Nuova Riveduta:

Atti 9:31

Così la chiesa, per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria, aveva pace ed era edificata; e, camminando nel timore del Signore e nella consolazione dello Spirito Santo, cresceva costantemente di numero.

C.E.I.:

Atti 9:31

La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria; essa cresceva e camminava nel timore del Signore, colma del conforto dello Spirito Santo.

Nuova Diodati:

Atti 9:31

Così le chiese in tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria avevano pace ed erano edificate. E, camminando nel timore del Signore e nella consolazione dello Spirito Santo, moltiplicavano.

Riveduta 2020:

Atti 9:31

Così la Chiesa, per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria aveva pace, essendo edificata, e, camminando nel timore del Signore e nella consolazione dello Spirito Santo, moltiplicava.

La Parola è Vita:

Atti 9:31

Intanto la Chiesa viveva in pace in tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria, e cresceva in forza e numero. I credenti imparavano a vivere nel timore del Signore e con l'aiuto dello Spirito Santo.

Due miracoli straordinari.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Atti 9:31

Così la Chiesa, per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria avea pace, essendo edificata; e camminando nel timor del Signore e nella consolazione dello Spirito Santo, moltiplicava.

Martini:

Atti 9:31

La Chiesa adunque per tutta la Giudea, e Galilea, e Samaria avendo pace, si edificava, e camminava nel timor del Signore, ed era ricolma della consolazione dello Spirito santo.

Diodati:

Atti 9:31

Così la chiesa, per tutta la Giudea, Galilea, e Samaria, avea pace, essendo edificata; e, camminando nel timor del Signore, e nella consolazion dello Spirito Santo, moltiplicava.

Commentario:

Atti 9:31

La Chiesa avea pace.

Il prof. Lindsay dice: "Petronio era stato nominato Governatore della Siria nel 40 ed il governo s'era raffermato. Nello stesso anno il pazzo imperatore Caligola avea decretato che una statua gli fosse eretta nel tempio, ed i Giudei aveano usato di tutta la loro energia per impedire cotesta profanazione. Nel 41, Erode Agrippa I fu preposto alla cosa pubblica nella Giudea e nella Samaria. Tutti questi fatti aveano impedito lo scoppiare della persecuzione, che s'era impunemente scatenata contro i cristiani nei tre o quattro precedenti anni d'anarchia".

Per tutta la Giudea, Galilea e Samaria.

Questo fuggevole accenno ci dice che mentre gli apostoli continuavano a rimanere a Gerusalemme, l'Evangelo si spandeva lontan lontano, in tutte le parti del paese; che dei centri e delle comunità cristiane si formavano da per tutto, e, prosperavano non solamente per il numero dei loro membri, ma anche per lo sviluppo religioso e morale che aveano. Ce n'erano in Galilea; e la cosa non istupisce, quando si pensi alle numerose relazioni che Gesù stesso aveva avute con cotesta regione; e ce n'erano nel distretto vicino al mare, a Cesarea, a Giaffa (a Joppe), a Lidda, come fra poco vedremo, ed in generale per tutto il Saron, vale a dire, nella bella pianura al sud della catena del Carmelo e al nord del paese dei Filistei. Queste ultime comunità cristiane dovettero essere il frutto della predicazione di Filippo Atti 8:40.

Essendo edificata,

spiritualmente parlando; la chiesa che così si edifica non è sempre quella che cresce di numero; ma è quella che, fondata sulla vera base che è Cristo, si evolve sotto l'azione dello Spirito nella santa atmosfera della pietà e della fede.

Timor del signore

è espressione frequente dell'A. T. Nel Nuovo non si trova che due volte: qui e in 2Corinzi 5:11: "Timor del Signore" non è "paura del Signore"; ma è piuttosto "paura di offendere il Signore" Vedi Giobbe 28:28; Salmi 111:10; Proverbi 1:7; 8:13; 16:6.

Nella consolazione dello Spirito Santo.

Meglio: "e (la Chiesa) crescea di numero, per le esortazioni che lo Spirito Santo ispirava". E traduzione che rende meglio il pensiero del passo; e il pensiero è questo. Le parole di conforto, di consiglio e di esortazione che lo Spirito dava alla Chiesa per mezzo degli uomini scelti da Dio, più che i segni ed i prodigi, erano la causa della maravigliosa espansione di lei.

Riflessioni

1. La menzione "delle donne" nel vers. 2 non deve passare inosservata. Il libro dei Fatti parla sovente della fede, del ministerio e della testimonianza delle prime donne cristiane; e non solo i Fatti, ma anche degli scrittori pagani hanno ricordato l'eroismo di coteste donne. Il nostro passo Atti 9:2 allude a delle cristiane, che, esposte pericolosamente all'infuriare della persecuzione, avean dovuto fuggire da Gerusalemme; e fra queste anime generose noi possiamo noverare, quasi con certezza, quelle di cui Luca parla nel suo Vangelo Luca 8:2-3 e che erano con gli apostoli nella "camera alta" fra il giorno dell'Ascensione e la Pentecoste. Possa la memoria d coteste sante donne viver sempre cara e feconda di santa emulazione nella Chiesa di Cristo!

2. Atti 9:3-9 sono il ricordo storico della conversione di Saulo; ed è necessario che ci fermiamo un poco a considerarlo. Prima di tutto, notiamo che ci sono tre ricordi storici di cotesto fatto. Il primo è il nostro di Luca, il quale, più che probabilmente, ebbe i particolari del fatto da Paolo stesso Atti 9:3-9; il secondo è nel racconto che Paolo fa della sua conversione dinnanzi al sinedrio Atti 22:6-11; il terzo è nello stesso racconto che Paolo fa ad Agrippa Atti 26:12-19. Le edizioni volgari hanno un testo lardellato d'interpolazioni, che la critica moderna ha cancellate. Il che non ha per alcun modo alterato il significato del testo. I tre documenti che ricordano la conversione di Saulo, sono perfettamente armonici in tutto quello che riguarda le circostanze essenziali del fatto; non c'è che qualche difficoltà di redazione. Le varianti, eccole qui.

1) Il fatto avvenne in pieno mezzogiorno Atti 26:13;

2) la voce si espresse in ebraico Atti 26:14; ella pronunciò qualche parola di più di quelle citate qui nel nostro passo Atti 22:8; 26:16-18.

Ma tutte queste varianti sono delle aggiunte che non alterano per nulla la natura del fatto. In questa categoria si può porre il quarto dettaglio dei compagni di viaggio di Saulo, che, secondo il terzo documento Atti 26:14, caddero anch'essi a terra. La sola contraddizione che questi vari documenti presentino, mi par quella fra Atti 9:7: "i compagni di viaggio di Saulo udirono la voce, ma non videro alcuno", e Atti 22:9: "essi videro la luce, ma non udirono la voce di colui che parlava". La contraddizione però è apparente e l'ho spiegata commentando Atti 9:7: "Se ti fermi, o Lelio, dice il Trezza, alla leggenda della via di Damasco, troverai nel racconto stesso che se ne fa, il criterio della sua impossibilità storica; è una leggenda che si contraddice in alcune parti, lasciandone alcune altre irresolute ed incerte". (San Paolo 1882: Pag. 48, 49). Così, il Trezza, esagerando alcune difficoltà di dettaglio ed immaginando delle contraddizioni che non esistono, stabilisce addirittura la impossibilità storica d'un fatto! Ma un'altra cosa domandiamoci adesso: qual'è l'idea che ci dobbiamo fare, o qual'è la spiegazione che daremo della conversione di Saulo? Le spiegazioni che si sono date e si dànno di cotesto fatto di tanta importanza storica, si possono ridurre a queste tre principali:

1) la spiegazione atea;.

2) la spiegazione naturale;

3) la spiegazione evangelica.

Accenniamole di volo.

-560

1) La spiegazione atea. "Come si spiega, chiede il prof. Trezza, come si spiega la via di Damasco dove l'ha percosso Gesù? Anzi come si spiega quel Gesù stesso rivelatosi a lui?... V'è un, direi quasi, contagio di pensieri che si propaga con velocità inconscia ma efficace; e spesso chi più li combatte negli altri, ne resta senz'avvedersene impresso. Le nature ardenti e dogmatiche, come San Paolo, sono più disposte, per l'impeto che le porta verso la fede, a quei repentini sobbalzi del sentimento, a quelle eccitazioni fantastiche, a quelle scosse degli organi, alle quali non giungerebbero mai le nature più riposate e più scettiche. Non fermandosi che sopra un punto delle cose, e convertendo quel punto in una specie stabile dell'assoluto, se avviene che qualche idea si trafori nel loro cervello, vi lascia un solco profondo, cangiandosi in fantasma che le fruga e le domina tanto da non potersene ormai dispiccare; il quale nutrito a lungo e racceso da una meditazione concentrata ed intensa, si stende nelle profondità degli organi, e non incontrando verun freno che lo debiliti o lo disvolga per altre vie, cresce sopra se stesso e si esalta in visione. L'uomo, in quel caso, è spettatore e spettacolo ad un tempo; si vede d'innanzi il proprio fantasma, ne ode la voce come di persona viva, e nessuna rivelazione a lui pare più sincera e più salda di quella che gli echeggia per entro il cervello. La visione psicologica di San Paolo sulla via di Damasco non s'è fatta altrimenti; il Gesù che gli apparve era fantasma convertito in persona viva". (San Paolo. 1882: Pag. 49-52). Malgrado tutto questo, il problema della conversione di Saulo non è del tutto risoluto per il Trezza. "È un problema che lascerà sempre alcuni aspetti inesplorati alla critica; tanto più che noi conosciamo ben poco i centri nervosi per entro i quali si formano e si esprimono le attività del cervello; poco le allucinazioni in cui lo conficca un'idea covata a lungo negli organi. Eppure convien trasferirsi in quel clima agitato e strano, risuscitarlo in noi stessi; respirarne almeno un istante le tempeste, gli ardori, le demenze, per poter comprendere certi fatti che paiono, ed in parte anche sono, inesplicabili all'uomo moderno". (San Paolo. 1882: Pag. 50). Così parlano gli uomini moderni che "la scienza ha liberati dal morbo sacro delle religioni", e per i quali San Paolo non fu altro che "un grande malato".

2) La spiegazione naturale, eccola riassunta in breve. Era un pezzo che Saulo avea dei dubbi e degli scrupoli relativamente al suo modo di procedere contro i cristiani. La costanza delle sue vittime, la nobiltà del suo proprio carattere, le discussioni avute con Stefano, che più d'una volta debbono avergli rivelata la debolezza dei propri argomenti e la potenza di quelli dell'avversario; tutto questo, messo assieme, avea scosso le convinzioni di Saulo ed avea preparato nei più intimi penetrali dell'anima di lui una reazione, ch'egli facea di tutto per soffocare, continuando, per ispirito di parte e falsa vergogna, per ambizione, ad andare per la via per la quale s'era messo fin da principio. Ma col tempo, lungi dall'usato ambiente e dalle agitazioni del suo partito, nel silenzio e nell'isolamento d'un lungo viaggio, la nuova corrente di idee si fece insensibilmente strada nell'animo di Saulo; cominciò ad imporsi allo spirito di lui in modo sempre più energico; e giunse l'ora in cui non ci volea più che una circostanza particolar e, magari di poco momento per se stessa, per assicurare alle nuove idee la vittoria. Sorpreso da un uragano nel momento in cui la lotta interna era in lui giunta alla crisi, ecco lo scroscio d'un fulmine, che quasi lo coglie e l'uccide. Il giovane fariseo vede in quel fulmine un avvertimento del cielo; e, con la tempra energica del suo carattere, segue da quel giorno il nuovo impulso che ha ricevuto dall'alto, con maggior ardore di quello con cui, senza troppo riflettere alla cosa, s'era dato a servir l a causa del suo partito. "Questa spiegazione, urta dice il Prof. Reuss, contro un fatto del quale, a torto, non si fa il conto che si dovrebbe. E questo fatto è la testimonianza stessa di Saulo, che a più riprese, ed in un modo ora più ora meno diretto, ricorda la propria conversione in un senso, che suppone la realtà storica degli elementi essenziali della narrazione com'è fatta nel nostro passo. Egli afferma d'aver visto Gesù, personalmente, dopo tutti gli apostoli e nel modo stesso ch'essi lo videro 1Corinzi 9:1; 15:8 confr. con Galati 1:1,15-16. Non solo; ma, e questo importa anche di più, egli parla sempre della sua conversione come di un fatto avvenuto subitaneamente, senza periodi di preparazione, e per azione diretta, potente, esclusiva di Dio. Egli, che conosceva così bene il cuor umano e che s'era così bene abituato a scrutare il suo, non trovava né nei suoi ricordi, né nelle sue meditazioni posteriori, alcun fatto, che somigliasse a quel lavorio subbiettivo di lenta trasformazione di cui s'è parlato più sopra, e che sta alla base della spiegazione naturale della conversione che studiamo al contrario, tutto il sistema teologico di Paolo è fondato sulla necessità dell'intervento immediato della grazia divina, senza la quale niun mortale può liberarsi dai legami della carne e del mondo, che lo tengono lungi dalla salvazione (confr. Galati 1:16; Efesini 3:8)".

3. La spiegazione evangelica. La spiegazione evangelica dell'atto accetta la narrazione di Luca, tale e quale, in tutta la sua maestosa semplicità. Ella ammette il miracolo; vale a dire, l'intervento diretto di Dio in questo fatto, "che non si spiega, dice A. Sabatier, senza il soprannaturale" (L'Apôtre Paul. Paris 1881: Pag. 43). E mi sia lecito citare ancora a questo proposito alcune parole del Prof. Reuss, che hanno, a mio parere, una importanza tutta speciale, appunto perché è il Prof. Reuss, la colonna della scuola teologica di Strasburgo, che le ha scritte. "La questione del miracolo, considerato come un fatto esteriore e materiale, può avere una importanza secondaria; la cosa essenziale, nel caso nostro, è che non perdiamo di vista il gran principio evangelico d'un contatto diretto dello Spirito di Dio con lo spirito dell'uomo; contatto, che sfugge all'analisi del ragionamento. Che si tratti d'uno scoppio di fulmine o d'un'apparizione di Gesù, è un individuo solo, fra parecchi posti in identiche condizioni esteriori, che ne risente gli effetti in un senso, che deciderà dell'indirizzo di tutto quanto il resto della sua, vita; ed in un modo che il giorno in cui avvenne il fatto, rimarrà a segnare una data importante nella storia dell'umanità intera. Perché la meteora non produce ella lo stesso effetto su tutti? Perché l'apparizione non è ella visibile che ad uno soltanto? Una sola e medesima risposta basterà per le due domande. La Provvidenza sceglie gl'istrumenti che vuole; e tocca all'uomo a riconoscere la mano di lei in cotesta scelta ch'ella fa, e negli effetti di cotesta scelta. È ad una fatica superflua che si sobbarca chi s'impunta a discutere i mezzi che la Provvidenza adopera per i suoi fini; quasi si trattasse di calcolare l'azione di un apparecchio meccanico. Quelli che hanno il bene di sapere scoprire nella loro vita interiore le tracce di questo contatto diretto dello Spirito di Dio col loro sviluppo spirituale, con le loro tendenze ed i loro buoni successi, non sentiranno affatto il bisogno di mercanteggiare i dettagli del nostro racconto. Il misticismo evangelico, rivelando al senso cristiano un mondo d'incessanti miracoli, gli risparmia la pena di preoccuparsi del piccolo numero di quei miracoli, che, in senso contradittorio, il razionalismo critico ed il razionalismo ortodosso fanno oggetto delle loro analisi". (Reuss. Actes des Apôtres. Paris 1876: Pag. 116).

3. "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?" Atti 9:4. Saulo non perseguitava proprio Gesù; ei perseguitava i discepoli di Gesù; ma Gesù si sente egli stesso offeso quando sono offesi quelli che l'amano e per i quali ha dato la propria vita. C'è una santa legge di solidarietà nel mondo dello Spirito; una legge che sfugge all'analisi del ragionamento, ma che non è per questo una realtà meno gloriosa nel santuario della nostra esperienza. Per cotesta legge, noi muoiamo con Cristo Romani 6:8 al nostro peccato; con lui risuscitiamo Colossesi 3:1 ad una vita nuova; con lui sediamo nei luoghi celesti Efesini 2:6, ove viviamo come nella nostra città Filippesi 3:20; ascolta Cristo chi ascolta la parola della nostra testimonianza; sprezza Cristo chi sprezza noi; e chi sprezza Cristo, sprezza Iddio stesso che l'ha mandato Luca 10:16.

4. "Lévati! entra nella città e ti sarà detto quello che devi fare" Atti 9:6. La prima cosa che è richiesta all'impetuoso fariseo, è un'umile sottomissione alla volontà del Signore. Dice bene Matteo Henry: "Il gran cangiamento della conversione s'opera nella volontà del convertito, e consiste in questo: ch'ei si sottometta alla volontà di Cristo". Silenzio, ubbidienza, accettare senza conoscerlo ancora l'avvenire che Cristo li prepara, paziente aspettazione, preghiera onde luce gli sia fatta dall'alto, ecco le cose necessarie a Saulo prima che possa dirsi atto all'opera grande alla quale la Provvidenza lo chiama.

5. Santi! Atti 9:13. È la prima volta che, nei Fatti, i cristiani sono chiamati così. "Il nome di Santi fu dato fino da quei primi tempi ai Cristiani, perché chiamati alla santità, santificati nel Battesimo, e viventi con una singolare purità di costumi". Così il Martini al ver. 32, ove la parola è ripetuta. Che i santi siano "santificati nel battesimo" è il solito errore nel quale cadono sempre il Martini e la sua chiesa. Il battesimo non ha virtù santificante per se stesso; è un simbolo ed un suggello: è, cioè, il simbolo di una grazia da ricevere, nel caso del battesimo dei bambini, i quali non ottengono la realtà adombrata nel simbolo (vale a dire il lavamento dei loro peccati), che quando crederanno di fede propria, individuale; è il suggello di una grazia ricevuta, nel caso del battesimo dei credenti adulti; per essi, che hanno già ricevuto la grazia del lavamento dai loro peccati, il battesimo è il suggello divino di cotesta grazia ed un atto di testimonianza che son chiamati a fare dinnanzi al mondo. Quando poi il Martini dice che i santi sono chiamati alla santità", dice bene, ma non ispiega nulla; fa della etimologia della parola tautologia e nulla più. La etimologia santi conduce al senso di consacrati; e "santi" o "consacrati," sono coloro che regolano la loro vita interamente secondo i bisogni ed i doveri del servizio di Dio, rinunziando ai motivi ed alle tendenze del mondo profano. La santità non è un merito; non è conferita per decreto d'uomini; non è il privilegio di pochi, come insegna la chiesa romana; ma è frutto della grazia; è comunicata progressivamente dallo Spirito Santo, ed è la vocazione di tutti quanti i cristiani. "Siate santi!" dice a tutti l'Eterno. "Siate santi, perché io son santo! " Levitico 11:44; 1Pietro 1:16. Questo è il concetto biblico e vero della santità. Per ora, in Italia, siamo lontani dalla purità di queste nozioni. L'Evangelo è ignorato; e le definizioni dei grandi fatti divini sono pescate nei catechismi della chiesa, o nei vocabolari, i quali rispecchiano fedelmente le aberrazioni ecclesiastiche. Leggete, per esempio, il Fanfani ed il Rigutini: - "Santo. Colui che da Dio è eletto nel numero dei Beati e dalla Chiesa tenuto e canonizzato per tale!"

6. "Io gli mostrerò quante cose gli convien patire per il mio nome" Atti 9:16. La via dell'apostolato, e si può dire, in generale, la via della testimonianza cristiana non è cosparsa di rose; è via piena di difficoltà e di dolori. È bene che ce ne ricordiamo per non fare come quelli che entrano in cotesta via a test'alta, con grande entusiasmo, e poi si perdono d'animo quando sperimentano che le cose sono diverse da quello che s'erano sognato. Un Cristo che ha tanto sofferto, domanda degli apostoli e dei testimoni, che sian pronti a soffrire; che sappiano rinunziare ad ogni cosa ed a se stessi; che sian pronti a portare con santo eroismo la loro croce Matteo 16:24; Luca 14:26-27, e che capiscano che al testimone cristiano "non è data soltanto la grazia di credere nel suo maestro, ma anche quella gli è data, di soffrire per lui" Filippesi 1:29.

7. In Atti 9:31 è da por mente alla espressione: la Chiesa. Alcuni traducono: le chiese per tutta la Giudea ecc., ma è un errore. I codici più antichi e più autorevoli hanno: la Chiesa, al singolare (Ἵ εκκλησια ). Per la prima volta noi c'imbattiamo in questa parola, intesa ad esprimere l'unità spirituale della Chiesa di Cristo. In tre province della Palestina; vale a dire, nella Giudea, nella Galilea, nella Samaria, già sorgono e prosperano chiese fiorenti. Sono nate in ambienti diversi, hanno bisogni differenti, ciascuna ha le sue caratteristiche speciali; ma le esperienze dell'una sono le esperienze di tutte; la fede, la speranza e l'amore dell'una, sono la fede, la speranza e l'amore di tutte; sono molte c hiese; eppure, agli occhi di Luca, esse formano "la Chiesa"; il tempio spirituale del Nuovo Patto 1Pietro 2:5; il corpo mistico di Cristo 1Corinzi 12:27; la Sposa di Cristo Apocalisse 22:17: la famiglia di Dio Efesini 3:15. Oh santa e benedetta età, in cui la preoccupazione della forma non soltanto non ha ancora ucciso, ma non ha neppur cominciato a minacciare la vita dello spirito! Oh santa e beata età, in cui la Chiesa non si scinde in tante chiesuole le une contro le altre armate a difendere un'idea secondaria di dottrina o di forma, ma si raccoglie, si stringe in un fascio, s'edifica, si evolve spiritualmente, "cresce in ogni cosa in Cristo ch'è il Capo" Efesini 4:15; e mentre cammina circospetta, ad occhi aperti, con santa cautela per non offendere il Signore, apre largo il cuore a ricevere quelle esortazioni dello Spirito, che sono il vero pane dell'anima, e il mezzo divino per cui ella si fa grande, bella, robusta, e muove trionfante alla conquista del proprio ideale Giovanni 10:16b!

Riferimenti incrociati:

Atti 9:31

At 8:1; De 12:10; Gios 21:44; Giudic 3:30; 1Cron 22:9,18; Sal 94:13; Prov 16:7; Is 11:10; Zac 9:1; Eb 4:9
Rom 14:19; 1Co 3:9-15; 14:4,5,12,26; 2Co 10:8; 12:19; 13:10; Ef 4:12,16,29; 1Te 5:11; 1Ti 1:4; Giuda 1:20
Ne 5:9,15; Giob 28:28; Sal 86:11; 111:10; Prov 1:7; 8:13; 14:26,27; 16:6; 23:17; Is 11:2,3; 33:6; 2Co 7:1; Ef 5:21; Col 1:10
Giov 14:16-18; Rom 5:5; 14:17; 15:13; Ga 5:22,23; Ef 1:13,14; 6:18,19; Fili 2:1; 2Te 2:16,17
At 6:7; 12:24; Est 8:16,17; Zac 8:20-23

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