Nuova Riveduta:

Atti 11

Pietro si giustifica per aver fatto battezzare Cornelio
1 Gli apostoli e i fratelli che si trovavano nella Giudea vennero a sapere che anche gli stranieri avevano ricevuto la Parola di Dio. 2 E quando Pietro salì a Gerusalemme, i credenti circoncisi lo contestavano, 3 dicendo: «Tu sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato con loro!»
4 Allora Pietro raccontò loro le cose per ordine fin dal principio, dicendo: 5 «Io ero nella città di Ioppe in preghiera e, rapito in estasi, ebbi una visione: un oggetto che scendeva, simile a una grande tovaglia calata dal cielo per i quattro angoli, e giunse fino a me; 6 io, fissandolo con attenzione, lo esaminai e vidi quadrupedi della terra, fiere, rettili e uccelli del cielo. 7 Udii anche una voce che mi diceva: "Pietro, àlzati, ammazza e mangia". 8 Ma io dissi: "Assolutamente no, Signore, perché nulla di impuro o contaminato è mai entrato nella mia bocca". 9 Ma la voce ribatté per la seconda volta dal cielo: "Le cose che Dio ha purificate, non farle tu impure". 10 E ciò accadde per tre volte, poi ogni cosa fu di nuovo ritirata in cielo. 11 In quell'istante tre uomini, mandatimi da Cesarea, si presentarono alla casa dove eravamo. 12 Lo Spirito mi disse di andare con loro, senza farmene scrupolo. Anche questi sei fratelli vennero con me, ed entrammo in casa di quell'uomo. 13 Egli ci raccontò come aveva visto l'angelo presentarsi in casa sua e dirgli: "Manda qualcuno a Ioppe e fa' venire Simone, detto anche Pietro. 14 Egli ti parlerà di cose per le quali sarai salvato tu e tutta la tua famiglia". 15 Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo scese su di loro, esattamente come su di noi al principio. 16 Mi ricordai allora di quella parola del Signore che diceva: "Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo". 17 Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiamo creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?»
18 Allora, udite queste cose, si calmarono e glorificarono Dio, dicendo: «Dio dunque ha concesso il ravvedimento anche agli stranieri affinché abbiano la vita».

La chiesa di Antiochia; i credenti sono chiamati cristiani
19 Quelli che erano stati dispersi per la persecuzione avvenuta a causa di Stefano, andarono sino in Fenicia, a Cipro e ad Antiochia, annunciando la Parola solo ai Giudei, e a nessun altro. 20 Ma alcuni di loro, che erano Ciprioti e Cirenei, giunti ad Antiochia, si misero a parlare anche ai Greci, portando il lieto messaggio del Signore Gesù. 21 La mano del Signore era con loro; e grande fu il numero di coloro che credettero e si convertirono al Signore.
22 La notizia giunse alle orecchie della chiesa che era in Gerusalemme, la quale mandò Barnaba fino ad Antiochia. 23 Quando egli giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò e li esortò tutti ad attenersi al Signore con cuore risoluto, 24 perché egli era un uomo buono, pieno di Spirito Santo e di fede. E una folla molto numerosa fu aggiunta al Signore.
25 Poi Barnaba partì verso Tarso, a cercare Saulo; e, dopo averlo trovato, lo condusse ad Antiochia. 26 Essi parteciparono per un anno intero alle riunioni della chiesa e istruirono un gran numero di persone; ad Antiochia, per la prima volta, i discepoli furono chiamati cristiani.

La chiesa di Antiochia manda dei doni ai cristiani di Gerusalemme
27 In quei giorni, alcuni profeti scesero da Gerusalemme ad Antiochia. 28 E uno di loro, di nome Agabo, alzatosi, predisse mediante lo Spirito che ci sarebbe stata una grande carestia su tutta la terra; la si ebbe infatti durante l'impero di Claudio. 29 I discepoli decisero allora di inviare una sovvenzione, ciascuno secondo le proprie possibilità, ai fratelli che abitavano in Giudea. 30 E così fecero, inviandola agli anziani, per mezzo di Barnaba e di Saulo.

C.E.I.:

Atti 11

1 Gli apostoli e i fratelli che stavano nella Giudea vennero a sapere che anche i pagani avevano accolto la parola di Dio. 2 E quando Pietro salì a Gerusalemme, i circoncisi lo rimproveravano dicendo: 3 «Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!».
4 Allora Pietro raccontò per ordine come erano andate le cose, dicendo: 5 «Io mi trovavo in preghiera nella città di Giaffa e vidi in estasi una visione: un oggetto, simile a una grande tovaglia, scendeva come calato dal cielo per i quattro capi e giunse fino a me. 6 Fissandolo con attenzione, vidi in esso quadrupedi, fiere e rettili della terra e uccelli del cielo. 7 E sentii una voce che mi diceva: Pietro, àlzati, uccidi e mangia! 8 Risposi: Non sia mai, Signore, poiché nulla di profano e di immondo è entrato mai nella mia bocca. 9 Ribattè nuovamente la voce dal cielo: Quello che Dio ha purificato, tu non considerarlo profano. 10 Questo avvenne per tre volte e poi tutto fu risollevato di nuovo nel cielo. 11 Ed ecco, in quell'istante, tre uomini giunsero alla casa dove eravamo, mandati da Cesarèa a cercarmi. 12 Lo Spirito mi disse di andare con loro senza esitare. Vennero con me anche questi sei fratelli ed entrammo in casa di quell'uomo. 13 Egli ci raccontò che aveva visto un angelo presentarsi in casa sua e dirgli: Manda a Giaffa e fa' venire Simone detto anche Pietro; 14 egli ti dirà parole per mezzo delle quali sarai salvato tu e tutta la tua famiglia. 15 Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo scese su di loro, come in principio era sceso su di noi. 16 Mi ricordai allora di quella parola del Signore che diceva: Giovanni battezzò con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo. 17 Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che a noi per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?».
18 All'udir questo si calmarono e cominciarono a glorificare Dio dicendo: «Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la vita!».
19 Intanto quelli che erano stati dispersi dopo la persecuzione scoppiata al tempo di Stefano, erano arrivati fin nella Fenicia, a Cipro e ad Antiochia e non predicavano la parola a nessuno fuorché ai Giudei. 20 Ma alcuni fra loro, cittadini di Cipro e di Cirène, giunti ad Antiochia, cominciarono a parlare anche ai Greci, predicando la buona novella del Signore Gesù. 21 E la mano del Signore era con loro e così un gran numero credette e si convertì al Signore. 22 La notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, la quale mandò Barnaba ad Antiochia.
23 Quando questi giunse e vide la grazia del Signore, si rallegrò e, 24 da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede, esortava tutti a perseverare con cuore risoluto nel Signore. E una folla considerevole fu condotta al Signore. 25 Barnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Saulo e trovatolo lo condusse ad Antiochia. 26 Rimasero insieme un anno intero in quella comunità e istruirono molta gente; ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati Cristiani.
27 In questo tempo alcuni profeti scesero ad Antiochia da Gerusalemme. 28 E uno di loro, di nome Agabo, alzatosi in piedi, annunziò per impulso dello Spirito che sarebbe scoppiata una grave carestia su tutta la terra. Ciò che di fatto avvenne sotto l'impero di Claudio. 29 Allora i discepoli si accordarono, ciascuno secondo quello che possedeva, di mandare un soccorso ai fratelli abitanti nella Giudea; 30 questo fecero, indirizzandolo agli anziani, per mezzo di Barnaba e Saulo.

Nuova Diodati:

Atti 11

Pietro si giustifica davanti alla chiesa per aver fatto battezzare Cornelio
1 Or gli apostoli e i fratelli che erano in Giudea vennero a sapere che anche i gentili avevano ricevuto la parola di Dio. 2 E, quando Pietro salì a Gerusalemme, quelli che erano circoncisi contendevano con lui, 3 dicendo: «Tu sei entrato in casa di uomini incirconcisi e hai mangiato con loro!». 4 Ma Pietro cominciando dall'inizio, spiegò loro per ordine come si erano svolti i fatti dicendo: 5 «Io stavo pregando nella città di Ioppe, quando fui rapito in estasi ed ebbi una visione: un oggetto, simile a un gran lenzuolo tenuto per i quattro capi, scendeva come se fosse calato giù dal cielo e giunse fino a me. 6 Guardandovi attentamente dentro, scorsi e vidi quadrupedi, fiere, rettili della terra e uccelli del cielo. 7 E udii una voce che mi diceva: "Pietro, alzati, ammazza e mangia". 8 Ma io dissi: "Niente affatto, Signore, poiché non mi è mai entrato in bocca nulla di impuro o di contaminato". 9 Ma la voce mi rispose per la seconda volta dal cielo: "Le cose che Dio ha purificato, non farle tu impure". 10 E ciò accadde per tre volte; poi ogni cosa fu di nuovo ritirata in cielo. 11 In quello stesso momento tre uomini, mandati a me da Cesarea, si presentarono alla casa dove mi trovavo. 12 E lo Spirito mi disse di andare con loro, senza avere alcuna esitazione. Or con me vennero anche questi sei fratelli, e così entrammo nella casa di quell'uomo. 13 Egli ci raccontò come aveva visto presentarsi un angelo in casa sua e dirgli: "Manda degli uomini a Ioppe e fa' chiamare Simone, soprannominato Pietro. 14 Egli ti dirà parole, per mezzo delle quali sarai salvato tu e tutta la tua casa". 15 Avevo appena cominciato a parlare, quando lo Spirito Santo discese su di loro, come era sceso al principio su di noi. 16 Mi ricordai allora della parola del Signore che diceva: "Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo". 17 Se dunque Dio ha dato loro lo stesso dono che abbiamo ricevuto noi, che abbiamo creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?». 18 Udite queste cose, essi si calmarono e glorificavano Dio, dicendo: «Dio dunque ha concesso il ravvedimento anche ai gentili per ottenere la vita!».

Il vangelo predicato ai gentili in Antiochia
19 Or coloro che erano stati dispersi a motivo della persecuzione iniziata con Stefano, arrivarono fino alla Fenicia, a Cipro e ad Antiochia, annunziando la parola a nessun altro, se non ai soli Giudei. 20 Or alcuni di loro originari di Cipro e di Cirene, arrivati ad Antiochia, iniziarono a parlare ai Greci, annunziando il Signore Gesù. 21 E la mano del Signore era con loro; e un gran numero credette e si convertì al Signore. 22 La notizia di questo pervenne agli orecchi della chiesa che era in Gerusalemme; ed essi inviarono Barnaba, perché andasse fino ad Antiochia. 23 Quando egli giunse, vista la grazia di Dio, si rallegrò e esortava tutti a rimanere fedeli al Signore con fermo proponimento di cuore, 24 perché egli era un uomo dabbene, pieno di Spirito Santo e di fede. E un gran numero di persone fu aggiunto al Signore. 25 Poi Barnaba partì per andare a Tarso in cerca di Saulo e, trovatolo, lo condusse ad Antiochia. 26 E per un anno intero essi si radunarono con la chiesa e ammaestrarono un gran numero di gente; e, per la prima volta ad Antiochia, i discepoli furono chiamati Cristiani. 27 In quei giorni, alcuni profeti scesero da Gerusalemme ad Antiochia. 28 E uno di loro, di nome Agabo, si alzò e per lo Spirito predisse che ci sarebbe stata una grande carestia in tutto il mondo; e questa avvenne poi sotto Claudio Cesare. 29 Allora i discepoli, ciascuno secondo le proprie possibilità, decisero di mandare una sovvenzione ai fratelli che abitavano in Giudea. 30 E questo essi fecero, inviandola agli anziani per mezzo di Barnaba e di Saulo.

Riveduta 2020:

Atti 11

Pietro si giustifica per aver fatto battezzare Cornelio
1 Gli apostoli e i fratelli che si trovavano nella Giudea vennero a sapere che i Gentili avevano anch'essi ricevuto la parola di Dio. 2 E, quando Pietro salì a Gerusalemme, i credenti circoncisi contendevano con lui, dicendo: 3 “Tu sei entrato da uomini incirconcisi e hai mangiato con loro”.
4 Ma Pietro iniziò a raccontare loro le cose per ordine fin dal principio, dicendo: 5 “Io ero nella città di Ioppe in preghiera e in un'estasi ebbi una visione; una certa cosa simile a un grande lenzuolo tenuto per i quattro angoli scendeva giù dal cielo e veniva fino a me; 6 io, fissatolo con attenzione, lo considerai bene e vidi i quadrupedi della terra, le fiere, i rettili e gli uccelli del cielo. 7 E udii anche una voce che mi diceva: 'Pietro, alzati, ammazza e mangia'. 8 Ma io dissi: 'In nessun modo, Signore, poiché nulla di impuro o contaminato mi è mai entrato in bocca'. 9 Ma una voce mi rispose per la seconda volta dal cielo: 'Le cose che Dio ha purificate, non le fare tu impure'. 10 E ciò avvenne per tre volte, poi ogni cosa fu ritirata in cielo. 11 Ed ecco che in quell'istante tre uomini, mandatimi da Cesarea, si presentarono alla casa dove eravamo. 12 Lo Spirito mi disse di andare con loro, senza farmene scrupolo. Anche questi sei fratelli vennero con me ed entrammo in casa di quell'uomo. 13 Egli ci raccontò come aveva visto l'angelo che si era presentato in casa sua e gli aveva detto: 'Manda qualcuno a Ioppe e fa chiamare Simone, soprannominato Pietro, 14 il quale ti parlerà di cose per le quali sarai salvato tu e tutta la casa tua'. 15 Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo scese su di loro, proprio come era sceso su noi da principio. 16 Mi ricordai allora della parola del Signore, che diceva: 'Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo'. 17 Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiamo creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?”.
18 Allora, udite queste cose, si calmarono e glorificarono Dio, dicendo: “Dio dunque ha concesso il ravvedimento anche ai Gentili affinché abbiano vita”.

La chiesa di Antiochia
19 Quelli dunque che erano stati dispersi per la persecuzione avvenuta a causa di Stefano giunsero fino in Fenicia, a Cipro e ad Antiochia, annunciando la Parola soltanto ai Giudei e a nessun altro. 20 Ma alcuni di loro, che erano Ciprioti e Cirenei, arrivati ad Antiochia, si misero a parlare anche ai Greci, annunciando il Signore Gesù. 21 La mano del Signore era con loro e gran numero di persone, avendo creduto, si convertì al Signore.
22 La notizia del fatto giunse agli orecchi della chiesa che era in Gerusalemme, la quale mandò Barnaba fino ad Antiochia. 23 Quando egli giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò e li esortò tutti ad attenersi al Signore con cuore risoluto, 24 perché egli era un uomo buono, pieno di Spirito Santo e di fede. E una gran folla fu aggiunta al Signore.
25 Poi Barnaba se ne andò a Tarso a cercare Saulo e, avendolo trovato, lo condusse ad Antiochia. 26 Per un anno intero essi parteciparono alle riunioni della chiesa e istruirono un gran numero di persone; ad Antiochia, per la prima volta, i discepoli furono chiamati “cristiani”.
27 In quei giorni, alcuni profeti scesero da Gerusalemme ad Antiochia. 28 E uno di loro, chiamato Agabo, alzatosi, predisse per lo Spirito che ci sarebbe stata una grande carestia per tutta la terra ed essa ci fu sotto Claudio. 29 Allora i discepoli determinarono di mandare, ciascuno secondo le proprie possibilità, una sovvenzione ai fratelli che abitavano in Giudea, 30 cosa che fecero, mandandola agli anziani, per mano di Barnaba e di Saulo.

La Parola è Vita:

Atti 11

I pagani sono salvati.
1 Ben presto la notizia che anche i pagani si stavano convertendo raggiunse gli apostoli e gli altri credenti che vivevano in Giudea, 2 perciò, quando Pietro tornò a Gerusalemme, i credenti di origine ebraica, lo rimproverarono.
3 «Tu hai fatto lega con i pagani ed hai perfino mangiato con loro!» lo accusavano.
4 Allora Pietro raccontò loro come erano andate le cose.
5 «Un giorno a Giaffa», disse, «mentre stavo pregando, ebbi una visione: un enorme lenzuolo tenuto per i quattro capi scendeva dal cielo. 6 Dentro il lenzuolo c'erano tutti i tipi di animali, di bestie selvatiche, di rettili e di uccelli (che per legge noi non dobbiamo mangiare). 7 Poi ho udito una voce che mi diceva: "Uccidi e mangia tutto ciò che vuoi".
8 Ma io risposi: "No davvero, Signore, perché non ho mai mangiato niente che fosse proibito dalle nostre leggi!"
9 Ma la voce parlò di nuovo: "Non chiamare impuro ciò che Dio ha dichiarato puro!"
10 Questo accadde per tre volte, poi il lenzuolo con tutto ciò che conteneva fu sollevato di nuovo verso il cielo. 11 Proprio in quel momento tre uomini, che erano venuti per portarmi con loro a Cesarèa, arrivarono alla casa dove stavo. 12 Lo Spirito Santo mi disse di andare con loro, senza esitazione, anche se erano stranieri. Con me vennero anche questi nostri fratelli, e insieme giungemmo alla casa dell'uomo che mi aveva mandato a chiamare. 13 Egli ci raccontò di aver visto in casa sua un angelo che gli diceva: "Manda qualcuno a Giaffa a cercare Simon Pietro. 14 Egli ti dirà come potete essere salvati, tu e la tua famiglia!"
15 Ebbene, non appena cominciai a parlare del Vangelo, lo Spirito Santo scese su di loro, proprio come scese su noi da principio. 16 Allora mi ricordai di ciò che aveva detto il Signore: "Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo". 17 Visto che era proprio Dio a concedere a questi pagani lo stesso dono che aveva dato a noi, che abbiamo creduto nel Signore Gesù Cristo, chi sono io da potermi opporre a Dio?»
18 A queste parole, gli altri si calmarono, anzi, glorificarono il Signore, dicendo: «Dio ha dato anche ai pagani l'occasione di convertirsi a lui e di ricevere la vita eterna!»

Conversioni ad Antiochia.
19 Intanto i credenti che erano fuggiti da Gerusalemme, durante la persecuzione che si era scatenata dopo la morte di Stefano, si erano spinti fino in Fenicia, a Cipro e ad Antiochia. E predicavano il Vangelo, soltanto ai Giudei, però. 20 Ma alcuni di loro, che erano giunti ad Antiochia da Cipro e da Cirene, si misero a predicare il Vangelo del Signore Gesù anche ai pagani. 21 E il Signore ripagò i loro sforzi, infatti un gran numero di questi pagani si convertì. 22 Quando la chiesa di Gerusalemme seppe dell'accaduto, mandò Barnaba ad Antiochia per aiutare i nuovi convertiti. 23 Giunto ad Antiochia, quando vide le cose meravigliose che il Signore stava facendo, Barnaba ne fu felice ed incoraggiò i credenti a rimanere fedeli a Dio a qualsiasi costo. 24 Barnaba era un brav'uomo, pieno di Spirito Santo e di fede. E un gran numero di persone si convertì al Signore.
25 Poi Barnaba proseguì per Tarso, per cercare Saulo. 26 Quando lo trovò, lo riportò indietro con sé ad Antiochia, dove rimasero insieme per un anno intero, istruendo molti nuovi convertiti. Fu proprio ad Antiochia che, per la prima volta, i credenti furono chiamati cristiani.
27 Durante questo periodo alcuni profeti scesero da Gerusalemme ad Antiochia. 28 Uno di loro, Agabo, durante una riunione, si alzò e, ispirato dallo Spirito Santo, predisse che ci sarebbe stata una grande carestia su tutta la terra. E ci fu per davvero: accadde sotto il regno di Claudio. 29 Allora i credenti, ciascuno secondo le proprie possibilità, decisero di mandare aiuti ai fratelli che abitavano in Giudea; 30 e consegnarono i loro doni a Barnaba e a Saulo, perché li portassero agli anziani della chiesa di Gerusalemme.

La Parola è Vita
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Riveduta:

Atti 11

Pietro si giustifica dell'aver fatto battezzare Cornelio
1 Or gli apostoli e i fratelli che erano per la Giudea, intesero che i Gentili aveano anch'essi ricevuto la parola di Dio. 2 E quando Pietro fu salito a Gerusalemme, quelli della circoncisione questionavano con lui, dicendo: 3 Tu sei entrato da uomini incirconcisi, e hai mangiato con loro. 4 Ma Pietro prese a raccontar loro le cose per ordine fin dal principio, dicendo: 5 Io ero nella città di Ioppe in preghiera, ed in un'estasi, ebbi una visione; una certa cosa simile a un gran lenzuolo tenuto per i quattro capi, scendeva giù dal cielo, e veniva fino a me; 6 ed io fissatolo, lo considerai bene, e vidi i quadrupedi della terra, le fiere, i rettili, e gli uccelli del cielo. 7 E udii anche una voce che mi diceva: Pietro, lèvati, ammazza e mangia. 8 Ma io dissi: In niun modo, Signore; poiché nulla d'immondo o di contaminato mi è mai entrato in bocca. 9 Ma una voce mi rispose per la seconda volta dal cielo: Le cose che Dio ha purificate, non le far tu immonde. 10 E ciò avvenne per tre volte; poi ogni cosa fu ritirata in cielo. 11 Ed ecco che in quell'istante tre uomini, mandatimi da Cesarea, si presentarono alla casa dov'eravamo. 12 E lo Spirito mi disse che andassi con loro, senza farmene scrupolo. Or anche questi sei fratelli vennero meco, ed entrammo in casa di quell'uomo. 13 Ed egli ci raccontò come avea veduto l'angelo che si era presentato in casa sua e gli avea detto: Manda a Ioppe, e fa' chiamare Simone, soprannominato Pietro; 14 il quale ti parlerà di cose, per le quali sarai salvato tu e tutta la casa tua. 15 E come avevo cominciato a parlare, lo Spirito Santo scese su loro, com'era sceso su noi da principio. 16 Mi ricordai allora della parola del Signore, che diceva: 'Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo'. 17 Se dunque Iddio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiam creduto nel Signor Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio? 18 Essi allora, udite queste cose, si acquetarono e glorificarono Iddio, dicendo: Iddio dunque ha dato il ravvedimento anche ai Gentili affinché abbiano vita.

Il Vangelo predicato ai Gentili in Antiochia
19 Quelli dunque ch'erano stati dispersi dalla persecuzione avvenuta a motivo di Stefano, passarono fino in Fenicia, in Cipro e in Antiochia, non annunziando la Parola ad alcuno, se non ai Giudei soltanto. 20 Ma alcuni di loro, che erano Ciprioti e Cirenei, venuti in Antiochia, si misero a parlare anche ai Greci, annunziando il Signor Gesù. 21 E la mano del Signore era con loro; e gran numero di gente, avendo creduto, si convertì al Signore. 22 E la notizia del fatto venne agli orecchi della chiesa ch'era in Gerusalemme; onde mandarono Barnaba fino ad Antiochia. 23 Ed esso, giunto là e veduta la grazia di Dio, si rallegrò, e li esortò tutti ad attenersi al Signore con fermo proponimento di cuore, 24 poiché egli era un uomo dabbene, e pieno di Spirito Santo e di fede. E gran moltitudine fu aggiunta al Signore. 25 Poi Barnaba se ne andò a Tarso, a cercar Saulo; e avendolo trovato, lo menò ad Antiochia. 26 E avvenne che per lo spazio d'un anno intero parteciparono alle raunanze della chiesa, ed ammaestrarono un gran popolo; e fu in Antiochia che per la prima volta i discepoli furon chiamati Cristiani. 27 Or in que' giorni, scesero de' profeti da Gerusalemme ad Antiochia. 28 E un di loro, chiamato per nome Agabo, levatosi, predisse per lo Spirito che ci sarebbe stata una gran carestia per tutta la terra; ed essa ci fu sotto Claudio. 29 E i discepoli determinarono di mandare, ciascuno secondo le sue facoltà, una sovvenzione ai fratelli che abitavano in Giudea, 30 il che difatti fecero, mandandola agli anziani, per mano di Barnaba e di Saulo.

Ricciotti:

Atti 11

Pietro dà conto dell'operato suo
1 Gli apostoli e i fratelli che erano per la Giudea, udirono che i Gentili avevano anch'essi ricevuto la parola di Dio. 2 E quando Pietro fu di ritorno a Gerusalemme, i convertiti dalla circoncisione cominciarono a quistionar con lui, 3 dicendo: «Come mai sei entrato in casa d'uomini incirconcisi, e hai mangiato con loro?». 4 E Pietro si fece ad esporre le cose per ordine, dicendo: 5 «Io ero nella città di Joppe, e stavo pregando, allorchè, rapito in estasi, ebbi una visione: vidi un oggetto simile a un gran lenzuolo, che, tenuto per le quattro estremità, scendeva giù dal cielo e veniva fino a me; 6 io, guardandolo attentamente, ci vidi quadrupedi della terra, fiere, rettili e uccelli dell'aria; 7 e udii anche una voce che mi diceva: - Su, Pietro, uccidi e mangia! - 8 Ma io risposi: - Non sia mai, Signore; nulla di profano o d'immondo è mai entrato nella mia bocca. - 9 E di nuovo la voce ammonì dal cielo: - Quel che Dio ha purificato, tu non chiamar profano. - 10 Ciò avvenne sino a tre volte; poi ogni cosa fu ritirata novamente in cielo. 11 Ed ecco che in quell'istante tre uomini, mandatimi da Cesarea, si presentarono alla casa dov'io ero. 12 E lo Spirito mi disse d'andar con loro senza esitare. Con me vennero anche questi sei fratelli, ed entrammo in casa di quell'uomo. 13 Egli ci raccontò d'aver visto là presentarglisi un angelo a dirgli: - Manda a Joppe, e fa' chiamar Simone, soprannominato Pietro, 14 il quale ti dirà delle cose a salvezza tua e di tutta la tua casa. - 15 Or com'io avevo cominciato a parlare, lo Spirito Santo discese su loro, come da principio su noi. 16 Allora mi ricordai della parola del Signore: - Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo spirito Santo. - 17 Se dunque Dio ha concesso a loro lo stesso dono che ha concesso a noi ch'abbiam creduto nel Signor Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?». 18 Udito ciò, si quietarono; e glorificarono Dio, dicendo: «Dunque, Dio ha concesso anche a' Gentili la penitenza che mena alla vita!».

Il nome di Cristiani
19 Intanto, quelli ch'erano stati dispersi dalla persecuzione succeduta al martirio di Stefano, andarono insino alla Fenicia e in Cipro e in Antiochia, non annunziando la parola che a' soli Giudei. 20 Ma alcuni di loro, uomini Ciprioti e Cirenei, venuti in Antiochia, cominciarono a parlare anche a' Greci, annunziando loro il Signore Gesù. 21 E la mano del Signore era con loro; e gran numero di gente, avendo creduto, si convertì al Signore. 22 La notizia del fatto giunse agli orecchi della Chiesa ch'era in Gerusalemme, e mandarono Barnaba sino ad Antiochia. 23 Giunto che vi fu, e veduta la grazia di Dio, si rallegrò, e prese a esortar tutti, di rimaner fedeli al Signore con cuore risoluto; 24 ben era egli uomo di bontà, pieno di Spirito Santo e di fede. E nuova grande moltitudine fu aggiunta al Signore. 25 Poi Barnaba si recò a Tarso a cercarvi Saulo; e, trovatolo, lo menò ad Antiochia. 26 E per un anno intero rimasero insieme in quella Chiesa, e istruirono gran moltitudine; tanto che in Antiochia, per la prima volta i discepoli furon chiamati Cristiani.

Carità premurosa de' Cristiani
27 In que' giorni scesero de' profeti da Gerusalemme ad Antiochia; 28 e un di loro, chiamato Agabo, si levò, e, per virtù dello Spirito, predisse la gran fame che ci sarebbe stata per tutta la terra; e difatti ci fu, sotto Claudio. 29 I discepoli allora, ognuno secondo le sue facoltà, determinarono di mandare un soccorso a' fratelli che abitavano in Giudea; 30 il che fecero, mandandolo agli anziani per mezzo di Barnaba e di Saulo.

Tintori:

Atti 11

Pietro giustifica il suo operato
1 Or gli Apostoli e i fratelli che erano in Giudea sentirono come anche i Gentili avevano ricevuto la parola di Dio. 2 E, appena tornato Pietro a Gerusalemme, i circoncisi lo rimproverarono, 3 dicendo: Perchè sei entrato dagli incirconcisi ed hai mangiato con essi? 4 Ma Pietro prese a raccontare loro per ordine le cose, dicendo: 5 Io stavo in preghiera a Ioppe ed ebbi in estasi una visione: scendeva un non so che di simile a un gran lenzuolo, calato per le quattro cocche dal cielo, e giunse fino a me. 6 Io lo consideravo guardandolo attentamente, e ci vidi dentro quadrupedi della terra, e fiere e rettili e uccelli dell'aria; 7 e udii una voce dirmi: Su, Pietro, uccidi e mangia. 8 Io risposi: No certo, Signore; perchè niente di profano e d'immondo è mai entrato nella mia bocca. 9 Ma la voce replicò di nuovo dal cielo: Non dir profano quel che Dio ha purificato. 10 E questo accadde per tre volte; poi ogni cosa fu ritirata in cielo. 11 Ed ecco in quel punto arrivare alla casa dove io stavo, tre uomini mandati a me da Cesarea. 12 E lo Spirito mi disse d'andare con loro senza esitare. E con me vennero anche questi sei fratelli, ed entrammo in casa di quell'uomo. 13 Egli poi ci raccontò di aver visto in casa sua un Angelo apparirgli e dirgli: 14 Manda a Ioppe e fa chiamare Simone soprannominato Pietro, il quale ti dirà delle cose per le quali sarai salvato tu e tutta la tua famiglia. 15 Ora, appena aveva cominciato a parlare, discese lo Spirito Santo su loro come da principio era disceso su noi. 16 Allora mi ricordai della parola del Signore: Giovanni battezzò coll'acqua, ma voi sarete battezzati nello Spirito Santo. 17 Se dunque Dio ha concesso loro la medesima grazia che a noi, che abbiamo creduto nel Signore Gesù Cristo, chi era io da potermi opporre a Dio? 18 Udite queste cose tacquero; e glorificarono Dio dicendo: Dunque Dio ha concesso anche alle genti la penitenza, affinchè abbiano la vita.

I cristiani di Antiochia
19 Intanto quelli che erano stati dispersi dalla persecuzione venuta a causa di Stefano, arrivarono fino in Fenicia, a Cipro e in Antiochia, non predicando la parola se non ai soli Giudei. 20 Ci furono alcuni di Cipro e di Cirene che, venuti in Antiochia, parlarono anche ai Greci, annunziando il Signore Gesù. 21 E la mano del Signore era con essi; e gran moltitudine, avendo creduto, si convertì al Signore. 22 Giunse però la notizia agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, e mandarono Barnaba fino ad Antiochia, 23 il quale, giunto che vi fu, avendo veduto la grazia di Dio, se ne rallegrò, ed esortava tutti a perseverare nel Signore con cuore risoluto; 24 essendo egli uomo dabbene, pieno di Spirito Santo e di fede. E molto popolo fu aggregato al Signore. 25 Poi Barnaba andò a Tarso a cercarvi Saulo, e quando l'ebbe trovato, lo condusse ad Antiochia. 26 E per un anno intero si trattennero in quella Chiesa, e istruirono gran moltitudine, talmente che in Antiochia fu dato per la prima volta ai discepoli il nome di Cristiani.

Carità dei primi cristiani
27 Or in quei giorni vennero dei profeti da Gerusalemme ad Antiochia: 28 alzatosi uno di essi, chiamato Agabo, faceva sapere, per virtù dello Spirito Santo, come una gran fame doveva essere per tutto il mondo, e questa ci fu sotto Claudio. 29 E i discepoli, ciascuno secondo le proprie facoltà, determinarono di mandar soccorso ai fratelli della Giudea; 30 e lo fecero mandandolo agli anziani per mano di Barnaba e di Saulo.

Martini:

Atti 11

Pietro, essendo malcontenti i fratelli, perché egli si era accostato ai Gentili, racconta per ordine il fatto. Essendosi convertiti molti in Antiochia per la predicazione de' discepoli, è mandato dalla Chiesa di Gerusalemme Barnaba, il quale convertila molta gente vi conduce anche Saulo da Tarso, e con esso è mandato a Gerusalemme per portare a' fratelli delle limosine nella carestia predetta da Agabo profeta.
1 Udirono gli Apostoli, e i fratelli, che erano nella Giudea come anche i gentili ricevuto avevano la parola di Dio. 2 E allorché Pietro fu tornato a Gerusalemme, contendevano con lui quelli, che erano della circoncisione, 3 Dicendo: Perché sei tu entrato in casa di uomini non circoncisi, e hai mangiato con essi? 4 Ma Pietro cominciò a esporre le cose per ordine, dicendo: 5 Io era nella Città di Joppe, e orava, e ridi in un'estasi questa visione: scendeva un certo arnese come un gran lenzuolo, il quale pei quattro angoli veniva calato dal cielo, e arrivò sino a me. 6 Io lo considerava guardandolo fissamente, e osservai e quadrupedi della terra, e fiere, e rettili, e uccelli dell'aria. 7 E udii una voce, che a me diceva: via su, Pietro, uccidi, e mangia. 8 Io risposi: no certo, o Signore: perché non è entrata mai nella mia bocca cosa comune, o immonda. 9 Mi replicò la voce per la seconda volta dal cielo: non voler tu chiamare immondo quello, che Dio ha purificato. 10 E questo accadde per tre volte: e di poi fu ritirata ogni cosa in cielo. 11 Ed ecco in quel punto tre uomini sopraggiunsero alla casa dove io mi stava, mandati a me da Cesarea. 12 E dissemi lo Spirito, che andassi con loro senza difficoltà. E meco vennero anche questi sei fratelli, ed entrammo in casa di quell'uomo. 13 Ed egli ci raccontò, come avea veduto in casa sua farsegli davanti un Angelo il quale gli disse: manda a Ioppe a chiamar Simone soprannominato Pietro, 14 Il quale ti annunzierà parole, per le quali sarai salvo tu, e tutta la tua casa. 15 Or avendo io principiato a parlare, discese lo Spirito santo sopra di essi, come sopra di noi a principio. 16 E ritornommi a memoria la parola del Signore com'ei diceva: Giovanni battezzò coll'acqua, ma voi sarete battezzati nello Spirito santo. 17 Se adunque egual grazia ha dato Dio a loro, che a noi, i quali abbiamo creduto nel Signor Gesù Cristo: e chi era io che potessi oppormi a Dio? 18 Udite tali cose, si acchetarono: e glorificavano il Signore, dicendo: Adunque anche alle genti ha conceduta Dio la penitenza, affinchè abbiano vita: 19 Quelli pertanto, che erano stati dispersi dalla tribolazione succeduta per causa di Stefano, arrivarono sino alla Fenicia, e in Cipro, e ad Antiochia, non predicando la parola, se non a soli Giudei. 20 Ed erano tra essi alcuni Cipriotti, e Cirenei, i quali entrali in Antiochia, parlavano anche ai Greci, evangelizzando il Signore Gesù. 21 E la mano del Signore era con essi: e gran gente avendo creduto, si convertì al Signore. 22 E venne questa nuova alle orecchie della Chiesa, che era in Gerusalemme? e mandaron Barnaba fino ad Antiochia. 23 Il quale arrivato che fu, avendo veduto la grazia di Dio, si rallegrò: ed esortava tutti a perseverare nel Signore con cuore risoluto: 24 Perché egli era uomo dabbene, e pieno di Spirito santo, e di fede. E s'acquistò gran moltitudine di gente al Signore. 25 E Barnaba si parti per Tarso a cercare di Saulo, e trovatolo, lo condusse ad Antiochia. 26 E per un anno intero si trattennero in quella Chiesa, e istruirono una gran moltitudine, talmente che in Antiochia fu dato per la prima volta a' discepoli il nome di Cristiani. 27 Di que' giorni vennero da Gerusalemme ad Antiochia dei profeti: 28 E alzatosi uno di questi, Agabo di nome, faceva sapere per virtù dello Spirito, come una gran fame doveva essere per tutto il mondo, la quale anche fu sotto Claudio. 29 E tutti i discepoli secondo la possibilità di ciascheduno determinarono di mandare soccorso ai fratelli abitanti nella Giudea: 30 Come pur fecero, mandandolo a' seniori per le mani di Barnaba, e di Saulo.

Diodati:

Atti 11

1 OR gli apostoli, ed i fratelli ch'erano per la Giudea, intesero che i Gentili aveano anch'essi ricevuta la parola di Dio. 2 E quando Pietro fu salito in Gerusalemme, que' della circoncisione quistionavano con lui, dicendo: 3 Tu sei entrato in casa d'uomini incirconcisi, ed hai mangiato con loro. 4 Ma Pietro, cominciato da capo, dichiarò loro per ordine tutto il fatto, dicendo: 5 Io era nella città di Ioppe, orando; ed in ratto di mente vidi una visione, cioè una certa vela, simile ad un gran lenzuolo, il quale scendeva, essendo per li quattro capi calato giù dal cielo; ed esso venne fino a me. 6 Ed io, riguardando fiso in esso, scorsi, e vidi degli animali terrestri a quattro piedi, delle fiere, dei rettili, e degli uccelli del cielo. 7 E udii una voce che mi diceva: Pietro, levati, ammazza e mangia. 8 Ma io dissi: Non già, Signore; poichè nulla d'immondo, o di contaminato, mi è giammai entrato in bocca. 9 E la voce mi rispose la seconda volta dal cielo: Le cose che Iddio ha purificate, tu non farle immonde. 10 E ciò avvenne per tre volte; poi ogni cosa fu di nuovo ritratta in cielo. 11 Ed ecco, in quello stante tre uomini furono alla casa ove io era, mandati a me da Cesarea. 12 E lo Spirito mi disse che io andassi con loro, senza farne alcuna difficoltà. Or vennero ancora meco questi sei fratelli, e noi entrammo nella casa di quell'uomo. 13 Ed egli ci raccontò come egli avea veduto in casa sua un angelo, che si era presentato a lui, e gli avea detto: Manda uomini in Ioppe, e fa' chiamare Simone, che è soprannominato Pietro; 14 il quale ti ragionerà delle cose, per le quali sarai salvato tu, e tutta la casa tua. 15 Ora, come io avea cominciato a parlare, lo Spirito Santo cadde sopra loro, come era caduto ancora sopra noi dal principio. 16 Ed io mi ricordai della parola del Signore, come egli diceva: Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo. 17 Dunque, poichè Iddio ha loro dato il dono pari come a noi ancora, che abbiam creduto nel Signor Gesù Cristo, chi era io da potere impedire Iddio? 18 Allora essi, udite queste cose, si acquetarono, e glorificarono Iddio, dicendo: Iddio adunque ha dato il ravvedimento eziandio a' Gentili, per ottener vita?
19 OR coloro ch'erano stati dispersi per la tribolazione avvenuta per Stefano, passarono fino in Fenicia, in Cipri, e in Antiochia, non annunziando ad alcuno la parola, se non a' Giudei soli. 20 Or di loro ve n'erano alcuni Ciprioti, e Cirenei, i quali, entrati in Antiochia, parlavano a' Greci, evangelizzando il Signore Gesù. 21 E la mano del Signore era con loro; e gran numero di gente, avendo creduto, si convertì al Signore. 22 E la fama di loro venne agli orecchi della chiesa ch'era in Gerusalemme; laonde mandarono Barnaba, acciocchè passasse fino in Antiochia. 23 Ed esso, essendovi giunto, e veduta la grazia del Signore, si rallegrò; e confortava tutti di attenersi al Signore, con fermo proponimento di cuore. 24 Perciocchè egli era uomo da bene, e pieno di Spirito Santo, e di fede. E gran moltitudine fu aggiunta al Signore. 25 Poi Barnaba si partì, per andare in Tarso, a ricercar Saulo; ed avendolo trovato, lo menò in Antiochia. 26 Ed avvenne che per lo spazio di un anno intiero, essi si raunarono nella chiesa, ed ammaestrarono un gran popolo; e i discepoli primieramente in Antiochia furono nominati Cristiani.
27 Or in que' giorni certi profeti scesero di Gerusalemme in Antiochia. 28 E un di loro, chiamato per nome Agabo, levatosi, significò per lo Spirito che una gran fame sarebbe in tutto il mondo; la quale ancora avvenne sotto Claudio Cesare. 29 Laonde i discepoli, ciascuno secondo le sue facoltà, determinarono di mandar a fare una sovvenzione a' fratelli che abitavano nella Giudea; 30 il che ancora fecero, mandando quella agli anziani per le mani di Barnaba e di Saulo.

Commentario completo di Matthew Henry:

Atti 11

1 INTRODUZIONE AGLI ATTI CAPITOLO 11

In questo capitolo abbiamo,

La necessaria rivendicazione di Pietro di ciò che fece nel ricevere Cornelio e i suoi amici nella chiesa, dalla censura che subì per questo tra i fratelli, e la loro acquiescenza in essa, Atti 11:1-18.

II. Il buon successo del vangelo ad Antiochia, e le parti adiacenti, Atti 11:19-21.

III. Il compimento della buona opera che fu iniziata ad Antiochia, mediante il ministero di Barnaba prima, e poi di Paolo insieme a lui, e il nome duraturo di cristiano dato per la prima volta ai discepoli di lì, Atti 11:22-26.

IV. Una predizione di una carestia imminente, e la contribuzione che fu fatta tra i Gentili convertiti per il sollievo dei poveri santi in Giudea, in quell'occasione, Atti 11:27-30.

Ver. 1. La predicazione del vangelo a Cornelio era una cosa su cui noi poveri peccatori dei Gentili abbiamo motivo di riflettere con grande gioia e gratitudine; poiché era il portare la luce a noi che sedevamo nelle tenebre. Ora, essendo una così grande sorpresa sia per gli ebrei credenti che per quelli increduli, vale la pena di indagare come fu accolta, e quali commenti furono fatti su di essa. E qui troviamo,

Al momento la notizia fu portata alla chiesa di Gerusalemme e dintorni, perché Cesarea non era così lontana da Gerusalemme, ma perché potessero sentirne parlare subito. Alcuni per buona volontà, altri per cattiva volontà, ne avrebbero diffuso la notizia; così che, prima che egli stesso fosse tornato a Gerusalemme, gli apostoli e i fratelli là e in Giudea udirono che anche i pagani avevano ricevuto la parola di Dio, cioè il vangelo di Cristo, che non è solo una parola di Dio, ma la parola di Dio, perché è il riassunto e il centro di tutta la rivelazione divina. Hanno ricevuto Cristo; poiché il suo nome è chiamato Parola di Dio, Apocalisse 19:13. Non solo che gli Ebrei che erano dispersi nei paesi dei Gentili, e i Gentili che erano proseliti alla religione ebraica, ma anche che i Gentili stessi, con i quali fino ad allora si era ritenuto illecito avere una conversazione comune, furono portati in chiesa-comunione, che avevano ricevuto la parola di Dio. Cioè

1. Che la parola di Dio fosse stata predicata loro, il che era un onore più grande di quanto si aspettassero. Eppure, mi chiedo se questo possa sembrare strano a coloro che sono stati incaricati di predicare il Vangelo ad ogni creatura. Ma così spesso i pregiudizi dell'orgoglio e del fanatismo sono tenuti stretti contro le più chiare scoperte della verità divina.

2. Che è stato intrattenuto e sottomesso da loro, che è stato un lavoro migliore di quanto si aspettassero. È probabile che avessero avuto l'idea che se il vangelo fosse stato predicato ai Gentili sarebbe stato inutile, perché le prove del vangelo erano state prese così tanto dall'Antico Testamento, che i Gentili non ricevevano: le consideravano non inclini alla religione, né propense a riceverne le impressioni; e perciò furono sorpresi di sentire che avevano ricevuto la parola del Signore. Nota: Siamo troppo inclini a disperare di fare del bene a coloro che, tuttavia, quando vengono provati, si dimostrano molto docili.

II. Quell'offesa fu presa per questo dai Giudei credenti (Atti 11:2-3): Quando Pietro stesso fu salito a Gerusalemme, quelli che erano della circoncisione, quei Giudei convertiti che conservavano ancora una venerazione per la circoncisione, contendevano con lui. Gli imputarono come un delitto il fatto che fosse entrato in presenza di uomini incirconcisi, e avesse mangiato con loro; e con ciò pensano che egli abbia macchiato, se non perduto, l'onore del suo apostolato, e debba essere oggetto della censura della chiesa: erano così lontani dal considerarlo infallibile, o come il capo supremo della chiesa a cui tutti dovevano rendere conto, e lui a nessuno. Vedi qui,

1. Quanto è la rovina e il danno della chiesa, monopolizzarla, ed escludere da essa, e dal beneficio dei mezzi della grazia, coloro che non sono in ogni cosa come noi. Ci sono anime ristrette che servono ad assorbire le ricchezze della chiesa, come ve ne sono che vorrebbero assorbire le ricchezze del mondo, e sarebbero poste sole in mezzo alla terra. Questi uomini erano dell'animo di Giona, il quale, geloso per il suo popolo, si adirò perché i Niniviti avevano ricevuto la parola di Dio e si giustificò in essa.

2. I ministri di Cristo non devono pensare che sia strano se vengono biasimati e litigati, non solo dai loro nemici professati, ma dai loro amici professanti; non solo per le loro follie e infermità, ma per le loro buone azioni opportunamente e ben fatte; ma, se abbiamo dimostrato il nostro lavoro, possiamo rallegrarci di noi stessi, come aveva fatto Pietro, qualunque riflessione possiamo avere dai nostri fratelli. Coloro che sono zelanti e coraggiosi nel servizio di Cristo devono aspettarsi di essere censurati da coloro che, con la scusa di essere cauti, sono freddi e indifferenti. Coloro che sono di principi cattolici, generosi e caritatevoli, devono aspettarsi di essere censurati da coloro che sono presuntuosi e rigidi, che dicono: Stai da solo, io sono più santo di te.

III. Pietro diede un resoconto così completo e corretto della questione dei fatti che fu sufficiente, senza ulteriori argomenti o scuse, sia per giustificarlo, sia per soddisfarli (Atti 11:4): Egli ripassò la questione dal principio, e la mise davanti a loro in ordine, e poi poté appellarsi a se avesse fatto del male, poiché è apparsa per tutto il tempo l'opera stessa di Dio, e non il suo.

1. Dà per scontato che se avessero capito correttamente come stavano le cose non avrebbero conteso con lui, ma piuttosto sarebbero stati d'accordo con lui e lo avrebbero lodato. Ed è una buona ragione per cui dovremmo essere moderati nelle nostre censure, e parsimoniosi nei loro confronti, perché se comprendessimo correttamente ciò che siamo così ansiosi di sminuire, forse vedremmo motivo di correre con esso. Quando vediamo gli altri fare ciò che sembra sospetto, invece di contendere con loro, dovremmo chiedere loro su quale terreno sono andati; e, se non abbiamo l'opportunità di farlo, dovremmo noi stessi metterci sopra la migliore costruzione che può sopportare, e non giudicare nulla prima del tempo.

2. È molto disposto a stare nella loro opinione e si preoccupa di dare loro soddisfazione. Egli non insiste sul fatto di essere il capo degli apostoli, perché era lontano dal pensiero di quella supremazia che i suoi presunti successori pretendono. Né pensa che sia sufficiente dire loro che è soddisfatto del terreno su cui è andato, e che non devono preoccuparsene; ma è pronto a rendere ragione della speranza che è in lui riguardo ai Gentili, e perché si è allontanato dai suoi sentimenti di prima, che erano gli stessi dei loro. È un debito che abbiamo sia verso noi stessi che verso i nostri fratelli mettere in una vera luce quelle nostre azioni che all'inizio sembravano cattive e offendevoli, per poter rimuovere le pietre d'inciampo dal cammino dei nostri fratelli. Vediamo ora cosa invoca Pietro in sua difesa.

(1.) Che egli fu istruito da una visione a non mantenere più le distinzioni che erano fatte dalla legge cerimoniale; egli riferisce la visione (Atti 11:5-6), come l'abbiamo avuta prima di Atti 10:9. Il lenzuolo che si diceva fosse caduto a terra , qui dice che venne anche a lui, circostanza che suggerisce che era stato appositamente progettato per istruirlo. Dovremmo così vedere tutte le scoperte che Dio ha fatto di se stesso, che Egli ha fatto ai figli degli uomini, arrivare fino a noi, applicandole per fede a noi stessi. Un'altra circostanza qui aggiunta è che quando il lenzuolo gli giunse, vi fissò gli occhi e lo considerò, Atti 11:6. Se vogliamo essere condotti alla conoscenza delle cose divine, dobbiamo fissare la nostra mente su di esse e considerarle. Dice loro quali ordini doveva mangiare di ogni sorta di carne senza distinzione, senza fare domande per amor di coscienza, Atti 11:7. Fu solo dopo il diluvio (come dovrebbe sembrare) che all'uomo fu permesso di mangiare carne, Genesi 9:3. Tale indennità fu in seguito limitata dalla legge cerimoniale; ma ora le restrizioni erano state tolte e la questione era stata rimessa in libertà. Non era intenzione di Cristo limitarci nell'uso delle nostre comodità di creatura con un'altra legge che non fosse quella della sobrietà e della temperanza, e di preferire il cibo che dura alla vita eterna prima di quello che perisce. Egli sostiene di essere stato avverso al pensiero di conversare con i Gentili, o di mangiare delle loro prelibatezze, per quanto potessero esserlo, e quindi ha rifiutato la libertà che gli era stata data: Non è così, Signore, perché nulla di comune o impuro è mai entrato nella mia bocca, Atti 11:8. Ma gli fu detto dal cielo che la situazione era ora cambiata, che Dio aveva purificato quelle persone e quelle cose che prima erano state contaminate; e quindi che non deve più chiamarli comuni, né considerarli inadatti ad essere immischiati da persone particolari (Atti 11:9); in modo che non fosse da biasimare per aver cambiato i suoi pensieri, quando Dio aveva cambiato la cosa. In cose di questa natura dobbiamo agire secondo la nostra luce presente; tuttavia non dobbiamo essere così legati alla nostra opinione riguardo ad essi da essere prevenuti contro ulteriori scoperte, quando la questione può essere diversa o sembrare diversa; e Dio possa rivelarci anche questo, Filippesi 3:15. E, affinché fossero sicuri che non fosse stato ingannato in ciò, dice loro che fu fatto tre volte (Atti 11:10), lo stesso comando dato, di uccidere e mangiare, e la stessa ragione, perché ciò che Dio ha purificato non deve essere chiamato comune, ripetuto una seconda e una terza volta. E, oltre a confermargli che si trattava di una visione divina, le cose che vide non svanirono nell'aria, ma furono attirate di nuovo in cielo, da dove furono calate.

(2.) Che fu particolarmente guidato dallo Spirito ad andare con i messaggeri inviati da Cornelio. E, affinché possa sembrare che la visione fosse destinata a soddisfarlo in questa faccenda, egli osserva loro il tempo in cui arrivarono i messaggeri, subito dopo aver avuto quella visione; tuttavia, perché ciò non bastasse a spianargli la strada, lo Spirito gli ordinò di andare con gli uomini che allora erano stati inviati da Cesarea a lui, senza dubitare (Atti 11:11-12); sebbene fossero pagani da cui è andato e con cui è andato, tuttavia non deve farsi scrupolo di andare con loro.

(3.) Che prese con sé alcuni dei suoi fratelli, che erano circoncisi, affinché potessero essere soddisfatti come lui; e li aveva portati da Ioppe, perché gli testimoniasse con quanta cautela procedeva, prevedendo l'offesa che gli sarebbe stata compresa. Non agì separatamente, ma con consigli; non avventatamente, ma dopo la dovuta deliberazione.

(4.) Che anche Cornelio ebbe una visione, con la quale gli fu ordinato di mandare a chiamare Pietro (Atti 11:13): Ci mostrò come aveva visto un angelo nella sua casa, che gli ordinò di mandare a Giaffa per un certo Simone, il cui cognome è Pietro. Vedete quanto è bene per coloro che sono in comunione con Dio e mantengono una corrispondenza con il cielo, confrontarsi le note e comunicare le loro esperienze l'uno all'altro, perché in questo modo possono rafforzare la fede gli uni degli altri: Pietro è tanto più confermato nella verità della sua visione da quella di Cornelio, e Cornelio da quella di Pietro. Ecco qualcosa che si aggiunge a ciò che l'angelo disse a Cornelio; prima che avvenisse, manda a chiamare Pietro, ed egli ti parlerà, ti dirà quello che devi fare (Atti 10:6,32); ma eccolo qui,

"Egli ti dirà parole con le quali tu e la tua casa sarete salvati (Atti 11:14), e perciò è di grande interesse per te, e sarà di indicibile vantaggio, mandarlo a chiamare".

Nota, [1.] Le parole del Vangelo sono parole per mezzo delle quali possiamo essere salvati, salvati eternamente; non semplicemente ascoltandoli e leggendoli, ma credendo e obbedendo ad essi. Essi ci pongono davanti la salvezza e ci mostrano che cos'è; Essi ci aprono la via della salvezza e, se seguiamo il metodo da loro prescritto, saremo certamente salvati dall'ira e dalla maledizione e saremo felici per sempre.

[2.] Coloro che abbracciano il vangelo di Cristo avranno la salvezza portata da esso alle loro famiglie:

"Tu e tutta la tua casa sarete salvati; Tu e i tuoi figli sarete presi in patto, e avrete i mezzi di salvezza; la tua casa sarà accolta per il beneficio della salvezza, se credono, come tu stesso, anche il più meschino servo che hai. Questo giorno è la salvezza che viene in questa casa", Luca 19:9. Fino ad allora la salvezza era degli Ebrei (Giovanni 4:22), ma ora la salvezza è portata ai Gentili tanto quanto lo è sempre stata agli Ebrei; le promesse, i privilegi e i mezzi di essa sono trasmessi a tutte le nazioni con la stessa ampiezza e pienezza, a tutti gli effetti, come sempre è stato fatto appropriazione della nazione ebraica.

(5.) Ciò che ha posto la questione al di là di ogni disputa è stata la discesa dello Spirito Santo sugli ascoltatori Gentili; questo completava la prova che era volontà di Dio che egli portasse i Gentili alla comunione.

[1.] Il fatto era chiaro e innegabile (Atti 11:15):

"Mentre cominciavo a parlare"

(e forse sentiva una certa segreta riluttanza nel proprio petto, dubitando di avere il diritto di predicare agli incirconcisi),

"Subito lo Spirito Santo scese su di loro in modo visibile

segni come su di noi all'inizio, nei quali si poteva

non essere un errore".

Così Dio attestò ciò che era stato fatto, e dichiarò la sua approvazione di esso; che la predicazione è certamente giusta con cui viene dato lo Spirito Santo. L'Apostolo suppone questo, quando così discute con i Galati: Avete ricevuto lo Spirito per le opere della legge o per l'udito della fede? Galati 3:2.

[2.] A Pietro fu fatto venire in mente un detto del suo Maestro, quando li lasciava (Atti 1:5): Giovanni battezzò con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo, Atti 11:16. Questo suggeriva chiaramente, in primo luogo, che lo Spirito Santo era il dono di Cristo, e il prodotto e l'adempimento della sua promessa, quella grande promessa che egli lasciò loro quando andò in cielo. Fu quindi senza dubbio da lui che venne questo dono; e il riempirli con lo Spirito Santo fu il suo atto e la sua azione. Come era stato promesso dalla sua bocca, così fu eseguito dalla sua mano, ed era un segno del suo favore. In secondo luogo, che il dono dello Spirito Santo era una specie di battesimo. Quelli che lo ricevettero furono battezzati con esso in modo più eccellente di quelli che persino il Battista stesso battezzò con acqua.

[3.] Confrontando quella promessa, così formulata, con questo dono appena conferito, quando fu iniziata la questione, se queste persone dovessero essere battezzate o no, concluse che la questione era stata determinata da Cristo stesso (Atti 11:17):

"Poiché dunque Dio ha dato loro lo stesso dono che ha fatto a noi, lo ha dato a noi come credendo nel Signore Gesù Cristo, e a loro quando hanno creduto in lui, che cosa ero io, per poter resistere a Dio? Potevo rifiutarmi di battezzare con acqua coloro che Dio aveva battezzato con lo Spirito Santo? Potevo io negare il segno a coloro ai quali egli aveva conferito la cosa significata? Ma, quanto a me, chi ero? Che cosa! può proibire a Dio? È toccato a me controllare la volontà divina o oppormi ai consigli del Cielo?"

Nota: Coloro che ostacolano la conversione delle anime resistono a Dio; e coloro che escogitano il modo di escludere dalla loro comunione coloro che Dio ha preso in comunione con sé.

IV. Questo racconto che Pietro fece della faccenda li soddisfece e tutto andò bene. Così, quando le due tribù e mezzo resero conto a Fineas e ai principi d'Israele del vero intento e significato della loro costruzione di un altare sulle rive del Giordano, la controversia cadde e si compiacquero che fosse così, Giosuè 22:30. Alcuni, quando hanno attaccato una censura su una persona, vi si attengono, anche se in seguito appare così chiaramente ingiusta e infondata. Non era così qui; poiché questi fratelli, benché fossero circoncisi e la loro inclinazione andasse dall'altra parte, eppure, udito ciò,

1. Lasciarono cadere le loro lamentele, tacevano e non dicevano più contro ciò che Pietro aveva fatto, si posero la mano sulla bocca, perché ora si rendevano conto che Dio lo aveva fatto. Ora coloro che si vantavano della loro dignità di Giudei cominciarono a vedere che Dio stava macchiando il loro orgoglio, lasciando entrare i Gentili per condividere, e per condividere equamente, con loro. E ora che quella profezia si è adempiuta, Non sarai più superbo a causa del mio monte santo, Sofonia 3:11.

2. Li hanno trasformati in lodi. Non solo tacevano dal litigare con Pietro, ma aprivano la bocca per glorificare Dio per ciò che aveva fatto per mezzo e con il ministero di Pietro; erano grati che il loro errore fosse stato riparato e che Dio avesse mostrato ai poveri Gentili più misericordia di quanta ne fossero inclini a mostrare loro, dicendo: Allora Dio ha concesso anche ai Gentili il ravvedimento per la vita! Egli ha concesso loro non solo i mezzi del pentimento, aprendo una porta d'ingresso per i suoi ministri in mezzo a loro, ma la grazia del pentimento, nell'aver dato loro il suo Spirito Santo, il quale, ovunque venga per essere un Consolatore, prima convince, e dà una visione del peccato e del dolore per esso, e poi una visione di Cristo e gioia in lui. Nota

(1.) Il pentimento, se è vero, è per la vita. È alla vita spirituale; Tutti coloro che si pentono veramente dei loro peccati lo dimostrano vivendo una nuova vita, una vita santa, celeste e divina. Coloro che per pentimento muoiono al peccato da allora in poi vivono per Dio; E allora, e non prima di allora, cominciamo a vivere davvero, e sarà per la vita eterna. Tutti i veri penitenti vivranno, cioè saranno restituiti al favore di Dio, che è la vita, che è migliore della vita; essi saranno consolati con l'assicurazione del perdono dei loro peccati, e avranno la caparra della vita eterna, e alla fine la sua realizzazione.

(2.) Il pentimento è il dono di Dio; non è solo la sua grazia gratuita che lo accetta, ma la sua grazia potente che lo opera in noi, che toglie il cuore di pietra e ci dona un cuore di carne. Il sacrificio di Dio è uno spirito spezzato; È Lui che si procura questo agnello.

(3.) Ovunque Dio intenda dare la vita, dà il pentimento; poiché questo è un preparativo necessario per le comodità di un perdono sigillato e di una pace stabile in questo mondo, e per vedere e godere di Dio nell'altro mondo.

(4.) È un grande conforto per noi che Dio abbia esaltato suo Figlio Gesù, non solo per dare il pentimento a Israele e la remissione dei peccati (Atti 5:31), ma anche ai Gentili.

19 Ver. 19.

Abbiamo qui un resoconto della fondazione e dell'irrigazione di una chiesa ad Antiochia, la città principale della Siria, considerata in seguito la terza città più considerevole dell'impero, prima di essa si preferivano solo Roma e Alessandria, dopo il cui patriarca ebbe luogo quella di Antiochia. Si trovava dove si trovava Hamath o Riblah, di cui leggiamo nell'Antico Testamento. Si suggerisce che Luca, lo scrittore di questa storia, così come Teofilo, a cui la dedica, fosse di Antiochia, il che potrebbe essere il motivo per cui egli presta particolare attenzione al successo del vangelo ad Antiochia, come anche perché fu lì che Paolo cominciò ad essere famoso, verso la storia del quale si sta affrettando. Ora, riguardo alla chiesa di Antiochia, osservate:

I primi predicatori del vangelo furono quelli che furono dispersi da Gerusalemme a causa della persecuzione, quella persecuzione che sorse cinque o sei anni fa (come alcuni calcolano), al tempo della morte di Stefano (Atti 11:19): Viaggiarono fino a Fenice e in altri luoghi predicando la parola. Dio permise che fossero perseguitati, affinché in tal modo fossero dispersi nel mondo, seminati come seme a Dio, per produrre molto frutto. Così ciò che era destinato a danneggiare la chiesa fu fatto funzionare per il suo bene; poiché la maledizione di Giacobbe sulla tribù di Levi (li dividerò in Giacobbe e li disperderò in Israele) si trasformò in una benedizione. I nemici hanno progettato di disperderli e perderli, Cristo ha progettato di disperderli e usarli. Così l'ira dell'uomo è fatta per lodare Dio. Osservare

1. Coloro che fuggirono dalla persecuzione non fuggirono dal loro lavoro; anche se per il momento diminuirono la sofferenza, tuttavia non diminuirono il servizio; anzi, si gettarono in un campo di opportunità più grande di prima. Coloro che perseguitavano i predicatori del vangelo speravano in tal modo di impedire loro di portarlo al mondo dei Gentili; ma si dimostrò che lo fecero, ma lo affrettarono il più presto. Ma non intendevano così, né lo pensava il loro cuore. Quelli che erano perseguitati in una città fuggirono in un'altra, ma portarono con sé la loro religione, non solo per trarne conforto, ma anche per comunicarla agli altri, mostrando così che quando si toglievano di mezzo non era perché avevano paura di soffrire. ma perché erano disposti a riservarsi per un ulteriore servizio.

2. Essi si spinsero innanzi nel loro lavoro, scoprendo che il beneplacito del Signore prosperava nelle loro mani. Dopo aver predicato con successo in Giudea, Samaria e Galilea, uscirono dai confini del paese di Canaan e andarono in Fenicia, nell'isola di Cipro e in Siria. Sebbene più viaggiavano e più si esponevano, tuttavia continuavano a viaggiare; E più ultra... ancora più lontano, era il loro motto: non si lamentavano di pene e non temevano pericoli nel portare avanti un'opera così buona e servire un Maestro così buono.

3. Predicarono la parola solo ai Giudei che erano dispersi in tutte quelle parti e avevano sinagoghe proprie, nelle quali si riunivano con loro stessi e predicavano loro. Non avevano ancora capito che i Gentili dovevano essere coeredi e dello stesso corpo; ma lasciò i Gentili o per convertirsi ai Giudei, e così entrare nella chiesa, oppure rimanere com'erano.

4. Si applicarono in particolare agli ebrei ellenisti, qui chiamati Greci, che erano ad Antiochia. Molti dei predicatori erano nativi della Giudea e di Gerusalemme; ma alcuni di loro erano nati da Cipro e Cirene, come lo stesso Barnaba (Atti 4:36) e Simone (Marco 15:21), ma ebbero la loro educazione a Gerusalemme; e questi, essendo essi stessi Giudei Greci, avevano una particolare preoccupazione per quelli della loro stessa denominazione e distinzione, e si applicarono strettamente a loro ad Antiochia. Il dottor Lightfoot dice che lì erano chiamati ellenisti, o greci, perché erano ebrei della corporazione o affrancamento della città; perché Antiochia era una città sirogrecia. A loro predicavano il Signore Gesù. Questo era l'argomento costante della loro predicazione; che cos'altro dovrebbero predicare i ministri di Cristo, se non Cristo, Cristo, e lui crocifisso, Cristo, e lui glorificato?

5. Ebbero un meraviglioso successo nella loro predicazione, Atti 11:21. (1.) La loro predicazione era accompagnata da un potere divino: la mano del Signore era con loro, e alcuni comprendono del potere di cui erano dotati per operare miracoli per confermare la loro dottrina; in questi il Signore operava con loro, poiché confermò la parola con segni successivi (Marco 16:20); in questi Dio rese loro testimonianza, Ebrei 2:4. Ma io lo capisco piuttosto della potenza della grazia divina che opera sui cuori degli ascoltatori, e li apre, come si aprì il cuore di Lidia, perché molti videro i miracoli che non si convertirono; ma quando per mezzo dello Spirito l'intelletto fu illuminato e la volontà si inchinò al vangelo di Cristo, quello fu un giorno di potenza, in cui furono arruolati volontari sotto la bandiera del Signore Gesù, Salmi 110:3. La mano del Signore era con loro, per portare al cuore e alla coscienza degli uomini ciò che essi potevano solo parlare all'orecchio esterno. Allora la parola del Signore giunge alla sua fine, quando la mano del Signore la accompagna, per scriverla nel loro cuore. Allora le persone sono portate a credere al racconto del vangelo, quando con esso si rivela il braccio del Signore (Isaia 53:1), quando Dio insegna con mano forte (Isaia 8:11). Questi non erano apostoli, ma ministri ordinari, eppure avevano con sé la mano del Signore e facevano prodigi.

(2.) Fu fatto abbondanza di bene: un gran numero di persone credette e si rivolse al Signore, molte più di quanto ci si potesse aspettare, considerando gli svantaggi esteriori in cui si trovavano: alcune persone di ogni sorta furono trattate e portate all'obbedienza a Cristo. Osservate, qual è stato il cambiamento.

[1.] Credettero; erano convinti della verità del Vangelo e sottoscrivevano il racconto che Dio aveva dato in esso riguardo a suo Figlio.

[2.] L'effetto e la prova di ciò fu che si volsero al Signore. Non si poteva dire che si convertissero dal servizio degli idoli, perché erano Giudei, adoratori solo del vero Dio; ma si convertirono dalla fiducia nella giustizia della legge, per confidare solo nella giustizia di Cristo, la giustizia che si ottiene mediante la fede; si allontanarono da un modo di vivere dissoluto, negligente e carnale, vivere una vita santa, celeste, spirituale e divina; essi smisero di adorare Dio in spettacoli e cerimonie, per adorarlo in spirito e verità. Essi si convertirono al Signore Gesù, ed egli divenne tutto in tutti con loro. Questa è stata l'opera di conversione compiuta su di loro, e deve essere compiuta su ognuno di noi. Era il frutto della loro fede. Tutti coloro che credono sinceramente si volgeranno al Signore; perché, qualunque cosa professiamo o pretendiamo, non crediamo veramente al Vangelo se non abbracciamo cordialmente Cristo offertoci nel Vangelo.

II. Il buon lavoro così iniziato ad Antiochia fu portato avanti a grande perfezione; e la chiesa, così fondata, crebbe fino ad essere fiorente, per il ministero di Barnaba e Saulo, che costruirono sulle fondamenta che gli altri predicatori avevano posto, ed entrarono nelle loro opere, Giovanni 4:37-38.

1. La chiesa di Gerusalemme vi mandò Barnaba, per nutrire questa chiesa appena nata, e per rafforzare le mani sia dei predicatori che del popolo, e dare una reputazione alla causa di Cristo lì.

(1.) Udirono la buona notizia, che il vangelo era stato ricevuto ad Antiochia, Atti 11:22. Gli apostoli erano curiosi di sapere come si svolgeva l'opera nei paesi circostanti; e, probabilmente, manteneva una corrispondenza con tutte le parti dove si trovavano i predicatori, così che la notizia di queste cose, del gran numero che si era convertito ad Antiochia, giunse presto alle orecchie della chiesa che era in Gerusalemme. Coloro che si trovano nelle posizioni più eminenti della Chiesa dovrebbero preoccuparsi di coloro che si trovano in una sfera inferiore.

(2.) Inviarono loro Barnaba in tutta fretta, desideravano che andasse, assistesse e incoraggiasse questi inizi pieni di speranza. Lo mandarono come inviato da parte loro, e rappresentante di tutto il loro corpo, per congratularsi con loro per il successo del vangelo tra loro, come motivo di gioia sia per i predicatori che per gli ascoltatori, e con entrambi si rallegrarono. Doveva andare fino ad Antiochia. Era un ottimo cammino, ma, per quanto lo fosse, era disposto a intraprendere il viaggio per un servizio pubblico. È probabile che Barnaba avesse un genio particolare per un lavoro di questo genere, fosse attivo e conversabile, amasse essere in movimento e si dilettasse a fare del bene all'estero tanto quanto gli altri a fare del bene in casa, fosse tanto dello spirito di Zabulon, che si rallegrava della sua uscita, quanto gli altri lo sono di Issacar, che si rallegrava nella sua tenda; e, poiché il suo talento stava in questo modo, era il più adatto per essere impiegato in questo lavoro. Dio dà vari doni per vari servizi.

(3.) Barnaba fu meravigliosamente contento di scoprire che il Vangelo aveva preso piede, e che alcuni dei suoi compatrioti, uomini di Cipro (di cui era paese, Atti 4:36) erano strumentali in esso (Atti 11:23): Quando venne, e vide la grazia di Dio, i segni della benevolenza di Dio verso il popolo di Antiochia e le prove della sua buona opera in mezzo a loro, Era contento. Si prese il tempo di fare le sue osservazioni, e non solo nel loro culto pubblico, ma nelle loro conversazioni comuni e nelle loro famiglie, vide la grazia di Dio in mezzo a loro. Dove sarà la grazia di Dio, si vedrà, come l' albero si riconosce dai suoi frutti; e, dove lo si vede, dovrebbe essere posseduto. Ciò che vediamo di buono in qualcuno dobbiamo chiamarlo grazia di Dio in loro, e dare a quella grazia la gloria di essa; e noi stessi dobbiamo prenderne il conforto, e farne la materia della nostra gioia. Dobbiamo essere contenti di vedere la grazia di Dio negli altri, e tanto più quando la vediamo dove non ce l'aspettavamo.

(4.) Fece quello che poté per sistemarli, per confermare coloro che nella fede si erano convertiti alla fede. Li esortò: παρεκαλει. È la stessa parola con cui si interpreta il nome di Barnaba (Atti 4:36), υιος παρακλησεως - un figlio di esortazione; il suo talento stava in quella direzione, ed egli commerciava con esso; chi esorta presta attenzione all'esortazione, Romani 12:8. Oppure, essendo figlio della consolazione (poiché così rendiamo la parola), li confortava o li incoraggiava con lo scopo del cuore di aderire al Signore. Quanto più si rallegrava dell'inizio dell'opera buona fra loro, tanto più era sincero con loro di procedere secondo questi buoni inizi. Dovremmo esortare coloro in cui troviamo conforto. Barnaba si rallegrò di ciò che vide della grazia di Dio in mezzo a loro, e perciò fu il più sincero con loro di perseverare.

[1.] Aderire al Signore. Nota: Coloro che si sono convertiti al Signore si preoccupano di aderire al Signore, di non smettere di seguirlo, di non stancarsi di seguirlo. Aderire al Signore Gesù significa vivere una vita di dipendenza da lui e di devozione verso di lui: non solo tenerlo stretto, ma tenersi stretti a lui, essere forti nel Signore e nella potenza della sua potenza.

[2.] Di aderire a lui con uno scopo di cuore, con una risoluzione intelligente, ferma e deliberata, fondata su buoni motivi e fissata su quel fondamento, Salmi 108:1. È legare le nostre anime con un vincolo per essere del Signore, e dire come Ruth: Supplicami di non lasciarlo , né di tornare indietro dal seguirlo.

(5.) In questo diede una prova del suo buon carattere (Atti 11:24): Era un uomo buono, pieno di Spirito Santo e di fede, e così si approvò in questa occasione.

[1.] Si dimostrò un uomo di indole molto dolce, affabile, cortese, che aveva l'arte di accontentare e poteva insegnare agli altri. Non era solo un uomo giusto, ma un uomo buono, un uomo di buon carattere. I ministri che sono così raccomandano se stessi e la loro dottrina alla buona opinione di coloro che sono fuori. Era un uomo buono, cioè un uomo caritatevole; così si era approvato, quando aveva venduto una proprietà, e aveva dato il denaro ai poveri, Atti 4:37.

[2.] Da ciò risultò che egli era riccamente dotato dei doni e delle grazie dello Spirito. La bontà della sua disposizione naturale non lo avrebbe qualificato per questo servizio se non fosse stato pieno dello Spirito Santo, e così pieno di potere mediante lo Spirito del Signore.

[3.] Era pieno di fede, pieno della fede cristiana, e quindi desideroso di propagarla tra gli altri; pieno della grazia della fede e pieno dei frutti di quella fede che opera per mezzo dell'amore. Egli era sano nella fede, e perciò li spinse ad esserlo.

(6.) Egli fu uno strumento per fare il bene, portando dentro quelli che erano fuori, così come edificando quelli che erano dentro: Molte persone furono aggiunte al Signore, e quindi aggiunte alla chiesa; Molti si sono convertiti al Signore prima, ma altri ancora si convertiranno; è stato fatto come hai comandato, eppure c'è posto.

2. Barnaba andò a prendere Saulo, per unirsi a lui nell'opera del Vangelo ad Antiochia. L'ultima notizia che abbiamo sentito di lui è che, quando la sua vita fu cercata a Gerusalemme, fu mandato a Tarso, la città dove era nato, e, a quanto pare, vi rimase da allora, facendo del bene, senza dubbio. Ma ora Barnaba si reca a Tarso apposta per vedere che cosa ne era stato di lui, per dirgli quale porta di opportunità si era aperta ad Antiochia e per desiderare che venisse a trascorrere un po' di tempo con lui, Atti 11:25-26. E anche qui sembra che Barnaba fosse un buon tipo di uomo in due cose:

(1.) Che si sarebbe dato tanto da fare per far uscire dall'oscurità un uomo attivo e utile. Fu lui che presentò Saulo ai discepoli di Gerusalemme, quando essi erano timidi nei suoi confronti; e fu lui che lo condusse fuori dall'angolo in cui era stato condotto, in una stazione più pubblica. È un ottimo lavoro prendere una candela da sotto il moggio e metterla in un candelabro.

(2.) Che avrebbe portato Saulo ad Antiochia, il quale, essendo un oratore capo (Atti 14:12), e probabilmente un predicatore più popolare, probabilmente lo avrebbe eclissato lì, superandolo; ma Barnaba è molto disposto a essere eclissato quando è per il servizio pubblico. Se Dio con la sua grazia ci inclina a fare il bene che possiamo, secondo le capacità che abbiamo, dovremmo rallegrarci se altri che hanno anche capacità maggiori hanno maggiori opportunità, e fanno più bene di quanto possiamo fare noi. Barnaba portò Saulo ad Antiochia, anche se poteva essere la diminuzione di se stesso, per insegnarci a cercare le cose di Cristo più delle nostre.

3. Ci viene ulteriormente detto,

(1.) Quale servizio fu ora reso alla chiesa di Antiochia. Paolo e Barnaba rimasero lì un anno intero, presiedendo le loro assemblee religiose e predicando il vangelo, Atti 11:26. Osservare

[1.] La chiesa si riuniva spesso. Le assemblee religiose dei cristiani sono costituite da Cristo per il suo onore, e per il conforto e il beneficio dei suoi discepoli. Nell'antichità il popolo di Dio si riuniva spesso, alla porta del tabernacolo della congregazione; I luoghi di incontro sono ora moltiplicati, ma devono riunirsi, anche se con difficoltà e pericolo.

[2.] I ministri erano i padroni di quelle assemblee, e tenevano quei tribunali nel nome di Cristo ai quali tutti coloro che si attengono da lui, da e sotto di lui, devono causa e servizio.

[3.] L'insegnamento al popolo è una parte del lavoro dei ministri, quando presiedono le assemblee religiose. Essi non devono essere solo la bocca del popolo a Dio nella preghiera e nella lode, ma la bocca di Dio al popolo nell'aprire le Scritture e nell'insegnare da loro la buona conoscenza del Signore.

[4.] È un grande incoraggiamento per i ministri quando hanno l'opportunità di insegnare a molte persone, di gettare la rete del Vangelo dove c'è un grande banco di pesci, nella speranza che ne possano essere racchiusi altri.

[5.] La predicazione non è solo per la convinzione e la conversione di coloro che sono fuori, ma per l'istruzione e l'edificazione di coloro che sono dentro. Una chiesa costituita deve avere i suoi insegnanti.

(2.) Quale onore fu ora dato alla chiesa di Antiochia: Lì i discepoli furono chiamati per la prima volta cristiani; è probabile che si chiamassero così, si incorporarono con quel titolo, sia per qualche atto solenne della chiesa o dei ministri, o se questo nome sia stato insensibilmente ottenuto lì per il fatto di essere usato frequentemente nelle loro preghiere e predicazioni, non ci è stato detto; ma dovrebbe sembrare che due grandi uomini come Paolo e Barnaba siano rimasti lì così a lungo, essendo estremamente seguite e non incontrando alcuna opposizione, le assemblee cristiane vi facevano una figura maggiore che in qualsiasi altro luogo, e divennero più considerevoli, motivo per cui furono chiamate cristiane per prime, il che, se ci fosse una chiesa madre che governasse su tutte le altre chiese, darebbe ad Antiochia un titolo all'onore migliore di quello che Roma può pretendere. Fino ad allora coloro che avevano dato il loro nome a Cristo erano chiamati discepoli, allievi, studiosi, addestrati sotto di lui, per essere da lui impiegati; ma d'ora in poi furono chiamati cristiani.

[1.] Così i nomi di rimprovero con cui i loro nemici li avevano fino ad allora bollati sarebbero, forse, superati e in disuso. Li chiamavano Nazareni (Atti 24-25), gli uomini di quella via, di quella via secondaria, che non aveva nome; e così hanno fatto pregiudizi contro di loro. Per rimuovere il pregiudizio, si diedero un nome che i loro nemici non potevano non dire fosse appropriato.

[2.] Così, coloro che prima della loro conversione si erano distinti con i nomi di Giudei e Gentili, dopo la loro conversione potrebbero essere chiamati con lo stesso nome, il che li aiuterebbe a dimenticare i loro precedenti nomi di divisione, e impedirebbe loro di portare i loro precedenti segni di distinzione, e con essi i semi della contesa, nella chiesa. Che nessuno dica:

"Ero ebreo; "

né l'altro,

"Ero un Gentile; "

quando l'uno e l'altro devono ora dire:

"Sono cristiano".

Così studiarono di rendere onore al loro Maestro e mostrarono di non vergognarsi di riconoscere la loro relazione con lui, ma di gloriarsi di essa, come gli studiosi di Platone si chiamavano platonici, e così gli studiosi di altri grandi uomini. Essi presero la loro denominazione non dal nome della sua persona, Gesù, ma dal suo ufficio, Cristo, unto, mettendo così il loro credo nei loro nomi, che Gesù è il Cristo; Ed essi volevano che tutto il mondo sapesse che questa è la verità per la quale vivranno e moriranno. I loro nemici trasformeranno questo nome nel loro vituperio e lo imputeranno loro come un loro crimine, ma se ne glorieranno: se questo sarà vile, io sarò ancora più vile.

[4.] Così ora riconoscevano la loro dipendenza da Cristo e le loro ricette, non solo credevano in colui che è l'unto, ma per mezzo di lui essi stessi avevano l'unzione, 1Giovanni 2:20, 27. E si dice che Dio ci abbia unti in Cristo, 2Corinzi 1:21.

[5.] Così imposero a se stessi, e a tutti coloro che avrebbero mai professato quel nome, un obbligo forte e duraturo di sottomettersi alle leggi di Cristo, di seguire l'esempio di Cristo e di dedicarsi interamente all'onore di Cristo, di essere per lui un nome e una lode. Siamo cristiani? Allora dobbiamo pensare, parlare e agire, in ogni cosa che si addice ai cristiani, e non fare nulla per il biasimo di quel degno nome con il quale siamo chiamati; affinché non ci si dica ciò che Alessandro disse a un soldato del suo stesso nome, noto per il suo codardo, Aut nomen, aut mores muta: O cambia il tuo nome o correggi i tuoi costumi. E come dobbiamo considerare noi stessi come cristiani, e comportarci di conseguenza, così dobbiamo considerare gli altri come cristiani, e comportarci verso di loro di conseguenza. Un cristiano, anche se non in ogni cosa della nostra mente, dovrebbe essere amato e rispettato per amor di colui di cui porta il nome, perché appartiene a Cristo.

[6.] Così si adempì la Scrittura, poiché così fu scritto [Isaia 62:2] riguardo alla chiesa evangelica: Sarai chiamato con un nuovo nome, che la bocca del Signore pronuncerà. E alla chiesa corrotta e degenerata dei Giudei è detto: Il Signore Dio ti ucciderà e chiamerà i suoi servi con un altro nome, Isaia 65:15.

27 Ver. 27.

Quando il nostro Signore Gesù ascese in alto, diede doni agli uomini, non solo apostoli ed evangelisti, ma anche profeti, i quali furono resi capaci dallo Spirito di prevedere e predire le cose a venire, che non servirono solo per una conferma della verità del cristianesimo (poiché tutto ciò che questi profeti predicevano si avverò, il che provò che erano stati mandati da Dio, Deuteronomio 18:22; Geremia 28:9), ma fu anche di grande utilità per la chiesa, e servì molto per la sua guida. Ora eccoci qui,

Una visita che alcuni di questi profeti fecero ad Antiochia (Atti 11:27): In questi giorni, durante l'anno in cui Barnaba e Saulo vivevano ad Antiochia, giunsero profeti da Gerusalemme ad Antiochia: non ci è detto quanti, né è certo se questi fossero alcuni di quei profeti che poi troveremo nella chiesa di Antiochia, Atti 13:1.

1. Vennero da Gerusalemme, probabilmente perché non erano più così considerati come lo erano stati; videro il loro lavoro in un certo modo fatto lì, e quindi pensarono che fosse tempo di andarsene. Gerusalemme era stata famigerata per aver ucciso i profeti e per averli abusati, e quindi ora è giustamente privata di questi profeti.

2. Vennero ad Antiochia, perché sentirono parlare dello stato fiorente di quella chiesa, e lì sperarono di poter essere di qualche utilità. Così dovrebbe essere ciascuno come ha ricevuto il dono a fare lo stesso. Barnaba venne ad esortarli, ed essi, avendo ricevuto bene l'esortazione, ora hanno dei profeti inviati per mostrare loro le cose a venire, come Cristo aveva promesso, Giovanni 16:13. A coloro che sono fedeli nel loro piccolo sarà affidato di più. La migliore comprensione delle predizioni delle Scritture deve essere ottenuta sulla via dell'obbedienza alle istruzioni delle Scritture.

II. Una particolare predizione di una carestia imminente, pronunciata da uno di questi profeti, il suo nome Agabo; leggiamo di nuovo di lui che profetizza l'imprigionamento di Paolo, Atti 21:10-11. Qui si alzò, probabilmente in una delle loro assemblee pubbliche, e profetizzò: Atti 11:28. Osservare

1. Da dove ebbe la sua profezia. Ciò che disse non era di se stesso, né una sua fantasia, né una predizione astronomica, né una congettura sull'attuale funzionamento delle cause seconde, ma lo significava per mezzo dello Spirito, lo Spirito di profezia, che ci sarebbe stata una carestia, come Giuseppe, per mezzo dello Spirito che gli aveva permesso, comprese i sogni del Faraone, predisse la carestia in Egitto, ed Elia la carestia in Israele al tempo di Acab. Così Dio rivelò i suoi segreti ai suoi servi, i profeti.

2. Qual era la profezia: Ci sarebbe stata grande carestia in tutto il mondo, a causa di un tempo inopportuno, affinché il grano fosse scarso e caro, così che molti poveri sarebbero periti per mancanza di pane. Questo non dovrebbe avvenire in un paese particolare, ma in tutto il mondo, cioè in tutto l'impero romano, che essi nel loro orgoglio, come Alessandro prima di loro, chiamavano il mondo. Cristo aveva predetto in generale che ci sarebbero state carestie (Matteo 24:7; Marco 13:8; Luca 21:11); ma Agabo predice una carestia molto notevole ora vicina.

3. Il compimento di esso: Avvenne ai giorni di Claudio Cesare; Iniziò nel secondo anno del suo regno e continuò fino al quarto, se non di più. Diversi storici romani ne fanno menzione, come pure Giuseppe Flavio. Dio mandò loro il pane della vita, ed essi lo rigettarono, disprezzarono l'abbondanza di quella manna; e perciò Dio spezzò giustamente il palo del pane e li punì con la carestia; e in questo era giusto. Erano sterili e non generarono a Dio, e perciò Dio rese sterile per loro la terra.

III. Il buon uso che hanno fatto di questa previsione. Quando fu detto loro che la carestia era imminente, non fecero come gli egiziani, accumulando grano per sé; ma, come si conviene ai cristiani, messi da parte per la carità per alleviare gli altri, che è la migliore preparazione per le nostre sofferenze e il nostro bisogno. A coloro che hanno riguardo ai poveri è promesso che Dio li preserverà e li manterrà in vita, ed essi saranno benedetti sulla terra, Salmi 41:1-2. E coloro che mostrano misericordia e danno ai poveri, non saranno confusi nel tempo malvagio, ma nei giorni della carestia saranno saziati, Salmi 37:19,21. La migliore provvista che possiamo mettere da parte per un momento caro è quella di interessarci a queste promesse, facendo il bene e comunicando, Luca 12:33. Molti lo danno come motivo per cui dovrebbero essere parsimoniosi, ma la Scrittura lo dà come motivo per cui dovremmo essere liberali, a sette, e anche a otto, perché non sappiamo quale male ci sarà sulla terra, Ecclesiaste 11:2. Osservare

1. Cosa decisero: che ogni uomo, secondo le sue capacità, mandasse soccorso ai fratelli che dimoravano in Giudea, Atti 11:29.

(1.) Le persone che furono raccomandate loro come oggetti di carità erano i fratelli che abitavano in Giudea. Anche se dobbiamo, quando ne abbiamo l'opportunità, fare del bene a tutti gli uomini, tuttavia dobbiamo avere un riguardo speciale per la famiglia della fede, Galati 6:10. Nessun povero deve essere trascurato, ma i poveri di Dio devono essere particolarmente considerati. La cura che ogni chiesa particolare dovrebbe avere dei propri poveri ci è stata insegnata dal primo esempio di quella nella chiesa di Gerusalemme, dove il ministero era così costante che non mancava a nessuno, Atti 4:34. Ma la comunione dei santi in questo caso è qui estesa ulteriormente, e la chiesa di Antiochia prende provvedimenti per il sollievo dei poveri della Giudea, che essi chiamano loro fratelli. Sembra che fosse usanza degli ebrei della dispersione inviare denaro a quegli ebrei che abitavano in Giudea, per il sollievo dei poveri che erano tra loro, e fare collette a tale scopo (Tully parla di una cosa del genere ai suoi tempi, Orat. pro Flacco), il che suppone che ci fossero molti poveri in Giudea, più che in altri paesi, cosicché i ricchi tra loro non erano in grado di sopportare l'incarico di impedirgli di morire di fame; o perché la loro terra era diventata sterile, sebbene fosse stata una terra feconda, a causa dell'iniquità di coloro che vi abitavano, o perché non avevano rapporti con altre nazioni. Ora possiamo supporre che la maggior parte di coloro che divennero cristiani in quel paese furono i poveri (Matteo 11:5, I poveri sono evangelizzati), e anche che quando i poveri divennero cristiani furono esclusi dal libro dei poveri, e tagliati fuori dalle loro parti nella carità pubblica; ed era facile prevedere che se fosse venuta una carestia, sarebbe andata molto dura per loro; e, se qualcuno di loro dovesse perire per indigenza, sarebbe un grande rimprovero alla professione cristiana; e quindi si prese questa cura tempestiva, quando si accorse dell'arrivo di questa carestia, di inviare loro una scorta in anticipo, per timore che, se fosse stata differita fino all'arrivo della carestia, fosse troppo tardi.

(2.) L'accordo che c'era tra i discepoli al riguardo, che ogni uomo avrebbe dovuto contribuire, secondo le sue capacità, a questa buona opera. Gli ebrei all'estero, in altri paesi, si arricchirono con il commercio, e molti degli ebrei ricchi divennero cristiani, la cui abbondanza doveva supplire alla miseria dei loro fratelli poveri che erano molto lontani, perché il caso di costoro doveva essere considerato, e non solo di quelli che vivono tra noi. Le persone caritatevoli sono commercianti con ciò che Dio ha dato loro, e i mercanti trovano il loro conto nell'invio di effetti in paesi che si trovano molto lontani; E così dovremmo fare noi nel fare l'elemosina a coloro che ne hanno bisogno, cosa che quindi dovremmo essere pronti a fare quando siamo chiamati a farlo. Ogni uomo decise di inviare qualcosa, più o meno, secondo le sue capacità, ciò che poteva risparmiare dal sostentamento suo e della sua famiglia, e secondo che Dio lo aveva fatto prosperare. Ciò che si può dire secondo le nostre capacità dobbiamo giudicare da noi stessi, ma dobbiamo stare attenti a giudicare con giusto giudizio.

2. Quello che fecero, lo fecero come avevano stabilito (Atti 11:30). Cosa che hanno fatto anche loro. Non solo ne hanno parlato, ma lo hanno fatto. Molte buone mozioni di questo tipo vengono presentate e lodate, ma non vengono perseguite, e quindi non portano a nulla. Ma la cosa fu proseguita, la colletta fu fatta e fu così considerevole che pensarono che valesse la pena di mandare Barnaba e Saulo a Gerusalemme per portarla agli anziani di lì, anche se nel frattempo avrebbero voluto il loro lavoro ad Antiochia. L'hanno inviato,

(1.) Agli anziani, ai presbiteri, ai ministri o pastori, delle chiese in Giudea, per essere da loro distribuito secondo le necessità dei riceventi, come era stato offerto secondo la capacità dei donatori.

(2.) Fu inviato da Barnaba e Saulo, che forse volevano un'occasione per andare a Gerusalemme, e quindi erano disposti a coglierla. Giuseppe Flavio ci dice che in quel tempo il re Irato mandò la sua carità ai capi di Gerusalemme, per i poveri di quel paese; Elena, regina degli Adiabeni, essendo ora a Gerusalemme e sentendo parlare di molti morti di fame lì e nei dintorni, mandò a prendere provviste da Cipro e da Alessandria e le distribuì tra il popolo; così dice il dottor Lightfoot, che calcola anche, in base alla data del rapimento di Paolo,

"quattordici anni prima aveva scritto la seconda Epistola a

i Corinzi"

(2Corinzi 12:1-2), che fu in questo suo viaggio a Gerusalemme, con queste elemosine e offerte, che ebbe la sua estasi nel tempio (di cui parla, Atti 22:17), e in quella estasi fu rapito nel terzo cielo; e fu allora che Cristo gli disse che lo avrebbe mandato di là ai Gentili, cosa che di conseguenza fece non appena tornò ad Antiochia. Non è una disprezzanza, in un caso straordinario, per i ministri del Vangelo essere messaggeri della carità della chiesa, anche se intraprendere la cura costante di tale questione sarebbe ordinariamente un distrazione troppo grande dal lavoro più necessario a coloro che si sono dedicati alla preghiera e al ministero della parola.

Commentario del Nuovo Testamento:

Atti 11

1 4. I PREGIUDIZI SI DIRADANO (Atti 11:1-18)

Gli apostoli ed i fratelli

ecc. La notizia del battesimo d'un pagano si spande in breve tempo per tutte le chiese della Palestina e vi suscita un senso di sorpresa poco favorevole all'apostolo Pietro.

2 Quelli della circoncisione

Questa espressione ha due significati. Uno, generale; e serve ad indicare i cristiani convertiti dal giudaismo; in questo senso, l'abbiamo trovata in Atti 10:45; l'altro significato è tutto speciale e serve ad indicare il partito sorto fra i giudeo-cristiani, il quale sosteneva che i Gentili dovevano venire a Cristo per la trafila del giudaismo; che, cioè, prima d'esser battezzati, doveano esser circoncisi. In questo senso in Tito 1:10, ed anche nel nostro passo, io credo. Al tempo di cui parliamo, in Gerusalemme, non c'era un cristiano solo che non fosse venuto dal giudaismo: erano tutti quanti "della circoncisione"; quando il testo, quindi, accennando ad un ambiente tutto giudeo-cristiano, dice: "Quei della circoncisione quistionavano con Pietro", accenna ad una corrente speciale; ad un partito; al partito a cui ho accennato, e che era in embrione, ai giorni del nostro testo, ma pur troppo forte ed agguerrito, quando Luca scriveva i "Fatti".

3 Incirconcisi

È un'espressione di sprezzo.

Tu sei entrato in casa...

Vedi la nota Atti 10:28. I rimproveri che quei della circoncisione fanno a Pietro, non si limitano al fatto del battesimo; anzi non lo nominano neppure il battesimo; fulminano il primo passo che Pietro ha fatto sulla via della libertà: - "Niente meno, che è entrato da un pagano e v'ha accettato da desinare!!..."

4 Cominciato da capo, dichiarò loro...

Il racconto dell'incontro di Pietro con Cornelio è Atti 11:5-16, quasi identico a quello che abbiamo già analizzato nel Capo 10. Le poche differenze che ci sono, non fanno altro che aggiungere espressione e vividezza al racconto medesimo. Ecco le differenze.

5 Venne fino a me

S'abbassava verso terra (si parla dell'oggetto simile ad un'immensa tela) dice in Atti 10:11; qui: venne fino a me.

6 Ed io riguardando fiso in esso

(nell'oggetto che calava dal cielo). Anche in questo ansioso ed intenso guardare la strana visione c'è un qualcosa di più pratico del racconto precedente.

10 Poi ogni cosa fu di nuovo ritratta in cielo

In Atti 10:16: Poi la vela fu ritratta in cielo. Qui: poi ogni cosa fu di nuovo ritratta in cielo. C'è più vita. Ti par di veder meglio il movimento rapido dell'oggetto veduto, che risale al cielo.

12 Questi sei fratelli

In Atti 10:23: Alcuni dei fratelli di quelli di Ioppe l'accompagnarono. Qui: questi sei fratelli. Il numero è precisato.

14 Il quale ti ragionerà delle cose

ecc. Le parole: ti ragionerà delle cose per le quali sarai salvato tu e tutta la casa tua, parole che mancano in Atti 10:4-6, sono un prezioso raggio di luce sul discorso dell'angelo.

15 Or com'io aveva incominciato a parlare

È un particolare di molta importanza perché mette in rilievo due fatti:

1) che il discorso di Pietro Atti 10:34-44 rimase incompleto; fu come ad un tratto interrotto dalla discesa dello Spirito; dal che risulta più evidente che mai, che

2) la manifestazione dello Spirito fu manifestazione miracolosa e del tutto indipendente dalla intenzione o dall'influenza dell'oratore.

16 Ed lo mi ricordai

La promessa di cui Pietro si ricordò, è la promessa di Atti 1:5.

17 Dunque, poichè Iddio ha loro dato...

La promessa ricordata Atti 11:16, parea riferirsi ai discepoli soltanto; e la Pentecoste parve recare il compimento totale della promessa stessa. Quand'ecco, la Pentecoste che si rinnova in casa di Cornelio, insegna a Pietro che la promessa avea degli orizzonti più larghi di quelli ch'ei s'era immaginato. E, se i Gentili ricevono lo Spirito Santo come i primi discepoli, che vuol egli dire? Vuol dire che anche i Gentili son dei discepoli. È quando Dio ha concesso a qualcuno il dono maggiore che è il battesimo dello Spirito qual uomo avrà il diritto, o piuttosto la temerità, d'opporsi a Dio e negare a quel qualcuno il dono minore del battesimo d'acqua? Tale, il senso del vers. 17. Osservisi bene quell'inciso: che abbiam creduto nel Signor Gesù, il quale dà risalto ad un punto dottrinale importante, che è questo: Lo Spirito Santo, prima di tutto, dice Pietro, è un dono; un dono di Dio; quando dunque Iddio lo concede, non paga un debito, ma compie un atto di grazia Romani 4:4; e Dio non lo concede agl'Israeliti, perché son circoncisi; non lo nega ai Gentili perché non son circoncisi; lo concede a chi crede nel Signor Gesù Cristo Galati 3:14; 4:6.

18 Si acquetarono e glorificarono Iddio

Si calmarono dunque, e resero grazie e gloria a Dio dei maravigliosi fatti compiuti. Questo "glorificare Iddio" fu certamente sincero e molto edificante; e, senza dubbio, cotesto bel giorno che Stefano avea preparato col proprio martirio, è il giorno del primo trionfo dell'universalismo cristiano. Peccato, che a quel trionfo non tutti "quelli della circoncisione" partecipassero con eguale entusiasmo! È un fatto che il seguito della storia porrà in evidenza Atti 15:1. Il particolarismo giudaico purtroppo non muore nel giorno del primo trionfo dell'universalismo cristiano. Lo storico imparziale che studia questo "quetarsi" e questo "glorificare Iddio" alla luce del seguito dei fatti, deve scegliere fra queste tre supposizioni:

1) O Luca per "quelli che si quetarono e glorificarono Iddio" non intende che agli apostoli propriamente detti, e suppone inteso che il popolo rimase ostile all'ammissione dei pagani (Reuss); supposizione che io scarto, perché intendo "quei della circoncisione" nel senso speciale del nascente partito, che ho definito al vers. 2:

2) O si deve intendere che la sanatoria fu data per il caso speciale della famiglia di Cornelio e che a Gerusalemme non s'aveva ancora idea di fare del procedere di Pietro una regola comune (Reuss); supposizione non del tutto infondata, e che lo stupore recato a Gerusalemme dalla conversione di pagani in massa Atti 11:22 parrebbe appoggiare, se quest'ultimo fatto si potesse con certezza dire avvenuto dopo la conversione di Cornelio. (Noti il lettore che il brano Atti 11:19-26, come ho già fatto osservare, si collega, per la cronologia, con Atti 8:4).

3) O si deve ammettere, come ammetto io, che l'entusiasmo non fu generale; e che di "quei della circoncisione", alcuni, forse, non pochi, rimasero nell'ombra, masticando male le conseguenze dei fatti compiuti e preparandosi a nuovi attacchi contro questa libertà cristiana, ch'essi lo sentivano bene, avrebbe dato il crollo finale al particolarismo giudaico.

Riflessioni

1. "Quistionavano con lui" dice Atti 11:2; il che vuol dire che i giudeo-cristiani, di cui il testo ha parlato, fecero a Pietro delle contestazioni, dei rimproveri; lo accusarono, insomma, d'aver agito male. Se Pietro avesse veramente avuto nella Chiesa quel primato che i cattolici romani gli hanno voluto dare; e s'egli fosse stato riconosciuto nella Chiesa veramente come il "vicario di Cristo" avrebbero riconosciuto subito come legittimo l'operato di lui; e Pietro, in caso di qualche ardita contestazione, avrebbe presto turata la bocca ai temerari allegando la propria indiscutibile autorità. È ben vero che il Martini dice: "Pietro avrebbe potuto far uso dell'autorità di Capo della Chiesa; ma volle piuttosto render ragione del suo operato e giustificare la sua condotta per calmare l'agitazione dei fedeli"; ma cotesto non è proceder da papa. I cattolici romani che tengono per buona la spiegazione della condotta di Pietro, debbono per lo meno rimpiangere che cotesta condotta non sia stata imitata dai successori di lui. Ma il fatto vero è che i primi cristiani non avevano idea di primato papale. La Chiesa cristiana dei Fatti non è retta da un governo assoluto che tiranneggia la coscienza ed uccide l'individuo; ella è retta da un governo eminentemente democratico, nel quale tutti hanno uguali diritti, perché hanno uguali doveri. Non è una chiesa di schiavi; è una chiesa di fratelli (Matteo 23:8); e nella Chiesa di Cristo non c'è un primato infallibile, dinnanzi al quale ogni anima ragionevole debba sempre restar tremando muta; ma c'è il ministerio d'amore degli apostoli, il ministerio calmo, gentile di Pietro, che non annichila i contraddicenti con la sferza d'un'autorità usurpata, ma li conquista con l'esposizione dei fatti eloquenti, con l'annunzio delle grandi dispensazioni di Dio e con la dolce violenza della cristiana persuasione.

2. "Ed io mi ricordai della parola del Signore" Atti 11:16. Com'è prezioso quel "mi ricordai", che pare un'eco di Giovanni 12:16. Non è dunque vero che la Pentecoste, ad un tratto, in modo assolutamente completo, rivelasse la Verità, tutta quanta la Verità, alla mente degli apostoli. L'ho già detto; ma poichè il nostro passo me ne porge il destro, si lasci ch'io lo ripeta ancora. L'azione rivelatrice dello Spirito fu progressiva per gli apostoli, non meno che l'è per noi. Pietro ce ne dà qui un esempio parlante. Egli riceve lo Spirito nella "camera alta" di Gerusalemme. Pronunzia, nel dì stesso della Pentecoste, un discorso, che gli effetti dimostrano divinamente ispirato; spiega un testo di Gioele; e lo spiega nel modo stupendo che sappiamo; ma quel testo, che nel passato non fu per lui che lettera quasi morta, la Pentecoste non gli rivela in modo completo; c'è una parte del testo di Gioele che la Pentecoste lascia ancora nel mistero; e non sarà che qualche anno più tardi; non sarà che in casa di Cornelio, che quel testo apparirà a Pietro in tutto quanto il suo divino fulgore.

3. In tutti i tempi, ma in modo tutto speciale nei tempi nostri, è necessario che "i dispensatori della svariata grazia di Dio" 1Pietro 4:19 si ricordino della parola di Pietro: "Chi sono io, da oppormi a Dio?" Atti 11:17. Siamo così zelanti per i nostri ordinamenti ecclesiastici, così gelosi delle nostre particolari "confessioni di fede", così inflessibili in quel che riguarda i nostri speciali punti dottrinali, così proclivi ad accentuare "l'accessorio" a danno del "necessario", che la parola dell'apostolo, ricordata a tempo, ci può salvare da gravi pericoli. - "Badate bene, ella dice, badate bene di non opporvi a Dio! Badate bene di non porre all'ammissione nella Chiesa di Cristo delle condizioni diverse da quelle che Cristo ha poste! Badateci bene, che non abbiate a rendervi colpevoli dell'avere angustiati, scandalezzati, o addirittura respinti dalla Chiesa, di quelli che pur come voi hanno ricevuto il dono del battesimo dello Spirito Santo!"

19 5. LA CHIESA OLTRE I LIMITI DELLA PALESTINA (Atti 11:19-30)

La quinta sezione ha due parti:

1. L'EVANGELO IN FENICIA, IN CIPRO, AD ANTIOCHIA (Atti 11:19-21);

2. LA CHIESA ANTIOCHENA (Atti 11:22-30).

1. L'Evangelo in Fenicia, a Cipro, ad Antiochia (Atti 11:19-21)

Per Stefano

La lezione più sicura è quella del Sinaitico, corroborata da altri codici, da versioni antiche e da vari Padri: ella dice επι Στεφανω ed equivale a: a cagione di Stefano, o: contro Stefano. Questo brano del libro va riannodato, per la cronologia, con Atti 8:4.

Fenicia

o Fenice, era il distretto lungo 120 miglia e largo 15 circa, al nord della Palestina sulla costa del Mediterraneo e sul pendio del Libano. Le città principali di cotesto distretto erano Tiro, Sidone, Berito (Beyrut), Biblo e Tripoli. Facea parte della provincia romana di Siria. I cristiani di cui parla il nostro passo fondarono in Fenicia delle chiese, di cui è fatto cenno in Atti 21:4; 27:3.

Cipro.

Isola. vasta e fertile, quasi di faccia ad Antiochia. Le sue città principali erano Cizio, Salamina e Pafo. Avea Venere per divinità tutelare ed il centro del culto di Venere era in Pafo. Era ricca di miniere di rame; cotesto metallo, anzi, prese il suo nome di Cuprum dall'isola. Le miniere e la sua vicinanza alla Siria furono senza dubbio ragioni per cui, al tempo del nostro racconto, trovavasi a Cipro un gran numero d'ebrei.

Antiochia.

Vedi Atti 6:5. La città d'Antiochia, nei tempi della narrazione, era la città più importante di tutta l'Asia romana. Era sede della prefettura della Siria e quindi uno dei tre grandi centri della civiltà greco-romana in Oriente. Era meno brillante di Alessandria, dal punto di vista letterario; era, dal punto di vista commerciale, meno ricca d'Alessandria e d'Efeso; ma le vinceva ambedue per importanza politica e militare. Ella si conservò in questa condizione sino al tempo delle conquiste degli arabi e diventò uno dei centri principali del cristianesimo; un centro d'onde emanò prima, la missione; poi, la teologia. Nel secolo apostolico fu la metropoli di tutte le chiese fondate in mezzo a popolazioni pagane e composte d'elementi pagani (Atti 13 e seg.).

20 Cirenei

Cirene era una città ed una provincia della Libia superiore, in Africa. Si trovava a 16 chilometri dal mare, quasi di faccia ai tre promontori del Peloponneso. Ne rimangono alcune ruine, che si chiamano oggi Cairoan e non vi sono che scarsi abitanti. Sotto i Tolomei, i giudei vi formavano il quarto della intera popolazione e vi godevano i medesimi diritti dei cirenei stessi. Simone, padre d'Alessandro e di Rufo che aiutò Gesù a portar la croce sulla via del Golgota, era di Cirene Matteo 27:32; Marco 15:21; Luca 23:26. Lucio di Atti 13:1 era anch'egli cireneo. Dopo la distruzione di Gerusalemme operata da Tito, i giudei di Cirene si sollevarono contro Catullo, governatore della provincia, ma furono schiacciati.

Parlavano ai Greci

Chi sono questi greci? Sentiamo il Martini. "Bisogna assolutamente dire che i Greci, dei quali qui si parla, non erano se non veri Giudei, chiamati Greci, perché non altra lingua parlavano se non la greca, la quale era la lingua comune di Antiochia, e la stessa Scrittura non leggevano se non nella greca versione dei LXX; imperocchè nel versetto precedente ha detto S. Luca che i discepoli dispersi (del numero dei quali erano questi Ciprioti e Cirenei) non predicavano Cristo se non ai soli Giudei. Il testo greco favorisce questa interpretazione, e quelli che vogliono che si intendano o veri gentili o proseliti gentili, non sono assistiti da alcuna buona ragione; perché quanto ai proseliti, per ordinario S. Luca fa distinguerli con dar loro il titolo di religiosi o di timorati; e i gentili sono chiaramente esclusi dalle parole del versetto precedente". Con le quali parole, il Martini si rivela esegeta superficiale e poco accurato. I Greci del testo, con buona pace di Monsignor Martini, sono dei veri e propri pagani. Ecco alcune ragioni esegetiche della mia asserzione.

1) Ai tempi del testo, in Antiochia e nelle contrade circostanti, sarebbe stato difficile, per non dire impossibile, il trovare dei giudei che parlassero l'ebraico. Quindi la lezione: alcuni ciprioti e cirenei, entrati in Antiochia, parlavano agli ellenisti, ai giudei, cioè, che parlavano il greco, è lezione assurda; dal momento, ripeto, che in Antiochia, tutti i giudei non parlavano altro che il greco.

2) Ma c'è di più. Il nostro testo ha una fisonomia tutta speciale; contiene un fatto di un'immensa importanza, che la interpretazione Martini non cura affatto; il fatto è nientemeno che la conversione dei pagani. Togliete come fa il Martini cotesto fatto dal nostro passo, e tutto il resto che segue non ha più ragion d'essere. La missione di Barnaba, infatti (Atti 11:22 e seg.), ha le sue origini nella sorpresa che a Gerusalemme desta la notizia d'una conversione di pagani in massa; conversione, che suscita un mondo di scrupoli e di dubbi.

3) E non basta. Io non capisco la difficoltà del Martini: "Bisogna assolutamente dire che i Greci dei quali qui si parla eran dei veri Giudei... perché nel versetto precedente S. Luca ha detto che i discepoli dispersi (del numero dei quali erano questi Ciprioti e Cirenei) non predicavano Cristo se non ai soli Giudei". Al Martini è sfuggita l'antitesi che è fra il Atti 11:19-20; quindi, la difficoltà. Ecco il testo fedelmente tradotto: "Coloro che erano stati dispersi per la persecuzione sopravvenuta a cagione di Stefano, andarono sino in Fenicia, in Cipro ed in Antiochia non annunziando la Parola che ai giudei soltanto; ma fra loro ce ne furono alcuni ciprioti e cirenei, che, entrati in Antiochia, parlarono anche ai greci, annunziando loro l'Evangelo di Gesù Cristo".

4) Lo stato critico del testo è il seguente. La lezione Ἑλληνιστας (Ellenisti, ossia giudei parlanti il greco) ha per sè B. E. G. H. quasi tutti i minuscoli e parecchi Padri. L'altra lezione Ἑλληνας ha per se A. D. il Sinaitico, Eusebio, Crisostomo, Teofilatto, Ecumenio ed i loro commentari, ed è la lezione accettata dal Grozio, dal Bengel, dal Griesbach, dal Lachmann, dal Tischendorf, dall'Alford, dal De Wette, dal Meyer, e dai migliori traduttori e commentatori moderni. Se allo stato critico del testo si aggiungano le evidenze interne del testo stesso che ho accennate, non ci può esser dubbio sulla lezione da scegliere.

21 Riflessioni

1. La persecuzione avvenuta a cagione di Stefano, avea condotto alla dispersione dei credenti: Era l'opera dell'uomo. I credenti, portati dalla bufera, della persecuzione sino in Fenicia, in Cipro, in Antiochia, recano dappertutto il buon seme della Parola e chiamano le anime al ravvedimento ed alla fede: - Era l'opera di Dio. - E chi son dessi questi esuli che il mondo volea schiacciare, e che Dio sulle ali stesse dei venti impetuosi della persecuzione manda araldi della vita eterna? Cristo soltanto conosce il loro nome. E, fra quegli esuli, chi è quel pugno di eroi che per una divina intuizione dell'avvenire del Regno di Dio si slancia all'avanguardia, e in Antiochia, messo in bando ogni avito pregiudizio, annunzia Gesù Cristo ai pagani? Sono dei generosi ciprioti; sono dei generosi cirenei; non sono degli apostoli, nel senso ristretto e speciale della parola; non sono dei diaconi; sono dei semplici fratelli della chiesa gerosolimitana; dei fratelli che hanno capito il sacerdozio universale dei credenti 1Pietro 2:5,9 e che sanno che, nella Chiesa, l'evangelizzar Cristo non è privilegio di pochi, ma è dovere di tutti. Ponga ben mente a questo fatto il lettore. Il progresso dell'Evangelo, all'alba del Cristianesimo, si dovette più all'attività dei membri della Chiesa, che non all'apostolato propriamente detto. E quali progressi farebbe anche oggi l'Evangelo se i membri delle nostre chiese somigliassero più ai ciprioti ed ai cirenei del testo? E se invece di avvolgersi nel manto di una indolenza spirituale che sgomenta, e se invece di dire: - "Tocca ai pastori..." i membri delle nostre chiese dicessero: - "A me, prima di tutto, tocca; Cristo io annunzierò dovunque con tutta l'energia del mio cuore e della mia fede. È il mio dovere; è il mio diritto; è il privilegio, che niuno mi strapperà!" quali sarebbero, per numero e per vitalità, le nostre chiese evangeliche d'Italia?

2. Com'è pura l'atmosfera nella quale c'introduce lo scrittore dei Fatti! I tempi che studiamo sono i tempi della "vita" perché sono i tempi di "Cristo". "Si evangelizza il Signor Gesù" Atti 11:20; "la mano del Signore" è coi missionari Atti 11:21 - la gente si converte, e "si converte al Signore" Atti 11:21; chi va ad ispezionare la missione, non può fare a meno di vedervi i segni "della grazia ciel Signore" Atti 11:23; l'esortazione del tempo si riassume tutta nel dire: "attenetevi al Signore!" Atti 11:23 e le moltitudini, sospinte dalle incalzanti onde dello Spirito, "si aggiungono al Signore" Atti 11:24. Ecco il cristianesimo bello e genuino che ha per centro Cristo, e Cristo soltanto! Il cristianesimo vero non è cosa di forme o di astrazioni; è una vivente e personale relazione dell'individuo col Cristo che vive ed è persona.

22 2: La chiesa antiochena (Atti 11:22-30)

Mandarono Barnaba

Barnaba era di Cipro e probabilmente conosceva, bene Antiochia; come uomo e come cristiano avea delle qualità eminenti Atti 11:24 ed era quindi l'individuo indicato per la missione gelosa della chiesa di Gerusalemme Atti 4:36; 9:27.

24 Egli era un uomo da bene

ecc. Questa descrizione del carattere di Barnaba ci dice che l'attitudine d'un uomo come Barnaba di fronte al nuovo movimento evangelico d'espansione ch'egli era stato mandato a studiare, avrebbe dovuto persuadere e quetare i giudaizzanti, i quali in cotesto movimento non sapeano veder altro che una deviazione dal buon sentiero ed un deplorevole errore.

26 Si raunarono nella chiesa

È meglio usare un altro modo e dire: Passarono insieme un anno intero in cotesta chiesa; rimasero ambedue assieme in cotesta chiesa. o qualcosa di simile. Bisogna eliminare l'idea che il Diodati potrebbe generare, che si tratti di chiesa in senso di locale, di luogo ove i cristiani si radunavano. Chiesa in tutto il Nuovo T. non ha mai cotesto significato. La Chiesa, per il Nuovo T., non è il contenente; è il contenuto; non è l'edificio; sono le persone; non è una più o meno artistica, architettonica disposizione di pietre morte, ma è il divino organismo di quelle pietre vive che costituiscono un tempio spirituale, che si va completando a traverso ai secoli; ed in cui il sacerdozio universale dei credenti offre a Dio, per le mani dell'unico Sommo, vivente Sacerdote Ebrei 7:25, dei continui sacrifici spirituali 1Pietro 2:5; Ebrei 13:15-16.

Cristiani

Questo nome non nacque nella Chiesa. Finora abbiamo visto che i seguaci di Gesù si chiamavano "i discepoli" (Atti 6:2 e nel nostro passo); "i fratelli" Atti 11:1; "i credenti" Atti 2:44; 4:32; "i santi" Atti 9:32, 41; "i salvati" Atti 2:47; e nel Nuovo T. il nome di cristiani non appare che due altre volte: in Atti 26:28, in senso ironico, sulle labbra d'Agrippa; ed in 1Pietro 4:16, dal qual passo si può forse inferire, ch'era nome dato a mo' di rimprovero e d'insulto. Cotesto nome non è neppure d'origine giudaica. I giudei non lo avrebbero mai dato ai discepoli di Gesù; perché, fino ad un certo punto, era nome che avrebbero potuto dare a loro stessi. Cristo è la traduzione greca dell'ebraico Messia; i cristiani, quindi, sarebbero stati i seguaci del Messia. Come mai avrebbero essi inventato cotesto nome per darlo ai discepoli di colui che aveano crocifisso? essi, che tanto teneano alle loro speranze messianiche? Difatti, quando voleano nominare i discepoli di Gesù, non diceano, i cristiani; ma diceano: i Galilei Atti 2:7, o: i Nazareni Atti 24:5. L'origine dunque del nome non può essere che pagana. Dalla forma lo si direbbe d'origine latina; analogo a Pompeiani, Sullani e simili. Ma d'origine latina o greca, è certo ch'ei fu inventato dagli abitanti pagani d'Antiochia; e, forse, con intenzione di scherno, se si vuole accentuare il fatto dell'imperatore Giuliano, il quale dice (Nisopog., pag. 344) che gli antiocheni erano satirici, mordaci, e famosi per inventar dei nomignoli e dar la baia a chi prendevano di mira.

Le ricerche del Martini, a proposito delle origini di questo nome, sono svelte e sbrigative. "Abbiamo veduto, dic'egli, che per l'addietro coloro che abbracciavano il Vangelo erano chiamati discepoli, credenti, fratelli; adesso vien dato loro un nuovo nome, secondo la predizione di Isaia 65:15; e non è da dubitarsi che questo nome fosse preso per movimento dello Spirito Santo con pubblico consiglio della Chiesa di Antiochia, diretta allora dai due apostoli, Paolo e Barnaba!"

27 Certi profeti

Nella Chiesa primitiva si fa spesso menzione di profeti. Profeta nel Nuovo come nell'Antico T., non e esclusivamente uno che predice l'avvenire; ma è colui che sotto l'azione dello Spirito Santo parla nelle assemblee per l'edificazione altrui. È uomo, che Dio suscita ed ispira per confortare, riprendere, esortare ed a cui Dio talora dà, come dette ad Agabo, d'intuire o preannunziare avvenimenti futuri Atti 13:1; 15:32; 21:9-10; Luca 11:49; Efesini 2:20; 3:5; 4:11; 1Corinzi 12:9,28; 13:2,8; 14:3,5,24.

Agabo

Egli è mentovato ancora in Atti 21:10; ma non se ne sa altro.

28 In tutto il mondo

letteralmente: in tutta la terra abitata. Questa espressione, per i giudei, significava tutta la Palestina; per i romani, tutto l'impero. Qui vale, senza dubbio: l'impero romano, come in Luca 2:1.

Sotto Claudio Cesare.

Il regno di Caligola durò dal 37 al 41 dell'era cristiana; quello di Claudio, dal 41 al 54. Il regno di Claudio fu afflitto da frequenti carestie (Svetonio, Claud. 28; Tacito, Annali 12:43). Giuseppe Flavio (Ant. 20:5) parla d'una carestia che colpì specialmente la Giudea e la Siria, essendo procuratore Cuspio Fado (A. D. 45). La popolazione di Gerusalemme, ridotta allo stremo, fu soccorsa dalla bontà di Elena, regina di Adiabene, proselita giudaica, che le mandò largamente del grano, dei fichi ed altre vettovaglie. Quel Cesare è una interpolazione; manca nei codici migliori e quindi va tolto.

29 Ciascuno secondo le sue facoltà.

Ciascuno secondo i propri mezzi. La carestia dà ai cristiani della Siria una occasione di mostrare la loro generosa simpatia ai fratelli della Giudea.

Ciascuno secondo i propri mezzi. Quel ciascuno è bello, edificante e santo.

30 Agli anziani

È la prima volta che Luca ci parla d'anziani; e il campo è aperto alle congetture.

1) Siccome la parola greca tradotta qui per anziani è presbiteri, e presbitero vuol dire vecchio, anziano d'età, qualcuno (come il Barnes, per esempio) inclina a credere che Luca non accenni ad alcun ufficio ecclesiastico; ma che voglia semplicemente dire, che le offerte dei cristiani della Siria furono mandate ai più anziani tra i fratelli gerosolimitani, perché pensassero loro alla distribuzione.

2) Altri, invece, pensano che l'autore, parlando d'anziani, non faccia altro che usare un termine d'origine più recente; ma che, in realtà, dicendo anziani, intenda i diaconi di cui abbiamo parlato a Atti 6.

3) La spiegazione del Martini è questa. Egli chiama gli anziani, seniori, e dice: "Questi seniori, secondo la significazione della parola greca, sono quelli che noi chiamiamo sacerdoti, ossia preti, dei quali si fa ora per la prima volta menzione. È che fino da quel tempo vi fossero dei sacerdoti ordinati dagli Apostoli pel servizio della Chiesa" al Martini pare evidente; e, niente meno, che dalle lettere di San Paolo! "Le limosine dunque della Chiesa di Antiochia, portate a Gerusalemme per le mani di Saulo e di Barnaba, furono rimesse ai sacerdoti della Chiesa di Gerusalemme, i quali fin d'allora aveano parte al governo della Chiesa sotto gli Apostoli ed i rispettivi vescovi". Al che si risponde, facilmente:

a) Il Nuovo T. non ha idea di cotesti sacerdoti, che sono l'esotico trapiantamento del sacerdozio giudaico nel suolo cristiano. Il sacerdote giudaico è un sacrificatore ed un mediatore; ma il Nuovo T., che, non conosce altri sacrificatori Ebrei 7:27 né altri mediatori 1Timoteo 2:5 fuori di Cristo, proclama la caduta del sacerdozio antico ed annunzia il sacerdozio universale dei credenti 1Pietro 2:5,9; Apocalisse 1:6; quel sacerdozio che dice: "L'accesso a Dio non è più il diritto esclusivo d'una casta, ma è il privilegio di tutti!" Efesini 2:11-22.

b) Quando poi il Martini dice che i seniori aveano parte al governo della Chiesa sotto i vescovi trasporta di sana pianta le cose di oggi nel secolo apostolico; ma non dà un'idea esatta delle cose d'allora. Allora, seniore e vescovo non erano due persone diverse; ma una identica persona; non eran cioè due nomi dati a due diversi individui; ma erano due nomi che si davano ad una stessa persona. Quando si usava il primo, presbitero, letteralmente: superiore per età, anziano, o seniore si accennava all'età, e quindi alla prudenza della età matura. Quando si usava il secondo (vescovo, che vuol dire sorvegliante, ispettore, soprastante), si accennava all'ufficio (Vedi Atti 20:17 confrontato con Atti 20:28; Tito 1:5-7; 1Pietro 5:1-2 nel greco).

4) Io m'immagino benissimo col Lechler come debbono essere andate le cose. La istituzione dell'anzianato dev'essere stata stabilita, presso a poco, come lo fu quella del diaconato Atti 6:1-6. Le congregazioni che si formavano oltre i limiti della città di Gerusalemme, debbono aver sentito fin da principio la necessità di ordinarsi come società distinte e viventi di vita propria; ed anche nella metropoli stessa, i cristiani debbono aver sentito di buon'ora il bisogno di qualcuno che, ponendosi alla direzione della cosa pubblica nella comunità, permettesse agli apostoli di darsi interamente all'ufficio loro speciale. Quindi, gli anziani. Qualcuno potrebbe però domandare: "Ma come si spiega che Luca non dice verbo delle origini di questa istituzione così importante, mentre quelle dell'apostolato e del diaconato son date con tanta cura dalla storia evangelica?" Anche questo io mi spiego. L'ufficio di presbitero o anziano era il solo che fosse permanente ed essenziale nella sinagoga giudaica. Cotest'ufficio passò tale e quale dalla sinagoga nelle chiese che uscivano dal giudaismo; vi passò come cosa naturale; senza istituzione formale; e si capisce, quindi, come la storia non faccia alcun cenno di cotesta istituzione. Il cenno storico verrà più tardi Atti 14:23 quando si tratterà di chiese uscite dal paganesimo, che non hanno tradizioni giudaiche, e dove l'ufficio d'anziano sarà stabilito con un atto d'ordinazione speciale.

Riflessioni

1. Atti 11:24 ci dà le caratteristiche speciali che deve aver colui che lavora nell'opera Dio. È dev'essere:

1) un uomo, dabbene, onesto, irreprensibile; ma non basta;

2) pieno di fede; radicato in Cristo per la fede; e non basta ancora;

3) pieno di Spirito Santo. Felice la chiesa che ha dei pastori come Barnaba, santi nella vita, forti nella fede e ricchi di doni dello Spirito!

2. In Antiochia, i discepoli furono, per la prima volta, chiamati cristiani Atti 11:26. Dinnanzi a quel nome, d'origine pagana, ma santificato da Dio, doveano cadere in disuso i nomi di scherno e d'obbrobrio, che i nemici gettavano come tanti pugni di fango in faccia ai discepoli di Gesù; e quelli che prima della loro conversione si erano quelli che loro conversione chiamati Giudei e Gentili, dopo doveano perdere i loro nomi nel nuovo nome di "cristiani"; il quale, se fosse stato bene inteso e ben portato sin da principio, sarebbe stato sufficiente ad impedire la risurrezione delle antiche distinzioni e il diffondersi dei germi della contenzione. È notevole che questo nome, alla cui creazione non fu estranea la Provvidenza, non viene da Gesù, il Salvatore, ma da Cristo, l'Unto. È notevole, dico, e non è senza ragione, che i discepoli del Salvatore si chiamarono Cristiani e non Gesuiti. Noi tutti che ci chiamiamo cristiani, siamo per cotesto nome associati al Maestro non nell'opera della salvazione; non siamo dei salvatori con lui o come lui; ma, gli siamo associati nella unzione ch'Egli ricevette Atti 4:27; 10:38 e che noi riceviamo da lui; quindi, Giovanni può dire: "Quant'è a voi, voi avete l'unzione dal Santo e conoscete ogni cosa" 1Giovanni 2:20,27. Il che vuol dire: "Quant'è a voi, avete ricevuto da Gesù, dal Santo per eccellenza quella unzione, o (per uscire dalla immagine) quello Spirito che vi santifica; che, cioè, vi separa dal male e vi consacra a Dio, e vi dà la conoscenza esatta nitida e limpida di "ogni cosa" che si riferisce alla salvazione". Cristiano, quindi non è soltanto colui che fa atto d'adesione alla religione di Cristo; che accetta le, dottrine e crede alle promesse di Cristo; ma è colui, che, oltre a tutto ciò, apre il cuore alle sante brezze pentecostali e riceve da Dio quella "unzione di Spirito Santo e di potenza" Atti 10:38, per la quale ei può diventare un vero "imitatore di Cristo", nel pensiero, negli affetti, nelle opere e nelle parole.

3. Lo slancio di carità della chiesa antiochena a pro della sorella gerosolimitana, è un fiore bello ed olezzante nel giardino apostolico. Ei rivela l'intima unione d'amore che esisteva fra le varie congregazioni, fondato sullo stesso Redentore. La chiesa gerosolimitana avea mandato Barnaba ai convertiti di Siria; ed i convertiti di Siria, dopo che a Dio, doveano a Barnaba e per Barnaba alla chiesa della metropoli l'accrescimento della loro fede, il progresso della loro vita cristiana ed il potente aiuto dato loro da Saulo Atti 11:25-26. La chiesa antiochena ha ricevuto dei benefici spirituali dalla sorella di Gerusalemme. Ella le ricambia amore con amore; e quando la chiesa gerosolimitana e colpita dalla fame, i cristiani d'Antiochia fanno a gara per venirle in soccorso. Non uno si ritrae dal debito di gratitudine e d'affetto che lo lega alla chiesa sorella Atti 11:29. Cristo, si sente, vive nel cuor della Chiesa; e l'amore di Cristo è l'atmosfera, che la Chiesa primitiva respira a pieni polmoni.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Atti 11

1 Capitolo 11

La difesa di Pietro At 11:1-18

Il successo del Vangelo ad Antiochia At 11:19-24

I discepoli chiamati Cristiani, Soccorso inviato in Giudea At 11:25-30

Versetti 1-18

Lo stato imperfetto della natura umana appare con forza quando le persone pie sono dispiaciute persino di sentire che la parola di Dio è stata accolta, perché il loro sistema non è stato seguito. E siamo troppo inclini a disperare di fare del bene a coloro che, messi alla prova, si dimostrano molto istruibili. È la rovina e il danno della chiesa, escludere da essa e dal beneficio dei mezzi di grazia coloro che non sono in tutto come noi. Pietro ha spiegato l'intera faccenda. Dovremmo sempre sopportare le infermità dei nostri fratelli; e invece di offenderci o rispondere con calore, dovremmo spiegare le nostre ragioni e mostrare la natura delle nostre azioni. È certamente giusta la predicazione con cui viene dato lo Spirito Santo. Sebbene gli uomini siano molto zelanti per i loro regolamenti, dovrebbero fare attenzione a non opporsi a Dio; e coloro che amano il Signore lo glorificheranno quando saranno sicuri che ha dato il pentimento alla vita a qualche compagno peccatore. Il pentimento è un dono di Dio; non solo la sua grazia gratuita lo accetta, ma la sua potente grazia lo opera in noi, la grazia ci toglie il cuore di pietra e ci dà un cuore di carne. Il sacrificio di Dio è uno spirito spezzato.

19 Versetti 19-24

I primi predicatori del Vangelo ad Antiochia furono dispersi da Gerusalemme a causa delle persecuzioni; così ciò che doveva danneggiare la Chiesa fu fatto funzionare per il suo bene. L'ira dell'uomo viene trasformata in lode a Dio. Cosa dovrebbero predicare i ministri di Cristo se non Cristo? Cristo e la sua crocifissione? Cristo e la sua glorificazione? E la loro predicazione era accompagnata dalla potenza divina. La mano del Signore era con loro, per portare nei cuori e nelle coscienze degli uomini ciò che essi potevano solo dire all'orecchio esterno. Essi credettero, furono convinti della verità del Vangelo. Si allontanarono da un modo di vivere disattento e carnale, per vivere una vita santa, celeste e spirituale. Si sono allontanati dall'adorare Dio in modo spettacolare e formale, per adorarlo nello Spirito e nella verità. Si sono rivolti al Signore Gesù, che è diventato tutto in tutti loro. Questa è stata l'opera di conversione compiuta su di loro, e deve essere compiuta su ognuno di noi. Quando il Signore Gesù viene predicato con semplicità e secondo le Scritture, avrà successo; e quando i peccatori vengono portati al Signore, gli uomini veramente buoni, pieni di fede e di Spirito Santo, ammireranno e si rallegreranno della grazia di Dio loro concessa. Barnaba era pieno di fede; pieno della grazia della fede e pieno dei frutti della fede che opera per mezzo dell'amore.

25 Versetti 25-30

Finora i seguaci di Cristo erano chiamati discepoli, cioè discenti, studiosi; ma da quel momento furono chiamati cristiani. Il significato proprio di questo nome è: seguace di Cristo; indica colui che, per seria riflessione, abbraccia la religione di Cristo, crede alle sue promesse e si preoccupa soprattutto di improntare la propria vita ai precetti e all'esempio di Cristo. Per questo è evidente che moltissimi prendono il nome di cristiano a cui non appartiene giustamente. Ma il nome senza la realtà non fa che aumentare la nostra colpa. Mentre la nuda professione non dà né profitto né piacere, il suo possesso dà la promessa della vita attuale e di quella futura. Concedi, Signore, che i cristiani dimentichino altri nomi e distinzioni e si amino gli uni gli altri come dovrebbero fare i seguaci di Cristo. I veri cristiani si prenderanno cura dei loro fratelli nelle afflizioni. In questo modo si otterrà un frutto a lode e gloria di Dio. Se tutti gli uomini fossero veri cristiani, con quanta gioia si aiuterebbero a vicenda! La terra intera sarebbe come una grande famiglia, ogni membro della quale si sforzerebbe di essere doveroso e gentile.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Atti 11

1 E gli apostoli ei fratelli - I cristiani che erano in Giudea.

Sentito... - Un avvenimento così straordinario come quello di Cesarea, la discesa dello Spirito Santo sui pagani, e la loro ricezione nella chiesa, susciterà l'attenzione e potrebbe produrre molta sensibilità riguardo alla condotta di Pietro e quelli con lui. Era così contrario a tutte le idee degli ebrei, che non c'è da meravigliarsi se ha portato alla contesa.

2 Quelli che erano della circoncisione - Cristiani che erano stati convertiti tra gli ebrei.

Conteso con lui - Contestato; lo rimproverò; lo ha accusato di essere colpevole. Questa è una delle circostanze che mostrano in modo conclusivo che gli apostoli ei primi cristiani non consideravano Pietro come avente una particolare supremazia sulla chiesa, o come vicario di Cristo sulla terra in un senso speciale. Se fosse stato considerato come avente l'autorità che i cattolici romani pretendono per lui, si sarebbero subito sottomessi a ciò che aveva ritenuto opportuno fare. Ma i primi cristiani non avevano questa idea della cosiddetta autorità di Pietro. Questa affermazione per Pietro non si oppone solo a questo luogo, ma a ogni parte del Nuovo Testamento.

3 E mangiavi con loro - Vedi le note su Atti degli Apostoli 10:13.

4 Ma Pietro provò - Greco: Pietro cominciando, lo spiegò loro in ordine; cioè, cominciò con la visione che ebbe e diede un racconto dei vari eventi in ordine, come effettivamente avvennero. Una semplice e schietta esposizione dei fatti è di solito il modo migliore per disarmare i pregiudizi e mettere a tacere l'opposizione. L'opposizione nasce più comunemente dal pregiudizio, o da affermazioni false ed esagerate, e tale opposizione può essere rimossa al meglio non con una contesa rabbiosa, ma con una relazione schietta dei fatti. Nella maggior parte dei casi il pregiudizio sarà così disarmato e l'opposizione scomparirà, come è avvenuto per quanto riguarda l'ammissione dei Gentili alla chiesa.

E lo espose - Lo spiegò; l'ha dichiarato come si è realmente verificato.

In ordine - Un evento dopo l'altro, come sono accaduti. Dimostrò così che la sua mente era stata tanto prevenuta quanto la loro, e dichiarò in che modo i suoi pregiudizi erano stati rimossi. Accade spesso che coloro che diventano più zelanti e devoti in ogni nuova misura per il progresso della religione, all'inizio si opponessero a loro tanto quanto gli altri. Sono condotti da una circostanza all'altra, finché i loro pregiudizi non muoiono, e la provvidenza e lo Spirito di Dio indicano chiaramente il loro dovere.

5 Vedi Atti degli Apostoli 10:9.

14 E tutta la tua casa - La tua famiglia. Questa è una circostanza che egli omise nel racconto in Atti degli Apostoli 10 : Si dice però in Atti degli Apostoli 10:2 , Atti degli Apostoli 10:2 , che Cornelio temeva Dio con tutta la sua casa.

È evidente da Atti degli Apostoli 10:48 che la famiglia ricevette anche l'ordinanza del battesimo e fu accolta nella chiesa.

15 E mentre cominciavo a parlare - O, mentre parlavo.

Lo Spirito Santo... - Atti degli Apostoli 10:44.

16 La parola del Signore - Vedi le note su Atti degli Apostoli 1:5.

17 Che cosa ero - Che potere o diritto avevo di oppormi alla volontà manifesta di Dio che i Gentili fossero ricevuti nella chiesa cristiana.

Resisti a Dio - Opponiti o resisti a Dio. Aveva indicato la sua volontà; aveva mostrato la sua intenzione di salvare i pagani; e i pregiudizi di Pietro furono tutti superati. Uno dei mezzi migliori per distruggere pregiudizi e false opinioni è un potente risveglio della religione. Dottrine più erronee e sentimenti empi vengono superati in tali scene che in tutte le contese bigotte e feroci che abbiano mai avuto luogo.

Se le persone desiderano sradicare l'errore dalla chiesa, dovrebbero sforzarsi con tutti i mezzi per promuovere ovunque risvegli della religione pura e incontaminata. Lo Spirito Santo fa tacere più facilmente ed efficacemente la falsa dottrina, e distrugge l'eresia, di tutte le denunce di feroci teologi; tutti gli allarmi dei fanatici accesi per l'ortodossia; e tutti gli anatemi che professano l'amore per la purezza della chiesa emettono sempre dagli iceberg sui quali tali campioni di solito cercano il loro riposo e la loro casa.

18 Rimasero zitti - Erano convinti, come lo era stato Pietro, dalle indicazioni manifeste della volontà di Dio.

Allora ha Dio... - La grande verità in questo modo ha stabilito che le porte della chiesa sono aperte A tutto il mondo dei Gentili - una verità che era degna di questa notevole interposizione. Ha subito cambiato le opinioni degli apostoli e dei primi cristiani; diede loro nuove, ampie e liberali concezioni del Vangelo; infransero i loro pregiudizi a lungo accarezzati; insegnò loro a considerare tutte le persone come loro fratelli; impressionò i loro cuori con la verità, che non fu mai sradicata, che la chiesa cristiana era stata fondata per il vasto mondo e che essa apriva lo stesso glorioso sentiero alla vita ovunque si trovasse l'uomo, sia con il ristretto pregiudizio dell'ebreo, sia tra le degradazioni del mondo pagano.

A questa verità dobbiamo le nostre speranze; per questo dobbiamo ringraziare il Dio del cielo; e, impressionati da ciò, dovremmo cercare di invitare il mondo intero a prendere parte con noi alle ricche disposizioni del vangelo del Dio benedetto.

19 Ora loro... - Questo verso introduce una nuova sequenza di osservazioni storiche; e da questo punto il corso della storia degli Atti degli Apostoli prende una nuova direzione. Finora, la storia aveva registrato principalmente la predicazione del vangelo agli ebrei. Da questo punto la storia registra gli sforzi compiuti per convertire i Gentili. Inizia con le fatiche svolte nell'importante città di Antiochia ( Atti degli Apostoli 11:19 ); e siccome, durante l'opera di grazia che avvenne in quella città, furono particolarmente ricercate le fatiche dell'apostolo Paolo ( Atti degli Apostoli 11:25 ), lo scrittore sacro da allora in poi limita la storia principalmente ai suoi viaggi e fatiche.

Che erano dispersi all'estero - Vedi Atti degli Apostoli 8:1.

Fino a Fenice - Fenice, o Fenicia, era una provincia della Siria, che nel suo senso più ampio comprendeva una stretta striscia di paese situata sulla costa orientale del Mediterraneo, e che si estendeva da Antiochia ai confini dell'Egitto. Ma la Fenice propriamente detta si estendeva solo dalle città di Laodicea a Tiro, e comprendeva solo i territori di Tiro e Sidone. Questo paese veniva chiamato a volte semplicemente "Canaan". Vedi le note su Matteo 15:22.

E Cipro - Un'isola al largo della costa dell'Asia Minore, nel Mar Mediterraneo. Vedi le note su Atti degli Apostoli 4:36.

E Antiochia - C'erano due città con questo nome, una situata in Pisidia in Asia Minore (vedi Atti degli Apostoli 13:14 ); l'altro, di cui qui, era situato sul fiume Oronte, ed era lungo, la capitale della Siria. Fu costruito da Seleuco Nicanor e fu chiamato Antiochia in onore di suo padre Antioco.

Fu fondata nel 301 aC Non è menzionata nell'Antico Testamento, ma è più volte menzionata negli Apocrifi e nel Nuovo Testamento. Fu a lungo la città più potente d'Oriente, inferiore solo a Seleucia e ad Alessandria. Era famoso per il fatto che il diritto di cittadinanza era conferito da Seleuco sia agli ebrei che ai greci e ai macedoni, così che qui avevano il privilegio di adorare a modo loro senza molestie. È probabile che i cristiani sarebbero stati considerati semplicemente come una setta di ebrei, e qui avrebbero dovuto celebrare il loro culto senza interruzioni.

Per questo motivo può essere stato che i primi cristiani considerassero questa città di così particolare importanza, perché qui potevano trovare rifugio dalla persecuzione e poter adorare Dio senza molestie. Questa città fu onorata come colonia romana, metropoli e asilo. Era grande; era quasi quadrato; ha avuto molti guadagni; era ornato di belle fontane; ed era una città di grande opulenza.

Fu, tuttavia, soggetto a terremoti, e fu più volte quasi distrutto. Nell'anno 588 ha subito un terremoto in cui sono state distrutte 60.000 persone. Fu conquistata dai Saraceni nel 638 dC, e, dopo alcune modifiche e rivoluzioni, fu presa durante le Crociate, dopo un lungo e sanguinoso assedio, da Goffredo di Buglione, il 3 giugno 1098 dC. Nel 1268 fu presa dal Sultano d'Egitto, che la fece demolire e la pose sotto il dominio del Turco.

Antiochia è ora chiamata Antakia e contiene circa 10.000 abitanti (Robinson's Calmet). "C'era di tutto nella situazione e nelle circostanze della città", affermano Conybeare e Howson ("Life and Epistles of Paul", vol. 1, p. 121), "per renderla un luogo di incontro per tutte le classi e i tipi di le persone. Con il suo porto di Seleucia era in comunicazione con tutti i commerci del Mediterraneo; e, attraverso l'aperta campagna dietro il Libano, fu convenientemente avvicinata dalle carovane dalla Mesopotamia e dall'Arabia.

Univa i vantaggi dell'entroterra di Aleppo con le opportunità marittime di Smirne. Era quasi una Roma orientale, nella quale tutte le forme della vita civile dell'impero trovavano qualche rappresentante. Durante i primi due secoli dell'era cristiana fu ciò che Costantinopoli divenne in seguito, "la Porta dell'Oriente". “Se una città del I secolo era degna di essere chiamata la regina pagana e la metropoli dell'Oriente, quella città era Antiochia. Era rappresentata, in una famosa statua allegorica, come una figura femminile, seduta su una roccia e incoronata, con il fiume Oronte ai suoi piedi” (Conybeare e Howson, vol. 1, p. 125).

Predicazione della Parola - La Parola di Dio, il Vangelo.

A nessuno ma solo agli ebrei - Avevano i pregiudizi comuni degli ebrei, che le offerte di salvezza dovevano essere fatte solo agli ebrei.

20 Erano uomini di Cipro e Cirene - Erano nativi di Cipro e Cirene. Cirene era una provincia e una città della Libia in Africa. Attualmente è chiamato Cairoan, ed è situato nel regno di Barca. A Cipro si parlava la lingua greca; e dalle vicinanze di Cirene ad Alessandria, è probabile che vi si parlasse anche la lingua greca. Da questa circostanza sarebbe potuto accadere che fossero portati più particolarmente a rivolgersi ai Greci che si trovavano ad Antiochia. È possibile, tuttavia, che abbiano sentito parlare della visione che ebbe Pietro e si sentirono chiamati a predicare il Vangelo ai Gentili.

Parlò ai Greci - πρὸς τοὺς Ἑλληνιστὰς pros tous Hellēnistas. Agli ellenisti. Questa parola di solito indica nel Nuovo Testamento "quegli ebrei residenti in terre straniere, che parlavano la lingua greca". Vedi le note su Atti degli Apostoli 6:1.

Ma a loro il vangelo era già stato predicato; eppure in questo luogo è evidentemente intenzione di Luca affermare che il popolo di Cipro e di Cirene predicava a coloro che non erano ebrei, e che così la loro condotta si distingueva da quelli ( Atti degli Apostoli 11:19 ) che predicavano ai solo ebrei.

È quindi evidente che qui siamo tenuti a intendere i Gentili come coloro a cui si rivolgevano le persone di Cipro e di Cirene. In molti mss. la parola usata qui è Ἕλληνας Hellēnas, "greci", invece di "ellenisti". Questa lettura è stata adottata da Griesbach e si trova nel siriaco, nell'arabo, nella Vulgata e in molti dei primi padri.

La versione etiope dice "ai Gentili". Non c'è dubbio che questa sia la vera lettura; e che lo scrittore sacro intende dire che qui fu predicato il vangelo. Coloro che non erano ebrei, perché tutti erano chiamati "greci" da coloro che non erano ebrei, Romani 1:16. La connessione ci porterebbe a supporre che avessero sentito parlare di ciò che era stato fatto da Pietro e che, imitando il suo esempio, ora predicassero il Vangelo anche ai Gentili.

21 E la mano del Signore - Vedi le note su Luca 1:66. Confronta Salmi 80:17. Il significato è che Dio ha mostrato loro favore e ha mostrato la sua potenza nella conversione dei loro ascoltatori.

22 Poi la notizia... - La chiesa di Gerusalemme ha saputo di questo. Era naturale che un evento così straordinario come la conversione dei Gentili e lo straordinario successo del Vangelo in una città splendida e potente, fosse riportato a Gerusalemme, e vi suscitasse un profondo interesse.

E mandarono - Per aiutare i discepoli lì, e per dare loro la loro approvazione. Avevano fatto una cosa simile nel risveglio avvenuto in Samaria. Vedi le note su Atti degli Apostoli 8:14.

Barnaba - Vedi Atti degli Apostoli 4:36. Era originario di Cipro e probabilmente conosceva bene Antiochia. Era, quindi, particolarmente qualificato per il lavoro su cui lo mandavano.

23 Aveva visto la grazia di Dio - Il favore, o misericordia di Dio, nel convertire i peccatori a se stesso.

Era contento - Approvato ciò che era stato fatto nel predicare il vangelo ai Gentili, e si rallegrò che Dio avesse riversato il suo Spirito su di loro. L'effetto di un risveglio è produrre gioia nei cuori di tutti coloro che amano il Salvatore.

E li esortò tutti - li supplicò. Sarebbero stati esposti a molte prove e tentazioni, e cercò di assicurare la loro ferma adesione alla causa della religione.

Quello con lo scopo del cuore - Con una mente ferma; con una risoluzione fissa e stabile che avrebbero fatto di questo il loro piano di vita stabilito, il loro obiettivo principale. Uno scopo, πρόθεσις protesi, è una risoluzione della mente, un piano o intenzione, Romani 8:28; Efesini 1:11; Efesini 3:11; 2Tm 1:9 ; 2 Timoteo 3:10.

È soprattutto una decisione della mente riguardo alla condotta futura, e la dottrina di Barnaba qui era, senza dubbio, che dovrebbe essere un piano o un disegno regolare, fisso, determinato nelle loro menti che d'ora in poi avrebbero aderito a Dio. Un tale piano dovrebbe essere formato da tutti i cristiani all'inizio della loro vita cristiana, e senza un tale piano non ci può essere prova di pietà. Possiamo anche notare che un tale piano è uno dei cuori.

Non è semplicemente della comprensione, ma è dell'intera mente, inclusi la volontà e gli affetti. È il principio guida; l'affetto più forte; lo scopo guida della volontà di aderire a Dio, e, a meno che questo non sia il desiderio prevalente e governante del cuore, non vi può essere evidenza di conversione.

Si sarebbero scissi - greco: che sarebbero rimasti; cioè che aderissero costantemente e fedelmente attaccati al Signore.

24 Perché era un brav'uomo - Questo è il motivo per cui ebbe un così eminente successo. Non è detto che fosse un uomo di illustri talenti o cultura; che era un predicatore splendido o imponente; ma semplicemente che era un uomo di indole amabile, gentile e benevola - un pio, umile uomo di Dio. Non dovremmo sottovalutare il talento, l'eloquenza o la cultura nel ministero, ma possiamo osservare che l'umile pietà spesso farà più nella conversione delle anime dei talenti più splendidi.

Nessuna dotazione può sostituirla. Il vero potere di un ministro è concentrato in questo, e senza questo il suo ministero sarà sterilità e maledizione. Non c'è niente sulla terra così potente come la bontà. Se un uomo volesse sfruttare al meglio i suoi poteri, il vero segreto si troverebbe nell'impiegarli per un buon scopo e nel farli essere interamente sotto la direzione della benevolenza. Lo scopo di John Howard di "fare del bene" ha avuto un'impressione più permanente sugli interessi del mondo rispetto ai talenti di Alessandro o Cesare.

Pieno di Spirito Santo - Era interamente sotto l'influenza dello Spirito Santo. Questa è la seconda qualifica qui menzionata di un buon ministro. Non era semplicemente esemplare per mitezza e gentilezza di carattere, ma era eminentemente un uomo di Dio. Era pieno dell'influenza dello Spirito sacro, che produceva zelo, amore, pace, gioia, ecc. Vedi Galati 5:22. Confronta le note su Atti degli Apostoli 2:4.

E di fede - Fiducia nella verità e nelle promesse di Dio. Questa è la terza qualifica menzionata; e questa fu un'altra causa del suo successo. Ha confidato in Dio. Egli dipendeva non dalla propria forza, ma dalla forza del braccio di Dio. Con queste qualifiche si è impegnato nel suo lavoro e ha avuto successo. Queste qualifiche dovrebbero essere ricercate dal ministero del Vangelo. Altri non dovrebbero in effetti essere trascurati, ma il ministero di un uomo di solito avrà successo solo se cerca di possedere quelle doti che distinguevano Barnaba: un cuore gentile, tenero e benevolo; devota pietà; la pienezza dell'influenza dello Spirito; e una fiducia forte e incrollabile nelle promesse e nella potenza di Dio.

E molta gente - Molte persone.

È stato aggiunto al Signore - È diventato cristiano.

25 Poi partì... - Perché Barnaba cercò Saulo non si sa. È probabile, tuttavia, che ciò fosse dovuto al notevole successo che ebbe ad Antiochia. C'era un grande risveglio della religione, e c'era bisogno di ulteriore lavoro. In tali momenti i ministri del Vangelo hanno bisogno di ulteriore aiuto, come gli uomini nel tempo del raccolto hanno bisogno dell'aiuto degli altri. Saulo era in queste vicinanze Atti degli Apostoli 9:30 , ed era eminentemente adatto ad aiutare in questo lavoro.

Con lui Barnaba conosceva bene Atti degli Apostoli 9:27 , e probabilmente non c'era nessun altro nelle vicinanze a cui potesse ottenere aiuto.

A Tarso - Vedi le note su Atti degli Apostoli 9:11.

26 Quell'anno intero - Antiochia era una città estremamente importante per numero, ricchezza e influenza. Fu per questo, probabilmente, che trascorsero così tanto tempo lì, invece di viaggiare in altri luoghi. L'attenzione degli apostoli fu precoce e principalmente rivolta alle città, in quanto luoghi di influenza e centri di potere. Così, Paolo trascorse tre anni nella città di Efeso, Atti degli Apostoli 20:31.

E così continuò un anno e mezzo a Corinto, Atti degli Apostoli 18:11. Si può aggiungere che le prime chiese furono fondate nelle città; e il successo più notevole fu la predicazione del vangelo nelle grandi città.

Si sono radunati... - Si sono riuniti per il culto.

Con la chiesa - Margine, nella chiesa. Il greco ἐν en porterà questa costruzione; ma non c'è alcun caso nel Nuovo Testamento in cui la parola "chiesa" si riferisce all'edificio in cui una congregazione adora. Evidentemente qui significa che Barnaba e Saulo si radunarono con l'assemblea cristiana a tempo debito, nello spazio di un anno, ai fini del culto pubblico.

E i discepoli furono chiamati cristiani ... - Poiché questo divenne il nome distintivo dei seguaci di Cristo, era degno di nota. Il nome fu evidentemente dato perché erano i seguaci di Cristo. Ma da chi, o con quali punti di vista è stato dato, non è certo noto. Se è stato dato dai loro nemici per scherno, come sono stati i nomi Puritano, Quacchero, Metodista, ecc.; o se i discepoli stessi l'hanno assunto, o se è stato dato per intimazione divina, è stato oggetto di dibattito.

Che sia stato dato per scherno non è probabile, perché nel nome "cristiano" non c'era nulla di disonorevole. Essere gli amici dichiarati del Messia, o del Cristo, non era per gli ebrei motivo di biasimo, perché tutti professavano di essere gli amici del Messia. La causa di biasimo con i discepoli era che consideravano Gesù di Nazaret come il Messia; e quindi, quando i loro nemici volevano parlare di loro con disprezzo, ne parlavano come Galilei Atti degli Apostoli 2:7 , o come Nazareni Atti degli Apostoli 24:5 , “E un capo della setta dei Nazareni.

È possibile che il nome sia stato dato loro come un mero appellativo, senza voler trasmettere con esso alcun rimprovero. I Gentili avrebbero probabilmente usato questo nome per distinguerli, e potrebbe essere diventato così l'appellativo comune. È evidente dal Nuovo Testamento, credo, che non è stato concepito come un termine di rimprovero. Si verifica ma due volte altrove: Atti degli Apostoli 26:28 , "Agrippa disse a Paolo: Quasi tu mi persuadi ad essere cristiano"; 1 Pietro 4:16 , “Se uno soffre come cristiano, non si vergogni.

” Non si può trarre alcun argomento certo riguardo alla fonte del nome dalla parola che è usata qui. La parola usata qui, e tradotta "sono stati chiamati" - χρηματίζω chrēmatizō - significa:

(1) Per concludere affari; per essere impiegato in qualsiasi cosa, ecc. Questo è il suo significato abituale negli scrittori greci.

(2) Essere ammoniti divinamente, essere istruiti da una comunicazione divina, ecc., Matteo 2:12; Luca 2:26; Atti degli Apostoli 10:22; Ebrei 8:5; Ebrei 11:7; Ebrei 12:25.

(3) Essere nominata, o chiamata, in qualsiasi modo, senza una comunicazione divina, Romani 7:3 , "Sarà chiamata adultera". Non si può negare, però, che il significato più usuale nel Nuovo Testamento sia quello di monito, o comunicazione, divino; ed è certamente possibile che il nome sia stato dato da Barnaba e Saulo.

Mi appoggio all'opinione, tuttavia, che fu dato loro dai Gentili che erano lì, semplicemente come un appellativo, senza intenderlo come un nome di rimprovero; e che fu prontamente assunto dai discepoli come un nome che li designasse adeguatamente. Se fosse stato assunto da loro, o se Barnaba e Saulo avessero conferito il nome, il resoconto sarebbe stato probabilmente in questo senso; non semplicemente che “furono chiamati”, ma che presero questo nome, o che gli fu dato dagli apostoli.

È, tuttavia, di scarsa importanza da dove derivi il nome. Divenne presto un nome di biasimo, e di solito lo è stato in tutte le epoche da allora, da parte dei malvagi, dei frivoli, dei licenziosi e degli empi.

È, tuttavia, un nome onorato, l'appellativo più onorevole che possa essere conferito a un mortale. Suggerisce subito al cristiano il nome del suo grande Redentore; l'idea della nostra intima relazione con lui; e il pensiero che lo riceviamo come il nostro Capo prescelto, la fonte delle nostre benedizioni, l'autore della nostra salvezza, la fonte delle nostre gioie. È il nome distintivo di tutti i redenti.

Non è che apparteniamo a questa o quella denominazione; non è che i nostri nomi siano legati ad antenati alti e illustri; non è che siano registrati nei libri di araldica; non è che stiano in alto nelle corti, e tra i frivoli, gli eleganti ei ricchi, che il vero onore sia conferito agli uomini. Non sono queste le cose che danno distinzione e specialità ai seguaci del Redentore. È che sono "cristiani". Questo è il loro nome speciale; da questo sono conosciuti; ciò suggerisce subito il loro carattere, i loro sentimenti, le loro dottrine, le loro speranze, le loro gioie.

Questo li lega tutti insieme - un nome che si eleva al di sopra di ogni altro appellativo; che unisce in uno gli abitanti di nazioni lontane e tribù di uomini; che collega gli estremi della società e li colloca sotto gli aspetti più importanti su un livello comune; e che è un vincolo per unire in un'unica famiglia tutti coloro che amano il Signore Gesù, pur abitando in climi diversi, parlando lingue diverse, impegnati in diverse occupazioni della vita, e occupando tombe lontane al momento della morte.

Colui che vive secondo l'importanza di questo nome è il più benedetto ed eminente dei costumi. Questo nome sarà ricordato quando i nomi dei reali non saranno più ricordati e quando gli appellativi di nobiltà cesseranno di divertire o di abbagliare il mondo.

27 E in questi giorni - Mentre Barnaba e Saulo erano ad Antiochia.

Vennero profeti - La parola "profeta" denota propriamente "colui che predice eventi futuri". Vedi le note su Matteo 7:15. A volte è usato nel Nuovo Testamento per denotare semplicemente "maestri religiosi, istruttori inviati da Dio, senza particolare riferimento a eventi futuri". Insegnare alla gente nelle dottrine della religione faceva parte dell'ufficio profetico, e questa idea era solo talvolta indicata dall'uso della parola.

Vedi Rm 12:6 ; 1 Corinzi 12:10 , 1 Corinzi 12:28; 1Co 13:2, 1 Corinzi 13:8; 1 Corinzi 14:3 , 1 Corinzi 14:5 , 1 Corinzi 14:24.

Questi profeti sembrano essere stati dotati in modo notevole della conoscenza degli eventi futuri; con il potere di spiegare i misteri; e in alcuni casi con il potere di parlare lingue straniere. In questo caso, sembra che almeno uno di loro avesse il potere di predire eventi futuri.

28 Chiamato Agabus - Quest'uomo è menzionato ma in un altro posto nel Nuovo Testamento. In Atti degli Apostoli 21:10 , si dice che avesse predetto che Paolo sarebbe stato consegnato nelle mani dei Gentili. Non è detto espressamente che fosse un cristiano, ma la connessione sembra implicare che lo fosse.

E significava - Vedi Giovanni 12:33. La parola di solito denota "indicare con segni, o con un grado di oscurità e incertezza, non dichiarare in un linguaggio esplicito". Ma qui sembra denotare semplicemente "predire, predire".

Per lo Spirito - Sotto l'influenza dello Spirito. Era ispirato.

Grande carestia - Una grande carestia.

In tutto il mondo - La parola usata qui οἰκουμένην oikoumenēn di solito denota “il mondo abitabile, le parti della terra che sono coltivate e occupate”. A volte è usato, tuttavia, per denotare “un intero paese o paese”, in contrapposizione alle sue parti: così, per denotare “l'intero paese di Palestina” in distinzione dalle sue parti; o per indicare che un evento avrebbe avuto riferimento a tutta la terra, e non sarebbe stato limitato a una o più parti, come Galilea, Samaria, ecc.

Vedi le note su Luca 2:1. Il significato di questa profezia evidentemente è che la carestia sarebbe estesa; che non sarebbe confinato a una singola provincia o regione, ma che si estenderebbe fino a poter essere chiamato "generale". Infatti, sebbene la carestia fosse particolarmente grave in Giudea, si estese molto oltre.

Questa predizione fu pronunciata non molto tempo dopo la conversione di Saulo, e probabilmente, quindi, intorno all'anno 38 dC o 40 dC il Dr. Lardner ha tentato di mostrare che la profezia si riferiva solo alla terra di Giudea, sebbene in realtà vi fossero carestie in altri luoghi (Lardher's Works, vol. 1, pp. 253, 254, edit. London, 1829).

Il che avvenne... - Questo è uno dei pochi casi in cui gli scrittori sacri del Nuovo Testamento affermano il compimento di una profezia. Essendo stata scritta la storia dopo l'evento, è stato naturale dare un fugace avviso del compimento.

Ai tempi di Claudio Cesare - L'imperatore romano. Iniziò il suo regno nel 41 dC e regnò per 13 anni. Fu infine avvelenato da una delle sue mogli, Agrippina, che voleva innalzare al trono suo figlio Nerone. Durante il suo regno non meno di quattro diverse carestie sono ricordate dagli antichi scrittori, una delle quali fu particolarmente grave in Giudea, ed era quella, senza dubbio, alla quale qui si riferisce lo scrittore sacro:

(1) Il primo avvenne a Roma, e avvenne nel primo o secondo anno del regno di Claudio. È nata dalle difficoltà di importare disposizioni dall'estero. È menzionato da Dione, le cui parole sono queste: "Essendo una grande carestia, egli (Claudio) non solo si prese cura di una fornitura presente, ma provvide anche per il tempo a venire". Quindi procede a dichiarare la grande spesa che fece Claudio nel fare un buon porto alla foce del Tevere e un comodo passaggio da lì fino alla città (did, lib. Ix. p. 671, 672; vedi anche Svetonio , Claudio, cap. 20).

(2) Si dice che una seconda carestia sia stata particolarmente grave in Grecia. Di questa carestia parla Eusebio nel suo Chronicon, p. 204: “C'è stata una grande carestia in Grecia, in cui un modius di grano (circa mezzo staio) è stato venduto per sei dracme”. Eusebio dice che questa carestia si verificò nel nono anno del regno di Claudio.

(3) Nell'ultima parte del suo regno, 51 dC, ci fu un'altra carestia a Roma, menzionata da Svetonio (Claudio, cap. 18), e da Tacito ( Ann., Giovanni 12:43 ). Di questo, Tacito dice che era così grave da essere ritenuto un giudizio divino.

(4) Si dice che una quarta carestia si sia verificata particolarmente in Giudea. Questo è descritto da Giuseppe Flavio ( Antiq., libro 20, capitolo 2, sezione 5). “Una carestia”, dice, “li opprimeva allora (al tempo di Claudio); e molte persone morirono per la mancanza di ciò che era necessario per procurarsi il cibo. La regina Elena mandò alcuni dei suoi servi ad Alessandria con denaro per comprare una grande quantità di grano, e altri di loro a Cipro per portare un carico di fichi secchi.

Questa carestia è descritta come continuata sotto i due procuratori della Giudea, Tiberio Alessandro e Cassio Fado. Fado fu inviato in Giudea, alla morte di Agrippa, verso il quarto anno del regno di Claudio, e quindi la carestia durò probabilmente durante il quinto, sesto e settimo anno del regno di Claudio. Vedere la nota in Josephus di Whiston , Antiq. , libro 20, capitolo 2, sezione 5; anche Lardner come citato sopra. Di questa carestia, o della miseria conseguente alla carestia, si fa ripetutamente menzione nel Nuovo Testamento.

29 Poi i discepoli - I cristiani ad Antiochia.

Secondo la sua capacità - Secondo come avevano prosperato. Ciò non implica che fossero ricchi, ma che fornissero l'aiuto che potevano permettersi.

Determinati a inviare soccorsi - Ciò non derivava solo dal loro senso generale di obbligo di aiutare i poveri, ma si sentivano particolarmente obbligati ad assistere i loro fratelli ebrei. L'obbligo di alleviare i bisogni temporali di coloro dai quali si ricevono importanti misericordie spirituali è ripetutamente imposto nel Nuovo Testamento. Confronta Romani 15:25; 1 Corinzi 16:1; 2 Corinzi 9:1; Galati 2:10.

30 Inviato agli anziani - Greco: ai presbiteri. Questa è la prima menzione che abbiamo nel Nuovo Testamento di anziani, o presbiteri, nella chiesa cristiana. La parola letteralmente denota "uomini anziani", ma nella sinagoga ebraica era semplicemente un nome d'ufficio. È chiaro, tuttavia, credo, che gli anziani della sinagoga ebraica qui non sono inclusi, poiché il rilievo era destinato ai "fratelli" ( Atti degli Apostoli 11:29 ); cioè i cristiani che erano a Gerusalemme, e non è probabile che una carità simile.

questo sarebbe stato affidato alle mani di anziani ebrei. La connessione qui non ci consente di determinare nulla sul senso in cui è stata usata la parola. Ritengo probabile che non si riferisca agli ufficiali della chiesa, ma che significhi semplicemente che la carità è stata affidata agli uomini anziani, prudenti ed esperti della chiesa, per la distribuzione tra i membri. Calvino suppone che gli apostoli fossero particolarmente destinati.

Ma questo non è probabile. È possibile che i diaconi, che erano probabilmente uomini anziani, possano essere qui particolarmente indicati, ma sembra più probabile che la carità sia stata inviata ai membri anziani della chiesa senza riguardo al loro ufficio, per essere distribuita secondo la loro discrezione .

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Atti 11

1 Versetto 1. E gli apostoli e i fratelli che erano in Giudea,

Il resto dei dodici apostoli e i membri privati delle chiese che erano in Giudea, poiché ora vi erano più chiese di quella di Gerusalemme, Atti 9:31

udirono che anche i Gentili avevano ricevuto la parola di Dio; così come Samaria, Atti 8:14 la notizia in un modo o nell'altro fu rapidamente portata a loro, e senza dubbio ma sentirono anche che avevano ricevuto lo Spirito Santo, i suoi doni straordinari, così come la sua grazia speciale, anche se non se ne fa menzione

2 Versetto 2. E quando Pietro salì a Gerusalemme,

Da Cesarea, dopo che si era fermato alcuni giorni in casa di Cornelio, così un viaggio da Cesarea a Gerusalemme è chiamato un'ascesa dall'una all'altra, Atti 25:1 perché Gerusalemme sorgeva su un terreno più elevato, come lo era la metropoli del paese; e questo era un viaggio di seicento stadi, o settantacinque miglia, poiché fin qui, secondo Giuseppe Flavio, Cesarea era distante da Gerusalemme:

Quelli che erano della circoncisione, la cui frase designa non solo i Giudei circoncisi che credettero in Cristo, perché tali erano tutti quelli della chiesa di Gerusalemme, o almeno i proseliti che erano stati circoncisi, perché non c'erano ancora Gentili incirconcisi tra loro, ma quelli di loro, che erano molto strenui per la circoncisione, e ne fece non solo un bar di comunione ecclesiale, ma anche di conversazione civile:

questi contendevano con lui; Discusse la questione, discussero la questione con lui, si lamentarono contro di lui e litigarono con lui. Epifanio dice che Cerinto, quell'arcieretico, era a capo di questa contesa

3 Versetto 3. dicendo: Tu sei entrato negli uomini incirconcisi,

Entrava nelle case di costoro, e alloggiava con loro, e conversava familiarmente con loro:

e mangiai con loro; che, secondo le tradizioni degli ebrei, erano illeciti; Vedi Gill su "Atti 10:28" che non dicono nulla riguardo la sua predicazione a loro, e il battesimo, perché questi erano così manifestamente conformi all'incarico di Cristo, in Matteo 28:19 Marco 16:15 e tuttavia come questi potrebbero essere senza l'altro, non è facile da dire

4 Versetto 4. Ma Pietro ripeté la questione fin dall'inizio,

Della visione a Ioppe;

e lo espose loro per ordine; o riferiva ogni particolare, in modo molto metodico e ordinato: non insisteva sulla sua autorità di apostolo, e tanto meno pretendeva di avere un primato rispetto al resto degli apostoli; ma si sottomise affinché il suo caso fosse ascoltato, esaminato e giudicato dal corpo dei fratelli

5 Versetto 5. Ero nella città di Giaffa,

E così è chiamato da Giuseppe Flavio, e negli Apocrifi:

"E piantò le sue tende contro Ioppe, ma; quelli di Ioppe, lo chiusero fuori dalla città, perché Apollonio vi aveva una guarnigione". (1; Maccabei 10:75)

"Anche gli uomini di Giaffa fecero un'azione così empia: pregarono i Giudei che abitavano in mezzo a loro di salire con le loro mogli e i loro figli sulle barche che avevano preparato, come se non avessero avuto intenzione di far loro del male". (2; Maccabei 12:3)

qui pregava in una casa di Simone il conciatore, sopra di essa, e verso la sesta ora del giorno, o le dodici a mezzogiorno, che era uno dei tempi di preghiera con i Giudei; Vedi Gill su "Atti 10:9",

e in estasi ebbi una visione; con gli occhi del suo intelletto; poiché gli organi del suo corpo erano del tutto insensati e inutili, il che era il seguente:

un certo vascello scendeva, come se fosse stato un grande lenzuolo; un vascello che sembrava un grande lenzuolo,

calato dal cielo per quattro angoli; alla terra, che quattro angoli erano legati, e forse furono trattenuti e calati dagli angeli, e in questo modo visionario furono visti da Pietro, sebbene non espressi:

ed è venuto fino a me; scese sul tetto della casa dove Pietro stava pregando; e che era necessario, per poter vedere ciò che c'era sopra e ricevere istruzioni da esso; e che fosse molto vicino a lui è evidente da ciò che gli viene detto in seguito, quando gli fu chiesto di alzarsi, uccidere e mangiare ciò che vi si trovava sopra; e quindi non poteva essere sospeso in aria, ma doveva essere calato proprio nel punto in cui si trovava

6 Versetto 6. Sul quale quando ebbi fissato i miei occhi,

Non del suo corpo, ma della sua mente; poiché questo gli fu presentato solo in visione, quando era come Paolo, senza sapere se nel corpo o fuori di esso.

Pensai: essendo intento a questo oggetto, egli considerò nella sua mente che cosa fosse, e che cosa dovesse significare; essendo qualcosa di strano e insolito, che scendeva dal cielo, e ne usciva, e veniva così vicino a lui, che assorbiva tutti i suoi pensieri, ed era oggetto di profonda meditazione:

e vidi quadrupedi della terra, e bestie selvatiche, e rettili, e uccelli del cielo; non versato sul foglio, ma in piedi o camminando su di esso; la versione siriaca omette "le bestie selvagge"; e le versioni etiopiche, "le cose striscianti"; ma entrambi sono nelle copie greche, e in altre versioni

7 Versetto 7. E udii una voce che mi diceva:

Come egli apprendeva nella sua mente; e udì questa voce nello stesso senso e maniera, come udì l'apostolo Paolo quando era in trance, Atti 22:17,18 2Corinzi 12:4

alzati, Pietro, uccidi e mangia; cioè, alzati e uccidi alcune di queste creature sul lenzuolo, e vestile e mangiale

8 Versetto 8. Ma io ho detto: "Non è così, Signore!

Poiché egli prese la voce che udì come la voce del Signore, eppure non ubbidì alla visione celeste, e benché avesse fame; il che dimostra quanto egli fosse un rigoroso osservatore delle cerimonie della legge, e quanto fosse prevenuto a favore di esse:

poiché nulla di impuro o di impuro è mai entrato nella mia bocca; non aveva permesso che nulla gli entrasse dalle labbra; Non aveva nemmeno assaggiato, e tanto meno mangiato, tutto ciò che era proibito dalla legge cerimoniale, tanto l'aveva osservata rigorosamente

9 Versetto 9. Ma la voce mi rispose di nuovo dal cielo:

Da dove veniva la voce di prima, ed era la voce del Signore, o di un angelo del Signore, e che gli rispose di nuovo, o

una seconda volta; non che gli dicesse una seconda volta di uccidere e mangiare, ma ciò che segue;

ciò che Dio ha purificato, tu non lo chiami impuro; cioè, aveva dichiarato di essere puro e adatto all'uso, e non contaminava, e non poteva contaminare l'uomo nella cui bocca entrava, e quindi non doveva essere dichiarato impuro, e di natura contaminante; questo fece Gesù Cristo, che è Dio sopra tutti benedetto in eterno, e con la cui morte fu posta fine alla legge cerimoniale, e alle distinzioni dei cibi per mezzo di essa; Matteo 15:11 Romani 14:14

10 Versetto 10. E questo fu fatto tre volte,

Cioè, la voce dal cielo rispose tre volte e incoraggiò Pietro a uccidere e mangiare; e così lo rende la versione etiopica, "e similmente mi disse per la terza volta"; le parole come prima:

e tutti furono attirati di nuovo in cielo; il lenzuolo con sopra tutte le creature, dalle stesse mani che lo hanno calato; la versione siriaca lo rende "e tutti si ritirarono in cielo"; come se tutto salisse al cielo da solo; e la versione etiopica, "e tutto tornò di nuovo in cielo"; Vedi Gill in " Atti 10:16 "

11 Versetto 11. Ed ecco, subito,

Il momento in cui la visione fu finita;

c'erano già tre uomini venuti alla casa dove mi trovavo; si fermarono davanti alla porta, come in Atti 10:17 e come dicono qui il Sirico e l'Etiope, e chiedevano di Pietro, se vi alloggiava; e questi uomini erano

mandato da Cesarea a me; la versione siriaca aggiunge: "per mezzo di Cornelio": ora questo incidente, essendo proprio alla fine della visione di cui sopra, servì molto a spiegarlo all'apostolo, e lo incoraggiò a fare ciò che aveva fatto; e oltre a ciò, aveva anche l'espresso ordine dello Spirito, per andare con loro a casa di Cornelio, come segue

12 Versetto 12. E lo Spirito mi ordinò di andare con loro, senza dubitare,

vedi Gill su " Atti 10:20",

Inoltre, questi sei fratelli mi accompagnarono; Da ciò risulta che i sei fratelli che erano andati con Pietro da Giaffa a Cesarea, vennero anch'essi con lui da lì a Gerusalemme, ed erano ora presenti, ai quali egli addita; così che sembra che Pietro fosse consapevole di dover essere chiamato a rendere conto della sua condotta quando sarebbe venuto a Gerusalemme; e perciò condusse con sé questi sei fratelli, per essergli testimoni di ciò che avevano visto e udito, il che fu un passo molto saggio e prudenziale.

ed entrammo nella casa di quell'uomo; la casa di Cornelio, perché entrarono nella casa della quale contendevano con lui, e dove egli entrò non solo, ma con lui i sei fratelli; la versione etiopica recita erroneamente "tre"

13 Versetto 13. E ci mostrò come aveva visto un angelo in casa sua,

La proposizione, "nella sua casa", è posta in modo molto appropriato; poiché un angelo era entrato nella sua casa, non poteva essere criminale da parte di Pietro, e dei sei fratelli, seguirlo. In un luogo è chiamato uomo, in un altro luogo angelo; vedi Atti 10:3,30, perché, sebbene fosse un angelo, tuttavia apparve in forma di uomo, come era consuetudine che gli angeli facessero; ma non è certo se Cornelio sapesse che era un angelo, dal momento che lo chiama uomo; e non lui, ma Luca lo storico, e Pietro, che ripete il racconto della visione, lo chiamano angelo; tuttavia, lo considerava una persona straordinaria, come mandatagli da Dio, e quindi obbedì alla visione celeste. La versione etiope recita: "un angelo di Dio; il quale, standosi in piedi, gli disse: Manda degli uomini a Ioppe, e chiama Simone, soprannominato Pietro"; Vedi Gill su " Atti 10:5"

14 Versetto 14. Chi ti dirà le parole,

Predicare dottrine, come quelle che si riferiscono alla persona e all'ufficio di Cristo, alla pace e al perdono, alla giustizia e alla salvezza per mezzo di lui; come Pietro predicò, come appare dal suo discorso nel capitolo precedente:

per mezzo del quale tu e tutta la tua casa sarete salvati; cioè, che sarebbe stato un mezzo per istruire lui e la sua famiglia sulla retta e vera via della salvezza; poiché il Vangelo indica solo la via della salvezza, ed è efficace per essa, solo quando è accompagnata dalla potenza di Dio: moltitudini lo ascoltano, eppure non sono salvati da e coloro ai quali viene non solo a parole, ma in potenza, sono salvati solo da Cristo, che è rivelato in esso, come via di salvezza di Dio; non si tratta solo di ascoltare la parola e di partecipare alle ordinanze che salveranno qualcuno, solo coloro che credono in Cristo con il cuore, che è la somma e la sostanza del Vangelo, sono salvati; e ancor meno sono salvati dalla fede degli altri; la casa o la famiglia di Cornelio non furono salvate dalla sua fede in Cristo; ma essendo state loro predicate parole di fede e sana dottrina, come a lui, e venendo così la fede all'uno come all'altro, furono salvati in un solo e medesimo modo, cioè per mezzo della fede in Cristo Gesù

15 Versetto 15. E quando cominciai a parlare,

, Cioè, mentre parlava; la parola "cominciare" con Luca sia nel suo Vangelo che in questa storia, è usata non per indicare il tempo o l'ordine di un'azione, ma la cosa stessa; come in Luca 4:21; 20:9; Atti 1:1 perché altrimenti era verso la fine, e non all'inizio del suo discorso, che accadde ciò che segue:

lo Spirito Santo scese su di loro, come su di noi all'inizio; del nostro ministero, dalla morte, risurrezione e ascensione di Cristo; cioè nel giorno di Pentecoste, e che lo Spirito Santo scese su Cornelio e su quelli che erano con lui, in una forma visibile simile, e nella stessa specie di doni, come se parlassero in lingue, come su di loro

16 Versetto 16. Allora mi ricordai della parola del Signore, che aveva detto:

Poco prima della sua ascensione, Atti 1:5

Giovanni battezzò con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo; come lo erano il giorno di Pentecoste, e come lo erano ora Cornelio e la sua famiglia; e poiché avevano il battesimo maggiore, il battesimo dello Spirito, il battesimo minore dell'acqua non poteva essere loro negato

17 Versetto 17. Poiché dunque Dio ha dato loro un dono simile,

dello Spirito, del parlare in diverse lingue:

come ha fatto con noi, gli apostoli, che hanno creduto nel Signore Gesù Cristo: questa clausola è collegata o a "noi" gli apostoli, e quindi è descrittiva di coloro che per primi hanno creduto in Cristo, e sono diventati suoi seguaci; o con "loro" i Gentili, come la versione siriaca lo rende, "se dunque Dio ha dato questo dono in egual misura a questi Gentili che hanno creduto nel Signore nostro Gesù Cristo, come a noi"; sembra infatti molto probabile che la fede in Cristo sia venuta ascoltando il discorso di Pietro, prima che gli straordinari doni dello Spirito scendessero su di loro:

che cos'ero per poter resistere a Dio? o ostacolare il battesimo di queste persone in acqua, che Dio ha battezzato con lo Spirito Santo, e che hanno creduto in Cristo Gesù: da cui risulta che lo Spirito di Dio è un dono, che egli elargisce a chi vuole, senza alcun merito dell'uomo, e ciò sia nelle sue operazioni straordinarie, sia nelle comuni influenze della sua grazia; poiché è ugualmente dono di Dio credere in Cristo, che è una grazia dello Spirito, come lo era parlare in diverse lingue; e questi, sebbene non andassero sempre insieme, tuttavia qui lo fecero, come sugli apostoli, così su Cornelio e la sua casa: e quindi divennero qualificati per l'ordinanza del battesimo; non per i doni straordinari dello Spirito, ma per la sua grazia speciale; i doni straordinari servivano in parte a confermare il Vangelo predicato loro da Pietro; e in parte per assicurarlo che aveva ragione ad entrare dai Gentili e a predicare loro; e di incoraggiarlo a battezzare queste persone che sembravano avere anche la grazia dello Spirito e aver creduto in Cristo; così come per renderli, almeno alcuni di loro, adatti al lavoro e al servizio pubblico: e ora la fede in Cristo è un prerequisito per il battesimo, ed è la volontà di Cristo, e ciò che egli ha dato in commissione ai suoi discepoli per battezzare coloro che credevano in lui, e questi sono apparentemente tali; se si fosse rifiutato di amministrare loro il battesimo, avrebbe agito contro l'incarico di Cristo, resistendo alla volontà di Dio e opponendosi alla grazia dello Spirito di Dio

18 Versetto 18. Quando udirono queste cose,

la visione di Pietro a Ioppe, e quella di Cornelio a Cesarea, e la meravigliosa effusione dello Spirito su questi Gentili sotto il sermone di Pietro:

tacevano; e smise di contendere e disputare con Pietro, o di biasimarlo per la sua condotta; per il resto non tacevano, ma usavano la lingua.

e glorificava Dio; lodarono il suo nome, adorarono la sua ricca grazia e gli diedero la gloria di tutte le meraviglie che si dicevano ad esse.

dicendo: «Allora Dio ha concesso anche ai pagani il ravvedimento per la vita». La frase "per la vita" è omessa nella versione etiopica, che dice solo: "Dio ha anche dato ai Gentili perché si ravvedano"; ma non dovrebbe essere omesso, essendo nelle copie greche in generale, e di notevole importanza, correttamente inteso; la versione araba ne dà un senso errato: "forse Dio ha dato anche ai Gentili il pentimento, affinché possano vivere di esso"; la parola "forse", è messa molto erroneamente al posto di "allora", che afferma che Dio aveva dato loro il pentimento, mentre questo ne mette in dubbio; e su una supposizione di esso, la versione gli attribuisce troppo; poiché non è per il pentimento che gli uomini vivono spiritualmente, ma per la fede in Cristo Gesù; né ottengono la vita eterna per mezzo di esso, ma per mezzo di Cristo; sebbene il vero pentimento sia una prova della vita spirituale, e inizia con essa, perché non appena Dio vivifica un peccatore, gli mostra il male del peccato, e gli dà il pentimento per esso: il "pentimento" qui designa la grazia del pentimento evangelico, che è accompagnato dalla fede in Cristo, come lo era in questi Gentili, e con vedute del perdono in Cristo, e che scaturisce dall'amore di Dio, e questo è "per la vita"; è un pentimento dalle opere morte, ed è accompagnato da una vita di fede, e scaturisce nella vita eterna: ed è anche una "concessione" da parte di Dio; Non è in potere del libero arbitrio dell'uomo che, sebbene possa avere tempo e mezzi, tuttavia se non gli è stata data la grazia di pentirsi, non lo farà mai; il suo cuore è duro e ostinato, e nessun mezzo può fare a meno di un potere onnipotente; non i giudizi più severi, né le più grandi misericordie, né il ministero più potente; è un puro dono della grazia gratuita di Dio, e una benedizione del patto di grazia: e questo essere dato ai Gentili, mostra che il patto di grazia appartiene a loro, così come ai Giudei; e scopre una falsa opinione dei Giudei, che i Gentili non dovrebbero essere salvati; e risponde al disegno del Vangelo che viene inviato tra loro, per mezzo del quale vengono loro predicate le dottrine sia del pentimento che della remissione; e apre il mistero glorioso della loro chiamata, e può incoraggiare i peccatori delle genti a sperare in questa grazia, e a rivolgersi a Cristo per essa, che è esaltato per darla

19 Versetto 19. Or quelli che erano dispersi,

Questi non erano gli apostoli, ma gli altri ministri della parola; vedi Atti 8:1 che furono dispersi

sulla persecuzione che sorse intorno a Stefano; la sua predicazione e i suoi miracoli, la sua orazione in difesa di se stesso e la sua morte: questi

viaggiò fino a Fenicia; un paese vicino alla Siria e alla Galilea; le sue principali città erano Tripoli, Botrys, Biblus, Berytus, Tiro, Sidone, Ecdippa, Tolemaide e Dora. Era famosa, come dice Plinio, per l'invenzione delle lettere, delle costellazioni e delle arti navali e belliche. Era un paese marittimo, che si estendeva dall'Orthosia (ora chiamata Tortosa) a Pelusio, o da Sidone ai confini dell'Egitto: è lo stesso dell'antica Canaan, ed era così chiamata, e prendeva il nome da Canaan; che, secondo Sanchuniathon, aveva anche il nome di Fenice, da cui questo paese fu chiamato Fenice, o Fenicia. Alcuni pensano che il nome sia lo stesso di פענק, "Pahanah", o פאות ענק, "Peoth Anak", gli angoli degli Anakiti; essendo il tratto di terra che i figli di Anak, o i giganti, abitavano, quando furono cacciati da Hebron da Caleb, Giosuè 15:13,14. Altri dicono che il suo nome derivi dalle palme, di cui abbondava; e qui, a quanto pare, abitavano alcuni degli eletti di Dio, i quali, essendo stati fatti giusti, fiorirono come le palme;

e Cipro e Antiochia; la prima di queste era un'isola, situata tra le coste della Siria e della Cilicia: aveva la Siria a est, la Pamphilia a ovest, la Fenicia a sud e la Cilicia a nord; Vedi Gill su " Atti 4:36 " e quest'ultima era una città della Siria, costruita da Seleuco, re d'Egitto, e chiamata Antiochia, dal nome di suo padre Antioco. Il racconto che Giuseppe Flavio ne fa è che è la metropoli della Siria, e che per la sua grandezza, e altre felici acquisizioni, ha, senza dubbio, il terzo posto tra le città dell'impero romano, cioè che era la più vicina a Roma e ad Alessandria, e altrove la chiama il palazzo o la sede reale dei Siri, e degli Ebrei. quando parlano di una grande città, e ne descrivono una, ad esempio ad Antiochia, una grande città, dicono, come Antiochia; con loro, è lo stesso di Emata il grande, di cui si parla in Amos 6:2 sulle cui parole Girolamo ha questa nota:

"Emat il grande è ciò che ora è chiamato Antiochia; ed è chiamato il grande, per distinguerlo dal minore Hemath, che si chiama Epiphania"

E così il Targum di Gerusalemme in Genesi 10:18 rende l'Hamathita, "Antiochia": e il Targum di Gionatan in Numeri 13:21 rende Hamath con "Antiochia". Qui abitarono molti Giudei, ai quali i ministri della parola predicarono il Vangelo solo all'inizio. Giuseppe Flavio parla di molti in questo luogo, e ne dà le ragioni:

"la nazione dei Giudei, dice, era molto diffusa in tutto il mondo, e gran parte della Siria, perché vicina, era mescolata con loro, specialmente ce n'erano molti ad Antiochia; in parte a causa della grandezza della città, e principalmente a causa della libertà di abitarvi, concessa loro dai successori di Antioco; perché Antioco, detto Epifane, avendo devastato Gerusalemme, saccheggiò il tempio; ma quelli che regnarono dopo di lui, tutto ciò che era di rame, tutto ciò che era consacrato all'uso sacro, tornarono ai Giudei di Antiochia, per essere deposti nella loro sinagoga; e concessero loro di partecipare equamente alla città con i Greci; e molti dei Greci li hanno portati alla loro religione, e li hanno fatti, in qualche modo, una parte di se stessi".

Qui anche gli ebrei avevano scuole e insegnavano: si dice che R. Samlai insegnasse ad Antiochia; e qui c'era anche un sinedrio. Si dice spesso che Nabucodonosor venne e si sedette a Dafne di Antiochia, e il grande sinedrio gli andò incontro. Antiochia anticamente si chiamava Epidafne, perché era vicina a una fontana con questo nome; e nei Targumisti su Numeri 34:11 Dafne risponde a Ribla, che era nel paese di Hamath, 2Re 23:33 e Ribla, dice Girolamo, è ciò che ora è chiamato Antiochia di Siria: e affinché tu sappia, dice, che Ribla significa questa città, che ora è la più nobile della Siria di Coele, segue: di fronte alla fontana, (in Numeri è, "sul lato orientale di Ain"), che, è chiaro, significa Dafne, dalla cui fontana la suddetta città gode di abbondanza d'acqua. E così Giuseppe Flavio chiama Antiochia, Antiochia che è di Dafne di Siria; e in:

"E Onia, quando lo seppe con certezza, lo rimproverò e si ritirò in un santuario a Dafne, che si trova presso Antiochia". (2; Maccabei 4:33)

Si dice che Dafne sia di Antiochia. Alcuni lo fanno essere a duecentottanta miglia da Gerusalemme. Andarono fin qui coloro che erano stati dispersi alla morte di Stefano, e portarono il Vangelo in questo e in altri luoghi, nei quali c'era un'apparizione manifesta della divina Provvidenza e della ricca grazia

Predicando la parola a nessuno, se non ai Giudei soltanto, che abitavano in quelle parti, tanto poco era il mandato di Cristo, di predicare il Vangelo a tutte le nazioni, anche se era così chiaro, o così era ordinato dalla provvidenza, che come doveva essere predicato loro per primo, così doveva essere solo per un po' di tempo, finché gli eletti di Dio di quella generazione furono portati dentro, e finché gli altri non lo tolsero da loro, e così furono lasciati senza scusa

20 Versetto 20. Alcuni di loro erano uomini di Cipro,

Cioè, alcuni dei predicatori, che erano dispersi all'estero, erano Giudei nati a Cipro: tale era Barnaba in particolare, Atti 4:36 sebbene non fosse tra questi, come appare da Atti 11:22 "e Cirene"; tali furono Simone che portò la croce dietro a Cristo, e i suoi figli Alessandro e Rufo, Marco 15:21 e altri che udirono gli apostoli parlare in lingue il giorno di Pentecoste, Atti 2:10

il quale, giunto ad Antiochia, parlò ai Greci; o gli ebrei ellenisti, nati e cresciuti in Grecia, che parlavano la lingua greca; sebbene la copia alessandrina, e la versione siriaca, leggano "Greci", come se fossero Greci nativi, e propriamente Gentili, ai quali questi ministri dicevano la parola del Signore; Ma il primo sembra più probabile

Predicare il Signore Gesù; la dignità della sua persona, in quanto Figlio di Dio; ciò che ha fatto e sofferto per ottenere la salvezza per i peccatori perduti; la sua risurrezione dai morti, l'ascensione al cielo e l'intercessione; la virtù del suo sangue per la pace e il perdono, il suo sacrificio per l'espiazione dei peccati e la sua giustizia per la giustificazione

21 Versetto 21. E la mano dell'Eterno era con loro,

Non solo la sua mano provvidenziale, che li ha portati lì e li ha protetti; e la sua mano d'amore, di grazia e di misericordia, che era su di loro, e li riforniva di doni e di grazia, e di tutto il necessario per loro; e la sua mano di sapienza, che li ha guidati e diretti; ma la sua mano potente, la stessa con il braccio del Signore, che quando è rivelato, e messo a nudo, la notizia del Vangelo è creduta: ma se ciò non viene messo in mostra, o non viene esercitata una grazia efficace, non si compie alcuna opera, nessuno è portato a credere, o si converte; i ministri faticano invano e spendono le loro forze per nulla: ma qui non era così, era diverso con questi predicatori; sebbene avessero viaggiato per molte miglia e fossero giunti in luoghi strani, non erano rimasti da Dio, né senza successo, la potenza di Dio accompagnava il loro ministero; così che l'evangelo da loro predicato non venne soltanto in parola, ma in potenza, ed era potenza di Dio per la salvezza: da qui segue:

e un gran numero credette; non solo il Vangelo, ma in Cristo predicato in esso, Atti 11:20 che non era dovuto alla forza della persuasione morale nei ministri, né al potere del libero arbitrio nel popolo, ma alla mano o potenza del Signore; poiché l'opera della fede non è un'opera della volontà dell'uomo, ma dell'onnipotente potenza e grazia di Dio; e quando ciò è manifestato, moltitudini credono in Cristo per la giustizia e la vita: e si volsero al Signore; e obbedì ai suoi comandi; vedi Salmi 119:59,60 come frutto, effetto e conseguenza della fede in Cristo; poiché qui non si intende la prima conversione, che non è opera dell'uomo, ma di Dio, e in cui Dio è l'agente, e l'uomo è passivo; ma l'obbedienza alle ordinanze di Cristo, come frutto della fede, è intesa

22 Versetto 22. E la notizia di queste cose,

Della diffusione del Vangelo in più parti, e del suo successo nella conversione dei peccatori, specialmente ad Antiochia:

giunse agli orecchi della chiesa che era in Gerusalemme; Queste notizie furono portate agli apostoli e ai fratelli di là, per mezzo di messaggeri che i ministri della parola mandarono loro per far loro sapere quale successo avessero ottenuto; nonostante la persecuzione sollevata contro la chiesa di Gerusalemme alla morte di Stefano, e la devastazione che fu fatta ai suoi membri, e la dispersione di altri, tuttavia essa continuò ad essere una chiesa, e così fece per secoli dopo: si contano quindici vescovi di essa fino ai tempi di Traiano, e la distruzione della città per opera sua, quando agli ebrei non fu più permesso di viverci; e questi sono Giacomo, fratello del nostro Signore, Simeone, Giusto, Zaccheo, Tobia, Beniamino, Giovanni Mattia, Filippo, Seneca, Giusto, Levi, Efre, Giuseppe e Giuda; e si dice che questi fossero tutti originariamente Ebrei: ma dopo la distruzione della città da parte di Traiano, e ai Giudei fu proibito di abitarla, la chiesa consistette solo di Gentili; e di loro furono costituiti vescovi su di essa, ed erano i seguenti: Marco, Cassiano, Publio, Massimo, Giuliano, Gaiano, Simmaco, Caio, un altro Giuliano, Capitone, un altro Massimo, Antonino, Valente, Dolochiano, Narciso, Elio, Germanio, Gordio e un altro Narciso; tutti questi governarono questa chiesa nel "secondo" secolo: e nel "terzo" secolo, i vescovi di questa chiesa furono Alessandro, Mazabane, Labda ed Ermon, che fu l'ultimo prima della persecuzione di Diocleziano: nel "quarto" secolo, Macarins, Massimo e Cirillo, la presiedevano; e a questi succedettero nel "quinto" secolo Giovanni Nepote, Prayllio, Giovenalide, Anastasio e Martyrius; in quest'epoca anche Luciano ed Esichio erano presbiteri di questa chiesa. Nel "sesto" secolo, i nomi dei vescovi di questa chiesa erano Salustius, Helias, Johannes, Petrus, Macarius, Eustochius, Johannes, Neamus e Isicius; nel "settimo" secolo erano Thomas, Johannes, Neannus, Isaac, Zacharias, e Sophronius, che fu l'ultimo vescovo di Gerusalemme prima della completa e ultima devastazione di essa da parte dei Saraceni.; da allora la città ha subito varie destinazioni, essendo ora in mano ai Cristiani, altre volte posseduta dai Turchi, in potere dei quali ora è in potere

E mandarono Barnaba; che era egli stesso ellenista, e del paese di Cipro, e quindi molto adatto ad essere inviato dai Greci o dagli Ellenisti ad Antiochia, che avevano ricevuto il Vangelo per confermarli in esso: poiché i suoi ordini erano:

che egli andasse fino ad Antiochia, che si dice sia a circa quindici o sedici giorni di viaggio da Gerusalemme: la frase, che egli dovrebbe andare, non è nella copia alessandrina, né nelle versioni latina, siriaca ed etiopica

23 Versetto 23. il quale, quando venne, e vide la grazia di Dio,

I molti esempi della grazia potente ed efficace di Dio nella rigenerazione e nella conversione; la grande bontà, l'amore e il favore di Dio nell'illuminare, vivificare e convertire tante anime; e i meravigliosi doni dello Spirito conferiti a molti di loro, rendendoli adatti all'uso e al servizio pubblico:

era contento; si rallegrò nel cuore e diede gloria a Dio, come ogni uomo buono, per il successo del vangelo nella conversione dei peccatori, sia con quale strumento o mezzo vuole, e per i doni e la grazia loro concessi.

e li esortò tutti; nei quali vide impiantata la grazia di Dio, che aveva ricevuto la dottrina della grazia di Dio e aveva doni di grazia che li qualificavano per l'utilità, in una nazione o in un'altra.

che con lo scopo del cuore si sarebbero attaccati al Signore; cioè, con una ferma risoluzione nella grazia e nella forza di Cristo, si sarebbero attenuti alla sua persona, esercitando la grazia su di lui, si sarebbero attenuti alle sue verità e ordinanze, si sarebbero tenuti vicini al suo popolo, avrebbero aderito alla sua causa e al suo interesse, e avrebbero perseverato fino alla fine. La versione araba prende "il proposito del cuore" per essere inteso da Barnaba, e legge le parole così: "Ed egli li esortò secondo la consueta fermezza del suo cuore, affinché perseverassero nella fede del Signore"; nella dottrina e nella grazia della fede in Cristo

24 Versetto 24. perché era un brav'uomo,

Egli ebbe la grazia di Dio operata nell'anima sua e fece opere buone; era molto gentile, generoso e caritatevole; vendette la terra che possedeva e diede il denaro agli apostoli, per l'uso della comunità, Atti 4:37

e pieno di Spirito Santo e di fede; era pieno delle diverse grazie dello Spirito, e in particolare della fede; ed era pieno degli straordinari doni dello Spirito e della fede nei miracoli; era pieno della dottrina della fede e dei doni spirituali per la sua predicazione: lo stesso carattere è dato di Stefano, Atti 6:5

e molte persone si unirono al Signore; per mezzo di Barnaba, attraverso il suo ministero, e l'esercizio di quei doni di cui era pieno; così la versione araba, "e attirò una grande folla al Signore"

25 Versetto 25. Allora Barnaba partì per Tarso,

"In Cilicia" per cercare Saulo; che era stato mandato là dai fratelli per sfuggire all'ira dei Greci, che cercavano di ucciderlo, Atti 9:29,30

26 Versetto 26. E quando lo ebbe trovato, lo condusse ad Antiochia,

Che potesse essere utile nel dirigere e aiutare a stabilire questa nuova e numerosa chiesa; nello stabilire i suoi membri, e nel metterli nell'ordine evangelico, e in un metodo per assicurare e mantenere la pace, specialmente perché potevano essere sia Giudei che Gentili; e nessuno è così adatto a occuparsi di un'opera come l'apostolo dei Gentili

E avvenne che per un anno intero si riunirono con la chiesa; predicando il Vangelo e amministrando loro le ordinanze, durante quel periodo, al momento giusto. Poiché qui essendo un certo numero di convertiti, essi furono incarnati insieme in uno stato di chiesa, molto probabilmente per la direzione e l'assistenza di Barnaba, che fu inviato loro dalla chiesa di Gerusalemme, e in cui poteva essere assistito da Saulo: il primo vescovo, o pastore di questa chiesa, fu Evodio, come Ignazio osserva loro; Ricordati di Evodio, il tuo degno e benedetto pastore, che fu ordinato per primo su di te dagli apostoli; e Ignazio stesso fu il successivo, di cui Origene parlando, dice, che fu il secondo vescovo di Antiochia dopo Pietro, che nella persecuzione combatté con le bestie a Roma; accanto a lui c'era Erone, dopo di lui Cornelio, poi Eros; al quale successe Teofilo, che scrisse tre libri ad Autolico, in rivendicazione della religione cristiana, che ora esistono ai tempi dell'imperatore Aurelio Vero, verso l'anno di Cristo 171. Gli successe Massimino verso l'anno 179, sotto Marco Antonino, e dopo di lui fu Serapione, verso il decimo anno dell'imperatore Commodo, e di Cristo 192; e verso l'anno 214, Asclepiade successe nella sua stanza; accanto a lui c'era Fileto, nell'anno 220, e poi Zebenno nell'anno 231; poi successe Babilonia, il famoso martire, che soffrì sotto Decio, e poi seguì Demetriano, o Demetrio, verso l'anno 255; e dopo di lui c'era il famoso eretico Samosatenus, che fu scomunicato da questa chiesa per la sua bestemmia contro il Figlio di Dio; e Domno, figlio di Demetriauo, fu messo nella sua stanza, verso l'anno 270; dopo di lui ci fu Timeo, nell'anno 274; e poi Cirillo, verso l'anno 283: e questi erano i vescovi o pastori di questa chiesa nei primi tre secoli

E ha insegnato a molte persone; Oltre alla Chiesa, e con successo, per illuminare, convincere, convertire, confortare e stabilire:

e i discepoli furono chiamati cristiani per la prima volta ad Antiochia; prima che fossero chiamati tra loro, i discepoli, i fratelli, i credenti, la chiesa, ecc. e da altri i Nazareni e i Galilei: se questo nome di cristiani, che viene da Cristo, e significa unti, sia stato dato dai loro nemici, o dai loro amici, da altri, o da loro stessi, non è certo, sebbene sia molto probabile che sia quest'ultimo; e può darsi che abbiano trovato questo appellativo generale, l'unione degli Ebrei e dei Gentili in un unico stato ecclesiastico evangelico, e così abbiano felicemente sepolto la distinzione tra Ebrei e Gentili, o quelli della circoncisione che hanno creduto, e quelli degli incirconcisi. Luca è particolarmente attento a raccontare gli affari di questa chiesa, essendo egli stesso nativo di questo luogo. Giovanni di Antiochia dà un resoconto di questa faccenda con queste parole;

"All'inizio del regno di Claudio Cesare, dieci anni dopo che Gesù Cristo, nostro Signore e Dio, era salito al cielo, Evodo, il primo dopo l'apostolo Pietro, essendo stato eletto vescovo di Antiochia, la grande città della Siria, divenne patriarca, e sotto di lui furono chiamati cristiani: perché questo stesso vescovo, Evodo, conferendo con loro, mettete loro questo nome, mentre prima i cristiani erano chiamati Nazareni e Galilei".

Epifanio dice: "I discepoli erano chiamati Iessei prima di prendere il nome di Cristiani per la prima volta ad Antiochia: erano chiamati Iessei", dice, credo, a causa di Iesse, visto che Davide era di Iesse, e Maria di Davide: e così si adempì la Scrittura, in cui il Signore dice a Davide: Del frutto del tuo corpo porrò sul tuo trono, Oppure, furono chiamati Iessei dal nome di Gesù nostro Signore; e rimanda il lettore a un libro di Filone, scritto da lui, riguardante i Iessei, che Epifanizio considera cristiani; ma quelli di cui parla Filone non erano Iessei, ma Essaei, e sembra essere lo stesso degli Esseni, che non erano cristiani, ma una setta degli ebrei. Né troviamo mai che i cristiani fossero chiamati con questo nome

27 Versetto 27. E in quei giorni vennero profeti da Gerusalemme ad Antiochia.], Cioè, in un tempo in quell'anno in cui Saulo e Barnaba erano ad Antiochia, vennero da Gerusalemme alcuni profeti cristiani; poiché tali erano nella chiesa cristiana, che avevano non solo il dono di esporre le profezie più misteriose dell'Antico Testamento, ma anche di predire le cose a venire; vedi Atti 13:1 Efesini 4:11

28 Versetto 28. E uno di loro si alzò, di nome Agabo,

] Lo stesso nome con Hagaba in Neemia 7:48 e con Hagabah, o Hagab in Esdra 2:45,46 e che i Settanta chiamano Agaba e Agab. Il nome significa "cavalletta", Levitico 11:22 o "robinia", 2Cronache 7:13. In un libro che va sotto il nome di Girolamo, è interpretato, "un messaggero di tribolazione"; rispetto, può essere, non al vero significato della parola, come le cose che Agabo predisse, come la generale penuria qui, e la legatura dell'Apostolo Paolo, Atti 21:10. E lo stesso scrittore osserva che questa interpretazione è violenta, o forzata. Alcuni pensano che sia lo stesso con עגב, "Agab", che significa "amare"; e così potrebbe essere lo stesso con il nome greco "Agapepto", che può essere interpretato come "amato". Si dice che questo Agabo sia uno dei settanta discepoli che Cristo inviò: sembra che fosse un profeta itinerante, che andava di luogo in luogo a pronunciare le sue profezie; sentiamo parlare di lui di nuovo a Cesarea, in Atti 21:10. Alcuni dicono che fosse nativo di Antiochia; ma questo non risulta dal fatto che egli sia qui, non più di quanto il fatto che egli fosse nativo di Cesarea dal fatto che egli vi si trovasse anche; sembra molto probabile che fosse nativo della Giudea, e forse di Gerusalemme, poiché in entrambi i luoghi si dice che provenisse da lì: si dice che sia morto ad Antiochia; ed è posto nel martirologio romano il tre febbraio

e significati dallo Spirito; non per la posizione delle stelle, o per cause naturali, o per mere congetture, ma per lo Spirito di Dio.

che ci sarebbe stata grande carestia in tutto il mondo; non solo in tutto il paese della Giudea, ma almeno in tutto l'impero romano; vedi Luca 2:1 poiché altri scrittori ne parlano in altre parti: il che avvenne ai giorni di Claudio Cesare; nel secondo anno del suo regno, come dice Dione Cassio, lo storico romano: e sembra che Eusebio ne parli, come all'inizio del suo regno, perché dice: Caio, che regnò appena quattro anni, gli successe l'imperatore Claudio, al cui tempo una carestia afflisse tutto il mondo; per questo alcuni scrittori: diverse dalla nostra religione, ne hanno fatto menzione nelle loro storie: sebbene egli affermi altrove che era nel quarto anno del suo regno, entrambe le cose possono essere vere, potrebbe durare così a lungo: e infatti, secondo ciò che questo scrittore cita da Giuseppe Flavio, deve essere dopo questo tempo che la carestia infuriò in Giudea, perché avendo osservato la sconfitta di Teuda da parte di Cuspio Fado, il governatore romano, osserva, che nello stesso tempo si verificò una grandissima carestia in Giudea: ora Fado fu inviato in Giudea, dopo la morte del re Agrippa, verso la fine del quarto anno di Claudio; così che deve essere nel quinto o sesto anno di Claudio che questa carestia fu. I centuriatori magdeburghesi dicono che fu verso il nono e il decimo anno di Claudio che questa carestia infuriò in Grecia, a Roma e in altre parti del mondo. Svetonio ne fa menzione, e lo attribuisce a una costante sterilità o sterilità: e che colpisse particolarmente la Giudea risulta da qui, che Elena, regina degli Adiabeni, era in quel momento a Gerusalemme, che mandò a chiamare e portò il grano fuori dall'Egitto, e lo distribuì ai poveri; di cui Giuseppe Flavio dà questo resoconto:

"la sua venuta fu molto opportuna per gli abitanti di Gerusalemme, poiché in quel tempo una carestia affliggeva molto la loro città, e molti perirono per mancanza di cibo. Elena, la regina, mandò alcuni del suo popolo ad Alessandria, che comprò una grande quantità di grano, e altri a Cipro, che portarono carichi di fichi secchi; i quali, appena tornati, distribuirono il cibo ai bisognosi. - E suo figlio Izates, udendo della carestia, mandò molto denaro ai capi di Gerusalemme".

I dottori di Misnic parlano di vari doni che Elena e suo figlio Monbaz, come lo chiamano, diedero agli ebrei per l'uso del tempio, ma non fanno menzione di questa generosità, sebbene rappresentino il figlio come molto generoso con i poveri, e che desse loro tutti i suoi beni.

29 Versetto 29. Allora i discepoli,

Quelli erano ad Antiochia, ciascuno secondo le sue capacità, ricco o povero, padrone o servo, ciascuno secondo le sostanze che possedeva, più o meno, come era buona regola da seguire.

deciso a mandare soccorso ai fratelli che abitavano in Giudea; o perché Agabo avrebbe potuto suggerire, che la carestia sarebbe stata la più grave da quelle parti; o perché i cristiani si erano già separati con le loro sostanze, per sostenersi a vicenda e per la diffusione del Vangelo in altre parti; e perciò i cristiani di Antiochia, in gratitudine verso di loro per aver ricevuto il Vangelo, e i ministri del Vangelo da loro, decisero di aiutarli con le loro cose temporali, quando fossero in difficoltà

30 Versetto 30. Cosa che hanno fatto anche loro,

Non solo determinarono, ma misero in esecuzione le loro risoluzioni, e agirono secondo una regola che l'apostolo raccomanda, 2Corinzi 8:11 9:7

e lo mandò agli anziani; agli apostoli; Poiché, sebbene vi fossero dei diaconi, tuttavia scelsero di mandarglielo, per metterlo nelle mani adatte per distribuirlo ai bisognosi. E questa colletta la mandarono

per mano di Saul e Barnaba; di questo viaggio a Gerusalemme, Paolo non fa menzione in Galati 1:17-19,21, 2:1

Commentario del Pulpito:

Atti 11

1 Ora per e, A.V.; i fratelli per i fratelli, A.V.; Possiamo immaginare con quanta rapidità la notizia della grande rivoluzione avrebbe viaggiato fino alla metropoli del cristianesimo ebraico, e quale scalpore avrebbe mutilato in quella comunità. Non risulta quale punto di vista avessero Giacomo e gli altri apostoli

OMILETICA Versetti 1-28.- Il mistero

L'inizio e la fine di questo capitolo si riferiscono a eventi di carattere esattamente simile, che hanno avuto luogo quasi simultaneamente, in ogni caso senza alcun concerto o comunicazione, in Palestina e in Siria; la ricezione della Parola di Dio da parte dei Gentili e la loro ammissione nella Chiesa di Dio. È difficile per noi, dopo l'intervallo di diciotto secoli e mezzo, durante i quali questo è stato il dominio del regno dei cieli, renderci conto della sorprendente stranezza di un tale evento quando è stato portato per la prima volta alla conoscenza dell'allora Chiesa di Cristo. Che un muro di tramezzo, che sembrava costruito su fondamenta inamovibili, e che aveva sfidato ogni sforzo per abbatterlo in un periodo compreso tra uno e duemila anni, dovesse improvvisamente crollare allo squillo della tromba del vangelo, come le mura di Gerico di un tempo; che un proposito nascosto di Dio, che era stato velato e nascosto per così tante ere, improvvisamente balenasse e si rivelasse chiaramente agli occhi dell'umanità in due punti remoti della terra; deve aver colpito con stupore le menti degli ebrei di quell'epoca. San Paolo stesso, dopo molti anni di lavoro di successo come Apostolo delle genti, non può parlare senza emozione e meraviglia della grande rivoluzione nella religione dell'umanità. L'ammissione dei Gentili di essere partecipi della promessa di Dio in Cristo mediante il Vangelo, e di essere concittadini dei santi e della famiglia di Dio, era il grande mistero che in altre epoche non era stato fatto conoscere ai figli degli uomini, ma che alla fine fu rivelato agli apostoli e ai profeti dallo Spirito. Il suo cuore si gonfiò e la sua espressione si sollevò mentre recitava: «A me, che sono il meno piccolo di tutti i santi, è data questa grazia, che io predichi fra i Gentili le imperscrutabili ricchezze di Cristo; e per far vedere a tutti qual è la comunione del mistero, che fin dall'inizio del mondo è stato nascosto in Dio, che ha creato tutte le cose per mezzo di Gesù Cristo, affinché ora ai principati e alle potenze che sono nei luoghi celesti sia conosciuta dalla Chiesa la multiforme sapienza di Dio, secondo l'eterno proposito che egli ha proposto in Cristo Gesù, nostro Signore" Efesini 3:1-11 E certamente non dobbiamo permettere che la familiarità con questa dispensazione della sapienza divina generi in noi alcun disprezzo o trascuratezza della sua infinita importanza. I destini della razza umana, nelle sue varietà di intelletto, di civiltà, di credo, di morale, di istituzioni sociali e politiche, dovrebbero sempre essere per noi una questione della più profonda preoccupazione. Abbiamo la certezza che la porta del pentimento e della fede è spalancata a tutta l'umanità. Sappiamo che Dio non ha riguardo alla qualità delle persone, e sappiamo che Gesù Cristo è morto per i peccati di tutto il mondo. Se la Parola di Dio potesse farsi strada in una coorte di soldati italiani acquartierati in una città orientale; se molta gente, nella dissoluta città di Antiochia, invasa com'era da ogni sorta di superstizione e stravaganza di vizio, lusso e piacere, ascoltasse l'insegnamento di Barnaba e di Saulo, e si unisse al Signore; certamente non dovremmo essere pusillanime nel comunicare al mondo intero, sia pagano, sia maomettano, o buddista, la Parola di verità che abbiamo ricevuto da Dio. Oh, per un soffio simultaneo dello Spirito Divino, che possa vivificare le anime dei morti in ogni nazione sotto il cielo, e far sorgere le Chiese di Cristo in vigore e bellezza in tutti i luoghi oscuri della terra, a lode della gloria della grazia di Dio in Gesù Cristo!

OMELIE DI W. CLARKSON

Versetti 1-18.- Rettifica e ampliamento

Non c'era da aspettarsi che una novità così grande come quella della libera comunione con un Gentile passasse incontrastata a Gerusalemme. Né sfuggì alle critiche e alla condanna degli "apostoli e fratelli" Versetti 1, 2. Dall'interessante e animata scena descritta nel testo, concludiamo:

IO CHE GLI UOMINI BUONI SI TROVANO OCCASIONALMENTE A FARE CIÒ CHE SEMBRA ALTAMENTE CENSURABILE AI PII. Possiamo a malapena renderci conto dell'intensità dell'indignazione che alariava e ardeva nelle parole accusatrici: "Tu sei entrato in mezzo a uomini incirconcisi e hai mangiato con loro" Versetto 3. Pietro aveva compiuto un atto del tutto irregolare e decisamente illecito. Che cosa intendeva con questo? Sappiamo che egli aveva semplicemente seguito le istruzioni che aveva ricevuto da Cristo, e che non avrebbe potuto agire diversamente senza una vera e propria disobbedienza. Quante volte, in quali vari ambiti, in quali diverse condizioni, gli uomini buoni si sono trovati posti dalla loro stessa fedeltà in una posizione di "contesa" Versetto 2 con i loro fratelli, sia rispettando

1 un punto di dottrina ad esempio "la Riforma", o

2 una questione di governo della Chiesa ad esempio, il modo in cui la Chiesa dovrebbe essere governata, o il rapporto in cui dovrebbe stare con il potere civile, o

3 un metodo di evangelizzazione, o

4 la posizione che dovrebbe essere presa nei confronti delle altre comunità cristiane! In queste e in altre questioni simili, gli uomini migliori e più saggi si sono trovati occasionalmente costretti a confrontarsi con le forti censure di coloro con i quali erano in comunione. È una posizione molto dolorosa dover eccitare l'indignazione degli uomini buoni, ma potrebbe essere nostro chiaro e rigoroso dovere farlo

II CHE SPESSO UNA SEMPLICE NARRAZIONE DEI FATTI È LA MIGLIORE DIFESA POSSIBILE. "Pietro ripeté la cosa fin dal principio e la espose per ordine" Versetto 4. Raccontò tutta la storia nella sua semplicità Versetti, 5-16. Questo è bastato: ha disarmato i suoi accusatori; Non avevano nulla da rispondere; accettarono la sua difesa; "Tacquero" Versetto 18. Se alcuni di loro non andarono oltre la fine di lamentarsi, altri riconobbero che era stato fatto un nuovo passo e che la Chiesa era autorizzata ad "andare avanti". Spesso, se non sempre, è il più saggio di tutti i piani lasciare che i semplici fatti parlino per noi. Se i nostri fratelli che si lamentano sapessero tutto quello che sappiamo noi, non condannerebbero. Non ci resta che far entrare la luce, e saremo assolti e forse lodati

III CHE DIO VENDICHERÀ I SUOI. L'unico grande argomento di Pietro era che aveva fatto tutto sotto la direzione divina vedi Versetti. 5, 9, 12, 15, 16. Riassunse tutto in una forte e travolgente considerazione: "Che cosa ero io per poter resistere a Dio?" Versetto 17. Con la sua marcata e manifesta interposizione, Dio aveva sostenuto il suo servo e gli aveva dato i mezzi per giustificare la sua condotta quando si era presentata davanti al tribunale dei suoi simili. Se la saggezza dei suoi figli non è sempre giustificata in una sola volta, lo sarà in tempo. Per i retti sorgerà la luce nelle tenebre Salmi 112:4 Dio può desiderare che il suo servo si ponga in un atteggiamento di opposizione ai suoi amici e sopporti il dolore dei loro colpi; ma alla fine - più tardi, se non prima - farà la ragione di quel servo e gli darà l'onore più grande per l'onta che ha sopportato al suo comando

IV CHE DOVREMMO MANTENERCI LIBERI PER LA DISCOLPAZIONE DEGLI UOMINI E PER LA NOSTRA ESPANSIONE SPIRITUALE. Gli apostoli e i fratelli dovevano riconoscere che Pietro aveva ragione e, allo stesso tempo, ricevere nella loro mente una visione più ampia e più nobile della verità cristiana. Fortunatamente erano liberi di farlo; altrimenti ci sarebbe stata un'amara separazione e una rottura dannosa

1. Per quanto gli uomini buoni possano sembrarci sbagliati, ricordiamoci che è possibile che siamo noi e non loro a sbagliare. Possiamo essere molto sicuri di avere ragione, ma sono i più positivi che sono i più fallibili degli uomini

2. Cerchiamo di essere pronti ad allargare la nostra visione come Dio ci dà la luce. "Egli ha ancora più luce e verità da far uscire dalla sua Parola". La sapienza non abita con noi. Dal tesoro celeste ci sono ricchezze di verità ancora da dispensare. Una Chiesa docile imparerà e acquisterà sempre. Ci sono alcuni uomini che, con la loro colpevole ostinazione, sbarrano la via al carro di Dio; Ci sono altri che prenderanno le pietre e prepareranno il sentiero affinché possa proseguire rapidamente il suo corso benigno. Sia nostro lo spirito degli apostoli e dei fratelli di Gerusalemme, i quali, dopo aver ascoltato e appreso, dissero: «Allora Dio ha concesso anche ai pagani il ravvedimento per la vita». -C

OMELIE di E. Johnson Versetti 1-18.- Lo spirito della setta e lo spirito del vangelo

I SOSPETTI SETTARI. In Giudea sono il quartier generale di questo spirito settario. Lì si centra e si irrita. Le stesse notizie che riempiono di gioia lo spirito generoso riempiono il settario di gelosia. Essi sentono che i Gentili hanno ricevuto la Parola di Dio. Buone notizie! Ahimè, qualcuno dovrebbe considerarli diversamente! Ma per le idee del settario è spaventoso qualsiasi cambiamento che minacci di abbattere la recinzione e il muro della setta, e di costringerlo ad allargare l'estensione della sua associazione. Cantici, i settari litigano con Pietro. La loro accusa è che egli abbia visitato i pagani incirconcisi e abbia mangiato con loro

II LA VERITÀ SUSCITATA DALL'OPPOSIZIONE. Dio domina tutte le cose per il bene, fa sì che l'ira dell'uomo lo lodi, porti la verità a manifestarsi più chiaramente con gli stessi mezzi della resistenza ad essa. Non siamo troppo severi con il settario, se è onesto nella sua opposizione. Molto più pernicioso l'amico ipocrita che il nemico sincero e diretto. Se ogni innovazione fosse stata docilmente sottomessa senza indagine, il progresso non sarebbe così solido. È superando gli obiettori che la verità trionfa, non mettendoli a tacere. E ancora una volta, i fatti sono gli argomenti migliori. Ancora una volta Pietro narra la visione di Ioppe. Per superare le obiezioni degli altri, il modo migliore è mostrare come le nostre obiezioni sono state superate. Il grande punto di opposizione è la ripugnanza, innata e rafforzata dall'educazione, dell'ebreo verso certi oggetti da lui considerati comuni o impuri. La grande difficoltà di superare il sentimento sta nel fatto che esso è intessuto di tutte le migliori associazioni della mente. L'uomo, avendo appreso l'idea di santità per mezzo di una netta distinzione fisica, teme di perdere l'idea stessa se quella distinzione viene cancellata. Non serviranno semplici argomentazioni a parole. Ma Pietro può mostrare l'argomento dei fatti. Il loro adattamento reciproco con un'invincibile logica divina non può essere né negato né confutato. La coincidenza della rivelazione al centurione e a Pietro è già stata discussa nelle sezioni precedenti. La fine è la discesa dello Spirito Santo sui discepoli nel momento stesso in cui l'Ebreo e i Gentili sono riuniti e Pietro apre la bocca per parlare

III LA VERITÀ DEL PRESENTE ILLUMINA LE DICHIARAZIONI PROFETICHE DEL PASSATO. Le parole profonde nel significato sonnecchiano nella mente fino a quando non avviene l'evento rivelatore. Allora sono improvvisamente vivificati e ricominciano in tutta la loro potenza. Pietro ricorda la parola del Signore sul battesimo dello Spirito Santo. È in contrasto con quello di Giovanni all'inizio dell'era evangelica. Ha superato quello di Giovanni come il positivo supera il negativo: l'ingresso nella benedizione, la negazione e l'allontanamento dal male. La conclusione, quindi, di tutto ciò è che i fatti sono irresistibili. In questi stanno i chiari indizi della volontà provvidenziale. Né l'apostolo né l'angelo possono lottare contro le mode, sia che si riferiscano al mondo esterno e siano interpretate dalla legge scientifica, sia che si riferiscano al mondo interiore e siano conosciute dall'anima devota come rivelazioni e ispirazioni. Il Gentile è posto sullo stesso piano dell'Ebreo in riferimento alle benedizioni del Vangelo; l'uno non sta nel vestibolo, l'altro all'interno del nuovo tempio, ma entrambi sono riuniti nel cuore di Dio, che ci riconcilia a sé per mezzo di Gesù Cristo. Una fede comune in lui ci dà diritto tutti all'appellativo di "figli di Dio", e quindi fratelli gli uni tra gli altri: "Voi tutti siete uno in Cristo Gesù". Così, quando scocca l'ora, Dio mette a tacere le polemiche, fa udire solo la sua voce e subito suscita un'esplosione di lode dai cuori umani. Sì; In fondo il cuore ama la verità e anela alla rivelazione dell'amore. "Dio dunque ha dato alle nazioni il ravvedimento per la vita!" I segni dei tempi indicano una simile rivoluzione dello spirito grande e generoso del Vangelo. Che possiamo essere pronti ad affrontarla, e non trovarci tra coloro che lottano contro la luce e combattono contro Dio, ma tra coloro che annunciano con gioia e gratitudine l'avvicinarsi della nuova alba; poiché il Sole di Giustizia sorgerà per coloro che temono il suo Nome con la guarigione nelle sue ali.

OMELIE di R.A. Redford Versetti 1-18.- La Chiesa di Dio posta sul nuovo fondamento della libertà

I L'unico fondamento stabile della COMUNIONE SPIRITUALE. Fiducia reciproca. Dipendenza comune dallo Spirito di Dio. Libertà di parola. Piena comprensione della regola di vita. Non si può permettere a Pietro stesso di violare i princìpi accettati senza essere chiamato a renderne conto. Spiega e giustifica con franchezza la sua condotta. Il vecchio lievito del giudaismo era all'opera; ma l'antidoto c'era: l'obbedienza allo Spirito

II Le vere condizioni dell'AVANZAMENTO SPIRITUALE. L'individuo non è stato messo a tacere dispoticamente, ma è stato chiamato al suo vero posto come membro della comunità, membro del corpo, che fornisce la sua porzione di nuova luce. Il criterio di riferimento, non l'Opinione privata di Pietro, o la decisione della Chiesa dopo la discussione, ma la manifestazione dello Spirito nei fatti e nella testimonianza indubbia. C'erano sette testimoni degni di fiducia. "Chi ero io, per poter resistere a Dio?" Differenza tra una tale rivelazione e queste affermazioni private e isolate di ispirazione come quelle di Swedenborg e di altri

III L'ABBATTIMENTO DEL "MURO DI MEZZO" tra Giudei e Gentili; gloria a Dio. L'antica circoncisione è stata sostituita dal nuovo battesimo. Il pentimento concesso a tutti. Il dono gratuito dello Spirito. - R

2 Quelli che erano della circoncisione. Atti a prima vista questa frase, che era abbastanza naturale in Atti 10:45, sembra innaturale nella condizione di allora della Chiesa, quando tutti i membri di essa erano "circoncisi", e non c'erano affatto convertiti Gentili. Ma la spiegazione di ciò si trova nella circostanza che San Luca stesso era un Gentile; forse anche, come suggerisce Alford, nel suo uso di un linguaggio adatto all'epoca in cui scriveva. È anche un'indicazione dello scopo di San Luca nello scrivere la sua storia, cioè di raccontare il progresso del cristianesimo dei Gentili. Pietro, terminato il suo giro, Atti 9:32 ritornò a Gerusalemme, che era ancora la dimora degli apostoli. Egli era, senza dubbio, ansioso di comunicare con i suoi fratelli apostoli sull'importante questione dei convertiti Gentili; ma fu subito attaccato dal fanatismo degli zelanti ebrei

3 Tu sei entrato, ecc. La circostanza del suo pasto con Cornelio e i suoi amici non è espressamente registrata in Atti 10, ma quasi necessariamente deriva da ciò che vi è affermato. Era stato colto come il principale pungiglione nel loro rapporto da coloro che portavano la notizia a Gerusalemme. Osservate la totale assenza di qualcosa di simile alla dominazione papale da parte di Pietro

4 Cominciò ed espose loro la questione in modo da ripassare la questione dall'inizio, e la espose per ordine a loro, A.V

OMELIE di R. Tuck Versetti 4-17.- La risposta efficace agli obiettori

Un uomo prende sempre una linea individuale, nell'opinione o nella condotta, correndo il pericolo di essere frainteso e chiamato a rendere conto dai suoi simili. E tuttavia il progresso intellettuale e morale della razza si compie solo grazie alla pressione in avanti di individui che, per qualche motivo, rifiutano di mantenere le vecchie linee e si ostinano a farsi strada anche in distretti contrassegnati dal sentimento comune come "pericolosi". Spesso la missione precisa dei giovani è quella di controllare la tendenza fortemente conservatrice che li circonda e di pronunciare una verità fresca, o almeno la verità in forme nuove. Questo è illustrato nel caso di San Pietro. Era giunto ad afferrare una verità che era un'eresia dal suo punto di vista più antico, e un'eresia per coloro con cui aveva lavorato; Ma sapeva che era la verità, così, a rischio di essere frainteso, agì in base alla verità. Ora sapeva che il vangelo di Cristo era per i Gentili così come per gli Ebrei, così entrò intrepidamente nella casa dei Gentili, e lì predicò la Parola di vita, e battezzò la casa credente. E fu frainteso e chiamato a rendere conto. Il passaggio che abbiamo davanti è la sua efficace difesa: ad esso non potrebbe esserci risposta. Ripete l'intera faccenda e dice: "Dio mi ha guidato e io l'ho seguito. Dio mi ha insegnato e ho creduto. Dio ha suggellato la mia opera con la testimonianza del Suo Spirito e so di avere la Sua accettazione". Questa è la risposta che l'uomo sincero che agisce al di fuori della linea comune può dare a tutti coloro che si oppongono o si oppongono. "Non faccio altro che seguire le direttive e gli insegnamenti divini; Dio mi rende testimone, e la testimonianza che faccio deve essere almeno una parte della verità di Dio".

DIO APRE ANCORA LA SUA VERITÀ ALLE ANIME INDIVIDUALI. Non ci aspettiamo, infatti, nuove rivelazioni. C'è un senso in cui il libro-rivelazione nelle Scritture è completo: nessuno può aggiungervi o togliervi; e la testimonianza di nessun uomo può essere di alcun valore, se non come può essere provata dalla Parola rivelata. Eppure, anche se questo può essere pienamente ammesso, possiamo riconoscere il fatto che, attraverso l'intuizione spirituale o attraverso l'abilità intellettuale, gli uomini portano alla luce cose trascurate e nascoste, o pongono le verità ricevute in forme nuove, e con la loro novità arrestano il pensiero e suscitano persino opposizione. In questo modo ogni verità della rivelazione divina viene portata in primo piano davanti ai pensieri degli uomini ogni pochi anni. Dio manda tra noi grandi leader di pensiero; suscita, con le loro prediche o i loro scritti, la stagnazione del pensiero religioso, e ci fa nuove e vive verità che erano diventate semplici formalità morte. San Pietro non aveva che una nuova presa su un'antica verità, a lungo rivelata dal salmista e dal profeta: tuttavia, aveva una presa così nuova che lo rendeva una potenza; anche l'agente che ha adempiuto la volontà di Cristo e "ha aperto il regno dei cieli a tutti i credenti".

II L'INDIVIDUO CON UNA NUOVA VERITÀ DEVE ASPETTARSI L'OPPOSIZIONE. Verrà sicuramente da:

1. I suoi collaboratori, che sentiranno una segreta gelosia per il fatto di essere diventato il medium delle comunicazioni divine, e che sentiranno acutamente come la nuova verità interferisce con i loro insegnamenti

2. Quelli di tendenza conservatrice, che pensano che la verità assoluta e finale sia sotto la loro responsabilità

3. Le persone sincere ma timide che temono che tutto ciò che è nuovo debba mettere in pericolo la verità di Dio

4. Gli amici dei sistemi teologici o ecclesiastici , che considerano i loro sistemi completi e non bisognosi di cambiamenti, né di avere spazi aperti in cui la nuova verità possa adattarsi. San Pietro scoprì che un rapporto imperfetto delle sue azioni a Cesarea lo aveva preceduto a Gerusalemme, e quando egli stesso raggiunse la città santa, fu assalito dal palco più stretto, e accusati del peccato molto piccolo dal nostro punto di vista, ma del peccato molto grande dal punto di vista ebraico, di "mangiare con gli incirconcisi". Molto saggiamente rifiutò di discutere su questo semplice aspetto della questione e spiegò pienamente ciò che era accaduto. Coloro che sostengono spesso prendono un mero punto di dettaglio, e il modo migliore per rispondere è porre la questione in discussione sui motivi più ampi e profondi

LA PROVA DELLA GUIDA DIVINA DOVREBBE METTERE A TACERE OGNI OPPOSIZIONE. Questa è la grande lezione della condotta e della narrazione di San Pietro. Per tutto il tempo egli supplica di aver riconosciuto e seguito solo la volontà divina rivelata sia a lui che agli altri. Dio gli parlò in trance, in visione, in provvidenza e in un impulso interiore. Dio parlò a Cornelio in forma di angelo e con voce d'angelo. Dio ha sigillato l'opera di San Pietro con il dono del suo Spirito e, come uomo fedele e vero, poteva andare solo dove Dio lo guidava e parlare come Dio gli aveva ordinato. Per il suo pubblico era la migliore di tutte le risposte, quella che avrebbe disarmato ogni opposizione. Un ebreo sincero deve essere leale alla volontà di Dio, per quanto essa possa essere rivelata, e per quanto strana possa sembrare ai suoi sentimenti. E questa è essenzialmente la risposta che ogni leader di pensiero e ogni insegnante avanzato deve ora essere pronto a dare e a dimostrare. Se egli parla soltanto, come uomo, di alcune fantasie e sentimenti religiosi propri, siamo giustamente scettici; ma se ci è chiaro che un uomo è stato "ammaestrato da Dio", e se possiamo vedere segni di accettazione e di benedizione divina sulla sua opera, allora anche noi dobbiamo ascoltare la sua testimonianza con mente aperta e senza pregiudizi, cercando la grazia che ci permetta di esprimere la nostra vecchia fede nella nuova forma, o di aggiungere il nuovo pensiero alle nostre dottrine ricevute. Dio può, infatti, non parlarci ora con il sogno, o la trance, o la visione, o la voce; Ma non dobbiamo quindi pensare che la comunicazione diretta con la nostra anima sia impossibile. Possiamo ancora dire: "Parla, Signore; poiché il tuo servo ascolta; " e abbiamo ancora con noi quello Spirito Santo, la cui opera è "di condurci in tutta la verità e di mostrarci le cose a venire". E dovrebbe essere la nostra costante convinzione e ispirazione che "il Signore ha ancora più luce e verità per emanare dalla sua Parola". -R.T

5 Scendendo per scendere, A.V.; erano per era stato, A.V.; fino a per a, A.V

6 Il quadrupede per il quadrupede, A.V.; paradiso per aria, A.V

7 Anche una voce per una voce, A.V. e T.R.; alzati per sorgere, A.V.; kilt per giorno, A.V

8 Sempre per in qualsiasi momento, A.V

9 Una voce rispose la seconda volta perché la voce mi rispose di nuovo da, A.V. e T.R.; fare per la chiamata, A.V

10 Tre volte per tre volte, A.V

11 Immediatamente per subito, A.V.; tre uomini stavano davanti alla casa in cui ci trovavamo, perché c'erano già tre uomini venuti nella casa dove mi trovavo, A.V. e T.R.; essendo stato inviato per l'invio, A.V

12 Non facendo distinzioni per nulla dubitando, A.V. e T.R.; e.., anche per l'altro, A.V. Senza fare distinzioni. La lettura adottata qui nella R.T. è diakrinanta invece di diakrinomenon nella R.T. Il verbo diakrinein nella voce attiva significa "fare una distinzione" o "differenza" tra l'uno e l'altro, come innesqai Atti 15:9. Ma nella voce centrale diakri significa "dubitare" o "esitare", come Atti 10:20. Sembra altamente improbabile che i due passaggi, che dovrebbero essere identici, differiscano in tal modo, pur impiegando lo stesso verbo. Alcuni manoscritti, che Afford segue, omettono del tutto la clausola mhdemenon. Questi sei fratelli, dimostrando che Pietro aveva portato con sé a Gerusalemme i fratelli di Ioppe ora specificati come sei per comprovare il suo racconto, una chiara indicazione che egli prevedeva una certa opposizione

13 Told for showed, A.V.; l'angelo per un angelo, A.V.; stando in piedi nella sua casa e dicendo per la sua casa che stava in piedi e gli disse: A.V.; manda a chiamare gli uomini, A.V. e T.R. fetch per chiamata per, A.V

14 Parla per raccontare , A.V.; tu sarai salvato, tu, ecc., perché tu e tutta la tua casa sarete salvati, A.V

15 Anche per quanto riguarda as, A.V

16 E ho ricordato per poi ricordarmi di Io, A.V. Questo è un nuovo incidente non menzionato in Atti 10. Il riferimento è ad Atti 1:5. Sembra che Pietro si riferisca a questo detto del Signore come se Pietro avesse fornito a Luca molti dei particolari dei primi dodici capitoli

Ricordi ben conservati

Un argomento suggerito dall'espressione di San Pietro: "Allora mi ricordai della parola del Signore". Si può dare qualche spiegazione della "memoria" come di una facoltà mentale distinta, ma da cui dipendono in gran parte l'acquisizione e l'aumento della conoscenza. Una facoltà capace di cultura, che assume caratteristiche diverse in individui diversi. Alcuni hanno memoria verbale, altri memoria per principi. Alcuni hanno una memoria allenata in particolari materie, ma poca capacità di conservare la conoscenza generale. Vengono suggeriti aiuti formali alla memoria, ma la sua vera cultura risiede nel suo uso. Come facoltà mentale, rientra nella santificazione cristiana, così come nell'uso cristiano

Nell'educazione ordinaria si presta attenzione all'addestramento di questo potere, e nella cultura divina l'attenzione ad esso è altrettanto necessaria. Si può anche dire della preparazione dei suoi apostoli da parte di nostro Signore per la loro opera, che egli conservò i loro ricordi con le sue parole e le sue opere, in modo che ci potesse essere il materiale su cui lo Spirito Santo avrebbe potuto operare in seguito, "ricordando tutte le cose" nelle occasioni appropriate. Considera-

IMMAGAZZINO RICORDI. Illustrate al genitore, all'insegnante e al professore quanto sia ansioso questo lavoro. Viene fatto il dovuto sforzo per garantire

1 magazzini adeguati;

2 negozi ben organizzati;

3 negozi chiaramente appresi;

4 Riserve morali

Due cose si trovano necessarie per conservare le cose nella memoria:

1 devono essere chiaramente catturati;

2 Devono essere sufficientemente ripetute

Si scopre che teniamo le cose in misura di sicurezza a seconda della quantità di attenzione che abbiamo dato loro. Applicare questi principi alla conservazione dei nostri ricordi con fatti e principi religiosi; soffermandoci sull'importanza di richiedere ai giovani di imparare le Scritture, di esigere dai nostri insegnanti cristiani chiarezza di esposizione e di ripetizione efficace; mostrando che, come nel caso di San Pietro, un uomo ha a disposizione la verità o il principio giusto, solo nelle occasioni di bisogno, se questi sono stati precedentemente depositati nella memoria. L'abilità con cui nostro Signore, nel suo momento di tentazione, prese le armi giuste dall'arsenale delle Scritture con cui sconfiggere e mettere a tacere il suo nemico, ci rivela il fatto che la sua memoria era stata ben conservata con la Scrittura durante la sua infanzia e giovinezza. Il dovere di fare in modo che la nostra mente sia ben fornita, e che le menti di coloro che sono direttamente sotto la nostra influenza siano ben fornite, con i fatti, le verità e i principi della Scrittura, dovrebbe essere seriamente sollecitato. Non possiamo rendere un servizio migliore ai giovani che riempire i loro pensieri e i loro cuori con "pensieri di Cristo e delle cose divine".

II MANTENIMENTO DEI DEPOSITI DI MEMORIA. C'è una grande legge che si applica alla conservazione efficiente di qualsiasi tipo di conoscenza che possiamo avere. È che continuiamo ad aggiungere altri negozi dello stesso tipo. Perdiamo praticamente dalla memoria fatti relativi alla botanica o all'astronomia, a meno che non continuiamo ad aggiungervi nuovi fatti botanici o astronomici. E la stessa legge si applica alle cose religiose: svaniranno e sembreranno morire dalla memoria a meno che non le aggiungiamo costantemente. Tratteniamo aumentando. Mostrate come questo dovrebbe essere un potente motivo che ci spinge a continuare la nostra cultura quotidiana dell'anima, la nostra lettura della Parola, le nostre meditazioni nella verità divina, la nostra attenzione ai mezzi della grazia. Non possiamo tenere ciò che abbiamo a meno che non ci mettiamo in mezzo per ottenere di più

III UTILIZZO DI MEMORIE. Proprio questo fa San Pietro in relazione al nostro testo. Accadde qualcosa che suggerì una frase che il suo Signore aveva usato una volta. Sapeva a malapena di averla messa nella sua memoria, ma era stato attento a ogni parola che usciva dalle labbra del suo Maestro, e gli venivano davanti nel momento in cui poteva usarle saggiamente. Spesso pensiamo che ci debba essere molto di più nella nostra memoria di quanto possa mai esserci utile, e pensiamo persino che sia inutile insegnare ai giovani tanto della Scrittura, del Catechismo e degli inni. Ma nessun uomo può prevedere quali situazioni la vita possa creare per lui, o quali esigenze morali essa presenterà. Prendete qualsiasi vita, e la troverete piena di sorprese, ed è una cosa molto grande per garantire che siamo ragionevolmente preparati per tutte le possibili situazioni. San Pietro non avrebbe potuto immaginarsi nella casa di Cornelio e iniziare a usare quella particolare frase. Cantici troveremo, man mano che la vita procede, che

1 si presentano le occasioni per l'uso dei nostri archivi di memoria;

2 le circostanze aiutano a ricordarli; e

3 Lo Spirito di Dio li porta davanti a noi e ci aiuta a trovare la loro corretta applicazione e uso

La memoria divina ben fornita non è casuale. Fa parte della cultura cristiana, e quindi, per noi stessi e per coloro sui quali siamo chiamati ad esercitare la nostra influenza, ci viene affidata una solenne e pesante responsabilità. Un'interessante illustrazione dell'uso di una santa memoria in tempi di pressione e di bisogno si trova in Esdra 8:21-23, dove il ricordo di Esdra delle promesse di Dio al suo popolo e delle vie benigne con il suo popolo nei tempi antichi, gli diede la forza per un'impresa ardua e pericolosa. - R.T

17 Se per la misura in cui, A.V.; a loro per loro, A.V.; ha fatto anche per ha fatto, A.V.; quando noi per chi, A.V.; chi per cosa, A.V. Il detto: Chi ero io, a cui potessi resistere kwlusai? corrisponde ad Atti 10:47, "Può alcuno proibire kwlusai l'acqua?"

18 E quando per quando, A.V.; allora anche ai Gentili Dio ha concesso, perché allora Dio ha concesso anche ai Gentili, A.V L'adeguatezza del metodo adottato dalla Divina Sapienza per effettuare questa prima accoglienza dei Gentili nella Chiesa su un piano di parità con gli Ebrei è evidente dal suo successo nel placare i pregiudizi gelosi degli Ebrei, e preservare la pace della Chiesa. Ci volle ancora, tuttavia, molto tempo prima che lo spirito esclusivo del giudaismo fosse spento: vedi Atti 15 e Galati 1:6,7; 2:4,11,12,13; 5:2-12; Filippesi 3:2 -- , ecc

OMELIE DI P.C. BARKER versetto 18.- Un modello di riunione della Chiesa

I peggiori ostacoli alla diffusione del cristianesimo e alla sua presa sul mondo si sono sempre rivelati non tanto l'opposizione innata del cuore umano, né il conflitto diretto con Satana e con il peccato, ma quei conflitti indiretti che sono implicati da:

1. Le incongruenze dei cristiani nella loro vita individuale

2. Le "contese" dei cristiani nella loro vita mutua o collettiva. Abbiamo davanti a noi un esempio minaccioso di quest'ultimo tipo, e un piacevole esempio del modo in cui è stato evitato. Avviso-

I UN MINACCIOSO ESEMPIO DI CONTESA TRA UN CORPO DI CRISTIANI. Leggiamo che "quando Pietro salì a Gerusalemme, quelli che erano della circoncisione contendevano con lui". Sebbene non sia necessario insistere sul fatto che la parola sia usata ora da noi, tuttavia implica certamente, così com'è, insoddisfazione per ciò che ha fatto, e non il modo più gentile o più gentile mostrato nel chiamarlo a renderne conto

1. Le contese all'interno delle comunità cristiane sono nel loro principio più semplice e nel loro inizio giustificabili. Non c'è bisogno di dire di loro, come delle trasgressioni: "Guai a colui per mezzo del quale vengono!", anche se può, anzi, quasi si deve dire di loro, che "verranno". È per questo motivo, perché la Chiesa sulla terra è, come tra i suoi membri, la custode di se stessa. Riconosce l'autorità di Cristo. Riconosce il governo dello Spirito. Non riconosce alcun signore terreno, nessun vicario di Cristo, nessuna autorità sovrana terrena . Quindi è responsabile della sua propria dottrina e della propria disciplina all'interno del proprio ambito. E l'indagine, il dibattito, sì, tutte le formalità del processo giudiziario in modo che né i motivi, né i metodi, né le armi siano carnali, sono di sua competenza

2. Le contese all'interno delle comunità cristiane sorgono molto generalmente su un terreno a dir poco plausibile. Era certamente così ora. E' molto importante discriminare, per quanto possibile, tra ciò che è realmente legittimo e ciò che è meramente plausibile. Dei primi sono:

1. zelo della dottrina scritturale e dei fatti rivelati;

2. Zelo di una vita santa e coerente

Ma dei secondi sono

1 mero amore per i precedenti;

2 attribuzione dei motivi;

3 Carità generalmente scarsa

3. Le contese all'interno delle comunità cristiane impongono una grave responsabilità a coloro che le provocano, seconda solo a quella di coloro che le provocano, quando ciò è realmente fatto

4. Le contese all'interno delle comunità cristiane esigono, tanto solennemente quanto qualsiasi posizione nella vita, unicità di occhio e una coscienza pura. Il sentimento, il sentimento personale, il sentimento di partito, il sentimento sacerdotale, e persino la perfezione del pregiudizio ignorante, nella preponderanza probabilmente più triste della storia, hanno profanamente calpestato il terreno e lo hanno tristemente fatto tutto loro. Né c'è ipocrisia più vuota, più miserabile beffa, bestemmia più ingiuriosa, di quando questi falsi zelo per il Signore degli eserciti e per una coscienza pura e sensibile

II UN GRATO ESEMPIO DEL METODO CON CUI È STATO EVITATO. Ci vogliono due persone per fare un affare e due per litigare; e, se una riconciliazione deve essere autentica e avere in sé gli elementi di durata, entrambe le parti devono fare la loro parte. Era così adesso

1. Pietro fece ciò che era in lui per rimuovere la causa dell'offesa e per spiegare le difficoltà

1 Sembra che sia stato tassato in uno stile un po' a bruciapelo. Eppure non tiene a freno se stesso, anche se tiene a freno la collera. Non si attiene alla sua dignità, e rifiuta qualsiasi resoconto di se stesso e delle sue azioni fino a quando non gli si rivolge in uno stile un po' più mite e deferente

2 Egli non afferma semplicemente che ciò che aveva fatto lo aveva fatto sotto una schiacciante convinzione "del dovere" - una frase tra le frasi morali di cui si abusa

3 Egli non afferma positivamente, anche se aveva il diritto di saperlo, che ciò che aveva fatto era giusto e giusto, e non c'erano due opinioni su di esso con un uomo di intelligenza e di principi

4 Scartando tutti gli inizi irritanti e irritanti, rinuncia persino a qualsiasi espressione di pretesa alla fiducia dei "fratelli", e invece, subito conciliante, racconta la sua storia. Racconta tutto dall'inizio alla fine in modo succinto. Egli narra le rivelazioni che gli sono state fatte Versetti. 5-10. Egli afferma i fatti, che potrebbero essere facilmente confutati se errati Versetto 11. Egli cita i suoi "sei fratelli" compagni, che erano testimoni di tutto ciò che aveva fatto, e che ora erano nella posizione di testimoni per lui Versetto 12. Tenta la loro memoria semplicemente citando la sua Versetto 16. E in conclusione, anche lui non pronuncia un verdetto dogmatico per se stesso, ma piuttosto chiede un verdetto, e se i suoi ascoltatori pensano che il caso ammette un verdetto diverso da quello che egli aveva praticamente dato nella sua condotta. È degno di nota quanto sarebbe stato diverso il risultato se Pietro avesse iniziato, in tono inquietante, con questa domanda. Ma egli non ha cominciato con esso; e quando, con dolcezza cristiana, ora si conclude con esso, tutti sono pronti nella loro risposta ad assolverlo dalla colpa. Vedono con i suoi occhi e sono una cosa sola con lui

2. D'altra parte, coloro che in un primo momento avevano forse piuttosto perentoriamente contestato la condotta di Pietro possono ora essere osservati con una certa lode. Presumibilmente questi erano alcuni dei suoi compagni "apostoli e fratelli" Versetti 1, 2. E della loro disposizione è da notare favorevolmente che:

1 Se hanno cominciato mettendosi un po' in torto per quanto riguarda il loro tono, non persistono in esso. L'offensore è spesso l'ultimo a cedere e perdonare. Cantici è l'evento frequente e così pieno di malizia, che questo può essere chiamato uno degli "stratagemmi di Satana", che anche gli uomini cristiani si attaccheranno alla cosa che hanno detto, per non parlare del tutto l'argomento di essa, perché una volta l'hanno detta in modo sbagliato. Gli occhi, la mente e il cuore si sigillano in ossequio a un fatto umiliante, che hanno pronunciato così tanto suono con un tono sbagliato. Ebbene, questo non era il caso di coloro che chiamavano Pietro a rendere conto

2 Danno a Pietro un paziente, e senza dubbio quello che presto divenne un udito inchiodato

3 Essi accettano senza discutere ogni affermazione che egli fa, nella misura in cui pretende di essere una dichiarazione di fatto. Non c'è alcun cavillo né tentativo di interrogatorio incrociato. Questo era dovuto a Pietro in qualsiasi circostanza. Ma anche i fratelli cristiani sono a volte cauti in materia di giustizia gli uni verso gli altri

4 Agisce nel giusto punto di cedimento che cede di cuore. "Tacere" era una vera e propria vittoria della bontà. Meglio di così, mentre "tacciono" dal biasimare Pietro, aprono la bocca per "glorificare Dio", Il loro modo di arrendersi rivela in loro verità e onestà all'inizio, se anche questi si manifestavano in un modo un po' senza cerimonie. Il dubbio, la perplessità, un po' di irritazione, la fronte annebbiata, tutto svanì in un attimo. L'ansia repressa e la sfiducia sono alleviate. Sono felici di udire e di essere persuasi dalle cose ora "ripetute loro" da Pietro. Non sono invidiosi e ancora esclusivi, ma accolgono con favore l'ammissione della grande fratellanza dei Gentili alla famiglia di Dio e al "pentimento per la vita". E la fine di quella riunione fu pace e gioia, sì, pace e gioia nello Spirito Santo. Possiamo dare ai nostri sentimenti migliori il permesso di fluire e alla nostra immaginazione superiore di giocare mentre pensiamo alla riconciliazione, cordiale e non finta, di cui furono testimoni quei momenti felici tra Pietro e i fratelli. Né dubiteremo che, per la sua fedeltà e la sua incrollabile coerenza in un momento di prova "cattiva reputazione", egli sia d'ora in poi tenuto in maggior onore e più sicura fiducia da quegli stessi fratelli.

"Pentimento per la vita".

Questa espressione non è quella che dovremmo aspettarci che i fratelli cristiani usino in queste circostanze. La frase ci sembrerebbe più chiara se dicesse: "Allora Dio ha concesso anche ai Gentili l'ammissione nel regno di Cristo", o "per partecipare alla salvezza di Cristo". L'importanza della parola "pentimento" e il suo posto come passo iniziale verso la "vita" sono notevoli e suggestivi. Il pentimento non è così importante nelle nostre presentazioni del vangelo come lo era dagli apostoli, ma per il loro uso di esso possiamo trovare alcune ragioni adeguate

1. L'insegnamento di Giovanni Battista, e la sua richiesta di pentimento come preparazione alla ricezione del Messia, mantennero la sua influenza su di loro

2. Quando il loro Maestro li aveva mandati in missione di prova, aveva dato loro questo messaggio distinto: "Pentitevi, perché il regno dei cieli è vicino".

3. Quando il loro Signore fu vergognosamente crocifisso, dalle trame dei capi e dei rappresentanti della nazione, ed essi furono confermati nella loro fede nella sua messianicità con la sua risurrezione e ascensione, sentirono che l'omicidio giudiziario del Messia era il più grande dei crimini nazionali, e così si resero conto di quanto fosse essenziale il pentimento che precedeva una professione di fede in lui. Avevano parlato ai Giudei che, come nazione, attraverso i suoi rappresentanti, avevano detto: "Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli", e perciò San Pietro, rispondendo alla loro domanda: "Che cosa dobbiamo fare?" il giorno di Pentecoste, disse: "Ravvedetevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo per la remissione dei peccati" Atti 2:38 E nel suo sermone dopo la guarigione dello zoppo, egli disse: "Ravvedetevi dunque e convertitevi" Atti 3:19 E quando fu chiamato a perorare davanti al grande sinedrio, dichiarò ulteriormente riguardo a Cristo: "Dio lo ha esaltato con la sua destra perché sia un principe e un salvatore, per dare a Israele il ravvedimento e il perdono dei peccati" Atti 5:31 Avendo questo in primo piano nella loro mente come l'essenza stessa del messaggio del vangelo, i discepoli di Gerusalemme parlarono in accordo con essa quando accettarono le spiegazioni di San Pietro, e dissero: "Allora Dio ha concesso anche ai Gentili il ravvedimento per la vita". La forza della combinazione di questi termini, "pentimento" e "vita", si farà sentire se consideriamo:

IL PENTIMENTO COME LA PRIMA RICHIESTA DEL VANGELO. Si dovrebbe notare il significato distinto del termine, e si potrebbe indicare il significato preciso dei due equivalenti greci della nostra unica parola "pentimento". È nel senso più alto che il termine è usato dagli apostoli, e include

1 convinzione di peccato;

2 il dolore per il peccato;

3 desiderio di essere liberati dal peccato;

4 proposito serio di eliminare e resistere al peccato

Se il vangelo fosse semplicemente un piano educativo o anche un piano morale per elevare la razza, non avrebbe bisogno di chiedere "pentimento". È un piano per la liberazione degli uomini dalla punizione e dal potere del peccato, e questo non può mai essere attuato se non in quanto può operare lungo la linea della volontà dell'uomo. E l'unico segno ed espressione del senso del peccato di un uomo e del desiderio di essere liberato da esso è questo "pentimento" che il vangelo richiede. È l'unico atteggiamento che il Vangelo può incontrare, l'unico stato d'animo e di sentimento con cui può avere a che fare. Un uomo è chiuso e rinforzato contro la salvezza divina, la redenzione per grazia, fino a quando "si pente veramente e senza finzione", e così sente il bisogno e il valore del perdono, della guarigione e della vita divini. Questo punto può essere pienamente illustrato e messo in pratica, e si può dimostrare che la predicazione del vangelo fallisce ancora se non richiede prima il pentimento. Il grande discorso di San Paolo ai dotti Ateniesi ha questo per il suo punto e la sua applicazione: "Ai tempi di questa ignoranza Dio strizzava l'occhio; ma ora comanda a tutti, in ogni luogo, di pentirsi" Atti 17:30

II IL PENTIMENTO È IL PRIMO SEGNO DI VITA. Va sottolineato il modo in cui nostro Signore ha fatto conoscere ai suoi discepoli il termine "vita". Si parla delle giuste relazioni con Dio come "vita", "vita eterna". Quelle relazioni in cui possiamo entrare attraverso il Signore Gesù Cristo sono enfaticamente riconosciute come "vita", l'unica vera, eterna, vita spirituale. È in questa "vita" che i discepoli riconoscono che i pagani sono ammessi. Quando questo è pienamente compreso, il posto del pentimento in relazione alla vita sarà prontamente riconosciuto. Sentire il peccato e il bisogno di un Salvatore è il primo segno della vita; è il suo primo respiro; con esso inizia necessariamente la vita. Gli uomini assorti in se stessi trovano una nuova vita quando se stessi sono schiacciati nella polvere. Gli uomini "morti nei falli e nei peccati" sono risuscitati, per guardare, respirare e parlare, quando il dolore per il peccato viene su di loro. Questo è ben illustrato nella nota poesia di T. Moore "Il paradiso e il pericolo" "Lalla Rookh". La cosa più preziosa sulla terra, quella che può anche aprire la porta del cielo all'esiliato pert, è la lacrima che cade dall'occhio del peccatore penitente

III IL PENTIMENTO CEDE IL POSTO ALLA VITA. Qui è chiamato "pentimento per la vita". Il pentimento è un passo avanti verso qualcos'altro. Il pentimento è una condizione temporanea della mente e del sentimento, attraverso la quale un uomo passa a qualcosa di migliore, a qualcosa di permanente. Mostra come passa

1 nel gioioso senso del perdono;

2 nella vita benedetta della fiducia nel Salvatore morente; e

3 nell'infinita felicità di riporre il nostro amore in Cristo, e di trovarci santificati dalle risposte e dall'opera di grazia del suo amore per noi. In conclusione, esortate a far sì che il pentimento sia ancora l'unica e sola soglia della vita. "Umiliati" dobbiamo essere "sotto la misericordiosa mano di Dio", prima di poter essere "esaltati al tempo da lui stabilito". Oggi non osiamo trattenere la richiesta di nostro Signore di "ravvedimento per la vita": R.T

19 Essi quindi che per ora coloro che, A.V.; tribolazione per persecuzione, A.V.; Fenicia per Fenicia, A.V.; parlando per la predicazione, A.V.; salvo solo per gli Ebrei per ma solo per gli Ebrei, A.V. Sparsi all'estero; come in Atti 8:1, a quel punto del tempo la narrazione ora ritorna. Tribolazione qli La parola in Atti 8:1 per "persecuzione" è diwgmo Fenicia. "La striscia di costa, lunga centoventi miglia e larga circa dodici, dal fiume Eleutero" fino a un po' a sud del Carmelo, fino a Dora, comprendendo, quindi, Sidone e Tiro, ma escludendo Ceasarea. Il nome fu conservato nella grande colonia di Tiro di Cartagine, come appare nelle forme etniche, Paenus, Punicus e Paeuicus, applicate ai Cartaginesi. Conosciamo tutti le "guerre puniche", la Punica fides, il "Paenulus" di Plauto, ecc. Cipro si trova al largo della costa della Fenicia, in vista di essa, e fu colonizzata molto presto dai Fenici. Filone e Giuseppe Flavio parlano entrambi della popolazione ebraica di Cipro. Antiochia, la capitale del regno greco di Siria, sul fiume Oronte, costruita dal primo re, Seleueo Nicater, in onore di suo padre Antioco, che era uno dei generali di Alessandro Magno. Si trovava a circa centottanta miglia a nord della frontiera settentrionale della Fenicia. C'era una grande popolazione di ebrei, che Seleuco attirò nella sua nuova città concedendo loro gli stessi privilegi politici dei greci. Era considerata da Giuseppe Flavio la terza città per importanza di tutto l'impero romano, Roma e Alessandria erano le prime due

Versetti 19-26.- Le molte vie e l'unica opera di Dio

È interessante vedere come Dio opera in molti modi verso un unico fine, e come, dal primo giorno dell'era cristiana, ha agito sul mondo e sulla Chiesa, facendo sì che tutte le cose si muovessero verso un'unica gloriosa discendenza

I MOLTI MODI DELL'OPERA DI DIO. Ci potrebbe essere ricordato:

1. Come sconfigge i suoi nemici. "Quelli che furono dispersi durante la persecuzione viaggiarono predicando la Parola", ecc. Versetto 19. Se i nemici della verità fossero stati i suoi migliori amici, non avrebbero potuto prendere una condotta più favorevole alla sua diffusione e istituzione di quella che presero. Dio annulla i disegni dei suoi nemici e trasforma i loro attacchi contro il suo regno in un sostegno effettivo. Più e più volte l'inimicizia, la crudeltà, la violenza, l'astuzia del peccato sono state costrette a servire gli interessi della giustizia. La malizia colpisce il grano rimasto in piedi della verità, ma, così facendo, semina seme vivente da cui sorgerà un grande raccolto

2. Come insegna ai suoi 'demoni. Coloro che erano dispersi andarono "predicando la Parola a nessuno, ma ai Giudei soltanto" Versetto 19. Essi non capivano che il Vangelo era destinato all'umanità: questo era un allargamento di vedute che la Chiesa cristiana doveva allora conquistare. Il suo Divino Maestro doveva insegnargli questa lezione così necessaria. Come avrebbe dovuto fare questo? Potrebbe averlo fatto

1 per ispirazione diretta del suo Spirito Santo; o

2 manifestandosi a qualcuno degli apostoli e trasmettendo attraverso di lui la sua mente sulla questione. Ma ha scelto di fare questo

3 per l'insegnamento della sua provvidenza. "Alcuni di loro" - non sappiamo chi, alcuni i cui nomi sono andati perduti e non saranno mai scoperti - alcuni uomini di Cipro e di Cirene, "quando furono venuti ad Antiochia, parlarono ai Greci e non ai Greci, predicando, il Signore Gesù". E questo lavoro non premeditato e irregolare si rivelò un successo meraviglioso vedi Versetto 21. Quando la Chiesa di Gerusalemme venne a conoscenza di questi procedimenti non autorizzati, mandò Barnaba a indagare sulla questione vedere Versetto 22. La nobiltà del suo carattere e l'eccellenza del suo spirito trionfarono sulla ristrettezza delle sue vedute e, invece di rinnegare e scoraggiare l'opera, ne riconobbe l'origine divina e la promosse fino all'altezza del suo potere. E così il sigillo della sanzione apostolica fu posto al fine più ampio e alla speranza più grande. Così Dio ci conduce nel suo regno di verità. Egli ci pone in circostanze tali che facciamo i passi giusti senza renderci conto di tutte le conseguenze che ne derivano, e allora le nostre convinzioni salgono all'altezza delle nostre azioni

3. Come Dio usa i suoi servitori. "Allora Barnaba partì in cerca di Saulo" Versetto 25. Barnaba ha servito Dio e la sua stirpe in un modo, Saulo in un altro. Barnaba non era l'uomo adatto a fare ciò che Paolo fece in seguito. Non aveva la facoltà di evangelizzare, organizzare, letteraria allo stesso grado in cui la possedeva il suo illustre collega. Ma ha servito la Chiesa e il mondo a modo suo. Era un prezioso contributo alla causa di Cristo e del regno di Dio introdurre il convertito diffidente alla fiducia della Chiesa, Atti 9:27 e dargli un'apertura per l'esercizio e l'addestramento dei suoi vari poteri come quella di cui ora godeva ad Antiochia; era un servizio eminente e prezioso porre così su una base solida e portare in primo piano l'uomo che doveva essere il mezzo per compiere l'opera che Paolo compì per l'umanità. Quale incommensurabile servizio hanno reso alla loro razza i padri, le madri e gli insegnanti dei nostri grandi riformatori, evangelisti, predicatori, ecc.! Altri uomini hanno altre sfere da riempire; quella di Paolo era la sfera dell'attività sovrabbondata. Possiamo essere certi che ebbe molto da fare durante quei dodici mesi ad Antiochia, nell'"insegnare a molte persone" Versetto 26. Alcuni in scene più tranquille, altri in scene più attive; alcuni in virtù di doni intellettuali, altri per mezzo di doni morali e spirituali; alcuni con la loro influenza su pochi uomini influenti, altri con la loro azione sulla moltitudine; alcuni imprimendo le loro convinzioni agli uomini con un appello personale diretto, altri organizzando e organizzando; tutti nel modo scelto da Dio e a lui gradito, fanno la loro parte e compiono la loro opera nell'ora della loro opportunità

II L'UNICA OPERA DI DIO. Atti Antiochia divenne conveniente distinguere i convertiti alla nuova fede con un nome che li distinguesse dagli Ebrei; erano chiamati "cristiani". È un segno che parla della marea montante della verità. Ci ricorda che Dio stava realizzando un grande disegno, molto, molto al di là dell'elevazione di una nazione favorita, cioè la redenzione dell'intera razza umana mediante la fede in Gesù Cristo; egli era ed è impegnato a "riconciliare il mondo a sé in Cristo". -C

Versetti 19-26.- Fondazione della Chiesa di Antiochia

LE CAUSE SECONDE DELLA FONDAZIONE. I cristiani erano stati dispersi dalla persecuzione. E così un flusso di credenti attraversò la Fenicia, Cipro e il distretto di Antiochia, carichi del messaggio divino, seminari viventi della parola d'amore. La persecuzione, nel disgregare le comunità, diffonde il loro contenuto spirituale, come quando si rompe la scatola dell'unguento prezioso, si diffonde un dolce profumo. Di regola, questi emissari si rivolgevano solo agli ebrei. Ma c'erano alcuni che avevano afferrato la verità più grande del vangelo e del tempo, e avevano proclamato il vangelo anche ai Greci. Il giorno di Pentecoste vengono nominati come presenti uomini di Cirene, testimoni della potenza dello Spirito Santo. Sono più adatti a riportare il Vangelo ai loro connazionali rispetto a quelli nati ebrei. Dio sa dove trovare gli operai adatti per ogni raccolto che ha maturato

II IL SUCCESSO DELLA MISSIONE. La mano del Signore, la potenza divina, era con loro, e un gran numero di convertiti e credenti erano disponibili. La mano del Signore non è forse mai tesa quando si chiede la sua benedizione, quando si obbedisce ai suoi comandi? In tutti questi particolari profondamente interessanti, non vediamo chiaramente che Dio richiede la cooperazione umana? Stringiamo le mani di Dio - per usare una figura audace - quando non consegniamo fedelmente la sua verità, la verità che il tempo ci ordina di pronunciare. Furono i generali e l'applicazione mondiale del vangelo che fu seguita dalla sanzione e dalla benedizione divina. Come era allora, così possiamo aspettarci che sia ora e sempre

III LA VISITA DI BARNABA

1. La Chiesa di Gerusalemme, portando il progresso della verità ad Antiochia, vi invia Barnaba. Sono disposti in modo del tutto diverso da quello di una volta Versetto 1, sqq.. Pietro dovette quindi affrontare una tempesta di obiezioni al fatto che avesse rapporti con i pagani. Ma ora la stessa Chiesa manda senza esitazione Barnaba a promuovere l'opera buona. Così gradualmente Dio dispiega le sue vie, e l'opposizione cede davanti ai suoi consigli manifesti, come le nevi gelide davanti al sole della primavera

2. E quando Barnaba vide la grazia di Dio, si rallegrò. L'occhio spirituale discerne le cose spirituali. Come Dio non ha riguardo alla qualità delle persone, così non lo è nemmeno colui che vive nella comunione della mente di Dio. Non si tratta dello strumento umano, ma dei risultati divini; non dei canali della grazia, ma di quella pura grazia stessa

3. Barnaba si dimostra fedele al suo nome e al suo carattere e dimostra la sua idoneità alla missione. Buono e santo egli stesso, le sue esortazioni tendono alla bontà e alla santità. Che si uniscano a Dio con il pieno scopo del cuore. Sempre un consiglio salutare: camminare secondo la stessa regola, pensare alla stessa cosa, rimanere nelle vecchie vie e informarsi sui sentieri ben battuti. La religione è un atteggiamento dell'anima, un'abitudine della volontà. L'Oggetto Divino costante richiede costanza in noi; Restiamo fedeli a lui come la calamita al polo. È bello diventare cristiano, è meglio essere cristiano, è meglio di tutto perseverare come cristiano ed ereditare la promessa della corona, della vita. Anche qui vediamo le qualità del vero insegnante: essere buono e retto nella condotta della vita, essere pieno della santa fiducia che la fede ispira e di quell'ispirazione contagiosa che la presenza di Dio impartisce

IV IL RISULTATO DELLA BENEDIZIONE. Una "considerevole moltitudine si unì al Signore". E questo, a quanto pare, in conseguenza della visita di Barnaba. Quanto è potente la potenza di una sola energica volontà, di un solo cuore fedele, di un uomo che può dire con tutto il cuore: "Io credo", e la cui vita sostiene la sua parola! Cantici è riuscita l'opera, così piena la rete del pescatore del vangelo, che Barnaba deve cercare l'aiuto di Saulo. Un'altra prova del carattere puro e umile di Barnaba. Evidentemente non desiderava fare di se stesso il grand'uomo di Antiochia. La grandezza dell'opera e del suo Maestro assorbiva i suoi pensieri. Saul non si spinge avanti, ma viene quando gli viene chiesto. È un'immagine di amicizia e cameratismo al servizio di Cristo. Platone parlava in modo esaltato della lotta congiunta di due anime verso la conoscenza e la verità; ma più nobile e più dolce è lo sforzo congiunto di due anime di servire il Salvatore degli uomini e di promuovere il suo regno di pace e di amore nelle anime. Anno memorabile negli annali del cristianesimo! Qui furono chiamati per la prima volta i discepoli cristiani, seguaci del Cristo, dell'Unto; unti dallo stesso Spirito e per la stessa opera di vita. Torniamo all'origine del nostro nome, per comprenderne il significato. Le note del vero cristiano sono e sono sempre state, l'unzione dello Spirito Santo e con potenza, e la vita vista come occupata, come quella del Maestro, nel "fare il bene". -J

Versetti 19-26.- Un nuovo centro di lavoro evangelistico. Antiochia

Un'altra presa sul mondo dei Gentili. Più importante di Cesarea. Vicino ad Alessandria. Cultura intellettuale; commerciale. Una sfera preparata per Saul

I IL MINISTERO IMPIEGATO. Agenzia laica. La persecuzione costringe la Chiesa ad allargare i suoi confini. Le circostanze che aprono la porta ai Gentili. Probabilmente scarso successo tra gli ebrei. Le moltitudini di Greci ad Antiochia. La mente greca si preparò per l'indagine. Lo stato del mondo pagano vi era ben rappresentato

II LA TESTIMONIANZA DIVINA DATA. La mano del Signore con loro. Lo Spirito si riversò. Forse non tanto nei segni miracolosi, ma nelle conversioni

III IL MESSAGGIO PREDICATO. "Il Signore Gesù." Non speculazioni per catturare i filosofi, ma fatti per impadronirsi dei cuori, non predicati con un tono di autorità ecclesiastica, ma da laici pieni di Spirito Santo

IV I DUE CENTRI UNITI: GERUSALEMME E ANTIOCHIA. Ministero apostolico e agenzia laicale. Barnaba, un uomo rappresentativo intermedio. Il tipo di uomo richiesto; non lassista nelle sue vedute della verità, ma "un uomo buono", pieno di spirito gentile, un uomo ispirato, un fermo credente. Così l'espansione della Chiesa non fu una lacerazione del corpo di Cristo, ma una semplice crescita, una vita spirituale che cercava il suo sviluppo

V APRÌ LA SCUOLA DELLA CHIESA. Antiochia un grande centro catechetico. Barnaba mirava all'istruzione e all'edificazione, affinché si unissero al Signore. Chiamò Saulo, come più eminentemente adatto di lui a lavorare in tale sfera. L'umiltà di entrambi gli uomini ne è un esempio. Entrambi si adattavano a essere maestri, perché entrambi avevano una mente semplice. L'insegnamento deve accompagnare l'evangelizzazione, altrimenti l'opera cadrà a pezzi. Un anno intero insegnarono a molta gente; da qui la loro fermezza ad Antiochia

VI LA TESTIMONIANZA DEL MONDO ALLA VITA NUOVA. "Chiamati cristiani". Antiochia vide sorgere una società distinta, le diede un nome, la separò nel pensiero sia dal giudaismo che dal paganesimo. Riconobbe che la sostanza di esso era Cristo; che i suoi membri erano simili a Cristo e vivevano per Cristo. La provvidenziale nomina del nome ha segnato il nuovo inizio della Chiesa nella sua missione, con Saulo a capo di essa, di evangelizzare il mondo. Un'interessante linea di progresso da Gerusalemme ad Antiochia. Guida divina. - R

20 Ma ce n'erano alcuni... per chi e alcuni di loro erano.., che, A.V; i Greci anche per i Greci, A.V. e T.R. Quest'ultima è una variante molto importante della lettura: JEllhnav, greci per JEllhnistav, greci, cioè ebrei greci, o ellenisti. È sostenuto, tuttavia, da una forte autorità di manoscritti, versioni e Padri, ed è accettato da Grozio, Witsius, Griesbach, Lachman, Tischendorf, Meyer, Conybeare e Howson, Alford, Westcott, il vescovo Lightfoot e il "Commentario dello Speaker" apparentemente e la maggior parte dei critici moderni. Si sostiene anche con forza che l'evidenza interna dimostra che Jellhnav è la lettura corretta, perché l'affermazione che gli uomini di Cipro e Cirene predicarono loro il vangelo è in contrasto con l'azione degli altri, che predicarono solo agli ebrei. Ovviamente, quindi, questi Elleni non erano Ebrei. Inoltre, non c'era nulla di nuovo nella conversione e nell'ammissione alla Chiesa degli ebrei ellenistici: vedi Atti 2:5 -- , ecc.; Atti 9:22,29 E questi stessi predicatori erano con ogni probabilità ellenisti essi stessi. Il vescovo Wordsworth, tuttavia, al contrario, difende, sebbene con dubbio, la lettura JEllhnistav; e sostiene che anche se JEllhnav è la lettura corretta, deve significare lo stesso di JEllhnistav. Suggerisce anche che potrebbe significare "proseliti": vedi Atti 14:1 -- , dove gli Elleni frequentano la sinagoga, Atti 17:4 Ma non c'è alcuna prova che questi fossero proseliti più di quanto lo fosse Cornelio. Gli Elleni, o Greci, qui erano probabilmente greci incirconcisi che temevano Dio, come Cornelio, e frequentavano il culto della sinagoga vedi Meyer su Atti 14:1 È molto probabile che ad Antiochia, dove gli ebrei occupavano una posizione così preminente, alcuni degli abitanti greci sarebbero stati attratti dalle loro dottrine e dal loro culto, respinti, forse, dalle superstizioni prevalenti e dalla leggerezza dissoluta della grande città

21 Che credette si trasformarono in credute e si trasformarono, A.V. e T.R. La mano del Signore; cioè il suo potere che opera con loro e attraverso di loro. Confronta la frase frequente nell'Antico Testamento, "con mano potente e braccio steso", vedi anche Atti 4:30; Luca 1:66

22 E la notizia che li riguardava per allora notizie di queste cose, A.V.; a per unto, A.V.; per quanto riguarda ciò dovrebbe spingersi fino a A.V. e T.R. La notizia di questa adesione dei Gentili alla Chiesa fu portata rapidamente a Gerusalemme, con lo stesso motivo, probabilmente, che vi portò il racconto del battesimo di Cornelio e della sua famiglia, come leggiamo nei Versetti. 1-3 del presente capitolo. La condotta della Chiesa nell'inviare una persona così eccellente e temperata. come Barnaba come leggiamo nel versetto successivo, l'amico di Saulo Atti 9:27 e un sostenitore della predicazione del vangelo ai Gentili Atti 13:1,2 per ispezionare l'opera ad Antiochia, è un'indicazione che avevano già sentito il racconto della conversione di Cornelio dalla bocca di Pietro, ed erano già stati condotti alla conclusione, "Allora anche ai Gentili Dio ha concesso il ravvedimento per la vita!" Non c'è alcun indizio sul tempo trascorso tra la fuga dalla persecuzione e l'arrivo ad Antiochia, se non che Saulo aveva avuto il tempo di soggiornare tre anni in Arabia, di venire a Gerusalemme, e da lì di andare a stabilirsi a Tarso, dove Barnaba lo trovò; lasciando così molto tempo per le operazioni di Pietro in Giudea e Cesarea

23 Era venuto per venire, A.V.; esortava per esortato., A.V. Aveva visto la grazia di Dio; cioè aveva visto il numero e la verità delle conversioni dei Gentili effettuate dalla grazia di Dio. Li esortò tutti parekalei pantav; mostrandosi così un vero uiJosewv, figlio dell'esortazione vedi Atti 4:36 -- , nota -- Attaccati al Signore; prosmenein, rimanere, continuare, perseverare in comp. Atti 13:43; 1Timoteo 5:5 In 2Timoteo 3:14 sono semplicemente io. Le frequenti esortazioni alla perseveranza e alla costanza dovrebbero metterci in guardia dal grande pericolo di allontanarsi dalla fede, sotto la pressione della tentazione

Versetti 23, 24.- Le sorprese della grazia di Dio

Erano passati circa sei o sette anni dal martirio di Stefano e dalla "persecuzione che sorse contro Stefano". I venti della persecuzione avevano ormai portato in lungo e in largo i semi della verità e della fede cristiana. Nel "suolo" dei soli cuori degli ebrei, tuttavia, per la maggior parte di questo tempo il seme era "caduto", nella misura in cui le intenzioni e i propositi degli uomini lo avevano sparso. In singoli casi, tuttavia, era inevitabilmente caduto altrove; e inoltre, come sostenuto da alcuni "Greci" del numero dei "dispersi", così fu dato liberamente, almeno da questi, di nuovo ai Greci, che non erano dei puri "Ebrei", e non dei "circoncisi". Molti "Greci" così "credettero e si convertirono al Signore" Versetto 21. La storia sacra ritorna in una certa misura sui suoi passi per parlare di queste cose e per registrare, dopo il segnale dato della pienezza dei Gentili che venivano introdotti, come nel frattempo era andata con questi Greci più anonimi. C'è un certo grado di enigmaticità in questi due versetti. Per rimuovere questo, allo stesso tempo si rivelerà la verità che lo Spirito può aver inteso insegnare in questo luogo. Ci sembra di vedere...

I UN ELEMENTO DELL'AUTORITÀ ECCLESIASTICA. Le "notizie" che presumibilmente erano della migliore specie, e non potevano significare altro che bene, apparentemente non sono accolte come tali, e sono visitate con una sorta di scrutinio. I fatti sono esattamente così. Ma è da notare che l'autorità che si è mossa è stata quella che si è mossa da sola, e non è un esempio di un individuo che ha usurpato l'autorità ecclesiastica. L'autorità non è né arbitraria né di mano esterna. È la Chiesa stessa. Ed è la Chiesa che delega una persona evidentemente tenuta in grande onore, anche se non un apostolo, a percorrere una lunga distanza per indagare sulle "notizie" che le sono giunte a Gerusalemme

II UN ESERCIZIO INOPPORTUNO DELL'AUTORITÀ ECCLESIASTICA. Se la notizia era a prima vista buona, credibile nella natura delle cose, o piuttosto nella natura di ciò che la Chiesa ora sapeva bene essere l'opera dello Spirito divino, perché la Chiesa doveva assumere un atteggiamento di cautela nei confronti dell'azione di apparente sospetto?

1. È molto grato notare il primo esercizio dei poteri e della discrezione infantili da parte della Chiesa. Questo lo ha imparato in parte "dall'alto", in parte anche dall'amara e umiliata esperienza personale. Aveva già avuto dentro di sé gli infedeli, e i tentativi della peggiore mondanità come nel caso di Simon Mago di entrare nel suo sacro ovile

2. Il vero succo dell'ansia e dell'indagine proposta si rivolgeva, senza dubbio, a questo grande nuovo vangelo che stava ora arrivando su coloro che avevano ricevuto il vangelo nei fatti, e che scuoteva solo la loro fede se scuoteva la loro fede per timore che fosse troppo grande, troppo buono, per essere vero. Le "opere potenti" di Dio vengono compiute su e fra tutti, Gentili e Greci, come lo erano state il giorno di Pentecoste a Gerusalemme. Ebbene, la Chiesa si fermi e si allontani per vedere questo grande spettacolo, e per scoprire con certezza che non è una visione e che non sognano

3. La Chiesa, come hanno dimostrato i risultati, non ha agito per mera prudenza o per mera illuminazione, men che meno per amore di critiche fredde e diffidenti, ma, se le cose erano vere e vere, anche per dare la mano destra della comunione a coloro che, come i suoi membri attuali, erano "chiamati".

III UN CRITERIO SPECIALE CERCATO DA BARNABA, E CHE LO GUIDA. Nessun dettaglio si trova sulla pagina per noi, non vengono menzionate istruzioni sigillate, nessuna istruzione aperta, nemmeno suggerimenti per la separazione; e nulla si dice di tutti i pensieri e i sentimenti che si rincorrevano l'un l'altro o in mezzo ai quali l'anima stessa di Barnaba meditava mentre viaggiava lontano. No; Ma non ci rimane l'indizio necessario. Ha raggiunto la sua destinazione, e a quanto pare non tiene né si offre di tenere alcun tribunale, né di chiamare testimoni, e di indagare con alterigia e inquisizione lo stato delle cose. Con un occhio grande e aperto osserva la scena. Egli guarda e vede le prove della "grazia di Dio" data loro ad Antiochia, anche "gli incirconcisi". Egli ascolta, e sente i suoni che attestano "la grazia di Dio" data loro. Si mescola con loro e vede le opere che nessuno potrebbe fare se non fosse data loro "la grazia di Dio". Ed è soddisfatto. L'albero si riconosce dai suoi frutti e non ci può essere alcun errore su quali siano i frutti ora. Magari la stessa semplicità di metodo di giudicarsi l'un l'altro fosse l'unico metodo conosciuto e seguito ora e sempre! Perché questa bella espressione, "la grazia di Dio", non sta per il semplice sentimento e l'esperienza o la professione della stessa, ma piuttosto per quelle "opere" e "frutti dello Spirito" che solo dalla grazia impartita di Dio

IV LA STESSA GIOIA DEL CUORE DI UN UOMO SANTO. Si dice enfaticamente: "Era contento".

1. Era un sollievo per una mente ansiosa e indagatrice, su un argomento di entusiasmante interesse. Come aveva pesato sulla mente di Barnaba per tutto il suo viaggio: la questione stessa, e la responsabilità che gli era stata delegata di esaminare!

2. Era un sollievo per Barnaba pensare di poter parlare con tale completa fiducia, e senza alcun tono esitante, a coloro che lo avevano mandato, quando avrebbe dovuto rendere loro conto

3. Era tutta gioia per il suo cuore pensare a come il giorno fosse finalmente arginato sul mondo intero. Quali sorprendenti e incantevoli prospettive dovettero a volte essere rivelate dallo Spirito agli apostoli e ai primi discepoli e fratelli in quei giorni!

V LA CONSAPEVOLEZZA DI UN SANT'UOMO, ANCHE QUANDO È ECCITATO DALLA GIOIA

1. Barnaba era consapevole del proprio dovere, di pronunciare la parola di esortazione anche in mezzo a una scena piena di luminosità, speranza, fiducia presenti

2. Era consapevole della tentazione sempre esistente di tornare al mondo, di amare il mondo, di cedere nell'ora dell'entusiasmo, ma di ricadere nei lunghi giorni di caldo, fatica e prova. E quindi il fardello della sua esortazione era che dovevano "aderire al Signore" e che "con intento di cuore dovevano aderire al Signore".

VI È UN MISCUGLIO UN PO' INOPPORTUNO DI ELOGIO DI BARNABA E DEL SUO CARATTERE INDIVIDUALE CON QUESTIONI MOLTO PIÙ SERIE. Lascia che sembri così; Sia così. Eppure questa è la condiscendenza di Dio. Questa è la simpatia di Gesù. Questo è l'aiuto confortante e l'onore che lo Spirito dà a coloro che sono sinceri. Tuttavia, poiché la sacra e permanente pagina della Scrittura inscrive queste cose all'onore e alla gloria di Barnaba, in mezzo a questioni che tutte ridondavano solo all'onore e alla gloria di Dio, possiamo osservare che il carattere qui dato a Barnaba:

1. Ha giustificato la sua selezione per una nuova e delicata e importante ambasciata

2. Spiega la gioia molto profonda, piena, geniale del suo cuore, la sua apertura alla convinzione e la sua libertà dalla minima e ultima macchia di invidia ebraica e di esclusività ebraica

3. Dimostra inoltre che era lo Spirito di Dio che era in tutti, "operando dentro di lui", quando venne, quando fu visto, quando giudicò correttamente, quando fu profondamente impressionato, quando fu lieto fino in fondo al suo cuore, e anche quando non dimenticò il dovere e i momenti solenni e difficili a venire tra le simpatie e le congratulazioni delle ore luminose. Poiché egli era "pieno dello Spirito Santo". -B

24 Un brav'uomo. L'idea predominante in ajgaqov è semplicemente "bontà", eccellenza morale. Cantici in Matteo 19:16, "Maestro buono". Al che nostro Signore risponde: "Non c'è nessuno buono se non uno solo". In Luca 23:50 Giuseppe d'Arimatea è ajnhr ajgaqov kaikaiov, "un uomo buono e giusto". in Matteo 5:45 ponhroi kai, "il male e il bene", sono contrapposti. Nel greco classico la frase comune, kalov, descrive un uomo onorevole e buono. È piacevole leggere questa testimonianza di Luca, compagno e amico di Paolo, pieno di Spirito Santo e di fede. Cantici Stefano è descritto in Atti 6:5 come "pieno di fede e di Spirito Santo". In entrambi i luoghi si parla dello Spirito Santo come di uno Spirito di potenza e di dimostrazione nella predicazione della Parola. Non è evidente alcuna ragione per cui la R.T., avendo alterato Ghost in Spirit in Atti 6:5, mantenga Ghost qui. Molte persone, ecc.; la diretta conseguenza dell'energia dello Spirito Santo nel ministero di Barnaba

Buon Barnaba

Ci è già stato presentato quest'uomo in precedenza, ma il suo carattere è descritto in modo più completo in questo passaggio. Ci si può ragionevolmente chiedere perché San Luca, nello scrivere il Libro degli Atti, abbia colto l'occasione per registrare l'opinione ricevuta su Barnaba. La risposta più semplice è che in seguito dovette registrare la disputa tra San Paolo e San Barnaba su Marco, ed era quindi ansioso di assicurarsi che i suoi lettori non si facessero un'impressione sbagliata, da quell'incidente, del carattere e dello spirito del parente di Marco. Per quanto possiamo rammaricarci profondamente di quel triste malinteso tra i due zelanti missionari, non dobbiamo permettere che getti le sue ombre oscure su Barnaba, poiché "era un uomo buono e pieno di Spirito Santo e di fede". L'occasione immediata dell'invio di Barnaba ad Antiochia è stata spiegata in modo diverso. Si nota, nel Versetto 19, che i discepoli dispersi andarono "fino ad Antiochia", ma "non predicarono la Parola a nessuno se non ai soli Giudei". Poi si nota che alcuni predicatori vennero da Cipro e da Cirene ad Antiochia, e predicarono ai Greci. Ora, questo termine può significare sia Giudei ellenistici che Gentili. I migliori manoscritti hanno la parola greci, e questa dovrebbe essere distintamente riferita alla popolazione pagana, o gentile. Se fosse stato così che questi discepoli predicarono il vangelo ai pagani, e la notizia di ciò giunse alla Chiesa di Gerusalemme subito dopo il racconto di San Pietro di ciò che era accaduto a Cesarea, c'era un buon motivo per mandare Barnaba a indagare sulle questioni di Antiochia, per spiegare la nuova visione della portata del vangelo come rivelato a San Pietro, e per assicurare un lavoro armonioso tra coloro che lavoravano per gli ebrei e coloro che lavoravano per i gentili. Se questa era la missione di Barnaba, è importante che ci si parli del suo carattere personale; perché da esso dipenderebbe in gran parte il successo della sua missione. Solo un uomo di grande bontà e di generosità sarebbe in grado di affrontare correttamente le difficoltà che si presentano. Ci sono molte circostanze nella vita in cui il "carattere" può fare di più e meglio del "talento", e il talento ottiene i suoi trionfi più nobili quando è unito e santificato dal carattere devoto. Tre cose sono particolarmente notate in relazione a Barnaba

IO ERA BUONO È CARATTERE. "Un brav'uomo." La nostra attenzione è diretta con questo termine alle sue eccellenze naturali di disposizione. C'era amabilità, gentilezza di proposito e di maniere, generosità di spirito, considerazione per gli altri e prontezza persino a sacrificare le proprie cose per il bene degli altri. Era proprio il tipo di uomo che conquistava la fiducia e la stima di tutti coloro tra i quali lavorava; e sembrerebbe che il suo stesso fallimento, in materia di disputa con San Paolo, derivasse dal calore del suo affetto per il suo giovane parente Marco, e dalla sua troppa prontezza a trovare scuse per lui. "Il suo stesso fallimento pendeva dalla parte della virtù". La sua "bontà" può essere vista e illustrata da ciascuno degli episodi in cui ci viene presentato

1. Sembra che abbia dato l'esempio di dedicare i suoi beni ai bisogni della Chiesa primitiva Atti 4:36

2. Fu lui a vincere il sospetto apostolico del novello convertito, nella generosità della sua indole fiduciosa. Quando tutti ebbero paura di Saulo, "Barnaba lo prese e lo condusse agli apostoli", ecc. Atti 9:26-28

3. La sua fiducia si manifesta ulteriormente nel fare di Saulo, il nuovo convertito, il suo compagno nelle sue fatiche missionarie. Si può obiettare che, mentre il cristianesimo domina e corregge le cattive disposizioni per natura, ottiene i suoi trionfi più nobili e più belli quando ispira e santifica l'indole naturalmente amabile, generosa e fiduciosa. È una cosa per cui essere sempre devotamente grati a Dio, se ci ha dato caratteri che possono conquistare l'amore, la stima e la fiducia dei nostri simili

II ERA PIENO DI FEDE. Questo è qualcosa di più di una fiducia naturale, anche se strettamente legata ad essa. Due cose possono essere incluse

1. Aveva una forte presa sulla verità del Vangelo e non era turbato da dubbi che lo indebolivano e lo deprimevano. Egli sosteneva, con fermezza e fermezza, la messianicità e la risurrezione di Gesù Cristo, e tutto ciò che queste implicavano. E solo gli uomini di fede possono essere uomini di vero potere come testimoni e predicatori di Dio. Gli uomini non vogliono sentire dai ministri le loro domande e i loro dubbi. Il grande grido è: "Che cosa sai di Dio, della verità e del dovere? In che cosa credi?"

2. Aveva una visione chiara degli aspetti più ampi del sistema cristiano. Era un seguace di Stefano. Era preparato per l'ammissione dei Gentili ai privilegi cristiani. E così era proprio l'uomo giusto per scendere ad Antiochia e affrontare le difficoltà che potevano sorgere dall'abbattimento delle antiche catene ebraiche. E c'è una costante richiesta di tali uomini di fede, che si spera possano accettare i cambiamenti passeggeri di pensiero e di sentimento all'interno della Chiesa, anche quando non possono simpatizzare personalmente con essi. Abbiamo bisogno di uomini di fede nel senso di ampie vedute e di grandi speranze per il futuro

III EGLI ERA PIENO DI SPIRITO SANTO. Quello Spirito Santo venne come il sigillo di tutti i credenti sinceri, ma qui si suggerisce che le misure e i gradi della sua graziosa opera interiore dipendono direttamente dagli umori, dagli atteggiamenti e dal carattere dell'uomo. E qui sta l'applicazione pratica del nostro argomento. Barnaba, perché era un uomo buono e pieno di fede, era anche pieno di Spirito Santo. E scopriremo che una cultura ansiosa e attenta del carattere cristiano aprirà anche i nostri cuori, le nostre vite e le nostre opere alla piena energia di Dio, lo Spirito Santo.

25 E partì perché allora erano partiti Barnaba, A.V. e T.R.; Osservate la notevole provvidenza che si era servita della violenza degli ebrei ellenisti a Gerusalemme per condurre Saulo a Tarso, dove sarebbe stato a portata di mano per intraprendere l'opera così inaspettatamente preparata per lui ad Antiochia. "Fu nella primavera dell'anno 43 d.C., o appena dieci anni dopo la Crocifissione, che Barnaba si recò a Tarso, trovò Saulo e lo condusse ad Antiochia" Lewin, 1:96. Da Seleucia al porto di Tarso ci sarebbero volute circa dodici ore di navigazione; oppure, via terra, un viaggio di circa ottanta miglia lo avrebbe portato a Tarso da Antiochia. Una grande carestia per una grande penuria, A.V.; oltre per tutto, A.V.; Claudio per Claudio Cesare, A.V. e T.R. Il mondo; hJ oijkoumenh, la terra abitata, l'espressione comune per tutto l'impero romano. Ma l'espressione deve essere presa come iperbolica, proprio come Giuseppe Flavio dice che Achab mandò messaggeri a cercare Elia, kata pasan thnhn, dove, naturalmente, solo i paesi vicini alla Giudea possono essere intesi, in senso stretto. 'Ant. Giuda:,'8:13:4; Ma non ci sono prove che dimostrino che hJ oikoumenh sia mai stato un termine tecnico per indicare la Giudea. Vedi l'uso della parola da parte di Luca Luca 2:1; 4:5; Atti 17:6,31; 19:27; 24:5 In realtà, la carestia predetta, che iniziò nel quarto anno di Claudio Cesare 44 d.C. e durò fino al 48 d.C., cadde esclusivamente sulla Giudea, per quanto appare da Giuseppe Flavio 'Ant. Giudici,' lett. 15:3; 20. 2:5, 5:2, e lì era molto severo. Ismaele era sommo sacerdote a quel tempo; Elena, regina di Adiahene, portò dall'Egitto grandi provviste di grano e di fichi da Cipro a Gerusalemme, per soddisfare i bisogni del popolo. Eusebio Eccl. Hist., 2:8 parla di questa carestia come se avesse prevalso "sul mondo" e come registrata da autori ostili al cristianesimo, ma non menziona nomi e non fornisce particolari Eccl. Hist., 2:8, ma nel dodicesimo capitolo dello stesso libro la limita alla Giudea. Ci furono diverse altre carestie storiche durante il regno di Claudio, ma difficilmente possono essere incluse nella profezia di Agabo. Il profeta Agabo è menzionato di nuovo in Atti 21:10, e di nuovo come proveniente dalla Giudea. Renan attribuisce la condizione di povertà dei cristiani di Gerusalemme alle loro istituzioni comuniste

Versetti 25, 26.- Uno dei primi co-pastorato

La cronologia del periodo che va dal martirio di Stefano alla missione di Barnaba ad Antiochia è oscura, e al momento si è davvero rifiutata di fornirci date - come, per esempio, le date principali che riguardano Saulo - del massimo interesse. È tuttavia estremamente probabile che fossero trascorsi sei anni interi dalla conversione di Saul. Durante tutto questo tempo egli è stato - possiamo dirlo senza dubbio, anche se forse non è stato facile trovare un capitolo e un versetto effettivi per l'affermazione - "predicando Cristo". È stato spostato da una stazione all'altra per motivi di sicurezza due volte. Ultimamente è stato per qualche tempo a Tarso, il suo luogo natale, ed è del suo impiego durante il suo soggiorno a Tarso che sappiamo meno. Mentre, come già detto, c'è poco spazio per dubitare che lì avrebbe predicato Cristo con enfasi, sembrerebbe un po' notevole se lo facesse impunemente per un periodo di uno o due anni. Qui, però, Barnaba viene ora a cercare un collega e un aiuto efficace nel suo lavoro ad Antiochia. Molto brevi sono i tocchi di penna che ci trasmettono la situazione qui. Ma essi ritraggono, tuttavia, qualcosa di così naturale e quasi familiare, che non è difficile, ed è piacevole e istruttivo, riempire i dettagli del quadro

I BARNABA TROVA UN INASPETTATO E GRANDIOSO CAMPO DI LAVORO AD ANTIOCHIA

1. È venuto per una commissione, rimane per un'altra, e questa è una grande impresa. Venne a informarsi sulla giustificabilità di certi avvenimenti. Egli è costretto a diventare parte integrante di loro, e a imbarcarsi in essi con il cuore, le mani e la voce

2. Egli osserva "che una grande porta ed efficace si apre davanti a lui" 1Corinzi 16:9 Antiochia, per la sua posizione, i suoi edifici e la sua gente molto varia e importante, per la sua popolazione ebraica, per la sua moda greca, e il suo esercito romano, e i suoi legami commerciali e commerciali, non può essere superata come luogo di importanza per la predicazione di Cristo dal primo momento in cui è evidente che non solo gli ebrei, ma anche i Gentili, Greci e Romani, devono essere abbracciati nelle benedizioni del patto

3. Quando già "molto popolo si era unito al Signore" e "un gran numero aveva creduto e si era convertito al Signore", il suo cuore è "toccato da compassione" come lo era una volta e spesso il suo Signore quando vide "le pecore senza pastore" e "i campi bianchi da mietere", e il raccolto una promessa superlativa, "ma pochi operai". E senza dubbio egli "pregò il Signore della messe", e ottenne la sua risposta

II BARNABA SI CONSULTA SU UNA COSA SOLA

1. Desidera, se è possibile, abbracciare l'opera

2. Non conosce granello di invidia o gelosia o ambizione egoistica

3. Perderà qualche settimana di tempo se potrà tornare armato di gran lunga meglio per il lavoro, perché pensa a se stesso o altrimenti in risposta alla sua preghiera gli è stato ricordato divinamente a uno di notevole conversione e di energia incomparabile. Sarà un probabile aiuto. Barnaba ha già camminato a braccetto con lui a Gerusalemme e gli è stato garante presso la Chiesa di Gerusalemme. Con quest 'uomo forte, che ora è stato messo alla prova, che sta maturando in un relativo ritiro e che ha sopportato la prova, vorrebbe essere associato nell'assedio, in vista di prendere, questa allettante cittadella di Antiochia. Egli mantiene il suo carattere come ci è stato dato nei versetti precedenti. Egli è "pieno di Spirito Santo e di fede". Il suo occhio è unico, la sua migliore ragione e il suo giudizio mentale sono dati alla domanda che ha davanti. I suoi motivi sono puri e la sua coscienza sensibile

4. Avrà il suo uomo. Non mancherà Saul. Lo insegue per cercarlo. Non crede nei messaggi né nelle deleghe. Lo trova e lo porta ad Antiochia

III BARNABA E SAUL CREDONO NELLA COOPERAZIONE

1. Credono nell'amore fraterno. Era una cosa un po' nuova in cui credere, in alcuni aspetti. Non sono pochi i tipi naturali di amore che ci uniscono. Ma l'amore fraterno si manifestò in gran parte con i seguaci di Gesù, cioè quel tipo di amore che portò due uomini a lavorare insieme per fini religiosi

2. Credono nei vantaggi pratici di due che lavorano insieme

1 L'uno sostiene lo scopo dell'altro

2 Il lato debole di un personaggio è compensato dal forte dell'altro

3 Molte imprese devono struggersi per mancanza di un sostegno sufficiente per mano di una sola, che può essere facilmente compresa da due, e lasciare loro ancora energia di riserva

3. Non credono nelle rivalità indegne, nei paragoni, nell'ambizione personale. Eppure ora, diciotto secoli dopo, queste stesse cose si sentono occasionalmente come una delle obiezioni standard a due discepoli di Gesù Cristo che sono legati insieme in un servizio uguale per lui

IV BARNABA E SAULO SI DEDICANO PER UN ANNO INTERO ALL'EDIFICAZIONE E ALL'EDIFICAZIONE DELLA CHIESA DI ANTIOCHIA

1. L'importanza della vita ecclesiale comincia ad essere riconosciuta, sia per se stessa che per la sua testimonianza, in mezzo a un grande popolo esterno

2. Anche la natura stessa "rivendica il bisogno e il vantaggio dei maestri, dei pastori e degli esempi". "Si riunivano con la Chiesa e insegnavano a molte persone". Non si trattava solo di evangelizzazione, né di tutti i viaggi missionari, anche nei primi tempi del cristianesimo. E questo è ancora più notevole alla luce di un esempio, quando ricordiamo che la buona opera ad Antiochia era scaturita da quello che in breve si potrebbe chiamare "seme seminato da sé". Coloro che erano stati dispersi e il cui cuore ardeva dentro di loro erano stati, sotto lo Spirito, l'inizio dell'opera. E a motivo delle proporzioni della loro opera e della fama che aveva raggiunto Gerusalemme, Barnaba era stato mandato a visitare Antiochia. Al gregge basta avere fame per cercare un pastore, e il gregge affamato non manca di guardare il pastore che lo nutre

3. L'amore di Barnaba e Saul deve essere stato accolto da molto amore da parte di coloro che "entravano e uscivano" in mezzo ai quali, insegnando loro molte cose. Questo è l' amore della Chiesa. Questo è il segreto dell'armonia della Chiesa. Questo è l'umile inizio della santità e della felicità della Chiesa di sopra

V IL MINISTERO CONGIUNTO DI BARNABA E SAULO È BENEDETTO. È benedetto in due direzioni

1. Non si può dire che sia una conclusione troppo remota o inverosimile quando affermiamo che c'è la prova della testimonianza che il ministero era per il mondo esterno. Che "i discepoli furono chiamati per la prima volta cristiani ad Antiochia" e in questo tempo non significa niente di meno che queste due cose

1 Essi assumono uno status nel mondo; E questo è stato verificato dalla storia. In tutto il mondo il loro nome è conosciuto

2 Questo status è dato loro, anche se in parziale ridicolo, dal mondo. La Chiesa dei discepoli, dei santi, dei fratelli, dei seguaci di Gesù, dei Nazareni, ha lasciato il suo segno su di loro dell'indaffarata, prospera, intelligente Antiochia. Non sono un reggimento cencioso, né una corda di sabbia, né una litigiosa cricca litigiosa. Hanno lavorato e hanno vissuto con costanza

2. Quel ministero ha preparato coloro tra i quali è stato esercitato sia a provare prontamente compassione per i loro fratelli che dovevano essere visitati dalla carestia e dalla povertà in Giudea, mostrandola prontamente anche con una carità e generosità pratica, sia anche a trasmettere quell'espressione di amore in modo decoroso e grato. Grande fu la bontà di Barnaba, e grande e buona fu il ministero e l'opera uniti di lui e del suo eletto e ricercato collega, Saul. - B

26 Anche per un anno intero per un anno intero, A.V. e T.R.; furono radunati insieme perché si riunirono, A.V.; e che i discepoli per e i discepoli, A.V. La frase ejn th ejkklhsia ricorre di nuovo in 1Corinzi 11:18 T.R. dove ha, come qui, molto vicino il senso di "nella chiesa", come luogo di incontro. Dovrebbe essere "in", non "con". La "Chiesa" è l'assemblea dei discepoli radunati nella loro casa di convegno. Furono chiamati; crhmatisai, portava il nome di. Si tratta di un uso peculiare della parola che ricorre nel Nuovo Testamento solo in Romani 7:3, ma che si trova anche in Polibio, Strabone, Giuseppe Flavio e in alcuni altri scrittori. Il suo significato comune è, nella voce passiva, "essere avvertito da Dio", come in Atti 10:22, dove si veda la nota. cristiani. E' stato un evento memorabile nella storia della Chiesa quando il nome dei cristiani, che li ha contraddistinti per quasi diciotto secoli e mezzo, è stato dato ai discepoli di Cristo. Fino ad allora erano stati chiamati fra loro discepoli, fratelli, santi e, dai Giudei, uomini "della Via", Atti 9:2 o "Nazareni", Atti 24:5 ma ora hanno ricevuto il nome di cristiani, come seguaci di Cristo, dal mondo esterno, e lo hanno accettato essi stessi Atti 26:28; 1Pietro 4:16 Dalla forma latina della parola cristiani, cioè i seguaci di Cristo come gli erodiani, i seguaci di Erode; Mariani, Pompeiani, partigiani di Mario e Pompeo; Caesariani, Ciceroniani, Vitelliani, Flaviani, ecc.; Conybeare e Howson, vol. 1:130; Lewin, vol. 1:97, la maggior parte delle designazioni sono state inventate dai Gentili, sia dalla corte romana o dall'accampamento di Antiochia, sia dalla popolazione greca, influenzata com'era dalle forme di linguaggio romane correnti tra loro confronta i Nestoriani greci-orientali, gli ariani, ecc.. Possiamo essere certi che cristiani, cioè seguaci del Messia, non è un nome che probabilmente è stato dato dagli ebrei. Non c'è alcuna prova che sia stato dato in derisione. Il noto racconto di Tacito è "Vulgus Christianos appella-bat. Auctor nominis ejus Christus, Tiberio imperitante, per Pontium Pilatum supplicio affectus erat" 'Annal.,' 15:44. Suida dice che coloro che in precedenza erano stati chiamati Nazareni e Galilei, durante il regno di Claudio Cesare, quando Evodio era stato nominato vescovo di Antiochia da Pietro, cambiarono il loro nome in quello di cristiani. Sembra riferirsi all'affermazione di Malalas citata da Conybeare e Howson, 1:131, che coloro che erano stati precedentemente chiamati Nazareni e Galilei ricevettero il nome di cristiani al tempo di Evodio, che succedette a San Pietro come vescovo di Antiochia, e che egli stesso diede loro questo nome. Si pensa che Malalas sia vissuto tra il VI e il IX secolo, a Bisanzio. Un bellissimo passaggio della Liturgia Clementina è citato anche a p. 130: "Ti rendiamo grazie perché siamo stati chiamati con il nome del tuo Cristo, e per questo siamo considerati tuoi", dove l'allusione è a Giacomo 2:7. Il nome cristiano è frequente nelle epistole di Ignazio, il vescovo di Antiochia; Le ultime parole di Policarpo furono: "Sono cristiano" Vescovo Wordsworth

Il nome cristiano

"E i discepoli furono chiamati cristiani per la prima volta ad Antiochia". Tre grandi città si sono identificate con la storia cristiana in modo speciale: Gerusalemme, Antiochia e Roma. La nascita della religione, il suo trionfo in piena virilità sul mondo, e tra questi due punti il suo battesimo come religione dell'Oriente e dell'Occidente. Descrivi la posizione e l'influenza della città. Il nome non dato dagli ebrei, come riconoscimento che Gesù era il Messia. Non per mezzo di discepoli, come altri nomi in uso - "credenti .... fratelli", "santi", "amici". Né per la direzione divina. Era un nome di rimprovero o una comoda designazione di una società in rapido allargamento. Considera-

IO IL NOME DATO

1. Personale, testimoniando la preminenza di Cristo nella prima predicazione. I fatti venivano prima delle dottrine, come sempre dovrebbero

2. Un nome di distinzione. Separazione dal mondo. Il battesimo nel suo nome. Adorazione di Cristo. Spirito di Cristo. "Guardate come questi cristiani si amano gli uni gli altri". Contrasto con il mondo pagano

3. Profetico. Cristo si aspettava di tornare. Giudice di tutta la terra. Lo sconforto è la caratteristica principale del paganesimo. I cristiani predicavano la speranza. La Resurrezione e l'Ascensione. Non come gli altri, figli della notte, ma figli della luce

II IL NOME ONORATO. "Chiamati cristiani".

1. La vita dovrebbe essere evidente prima di essere nominata. La rigenerazione battesimale è condannata da un fatto del genere

2. Se il mondo guarda la vita, le darà un nome; facciamo in modo che la chiami con il nome di Cristo. Dovrebbe essere il segno della conversazione e la testimonianza di un'opera spirituale

3. Il privilegio è quello di portare il nome. Ce ne vergogniamo? I discepoli segreti sono un'anomalia. Collegate la professione con l'insegnamento ad Antiochia, e il nome stesso sarà una pubblicazione della verità

4. Non è come siamo chiamati che deciderà il nostro stato finale, ma cosa siamo . Tutti coloro che pronunciano il suo Nome si allontanino dall'iniquità. La "cristianità" è una vuota presa in giro. Cercate il battesimo dello Spirito Santo. - R

Cristiani antiocheni

"E i discepoli furono chiamati cristiani per la prima volta ad Antiochia". Prima di questo periodo sembra che non avessero un nome riconosciuto. Altri forse li chiamavano "Nazareni" o forse "Galillani". Parlavano del loro insegnamento come della "Via", ma non sembra che abbiano trovato per se stessi un altro nome che quello di "discepoli". Furono le circostanze a fornire un nome che tutti potessero accettare, e, sebbene l'origine del nome "cristiano" sia molto strana, la sua adeguatezza è stata universalmente riconosciuta. L'essenza stessa del vangelo è la presentazione di Cristo agli uomini, e la pressione delle sue pretese all'amore e alla fiducia degli uomini; e quindi coloro che ricevono Cristo come loro Salvatore, e gli obbediscono come loro Signore, sono giustamente denominati "cristiani". È consuetudine chiamare i discepoli con il nome del loro maestro o insegnante, come si può vedere nei termini "maomettano", "buddista", "wesleyano", ecc. A volte le classi di uomini prendono il nome dal principio centrale che hanno adottato. Questo non possiamo farlo, perché il nostro principio centrale è "Cristo", nemmeno una verità su Cristo, ma Cristo stesso. Non possiamo avere altro nome che quello che la gente di Antiochia trovò quando scoprì quanto Cristo fosse posto in modo prominente nella predicazione primitiva

IL PENSIERO DI COLORO CHE PER PRIMI CHIAMARONO I DISCEPOLI "CRISTIANI". È stato spesso sottolineato che il nome è nato come soprannome. L'idea di dare tanto peso a Colui che si sapeva essere stato crocifisso come un malfattore e un impostore può aver eccitato il ridicolo delle persone umoristiche, e sappiamo quanto costantemente i discepoli fossero derisi dall'adorare il Crocifisso. È stata scoperta una caricatura dei primi tempi, che rappresenta una persona, con la testa d'asino, distesa su una croce, e una figura inginocchiata davanti ad essa. Sotto c'è questa iscrizione: "Alexamenos adora il suo Dio". In questo spirito il nome fu dato per la prima volta, proprio come il termine "Metodisti" fu applicato ai seguaci di Wesley

II IL PENSIERO DI COLORO CHE HANNO ACCETTATO IL NOME, Forse nella loro modestia non si sono ritenuti degni di portare il nome del loro Maestro; ma quando altri glielo hanno dato, hanno sentito di poterlo accettare. E nessun nome poteva essere per loro così onorato. La loro esitazione, tuttavia, potrebbe essere nata da un'altra causa. Accettare un titolo distintivo significava staccarsi dall'ebraismo e prendere posizione come setta separata e indipendente. Possiamo ben capire come i discepoli esiterebbero ad accettare una posizione così definita. Pensavano a se stessi come ancora ebrei, che cercavano, direbbero alcuni, la riforma dell'ebraismo; e altri direbbero, il compimento spirituale dell'ebraismo; Ma qualsiasi cosa che sappia di settarismo o di separazione sarebbe angosciante per loro. Eppure molte volte nella storia della Chiesa gli uomini sono stati costretti a prendere posizioni decise contro la loro volontà, ma la loro distinzione e separazione si sono dimostrate per il bene permanente del mondo

III IL PENSIERO DI COLORO CHE ORA SI AVVICINANO AL NOME. Per così tante persone il suo significato più profondo è svanito. È così universalmente applicato, e reso così onnicomprensivo, da essere diventato un termine privo di significato. Eppure quanto dovrebbe essere pieno di forza e ispirazione per noi

1 per il bene della storia che il termine incarna - la lunga storia della testimonianza e della lotta cristiana; e

2 per la profondità del significato che possiamo ora trovare in esso, poiché per noi può significare non semplicemente "seguaci o discepoli di Cristo", ma uomini e donne simili a Cristo, che vengono ogni giorno "trasformati a sua immagine di gloria in gloria; e che vogliono essere "simili a lui in ogni cosa"! - R.T

27 Ora per e, A.V.; è sceso per venire, A.V vedi Atti 18:22 Profeti; un ordine riconosciuto nella Chiesa a quel tempo Atti 2:17,18; 13:1; 20:23; 21:9, 10; 1Corinzi 12:28,29; Efesini 4:11 La notizia dell'adesione dei Gentili alla Chiesa di Antiochia avrebbe naturalmente portato tali profeti ad essere inviati dalla Chiesa di Gerusalemme o a venire di loro spontanea volontà

Versetti 27-30.- La bontà di Dio e il nostro benessere

Il riferimento, in questi versetti, a "una grande carestia in tutto il mondo" Versetto 28, e all'invio di soccorsi da parte dei discepoli, secondo le loro diverse capacità, ai fratelli della Giudea Versetto 29, può suggerirci pensieri riguardanti la provvidenza che Dio ha fatto per noi nella sua divina bontà e anche nella sua divina sapienza. Guardiamo...

I LA SUA PROVVIDENZA PER IL NOSTRO BENESSERE MATERIALE. Le grandi moltitudini dell'umanità, le centinaia di migliaia di milioni di persone sono nutrite, anno dopo anno, era dopo età; e molte altre centinaia di milioni potrebbero essere sostenute se si facesse tutto l'uso che potrebbe essere delle opportunità che ci si presentano. Dio, nella sua munificenza, provvede ciò che vogliamo

1 terreno fertile ed esteso,

2 insieme moltiplicatore,

3 conoscenza agricola, Isaia 28:26

4 materiali per attrezzi da allevamento,

5 tutti gli agenti di nutrimento e maturazione

II LA SUA CONSIDERAZIONE DELLA NOSTRA PIETÀ. Dio ci dà il nostro pane, il nostro mantenimento, in modo tale che siamo quasi costretti a riconoscere la sua mano nella messe. Evidentemente non abbiamo prodotto il terreno né fatto il seme; evidentemente non possiamo farla fecondare e crescere; Evidentemente è il suo sole che splende e la sua pioggia che cade sui nostri campi. I processi ordinari attraverso i quali il seme si moltiplica sono tali da dirigere i nostri occhi verso il cielo. E spesso, nella sua sapienza, gli tiene la mano, ritira il sole o trattiene le nuvole, manda la carestia come "ai giorni di Claudio Cesare" Versetto 28, e allora gli uomini sono costretti a ricordare che c'è un lavoro che si fa nel suolo e nel cielo che non possono controllare, e riguardo al quale devono guardare a Dio, il Datore di tutto, di chi è la terra con la sua pienezza, e lo interrogano, lo supplicano e, forse, si umiliano davanti a lui

III IL SUO RISPETTO PER IL NOSTRO BENESSERE INTELLETTUALE E MORALE

1. Intellettuale. Dio ci insegna, Isaia 28 ma lascia molto da scoprire con il nostro lavoro mentale. L'agricoltura fornisce un campo molto vasto e molto nobile per l'osservazione, l'esperimento, l'invenzione; Mette in campo e allena la mente

2. Morale. Non possiamo garantire i nostri raccolti senza

1 industria,

2 combinazione,

3 pazienza Giacomo 5:7 L'abbondanza, anzi la sovrabbondanza, del prodotto della terra è tale che

4 C'è abbastanza per il sostentamento di coloro che sono impegnati in altre occupazioni; quindi c'è posto per tutti i tipi di lavoro oltre a quello dell'agricoltura, per la ricerca dell'arte, per l'insegnamento della verità religiosa e per l'educazione alla vita religiosa. Coloro che hanno ricevuto il pane della vita eterna dalle labbra degli altri possono fornire, come Antiochia ora forniva a Gerusalemme, il pane di questa vita temporale a coloro verso i quali sono in obbligo spirituale. L'abbondanza che prevale in alcuni distretti - e la carestia non è mai universale - offre l'opportunità di

5 mostrare gentilezza pratica. In questa occasione in Siria ce n'era abbastanza per il suo proprio bisogno e per l'afflizione della Giudea, e i cristiani di Antiochia contribuirono a soddisfare i bisogni di quelli che erano a Gerusalemme

Dovremmo:

1 accogliere le misericordie temporali di Dio con la gratitudine che appartiene alla pietà;

2 distribuire la nostra abbondanza a coloro che hanno diritto su di noi, sia a motivo dei favori spirituali che ci hanno conferito sia in virtù della loro speciale necessità. - C

Versetti 27-30.- Simpatia pratica tra Giudei e Gentili

La prova della VERA UNIONE deve essere un appello al sacrificio di sé. Antiochia era ricca; La Giudea era povera. I profeti vennero da Gerusalemme; il ritorno era un sollievo inviato ai fratelli poveri, sia come segno di obbedienza allo Spirito che come pegno di unità futura. Non ci potrebbe essere prova più decisa che i Gentili convertiti fossero realmente incorporati nella Chiesa apostolica

II L'elemento profetico del tutto coerente con il mantenimento di UN ORDINE STABILE nella vita spirituale. Le straordinarie manifestazioni dello Spirito devono essere distinte dall'opera ordinaria della Chiesa. I soccorsi raccolti furono inviati agli "anziani". Lo portavano le mani di Barnaba e di Saulo. Così la nuova comunità dei Gentili ad Antiochia non si staccò dal centro originario di Gerusalemme. L'obiettivo di Saul non era quello di disconoscere coloro che lo avevano preceduto; ma, pur mantenendo attentamente la connessione, preservando l' indipendenza

III LA VOLONTÀ: il principio della carità della Chiesa. "Ognuno secondo le sue capacità". "Dio ama chi dona allegramente". Nessun segno di imposizione delle tariffe ecclesiastiche. Fino a quando la Chiesa non divenne corrotta, non aveva bisogno di altra legge che la legge spirituale.

29 E per allora, A.V.; ciò per cui , A.V.. Questo è il primo esempio della pratica, tanto incoraggiata da San Paolo, delle Chiese Gentili che contribuiscono ai bisogni dei poveri cristiani della Chiesa madre di Gerusalemme Romani 15:25-27; 1Corinzi 16:1; 2Corinzi 9; Galati 2:10 -- , ecc

30 Invio per e inviato, A.V.; mano per mano, A.V. Invio ajposteilantev. Coloro per mezzo dei quali mandarono furono ajpostoloi, 2Corinzi 8:23 messaggeri, o apostoli, agli anziani. Questa è la prima menzione di presbiteri, o anziani, nella Chiesa di Gerusalemme, che ora era completamente organizzata. Giacomo il Minore era l'apostolo ? e vescovo residente; con lui c'erano i presbiteri; Atti 21:18 e sotto di loro di nuovo i sette diaconi Atti 6:5,6 I presbiteri della Chiesa di Gerusalemme sono menzionati di nuovo in Atti 15:2,4,6,22,23 16:4; 21:18; Giacomo 5:13, dove, tuttavia, possono essere inclusi gli anziani di altre Chiese in Giudea. Sorge una difficoltà per quanto riguarda la missione di Saulo a Gerusalemme con Barnaba, su come conciliarla con Galati 2:1, che parla della seconda visita di San Paolo a Gerusalemme come avvenuta quattordici anni dopo la prima, mentre questa visita non poteva essere superiore a quattro o cinque anni dopo. Ma ci sono tre ipotesi sulla visita a Gerusalemme a cui si fa riferimento in Galati 2

1. Il primo lo identifica con l'eroe della visita registrato

2. Il secondo lo identifica con quello riferito in Atti 15:2, ecc., che è sostenuto dalla maggior parte delle migliori autorità antiche e moderne vedi nota su Atti 15

3. Il terzo, che è sostenuto da Lewin 'Life of St. Paul,' vol. 1:302, ecc., lo identifica con la visita registrata in Atti 18:22. Per quanto riguarda la prima, di cui ci occupiamo ora, anche se a prima vista avreste visto che la successiva visita di San Paolo a Gerusalemme dopo la sua conversione era quella a cui si allude in Galati, tuttavia le seguenti circostanze lo rendono impossibile

1 La data della visita menzionata in Galati, che è distintamente indicata quattordici anni dopo quella registrata inpeita Atti 9:26. e diarwn ejtwn palin ajnebhn k.t.l.

2 Quando San Paolo si recò a Gerusalemme nell'occasione annunciata in Galati, "egli espose loro il vangelo che predicava tra i Gentili". Ma al tempo di questa visita egli non aveva ancora iniziato le sue fatiche tra i Gentili ejn toiv eqnesi, alle quali fu chiamato solo dopo il suo ritorno At 13,2

3 Nell'occasione di cui si parla in Galati, Paolo e Barnaba furono ricevuti dai sommi apostoli, e devono aver trascorso molto tempo a Gerusalemme, con molte consultazioni e riunioni, pubbliche e private. Ma in questa occasione, per quanto sembra, la loro visita fu molto frettolosa, ed essi non videro nessuno tranne i presbiteri, e tornarono non appena ebbero consegnato loro la colletta At 12:25 La conclusione, quindi, sembra abbastanza certa che questa non è la visita a cui si riferisce in Galati. E la natura frettolosa di questa visita spiega subito perché San Paolo non ne fece conto nella sua dichiarazione ai Galati. Non aveva alcuna attinenza con il corso della sua argomentazione. Non era una visita a Gerusalemme nel senso in cui stava parlando, e non vide nessuno degli apostoli. Lo stato della Chiesa in quel tempo, Giacomo figlio di Zebedeo ucciso, Pietro in prigione o recentemente fuggito "in un altro luogo", Atti 12:17 gli altri apostoli molto probabilmente dispersi, lo ha reso impossibile. Perciò non ne tenne conto nella sua dichiarazione ai Galati. Questa sembra una spiegazione abbastanza sufficiente si veda la nota del vescovo Ellicott su Galati 2:1, e le osservazioni convincenti del vescovo Lightfoot a p. 113 della sua 'Epistola ai Galati'. Non c'è motivo di ricorrere all'espediente violento di Renan, e dire che Saul non andò con Barnaba in quel momento

Illustratore biblico:

Atti 11

1 CAPITOLO 11

Atti 11:1-8

E gli apostoli e i fratelli. E quando Pietro fu salito a Gerusalemme, quelli che erano circoncisi contendevano con lui.-La disputa nella Chiesa primitiva: - Impara-l. Che anche fra i santi di Dio nessuno è stato senza macchia e stoltezza

(2.) Che non dobbiamo attribuire le colpe dei santi alla malvagità

(3) Che quando riconosceremo e sperimenteremo veramente l'amore universale di Dio, saremo in grado di giudicare meglio di molti eventi nel regno di Dio, anche se essi accadono senza i limiti della nostra Chiesa. (Museo Biblico.) Rendite nella Chiesa primitiva: - Queste sono qui rappresentate -

(I.) Per l'umiltà, per osservare da loro la potenza del nemico, che non trascura mai di seminare zizzania in mezzo al grano

(II.) Per conforto, per riconoscere in loro che nulla di nuovo accade alla Chiesa nelle divisioni del nostro tempo

(III.) Per la dottrina, al fine di vedere da essi come le rendite devono essere sanate dal potere della verità e dell'amore evangelici. (K. Gerok.) L'opposizione ecclesiastica: - Abbiamo qui...

(I.) Un'imperfezione sorprendente nella prima Chiesa. "Gli apostoli e i fratelli udirono"; e il punto da considerare è lo stato d'animo altamente improprio che l'informazione ha prodotto. Invece di rallegrarsi per l'evento e congratularsi con Pietro, lo chiamarono a rendere conto come un criminale. Questa imperfezione ci insegna

1.) Che l'antichità non conferisce l'infallibilità. Ci sono chiese che ci rimandano costantemente all'antico e al patristico per la soluzione finale delle questioni teologiche. Anzi, ci sono uomini di tendenza antiquaria in ogni Chiesa che si riferiscono al passato per l'infallibile e il perfetto. Ora, il fatto che la Chiesa Apostolica fosse imperfetta rivela questa follia

(2.) Che il cristianesimo non perfeziona subito i suoi discepoli. Alcuni di questi uomini avevano raggiunto il rango di apostoli, eppure avevano molti errori da correggere e abitudini da superare. L'eccellenza cristiana è solo una crescita, il cui germe si dà alla conversione; e a meno che il terreno non sia ben curato e ciò che è nocivo eliminato, continuerà a essere una cosa fragile e imperfetta. I cristiani devono "crescere nella grazia", ecc

(II.) Un grand'uomo biasimato per un'opera nobile; che ci insegna

1.) Che Pietro non era considerato un dittatore infallibile in materia spirituale. La circostanza che egli sia stato chiamato a rendere conto da tutto il corpo dei cristiani va contro la supposizione che egli fosse il vicario di Cristo, il papa. "Non chiamare nessuno rabbi: uno solo è il tuo Maestro, cioè Cristo." 2. Che le opere degli uomini non devono essere determinate dal giudizio dei contemporanei. Le opere migliori hanno generalmente incontrato la censura dell'epoca. Gli uomini in anticipo sui tempi suscitano invidia e allarme. I più grandi teologi sono stati gli eretici della loro epoca, e i più grandi eroi i suoi martiri

(III.) Un apostolo ispirato che concilia i suoi fratelli. Non c'era nulla della superbia del primato moderno in Pietro. Gli ebrei avrebbero potuto ascoltare in silenzio e ritirarsi in segno di disprezzo, o denunciare la loro ingratitudine e ristrettezza. Invece ascolta attentamente e offre una risposta calma, generosa, dignitosa

(1.) Ebrei cita i fatti, quelli del capitolo precedente, con l'eccezione del suo sermone che produsse risultati così potenti. Ebrei basa la Sua difesa non su ciò che ha detto, ma su ciò che Dio ha fatto, che

(1) Indica la propria modestia;

(2) rimprovera la vanità nei predicatori

(2.) Ebrei fa un appello (Versetto 17). Questa è la logica del suo discorso: Dio aveva inequivocabilmente indicato la Sua volontà; Chi era lui per opporvisi?

(III.) Una gloriosa vittoria su un vecchio pregiudizio (Versetto 18)

(1.) Accettarono di cuore il fatto: "Tacquero", pensando che l'apostolo avesse fatto la cosa giusta

(2.) Si rallegrarono devotamente del fatto: "Glorificarono Dio". Ciò che li aveva addolorati ora li riempiva di gioia

(3.) Dichiararono con gioia il fatto: "Allora Dio lo ha", ecc

(1) La salvezza è la vita dell'uomo

(2) Il pentimento è essenziale per la salvezza

(3) Il pentimento è il dono di Dio attraverso il ministero del vangelo. (D. Thomas, D.D.) La migliore testimonianza del servo di Dio contro l'opposizione e l'incomprensione:

1.) L'ingiunzione divina di cui egli è cosciente

(2.) Gli occhi degli uomini sotto i quali ha agito

(3.) La tranquillità dello spirito con cui può vendicarsi

(4.) I frutti del suo lavoro a cui gli è permesso di indicare. (K. Gerok.La contesa religiosa è il frutto del diavolo. (Fontaine. Il settarismo, la lotta tra fratelli: - Ricordo che una volta conversai con un marine, che mi raccontò una buona parte della sua storia. Gli ebrei mi hanno detto che lo scontro più terribile in cui si fosse mai trovato era stato quello tra la nave a cui apparteneva e un altro vascello inglese, quando, incontrandosi nella notte, si scambiarono per nemici. Diverse persone rimasero ferite ed entrambe le navi furono molto danneggiate dal fuoco. Quando spuntò il giorno, grande e dolorosa, fu la sorpresa di trovare la bandiera inglese issata da entrambe le navi. Si salutarono e piansero amaramente insieme per il loro errore. (W. Williams.Che circostanza è che, nel 1624, su richiesta dell'Università di Parigi, e specialmente della Sorbona, fu proibito a persone da un decreto del Parlamento, sotto pena di morte, di sostenere o insegnare qualsiasi massima contraria ad autori antichi o approvati, o di entrare in qualsiasi dibattito che non fosse quello che doveva essere approvato dai dottori della facoltà di teologia. Così, di nuovo, dopo che il telescopio fu inventato, molti dei seguaci di Aristotele si rifiutarono categoricamente di guardare attraverso lo strumento perché minacciava il rovesciamento delle dottrine e dell'autorità del loro maestro; e così, quando Galileo scoprì i satelliti di Giove, alcune persone si infatuarono abbastanza da tentare di scrivere queste sgradite aggiunte al sistema solare. (Paxton Hood.Il fanatismo è egoismo nascosto: Sir Humphry Davy, quando introdusse la sua "lampada di sicurezza", che ha salvato tante vite preziose, rifiutò di brevettarla, dicendo che il suo unico scopo era quello di servire la causa dell'umanità. Che dire degli uomini che rivendicano diritti prescrittivi sul vangelo di Gesù Cristo! (W. Baxendale.) Pietro riferisce alla Chiesa:

1.) L'importanza del battesimo del centurione non si basava semplicemente sul fatto che fosse il risultato di una serie di interposizioni divine, ma sul fatto che fosse accettato come l'inizio di una nuova era. Il suo riconoscimento da parte della Chiesa, tuttavia, dipendeva dal fatto che fosse stato operato da Dio. Quindi il racconto di Pietro era necessario prima che le nuove condizioni di adesione potessero essere accolte

(2.) La notizia giunse a Gerusalemme prima di Pietro, e in una forma imperfetta, cioè che Pietro aveva trattato ecclesiasticamente e socialmente gli uomini incirconcisi come se fossero circoncisi. Perché non lo sapevano, e quindi non sapevano se essere contenti o contrariati

(3.) Pietro fece il suo rapporto quando "quelli della circoncisione discutevano con lui", cioè coloro che in seguito vennero a formare, e avevano formato quando Luca scriveva, il partito giudaizzante. Il forte pregiudizio ebraico che doveva fare tanto male deve essere già stato latente nella mente di molti ebrei battezzati. Questa fu la prima occasione in cui quel pregiudizio fu messo in atto. Gli apostoli avrebbero indagato sul lato spirituale della transazione - la ricezione di Cristo da parte dei pagani - mentre la questione sollevata era semplicemente quella di "mangiare". Né i capi della Chiesa avrebbero usato la frase resa dolcemente "uomini incirconcisi", un'espressione non tradotta di disprezzo rude e dispiaciuto

(4.) Pietro rispose alla domanda con una narrazione calma e attenta dei fatti. Non può non stupire coloro che sanno come il suo nome sia stato usato per coprire le pretese più illimitate, che egli debba essere ridotto a giustificare la sua azione apostolica. Eppure questo è in perfetto accordo con tutto il Nuovo Testamento. La Chiesa non è mai rappresentata come una stretta oligarchia, tanto meno come un impero con un capo infallibile. Davanti all'assemblea dei fedeli questo "Principe degli apostoli", questo Uomo di Roccia, al quale Gesù aveva dato le chiavi, si accontentò di perorare la causa, e ciò su una questione che poteva giustificarsi, e ai fratelli litigiosi che avrebbe potuto trattare con disprezzo

(5.) Pietro sorvolò su questioni già note per dettagliare le circostanze che lo prepararono a ricevere Cornelio - la visione, l'arrivo coincidente dei messaggeri, il monito dello Spirito Santo - un triplice filo filato da una mano celeste, che lo attirò con una forza a cui non osava resistere. Fino a quel momento l'incidente era stato personale; ora giunsero le prove corroboranti dei sei fratelli che erano testimoni che la promessa del Maestro di battezzare i Suoi discepoli con lo Spirito Divino si era adempiuta. Anzi, di più; Dio aveva conferito quello Spirito ai discepoli originali, non a causa della loro nascita o circoncisione ebraica, ma semplicemente perché avevano creduto in Cristo. Ai Gentili, quindi, che avevano creduto era ora giunto lo stesso "dono gratuito", per dimostrare che "né la circoncisione giova a nulla, né l'incirconcisione". Nelle parole di Pietro si trova, come in un seme, l'intera dottrina della grazia gratuita e della giustificazione per fede, e non si può trovare un commento migliore su di esse che in Galati 2:15, 16, che fu indirizzato a Pietro quando rinunciò per un certo tempo alla posizione che qui difende

(6.) L'entusiasmo generale per questa libertà appena conquistata e la felice consapevolezza di una fratellanza più ampia proruppero in lode. Si sarebbe potuto sperare che la Chiesa passasse ora dalla sua subordinazione alla legge mosaica alla libertà spirituale di Cristo. Ahimé! l'ascesa di una Chiesa Gentile ad Antiochia poco dopo venne vista con rivalità, e un sinodo a Gerusalemme non poté comporre la contesa. Dopo l'esitazione di Pietro, Paolo divenne la roccia che allontanò dalle Chiese Gentili una corrente che avrebbe trascinato il cristianesimo verso il legalismo e l'esclusività mosaica. Eppure, nelle loro convinzioni, i due apostoli erano una cosa sola

(7.) La limitazione che per tanti secoli ha limitato il favore di Dio a una sola tribù è stata quella che deve aver escluso per sempre noi e i nostri padri. Nel Suo saggio compiacimento gli Ebrei avevano eletto Israele, e avrebbero potuto lasciare che l'elezione rimanesse valida. Ma le stesse elezioni contemplavano la cattolicità ultima. Israele fu reso un centro di luce custodito solo per poter un giorno illuminare i Gentili. Ma, nonostante i loro profeti, si attennero alle loro tribù ciò che Dio aveva dato al genere umano. Così avvenne che la grazia della vita dovette strapparsi dalla loro morsa per inondare il globo. Eppure è stato per mano degli ebrei, dopo tutto, che la grazia di Dio è stata trasmessa per la prima volta ai gentili di Cesarea, e dai missionari ebrei che il vangelo è finalmente giunto fino a noi. (J. O. Dykes, D.D.) Pietro ai cristiani ebrei:

1.) Questo differisce dai precedenti discorsi dell'apostolo (tranne il primo), in quanto non è un appello agli uomini a diventare cristiani, ma una spiegazione ai cristiani di una nuova linea di condotta intrapresa nel servizio di Cristo

(2.) Mentre Pietro si fermava a Cesarea, gli apostoli e i fratelli udirono con sorpresa questa inaspettata vittoria del vangelo. Ebrei era ben consapevole della necessità di una spiegazione completa, e quindi andò direttamente a Gerusalemme, e con eccellente giudizio prese i sei cristiani ebrei di Giaffa che avevano battezzato i gentili credenti, che potevano corroborare la sua storia

(3.) "Quelli che erano della circoncisione contendevano con lui", non apparentemente riguardo alla predicazione del vangelo ai Gentili, e nemmeno al loro battesimo, ma riguardo al fatto che egli mangiava con loro. Erano dispiaciuti che un apostolo avesse infranto una tradizione di giudaismo rigoroso

(4.) Consideriamo a tale stato d'animo con meraviglia e pietà; eppure qualcosa di molto simile è fin troppo comune nella cristianità moderna. Chi non ha visto la fede cristiana miseramente unita a pregiudizi meschini? E anche questo lo vediamo, che la ristrettezza della simpatia va di pari passo con l'ottusità della percezione. Questi ebrei non riuscivano a vedere nulla di più importante della questione se Pietro facesse bene o male a sedere a tavola con gli incirconcisi. Ora: più gli uomini fanno delle restrizioni esterne nella religione, più rendono incapaci le loro menti di apprezzare ciò che è spirituale e permanente. Nota-

(I.) La posizione assunta anche dal principale apostolo

(1.) Il nome di Pietro è stato usato per coprire la pretesa di supremazia avanzata dal Papa. Ma qui vediamo che i fratelli non avevano paura di "contendere con lui"; e non fece alcun tentativo di mettere a tacere gli obiettori a forza di autorità, ma spiegò pazientemente la sua azione finché non ottenne la loro approvazione. Non è chiaro che non esisteva una cosa come il papato conosciuto da San Pietro? Non c'è stato nemmeno un governo oligarchico da parte degli apostoli. La Chiesa aveva dei dirigenti e delle guide; ma la sapienza di Cristo fu impartita a tutto il corpo, non solo a pochi membri cospicui

(2.) Non è bene che qualcuno si consideri al di sopra di ogni dubbio da parte dei fratelli. È del tutto possibile che possano trovare difetti per ignoranza; ma in tal caso il servo di Cristo non deve cedere all'irritazione, ma spiegare con calma ciò che ha frainteso. Dica la verità nuda e cruda, e lasci che sia il Maestro celeste a rivendicarlo

(II.) Il modo migliore per rimuovere le incomprensioni tra fratelli

(1.) I nove decimi della ricerca di errori derivano da informazioni difettose. Gli obiettori qui sapevano solo in parte quale fosse stata la condotta di Peter, e nessuna delle ragioni. Udirono che egli aveva vissuto tra i Gentili, ma non avevano avuto né le visioni né i risultati spirituali. Certamente si esponevano a un severo rimprovero. Ma l'apostolo non si lamentò nemmeno. Gli Ebrei desideravano conciliare il loro buon senso e preservare la pace nella Chiesa

(2.) Anche questo trasmette una lezione molto preziosa a coloro che vedono la loro linea di condotta messa in discussione. Si troverà spesso che i cercatori di errori procedono sulla maggior parte delle informazioni imprecise; e, così facendo, si espongono alla replica. Ma lo scopo del servo di Cristo non dovrebbe essere quello di trionfare su un fratello irragionevole, ma di ottenere vittorie per la verità e mantenere la pace e la carità

(III.) La risposta più efficace ai pignoli sui richiami al regolamento

(1.) San Pietro non entrò in una discussione sulla permanenza di quelle restrizioni che avevano separato gli ebrei dai gentili. Ebrei stesso era a malapena preparato per un simile argomento, sebbene una nuova luce fosse stata gettata nella sua mente dalla visione. Una luce del genere, tuttavia, non era caduta su quelli di Gerusalemme; e sarebbe stato peggio che inutile discutere. Pietro li prese su un terreno che nessun cristiano poteva mettere in discussione. Mentre la Parola di vita veniva predicata ai Gentili, lo Spirito Santo scese su di loro, proprio come sui Giudei a Pentecoste. Quell'unico fatto importante non risolse forse tutte le questioni, superò tutti i dubbi? 2. Questo modo di gestire una difficoltà rende breve il lavoro con molte controversie ecclesiastiche sull'ordine sacro, sul rituale corretto e simili. In modi che consideriamo eccezionali, e grazie al lavoro di persone la cui ordinazione ha solo una validità incerta, migliaia di persone sono state convertite dal peccato alla giustizia. Questo ci sembra un dato di fatto che solo un fanatismo disperato può ignorare? Sicuramente quando vediamo che i peccatori sono convertiti dalle loro vie malvagie, il nostro semplice dovere è quello di riconoscere l'opera di Dio quando e dove gli Ebrei vogliono lavorare e renderGli grazie

(IV.) Il vero posto e la giustificazione del battesimo. Essendo i Gentili di Cesarea stati battezzati con lo Spirito Santo, era impossibile negare loro il battesimo con acqua. In effetti, non ci sono due battesimi, ma uno, che ha una forma esteriore e un senso interiore. La prima richiede acqua, la seconda la grazia dello Spirito Santo. La superstizione sostiene che il primo coinvolge sempre il secondo, e quindi esorta le persone a farsi battezzare, o a far battezzare i loro bambini, in modo che con quel rito possano ricevere lo Spirito Santo. Questo è il "Battesimo" di cui la Bibbia non sa nulla. È sufficiente tracciare la dispensazione del battesimo attraverso questi primi capitoli. Atti Gerusalemme coloro che ricevettero la Parola di salvezza furono battezzati. Atti Samaria furono battezzati coloro che credettero alla buona novella. Sulla strada per Gaza il tesoriere etiope ricevette prima la predicazione di Gesù da parte di Filippo, e poi fu battezzato. Atti Damasco, Saulo, per l'intervento di Anania, fu riempito di Spirito Santo. Poi "si alzò e fu battezzato". Quindi qui. Conclusione: l. Il discorso di Pietro ebbe un notevole successo. I fratelli ebrei "glorificarono Dio, dicendo: Allora anche ai Gentili Dio ha concesso il ravvedimento per vivere". Avrebbero potuto apprezzare questo stato d'animo! Quali polemiche si sarebbero evitate! Quale guaio si sarebbe potuto risparmiare a Paolo! 2. Questi discepoli avevano una chiara concezione del pentimento

(1) Nella sua origine come dono della grazia di Dio;

(2) nella sua emissione come "per la vita". E con questa dottrina dovrebbe essere spezzato "il terreno incolto" del cuore degli uomini. È il comando di Dio; è dono di Dio; è l'incoraggiamento di Dio: "Volgetevi; Perché morirete?" (D. Fraser, D.D.)

8 CAPITOLO 11

Atti 11:8

Ma io dissi: Non è così, Signore.- Non è così, Signore: - Come si attaccano le caratteristiche mentali e morali a un uomo anche dopo aver ricevuto la grazia! È una falsa teoria della conversione che rappresenta la natura umana come cambiata. La grazia è un principio che opera un cambiamento lento e graduale: "Prima la lama, poi la spiga, poi il grano pieno nella spiga". Il lievito veniva nascosto in tre misure di farina, finché il tutto era lievitato. Pietro è lo stesso prima e dopo la conversione: volitivo, veemente e impaziente di contraddirsi. Ebrei è qui visto incontrare le indicazioni divine con una resistenza esplicita. Ecco che...

(I.) Presuntuosa resistenza della sapienza e della grazia divina. La dote più pericolosa di un mortale è il libero arbitrio. Tutte le possibilità del male e del bene sono contenute in questa grande dotazione. Quanto è vicino il vero uso della volontà al suo abuso! La volontà si trasforma in ostinazione. L'"io voglio" diventa autoaffermazione, nega i diritti degli altri, mette l'uomo contro i diritti e le pretese di Dio. Questa era la debolezza morale di Pietro, fonte di errori e peccati. Volitivo, aveva fermezza. Era cresciuta fino a diventare autoaffermazione e presunzione. C'era una chiara apertura in lui nel suo peccare; Non era un peccatore furtivo e nascosto, e non era un ipocrita lucido e piagnucoloso. È meglio così. C'è più speranza per un uomo simile di colui che pecca segretamente; ma ciò non diminuisce la sua colpa. In diverse occasioni Pietro pensò di saperne più del Signore. Ebrei dissero: "Il Figlio dell'uomo sarà rigettato", ecc. Pietro gli rispose: «Lungi da te, Signore. Questo non avverrà". Gesù disse: "Ho pregato per te". La risposta di Pietro fu: "Sono pronto ad andare con te, fino alla prigione e alla morte". Gesù disse: "Dove vado io non puoi seguirmi ora, ma poi lo farai dopo". Pietro dice: "Signore, perché? Sono pronto". E allora il Signore lo avvertì: "In verità il gallo non canterà", ecc. Il Maestro ordinò ai Suoi discepoli di fermarsi a Gerusalemme e di attendere la promessa del Padre. Pietro, invece di aspettare, si accinse a eleggere un apostolo. Qui il Signore lo disciplinava, affinché aprisse la porta del regno ai pagani. "Alzati, Pietro; Uccidi e mangia". Ebrei rifiuta a bruciapelo e comincia a giustificare il rifiuto. C'è una buona dose di Pietro nella maggior parte degli uomini. In genere agiscono come se sapessero meglio di Dio ciò che dovrebbe accadere e ciò che dovrebbero fare. Questo spirito entra negli uomini

1.) Quando si oppongono alle disposizioni della sapienza e della grazia divina. Alcuni peccatori vogliono mostrare a Dio le condizioni in base alle quali il peccato dovrebbe essere perdonato e il cielo dovrebbe essere assicurato. Alcuni non si accontentano dell'incredulità e della ribellione; Trovano da ridire sul piano di misericordia. Perché Dio non dovrebbe lasciare liberi i colpevoli? 2. Lo stesso spirito si manifesta in tutti i mormorii contro la Provvidenza. Come sono strani i capricci della volontà inquieta! Gli uomini dicono che Dio è onnisciente nelle ordinazioni della vita, e cantano: "Sia fatta la tua volontà!" Ma che venga una malattia, un progetto fallito, una persona più cara della vita sia colpita, e che ribellione c'è! Spesso ciò che chiamiamo rassegnazione è solo l'esaurimento della natura dopo un'inutile lotta con l'inevitabile

(3.) Ogni rifiuto di seguire le direttive della Provvidenza nasce da questa resistenza alla volontà onnisciente. Dio è una guida. Ebrei ha un modo di vivere per ciascuno. Gli uomini perdono la via provvidenziale; Non si fideranno e seguiranno semplicemente. Vogliono certezze. "L'uccello che ha in mano vale due nel roveto", e quando Dio dice: "Avanti", dicono: "Lasciaci stare", o "Scegliamo un nuovo capo e torniamo in Egitto", o chiudono tutto con un "Non è così, Signore". Cristo dice a un giovane cristiano: "Esci e separati". La risposta è: "Non è così, Signore. Posso usare il mondo senza abusarne". Il Signore dice: "La povertà onesta vale meglio delle ricchezze disoneste"". Non così Signore; Intendo essere generoso con i poveri, aiutare la Tua causa".

(II.) Le conseguenze di questa presuntuosa ribellione. "Non è così, Signore", toglie un uomo dal cerchio delle benedizioni e delle collaborazioni divine e utili. Gli ebrei che non vogliono avere Dio per amico quando potrebbero, non lo troveranno quando vorrebbero. Gli uomini si risentono dell'opposizione presuntuosa e della follia. Pensano che sia un miracolo che Dio non lo faccia. Ma qui ci sono tutte le irregolarità create dal peccato, e si elabora una disciplina punitiva. Sotto il governo divino gli uomini presuntuosi e ribelli entrano in contatto con l'azione negativa delle leggi divine, e non possono evitare il loro castigo. Ma le dure vie di Dio sono benignità. Le spine nella siepe, che ci lacerano mentre cerchiamo di uscire dalla retta via, sono ammonimenti per noi a tornare indietro. Le cose vanno storte; problemi, preoccupazioni. Che cos'è tutto questo se non il raccogliere ciò che abbiamo seminato? I nervi sensibili soffrono il dolore per metterci in guardia contro ciò che causa dolore. Se si resiste a Dio, deve seguire il dolore, perché siamo fuori dalla via della pace. La nostra saggezza consiste nel sottometterci a Dio, nell'accettare il Suo piano di misericordia, nel guardare a Gesù, nel camminare nella Sua via. "Guida, gentile Luce, in mezzo all'oscurità che ti circonda, guidami". (W. H. Davison.L'ignoranza umana contraddice la sapienza divina: - Pietro aveva già supposto di sapere meglio del Signore ciò che era giusto. Di conseguenza, questo "Non è così, Signore", era molto petrino. Dio stava per onorare Pietro dandogli la seconda chiave con la quale avrebbe aperto il regno ai Gentili. Pietro è scioccato all'idea e dice: "Non è così, Signore". Ebrei non solo rifiuta di obbedire, ma offre una ragione. Il suo rifiuto e la sua argomentazione furono entrambi ridotti in mille pezzi dalla risposta del Signore: "Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo impuro".

(I.) L'uomo povero, debole e ignorante si trova a contraddire e correggere il Dio onnipotente e onnisciente. Se Dio avesse un cuore umano, la cosa non accadrebbe due volte dalla stessa persona. Il fuoco divino avrebbe consumato l'anima presuntuosa. Ma Dio non è un uomo. Ebrei sopporta pazientemente la presuntuosa follia di tutto l'uomo. Molti, argomentando impunemente, continuano ad aumentare la loro ribellione contro Dio. "Perché la sentenza contro un'opera malvagia non viene eseguita rapidamente", ecc. Ma questa audace resistenza a Dio non si limita all'incredulità. Il nostro testo mostra che un Pietro può dire: "Non è così, Signore". Ci può essere cortesia nella forma, ma nella questione si tratta di ribellione e nient'altro. È una dichiarazione che "Io so meglio di Dio". Che cos'è la lamentela della nostra sorte (che Dio ha predisposto) se non un detto: "Non è così"? Che cos'è il rifiuto di seguire le chiare indicazioni della Provvidenza ma di dire: "Non è così, Signore"? E poi ci chiediamo di non essere prosperi. Come se i bambini in aperta ribellione potessero prosperare!

(II.) Tutte le esperienze disperate dei cristiani derivano dal loro dire: "Non è così, Signore". Un Abramo che va senza esitazione ad offrire suo figlio al comando divino ci viene dato come un esempio marcato di realizzazione spirituale. Se mai un uomo avrebbe potuto dire: "Non è così, Signore", quello era Abramo. Gli Ebrei avrebbero potuto dire: "Signore, non posso commettere omicidio; e non posso commettere peccato contro i miei affetti naturali. Inoltre, cosa dirà la gente al riguardo? Non è così, Signore; Non posso fare questa cosa". Ma ciò che ha reso il nome di Abramo sinonimo di fede, e che lo ha esaltato al più alto grado di santità, è stata un'obbedienza umile, incondizionata, immediata. Confrontatelo con Giacobbe, che amava dire: "Non è così, Signore", e vedete la differenza. Un giovane cristiano inizia la sua vita. Il Signore gli dice: "Esci e separati dal mondo"; e il giovane cristiano risponde: "Non è così, Signore, perché se posso sposarmi in quella famiglia influente, mi sarà di grande beneficio, e posso persuadere mia moglie a diventare cristiana"; e così, ripetendo il suo "Non è così", si sposa ed è presto condotto nei grovigli di una società completamente mondana. A un altro giovane giunge la parola del Signore: "Quelli che desiderano arricchire cadono in tentazione", e il giovane risponde: "Non è così, Signore, ci devono essere delle eccezioni. Voglio essere ricco per fare più bene". E così questo giovane inizia una carriera per l'oro, e sia che si arricchisca o che finisca la sua vita in povertà, la sua vita è un miserabile fallimento dalla parte di Dio

(III.) L'anima che dice: "Non è così, Signore", deve necessariamente incontrare il male. Le sfortunate esperienze non sono incidenti, ma appartengono al sistema divino di governo. Ogni allontanamento dalla via di Dio ha in sé un pungiglione, affinché possiamo essere spinti a tornare sulla retta via. La coscienza rende un santo servizio a ogni cristiano errante. È duro nella sua gentilezza. Ma il lavoro della coscienza è integrato dagli eventi che ci circondano. Ti accorgi che le cose vanno storte? I problemi si moltiplicano? Guarda e vedi se non hai detto: "Non è così, Signore". Davide soffrì molto per i suoi figli, e due "Non così" spiccano in modo evidente come la causa di tutto ciò. Ciò che l'uomo semina deve anche raccogliere. Se resistiamo ai comandi di Dio, andremo certamente incontro a un capovolgimento, perché siamo fuori dall'unico modo in cui Ebrei assicura la nostra pace. È per la misericordia di Dio che queste reazioni avvengono, proprio come è per la misericordia di Dio che se mi ficco un chiodo nel piede sono addolorato

(IV.) Lo spirito opposto a quello che abbiamo contemplato è lo spirito di umile ricerca della volontà di Dio. Diventa nostro essere diffidenti nei confronti della nostra conoscenza e saggezza. Giacomo descrive Dio come colui che dona saggezza generosamente a tutti coloro che glielo chiedono. Di certo non dobbiamo scoraggiarci. Ora, l'unico metodo che ogni figlio di Dio può perseguire è quello di andare da Dio per ogni cosa, di cercare costantemente la guida divina. "Ma", dice qualcuno, "come si fa a capire quando è la volontà di Dio?". Lasciate che io risponda: "Se ti trovi a un quarto di miglio di distanza da tuo padre, sarai molto perplesso nel sapere ciò che dice; ma se ti avvicini a meno di un metro e mezzo da lui, tutto sarà chiaro. Quindi, se ti allontani dal tuo Padre Celeste, senza dubbio non riuscirai a sapere qual è la Sua volontà; ma se vivi vicino a Lui, non avrai difficoltà di questo tipo". Ora, è vero (e Pietro ne è un esempio) che un cristiano può vivere vicino a Dio e comprendere la Sua volontà e tuttavia dire: "Non è così, Signore". Un parossismo di fiducia in se stesso può coglierlo anche alla presenza stessa di Dio. È un triste commento alla nostra debole fede. La reazione in un caso del genere è travolgente. Il "Non così" di Pietro, quando Gesù gli parlò di un Calvario imminente, fu l'antecedente diretto del triplice rinnegamento e della profonda cicatrice che essa fece su tutta la sua vita. Una tale catastrofe nasce dalla rottura di quella che dovrebbe essere la regola invariabile di andare a Dio per ogni cosa. "Pregate incessantemente" è l'ingiunzione divina, e il suo compimento è questa vita che è abituata a riposare sul sostegno e sulla guida divina. Il pensiero di opporsi alla volontà di Dio avrebbe causato un brivido in un'anima del genere. Come nel caso di un bambino piccolo, si ha l'impressione che l'indipendenza sarebbe solo una miseria. (Howard Crosby, D.D.)

14 CAPITOLO 11

Atti 11:14

che ti dirà parole con le quali tu e tutta la tua casa sarete salvati.Sto per dirvi queste parole, ma sono ben lungi dal supporre che questo annuncio del mio proposito sia calcolato per assicurare al mio messaggio quell'attenzione che esso richiede, perché l'uomo si interessa di tutto piuttosto che della salvezza della sua anima, e tuttavia, "che giova all'uomo"? L'anima una volta perduta è perduta per sempre.

(I.) La prima e principale preoccupazione di ogni uomo dovrebbe essere la salvezza della sua anima. Ogni uomo è un peccatore, e senza salvezza deve perire. Potreste essere troppo orgogliosi per riconoscerlo, o troppo occupati per darvi attenzione, o troppo indifferenti per rifletterci, o pronti a negarlo nel senso che sosteniamo. Ebbene, "voi fate di Dio un bugiardo, e la Sua verità non è in voi", perché "Dio ha incluso tutti sotto il peccato". Forse mi indicherete quella donna abbandonata, o quel sanguinario bestemmiatore, o quel carceriere dal cuore di ferro, e mi inviterete ad andare a predicare questa dottrina a persone come queste. Ah, la questione non è se tu abbia peccato in questo o in quell'uomo, ma se tu abbia peccato affatto, perché così sta scritto: "Maledetto chiunque non persevera in tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica". Oh, dirai, non ho mai fatto del male a nessuno, sono stato un genitore gentile, un commerciante onesto, la mia reputazione senza macchia; Ma non è questo il problema; la domanda è: Hai tu "amato il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore"? ecc. Ti vedo rabbrividire e indietreggiare! Vi sento gridare: "Ma Dio è misericordioso" - così è per gli Ebrei, ma poi, se vi appellate alla Sua misericordia, rinunciate al punto, vi confessate peccatori, perché se non siete peccatori potete appellarvi con fiducia alla Sua giustizia

(2.) La prima e principale preoccupazione di ogni uomo dovrebbe essere la salvezza della sua anima, perché, essendo un peccatore, è posto dal suo peccato nelle circostanze del pericolo più imminente. Lo sventurato che trema sull'orlo di un tremendo precipizio, sulla cui testa è appesa una spada per un capello, sul quale il vulcano è pronto a scoppiare o la terra a sbadigliare, è al sicuro in confronto a quel peccatore che ha trasgredito la legge di Dio, ed è esposto con la sua trasgressione alla sua giusta indignazione e ira. Oh, allora, che cosa farai per essere salvato? Presenterai un sacrificio espiatorio per i tuoi peccati? Dove lo troverai? Hai una ricchezza per acquistarlo? Il riscatto di diecimila monarchi servirebbe a poco, fiumi di petrolio e oceani di sangue non sono sufficienti. Proponete di operare una giustizia per mezzo della quale potete essere giustificati agli occhi di Dio? Come puoi farlo? Può una creatura imperfetta operare una giustizia perfetta? E anche se poteste per il tempo che deve venire, a che servirebbe per l'espiazione del peccato che è passato? Ascolta, è nostro compito dirti la risposta a questo grido dal cielo

(II.) Il vangelo è l'unica fonte da cui si ottengono informazioni soddisfacenti su questo argomento più importante di tutti. Prendete questa domanda: "Che cosa devo fare per essere salvato", al sistema dell'infedeltà moderna o della filosofia antica. Che risposta ottieni? Il ghigno della derisione, o il cupo silenzio della disperazione, non possono dirlo. Prendete questo Libro, e la risposta è immediata, decisiva: "Credi nel Signore Gesù Cristo, e sarai salvato". Che cosa richiede la legge di Dio violata? Obbedienza perfetta. Osservatelo nella persona del Signore Gesù Cristo. La giustizia esige un'espiazione infinita? Osservatelo nell'"Agnello immolato fin dalla fondazione del mondo". 1. Nel vangelo ci sono parole per mezzo delle quali possiamo essere salvati, e la salvezza che annunciano è precisamente adattata al caso del peccatore. Tu sei colpevole, ma c'è il perdono per te, e tu sei condannato, ma c'è una giustizia che ti giustifica liberamente; sei un ribelle e un emarginato, ma c'è un Avvocato che difende per te; Voi siete contaminati, ma c'è "una fonte aperta per il peccato e per l'impurità". 2. Queste sono parole con le quali puoi essere salvato individualmente. Facci sentire la tua storia personale. Sento uno dire: "Sono figlio di genitori pii e ho peccato contro l'istruzione e le impressioni precoci!" Ebbene, ma tu puoi essere salvato! Ne sento un altro: "Ho calpestato sotto i piedi gli ammonimenti di un padre, ho disprezzato le lacrime di una santa madre e ho fatto scendere i loro capelli grigi con dolore nella tomba!" Beh, ma potresti essere salvato! Sento un altro dire: "Ah, ma io mi sono mescolato con gli infedeli e gli apostati, ho deriso la Bibbia, ho deriso Dio, ho bestemmiato Cristo!" Ah, ma potresti essere salvato! 3. Ma mentre queste sono parole con le quali puoi essere salvato, rifiutandole, devi perire. "Gli ebrei che non credono saranno dannati". Come potrete scampare se trascurate una così grande salvezza?" (T. Raffles, D.D.) Salvato dalla Parola:

1.) Cornelio non era un comune pubblicano o peccatore, ma possedeva tutte le qualifiche di un santo, se un santo può crescere nel suolo di questa terra, senza un seme dal cielo. Se un uomo può essere giusto con Dio indipendentemente da Cristo, sicuramente questi è l'uomo. Eppure la Parola di Dio lo tratta come un peccatore, e gli dice cosa deve fare per essere salvato. Non c'è scampo dalla forza di questo caso. Di fatto esclude ogni speranza di merito. La difficoltà di raggiungere una convinzione di peccato è maggiore dove i peccati sono meno gravi. Perciò i pubblicani e le meretrici entrano nel regno più facilmente dei farisei

(2.) Con quali mezzi Cornelio sarà salvato? Con le parole. Strano quando la perdita è così profonda e reale che le parole, l'aria articolata, dovrebbero portare alla liberazione. Era naturale per Naaman scuotere la testa in segno di disprezzo alla proposta di un bagno in Giordania come cura per le malattie, e c'è una classe di studiosi ai nostri giorni che si fa beffe della proposta di curare il peccato con le parole. Non hanno fiducia nelle dottrine che entrano nella mente dall'esterno; preferiscono fidarsi dei principi che scaturiscono dentro di loro. Attenzione a non vagare nella nebbia qui. Le parole diventano vita o morte quando Dio le impiega per proclamare la Sua volontà. Dio disse: "Sia la luce, e la luce fu". Lazzaro, vieni fuori", ed egli venne. Anche nell'esperienza ordinaria della vita gli uomini si salvano o si perdono con le parole. Un piroscafo oceanico sta sfrecciando nell'acqua: due parole: "Frangenti avanti!" dal guardiano, "A dritta forte!" Dal Maestro, parole che passarono come soffio nella brezza, salvarono cinquecento esseri umani da una tomba d'acqua. L'umanità è come quella nave, e Dio manda parole per mezzo delle quali possiamo essere salvati

(3.) La verità, come lo spirito, è invisibile finché non viene incarnata, e le parole sono il corpo della verità. Possono essere pronunciate, o stampate, o cablate, non importa quale forma assumano, sono il corpo in cui dimora la verità. Satana incarna se stesso in parole per mezzo delle quali l'uomo può essere distrutto, lo Spirito Santo in parole per mezzo delle quali possiamo essere salvati. Badate a come ascoltate; La mancanza di una parola può essere la perdita di un'anima. (W. Arnot, D.D.)

18 CAPITOLO 11

Atti 11:18

llora Dio ha concesso anche ai pagani il ravvedimento per la vita.-Pentimento per la vita: -Considera-

(I.) Certi falsi pentimenti

(1.) Tremare sotto il suono del Vangelo non è pentimento. "Felice tremava", ma non ebbe dolore per il peccato

(2.) Potresti essere "quasi persuaso" a volgerti a Cristo, potresti persino desiderare il vangelo, potresti persino inginocchiarti in preghiera, eppure non avere pentimento, perché potresti non andare oltre il "quasi" di Agrippa. 3. È possibile per gli uomini umiliarsi positivamente sotto la mano di Dio, eppure possono essere completamente estranei al pentimento. Acab si umiliò, ma non si convertì dal peccato

(4.) È possibile che tu possa confessare i tuoi peccati, eppure non pentirti, perché puoi riconoscere le tue trasgressioni, eppure non avere alcun orrore del peccato

(5.) Puoi svolgere un'opera adatta al pentimento, eppure potresti essere impenitente. Giuda fece la restituzione, ma "uscì e si impiccò".

(II.) Il vero pentimento

(1.) Permettetemi di correggere uno o due errori

(1) Che ci devono essere manifestazioni profonde e orribili dei terrori della legge e dell'inferno prima del pentimento. I pensieri terribili molto spesso non sono affatto il dono di Dio, ma le insinuazioni del diavolo; e anche dove la legge opera questi pensieri, essi non entrano nell'essenza del pentimento. Il "pentimento" è l'odio per il peccato; un allontanamento dal peccato e la determinazione nella forza di Dio di abbandonarlo

(2) Che non possono pentirsi abbastanza. Ma non c'è alcun grado eminente di "pentimento" che sia necessario per la salvezza. Ci sono gradi di fede, eppure la minima fede salva; Quindi ci sono gradi di pentimento, e il minimo pentimento salverà l'anima se è sincero

(2.) E ora quali sono i segni del vero "pentimento" agli occhi di Dio?

(1) C'è sempre dolore con esso. Più o meno intenso, può essere, a seconda del modo in cui Dio chiama, e del modo di vivere precedente; ma ci deve essere un po' di dolore. Tuttavia, non che dobbiate versare lacrime vere. Alcuni uomini non possono

(2) Pratica: pentimento pratico. «Non basta dire che ci dispiace, e pentirci, e poi andare avanti di giorno in giorno, proprio come abbiamo sempre fatto». Un albero lo riconosciamo dai suoi frutti; e voi che siete penitenti produrrete opere di pentimento

(3) Dura o no? Molti dei tuoi pentimenti sono come il rossore frenetico sulla guancia della persona consumata, che non è segno di salute

(4) Pensi che ti pentiresti se non ci fosse la punizione? Ti penti perché sai che sarai punito per sempre se rimarrai nei tuoi peccati? Ogni assassino odia il suo crimine quando arriva al patibolo. Se sapeste che potreste dare la vostra vita al peccato impunemente, desiderereste ancora la santità? Se è così, non devi temere, ma di avere un "pentimento" che è "per la vita".

(III.) La benedetta beneficenza di Dio nel concedere agli uomini "il pentimento per la vita". È la meraviglia della misericordia divina che non solo fornisce la via della salvezza, e non solo invita gli uomini a ricevere la grazia, ma che rende positivamente gli uomini disposti ad essere salvati. (C. H. Spurgeon.) La propagazione del Vangelo all'estero:

(I.) Comincio con la benedizione o il beneficio che qui si dice sia stato concesso. "Pentimento per la vita". Il pentimento è l'infinito e inestimabile privilegio del Vangelo, che la grazia di Dio, in Gesù Cristo e attraverso Gesù, concede agli uomini peccatori, e la felice conseguenza di ciò non è altro che la vita eterna, è quindi chiamato pentimento per la vita. In quanto al significato della parola "pentimento", l'espressione in greco significa chiaramente un cambiamento di mente; e il senso scritturale della parola implica un po' di più, e comprende inoltre una cosa che lo segue naturalmente, o è causato da esso, cioè un'alterazione della pratica o del comportamento, un cambiamento o un passaggio da un corso o da un costume di vita a un altro. Per "vita" qui alcuni intendono davvero quello stato e condizione più benedetti e desiderabili in cui i peccatori sono posti dal pentimento; mentre prima di questo erano in uno stato di miserabile oscurità, non meglio che spiritualmente morti. E questa è senza dubbio una vera e buona nozione del pentimento per la vita, cioè che il pentimento è ciò che porta gli uomini a vivere come se stessi, cioè felicemente e a proprio agio e con comodità, cosa che non era possibile per loro fare, finché continuavano nella loro condotta precedente. Perché ciò era irregolare, disordinato e innaturale; e tutto ciò che è così è un certo nemico della quiete, e completamente distruttivo della vera soddisfazione. Non vedo alcun inconveniente nel considerare la vita in questo luogo in entrambe le accettazioni, vale a dire, la vita razionale e religiosa a cui il pentimento porta gli uomini qui, e quella vita benedetta e immortale alla quale, dopo il loro vero pentimento, devono essere promossi in seguito. Perché sono molto vicini l'uno all'altro. La vita considerata nel primo senso è il precursore sicuro della vita considerata nel secondo, e la seconda è l'effetto indubbio della prima, e non si può desiderare o immaginare un beneficio o una benedizione maggiore di entrambi insieme. E felice è per noi, felice per l'intera razza umana, che Dio abbia elargito una benedizione così grande con mano così generosa. Per-

(II.) Le persone a cui è conferito. "I Gentili". Troviamo che questo favore non era limitato, come gli ebrei, alla prima promulgazione del vangelo, immaginavano che fosse, a un popolo e a una nazione, in modo che nessuno, all'infuori di loro, ne doveva essere partecipe. Con il termine Gentili gli Ebrei intendevano tutto ciò che non apparteneva al loro popolo, al loro paese e alla loro religione. Pagani e nazioni e Gentili sono espressioni sinonime nella Sacra Scrittura, come si può vedere dai seguenti testi:1Samuele 8:20 ; Salmi 44:2, e lxxix. 1, e da molti altri luoghi. Questi erano gli uomini che i Giudei, in confronto a se stessi, disprezzavano grandemente. "Resta da solo, non avvicinarti a me, perché io sono più santo di te" (Isaia 65:5), era il linguaggio sprezzante dell'Ebreo verso il povero Gentile trascurato. E questa distinzione fra i Giudei e le altre nazioni, o Gentili, fu anche potentemente mantenuta anche al tempo del nostro Salvatore; anzi, forse non è mai stato a un'altezza maggiore di allora. Al tempo dell'apparizione del Figlio di Dio, erano così poco consapevoli dell'incarico di grazia per il quale Ebrei era stato mandato, che era quello di abbattere il muro divisorio che era tra Ebrei e Gentili, e di fare di entrambi uno, implicava due cose considerevoli

(1.) Dico, qui è implicita l'ampia e universale portata di questa benedizione, che sembrava agli ebrei molto strana e meravigliosa

(2.) Anche qui c'era una grande difficoltà e un ostacolo sul loro cammino, e cioè che le persone a cui era stato conferito questo favore sembravano loro, per altri motivi, così assolutamente inadatte ad esso, oltre a non essere del loro stirpe e del loro paese. I Gentili erano persone che si opponevano completamente a Dio ed erano dediti a ogni sorta di idolatria, ma in quanto a se stessi erano un popolo santo e particolare. Anzi, lo stesso San Pietro, finché non fu convinto dal suddetto miracolo, era di questo avviso. Ebrei era per mantenere la distinzione tra puro e impuro fino a quando Dio stesso non gli comandò il contrario

(III.) La gradevolezza di questo metodo di procedere con la natura e gli attributi di Dio e con le diverse dichiarazioni che gli Ebrei avevano fatto a questo scopo dai Suoi profeti. Ora avevano grandi ragioni per ritenere altamente probabile che anche ai Gentili Dio avrebbe concesso il pentimento per la vita, dalle tre considerazioni seguenti

(1.) Dalla contemplazione delle misericordie illimitate e dell'infinita bontà di Dio. L'infinita bontà di Dio, se gli ebrei avessero prestato attenzione a quella considerazione, avrebbe potuto rendere loro altamente probabile che Dio avrebbe permesso ai gentili anche l'accesso alla salvezza eterna, o, nelle parole del testo, "il pentimento per la vita". Questi attributi, sebbene inseparabili dall'idea di Dio, gli ebrei trascuravano molto chiaramente, altrimenti non sarebbero mai andati in giro a limitare le benedizioni di Dio e ad assorbire i Suoi favori interamente a se stessi, ma avrebbero dovuto discutere con se stessi in questo modo, o in modo simile. "Essendo Dio, come implicano le nozioni molto naturali di Lui, un Dio di bontà infinita e illimitata, sicuramente gli Ebrei non continueranno a risplendere solo su di noi, ma faranno sfrecciare i raggi della Sua munificenza su tutto il mondo. Ebrei non è, come Esaù sospettava di suo padre Isacco, fornito solo di una benedizione, ma ha una fonte inesauribile di benedizioni, e quindi senza dubbio visiterà altre nazioni a suo tempo con esse. Poiché anch'essi sono opera delle Sue mani come di noi. Anch'essi sono della stessa foggia e hanno impresso su di loro la stessa immagine divina e celeste presso di noi. Essi sono preservati dalla continua cura della Sua provvidenza, e godono già delle benedizioni comuni di questa vita, come la salute e la forza, il sole e la pioggia". 2. Gli ebrei avrebbero potuto argomentare la grande probabilità di ciò, dallo straordinario bisogno che i gentili avevano della benedizione di cui si parla qui, e ciò sia che considerassero il loro numero o la loro condizione. Quanto al loro numero, erano di gran lunga la maggior parte del mondo, essendo gli abitanti della Giudea molto pochi e insignificanti in confronto a quelli di tutta la terra; eppure solo quella, come Goshen in Egitto, era una terra di luce, mentre altre parti erano ricoperte di tenebre e ignoranza; e questo ci suggerisce anche la considerazione della loro condizione. E più erano malati, più avevano bisogno di un medico. I peccatori che avevano il più grande bisogno di tutti di essere chiamati al pentimento. Le loro necessità erano grandi, le loro indigenze e i loro bisogni premevano e chiedevano aiuto; e queste erano tali cose che non potevano non supplicare vigorosamente per loro, presso un Dio buono e misericordioso, affinché anch'essi potessero partecipare alla benedetta redenzione operata dal Figlio di Dio

(3.) Questo non era un esempio della bontà divina che si poteva a malapena sperare da quegli adorabili attributi di Dio, la Sua misericordia e amorevolezza, ma è ciò che Dio aveva promesso e predetto che gli Ebrei avrebbero fatto (Genesi 22:18, xlix. 10; Isaia 2:2; 9:2; 5:2 ; Salmi 98:3 ; Aggeo 2:7)

(IV.) La grande ragione per cui le persone già ammesse alla benedizione del vangelo, devono usare i loro sforzi sinceri, affinché possa essere goduta dagli altri così come da se stessi

(1.) In primo luogo, dico, la gratitudine al nostro Signore e Salvatore, che ci ha redenti con il Suo preziosissimo sangue, dovrebbe farci non solo pregare affinché il regno di Dio possa venire, ma dovrebbe renderci come da un lato, altamente felici di vederlo fiorire, così, dall'altro, a disagio ogni volta che vediamo uno qualsiasi dei sudditi del regno di Cristo in pericolo di allontanarsi da Lui, o altri (che potrebbero, se solo ci prendessimo la briga di guadagnarli, diventare sudditi del suo regno), non tanto quanto conoscere il Signore che li ha comprati, né di conseguenza capaci di portare i loro pensieri e le loro azioni all'obbedienza di Cristo

(2.) E in secondo luogo, questo è il più grande esempio di carità verso l'uomo che sia possibile (1 Giovanni 5:12). Se, affermativamente, la fede nel Vangelo è la via per la vita, e negativamente, non c'è altra via al di fuori di essa, quanto grande è la benedizione, quanto prezioso è il privilegio che permettiamo agli uomini di desiderare lasciando che continuino nell'incredulità? Ma a questo si può dire, riguardo alla parte infedele del mondo, Ignoti nulla cupido. Come non hanno sentito parlare delle gioie del cielo, così non c'è da supporre che la mancanza di conoscenza del Vangelo possa causare in loro alcun disagio. Ma allora dobbiamo considerare che le ricompense del Vangelo sono un grande premio, e mancare di quel premio è una grande perdita da sostenere per chiunque abbia potuto, se così ci piacesse, avere l'opportunità di ottenerlo. Nel frattempo, il fatto che siano attualmente consapevoli, o non consapevoli, della loro perdita, non altera in alcun modo la verità e la realtà di essa. Per quanto riguarda le persone che sono in letargo, mentre giacciono sotto il potere del loro cimurro, e sono del tutto insensibili alla cattiveria del loro caso, non si può dire, perché lo sono, che stanno bene. No; Gli astanti sanno il contrario, e li compatiscono, e se ne hanno un po' di umanità cercherà di alleviarli. Così dovrebbero agire i cristiani nei confronti del mondo dei Gentili. Sappiamo in quale miserabile stato si trovava il mondo pagano al tempo della promulgazione del vangelo. E quale ragione abbiamo per pensare che, in questo momento, possa andare meglio con qualsiasi popolo che non ha tra loro il vangelo di Cristo per liberarlo da questi mali? Il nemico comune dell'umanità, ora come un tempo, non ha forse da affrontare le stesse fragilità e corruzioni dell'uomo caduto? O egli, dopo il male che ha fatto ai nostri progenitori, ha diminuito qualcosa del suo odio inveterato per la nostra razza? (Vescovo di St. David's, 1736.) Pentimento per la vita: - Considera

1.) Una benedizione concessa; "ravvedimento per la vita"; così chiamato, per distinguerlo dal pentimento legale e dal dolore che porta alla morte. Questo vero pentimento è per la vita; poiché, per disposizione di Dio, deve precedere la vita eterna; e chi lo avrà ne sarà sicuro

(2.) Le parti a cui è stato concesso; "i Gentili", coloro che un tempo erano senza speranza e senza Dio nel mondo

(3.) L'autore di esso, "Dio". È il Suo dono, così come lo è la fede. Ebrei lo opera nel cuore. La dottrina del testo è: "Il pentimento per la vita è una grazia salvifica, per la quale un peccatore, per un vero senso del suo peccato e per apprensione della misericordia di Dio in Cristo, con dolore e odio per il suo peccato, si volge da esso a Dio, con il pieno proposito di una nuova obbedienza e si sforza di farlo". Nota-

(I.) I tipi di pentimento

(1.) Legale, come era in Giuda, e non è la salvezza (Matteo 27:3), essendo prodotto dai terrori della legge, senza che la grazia del vangelo cambi il cuore

(2.) Evangelico, che è quello nel testo, ed è l'unico vero e salvifico pentimento. La differenza generale tra loro sta qui, che in quest'ultimo, uno si pente del suo peccato come è peccato, o offensivo per Dio, come fece Davide (Salmi 51:4); nell'altro, solo in quanto attira su di lui l'ira (Genesi 4:13)

(II.) La sua natura generale. È una grazia salvifica (2; Timoteo ii. 25), che dispone l'anima a tutti gli atti di conversione dal peccato a Dio

(1.) Non è un'azione transitoria, un sospiro per il peccato, una fitta di dolore per esso, che se ne va di nuovo; ma una grazia permanente, una nuova struttura e disposizione, fissata nel cuore, che dispone a volgersi dal peccato a Dio in tutte le occasioni (Zaccaria 12:10)

(2.) Né ancora un'opera passeggera dei primi giorni della propria religione, ma una grazia nel cuore, che pone a un lavoro responsabile per tutti i giorni

(3.) È una grazia salvifica, che distingue l'uomo dall'ipocrita, e ha una connessione necessaria con la vita eterna

(III.) Il suo autore

(1.) Non gli uomini stessi; non è dovuto ai propri poteri naturali (Geremia 22:23). Il cuore di pietra è al di là del potere dell'uomo di rimuoverlo. È il dono gratuito di Dio, e operato dalla potenza del Suo Spirito nel cuore (Ezechiele 36:26, 27; Geremia 31:18, 19). A volte i peccatori noti diventano penitenti, come Manasse, Paolo, ecc. Il legno più nodoso è facile da lavorare per lo Spirito come qualsiasi altro. Il mezzo di cui lo Spirito si serve è la Parola; quindi leggiamo della predicazione del pentimento. E

(1) La legge serve a spezzare il cuore duro (Geremia 23:29). È come se il Battista preparasse la strada per la venuta del Messia. Per questo è chiamato "lo Spirito di schiavitù" (Romani 8:15)

(2) Il vangelo serve a sciogliere il cuore duro, come un fuoco (Geremia 23:29); e così inchinatevi e piegatelo verso Dio. L'anima è guidata dalla legge, ma attratta dal vangelo

(IV.) Le sue sorgenti

(1.) Un vero senso del peccato

(1) Una vista di esso (CAPITOLO Salmi 51:3). Gli occhi dell'uomo si aprono alla sua peccaminosità; il male del suo peccato, la sua miseria e il pericolo per se stesso, e il disonore che fa a Dio

(2) Una sensazione dolorosa (ii. 37, xvi. 30). Questo è necessario, perché altrimenti il peccatore non si separerà mai dal suo peccato, né apprezzerà mai Cristo e la Sua grazia (Apocalisse 3:17)

(2.) L'apprensione della misericordia di Dio in Cristo (Gioele 2, 12, 13). Non la misericordia per amore della misericordia, ma per amore di Cristo. Questo è necessario. Perché senza di esso, si potrà

(1) Andare avanti nella disperazione segreta, gettando via i pensieri del suo caso, e traendone il meglio che può (Geremia 2:25); o

(2) Sdraiati in una tormentosa disperazione, come Giuda. Entrambi fisseranno il peccato nel cuore e impediranno il pentimento

(V.) Le sue parti

(1.) Umiliazione. Il peccatore si allontana da Dio per la strada maestra dell'orgoglio e della presunzione, ma ritorna sempre sulla via bassa dell'umiliazione. La grazia lo tira giù dal seggio dello schernitore e lo depone ai piedi del Signore (1Pietro 5:6). In esso c'è

(1) Dolore per il peccato;

(2) Una santa vergogna per il peccato (Romani 6:21). Essi vedono ora la loro nudità spirituale e l'inquinamento

(3) Disprezzo di sé (Ezechiele 36:31 ; Luca 18:13)

(4) Confessione penitente (Geremia 3:13), accusando e condannando se stessi

(2.) Conversione o ritorno

(1) Dal peccato,

(2) A Dio e alla santità. (T. Boston, D.D.Il passo che ho scelto come argomento della nostra presente indagine ci informa delle impressioni prodotte nelle menti degli ebrei convertiti a Gerusalemme dal racconto di San Pietro delle circostanze e del successo della sua prima missione presso i Gentili. Il passaggio implica la precedente operazione del pregiudizio; registra la confutazione di quel pregiudizio; e illustra l'argomento a sostegno delle missioni che nasce dal loro successo

(I.) Il passaggio implica la precedente operazione del pregiudizio, un pregiudizio contro le missioni presso i Gentili. "Hanno taciuto". Allora si erano già opposti. C'era qualcosa nel carattere e nel genio del Vangelo che potesse giustificare l'indulgenza di questo pregiudizio? No. Come spiegare i loro pregiudizi nei confronti delle missioni? Possono essere attribuiti alla loro forte nazionalità, alla loro distinzione religiosa e alle loro vedute materiali del regno del Messia. Il vecchio spirito ebraico era particolarmente esclusivo

(II.) Il passaggio registra la confutazione dei loro pregiudizi. "Quando udirono queste cose, tacquero". I loro pregiudizi furono confutati e le loro obiezioni messe a tacere dai fatti che l'apostolo riferì

(III.) Il passaggio illustra l'argomento a favore del sostegno alle missioni derivante dal loro successo. Il successo, in astratto, non è il criterio invariabile di una religione divina, o la prova inequivocabile della verità. Il successo del falso profeta della Mecca e dei gesuiti in Cina, a causa del modo in cui questo successo è stato ottenuto, non prova nulla del valore della loro missione. Ma il successo del Vangelo sì. È un successo contro le passioni, i pregiudizi e le abitudini dell'umanità, conquistato con mezzi morali, e solo con mezzi morali

(1) Il successo spiega e rivendica l'obiettivo delle missioni

(2) Il successo supporta e conferma le nostre aspettative

(3) Il successo richiede sforzi maggiori. (J. Fletcher, D.D.Il pentimento alla vita concesso ai Gentili: - L'uomo saggio ha detto: "Ebrei che rispondono a una questione prima di averla ascoltata, è follia e vergogna per lui". Senza attendere le ragioni della condotta dell'apostolo, i suoi fratelli ebrei avevano conteso con lui. Hanno ascoltato la sua spiegazione e i loro rimproveri si sono convertiti in lode. Le menti rette possono sbagliare nelle opinioni e nei sentimenti, ma sono accessibili all'evidenza. Essi non negano a se stessi il piacere e il vantaggio di nuove scoperte sul sentiero della verità, perché non possono sopportare la prova della loro fallibilità

(I.) La sua natura

(1.) In generale. Il pentimento si distingue per i segni infallibili. Non solo risveglia la paura, attraverso considerazioni sulle conseguenze, ma anche l'odio, attraverso la percezione della sua intrinseca malignità. Un tale pentimento non manca mai di produrre frutti soddisfatti. Il soggetto abbandona i peccati che piange ed entra in una nuova e santa via. Tale fu il pentimento di Davide, ma non quello di Erode o di Giuda

(2.) Questo pentimento è per la vita. La vita con cui è collegato è di prim'ordine; non la vita animale, come il dono dei vermi e dell'uomo; non una semplice vita intellettuale, per la quale l'uomo assomiglia agli angeli, santi o caduti che siano; ma la vita spirituale, che consiste in una giusta inclinazione e nell'impiego delle forze naturali; il suo affare, il servizio, la sua beatitudine, il godimento di Dio. Il vero pentimento ha origine in un principio di questa vita, impiantato dallo Spirito Santo, introduce in un corso di essa sulla terra e scaturisce nella sua eterna perfezione in cielo

(II.) Il suo Autore e il Suo GiVersetto è così indurito l'inganno del peccato, che il pentimento alla vita non sarebbe mai diventato il rifugio del seno umano, se non come un dono di Dio

(1.) Chi, se non l'Autore misericordioso del nostro essere, concede spazio e opportunità per pentirsi? Perché il perseguitatore Saul non fu stroncato nei suoi peccati? Il prolungamento dell'esistenza è la continuazione dell'opportunità di ritornare a Dio. Ebrei è "longanime, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti vengano a ravvedimento". La longanimità di Dio attendeva i popoli del vecchio mondo. Essi disprezzarono e perirono. Lasciamo che il loro esempio sia il nostro avvertimento

(2.) Ebrei che concede l'opportunità concede anche i mezzi. Alcuni sono risvegliati dalla predicazione del vangelo? È la Sua nomina. Altri sono influenzati dalla lettura della Parola? Tutta la Scrittura è data per ispirazione di Dio. Un terzo è forse destato dalle afflizioni? Sono i castighi della mano del loro Padre celeste. Se, in un altro caso, i consigli, le preghiere e il santo esempio degli amici sono stati strumentali, di chi sono i doni? E, se in ogni caso l'effetto è stato il risultato di una concomitanza in questi vari tipi di azione subordinata, da chi discendono tutti? 3. I mezzi più adatti, tuttavia, saranno inutili a meno che il Padre delle luci non conferisca lo Spirito di pentimento. Gesù è esaltato per essere un Principe e un Salvatore, affinché gli Ebrei possano dare il pentimento. La necessità di questo dono celeste deve essere invocata per giustificare la negligenza dei mezzi di pentimento? Nulla può giustificarlo. La penitenza è il comando di Dio così come il Suo dono; e lo Spirito che lo produce è promesso a colui che cerca

(III.) I suoi effetti sugli spettatori cristiani. La gioia qui era

1.) Benevolo. L'uomo buono sa che il modo dei trasgressori è duro. Ebrei pensa alla tremenda fine che li attende; delle felicità in cui si traduce la penitenza

(2.) Gioia devota. Ebrei vede nel pentimento di un peccatore un glorioso trionfo del potere onnipotente sulla potenza e l'artificio di Satana, e l'ignoranza, l'orgoglio e l'ostinazione della mente umana; della misericordia divina per il suo terribile demerito. Ebrei contempla una mente immortale degradata e contaminata dalla sottomissione al peccato, che emerge dalla sua degradazione e riprende la sua primitiva bellezza. E quindi è un'esultanza come quella degli angeli di Dio. Una tale benedizione concessa a un individuo può ben accendere una gioiosa ammirazione per la bontà e la potenza divina, ma estesa a molti l'effetto dovrebbe essere proporzionalmente aumentato. Se l'elargire questa benedizione agli altri è un giusto motivo di esultanza, quale piacere e quale gratitudine dovrebbe risvegliare quando viene conferito a noi stessi? Di una benedizione, così preminentemente importante, può qualcuno considerarsi indigente e dimorare in tranquillità? (Ricordo congregazionale dell'Essex.)

19 CAPITOLO 11

Atti 11:19-21

Or quelli che erano dispersi. viaggiò fino a Fenicia, a Cipro e ad Antiochia.-Cristianesimo ad Antiochia:-

(I.) Il suo ingresso ad Antiochia. Qui (Versetto 19) scopriamo

1.) Il male ha prevalso per sempre. Gli stessi sforzi per schiacciare il vangelo gli diedero nuovo vigore e una portata più ampia. Così è sempre stato

(2.) L'invincibilità del coraggio cristiano. I fuggiaschi non fuggirono dalla causa che avevano sposato, né allentarono i loro sforzi per portarla avanti. Mentre il vero coraggio non consiste nell'insensibile indifferenza al pericolo, richiede a tutti i rischi l'eterna fedeltà ai principi e al dovere

(3.) La legittimità della predicazione laica. È significativo che l'impianto del cristianesimo qui, e in numerosi casi da allora, sia stato opera di uomini privati che non hanno alcun ufficio ecclesiastico: il che dimostra

(1) Che è dovere di chiunque conosca il Vangelo proclamarlo

(2) Che coloro che vorrebbero limitare la predicazione agli ordinati professionalmente sono contrari ai migliori interessi dell'uomo e al genio del Nuovo Testamento

(4.) L'universalità del vangelo. È un sistema adatto sia alla mente greca che a quella ebraica, e ugualmente essenziale per i più alti interessi di entrambi

(II.) I suoi successi ad Antiochia, che

1.) Ha comportato un cambiamento divino nei caratteri di molti (Versetto 21). Osservare

(1) La potenza divina che accompagnava il loro ministero

(2) La fede che il loro ministero ha generato

(3) La rivoluzione che la loro fede ha operato

(2.) Ha attirato l'attenzione della Chiesa madre (Versetto 22). Questo è stato naturale. (D. Thomas, D.D.La Chiesa di Antiochia: - La persecuzione fu il primo mezzo per propagare il Vangelo. Soffia sulla candela e spegni la fiamma; soffia sul fuoco nella griglia e lo aumenti. La ragione è nella presa che il fuoco ha sulla sostanza combustibile. Se la presa è leggera, soffiando la spegnerà; se profondo, lo intensificherà. Cristo è venuto a mandare fuoco sulla terra; Il fuoco si fece strada fino al profondo dello spirito dei discepoli. Saul "spirò minacce", ecc.; ma il respiro non faceva che alimentare il fuoco. Osservate che questa Chiesa...

(I.) È stato istituito da un'agenzia laica. Questi uomini non erano stati incaricati da alcuna autorità ecclesiastica di predicare. Lo hanno fatto istintivamente. I fiori non hanno bisogno di essere raccontati per sbocciare; Lasciate che il sole splenda, e lo fanno senza che glielo dicano. Gli uccelli non hanno bisogno di un almanacco per ricordare loro che maggio è arrivato e che è arrivata la stagione dei concerti all'aperto. E non appena un uomo ha conoscenza del Salvatore, sente l'impulso di parlare di Lui agli altri. Alcune Chiese si oppongono a quelli che chiamano insegnanti irregolari. Dimenticano che ci sono due ordinazioni. A volte l'umano e il divino si incontrano nella stessa persona; A volte divergono. Se riesci a ottenere i due, beh; se no, dammi il Divino, lascia che chi vuole l'umano. La mano di un apostolo non era stata posata sul capo di questi discepoli. Ma che dire di questo? "La mano del Signore era con loro". Se quella "mano" è con un uomo, sicuramente quella del vescovo non è di vitale importanza

(II.) Si stabilì tra i Gentili

(1.) Fu la prima Chiesa Gentile. Il versetto 19 ci dice che essi "predicarono la Parola solo ai Giudei". Ma quanto segue ci dice che i nativi di Cipro e di Cirene predicavano anche ai "Greci". Il testo, quindi, segna una nuova epoca nella storia del Regno di Dio. Cristo aveva chiaramente intimato l'ammissione dei Gentili nell'ovile. Ma i discepoli non lo compresero, e per anni limitarono le loro fatiche ai "soli Giudei". E quando Pietro si avventurò a predicare a Cornelio, fu messo in sua difesa. Siamo inclini a considerare la Chiesa primitiva come il nostro modello; ma la Chiesa nascente non può essere un modello per la Chiesa nella sua maturità. Vergogna su di noi se le Chiese moderne non sono molto meglio che primitive! Quanto era ristretta e bigotta la Chiesa di Gerusalemme! Com'è litigiosa e immorale la Chiesa di Corinto! Ma la vita si rivelò troppo per il pregiudizio; mentre i circoncisi contendevano, la Chiesa estendeva istintivamente le sue frontiere, rivendicava anche i Gentili come sua eredità

(2.) Tre fasi sono rintracciabili nella crescita di questa idea

(1) Dalla fondazione della Chiesa nel deserto fino alla cattività babilonica, fu strettamente ebraica. Non che la legge prevedeva che lo straniero e lo straniero fosse provveduto; ma il sistema era più tollerante degli uomini, e solo agli ebrei nati era permesso di partecipare ai suoi molteplici privilegi

(2) Ma durante la cattività, Giudei e Gentili furono messi in contatto frequente, e una migliore conoscenza portò a sentimenti più gentili. I Giudei, dunque, al loro ritorno, attaccarono al loro tempio un cortile dei Gentili. Un pensiero del genere non è mai entrato nella mente di Salomone o dei suoi architetti. Da allora in poi mostrarono uno spirito missionario e percorsero il mare e la terra per fare un solo proselito. È vero, non hanno abbattuto il muro; ma vi misero alcune porte attraverso le quali i Gentili potevano essere ammessi. Ma badate bene: non furono ricevuti come Gentili, ma come Gentili circoncisi

(3) La terza fase è quella indicata nel presente capitolo. Il muro viene abbattuto, e i greci possono diventare cristiani senza prima essere diventati ebrei. La Chiesa ebraica era come la crisalide che contiene la vita in uno stato non sviluppato; la Chiesa cristiana è la crisalide che emerge nella farfalla alata. Nel giudaismo la Parola del Signore era in piedi; nel cristianesimo è volare. "E vidi un angelo volare in mezzo al cielo, portando l'evangelo eterno".

(III.) Fioriva nella grazia

(1.) Quando la Chiesa di Gerusalemme venne a sapere delle grandi cose che erano accadute ad Antiochia, "mandò Barnaba" principalmente per la sua idoneità naturale (Versetto 24). "Bene" significa più del mero valore morale; Significa che era un uomo gentile, geniale, amorevole. Molti uomini, buoni moralmente parlando, sono severi e duri. Ma Barnaba era un uomo di indole molto gentile, un uomo molto attraente. Un uomo avventato, altezzoso, prepotente, che piombasse su una Chiesa alla quale era estraneo, farebbe più male che bene. Ma Barnaba, figlio di dolcezza e di luce, avrebbe disarmato l'opposizione e si sarebbe assicurato la fiducia

(2.) Appena arrivato ad Antiochia, "vide lì la grazia di Dio". Se avete la vera religione nel cuore, è superfluo dichiararla. Se è nel cuore, si vedrà nella vita. Un antico poeta dice ai pittori della Grecia, in un periodo di grande decadenza dell'arte, di scrivere sotto i loro quadri i nomi degli animali che hanno versato, sottintendendo che senza il nome sarebbe stato impossibile distinguere un animale dall'altro: una satira molto amara sui pittori. E la religione di alcuni uomini è tale che non la sospetteresti mai a meno che non portassero con sé l'etichetta; non risplendono davanti agli uomini, affinché le loro buone opere possano essere viste, ecc. Ma nel momento in cui l'occhio di Barnaba colse la tela, poté distinguere l'immagine. Anzi, la somiglianza fra loro e Cristo era così decisa che il pubblico la riconobbe, e lì "i discepoli furono chiamati per la prima volta cristiani". 3. "Gli Ebrei esortarono il popolo ad aderire al Signore con lo scopo del cuore". Barnaba è per interpretazione il "figlio della consolazione" o esortazione. Da questa parola possiamo giudicare in parte il carattere della sua predicazione; la sua esortazione traboccava di conforto, piena di allegria e di incoraggiamento. La sua predicazione era eccellente e stimolante piuttosto che profonda e convincente. Gli ebrei ebbero il buon senso di saperlo, e perciò si affrettarono a Tarso a prendere Saulo. Barnaba sarebbe degno di essere ricordato con gratitudine se fosse solo per questo singolo atto. Barnaba esortò il popolo; ma quando Saul venne in suo aiuto, l'"esortare" divenne "insegnare"; Una riflessione più profonda ha caratterizzato il ministero. Prima il popolo cresceva nella grazia, ora sta crescendo nella conoscenza. L'uomo ha un cuore e una testa. E ogni vero ministro, se non può compiere da solo la duplice opera, cercherà, come Barnaba, un altro che lo aiuti. La dalia è un fiore meraviglioso, ma non ha profumo. La perfezione di un fiore consiste nella squisitezza del colore unita alla prelibatezza del profumo. E la perfezione dei cristiani consiste nella combinazione di grazia e conoscenza. (J. Cynddylan Jones, D.D.) Successo della predicazione di Cristo:

(I.) L'importanza della predicazione di Cristo

(1.) La stagione in cui queste parole sono state pronunciate

(2.) Le persone a cui ci si rivolge: solo ebrei

(3.) Gli impedimenti sulla strada: pregiudizio, ignoranza, incredulità

(4.) Gli argomenti annunciati

(1) L'armonia tra Cristo e le rappresentazioni di Lui nell'Antico Testamento

(2) La certezza della sua risurrezione e ascensione al cielo

(3) Il disegno del tutto nel suo adattamento a loro come peccatori

(II.) Che cosa c'era in relazione con questa predicazione

(1.) L'autorità e l'approvazione divina

(2.) Aiuto e sostegno divino

(3.) Potenza che accompagna il loro ministero

(III.) Gli effetti prodotti. "Molti credettero e si convertirono al Signore". 1. "Hanno creduto". (1) Hanno accreditato i fatti relativi a Cristo

(2) Essi entrarono nello spirito dell'intero disegno

(2.) "Si convertirono al Signore". (1) Rinunciato ai pregiudizi e alle cerimonie ebraiche

(2) Hanno rinunciato alla giustificazione della legge

(3) Divennero santi nella loro vita e manifestarono i frutti dello Spirito. Applicazione:1. Dio agisce misteriosamente nel realizzare i Suoi importanti disegni

(2.) Dio non vuole mai i mezzi per realizzare le Sue intenzioni di grazia

(3.) Tutti gli strumenti e i mezzi, anche se deboli in se stessi, sono potenti per il potere divino. (W. Kent.) La prima predicazione ad Antiochia:

1.) C'era bisogno di una visione per spingere Pietro a predicare a Cornelio, ma qui alcuni ebrei ciprioti e africani, senza visione, né comando, né precedenti, con nient'altro che la verità nelle loro menti e l'amore di Cristo nei loro cuori, fanno inconsciamente la cosa sulla cui correttezza c'era stata una così seria questione a Gerusalemme

(2.) Il versetto 19 è una ripetizione di parole in un capitolo precedente. Lo scrittore torna a riprendere un altro filone della sua narrazione, contemporaneo a quelli già perseguiti. Sembra che tre distinte linee di espansione siano iniziate dalla dispersione della Chiesa di Gerusalemme: la missione di Filippo in Samaria, quella di Pietro a Cornelio e quest'opera ad Antiochia

(3.) Questo, lo sforzo di una manciata di uomini senza nome, fu il vero "capo": il germoglio che crebbe. L'opera di Filippo, e quella di Pietro, erano rami laterali, che arrivavano a poco; questo portò ad una Chiesa ad Antiochia, e quindi all'opera missionaria di Paolo, e a tutto ciò che ne seguì. Avviso-

(I.) L'impulso spontaneo a cui questi uomini obbedivano. Dovunque andassero, portavano con sé la loro fede e, naturalmente, ne parlavano. I carboni venivano sparsi dal focolare, ma questo non spense il fuoco, ma lo propagò soltanto. Non avevano alcuna ingiunzione speciale di "predicare il Signore Gesù". Essi credettero, e perciò parlarono. Un tale impulso spontaneo è sempre il risultato naturale di... l. Un possesso personale di Cristo. Per quanto riguarda il bene mondano, l'istinto è quello di conservare il tesoro. Ma anche nella sfera naturale ci sono beni che avere è troppo lungo da impartire, come la verità e la conoscenza. E nella sfera spirituale è decisamente così. Il vecchio profeta disse una verità universale quando disse: "La tua parola era come un fuoco chiuso nelle mie ossa, e io mi stancavo di sopportare, e non potevo restare". La profonda convinzione e la forte emozione richiedono espressione. È vero, a volte l'amore più profondo può solo "amare e tacere", e c'è il giusto sospetto di veementi proteste. Ma nonostante tutto ciò, resta vero che un cuore riscaldato dall'amore di Cristo lo emetterà, con la stessa certezza con cui la luce deve irradiarsi dal suo centro, o il calore da un fuoco

(2.) Vera gentilezza di cuore. Non possiamo veramente possedere il tesoro per noi stessi senza pietà per coloro che non lo hanno. Che tipo di cristiani devono essere coloro che pensano a Cristo come a "un Salvatore per me" e non si preoccupano di presentarlo come "un Salvatore per voi"? Che cosa dovremmo pensare degli uomini in un naufragio che si accontentarono di salire sulla scialuppa di salvataggio e lasciare annegare tutti gli altri? Cosa dovremmo pensare delle persone in una carestia che banchettano sontuosamente con i loro negozi privati? 3. La lealtà a Cristo. Se siamo fedeli al nostro Signore, sentiremo che non possiamo fare a meno di parlare per Lui. L'ebreo che vive tra i ribelli e ha paura di mostrare i suoi colori è già un codardo, ed è sulla strada per essere un traditore. Il nostro Maestro ha posto nelle nostre mani l'onore del Suo nome e l'attuazione dei propositi a cui è rivolto il Suo cuore. Come possiamo essere leali a Lui se non siamo costretti a rispondere alla Sua fiducia in noi, e se non sappiamo nulla del "La necessità mi è imposta; Sì, guai a me se non predicassi il Vangelo!"

(II.) L'obbligo universale per tutti i cristiani di far conoscere Cristo. l. In questi primi tempi la Chiesa aveva un'organizzazione molto libera. Ma questi fuggiaschi non avevano tra loro nemmeno gli umili funzionari dei tempi primitivi. Né avevano alcun incarico da Gerusalemme. Quali che siano le funzioni affidate ai dirigenti della Chiesa, il compito di annunciare l'amore di Cristo agli uomini spetta a chiunque lo abbia trovato per se stesso. "Questo onore hanno tutti i santi". 2. Quali che siano le nostre differenze riguardo all'ordine e agli uffici della Chiesa, esse non devono interferire con la nostra salda comprensione di questa verità. "Predicare Cristo" non implica alcun metodo speciale per proclamare la buona novella. Una lettera a un amico, una frase in una conversazione casuale, una lezione a un bambino in braccio a una madre, o qualsiasi altro modo con cui viene raccontata la grande storia della Croce, è una vera predicazione di Cristo come il discorso prestabilito che ha usurpato il nome

(3.) Professiamo di credere nel sacerdozio di tutti i credenti, in opposizione alle supposizioni sacerdotali. Siamo pronti a riconoscere che ci impone una responsabilità molto reale e che implica un'inferenza molto pratica sulla nostra condotta? Ogni cristiano è solennemente tenuto a prestare attenzione a questo: "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date".

(III.) Il semplice messaggio che essi proclamarono

(1.) "Predicare Gesù come Signore". Il loro messaggio era una proclamazione della persona e della dignità del loro Maestro, la storia della vita dell'Uomo, del sacrificio divino con cui gli Ebrei avevano acquistato il diritto di governare supremo su ogni cuore; e l'esortazione delle Sue pretese su tutti coloro che hanno sentito parlare del Suo amore. E questo, il loro messaggio, non era altro che la proclamazione della loro esperienza personale. Avevano trovato Gesù per se stessi come amante e Signore, e la gioia che avevano ricevuto cercavano di condividerla con questi Greci. Non tutti hanno i doni che si addicono al discorso pubblico, ma tutti coloro che hanno gustato che il Signore è misericordioso possono dire in qualche modo quanto sia misericordioso Ebrei. Il primo sermone cristiano fu molto breve, e fu molto efficace, perché "portò a Gesù" l'intera congregazione. "Ebrei trovò per primo suo fratello Simone e gli disse: Abbiamo trovato il Messia". Sicuramente tutti noi possiamo dirlo, e desidereremo dirlo, se siamo contenti di averlo trovato, e se amiamo il nostro fratello

(2.) Notate anche quanto sia semplice la forma del messaggio. "Hanno parlato". Non era un indirizzo prestabilito, ma un discorso familiare e naturale a uno o a due, a seconda dell'opportunità. Quello che vogliamo è che i cristiani parlino comunque. Che importanza ha la forma della tazza? Che importa se è oro o argilla? La cosa principale è che porti l'acqua della vita a qualche labbro assetato. Tutto ciò che i cristiani devono fare è annunciare la buona novella

(1) Semplicemente e fedelmente, come uno che si preoccupa solo di ripetere ciò che gli è stato dato

(2) Fiduciosamente, come se avesse dimostrato che era vero

(3) Supplicando, come amare le anime a cui lo portano. Lasciate che la Sua potente salvezza, sperimentata da voi stessi, sia la sostanza del vostro messaggio, e lasciate che la sua forma sia guidata dalle antiche parole: "Quando lo Spirito del Signore scenderà su di te, farai come ti servirà l'occasione".

(IV.) Il potente Aiutante che ha fatto prosperare la loro opera. "La mano del Signore era con loro". Per quanto deboli siano le nostre mani, quella mano potente è posata su di loro per dirigere i loro movimenti e per dare forza alla loro debolezza. Non è la nostra parola, ma la Sua presenza con le nostre parole con cui un gran numero crederà e si volgerà al Signore

(1) C'è il nostro incoraggiamento quando siamo scoraggiati. C'è il nostro rimprovero quando siamo sicuri di noi stessi

(2) C'è il nostro stimolo quando siamo indolenti

(3) C'è la nostra quiete quando siamo impazienti

(4) Se mai siamo tentati di pensare che il nostro compito sia pesante, non dimentichiamo che gli ebrei che lo hanno stabilito ci aiutano a farlo. (A. Maclaren, D.D.Cristianesimo primitivo: - Stanchi di molteplici errori e corruzioni, ascoltiamo volentieri quando sentiamo parlare di questo. Ma, ahimè! Coloro che sono più pronti ad adottare il nome sono i più pronti ad abusarne. Si mettono coraggiosamente alla sua ricerca, ma perdono la strada nel Medioevo e non emergono mai nella luce scritturale che risplende al di là. A questo punto appaiono tre cose

(I.) Il ministero degli uomini. Questi evangelisti hanno mantenuto i loro nomi, ma hanno presentato quello del loro Signore; la loro unica testimonianza è la moltitudine che portarono al Salvatore. La persecuzione fu l'esplosione che sparse il seme vivente. Essendo essi stessi ebrei, all'inizio predicarono solo agli ebrei. La prima apertura verso il mondo più vasto fu fatta da Pietro, ma una volta fatto il crepaccio si allargò rapidamente. Il tema di questi evangelisti era "il Signore Gesù". Le dottrine non possono arrestare e controllare gli uomini: sono come spiriti non incarnati: ci sfuggono. Ma quando l'anima della dottrina è incarnata in una persona possiamo comprenderla, e quando quella Persona è Gesù, la fede guarda e vive. La predicazione primitiva consiste nel raccontare la storia di Gesù fino a quando i cuori di pietra cedono e scorrono come acqua

(II.) La mano del Signore. Lo strumento umano, la potenza divina (1Corinzi 3:9), proprio come nella coltivazione dei campi. L'uomo dissoda il terreno, osserva, diserba, scarichi. Il Dio della natura non fa nulla che l'uomo possa fare da solo. Ebrei dà pioggia, sole e aria. Così, nella coltivazione delle anime, come qui, dopo che l'uomo ha fatto tutto, deve aspettare la mano del Signore per dare l'aumento

(III.) Il frutto che seguì. "Credere" e "volgersi al Signore" sono in interessante relazione l'uno con l'altro: l'uno la radice, l'altro il frutto. La radice di un albero giace nascosta, ma il frutto può essere visto e gustato, e da esso riconosciamo l'albero. Credere è l'atto segreto dell'anima; Voltarsi, ecc., è il corso visibile della vita del discepolo. (W. Arnot, D.D.) Cristianesimo primitivo:

(I.) Estensione. Versetto Versetti 19 è una condensazione di 1-18. l. Con stupore dei primi cristiani la Parola ebbe effetto su altri oltre agli ebrei. In questo modo il vangelo divenne una rivelazione tanto per gli Ebrei quanto per i Gentili. Videro che il cristianesimo non era una lampada locale, ma un sole, e mentre la sua gloria illuminava le colline lontane e faceva cantare di nuova gioia le valli lontane, si rallegrarono; Si sentirono investiti di una nuova responsabilità e animati da una nuova speranza. Alcune di queste passioni dovrebbero riempire i nostri cuori quando vediamo uomini lontani toccati dalla potenza di Cristo. Ecco una prova dell'origine divina del cristianesimo. Tutte le altre religioni rimangono a casa. Il cristianesimo è una religione aggressiva. Se i suoi professori non sono militanti, smentiscono la loro stessa fede. Nell'universalità dell'offerta cristiana vedo la sua divinità. I lussi sono solo qua e là, ma il necessario è ovunque. I vini non crescono dappertutto. Ma gli uomini hanno bisogno di acqua, non di vino. Alcuni dei doni di Dio sono locali e individuali, ma tutto ciò che è necessario per la salvezza deve essere parlato in ogni lingua della terra

(2.) Ci sono due casi tipici nella narrazione. Il cristianesimo toccò la mente del centurione. Che rappresenti la forza, la severità, la legge, la dignità romana. Il cristianesimo toccò la mente greca. Che questo rappresenti raffinatezza, eleganza, filosofia, la linea completa del pensiero umano e del servizio. Il cristianesimo diventa romano per il romano, greco per il greco: una grande roccia per l'uomo roccioso, un arcobaleno per il genio sognante, una luce estiva per la fantasia del poeta. Nessun'altra religione lo fa

(II.) Riconoscimento. Qual è stato l'effetto della notizia sulla Chiesa? Atti una volta mandarono Barnaba a informarsi

(1.) Quando venne vide la grazia di Dio. Non c'è da sbagliarsi. È come nient'altro. Le imitazioni periscono sotto esame, ma la vera grazia di Dio cresce dopo l'esame. Ebrei non trovò un certo numero di teologi tecnici, abili disputatori. Gli Ebrei trovarono uomini che pregavano, con menti ansiose, con anime che perdonavano, più in alto che in basso

(2.) Quando Barnaba vide ciò, si rallegrò. L'agricoltore è contento quando vede il grano crescere su una terra su cui non era mai cresciuto prima? È così che si sente il cristiano quando vede uomini estranei volgersi alla fede. Siamo contenti quando vediamo gli uomini convertiti? Gli uomini appena convertiti trovano nella Chiesa un'atmosfera calda, cordiale e confortante quando entrano? 3. Avendo fatto questo riconoscimento, Barnaba disse: "Ora con pieno proposito di cuore devi unirti al Signore". L'esortazione farà più che sospettare. Una parola di incoraggiamento è ciò di cui hanno bisogno i giovani principianti nella razza cristiana. Tu che hai dato il tuo cuore a Cristo una settimana fa o un mese fa, persevera

(4.) Perché Barnaba si interessò così tanto di questi nuovi convertiti? Perché "era un uomo buono, pieno di Spirito Santo e di fede". Gli uomini buoni vedono la bontà negli altri uomini. Sia male a chi pensa male. L'uomo buono viene per essere rallegrato. Con spirito caritatevole e cuore benigno e speranzoso, egli guarda l'opera, e deve essere molto brutto se non vede in essa qualcosa che vivifichi la sua fede, e approfondisca la sua grazia, ed accresca il suo amore per Dio

(5.) Quali furono le conseguenze? "Molte persone si unirono al Signore". Barnaba non andò ad Antiochia per niente: l'opera cresceva su di lui, e ora diceva: "Saulo deve venire". Così lo portò nella capitale siriana, e lì per un anno intero insegnarono a molta gente. Così si trovano sfere per gli uomini, e così gli uomini a volte devono fermarsi a Tarso fino a quando non si trova la loro vera Antiochia. Ma Dio lo troverà

(III.) Dimostrazione (Versetto Versetti CAPITOLO 27-30). Gli uomini di Antiochia erano davvero convertiti? Leggi in 29 la bozza. Questi uomini hanno ricevuto il Signore Gesù; e all'istante, sentendo che gli uomini che sono partecipi della stessa fede sono in prospettiva di bisogno, mandano a tali uomini sotto il nome di "fratelli", secondo le loro capacità. È così che funziona il cristianesimo. Ecco il comunismo della Chiesa. Il comunismo formale di II secolo si ruppe presto, ma il comunismo spirituale deve continuare per l'Universo. Ovunque ci sia bisogno cristiano, la fratellanza cristiana deve essere riconosciuta. La Croce ha abbattuto il muro di separazione e ha reso la famiglia umana una. Conclusione: "E i discepoli furono chiamati cristiani per la prima volta ad Antiochia". Questo nome si erge oggi al di sopra di tutti gli altri nomi. Da nessun uomo ci si aspetta tanto quanto il cristiano. L'uomo che disprezza la tua fede si aspetta da te per essa ciò che non si aspetta da nessun altro uomo. Così risponde da solo. Dopo aver tradito il tuo Signore, confutato i tuoi documenti e disprezzato la tua teologia, se fai qualcosa che suscita il suo dispiacere, egli è il primo ad accusare di tradimento la fede che professi. Non chiedo un riconoscimento intellettuale e morale più elevato della purezza della religione di Gesù Cristo. Da nessun ateo ci si aspetta tanto quanto dal cristiano più debole. Per cristiani intendo i Cristo, e se fossimo ciò che dovremmo essere non ci dovrebbe essere altra designazione. (J. Parker, D.D.) La diffusione del vangelo: - Qui tracciamo una serie di provvidenze -

(I.) Nelle strumentalità. Poiché il vangelo doveva essere predicato per la prima volta agli ebrei, era giusto che gli ebrei fossero i primi a proclamarlo. Tra quel popolo, tuttavia, e tutte le altre nazioni, esistevano barriere formidabili. Quando, quindi, venne il momento di abbatterli, si dovette trovare un medium meno ostacolato degli ebrei dal pregiudizio, e allo stesso tempo tanto ebreo da aver ricevuto dagli ebrei 49 vangelo. Un tale mezzo era offerto qui (Versetto 19) dai greci che erano diventati proseliti ebrei. Appartenendo a una classe "che un tempo era lontana", a chi avrebbero dovuto rivolgersi con tanta naturalezza come ai loro parenti, i Greci? Come, quando giunse la pienezza del tempo per la nascita di Cristo, Dio aveva preparato i guardiani dei Gentili ad attendere la Sua stella, così quando il vangelo fu pronto per il mondo, la stessa Provvidenza aveva predisposto che i messaggeri adatti per l'opera fossero pronti ad essere per esso come le ali per portarlo nel suo volo mondiale. È sempre così. Ebrei che hanno preparato il vangelo per la razza preparano i mezzi per la sua estensione. In questo Dio è stato spesso in anticipo rispetto alla Sua Chiesa. Quando essa ha vacillato, gli Ebrei hanno aperto la via verso regioni più lontane, dove i Suoi messaggeri preordinati avrebbero potuto piantare gli standard cristiani

(II.) Il luogo. Antiochia era un centro di influenza dominante. Se la nuova religione potesse essere impiantata in questa regina delle città gentili, con la sua ricchezza, la sua cultura, le sue fonti di vasta influenza, le sue migliaia di persone, allora i seguaci di Cristo si troverebbero su un terreno di vantaggio senza pari. E questo è stato sostanzialmente realizzato. Antiochia divenne una città cristiana. Al tempo di Teodosio si afferma che metà della sua popolazione si professava seguace di Cristo. Tra il 252 e il 380 d.C. vi furono convocate dieci assemblee cristiane. Qui Paolo esercitò il suo primo lavoro ministeriale sistematico, e da questo punto iniziò tutti i suoi viaggi missionari. Qui nacque il Crisostomo, e qui Ignazio esercitò il suo grande potere per la fede cristiana. Così, questa città, dove si riunì la prima Chiesa Gentile, esercitò per secoli un'influenza dominante nella diffusione della nuova religione. Da questo, che ora ci è affidato il Vangelo, impariamo

1.) Essere audaci. Cristo non richiede messaggeri timorosi. Il cristianesimo è in questo mondo per conquistare, e lo farà

(2.) Piantare il vangelo nei centri di influenza. C'erano altre città oltre ad Antiochia, ma nessuna di influenza così estesa e controllante

(III.) Nel plasmare i risultati immediati

(1.) Il nome con cui, per tutte le età, devono essere conosciuti i seguaci di Cristo (Versetto 26). Alla formazione di questa parola ciascuna delle tre nazioni principali della terra ha dato un contributo. Il pensiero è ebraico, che denota "L'Unto"; la radice, Χριστ, è greca; la terminazione, ιανὀι, è latina. Così, nella provvidenza di Dio, le stesse tre nazioni i cui diversi dialetti proclamarono sopra la Croce: "Gesù, il Re dei Giudei", ora si uniscono per formare una parola che per sempre sarà applicata a coloro che seguono Cristo

(2.) L'abbattimento delle gelosie tra ebrei e gentili convertiti, come si vede in

(1) La missione di Barnaba

(2) La generosità evocata dalla profezia di Agabo (Sermoni del Club del Lunedì.) La diffusione del vangelo:

(I.) Credere nel nome di Cristo. In questa storia si devono notare tre forze

(1.) Persecuzione (Versetto 19). Il diavolo non ha fatto nulla quando ha suscitato questo. Il sangue del martire Stefano è stato il seme di molte Chiese

(2.) Conservatorismo. "Non annunciando la Parola a nessuno, se non solo ai Giudei". Cercando coscienziosamente "le pecore smarrite della casa d'Israele". A differenza di Pietro, non avevano avuto alcuna visione. Agivano sotto l'impulso del fanatismo ereditario e delle affiliazioni naturali

(3.) Progressione "Alcuni di loro. parlò anche ai Greci". Avviso

(1) Che era solo "una parte dell'orlo". Quando una vecchia schiavitù deve essere liberata, l'emancipazione arriva agli individui prima che ai molti

(2) Che non erano ebrei nativi. Agli uomini di Cipro e di Cirene, che si erano associati sia con i Greci che con gli Ebrei, era facile per loro parlare sia con l'uno che con l'altro, e, non accecati dal pregiudizio ebraico, potevano vedere il loro uguale diritto al beneficio del sacrificio sul Calvario

(3) Che erano uomini sconosciuti. Al tempo di Crisostomo circa 100.000 persone erano ritenute cristiane, e questo è veramente un grande risultato degli sforzi di pochi uomini oscuri.

(4) Che il loro lavoro era semplice. Hanno presentato Gesù come Salvatore e Signore, ciò che qualsiasi altro sincero discepolo di Cristo può e deve fare se il mondo vuole essere evangelizzato

(5) Che il loro lavoro è stato immediatamente attestato. "La mano del Signore era con loro".

(II.) Conosciuto con il nome di Cristo. Vediamo come si è arrivati a questo

(1.) L'opera riportata (Versetto 22)

(2.) L'opera approvata

(1) L'invio. Il caso di Cornelio aveva preparato la Chiesa di Gerusalemme a tali notizie. Forse temevano che gli operai facessero qualcosa di sconsiderato, ma dimostrarono la loro simpatia per l'opera mandando un uomo come Barnaba

(2) L'allegrezza. La gioia di Barnaba era la migliore forma di approvazione. Barnaba riconobbe l'opera del Signore quando la vide

(3) L'esortazione. Barnaba credeva nella perseveranza dei santi, non nel mettere mano all'aratro e poi guardare indietro. Dio non vuole reclute di novanta giorni al Suo servizio. Il suo ruolo di arruolamento è a vita. Si noti che la continua fedeltà a Lui deriva dallo "scopo del cuore", piuttosto che dallo scopo della volontà o dalla convinzione del capo

(4) L'uomo. "Poiché era un uomo buono, pieno di Spirito Santo e di fede." Questa affermazione è data come la ragione per cui Barnaba mostrò così immediatamente la sua simpatia per l'opera tra i Gentili

(3.) Il lavoro assistito

(1) Per il volto che Barnaba le diede. "E molte persone si unirono al Signore". Come rappresentante della Chiesa di Gerusalemme, la sua approvazione avrebbe dato all'opera un nuovo impulso, come se fosse stata fatta sotto l'approvazione della Chiesa. A questo si aggiungeva la forza della sua personalità, resa potenziale dalla sua bontà e dal possesso della fede e dello Spirito Santo

(2) Con gli sforzi congiunti di Barnaba e Saulo. Il lavoro è troppo grande per uno. La gloria di gran parte della carriera di Paolo è dovuta all'uomo che ha creduto in Paolo e gli ha dato la sua opportunità. Molti uomini che non sono Paolo possono mettere un Paolo all'opera. Il risveglio, in quanto tale, sembra essere finito, ed essi si dedicarono ad istruire questi convertiti nella nuova fede che avevano professato

(4.) Il nuovo nome. "I discepoli furono chiamati cristiani per la prima volta ad Antiochia".

(III.) Aiutare i credenti nel nome di Cristo (Versetti 27-30). I credenti ebrei affamati a Gerusalemme impararono quanto fosse bello avere fratelli non della discendenza diretta di Abramo. I gentili e gli ebrei erano davvero divenuti "un solo gregge, un solo Pastore". (M. C. Hazard.Il potere diffusivo del vangelo: - Come c'è in tutti gli oggetti viventi la capacità produttiva, così il vangelo ha in sé una certa vitalità che ne assicura la diffusione. Nostro Signore lo illustra nelle Sue parabole del grano e del granello di senape. L'episodio del testo è una singolare illustrazione di questa meravigliosa potenza. Nota qui:

(I.) La forza stimolante del Vangelo

(1.) Questi uomini di Cipro e di Cirene continuarono senza la minima diminuzione di zelo a predicare il vangelo mentre erano nell'atto stesso di fuggire per salvarsi la vita. La tempesta della persecuzione sembrava piuttosto alimentare la fiamma del loro santo entusiasmo. 2. Questo entusiasmo è la condizione normale del cristiano. La religione di Gesù è una religione di amore e di gratitudine, e dove queste emozioni abbondano non mancano mai di accendere l'entusiasmo. Di fronte a ciò, un cristiano apatico e privo di passione è un'anomalia di concezione incongrua come un raggio di sole congelato o una fiamma pietrificata. Il sole fluttua in un'atmosfera di fiamme, che è la fonte della sua meravigliosa influenza su decine di mondi, del suo potere di vivificare le loro miriadi di forme di vita. Il vero cristiano è un sole morale circondato da un'atmosfera di entusiasmo

(3) Questo entusiasmo, che nasce dall'amore e dalla gratitudine, costituisce la garanzia più efficace del Vangelo per la sua diffusione. Perché in nulla questo entusiasmo si manifesta più assiduamente che negli sforzi per diffondere la storia dell'amore che lo ha acceso

(4.) Questo entusiasmo il Vangelo è sempre in grado di risvegliare. Finché permanerà il suo potere di giovare agli uomini, rimarrà il suo potere di risvegliare la gratitudine, e dove esisterà questa gratitudine ci sarà sempre un entusiasmo che spingerà gli uomini a sacrificarsi per Cristo

(5) Questo spirito, tuttavia, non dovrebbe manifestarsi solo nel ministero, né nei percorsi più ufficiali del servizio cristiano, ma dovrebbe permeare ugualmente tutte le sue forme più umili. Ovunque sia presente, illumina le cose più comuni e investe di sublime dignità il più umile servizio della casa di Dio

(II.) Il suo potere di assimilazione, il suo potere di elevare le menti degli uomini all'unisono amorevole con il proprio spirito e scopo. Questo si manifesta in relazione a questi uomini nel fatto che predicarono il vangelo ai Greci, pagani incirconcisi

(1.) Era una linea d'azione per la quale non avevano precedenti, ed era contraria a tutte le loro precedenti nozioni. Tali opinioni giunsero anche agli apostoli solo come risultato di una formazione straordinaria. Poteva giungere loro diversamente se non attraverso l'influenza che si allargava e dilatava il cuore del vangelo stesso? Essi compresero giustamente che un progetto così ricco di grazia e di saggezza deve comprendere tutte le nazioni. Come per gli antichi ebrei, così è per molti cristiani moderni. C'è la tendenza a considerare la grazia di Dio come il monopolio speciale di una setta. Tale sentimento limiterà ogni sforzo per estendere le sue operazioni. Il vangelo deve essere visto come una cosa destinata all'umanità, ed è solo nella misura in cui i cristiani si elevano a questa concezione che i loro cuori riceveranno quell'ampiezza che li porterà in simpatia con ogni istituzione che ha per oggetto la realizzazione dei suoi scopi che abbracciano il mondo

(2.) Ma questo nuovo allontanamento ha comportato molto di più che la rottura con le tradizioni ebraiche. Nel predicare agli ebrei, il massimo che avevano dovuto incontrare erano i pregiudizi giudaici riguardo al Messia. Entrambi credevano nelle Scritture; ma nel presentare il Vangelo ai Greci si trovarono faccia a faccia con l'idolatria, un nemico che arruolava ogni elemento suscettibile di assicurarsi la simpatia della corrotta natura umana. Dovettero anche confrontarsi con filosofie lodate dalla cultura più alta. Prima che questi uomini potessero arrischiarsi a iniziare una campagna così stupenda, devono aver avuto la più incrollabile convinzione che il vangelo era pienamente adeguato per affrontare ogni forma di opposizione che il mondo pagano potesse fornire. Non abbiamo noi, nella fede ferma e incrollabile di questi uomini nel Vangelo, una lezione molto appropriata per i tempi? Ci sono ancora pregiudizi forti come l'intolleranza ebraica, abomini ripugnanti come mai caratterizzarono l'antico paganesimo, presupposti della scienza e della filosofia molto più audaci e arroganti di quelli dei tempi apostolici. Come questi uomini, non solo dobbiamo credere che il Vangelo è per tutti gli uomini, ma anche che è un potere capace di superare ogni opposizione che si frappone affinché esso raggiunga tutti gli uomini

(III.) Il suo potere utilizzatore. Queste persone non erano predicatori riconosciuti, ma uomini costretti a impegnarsi nell'opera per forza di cose. Se fossero state persone di rango ufficiale, i loro nomi sarebbero stati citati. Filippo, che era un diacono, è menzionato per nome quando si fa riferimento alle sue fatiche evangelistiche. Le lezioni sono

1.) Che gli sforzi per promuovere la diffusione del Vangelo non devono essere limitati a coloro che sono stati formalmente messi a parte. Gli uffici sono necessari. Cristo li ha ordinati. Questo era essenziale per garantire l'ordine e un lavoro costante e sistematico. Il lavoro non ufficiale è soggetto a flussi e riflussi, e da qui la necessità di una classe debitamente nominata per garantire sforzi regolari e ininterrotti. Nei paesi soggetti a lunghe siccità sono previsti sistemi di irrigazione estesi per garantire un apporto costante di umidità. Ma la pioggia che cade, per quanto intermittente, non è meno gradita. Allo stesso modo i servizi irregolari dei volontari sono particolarmente accettabili per Cristo, ed Ebrei non solo li ha sanzionati, ma li ha ingiunti.

(2) È un grande difetto che i membri ordinari della Chiesa siano arrivati a considerare tutti gli sforzi per promuovere la causa di Cristo come un obbligo che grava esclusivamente sulla parte ufficiale della Chiesa. Conseguentemente

(1) Non fanno alcuno sforzo personale per promuovere la salvezza dei loro simili, e manifestano la massima indifferenza riguardo al lavoro della scuola del sabato e alle operazioni di agenzie affini

(2) L'effetto di questa nozione sulla sezione ufficiale della Chiesa non è meno disastroso. Diventa la fonte prolifica di alcuni dei peggiori mali del sacerdote. Il ministero viene isolato dalla gente, e viene sollevato da un indebito senso della sua autorità, e si circonda di un'aria di fredda correttezza ufficiale

(3) L'ideale più alto di una Chiesa cristiana, e quello che è più in armonia con il tipo primitivo, è quello in cui sia le agenzie ufficiali che quelle volontarie si trovano abilmente mescolate e saggiamente cooperanti

(1) Quelle energie spirituali e quelle aspirazioni risvegliate dall'influenza del Vangelo nel petto di ogni cristiano, otterrebbero con il lavoro volontario un canale appropriato per lo sviluppo e l'utilità. La pietà personale guadagnerebbe considerevolmente in ampiezza e profondità se fosse chiamata ad agire e a interessarsi a favore delle anime; e gli ufficiali, guardando i risultati, sarebbero stati "contenti", e avrebbero lavorato con ardore raddoppiato, e così molti si sarebbero convertiti al Signore

(2) Grazie a questi sforzi il cristianesimo viene chiaramente riconosciuto. "I discepoli furono chiamati cristiani per la prima volta ad Antiochia". (3) Vengono evocate generose simpatie (Versetto Versetti, CAPITOLO 27-30)

(4) I doni si moltiplicano. Questa Chiesa abbondava di profeti e di maestri

(5) Le sfere di utilità si allargano indefinitamente. A questa Chiesa è stato attribuito il grande onore di essere stata posta al centro dei primi sforzi sistematici di evangelizzazione del mondo. Sembrava appropriato che una Chiesa, così composta da Gentili convertiti, diventasse il canale principale per comunicare le benedizioni del Vangelo ai propri fratelli nella carne (Versetti xiii. 3). (A. J. Parry.) In che modo i molteplici doni dei cristiani contribuiscono all'uso generale:

1). Coloro che vengono ricevuti come ospiti danno in cambio il Vangelo in dono (19-21)

(2.) Coloro che possiedono la Parola in abbondanza la impartiscono a coloro che sono nei primi inizi (Versetti 22-28)

(3.) Coloro che sono benedetti con le ricchezze terrene aiutano coloro che non hanno nulla (Versetti 29-20). (Lisco.) Gli elementi essenziali per un lavoro di successo:

1.) Coraggio intrepido contro il mondo (19)

(2.) Docile attenzione alle indicazioni divine (Versetto 22)

(3.) Concordia fraterna tra i lavoratori. (K. Gerok.) Cristo tutto in tutti alla Sua Chiesa:

I. Il tema centrale della predicazione (Versetto 20)

(II.) La luce e la potenza dei credenti (Versetti 21, 23)

(III) L'esempio e il modello dei ministri (Versetti 24, 25)

(IV.) Il nome e la parola d'ordine della Chiesa

21 CAPITOLO 11

Atti 11:21

La mano del Signore.La parola "mano" ricorre nelle Scritture non meno di 1.295 volte. L'uomo è l'unico essere sulla terra che è dotato di due mani. Alcune altre creature hanno artigli, ma non mani. Non possono fare come voi, fare in modo che il pollice incontri tutte e quattro le dita, in modo da afferrare e trattenere tutti gli oggetti più minuti; né possono compiere la millesima parte degli atti abili che l'uomo può compiere con le sue mani. Quale altra creatura, ad esempio, può fare un orologio o un ago? E c'è potere nelle mani dell'uomo così come nell'abilità; può applicare la forza in modi che nessuno di loro può avvicinare

(I.) In relazione a Dio Stesso, viene usata la parola "mano"

1.) Per denotare il Suo eterno proposito e la Sua onnipotenza (CAPITOLO IV. 28, 30)

(2.) Per denotare il Suo potente potere di custodire, difendere, preservare (Giovanni 10:28, 29; Isaia 49:2)

(3.) Per esprimere la Sua ricca, provvidenziale provvidenza per i bisogni di tutte le Sue creature (Salmi 104:28 ; 1Cronache 29:16)

(4.) Per significare il diritto di Dio di essere, come lo è Ebrei, il sovrano disponente di tutte le circostanze, persone ed eventi (Salmi 31:15 ; Giobbe 2:10)

(5.) Quando si fa riferimento alle Sue inflizioni e correzioni (Giudici 2:15 ; Salmi 32:4 ; Ebrei 10:31)

(6.) Per denotare il Suo potere di aiutare (Salmi 74:11 ; Esdra 7:6, 9, viii. 18, 22; Neemia 2:8, 18; Salmi 80:17 ; Luca 1:66). Come espressione dello Spirito di Dio, che mette in noi lo spirito di potenza, così come di amore e di mente sana (Ezechiele 1:3, iii. 14, 22, viii. 1, xxxvii. 1). Possiamo essere forti per qualsiasi dovere alto e arduo solo nella Sua forza; ogni potere, ogni energia di proposito, ogni abilità speciale in qualsiasi arte, viene da Lui. E non solo si parla di questo come della "mano" di Dio come di colui che muove, ma il termine è applicato all'agente, all'agente della cosa particolare. Si parla degli uomini del mondo come della "mano" di Dio; e la sua mano sarà anche su tutti coloro che lo cercano, per il bene. La "mano destra", che denota specialmente il potere, è un'espressione che ricorre spesso nelle Scritture, ed è quasi sempre applicata a Dio (Salmi 16:11, xvii. 7, xx. 6, xxi. 8, xliv. 3, xlv. 4, 9, xlviii. 10, lx. 5, lxiii. 8, lxxiv. 11; Isaia 48:13, lxii. 8; Marco 16:19 ; Ebrei 1:3, &c., &c.)

(II.) In relazione all'uomo si usa la parola "mano"

1.) Per denotare il potere in tutte le sue varie applicazioni (Proverbi 3:27 ; Ecclesiaste 9:10). "Dare la mano" è un'espressione che significa promettere pace, promettere sicurezza, giurare amicizia, stringere un'alleanza

(2.) Per indicare l'aiuto (Salmi 16:8, lxxiii. 23, cxlii. 4)

(3.) Indicare il possesso, come strapparlo dalla mano di qualcuno denota privazione (1; Re xi. 11, 12)

(4.) Per dare consigli (2Samuele 14:19, 5)

(5.) Per la liberazione dal potere e dall'oppressione degli altri (Esodo 18:9, 10)

(6.) Per indicare un lavoro di qualsiasi genere (Luca 1:1, ix. 62; Atti 20:34 ; Proverbi 10:4, xii. 24). (S. Jenner, M.A.Un gran numero credette e si convertì al Signore.-Conversioni desiderate:-

(I.) Il fine che desideriamo

(1.) Affinché gli uomini possano credere che la testimonianza di Cristo è vera. Ci sono alcuni che non sono arrivati a tanto: rifiutano la Parola ispirata, e per loro l'incarnazione, ecc., sono tante favole di vecchie mogli. Ci sono anche molti che professano di credere a queste cose, ma la loro unica ragione è che gli è stato insegnato così, ed è la religione corrente della nazione. Ma noi vogliamo di più di questa fede nell'indifferenza, che è poco più che incredulità; vogliamo che gli uomini credano con la propria testa perché hanno sentito il potere salvifico di Cristo. Preghiamo che i credenti nominali possano trattare le dottrine della rivelazione, non come dogmi, ma come fatti

(2.) Affinché gli uomini possano credere in modo salvifico riponendo la loro fiducia in Cristo. Un uomo affida la sua anima a Cristo perché la custodisca al sicuro, e questo lo salva. Ebrei fa del Salvatore un fiduciario dei suoi possedimenti spirituali

(3.) Affinché gli uomini credano in Gesù in modo tale da volgersi al Signore. Ciò significa che

(1) Convertirsi dagli idoli al Dio vivente e vero. Desideriamo che la fede in Gesù vi porti a rinunciare agli oggetti del vostro amore idolatra, a voi stessi, al vostro denaro, ai vostri piaceri, al mondo, alla carne, al diavolo

(2) Allontanarsi dall'amore del peccato. Gli ebrei che guardano al peccato danno le spalle a Dio, chi guarda a Dio dà le spalle al peccato

(3) Che d'ora in poi Dio sarà cercato nella preghiera. L'uomo che vive senza preghiera vive senza Dio, ma l'uomo che si è convertito a Dio conosce bene il propiziatorio

(4) Arrendersi obbedientemente al Suo dominio. La fede non è nulla se non porta con sé una mente ben disposta

(II.) Il potere con cui questo può essere raggiunto. "La mano del Signore era con loro". Siate incoraggiati; la mano di Dio

1.) È sugli uomini prima che parliamo. Sto studiando un certo argomento, e sto pregando per una benedizione su di esso, e in una camera, che non ho mai visto, uno dei miei ascoltatori è colpito da un senso di peccato, o turbato da pensieri inquieti, o reso speranzoso di cose migliori, e così viene preparato ad accettare il Cristo che gli predicherò. La malattia e il dolore, la vergogna e la povertà, spesso producono una condizione mentale molto promettente per la ricezione del Vangelo. Semina, fratello, perché Dio ha arato. Salite e riedificate, perché Dio ha preparato le pietre e ha preparato le fondamenta

(2.) Sugli insegnanti e sui predicatori stessi. Ci sono strani impulsi che a volte ci assalgono, che ci fanno pensare e dire ciò che altrimenti non ci sarebbe mai passato per la mente, e questi agiscono con forza sulle menti degli uomini

(3.) Sul cuore degli uomini quando il vangelo viene predicato. Non solo lo Spirito è nella Parola, ma al di là di ciò Ebrei fa gli uomini

(1) Ricordate i loro peccati. Gli uomini che sono stati storditi, negligenti e smemorati si sono improvvisamente trovati a rivedere il passato

(2) Vedere la bellezza della santità. Quando il predicatore annuncia la via della salvezza, lo Spirito conduce gli uomini ad ammirarla e a desiderare di parteciparvi. Sì, non è il predicatore, e non è del tutto ciò che dice il predicatore, ma c'è un potere all'esterno potente come quello per mezzo del quale i mondi sono stati creati

(III.) La desiderabilità del nostro oggetto. Perché le conversioni

1.) Promuovere l'estensione della verità, della pietà e della virtù

(2.) Rendi felici gli uomini. Se la religione è davvero una fonte di gioia per te stesso, sei disumano se non vuoi che gli altri ne bevano

(3.) Salva gli uomini dall'inferno

(4.) Accresci la Chiesa. L'autoconservazione è una legge di natura, e la Chiesa non potrà mai conservare se non elevandosi dal mondo mediante la conversione

(5.) Promuovi la gloria di Cristo e donagli di vedere il travaglio della sua anima

(6.) Aumenta la beatitudine personale

(IV.) Come possiamo promuovere il suo raggiungimento

(1.) Dobbiamo mirare chiaramente ad esso. Di norma, un uomo fa ciò che cerca di fare, e non ciò che è un mero gioco secondario. C'è il bersaglio, e se continui a sparare in aria abbastanza a lungo una freccia potrebbe forse colpirlo; ma se vuoi vincere il premio del tiro con l'arco, faresti meglio a fissare l'occhio sul bianco e a prendere la mira distintamente e con abilità

(2.) Dobbiamo imporre agli uomini le verità che Dio di solito benedice (Versetto Versetti 20). Se non predichiamo Cristo, non vedremo le anime salvate. Chi ha mai sentito parlare di un Whitfield unitario, o di un Moody sociniano che raduna ventimila persone per ascoltare un vangelo senza Cristo? Dobbiamo anche evitare il sistema intellettuale moderno in tutte le sue fasi. Quante conversioni sono operate da dimostrazioni di genio e di retorica raffinata, ecc.? Certe visioni riguardo al futuro dell'uomo devono essere ugualmente tenute alla larga, se si vuole essere il mezzo di conversione. Diminuite le vostre idee sull'ira di Dio e sui terrori dell'inferno, e in questa proporzione diminuirete i risultati del vostro lavoro. Anche altri inguini e novità di dottrina devono essere lasciati stare, perché è improbabile che promuovano il tuo obiettivo, e molto probabilmente distoglieranno l'attenzione degli uomini dal punto vitale. Se vuoi un raccolto, guarda bene il tuo seme. Se dovessi seminare i miei campi con il grano, non prenderei altro che il meglio

(3.) Dobbiamo sentire un solenne allarme per le anime. Credi nel loro pericolo, nella loro impotenza, che solo Cristo può salvarli, e parla con loro come se lo intendessi davvero. Lo Spirito Santo li muoverà muovendo per primo te

(4.) Ci deve essere molta preghiera. Nelle vostre camere, sugli altari della vostra famiglia e nelle vostre preghiere, le riunioni sono insistenti, e la mano del Signore deve essere e sarà con voi

(5.) Ci deve essere uno sforzo personale diretto da parte di tutti voi. Un gran numero di persone può essere salvato dalla mia predicazione se lo Spirito Santo lo benedice, ma mi aspetterò un numero maggiore se tutti voi diventate testimoni di Cristo. Dobbiamo aspettarci dei convertiti. "Così sia di voi secondo la vostra fede". (C. H. Spurgeon)

22-26. Allora la notizia di queste cose giunse agli orecchi della Chiesa. e mandarono Barnaba.-A San Barnaba il bisogno del momento:-Conosci la tensione e lo stress della situazione registrati nel mio testo. Stiamo parlando di Antiochia, dove Barnaba è inviato. Qui, quindi, abbiamo una Chiesa forte, centrale, organizzata, che va per la sua strada su linee un po' nuove, con un nuovo ambiente, con un nuovo sviluppo. Eppure provoca una grande ansia in coloro che sono rimasti a casa nei vecchi luoghi di Gerusalemme. Questo loro figlio forte e assertivo, a che cosa crescerà, che cosa gli accadrà? Gli stessi predicatori che l'avevano fondata li rendevano nervosi a Gerusalemme. Il Vangelo era in loro come Stefano lo aveva proclamato; e sapevano che era per i Greci come per i Giudei. Erano i Greci che affluivano, da oltre i rigidi confini della vecchia razza, e fu da questo popolo che la Chiesa crebbe. Una tale Chiesa sarebbe rimasta illuminata dalle antiche tradizioni. Era una nuova capitale per il cristianesimo, con associazioni interamente gentili; e le abitudini, i costumi, gli interessi, l'ambiente, lo stile di pensiero e persino la lingua, nessuno di loro sarebbe ebreo. Com'è diverso! E stava succedendo tutto così velocemente! "Fino a che punto si spingono ad Antiochia? Dove si fermeranno?" E così c'era un problema amaro da risolvere, allora come sempre; ed è difficile per noi renderci conto di quanto profonde sarebbero le loro ansie; come forse i Dodici sarebbero stati ansiosi quasi quanto gli altri. Potrebbero condividere l'allarme con perfetta lealtà. E poi avevano così tante cose a cui pensare-quei Dodici a Gerusalemme. C'erano i farisei arrabbiati e dalla testa calda, che credevano in tale numero dopo che il Signore era risorto. Entrarono in chiesa a fiumi; ma erano ancora mezzi farisei. I loro pregiudizi erano molto forti; ed essi avevano sempre avuto terrore di questi Gentili convertiti; e qui c'era la gente di Antiochia che andava avanti in un certo senso solo per dare a questa gente una sorta di scusa per dire: "Ah, vi abbiamo detto cosa accadrebbe se questi stranieri fossero fatti entrare!" E naturalmente gli apostoli dicono: "Ebbene, dobbiamo essere teneri con questi nostri convertiti ebrei, dobbiamo considerarli, sono sensibili; ci può essere un rinculo, uno scisma, se non tratteniamo quelli di Antiochia". Possiamo misurare quanto fosse terribile il pericolo ricordando quanto fosse feroce la tempesta quando alla fine si abbatté sul capo di San Paolo. La crisi era così grave, il pericolo così imminente. Eppure tutto era scongiurato; la tempesta che in seguito si abbatté su San Paolo fu tenuta per il momento sgombra, e fu tutto fatto da un solo uomo. Un nome, il più onorevole e il più bello; un nome che potesse tenere insieme le cose per l'epoca; un nome che potesse persuadere, conciliare, conquistare la fiducia e scongiurare l'ira. È il nome di un uomo di guarigione, di difesa, di intercessione, di conforto prevalente: Giuseppe, che era chiamato Barnaba, il Figlio della Consolazione. Ora, Barnaba sosteneva questa posizione unica, che ogni parte della controversia aveva un diritto su di lui. Prima per Gerusalemme. Ebrei è, come sappiamo, il modello e l'eroe stesso della prima Chiesa di Gerusalemme. In quei primissimi giorni della Chiesa, quando ancora indugiava sui gradini del Tempio, quando gli apostoli erano del tutto dominanti, anche allora un nome è stato scelto per catturare in modo speciale lo spirito del momento: Barnaba, il levita, che, "avendo un terreno, lo vendette, portò il denaro e lo depose ai piedi degli apostoli". Come a dire che in quella bella chiesetta, tra la schiera di persone così buone, uno era sommamente buono, ed era Barnaba. Gli ebrei avevano lo stesso spirito di generosità e carità che contraddistinse quell'ora. Eppure Barnaba non era egli stesso un Giudeo di Gerusalemme; non era un uomo che era stato circondato da tutte le antiche barriere e costumi della vita ebraica. No; era di Cipro; veniva proprio dal luogo in cui erano andati questi predicatori di Antiochia. Ebrei era un Giudeo della Dispersione; aveva il temperamento e la mente di un ebreo che aveva vissuto a stretto contatto con la vita dei Gentili; e così disposto, era stato pronto a capire, accettare e fidarsi di San Paolo. Ebrei era in simpatia con la Chiesa di Gerusalemme; era in sintonia con le azioni più libere e audaci della Chiesa di Antiochia. Gli ebrei avrebbero conosciuto questi uomini che andavano avanti con un tale slancio. "Lascia andare Barnaba": quella fu la fine di tutte queste consultazioni. Non si trattava di una missione ostile, ma di una missione inviata per placare un piccolo allarme causato da voci selvagge ed esagerazioni. Barnaba è l'uomo giusto per recensire, consigliare, controllare qualsiasi cosa non vada, dare fiducia se approva. Così fu deciso: "Mandarono Barnaba". Era una missione delicata; e sappiamo cosa è successo, e quanto bene lo ha eseguito. Leggiamo della sua saggezza, della sua simpatia, della sua ampiezza, della sua fermezza, della sua intuizione, del suo coraggio. Venne degli Ebrei, ed egli vide "la grazia di Dio". Non sospettosi, gelosi, non si tengono in disparte e si rifiutano di riconoscerlo. No! Lo vide: era "grazia". Solo egli diede loro alcuni avvertimenti contro l'instabilità, "esortandoli tutti ad aderire al Signore con prognosi di cuore". E poi fa una cosa molto audace. Egli, finora, riconosce che è la grazia, vera e reale, che opera ad Antiochia, che egli decide di portarla avanti con tutte le sue forze; e va a Tarso, dove Paolo è ancora nascosto, incapace di lavorare in una Chiesa che sospetta di lui. Così fece un colpo di colpi, condusse Saul ad Antiochia. Quello fu l'inizio dell'opera di San Paolo, del suo ministero verso i Gentili; e tutti vennero da Barnaba, che ebbe il coraggio di tendere la mano a Saulo e di consegnarlo due volte alla Chiesa. Così trionfalmente ha mantenuto l'unità della Chiesa e ha evitato la tempesta. Antiochia continua a crescere rapidamente, Barnaba e Paolo lavorano fianco a fianco per un anno intero, "radunandosi con la Chiesa e ammaestrando molte persone". E i discepoli furono chiamati cristiani per la prima volta ad Antiochia. "Barnaba", il mediatore tra le forze contrastanti che premono per dominare le sorti della Chiesa. Ah! Sì, abbiamo ancora bisogno del suo nome, oggi tanto quanto per sempre. C'è sempre una Gerusalemme e un'Antiochia nella storia della Chiesa. C'è sempre un'Antiochia che viene occupata, sempre un nuovo centro d'azione da occupare, qualche nuovo posto sulla linea di avanzamento, qualche nuova impresa da fare, che apre nuovi orizzonti. Ci deve essere sempre una nuova Antiochia dove siano attive le forze fresche della civiltà e della cultura, forze alle quali la Chiesa deve andare incontro e stabilirsi in mezzo ad esse. Non sono raggiungibili dai vecchi centri. Ci deve essere un certo adattamento dei metodi per raggiungerli. Poi anche Gerusalemme. C'è - ci dovrebbe sempre essere - "Gerusalemme" dietro di noi - la testimonianza dell'Eterna Verità, l'immutabile deposito apostolico, sul quale il passare del tempo non segna alcuna alterazione; ci deve essere sempre l'esperienza infallibile, che ha toccato, che ha sentito e conosciuto la Parola di Dio, il centro vecchio, fermo, solido, da cui in verità deve sorgere ogni nuovo sforzo. Gerusalemme - il sacro focolare del fuoco santo da cui venivano accesi tutti gli altri fuochi; l'antica casa, cara a tutti coloro che nominano l'Unico Nome, Gesù Cristo, Gerusalemme, la madre di tutti noi. Ci deve essere sempre Gerusalemme, e sempre Antiochia; Ma la difficoltà è tenere insieme le due cose. Ognuno sarà incline a giudicare male e a pensare il peggio dell'altro. Ognuno giudicherà l'altro dai suoi seguaci più pericolosi. Atti Gerusalemme non sentiranno parlare di Antiochia se non di ciò che è testardo, temerario, temerario, audace, insolente. Atti Antiochia gemeranno per la rigida rigidità e ostinazione, la timidezza nervosa, la ristrettezza e la diffidenza di Gerusalemme. Quindi ci sarà sempre bisogno di un Barnaba, pronto a passare dall'uno all'altro centro; grazioso, capace, comprensivo, fedele alla spina dorsale; eppure riconoscente, sensibile, all'interno del movimento, forte ma benigno. Questi uomini salvano la Chiesa in ogni crisi acuta della sua storia. Vogliamo che questo figlio dell'advocacy ci tenga uniti, qualcuno che sia coraggioso senza durezza, conciliante senza debolezza, che sia così forte da potersi permettere di essere fermo. Non ne dubito che lo vorremo nei giorni a venire. Ricordiamo la semplice qualifica che la Bibbia dà di San Barnaba: "Ebrei era un uomo pieno di Spirito Santo e di fede". Questo è tutto ciò che vogliamo: qualcuno sano e sano fino al midollo, qualcuno che si senta moralmente sano, che abbia un buon cuore e una buona natura in tutto, senza nulla di pervertito o contorto in lui, un uomo che abbia proporzioni ed equilibrio, e tutti i suoi doni in un esercizio geniale. Quel primo, "pieno di Spirito Santo", quello Spirito Santo che è lo Spirito di difesa, che è così forte, che è così dolce e gentile, quello Spirito Santo che è il vero potere che lega questi due doni opposti. Ebrei è lo Spirito del fuoco, della decisione veemente, l'invincibile forza purificatrice. Eppure lo Spirito del vento, lo Spirito così flessibile, così elastico, così sensibile, così libero, così in movimento, così veloce, così pronto a entrare e uscire, "soffiando dove vuole". Il fuoco e il vento, la forza e la gentilezza: questo è il potere di questo benedetto Spirito di Dio. Barnaba ha entrambi i doni; e noi vogliamo un Barnaba nutrito dallo Spirito Santo, e così sollevato e trasformato dalla potenza di Colui che è fuoco e vento, che sia pieno di fede, che sia pieno di lealtà al Cristo vivente. (H. Scott Holland, M.A.) Barnaba ad Antiochia:

(I.) Che cos'era Barnaba

(1.) "Ebrei era un brav'uomo", un uomo di indole gentile, affabile e cortese. Questa "bontà", che è uno dei frutti dello Spirito di Dio, dovrebbe caratterizzare tutti i cristiani. Esso

(1) Adorna la dottrina di Dio nostro Salvatore

(2) Attira l'attenzione degli infelici mondani

(3) Conquista l'affetto dei giovani

(2.) Anche Ebrei era pieno di Spirito Santo. Un'indole amabile non fa un cristiano. Ci sono molti che stimiamo per la loro dolcezza di carattere, ma che, come il giovane che Gesù amava, mancano ancora di una cosa: il dono dello Spirito Santo

(1) Nessun uomo può dirsi un vero cristiano fino a quando lo Spirito Santo non gli ha mostrato la sua colpa e lo ha condotto al Salvatore

(2) Nessuno può chiamare Gesù Signore se non per mezzo dello Spirito Santo

(3) I figli di Dio sono guidati, pregano, camminano e vivono nello Spirito

(3.) Ebrei era pieno di fede. Gli Ebrei avevano la più assoluta fiducia nel rimedio che doveva applicare alle anime degli uomini

(II.) Cosa vide. "La grazia di Dio", cioè i suoi effetti. Questi si vedono a volte nei volti degli uomini... l. La sapienza "fa risplendere il volto"". Un cuore allegro rende un volto allegro". E che cosa può rendere il cuore così allegro come la certezza della salvezza? La faccia di Stefano era come "la faccia di un angelo". Così avvenne anche per Mosè. Il credente può non essere consapevole di questa espressione celeste. Altri, invece, lo osserveranno

(2.) Conversazione. "Dall'abbondanza del cuore la bocca parla". Un uomo non può sentire il valore del Salvatore senza raccomandare la Sua preziosità agli altri

(3.) Condotta. Un albero si riconosce dai suoi frutti, così i credenti si riconoscono dalle loro opere

(III.) Cosa provava. Ebrei era contento perché

1.) Le anime sono state salvate. Un viaggiatore assetato non si rallegrerebbe per un pozzo asciutto, né un musicista per un organo stonato. Né il credente si rallegrerà delle ordinanze, per quanto ben amministrate, a meno che non abbia la prova che Cristo è predicato fedelmente e che viene fatto del bene alle anime degli uomini

(2.) È stata fatta una professione pubblica di Cristo. "Con il cuore l'uomo crede, ma con la bocca fa confessione". Nulla dà tanta consolazione e influenza a un ministro e al suo popolo come quando vedono prima l'uno e poi l'altro uscire dal mondo e unirsi intrepidamente al fianco del Signore

(3.) La presenza di Cristo fu garantita. Per quanto eccellenti siano un credo puro, una grande Chiesa e una congregazione attenta, il fedele ministro li stimerà solo formalmente e inutili a meno che non riesca a vedere appoggiata sulle sue fatiche la presenza e la benedizione di Cristo

(IV.) Cosa ha fatto. Barnaba conosceva la debolezza della carne e il potere di Satana; e quindi, sebbene vedesse la grazia di Dio, si rallegrò di tremore. Gli Ebrei videro l'albero coperto di fiori, e questo lo rese ancora più ansioso che qualcuno di quei fiori si rovinasse. Perciò gli ebrei esortarono questi discepoli. In ogni epoca è stata necessaria un'esortazione simile. Ci sono ora, come allora, falsi maestri e tentazioni per sedurre gli uomini da Cristo nel mondo. Ascoltate la parola di esortazione. l. Mi rivolgo a qualcuno che si sta stancando di fare il bene? Ho un incarico per te, o professore mondano: "Ricordati della moglie di Lot". Svegliatevi, dunque, e fate le vostre prime opere

(2.) Mi sto senza dubbio rivolgendo ad alcuni che non desiderano essere considerati professori di religione. Ora, non posso esortarvi a "unirvi al Signore", poiché non siete mai venuti al Signore. A voi rivolgo questo: "Se in quel giorno il giusto si salva appena, dove appariranno gli empi e i peccatori?" (C. Clayton, M.A.) La missione di Barnaba:

I. Autenticato l'autenticità del cristianesimo ad Antiochia. Versetti 23, 24, ci mostra che il cristianesimo personale

1.) È essenzialmente identificato con la grazia divina. Esso

(1) Ha origine in esso. "Dalla sua volontà ci ha generati gli Ebrei". (2) È sostenuto da esso

(3) È un riflesso di esso

(2.) È un fatto osservabile. Barnaba lo vide. Non è un sentimento inoperante, una luce sotto il moggio. Deve rivelarsi

(1) Lo spirito dominante della vita è nuovo. C'è un cuore nuovo. Le cose vecchie sono passate

(2) Lo scopo principale della vita è nuovo. Lo scopo non è come servire se stessi o il mondo, ma glorificare Dio

(3) La condotta prevalente della vita è nuova. Gli uomini convertiti si occupano degli affari del loro Padre

(3.) Nella sua estensione delizia il cuore del bene. Sanno che mentre si diffonde

(1) La felicità del mondo sarà promossa. È l'unico potere che risolve i mali sociali, politici e morali

(2) Il carattere di Dio sarà rivelato. Spazza via tutto ciò che nasconde la bellezza morale di Dio

(4.) Il suo sviluppo dipende dagli sforzi personali. Sebbene abbia origine nella grazia divina, è mantenuta solo aderendo a Dio

(II.) Diede un nuovo nome ai discepoli. l. Anche se dato in derisione

(1) Torreggia sopra ogni altro nome

(2) Rappresenta il pensiero più elevato

(3) Rappresenta le simpatie più divine

(4) È l'ispirazione delle più grandi imprese

(5) Produce i caratteri più sublimi

(2.) È destinato a sostituire tutti gli altri nomi che hanno usurpato il suo posto

(III.) Ha sviluppato un nuovo spirito di beneficenza (Versetto Versetto Versetti 27-30). Questo è stato

1.) Individuale. "Ogni uomo". Non c'è stato nessuno che non abbia contribuito in qualche modo

(2.) Proporzionato. "Secondo la sua capacità", non secondo ciò che gli altri facevano o si aspettavano

(3.) Sollecito. Non l'hanno rinviata per un esame futuro

(4.) Giudizioso (30). (D. Thomas, D.D.)

23. Il quale, quando venne, e vide la grazia di Dio, si rallegrò. - La grazia di Dio:

(I.) La sua fonte

(1.) Dio è il Dio di ogni grazia (1Pietro 5:10)

(2.) Dio è il datore di (Salmi 84:11)

(3.) Il trono di Dio è il trono di (Ebrei 4:16)

(4.) Lo Spirito Santo è lo Spirito di (Zaccaria 12:10 ; Ebrei 10:29)

(5.) Cristo era pieno di (Giovanni 1:14)

(6.) Venne per Cristo (Giovanni 1:17 ; Romani 5:15)

(7.) Dato da Cristo (1Corinzi 1:4)

(II.) Come descritto. l. Come grande (CAPITOLO iv. 33)

(2.) Abbondanti (Romani 5:20, 21)

(3.) Ricco (Efesini 1:7; 2:7). 4; Eccedente (2Corinzi 9:14)

(5.) Varietà (1Pietro 4:10)

(6.) Tutto sufficiente (2Corinzi 12:9)

(7.) Vero (1Pietro 5:12). 8. Glorioso (Efesini 1:6, 9)

(III.) La sua necessità

(1.) Necessario al servizio di Dio (Ebrei 12:28)

(2.) Necessario perché Gesù possa essere glorificato nei santi (2Tessalonicesi 1:11, 12)

(3.) Necessario per prevenire l'orgoglio (Romani 4:4, 5, xi. 6; Galati 5:6 ; Efesini 2:7-9)

(4.) I santi sono ciò che sono (1Corinzi 15:10 ; 2Corinzi 1:12)

(IV.) I suoi destinatari. Santi-l. Sono eredi di (CAPITOLO 1Pietro 3:7)

(2.) Ricevi da Cristo (Giovanni 1:16)

(3.) Abbondano nei doni di (iv. 33; 2Corinzi 8:1, ix. 8, 14)

(4.) Dovrebbe essere stabilito in (Ebrei 13:9)

(5.) Dovrebbe essere forte in (2Timoteo 2:1)

(6.) Dovrebbe crescere in (2Pietro 3:18)

(7.) Dovrebbe parlare con (Efesini 4:29 ; Colossesi 4:6). (S. S. Times.) La grazia di Dio:

(I.) Che cosa dobbiamo intendere per grazia di Dio? 1. Il suo libero amore o favore (Efesini 2:5), mediante il quale i credenti sono liberati dalla maledizione di una legge infranta, dall'ira, dalla colpa, dall'amore e dal dominio del peccato

(2.) Un principio divino nel cuore (2Pietro 3:18 ; Colossesi 3:16)

(II.) Come si può vedere questa grazia

(1.) Nel risveglio spirituale (Efesini 2:1)

(2.) Nell'opera di conversione

(3.) Nel comportamento esteriore (Matteo 7:17; 12:35)

(4.) Dalla società mantenuta

(5.) Dai luoghi di villeggiatura frequentati (Salmi 84:1, 2)

(III.) L'effetto che la vista ebbe su Barnaba

(1.) Gli ebrei erano contenti

(1) Che i peccatori sono stati chiamati

(2) Che le loro vite sono state riformate

(3) Che Cristo è stato creduto

(4) Che il vangelo è stato ricevuto

(5) Che Dio è stato glorificato in tal modo

(2.) Gli Ebrei 51 esortarono ad aderire al Signore

(1) Alla sua persona

(2) Al suo sangue per il perdono

(3) La sua giustizia per essere accettato

(4) La Sua pienezza per le provviste di grazia. (S. Barnard.) Uno spettacolo glorioso e un brav'uomo:

1.) Che la persecuzione, invece di mettere a tacere, ha diffuso il vangelo. «Notizie di queste cose». Quali cose? La persecuzione che ebbe Saul come istigatore, Stefano come martire, e l'estesa distribuzione dei cristiani per il suo effetto

(2.) Che Dio può rendere qualsiasi pio agente nella Sua Chiesa salvaanima e di successo. I fondatori di questa Chiesa di Antiochia, che era destinata a svolgere una parte molto cospicua e dominante nella storia della Chiesa, non sembrano essere stati apostoli o ministri regolari

(3.) Che ogni volta che Dio estende la Sua Chiesa, la Chiesa dovrebbe aggiungere alla sua preoccupazione e cura. Sembra che la Chiesa di Gerusalemme non si sia offesa per ciò che stava accadendo ad Antiochia. Non hanno detto: "Questo è irregolare, dobbiamo interdirlo; Questo non ha avuto la nostra sanzione, deve ricevere la nostra condanna". Non si pronunciavano una sentenza prima di aver indagato sulla causa. Scelsero un messaggero vero e fidato; lo mandarono, per quanto posso vedere, non come una spia, o un critico, o un censore, ma come un amico, un indagatore, un consigliere. L'occhio di Barnaba gli riempì il cuore. Ebrei era "contento".

(I.) Cosa vide. Gli ebrei videro "la grazia che (è) da Dio" (τηʹν χάριν τηʹν τοϋ̂ θεοϋ̂), cioè la grazia che è manifestamente, inequivocabilmente, da Dio. Ma come potrebbe vedere ciò che in sé è invisibile? La grazia di Dio è invisibile come il vento, impalpabile come la gravitazione. È una vita, e cresce; un lievito, ed esso fa lievitare la pasta; Ma potremmo cercare invano di vedere la crescita della vita, o l'influenza del lievito. In che modo Barnaba vide la grazia di Dio? Gli ebrei lo videro, come si vedono altre cose invisibili, dai suoi effetti. Non possiamo vedere il vento; Ma quando gli alberi frusciano e le loro foglie ondeggiano, sappiamo che è perché soffia il vento. Non possiamo vedere la gravitazione; Ma quando la Terra ruota, producendo giorno e notte, e ruota, producendo le stagioni dell'anno, con le loro varietà caratteristiche e le loro attraenti bellezze, vediamo da questi effetti che la gravitazione è all'opera. Non possiamo vedere l'albero crescere; ma sappiamo dal suo fogliame e dai suoi frutti che deve essere cresciuto. È così che l'invisibile assume visibilità; e "le cose invisibili" - sì, di Dio stesso - «si vedono chiaramente, essendo comprese dalle cose che sono fatte». Dove c'è la grazia di Dio, l'ignoranza di Dio, sia vergognosa che dannosa, cede il posto a una conoscenza di Lui tanto meravigliosa quanto gloriosa. La virtù sostituisce il vizio, la santità sostituisce la malvagità, il bugiardo diventa veritiero, il bestemmiatore riverente, il crudele misericordioso, l'egoista benefico; infine, la grazia di Dio trasforma il leone della violenza e del vizio nell'agnello dell'innocenza e della rettitudine. Ora, Barnaba vide i meravigliosi effetti della grazia di Dio sui credenti greci ad Antiochia. Gli ebrei videro idolatri abbandonare i loro dèi e volgersi al "Dio vivente"". Non è questo il dito di Dio?"

(II.) Cosa provava. Le grandi vedute producono sempre osservatori ingrati, emozioni potenti. Le stupende opere di Dio, le splendide produzioni dell'arte e le molteplici invenzioni del genio, in questo modo affascinano l'occhio e stimolano l'animo di coloro che le studiano. Ma per una mente devota nessuno spettacolo è così piacevole, e nessuna opera così gloriosa, come il progresso e la pace della Chiesa di Dio. Di che carattere era la sua gioia? 1. Simpatico. A volte siamo contenti, a volte tristi, non sappiamo perché. Ora, fu la santa unzione, associata a una santa riunione, e ammessa da una santa simpatia, che portò Barnaba, "quando vide la grazia di Dio", ad essere "contento". 2. Intelligente. La simpatia è un potere distinto nell'uomo, ma non è una prerogativa distintiva. Esiste, spesso in misura maggiore, nelle "creature inferiori" che lo circondano. Ma se sentono, se amano, se si rallegrano come lui in virtù di una natura simpatica, non sono come lui dotati delle facoltà della ragione e degli strumenti del raziocinio. Così, qui, Barnaba non solo sentì quando vide questo spettacolo, ma pensò; e sia che la guardasse con occhio comprensivo, sia che riflettesse con mente intelligente, vedeva eguali motivi di gioia. Cosa implicava questo lavoro? Implicava la presenza e la propizia di Dio. Implicava il trionfo della verità sulla menzogna e del benefico governo di Cristo sull'immonda usurpazione del diavolo. Se, quindi, Barnaba avesse considerato questo fenomeno spirituale solo come un filosofo cristiano, avrebbe potuto benissimo essere, come lo era, "contento". 3. Religioso. Se, tuttavia, come uomo sociale e intellettuale, Barnaba trovava gioia nella contemplazione di questa scena, quanto più come uomo religioso e ministro del Vangelo? Era la sua religione, infatti, che dava carnagione e carattere all'intero caso. Era la sua bontà che gli dava la sua gioia. Quindi Versetto 23, dichiarando la sua letizia, è congiunto con Versetto 24, descrivendo la sua bontà: "Perché era un uomo buono", ecc

(III.) Cosa ha fatto. Barnaba fu chiamato Paraclesi (un nome simile a quello dato allo Spirito Santo) e, in armonia con il suo nome, "li esortò" (παρεκάλει), li incoraggiò, li confortò. Ora, la sua esortazione si riferiva a tre obiettivi distinti

(1.) A Dio. Infine, Dio solo è la grande Guida, l'Onnipotente Guardia, l'inespugnabile Fortezza e l'eterno Amico del Suo popolo; e aderire a Lui è allo stesso tempo il loro dovere, la loro sicurezza e la loro gloria. Allora pensate a quanto sia suggestiva questa parola "fendere". Aggrapparsi a qualcosa significa afferrarla saldamente, tenerla tenacemente e preferire essere fatti a pezzi piuttosto che esserne strappati. È così che l'edera si attacca alla quercia, il marinaio si aggrappa alla corda che deve salvarlo da un mare furioso e da una tomba d'acqua, e così Rut "si aggrappa" a Naomi. "Orpa baciò la suocera; ma Rut si unì a lei"; E l'incidente insegna quanto ci sia di più nel taglio che nel bacio. Lasciate dunque che i giovani convertiti, e anche i santi anziani, si uniscano o continuino a "dimorare con il Signore"; allora eviteranno ogni sentiero secondario

(2.) Ai loro cuori. "Con uno scopo di cuore". C'è una forza tremenda in queste parole. Senza uno scopo, un uomo in questo mondo non diventerà mai una potenza, mai! Abramo e Mosè, Paolo e Pietro, Agostino e Pietro l'Eremita, Lutero e Knox, Latimer, Ridley e Cranmer, esercitavano grandi poteri perché erano influenzati da grandi propositi. Ma di tutti gli scopi, quello del cuore è il più completo. Quaglia in presenza di nessun pericolo. L'occhio può non riuscire a vedere la riva da cui navighiamo; la mano può non riuscire a tenerne la presa, o può essere staccata dal suo oggetto; Ma quando l'occhio si perde in lontananza, e la mano non è più in grado di afferrare, il cuore "si aggrappa" a una terra che non può vedere, e a una persona o a una causa che non può afferrare, "si aggrappa" con infinito desiderio e amore eterno

(3.) A tutto il loro numero. Gli ebrei 51 esortarono "tutti". Questo dimostra

(1) La sua imparzialità. Gli Ebrei non sceglievano per particolare riguardo i ricchi, i dotti e gli ellenisti, escludendo i poveri, gli ignoranti e gli ebrei

(2) La sua discriminazione. Gli ebrei sapevano benissimo che c'erano doveri che non erano comuni a tutti i cristiani. (Giovanni Stokoe.Il carattere in cui San Barnaba ci viene qui presentato è quello di una persona che si rallegra grandemente della bontà degli altri uomini. Ebrei si rallegrò quando vide la grazia di Dio nei suoi fratelli. Di lui che lo ha fatto, ci sono molti altri esempi; anzi, quasi tutta la sua condotta verso san Paolo è piena, fin dall'inizio, di una gioia così generosa e affettuosa. Ora, riguardo a questa disposizione a rallegrarsi della bontà degli altri uomini, è molto più facile vedere quanto sia amabile negli altri, che praticarla con serietà. Gli uomini non invidiano gli altri, non solo per i loro vantaggi esteriori, ma per la loro stessa bontà; specialmente per quelle parti di bontà che essi stessi non hanno il cuore di imitare? È un'antica storia, raccontata di un pagano virtuoso, che quando una volta si levò un forte grido contro di lui, e stava per essere bandito dal suo paese, una persona alla quale chiese una ragione per cui aveva dato il suo voto contro di lui, rispose: "Non ho nulla da obiettare contro di te, ma sono abbastanza stanco di sentire che tutti ti chiamano il Giusto". E così, per tutta la vita, c'è una disposizione nel cuore non rinnovato a rancore per tutte quelle grazie che vanno troppo oltre se stesse; una disposizione esattamente opposta a quella che lo Spirito Santo operò in San Barnaba per fede. Gli Ebrei si rallegrarono, ma questi si rattrisero, vedendo la grazia di Dio. Certamente ci vuole una fede non piccola per credere che nel complesso è meglio che gli altri facciano il bene che voi desiderate, piuttosto che farlo da soli. San Barnaba deve avere il cuore costantemente fisso sulle ricompense invisibili preparate nell'alto, per farlo acconsentire così gioiosamente al suo compagno, San Paolo, ricevendo molto di più dell'incoraggiamento fornito agli uomini apostolici in questa vita. Tale abnegazione, quando viene regolarmente mantenuta, e non solo indulgente di tanto in tanto, per pigrizia o per parziale affetto, è uno dei segni più chiari che lo Spirito Santo di Dio è con gli uomini, preparandoli per la gloria eterna. E non si vede in nulla tanto quanto nel rendere le persone continuamente vigilanti, per prendersi cura e confermarsi l'un l'altro in ogni buon proposito del cuore; sotto questo aspetto lo Spirito del Vangelo si oppone più direttamente allo spirito malvagio ed egoista di questa epoca. Perché non so come sia, ma le persone, con il pretesto di una libertà di un tipo o dell'altro, sono finite, in generale, per essere del tutto indifferenti alla grazia e alla salvezza degli altri. Sicuramente il modo duro e indifferente con cui troppi di noi trattano il pensiero della condizione del prossimo nei confronti di Dio è tristemente come il modo di Caino: tristemente come il temperamento che ha portato all'omicidio di un fratello. Il cuore cristiano, cattolico, rinnovato, è del tutto diverso da questo, non si accontenta affatto, come lo sono gli uomini del mondo, di persone che vanno avanti decentemente e tranquillamente; vuole che siano interiormente sani e puri; prima di tutto avere un buon "proposito di cuore", e poi perseverare in quel proposito, "aderendo" continuamente al nostro Signore e Salvatore. Quell'angoscia per l'anima del prossimo, che provoca l'amore cristiano

Sentire, sarà un principio continuo, vigile, di abnegazione, ma, per la maggior parte, silenzioso. Si manifesterà nei fatti piuttosto che nelle parole, nella tempestiva prevenzione del male piuttosto che in tardive e rumorose rimostranze, non sarà molto ottimista, né conterà troppo di qualsiasi bene che sembra essere fatto, sapendo che siamo tutti per natura instabili come l'acqua. Né sarà troppo presto scoraggiata o sconcertata, sapendo che c'è speranza anche del peggio, e che gli sforzi e le preghiere costanti, con la Chiesa di Dio in vostro aiuto, prevarranno, con l'aiuto del Suo buon Spirito, contro tutto tranne che contro l'ostinazione indurita. Soprattutto, questa cura dei buoni propositi altrui, per essere in qualche modo simile a quella di san Barnaba, deve essere accompagnata da un esempio scrupolosamente buono; Proprio come qui si dice di questo santo apostolo, con molta enfasi, che "era un uomo buono". Infine, il buon consiglio di San Barnaba, qui dato al popolo di Antiochia, può servire come una sorta di parola d'ordine per tutti i cristiani di ogni condizione, in tempi in cui la Fede e la Chiesa sono violentemente attaccate dai loro nemici. Allora è il momento di praticare una santa ostinazione; non badare se non sei in grado di ragionare e parlare consapevolmente delle cose, ma "con proponmento di cuore di aderire al Signore"; cioè, per attenervi a ciò che la Chiesa vi ha insegnato, lasciate che le persone dicano ciò che vogliono. Questo si chiamerà bigottismo e testardaggine; e coloro che sono saggi nella loro presunzione insisteranno perché tu dia una ragione di tutto. Ebbene, la ragione sia data non a parole, ma in una vita santa. (Sermoni di collaboratori di "Tracts for the Times".) Barnaba:

(I.) La sua storia e il suo carattere

(1.) I suoi antenati si erano stabiliti a Cipro, per quali scopi non sappiamo. Lì nacque Barnaba. Ebrei fu chiamato all'inizio Giuseppe, ma dopo la sua conversione al cristianesimo, Barnaba, forse a causa del suo patrimonio - era un uomo ricco e alleviava le necessità dei poveri - o perché con la sua predicazione consolava il popolo di Dio e incoraggiava i peccatori a venire a Cristo

(2.) I ministri spesso differiscono notevolmente. Alcuni sono figli del tuono, altri hanno "la lingua dei dotti". Ora, non opponete mai i ministri l'uno all'altro. La loro situazione, la carnagione naturale, i doni, le grazie, sono diversi; ma la Chiesa ne ha bisogno, e può ben impiegarli tutti. Paolo dunque pianti e Apollo innaffi; Che uno conforti i deboli di mente, e un altro sia posto per la difesa del Vangelo; Uno ponga le fondamenta e l'altro vi costruisca sopra. Ognuno ha il suo lavoro, e ognuno avrà la sua ricompensa

(3.) Gran parte delle disposizioni delle persone possono essere scoperte dagli oggetti che risvegliano la loro attenzione e il loro desiderio quando entrano per la prima volta in un paese o in una città. Alcuni sono immediatamente alla ricerca di paesaggi, altri di curiosità, altri di commercio, altri di edifici, altri di biblioteche, altri di immagini. Barnaba era consapevole di qualcos'altro: era "l'unica cosa di cui c'era bisogno". Gli ebrei si occuparono immediatamente della causa di Dio

(II.) La sua scoperta

(1.) "La grazia di Dio" è un principio. Visto che deve essere a Dio, "al quale tutti i cuori sono aperti"; e conosciuto, forse, dagli individui stessi. Ma come può essere visto dagli altri? Conosco solo un modo: dai suoi effetti. Non puoi vedere la vita, ma puoi vedere l'uomo vivo. Non si può vedere la salute, ma si può vedere la freschezza e il vigore dell'uomo sano. Non si spezza un albero per esaminare la scorza, né lo si apre per esaminare il legno, per sapere di che tipo è; Un albero si riconosce dai suoi frutti. Dio dice: "Metterò il Mio Spirito dentro di loro". Ma chi lo sa? Continuate a leggere: "e fa' che camminino secondo i miei statuti". Giacomo dice al professore di religione: "Mostrami la tua fede senza le tue opere. Io ti mostrerò la mia fede con le mie opere": ti mostrerò la sorgente presso il ruscello; il sole che splende; il credo con la condotta

(2.) Quando si può dire che "vediamo la grazia di Dio"? Mi aspetto di trovare in un uomo in cui c'è un'opera di grazia

(1) Un cambiamento nella sua condotta esteriore. Se è stato vizioso prima, impara ad essere virtuoso; l'ubriacone diventa sobrio, ecc.

(2) L'amore per gli uomini buoni; perché il simile non solo genera, ma attrae anche, il simile. "Noi sappiamo di essere passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli". (3) Un particolare attaccamento alle Scritture

(4) Un rispetto per il sabato. Sono sicuro che l'uomo giusto chiama sempre "il sabato una delizia e il santo del Signore onorevole"". La grazia di Dio, quindi, condurrà l'uomo a considerare i mezzi della grazia

(5) Discorso condito con grazia. I medici guardano la lingua dei loro pazienti. I ministri dovrebbero sempre esaminare la lingua dei loro pazienti. Se questi sono disordinati, possono essere certi che qualcos'altro è disordinato; poiché "dall'abbondanza del cuore la bocca parla". (6) Un temperamento conforme allo spirito di Cristo. Alcuni, a discolparsi del loro temperamento irritabile o feroce, dicono che la grazia di Dio è talvolta innestata su un albero di granchio; Sì, ma quando l'albero è così innestato, ci aspettiamo che produca frutto, non secondo il ceppo, ma secondo il rampollo

(7) Pietà familiare

(8) Coerenza

(3.) Per quanto riguarda la visibilità della grazia divina, ci sono tre cose che devo notare

(1) Dopotutto, potremmo essere ingannati riguardo ad esso. L'imitazione può essere così bella e raffinata da imporre al più giudizioso osservatore. Nessuno dei discepoli sospettava di Giuda; e Pietro, dopo aver battezzato Simon Mago, si guardò bene dallo scrivere di Stefana: "Un fratello fedele, come suppongo". (2) Non devi considerare le persone come prive della "grazia di Dio", quando la loro vita è irreprensibile, e sono regolari nei mezzi della grazia, e nell'adempimento dei doveri della religione. Quando le cose hanno un carattere leale, non si deve andare a caccia di motivi. È meglio essere ingannati di tanto in tanto, piuttosto che vivere sempre in una temperatura di sospetto

(3) La grazia divina è compatibile con le infermità; altrimenti escluderemmo tutti dal suo possesso. Il nostro Salvatore non "disprezza il giorno delle piccole cose". Seguiamo il Suo esempio

(III.) Il suo piacere. Ciò che vide non fu uno spettacolo piacevole per tutti gli uomini. Era un inferno per Satana vedere come stavano andando le cose ora; E c'è chi gli assomiglia troppo. Il fratello maggiore non si rallegrò quando vide il figliol prodigo ricevuto, e ora ci sono farisei pronti a dire: "Andate in cielo con i pubblicani e le meretrici"! Ma la salvezza del peccatore è "il piacere del Signore". Il Salvatore qui "vede il travaglio della sua anima ed è soddisfatto". Gli angeli "si rallegrano di un peccatore che si pente". E ogni convertito può dire: "Quelli che ti temono si rallegreranno quando mi vedranno". Possiamo considerare Barnaba come un partecipe di questo piacere

(1.) Come uomo di pietà. Ogni volta che un uomo si converte, Dio fa nascere un suddito. Ecco uno in cui Ebrei è poi glorificato passivamente, perché mostra tracce delle Sue perfezioni, attivamente, poiché ora è "reso disponibile nel giorno della Sua potenza". Può un uomo pio vedere questo e non rallegrarsi? 2. Come uomo di benevolenza. Barnaba fu contento quando vide i poveri guariti, gli affamati nutriti, ecc. Ma sapeva che il corpo non era nulla per l'anima, né il tempo per l'eternità. Che cos'è ogni altra conquista in confronto a quella pietà che è "utile a tutte le cose"! Inoltre, ogni suddito della grazia divina non solo è benedetto in se stesso, ma è reso benedizione per gli altri. Può un uomo benevolo guardare a costoro e non rallegrarsi? 3. Come ministro che era venuto qui dalla predicazione. Ci sono alcuni che non possono gioire nel vedere le cose fatte dagli altri, soprattutto se non appartengono alla propria comunione. Ma se uno ha lo spirito di Barnaba, potrà dire: Che Dio usi gli strumenti che piacciono agli Ebrei, in questo io mi rallegro e mi rallegrerò

(IV.) La sua preoccupazione. "Li ha esortati". Osservare

1.) L'importanza del suo ammonimento: che si sarebbero "uniti al Signore", cioè al Signore Gesù. Lo avevano ricevuto; in Lui dovevano camminare. Se avessimo ascoltato Barnaba, sarebbe stato qualcosa di questo tipo: Attaccati a Lui come tuo Maestro, come tuo Redentore, come tuo sostegno in tutti i tuoi doveri e in tutti i tuoi conflitti, come tuo Consolatore, come tuo Maestro, come tuo esempio

(2.) La sua natura. Gli Ebrei "li esortarono tutti ad aderire all'Eterno con prognosi di cuore". Ora, questo impulso, non solo la convinzione, ma la risolutezza, scaturisce sempre dal cuore; E che cos'è la religione, se il cuore non è impegnato dall'inizio alla fine? Dove l'uomo può dire con Davide: "Il mio cuore è fermo", egli andrà avanti nonostante le difficoltà, e trasformerà gli ostacoli in progressi

(3.) La sua estensione. Gli Ebrei "li esortarono tutti"; non solo coloro che erano deboli nella fede, ma anche coloro che erano forti; Non solo i giovani, ma anche gli anziani. Quando fu portato via il cuore di Salomone? Nella sua vecchiaia. E Paolo non dice forse nemmeno a quel bravo giovane Timoteo: "Fuggite le concupiscenze giovanili"? (W. Jay.L 'esperienza e l'opera di Barnaba:

(I.) Il fatto che ha osservato. La grazia di Dio che opera nei convertiti. Nota

1.) Quella conversione è sempre il risultato della grazia divina, cioè del favore gratuito e sovrano di Dio. "Poiché per grazia siete stati salvati, mediante la fede", ecc. La vera conversione, che risulta dalla grazia divina, diventa sempre evidente e manifesta nei suoi effetti. Al posto delle opere della carne ci saranno i frutti dello Spirito, al posto della negligenza, dell'impenitenza, dell'incredulità, della mondanità e, forse, del crimine aperto e flagrante, ci sarà la serietà, ci sarà la contrizione, la fede, la santità, l'amore a Dio e all'uomo

(II.) L'emozione con cui, nella contemplazione del fatto, si ispirò. "Gli ebrei erano contenti". Questa gioia è giustamente eccitata a causa di

1.) La felicità personale che l'operazione della grazia divina nella conversione assicura a coloro che la sentono

(2.) L'onore che l'operazione della grazia divina nella conversione assicura alla Divinità. In ogni conversione c'è l'ostentazione del Padre; poiché per il Suo proposito la conversione è stata compiuta, la conversione è stata diretta. C'è un'esposizione del Figlio; poiché con il suo sacrificio la conversione è stata acquistata. C'è una manifestazione dello Spirito; poiché per mezzo del Suo intervento la conversione è stata effettuata

(III.) L'esortazione che, in relazione all'emozione, ha espresso e sollecitato. Marco

1.) La sua natura. Scopo significa determinazione ferma e risoluta. "Aderire al Signore" è un'espressione di origine ebraica, e ricorre due o tre volte nella prima parte delle Scritture dell'Antico Testamento in modo sorprendente. Aderire a un individuo sembra implicare l'atto di un uomo ansioso di ottenere una benedizione da un altro, un uomo che si aggrappa saldamente alla sua persona, essendo deciso a non permettere la sua partenza fino a quando la benedizione non sia stata ottenuta; e questo è lo spirito con cui siamo esortati con proposito e determinazione di cuore ad aderire al Signore. Dobbiamo essere saldi nell'attenerci ai principi del Signore; nell'obbedire ai comandamenti del Signore; nel promuovere la lode e la gloria del Signore. E ognuno in cui la grazia divina ha operato deve averla come un desiderio costante, per poter essere preservato fino alla morte in spirito di fermezza. A questo scopo, usate i mezzi che Dio si è compiaciuto di stabilire: la meditazione, lo studio della Sua Parola con la preghiera, la conversazione sociale con coloro che sono saldi nella fede e nella speranza del Vangelo, la diligente e devota partecipazione alle ordinanze pubbliche e ai mezzi della grazia, e allora il risultato sarà compiuto e vi anuncerete al Signore. Sarete enfaticamente preservati dal cadere e sarete presentati senza difetto davanti alla presenza della gloria divina con grande e immensa gioia. 2Tessalonicesi ragioni per cui questa esortazione può essere applicata. "Tenetevi stretti al Signore"

(1) affinché non produca disonore al vangelo che hai professato

(2) Affinché tu possa continuare e completare la gioia di coloro che hanno gioito per la tua conversione

(3) Affinché tu possa partecipare alla gioia più alta in questo mondo che il cristianesimo può impartire

(4) Affinché tu possa essere dotato di capacità di utilità per i cuori degli altri

(5) Affinché tu possa prepararti per quella ricompensa finale che sarà la tua parte per tutta l'eternità del cielo. (J. Parsons.L 'esperienza e l'opera di Barnaba:

(I.) La grazia che Barnaba vide

(1.) Ciò che un uomo vede dipende da ciò che cerca. Un architetto avrebbe visto edifici, un mercante, un soldato fortificazioni. E Barnaba aveva un occhio di riguardo per gli affari. Gli ebrei videro un tempio costruito con pietre vive; guadagnare anime era il guadagno che gli Ebrei desideravano; e come un buon soldato calcolò come quelle migliaia brulicanti potessero essere suddite del Suo Re. È vero, vide luoghi che lo fecero piangere, ma non li menziona più di quanto un navigatore riferisca le vaste distese d'acqua su cui viaggia. Il compito di quest'ultimo è quello di riferire la scoperta di isole che si ergono tra le acque desolate, le prime lo stato della Chiesa che si stagliava in mezzo alla distesa del peccato

(2.) Barnaba aveva questa grazia in sé, altrimenti non l'avrebbe mai vista negli altri. I filosofi videro le stesse persone e le dichiararono vili fanatici, e molti oggi avrebbero fatto lo stesso. La grazia di Dio deve essere discernita solo spiritualmente

(3.) Ma questa grazia non è altro che il perdono gratuito del peccato, concesso da Dio e accettato dall'uomo

(II.) La gioia che ha provato. Per inciso, getta luce sul suo carattere. Dimmi che cosa rallegra o rattrista un uomo e io ti dirò chi è. La prosperità che lo rendeva felice era

1.) Spirituale. Uomini con un occhio e un gusto come il suo sono ricercati ora. Siamo trascinati in una potente marea di progresso materiale; Ma il Vangelo è un tesoro più prezioso di tutte le nostre invenzioni

(2.) Posseduto ed esercitato da altri. Non c'è caratteristica più bella nel carattere di un uomo della tendenza a gioire del bene di un prossimo. "La carità non invidia". 3. Prodotto da altri. È facile per un ministro rallegrarsi quando vede la propria opera prosperare; ma ci vuole non poca pietà per rallegrarsi di quella altrui. Ma Dio ci insegna che il potere di conversione non risiede in un braccio di carne. Rifugiati sconosciuti fondarono una Chiesa ad Antiochia, mentre gli apostoli dotati sembravano spendere le loro forze invano

(4.) Accentuato dalle masse contrastanti di miseria morale intorno

(5.) Nessuna emozione sentimentale o egoistica. Gli ebrei portarono Saul a condividerlo

(III.) L'esortazione che diede. che si uniscano al Signore. Non c'è nulla qui che riguardi la grazia sacramentale, la vera Chiesa o un sacerdozio consacrato. Nel cristianesimo primitivo tutto era fatto dipendere dall'unione personale con un Salvatore personale. C'è un mistero qui. Sì, e ho visto un enorme pezzo di ferro appeso a un altro non saldato o incollato, ma aggrappato con una tale tenacia da poter sopportare il mio peso e il suo. Un filo caricato con una corrente elettrica era a contatto con la sua massa, e quindi con l'adesione. Che cosa sia quel filo per esso, l'amore lo è per noi. Noi lo amiamo, perché gli ebrei 101 hanno amato per primi. Coloro che vorrebbero tenere un uomo vicino a Dio brandendo i terrori del giudizio davanti a lui, rivolgono il polo sbagliato del magnete verso l'acciaio e quindi respingono invece di attrarre. (W. Arnot, D.D.) L'esortazione di Barnaba:

(I.) Cosa vide. "La grazia di Dio", e dovunque questa grazia è resa visibile, lì dobbiamo riconoscere un fratello. Agostino diceva: "Dove c'è Cristo c'è la Chiesa". Vero! ma dov'è Cristo? Dovunque uomini simili a Cristo manifestano una vita tratta dalla Sua vita e affini alla Sua vita. E così diciamo che dove la grazia di Cristo è visibile, lì c'è la Chiesa. A questa grande verità si oppongono i successori della parte più ebraica di quella Chiesa che mandarono Barnaba ad Antiochia, che esaltano i sacramenti e i sacerdoti nello stesso luogo in cui i giudaizzanti facevano il rito dell'antico patto. Il tentativo è tanto saggio quanto quello di cercare di misurare una rete abbastanza fine da trattenere un flusso. La vera risposta a tutta quella supposizione che confina il libero flusso dell'acqua della vita ai condotti dei sacramenti e dell'ordine, e che permetterà solo al vento che soffia dove vuole di fare musica nelle canne dei loro organi, è semplicemente quella casalinga che ha fatto tremare una teoria corrispondente nella mente aperta di Barnaba. Un tempo era un assioma che non c'era vita nel mare oltre un certo limite di poche centinaia di piedi. E poi, quando la cosa fu sistemata, la Challenger posò la sua draga per cinque miglia e portò su esseri viventi sani e di buone dimensioni. Siamo stati tutti troppo abituati a porre limiti arbitrari alla diffusione della vita di Cristo tra gli uomini

(II.) Cosa provava. Era un trionfo del principio cristiano riconoscere la grazia di Dio sotto forme nuove, e in un luogo così strano. Fu un trionfo ancora più grande salutarlo con gioia. Siamo inclini a dimenticare la forza delle convinzioni che questi cristiani ebrei hanno dovuto superare. Quindi il contesto sembra considerare che la letizia di Barnaba abbia bisogno di spiegazioni, e quindi aggiunge: "Poiché Ebrei era un uomo buono, pieno di Spirito Santo e di fede". E c'è molto da superare se vogliamo conoscere questa gioia cristiana. Il nostro naturale interesse per il benessere delle nostre Chiese fa sì che le nostre simpatie fluiscano più profondamente nei canali confessionali. E poi arriva l'abbondanza di motivi meno degni, e non abbiamo che una gioia molto tiepida nella prosperità di chiunque altro. Poniamo una vigilanza gelosa sui nostri cuori affinché l'egocentrismo, o il denominazionalismo, o l'invidia non rendano la vista un dolore invece che una gioia; e ricordiamoci che il collirio che purificherà la nostra vista offuscata per contemplare la grazia di Dio in tutte le sue forme è quella grazia stessa

(III.) Cosa ha detto

(1.) L'esortazione stessa. La somma di tutta la religione oggettiva è Cristo, la somma di tutta la religione soggettiva è l'adesione a Lui. Da qualunque punto ci avviciniamo al cristianesimo, tutto si risolve nella persona di Cristo. Ebrei è la rivelazione di Dio; La teologia propriamente detta non è altro che la formulazione dei fatti che Ebrei 101 dà. Ebrei è l'esempio perfetto dell'umanità! Strappata via da Lui, la morale cristiana non ha esistenza. Ebrei è il sacrificio per il mondo, la cui salvezza scaturisce da ciò che Ebrei fa, e non semplicemente da ciò che Ebrei ha insegnato, o era. C'è una tendenza costante a separare i risultati della vita e della morte di Cristo, e inconsciamente a fare di questi la somma della nostra religione e della nostra fede. Perciò è bene notare con quanta vivacità questi primi cristiani comprendevano un Signore vivente come la somma e la sostanza di tutto ciò che dovevano afferrare. Cominciamo ad essere cristiani, come ci dice questo contesto, quando "ci rivolgiamo al Signore". Continuiamo ad essere cristiani, come Barnaba ricordava a questi principianti, 'tenendoci stretti al Signore'. Aggrappamoci a Lui

(1) Con il continuo rinnovamento della nostra prima fede in Lui. La linea più lunga può essere concepita come prodotta semplicemente dal movimento del suo punto iniziale. Perciò il nostro progresso non dovrebbe consistere nel lasciarci alle spalle i primi atti di fede, ma nel ripeterli più e più volte fino a quando i punti si fondono in una linea ininterrotta che va dritta al trono e al cuore di Gesù. Come in una grande sinfonia il tema che è stato pronunciato in note basse su un povero strumento ricorre più e più volte ricamato con armonie variabili, e dispiega una musica più ricca fino a gonfiarsi in tutta la grandezza della chiusura trionfante, così le nostre vite dovrebbero essere legate in un'unità, e nella loro unità legate a Cristo dal costante rinnovamento della nostra fede primitiva. Ogni momento deve essere unito a Cristo con il proprio atto di fede, altrimenti sarà separato da Lui. Così, vivendo nel Signore, morendo nel Signore, dormendo in Gesù, saremo finalmente trovati in lui in quel giorno, e saremo risuscitati con noi e fatti sedere con noi nei luoghi celesti in Cristo Gesù

(2) Con la contemplazione abituale. Non ci può essere una vera e continua vicinanza di rapporti con Lui, se non attraverso il pensiero che ricorre sempre a Lui in mezzo a tutto il tumulto delle nostre giornate indaffarate. La Chiesa ha dimenticato come si medita. Molti di noi sono così occupati a pensare al cristianesimo che abbiamo perso la presa su Cristo. Tenetevi stretti al Signore con il consueto gioco di pensieri meditativi sui tesori nascosti nel Suo nome, e aspettando come l'oro nel quarzo, di essere il premio del nostro paziente setacciamento. E quando le grandi verità incarnate in Lui sono chiare davanti a noi, allora deve entrare in esercizio il lato morale della fede, l'atto volontario di fiducia, il fare nostre le benedizioni che Ebrei 101 offre

(3) Con l'uscita costante del nostro amore per Lui. Lo stesso amore, che è il vincolo di perfezione tra l'uomo e l'uomo, è il legame tra noi e Cristo. Le nature fredde possono carpire, ma l'amore dei suoi figli è giustificato, e Cristo accetta l'omaggio che ha in sé un cuore. L'ordine è la fede, l'amore, l'obbedienza, quella triplice corda che lega gli uomini a Cristo e Cristo agli uomini. Per la comprensione una continua comprensione di Lui come oggetto del pensiero. Per il cuore un continuo andare verso di Lui come l'oggetto del nostro amore. Per la volontà una continua sottomissione a Lui come Signore della nostra obbedienza. Per tutta la natura un continuo attaccamento a Lui come oggetto della nostra fede e del nostro culto

(2.) La sua sufficienza. Se Barnaba fosse stato come alcuni di noi, avrebbe detto: "Questo lavoro irregolare è stato fatto bene, ma qui non ci sono insegnanti autorizzati". La prima cosa è dare a queste persone la benedizione dei vescovi e dei sacerdoti. Alcuni di noi avrebbero detto: "È stato fatto un buon lavoro, ma queste persone sono terribilmente ignoranti". La cosa migliore sarebbe preparare al più presto qualche manuale di dottrina cristiana. Alcuni di noi avrebbero detto: "Senza dubbio si sono convertiti, ma temiamo che ci sia stato troppo di emotivo nella predicazione". L'unica cosa che vogliono è una semplice istruzione pratica sul dovere cristiano. Barnaba lo sapeva bene. Gli Ebrei non disprezzavano l'organizzazione, né l'ortodossia, né la giustizia pratica, ma sapeva che tutte e tre, e ogni altra cosa di cui ogni uomo aveva bisogno per il suo perfezionamento, sarebbero venute, se solo si fossero tenuti vicini a Cristo, e che nient'altro sarebbe stato di alcuna utilità se non lo avessero fatto.

(1) Spendiamo molti sforzi per perfezionare le nostre organizzazioni, e non ho una parola da dire contro di esso. Ma i macchinari più pesanti hanno bisogno di più potenza nel motore, e questo significa una maggiore capacità nelle caldaie e più fuoco nel forno

(2) Una teologia definita è necessaria, ma la base di tutta la teologia è il possesso personale di Colui che è la sapienza di Dio e la luce del mondo

(3) La giustizia semplice e diretta e la moralità quotidiana vengono sicuramente quando un uomo si mantiene vicino a Cristo. La stessa vita è forza nel braccio, flessibilità nelle dita, rapidità nel piede, luce negli occhi, musica sulle labbra; così la stessa grazia è proteiforme nelle sue forme, e ai Suoi servi che confidano in Lui, Cristo dice sempre: "Che cosa volete che io vi faccia? Sia come vuoi". Lo stesso potere misterioso vive nel ramo ondeggiante, nella foglia venata e nei grappoli arrossati. Con le stesse meravigliose trasformazioni dell'unica grazia, il Signore si riversa nel nostro spirito, colmando tutti i bisogni e adattandosi a tutte le circostanze. Perciò per tutti noi, individui e Chiese, questo rimane il primo comandamento: con lo scopo del cuore di aderire al Signore. (A. Maclaren, D.D.Grazia visibile: - Provvedere cose oneste agli occhi di tutti gli uomini. Non solo sii onesto, ma lascia che la tua onestà sia visibile. "Una città che si trova su una collina non può essere nascosta". Mostrate le lodi di Colui che vi ha chiamati". Come osserva Bengel in relazione al nostro testo: "Una gemma non dovrebbe essere semplicemente una gemma; dovrebbe essere opportunamente incastonato in un anello, affinché il suo splendore possa incontrare l'occhio".Li esortò tutti, affinché con lo scopo del cuore si attenessero al Signore. - L'unico credo religioso razionale è che la bontà è onnipotente, e il grande Essere, che comprende tutta la bontà in Sé, nostro Padre. Noi gli dobbiamo tutto, perché Ebrei 101 ha creati e redenti, e noi dovremmo nutrire verso di Lui l'affetto devoto di un figlio per suo padre, come è stato mostrato nella storia seguente. Un ragazzino, figlio di Sir George Staunton, si trovava con il padre, durante il suo ritorno in Inghilterra, sul ponte della nave Lion. Il padre, immaginando che un uomo di guerra francese stesse per attaccarli, chiese al figlio di scendere di sotto. «Padre mio, non ti abbandonerò mai», fu la risposta vivace e affettuosa del giovane. Così, quando la via di Dio sembra essere la via del pericolo, dovremmo decidere di affrontarla a tutti i costi. Il pastore Jacob di Oroomiah, Persia, scrivendo a suo figlio, a Manchester, narra quanto segue: "Ho un giovane amico maomettano il cui nome è Koola Bak. Da quasi un anno e mezzo viene a casa mia per ascoltare la Parola di Dio. A causa del fatto che era così simile a Cristo, alcune persone malvagie andarono a lamentarsi con il loro Grande Moshtahed, o sacerdote. Ebrei fu portato a casa del Moshtahed e gli fu chiesto quale fosse la sua fede. Gli Ebrei risposero: «In Gesù Cristo». All'udire ciò, la Moshtahed si alzò in preda all'ira e lo colpì con il suo bastone sulla testa. Gli ebrei gli fecero di nuovo la stessa domanda tre volte. Il giovane diede ogni volta la stessa risposta. Ebrei fu poi legato a una trave e picchiato da tre servi con bastoni finché il sangue non gli sgorgò dalla schiena e dai piedi. Poco dopo il giovane venne a casa mia con il suo corpo sanguinante e mi raccontò tutto. Gli Ebrei mi dissero: 'Pastore, non rinuncerò a Cristo, anche se dovessi essere ucciso. Credo che Ebrei è il mio Salvatore e può liberarmi da queste persone malvagie, che cercano di tormentarmi a causa della mia fede in Gesù.'Pochi giorni dopo che questo incidente ebbe luogo, la Moshtahed mandò un dono al giovane e gli chiese perdono. Il giorno seguente il Moshtahed con suo fratello visitarono la casa del giovane, e cercarono ancora di conquistare il suo cuore, ma egli disse coraggiosamente: 'No, è impossibile per me abbandonare Gesù, nel quale ho creduto come mio Redentore'. Così lo lasciarono e se ne andarono".Persistenza religiosa: - Barnaba era il "Figlio della Consolazione". Ma l'esortazione è tanto necessaria quanto la consolazione, ed egli poteva scuotere come confortare. Gli ebrei sapevano che non era sufficiente iniziare bene; è il fine che prova e corona il tutto

(I.) Lo scopo dell'esortazione. Barnaba esorta i suoi ascoltatori ad aderire al Signore. L'esortazione è urgente

1.) Perché c'è una tendenza naturale nel cuore umano ad aggrapparsi alle cose inferiori

(2.) Perché Ebrei è l'unico degno della nostra considerazione. Ebrei è l'unico Maestro, Salvatore, Aiutante, Protettore. L'unico Consolatore, poiché Ebrei è l'Iddio di ogni conforto

(II.) Il carattere del dovere. "Con pieno scopo di cuore". Ciò implica completezza e persistenza

(1.) Senza il cuore la religione è un affare povero. Così in qualsiasi altra cosa. A meno che gli affetti e lo scopo non siano arruolati, un uomo entra nei suoi affari con svogliatezza e apatia

(2.) Senza il cuore nient'altro può essere dato. È il principio che Dio guarda. Le azioni esteriori pesano ben poco per Lui. Ma qui è "pieno scopo del cuore". Tutta l'anima è gettata nell'opera. Non è un cuore diviso. (Omileta.) Fermezza religiosa:

I. Vi esortiamo a questa decisione e manifestazione del carattere. "Tenetevi stretti al Signore", consacratevi a Lui

(II.) Vi esortiamo ad aderire alle verità fondamentali del Vangelo. "Tenetevi stretti al Signore" nel Suo carattere personale come rivelato nelle Sacre Scritture

(III.) Vi esortiamo a coltivare uno spirito di carità verso tutti coloro che sono diversi. La differenza dei cristiani su punti minori dimostra la verità dei grandi su cui sono d'accordo

(IV.) Vi esortiamo a promuovere l'adorazione di Dio. Partecipare al culto privato, familiare e pubblico

(V.) Vi esortiamo a vigorosi tentativi di recuperare i peccatori. (J. Liefchild, D.D.) Adesione al Signore:

I. L'esortazione

(1.) Suppone che coloro ai quali è diretta siano già entrati in un corso di vita religioso

(2) Richiede l'esercizio abituale di tutte le grazie della vita cristiana; l'adempimento costante di ogni dovere comandato

(3.) Richiede che facciamo una professione aperta e onesta della nostra adesione al Signore

(4.) Richiede che perseveriamo nella nostra adesione al Signore fino alla fine della nostra vita. Dobbiamo mantenere la nostra strada, e diventare sempre più forti man mano che procediamo

(II.) Alcuni motivi e argomenti

(1.) Che le stesse ragioni che all'inizio ti hanno determinato a scegliere le vie di Dio, sono ugualmente forti per incitarti a perseverare in esse fino alla fine

(2.) Che tutte le tangenti che possono essere offerte, al fine di sedurvi dalla vostra adesione al Signore, sono vane, precarie e insoddisfacenti

(3.) Quali obblighi hai nei confronti di questo Signore al quale sei esortato nel testo, a "unirti con proposito di cuore". 4. Che questo dovere, per quanto difficile, non è affatto impraticabile. Tutto l'aiuto necessario è fornito per voi, e pronto per essere trasmesso a voi ogni volta che lo chiederete

(III.) Alcune indicazioni

(1.) Lavorate affinché le vostre menti siano il più riccamente fornite possibile della vera conoscenza cristiana

(2.) Oltre alla conoscenza speculativa delle verità divine, devi anche lavorare per acquisire un'esperienza interiore e assaporarle

(3.) Se volete unirvi con costanza al Signore, prestate costantemente attenzione alla struttura interiore e alla tempra del vostro cuore. Prendi coscienza di vegliare sui tuoi pensieri più segreti

(4.) "Non essere di mente altera, ma temere". Ricordate ciò che il nostro benedetto Signore disse ai Suoi discepoli: "Senza di Me non potete far nulla". Una santa diffidenza verso noi stessi è il vero temperamento di un cristiano, e servirà sia a tenerci lontani dalla via della tentazione, sia a insegnarci ad agire con la cautela degli uomini che percepiscono il loro pericolo e sono attenti a evitarlo

(5.) Evita, per quanto possibile, la compagnia di uomini malvagi

(6.) Attenzione a non trascurare i doveri strumentali della religione. (R. Walker.I sudditi della grazia divina esortarono ad aderire al Signore:

(I.) Che la conversione dei peccatori al Signore è giustamente attribuibile alla Sua grazia

(II.) Che dove si gode la grazia di Dio, si vedrà nei suoi effetti

(1.) Tutti coloro che professano di godere della grazia di Dio dovrebbero stare attenti a mostrarla così: Sui principi della prudenza; affinché la loro salvezza eterna possa essere assicurata (2; Pietro i. 5-10). Sui principi della pietà; affinché Dio sia glorificato in tal modo (Matteo 5:16 ; 1Pietro 4:11, 12). Sui principi di benevolenza; affinché i loro fratelli deboli possano essere rafforzati (Ebrei 13:13), e che i loro pastori possano essere confortati in tal modo (1; Tessalonicesi iii. 8; 3Giovanni 4). Come incitamento alla santa diligenza, su questo generoso principio, il nostro testo ci insegna:

(III.) Che quando la grazia di Dio è vista, offre piacere alle menti ben disposte. "Quando vide la grazia di Dio, si rallegrò"; e la sua gioia era pia e pura

(1.) La sua gioia in questa occasione fu pia. Era la gioia di un santo eccitato nel vedere la grazia di Dio manifestata, e i peccatori salvati. Ebrei si rallegrò, come "un brav'uomo", o un amante del genere umano; perché da ciò molti ne trassero beneficio, essendo elevati a uno stato di sicurezza, felicità e onore (Romani 5:1 ; Efesini 2:1-6); e fu promosso anche il benessere dello stato civile (Proverbi 14:32). Ebrei era contento, come un sant'uomo; poiché era "pieno di Spirito Santo". Perciò si rallegrò, perché in questo modo fu accresciuta la felicità degli angeli (Luca 15:10). Cristo fu così piacevolmente soddisfatto (Isaia 53:10, 11); e Dio fu glorificato in questo modo (Isaia 61:1-3). Ebrei era contento, come un uomo fedele; poiché egli "era pieno di fede". Quindi, egli aspettava fiduciosamente il compimento della Parola di Dio (Salmi 2, 8). Gli Ebrei videro in questi Gentili convertiti la caparra del dominio universale di Cristo, e poterono esclamare con Davide (Salmi 72:19, 20)

(2.) La sua gioia in questa occasione fu pura. Gli Ebrei erano contenti, sebbene i sudditi di questa grazia fossero stranieri Gentili; Non era la gioia del fanatismo: e sebbene non fosse lo strumento della loro conversione, non era la gioia dell'autocompiacimento

(3.) La sua gioia in questa occasione fu esemplare; degno della nostra imitazione. Ovunque si veda la grazia di Dio dovremmo rallegrarci: senza fanatismo, questo non è cristiano (Efesini 5:24), e senza invidia, perché questo è diabolico (Giacomo 3:14-16). Il nostro testo ci insegna:

(IV.) Che l'adesione al Signore è il dovere indispensabile di tutti i convertiti cristiani

(1.) Per Signore si intende il nostro Signore Gesù Cristo, che è la nostra Guida (Salmi 48:14), il nostro Sovrano (Matteo 23:8), la nostra Forza (Salmi 46:1) e il nostro fondamento (Isaia 28:16)

(2.) È dovere dei convertiti cristiani aderire al Signore. Tenetevi stretti a Lui - Con l'attenzione abituale (Atti 3:22, 23), con l'obbedienza perseverante (Ebrei 5:9 ; Salmi 106:3), con la preghiera importuna (Ebrei 4:16), e con tutta la dipendenza (1Pietro 2:5, 6; Giuda 21, 22)

(3.) Tutti i convertiti cristiani dovrebbero quindi aderire a Lui. Tutti, di ogni età, di ogni realizzazione religiosa e di ogni condizione nella Chiesa (Giovanni 15:5 ; Ebrei 3:12)

(4.) Dovremmo quindi unirci al Signore "con intento di cuore". Questo dovrebbe e deve essere l'oggetto della nostra scelta deliberata (Deuteronomio 30:19, 20), della nostra ferma risoluzione (Giosuè 24:15) e della nostra incessante cura (1 Giovanni 2:28 ; Filippesi 3:16). Il nostro testo ci insegna:

(V.) Questa affettuosa esortazione è conduttiva alla perseveranza costante dei credenti in Cristo. "Gli Ebrei 51 esortarono", ecc. Qui possiamo osservare: l. A chi va rivolta questa esortazione. Come l'adesione al Signore è un dovere richiesto a tutti i cristiani, così troviamo tutto ciò che è di ogni tipo esortato negli oracoli di Dio. I cristiani privati sono esortati a questo (Giovanni 15:4 ; Colossesi 2:6); e anche i personaggi pubblici sono così stimolati allo sforzo (1Timoteo 4:16)

(2.) Da chi dovrebbe essere impiegata questa esortazione. Dovrebbe essere dato - Da tutti coloro ai quali è affidata la cura delle anime (1Corinzi 14:3 ; Colossesi 1:28), e da tutti i cristiani privati nelle loro reciproche comunicazioni (Ebrei 3:13, x. 24, 25)

(3.) Come dovrebbe essere applicata questa esortazione. Dovrebbe essere sollecitata dalla considerazione della nostra totale insufficienza (Geremia 10:23 ; 2Corinzi 3:5), dell'onnisufficiente di Cristo (Ebrei 7:25), della malizia di Satana, che si propone e cerca di distruggerci (1Pietro 5:8, 9), dei terribili mali a cui l'apostasia ci esporrebbe (Ebrei 10:38 ; Apocalisse 3:11 ; 1Cronache 28:9), e delle benedizioni con cui Dio è impegnato a coronare l'instancabile perseveranza (Galati 6:9 ; 2Pietro 1:10, 11). I convertiti esortavano: Barnaba sapeva che ci voleva tanta "grazia" per andare avanti quanto per cominciare. Ed egli sapeva che solo loro potevano assicurarselo, tenendosi stretti al Signore

(I.) L'importanza di uno scopo. Quando ci sono sentimenti e convinzioni religiose, la cosa importante è raccoglierli tutti in un oggetto distinto. Questo "proposito" non deve essere solo l'intenzione deliberata della mente, ma un "proposito del cuore". Ma poi il sentimento ha bisogno di un punto focale. Se desideri mantenere un pensiero, trasformalo in azione, altrimenti tutto evaporerebbe. Dategli un oggetto e vivrà. La domanda allora è: quale "scopo del cuore" fisso possiamo fare per noi stessi oggi? Ti consiglio di determinare

1.) Che d'ora in poi appaia a tutti gli uomini "di chi sei e chi servi". 2. Che il tuo peccato assillante, il tuo temperamento, o l'egoismo, o l'indolenza siano vinti

(3.) Che sarai più reale e serio nelle tue devozioni private

(4.) Che getterete più amore nella vita quotidiana e sarete più attenti a tutti i doveri domestici

(5.) Che eserciterete maggiore cura e più regolarità nei vostri doveri religiosi

(6.) Che intraprenderai una nuova opera per Dio; diventare un insegnante della scuola domenicale, o un visitatore del distretto, ecc. Ora, se volete vivere per un tale scopo, dovete essere molto in preghiera. Riponete meno fiducia nelle vostre buone intenzioni. Cercate la grazia che ci sostiene, il grande dono della perseveranza

(II.) Il grande scopo della vita cristiana è quello di aderire al Signore

(1.) Questo significa sentire che Ebrei è la tua stessa vita; e cercare sempre di renderlo sempre più vicino. È la parola di Dio per il matrimonio: "L'uomo si unirà a sua moglie". 2. Ricorda solo che il potere di questa "scissione" non viene da te che "ti attacchi", ma da Colui che per tutto il tempo ti attira e ti trattiene alla "scissione". Ebrei ha "afferrato", cioè "afferrato", affinché tu possa "afferrarlo"

(3.) Nel frattempo, sii molto geloso di qualsiasi cosa che ti separi per un momento, perché nel momento in cui sei separato da Cristo la tua anima muore! 4. Ma non accontentarti nemmeno della semplice vicinanza. Ci deve essere unità. Se sei veramente un credente, sei uno con il Cristo, proprio come qualsiasi membro del tuo corpo è in questo momento uno con il tuo capo. E, oh! Che vita, forza, sicurezza, paradiso sono qui. La tua vita è in Lui. Dove siete, in questo momento, si trova Ebrei. (J. Vaughan, M.A.Nuovi discepoli ammonirono: -Aderire al Signore è... l. Aderire a Lui come il Rivelatore della Verità, e alla Verità come rivelata da Lui

(2.) Fare di Lui l'oggetto della nostra fede costante

(3.) Rispettare i Suoi comandamenti

(4.) Seguire il Suo esempio, che è andato attorno facendo del bene e ha portato la Sua Croce

(5.) Abitare in Colui che è la fonte della grazia e il Datore dello Spirito

(6.) Di aggrapparci a Lui come nostra Porzione e Felicità. (J. W. Alexander, D.D.Attaccamento al Signore: - Sulla riva dell'oceano, dove le scogliere si protendono verso le onde, si possono trovare certi molluschi che si attaccano saldamente alle rocce. Ogni mollusco si aggrappa così tenacemente che la commozione delle onde non riesce a spazzarlo via. Il segreto della sua presa è che il mollusco è vuoto. Se fosse stato riempito di carne o di aria, sarebbe caduto immediatamente. Questo illustra magnificamente la condizione di ogni credente sincero, umile, coscienzioso, che è stato svuotato di sé, e quindi si aggrappa, per una legge divina di adesione, strettamente alla Roccia dei Secoli. Se si gonfiasse d'orgoglio e di presunzione, o si ingozzasse di indulgenza carnale, cederebbe alle onde della tentazione e verrebbe spazzato via

24 CAPITOLO 11

Atti 11:24

Perché era un brav'uomo.- La festa di San Barnaba apostolo: tolleranza dell'errore religioso: - Il testo dice che "era un uomo buono, pieno di Spirito Santo e di fede". Questa lode della bontà si spiega con il suo stesso nome, Barnaba, "il Figlio della Consolazione", che gli fu dato, a quanto pare, per indicare il suo carattere di gentilezza, gentilezza, considerazione, calore di cuore, compassione e munificenza. Le sue azioni rispondono a questo racconto di lui. La prima cosa che sentiamo parlare di lui è che vende un po' di terra che era sua e ne dà il ricavato agli apostoli, perché lo distribuisca ai suoi fratelli più poveri. La successiva notizia di lui ci pone davanti un secondo atto di gentilezza, altrettanto amabile, anche se di carattere più privato. "Quando Saulo giunse a Gerusalemme, cercò di unirsi ai discepoli; Ma tutti avevano paura di lui e non credevano che fosse un discepolo. Ma Barnaba lo prese e lo condusse dagli apostoli, e gli raccontò come aveva visto il Signore lungo la via, e che gli Ebrei gli avevano parlato, e come aveva predicato con franchezza a Damasco, nel nome di Gesù". Successivamente, è menzionato nel testo, e ancora con elogi dello stesso tipo. In che modo aveva dimostrato di "essere un brav'uomo"? andando in missione d'amore per i primi convertiti ad Antiochia. D'altra parte, in due occasioni la sua condotta è a malapena degna di un apostolo, come esempio di quell'infermità che le persone non ispirate del suo carattere particolare spesso mostrano. Entrambi sono casi di indulgenza verso le colpe altrui, ma in modo diverso; l'uno, un'eccessiva disinvoltura in una questione di dottrina, l'altro, in una questione di condotta. Con tutta la sua tenerezza per i Gentili, in un'occasione non poté resistere all'assecondare i pregiudizi di alcuni fratelli giudaizzanti, venuti da Gerusalemme ad Antiochia. Pietro per primo fu portato via; Prima che venissero, «mangiava con i pagani, ma quando furono arrivati, si ritirò e si separò, temendo quelli che erano circoncisi. E gli altri Giudei dissimularono similmente con lui; tanto che anche Barnaba si lasciò trasportare dalla loro dissimulazione". L'altro esempio fu il suo trattamento indulgente nei confronti di Marco, il figlio di sua sorella, che causò la lite tra lui e San Paolo. "Barnaba decise di portare con sé", nel loro viaggio apostolico, "Giovanni di cognome Marco. Ma Paolo non ritenne bene di prendere con loro colui che si era allontanato da loro dalla Panfilia, e non andò con loro all'opera". Ebrei è un esempio e un avvertimento per noi, non solo perché ci mostra ciò che dovremmo essere, ma come prova di come i doni e le grazie più alte siano corrotti nella nostra natura peccaminosa, se non siamo diligenti nel camminare passo dopo passo, secondo la luce dei comandamenti di Dio. Siamo abbastanza attenti a fare ciò che è giusto e giusto, piuttosto che ciò che è piacevole? Comprendiamo chiaramente i princìpi che professiamo e ci atteniamo ad essi quando siamo tentati? La storia di San Barnaba ci aiuterà a rispondere onestamente a questa domanda. Ora temo che ci manchi del tutto ciò che a lui mancava in certe occorrenze, la fermezza, la virilità, la severità divina. Temo che si debba confessare che la nostra gentilezza, invece di essere diretta e sostenuta dai principi, troppo spesso diventa languida e priva di significato; che è esercitato su oggetti impropri e fuori stagione, e quindi è poco caritatevole in due modi, assecondando coloro che dovrebbero essere castigati e preferendo il loro benessere a coloro che sono veramente meritevoli. Siamo troppo teneri nell'affrontare il peccato e i peccatori. Siamo carenti nella custodia gelosa delle Verità rivelate che Cristo ci ha lasciato. Permettiamo agli uomini di parlare contro la Chiesa, le sue ordinanze o il suo insegnamento, senza protestare con loro. Essere gentili è il loro unico principio d'azione; e, quando si accorgono di offendere il credo della Chiesa, cominciano a pensare a come modificarlo o ridurlo, con lo stesso tipo di sentimento che li porterebbe ad essere generosi in una transazione di denaro, o ad accontentare un altro al prezzo di un inconveniente personale. Non comprendendo che i loro privilegi religiosi sono un deposito da trasmettere ai posteri, una proprietà sacra che la famiglia cristiana comporta, e la loro proprietà nel godimento piuttosto che nel possesso, agiscono da spendaccioni e sono prodighi dei beni degli altri. Indubbiamente, anche i migliori esemplari di questi uomini mancano di un dovuto apprezzamento dei misteri cristiani, e della propria responsabilità nel preservarli e trasmetterli; eppure, alcuni di loro sono uomini veramente "buoni", così amabili e sensibili, così benevoli verso i poveri, e di tale reputazione tra tutte le classi, in breve, adempiono in modo così eccellente l'ufficio di risplendere come luci nel mondo, e testimoni di Colui "che è andato attorno facendo del bene", che coloro che più deplorano il loro fallimento, saranno ancora molto desiderosi di scusarli personalmente, mentre sentono il dovere di resistervi. Tale è il difetto d'animo suggeritoci dagli esempi di imperfezione registrati di San Barnaba; si comprenderà più chiaramente contrapponendolo a San Giovanni. Ora vedete in che cosa differiva da Barnaba; nell'unire la carità con il fermo mantenimento della "verità così com'è in Gesù". Il suo fervore e la sua esuberanza di carità erano così lontani dall'interferire con il suo zelo per Dio, che piuttosto, quanto più amava gli uomini, tanto più desiderava portare davanti a loro le grandi verità immutabili a cui dovevano sottomettersi, se volevano vedere la vita, e sulle quali una debole indulgenza permetteva loro di chiudere gli occhi. Gli Ebrei amavano i fratelli, ma lui "li amava nella Verità" (3Giovanni 1). Il rigore e la tenerezza non avevano "aspre contese" nel petto del discepolo amato; Essi trovarono la loro unione perfetta, ma il loro esercizio distinto, nella grazia della carità, che è il compimento di tutta la legge. Vorrei vedere una qualche prospettiva di questo elemento di zelo e di santa severità che sorga tra noi, per temperare e dare carattere a quella languida e insignificante benevolenza che erroneamente chiamiamo amore cristiano. Non ho speranza per il mio paese finché non lo vedo. Molte scuole di religione e di etica si trovano tra noi, e tutte professano di magnificare, in una forma o nell'altra, ciò che considerano il principio dell'amore; ma ciò che manca loro è un fermo mantenimento di quella caratteristica della natura divina, che, in accordo con la nostra infermità, è chiamata da San Giovanni e dai suoi fratelli l'ira di Dio. Considerando così solo "la bontà", e non "la severità di Dio", non c'è da meravigliarsi che si sciolgano i fianchi e diventino effeminati; non c'è da stupirsi che la loro nozione ideale di una Chiesa perfetta sia una Chiesa che lascia che ognuno vada per la sua strada, e nega ogni diritto di pronunciare un'opinione, tanto meno di infliggere una censura all'errore religioso. Ma coloro che pensano se stessi e gli altri a rischio di una maledizione eterna non osano essere così indulgenti. Qui, dunque, sta il nostro bisogno al giorno d'oggi, per questo dobbiamo pregare: che una riforma possa avvenire nello spirito e nella potenza di Elia. Solo allora potremo prosperare (sotto la benedizione e la grazia di Colui che è lo Spirito d'amore e di verità), quando il cuore di Paolo ci sarà concesso, per resistere anche a Pietro e Barnaba, se mai saranno sopraffatti da semplici sentimenti umani, per "non conoscere più nessuno secondo la carne", per allontanare da noi il figlio della sorella, o parente più prossimo, di abbandonare la loro vista, la loro speranza e il loro desiderio, quando Ebrei comanda, che suscita amici anche a chi è solo, se confidano in Lui, e ci darà "entro le sue mura un nome migliore di quello dei figli e delle figlie, un nome eterno che non sarà mai cancellato". (J. H. Newman.) Un brav'uomo: Ha...

(I.) Un buon credo. La verità divina è la base di tutta la vita santa e devota. Un uomo buono ha una visione giusta della Divinità, del metodo di salvezza, della vita presente e di quella che deve venire

(II.) Un buon cuore. Non è posseduto come naturale per se stesso. La dichiarazione riguardo al cuore umano è che è "ingannevole più di ogni altra cosa, e disperatamente malvagio". Chiediamo quindi che venga rinnovato. E, quindi, la promessa sotto entrambi i Testamenti è che Dio toglierà il cuore di pietra e darà il cuore di carne, cioè gli Ebrei 101 daranno nuove disposizioni; Gli ebrei 101 riscatteranno dai nostri affetti corrotti. Perciò si dice che siamo nati di nuovo, che abbiamo ricevuto lo Spirito Santo, di cui Barnaba era pieno

(III.) Una buona vita. La vita del cristiano è essenzialmente giusta. È governata dal timore di Dio; è mossa dall'amore verso se stesso; ed è dedicato alla gloria del Suo nome. (Il pulpito. Che cos'è un brav'uomo, e come lo diventa: - Tutte le parole che descrivono l'eccellenza morale tendono a deteriorarsi, proprio come il metallo lucido arrugginisce per l'esposizione e le monete diventano illeggibili per l'uso. Così avviene che ogni uomo decente, con un temperamento facile e un pizzico di franchezza viene battezzato con questo titolo "buono". La Bibbia è più carina. Cristo rimproverò un uomo per averlo chiamato buono, perché lo faceva per mera cortesia convenzionale. Ma qui abbiamo il quadro nella galleria delle Scritture, catalogato: "Ebrei era un uomo buono". Nota-

(I.) Il tipo di uomo che il giudice chiamerà buono

(1.) Barnaba era un levita di Cipro. Un ebreo che era venuto a contatto con gli stranieri a tal punto che molti pregiudizi gli furono scacciati. Sentiamo parlare per la prima volta di lui come di una parte dell'impeto dell'amore fraterno, in modo da comportare una vita successiva di lavoro manuale. Poi, quando i cristiani più anziani erano sospettosi di Saulo, Barnaba, con quella generosità che spesso vede più profondamente, fu il primo a gettare intorno a sé l'egide della protezione del suo riconoscimento. Allo stesso modo qui, quando il cristianesimo si sviluppò in una direzione sospetta, fu inviato Barnaba, ed essendo un "uomo buono" vide e si rallegrò della bontà negli altri. Le nuove condizioni lo portarono ad arruolare i servizi di Saulo, a impegnarsi con lui nel servizio missionario e poi, senza un mormorio, a permettere al suo collega più giovane di prendere il primo posto. Poi venne la lite in cui perse il suo amico, e non si sente più parlare di lui

(2.) Nota le lezioni

(1) Che la radice fittonante di ogni bontà è il riferimento a Dio e l'obbedienza a Lui. Non che nulla sia buono se fatto senza riferimento a Dio, ma l'azione più nobile compiuta senza questo riferimento manca di nobiltà

(2) Che la vera bontà è la soppressione di sé, una caratteristica di tutta la vita di Barnaba

(3) Che gli ulteriori tratti del carattere sono preminenti nella bontà cristiana. Tutte le virtù di quest'uomo erano del tipo mite e grazioso, che non fanno che una misera mostra di fronte ad alcuni degli splendori pacchiani che il mondo volgare chiama virtù. Un tordo o un merlo non è che una creatura sobriamente vestita a fianco dei paroquet, ma l'uno ha un canto e l'altro solo uno stridio. Quindi c'è conforto per noi gente comune. Potremmo essere piccole violette, se non possiamo ostentare gigli tigre

(4.) Che la vera bontà non esclude la possibilità di cadere. La Bibbia è franca nel parlarci delle imperfezioni dei migliori. Spesso le imperfezioni sono esagerazioni della bontà caratteristica. Non lasciare mai che la gentilezza cada via come gelatina mal fatta in un mucchio tremante, e non lasciare mai che la forza si raccolga in un atteggiamento ripugnante. Ma ricordate che solo uno poteva dire: "Chi di voi mi convince del peccato".

(II.) L'aiuto divino che rende buoni gli uomini

(1.) Questo Aiutante non è semplicemente un'influenza, ma una Persona, che non solo aiuta dall'esterno, ma entra in modo tale che tutta la sua natura è satura di Lui

(2.) Strano linguaggio, ma l'esperienza di ogni uomo che ha cercato di rendersi buono non mostra forse la sua necessità? Pensate a ciò che è necessario per renderci buoni: il rafforzamento della volontà che non possiamo sostenere a sufficienza con alcun tonico o sostegno che conosciamo; Considera la resistenza con cui dobbiamo far fronte alle nostre passioni, ai nostri gusti, alle nostre abitudini, alle nostre occupazioni, ai nostri amici, ecc. Per un momento hai preso il lupo per le orecchie, ma le tue mani ti faranno male a trattenerlo, e poi? Ah, avete bisogno di un Aiuto Divino, che dimori nei vostri cuori e rafforzi la vostra volontà verso ciò che è buono, e sopprima le vostre inclinazioni al male

(3.) La grande promessa del Vangelo è precisamente questa. La prima parola è: "Ti siano perdonati i tuoi peccati", la seconda: "Alzati e cammina". Il dono del perdono vuole essere introduttivo a ciò che Cristo chiama enfaticamente "il dono di Dio", la fonte dei flussi viventi della vita santa e delle nobili azioni. Gli ebrei che sono buoni devono sicuramente provare piacere nel vederci buoni, e devono essere in grado di trasformarci a Sua somiglianza

(4.) "Pieno dello Spirito Santo", come potrebbe esserlo un vaso fino all'orlo del vino d'oro. Questo ti descrive? Pieno! Una o due gocce gocciolanti sul fondo del barattolo: di chi è la colpa? Perché, con quel vento impetuoso che soffia a gonfiare le vele, dovremmo giacere in una bonaccia malata? Perché con quelle lingue di fuoco dovremmo rannicchiarci sulla cenere grigia? Perché con quella grande marea dovremmo essere come corsi d'acqua asciutti?

(III.) Come quel Divino Aiuto viene agli uomini". Pieno di. fede". 1. Non c'è bontà senza lo Spirito, non c'è Spirito senza la fede in Cristo. Se apri una fessura, l'acqua entrerà. Se confidi in Cristo, Ebrei ti darà la nuova vita del Suo Spirito

(2.) La misura in cui possediamo il potere che ci rende buoni dipende da noi stessi. "Spalanca la tua bocca e io la riempirò". Puoi avere tutto ciò che vuoi di Dio, e quanto poco vuoi. La misura della tua fede determinerà immediatamente la misura della tua bontà e del tuo possesso dello Spirito che fa il bene. Proprio come quando il profeta aumentò miracolosamente l'olio nell'orcio, la corrente scorreva finché portavano vasi, e si fermava quando non ce n'erano più; finché apriremo i nostri cuori per l'accoglienza, il dono non sarà negato, ma Dio non lo lascerà scorrere come acqua versata per terra. (A. Maclaren, D.D.Le simpatie morali di un brav'uomo: - È interessante distinguere i nomi storici della Chiesa e riconoscere le forme di grandezza che associamo ad essi. Come lo furono Pietro, Paolo e Giovanni nell'epoca apostolica, uomini distintamente pratici, intellettuali e spirituali, così è stato in ogni epoca da allora. La Chiesa ha avuto i suoi operai pratici, uomini pieni di serietà e di potenza spirituale: i suoi predicatori intrepidi e fervidi, i suoi Crisostomi, Fénelon, Whitefields, Baxter, Wesley; i suoi apologeti, i suoi uomini di ampie vedute intellettuali, i suoi insegnanti, i suoi controversisti, i suoi agostiniani, lutero, pascal, maggiordomi, calderoni. E ha avuto i suoi uomini contemplativi e spirituali, uomini pieni di bontà, di sollecitudine pratica, di carità che regnano trionfanti sulla scienza, sulle lingue e sulla profezia. Tali erano Bernard, Fénelon, Melantone, Fletcher di Madeley, Watts e Doddridge. In quest'ultima classe dovremmo assegnare un posto a Barnaba. Nota-

(I.) L'idea dell'evangelista di un "uomo buono". Evidentemente Ebrei significa più che che era semplicemente un uomo di buon carattere, e più che che era semplicemente un uomo virtuoso. Ebrei era buono nel senso in cui l'opera era buona; lui stesso un convertito, un uomo spirituale; buono nel senso di essere "pieno di Spirito Santo e di fede". Nel senso più alto e scritturale del termine, nessun uomo può essere buono se non è spirituale. La bontà di un uomo deve riguardare Dio così come l'uomo; obblighi spirituali e sociali. Il più morale ha imperativamente bisogno di conversione; che cos'è infatti la conversione se non il risveglio in un uomo del pensiero di Dio; la vivificazione in lui dell'amore di Dio; la produzione in lui di simpatia per Dio; la sua restaurazione a immagine di Dio; la generazione in lui di un sentimento di gratitudine pratica verso Dio, che lo spinge a fare tutto per piacere e glorificare Dio? Un uomo può essere molto virtuoso, eppure essere completamente senza Dio. Come tale è solo un brav'uomo a metà. La "fede" che viene attribuita a Barnaba era il suo riconoscimento e riferimento spirituale; egli "camminò per fede, non per visione"; visse sempre "Come agli occhi del Grande Padrone"; ha fatto tutte le cose con un riferimento spirituale e per un fine spirituale. Un uomo può predicare solo come crede, e predicherà in modo vivido o ottuso, docile, o seriamente, nella misura in cui crede

(II.) Fu in virtù di questa eminente bontà spirituale che egli si rallegrò dell'opera che vedeva in corso. Era contrario alle sue teorie nazionali e dispensazionali; Ha scioccato molti dei suoi pregiudizi; le sue istruzioni erano di scoraggiarla, se non di proibirla; Ma le simpatie spirituali del santo erano troppo forti per le nozioni del teologo, per le convenienze dell'ecclesiasta, per la dignità del commissario. Ebrei vede l'opera manifesta della grazia; e chi è lui per contraddirlo. Ebrei sta imparando che le nostre proprietà non sono sempre i metodi di Dio; che Dio spesso sceglie modi non canonizzati e agenti non consacrati per fare le cose più potenti. L'opera fa appello al cuore dell'uomo buono; tocca le sue simpatie spirituali. Ebrei vede i peccatori convertiti, anche se in modo irregolare; egli "vede la grazia di Dio, e si rallegra". E noi, se fossimo uomini di cuori più santi, di più forti simpatie spirituali, dovremmo avere così tante difficoltà con le nostre teorie e convenienze ecclesiastiche? Se la nostra pietà fosse più fervente, apprezzeremmo più vividamente la preziosità delle anime degli uomini e l'ineffabile benedizione della loro salvezza; e nella nostra gioia per il fatto che a malapena ci importerebbe di chiedere chi l'abbia fatto. Dovunque abbiamo visto un'opera spirituale compiuta, lì dovremmo riconoscere l'operatore di Dio e rallegrarci della conversione spirituale da parte di chiunque sia stata effettuata. Se siamo buoni come lo era buono Barnaba, ci rallegreremo della sua gioia ogni volta che vedremo ciò che vide

(III.) La bontà spirituale che portò Barnaba a rallegrarsi del bene che era già stato fatto, lo portò anche a cooperare con esso; e così "molte persone si unirono al Signore". Gli Ebrei trovarono un'opera di conversione in corso; e invece di accontentarsi di semplici lodi, si dedicò di cuore a cooperare con questi uomini irregolari e con il loro lavoro irregolare. Gli ebrei avevano energie da contribuire, un'influenza da esercitare. Chi era lui per stare in disparte quando Dio stesso stava operando? Se è nostro operare, per la sola possibilità che Dio operi con noi, certamente non possiamo senza colpa trattenere il nostro sforzo quando Ebrei sta palpabilmente operando. Chi, se non gli Ebrei, può risvegliare le sollecitudini per la salvezza, e dal peccatore far evolvere un santo? E quando questi risultati si vedono, non dobbiamo avere dubbi su chi sia il loro lavoro. E con zelo e fervore dovremmo lottare per l'onore di lavorare con Lui. Tutti gli uomini buoni fanno questo. Si allontaneranno dalle tue contese di dottrine e di modi; ma dimostra la tua devozione con la tua realizzazione spirituale, e allora, proprio in proporzione alla loro bontà, verranno ad aiutarti

(IV.) La bontà di Barnaba fu la causa del suo successo. E così sarà sempre. Gli uomini non sono convertiti dalle dimostrazioni del vangelo, ma dalle sue ispirazioni. Gli uomini non sono mai ragionati nella vita spirituale; sono vivificati in esso. Dobbiamo essere noi stessi ciò che cerchiamo di fare per gli altri. Non possiamo elevarli al di sopra del nostro livello. Non sono fedele a Cristo solo perché predico in modo eloquente e urgente il Suo vangelo; Ebrei mi chiede di essere ciò che predico: la Sua "epistola vivente, conosciuta e letta da tutti gli uomini". L'apprendimento può essere desiderabile, l'eloquenza necessaria; Ma la pietà è essenziale: è la base e la forza di ogni lavoro spirituale. (H. Allon, D.D.) Caratteristiche dell'uomo buono: - Un brav'uomo è...

(I.) Un uomo convertito. "In me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene"". Non c'è nessuno che faccia il bene, no, nemmeno uno". Queste affermazioni non sono in contraddizione con il fatto che c'è una coscienza naturale nell'uomo e che ci sono sentimenti amabili che spingono ad azioni nobili e generose; né si può negare che, oltre alla potenza della grazia divina, c'è spesso una sorprendente superiorità di un uomo sull'altro. Ma le qualità degli uomini non convertiti sono ben lontane dalla bontà; anzi, servono a mostrare più fortemente la malvagità del cuore umano, che resiste ai dettami della coscienza naturale e agli ammonimenti della Parola di Dio. Dobbiamo, quindi, essere "trasformati, mediante il rinnovamento della nostra mente, affinché possiamo provare qual è la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio". Gli occhi della nostra comprensione devono essere illuminati, i nostri affetti devono essere rivolti supremamente a Dio. Dobbiamo essere morti al peccato, per poter vivere per la giustizia. Fino ad allora, il peccato deve avere il dominio su di noi

(II.) Un uomo che crede in Cristo e fa professione aperta e ferma della sua fede. L'infedeltà è ovviamente incompatibile con la vera bontà; perché è il rifiuto volontario e deliberato della verità. Ma l'incredulità, nel senso del rifiuto di un peccatore di accettare Cristo come suo Salvatore, è ugualmente incompatibile. Come potrebbe essere altrimenti? Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio. Un Salvatore è stato provveduto e, nelle ricchezze della beneficenza divina, è stato offerto gratuitamente agli uomini. C'è forse qualcosa di buono nel cuore che rimane indifferente di fronte a un amore come questo? C'è forse qualcosa di diverso dallo spirito di empia ribellione nel petto di quell'uomo che rifiuta di adempiere al primo dovere di un peccatore che perisce? No, una vita di santa obbedienza deve avere il suo inizio nella sottomissione alla giustizia di Cristo come unico motivo di accettazione. E questa fede dobbiamo professarla apertamente e con fermezza. Credendo con il cuore per la giustizia, con la bocca dobbiamo confessarci per la salvezza. Questa è una delle prove della sincerità della nostra fede, la prova per noi stessi, e per il mondo che ci circonda, che la nostra fede è una fede vera e salvifica, e non semplicemente la fredda credenza speculativa della dottrina di Cristo

(III.) Un uomo di pietà e devozione. Chi può negare che uno dei primi doveri dell'uomo sia quello di amare Dio e di cercare di piacergli? Ebrei è il Geova perfettissimo, la fonte del nostro essere e la fonte di tutta la nostra felicità; uno che abbiamo il più forte obbligo di amare, temere e servire. Se è nostro dovere amare e onorare i nostri simili, molto di più è nostro dovere amare e onorare Dio. Ciò apparirà ancora più evidente se consideriamo che dove non c'è pietà, le disposizioni opposte devono avere il sopravvento nella nostra anima. Se non amiamo Dio, dobbiamo essere in inimicizia con Lui (Matteo 6:24 ; Giacomo 4:4)

(IV.) Un uomo di beneficenza attiva e illuminata. Il secondo comandamento della legge è essenziale per la vera bontà quanto il primo. L'amore per gli uomini non manca mai di fluire dall'amore per Dio. L'amore è l'adempimento della legge; completa il carattere di un vero cristiano. Nessun dono o dote, per quanto eccellente, può compensare la mancanza dell'amore cristiano. Ma ogni beneficenza non è bontà. C'è la beneficenza degli impulsi improvvisi; la beneficenza che ha bisogno di essere risvegliata da rappresentazioni toccanti; la beneficenza del fariseo, che fa l'elemosina davanti agli uomini per essere visto da loro; beneficenza estorta costretta dall'esempio degli altri, la beneficenza della moda o del costume, non di un principio religioso o anche morale. La vera bontà o beneficenza è diversa da tutte queste. Ha le sue radici in un cuore rinnovato. È costante e uniforme, un'abitudine, non un'azione, un flusso che scorre incessantemente, non l'effervescenza di un sentimento momentaneo. Un uomo buono ama i suoi simili, e poiché li ama è sinceramente desideroso di promuovere il loro vero benessere. La sua "mente liberale escogita cose liberali".

(V.) Un uomo che si sforza di regolare tutto il suo temperamento e la sua condotta secondo le massime e i precetti del vangelo di Cristo. Ebrei riconosce la legge di Dio come l'unica regola della sua vita e della sua condotta. La legge non è resa nulla, è stabilita dalla fede. Gli altri uomini sono governati dai principi del mondo, principi spesso decisamente in contrasto con la legge di Dio e con la moralità del Vangelo. Un brav'uomo rifiuta fermamente di sottomettersi alla loro autorità

(VI.) Un uomo che desidera ardentemente l'avanzamento della gloria divina e l'instaurazione del Suo regno. "Nessuno di noi vive per se stesso, e nessuno muore per se stesso", ecc. Questo desiderio non si limita ai doveri della preghiera e della lode. L'uomo buono è mosso da una santa sollecitudine affinché ogni parte della sua condotta possa essere così interamente in accordo con la legge di Cristo, da frenare e frenare la malvagità degli empi, e da rafforzare e incoraggiare i cuori dei veri credenti nella diligente ricerca e pratica della vera santità. (P. McFarlan, D.D.La bontà, come illustrato nel personaggio di Barnaba: Marco

(I.) L'uomo buono come raffigurato dal mondo

(1.) C'è l'uomo decente e ordinato. Ebrei è così regolare nella sua partecipazione alle ordinanze della Chiesa, così decoroso in tutti i suoi procedimenti, che se ti arrischi a chiedere se, mentre porta la forma della pietà, ne manifesta anche la potenza, sei denigrato come poco caritatevole, e non sarai mai soddisfatto. "Che cos'è la bontà, se un uomo come questo non è buono?" 2. Poi viene l'uomo liberale, di cuore aperto e benevolo. Se si esamina se la sua liberalità non può essere una profusione sconsiderata, se la sua benevolenza non può essere un semplice sentimento naturale, se altre parti della sua condotta sostengono o contraddicono la supposizione della sua bontà, ci si imbatte in dichiarazioni che un uomo migliore non è mai esistito; e sono messi a tacere con il testo perverso, che "la carità copre una moltitudine di peccati". 3. Poi viene l'uomo industrioso e frugale, così lodevolmente diligente nei suoi affari, così attento a provvedere alla sua famiglia! Se insinui il dubbio che le sue fatiche esemplifichino una disposizione che vada oltre la cupidigia o la mera prudenza mondana, sei trattato come un uomo determinato a trovare da ridire, come uno che né la generosità né la frugalità possono piacere

(4.) La persona successiva è l'uomo cauto. Il suo obiettivo è quello di non offendere mai. Ebrei dice cose civili di ogni persona; ma non così civile da parte di una persona da eccitare la gelosia di un'altra. Ebrei non si lega a nessun partito; ma si sforza di indurre tutti a considerarlo come ben incline alla loro causa, eppure, mentre la sua condotta è un tessuto di insincerità che serve al tempo, gli è generalmente concesso di essere "un ottimo tipo di uomo". 5. Un altro è l'uomo facile e di buon umore. Ebrei è così piacevole, così innocuo, così vicino! Ogni persona che incontra sembra felice di vederla. È così che, forse senza possedere una sola qualità morale stimabile, ottiene in lungo e in largo la denominazione di un uomo eccellente come mai è nato

(6.) L'ultimo personaggio è l'"uomo d'onore", che pratica diligentemente tutto ciò che è degno di lode, ed evita tutto ciò che è disdicevole, nella classe della società in cui si muove. Chiedetegli perché evita una particolare pratica. Risponde: "Perché è peccaminoso?" L'espressione è estranea alle sue labbra. Ebrei risponde: "Perché è meschino, basso, degradante, sconveniente per un gentiluomo". Perché segue una determinata linea di condotta? Perché è accettevole a Dio? Ebrei non pensa a un tale standard. Ebrei lo persegue perché ha il marchio della stima alla moda. Privo forse di un granello di vera religione, quest'uomo è considerato da moltitudini come un modello di perfezione!

(II.) L'uomo buono come viene versato nella Scrittura. Barnaba

1.) Era pieno dello Spirito Santo. Le parole lo descrivono come santificato dalla grazia divina, come non più del mondo, proprio come Cristo non era del mondo, e come ricolmo dei frutti dello Spirito, di ogni giustizia e pietà, di sante vedute, principi, temperamenti, desideri, propositi, "che sono per mezzo di Gesù Cristo alla gloria e alla lode di Dio". 2. Barnaba era pieno di fede. La sua fede era sincera, cordiale, calorosa, energica, produttiva. Non era un assenso freddo e nudo alla verità storica delle azioni di Cristo, come egli avrebbe potuto cedere a un vero racconto di Ponzio Pilato o di Giuda. Non era una sterile speculazione che dimorava nella sua testa come una porzione di conoscenza astratta, come un curioso principio in meccanica, o un teorema sottile in astronomia. Era la fede in un Salvatore. Su quel Salvatore, al quale doveva tutto, dipendeva per tutti. A quel Salvatore egli guardava con sicurezza per avere forza e guida. Gli ebrei sapevano in chi confidava. Le sue opere erano i frutti della fede, e la sua fede si manifestava attraverso le sue opere

(3.) "Quando venne, e vide la grazia di Dio, si rallegrò." Gli ebrei si sarebbero rallegrati se non avesse visto altro che la tranquillità e il conforto esteriore dei suoi conservi cristiani. Ma la delizia che inghiottì tutti gli altri motivi di gioia fu quella di vedere la crescente istituzione della Chiesa di Cristo; vedere i peccatori che si convertono con orrore dalle loro iniquità e glorificano il Signore loro Redentore con novità di vita

(4.) "Esortò tutti coloro che con intenzione di cuore si unissero al Signore". La gioia di Barnaba non si esauriva in oziosa contemplazione. Il suo amore per Cristo lo costrinse a lavorare per Cristo. Il suo amore per l'uomo lo spinse ad aiutarlo. Quanti sofferenti hanno sperimentato in precedenza (Versetti CAPITOLO IV, 36, 37) dalla sua compassione le comodità del cibo e del vestiario! Ebrei andò in giro come ministro per l'umanità di quelle benedizioni che conferiscono esclusivamente una consolazione completa e duratura. (T. Gisborne, M.A.)

CAPITOLO 25, 26. Allora Barnaba partì per Tarso in cerca di Saulo.Saul fu portato ad Antiochia; il talento sepolto fu chiamato al suo campo di lavoro appropriato: - Come Saul fosse stato impiegato per tutto questo tempo (ix. 30) non abbiamo mezzi per accertarlo. Non possiamo dubitare che egli avrebbe portato le affermazioni del cristianesimo davanti ai filosofi e sollecitato le prove che Gesù era il Messia nella sinagoga; né possiamo dubitare che le sue fatiche avrebbero avuto in qualche misura successo. Il lavoro ad Antiochia richiedeva uno come Saulo, e nella nostra epoca un dispaccio telegrafico lo avrebbe convocato; ma poi Barnaba dovette andare a cercarlo. Avviso-

(I.) L'emergenza che si era verificata allora nella Chiesa. Osserva che

1.) Le idee dei cristiani fino a quel momento erano state limitate. Fu un processo lento attraverso il quale l'attenzione degli apostoli fu diretta alle regioni al di fuori della Palestina, e anche allora i loro pensieri furono rivolti agli Ebrei

(2.) Gli eventi di Antiochia non potevano essere confusi con questo punto. Il vangelo era stato predicato lì ai pagani con grande potenza e successo

(3.) Il nome cristiano fu conferito e adottato proprio mentre questa visione allargata della natura della loro religione stava diventando la visione comune della Chiesa

(II.) L'ampio campo, su cui i talenti di Saul, ora evocati dall'oscurità, potevano agire

(1.) Antiochia stessa. Questa capitale siriana, per la sua ricchezza, il suo commercio, la sua accessibilità, la sua comunicazione con le altre parti del mondo, il suo numero, è stata uno dei centri di influenza più importanti; e possiamo facilmente capire, quindi, perché fu chiamato dalla Provvidenza a lavorare lì

(2.) Il mondo stesso sarebbe stato suggerito come un campo per il quale Saul era particolarmente qualificato e che, nella sua chiamata, era stato designato ad occupare. La nuova idea non poteva essere limitata nelle sue operazioni ad Antiochia, perché i principi che rendevano appropriato predicare il Vangelo lì, rendevano appropriato predicarlo ovunque. Gli eventi che si stavano verificando non potevano fare a meno di suggerire a una mente come quella di Saul il fatto che il mondo intero doveva essere visitato da simili influenze dello Spirito di Dio

(III.) Le disposizioni per chiamare il talento a realizzare i propositi divini

(1.) Il talento si trova in una di queste forme

(1) In preparazione per il futuro

(2) Nell'oscurità

(3) Impiegato in uno scopo corrispondente al design per il quale è stato creato

(4) Pervertito e abusato. Queste forme possono esistere separatamente o due di esse possono essere combinate. Così il talento nella preparazione, e ancora nell'oscurità, può essere combinato, perché potrebbe non essersi ancora presentata l'occasione per chiamarlo fuori. Non abbiamo motivo di dubitare che mentre Saul era in Arabia e a Tarso si stesse preparando per la sua grande opera

(2.) C'è talento creato in ogni epoca del mondo, per tutti gli scopi di quell'epoca. Non è sviluppato dal passato; né è la produzione delle mere leggi della natura o dell'ereditarietà; È tanto una nuova creazione quanto lo sarebbe l'introduzione di un nuovo mondo. Non c'era nulla a Stratford-on-Avon che potesse produrre Shakespeare; né nulla in suo padre di cui "Lear", "Amleto" e "Otello" potrebbero essere lo sviluppo. La mente di Shakespeare era davvero un atto di creazione come la creazione di un mondo. Così con Johnson, Milton, Michael Angelo. Queste menti erano fatte di tale capacità, potenza e adattabilità a un fine particolare, come Dio voleva; e furono portati sulla terra nel, quando e come gli Ebrei videro meglio. C'è una differenza tra le disposizioni divine per i bisogni fisici del mondo e per i suoi bisogni mentali e morali. Nel primo caso, molto prima che l'uomo fosse sulla terra, Dio aveva creato tutto ciò di cui la razza avrebbe avuto bisogno in tutta la sua storia. Attenzione, al contrario, Ebrei porta sulla terra come è voluto. In ogni periodo c'è una classe di menti necessarie per portare avanti il mondo nel suo corso ordinario, nel lavorare i campi già coltivati. Come, tuttavia, i progressi più marcati del mondo non sono per un'ascesa costante, ma piuttosto per saltum, così (quando arriva il momento di una tale nuova elevazione) Dio crea la mente o le menti adatte all'occasione. Così un grande legislatore, poeta, pittore, soldato, filosofo. Uomini come Mosè, Cesare, ecc., gettano le basi per nuove epoche, e tali "epoche" costituiscono realmente la storia del progresso del mondo

(3.) In base a questa disposizione si può nascondere molto talento; Molti possono essere in uno stato di preparazione quasi inconscia. Quanto poco Washington, in mezzo alle quiete di Mount Vernon, quanto poco Oliver Cromwell, nella sua fattoria, sognava la grande parte che ciascuno di loro avrebbe avuto nella storia del mondo! Arrivò l'emergenza. C'era abbastanza da fare per quei grandi uomini, e Dio li aveva dotati di talento sufficiente per fare tutto ciò che era necessario realizzare nella loro epoca

(4.) Le emergenze sorgono per far emergere il talento che Dio ha conferito. Quando la libertà è in pericolo, quando le riforme devono essere attuate, quando il mondo deve essere preparato per qualche nuovo e significativo progresso, allora il talento, prima che fosse nascosto, viene portato avanti per fare il suo lavoro. Tale - in grado più eminente di qualsiasi altra cosa - fu il periodo in cui, dopo una così lunga preparazione, e in cui "venne la pienezza del tempo", il Figlio di Dio fu chiamato dalla Sua oscurità nell'oscura Galilea. Tale anche - subordinata a questo scopo superiore, ma ancora così marcata nel suo carattere da costituire una nuova epoca nella storia del mondo - fu la chiamata di Saul a recitare la sua parte nel grande teatro delle vicende umane. (A. Barnes, D.D.I discepoli furono chiamati cristiani per la prima volta ad Antiochia.- Come il mondo chiamava la Chiesa, e come la Chiesa chiama se stessa: - Le nazioni e i partiti spesso si chiamano con un nome, e sono conosciuti dal mondo con un altro. Questi nomi esterni sono generalmente dati con disprezzo; eppure a volte colpiscono proprio il centro, e così a poco a poco vengono adottati come un onore. Così è stato con il nome "cristiano". Non è mai usato nel Nuovo Testamento dai cristiani riguardo a se stessi. Ricorre qui nell'esclamazione semi-sprezzante di Agrippa, e in 1Pietro 4:16. Considera-

(I.) Questo nome dato dal mondo alla Chiesa, che la Chiesa ha adottato. l. Osserva le circostanze in cui è stato dato. Un pugno di Giudei di Gerusalemme era sceso ad Antiochia, e lì predicarono il vangelo ai pagani, e il loro successo ha come coronamento l'attestazione che costrinse i sarcastici Antiocheni a trovare un nuovo nome per questa nuova cosa; per scoprire una nuova etichetta per le nuove bottiglie in cui veniva messo il nuovo vino. Chiaramente il nome si vede

(1) Che la Chiesa stava cominciando ad attirare l'attenzione degli estranei

(2) Che c'era un elemento nuovo nella Chiesa. I primi discepoli erano stati tutti ebrei. Ma qui c'è qualcosa che non potrebbe essere chiamato né ebreo né greco, perché abbraccia entrambi. Il nuovo nome è la prima testimonianza del carattere cosmopolita della Chiesa primitiva

(3) Che anche questi osservatori superficiali avevano afferrato la giusta nozione di ciò che legava insieme queste persone. Li chiamavano "cristiani"-uomini di Cristo, seguaci di Cristo. Se li avessero chiamati "Gesuiti", ciò avrebbe significato i seguaci del semplice uomo; ma non è Gesù l'Uomo, ma Gesù Cristo, l'Uomo con il Suo ufficio, che fa il centro e il legame della Chiesa cristiana

(2.) Lezioni semplici giacciono in superficie

(1) La Chiesa dovrebbe attirare a sé l'attenzione del mondo non con la pubblicità, l'ostentazione e le singolarità. Se siete cristiani vivi, sarà abbastanza chiaro agli estranei. Che diremo del lievito che non lievita o della luce che non risplende? I nomi del mondo sono sufficienti per descriverti, o hai bisogno che ne venga coniato un altro per te? La Chiesa che non provoca l'attenzione degli estranei non è la Chiesa come Cristo voleva che fosse

(2) La chiara impressione che la nostra condotta fa è che apparteniamo a Cristo. L'occhio di un estraneo può non essere in grado di penetrare il segreto del profondo e dolce legame che ci unisce a Gesù, ma non ci dovrebbe essere alcuna possibilità che Egli lo trascuri

il fatto che noi siamo Suoi. Gli Ebrei dovrebbero essere manifestamente il centro, la guida, l'impulso, il modello, la forza e la ricompensa di tutta la nostra vita. Pensi che, senza le tue parole, se tu, vivendo come vivi, fossi messo in mezzo a Pechino, l'ingegno della metropoli cinese dovrebbe inventarsi un nome per te; e, se così fosse, il nome che verrebbe naturalmente sulle loro labbra sarebbe "Cristiani", "uomini di Cristo". Se non lo fai, c'è qualcosa che non va

(3) È una cosa molto triste quando le nozioni inadeguate del mondo su ciò che rende un seguace di Gesù Cristo vengono accettate dalla Chiesa. Il nome "cristiano" si diffuse in tutta la cristianità nel corso di un secolo e mezzo, in gran parte perché era un nome convenientemente vago. Molti uomini sono ben disposti a dire: "Sono cristiano", ma esiterebbero a lungo prima di dire: "Sono credente"; "un discepolo".

(II.) Accanto a questo nome esterno, vago, generale, i nomi più specifici e interiori, con i quali i seguaci di Cristo si riconobbero all'inizio

(1.) "Discepoli", il nome impiegato quasi esclusivamente durante il periodo della vita di Cristo sulla terra, indica Cristo come il Maestro, e i Suoi seguaci i Suoi studiosi, che impararono ai Suoi piedi. Ora, questo è sempre vero. Ebrei 101 insegna ancora con il racconto della Sua vita e con l'influenza vivente di quello Spirito che Ebrei manda per guidarci in tutta la verità. Ma quel nome non basta, e così, dopo che gli Ebrei furono passati dalla terra, uscì inconsciamente e gradualmente dalle labbra dei discepoli, poiché sentivano un legame più profondo che li univa a Colui che non era solo il Maestro della Verità, che era Lui stesso, ma era il loro sacrificio e Avvocato presso il Padre. E per tutti coloro che sostengono la concezione essenzialmente imperfetta di Gesù Cristo come principalmente un Maestro, sia con le parole che con il modello, è degno di considerazione che il nome di discepolo fu rapidamente sentito come inadeguato a rappresentare il legame che univa gli uomini a Cristo

(2.) Insegnanti e studiosi si spostano in una regione che, sebbene sia importante, non è quella centrale. E la parola di cui c'era bisogno ci eleva in un'atmosfera più elevata. Credenti, coloro che si sottomettono non solo intellettualmente ai dettami del Maestro, ma vivono la fiducia nel Redentore. Crediamo in una verità, ci fidiamo di una Persona; e che la fiducia è l'unica cosa che lega gli uomini a Dio, e l'unica cosa che ci rende uomini di Cristo. A parte questo, possiamo essere molto vicini a Lui, ma non siamo uniti a Lui. Per mezzo di esso, e solo per mezzo di esso, l'unione è completata, e la Sua potenza e grazia fluiscono nei nostri spiriti

(3.) Il nome "santi" ha sofferto forse più di ogni altro per mano sia del mondo che della Chiesa. Da quest'ultimo è stato ristretto ai morti, e ulteriormente ristretto a coloro che eccellono, secondo il fantastico e ascetico standard del cristianesimo medievale. E' stato usato dal mondo con un'amara enfasi per indicare un pretendente ad essere migliore di altre persone, le cui azioni contraddicono la sua affermazione. Ma il nome appartiene a tutti i seguaci di Cristo. Non ha alcuna pretesa di purezza speciale, perché l'idea centrale della parola "santo" non è la purezza, ma la separazione. L'idea del Nuovo Testamento di santo ha in sé questi elementi: la consacrazione, la consacrazione che si basa sulla fede in Cristo e la consacrazione che porta alla separazione dal mondo e dal suo peccato. E questa deve essere l'esperienza di ogni vero cristiano. Tutto il popolo di Cristo è santo, non perché è puro, ma perché è stato dato a Lui, in unione con il quale solo le potenze purificatrici fluiranno nella loro vita e li rivestiranno della "giustizia dei santi". 4. Fratelli: un nome molto maltrattato sia dalla mancanza di sincerità della Chiesa, sia dal sarcasmo del mondo. Un appellativo irreale che non ha significato nulla, tanto che il mondo ha detto che i nostri "fratelli" significavano molto meno dei loro "fratelli". Ma la cosa principale di questo nome non è la relazione dei fratelli tra loro, ma la loro comune relazione con il loro Padre. Man mano che la società diventa più complicata, man mano che i cristiani diventano diversi l'uno dall'altro nell'educazione e nella posizione sociale, diventa sempre più difficile sentire che due persone cristiane, per quanto diverse l'una dall'altra, siano più vicine l'una all'altra nelle radici stesse della loro natura, di un cristiano e di un non cristiano, per quanto simili l'uno all'altro. È difficile sentirlo, ma nonostante tutto è un dato di fatto. E ora desidero chiedervi se vi sentite più a vostro agio con persone che amano Cristo, o se vi piace di più stare con persone che non lo amano. I doveri della vostra posizione, naturalmente, obbligano ciascuno di voi a stare molto in mezzo a persone che non condividono la vostra fede; ma per i cristiani scegliere amici di cuore, tra coloro che non hanno simpatia per il loro amore per Gesù Cristo, non dice molto sulla profondità e la realtà della loro religione. Un uomo si riconosce dalla compagnia che frequenta, e se senti profondamente il legame che ti unisce a Cristo, e vivi veramente vicino a Lui, sarai vicino ai tuoi fratelli. (A. Maclaren, D.D.Il nome "cristiano":

(I.) Quando è stato somministrato

(1.) Solo dodici anni, a quanto pare, di vita più intensa, persecuzione, crescita, i cristiani ricevettero un nome permanente, che serve a mostrarci che Dio si prende cura delle cose, non dei nomi. Dio fa le cose, l'uomo dà i nomi; eppure quante polemiche riguardano solo i nomi

(2.) Non prima che i discepoli fossero diventati noti tra i Gentili. Gli ebrei non ci avrebbero mai dato questo santo nome

(II.) Dove. Ad Antiochia. Che era

1.) Bellissimo. Situato sull'Oronte, dove sfonda tra il Libano e il Tauro, il paesaggio è magnifico, splendidamente adornato e circondato da boschetti e giardini

(2.) Ricco. La capitale della Siria e la terza città del mondo; centro di traffico tra est e ovest

(3.) Amante del piacere. Il luogo d'incontro tra il vivace greco e l'autoindulgente orientale, con tutti gli incentivi e i vantaggi per il divertimento

(4.) Malvagio. Antiochia era eccezionalmente depravata. Roma era terribilmente cattiva; ma quando lo scrittore satirico volle dire che Roma era diventata dieci volte più corrotta, scrisse che l'Oronte si era svuotato nel Tevere

(5.) Pagano. Qui c'erano i famigerati boschetti di Dafne, dove Apollo era adorato con ogni magnificenza e vizio

(III.) Perché. Questo non è così certo; ma possiamo tranquillamente dire che avvenne così: gli Antiocheni notarono alcuni tra loro che differivano dagli altri. Guardavano con sobria ammirazione la bellezza del luogo; A loro importava poco delle sue ricchezze e dei suoi affari: erano industriosi, non usavano inganno, abbandonavano del tutto molti mestieri e non si addoloravano molto se perdevano il loro denaro; Evitavano i suoi divertimenti e, in quanto ai peccati del luogo, li evitavano e li rimproveravano. Allora i pagani si meravigliarono e dissero: «Chi vi ha insegnato questo? Chi ti ha dato questa nuova visione della bellezza, della ricchezza, del piacere e del peccato (come lo chiami tu) di Antiochia? Chi ti ha proibito di adorare i nostri dèi?" A questo la risposta era sempre: "Cristo ci ha detto che il mondo e la sua bellezza passano; ma Ebrei 101 ha parlato di un nuovo cielo e di una nuova terra molto migliori. Ebrei 101 ha insegnato a pensare poco alle ricchezze del mondo, perché Ebrei 101 ha dato un tesoro in cielo. Ebrei 101 ha insegnato a cercare piaceri più alti e a guardarci dai tuoi, per timore che ci conducano al peccato e alla morte. Ebrei 101 ha insegnato soprattutto a conoscere e odiare il peccato, e a non dare ai vostri dèi ciò che gli è dovuto". Così", direbbero gli Antiocheni, "questo è il tuo Dio". Sì", rispondevano, "noi siamo Suoi e non possiamo avere l'interesse assorbente che voi avete per la bellezza, la ricchezza, il piacere, il peccato e l'idolatria di Antiochia". Alcuni tra i pagani avrebbero creduto, gli altri li avrebbero derisi e chiamati "cristiani". (R. Winterbotham, M.A.) Il nome cristiano:

1.) Atti a prima vista potrebbe sembrare un'informazione come quella che si incontra in un'antica cronaca, o in Note e Domande, e probabilmente aveva lo scopo di correggere l'idea che i discepoli furono chiamati per la prima volta cristiani a Gerusalemme. Ma qui abbiamo molto di più di questo

(2.) Il nome di un uomo o di una società non è come un'etichetta, che può essere staccata da un mobile senza vita; È un fattore di cui si deve tener conto, nel bene o nel male. Gli uomini hanno portato nomi che hanno sentito come uno stigma, una causa attiva di scoraggiamento e fallimento. Gli uomini hanno anche ereditato nomi che si sono elevati in una comunione con un passato di grande impegno. E, nella religione, i nomi hanno un potente potere di plasmare il pensiero e la simpatia. Questo vale per il più grande dei nomi: i cristiani

(I.) Come mai i discepoli avevano questo nome? 1. Esso si manifesta insieme al primo tentativo di predicare il vangelo al mondo pagano. Gli ebrei non l'avrebbero data. Credevano in un Cristo che veniva, ma rifiutavano il vero Cristo. Ma la Sua apparizione era un'idea del tutto nuova e originale per i pagani, e la costante ripetizione del Suo nome avrebbe suggerito ai Greci acuti di chiamare i discepoli cristiani

(2.) È probabile che il nome fosse un soprannome, inteso a suggerire che coloro che non potevano fare altro che parlare del loro Cristo erano un insieme di fanatici da deridere fino a farli sparire. Il caso era parallelo al sentimento riguardo a Cristo crocifisso a Corinto

(II.) C'erano altri nomi con cui i discepoli erano conosciuti

(1.) Prima: Fratelli, Discepoli, Eletti, Santi, Fedeli

(2.) Dopo: gnostici, uomini che avevano una conoscenza delle cose divine: Teofori, Cristoperi (portatori di Dio, portatori di Cristo), nazareni, e a Roma specialmente, impostori, maghi, galilei, sofisti, atei, Sarmentitii, uomini disperati, che erano indifferenti alla morte; Parabolani, uomini che vivevano solo per morire, Biathanati, uomini le cui vesti odoravano di fascina, ecc

(3.) Poiché: cattolico, un nome di potere dominante, ma questo descrive una qualità, cristiana, la sostanza della vera religione; l'uno lo vede in relazione all'umanità, l'altro alla sua fonte e al suo autore; I cattolici potrebbero essere dissociati da Cristo, i cristiani mai

(III.) L'importanza e la gloria del nome cristiano. Gli apostoli lo apprezzavano molto: Giacomo lo chiama "quel nome degno"; San Pietro, un nome per il quale è una gloria soffrire. È una grande distinzione

1.) Essere uno studente nell'unica grande scuola della verità. Questo è il minimo che il nome possa significare, proprio come coloro che seguirono Platone furono chiamati platonici

(2.) Essere al servizio di un comandante come Cristo. Conosciamo il sentimento che si prova nel nostro esercito all'essere nei migliori reggimenti; essere nel reggimento guidato da Gesù Cristo attraverso i secoli, dovrebbe soddisfare un'ambizione più nobile

(3.) Essere dotati di una nuova natura: quella di Cristo Signore. Di fronte a ciò, quanto è povera la nascita "nobile"! Un cristiano è un membro dell'aristocrazia del cielo

(IV.) La responsabilità dei portatori di questo grande nome

(1.) È un appello all'unità

(1) Poiché distingue i discepoli dagli altri, è stato stigmatizzato come un segno di divisione. L'essere umano, si sostiene, rappresenterebbe un legame di fratellanza più adeguato. Ma lo scopo del cristianesimo è quello di rendere l'uno sinonimo dell'altro, e il nome è una promessa che un giorno lo farà

(2) Questo nome è portato da milioni di adoratori cristiani che sono ampiamente divisi gli uni dagli altri. Ma il nome implica in mezzo a tutte le loro divisioni la sostanziale lealtà di tutti a Cristo

(2.) È una chiamata alla santità. "Chiunque nomina il nome di Cristo si allontani dall'iniquità". Applicazione: Ricordiamoci questo nome

(1) Al mattino

(2) Atti notte

(3) Nell'ora della morte. (Canone Liddon.Possiamo considerare questo nome in vari punti di vista; come un nome di distinzione dal resto del mondo, che non conosce Cristo, o lo rifiuta; come un nome patronimico, che indica il Fondatore della Chiesa Cristiana; come un distintivo della nostra relazione con Cristo come Suoi servitori, Suoi figli, Sua sposa; come un indizio della nostra unzione per mezzo dello Spirito Santo; come Cristo è stato unto dallo Spirito Santo, o al di sopra di ogni misura, come un nome di appropriazione, che significa che siamo proprietà di Cristo e del Suo popolo particolare. Ma il mio attuale disegno mi costringe a considerare il nome cristiano...

(I.) Come nome cattolico, destinato a seppellire tutte le denominazioni di partito

(1.) Il nome Gentile era odioso agli Ebrei, e il nome Ebreo ai Gentili. Il nome Christian inghiotte entrambi in un appellativo comune e piacevole. Ebrei che hanno abbattuto il muro di separazione, hanno tolto i nomi di partizione e hanno unito tutti i Suoi seguaci nel Suo nome (Colossesi 3:11 ; Galati 3:28 ; Zaccaria 14:9)

(2.) È solo un dovuto onore a Cristo, il fondatore del cristianesimo, che tutti coloro che professano la sua religione portino il suo nome; e fanno un complimento stravagante ai suoi ministri quando prendono da loro la loro denominazione. Se questo umorismo avesse prevalso nella Chiesa primitiva, ci sarebbero stati i Pauliti da Paolo, i Peteriti da Pietro, i Johniti da Giovanni, i Barnabiti da Barnaba, ecc. Paolo si preoccupò di schiacciare le prime risveglie di questo spirito di festa a Corinto (1Corinzi 1:12-15). Ma, ahimè! Quanto poco è stato considerato questo ragionamento convincente dell'Apostolo. Per non prendere in considerazione i Gesuiti, i Gianseniti, i Domenicani, i Francescani, ecc., nella Chiesa papale, dove, avendo corrotto la cosa, agiscono molto coerentemente per mettere da parte il nome, quali nomi di partito sono stati adottati dalle Chiese protestanti, la cui religione è sostanzialmente la stessa. Essere cristiano oggi non basta, ma un uomo deve essere anche qualcosa di più. Ma dov'è la ragione o la correttezza di questo? Posso certamente credere le stesse cose che credevano Lutero o Calvino, ma non credo in base all'autorità di Lutero o a Calvino, ma in base alla sola autorità di Gesù Cristo, e quindi non dovrei chiamarmi con il loro nome, come uno dei loro discepoli, ma con il nome di Cristo, che solo riconosco come il mio unico Maestro e Signore

(3.) Per proteggermi dagli errori su questo punto, vorrei osservare che ogni uomo ha il diritto di scegliere da sé in materia di religione. Nell'esercizio di questo diritto egli troverà di essere più pienamente d'accordo con una Chiesa particolare che con altre, e quindi è suo dovere unirsi a quella Chiesa; e può, se vuole, assumere il nome che quella Chiesa porta, per distinguerlo dagli altri; non è questo che condanno. Ma per me gloriarmi della denominazione di una Chiesa particolare come il mio carattere più alto, porre più enfasi sul nome di un presbiteriano o di un ecclesiastico che su quello di cristiano; di fare dell'oggetto del mio zelo di procurare proseliti a qualcuno che non sia il nome cristiano; essere connivente con le colpe di quelli del mio stesso partito, ed essere cieco alle buone qualità degli altri, o odiosamente travisarle o sminuirle; questi procedono da uno spirito di fanatismo direttamente opposto al generoso spirito cattolico del cristianesimo

(II.) Come un nome di obbligo per tutti coloro che lo portano di essere veramente cristiani, o di formare il loro temperamento e la loro pratica sul modello sacro del cristianesimo. Essere cristiano, nel senso popolare e alla moda, non è una cosa difficile o eccellente. Significa essere battezzati, credere, come i nostri vicini, che Cristo è il Messia, e partecipare al culto pubblico una volta alla settimana. In questo senso un uomo può essere un cristiano, eppure essere abitualmente incurante delle cose eterne; un cristiano, eppure non è all'altezza della moralità di molti pagani. Essere un cristiano in questo senso non è un carattere elevato; e se questo è l'intero cristianesimo, poco importa se il mondo sarà cristianizzato o no. Ma essere cristiani è davvero il carattere e la dignità più alti di cui la natura umana è capace. Essere cristiano è

1.) Allontanarsi dall'iniquità (2Timoteo 2:19). Che cosa penseremo, allora, dei cristiani dissoluti e profani, che hanno invaso il mondo cristiano? Può esserci una contraddizione più grande? Un suddito leale in armi contro il suo sovrano, uno studioso ignorante, un ubriacone sobrio, un avaro caritatevole, un ladro onesto, non è un'assurdità più grande, o una contraddizione più diretta. Perciò, se non vuoi rinunciare all'iniquità, rinuncia al nome cristiano. Alessandro aveva nel suo esercito un compagno che aveva il suo stesso nome, ma un semplice codardo. "O sii come me", dice Alessandro, "o metti da parte il mio nome". 2. Rinnegare se stessi, prendere la croce e seguire Cristo (Luca 9:23). Rinnegare noi stessi significa astenersi dai piaceri del peccato; negare il nostro interesse per amore di Cristo. Prendere la nostra croce significa sopportare le sofferenze, incontrare le difficoltà e superarle per amor Suo. Seguirlo significa seguire i suoi passi e imitare il suo esempio, costi quel che costi. Questi sono i termini se volete essere cristiani. Questi Ebrei avvertirono onestamente l'umanità di quando gli Ebrei la chiamarono per la prima volta ad essere Suoi discepoli (Luca 14:25, ecc.). Che cosa penseremo, dunque, di quelle folle che conservano il nome cristiano, e tuttavia non si rinnegheranno dei loro piaceri sensuali, né si separeranno dal loro interesse temporale per amore di Cristo? Un cristiano, senza abnegazione e senza amore supremo per Gesù Cristo, è una contraddizione grande come il fuoco senza calore, o il sole senza luce, l'eroe senza coraggio, o l'amico senza amore

(3.) Essere un seguace o un imitatore di Cristo (1Corinzi 11:1 ; 1Pietro 2:21 ; Romani 8:29 ; Filippesi 2:5). Conclusione: Potrei aggiungere che il nome cristiano non è ereditario, ma devi rinascere dallo spirito per darti diritto a questo nuovo nome; che un cristiano è un credente, credendo in Colui al quale è chiamato come suo unico Salvatore e Signore, e che è un vero penitente. Si può quindi vedere

1.) Che il carattere cristiano è il più alto del mondo, include tutto ciò che è veramente grande e amabile. Acquisire il titolo di re e signori non è in tuo potere; diffondere la vostra fama di studiosi, filosofi o eroi, potrebbe essere al di là della vostra portata; ma qui c'è un carattere più eccellente, più amabile, più onorevole di tutti questi, che è vostro compito meritare e mantenere. E questa è una dignità che i mendicanti e gli schiavi possono raggiungere

(2.) Che se tutti i professori del cristianesimo si comportassero nel carattere, la religione di Cristo apparirebbe presto divina a tutta l'umanità e si diffonderebbe in tutte le nazioni della terra. Sarebbe inutile offrire argomenti per dimostrare che è divino come per dimostrare che il sole è pieno di luce: la convinzione lampeggerebbe su tutta l'umanità con la sua stessa evidenza intrinseca. (S. Davies, M.A.) Il nome cristiano:

(I.) Che cosa. Tutto ciò che il nome ha finito per significare era del tutto involontario da parte degli Antiocheni. Ma la domanda ora non è cosa significassero questi antichi, ma cosa significhino, dopo diciannove secoli di letteratura e di vita cristiana. Indubbiamente comprende

1.) Fede in Cristo

(2.) Amore a Cristo

(3.) Imitazione di Cristo

(4.) L'unione con Cristo, con tutti gli effetti che ne derivano, come l'obbedienza alla volontà di Cristo, la lealtà alla causa di Cristo, la comunione con il popolo di Cristo, la professione dei principi di Cristo e la beata speranza di essere con Cristo per l'Versetto. Senza ciascuno di questi, in grado maggiore o minore, nessun uomo ha diritto al nome cristiano

(II.) Dove. Atti Antiochia

(1.) Un luogo improbabile, si potrebbe pensare. Perché gli adoratori della bellezza fisica, gli schiavi della lussuria, i devoti del guadagno, i sacerdoti di una falsa religione, gli insegnanti e i discepoli di una filosofia agnostica dovrebbero preoccuparsi minimamente dei seguaci di un ebreo crocifisso i cui insegnamenti erano contrari a tutti i loro desideri, pratiche, tradizioni e miscredenze, e tanto meno preoccuparsi di dare loro un nuovo nome? Ma l'esperienza dovrebbe insegnarci che le persone non sono così indifferenti come sembrano. Con ogni motivo per ignorare il cristianesimo di oggi, la gente lo nota e ne parla seriamente

(2.) Davvero un posto molto probabile. Qui il cristianesimo si distingueva in netto contrasto con tutto ciò che gli Antiocheni avevano mai conosciuto. Era una cosa nuova. La sua fede positiva, la purezza, la carità, la fratellanza, erano in contrasto con lo scetticismo, l'iniquità e l'egoismo prevalenti del luogo. La luce non può che essere vista nelle tenebre, e di tutti i luoghi il cristianesimo deve essere stato il più cospicuo ad Antiochia. Attirava l'attenzione, e il sintomo di questa attenzione era il nome cristiano

(3.) Il posto migliore. Nessuna città al mondo, tranne Roma e Alessandria, offriva tali facilitazioni per la diffusione della conoscenza di questo nome. Antiochia era la Liverpool dell'epoca. Lasciate che una volta che un movimento religioso si radichi bene nel grande porto del nord, tutto il mondo ne sentirà presto parlare

(III.) Da chi

(1.) Forse per un dato di fatto uomini che volevano una parola che potessero usare nella conversazione corrente ed essere universalmente compresi quando parlavano di questo nuovo movimento. Proprio come quando era necessario un nome per descrivere i seguaci di Aristotele o Platone nell'antichità, e di Lutero e Pusey nei tempi moderni, le denominazioni convenienti erano aristotelici, ecc

(2.) Forse da ingegni e schernitori, che si sono avvalsi volentieri dell'opportunità di fissare il nome di un malfattore crocifisso su fanatici le cui dottrine erano degne solo di riso o di disprezzo

(3.) Forse da ammiratori che vedevano una somiglianza tra i discepoli e tutto ciò che si sapeva di Cristo

(IV.) Quando. Quando era necessario un nuovo nome per descrivere una cosa nuova. Fino ad ora tutti i cristiani erano ebrei, ma anche ora c'erano tali caratteristiche che li distinguevano dal resto della loro razza che era necessaria una designazione separata. Quando, tuttavia, i greci entrarono nell'ovile, divenne imperativo un nome distintivo, e ne fu trovato uno che coprisse sia gli ebrei che i greci

(V.) Perché. Perché i discepoli erano

1.) Consacrato a Cristo

(2.) Parlando sempre di Cristo

(3.) Cercando sempre di assicurare discepoli a Cristo

(VI.) Con quali risultati. Il nome

1.) Ha gradualmente sostituito ogni altro nome

(2.) Torreggia ancora sopra ogni altro nome. Tutti i veri cristiani sono lieti di subordinare le distinzioni confessionali

(3.) Alla fine sarà l'unico nome. (J. W. Burn.I discepoli chiamarono cristiani:

(I.) Sebbene tutti ammettano che l'appellativo "cristiano" derivi dal nostro grande Maestro Cristo, c'è una notevole varietà di opinioni sul modo in cui è stato così derivato

(1.) L'opinione assunta da una classe di espositori è che questo appellativo sia stato dato per la prima volta in derisione e disprezzo

(2.) Una seconda opinione è che il titolo in questione sia stato assunto per la prima volta dai cristiani stessi, come una nuova e significativa distinzione

(3.) Ma un resoconto più probabile di questa questione è che il nome cristiano sia stato adottato per la prima volta per nomina e autorità divina

(1) La parola tradotta "chiamato" nel testo, è talvolta usata nel senso di "avvertire, o nominare per autorità divina". (2) Il semplice fatto che il primo uso del termine "cristiano" sia registrato in una storia così abbreviata e importante come quella degli Atti dimostrerebbe che fu un evento di grande interesse per la Chiesa di Cristo in tutte le epoche successive

(3) Poiché è menzionato in connessione immediata con l'insegnamento di Barnaba e Paolo, non è irragionevole dedurre che quei santi uomini istruirono i discepoli di Antiochia non solo a credere in Cristo, ma anche ad adottare il Suo nome

(II.) Dopo aver considerato la derivazione e il significato del nome, non dobbiamo indagare riguardo al carattere; poiché una cosa è essere chiamato cristiano, un'altra cosa è esserlo. Supponiamo che, con il Nuovo Testamento in mano, ci venga richiesto di dare un resoconto di uno di quei primi cristiani antiocheni; Dovremmo, senza timore di essere smentiti, affermare i seguenti particolari:

1.) Che era un uomo che ricevette e credette nelle dottrine del Signore Cristo

(2.) Il nostro discepolo ad Antiochia, uno dei primi cristiani chiamati, avrebbe riposto la sua fiducia nel Signore Gesù come suo Salvatore, e in Lui solo

(3.) Ebrei sarebbero stati uno di quelli che avrebbero obbedito implicitamente ai comandi del Figlio di Dio

(4.) Gli ebrei consideravano il Signore Gesù Cristo come quell'esempio perfetto e illustre che era tenuto da ogni obbligo a imitare

(1) I cristiani imitano il Signore Gesù? - Allora sono un popolo inoffensivo; perché Ebrei era "santo, innocuo, immacolato, separato dai peccatori" (Ebrei 7:26)

(2) I cristiani sono imitatori di Cristo? allora sono un popolo utile; poiché gli Ebrei "andavano attorno facendo del bene", e poi "diedero se stesso come riscatto per tutti". (3) I cristiani sono persone che seguono l'esempio del santo Gesù? allora sono un popolo santo e devoto; perché gli ebrei frequentavano il tempio e la sinagoga, per pregare in pubblico; e si ritirò sulla cima del monte, per pregare in privato; e in quell'esercizio a volte si sprecavano le ore della notte!

(III.) Resta solo da dedurre alcune conseguenze in cui tutti noi abbiamo un'intima e profonda preoccupazione

(1.) La prima è che nessun uomo può diventare cristiano, nel senso evangelico della parola, senza l'intervento della misericordia e della potenza divina

(2.) Il secondo è che, come designazione religiosa, il termine "cristiano" è di per sé del tutto sufficiente; e che tutte le aggiunte settarie non sono altro che prove dell'infermità o della depravazione degli uomini. Su questo argomento mi permetto di consigliare

(1) Che stimi una denominazione come cristiana, solo se i suoi membri abbracciano la verità, assorbono lo spirito e obbediscono ai comandamenti di Cristo; e... (2) Che ti glori nel nome di "cristiano" e non tenga conto di nessun altro

(3.) È chiaro da ciò che è stato avanzato che assumere il nome senza sostenere il carattere di un cristiano è un male grave. Nessun uomo può essere chiamato così senza essere eternamente migliore o peggiore per questo! 4. È evidente dall'insieme che essere chiamato cristiano, ed essere uno, è la felicità suprema dell'uomo! Oh l'onore! che quel caro, quel sacro, quel nome eccelso siano chiamati su di noi! Cristiani!... gente felice! Innumerevoli sono le loro promesse estremamente grandi e preziose. Allora perché esitare un attimo a diventare un cristiano completo e deciso? A questo alto e ineffabile onore siete tutti invitati; Oh, non disprezzare questo marchio di infinita misericordia, condiscendenza e amore! (Giacomo Bromley.Un padre una volta progettò una piacevole sorpresa per suo figlio che stava appena cominciando a pensare con la propria testa. In un angolo del suo giardino scrisse con il dito il nome del suo ragazzo in morbido stampo. I solchi li seminò poi con semi di crescione. Pochi giorni dopo, come ci si aspettava, il ragazzo stupito arrivò di corsa con la notizia che il suo nome stava crescendo da una delle aiuole. Poi, con la spiegazione immediatamente data, seguirono le lezioni: che nulla viene per caso; che molti misteri possono essere rintracciati molto facilmente con un po' di studio paziente; che è possibile per gli uomini sembrare che facciano molte cose di loro spontanea volontà, quando in realtà è Dio che domina anche le potenze della natura per la Sua gloria; e che, per quanto nobile ed eccellente sia avere un nome cristiano, vale sempre la pena chiedersi da dove viene, e che cosa significhi effettivamente. Ecco un uso per l'illustrazione in una sola volta. I nostri giovani, nascendo nella vita, trovano il nome di "cristiano" che incontra i loro occhi ad ogni angolo, quasi come se fosse cresciuto dal terreno della storia umana senza che ci fosse mano a piantare il seme

(I.) Dove è stato che il nome è stato ricevuto per la prima volta? A venti miglia dal Mediterraneo, proprio nel punto in cui la Siria si unisce all'Asia Minore, sorgeva una città così magnifica che persino i meticolosi Greci la chiamavano "Antiochia la bella" e i Romani "la Regina d'Oriente". Ma, come troppo spesso accade in questo mondo, Antiochia era tanto vile quanto bella. Nessuno si curava di Dio o del suo prossimo

(II.) Chi ha dato il nome? I Romani o gli abitanti locali di Antiochia sotto la loro influenza. Il termine si legge come il resto delle denominazioni latine. Chiamavano i seguaci di Erode "erodiani", di Vitellio "vitelliani", e così inventarono facilmente il nome di "cristiani" dal nome di Cristo. Da qui vediamo che all'inizio era un semplice soprannome; probabilmente lo sibilarono con odio e puntarono il dito contro l'uomo che si gloriava di un Condottiero crocifisso. Tutto quello che dobbiamo dire, tuttavia, è che la bella città giace oggi in antiestetiche rovine; e se qualcuno chiedesse che cosa fosse Antiochia, la risposta sarebbe, la città dove "i discepoli furono chiamati per la prima volta cristiani". Questo soprannome preserva Antiochia dall'oblio

(III.) Cosa significa il nome? Colui che segue Cristo come Suo Redentore e Modello. Cambia solo una delle lettere, e abbiamo l'intero significato; un cristiano è un Cristo-uomo. E questo include almeno queste cose: uno che ha imparato a conoscere Cristo; uno che confida in Cristo per il perdono; uno che assomiglia a Cristo nella sua vita; e uno che dona a Cristo tutto il suo cuore in un amore duraturo

(1.) Si potrebbe presumere che il primo di questi lo abbiamo già fatto. Sarebbero state chiamate pagane quelle persone a cui non era mai stato detto della vita e della morte di Gesù

(2.) Ma, soprattutto, abbiamo bisogno di vedere che siamo peccatori; allora percepiremo quanto Dio sia stato misericordioso nel mandare il Suo Figlio unigenito a morire per noi; e allora saremo pronti ad accettare Gesù Cristo come nostro Salvatore

(3.) Essere cristiani significa dunque crescere come il Salvatore. Dio ci ha dato quattro ritratti di Lui nei Vangeli. Questi possiamo studiare costantemente

(4.) Allora dobbiamo dare i nostri cuori a Cristo in un servizio amorevole. Dobbiamo andare in giro facendo del bene, come fecero gli ebrei. (C. S. Robinson, D.D.) Cosa significa essere un cristiano:

1.) La Divinità di Cristo è l'oggetto del culto del cristiano

(2.) La condiscendenza e l'espiazione di Cristo sono gli oggetti della gratitudine e della fiducia del cristiano

(3.) La vita e gli insegnamenti di Cristo sono i soggetti dell'esempio e della fede del cristiano

(4.) Il regno di Cristo è l'oggetto della fiducia e della gioia del cristiano

(5.) Il ritorno di Cristo è l'oggetto dell'attesa del cristiano. "Vieni, Signore Gesù, vieni presto". (Mensile omiletico.La storia del cristianesimo ad Antiochia è su piccola scala la storia del cristianesimo nel mondo. Studia la crescita di un albero e avrai una conoscenza delle leggi che regolano lo sviluppo nel mondo vegetale. I fiori che sbocciano oggi obbediscono alle stesse leggi di quelli del Paradiso, e le Chiese di oggi si diffondono allo stesso modo di quella di Antiochia. È della massima importanza, quindi, che noi conosciamo tutto ciò che il nome cristiano significa

(I.) Scelta. La scelta non regna dappertutto. Non abbiamo scelto se avremmo avuto la vita, i genitori, il nome, il paese o no. E ci sono alcune cose connesse con il cristianesimo che possono essere messe nella stessa lista: la terra cristiana, i libri, i pensieri, i fatti, ecc. Noi non siamo cristiani perché viviamo in queste circostanze, non più di quanto un uomo diventi un cavallo essendo messo in una stalla, non più di quanto un vestito di pecora faccia una pecora. Senza dubbio ci sono migliaia di persone che credono che il battesimo li renda cristiani, proprio come i pagani credevano che, passando attraverso certi riti, ottenessero il favore degli dèi. Ma il Nuovo Testamento insegna che il cristianesimo deve essere scelto. Ci deve essere prima di tutto una mente ben disposta, non un semplice non-rifiuto del cristianesimo, ma una chiara accettazione di Cristo. C'è qualcosa di stimolante in questo. Cristo fa appello alla nostra virilità. Ebrei non ci tratta come bambini da condurre per mano, né ci costringe a una sorta di schiavitù religiosa, ma ci insegna a stare eretti nella nostra umiltà

(II.) Obbedienza. L'autorità è essenziale per tutta la vita. La vita naturale deve essere regolata da regole ben note, che non abbiamo inventato noi, ma che abbiamo trovato inventate per noi. Così con la vita spirituale e la comunione. Potremmo migliorare le loro forme esteriori e adattarle alla cultura mutevole dell'epoca. Ma dobbiamo costruire sulle stesse fondamenta e progredire sugli stessi principi dei primi cristiani: in una parola, inchinarci all'autorità di Cristo. La Chiesa ha sofferto per l'autorità usurpata di re, parlamenti, vescovi, folle; ma il vero Capo della Chiesa è Cristo. Ahimè, le Chiese hanno troppo spesso vissuto come se il Capo fosse un mero caput mortuum. Ma il Capo della Chiesa è una mente che pensa alle sue difficoltà e alle sue prove, governa una mano che può guidarla in tutti i suoi sentieri tortuosi, muove una volontà che può difenderla, e ha una bocca attraverso la quale la legge di Dio può essere fatta conoscere

(III.) Separazione. Uno dei motivi per cui i cristiani erano così odiati era che si tenevano lontani dai comuni piaceri della vita. Ma questo era inevitabile, perché le feste e le usanze della Grecia e di Roma erano così lievitate di idolatria e di peccato che l'indulgenza nell'una comportava la complicità con l'altra. Di conseguenza, i primi cristiani erano in pericolo di ascetismo e furono tentati di confondere ciò che era innocente con ciò che era peccaminoso. La società, grazie all'influenza cristiana, non è ora così corrotta. Eppure il nostro pericolo risiede nel troppo lassismo e nell'indifferenza. La depravazione non è stata eliminata, e non c'è meno pericolo nell'amicizia del mondo oggi di quanto ce ne fosse milleottocento anni fa. Se, quindi, vogliamo rendere un buon servizio al mondo, dobbiamo separarci dal suo male. La speranza della Chiesa è nelle sue mani pulite e nel suo cuore puro. La separazione da tutto il male conosciuto è il segno distintivo sia dell'anima cristiana che della comunità cristiana

(IV.) Disponibilità a soffrire per Cristo (Versetto Versetti, CAPITOLO 1; Pietro iv. 16). (S. Pearson, M.A.Un mio amico alloggiava in una fattoria nel sud della Scozia. Il quartiere doveva essere molto religioso; e un pomeriggio, mentre erano seduti nella sala da pranzo, il mio amico e la padrona di casa si misero a conversare sugli affari della Chiesa. La signora era abbastanza ben informata della differenza tra questi due grandi rami della Chiesa Presbiteriana, quella Libera e quella Stabilita; ma quando il suo visitatore le chiese se c'erano molti veri cristiani nella parrocchia, lei si limitò a fissarla con vuoto stupore e rispose: "Ebbene, siamo tutti cristiani". Ma», continuò l'amica, «sono i veri cristiani, intendo dire, non solo i cristiani nominali, ma uomini e donne che hanno veramente confidato in Cristo con le loro anime, e stanno cercando di convincere e persuadere i loro simili a fare lo stesso». Ma la distinzione tra cristiani reali e nominali sembrava troppo sottile per lei, e tutto ciò che lei rispose fu: "Ma siamo tutti cristiani, siamo tutti nati cristiani!" Il suo ospite, tuttavia, era deciso, se possibile, a farle capire la differenza e, citando un uomo ben noto nella zona per le sue abitudini di ubriachezza e disordine, chiese: "Chiameresti K... un cristiano?" Sì, suppongo che debba esserlo.» Poi c'è G--," che cita un gentiluomo altrettanto noto per la sua vita pia e filantropica, "lo chiameresti cristiano?" Sì!" Il "sì" arrivò questa volta più calorosamente. "Allora entrambi questi uomini sono cristiani. Non c'è differenza tra loro". Oh, sì, c'è una differenza". Allora qual è questa differenza?" Ma non avrebbe tentato di definirlo. Voleva mantenere quella comoda illusione che siamo tutti cristiani, il cui principale dovere cristiano è quello di andare in chiesa la domenica e mettere un penny nel piatto. È da questi cristiani tiepidi e nominali che la Chiesa deve liberarsi prima di poter prendere il suo vero posto come forza militante contro le potenze del male. (H. Hamilton.Cristiani nominali: - A quale tipo di carattere dovremmo attribuire il nome di cristiano; quale vita è che merita? Le medaglie date agli indiani in occasione del trattato di Red River dovevano essere d'argento, ma in realtà erano di un metallo più vile. Disse un capo indiano, colpendo il suo in modo tale che l'inganno fosse evidente: "Penso che disonorerebbe la Regina, mia madre, se indossasse la sua immagine su un metallo così vile come questo".Che cosa significa essere un cristiano: Una volta fu chiesto a una bambina che cosa significasse essere un cristiano, e lei rispose saggiamente: "È solo fare ciò che Gesù farebbe se gli ebrei fossero una bambina e vivessero a casa nostra".Un cristiano per professione e pratica: l'uomo cristiano deve essere qualcosa di simile a un medico. Sapete che chiamiamo un medico un professionista. Ebbene, come si professa? C'è una grande targa di ottone sulla sua porta e una grande campana, e tutti sanno cosa significano la targa di ottone e la campana. Questo fa parte della sua professione. Che altro? Come si professa medico? Ebrei va in compagnia, e il suo abbigliamento è come quello di chiunque altro. Non si vede una scatola di lancette appese al suo fianco; Non si nota che è vestito con un costume particolare. Ebrei è un medico, ed è sempre un medico; ma la sua professione è portata avanti dalla sua pratica. È così che la professione del cristiano deve essere esercitata, attraverso la sua pratica. L'uomo è un medico professionista, perché hc guarisce davvero le persone e scrive prescrizioni e si occupa dei loro desideri. Devo essere cristiano nelle mie azioni, nelle mie azioni, nei miei pensieri, nelle mie parole. Perciò, se qualcuno vuole un cristiano, io devo essere riconosciuto dalle mie parole e dalle mie azioni. Quando andavamo a scuola, disegnavamo case, cavalli e alberi sulle nostre ardesie, e ricordiamo come scrivevamo "casa" sotto la casa, e "cavallo" sotto il cavallo, perché qualcuno avrebbe potuto pensare che il cavallo fosse una casa. (C. H. Spurgeon.) Che cosa costituisce un cristiano: - Quattro cose sono necessarie per costituire un cristiano

(1.) La fede fa un cristiano

(2.) La vita dimostra che un cristiano

(3.) Le prove continuano un cristiano

(4.) La morte incorona un cristiano. Che cos'è un cristiano: Un giovane convertito si alzò durante la riunione di preghiera e disse: "Pochi giorni fa il caposquadra della mia stanza è venuto da me e mi ha detto: 'Henry, sei un cristiano!' Risposi: 'Sì, signore, lo sono. Atti almeno sto cercando di essere. Guardo al Signore per avere forza e grazia!' E allora non riuscivo a pensare a niente di meglio da dire, così pensai di fargli una domanda; così ho detto: 'Signor Smith, lei è cristiano?' Gli risposero gli Ebrei: «Vado in chiesa!». Allora non sapevo cosa dire. Ma pochi giorni prima di questa conversazione un ragazzo di circa dodici anni è entrato nel negozio e ha chiesto lavoro. Quando il caposquadra gli disse che non ne aveva per sé, raccontò una storia pietosa della malattia di suo padre e di sua madre. Allora il caposquadra gli chiese se avesse mai lavorato in una gioielleria, e lui rispose: 'No, signore, ma ho lavorato alla porta accanto a una di esse!' Così, quando non riuscivo a pensare a cosa dire al mio caposquadra, mi è venuto in mente questo, e ho detto: 'Signor Smith, si ricorda del ragazzino che è venuto qui l'altro giorno e ha detto che una volta lavorava alla porta accanto a una gioielleria?'' Sì". Pensi che lavorare vicino alla bottega di un gioielliere lo abbia reso un gioielliere?" No". Pensi che andare in chiesa ti renda cristiano?'" Chi non vede che la risposta di questo giovane convertito rade al suolo tutti i rifugi dei nostri cari amici lontani dal Salvatore, che si sono abituati a sostituire le falsità per le ragioni, e le buone azioni proprie alla fede nel sangue di Cristo e all'obbedienza al Nuovo Testamento? Molti di coloro che sono deferenti e riverenti di fronte alle proclamazioni del Vangelo dicono che, mentre il modo in cui esso prescrive è senza dubbio appropriato per la maggior parte delle persone, deve essere loro permesso di presentare, come base delle loro speranze, la loro costante gentilezza verso i ministri cristiani, la loro costante prontezza ad aiutare nel loro sostegno, la loro presenza e il loro comportamento devoto nel servizio della chiesa, le loro cure compassionevoli e altruistiche verso gli sfortunati, i loro onorevoli affari e la loro alta considerazione, in generale, per i diritti degli uomini. Queste sono cose grandiose. Il vero cristianesimo è ben lungi dall'abbandonarli; insiste su di loro. Ma con uguale vigore protesta contro la loro sostituzione alla "fede che opera per mezzo dell'amore". Evidentemente si tratta di lavorare "accanto a una gioielleria". (Età cristiana.)

27-30. In quei giorni giunsero profeti da Gerusalemme ad Antiochia.-Frutto dai Gentili:

1.) La relazione tra la vecchia Chiesa di Gerusalemme e la nuova di Antiochia era quella che San Paolo, scrivendo in circostanze parallele, descrisse in Romani 15:27 (Confronta 2Corinzi 9:12-15). Era un riconoscimento appropriato dell'enorme debito sotto il quale tutto il mondo doveva giacere verso l'ebreo, ma non fu ripagato, quando la ricca Antiochia mandò del pane alla Giudea affamata. Gerusalemme mandò i profeti, Antiochia mandò indietro il grano. Agabo appare ancora una volta (xxi. 10), e di nuovo come un predittore di disastri. Ciò è tanto più evidente che la predizione non era la funzione abituale dell'ordine profetico della Chiesa apostolica. Erano uomini ai quali lo Spirito aveva dato un dono di parola persuasiva e di perspicacia nella verità. Abbiamo perso il nome, ma la cosa resta

(2.) La predizione di Agabo aveva un disegno pratico. Gli Ebrei predissero la scarsità che la Chiesa avrebbe potuto agire su di essa, e su suggerimento agirono. Il regno di Claudio fu un regno di disastri; nell'anno di apertura è stata l'Italia a soffrire per il fallimento dei raccolti; nel quarto, la Palestina; nell'ottavo e nel nono, la Grecia; nell'undicesimo, di nuovo l'Italia. Fu alla seconda di queste carestie che Agabo indicò che si verificò nel 45-46 d.C. Siamo qui su un terreno cronologico sicuro, e sappiamo che il bisogno era così grande che molti morirono di fame. Una nuova convertita al giudaismo, la regina di Adiabene, fu così colpita dalla condizione delle cose che mandò ad Alessandria e a Cipro per rifornimenti; e anche suo figlio, come ci dice Giuseppe Flavio, contribuì con grandi somme di denaro allo stesso scopo

(3.) In tali occasioni era consuetudine che le sinagoghe straniere rimettessero aiuti, poiché a quest'ora un gran numero di ebrei indigenti a Gerusalemme è sostenuto dalla carità dei loro compatrioti europei. La Chiesa di Antiochia, tuttavia, non contribuì attraverso la sinagoga, e in questo aiuto separato c'è il primo riconoscimento storico del fatto che chiesa e sinagoga si erano separate; che essere un cristiano tagliasse fuori un ebreo dalla carità del suo stesso popolo; e che d'ora in poi il legame tra il compagno cristiano si sarebbe dimostrato un legame più forte tra Giudeo e Gentile, di qualsiasi altro legame che legasse Ebreo a Giudeo o Gentile a Gentile. Una nuova forza era entrata nell'umanità, il nome di cristiano aveva già cominciato a sciogliere antiche unità e a riconciliare antiche faide e a costruire sulle rovine degli odi razziali una società cattolica

(4) È vero fino ad oggi che il cristianesimo semina nei cuori autentici cristiani una fraternità che può superare le barriere della nazionalità. Quando la Riforma ravvivò la fede primitiva, le Chiese di nuova formazione della Germania, della Svizzera, dell'Inghilterra, ecc., furono portate in relazioni strette e amichevoli. Si scambiarono maestri famosi, diedero rifugio l'uno ai confessori dell'altro, condivisero le reciproche fortune e legarono la loro influenza politica per il loro bene comune. Le Chiese evangeliche dei nostri giorni hanno mostrato una simile prontezza a soccorrere le congregazioni straniere deboli e in difficoltà. Se mai quella virtù decadente chiamata patriottismo deve perdersi in una carità più cosmopolita, deve essere su una base cristiana, non socialista. È triste vedere i migliori cuori d'Europa brancolare dietro alle fondamenta di un nuovo ordine civile in cui tutti gli uomini saranno fratelli, mentre si spogliano del nome di Colui nel quale solo si incontrano i principi dell'amore, della libertà e dell'autorità. È ancora più triste vedere una Chiesa cristiana così lacerata dall'animosità che, invece di mostrare ai popoli distratti dove trovare il vero segreto della fratellanza, respinge piuttosto da Cristo coloro che sono più appassionati di pace e di fratellanza. Ma quando Gerusalemme non invidierà Antiochia né Antiochia affascinerà Gerusalemme, quando le Chiese che sono povere in questo mondo saranno ricche di fede, e coloro che sono ricchi in questo mondo saranno "pronti a distribuire", allora gli uomini impareranno che essere cristiani significa essere liberi da una comunità universale i cui cittadini sono tutti uguali e tutti amorevoli

(5.) La Chiesa Gentile ha reso il suo dono più prezioso inviandolo attraverso i suoi membri più onorati. È degno di nota il fatto che, poco prima di separarci dalla Chiesa madre, sentiamo per la prima volta che essa è governata da presbiteri (30). Questo nome ufficiale, il più venerabile e biblico di tutte le distinzioni ecclesiastiche, ricorre frequentemente, dapprima associato agli apostoli a Gerusalemme, e poi ai diaconi o da solo nelle Chiese di Efeso, Creta, Filippi, ecc. (J. O. Dykes, D.D.) Beneficenza dei primi cristiani:

(I.) Il desiderio previsto. Le funzioni dei profeti erano duplici: annunciare, cioè pronunciare la verità presente con un linguaggio forte e convincente, e predire eventi futuri. Quest'ultimo è entrato in gran parte nella profezia dell'Antico Testamento, raramente nel Nuovo. L'ufficio è sopravvissuto, e la funzione precedente e più importante è assolta dal ministero cristiano; Ma che ne è stato di quest'ultimo? Che il futuro debba essere completamente vuoto, che la Chiesa debba vivere alla giornata, che i cristiani debbano essere meri opportunisti, è assolutamente contrario alla dottrina della presenza divina nella Chiesa e della sua guida. Che ne sarebbe stato del cristianesimo, non solo nelle grandi crisi, ma nei suoi normali sviluppi, se gli fossero mancati i "veggenti", "uomini che avessero la comprensione dei tempi per sapere ciò che Israele avrebbe dovuto fare"? La predizione ispirata è cessata, e gli uomini non possono più dire con minuziosa circostanzialità ciò che un secolo può produrre. Ma gli uomini sono dotati di sagacia, di prudente previdenza, di acuta lungimiranza, e in politica, negli affari, ecc., spesso fanno i loro calcoli con la massima accuratezza, e preparano piani che solo le contingenze straordinarie frustrano. È questa facoltà che il grande Capo della Chiesa ora consacra e impiega, quando la Chiesa le mette a Sua disposizione, il che, ahimè, non è sempre il caso. È dovere dei cristiani stare sulla loro torre di guardia e cercare i vantaggi, e non solo all'interno della cittadella per risparmiare risorse o rafforzare le fortificazioni, ad esempio, una chiesa cittadina dovrebbe anticipare la migrazione della popolazione circostante verso i sobborghi e provvedere tempestivamente per il futuro ampliamento. Se, tuttavia, si accontenta del proprio lavoro immediato e del soddisfacimento dei suoi bisogni attuali, può trovarsi, come hanno fatto molte chiese cittadine, completamente bloccata. Ancora una volta, la Chiesa domestica dovrebbe sempre tenere d'occhio l'emigrazione verso le nostre colonie. Quanti discendenti del popolo cristiano sono cresciuti praticamente pagani per la negligenza di questo! Ancora una volta, per quanto riguarda gli edifici ecclesiastici - chiese, scuole, ecc. - ci dovrebbe sempre essere spazio per l'espansione, o, in mancanza di alloggi, gli adulti o i bambini andranno altrove o non andranno da nessuna parte. Infine, per tornare al testo, quanto sia necessario provvedere saggiamente e tempestivamente alle necessità dei poveri. I poveri li abbiamo sempre con noi, e sappiamo per amara esperienza che i loro bisogni aumentano in inverno. Eppure permettiamo che arrivi l'inverno, e quando il male è su di noi, c'è un terribile spasmo di sforzi per raccogliere denaro, tenere riunioni di cucito, aprire mense per i poveri, ecc. Quanto è meglio provvedere tempestivamente in estate, quando le risorse sono più abbondanti e quando potremmo incoraggiare i poveri stessi a "mettere da parte per un giorno di pioggia".

(II.) Il desiderio soddisfatto

(1.) In spirito di fratellanza. "Discepoli. fratelli". Erano persone di razze diverse, e i cristiani di Antiochia erano stati considerati con non troppa carità dalla Chiesa di Gerusalemme. Questo, tuttavia, è passato inosservato. Era sufficiente che i "fratelli" fossero in difficoltà, e i "discepoli" potessero soccorrerli. C'erano poveri ad Antiochia, senza dubbio; ma i cristiani non avevano allora imparato a limitare le loro beneficenze alle loro comunità. Quante Chiese ricche con pochi o nessun povero hanno bisogno di questo esempio! 2. Universalmente. "Ogni uomo" ha fatto qualcosa. È uno stato di cose malsano quando le contribuzioni sono limitate ai più opulenti di una congregazione. I cristiani hanno purtroppo bisogno di insegnare il privilegio e il dovere di dare

(3.) Coscienziosamente. "Secondo le sue capacità." (1) Non secondo qualche regola arbitraria. La decima in molti casi sarebbe molto più di quanto i poveri possano permettersi, ma molto meno di quella dei ricchi

(2) Non secondo la mera inclinazione. Questo fluttua, e a un certo punto spinge un uomo ad essere ingiusto con se stesso e un altro ingiusto verso gli altri

(3) Non secondo sollecitazione urgente. Agabus non chiese nulla

(4) Ma secondo le capacità del momento

(4.) Delicatamente. "Per le mani di Barnaba e Saul". Un dono è esaltato dal mezzo attraverso il quale passa. Se non puoi donare te stesso, fai in modo che i tuoi doni siano trasmessi da coloro che non renderanno sgradevole riceverli

(5.) Saggiamente. Agli anziani della Chiesa, che meglio conoscono i casi da sollevare, e possono distribuire in modo economico e gentile. (J. W. Burn.) Cristianesimo pratico:

1.) È impossibile per noi leggere questo resoconto senza essere colpiti dallo spirito e dalla devozione che hanno impresso il carattere della Divinità sulla religione in relazione alla quale viene mostrato. Era una delle osservazioni fatte da un autore pagano in quei giorni: "Guardate come questi cristiani si amano l'un l'altro". Gli uomini guardavano alle loro opinioni, e non potevano accettarle, alle peculiarità della loro religione, e ne erano offesi. Ma c'era un argomento che questi cristiani potevano addurre, che un non credente non poteva contestare; era una dimostrazione positiva, pratica, evidente della potenza di Dio

(2.) La storia viene presto raccontata. La luce ama irradiare. Per molto tempo la luce cristiana è stata centrata a Gerusalemme, ma è arrivato un momento in cui Dio ha scelto di disperdere quella luce centrale. Gli uomini, imbevuti di fede e di amore cristiano, erano dispersi; e fra loro c'erano alcuni che si spinsero fino ad Antiochia predicando la Parola. Il cristianesimo è cattolico; è anche riflessa nel suo funzionamento: non è una di quelle luci che cadono su una superficie non riflettente. È inteso che Dio risplenda sugli individui, e che gli individui a loro volta risplendano gli uni sugli altri. "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini", ecc. La luce cristiana era venuta da Gerusalemme ad Antiochia, e questi uomini di Antiochia cercavano necessariamente un'occasione per mostrare la loro gratitudine. Non potevano mandargli luce, perché l'avevano, forse, in una forma più perfetta di loro. Ma loro erano ricchi e gli altri poveri; perché i cristiani di Gerusalemme si erano mendicanti con la loro liberalità nei tempi passati. E così, quando si presentò l'occasione, gli uomini di Antiochia presero un'audace e nobile decisione che "ognuno, secondo le sue capacità, avrebbe dovuto mandare aiuto ai santi della Giudea". Non che abbiano semplicemente approvato risoluzioni; né che siano passati attraverso quella parodia della benevolenza che si trova nelle riunioni pubbliche, dove si trovano uomini che alzano le mani in conformità con qualche proposizione che non intendono mai eseguire. Gli uomini di Antiochia decisero di farlo; e come decisero di fare

(I.) L'occasione che ha prodotto questa liberalità. La miseria assunse due caratteristiche

1.) Era stato previsto. Non c'era nessuna mostra di dettagli strazianti, nessuna immagine di disperazione diffusa davanti agli uomini di Antiochia. Era una cosa da fare. Ciononostante, questi uomini agirono come se lo fosse, e si prepararono ad affrontarlo. Cosa ci insegna questo?

(1) La semplicità della loro fede. Non avevano nulla di oggettivo a cui guardare che dicesse loro dell'esistenza di angoscia. Guardavano, forse, lo stato del suolo, lo stato dell'atmosfera, le circostanze dei tempi passati; ma non c'era nulla che creasse apprensione. Tutto era silenzioso, tranne la voce della predizione; e Dio, che non vede come vede l'uomo, disse loro che la carestia stava arrivando. E cosa hanno fatto? Altri uomini avrebbero potuto stare in silenziosa attesa, o aver deriso la predizione, ma questi uomini presero la profezia per realtà. A quei tempi, probabilmente, quando gli uomini camminavano per vista invece che per fede, avrebbero detto: "Aspettate che venga la calamità". No, dicevano quegli uomini; è arrivato. "Vieni dove? Non c'è traccia!" Dio l'ha predetto, e nella semplicità della loro fede è bastato

(2) Un raffinamento positivo della benevolenza. C'è una certa volgarità della benevolenza. In questi giorni dobbiamo mettere davanti agli uomini un quadro di calamità, scendere alle statistiche, esporre i fatti assolutamente sorprendenti. Ma questi uomini non cercavano i fatti. Erano pronti ad agire in base all'intimazione, e non avevano bisogno di fare appello ai loro sentimenti; presero il fatto come dato dalle loro mani da Dio

(2.) Era universale. Lo storico ebreo ci dice che era in tutto il mondo, e che moltitudini morirono a causa di esso, e quindi questi uomini di Antiochia furono inclusi in esso. Cosa potrebbe essere successo allora? Avrebbero potuto dire: Quando quell'oscura calamità cadrà, toccherà noi stessi; arriveremo al tempo dei prezzi alti, del cibo scarso, del lavoro scarso; Cerchiamo dunque di essere saggi ora nei principi dell'economia politica, e di accontentarci della nostra miseria. No. Nonostante si trovassero sulla soglia stessa del disastro, essi approvarono una risoluzione che misero in pratica

(II.) I motivi da cui questi uomini furono probabilmente spinti

(1.) Il più piccolo e il più basso dei dettami dell'umanità. Ci sono sentimenti nei sentimenti, e circoli nei circoli, e l'umanità non è meno praticata perché il cristianesimo è ricevuto. Lo troverete fra le nazioni pagane. Era uno dei detti più nobili dell'antichità: "Sono un uomo e non ritengo che nulla di ciò che riguarda il genere umano mi sia estraneo". Quegli uomini di Antiochia erano uomini. Provavano compassione per gli altri. Non si trattava semplicemente che gli uomini di Gerusalemme erano cristiani, ma erano uomini, e poiché erano uomini, fu in primo luogo che decisero di aiutarli

(2.) Ma ci sono principi che non si basano su semplici sentimenti istintivi e naturali: l'amore per gli uomini, a causa del loro essere fratelli-cristiani. I discepoli decisero di mandare soccorso ai fratelli. Quegli uomini non si erano mai guardati faccia a faccia, né si erano scambiati un pensiero. E allora? Figli di Dio a Gerusalemme, figli di Dio ad Antiochia, membri della stessa famiglia di Cristo si consideravano fratelli! Spesso ci chiediamo il significato dell'espressione "La comunione dei santi". Ne avete una mostra qui. Gli uomini di Gerusalemme non pensavano: "Abbiamo mandato la luce ad Antiochia"? E gli uomini di Antiochia non pensavano: "Stiamo per restituirlo secondo la nostra povera moda"? Che cos'è tutto questo se non comunione? C'è un tale legame nel mondo naturale, dove vedrete la pietra di carico attirare verso di sé le particelle di ferro che si avvicinano ad essa, conferendo la stessa qualità alle particelle che tocca, e quindi attirando queste particelle l'una verso l'altra. Ed è la peculiarità della verità cristiana, legare i credenti gli uni agli altri. Perché? Perché, prima di tutto, sono stati legati a Cristo

(3.) Gratitudine. La migliore delle benedizioni che un popolo poteva conferire a un altro, era stata dagli uomini di Gerusalemme conferita agli uomini di Antiochia. Avevano mandato loro le loro cose spirituali; Non c'era da meravigliarsi che raccogliessero le loro cose carnali

(4.) L'amore che portavano a Cristo e che li costringeva ad amarsi l'un l'altro. Ed è questo principio, dopo tutto, che lo dice. "Gli Ebrei che amano Dio ameranno anche il suo fratello."

(III.) I modi in cui si manifestava la loro benevolenza. Abbiamo spesso sentito l'accusa di mancanza di giudizio mossa contro i cristiani. "Hanno tutto tranne il buon senso". Ora, guardate i passi compiuti dagli uomini di Antiochia. La distribuzione della loro beneficenza è stata caratterizzata da tre caratteristiche

(1.) Universalità e proporzione. Ci si aspettava che "ogni uomo" provasse compassione per i fratelli e mostrasse quel sentimento contribuendo secondo i suoi mezzi. Non era una di quelle cose che una certa classe o sezione doveva assumersi. Ora, perché abbiamo bisogno di adottare le visite di casa in casa, se non perché ci sono moltitudini in questo mondo che sono contente di stare a guardare, e di vedere gli altri portare il fardello, e spingerlo via da se stessi. Milleottocento anni fa, questa non era la condotta seguita dagli uomini di Antiochia. Non c'era modo di lavorare sulle passioni delle persone e di costringerle a dare. Era un metodo semplice per dare in proporzione ai mezzi. La questione era quindi lasciata alla coscienza di ciascuno per dire quale fosse la sua capacità. Guarda i tuoi mezzi. Vedi se, in mezzo alla tua ricchezza, alle tue comodità e alle spese della tua famiglia, non puoi buttare via qualcosa che non è assolutamente necessario e portarlo alla regola delle tue capacità. Non chiederti che cosa vuoi fare, non che cosa puoi essere visto fare, non che cosa fanno gli altri; ma dona in proporzione ai tuoi mezzi. Non è forse un principio giusto? - un principio riconosciuto nelle Scritture - "Il primo giorno della settimana ciascuno si metta a letto secondo le sue capacità". È così? In tal caso, dovete imparare una lezione da questi poveri ed entusiasti cristiani di Antiochia

(2.) Prontezza. Non si fidavano di seconde impressioni, o di seconde suggestioni; e saggiamente. Sentendo parlare di una grande angoscia, le nostre prime emozioni sono generose; Le nostre seconde emozioni sono ristrette. Atti per primo, c'è uno scoppio di sentimento; Tiriamo fuori le nostre borse e quasi ne versiamo il contenuto. Arrivano però i ripensamenti; ma questi uomini di Antiochia non si fidavano di ripensarci. No, dissero; Faremmo meglio ad agire subito, prima che l'influenza benedetta ci abbia lasciati. L'hanno messo fuori dal loro potere, dalle loro mani. (Dean Boyd.Van Lennep ci dice che tra i cristiani nestoriani che abitano nella fertile pianura di Ooroomia, in Persia, la carità assume una forma quasi apostolica; poiché è loro pratica annuale deporre una certa parte dei loro raccolti per soddisfare i bisogni dei loro fratelli che vivono tra le aspre montagne del Koordistan. il cui cibo spesso li manca del tutto, o viene portato via dai loro nemici più potenti. Le opere di carità sono altamente esaltate nel Corano, ma i maomettani ignorano questi precetti, così il valore di tali atti da parte dei cristiani è particolarmente sentito dove i governanti non si interessano di opere di pubblica utilità. La legge della fratellanza: - La carestia irlandese (1847) toccò i cuori di popoli esterni e lontani a un sentimento della loro comune umanità che non era mai stato suscitato in loro prima a questioni così belle. In America questo sentimento di amicizia pervadeva tutta la popolazione, Nord e Sud, bianchi e neri, schiavi e liberi. Gli stessi schiavi del Sud, nei loro rozzi pasti notturni in cabina, pensavano e parlavano della gente affamata da qualche parte al di là del mare, non sapevano in quale direzione. Ed essi vennero con i loro piccoli doni nelle loro grandi mani, e li deposero tra le contribuzioni generali, ciascuno con il cuore pieno di benevolenza verso i sofferenti. Non c'è mai stato un tale rovistare nelle cantine, nelle soffitte, negli armadi e nei granai degli Stati Uniti alla ricerca di cose che potessero essere comode per gli affamati e i bisognosi

. I barili e i sacchi di farina, grano e mais indiano, il burro, il formaggio e la pancetta inviati dai contadini delle praterie degli Stati occidentali, erano meravigliosi per numero e cordialità di contribuzione. Da mille pulpiti mille congregazioni di fedi diverse furono invitate a dare una mano alla carità generale con poche parole sincere e commoventi sulla Paternità Universale di Dio e sulla Fratellanza Universale degli Uomini. (Elihu Burritt.)

Riferimenti incrociati:

Atti 11

1 At 8:14,15; Ga 1:17-22
At 10:34-38; 14:27; 15:3; Ge 49:10; Sal 22:27; 96:1-10; Is 11:10; 32:15; 35:1,2; 42:1,6; 49:6; 52:10; 60:3; 62:2; Ger 16:19; Os 2:23; Am 9:11,12; Mic 5:7; Sof 2:11; 3:9; Zac 2:11; 8:20-23; Mal 1:11; Mat 8:11; Mar 16:5; Lu 2:32; Rom 15:7-12

2 At 10:9,45; 15:1,5; 21:20-23; Ga 2:12-14

3 At 10:23,28,48; Lu 15:2; 1Co 5:11; 2G 1:10

4 At 14:27; Gios 22:21-31; Prov 15:1; Lu 1:3

5 At 10:9-18
At 22:17; 2Co 12:1-3
Ger 1:11-14; Ez 2:9; Am 7:4-7; 8:2

6 At 3:4; Lu 4:20

8 Mar 7:2; Rom 14:14
Lev 10:10; 11:47; Esd 9:11,12; Os 9:3; Rom 14:14; 1Co 7:14

9 At 10:28,34,35; 15:9; 1Ti 4:5; Eb 9:13,14

10 Nu 24:10; Giov 13:38; 21:17; 2Co 12:8

11 At 9:10-12; 10:17,18; Eso 4:14,27

12 At 8:29; 10:19,20; 13:2,4; 15:7; 16:6,7; Giov 16:13; 2Te 2:2; Ap 22:17
Mat 1:20
At 10:23,45

13 At 10:3-6,22,30-32; 12:11; Eb 1:14
At 9:43

14 At 10:6,22,32,33,43; 16:31; Sal 19:7-11; Mar 16:16; Giov 6:63,68; 12:50; 20:31; Rom 1:16,17; 10:9,10; 1G 5:9-13
At 2:39; 16:15,31; Ge 17:7; 18:19; Sal 103:17; 112:2; 115:13,14; Prov 20:7; Is 61:8,9; Ger 32:39; Lu 19:10

15 At 10:34-44
At 10:45,46; 19:6
At 2:2-12; 4:31

16 At 20:35; Lu 24:8; Giov 14:26; 16:4; 2P 3:1
At 1:5; 19:2-4; Mat 3:11; Mar 1:8; Lu 3:16; Giov 1:26,33
Prov 1:23; Is 44:3-5; Ez 36:25; Gioe 2:28; 3:18; 1Co 12:13; Tit 3:5,6

17 At 11:15; 15:8,9; Mat 20:14,15; Rom 9:15,16,23,24; 11:34-36
At 10:47; Giob 9:12-14; 33:13; 40:2,8,9; Dan 4:35; Rom 9:20-26

18 Lev 10:19,20; Gios 22:30
At 15:3; 21:20; Is 60:21; 61:3; 2Co 3:18; Ga 1:24
At 11:1; 13:47,48; 14:27; 22:21,22; Rom 3:29,30; 9:30; 10:12,13; 15:9-16; Ga 3:26,27; Ef 2:11-18; 3:5-8
At 3:19,26; 5:31; 20:21; 26:17-20; Ger 31:18-20; Ez 36:26; Zac 12:10; Rom 10:12,13; 15:9,16; 2Co 7:10; 2Ti 2:25,26; Giac 1:16,17

19 At 8:1-4
At 15:3; 21:2
At 4:36; 13:4; 15:39; 21:16
At 11:26; 15:22,35
At 3:26; 13:46; Mat 10:6; Giov 7:35

20 At 2:10; 6:9; 13:1; Mat 27:32
At 6:1; 9:29
At 8:5,35; 9:20; 17:18; 1Co 1:23,24; 2:2; Ef 3:8

21 2Cron 30:12; Esd 7:9; 8:18; Ne 2:8,18; Is 53:1; 59:1; Lu 1:66
At 11:24; 2:47; 4:4; 5:14; 6:7; 1Co 3:6,7; 1Te 1:5
At 9:35; 15:19; 26:18-20; 1Te 1:9,10

22 At 11:1; 8:14; 15:2; 1Te 3:6
At 4:36,37; 9:27; 13:1-3; 15:22,35-39

23 Mar 2:5; Col 1:6; 1Te 1:3,4; 2Ti 1:4,5; 2P 1:4-9; 3G 1:4
At 13:43; 14:22; Giov 8:31,32; 15:4; 1Te 3:2-5; Eb 10:19-26,32-39; 2P 3:17,18; 1G 2:28
Sal 17:3; Prov 23:15,28; Dan 1:8; 2Co 1:17; 2Ti 3:10
De 10:20; 30:20; Gios 22:5; 23:8; Mat 16:24; 1Co 15:58

24 At 24:16; 2Sa 18:27; Sal 37:23; 112:5; Prov 12:2; 13:22; 14:14; Mat 12:35; 19:17; Lu 23:50; Giov 7:12; Rom 5:7
At 6:3,5,8; Rom 15:15
At 11:21; 5:14; 9:31

25 At 9:11,27,30; 21:39

26 At 13:1,2
At 14:23,27; 1Co 4:17; 11:18; 14:23
Mat 28:19
At 26:28; Is 65:15; 1Co 12:12; Ef 3:15; 1P 4:14; 1G 2:27; Ap 3:18

27 At 2:17; 13:1; 15:32; 21:4,9; Mat 23:34; 1Co 12:28; 14:32; Ef 4:11

28 At 21:10
Ge 41:30,31,38; 1Re 17:1-16; 2Re 8:1,2
Lu 2:1; 3:1

29 Esd 2:69; Ne 5:8; 1Co 16:2; 2Co 8:2-4,12-14; 1P 4:9-11
At 2:44,45; 4:34; Ec 11:1,2; Lu 12:29-33; Rom 15:25-27; 1Co 13:5; 16:1; 2Co 9:1,2; Ga 2:10; Eb 13:5,6

30 At 14:23; 15:4,6,23; 16:4; 20:17; 1Ti 5:17; Tit 1:5; Giac 5:14; 1P 5:1
At 12:25; 1Co 16:3,4; 2Co 8:17-21

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