. Dovete avere una rivelazione che non solo vi dica che queste o quelle cose sono, ma che vi spieghi anche come sono: il loro modo, la loro costituzione, la loro essenza. E se questo fosse il carattere della rivelazione, sarebbe senza dubbio costruito in modo tale da non sovraccaricare mai la ragione; Ma altrettanto chiaramente sarebbe mantenuta entro questo confine solo se fosse spogliata di tutto ciò su cui abbiamo principalmente bisogno di una rivelazione. Una rivelazione in cui non ci sarà nulla di "difficile da comprendere" deve limitarsi con le forze della ragione, e quindi escludere proprio quegli argomenti sui quali, essendo la ragione insufficiente, è richiesta la rivelazione. Non manca la semplicità del linguaggio quando Dio ci viene descritto. Ma chi lo capisce? Può il linguaggio renderlo intelligibile? Potremmo ragionare in modo simile riguardo a ogni difficoltà scritturale. Spieghiamo l'esistenza di queste difficoltà principalmente con il fatto che siamo uomini e, in quanto uomini, limitati nelle nostre capacità. Che ci sia solo la stessa quantità di rivelazione, e l'angelo può sapere più dell'uomo perché dotato di una comprensione più acuta e più vigorosa. Ed è evidente, quindi, che poche cose potrebbero avere meno garanzia della supposizione che la rivelazione possa essere stata così estesa che la conoscenza dell'uomo sarebbe arrivata alla misura della conoscenza degli angeli. Diciamo ancora che non c'è carenza di rivelazione, e che le difficoltà che sorgono nella lettura della Scrittura derivano dalla maestà dei soggetti introdotti e dalla debolezza delle facoltà rivolte al loro studio. E siamo ben persuasi che, per quanto gli uomini possano essere disposti a fare delle difficoltà un'obiezione alla Bibbia, l'assenza di quelle difficoltà sarebbe stata avidamente colta come una prova di impostura. Ci sarebbe stata equità nell'obiezione. Può essere visto solo come una conseguenza necessaria sulla grandiosità dei soggetti che formano la materia della rivelazione il fatto che, con ogni sforzo di semplicità di stile e attitudine all'illustrazione, il documento contenga affermazioni che superano tutto tranne la fede dell'umanità. E, quindi, siamo audaci nel dire che ci gloriamo delle difficoltà della Scrittura. Possiamo sentire il battito veloce di un desiderio ansioso di scalare la montagna o scandagliare l'abisso. Ma allo stesso tempo sappiamo, e sentiamo, che una Bibbia senza difficoltà fosse un firmamento senza stelle. Sappiamo, e sentiamo, che l'immensa impresa della nostra redenzione, organizzata nei concili della lontana eternità, e messa in atto tra le meraviglie e le pulsazioni dell'universo, non avrebbe potuto essere quella stupenda transazione che dava gloria a Dio dando sicurezza ai peccatori, se il racconto ispirato avesse portato le sue dimensioni nell'ambito di un'aritmetica umana, o ha definito i suoi problemi con le linee di una demarcazione umana. E, quindi, sappiamo e sentiamo anche che è una testimonianza dell'ispirazione della Bibbia che, quando questa Bibbia ci fornirà notizie del mondo invisibile che sarà attraversato nell'aldilà, o quando rivolgerà il pensiero all'Onnipotente, o quando aprirà il piano della restaurazione dei caduti; Poi, con molte cose meravigliosamente semplici, ci sono mescolate allusioni oscure, e accenni pregnanti, e affermazioni non sviluppate davanti alle quali il debole e il magistrale devono rendere l'omaggio di una sottomissione riverente e incalcolatrice. In realtà non diciamo - perché il detto porterebbe in primo piano l'assurdità - che crediamo che un documento ispirato sia in parte incomprensibile. Ma se un documento professa di essere ispirato, e se tratta di argomenti che possiamo dimostrare in anticipo essere al di sopra e al di là degli sforzi del nostro intelletto, allora diciamo che il fatto di non trovare nulla in un tale documento che possa confondere l'intelletto sarebbe la prova più conclusiva che ciò che si pretende divino merita di essere respinto come falso

(II.) I vantaggi che ne conseguono, e le disposizioni che dovrebbero essere incoraggiate dal fatto che è passato in esame. Dalla dichiarazione di San Pietro si evince subito che gli effetti, in apparenza disastrosi, sono prodotti dalle difficoltà della Scrittura. Gli "ignoranti e gli instabili" strappano queste difficoltà alla "propria distruzione", e, quindi, con quale processo di ragionamento possono essere dimostrate vantaggiose? Vi abbiamo mostrato che l'assenza di difficoltà contribuirebbe a dimostrare che le Scritture non sono ispirate; e non c'è bisogno di notare che ci deve essere un uso per le difficoltà, se essenziali per la completa testimonianza della verità del cristianesimo. Ma ci sono altri vantaggi che non devono in nessun caso essere trascurati. Vogliamo solo che si premetta che, sebbene le difficoltà della Scrittura - come, per esempio, quelle parti che coinvolgono la predestinazione - siano strappate da molti "per la loro propria distruzione", gli "ignoranti e instabili" sarebbero ugualmente periti se non fossero esistite difficoltà di sorta. Avrebbero inciampato su un terreno pianeggiante come su un terreno accidentato: non c'è verità più certa in teologia del fatto che la causa dell'inciampo è la debolezza interna e non l'impedimento esterno. Un uomo può perire apparentemente a causa dell'abuso della dottrina dell'elezione. Ma non sarebbe morto se non avesse trovato una tale dottrina da strappare? Sì, lo avrebbe fatto; come fatalmente e come finalmente. È l'amore del peccato, la determinazione a vivere nel peccato, che lo distrugge. Fatta questa premessa, possiamo dilungarci sui vantaggi derivanti dal fatto che la Scrittura contiene "alcune cose difficili da capire". 1. E in primo luogo, se non ci fosse nulla nella Scrittura che sopraffacesse la nostra ragione, chi non vede che l'orgoglio intellettuale sarebbe favorito dal suo studio? Non puoi fare nulla con le rivelazioni delle Sacre Scritture finché non sei pronto a ricevere, con l'autorità di Dio, una vasta quantità di cose che, da te stesso, non puoi provare, e ancora di più che non puoi spiegare. Una Bibbia senza difficoltà sarebbe un incensiere pieno di incenso per la ragione dell'uomo. E se i caduti hanno bisogno di essere mantenuti umili, se possiamo avanzare nella realizzazione spirituale solo nella misura in cui sentiamo la nostra insignificanza, questa conversione della Bibbia nella stessa nutrice e incoraggiatrice dell'orgoglio intellettuale, non sottrarrà il suo miglior valore alla rivelazione; e chi, perciò, negherà che siamo avvantaggiati dal fatto che nella Scrittura ci sono "cose difficili da capire"? 2. Osserviamo ancora una volta che, sebbene la controversia abbia i suoi mali, ha anche i suoi usi. Non è l'acqua stagnante che è generalmente la più pura. Riteniamo che le eresie siano state di grande utilità per la Chiesa, in quanto hanno fatto sì che la verità fosse esaminata più a fondo, e che tutti i suoi aspetti e i suoi confini fossero esplorati con un'industria molto scrupolosa. È stupefacente quanto gli uomini siano inclini a riposare in nozioni generali e mal definite. Se non fosse mai chiamata a difendere la verità, la Chiesa perderebbe comparativamente di vista ciò che è la verità

(3) Quando leggo la Bibbia e mi imbatto in brani che, dopo i più pazienti esercizi di pensiero e di ricerca, rimangono oscuri e impenetrabili, allora, in grado più speciale, mi sento immortale. Il fatto di trovare una cosa "difficile da capire" aiuta la mia coscienza a capire che non sono una creatura deperibile destinata a un'esistenza finita, ma un figlio dell'eternità, destinato a sopravvivere alle dissoluzioni della materia e ad entrare in un altro essere non provato. Se la Bibbia è la rivelazione di Dio all'umanità, è una giusta aspettativa che, in un momento o nell'altro, l'intera rivelazione sarà chiara e accessibile. Non possiamo mai pensare che Dio dica all'uomo cose per le quali egli deve essere sempre incapace. Questi sono alcuni dei vantaggi che ci proponiamo di esaminare

(III.) Resta ancora da dichiarare brevemente, e da invitarvi a coltivare, le disposizioni che dovrebbero essere portate allo studio di una Bibbia così "difficile da capire". Vorremmo quindi ricordare che solo la docilità e la sottomissione di un bambino si addicono allo studente della Bibbia; e che, se non vogliamo che l'intero volume si oscuri, le cui verità più semplici sfuggano alla presa del nostro intelletto, o almeno non ottengano alcuna presa sui nostri affetti, dobbiamo mettere da parte i sentimenti che portiamo nei domini della scienza e della filosofia, non armandoci di una risoluzione cavalleresca da conquistare, ma di una risoluzione che è mille volte più difficile da formare o da eseguire, cedere. Solo lo Spirito Santo può farci sentire le cose che sono facili da capire, e impedirci di strappare quelle che sono difficili. Mai dunque la Bibbia dovrebbe essere aperta se non con la preghiera per gli insegnamenti dello Spirito. Leggerai senza profitto finché leggerai senza preghiera. (H. Melvill, B.D.)

Cose difficili:

1.) Crediamo che le cose difficili siano state lasciate nella Bibbia per uno scopo elevato. Dio ha voluto che pensassimo e ragionavamo. Dio aveva un grande scopo da realizzare nell'allenamento della razza. Quindi, sia nella natura che nella Bibbia, Egli permette domande sconcertanti. Egli può solo disciplinare il modo di pensare dell'uomo permettendogli di essere soggetto alla perplessità. Crediamo, quindi, che Dio abbia volutamente lasciato certe difficoltà nella Bibbia per creare diversità, per promuovere la capacità di pensare e per condurre all'esercizio di quella carità che non viene mai meno. Invece della codificazione e della finalità, c'è sempre qualcosa che provoca un nuovo pensiero, che interessa con le sue nuove suggestioni, qualcosa che vivifica la mente e conduce l'anima ad ascoltare i sussurri dello Spirito Santo

(2.) Dobbiamo riconoscere che il pericolo nasce dalla presenza delle "cose difficili" nel Libro. Pietro lo vide e disse che gli "ignoranti e instabili" li avrebbero "strappati alla loro propria distruzione". Questo, con una torsione di un testo oscuro, rafforzerebbe l'incredulità o troverebbe sostegno per un'idea prediletta. Troveranno anche una scusa per il peccato distorcendo qualche parola. I maluori citeranno: "Siate adirati" e tralasceranno le parole "non peccare". L'uomo avaro difenderà l'avidità dicendo: "Sii diligente negli affari" e tralascerà di "servire il Signore". Chi trascura l'adorazione citerà "Il sabato è stato fatto per l'uomo" e se ne andrà a indulgere in ciò che non lo aiuterà a santificare il giorno di sabato

(3.) Alcune cose nella vita, così come nel Libro, sono "difficili da capire". (F. Hastings.)

Passaggi oscuri della Bibbia: "Cosa pensereste di un uomo molto affamato, che non aveva mangiato un boccone di cibo nelle ultime ventiquattr'ore, e che un uomo caritatevole gli chiese di entrare e sedersi a una tavola riccamente imbandita, sulla quale c'erano grandi piatti di carne scelta, e anche quelli coperti, il contenuto di cui l'affamato non conosceva, invece di soddisfare il suo corpo esausto con il primo, solleva un coperchio dopo l'altro e insiste per scoprire di che cosa sono composti questi piatti sconosciuti? Nonostante tutti i consigli dell'uomo caritatevole di mangiare prima i piatti più sostanziosi, egli si sofferma con ostinata ricerca su composti più buoni, fino a quando, sopraffatto dalla stanchezza, cade. Che cosa pensi di un uomo simile?" «È uno sciocco». (Dott. Leiber.) Coloro che sono ignoranti e instabili lottano.

Scrittura di lotta:

(I.) Gli uomini di cui sto per indicare il cattivo trattamento della Scrittura sono generalmente descritti nel nostro testo come "ignoranti e instabili". Coloro che si intendono per "ignoranti" sono uomini che, qualunque sia la loro conoscenza umana, o non hanno mai "imparato dal Padre", o che, nel migliore dei casi, sono "inesperti nella parola di giustizia" Ebrei 5:13 ; e, aggiunge, "uomini instabili" - uomini che, anche se in qualche misura illuminati, non sono tuttavia stabiliti nella fede; ma sono come "fanciulli spinti qua e là e sballottati da ogni vento di dottrina" Efesini 4:14

(II.) Ora vediamo quali sono i vari modi in cui può essere commessa questa offesa contro il Libro di Dio

(1.) Uno dei modi più orribili di strappare la Sacra Scrittura è quando gli uomini cercano di trarre dalle sue pagine una giustificazione dei loro peccati. Davide, dicono, fu un tempo colpevole di adulterio, Giacobbe di inganno, e Pietro di un giuramento di menzogna; eppure erano brave persone. E questo, pensano, è o una garanzia o una scusa per i peccati in cui vivono loro stessi. Oh! quando gli uomini leggono una parte della Parola di Dio che descrive una qualche azione malvagia, e sono tentati dal Suo silenzio di supporre che Egli l'abbia ignorata, che guardino altre parti. Pensino alle sue santissime leggi; notino le Sue terribili minacce "contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini" Romani 1:18

(2.) Un altro modo doloroso di strappare la Scrittura è quando gli uomini cercano di trarre dalle sue dottrine una giustificazione per il fatto che non fanno nulla per le loro anime

(3.) Un terzo modo in cui la Sacra Scrittura può essere "strappata", e spesso, temo, è così, è il seguente. Gli uomini adottano un certo insieme di dottrine come proprie, queste dottrine possono sembrare il linguaggio di certi testi della Scrittura, ma sono evidentemente contrarie ad altre. Che cosa fanno, allora, quando sono pressati da tutti quei passaggi che fanno contro di loro? Ebbene, cercano di dare a questi passaggi un altro significato. Trovano un metodo ingegnoso per spiegarli o per adattarli alle loro peculiari opinioni

(4.) Parlerò di un altro esempio di "strappo" delle Scritture. È dove gli uomini citano la Scrittura, come fece Satana Matteo 4:6, a metà, in modo da far sembrare che dica ciò che desiderano. Quanto è terribile quella minaccia che è rivolta nel Libro dell'Apocalisse a tutti questi scherzi con la Bibbia! Apocalisse 22:18, 19

(III.) Come possiamo dunque sfuggire alla colpa e al pericolo di violare la Sacra Scrittura? 1. Il mezzo principale, certamente, per evitare una colpa come questa, è pregare per lo Spirito come nostra Guida e Interprete nella lettura del Suo Libro

(2.) Permettetemi di raccomandarvi, ancora una volta, alcuni stati d'animo con cui dobbiamo sempre pregare e sforzarci di aprire il Libro del Signore.

(1) Uno è il senso della nostra ignoranza, con il desiderio, il desiderio più non finto, di essere guidati e istruiti dalle Sacre Scritture.

(2) Ancora una volta, è un ottimo punto studiare la Sacra Scrittura in semplicità di mente senza alcun pregiudizio o pregiudizio.

(3) Colui che vuole evitare il peccato di strappare la Sacra Scrittura deve studiarla con diligenza. Deve fare tutto il possibile per accertarne il vero significato.

(4) Per non strapparlo alla tua propria distruzione, studialo come un peccatore alla ricerca di un Salvatore. (A. Roberts, M.A.)

17 2PIETRO CAPITOLO 3

#2Pietro 3:17-18

Attenzione che anche voi non ... cadere.-

Seduttori della fede:

1.) Evitiamo la società dei seduttori idolatri e odiamo l'aria stessa che respirano. Difficilmente li conquisteremo al bene; La loro familiarità ci permetterà facilmente di possedere la loro malvagità

(2.) Maggiore è l'ostentazione di santità che l'errore mette in scena, più diffidiamo del male inteso

(3.) Consideriamo che questi seduttori aiutano a rovesciarci, ma quale aiuto c'è in loro per elevarci? (Thos. Adams.)

Perseveranza cristiana:

(I.) La natura di quel dovere che è qui raccomandato. L'apostolo non si rivolge qui a coloro che non conoscevano le vie della pietà, ma a coloro che erano stati iniziati alla professione cristiana. Non ci basta cominciare bene e iniziare con speranza gli esercizi della religione, ma dobbiamo correre fino a quando non abbiamo raggiunto la meta

(II.) Argomenti che possono ragionevolmente inclinarci all'esercizio di questo dovere

(1.) La facilità di procedere in un corso virtuoso, una volta che lo abbiamo familiarizzato, dovrebbe persuaderci potentemente a perseverare nella bontà e a non cadere dalla nostra stessa fermezza

(2.) I grandi vantaggi che ci deriveranno dall'adempimento di questo dovere dovrebbero persuaderci potentemente a perseverare nella pietà e a non cadere dalla nostra stessa fermezza

(3.) I pericoli e gli inconvenienti di un procedimento contrario dovrebbero persuaderci potentemente a perseverare nella bontà e a non cadere dalla nostra stessa fermezza

(III.) Le regole e le istruzioni che possono qualificarci debitamente per l'adempimento di questo dovere

(1.) Sforziamoci di rafforzare i nostri buoni propositi

(2.) Stiamo sempre in guardia e manteniamo un occhio vigile su tutte le nostre azioni

(3) Cerchiamo di essere frequenti nell'esercizio dei doveri religiosi, specialmente in quelli più solenni e pubblici

(4.) Siamo ferventi nella preghiera privata a Dio Onnipotente, affinché Egli ci assista con il Suo Spirito Santo e ci dia la grazia di procedere senza pericolo di cadere. (N. Brady.)

Giovani cristiani: Il vostro bambino si appende al parapetto del battello a vapore e dice: "Padre, cos'è quella cosa nera nell'acqua?" Voi dite: "Questa è una boa, che mostra che c'è una roccia sotto, e lì c'è un pericolo". Così l'apostolo Pietro nel testo sottolinea i pericoli del viaggio cristiano. Sarebbe una cosa strana se tutta la nostra ansia per gli uomini cessasse nel momento in cui si convertivano. Potreste quasi dubitare della sanità mentale di quel contadino che, dopo aver piantato il grano e averlo visto germogliare fuori terra, dovesse dire: "Il mio lavoro è finito. Non ho più ansia per il raccolto". Sei appena stato lanciato; Il viaggio deve essere effettuato. La terra, il cielo e l'inferno stanno osservando per vedere quanto velocemente navigherete, quanto bene resisterete alla tempesta e se alla fine, tra le grida degli angeli, arriverete nel porto giusto

(I.) Tenete davanti alla vostra anima un modello altissimo. Non dire: "Vorrei poter pregare come quell'uomo, o parlare o avere la consacrazione di lui". Di': "Ecco il Signore Gesù Cristo, un modello perfetto. Per Lui, con la grazia di Dio, intendo plasmare tutta la mia vita". Avete il diritto di aspirare al più alto stile di carattere cristiano. Ammetto che un uomo non può diventare cristiano in questo modo senza lottare; Ma cosa si ottiene senza lottare per questo? Nella forza di Cristo andate avanti. Dio è per te, e se Dio è per te, chi sarà contro di te? Ricordate che Dio non vi mette mai in battaglia, ma vi dà le armi con cui combattere

(II.) Astenersi da tutte le compagnie perniciose e prendere solo quelle utili e benefiche. Conosco giovani che hanno avuto buone intenzioni, ma che sono caduti nelle influenze malvagie, e si sono frequentati giorno dopo giorno con coloro che odiavano Dio e disprezzavano i Suoi comandamenti, e il loro carattere è tutto impoverito. Vedo che sono cambiati in peggio, ma non ne sono consapevoli. Oh, giovanotto, esci da quella cattiva compagnia. Allontanatevi da quella fornace in cui tanti giovani cristiani sono stati distrutti

(III.) Essere attivamente impiegato. Chi sono oggi le persone felici nella Chiesa? La gente indaffarata. La prima ricetta che do a un uomo quando lo trovo pieno di dubbi e di paure riguardo al suo eterno interesse è quella di andare a lavorare per Dio. Qui c'è un bosco pieno di insetti estivi. Un uomo con l'ascia entra nel bosco per tagliare la legna da ardere. Gli insetti non lo infastidiscono molto, e ogni colpo d'ascia li fa volare. Ma lascia che un uomo vada a sdraiarsi lì e venga morso, e pensi che sia una cosa orribile rimanere in quel bosco. Così ci sono migliaia di cristiani ora nella Chiesa che vanno in mezzo a grandi fastidi nella vita: non sono perplessi, sono sempre occupati; mentre ci sono altri che non fanno nulla, e sono punti, e coperti dalla testa ai piedi dalle macchie dell'indolenza, dell'inattività e della morte spirituale

(IV.) Siate fedeli nella preghiera. Tanto vale, uomo d'affari, partire la mattina senza cibo e aspettarsi di essere forte per tutto il giorno: tanto vale astenersi dal cibo per tutta la settimana e aspettarsi di essere forti fisicamente, come essere forti senza la preghiera. E l'unica differenza tra questo cristiano che se la cava molto velocemente nella vita santa, e questo che se la cava solo in modo tollerabile, è che il primo prega più dell'ultimo

(V.) Sii fedele nella ricerca biblica. Stanno uscendo molti buoni libri. Sono libri gloriosi. Ma ho pensato che forse i seguaci di Cristo a volte permettono a questa letteratura religiosa di distogliere la loro attenzione dalla Parola di Dio, e che forse non ci sarà tanta lettura della Bibbia come dovrebbe. Vai in farmacia e prendi le acque minerali; ma avete notato che le acque non sono così fresche o frizzanti o salubri come quando si trovano queste stesse acque a Saratoga e a Sharon, portandole proprio dove sgorgano dalla roccia. E ho notato la stessa cosa riguardo alla verità del vangelo. Anche se c'è una buona dose del ristoro e della salute del vangelo di Dio che giunge attraverso i buoni libri, trovo che sia meglio quando vengo alla roccia eterna della Parola di Dio e bevo da quella fontana che sgorga fresca e pura per la vita, il ristoro, la salute dell'anima. (T. de Witt Talmage.)

Fermezza spirituale:

(I.) Si può ottenere una fermezza spirituale. Il profeta Davide lo comanda, prega per esso e confessa che alcuni l'hanno ottenuto, lo hanno posseduto. E non persuade forse anche l'Apostolo a fare la stessa cosa, gridando: Sii saldo, irremovibile? Chi, allora, ha motivo di mettere in dubbio la verità di questa dottrina? Se qualcuno lo farà, la ragione potrà sollevarlo. Infatti, se un uomo non ne è capace, non potrebbe essere adatto a riceverlo? La facoltà del suo intelletto, rispetto alla sua essenza, non è forse sana? La sua volontà di potenza, fortemente, dopo la sua caduta, si è piegata all'azione? E non ha egli gli affetti, violenti, passionali? Di nuovo, penseremo che qualcosa sia impossibile con Dio? E se non fosse così, per quale fine fu stabilita la predicazione, ordinati i sacramenti e comandata la preghiera? Sono dati invano? Infine, lascia che ti faccia una domanda: Cristo non sarà forse in grado di recuperare ciò che Adamo dell'imbecillità aveva perduto? Lo Spirito Santo per edificare ciò che lo spirito impuro ha distrutto? La fermezza spirituale è una ferma conservazione del grado di grazia ricevuto. Osservate inoltre che questa fermezza è abituale, pratica. Ancora, la fermezza abituale sta nell'intelletto, nella volontà e negli affetti. Quanto alla fermezza pratica, che è esterna, interna

(II.) La causa di questi declini. E sono dentro di noi, fuori di noi. In primo luogo, la malinconia, perché è un vero assioma che l'anima segue la disposizione e la temperatura del corpo. In secondo luogo, un po' di lussuria furiosa, un affetto non mortificato. Quando un tale passeggero si trova nella nave dell'anima dell'uomo, come un altro Giona, sconvolgerà tutto. Se le redini pendono sotto i suoi piedi, la bestia più forte e più pronta può inciampare. Taglia tutti i piedi uguali, il tavolo rimane fermo, altrimenti no. In terzo luogo, l'incredulità, quali nebbie solleverà questo nella nostra comprensione. Quanto sottilmente questo sofista discuterà, disputerà, cosa? Dov'è la promessa della venuta di Cristo? In quarto luogo, la fiducia carnale, cioè tutto ciò in cui confidiamo eccetto Cristo Gesù. In quinto luogo, la debolezza della grazia, per parlare correttamente, non è una causa reale o positiva del declino, ma per l'occasione può avere un dito nella faccenda. Sesto, la mancanza di conoscenza sperimentale. Ora, il contrario di tutte queste cose che abbiamo menzionato sarà di ottimo aiuto per la ferma conservazione della grazia ricevuta. Perciò mantieni il tuo corpo in buona condizione, nutriti di cibi scelti, cammina nell'aria pura, usa un lavoro moderato, ricreazione. Mortifica anche le concupiscenze carnali, crocifiggi l'intero corpo del peccato, poiché così facendo toglierai di mezzo gli strofinamenti, frenerai il vecchio uomo e lo legherai alla buona condotta. Vedi che in questo modo accresci la tua fede, e questo espellerà l'infedeltà, consumandola come il fuoco fa con la stoppia. E la speranza in Cristo non renderà forse lussurioso l'uomo nuovo, non lo armerà contro la paura, non sventerà la disperazione e rallegrerà il suo spirito in tutti gli assalti? Assicurati di crescere in grazia, poiché una persona debole non è forse soggetta a inciampare, a inciampare quando corpi abili resistono, marciano valorosamente e vincono il campo? E quindi gran parte delle cause interne del declino; l'altro, da fuori di noi, lo segue. In primo luogo, compagni dalla mente vacillante. Colui che cammina con tale camminerà nel tempo come tale. In secondo luogo, la feroce prova dell'afflizione. In terzo luogo, i torti personali, le ferite immeritate. In quarto luogo, lo scandalo pubblico. Quinto, esempio di presunti grandi. Perché alcuni sono come un veleno potente che uccide rapidamente il suo paziente, altri una malattia persistente che uccide certamente, anche se non improvvisamente. Inserite queste cose, procediamo. In primo luogo, quando non abbiamo una comprensione così chiara del valore della grazia e dei mezzi per procurarcela, accrescila, come nei tempi passati. Se la sua gloria si oscura, e consideriamo la fede, l'amore, la speranza, solo come favori comuni, in una certa misura siamo declinati. In secondo luogo, se vogliamo un appetito ardente per la dottrina delle parole sane, il pane e l'acqua della vita, nutrirci di esse più per paura e moda che per amore e affetto, abbiamo solo motivo di sospettare di noi stessi. In terzo luogo, la negligenza della nostra particolare vocazione. Poiché una mano diligente arricchisce, sia nelle cose spirituali che in quelle corporali. Gli sfigati e i vagabondi muoiono sempre mendicanti. In quarto luogo, quando compiamo debolmente azioni sante, o le omettiamo con timore. In quinto luogo, un quinto sintomo è un miscuglio silenzioso di ciò che finora abbiamo disgustato, vomitato, tenendo lo stesso, come allora, per le carni ripugnanti. Un'anima nella sua migliore condizione, come aborre il più grande e odia il male meno conosciuto. Sesto, infine, quando gli uomini offendono e non sopportano il rimprovero. E si può detenere una fermezza spirituale? Poi prova te stesso se sei o non sei rivoltato. I commercianti tengono un registro di tutte le loro procedure, redigono i loro conti annualmente, tengono rigorosamente conto di come hanno diminuito o aumentato il loro contenuto; e i cristiani non dovrebbero essere altrettanto saggi nella loro generazione? Primo, dobbiamo ricordare da quali verità siamo caduti nella comprensione o nella nostra conversazione, e quindi ritornare ad esse. In secondo luogo, dobbiamo considerare quale peccato abbiamo abbracciato, se si tratta di un errore di giudizio o di pratica, e se ne discerniamo chiaramente qualcuno, allora dobbiamo smettere di farlo. Per prima cosa, metti in mente in quale condizione scomoda sei caduto, confrontala spesso con i tempi antichi. Non sorgono forse nella tua anima timori servili alla minima occasione? In secondo luogo, considera che mali più grandi di questi possono accompagnarti. Questo può bastare per aver parlato dell'ultimo ramo del nostro testo, l'altro succede. "Per timore che anche voi siate sviati dall'errore degli empi". L'errore conduce dalla fermezza. Chi è guidato dall'errore è sempre inquieto. Poiché l'errore viene da Dio. E non è Egli il miglior dimora, e il vero centro su cui tutte le creature si stabiliscono, si stabiliscono. Ancora, dove porta l'errore a un oggetto costante? È per il mondo? Non passa forse la sua moda? Non pensate che sia strano, quindi, se coloro che si allontanano dalla dottrina della pietà sono instabili in tutte le loro vie. Che meraviglia c'è che gli uomini che camminano su rocce scoscese, montagne scoscese e strade disuguali inciampino, inciampino e cadano? Mentre l'apostolo lo chiama l'errore degli empi, possiamo dedurre che la via dell'errore, per una prerogativa particolare, è la via degli empi. È vero che l'errore è chiamato via, ma tortuosa, errante e malvagia. Poiché, come i comandamenti di Dio sono designati in modo di vie, così lo sono le dottrine degli uomini. Fin qui siamo d'accordo; Ma quali possono essere le ragioni di ciò? 1. Perché i malvagi li inventano, ne sono i primi autori. Infatti, ciò che l'uomo fa si dice giustamente che è suo

(2.) Ancora, per quanto riguarda li conservano e li sostengono

(3.) Questa via non viene da Dio; Lui lo nega. Perché tutti i suoi sentieri sono santi, buoni e veri. "Badate che non facciate anche voi", ecc. La nota che esce da questa frase è questa, che da un errore molti possono essere sedotti. In primo luogo, dalla qualità dell'errore, poiché è di natura diffusa. Inoltre, l'errore è facile, piacevole; e ciò che è gradito alla carne delle moltitudini è seguito. La via della verità è diritta, stretta. Inoltre gli uomini sono meravigliosamente inclini a seguire gli esempi, i peggiori, non i migliori. E da un errore molti possono essere sedotti; poi procuratevi un buon occhio, un buon giudizio; esercita il tuo ingegno, per discernere tra la verità e la menzogna. L'errore scoperto deve essere evitato. (Giovanni Barlow, D.D.)

"Attenzione": è una parola per i trasgressori, e Dio la mette in tutte le vie secondarie della tentazione. (J. R. Macduff, D.D.)

Avvertimenti salutari: - Ci sono mali che avvertono della loro venuta. L'ubriachezza non si impadronisce di un uomo all'improvviso. Dà avvertimenti spesso e molti. L'avarizia, e una serie di altri vizi, possono essere scoperti molto prima che siamo alla loro portata. Ci sono indizi infallibili con i quali possiamo essere avvertiti. L'approccio del vizio è come l'approccio del serpente a sonagli. Questo orribile rettile, uno dei serpenti più velenosi, mette involontariamente in guardia l'uomo contro la sua formidabile presenza. Agisce all'estremità della sua coda vi è posto un sonaglio, che consiste in una stringa di ossa cave, secche e semitrasparenti, che sferragliano costantemente l'una contro l'altra mentre il rettile si muove, con un suono rauco, sordo, echeggiante. Gli anelli ossei aumentano di numero con l'età del rettile, e ne guadagna uno in più, si dice, ad ogni lancio della pelle. L'avvertimento che è così costretto a dare del suo avvicinarsi permette a coloro che ascoltano di sfuggire a una morte orribile. Felici sono quegli uomini le cui orecchie sono aperte agli avvertimenti che i mostri sociali, molto più orribili persino del serpente a sonagli, allo stesso modo danno invariabilmente della loro presenza e dei loro movimenti, e, approfittando di ciò, riescono a sfuggire. (Illustrazioni scientifiche.)

Ho visto le piccole perle di una sorgente sudare attraverso il fondo di un argine, e penetrare l'ostinato selciato, finché non l'ha reso adatto all'impronta del piede di un bambino, e si è disperso come la rugiada discendente di un mattino nebbioso, finché non ha aperto la sua strada e ha creato un ruscello abbastanza grande da portare via le rovine della spiaggia minata, e di invadere i giardini vicini; ma poi le gocce disprezzate si trasformarono in un fiume artificiale, e in un danno intollerabile. Così le prime entrate del peccato vengono fermate con gli antidoti di una preghiera cordiale, e controllate nella sobrietà dall'occhio di un uomo riverente, o dal consiglio di un solo sermone; ma quando tali inizi vengono trascurati, e la nostra religione non ha in sé tanta filosofia da pensare che qualcosa sia male finché possiamo sopportarlo, crescono fino a ulcere e mali pestilenziali; Distruggono l'anima con la loro dimora che, al primo ingresso, potrebbe essere stata uccisa dalla pressione di un mignolo. (Jeremy Taylor.)

18 2PIETRO CAPITOLO 3

#2Pietro 3:18

Ma cresci nella grazia.-

Quasi ogni cosa creata sembra avere in sé il principio della crescita. L'albero cresce da un seme. L'uccello, il pesce, la bestia di campagna, tutti giungono alla maturità attraverso la crescita. Il corpo umano cresce dalla più debole infanzia alla forza della virilità. E la mente cresce così come la materia. La facoltà di ragionamento, l'immaginazione, la memoria, si espandono e si rafforzano. Così anche gli affetti morali e spirituali dell'anima. Perciò la religione, che consiste nell'amore a Dio e all'uomo, può crescere anche

(I.) La grazia, nel suo senso stretto, è il favore gratuito di Dio verso gli indegni. La grazia di Dio verso gli uomini produce pietà; La grazia è la causa, la pietà l'effetto

(1.) Crescere nella grazia è crescere nella virtù, nella fede, nella mansuetudine, nella gentilezza, nella pazienza, nello spirito di perdono, nell'utilità

(2.) In questa crescita di tutti i giusti principi avverrà allo stesso tempo nell'anima l'indebolimento e il decadimento di tutti i principi errati

(II.) Potremmo trascurare troppo l'importanza della crescita religiosa. Potremmo correre il pericolo di pensare che quando si viene introdotti nel Regno mediante la conversione e l'adesione alla Chiesa, la grande opera è compiuta. Non così il nostro Salvatore. Quanto ha lavorato per addestrare i Suoi discepoli

(III.) Avendo la vita per unione con il Salvatore, cresciamo nella grazia usando i mezzi della grazia. C'è una legge della crescita spirituale altrettanto fissa quanto la legge della crescita naturale. I mezzi della grazia, adatti a farci avanzare nella vita divina, sono forniti quotidianamente, non solo nella casa di Dio, ma in ogni impegno del mondo. Ogni essere umano che incontrate può offrirvi un mezzo di grazia, perché c'è un sentimento cristiano da amare verso tutti, e un modo cristiano di trattare tutti

(IV.) Affinché possiamo crescere nella grazia, dobbiamo usare i mezzi della grazia nella loro giusta proporzione. La meditazione è buona, ma dove diventa esclusiva è male. Così l'attività esteriore, nel lavorare per la salvezza degli uomini, è della massima importanza; ma lascia che questo assorba il cristiano, e la pietà più fruttuosa appassirà e morirà

(V.) Né dobbiamo disprezzare le forme e i simboli esteriori come aiuti nella crescita religiosa. Ci si può chiedere: Che importa la forma se ho lo spirito? Ma avrete lo spirito così pienamente senza l'aiuto della forma? Non siamo esseri puramente spirituali; Siamo corpo oltre che spirito. E c'è un'azione del corpo che si armonizza con lo spirito e lo aiuta. Né la devozione può prosperare bene senza stagioni stabilite; Abbiamo bisogno dell'aiuto dell'abitudine per aiutare nella formazione del carattere spirituale

(VI) Colui che crescerà nella grazia deve essere pronto a soffrire. La vita naturale in noi muore non senza alcune specie di agonia interna. Per un cristiano Dio ha una sola forma di prova; per un'altra, un'altra forma

(VII.) La crescita richiede serietà. Nessuno cresce se non intende crescere

(VIII.) La crescita richiede esercizio. Non appena impariamo il dovere, dobbiamo metterlo in pratica. "A chi ha sarà dato". Ogni atto di fede accresce il principio della fede; poiché ogni battaglia che Washington ha combattuto per il suo paese non ha fatto che aumentare il suo patriottismo. (Giovanni MacLeod.)

Crescita nella grazia:

(I.) Il significato dell'espressione stessa. "Cresci nella grazia". Il cristiano non è una macchina senza vita. Non deve accontentarsi di passare attraverso un freddo giro di doveri. In che cosa sei migliorato?

(II.) I mezzi per crescere nella grazia

(1.) La fede, per essere forte, deve essere esercitata. Affida le tue vie a Dio. Fidatevi di Lui. La tua fede crescerà

(2.) Un altro mezzo che può essere suggerito è la preghiera. Se solo lotterai con Dio in preghiera come fece Giacobbe, avrai successo

(3.) Posso specificare la lettura delle Scritture

(4.) Un ulteriore e più importante mezzo per avanzare nel nostro cammino verso il cielo è la meditazione sulle promesse di Dio

(5.) Menzionerò solo un altro mezzo per crescere nella grazia, l'autoesame. Prevenire è meglio che curare; Quando conosci le tue mancanze, allora puoi guardarti da esse; così il male può essere tenuto lontano

(III.) Non dobbiamo supporre, tuttavia, che la nostra condotta debba essere quella di un successo continuo. Ci sono molti ostacoli

(1.) Posso nominare, come l'ostacolo principale, la corruzione dei nostri cuori

(2.) Connesso con questo ostacolo è quello che potrei chiamare la debolezza della carne

(3.) Passo a quell'indifferenza per la verità delle dottrine religiose ora così comuni tra gli uomini. Allontana gli uomini dalla contemplazione di Cristo. Li rende timorosi di sostenere la loro causa con coraggio davanti ai loro simili. La loro mente diventa meno influenzata dal senso della preziosità di Gesù

(IV.) Non aggiungerò alcun dettaglio allungato degli incoraggiamenti a cercare questa crescita nella grazia. La certezza del successo. Il Padre vostro che è nei cieli vi aiuterà. (H. M. Villiers, M. A.)

Segni di crescita nella grazia e motivi che invitano ad essa:

(I.) Per grazia di Dio intendiamo il favore o l'amore di Dio; ma nelle Scritture Cristiane significa quello sforzo speciale del Suo amore, che si applica all'umanità come peccatori, e al recupero e alla salvezza finale di un mondo colpevole

(II.) in che cosa si può discernere la nostra crescita in tale grazia

(1.) Può essere in modo speciale discernito nell'umiltà. La virtù che ci viene richiesta non è l'abiezione dello spirito. È quel cuore che sente le proprie infermità e i propri peccati

(2.) Un'abiura del nostro peccato preferito

(3) Un autentico amore della virtù per amore di Dio e una preparazione uniforme del cuore contro le varie tentazioni che possono assalirci. "Se le prime scintille del male si spegnessero, come potrebbero mai divampare in una fiamma? Come ucciderà colui che non osa essere arrabbiato? Sii adultero nell'atto, chi non trasgredisce nel desiderio?

(III) Permettetemi di ricordarvi la solennità e la grandezza delle dottrine che la vostra conoscenza di Gesù Cristo comprende. Di' dunque se questa conoscenza del tuo Signore e Salvatore non ti conduce a quelle virtù di cui abbiamo ora parlato, come adatte al tuo stato di grazia. Dite se sotto un tale Dio qualcosa può essere così indispensabile come l'umiltà; se sotto un tale Salvatore possa essere richiesto qualcosa come l'abiura del peccato; se sotto un tale Consolatore qualcosa può essere così conveniente come la fermezza del cuore; Se sotto tale promessa di perdono e di gloria possa venire qualcosa di così diretto dall'anima come il dolore per il nostro peccato. (G. Mathew, M. A.)

Il miglioramento del cristiano:

(I.) I vari passi e stadi del progresso del cristiano

(II.) La necessità e il vantaggio di questa crescita e miglioramento

(1.) Che la nostra sincerità nella religione non può essere altrimenti ben approvata

(2.) La nostra perseveranza non può essere assicurata mentre siamo in piedi

(3.) Poiché la grazia è il seme della gloria, quel seme deve risorgere per avanzamenti graduali fino alla sua piena maturità

(III.) Alcuni dei mezzi con cui tutti noi possiamo essere così edificati

(1.) Poiché quelle abitudini di virtù che sono essenziali per il nostro miglioramento sono contratte da una frequente ripetizione di singoli atti, apprezziamo con ogni mezzo le opportunità di esercitare tali atti

(2.) Perciò dovremmo lavorare con la nostra mente fino a convincerci pienamente che la religione è l'affare più importante della nostra vita. (N. Marshall, D.D.)

Crescita nella grazia:

(I.) Sembrerà altamente ragionevole, sì, necessario, che cresciate in grazia, e ciò sia nel rispetto di voi stessi che nel rispetto di Dio. Primo, riguardo a voi stessi, e ciò per questo quintuplice motivo

(1.) Perché la tua condizione attuale in cui ti trovi ora lo richiede. È vero che nella prima creazione del mondo tutte le creature e le specie di cose furono rese perfette. Alberi e piante spuntarono all'altezza delle prime volte. Ma non è così, né per natura né per grazia. Così essendo il nostro stato imperfetto qui, e non arrivando subito a un'altezza, è necessario che aumentiamo gradualmente la nostra forza; cioè, che cresciamo ogni giorno e che facciamo costantemente accesso alle nostre deboli virtù e grazie

(2.) Una continua crescita nella grazia è molto ragionevole e necessaria, perché il nostro dovere è così grande e completo. "I comandamenti di Dio sono estremamente vasti". Il cristianesimo in particolare è un'opera vasta

(3.) Non possiamo mostrare la verità della grazia in noi se non cresciamo ogni giorno; perché questo ne è un grande segno, e questo è un segno inseparabile. I veri figli di Sion vanno sempre più forte Salmi 84:7. È un segno di insincerità e di infermità sedersi e riposare soddisfatti di un grado medio di santità. "Non è mai stato buono", dice San Bernardo, "chi non si sforza di essere migliore". 4. La crescita nella grazia è necessaria per la gioia e il conforto. Ma come la crescita e l'aumento della grazia sono necessari per noi stessi, così, in secondo luogo, per quanto riguarda Dio, e ciò per questo quadruplice motivo

(1.) Perché la crescita nella grazia risponde all'aspettativa di Dio da noi

(2.) Questo risponde al disegno di Cristo, come si legge in Giovanni 15:5

(3.) Questo è responsabile dei mezzi designati da Dio e da Cristo, come la preghiera, la Parola letta e predicata, il benedetto sacramento della Cena del Signore, i doni e le grazie degli altri, la santa conferenza, la meditazione e simili

(4.) Mediante la nostra crescita nella grazia, Dio è glorificato nel modo più evidente

(II.) Come potete esaminare voi stessi riguardo a questa questione importante, affinché possiate sapere che siete del numero di quelle persone che crescono veramente in grazia

(1.) Colui che cresce veramente nella grazia ha un senso dei suoi difetti e delle sue mancanze più grande di quanto non abbia mai avuto prima. In primo luogo, un maggiore senso della superficialità della sua comprensione. In secondo luogo, della peccaminosità della sua vita. In primo luogo, egli diventa ogni giorno più preoccupato per il difetto della sua conoscenza. Di nuovo, se cresciamo nella grazia, avremo ogni giorno una visione e un senso più grandi dei nostri peccati

(2.) L'umiltà profonda è un segno innegabile di un uomo che cresce con l'aumento di Dio

(3.) Se i tuoi desideri di grazia aumentano, è un argomento che le tue grazie stesse lo fanno. L'acutezza dell'appetito è un'indicazione della crescita corporea e del nutrimento. Se provi questi ferventi desideri, potresti concludere che le grazie dello Spirito Santo crescono in te

(4.) La vera crescita di un cristiano è proporzionata e uniforme; con ciò intendo dire che è uno che cresce in tutte le sue parti. L'uomo nuovo non è mostruoso nella sua accrescimento

(5.) Potresti conoscere la tua crescita nella grazia dalla facilità che trovi nella religione. Sicuramente svolgerai tutti i compiti con facilità e destrezza

(6.) Ci sarà disagio e dolore finché sarai impedito dagli esercizi religiosi e dai doveri sacri. Infine, se la tua conversazione è in cielo, se i tuoi pensieri, desideri e brame tendono là, se desideri ardentemente andartene e stare con Cristo, questa è una buona prova della tua crescita in grazia e bontà. Ma in questo caso bisogna usare grande cautela, per non sbagliare su questo importante punto di cui ho parlato. Dovete quindi ricordare queste quattro cose

1.) Quando dico che ogni vero credente cresce in grazia, non intendo dire che lo fa in ogni momento o in ogni ora della sua vita. Poiché è nel corpo naturale, ci possono essere alcune malattie o malattie che ritarderanno la crescita per un certo periodo

(2.) Non tutti i cristiani hanno una crescita simile

(3.) Non tutte le grazie crescono allo stesso modo nella stessa persona

(4.) Ricordate anche questo, che la grazia può crescere insensibilmente a volte; può aumentare, ma tu potresti non percepirlo

(III.) Per indirizzarvi all'uso di quei mezzi con i quali potete crescere più efficacemente nella virtù e nella pietà. Certamente farete grandi progressi nella religione con un esercizio ininterrotto delle vostre grazie e con un costante adempimento dei vostri doveri. Non abbiate un'alta opinione di voi stessi a causa dei progressi che avete fatto. Perché questo può fermarti, ma non promuoverà mai il tuo ulteriore procedere. Poni davanti a te gli esempi degli eminenti santi e servi di Dio. Non sarà sbagliato osservare le pratiche e gli esempi dei malvagi. Non stanno fermi, crescono nel vizio; Come i coccodrilli, crescono finché vivono. Ogni giorno accresce il loro odio per Dio e per la bontà, il loro amore per il peccato e il vizio, e la loro abile pratica di esso. Infine, osserva come in tutte le altre cose gli uomini si sforzano di ottenere la massima competenza, e lascia che questo sia un aiuto per favorire la tua crescita nella grazia. Troverete che i cristiani sono paragonati nel vangelo a mercanti, banchieri, amministratori, che sono persone che sono impegnate ad aumentare le proprie proprietà o quelle degli altri. Questo può insegnare ai professori di cristianesimo ciò che devono fare, cioè migliorare ciò che hanno. Aggiungete alle vostre conquiste, anche se non sono mai state così grandi

(IV.) Insistere su questo dovere ti ha conquistato con alcuni motivi convincenti. (J. Edwards, D.D.)

Educazione dell'anima:

(I.) L'educazione dell'anima è crescita. Ciò implica

1.) Che l'anima è un esistente vitale. Che l'educazione dell'anima sia una crescita, implica: 2. Che l'anima è un esistente vitale che possiede poteri sviluppabili. Ci sono esseri viventi che non hanno il potere di crescere. Alcuni, forse, sono stati creati con la loro natura pienamente sviluppata. Non c'è in loro il potere di arrivare a un punto più alto. E altri hanno attraversato tutti gli stadi dello sviluppo e sono esausti. Non è così per l'anima. Le sue potenzialità sono illimitate. Solo l'onniscienza sa quale grandezza d'intelletto, grandezza di carattere, splendore di conquiste, siano in potere di ogni mente, per quanto umile. Che l'educazione dell'anima sia una crescita, implica: 3. Che l'anima è un esistente vitale, che possiede poteri sviluppabili, che richiede condizioni sviluppabili. Il seme può contenere un potere germinativo capace di ricoprire i continenti con campi di grano dorato; ma se rimane chiuso nel granaio, o sepolto sotto una roccia, non sarà mai altro che polvere secca. È così per l'anima. L'educazione dell'anima, quindi, è crescita. Non la crescita di qualcosa che gli è stato impartito, ma la crescita di se stessa; non la crescita di una qualsiasi delle sue facoltà particolari, ma la crescita di tutto il suo sé, simultaneamente e simmetricamente

(II.) L'educazione dell'anima è crescita in Cristo. "Crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo". Queste due parole rappresentano i due grandi elementi attraverso i quali solo l'anima umana può essere educata. "Amore e verità". 1. Cristo è l'ideale secondo il quale l'anima deve crescere

(2.) Il carattere di Cristo è l'elemento in cui solo l'anima può crescere. La sua "grazia" e la sua "conoscenza" forniscono l'unica atmosfera in cui l'anima umana può vivere, prosperare e crescere in modo sano. (D. Thomas, D.D.)

Crescita nella grazia:

(I.) Che cosa si intende per crescere nella grazia? Crescere nella grazia significa crescere in uno spirito di conformità alla volontà di Dio, e governare sempre di più la nostra condotta con gli stessi principi che Dio fa

(II.) Alcune cose che non sono prove di crescita nella grazia, anche se a volte si suppone che lo siano

(1.) Non è una prova certa che un individuo cresca nella grazia perché cresce nei doni. Cresciamo naturalmente in ciò in cui ci esercitiamo. Possiamo pregare con tanto impegno, e crescere in scioltezza e apparente pathos, eppure non avere grazia

(2.) Crescere nella conoscenza non è la prova di una crescita nella grazia. All'inferno senza dubbio crescono nella conoscenza, ma mai nella grazia

(3.) Non è la prova che una persona cresca in grazia perché pensa di farlo. Una persona può essere favorevolmente colpita riguardo al suo progresso nella religione, quando agli altri è evidente che in effetti sta declinando

(III.) Alcune cose che sono prove di una crescita nella grazia

(1.) Quando un individuo scopre di avere più semplicità di cuore e più purezza di motivi nella sua condotta, è la prova che sta crescendo nella grazia

(2.) Un individuo che cresce nella grazia è sempre più spinto dai principi, e sempre meno dall'emozione o dal sentimento. Per principio, in contrapposizione al sentimento o all'emozione, intendo una determinazione di controllo nella mente a fare il bene

(3.) Un'altra importante prova della crescita nella grazia è un maggiore amore per Dio. Con questo non intendo dire che ci sarà in tutti i casi un aumento cosciente dei sentimenti di amore verso Dio, ma che ci sarà un rafforzamento del vero attaccamento al carattere e al governo di Dio. E questo accresciuto attaccamento si manifesterà in una crescente venerazione per tutte le istituzioni della religione e per tutti i comandamenti di Dio

(4.) Un'altra prova della crescita nella grazia è quando una persona cresce nell'amore per gli uomini così come nell'amore per Dio

(5.) Coloro che crescono nella grazia provano sempre più disprezzo di sé. Questo è il risultato naturale dell'avere una visione chiara di Dio. Fa sprofondare una persona nell'auto-umiliazione

(6.) Un accresciuto orrore del peccato è un altro segno di crescita nella grazia. Quando una persona si sente, giorno dopo giorno, sempre meno disposta a scendere a compromessi con qualsiasi peccato, in se stessa o negli altri, è segno che sta crescendo nella grazia

(7.) Colui che cresce nella grazia ha meno gusto per il mondo. Ha sempre meno desiderio delle sue ricchezze, dei suoi onori, dei suoi piaceri. 8. La crescente gioia nella comunione dei santi è un'altra prova di crescita nella grazia. 9. Chi cresce nella grazia trova sempre più facile esercitare uno spirito di perdono e pregare per i suoi nemici. 10. Diventare più caritatevoli è una prova di crescita nella grazia. Ma egli è semplicemente pronto ad attribuire la condotta apparentemente sbagliata di una persona a un errore, o a un malinteso, o a qualche altra causa, piuttosto che dirigere un'intenzione malvagia. 11. Avere sempre meno ansia per le cose mondane è una prova di crescita nella grazia. 12. Diventare più pronti a concedere proprietà è un segno di crescita nella grazia. 13. Si sente sempre meno come se avesse un interesse separato. È una grande cosa, per quanto riguarda la crescita nella grazia, sentire che tutto ciò che hai è di Cristo, e che non hai assolutamente alcun interesse separato a vivere, o a morire, o a possedere proprietà, o figli, o carattere. 14. È una prova di crescita nella grazia quando una persona diventa più disposta a confessare le colpe agli uomini. 15. Crescere nella grazia eleva una persona sempre più al di sopra del mondo. Il santo che cresce considera sempre meno le opinioni buone o cattive degli uomini. Sente che è di poca importanza, solo perché può influire sulla sua utilità

(IV.) Come crescere nella grazia

(1.) Guardatevi dal confondere i peccati.

(1) Leggerezza.

(2) Censura.

(3) Rabbia.

(4) Orgoglio.

(5) L'egoismo, in tutte le sue forme. Ecco la grande radice di tutte le difficoltà. Questo è il fondamento, la fonte, la sostanza e la somma totale di tutta l'iniquità sotto il cielo. Guarda qui; guardare costantemente fuori; Guarda dove viene fuori l'io nella tua condotta, e lì metti una guardia.

(6) Accidia.

(7) Invidia. Se vedete che gli altri vi precedono in prosperità, influenza o talento, esaminate i vostri sentimenti e vedete se ne siete compiaciuti. Se la vista ti dà dolore, fai attenzione!

(8) Ambizione. A causa di questo peccato sono caduti gli angeli, ed è impossibile crescere nella grazia senza sopprimerlo.

(9) Pensieri impuri. È necessario fare un'alleanza con i nostri occhi, e anche con le nostre orecchie, e con tutti i nostri sensi, altrimenti si riveleranno l'ingresso della tentazione e del peccato. Se ti trovi in pericolo, distogli immediatamente i tuoi pensieri

(2.) Un'altra direzione per crescere nella grazia è, abbiate cura di esercitare tutte le grazie cristiane. Esercitati soprattutto in quelle cose in cui ti ritrovi più carente. Se sei esposto a un peccato particolare, fai la guardia lì. Se sei carente di una particolare grazia, esercitala.

(1) Supponiamo che tu abbia una mentalità mondana per natura e che tu corra il pericolo di essere trascinato dall'amore del mondo. Chiudi il cancello e decidi che non aumenterai mai la tua ricchezza, né metterai campo in campo.

(2) Supponiamo che tu sia in pericolo di essere lusingato e sollevato dall'orgoglio. Come essere ragionevole, siete tenuti a saperlo, e a stare in guardia.

(3) Se ti accorgi di essere riluttante a confessare le tue colpe, smettila e confessa a tutti di aver fatto del male. Esercitati in tutte le occasioni, finché non ottieni la vittoria

(3.) Esercitare una decisione di carattere. Per camminare con Dio l'uomo deve camminare in modo contrario al corso di questo mondo. Deve affrontare il sentimento pubblico

(4.) Per crescere nella grazia, un uomo deve possedere una grande mansuetudine. Se un uomo si lascia turbare dall'opposizione e da essere gettato in una passione dagli ostacoli che gli si parano davanti, può essere certo che Satana riuscirà a mantenerlo in uno stato d'animo tale che non crescerà in alcun modo nella grazia

(V.) Alcune cose che sono prove di declinazione

(1.) La persona che si stanca di essere invitata a dare per promuovere il regno di Cristo sta evidentemente declinando

(2.) Diventare arretrati a conversare sul tema della religione, e in particolare a conversare su punti spirituali, sperimentali e di ricerca del cuore, è prova di declinazione

(3.) Quando una persona è meno disposta a impegnarsi nei doveri di devozione, pubblici, sociali o privati, è un segno di declino

(4.) Provare più piacere nelle riunioni pubbliche che nei doveri privati e nella comunione segreta con Dio, è un'altra prova di uno stato in declino

(5.) Provare meno piacere nei risvegli della religione è un triste segno di declino

(6.) Una persona che diventa capziosa riguardo alle misure utilizzate per promuovere i risvegli è in uno stato di declino

(VI.) Come uscire da uno stato di declino

(1.) Devi ammettere la convinzione di essere in uno stato di declino

(2.) Applica a te stesso tutto ciò che Dio dice agli sviati, proprio come se tu fossi l'unico individuo al mondo in quella condizione

(3.) Scopri il punto in cui hai iniziato a declinare. Vedi qual è stata la prima causa del tuo allontanamento, e rinuncia. Troverete spesso questa prima causa dove non ve l'aspettavate, in qualcosa che avete chiamato una piccola questione, o che avete cercato di far credere a voi stessi non fosse un peccato

(4.) Abbandona i tuoi idoli. Se si tratta di un articolo di proprietà, disporne in qualche modo; darlo via, venderlo, bruciarlo, farlo sparire, piuttosto che metterlo tra te e Dio

(5.) Fai attenzione a rivolgerti nuovamente al Signore Gesù Cristo per il perdono e la pace con Dio. Osservazioni:1. Non esiste una cosa come stare fermi nella religione

(2.) L'idea che le persone crescano nella grazia durante i periodi di declinazione è abominevole. Tutto il loro progresso è dall'altra parte

(3.) Ci sono solo poche persone che crescono nella grazia. Quanti, invece di porsi risolutamente all'obbedienza a Dio e di volgere la faccia come una pietra focaia contro ogni peccato, si affidano passivamente alla corrente e si aspettano di essere portati a casa verso la gloria in questo modo pigro, senza la fatica di un conflitto

(4.) Vediamo la grande colpa dei ministri. Quanto poco si sforzano di formare i giovani convertiti

(5.) A meno che i ministri non crescano nella grazia, è impossibile per la Chiesa crescere. "Come preti come persone" è una massima fondata su principi di corretta filosofia

(6.) I giovani ministri dovrebbero fare grandi sforzi per crescere nella grazia

(7.) È altrettanto indispensabile nella promozione di un risveglio, predicare alla Chiesa, e farla crescere nella grazia, come lo è predicare ai peccatori, e farli sottomettere a Dio. (C. G. Finney.)

Cultura dell'anima: le parole suggeriscono due pensieri: che la crescita implica la vita, e che la vita richiede cultura

(I.) La vita è caratterizzata dal ricevere. Ci sono quattro cose indispensabili per la crescita delle piante. Gli elementi essenziali per la crescita della vita spirituale sono analoghi

(1.) Ci deve essere luce. La Parola di Dio è necessaria alla crescita di un'anima come la luce alla vegetazione

(2.) Ci deve essere anche calore. La conoscenza senza vita, la verità senza amore, assomiglia a un gelido chiaro di luna. I fiori si aprono al sole e i cuori si aprono a Cristo, quando il potere costrittivo del Suo amore si fa sentire come un calore ardente. L'anima deve costruire il suo giardino d'inverno sul lato sud del tempio della verità. Questo renderà l'anima del cristiano un girasole divino

(3.) L'umidità è essenziale per la crescita delle piante. Nella pioggia e nella rugiada l'albero riceve quegli influssi senza i quali non possono esistere né bellezza né fecondità. Ciò che l'umidità è per la vegetazione, lo Spirito di Dio lo è per la crescita dell'anima

(4.) Per la crescita e la salubrità della vegetazione ci deve essere aria. "Di tutte le cose comuni, l'aria è la più comune. Non c'è spazio o luogo accessibile a noi che non ne sia pieno. È, di tutti i bisogni materiali, quello che è più indispensabile alla nostra esistenza. Il carattere di un albero, di una pianta o di un fiore sarà determinato dall'aria del quartiere in cui è piantato. L'aria impura influenzerà la vitalità di una pianta tanto quanto i polmoni di un animale. "La vita di Dio nell'anima dell'uomo" non può prosperare se non in un'atmosfera in qualche modo congeniale al suo carattere celeste. Deve muoversi in un'aria più alta e più pura di quella della terra. Dobbiamo sapere che cosa significa avere "comunione con il Padre e con Suo Figlio Gesù Cristo" e con i Suoi santi. Per "crescere nella grazia" dobbiamo circondarci degli elementi di una vita divina. Il carattere e la carnagione della nostra vita quotidiana saranno il risultato naturale e la conseguenza della compagnia che manteniamo, della società in cui ci muoviamo, dell'atmosfera religiosa che respiriamo

(II.) La seconda proprietà della vita è quella di dare. Il fiore dona la sua fragranza e bellezza; la pianta, il suo nutrimento e la sua guarigione; l'albero la sua ombra e il suo frutto. L'animale dà la sua forza di tendini, ossa e muscoli. L'uomo fa lo stesso, con l'apporto aggiuntivo della forza intellettuale. Senza questo dare non ci sarebbe alcun vero e perfetto sviluppo della vita. L'uomo che vive per se stesso è un uomo dalla crescita stentata. Un cristiano che vive per se stesso è un nano spirituale. (Un ministro della periferia di Londra.)

Un salmo per il nuovo anno:

(I.) Un'ingiunzione divina con una direzione speciale: "Crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo". "Cresci nella grazia". Cosa e' questo? Deve essere implicito fin dall'inizio che siamo stati vivificati dalla grazia. Le cose morte non possono crescere. La crescita metterà alla prova la tua vita. Cresci in quella grazia radice, la fede. Cercate di credere alle promesse meglio di quanto avete fatto. Aumenti la tua fede, credendo più verità; cresca in fermezza, afferrando più saldamente ogni verità; cresca in costanza, non essendo debole o vacillante, né sempre sballottato da ogni vento; fate che la vostra fede cresca ogni giorno in semplicità, riposando sempre più pienamente sull'opera compiuta dal nostro Signore Gesù Cristo. Fai in modo che cresca anche il tuo amore. Se avete amato con una scintilla, pregate che la scintilla possa diventare una fiamma che consuma tutto. Chiedete che il vostro amore possa diventare più esteso, che possiate avere amore per tutti i santi; più pratico, che possa muovere ogni tuo pensiero, ogni tua parola e azione; più intensa, affinché diventiate come luci ardenti e splendenti, la cui fiamma è l'amore di Dio e dell'uomo. Pregate affinché possiate crescere nella speranza, affinché gli occhi del vostro intelletto siano illuminati, possiate sapere qual è la speranza della Sua chiamata e quali sono le ricchezze della gloria della Sua eredità nei santi; affinché possiate entrare mediante la speranza nelle gioie del cielo mentre siete sulla terra; Che la speranza possa darti l'immortalità mentre sei ancora mortale, possa darti la risurrezione prima che tu muoia. Chiedi di poter crescere in umiltà, fino a poter dire: "Io sono il meno piccolo di tutti i santi"; affinché possiate crescere nella consacrazione, fino a poter gridare: "Per me vivere è Cristo; morire è guadagno"; affinché possiate crescere nella contentezza fino a poter sentire: "In qualunque stato io sia, ho imparato ad essere contento". Avanzate in somiglianza con il Signore Gesù, affinché i vostri stessi nemici conoscano di voi che siete stati con Gesù e avete imparato da Lui. Pregate per poter crescere verso il basso; affinché possiate conoscere di più la vostra viltà, di più la vostra nullità; e così essere radicati nell'umiltà. Come si radica verso il basso, si cerca di crescere verso l'alto. Manda la cima del tuo amore verso il cielo. Poi prega per crescere da entrambi i lati. Allunga i tuoi rami; lascia che l'ombra della tua santa influenza si estenda fin dove Dio ti ha dato l'opportunità. Ma bada anche che cresciate in fecondità, perché aumentare il ramo senza aggiungere al frutto diminuisce la bellezza dell'albero. Non siamo paragonati agli alberi, ma ai bambini. Cresciamo come fanno i bambini, nutriti da latte non adulterato. Costantemente, lentamente, ma sicuramente e sicuramente. Poco ogni giorno, ma molto negli anni. Ma vi chiedete perché e perché dovremmo crescere in questo modo nella grazia? Diciamo che se non avanziamo nella grazia è un segno doloroso. È un segno di insalubrità. È un bambino malato che non cresce, un albero cancrenito che non emette germogli freschi. Più; Potrebbe essere non solo un segno di malsana, ma di deformità. Se le spalle di un uomo sono arrivate a una certa larghezza, e le sue membra inferiori si rifiutano di sollevarlo in alto, lo chiamiamo nano, e lo guardiamo con un certo grado di pietà. Ora, crescere può essere, inoltre, il segno della morte. Potrebbe dirci: In quanto non cresci, non vivi; in quanto non cresci in fede, amore e grazia; e poiché non maturi verso la mietitura, temi e trema per non avere solo un nome per vivere ed essere privo di vita, per non essere il falso dipinto; un bel quadro floreale disegnato dalla mano abile del pittore, ma senza realtà, perché senza la forza vitale che dovrebbe farlo germogliare e germogliare e fiorire e portare frutto. Cresci nella grazia, perché crescere nella grazia è l'unica via per una nobiltà duratura. Oh! Non vorreste stare con quel nobile esercito che ha servito bene il suo Padrone ed è entrato nel suo eterno riposo? Ma crescere non significa solo essere nobili, ma anche essere felici. Quell'uomo che continua a crescere rifiuta di essere benedetto. Avanti c'è la luce del sole! Avanti è la vittoria! Avanti è il paradiso! Ma qui, stare fermi è un pericolo; anzi, è la morte. O Signore, per amore della nostra felicità, comandaci di avanzare; e, per amore della nostra utilità, saliamo. Ho così spiegato l'esortazione divina; ma vi accorgete che contiene un'ingiunzione speciale: "E nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo". Dobbiamo fare in modo di maturare nella conoscenza di Lui, di Lui nella Sua natura divina e nella Sua relazione umana con noi; nella Sua opera compiuta, nella Sua morte, nella Sua risurrezione, nella Sua presente gloriosa intercessione e nella Sua futura venuta regale. Dobbiamo studiare per conoscere meglio Cristo anche nel Suo carattere, in quel composto divino di ogni perfezione, fede, zelo, deferenza alla volontà di Suo Padre, coraggio, mansuetudine e amore. Soprattutto, aneliamo a conoscere Cristo nella sua persona. Quest'anno cercate di conoscere meglio il Crocifisso. Cresci nella conoscenza di Cristo, dunque. E mi chiedete perché? Oh! se lo avete mai conosciuto, non farete questa domanda. Colui che non desidera saperne di più di Cristo, non sa ancora nulla di Lui

(II.) Un grato ringraziamento, con un finale molto suggestivo: "A lui sia gloria ora e sempre. Amen". Gli apostoli sospendevano molto spesso i loro scritti per elevare i loro cuori alla lode. La lode non è mai fuori stagione, e non è un'interruzione interrompere qualsiasi impegno per lodare e magnificare il nostro Dio. "A lui sia la gloria". Sì, a Lui, voi atei, che Lo negate; a Lui, voi Sociniani, che dubitate della Sua Divinità; a Lui, o re, che vi vantate del vostro splendore e non volete che quest'uomo regni su di voi; a Lui, voi che vi levate contro di Lui, e voi governanti che contro di Lui prendete consiglio; a Lui, il Re che Dio ha innalzato sul Suo santo monte di Sion; a Lui sia la gloria. A lui sia la gloria come il Signore: Re dei re e Signore dei signori; "Meraviglioso, Consigliere, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace". A Lui sia la gloria come Salvatore. Egli solo ci ha redenti a Dio mediante il Suo sangue; Egli solo ha "pigiato il torchio" e "viene da Edom, con le vesti tinte da Bozra, glorioso nelle sue vesti, viaggiando nella grandezza della sua forza". "A lui sia la gloria". Chiesa di Dio rispondi! Ogni cuore pio dica: "A lui sia la gloria". Ma l'apostolo aggiunge "ora", "a lui sia ora la gloria". Oh, non rimandare il giorno del Suo trionfo; non rimandare l'ora della Sua incoronazione. Ora, ora; poiché ora, oggi, egli ci ha risuscitati con lui e ci ha fatti sedere nei luoghi celesti con Cristo Gesù. "E per sempre". Non cesseremo mai la nostra lode. Ore! invecchierai e morirai. Eternità! i tuoi innumerevoli anni affretteranno il loro corso eterno; ma nei secoli, nei secoli, nei secoli: "A lui sia la gloria". Ma, ora, c'è una conclusione del tipo più suggestivo: "Amen". 1. In primo luogo, è il desiderio del cuore: "Ecco, io vengo presto; Amen. Anche così, vieni, Signore Gesù". Diciamo "Amen" alla fine della preghiera per significare: "Signore, sia così": è il desiderio del nostro cuore

(2.) Ma significa più di questo; Significa l'affermazione della nostra fede. Diciamo solo amen a ciò che crediamo veramente sia vero. Aggiungiamo la nostra dichiarazione giurata, per così dire, alla promessa di Dio, che crediamo che Egli sia fedele e veritiero

(3.) Ma c'è ancora un terzo significato in questo amen. Spesso esprime la gioia del cuore. Quando vedete il Re Gesù seduto sul monte Sion con la morte e l'inferno sotto i Suoi piedi, mentre oggi aspettate la gloria del Suo Avvento, come oggi aspettate il tempo in cui regnerete con Lui per i secoli dei secoli, il vostro cuore non dice forse "Amen"? 4. Ma, infine, l'amen è talvolta usato nella Scrittura come amen di risoluzione. Significa: "Io, nel nome di Dio, mi impegno solennemente che, con la Sua forza, cercherò di renderlo tale; a lui sia gloria ora e sempre". (C. H. Spurgeon.)

Di crescita nella grazia:

(I.) In quanti modi si può dire che un cristiano cresca nella Grazia? 1. Cresce nell'esercizio della grazia; La sua lampada arde e risplende

(2.) Cresce nel grado di grazia Salmi 84:7

(II.) Qual è il modo giusto per crescere un cristiano? 1. Crescere meno ai propri occhi

(2.) Crescere proporzionalmente, in una grazia così come nell'altra

(3.) Quando un cristiano ha una grazia adatta ai suoi diversi impieghi e occasioni

(III.) Da dove viene che la vera grazia non può che crescere? 1. È giusto che la grazia cresca; è il seme di Dio

(2.) La grazia non può che crescere dalla dolcezza e dall'eccellenza di essa; Chi ha la grazia non si stanca mai di essa, ma ne vorrebbe ancora di più

(3.) La grazia non può che crescere dall'inserimento di un credente in Cristo; Colui che è un rampollo, innestato in questa nobile e generosa stirpe, non può che crescere

(IV.) Quali motivi o incentivi ci sono per farci crescere nella grazia? 1. La crescita è la fine delle ordinanze

(2.) La crescita della grazia è la migliore prova della sua verità

(3.) La crescita nella grazia è la bellezza di un cristiano

(4.) Più cresciamo nella grazia, più gloria portiamo a Dio

(5.) Più cresciamo nella grazia, più Dio ci amerà

(6.) Che bisogno abbiamo di crescere nella grazia? C'è ancora qualcosa che manca nella nostra fede. La grazia è solo nella sua infanzia e nella sua minorità, e noi dobbiamo ancora aggiungere un cubito alla nostra statura spirituale

(7.) La crescita della grazia ostacolerà la crescita della corruzione. Come alcune piante hanno un'antipatia, e non prospereranno se crescono vicine, come la vite e l'alloro, così, dove cresce la grazia, il peccato non prospererà così rapidamente. 8. Non possiamo crescere troppo nella grazia; Non c'è eccesso. Il corpo può crescere troppo, come nell'idropisia; Ma la fede non può crescere abbastanza: "La vostra fede cresce grandemente"; qui c'era eccesso, ma non eccesso. Come un uomo non può avere troppa salute, quindi non troppa grazia. 9. Coloro che non crescono nella grazia, decadono nella grazia. "Non avanzare nel sentiero della vita è tornare". 10. Più cresciamo nella grazia, più fioriremo nella gloria

(V.) Come sapremo se cresciamo nella grazia? 1. I segni del nostro non crescere nella grazia, ma piuttosto cadere in un consumo spirituale.

(1) Quando abbiamo perso il nostro appetito spirituale.

(2) Quando diventiamo più mondani.

(3) Quando siamo meno preoccupati per il peccato

(2.) I segni della nostra crescita nella grazia.

(1) Quando siamo andati oltre le nostre precedenti misure di grazia.

(2) Quando siamo più saldamente radicati nella religione, radicati in Lui e stabiliti: l'allargamento della radice mostra la crescita dell'albero.

(3) Quando abbiamo uno stato d'animo più spirituale. Più spirituali nei nostri principi, affetti e nell'adempimento del dovere.

(4) Quando la grazia ottiene terreno dall'opposizione. Il fuoco, con un antiperistasi, brucia più caldo nella stagione più fredda. Lo zelo dei martiri fu accresciuto dalla persecuzione. Qui c'era una grazia di prima grandezza

(VI.) Che cosa dobbiamo fare per crescere nella grazia? 1. Fai attenzione a ciò che ostacolerà la sua crescita: l'amore per qualsiasi peccato

(2.) Usa tutti i mezzi per crescere nella grazia. È meglio crescere nella grazia che nei doni; i regali sono per ornamento; La grazia serve a nutrire, a edificare gli altri, a salvare noi stessi

(VII.) Come possiamo confortare coloro che si lamentano di non crescere in grazia? Potrebbero sbagliare; Possono crescere quando pensano di non farlo. La visione che i cristiani hanno dei loro difetti nella grazia, e la loro sete di misure più grandi di grazia, li fa pensare che non crescono quando lo fanno. Che i cristiani siano grati per la minima crescita. Se non cresci così tanto in sicurezza, benedici Dio se cresci in sincerità; se non cresci tanto in conoscenza, benedici Dio se cresci in umiltà. Se un albero cresce nella radice, è una vera crescita; Se cresci nella grazia fondamentale dell'umiltà, essa è necessaria per te come qualsiasi altra crescita. (T. Watson.)

Crescita cristiana: - Il comandamento è che ci allarghiamo, che passiamo con il passaggio da una classe all'altra nella grande scuola della vita, dell'azione, della comprensione. L'ingiunzione presuppone che siamo capaci, che abbiamo facoltà suscettibili di essere disciplinate e addestrate. Presuppone che siamo intelligenti e ambiziosi alla ricerca del bene, e desiderosi di ottenere risultati più elevati. L'idea germinale contenuta nella parola "educazione" è quella di far emergere la capacità naturale dell'uomo. Una persona istruita è una persona che è stata condotta, o portata fuori, o sviluppata da ciò che era in qualcosa di più grande, più pieno e più completo. L'educazione morale è, quindi, il progresso della capacità morale dell'uomo. La natura umana è una natura di capacità; È suscettibile di grande sviluppo in qualsiasi direzione e verso qualsiasi stato dell'essere. Può essere condotto verso il bene o verso il male; può essere fatto per cercare le sue affinità tra l'alto o il basso. Può essere influenzato verso il cielo o può essere influenzato verso l'inferno. Per quanto possiamo vedere, non c'è limite a questo sviluppo delle capacità dell'uomo. L'intera macchina umana ci impressiona in ogni sua parte con l'idea del movimento, e l'affermazione che la mente e l'anima arriveranno mai a un punto morto, sia qui che nell'aldilà, è ripugnante per il genio stesso della loro costruzione. L'attività senza fine di Dio, secondo la sua capacità di riceverla, sembra essere stata impartita alla Sua ultima e più bella creazione, l'uomo. Ora, questo essere meraviglioso, la cui capacità di crescita è infinita, si trova in mezzo a mille incentivi di crescita. Consideralo semplicemente come un animale, e di che cosa ha bisogno la terra e l'aria gli rifiutano il cibo per il cibo? Guardatelo, come uno studente, come un'incarnazione delle facoltà mentali, e guardate quanto siano numerosi gli oggetti che suscitano la sua inquisizione. La terra su cui cammina si gonfia di problemi che sfidano la soluzione; L'aria che respira è carica di forze e combinazioni di elementi che lo spingono all'analisi. Contemplatelo come un essere sociale, e vedete in mezzo a quali associazioni vivificanti e vitali egli vive. L'amore, la simpatia, la tenerezza, la misericordia, la pietà: ciascuno, attraverso il proprio canale, manda giù il suo flusso cristallino per gonfiare la marea della sua vita sempre più ampia. Oppure esaminatelo nelle sue connessioni spirituali. Quale capacità di discernimento morale non troviamo in Lui? Che magnifico equipaggiamento di sensibilità è il suo; quale profonda profondità di vita ha; Quale energia aspirare, quale potere sentire, quale forza eseguire, quale capacità di acquisire impressioni lo distinguono? L'educazione di un tale essere deve essere, per ogni mente riflessiva, uno degli argomenti più gravi nell'intera gamma dell'indagine umana. La cosa peggiore che un uomo possa fare è pensare a se stesso come a una creatura di scarso valore. Non mi interessa quanto tu possa essere ordinario ai tuoi occhi; Non mi importa quanto poco tu possa essere dotato come gli altri potrebbero giudicare, tuttavia ti prego di ricordare che sei della massima dignità agli occhi del tuo Creatore. Si può dire con certezza che non c'è una creazione di Dio, non c'è una combinazione da Lui permessa, il cui oggetto non è l'educazione dell'uomo. Dovete considerare il mondo intero in tutte le sue crescite, in tutti i suoi cambiamenti in continua evoluzione, come ordinato per la vostra istruzione e assistenza. Non c'è un albero, non c'è una guglia d'erba, non c'è nemmeno una testa di margherita che avete passato quest'estate nei campi, che non sia stata creata e messa in crescita e fioritura per voi. La sapienza riguardo a queste è sapienza quanto a Dio, ed egli è il più saggio riguardo al Creatore che comprende più chiaramente tutto l'uso e la relazione delle cose create. Ora, tenendo presenti queste cose che abbiamo suggerito, ci sottomettiamo a te, se gli strumenti per far progredire la tua natura, in ogni sorta di modi ammirevoli, non sono motivo di meraviglia e gratitudine. Se ti metterai in relazione con tutti questi aiuti, così generosamente dati; Se solo coopererete con gli agenti e gli agenti ideati per voi, come può la vostra natura non essere ingrandita ogni giorno da ciò che vi circonda? Chi può dire quale conoscenza un bambino tragga da sua madre tastando con le sue piccole mani il viso della madre? Dobbiamo anche ricordare questo, che non siamo educati secondo una linea o da un singolo contatto con gli uomini, ma lungo molte linee e per mezzo dell'associazione con molti. Perciò Dio ci raggruppa. Come le stelle, gli uomini sono raggruppati in costellazioni e si muovono in sistemi, si attraggono, si respingono a vicenda. Non c'è educazione uguale a quella che un uomo o una donna possono ricevere nella dolce scuola della vita familiare. È la scuola in cui l'amore dovrebbe essere padrone e padrone. In esso l'unica legge conosciuta dovrebbe essere quella dell'affetto; il privilegio più alto, quello di servire. Questa vita familiare può essere vissuta in circostanze umili, come gli uomini contano l'ambiente; ma la sua influenza sulla tua anima può essere altrettanto preziosa, e i risultati altrettanto felici, come se avessi vissuto all'interno delle porte sorvegliate dalle sentinelle di un palazzo. Man mano che il cristianesimo allarga il dominio della sua sovranità sugli uomini, questo principio familiare trova sempre più ampia applicazione. I legami di sangue cessano di limitare i limiti della considerazione affettuosa, e una fratellanza spirituale vi unisce a una cerchia più ampia. Alla fine l'intera razza sarà parente di ogni suo membro. Affinché questa educazione della natura umana possa avanzare fino al suo completo trionfo, è necessario che ogni organizzazione, ogni forma di governo e l'intera struttura sociale siano di tipo adeguato. Non c'è pressione che possa essere esercitata su un uomo più potente di quella dell'organizzazione. Se l'organizzazione della famiglia è sbagliata nel suo spirito, nel suo tono e nel suo temperamento, allora ogni membro della famiglia avrà torto nel suo tono e nel suo carattere. Una famiglia il cui governo si basa sul principio della forza, di un'autorità che parla solo infliggendo punizioni, renderà i bambini in essa vigliacchi, ipocriti e brutali. Una Chiesa la cui organizzazione poggia su fondamenta bigotte renderà i suoi membri bigotti. L'influenza del suo pulpito, e persino delle sue preghiere, educherà uomini e donne alla ristrettezza di pensiero e alla durezza di opinioni. Non si può basare una Chiesa di Cristo su qualcosa di meno ampio, meno liberale, meno comprensivo, del cuore di Cristo. L'educazione è quindi sempre progressiva, e la mente umana all'alba di ogni generazione va alla ricerca dell'inesplorato come gli uccelli escono dai loro boschi al venire di ogni mattina per perlustrare i campi in cerca del loro cibo, e sentire nel movimento del loro volo la gioia di una nuova esperienza. Così vedete che l'educazione include l'idea di crescita. L'uomo istruito è l'uomo adulto. Egli è cresciuto dalle vecchie forme di pensiero in nuove. Ha lasciato un piano di sentimento ed è stato elevato a un piano superiore. Ciò che per lui era difficile da capire è diventato chiaro. Cammina come coloro che camminano nella luce. Il cristianesimo, misurato dal suo effetto sull'umanità, se correttamente interpretato e compreso, è movimento. Non costruisce un accampamento permanente per i suoi seguaci. Il suo esercito è sempre in marcia, e ogni notte li trova in un nuovo accampamento. Dobbiamo ricordare che siamo tutti scolari nell'educazione spirituale. Non siamo molto avanzati: siamo sui banchi inferiori e siamo seduti ai piedi del Maestro. Non stiamo studiando le alte scienze di Dio. Non siamo in grado di scandagliare le "cose profonde" della Sua volontà. Ci vengono insegnate solo le prime lezioni di buone maniere. Ci viene solo insegnato, qui e ora, come comportarci. A poco a poco, quando avremo imparato come comportarci, quando saremo diventati obbedienti, allegri, pazienti e buoni; a poco a poco, quando i nostri sensi spirituali saranno diventati organicamente così sviluppati da creare una fame di conoscenza più fine, e avranno cominciato a desiderare di vedere le cose che l'occhio non ha visto, e di udire le cose che le orecchie non hanno mai udito, Dio ci solleverà e ci onorerà con seggi più alti dove siedono gli studiosi più anziani, e cominceremo ad essere saggi oltre che buoni. Poiché questa educazione di cui sto parlando, questo condurre fuori dalle facoltà morali dell'uomo, non è una cosa di oggi, né un movimento del tempo come gli uomini contano il tempo; è una cosa dei secoli. È un movimento che si trascina verso l'eternità. Per quanto riguarda l'estensione, non c'è fine. Chiudo con questa parola di allegria. Il tema lo suggerisce. Qualunque sia il tuo stato spirituale, non hai bisogno di rimanerci dentro. Puoi crescere da quello stato in uno migliore. Tu che hai fallito puoi crescere dal tuo fallimento al successo. Voi che siete scoraggiati potete crescere nella condizione di speranza. Tu che sei triste Dio innalzerai nella gioia. Tu che sei in mezzo al peccato puoi essere redento da quel peccato e diventare retto. Tu che sei debole nella struttura della tua virtù puoi essere rinforzato con i legami del potere eterno. I cieli sono pieni di attrazioni, e con la loro dolce potenza puoi essere sollevato fino a stare più in alto delle stelle. (W. H. H. Murray.)

Crescita nella grazia:

(I.) Che cosa significa crescere nella grazia

(1.) Il cristiano dovrebbe essere ambizioso di aumentare il numero delle sue grazie

(2.) Dovremmo crescere nella misura delle nostre grazie

(3.) Dovremmo crescere nell'uso delle nostre grazie

(II.) Perché si dovrebbe cercare la crescita nella grazia

(1.) Perché Dio ha concesso una varietà di aiuti per promuoverlo

(2.) Poiché altrimenti siamo in continuo pericolo di perdere ciò che abbiamo già ottenuto

(3.) Il nostro progresso nella gloria sarà proporzionale al nostro attuale miglioramento nella grazia

(III.) Come si deve raggiungere la crescita nella grazia

(1.) Accertatevi che il buon lavoro sia veramente iniziato

(2.) Coltiva un vivo senso delle tue imperfezioni

(3.) Evita accuratamente tutto ciò che potrebbe ostacolare la tua crescita nella grazia

(4.) Come devi essere diligente nell'uso dei mezzi della grazia, così devi stare attento a non riporre alcuna fiducia in essi. (S. Lavington.)

Crescita nella grazia:

(I.) Il senso di insufficienza è un prerequisito indispensabile per crescere nella grazia

(II.) Ma non si deve permettere che la dipendenza dall'aiuto divino sostituisca o rallenti i vostri sforzi

(III.) La crescita nella grazia è un processo che non può andare avanti senza che prima o poi si manifesti con i suoi frutti

(1.) Una crescente fiducia in Cristo

(2.) Aumentare il potere sulla tentazione

(3.) La crescente influenza della coscienza

(4.) Crescente disinteresse del sentimento religioso

(5.) Aumento dell'autocompiacimento nel pensare alla morte e all'eternità. (J. M. McCulloch, D.D.)

Cresci nella grazia:

1.) Per crescere meglio, la prima cosa è diventare buoni; o meglio, questo è preliminare a ogni miglioramento. Le fondamenta devono essere gettate prima che l'edificio possa sorgere. Nessuno scavo e arricchimento, nessuna alternanza così propizia di sole e pioggia può far nascere una pianta che non ha vita in sé. Eppure in morale questo è ciò che alcuni si sforzano di fare; Avrebbero nutrito la morte e coltivato la sterilità. Il peccatore deve passare dallo stato di natura a quello di grazia prima di poter crescere nella grazia

(2.) Allora l'anima rinasce, essendole comunicato il principio della vita spirituale, deve avere nutrimento per crescere; Il principio della vita spirituale non è indipendente dal cibo più di quanto non lo sia quello della vita animale. Ora, la verità è il nutrimento dell'anima, e deve essere presa, altrimenti l'anima non crescerà e in poco tempo cesserà di vivere. Dicono che non importa ciò che un uomo crede, o se crede in qualcosa, quindi non fa altro che praticare rettamente, il che è come se si dicesse che è irrilevante ciò che un uomo mangia o se mangia affatto, quindi non fa che vivere. Può vivere senza mangiare e mangiare cibo sano? Se l'errore non è dannoso, il veleno non lo è; e se l'ignoranza non fa male, la fame è innocua. L'uomo che è indifferente agli interessi della verità lo è anche a quelli della virtù. È impossibile amare l'uno senza amare l'altro. La verità è il principio e il pabulum della virtù. La Parola di Dio deve essere compresa, creduta e meditata, e soprattutto la sua testimonianza riguardo a Cristo, altrimenti non ci può essere crescita nella grazia

(3.) L'esercizio dei poteri morali e delle disposizioni di grazia in te è essenzialmente necessario per la loro crescita ed espansione. Come si può crescere nella benevolenza o nella compassione se non si obbedisce ai suoi dettami? nella temperanza, a meno che non pratichi abitualmente la temperanza? Come aumentare l'umiltà se non si umilia frequentemente? E poiché non possono essere esercitati senza prove e afflizioni, da qui la necessità di queste per la crescita di quelle virtù e la perfezione del carattere umano. Dio è l'autore, il sostenitore e il compimento del bene in noi. Nessun uso di mezzi e nessuno sforzo è di alcuna utilità senza la Sua segreta efficienza spirituale; perciò lo spirito di dipendenza da Dio deve essere coltivato ed esercitato, e quindi la preghiera è un mezzo indispensabile per crescere nella grazia. Lo Spirito Santo è promesso solo a coloro che glielo chiedono

(5.) La vigilanza è un altro importante mezzo per crescere nella grazia. La pianta della grazia richiede le attenzioni più ansiose e le cure più costanti. Ha molti nemici, alcuni che inzuppano la terra e altri che infestano l'aria, ed è esposta a molte influenze malvagie. Deve essere sorvegliato assiduamente

(6.) I cristiani sono membri di un corpo mistico di cui Cristo è il capo, e da Lui, in conseguenza di questa connessione, traggono forza, grazia, nutrimento e ogni bene necessario. Ora, la fede è il vincolo di questa unione, e quanto più forte è la fede, tanto più stretto è il legame e più libera è la comunicazione. Quindi, se uno vuole crescere nella grazia, deve esercitare abitualmente la fede in Cristo e crescere nella fede

(7.) Lottare contro il peccato è importantissimo per crescere nella grazia e nella santità. 8. L'indulgenza sensuale è un formidabile nemico della crescita nella grazia; e, se portata lontano, è incompatibile con la sua esistenza. Da qui la necessità dell'astinenza e dell'abnegazione. 9. L'amore del mondo è un altro nemico della santità. C'è una meravigliosa efficienza morale nella Croce di Cristo per distruggere questo affetto disordinato. 10. Infine, le promesse esercitano un'influenza santificante quando sono contemplate e applicate 2Pietro 1:4. (W. Nevins, D.D.)

Crescita:

(I.) Esiste una cosa come la crescita nella grazia. Non intendo nemmeno per un momento che l'interesse di un credente per Cristo possa crescere. Non intendo dire che possa crescere in sicurezza, accettazione con Dio o sicurezza. Intendo solo l'aumento del grado, della grandezza, della forza, del vigore e della potenza delle grazie che lo Spirito Santo pianta nel cuore di un credente. Ritengo che ognuna di queste grazie ammette crescita, progresso e aumento. Io ritengo che il pentimento, la fede, la speranza, l'amore, l'umiltà, lo zelo, il coraggio e simili, possano essere piccoli o grandi, forti o deboli, vigorosi o deboli, e possano variare notevolmente nello stesso uomo nei diversi periodi della sua vita. Uno dei motivi principali su cui costruisco questa dottrina della "crescita nella grazia" è il linguaggio chiaro della Scrittura. "La vostra fede cresce grandemente" 2Tessalonicesi 1:3. "Vi esortiamo ad accrescere sempre di più" (1; Tessalonicesi 4:10). "Crescendo nella conoscenza di Dio" Colossesi 1:10. "Avendo speranza, quando la vostra fede sarà accresciuta" 2Corinzi 10:15. "Il Signore ti faccia crescere nell'amore" (1; Tessalonicesi 3:12). "Affinché cresciate in lui in ogni cosa" Efesini 4:15. "Prego perché il vostro amore abbondi sempre di più" Filippesi 1,9. "Vi supplichiamo, come avete ricevuto da noi come dovete camminare e piacere a Dio, così abbondate sempre più" (1; Tessalonicesi 4:1). "Desiderate il latte sincero della Parola, per mezzo di esso" 1Pietro 2:2. "Crescete nella grazia e nella conoscenza del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo" 2Pietro 3:18. L'altro terreno su cui costruisco la dottrina della "crescita nella grazia" è il terreno dei fatti e dell'esperienza. Quale vero cristiano non confesserebbe che c'è tanta differenza tra il grado della sua fede e della sua conoscenza quando si convertì per la prima volta e le sue conquiste attuali, quanta ce n'è tra un alberello e un albero adulto? Le sue grazie sono le stesse in linea di principio; Ma sono cresciuti. Lasciamo lo sguardo per una visione più pratica dell'argomento che abbiamo davanti. Voglio che gli uomini considerino la "crescita nella grazia" come una cosa di infinita importanza per l'anima

(1.) La "crescita nella grazia" è la migliore prova di salute e prosperità spirituale. In un bambino, o in un fiore, o in un albero, siamo tutti consapevoli che quando non c'è crescita c'è qualcosa che non va

(2.) "Crescere nella grazia" è un modo per essere felici nella nostra religione. Dio ha unito insieme il nostro conforto e il nostro aumento in santità. Egli ha benignamente reso il nostro interesse andare avanti e puntare in alto nel nostro cristianesimo

(3.) "Crescere nella grazia" è un segreto dell'utilità per gli altri. La nostra influenza positiva sugli altri dipende in gran parte da ciò che vedono in noi

(4.) "La crescita nella grazia" piace a Dio. L'agricoltore ama vedere fiorire e fruttificare le piante alle quali ha dato lavoro. Non può che deluderlo e addolorarsi nel vederli rachitici e fermi Giovanni 15:1, 8. Il Signore si compiace di tutto il Suo popolo, ma soprattutto di quelli che crescono

(5.) "Crescere nella grazia" non è solo una cosa possibile, ma una cosa di cui i credenti sono responsabili

(II.) Ci sono segni attraverso i quali la crescita nella grazia può essere conosciuta

(1.) Un segno è l'aumento dell'umiltà

(2.) Un altro segno è l'aumento della fede e dell'amore verso il nostro Signore Gesù Cristo

(3.) Un altro segno è l'accresciuta santità di vita e di conversazione

(4.) Un altro segno è l'aumento della spiritualità del gusto e della mente

(5.) Un altro segno è l'aumento della carità

(6.) Un altro segno è l'aumento dello zelo e della diligenza nel cercare di fare del bene alle anime

(III.) I mezzi che devono essere utilizzati da coloro che desiderano crescere nella grazia

(1.) Una cosa essenziale per crescere nella grazia è la diligenza nell'uso dei mezzi privati della grazia

(2.) Un altro elemento essenziale è l'attenzione nell'uso dei mezzi pubblici di grazia

(3.) Un altro elemento essenziale è la vigilanza sulla nostra condotta nelle piccole questioni della vita quotidiana

(4.) Un altro elemento essenziale è la cautela riguardo alla compagnia che manteniamo e alle amicizie che stringiamo

(5.) C'è un'altra cosa che è assolutamente essenziale per crescere nella grazia, ed è la comunione regolare e abituale con il Signore Gesù. (Vescovo Ryle.)

La vita cristiana è in crescita:

(I.) Il cuore deve radicarsi in principi viventi, simili a quelli di Cristo

(II.) La religione cristiana deve essere coltivata

(III.) La dovuta attenzione deve essere data alla legge dello sviluppo spirituale

(IV.) La legge della crescita opera il suo scopo attraverso il mutare delle stagioni

(V.) La vita che cresce si manifesterà. (W. Currrie.)

La crescita è la prova della vita cristiana: - La mancanza di crescita è la mancanza, in generale, di organizzazione. Le rocce non crescono, il suolo non cresce. La crescita appartiene agli stadi superiori dello sviluppo, e man mano che le cose crescono, non per accrescimento, ma per formazione definita, dalla loro crescita giudichiamo la loro vitalità. Quando qualcosa cessa di crescere, la sua fine è vicina. Ogni uomo che ha cessato di crescere sta aspettando il suo becchino, e più a lungo deve aspettare, maggiore è la pietà per tutti coloro che gli stanno intorno. Ci sono, naturalmente, in una creatura così composta come l'uomo, diversi cerchi concentrici di crescita. C'è una crescita corporea, ma di solito si prende cura di se stessa e non ha bisogno di sforzo. Poi c'è la cultura fisica, una crescita non solo nelle dimensioni, ma in altri modi. Si può sviluppare la forza; può essere accresciuta dal suo proposito. Si può sviluppare l'attività; Si può sviluppare l'abilità della mano o la prontezza e la rapidità del piede. Questa è la forma più bassa di crescita, eppure la crescita più bassa anche del corpo è degna e giustifica il nostro sforzo. Un corpo sano e ben sviluppato è un carro adatto a trasportare l'anima di un eroe. Crescere in buona salute, senza violare i grandi canoni della moralità e con la legge della moderazione fissata su ogni appetito e passione, non è di per sé un ideale insignificante per un giovane uomo o donna. Ma, d'altronde, ci siamo familiari, in questa terra dove l'educazione è quasi un'atmosfera e un motto, con una crescita di intelligenza e conoscenza. Queste due cose sono molto diverse. L'intelligenza implica una certa condizione delle facoltà conoscitive. La conoscenza è il frutto dell'intelligenza. C'è tanta differenza tra loro quanto c'è tra l'abilità e il prodotto dell'abilità, o tra l'allevamento e i raccolti che l'allevamento può produrre. Un uomo può avere intelligenza e poca conoscenza. Un uomo può avere una buona dose di conoscenza e quasi nessuna intelligenza. Ma dove si ha sia l'intelligenza che la conoscenza, e si sta crescendo in entrambe, questa è una cosa trascendentalmente nobile. È la tendenza diretta dell'intelligenza e della conoscenza a produrre la moralità. Dichiaro che l'educazione, o lo sviluppo delle parti conoscitive di un uomo, gli dà una visione così ampia del campo della vita che è più probabile che egli veda che la moralità è sicurezza che se fosse ignorante; e che il fatto generale è provato che l'intelligenza e la conoscenza tendono, nel complesso, in misura immensa, verso la bontà, la rispettabilità, la virtù e la moralità. Così, se cresciamo nell'attitudine all'intelligenza e alla conoscenza, faremo un lungo passo avanti lontano dall'animalismo e dai pericoli che affliggono le passioni e gli appetiti della vita umana. Ora, mentre la crescita corporea, la crescita intellettuale e la crescita della conoscenza devono essere stimate, e non devono essere messe in ombra da alcuna concezione errata del valore della grazia e della religione, affermo che la crescita più alta, perché è quella che porta con sé tutti questi altri più o meno, o li benedice, è la crescita nella grazia. Il sacrificio di sé, questo è un elemento di esso. La mansuetudine e l'umiltà sono altri elementi di esso. La buona natura, che nel testo della Scrittura è chiamata gentilezza, è un altro elemento di essa. La facilità di essere accontentati è uno degli elementi della crescita. Riguardo a quella virilità che scaturisce dall'attività delle nostre più alte funzioni spirituali e morali, riguardo a questa eminente mentalità spirituale, devo dire che non appartiene né alla caverna né al chiostro. La serena sapienza dell'amore, e la guida della presenza di Dio in un uomo, lo faranno prosperare di più, a lungo andare, in ogni relazione della vita, della turbolenta saggezza che scaturisce dalla vanità, dall'orgoglio, dall'avarizia, dalla passione. Gli uomini adottano una forma inferiore di potere quando si impegnano a realizzare i fini della vita con l'egoismo che prevale nella società umana. Ci vuole più abilità all'inizio per esercitare questo potere superiore, per imparare il mestiere, cioè, della pietà nella sua applicazione alla vita. Richiede anche più tempo per raccogliere i frutti. Alcuni raccolti vengono seminati in autunno e il sole li abbandona; Ma arrivano a maturazione la prossima estate. Alcune cose possono essere seminate in primavera e raccolte prima della metà dell'estate. Per quanto riguarda gli elementi morali e spirituali, ci vuole più tempo per svilupparli e procurare i loro risultati finali nella saggezza secolare che per prendere le forme inferiori e superficiali e raggiungere il successo, ma una volta che sono stabiliti non tornano indietro. Un uomo che teme e ama Dio, e quindi rimane intatto sotto le tentazioni della vita, gli uomini daranno grandi premi per ottenerlo. È la crescita matura che è richiesta. In altre parole, non è sufficiente per la nostra religione averne dei risvegli; Non è sufficiente avere sprazzi di uno o tutti questi sentimenti ed esperienze spirituali. Ciò che si vuole è che diventino stabilmente parte di noi e rimangano in noi, in modo da costituire il nostro carattere. Allora la crescita nella grazia equivale davvero a una vittoria sicura. La pietà che va e viene è meglio di niente, poco più di questo; Ma le qualità spirituali superiori della natura di un uomo che dimorano con lui, e crescono più forti, e gettano le loro radici più in profondità, e afferrano la vita con mani più moltiplicate, sono le qualità che costituiscono il vero uomo. Quando queste cose saranno state completamente sviluppate, la stabilità e l'abitudine delle più elevate esperienze cristiane opereranno spontaneità. L'azione della mente in questo canale diventerà automatica. Allora ci sarà anche armonia. Non saranno semplicemente alcuni sentimenti a scorrere in questa linea, ma tutta l'anima. Come un'orchestra ben addestrata, sarà armoniosa e aumenterà di forza di anno in anno. Infatti, mentre la profezia, l'insegnamento e la scienza non dimorano, mentre siamo nell'infanzia del genere umano, e conosciamo tutto solo in frammenti e parti, ci sono alcune cose che la morte stessa non cambia. Ci viene detto che sono la fede, la speranza e l'amore. Questi continuano ad essere inestirpabili e immutabili. Tali uomini camminano con Dio. Se si paragona la vita umana e lo sviluppo a un'abitazione, il piano inferiore è a terra e fatto di argilla. Com'è spaziosa e come è piena di uomini che vivono vicino alla sporcizia! Al di sopra di questo, però, c'è una storia di ferro. Ci sono uomini energici e di un proposito dominante irresistibile, che cercano e ottengono i loro fini a tutti i rischi, e anche questa storia è popolosa. La storia successiva è vestita di velluto e legno intagliato, ed ecco coloro che dimorano nei loro affetti, e sono uniti dalla simpatia di una comune gentilezza e gentilezza, ma ai livelli inferiori della vita. Al di sopra di essa c'è una stanza di cristallo e di diamanti, e sono pochi quelli che vi abitano. Dalle sue pareti trasparenti si possono contemplare i cieli e la terra. Da essa gli uomini possono vedere la notte così come il giorno, uomini che vivono una vita così alta, così pura e così serena che si può dire che dimorano proprio sulla soglia della porta del cielo stesso. (H. W. Beecher.Crescere nella grazia: è implicito che non siamo perfetti nella grazia, che c'è ampio spazio per la crescita. Un'altra cosa implicita è che possiamo e possiamo crescere se vogliamo. Dio conosce le nostre capacità e le nostre incapacità, le nostre disposizioni e indisposizioni, il deflusso morale e il rinculo morale e, sapendo tutto, dice: "Cresci nella grazia".

(I.) Indicazioni. Come crescere nella grazia? Non possiamo non ricordare che la crescita, per essere vera e sana, deve essere libera. Può sembrare, quindi, una cosa impertinente interporre le direzioni. Ma in verità non li interponiamo con alcuna autorità. Li porteremo a portata di mano, così come sono. Usali se sono adatti. In caso contrario, trova altre modalità più affini alla vita del tuo spirito. Cresci solo

(1.) Non si potrebbe provare questo tra le altre cose, almeno per un po' di tempo, diciamo per una settimana, in modo da avere un forte pensiero mattutino al riguardo

(2.) Poi, in secondo luogo, ci sia un'effettiva disposizione delle cose, nella misura in cui egli ha il potere - degli impieghi e delle circostanze del giorno - con l'espressa vista del compimento di questo scopo supremo

(3.) Se nella revisione generale e nell'organizzazione della vita si trovano alcune cose, forse nella struttura stessa di essa, o appese strettamente alla struttura, che sono viste come ostacoli, allora che siano messe da parte senza riserve, senza indugio. Una cosa può non essere un peccato, eppure può servire alla causa peccaminosa con la stessa efficacia come se lo fosse. Se piantaste meli nel vostro frutteto nella speranza di deliziare i vostri occhi con la loro ricchezza di fiori e di ammucchiare i vostri cesti con i frutti profumati, appendereste dei pesi ai rami per vedere quanto sopporterebbero e crescerebbero ancora? Raccoglieresti i rami secchi e li agganceresti a quelli verdi freschi? Se lo faceste, non li ucciderebbero, ma non guasterebbero la bellezza, non ostacolerebbero la crescita? Può sembrare quasi superfluo dire qualcosa riguardo alla rinuncia al peccato in quanto tale. Abbiamo parlato di impedimenti sia lievi che gravi. Ora lasciatemi dire che un uomo dovrebbe tenersi pronto a prendere tutti gli aiuti di grazia per una crescita graziosa. Questi aiuti sono molteplici e molto vicini. È quindi estremamente importante che l'anima sia in uno stato ricettivo. Tutto ciò che riguarda il regno della grazia è in un tale stato di prontezza che in un attimo Dio può dare aiuto se l'anima è pronta a prenderlo. Ora, essere pronti non significa avere un insieme di grandi pensieri nella mente. Non significa avere i sentimenti o la struttura del cuore in uno stato teologico o cosiddetto evangelico. Significa essere umili e guardare in alto con desiderio a Dio. Un altro indizio. È questo. Che manteniamo un costante legame con la sorgente della grazia in Dio attraverso tutto ciò che costituisce la preghiera. Le finestre di Dio sono aperte. Le fonti di Dio sgorgano. Le luci di Dio scorrono e le Sue arie vitali spirano, e ogni spirito orante coglierà una misura doppia di quei doni e tesori celesti man mano che verranno

(II.) Incentivi

(1.) Il primo è la facilità con cui questa coltivazione può essere realizzata quando ci incliniamo di cuore ad essa. Se solo ci tenessimo in semplicità nel giardino di Dio e dimorassimo dove siamo stati piantati, presso i Suoi fiumi d'acqua, il frutto sarebbe di stagione e la foglia non appassirebbe mai

(2.) Un altro incentivo si trova nel principio della crescita necessaria che appartiene ad ogni anima razionale. Dobbiamo crescere in qualcosa, e se non nella grazia, voi sapete in che cosa sarà la crescita. "Voi dunque, carissimi, badate che anche voi, essendo stati sviati dall'errore degli empi, non cadiate dalla vostra propria fermezza". E ora, quando vedi il pericolo, come devi agire per evitarlo? "Cresci nella grazia". Questo ti manterrà al sicuro e in salute, nella giusta fede, nella giusta pratica. Se non crediamo alla verità e non cresciamo in essa, presto saremo eretici, con falsità, con menzogne. Se non amiamo il Signore Gesù Cristo e non cresciamo grazie a quell'affetto puro e infinito, il cuore bramoso e non porzionato avrà presto un altro al Suo posto. Si avvolgerà, come l'edera, intorno a qualsiasi cosa arrivi, non sia essa migliore di un muro ammuffito o di un albero marcio, piuttosto che vivere nel vuoto o sprofondare nella negazione totale. Dobbiamo crescere; allora la nostra crescita sia nella bellezza simile a un giglio, nella forza del cedro, nell'"odore del Libano". Ogni altro tipo di crescita è incerta, limitata, transitoria. Ma la crescita nella grazia è eterna; Non c'è nulla nella grazia che indichi, e tanto meno necessiti, di decadenza. È per ogni luogo; per la terra e per il mare, per la terra e per il cielo. È per tutti i tempi, ora e per sempre. Essa è per l'intera natura dell'uomo-corpo, anima e spirito. (A. Raleigh, D.D.)

La crescita della grazia:

(I.) Cosa significa la loro crescita nella grazia

(1.) Devono esercitare la grazia più costantemente

(2.) L'uniformità e la costanza sono implicite. Alcuni risplendono in una grazia e altri in un'altra, mentre pochissimi risplendono in tutte le bellezze della santità

(II.) Perché la crescita nella conoscenza è necessaria per la crescita nella grazia

(1.) La conoscenza tende ad aumentare i loro obblighi di crescere nella grazia. La conoscenza del dovere aumenta sempre l'obbligo di compierlo

(2.) La conoscenza divina non solo aumenta gli obblighi dei cristiani di crescere nella grazia, ma in realtà aumenta la santità di tutti i loro santi affetti. Il grado di santità in ogni esercizio dell'amore verso Dio è sempre proporzionale alla luce o alla conoscenza che la persona ha al momento dell'esercizio di quella particolare grazia. Un cristiano ha una visione molto più chiara ed estesa di Dio in un momento che in un altro, e il suo amore è sempre virtuoso in esatta proporzione ai gradi della sua conoscenza attuale. Un esercizio di fede è più virtuoso di un altro, perché il credente può avere una conoscenza del Signore Gesù Cristo molto maggiore in un momento che in un altro. Lo stesso vale per la sottomissione, la gioia, la gratitudine e ogni altra grazia cristiana. Il celebre Howard, che trascorse i suoi beni e la sua vita a liberare gli oggetti della carità in Gran Bretagna e in varie altre parti d'Europa, era un uomo di benevolenza, e la sua benevolenza era proporzionata alla sua conoscenza. Come aveva una visione molto più ampia delle miserie dell'umanità rispetto ai cristiani in generale, così i suoi esercizi di gentilezza e compassione erano molto più virtuosi dei loro verso obiettivi simili

(III.) L'importanza della loro crescita sotto entrambi questi aspetti

(1) L'onore della religione esige che i cristiani crescano nella conoscenza e nella grazia. Benché gli uomini del mondo siano inclini a disprezzare la religione, tuttavia sono costretti a rispettarla in quei professori che sembrano essere cristiani conoscenti e in crescita

(2) È di grande importanza che i cristiani crescano sia nella conoscenza che nella grazia, non solo per gli altri, ma per conto proprio.

Perché, in primo luogo, la loro crescita sotto questi aspetti sarà la più efficace sicurezza contro gli errori grossolani e pericolosi ai quali sono continuamente esposti nel loro attuale stato imperfetto.

(2) La crescita nella conoscenza e nella grazia tenderà felicemente a rimuovere le tenebre e i dubbi dalle menti dei cristiani.

(3) Inoltre, la crescita nella conoscenza e nella grazia preparerà i cristiani per l'adempimento piacevole e accettabile di ogni dovere.

(4) È infine di grande importanza che i cristiani facciano continui progressi nella conoscenza e nella grazia per prepararli alla scena finale della vita. Se trascurano di migliorare la loro mente nella conoscenza e il loro cuore nella santità, possono aspettarsi di vivere in schiavitù e morire nelle tenebre, poiché i cristiani di solito muoiono proprio come vivono. Miglioramento

(1.) Se la conoscenza è necessaria per promuovere la crescita della grazia, allora la predicazione più istruttiva deve essere la più proficua

(2.) Se la conoscenza religiosa favorisce la crescita degli affetti religiosi, allora quella conversazione religiosa tra cristiani è la più utile e la più istruttiva

(3.) Se la conoscenza divina ha la tendenza a promuovere tutte le grazie e le virtù cristiane, allora i cristiani in crescita hanno una prova crescente della loro buona condizione. (N. Emmons, D.D.)

Crescita:

(I.) Chiedo, in primo luogo, in che cosa dobbiamo crescere. Ora, la Versione Riveduta getta un po' di luce sulla connessione delle due cose specificate nel mio testo con una modifica molto lieve ma significativa. Si legge: "crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore". Entrambi sono connessi con Lui; Egli è la fonte della grazia; Egli è l'oggetto della conoscenza. Così ci viene il pensiero che tutto il nostro progresso cristiano, nel suo significato più profondo, consiste nel penetrare più profondamente in Cristo, e in ciò che Egli ha ed è. Di questi tempi si sente parlare molto di "progresso"; e gran parte di essa consiste nell'allontanamento da Gesù Cristo. Quelli di noi che conoscono e possiedono la maggior parte di Lui non hanno che una goccia del grande oceano; uno scintillio dalla stella; una miseria dal magazzino. Abbiamo un tesoro infinito, e la nostra crescente ricchezza consiste nel farci spingere sempre di più nelle sue stanze piene di lingotti, e prendere sempre più di Lui dentro di noi. Perché, ancora, la vera nozione di progresso cristiano consiste nell'accoglienza crescente di un dono. Avanziamo, non con i nostri sforzi da soli. L'accoglienza è crescita; e quanto più apriamo il nostro cuore per ricevere, tanto più avanziamo nella vita cristiana. Invece di cercare faticosamente di arrampicarci sulla ripida montagna, veniamo portati su ali come aquile. Perciò il benedetto segno distintivo del progresso cristiano è che, in mezzo agli sforzi più strenui, ci possa essere una calma perpetua. Avere di più di Cristo, questa è crescita. Ma se guardiamo ai due punti che l'apostolo separa qui, si può dire una parola su ciascuno di essi. La nostra ricezione di Gesù Cristo è una crescente ricezione della Sua grazia. Ora, "grazia" qui sembra significare non tanto il Suo immeritato amore per gli inferiori, quanto le conseguenze di quell'amore nei Suoi doni per noi. O, per dirla in altre parole, ciò che si intende per "la grazia del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo" a questo proposito è il conferimento su di noi, nel nostro spirito, affinché possiamo realizzarle e manifestarle nella nostra vita, tutte le eccellenze e le virtù di un carattere cristiano. E pongo questo nei vostri cuori, che la crescita nella grazia non è tanto la benedizione dell'esperienza privata, personale, o il sorgere di certe emozioni nel cuore e nella mente, quanto la condotta nella vita, aspirando e mostrando nell'esercizio "tutte le cose che sono amabili e di buona fama". Se queste cose sono in te e crescono in te, stai crescendo nella grazia. Poi considerate l'altro lato di questa esortazione: crescere nella "conoscenza di Cristo". Questo probabilmente riguarda principalmente quelli che chiamiamo processi intellettuali, ma non del tutto. Perché se è una Persona ad essere conosciuta, allora il processo di conoscenza non può essere del tutto una mera questione di arido lavoro cerebrale. Può essere sufficiente per iniziare la vita cristiana che un uomo abbia solo una piccola conoscenza di Gesù Cristo, ma non ce n'è abbastanza per mantenerla a meno che quella conoscenza non cresca sempre, diventi sempre più tenera, più profonda, più tranquilla, più sicura, più impossibile da modificare. Non c'è paura di esaurire Cristo. Ma possiamo guardare a questa esortazione in un modo leggermente diverso. "Crescere nella conoscenza di Gesù Cristo" significa non solo crescere nella conoscenza personale di Lui, ma anche crescere nella percezione delle verità che sono incarnate nella Sua persona e nella Sua opera. Ora, c'è una grande quantità di cosiddetto progresso nella conoscenza cristiana, che consiste in gran parte nell'allontanarsi dalle verità iniziali e nell'andare in altre regioni. Questa non è crescita; Questo è il decadimento. Poiché le verità iniziali sono le verità più importanti, e quando un uomo ha appreso che "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unigenito Figlio affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna", ha imparato ciò che deve solo essere meditato e seguito, e soprattutto vissuto, affinché si apra in un universo sconfinato di verità e saggezza. Il progresso in Cristo è come quello dell'ape che si seppellisce più profondamente nel fiore e trae il miele dai suoi recessi più reconditi. Prima Cristo può essere visto solo come un puntino, poi è un disco di luminosità nell'oscurità, e poi è un sole fiammeggiante che illumina tutto il cielo

(II.) Come dobbiamo crescere? Il mio testo è un comandamento; Pertanto, la crescita passa attraverso i nostri sforzi. Ora, ci sono molte metafore nel Nuovo Testamento per questa concezione del progresso cristiano. Una serie di essi lo rappresenta come spontaneo, automatico, senza sforzo. Come, per esempio, quando nostro Signore dice: "Prima la lama, poi la spiga, poi il grano pieno nella spiga"; Non c'è alcuno sforzo. Ma questo è solo un lato della verità. Un altro aspetto della risposta alla domanda: Come possiamo crescere? è coinvolto, come ho appena detto, nel fatto che ci viene comandato di farlo. Così, in modo molto caratteristico, quando l'apostolo Paolo parla di questo stesso argomento, raramente usa la metafora della crescita. E quali sono le figure che preferisce? La gara, che implica uno sforzo faticoso dei muscoli, non può essere vinta senza sforzo, polvere e sudore. La lotta, perché c'è una resistenza da affrontare e da superare. Con queste cifre si inserisce il mio testo, che suggerisce che non ci può essere crescita nella vita cristiana senza uno sforzo strenuo. Senza dubbio il progresso della vita cristiana consiste principalmente nell'accoglienza, ma l'accoglienza non è passiva. Se non tieni la tazza fuori, non verrà riempita. Che cosa dobbiamo fare, allora? Primo, e soprattutto, per stare molto vicino a nostro Signore. La comunione con Gesù Cristo è il segreto di tutta la crescita. Se siamo vicini a Lui, Egli si riverserà nei nostri cuori. Il cibo è necessario per la crescita. Se un cristiano affama la sua anima trascurando di nutrirsi del pane disceso dal cielo, non c'è da meravigliarsi che sia rachitico. L'esercizio fisico è essenziale per la crescita. I muscoli inutilizzati si atrofizzano, come il braccio del fachiro che è stato tenuto sollevato per vent'anni in una posizione, e ora è rigido e rigido come una sbarra di ferro. Usate la grazia che avete e praticate la verità di cui siete sicuri, e la grazia crescerà e altre verità saranno rese chiare

(III.) Infine, che cosa ci accade se non cresciamo? Il mio testo inizia con un "ma", e questo ci riporta a ciò che viene prima. Il collegamento che si instaura in questo modo è molto notevole e monitore. "Badate che anche voi non [...] cadi dalla tua saldezza; ma cresci". Quindi, l'unico modo per prevenire la caduta è la crescita; E se non stai crescendo, stai certamente cadendo. Nessun peso rimarrà a riposo su un piano inclinato. Se non viene tirato su, precipiterà giù. Lo studente che non sta avanzando nella sua scienza dimenticherà ciò che ha imparato. L'acqua che ristagna raccoglie una schiuma. Il talento che è avvolto in un tovagliolo arrugginisce; e l'ossidazione ne diminuisce il peso e ne attenua anche la luminosità. Sento che tutte le nostre chiese sono piene di casi di arresto dello sviluppo. Permettetemi di porre una domanda semplice: siamo più simili a Gesù Cristo di quanto non lo fossimo un anno fa? Ricordiamoci che il processo di crescita iniziato qui continuerà per sempre. (A. Maclaren, D.D.)

Crescita:

(I.) Le caratteristiche della crescita

(1.) La prima caratteristica della crescita che noteremmo è il suo silenzio. Di tutte le cose è la più calma, la più tranquilla, la più dignitosa. Qualunque altra cosa possa dare origine all'agitazione, al trambusto e all'eccitazione, non è crescita spirituale. A questo l'analogia della natura punta chiaramente. Questo il Grande Maestro stesso lo afferma categoricamente. "Il regno di Dio", dice, "non viene con l'osservazione". Silenziosamente, lo Spirito di Verità si serve della strumentalità della verità per comunicare alla nostra natura quella vita senza la quale non sappiamo cosa significhi vivere. Silenziosamente lo stesso Spirito ci aiuta ad attingere dal deposito della verità il nutrimento necessario per sostenere e rafforzare la vita che ci è stata donata. È così che inizia il processo di crescita spirituale, ed è così che viene portato avanti e in avanti verso uno sviluppo più elevato e più completo

(2.) Una seconda caratteristica della crescita è che si tratta di un processo graduale. A volte le persone si sentono scoraggiate per la scarsità dei loro risultati nella vita cristiana e per il ritardo della loro crescita spirituale, e troppo spesso c'è motivo di umiliazione su questo punto; ma, da parte mia, preferirei il ritmo di progresso più lento che sia compatibile con la crescita a quella rapidità innaturale di sviluppo che sicuramente cadrà in un rapido consumo. Se il progresso del gambo di granoturco che giunge a maturazione in pochi mesi è appena misurabile nell'intervallo di una settimana, e se il progresso della quercia che giunge a maturazione in un secolo o più è appena osservabile in un anno, che cosa dobbiamo dire di quella crescita spirituale che non sarà consumata e completata prima che tutti i cicli e gli eoni dell'eternità abbiano fatto il loro corso? e rimanere sepolti nel seno dell'infinito passato? Se l'intervallo in cui il progresso può essere misurato e accertato deve essere allungato in proporzione al periodo di crescita, quanto deve essere lungo questo intervallo nel caso dell'avanzamento del cristiano nella vita divina? 3. Ci sono molte altre caratteristiche della crescita, ma di queste ne menzioneremo solo una, ed è la tendenza della crescita ogni volta che si trova a svilupparsi in una direzione definita. La natura ha un certo modello o tipo a cui la crescita del seme deve conformarsi. E lo tiene davanti a sé, e al meglio delle sue capacità costruisce la lama, il gambo e l'orecchio secondo la moda di questo particolare modello. Così è con la ghianda. Cresce dopo un lungo periodo di anni in una quercia. Questo è il tipo verso cui la natura lavorava continuamente. Al riempimento di questo modello si tendeva sempre la crescita dell'albero. Così è per tutto il resto in natura. Così è per il cristiano. La crescita spirituale è in una direzione definita. Tende a un tipo perfetto. Avanza nella direzione di Cristo

(II.) Questo ci porta naturalmente a considerare in secondo luogo le condizioni di crescita

(1.) C'è prima la condizione della vita precedente. Aspettatevi che un seme di grano cresca in una quercia, così come aspettatevi che l'uomo che è privo di vita spirituale "cresca nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo". In che modo quella vita diventa la nostra? Non è nostro per natura. È nostra solo in unione con Cristo

(2.) L'altra condizione di crescita a cui ci riferiamo è la presenza di un ambiente favorevole o, per dirla con il linguaggio della scienza moderna, l'esistenza di un "ambiente" appropriato. La vita spirituale è ciò che si potrebbe chiamare una pianta resistente. Crescerà in quasi tutte le situazioni, nel castello e nella casetta, sotto il tetto del contadino, sotto la cupola del monarca, nella bottega, nella sala dei conti e nello studio, nella fabbrica, nel mercato e nella fattoria. Ma quando tutto questo è stato permesso, si deve ancora ammettere che né il suolo né l'atmosfera in questo mondo sono tali da assicurare una crescita perfetta. Il tipo perfetto non può essere coltivato in questo terreno inadatto e in questo clima sfavorevole. Ha bisogno di essere trapiantato in un'altra sfera, in un terreno più gentile e in un clima più congeniale prima che l'ideale perfetto possa essere avvicinato o approssimato. Nel frattempo è nostro dovere e nostro privilegio, per grazia divina, trarre il massimo vantaggio dalle circostanze in cui ci troviamo qui. Ma più in là, dobbiamo crescere nella conoscenza di Cristo. E come si cresce nella conoscenza di una persona? Associandosi con lui. Prestando attenzione al diverso modo in cui si rivela. Se vuoi conoscere Cristo, devi fare di Lui il tuo compagno e consigliere costante, devi parlare con Lui, e soprattutto devi sentirlo parlare con te. (W. J. Lowe, M. A.)

I mezzi per crescere nella grazia:

(I.) Le ordinanze del Nuovo Testamento sono mezzi per migliorare la religione

(1) La rivelazione divina, con la sua influenza sull'intelletto, sul cuore, sulla volontà e sulla coscienza dell'uomo, in ogni condizione di vita, promuove la crescita del cristiano nella santità, nel conforto e nell'utilità

(2.) I sacramenti sono mezzi di miglioramento nella religione

(3) La conversazione tra cristiani privati è uno dei mezzi per crescere nella conoscenza, nella santità e nell'utilità. Fa parte dei nostri piaceri religiosi; e i mezzi per aumentare sia il desiderio che la capacità di un maggiore godimento

(4.) Preghiera

(II.) Riflessioni giudiziose sulle nostre preoccupazioni personali, alla luce della rivelazione divina, hanno una grande influenza sul nostro miglioramento religioso

(1.) Consideriamo la peccaminosità della nostra indole e del nostro comportamento

(2.) La debita considerazione della provvidenza di Dio riguardo a noi tende al nostro progresso personale nella vera religione

(3.) Le meditazioni sull'amore di Dio favoriscono il miglioramento del carattere cristiano

(4.) Le riflessioni giudiziose sulla nostra mortalità e sullo stato futuro a cui ci avviciniamo ogni giorno hanno la tendenza a prepararci per entrambe le cose

(III.) Le influenze divine sono richieste e impiegate nel progressivo miglioramento dei santi

(1.) Lo Spirito presenta ai santi i giusti oggetti di ricerca

(2.) Lo Spirito dirige gli affetti del cuore verso gli oggetti spirituali

(3.) L'influenza divina rafforza i santi per ogni dovere. Conclusione:1. Osservo che ci sono diversi gradi di conseguimenti di grazia, ed esorto tutti i ranghi al dovere di progredire ulteriormente: "Cresci nella grazia". 2. Non scoraggiarti, anche se il tuo progresso nella religione non è né così uniforme né così rapido come ti aspettavi che dovesse effettivamente dimostrarsi. (A. McLeod, D.D.)

Crescita nella grazia di Cristo:

1.) Non abbiamo bisogno di crescere nell'umiltà di Cristo? 2. L'altruismo di Cristo viene messo in evidenza dagli evangelisti in modo eclatante

(3.) Nemico intransigente del fariseismo e di ogni ipocrisia, non c'era la minima macchia di cinismo o misantropia in Cristo

(4.) Notate un'altra caratteristica notevole del carattere di Cristo: il Suo meraviglioso entusiasmo per la causa, cioè per la nostra causa, che Egli ha abbracciato. Il mondo non ha mai visto prima un simile esempio di gioioso sacrificio di sé, e non lo farà mai più. "Crescete nella grazia di Cristo", cioè, se veri cristiani, abbiamo la grazia di Cristo in qualche misura germinale: ma non basta, ci deve essere crescita in essa, e crescita continua in essa. Per un sincero seguace di Cristo non ci può essere contentezza per la crescita parziale. (W. Skinner.)

Crescita nella grazia con mezzi ordinari: questa vita superiore si ottiene e si mantiene principalmente con l'uso diligente e corretto dei mezzi ordinari: preghiera, lode, adorazione, lettura della Parola, ecc. I mezzi extra possono stimolare, ma non alimentano in gran parte; quindi, coloro che dipendono principalmente dai mezzi irregolari, sensazionali, sono sempre spiritualmente poveri e deboli. Lo stimolante è in eccesso rispetto al nutrimento ed è seguito da reazione ed esaurimento. Tutte le opere più alte e migliori di Dio sono compiute con mezzi ordinari, con la luce, il calore e l'umidità; con una crescita regolare e ordinata. Il tuono, il turbine e l'inondazione, sebbene utili all'epoca, contribuiscono tuttavia solo in minima parte all'attuazione del grande risultato dei processi della Natura. È così nel mondo spirituale. La cosa di cui c'è più bisogno non sono i mezzi supplementari, ma la diligenza supplementare nell'uso dei mezzi ordinari. (R. Chew.) E nella conoscenza del nostro Signore ... Gesù Cristo.-

Crescita nella grazia e nella conoscenza: - Le persone migliori hanno bisogno di migliorare. La possibilità di crescere nella grazia sarà prontamente ammessa dal vero cristiano. Ma che cosa si intende per crescere nella conoscenza di Cristo? 1. Dalla conoscenza di cui si parla, in primo luogo, possiamo comprendere le prove della religione cristiana

(2) Ma quella conoscenza in cui i cristiani dovrebbero crescere può essere intesa come comprendente, o addirittura come consistente, una conoscenza familiare dei contenuti della Bibbia, sia storici che profetici, dottrinali e pratici

(3.) C'è una specie di conoscenza nella sua stessa natura progressiva, e che ci interessa acquisire sopra ogni altra conoscenza; Intendo la conoscenza di sé. La nostra crescita in questo ci farà anche crescere nella conoscenza di Cristo e ci mostrerà il bisogno che abbiamo di un Redentore. Ma c'è un altro ramo della conoscenza di sé altrettanto appropriato per l'uomo da studiare; Non intendo la debolezza della sua natura, ma la forza. Come nessuno ha mai spinto la sua capacità di miglioramento intellettuale fino a dove era in grado di estendersi, così in materia di moralità, pochi o nessuno ha mai esercitato la propria forza fino a dove li avrebbe portati nella ricerca della virtù. (A. Gibson, M. A.)

Crescere nella conoscenza di Cristo:

(I.) Che cosa significa crescere nella conoscenza di Cristo

(1.) La conoscenza di Cristo è della massima eccellenza. Un altro tipo di conoscenza è come la luce delle stelle; questo come i raggi del sole. Conoscere Cristo ci assimila e ci rende simili a Lui

(2.) La conoscenza di Cristo è di assoluta necessità

(3.) La conoscenza di Cristo avviene per rivelazione soprannaturale

(4.) La conoscenza di Cristo è stata comunicata in un certo grado sotto l'Antico Testamento

(5.) La rivelazione di Cristo sotto il Nuovo Testamento è più chiara. Perciò essere ignoranti di lui è tanto più senza scuse

(6.) Tutti i veri credenti in Cristo hanno una certa conoscenza di Lui Romani 10:14

(7.) Coloro che conoscono la maggior parte di Cristo Lo conoscono solo in parte. Perciò devono essere esortati a crescere nella conoscenza.

(1) Crescere nella conoscenza di Cristo implica una più piena comprensione della Sua Divinità.

(2) Una visione più chiara della Sua umanità.

(3) Una più chiara discernimento e piena persuasione che Egli era stato preordinato ad essere un Redentore.

(4) Una maggiore comprensione delle Sue sofferenze.

(5) Uno sguardo più fruttuoso alla Sua risurrezione e all'andare a Suo Padre.

(6) Maggiore soddisfazione riguardo alla Sua giustizia imputata.

(7) Uno sguardo più costante e fiducioso alla Sua intercessione, e alla pietà e alle compassioni di Colui che intercede.

(8) Conoscere meglio la Sua grande potenza e la presenza continua con la Sua Chiesa che è così strettamente legata a Lui.

(9) Una migliore comprensione di Lui come "Mediatore del Nuovo Patto".

(10) Aspettando con più insistenza la Sua apparizione

(II.) Quali proprietà sono richieste in questa conoscenza

(1) Questa conoscenza di Cristo deve diventare sempre più certa

(2.) Dovrebbe umiliare sempre di più il cristiano

(3.) Dovrebbe diventare più spirituale

(4.) Dovrebbe incoraggiare a fare affidamento su di Lui

(5.) Dovrebbe elevarlo sempre più in alto nella stima dei cristiani

(6.) Dovrebbe avere un grande aspetto su qualsiasi altra cosa sia rivelata nella Parola di Dio

(7.) Dovrebbe essere operativo ancora in misura maggiore. 8. Dovrebbe causare grande gloria e gioia

(III.) Come accrescere e crescere nella conoscenza di Gesù Cristo

(1.) Sii consapevole della tua ignoranza residua

(2.) Confronta tutte le altre conoscenze con questa, e vedi la grande differenza in punto di eccellenza

(3.) Non devi appoggiarti alle tue parti e alle tue comprensioni

(4.) Prestare attenzione alla parola della verità del Vangelo

(5.) Guarda a Gesù stesso Colossesi 2:3

(6.) Invocate una maggiore conoscenza e guardate alla promessa dello Spirito di saggezza e rivelazione

(7.) Fai attenzione agli spiriti seduttori. 8. Astenersi dalle concupiscenze mondane e carnali. 9. Associatevi a coloro che hanno una grande conoscenza di Cristo. 10. Sia giusto il vostro fine nel desiderare un grado maggiore della conoscenza di Cristo. Non che tu possa essere gonfio nella tua mente, o ammirato dagli uomini; ma che Cristo sia da voi più ammirato e stimato. Miglioramento

(1.) Agli increduli.

(1) Cristo è disposto a ricevere il peggio di te, quando ritorni e creda.

(2) Cristo è disposto a donarsi a te

(2.) Ai santi.

(1) Migliorare la conoscenza di Cristo in riferimento a Dio stesso.

(2) Alla legge di Dio.

(3) Peccare.

(4) Agli angeli, buoni e cattivi.

(5) A questo mondo attuale.

(6) Ai doveri, alla grazia e alla perseveranza.

(7) Al conforto. (N. Vincent, M.A.)

Crescere nella conoscenza di Dio: - Crescere nella conoscenza di Dio è chiaramente comandato, non solo in questo passo, ma in moltissimi. Il progresso della mente nella conoscenza della verità fisica, della verità scientifica, dipende molto dall'esercizio dei sensi sulla materia; Ma la crescita della conoscenza della verità morale dipende dall'esercizio dei sentimenti morali. Mentre il senso è la fonte della conoscenza fisica o scientifica, la disposizione è la fonte della conoscenza della verità morale. La crescita nella conoscenza di un Essere Divino unisce entrambi questi

(1.) La prima conoscenza che abbiamo dell'esistenza divina deriva, senza dubbio, da insegnanti e genitori. Differisce, quindi, nei bambini, secondo l'istruzione che ricevono. È più ampio o più scarso, è impartito più o meno saggiamente, a seconda delle circostanze. Se si potesse analizzare l'idea intrattenuta dai bambini, penso che si troverebbe che consiste in gran parte delle qualità sociali e morali che esistono nella famiglia, incorniciate e delimitate dalla loro immaginazione, in cui le qualità fisiche sono in gran parte inerenti

(2.) Sospetto che la prossima fase della crescita consista nel rivestire queste nozioni astratte, che acquisiamo molto presto, e che vengono insegnate dai catechismi, con i fatti della storia del Signore Gesù Cristo così come sono narrati dagli evangelisti. Affinché si possa dire di centinaia di persone che il loro Dio è letteralmente, ma sepolto nella Bibbia. Non usano questi documenti come materiali da costruzione da cui sviluppare una concezione sempre crescente dell'eccellenza celeste

(3.) Ma se uno è di natura devota, ed è sinceramente attento alla crescita morale, allora la sua lettura e la sua istruzione infantile, dopo essere state soggette alla riflessione, alla digestione mentale, lo porteranno avanti di un passo avanti nella crescita nella conoscenza di Dio. La sua concezione della natura divina comincerà ad allargarsi e a riempirsi in ogni direzione, se solo ci sarà una vita morale reale, attiva, seria in corso dentro di lui. In questo lavoro l'immaginazione sarà l'architetto, la ragione sarà il capomastro e i materiali verranno in gran parte dall'esperienza. Le menti degli uomini sono calamite. Un uomo che entra nella Bibbia, o nel regno dell'esperienza, la sua mente cerca ciò che nutrirà le sue facoltà più forti: la sua idealità, la sua autostima, la sua coscienza e la sua ragione; e tira fuori quegli elementi, e lascia tutti gli altri. Li vede, e li sente, ed è stupito se qualcuno può resistere all'evidenza che è così irresistibile per lui. Ha una concezione calvinista di Dio che è travolgente per lui e per ogni altro uomo che è organizzato così com'è. Ma qui c'è un altro uomo che gli sta vicino, la cui calamita attira un altro tipo di limatura, e che è altrettanto fedele a se stesso. Ha un bisogno interiore di una concezione che sia tutta raggiante, e geniale, e dolce, e tenera. Egli non rinnega la giustizia, né la coscienza, né la legge, né il governo; Ma egli è relativamente insensibile a questi come è sensibile a quegli altri elementi. La dotazione costituzionale di quest'uomo attira a sé tutto ciò che concorre a comporre questo parzialismo, ed egli è stupito di sentire uno parlare come uno sciocco come fa suo fratello. Ha letto la Bibbia e non ha visto alcuna prova come quella che suo fratello professa di aver visto. Ebbene, per lui è chiaro come mezzogiorno che Dio è tutta l'estate. Un terzo uomo, stando in piedi e guardando questi disputanti, dice: "Sono sciocchi, tutti e due. Non credo che a Dio importi molto del governo, o di questa benevolenza. Mi sembra che Dio sia un amante delle cose in ordine, pieno di gusto, pieno di proporzione, pieno di armonia. Egli è tutta musica, e tutto fiore, e tutta bellezza come io lo concepisco". Quella parte della mente di quest'uomo che brama queste cose è la più sensibile, egli prende proprio quella classe di materiali. La sua calamita attira quelle cose e nessun'altra

(4.) C'è una potente influenza all'opera nella formazione e nella crescita della conoscenza di Dio che deriva dall'esperienza. Se una persona giace malata, per lei tutto il mondo è sterminato, tutte le speranze sono finite, tutta la vita sembra triste. Non si rivolge al lato giubilante di Dio. Si rivolge a quei lati in cui Dio dichiara di confortare gli afflitti come una madre consola i suoi figli. Un'altra persona è messa in circostanze dalla provvidenza di Dio in cui ha bisogno di nervi saldi e di intraprendenza perpetue. Gli elementi più severi e più attivi della natura divina sono congeniali al suo bisogno e alla sua esperienza. E così egli medita su questi di più, e arriva a questi di più. Ci si scoraggia? Cerca nel suo Dio qualcosa che lo incoraggi. Si è tristi per il rimorso e il pentimento? Guarda al lato indulgente di Dio. Si è pronti a difendere la verità in un periodo di regresso e persecuzione? Istintivamente va dietro al Dio del profeta

(5) Una delle influenze più potenti, oltre a quelle che ho menzionato, per la formazione delle nostre concezioni e lo sviluppo della nostra conoscenza di Dio, è la necessità o il tentativo di impiegare la natura divina nel salvataggio e nell'educazione dei nostri simili. Portare la natura divina a casa in tutte le fasi del carattere che ci circondano, in tutte le condizioni di vita e nella sottomissione dei forti attributi della mente; di trovare gli uomini proprio dove sono in tutte le loro infinite variazioni di condizione; trovare ciò che attira la loro attenzione; trovare ciò che ispirerà in loro una qualche reazione morale; trovare ciò che li nutrirà: questa è una delle influenze più potenti di tutte le influenze per sviluppare in voi la crescita dell'idea divina. Perché non c'è materiale come la natura umana, e non c'è dignità come lavorare in essa, e non c'è grandezza come il successo nel lavorare in questo modo. È dichiarato che colui che salva un'anima dalla morte brillerà come le stelle del firmamento nel futuro regno di Dio. Queste sono le vie principali che mi vengono suggerite per crescere nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. E se siamo cristiani viventi, veri uomini, cresciamo. La nostra concezione della natura divina non rimane mai allo stesso stadio per un periodo di tempo considerevole. Si sta allargando con l'esperienza; si arricchisce con la posizione e le circostanze in cui ci troviamo, così che nessun uomo può racchiudere in parole ciò che crede di Dio. Se egli crede a tutte le cose che vengono attraverso i suoi affetti intensificati, attraverso i suoi vari desideri e attraverso i bisogni di coloro che lo circondano, questi, metodizzati dalla riflessione e vitalizzati dall'immaginazione, costituiscono una nozione di Dio che riempie d'aria, così vasta e così continuamente mutevole che chiunque direbbe: "È impossibile per un uomo scrivere ciò che pensa o dire ciò che pensa", come dovremmo supporre che sarebbe se Dio fosse infinito ed è traboccante secondo la concezione che ispira il pensiero dell'infinito. E così ogni mente creativa, ogni mente attiva, che è veramente in unione con Dio, mediante la preghiera e l'affinità, e lavora come Lui, così come con Lui, e giorno dopo giorno sta ancora accrescendo in questi vari modi le sue realizzazioni di Dio, avendo lo Spirito Divino in lui, e crescendo sempre di più in Lui in tutte le cose, che è il Capo, Gesù Cristo, ognuno di questi uomini ha una crescita di cui egli stesso non è consapevole, e che non può e non potrebbe mai rappresentare agli altri. Questo punto di vista dovrebbe portare le persone a studiare e considerare qual è la loro condizione, se hanno una concezione vivente e influente di Dio. Vi è stato insegnato che Egli è il Governante, che Egli è il Governatore. È Lui la tua Guida? È Lui il tuo Padrone? È Lui tuo Amico? È lui il tuo compagno? Ti sorride? Egli conversa con te? È lui il lavoratore con la nostra fatica? Si riposa quando ti riposi e viaggia quando viaggi? Vivi e ti muovi e hai il tuo essere in Lui? Se è così, avete un Dio e avete motivo di congratularvi e gioirvi senza fine. Una prova che abbiamo una vera concezione di Dio è che sta crescendo. Ebbene, la frusta che stava davanti alla mia porta è diventata un cespuglio; e il cespuglio è divenuto un grande arbusto, e l'arbusto si sta accumulando in un albero, e l'albero stenderà ancora i suoi rami in tutto il mondo. E quel piccolo germe che è spuntato per primo, e quell'albero enorme, sono gli stessi, anche se ogni anno differiscono sempre di più per sviluppo e crescita. E così la nostra concezione di Dio cresce all'esterno, moltiplicando i suoi rami e suddividendoli in ramoscelli infiniti, ma tutti sono coerenti nell'unità dell'idea originaria del concepimento. La crescita non implica quindi l'abbandono delle nostre precedenti nozioni. È semplicemente lo svolgersi, in una linea o direzione, di più, non di meno, e di differire, non rifiutando un elemento e inserendone un altro, ma rendendo ogni elemento che era vero ieri più vero oggi con la pienezza, la varietà e l'applicazione in tutte le direzioni. E questa varietà, che rinnova la molteplicità e l'intensità della concezione, è di maggior beneficio per l'uomo della selettività e della determinatezza dell'enunciato. Ciò che tu vedi di più in Dio non sono obbligato a abbattere perché vedo un'altra qualità più di quanto tu la veda, e non vedo quella che vedi tu tanto quanto la vedi. Gli uomini sono il complemento l'uno dell'altro. Alcuni uomini interpretano Dio attraverso la bellezza. Essi sono i miei fratelli, anche se io può essere carente nell'interpretare la natura divina attraverso questa qualità. Io sono tuo fratello, anche se potrei non avere la stessa concezione di Dio che hai tu. Uno sta nel Duomo di Milano, sotto la navata, e guarda in quelle profondità misteriose fino a quando sembra che stia per espirare e volare nello spazio. Lì, nell'oscurità cupa, il sentimento di riverenza pesa sulla sua stessa anima. E il Duomo di Milano per lui è quello che sembra essere quando il sole basso è spuntato dalla finestra e ha acceso tutto l'interno. Agisce nello stesso istante in cui c'è un altro uomo sul tetto, e intorno a lui ci sono quelle tremila statue scolpite e in piedi nelle loro diverse nicchie e pinnacoli; e tutto sembra il gelo irto in una foresta di ghiaccioli; e molto in alto e lontano da ogni parte si gonfiano le linee della bellezza. Quanto è diversa la sua concezione da quella dell'uomo che sta nella navata sottostante! Ma, allo stesso tempo, un uomo sta fuori a guardare la facciata increspata della cattedrale e la sua meravigliosa bellezza e diversità; mentre un compagno di viaggio e viaggiatore è dall'altra parte a guardare anche l'esterno. Qui ci sono quattro uomini: uno davanti alla struttura, uno dietro, uno sul tetto e uno all'interno! e ciascuno di loro, mentre fa il suo racconto del Duomo di Milano, parla di ciò che ha fatto la più forte impressione sulla sua mente, e che più lo ha trascinato. Ma ci vuole il resoconto concomitante di questi quattro uomini per rappresentare quella vasta opera di architettura. È così con una cattedrale costruita dall'uomo? e non sarà così per l'Iddio potente che è di eternità in eternità? C'è forse un uomo che può prendere la canna del suo intelletto e deporla lungo la linea della latitudine e della longitudine di Dio, come se fosse misurabile come una città? C'è qualche uomo che può gettare il suo piombino nelle profondità dell'Infinito e dire: "Ho fatto risuonare Dio fino in fondo"? Ogni uomo ha quella concezione di Dio che è capace di ricevere. Questo viene aggiunto alle azioni ordinarie. E sono queste differenze concorrenti, queste separazioni armoniose, che formano la sinfonia della conoscenza. Non vogliamo l'unisono: vogliamo l'armonia. L'armonia è fatta da parti diverse, e non dalla ripetizione degli stessi suoni e toni. (H. W. Beecher.)

Crescita nella conoscenza di Cristo: - A prima vista sembrerebbe che Pietro abbia invertito l'ordine naturale delle cose quando pone la crescita nella "conoscenza" di Cristo, dopo e non prima, la crescita nella "grazia" di Cristo. Come possiamo crescere nella grazia di Cristo se prima non possediamo una conoscenza di Lui? Per conoscere Cristo, nel senso più alto di questa parola, dobbiamo prima cercare di crescere nella grazia che lo distingueva in modo così significativo tra i figli degli uomini. Mi trovo con un grande artista davanti a un quadro famoso. Nella mia ignoranza dell'arte mi permetto di confessare che non riesco a vedervi nulla di straordinario. «Come», esclama il mio compagno, un po' indignato ma con grande entusiasmo, «non osserva la splendida manipolazione?» e si lancia in un'analisi entusiastica del quadro che abbiamo davanti. Mentre mi spiega, riesco a discernere più chiaramente di prima ciò che ha reso famosa l'immagine agli occhi degli altri, ma alla fine dovetti esclamare: "Ebbene, amico mio, non ho dubbi che parlerei come hai fatto tu se avessi i tuoi occhi, ma confesso che non vedo cosa ti renda così entusiasta. Mi piacerebbe molto, tuttavia, possedere la tua conoscenza e il tuo entusiasmo, e sarei lieto se solo mi mostrassi come." "C'è un solo modo di possedere la conoscenza", risponde il mio compagno; "Devi cominciare a imparare i primi elementi del disegno e del colore, e man mano che progredisci nell'acquisizione dell'arte della pittura lo saprai". Senza sforzarsi di crescere nelle grazie della matita del pittore, non capirete mai i sentimenti del pittore stesso. Passando ora alle qualità morali, non di rado siamo sorpresi dalla forza e dalla bellezza del carattere che alcuni dei nostri simili mostrano. Ecco uno con uno spirito che nulla può turbare o disturbare. Per noi, così facilmente provocati, così frettolosi a risentirci, così forti nel parlare "non conditi con sale", quella persona è un mistero. "C'è solo un modo per conoscere o comprendere quest'uomo. Dobbiamo cominciare da dove egli ha cominciato, frenando le passioni affrettate del cuore, con continui sforzi per rendere il bene per il male, e poi, sforzandoci di crescere nella sua grazia, saremo in grado di crescere nella conoscenza di lui. Lo stesso vale per la conoscenza di Cristo. Se uno vuole fare la Sua volontà, conoscerà la dottrina". Prima che si possa dire che conosciamo lo spirito, la vita del nostro Maestro, o che possiamo entrare nel pieno possesso delle verità che Egli è venuto a rivelare, dobbiamo prima sforzarci di crescere nella grazia del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. Per conoscenza di Cristo si vedrà che intendiamo un tale entrare in sintonia con le sorgenti e le forze motrici della Sua vita che, con il suo graduale aumento, ci condurrà alla perfezione della vita spirituale

(1.) Coloro che hanno avuto molto a che fare con le anime appena vivificate, o coloro che possono ricordare le prime esperienze della vita divina nei loro cuori, mi confermeranno in questo, che l'amore per Cristo è, in un tale momento, l'unica passione assorbente dell'anima. La mente sembra in grado di afferrare solo una verità, ed è grandiosa: "Gesù mi ha tanto amato che ha sopportato volentieri la vergogna e l'agonia della Croce per salvarmi". L'amore è il primo impulso bello del cuore. È la radice di tutte le virtù. Può essere cieco nei primi stadi della sua esistenza, ma presto raggiunge almeno una visione parziale, una visione che crescerà sempre di più se usata correttamente. Spesso ci amiamo impulsivamente, ma c'è poco male se l'impulso porta alla ragione. Ma la prova della crescita nella conoscenza di Cristo è quando lo amiamo per quello che è in se stesso, e non tanto per quello che ha fatto. Quest'ultimo non è esente da una macchia di egoismo. Applicando questa prova a Cristo, lo amo di più perché è l'incarnazione della virtù e della bontà? Allora il mio amore non è del tutto degno di Lui. In ogni caso, ha perso la lega dell'impulso e dell'egoismo, così atta a rovinare il minerale più prezioso del cuore

(2.) L'anima non rimane a lungo sotto l'influenza genuina di Cristo quando impara che vivere come Lui è meglio che amarlo semplicemente, per quanto ardentemente. È necessario che il Salvatore sia rivelato per primo al peccatore nel primo atto di salvezza, ma una volta compiuto questo, il Maestro inviato da Dio conduce l'anima da se stessa, per così dire, alla conoscenza dello Spirito Santo e di Dio Padre. Quando siamo adottati nella famiglia di Dio, abbiamo molte grazie che giacciono dormienti, e non poche facoltà indebolite o inaridite dai corsi del peccato. Abbiamo bisogno dello Spirito Santo per ravvivare quelle grazie nella vita e per dare nuova vita a quelle facoltà inaridite. Questo fatto lo riconosceremo solo confrontando la nostra vita con quella di Cristo: allora vedremo la nostra sterilità e il nostro vuoto. L'amore per Lui ci porterà in quel caso a desiderare di essere come Lui. Ma per vivere la vita di Cristo abbiamo bisogno di una natura equilibrata e sostenuta come la Sua. Come raggiungeremo questo stato di vita più desiderabile? Solo per l'influenza dello Spirito Santo. "Egli prenderà le cose di Cristo e ce le mostrerà". Ma per vivere questa vita, che cos'è? Semplicemente questo. Riconosco che Dio mi ha dato poteri e virtù, così come l'opportunità di esercitarli, e che, quindi, Egli vuole che io li usi per qualche scopo. Ora, qual è questo scopo? La risposta si trova in Cristo. Ecco una vita divinamente ispirata e vivificata; Come viene speso? Facendo diminuire il dolore, facendo abbondare la gioia. Questa è la semplice filosofia della vita di Cristo. Questa dunque deve essere la mia vita, un continuo dispendio di forze vitali per completare l'opera che Cristo ha iniziato, la redenzione del mondo intero dalla piaga del peccato. Può una concezione più grande della vita entrare nella tua immaginazione? Se solo possedessimo di più dello spirito del nostro Maestro, soffriremmo volentieri una crocifissione quotidiana se in tal modo potessimo benedire la razza. Sì, un uomo eroico dal cuore sincero considererà sempre che un buon servizio è infinitamente migliore della gioia che è egoistica, e quindi considererà la vita come il terreno di vantaggio del servizio divino e non del piacere egoistico. Questo lo impariamo; fino a questo stato possiamo sperare di salire crescendo nella conoscenza di Cristo

(3.) La vita, quindi, per noi non dovrebbe, e infatti non passa come un sogno di beatitudine. Nessuno che abbia occhi per vedere può ignorare i torti crudeli, gli spettacoli nauseanti della lussuria e del crimine di cui il mondo è pieno. Nessuno che abbia orecchie per udire può negare che l'aria è piena di dissonanze, e che l'orecchio è spesso teso e teso invano per cogliere il sottofondo di armonia che alcuni sperano e altri sostengono possa essere udito sotto. La punizione della crescita nella vita reale è la crescita delle preoccupazioni, della perplessità mentale e del dolore. Più sappiamo, più mistero c'è in noi, più siamo simili a Cristo, più diventiamo sensibili alla desolazione che il peccato ha provocato in questo nostro bellissimo mondo. Da qui arriviamo a riconoscere la necessità di un'altra verità che molto probabilmente non è stata finora messa in primo piano: che perché la nostra vita sia vigorosa e ben sostenuta in ogni circostanza, dobbiamo avere la nostra fede saldamente radicata nella Paternità di Dio. Riposando con una fede salda sull'onnipotenza, sulla saggezza infallibile, sull'amore infinito di Dio, il cuore affronterà coraggiosamente la tempesta accecante della vita, affronterà eroicamente i suoi misteri e metterà a tacere i suoi dubbi e le sue paure con il sussurro ispiratore: "Il Padre regna". (W. Skinner.)

Sulla crescita nella conoscenza di Cristo:

(I.) Per rendere conto della conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo

(1.) La conoscenza del nostro Signore Gesù Cristo è necessaria per la salvezza

(2.) La conoscenza di Cristo si ottiene mediante lo studio delle Sacre Scritture

(3.) La conoscenza salvifica di Cristo è efficacemente ottenuta dall'insegnamento dello Spirito Santo

(4.) La conoscenza del nostro Signore Gesù Cristo è desiderabile e dilettevole.

(II.) Cosa è implicito nel crescere nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo; o che di Cristo i suoi discepoli crescano nella conoscenza di

(1.) Dovrebbero crescere nella conoscenza della Persona di Cristo

(2.) I credenti dovrebbero crescere nella conoscenza dell'amore di Cristo

(3.) Dovrebbero crescere nella conoscenza della perfezione della giustizia di Cristo

(4.) Dovrebbero crescere nella conoscenza della parola e della via di Cristo

(III.) Specificare alcune delle prove che i discepoli di Cristo stanno crescendo nella conoscenza di Lui

(1.) Egli salirà sempre più in alto nella stima delle vostre anime

(2.) Crescerai in una dipendenza filiale da Lui

(3.) Più cresci nella conoscenza di Cristo, più sarai assimilato alla Sua gloriosa immagine

(4.) Più cresci nella conoscenza di Cristo, più lo adorerai, lo onorerai e Lo obbedirai con gioia. (Giovanni Jardine.)

Accrescimento della conoscenza di Cristo: - Quando i Padri Pellegrini vennero per la prima volta in America non scoprirono tutto: il ferro, il carbone, il gas naturale. Così con Cristo. Ci sono molti bisogni in noi che i giovani convertiti non sognano. (D. Watson.)

Riferimenti incrociati:

2Pietro 3

1 2Co 13:2; 1P 1:1,2
2P 1:13-15; 2Ti 1:6
Sal 24:4; 73:1; Mat 5:8; 1Ti 5:22; 1P 1:22
2P 1:12

2 2P 1:19-21; Lu 1:70; 24:27,44; At 3:18,24-26; 10:43; 28:23; 1P 1:10-12; Ap 19:10
2P 3:15; 2:21; Ef 2:20; 1G 4:6; Giuda 1:17

3 1Ti 4:1,2; 2Ti 3:1; 1G 2:18; Giuda 1:18
Prov 1:22; 3:34; 14:6; Is 5:19; 28:14; 29:20; Os 7:5
2P 2:10; 2Co 4:2; Giuda 1:16,18

4 Ge 19:14; Ec 1:9; 8:11; Is 5:18,19; Ger 5:12,13; 17:15; Ez 12:22-27; Mal 2:17; Mat 24:28; Lu 12:45
Mar 13:19; Ap 3:14

5 Prov 17:16; Giov 3:19,20; Rom 1:28; 2Te 2:10-12
Ge 1:6,9; Sal 24:2; 33:6; 136:6; Eb 11:3
Col 1:17

6 2P 2:5; Ge 7:10-23; 9:15; Giob 12:15; Mat 24:38,39; Lu 17:27

7 2P 3:10; Sal 50:3; 102:26; Is 51:6; Sof 3:8; Mat 24:35; 25:41; 2Te 1:8; Ap 20:11; 21:1
2P 2:9; Mat 10:15; 11:22,24; 12:36; Mar 6:11; 1G 4:17
Rom 2:5; Fili 1:28; 2Te 2:3; 1Ti 6:9; Ap 17:8,11

8 Rom 11:25; 1Co 10:1; 12:1
Sal 90:4

9 Is 46:13; Abac 2:3; Lu 18:7,8; Eb 10:37
2P 3:15; Eso 34:6; Sal 86:15; Is 30:18; Rom 9:22; 1Ti 1:16; 1P 3:20
Eso 18:23; 32:32; 33:11
Rom 2:4; 1Ti 2:4; Ap 2:21

10 Is 2:12; Gioe 1:15; 2:1,31; 3:14; Mal 4:5; 1Co 5:5; 2Co 1:14; Giuda 1:6
Mat 24:42,43; Lu 12:39; 1Te 5:2; Ap 3:3; 16:15
Sal 102:26; Is 51:6; Mat 24:35; Mar 13:31; Rom 8:20; Eb 1:11,12; Ap 20:11; 21:1
2P 3:12
Sal 46:6; 97:5; Am 9:5,13; Na 1:5
2P 3:7

11 2P 3:12; Sal 75:3; Is 14:31; 24:19; 34:4
Mat 8:27; 1Te 1:5; Giac 1:24
Sal 37:14; 50:23; 2Co 1:12; Fili 1:27; 3:20; 1Ti 4:12; Eb 13:5; Giac 3:13; 1P 1:15; 2:12
2P 1:3,6; 1Ti 3:16; 6:3,6,11

12 1Co 1:7; Tit 2:13; Giuda 1:21
2P 3:10; 1Co 1:8; Fili 1:6
2P 3:10; Sal 50:3; Is 34:4; Ap 6:13,14
2P 3:10; Is 2:1-22; 64:1-12; Mic 1:4

13 Is 65:17; 66:22; Ap 21:1,27

14 Fili 3:20; Eb 9:28
2P 1:5-10; 1G 3:3
Mat 24:26; Lu 2:29; 12:43; 1Co 1:8; 15:58; Fili 1:10; 1Te 3:13; 5:23

15 2P 3:9; Rom 2:4; 1Ti 1:16; 1P 3:20
At 15:25
Eso 31:3,6; 35:31,35; 1Re 3:12,28; 4:29; Esd 7:25; Prov 2:6,7; Ec 2:26; Dan 2:20,21; Lu 21:15; At 7:10; 1Co 2:13; 12:8; Giac 1:5; 3:17

16 1P 1:1
Rom 8:1-39; 1Co 15:1-58; 1Te 4:1-5:28; 2Re 1:1-18
1Re 10:1; Eb 5:11
2P 2:14; Ge 49:4; 2Ti 3:5-7; Giac 1:8
Eso 23:2,6; De 16:19; Sal 56:5; Abac 1:4
Ger 23:36; Mat 15:3,6; 22:29
2P 2:1; Fili 3:19; 1P 2:8; Giuda 1:4

17 2P 1:12; Prov 1:17; Mat 24:24,25; Mar 13:23; Giov 16:4
Mat 7:15; 16:6,11; Fili 3:2; Col 2:8; 2Ti 4:15
2P 2:18-20; Mat 24:24; Mar 13:22; Rom 16:18; 2Co 11:3,13-15
2P 1:10,11; 2:18-22; At 2:42; 1Co 15:58; Ef 4:14; Col 2:5; Eb 3:14; 1P 5:9

18 Sal 92:12; Os 14:5; Mal 4:2; Ef 4:15; Col 1:10; 2Te 1:3; 1P 2:2
2P 1:3,8; 2:20; Giov 17:3; 2Co 4:6; Ef 1:17; Fili 3:8; Col 1:10; 3:10
Giov 5:23; 2Ti 4:18; 1P 5:10,11; Giuda 1:25; Ap 1:6; 5:9-14
Mat 6:13; 28:20

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