Nuova Riveduta:

2Timoteo 4

1 Ti scongiuro, davanti a Dio e a Cristo Gesù che deve giudicare i vivi e i morti, per la sua apparizione e il suo regno: 2 predica la parola, insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole, convinci, rimprovera, esorta con ogni tipo di insegnamento e pazienza. 3 Infatti verrà il tempo che non sopporteranno più la sana dottrina, ma, per prurito di udire, si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie, 4 e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole. 5 Ma tu sii vigilante in ogni cosa, sopporta le sofferenze, svolgi il compito di evangelista, adempi fedelmente il tuo ministero.

Paolo prevede la sua morte; ultime raccomandazioni
6 Quanto a me, io sto per essere offerto in libazione, e il tempo della mia partenza è giunto. 7 Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede. 8 Ormai mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti quelli che avranno amato la sua apparizione.
9 Cerca di venire presto da me, 10 perché Dema, avendo amato questo mondo, mi ha lasciato e se n'è andato a Tessalonica. Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. 11 Solo Luca è con me. Prendi Marco e conducilo con te, poiché mi è molto utile per il ministero. 12 Tichico l'ho mandato a Efeso. 13 Quando verrai porta il mantello che ho lasciato a Troas da Carpo, e i libri, specialmente le pergamene.
14 Alessandro, il ramaio, mi ha procurato molti mali. Il Signore gli renderà secondo le sue opere. 15 Guàrdati anche tu da lui, perché egli si è opposto violentemente alle nostre parole.
16 Nella mia prima difesa nessuno si è trovato al mio fianco, ma tutti mi hanno abbandonato; ciò non venga loro imputato! 17 Il Signore però mi ha assistito e mi ha reso forte, affinché per mezzo mio il messaggio fosse pienamente proclamato e lo ascoltassero tutti i pagani; e sono stato liberato dalle fauci del leone. 18 Il Signore mi libererà da ogni azione malvagia e mi salverà nel suo regno celeste. A lui sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen.
19 Saluta Prisca e Aquila e la famiglia di Onesiforo.
20 Erasto è rimasto a Corinto; Trofimo l'ho lasciato ammalato a Mileto.
21 Cerca di venire prima dell'inverno. Ti salutano Eubulo, Pudente, Lino, Claudia e tutti i fratelli.
22 Il Signore sia con il tuo spirito. La grazia sia con voi.

C.E.I.:

2Timoteo 4

1 Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: 2 annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina. 3 Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, 4 rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. 5 Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero.
6 Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. 7 Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. 8 Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione.
9 Cerca di venire presto da me, 10 perché Dema mi ha abbandonato avendo preferito il secolo presente ed è partito per Tessalonica; Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. 11 Solo Luca è con me. Prendi Marco e portalo con te, perché mi sarà utile per il ministero. 12 Ho inviato Tìchico a Efeso. 13 Venendo, portami il mantello che ho lasciato a Troade in casa di Carpo e anche i libri, soprattutto le pergamene. 14 Alessandro, il ramaio, mi ha procurato molti mali. Il Signore gli renderà secondo le sue opere; 15 guàrdatene anche tu, perché è stato un accanito avversario della nostra predicazione.
16 Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Non se ne tenga conto contro di loro. 17 Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché per mio mezzo si compisse la proclamazione del messaggio e potessero sentirlo tutti i Gentili: e così fui liberato dalla bocca del leone. 18 Il Signore mi libererà da ogni male e mi salverà per il suo regno eterno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.
19 Saluta Prisca e Aquila e la famiglia di Onesìforo. 20 Eràsto è rimasto a Corinto; Tròfimo l'ho lasciato ammalato a Milèto. 21 Affrettati a venire prima dell'inverno.
Ti salutano Eubùlo, Pudènte, Lino, Claudia e tutti i fratelli.
22 Il Signore Gesù sia con il tuo spirito. La grazia sia con voi!

Nuova Diodati:

2Timoteo 4

1 Ti scongiuro dunque davanti a Dio e al Signore Gesù Cristo, che ha da giudicare i vivi e i morti, nella sua apparizione e nel suo regno: 2 predica la parola, insisti a tempo e fuor di tempo, riprendi, rimprovera, esorta con ogni pazienza e dottrina. 3 Verrà il tempo, infatti, in cui non sopporteranno la sana dottrina ma, per prurito di udire, si accumuleranno maestri secondo le loro proprie voglie 4 e distoglieranno le orecchie dalla verità per rivolgersi alle favole. 5 Ma tu sii vigilante in ogni cosa, sopporta le sofferenze, fa' l'opera di evangelista e adempi interamente il tuo ministero.

Paolo prevede la prossima sua fine; notizie di varie persone; saluti finali
6 Quanto a me, sto per essere offerto in libagione, e il tempo della mia dipartita è vicino. 7 Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho serbato la fede. 8 Per il resto, mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno, e non solo a me, ma anche a tutti quelli che hanno amato la sua apparizione. 9 Cerca di venire presto da me, 10 perché Dema mi ha lasciato, avendo amato il mondo presente, e se n'è andato a Tessalonica; Crescente è andato in Galazia e Tito in Dalmazia. 11 Soltanto Luca è con me; prendi Marco e conducilo con te, perché mi è molto utile nel ministero. 12 Tichico invece l'ho mandato a Efeso. 13 Quando verrai porta il mantello che ho lasciato a Troade presso Carpo e i libri, soprattutto le pergamene. 14 Alessandro, il ramaio, mi ha fatto molto male; gli renda il Signore secondo le sue opere. 15 Guardatene anche tu, perché si è opposto grandemente alle nostre parole. 16 Nella mia prima difesa nessuno è stato al mio fianco, ma mi hanno tutti abbandonato; questo non venga loro imputato. 17 Il Signore però mi è stato vicino e mi ha fortificato, affinché per mio mezzo la predicazione fosse portata a compimento e tutti i gentili l'udissero; ed io sono stato liberato dalle fauci del leone. 18 Il Signore mi libererà ancora da ogni opera malvagia e mi salverà fino a portarmi nel suo regno celeste. A lui sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen. 19 Saluta Priscilla e Aquila e la famiglia di Onesiforo. 20 Erasto è rimasto a Corinto, ma ho lasciato Trofimo infermo a Mileto. 21 Cerca di venire prima dell'inverno. Eubulo, Pudente, Lino, Claudia e tutti i fratelli ti salutano. 22 Il Signore Gesù Cristo sia con il tuo spirito. La grazia sia con voi. Amen.

Riveduta 2020:

2Timoteo 4

Esortazione a predicare la Parola e a insegnare la sana dottrina
1 Ti scongiuro, davanti a Dio e a Cristo Gesù che deve giudicare i vivi e i morti, per la sua apparizione e per il suo regno: 2 predica la Parola, insisti al momento opportuno e in quello sfavorevole, riprendi, sgrida, esorta con grande pazienza e sempre istruendo. 3 Perché verrà il tempo che non sopporteranno la sana dottrina, ma per prurito di udire si accumuleranno dottori secondo le proprie voglie, 4 distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole. 5 Ma tu sii vigilante in ogni cosa, sopporta le sofferenze, compi l'opera di evangelista e adempi tutti i doveri del tuo ministerio.

Paolo prevede la sua prossima morte e chiama Timoteo
6 Quanto a me io sto per essere offerto in libazione e il tempo della mia partenza è giunto. 7 Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede; 8 ormai mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno e non solo a me, ma anche a tutti quelli che avranno amato la sua apparizione.
9 Fa' il possibile per venire presto da me, 10 poiché Dema, avendo amato il presente secolo, mi ha lasciato e se n'è andato a Tessalonica. Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. Solo Luca è con me. 11 Prendi Marco e conducilo con te, poiché egli mi è molto utile per il ministerio. 12 Quanto a Tichico, l'ho mandato a Efeso. 13 Quando verrai porta il mantello che ho lasciato a Troas da Carpo e i libri, specialmente le pergamene.

Ultime istruzioni e saluti finali
14 Alessandro, il ramaio, mi ha procurato molti mali. Il Signore gli renderà secondo le sue opere. 15 Da lui guardati anche tu, poiché egli ha fortemente contrastato le nostre parole.
16 Nella mia prima difesa nessuno si è trovato al mio fianco, ma tutti mi hanno abbandonato; non sia loro imputato! 17 Ma il Signore è stato con me e mi ha fortificato, affinché l'evangelo fosse per mezzo mio pienamente proclamato e tutti i Gentili l'udissero, e sono stato liberato dalla gola del leone. 18 Il Signore mi libererà da ogni azione malvagia e mi salverà nel suo regno celeste. A lui sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen.
19 Saluta Prisca, Aquila e la famiglia di Onesiforo.
20 Erasto è rimasto a Corinto; Trofimo l'ho lasciato infermo a Mileto.
21 Affrettati a venire prima dell'inverno. Ti salutano Eubulo, Pudente, Lino, Claudia e i fratelli tutti.
22 Il Signore sia con il tuo spirito. La grazia sia con voi.

La Parola è Vita:

2Timoteo 4

1 
Ti scongiuro davanti a Dio e a Gesù Cristo, che giudicherà i vivi e i morti, quando tornerà per costituire il suo regno: 2 predica la Parola di Dio, insisti in ogni occasione opportuna e inopportuna. Correggi e sgrida, quando ce n'è bisogno, e incoraggia tutti con grande pazienza a fare il bene, senza smettere mai d'insegnare la parola di Dio.
3 Perché verrà il tempo in cui le persone non vorranno più ascoltare la verità, ma s'affideranno a un'infinità di «maestri» su misura. 4 Proprio così, non vorranno più saperne di ciò che dice la Bibbia per dare ascolto alle favole.

Un buon consiglio.
5 Tu, però, sii prudente in tutto e non aver paura di soffrire per il Signore. Per mezzo del Vangelo, porta la gente a Cristo e completa il tuo servizio per il Signore.
6 Ti parlo così, perché non resterò ad aiutarti ancora per molto. Il mio sangue sta per essere versato come un sacrificio a Dio, e s'avvicina sempre più il momento di partire per il mio ultimo viaggio.
7 Ho combattuto la buona battaglia per il mio Signore, sono giunto al termine della mia corsa e mi sono mantenuto fedele. Ora per me è giunto il momento di non combattere più e riposare. 8 Non mi resta altro che ricevere la corona della giustizia che il Signore, giudice giusto, mi darà il giorno del suo ritorno. E non soltanto a me, ma anche a tutti quelli che aspettano con desiderio il suo ritorno.

Ultime raccomandazioni.
9 Cerca di venire il più presto possibile. 10 Dema mi ha abbandonato ha preferito le cose di questo mondo ed è partito per Tessalonica. Anche Crescente e Tito sono partiti: Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. 11 Soltanto Luca è rimasto con me. Quando vieni, porta con te Marco, perché ho bisogno di lui.
12 Ho mandato Tìchico ad Efeso. 13 Quando verrai, portami il mantello che ho lasciato a Troade da Carpo, ed anche i libri, soprattutto le pergamene. 14 Alessandro, il ramaio, mi ha fatto tanto male. Il Signore lo punirà per ciò che ha fatto, 15 ma anche tu guardati da lui, perché si è messo contro ciò che abbiamo predicato con tutte le sue forze.
16 La prima volta che sono stato portato davanti al giudice non c'era nessuno ad aiutarmi. Mi hanno abbandonato tutti. Spero che Dio non ne tenga conto! 17 Ma il Signore m'ha assistito e, anche in quella occasione, mi ha dato la forza di predicare, affinché potessi annunciare senza compromessi il suo Vangelo a tutti quelli che non conoscono Dio, e così non sono finito sbranato dai leoni. 18 Il Signore mi libererà sempre da ogni male e mi porterà nel suo regno in cielo. A Dio sia la gloria per sempre. Amen.
19 Salutami Priscilla ed Aquila e quelli che vivono a casa di Onesìforo. 20 Eràsto è rimasto a Corinto e ho lasciato Tròfimo malato a Mileto.
21 Cerca di venire prima dell'inverno! Eubùlo ti saluta e ti salutano Pudente, Lino, Claudia e tutti i fratelli nella fede. 22 Il Signore Gesù sia con il tuo spirito. La grazia sia con voi.Paolo.

La Parola è Vita
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Riveduta:

2Timoteo 4

1 Io te ne scongiuro nel cospetto di Dio e di Cristo Gesù che ha da giudicare i vivi e i morti, e per la sua apparizione e per il suo regno: 2 Predica la Parola, insisti a tempo e fuor di tempo, riprendi, sgrida, esorta con grande pazienza e sempre istruendo. 3 Perché verrà il tempo che non sopporteranno la sana dottrina; ma per prurito d'udire si accumuleranno dottori secondo le loro proprie voglie 4 e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole. 5 Ma tu sii vigilante in ogni cosa, soffri afflizioni, fa' l'opera d'evangelista, compi tutti i doveri del tuo ministerio.

L'apostolo prevede la sua prossima fine e chiama Timoteo a sé. Notizie personali e saluti
6 Quanto a me io sto per esser offerto a mo' di libazione, e il tempo della mia dipartenza è giunto. 7 Io ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho serbata la fede; 8 del rimanente mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti quelli che avranno amato la sua apparizione. 9 Studiati di venir tosto da me; 10 poiché Dema, avendo amato il presente secolo, mi ha lasciato e se n'è andato a Tessalonica. Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. Luca solo è meco. 11 Prendi Marco e menalo teco; poich'egli mi è molto utile per il ministerio. 12 Quanto a Tichico l'ho mandato ad Efeso. 13 Quando verrai porta il mantello che ho lasciato a Troas da Carpo, e i libri, specialmente le pergamene. 14 Alessandro, il ramaio, mi ha fatto del male assai. Il Signore gli renderà secondo le sue opere. 15 Da lui guardati anche tu, poiché egli ha fortemente contrastato alle nostre parole. 16 Nella mia prima difesa nessuno s'è trovato al mio fianco, ma tutti mi hanno abbandonato; non sia loro imputato! 17 Ma il Signore è stato meco e m'ha fortificato, affinché il Vangelo fosse per mezzo mio pienamente proclamato e tutti i Gentili l'udissero; e sono stato liberato dalla gola del leone. 18 Il Signore mi libererà da ogni mala azione e mi salverà nel suo regno celeste. A lui sia la gloria ne' secoli dei secoli. Amen. 19 Saluta Prisca ed Aquila e la famiglia d'Onesiforo. 20 Erasto è rimasto a Corinto; e Trofimo l'ho lasciato infermo a Mileto. 21 Studiati di venire prima dell'inverno. Ti salutano Eubulo e Pudente e Lino e Claudia ed i fratelli tutti. 22 Il Signore sia col tuo spirito. La grazia sia con voi.

Ricciotti:

2Timoteo 4

Bisogna insistere fino all'ultimo
1 Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che deve giudicare i vivi e i morti, nel nome della sua apparizione e del suo regno, 2 fatti araldo della parola divina, insisti a tempo opportuno e anche non opportuno, confuta, sgrida, esorta, con grande pazienza e voglia d'insegnare. 3 Poichè vi sarà un tempo che non sopporteranno la sana dottrina, ma secondo le proprie passioni, per prurito di orecchio, faran sì che si affollino i maestri; 4 ma dalla verità ritrarranno l'orecchio per voltarsi alle favole. 5 Tu sii vigile in ogni cosa, pronto a soffrire, e a far opera di evangelista, adempi i doveri del tuo ministero. 6 Quanto a me, già sono offerto in libagione, e il tempo del mio discioglimento è imminente. 7 Ho combattuto il buon combattimento, ho compiuto la mia carriera, ho conservato la fede; 8 quel che resta è pronta per me la corona della giustizia, che darà a me in quel giorno il Signore, il giusto giudice, e non solo a me ma a tutti quelli che amano la sua venuta.

Ultime raccomandazioni e saluti
Studiati di venir presto da me; 9 poichè Demade mi ha lasciato, per amore di questo secolo, e se n'è andato a Tessalonica. 10 Crescente è andato in Galazia e Tito in Dalmazia; 11 solo rimane Luca con me. Prendi teco Marco e menalo con te, poichè mi è molto utile pel ministero. 12 Tichico l'ho mandato a Efeso. 13 Il mantello che lasciai a Troade presso Carpo, venendo portamelo, e anche i libri, specialmente le pergamene. 14 Alessandro il ramaio, mi ha fatto del male assai; lo retribuirà il Signore secondo le sue opere. 15 Guardatene anche tu perchè troppo violentemente si è opposto alle nostre parole. 16 Nella mia prima difesa nessuno mi è stato appresso, ma tutti mi abbandonarono; che non sia loro imputato! 17 Ma il Signore m'assistè e mi diè forza affinchè per mio mezzo fosse compiuta la predicazione e l'odano tutte le Genti, e fui liberato dalla bocca del leone. 18 E mi libererà il Signore da ogni opera malvagia, e mi salverà nel suo regno celeste; a lui gloria nei secoli dei secoli. Amen. 19 Saluta Prisca e Aquila e la famiglia di Onesiforo. 20 Erasto è rimasto in Corinto, Tròfimo l'ho lasciato a Mileto poco bene in salute. 21 Cerca di venire prima dell'inverno. Ti saluta Eubulo e Pudente e Lino e Claudia e tutti i fratelli. 22 Il Signore sia col tuo spirito. La grazia con voi.

Tintori:

2Timoteo 4

Scongiura Timoteo a compiere i suoi doveri
1 Ti scongiuro davanti a Dio e a Gesù Cristo, che ha da venire a giudicare i vivi e i morti, per la sua venuta e per il suo regno: 2 predica la parola, insisti a tempo opportuno ed anche non opportuno, riprendi, esorta, sgrida con tutta la pazienza e la dottrina; 3 perchè verrà tempo in cui la gente non potrà sopportare la sana dottrina, ma per assecondare le proprie passioni e per prurito di sentire, si creerà una folla di maestri 4 ma non vorranno ascoltare la verità e andran dietro a favole. 5 Ma tu veglia sopra tute te le cose, sopporta le afflizioni; fai opera d'evangelista, ad empi i doveri del tuo ministero: sii temperante. 6 In quanto a me son già offerto in libazione e il tempo del mio discioglimento è vicino. 7 Ho combattuto la buona battaglia, son giunto al termine della mia corsa, ho conservato la fede 8 e non mi resta che ricevere la corona di giustizia, che mi darà in quel giorno il Signore, giusto giudice, e non solo a me, ma anche a quelli che desiderano la sua venuta. Cerca di venir presto da me;

S. Paolo chiama Timoteo a Roma e gli dà informazioni
9 perchè Dema mi ha abbandonato per amor di questo mondo e se n'è andato a Tessalonica. 10 Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. 11 Luca solo è con me. Prendi Marco e conducilo teco perchè mi è molto utile pel ministero. 12 Tichico l'ho mandato ad Efeso. 13 Quando verrai portami il mantello che lasciai a Troade in casa di Carpo; e portami anche i libri, specialmente le pergamene. 14 Alessandro il ramaio, mi ha fatto molti mali: lo ricompenserà il Signore secondo le sue opere. 15 Ma anche tu guardatene perchè si è fortemente opposto alle nostre parole. 16 Nella mia prima difesa nessuno fu per me; ma tutti mi abbandonarono. Non sia loro imputato! 17 Ma il Signore m'ha assistito e mi ha confortato, affinchè per opera mia si compia la predicazione e l'odano tutte le Genti, e sono stato liberato «dalla bocca del Leone». 18 Il Signore mi libererà da ogni male e mi salverà nel suo celeste regno. A lui gloria nei secoli dei secoli. Così sia.

Saluti
19 Saluta Prisca e Aquila e la casa di Onesiforo. 20 Erasto rimase a Corinto. Trofimo lo lasciai malato a Mileto. 21 Affrettati per venire da me prima dell'inverno. Ti salutano Eubulo e Pudente e Lino e Claudia e tutti i fratelli. 22 Il Signore Gesù Cristo sia col tuo spirito. La grazia sia con voi. Così sia.

Martini:

2Timoteo 4

Scongiura Timoteo per Cristo Giudice, che predichi costantemente contro i falsi dottori, e contro di coloro, i quali di tal dottori vanno in traccia, e sopporti pazientemente qualunque cosa gli avvenga di sinistro: predice il suo martirio, e il premio, che ne sperava, e chiama a se Timoteo, perchè da molti era stato abbandonato, i molti mali gli erano stati fatti da Alessandro: come nella sua prima difesa tutti lo abbandonarono, e il Signore lo liberò.
1 Ti scongiuro dinanzi a Dio, ed a Gesù Cristo, il quale giudicherà i vivi, ed i morti, per la venuta, e pel regno di lui: 2 Predica la parola, pressa a tempo, fuori di tempo: riprendi, supplica, esorta con ogni pazienza insegnando. 3 Imperocché verrà tempo, che non potran patire la sana dottrina, ma secondo le proprie passioni per prurito di udire moltiplicheranno a se stessi i maestri: 4 E si ritireranno dall'ascoltare la verità, e si volgeranno alle favole. 5 Ma tu veglia sopra tutte le cose, sopporta le afflizioni, fa' l'uffizio di predicator del vangelo, adempi il tuo ministero. Sii temperante. 6 Imperocché io sono già alle libagioni, e il tempo del mio scioglimento è imminente. 7 Ho combattuto nel buon arringo, ho terminata la corsa, ho conversata la fede. 8 Del resto è serbata a me la corona della giustizia la quale a me renderà il Signore giusto giudice in quella giornata: né solo a me, ma anche a coloro che desiderano la sua venuta. Affrettati di venir tosto da me. 9 Imperocché Demade mi ha abbandonato per l'amore di questo secolo, e se n'è ito a Tessalonica: 10 Crescente in Galazia, Tito in Dalmazia. 11 Il solo Luca è con me. Prendi teco Marco, e menalo con te: imperocché egli mi è di ajuto nel ministero. 12 E ho spedito Tichico ad Efeso. 13 Il pallio, che lasciai a Troade in casa di Carpo, venendo, portalo teco, e i libri, particolarmente le carta pecore. 14 Alessandro ramaio mi ha fatto molti mali: lo ricompenserà il Signore secondo le opere sue: 15 Dal quale guardati anche tu: imperocché egli si è opposto fortemente alle nostre parole. 16 Nella mia prima difesa nissuno fu per me, ma tutti mi abbandonarono: non sia ad essi imputato. 17 Il Signore però mi assistè, e mi confortò affinchè sia per me compiuta la predicazione, e la odano tutte le genti: e fui liberato dalla bocca del leone. 18 Il Signore poi mi libererà da ogni opera mala: e mi salverà nel celeste suo regno, a cui gloria pe' secoli de' secoli. Così sia. 19 Saluta Prisca, e Aquila, e la casa di Onesiforo. 20 Erasto restò a Corinto. E Trofimo lo lasciai malato a Mileto. 21 Sollecita di venir da me prima del verno. Ti saluta Eubulo, e Pudente, e Lino, e Claudia, e tutti i fratelli. 22 Il Signor Gesù Cristo col tuo spirito. La grazia con voi. Così sia.

Diodati:

2Timoteo 4

1 Io adunque ti protesto, nel cospetto di Dio, e del Signor Gesù Cristo, il quale ha da giudicare i vivi ed i morti, nella sua apparizione, e nel suo regno, 2 che tu predichi la parola, che tu faccia instanza a tempo, e fuor di tempo; riprendi, sgrida, esorta, con ogni pazienza, e dottrina. 3 Perciocchè verrà il tempo, che non comporteranno la sana dottrina; ma, pizzicando loro gli orecchi, si accumuleranno dottori, secondo i lor propri appetiti: 4 e rivolteranno le orecchie dalla verità, e si volgeranno alle favole. 5 Ma tu sii vigilante in ogni cosa, soffri afflizioni, fa' l'opera d'evangelista, fa' appieno fede del tuo ministerio. 6 PERCIOCCHÈ, quant'è a me, ad ora ad ora son per essere offerto a guisa d'offerta da spandere, e soprastà il tempo della mia tornata a casa. 7 Io ho combattuto il buon combattimento, io ho finito il corso, io ho serbata la fede. 8 Nel rimanente, mi è riposta la corona della giustizia, della quale mi farà in quel giorno retribuzione il Signore, il giusto Giudice; e non solo a me, ma a tutti coloro ancora che avranno amata la sua apparizione.
9 Studiati di venir tosto a me. 10 Perciocchè Dema mi ha lasciato, avendo amato il presente secolo, e se n'è andato in Tessalonica; Crescente in Galazia, Tito in Dalmazia. 11 Luca è solo meco; prendi Marco, e menalo teco; perciocchè egli mi è molto utile al ministerio. 12 Or io ho mandato Tichico in Efeso. 13 Quando tu verrai, porta la cappa che io ho lasciata in Troade, appresso di Carpo; ed i libri, principalmente le pergamene. 14 Alessandro, il fabbro di rame, mi ha fatto del male assai; gli renderà il Signore secondo le sue opere. 15 Da esso ancora tu guardati; perciocchè egli ha grandemente contrastato alle nostre parole.
16 Niuno si è trovato meco nella mia prima difesa; ma tutti mi hanno abbandonato; non sia loro imputato. 17 Ma il Signore è stato meco, e mi ha fortificato; acciocchè la predicazione fosse per me appieno accertata, e che tutti i Gentili l'udissero; ed io sono stato liberato dalla gola del leone. 18 E il Signore mi libererà ancora da ogni mala opera e mi salverà, e raccorrà nel suo regno celeste. A lui sia la gloria ne' secoli de' secoli. Amen. 19 Saluta Priscilla ed Aquila, e la famiglia d'Onesiforo. 20 Erasto è rimasto in Corinto, ed io ho lasciato Trofimo infermo in Mileto. 21 Studiati di venire avanti il verno. Eubulo, e Pudente, e Lino, e Claudia, e tutti i fratelli ti salutano. 22 Sia il Signor Gesù Cristo con lo spirito tuo. La grazia sia con voi. Amen.

Commentario completo di Matthew Henry:

2Timoteo 4

1 INTRODUZIONE A 2TIMOTEO CAPITOLO 4

In questo capitolo,

I. Paolo con grande solennità e serietà spinge Timoteo a svolgere diligentemente e coscienziosamente il suo lavoro e il suo ufficio di evangelista; e l'incarico che gli è stato dato tutti i ministri del vangelo devono prendere per sé, 2Timoteo 4:1-5.

II. La ragione della sua preoccupazione in questo caso, perché Timoteo deve ora essere istantaneo in tempo, ecc., in un modo particolare? Perché la chiesa rischiava di essere privata delle fatiche dell'apostolo, poiché la sua partenza era vicina, 2Timoteo 4:6-8.

III. Diverse questioni particolari, con un accenno e cautela, su Alessandro il ramaio, 2Timoteo 4:9-15.

IV. Lo informa di ciò che gli è accaduto alla sua prima risposta; anche se gli uomini lo abbandonarono, il Signore gli fu vicino, e questo lo incoraggiò a sperare in una futura liberazione, 2Timoteo 4:16-18. E poi conclude con i saluti e una benedizione, 2Timoteo 4:19, fino alla fine.

Ver. 1.

Osservare

I. Come viene introdotto in modo terribile questo incarico (2Timoteo 4:1): Io ti scongiuro davanti a Dio e al Signore Gesù Cristo, che giudicherà i vivi e i morti alla sua apparizione e al suo regno. Osservate: I migliori uomini hanno bisogno di essere intimoriti nell'adempimento del loro dovere. Il lavoro di un ministro non è una cosa indifferente, ma assolutamente necessaria. Guai a lui se non predicasse il vangelo, 1Corinzi 9:16. Per indurlo alla fedeltà, deve considerare:

1. che l'occhio di Dio e di Gesù Cristo era su di lui: io ti scongiuro davanti a Dio e al Signore Gesù Cristo; Cioè

"come offri il favore di Dio e di Gesù Cristo;

come vuoi approvare te stesso a Dio e a Gesù Cristo,

dagli obblighi sia della religione naturale che di quella rivelata;

come vuoi rendere il dovuto ritorno al Dio che ti ha fatto

e il Signore Gesù Cristo che ti ha redento".

2. Lo incarica come risponderà nel gran giorno, ricordandogli il giudizio a venire, che è affidato al Signore Gesù. Egli giudicherà i vivi e i morti alla sua apparizione e al suo regno, cioè quando apparirà nel suo regno. Riguarda tutti, sia i ministri che il popolo, considerare seriamente il conto che essi devono presto rendere a Gesù Cristo di tutte le assunzioni riposte in loro. Cristo giudicherà i vivi e i morti, cioè coloro che all'ultimo giorno saranno trovati in vita e coloro che saranno risuscitati dalla tomba. Nota

(1.) Il Signore Gesù Cristo giudicherà i vivi e i morti. Dio ha affidato ogni giudizio al Figlio, e lo ha costituito Giudice dei vivi e dei morti, Atti 10:42.

(2.) Egli apparirà; Egli verrà per la seconda volta, e sarà un'apparizione gloriosa, come significa la parola επιφανεια.

(3.) Allora il suo regno apparirà nella sua gloria: alla sua apparizione e al suo regno; perché allora apparirà nel suo regno, seduto su un trono, per giudicare il mondo.

II. Qual è l'argomento dell'accusa, 2Timoteo 4:2-5. Egli è accusato,

1. Predicare la parola. Questo è affare dei ministri; una dispensa è affidata a loro. Non sono le loro nozioni e fantasie che devono predicare, ma la pura e semplice parola di Dio; e non devono corromperlo, ma come per sincerità, ma come per Dio, davanti a Dio, parlano in Cristo, 2Corinzi 2:17.

2. Sollecitare ciò che predicava e insistere con ogni fervore sui suoi ascoltatori:

"Sii istantaneo in ogni occasione opportuna e non opportuna, rimprovera,

rimproverare, esortare; fare questo lavoro con tutto il fervore di

spirito. Invita coloro che sono sotto la tua responsabilità a prestare attenzione

del peccato, a compiere il loro dovere: chiamali a pentirsi,

e credere, e vivere una vita santa, e questo sia in

stagione e fuori stagione. In stagione, quando sono a

tempo libero per ascoltarti, quando qualche occasione speciale

si offre di parlare con loro con vantaggio. No

Fallo fuori stagione, anche quando non c'è quello

apparente probabilità di legare qualcosa su di loro,

perché tu non lo sai, ma lo Spirito di Dio

fissarli; perché il vento soffia dove vuole;

e domattina dobbiamo seminare il nostro seme, e nel

sera non tratteniamo la nostra mano,"

Ecclesiaste 11:6. Dobbiamo farlo a tempo debito, cioè non lasciarci sfuggire alcuna opportunità; e farlo fuori stagione, cioè non spostare il dovere, con il pretesto che è fuori stagione.

3. Deve dire alle persone i loro difetti:

"Rimproverateli, rimproverateli. Convinci i malvagi di

il male è il pericolo della loro condotta malvagia.

Sforzatevi, trattandoli con franchezza, di far sì che

al pentimento. Rimproverateli con gravità e

autorità, nel nome di Cristo, affinché possano prendere il tuo

dispiacere contro di loro come un'indicazione della

dispiacere".

4. Deve dirigere, incoraggiare e ravvivare coloro che hanno iniziato bene.

"Esortali (persuadeteli a tenere duro, e a perseverare

e questo con ogni longanimità e dottrina".

(1.) Deve farlo con molta pazienza: con tutta la longanimità.

"Se non vedi l'effetto delle tue fatiche

subito, ma non rinunciare alla causa;

non stancarti di parlare con loro".

Mentre Dio mostra a tutti loro longanimità, i ministri esortino con ogni longanimità.

(2.) Deve farlo razionalmente, non con passione, ma con dottrina, cioè,

"Al fine di ridurli a buone pratiche,

infondi in loro buoni principi. Insegna loro la verità come

è in Gesù, riducili a una ferma fede in esso, e

Questo sarà un mezzo sia per riscattarli dal male che per

per portarli al bene".

Osservare

[1.] L'opera di un ministro ha varie parti: egli deve predicare la parola, rimproverare, rimproverare ed esortare.

[2.] Deve essere molto diligente e attento; deve essere istantaneo in ogni occasione opportuna e non opportuna; Non deve risparmiare né fatica né fatica, ma deve essere urgente con loro per prendersi cura delle loro anime e delle loro eterne preoccupazioni.

5. Deve vegliare in tutte le cose.

"Cerca l'opportunità di fare loro una gentilezza; non lasciare che

una buona occasione scivola, per la tua negligenza. Orologio

al tuo lavoro; veglia contro le tentazioni di Satana,

per mezzo del quale tu possa esserne distolto; guardare

le anime di coloro che sono affidati alla tua custodia".

6. Deve contare sulle afflizioni e sopportarle, trarne il meglio. κακοπαθησον, sopportare pazientemente.

"Non scoraggiarti per le difficoltà che incontri

con, ma sopportali con uniformità di spirito. Assuefare

te stesso alle avversità".

7. Deve ricordare il suo ufficio e adempiere ai suoi doveri: fare il lavoro di un evangelista. L'ufficio dell'evangelista era, come i deputati degli apostoli, quello di innaffiare le chiese che essi fondavano. Essi non erano pastori stabili, ma per qualche tempo risiedettero e presiedettero le chiese che gli apostoli avevano fondato, fino a quando furono stabilite sotto un ministero permanente. Questo era il lavoro di Timoteo.

8. Deve adempiere il suo ministero: rendine piena prova. Era una grande fiducia quella che era riposta in lui, e quindi doveva rispondere, e svolgere tutte le parti del suo ufficio con diligenza e cura. Osservare

(1.) Un ministro deve aspettarsi afflizioni nell'adempimento fedele del suo dovere.

(2.) Deve sopportarli pazientemente, come un eroe cristiano.

(3.) Questi non devono scoraggiarlo nel suo lavoro, perché deve fare il suo lavoro e adempiere il suo ministero.

(4.) Il modo migliore per dare piena prova del nostro ministero è adempierlo, riempirlo in tutte le sue parti con un lavoro adeguato.

III. I motivi per far valere l'accusa.

1. Perché era probabile che errori ed eresie si insinuassero nella chiesa, per mezzo dei quali le menti di molti cristiani professanti sarebbero state corrotte (1Timoteo 4:3-4):

"Poiché verrà il tempo in cui non dureranno

sana dottrina. Quindi migliorare il tempo presente,

quando lo sopporteranno. Siate occupati ora, perché è

tempo di semina; quando i campi saranno bianchi per la mietitura,

Metti la falce, per l'attuale burrasca di opportunità

sarà presto finita. Non sopporteranno la sana dottrina.

Ci saranno quelli che si accumuleranno corrotti

maestri e distoglieranno i loro orecchi dalla verità;

e quindi assicurati il maggior numero possibile, che, quando

Queste tempeste e tempeste sorgono, possono essere buone

e la loro apostasia possa essere impedita".

Il popolo deve ascoltare, e i ministri devono predicare, per il tempo a venire, e guardarsi dai mali che probabilmente sorgeranno in seguito, anche se non si presentano ancora. Distoglieranno i loro orecchi dalla verità; si stancheranno del vecchio e semplice vangelo di Cristo, e allora saranno avidi di favole, e si compiaceranno di esse, e Dio li abbandonerà a quelle forti illusioni, perché non hanno ricevuto la verità nell'amore di essa, 2Tessalonicesi 2:11-12. Osservare

(1.) Questi insegnanti erano di loro propria ammassazione, e non di mandato da Dio; ma li scelsero per soddisfare le loro concupiscenze e per soddisfare le loro orecchie pruriginose.

(2.) Le persone lo fanno quando non sopportano la sana dottrina, quella predicazione che è indagatrice, chiara e finalizzata; Allora avranno i loro insegnanti.

(3.) C'è una grande differenza tra la parola di Dio e la parola di tali insegnanti; L'una è la sana dottrina, la parola di verità, l'altra sono solo favole.

(4.) Coloro che si rivolgono alle favole per primi distolgono le orecchie dalla verità, perché non possono ascoltare e badare a entrambe, non più di quanto possano servire due padroni. Anzi, è detto: Saranno trasformati in favole. Dio giustamente permette che si volgano alle favole coloro che si stancano della verità, e le abbandona per essere sviati dalla verità dalle favole.

2. Perché Paolo, da parte sua, aveva quasi compiuto la sua opera: Dai piena prova del tuo ministero, poiché ora sono pronto per essere offerto, 2Timoteo 4:6. E

(1.)

"Perciò ci sarà più occasione per te".

Quando i braccianti vengono portati fuori dalla vigna, non è il momento per coloro che sono rimasti indietro di bighellonare, ma di raddoppiare la loro diligenza. Meno mani ci sono da lavorare, più laboriose devono essere quelle mani che sono al lavoro.

(2.)

"Ho fatto l'opera del mio tempo e della mia generazione; fai tu

in modo simile fa' l'opera del tuo giorno e della tua generazione".

(3.) Il conforto e l'allegria di Paolo, nella prospettiva della sua imminente partenza, potrebbero incoraggiare Timoteo alla massima operosità, diligenza e serietà nel suo lavoro. Paolo era un vecchio soldato di Gesù Cristo, Timoteo era appena arruolato.

"Vieni,"

dadi Paolo,

"Ho trovato il nostro Maestro gentile e la causa buona; Posso

Guardo indietro alla mia guerra con grande piacere

e soddisfazione; e quindi non aver paura del

Dovrai affrontare delle difficoltà. La corona della vita

è sicuro per te come se fosse già sul tuo capo;

e perciò sopporta le afflizioni e ne dà piena prova

il tuo ministero".

Il coraggio e il conforto dei santi e dei ministri morenti, e specialmente dei martiri morenti, sono una grande conferma della verità della religione cristiana, e un grande incoraggiamento per i santi e i ministri viventi nel loro lavoro. Qui l'apostolo guarda avanti, all'avvicinarsi della sua morte: ora sono pronto per essere offerto. Lo Spirito Santo testimoniò in ogni città che i legami e le afflizioni lo avevano dimesso, Atti 20:23. Ora si trovava a Roma, ed è probabile che avesse ricevuto particolari indicazioni dallo Spirito che lì avrebbe dovuto sigillare la verità con il suo sangue; e ora lo guarda come vicino: sono già sparso; così è nell'originale, ηδη σπενδομαι; cioè, sono già un martire nell'affetto. Allude al versamento delle libazioni; perché il sangue dei martiri, sebbene non fosse un sacrificio di espiazione, era un sacrificio di riconoscimento all'onore della grazia di Dio e delle sue verità. Osservare

[1.] Con quale piacere parla della morte. La chiama la sua partenza; Sebbene sia probabile che egli prevedesse di dover morire di una morte violenta e cruenta, tuttavia la chiama la sua partenza, o la sua liberazione. La morte per un uomo buono è la sua liberazione dalla prigionia di questo mondo e la sua partenza per i godimenti di un altro mondo; Egli non cessa di esistere, ma è solo rimosso da un mondo all'altro.

[2.] Con quale piacere guarda indietro alla vita che aveva vissuto (2Timoteo 4:7): Ho combattuto una buona battaglia, ho finito la mia corsa, ecc. Non temeva la morte, perché aveva la testimonianza della sua coscienza che con la grazia di Dio aveva in qualche misura risposto ai fini della vita. Come cristiano, come ministro, aveva combattuto una buona battaglia. Aveva svolto il servizio, superato le difficoltà della sua guerra ed era stato determinante nel portare avanti le gloriose vittorie dell'eccelso Redentore sui poteri delle tenebre. La sua vita era una corsa, e ora l'aveva finita; Come la sua guerra era compiuta, così la sua corsa era finita.

"Ho conservato la fede. Ho conservato le dottrine del

e non ha mai tradito nessuno di loro".

Notate, in primo luogo, che la vita di un cristiano, ma soprattutto di un ministro, è una guerra e una gara, a volte paragonata a quella delle Scritture, e a volte all'altra. In secondo luogo, è una buona battaglia, una buona guerra; la causa è buona e la vittoria è certa, se rimaniamo fedeli e coraggiosi. In terzo luogo, dobbiamo combattere questa buona battaglia, dobbiamo combatterla e terminare la nostra corsa, non dobbiamo arrenderci finché non saremo diventati più che vincitori per mezzo di colui che ci ha amati, Romani 8:37. In quarto luogo, è di grande conforto per un santo morente, quando può guardare indietro alla sua vita passata e dire con il nostro apostolo:

«Ho combattuto, ecc. Ho conservato la fede, la dottrina

della fede e della grazia della fede".

Verso la fine dei nostri giorni essere in grado di parlare in questo modo, quale conforto, indicibile conforto, ci offrirà! Sia dunque il nostro costante sforzo, per la grazia di Dio, di poter finire il nostro corso con gioia, Atti 20:24.

[3.] Con quale piacere attende con ansia la vita che avrebbe vissuto nell'aldilà (2Timoteo 4:8): D'ora in poi mi è riservata una corona di giustizia, ecc. Aveva perso per Cristo, ma era sicuro che non avrebbe perso per lui, Filippesi 3:8. Che questo incoraggi Timoteo a sopportare la durezza come un buon soldato di Gesù Cristo che c'è una corona di vita davanti a noi, la cui gloria e gioia compenseranno abbondantemente tutte le difficoltà e le fatiche della nostra attuale guerra. Osservate, è chiamata corona di giustizia, perché sarà la ricompensa dei nostri servigi, che Dio non è ingiusto di dimenticare; e perché la nostra santità e giustizia saranno lì rese perfette, e saranno la nostra corona. Dio lo darà come un giusto Giudice, che non lascerà che nessuno perda per mezzo di lui. Eppure questa corona di giustizia non era peculiare di Paolo, come se appartenesse solo agli apostoli e agli eminenti ministri e ai martiri, ma anche a tutti quelli che amano la sua apparizione. Osservate: È il carattere di tutti i santi che amano l'apparizione di Gesù Cristo: hanno amato la sua prima apparizione, quando è apparso per togliere il peccato mediante il sacrificio di se stesso (Ebrei 9:26); amano pensarlo; amano la sua seconda apparizione nel gran giorno; lo amano e lo desiderano. e, riguardo a coloro che amano l'apparizione di Gesù Cristo, egli apparirà alla loro gioia; c'è una corona di giustizia riservata per loro, che poi sarà data loro, Ebrei 9:28. Da qui apprendiamo che, in primo luogo, il Signore è il giusto Giudice, poiché il suo giudizio è secondo verità. In secondo luogo, la corona dei credenti è una corona di giustizia, acquistata dalla giustizia di Cristo, e conferita come ricompensa della giustizia dei santi. In terzo luogo, questa corona che i credenti indosseranno è riservata per loro; essi non l'hanno al momento, perché qui non sono che eredi; non l'hanno in possesso, eppure è sicuro, perché è riservata per loro. Quarto, il giusto Giudice lo darà a tutti coloro che amano, preparano e desiderano la sua apparizione. Sicuramente arrivo in fretta. In verità, vieni così, Signore Gesù.

9 Ver. 9.

Qui ci sono diverse questioni particolari che Paolo menziona a Timoteo, ora alla fine dell'epistola.

1. Gli ordina di accorrere da lui, se possibile (2Timoteo 4:9): Fa' la tua diligenza di venire presto da me. Timoteo infatti era un evangelista, uno che non era un pastore fisso di un solo luogo, ma seguiva i moti degli apostoli per edificare sulle loro fondamenta. Paolo voleva la compagnia e l'aiuto di Timoteo; e la ragione che dà è perché molti lo avevano lasciato (2Timoteo 4:10); uno da un cattivo principio, cioè Dema, che dimora sotto una cattiva fama per questo: Dema mi ha abbandonato, avendo amato questo mondo presente. Lasciò Paolo e il suo interesse, sia per paura di soffrire (perché Paolo era ora prigioniero, e aveva paura di finire nei guai a causa sua) sia per essere richiamato dal suo ministero da affari secolari, in cui si era invischiato; il suo primo amore per Cristo e il suo vangelo fu abbandonato e dimenticato, e si innamorò del mondo. Nota, l'amore per questo mondo attuale è spesso la causa dell'apostasia dalle verità e dalle vie di Gesù Cristo. Se n'è andato, è partito per Tessalonica, chiamato lì forse per mestiere o per qualche altro affare mondano. Crescens era andato da una parte e Titus da un'altra. Luca però rimase con Paolo (2Timoteo 4:11-12), e questo non era forse sufficiente? Paolo non la pensava così; Amava la compagnia dei suoi amici.

2. Parla rispettosamente riguardo a Marco: Mi è utile per il ministero. Si suppone che questo Marco fosse colui su cui Paolo e Barnaba avevano discusso, Atti 15:39. Paolo non volle portarlo con sé all'opera, perché una volta aveva indietreggiato e si era tirato indietro, ma ora, dice, prendi Marco e conducilo con te. Da ciò risulta che Paolo si era ora riconciliato con Marco, e aveva di lui un'opinione migliore di quella che aveva avuto in precedenza. Questo ci insegna ad avere uno spirito che perdona; Non dobbiamo quindi rinunciare a fare sempre uso di quelli che sono utili e proficu, anche se possono aver fatto male.

3. Paolo ordina a Timoteo di andare da lui, gli ordina mentre attraversava Troas di portare con sé quelle cose che aveva lasciato lì dietro di sé (2Timoteo 4:13), il mantello che aveva lasciato lì, che, forse, Paolo aveva più occasione di fare in una fredda prigione. È probabile che fosse l'abito che Paolo era solito indossare, un vestito semplice. Alcuni lo lessero il rotolo di pergamena che lasciai a Troas; altri, la scrivania che ho lasciato. Paolo era guidato dall'ispirazione divina, eppure voleva avere con sé i suoi libri. Mentre aveva esortato Timoteo a prestare attenzione alla lettura, così fece lui stesso, sebbene ora fosse pronto per essere offerto. Finché viviamo, dobbiamo ancora imparare. Ma soprattutto le pergamene, che alcuni pensano fossero gli originali delle sue epistole, altri pensano che fossero le pelli con cui faceva le sue tende, con le quali si guadagnava da vivere, lavorando con le proprie mani.

4. Menziona Alessandro e il male che gli aveva fatto, 2Timoteo 4:14-15. Questo è colui di cui si parla in Atti 19:33. Dovrebbe sembrare che fosse stato un professore di religione cristiana, un professore di alto livello, perché lì era particolarmente calunniato dagli adoratori di Diana, eppure fece molto male a Paolo. Paolo era in pericolo tanto da parte di falsi fratelli (2Corinzi 11:26) quanto da nemici aperti. Paolo predice che Dio avrebbe fatto i conti con lui. È una denuncia profetica del giusto giudizio di Dio che si sarebbe abbattuto su di lui: il Signore lo ricompenserà secondo le sue opere. Avverte Timoteo di dargli ascolto:

"Del quale tu sappia anche che non

pretesa di amicizia, tradisci per fare del male".

È pericoloso avere a che fare con quelli che sarebbero nemici di un uomo come Paolo. Osservare

(1.) Alcuni che un tempo erano uditori e ammiratori di Paolo non gli diedero motivo di ricordarli con molto piacere; perché uno lo abbandonò, l'altro gli fece molto male e resistette grandemente alle sue parole. Ancora

(2.) Allo stesso tempo menziona alcuni con piacere; la malvagità di alcuni non gli ha fatto dimenticare la bontà di altri; come Timoteo, Tito, Marco e Luca.

(3.) L'apostolo ha lasciato un marchio sui nomi e sulla memoria di due persone: l'uno è Dema, che lo abbandonò, avendo amato il mondo presente, e l'altro è Alessandro, che resistette molto alle sue parole.

(4.) Dio ricompenserà i malfattori, in particolare gli apostati, secondo le loro opere.

(5.) Di coloro che sono dello spirito e del temperamento di Alessandro dovremmo stare attenti; perché non ci faranno alcun bene, ma tutto il male che è in loro potere.

16 Ver. 16.

Qui

I. Fa a Timoteo un resoconto della sua situazione attuale.

1. Di recente era stato chiamato a comparire davanti all'imperatore, per il suo appello a Cesare; e poi nessuno si presentò con lui (1Timoteo 4:16), per perorare la sua causa, per rendere testimonianza per lui, o tanto da tenerlo in volto, ma tutti lo abbandonarono. Era strano che un uomo così buono come Paolo non avesse nessuno che lo possedesse, anche a Roma, dove c'erano molti cristiani, della cui fede si parlava in tutto il mondo, Romani 1:8. Ma gli uomini non sono che uomini. I cristiani di Roma erano ansiosi di andare ad incontrarlo (Atti 28); ma quando si arrivò al momento della crisi, e avrebbero corso il pericolo di soffrire con lui, allora tutti lo abbandonarono. Prega che Dio non glielo imputi, lasciando intendere che è stata una grande colpa, e che Dio potrebbe giustamente essere arrabbiato con loro, ma prega Dio di perdonarli. Vedete quale distinzione viene fatta tra i peccati di presunzione e i peccati di infermità. Alessandro il ramaio, che si oppose maliziosamente a Paolo, prega contro: Il Signore lo ricompensi secondo le sue opere; ma riguardo a questi cristiani, che per debolezza si sono allontanati da Paolo nel momento della prova, dice: Il Signore non glielo ha imputato. Osservare

(1.) Paolo ebbe le sue prove nel fatto che i suoi amici lo abbandonarono in un momento di pericolo, così come nell'opposizione dei nemici: tutti lo abbandonarono.

(2.) Fu loro peccato non presentarsi per il buon apostolo, specialmente alla sua prima risposta; ma era un peccato di debolezza, e quindi il più scusabile. Ancora

(3.) Dio potrebbe metterlo a loro carico, ma Paolo si sforza di impedirlo con le sue fervide preghiere: Non sia posto a loro carico.

2. Nonostante ciò, Dio gli è stato vicino (2Timoteo 4:17), gli ha dato una saggezza e un coraggio straordinari, per permettergli di parlare molto meglio da solo. Quando non aveva nessuno che lo custodisse sul volto, Dio fece risplendere il suo volto. - Affinché per mezzo mio la predicazione fosse pienamente conosciuta, cioè,

"Dio mi ha tirato fuori da quella difficoltà affinché potessi

predicare il Vangelo, che è il mio mestiere".

Anzi, dovrebbe sembrare, che egli potesse predicare il vangelo in quel tempo, perché Paolo sapeva come predicare alla sbarra così come sul pulpito. e affinché tutti i Gentili potessero udire; l'imperatore stesso e i grandi uomini che non avrebbero mai sentito Paolo predicare se non fosse stato portato davanti a loro. E fui liberato dalla bocca del leone, cioè di Nerone (come alcuni pensano) o di qualche altro giudice. Alcuni lo interpretano solo come una proverbiale forma di discorso, per significare che era in pericolo imminente. E il Signore mi libererà da ogni opera malvagia. Scopri come Paolo migliorò le sue esperienze:

"Colui che ha liberato liberato, e confidiamo che lo farà

ma liberami, mi libererà da ogni opera malvagia,

da qualsiasi male fatto a me da altri. E conserverà

io al suo regno celeste".

E per questo dà gloria a Dio, rallegrandosi nella speranza della gloria di Dio. Osservare

(1.) Se il Signore ci sta accanto, ci rafforzerà, in un momento di difficoltà e di pericolo, e la sua presenza supplirà più che all'assenza di tutti.

(2.) Quando il Signore preserva i suoi servi da un pericolo grande e imminente, è per un lavoro e un servizio eminenti. Paolo fu preservato affinché per mezzo di lui la predicazione potesse essere pienamente conosciuta, ecc.

(3.) Le precedenti liberazioni dovrebbero incoraggiare le speranze future.

(4.) C'è un regno celeste, al quale il Signore preserverà i suoi fedeli servitori testimoni o sofferenti.

(5.) Dobbiamo dare a Dio la gloria di tutte le liberazioni passate, presenti e future: a lui sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

II. Manda saluti ad Aquila, a Priscilla e alla casa di Onesiforo, 2Timoteo 4:19. Egli menziona il fatto che lasciò Trofimo malato a Miletum (1Timoteo 4:20), da cui risulta che, sebbene gli apostoli guarissero miracolosamente ogni sorta di malattie, per confermare la loro dottrina, tuttavia non esercitarono quel potere sui loro amici, per timore che sembrasse una collusione.

III. Affretta Timoteo a venire da lui prima dell'inverno (2Timoteo 4:21), perché desiderava vederlo e perché in inverno il viaggio o il viaggio sarebbe stato più pericoloso.

IV. Gli manda lodi da parte di Eubulo, Pudente, Lino, Claudia e tutti i fratelli. Uno degli scrittori pagani di questo tempo menziona un Pudente e sua moglie Claudia, e dice che Claudia era una Britanni, da cui alcuni hanno dedotto che si trattava di questo Pudente, e che Claudia qui era sua moglie, e che erano eminenti cristiani a Roma.

V. Conclude con una preghiera, che il Signore Gesù sia con il suo spirito. Non abbiamo bisogno di avere il Signore Gesù Cristo con il nostro spirito, perché in lui si riassumono tutte le benedizioni spirituali. Ed è la migliore preghiera che possiamo elevare per i nostri amici, che il Signore Gesù Cristo possa essere con il loro spirito, per santificarli e salvarli, e infine per riceverli a sé; come pregò Stefano, il proto-martire, Signore Gesù, ricevi il mio spirito, Atti 7:59.

"Signore Gesù, ricevi quello spirito che sei stato

con mentre era unito al corpo; non partire ora

nel suo stato separato".

La grazia sia con te. Amen. Questo era il segno del nostro apostolo in ogni epistola; così scrisse. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con tutti voi. Amen, 2Tessalonicesi 3:17-18. E se la grazia è qui con noi per convertirci e cambiarci, per renderci santi, per mantenerci umili e per permetterci di perseverare sino alla fine, la gloria ci coronerà d'ora in poi, perché il Signore è un sole e uno scudo; il Signore darà grazia e gloria, e nessun bene rifiuterà a quelli che camminano rettamente. O Signore degli eserciti, benedetto è l'uomo che confida in te, Salmi 84:11-12. Ora al Re eterno, immortale, invisibile, unico Dio sapiente, nostro Salvatore, siano onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Commentario del Nuovo Testamento:

2Timoteo 4

1 Sez. C. 2Timoteo 4:1-8. ESORTAZIONE FINALE AD ADEMPIERE TUTTI I DOVERI DEL SUO MINISTERIO.

In questa sezione ch'è una specie di perorazione alle esortazioni contenute nelle due prime parti dell'Epistola, l'apostolo "riassume con eloquente brevità i doveri del discepolo erede presuntivo di un grande e bel compito" (Reuss). Vi si trovano infatti ricapitolati i doveri che Timoteo ha, come ministro del Vangelo, verso la Chiesa e verso il mondo ancora estraneo alla fede. I motivi che accompagnano questa solenne ingiunzione, anch'essi brevemente toccati, sono di tre ordini:

1. il conto che Timoteo dovrà rendere di sè al giudice supremo;

2. la necessità di fare argine ai mali che minacciano la chiesa;

3. l'imminente dipartenza di Paolo stesso.

Io ti scongiuro davanti a Dio ed a Cristo Gesù che dovrà giudicare i vivi ed i morti.

Tale il testo sfrondato di alcune aggiunte che non poggiano se non sopra codici di autorità inferiore. La forma solenne dell'esortazione è quella di 2Timoteo 2:14;1Timoteo 5:21 (cfr. Luca 16:28). Torna a dire: Ti esorto facendo appello alla invisibile presenza del Dio che ci vede tutti e due, che ci è Creatore, Salvatore e Padre, e, di Cristo Gesù. Cristo è presentato come colui che a suo tempo dovrà giudicare i vivi ed i morti, cioè tutti gli uomini e per conseguenza anche Paolo e Timoteo 2Corinzi 5:10. I vivi sono quelli che saranno trovati tali all'avvento di Cristo 1Tessalonicesi 4:15; 1Corinzi 15:51-52. I morti sono coloro che, a quell'epoca, saranno partiti dal corpo terrestre e che saranno risuscitati per comparire davanti al tribunale di Cristo. Cfr. 1Pietro 4:5; Apocalisse 20:11-15. Non si tratta qui di vivi e di morti in senso morale, ossia di giusti e d'ingiusti.

e per la sua apparizione e per il suo regno.

Il testo ordin. legge: alla sua apparizione... (κατα την... ); il testo emendato è quello dei codd. alef A C D F V ul g ecc. Cfr. per costruzione analoga 1Corinzi 15:31; Giacomo 5:12. L'apostolo evoca qui due altri pensieri atti ad aggiungere solennità e peso alla sua esortazione: quello della gloriosa ed ultima apparizione di Cristo chiamata anche la sua rivelazione, la sua venuta, e che Paolo considera non come una realtà presente e costante, ma come un evento esterno, futuro, che preluderà al regno della perfezione. Il suo regno infatti è il regno celeste di Cristo 2Timoteo 4:18, cioè il regno di Dio giunto allo stato perfetto, allorchè ogni podestà avversa, anche la morte, sarà stata distrutta e Dio sarà tutto in tutti 1Corinzi 15:26-28. Nota Calvino "Quantunque Cristo regni fin d'ora in cielo e in terra, pure non abbiamo ancora la chiara manifestazione del di lui regno, anzi esso è nascosto nell'oscurità sotto alla croce, e dai nemici violentemente attaccato. Ma allora sarà veramente stabilito il suo regno quando, vinti i nemici e soppressa o ridotta all'impotenza ogni podestà avversa, la maestà di esso apparirà nel suo splendore". Vero è che in 1Corinzi 15:24 è detto che il Figlio rimetterà il regno in mano di Dio Padre; ma Egli non cesserà perciò d'aver parte col Padre al regno glorioso. Il pensiero dell'apparizione di Cristo e quello del susseguente suo regno celeste deve spingere Timoteo a condursi in modo da non essere svergognato nel gran giorno.

2 predica la parola, insisti in ogni circostanza favorevole o sfavorevole, riprendi, censura, esorta con ogni longanimità e dottrina.

Sotto ogni forma, in ogni tempo, e presso ogni categoria di persone deve Timoteo esercitare il ministerio evangelico e ciò nel modo migliore e più efficace. Predicare la parola per eccellenza, cioè la parola di Dio, la sua rivelazione salutare, è il dovere più comprensivo del ministro. Cfr. Marco 16:15. Il verbo reso "insisti" significa ordinariamente presentarsi, sopraggiungere, per cui alcuni traducono: "presentati... alle persone". I più l'intendono in senso traslato dell'insistere, del fare istanza che avviene anche col presentarsi spesso alle persone. Coloro presso cui si tratta d'insistere non sono indicati; ma sono in primo luogo, come risulta dal contesto, i membri della chiesa che bisogna istruire e spingere innanzi sulla via della santità; poi quelli che sono ancora estranei alla fede e che bisogna attrarre alla verità. I due avverbi tradotti dal Diodati in tempo e fuor di tempo formano una di quelle locuzioni popolari concise, talvolta paradossali, che si usano per indicare casi opposti. Eukairôs vale: nelle circostanze e nei tempi propizi, opportuni; cfr. Marco 14:11; 6:31; Ebrei 4:16. akairôs vale: in tempi e circostanze non favorevoli. L'idea è quindi che Timoteo deve adempiere al suo dovere di ambasciatore senza preoccuparsi troppo delle circostanze favorevoli o sfavorevoli. "Chi guarda al vento non semina e chi guarda alle nuvole non miete... Semina la mattina la tua semenza e la sera non lasciar posar le tue mani; perocchè tu non sai ciò che riuscirà meglio, questo o quello; o se l'uno e l'altro sarà egualmente buono Ecclesiaste 12:4,6. "Per la verità è sempre il tempo opportuno. Chi volesse aspettare che le circostanze gli paiano del tutto favorevoli, per far l'opera sua, aspetterebbe invano e resterebbe inattivo" (Huther). Siano le campagne bianche da mietere ovvero si tratti di dissodare il terreno e di seminare là dove altri mieterà più tardi, l'araldo di Cristo deve compiere il proprio dovere. Sia egli accolto come un angelo di Dio o sia riguardato come un perturbatore, sia l'Evangelo desiderato o esistano pregiudizi od indifferenza, l'Evangelo ha da essere annunziato: Nelle linee che seguono si allude ad un tempo in cui la verità non piacerà perchè condanna il peccato. Risplenda il sole della libertà di coscienza o regni l'intolleranza persecutrice, l'opinione pubblica incoraggi o scoraggi, la buona novella deve giungere alle anime. Crisostomo ha parafrasato così; "Non avere un tempo stabilito, sia sempre tempo per te. Non solo in tempo di pace, in tempo di libertà, non solo seduto nella chiesa; ma se anche sei in pericolo o in carcere, o incatenato, se anche sei per avviarti alla morte, anche in quelle circostanze insisti, ecc." "Anche le fonti, dice altrove, pur non essendovi (chi attinga l'acqua, sgorgano del continuo; anche i fiumi, pur non essendovi chi beva, seguitano a correre. Deve dunque chi parla, anche se nessuno vi pon mente, fare il proprio dovere". E Agostino: Sonet verbum Dei volentibus opportune, nolentibus importune. Va da sè che il consiglio di Paolo si deve contemperare con quello di Cristo Matteo 7:6;10:23. Riprendi l'errore o la colpa del fratello convincendo la di lui coscienza. Censura o sgrida, è riprensione più energica e severa atta a scuotere le coscienze assopite. Esorta al bene chi ha bisogno d'essere guidato, spinto, incoraggiato. Secondo le occasioni, tutto ciò si dovrà fare in privato od in pubblico, ma sempre colle disposizioni e nel modo prescritto dalle parole che seguono: Con ogni longanimità e dottrina. Ciò implica che non si dovrà lasciar vincere dall'ira, dal risentimento, dall'amarezza, ma armarsi di pazienza, d'umiltà, ricordando le proprie colpe e la propria durezza di cuore Tito 3:2-5, la bontà longanime di Dio, e non dimenticando che i frutti del seme divino maturano lentamente. Non basta poi che la riprensione o l'esortazione sia fatta, e fatta da chi ha l'autorità di farla; bisogna ancora ch'essa convinca e persuada il fratello con buone ragioni, basate sulla verità, e rivolte alla mente, al cuore ed alla coscienza. Per questo aggiunge con ogni dottrina. Paolo stesso ha lasciato nelle sue Epistole degli splendidi modelli del modo di procedere qui consigliato. Così quando si tratta di mettere i Calati in guardia contro gli errori giudaizzanti; così quando si tratta di correggere lo spirito di parte dei Corinti, o gli abusi nella S. Cena, o l'abuso della libertà cristiana, ovvero di confutare l'errore concernente la risurrezione dei corpi. C'è in quei capitoli longanimità, abbondanza e profondità di dottrina.

3 Verrà tempo, infatti, che non sopporteranno la sana dottrina.

Unito al pensiero di Dio e della apparizione gloriosa di Cristo, abbiamo qui un secondo motivo, per Timoteo, di attender con zelo al proprio ministerio. Egli è in grado ancora di prevenire in qualche misura l'invasione dell'errore. Egli può esercitare sulla chiesa d'Efeso e su altre una influenza salutare, pascendola della verità e spingendola sulla via della santità. Si affretti a farlo mettendo a profitto l'occasione relativamente favorevole che gli si offre, poichè più tardi sarà sempre più difficile. Gli uomini, in seno alla cristianità, non sopporteranno da sana dottrina, non la tollereranno, non la vorranno più sentire, perchè condannerà le loro passioni.

Ma presi da prurito agli orecchi

o all'udito,

si accumuleranno dei dottori secondo le loro proprie voglie.

Non volendo piegare le loro cupidigie alla verità, essi cercheranno di far piegar l'insegnamento religioso ai loro desiderii, rinnovando la grande esperienza del paganesimo che, allontanandosi dalla primitiva conoscenza del vero Dio, avea finito col crearsi tante divinità quante sono le passioni o gl'interessi del cuore umano. Così si giungerà a paganizzare il cristianesimo... il che difatti è avvenuto in gran parte. Il verbo κνηθω, solleticare, vale al passivo provare un prurito, un pizzicore, esserne affetto. Quel che produrrà in quei cristiani di nome il prurito all'udito, sarà il desiderio irrequieto, irresistibile, di udire chi li appaghi, di trovare dei dottori il cui insegnamento possa accordarsi colle loro passioni, per modo che serbino le forme della pietà pur rinnegandone la potenza santificante cfr. 2Timoteo 4:7. L'espressione si accumuleranno... indica ch'essi andranno in cerca di questi dottori e se ne procureranno una quantità, lett. un cumulo, così da soddisfare tutti i gusti. L'A.T. offre molti esempi di un tal modo di agire. Mentre i veri profeti sono rari, spesso mal veduti e perseguitati, i falsi profeti che assecondano i desiderii e le passioni del popolo, pullulano e sono bene accolti dalle masse. Così ai tempi di Acab, di Giosafat, di Ezechiele e Geremia Ezechiele 33:30-33; 13; Geremia 23:9-40.

4 E mentre rivolgeranno gli orecchi dalla verità, si volgeranno alle favole

o miti di cui è parola spesso nella 1Timoteo e nell'Epistola a Tito. C'è un'ombra di tristezza in questo contrasto: la verità non la vogliono sentire, ma trovano piacere nelle favole, in quel ch'è futile, vacuo, falso. La storia illustra questa legge morale che chi ricusa la verità, è poi ridotto a pascersi di favole. Il figlio che abbandona la mensa del padre, si contenta poi delle silique quando ne ha.

5 Ma tu vigila in ogni cosa.

Propriamente il verbo νηφειν che rendiamo vigilare significa mantenersi in quello stato di mente sveglia, lucida, vigilante, attiva, chè proprio di chi non è ebbro. Torna a dire: Stai all'erta. Non lasciarti offuscar la mente nè intorpidire il cuore da errori, da passioni, da timori, nè da suggestioni dei molti o dei pochi. Tienti pronto e disposto ad approfittare d'ogni opportunità, a percepire la condotta da tenere in ogni emergenza, a discernere i segni dei tempi per essere all'altezza di essi.

soffri afflizioni

cfr. 2Timoteo 1:8; 2:3,9.

fa l'opera di evangelista,

L'ufficio è mentovato accanto a quello di pastore e di dottore in Efesini 4:11. In Atti 21:8 Filippo è chiamato "l'evangelista". In senso largo abbraccia tutta l'opera di chi è chiamato a proclamare e spargere l'Evangelo. "Cristo, dice Paolo, mi ha mandato per evangelizzare". È opera che esige fedeltà alla verità, zelo che non indietreggi dinanzi alle fatiche, alle privazioni, ai patimenti, ed amore alle anime.

compi appieno il tuo ministerio

lett. il tuo servizio. Il verbo contiene l'immagine di un recipiente da riempire fino all'orlo. Timoteo deve adempire a tutti gli svariati doveri del suo ministerio senza lasciare lacuna di sorta nel suo servizio. La parola riassume tutte le precedenti esortazioni ed è perciò riservata per la fine. Il senso dato da Beza e seguito da Diodati: "fa appieno fede del tuo..." o "comprova con validi argomenti" il tuo..., non risponde al significato usuale del verbo, nè alle esigenze del contesto poichè nessuno revocava in dubbio il ministerio ricevuto da Timoteo. Ma quell'ufficio diventava sempre più serio e difficile e si trattava di compierlo fedelmente.

6 Perchè quant'è a me, sto per essere sparso come libazione ed il momento della mia partenza è giunto.

Il verbo σπενδω (libare) significa fare una libazione, un'offerta da spandere. Al passivo: essere sparso quale libazione. L'immagine è adoperata da Paolo Filippesi 2:17. "Che se anche sono sparso qual libazione sul sacrificio e sul servizio della fede vostra io me ne rallegro". La libazione od offerta da spandere consisteva in vino versato intorno o sopra al sacrificio Numeri 15:5; 28:7. Paolo paragona la sua morte alla libazione perchè il suo sangue sarà sparso come il vino della libazione. La sua carcerazione, l'andamento del suo processo, gli appaiono come il preludio del martirio, come i preparativi della libazione. Donde l'espressione dell'originale: già sono sparso... Il momento (greco καιρος) vale il tempo da Dio fissato come opportuno. Il termine análusis, partenza, tradotto dal Diodati "tornata a casa" probabilmente perchè in Luca 12:36 il verbo indica il ritorno del padrone dalle nozze, significa di solito la partenza cfr. Filippesi 1:23. Etimologicamente vale: resolutio, scioglimento, perchè deriva dal sciogliere che si fa la cavalcatura, la tenda, gli ormeggi d'una nave quando si parte. Qui si tratta della dipartita da questa vita terrena per andare con Cristo nella casa del Padre; si tratta del lasciar gli ormeggi che tengono Paolo legato alla terra per far vela verso il porto della beata eternità. Il momento è giunto o, come si può tradurre, è imminente; Paolo lo constata con calma serena come chi ha più caro di partire per esser col Signore. "Giunto a questo punto estremo, nota Oosterzee, l'apostolo guarda ancora una volta indietro sulla sua carriera e poi volge innanzi il suo sguardo".

7 Ho gareggiato nella buona gara, ho finita la corsa, ho serbata la fede.

Le versioni variano alquanto perchè non è facile rendere l'immagine dell'originale nella sua grafica concisione. La Vulg. vi è riuscita: Bonum certamen certavi. La diodatina: "Ho combattuto il buon combattimento", evoca facilmente un'idea guerresca estranea al testo. Martini ha: Ho combattuto nel buon arringo. L'immagine dell'agone ( αγων) è generale, e presenta la carriera dell'apostolo come una gara, una lotta, simile a quelle che sostenevano gli atleti nei giuochi pubblici del pugilato, della corsa, della lotta 1Corinzi 9:24-27. La vita di Paolo è stata quella dell'atleta; soltanto, mentre l'atleta si sottoponeva a severa disciplina, a fatiche ed a sforzi straordinari per ottenere una corona che appassiva, come ogni gloria umana, Paolo ha sostenuto la gara, ha faticato, ha sofferto, ma ha lottato per la causa più nobile ed importante che esista, quella della verità, quella del regno di Dio, della salvazione degli uomini. Cfr. 1Timoteo 6:12. Ha lottato in vista di una corona imperitura. Sente perciò che ha sostenuto la buona gara e che la sua vita non è stata perduta. Specializzando l'immagine generale della gara in quella della corsa, egli esprime la certezza d'aver raggiunto il termine a lui prefisso: "ho terminata la corsa". Gli era stato assegnato un arringo da percorrere, una missione gli era stata affidata ed egli l'ha adempiuta con perseverante devozione pubblicando l'Evangelo di Dio fra le genti. Ora è arrivato al termine ed il palio è vicino. Per analoga immagine cfr. 1Corinzi 9:25; Atti 20:24; Filippesi 3:12; Ebrei 12:2. L'ultima proposizione: ho serbata la fede non vuol dir già "Ho osservato onestamente le leggi delle gare"; e neppure: "Ho custodita la verità evangelica oggetto della fede". Si darebbe così alla parola fede un significato obiettivo che non riveste ancora nelle lettere paoline. Ivi essa non perde mai del tutto il senso di fiducia in Cristo, di adesione profonda alla verità salutare del Vangelo. Malgrado tutti gli assalti, vuol dire l'apostolo, nonostante tutto ciò che avrebbe potuto spegnerla, ho custodita in me, ho conservato con fedeltà tenace, senza lasciarla corrompere, senza lasciarle perdere la sua efficacia rinnovatrice, la fede nell'Evangelo, la fede degli eletti, che ha per oggetto il Cristo profeta, sacerdote e re, che ha per sede il cuore, per compagna la buona coscienza, per frutto la pace con Dio, la vita nuova in Cristo, per fine la gloria eterna. Mentre tanti altri hanno fatto naufragio in quanto alla fede, per grazia di Dio l'ho conservata salda fino alla fine. Per un significato analogo del verbo conservare cfr. Efesini 4:3 "serbando l'unità dello spirito" e Apocalisse 14:12. Con quest'ultimo tratto Paolo caratterizza lo spirito di dipendenza da Dio, di comunione con Cristo, di fedeltà all'Evangelo, col quale ha lottato durante la sua carriera, conservando fino alla fine nel cuore, nella mente e nella coscienza il "principio della sua sussistenza", la linfa spirituale ch'è stata l'anima della sua vita. Si è trovato contrario allo spirito di umiltà manifestato altrove da Paolo, il sentimento di soddisfazione profonda, quasi di trionfo, col quale egli considera la sua carriera. Crisostomo stesso dice che ne fu per lungo tempo perplesso. Ma il sentimento dell'umiltà non è certo estraneo alle epistole pastorali. Cfr. 1Timoteo 1:12-17; 2Timoteo 1:9; 4:18. La dipendenza costante dalla grazia di. Dio, in cui Paolo era vissuto ed aveva lavorato, Timoteo la conosceva bene. Ma mentre a Dio spetta la gloria, l'apostolo non può non provare una profonda soddisfazione per il modo in cui ha potuto compiere la sua carriera. C'è in questo sguardo retrospettivo come un invito a Timoteo a correre anche lui nell'arringo in modo da poter giungere al termine con una coscienza così tranquilla e una speranza così certa.

Un'attività spesa per la migliore delle cause, una missione divina compiuta appieno, il tesoro più prezioso all'anima conservato, tale appare a Paolo la carriera ch'egli sta per finire.

8 Del rimanente mi è riservata la corona della giustizia della quale mi farà in quel giorno retribuzione il Signore, il giusto giudice;

Come alla fine della corsa l'atleta vincitore riceveva la corona preparata per lui, così Paolo che sa di aver lottato fedelmente, ha la certezza che non gli mancherà la corona delle celesti retribuzioni. Verso quella oramai volge lo sguardo, poichè l'attività sua è presso al termine. Non invano ha sostenuta la buona gara, non invano ha corso poichè gli è riservata, ossia riposta e tenuta in serbo da Dio per lui, quindi assicurata, la corona della giustizia. Cotesta espressione non può intendersi della giustizia di Cristo imputata al peccatore. Potrebbe significare la corona che consiste nella giustizia, nella perfezione morale dello stato celeste. Quelli che han fame e sete di giustizia saranno saziati nel mondo rinnovato ove abiterà la giustizia. In senso analogo si parla della "corona della gloria" Giacomo 1:12; 1Pietro 5:4. Però nel N.T. la giustizia non è presentata come una retribuzione gloriosa. Meglio dunque intendere: la corona che appartiene, che spetta alla giustizia, cioè ad una vita cristiana spesa nella pratica della giustizia, nel camminare in quelle opere che Dio ha preparate per noi. Per giustizia in senso morale cfr. 2Timoteo 2:22; 3:16. Certo che le opere della giustizia non possono esser compiute dall'uomo naturale. "Fuori di me, dice Cristo, non potete far nulla"; le uve non si colgono sui pruni e l'albero dev'esser fatto buono per produrre buoni frutti. Ma chi è, e dimora in Cristo, può portar frutto ed una vita come quella di Paolo, per quanto non perfetta, è vita di giustizia. Giustificati per grazia, mediante la fede, saremo giudicati secondo le opere che sono i frutti della fede e Dio si compiace, di ricompensare con una corona di gloria quelle opere buone di cui la sua grazia ha reso capace il credente 2Tessalonicesi 1:6; Galati 6.9; 1Corinzi 15.58; Ebrei 6:10; Apocalisse 20:13. Fondato su tali promesse Paolo può dire che il Signore Gesù, il giusto giudice gli farà retribuzione della corona dovuta alla giustizia in quel giorno vale a dire nel giorno della sua apparizione 2Timoteo 1:12,18; 2Tessalonicesi 1:10. Il mondo lo può incarcerare come malfattore, la giustizia umana lo potrà sentenziare a morte, ma il giusto giudice gli darà, la corona. "Dio è giusto anche quando benefica per la sua gratuità" (Calv.).

A mostrare che la sua situazione di fronte al giudicio ed alle speranze gloriose non ha nulla di eccezionale, ma è quella di tutti i cristiani fedeli, l'apostolo aggiunge:

e non solo a me, ma ancora a tutti quelli che avranno amata la sua apparizione.

Amar l'apparizione di Cristo implica non solo credere in lui, ma amarlo ora ch'è invisibile, servirlo coll'intento di affrettar l'avvento di quello stato perfetto che la sua venuta inaugurerà. I malvagi saranno sgomentati dall'apparizione di Cristo; i pii l'aspettano per rendere compiuta la loro salvazione Ebrei 9:28.

AMMAESTRAMENTI

1. Coloro che vivono senza Dio e senza speranza non fanno appello che a motivi d'ordine terreno quando si tratta di spinger sè stessi o gli altri all'azione. Essi non comprendono che si possa fare appello a motivi di natura spirituale e ultramondana. Ma la fede rende visibili le cose invisibili e presenti le cose future. Per Paolo, Dio creatore e padre è la suprema realtà; l'apparizione, il giudicio, il regno glorioso di Cristo è la suprema speranza. E come egli opera mosso da un senso profondo della propria responsabilità verso Dio, dalla brama di aver parte alla beatitudine del regno celeste di Cristo e di farlo progredire fra gli uomini, così egli scongiura Timoteo di tener presente la propria responsabilità e di ispirarsi nella sua attività alle grandi speranze cristiane. Chi scalza la fede nei fatti fondamentali della nostra dipendenza da Dio, della nostra responsabilità morale, della redenzione e del regno glorioso di Cristo, taglia i nervi allo zelo ed alla devozione del cristiano ed in ispecie del ministro di Cristo. Nei tempi dei maggiori pericoli e dei sacrifizii più eroici, sono le grandi realtà del mondo invisibile che temprano fortemente le anime, che le confortano, che le rendono trionfanti.

2. Di operai che "compiano appieno i doveri del loro ministerio", di uomini che facciano "l'opera dell'evangelista" la Chiesa ha urgente bisogno in tutti i tempi, e tanto più oggi che il mondo intero è aperto alla predicazione del Vangelo e che tanta parte della cristianità ha da essere ricondotta alla verità ed alla vita cristiana.

a) Il dovere centrale del ministro, specie dell'Evangelizzatore, è quello di "predicare la Parola", poichè se Cristo non è annunziato non può neanche nascere la fede.

b) La vita essendo breve, le opportunità fuggevoli, i giorni spesso malvagi, i migliori operai perseguitati, o mietuti dalla morte, e gli uomini poco disposti a udire, si tratta di afferrare con sapiente e vigilante premura le occasioni favorevoli di seminar la buona semenza in pubblico ed in, privato, senza trascurare di annunziar la verità quando le circostanze siano meno propizie e l'opera più ardua. Trattandosi dei supremi interessi dell'anima, è dovere di carità l'insistere, onde "costringere ad entrare" chi è indeciso ed esitante.

c) Lo stato morale delle persone cui la Parola è rivolta essendo molto diverso, l'applicarla con discernimento ai bisogni dei singoli individui è parte del compito del ministro il quale, come deve recare la parola di consolazione a coloro che piangono sui lor peccati, o sono altrimenti afflitti, deve riprendere coraggiosamente chi è traviato, esortare chi ha bisogno d'essere guidato e spinto innanzi sulla via della santità.

d) Le disposizioni in cui deve compiere l'opera sua svariata sono la longanimità ch'è paziente verso gl'ignoranti, i tentati, e i deboli, la fede nella potenza della verità sulla coscienza, per cui farà assegnamento sulle buone ragioni dedotte dalla verità, sulla "dottrina" più che sull'autorità propria; infine l'amore devoto che accetta anche le sofferenze inevitabili e le amarezze connesse col ministerio evangelico.

3. La preferenza che diamo ad un ministro anzichè ad un altro, ad un libro, ad un giornale anzichè ad un altro, ad una dottrina anzichè ad un'altra, ad un sistema di dottrine religiose o filosofiche anzichè ad un altro, non ha soltanto delle cause di natura intellettuale; anzi, le cause vere e profonde di queste preferenze sono per lo più di natura morale. Gli uomini propendono per i sistemi che solleticano le loro voglie, che non condannano i loro vizii e le loro passioni, e si tengon lontani dalla verità che strappa i veli ipocriti ed illusorii, che denunzia il peccato, che esige santità. La medicina amara o caustica che guarisce non è ricercata, le si antepone quella che piace e lascia incancrenir le piaghe. Non è forse questa la ragione ultima per cui gli uomini non sopportano la sana dottrina apostolica e preferiscono un cristianesimo di riti esterni e di favole superstiziose, ovvero un cristianesimo annacquato che non prostri l'orgoglio umano colle dottrine della Croce, ovvero ancora un freddo razionalismo od un brutale materialismo? Quante volte l'antipatia di un uomo per il cristianesimo genuino, o la sua apostasia da esso, non ha trovato la sua vera spiegazione se non quando si è conosciuta la vita intima di lui!

4. Considerata esternamente, la situazione di Paolo è quella d'un vinto. Egli è incarcerato, prossimo al martirio, abbandonato dai suoi. Eppure quale grandezza morale in quel prigione, quale canto di vittoria in quel vinto, quale gloria di speranza in quel derelitto! E come appare invidiabile - malgrado le catene - la sorte di quell'uomo, sia che si guardi al modo in cui ha speso la vita, al modo in cui considera la morte, od al modo in cui riguarda l'al di là.

La sua vita passata egli l'ha spesa lottando per la più nobile e santa delle cause, quella della verità religiosa e morale, quella della gloria di Dio e del bene supremo degli uomini. Il corso che Dio gli ha assegnato, l'ha compiuto. La fede l'ha serbata salda nel cuore e la verità che n'è l'oggetto l'ha propagata e difesa. Non si gloria d'aver spesa bene la vita, perchè lo deve alla grazia di Dio; ma ne prova un'intima e riconoscente soddisfazione. Chiunque in un modo o nell'altro, spende tempo, denaro, fatica pel progresso del regno di Dio nel mondo, non ha da rimpiangerlo sul letto di morte. Il rimpianto amaro è per chi spende la vita in modo inutile o nocivo a sè stesso ed agli altri.

La sua morte la vede venire con calma serena, per quanto la sappia ingiusta per parte delle autorità e violenta nel modo. Ma essa gli appare come una libazione sparsa sul sacrificio che dell'intera sua vita egli ha fatto al suo Dio. Egli è contento di poterlo glorificare nella morte come nella vita, poichè, come l'ha scritto, "sia che viviamo sia che moriamo noi siamo del Signore" Filippesi 1:20; Romani 14:8. Essa gli appare non come la fine dell'esistenza, l'annientamento della sua personalità, od un entrar nelle tenebre, ma come una partenza dal mondo per andar col Signore, una tornata alla casa del Padre. Considerar così la morte è non solo un essere liberato dalla paura di essa, ma è un mostrare che, per il credente, Cristo ha "abolita la morte".

Nell'al di là egli aspetta con piena certezza la visione del Signore, la vita con Lui, il gran giorno del trionfo di Cristo dietro al quale sospira il suo cuore, la corona della giustizia per lui e per tutti quei che son di Cristo. Egli sa che Colui che ha creato nel suo cuore cotali aspirazioni è fedele e potente da rispondervi al di là di quel che sappiamo pensare.

9 

PARTE TERZA

CHIAMATA DI TIMOTEO A ROMA CON NOTIZIE PERSONALI E SALUTI

2Timoteo 4:9-22.

Non è possibile stabilire, in quest'ultima parte della lettera, una divisione logica poichè si tratta di notizie staccate che nelle maggiori epistole formano di solito la chiusa. Stante la brevità di questo scritto, l'invito pressante a venire a Roma, giustificato com'è dalle notizie relative allo stato di Paolo, assume qui una importanza speciale poichè è uno degli scopi. che l'apostolo si è proposti nella lettera.

Mentre i dati personali contenuti in quest'ultima pagina costituiscono una delle maggiori prove dell'autenticità dell'epistola, tantochè anche coloro che non ritengono genuina la parte centrale, considerano l'ultima parte come autentica, l'esegesi è ridotta, molte volte a far delle semplici congetture sulle circostanze qui accennate. Molte fra le diciassette persone mentovate in questi versetti ci sono note da altri documenti, ma della situazione in cui ora si trovano non possiamo dar ragione; parecchie ci sono affatto ignote.

Paolo si mostra persuaso della sua prossima condanna a morte; ma conoscendo per esperienza la lentezza dei tribunali romani, non ritiene impossibile che Timoteo lo possa venire a trovare prima dell'inverno; prende precauzioni per la stagione fredda, si preoccupa di aiuti per l'opera, di libri ecc. La sua attività ha da durar quanto la sua vita ed il suo Signore lo deve trovare occupato nell'opera che gli fu affidata.

Studiati di venir tosto a trovarmi.

Paolo ha più d'un motivo per sollecitare la visita di Timoteo, per fargli premura. Il suo processo potrebbe essere affrettato e Timoteo arrivar troppo tardi; la stagione è avanzata e se Timoteo tarda fino a Novembre, la navigazione diventando pericolosa, egli troverebbe molto più difficilmente l'opportunità di fare il viaggio; poi l'apostolo ha bisogno di riveder presto il suo discepolo prediletto, il suo cuore ha bisogno del refrigerio della comunione fraterna e dell'amicizia, in un'ora in cui si trova quasi solo.

10 Dema infatti mi ha abbandonato avendo amato il presente secolo e se n'è andato a Tessalonica; Crescente in Galazia, Tito in Dalmazia.

Dema è mentovato in Colossesi 4:14 e manda saluti ai Colossesi. In Filemone 24 figura insieme con Marco, Aristarco e Luca come collaboratore di Paolo e pare essere stato con lui a Roma anche al principio della seconda prigionia; ma poi il timore del pericolo cui era esposto restando con Paolo, il desiderio di menar una vita più tranquilla, di maggiori conforti ed agii, l'hanno indotto a lasciar Paolo. Non dice che avesse rinnegato il Vangelo, ma pare aver indietreggiato davanti ai patimenti in vista. Ciò basta a spiegare la parola amara di Paolo: "ha amato il presente secolo". Si confr. il caso di Marco in Panfilia Atti 13:13. Non sappiamo se Tessalonica fosse la patria di Dema. Di Crescente non conosciamo altro. Tischendorf legge qui invece di Galazia, Gallia, coi codd. alef C. Ma oltrechè la rassomiglianza tra l'A e l'L greco basta a spiegare la variante, essa non è abbastanza appoggiata dai documenti antichi. Crescente e Tito erano partiti per l'opera del Vangelo. La provincia di Dalmazia faceva parte dell'Illirico nominato Romani 15:19 come toccato già da Paolo nei suoi lavori apostolici. Si estendeva tra i monti Bebii e il fiume Drina ad Est, con Salona e Narona per città principali. La Dalmazia propria stava tra il fiume Titius e il mar di Scodra (Scutari). Non è mentovata altrove nel N.T.

11 Luca è solo meco; prendi Marco e menalo teco perchè egli mi è molto utile per il ministerio.

Luca e Marco son mentovati in Colossesi e Filemone. Marco era allora aspettato in Colosse Colossesi 4:10. Dal tempo del primo viaggio missionario egli era divenuto più coraggioso e perseverante, e Paolo apprezzava ora i suoi servizii. Si tratta d'altronde qui del servizio o ministerio del Vangelo, non di servizi personali. Marco dovea trovarsi allora in Efeso o nelle vicinanze. Grotius riferendosi alla tradizione antica che fa di Marco l'interprete di Pietro, supponeva che la conoscenza del latino fosse uno dei motivi per cui Marco era utile a Paolo.

12 Quanto a Tichico l'ho mandato in Efeso

probabilmente per sostituire Timoteo quando verrebbe a Roma. Già una volta Tichico era stato mandato da Roma a Efeso e Colosse Colossesi 4:7-9; Efesini 6:21-22, raccomandato da un elogio di Paolo. Non risulta in modo certo che si trovasse a Roma e non fu lui il portatore della lettera a Timoteo.

13 Venendo, porta il mantello che lasciai in Troas presso Carpo, ed i libri, soprattutto le pergamene.

Il greco felones (mantello) si considera come trascrizione un po' modificata del latino paenula ch'era un mantello da viaggio. Paolo l'avea depositato con altra roba da un amico di Troas, per non caricarsi di bagaglio inutile nell'estate; ma all'avvicinarsi del freddo egli ne sentiva il bisogno. I libri che sono distinti dalle pergamene, più preziose e durature, erano scritti vergati su fogli o rotoli di papiro. Quali fossero quei libri e quelle pergamene ed a che fine Paolo li reclamasse, non si può dire. Chi suppone si trattasse di porzioni dell'A.T. che Paolo voleva leggere, e chi crede si trattasse di documenti per la sua difesa. Un falsario avrebbe egli immaginate simili commissioni? Va notato che nel corso del viaggio da Cesarea a Roma, narrato nella fine dei Fatti, Paolo non avea toccato nè Troas, nè Mileto e Corinto mentovate più sotto 2Timoteo 4:20. Supporre come fanno i sostenitori di un'unica cattività romana di Paolo ch'egli reclami ora, nel 63 o 64, un mantello e dei libri lasciati a Troas nella primavera del 59 Atti 20:6 è cosa inammissibile.

14 Alessandro il fabbro mi ha fatto del male assai; il Signore gli renderà secondo le sue opere.

È mentovato in Atti 19:33 un Alessandro giudeo che, nel tumulto efesino, spinto dai suoi correligionarii, voleva parlare a difesa, e s'intende dei Giudei, versando sui cristiani la colpa della diminuita idolatria del popolo. N'è mentovato 1Timoteo 1:20 un altro che Paolo ha dato con Imeneo in man di Satana. Quale dei due fosse il fabbro di rame o di ferro non sappiamo, ed ignoriamo del pari il modo ed il luogo in cui ha potuto fare molto male a Paolo. Fu egli in Asia, prima dell'incarceramento di Paolo, o a Roma nel corso del processo? Quel che ne dice a 2Timoteo 4:15 ed il fatto che a 2Timoteo 4:16 prosegue parlando della sua prima difesa sembrano indicare che Alessandro era stato a Roma e si era fatto il maligno ed accanito accusatore dell'apostolo.

15 Ora era ritornato in Efeso ove si accingeva a far del male al successore di Paolo. Donde il consiglio:

Da esso anche tu guardati, perchè egli ha fatto grande opposizione alle nostre parole.

Si tratta probabilmente delle parole della difesa di Paolo. La malvagità di quell'uomo, le sue calunnie avevano peggiorato la situazione di Paolo. Altri intende della predicazione evangelica. Paolo che non spera più nella conversione di un tale oppositore della verità conosciuta, non lo maledice, ma lo rimette nelle mani del giusto giudice il quale gli farà la retribuzione dovuta alle sue opere. Si tratta infatti di una predizione non di una imprecazione dovuta, come dice Reuss, "alla debolezza umana e che non abbiamo il dovere di difendere". Due soli codici (KL) leggono: "Il Signore gli renda..." tutti gli altri colle versioni ed i Padri leggono gli renderà.

16 Nella mia prima difesa nessuno mi ha assistito; ma tatti mi hanno abbandonato. Ciò non sia loro imputato.

Mentre i nemici come Alessandro si erano strenuamente adoperati contro a Paolo, coloro da cui poteva sperare qualche assistenza dinanzi al tribunale romano, non si erano presentati per timore del pericolo grave cui si esponevano, specie dopo la persecuzione neroniana del 64 che deve aver ridotta di numero, dispersa e terrorizzata la prospera chiesa di Roma. La prima difesa (cfr. per l'uso della parola apologia Filippesi 1:7; Atti 22:1; 25:16) non può essere la comparizione davanti a Cesare durante la prima prigionia romana Atti 28. L'andamento di quel primo processo Timoteo ben lo conosceva poichè si trovava allora in Roma Filippesi 1:1. Si tratta manifestamente di cosa più recente, cioè della prima comparizione davanti al tribunale dopo il suo ultimo arresto. Questa comparsa era terminata con un rinvio del processo per dare agio ai giudici di assumere più ampie informazioni e forse all'accusato di completare la sua difesa. In questo intervallo che poteva essere più o meno lungo, Paolo chiama a sè Timoteo dicendogli in breve a che punto stanno le cose. Niuno mi ha assistito, s'intende: Niuno dei fratelli presenti in Roma. Era l'uso che gli amici d'un accusato si presentassero con lui, quasi a mostrare che non si vergognavano di lui e ne dividevano moralmente la responsabilità. Si chiamavano advocati non perchè facessero le funzioni del moderno avvocato difensore che Cicerone chiama il patronus; ma assistevano l'accusato se non col loro consiglio e colla lor parola, almeno colla lor presenza e colla loro simpatia. Neanche nella prima cattività i cristiani si erano mostrati molto coraggiosi Filippesi 1:14; ma questa volta, tutti l'avevano abbandonato alla sua sorte e l'apostolo che ben comprende il movente di una simile condotta, ricordando forse la impressione che aveano dovuto lasciar negli animi dei cristiani i supplizi orrendi del 64, pronunzia una parola buona di perdono su quest'atto di debolezza: Ciò non sia loro portato in conto come colpa, dal Signore.

17 Ma il Signore mi ha assistito e mi ha ripieno di forza affinchè per mio mezzo la predicazione fosse compiuta interamente e l'udissero tutte le genti; e sono stato liberato dalla gola del leone.

Quel che gli uomini non avevano fatto, la carità e la fedeltà del Signor Gesù l'ha, fatto per il suo servo. Se gli uomini sono infedeli Egli rimane fedele. Il Signore si è tenuto accanto a Paolo come advocatus fedele ed amico e lo ha confortato del suo consiglio e della sua simpatia. Secondo, la sua promessa, nell'ora del bisogno lo ha assistito col suo Spirito, gli ha riempito il cuore di forza spirituale, talchè senza timore, come già a Cesarea anni prima, egli ha potuto render testimonianza al Vangelo davanti ai giudici ed al popolo di Roma. Così la predicazione del Vangelo ch'egli era incaricato di recare davanti alle genti ha potuto essere interamente compiuta, poichè è stata fatta udire, anche davanti alle autorità, nella capitale stessa del mondo pagano. Diodati ha tradotto: "appieno accertata" che quadra meno bene col contesto. In linguaggio iperbolico Paolo può dire, dopo aver fatto tanti viaggi missionari in contrade così diverse e dopo aver fatto udire l'Evangelo davanti ai rappresentanti più elevati del mondo pagano, che tutte le genti hanno udito il messaggio divino. L'essere stato liberato dalla gota del leone è un'espressione figurata, poichè come cittadino romano Paolo non poteva esser condannato ad bestias. Gli antichi hanno veduto nel leone dalle fauci aperte, Nerone, ferinamente crudele. Altri Satana che gira intorno ai cristiani come leon ruggente cercando di divorarli col farli cader nel peccato e nell'apostasia. Meglio vedervi semplicemente l'imminente pericolo di morte in cui si è trovato l'apostolo quando è stato a un pelo d'esser condannato. Cfr. la preghiera Salmi 22:21. La gola del leone era già aperta per divorarlo. Ma dietro la sua difesa, l'actio prima era terminata con un'ordinanza di non liquet; era quindi necessaria un'actio seconda e un aggiornamento del processo con una istruttoria più completa (ampliatio). Si è detto: Come mai Paolo che non teme la morte poteva egli adoperare un'immagine come questa? Paolo non teme la morte per sè; ma non ignora che la sua vita è utile alla causa del vangelo e che perciò appunto è insidiata in tutti i modi dai nemici del regno di Dio.

18 Il Signore mi libererà da ogni malvagia opera e mi salverà nel regno suo celeste. A lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

L'e del testo ord. non è autentico, e la frase è anche più efficace così. Il Signore che lo ha liberato da un imminente pericolo di morte prolungando ancora per poco la sua vita, gli concederà fino alla fine una grazia che gli è più preziosa di ogni altra lo libererà da ogni mala opera. Alcuni intendono: mi libererà da tutto il male che mi volessero fare ancora i miei nemici, da tutte le lor malvagie trame. Tuttavia, Paolo non nasconde ch'egli aspetta il martirio, cioè il trionfo esterno dei nemici. Ma di una cosa piuttosto è fiducioso: che il Signore lo preserverà da ogni parola e da ogni atto che non fosse conforme al dover suo di campione della causa di Cristo, per modo che egli sarà dato di glorificare Cristo fino alla fine, così nella vita come nella morte (Cfr. Filippesi 1:20-21). Quando la spada del littore romano gli troncherà il capo, il corpo cadrà, ma il Signore salverà lo spirito redento nel suo regno celeste. Con questa ultima espressione designa lo stato perfetto che sarà stabilito soltanto alla venuta di Cristo, ma di cui gli spiriti dei giusti pregustano la beatitudine nella comunione immediata in cui stanno col Signor Gesù. A lui ch'è Salvatore fedele ed onnipotente Custode dei credenti, Paolo tributa ogni gloria per l'eternità.

19 Seguono pochi saluti che Paolo manda per mezzo di Timoteo, poi ancora qualche notizia circa due compagni d'opera e infine dei saluti che a Timoteo mandano dei cristiani di Roma.

Saluta Prisca ed Aquila e la famiglia d'Onesiforo.

Prisca la moglie d'Aquila è nominata la prima perchè distinta per il suo zelo evangelistico. Erano Giudei oriundi del Ponto; Paolo li avea conosciuti in Corinto quando l'editto di Claudio del 52 li avea cacciati da Roma. Si unì a loro perchè lavoravano dell'arte sua, li condusse alla fede e lo seguirono in Efeso ove sono nel 58 1Corinzi 16:19. Nel 59 sono nuovamente in Roma Romani 16:3 ed ora li vediamo in Efeso, veri missionari laici, "compagni d'opera in Cristo Gesù" dell'apostolo delle genti. Sulla famiglia di Onosiforo, morto od assente da Efeso, vedi 2Timoteo 1:16-18.

20 Erasto è rimasto in Corinto e Trofimo l'ho lasciato infermo a Mileto.

Anche questi evangelisti Timoteo potea supporre che fossero in Roma. Paolo dice ove sono, onde persuadere il suo amico della necessità di venir presto. Erasto è nominato Atti 19:22 come uno di quelli che in Efeso aiutavano Paolo e fu mandato con Timoteo in Macedonia. Era quindi ben noto a Timoteo. È mentovato in Romani 16:23 un altro Erasto ch'era tesoriere della città di Corinto. Trofimo è mentovato Atti 20:4; 21:29 come compagno di Paolo nell'ultimo suo viaggio a Gerusalemme ed allora Timoteo era con lui; quindi l'informazione qui data non può riferirsi a quel viaggio. Nella traversata da Cesarea alla volta dell'Italia Paolo non toccò Mileto; per cui deve trattarsi qui d'un evento posteriore a quelli che ci son noti dal libro dei Fatti. Coloro che non ammettono una seconda cattività cercano di girare la difficoltà adottando una traduzione se non impossibile, certo sommamente forzata: "hanno lasciato". Chi ha lasciato? Non si è parlato di soggetto plurale nei versetti precedenti e a 2Timoteo 4:13. Paolo adopera la stessa forma parlando del suo mantello lasciato in Troas. L'alterazione del testo che consiste nel trasformare Mileto in Malta (Knoke, Bahnsen) è un espediente ancora più disperato.

21 Studiati di venire prima dell'inverno.

Col Novembre cessava la navigazione di lungo corso e il rinviare alla primavera era un rendere molto problematico il desiderato incontro. Ignoriamo se Timoteo sia potuto arrivare prima del martirio avvenuto in ogni caso sotto Nerone, il quale regnò fino al Giugno del 68. Lo si vuol porre nel 67.

Ti salutano Eubulo e Pudenzio e Lino e Claudia e tutti i fratelli.

Timoteo era stato in Roma ed era perciò conosciuto dai fratelli sopravvissuti alla tempesta del 64. Cfr. Colossesi 1:1; Filemone 1; Filippesi 1:1; 2:19. Dei cristiani qui nominati e particolarmente legati a Timoteo non sappiamo nulla. Sopra Pudenzio e Claudia che sarebbe stata d'origine inglese e moglie di Pudenzio, la leggenda ha edificato, sulla fragile base di qualche verso di Marziale e di qualche cenno di Tacito, tutto un romanzo. L'ordine in cui sono posti i nomi loro taglia ogni radice alla leggenda. Ireneo ed Eusebio fanno del Lino qui nominato il primo vescovo di Roma collocandolo prima di Anacleto e di Clemente. Il posto che Paolo gli assegna è poco episcopale ed ancora meno papale.

22 Il Signore sia col tuo spirito. La grazia sia con voi.

La lezione più breve Il Signore (alef F G) diventa nel codice alessandrino (A) "Il Signore Gesù" e nei codd. C D E K L P "Il Signore G. C.". Paolo augura a Timoteo di aver il Signore presso al suo spirito, al suo io più profondo, ch'è sede della vita spirituale di fede e di amore. Egli ha bisogno, nelle circostanze attuali e sempre, che il Signore col suo Spirito lo fortifichi nell'uomo interno, come ha fortificato Paolo di recente 2Timoteo 4:17. A questo, aggiunge un voto per i fratelli d'Efeso ai quali Timoteo dovrebbe pur comunicare le notizie ricevute e l'urgente sua chiamata a Roma: La grazia sia con voi. Il grande predicatore della grazia di Dio al mondo termina i suoi scritti augurando grazia ai credenti per condurli fino al regno della gloria. L'amen. del testo ord. è aggiunta posteriore al pari della lunga poscritta dei codd. KL: "La seconda a Timoteo, che fu eletto primo vescovo della chiesa degli Efesini, fu scritta da Roma quando per la seconda volta Paolo comparve davanti all'imperatore Nerone". Il cod. A porta: "Fu scritta da Laodicea".

AMMAESTRAMENTI

1. Il cristianesimo di Paolo è profondamente umano. Se non troviamo in lui gli affetti di famiglia, non gli mancano quelli che lo legano a una famiglia spirituale assai numerosa. Sente la solitudine e brama avere presso di sè il suo diletto figlio Timoteo; sente l'amarezza delle diserzioni, delle opposizioni accanite, degli abbandoni paurosi. Sente la divota fedeltà di Luca il medico diletto. Sente anche l'avvicinarsi delle notti fredde e chiede il suo mantello. Tutto ciò è umano e ci parla della fralezza dell'istrumento di cui la grazia di Dio si è valsa per fare un'opera meravigliosa.

2. Fino all'ultimo Paolo è preoccupato della missione affidatagli. Manda qua e là degli operai, richiama Marco perchè "gli è molto utile nel ministerio". Consiglia Timoteo di guardarsi da Alessandro, chiede libri e pergamene, e si rallegra di aver potuto proclamare l'evangelo davanti ai pagani del tribunale imperiale. Il calar della sera deve ricordare a tutti i cristiani che vi sono soltanto dodici ore al giorno nelle quali convien lavorare, e l'esempio di Paolo c'insegna che quando il cuore arde di amore e di zelo si può lavorare per il Signore anche nelle circostanze più disagiate e dolorose.

3. Tutte, o quasi, le persone nominate nell'ultima pagina di Paolo ci possono dare qualche ammonimento. Dema ci mostra come l'amor del mondo coltivato nel cuore vi raffredda lo zelo, vi oscura la fede, vi spegne l'amore e mena alla diserzione della causa di Cristo se non ad una aperta apostasia. Marco ci ricorda che uno può avere una volta indietreggiato davanti alle fatiche ed ai pericoli dell'apostolato Atti 15:38, ma essersi poi riavuto ed esser divenuto un operaio "molto utile", degno degli elogi d'un Paolo. Alessandro il fabbro ci mostra come ci siano degli uomini i quali, pur avendo conosciuto l'evangelo, sono ad esso ed a chi lo propaga furiosamente avversi; uomini dei quali non si può più sperar la conversione e che solo si possono rimettere a quel giusto giudicio di Dio ch'è uno dei postulati della coscienza. I fratelli di Roma ci ricordano che l'eroismo è raro anche fra i cristiani sinceri e che il timore dei patimenti trattiene molti dal confessar Cristo. Davanti a siffatta debolezza Paolo prega: "Ciò non sia loro imputato!" Anche Trofimo lasciato malato a Mileto ci fa vedere che le prove sono da Dio dispensate a tutti i suoi figliuoli. Paolo non guarisce Trofimo con un miracolo, com'egli stesso non era stato guarito dalla dolorosa malattia degli occhi. Il poter dei miracoli è dono di Dio e non è concesso per essere usato ad arbitrio dell'uomo, ma solo quando Dio ne fa vedere ai suoi servi l'utilità per la conferma del Vangelo e ve li spinge col suo Spirito.

Tutti quanti quei compagni, fratelli o nemici di Paolo, ci ammoniscono che possiamo bensì ricevere dagli uomini, insieme a gravi dolori, delle gioie, delle consolazioni e degli incoraggiamenti preziosi; ma il Signore solo è l'amico, il fratello, l'aiuto perfetto, potente a salvare ed eternamente fedele. "Quantunque mio padre e mia madre mi avessero abbandonato, pure il Signore mi accoglierà" Salmi 27:10.

4. Quantunque possedesse in larga misura lo Spirito di Dio, Paolo chiede a Timoteo di portargli dei libri e delle pergamene perchè vuole ancor leggere e studiare. Quello che possiamo acquistare collo studio, lo Spirito non ce lo da ed è un errore il credere che scienza e ispirazione siano cose che si escludono a vicenda. Più sarà istruito e più sarà in grado d'essere utile il ministro del Vangelo, purchè si lasci dirigere dallo Spirito di Cristo. È un privilegio di cui dobbiamo esser grati quello di possedere oggi in si gran copia dei libri pieni di scienza e di pietà cristiane.

5. Dio non ha promesso di liberarci dalla persecuzione degli uomini, nè dalle sofferenze, nè dalla morte fisica; ma sappiamo ch'è volontà sua di liberarci dal male pienamente e di salvarci nel suo regno celeste. È questa la liberazione per eccellenza, condizione di ogni vera felicità. Se il Signor Gesù è col nostro spirito del continuo, se la grazia ci avvolge come di un'atmosfera, saremo salvati da ogni mala, opera e preparati ad entrare nel regno celeste. E questa la miglior preghiera che possiam fare per gli amici e per noi stessi.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

2Timoteo 4

1 Capitolo 4

L'apostolo incarica solennemente Timoteo di essere diligente, anche se molti non sopportano la sana dottrina 2Tim 4:1-5

Rafforza l'incarico con il proprio martirio, allora a portata di mano 2Tim 4:6-8

Desidera che venga presto 2Tim 4:9-13

Ammonisce e si lamenta di coloro che lo hanno abbandonato ed esprime la sua fede nella propria conservazione nel regno celeste 2Tim 4:14-18

Un saluto amichevole e la sua consueta benedizione 2Tim 4:19-22

Versetti 1-5

Gli uomini si allontaneranno dalla verità, si stancheranno del semplice vangelo di Cristo, saranno avidi di favole e ne trarranno piacere. Gli uomini lo fanno quando non sopportano la predicazione che è accurata, chiara e mirata. Coloro che amano le anime devono essere sempre vigili, devono affrontare e sopportare tutti gli effetti dolorosi della loro fedeltà e cogliere tutte le occasioni per far conoscere il Vangelo puro.

6 Versetti 6-8

Il sangue dei martiri, pur non essendo un sacrificio di espiazione, era un sacrificio di riconoscimento della grazia di Dio e della sua verità. La morte, per un uomo buono, è la liberazione dalla prigionia di questo mondo e la partenza verso i piaceri di un altro mondo. Come cristiano e come ministro, Paolo aveva mantenuto la fede e le dottrine del Vangelo. Quale conforto ci darà poter parlare in questo modo verso la fine dei nostri giorni! La corona dei credenti è una corona di giustizia, acquistata dalla giustizia di Cristo. I credenti non ce l'hanno al momento, eppure è sicura, perché è stata preparata per loro. Il credente, in mezzo alla povertà, al dolore, alla malattia e alle agonie della morte, può gioire; ma se i doveri del suo posto e della sua posizione sono trascurati, la sua prova di interesse per Cristo sarà oscurata, e ci si può aspettare che l'incertezza e l'angoscia offuschino e tormentino le sue ultime ore.

9 Versetti 9-13

L'amore per questo mondo è spesso causa di allontanamento dalle verità e dalle vie di Gesù Cristo. Paolo era guidato dall'ispirazione divina, eppure aveva i suoi libri. Finché viviamo, dobbiamo ancora imparare. Gli apostoli non trascurarono i mezzi umani per cercare il necessario alla vita o la propria istruzione. Ringraziamo la bontà divina per averci dato così tanti scritti di uomini saggi e pii in tutte le epoche; e cerchiamo di far sì che dalla loro lettura possa apparire a tutti il nostro profitto.

14 Versetti 14-18

Il pericolo è tanto quello dei falsi fratelli quanto quello dei nemici palesi. È pericoloso avere a che fare con coloro che sarebbero nemici di un uomo come Paolo. I cristiani di Roma erano pronti a incontrarlo, Atti 28, ma quando sembrava che ci fosse il pericolo di soffrire con lui, tutti lo abbandonavano. Dio potrebbe giustamente essere arrabbiato con loro, ma egli prega Dio di perdonarli. L'apostolo fu liberato dalla bocca del leone, cioè da Nerone o da alcuni dei suoi giudici. Se il Signore è al nostro fianco, ci rafforzerà nelle difficoltà e nei pericoli, e la sua presenza sarà più che sufficiente per sopperire a ogni assenza.

19 Versetti 19-22

Non abbiamo bisogno di nient'altro per essere felici che avere il Signore Gesù Cristo con i nostri spiriti, perché in lui si riassumono tutte le benedizioni spirituali. È la migliore preghiera che possiamo offrire per i nostri amici, affinché il Signore Gesù Cristo sia con i loro spiriti, per santificarli e salvarli, e infine per accoglierli a sé. Molti di coloro che hanno creduto come Paolo sono ora davanti al trono, dando gloria al loro Signore: possiamo essere loro seguaci.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

2Timoteo 4

1 Questo capitolo, 2 Timoteo 4 , comprende i seguenti argomenti:

1. Solenne incarico a Timoteo, di essere fedele nella predicazione del vangelo e in tutta l'opera del ministero, 2 Timoteo 4:1. La ragione particolare data per questa accusa era che si stava avvicinando il tempo in cui gli uomini non avrebbero sopportato la sana dottrina, ma si sarebbero allontanati dalla verità. Quindi, Timoteo è esortato ad essere fedele nella sua opera e ad essere preparato a sopportare le prove che, in tali circostanze, ci si deve aspettare che un fedele ministro affronti.

2. Una dichiarazione di Paolo che il suo lavoro era quasi finito e che l'ora della sua partenza si avvicinava; 2 Timoteo 4:6. Anche questa affermazione sembra fatta per incitare Timoteo ad una maggiore fedeltà nel ministero. Il suo maestro, guida, padre e amico stava per essere ritirato e la grande opera di predicazione doveva essere affidata ad altre mani. Quindi, in vista della sua propria partenza, Paolo esorta Timoteo alla fedeltà quando lui stesso dovrebbe essere rimosso.

3. Un'esortazione a Timoteo a venire da lui appena possibile; 2 Timoteo 4:9. Paul era allora legato e si aspettava di morire presto. Era solo. Per vari motivi, quelli che erano stati con lui lo avevano lasciato, e aveva bisogno di un compagno e di un amico. Egli, quindi, esorta Timoteo a venire da lui il prima possibile.

4. Paolo si riferisce ora al suo primo processo davanti all'imperatore, e al fatto che allora nessuno gli stava vicino; 2 Timoteo 4:16. La ragione del suo riferimento sembra essere quella di indurre Timoteo a venire da lui in vista del suo atteso secondo processo. Il Signore, dice, allora gli è stato accanto, ed aveva fiducia che avrebbe continuato a farlo; eppure chi c'è che non senta desiderabile avere con lui qualche caro amico terreno quando morirà?

5. L'Epistola si chiude, nel modo consueto, con vari saluti, e con la benedizione; 2 Timoteo 4:19.

Ti scongiuro dunque davanti a Dio - Vedi le note su 1 Timoteo 5:21.

Chi giudicherà i vivi ei morti - Cioè, il Signore Gesù; poiché deve essere il giudice degli uomini; Matteo 25:31; 2 Corinzi 5:10. La parola “veloce” significa “vivente” (Vedi la nota Atti degli Apostoli 10:42; Efesini 2:1 nota); e l'idea è che sarebbe il giudice di tutti coloro che erano in vita quando sarebbe venuto, e di tutti coloro che erano morti; vedi le note su 1 Tessalonicesi 4:16.

In considerazione del fatto che tutti, sia predicatori che ascoltatori, devono rendere conto al giudice finale, Paolo accusa Timoteo di essere fedele; e cos'è che condurrà più alla fedeltà nell'adempimento del dovere, del pensiero che dobbiamo presto rinunciare a un resoconto solenne del modo in cui lo abbiamo eseguito?

Alla sua apparizione - Cioè, allora il giudizio avrà luogo. Questo deve riferirsi ad un giudizio che deve ancora avvenire, poiché il Signore Gesù non è ancora “apparso” per la seconda volta agli uomini; e, se è così, allora ci sarà una risurrezione dei morti. Sul significato della parola resa “apparire”, si vedano le note a 2 Tessalonicesi 2:8.

È lì reso “luminosità”; confronta 1Tm 6:14 ; 2 Timoteo 1:10; Tito 2:13.

E il suo regno - O, all'istituzione del suo regno. L'idea del suo regnare, o stabilire il suo regno, non è di rado associata all'idea della sua venuta; vedi Matteo 16:28. Il significato è che, al suo secondo avvento, l'estensione e la maestà del suo regno saranno pienamente mostrate. Si vedrà che ha il controllo sugli elementi, sulle tombe dei morti e su tutti i vivi.

Si vedrà che la terra ei cieli sono sotto il suo dominio, e che tutte le cose lì lo riconoscono come il loro Signore sovrano. Per incontrare tutta la forza del linguaggio qui usato da Paolo, non è necessario supporre che stabilirà un regno visibile sulla terra, ma solo che ci sarà un'illustre sfoggio di sé come re, e di l'estensione e la maestà dell'impero su cui presiede: confrontare la nota Romani 14:11; Filippesi 2:10 nota.

2 Predica la parola - La Parola di Dio; il Vangelo. Questa doveva essere l'attività principale della vita di Timoteo, e Paolo gli incarica solennemente, in vista della certa venuta del Redentore in giudizio, di essere fedele nell'adempimento di essa.

Sii istantaneo: vedi le note in Romani 12:12. Il significato qui è che dovrebbe essere costante in questo dovere. Letteralmente, "rimanere in attesa, o restare fermi"; cioè, doveva essere pressante o urgente nell'esecuzione di questo lavoro. Doveva essere sempre al suo posto e doveva cogliere ogni opportunità di far conoscere il Vangelo.

Ciò che Paolo sembra aver contemplato non era semplicemente che avrebbe dovuto svolgere il dovere a orari stabiliti e regolari; ma che dovrebbe insistere sull'argomento come uno che aveva molto a cuore l'argomento, e non perdesse mai l'occasione di far conoscere il Vangelo.

In stagione - εὐκαίρως eukairōs. In tempo utile; opportunamente; confronta Matteo 26:16; Luca 22:6; Marco 14:11.

Il senso è, quando potrebbe essere convenientemente fatto; quando tutte le cose erano favorevoli e quando non c'erano ostacoli o impedimenti. Può includere le stagioni “dichiarate e regolari” per il culto pubblico, ma non è limitato ad esse.

Fuori stagione - ἀκαίρως akairōs. Questa parola non ricorre altrove nel Nuovo Testamento. È l'opposto del primo, e significa che un ministro deve cercare opportunità per predicare il Vangelo anche in quei momenti che potrebbero essere scomodi per lui, o quando potrebbero esserci impedimenti e imbarazzi, o quando non c'era un appuntamento dichiarato per la predicazione .

Egli non deve limitarsi ai tempi fissati per il culto, o predicare solo quando gli sarà perfettamente conveniente, ma deve avere un tale interesse e serietà nel lavoro, che lo porterà a farlo nel di fronte a imbarazzi e scoraggiamenti, e ogni volta che può trovare un'opportunità. Un uomo che è molto concentrato su un oggetto cercherà ogni opportunità per promuoverlo.

Non si limiterà a tempi e luoghi stabiliti, ma lo presenterà ovunque e in ogni momento. Un uomo, quindi, che si limita solo ai tempi indicati della predicazione del vangelo, o che si limita a predicare quando gli conviene, non dovrebbe considerare di essere all'altezza del requisito della regola stabilita dall'apostolo. Dovrebbe predicare nella sua conversazione privata, e negli intervalli delle sue pubbliche fatiche, a lato del letto del malato, e dovunque vi sia una prospettiva di fare del bene a qualcuno. Se il suo cuore è pieno d'amore al Salvatore e alle anime, non può fare a meno di farlo.

Rimproverare - O "convincere"; Vedi le note in 2 Timoteo 3:16. Il significato è che doveva usare argomenti che avrebbero "convinto" gli uomini della verità della religione e della loro stessa necessità.

Rimproverare - Rimproverare i trasgressori; Tito 2:15; vedi l'uso della parola in Matteo 8:26; Matteo 12:16 , (reso "caricato"); Matteo 16:22; Matteo 17:18; Matteo 19:13; Matteo 20:31; Luca 4:35 , Luca 4:39; Luca 17:13; Luca 18:15; Giuda 1:9.

Nel Nuovo Testamento la parola è usata per esprimere un giudizio su ciò che è sbagliato o contrario alla propria volontà, e quindi per ammonire o rimproverare. Implica la nostra convinzione che c'è qualcosa di male, o qualche colpa in colui che viene rimproverato. La parola in questo versetto resa "rimproverare", non implica questo, ma semplicemente che uno può essere in errore e ha bisogno di argomenti presentati per convincerlo della verità.

Quella parola non implica inoltre alcuna autorità superiore in colui che lo fa. Presenta "ragioni, o argomenta" il caso, allo scopo di convincere. La parola qui resa rimprovero, implica autorità o superiorità, e significa semplicemente che possiamo dire che una cosa è sbagliata, e amministrare un rimprovero per essa, come se non ci fosse alcun dubbio che fosse sbagliata. La correttezza del rimprovero si basa sulla nostra autorità per farlo, non sugli argomenti che presentiamo.

Questo si basa sulla presunzione che gli uomini spesso sappiano che stanno sbagliando e non hanno bisogno di argomenti per convincerli di ciò. L'idea è che il ministro non deve semplicemente ragionare sul peccato e convincere gli uomini che è sbagliato, ma può ammonirli solennemente a non farlo e avvertirli delle conseguenze.

Esortazione - Vedi le note in Romani 12:8.

Con ogni longanimità - Cioè, con spirito paziente e perseverante se ti opponi; vedi le note su 2 Timoteo 2:25; confrontare le note su Romani 2:4; confronta Romani 9:22; 2 Corinzi 6:6; Galati 5:22; Efesini 4:2; Colossesi 1:11; Colossesi 3:12; 1 Timoteo 1:16.

E dottrina - Insegnamento, o istruzione paziente.

3 Per il tempo verrà... - Probabilmente riferendosi al tempo menzionato in 2 Timoteo 3:1 , seguente.

Quando non sopporteranno la sana dottrina - greca, "dottrina salutare"; cioè, dottrina che contribuisce alla salute dell'anima, o alla salvezza. A quel tempo avrebbero cercato un tipo di istruzione più conforme ai loro desideri e sentimenti.

Ma secondo le proprie concupiscenze, cercheranno un tipo di predicazione conforme ai loro desideri carnali; o quelli che placheranno le loro inclinazioni malvagie e tratteranno gentilmente i loro vizi; confronta Isaia 30:10. “Parlaci cose lisce; profetizzare inganni”.

Si accumuleranno insegnanti, avendo prurito alle orecchie - La parola resa “mucchio” - ἐπισωρεύω episōreuō - non ricorre altrove nel Nuovo Testamento. Significa "accumulare, accumulare"; e qui “moltiplicare”. La parola resa "prurito" - κνήθω knēthō - si verifica anche solo in questo luogo nel Nuovo Testamento.

Significa "sfregare, graffiare"; e poi “solleticare”, e qui sentire “prurito” per qualcosa di piacevole o gratificante. L'immagine deriva dal desiderio che abbiamo quando c'è una sensazione di prurito, di averlo strofinato o graffiato. Una tale inquietudine queste persone dovrebbero ricevere un qualche tipo di istruzione che possa placare i loro desideri irrequieti e inquieti, o che li appaga. Nella spiegazione di questo passaggio possiamo osservare,

(1) Che ci saranno sempre maestri religiosi di qualche tipo, e che nella misura in cui abbonderanno l'errore e il peccato, si moltiplicheranno. L'apostolo qui dice che, allontanandosi da Timoteo e dalla sana istruzione, non abbandonerebbero tutti i maestri religiosi, ma anzi li accrescerebbero e moltiplicherebbero. Le persone spesso declamano molto contro un ministero regolare e lo chiamano "artigianato sacerdotale"; e tuttavia, se dovessero sbarazzarsi di un tale ministero, non sfuggirebbero affatto a tutti i tipi di maestri religiosi.

Più profonda è l'oscurità, più grossolani sono gli errori e più diffusa è la malvagità degli uomini, più abbonderà un certo tipo di maestri religiosi, e più costerà sostenerli. L'Italia e la Spagna pullulano di sacerdoti, e in ogni nazione pagana costituiscono una classe molto numerosa della popolazione. Il ministero più a buon mercato sulla terra è un clero protestante ben istruito, e se la società desidera liberarsi da sciami di predicatori, profeti ed esortatori, dovrebbe assicurarsi i servizi regolari di un ministero istruito e pio.

(2) In tali classi di persone a cui si riferisce qui l'apostolo, c'è un desiderio irrequieto e inquieto di avere qualche tipo di predicatore. Hanno "prurito alle orecchie". Saranno pronti a rincorrere tutti i tipi di istruttori pubblici. Saranno poco contenti di nessuno, e questo sarà uno dei motivi per cui ne avranno così tanti. Sono volubili, inquieti e mai soddisfatti. Il desiderio di ascoltare la verità e di apprendere la via della salvezza è un buon desiderio.

Ma questo può essere di gran lunga meglio gratificato sotto il lavoro paziente e intelligente di un solo maestro religioso, che rincorrendo molti maestri, o che da frequenti cambiamenti. Quanto imparerebbe un bambino se corresse costantemente da una scuola all'altra?

(3) Tali persone avrebbero insegnanti secondo “le proprie concupiscenze”; cioè, i propri gusti, o desideri. Avrebbero quelli che coinciderebbero con i loro capricci; che avrebbe favorito ogni capriccio che potesse entrare nella loro immaginazione; chi accetterebbe ogni progetto selvaggio per fare del bene; chi sarebbero i difensori degli errori che hanno sostenuto; e chi avrebbe paura di rimproverare le proprie colpe. Questi sono i principi su cui molte persone scelgono i loro maestri religiosi. Il vero principio dovrebbe essere quello di selezionare coloro che dichiareranno fedelmente la verità e che non eviteranno di esporre e denunciare il peccato, ovunque si trovi.

4 E distoglieranno le orecchie dalla verità - Cioè, le persone stesse si allontaneranno dalla verità. Ciò non significa che gli insegnanti li allontanerebbero dall'influenza delle loro istruzioni.

e sarà trasformato in favole; - Vedi le note a 1 Timoteo 1:4.

5 Ma veglia in ogni cosa - Sii vigile contro l'errore e contro il peccato, e fedele nell'adempimento del dovere; Vedi la nota di Matteo 25:13; 1 Corinzi 16:13 nota.

Sopporta le afflizioni - Vedi le note in 2 Timoteo 2:3. La parola greca qui è la stessa che è resa “sopportare la durezza”.

Fai il lavoro di un evangelista - Sulla parola “evangelista”, vedi le note su Atti degli Apostoli 21:8. La frase qui significa "fare l'opera di predicare il vangelo", o di uno incaricato di proclamare la buona novella della salvezza. Questo è compito proprio di tutti i ministri, qualunque sia l'altro grado che possono mantenere.

Se è mai stato considerato dovere di una classe separata di uomini fare questo, vedere le note su Efesini 4:11.

Fai piena prova del tuo ministero - Margine, "adempi"; confrontare le note in Romani 14:5. La parola qui usata denota, propriamente, portare o portare pienamente; poi persuadere completamente; e poi di esserne pienamente certi, di darne piena prova. Il significato qui sembra essere "fornire piena evidenza di quale sia il disegno del ministero cristiano e di ciò che è atto a compiere", mediante il fedele adempimento di tutti i suoi doveri.

Timoteo doveva adempiere ai doveri del suo ufficio in modo da fornire "una giusta illustrazione" di ciò che il ministero poteva fare, e quindi mostrare la saggezza del Salvatore nella sua istituzione. Questo dovrebbe essere lo scopo di tutti i ministri del Vangelo. Ciascuno dovrebbe decidere, con la benedizione di Dio, che al ministero, nelle sue mani, sarà consentito, "con un processo equo", di mostrare al massimo ciò che è adatto a fare per il benessere dell'umanità.

6 Perché ora sono pronto per essere offerto - Questa convinzione dell'apostolo che stava per morire, è sollecitata come ragione per cui Timoteo dovrebbe essere laborioso e fedele nell'adempimento dei doveri del suo ufficio. Il suo lavoro era quasi finito. Presto sarebbe stato ritirato dalla terra, e qualunque beneficio il mondo avrebbe potuto derivare dalla sua esperienza o dai suoi sforzi attivi, ora doveva esserne privato.

Stava per lasciare un'opera che amava molto, e alla quale aveva dedicato il vigore della sua vita, ed era ansioso che coloro che dovevano succedergli la svolgessero con tutta l'energia e lo zelo che potevano. Questo esprime il sentimento comune dei ministri anziani mentre si avvicina la morte. La parola "pronto" nella frase "pronto per essere offerto", trasmette un'idea che non è nell'originale. Implica una disponibilità a partire, che, vera o no, non è l'idea trasmessa dall'apostolo.

La sua affermazione riguarda semplicemente "il fatto" che stava "per" morire, o che il suo lavoro "stava" volgendo al termine. Senza dubbio era pronto, nel senso di essere disposto e preparato, ma questa non è l'idea in greco. La singola parola greca resa "Sono pronto per essere offerto" - σπένδομαι spendomai - non si trova in nessun'altra parte del Nuovo Testamento, tranne in Filippesi 2:17 , dove è tradotta "se mi viene offerto"; vederlo spiegato nelle note su quel luogo.

L'allusione qui, dice Burder (in A. un Morgenland di Rosenmuller), è all'usanza che prevaleva tra i pagani in genere, di versare vino e olio sulla testa di una vittima quando stava per essere offerta in sacrificio. L'idea dell'apostolo è dunque che si trovasse nella condizione della vittima sulla cui testa era già stato versato il vino e l'olio, e che stava per essere messa a morte; cioè stava per morire. Ogni preparazione era stata fatta, e lui aspettava solo il colpo che doveva colpirlo.

Il significato non è che doveva essere un sacrificio; è che la sua morte stava per verificarsi. Non restava altro da fare che morire. La vittima era pronta, ed era sicuro che il colpo sarebbe presto caduto. Quale fosse il motivo della sua aspettativa, non ce lo ha detto. Probabilmente vi furono fatti accaduti a Roma che resero moralmente certo che, sebbene un tempo fosse stato assolto, ora non poteva fuggire.

In ogni caso, è interessante contemplare un cristiano anziano ed esperto ai margini della tomba, e conoscere quali furono i suoi sentimenti nella prospettiva della sua partenza per il mondo eterno. Fortunatamente, Paolo ha espresso in più di un luogo (confronta Filippesi 1:23 ) le sue opinioni in tali circostanze, e sappiamo che la sua religione non lo ha tradito.

Trovò che nella prospettiva della morte era ciò che aveva trovato che fosse durante tutta la sua vita - la fonte di un'indicibile consolazione - e fu in grado di guardare con calma all'ora che lo avrebbe convocato alla presenza del suo giudice.

E il tempo della mia partenza è vicino - greco: "dissoluzione o dissoluzione". Quindi si parla di “dissoluzione” dell'anima e del corpo. Il verbo da cui deriva il sostantivo ( ἀνάλυσις analusis), ( ἀναλύω anluō), significa allentare nuovamente; annullare. Si applica all'atto di sciogliere o sganciare gli ancoraggi di una nave, propedeutico alla partenza.

L'idea corretta nell'uso della parola sarebbe stata che era stato legato al mondo presente, come una nave ai suoi ormeggi, e che la morte sarebbe stata una liberazione. Ora avrebbe spiegato le sue vele nel vasto oceano dell'eternità. La vera idea della morte è quella di sciogliere i legami che ci confinano nel mondo presente; di liberarci e di permettere all'anima di partire, come a vele spiegate, nel suo eterno viaggio. Con una tale visione della morte, perché un cristiano dovrebbe temere di morire?

7 Ho combattuto una buona battaglia - La vita cristiana è spesso rappresentata come un conflitto, o una guerra; vedi le note su 1 Timoteo 6:12. Quel nobile conflitto con il peccato, il mondo, la carne e il diavolo, Paolo ora dice di essere stato in grado di mantenere.

Ho terminato il mio corso - Anche la vita cristiana è spesso rappresentata come una “corsa” da correre; confronta le note in 1 Corinzi 9:24.

Ho conservato la fede - ho mantenuto fermamente la fede del vangelo; oppure, ho vissuto una vita di fedeltà al mio Maestro. Probabilmente l'espressione significa che aveva mantenuto la sua fede implorata al Redentore, o aveva trascorso una vita nel tentativo fedele di servire il suo Signore.

8 D'ora in poi è riposto per me - Alla fine della mia corsa, poiché c'era una corona di riserva per coloro che avevano lottato con successo nei giochi greci; confronta le note a 1 Corinzi 9:25. La parola "d'ora in poi" - λοιπὸν loipon - significa "ciò che rimane, o quanto al resto;" e l'idea è che quello era ciò che restava dell'intera carriera. La gara era stata corsa; il conflitto era stato condotto; e tutto ciò che era ora necessario per completare l'intera transazione, era semplicemente che la corona fosse conferita.

Una corona di giustizia - Cioè, una corona vinta nella causa della giustizia e conferita come ricompensa dei suoi conflitti e sforzi nella causa della santità. Non era la corona dell'ambizione; non era una ghirlanda vinta nelle lotte per la distinzione terrena; era quella che era la giusta ricompensa dei suoi sforzi per essere personalmente santo e per diffondere i principi della santità per quanto possibile nel mondo.

Che il Signore, il giusto Giudice, mi darà - Il Signore Gesù, nominato per giudicare il mondo e per dispensare le ricompense dell'eternità. Si vedrà nell'ultimo giorno che le ricompense del cielo non sono conferite in modo arbitrario, ma che sono elargite perché dovrebbero esserlo, o che Dio è giusto e giusto nel farlo. Nessun uomo sarà ammesso in cielo che non dovrebbe, in tutte le circostanze del caso, esservi ammesso; non sarà escluso nessuno che avrebbe dovuto essere salvato.

In quel giorno - Cioè, il tempo in cui verrà a giudicare il mondo; Matteo 25.

E non solo a me - “Anche se la mia vita è stata spesa nel faticoso sforzo di diffondere la sua religione; sebbene io abbia sofferto molto e lavorato a lungo; anche se ho lottato duramente per vincere il premio, e ora lo tengo ben in vista, tuttavia non credo che sarà conferito a me solo. Non è come la corona d'ulivo, alloro, pino o prezzemolo (vedi note a 1 Corinzi 9:25 ), che poteva essere conferita a un solo vincitore (vedi note a 1 Corinzi 9:24 ); ma qui ognuno può ottenere la corona che si sforza per essa.

La lotta non è tra me e un concorrente nel senso che, se 'io' ottengo la corona, 'lui' deve essere escluso; ma è una corona che 'lui' può ottenere come 'io'. Quanti corrono, quanti combattono la buona battaglia, quanti conservano la fede, quanti amano la sua apparizione, possono vincere la corona quanto me». Tale è la religione, e tale è il modo in cui le sue ricompense differiscono da tutte le altre.

Ai giochi greci, ma si poteva ottenere il premio; 1 Corinzi 9:24. Tutti gli altri che si contendevano in quei giochi, per quanto numerosi fossero, o quanto abilmente si contendessero, o quanta fatica facessero, erano naturalmente soggetti alla mortificazione di un fallimento, e a tutti i rancori e le invidie di che un simile fallimento potrebbe dare origine.

Così è nel rispetto di tutti i premi che questo mondo può concedere. In una lotteria, ma si può ottenere il premio più alto; in una classe al college, ma ci si può assicurare il massimo onore; nella corsa alla carica, non importa quanti possano essere i concorrenti, o quali possano essere i loro meriti, ma si può ottenerlo. Tutto il resto è soggetto alle delusioni e mortificazioni della sconfitta. Non così nella religione.

Non importa quanto numerosi siano i concorrenti, o quanto degno uno di loro possa essere, o quanto eminente sopra i suoi fratelli, tuttavia tutti possono ottenere il premio; tutto può essere coronato da un diadema di vita, di uguale splendore. Nessuno è escluso perché un altro ha successo; nessuno manca della ricompensa perché un altro la ottiene. Chi, allora, non farebbe uno sforzo per conquistare la corona immortale?

Anche a tutti coloro che amano la sua apparizione - Cioè, a tutti coloro che desiderano la sua seconda venuta. Credere nel secondo avvento del Signore Gesù per giudicare il mondo, e desiderare il suo ritorno, divenne una sorta di criterio con cui i cristiani erano conosciuti. Nessun altro, tranne i veri cristiani, avrebbe dovuto crederci, e nessun altro lo desiderava veramente; confrontare Apocalisse 1:7; Apocalisse 22:20. È così adesso. È una delle caratteristiche di un vero cristiano che desideri sinceramente il ritorno del suo Salvatore e che accolga la sua apparizione nelle nuvole del cielo.

9 Fa' la tua diligenza per venire presto da me - Il più presto possibile. Timothy era stato il compagno di viaggio di Paul, ed era il suo intimo amico. L'apostolo era ormai quasi abbandonato e stava per passare attraverso dure prove. Non si sa certo per quale scopo volesse che andasse da lui, ma forse desiderava dargli qualche consiglio d'addio; forse desiderava che gli fosse vicino quando sarebbe morto.

È evidente da ciò che non lo considerava il prelato "vescovo della chiesa degli Efesini", né considerava che fosse così confinato in quel luogo nelle sue fatiche, che non doveva andare anche in altri luoghi se avesse fu chiamato nella provvidenza di Dio. È probabile che Timoteo avrebbe obbedito a tale convocazione, e non c'è motivo di credere che sia mai tornato a Efseo.

10 Poiché Dema mi ha abbandonato - Dema è menzionato con onore in Colossesi 4:14; ma di lui non si sa più nulla di quanto si può dedurre da quel luogo e questo: che fu dapprima amico e compagno di lavoro di Paolo, ma che, spinto dal desiderio di vivere, poi lo abbandonò, anzi in circostanze in cui aveva molto bisogno della presenza di un amico.

Avere amato questo mondo attuale - Ciò non significa, necessariamente, che fosse un uomo avaro, o che, di per sé, amasse gli onori o le ricchezze di questo mondo; ma significa che desiderava vivere. Non era disposto a stare con Paolo ea sottomettersi alle probabilità del martirio; e, per salvarsi la vita, partì verso un luogo sicuro. Il greco è, ἀγαπὴσας τὸν νὺν αἰῶνα agapēsas ton nun aiōna - avendo amato il mondo che è adesso; cioè, questo mondo così com'è, con tutte le sue preoccupazioni, i suoi problemi e le sue comodità; avendo desiderato rimanere in questo mondo, piuttosto che andare nell'altro.

C'è, forse, una leggera censura qui nella lingua di Paolo - "la censura del dolore"; ma non c'è ragione per cui Dema debba essere additato come esempio di uomo mondano. Che desiderava vivere più a lungo; che non fosse disposto a rimanere e rischiare la perdita della vita, è infatti chiaro. Che Paul fosse addolorato per la sua partenza, e che si sentisse solo e triste, è abbastanza evidente; ma non vedo alcuna prova che Dema sia stato influenzato da quelli che vengono comunemente chiamati sentimenti mondani, o che sia stato condotto a questo corso dal desiderio di ricchezza, o fama, o piacere.

Ed è partito per Tessalonica - Forse il suo luogo natale. "Calma".

Crescens - Di Crescens non si sa nulla di più di quello qui menzionato. "Eusebio e altri pensano che abbia predicato in Gallia e che abbia fondato la chiesa a Vienne, nel Delfinato" - Calmet.

In Galazia - Vedi introduzione. all'Epistola ai Galati, Sezione 1. Non si sa in quale parte della Galazia si fosse recato, né perché vi fosse andato.

Tito in Dalmazia - La Dalmazia faceva parte dell'Illirico, sul golfo di Venezia, o sul mare Adriatico. Sulla situazione dell'Illirico, si vedano le note su Romani 15:19. Paolo non menziona il motivo per cui Tito era andato lì; ma non è improbabile che fosse andato a predicare il vangelo, oa visitare le chiese che Paolo aveva piantato in quella regione.

L'apostolo non suggerisce che fosse meritevole di colpa per essersene andato, e difficilmente si può supporre che "Tito" lo avrebbe lasciato in questo momento senza il suo consenso. Forse, quando glielo permise di partire, non sapeva quanto presto gli eventi sarebbero entrati in crisi con lui; e poiché una lettera avrebbe raggiunto più facilmente Timoteo a Efeso, che Tito in Dalmazia, lo pregò di venire da lui, invece di comandare a Tito di tornare.

11 Solo Luca è con me, Luca, l'autore del vangelo che porta il suo nome, e degli Atti degli Apostoli. Per una parte considerevole del ministero di Paolo, fu suo compagno di viaggio (confronta le note su Atti degli Apostoli 16:10 ), e sappiamo che andò con lui a Roma; Atti degli Apostoli 27:1.

Prendi Mark - John Mark, vedi le note in Atti degli Apostoli 15:37. Era figlio di una sorella di Barnaba ed era stato compagno di viaggio di Barnaba e Paolo. C'era stata una temporanea alienazione tra Paolo e lui Atti degli Apostoli 15:38; ma questo passaggio prova che quello era stato rimosso e che Paolo si era riconciliato con lui.

Perché mi è utile per il ministero - In che modo sarebbe vantaggioso, non dice; né si sa perché Marco fosse a quel tempo con Timoteo. Si può osservare, tuttavia, che questo è il linguaggio che ci si potrebbe aspettare che Paolo usasse di Marco, dopo ciò che era accaduto, come riportato in Atti degli Apostoli 15:38.

Sentiva che ora stava per morire. Se avesse sospettato che ci fosse da parte di Marco una persistente apprensione che il grande apostolo non fosse del tutto riconciliato con lui, o avesse mantenuto un ricordo di ciò che era accaduto in precedenza, niente sarebbe stato più naturale di questo, in questo momento difficile della sua vita , Paul dovrebbe convocarlo al suo fianco ed esprimere verso di lui le emozioni più gentili. Ricevere un messaggio del genere avrebbe lenito qualsiasi irritazione persistente nella mente di Mark.

12 E Tichico - Vedi Atti degli Apostoli 20:4. In Efesini 6:21 , Paolo lo chiama "un fratello diletto e fedele ministro nel Signore". Ma ci si può chiedere perché non lo tenne con sé, o perché avrebbe dovuto mandarlo via e poi chiamare Timoteo da lui? La probabilità è che lo avesse mandato prima di aver visto motivo di temere che sarebbe stato messo a morte; e ora, sentendo il bisogno di un amico per stare con lui, mandò a Timoteo, piuttosto che a lui, perché Tichico era stato impiegato per svolgere un servizio che non poteva lasciare, e perché Paolo voleva dare alcune istruzioni speciali a Timoteo prima di morire.

Ho mandato a Efeso - Perché, non è certamente noto; confronta Intro. Sezione 2.

13 Il mantello che ho lasciato a Troas - Sulla situazione di Troas, vedi le note su Atti degli Apostoli 16:8. Non era sulla strada più diretta da Efeso a Roma, ma era una strada percorsa di frequente. Si veda anche l'introduzione, sezione 2. Riguardo a cosa fosse il “mantello” qui menzionato, c'è stata una notevole divergenza di opinioni.

La parola greca usata ( φελόνης phelonēs, - variamente scritta φαιλόνης phailonēs, φελόνης phelonēs e φελώνης phelōnēs), non si trova da nessun'altra parte nel Nuovo Testamento.

Si suppone che sia usato per una parola greca simile ( φαινόλης phainolēs) per indicare un mantello, o soprabito, con cappuccio, usato principalmente durante i viaggi o nell'esercito: latino, "penula". È descritto da Eschenberg (Man. Class. Lit., p. 209) come un “mantello senza maniche, per il tempo freddo o piovoso”. Se ne vedano gli usi nelle citazioni fatte da Wetstein, in loc.

Altri, tuttavia, hanno supposto che la parola significasse una valigia da viaggio per libri, ecc. Così la intende Esichio. Bloomfield si sforza di unire le due opinioni suggerendo che potrebbe significare una "sacca-mantello" e che ci aveva lasciato i suoi libri e le sue pergamene. È impossibile stabilire qui il significato preciso della parola, e non è materiale. L'opinione comune che fosse un drappo o un mantello da viaggio, è la più probabile; e un tale indumento non sarebbe indesiderabile per un prigioniero.

Va ricordato, inoltre, che l'inverno si stava avvicinando 2 Timoteo 4:21 , e un tale mantello sarebbe stato particolarmente necessario. Probabilmente era passato per Troade d'estate e, non avendo bisogno del mantello, e non scegliendo di ingombrarlo, lo aveva lasciato a casa di un amico. Sul significato della parola, vedi Wetstein, Robinson, Lex.

e Schleusner, Lexicon. Confronta anche Suic. Te ii. 1422. Il dubbio su ciò che si intende qui è antico quanto il Crisostomo. Dice (Omelia x. su questa lettera), che la parola φελόνην phelonēn denota un indumento - τὸ ἱματίον a himation. Ma alcuni intendevano con esso una capsula, o borsa - γλωσσόκομον glōssokomon,” (confronta le note su Giovanni 12:6 ), “in cui erano portati libri, ecc.”.

Con Carpus - Carpus non è menzionato altrove. Era evidentemente un amico dell'apostolo, e sembrerebbe probabile che Paolo avesse fatto della sua casa la sua dimora quando si trovava a Troas.

E i libri - È impossibile determinare cosa si intende per libri qui. Potrebbero essere parti dell'Antico Testamento, o scritti classici, o libri scritti da altri cristiani o da lui stesso. È degno di nota che anche Paolo non viaggiava senza libri, e che li trovava in qualche modo necessari per l'opera del ministero.

Specialmente le pergamene - La parola qui usata ( μεμβράνας membranas, da cui la nostra parola “membrana”), ricorre solo in questo luogo nel Nuovo Testamento, e significa pelle, membrana o pergamena. Le pelli vestite erano tra i primi materiali per la scrittura ed erano di uso comune prima che fosse scoperta l'arte di fare la carta con gli stracci.

Queste "pergamene" sembrano essere qualcosa di diverso dai "libri" e probabilmente si riferiscono ad alcuni dei suoi scritti. Potrebbero contenere note, memorandum, diari o lettere incompiute. È, ovviamente, impossibile ora determinare quali fossero. Benson suppone che fossero lettere che aveva ricevuto dalle chiese; Macknight, che erano gli originali delle lettere che aveva scritto; Dr. Bull, che erano una specie di libro di luogo comune, in cui inseriva accenni ed estratti dei passaggi più notevoli degli autori che leggeva. Tutto questo, però, è mera congettura.

14 Alessandro il ramaio - O meglio, “il braciere” - ὁ χαλκεύς ho chalkeus. La parola è usata, tuttavia, per indicare un lavoratore in qualsiasi tipo di metallo. Questa è probabilmente la stessa persona menzionata in 1 Timoteo 1:20 , e forse la stessa menzionata in Atti degli Apostoli 19:33; vedi le note su 1 Timoteo 1:20.

Mi ha fatto molto male - In che modo questo è stato fatto, non è menzionato. Se questa è la stessa persona a cui si fa riferimento in 1 Timoteo 1:20 , è probabile che non fosse un male per Paolo personalmente, quanto un imbarazzo per la causa della religione da lui sostenuta; confronta 2 Timoteo 2:17.

Il Signore lo ricompensi secondo le sue opere; - confrontare le note di 1 Timoteo 1:20. Questo non deve essere considerato come un'espressione di sentimento privato; ancor meno va inteso come espressione di un desiderio di vendetta. È il linguaggio di chi desiderava che Dio lo trattasse esattamente come dovrebbe essere trattato, e che fosse in accordo con la più alta benevolenza di qualsiasi cuore.

È scopo di ogni governo giusto che ognuno sia trattato esattamente come merita; e ogni buon cittadino dovrebbe desiderare e pregare che giustizia esatta sia fatta a tutti. È compito di un ufficiale di polizia scovare i colpevoli, portarli in giudizio, ottenere una sentenza giusta; e qualsiasi agente di polizia potrebbe "pregare", con la massima correttezza, che Dio lo assistesse nei suoi sforzi e lo mettesse in grado di svolgere il suo dovere. Questo potrebbe essere fatto senza sentimenti malevoli verso alcun essere umano, ma con il più puro amore per la patria e il desiderio più sincero per il benessere di tutti.

se un tale poliziotto, o se un giudice, o un giurato, fosse udito pregare così, chi oserebbe accusarlo di avere uno spirito vendicativo, o un cuore malvagio? E perché Paolo dovrebbe essere così carico, quando la sua preghiera non è altro che questo? Perché resta ancora da provare che si riferisca a qualche torto privato che Alessandro gli aveva fatto, o che fosse mosso da qualsiasi altro desiderio che non fosse che i sacri interessi della verità fossero custoditi e che fosse fatta uguale giustizia a tutti.

Perché è sbagliato desiderare o pregare che sia fatta giustizia universale e che ogni uomo possa essere trattato come, in tutte le circostanze del caso, dovrebbe essere trattato? Sul tema delle “Imprecazioni nelle Scritture”, il lettore può consultare un articolo della Bibliotheca Sacra, vol. 1, pp. 97-110. Va aggiunto qui, che alcuni manoscritti, invece di οδῴη apodōē, “che il Signore ricompensi”, lo leggano in futuro - ἀποδώσει apodōsei, “ricompenserà.

"Vedi Wetstein. Il futuro si trova anche nella Vulgata, nel Copto e in Agostino, Teodoreto e Crisostomo. Agostino dice (nel Discorso della Montagna): “Non dice, ricompensi (reddat); ma ricompenserà (reddet), che è un verbo di profezia, non di imprecazione. L'autorità, tuttavia, non è sufficiente a giustificare un cambiamento nella presente lettura. Queste variazioni sono senza dubbio nate dalla convinzione che la lettura comune esprima un sentimento incompatibile con il vero spirito di un cristiano, e un desiderio di trovare un migliore. Ma non c'è motivo di “desiderare” un cambiamento nel testo.

15 Di chi guarda anche tu - Sembrerebbe da ciò che Alessandro fosse ancora un pubblico insegnante, e che i suoi discorsi fossero plausibili e artificiosi. Gli uomini migliori e più saggi devono stare in guardia contro gli sforzi dei sostenitori dell'errore.

Perché ha resistito molto alle nostre parole - Margine, "predicazioni". Il greco è "parole"; ma il riferimento è senza dubbio agli insegnamenti pubblici di Paolo. Questo versetto chiarisce che non era un torto privato a cui si riferiva Paolo, ma il danno che stava facendo alla causa della verità come professato insegnante pubblico.

16 Alla mia prima risposta - greco, "apologia ( ἀπολογία apologia), appello o difesa". Ciò si riferisce evidentemente a qualche prova che aveva avuto davanti all'imperatore romano. Parla di un primo processo di questo genere; ma se fosse in qualche occasione precedente, e fosse stato rilasciato e gli fosse permesso di nuovo di andare all'estero, o se fosse un processo che aveva già avuto durante la sua seconda prigionia, non è facile determinarlo.

La prima è la supposizione più naturale; perché, se aveva avuto un processo durante la sua attuale prigionia, è difficile capire perché fosse ancora tenuto prigioniero. Si veda questo punto esaminato nell'introduzione, sezione 1.

Nessun uomo stava con me - Paolo aveva molti amici a Roma ( 2 Timoteo 4:21; confronta Romani 16 ); ma sembra che non volessero apparire come tale quando fu processato per la sua vita. Avevano senza dubbio paura di essere identificati con lui e di mettere in pericolo la propria vita.

Va detto che alcuni degli amici dell'apostolo, menzionati in Romani 16 , e che erano lì quando fu scritta quell'Epistola, possono essere morti prima che l'apostolo vi arrivasse, o, nelle prove e persecuzioni a cui furono esposti, potrebbe aver lasciato la città. Tuttavia, è notevole che quelli che erano lì avrebbero dovuto lasciarlo tutti in un'occasione così difficile.

Ma abbandonare un amico nel giorno della calamità non è raro, e Paolo ha sperimentato ciò che migliaia prima di lui e da allora hanno fatto. Così, Giobbe fu abbandonato da amici e parenti nel giorno delle sue prove; vedi la sua patetica descrizione in Giobbe 19:13;

Ha allontanato da me i miei fratelli,

E i miei conoscenti in verità sono estranei a me.

I miei parenti hanno fallito,

E i miei amici familiari mi hanno dimenticato.

quelli che abitano nella mia casa e le mie ancelle,

Contami come uno sconosciuto.

Sono un alieno ai loro occhi.

Ho chiamato il mio servo ed egli non mi ha risposto; L'ho supplicato con la mia bocca.

Il mio respiro è strano per mia moglie.

Anche se ho supplicato per il bene dei bambini del mio stesso corpo.

Così, il salmista fu abbandonato dai suoi amici in tempo di calamità; Salmi 35:12; Salmi 38:2; Salmi 41:9; Salmi 55:12.

E così il Salvatore fu abbandonato nelle sue prove; Matteo 26:56; confrontare, per illustrazione, Zaccaria 13:6. Il mondo è pieno di casi in cui coloro che sono stati sopraffatti da calamità schiaccianti, sono stati abbandonati da amici dichiarati e sono stati lasciati a soffrire da soli.

Questo è sorto, in parte dalla circostanza che molti amici sinceri sono timidi, e il loro coraggio viene loro meno quando il loro attaccamento per un altro li esporrebbe al pericolo; ma più comunemente dalla circostanza che c'è molta amicizia professata nel mondo che è falsa, e quella calamità diventa una prova di essa che non può sopportare. C'è un'amicizia dichiarata che è causata dalla ricchezza Proverbi 14:20; Proverbi 19:4; c'è ciò che è caro a coloro che sono nei circoli elevati e alla moda; c'è ciò che si forma per la bellezza della persona, o per i modi aggraziati, più che per le solide virtù del cuore; c'è ciò che si crea alla luce del sole della vita: l'affetto di quegli “amici rondine; che si ritirano in inverno e tornano in primavera.

” Confronta le osservazioni conclusive sul libro di Giobbe. Tale amicizia è sempre messa alla prova dalla calamità; e quando sopraggiunge l'afflizione, coloro che nei giorni della prosperità erano circondati da molti adulatori e ammiratori, si meravigliano di vedere come pochi fossero tra loro che li amassero veramente.

“Nel vento e nella tempesta del suo cipiglio,

Distinzione, con un ventaglio ampio e potente,

Sbuffando, spulcia via la luce;

E che cosa ha massa o materia di per sé,

Bugie, ricche di virtù e non mescolate.

Troilo e Cressida.

Questo è stato così comune - così poca fiducia può essere riposta negli amici dichiarati in tempo di avversità, che a volte siamo disposti a credere che ci sia più verità che fantasia nella rappresentazione del poeta quando dice:

“E che cos'è l'amicizia se non un nome,

Un fascino che culla il sonno;

Un'ombra che segue la ricchezza o la fama.

Ma lascia piangere il miserabile?

Eppure c'è una vera amicizia nel mondo. Esisteva tra Damon e Pythias, e il suo potere e la sua bellezza erano ancora più sorprendentemente illustrati nel caloroso affetto di David e Jonathan. Nelle prove di Davide - benché cresciuto dalla condizione di pastorello - e pur non avendo amici potenti a corte, il figlio di Saul non lo abbandonò mai, e non gli diede mai occasione di sospettare della sincerità o della profondità del suo affetto. Con quale squisita bellezza cantò di quell'attaccamento quando Jonathan era morto!

«Sono angosciato per te, fratello Gionatan.

Sei stato molto gentile con me:

Il tuo amore per me era meraviglioso,

Passando l'amore delle donne.”

2 Samuele 1:26

La vera amicizia, fondata sull'amore sincero, così raro, così difficile da trovare, così poco conosciuto tra i gay e i grandi, è una delle più ricche benedizioni del Cielo per l'uomo e, quando viene goduta, dovrebbe essere considerata più di un compenso per tutto lo spettacolo, lo splendore e l'adulazione che la ricchezza può ottenere.

“Anche se la scelta delle follie si fissa al grande,

Nessuno si aggrappa più ostinato, di fantasia affettuoso.

Quella sacra amicizia è la loro facile preda;

Catturato dall'onda di un'esca dorata,

O il fascino di un sorriso nobile.

I loro sorrisi, il grande e la civetta, buttano via.

Per i cuori degli altri, tenaci dei loro,

E noi non meno dei nostri, quando tale l'esca,

Voi forzieri della fortuna? voi poteri della ricchezza!

L'oro può guadagnare amicizia! Imprudenza di speranza!

Così come un semplice uomo potrebbe generare un angelo.

L'amore, e solo l'amore, è il prestito per l'amore.

Lorenzo! reprimere l'orgoglio; né sperare di trovare.

Un amico, ma ciò che ha trovato un amico in te.

A tutti piace l'acquisto; poco il prezzo pagherà,

E questo rende amici tali miracoli di seguito.

Un amico vale tutti i rischi che possiamo correre.

Il povero è il padrone senza amici di un mondo;

Un mondo in cambio di un amico è guadagno.”

Pensieri notturni, notte 2

Prego Dio che non sia loro imputato - Che non sia "stimato" o imputato a loro - λογισθείῃ logistheiē. Sul significato di questa parola si vedano le note su Romani 4:3 e Filemone 1:18.

La preghiera dell'apostolo qui respira lo spirito stesso di Cristo; vedi le note su Luca 23:34; confronta Atti degli Apostoli 7:60.

17 Nonostante il Signore fosse con me - Sebbene tutti gli "uomini" mi abbiano abbandonato, "Dio" no. Ciò esprime una verità universale riguardo alla fedeltà di Dio; vedi Salmi 27:10; confrontare Giobbe 5:17; Isaia 14:1.

Che da me la predicazione possa essere pienamente conosciuta - La parola "predicazione", qui probabilmente significa "il vangelo come predicato da lui". La parola resa “fosse portata a compimento” - πληροφορηθη plērophorē̄thē - significa “potrebbero ottenere piena fede;” vale a dire, potrebbe essere pienamente confermato, in modo che altri possano essere certi della sua verità.

L'apostolo significa senza dubbio che nella sua prova, sebbene abbandonato da tutti gli uomini, fu reso così saldo nella sua professione della verità e così calmo nella prospettiva della morte, che tutti coloro che furono testimoni della sua prova videro che c'era una realtà nella religione, e che il Vangelo è stato fondato nella verità. Come predicatore aveva sostenuto che il Vangelo era in grado di sostenere l'anima nella prova, e ora era in grado di illustrarne la potenza nel suo caso. Aveva proclamato il Vangelo come il vero sistema di religione, e ora era in grado di renderne testimonianza con la prospettiva di avvicinarsi al martirio.

Il sentimento di questo brano quindi è che la verità del Vangelo è resa nota, o che gli uomini possono esserne pienamente certi, dalla testimonianza che gli è resa dai suoi amici nella prossima prospettiva della morte. Uno dei mezzi più importanti per stabilire la verità del Vangelo nel mondo è stata la testimonianza resa dai martiri e lo spirito di incrollabile fiducia in Dio che essi hanno manifestato.

E ora, uno dei metodi più importanti per mantenere viva la conoscenza del valore della religione nel mondo, e per convincere gli uomini della verità del cristianesimo, è lo spirito che i suoi amici manifestano quando stanno per morire. Gli uomini giudicano molto, e giustamente, il valore di un sistema di religione per il suo potere di confortare nel giorno della calamità e di sostenere l'anima quando sta per entrare in uno stato dell'essere non provato.

Poco vale per l'umanità quel sistema che ci lascia nel giorno della prova; questo è di inestimabile valore che ci permetterà di morire con la ferma speranza di un mondo più luminoso e migliore. Un cristiano, avendo servito fedelmente il suo Dio in vita, può quindi essere eminentemente utile quando viene a morire.

E affinché tutti i Gentili potessero udire - Paolo era in quel momento a Roma. Il suo processo fu davanti a un tribunale pagano, e fu circondato da pagani. Anche Roma era allora il centro del mondo, e in ogni momento c'era un grande flusso di stranieri lì. Il suo processo, quindi, gli diede l'opportunità di testimoniare la verità del cristianesimo davanti ai governanti gentili, e in circostanze tali che la conoscenza delle sue sofferenze e della religione per la quale soffrì, potesse essere trasmessa dagli estranei che ne furono testimoni i confini del mondo.

Il suo scopo principale nella vita era quello di far conoscere il Vangelo ai Gentili, e aveva così l'opportunità di promuovere quella grande causa, anche su quella che supponeva potesse essere la prova che avrebbe determinato con lui la questione della vita o della morte; confrontare le note su Romani 1:10.

E sono stato liberato dalla bocca del leone - Questo può significare che è stato liberato da Nerone, rispetto a un leone, o letteralmente che è stato salvato dall'essere gettato ai leoni nell'anfiteatro, come era comune a Roma; vedi le note a 1 Corinzi 15:32.

Non è raro nelle Scritture paragonare tiranni e persecutori a feroci bestie feroci; confronta Salmi 22:13 , Salmi 22:21; Geremia 2:30. Nerone è chiamato “leone” da Seneca, ed era consuetudine tra gli scrittori pagani applicare il termine in vari sensi a principi e guerrieri; vedi Grozio, in loc.

L'interpretazione comune qui è stata che questo si riferisca a Nerone, e non vi è alcuna improbabilità nell'interpretazione. Tuttavia, è altrettanto naturale supporre che la punizione che gli era stata assegnata, o alla quale sarebbe stato sottoposto, fosse stata data in pasto ai leoni, e che in qualche modo, a noi ora sconosciuto, fosse stato consegnato da. Paolo attribuisce la sua liberazione interamente al Signore, ma non specifica quale agenzia strumentale possa esserci stata.

Sembra probabile che fosse la sua stessa difesa; che era in grado di difendere la propria causa con tanta abilità che trovò favore anche presso l'imperatore romano, e fu licenziato. Se fosse stato per l'aiuto di un amico di corte, è difficile supporre che non avrebbe menzionato il nome di colui al quale doveva la sua liberazione.

18 E il Signore mi libererà da ogni opera malvagia - Non dice dalla "morte", perché ora si aspettava di morire; vedi 2 Timoteo 4:6. Ma gli fu assicurato che Dio lo avrebbe impedito di rifuggire dalla morte quando l'ora si fosse avvicinata; dall'apostasia, e dalla manifestazione di uno spirito improprio quando venne a morire.

E mi conserverà per il suo regno celeste - Quindi preservami dal male che raggiungerò il suo regno celeste; vedi 2 Timoteo 4:8.

A chi sia gloria nei secoli dei secoli - Paolo era solito introdurre una dossologia nei suoi scritti quando il suo cuore era pieno (confronta Romani 9:5 ), e in nessun luogo potrebbe essere più appropriato di qui, quando aveva la piena fiducia che presto sarebbe stato portato in paradiso. Se l'uomo è mai disposto ad attribuire gloria a Dio, è in tale occasione.

19 Saluto Prisca e Aquila - Prisca, o Priscilla, era la moglie di Aquila, anche se il suo nome è talvolta citato per primo. Per quanto riguarda la loro storia, vedi le note in Romani 16:3. Erano a Roma quando Paolo scrisse la sua Lettera ai Romani, ma in seguito andò in Asia Minore, che era il luogo natale di Aquila Atti degli Apostoli 18:2 , e dove probabilmente morirono.

e la casa di Onesiforo; - vedi le note a 2 Timoteo 1:16.

20 Erasto - vedi le note su Romani 16:23.

Dimora a Corinto - Questa era la sua casa, dove ricoprì un importante ufficio; vedere le note in Romani 16:23. Sembrerebbe che quando Paolo andò a Roma, ci fosse qualche aspettativa che lo accompagnasse, ma che si fossero verificati dei motivi per la sua permanenza a Corinto. Il suo fare così è riferito senza colpa.

Ma Trophimus - vedi Atti degli Apostoli 20:4. Era originario dell'Asia Minore.

Sono partito a Mileto malato - Probabilmente aveva intenzione di accompagnarlo a Roma, come spesso era stato con lui nei suoi viaggi. Sulla situazione di Mileto, o Mileto, si vedano le note su Atti degli Apostoli 20:15.

21 Fa' la tua diligenza; - 2 Timoteo 4:9.

Venire prima dell'inverno - Probabilmente per i pericoli della navigazione di allora, e perché le circostanze dell'apostolo erano tali da richiedere la presenza di un amico.

Eubulo, ... - Questi nomi sono frequenti nelle opere degli scrittori classici, ma delle persone qui citate non sappiamo nulla.

22 Il Signore Gesù Cristo sia con il tuo spirito; - vedi Galati 6:18; Romani 15:20. La sottoscrizione a questa lettera non è stata aggiunta da Paolo stesso, né vi è alcuna prova che sia stata opera di un uomo ispirato, e non ha alcuna autorità. Non c'è la minima prova che Timoteo sia stato "ordinato il primo vescovo della chiesa degli Efesini", o che fosse un "vescovo" lì.

Non c'è motivo di credere che lì fosse anche un “pastore”, in senso tecnico; vedi le note su 1 Timoteo 1:3. Confronta le osservazioni sulle sottoscrizioni alla Lettera ai Romani, 1 Corinzi, e soprattutto Tito.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

2Timoteo 4

1 INTRODUZIONE A II TIMOTEO 4

In questo capitolo l'apostolo incarica Timoteo di svolgere il suo ufficio di evangelista con grande diligenza, costanza e fedeltà, con le ragioni per farlo; dà alcuni accenni a diverse persone particolari menzionate, il che lo rese molto desideroso che Timoteo venisse presto da lui; racconta come stavano le cose con lui quando fece la sua prima difesa a Roma; e conclude l'epistola con i saluti e la sua solita benedizione. L'incarico è fatto nel modo più solenne agli occhi di Dio; e di Cristo, come Giudice dei vivi e dei morti; e dirige alle diverse parti del lavoro ministeriale, e al modo in cui dovrebbero essere svolte, 2Timoteo 4:1,2. La ragione di questa accusa è che, poiché il tempo si stava affrettando, la sana dottrina non sarebbe stata sopportata, e gli uomini si sarebbero allontanati dalla verità per le favole e i falsi maestri, 2Timoteo 4:3,4. Perciò l'apostolo ripete il suo incarico e la sua esortazione a Timoteo, anche se in altre parole, ad essere vigilante, paziente, coraggioso e fedele nell'adempimento del suo ufficio, 2 Timoteo 4:5 aggiungendo una nuova ragione che vi muove, tratta dalla morte dell'apostolo che era vicina; che si esprime con un sacrificio e con una partenza dal mondo, 2Timoteo 4:6 che lo porta a rendere conto della sua condotta passata nel combattere la buona battaglia, nel finire la sua corsa e nel mantenere la fede, 2Timoteo 4:7 e della sua ferma fede nella gloria eterna e nella felicità, 2Timoteo 4:8 e poi desidera che Timoteo usi tutta la diligenza per venire presto da lui, 2Timoteo 4:9 le sue ragioni erano che non aveva quasi nessuno con sé: uno lo aveva abbandonato per amore del mondo; un altro era andato a Tessalonica; un terzo in Galazia e un quarto in Dalmazia; solo Luca l'evangelista era con lui; e quanto a Tichico, lo aveva mandato a Efeso: quindi desidera che porti con sé Marco, e il suo mantello, i libri e le pergamene che aveva lasciato a Troas, 2Timoteo 4:10-13 e poi si accorge delle persone che lo avevano maltrattato, in particolare Alessandro il ramaio; desidera che gli sia fatta giustizia; e consiglia a Timoteo di guardarsi da lui, a causa della sua opposizione alle dottrine del Vangelo, 2Timoteo 4:14,15 e anche ad altri che lo hanno trascurato, che lo hanno abbandonato quando si è difeso: tuttavia, prega che ciò non possa essere addebitato su di loro; e osserva la bontà di Dio stando accanto a lui e liberandolo; ed esprime la sua fede e fiducia che sarebbe stato liberato e preservato sano e salvo per la gloria eterna, 2Timoteo 4:16-18 e poi seguono i saluti dell'apostolo ad alcune persone a Efeso, e un racconto di altri due, uno a Corinto e un altro a Miletum; e una ripetizione della sua richiesta a Timoteo, di venire presto da lui, e prima dell'inverno; e poi alcuni saluti di persone a Roma, inviati da Timoteo; e il tutto si conclude con la consueta benedizione dell'apostolo, 2Timoteo 4:19-22

Versetto 1. Ti scongiuro dunque davanti a Dio,

Di chi sono le Scritture la parola e da chi sono ispirate; che aveva fatto di Timoteo un abile ministro del Nuovo Testamento e al quale egli doveva rendere conto del suo ministero:

e il Signore Gesù Cristo; che è uguale a Dio, e concede doni di ministero agli uomini, e da cui Timoteo ebbe i suoi; di cui predicò il Vangelo; per la cui causa era stato imbarcato; e davanti al quale deve comparire, per rendere conto del suo ministero, dei suoi talenti e delle sue anime sotto la sua cura:

il quale giudicherà i vivi e i morti alla sua apparizione e al suo regno; è certo che ci sarà un giudizio generale; il giorno è fissato e Cristo è costituito Giudice di tutti gli uomini; ogni giudizio è affidato a lui, ed egli è pronto ad esercitarlo; per il quale è abbondantemente qualificato, essendo Dio onnisciente e onnipotente; e che egli eseguirà nel modo più giusto e imparziale. Le persone che saranno giudicate da lui sono "i vivi e i morti"; con ciò non si intendono le diverse parti degli uomini, le loro anime che sono viventi e immortali, e i loro corpi che muoiono e saranno risuscitati dai morti, anche se saranno giudicati in tutta la loro persona; né le diverse specie di uomini, come uomini buoni, che sono vivificati dallo Spirito e dalla grazia di Dio, e uomini malvagi, che sono morti nei falli e nei peccati, e muoiono nei loro peccati; sebbene questa sia una verità che Dio giudicherà sia i giusti che gli empi: ma piuttosto per "vivi", si intendono coloro che saranno trovati vivi alla venuta di Cristo; e per mezzo dei "morti", quelli che sono stati morti, saranno da lui risuscitati; e in breve, i personaggi includono tutti quelli menzionati; che tutti devono comparire davanti al tribunale di Cristo. Il tempo in cui questo sarà, è,

alla sua apparizione e al suo regno; che può essere considerato come un hendyadi, espressivo di una stessa cosa; e così la versione siriaca lo rende "alla rivelazione del suo regno"; o come due cose, l'una come antecedente e preparatoria all'altra; il primo si riferisce all'apparizione di Cristo nell'ultimo giorno. Egli apparve frequentemente ai santi dell'Antico Testamento in forma umana; ed egli è realmente apparso nella natura umana nella pienezza dei tempi; e dopo la sua risurrezione ai suoi apostoli e ad altri, e anche dopo la sua ascensione ad alcuni; e appare in modo spirituale ai credenti di tutte le epoche; ma a coloro che lo aspettano, apparirà una seconda volta di persona, in modo gloriosissimo: per ora è stato ricevuto lassù in cielo, dove è come nascosto, ed è invisibile agli occhi corporei; ma al tempo stabilito egli si manifesterà nella gloria sua e del Padre suo, e nella gloria dei suoi angeli; e questa apparizione sarà di grande vantaggio per i santi, che allora appariranno in gloria, e saranno come lui, e lo vedranno così com'è, e quindi lo cercheranno, e lo ameranno; e in questo tempo ci sarà il giudizio, e allora avrà luogo il regno di Cristo. Cristo ha un regno ora, e l'ha sempre avuto, che non è di questo mondo, ma è di natura spirituale; e che sarà più manifesto in quest'ultimo giorno, dalla diffusione del Vangelo, dai numerosi esempi di conversione e dal risveglio della potente religione e della pietà, che comunemente chiamiamo il regno spirituale di Cristo; ma il regno qui designato, è il regno personale di Cristo, per mille anni: all'inizio del quale ci sarà il giudizio dei santi, i quali, avendo la corona della giustizia data loro dal Giudice, regneranno con lui come re e sacerdoti; e alla fine di questo periodo ci sarà il giudizio degli empi. L'accusa rivolta a queste due Persone divine, Dio e suo Figlio Gesù Cristo, segue

2 Versetto 2. Predica la parola,

O Cristo, la Parola essenziale, che è la somma e la sostanza del ministero evangelico; o la parola di verità e di fede, il Vangelo della salvezza, la parola della giustizia, della pace e della riconciliazione per mezzo di Cristo; che deve essere predicato, o pubblicato, allo stesso modo in cui gli araldi proclamano la volontà dei loro principi; apertamente, pubblicamente e ad alta voce, senza aggiungere o togliere dal parlare il tutto, e non trattenendo alcuna parte di esso; e ciò con tutto il coraggio e l'audacia: alcune copie leggono: "la parola di Dio"; e la versione etiopica, "la sua parola"; cioè, la parola di Cristo:

essere istantaneo in ogni occasione, fuori stagione; cioè, essere costanti e assidui nell'opera del ministero; essere sempre e interamente in esso, preparandosi o eseguendolo; o fare quelle cose che sono annesse ad esso, o che lo seguono; riscatta il tempo e cogli ogni occasione per dispensare i misteri della grazia, come un fedele amministratore di essi; non solo fate uso dei periodi comuni e stabiliti per il ministero della parola e delle ordinanze, ma abbracciate ogni altro che offre; fare uso non solo di quelle stagioni che possono sembrare comode e vantaggiose sia per il predicatore che per l'ascoltatore, e promettono utilità e successo, ma anche di quelle che possono sembrare scomode e svantaggiose per la carne e il sangue; come i momenti di persecuzione e opposizione; ma nessuna di queste cose dovrebbe dissuadere e allontanare dalla predicazione del Vangelo. Vengono poi menzionate diverse parti della funzione ministeriale su cui insistere e a cui prestare attenzione, come appartenenti al solenne incarico dato davanti a Dio e a Cristo:

rimproverare; gli errori, e gli uomini per i loro errori e le loro eresie; servitevi di argomenti convincenti tratti dalle Scritture, che sono utili per questa specie di rimprovero; e il quale rimprovero a volte deve essere dato con severità, a seconda dei casi, affinché gli uomini possano essere sani nella fede

Rimprovero; o rimprovero per il peccato; alcuni privatamente, altri più pubblicamente, a seconda della natura e delle circostanze del reato; chi più delicatamente, chi più rudemente, secondo le necessità

Esortare; a tutti i doveri della religione nei confronti di Dio e dell'uomo; mostrare amore e fare opere buone; di mantenere salda la professione di fede e di camminare come si conviene al Vangelo di Cristo; e perseverare nella fede e nella santità: o "conforto", come può essere resa la parola; poiché come i ministri del Vangelo devono essere in alcuni casi "Boanergeses", figli del tuono, così in altri casi dovrebbero essere Barnabasi, figli della consolazione; e confortare le menti afflitte, predicando le comode dottrine della pace, del perdono, della giustizia e della salvezza mediante Gesù Cristo:

con ogni pazienza: o pazienza. Il successo del ministero evangelico deve essere pazientemente atteso come fanno gli agricoltori per i frutti della terra. Coloro che cedono all'errore e si oppongono alla verità devono essere istruiti nella mansuetudine; e coloro che sono sorpresi in una colpa dovrebbero essere dolcemente rimproverati e ristabiliti in tale spirito; e ogni esortazione dovrebbe essere insistita come le persone sono in grado di sopportarla:

e dottrina; in modo istruttivo e istruttivo, e in armonia con la dottrina delle Scritture, che sono utili a tale scopo

3 Versetto 3. Perché il tempo verrà,

Questa è una ragione dell'incarico solenne sopra dato: il tempo a cui si fa riferimento era futuro, quando l'apostolo scrisse, ma arrivò rapidamente; e i suoi caratteri sono apparsi più o meno in tutte le epoche da allora; e in nessuno più che nel nostro:

quando non sopporteranno la sana dottrina; il Vangelo che contiene le sane parole di Cristo, ed è sano in sé, non avendo in sé alcuna corruzione, e salutare nei suoi effetti per le anime degli uomini; Eppure tale è la depravazione di alcuni uomini, sia nei principi che nella pratica, che non possono riceverla, né sopportare di ascoltarla, voltarle le spalle, esprimere la loro indignazione nei suoi confronti e trattarla non solo con negligenza, ma con scherno e disprezzo:

ma secondo le loro proprie concupiscenze si accumuleranno maestri; non accontentandosi del ministero di un solo uomo, o di pochi, anche se della loro specie; ma bisogna seguirne molti, e averne un mucchio; che sembra esprimere non solo il numero di falsi maestri che accumulano per se stessi, ma la scelta confusa e indiscreta che ne fanno; e ciò secondo le proprie concupiscenze; scegliendo di ascoltare coloro che li assecondano nelle loro concupiscenze e piaceri peccaminosi; o sono d'accordo con i loro sentimenti privati corrotti, in opposizione alla dottrina di fede generalmente accettata. È una benedizione avere pastori e insegnanti secondo il cuore di Dio, e che predicano secondo la parola di Dio; questi nutrono gli uomini con la conoscenza e l'intelligenza, Geremia 3:15 ma è una maledizione per un popolo, quando è lasciato a scegliere maestri secondo le concupiscenze del loro cuore.

prurito alle orecchie; sempre desiderosi di cose nuove, come gli Ateniesi di un tempo; o amare farsi grattare le orecchie e solleticare con cose lisce; che siano graditi e graditi agli uomini naturali e alle menti carnali; come la purezza della natura umana, il potere del libero arbitrio dell'uomo, l'eccellenza della sua rettitudine e il merito delle sue opere, e simili; vedi Isaia 30:9,10. Ora, stando così le cose, non dovrebbe scoraggiare, ma piuttosto animare i ministri del Vangelo a predicarlo; perché se dovessero desistere, con ogni probabilità il Vangelo scomparirebbe presto

4 Versetto 4. E distoglieranno i loro orecchi dalla verità,

Le solide verità del Vangelo, non potendo sopportare l'udienza di esse:

e si volgerà a favole; cose oziose, insignificanti, inutili e inutili; e che non sono migliori delle favole delle vecchie mogli; si può avere un certo rispetto sia per le favole ebraiche, sia per le mitologie miracolose dei Gentili, o degli Gnostici, e altri: ma in generale, include tutto ciò che è vano, vuoto e insensato; e questo deve essere considerato come un giusto giudizio su di loro; che, poiché non amano conservare la conoscenza della verità, ma distogliere l'orecchio da essa, Dio li abbandona a una mente reprobia, una mente priva di senso e di giudizio, per occuparsi di cose oziose e favolose

5 Versetto 5. Ma tu veglia in ogni cosa,

Relazionarsi con se stesso, la sua dottrina e la sua conversazione; e ad altri, per pascere il gregge di Dio sotto la sua cura, per conoscerne lo stato e averne cura; di dare l'ora della notte, e di avvertire il pericolo imminente, e vedere le leggi di Cristo messe in esecuzione; o in allusione ai pastori, che vegliano sui loro greggi notte e giorno; o alle sentinelle che sono sulle mura delle città, o vi girano intorno; o ai sacerdoti e ai leviti nel tempio:

sopportare le afflizioni; la copia alessandrina aggiunge, "come un buon soldato di Gesù Cristo", come in 2Timoteo 2:3 che significa rimproveri e persecuzioni per amore del Vangelo, dall'esterno, e tutte le prove e gli esercizi dall'interno, attraverso le infermità e la cattiva condotta dei santi stessi; tutto ciò deve essere sopportato con pazienza, allegria e coraggio; per non essere spinto da loro a desistere dall'opera del ministero:

fare l'opera di un evangelista; che può designare sia un funzionario, allora nella chiesa, distinto dagli apostoli e dai profeti da una parte, sia dai pastori e dagli insegnanti dall'altra; ed era al di sotto del primo e al di sopra del secondo; e aiutava e assisteva gli apostoli, e si può pensare che un tale Timoteo fosse: o può intendere un predicatore del Vangelo in comune; e fare l'opera di costoro non significa leggere lezioni di moralità, o predicare la giustificazione e la salvezza mediante le opere della legge; o di mescolare insieme la legge e il Vangelo, e confonderli entrambi; ma per predicare la pace, il perdono, la giustizia, la vita e la salvezza solo per mezzo di Gesù Cristo e per la grazia gratuita di Dio.

rendi piena prova del tuo ministero: l'opera del ministero, che consiste nel predicare il Vangelo, nell'amministrare le ordinanze e nel compiere tutti i doveri che gli spettano, che è quello di adempierlo o di adempierlo, e che dà piena prova che l'uomo è un vero e fedele ministro della parola, in particolare quando si occupa diligentemente e costantemente del suo lavoro, non cerca le sue cose, ma le cose di Cristo; soffre allegramente e pazientemente per Cristo e il suo Vangelo, e vive una vita e una conversazione piacevoli

6 Versetto 6. Perché ora sono pronto per essere offerto,

o versato, come libagione o libazione; o come il sangue fu versato ai piedi dell'altare; che esprime il martirio e mostra che l'apostolo sapeva di quale morte sarebbe morto; per il quale era abitualmente pronto; e questo sacrificio di se stesso non era per espiare il peccato, suo o altrui; La morte di Cristo è stata l'unico sacrificio per il peccato, e questo è completo, e non ha bisogno di aggiungervi altro; ma questo era per la causa di Cristo, e per la conferma del Vangelo, e la fede dei santi in esso: così le alleanze sono state confermate con libagioni o libazioni di vino; e questa era un'offerta accettevole a Dio, agli occhi del quale la morte dei suoi santi è preziosa; come si dice che il vino nell'offerta di bevanda rallegra Dio, cioè gli è gradito:

e il tempo della mia partenza è vicino; La morte non è un annientamento dell'uomo, né del suo corpo, né della sua anima; l'uno alla morte ritorna in polvere, e l'altro a Dio che l'ha dato; la morte è una dissoluzione dell'anima e del corpo, o una dissoluzione dell'unione che è tra loro, e una risoluzione del corpo nei suoi primi principi; quindi la versione siriaca lo rende il tempo in cui sarò sciolto; e la versione latina della Vulgata, il tempo della mia risoluzione. La morte analizza gli uomini e li riduce alla loro prima terra originale; è un trasferimento di persone da un luogo e da uno stato all'altro; da una casa di argilla, da questa casa terrena del nostro tabernacolo, a una casa non fatta da mano d'uomo, eterna nei cieli, alle dimore eterne e alle dimore nella casa del Padre di Cristo. Questa frase, una partenza, è una facile rappresentazione della morte, e suppone un'esistenza dopo di essa; vedi Gill su Filippesi 1:23. Ora c'è un tempo per questo: i santi non devono rimanere qui per sempre; questo è uno stato di pellegrinaggio, e un tempo di soggiorno, e che è fisso e stabilito; il tempo per uscire da questo mondo, così come per entrarvi, è determinato da Dio, oltre il quale non c'è passaggio; il numero dei giorni degli uomini, mesi e anni è con lui; e l'apostolo sapeva in parte dalla sua età, e in parte dalla sua situazione, essendo in catene a Roma, e può essere per rivelazione divina, che il suo tempo di allontanamento da questo mondo era molto vicino; e che egli menziona, per spronare Timoteo alla diligenza, poiché non lo avrebbe avuto a lungo con lui, per dargli consigli e consigli, per ammonirlo o dargli l'esempio

7 Versetto 7. Ho combattuto una buona battaglia,

La lotta della fede; la stessa di 1Timoteo 6:10 vedi Gill su "1Timoteo 6:10" :

Io ho terminato la mia corsa, o corsa, la corsa della vita posta davanti a lui, il corso degli anni, i suoi giorni erano estinti, la tomba era pronta per lui, ed egli per quello, le sue ultime sabbie cadevano, ed egli stava proprio seguendo la via di ogni carne; oppure egli intende il corso del suo ministero, che desiderava finire con gioia, e ora stava finendo; Atti 13:25 20:24 era giunto alla fine della sua discendenza, a Roma, dove doveva essere un martire per Cristo, Atti 23:11 così che ora concludeva che la sua opera era compiuta, e la sua guerra compiuta.

Ho conservato la fede; con ciò egli intende, non tanto la grazia della fede, che è stata conservata da Cristo, l'oggetto, l'autore e il perfezionatore di essa, e attraverso la sua grazia efficace e la sua potente intercessione; ma piuttosto la professione di fede, che egli aveva tenuto salda senza vacillare; e principalmente la dottrina della fede, che era affidata alla sua fiducia, che aveva mantenuto pura e incorrotta contro ogni opposizione; a meno che la sua fedeltà e integrità nell'opera di ministero non siano piuttosto ritenute intenzionali; e il cui senso è favorito dalle versioni siriaca ed etiopica, che lo rendono "ho conservato la mia fede"; o sono stato fedele alla mia fiducia, come un buon amministratore dei misteri di Dio; non nascondendo e trattenendo alcuna cosa che fosse utile, ma dichiarando l'intero consiglio di Dio; e ora ciò che gli restava era la corona della giustizia; e questo dice per conforto, incoraggiamento e imitazione di Timoteo e di altri. La frase sembra essere ebraica; è detto dagli ebrei, che colui che non osserva la festa degli azzimi, è come colui che non lo fa נטיר מהימנותא, "conserva la fede del santo Dio benedetto"

8 Versetto 8. D'ora in poi mi è riservata una corona di giustizia,

La felicità dello stato futuro dei santi è simboleggiata da una corona, a causa della sua gloria ed eccellenza; e in perfetto accordo con il carattere dei santi, come re; e che sono stati innalzati per sedere tra i principi, e per ereditare il trono della gloria, e avere un regno preparato per loro; e questa è chiamata una corona "di giustizia", perché viene attraverso la giustizia di Cristo; è ciò che gli dà un diritto, e senza il quale non può essere goduto; e poiché è ottenuta e posseduta in modo giusto, e non con la forza e l'usurpazione, come a volte lo sono le corone: è il dono gratuito di Dio Padre ai suoi figli, ciò di cui sono nati eredi, e per i quali hanno un incontro, attraverso la grazia rigenerante e santificante, e hanno un titolo legale su di essa attraverso la giustizia di Cristo. Inoltre, questo può essere espressivo della perfetta santità e giustizia dello stato celeste, e dei santi in esso, in cui non abiteranno altro che persone giuste, e che saranno completamente senza peccato. E questa felicità, simboleggiata da una corona, è "deposta"; nel patto di grazia per i santi, che è ordinato in tutto e sicuro; e in Cristo, nelle cui mani sono le loro persone, ed è la loro grazia, e con lui è nascosta e assicurata anche la loro vita di gloria: e anche questo è riposto in cielo, e ivi conservato, e quello

per me e per te, per le persone particolari, per tutti i vasi di misericordia, per tutti coloro che sono stati eletti in Cristo Gesù, redenti dal suo sangue e santificati dal suo Spirito,

che il Signore, il giusto Giudice, mi darà in quel giorno. Per Signore si intende il Signore Gesù Cristo; come è evidente dal suo carattere, come giudice, poiché il Padre non giudica nessuno; e dalla menzione che si fa in seguito della sua apparizione: Cristo è ordinato Giudice dei vivi e dei morti, per i quali è abbondantemente qualificato, e sarà un "giusto"; egli è giusto come Dio, e come uomo, e come Mediatore, nell'adempimento di tutti i suoi uffici, e così sarà come un Giudice, nell'amministrazione di quell'ufficio; la giustizia sarà la cintura dei suoi lombi, e la fedeltà la cintura delle sue reni; e da Cristo, sotto questo carattere, l'apostolo si aspettava di ricevere tutta la sua gloria e felicità futura; e ciò sia in modo di dono, come un dono di grazia gratuito da parte sua, sia attraverso di lui, e in modo di giustizia; e questo sembra essere un modo di parlare ebraico. Uno degli interpreti dei Settanta, che Tolomeo re d'Egitto mandò a chiamare dalla Giudea, per tradurre la legge di Mosè in greco, in risposta a una domanda rivoltagli dal re, usa questa frase di στεφανος δικαιοσυνης, "una corona di giustizia"; e che egli rappresenta come il dono di Dio:

in quel giorno; o nel giorno della morte, il momento della sua dissoluzione, che era vicino; o nel giorno della risurrezione e del giudizio finale, quando Cristo apparirà sotto il carattere di cui sopra: e l'apostolo osserva inoltre, con conforto e incoraggiamento di Timoteo e di altri, che questa felicità non era destinata e preparata solo per lui, ma per gli altri:

e non solo a me, ma anche a tutti quelli che amano la sua apparizione; cioè, la sua apparizione alla sua seconda venuta; che deve essere amato, e così atteso dai santi, non solo perché sarà glorioso in se stesso, nei suoi accompagnatori e nelle sue conseguenze, ma sarà di grande vantaggio per i santi; Cristo apparirà per la salvezza per loro, e così per la loro gioia; Appariranno con lui nella gloria, saranno simili a lui e godranno della sua visione eterna. I demoni credono a questa apparizione di Cristo, ma ne tremano; gli empi lo vedranno e avranno paura; i santi conoscono, credono e amano sia Cristo che la sua apparizione; e tali indosseranno quella corona: la versione etiopica la rende "che lo amano alla sua venuta"; Tutti coloro che lo amano ora, lo ameranno allora

9 Versetto 9. Fa la tua diligenza per venire presto da me.] Da Efeso, dove si trovava Timoteo, a Roma, dove si trovava l'apostolo; e questa richiesta non nacque puramente dal desiderio di vedere Timoteo, come in 2Timoteo 1:4 ma piuttosto perché aveva alcune cose da dirgli, relative alla cura delle chiese e al bene dell'interesse di Cristo, che scelse di non scrivere con inchiostro e carta; e desidera piuttosto che usi diligenza e affretti la sua venuta da lui; in parte perché stava arrivando l'inverno, quando viaggiare non sarebbe stato così sicuro e comodo, 2Timoteo 4:21 e in parte perché il tempo della sua morte era vicino, 2Timoteo 4:7 e anche perché era quasi solo

10 Versetto 10. Poiché Dema mi ha abbandonato,

Di questa persona, vedi Gill su "Colossesi 4:14". Non sembra da ciò che è detto in questa clausola, e in quella seguente, che egli abbia completamente apostata; poteva abbandonare l'apostolo, e tuttavia non abbandonare Cristo e il suo interesse, o fare naufragio della fede e di una buona coscienza: la sua fede poteva essere retta, anche se bassa, e il suo amore sincero, anche se non fervente; e per paura della persecuzione e della perdita della vita, poteva essere tentato di lasciare l'apostolo e ritirarsi da Roma, per la propria sicurezza; il quale, sebbene fosse ben lungi dall'essere lodevole in lui, tuttavia può essere spiegato in questo stato di fragilità e imperfezione, coerente con la grazia di Dio; e dovrebbe sembrare che in seguito fu liberato da questa tentazione, e tornò dall'apostolo, Colossesi 4:14; Filemone 1:24 perché quando quelle epistole furono scritte, sia Timoteo che Marco, che sono qui scrissero per, 2Timoteo 4:9,11 erano con l'apostolo, Colossesi 1:1 e Filemone 1:1 e specialmente dovrebbe essere considerato molto bene dopo tutto questo, se Dema è solo una contrazione di Demetrio, ed è lo stesso che è tanto lodato molti anni dopo, in 3Giovanni 1:12,

avendo amato questo mondo presente, non i peccati e le corruzioni del mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e l'orgoglio della vita; un tale amore è incompatibile con l'amore del Padre e la grazia di Dio; né un amore smodato per le sostanze mondane, o per il denaro, che è la radice di tutti i mali; ma un amore per la vita, o di una vita più lunga in questo mondo attuale; desiderava vivere più a lungo in questo mondo, e scelse di non rischiare la vita rimanendo con l'apostolo, prigioniero a Roma; e perciò lo lasciò, e provvide alla sua propria salvezza e protezione, e se ne andò a Tessalonica, che forse era il suo paese natale; e tuttavia era a una distanza sufficiente da Roma, dove poteva giudicarsi al sicuro; e se era un uomo mondano e di mentalità terrena, questo era un luogo adatto a lui, essendo un luogo di commercio e di affari: e questo senza dubbio diede origine a una tradizione, che in seguito divenne sacerdote degli dèi idolatri tra i Tessalonicesi. Epifanio lo colloca tra gli eretici Ebione e Cerinto, come se fosse uno di loro

Crescens alla Galazia; egli non poteva partire per lo stesso motivo di Dema, ma poteva essere mandato dall'apostolo in Galazia, per visitare le chiese che vi si trovavano, per mettere le cose in ordine, per stabilirle nella fede e per rendere conto del loro stato. Epifanio, invece di Galazia, legge Gallia, o Francia; e così fa Eusebio e la versione etiopica; e Girolamo afferma, d, che Cresceno predicò in Francia, e vi fu sepolto; sebbene altri dicano che fu vescovo di Calcedonia in Galazia, e lo misero tra i settanta discepoli; vedi Gill su "Luca 10:1". La versione siriaca lo chiama "Crispo" e la versione araba "Prisco"

Tito in Dalmazia; chi fosse Tito è ben noto; il luogo in cui si recò, la Dalmazia, è un paese in Europa, una parte dell'Illirico, dove l'apostolo aveva predicato, vedi Gill su "Romani 15:19". Plinio dice che quella parte della Pannonia, che si trova sul mare Adriatico, era chiamata Dalmazia; prendeva il nome da Dalmio, una città in essa. La copia alessandrina recita "Dermatia". Qui l'apostolo era stato senza dubbio utile per la conversione delle anime e per la fondazione di chiese, e quindi vi mandò Tito per assisterle nel loro stato e nella loro condizione, e portargli un resoconto di esse. Infatti nel "secondo" e nel "terzo" secolo leggiamo di chiese in Dalmazia; e similmente nel "quarto" secolo; poiché c'erano vescovi della Dalmazia nel sinodo di Sardica; e nel "quinto" secolo, Glicerio era vescovo di Salò, una città di questo paese; e nel "sesto" secolo, un certo Malco era vescovo della chiesa dalmata

11 Versetto 11. Solo Luca è con me,

L'amato medico, che scrisse il Vangelo che porta il suo nome, e "gli Atti degli Apostoli", e fu un compagno costante di Paolo nei suoi viaggi e nelle sue sofferenze:

prendi Marco e portalo con te; che potrebbe essere a Efeso, o da qualche parte sulla strada di Timoteo quando venne a Roma. Sembra che lo stesso sia per Giovanni Marco di Gerusalemme, figlio di Maria, sorella di Barnaba, che era con Paolo e Barnaba nei loro viaggi, e che si separò da loro in Panfilia; a causa del quale, e per questa ragione, c'era una differenza così grande tra Paolo e Barnaba, da separarsela su di essa; ma ora l'apostolo aveva avuto un'opinione migliore di lui, e si era riconciliato con lui, ed era molto desideroso della sua compagnia e del suo aiuto; e che aveva, Colossesi 4:10 Filemone 1:24

Poiché egli mi è utile per il ministero; cioè del Vangelo, per aiutare a predicarlo

12 Versetto 12. E Tichico l'ho mandato a Efeso.] Per supplire al posto di Timoteo, mentre egli veniva a Roma, e vi rimaneva: l'apostolo della chiesa era così attento che non potessero essere privi del ministero della parola durante la sua assenza; vedi Efesini 6:20,21

13 Versetto 13. Il mantello che ho lasciato a Troade con Carpo,

Riguardo alla parola qui tradotta "mantello", gli interpreti non sono d'accordo: alcuni lo prendono per un indumento, e su questo differiscono; alcuni vorrebbero che fosse una veste dignitosa, come quella indossata dai consoli romani e dai senatori di Roma; il che non è probabile, poiché ciò non si addice al carattere, allo stato e alle circostanze dell'apostolo. Altri lo considerano un indumento più pesante e più meschino, indossato con tempo freddo e piovoso, per preservarlo dalle sue inclementienze; e l'inverno sta arrivando, 2Timoteo 4:21 l'apostolo manda a chiamarlo; che forse aveva lasciato a Troade nella stagione estiva, come era venuto: ma altri lo considerano una specie di scrivania o di scrutoire, per mettere le carte, o una cassa per i libri, una pressa per libri; e così lo rende la versione siriaca; e che concorda con quanto segue. Girolamo lo intende come un libro stesso, come il volume ebraico del Pentateuco. Troade, dove si trovava questo mantello, o pressa per libri, o libro, era una città dell'Asia Minore, che sorgeva sopra o vicino allo stesso luogo dove sorgeva l'antica, e da dove sembra abbia preso il nome, e si trovava sulla via di Timoteo da Efeso a Roma; vedi Gill su " Atti 16:8 " vedi Gill su " Atti 20:7 " e per quanto riguarda Carpo, era l'ospite di Paolo quando era a Troas. Alcuni lo fanno diventare prima vescovo di Laodicea, e poi di Creta; è annoverato tra i settanta discepoli, e si dice che sia vescovo di Beritto in Tracia; vedi Gill su "Luca 10:1"

Quando verrai, porta con te; voleva che lo chiamasse a Troade appena passava, e lo portasse con sé.

e i libri; che vi si trovavano, o c'erano, oltre al Pentateuco ebraico: l'apostolo era un grande lettore di libri, di vario genere, sia gentili che giudei, come risulta dalle sue citazioni tratte dai poeti pagani, e dalla sua conoscenza dei documenti ebraici, Atti 17:28 1Corinzi 15:33 Tito 1:12 2Timoteo 3:13. E sebbene fosse ormai vecchio, e vicino alla sua uscita, tuttavia era attento e attento ai suoi libri, e desiderava averli da leggere; e in questo diede l'esempio a Timoteo e agli altri, e fece rispettare l'esortazione che gli aveva dato, 1Timoteo 4:13

Ma soprattutto le pergamene, che potevano contenere i suoi scritti prima di morire e affidarli nelle mani di persone appropriate, o alcune osservazioni che aveva fatto nei suoi viaggi, riguardo a persone e cose, anche se è molto probabile che si trattasse dei libri dell'Antico Testamento, che erano scritti su pergamene, e arrotolati insieme; e per questo sono chiamati il volume del libro; E per questi l'apostolo aveva un riguardo speciale, che tutto ciò che veniva trascurato, desiderava che non fosse portato a lui, ma fosse accuratamente portato a lui

14 Versetto 14. Alessandro il ramaio mi ha fatto molto male,

Sembra che questa sia la stessa persona che era a Efeso nel tumulto, quando l'apostolo era lì, Atti 20:33,34 e che in seguito consegnò a Satana, insieme a Imeneo, per bestemmia, 1Timoteo 1:20. Era molto probabile che fosse stato di recente a Roma, anche se ora era tornato a Efeso, e aveva fatto un grande danno al carattere dell'apostolo, e lo aveva rimproverato e insultato come un uomo di cattivi principi e pratiche; La sua attività è menzionata, per distinguerlo da qualsiasi altro con quel nome, e per mostrare l'insolenza dell'uomo, che sebbene fosse una persona analfabeta, e in una condizione di vita così meschina, tuttavia si assunse il compito di resistere all'apostolo e alla sua dottrina

Il Signore lo ricompensa secondo le sue opere; il che può essere considerato sia come un'imprecazione su di lui, sia come il fatto di saperlo essere un malvagio bestemmiatore e una persona reproba; e che nasceva, non da un risentimento privato, e a causa del torto privato che gli aveva fatto; ma per puro zelo per la gloria di Dio e l'onore del suo nome, senza mescolarvi il proprio spirito e le proprie passioni: o come profezia, o dichiarazione di ciò che sarebbe stato; e così la copia alessandrina, e le versioni latina della Vulgata e del siriaco, leggono: Il Signore gli renderà, ecc

15 Versetto 15. Di cui anche tu sei in guardia,

Poiché ora era a Efeso; e poiché era una persona così maliziosa, di cattivo carattere e fastidiosa, oltre che un bestemmiatore, un eretico, ed era stato consegnato a Satana, era molto consigliabile evitare la sua compagnia, e non avere conversazione con lui, e stare in guardia contro di lui, affinché non avesse l'opportunità di fargli del male, o alla chiesa di Efeso:

egli infatti ha resistito grandemente alle nostre parole, o dottrine, alle verità del Vangelo predicate da Paolo e da Timoteo, alle quali egli si oppose, e resistette con tutte le sue forze, e si sforzò di confutare e rovesciare; e in cui mancava di argomenti, compensò con ingiurie e bestemmie; e questa fu la vera ragione delle imprecazioni dell'apostolo su di lui, e perché voleva che Timoteo si guardasse da lui, e lo evitasse, e non il male personale che gli aveva fatto

16 Versetto 16. Atti la mia prima risposta, nessuno si è alzato con me,

Significa che quando fece la sua prima difesa contro le accuse che gli furono rivolte in una delle corti di giustizia di Roma, nessuno si presentò nella sua causa, per parlare al suo carattere, per essere un testimone per lui, o perorare la sua causa:

ma tutti mi abbandonarono; tutti i suoi amici, tutti quelli che venivano con lui dalla Giudea o dall'Asia; vedi 2Timoteo 1:15 che teme di entrare in pericolo e di perdere la vita; come lo furono i discepoli di Cristo, quando fu catturato, i quali tutti in quel tempo lo abbandonarono e fuggirono.

[Prego Dio] che non sia imputato a loro; affinché questo peccato non sia loro imputato, né siano puniti per esso, ma affinché sia perdonato; così diversamente si esprime a causa di questi, che a causa del ramaio; egli pecca con malizia, volontariamente e ostinatamente, questi con sorpresa, tentazione e debolezza

17 Versetto 17. Ma il Signore è stato con me,

O apparendogli personalmente, come in Atti 23:11 o per il ministero di un angelo, Atti 27:23,24 oppure concedendogli la sua presenza graziosa, che era ciò che Cristo non aveva quando fu abbandonato dai suoi discepoli: la presenza di Dio o di Cristo è più di tutti gli amici di qualsiasi tipo, ed è spesso goduta dal credente, quando lo lasciano cadere; ed è un baluardo contro tutti i nemici e le loro paure; se Dio è con lui, e al suo fianco, anche se gli amici vengono meno e i nemici si accaniscono, egli non ha nulla da temere.

e mi ha rafforzato; interiormente con forza nell'anima, con potenza nell'intimo dell'uomo, con gioia per ogni pazienza: era debole in se stesso e non poteva fare nulla senza Cristo; Cristo era la sua forza, in lui risiedeva, e a lui si aspettava; di cui aveva spesso avuto esperienza, e ora di nuovo; lo rafforzò per perorare la sua causa, per difendersi senza paura; gli ha dato presenza di spirito, audacia, coraggio e intrepidezza, libertà di pensiero e di espressione; e gli mise in cuore quello che doveva dire, e gli diede una bocca e una sapienza a cui i suoi avversari non potevano resistere. Di tutto ciò egli prende nota con gratitudine, ammirando la bontà divina verso di lui, e non prendendo nulla per sé. E il fine di questo fu:

affinché per mezzo mio la predicazione potesse essere pienamente conosciuta; cioè, che la dottrina del Vangelo, da lui predicata, potesse essere da lui pienamente conosciuta; quanto all'autore e all'originale di esso, essere di Dio, e non degli uomini; e in quanto alla questione di esso, di essere spirituale, e non riguardo alle cose del mondo; e per quanto riguarda gli effetti e le conseguenze di esso, di non avere la tendenza a sollevare sedizioni e disordini nelle repubbliche, ma, al contrario, promuovere la pace e l'amore:

e che tutti i Gentili potessero udire; nel palazzo di Cesare, o nei tribunali di Roma, e in tutta Roma, e da lì in altre parti dell'impero, che Vangelo era quello predicato dall'apostolo; e se non per il suo ministero personale, almeno per le sue epistole scrisse in seguito in prigione: tuttavia, l'effetto della sua difesa, essendo il Signore con lui e rafforzandolo, fu la sua liberazione.

e fui liberato dalla bocca del leone; fu minacciato di morte, che, come un leone, si spalancò su di lui per divorarlo; o da Satana il leone ruggente, che desiderava averlo e cercava di intimidirlo, e lo induceva a rinnegare il suo Signore, ad aver disertato la sua causa e a bestemmiare il suo nome; oppure da Nerone, l'imperatore romano, così chiamato per la sua potenza e ferocia. Così Tiberio è chiamato da Marsia, l'uomo libero di Agrippa, quando portò la notizia della sua morte al suo padrone, e Assuero da Ester, e lo stesso Nerone è chiamato bestia civile da Apollonio Tianeo, sebbene alcuni pensino che non Nerone, ma Elio, che egli aveva nominato governatore nella sua stanza, essendo in quel momento in Grecia, qui si intende, davanti al quale Paolo fu processato, e dalle cui mani fu liberato

"Dammi un eloquente discorso nella mia bocca davanti al leone: volgi il suo cuore per odiare colui che combatte contro di noi, affinché sia la fine di lui e di tutti quelli che la pensano allo stesso modo": (Estere 14:13)

18 Versetto 18. E il Signore mi libererà da ogni opera malvagia,

Da uomini malvagi e irragionevoli, e da tutti i loro tentativi contro di lui, e da tutte le afflizioni da loro commesse; non che si aspettava afflizioni finché era nel mondo, ma sapeva che Dio lo avrebbe sostenuto sotto di esse; e a suo tempo e a suo modo liberarli da essi; e infine interamente dalla morte, quando non sarebbe più stato assistito da loro; e da tutte le tentazioni di Satana, e dai suoi disegni malvagi su di lui, e dal peccato e dall'iniquità; non che si aspettasse di vivere libero dalle tentazioni di Satana, o senza peccato, ma credeva che gli si dovesse impedire di sprofondare sotto il primo e di essere sotto il dominio del secondo; e non dovrebbe essere lasciato a rinnegare il suo Signore, a disertare la sua causa, a bestemmiare il suo nome e a diventare apostata da lui.

e mi preserverà nel suo regno celeste, la gloria e la felicità suprema dei santi in cielo, così chiamata, sia per la sua natura e il suo luogo, sia per distinguerla dalla chiesa, che è il regno di Cristo in questo mondo, sebbene non ne faccia, e dal suo regno personale con i suoi santi sulla terra, per lo spazio di mille anni; mentre questo sarà per sempre: e a questo l'apostolo credette che sarebbe stato preservato, come lo saranno tutti i santi, nonostante le persecuzioni del mondo, le tentazioni di Satana e le loro proprie corruzioni; poiché sono assicurati in un patto eterno e nelle mani di Cristo; e non solo hanno angeli che si accampino intorno a loro, e la salvezza, come mura e baluardi per loro, ma Dio stesso è un muro di fuoco intorno a loro, ed essi sono custoditi dalla sua potenza per la salvezza: e inoltre, questo regno celeste è preparato per loro, e dato a loro; sono scelti per esserne eredi e possessori; essi sono chiamati ad essa, e Cristo è andato a riceverla nel loro nome, per prepararla per loro, e tornerà di nuovo e li introdurrà in essa.

al quale sia gloria nei secoli dei secoli, Amen: della presente liberazione, e di tutte le altre che ha avuto, o dovrebbe ricevere, come pure della provvidenza del regno dei cieli per lui, e della sua preservazione ad esso

19 Versetto 19. Saluto Prisca e Aquila,

Lo stesso vale per Priscilla e Aquila: e così l'edizione complutense, e alcune copie, si leggono qui; che avevano la stessa occupazione dell'apostolo, e con i quali egli lavorò a Corinto, e che lasciò a Efeso; e che con questo saluto sembra essere rimasti lì, Atti 18:2,3,18,19

E la casa di Onesiforo, che abitava anch'egli a Efeso, e la cui benignità verso l'apostolo, quando era a Roma, è già menzionata, 2Timoteo 1:16-18

20 Versetto 20. Erasto si stabilì a Corinto,

Era ciambellano di quella città, Romani 16:23 che, essendo stato inviato insieme a Timoteo in Macedonia, Atti 19:22 molto probabilmente andò da lì in Acaia, a Corinto, suo luogo natale, dove si fermò

Ma Trofimo l'ho lasciato a Miletum malato. Trofimo era un asiatico, della città di Efeso, la stessa di cui si parla in Atti 20:4 21:29. Alcuni dicono che subì il martirio lo stesso giorno in cui lo subì l'apostolo Paolo; ma altri dicono che dopo quel tempo fu vescovo di Arles in Francia. Quest'uomo andò con l'apostolo in Asia, e di là a Gerusalemme, e venne con lui nel suo viaggio verso Roma, ma ammalatosi lungo la strada, fu lasciato a Miletum. Alcuni, invece di Mileto, leggerebbero Melita, che essendo l'isola in cui Paolo, e la compagnia della nave, fuggirono, quando naufragarono, Atti 28:1 qui si suppone che Trofimo sia rimasto malato. Altri hanno osservato che c'era una città chiamata Mileto nell'isola di Creta, sotto la quale Paolo navigò, Atti 27:7, vedi nota a piè di pagina, ed è il luogo previsto; ma non c'è bisogno di supporre né l'uno né l'altro; senza dubbio si intende Mileto, vicino a Efeso; e come l'apostolo navigò lungo la costa dell'Asia, Atti 27:7, su quale riva si trovava Mileto, non c'è difficoltà a supporre che vi sia stato messo a terra. La copia alessandrina recita "Meloto"

21 Versetto 21. Fa' la tua diligenza per venire prima dell'inverno,

Quando viaggiare non sarebbe così sicuro e comodo: l'apostolo consulta il bene di Timoteo, oltre che il suo vantaggio

Eubulo ti saluta. Eusebio fa menzione di uno di questi nomi di Manganaea, che subì il martirio con un certo Adriano a Cesarea; ma non si può pensare che sia lo stesso con questo, poiché soffrì ai tempi di Diocleziano

e Pudente, e Lino, e Claudia; si dice che la prima di queste fosse una persona nota a Roma, e di ordine senatorio, e il padre di due pie vergini, Praxis e Pudenziana. Egli è posto tra i settanta discepoli; vedi Gill su Luca 10:1. Plinio il Giovane fa menzione, di Servilio Pudente, un romano; e Marziale, un poeta di quei tempi, parla delle nozze di Pudente e Claudia, e di Aulo Pudente. Si dice che Lino sia stato il primo vescovo di Roma dopo il martirio di Pietro e Paolo. Anche se alcuni vorranno, che egli fu vescovo di Roma al tempo di Pietro, e che lui e un certo Cleto furono co-pastori con Pietro; e Platina, che scrisse le Vite dei Papi, prima fa consacrare a Pietro Clemente il suo successore, e gli affida la cattedra e la chiesa di Dio, e tuttavia in seguito pone Lino, e non Clemente, come suo immediato successore; sì, mette anche Cleto prima di Clemente; tanto i papisti sono in difficoltà, e si può dare così poco conto della vantata successione dei loro papi da Pietro, che non sono d'accordo sul suo immediato successore. Si dice che questo Lino sia nato a Volterra in Toscana, e che sia della famiglia dei Mori, il cui padre era un certo Ercolano, che lo mandò a ventidue anni a Roma, per amore dei suoi studi; in quel tempo, come si pretende, vi venne Pietro, dal quale fu convertito e con il quale continuò come collaboratore nel Vangelo. Si dice inoltre che fu vescovo di Roma dieci anni (Platina dice undici), tre mesi e dodici giorni, e che subì il martirio sotto il console Saturnino, la cui figlia aveva liberato da una possessione diabolica, e fu sepolto in Vaticano. Egli è annoverato tra i settanta discepoli di Cristo, ma molto erroneamente; vedi Gill su Luca 10:1. Il nome è latino ed è spesso menzionato dal poeta Marziale. E Claudia è il nome di una donna, molto probabilmente di notevole rilievo. Alcuni pensano che fosse la moglie di Pudente, lo stesso Marziale di cui parla, e si dice che sia una britannica

E tutti i fratelli, cioè della chiesa di Roma, tutti questi mandarono saluti a Timoteo

22 Versetto 22. Il Signore Gesù Cristo sia con il tuo spirito,

Consigliare e consigliare in ogni questione difficile; a confortare in ogni angoscia; supplire con ogni grazia in ogni momento di bisogno; e per rafforzare e adattarsi ad ogni parte e ramo del dovere

La grazia sia con te, Amen, che è il saluto comune dell'apostolo in tutte le epistole. La versione siriaca lo rende "grazia a te"; ma le copie greche leggono al plurale, "con te"; il che dimostra che l'epistola era destinata all'uso di tutta la chiesa, così come di Timoteo. Segue l'abbonamento, che non è in molte copie antiche, e non è su cui fare affidamento

La seconda lettera a Timoteo; fin qui è giusto; questa è certamente la seconda lettera a Timoteo:

ordinò il primo vescovo della chiesa degli Efesini: questo è omesso nella versione siriaca; né è probabile, tanto meno certo, che sia mai stato vescovo di Efeso, o ordinato come vescovo di qualsiasi luogo, ma fosse piuttosto un evangelista, 2 Timoteo 4:5,

è stato scritto da Roma: questo è evidente dal fatto che era prigioniero quando lo scrisse, 2Timoteo 1:8. Eppure nella copia alessandrina si dice che sia scritto da Laodicea:

quando Paolo fu portato davanti a Nerone per la seconda volta; ma se fosse davanti a Nerone è una questione, o solo davanti a un governatore o giudice romano

Commentario del Pulpito:

2Timoteo 4

1 Agli occhi di Dio, e di Cristo Gesù, perciò davanti a Dio e al Signore Gesù Cristo, A.V e T.R.; e da per a , A.V e T.R. Ti scongiuro (diamarturomai); come 2Timoteo 2:14 e 1Timoteo 5:21 dove vedi nota Le parole oun ejgw, mancanti in alcuni dei migliori manoscritti, sono "respinte da Griesbach, Tischendorf, Lachmann", e da Huther, Alford, Ellicott e altri. Il capitolo si apre piuttosto bruscamente senza il collegamento "quindi". e dalla sua apparizione e dal suo regno. La lettura del T.R., kata thneian k.t.l., "alla sua apparizione e al suo regno", ha un senso così eccellente, ed è in così perfetto accordo con la grammatica abituale, e con la consueta connessione degli eventi, che è difficile non credere che sia la lettura giusta, vedi Matteo 27:15 katan, "alla festa"; katabbaton, "ogni sabato; ", Atti 13:27 kata thran, "nel giorno; ". Ebrei 3:8 per la grammatica; e il linguaggio universale della Scrittura e dei Credi che collegano il giudizio con l'apparizione e il regno del Signore D'altra parte, la lettura kai è quasi impossibile da interpretare. Non ci sono due commentatori che non sono quasi d'accordo su come farlo. Alcuni considerano il kai than come l'oggetto governato dal diamarturomai come nel LXX ofromai Deuteronomio 4:26, "Chiamo a testimone l'epifania e il regno di Cristo", prendendo il diamartu in due sensi o in due costruzioni. Altri li prendono come accusativi delle cose giurate: "Ti scongiuro davanti a Dio e a Gesù Cristo, e per la sua epifania e regno", come Marco 5:7, ton, "per Dio"; Atti 19:13 ton jIhsoun, "per Gesù"; pion 1Tessalonicesi 5:27, torion, "per il Signore". Ma quanto sia imbarazzante una tale separazione tra la cosa giurata e il verbo , e quanto sia innaturale accoppiare con kai le due idee, "davanti a Dio" e "per l'epifania di Cristo", e quanto sia assolutamente senza esempio un tale giuramento per l'epifania e il regno di Cristo, nessuno ha bisogno di dirlo. Altri, come Huther, cercano di superare almeno una parte di questo imbarazzo prendendo i due kai come "entrambi": "sia per la sua epifania che per il suo regno". Ellicott lo spiega dicendo che, poiché non si possono mettere "l'epifania e il regno" in dipendenza da ejnw (come se fossero persone come Dio e Cristo), essi "passano naturalmente all'accusativo". Ma sicuramente tutto questo è del tutto insoddisfacente. Il T.R. è perfettamente facile e semplice. Apparire (ejpifaneia); Versetto 8; 2Timoteo 1:10; 2Tessalonicesi 2:8; 1Timoteo 6:14; Tito 2:13) Il suo regno. Cantici nel Credo di Nicea: "Egli tornerà con gloria per giudicare i vivi e i morti, il cui regno non avrà fine" comp. Matteo 25:31), seguito dal giudizio

Versetti 1-8.-

L'ultima carica

Le parole di questo capitolo hanno l'interesse particolare che si attribuisce alle ultime parole di uno che era preminente al di sopra dei suoi simili, e hanno questo carattere sorprendente, che l'apostolo, sapendo che il tempo della sua dipartita era vicino, quando la grande opera della sua vita doveva cessare per quanto lo riguardava, era intensamente sollecito che l'opera continuasse dopo la sua morte con corso ininterrotto e con forza immutata. È una delle caratteristiche del santo altruismo del carattere di Santa Patti che egli non era ansioso per il successo del Vangelo solo nella misura in cui quel successo era connesso con le sue fatiche, ed era il frutto della sua energia apostolica; ma che la crescita del regno di Cristo, e la crescita della Chiesa di Cristo, e la salvezza delle anime, erano cose che egli desiderava intensamente per se stesse, e senza il minimo riferimento a se stesso. Di conseguenza, nelle parole che abbiamo davanti, egli getta tutta la sua anima nel compito di esortare Timoteo a portare avanti l'opera del ministero con un vigore pari al suo. Dai motivi più solenni. parlando come alla presenza immediata del grande Giudice dei vivi e dei morti, con l'attesa della grande epifania in piena vista, con tutte le glorie del regno mediatore dispiegate davanti agli occhi della sua mente, lo esorta all'opera, l'opera ministeriale; l'opera evangelistica; l'opera in cui Paolo aveva speso le sue forze, e senza riluttanza aveva usato le sue splendide facoltà; l'opera che è descritta in tre parole, "Predica la Parola". Perché queste parole comprendono realmente tutti i dettagli che vengono aggiunti. Va' come araldo di Dio e porta al popolo il messaggio di Dio: il suo messaggio di grazia sovrabbondante, la sua Parola di perdono e perdono, la sua Parola di amore e riconciliazione. Predicate la Parola che parla di Gesù Cristo, della morte al peccato con la sua morte sulla croce, della vita a Dio con la sua risurrezione dai morti. Predica la Parola di santa obbedienza, di carità, di purezza, di pazienza, di mansuetudine e di pace; la Parola della stessa mentalità di Cristo, della conformità alla volontà di Dio; la Parola di verità e giustizia; la Parola infallibile, che è simile a Dio e non può mentire. Predica la Parola come chi conosce il suo valore e la sua potenza; come uno che sa che le questioni della vita e della morte sono legate ad esso; come uno che non tollererà indugio nel predicarlo. Predicatela con particolare applicazione alle diverse necessità di coloro che la ascoltano. Riprendi il peccato con la sua luce penetrante. Rimprovera i trasgressori con la sua lama affilata a due tagli. Esorta i deboli e i pigri con le sue verità confortanti e animanti. Esalta la sua eccellenza con lo spirito con cui la insegni. E preparatevi alle difficoltà, all'opposizione e alle contraddizioni nel vostro lavoro. Potrebbe essere necessario stare da soli. Potresti vedere predicatori popolari tutt'intorno a te, che sviano anime sciocche a centinaia e migliaia; solleticando le loro orecchie con sciocche fantasie; provvedere alle loro vane concupiscenze; allontanandoli dalla verità. Ma tu "predica la Parola". Non indietreggiare, non indietreggiare, non sussultare. Fate l'opera di un evangelista, fedelmente, con fermezza, con audacia. Riempi il mio posto; intraprendi il mio lavoro; testimoniare per Cristo come io ho testimoniato; soffrire per Cristo come ho sofferto io; e poi unisciti a me nel regno della gloria. Questo è il tenore dell'ultimo incarico apostolico. Il Signore conceda alla sua Chiesa una successione incessante di uomini per eseguire le sue direttive, e per adempierla nel suo spirito e nella sua lettera!

OMELIE DI T. CROSKERY Versetti 1, 2.-

Un solenne incarico a Timoteo di dare piena prova del suo ministero

La prospettiva della sua morte imminente indusse l'apostolo a rivolgersi al suo giovane discepolo con profonda e sincera emozione

I IL SOLENNE SCONGIURO. "Io ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che giudicherà i vivi e i morti, e per la sua apparizione e il suo regno." L'obiettivo dell'apostolo è quello di impartire a Timoteo un solenne senso di responsabilità nell'adempimento del suo ministero

1. Tutti i predicatori devono un giorno rendere conto della loro amministrazione. Un tale pensiero dovrebbe stimolarli a una maggiore fedeltà

2. La loro responsabilità è verso Dio e Gesù Cristo, che sono testimoni della loro opera, poiché li hanno resi buoni ministri del Nuovo Testamento

3. Gesù Cristo è il Giudice delle due classi di santi vivi e morti, che nell'ultimo giorno compariranno davanti al suo tribunale. Ogni giudizio gli è affidato, ed egli lo eserciterà rettamente

4. Il giudizio avrà luogo alla "sua apparizione e al suo regno", cioè alla sua seconda venuta

5. La ricompensa della fedeltà è offerta anche ai servi fedeli in relazione alla gloria del "suo regno".

II I DOVERI DEL MINISTRO FEDELE. "Predicate la Parola; essere istantaneo in ogni occasione, fuori stagione; riprendi, rimprovera, esorta, con ogni longanimità e insegnamento".

1. Il suo primo e preminente dovere è quello di predicare il vangelo, perché è la potenza di Dio per la salvezza. Non c'è alcuna ingiunzione ad amministrare i sacramenti, anche se ciò sarebbe incluso nei suoi doveri. Non c'è nulla, quindi, che giustifichi il posto più alto che i Tractariani assegnano ai sacramenti accanto alla Parola. È un fatto significativo che il successo del

2. gli apostoli, come riportato negli Atti, non sono mai attribuiti una sola volta ai sacramenti, ma sempre alla Parola

3. Il ministro deve avere una seria urgenza in ogni parte del suo lavoro. Deve creare opportunità dove non riesce a trovarle; deve lavorare in momenti sia convenienti che sconvenienti per se stesso; deve avvicinarsi a chi è disposto in modo opportuno e a chi non vuole in modo inopportuno

1. Deve rimproverare, o convincere, coloro che sono in errore riguardo alla dottrina

2. Deve rimproverare gli indisciplinati o gli immorali nella vita

3. Egli deve "esortare con ogni longanimità e insegnamento", esercitando la dovuta pazienza e usando tutte le risorse di un intendimento santificato, per incoraggiare gli uomini a mantenere le vie della buona dottrina e della santità. - T.C

OMELIE DI R. FINLAYSON Versetti 1-8.-

Ordine solenne a Timoteo

MI SONO INCARICATO DI ESSERE FEDELE NELL'ADEMPIMENTO DEI SUOI DOVERI UFFICIALI

1. Assistere alla carica

(1) Cristo associato a Dio. "Ti scongiuro davanti a Dio e a Gesù Cristo". Senza essere visti da Timoteo, essi erano realmente presenti come Testimoni dell'accusa che ora doveva essere rivolta contro di lui. Il primo Testimone, che è la Prima Persona della Divinità, è semplicemente designato Dio. È il più alto e completo dei nomi. A Dio è associato il Gesù storico con l'incarico divino. Mentre l'apostolo è molto attento a porre se stesso e gli altri ministri a distanza da Cristo, 1Corinzi 3 non esita a portarlo nella più stretta associazione con Dio. Gli spiriti dei defunti non possono comunicare con noi; ma si pensa che Gesù, che morì trentotto anni prima della stesura di questa Epistola, sia presente con Paolo nella sua prigione, testimone dell'incarico in tutti i suoi particolari che deve essere inviato a Timoteo

(2) Cristo nel momento di massima solennità per Timoteo. "Chi giudicherà i vivi e i morti". Timoteo non è menzionato; ma, poiché i vivi e i morti sono onnicomprensivi, doveva considerarsi incluso. Doveva venire il tempo in cui Cristo sarebbe tornato sulla terra. Davanti al suo seggio del giudizio dovevano essere radunati i vivi (improvvisamente cambiati) e i morti (risuscitati dalle loro tombe). Timoteo (cambiato o risvegliato) avrebbe dovuto prendere il suo posto insieme ad altri, per rendere conto al Giudice soprattutto del suo lavoro ufficiale

(3) Cristo nel momento di massima gioia per il suo popolo. "E per la sua apparizione è il suo regno". Cristo è ora nascosto alla vista umana, e gli uomini possono contestare il fatto che egli sia il Figlio di Dio, possono contestare il fatto che sia morto. Gli atti della sua apparizione, il suo rapporto con il Padre e con la salvezza umana saranno chiariti al di là di ogni possibilità di dubbio. Cristo ora regna, ma non c'è un pieno riconoscimento della sua potenza. Molti non pensano mai al suo regno. Deve venire il tempo in cui il suo regno deve essere stabilito come non è stabilito ora-stabilito nel pieno riconoscimento del suo potere-stabilito per non conoscere né modificazioni né fine. Al suo ritorno in cielo egli deve entrare in una certa subordinazione al Padre, eppure l'ordine delle cose che deve durare per l'eternità è chiamato il suo regno. Per il suo popolo il tempo della sua apparizione, e da cui data il suo regno, sarà pieno di gioia come il tempo in cui il loro Maestro sarà pubblicamente onorato, e in cui la loro partecipazione con lui risalterà nel suo pieno significato. Timoteo non deve, con l'infedeltà, togliere la gioia della futura rivelazione di Cristo a lui

2. Dettagli dell'accusa. Questi sono dati in rapida successione, senza parole di collegamento, con le quali c'è un guadagno in forza

(1) Dovere di predicare. "Predicate la Parola". La Parola, cioè quella di Dio, era ciò che egli doveva predicare; ma l'accento è più sulla predicazione. Questo era il suo lavoro; Predichi, Predichi; pronunci la verità divina, la pronunci ad alta voce come un araldo, affinché gli uomini possano udire

(2) Stagione per la predicazione. "Sii istantaneo in stagione, fuori stagione". Doveva essere pronto per ogni opportunità di predicare. Egli doveva avere il suo tempo stabilito per la predicazione, in modo che gli uomini potessero sapere quando potevano ascoltare la Parola; ma doveva anche predicare oltre il tempo stabilito. La sua stagione doveva essere ogni stagione, cioè entro i limiti naturali e morali. Doveva predicare, forza permettendo, ogni volta che gli si presentava l'opportunità di fare del bene

(3) Parti della predicazione. "Rimprovera, rimprovera, esorta, con ogni longanimità e insegnamento". Doveva rimproverare, cioè esporre la vera natura del peccato. Doveva rimproverare, cioè imputare la colpa del peccato. Doveva esortare, cioè usare la persuasione per non continuare nel peccato e per condurre una vita migliore. Doveva eseguire i tre uffici di rimprovero, rimproveratore, esortatore, con ogni lunga sofferenza, non con veemenza, ma, come con ogni giusta moderazione su se stesso, così con tutta la dovuta considerazione per gli altri; e con tutto l'insegnamento, non senza intelligenza, ma con istruzioni ripetute, e non dai suoi propri pensieri, ma dalla Parola

II ARGOMENTO TRATTO DA UN FUTURO INQUIETO

1. L'intollerabilità della sana dottrina. "Poiché verrà il tempo in cui non sopporteranno la sana dottrina". L'insegnamento sano o salutare, secondo 1Timoteo 3:16, è quello che, fondato sui fatti della redenzione, conduce alla pietà. Gli uomini lo trovano intollerabile, perché lega

2. Li riducono a pensieri e corsi che sono contrari alle "loro proprie concupiscenze".

3. I maestri che sorgono per coloro che trovano intollerabile la sana dottrina. "Ma, avendo prurito d'orecchie, si accumuleranno maestri secondo le proprie concupiscenze". Il loro sollievo non è quello di sbarazzarsi di tutti gli insegnanti (che sarebbe troppo drastico), ma di prendere insegnanti secondo le loro concupiscenze. Questi insegnanti sono la nascita e il riflesso dei loro sentimenti depravati. Coloro che si sforzano di avere i loro desideri regolati dalla Parola di Dio sono soddisfatti dagli insegnanti del vangelo; Coloro che hanno i loro desideri sregolati (cioè in uno stato di concupiscenza) non sono facilmente soddisfatti. "Avendo prurito alle orecchie, si accumulano insegnanti". Hanno un costante sentimento di disagio che cerca di essere gratificato con nuovi insegnanti, sia numerosi che indiscriminati

3. L'abbandono di chi ha prurito alle orecchie ai miti. "E distoglieranno i loro orecchi dalla verità, e si volgeranno alle favole". Il loro dovere è quello di volgere le orecchie alla verità, ma, poiché hanno prurito d'orecchie, si girano per ascoltare favole, non verità, ma invenzioni. Quando gli uomini non trovano la verità gradita all'orecchio, possono prendere le fantasie più sfrenate, le credenze più infantili. C'erano anticipazioni di questi miti del futuro con cui Timoteo aveva a che fare

III RIPRESA LA CARICA

1. Sobrietà. "Ma sii sobrio in ogni cosa". Coloro che avevano a che fare con i miti non avevano lucidità e cautela di mente, ma erano inebriati dalla propria saggezza. Timoteo doveva evitare la loro colpa. C'è una sobrietà che è attinente alla verità. Non lusinga l'uomo, ma lo mantiene all'umiltà dei fatti. Può commuoverlo profondamente, ma non gli toglie lucidità e cautela. Esso, come molti miti dei falsi maestri, non eccita morbosamente l'immaginazione, né lascia spazio a una gratificazione morbosa, ma agisce come un principio di autocontrollo. Timoteo, nel cercare di influenzare altri, doveva esercitare ogni ritegno di sé nei modi e nelle questioni di predicazione e nei rapporti personali

2. Resistenza. "Soffrire le avversità". Non è la prima volta che viene esortato in questo modo. In 2Timoteo 2:3 c'era l'idea aggiunta dell'associazione con Paolo. L'esortazione viene reintrodotta in questo incarico globale, ancora una volta e in modo più impressionante, per ricordargli le difficoltà che potrebbe aspettarsi nel suo futuro ministero

1. Il suo ufficio evangelistico. "Compi l'opera di un evangelista". C'era bisogno di ricordare questo a Timoteo, in quanto per il tempo in cui si era stabilito

2. Efeso. Paolo era stato lui stesso un evangelista, cioè un predicatore itinerante. Per quanto importante fosse l'istituzione delle congregazioni, egli non doveva trascurare l'importanza di far circolare il Vangelo, in vista della formazione di nuove congregazioni

3. Tutte le parti del suo ministero devono essere curate. Tie ha menzionato una parte; nella direzione conclusiva include tutto. Il suo ministero fu in parte determinato dai suoi talenti e dalle sue circostanze. Doveva giustamente proporzionare le varie parti del suo ministero, dando a ciascuna l'attenzione a cui aveva diritto, anche se una poteva essere seguita con maggiore difficoltà di un'altra. Egli doveva colmare la misura divina in tutti, e fino alla fine della sua vita

IV CONSIDERAZIONE TRATTA DALLA FINE DELL'APOSTOLO

1. La sua fine si avvicina. Primo modo di concepire la sua fine. "Perché mi viene già offerto". La forza del legame è che Timoteo doveva essere fedele, perché Paolo non doveva più rimanere a portare avanti l'opera di Cristo. Su di lui doveva cadere il mantello del suo padrone. La lingua in cui Paolo descrive la sua fine è ebraica, e sacrificale, nella sua colorazione. La conclusione del sacrificio era la libagione, ossia il versamento della libazione di vino intorno all'altare. Il suo servizio a Cristo era stato tutto della natura del sacrificio. Egli "non considerava la sua vita cara a sé". Era tra coloro che, per amore di Cristo, venivano uccisi tutto il giorno, che erano considerati pecore da macello. Ora non c'era che la libagione conclusiva, cioè l'effusione del suo sangue come martire intorno all'altare di Cristo. La cerimonia conclusiva era già iniziata, in ciò che stava soffrendo nella sua prigione. Aveva un significato doloroso, e anche un significato ricco; poiché era come il versamento di vino forte Numeri 28:7 Secondo modo di concepire la sua fine. "E il tempo della mia partenza è giunto". La parola tradotta "partenza" ha un'applicazione nautica comune, cioè all'allentamento del cavo che lega la nave alla terraferma, in modo che possa accelerare verso la sua destinazione. Con il suo martirio il legame tra Paolo e la terra doveva essere sciolto, affinché egli potesse affrettarsi, come con la rapidità del lampo, verso il porto dove doveva riposare per sempre. Il momento dell'allentamento era quasi giunto; Lì sul molo c'era l'uomo incaricato di far scivolare le chiusure

2. Sentimenti con cui considerava la sua fine imminente

(1) Consapevolezza della fedeltà in vista del passato. Primo modo di concepire la sua fedeltà. "Ho combattuto la buona battaglia". La lingua è presa dai giochi. La lotta deve essere interpretata come la lotta della fede. È la buona battaglia, essere in nome di Cristo, in nome delle anime. Aveva la testimonianza della sua coscienza di aver "combattuto la buona battaglia". Con la predicazione fedele, con il santo esempio, con le preghiere ferventi, con le sofferenze pazienti, egli aveva cercato di far avanzare la causa di Cristo, aveva cercato di salvare le anime. Ora era giunta la fine del conflitto, non rimaneva altro che i suoi effetti, questi effetti in parte mostrati nel suo stesso corpo stanco. Secondo modo di concepire la sua fedeltà. "Ho finito il corso." La lingua è presa appositamente dall'ippodromo. Atti un punto lo troviamo nobilmente ansioso di finire il suo corso Atti 20:24 In un altro punto lo troviamo cosciente dello spazio che c'era tra lui e la meta Filippesi 3 Qui è cosciente della sua posizione sulla meta. Aveva terminato il suo corso, non nel senso di averne fatto a meno, ma nel senso di aver fatto ciò che gli spettava di diritto. Aveva seguito (dietro al Maestro), senza fermarsi, senza diminuire lo zelo, finché ora era giunto alla meta. Terzo modo di concepire la sua fedeltà. "Ho conservato la fede". A lui era stato affidato in modo speciale il talento della fede cattolica. Era stato suo far sapere che Cristo era l'Amico dell'uomo, che come Dio incarnato aveva dato infinita soddisfazione al peccato, che desiderava abbracciare tutto nel suo amore salvifico. In mezzo a tutte le tentazioni di perderla, di sostituirla con qualcos'altro, l'aveva mantenuta inviolata. Non aveva permesso che la verità soffrisse nelle sue mani; né Timoteo doveva permettere che soffrisse nelle sue mani ora che più dipendeva da lui

(2) Piena certezza di speranza in vista del futuro

(a) Presente messa in asta. "D'ora in poi mi è riservata la corona della giustizia". C'è l'idea di riporre, come per uso futuro o divertimento. Ciò che fu messo da parte fu la corona della giustizia, cioè la ricompensa di colui che vince e di colui che giustamente vince. Nella visione cristiana questo è colui che compie l'opera che gli è stata assegnata da Cristo. Da quel momento in poi la corona della giustizia fu posta per lui. A tale altezza si elevò la sicurezza dell'apostolo. Non c'era alcun elemento di autoesaltazione nella sua sicurezza, come se avesse lavorato con le proprie forze, o come se fosse lui a decidere quale sarebbe stata, in confronto, la sua ricompensa. Ma che, in base alla sua esperienza di aiuto alla grazia nel compiere il suo lavoro, fosse tra coloro che dovevano essere incoronati, non aveva più dubbi di quanti ne avesse della propria esistenza

(b) Conferimento futuro. "Che il Signore, il giusto Giudice, mi darà in quel giorno". Il Rimuneratore è il Signore, la cui prerogativa è indiscutibile. Egli deve premiare in quel giorno, il giorno del futuro, con la preminenza. Egli deve quindi agire come il giusto Giudice, i cui giudizi devono essere tutti fondati sulla giustizia. Dai suoi tesori riservati trarrà fuori la corona dovuta al fedele servizio, e la porrà sul suo capo

(c) Occasione generale. "E non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno amato la sua apparizione". Egli esclude espressamente l'idea di essere eccezionalmente incoronato. La sua incoronazione non avrebbe impedito ad altri, come Timoteo, di essere incoronati. Sarebbero stati incoronati tutti coloro che avessero continuato ad amare l'apparizione di Cristo. Questo evento deve essere considerato con affetto, perché è il momento in cui la sua bellezza deve essere pienamente manifestata, in cui anche il suo amore per il suo popolo deve essere pienamente manifestato. È un evento che ha lo scopo di purificare ed elevare la nostra vita spirituale. Sia la prova con la quale proviamo a farci entrare nel numero dei fedeli. Occupa i nostri pensieri? infiamma i nostri affetti?

2 Insegnamento per la dottrina, A.V Predicare la Parola (khruxon togon). È impossibile esagerare la dignità e l'importanza qui attribuite alla predicazione per il fatto che essa è stata fatta oggetto di un giuramento così solenne e terribile come quello del Versetto 1 (confronta la designazione di khrux che San Paolo dà a se stesso in 1Timoteo 2:7; 2Timoteo 1:11 Sii istantaneo (ejpisthqi). La forza dell'esortazione deve essere trovata non nel verbo in sé preso da solo, ma nell'accoppiamento stretto con esso eujkairwv ajkairwv. Sii al tuo lavoro, occupati sempre, dentro e fuori stagione; non lasciare che nulla ti fermi; Sii sempre pronto, sempre a portata di mano. Rimproverare (elegxon); vedere 2Timoteo 3:16, nota comp. Matteo 18:15; Efesini 5:11; 1Timoteo 5:20 Generalmente con l'idea di far capire la colpa all'offensore. Rimprovero (ejpitimhson); una parola più forte di elegxon, che implica più autorità e meno argomentazione Matteo 8:26:17:18; Luca 19:39; Giuda 1:9), ecc. Esortazione (parakaleson). A volte predomina il senso di "esortare", e a volte quello di "conforto", vedi 1; Timoteo 2:1; 6:2, ecc. Ogni modo di rafforzare e stabilire le anime nel timore e nell'amore di Dio deve essere provato, e ciò con tutta la longanimità e l'insegnamento. (Per makroqumia, vedi cap. 3:10, nota.) Per "insegnare" o "dottrinare" (didach), San Paolo usa più frequentemente didaskalia nelle Epistole pastorali; 1Timoteo 1:10; 4:6,13,16; 5:17; 1Cronache 3:10,16), ecc., ma non sembra esserci alcuna grande differenza di significato. Forse didach punta più all'atto di insegnare. L'uso che ne fa qui, unito alla "longanimità", indica che l'uomo di Dio, sia che predichi, rimproveri, rimproveri o esorti, sia che sia sempre un paziente insegnante della Parola e della verità di Dio

OMULIE di W.M. Statham versetto 2.-

L'ingiunzione apostolica

"Predicate la Parola". Timoteo non dovette creare un vangelo, ma predicarne uno; e la "Parola" è abbastanza ampia e vasta per qualsiasi predicatore. La croce ha per circonferenza tutta la verità, e deve essere portata in tutte le sfere della vita

LO PREDICO CON INSTANZA. Non è una mera filosofia interessare gli studenti come uno studio esoterico; né è una mera tesi teologica elaborata da dimostrare vera. Ha a che fare con "la salvezza presente" e il benessere futuro dell'uomo. Soluzione: per:

1. La stagione potrebbe essere solo adesso. Domani il predicatore o l'ascoltatore, o entrambi, potrebbero essere andati via

2. La verità non può mai essere fuori stagione. Ne abbiamo bisogno sempre, in ogni luogo, in tutti i nostri doveri, tentazioni e prove

II PREDICARLO CON AUTORITÀ. Cioè, con l'autorità della verità, non con la vostra autorità ex-cathedra. "Mansueto", ma non come se le vostre congregazioni fossero patroni da compiacere, o Sinedri per mettere alla prova le vostre opinioni. Modestamente; ma con autorità; non, come ho detto, la vostra autorità, ma l'autorità della verità, che ha in sé la sua propria testimonianza. Cantici rimprovererai gli uomini senza paura, senza mai nasconderli a se stessi con astute parole di adulazione. E tu "rimprovererai" - perché il male si diffonderà presto se non viene smascherato e condannato subito - proprio come Natan affrontò coraggiosamente Davide, e disse: "Tu sei l'uomo".

III PREDICATELO CON L'ESORTAZIONE. L'insegnante non deve essere semplicemente uno sprezzante satirico dell'immoralità, una sorta di Giovenale. Né deve essere un parafulmine dell'ira divina; Egli deve cercare di salvare gli uomini. Non ha compiuto la sua opera quando ha rivelato la Legge di Dio contro il male. Egli deve ricordare che il Cristo che predica è il Figlio dell'uomo che è venuto "non per condannare il mondo, ma affinché il mondo sia salvato per mezzo di lui".

1. La longanimità deve essere lo spirito del suo metodo. Ricordando che l'umanità è fragile e decaduta, il predicatore deve essere comprensivo, poiché egli stesso ha bisogno di misericordia

2. La dottrina deve essere il suo rimedio. La grande rivelazione di un Divino Salvatore e dello Spirito promesso, il Consolatore. - W.M.S

3 Il suono per il suono, A.V; avendo prurito alle orecchie, si accumuleranno maestri secondo le proprie concupiscenze, poiché secondo le proprie concupiscenze si accumuleranno maestri, avendo prurito alle orecchie, A.V Il suono (thv uJgiainoushv). L'aggiunta dell'articolo in inglese non si guadagna nulla. La frase, hJ uJgiainousa didaskalia, è caratteristica delle Epistole pastorali, essendo sorta, senza dubbio, dalla crescita dell'eresia, vedi 1Timoteo 1:10 6:3; 2Timoteo 1:13; Tito 1:9,13; 2:1) ; anche Tito 2:8 Nel greco classico, uJgihv è frequentemente applicato a parole, sentimenti, consigli, ecc., nel senso di "sano", "saggio"; e uJgiaiein è anche applicato alla mente e al carattere. Endure (ajnexontai); di solito, come osserva il vescovo Ellicott, applicato da San Paolo alle persone come oggetto, come altrove nel Nuovo Testamento Matteo 17:17; Atti 18:14; Efesini 4:2), ecc. ma non sempre si veda 2Tessalonicesi 1:4) ; così Ebrei 13:22 Nel greco classico, ajnecesqai, seguito da persone o cose, di solito governa un caso accusativo, se presente, ma un genitivo frequentemente in Platone. Avere prurito alle orecchie (knhqomenoi thn); solo qui nel Nuovo Testamento. La frase, knhsewv wtwn, è attribuita da Plutarco a Platone (Alford), "grattare l'orecchio (pruriginoso); " knasqai ta w=ta, "solleticare le orecchie" (Luciano); ajpoknaiousin hJmwn ta wta (Philo, ap. Ellicott). Il verbo knhqw (i.q. knaw) significa "grattare"; "solleticare" e al passivo "prudere". Si accumuleranno (ejpiswreusousi), una parola sprezzante (che si trova solo qui nel Nuovo Testamento, e da nessuna parte nel greco classico antico), che implica la moltiplicazione indiscriminata degli insegnanti (confrontate il nostro uso di "esagerare"). Il semplice swreuein si trova nel cap. 3:6. Secondo le proprie concupiscenze. La misura del numero o della qualità degli insegnanti che si sono scelti da soli saranno le loro insaziabili e sempre diverse fantasie e appetiti mentali, non il desiderio di essere istruiti sulla verità di Dio da insegnanti mandati da Dio. Confrontate la condotta di Geroboamo nell'ordinare un banchetto "nella bocca che aveva ideato dal suo proprio cuore" 1Re 12:33

Versetti 3, 4.-

La caparbietà e l'irrequietezza dei cosiddetti cristiani sono un nuovo incentivo alla fedeltà nei ministri

Questo è un argomento dal futuro da raccontare sul dovere presente

I LA RAGIONE DELL'APOSTASIA. "Poiché verrà il tempo in cui non sopporteranno la sana dottrina".

1. La dottrina del Vangelo è sana, perché richiede una vita santa, e ritiene che la gratificazione delle passioni peccaminose sia incompatibile con le speranze di salvezza

2. Gli uomini malvagi non possono sopportarlo, perché è così contrario alla corruzione della natura umana, e quindi trattarlo con negligenza, se non con disprezzo

3. L'apostolo prevede la crescita del male nella Chiesa, e quindi cerca di preparare i ministri alla guerra contro di esso

II L'EFFETTO DI QUESTO DISGUSTO MORALE PER IL VANGELO. "Ma, avendo prurito d'orecchie, si accumuleranno maestri secondo le proprie concupiscenze".

1. Non scarteranno assolutamente il ministero. Scambieranno solo una classe di ministri con un'altra. Ma moltiplicheranno enormemente il numero delle loro guide religiose

2. Il prurito per la novità ha portato alla moltiplicazione degli insegnanti. Erano volubili, inquieti e inquieti. Volevano udire cose nuove o cose smussate, che riflettessero i capricci di una natura corrotta

3. La ragione di tutta la marmaglia di insegnanti che essi radunarono a sé va ricercata nel loro desiderio di vedere soddisfatte le loro fantasie, "secondo le loro proprie concupiscenze". Volevano guide indulgenti, che lusingassero l'orgoglio della natura umana e non mettessero troppo l'accento sull'importanza di una vita santa. La sana dottrina era necessariamente alleata di una morale pura

III LA PUNIZIONE CHE ATTENDE UNA TALE PERVERSIONE DEL GIUDIZIO. "E distoglieranno i loro orecchi dalla verità, e si volgeranno alle favole".

1. È un fatto solenne nella Divina provvidenza, che quando gli uomini non amano tornare alla conoscenza della verità, Dio li abbandona a una mente reprobia, così che perdono ogni gusto per la sana dottrina

2. È un fatto altrettanto solenne che, se la verità viene ripudiata, il cuore non cesserà quindi di esercitarsi riguardo alle preoccupazioni religiose. Il cuore non può rimanere vuoto a lungo. Le favole si precipitano a occupare il posto che nega un appoggio alla verità, così come l'infedeltà ha un potere di creare vuoto, che la superstizione si precipita subito a riempire. Che spreco di anima! - favole inutili prese in cambio di verità che salva l'anima! - T.C

4 Si volgeranno perché loro si volgeranno, A.V; girare da parte per deve essere girato, A.V si allontanerà, ecc. La sobria e sana dottrina della Parola di Dio, che insegna l'autodisciplina, l'umiltà e la purezza di cuore e di vita, non placherà le loro orecchie pruriginose, e perciò se ne allontaneranno e andranno dietro a favole più congeniali, quelle insegnate dagli eretici. Gira di lato (ejktraphsonai); asqouv); 1Timoteo 1:6 nota. Favole (mu)

vedi 1Timoteo 1:4; 4:7; Tito 1:14; 2Pietro 1:16 (sull'origine ebraica di queste favole, vedi la nota del vescovo Ellicott su 1Timoteo 1:4

5 Sii sobrio perché veglia su di te, A.V; soffrire le privazioni per sopportare le afflizioni, A.V; adempiere per fare piena prova di, A.V Sii sobrio (nhfe); 1Tessalonicesi 5:6,8 ; liov 1Pietro 1:13; 4:7; 5:8. L'aggettivo nhfa ricorre in, 1Timoteo 3:2 (dove vedi nota 11; Tito 2:2 Qui "Siate sobri in ogni cosa" chiaramente non si riferisce alla sobrietà letterale, che Timoteo non correva il pericolo di trasgredire, 1Timoteo 5:23 ma comprende chiarezza, calma, fermezza e moderazione in tutte le cose

Soffrire le avversità (kakopaqhson); come 2Timoteo 2:3 (T.R.) e 9. Un evangelista (eujaggelistou); uno il cui compito è quello di predicare il vangelo, secondo zein Matteo 11:5 Il verbo eujaggeli "predicare il vangelo" e aujaggelion, "il vangelo", sono di uso molto frequente nel Nuovo Testamento. Ma eujaggelisthv, un evangelista. ricorre altrove solo Atti 21:8 andrhson Efesini 4:11 Compi il tuo ministero. Questa è piuttosto una debole resa del greco plhrofo adottata anche nel R.V Luca 1:1. Il verbo ricorre altrove in Luca 1:1; Romani 4:21, 14:5 e Versetto 17 di questo capitolo. La frase è metaforica, ma non è certo se la metafora sia quella di una nave sospinta a vele spiegate, o di una misura piena. Se la prima è la metafora, allora il significato derivato, quando applicato alle persone, è quello della piena persuasione, della fede intera e implicita, che spinge gli uomini in avanti in un corso audace e incrollabile; o, quando applicato alle cose, quello di essere indubbiamente creduto. Ma se la metafora è presa da "portare piena misura", allora il senso della voce passiva quando applicata alle persone sarà "essere pienamente soddisfatti", cioè avere piena certezza, e, quando applicata alle cose, "essere pienamente creduta" (Liddell e Scott). Applicando l'ultima metafora al passaggio che abbiamo davanti, il senso sarà "scarica il tuo ministero fino alla caduta". Non ci sia alcun risparmio di lavoro ministeriale, ma lo si svolga nella sua completezza e fino alla fine

Il dovere di Timoteo nei momenti difficili

IO : "SII SOBRIO IN OGNI COSA".

1. La presenza di falsi maestri richiedeva un atteggiamento vigile, una costante presenza di mente, un rapido discernimento delle opportunità per far avanzare la verità

2. Ci dovrebbe essere una cura costantemente sobria e vigile che si estenda a tutta la vita del ministro, che deve "rendere conto delle anime".

II "SOFFRIRE DIFFICOLTÀ".

1. Se il ministro teme l'ira degli uomini, non sarà fedele a Dio

2. C'è una ricompensa per la coraggiosa sofferenza 1Timoteo 2:3-12

3. L'esempio della vita dell'apostolo era sempre davanti a Timoteo come un potente incentivo alla perseveranza 1Timoteo 3:10-12

III "FAI L'OPERA DI UN EVANGELISTA".

1. C'era una classe separata di ufficiali chiamati evangelisti nella Chiesa apostolica, Efesini 4:11 il cui compito speciale era quello di aprire nuovi orizzonti nei campi aperti del paganesimo o nei confini più ristretti del giudaismo. Predicavano il vangelo, mentre i pastori pascolavano le greggi. Ma non dobbiamo supporre che i pastori non abbiano anche "fatto l'opera di un evangelista". Avevano santi e peccatori sotto la loro cura in tutti i luoghi

2. Poiché Timoteo era stato recentemente occupato nell'organizzazione della vita della Chiesa di Efeso, non fu inutile l'ammonimento che d'ora in poi si dedicasse all'opera diretta di evangelizzazione, come il miglior antidoto all'eresia e all'empietà

IV "RENDI PIENA PROVA DEL TUO MINISTERO". Questo doveva essere fatto:

1. Con lavori costanti

2. Con l'incrollabile fedeltà a Dio e all'uomo

3. Con gli sforzi per salvare i peccatori e l'edificazione dei santi, che si sono visti avere successo. Un tale uomo adempie il suo ministero, poiché non cerca le cose proprie, ma le cose di Cristo. - T.C

6 Già in fase di offerta per ora pronta per essere offerta, A.V; vieni a portata di mano. A.V. Mi viene già offerto. L'ejgw è enfatico, in contrasto con il su di Versetto 5: "Tu, che hai ancora vita davanti a te, soffri avversità, fai l'opera di un evangelista, rendi piena prova del tuo ministero. Non posso più farlo, perché il mio martirio è già iniziato e la mia fine è vicina. Tu devi prendere il mio posto nel grande conflitto". Amos viene offerto (spendomai); San Paolo usa la stessa figura in Filippesi 2:17, dove la abbina al sacrificio e al servizio (o offerta della fede dei Filippesi da parte di se stesso come sacerdote), e considera l'effusione della propria vita come il completamento di quel sacrificio (vedi Ellicott su Filippesi). "La libagione costituiva sempre la conclusione del sacrificio, e così il martirio dell'apostolo chiudeva il suo servizio apostolico" (Huther), che era stato un sacrificio continuo, in cui era stato il sacerdote ministrante Romani 15:16 Cantici che l'uso di spendomai qui concorda esattamente con quello insewv). Filippesi 2:17. "La mia opera sacrificale", dice San Paolo, "essendo ora finita e terminata, sto compiendo l'ultimo atto solenne, l'effusione della mia stessa vita nel martirio, al quale passerò fuori dalla prigione in cui mi trovo ora". La parola non si trova da nessun'altra parte nel Nuovo Testamento, ma San Paolo usa il verbo ajnalusai, "partire", inlusiv Filippesi 1:23, dove, essendo il verbo nella voce attiva, la metafora deriva chiaramente dal pesare l'ancora, come nell'uso comune nel greco classico; quindi semplicemente "partire". L'uso classico di ajna favorisce piuttosto il senso di "liberazione" o di "dissoluzione". Ma l'uso di San Paolo di ajnaluw inlusiv Filippesi 1:23, e l'uso frequente dello stesso verbo nella LXX e da Giuseppe Flavio, nel senso di "partire", favorisce la traduzione di ajna con "partenza", come in A.V e R.V È venuto; piuttosto, è a portata di mano (ejfesthke); lo stesso verbo di ejpisthqi in Versetto 2. (Sulla differenza tra ejnesthke ("è venuto") ed ejfesthke ("è a portata di mano"), vedi Alford su 2Tessalonicesi 2:2) e comp. Atti 22:20

Versetti 6-8.-

L'imminenza della morte dell'apostolo e le sue prospettive in relazione ad essa

Esorta Timoteo ad accrescere lo zelo a motivo della sua prossima partenza

I L'IMMINENZA DELLA SUA MORTE. "Poiché mi viene già offerto, e il tempo della mia partenza è vicino".

1. Marco, la calma con cui l'apostolo contempla una morte violenta. Non c'è tremore, né fretta, né impazienza nei suoi ultimi giorni. La lingua è composta in modo singolare. Sapeva che Nerone avrebbe presto posto fine alla sua vita, perché quel mostro di crudeltà e di crimine si stava già scatenando selvaggiamente contro i cristiani. Solo una sicura speranza e una fede viva potevano mantenere lo spirito in tali difficili circostanze

2. L'apostolo non è troppo preoccupato per le proprie sofferenze che si avvicinano per dimenticare la causa per la quale sta per cedere la sua vita. Ora è più urgente che mai nelle sue istruzioni a Timoteo

II LA FELICE RETROSPETTIVA DI UNA VITA UTILE. "Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede".

1. La buona battaglia è finita

1. Ogni cristiano è un soldato

2. Deve combattere contro la triplice inimicizia del mondo, della carne e del diavolo

3. Egli vince attraverso la fede come sua unica arma 1Giovanni 5:4,5

4. C'è un limite alla durata del combattimento. La morte vi pone fine

1. La gara è terminata

1. È una gara lunga;

2. una corsa estenuante;

3. Eppure una corsa gloriosa, perché ha un lieto fine

1. La fede conservata

1. È un deposito prezioso posto nelle nostre mani 2Timoteo 1:14

2. Gli erroristi di ogni sorta si sforzano continuamente di strapparcelo dalle mani con i loro speciosi sofismi

3. I credenti lo tengono al sicuro chi lo custodisce nel cuore e nella mente

III LE BENEDETTE PROSPETTIVE IN SERBO PER LUI. "D'ora in poi mi è riservata la corona della giustizia, che il Signore, il giusto Giudice, mi darà in quel giorno: e non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno amato la sua apparizione."

1. La ricompensa. "La corona della giustizia".

(1) Era il simbolo dell'eccellenza e della gloria

(2) Era un riconoscimento della giustizia di chi lo indossava

Non era una corona di ambizione. Non è stata conquistata infliggendo miserie alla razza umana

2. La certezza e le modalità del suo conferimento

(1) È riposto in riserva in modo sicuro per chi lo indossa

(2) È conferito

(a) come questione di grazia, poiché il Giudice la "assegna" di grazia; e

(b) come questione di giustizia, poiché, come giusto Giudice, egli non permetterà che le opere dei credenti rimangano senza ricompensa Apocalisse 14:13

3. Il carattere di coloro che ricevono la ricompensa. "Coloro che hanno amato la sua apparizione".

(1) I credenti non temono l'apparizione di Cristo in giudizio

(2) Essi attendono con speranza, soddisfazione e gioia il giorno della resa dei conti finale

(3) Tutti coloro che lo amano ora lo ameranno alla sua apparizione, quando lo vedranno nella sua gloria

(4) Il giorno della ricompensa; il giorno del giudizio. - T.C. Versetti 9-12.-

La solitudine dell'apostolo e il bisogno di assistenza e conforto

Il desiderio di compassione e di aiuto nell'ora della prova era naturale. "Fa' la tua diligenza per venire presto da me". C'erano diverse ragioni per il suo desiderio di vedere Timoteo, oltre all'ansia naturale di vedere il più affezionato dei suoi discepoli fedeli

IO , L'APOSTOLO, ERO STATO ABBANDONATO DA DEMA. "Dema mi ha abbandonato".

1. Questo portò grande angoscia all'apostolo:

(1) Perché Dema era stato compagno di lavoro e amico Colossesi 4:14

(2) Perché lo ha abbandonato in un momento critico della sua storia personale, quando era già scoraggiato dai disertori asiatici e nella vicina prospettiva della morte

(3) Perché c'era un bisogno speciale per tali come Dema di stare dalla parte del Vangelo nella città che era il cuore del paganesimo, e di mostrare coraggio e costanza nella persecuzione

2. La causa della diserzione fu più dolorosa. "Aver amato questo mondo attuale". Può darsi che sia stato l'amore per la vita o l'amore per gli agi, o il desiderio di tornare alle vecchie compagnie di Tessalonica (probabilmente il suo luogo natale), o il desiderio di piacere o di ricchezza. Ma era una passione fatale. L'amore di questo mondo è incompatibile con la vera vita, perché tutto ciò che è nel mondo è male: "la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e l'orgoglio della vita". È tutto, nell'ordine attuale delle cose, opposto a Dio e distruttivo per l'uomo. Nient'altro che Cristo può liberarci dal potere di questo mondo malvagio presente Galati 1:4

II L'APOSTOLO ERA ORMAI QUASI SOLO. Altri compagni di lavoro erano andati a svolgere le loro commissioni utili in vari quartieri, senza dubbio con il consenso del suo cuore: Crescens alla Galazia; Tito in Dalmazia, sull'Adriatico; Tichico, un vecchio amico, già inviato una volta a Efeso, vi ritorna per ordine dell'apostolo. Luca, l'unico di tutti i ministri di Cristo fa compagnia all'anziano apostolo; poiché sebbene fratelli come Eubulo, Pudente, Lino e Claudia ora lo assistano diligentemente, tuttavia l'apostolo è ansioso di vedere Timoteo, e prega Marco di accompagnarlo, poiché "mi è utile per il ministero", sia nell'evangelizzazione che nel servizio personale. - T.C

L'ora serale della vita

"Poiché ora sono pronto per essere offerto, e il tempo della mia dipartita è vicino". San Paolo era sicuro che i nemici del vangelo avrebbero avuto successo nei loro disegni sulla sua vita. Prima o poi sapeva che i leoni o le fiamme, l'ascia del boia o la croce crudele, avrebbero completato il suo corso terreno. Ma come egli aveva fatto l'"offerta" della sua vita a Cristo, così era pronto nella morte per essere offerto per amore del Maestro

I LA PRONTEZZA APOSTOLICA. Sebbene prigioniero, gli era stato permesso di essere un predicatore nel vicino campo del palazzo di Cesare durante la sua prima prigionia a Roma. Ma ora non è più così . Solo in mezzo alla guardia pretoriana poteva ora testimoniare; e poiché il soldato al quale era incatenato per il polso veniva spesso cambiato, aveva l'opportunità di dire a ciascuno a turno la buona parola del regno di Dio. La sua prigionia era stata preceduta da viaggi missionari, nei quali aveva fondato ovunque Chiese di Cristo, Chiese che erano diventate centri di evangelizzazione e di edificazione. Era "pronto", perché il suo carattere era stato plasmato da "una grande tribolazione", così che la sua anima era purificata dalla grazia di Dio che vi operava le autoconquiste della sua natura. La giusta indignazione di natura forte - che sappiamo benissimo che una volta nel suo apostolato sarebbe stata suscitata contro i suoi avversari - era stata addolcita in una calma sottomissione alla volontà divina, ed egli era consapevole che Dio si sarebbe preso cura della sua Chiesa nei tempi pericolosi che erano venuti. Inoltre, Timoteo era lì per intraprendere la grande opera e per predicare la Parola. Paolo era pronto per il "riposo"; e il "riposo" era pronto per lui

II IL TEMPO DELL'APOSTOLO. "L'ora della mia partenza." Tutto il nostro tempo è nelle mani di Dio: "il tempo di nascere e il tempo di morire". Questo non era per Paolo un credo fatalistico; Non dimenticò che c'era una volontà divinamente saggia che ordinava a tutto

1. La morte è stata una partenza. Non era abitudine di San Paolo soffermarsi sulla morte in sé, ma piuttosto sui suoi gloriosi esiti per il cristiano. La fede era forte in lui. Il motto - Mors janua vitoe - "La morte è la porta della vita", era lo spirito del suo credo

2. Ma la morte non fu la dipartita del Cristo. Lui era qui. Per mezzo del suo Spirito egli operava ancora nei cuori di tutti coloro che credevano. Il Cristo in lui era anche il Cristo in Timoteo; e San Paolo sapeva bene che il trionfante carro del Redentore non si ferma davanti alla tomba di nessuno. - W.M.S

7 I fori, -A.V; il per mio, A.V Ho combattuto la buona battaglia; 1Timoteo 6:12 (ton ajgwna ton significa che, per quanto onorevoli fossero ritenute le gare dei giochi, la gara cristiana era molto più onorevole di tutte. La parola "combattimento" non è adeguatamente espressa dall'agorà, che abbraccia tutti i tipi di gare: corsa dei carri, corsa a piedi, lotta, ecc. "Ho giocato il gioco onorevole" darebbe il senso, anche se in modo poco elegante. Il corso (tomon); mov, Atti 13:25; 20:24. Il corridore in gara aveva un dro o un percorso preciso da correre, segnato per lui. La vita di San Paolo era quella strada, ed egli sapeva di averla esaurita. Ho conservato la fede. San Paolo qui abbandona la metafora e spiega le figure precedenti. Durante il suo lungo e movimentato corso, nonostante tutte le difficoltà, i conflitti, i pericoli e le tentazioni, egli aveva mantenuto la fede di Gesù Cristo affidata a lui, inviolabile, non adulterata, integra e completa. Non si era trattenuto dal confessarlo quando la morte lo guardò in faccia; non l'aveva corrotta per soddisfare le opinioni degli ebrei o dei gentili; Con coraggio, risolutezza e perseveranza l'aveva mantenuta fino alla fine. Oh! lascia che Timoteo faccia lo stesso

La battaglia è finita

"Ho combattuto una buona battaglia". Nulla in natura è più bello del glorioso tramonto; Anche le nuvole temporalesche lo rendono uno scenario più magnifico. Cantici era con San Paolo. In mezzo alle nubi minacciose della persecuzione, la gloria del Salvatore risplendeva tutt'intorno a lui, e illuminava l'oscuro firmamento delle esperienze del martirio

IO IL PASSATO COMBATTO. Era un uomo di guerra nel senso migliore del termine, e aveva combattuto una buona battaglia. Aveva dei conflitti dentro di sé, "combattimenti all'esterno e paure all'interno". Aveva l'opposizione degli ebrei della Chiesa antica e dei cristiani giudaici, che cercavano di pervertire il vangelo! Roma, quella temuta sedizione, lo considerava un fomentatore di lotte, e sebbene San Paolo non fosse un nemico di Cesare, questo diede ai nemici di Cesare l'opportunità di gettare obbrobrio su di lui. Aveva anche, come tutti noi, nemici invisibili, così che non fece guerra solo "contro carne e sangue". La lotta passata fu per tutta la vita con lui, perché all'inizio dovette resistere anche ai suoi coadiutori cristiani nella sua determinazione di proclamare e di preservare l'universalità e la spiritualità del regno evangelico; egli resistette coraggiosamente e trionfalmente anche a Pietro in faccia, e così diede alla Chiesa di tutti i tempi la Magna Charta della sua libertà divina

II IL CORSO FINITO. Ora poteva guardare indietro all'ippodromo, e variava le sue immagini. Ora introduce l'idea dei giochi greci. Possiamo vedere l'atleta impaziente che si cinge i fianchi per la gara, una gara che ha messo a dura prova tutte le sue energie. Nel caldo e nel freddo, in mezzo a nemici e amici, San Paolo "si è spinto verso il bersaglio". Non c'è alcun tono definitivo, tuttavia, nel suo linguaggio nel senso più stretto. La fine era solo un posto che doveva passare, non una tomba in cui doveva dormire. Poiché per lui il vivere era Cristo, e il morire era un guadagno. - W.M.S

8 Il for- a, -A.V; un me per me, A.V; solo a me per me solo, A.V; anche a tutti loro e anche a tutti loro, A.V; hanno amato per amore. D'ora in poi (loipon); come Ebrei 10:13. Essendo finito il lavoro del conflitto, non resta che ricevere la corona. La corona della giustizia significa quella corona il cui possesso contraddistingue chi la indossa come giusto dinanzi a Dio. Le frasi analoghe sono: "la corona della gloria" 1Pietro 5:4 e "la corona della vita" Giacomo 1:12; Apocalisse 2:10 La giustizia, la gloria e la vita dei santi sono concepite come mostrate nelle corone, come la dignità regale è nella corona della regalità. Il giusto Giudice (krithv). In Atti 10:42 si dice che il Signore Gesù è stato ordinato da Dio Krithntwn kai nekrwn. "il Giudice dei vivi e dei morti"; e inntwn, Ebrei 12:23 leggiamo, Krith Qew pa "Dio il Giudice di tutti". Ma da nessun'altra parte, né nell'Antico che nel Nuovo Testamento, questo termine è applicato direttamente a Dio o a Cristo. Sicuramente il suo uso qui è influenzato dalla precedente metafora dell'ajgwn e del dromov e dello stefanov; e "il giusto Giudice" è l'imparziale brabeuv, o "giudice", che assegnava i premi ai giochi a coloro che li avevano giustamente vinti. E questo è il significato proprio di krithv, "l'arbitro", applicato, specialmente ad Atene, ai "giudici" nelle gare poetiche (Liddell e Scott). Tucidide contrappone il krithv e l'ajgwnisthv; Aristofane il kritai e il qeatai, gli "spettatori"; e la parola "critico" deriva da questo significato di kithv e kritikov. L'intero quadro è quello dell'apostolo che conduce la sua nobile razza di giustizia fino alla fine, e del Signore stesso che gli assegna la meritata corona della vittoria alla presenza del cielo e della terra riuniti per la solennità di quel grande giorno. Che hanno amato la sua apparizione. Sarà una caratteristica di coloro che saranno incoronati in quel giorno che per tutto il tempo in cui hanno acceso il buon combattimento, hanno atteso con speranza e desiderio l'apparizione e il regno del loro Signore. "Venga il tuo regno" era il loro desiderio e la loro supplica. Potranno dire in quel giorno: "Ecco, questo è il nostro Dio; noi abbiamo sperato in lui ed egli ci salverà: questo è il Signore; noi lo aspettiamo, esulteremo e ci rallegreremo della sua salvezza" Isaia 25:9) La sua apparizione; vieni in Versetto 2

La grande ricompensa

"D'ora in poi mi è riservata una corona di giustizia". Questo è il keynote. Molti generali romani di successo e alcuni filosofi del vecchio mondo si suicidarono per la stanchezza e il disgusto della vita. Vivere era noia, e peggio, perché tutto era "vanità e tormento dello spirito".

IL FUTURO È PREVISTO. "D'ora in poi per, o, 'quanto al resto' è riservato per me". Cristo non lascerà che nessuno dei suoi fedeli servitori rimanga senza corona; Tutti ricevono il premio: solo la loro corona sarà il perfezionamento del carattere, come il fiore sboccia nella sua bellezza estiva. Il cielo è l'eterna estate dei santi; E lì "la corona della giustizia", che non è mai stata pienamente raggiunta sulla terra, sarà data a tutti coloro che persevereranno sino alla fine. A volte è chiamata "la corona della gloria", a volte "la corona della giustizia" e a volte "la corona della vita", perché le corone di Dio non sono l'orpello dell'oro corruttibile della terra, ma le corone della coscienza, della mente e del carattere, in una parola, corone della vita

II IL GIUSTO GIUDICE SARÀ LÀ. Colui davanti al quale tutti i cuori sono aperti, Colui il cui giudizio è secondo la conoscenza e che comprende tutti i conflitti sconosciuti e inosservati di ogni anima sincera. Egli è il giusto Giudice. Il giudizio umano, al suo meglio, non può essere perfettamente giusto: può avvicinarsi ad esso, ma "Che cosa conosce l'uomo delle cose dell'uomo, se non lo spirito dell'uomo che è in lui?" Nessuno, in verità, se stesso è Dio

III LA CHIESA UNIVERSALE PARTECIPERÀ ALL'INCORONAZIONE. "E non solo a me, ma anche a tutti quelli che amano la sua apparizione". Alcuni uomini temono che appaia. Non hanno mai gradito i pensieri di Dio, e quanto apprezzeranno la Sua presenza? Coloro che hanno vissuto nel piacere e hanno detto a Dio: "Allontanati da noi!" possono ben tremare alla sua apparizione. Ma il vero cristiano, che ha camminato per fede, ama l'apparizione di Cristo

1. Desideriamo vedere l'equità o il giusto giudizio trionfare nell'universo. Cantici molto giudizio sembra ora abortire

2. Desideriamo vedere il Salvatore, che non avendo visto, amiamo; perché alla sua apparizione "saremo simili a lui, perché lo vedremo così com'è". San Paolo non era rapsodico, ma desiderava andarsene e stare con Cristo, il che era molto meglio.

9 Fa' la tua diligenza (spoudason); vedi cap. 2:15, nota. L'affettuoso desiderio di San Paolo per la compagnia di Timoteo nel pericolo e nell'abbandono presenti è molto commovente. (Per la portata cronologica di questo passaggio, vedi Introduzione.)

Versetti 9-22.-

"Orpa baciò la suocera; ma Rut si unì a lei".

In questo piccolo incidente sociale di circa tremila anni fa, che può essere passato all'epoca con poca osservazione, abbiamo davanti a noi un esempio conciso e pregnante, con la consueta saggezza penetrante della Sacra Scrittura, della differenza tra amicizia e amicizia, religione e religione, a seconda che si trovino profondamente nelle radici del cuore o semplicemente in superficie. Il contrasto tra Dema e Luca offre un altro esempio di questa importante differenza. Possiamo credere che Dema avesse fede in Cristo, e anche che avesse una certa amicizia per San Paolo. Non dobbiamo supporre che, quando era un "collaboratore" di San Paolo nella buona opera di evangelizzazione del mondo, quando era suo compagno con Luca e altri durante la sua prima prigionia a Roma, e viaggiò di nuovo con lui verso Roma, stesse giocando l'ipocrita, e che fosse falso nella sua professione di fede al Signore Gesù o di attaccamento al suo apostolo. Ma né la sua fede né la sua amicizia erano state messe a dura prova. La forza del carattere di San Paolo lo aveva fino a quel momento trascinato come un torrente impetuoso, aveva fiducia nella sua stella; si sentiva sicuro, forse, che la causa sposata da Paolo avrebbe trionfato; e non erano sorte difficoltà sufficienti a farlo vacillare nel suo proposito. Ma all'improvviso tutto è cambiato. Questa seconda prigionia, con il suo processo inquietante, con la defezione dei cristiani asiatici e la diserzione degli amici, aveva cambiato l'intero aspetto delle cose. Invece dei trionfi della fede e della supremazia del grande apostolo, vide la probabilità di una morte crudele per San Paolo e i suoi compagni più stretti. La prova era troppo grande per la sua fede debole e la sua amicizia superficiale. Senza rinnegare Cristo, e senza sottrarci al suo attaccamento esteriore a San Paolo, possiamo immaginarlo, forse, con proteste di amore immutato, e rimpianti per la necessità che lo ha chiamato via, affrettandosi a Tessalonica, il suo luogo natale. Ma Paolo sentiva che era, quello che era, una diserzione. "Orpa baciò la suocera; ma Rut si unì a lei". Nelle parole "Solo Luca è con me", vediamo l'impronta diversa sia della sua fede che della sua amicizia. Luca, il medico, era tanto amorevole quanto amato. Con ammirevole fedeltà e incrollabile costanza, aveva seguito il suo grande maestro da Filippi a Troade, e da Troade a Gerusalemme. Nelle narrazioni grafiche dei processi di San Paolo davanti al Sinedrio, davanti a Felice, davanti a Festo e Agrippa; nel suo racconto del naufragio e dell'arrivo a Roma, tracciamo la sua presenza in tutte quelle scene movimentate. Durante i due anni interi di prigionia non lo aveva mai lasciato. E ora che la fine di quella grande carriera si avvicinava, e le nuvole si addensavano e oscuravano la sera di quella vita gloriosa, e vari dolori si addensavano intorno a quel nobile spirito, leggiamo ancora, non nelle deduzioni dei modesti racconti di Luca, ma nella testimonianza dello stesso San Paolo: "Solo Luca è con me". "Ruth si unì a lei". "Dove andrai tu, andrò io; e dove starai tu, io alloggerò: il tuo popolo sarà il mio popolo, e il tuo Dio, il mio Dio, l'Eterno, fa' così a me, e anche di più, se solo la morte separerà me e te". Vediamo anche come colui che aveva scritto con parole così vivide "tutto ciò che Gesù cominciò a fare e ad insegnare, fino al giorno in cui fu assunto in cielo", avesse assorbito lo spirito del suo Divino Maestro. Non aveva insegnato agli altri a conoscere Gesù Cristo, senza arrivare a conoscere lui stesso. E così la sua fede fu salda in quel giorno di scossa. Era pronto a perdere la vita per poterla guadagnare; Ed egli sta davanti a noi, non solo come l'evangelista che ci insegna e ci delizia, ma come il forte credente e l'amico fedele, il cui esempio è persuasivo quanto le sue parole

Versetti 9-22.-

Personale

IO TIMOTEO

1. Invitato a venire a Roma. "Fa' la tua diligenza per venire presto da me". Il suo desiderio precedentemente espresso di vederlo 2Timoteo 1:4 si è ora trasformato in una richiesta formale di venire, e di venire presto, da lui. Nella diligenza che doveva mostrare in questo non c'è l'idea della pura fretta, ma della massima fretta che era compatibile con gli interessi di Cristo a Efeso. Sarebbe stato necessario prendere certe disposizioni, non solo per il suo viaggio, ma per continuare l'opera dopo la sua partenza. Ma non appena questi accordi fossero stati fatti, doveva affrettarsi da lui a Roma

1. Motivo speciale nell'isolamento di Paolo. "Poiché Dema mi abbandonò, avendo amato questo mondo, e andò a Tessalonica; Crescendo in Galazia, Tito in Dalmazia. Solo Luca è con me". Il motivo fondamentale della richiesta era l'avvicinarsi del martirio dell'apostolo; ma c'era un'altra e speciale ragione nel suo isolamento a Roma. Non avrebbe dovuto essere così; perché Dema, che era stato il suo fidato assistente, era stato lì, e se avesse fatto il suo dovere sarebbe stato ancora con lui. Ma lo abbandonò nell'ora dell'angoscia, che probabilmente può essere associata alla sua prima difesa (Versetto 16). La ragione della diserzione era che egli amava il mondo attuale. Non dobbiamo intendere il mondo nel senso etico in cui a volte viene usato; il mondo come è diventato con l'ingresso del peccato, in

2. Opposizione al mondo come doveva essere. Amava le cose buone del mondo - l'assenza dalla scena del pericolo, l'agio nella sua casa - preferendole a ciò che gli sarebbe stato utile nel mondo futuro - stando coraggiosamente al fianco di Paolo e curando amorevolmente le sue sofferenze. La condotta di Dema fu vile e crudele, calcolata per distruggere la sua influenza come insegnante cristiano. Non siamo autorizzati a dire che ha escluso dopo la penitenza e ha distrutto il suo destino. È stato il suo destino terreno essere associato a un atto oscuro compiuto a uno degli uomini più nobili in un momento in cui la sua nobiltà risplendeva più chiaramente. Per spiegare il suo isolamento, Paolo menziona senza commenti la partenza di Cresceno per la Galazia e di Tito per la Dalmazia. Nel loro caso possiamo capire che non c'è stata una diserzione di Paolo, ma la pressione del lavoro cristiano è una missione da parte di Paolo. L'unico degli assistenti di Paolo che era con lui era Luca, così spesso menzionato in relazione a Paolo. In relazione alla menzione del suo nome qui, è notevole che colui che era con Paolo durante la sua seconda prigionia a Roma fa risalire la storia apostolica solo al periodo della prima prigionia lì. Con l'eccezione di Luca, non c'erano operai cristiani con Paolo che potessero entrare con intelligenza e simpatia nei suoi piani e prestare aiuto sul posto

3. Ha chiesto di prendere Marco, e portarlo con sé. "Prendi Marco e conducilo con te, perché mi è utile per il suo ministero. Ma Tichico l'ho mandato a Efeso". Dopo quello che era successo, la menzione d'onore di Marco in Colossesi 4:10 e di nuovo qui è onorevole per Paolo. La sua opinione su di lui aveva subito un grande cambiamento. Aveva preso una posizione ferma contro di lui come un compagno di lavoro inadatto; ora basa la sua richiesta della presenza dell'evangelista a Roma sul suo essere utile per il ministero. Tichico, che è calorosamente lodato in Efesini 6:21, era stato così utile; ma egli era stato costretto a mandarlo in missione ad Efeso. Il ministero a cui si doveva pensare non era tanto per Paolo il prigioniero quanto per Paolo nel suo piano di prigionia per il futuro del cristianesimo. A questi, dunque, dobbiamo pensare i tre operai che circondarono l'apostolo a Roma mentre si avvicinava al martirio: Timoteo, Marco, Luca. Erano uomini con lo stesso spirito, ai quali poteva comunicare liberamente i suoi piani e anche l'entusiasmo necessario per realizzarli. Tutti e tre avevano la facoltà evangelistica. Se Timoteo aveva più facoltà amministrative, che lo distinguevano come il successore di Paolo, più degli altri due avevano più facoltà letterarie, che li distinguevano per il servizio alle generazioni future

1. Ha chiesto di portare con sé gli effetti personali dell'apostolo da Troas. "Il mantello che ho lasciato a Troade con Carpo, portalo quando verrai, e i libri, soprattutto le pergamene". L'apostolo non aveva vissuto per accumulare proprietà; e nessuno sarebbe stato più ricco di ciò che si era lasciato alle spalle. Possedeva un mantello, che qualche amico potrebbe avergli regalato, un grande mantello caldo per l'inverno, quando ultimamente a Troas, dall'inverno precedente, possiamo supporre, non era stato in grado di portarlo con sé, ma lo aveva lasciato a Carpo. Poiché Timoteo passerebbe Troas sulla strada per Roma, gli viene chiesto di portarlo con sé. Paolo, nello spirito del monachesimo moderno, non corteggiò la sofferenza; Egli provvede contro l'inverno che viene, anche quando quell'inverno doveva portare il suo martirio. Possedeva anche dei libri, che sono una necessità per il predicatore. Colui che ha influenzato così tanti con i suoi libri, è stato a sua volta influenzato dai libri degli altri. Possedeva anche pergamene, sulle quali dava maggiore enfasi come sue composizioni, contenenti registrazioni e dichiarazioni di verità a cui era profondamente interessato, in quanto atte a mantenere chiara e pura la corrente del cristianesimo. Timoteo, che nella Prima Epistola è incaricato di occuparsi della lettura, avrebbe trovato in questi libri e pergamene un buon pabulum e compagnia nel suo viaggio da Troade a Roma

II ALESSANDRO

1. La sua condotta dannosa. "Alessandro il ramaio mi ha fatto molto male." Il fatto che fosse chiamato il ramaio sembra indicare che si distingueva da altri con lo stesso nome. Non lo identificheremmo, quindi, con l'Alessandro della Prima Epistola, o con l'Alessandro degli Atti degli Apostoli. Possiamo dedurre, dal linguaggio, che egli nutriva animosità personale nei confronti di Paolo

2. Il Giusto in cielo. "Il Signore gli renderà secondo le sue opere". Questo è molto diverso dall'invocare una maledizione su Alessandro. Sentì che nel suo cuore c'era il desiderio di peggiorare le cose per Paolo. Il Signore avrebbe giudicato tra di loro. Questo sarebbe stato un male per Alessandro, a meno che le sue attuali opere dispettose non fossero seguite dal pentimento

3. Nessuna fiducia da riporre in lui. "Di cui anche tu stai attento; poiché egli ha resistito grandemente alle nostre parole". Paolo aveva buone ragioni per stare in guardia contro di lui. Possiamo capire che avesse un certo legame con il cristianesimo, il che gli avrebbe dato ancora più potere per ferire Paolo. Ma non aveva lo spirito del cristianesimo, quando in quell'occasione, possiamo supporre, della prima difesa, fece dichiarazioni ingiuriose contro il grande campione del cristianesimo. Se si professava ancora amico del cristianesimo lontano da Roma, doveva essere guardato con sospetto

III PAOLO

1. Prima difesa. "Alla mia prima difesa." Questa prima difesa era in relazione a una seconda prigionia, di cui non ci può essere alcun dubbio. Il racconto di Eusebio è che "dopo essersi difeso con successo, si dice che l'apostolo uscì di nuovo per proclamare il vangelo, e poi venne a Roma una seconda volta, e fu martirizzato sotto Nerone". Alcuni collocherebbero un intervallo di cinque anni tra la prima e la seconda prigionia. Non abbiamo i mezzi per conoscere l'accusa precisa contro la quale dovette difendersi in questa seconda occasione. A quanto pare c'è questo fatto su cui basarsi, che, dopo l'incendio di Roma che fu attribuito da Nerone ai cristiani, Paolo, come loro capo, era passibile di essere arrestato in qualsiasi momento. Alcuni sostengono che per questo motivo egli sia stato arrestato a Nicopoli, dove Tito doveva raggiungerlo, Tito 3:12 e portato a Roma attraverso l'Adriatico. Il suo processo, che questa volta non sembra essere stato ritardato a lungo, era ancora recente; perché Timoteo non ne era stato informato. Il processo si sarebbe probabilmente svolto non davanti a Nerone, come l'occasione precedente, ma davanti al prefetto della città, il quale, più che altro per creazione dell'imperatore, stava soppiantando i giudici regolari. La scena del processo sarebbe probabilmente in una delle basiliche del foro romano, dove poteva essere ospitato un grande pubblico. "Un fitto anello", dice Plinio, "molti cerchi profondi, circondava la scena del processo. Si affollavano vicino al seggio del giudizio stesso, e anche nella parte superiore della basilica sia gli uomini che le donne si stringevano stretti nell'ansioso desiderio di vedere (che era facile) e di ascoltare (che era difficile)". Possiamo concludere, dal linguaggio qui (prima difesa), e anche dal fatto che era ancora in catene come un malfattore, 2; Timoteo 2:9 che il processo non ha portato né alla sua condanna né alla sua piena assoluzione. Alcuni immaginano che sia stato assolto per una prima accusa, ma che ci fosse una seconda accusa per la quale doveva ancora essere giudicato. La supposizione più probabile è che ci sia stato un rinvio in conseguenza del fatto che il caso non era chiaro, e che l'apostolo non vedesse l'ora di un secondo processo quando, nell'intero caso, avrebbe dovuto fare una seconda difesa

1. Assistenza al suo processo. "Nessuno ha preso le mie parti, ma tutti mi hanno abbandonato: non ne faccia il loro conto. Ma il Signore mi è stato vicino e mi ha rafforzato; affinché per mezzo di me la parola sia pienamente proclamata e tutti i pagani possano ascoltare". Non aveva l'assistenza di cui di solito si godeva

2. dall'imputato nel suo processo. Non c'è bisogno di porre l'accento sull'assenza di un avvocato professionista; poiché Paolo era ben in grado di difendersi. Ma non c'era nessuno accanto a lui che gli desse il suo sguardo. Non c'era nessuno - che avrebbe dato grande aiuto - a farsi avanti e testimoniare che il suo rapporto con la legge romana, nella sua condotta e nel suo insegnamento, era stato tutto ciò che i Romani avrebbero potuto desiderare. Fu la sua fortuna di essere messo nella posizione in cui il suo Maestro era stato messo davanti a lui. "Tutto", dice, "mi ha abbandonato". La somiglianza si estendeva non solo alla sua posizione, ma alla sua gentilezza d'animo. Il Maestro aveva detto sulla croce: "Padre, perdona loro; perché non sanno quello che fanno". Il servo fa eco a questo sentimento quando dice: "Che non sia imputato a loro". L'assenza di amici terreni era, tuttavia, più che compensata dalla presenza di un Amico celeste. Questi era il Signore Gesù Cristo, che gli stava accanto non solo come suo Amico, ma come suo Avvocato, e lo rafforzò come tale. Vale a dire, gli forniva, con la materia e con lo spirito, tutto ciò che era necessario per la sua difesa. Questo era secondo la promessa del Maestro stesso: "E quando vi condurranno davanti alle sinagoghe, ai capi e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, poiché lo Spirito Santo vi insegnerà in quell'ora stessa ciò che dovete dire". Apprendiamo che la difesa di se stesso è stata abilmente trasformata in una difesa del vangelo. Se ci fosse stata un'accusa di incendio doloso, avrebbe avuto la possibilità di dimostrare che il Vangelo non incoraggiava il crimine o la resistenza ai poteri costituiti. Spetterebbe anche naturalmente a lui fare una dichiarazione dei punti su cui ha posto maggiore enfasi nel suo insegnamento. L'assistenza che ricevette fu di grandissima utilità; perché ha portato l'opera della sua vita al suo culmine. Egli aveva proclamato il Vangelo in molti luoghi, e in molti luoghi i Gentili avevano udito. Ora, quando la sua opportunità si presentò davanti ai funzionari romani e davanti a una folla romana, come apparentemente non era mai venuta prima, poté dire che, per quanto riguardava la sua strumentalità, la sua proclamazione aveva raggiunto il suo culmine, e gli ultimi dei Gentili avevano udito

1. La sua descrizione della ripresa del processo. "E fui liberato dalla bocca del leone". L'antica opinione, che il leone qui fosse Nerone, può essere presa come sostanzialmente corretta. Non dobbiamo capire che Paolo fosse diventato personalmente odioso a Nerone dopo la sua assoluzione da parte sua. Lontano da Roma, potrebbe non aver attirato l'attenzione del tiranno. Ma a Nerone, secondo la testimonianza di Tacito, conveniva allontanare l'ira del popolo da se stesso verso i cristiani. Come risultato di quel furore, Paolo, come capo dei cristiani, fu arrestato e processato. Nello stato d'animo che prevaleva, sarebbe stato molto difficile per Paolo ottenere un ascolto sereno. Era più probabile che incontrasse la ferocia che il

2. Giustizia . La potenza romana, di cui Nerone era l'incarnazione appropriata, era come un leone che apre la bocca per divorarlo. Il fatto che non sia stato divorato all'istante non è stato altro che un miracolo. Il Signore, stando in piedi accanto a lui, fu liberato dalla bocca del leone. Non dobbiamo dare a questo più significato di quanto possa avere. Significa semplicemente che ha avuto una tregua. La ferocia romana non fu allora soddisfatta; Il leone non lo prese allora tra i denti. Ma la ferocia romana, conseguente all'incendio, non si era spenta; Il leone avrebbe potuto aprire di nuovo la bocca su di lui

3. Fiduciosa speranza di una futura ed eterna liberazione. "Il Signore mi libererà da ogni opera malvagia e mi salverà per il suo regno celeste". La tregua gli dava questa fiducia. Non lo rendeva sicuro di sé; ma, memore della fonte da cui era venuta la sua tregua, confidava nel Signore, che lo avrebbe liberato ancora. Non era una liberazione dalla morte quella che si aspettava, come appare dalla seconda frase. Ma fu la liberazione da tutto ciò che lo avrebbe intimidito o reso inadatto a rendere una degna testimonianza in occasione del suo secondo processo. Si potrebbe fare un tentativo malvagio di danneggiare il cristianesimo in lui, come potrebbe essere stato fatto da Alessandro in occasione del primo processo. Il Signore non avrebbe permesso che questo tentativo avesse successo. Il cristianesimo sarebbe uscito indenne dalla prova. La contesa, per quanto lo riguardava, sarebbe stata quella di essere posto al sicuro nel celeste regno di Cristo. Questo sarebbe stato il suo ricettacolo dopo e attraverso la morte. Poiché il regno di Cristo è già iniziato in cielo. La messa sicura di Paolo in esso significava, da un lato, la rimozione dalla sfera di tutti i mali e, dall'altro lato, la venuta nelle più alte condizioni di felicità nel godimento di Cristo, escludendo ciò che è associato al completamento del numero degli eletti e alla riunione dell'anima e del corpo

1. Dossologia. "A lui sia la gloria nei secoli dei secoli e l'Amen". La dossologia è un accompagnamento del più alto stato d'animo spirituale. Essa è offerta qui al Figlio, come altrove al Padre. Poiché era l'assistenza del Signore di cui aveva goduto, e che ancora aspettava, e nel cui regno dei cieli doveva essere portato sano e salvo, ci sarebbero voluti secoli di secoli per annunciare tutto ciò che Cristo era stato e doveva ancora essere per lui

IV SALUTI

1. Il lontano a cui vengono inviati i saluti. "Saluta la prigione e l'Aquila, e la casa di Onesiforo". Prisca e Aquila erano operai con Paolo, che per la sua vita aveva deposto il proprio collo. Prisca menzionata prima di suo marito sembrerebbe indicare che le sue caratteristiche sono più

2. Notevole. La casa di Onesiforo viene salutata, a quanto pare per il fatto che Onesiforo stesso era morto. Avvisi allegati. "Erasto si fermò a Corinto, ma Trofimo lo lasciai a Mileto malato. Fai la tua diligenza per venire prima dell'inverno". Erasto e Trofimo, che erano associati a Efeso, non li salutò perché, per quanto ne sapeva, non si trovavano in quel momento. Il suo sentimento riguardo a Timoteo stesso era di avere la sua immediata comunione. Non venga l'inverno e impedisca la sua venuta; perché il suo martirio era imminente

3. I vicini che inviano i loro saluti. "Eubulo ti saluta, Pudente, Lino, Claudia e tutti i fratelli". Tutti i fratelli di Roma mandarono i loro saluti. Erano abbastanza numerosi da essere conosciuti come cristiani da Nerone. I membri della Chiesa Romana i cui nomi sono riportati sarebbero particolarmente interessati a Timoteo

V BENEDIZIONE. "Il Signore sia con il tuo spirito. La grazia sia con te". La particolarità della benedizione è che è duplice: prima a Timoteo separatamente, e poi a Timoteo e a coloro che sono con lui. Ciò che Timoteo deve avere separatamente è la presenza del Signore con la sua parte più nobile; ciò che deve avere insieme ad altri è un favore immeritato. - R.F

10 Abbandonato per ha abbandonato, A.V; è andato per la sua partenza, A.V; a per unto, A.V (due volte). Dema. Di Dema non si sa nulla di più di quello che si deduce dalla menzione di lui in Colossesi 4:14 e Filemone 1:24. Da quei passaggi apprendiamo che egli era un collaboratore dell'apostolo, ed è notevole che in entrambi sia accoppiato, come qui, con Luca e Marco Colossesi 4:10 (Vedi Introduzione). Avendo amato questo mondo attuale. Da ciò sembrerebbe che Dema non avesse la fede o il coraggio di correre il rischio di condividere l'imminente martirio di San Paolo a Roma, ma lo lasciò, mentre era libero di farlo, con il pretesto di una chiamata urgente a Tessalonica; proprio come Marco lasciò Paolo e Barnaba Atti 13:13 Ma non c'è motivo di credere che fosse un apostata della fede. L'accoppiamento di Dema e Aristarco in Filemone 1:24 suggerisce che Dema potrebbe essere stato un Tessalonicese, poiché sappiamo che Aristarco era Atti 20:4 Si pensa che Dema sia una forma abbreviata di Demarco. Se è così, abbiamo una leggera indicazione aggiuntiva del fatto che fosse un Tessalonicese, poiché i composti con archos o archi sembrerebbero essere stati comuni a Tessalonica (confronta Aristarco e politarchv, Atti 17:6,8 Crescens (Krhskhv); menzionato solo qui. È un nome latino, come Poudhv, Pudens, in Versetto 21. C'era un filosofo cinico con questo nome nel secondo secolo, un grande nemico dei cristiani. La tradizione ('Apost. Costit.,' 7:46) che egli predicò il vangelo in Galazia è probabilmente derivato da questo passaggio. Tito, ecc. L'ultima menzione di Tito, senza contare l'Epistola a Tito, è quella in 2Corinzi 12:18, da cui risulta che San Paolo lo aveva mandato a Corinto poco prima della sua ultima visita in quella città. Come l'intervallo sia stato riempito, e dove Tito abbia trascorso il tempo, non lo sappiamo. Non è nominato nemmeno una volta negli Atti degli Apostoli, né in nessuna delle epistole di San Paolo scritte durante la sua prima prigionia. Ma da Tito 1:5 si deduce che egli accompagnò San Paolo a Creta, presumibilmente dopo il ritorno dell'apostolo dalla Spagna; che fu lasciato lì per un po' di tempo per organizzare la Chiesa; che in seguito raggiunse l'apostolo a Nicopoli, e Tito 3:12 senza dubbio per desiderio di San Paolo, andò in Dalmazia, come menzionato in questo decimo versetto. E qui finisce la nostra conoscenza di lui. La tradizione lo fa sempre più spesso vescovo di Gortina, a Creta, dove si trovano le rovine di un'antichissima chiesa dedicata a San Tito, in cui il servizio è occasionalmente svolto da sacerdoti del vicinato (Dean Howson, in 'Dict. of Bible:' art. "Tito")

11 Utile per redditizio, A.V; ministro per il ministero, A.V Luca; probabilmente una forma abbreviata di Lucanus. Luca era con San Paolo nel suo viaggio a Roma, Atti 27:1 28:11,16 e quando scrisse le Epistole ai Colossesi e a Filemone, Colossesi 4:14 Filemone 4 avendo senza dubbio composto gli Atti degli Apostoli durante i due anni di prigionia di San Paolo Atti 28:30 Come trascorse il suo tempo tra quella data e la menzione di lui qui come ancora con San Paolo, Non ne abbiamo conoscenza. Ma sembra che possa essere stato in stretta presenza personale su di lui per tutto il tempo. se gli fosse stato permesso di scrivere un supplemento agli Atti, forse il ripetuto "noi" lo avrebbe dimostrato. Prendi Marco. Marco si era apparentemente riconciliato da poco con San Paolo quando scrisse Colossesi 4:10, ed era con lui quando scrisse Filemone 24. Non sappiamo più nulla di lui fino a quando non apprendiamo da questo passaggio che era con Timoteo o nelle sue vicinanze, e probabilmente lo accompagnò a Roma nella sua ultima visita a San Paolo. È menzionato di nuovo in Pietro, 1Pietro 5:13, come se fosse con San Pietro a Babilonia. L'espressione "prendere" (ajnalabw sembra implicare che Timoteo doveva prenderlo lungo la strada, poiché la parola è usata in Atti 20:13,14 ; e, anche se meno certamente, incrhstov Atti 23:31. Egli mi è utile, ecc. (eu come cap. 2:21 (dove vedi nota). Questa testimonianza dell'utilità ministeriale di Marco, in un momento in cui la sua fedeltà e il suo coraggio sarebbero stati messi a dura prova, è molto soddisfacente. Per il ministero (eijv diakonian). Si può dubitare se diaconia qui significhi "il ministero", come nell'A.V e 1Timoteo 1:12, o, come nella R.V, più in generale "per il ministero", cioè per agire come un mio assistente nelle mie fatiche apostoliche. Le parole "a me" favoriscono quest'ultima traduzione. Il senso sarebbe quindi lo stesso di quello del verbo inthv Atti 19:22, dove leggiamo che Timoteo ed Erasto "servirono lui", cioè a San Paolo, e quello di uJphre applicato a Marco in Atti 13:5

12 Tichico era con San Paolo quando scrisse l'Epistola ai Colossesi,

Colossesi 4:7 come lo era anche Timoteo Colossesi 1:1 La presenza di Luca, Timoteo, Tichico, Marco, con Paolo ora, come allora, è notevole (vedi Versetto 10, nota). L'ho mandato a Efeso. Teodoreto (citato da Alford, "Proleg. a 2 Timoteo", cap. 9. sez. 1) dice: "È chiaro da ciò che San Timoteo non viveva in quel momento a Efeso, ma da qualche altra parte". E questa è certamente la deduzione naturale a prima vista. Ma il vescovo Ellicott suggerisce la possibilità che Tichico sia il latore della Prima Epistola a Timoteo, scritta non molto tempo prima, e che questa sia semplicemente un'allusione a quel fatto ben noto. Un'altra e più probabile idea è che egli fosse il portatore di questa Epistola, che l'oggetto della sua missione, come quella di Artema, Tito 3:12 fosse quello di prendere il posto di Timoteo a Efeso durante l'assenza di Timoteo a Roma, e che egli sia quindi menzionato nell'Epistola per raccomandarlo al riverente rispetto della Chiesa di Efeso (Wordsworth). Si argomenta contro ciò che prov se sarebbe stata l'espressione più naturale dopo l'analogia di Colossesi 4:7 e Tito 3:12. Ma questa obiezione sarebbe rimossa se supponiamo che l'Epistola sia stata inviata da un'altra mano, e che sia molto probabile che Timoteo sia partito per Roma prima che Tichico potesse arrivare a Efeso. Potrebbe avere l'ordine di visitare Corinto o la Macedonia lungo la strada. (Per gli argomenti a favore e contro la presenza di Timoteo a Efeso in questo periodo, vedi il "Proleg" di Alford, come sopra

13 Porta quando vieni perché quando vieni porta con te, A.V; specialmente per ma soprattutto, A.V Il cloke (tonhn, più propriamente scritto fainolhn); il latino paenula, il cappotto spesso o cloke. Solo qui nel Nuovo Testamento. Alcuni pensano che fosse la borsa in cui erano stipati i libri e le pergamene. Le pergamene (tanav). Questa, ancora una volta, è una parola latina. Si verifica solo qui nel Nuovo Testamento. Probabilmente sarebbero state per l'apostolo per scrivere le sue Epistole. Oppure potrebbero essere stati preziosi manoscritti di qualche tipo. Nel Versetto 20 apprendiamo che San Paolo era stato recentemente a Mileto; e in 1Timoteo 1:3 che stava allora andando in Macedonia. Tress sarebbe in viaggio verso la Macedonia, la Grecia e Roma, Atti 16:8,9,11 come lo era nel viaggio di ritorno dalla Macedonia a Mileto Atti 20:5,15 Va inoltre osservato che il viaggio qui indicato è lo stesso di quello a cui si riferisce 1Timoteo 1:3, il che conferma l'inevitabile deduzione da questo capitolo che San Paolo, in viaggio verso Roma da Mileto, da dove era venuto da Creta, Tito 1:5 passò per Tress, Macedonia e Corinto (Versetto 20), lasciando Timoteo a Efeso. (Vedi Introduzione.)

Le istruzioni dell'apostolo riguardo al suo mantello

Si è ritenuto che al di sotto della dignità dell'ispirazione ci fosse un record così banale. Ma la critica è singolarmente superficiale

I LE INDICAZIONI DELL'APOSTOLO. "Il mantello che ho lasciato a Troade con Carpo, portalo quando verrai, e i libri, soprattutto le pergamene".

1. Non ci sono prove che il mantello fosse un paramento ecclesiastico; poiché non c'è alcuna prova che i paramenti fossero indossati nella Chiesa primitiva. Era un mantello spesso di cui l'apostolo aveva bisogno in vista dell'inverno imminente. La sua morte poteva essere vicina, ma, poiché il giorno era incerto, era naturale che avrebbe dovuto provvedere contro il freddo invernale

1. Era una consegna preziosa che fu lasciata a Carpo, il discepolo cristiano, a Troas. Comprendeva, oltre al suo mantello, libri e pergamene

1. Anche un apostolo non potrebbe fare a meno dei libri per il suo ministero

2. Le pergamene erano più preziose dei libri, contenendo, come probabilmente contengono, alcuni suoi scritti, se non le Sacre Scritture

II IL SIGNIFICATO DELLE INDICAZIONI DELL'APOSTOLO

1. La richiesta riguardante il suo mantello implicava che fosse un uomo povero, oltre che esposto agli stenti e al freddo

2. Suggerisce che fu parzialmente abbandonato dai cristiani Yeoman

Perché non potevano dargli o prestargli un mantello? Che ne era stato dei cristiani romani che lo avevano incontrato, tanti anni prima, a cinquanta miglia dalla città, e gli avevano dato un'accoglienza così calorosa?

3. Dimostra la sua indipendenza personale. Non chiederà un mantello a nessuno. - T.C

14 Gli renderò come ricompensa lui, A.V e T.R. Alessandro; apparentemente un Efesino, come appare dalle parole: "Del quale anche tu stai attento". Sembra probabile, anche se è necessariamente incerto, che questo Alessandro sia la stessa persona menzionata in 1Timoteo 1:20 come "un bestemmiatore", il che concorda esattamente con ciò che qui è detto di lui, "egli resistette grandemente alle nostre parole" comp. Atti 13:45), "contraddisse le cose che erano state dette da Paolo, e bestemmiò" Potrebbe o non potrebbe essere lo stesso dell'Alessandro nominato in Atti 19:33. Supponendo che l'Alessandro di 1Timoteo 1:20 e questo luogo siano la stessa cosa, i punti di somiglianza con l'Alessandro di Atti 19:33 sono che entrambi risiedevano a Efeso, che entrambi sembrano essere stati cristiani (vedi nota su, 1Timoteo 1:20 ed entrambi probabilmente ebrei, in quanto 1Timoteo 1 si riferisce interamente alle eresie ebraiche (Versetti. 4, 7, 8), e; Atti 19:33 dice espressamente che era ebreo. Il ramaio (oJ calkeuv; solo qui nel Nuovo Testamento propriamente un ramaio, ma usato generalmente per qualsiasi fabbro - argentiere, o orafo, o fabbro. Mi ha fatto molto male (polla moi kakaxato). Questo è un idioma puramente ellenistico, e si trova nella LXX di Genesi 1:15,17 ; Canto dei tre fanciulli, 19; RAPC 2Mac 13:9. Nel greco classico il verbo ejndeikuumai, nella voce media, "mostrare", può essere seguito solo da una qualità soggettiva, come "buona volontà", "virtù", "longanimità", "opinione" e simili (vedi Alford, in loc.). E così è usato in 1Timoteo 1:16 ; sei Tito 2:10; 3:2. Sorge spontanea la domanda: quando e dove Alessandro fece così del male a San Paolo? Bengel suggerisce Roma, e con grande probabilità. Forse gli fece del male aizzando i Giudei a Roma contro l'apostolo al tempo della "sua prima difesa"; o dando testimonianza avversa davanti al tribunale romano, forse accusandolo d'essere sedizioso, e citando la rivolta di Efeso come prova di essa; o in qualche altro modo, di cui la memoria è perita. Renderizzerà. Il R.T. ha il futuro, ajpodw per l'ottativo ajpodwh, "una forma tardiva e scorretta per ajpodoih" (Ellicott, in loc.)

Versetti 14, 15.-

L'avvertimento contro Alessandro il ramaio

" Alessandro il ramaio mi ha fatto molto male, perché ha resistito molto alle nostre parole". Ciò implica che era stato a Roma, ed era ancora un nemico del vangelo, 1; Timoteo 1:20 come nel giorno in cui l'apostolo consegnò lui e Imeneo a Satana a Efeso. Probabilmente gli interessi commerciali possono aver ispirato l'ardore del suo odio verso l'apostolo, poiché può essere stato un fabbricante di idoli. Era offensivo, dispettoso e ostinato nel suo contraddittorio

II LA PUNIZIONE CHE LO AVREBBE COLPITO. "Il Signore gli renderà secondo le sue opere".

1. Questo significa affermare un fatto della Divina Provvidenza, del tutto indipendentemente dai desideri o dai sentimenti dell'apostolo

2. I trasgressori contro la causa di Dio devono fare i conti in ultima istanza non con gli umili apostoli, ma con Dio stesso

III AVVERTIMENTO CONTRO LE SUE VIE. "Di cui anche tu stai attento". Era un eretico e un bestemmiatore, e come tale era stato consegnato a Satana, ed era ancora perversamente contrario alla verità. Timoteo fu avvertito di stare attento ai suoi stratagemmi. Non fu un'offesa personale, ma la resistenza al vangelo, a dettare questo consiglio. - T.C

15 Resistette per ha resistito, A.V Di cui tu sia consapevole (o n fulassou). Questa è la costruzione corretta nel greco classico, l'accusativo della persona o della cosa, dopo fulassomai. Ma si trova solo in Atti 21:25). In Luca 12:15) viene usata la frase altrettanto corretta, Fula ajpo thv pleonexiav. La deduzione da questo avvertimento a Timoteo è che Alessandro aveva lasciato Roma ed era tornato nella sua nativa Efeso. Gli ebrei erano sempre in movimento. Egli ha resistito molto alle nostre parole (ajntesth). Per un uso esattamente simile, vedi Atti 13:8, dove Elima "resistette" a Paolo e Barnaba; e 2Timoteo 3:8, dove Ianne e Iambre "resistettero" a Mosè. In questo caso possiamo essere certi che Paolo, nel supplicare per la sua vita, non ometteva di predicare il vangelo al suo pubblico di Gentili. Alessandro cercò di confutare le sue parole, non senza effetto. L'apostolo dice "le nostre parole" (non "le mie parole", forse per associare a sé quegli altri cristiani che erano con lui). Certo non può significare "tuo e mio", poiché Timoteo non era con lui quando furono pronunciate le "parole"

16 Distensione per la risposta, A.V; nessuno prese le mie parti perché nessuno stava con me, A.V; tutto per tutti gli uomini, A.V; non sia perché prego Dio che non lo faccia, A.V; conto per l'accusa, A.V Defence (ajpologia). "La parola tecnica in greco classico per una difesa in risposta a un'accusa; ", Atti 22:1 (dove si veda la nota per ulteriori illustrazioni e Neto Filippesi 1:7. Ha preso la mia parte; parege R.T., per sumparegeneto T.R., che ricorre altrove nel Nuovo Testamento solo nomai Luca 23:48, in un senso un po' diverso. Il paragi semplice è molto comune nel Nuovo Testamento, ma da nessuna parte nel senso tecnico in cui è usato qui. Nel greco classico entrambe le forme sono comuni nel senso di "venire in aiuto", "stare accanto a chiunque", "assistere". Qui rappresenta il latino assistere o adesse nel suo senso tecnico di "stare accanto" a un imputato come amico o assistente, per aiutarlo e favorirlo nella sua difesa. Uomini potenti portavano talvolta una tale moltitudine di assistenti da spaventare il magistrato, come Orgetorige l'Elveziano, quando fu chiamato a processo, comparve con diecimila seguaci, e quindi non ci fu processo. Paolo, come il suo Signore e Maestro, del quale è scritto: "Tutti i suoi discepoli lo abbandonarono e fuggirono", non aveva nessuno che gli stesse accanto nell'ora del bisogno

Versetti 16-18.-

Il processo dell'apostolo davanti a Nerone, con i suoi episodi memorabili

" Alla mia prima difesa nessuno prese le mie parti, ma tutti mi abbandonarono; non sia imputato a loro".

1. L'apostolo dovette fare la sua difesa davanti all'imperatore. Non vi è alcuna registrazione della natura dell'accusa. Probabilmente si trattava di un'accusa di sedizione o di disobbedienza alle autorità pagane, che, a causa della stretta complicazione dei doveri civili e religiosi nello stato, non poteva essere spiegata in modo soddisfacente per un sovrano geloso dell'obbedienza civile

2. I santi di Roma abbandonarono l'apostolo per paura. Non riuscirono a sostenerlo né con la loro presenza, né con la loro simpatia, né con la loro testimonianza in suo favore. La loro debolezza e timidezza devono essere state una dura prova per l'apostolo. Eppure riusciva a ricordare che il suo Divino Maestro era stato abbandonato allo stesso modo nelle sue ultime ore

3. La preghiera dell'apostolo per questi santi timorosi. "Che non sia imputato a loro". Ciò implica:

(1) Che si erano resi colpevoli di una grave trasgressione nell'abbandonare l'apostolo

(2) Che un solo peccato, non perdonato, sarebbe stato distruttivo per i santi

(3) Che l'apostolo si interessava profondamente del loro benessere

(a) Si sarebbe preoccupato della grande debolezza della loro fede, con la depressione e il disagio che l'accompagnavano;

(b) per gli effetti della loro debolezza sull'alta reputazione del Vangelo;

(c) e avrebbe cercato la loro restaurazione nello spirito stesso del suo Divino Maestro

II SE L'UOMO LO HA ABBANDONATO, NON È STATO ABBANDONATO DA DIO. "Ma il Signore mi è stato vicino e mi ha rafforzato; affinché per mezzo di me la parola sia pienamente proclamata e tutti i pagani possano ascoltare". Come il suo Divino Maestro, potrebbe dire: "Ma io non sono solo, perché il Padre è con me".

1. Il sostegno divino gli fu accordato. La presenza segreta ma benevola del Signore lo liberò da tutti i timori indegni dell'uomo. Pensava: "Se Dio è per noi, chi può essere contro di noi?" Egli fu rafforzato interiormente con gioia per ogni longanimità di sofferenza; in modo che potesse fare la sua difesa con tutta la chiarezza e il coraggio, con tutta la presenza di spirito e con tutta la libertà di pensiero e di espressione

2. Il fine di questo sostegno divino fu che il Vangelo potesse essere conosciuto ancora più pienamente a Roma e altrove da tutti i Gentili

III L'EFFETTO DELLA SUA DIFESA. "E fui liberato dalla bocca del leone". Per un certo periodo era sfuggito alla condanna. Nerone era il leone crudele dal cui potere il Signore lo aveva liberato

IV L'ANTICIPAZIONE DELL'APOSTOLO DI UNA LIBERAZIONE ANCORA PIÙ ALTA. "E il Signore mi libererà da ogni opera malvagia, e mi salverà per il suo regno celeste".

1. Questa non è una dichiarazione che l'apostolo sfuggirà alla morte, poiché aveva già parlato di se stesso come "già offerto". (versetto 6.)

2. È una dichiarazione che egli sarà portato oltre la sfera del male in ogni forma, e traslato in modo sicuro nel regno dei cieli. Tutte le influenze malvagie che operano intorno a lui non lo avrebbero influenzato. Non c'è una nota di paura nei suoi ultimi giorni

V ATTRIBUZIONE DI GLORIA AL SUO DIVINO LIBERATORE. "A lui sia la gloria nei secoli dei secoli".

1. La gloria è qui attribuita al Figlio di Dio, prova esplicita della sua Divinità

2. Non c'è momento più appropriato per una tale attribuzione di gloria dopo la liberazione dalla morte e dal male.-T.C

17 Ma nonostante ciò, A.V; da per con, A.V; attraverso per da, A.V; messaggio per la predicazione, A.V; proclamato per noto, A.V Stava accanto a me (maoisth); come in Atti 27:23 ; tiv, Romani 16:2 (dove si veda anche l'uso di prosta a helper). Paristamai significa semplicemente stare al fianco di una persona, essere presente. Ma, come il paraginomai, acquista il significato di stare in attesa allo scopo di aiutare. Colpisce molto il contrasto tra gli amici timidi e infedeli che lo hanno tradito come un inganno, Giobbe 6,15 e la fedeltà del Signore che è stato un aiuto molto presente nelle avversità. Mi ha rafforzato (ejnedunamwse me); vedi 1Timoteo 1:12, nota, andrugma). Atti 6:8. Il messaggio (kh) La predicazione dell'A.V è di gran lunga migliore. San Paolo intende quel vangelo che gli fu commissionato di predicare, e che il legame predicò apertamente in piena udienza quando era al suo processo (vedi Versetto 15, nota). Potrebbe essere pienamente proclamato (plhroforhqh); vedi 2Timoteo 4:5, nota; e comp. Romani 15:19. Filippesi 1:12-14 Lo spirito coraggioso e altruista dell'apostolo, che pensa più alla proclamazione del vangelo che alla propria vita, è veramente ammirevole. Sono stato liberato dalla bocca del leone. Sicuramente non ci può essere dubbio che, come dice Bengel, questa è una citazione dasqhn, Salmi 22:20,21. Il verbo ejrjrJu "Sono stato liberato", deriva dal ventesimo verso, "Libera la mia anima dalla spada", e la frase, ejk stomatov leontov, si trova testualmente in Versetto 21. L'apostolo significa la sua liberazione dalla spada del carnefice. Nel versetto successivo troviamo entrambe le parole rusetai e swsei, e l'intero tono del salmo respira lo stesso spirito del detto: "Il Signore mi è stato vicino". L'ipotesi di Dean Alford che il leone qui sia Satana, come in 1Pietro 5:8, e che il pericolo a cui l'apostolo scampò non fosse la morte, che egli non temeva, ma il tradimento del vangelo sotto la paura della morte, è ingegnoso, ma piuttosto inverosimile, anche se non impossibile. Potrebbe essere stato parte di ciò che era nella mente di San Paolo

18 Il Signore per e il Signore, A.V e T.R.; volontà per dovrà, A.V; salvo conserva, A.V; gloria per gloria, A.V Liberami ... Salvami (vedi nota precedente). Anche qui il linguaggio è molto simile a quello del Padre Nostro: JRusai hJmav ajpo tou ponhrou sou gaa kaixa eijv toun Matteo 6:13 Ogni opera malvagia. Alford va completamente fuori strada nelle sue osservazioni su questo passaggio. Interpretato dal Padre Nostro e dalla sua stessa evidenza interna, il significato è chiaro: "Il Signore, che mi è stato accanto nel mio processo, continuerà ad essere il mio Salvatore. Egli mi libererà da ogni disegno malvagio dei miei nemici, e da tutte le astuzie e gli assalti del diavolo, in breve, da tutto il potere del male, e mi porterà al sicuro nel suo regno di luce e giustizia". C'è un forte contrasto, come osserva concisamente Bengel, tra "l'opera malvagia" e "il suo regno celeste". Un martirio trionfante è una vera liberazione come la fuga dalla morte. Confronta la promessa di nostro Signore: "Non perirà nemmeno un capello del tuo capo" Luca 21:18 rispetto a Versetto 16). La fiducia di San Paolo è semplicemente che il Signore, a suo tempo e a suo modo, lo avrebbe trasferito da questo attuale mondo malvagio, e dalle potenze delle tenebre, nel suo regno eterno di luce e giustizia

19 Casa per la famiglia, A.V Prisca e Aquila. Prisca è altrove sempre chiamata Priscilla Atti 18:2,18,26; Romani 16:3; 1Corinzi 16:19 Una variante simile dei nomi si vede in Drusa e Drusilla, Livia e Livella, ecc. Ella è nominata prima di suo marito, come qui Atti 18:18; Romani 16:3. La menzione di loro qui è a favore del fatto che Timoteo si trovava a Efeso in questo periodo, poiché Efeso è uno dei luoghi in cui erano soliti soggiornare Atti 18:19,26 La casa (come in A.V 2Timoteo 1:16 di Onesiforo (vedi cap. 1:16, 18, nota). Questa ripetizione della "casa di Onesiforo" è quasi conclusiva per quanto riguarda la recente morte di Onesiforo stesso

Versetti 19-22.-

Saluti e avvisi personali

I SALUTI. "Salutate Prisca e Aquila, e la casa di Onesiforo."

1. L'apostolo ricorda i suoi amici assenti nella sua solitudine, ma specialmente quelli che gli hanno dato una cooperazione così cordiale a Corinto o a Efeso

2. Allo stesso modo trasmette a Timoteo i saluti cristiani di Eubulo, Pudente, Lino e Claudia, santi romani, di eminenza e grazia nella Chiesa, ma che non sono riusciti a stare al suo fianco nella sua memorabile prova

II AVVISI. "Erasto dimorò a Corinto". Probabilmente il ciambellano di quella città, Romani 16:22 che una volta mostrò molta gentilezza verso l'apostolo, e in seguito accompagnò Timoteo in un viaggio in Macedonia Atti 19:22 "Partii malato a Mileto". Questi era un cristiano gentile di Efeso, la cui presenza con l'apostolo a Gerusalemme causò un tale tumulto Atti 21:29 Mileto era un porto marittimo della Caria, a trenta miglia da Efeso. Trofimo sarebbe stato con l'apostolo a Roma, probabilmente, se non fosse stato per la sua malattia. L'apostolo lo lasciò a Mileto, probabilmente, poco prima della sua attuale prigionia

III PAROLE FINALI PER TIMOTEO. "Fai la tua diligenza per venire prima dell'inverno." Vediamo qui la tenera ansia dell'apostolo di vedere il suo giovane amico prima di morire. Se non fosse arrivato subito, la rigidità dell'inverno avrebbe potuto impedirgli del tutto il viaggio. "Il Signore Gesù Cristo sia con il tuo spirito. La grazia sia con te". Abbiamo qui una doppia benedizione: una rivolta singolarmente a Timoteo, l'altra a Timoteo e alla Chiesa di Efeso. La presenza di Cristo sarebbe stata il suo conforto e sarebbe rimasta in ogni difficoltà, e lo avrebbe rafforzato per ogni dovere. - T.C

20 Sono partito per avere, A.V; Mileto per Mileto, A.V Erastus dimorò a Corinto. Apprendiamo da Romani 16:3 che Erasto era il ciambellano di Corinto, il che spiega la sua permanenza lì, Lie fu uno dei compagni di San Paolo nel suo viaggio missionario, e apprendiamo da Atti 19:22 che fu inviato da San Paolo con Timoteo in Macedonia poco prima della grande rivolta di Efeso. La sua menzione qui indica chiaramente che San Paolo era andato da Troade, dove aveva lasciato il suo mantello, a Corinto per andare a Roma. Trofimo è menzionato per la prima volta in Atti 20:4, dove apprendiamo che era un asiatico, e più precisamente in Atti 21:29, che era un Efesino. Aveva viaggiato con il seguito di San Paolo dalla Macedonia a Troade, e da lì a Mileto e Gerusalemme, dove lo perdiamo di vista finché non lo ritroviamo in questo passaggio in viaggio verso Roma con San Paolo e altri, ma si fermò a Mileto per malattia. Mileto, non Mileto, è la forma corretta

21 Saluta per salutare, A.V Fai la tua diligenza (spoudason); vedi Versetto 9 e 2Timoteo 2:15, nota. Prima dell'inverno; per timore che, quando arrivano le tempeste invernali, sia impossibile farlo. Il desiderio di San Paolo di avere Timoteo con sé è evidente in tutto il libro. Eubulo; non menzionato da nessun'altra parte. Il nome non è raro come nome greco, e appare anche nel patronimico Eubulides, e nel nome femminile Eubule. Pudente, Lino e Claudia. Di queste persone Lino è probabilmente lo stesso menzionato da Ireneo ed Eusebio come primo vescovo di Roma. Ireneo (3:111, 3) dice: "Quando dunque gli apostoli ebbero fondato la Chiesa (di Roma), affidarono l'ufficio (leitourgiano) dell'episcopato a Lino, di cui Paolo fa menzione nelle sue Epistole a Timoteo". Eusebio ('Ecc. Hist.,' 3:2) dice: "Lino fu ordinato primo vescovo di Roma (prwtov klhroutai thn) dopo il martirio di Paolo e Pietro" (si veda anche il § 4 dello stesso libro). Alcuni lo identificano con un certo Llin nell'agiografia gallese, che si dice sia il figlio di Caractacus. Per quanto riguarda Pudens e Claudia, non si sa nulla di loro a meno che non sia vera la teoria molto ingegnosa e interessante dell'arcidiacono Williams, che è necessariamente molto incerta. Secondo questa teoria, Claudia è la signora straniera, una britannica, di cui Marziale parla il matrimonio con Pudente in due epigrammi, e che portava anche il cognomen di Rufina. Si suppone che fosse la figlia del re britannico Cogidubno, alleato dei Romani e del governatore romano, Aulo Plauzio, la cui moglie Pomponia è stata accusata da Tacito del crimine di aver abbracciato una "superstizione straniera", che probabilmente era il cristianesimo. Cogidubnus sembra da un'antica iscrizione ora a Goodwood che abbia preso il nome dell'imperatore Claudio, essendo chiamato Tiberius Claudius Cogidubnus, il che porterebbe naturalmente a chiamare sua figlia Claudia. E se in seguito fosse stata adottata dalla moglie dell'alleato di suo padre, il nome Rufina sarebbe stato preso in considerazione, poiché un ramo distinto della gens Pomponia portava il nome di Rufus. E l'epigramma di Marziale è indirizzato a "Rufus", come uno interessato al matrimonio. Claudia potrebbe aver imparato il cristianesimo da Pomponia, o potrebbe averle trasmesso la conoscenza del Vangelo. D'altra parte, il nome di Pudens appare sull'iscrizione di Goodwood come colui che ha dato, mentre era ancora un pagano, un sito per un tempio di Nettuno e Minerva, che fu costruito "pro salute" della famiglia imperiale sotto l'autorità del re Cogidubno, che lo collegava curiosamente al re britannico. È probabile che Pudente e Claudia non fossero ancora sposati. Così si vedrà che, mentre questa teoria è confermata da molte coincidenze, non può in alcun modo essere adottata come certa (vedi l'excussus di Dean Alford nel "Proleg. to 2; Timothy"; e "Life of St. Paul" di Conybeare e Howson, vol. it. p. 501). Lewin ('Life and Epist. of St. Paul,' vol. 2, p. 392) sposa calorosamente la teoria, ma esita tra Caractacus e Cogidubnus come padre di Claudia. Farrar rifiuta l'intera teoria "come un'elaborata corda di sabbia" ('Life of St. Paul', vol. 2, p. 569). Se Lino fosse il figlio e Claudia la figlia di Caractacus, sarebbero fratello e sorella

La presenza di Timoteo desiderata

"Fai la tua diligenza per venire prima dell'inverno." Viaggiare sarebbe stato allora difficile, se non impossibile, e forse la neve bianca sarebbe stata il sudario dell'apostolo. Ad ogni modo, è stato liberato una volta per un breve periodo dalla bocca di quel leone... Nerone. Ma non è facile credere che questo leone feroce, sazio per il momento di sangue, non debba cercare di divorarlo più. Ma una prigione romana d'inverno è un luogo molto desolato, e chi è stato spinto da un posto all'altro dai suoi guardiani ha lasciato dietro di sé anche il suo caldo mantello e spera di coprirsi con quella pelle nera di pelo di capra quando arriva l'inverno. Porta il mantello, Timoteo, e i libri di papiro, antichi manoscritti di pergamena, forse il rotolo di Isaia e dei profeti; Timoteo non li dimentichi , poiché in quegli ispirati rotoli profetici ci sono canti di prigionieri. E che Timoteo si ricordi che San Paolo vuole vedere di nuovo il suo volto

QUI C'È ASSENZA DI MORMORII. Possiamo e dobbiamo imparare ciò che il Vangelo può realizzare. Qui a Paolo è impedito di predicare, con l'arresto posto su tutta la sua opera missionaria. In una tetra prigione romana è "perseguitato, ma non abbandonato"; "Abbattuto, ma non distrutto". Eppure, notate questo: non ha mai tollerato che una sola parola mormorante uscisse dalle sue labbra

II QUI È LA PRESENZA DEL SALUTO. Rallegrava Timoteo e gli mandava vari saluti, da parte dei santi romani, come possiamo vedere dai loro nomi: Eubulo, Pudente, Lino e Claudia, e tutti i fratelli. Quanta sublime abnegazione c'era in San Paolo! Sempre dimentico di se stesso! Come il Maestro! Nell'ora dell'attesa dissoluzione egli pensa solo ad altri. - W.M.S

22 Il Signore per il Signore Gesù Cristo, A.V e T.R. Il Signore sia con il tuo spirito, ecc. I manoscritti variano. Il saluto così com'è nella RT è come i versetti: "Il Signore sia con te. R. E con il tuo spirito". È una particolarità del saluto qui che è doppio: uno a Timoteo personalmente, metamatov sou; l'altro alla Chiesa, hJ cariv meq uJmwn. 1Corinzi 16:24 mostra un'altra varietà. Grazia 1Timoteo 6:21), nota La R.T. omette l'"amen" alla fine, come in 1Timoteo 6:21. Così dosa il nostro ultimo racconto autentico di questo grande apostolo; Queste sono, forse, le ultime parole di colui che ha operato un cambiamento nella condizione dell'umanità più grande di qualsiasi altro uomo che sia mai vissuto. Sia tutto l'onore alla sua benedetta memoria!

2

Illustratore biblico:

2Timoteo 4

1 2TIMOTEO CAPITOLO 4

2Timoteo 4:1-2

li scongiuro.-

Un incarico sincero: - La predicazione fredda rende i peccatori audaci, mentre la predicazione potente stupisce la coscienza. Le questioni di massima importanza devono essere affrontate con la massima veemenza. Dio non emana una grande potenza se non per un grande scopo Efesini 1:18, 19. (T. Hall, B.D.)

Incaricato davanti a Dio: - L'occhio del padrone e del comandante rendono attivi il servo e il soldato Matteo 6:6; Atti 10:4. (Ibidem)

Serietà nella predicazione: - È debolezza essere caldi in una questione fredda, ma peggio essere freddi in una questione calda. (J. Trapp.)

Il giudizio: - Il dottor Giovanni Brown, parlando di un ministro che lascia il suo popolo per un altro pastorato, dice che esclama mentalmente: "Eccoli! La prossima volta che si incontreranno sarà al giudizio! "(H. O. Mackey.)

Ministri al giudizio: - Adalberto, che visse nel decimo secolo, fu nominato arcivescovo di Praga. Questa preferenza sembrava dargli così poca soddisfazione che non lo si vide più sorridere; e quando gli fu chiesta la ragione, rispose: "È una cosa facile portare una mitra e una croce, ma una cosa terribile rendere conto di un vescovado davanti al Giudice dei vivi e dei morti". (W. H. Baxendale.)

Un'accusa di ordinazione:

(I.) Dove stanno i ministri fedeli: "Dinanzi a Dio e al Signore Gesù Cristo". 1. Davanti a Dio

(1) Come un peccatore salvato per grazia. Un tempo lontano, ma avvicinato dal sangue di Cristo

(2) Come servitore. Nella preghiera, com'è dolce inginocchiarsi allo sgabello dei suoi piedi, senza velo, senza nuvole tra l'anima e Dio. Nella predicazione, com'è dolce dire, come Elia, quando si presentò davanti ad Achab: "Io sto davanti al Signore Dio d'Israele". 2. Davanti a Gesù Cristo

(1) Il ministro fedele ha una visione attuale di Cristo come della sua giustizia. Egli, come Isaia, vide "la sua gloria e parlò di lui".

(2) Il ministro fedele dovrebbe sentire la presenza di un Salvatore vivente Geremia 1:8; Atti 18:10

(3) In vista della sentenza

(II.) Il grande affare del fedele ministro

(1.) Predicare la Parola

(1) Non altre questioni

(2) Le parti più essenziali in particolare

(3) Più alla maniera della Parola di Dio

(2.) Rimproverare, rimproverare, esortare. La maggior parte dei ministri ha l'abitudine di presentare Cristo al popolo. Essi espongono il Vangelo in modo chiaro e bello, ma non esortano gli uomini ad entrarvi. Ora Dio dice: Esorta; non solo indicano la porta aperta, ma li costringono ad entrare

(III.) Il modo in cui

(1.) Con longanimità. Non c'è grazia più necessaria di questa nel ministero cristiano. Questo è il cuore di Dio Padre verso i peccatori: "Egli è longanime verso di noi, e non vuole che alcuno perisca". 2. Con la dottrina: l'affermazione chiara e semplice della verità che precede l'esortazione calda e patetica

(3.) Con urgenza. Se la casa di un vicino fosse in fiamme, non grideremmo forte e faremmo ogni sforzo? Se un amico stesse annegando, ci vergogneremmo di sforzare ogni nervo per salvarlo? 4. Atti sempre. Satana è sempre occupato, non si attiene alle cerimonie, non si attiene ai giorni di sabato o alle ore canoniche. La morte è occupata. Gli uomini muoiono mentre noi dormiamo. Lo Spirito di Dio è occupato. Sia benedetto Dio, Egli ha gettato la nostra sorte nei momenti in cui c'è il movimento del Grande Spirito tra le ossa secche. I ministri saranno dunque oziosi, o si fermeranno alle cerimonie? (R. M. McCheyne.)

Urgenza dell'ufficio ministeriale: - In una visita che feci una volta, quando ero un giovane ecclesiastico, alle chiese del Belgio, così notevoli per la grandiosità e l'elaborata scultura dei loro pulpiti, la mia attenzione fu particolarmente attratta da una chiesa adatta a imporre una lezione solenne a chiunque potesse occuparla. Dalla parte posteriore si alzò una gigantesca figura di morte, che stendeva la sua scarna forma scheletrica sopra la testa del predicatore, e teneva in una mano una falce, e con l'altra presentava un rotolo su cui era scritto: "Affrettati a raccogliere il tuo raccolto, perché presto dovrò mietere il mio". Sì! Sono la brevità dell'opportunità e gli inestimabili interessi in gioco che rendono l'ufficio ministeriale di una tale urgenza che nessuna stagione può essere persa, nessuno sforzo risparmiato, affinché possa compiere il suo lavoro. (Bp. Baring.)

Predicare agli occhi di Dio: - Il vescovo Latimer ha predicato un giorno davanti a re Enrico

(VIII.) un sermone che dispiacque a Sua Maestà, gli fu ordinato di predicare di nuovo il sabato successivo e di scusarsi per l'offesa che aveva fatto. Dopo aver letto il suo testo, il vescovo iniziò così il suo sermone: "Hugh Latimer, sai tu davanti a chi devi parlare oggi? All'alto e potente monarca, l'eccellentissima maestà del re, che può toglierti la vita se offendi; Bada dunque di non pronunciare una parola che possa dispiacere. Ma allora considera bene, Hugh, non sai da dove vieni, da quale messaggio sei mandato? Anche per il Dio grande e potente! che è onnipresente! e chi vede tutte le tue vie! e chi può gettare l'anima tua nell'inferno! Perciò, abbi cura di trasmettere fedelmente il tuo messaggio". Poi proseguì con lo stesso sermone che aveva predicato il sabato precedente, ma con molta più energia. Terminato il sermone, la Corte era piena di aspettative per sapere quale sarebbe stata la sorte di questo vescovo onesto e schietto. Dopo pranzo il re chiamò Latimer e, con un'espressione severa, gli chiese come avesse osato essere così audace da predicare in quel modo. Egli, cadendo in ginocchio, rispose che il suo dovere verso il suo Dio e il suo principe lo aveva costretto a farlo, e che aveva semplicemente adempiuto al suo dovere e alla sua coscienza in ciò che aveva detto. Al che il re, alzatosi dal suo seggio e preso per mano il buon uomo, lo abbracciò, dicendo: "Sia benedetto Dio, ho un servo così onesto!" Atti La sua apparizione

Il secondo avvento:

(I.) Il modo

(1.) Nel mistero

(2.) Nella gloria

(3.) Con universalità

(II.) Lo scopo

(1.) Per rivelare il vero giudizio di giustizia

(2.) Proclamare un verdetto aperto sui soggetti in libertà vigilata

(3.) Per garantire un'efficace separazione dei caratteri

(III.) I risultati

(1.) La rivendicazione della giustizia

(2.) Il trionfo dell'amore. (U. R. Thomas.) Predica la Parola.

Il ministero della Parola: - La predicazione è la grande ordinanza di Dio ora, come lo è stata in passato. La sua fonte e sostanza è la Parola. La verità che state per predicare è una rivelazione divina, un sistema scritto di verità. Il vostro insegnamento non è la tradizione degli uomini da una parte, o le loro misteriose speculazioni dall'altra, ma la Parola rivelata del Dio vivente. Tu non sei l'ispiratore o lo scopritore della verità, sei solo il suo interprete. Non è cosa da poco rappresentare con freschezza e forza la verità quando si arriva. C'è molto lavoro da fare per questo, non per elaborare, ma per semplificare. La prova del pensiero chiaro è l'espressione chiara. Lasciate che l'insegnamento di Cristo sia il vostro modello: le parole chiare e semplici come la luce del cielo, i pensieri profondi come l'eternità. Abbi dunque fede nel duro lavoro. Ma il lavoro non basta. Il mero interprete può vedere solo una piccola via verso la verità religiosa. Il cuore vede meglio. I raggi della verità, che brillano nell'armadio, sono i più luminosi e i migliori. Abbiate fede nella preghiera come nella fatica. Ma mentre predicate la Parola nella sua pienezza, predicatela anche nella sua unità, cioè predicate Cristo. Una Bibbia senza Cristo, un pulpito senza Cristo, sarebbe un mondo senza Dio. Date a Cristo il posto che occupa nella Parola nella predicazione: la morte di Cristo, l'unica speranza del peccatore; La vita di Cristo: l'unico modello del credente; la giustizia di Cristo, il motivo del perdono; la grazia di Cristo, le ricchezze dei credenti; l'amore di Cristo, il potere di una nuova obbedienza. È solo dall'alto della Croce che possiamo avere una visione completa della Parola. Non che dobbiate sempre predicare sulla dottrina centrale della Croce, così come non dovete sempre guardare verso il sole; ma come voi guardate tutte le cose sulla terra nella luce che fluisce dal sole, così dovreste vedere tutta la verità nella luce che fluisce dalla Croce. Questo non è un tema ristretto, o si esaurisce presto. Cristo può entrare in tutto, in tutta la dottrina, in tutti i doveri, in tutta l'esperienza. La dottrina cristiana è solo il ritratto di Cristo, disegnato a figura intera. La morale cristiana è solo il ritratto di Cristo, incarnato nella vita. L'esperienza cristiana è Cristo realizzato nel cuore. L'utilità cristiana è la gloria di Cristo, che si realizza in tutti i dettagli della vita. E, infine, predicate la Parola, perché essa è la "potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede". Predicatela per la salvezza; non solo per l'istruzione, affinché tu possa salvare te stesso e quelli che ti ascoltano. Tutte le sue verità sono rivelate per questo fine. (J. Riddell.)

Predicare la Parola:

(I.) Dobbiamo predicare la Parola in riferimento alla Divinità del suo Autore

(II.) Dobbiamo predicare la Parola in riferimento alle meraviglie del Suo amore!

(III.) Dobbiamo predicare la Parola con riferimento all'efficacia del Suo sacrificio espiatorio

(IV.) Dobbiamo predicare la Parola in riferimento alle influenze santificanti del Suo Spirito

(V.) Dobbiamo predicare la Parola fedelmente e pienamente, nei suoi precetti, così come nelle sue dottrine

(VI.) Dobbiamo predicare la Parola nel suo spirito cattolico ed evangelico

Dobbiamo predicare la Parola come il grande mezzo per promuovere la gloria del Salvatore; e per accelerare l'avvicinarsi del giorno millenario. (J. Parsons.)

Condizioni di successo nel lavorare per Cristo:

1.) Una conversione del suono è essenziale per il successo dello sforzo

(2) L'intima associazione con Cristo è un elemento di grande successo. Che un ministro vada nei campi con Gesù a spigolare, e tornerà alla sera, "portando con sé i suoi covoni". Che esca aiutato dal genio, dalla cultura, dall'erudizione, dalla ricchezza, dalla posizione, lasciandosi alle spalle Cristo, e le sue parole saranno come un bronzo risonante e un cembalo tintinnante

(3.) I cristiani devono organizzarsi per la vittoria. Una vigilanza insonne e un'attività instancabile sono essenziali per il successo nella Chiesa come negli affari. Un uomo progressista si aggrappa saldamente a ciò che è stato raggiunto e si protende verso le possibilità messe a nudo ai suoi occhi

(4.) Bisogna tenere presente un alto ideale della posizione e dell'opera di un cristiano

(5.) La grande battaglia è la predicazione della Parola. Gli uomini di potere e di peso sono uomini del Libro; tali rappresentano Dio

(6.) Esercitati con la Parola. (J. D. Fulton, D.D.)

Predicare la Parola: - Per "predicare la Parola" è necessaria una preparazione di vasta portata. Non per un'opera come quella degli antichi alchimisti e astrologi che si facevano grigi mentre si chinavano sui crogioli o guardavano le stelle, nella vana speranza di risolvere misteri. Abbiamo poco a che fare con i misteri. È per la semplicità del Vangelo che cerchiamo, e che ci conduce ad altezze e profondità. Dobbiamo pensare, pregare e vivere in modo da poter mostrare agli uomini sentieri semplici per i loro piedi. Questo fa del ministro uno studente, ma non per questo meno un uomo. È virile seguire la guida delle luci celesti su strade accidentate e tra le nuvole. I minerali e le gemme più ricche della natura sono custoditi dalle sue fortezze; Così è per la verità, e nessuno, tranne il pigro, si lamenta che un'anima piena, come una borsa piena, passa attraverso la fatica e la prova. Una volta fu chiesto a Newton: "Come fai le tue grandi scoperte?" La sua risposta fu: "Tengo costantemente davanti a me l'argomento e aspetto che le prime albe si aprano lentamente, a poco a poco, in una luce piena e chiara". Questa è la chiave del magazzino di Dio. Il ministro, che sarebbe un operaio approvato, deve mescolarsi con coloro per i quali lavora. Le circostanze circostanti, l'indole d'animo, il temperamento, la cultura, le esperienze di vita, hanno dato a ciascuno del suo popolo un punto di vista per discernere la verità. Ora, il ministro di Cristo è mandato per essere il suggeritore della verità. Come potrà egli tenerlo in piedi in modo che tutti possano afferrarlo, se non comprende i principi e qualcosa dei metodi con cui vengono portate avanti le varie attività della vita? Ottenere un potere come questo e avere tutto santificato, in modo che egli non si materializzi né idealizzi, ma piuttosto imprima tutto con il sigillo di Dio e illumini tutto con la luce di Dio, è un'opera davanti alla quale i più coraggiosi possono tremare. "Chi è sufficiente a queste cose?" (E. R. Ingersoll, D.D.Predicare la Parola, non obiezioni scettiche: - L'abitudine di menzionare continuamente le teorie dei non credenti quando predicano il vangelo, dà all'uomo l'apparenza di una grande erudizione, ma dimostra anche la sua mancanza di buon senso. Per mostrare il valore del cibo sano non è necessario offrire al tuo ospite una dose di veleno, né lui penserebbe che la tua ospitalità sarebbe migliore se lo facessi. Certi sermoni sono più calcolati per indebolire la fede che per rendere credenti gli uomini; assomigliano al processo attraverso il quale un povero cane infelice viene spesso passato alla Grotta del Cane a Napoli. Viene gettato nel gas che arriva fino alle ginocchia degli spettatori, non con l'intenzione di ucciderlo, ma semplicemente come esibizione. Sollevato dal suo bagno di vapore, viene gettato in una pozza d'acqua e si rianima in tempo per un'altra operazione. È improbabile che un tale cane sia un cane da guardia molto efficiente o un inseguitore di selvaggina; e quando gli ascoltatori, domenica dopo domenica, sono immersi in un bagno di pensiero scettico, possono sopravvivere all'esperimento, ma non diventeranno mai spiritualmente forti o praticamente utili. Non vale mai la pena di fare lacerazioni in un vestito per il gusto di rammendarlo, né di creare dubbi per mostrare quanto abilmente possiamo calmarli. Se un uomo appiccasse il fuoco alla sua casa perché ha un estintore brevettato che lo spegnerebbe in un attimo, avrebbe la possibilità di creare un giorno una conflagrazione che tutti i brevetti sotto il cielo non potrebbero estinguere facilmente. Migliaia di non credenti sono nati nella famiglia dello scetticismo da predicatori professanti del vangelo, che supponevano di aiutarli a credere: il fuoco si nutriva dei mucchi di foglie che lo stolto oratore ben intenzionato gettava su di esso nella speranza di soffocarlo. I giovani in molti casi hanno ottenuto le loro prime nozioni di infedeltà dai loro ministri; Hanno succhiato il veleno, ma hanno rifiutato l'antidoto. (C. H. Spurgeon.) Sii istantaneo in stagione, fuori stagione.

Mai fuori stagione: - Non che la Parola sia mai fuori stagione in se stessa, perché è il pane della vita; tutte le altre carni hanno i loro tempi e le loro stagioni, ma il pane è il bastone della natura, e non è mai fuori stagione. Non c'è stagione inopportuna per un dovere così opportuno, così necessario nell'opinione di un uomo naturale, e agli occhi della ragione carnale sembra talvolta essere fuori stagione, come quando viene predicato nei giorni feriali, quando il pastore e il popolo hanno profitti e piaceri e impieghi mondani per trarne profitto. Ora, un sermone sembra come la neve nel raccolto a tali anime terrene, è fuori tempo per loro, eppure anche queste stagioni che il mondo giudica inopportune devono essere riscattate da un ministro per la predicazione. (Ibidem)

Non dobbiamo essere predicatori di fragole (come li chiama il vescovo Latimer), che vengono solo una volta all'anno e se ne vanno rapidamente di nuovo. (Ibidem)

Predicazione costante: non si può dare ai figli di Dio troppo del pane del Padre loro. (Antico puritano.)

In ogni occasione, fuori stagione: chi non si è rimproverato di aver sofferto opportunità di utilità per passare stagioni non migliorate, quando "una parola pronunciata in modo appropriato" avrebbe potuto trasformare un peccatore dall'errore della sua via alla saggezza dei giusti? Perché siamo così riluttanti a riempire questo reparto di utilità? Chi può capire il potere di una parola? Non è spesso più efficace di un sermone? Una volta ho trascorso un pomeriggio in una famiglia in cui una giovane donna era stata impiegata per la giornata. Avrei dovuto conoscere il suo stato spirituale, ma non l'ho fatto. Atti, sul tavolo da tè, osservò che aveva fatto il suo lavoro. Risposi: "Se il tuo lavoro è finito per il tempo, devi lavorare per l'eternità". Rimase seduta un momento senza parole; poi, scoppiando in lacrime, si affrettò a lasciare la stanza. Sorpreso e sorpreso da un tale effetto da una parola, cercai di capire da lei la causa di quell'improvvisa angoscia. Il suo cuore era sovraccarico del fardello del peccato. Aveva lottato per nascondere il suo dolore alla famiglia. La tazza era piena. Una goccia lo fece traboccare e portò alla scoperta della sua profonda convinzione. Questo periodo di utilità sarebbe andato perduto per pochi istanti di ritardo, e quell'angoscia dello spirito mi sarebbe stata sconosciuta. (Messaggero americano.)

La parola opportuna da non indugiare: - Il dottor Chalmers una volta alloggiò nella casa di un nobile vicino a Peebles. Era la vita e l'anima del discorso nella cerchia di amici al caminetto del nobile. L'argomento era il pauperismo: le sue cause e la sua cura. Tra i gentiluomini presenti c'era un venerabile vecchio capo delle Highlands, che teneva gli occhi fissi sul dottor C. e ascoltava con vivo interesse le sue comunicazioni. La conversazione si protrasse fino a tarda ora. Quando la compagnia si sciolse, furono accompagnati al piano superiore dei loro appartamenti. C'era un atrio di notevole lunghezza, e le porte delle camere da letto si aprivano a destra e a sinistra. L'appartamento del dottor C. era proprio di fronte a quello del vecchio capotribù, che era già andato in pensione. Mentre il dottore si stava spogliando, sentì un rumore insolito nella stanza del capotribù. Al rumore seguì un forte gemito! Si affrettò ad entrare nell'appartamento, che in pochi minuti si riempì della compagnia, che si precipitò dentro in soccorso del vecchio. Fu uno spettacolo malinconico quello che si presentò ai loro occhi. Il venerabile capo dai capelli bianchi era caduto tra le braccia del suo attendente. Era evidentemente un'apoplessia. Respirò per qualche istante e spirò! Il dottor C. rimase in silenzio, con entrambe le mani tese e chino sul defunto. Era l'immagine stessa dell'angoscia. Fu il primo a rompere il silenzio. «Mai in vita mia», disse con voce tremula, «ho visto, o ho sentito, prima di questo momento, il significato di quel testo: 'Predica la Parola; sii istantaneo in ogni occasione, fuori stagione", ecc. Se avessi saputo che il mio venerabile vecchio amico era a pochi minuti dall'eternità, non mi sarei soffermato su quell'argomento che costituiva l'argomento della conversazione di questa sera. Mi sarei rivolto a lui con fervore. Avrei predicato a lui e a voi Cristo Gesù e Lui crocifisso. Avrei esortato lui e voi, con tutta la serietà che si addice all'argomento, a prepararvi per l'eternità. L'avreste pensato, l'avreste pronunciato, fuori stagione. Ma ah! Sarebbe stato al momento opportuno, sia per il suo rispetto che per il rispetto di te».

Un povero fabbro, curvo per l'età e la debolezza, passava per un villaggio di campagna; si fermò nella casetta di una brava donna e si riposò sulla ringhiera davanti alla porta. La pia dama uscì, e il viaggiatore stanco osservò che il suo tempo qui sarebbe stato breve; era spesso malato; aggiunse: «Ah, tata! Non starò a lungo in questo mondo, credo!» Ella pensò alle sue parole e rispose: "Ebbene, Giovanni, spero che ti preparerai per il tuo viaggio!" Il fabbro passò oltre, e il suo richiamo fu presto dimenticato da Nanny; ma quella semplice frase fu impressa nella sua memoria dallo Spirito di Dio, per non essere mai cancellata. Ci pensò mentre tornava a casa, e presto la consunzione lo adagiò su un letto di dolore. Più e più volte pensava al "viaggio" e all'essere "preparato" per esso. Cominciò a pregare e tutto intorno a lui ascoltava continuamente i consigli della vecchia. Non c'erano amici pii nelle vicinanze per conversare con lui, ma si crede con certezza che l'anziano peccatore sia stato portato a guardare al Salvatore attraverso il semplice incidente raccontato sopra. Quasi il suo ultimo respiro fu speso a ringraziare Dio per il fatto che la buona vecchia lo avesse sempre avvertito: "Sii pronto in ogni occasione, fuori stagione": semina presso tutte le acque, affinché tu possa mietere un glorioso raccolto alla venuta del Figlio dell'Uomo.)

Il mio buon e gentile amico, il dottor Sale, il defunto vicario di Sheffield, una volta mi fece un commovente resoconto di una conversazione che ebbe in un vagone ferroviario con uno dei suoi parrocchiani, un industriale, che tornava da Epsom il giorno dopo il Derby, con notevoli vincite. Il fedele vicario colpì a casa e scoprì presto che l'uomo, con tutta la sua apparente euforia, era consapevolmente colpevole; e lo dimostrava, non solo con i cambiamenti del suo volto, ma con i suoi disperati tentativi di "cambiare argomento". Invano, però, si sforzò di sottrarsi al potere del predicatore cristiano. Il vicario insistette con l'accusa di colpevolezza, finché il sudore cominciò a salire alla fronte del giocatore d'azzardo, che gridò: "Per l'amor di Dio, non dire altro! So che è sbagliato. Non oso pensarci!" Eppure il vicario non si sottrasse al suo dovere; ma insistette ancora per il suo rimprovero, finché pensò di avere motivo di credere che quell'uomo avrebbe rinunciato al suo peccato. (Thos. Cooper.)

Cogliere un'opportunità: Il Mogul è una piccola birreria sporca, interamente sostenuta da persone basse e depravate. La sala da pranzo era costruita nel cortile accanto a un campo da birilli, e vi si accedeva attraverso un lungo corridoio. Una sera, entrandovi il missionario della città, Giovanni M. Weylland, trovò una folla di almeno quaranta giovani ladri, vagabondi e prepotenti. Poiché il rumore era grande, l'unica speranza di fare del bene era lo sforzo di entrare in conversazione con una o due persone. Questo, tuttavia, fu impedito, poiché molti di loro conoscevano il visitatore, e trovarono un espediente per sbarazzarsi di lui. Uno degli uomini iniziò una canzone, e il coro fu ripreso da tutta la compagnia, che ripeté con effetto assordante le parole: "È un bravo ragazzo". Man mano che la canzone procedeva, la ripetizione diventava così chiassosa che il visitatore indovinò l'intenzione di cantarlo. Si rese subito conto della difficoltà della sua posizione, perché, se ci fossero riusciti, la stessa pratica sarebbe stata adottata in altre sale da pranzo a scapito della sua utilità. Egli, quindi, invece di andarsene, si sedette in mezzo a loro in modo molto indifferente. Il ritornello è stato continuato fino a quando molti dei cantanti si sono lamentati con voce rauca; e quando le grida si fecero deboli, l'ospite balzò in piedi e disse con veemenza: "Ed erano bravi ragazzi, ma i magistrati hanno ordinato di picchiarli. E dopo aver imposto loro molte percosse, li gettarono in prigione, ordinando al carceriere di custodirli al sicuro; il quale, avendo ricevuto tale incarico, li gettò nella prigione interna e fece loro i piedi saldi nei ceppi". Queste parole cambiarono la corrente dei sentimenti. Quasi tutti i presenti erano stati in prigione, e quelli che non l'avevano ancora provati una profonda simpatia per loro. "Chi erano?" «Dov'era?» e «Che vergogna!» erano le esclamazioni generali. Dopo una pausa, che produsse un silenzio assoluto, l'oratore continuò: "E a mezzanotte cantarono lodi a Dio". E poi, aprendo la Bibbia, lesse con tono solenne e serio il racconto della prigionia di Paolo e Sila. Quando giunse alle parole: "Pose loro davanti la carne e si rallegrò, credendo in Dio con tutta la sua casa", il lettore chiuse il Libro e in poche frasi eloquenti spiegò la natura della fede salvifica in Cristo, e il risultato di quella fede: l'essere resi "nuove creature". Dopo questa visita il lavoro fu facile in quella taverna e nella famiglia del padrone di casa

Pesca stagionale: il ministro è un pescatore, e il pescatore deve adattarsi al suo lavoro. Se un pesce abbocca solo di giorno, deve pescare di giorno; Se gli altri abboccano solo al chiaro di luna, lui deve pescarli al chiaro di luna. (R. Cecil.)

Un signore un giorno vide un uomo vestito da clown circondato da una folla di circa duecento persone, che si divertivano per le sue sciocche buffonate e i suoi scherzi pietosi. Dopo aver guardato per alcuni istanti con sentimenti di compassione verso la povera creatura che si era ingannata per guadagnarsi da vivere, trasse un volantino da un pacco che portava con sé e, facendosi largo tra la folla, lo offrì al pagliaccio. Questi lo prese e subito cominciò a leggerlo ad alta voce in segno di scherno, per intrattenere ulteriormente gli astanti. Era breve, e lo lesse fino alle ultime parole, che furono: "Sciocco, questa notte ti sarà richiesta l'anima tua". Sopraffatto da un'improvvisa ed evidente emozione, lasciò la folla e si affrettò ad allontanarsi. Il dispensatore del volantino lo seguì e cercò di conversare con lui; ma tutta la risposta che riuscì a ottenere per un po' di tempo fu: "Mi sono perso! Mi sono perso!" Tuttavia, il Vangelo gli fu spiegato con amore ed entrò nel suo cuore. Divenne un fervente credente, e presto fu tra i lavoratori regolari per Cristo nell'East End di Londra, nel 1874. (J. F. B. Tinling. Laurea triennale) Rimproverare.

Bisogno di rimprovero: Colui che si preoccupa della salute del suo paziente non giocherà o scherzerà o giocherà con le sue malattie mortali; la carne deve sentire il cerotto, altrimenti non mangerà mai la corruzione in essa. Se dovessi applicare un cerotto curativo per scuoiare la ferita in alto, quando c'è bisogno di un corrosivo per togliere la carne morta, saresti falso e infedele al tuo amico. Il rimprovero, come il sale, deve avere in sé sia l'asprezza che la sapidità. L'ammonizione senza una seria applicazione è come una freccia con troppe piume che, sebbene puntiamo al bersaglio, viene presa dal vento e portata via da esso. Alcuni uomini sparano le loro rimostranze, come pallottole in un tronco, con la sola forza di quella che ucciderebbe un passero. Costoro fanno credere ai peccatori che il peccato non è un male così terribile, e che l'ira di Dio non ha una fine così spaventosa. Colui che vuole colpire nel segno e recuperare il peccatore, deve stendere la sua freccia di rimprovero a casa. La riprensione deve essere potente; il martello della Parola non spezza il cuore, se viene posato con leggerezza. Deve anche essere così particolare, che l'autore del reato possa pensare di essere preoccupato. Alcuni in rimprovero sembreranno mirare al peccatore, ma ordina che le loro frecce siano sicure di mancarlo; come Domiziano, quando un ragazzo teneva un segno lontano con la mano aperta, con le dita mozzate scagliava le sue frecce in modo che tutte colpissero gli spazi vuoti tra le sue dita. Il rimprovero non è mai così gentile, il cerotto è così buono, sarà inefficace se non applicato al paziente. (G. Swinnock.)

I ministri devono essere fedeli: Dio non ha mai fatto i ministri come falsi occhiali per far sembrare belle le facce cattive; costoro si rendono colpevoli dei peccati degli altri uomini. (T. Watson.)

Nessun arpione a bordo: un marinaio appena uscito da una spedizione di caccia alle balene chiese dove avrebbe sentito una buona predicazione. Al suo ritorno dalla chiesa, il suo amico gli disse: "Sembra che non ti sia piaciuto il sermone?" «Non molto; Era come una nave che partiva per la pesca delle balene: tutto a forma di nave, ancore, cordame, vele, ma non c'erano arpioni a bordo".

Il dottor Giovanni H. Vincent una volta rimproverò un bestemmiatore con tanta forza e tuttavia con tanta tenerezza che non solo lo sottomise, ma lo sciolse in lacrime. Era in una stazione ferroviaria; La stanza era piena di passeggeri in attesa di un treno in ritardo. Un uomo nella stanza stava scioccando tutti con la sua empietà, specialmente nel profanare il nome del Signore Gesù. Improvvisamente il dottor Vincent cominciò a cantare:

"Gesù, amante della mia anima,

Lasciami volare al Tuo seno".

- Il canto cessò; Seguì un silenzio perfetto. Chi bestemmiava veniva rimproverato. Dopo un po' andò dal dottor Vincent e gli disse: "Posso vederla per un momento fuori?" Uscirono insieme. «Come hai fatto», disse, «a cantare quell'inno proprio ora?» Il Dottore rispose: "Ti ho sentito giurare e profanare il nome del Signore Gesù, e ho pensato di farti sapere che c'era qualcuno che amava quel nome". «È molto strano», disse l'uomo. «Mia sorella, quando stava morendo, ha cantato proprio quell'inno e mi ha fatto promettere di incontrarla in cielo. Potresti pregare per me?" Si inginocchiarono insieme, e il dottore pregò per il penitente, e chiese che potesse avere la grazia e la forza di mantenere il voto che aveva fatto alla sorella morente. Il treno arrivò; Furono separati, per non incontrarsi più, con ogni probabilità, fino a quando non si incontreranno nell'eternità. Discepolo di Gesù, testimonia per il tuo Maestro. Portate il Suo vituperio. Confessa il Suo nome davanti agli uomini

Il rimprovero personale è il migliore: gli uomini hanno bisogno di ricordare i propri peccati molto più di quanto non facciano con il peccato di Adamo. Il soldato ha un senso di pericolo più profondo quando la palla del fucile risuona vicino alle sue orecchie, piuttosto che per il fragore generale della battaglia; e così un peccatore avrà un senso molto più profondo del dispiacere di Dio, quando il suo peccato gli viene portato a casa, piuttosto che ascoltando osservazioni generali sulla peccaminosità della razza. (M. Miller.)

Un giorno, mentre il dottor Cutler stava tornando a casa, una povera donna, il cui marito era stato molto intemperante, lo chiamò e, tenendo in mano un paio di polli, lo pregò di accettarli. «Le ho detto», disse, «che non poteva permettersi di regalare un paio di polli così belli». «Signor Cutler», disse con un'espressione triste, «se non li prendete, ferirete i miei sentimenti. Li ho ingrassati e raccolti apposta per te. È l'unico compenso che sono in grado di offrire per l'ottimo servizio che avete reso ultimamente a me e ai miei figlioletti". «Non mi risulta», disse il signor Cutler, «di avervi reso qualche servizio negli ultimi tempi». «Signore», disse la povera donna, «avete ravveduto mio marito», «ci deve essere stato un errore», disse il signor Cutler. "Sapevo che tuo marito era intemperante; ma non gli ho mai detto una parola su questo argomento". "So che non l'hai mai fatto," disse; «Se l'avessi fatto, il suo orgoglio è tale che avrebbe potuto peggiorare le cose. È successo, abbastanza stranamente, che spesso, quando sei intervenuto per dirci qualche parola gentile, lui ha preso il suo bicchierino, o ha tolto la sua brocca o l'ha rimessa a posto. Circa due mesi fa, subito dopo che sei uscito, è andato alla porta e, con mio stupore, ha versato quasi mezzo litro di rum dalla sua brocca sul terreno, e ha detto: 'Debby, sciacqua quella brocca con acqua calda. L'ho fatto. Non sopporto più l'aspetto di quell'uomo! Se il signor Cutler avesse un aspetto selvaggio, non me ne preoccuperei; ma sembra così triste, e così benevolo per tutto il tempo, quando mi vede bere un bicchierino, che so cosa intende dire altrettanto bene come se lo predicasse in un sermone; e prendo molto bene da lui il fatto che non mi abbia fatto un lungo discorso. " (Memorie del Dr. Cutler.)

Rimproveri fruttuosi: - L'Apocalisse Giovanni Spurgeon stava andando a predicare nella sua cappella a Tollesbury, nell'Essex. Era il sabato mattina e, mentre passava davanti al giardino di una casetta, vide un uomo che scavava patate. Si fermò e disse: "Amos, mi sbaglio, o sei tu? Oggi sono venuto a predicare per nove miglia, pensando che fosse il giorno di sabato. Visto che sei al lavoro, suppongo di essermi sbagliato, e farei meglio a tornare a casa." L'uomo arrossì e, piantando la vanga in terra, disse: "No, signore, non avete torto, ma io sì: e non ne avrò più. Sarò qui questo pomeriggio per sentirti predicare. Nessuno mi ha mai parlato prima d'ora, e tu hai solo fatto il tuo dovere." Lui era nella cappella, e sua moglie con lui. Sua moglie divenne un membro della chiesa, ed egli rimase un assiduo frequentatore dei mezzi della grazia. (C. H. Spurgeon.)

Beneficio del rimprovero: - C'è stato un caso particolare, in cui un certo grado di severità da parte mia è stato accompagnato dagli effetti più felici. Due giovani, ora benedetti servitori dell'Iddio Altissimo, entrarono nella mia chiesa in modo molto disordinato; e come al solito fissai i miei occhi su di loro con severità, indicante il mio dispiacere. Uno di loro era imbarazzato; ma l'altro, l'unico che avesse mai avuto l'audacia di resistere al mio sguardo, mi guardò di nuovo con impavido, per non dire con empia fiducia, rifiutando di vergognarsi. L'ho mandato a chiamare il mattino seguente e gli ho rappresentato l'estrema empietà della sua condotta, contrapponendola a quella di coloro che sono meno induriti; e avvertendolo chi era che sfidava così audacemente; "Chi disprezza voi disprezza me; e chi mi disprezza, disprezza colui che mi ha mandato"; e gli ordinai di non entrare mai più in quella chiesa, a meno che non fosse venuto con uno spirito molto diverso. Con mia sorpresa, lo rividi lì la domenica seguente, ma con un aspetto più modesto; e da quel momento egli continuò a venire, finché piacque a Dio di aprirgli gli occhi e di condurlo alla piena conoscenza del vangelo di Cristo; e in un anno o due divenne un predicatore di quella fede che un tempo aveva disprezzato. (P. B. Potenza.) Esortare

Esortazione zelante: - Il seguente episodio è noto solo a pochi, ma merita una più ampia pubblicità. «Ricorderò sempre il signor Moody», disse un gentiluomo, «perché è stato il mezzo per condurmi a Cristo. Un giorno mi trovavo su un treno ferroviario, quando entrò uno sconosciuto corpulento e dall'aspetto allegro e si sedette sul sedile accanto a me. Stavamo attraversando un bellissimo paese, sul quale egli richiamò la mia attenzione, dicendo: "Avete mai pensato che buon Padre Celeste abbiamo, per darci un mondo così piacevole in cui vivere?" Gli diedi una risposta indifferente, al che egli mi chiese seriamente: "Sei cristiano? "Ho risposto: 'No'. «Allora», disse, «dovresti esserlo subito. Devo scendere alla prossima stazione, ma se ti inginocchierai, proprio qui, pregherò il Signore di farti cristiano". Sapendo a malapena quello che facevo, mi inginocchiai accanto a lui, nella macchina, piena di passeggeri, e lui pregò per me con tutto il cuore. Proprio in quel momento il treno si fermò alla stazione, e lui ebbe solo il tempo di scendere prima di ripartire. Tornando improvvisamente in me stesso da quello che sembrava più un sogno che una realtà, mi precipitai sulla piattaforma dell'auto e gli gridai dietro: "Dimmi chi sei". Lui rispose: "Mi chiamo Moody". Non riuscii mai a scrollarmi di dosso la convinzione che allora si impadronì di me, finché la preghiera di quello strano uomo non fu esaudita e io non fui diventato cristiano. (Un pastore fedele.)

3 2TIMOTEO CAPITOLO 4

2Timoteo 4:3-4

Non sopporteranno la sana dottrina.-

L'inclinazione nemica della verità: - La ragione è qui assegnata a questo ministero fedele: un ministero che è sempre stato in vigore, poiché la natura umana è sempre stata la stessa. Le inclinazioni degli uomini diventeranno la guida della loro condotta riguardo alla verità e al dovere. Poiché l'insegnamento sano o salutare sui loro propri errori e peccati sta attenuando il loro orgoglio e crocifiggendo le loro passioni egoistiche, non sarà sopportato. Eppure le loro menti bramano stimoli, e anche la loro natura morale richiede un po' di oppiaceo. Perciò ricorreranno a vari cosiddetti maestri, al fine di ottenere fantasie che piacciono e regole di vita che si adattano ai loro gusti nativi. E l'effetto di ciò sarà che si allontaneranno dalla verità per la menzogna, e alla fine saranno abbandonati da Dio alla costante illusione di credere a una menzogna, alla loro stessa perdizione. Il quadro è davvero triste, e comune quanto triste, in questo come in ogni secolo e paese. Nessuno crede così selvaggiamente, e nessuno è così irrimediabilmente indurito, come coloro che alla fine rifiutano la verità salvifica di Dio. (J. G. Butler, D.D.)

Edward Irving non trovò favore come predicatore all'inizio del suo ministero. Dopo varie delusioni, il dottor Chalmers lo ascoltò e lo apprezzò, e lo invitò ad essere il suo assistente a Glasgow. Irving, stupito e dubbioso, rispose: "Predicherò loro se lo riterrete opportuno, ma se sopporteranno la mia predicazione saranno le prime persone che l'avranno sopportata".

Avversione per la verità: Aristotele scrive che gli avvoltoi vengono uccisi con olio di rose. I dolci odori fanno infuriare le tigri. I maiali non possono vivere in alcune parti dell'Arabia, dice Plinio, a causa del gradevole profumo degli alberi aromatici che crescono in ogni bosco. (J. Trapp.)

Abbandonata la sana dottrina:

1.) I motivi della loro apostasia, vale a dire, il loro odio per la verità; non sopporteranno la sana dottrina; lo rifiuteranno e lo getteranno dietro le loro spalle; Lo odiano e lo aborriscono. Essi la considerano un peso grave, come Israele fece con la dottrina e le visioni dei profeti Geremia 23:34, 36. Non tanto non possono, ma non sopporteranno la sana dottrina; Amano le loro concupiscenze più della legge, e perciò odiano colui che rimprovera alle porte. Possono tollerare gli errori e la superstizione, ma la verità non possono sopportarla

(2.) Un secondo motivo della loro apostasia è il loro diletto nei falsi insegnanti; Li adorano a tal punto che uno o due non li accontenteranno, devono averne un mucchio. Amano le loro concupiscenze, e perciò cercano maestri che non possano inquietarli. Consapevolmente e volontariamente si lasciano ingannare da loro. La parola significa

(1) Un sincero desiderio di avere tali insegnanti

(2) Nota un assembramento indiscreto e confuso di una tale moltitudine di insegnanti, senza ingegno né ragione, senza alcun rispetto né per la loro vita né per il loro sapere, né capo né coda. I discepoli creano i loro dottori, le concupiscenze dei loro seguaci sono la loro chiamata

(3.) Una terza causa della loro apostasia è quella malizia innata e concupiscenza innata che è nel cuore degli uomini. Ma la parola nell'originale è "concupiscenze", che implica non un semplice desiderio o un movimento improvviso, ma un desiderio veemente, ardente, sincero e la ricerca di una cosa

(4.) Hanno prurito alle orecchie; Questa è un'altra ragione per cui cercano falsi maestri; Non amano coloro che li trattano con franchezza e fedeltà, devono avere ciò che soddisfa i loro umori, solleticano le loro fantasie con novità e curiosità, ma non devono in alcun modo toccare i loro vizi

(5.) Ecco la questione e le conseguenze del loro disprezzo della verità, vale a dire, la perdita della verità e le favole che seguono. Questo è il metodo del diavolo. Prima tappa l'orecchio contro la sana dottrina, e poi lo apre all'errore. Come un ladro crudele, egli trascina l'anima fuori dalla strada giusta in un bosco, in un vicolo secondario o in un angolo, e lì la lega, la deruba e la fucilata

(1.) Dio non solo sa ciò che gli uomini fanno attualmente e ciò che hanno fatto, ma anche ciò che faranno nel tempo a venire. Qui dice a Timoteo cosa sarà fatto molti anni dopo che sarà morto e andato via

(2.) Più il mondo è perfido e più abbondano falsi insegnanti, più i ministri di Cristo devono essere attenti a opporsi a loro predicando la sana dottrina. La cattiveria dei tempi che si avvicinano deve indurci a riscattare la stagione presente. Il sole non splenderà sempre; Si alzeranno tempeste e verrà la notte in cui nessuno potrà lavorare. Coloro che oggi e domani venerano Mosè mormorano contro di lui Esodo 14 ult., e 15:14)

(3.) La dottrina della salvezza è una sana dottrina

(4.) Le persone non sane non possono sopportare la sana dottrina. È il sale che scruta le piaghe degli uomini e le mette a soffrire. È la luce che questi occhi doloranti non possono sopportare, né questi ladri dimorano. Fanno il male, e perciò odiano la luce Giovanni 3:20. Non solo temono, ma odiano la luce. Non possono sopportare che la legge sia predicata, che la loro coscienza sia esaminata, che i loro peccati siano scoperti. Ma quanto agli uomini sani, essi amano la sana dottrina; lo desiderano Salmi 43:3. Essi vi giungono Giovanni 3:21 e benedicono Dio per questo 1Samuele 25:32, 33

(5.) Negli ultimi giorni ci saranno molti falsi maestri. Non ce ne saranno uno o due, ma ce ne saranno mucchi, il mondo brulicherà di loro. Gli uomini avranno una varietà di concupiscenze, e queste richiedono una varietà di insegnanti che le sostengano. Gli uomini buoni, e specialmente i buoni ministri, sono rari, sono uno dei mille Giobbe 33:23, ma i malvagi abbondano; c'è molta scoria, ma poco oro; molta pula, ma poco grano; molte erbacce, pochi fiori buoni. Se il diavolo ha del lavoro da fare, non vuole che nessun agente lo compia. Se gli uomini hanno aperto le loro porte una volta, non vorranno ingannatori. Quando gli uomini disprezzano la verità, avranno maestri che saranno i carnefici di Dio per legarli e accecarli, e indurli all'errore

(6.) Osserva, come tutte le altre parti dell'uomo, così tra le altre l'orecchio ha le sue malattie. Il sale è più adatto a ciò che l'olio: anche se è più penetrante, tuttavia è più sovrano. Questa malattia pruriginosa non è mai stata così comune come ai nostri giorni. C'è un prurito spirituale peccaminoso sull'anima che è settuplice, cioè un prurito di

(1) Novità

(2) Curiosità

(3) Singolarità

(4) Popolarità

(5) Adulazione

(6) Contestazione

(7) Litigio. (T. Hall, B.D.)

L'applicazione nella predicazione obiettava: - Un contadino andò ad ascoltare la predicazione di Giovanni Wesley. Il contadino non era un uomo convertito; Gli importava poco della religione; D'altra parte, non era quello che chiamiamo un uomo cattivo. La sua attenzione fu presto eccitata e inchiodata. Giovanni disse che avrebbe dovuto affrontare tre argomenti di pensiero: parlava molto del denaro. La sua prima idea è stata: "Prendi tutto quello che puoi". Il contadino diede una gomitata a un vicino e disse: "Questa è una strana predica. Non avevo mai sentito una cosa del genere prima d'ora. Questo è molto buono. L'uomo ha delle cose in sé; è una predicazione ammirevole". Giovanni parlò di "Industria", "Attività", "Vivere per uno scopo" e raggiunse la sua seconda divisione, che era: "Risparmia tutto ciò che puoi". Il contadino divenne più eccitato. "C'è mai stato qualcosa di simile?", ha detto. Wesley denunciò la parsimonia e lo spreco, e satireggiò la malvagità ostinata che si prodiga nel lusso; e il contadino si fregava le mani, e pensava: "Tutto questo sono stato fin dalla mia giovinezza"; e che con l'accaparramento e con l'accaparramento, gli sembrava che "la salvezza fosse venuta a casa sua". Ma Wesley avanzò fino alla sua terza testa, che era: "Dai tutto quello che puoi". "Sì caro, proprio caro," disse il contadino; «Se n'è andato e ha rovinato tutto». Ora non c'era più alcun punto di contatto, nessun interesse nella mente del contadino. (Lanterna del predicatore.) Prurito alle orecchie.

Ascoltatori curiosi: - Alcuni vengono alla Parola predicata, non tanto per ottenere la grazia, quanto per arricchirsi di nozioni - "Prurito alle orecchie" (ver. 3). Austin confessa che prima della sua conversione andò ad ascoltare Sant'Ambrogio, più per la sua eloquenza che per la spiritualità della questione. "Tu sei per loro come un canto molto amabile di uno che ha una voce piacevole e sa suonare bene uno strumento". Molti vengono alla Parola solo per banchettare le loro orecchie; a loro piace la melodia della voce, la dolcezza melliflua dell'espressione, la novità della nozione Atti 17:21. Questo è amare la guarnizione del piatto più che il cibo; Questo significa desiderare di essere contenti piuttosto che edificati. Come una donna che si dipinge il viso, ma trascura la sua salute, così dipingono e si adornano di curiose speculazioni, ma trascurano la salute della loro anima. Questo ascolto non santifica né il cuore, né il sabato. (T. Watson.) Sarà trasformato in favole.-

Verità nascosta quando trascurata: - Da queste parole apprendiamo che esiste una cosa come la verità religiosa, e quindi una cosa come l'errore religioso. Impariamo che la verità religiosa è una, e quindi che tutte le visioni della religione tranne una sono sbagliate. E apprendiamo inoltre che così doveva accadere che i professanti cristiani, dimenticando ciò, distogliessero i loro orecchi dall'unica verità, e si volgessero non a una sola, ma a molte favole. Questo è un pensiero molto solenne e sconcertante. Tuttavia, ce n'è un altro che, sebbene non debba lasciare perplessi, lascia ancora perplessi, e forse ha più bisogno di essere considerato e spiegato: intendo dire che gli uomini di cultura e di capacità hanno così spesso torto anche in materia religiosa. Ora, se consultiamo le Epistole di San Paolo ai Corinzi, troveremo lo stesso stato di cose esistente anche nella prima età del cristianesimo. Anche l'apostolo parla di coloro che erano ciechi, o ai quali il suo Vangelo era nascosto; E altrove li descrive, non come gli ignoranti e ottusi di intelligenza, ma come i saggi di questo mondo, gli scribi e i disputanti. Il nostro Salvatore stesso non dice forse la stessa cosa, quando ringrazia Suo Padre, Signore del cielo e della terra, di aver nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e di averle rivelate ai bambini? Ora, non c'è da stupirsi se uomini di acuta e potente comprensione rigettano più o meno il vangelo, per questa ragione: che la rivelazione cristiana si rivolge ai nostri cuori, al nostro amore per la verità e per la bontà, al nostro timore di peccare, al nostro desiderio di ottenere il favore di Dio e la sua rapidità, sagacia, profondità di pensiero, forza d'animo, Il potere di comprensione, la percezione del bello, il potere del linguaggio e simili, sebbene siano doni eccellenti, sono chiaramente di un tipo completamente diverso da queste eccellenze spirituali: un uomo può avere l'una senza avere l'altra. Questo dovrebbe essere tenuto presente quando i cristiani si allarmano, come a volte lo sono, nell'udire casi di infedeltà o di eresia tra coloro che leggono, riflettono e indagano; mentre, per quanto possiamo lamentarci di tali casi, non abbiamo motivo di esserne sorpresi. È abbastanza perché i cristiani siano in grado di dimostrare, come ben possono, che la fede nella religione rivelata non è incompatibile con i doni e le acquisizioni più elevate della mente, che anche gli uomini dell'intelletto più forte e più elevato sono stati cristiani; ma hanno ben poche ragioni per essere perplessi nel trovare altri uomini capaci che non siano veri credenti, come nello scoprire che certi ricchi non sono veri credenti, o certi poveri, o alcuni in ogni rango e circostanza della vita. La fede nel cristianesimo non ha più connessione con ciò che viene chiamato talento, di quanto non ne abbia con la ricchezza, la posizione, il potere o la forza fisica. Ora permettetemi di spiegare cosa intendo con un'ulteriore osservazione. Non è chiaro che la serietà è necessaria per ottenere la verità religiosa? D'altra parte, non è forse un effetto naturale della capacità risparmiarci i guai, e persino indurci a farne a meno, e indurci ad essere indolenti? Non lo vediamo anche nel caso dei bambini: più sono intelligenti, più sono oziosi, perché contano sulla loro prontezza e sulla loro capacità di apprensione? L'indolenza è il modo per ottenere conoscenza da Dio? Sebbene non ci sia arte o affare in questo mondo che si apprenda senza tempo e sforzo, tuttavia è comunemente concepito che la conoscenza di Dio e il nostro dovere arriveranno come per caso o per un processo naturale. Gli uomini seguono i loro sentimenti e i loro gusti; Prendono ciò che è popolare o ciò che viene a portata di mano. Pensano molto se di tanto in tanto hanno pensieri seri, se di tanto in tanto aprono la Bibbia; e le loro menti ricorrono con soddisfazione a tali stagioni, come se avessero fatto qualcosa di molto grande, senza mai ricordare che cercare e ottenere la verità religiosa è un lavoro lungo e sistematico. E altri pensano che l'istruzione farà tutto per loro, e che se imparano a leggere e a usare parole religiose, capiscono la religione stessa. E altri, ancora, si spingono fino a sostenere che lo sforzo non è necessario per scoprire la verità. Dicono che la verità religiosa è semplice e facilmente acquisibile; che la Scrittura, essendo destinata a tutti, è immediatamente aperta a tutti, e che se avesse difficoltà, quella stessa circostanza sarebbe un'obiezione ad essa. E altri, ancora, sostengono che ci sono difficoltà nella religione, e che ciò dimostra che è una questione indifferente che si cerchi o meno le questioni difficili. In questi e in altri modi gli uomini si illudono di non considerare la verità religiosa. E tutta questa variegata negligenza non è sufficiente a spiegare la varietà di opinioni religiose che vediamo intorno a noi? Come sono le pecore del gregge di Cristo disperse nel mondo desolato! Quale opinione religiosa si può nominare che alcuni uomini o altri non hanno mai avuto? Tutti hanno egualmente fiducia nella verità delle loro dottrine, anche se molti devono sbagliarsi. In questa confusione guardiamo a noi stessi, ciascuno a se stesso. Ci deve essere un giusto e un torto, e non importa se gli altri sono d'accordo con noi o no, è per noi una solenne preoccupazione pratica non distogliere le orecchie dalla verità. Non lasciate che la diversità di opinioni nel mondo vi sgomenti, o vi dissuada dal cercare tutta la vostra vera saggezza per tutta la vita. Non si tratta di una ricerca di questo o quel giorno, ma come dovreste sempre crescere nella grazia, così dovreste sempre crescere anche nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. ("Sermoni semplici di collaboratori di 'Tracts for the Times.' ")

5 2TIMOTEO CAPITOLO 4

2Timoteo 4:5

Ma tu veglia in ogni cosa

1.) Ma guarda tu. L'apostasia e la dissolutezza dei tempi in cui viviamo devono renderci più vigilanti. Le loro cadute devono essere le nostre paure; la loro leggerezza deve stimolarci alla costanza, e la loro negligenza deve ravvivare la nostra diligenza nel vigilare sul Signore

(2.) Gli uomini buoni desiderano il bene della Chiesa dopo la loro partenza. Paolo sta morendo, eppure comanda a Timoteo di migliorare i suoi talenti per il bene della Chiesa quando lui stesso era morto. Mosè, prima di morire, prega il Signore di stabilire un governante adatto Numeri 28:16, 17. Gli uomini malvagi non si curano di ciò che accade al mondo, quando sono morti e se ne sono andati che il cielo e la terra si uniscano, e tutti siano in confusione, non se ne curano. Ma gli uomini buoni hanno uno spirito pubblico

(3.) Come tutte le persone, così i ministri in particolare devono vigilare. Il diavolo ha un dispetto speciale verso di loro; egli comanda ai suoi agenti, come il re di Aram aveva fatto con i suoi seguaci, di non combattere né con il piccolo né con il grande, ma contro il re d'Israele; così piega tutte le sue forze contro i ministri d'Israele

(1) Più l'uomo è bravo, più deve essere vigile. Il pirata si scaglia sulla nave carica e il ladro sul viaggiatore più ricco. Ma anche noi dobbiamo stare a guardare come pastori, e scoprire i lupi che vorrebbero distruggere il fiock

(2) Dobbiamo vegliare in ogni momento. (a) Nella prosperità, come i piccioni quando se la cavano meglio temono di più. (b) Vegliate nell'avversità, il diavolo è occupato a tendere lacune, come l'uccellatore fa con gli uccelli quando è gelido

(3) In tutti i luoghi, in pubblico e in privato, in patria e all'estero; Il mondo è pieno di insidie

(4) Vegliate in ogni cosa, così recita il testo

(5) Vegliate contro tutti i peccati. Portiamo intorno a noi una propensione a tutti i peccati

(6) Veglia su tutti i tuoi sensi; tappati le orecchie; fai un patto con i tuoi occhi Giobbe 31:1. Metti una guardia davanti alla tua bocca. Tutta l'anima è fuori uso, e quindi dobbiamo mettere una guardia su tutte le sue facoltà

(4.) I ministri in particolare devono essere uomini robusti. Siamo chiamati soldati, pastori, sentinelle, agricoltori, tutti coloro che devono sopportare il caldo estivo e il gelo invernale

(1) Dobbiamo sopportare le difficoltà nei nostri studi preparatori; Dobbiamo dedicarci alla lettura, allo studio e alla preghiera

(2) Deve sopportare le difficoltà nell'effettivo adempimento del suo dovere

(3) Molto propriamente e genuinamente questa difficoltà nel testo consiste nel subire pazientemente quelle ferite e opposizioni che dobbiamo aspettarci da un mondo ingrato

(4) A volte il Signore stesso si compiace di esercitarci e di abituarci alle avversità, affinché possiamo essere più adatti al Suo servizio. Ma sopportiamo, come buoni soldati di Cristo, le avversità... (a) Pazientemente. (b) Coraggiosamente. (c) Costantemente

(5.) Il ministero è un'opera. Il sudore della fronte non è nulla in confronto a quello del cervello; oltre ai pericoli a cui siamo esposti per il nostro lavoro

(6.) Svolgi l'opera o il servizio di un evangelista. Osservate, i ministri sono servi e il loro ufficio è servizio

(7.) Di un evangelista. Osservate, i ministri devono predicare il vangelo. Dobbiamo proclamare la buona novella di un Salvatore (ciò che è in noi è per tutto il mondo); Questo è fare l'opera di un evangelista, cioè proclamare il Vangelo in modo sano e sincero. 8. Fai piena prova del tuo ministero. I ministri devono adempiere pienamente e fedelmente tutti i doveri della loro chiamata. (T. Hall, B.D.)

Vigilanza cristiana: - Nessuno è così propenso a mantenere una guardia vigile sul proprio cuore e sulla propria vita come coloro che conoscono il conforto di vivere in stretta comunione con Dio. Sentono il loro privilegio e avranno paura di perderlo. Avranno paura di cadere dal loro alto rango e di rovinare il proprio benessere portando nuvole tra loro e Cristo. Chi parte per un viaggio con un po' di denaro con sé si preoccupa poco del pericolo e si preoccupa poco di quanto tardi viaggia. Colui che, al contrario, porta oro e gioielli, sarà un viaggiatore prudente: guarderà bene le sue strade, i suoi cavalli e la sua compagnia, e non correrà rischi. Le stelle fisse sono quelle che tremano di più. L'uomo che godrà più pienamente della luce del volto di Dio sarà un uomo tremante di paura di perdere le sue benedette consolazioni e geloso di fare qualsiasi cosa per rattristare lo Spirito Santo. (Vescovo Ryle.Sopporta le afflizioni.-

Sopportazione delle avversità: - Alcuni coloranti non possono sopportare le intemperie, ma alterano subito il colore; ma ce ne sono altri che, avendo qualcosa che dà una tintura più profonda, resistono. Le grazie di un vero cristiano resistono in ogni sorta di tempo, in inverno e in estate, prosperità e avversità, quando la santità superficiale e contraffatta si esaurisce. (R. Sibbes.)

Difficoltà ministeriali: - Mi imbarco con un povero scozzese; sua moglie parla a malapena l'inglese. La mia dieta consiste principalmente di budino frettoloso, mais bollito e pane cotto nella cenere, e talvolta un po' di carne e burro. Il mio alloggio è un mucchietto di paglia, adagiato su alcune assi, un po' lontano da terra; perché è una stanza lunga, senza pavimento, quella in cui alloggio. Il mio lavoro è estremamente duro e difficile. Percorro a piedi un miglio e mezzo nelle strade peggiori quasi ogni giorno e ritorno; perché vivo così lontano dai miei indiani. Non ho visto un inglese questo mese. Queste e molte altre circostanze scomode mi accompagnano; eppure i miei conflitti e le mie angosce spirituali superano di gran lunga tutti questi che a malapena ci penso, ma mi sento come se fossi intrattenuto nel modo più sontuoso. Voglia il Signore che io impari a sopportare la durezza come un buon soldato di Gesù Cristo! (David Brainerd.) Fai l'opera di un evangelista.

L'opera di un evangelista: - Ci sembra di vedere ancora il dottor Wardlaw in piedi sul pulpito e implorare il pastore appena ordinato di approvare se stesso in ogni cosa come il fedele servitore di Dio. Alcune delle sue frasi indugiano ancora nella nostra memoria: "Oh, fratello mio", disse, "non dimenticare mai che il più grande trionfo che si possa compiere sulla terra è la conversione di un'anima; e le fatiche di un ministro non sono mai così altamente onorate come quando gli uomini nascono da Dio attraverso il suo strumento. Può essere importante lucidare il gioiello dopo che è stato trovato, ma la cosa principale è estrarlo dalla miniera. Può essere, ed è, importante rivestire la pietra per la parte anteriore dell'edificio, ma il lavoro più grande lo fa chi la scava dalla cava in cui giaceva incastonata". (Archivio evangelico.)

Un evangelista fervore: - Mentre aspettava in un'occasione nel salotto di un gentiluomo, Vassar aprì la conversazione con sua moglie, una signora molto alla moda e dall'aspetto orgoglioso, che era seduta nella stanza. Con grande preoccupazione cominciò subito a sollecitare la necessità della rinascita e dell'immediata accettazione di Cristo su di essa. Rimase folgorata e protestò che non credeva in nessuna di quelle cose. Seguì un fervido appello, testi della Scrittura, l'avvertimento contro il rifiuto di Cristo, la certezza di un'ira a venire per chiunque fosse trovato nell'impenitenza, finché il mio amico disse di essere abbastanza allarmato per l'audacia dell'assalto. Improvvisamente entrò il signore che stava aspettando e lo chiamò. Quando il signore tornò da sua moglie, lei disse: "C'è stato un vecchio qui a parlare con me di religione". «Perché non l'hai fatto tacere?» chiese burbero. «È una di quelle persone che non si possono tacere», fu la sua risposta. "Se fossi stato qui", ha detto, "gli avrei detto molto rapidamente di fare i suoi affari". «Se l'aveste visto, avreste pensato che si facesse gli affari suoi», fu la sua risposta. (Memorie dello zio Giovanni Vassar.) Fai piena prova del tuo ministero.

Compi il tuo ministero: - Questa parola "ministero" non si riferisce esclusivamente a ciò che siamo abituati a chiamare il ministero cristiano, intendendo l'insegnamento e l'ufficio pastorale nella Chiesa. Questa è solo una delle diecimila forme di ministero o servizio, che possono essere rese ai nostri simili alla chiamata di Dio. Ministrare a qualcuno significa aiutarlo o servirlo; e così ogni linea d'azione con la quale possiamo aiutare e servire gli altri è un ministero, e ogni servizio di questo tipo è veramente un'opera cristiana. E poiché non tutti possiamo rendere lo stesso servizio, ma possiamo rendere particolari tipi di servizio a persone particolari - parenti, amici o vicini - quella particolare descrizione di servizio che ognuno di noi può rendere è il nostro "ministero". È un ministero, il cui oggetto delle funzioni è al di fuori di noi, in contrasto con le attività che hanno come oggetto l'io stesso. Ed è "il tuo ministero", perché è quella particolare forma di attività utile che è aperto a ciascuno, separatamente, per perseguire. Quella di Paolo era diversa da quella di Timoteo, e da allora nessuna delle due è appartenuta a nessuno; né il tuo ministero, o il mio, sarà mai assegnato a nessun altro; perché nessuno si troverà nella situazione in cui ci troviamo noi, o avrà esattamente le nostre opportunità. Ma, sotto certi aspetti, il nostro ministero è come quello di Timoteo e Paolo. Essa è diretta agli stessi obiettivi: la diffusione della verità di Cristo e della Chiesa di Cristo. E noi siamo convocati ad esso dallo stesso Divino Signore, al quale renderemo anche conto del suo adempimento; Tutti gli elementi alti, sublimi, quindi, che appartenevano al loro ministero o servizio nella vita, appartengono al nostro, anche se il nostro può assumere forme esteriori meno appariscenti, ed essere reso senza altro occhio che quello di Dio per osservare il nostro compimento. Le sublimi considerazioni, che in esso tendono alla fedeltà, che Paolo esortò a Timoteo, pesano, quindi, su di noi. "Ti scongiuro davanti a Dio, fai piena prova del tuo ministero". (T. M. Herbert, M.A.)

L'appello degli anziani alla generazione più giovane: - Nell'incarico dell'anziano Paolo al giovane discepolo Timoteo, sembra che ci sia un appello che, sebbene inespresso, è perpetuamente rivolto dalla generazione più anziana a quella più giovane. Ciò che l'unico vecchio disse all'unico giovane, tutti i servi di Cristo, la cui opera è quasi finita, sembra dire a tutti coloro la cui opera è appena iniziata. "Compi il tuo ministero, perché ora sono pronto per essere offerto". Scegli quale periodo della storia del mondo ti piace, troverai sempre quelle due classi ben rappresentate; Perché è sempre vero che "una generazione passa e un'altra viene". E mentre i vecchi passano sempre al loro riposo, e i giovani si alzano per fare la loro parte, i grandi scopi per i quali gli uomini cristiani si sforzano e pregano, e la grande istituzione della Chiesa, attraverso la quale li promuovono, continuano a vivere; ed è, o dovrebbe essere, preoccupazione di ogni generazione di trasmetterlo rinvigorito e allargato, ai loro successori. Ma per fare ciò, questi successori devono essere pronti ad assumere queste fatiche e questi scopi; di adattarli alle esigenze del tempo a venire, e di impegnarsi in essi con uno spirito devoto almeno altrettanto di quello che mostrarono i loro padri. Così sembra che sentano dal loro padre: "Compi il tuo ministero, perché ora sono pronto per essere offerto". Ora, se ci prendiamo il nostro tempo e vi applichiamo queste considerazioni, che valgono per ogni tempo, che cosa diremo? Ora, come sempre, c'è una generazione che passa e una che sale. E la grande Chiesa e il regno di Cristo, che è stato nelle mani dei padri, sarà presto nelle mani dei figli. Quella gloriosa istituzione vivrà, anche se le mani che ora la sostengono decadranno. Ma le giovani mani devono riceverlo dalla presa debole degli anziani, e con i loro sforzi deve essere sostenuto. Sono pronti a prenderlo? Sono pronti a "compiere il loro ministero", perché i loro predecessori lasceranno presto il compito nelle loro mani? (Ibidem)

Adempiere al proprio ministero: - Diversi antichi governanti non trovavano sufficientemente gravosa la gestione dei loro domini, e così uno di loro divenne un violinista, un altro un poeta e un altro un oratore. Il mondo non ha mai avuto un violinista peggiore di Nerone, né un poeta più noioso di Dionigi, né un oratore più goffo di Caligola; e potremmo anche affermare senza timore che il mondo non ha mai avuto principi peggiori di questi tre. Tali esempi sono estremamente istruttivi e ci ricordano il consiglio dello scultore al calzolaio di attenersi alla sua forma. Ogni vasca avrebbe fatto meglio a stare sul proprio fondo; perché quando le vasche si mettono a rotolare, rovesciano tutto ciò che contengono, sia vino che acqua. (C. H. Spurgeon.)

6 2TIMOTEO CAPITOLO 4

2Timoteo 4:6-8

Ora sono pronto per essere offerto.-

La legge del sacrificio: - L'interesse della Seconda Epistola a Timoteo è del tutto eccezionale. È l'interesse di una tragedia commovente; eppure la tragica oscurità che rotola sopra i suoi cieli è alleviata, è quasi illuminata di gloria dorata da una tensione e da un temperamento di patetica tenerezza. È, per quanto ci riguarda, l'ultima espressione terrena di un uomo del tutto straordinario; l'ultima volontà e il testamento, per così dire, di una persona nel cui carattere l'abilità dominante, il proposito semplice e incrollabile, l'energia instancabile, l'entusiasmo disinteressato e la simpatia calda, ampia e solare erano combinati in un grado senza rivali nella storia della nostra razza. E poi, anche San Paolo, come scrive, può davvero essere "il vecchio", ma l'età non può certo allentare il potere in un'anima del genere, e qui, di conseguenza, egli conquista l'omaggio non proibito che rendiamo spontaneamente a colui che, nel pieno vigore ed energia della vita, guarda dritto e calmo negli occhi della morte. Il testo è, suppongo, uno dei versetti più noti della Bibbia, un'espressione di profonda umiltà, di alto coraggio e di verità immutabile; è per noi del tutto interessante, interessante, senza dubbio, perché rivela il carattere di uno come Paolo; Ma di più, una parola di importanza mondiale, perché in tali momenti i grandi uomini sono essi stessi rivelazioni. Paolo era solo in un senso in cui non lo era mai stato prima. Le care Chiese, cioè le care anime, amate con tanta forza e gioia quanto era in lui amare, erano lontane; non avrebbe mai più guardato i loro volti; i vecchi posti erano spariti; non avrebbe più visto la Città Santa così ricca di ricordi, non più la lunga linea azzurra dell'Abarim che delimitava la terra della razza eletta, non più le colline frastagliate della sua nativa Tarso, non più le acque danzanti dell'azzurro Egeo, non più le creste acrocerauniane che solo di recente segnavano il sentiero del suo pellegrinaggio da Corinto a Roma. La natura aveva chiuso le porte al viandante; dalla sua prigione sull'Esquilino, o dalla grotta vicino al Campidoglio, o dovunque fosse che, nei loro ultimi giorni, i suoi occhi si chiudevano e si aprivano alla luce dell'estate romana, quegli occhi si tendevano oltre gli oggetti dell'affetto umano verso le meraviglie inimmaginabili di un altro mondo; Guardava avanti. È in questo momento che le grandi nature ricadono sui principi che hanno governato la vita; E per noi, quindi, le loro affermazioni sono sommamente interessanti, perché tali principi sono l'esibizione, di fatto, della legge universale. San Paolo, con le parole illustrate dalla sua vita, proclama infatti una legge fondamentale della Chiesa del suo Maestro. "Il regno della legge!" C'è bisogno che vi ricordi che di quel regno siamo tutti sudditi? È fondamentale, spiega, come ha guidato, l'influenza della Chiesa; insegna, come ha addestrato, le anime a percorrere l'unica via di un'utilità duratura. Vale per tutti. Non è l'eredità dell'apostolo incomparabile, ma anche la regola del cristiano tranquillo; L'obbedienza ad essa decide, sì, il valore della nostra scelta nelle crisi del destino, ma nobilita anche il "giro banale" della vita quotidiana. Qui, infatti, è gettato fuori con colori vividi da uno sfondo scuro di morte; Qui, in verità, in tutta la sua forza, è impresso nella mente, perché non si presenta come un'affermazione astratta, ma come la regola di vita scritta nel sangue del cuore di un uomo vivente e di un moribondo. In lui ha trovato una pienezza mirabile: è la legge fondamentale della Chiesa di Gesù, la legge del sacrificio. E ora, chiedo: "Come fu trasfigurata la tomba per Paolo?" e la risposta è: "Con la stessa potenza con cui era governata la vita, con la legge del sacrificio". Che cos'è, allora, il sacrificio? Per sacrificio, parlando moralmente e spiritualmente, come ora, intendo questo: la resa volontaria del desiderio legittimo in sottomissione a un sovrano, una pretesa autorevole; E l'interesse del testo sta in questo, non solo perché esprime il ricco risultato di quella legge operante nella sua completezza in un'anima umana, ma anche perché limita le fasi di prova attraverso le quali tale completezza è stata raggiunta. Quali erano, chiediamoci, almeno alcune di quelle fasi? 1. Per prima cosa, quindi, si era risvegliato alla realtà e alle esigenze della vita spirituale. L'uomo è una creatura di due mondi, ma di una sola sfera dell'essere; In piedi è entro i confini del tempo, ma un piede è piantato oltre la frontiera dell'eternità. Poco vediamo del vero funzionamento dell'uomo, solo qua e là un indizio è dato dall'atto definito che incontra i sensi, eccita il nostro biasimo o fa riecheggiare il coro di lode nelle sale della storia, ma giorno dopo giorno e ora dopo ora lo spirito dell'uomo, avvolto, velato dai suoi simili, è all'opera nella sfera spirituale. Ora, svegliarsi a questo, e alle conseguenti esigenze del dovere in questa vita interiore, significa essere portati sotto la legge del sacrificio, perché deve essere immediatamente sotto la necessità della guerra. "Il Principe del potere dell'aria, lo spirito che ora opera nei figli della disubbidienza", non è una semplice tendenza al torto, ma uno spirito personale, con un potere personale. E certamente è stata l'esperienza non solo dei santi-i giganteschi esploratori nelle regioni della vita spirituale-ma l'esperienza dei seri e comuni figli di Dio, che, oltre alla loro lotta contro la propria corruzione, sono stati consapevoli di assalti improvvisi, di suggerimenti tempestivi di peccato, allarmanti, sbalorditivi, distintamente distinguibili da qualsiasi immagine di immaginazione; dolorosamente, evidentemente separati da se stessi, e chiaramente accompagnati dalla forza e dall'orrore dell'azione di un tentatore personale. L'azione della gerarchia del male era infatti forse più evidente per i cristiani quando San Paolo insegnava e viveva che per noi. L'intero sistema imperiale di Roma poteva ben apparirgli un'organizzazione del male; e in verità, la creatura aveva abbandonato così terribilmente il suo Creatore - leggete il primo capitolo dell'Epistola Romana e dite che non era così? - che quella splendida stoffa nata dal genio della civiltà pagana era diventata poco altro che una serie di strumenti di peccato ben lavorati. È vero che la vita del secondo Adamo, che permea la razza dei Redenti, ha fatto della civiltà moderna una storia molto diversa. Ma dimmi, non c'è abbastanza nella vita moderna per testimoniare la presenza dello stesso tremendo potere? Riuscite ad aprire il vostro giornale ogni mattina senza essere impressionati dal fatto che il mondo sta cercando di liberarsi dall'incubo del pensiero di Dio? Senza essere consapevoli dei toni di pensiero e delle visioni della vita che non sarebbero in alcun modo condannati dalla società in generale, cosa avrebbe a dir poco scioccato gli apostoli? Non c'è forse un'aria di imperturbabile indifferenza, o un tono di pacato patrocinio assunto nei confronti del male morale che smentisce i coraggiosi, l'ostilità necessaria che ci è stata insegnata nel Catechismo quando eravamo bambini? Questa sottile tolleranza del peccato non si diffonde forse nella società, invade la Chiesa, deprava la mente? Quindi gli uomini perdono ogni senso delle severe esigenze di un Dio giusto, perché hanno prima perso ogni senso del Suo carattere di severa santità essenziale; quindi, giovani, voi siete vittime (non è vero?) nella vita commerciale di abitudini di linguaggio, di alleanza, quasi di tolleranza, che sentite incompatibili con qualsiasi nobiltà d'animo, per non dire con qualsiasi sincerità di carattere cristiano. Ah! Come puoi fuggire? Certamente non senza difficoltà. Risvegliato dai fatti, risvegliato dalle esigenze della vita spirituale, ti trovi in battaglia; L'io deve essere negato, il dovere deve essere compiuto, la forza deve essere cercata (la fedeltà è necessaria nei sacramenti e nella preghiera, la fedeltà anche nell'uso della forza quando viene data). Dovete sottomettervi, e con tutto il cuore, alla legge del sacrificio. L'attività spirituale dalla parte del diritto, della verità, della purezza e del dovere: questo è uno stadio verso un completo conseguimento. Paolo l'aveva imparato; Che la sua descrizione sia tratta dall'ippodromo o dalla battaglia, non importa; aveva imparato in ogni caso la necessità della lotta. "Ho combattuto una buona battaglia". 2. Non è bene, non è vero, risvegliarsi al mistero, riconoscere la realtà del mondo spirituale? Ma c'è sicuramente una tappa più lunga per il viandante in questo cammino di sacrificio. Quale sarà il criterio per misurare e dirigere la lotta della vita? Per un cristiano sincero ciò che Dio proibisce è male, indicibilmente, imperdonabilmente male. Il giusto è giusto e lo sbagliato sbagliato, senza palliativi o possibilità di compromesso. Fare il bene non è semplicemente più saggio che fare il male; è il luogo, la chiamata, il bisogno della creatura; Il peccato volontario, il male scelto da sé, è la cosa dannata, rovinosa e dolorosa, che può richiedere un tributo di tristezza e pietà, ma non ammette alcuna difesa. C'è bisogno che lo dica? questa necessaria rivelazione della volontà di Dio è fornita dalla legge morale. La coscienza parla per prima. Non mi soffermo ora a definire il suo ufficio o ad assegnargli il posto, né a soffermarmi sui limiti del suo dominio; lasciatemi solo osservare tra parentesi: Obbedisci alla tua coscienza, rispetta i suoi avvertimenti, ascolta i suoi sussurri, sottomettiti senza esitazione ai suoi comandi; Sarete tutti uomini più saggi e migliori. Qui Paolo aveva letto per la prima volta la volontà di Dio e ne aveva obbedito, e poiché era stato a lungo addestrato a quella sincera e accurata sottomissione, era pronto, quando il volto di Gesù gli balenò addosso dal cielo fiammeggiante, al di sopra delle cime dell'Hauran, a riconoscerlo e ad obbedire incondizionatamente. I profeti, i salmisti, gli insegnanti d'Israele avevano per lui ampliato e rafforzato le lezioni di quell'istruzione primordiale, come la rivelazione del Cristo, e le Scritture del Nuovo e dell'Antico Testamento hanno sempre fatto per tutti noi; ma per lui e per ciascuno sin dai suoi tempi, le leggi più grandi della guida divina sono state particolareggiate e indicate da una provvidenza speciale e da prove speciali. I requisiti di quella Volontà sono spesso, almeno per la fragilità umana, severi. I desideri più feroci del cuore non sono più facilmente placati, i successi più preziosi del mondo non sono sicuramente assicurati, dall'obbedienza alla volontà di Dio. No. Splendidi sono davvero i risultati, morali, spirituali, di tale adesione e di tale sottomissione, ma il processo è dolore. Scegliere onestamente e sinceramente questa norma significa essere soggetti alla legge del sacrificio. Paolo l'ha scelta e, come lui, chiunque lo fa, compie, anche se nel dolore, una missione assegnata. "Ho finito", dice l'apostolo, "la rotta tracciata per me". 3. Ma c'è un ulteriore stadio di conquista che dipende dalla più severa autodisciplina. Se c'è qualcosa che un uomo sembrerebbe avere il diritto di chiamare suo, è il suo pensiero. Certo, almeno nel pensiero, l'uomo è libero; sicuramente "posso pensare quello che mi pare", poiché è l'espressione di un desiderio naturale, quindi è l'affermazione di una verità. Appena; perché il pensiero, se non addestrato, indisciplinato e non represso, diventa un tiranno, non uno schiavo; e il pensiero, che condivide l'eredità della piaga della nostra natura, può adempiere alla sua funzione solo quando è purificato dalla sottomissione alla legge del sacrificio. Fratelli miei, piantare le orme dei vostri pensieri sulla via della Rivelazione Divina, rifiutare loro le vie secondarie della fantasia ingovernata, trattenerli nei loro selvaggi salti impulsivi, significa avviarli, anzi, molto avanti verso il cammino che termina in Dio. Siate certi che "imparare l'obbedienza" alle verità della Fede Cristiana, bagnare le abitudini mentali nelle acque purificatrici dello Spirito, che dà luce, umiltà, coraggio e verità, è l'unico modo possibile per emancipare la mente dalla schiavitù della corruzione; ma per fare questo, quanto è difficile, quanto è pieno di dolore, quanto a volte è dura la prova e la tensione; Ah io! Come in altre cose, anche in questo, "l'ubbidienza si impara dalle cose" che "soffriamo". Lasciare la critica degli uomini e desiderare la Rivelazione di Dio; di abbandonare le nostre miserabili ricerche e scegliere il sentiero del Senza Sentieri; di stare in guardia contro l'ostinazione che offende, il peccato che indebolisce la nostra capacità di credere; Questo, essendo una prova di forza, e anche di severa decisione, non manca di un elemento di prova, richiede la sottomissione alla legge del sacrificio. "Ha conservato la fede", si badi bene; perché per raggiungere il sentiero ci voleva un po' di autoconquista, così per mantenere il sentiero ci voleva un'instancabile serietà e perseverante forza. Sottomettersi alla Fede, in uno come Paolo, significava serietà morale; mantenerlo implicava forza morale; per lui, come per tutti gli uomini, governare il pensiero mediante la rivelazione di Dio implica l'obbedienza alla legge del sacrificio. Paolo, dico, lo fece, lo fece completamente, lo fece anche di fronte alle più estreme difficoltà esterne, lo fece quando essere fedeli alla convinzione implicava una feroce persecuzione e una morte inevitabile; è un culmine trionfale quell'ultima fase della lotta: "Ho conservato la Fede". Così l'anima santa avanzò a quella completezza di resa che è completezza di potenza, e trova espressione nel testo. Infatti, l'attività spirituale, il temperamento creaturale e la mente umile furono le tappe del suo sacrificio. Rimane una domanda: da dove viene il suo impulso? Da dove viene la sua forza sostenitrice? La risposta è semplice. È venuto da dove solo può venire, da un affetto soprannaturale, ma personale. Amici miei, non siamo tutti San Paolo: di solito è molto il contrario, quasi infinitamente a corto di lui in vigore spirituale, la maggior parte di noi. Ma essendo tutti professanti discepoli di Gesù Cristo, Dio esige da ciascuno di noi, nel nostro grado, la sottomissione alla legge del sacrificio

(1.) Siamo sottoposti a una prova speciale quando l'anima è soggetta all'illuminazione di una nuova verità. Arriva una luce: una condotta così longeva è sbagliata o non è la migliore. Dobbiamo obbedire, ma per noi - perché l'uomo è molto fragile e solo umano - questo è acuto

(2.) O perdiamo qualcosa di molto caro. Può essere una vecchia amicizia, può essere un vecchio amico; possono essere sogni vecchi, a lungo accarezzati, a lungo amati; Può darsi che il mistero della freschezza della prima vita, una volta che tutte le cose erano fresche, sia svanito. Non c'è, ricordate, nulla di perduto senza qualcosa di guadagnato, se l'anima cammina secondo questa legge, bada a questa regola

(3.) Oppure, come potresti essere questa settimana, come tu ed io siamo stati spesso, potrebbe esserci un momento di tentazione. So quanto duramente alcuni di voi siano provati. Non di rado la grandezza commerciale dell'Inghilterra significa che le giovani anime devono spesso scegliere tra la perdita del posto, che significa la perdita del sostentamento - a volte troppo per la moglie e i figli più cari di noi stessi - e la perdita della pace con Dio. Questo non lo dimentico. Oh fratello, tentato, tu o io, di fare del male, nell'interesse del nostro progresso, non siamo dopo tutto solo vittime sottomesse alla legge del sacrificio? Non restringere. È grave e doloroso, ma è la legge della vita

(4.) E c'è la morte. È vero, qui non abbiamo scelta; Tuttavia, quando ciò avverrà, il modo in cui ci comporteremo può dipendere in misura molto ampia, in misura molto seria, dalla nostra abitudine al sacrificio ora. Ogni vita, credetelo, per essere addestrata a Dio, per il bene, deve essere addestrata con il sacrificio. Ogni lavoro, credeteci, che farete avrà un valore duraturo in proporzione alla quantità di sacrificio che comporta nel farlo. Infatti, è sottomettendovi a questa legge che la Chiesa vi insegna come usare il mondo. Questo mondo può essere visto sotto molte luci, così sfaccettato, così strano! Per esempio, è una terra sepolcrale, un mondo di morte, una tomba enorme e cupa. "Il mondo è pieno di morte!" Noi calpestiamo la polvere di mille generazioni, e altri pellegrini, figli dei nostri figli, calpesteranno la nostra quando ci troveremo in basso! Fermarsi! Un principio potente può trasfigurare tutto, anche l'orrore della morte. Il mondo è un altare di sacrificio: sono state vissute vite, e quindi sono morte morte di fecondità abbondante e di potenza inesauribile. Perché? Perché queste anime, che vivono ciascuna una vita senza fine, si sono espresse nel sacrificio, hanno perduto, hanno strangolato l'unico principio che dà la morte, il principio di sé, nella devozione imperitura alla verità e alla santità. Più avanti, dunque: il mondo è il vestibolo di un palazzo di completa realizzazione. Tuttavia, qui tutto sembra impresso nell'imperfezione, marchiato con il marchio del lavoro incompiuto, eppure la morte, in tali termini, è in verità l'ingresso alla vita essenziale; sacrificio, l'agonia del parto di uno spirito soddisfatto. (Canon Knox Little.)

Pronto per essere offerto:

(I.) Cose che rendono difficile dirlo

(1.) Il godimento della vita

(2.) Attaccamento agli amici

(3.) Il dolore previsto della dissoluzione

(4.) Incertezza sul futuro

(II.) Cose che rendono facile, almeno comparativamente, dire questo

(1.) La triste esperienza dei mali della vita

(2.) La consapevolezza di aver terminato il lavoro della propria vita

(3.) La pre-morte degli amici cristiani

(4.) Una prospettiva sempre più vicina e in espansione della gloria del cielo. (T. Whitelaw, D.D.)

Morte prevista:

1.) I pii, con un istinto spirituale e una sagacia, prevedono i loro fini; così fecero Giacobbe Genesi 48:21), Giosuè (23:14, Cristo Giovanni 17:2 e Pietro (2:14). Osservano e aspettano sempre l'arrivo del loro Maestro. Le loro azioni, le malattie e le inquietudini che incontrano nel mondo sono per loro come altrettante morti insignificanti. Un uomo che abita in una vecchia casa pazza dove i muri crollano, le fondamenta affondano, i pilastri si piegano e l'intero edificio si crepa, conclude che una casa del genere non può stare in piedi a lungo. Quanto ai malvagi, essi sono insensibili e sicuri, e sebbene i capelli grigi, che sono segni della vecchiaia e della morte che si avvicina, siano qua e là su di loro, tuttavia non lo sanno Osea 7:9

(2.) La morte non è terribile per gli uomini buoni. L'apostolo ne parla qui non per lamentarsi, ma per esultare. La morte per lui non era che un allontanamento da una stanza all'altra, da una stanza inferiore a una superiore, dalla terra al cielo, dalle tribolazioni al riposo, dalla mortalità all'immortalità. Sono morti da tempo per il mondo, e quindi possono separarsene più facilmente. I malvagi considerano la morte come una cosa terribile e lugubre; ma il popolo di Dio, guardandolo attraverso gli occhiali del vangelo, lo vede come un nemico sconfitto, il cui pungiglione è stato tolto Osea 13:15, così che ciò che Agag ha detto invano e vanaglorioso, un cristiano possa parlare veramente e seriamente: "L'amarezza della morte è passata" 1Samuele 15:32

(3.) L'anima dell'uomo è immortale. La morte non è un annientamento, ma una migrazione dell'anima dal corpo per un certo tempo

(4.) La morte dei martiri è un sacrificio molto gradito a Dio

(5.) La morte dei martiri conferma la verità. La Chiesa è il giardino di Dio, ed è irrigata e arricchita dal sangue dei martiri. (T. Hall, B.D.)

Paolo il martire, cristiano, conquistatore:

(I.) Le informazioni qui date sulla morte di Paolo come martire

(1.) Considerava la sua morte come un'offerta in favore del Vangelo

(2.) Considerava la sua morte come un allontanamento da ogni schiavitù temporale

(II.) La dichiarazione qui data dell'opera di Paolo come cristiano

(1.) Come soldato nell'esercito

(2.) Come corridore in una gara

(3.) Come fedele servitore del suo Padrone

(III.) La dichiarazione qui data della ricompensa di Paolo come vincitore

(1.) La preziosità di questa ricompensa

(2.) L'eccellente Datore di questa ricompensa

(3.) Il tempo solenne per ottenere questa ricompensa

(4.) La liberalità del Donatore. "Non solo a me", ecc. (M. Jones.)

Guardando verso il cielo:

1.) Guarda in basso nella tomba (vers. 6) dove stava andando, e lì vede conforto

(2.) Guarda indietro e vede la sua vita ben spesa con gioia e conforto, e in una santa gloriade prorompe: "Ho combattuto il buon combattimento", ecc

(3.) Guarda in alto, e lì vede il cielo preparato per lui. Ma non ha questo sapore di vana gloria e di orgoglio spirituale? 1. Risposta: Niente affatto, perché l'apostolo non parla così con orgoglio, come se avesse meritato qualcosa dalla mano di Dio

(2.) Dice questo in parte per confortare Timoteo e per incoraggiarlo a camminare nelle sue orme, mantenendo fede e una buona coscienza

(3.) Per incoraggiarsi contro il biasimo del suo biasimo di morte violenta, egli guarda a quella ricompensa celeste e a quella corona di vita preparata per coloro che hanno combattuto la buona battaglia come aveva fatto lui. (T. Hall, B.D.)

Il corso, il conflitto e la corona del cristiano:

(I.) La visione in cui l'apostolo rappresenta la sua morte

(1.) Non esprime né terrore né riluttanza, a causa della natura violenta della morte che lo attendeva, ma ne parla con calma come di un sacrificio e di un'offerta a Dio. La sua ultima e più solenne testimonianza sarebbe stata così data alle verità di Dio, che egli aveva proclamato dappertutto; e il suo sangue, quando versato, assomigliava semplicemente, come implicano le sue parole, alla miscela di sangue e vino che veniva versata sull'altare negli antichi sacrifici. La sua morte avrebbe costituito semplicemente la parte conclusiva di quell'offerta che egli aveva fatto di se stesso al servizio del suo Signore; e sembrava piuttosto accogliere con favore che trattenere la fine del sacrificio. La morte di ogni cristiano può essere chiamata anche un'offerta. Tutti noi siamo tenuti a "arrenderci a Dio"; presentarci a Lui come sacrifici viventi; e nell'ora della nostra morte, o nei nostri devoti preparativi per essa, possiamo rendere testimonianza alle Sue perfezioni, manifestando la nostra ferma fede nelle Sue promesse e la nostra piena sottomissione alla Sua volontà

(2.) Ma qui l'apostolo parla più lontano della sua morte, in un senso ancora più applicabile a quello di tutti gli uomini; "Il tempo della mia partenza" (o come le sue parole significano direttamente, "il tempo della mia ancora che perda") "è vicino". Così ci insegna ad avere una visione molto più ampia della nostra esistenza che a considerare la nostra morte come, in senso stretto, l'ultimo dei suoi atti; e piuttosto considerare la dissoluzione delle nostre strutture mortali come il trasferimento di quell'esistenza dal servizio di Dio sulla terra alla presenza di Dio in cielo

(II.) Le riflessioni con cui l'apostolo qui guarda indietro alla sua vita sulla terra

(1.) Giustamente parla della sua vita come di una lotta, in cui era stato impegnato, e che aveva sostenuto con la più incrollabile risoluzione fino a quel momento

(2.) Questo servizio egli paragona ulteriormente a una corsa, a una di quelle gare di forza fisica, o velocità, o abilità, in cui era comune in quei giorni per gli uomini cercare il premio della vittoria, e in cui era considerato il più alto onore terreno guadagnare la corona corruttibile. "Ho finito il mio corso." In questa condotta del cristiano aveva corso a lungo e con perseveranza, e ora si stava avvicinando alla meta con il premio in vista. Egli era tanto più incoraggiato nella sua anticipazione della ricompensa che gli era stata posta davanti dalla considerazione di aver "conservato la fede"; che non solo aveva corso la corsa cristiana, ma aveva debitamente osservato le regole della gara. "Se un uomo lotta per il dominio, tuttavia non è incoronato se non si sforza legalmente"; e la prima legge della razza di cui si parla qui è di "camminare per fede", "correre con pazienza, guardando a Gesù", di essere animati in ogni passo e svolta del vostro corso da un devoto amore per il Suo nome, da un'umile fiducia nella Sua grazia, da un fervente desiderio della Sua gloria. In questo modo l'apostolo aveva mantenuto la sua fedeltà al suo Signore, sia adempiendo con diligenza la parte di servizio che gli era stata assegnata, sia nel suo lavoro "vivendo secondo la fede del Figlio di Dio". Per la Sua grazia e per la Sua gloria egli ha compiuto l'opera che gli è stata data da compiere; e, attraverso la mediazione che aveva promesso, ora cercava il fine della sua fede, la salvezza della sua anima

(III.) Le speranze con cui l'apostolo morente viene incoraggiato in vista di un mondo eterno. Siete quindi chiamati a esercitare un riguardo razionale per la vostra vera felicità, in attesa di una beatitudine eterna, che può essere paragonata a niente di meno che a corone e regni; una ferma approvazione della perfetta giustizia, desiderosa di ricevere, come fonti della vostra felicità, l'approvazione, il favore e la futura presenza del giusto Giudice di tutta la terra; una benevola simpatia nel migliore interesse degli altri, che si compiace al pensiero che tanti dei vostri simili possano partecipare alla vostra compagnia, alla stessa benedetta eredità; e, infine, un devoto sentimento d'amore verso il Figlio di Dio, anticipando con gioia la sua apparizione, come il compimento di tutta questa felicità, per le vostre anime e per le moltitudini dei suoi redenti di ogni tempo e popolo. (James Brewster.)

I pensieri morenti di un prigioniero:

(I.) Il coraggio silenzioso che guarda la morte in faccia senza un tremito. Il linguaggio implica che Paolo sa che la sua ora di morte è tutt'altro che qui. Come la versione riveduta dice più accuratamente, "Mi sono già stato offerto" - il processo è iniziato, le sue sofferenze in questo momento sono, per così dire, i passi iniziali del suo sacrificio - "e il tempo della mia partenza è giunto". Il tono con cui lo dice a Timoteo è molto evidente. Non c'è alcun segno di eccitazione, nessun fremito di emozione, nessuna affettazione di stoicismo nelle semplici frasi

(1.) Tutti noi possiamo fare della nostra morte un sacrificio, un'offerta a Dio, perché possiamo cedere la nostra volontà a quella di Dio, e così trasformare quell'ultima lotta in un atto di adorazione e di abbandono di noi stessi

(2.) Per coloro che hanno appreso il significato della risurrezione di Cristo, e nutrono la loro anima con le speranze che essa giustifica, la morte è semplicemente un cambiamento di luogo o di stato, un incidente che colpisce la località, e poco più. Abbiamo già avuto molti cambiamenti in passato. La vita è stata una lunga serie di partenze. Questo è diverso dagli altri soprattutto perché è l'ultimo, e che allontanarsi da questo spettacolo visibile e fugace, in cui vaghiamo alieni tra cose che non hanno veri parenti con noi, significa tornare a casa, dove non ci sarà più da tirare su i picchetti delle tende, e faticare attraverso i deserti in monotoni cambiamenti. Quanto è forte la convinzione, pronunciata in questo nome per la morte, che la vita essenziale dura inalterata in tutto questo! Quanto è piccola l'altra cosa formidabile. Possiamo cambiare i climi, e per la desolazione tempestosa della vita possiamo avere i lunghi giorni tranquilli del cielo, ma non cambiamo noi stessi

(II.) Il pacifico sguardo indietro. Possiamo sentirci come un capitano che ha portato la sua nave sana e salva attraverso l'Atlantico, attraverso il brutto tempo e superando molti iceberg, e tira un grande sospiro di sollievo quando passa l'incarico al pilota, che la condurrà attraverso la sbarra del porto e la porterà al suo ancoraggio nella baia senza sbocco sul mare dove nessuna tempesta delira più per sempre. Una tale stima non ha nulla in comune con l'autocompiacimento. Essa coesiste con una profonda consapevolezza di molti peccati, di molte sconfitte e di molte infedeltà. Appartiene solo a un uomo che, consapevole di ciò, sta "aspettando la misericordia del Signore Gesù Cristo per la vita eterna", ed è il risultato diretto, non l'antagonista, dell'umile umiliazione di sé e della fede contrita in Colui per il quale solo il nostro io macchiato e i poveri servizi interrotti possono mai essere accettabili. Impariamo anche che l'unica vita che merita di essere guardata indietro è una vita di devozione e di impegno cristiano. Si mostra più bello quando lo si vede nelle strane luci a croce che arrivano quando ci troviamo al confine di due mondi, con il bianco splendore dell'eternità che comincia a dominare le volgari lampade a olio della terra, che quando lo si vede solo da questi. Tutti gli altri hanno la loro trasandatezza e il loro egoismo rivelati allora

(III.) Lo sguardo trionfante guarda avanti. Quella corona, secondo altre parole della Scrittura, consiste in "vita" o "gloria" - vale a dire, il risultato e l'esito del credere nel servizio e nell'amministrazione fedele qui è il possesso della vera vita, che sta in unione con Dio, in misura così grande, e in qualità così meravigliosa che giace sui puri riccioli dei vincitori come un diadema lampeggiante, tutto infiammato di luce in cento gioielli. Il completamento e l'esaltazione della nostra natura e del nostro carattere attraverso l'insorgere di una "vita" così sovrana e trascendente da essere "gloria" è la conseguenza di ogni sforzo cristiano qui nei livelli inferiori, dove la vita naturale è sempre debolezza e talvolta vergogna, e la vita spirituale non è che una gloria nascosta e una scintilla in lotta. Non c'è alcun vantaggio nel cercare di guardare in quella luce di gloria in modo da discernere le forme di coloro che camminano in essa, o gli elementi delle sue fiamme luccicanti. Tanto che nella sua graziosa bellezza si muovono le anime trasfigurate come nella loro atmosfera nativa! Abbastanza perché anche la nostra vista offuscata possa vedere che hanno per compagno "uno simile al Figlio dell'uomo". È la vita stessa di Cristo che essi condividono; è la gloria stessa di Cristo che li irradia. (A. Maclaren, D.D.)

La morte di un cristiano:

(I.) Cominciamo con alcune osservazioni sulle fonti di quella consolazione che sostenne questo eminente servo di Dio nel momento in cui era vicina la sua dipartita. Era la riflessione su una vita ben spesa; Fu la consapevolezza di una fedeltà strenua e inamovibile nella guerra di religione che formò la sua abituale preparazione alla morte e pose le fondamenta delle sue gioiose speranze. L'unico rimedio sovrano ed efficace contro i timori della dissoluzione è quello di mortificare il potere del peccato nell'anima, e di far morire davanti a noi tutti i nostri appetiti viziosi, perché il pungiglione della morte è il peccato. Colui che si è elevato al di sopra dell'influenza del peccato può vivere al di là di ogni possibilità di qualsiasi grande fastidio per i terrori dell'ultimo nemico. Com'è animante una scena il letto di morte dell'uomo giusto! Che cosa può turbare i suoi ultimi e pacifici momenti Il ricordo delle sue prove e della sua pazienza, i molti atti di pietà e di benevolenza che la sua memoria può allora suggerire, tutto emerge alla vista, per rinfrescare la sua anima ritirata, per sorridere al suo spirito che se ne va, e renderlo superiore alle sopracciglia della morte, che egli è così in grado di considerare, non come un tiranno severo e inesorabile inviato ad eseguire la vendetta del cielo, ma come il messaggero d'amore e di pace incaricato di concludere una vita difficile e mortale, e di metterlo in possesso di una vita gloriosa ed eterna

(II) Dal modo in cui l'apostolo esprime il fondamento della sua tranquillità e delle sue speranze, possiamo osservare, in secondo luogo, qual è la natura di quel servizio in cui il cristiano è impegnato, e di quella fedeltà strenua e inamovibile che è indispensabilmente richiesta per completare il suo carattere: "Ho combattuto una buona battaglia, Ho finito la mia corsa, ho conservato la fede". È la dichiarazione uniforme dell'Onnipotente a tutti i figli degli uomini, che non è cosa facile essere cristiani, ma che attraverso molte tribolazioni dobbiamo entrare nel regno di Dio. Noi lottiamo non con la carne e il sangue, ma con i principati e le potestà, con i governanti delle tenebre di questo mondo, con la malvagità spirituale nei luoghi celesti. Il nostro combattimento non dura solo per un po', né la nostra sicurezza è la ricompensa di alcune ore di costante opposizione, ma quasi ogni passo che facciamo attraverso il deserto della vita ci espone a qualche nuovo attacco; Siamo spesso assaliti da tutta l'inganno dell'ingiustizia, e per tutta la vita continuiamo una lotta incessante. Né tutti i nostri nemici sono aperti e dichiarati. Altrettanto pericolosi sono i nostri nemici segreti, queste passioni insidiose che albergano dentro di noi, sempre pronte ad afferrare le tangenti di un mondo seducente, e ad aprirgli un passaggio segreto verso il cuore. Così circondati da pericoli da ogni parte, quanto è assolutamente necessario essere forti, smettere di essere uomini, sostenere la mente con fermezza e vigore, mantenere l'attenzione costantemente rivolta a ogni parte da cui possiamo essere assaliti? Grazie a Dio, però, non siamo lasciati soli a lottare: c'è una grazia onnipotente che dà forza ai deboli. La legge della dispensazione cristiana è questa: ci è comandato di lavorare con sforzi altrettanto vigorosi come se l'intero successo di quell'opera dipendesse solo da noi stessi, e, allo stesso tempo, con l'umiltà e la diffidenza di una mente consapevole della propria imbecillità e sensibile alla necessità della grazia divina di rendere efficaci tutti i suoi sforzi. L'uomo che è disposto in questo modo non ha motivo di temere i pericoli più grandi: "Chi è con te è più grande di chi è contro di te; il Signore è la tua vita e la tua salvezza, di chi avrai paura? Il Signore è la forza della tua vita, di chi avrai paura? La sacra influenza della Sua grazia scenderà continuamente per guidare i tuoi passi dubbiosi, per rinvigorire ogni languido sforzo, per insegnare alle tue mani alla guerra e alle tue dita a combattere, e per incoronarti con il successo e il trionfo finale

(III.) Il che ci porta naturalmente a volgere i nostri pensieri, in terzo luogo, a quella ricompensa benedetta e gloriosa, specificata nel testo, mediante l'espressione di una corona di giustizia. Questa espressione ha un'evidente allusione a quelle corone concesse dagli antichi a guerrieri valorosi e intrepidi; a quei segni d'onore e di rispetto con i quali erano soliti distinguere particolari imprese di valore. Ci intima quell'alto e splendido trionfo che sarà infine conferito ai fedeli e intrepidi servitori dell'Altissimo Dio; quell'ineffabile dignità che sarà loro conferita nel giorno dell'apparizione di Cristo; e richiama alla nostra mente quel periodo interessantissimo in cui il Giudice di tutta la terra scenderà con pompa e maestà ineffabili, con la voce dell'arcangelo e con la tromba di Dio. Quanto è grande, o Dio, quella bontà che hai accumulato per quelli che ti servono e che hai fatto per quelli che temono il tuo nome davanti ai figli degli uomini. Li nasconderai per sempre nel segreto del Tuo padiglione; Tu li difenderai dalle contese delle lingue e dall'orgoglio degli uomini. Tale onore avranno tutti i santi di Dio; tale sarà la ricompensa degli amici costanti di Gesù. Così saranno benedetti coloro che sono stati trovati santi e immacolati nel mondo; avranno diritto all'albero della vita; entreranno per la porta della città e regneranno con Gesù nei secoli dei secoli

(IV.) La nostra ultima osservazione si basa sulla dichiarazione nel testo, che questo onore sarà conferito a coloro, e solo a coloro che amano l'apparizione di Gesù. I tesori della grazia divina saranno mai prostituiti per arricchire gli indegni? O l'empio sarà mai innalzato a quella felicità che ha sempre disprezzato? No, è passato il decreto, un decreto che non sarà mai revocato, secondo il quale, se non siamo rinnovati nello spirito della nostra mente, non possiamo entrare nel regno dei cieli. Questo decreto non è una legge arbitraria; è fondato sulla natura; È implicito nella ragione stessa delle cose che nessuno, tranne i puri di cuore, è qualificato per gustare i piaceri di quell'eredità immortale. Che cos'è il cielo? Non una totale alterazione dello stato, ma la ragione, e ogni disposizione pia e virtuosa si dilatava e si espandeva al suo massimo grado. Che cosa sono le gioie immortali che contiene se non la sicurezza, l'accrescimento e la perfezione della virtù? (J. Main, D.D.)

Detti dei cristiani alla fine della vita: - Apocalisse J. Newton, che visse fino a tarda età, era solito dire ai suoi amici nei suoi ultimi giorni: "Sono come un pacco impacchettato e indirizzato, che aspetta solo che il corriere mi porti a destinazione". Quando il dottor Wardlaw ricevette la visita di Norman McLeod nell'ora della sua morte, e gli fu chiesto se non poteva desiderare, come Enoch, sfuggire alle pene della morte, "No", rispose, in modo molto toccante, "entrerei in cielo per la via che ha percorso Gesù". «Non muoio più», furono le parole esultanti del vecchio dottor Redford, mentre cadeva nella morte. L'Apocalisse Dr. Punshon, lavorando e soffrendo, realizzò una sorta di doppia vita fino a quando il suo Divino Maestro lo chiamò a casa. Poi, con tono profondamente riverente, guardando in alto, disse con voce ferma: "Cristo è per me una luminosa realtà. Gesù! Gesù!" Quale momento per la sua amata moglie quando vide un sorriso di estasi sul suo volto, poi lo vide chinare il capo stanco ed entrare nel riposo eterno!

Pronto alla morte: - Sir Giovanni Burgh, un soldato coraggioso, che ricevette una ferita mortale nell'isola di Rees, e consigliato di non temere la morte, ma di prepararsi per un altro mondo, rispose: "Ringrazio Dio di non temere la morte; in questi trent'anni insieme non mi sono mai alzato dal letto al mattino, che mai ho messo in conto di vivere fino a notte.

C'è un altro punto di tremenda reminiscenza, ed è l'ultima ora della vita, quando dobbiamo ripensare a tutta la nostra esistenza passata. Che momento sarà quello! Metto la reminiscenza morente di Napoleone a Sant'Elena accanto alla reminiscenza morente della signora Judson nel porto di Sant'Elena, la stessa isola, vent'anni dopo. Il ricordo di Napoleone in punto di morte era quello del delirio... Tête d'armée: "Capo dell'esercito". Il ricordo in punto di morte della signora Judson, mentre tornava a casa dal suo lavoro missionario e dalla sua vita di sacrificio per Dio, morendo nella cabina della nave nel porto di Sant'Elena, era: "Ho sempre amato il Signore Gesù Cristo". E poi cadde in un sonno profondo per un'ora, e si svegliò tra i canti degli angeli. Metto la reminiscenza morente di Augusto Cesare contro la reminiscenza morente dell'apostolo Paolo. Il ricordo morente di Augusto Cesare era, rivolgendosi ai suoi servitori: "Ho recitato bene la mia parte sul palcoscenico della vita?" ed essi risposero affermativamente, ed egli disse: "Perché, allora, non mi applaudite?" L'ultimo ricordo dell'apostolo Paolo era: "Ho combattuto un buon combattimento, ho conservato la fede; d'ora in poi mi è riservata una corona di giustizia, che il Signore, il giusto Giudice, mi darà in quel giorno, e non solo a me, ma a tutti quelli che amano la sua apparizione". Augusto Cesare morì in pompa magna. Paolo pronunciò la sua reminiscenza morente guardando attraverso il muro di una prigione. Dio conceda che il nostro cuscino morente possa essere la chiusura di una vita utile e l'apertura di una gloriosa eternità. (T. Deuteronomio Witt Talmage.)

È la circostanza più triste nei funerali dei nostri amici cristiani, quando abbiamo deposto i loro corpi nella tomba buia e silenziosa, tornare a casa e lasciarli indietro; ma, ahimè, non siamo noi che andiamo a casa e li lasciamo indietro; no, sono loro che sono andati nella casa migliore, e ci hanno lasciato indietro. (Matteo Enrico.)

Il vescovo Ken nella vita e nella morte: - Niente potrebbe essere più bello della vita di Ken. I suoi giorni a Longleat sono tra i ricordi più preziosi di uno dei luoghi più belli d'Inghilterra; e i suoi ultimi viaggi traggono un tenero pathos dal fatto singolare di portare il suo sudario nel suo portmanteau, osservando che "potrebbe essere richiesto così presto come qualsiasi altro dei suoi abiti". Se lo mise addosso qualche giorno prima dell'ultimo; e nella santa quiete e pace, la sua morte è stata bella quanto la sua vita. (J. Stoughton, D.D.)

Passando la fiaccola: - Bengel dice che Paolo stava per consegnare a Timoteo, prima della sua morte, la lampada o la luce della torcia dell'ufficio evangelico. Bengel allude, osserva il dottor James Bryer, alle antiche corse delle fiaccole del λαμπαδήφοροι, in cui la torcia veniva passata dai corridori di mano in mano

Continuando la battaglia: - Un soldato coraggioso nel giorno della battaglia, se sente che un reggimento è stato sterminato dai colpi e dalle granate del nemico, dice: "Allora quelli di noi che sopravvivono devono combattere come tigri. Non c'è spazio per noi per giocare a combattere. Se loro ne hanno uccisi così tanti, dobbiamo essere più disperatamente valorosi". (C. H. Spurgeon.) Il momento della mia partenza è vicino.-

Un'ultima vedetta:

(I.) La nostra partenza. Sciolgiamo il cavo e diciamo addio alla terra, non sarà con amarezza in retrospettiva. C'è del peccato in esso, e noi siamo chiamati a lasciarlo; c'è stata una prova in essa, e noi siamo chiamati ad esserne liberati; C'è stato dolore in esso, e siamo lieti di andare dove non ci affliggeremo più. Ci sono state debolezza, dolore e sofferenza in esso, e noi siamo lieti di essere risuscitati in potenza; c'è stata la morte in esso, e siamo lieti di dire addio alle sartie e alle campane; ma per tutto ciò che in esso c'è stata tanta misericordia, tanta amorevolezza di Dio, che il deserto e il luogo solitario si sono rallegrati, e il deserto si è rallegrato ed è fiorito come una rosa. Non diremo addio al mondo, esecrandolo, o lasciando dietro di noi un freddo brivido e un triste ricordo, ma ce ne andremo, dicendo addio alle scene che rimangono, e al popolo di Dio che vi si sofferma ancora un po', benedicendo Colui la cui bontà e misericordia ci hanno seguito tutti i giorni della nostra vita, e che ora ci fa abitare per sempre nella casa del Signore. Ma se ho dovuto parlare in modo un po' apologetico del paese da cui partiamo, dovrò usare molte scuse per i miei discorsi inadeguati sul paese a cui siamo legati. Ah, dove vai, spirito sciolto dalla tua argilla, lo sai? Dove vai? La risposta deve essere, in parte, che non sappiamo. Nessuno di noi ha visto le strade d'oro di cui abbiamo appena cantato; Quelle arpe degli arpisti, che suonano con le loro arpe, non sono mai cadute su queste orecchie; occhio non l'ha visto, orecchio non l'ha udito; è tutto non rivelato ai sensi; La carne e il sangue non possono ereditarla, e, quindi, la carne e il sangue non possono immaginarla. Eppure non è sconosciuto, poiché Dio ce l'ha rivelato mediante il Suo Spirito. Gli uomini spirituali sanno cosa significa sentire lo spirito, il loro spirito appena nato, vivere, risplendere, ardere, trionfare dentro di loro. Sanno, quindi, che se il corpo dovesse cadere non morirebbero. Sentono che dentro di loro c'è una vita superiore al sangue e alle ossa, ai nervi e ai tendini. Sentono la vita di Dio dentro di loro, e nessuno può negarla. La loro esperienza ha dimostrato loro che esiste una vita interiore. Ebbene, quando quella vita interiore è forte e vigorosa, lo spirito gli rivela spesso quale sarà il mondo degli spiriti. Sappiamo cos'è la santità. Non lo stiamo cercando? Questo è il cielo, la perfetta santità è il cielo. Sappiamo cosa significa pace; Cristo è la nostra pace. Riposo: Egli ci dà riposo; lo scopriamo quando prendiamo il Suo giogo. Il riposo è il paradiso. E il riposo in Gesù ci dice cos'è il cielo

(II.) Il tempo della nostra partenza, anche se a noi sconosciuto, è fissato da Dio, fissato inalterabilmente; così giustamente, saggiamente, amorevolmente sistemati e preparati, che nessun caso o casualità può spezzare l'incantesimo del destino

(III.) Il tempo è vicino. In un certo senso, ogni cristiano può dire questo; perché qualunque intervallo possa frapporsi tra noi e la morte, quanto è breve! Non avete tutti la sensazione che il tempo scorre più veloce di prima? Ai nostri tempi infantili pensavamo che un anno fosse un bel periodo di tempo, un'epoca molto importante nella nostra carriera; Ora, come per le settimane, si fa fatica a calcolarli! Sembra che stiamo viaggiando su un treno espresso, che vola a una velocità tale che riusciamo a malapena a contare i mesi. Ebbene, l'anno scorso sembrava che entrasse solo da una porta e uscisse dall'altra; È finita così presto. Saremo presto al capolinea della vita, anche se vivremo per diversi anni; ma nel caso di alcuni di noi, Dio sa di chi, quest'anno, forse questo mese, sarà il nostro ultimo

(1.) Non è questo un motivo per esaminare di nuovo la nostra condizione? Se la nostra nave è appena stata varata, facciamo in modo che sia in grado di navigare. Sarebbe una cosa triste per noi essere vicini a partire, eppure essere altrettanto vicini a scoprire che siamo perduti. Ordino a ogni uomo e donna che si trova in questo luogo, poiché il momento della sua partenza potrebbe essere molto più vicino di quanto pensi, di fare il punto della situazione, di fare i conti e vedere se è di Cristo o no

(2.) Ma se il tempo della mia partenza è vicino, e sono convinto che per me va tutto bene, non c'è forse un invito per me a fare tutto il possibile per la mia casa? 3. Lasciami cercare di portare a termine tutto il mio lavoro, non solo per quanto riguarda il mio dovere verso la mia famiglia, ma per quanto riguarda tutto il mondo per quanto la mia influenza o capacità può raggiungere

(4.) Se il tempo della nostra partenza è vicino, lascia che ci rallegri in mezzo ai nostri problemi. A volte, quando i nostri amici vanno a Liverpool per salpare per il Canada o per qualsiasi altra regione lontana, la notte prima di salpare si trovano in un alloggio molto povero. Mi sembra di sentire uno di loro brontolare: "Che letto duro! Che stanza piccola! Che brutta vedetta!" «Oh», dice l'altro, «non importa, fratello; Non vivremo qui; Domani partiamo." Pensateci allo stesso modo, figli della povertà, questo non è il vostro riposo. Sopportalo, domani sei via

(5.) E se il momento della mia partenza è vicino, vorrei essere in buoni rapporti con tutti i miei amici sulla terra

(6.) Se il tempo della mia partenza è vicino, allora fa' che io stia attento a non essere esaltato da qualsiasi prosperità temporale. I possedimenti, le proprietà, le comodità si riducono all'insignificanza di fronte a questa prospettiva

(7.) Infine, se è vicino il momento della nostra partenza, prepariamoci a rendere la nostra testimonianza. Noi siamo testimoni di Cristo. Portiamo la nostra testimonianza prima di essere presi e mescolarci con il nugolo di testimoni che hanno terminato la loro corsa e si sono riposati dalle loro fatiche. Lavoriamo per Gesù finché possiamo lavorare per Lui. (C. H. Spurgeon.)

Il cristiano morente: - È scritto di uno dei nostri più illustri saggisti britannici, che rivolse a un nobile irreligioso queste solenni parole: "Ti ho mandato a chiamare affinché tu possa vedere come può morire un cristiano". Molti critici hanno pensato che la richiesta dell'apostolo a Timoteo: "Agisci con la tua diligenza per venire presto da me", fosse motivata dal desiderio non solo di avere la sua compagnia nel tempo della tribolazione, ma anche di impartire consigli religiosi e, soprattutto, di poter essere testimone degli ultimi momenti del suo anziano padre in Cristo, l'apostolo. Qualunque sia la differenza di opinione che si può avere riguardo alle parole di Addison al nobile, chi può dubitare della saggezza e della pietà del desiderio di Paolo?

(I.) La vita presente, o le riflessioni dell'apostolo sul morire. Come calma la sua mente! Mentre le nostre opinioni e i nostri sentimenti possono essere alterati dalla vicinanza dell'ultimo nemico, a Paolo sembrava lo stesso sia che la morte fosse vista vagamente in lontananza, sia che l'intervallo fosse misurato da un solo passo. Le parole: "Ora sono pronto per essere offerto" contengono probabilmente un'allusione all'usanza pagana di versare vino e olio sulla testa della vittima quando sta per essere offerta in sacrificio. L'apostolo si sentiva vicino alla morte quanto quella stessa vittima; Fatti tutti i preparativi, non gli restava che attendere il colpo fatale. Come poteva un tale uomo temere la morte quando per anni era stato un "sacrificio vivente" al servizio del suo Signore, e ora attendeva la morte come il compimento del sacrificio? L'altra figura non è meno bella. Fino a quel momento l'apostolo si era sentito legato al mondo presente come una nave ai suoi ormeggi, ma ora si doveva levare l'ancora, sciogliere i lacci e spiegare le vele. Ma anche se l'immenso e sconfinato oceano si stendeva davanti a lui, non si sentiva un semplice avventuriero, un Colombo in cerca di una terra sconosciuta. Benché fosse conosciuto solo per mezzo di resoconti, egli sapeva che il resoconto di questo nuovo mondo non era la speculazione o l'oziosa congettura dell'uomo. Così, altrove, si trova a dire: "avendo il desiderio di andarsene [di sciogliere il cavo] e di stare con Cristo, il che è molto meglio". In che modo la ripetizione di queste cifre dimostra che i suoi sentimenti non erano impulsi transitori, ma abitudini consolidate della sua mente? Com'era intelligente questa fiducia! La sua non era la pace dell'ignoranza, o di una visione perversa della misericordia di Dio. Ecco la sua assicurazione di un trionfo sull'ultimo nemico: "So a chi ho creduto, e sono persuaso che Egli è in grado di mantenere ciò che gli ho affidato per quel giorno". E non c'è qualcosa di sublime in questo stato d'animo? Che contrasto presenta anche con alcuni di quei casi di presunte religioni trionfanti sulla morte che gli uomini del mondo hanno citato dall'antichità classica. Che cosa infatti spinse l'apostolo a essere così rassegnato, così volenteroso, così desideroso di incontrare la morte? Era un sentimento di misantropia per il trattamento vile che aveva ricevuto dai suoi simili, compresi anche i suoi amici professanti? Era l'ambizione delusa, il mondo che gli rifiutava gli allori? Era l'ansiosa suspense dovuta all'essere in prigione e alle morti frequenti? Era l'infermità della vecchiaia, che prosciugava tutte le fonti del godimento della vita? Anche se questi possono essere i motivi segreti che hanno spinto molti uomini del mondo a desiderare la partenza, nessun egoismo del genere era in trono nel petto dell'apostolo, come potete apprendere dalle sue riflessioni: "Poiché io sono in una stretta fra due, avendo il desiderio di andarmene e di stare con Cristo, il che è molto meglio". "Siamo fiduciosi, dico, e disposti piuttosto ad essere assenti dal corpo e ad essere presenti con il Signore".

(II.) Guardiamo alla vita passata; o, la retrospettiva dell'apostolo

(1.) Ecco la vita rivista in riferimento ai suoi conflitti. La vita non è solo una gara, ma un conflitto, non solo un tendersi in avanti per il premio, ma una lotta continua con i nemici che la assediano: richiede non solo attività, ma resistenza. Dici che questa è una visione ripugnante della religione? Rispondiamo: l'abnegazione non è necessaria per il successo in tutti i settori della vita? Non è, inoltre, tanto salutare quanto indispensabile? Invece di lamentarvi di questa battaglia della vita, chiedetevi se la conoscenza di sé così ottenuta, l'opportunità offerta per lo sviluppo delle grazie, il vigore dato dall'esercizio di ogni virtù, non siano altro che una compensazione? 2. La vita è qui riesaminata in riferimento alla sfera individuale dei doveri attivi. Potremmo qui porre diverse domande. Un uomo è stato mandato nel mondo dal suo Creatore solo per seguire le proprie inclinazioni, o è in qualche senso nato per il compimento di un grande fine nel regno della provvidenza di Dio? Potremmo chiederci di nuovo se il singolo credente non possa prima o poi scoprire la sua particolare vocazione, e arrivare a una conclusione soddisfacente su quale fine sia nato, o per quale motivo sia venuto al mondo. I bisogni, i doni, i consigli degli amici, non additano forse inequivocabilmente il lavoro assegnato dal Disponente di tutte le cose? La preghiera: "Signore, che cosa vuoi che io faccia?" non sarà esaudita, in modo che il supplicante possa dire: "Questa è la mia condotta". Se, dunque, c'è una condotta prescritta dalla divina provvidenza per ciascuno di noi, non è forse nostro interesse e nostro obbligo perseguirla? 3. La vita è qui riesaminata in riferimento alle credenze religiose o alla nostra fedeltà alla verità. Con la parola fede qui si intende la religione cristiana, così chiamata perché è una rivelazione fatta alla fede dell'uomo; "la giustizia di Dio si rivela da fede a fede". Ma tutti non possono dire: "Ho conservato la fede". Potevano Figello, o Ermogene, o Imeneo, pronunciare tali parole? La pazienza e la fede dei santi sono spesso messe a dura prova, e beati sono coloro dei quali è stato detto: "Ecco coloro che osservano la fede di Gesù". Se qualcuno pensa con leggerezza all'adesione alla fede, mediti sulla confessione sul letto di morte di uno che si è allontanato dalla verità. "Sembrava", dice uno scrittore della Quarterly Review, "che Hume avesse ricevuto un'educazione religiosa da sua madre, e che presto nella vita fosse stato oggetto di forti e speranzose impressioni religiose; ma quando si avvicinò all'età adulta furono cancellate e l'infedeltà confermata gli succedette. La parzialità materna, per quanto allarmata in un primo momento, giunse a guardare con meno dolore a questa dichiarazione, e l'amore filiale e la riverenza sembrano essere stati assorbiti nell'orgoglio dello scetticismo filosofico: perché Hume si applicò ora con sforzi instancabili e, sfortunatamente, con successo, a minare il fondamento della fede della madre. Essendo riuscito in questo terribile lavoro, andò all'estero in paesi stranieri e, mentre stava tornando, un espresso lo accolse a Londra con una lettera di sua madre, che lo informava che era in profondo declino e che non sarebbe sopravvissuta a lungo. Ha detto di essersi trovata senza alcun sostegno nella sua angoscia; che le aveva tolto quella fonte di conforto su cui era solita fare affidamento in tutti i casi di afflizione, e che ora si trovava con la mente sprofondata nella disperazione: non dubitava che suo figlio le avrebbe offerto qualche sostituto della sua religione; e lo scongiurarono di affrettarsi a casa, o almeno di mandarle una lettera contenente quelle consolazioni che la filosofia può offrire a un mortale morente. Hume fu sopraffatto dall'angoscia, si affrettò verso la Scozia, viaggiando notte e giorno, ma prima di arrivare sua madre era morta. Non è nulla, dunque, 'mantenere salda la forma delle sane parole' e, in fin di vita, esclamare: "Ho conservato la fede"?

(III.) Notiamo la vita a venire, o le sublimi anticipazioni dell'apostolo. La gara era quasi finita, il conflitto era quasi finito; Ora restava solo che la corona doveva essere conferita. La corona doveva essere una corona di giustizia. Non che l'apostolo si sentisse in grado di rivendicarlo, perché colui che si definiva meno del più piccolo di tutti i santi sarebbe stato il primo a gettare la sua corona ai piedi del Redentore regale, esclamando: "Tu solo ne sei degno"; ma fu chiamata "una corona di giustizia" perché vinta per la causa della giustizia, e conferita a lui da Colui che "non è ingiusto da dimenticare la vostra opera e la fatica dell'amore, che avete mostrato verso il suo nome". In ogni epoca il raggiungimento di una corona è stato il culmine dell'ambizione umana. Per questo, gli usurpatori hanno detronizzato i monarchi, i guerrieri sono rimasti sulla breccia, i navigatori hanno sfidato la furia degli abissi, i filosofi hanno teso l'intelletto notte come il giorno; per esso il cavaliere, il pugile e l'auriga hanno sopportato la più severa disciplina corporale, tutti, tutti protesi verso la meta dell'onore mondano, tutti cercando di distanziare i loro concorrenti, tutti insoddisfatti del presente e tendenti a ciò che è prima. Ora il cristianesimo si rivolge a tali aspiranti e li indirizza verso qualcosa di migliore, verso corone più pure, più luminose e più durature. Ma quali possano essere le corone che il Signore, il giusto Giudice, concederà, non ci azzarderemo a descrivere. Certo che lo siamo, non sono semplicemente simboli di sovranità, o insegne di vittoria, o segni di gratitudine nazionale verso i benefattori terreni. Il conquistatore non sarà incoronato di olive, né di prezzemolo, né di altre foglie appassite. Non consisterà nelle lodi degli uomini, o nell'elevazione mondana al di sopra dei milioni di creature che costringono. Non sarà assegnato per meriti umani, né chi lo indossa sarà consapevole di alcun sentimento di pretesa: il peso della sua gloria lo appesantirà piuttosto. Non sarà di carattere tale da mettere in pericolo la sua santità, o da richiedere in seguito una spina nella carne per timore che il vincitore sia esaltato oltre misura. Non sarà la gioia e l'estasi di un'ora, svegliati dall'eccitazione della novità, per essere seguiti dalla noia e dalla delusione. Non susciterà invidia fra milioni di glorificati, ma piuttosto susciterà una gioia più grande quando vedranno uno indossare un diadema più brillante degli altri. La corona non consisterà in nulla che distolga la mente dal Tutto Eterno e la induca a cercare soddisfazione in se stessa. La vera gioia sarà che è stato assegnato dal Figlio di Dio, posto sulla fronte dalla Sua stessa mano, che rifletterà una gloria più alta sul Donatore, che sarà prostrato ai Suoi piedi. In una parola, l'onore consisterà nella presenza, nel favore e nella somiglianza di Dio. Ma noi ci fermiamo e tremiamo, per non oscurare il consiglio con parole senza conoscenza. Dobbiamo aspettare di indossarlo, prima di comprendere pienamente le parole: "una corona di vita", "una corona di gloria", "una corona che non appassisce", "una corona di giustizia". (J. S. Pearsall.)

Pronto per casa:

(I.) Come partenza per un altro paese. Come quando la nave prende il mare, è allo scopo di navigare verso un altro porto, così Paolo aspettava la morte come una "partenza" per un altro paese. Il marinaio non lascia il porto con la prospettiva di un'eterna crociera in mari sconosciuti, o con lo scopo di perdersi da qualche parte in un nulla misterioso e indefinito

(II.) Come partenza per un paese migliore. Era disposto a navigare. Ora, Paolo non era un misantropo, che si era talmente stancato della società umana da desiderare ardentemente liberarsene. Non era stanco della vita. Allora perché desiderava andare? Era egli fra quegli eterni brontoloni che essi stessi fanno tutto l'"ululato", e poi si lamentano che il mondo è un "deserto ululante"? In nessun modo! Il suo desiderio di andarsene non era perché questo era cattivo, ma perché quello era "migliore"; non perché ne avesse avuto abbastanza della società cristiana e del servizio cristiano - questo era buono - ma perché desiderava stare con Cristo, il che era infinitamente preferibile

(III.) Come partenza per un paese migliore, che era la sua casa. Paolo si paragonò a un marinaio che, fermo in un porto straniero, era in attesa dell'ordine di salpare per tornare a casa. Un uomo del genere, anche se in una terra di piaceri e di abbondanza, si siederebbe e desidererebbe allontanarsi. Mentre pensava agli amici amati d'oltremare, contava le settimane e i giorni in cui sperava di rivederli. Non dissimili da questi sono i sogni del cielo del cristiano

(IV.) Come partenza per casa, il cui orario era stato fissato. "Il tempo della mia partenza è vicino". Il Salmista dice: "I miei tempi sono nelle tue mani". "I miei tempi!" Cioè, tutto il mio futuro è con Dio. Lui sa

1.) Quando partirò

(2.) Donde partirò

(3.) Come partirò. Due monaci cistercensi durante il regno di Enrico

(VIII.) furono minacciati, prima del loro martirio, dal sindaco di quel tempo, che sarebbero stati legati in un sacco e gettati nel Tamigi. "Mio signore", rispose uno, "stiamo andando nel regno dei cieli; e che andiamo per terra o per acqua ha ben poca importanza per noi". Quindi i nostri pensieri dovrebbero essere fissi sulla meta piuttosto che sul sentiero attraverso il quale viene raggiunto; sul resto che rimane piuttosto che sulla fatica attraverso la quale si ottiene

(V.) Come una partenza per casa, il cui tempo era vicino. "Il tempo della mia partenza è vicino". Il marinaio, ormeggiato in un porto straniero, con il carico completo, le vele "piegate" e il vento favorevole a casa, contempla con gioia il fatto che è vicino il giorno in cui arriverà l'ordine di ordinargli di salpare. Così Paolo attese la morte. Per lui la malattia, o l'incidente, o il martirio, non sarebbero stati altro che come il postino che aveva portato la lettera, la lettera che desiderava con desiderio indicibile

(VI.) Come una partenza per casa, per la quale era perfettamente pronto. «Ora sono pronto», disse. E così fu. A mano a mano che si scioglievano le corde che lo legavano a questo mondo, come gli venivano portati via i propri cari, mentre la malattia, la malattia o l'età gli dicevano che era vicino il momento in cui doveva partire, guardava il tutto con la compiacente soddisfazione del marinaio che vede la sua nave disormeggiata per salpare verso casa. (W. H. Burton.)

Gioia di un ministro fedele in vista dell'eternità:

(I.) Il carattere di un ministro fedele

(1.) Ama il vangelo che predica

(2.) Egli non evita di dichiarare tutto il consiglio di Dio, ma si sforza di predicare il vangelo nel modo più completo e chiaro possibile

(3.) Egli adempirà in modo uniforme e perseverante i doveri di abnegazione del suo ufficio, che sono di natura meno pubblica, ma non di minore importanza, dei suoi ministeri di sabato. Visitando i malati e i moribondi, Egli li tratterà con franchezza e tenerezza. Ogni volta che è chiamato a conversare con le persone sullo stato delle loro menti, sia che siano in stato di stupidità, angoscia o dubbio, non imbragherà con malta non temperata, né cercherà di confortare coloro che non dovrebbero essere consolati. Egli combatterà strenuamente per la fede che una volta fu trasmessa ai santi

(II.) Quali ragioni può avere per gioire nella prossima prospettiva dell'eternità

(1.) Ha buone ragioni per rallegrarsi di aver scelto l'opera del ministero piuttosto che qualsiasi altra occupazione nella vita. L'occupazione più utile deve essere considerata la più importante e desiderabile

(2.) Ha buone ragioni per rallegrarsi della fine della vita e della vista dell'eternità, che Dio gli ha permesso di essere fedele

(3.) Ha buone ragioni per rallegrarsi alla fine del suo ministero, perché Dio gli ha dato la certezza che tutte le sue fedeli fatiche produrranno alcuni effetti preziosi e importanti, prima o poi

(4.) Ha buon motivo di rallegrarsi quando il tempo della sua partenza è vicino, perché Dio gli ha promesso un'ampia ricompensa per tutti i suoi sinceri servizi. (N. Emmons, D.D.)

La morte di un cristiano:

(I.) L'importanza della preparazione per la nostra partenza

(1.) Questa è l'ultima e conclusiva scena della vita umana

(2.) Quanto è grave morire

(3.) Perché la malattia e il periodo che introduce alla nostra dissoluzione sono stagioni speciali che ci sono state date in cui glorificare Dio e dare credito alla religione

(4.) Questa è l'ultima opportunità che abbiamo di fare qualcosa per Dio, per la Chiesa, per le nostre famiglie e per il mondo

(II.) Il modo in cui un cristiano dovrebbe morire

(1.) In mezzo all'oscurità, al languore e al dolore di un letto di malattia, un uomo cristiano dovrebbe impegnarsi a raccomandare le vie di Dio e della religione a coloro che lo circondano. Le parole dei santi morenti sono state chiamate "oracoli viventi"; e così dovrebbero essere

(2.) Dovremmo quindi occuparci del dovere di esortare gli altri che camminano nelle vie del Signore

(3.) Dobbiamo raccomandare noi stessi e gli altri a Dio nell'esercizio devoto della preghiera

(4.) Nell'esercizio di una fede forte. (A. Waugh, D.D.)

La calma nella morte: la sua filosofia:

(I.) Un interesse che assorbe l'anima nella grande causa della verità e della benevolenza universali

(II.) Una concezione accurata di ciò che la morte è realmente per il bene

(III.) Deliziosi ricordi del modo in cui aveva trascorso la sua vita

(IV.) Una visione che incanta l'anima del futuro in cui stava per entrare. (Omileta.)

Addio al mondo: - La via d'uscita da questo mondo è così ostruita da bare, carri funebri, vanghe da becchino e cacciavite, che il cristiano riesce a malapena a pensare come dovrebbe al passaggio più allegro di tutta la sua storia. Appendiamo il nero invece del bianco sul luogo in cui l'uomo buono ottiene la sua ultima vittoria. Stiamo a piangere su un mucchio di catene che l'anima liberata si è scrollata di dosso, e diciamo: "Pover'uomo! Che peccato che sia dovuto arrivare a questo". A che cosa? Quando la gente si è radunata alle esequie, quell'uomo è stato tre giorni così felice che tutta la gioia della terra accumulata sarebbe la miseria al suo fianco; E potrebbe essere meglio piangere su di te perché devi restare, piuttosto che piangere su di lui perché deve andarsene. Paolo, nel mio testo, prende quella grande zolla di una parola, "morte", e la getta via, e parla della sua "dipartita", una parola bella, luminosa, suggestiva, che descrive la liberazione di ogni cristiano. Ora, la partenza implica un punto di partenza e un luogo di destinazione. Quando Paolo lasciò questo mondo, qual è stato il punto di partenza? Era una scena di grande disagio fisico. Era il Tullianum, la prigione inferiore del carcere Mamertino. Il dungeon superiore era già abbastanza brutto: non aveva modo di entrare o uscire se non attraverso un'apertura nella parte superiore. Attraverso di esso il prigioniero veniva calato, e attraverso di esso veniva tutto il cibo, l'aria e la luce ricevuti. Era un posto terribile, quella prigione superiore; ma il Tullianum era la prigione inferiore, e quella era ancora più miserabile, l'unica luce e l'unica aria che entrava dal tetto, e quel tetto era il pavimento della prigione superiore. Fu lì che Paolo trascorse i suoi ultimi giorni sulla terra, ed è lì che lo vedo oggi, in quella spaventosa prigione, tremante, blu di freddo, in attesa di quel vecchio cappotto che aveva mandato a prendere a Troade, e che non avevano ancora mandato giù, nonostante avesse scritto per esso. Oh, vecchio esausto ed emaciato, devi certo essere malinconico. Nessuna costituzione potrebbe sopportare questo ed essere allegra; ma mi faccio strada attraverso la prigione finché non giungo vicino a dove si trova, e dalla debole luce che filtra attraverso l'apertura vedo sul suo volto una gioia soprannaturale, e mi inchino davanti a lui e dico: "Vecchio, come puoi mantenerti allegro in mezzo a tutta questa oscurità?" La sua voce fa sobbalzare l'oscurità del luogo mentre grida: "Ora sono pronto per essere offerto, e il tempo della mia partenza è vicino". Ascoltare! Cos'è quel movimento di piedi nel dungeon superiore? Ebbene, Paolo ha un invito a un banchetto, e oggi sta per cenare con il Re. Quei piedi strascicati sono i piedi dei carnefici. Arrivano, e gridano giù attraverso il buco della prigione: "Sbrigati, vecchio. Vieni, ora, preparati." Ebbene, Paolo era pronto. Non aveva nulla da mettere in valigia. Non aveva bagagli da portare. Era pronto da un bel po'. Lo vedo alzarsi, raddrizzare le membra irrigidite e spingere indietro i capelli bianchi dalla fronte screpolata, e lo vedo guardare in faccia al suo carnefice attraverso il buco nel tetto della prigione, e sentirlo dire: "Ora sono pronto per essere offerto, e il tempo della mia partenza è vicino". Poi lo tirano fuori dalla prigione e partono con lui verso il luogo dell'esecuzione. Dicono: "Sbrigati, vecchio, o sentirai il peso della nostra lancia. Sbrigati." "Quanto è lontano", dice Paolo, "dobbiamo viaggiare?" «Tre miglia.» Oh, tre miglia sono un buon modo per un vecchio di viaggiare dopo essere stato frustato e storpio dai maltrattamenti. Ma presto arrivano al luogo dell'esecuzione, Acqu&ae; Salvia, ed egli viene inchiodato alla colonna del martirio. Lo vedo guardare in faccia il suo carnefice, e mentre il cupo funzionario estrae la spada, Paolo dice con calma: "Ora sono pronto per essere offerto, e il tempo della mia partenza è vicino". Un colpo secco e acuto, e Paolo va al banchetto, e Paolo pranza con il Re. Che transizione è stata! Dalla malaria di Roma al clima più bello di tutto l'universo, la zona dell'eterna bellezza e salute. Dal naufragio, dalla prigione, dal dolore pungente delle verghe di legno d'olmo, dalla spada affilata del capo, egli entra nell'assemblea più brillante del cielo, un re tra i re, moltitudini di santi che si precipitano fuori e tendono mani di benvenuto; poiché penso davvero che, come alla destra di Dio è Cristo, così alla destra di Cristo è Paolo, il secondo grande in cielo. Cambiò anche i re. Prima dell'ora della morte, e fino all'ultimo momento, fu sotto Nerone, il collo grosso, gli occhi crudeli, le labbra sporche. Ma un attimo dopo egli entra nel regno di Colui il cui regno è l'amore, e le cui corti sono lastricate d'amore, e il cui trono è posto su colonne d'amore, e il cui scettro è adorno di gioielli d'amore, e il cui palazzo è illuminato d'amore, e la cui vita è un'eternità d'amore. Quando Paolo lasciava così tanto da una parte la colonna del martirio per guadagnare così tanto dall'altra parte, vi meravigliate dell'allegro commiato del testo: "Il tempo della mia dipartita è vicino"? Ora, perché tutti gli anziani della mia congregazione non possono avere la stessa santa gioia che aveva quell'uomo anziano? Dici che in questo momento hai più paura della lotta, la parte dell'anima e del corpo. Ma milioni di persone hanno resistito a quel momento, e perché non possiamo farlo anche noi? Loro ce l'hanno fatta, e anche noi. Oltre a ciò, tutti i medici sono d'accordo nel dire che probabilmente non c'è alcuna lotta all'ultimo momento, non tanto dolore quanto la puntura di uno spillo, essendo i segni apparenti di angoscia del tutto involontari. Ma voi dite: "È l'incertezza del futuro". Ora, figlio di Dio, non fare l'infedele. Dopo che Dio ha riempito la Bibbia fino a quando non può più contenere storie delle buone cose che ci attendono, è meglio non parlare di incertezze. Ma tu dici: "Non posso sopportare l'idea di separarmi dagli amici qui". Se sei vecchio, hai più amici in cielo che qui. Oltre a ciò, è più salutare per te che qui, vecchio; lì un clima migliore di queste estati calde, inverni freddi e tarde primavere; udito migliore; vista migliore; più tonico nell'aria; più profumo nella fioritura; Più dolcezza nella canzone. Osservo ancora: tutti coloro che hanno una santa curiosità di sapere cosa c'è oltre questo capolinea terreno dovrebbero sentire questa gioia del testo. E chi non ne ha curiosità? Un uomo, condannato a morire, salì sul patibolo e disse, pieno di gioia: "Ora tra dieci minuti conoscerò il grande segreto". Un minuto dopo che le funzioni vitali erano cessate, il bambino che è morto la scorsa notte sapeva più di Jonathan Edwards, o di San Paolo stesso prima che morissero. Amici, l'uscita da questo mondo, o la morte, se vi piace chiamarla, per il cristiano è una spiegazione gloriosa. È una dimostrazione. È l'illuminazione. È una raggiera di sole. È l'apertura di tutte le finestre. Sta mettendo a tacere il catechismo del dubbio e lo srotolamento di tutte le pergamene di informazioni positive e accurate. Osservo ancora: dovremmo avere la gioia del testo, perché lasciando questo mondo ci spostiamo nella migliore società dell'universo. Vedete una grande folla di gente in qualche strada, e dite: "Chi passa di là? Quale generale, quale principe, sta andando lassù?" Ebbene, vedo una grande folla in cielo. Io dico: "Chi è il fulcro di tutta questa ammirazione? Chi è il centro di quella scintillante compagnia?" È Gesù, il campione di tutti i mondi, il prediletto di tutti i tempi. (T. Deuteronomio Witt Talmage, D.D.)

In una delle sue ultime lettere Livingstone scrisse: "Durante gran parte di questo viaggio ho avuto un forte presentimento che non avrei mai vissuto per finirlo. Ora è indebolito, poiché mi sembra di vedere la fine verso la quale mi sono sforzato profilarsi in lontananza. Questo presentimento non interferiva con l'adempimento di alcun dovere: mi faceva solo pensare molto di più allo stato futuro dell'essere".

Senso inconscio della fine della vita: Churchill, nell'incompiuto "Viaggio", l'ultimo frammento trovato tra le sue carte, mostrava uno strano tipo di senso inconscio di essere vicino alla sua fine. Lo chiama il semplice e spregiudicato Viaggio di un giorno, e termina con il verso: "Io procedo da solo nel mio viaggio!" La poesia non doveva chiudersi qui, ma si interponeva una Mano più grande. Quella frase di triste significato è l'ultima che è stata scritta da Churchill! (Timbs.)

Di Bradford si dice che quando la moglie del custode gli disse: "Oh, signore, sono venuta con una brutta notizia, domani sarai bruciato", togliendosi il cappello e posandolo a terra, inginocchiandosi e alzando le mani, disse: "Signore, ti ringrazio per questo onore. Questo è ciò che stavo aspettando e desiderando". (W. Jay.)

Byron e San Paolo - un contrasto: - Per un contrasto tra la disperazione mondana e la fiducia cristiana alla fine della vita, confrontate con le parole di Paolo in 2Timoteo 4:6, 8 le seguenti, che sono considerate gli ultimi versi della penna di Byron:

"I miei giorni sono nella foglia gialla,

I fiori, i frutti dell'amore sono scomparsi;

Il verme, il cancro e il dolore,

Sono solo miei

Il fuoco che preda sul mio petto

È solitaria come un'isola vulcanica,

Nessuna torcia viene sollevata al suo divampare

Una pila funebre!"

(J. F. B. Tinling, B.A.)

Ho combattuto una buona battaglia.-

La guerra santa:

(I.) I due eserciti

(1.) L'esercito dei santi

(1) Il loro Capitano Generale è il Signore Gesù Cristo

(2) Gli ufficiali sono i ministri di Cristo, e tutti coloro che sono attivi e utili al Suo servizio

(3) I soldati sono i santi

(4) L'arruolamento-conversione

(5) L'uniforme: le grazie dello Spirito e il mantello della giustizia

(6) L'armatura, elmo della salvezza, ecc

(7) L'istruzione dei giovani soldati - Bibbia

(8) Gli alleati: gli angeli

(2.) L'esercito del nemico

(1) Generali: il peccato, Satana e il mondo

(2) Soldati-i malvagi

(3) Alleati-spiriti maligni

(II.) La battaglia

(1.) Che tipo di battaglia?

(1) Una bella battaglia

(2) Una battaglia infuocata

(3) Una battaglia molto proficua

(4) Una battaglia che deve essere costante

(2.) Dove si è combattuto? Tutto il mondo

(3.) Quando sarà finito? Atti morte per ogni singolo soldato; nel giorno del giudizio per tutto l'esercito

(III.) La vittoria

(1.) È certo

(2.) Sarà tenuto in eterno ricordo. (A. Fletcher, D.D.)

Guerra morale:

1.) A volte è lecito parlare di quei doni e di quelle grazie che Dio ci ha dato, affinché possiamo confortare e vivificare gli altri con il nostro esempio

(2.) I canti più dolci dei santi sono stati verso la loro fine ultima. Il sole risplende più dolce quando tramonta, il vino dello spirito è più forte nei santi quando volgono al termine. I suoi movimenti sono più rapidi quando i movimenti naturali sono più lenti; come vediamo in Mosè il suo canto simile a quello di un cigno Deuteronomio 31-33, e in Davide con quanta dolcezza canta un po' prima di morire della misericordia di Dio verso se stesso, del patto di grazia gratuita che Dio aveva fatto con lui, e dei Suoi giudizi sui figli di Belial 2Samuele 22:1-8. Giosuè morente, con quanta dolcezza esorta il popolo all'obbedienza ponendo davanti a loro le misericordie di Dio Giosuè 24. Tutti i detti di Cristo sono eccellenti, ma nessuno è così dolce e confortevole come quelli che Egli pronunciò poco prima della Sua morte. Gli uomini malvagi, quando muoiono, si posano in una nuvola e, come se si spegnessero da una candela, lasciano dietro di sé un fetore: come i loro corpi, così i loro nomi marciscono e puzzano quando sono morti e scomparsi. Come gli uomini malvagi peggiorano sempre di più e i loro ultimi giorni sono i peggiori, così gli uomini buoni crescono sempre meglio, e i loro ultimi giorni sono i migliori; Avendo poco tempo da vivere nel mondo, sono disposti a lasciarlo con un buon sapore

(3.) Il dolce risentimento che una buona coscienza ha per una vita ben spesa è materia di singolare conforto e gioia nella morte

(4.) Ogni cristiano fedele è un soldato spirituale

(1) In guerra c'è la vigilanza, i soldati devono stare continuamente in guardia per paura di una sorpresa alla perdita di tutti

(2) Nella guerra ci deve essere l'arma, un altro uomo può andare disarmato, ma chi è un soldato deve essere armato

(3) Deve avere abilità e conoscenza di come maneggiare le sue armi, le sue mani devono essere insegnate alla guerra e le sue dita a combattere

(4) Coraggio e valore. Persino Rabsache poteva dire che il consiglio e la forza sono per la guerra 2Re 18:20. La politica e il potere sono molto necessari per un soldato

(5) Per quanto riguarda le difficoltà, un soldato deve essere un uomo robusto

(6) Per quanto riguarda l'obbedienza. Un soldato è sotto il comando più assoluto di qualsiasi uomo. Deve obbedire e non contestare gli ordini del suo comandante, al quale è tenuto ad essere fedele con giuramento

(7) Per quanto riguarda l'ordine. In guerra c'è molto ordine. I soldati devono mantenere la truppa, devono rimanere in quel luogo e rimanere su quel terreno su cui il loro comandante li pone

(8) Per quanto riguarda la loro dimora instabile. Un soldato mentre è in servizio effettivo non ha una dimora fissa, ma sta sempre marciando, caricando, guardando, combattendo, sdraiato nella sua tenda per una notte o due e se ne va

(9) Un soldato deve partecipare alle guerre, deve abbandonare la casa, la terra, la moglie, i figli e altri piaceri leciti (almeno per un po'), e dedicarsi ai suoi affari marziali; non può lavorare e fare la guerra, seguire un mestiere e anche combattere; ma deve dedicarsi completamente al suo impiego militare per poter piacere al suo comandante

(10) Per quanto riguarda l'unità, i soldati devono essere unanimi. Le forze unite prevalgono molto, ma se i soldati sono divisi e si ammutinano si rovinano da soli

(11) Infine, per quanto riguarda l'attività, la vita di un soldato è una vita laboriosa, sono tagliati per l'azione, non devono mai essere oziosi. Ora, il Signore ci farà combattere tutti per queste ragioni:1. Per le più grandi manifestazioni della Sua gloria. Egli avrebbe potuto liberare il Suo popolo senza combattere, ma allora la gloria della Sua saggezza, potenza e bontà nella loro preservazione e liberazione non sarebbe stata così perspicace per il mondo; né la Sua giustizia nella caduta dei Suoi nemici sia così evidente a tutti

(2.) Per il bene del Suo popolo, con la presente Egli esercita le loro grazie e li preserva dall'arrugginire. La virtù decade se non ha qualche contrario che la vivifichi e la tiri fuori; con ciò dimostra anche il loro valore e lo rende più evidente agli altri. L'abilità di un pilota non è conosciuta fino a una tempesta, né il valore di un soldato fino al giorno della battaglia

(3.) Per farci desiderare il nostro riposo in cielo

(4.) Questa lotta spirituale è una buona battaglia. Non è una guerra secondo la carne, ma una guerra spirituale, santa, onorevole 2Corinzi 10:3, 4. È una buona lotta sotto nove aspetti

(1.) Dell'autore

(2.) L'uomo

(3.) La questione

(4.) Il modo in cui

(5.) La fine

(6.) L'armatura

(7.) Il problema. 8. I commilitoni. 9. La ricompensa. È un grande conforto essere un vecchio soldato di Cristo. Gli uomini fanno uscire dai loro accampamenti i vecchi decrepiti; ma più anziani siamo soldati nella Chiesa di Cristo, meglio siamo e più sono graditi a Lui. (T. Hall, B.D.)

La buona battaglia: - Una retrospettiva generale della vita cristiana può riempire l'anima di gioia per la fine della vita. È la vita che gli uomini vivono che è la prova che sono degni di morire. Di fronte a una vita egoistica e sordida, i bagliori di una speranza recentemente ispirata non sono che prove dubbie. La consapevolezza dell'imperfezione e dei peccati non deve offuscare la speranza che gli uomini hanno, né il trionfo che esprimono nelle loro ultime ore, anzi, può aumentare man mano che le sofferenze di una campagna danno ulteriore lustro alla vittoria. Così, come uno guarda indietro e vede come la grazia di Dio lo ha sostenuto in tutte le imperfezioni di una lunga vita, così può finalmente avere il coraggio di affermare la sua fedeltà e sicurezza e diventare profetico di ciò che è davanti a lui. Perché ogni uomo che nasce e vive sta costruendo; e il costruttore deve invariabilmente tagliare. Poiché il materiale di cui è costruito il carattere, come le case, è o il legno o l'argilla, non adatti; e l'argilla deve essere modellata, e il mattone deve essere bruciato, e il falegname deve tagliare il tronco, e ci saranno mucchi di trucioli ovunque ci sia stato un abile lavoro. Ma quando alla fine la villa si distingue in tutte le sue giuste proporzioni, e la sua impalcatura viene rimossa, e le schegge e la sporcizia vengono tutte tolte, questo è ciò che gli uomini guardano; e sarebbe un pessimo operaio se andasse, dopo aver completato la sua costruzione, a contare le sue schegge e tutti i frammenti di pietra, calce e rifiuti. Ciò è indispensabile per questo processo di decostruzione in questa vita di carattere, come lo è nelle abitazioni esterne. Di Michele Angelo si dice da uno dei suoi biografi che quando il sacro entusiasmo lo prese, si recò a una statua con tale vendetta e vigore, che in un'ora gettò via più pietre che un operaio poteva portare via in diverse ore; e Paolo era a volte così nel vigore con cui emancipava in sé il vero spirito. Aveva fatto una buona vita. L'aveva vissuta. Si trovava quindi nella coscienza: "Sono un uomo completo. Non importa quanto tempo mi sia occupato di costruire; qualunque sia stato l'affare con cui sono stato portato dove sono ora, ho combattuto un buon combattimento, ho conservato la fede, e so che la corona è riservata per me". Era una gloriosa fiducia; la certezza razionale che i nostri scopi e le nostre realizzazioni non sono in contrasto con la vera umiltà né con la consapevolezza che siamo salvati per grazia. Paolo guardò avanti. "Ho combattuto una buona battaglia; Ho finito il mio corso; Ho conservato la fede; d'ora in poi" - ammanettato, abbandonato, come altrove mostra di essere stato; L'uomo più povero della creazione, il più sfortunato, spogliato e sterile... "D'ora in poi", grida, dalla sua stanca prigione, "c'è per me" - non la schiavitù - "c'è per me un trono, una corona e uno scettro. Sono un monarca". Alcuni uomini hanno detto questo quando erano privi di ragione; ma qui c'è un uomo nell'uso della sua ragione più alta che è in grado di dire: "Una corona è stata messa da parte per me"; e mentre alzava gli occhi, poteva ben dire, con il pensiero: "Oh, corona, aspetta! Vengo per te; è il mio; nessuno me lo toglierà; aspettami." "Ho una corona riservata per me, una corona di giustizia che il Signore, il giusto Giudice, mi darà quel giorno". Che cos'è una corona se non un segno di eminenza, di gloria e di potere? Che cos'è una corona di giustizia se non una corona composta da tutti gli elementi che costituiscono la giustizia? Era la somma totale di tutte le condizioni e i frutti più elevati della sua stessa natura, e la natura era di origine e probabilità divina. Aveva la visione di una virilità preminente; un amore glorificato; una coscienza glorificata; una simpatia glorificata, con tutto ciò che ordina alla condizione più nobile di essere deposti davanti a Lui, e tutto era espresso in quella corona di giustizia. "Un monarca, e la mia monarchia sta nella glorificazione di tutta la mia natura, perché io sarò come il Signore". Qui non c'era alcuna aspettativa di sperare che egli sarebbe "andato in cielo in qualche modo". Non c'era certo alcun indizio che si aspettasse di fuggire in cielo così come con il fuoco. Non aveva idea di dormire mille anni, o diecimila anni, e poi apparire in gloria. La visione era davanti a lui, a portata di mano, e il gradino dal palco di questa terra doveva essere un gradino sul selciato del cielo. Come esistono gli elementi di grandezza in questa vita! Voi siete i costruttori di corone, voi che vivete per Cristo e per il cielo. Nessuno che abbia mai staccato l'oro dal quarzo avrebbe mai visto in esso quei miracoli d'arte che alla fine ne saranno fatti. Stiamo creando, in questa vita, il materiale per la nostra corona, per tutte le cose nell'anima che sono della loro natura e tendenza divina - ogni impulso completo al giusto, ogni impulso che è disposto a sacrificare un piacere presente per amore di una gioia superiore di purezza e nobiltà - tutto ci sembrerebbe essere la dispersione della grazia nella nostra vita; sono, tutte, scaglie d'oro; Sono, tutte, la materia di cui sono fatte le corone, e gli uomini, in questa vita, sono aquile in gabbia, che, guardando il sole e il cielo, sanno che volerebbero, ma non hanno spazio per spiegare le loro ali. Diecimila indizi, diecimila aspirazioni, desideri in lotta e brame si stanno infrangendo nel cuore degli uomini e, poiché non possono metterli in pratica e portarli all'azione reale in questa vita, non sono morti. All'inizio della primavera la radice e il germoglio vengono controllati e trattenuti. Non sono annientati; Aspettano. La rosa è sigillata e non può liberarsi, ma è la rosa; e la radice che getta vagamente l'evidenza di sé sopra la terra è se stessa, sebbene non possa ancora svilupparsi. Ma a poco a poco, quando le dolci piogge meridionali e i dolci soli cominciano a splendere, settimana dopo settimana, il piccolo giardino scoppia in fiore. E in questa vita, dove siamo controllati, ostacolati e tentati per molto, dove scopriamo che non possiamo realizzare i nostri migliori propositi, e stiamo fallendo a destra e a sinistra, i tentativi di farlo sono altrettanti tentativi di germogliare e fiorire, ma il sole non è ancora abbastanza caldo. Ma quando, a poco a poco, il Sole di Giustizia sorgerà con la guarigione sui suoi raggi sul nostro io liberato, noi irromperemo nella piena gloria del regno di Dio. (H. W. Beecher.)

Una nobile carriera:

(I.) Splendide conquiste per quanto riguarda i doveri della vita

(1.) Soldato vittorioso

(1) Il suo comportamento era buono

(2) La sua causa era buona

(3) Il suo capo era buono

(4) La sua armatura era buona

(5) La sua vittoria è stata buona

(2.) L'atleta di successo

(1) Ambizione

(2) Abnegazione

(3) Concentrazione

(4) Perseveranza

(3.) L'amministratore fedele. Aveva

(1) abbracciato,

(2) vissuto,

(3) diffusione,

(4) ha difeso la verità

(II.) Grande tranquillità riguardo alle prove della vita

(1.) La sua conoscenza di loro

(1) Dei loro onori: "Da offrire". Martirio

(2) Della loro vicinanza: "È vicino". 2. La sua preparazione per loro: "Pronti". 3. Il beneficio che ne trae: "Partenza".

(III.) Gloriosa aspettativa riguardo alla ricompensa della vita

(1.) In valore sarà il più alto possibile. "Corone". 2. In linea di principio, sarà il più indiscutibile. "Corona di giustizia". 3. Nel conferimento sarà il più onorevole

(1) Dato dall'essere più alto

(2) Nella più augusta occasione

(3) In associazione con l'azienda più illustre. (B. D. Johns.)

La recensione di Paolo della sua vita:

(I.) Il passato lo riempì di soddisfazioni

(1.) Era stato un guerriero. E la sua lotta non era senza fantasmi o astrazioni; non con un semplice principio di male, impiegato senza volontà o intelligenza, ma con un vero nemico. Evidentemente Paolo agiva continuamente con l'impressione di trovarsi in un paese nemico, di essere sorvegliato da un nemico invisibile, contrastato da un essere più potente del sacerdote o del principe. Riconobbe una terribile unità nel peccato, un'energia e un'ubiquità angeliche. Si considerava un ufficiale di un esercito che ha reggimenti che combattono in campi di battaglia lontani da questa terra. Il nemico di Paolo era il nemico di Dio. Non aveva litigi di ambizione, o vendetta, o cupidigia, o orgoglio, da risolvere. Il suo occhio era fisso sul principe che aveva guidato la rivolta in cielo e l'aveva portata sulla terra. Contro di lui Paolo proclamò una guerra aperta e intransigente, una guerra di sterminio; e lo estese a tutti coloro che si erano affidati a Satana. Perciò cominciò nel suo cuore, contro i traditori che vi erano stati a lungo ospitati; e con loro proclamò una guerra implacabile

(2.) Era stato anche un pilota. Qual era l'obiettivo? Era, per raggiungere e realizzare i fini più alti che l'uomo possa cercare; la più alta perfezione personale coerente con l'essere sulla terra; giungendo, come egli lo definisce, "alla risurrezione dei morti"; l'esaltare Cristo tra gli uomini; gli uomini che lo guidavano; la conferma delle Chiese nella loro fede; il lasciare dietro di sé scritti che dovrebbero essere il mezzo per glorificare Dio, edificare il Suo popolo e convertire gli uomini, fino alla fine dei tempi. Aveva mirato a questi risultati; e, per grazia di Dio, li aveva compiuti

(3.) Era stato un amministratore. La sua vita presentava sotto questo aspetto un incarico assolto. "Ho conservato la fede".

(II.) Un futuro pieno di beatitudine. Aveva onorato il suo Redentore e sapeva che Cristo lo avrebbe onorato. Cercò "una corona". È stata una cosa comune nella storia del mondo lottare per una corona. L'eroe cristiano qui si trova al livello dell'eroe terreno. Ma, quando arriviamo a confrontare la natura di queste rispettive corone, il carattere dei loro conflitti e gli arbitri a cui guardano i guerrieri, il cristiano si eleva a un'elevazione infinitamente superiore all'eroe terreno. Non c'è nulla di egoistico nella guerra, nella vittoria o nell'incoronazione. (E. N. Kirk, D.D.)

Paolo l'eroe:

(I.) Ecco un uomo il cui intero essere è sotto la supremazia della coscienza. Presso gli altri uomini la coscienza ha spesso la supremazia teorica; con San Paolo il suo regno fu effettivo. Altri uomini possono vacillare e fluttuare nella loro obbedienza ai suoi ordini; San Paolo è tenuto a questo potere centrale con la stessa fermezza con cui i pianeti si trovano al sole. Non c'era nessuna finzione in quest'uomo. Quello che sembrava essere, quello che era. Ciò che egli dichiarò ad un altro, che la sua anima più intima lodò come verità e attestò al suo tribunale segreto

(II.) La sua vita fu anche sotto il dominio di un altro potere regnante: la supremazia di un proposito dominante. Ogni uomo ha bisogno dell'ispirazione di un grande scopo e di una grande missione che lo elevino al di sopra della meschinità e dell'economicità che sono la rovina della vita ordinaria. Una grande impresa, con un elemento di eroismo e di sublimità morale, la cui sola contemplazione vivifica il sangue e infiamma l'anima e risveglia un senso sempre presente della dignità e del significato della vita: questa è una condizione essenziale di ogni grande realizzazione. Questo scopo ispiratore e un'opera nobilitante hanno commosso il cuore e stimolato i poteri di San Paolo. Sebbene nulla di basso lo avesse precedentemente governato o influenzato, accadde a lui come a molti altri uomini al momento della sua conversione: che lo scopo supremo della vita si formò in quell'ora suprema in cui il tocco trasformante della mano divina fu avvertito sull'anima, e l'opera sublime della vita si aprì davanti alla visione chiarificata

Ma la supremazia della coscienza e di un grande proposito non sono sufficienti da sole a produrre un carattere e una vita come quelli che San Paolo presenta per il nostro studio. A queste due forze dominanti deve essere aggiunta un'altra, più grande di entrambe, e coordinata con entrambe: la supremazia di una fede che tutto conquista. Cristo per lui non era un mito, non era semplicemente l'incomparabile Maestro della Galilea, non era il Salvatore teorico e storico degli uomini; Era infinitamente più di questo, il Partner sempre presente della sua vita, la Fonte inesauribile della sua forza. La sua fede vedeva perpetuamente questo Gesù personale, sentiva il caldo battito del Suo cuore amorevole, udiva la Sua voce sacra in un comando solenne o in una promessa ispiratrice e camminava con Lui come con un amico terreno. Separate lo spirito dal corpo, il cuore che batte dai polmoni che respirano, come separate questo apostolo ispirato da questo Cristo ispiratore. Tutto è possibile per un uomo così. In effetti, non si tratta più affatto di una questione di capacità umana, ma di cooperazione umana con il Cristo divino, l'uomo naturale che dà all'agente soprannaturale pieno gioco e potere. (C. H. Payne, D.D.) Ho terminato il mio corso.-

La condotta del cristiano:

(I.) Dobbiamo considerare la via o il sentiero in cui il cristiano deve correre

(1.) La via in cui il cristiano deve correre è una via di fede nel nostro Signore Gesù Cristo

(2.) La via che il cristiano deve percorrere è una via di santità Salmi 119:32; 1Tessalonicesi 4:7. I cristiani, procedendo su questa strada, non lo fanno con la stessa vita e vigore; alcuni appaiono freddi e indifferenti, mentre altri sono veloci e vivaci; alcuni fanno grandi progressi, mentre altri procedono lentamente. Alcuni iniziano presto la corsa celeste, nel fiore della vita, mentre altri bighellonano fino alla sera dei loro giorni

(II.) Veniamo ora a considerare come dobbiamo correre, per poter finire il nostro corso con vantaggio

(1.) Affinché possiamo correre bene la corsa cristiana, è necessario che ci liberiamo di ogni peso

(2.) Dobbiamo iniziare e continuare in una dipendenza da Cristo

(3.) Dobbiamo correre con pazienza, coraggio e risolutezza

(4.) Dobbiamo essere vigili e diligenti. Stai in guardia, cristiano, il modo in cui corri è difficile, ed è accompagnato da molte insidie e tentazioni

(5.) Dobbiamo continuare a spingerci innanzi e perseverare fino alla fine della nostra corsa. Potreste incontrare molti scoraggiamenti, ma continuate ad andare avanti, più andrete avanti, meno terreno rimane da percorrere, quindi non lasciate che il vostro cuore sia turbato

(III.) L'incoraggiamento che i cristiani hanno per correre questa corsa

(1.) C'è una corona gloriosa davanti a noi

(2.) Colui che inizia rettamente alla fine finirà certamente la sua corsa

(3.) Chiunque finisca il suo corso riceverà sicuramente il premio. Per concludere, con qualche miglioramento del punto

(1) Più andiamo avanti nel nostro testo, più vediamo la difficoltà della vita cristiana e la vanità delle loro speranze che si accontentano di una mera forma

(2) Quanto sono stolti tutti coloro che corrono dietro a godimenti perituri e trascurano il premio dell'immortalità

(3) Quali argomenti ci sono per correre questa gara

(4) Come dovrebbe rallegrarsi chiunque abbia iniziato questa corsa degli incoraggiamenti che sono stati offerti. (S. Hayward.)

La corsa finita: - A questo scopo dobbiamo correre

1.) Giustamente

(2.) Rapidamente

(3.) Pazientemente

(4.) Allegramente

(5.) Con circospezione

(6.) Risolutamente

(7.) Con perseveranza. (T. Hall, B.D.)

Alla fine, il meglio è: - Nel nostro corso cristiano si osserva troppo generalmente e troppo sinceramente che, man mano che invecchiamo, diventiamo più freddi, diventiamo più pigri, negligenti e stanchi nel fare il bene. Dovrebbe essere il contrario, per la ragione addotta dall'apostolo quando incitò i suoi convertiti al vigore, allo zelo e all'alacrità: egli dice: "Ora la nostra salvezza è più vicina di quando credemmo". In una gara si spinge alla fine. (Vescovo Horne.)

Ho conservato la fede.-

Mantenere la fede: - Che cosa intende San Paolo con la fede che ha mantenuto? Si rallegra egli di essere stato fedele a un certo schema di dottrina, o di aver conservato un certo temperamento d'animo e di relazione spirituale con Dio? Perché il termine "fede" è molto ampio. Non ci può essere dubbio, credo, che egli intenda entrambe le cose, e che quest'ultimo significato sia molto profondo e importante, come vedremo. Ma questo termine, "la fede", significava per lui, al di là di ogni dubbio, un certo gruppo di verità, tutte legate insieme dalla loro comune unità di fonte e unità di propositi. Paolo era troppo saggio e profondo per non tenerlo sempre in vista. Che ci debbano essere concezioni intellettuali come base di un sentimento forte, coerente ed efficace è una necessità che egli riconosce continuamente; e la fede che egli è grato di aver conservato è, prima di tutto, quella verità che era stata fatta conoscere a lui e alla Chiesa da Dio. La prima cosa, quindi, che ci colpisce è che, quando Paolo disse di aver conservato la fede, evidentemente credeva che ci fosse una fede da mantenere. La fede era un corpo di verità che gli era stato dato, che doveva sostenere, usare e mettere in pratica, ma che non aveva fatto e non doveva migliorare. Vogliamo, quindi, considerare la condizione di colui che, avendo così appreso e mantenuto una fede positiva, continua a mantenerla, la mantiene fino alla fine. Mantiene la fede. Non dobbiamo limitare il nostro pensiero a San Paolo. Un vecchio sta morendo, e mentre lascia andare le cose che sono banali e accidentali per afferrare ciò che è essenziale e importante per lui, questo è ciò che gli viene in mente con particolare soddisfazione: "Ho conservato la fede". La vera fede che un uomo ha conservato fino alla fine della sua vita deve essere quella che si è aperta con la sua crescita e ha costantemente conquistato nuova realtà e colore dalla sua esperienza mutevole. Il vecchio crede a ciò che credeva il bambino; ma quanto è diverso, anche se sempre lo stesso. È il campo che un tempo conteneva il seme, ora ondeggia e fruscia sotto il vento autunnale con il raccolto che contiene, eppure per tutto il tempo ha conservato il grano. La gioia della sua vita ha rafforzato la sua fede. Il suo dolore l'ha aggravata. I suoi dubbi l'hanno fatta riflettere. I suoi entusiasmi l'hanno acceso. Il suo lavoro l'ha purificata. Questa è l'opera che la vita compie sulla fede. Questa è la bellezza della religione di un vecchio. Le sue dottrine sono come la casa in cui ha vissuto, ricche di associazioni che rendono certo che non se ne libererà mai. Le sue dottrine sono state illustrate, rafforzate e rese care dal buon aiuto che hanno dato alla sua vita. E nessuna dottrina che non abbia fatto questo può essere realmente sostenuta fino alla fine con una presa vitale tale da permetterci di portarla con noi attraverso il fiume, ed entrare con essa nella nuova vita dell'aldilà. E ancora, non è forse vero che qualsiasi credenza che conserviamo realmente fino alla fine della vita deve essere diventata per noi un giorno una convinzione personale, basata su prove proprie? So, infatti, quanto una religione meramente tradizionale ispirerà gli uomini a fare. So che per una fede che non è veramente la loro, ma solo quella che loro chiamano, "la fede dei loro padri", gli uomini discuteranno e discuteranno, stringeranno amicizie e le romperanno, contribuiranno con denaro, intraprenderanno grandi fatiche, cambieranno tutto il tenore esteriore della loro vita. So che gli uomini soffriranno per questo. Non ne sono sicuro, ma moriranno per sostenere un credo al quale sono nati, e con il quale il loro carattere di fermezza e coerenza è stato coinvolto. Tutto questo può farlo una fede tradizionale. Può fare tutto tranne uno, e non può mai farlo. Non può mai nutrire una vita spirituale ed edificare un uomo nella santità e nella grazia. Prima che ciò possa accadere, la fede dei nostri padri deve prima di tutto diventare la nostra, con una forte convinzione personale. E qui penso che, vista correttamente, la cultura della nostra Chiesa afferma la sua saggezza. La Chiesa ha in sé la dottrina stessa della tradizione. Insegna al bambino una fede che ha il mandato dei secoli, piena di devozione e di amore. Lo invita a credere a dottrine di cui non può ancora essere convinto. La tradizione, l'eredità della fede, l'unità della storia umana, sono idee a lei molto familiari, di cui si avvale costantemente e magnificamente. Eppure non rinnega il suo lavoro di insegnare, argomentare e convincere. Non può, eppure essere fedele alla sua missione. Insegna ai giovani con la voce dell'autorità; Si rivolge ai maturi con la voce della ragione. E ora non siamo giunti a un'idea del tipo di fede che è possibile per un uomo mantenere? Che tipo di credo si può avere e aspettarsi di tenerlo per sempre, vivere in esso, morire in esso, e portarlo anche alla vita nell'aldilà? 1. In primo luogo, deve essere un credo abbastanza ampio da permettere all'uomo di crescere al suo interno, di contenere e di fornire la sua mente e il suo carattere in continuo sviluppo. Non sarà un credo gravato da molti dettagli. Consisterà di grandi verità e principi, capaci di applicazioni sempre diverse a vite sempre diverse. Solo così può essere chiara, forte, positiva, e tuttavia lasciare l'anima libera di crescere in essa, anzi, nutrire l'anima riccamente e provvedere alla sua crescita

(2.) E la seconda caratteristica della fede che può essere mantenuta sarà la sua evidenza, la sua verità provata. Non si tratterà di una mera aggregazione di opinioni casuali. Il motivo per cui sembra che molte persone cambino sempre la loro fede è che non hanno mai veramente alcuna fede. Hanno davvero quella che chiamano una fede, e spesso sono molto positivi al riguardo. Hanno raccolto un certo numero di opinioni e di fantasie, spesso molto sconsiderate, alle quali dicono di credere, usando la parola profonda e sacra per un'azione molto superficiale e frivola della loro volontà. Non hanno una fede più di quanto non abbia una casa il vagabondo di città che dorme ogni notte sulla soglia di una porta diversa. Eppure dorme da qualche parte ogni notte; E così questi vagabondi tra le fedi in ogni dato momento credono a qualcosa, anche se quel qualcosa cambia continuamente. Non crediamo propriamente a ciò che pensiamo soltanto. Mille speculazioni ci vengono in mente, e la nostra mente si sofferma su di esse, che non devono quindi essere inserite nel nostro credo, per quanto plausibili possano sembrare. Il nostro credo, il nostro credo, tutto ciò che chiamiamo con un nome così sacro, non è ciò che abbiamo pensato, ma ciò che nostro Signore ci ha detto. Il vero credo deve scendere dall'alto, e non dall'interno. (Bp. Phillips Brooks.)

Sul mantenere la fede:

(I.) Cosa significa mantenere la fede

(1.) Può significare che crediamo fermamente nelle dottrine che Dio ha rivelato e le sosteniamo fermamente. Leggiamo di una "fede trasmessa una volta ai santi" Giuda 3. Questi, quindi, provenienti da Dio sono certamente degni del nostro credito, meritano la nostra attenzione e dovrebbero essere da noi fermamente mantenuti

(2.) L'espressione significa che osserviamo fedelmente i voti e gli impegni che ci siamo sottoposti, al nostro glorioso Maestro, e ci teniamo stretti con integrità e costanza nel Suo servizio

(II.) La necessità e l'importanza di mantenere la fede

(1.) È la caratteristica distintiva di un vero cristiano. Quella professione che non è impostata su buoni principi non reggerà mai

(2.) Mantenendo la fede, il conforto del cristiano è grandemente promosso. Le gloriose dottrine di fede sono della natura più eccellente; esse ricompensano abbondantemente il cristiano nella sua costante fede e nel suo attaccamento ad esse, con gli indicibili sostegni che offrono in ogni circostanza e condizione della vita

(3.) Mantenere la fede è necessario per promuovere l'onore di Cristo e per proteggere il cristiano da quegli errori e lacci a cui è esposto

(4.) Senza una costante perseveranza nella fede, le nostre speranze del cielo sono vane e ingannevoli. La perseveranza nella fede non ci dà diritto alla vita eterna, ma non c'è vita eterna senza di essa. Una parola o due di miglioramento

(1) Mantenere la fede è forse il carattere distintivo del cristiano? Allora quanti pochi sono nell'epoca presente. Gli onori del mondo allontanano gli uni e le sensualità della vita ne intrappolano gli altri

(2) La perseveranza nella fede è il carattere di un vero cristiano? Quanto deve essere malinconico il loro stato che non si è mai presentato nelle vie di Dio

(3) È così importante mantenere la fede? Esaminiamo dunque seriamente il nostro cuore al riguardo. (S. Hayward.)

Custodire la fede:

(I.) La preziosità di ciò che aveva conservato. Era l'emissario del grande Medico, che non aveva che un rimedio, una panacea per l'unica malattia radicale dell'uomo. A Roma disse: "Io non mi vergogno dell'evangelo di Cristo, perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e del Greco". A Corinto avrebbe detto: "I Giudei hanno bisogno di un segno, e i Greci cercano la sapienza; ma noi predichiamo Cristo crocifisso, ai Giudei una pietra d'inciampo e ai Greci stoltezza; ma a quelli che sono chiamati, Giudei e Greci, Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio". In Galazia diceva: "Dio non voglia che io mi glori se non nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per la quale il mondo è stato crocifisso per me e io per il mondo".

(II.) La strenuità con cui l'aveva custodita. Pensi che non avesse difficoltà con cui far fronte? Non c'era per lui nessun labirinto a Providence, nessun labirinto che gli fosse impossibile tracciare e infilare? La Provvidenza, in molti dei suoi movimenti, era per lui, come per noi, un mistero impenetrabile; ma tuttavia 'mantenne la fede'. Pensate che egli non trovò difficoltà a comprendere le dispensazioni attraverso le quali Dio si era manifestato all'uomo; e che non gli è mai sorto nella mente la meraviglia di come mai migliaia di anni dovessero passare prima dell'incarnazione del Figlio di Dio e della redenzione della Croce? Doveva essere meno dell'uomo, o molto più dell'uomo, se avesse potuto sondare questa profondità; ma tuttavia 'mantenne la fede'.

(III.) Il suo successo nel custodire la fede. Come lo tenesse non ce lo dice qui; ma intravediamo, qua e là, il segreto del suo potere. Lo teneva in ginocchio, lo teneva quando pregava notte e giorno con le lacrime. E siate certi che non c'è fede, non c'è vera fede, non c'è fede che tenga fermo un uomo, che possa essere tenuta separata dalla comunione con Dio. Possiamo osservare un credo senza l'aiuto divino, possiamo mantenere un credo con la forza del pregiudizio, con la forza dell'ostinazione, con la forza dell'ignoranza, con la forza della consuetudine e della sanzione sociale, con la forza della politica. Osservare un credo è la cosa più facile del mondo, perché può giacere, inventato e morto, in qualche camera indisturbata del cervello. Ma oh! Mantenere una fede è tutt'altro che facile; Perché una fede sia una fede deve essere vivente, e se è vivente, deve incontrare l'insorgere di mille circostanze con le quali sarà messa alla prova. Sarà messa alla prova dall'influenza della nostra ostinata corruzione, sarà messa alla prova dalle tentazioni del mondo, dalle sue massime e dai suoi costumi, sarà messa alla prova da promesse di vantaggio se solo saremo infedeli alla nostra professione, sarà messa alla prova dai cambiamenti delle nostre circostanze, siano esse dalla povertà alla ricchezza. o dalla ricchezza alla povertà - sarà messa alla prova da quegli strani aspetti della provvidenza che a volte confondono le menti più forti, e fanno quasi scivolare i loro piedi - sarà messa alla prova dall'indifferenza o dalla tiepidezza di coloro che ci circondano. Beato l'uomo che porta la sua fede attraverso tutte queste cose. Egli è come una cassaforte antincendio, che custodisce illeso il suo tesoro, in mezzo alle fiamme che invano hanno imperversato intorno a sé. (E. Mellor, D.D.)

Martirio: - Morire per la verità non è morire per il proprio paese, ma per il mondo. (J. P. Richter.)

Mantenere la fede: Quando Bernard Palissy, l'inventore di un tipo di ceramica chiamata Palissy, era vecchio, fu mandato nella prigione francese conosciuta come la Bastiglia perché era protestante. Il re andò a trovarlo e gli disse che sarebbe stato liberato se avesse rinnegato la sua fede. Il re disse: "Mi dispiace vederti qui, ma il popolo mi costringerà a trattenerti qui, a meno che tu non ritratti ". Palissy aveva novant'anni, ma si vergognava di sentire un re parlare di essere costretto, così disse: "Sire, coloro che possono costringere voi non possono costringere me! Posso morire!" E rimase in prigione fino alla morte

San Paolo mantiene la fede: - Paolo mantenne la fede ad Antiochia, anche quando la folla infatuata tentò di soffocare la sua voce con il loro clamore, e lo interruppe, contraddicendo e bestemmiando. Mantenne la fede a Iconio, quando i Giudei invidiosi istigarono il popolo a lapidarlo. Mantenne la fede a Listra, quando la sorte di Stefano divenne quasi la sua, e fu trascinato, ferito e sanguinante, fuori dai bastioni della città, e lasciato lì a languire, e, per quanto gliene importasse, a morire. Conservò la fede contro il suo fratello Pietro, che aveva sbagliato, e gli resistette in faccia, perché era da biasimare. Mantenne la fede quando fu trattato in modo vergognoso a Filippi, e fece riecheggiare nella prigione le lodi del suo Dio. Mantenne la fede a Tessalonica, quando dei tipi lascivi del tipo più vile lo accusarono falsamente di sedizione. Mantenne la fede ad Atene, quando, ai saggi del mondo, predicò di Colui che essi ignorantemente adoravano come il Dio sconosciuto. Egli mantenne la fede a Corinto, quando fu costretto ad abbandonare quella città indurita e ostinata, e a scrollarsi di dosso la polvere dalla sua veste come testimonianza contro di essa. Egli mantenne la fede ad Efeso, quando additò i suoi ascoltatori non a Diana, ma a Gesù Cristo come loro unico Salvatore. Egli mantenne la fede a Gerusalemme, quando fu lapidato dalla folla inferocita e agitata, quando fu steso sulla graticola torturatrice e legato con ceppi di ferro. Mantenne la fede a Cesarea, davanti a Felice tremante e con la coscienza a pezzi, quando ragionava sulla giustizia, la temperanza e il giudizio avvenire. Mantenne la fede davanti ad Agrippa e, con la sua serietà, costrinse il re a dire: "Quasi mi persuadi a essere cristiano"; e anche nelle ultime ore della vita, quando l'ultima tempesta si stava addensando sul suo capo, mentre giaceva nella buia e lugubre cella romana, scrisse queste parole trionfanti: "Ora sono pronto per essere offerto, e il tempo della mia partenza è vicino. Ho combattuto una buona battaglia, ho finito la mia corsa, ho conservato la fede. D'ora in poi mi è riservata una corona di giustizia, che il Signore, il giusto Giudice, mi darà in quel giorno". (J. R. Macduff.)

Mantenere la fede: - L'apostolo mantenne la fede. Ma la fede non trattiene l'uomo? Lo fa; ma solo come la conserva. La batteria mantiene gli artiglieri solo quando si trovano rispetto ai cannoni. Il forte mantiene la guarnigione, ma solo mentre ne sorvegliano le mura. Non c'è mai stato un tempo in cui la fedeltà in guardia fosse più necessaria di adesso, quando i genieri si stanno avvicinando alla cittadella della fede, e c'è tradimento nel campo degli uomini del cielo in uniforme di Cristo, che sono stati così ingannati dal successo del crimine, e così accecati dal dilettarsi con mammona da dare espressione e organizzazione al sentimento spudorato che la prosperità di una comunità può essere costruita sul peccato. È compito di un vero soldato custodire la fede. La sentinella romana che fu riesumata a Pompei, impugnando la sua lancia, perì piuttosto che abbandonare il suo posto. Indossa l'immortalità della terra. Ma colui che custodisce la fede, quando sarà estratto dalle forze che lo travolgono mentre rimane fermo, erediterà l'immortalità di Dio e camminerà con piedi guerrieri per le strade d'oro, un re vivente su un regno elevato. (J. Lewis.)

Una corona di giustizia.-

La corona della giustizia:

(I.) Consideriamo il premio che l'apostolo aveva in mente, "una corona di giustizia". La regalità è il più alto grado di grandezza umana. Coloro che indossano corone terrene sono arrivati al vertice dell'onore terreno, e si trovano in quella posizione in cui si concentra tutta la gloria e la felicità mondana. Che idea vuole darci allora questa similitudine di quel mondo glorioso, dove ogni santo indossa una corona immutabile, incorruttibile e immortale? 1. Questa corona consiste di giustizia perfetta ed eterna. Le scintille di questa corona sono la perfetta santità e la conformità a Dio

(2.) Questa corona è stata acquistata dalla giustizia di Gesù Cristo. Ha un prezzo prezioso, e quindi ha un valore inestimabile

(3.) Veniamo in possesso di questa corona in una via di giustizia. Il fatto che sia stata acquistata per noi non pone un fondamento per la nostra pigrizia, il peccato e la sicurezza

(II.) Considera la persona da cui viene conferita questa corona e il suo carattere di giudice giusto. Questa persona illustre è ovunque rappresentata come il nostro Signore Gesù Cristo. Così, Atti. 17:31. Cristo è la persona designata, ed è in ogni modo adatto per l'opera grande e importante, essendo Dio oltre che uomo: è assolutamente incapace di commettere il minimo errore o errore. Ed Egli è un giudice giusto. Egli manifesterà la Sua giustizia nell'ultima frase che pronuncerà su ogni creatura

(III.) Considera quando questa corona sarà completamente posseduta e sarà pienamente donata. Qui si dice che fu dato "in quel giorno", cioè: il giorno dell'apparizione di Cristo per giudicare il mondo

(IV.) Considera le persone a cui questa corona sarà consegnata. "A tutti coloro che amano la sua apparizione". L'apostolo era uno di quel felice numero. Amano la Sua apparizione, perché allora ogni nemico sarà sconfitto. (S. Hayward.)

La corona celeste assicurò: - Questa certezza è

1.) Raggiungibile

(2.) Regolabile

(3.) Desiderabile. (T. Hall, B.D.)

La corona della giustizia:

(I.) La ricompensa. È descritta come una "corona di giustizia"; E, senza dubbio, una frase del genere trasmette l'idea di qualcosa di squisitamente puro, brillante e onorevole. La corona è la ricompensa di un conquistatore; la giustizia è il diadema della divinità stessa. Eppure non possiamo negare che sarebbe difficile seguire l'idea nei minimi dettagli, e mantenere intatto il suo interesse e la sua bellezza. C'è qualcosa di indefinito nella fraseologia, se vogliamo accertare da essa il carattere preciso della ricompensa. Quando, tuttavia, ci rivolgiamo all'Essere, dal quale sarà elargita la ricompensa, e lo troviamo descritto come "il Signore, il giusto Giudice", possiamo ottenere quella precisione di idea che non può essere procurata altrove. Perché non dovremmo mai dimenticare che, con i nostri pensieri e le nostre azioni, siamo esposti alla giusta indignazione di Dio. E da questo possiamo procedere ad un altro fatto. Vi chiediamo di osservare che un cambiamento sorprendente deve essere stato effettuato prima che un peccatore possa soffermarsi con qualcosa di piacevole sul titolo ora in esame. Insistiamo su di voi per la verità, che se la corona deve essere conferita dalle mani del Signore, il giusto Giudice, il destinatario deve essere stato oggetto di una grande rivoluzione morale; perché non solo deve essere assolto, ma deve essere effettivamente risarcito. La beatitudine di un angelo può essere grande, lo splendore di un angelo può essere glorioso; ma non è per gli angeli che Gesù è morto, non è per gli angeli che Gesù è risorto. Ci sarà per sempre questa ampia distinzione tra gli angeli e i santi. Gli angeli sono benedetti dall'unico diritto della creazione; i santi dal duplice diritto della creazione e della redenzione. Chi, allora, può mettere in dubbio che la parte posseduta dai santi sarà più brillante di quella posseduta dagli angeli?

(II.) Il momento in cui la corona sarà conferita Deve essere quel giorno in cui, con la nuvola per il suo carro, la tromba dell'arcangelo per la sua araldica e diecimila volte diecimila spiriti per il suo seguito, l'Uomo dei Dolori si avvicinerà alla terra e sveglierà i figli della prima risurrezione. E da ciò concludiamo che San Paolo non si aspettava la consumazione della sua felicità nell'istante stesso della sua dipartita dalla carne. Sapeva, infatti, che essere "assenti dal corpo" significa essere "presenti con il Signore"; Sapeva che nel giro di un attimo la prigione sotterranea sarebbe stata scambiata con il palazzo, il tumulto della terra con il profondo rapimento della pace che non finisce mai; ma sapeva anche che il tempo dell'incoronazione dei santi non precederà la seconda venuta del loro Signore. La corona, in verità, fu preparata, ma poi fu "deposta". Non si dovrebbe mai dimenticare che la risurrezione del corpo è indispensabile per la pienezza della felicità. Se non lo è, l'intero schema del cristianesimo è oscurato, perché il Redentore si è impegnato a redimere la materia, così come lo spirito

(III.) Le persone a cui sarà conferita la corona. Non c'è nulla di più naturale per l'uomo, ma nulla di più contrario alla religione dell'egoismo. Colui che ha ricchezze terrene, può desiderare di tenerle per sé; Colui che ha il celeste, deve desiderare ardentemente di impartirli agli altri. È un passaggio squisitamente bello, quello che san Paolo fa qui, dalla contemplazione della propria parte, alla menzione di ciò che è riservato a tutta la compagnia dei fedeli: "non solo a me, ma anche a tutti quelli che amano la sua apparizione". Non poteva guardare la propria corona e non brillare al pensiero che miriadi avrebbero dovuto condividere l'incoronazione. Voi desiderate accertarvi se siete di coloro che amano la Sua apparizione. Prendete queste semplici domande e proponetele al vostro cuore, e pregate Dio di darvi la forza di dare risposte fedeli. Odiate così tanto ciò che è carnale che sarebbe delizioso per voi essere liberati una volta per sempre dalle brame dei desideri terreni? Desiderate così tanto essere puri nel pensiero, nelle parole e nelle azioni, da sentire che la perfezione nella santità sarebbe per voi la perfezione della felicità? Ma, infine, se vogliamo vincere la "corona di giustizia" di cui parla San Paolo, dobbiamo usare i mezzi. (H. Melvill, B.D.)

La corona della giustizia: - La corona della giustizia è una corona di cui la giustizia è il materiale. Questa corona è dello stesso tessuto e consistenza di quella che dovrebbe decorare; È una corona la cui bellezza è la bellezza morale, la bellezza non dell'oro o delle pietre preziose, ma di quelle cose più preziose, anzi, inestimabili che l'oro e le gemme possono solo suggerirci, la bellezza della giustizia, della veridicità, della purezza, della carità, dell'umiltà, portata a un punto di raffinatezza e di alta eccellenza, di cui qui e ora non abbiamo esperienza. Una volta sola una corona come questa fu indossata sulla terra, e quando fu indossata agli occhi degli uomini era una corona di spine. Può sembrare difficile in questa affermazione il fatto che altrove si dica che la felicità consiste nelle visioni beatifiche, vale a dire nella visione completa e ininterrotta di Dio, che i beati lodano e adorano per tutta l'eternità. "Sappiamo che saremo simili a Lui, perché lo vedremo come Egli è". Ma cos'è che rende questa visione di Dio la fonte della felicità promessa? Che cosa c'è in Dio che servirà principalmente alla gioia attesa? È il Suo potere sconfinato? È la Sua imperscrutabile saggezza? Grideranno per sempre: "Onnipotente, Onnipotente, Onnipotente" o "Onnisciente, Onnisciente, Onnisciente"? Non diranno, non diranno, senza fatica, senza desiderio di cambiamento: "Santo, santo, santo"? E perché? Perché essenzialmente Dio è un essere morale, ed è attraverso i Suoi attributi morali che Egli corrisponde perfettamente e soddisfa i desideri più profondi della nostra natura umana. La "corona di giustizia" significa una parte, quale è possibile per una creatura avere nella natura essenziale di Dio, nella Sua giustizia, nella Sua purezza e nel Suo amore; poiché mentre possiamo concepirlo se lo avesse voluto, come se non avesse mai creato i cieli e la terra, non possiamo, non osiamo pensare a Lui, in nessuna relazione con gli altri esseri come a qualcosa di diverso dal giusto, vero, amorevole, misericordioso, in altre parole, come a qualcosa di diverso dal santo. Egli è, infatti, Lui stesso, la "corona di giustizia", la corona con cui ricompensa i beati, e non c'è opposizione tra l'idea di una tale corona e la visione beatifica. Sono solo due resoconti diversi di ciò che è essenzialmente lo stesso. "La corona della giustizia!" Credo che la maggior parte degli uomini stia cercando una corona o un'altra, se non sempre, almeno in un certo momento della loro vita; anche se non con molta fiducia, almeno con quelle speranze modificate che lo considerano possibile raggiungibile. La natura umana si considera quasi abitualmente come l'erede apparente di alcune circostanze che sono un miglioramento rispetto al presente. Un'aspettativa di questo tipo è la condizione stessa dello sforzo in qualsiasi direzione, e nessuna quantità o grado di illusione provata sembrerebbe estinguerla in modo permanente. Ma le corone che tanti di noi sperano possano essere deposte per noi da qualche parte, e da qualcuno... che cosa sono? C'è la corona di un buon reddito in una grande comunità mercantile come la nostra. Questa è la distinzione suprema per la quale molti uomini lavorano senza pensare a nulla di più. E strettamente alleata a questa c'è un'altra corona: la corona di una buona posizione sociale. "Ho fatto grandi sforzi, temperati dalla dovuta discrezione; Ho finito il corso che sembrava darmi un piacere illimitato, ma che in realtà ha significato una stanchezza incessante. Ho osservato quelle leggi della correttezza sociale, che non devono mai essere ignorate impunemente; e così d'ora in poi mi attende una posizione sicura, in cui posso davvero essere oltraggiato, ma da cui non posso essere sloggiato, una posizione che la società non può che assegnare, prima o poi, a coloro che lottano per l'ascesa in obbedienza alle sue regole. E, poi, c'è la corona del potere politico. "Ho combattuto contro i nemici del mio partito o del mio paese; Ho terminato un percorso di attività politica che mi ha portato avanti fino alla fine. Mi sono attenuto ai miei principi, o ho dimostrato di avere motivo di modificarli o di abbandonarli; D'ora in poi mi è riservata una corona di influenza politica che è quasi per la natura del caso indipendente dall'ufficio, e che un grande paese non rifiuterà mai a coloro che lo hanno servito a lungo e lo hanno servito bene". E ancora una volta c'è il coronamento di una reputazione letteraria. "Ho passato un periodo difficile; Ho finito quello che gli ho proposto; Sono stato fedele alle esigenze di un suddito grande ed esigente; d'ora in poi mi è riservato il raro piacere di una reputazione che la ricchezza e la posizione non possono comandare, e che l'invidia non può togliermi; d'ora in poi avrò un posto nella grande comunione dei dotti, quelle menti elette in cui il genio si sposa con l'industria, e le cui opere sono tra i tesori del genere umano". Ecco le corone, o alcune di esse, per le quali gli uomini faticano e con le quali non di rado sono ricompensati. Ma durano?... Man mano che ci avviciniamo alla morte, le esagerazioni dell'amor proprio cessano di affermarsi; vediamo le cose più chiaramente come sono realmente; distinguiamo ciò che dura da ciò che passa; Comprendiamo l'immensa distinzione tra tutte le corone corruttibili e la "corona di giustizia". Quella corona non passa. È messo da parte, è messo da parte per chi lo indossa dal Misericordiosissimo Redentore, che è anche l'Eterno Giudice, e che guarda con un indicibile e tenero interesse ogni conquistatore mentre si avvicina sempre di più alla fine del suo corso terreno, e quando, in nome della grande redenzione, osa reclamarla. (Canone Liddon.)

Una corona di giustizia: - Se avessi tre cose da desiderare, desidererei la triplice corona di Paolo

(1.) La corona della grazia, una grande misura di grazia per rendere a Cristo un grande servizio

(2.) La sua corona di gioia, una grande misura di gioia per portare a termine quel servizio

(3.) La corona di gloria di cui era qui assicurato. In queste parole abbiamo prima la particella conclusiva, d'ora in poi, infine, per quanto riguarda ciò che rimane

(1.) Una corona non viene data finché non si ottiene la vittoria (CAPITOLO 2:5)

(2.) Nota la perpetuità della gloria, la corona incorruttibile, che non appassisce mai 2Pietro 1:4; 1Corinzi 9:24

(3.) Ne nota la perfezione, come la corona circonda la testa da ogni lato; Quindi non c'è nulla che manchi in questa corona della vita. Così i santi nella gloria saranno coronati di bontà quando tutte le facoltà dell'anima e le membra del corpo saranno perfette e piene di gloria

(4.) Rappresenta per noi la dignità dei santi e la gloria della loro ricompensa. Essi sono tutti re e saranno incoronati. Il giorno del giudizio è il giorno della loro incoronazione. Di giustizia

1.) Perché è acquistato per noi dalla giustizia di Cristo. Con la Sua perfetta giustizia e obbedienza Egli ha meritato questo per noi

(2.) Per quanto riguarda la Sua promessa, la Sua fedeltà lo obbliga a mantenerla. Dio ha promesso una corona di vita a coloro che Lo servono sinceramente Giacomo 1:12; 1Giovanni 2:25; Apocalisse 2:10; 3:21

(3.) Può essere chiamata una corona di giustizia, perché è data solo agli uomini giusti, e quindi mostra chi sarà incoronato, e qual è la via per raggiungerlo; ma non per quali meriti o per quale merito dei nostri è data. (T. Hall, B.D.)

La corona della giustizia: non è il diadema di nobile, principe o re, ma la corona della vittoria per coloro che hanno conteso (Vedi Matteo 11:12. Questa corona non potrà mai adattarsi alle sopracciglia dell'indolente, dell'amante dell'agio, dell'uomo di mondo autoindulgente che acconsente alle dottrine cristiane e ai costumi cristiani, sia di culto che di vita sociale, perché rifugge la fatica della ricerca e della scelta. Lottare, lottare, combattere è la prima condizione per conquistare, così come solo il conquistatore può conquistare la corona. Chi, in quel giorno, considererà la lotta troppo dura quando avrà ricevuto la corona? Poi, di nuovo, è la corona della giustizia; e la giustizia è il quadrato e la perfezione di ogni carattere morale e virtù, modellata e modellata dallo Spirito di Cristo sull'esempio di Cristo. Pertanto, solo quello stadio del carattere in cui il sentimento, il desiderio, la scelta e il movente sono genuini e puri, può essere espresso da questa parola. Questo tessuto di giustizia così insito nell'uomo stesso riceverà la sua pietra suprema da Cristo. Nessuna via secondaria, nessuna scorciatoia conduce al cielo, solo la stretta via della giustizia. (D. Trinder, M.A.)

Una corona senza preoccupazioni: - La vita regale che Paolo ha anticipato in cielo non sarà solo una vita di dignità, potenza e grandezza, ma sarà tutto questo, senza nessuno degli sgradevoli concomitanti che la regalità terrena deve sperimentare. In questo mondo grandezza e cura sono gemelle. Le corone si rivelano più comunemente maledizioni che benedizioni per coloro che le indossano. Isacco, figlio di Comneno, uno dei più virtuosi sovrani orientali, fu incoronato a Costantinopoli nel 1057. Basilio, il patriarca, gli portò la corona sormontata da una croce di diamanti. Afferrando la croce, l'imperatore disse: "Io, che ho conosciuto le croci fin dalla culla, ti do il benvenuto; tu sei la mia spada e il mio scudo, perché finora ho vinto con la sofferenza". Poi, prendendo in mano la corona, aggiunse: "Questo non è che un bel fardello, che carica più di quanto adorna". La corona del cristiano trionfante è una corona di giustizia, che non opprimerà la testa, non affliggerà il cuore, né metterà in pericolo la vita di coloro che la ricevono. (J. Underhill.)

Corone storiche: - Napoleone si fece fare una magnifica corona nel 1804. Fu questa corona che egli mise con orgoglio sul suo capo con le sue stesse mani nella cattedrale di Notre Dame. Si tratta di un cerchio ingioiellato, da cui scaturiscono diversi archi sormontati dal globo e dalla croce, e dove gli archi si uniscono al cerchio ci sono alternativamente fiori e aquile d'oro in miniatura. Dopo la sua caduta, rimase nel Tesoro francese fino a quando non fu assunta da un altro Bonaparte, quando Napoleone

(III.) si proclamò imperatore nel 1852. Ora è nelle insegne della Francia, che sono state appena riportate a Parigi dal porto marittimo occidentale dove sono state inviate per la sicurezza durante l'invasione prussiana, proprio come le insegne scozzesi sono state inviate a Dunnottar. A giudicare da alcune fotografie tedesche dell'imperatore Guglielmo, la corona del nuovo impero tedesco è di una forma molto particolare, apparentemente copiata dal vecchio diadema carlovingio. Non è un cerchio, ma un poligono, essendo formato da lastre d'oro piatte ingioiellate unite dai bordi, e con sopra di esse due archi che sostengono il solito globo e la croce. Delle corone moderne dell'Europa continentale, forse la più notevole è la ben nota triplice corona o tiara papale, o forse dovremmo dire diademi, perché ce ne sono quattro. La tiara è raramente indossata dal Papa; Viene portata davanti a lui in processione, ma, tranne in rare occasioni, indossa una mitra come un normale vescovo. Delle tiare esistenti, la più bella è quella che fu donata da Napoleone

(I.) a Pio

(VII.) nel 1805. Si dice che valga più di 9.000 sterline. I suoi tre cerchietti sono quasi incrostati di zaffiri, smeraldi, rubini, perle e diamanti; e si dice che il grande smeraldo al suo apice sia il più bello del mondo

Una corona perduta: - Una dama in sogno vagava per il cielo, contemplando le sue glorie, e alla fine giunse nella sala della corona. Tra le corone ne vide una straordinariamente bella. "Per chi è questo?" "Era destinato a te", disse l'angelo, "ma tu non hai lavorato per questo, e ora un altro lo indosserà".

Cercando di ottenere una corona: - Un ufficiale francese, che era prigioniero durante la sua libertà vigilata a Reading, incontrò una Bibbia. Lo lesse e ne rimase così impressionato dal contenuto che si convinse della follia dei principi scettici e della verità del cristianesimo, e decise di diventare protestante. Quando i suoi compagni gay lo rimproveravano per aver preso una piega così seria, egli disse, nella sua rivendicazione: "Non ho fatto più del mio vecchio compagno di scuola, Bernadotte, che è diventato luterano". «Sì, ma lo è diventato», dicevano i suoi compagni, «per ottenere una corona». "Il mio motivo", disse l'ufficiale cristiano, "è lo stesso; Differiamo solo per quanto riguarda il luogo. L'obiettivo di Bernadotte è quello di ottenere una corona in Svezia; il mio è di ottenere una corona in cielo".

In un'occasione, predicando dal testo di San Paolo: "Ho combattuto un buon combattimento, ho finito la mia corsa", si fermò improvvisamente e, alzando gli occhi al cielo, gridò a gran voce: "Paolo! Ci sono altre corone lì?" Si fermò di nuovo. Poi, gettando gli occhi sulla congregazione, continuò: "Sì, fratelli miei, ci sono ancora corone. Non sono ancora stati tutti accolti. Sia benedetto Dio! Ce n'è uno per me e uno per tutti voi che amate l'apparizione del Signore Gesù Cristo". (Vita di Padre Taylor.)

C'è una tale congruità tra la giustizia e la corona della vita, che non può essere posta su nessun'altra testa se non su quella di un uomo giusto, e se potesse, tutti i suoi fiori di amaranto si avvizzirebbero e cadrebbero quando toccassero una fronte impura. (A. Maclaren, D.D.)

Predicare per una corona: - L'Apocalisse H. Davies, a volte chiamato "l'apostolo gallese", stava camminando un sabato mattina presto verso un luogo dove doveva predicare. Fu raggiunto da un ecclesiastico a cavallo, che si lamentava del fatto che non riusciva a superare la mezza ghinea per un discorso. «Oh, signore», disse il signor Davies, «io predico per una corona!» "E tu?" rispose lo straniero, "allora sei una vergogna per la stoffa." A questa scortese osservazione rispose con questa mite: «Forse sarò tenuto in disgrazia ancora maggiore, secondo voi, quando vi informerò che ora sto andando a predicare per nove miglia, e non ho che sette pence in tasca per sostenere le mie spese; ma attendo con ansia quella corona di gloria che il mio Signore e Salvatore mi conferirà liberamente quando farà la Sua apparizione davanti a un mondo riunito". Me lo darò in quel giorno.-

San Paolo testimone dell'immortalità: - Come l'esempio è migliore del precetto, così l'uomo vale più della sua dottrina, quando la vive. E quando studiamo l'apostolo come ci appare nella sua ultima lettera scritta, ci troviamo di fronte all'esemplificazione nella realtà vivente di una dottrina sublime, che si dimostra più forte dell'avversità, animando e sostenendo una grande anima in mezzo a circostanze che minacciano di affliggere e persino di schiacciare le sue speranze. Le catene gli pendevano intorno alle mani e ai piedi. La morte lo minacciava ad ogni passo che si avvicinava. Solo il respiro di un tiranno si frapponeva tra lui e la spada del boia. In un momento del genere è probabile che un uomo sia fedele a se stesso. I falsi calcoli vengono corretti, le auto-lusinghe cessano; Allora, se mai, affronta la sua vera posizione

(I.) San Paolo lascia in eredità l'esempio di una carriera finita. La fatica e la sofferenza, le minacce e le persecuzioni non sono riuscite a strappargli il premio che, più di ogni altro, vale la pena di conservare: la fede in Dio rivelata in Cristo

(II.) Che cosa aveva nel presente? Una certa convinzione che un tesoro fosse, nel momento stesso in cui scriveva, messo al sicuro per il suo futuro beneficio. Anche se la spada romana strapperà presto la testa stanca dell'apostolo dal suo corpo indebolito e stanco, la corona sopravvivrà, e anche colui che la indosserà. La morte non estinguerà il suo essere, né lo porterà via nel grande flusso delle esistenze che sono passate. I seguaci di Auguste Comte, il cosiddetto positivista, professano di sperare in un'immortalità nella massa degli esseri umani che seguono la nostra scia, come se il fatto che gli altri siano in vita fosse una compensazione per la nostra morte, o come se potessimo vivere di nuovo in coloro che portano avanti la corsa e traggono profitto dal nostro esempio. Non così il grande apostolo. C'è un deposito per me, per quell'essere che ha lottato, che ha combattuto, che ha conservato la fede, la corona della giustizia, proprio come io sono tenuto a portarla

(III.) Con quanta grandiosità la prospettiva del futuro si presenta all'occhio acuto del guerriero fedele! La speranza di questa corona non è un privilegio di pochi, né tanto meno un privilegio per se stesso. Non solo sa che è tenuto al sicuro per lui, ma racconta il giorno e il modo in cui è stato concesso. Il giorno del lavoro lascia il posto a quello del riposo, la lotta è seguita dalla pace, la sofferenza è dimenticata nel vigore imperituro della mente e del corpo. Questa certezza della futura ricompensa per mano di Cristo, il Giusto Giudice, si fonde con ciò che è accaduto prima, e aggiunge a questa eredità tutto ciò che mancava alla sua completezza. I benefici dell'esperienza passata, la certezza della convinzione presente e la sicura speranza di un giusto premio nel grande giorno della resa dei conti, da Colui che vive e ha fatto sentire la Sua vita nei santi sforzi e negli sforzi fedeli dei Suoi servitori redenti sulla terra; Questi formano una triplice corda che non può essere facilmente spezzata. (D. Trinder, M.A.)

Una speranza certa:

(I.) Una speranza sicura è una cosa vera e scritturale. Non può essere sbagliato sentirsi fiduciosi in una questione in cui Dio parla incondizionatamente, credere decisamente quando Dio promette decisamente, avere una sicura persuasione del perdono e della pace quando ci riposiamo sulla parola e sul giuramento di Lui che non cambia mai. È un errore totale supporre che il credente che si sente sicuro si riposi su tutto ciò che vede in se stesso

(II.) Un credente potrebbe non arrivare mai a questa sicura speranza, che Paolo esprime, e tuttavia essere salvato. "Si può scrivere una lettera", dice un vecchio scrittore, "che non è sigillata; così la grazia può essere scritta nel cuore, ma lo Spirito non può porre il sigillo della certezza su di essa". Un bambino può nascere erede di una grande fortuna, e tuttavia non essere mai consapevole delle sue ricchezze; può vivere da bambino, morire da bambino e non conoscere mai la grandezza dei suoi possedimenti

(III.) Perché una speranza sicura è estremamente desiderabile

(1.) A causa dell'attuale conforto e pace che offre

(2.) Perché tende a fare di un cristiano un cristiano attivo e funzionante

(3.) Perché tende a fare di un cristiano un cristiano deciso

(4.) Perché tende a rendere i cristiani più santi

(IV.) Alcune probabili cause per cui una speranza sicura è così raramente raggiunta

(1.) Una visione difettosa della dottrina della giustificazione

(2.) Pigrizia riguardo alla crescita nella grazia

(3.) Un cammino di vita incoerente. (Bp. Ryle.) Anche tutti coloro che amano la sua apparizione:

(I.) Chi sono coloro che amano l'apparizione del Signore: Potrei rispondere a una domanda del genere molto brevemente dicendo: coloro che sono preparati per essa. "Ma chi è", potreste chiedere, "il servitore preparato?" Rispondo: colui che ha ricevuto quel Signore come suo Redentore, che, si aspetta, sarà il suo Giudice

(II.) Perché lo amano. Se tu avessi ricevuto una moltitudine di obblighi da un amico invisibile, sicuramente desidereresti di posare gli occhi su di lui. Se sentiste che lo incontrerete presto, ne sareste molto contenti; esclamavi: "Oh, arriva il giorno!" E qui allora c'è una ragione per cui il peccatore salvato ama pensare all'apparizione del suo Salvatore. La sola vista del suo Redentore sarà un rapimento per la sua anima. Ma guardate le parole immediatamente prima del nostro testo, e lì vedrete un'ulteriore ragione del fatto che stiamo considerando. Ci è stato detto di un premio che il credente deve cercare nel giorno della venuta del suo Signore. Sarà un giorno in cui l'attuale malvagio corso delle cose sarà per sempre finito. Ancora una volta, il popolo del Signore ama il giorno della Sua apparizione, perché allora Egli sarà Tutto in Tutti. (A. Roberts, M.A.)

L'amore per l'apparizione di Cristo, il carattere di un cristiano sincero:

(I.) Aprirò il carattere di un cristiano sincero

(1.) Ci deve essere una ferma persuasione, o assenso di mente, su giusti motivi, alla verità di questa proposizione, che Cristo apparirà; poiché è un amore saggio e ragionevole, non una cosa avventata e inspiegabile. Non amano, non sanno cosa, o senza una ragione sufficiente. "Aspettano queste cose secondo la sua promessa" 2Pietro 3:13

(2.) Ne importa un sincero desiderio. Questo è essenziale per l'amore di qualsiasi cosa. L'amore opera sempre attraverso il desiderio verso un bene assente, e così è costantemente rappresentato. Alla ricerca della beata speranza e dell'aspetto glorioso. E a quelli che lo aspettano apparirà per la seconda volta. La parola significa desiderio sincero, guardare con grande aspettativa. La Chiesa è rappresentata mentre fa questo ritorno a Cristo: "Ecco, io vengo presto, così viene il Signore Gesù" Apocalisse 22:20. Spesso ci pensano a lungo, e sono pronti a dire, nel calore del loro desiderio, e sotto il senso dei fardelli presenti: Oh, quando verrà! perché i Suoi carri sono così lunghi ad arrivare? Ma allora non si tratta di un desiderio temerario e impaziente, o di una passione impetuosa e sregolata. Sebbene lo desiderino ardentemente, sono contenti di rimanere nella stagione giusta e di aspettare con pazienza nonostante il ritardo più lungo e il più grande esercizio nel frattempo

(3.) C'è piacere e soddisfazione nell'attesa e nella speranza di esso. Questa è anche la natura dell'amore. È desiderio verso un oggetto assente, ma piacere in esso quando è presente. Oltre a ciò c'è un piacere nel desiderio. Ora, sebbene l'apparizione di Cristo sia una cosa futura, tuttavia i suoi pensieri e le sue speranze sono cose presenti

(4.) È potente e influente. L'attesa della Sua apparizione non solo darà un piacere, ma formerà la mente adatta ad esso, e dirigerà la condotta della vita. Ad esempio, si impegnerà a una diligenza responsabile, ecciterà alla fedeltà e promuoverà una costante prontezza e preparazione per essa

(II.) Considererò le ragioni di ciò, e mostrerò perché i cristiani sinceri hanno un tale amore per la Sua apparizione

(1.) Rispetto a Cristo, che deve apparire. Questo sarà evidente se consideri la Sua persona o il Suo aspetto stesso. Egli è il grande oggetto del loro amore ora. Coloro che non hanno visto, essi amano, dalle rappresentazioni di Lui nel Vangelo e dai benefici che ricevono da Lui. E come possono non amare il Suo aspetto che tanto amano? E il Suo aspetto Gli sarà molto onorevole; poiché Egli apparirà in stato di giudice e con la maestà di re. Allora apparirà come è realmente, e non sotto mentite spoglie, o in svantaggio. E quanto è ragionevole l'amore per la Sua apparizione in questa visione, come ogni modo per Lui più onorevole, e la più grande manifestazione della Sua gloria davanti al mondo? 2. Per quanto riguarda se stessi. Sarà in ogni modo a loro vantaggio. Nostro Signore dice: "Sarai ricompensato alla risurrezione dei giusti: quando Egli apparirà, saranno come Lui e riceveranno la corona della vita".

(III.) Il privilegio e la benedizione annessi a questo personaggio, e che gli appartengono; il giusto Giudice darà loro una corona di giustizia. Conclusione

(1.) Contempliamo spesso l'apparizione di Cristo. Questo è l'argomento di pensiero più nobile e di maggiore preoccupazione per noi. La considerazione di questo è appropriata per elevare il nostro amore a Lui e riconciliare le nostre menti con le Sue dispensazioni verso di noi

(2.) La grande differenza tra i cristiani sinceri e gli altri uomini. Amano pensare alla Sua apparizione, ma gli altri la temono; lo desiderano e lo desiderano, ma gli altri ne hanno paura, e desiderano che Egli non venga mai, o dicano con disprezzo: Dov'è la promessa della Sua venuta? 3. Riusciamo a distinguere questo personaggio? Siamo amanti della Sua apparizione? È il potente motivo del giusto dovere, e di ogni adeguato riguardo per Lui? 4. Quanto è grande la misericordia divina nell'elargire una tale benedizione ai cristiani sinceri. (W. Harris, D.D.)

Amare il Secondo Avvento: - Vedi dove San Paolo pone un "amore" per il Secondo Avvento. Scriveva come "Paolo, il vecchio", con la sua propria "corona di giustizia" ora pienamente in vista. Ma chi lo condividerà? Il resto del collegio degli apostoli? Coloro che avevano "combattuto" il suo "buon combattimento", eseguito il suo "corso" - e "mantenuto" la sua "fede" fino alla fine? Egli estende il legame della fratellanza molto più in alto. Egli rende la condizione del conseguimento molto semplice; ma perfettamente definito. Tutto ciò che è richiesto per ottenere la "corona" è "amare" teneramente Colui che la porta. Ci sono quattro atteggiamenti mentali in cui possiamo stare riguardo all'"apparizione" di Cristo. Di gran lunga il peggio è "l'indifferenza"; e quell'indifferenza può essere o l'ottusità dell'ignoranza, o l'apatia della morte dei sentimenti morali. Il prossimo stato è la "paura". C'è sempre qualcosa di molto buono quando c'è "paura". Ci vuole fede per "temere". Ma al di sopra della "paura" c'è la "speranza". "Speranza" è attesa con desiderio; Abbastanza conoscenza per essere in grado di anticipare e abbastanza grazia per poterlo desiderare. E qui la scala è generalmente tagliata; ma Dio lo porta un gradino più in alto: "l'amore". L'"amore" è tanto al di sopra della "speranza" quanto la "speranza" è al di sopra della "paura" - perché la "speranza" può essere egoistica, l'"amore" non può esserlo; La "speranza" può essere per ciò che una persona dà, l'"amore" deve essere per la persona stessa. Perciò un uomo potrebbe ingannare se stesso, pensando che tutto fosse a posto nella sua anima, perché "sperava" nel Secondo Avvento; ma poteva, dopo tutto, essere messo in scena; e il resto; e la ricompensa. Ma per l'individuo che lo "ama", ci deve essere qualcosa di infinitamente caro in esso; e quell'unica cosa cara è il Signore Gesù Cristo. Tutta Roma "sperava" nel ritorno e nel trionfo di Cesare, ma il figlio stesso di Cesare lo "amava" Ricordate che nessun motivo riguardante qualcosa soddisfa mai Dio, finché non è il riflesso del Suo stesso motivo; e il motivo di Dio è sempre "l'amore". Cristo verrà "amorevolmente", quindi deve essere incontrato "amorevolmente". Ma l'"amore per la manifestazione di Cristo" non è, evidentemente, un'idea semplice; ma uno composto da molte parti. Ne separerei quattro, che almeno quattro vanno a fare. Il momento della manifestazione - la parola originale è l'epifania - "epifania", sapete, è lo stesso di "manifestazione", il momento della manifestazione di Cristo sarà il momento della manifestazione di tutti i Suoi seguaci. Allora, forse, per la prima volta nella loro forza e bellezza unite, dichiarate, esibite, rivendicate e ammirate, alla presenza dell'universo. E, oh! che soggetto di "amore" c'è. Alcuni li vedremo sceglierci e individualizzarci, man mano che vengono, con gli sguardi ben ricordati dei loro sorrisi amorevoli. Ma tutti solari nella loro sacra dolcezza e nella loro gioiosa avvenenza. Non abbiate mai paura di "amare" troppo i santi. Alcuni parlano come se "amare" Cristo fosse una cosa, ma "amare" i santi fosse un'altra cosa; e quasi li mettono in rivalità! Ma i santi sono Cristo. Essi sono il Suo corpo mistico, senza il quale Cristo stesso non è perfetto. Un'altra parte dell'"apparire" - molto piacevole e molto amabile per ogni cristiano - sarà l'esibizione che sarà allora fatta del regno e della gloria di Gesù. Se sei un figlio di Dio, ogni giorno è un pensiero molto felice per te che Cristo ottenga un po' di onore. Pensate solo a cosa sarà guardare tutto intorno fin dove l'occhio può estendersi, e tutto è Suo! "Sul suo capo ci sono molte corone!" Il suo scettro è supremo su un mondo volenteroso! Ogni creatura ai Suoi piedi! Il suo, tutto perfetto! Il suo nome risuonava su ogni labbro! Il suo amore è perfetto in ogni anima! Ma c'è un'altra cosa per la quale stai sempre ansimando: ne sei molto geloso con una gelosia eccessiva. Avete l'abitudine di seguirne il flusso e il riflusso ogni notte, con il più intenso interesse. Intendo dire, l'immagine di Cristo sulla vostra anima. "Perché non sono più simile a Lui? La Sua somiglianza aumenta in me in qualche modo? Quando sarò completamente conformato, senza una volontà separata, senza una macchia oscura sul piccolo specchio di questo mio povero cuore, per impedirgli di vedervi la Sua mente perfetta?" Ma ora stai davanti a Lui, nelle Sue perfezioni non velate, e sei come Lui, perché "Lo vedi così com'è!" E se "la sua apparizione" deve apparire in te, non è forse questo un motivo per amarlo? Perciò tutta la Sua Chiesa Lo ama, perché allora saranno come quel "mare di vetro" davanti al trono, in cui Dio può guardare e vedere di nuovo Se stesso nella loro chiara verità, e nella loro santa quiete, e nel loro immacolato splendore! Ma perché parlare delle ombre quando si avrà la sostanza? Lo guarderemo e non ci sarà mai un sentimento che abbia mai pulsato in un petto che non sarà soddisfatto! Non ci sarà un desiderio, che abbia mai suonato davanti agli occhi, che non sarà superato! Un altro segno del credente è che ama la persona di Cristo. Gli altri possono amare la Sua opera, Egli Lo ama, per il Suo bene, perché Egli è ciò che è. Lo ama per stare con lui, per vederlo, per conoscerlo, per conversare con lui. Questo gli riempie il cuore. Tutto ciò è "amore", ed è soddisfatto. Ma tutto l'altro "amore" che sia mai stato "amato" non sarà come nessun "amore" per l'"amore" che allora riempirà l'anima? (J. Vaughan, M.A.)

Un re si rallegra della sua corona, non solo perché è ricca di gemme e simbolo di potere, ma perché è l'unico uomo nel regno che ne ha una o a cui è permesso di indossarne una. Supponiamo che qualche pari del regno o qualche ricco cittadino comune si facesse fare una corona reale e la indossasse in pubblico, che cosa farebbe il re? Sarebbe stato contento che ci fosse qualcun altro che possedeva ed era degno di quel simbolo di regalità? Direbbe: "Vorrei che tutto il mio popolo fosse re?" No, davvero! Quel presuntuoso suddito che si auto-incoronava sarebbe stato picchiato in un manicomio come un pazzo o in prigione come un traditore. Questo è lo spirito cristiano in contrasto con quello dell'egoismo. Tale è la gioia del cielo in contrasto con quella della terra. Vediamo quanto è più puro e nobile. Lo spirito cristiano, così splendidamente illustrato dal grande apostolo, quando non poteva pensare ai propri senza pensare anche all'incoronazione dei suoi fratelli, è lo spirito che riempirà il cielo della gioia che scaturisce dall'amore. Se ne avessimo di più qui e ora

9 2TIMOTEO CAPITOLO 4

2Timoteo 4:9-11

Vieni presto da me.-

Compagnia:

(I.) Le compagnie umane sono molto necessarie. L'orecchio ha sete della voce di un amico; Il cuore ha fame dell'amore di un amico

(II.) Le compagnie umane stanno cambiando molto. I cambiamenti sono causati dalla distanza, dalla morte, dalla depravazione

(III.) Le compagnie umane sono spesso grandi benedizioni. Luca era con Paolo. Marco doveva essere portato da lui. Timoteo veniva da lui

(IV.) Le compagnie umane a volte si rivelano grandi afflizioni. Demas, Alessandro. Gli uomini soffrono di più quando sono "feriti nella casa dei loro amici".

(V.) Le compagnie umane a volte ci vengono meno. Gli amici a volte sono spaventati dalla povertà, dal fallimento, dalla vergogna. Inoltre, la compagnia può fare poco nel nostro intenso dolore fisico, nell'angoscia mentale, nel conflitto spirituale, nell'agonia della morte. (U. R. Thomas.)

La società degli uomini buoni desiderabile:

1.) La presenza personale è da preferire alla scrittura

(2.) La compagnia e l'aiuto degli uomini buoni è molto desiderabile. C'è molto conforto e bene da guadagnare in questo modo

(3.) I cristiani più forti a volte possono essere aiutati dai più deboli. Un Paolo può avere bisogno di un Timoteo

(4.) Un ministro in occasioni importanti e giuste può legittimamente assentarsi dal suo gregge per un certo tempo

(5.) Possiamo amare un amico più di un altro. Timoteo era il figlio prediletto di Paolo nella fede 1Timoteo 1:2. (T. Hall, B.D.)

Testimoni di nozze, lezioni dalla loro vita:

(I.) Gli uomini migliori, in presenza della morte, non disprezzano la simpatia umana. Anche Cristo portò con sé tre discepoli al Getsemani

(II.) Gli uomini migliori sono talvolta esposti a grandi prove sociali. Tutti noi perdiamo costantemente amici, per una causa o per l'altra

(III.) Gli uomini migliori sono soggetti a bisogni comuni. Gli uomini, se devono essere vestiti, devono procurarsi i propri abiti; se vogliono essere istruiti e informati, devono usare le proprie facoltà

(IV.) Gli uomini migliori sono talvolta turbati dai loro inferiori. "Alessandro il ramaio." Non ci vuole grandezza per fare del male. I personaggi più spregevoli sono sempre quelli di maggior successo in questo lavoro. Lezioni

1.) Dai valore ai veri amici

(2.) Anticipare le diserzioni sociali

(3.) Non cercate interposizioni miracolose per soddisfare i vostri bisogni. Non sorprenderti dolorosamente se hai dei nemici. (Omileta.)

Amici nell'avversità: Oggi il colonnello C. è venuto a pranzo con noi, e nel bel mezzo del nostro pasto siamo stati intrattenuti con uno spettacolo molto piacevole. Era uno squalo, della lunghezza di un uomo, che seguiva la nostra nave, accompagnato da cinque pesci più piccoli, chiamati pesci pilota, molto simili al nostro sgombro, ma più grandi. Questi, mi dicono, fanno sempre compagnia allo squalo e, ciò che è più sorprendente, sebbene lo squalo sia una creatura così famelica, tuttavia, non sia mai così affamato, non toccherà uno di loro. Né gli sono meno fedeli; perché, come mi è stato detto, se lo squalo è all'amo, molto spesso queste piccole creature si attaccano alle sue pinne, e spesso vengono prese con lui. Va' dal pesce pilota, tu che abbandoni un amico nell'avversità, considera le sue vie e vergognati. (G. Whitefield.)

Il desiderio dell'uomo per la società: L'uomo è un essere sociale. Gli viene fatto provare compassione per e con i suoi simili. La socialità è per lui una gioia, una forza, una luce. Egli è rivelato, intrattenuto, rinnovato, attraverso la comunione. Quando c'è comunanza di vedute, simpatia di sentimenti, ciò provoca un meraviglioso sviluppo della sua natura, e le conferisce un potere meraviglioso. È una lampada, un banchetto, un contrafforte del suo essere. È tutto ciò per cui egli può essere servito o aiutato a ministrare. Dio è sociale: "Il Dio degli spiriti di ogni carne". Cristo è sociale: "Il Capo del corpo, la Chiesa". Il cristianesimo è sociale: "La comunione del vangelo". L'uomo è socievole: "Vieni presto a Me". (A. J. Morris.)

Isolamento indesiderabile: "Un uomo non è uomo". È vero, ci sono alcune anime fredde e misantrope che evitano i loro simili, come certe piante che si restringono e si raggrinziscono al tatto, e che provano persino un terribile orgoglio della solitudine e dell'isolamento; ma questa è la malattia, o il peccato, o entrambi. Le nature più belle sono le più lontane da essa. (Ibid.) Dema mi ha abbandonato.

Dema:

(I.) La sua storia precedente. (Vedi Filemone 24; Colossesi 4:14. Vedete da questo noto esempio di infedeltà fino a che punto un uomo può spingersi nella professione del cristianesimo, quanto può sembrare che partecipi riccamente dei suoi privilegi, e quanto altamente possa essere onorato dai suoi amici più devoti, e tuttavia alla fine non avere alcuna parte o sorte in esso. Non confidate in mere professioni, per quanto rumorose, in meri privilegi esterni, per quanto distintivi, in semplici doni intellettuali, per quanto eccellenti, in mere impressioni occasionali, per quanto vivaci, in meri servizi esteriori alla causa di Cristo, per quanto zelanti. Potresti essere un compagno d'opera di Paolo, eppure un naufrago

(II.) La sua successiva infedeltà. Rifiutò di stare accanto all'apostolo nell'ora della sua prova, gli negò la sua antica simpatia, si ritirò da quelle fatiche cristiane in cui un tempo era stato notato come partecipe con lui, ed evitò di essere più visto nella sua società. Non era preparato a "sopportare le dure come un buon soldato di Gesù Cristo". Quella mancanza o debolezza di fede che fino a quel momento aveva nascosto agli altri, e, probabilmente, anche a se stesso, non poteva più essere mascherata. A quel mondo che aveva a lungo amato segretamente, senza forse rendersi conto della forza del suo attaccamento ad esso, ora si aggrappava apertamente e lo abbracciava

(III.) La causa. Preferendo i suoi interessi temporali ai suoi doveri cristiani, tornò indietro e non camminò più con l'apostolo. Amare il mondo, e le cose che sono nel mondo, è una delle principali fonti di pericolo per il benessere della nostra anima, di cui la Scrittura ci insegna a stare attenti. È vero che non c'è ragione per cui un cristiano non debba impegnarsi con la stessa laboriosità degli altri uomini nelle necessarie faccende della vita, e avvalersi con gratitudine delle sue varie benedizioni. Una cosa, tuttavia, è usare questo mondo in debita subordinazione alla religione, e un'altra è servire come nostro padrone, o riposare in esso come la nostra parte scelta. Anche con coloro che non amano così il mondo, la sua influenza è ostile in molte cose al loro benessere spirituale. Innumerevoli sono gli ostacoli che pone sulla loro strada, astuti e irretitori delle lusinghe che diffonde per loro. Con il suo bell'aspetto, e i sorrisi accattivanti, e le croci, li attira al peccato; mentre, d'altra parte, le sue sopracciglia, le sue minacce, le sue promesse, le sue privazioni e le sue difficoltà li distolgono dal dovere. Ora, se tale è l'influenza del mondo anche su coloro che non vi ripongono il cuore, quanto più potente deve essere la sua influenza su coloro che vi hanno ceduto il loro pieno affetto! In essi, ahimè! Il mondo malvagio all'esterno è fatalmente assecondato dal cuore malvagio all'interno. Il mondo non appena bussa, lo spirito affine è pronto ad aprire una porta ampia ed efficace per la sua ammissione. La tentazione della vanità, l'incontro con un cuore vano la trovano una conquista non solo sicura, ma facile. Così fu nel caso di Dema. La sua mondanità d'animo lo portò ad abbandonare la causa cristiana, quando vide che non poteva più aderire ad essa senza mettere in pericolo o pregiudicare i suoi interessi temporali. Quante belle promesse ha rovinato! Quanti inizi speranzosi ha controllato! Quante volte, quando il buon seme era pronto a germogliare, "le preoccupazioni del mondo e l'inganno delle ricchezze" hanno fermato la pianta nascente e l'hanno resa infruttuosa! (T. J. Crawford, D.D.)

Dema:

(I.) Molti di voi sono giovani uomini che sono stati educati religiosamente in qualche casa lontana, e sono stati mandati qui, o sono venuti qui, per motivi di lavoro

(II.) Considerate, cari amici, la cui coscienza vi dichiara appartenere a questa classe, che cosa avete abbandonato, o state abbandonando

(1.) Stai abbandonando l'onore e la coscienza

(2.) Stai abbandonando la compagnia di coloro che rispetti di più

(3.) E non solo, ma state abbandonando le occupazioni che più nobiliteranno la vostra natura

(4.) Ma peggio di tutto, abbandonando la religione, stai abbandonando il tuo Dio e Salvatore

(III.) Per completare questo argomento, chiediamo: che cosa, considerato al suo meglio, lasci tutto ciò che è migliore, più nobile e più alto? Dema aveva abbandonato Paolo, perché amava il mondo di allora. Suppongo che questo, in un modo o nell'altro, sia la ragione per cui avete abbandonato la religione nella misura in cui l'avete abbandonata. In realtà è la trappola di Satana in cui siete caduti; Ma l'esca è stata questo mondo attuale. Tu non ami la miseria, la malattia, la privazione, il rimorso, l'angoscia, la morte. Oh, per niente! Ami il piacere, il successo, il guadagno, se riesci a ottenerlo facilmente. Tutte le altre cose, i lati oscuri di questo mondo attuale, l'ubriachezza, la dissolutezza, la cupidigia, l'immoralità, l'eccessività, voi non siete innamorati di questi. No! Voi siete amanti del piacere, secondo la vostra idea di piacere. Supponi di poter guadagnare il mondo, il mondo intero (e nel migliore dei casi sarà una parte assolutamente impercettibile e infinitesimale di esso che otterrai mai), e nella caccia dovresti perdere la tua stessa anima! (R. T. Verrall, B.A.)

Ora, quali che siano state le circostanze in cui Dema fece per la prima volta la professione del cristianesimo, è molto chiaro che quella professione deve averlo esposto a difficoltà e pericoli, perché divenne un compagno di San Paolo proprio nel momento in cui quell'apostolo fu braccato dalla persecuzione. Non si deve quindi supporre che, nell'abbracciare il cristianesimo, Dema fosse consapevole di agire con qualche insincerità. Deve essersi considerato un fermo credente in Cristo, e deve essere stato considerato tale da coloro che avevano il miglior potere di giudizio. Ah! è in questo che il caso di Dema è pieno di malinconici avvertimenti. Non troviamo che fosse spaventato dai pericoli che circondavano la professione del cristianesimo. Fu l'amore per il mondo che fece naufragare questo promettente discepolo della fede e della buona coscienza. Colui che poteva disprezzare il pericolo o sopportare le avversità non poteva resistere alle lusinghe del mondo, che lo riempivano dei suoi piaceri. Non abbiamo sicurezza se non nella preghiera costante, nella guerra costante; e dovrebbe rendervi più diligenti che mai nella supplica, più veementi che mai nella resistenza, sentire San Paolo dire di Dema - Dema che lo serviva in prigione, Dema che chiamava il suo compagno d'opera - che Dema lo aveva abbandonato, "avendo amato questo mondo presente". E ora vorremmo distogliere il vostro pensiero dal progresso che Dema deve aver fatto nel cristianesimo ai vantaggi di cui ha goduto. Desideriamo che lo osserviate, non semplicemente come un abbandono di San Paolo, ma come un abbandono di lui quando quell'apostolo era proprio alla vigilia del martirio. Chi può dubitare che giunsero a lui, nella solitudine della sua prigione, gloriose visite dal mondo invisibile, che le consolazioni di Dio abbondarono verso di lui, e che, mentre le catene erano sul corpo, lo spirito si librava come con un'ala d'aquila, e guardava l'eredità che non appassisce. Oh! di essere stato con lui, come aveva dovuto raccontare delle comodità e delle soddisfazioni così concesse, di essere stato accanto a lui mentre l'anima tornava dalle sue sublimi dispendi, carica quasi delle ricchezze del Paradiso! Chi avrebbe potuto dubitare della verità del cristianesimo, chi avrebbe potuto rifiutarsi di aderire alla sua professione, chi avrebbe potuto esitare tra le sue promesse e qualsiasi vantaggio presente, con il prigioniero Paolo come suo predicatore, con il prigioniero Paolo come sua prova? Ah, non siate troppo fiduciosi! Fu il prigioniero Paolo che Dema abbandonò. Abbandonato? Ebbene, si sarebbe potuto pensare che i comuni sentimenti dell'umanità lo avrebbero tenuto costante! Abbandonare il vecchio nell'ora della prova, lasciarlo senza un amico mentre si avvicinava il giorno del suo martirio, chi poteva essere così ingeneroso? Ah! non pronunciare un giudizio affrettato. Dema fece questo, Dema che per lungo tempo era stato assiduo nel servire l'apostolo, e Dema fece questo solo perché, come molti, troppi tra noi, amava questo mondo presente. Imparate, dunque, quanto siano deboli questi straordinari vantaggi quando il cuore è incline a cedere alle attrattive del mondo, come si possa dire che queste attrattive rapiscano il cuore, così che colui che ne è schiavo perde, in apparenza, la migliore sensibilità della sua natura. E che nessun ascoltatore pensi d'ora in poi che, poiché può provare piacere nell'ascoltare il discorso patetico o potente di un ministro prediletto, deve essere radicato nell'attaccamento a Cristo e alla Sua religione. Che nessun ministro pensi d'ora in poi che, poiché ha guadagnato un'influenza sulle menti degli uomini, deve aver preso possesso dei loro cuori. E in che modo i cristiani possono sperare di liberarsi dall'amore per il mondo? Questa è una domanda importante. È inutile mostrare quanto sia fatale l'amore, se non possiamo mostrare anche come possa essere domato. Non si può negare che il mondo si rivolge molto fortemente ai nostri affetti, e che la corrispondenza che sussiste tra i suoi oggetti e i nostri desideri naturali, dà alle sue tentazioni una forza che difficilmente può essere esagerata; E siamo sicuri che queste tentazioni non possono essere resistite, a meno che l'amore del mondo non sia espropriato dall'amore per qualcosa di meglio del mondo. Non smetterai di amare il mondo, non ti indebolirai nell'attaccamento al mondo, attraverso l'influenza di qualsiasi prova, per quanto elaborata, che il mondo non vale la pena di essere amato. È solo fissando gli affetti sulle cose di sopra, che possono essere tratti dalle cose di sotto. Ci può essere stanchezza, ci può essere insoddisfazione, ci può essere anche disgusto per le vanità della terra, ma ciò nonostante queste vanità occuperanno il cuore, a meno che non siano sostituite dalle realtà del cielo. Vedete, dunque, cosa dovete fare. Dovete meditare su Dio e sul cielo, sforzandovi di acquisire pensieri sempre più elevati della maestà divina. Non c'è nessuno di voi che diventerà un Dema, se tenete presente questo. Questo è ciò che potresti chiamare una ricetta contro l'apostasia. Non è una ricetta composta su opinioni astratte e speculative, ma tratta dai noti meccanismi e dalle suppliche del cuore. Il cuore si attaccherà a quello che sente essere un bene più grande piuttosto che uno minore. (H. Melvill, B.D.)

L'apostasia di Dema: - Nella lunga stirpe dei Dogi, nel grande palazzo antico di Venezia, uno spazio è vuoto, e la cortina nera che lo copre attira l'attenzione più di qualsiasi altro dei bei ritratti dei re mercanti. Da quella tavola, ora così sgradevole, sorrise una volta il volto pallido di Marino Falieri, poi riconosciuto colpevole di tradimento contro lo Stato, e cancellato, per quanto possibile, dalla memoria. Il testo rivela la sorte di colui che aveva occupato un posto molto più onorato e che, cedendo alla tentazione, sprofondò in profondità ancora più basse. Il povero e sciocco Dema si è guadagnato una notorietà molto poco invidiabile. Una volta non solo era un membro della Chiesa, ma non era considerato un uomo comune tra i suoi fratelli. Due volte nei saluti amichevoli con cui San Paolo è solito concludere le sue epistole, menziona Dema con onore Filemone 24; Colossesi 4:14. Due anni dopo scrisse con il cuore addolorato: "Dema mi ha abbandonato", ecc. Non era stata né la vigliaccheria né l'autoindulgenza a causare la sua rovina, ma semplicemente l'amore per il mondo; lo stesso pericolo a cui così tanti sono esposti ai nostri giorni, quando le seducenti lusinghe del peccato, piuttosto che i terrori della persecuzione, sono gli stratagemmi più riusciti del diavolo. Non c'è ombra di ragione per supporre che Dema non si fosse dedicato fin dall'inizio con assoluta sincerità e serietà al servizio di Dio; ma la sua debolezza era tale da poter essere la rovina di chiunque non custodisca diligentemente ogni via del suo cuore, per timore che un amore smodato per le cose temporali vi costringa ad entrarvi. Si narra che il re di Navarra, che allora affermava di essere un buon protestante, fu esortato da Beza a comportarsi in modo più virile per la causa di Dio, e rispose che era "veramente l'amico dei riformatori, ma che era deciso a non prendere il largo per riprendere il mare in sicurezza nel caso in cui si fosse scatenata inaspettatamente una tempesta". In altre parole, non avrebbe rischiato le sue speranze di corona di Francia per amore della sua religione. Conoscete il seguito della sua storia. Come Dema, amava "questo mondo presente" più di quanto amasse Dio. Si dimostrò un traditore della sua religione e barattò la sua corona celeste con una corona della terra che stava scomparendo. Alcuni anni fa, una giovane donna è stata impiccata in Inghilterra per omicidio, che era stata tentata di commettere l'orribile atto per amore di una banconota da cinque sterline, e questa banconota si è rivelata un falso! Correre un tale rischio e ricevere un salario così amaro! Quelle persone se la passano forse meglio di questa miserabile donna che abbandona il servizio di Dio per le povere bustarelle del mondo? Può il possesso di tesori di ricchezza, o i ricordi sbiaditi dei piaceri passati, portare la pace in un'ora che sta morendo? Un arabo si perse in un deserto e rischiò di morire di fame, quando ebbe la fortuna di raggiungere un pozzo salmastro e nelle vicinanze scoprì una piccola borsa di cuoio. "Ah! ecco proprio ciò di cui ho bisogno," esclamò, con gioia; "Datteri, o noci, per placare la mia fame che mi rode!" Aprì in fretta la borsa, ma solo per gettarla via con disprezzo. Era pieno di perle! Che valore avevano per uno che stava per morire? Proprio come lo sarà il mondo per coloro che hanno venduto tutto il resto per guadagnarselo. (J. N. Norton, D.D.)

Dema il disertore: "Sono stato molto colpito, come probabilmente lo sei stato tu, leggendo i resoconti della punizione dei disertori nell'esercito. Niente in battaglia è così agghiacciante e orribile. È così bello, così individuale, così premeditato che prende la vita. Il condurre l'autore del reato davanti a tutto il suo reggimento; la prova della sua disgrazia verso tutti i suoi compagni; il pigiamento delle sue braccia; il bendarsi gli occhi per non vedere quale compagno gli toglie la vita; la bara aperta sotto di lui affamata della sua preda; la fila di soldati che puntano tutti a un povero cuore palpitante (come se gli sportivi dovessero sparare a un uccello già in gabbia); la raffica squillante; La morte fulminea sotto una dozzina di ferite: tutto questo è sufficiente a spingere i parenti del disertore sull'orlo della follia. La madre il cui figlio giace nel sacro stampo di Gettysburg o Chattanooga è felice in confronto a colei il cui sventurato ragazzo è stato spazzato via nell'eternità dalla bara di un disertore! E perché il destino del disertore è reso così terribile? Semplicemente perché il crimine è così grande e le conseguenze del crimine così fatali per gli interessi di un esercito e della causa per la quale un esercito combatte. Se la diserzione distruggerà un esercito, allora l'esercito deve distruggere la diserzione. Il suo crimine è punito con tanta paura che gli altri uomini saranno dissuasi dall'imitare il suo cattivo esempio. Ora la storia ha segnato all'infamia più di un disertore della sua patria, o di una causa sacra. Benedict Arnold è già nella storia americana, bendato, appuntato, colpito dalle raffiche dell'orrore di una nazione! Nella storia della Scrittura Giuda è impiccato l'arci-disertore. Nel nostro testo ne leggiamo un altro. Paolo ha messo alla gogna l'infelice. Ogni uomo che abbia mai portato disonore alla sua professione cristiana, o sia caduto fuori dalla sua posizione ecclesiastica, aveva qualche ragione segreta per la sua caduta. Ha disertato sotto la seduzione di qualche peccato che lo tormentava. Se potessimo arrivare al triste elenco di tutti gli sviati o degli apostati dichiarati, potremmo leggere specifiche come queste: "Abbandonati per vigliaccheria morale", o "Abbandonati per negligenza nella preghiera", o "Abbandonati per amore della bottiglia di vino", o "Abbandonati per le lusinghe di compagni irreligiosi", o "Abbandonati per incredulità". Il nome di Dema ha la specificazione dello Spirito Santo accanto al suo nome. Ha disertato per "amore del mondo!" "Chi ama il mondo, l'amore di Dio non è in lui!" Questa è l'ultima volta che leggiamo del povero Dema. La tradizione dice che cadde così in basso da diventare sacerdote in un tempio pagano! Ma se le cose stessero così o no, non c'è bisogno di discuterne. Sappiamo che egli abbandonò la causa del suo Maestro nell'ora del pericolo, e preferì il "mondo" a Cristo. Paolo incontrò il mondo; entrava nel suo punto più profondo, vedeva le sue lusinghe più luminose; incontrò i suoi assalti più feroci e le sue più attraenti attrattive per la sua ambizione. Non ha mai disertato. Perché? Non l'ha mai amato; amava così tanto Gesù che non poteva amare il mondo. Dema amava il mondo. Non gli avrebbe fatto alcun male se non l'avesse fatto. Non ti farà nulla finché lo tieni fuori dal tuo cuore. Ma quando opera nell'anima, divora la lealtà a Cristo e consuma la spiritualità dell'anima. Ti ricordi di aver letto nella tua infanzia, in quel volume preferito di racconti orientali, del viaggio di Sinbad nell'Oceano Indiano? Vi ricordate quella roccia magnetica che emergeva dalla superficie, circondata da un mare placido e vitreo? Silenziosamente la nave fu attratta verso di essa; Silenziosamente i bulloni furono estratti dai fianchi della nave, uno per uno, dalla roccia magnetica! E quando il fatidico vascello si avvicinò così tanto che ogni bullone e morsetto fu allentato, l'intera struttura di parapetti, alberi e longheroni crollò in spazzatura inerme sul mare, e i marinai addormentati si svegliarono con la loro agonia per annegamento! Così si erge la roccia magnetica degli incantesimi mondani! La sua attrazione è silenziosa, lenta, ma potente per l'anima che fluttua nel suo raggio d'azione! Sotto il suo incantesimo, un bullone dopo l'altro di risoluzione, un morsetto dopo l'altro dell'obbligo cristiano viene tirato fuori. Una negligenza del dovere apre la strada a un'altra. Una diserzione abitua l'uomo sulla via del male, fino a quando non si è abituato a ciò a cui un cristiano non dovrebbe mai "abituarsi": il peccato! Un traviato si abitua a tal punto a trascurare la devozione segreta che passa davanti alla porta dell'armadio chiusa a chiave con la stessa poca preoccupazione con cui passa davanti alle porte dei suoi vicini per strada. Si abitua a una Bibbia deserta, a un santuario deserto, a una scuola del sabato deserta, a un cuore trascurato, a un Salvatore abbandonato. Atti lunghi scopre che l'Amico che ha abbandonato, lo abbandona. Il Dio che ha offeso ritira la sua presenza. Questa è la punizione del peccato! Nessun disertore di Gesù sfugge impunito. E una punizione invariabile che soffre chi abbandona Dio è: il senso del Suo cipiglio, che a volte spinge il trasgressore all'imprudenza, a volte alla disperazione. Allora il cristiano infedele riscontra che "è cosa malvagia e amara allontanarsi dall'Iddio vivente". Il suo prato secondario conduce al "Castello del Dubbio" e ai sotterranei della "Disperazione Gigante". (T. L. Cuyler, D.D.)

Dema:

(I.) Vediamo cosa ci viene detto riguardo a questo Dema

(1.) Quest'uomo non era ipocrita. Non era diventato cristiano per qualche egoistica speranza di bene o guadagno mondano. Non ce ne sono mai molti. A quei tempi probabilmente non ce n'erano

(2.) Né era un timido seguace di Gesù. Era piuttosto tetro e tempestoso per il signor Facing da una parte all'altra del mondo, che di solito è un tipo molto delicato e delicato e non sopporta molto l'esposizione. Come i cuculi e le rondini la sua stagione è l'estate, e basta il primo tocco di gelo per mandarlo via

(3.) Né era mosso solo da un bagliore passeggero di entusiasmo. Non è improbabile che alcuni lo fossero: la devozione di natura impulsiva al nobile e al buono, specialmente al nobile e al buono nella persecuzione. Essi ricevono il seme della Parola con gioia, ma subito il sole è sorto ed esso si è seccato, perché non ha radice

(4.) E inoltre, non era che Dema non avesse opportunità religiose e comunione. Quel piccolo gruppo, unito com'era da tali legami di simpatia e di fratellanza, si riuniva costantemente nella casa di Paolo. Pensate a come l'anima di Dema fu scossa dalle grandi parole di San Paolo

(II.) Che cosa lo ha rovinato? Avendo amato questo mondo presente

(1.) Era l'avarizia?... l'amore maledetto per l'oro? Quel vizio che cresce con gli anni e ingrassa dei suoi guadagni: che si insinua dalla prudenza al risparmio, dal risparmio al raschiamento, dal raschiamento all'estirpazione, dall'estirpazione all'afferrare l'oro più della vita. Così stringendo le sue borse di denaro Dema se ne va, lasciando Paolo il vecchio abbandonato. L'amore per il denaro rende ancora molti Dema. Se era così, abbi pietà di lui. Di tutte le persone pietose, irascibili e infelici del mondo, questa è la peggiore. Di tutti gli sciocchi, l'inferno ride più forte dell'avaro, che non poteva usarlo quando lo aveva e poi lo ha lasciato indietro. Ma come possiamo avvertirlo? Ahimè, Dema è il primo a sospirare e a scuotere la testa, a dire quanto sia terribile, e a non sospettare mai che tu lo intenda. L'avaro non si crede mai ricco

(2.) Era l'amore per il piacere, per le vie del mondo e l'approvazione del mondo? Il mondo uccide più uomini con i suoi sorrisi che con le sue sopracciglia. Sansone può uccidere il giovane leone che ruggisce contro di lui, ma viene lui stesso persuaso a morte da Dalila

(3.) E ancora una volta, potrebbe non essere stata né l'avarizia né la mondanità a ucciderlo, ma un graduale processo di abbandono spirituale. Così, lontano sulla costa, ho visto una rupe sporgente, audace e possente, unita, come sembrava, e radicata con tutto il solido continente: una con la terra che si estendeva attraverso il mondo rotondo e via sotto i mari fino alle rive dell'estremo ovest, e nell'entroterra legata alle colline che erano sormontate e ricoperte di rupi di granito - eccola di fronte alle raffiche dell'Atlantico, sfidandoli e guardando con orgoglio i mari selvaggi che si agitavano e si agitavano sotto di esso. Sì, i venti e le onde non l'avrebbero mai tirata giù. Ma all'interno c'erano delle cavità, minuscoli ruscelli che bagnavano i corsi d'acqua sempre più profondi: poi arrivavano le gelate silenziose che lo rosicchiavano, sgretolandosi sotto di esso; così scavato dentro; Poi un giorno venne il fragore e il frastuono dei tuoni e le nuvole di polvere che oscurarono il cielo e l'orgoglioso promontorio fu scagliato molto più in basso, sbattuto dai mari in tempesta e spazzato trionfalmente dalle onde selvagge. Oh, sei tu l'uomo le cui preghiere erano una volta ferventi suppliche a Dio, e ora sono un vuoto giro di frasi? Il tuo pericolo è grande. Ancora un po' - solo quello, un po' più a lungo, e anche di te si deve dire - mi ha abbandonato

(4.) Ecco il resoconto dell'ingratitudine più vile. Una nera ingratitudine che suscita la nostra indignazione. San Paolo era stato molto probabilmente il mezzo per portarlo alla conoscenza della verità. Non avrebbe potuto mancare di condurlo al più ricco godimento della verità. Ora, quando la sua compagnia avrebbe rallegrato l'apostolo nella sua solitudine sotterranea, troviamo il racconto: "Dema mi ha abbandonato, avendo amato questo mondo presente". Ah, tu Dema di oggi, pensa come il Signore Gesù Cristo è disceso dalla Sua gloria in grande amore per te. Egli sospira, dice: Tu mi hai abbandonato. Oh, Dema, hai fatto un cattivo patto. Ambizione assetata al posto della quiete e del riposo. Il diavolo come tuo padrone al posto del Signore amorevole. La schiavitù invece della vita di bontà. e per il salario all'ultimo cielo dato per l'inferno. Hai una spina nel guanciale. La tua religione è morta, sepolta; ma il suo fantasma ti perseguita ancora e ti perseguiterà. Ti incontra in luoghi immobili e solitari e sussurra di ciò che è stato. La tua religione se n'è andata e tu stesso sei stato saccheggiato per questo mondo, e disfatto per il mondo che deve venire. (M. G. Pearse.)

Il pericolo dell'arretramento:

(I.) È la sorte dei figli più cari di Dio di essere spesso abbandonati da coloro che sono stati loro più vicini Matteo 26:56; Salmi 119:87; 27:10; 1Re 19:10

(1.) Affinché possano essere resi conformi al loro capo, Cristo Gesù, che fu lasciato solo tra i Suoi diletti discepoli, e non ebbe nessuno che Lo confortasse

(2.) Affinché possano volare a Cristo, nel quale risiede ogni vero conforto

(II.) Coloro che sono andati lontano nella religione possono ancora, nonostante ciò, allontanarsi e diventare apostati

(1.) Perché riposano sulle proprie forze, e non c'è sostegno nell'uomo per sostenersi

(2.) Perché Satana, quel grande apostata, è decaduto dalla verità stesso, e si sforza di attirare altri a ripiegare con lui

(III.) Come persevereremo nella bontà? 1. Lavorare per una vera grazia

(2.) Ottenere una forte risoluzione contro tutte le opposizioni

(3.) Lavora per conoscere la verità e per mettere in pratica ciò che sai

(4.) Prendi l'amore di Dio nel tuo cuore

(5.) Sforzati di crescere ogni giorno nella negazione di te stesso

(6.) Lavora affinché le verità divine siano innestate in te, affinché possano germogliare nella tua vita

(7.) Cresci sempre più profondamente nell'umiliazione

(IV.) L'amore di Cristo e del mondo non possono alloggiare insieme in un solo cuore. Sono due padroni, che governano con leggi contrarie. (R. Sibbes.)

L'apostasia di Dema:

1.) L'espressione: "Dema mi ha abbandonato", ecc., probabilmente significa, in prima istanza, che egli amava troppo la sua vita per rischiare ulteriormente la compagnia di una persona quasi condannata, e il cui martirio poteva essere il segnale per la sua

(2.) Ma l'espressione implica qualcosa di più. Quell'"amore per questo mondo presente", che assalì Dema sotto il tetto solitario dell'apostolo, è ciò che tutti possiamo capire, e una trappola che è più o meno tesa per tutti noi. Era il risultato di non aver calcolato il costo di ciò che gli si poteva chiedere; un pericoloso "guardare indietro", dopo aver "messo mano all'aratro", e quindi essere "inadatto per il regno di Dio". Nella sua ex casa a Tessalonica ci poteva essere una relativa sicurezza da ottenere. Lì poteva trovare una relativa servitù dal lavoro di un confessore; un ritiro dalla responsabilità di un discepolo più marcato e attivo. Lì, in ogni caso, non poteva essere chiamato a difendere la sua fede; per sostenerlo contro l'insorgenza dell'empietà e della falsa dottrina; ma potrebbe indulgere nell'illusione di aderire ad essa in ciò che il mondo chiama "pace". Lì, in breve, liberato dalle pretese più severe di un processo fissato, avrebbe potuto vivere come gli sembrava meglio ai suoi occhi; e si aggrappano alla vana speranza di conciliare il dovere di un cristiano con le diverse abitudini e tentazioni contrastanti, che assalgono l'uomo di "questo mondo presente". (Canone Puckle.)

Demas: - Osservazioni: 1. È lecito (in alcuni casi) nominare gli uomini. L'apostolo, per far temere agli altri l'apostasia, nomina questo traviato. La nostra applicazione deve essere come un capo adatto al corpo per cui è realizzato: un capo che è adatto a tutti, non è adatto a nessuno. Ciò che viene detto in generale a tutti, pochi lo applicheranno a se stessi. L'unico modo per beneficiare la nostra gente è applicare il cerotto sulle loro piaghe particolari. Questo indusse Acab a vestirsi di sacco 1Re 21:20 e fece entrare molte migliaia di convertiti Atti 2:37. Un predicatore che applica così fedelmente la Parola al suo popolo, farà più bene in un anno di un altro che predica in modo generale, e non torna mai a casa alla coscienza del popolo, lo farà in molti

(2.) I pii devono cercare a volte di essere abbandonati dal loro amico del cuore. Dema era un intimo conoscente e coadiutore di Paolo, eppure "il bagno di Dema mi abbandonò". La vera amicizia è come un arco ben costruito che all'inizio si trova a una distanza maggiore, e da lì cresce tranquillamente fino a una chiusura più grande in cima, e così resisterà meglio per peso

(3.) Eminenti professori possono diventare grandi apostati. Dema è un predicatore del vangelo, il coadiutore di Paolo, ed è unito all'evangelista Luca Colossesi 4:14, eppure per tutto questo "Dema mi ha abbandonato". Solo la sincerità può preservarci dall'apostasia. Scaviamo dunque in profondità, poniamo un buon fondamento, consideriamo quanto può costarci la verità e chiediamoci se possiamo rinnegarci universalmente per Cristo. Se non possiamo, o non vogliamo, non siamo degni di essere discepoli di Cristo, ci ritrarremo nell'ennagione, e ci metteremo da parte come un arco spezzato quando arriva una tentazione 2Tessalonicesi 2:10, 11

(4.) L'amore smodato di questo mondo attuale è la strada maestra per l'apostasia. Non sono il mondo o le creature che sono buone in se stesse, ma l'amore eccessivo e smodato per esse che rovina gli uomini

(5.) Questo mondo avrà una fine e tutte le cose in esso, non è un mondo eterno, è solo questo mondo presente, la cui pompa e i cui piaceri svaniscono presto 1Corinzi 7:29, 30, 31

(6.) Il peccato macchia il nome di un uomo e macchia la sua reputazione. Demas, per la sua mondanità, aveva un marchio puntato sul suo nome fino alla fine del mondo

(7.) È un aggravamento del peccato di un uomo peccare deliberatamente contro la luce e la convinzione. Dema non pecca qui per passione o paura, ma deliberatamente.

(1) Egli peccò contro una grande luce, essendo un professore, sì, un predicatore del vangelo, non poteva offendere (specialmente in questo genere) per ignoranza.

(2) Dema peccò contro il grande amore. Dio lo aveva illuminato, e lo aveva reso un predicatore del vangelo, gli aveva dato un posto nell'affetto del suo vaso eletto Paolo, che lo aveva fatto suo coadiutore.

(3) Ha peccato contro la luce del buon esempio. Paolo lo precedette nel fare e nel soffrire, e si gloriò in tutti come gli era comodo e onorevole, eppure Dema lo abbandonò, e non è forse questo il nostro peccato?

(4) Peccare su una leggera tentazione aggrava un peccato. Ora Dema non aveva un motivo giusto per indietreggiare. Se temeva di soffrire per Cristo, conosceva la promessa: Che colui che abbandona il padre, o la madre, o le terre, o la vita, per Cristo, avrà il centuplo in questo mondo, e avrebbe potuto portare la sua vita e il suo patrimonio a un mercato migliore? Se ha amato il mondo e ha trovato dolcezza in questo, non c'è forse più dolcezza in Colui che ha fatto il mondo?

(5) Attirare gli altri nel peccato, aggrava il peccato. Dema, con il suo cattivo esempio, portò una cattiva notizia sul vangelo, e disse tacitamente e interpretativamente che c'è molta più dolcezza nel mondo che in Cristo, e così trasse gli altri dalla verità.

(6) Più grande è la persona che pecca, più grande è il suo peccato. Il furto in un giudice è peggio che in una persona inferiore; perché Dema, un maestro degli altri, insegnare l'apostasia, attira gli uomini nel peccato. Tali cedri non cadono da soli, ma schiacciano gli arbusti che si trovano sotto di loro. (T. Hall, B.D.)

Dema:

(I.) La vita cristiana secondo Dema. Crisostomo, supponendo che Dema abbia lasciato Paolo per tornare dai suoi amici, descrive in modo espressivo il suo scopo dicendo: "Ha scelto di godersi la casa". Se è stato così, ha fatto solo quello che la maggior parte dei cristiani sta facendo ora. Credeva ancora in Gesù come Salvatore dei peccatori e sperava di essere accettato per amor Suo; si proponeva di astenersi dalle cose proibite dalla legge; e, fatto ciò, si ritenne libero di cercare e godere appieno del bene mondano che era in grado di ottenere. In altre parole, desiderava condurre una vita cristiana, ma con la minor quantità possibile di abnegazione. Desiderava, nell'egoistica accettazione della frase, trarre il meglio da entrambi i mondi. Il suo ideale cristiano era negativo, e consisteva nel non infrangere i comandamenti del Vangelo, piuttosto che nel fare o nell'essere faticosamente qualcosa di grande o di buono. Può accadere spesso - nel nostro caso accadrà generalmente - che il miglior servizio che possiamo rendere agli altri e a Cristo sia quello di essere fatto a casa; eppure è possibile, è comune, rimanere a casa, e non renderlo, ma semplicemente goderci, la nostra vita regolata da quell'amore per questo mondo presente che Dema ha mostrato. Infatti, qualunque sia la sfera in cui siamo più in grado di servire gli altri e Cristo - che si tratti della cerchia familiare, o dell'arena più ampia della vita sociale, o dei ritrovi degli affari, o della scuola del sabato, o dei malati, o dei poveri - non siamo tentati di occuparla alla maniera di Dema?

(II.) La vita cristiana secondo Paolo. Non quanto poco posso fare, ma quanto era il principio che governava Paolo. Non ciò che sarebbe più facile per me, ma ciò che è più gradito a Cristo. Non un freddo calcolo nell'interesse di se stessi, ma una calda devozione al benessere di tutti. Lealtà, gratitudine, generoso entusiasmo, sono le sue caratteristiche; e, certamente, sono tra le qualità più nobili del carattere umano. L'egoismo freddo e riluttante segna l'altra concezione. Esse non meritano certo di essere chiamate due forme di vita cristiana, perché solo una ha lo Spirito di Cristo. Sì, ricordiamoci che anche la nobiltà di Paolo non era altro che un riflesso della nobiltà di Cristo. Fu in quella fonte che si accese la fiamma della sua anima: "L'amore di Cristo lo costrinse ".

(III.) La vita cristiana iniziò con Paolo e terminò con Dema. Lo Spirito che fondò la Chiesa cristiana era lo spirito di Paolo; ma, non appena i giorni della sua freschezza e persecuzione furono finiti, lo spirito di Dema prevalse. E la storia degli individui tende ad essere simile. (T. M. Herbert, M.A.)

Demas: "Nei tempi antichi il vostro London Bridge e il nostro Netherbrow Port di Edimburgo erano guarniti di teste umane; e nei giorni in cui tiranni e persecutori erano sul trono, accanto a quelli di molti noti criminali, molte teste buone e patriottiche vi pendevano a cuocere e appassire al sole. Questa può sembrarvi un'usanza barbara; In un certo senso lo era; Ciononostante, è arrivato, in un certo senso, quasi ai nostri tempi. Anni fa, ancora ai nostri giorni, navigando lungo il Tamigi, hai visto certi oggetti strani e spaventosi che si ergevano a un passo di marea sulla riva, tra te e il cielo; erano forche, con i morti appesi in catene. Per quanto una tale usanza sia contraria ai sentimenti e ai sentimenti dei giorni nostri, l'oggetto di coloro che osservavano quella consuetudine era buona. Avevano in vista un fine migliore che quello di spaventare semplicemente coloro che, passando di notte per caso, sentivano il vento fischiare attraverso i buchi del cranio vuoto, o le catene arrugginite scricchiolare mentre il corpo girava in tondo. La pirateria, con tutte le sue orribili atrocità su uomini e donne, era un crimine molto più comune a quei tempi di quanto non lo sia ora; e i marinai che scendevano lungo il fiume e passavano davanti a questi oggetti spaventosi, portavano con sé una lezione salutare. Erano pirati appesi in catene, e chi guardava vedeva in loro l'orrore con cui la società guardava e la vendetta con cui la giustizia avrebbe perseguito gli autori di un crimine così grande. "Rimproverate davanti a tutti", disse l'apostolo, "affinché gli altri abbiano timore"; e questi uomini furono così appesi in catene affinché gli altri potessero vedere e avere paura. Tuttavia, questi monumenti del peccato e della giustizia, per quanto offensivi possano essere per il nostro gusto, o per quanto adatti alle usanze più rozze dei tempi più rudi, non erano perpetui. L'opera di decomposizione continuava, e l'osso che cadeva dall'osso lasciava vuote le catene; La Madre Terra ricevette nel suo seno l'ultima reliquia del suo bambino colpevole, e il crimine e il criminale furono presto dimenticati. Monumenti più duraturi del peccato e della sua punizione di questi sono periti nel naufragio di tutte le cose. Per lunghi secoli rimase in piedi la figura di pietra di una donna, con gli occhi freddi e grigi rivolti verso il mare che aveva sepolto i peccatori, ma non i santi, di Sodoma. Forma solitaria e terribile: i viaggiatori che costeggiavano le rive del Mar Morto e i pastori che pascolavano le loro greggi sulle montagne vicine, la guardavano con orrore e terrore; e mai creatura vivente pronunciò un tale sermone sulle parole: "Chiunque mette mano all'aratro e si volge indietro, non è degno del regno di Dio", come fece quella muta statua! Ma il tempo che distrugge tutte le cose ha distrutto tutto questo, e ora i viaggiatori hanno cercato invano anche le vestigia di un relizio che, se fosse stato trovato, sarebbe molto più interessante e molto più impressionante di tutti i vostri marmi greci e romani, qualsiasi cosa scavata nella cava o scolpita dallo scalpello dello scultore. Colei che, amando troppo il mondo, ha guardato indietro a Sodoma, ha cessato di esistere nella pietra: vive, però, nella storia, e noi faremmo bene, dentro e in mezzo alle tentazioni di questo mondo, a "ricordarci spesso della moglie di Lot". Lo scopo che i nostri antenati avevano nell'appendere i pirati in catene, e lo scopo che Dio stesso aveva nel trasformare quella donna in una statua di sale, l'apostolo Paolo lo aveva fatto nel suo modo di trattare quest'uomo che egli considera quassù come un faro per tutte le epoche future. Non scrisse questo di Dema per vendicarsi di Dema; Era al di sopra di questo. Non scrisse: "Dema mi ha abbandonato, avendo amato il mondo presente", per sfogo o rabbia contro questo povero e pietoso apostata. Niente del genere. Né Dema fu l'unico uomo che una volta abbandonò Paolo. Ce n'erano altri presi da un tale panico, che a volte si impadronisce delle truppe più coraggiose. Tutti i suoi amici lo abbandonarono. Ah! Ma già allora c'era un essenziale, e ora c'è un'eterna differenza tra loro. Non nego che altri sono fuggiti, ma poi sono tornati, si sono radunati; Lavarono con sangue di martire le macchie della loro disgrazia. Sono fuggiti, lo ammetto; fuggirono dal campo, ma solo per un po' di tempo: Dema per sempre; abbandonarono la lotta: Dema la fede. Il loro fu il fallimento dei discepoli per i quali nostro Signore implorò le gentili scuse: "Lo spirito è pronto, ma la carne è debole". Quello di Dema era il peccato e il crimine di Giuda. Ha abbandonato per sempre la causa di Gesù

(I.) La storia di Dema e la caduta di Dema. Gli uomini vivono dopo la morte. Non intendo semplicemente dire che vivono in un altro mondo dopo essere morti, ma che, in un certo senso, dopo che sono morti, vivono qui, alcuni nelle loro buone opere e altri nelle loro cattive. Molti uomini non sarebbero mai stati nominati in questo mondo se non fosse stato per i loro crimini. I suoi delitti sono il sale con cui è salata la sua memoria; vive in esse. Ma per loro aveva trascorso una vita felice, oscura, senza dubbio, ma felice; e quando era morto era sceso nella tomba inosservato e sconosciuto. Ora, questo non è il caso di Dema. La verità è che, se questa Seconda Epistola a Timoteo non fosse mai stata scritta, o se fosse piaciuto a Dio di aver lasciato perire questa Seconda Epistola a Timoteo, come alcuni altri scritti degli apostoli, forse avreste potuto chiamare questa chiesa come Dema; Dema potrebbe aver avuto il suo nome nel calendario dei santi. Quest'uomo è caduto da un'altezza che pochi di noi hanno raggiunto o mai raggiungeranno, e tanto più impressionante, quindi, è la storia della sua caduta. Era davvero una stella caduta! Il rovescio di Paolo, che cadde persecutore e risuscitò apostolo, quest'uomo era un apostolo, ma ora è un apostata; Era un professore, ma ora è un rinnegato; Era un coraggioso soldato della croce, ma ora è un vile disertore e traditore, avendo disertato e abbandonato tutto ciò per cui un uomo dovrebbe vivere. Che caduta c'è stata! La Scrittura cala il sipario su Dema proprio dove lo vediamo qui, come un cavaliere disonorato dai cui talloni sono stati tagliati gli speroni che ha vinto, proprio dove lo vediamo come un soldato che, con il volto strappato dal petto, viene congedato come un disertore. Nessun'altra parola nella Scrittura su Dema dopo quella; Cala il sipario e lui svanisce. Ma che la tradizione sollevi il suo sipario, e se dice la verità - e non c'è motivo di dubitare della sua storia - accadde che Dema, come avrei potuto profetizzare, o tu o chiunque altro - andò di male in peggio, sempre più giù, e ancora più in basso, da un abisso di infamia all'altro, finché all'ultima vista arriviamo di Dema, Eccolo laggiù, un prete in un tempio pagano, che offre sacrifici a ceppi e pietre morte! Uomo infelice, miserabile, sia che sia morto, come avrebbe potuto morire, con il ricordo di giorni migliori, punto dal rimorso, urlando di disperazione, sia che sia morto sfidando Cristo, come Giuliano l'apostata regale, il quale, quando fu vinto dalle schiere cristiane, prese la spada dalla sua ferita mortale, la gettò in cielo e gridò: spirando nello sforzo, "Il Nazareno ha vinto!" Uomo infelice, sia che sia morto in un modo o nell'altro!

(II.) Cosa ha fatto cadere Dema? Cosa lo ha fatto cadere dalla sua alta posizione? Una volta, navigando su un lago delle Highlands, dove le rupi scendevano a picco nell'acqua, il barcaiolo richiamò la mia attenzione su un frammento di roccia molto notevole. Stava lì, inclinato sul suo stretto bordo, minacciando la distruzione di chiunque fosse sotto di lui, e apparentemente pronto, al tocco del dito di un bambino, a saltare con un improvviso tuffo nelle profondità sottostanti. Che cosa aveva inclinato quell'enorme tavolo in quella posizione eretta? Nessuna arma di robusti pastori l'aveva messa lì; Nessun terremoto, rotolando lungo le montagne e facendola girare verso l'alto, come a volte fanno i terremoti, l'aveva trasformata, né un fulmine, saltando da una fessura sulla cima della montagna, l'aveva colpita, spaccata, fatta tremare o sollevata sul suo stretto bordo. Il compito apparteneva a un agente molto più silenzioso e meno invadente di questi. Portato sulle ali della tempesta, o lasciato cadere da qualche uccello di passaggio, un seme cadde in una fessura della roccia; dormendo per tutto l'inverno, ma trovandovi un riparo e un terreno congeniale, spuntò con la primavera, nutrito dalle piogge e dalla rugiada cresceva, e alzò la testa e allargò i rami, e colpì profondamente le sue radici, insinuandole in profondità nelle fessure della roccia, e avvolgendola in tondo. Quel tavolo, man mano che cresceva, si infittiva e si rafforzava, si sollevava lentamente e silenziosamente e si separava dal suo letto, e poi un giorno venne una tempesta che ruggiva giù per la valle, e afferrando l'albero, i cui rami frondosi prendevano il vento come vele, trasformò quell'albero in una leva e, lavorando sulla roccia, lo sollevò e lo mise dove lo vidi, proprio sull'orlo della rupe vertiginosa, e rimase lì, in attesa che arrivasse un'altra tempesta per scagliarlo nelle acque muschiose di quel selvaggio lago di montagna. Non so se quella pietra sia ancora caduta, ma cadrà; e come quello cadrà, così cadde Dema; così tanti sono caduti, e così tu ed io, se non fosse stato per preservare la grazia, cadremmo anche noi. Non fraintendete la Bibbia. La Bibbia non dice una parola contro il mondo. Non è il mondo, non sono ricchezze, non è fama, non è onore, non è il godimento innocente del mondo che la Bibbia condanna; è l'amore del mondo. Attenzione a questo! Lascialo entrare una volta, lascia che si stabilisca nel tuo cuore, anche se è semplicemente un piccolo seme, lascialo crescere lì, lascia che sia nutrito dall'indulgenza, lascia che colpisca le sue radici, lascia che le insinui nelle fessure e nelle fessure del tuo cuore, e lo farà così silenziosamente che non lo sospetterai mai, e tu non lo saprai mai, e gli altri non lo sapranno mai, finché un giorno verrà la tempesta. Cosa ha provocato la caduta di Dema? Perché la persecuzione distrusse Dema? Ebbene, perché la persecuzione agì su Dema proprio come la tempesta fece con l'albero che aveva piantato il suo seme nella roccia. Ma che quell'albero avesse il suo seme e le sue radici intorno a quella roccia, la roccia aveva sfidato tutte le tempeste, anche se soffiavano il peggio; e Dema... la persecuzione avrebbe potuto renderlo un mendicante, la persecuzione avrebbe potuto gettarlo nella prigione più profonda che Roma avesse avuto, la persecuzione avrebbe potuto portarlo al patibolo, ma se Dema non avesse mai amato il mondo, tutto ciò che la persecuzione avrebbe fatto sarebbe stato distruggere le sue ricchezze, distruggere la sua salute e distruggere la sua vita, ma non lo aveva mai distrutto; e in quel giorno in cui Paolo stava con la testa grigia davanti a una folla possente che veniva a vederlo morire, Dema era stato al suo fianco; erano stati insieme sul campo di battaglia, erano stati insieme sul pulpito, erano stati insieme davanti a Giudei e pagani, e quel giorno erano stati di nuovo insieme; una catena d'amore, come di ferro, li legava ancora, avevano combattuto insieme ed erano caduti insieme, le loro teste erano rotolate sullo stesso patibolo, un carro aveva portato questi fratelli alla tomba, e sui loro resti straziati, portati da uomini devoti alla sepoltura, una chiesa piangente aveva eretto un monumento, e vi dirò cosa vi avrebbe messo sopra; copiando le parole di Davide, avrebbe potuto dire: "Erano amabili e piacevoli nella loro vita, e nella loro morte non furono divisi". Ahimé! Ho un epitaffio per Dema, tratto dallo stesso commovente lamento, ma composto da altre parole: "Come sono caduti i potenti e perdute le armi da guerra!" Questo è l'epitaffio di Dema! Fu deposto nella tomba di un apostata e, non eccettuato quello di un ubriacone, non c'è tomba su cui l'erba cresca così disperata come quella dell'apostata. Lezioni:1. "Non confidate nei principi", dice Davide. "Non fidatevi dei predicatori", dice Demas. Una stella fiammeggiante spenta nell'oscurità, oh! come insegna Dema a quelli che stanno in alto a camminare umilmente, e a quelli che sono in alto a non essere di mente altera. È bene portare una vela bassa, anche quando il vento soffia forte

(2.) Hai un padre o una madre pii, una moglie o figli pii, fratelli o sorelle pii: sei un servo in una famiglia pia, o i tuoi amici sono pii e le tue compagnie buone? Ah! In che modo questo ti insegna a non contare troppo sull'uomo! Ebbene, c'è Dema; Che cos'è la tua società per la sua? Dema viveva nella società più santa del cielo; Dema era l'amico intimo e il socio di uno dei più santi, e dirò di uno, in quanto a cuore, degli uomini più nobili e più elevati che siano mai vissuti: l'apostolo Paolo. Non c'è uomo in questa casa così poco propenso ad essere assorbito dagli affari, ad essere invischiato nelle preoccupazioni, ad essere affascinato dai piaceri di questo mondo, come lo era quell'uomo Dema; eppure cadde; Egli è caduto, e se è caduto, chi di noi resisterà? Oh! come risuona la sua storia al mio orecchio come la voce di quel vecchio profeta: "Ulula, abete, perché il cedro è caduto!" 3. Ah, quale lezione è questa per te e per me, e per tutti coloro che vivono sotto le migliori influenze religiose, per noi di badare a non fare affidamento su di loro, ma di vegliare e pregare per non entrare in tentazione. I sorrisi del mondo sono più da temere che dalle sue sopracciglia; i suoi sordidi sofismi, che la sua spada più affilata. Che l'amore del mondo entri nel cuore di un uomo, e non c'è difensore, non c'è consiglio, non c'è uomo che abbia mai fatto apparire il peggio il migliore, per quanto questo abbia successo; perché il mondo ha una lingua per convincere l'uomo che lo ama, che la virtù è vizio, e il vizio è virtù. (T. Guthrie, D.D.)

Il cristiano recidivante: Egli ci ricorda lo spettacolo pietoso di un uomo che emerge dall'elemento acquoso in cui è stato immerso, e per un momento guadagna un punto sulla riva, ma viene catturato dall'onda che si ritira, o perde la presa, viene ancora una volta trascinato in acque profonde con il pericolo di essere infine inghiottito dalle onde, a meno che con un altro strenuo sforzo non riguadagnasse la riva e raggiungesse una posizione al di sopra della potenza dell'ondata. (J. Leifchild, D.D.) Avendo amato questo mondo presente...

Il nesso tra l'amore per il mondo e l'apostasia: l'amore per il mondo, l'amore per le opinioni del mondo, le abitudini del mondo, i gusti del mondo, i privilegi del mondo e le disposizioni del mondo, per il loro stesso bene, diminuisce la fede, portandoci più in contatto con le cose visibili. È privilegio della fede guardare l'invisibile, contemplare e afferrare quelle cose che l'occhio naturale non vede, che l'intelletto naturale non comprende e che le potenze naturali non possono afferrare. Ma se l'amore del mondo mi costringe a strisciare nella polvere, ad essere occupato ed esercitato e a fare molta attenzione alle cose che si vedono, presto la visione lungimirante della fede può essere indebolita e indebolita, finché alla fine merita a malapena questo nome, e non porta il conforto e non impartisce la gioia. Non sappiamo che l'occhio naturale, quando è impegnato su minuscoli oggetti visibili che devono essere avvicinati ad esso, si adatta alla distanza; e l'occhio forte e sano alla fine diventa miope, e non può guardare la prospettiva lontana nel suo splendore, e guarda confusamente il paesaggio che corteggia l'ammirazione? E così è per la percezione spirituale. Lasciami occupare delle piccole cose di questo mondo, delle povere sciocchezze che gli uomini di questo mondo lavorano, e potrò guardare in alto invano; il sole spirituale può splendere su di me, nel suo splendore meridiano, ma la mia vista può essere così offuscata, che con la mia cieca spiritualità sarò costretto a guardare in alto e dire: Dov'è? L'amore del mondo diminuisce anche la nostra speranza; perché ci induce a cercare, e in un certo senso ci permette di trovare, soddisfazione nel godimento presente. Il cuore giovane guarda il mondo e le sue lusinghe, e non è costretto a dire: "Com'è delizioso, quanto attraente"? E il mondano dai capelli grigi, che si è crogiolato nei piaceri mondani, non ha alcuna speranza oltre a quella che gli dà la piccola cerchia limitata della sua esistenza attuale. Che io sia contento del godimento presente, che io sia contento del successo mondano, che io sia soddisfatto di tutto ciò che riesco a percepire mentre passo rapidamente come viaggiatore attraverso questo mondo, e capisco che non dovrei essere troppo ansioso di costruire una "speranza" che sia "piena di immortalità"; Sarei incline a dire: "Non voglio un paradiso migliore, non desidero nulla al di là di questo, non desidero sperare di più". Come ci conviene supplicarvi, con tutta serietà e affetto, di guardarvi da una professione cristiana che non vi separa dal mondo! Nulla è più illusorio che conoscere la lettera della Parola di Dio, provare desideri dopo l'esperienza del suo conforto, fare una professione cristiana, unirsi alle assemblee cristiane, mescolarsi alle ordinanze cristiane, e tuttavia essere ancora annoverato tra coloro che dicono al mondo con la loro condotta: "Tu sei il mio Dio!" Ma se scopri che la tua professione è stata genuina, se hai "gustato che il Signore è misericordioso", fai attenzione ai primi sintomi del declino. (G. Fisk, LL.B.)

L'amore sciocco del mondo:

Giudica in te stesso, o cristiano! è soddisfare

Per riporre il tuo cuore, su quali bestie mettono i piedi?

Non è un'iperbole, se ti viene detto,

Scavi alla ricerca di scorie con zappette d'oro

Gli affetti sono troppo costosi da elargire

Sulle chiacchiere quaggiù dal viso chiaro:

L'aquila sdegna di cadere dall'alto,

Il proverbio dice, per balzare una mosca sciocca;

E può un cristiano lasciare il volto di Dio

Abbracci la terra, e fai su una zolla!

(Giovanni Flavel.)

La mondanità fatale per la religione: - In Brasile cresce una pianta comune, che gli abitanti delle foreste chiamano matador, o "assassino". Il suo stelo sottile si insinua dapprima lungo il terreno; ma non appena incontra un albero vigoroso, con una stretta aggrappata, si aggrappa ad esso, e vi si arrampica, e, mentre si arrampica, continua a brevi intervalli a emettere viticci simili a braccia che abbracciano l'albero. Man mano che l'assassino sale, queste legature diventano più grandi e si stringono più strette. Su, su, si arrampica per cento piedi, anzi, duecento se necessario, finché l'ultima guglia più alta non viene conquistata e incatenata. Poi, come in trionfo, il parassita spara un'enorme testa fiorita sopra la cima strangolata, e da lì, dalla chioma dell'albero morto, sparge il suo seme per compiere di nuovo l'opera della morte. Anche così, la mondanità ha strangolato più Chiese di quante ne abbia mai scoppiate le persecuzioni. (S. Coley.)

Pericolo del mondo: - Come amate le vostre anime, guardatevi dal mondo, che ha ucciso le sue migliaia e decine di migliaia. Che cosa rovinò la moglie di Lot?... il mondo. Che cosa ha rovinato Acan?... il mondo. Che cosa ha rovinato Haman?... il mondo. Che cosa ha rovinato Giuda?... il mondo. Che cosa ha rovinato Simon Magnus?... il mondo. Che cosa ha rovinato Dema?... il mondo. E "che giova all'uomo, se guadagna il mondo intero e perde la propria anima?"

Il mondo raffigurato dalla fantasia: - Nel miraggio del deserto, si dice che gli oggetti diventino stranamente distorti - un banco di fango che mostra l'aspetto di una magnifica città con cupole e torri, alcuni cespugli rachitici si trasformano in una foresta di alberi maestosi. Il mondo, con le sue distinzioni vuote e sbiadite, non si è trasformato in questo modo nella nostra oziosa e sciocca fantasia? Attribuiamo importanza ai suoi tesori, alle lodi, alle ambizioni, ai piaceri, completamente falsi ed esagerati. (W. L. Watkinson.)

La terra di confine tra Cristo e il mondo: - Secoli fa era pericoloso per chiunque vivere sulla terra di confine tra l'Inghilterra e la Scozia. Stiamo attenti a non soffermarci sulla terra di confine tra Cristo e il mondo

Contrari alla mondanità: Che il cristiano in declino lotti contro la tendenza al deterioramento e alla retrogradazione della mondanità. Eserciti la sua fede nelle forti realizzazioni delle cose celesti, che sole sono in grado di contrastare le impressioni degradanti di quelle terrestri. Si abitui a considerare tutte le cose qui alla luce dell'eternità. Le attrattive del mondo gli appariranno allora come una bolla brillante, che presto scoppierà, e i suoi guai solo come un vapore oscuro che appare solo per un po' e poi svanisce. Per il suo avvertimento, contempli la spaventosa catastrofe minacciata da coloro che si allontanano da Dio per andare nel mondo. Gli basta aprire gli occhi per vedere in quali numerosi casi questo passo della Scrittura è stato verificato: "Coloro che vogliono essere ricchi cadono in tentazione e in un laccio", ecc., simili a mercanti avidi, che sovraccaricano la loro nave con un carico che ne ostacola la rotta e ne mette in pericolo la sicurezza. Quale fatale naufragio della fede e della buona coscienza hanno sofferto molti a causa di questa causa: e chi può dire dove può portare colui che si abbandona alla sua influenza? Partendo dal principio che una ricaduta è più difficile da curare della malattia originale, che egli stia doppiamente in guardia contro questa tendenza. (J. Leifchild, D.D.)

Crescens alla Galazia.

Crescens è andato in Galazia, Tito in Dalmazia;

1.) Gli uomini buoni faranno del bene ovunque si trovino. Paolo era ora un prigioniero, eppure predicava costantemente in prigione, e lì convertì Onesimo Filemone 9

(2.) Sebbene alcuni possano abbandonare noi e la verità, tuttavia Dio ha altri che sono fedeli. E se Dema se ne fosse andato, ma Crescens, Tito, Timoteo, Marco e Luca rimangono costanti; nessuna tempesta né tempesta può sconfiggerli; se Saul si oppone a Davide, Gionatan si resterà stretto con lui. (T. Hall, B.D.Solo Luca è con me.

L'amato medico:

(I.) Gli incentivi a rimanere con San Paolo

(1.) C'era il potere dell'amicizia. Dai precedenti riferimenti a Dema, possiamo concludere che egli era stato associato all'apostolo in compagnia nella prova e nel travaglio. L'intimità e l'affetto erano i motivi che lo spingevano a stare con lui

(2.) C'era il senso della cavalleria. Per quanto Dema potesse essere tentato di andare, uno spirito nobile avrebbe detto: "Non ora, quando è un tempo di relativa solitudine, bisogno e pericolo

(3.) Interesse per la fede. Dal suo precedente rapporto con san Paolo dobbiamo presumere la conoscenza e l'ammirazione per la fede. Aveva visto il cristianesimo, l'aveva accettato ed aveva avuto il privilegio di testimoniare la sua potenza nella pietà personale e nella devozione di San Paolo

(II.) Le tentazioni di andare

(1.) La tentazione del mondo di Dema non era probabilmente attraverso il suo seducente luccichio di piacere e sfarzo, ma attraverso il suo cipiglio. L'apostolo era sotto una nuvola. Pochi sembrano disposti a prenderlo per mano. Notate con quanta gioia riconosce la coraggiosa benignità di Onesiforo (CAPITOLO 1:16, 17)

(2.) Forse possiamo azzardare una congettura riguardo al carattere di Dema. Non potrebbe essere stato uno di quelli la cui vita religiosa è abbastanza forte, o piuttosto abbastanza debole, da vivere in un'atmosfera religiosa, ma del tutto incapace di vivere quando non è sostenuta dalla società cristiana? 3. Il modo in cui un personaggio del genere diserterà. Non apertamente, ma per gradi. Scuse per omettere compiti pericolosi, e anche all'ultimo forse lasciare San Paolo solo con qualche pretesto plausibile per andare a Tessalonica. Il vecchio apostolo vide attraverso di esso: "Avendo amato questo mondo presente".

(III.) La condotta contrastata di San Luca 1. Mentre Dema a Tessalonica, San Luca a Roma. La sua disponibilità a San Paolo. La conoscenza del medico, con il suo potere simpatico e la sua intuizione spesso indotta. Il ristoro spirituale di un cuore fraterno. Dema vive la vita di colui che cerca di salvare la vita, ma la perde in tutta la sua nobiltà e opportunità di fare bontà. Luca è pronto a perdere la vita, ma ne salva la vera vitalità

(2.) Perché la retrospettiva della cristianità ci dice che San Luca nella sua devozione gli ha salvato la vita, mentre Dema l'ha perduta. Quest'ultimo è un segnalatore-avvertimento; il primo una luce guida, un nome nella Chiesa, amato dove Cristo è amato, onorato dove è onorato l'apostolo, per la costanza, la gentilezza e la fede intrepida. Impara quindi che

1.) La cavalleria non è abbastanza forte contro lo spirito del mondo

(2.) Una religione che dipende solo dall'influenza personale di altri si dimostrerà difettosa nel momento della prova

(3.) Così solo la forza interiore fornita da Cristo può mantenerci forti; non Paolo, non Apollo, non la sapienza degli uomini, ma Cristo. Perché la differenza tra San Luca e Dema non era nelle circostanze esteriori. Furono ugualmente processati. È Cristo in noi che è la speranza della gloria, una gloria la cui caparra si vede nel disprezzo della terra e nel trionfo della fede sul suo cipiglio o sul suo sorriso. (W. B. Carpenter, M.A.)

Sappiamo molto poco, storicamente, di San Luca. Sembra che il suo luogo di nascita sia stata Antiochia, la metropoli della Siria, e, dalla sua professione di medico, concludiamo che sia stato, come del resto i suoi scritti lo dimostrano, un uomo di educazione liberale. Antiochia si distinse come sede della letteratura; e San Luca si era probabilmente avvalso dei vantaggi offerti dal suo luogo natale. Non abbiamo notizie riguardo alla chiamata e alla conversione di San Luca e al suo diventare medico dell'anima oltre che del corpo. Molti suppongono che egli sia stato convertito da San Paolo ad Antiochia, e che quindi non abbia avuto alcuna conoscenza del cristianesimo fino a dopo la morte del suo Fondatore. Altri ancora sostengono che Luca fu uno dei settanta discepoli che Gesù mandò a proclamare il vangelo. Comunque sia, è in relazione a San Paolo che San Luca è menzionato per la prima volta nel Nuovo Testamento. Da Atti 16 a 28 apprendiamo che egli accompagnò san Paolo in molte delle sue fatiche e dei suoi viaggi, e fu con lui a Roma durante i suoi due anni di prigionia. Siamo del tutto privi di informazioni autentiche sulla vita dopo la vita di San Luca. Varie sfere di lavoro gli sono assegnate da vari scrittori, e molta oscurità si basa sul tempo, il luogo e il modo della sua morte. Gli autori più antichi, tuttavia, non dicono nulla del suo martirio; e questo sembrerebbe dimostrare che morì di morte naturale; anche se altri, in verità, sostengono che egli uscì dalla vita disteso su un ulivo. Ma mentre i biografi di san Luca forniscono così poco materiale, siamo in possesso dei suoi scritti, e da questi "egli, essendo morto, parla ancora". Non c'è mai stato dibattito nella Chiesa sul fatto che il Vangelo che porta il suo nome, e l'Attitudine degli Apostoli, siano stati scritti da San Luca. Questi furono i suoi lasciti a tutti i secoli successivi, e per questi egli deve essere tenuto in onore finché c'è un po' di amore per il Vangelo. E con questi scritti nelle nostre mani, chi ha un senso del valore della rivelazione esiterà a descrivere San Luca come "un fratello la cui lode è nel vangelo in tutte le chiese"? O che, come san Paolo, se non avesse un altro compagno, non sentirebbe che, avendo questo evangelista, ha dei libri a cui attingere che non potrebbe mai esaurire, e che gli fornirebbero continuamente informazioni spirituali, in modo che non possa mai essere in solitudine, mai a corto di guida e istruzione, anche se nel nostro testo dovrebbe dire con l'apostolo: "Solo Luca è con me". E ciò che ci azzardiamo ad affermare è che la storia che egli ha prodotto supera, in valore per noi, entrambe le altre tre che il Nuovo Testamento contiene. Ci azzardiamo ad affermare che, se si vuole conservare un solo Vangelo, che quel Vangelo deve essere il Vangelo secondo San Luca 49 dibattito deve essere tra i Vangeli di San Luca e di San Matteo; poiché né nel Vangelo di San Marco, né in quello di San Giovanni si dà alcun resoconto della discendenza e della nascita di Gesù Cristo; cosicché, senza nessun altro documento nelle nostre mani, saremmo disinformati su fatti che stanno alla radice e al fondamento stesso del cristianesimo. Non dovremmo avere alcuna prova dell'adempimento delle profezie che dichiarano che Cristo dovrebbe nascere da una vergine, senza macchia di peccato originale; e quindi non potevamo fare in modo di ricostruire il tessuto della nostra santissima fede. Ammetterete, quindi, che se si conserva un solo Vangelo, deve essere quello di San Matteo o di San Luca in quanto questi contengono ciò che manca negli altri, il racconto della miracolosa natività di Cristo, e questo racconto è indispensabile per la nostra conoscenza della redenzione; ma se dobbiamo scegliere tra i Vangeli di San Matteo e di San Luca, il modo molto più completo in cui San Luca dà le circostanze della nascita del nostro Salvatore potrebbe da sé determinare su quale decidere per la storia. E quando a questo si aggiunge che san Luca è l'evangelista che ha conservato per noi le parabole e gli episodi più adatti al nostro caso, e più confortanti ai nostri sentimenti, e che dai suoi scritti traiamo una preghiera che è l'epitome stessa delle richieste: "Dio abbia pietà di me, peccatore"; che è lui che disegna per noi la più toccante delle immagini, l'immagine del Padre che corre incontro al figliol prodigo mentre è ancora molto lontano, stringendolo tra le braccia e dandogli il suo abbraccio; che nelle pagine, inoltre, di questo evangelista è che vediamo il buon Samaritano versare olio e vino sulle piaghe dei sofferenti; che siamo avvertiti dall'improvvisa convocazione del ricco sciocco, che, a un passo dalla morte, ha parlato di costruire granai più grandi; dai tormenti di Dives, che scambiò i lussi di un palazzo con le piaghe dell'inferno; che siamo confortati dalle graziose parole di Cristo al ladrone sulla croce; - sì, se è vero che ci rivolgiamo al Vangelo di San Luca per qualsiasi cosa sia più squisitamente tenera, più persuasiva, più incoraggiante, più sorprendente nelle azioni e nelle parole registrate del Salvatore, allora non c'è da dubitare che il nostro principale debito di gratitudine sia dovuto a questo evangelista; che se avessimo perduto tutti gli altri - Crescente in Galazia, Tito in Dalmazia, Matteo, Marco e Giovanni che se ne sono andati da questo mondo presente - potrebbe essere ancora con il tono di coloro che sentivano di aver tenuto colui da cui si poteva imparare di più, che abbiamo ripreso il linguaggio del nostro testo ed abbiamo esclamato con San Paolo: "Solo Luca è con me." Passiamo ora a guardare l'Atteggiamento degli Apostoli, un'opera che sta in piedi da sola, e il cui valore, quindi, non può essere misurato confrontandolo con gli altri. Se non avessimo questo libro, non avremmo alcuna testimonianza ispirata delle azioni e dei detti dei primi predicatori del cristianesimo, e di conseguenza il suo valore deve essere stimato in base al danno che sarebbe causato dalla totale mancanza di una tale documentazione. La rimozione dell'Atto dal Nuovo Testamento sarebbe una cosa completamente diversa dalla rimozione di uno dei Vangeli; Nel secondo caso la carenza sarebbe almeno in parte supplita dagli scritti rimanenti, mentre nel primo non rimarrebbe alcun documento a cui potremmo fare riferimento. Il libro degli Atti è per lo Spirito Santo ciò che i Vangeli sono per il Salvatore: una registrazione del Suo ingresso nel Suo ufficio e del compimento della Sua grande opera nel piano della redenzione umana. E possiamo fare a meno di un disco più che dell'altro? Non è forse indispensabile per la completezza delle prove del cristianesimo - per mostrare come ogni Persona nella Trinità sempre benedetta si sia interposta in nostro favore - che noi possiamo indicare gli apostoli e gli uomini apostolici, che ricevono doni soprannaturali e vanno con una forza più che umana a combattere contro i principati e le potenze? Una cosa è dimostrare che un'opera è preziosa, un'altra è dimostrare che la sua perdita sarebbe fatale. È questo che ci sforziamo di fare, esponendo gli Attia, il Vangelo dello Spirito Santo, e come registrazione delle transazioni che coinvolgono l'interesse e la permanenza di tutta la Chiesa Gentile. E quando vi abbiamo mostrato che senza questo libro sareste rimasti nell'ignoranza della venuta del Consolatore; che non sapreste nulla delle manifestazioni con le quali il sigillo della Divinità fu infine posto sul Cristianesimo - sì, non conoscete la redenzione come l'opera congiunta delle tre Persone nella Divinità; e quando vi avremo ulteriormente mostrato che, togliete questo libro, e toglierete tutto il registro dell'ordine di Dio di rimuovere il muro di mezzo di separazione, in modo che i Gentili potessero essere ricevuti senza sottomettersi alle istituzioni di Mosè, e noi pensiamo di aver mostrato abbastanza per convincervi che dovete almeno a San Luca, tanto per il suo Atteggiamento degli Apostoli quanto per il suo Vangelo; e, quindi, diciamo di nuovo: Crescente potrebbe essere partito per la Galazia, Tito per la Dalmazia, e tu potresti essere lasciato solo in una prigione, quasi senza compagni, quasi senza libri; Ma potresti sentirti solo? potreste essere costretti a parlare come se foste privi di alta compagnia e di rapporti con coloro per i quali un cristiano ha il più profondo interesse, e l'accesso alle migliori riserve di comodità e di conoscenza, se poteste dire di voi stessi, come dice San Paolo nel nostro testo: "Solo Luca è con me"? (H. Melvill, B.D.)

San Luca un esempio di vera amicizia: - La maggior parte di ciò che va sotto il nome di amicizia è senza radici come una pianta acquatica che volge le sue foglie larghe e i suoi fiori al sole dell'estate. Gli uomini profanano il santo nome dell'amicizia applicandolo alle alleanze, alle conferenze e alle leghe. Ma la vera amicizia è una delle cose terrene più dolci e migliori, se davvero si può chiamare terrena. L'amicizia è il frutto meglio sviluppato dell'amore. È la via di fuga per l'anima repressa. Gli amici possono fare l'uno per l'altro ciò che la modestia vieta loro di fare per se stessi. Possono tenere a bada la vanità l'uno dell'altro e mantenere alto il coraggio l'uno dell'altro. L'amicizia ha l'abilità del medico, la vigilanza dell'infermiera, la devozione della madre. Come possiamo procurarci questo benedetto dono? L'amicizia non può essere creata con il gioco di parole tra giuramenti e mani giunte. La vera amicizia deve essere fondata sull'amore di Dio; Dovrebbe essere ben scelta, cementata dalla natura e dalla religione, sviluppata dal tempo, messa alla prova dalle avversità, consacrata dalle associazioni. Che tale amicizia sia tenuta in grande considerazione. Non lasciate che nessuna cosa banale lo metta in pericolo. Che sia custodito con la fiducia senza riserve, con le dimostrazioni di affetto, con la sincerità e la verità, con la fede e la fiducia, con la reciproca tolleranza e sacrificio. Tale amicizia sarà un'oasi nell'arida desolazione dell'egoismo, e sarà un'anticipazione per la vita a venire. (R. S. Barrett.)

L'amicizia di San Luca e San Paolo: - Che San Paolo fosse attratto da San Luca non è una meraviglia, perché ci deve essere stata una grande somiglianza nei loro gusti, essendo entrambi uomini di menti molto colte; ma che San Luca si sia unito a San Paolo, l'uomo senza tetto, perseguitato, che era un emarginato dal suo stesso popolo, e che è andato in costante pericolo di vita: questo denota una forza d'animo che si incontra solo raramente, e un'amicizia di tipo non ordinario. E possiamo difficilmente indovinare il valore per San Paolo dell'amicizia di un uomo come San Luca, anche se lo prendiamo in base al basso livello del valore dei servizi che sarebbe in grado di rendere all'Apostolo. Essendo un uomo istruito, sarebbe stato in grado di aiutare in molti modi; per esempio, come suo amanuense, e come più competente di altri a trattare con i pagani più colti con i quali erano messi in contatto. Ma tutto questo non sarebbe nulla in confronto al legame comune che unirebbe le loro anime, il loro amore per il loro Signore risorto. Il mondo può mostrarci amicizia, e anche questa di alto livello; lo ha fatto nella storia passata; Può farlo, senza dubbio. anche adesso. La somiglianza dei gusti, la ricerca di un oggetto comune, le necessità della vita quotidiana, possono avvicinare molto gli uomini e renderli amici nel senso in cui il mondo usa il termine. Ma c'è un senso più profondo di questo; perché il cristianesimo ha fatto lo stesso per l'amicizia come ha fatto per qualsiasi altra cosa abbia toccato, l'ha risuscitata e l'ha santificata. San Paolo e San Luca non erano solo amici, ma ognuno aveva un amico comune nel Signore Gesù. In Cristo Gesù erano legati insieme da un legame più forte di qualsiasi altro che il mondo potesse forgiare, e il segreto della devozione di San Luca a San Paolo non era solo la comunità di gusti e di sentimenti, ma l'amore di Dio che era stato riversato nei loro cuori per mezzo di Gesù Cristo, loro comune Signore e Maestro. Spesso sentiamo parlare degli altri come dei loro amici, o di se stessi come amici degli altri; ma sarebbe bene se pensassimo un po' di più a ciò che un amico potrebbe essere, o a ciò che un amico dovrebbe essere, prima di permetterci di usare la parola. Come può esserci vera amicizia tra il cristiano e l'uomo di mondo? Come può esserci vera amicizia tra coloro i cui sentimenti più profondi e puri non sono d'accordo? (W. G. Abbott, M.A.)

Luca, l'amato medico: - Per spiegare il fatto che egli fu solo con Paolo in quel momento solenne e difficile, non abbiamo bisogno di accusare di infedeltà tutti coloro che erano stati compagni di Paolo durante la sua prigionia a Roma. Paolo ha forse tenuto lì Luca, perché aveva bisogno delle sue cure professionali nella sua vecchiaia, dopo tante fatiche e disagi e esposizioni per terra e per mare? Luca si rifiutò di lasciarlo perché il suo occhio vigile vide che Paolo aveva bisogno delle sue cure professionali più di quanto egli sapesse o volesse volentieri riconoscere? Aveva egli il tatto di nascondere questa sollecitudine professionale sotto l'altrettanto vero desiderio di godere della compagnia e dell'istruzione di Paolo, e di riempire la sua mente e il suo quaderno di memorie con quei ricordi che lo Spirito Santo lo stava spingendo a scrivere all'"eccellentissimo Teofilo" e a noi? Se non potessi essere un ministro del Vangelo, un pastore che si prende cura delle anime, non so cos'altro preferirei essere se non un medico, abile nel ministrare al capezzale e nelle camere degli ammalati, degno di essere assistito da famiglie ansiose quando l'ombra gelida della morte le fa rabbrividire, degno di essere considerato una sentinella da una comunità quando la "pestilenza cammina nelle tenebre". La più alta competenza in medicina non è tutto ciò che un medico così fidato e amato deve avere; O, piuttosto, l'abilità in un medico include molto di più della conoscenza dell'anatomia e della fisiologia e della materia medica. Comprende un'elevata conoscenza dell'anima umana nei suoi poteri peculiari e nelle sue relazioni con il corpo. Non implica semplicemente la conoscenza del corpo, come una cosa che ha sezionato, una macchina di cui ha preso le parti e maneggiato. Implica la riverenza per quel corpo come la suprema opera di Geova, la cui infinita abilità e cura sono illustrate in tutte le sue giunture e membra, in tutte le sue parti e organi, in tutti i suoi processi e poteri. Implica un tenero apprezzamento di tutti i debiti e le capacità di una tale anima in un tale corpo. Implica una genuina simpatia per i sofferenti, che soffonde e abbellisce, non indebolisce né ostacola l'attività di sollievo, rendendola un'attività non meno efficace e di successo perché rivestita di grazie che la presentano sempre come un rapporto, una conversazione, una fratellanza. (H. A. Nelson, D.D.)

Un amico fedele: un amico fedele non ci abbandonerà nella nostra più profonda angoscia. Un amico fedele, e uno come lui era Luca, ama in ogni momento Proverbi 17:17. Anche se Paolo è prigioniero e pronto per essere martirizzato, Luca rimane ancora con lui; Anche se tutti lo abbandonano, egli si attaccherà a lui. L'amicizia con l'erba svanirà, specialmente nelle avversità. Giobbe (6:15 si lamenta dei suoi amici che lo avevano ingannato come un ruscello; Non erano come un fiume che è alimentato da una sorgente e ha una perennità di scorrimento, ma come un ruscello che scorre nei momenti umidi quando ne c'è meno bisogno, ma in caso di siccità viene meno; come le rondini che volano intorno a noi d'estate, ma d'inverno ci lasciano e si nascondono in alberi cavi o simili. Abbondano i parassiti che corrono fino ai fienili pieni, ma li superano quando sono vuoti. La maggior parte venera il sole che sorge, pochi il sole che tramonta. (T. Hall, B.D.)

Prendi Marco e portalo con te. - La disputa su Giovanni Marco: (vedi Atti 15:36-39 :

(I.) L'aspra lite tra Paolo e Barnaba. Erano entrambi brave persone, entrambi uomini di spirito colto e di buon carattere cristiano, eppure si arrabbiarono violentemente per una questione che si sarebbe creduto avrebbe potuto essere facilmente risolta se discussa con pazienza e saggezza. L'unica cosa saggia di tutta la faccenda era la separazione. È molto meglio per i cristiani che non possono lavorare comodamente insieme per separarsi, piuttosto che continuare a litigare senza fine, o a una rabbia sorda e imbronciata che rivela solo il fuoco che cova sotto la cenere e che prima o poi è sicuro di scoppiare

(1.) Gli uomini più pii sono ancora soggetti a cadute brusche e improvvise

(2.) Coloro che sono impegnati nello stesso lavoro possono avere opinioni antagonistiche su questioni di prudenza

(II.) Le due diverse fasi della vita di Marco. A volte un materiale dall'aspetto scadente funziona meglio di quanto ci aspettassimo. La gioventù poco promettente spesso ci sorprende per uno sviluppo molto superiore negli anni successivi. I soldati che hanno tremato davanti al primo fuoco della loro prima battaglia si sono distinti come uomini coraggiosi negli anni successivi. Non c'è davvero nulla di più comune di questa contraddizione di tutte le prime promesse, sia buone che cattive, che la vita quotidiana ci porta. La vita e il carattere hanno così tante svolte brusche che non si può mai calcolare quale direzione prenderanno alla fine. È il caso di Giovanni Marco. Nel primo di questi passaggi egli viene presentato a noi come un giovane. L'opinione che Paolo aveva di lui allora era molto spregevole. Aveva messo mano all'aratro e si era voltato a guardare. Diciassette anni dopo Paolo è in prigione a Roma, e scrive da lì questa lettera a Timoteo. E in esso viene questa menzione onorevole e affettuosa di proprio quell'uomo che diciassette anni prima aveva tenuto a un prezzo così basso: "Prendi Marco e conducilo con te, perché mi è utile per il ministero". Un mezzogiorno luminoso a una mattina molto poco promettente! Siamo costretti a sospettare, dopo tutto, che, sebbene Paolo avesse dalla sua parte la prudenza e la giustizia, in quella prima occasione, tuttavia Barnaba ebbe l'intuizione più fine quando mantenne la sua fede in suo nipote, nonostante la sua vergognosa delinquenza. Gli eventi successivi dimostrarono certamente che il giovane poco promettente aveva in sé la stoffa di un uomo forte. Quanto della forza di Marco fosse dovuta, da una parte, alla fede paterna e alla protezione di Barnaba, e, dall'altra, al tonico somministratogli dal rifiuto sprezzante di Paolo, non possiamo dirlo. Probabilmente entrambi hanno avuto un buon effetto. Lo sguardo sprezzante con cui un uomo coraggioso guarda un delinquente, infiammando il suo rispetto di sé, può, mentre mortifica la sua anima, spingerlo a cose più audaci. E, d'altra parte, sentire che, anche se abbiamo miseramente fallito, c'è un cuore che crede ancora nelle nostre capacità, e una mano che non perde mai la presa della nostra, è l'angelo buono del cielo per la nostra vita. Molte vite vigliacche sono state rese coraggiose da quell'angelo ministrante. Molti peccatori di un tempo sono stati fatti santi dalla fedeltà con cui una mano ha continuato a stringere la sua con amore fiducioso, e non di rado quella mano è stata la mano morbida di una donna coraggiosa e fiduciosa. Resta con il codardo ancora un po' e potrai, con la grazia di Dio, fare di lui un uomo coraggioso! Resta attaccato al peccatore un po' più a lungo, e potresti ancora scrivere il suo nome nell'elenco dei santi! (E. H. Higgins.)

In passato c'era un'aspra contesa tra Paolo e Barnaba riguardo a questo Marco, che per paura abbandonò Paolo e lo lasciò in Pamphilia Atti 13:13; 15:37-39, il che fece sì che Paolo non gli permettesse di visitare i fratelli. I superiori in doni e in grazia possono talvolta aver bisogno dell'aiuto degli inferiori. Paolo può mandare a chiamare un Marco per aiutarlo. (T. Hall, B.D.)

13 2TIMOTEO CAPITOLO 4

2Timoteo 4:13

Il cloke ... i libri ... le pergamene.-

Paolo, il suo mantello e i suoi libri:

(I.) Diamo un'occhiata a questo memorabile mantello che Paolo lasciò a Carpo a Troas. Troade era una delle principali città portuali dell'Asia Minore. Molto probabilmente l'apostolo Paolo fu catturato a Troade la seconda volta in cui fu portato davanti all'imperatore romano. I soldati di solito si appropriavano di qualsiasi indumento in più in possesso di una persona arrestata, e queste cose erano considerate come prerogativi di coloro che effettuavano l'arresto. L'apostolo può essere stato avvertito in anticipo della sua cattura, e quindi prudentemente affidò i suoi pochi libri e il suo mantello, che costituivano tutto il suo personale domestico, alle cure di un certo uomo onesto di nome Carpo. Benché Troade fosse a seicento miglia di cammino da Roma, tuttavia l'apostolo Paolo è troppo povero per acquistare un indumento, e così ordina a Timoteo, visto che viene da quella parte, di portare il suo mantello. Ne ha molto bisogno, perché l'inverno rigido sta arrivando e la prigione è molto, molto fredda

(1.) Percepiamo qui con ammirazione il completo sacrificio di sé dell'apostolo Paolo per amore del Signore. Ricordate ciò che era una volta l'apostolo. Era grande, famoso e ricco. Ah! come si svuotò e a quale estremo di miseria fu disposto a spingersi per amore del nome di Cristo. Il Salvatore deve morire nella nudità assoluta, e l'apostolo è reso qualcosa di simile a Lui mentre siede tremante al freddo

(2.) Apprendiamo quanto l'apostolo fosse completamente abbandonato dai suoi amici. Se non avesse avuto un mantello tutto suo, alcuni di loro non avrebbero potuto prestargliene uno? No; È così completamente abbandonato che, sebbene sia pronto a morire di ague nella prigione, nessuno gli presterà o gli darà un mantello. Che pazienza insegna questo a coloro che si trovano in una situazione simile! Nelle tue prove più grandi trovi il tuo minor numero di amici? Coloro che un tempo ti amavano e ti rispettavano si sono addormentati in Gesù? E altri si sono rivelati ipocriti e falsi? "Ma il Signore è stato con me e mi ha rafforzato". Così ora, quando l'uomo ti abbandonerà, Dio sarà tuo Amico

(3.) Il nostro testo mostra l'indipendenza di mente dell'apostolo. Perché non si è fatto prestare un mantello? Perché non ne ha implorato uno? Questo non è affatto il gusto dell'apostolo. Ha un mantello e, sebbene sia a seicento miglia di distanza, aspetterà finché non arriverà. Un cristiano farebbe bene a ricordare che non è mai a suo onore, anche se non sempre a suo disonore chiedere l'elemosina.

(4.) Vediamo qui, quanto poco gli apostoli pensassero a come erano vestiti. Paolo vuole abbastanza per tenerlo al caldo; Non chiede altro. Quando il buon vescovo Hooper fu condotto fuori per essere bruciato, era stato a lungo in prigione, e i suoi vestiti erano così spariti da lui, che prese in prestito un vecchio abito da studioso, pieno di stracci e buchi, per poterlo indossare, e andò zoppicando per i dolori della sciatica e dei reumatismi al rogo. Leggiamo di Girolamo di Praga, che giaceva in una prigione umida e fredda, e gli fu rifiutato qualsiasi cosa per coprirlo nella sua nudità e nel suo freddo. Ogni santo è un'immagine di Cristo, ma un santo povero è la Sua immagine espressa, perché Cristo era povero. Quindi, se sei portato a un tale punto riguardo alla povertà, che a malapena sai come fornire cose decenti in termini di vestiario, non scoraggiarti; ma dite: "Il mio Maestro ha sofferto lo stesso, e così ha sofferto l'apostolo Paolo"; e così fatevi coraggio, e fatevi animo

(5.) Il mantello di Paolo a Troade mi mostra quanto fosse potente l'apostolo nel resistere alla tentazione. "Non lo vedo", dici. L'apostolo aveva il dono dei miracoli. Il nostro Salvatore, sebbene capace di operare miracoli, non ha mai operato nulla di simile a un miracolo per Suo conto; né lo fecero i Suoi apostoli. I doni miracolosi furono affidati loro per fini e scopi evangelici, per il bene degli altri e per la promozione della verità; ma mai per se stessi

(II.) Esamineremo i suoi libri. Non sappiamo di cosa trattassero i libri, e possiamo solo farci un'ipotesi su cosa fossero le pergamene. Paolo aveva alcuni libri che erano rimasti, forse avvolti nel mantello, e Timoteo doveva stare attento a portarli

(1.) Anche un apostolo deve leggere. È ispirato, eppure vuole i libri! Predica da almeno trent'anni, eppure vuole dei libri! Aveva visto il Signore, eppure vuole dei libri! Aveva avuto un'esperienza più ampia della maggior parte degli uomini, eppure vuole i libri! Era stato rapito nel terzo cielo e aveva udito cose che era illecito all'uomo pronunciare, eppure vuole dei libri! Ha scritto la maggior parte del Nuovo Testamento, eppure vuole dei libri! L'apostolo dice a Timoteo, e così dice ad ogni predicatore: "Datti alla lettura". L'uomo che non legge mai non sarà mai letto; Chi non cita mai non sarà mai citato. Colui che non vuole usare i pensieri del cervello degli altri uomini dimostra di non avere un cervello proprio

(2.) Paolo qui è un'immagine dell'industria. È in prigione; Non può predicare: che cosa farà? Poiché non può predicare, leggerà. Come leggiamo dei pescatori di un tempo e delle loro barche. I pescatori se ne erano andati. Cosa stavano facendo? Riparare le reti. Quindi, se la Provvidenza ti ha messo su un letto di malattia e non puoi insegnare alla tua classe, se non puoi lavorare per Dio in pubblico, ripara le tue reti leggendo. Se ti è tolta un'occupazione, prendine un'altra, e lascia che i libri dell'apostolo ti lggano una lezione di operosità

(III.) Ora vogliamo avere un'intervista con l'apostolo Paolo stesso, poiché possiamo imparare molto da lui. Il povero vecchio, senza mantello, si avvolge intorno alla veste stracciata. A volte lo si vede inginocchiato per pregare, e poi intinge la penna nell'inchiostro, e scrive al suo caro figlio Timoteo. Nessun accompagnatore, tranne Luca che ogni tanto entra per un breve periodo. Ora, come troveremo il vecchio? Che tipo di umore avrà? 1. Lo troviamo pieno di fiducia nella religione che gli è costata tanto

(2.) Ma non è solo fiducioso. Noterete che questo grande vecchio sta avendo comunione con Gesù Cristo nelle sue sofferenze

(3.) Trionfante

(4.) In attesa di una corona. (C. H. Spurgeon.)

Il mantello di Troade: - Senza dubbio il mantello era un vecchio compagno; può essere stato bagnato molte volte dai torrenti d'acqua della Panfilia, e imbiancato dalla polvere delle lunghe strade romane, e macchiato dalla salsedine del naufragio, quando, sulle scogliere rocciose di Malta, l'Euroclidone stava trasformando le acque in schiuma; può aver dormito nel suo caldo riparo sulle alture sotto il baldacchino delle stelle; potrebbe aver coperto le sue membra tremanti, ferite dalle brutali verghe dei littori, mentre giaceva quella notte nella prigione di Filippi; e ora il vecchio pensa, come si definisce, con una punta di autocommiserazione, un ambasciatore in catene, e mentre siede tremante in qualche cella buia sotto le mura, o, forse, sul pavimento roccioso del Palladio, nelle notti invernali che stanno arrivando, gli ricorda il vecchio mantello, e chiede a Timoteo di portarlo con sé. "Il mantello che ho lasciato a Troade con Carpo, quando verrai a portare con te, e i libri, ma soprattutto le pergamene" - la Bibbia e i libri di papiro, pochi possiamo esserne sicuri e ancora vecchi amici. Forse aveva comprato alcuni di quei libri alla scuola di Gamaliele a Gerusalemme, o ne aveva ricevuti alcuni in dono dai suoi convertiti più ricchi. Forse tra questi c'erano alcuni di quei libri in cui, come possiamo dedurre dalle sue Epistole, aveva letto le poesie del suo poeta nativo, Arato o alcuni opuscoli di Platone, o la saggezza di Salomone. I libri di papiro, dunque, "ma soprattutto le pergamene", cioè soprattutto le opere incise su pergamena, che cosa erano? C'era qualche documento tra questi che sarebbe stato utile per dimostrare i suoi diritti di cittadino romano? C'erano forse dei preziosi rotoli di Isaia e dei Salmi, o dei profeti minori, che il padre o la madre possono avergli dato come tesoro per tutta la vita (perché a quei tempi le pergamene erano cose preziose) nei lontani giorni in cui, senza sognare tutto ciò che lo aspettava, giocava come un ragazzo felice nella cara vecchia casa di Tarsia? Uggiose e lunghe sono le giornate; le sere in quella prigione romana sono ancora più lunghe e tetri, e spesso il rozzo soldato legionario, che detesta essere incatenato a un ebreo malato e sofferente, è rozzo e crudele con lui. E non può essere sempre impegnato nella dolce sessione del pensiero silenzioso, nemmeno nelle dolci speranze del futuro o nel ricordo del passato. Conosce bene la Scrittura, ma sarà una gioia profonda leggere ancora una volta come Davide e Isaia, in tutte le loro tribolazioni, hanno imparato, come il suo povero io, a soffrire e ad essere forti. Chi, leggendo quest'ultimo messaggio, può fare a meno di ricordare la commovente lettera scritta dalle umide celle della sua prigione dal nostro nobile martire, William Tyndale, uno dei più grandi traduttori della Bibbia inglese: "Supplico vostra signoria", scrive, "e questo per il Signore Gesù, che, se dovessi rimanere qui per l'inverno, preghereste il Commissario di essere così gentile da mandarmi, con le mie cose che ha, un berretto più caldo; Sento il freddo dolorosamente nella mia testa; anche un mantello più caldo, perché quello che ho è molto sottile; anche un po' di stoffa per rattoppare i miei leggings. Il mio cappotto è logoro, le mie camicie sono logore. Il commissario ha una mia camicia di lana, se sarà così gentile da mandarmela. Ma più di tutto supplico la vostra gentilezza di fare del vostro meglio con il Commissario per essere così gentile da inviarmi la mia Bibbia ebraica, la grammatica e il vocabolario, così che io possa dedicare il mio tempo a questa ricerca. William Tyndale". Il nobile martire non pensava a San Paolo; ma la storia si ripete, e che cos'è questo frammento della lettera che anch'egli scrisse poco prima di morire, se non la stessa cosa che "il mantello che ho lasciato a Troade con Carpo, porta con te, e i libri, ma soprattutto le pergamene"?

(I.) Non ci mostra forse che questo grande e santo apostolo era prima di tutto un uomo come noi; un uomo provato e sofferente con bisogni e simpatie umane; sì, e con i limiti umani, e con prove trascendentalmente più severe, ma senza privilegi più grandi di quelli di cui godiamo? Non ci chiama forse con un incoraggiamento più chiaro: "Non venir meno, caro fratello, cara sorella nel Signore; Anch'io ero debole; Anch'io sono stato tentato; ma tu, non meno di me, puoi ogni cosa in Cristo che ci fortifica"?

(II.) Allora, in quale bella luce di virilità, buon senso e contentezza pone questo carattere dell'apostolo! La spada, lo sa bene, pende sopra la sua testa e il lampo lo ucciderà, ma la vita è vita. Fino a quando il Signore non lo chiamerà, non c'è alcun motivo per cui la vita non debba continuare, non solo nei suoi tranquilli doveri, ma anche con le piccole benedizioni che può ancora portare. Non c'è fanatismo divampato, non c'è un'esagerata abnegazione, qui. Le notti invernali saranno fredde e uggiose; Non c'è alcun tipo di merito nel renderli più freddi e opachi. Ecco perché scrive per il mantello e per i cari vecchi libri. Dio, per il nostro bene, ci manda tutte le prove abbastanza da sopportare, ma è solo per il nostro bene. Non c'è la minima ragione - non è nemmeno giusto - per creare torture e miserie per noi stessi che Dio non ci ha mandato. Ci è permesso di prendere e dobbiamo prendere ogni dono innocuo e innocente che Dio ci permette, e ringraziarlo per questo.

(III.) Quindi, guarda la questione sotto un'altra luce. Che cosa ha lasciato a San Paolo una vita di lavoro incessante e senza riluttanza? Quali possedimenti terreni ha guadagnato l'apostolo come somma totale dei servizi resi al mondo, ineguagliabili per intensità e ineguagliabili per abnegazione? Forse vuole lasciare dietro di sé qualche piccolo ricordo, qualche insignificante eredità con cui un vero cuore possa ricordarsi di lui "prima che il mare increspato della vita scorra liscio ancora una volta sulla sua tomba senza nome". Come l'eremita sant'Antonio lasciò al grande vescovo sant'Atanasio il suo unico possesso, che era il suo mantello di pelle di pecora, così san Paolo, forse, avrebbe voluto lasciare al gentile e fedele Luca o al vero e gentile Timoteo, il mantello, i libri, le pergamene. Ma, oh, quanto piccolo è il risultato delle fatiche della terra, se la terra fosse tutto, vale molto meno di quanto un ballerino ottenga per una singola figura in un teatro, o un acrobata per un lancio sul trapezio; non vale la milionesima parte di ciò che un brevetto apporta a un'invenzione infinitesimale! Oh, il lavoro e la ricompensa non sono gli stessi per l'eternità. Non è per tali ricompense che si rende il grande e alto servizio del mondo. Le ricompense della Terra, osservate, hanno relazioni meravigliosamente piccole con i valori intrinseci. La cantante che ha una bella nota nella sua voce può brillare di diamanti che valgono il riscatto di un re. Ma il pensatore che ha innalzato lo scopo e la natura delle nazioni può morire inosservato; e il poeta, che ha arricchito il sangue della terra, può essere lasciato morire di fame. Paolo riversa tutta la sua vita come libagione sull'altare di Dio, in agonia per i suoi simili; purifica i costumi, illumina la speranza, purifica la vita degli uomini; egli si aggiunge, per secoli, all'indicibile nobilitazione delle generazioni; Qual è la somma totale della sua ricompensa terrena? Qual è l'inventario di tutti i suoi beni terreni mentre siede sul pavimento della sua prigione? Solo "il mantello che ho lasciato a Troas, e i libri, ma soprattutto le pergamene". Ti accontenterebbe? Credete che sospirasse o fosse invidioso dei malfattori, quando contrapponeva i suoi unici beni - quel mantello e quei pochi libri, che erano tutto ciò che aveva - ai gioielli dell'avventuriero Agrippa, o alla porpora dell'esecrabile Nerone? Neanche un briciolo. Non erano ciò a cui aveva mirato. Si arrese libero a quegli interessi terreni sui quali le menti degli uomini sono talvolta fissate fino all'ultimo in modo così deplorevole e così orribile. No; meglio così com'è. Ringrazierà Dio per il calore che troverà nel mantello e per la consolazione che i libri gli porteranno, e, per il resto, confiderà nella morte e si getterà su Dio. (Arcidiacono Farrar.)

Quaderni di sua creazione o da lui stesso collezionati: questi sono molto apprezzati dagli studenti. Giulio Cesare, costretto a nuotare per salvarsi la vita, tenne i suoi commentari in una mano sopra l'acqua e nuotò fino a terra con l'altra. (J. Trapp.)

Un grande amore per i libri: - Un episodio della mia esperienza personale mi ha spesso interessato, e potrebbe non essere privo di interesse per te. Una sera a Londra - era a una festa serale alla quale erano riunite molte persone - seppi da un mio amico che un suo e mio amico giaceva pericolosamente e, come si scoprì, era mortalmente malato nelle sue stanze del Tempio. Quel mio amico era il compianto Sir David Dundas, che è stato per molti anni in Parlamento, e della cui amicizia per molti anni sono stato favorito. Scesi la mattina dopo per chiedere di lui e, se era il caso, per vederlo. Mi invitò nella sua stanza, tramite il suo servitore, e lo trovai sul letto di malattia, debole, incapace di parlare molto e a malapena in grado di girarsi nel suo letto. Facemmo una breve conversazione, e nel corso di essa lui mi offrì qualcosa come una benedizione. Disse - ricordo molto bene le sue parole - "Non ho mai preteso di essere un uomo colto o uno studioso, ma Dio mi ha dato un grande amore per i libri". Poi fece riferimento agli scritti del celebre Lord Bacon e, prendendo una citazione da una lettera che quell'eminente persona aveva scritto a un amico, si rivolse a me e disse: "Che Dio ti guidi per mano". Questo era uno dei passaggi che gli si fissarono nella mente dopo aver letto le parole di Lord Bacon. Ora, quella fu un'ora solenne con il mio amico - se posso citare un verso molto espressivo e bellissimo di uno dei veri poeti scozzesi, ma uno dei suoi poeti minori, Michael Bruce - "Quando è fioco nel suo petto, la conicità morente della vita brucia". Atti in quell'ora solenne, rivedendo la sua vita passata, rivedendo il godimento a cui aveva partecipato, ringraziò Dio per avergli dato "un grande amore per i libri". Due giorni dopo, credo il secondo o il terzo dopo quell'intervista, quel "cero morente" si spense e il mio amico passò nel mondo invisibile. (Giovanni Bright.)

Un buon libro, un compagno duraturo: le verità che ci sono voluti anni per raccogliere vi sono comunicate liberamente ma con cura. Ci piace la comunione con la mente, anche se non con la persona dello scrittore. Così l'uomo più umile può circondarsi degli spiriti più saggi e migliori delle epoche passate e presenti. Nessuno può essere solitario se possiede un libro; Possiede un amico che lo istruirà nei momenti di svago o di necessità. Basta girare le foglie, e la fontana emette subito i suoi ruscelli. Puoi cercare mobili costosi per le tue case, ornamenti fantasiosi per i tuoi caminetti e ricchi tappeti per i tuoi pavimenti; ma, dopo l'indispensabile per una casa, dammi i libri come subito i più economici, e certamente gli abbellimenti più utili e duraturi. (Amico di famiglia.)

Scelta dei libri: - Quali libri sceglierete come vostri amici intimi dipenderà dal vostro umorismo e dal vostro gusto. La scelta del dottor Guthrie mi è sembrata affascinante. Mi disse che leggeva quattro libri all'anno: la Bibbia, "The Pilgrim's Progress", quattro romanzi di Sir Walter Scott, che considerava un unico libro, e un quarto libro, che ho dimenticato, ma credo fosse "Robinson Crusoe". Sceglierai alcuni libri perché ti calmano e ti tranquillizzano; alcuni perché sono tonificanti come l'aria di montagna; alcuni perché ti divertono con l'astuzia del loro umorismo; alcuni perché mettono le ali alla tua fantasia; alcuni perché accendono la tua immaginazione. (R. W. Dale.)

L'esilio e la prigionia sono tra le tragedie più oscure dell'esistenza. Ma Ovidio, bandito dalla lussuosa e dotta capitale ai barbari di Tomis, nell'inospitale desolazione lungo l'Eussino, spogliato dei beni, della moglie e dei figli, si salvò dalla disperazione con il lavoro, e, circondato da una ferocia senza speranza, produsse alcune delle sue opere più belle. Boezio, l'ultimo e il più nobile degli antichi, prima che le tenebre del Medioevo caddessero sull'Europa, giacendo sotto ingiusta sentenza di morte nella torre di Pavia, libri proibiti, rapporti con compagni di studio, conservò la sua sanità mentale e la sua forza d'animo per affrontare una morte crudele scrivendo "La consolazione della filosofia". Il "Don Chisciotte", che sconvolgeva di allegria una nazione, era il conforto di una prigionia immeritata, che la sofferenza fisica rendeva più insopportabile. La prigione di Walter Raleigh era il suo tranquillo studio. Nella cella dei condannati Madame Roland, meno commossa dalla certezza del proprio destino che dall'apprensione per il suo amato marito, fortificò la sua mente contro la possibile follia con la composizione delle sue memorie. Lady Jane Grey e Maria Regina di Scozia sedusero la prigionia di metà dei suoi terrori con un duro studio e una scrittura attenta. (Harper's Bazaar.)

Newman ci racconta (nel 1840) come conservò un vecchio mantello blu che aveva ricevuto nel 1823, e "aveva un affetto per esso", perché mi aveva "curato durante tutta la mia malattia. Ce l'ho ancora. L'ho portato qui a Littlemore, e in certe notti fredde l'ho tenuto sul mio letto. Ho così poche cose da simpatizzare con me che mi dedico ai mantelli".

Uno scialle con una strana storia è stato sepolto con il defunto professor Cocker, dell'Università del Michigan. Poco prima della sua morte, il dottor Cocker richiamò l'attenzione del suo pastore su uno scialle logoro e sbiadito steso sul suo letto, e chiese di avvolgerlo intorno al suo corpo e di seppellirlo con lui. L'aveva fatto lui stesso quando era giovane in Inghilterra; l'aveva indossato in tutti i suoi viaggi da e verso l'Oceano Atlantico e il Pacifico, quando risiedeva in Australia, quando fuggì dagli abitanti delle isole Figi mentre si preparavano a ucciderlo e arrostirlo, e quando naufragò. Lo accompagnò quando atterrò negli Stati Uniti, e rivestì persino i resti del suo bambino morto quando, senza un soldo e scoraggiato, arrivò per la prima volta ad Adrian. Non c'è da stupirsi che un indumento con tali associazioni, sebbene consumato e sbiadito, fosse diventato prezioso per lui, e il suo desiderio che il suo corpo ne fosse avvolto è facilmente comprensibile

Giovanni Welch, il vecchio ministro scozzese, era solito mettere un plaid sul letto nelle notti fredde, e qualcuno gli chiese perché lo mettesse lì. Ha detto: "Oh, a volte di notte voglio cantare le lodi di Gesù, e mi metto a pregare. Poi prendo quel plaid e me lo avvolgo intorno per proteggermi dal freddo".

Mantello, libri e pergamene: l'inverno stava arrivando e la sua corporatura un po' emaciata era meno capace di prima di resistere al freddo. Ricorda che l'ultima volta che fu a Troade, lasciò lì il suo pesante cappotto, affidato al suo amico Carpo, probabilmente perché preferiva fare una parte del suo viaggio a piedi. Ne avrà sicuramente bisogno quando il tempo diventerà più rigido, così chiede a Timoteo, che ora si trova a Efeso, di portarlo con sé quando arriverà in Italia a ovest

(I.) Prenditi cura della tua salute fisica. I giovani sono spesso particolarmente negligenti su questo argomento. Molti sono gli uomini la cui costituzione è stata minata per tutta la vita dalla sua stessa negligenza da giovane riguardo al cibo, al riposo e al vestiario

(II.) Mantieni la cultura della tua mente. Non essere così assorbito dagli affari, che raramente apri un libro istruttivo. Non dimenticate che il vostro intelletto vuole essere stimolato e nutrito, come non può esserlo se non pensate ad altro che alle bollette, ai conti, agli ordini, alle fatture e a ciò che viene volgarmente ed espressamente chiamato "negozio". Un marinaio, che aveva circumnavigato il globo con il capitano Cook, fu sollecitato dai suoi amici a dare loro un resoconto delle meraviglie che aveva visto, e alla fine acconsentì a farlo una certa sera. Si riunì una compagnia numerosa e ansiosa, in attesa di un grande piacere intellettuale; quando il rude marinaio iniziò e terminò così la sua descrizione dei suoi viaggi: "Ho fatto il giro del mondo con il capitano Cook, e tutto ciò che ho visto è stato il cielo sopra di me e l'acqua sotto di me". E, a dire il vero, ci sono giovani che mostrano poco più discernimento di quel marinaio schietto. Non hanno ambizioni intellettuali, sete di conoscenza, desiderio appassionato di auto-miglioramento. Se gli affari vanno bene, e il loro stipendio è regolarmente pagato, e hanno abbastanza da mangiare e da bere, sono contenti. Non esiste uno studio sistematico; nessun allenamento della mente, nessuna stuzzicamento o affinamento delle facoltà intellettuali. Vi metto in guardia, giovani, contro un uso così ignobile di quella che è, per certi aspetti, la parte migliore della vita. L'opinione di Lord Bacon sui libri fu così espressa: "Che le storie rendono gli uomini saggi; poeti, arguti; matematica, sottile; scienze naturali, approfondite; filosofia morale, grave; logica e retorica, capace di dibattere". Poiché possiedi tali qualità, quindi, la tua lettura deve essere cattolica e ampia

(III.) Cura specialmente il benessere dell'anima. Per quanto limitata sia la tua lettura, vedi che la Bibbia ha il suo giusto posto. Si dice che nel solo British Museum ci siano così tanti libri che la sola lettura meccanica di essi richiederebbe mille anni. Quindi non puoi leggere tutto: devi fare la tua scelta; ma oh! Lascia che questo impareggiabile volume regni sovrano nella tua biblioteca. Lascia che sia il monarca della tua libreria. C'è un vecchio proverbio latino, che è abbastanza buono finché la Bibbia non viene presa in considerazione, "Cave ab homine unius libri", cioè "Guardati da un uomo di un solo libro". Ma quando quell'unico libro è il Libro di Dio, il consiglio può essere invertito; poiché non c'è uomo più ricercato dell'uomo che ogni giorno si nutre da questa tavola e beve da questo pozzo. "Soprattutto le pergamene". Che nessuna lettura generale, per quanto eccellente e istruttiva, metta da parte questo aspetto. Siate diligenti studiosi della Parola di Dio, "e", come disse il dottor Doddridge, "sarete eccellenti studiosi tra diecimila anni"; mentre, per quanto esperti nella conoscenza secolare, se la Bibbia viene trascurata, sarai inadatto per le occupazioni dei redenti in cielo. Avete una Bibbia più ricca di quella che Paolo ha mai posseduto. Quelle goffe e unte "pergamene", scritte da laboriosi scribi, formerebbero uno strano contrasto con i trionfi dell'abilità moderna che ora vengono spediti a milioni dal grande deposito di Queen Victoria Street; e puoi mettere nel taschino del panciotto tesori di ispirazione, che al tempo dell'apostolo avrebbero messo a dura prova la forza di un uomo da portare. Più grande, dunque, è la vostra responsabilità. Oh, fate buon uso delle vostre Bibbie! Soprattutto, accettate senza indugio la salvezza divina rivelata. (J. T. Davidson, D.D.)

Il mantello e le pergamene, o i bisogni dell'uomo:

1.) Un'illustrazione sorprendente del modo in cui l'ispirazione divina. Le comunicazioni più divine della verità appaiono in relazione a cose di interesse personale e secolare

(2.) Una bella dimostrazione di autocontrollo spirituale

(3.) Un'espressione affettuosa dei bisogni umani. Con tutti i suoi principi presenti, le conquiste passate e il destino futuro, ha ancora necessità e risorse. La spiritualità non distrusse la sua sensibilità fisica; il coraggio eroico e l'indipendenza non hanno smorzato i suoi affetti sociali; L'illuminazione soprannaturale non gli fece deprezzare i mezzi ordinari di informazione e di eccitazione

(I.) Fisico. "Il mantello." Paolo aveva bisogno di un indumento e lo desiderava. Disprezzare il corpo è un marchio di eretici; distruggerla significa essere un assassino. Che mondo di bisogno è causato dal suo possesso! Quali urgenti esigenze pone alla cura e allo sforzo, all'abilità e al lavoro! Ma qui si pensa che il corpo è fonte di guai, disagi, dipendenza, che piccole cose possono portare al suo disagio e al suo danno. Che le leggi ordinarie della natura siano infrante; che le operazioni ordinarie della vita siano sospese; che ci sia solo un piccolo incidente, un piccolo errore, una dimenticanza temporanea; E con quanta amarezza ci viene fatta sentire la pressione e la responsabilità del nostro incarico materiale! Non possiamo permetterci di scherzare con esso o di ignorarlo. I più spirituali e indipendenti devono ricordare l'abito smarrito o dimenticato

(II.) Il sociale. "Quando arriverai." "Fa' la tua diligenza per venire presto da me". L'uomo è un essere sociale, fatto per sentire per e con i suoi simili. Egli è rivelato, intrattenuto, rinnovato dalla comunione. È una lampada, un banchetto, un contrafforte del suo essere. È tutto ciò per cui egli può essere servito o aiutato a ministrare. La comunione nel dolore, nella gioia, nel lavoro, nel pensiero, è un grande piacere, e nella maggior parte dei casi una grande necessità

(III.) Lo spirituale. "I libri, soprattutto le pergamene". Non sappiamo cosa fossero, ma siamo certi che erano libri che tendevano a coltivare la mente e il cuore. Che campo di pensiero si apre con queste parole! Vedi il ministero delle menti; vedere il loro funzionamento e i loro risultati preservati e propagati mediante l'uso delle lettere; vedere le fatiche e le ricompense di alcuni fatte eredità di altri; E tutto questo, al di là della sfera della presenza personale e dell'influenza immediata, vederlo fatto per gli uomini e le età non ancora nate. Che debito abbiamo con i libri! Che informazione e stimolo! Quali mezzi per crescere! Quali strumenti di conoscenza, di gioia e di potenza! "Soprattutto le pergamene". Alcuni pensano che si trattasse di una sorta di libro banale, in cui l'apostolo metteva le proprie riflessioni e i passaggi preziosi incontrati nella sua lettura. Se è così, abbiamo un'idea importante. Questo è ciò che è più proprio di un uomo che egli ha originato, o completamente appropriato con la meditazione. I libri non sono altro che in quanto sono "letti, segnati, appresi e digeriti interiormente". Lezioni:1. La materia insegna l'umiltà

(2.) Gratitudine

(3.) Benevolenza

(4.) Interesse personale. (A. J. Morris.)

Il mantello di Troas: - Ci sembra che la richiesta di Paolo per il suo mantello lasciato a Troas offra una prova non intenzionale di una caratteristica sorprendente nel suo carattere, vale a dire, quella sobrietà di mente che, da un lato, non separa mai le cose della terra da quelle del cielo; né, dall'altro, stima mai la mente spirituale, e l'ardente contemplazione delle cose invisibili, che sono incoerenti con l'attenzione agli avvenimenti ordinari, ai doveri comuni e ai piccoli dettagli della vita quotidiana. Paolo non era più lontano dalla mondanità che non cerca mai di salire con il cuore al cielo, che dal fanatismo e dal pietismo morboso a cui a volte assistiamo, che accondiscende solo a visitare la terra. La "luce della vita" di cui egli godeva riempiva e fondeva in un'unica gloria comune le cose della terra e del cielo, del tempo e dell'eternità! Atti Un momento, per esempio, lo sentiamo esclamare (versetti 6-8). Eppure, quando la sua corsa era terminata, la sua morte vicina, la sua ricompensa sicura, e mentre vede le glorie del cielo aprirsi davanti al suo occhio estasiato, è anche allora che esprime la sua ansia di ottenere il suo mantello da Troas. Quali prove offre questa coincidenza di calma, pace e sobrietà di mente! A volte abbiamo visto anche in cristiani anziani di lunga esperienza, i quali, sul letto di morte, potevano contemplare l'invisibile mondo dell'eterno riposo, nel quale entravano con perfetta pace e piena sicura speranza, mentre, allo stesso tempo, si occupavano con spirito allegro di quei comuni doveri domestici e di quelle disposizioni familiari da cui, di persona, sarebbero stati presto recisi per sempre. (Rivista cristiana di Edimburgo.)

14 2TIMOTEO CAPITOLO 4

2Timoteo 4:14

Alessandro il ramaio mi ha fatto molto male.-

L'indignazione è una qualità importante in un vero uomo: a una festa a Dalkeith Palace, dove il signor - nel suo modo sdolcinato stava trovando palliativi per qualche transazione malvagia, Adam Smith attese in paziente silenzio finché non se ne fu andato, poi esclamò: "Ora posso respirare più liberamente. Non posso sopportare quell'uomo; non ha in sé alcuna indignazione". (W. H. Baxendale.)

Di chi tu sia consapevole:

1.) Dobbiamo evitare la società dei peccatori incurabili. Mentre gli uomini sono speranzosi e curabili, dobbiamo cercare in tutti i modi di conquistarli

(2.) L'opposizione alla verità è molto grave per un'anima graziosa. "Poiché egli ha resistito grandemente alle nostre parole". Il popolo di Dio è battezzato con il fuoco così come con l'acqua, e deve essere caldo e non tiepido o indifferente alle cose di Dio

(3.) Gli uomini malvagi non si oppongono tanto alla nostra persona quanto alla nostra predicazione. Ci odiano non come uomini, ma come ministri, perché pubblichiamo la verità che condanna le loro pratiche malvage. (T. Hall, B.D.)

16 2TIMOTEO CAPITOLO 4

2Timoteo 4:16-18

Tutti gli uomini mi hanno abbandonato.-

Paolo, l'esempio di un cristiano:

(I.) Paolo abbandonò, eppure perdonò coloro che si erano allontanati da lui

(1.) L'apostolo fu abbandonato dai suoi amici quando più ne aveva bisogno

(2.) Gli amici di Paolo che lo lasciarono, lo resero ancora più indifeso

(3.) Gli amici di Paolo, lasciandolo, scoprirono la loro fragilità

(4.) Lo spirito di perdono dell'apostolo è particolarmente degno della nostra attenzione

(II.) Paolo sosteneva, e quindi predicava

(1.) Paolo fu sostenuto dalla grazia divina

(2.) Il Signore era presente con il Suo servo

(3.) Il Signore stava al fianco dell'apostolo affinché il suo tipo di predicazione potesse essere pienamente conosciuto

(4.) Noi che siamo Gentili abbiamo udito il tipo di predicazione dell'apostolo

(III.) Paolo ha liberato, e così riconoscendo

(1.) Questa è stata una liberazione opportuna

(2.) Questa è stata una grande liberazione

(3.) Il Signore fu l'artefice di questa liberazione

(4.) Paolo riconosce con gratitudine la sua liberazione

(IV.) Paolo incoraggiò, e quindi glorificò

(1.) L'apostolo fu incoraggiato a cercare una destinazione gloriosa-il regno dei cieli-il regno della gloria

(2.) L'apostolo fu incoraggiato a cercare la preservazione divina - libererà ancora

(3.) L'apostolo fu incoraggiato nelle sue aspettative dalle precedenti liberazioni 2Corinzi 11:24-27, 31-33

(4.) Nel complesso, Paolo glorificò il Signore. Conclusione:1. A coloro che ci interrogano riguardo alla nostra speranza, dovremmo essere in grado di dare una risposta

(2.) Dobbiamo esercitare uno spirito di perdono verso i nostri fratelli

(3.) Quando sentiamo la nostra debolezza, questo dovrebbe portarci a guardare al Signore per avere aiuto

(4.) Dovremmo glorificare Dio per tutte le nostre liberazioni

(5.) Dovremmo ricordare che solo il Signore può salvarci e preservarci. Che cosa faranno coloro che dimenticano questo? (Giovanni Miller.)

L'avversità del bene:

(I.) Questa grande avversità capita spesso ai migliori degli uomini. Questo dimostra

1.) Che né l'avversità né la prosperità sono una prova di carattere

(2.) Che deve venire un periodo di punizione

(II.) Quella grande avversità mette a nudo la debolezza delle nostre amicizie di riposo

(III.) Quella grande avversità sviluppa i magnanimi nel cuore del bene. "Prego Dio", ecc. Come Stefano sotto una pioggia di pietre, e Cristo sulla croce

(IV.) Questa grande avversità dimostra sempre di più la fedeltà di Dio. "Ma il Signore mi è stato vicino" Giobbe 5:19. (Omileta.)

L'estremità dell'uomo è l'opportunità di Dio:

1.) Tutti mi hanno abbandonato, ma il Signore mi è stato vicino. Quindi, osservate: che l'estremità dell'uomo è l'opportunità di Dio, o quando l'aiuto dell'uomo viene meno, allora Dio appare, allora Egli viene come un Ausiliare. Solo il Signore è immutabile, non viene mai meno al loro bisogno. Il popolo di Dio non è mai meno solo di quando è più solo; mai meno abbandonati di quando sono abbandonati da tutti

(2.) Rafforzare la grazia è il dono di Dio. "E mi ha rafforzato". Egli non solo ci dà la grazia rinnovatrice e poi ci lascia al nostro libero arbitrio, ma ci dà anche la grazia perseverante. Come Egli è l'Autore della nostra grazia per vocazione, così Egli ne è il compitore mediante la preservazione

(3.) Mentre Dio ha un'opera da far compiere ai Suoi servitori, Egli li assisterà e li sosterrà nonostante tutte le opposizioni. "Affinché per mezzo mio la predicazione sia pienamente conosciuta". Anche se Nerone si infuria contro Paolo e tutti gli uomini lo abbandonano, Dio lo assisterà affinché possa predicare il vangelo al mondo. Il nostro conforto è che i nostri tempi non sono nelle mani dei nostri nemici, ma nelle mani di un Dio misericordioso

(4.) Dio vuole che la Sua verità sia rivelata ai figli degli uomini. "E che tutti i Gentili possano udire". Egli voleva che il Vangelo fosse conosciuto, pienamente conosciuto, dai Gentili. La verità è buona, e più è comune e meglio è. Dove prende terreno, il regno di Satana cade come un fulmine dal cielo all'improvviso e irresistibilmente Luca 10:18. Nessuno nasconda dunque i propri talenti, ma come il sole ci comunica liberamente la sua luce e il suo calore, così impartiamo liberamente i nostri doni agli altri

(5.) I nemici della Chiesa sono spesso i leoni. "E fui liberato dalla bocca del leone". Leoni per la potenza, leoni per la politica Salmi 17:12, leoni per la crudeltà, leoni per il terrore. Siate serpenti per la politica, e non per veleno, leoni per prodezza, e non per rapina. Non avere familiarità con questi leoni, non avvicinarti alle loro tane per timore che facciano di te una preda, non avere comunione con tali infruttuose opere delle tenebre, ma piuttosto rimproverali

(6.) Dio molte volte permette che i suoi figli più cari cadano nelle bocche di questi leoni, così che a un occhio carnale sembrano senza speranza e indifesi

(7.) Che Dio libererà il Suo da questo grande pericolo. Chi ti ha portato in bocca al leone ti farà uscire di nuovo Daniele 6:22. (T. Hall, B.D.)

La bontà di Dio nelle più grandi angosce:

(I.) L'esperienza di Paolo dell'amorevole cura di Dio per lui nelle sue passate liberazioni

(1.) I nemici della verità sono spesso per il potere, sempre per la malizia: i leoni

(2.) Dio permette che i Suoi figli più cari cadano nelle bocche dei leoni

(3.) Nelle loro estremità Dio li libera, loro

(1) Sospendendo la malizia dei loro nemici.

(2) Innalzando un leone contro l'altro.

(3) Distogliendoli dalla loro preda designata.

(4) Cambiando la loro natura in agnelli.

(5) Mostrandosi un leone.

(6) Rendendoli leoni a se stessi.

(7) Facendoli amici, mettendo un po' di presunzione o fantasia nel loro cuore.

(8) Facendo del Suo popolo leoni per i suoi avversari

(II.) La sicura speranza di Paolo, edificata sulla sua esperienza

(1.) "Il Signore mi libererà da ogni opera malvagia". Dio preserva dalle opere malvagie piantando in noi le grazie della fede e del timore

(2.) "E mi preserverà per il Suo regno celeste". Da se stesso, e da agenti inferiori

(III.) La questione sia della sua esperienza che delle sue speranze. Come sgorgano dalla grazia di Dio, così Egli gli attribuisce la gloria. Ci onoriamo quando onoriamo Dio; il nostro lodare Dio fa sì che altri lo facciano. (R. Sibbes, D.D.)

Liberazione e salvezza attraverso la morte: "Liberaci dal male, perché tuo è il Regno, la potenza e la gloria, per sempre. Amen". Così nostro Signore ci ha insegnato a pregare. Non c'è forse un'eco della preghiera in queste parole del prigioniero? Sicuramente non è un caso che molte delle parole chiave delle richieste conclusive del Padre Nostro ricorrano qui. E questo scoppio di trionfo è la sua ultima parola al suo amico Timoteo, con l'eccezione di uno o due saluti personali conclusivi. Quell'uccello poteva cantare in una gabbia buia, e aveva le speranze più solide e luminose quando tutto sembrava più buio

(I.) Consideriamo quindi, in primo luogo, la fiducia del prigioniero. È abbastanza chiaro che non si aspettava altro che la morte. Solo pochi versetti prima ha detto: "Ora sono nell'atto stesso di essere offerto, e il tempo della mia partenza è vicino". Eppure, con la morte che lo guardava in faccia, e con nulla di più chiaro per la sua anticipazione che la sua opera era compiuta, e che gli rimaneva solo da aspettare la corona, irrompe in questo rapimento di trionfo, e dice: "Il Signore mi libererà da ogni opera malvagia, e mi preserverà, " o, per prendere l'espressione pregnante del testo, "salvami nel Suo regno celeste". Non possiamo imparare da questo quale sia il vero significato della liberazione dal male; E che cosa si intende quindi con la richiesta quando ricorre nella preghiera modello? Non è l'esenzione dal processo, non è la fuga nemmeno dalla massima severità di esso. Chiunque è in grado in mezzo a tutti di mantenere salda la sua fede e, mediante la sua fede, il suo Salvatore, ha ricevuto la liberazione dal male che versa sul suo capo tutte le sue coppe di piaghe. Perché l'unica cosa che ci fa veramente del male è quella che ci allontana da Dio. "Egli mi libererà da ogni opera malvagia"; non perché la spada non cadrà sul mio collo, ma perché, quando cadrà, non mi separerà dal mio Cristo. "Egli mi libererà da ogni opera malvagia"; non perché non gusterò tutta l'amarezza del calice che è raccomandato alle mie labbra, ma perché nell'atto stesso di bere la pozione più nauseabonda la prenderò come un calice di salvezza e invocherò il nome del Signore. Questa è la liberazione. La stessa linea di pensiero può essere suggerita in riferimento all'altra frase di questa espressione di fiducia, che ci insegna a guardare l'ultimo dei cosiddetti mali. Paolo si aspetta di essere "liberato da" e di essere "salvato ".La prima frase contempla la rimozione dalla sfera del male, la seconda il portare in sicurezza in un'altra sfera dove il male è sconosciuto, anche quel regno nei cieli su cui Cristo aveva serenamente il dominio sovrano, mentre Nerone affliggeva la terra con un delirio di sangue e di lussuria. E quale fu il fatto in prosa che si presentò alla fede di Paolo, così radiosamente rivestito di vesti di trionfo? Nient'altro che quella cupa forma di Morte, temuta e odiata dagli uomini come la peggiore di tutte le calamità, gli sembra un liberatore e un angelo-messaggero di salvezza, che è venuto "non per distruggere la vita degli uomini, ma per salvarli", non per cacciarli nei tetri domini della tomba, ma per condurli al sicuro nel regno celeste del suo Signore e loro. Per i servi di Cristo la morte è il lacchè che apre le porte della camera di presenza del Re. L'apostolo impiega nel mio testo una preposizione diversa per descrivere questa liberazione finale da ciò che fa quando dice: "Sono stato liberato dalla bocca del leone". In un caso egli rappresenta il pericolo come se fosse, per così dire, trascinato tra i denti che minacciavano di divorarlo. Nell'altro caso la liberazione è più completa e implica la completa rimozione dalla sfera in cui opera il male. Prese insieme, le due preposizioni nelle due frasi, da e dentro, presentano l'idea di un cambiamento di luogo, o, come possiamo dire, di una migrazione da un regno e da un ordine di cose a un altro. Così la salvezza finale è qui considerata come una liberazione che ci solleva dai livelli inferiori dell'atmosfera, dove il male, come un ciclone selvaggio, spazza ululando e distruggendo, e ci trasporta nelle tranquille regioni sovrastanti, dove i venti forti non chiamano mai, ma "tutta l'aria è una solenne quiete", sebbene la stagnazione sia lontana quanto il tumulto

(II.) Una seconda considerazione è suggerita da queste parole, vale a dire, il fondamento della fiducia del prigioniero. La "e" all'inizio del testo è molto probabilmente spuria, ma ciò non di meno lo è la fiducia espressa nel testo basata sull'esperienza narrata nella frase precedente. Lì Paolo dice con gratitudine a Timoteo: "Sono stato liberato dalla bocca del leone". Perciò è sicuro che il futuro sarà come il passato: "Io sono stato liberato", "il Signore mi libererà". Quell'esperienza, quindi, è il primo motivo della sua fiducia. Il "finora" di Dio vi ha sempre avvolto un "d'ora in poi". Tutto ciò che è stato, lo sarà. Non ci sono tempi verbali nei Suoi verbi. Il passato e il futuro sono fusi in un unico eterno e immutabile presente. Ma c'è un altro motivo di fiducia che posso toccare per un momento. Se ho ragione nel tracciare qualsiasi tipo di connessione tra le parole del mio testo e il Padre Nostro, quella stessa preghiera è la base della fiducia che è qui espressa, e Paolo è sicuro che Dio lo libererà, e che verrà nel regno celeste di Cristo perché Gesù Cristo gli ha insegnato a pregare, "Liberami dal male". Perciò egli fa della sua preghiera una promessa, e da tutte queste richieste insegnate da Cristo ottiene la certezza delle speranze date da Cristo. Felici coloro che pregano così tanto che con le loro preghiere possono costruire confidenze!

(III.) Infine, notate l'elogio che scaturisce dalla fiducia. "A lui sia gloria nei secoli dei secoli. Amen". La gratitudine di Paolo nasce dalla sua anticipazione, e non dalla realizzazione della liberazione. La fede di quest'uomo gli ha reso così pienamente reale nel momento in cui la futura liberazione che irrompe irrefrenabilmente dalle sue labbra questo grande ringraziamento e dossologia. Se l'attesa portasse a una così dolce musica di lode, cosa farebbe la realtà? Non dovremmo accogliere le nostre benedizioni non ancora ricevute con la stessa piena accoglienza e fedeltà, e con la stessa viva gratitudine, come qui parla? Non dovremmo attirarli a noi stessi prima che vengano, nell'esercizio di una speranza basata sulle fedeli promesse di Dio che apriranno le nostre labbra per mostrare la Sua lode? Dovremmo notare ancora di più in questa dossologia l'attribuzione incondizionata dell'onore divino a Gesù Cristo. È Gesù che qui è chiamato "il Signore", e sebbene la parola non implichi necessariamente la divinità di Cristo, le attribuzioni di lode qui deposte senza esitazione ai Suoi piedi non possono essere né spiegate né giustificate, a meno che l'oratore non Lo riconosca come Divino. Il Cristo di Paolo non era un Cristo che una volta aveva fatto cose dolci e grandi, e non poteva più farle, ma un Cristo che lavora oggi per il Suo servo. Si noti, inoltre, che l'attribuzione a Gesù della gloria che risplenderà nei secoli dei secoli è qui collegata con la salvezza di Paolo. Egli non pensava di avere un'importanza così eccezionale da recare a Gesù Cristo più gloria di quella degli altri. L'umile oblio di sé e la gratitudine stupefacente, non l'arroganza, parlano qui. Proprio perché è così indegno e debole, l'apostolo pensa che la potenza e l'amore che vorrebbero e potrebbero salvarlo richiedano una lode senza fine. Più povero è il materiale, maggiore è la gloria dell'artista. Nei secoli dei secoli la lode della gloria della grazia di Dio in Cristo risuonerà in tutto l'universo. (A. Maclaren, D.D.)

Conservare la grazia:

1.) L'esperienza delle precedenti liberazioni di Dio deve farci riposare su di Lui per il futuro

(2.) "Da ogni opera malvagia". Sebbene Dio non salvi il Suo popolo dalla sofferenza, tuttavia lo salverà dal peccato; e sebbene lasci in loro delle infermità, tuttavia li libererà dalle enormità e dall'apostasia totale

(3.) Dio è il preservatore del Suo popolo. "Ed egli mi preserverà nel suo regno celeste". Ma soprattutto Egli mantiene le loro anime in una cornice santa finché non le porta alla gloria. Non è sufficiente accendere una lampada, ma ci deve essere una fornitura continua di olio, altrimenti la luce si spegnerà. Quindi non è sufficiente che abbiamo la grazia che previene, che prepara, che rinnova, ma dobbiamo anche avere la grazia successiva, conservatrice, perfezionante, perseverante che ci dà ogni giorno per preservarci dall'apostasia. Abbiamo sempre avuto bisogno di un mantenimento divino fino a quando non abbiamo terminato il nostro corso Salmi 73:23. E questo lo farà nonostante tutti i nostri nemici; se qualcosa ci distrugge è il peccato, e per questo abbiamo qui la mano di Dio che ci libererà da ogni opera malvagia che potrebbe in qualche modo rovinarci, e così ci preserverà fino a quando non ci avrà portati in cielo. Egli custodisce il cielo per i santi, e i santi per il cielo

(4.) La bontà di Dio verso il Suo popolo è completamente gratuita. Tutte le Sue dispensazioni sono grazia gratuita e pura misericordia

(5.) Dio è un Maestro buono e generoso per il Suo popolo

(6.) Nella nostra più profonda angoscia dovremmo avere un occhio a questo regno celeste. Così fa Paolo qui. Quali che siano i tuoi dolori o le tue sofferenze qui, ricorda che c'è un regno celeste che pagherà per tutti

(7.) Dio porterà il Suo popolo in un regno, in un regno celeste. (T. Hall, B.D.)

Mai un amico: Paolo avrebbe potuto dire, come fece Socrate: Amici miei, non ho mai un amico. E come Platone, un amico è una creatura molto mutevole. (J. Trapp.)

Perché i puntelli terreni vengono rimossi: "Vedi, padre!" disse un ragazzo che passeggiava con suo padre, "stanno buttando via i puntelli da sotto il ponte; Per cosa lo stanno facendo? Il ponte non cadrà?" «Li stanno buttando via», disse il padre, «affinché le travi possano poggiare più saldamente sui pilastri di pietra che ora sono finiti». Dio ci toglie solo i puntelli terreni affinché possiamo riposare più saldamente su di Lui. (Elon Foster.)

Follia della persecuzione: Nella leggenda indiana un potente e malvagio stregone cerca, con scarsissimo successo, di conservare il sole, la luna e le stelle in tre forzieri separati; e coloro che hanno cercato di sopprimere i servi di Dio non hanno avuto successo migliore. Giovanni fu esiliato a Patmos, ma, lungi dallo scomparire dalla vista nel mare solitario, si erge davanti al mondo in mezzo alle illuminazioni più sublimi, come il suo "angelo che sta al sole". Spinsero Lutero nel Wartzburg; ma lì, traducendo le Scritture in tedesco, divenne il cinismo di tutti gli occhi. I nemici di Bunyan lo consegnarono alla prigione di Bedford, e così divenne noto alla razza, uno dei più importanti immortali della cristianità. (W. L. Watkinson.)

Il signor J. G. Oncken fu il pioniere battista in Germania, e nei suoi giorni più giovani soffrì per amore della verità, sia la multa che la prigione. Ricordiamo che ci indicò il punto dell'Alster dove battezzava i suoi convertiti nel cuore della notte, e non dimenticheremo mai la sua storia del borgomastro di Amburgo, che alzò il dito e disse: "Vedi quel dito! Finché questo può muoversi, ti abbatterò". «Signore», disse Oncken, «vedo il suo dito, ma vedo anche un braccio, che lei non vede, e finché è teso non può mettermi giù». (C. H. Spurgeon.)

Fiducia in Dio: - Giovanni Wesley una volta si distinse molto nobilmente nel trascurare gli occhi degli uomini finché rimaneva assolto agli occhi di Dio. Tra le sue numerose persecuzioni si annovera la ricaduta di vecchi amici, tra cui sua moglie. Questi si rivoltarono contro di lui e pubblicarono molte cose dispettose, diffamando persino il suo carattere in modo scioccante. Frate Carlo si affrettò ad andarsene allarmato e indignato per chiedere quale difesa avrebbe messo in piedi Frate Giovanni. Non c'era tempo da perdere! Gli occhi del mondo erano su di lui, e i nemici di Dio e i suoi sarebbero stati lieti di trarre profitto da un affare così spregevole! Quale fu la sorpresa di Charles nello scoprire che Giovanni era deciso a non fare nulla! Il grande predicatore era calmo e a suo agio, essendo completamente libero da qualsiasi preoccupazione per il futuro. Perché avrebbe dovuto essere perplesso quando aveva affidato a Dio tutto ciò che aveva dato a Dio tutto se stesso, persino la sua reputazione? Nessuno è così al sicuro come coloro i cui caratteri sono sotto la custodia di Dio. Spesso pensano di disonorare Dio erigendo deboli difese contro i cavilli dei malvagi. Pensano più a quell'unico occhio di Dio che li guarda sempre che agli occhi degli uomini. (C. H. Spurgeon.)

La fedeltà di Gesù: - Si narra di un brav'uomo che il suo ultimo giorno, con l'eccezione di alcuni intervalli, fu trascorso in stato di incoscienza. Vedendo uno sguardo di intelligenza che ritornava, uno chiese: "Stai pensando a Gesù oggi?" La sua risposta di amorevole fiducia non sarà mai dimenticata: "Quando sono cosciente, penso a Gesù; quando sono incosciente Gesù pensa a me".

Una mattina, non molto tempo dopo il mio arrivo a Llandrindod, l'artista mi stava mostrando una "bozza stampata" di una mia immagine scattata di recente, quando, in risposta a un'osservazione, disse: "Vede, signore, ha l'abitudine di guardare in alto". Le parole mi arrivarono con un significato che lui non intendeva trasmettere. Mi rallegrai molto di sentirli. (J. T. Wrenford, M.A.)

Preghiera e fiducia: questa è la vera essenza più intima della preghiera, non che dovremmo prescrivergli come rispondere ai nostri desideri, ma che dovremmo lasciare tutto ciò nelle sue mani. L'apostolo Paolo disse, nella sua ultima lettera, con trionfante fiducia, che sapeva che Dio lo avrebbe "liberato e salvato nel suo regno eterno". E sapeva, nello stesso tempo, che la sua corsa era finita e che ora non c'era altro per lui che la corona. In che modo fu "salvato nel regno" e "liberato dalla bocca del leone"? La spada che staccò la testa stanca che aveva pensato così a lungo alla Chiesa di Dio fu lo strumento della liberazione e il mezzo della salvezza. Per noi può darsi che un dolore più acuto possa essere la risposta alla preghiera: "Preserva il tuo servo". Può darsi che il fatto che Dio "chini il suo orecchio" e ci risponda quando gridiamo significhi passarci attraverso un mulino che ha rulli più fini, per schiacciare ancora di più il grano ammaccato. Ma il fine e il significato di tutto ciò sarà quello di "rallegrare l'anima del servo" con una gioia più profonda, finalmente. (A. Maclaren, D.D.)

19 2TIMOTEO CAPITOLO 4

2Timoteo 4:19

La casa di Onesifero.-

Una benedizione estesa: - Come la rugiada che cade sui monti scende verso le valli, e l'unguento prezioso che fu versato sul capo di Aronne scese fino ai lembi delle sue vesti Salmi 133, così la benedizione che Dio riversa sui governatori si estende a coloro che sono sotto di loro. (T. Hall, B.D.)

20 2TIMOTEO CAPITOLO 4

2Timoteo 4:20

Trophimus malato.-

Quanti servi di Dio abbattuti ci sono oggi, uomini e donne cristiani, che hanno dimostrato la loro sincerità, che provano la loro sincerità, ma la cui mano sottile può fare poco o nulla per sollevare le pietre del santuario che desiderano così appassionatamente costruire? Come nelle arterie più trafficate delle grandi città, vediamo volti malinconici che guardano giù dalle finestre degli ospedali, desiderosi di condividere la forte vita delle strade; così ci sono osservatori fragili e abbattuti dell'opera di Dio che desiderano condividere la fatica e il sacrificio degli operai di Dio. (W. L. Watkinson.)

Uso della malattia: - Hannah More fece la seguente annotazione nel suo diario (21 gennaio 1798): "Molte tentazioni alla vanità questa settimana. La mia foto ha richiesto due pubblicazioni. Dediche: adulazione senza fine. Dio sia lodato, non ero lusingato, ma stanco: ventiquattr'ore di mal di testa mi fanno vedere la vanità di tutto questo". (J. F. B. Tinling, B.A.)

21 2TIMOTEO CAPITOLO 4

2Timoteo 4:21

Vieni prima dell'inverno.-

Viaggi invernali:

(I.) Il viaggio verso la città eterna

(1.) La partenza

(2.) Il viaggio

(3.) La guida del timoniere

(4.) La propulsione di tutto il progresso deve venire dai venti del cielo

(5.) Industria a bordo della nave

(6.) La spedizione dell'ancora

(7.) La fine del viaggio

(II.) La prevenzione dei rischi invernali. Non rimandare alla vecchiaia, ecc.

(III.) L'avventura della diligenza. Affrettati. Non c'è tempo da perdere. (S. H. Tyng, Jr., D.D.)

Amicizie: - Di tali amicizie la biografia ci fornisce felicemente molti esempi: - Gray, il poeta e Mason; Cowper e la signora Unwin; Tennyson e Arthur Henry Hallam; Keats e Severn; Elizabeth Carter e il vescovo Secker; La signora Tait e la signorina Marsh. Questa collocazione di nomi ci ricorda l'antico errore secondo cui la vera amicizia può sussistere solo tra individui di carattere e disposizione simili. Non c'è mai stata un'illusione più grande! L'amico di un uomo non è mai la sua controparte, ma il suo complemento; supplisce a ciò che manca in lui. E questo è l'uso e il valore dell'amicizia, è come un'alleanza offensiva e difensiva tra due potenze uguali, in cui l'una si impegna a fornire una forza militare e l'altra una forza navale, fornisce a ciascuna parte del vincolo ciò di cui ha più bisogno. (Il caminetto.) Eubulo e Pudente, e Lino, e Claudia. Eubulo è menzionato solo qui. Si è ritenuto possibile che Pudente potesse essere l'amico del poeta Marziale, di cui celebra il matrimonio con Claudia, una signora straniera, nell'Epigramma VIII. movimento di liberazione. IV., supponendo che altri epigrammi che non sono favorevoli al carattere morale di Pudente siano stati scritti prima della sua conversione. Un'iscrizione trovata a Colchester menziona un sito dato da un Pudente per un tempio, costruito sotto l'approvazione di un re britannico, Claudio Cogidubrio; ed è stato ipotizzato che si trattasse dello stesso Pudente che era un centurione nell'esercito, e che potrebbe aver sposato la figlia di Cogidubrio, il cui nome sarebbe stato quindi Claudia. La Claudia Rufina di Marziale era una britannica, e potrebbe aver ricevuto il nome di Rufina da Pomponia, la moglie di Aulo Ptanzio, comandante in Britannia, che era legato alla famiglia Rufi, e fu accusato di avere superstizioni straniere. Tutto questo, però, è molto incerto. Lino è probabilmente lo stesso cristiano romano che divenne il primo vescovo della Chiesa lì, secondo Ignazio ed Eusebio. (Bp. Jackson.)

22 2TIMOTEO CAPITOLO 4

2Timoteo 4:22

Il Signore Gesù Cristo sia con il tuo spirito.-

Il più alto desiderio di vera amicizia:

(I.) L'uomo ha una natura spirituale. Lo spirito è qualcosa che è diverso dalla materia-indivisibile, autoattivo, autocosciente, religioso. Che l'uomo abbia uno spirito è

1.) Un fatto più dimostrabile

(2.) Un fatto praticamente ignorato

(3.) Un fatto il più distintivo, che ci distingue da tutte le esistenze mondane

(II.) La natura spirituale dell'uomo ha bisogno della compagnia di Cristo

(1.) Solo Cristo può centralizzare i suoi affetti

(2.) Solo Cristo può fare affidamento senza limiti

(III.) La compagnia di Cristo è una benedizione raggiungibile. (Omileta.)

Cristo con noi:

(I.) Chiediamoci in che senso il Signore Gesù Cristo è con il Suo popolo. Non possiamo sperare di godere della Sua presenza corporea. Era opportuno che se ne andasse; e tuttavia è opportuno che Egli rimanga lontano. Eppure, nella Sua presenza spirituale, Egli può essere con noi

(II.) Egli è con noi quando, come sovrano universale, governa tutte le cose per il nostro bene. Ma la preghiera di Paolo per Timoteo è: "Il Signore Gesù Cristo sia con il tuo spirito". Ciò di cui abbiamo bisogno è la consapevolezza della presenza di Cristo, il godimento della comunione con Lui. Come l'aquila si libra verso il sole, così egli si libra verso Dio. Lo spirito dell'uomo ha bisogno di Dio; specialmente Dio si manifesta nella carne. È solo quando Egli è con noi, riempiendoci di tutta la pienezza di Dio, che il nostro spirito trova riposo. Allora ci viene assicurata la riconciliazione, il perdono e la beatitudine eterna

(III.) Le esigenze del nostro stato terreno ci fanno sì che abbiamo bisogno della presenza di Cristo. Siamo esposti alla tentazione; come resisteremo ad esso se Lui non ci aiuterà?

(IV.) Avete mai pensato alle grandi e molteplici benedizioni che la presenza di Cristo ci porta? Nessun visitatore porta tali doni

(1.) Quanto accresce la nostra riserva di conoscenza! Quali gloriose rivelazioni Egli fa della Sua bellezza e del Suo valore, che risplendono davanti a noi, come il sole, nello splendore della Sua luce! 2. Allora, tra i risultati benedetti della presenza di Cristo, e non ultimo, c'è l'assimilazione alla sua immagine. (W. Walters.)

La presenza di Cristo con il Suo popolo desiderabile: - Tutti coloro che desiderano che il ministero, che Cristo ha stabilito tra loro, sia utile, saggio e di successo, dovrebbero pregare frequentemente: "Il Signore Gesù Cristo sia con il tuo spirito". Né è meno importante, per quanto riguarda la loro pietà individuale, la loro crescita nella grazia e la loro preparazione ad andare nell'eternità, che il Signore Gesù Cristo sia con i loro spiriti. Apparirà questo:

(I.) Da un esame dell'inchiesta. In nessun altro modo, se non attraverso la presenza di Gesù, possiamo giungere a una conoscenza purificatrice e santificante della Parola di Dio

(II.) L'importanza di pregare, il Signore Gesù sia con i nostri spiriti, si manifesterà dalla necessità della Sua presenza nelle nostre devozioni. Questo da solo può far sì che le nostre preghiere salgono davanti a Dio come un dolce profumo

(III.) L'importanza di pregare per la presenza di Cristo è manifesta dalla sua influenza sul nostro rapporto con l'impenitente. Desideriamo dare un esempio come quello che Cristo ha dato, e avere l'influenza che Egli ha sparso intorno a Lui, e far sì che l'obolo del nostro potere morale cada nella corrente di ciò che il nostro Dio, l'Agnello e tutti i santi, hanno riversato su un mondo empio? E non desidereremo forse che il Signore Gesù Cristo sia con il nostro spirito?

(IV.) Che cosa possiamo fare nel nostro rapporto con la Chiesa senza la presenza di Cristo?

(V.) Che cosa possiamo fare nella malattia senza la presenza di Cristo? Conclusione:1. Dall'argomento apprendiamo il motivo per cui così tanti sono fluttuanti nei loro caratteri religiosi. È perché il Signore Gesù Cristo non è con il loro spirito

(2.) L'argomento mostra perché c'è così poco sforzo per la salvezza degli impenitenti tra noi. È perché il Signore Gesù Cristo non è abbastanza con il nostro spirito

(3.) L'argomento spiega alcuni fatti, che abbiamo visto a lungo ma non abbiamo compreso.

(1) Spiega perché così tanti, che hanno nominato il nome di Cristo, non sembrano essere cristiani.

(2) Spiega perché così tanti, che occasionalmente sembrano essere cristiani, sono generalmente privi di alcuna prova di pietà: il Signore Gesù Cristo non è con il loro spirito.

(3) Spiega perché così tanti stanno cambiando le loro opinioni e i loro sentimenti religiosi, mentre non sembrano voler abbandonare la religione stessa: il Signore Gesù Cristo non è con loro.

(4) Mostra perché gli impenitenti hanno così poco rispetto per il carattere cristiano tra noi: il Signore Gesù non è con noi, come Chiesa.

(5) Mostra perché, quando tante persone nella Chiesa e intorno ad essa professano di essere piene di fede e di amore, ci sono pochi o nessuno convertito.

(6) Mostra ciò che è necessario per un autentico risveglio della religione: che il Signore Gesù sia con noi.

(7) Mostra che tutti coloro che non lavorano per uno, non cercano uno e non pregano per uno solo, sono senza Cristo: Egli non è con loro. (J. Foot, D.D.) La grazia sia con te

Grazia continua: - Gli atti di respirazione che ho compiuto ieri non mi manterranno in vita oggi; Devo continuare a respirare di nuovo ogni momento, altrimenti la vita animale cessa. Allo stesso modo la grazia e la forza spirituale di ieri devono essere rinnovate, e lo Spirito Santo deve continuare a soffiare sulla mia anima, di momento in momento, per permettermi di godere delle consolazioni e di operare le opere di Dio. (Toplady.)

Riferimenti incrociati:

2Timoteo 4

1 2Ti 2:14; 1Ti 5:21; 6:13
Sal 50:6; 96:13; 98:9; Mat 16:27; 25:31-46; Giov 5:22-27; At 10:42; 17:31; Rom 2:16; 14:9-11; 1Co 4:4,5; 2Co 5:9,10; 2Te 1:7-10; 1P 4:5; Ap 20:11-15
2Ti 4:8; Col 3:4; 1Te 4:15,16; 1Ti 6:14; Tit 2:13; Eb 9:27,28; 1P 1:7; 5:4; 1G 2:28; Ap 1:7
Lu 19:12,15; 23:42; 2P 1:11,17

2 Sal 40:9; Is 61:1-3; Gion 3:2; Lu 4:18,19; 9:60; Rom 10:15; Col 1:25,28
Lu 7:4,23; At 13:5; Rom 12:12; 1Ti 4:15,16
Giov 4:6-10,32-34; At 16:13,31-33; 20:7,18-21; 28:16,30,31
Col 1:28,29; 1Te 2:11,12; 5:14; 5:20; Tit 1:13; 2:15; Eb 13:22; Ap 3:19
1Ti 4:13
2Ti 2:21,25; 3:10

3 2Ti 3:1-6; 1Ti 4:1-3
1Re 22:8,18; 2Cron 16:9,10; 24:20-22; 25:15,16; Is 28:12; 33:9-11; Ger 6:16,17; 18:18; Am 7:10-17; Lu 20:19; Giov 8:45; Ga 4:16
1Ti 1:10
2Ti 3:6; 1Re 18:22; 2Cron 18:4,5; Ger 5:31; 23:16,17; 27:9; 29:8; Mic 2:11; Lu 6:26; Giov 3:19-21; 2P 2:1-3
Eso 32:33; At 17:21; 1Co 2:1,4

4 2Ti 1:15; Prov 1:32; Zac 7:11; At 7:57; Eb 13:25
1Ti 1:4; 4:7; Tit 1:14; 2P 1:16

5 Is 56:9,10; 62:6; Ger 6:17; Ez 3:17; 33:2,7; Mar 13:34,37; Lu 12:37; At 20:30,31; 1Te 5:6; Eb 13:17; Ap 3:2
2Ti 1:8; 2:3,10; 3:10-12
At 21:8; Ef 4:11; 1Ti 4:12,15
Rom 15:19; Col 1:25; 4:17

6 Fili 2:17
Ge 48:21; 50:24; Nu 27:12-17; De 31:14; Gios 23:14; Fili 1:23; 2P 1:14,15

7 1Ti 6:12
Giov 4:34; At 13:25; 20:24; 1Co 9:24-27; Fili 3:13,14; Eb 12:1,2
2Ti 1:14; Prov 23:23; Lu 8:15; 11:28; Giov 17:6; 1Ti 6:20; Ap 3:8,10

8 Sal 31:19; Mat 6:19,20; Col 1:5; 1Ti 6:19
2Ti 2:5; Prov 4:9; 1Co 9:25; Giac 1:12; 1P 5:4; Ap 2:10; 4:4,10
2Ti 4:1; Ge 18:25; Sal 7:11; Rom 2:5; 2Te 1:5,6; Ap 19:11
2Ti 1:12,18; Mal 3:17; Mat 7:22; 24:36; Lu 10:12; 1Te 5:4
Rom 8:23; 1Co 2:9; 2Co 5:2; 1Te 1:10; Tit 2:13; Eb 9:28; Ap 1:7; 22:20

9 2Ti 4:21; 1:4

10 Col 4:14,15; File 1:24
2Ti 4:16; 1:15; Mat 26:56; At 13:13; 15:38; 2P 2:15
Lu 9:61,62; 14:26,27,33; 16:13; 17:32; Fili 2:21; 1Ti 6:10; 1G 2:15,16; 5:4,5
At 17:1,11,13
At 16:6; 18:23; Ga 1:2
2Co 2:13; 7:6; 8:6,16; Ga 2:1-3; Tit 1:4

11 2Ti 1:15
At 16:10; Col 4:14; File 1:24
At 12:12,25; 15:39; Col 4:10; 1P 5:13; Os 14:4
Mat 19:30; 20:16; Lu 13:30

12 At 20:4; Ef 6:21; Col 4:7; Tit 3:12
At 20:16,17,25; 1Ti 1:3

13 1Co 4:11; 2Co 11:27
At 16:8,11; 20:5-12

14 At 19:33,34; 1Ti 1:20
1Sa 24:12; 2Sa 3:39; Sal 28:4; 109:5-20; Ger 15:15; 18:19-23; 2Te 1:6; 1G 5:16; Ap 6:10; 18:6,20

15 Mat 10:16,17; Fili 3:2
2Ti 3:8

16 At 22:1; 25:16; 1Co 9:3; 2Co 7:11; Fili 1:7,17; 1P 3:15
2Ti 4:10; 1:15; Sal 31:11-13; Mar 14:50; Giov 16:32
At 7:60

17 Sal 37:39,40; 109:31; Ger 15:20,21; 20:10,11; Mat 10:19; At 18:9,10; 23:11; 27:23,24
Is 41:10,14; 2Co 12:9
Lu 21:15; At 9:15; 26:17,18; Rom 16:25,26; Ef 3:8; Fili 1:12-14
Sal 22:21; Prov 20:2; 28:15; Ger 2:30; Dan 6:22,27; Eb 11:33; 1P 5:8; 2P 2:9

18 Ge 48:16; 1Sa 25:39; 1Cron 4:10; Sal 121:7; Mat 6:13; Lu 11:4; Giov 17:15; 1Co 10:13; 2Co 1:10; 2Te 3:3
2Ti 1:12; Sal 37:28; 73:24; 92:10; Mat 13:43; 25:34; Lu 12:32; 22:29; Giov 10:28-30; 1Te 5:23; Giac 2:5; 1P 1:5; Giuda 1:1,24
Rom 11:36; 16:27; Ga 1:5; 1Ti 1:17; 6:16; Eb 13:21; 1P 5:11; Giuda 1:25

19 At 18:2,18,26; Rom 16:3,4; 1Co 16:19
2Ti 1:16-18

20 At 19:22; Rom 16:23
At 20:4; 21:29
At 20:15,17
Fili 2:26,27

21 2Ti 4:9,13; 1:4
Rom 16:21-23; 1Co 16:20; 2Co 13:13; Fili 4:22; 2G 1:13; 3G 1:14

22 Mat 28:20; Rom 16:20; 2Co 13:14; Ga 6:18; File 1:25
Rom 1:7; 1Co 16:23; Ef 6:24; Col 4:18; 1Ti 6:21; 1P 5:14; Ap 22:21

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