Nuova Riveduta:

Atti 8:40

Poi Filippo si ritrovò in Azot; e, proseguendo, evangelizzò tutte le città, finché giunse a Cesarea.

C.E.I.:

Atti 8:40

Quanto a Filippo, si trovò ad Azoto e, proseguendo, predicava il vangelo a tutte le città, finché giunse a Cesarèa.

Nuova Diodati:

Atti 8:40

Or Filippo si ritrovò in Azot; e, proseguendo, evangelizzò tutte le città, finché giunse a Cesarea.

Riveduta 2020:

Atti 8:40

Poi Filippo si ritrovò in Azot e, proseguendo, evangelizzò tutte le città, finché giunse a Cesarea.

La Parola è Vita:

Atti 8:40

Nel frattempo Filippo si era ritrovato nella città di Azot, e da lì, predicando il Vangelo in tutte le città per le quali passava, giunse a Cesarèa.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Atti 8:40

Poi Filippo si ritrovò in Azot; e, passando, evangelizzò tutte le città, finché venne a Cesarea.

Martini:

Atti 8:40

E Filippo si trovò in Azoto, e io passando predicava il Vangelo a tutte le città, finché giunse a Cesarea.

Diodati:

Atti 8:40

E Filippo si ritrovò in Azot; e, passando, evangelizzò a tutte le città, finchè venne in Cesarea.

Commentario:

Atti 8:40

Azot

E l'Ashdod dell'Antico T., antica città filistea Giosuè 13:3; 15:47 a circa trenta miglia da Gaza, a mezza via tra Gaza e Ioppe.

Tutte le città.

Cioè: Ioppe, Lidda ed i molti villaggi della pianura di Saron fra Ashdod e Cesarea. In Atti 8:32,36 troviamo appunto in Lidda e in Ioppe dei fiorenti nuclei di cristiani, che non è, credo, fantasticar troppo se consideriamo come frutti di quell'attività missionaria di Filippo, che è accennata nel nostro passo.

Cesarea.

È città storicamente importante, e non va confusa con Cesarea, di Filippo Matteo 16:13; Marco 8:27, che era appiè del Libano, presso l'Hermon ed a poca distanza dalle sorgenti del Giordano. Era sul Mediterraneo. Si chiamava prima "Torre di Stratone", ed Erode il Grande le dette il nome di Cesarea, in onore d'Augusto, e la ingrandì, l'abbellì, la fornì di un porto sicuro e di fortificazioni. Dopo la deposizione di Archelao, ella divenne la residenza ufficiale dei Procuratori romani, come Ponzio Pilato, Felice e Feste. La troveremo mentovata spesso nei Fatti Atti 10:1,24; 11:11 in relazione alla conversione di Cornelio; in Atti12:19, a proposito della miseranda fine di Erode Agrippa, che aveva avuto per nonno Erode il Grande: in Atti 21:8, ove ci troveremo domiciliato il nostro Filippo. Paolo fu parecchie volte in Cesarea Atti 9:30; 18:22; 23:33; 24:1-27; 27:1). Nella storia ecclesiastica è famosa per la dimora che vi fece il grande Origene (nato nel 185 ad Alessandria e morto a Tiro nel 254); e per aver dato i natali ad Eusebio (che nacque verso il 270 e morì nel 340). Di tanta gloria non rimane oggi che un vasto mucchio di rovine; le mura soltanto, che S. Luigi fece ricostruire, vi s'iscorgono ancora. Fra quelle rovine gli sciacalli fanno le loro tane; e le greggi vanno dai dintorni e fin da dieci chilometri di distanza ad abbeverarsi ad un'abbondante sorgente, che è il solo segno di vita in mezzo a cotesta solitudine immensa.

Riflessioni

1. Atti 8:26 due pensieri mi suscita in mente. Altre vie più frequentate di quella indicatagli dall'angelo, stavano dinnanzi a Filippo; ma egli e chiamato a scegliere la via meno frequentata; la via meno promettente, a vista umana, per un missionario; ma il vero missionario ed il fedele testimone di Cristo non son chiamati a camminare "a vista umana" 2Corinzi 5:7, ma a lavorare in fede e ad ubbidire in isperanza. E ancora notate com'è preziosa un'anima immortale al cuore di Dio. Per salvare l'eunuco, Iddio manda un angelo a Filippo e trae Filippo dalle popolose contrade della Samaria sulla deserta strada di Gaza. E noi ci lamentiamo e ci perdiamo di coraggio se ci capita di dover parlare delle cose grandi di Dio ad uno scarso uditorio; e ci prepariamo bene se si tratta di predicare ad una grande assemblea; ma parliamo a vanvera ed improvvisiamo delle cose sconclusionate, se sappiamo che là dove parleremo ci sarà poca gente!

2. L'eunuco, tornando dal tempio, leggeva il profeta Isaia Atti 8:28. Egli ha veduto il santuario di Jahveh con gli occhi della carne; ed ora, per via, investiga quella Parola che è la grande cattedrale del pensiero divino, per giungere a contemplare con gli occhi dello spirito la maestà del suo Creatore. La conoscenza ch'egli ha delle cose eterne, è limitata; ma egli ha sete di una conoscenza più intima e più profonda del suo Dio. È cotesta sete che gli ha fatto intraprendere il lungo viaggio dall'Etiopia a Gerusalemme; che lo tiene curvo sul rotolo del profeta; ed è cotesta sete che lo condurrà alla visione chiara e distinta del suo Salvatore. Gesù l'ha detto: "Beati gli affamati e gli assetati della giustizia, perché saranno saziati!" Matteo 5:6.

3. "Come potrei io intenderle queste cose senz'alcuno che mi guidi?" Atti 8:31. E il Martini: "Quella specie d'uomini, i quali ardiscono di spacciare che la Scrittura Sacra è piana e intelligibile per tutti, e che non v'è bisogno né degli insegnamenti dei Padri, né dello Spirito che assiste alla Chiesa, per essere guidati a penetrarne i misteri, sono ben lontani dalla modestia e dalla sincera umiltà di questo eunuco; e mentre in questa difficile navigazione non solo non cercano di bussola che gli guidi, ma presuntuosamente la sprezzano e la rifiutano, e al proprio spirito si abbandonano, traditi dalla falsa opinione del proprio sapere, con gli infiniti errori nei quali vanno ad urtare, faranno fede in ogni tempo che la sola autorità lasciata da Dio nella sua Chiesa può e fissare la vera intelligenza della divina parola, e conservarne l'integrità." La tirata del Martini si sa a chi mira. Ma checchè ne dica Monsignor Martini, riman pur sempre vero che la Sacra Scrittura è, "piana ed intelligibile per tutti" in quel che riguarda la via della salvazione. Dei Padri niuno può aver maggiore rispetto di quello che per loro hanno gli evangelici; ma chi ha un po' di pratica dello studio della Bibbia sa che "gl'insegnamenti dei Padri" e le loro interpretazioni scritturali non si possono accettare ad occhi chiusi; bisogna prenderli con benefizio d'inventario. "La modestia e la sincera umiltà" dell'eunuco eran cose belle e sante, senza dubbio; ma a cotesta modestia ed a cotesta umiltà non fanno degno riscontro l'orgoglio e la presunzione della chiesa romana che pretende nientemeno di avere il monopolio dello Spirito Santo e dei "misterii" e della "vera intelligenza" e della conservazione "della integrità" della Parola divina. L'oceano della Parola di Dio è di "difficile navigazione", non c'è dubbio; ed in questo, il Martini ha ragioni da vendere; ma in. cotesta navigazione come può la chiesa romana offrire agli altri "la bussola", quando ella stessa ve l'ha persa e l'ha fatta perdere a quelli che si sono in lei cecamente fidati? In fatto di conoscenze bibliche a che punto ne siamo nei paesi latini ove "L'autorità della chiesa" ha sempre dominato da assoluta sovrana? E fra le nazioni latine, la Francia, che in fatto di studi biblici seri e coscienziosi è la più innanzi di tutte, a chi dev'ella quel tanto che ne sa? Alla chiesa romana o alla chiesa evangelica? Nell'oceano della Parola di Dio non si può navigare senza "bussola", lo sappiamo anche noi; ma cotesta bussola non è in una chiesa, che porti questo o quest'altro nome; non è nei Padri, che hanno dato in isvarioni da pigliar con le molle, non è nella tradizione, che, cattolica o giudaica che sia, annulla purtroppo sovente la parola di Dio Marco 7:13; non è nella ragione, che, abbandonata a se stessa non basta a "trascorrer la infinita via" della rivelazione; ma è in quello Spirito eterno Ebrei 9:14, che è "lo Spirito di verità che guida in tutta la verità" Giovanni 16:13 e che non è il privilegio esclusivo di un individuo o di una comunità speciale, ma il privilegio di tutti quelli che lo chiedono a Dio Luca 11:13. E io desidero tornare all'eunuco, che ha ispirato a Monsignor Martini le parole che ho citate. L'eunuco legge un luogo, che non capisce; un evangelista, che la Provvidenza gli mette sulla via per la quale egli passa, glielo spiega; l'eunuco riceve il battesimo, che è il rito d'introduzione nella Chiesa; l'evangelista sparisce; e l'eunuco, che nel luogo spiegatogli dall'evangelista ha scorto il suo Salvatore, non cerca le tradizioni, che, forse, fortunatamente non conosceva; non cerca i Padri, che non esistevano ancora; non cerca il magistero della Chiesa, che l'orgoglio umano non aveva ancora inventato; ei se ne torna in Etiopia, solo, ma tutto allegro Atti 8:39; "tutto allegro", appunto perché sa che Dio l'ama, che Cristo l'ha salvato, e che lo Spirito lo guida. Se la tirata del Martini deve servire come un esempio del modo con cui la chiesa romana interpreta i sacri testi, diciamolo pur francamente: che il ciel ci scampi da coteste interpretazioni!

4. "Di chi, ti prego, dice questo il profeta?" Atti 8:34 è la domanda dell'eunuco, a proposito del classico passo d'Isaia 53:7-8. A cotesta domanda i giudei avrebbero risposto ad una voce: "Di chiunque abbia voluto parlare il profeta, questo è certo; ch'ei non ha inteso alludere al Messia; perché il nostro Messia sarà un eroe; l'eroe della nostra indipendenza nazionale, e non un Salvatore vilipeso, mite e sofferente". La critica moderna s'è posta anch'ella cotesta medesima domanda: e, attribuendo tutte le profezie contenute nei capitoli 40: a 66 d'Isaia ad un illustre anonimo del tramonto dell'esilio babilonico, ha dato a cotesta domanda differenti risposte. Chi, ha visto nel giusto e sofferente "Servitore di Jahveh" di cotesti capitoli, la personificazione del carattere di Geremia; di colui, cioè, che nel martirologio dei profeti fu il più angosciato di tutti; chi, ci ha visto il manipolo di quei giusti, che parteciparono ai dolori di lui. Io non voglio entrar qui nel merito della questione. Due cose mi basta di notare:

1) che questa profezia (e lo stesso si può dire di ogni altra profezia citata nel N. T.) può benissimo aver avuto uno o parecchi successivi compimenti storici fra i contemporanei di chi la pronunziò, o nei secoli seguenti: ma ciò non toglie ch'ell'avesse il suo completo e finale compimento in Colui che fu l'ideale "Servitore di Jahveh" (Atti 3:13,26; 4:27,30 traduzione corretta), e l'ideale "uomo del dolore" Isaia 53:3;

2.) che nel N. T. le citazioni tratte dal capitolo 53 d'Isaia ed applicate al Cristo sono numerose; il che vuol dire che i cristiani dei primi tempi consideravano cotesto capitolo come messianico. (Vedi Marco 15:28; Luca 22:37; Giovanni 12:38; Romani 10:15; 15:21; 1Corinzi 15:3; 1Pietro 2:22-25 e il nostro passo Atti 8:32).

5. Filippo "gli evangelizzò Gesù" Atti 8:5. E la predicazione di Filippo ha una importanza storica tutta speciale; che gli è con lei che l'insegnamento evangelico entra in una fase nuova. Filippo "evangelizza Gesù" all'eunuco; e dal passo d'Isaia 53:7-8 prende le mosse per dire tutto quello che ha da dire circa la persona e l'opera di Cristo. Finora, nei discorsi contenuti nei precedenti capitoli, abbiamo sempre visto che si predicava la risurrezione di Gesù; il Cristo reietto dagli uomini, ma glorificato da Dio; adesso, con Filippo, è la morte di Cristo che diviene il punto di partenza, la base dell'insegnamento evangelico; e l'eunuco, prima di esser condotto da Filippo a visitare in ispirito il sepolcro aperto di Giuseppe d'Arimatea per cercarvi l'assicurazione incrollabile del perdono di Dio, è condotto nel Gethsemane, e poi in Gerusalemme, e poi sul Calvario. La storia della Passione gli è narrata per filo e per segno; e questo etiopo, che ha pianto lagrime di riconoscenza dinnanzi al Crocifisso, comincia a gustare un'allegrezza Atti 8:39 "ineffabile e gloriosa" 1Pietro 1:8 ch'ei non ha mai provata, neppure nelle ore più felici della vita di corte. Per quanto belli ed eloquenti possano essere i vostri discorsi intesi a scuotere le coscienze addormentate ed i cuori intorpiditi, per carità, non lo dimenticate il mezzo più bello, più eloquente e più efficace che abbiate, per raggiungere il vostro scopo. Dite alle anime: "Venite a vedere!" Giovanni 1:46. Conducetele sul Calvario ed esclamate: - "Eccolo là, l'Agnello di Dio, che toglie il vostro peccato!" Giovanni 1:29.

Riferimenti incrociati:

Atti 8:40

Gios 15:46,47; 1Sa 5:1; Zac 9:6
Lu 10:1,2; Rom 15:19
At 10:1; 21:8; 23:23,33; 25:4

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