Nuova Riveduta:

Atti 15

La conferenza di Gerusalemme
1 Alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli, dicendo: «Se voi non siete circoncisi secondo il rito di Mosè, non potete essere salvati». 2 E siccome Paolo e Barnaba dissentivano e discutevano vivacemente con loro, fu deciso che Paolo, Barnaba e alcuni altri fratelli salissero a Gerusalemme dagli apostoli e anziani per trattare la questione. 3 Essi dunque, accompagnati per un tratto dalla chiesa, attraversarono la Fenicia e la Samaria, raccontando la conversione degli stranieri e suscitando grande gioia in tutti i fratelli. 4 Poi, giunti a Gerusalemme, furono accolti dalla chiesa, dagli apostoli e dagli anziani e riferirono le grandi cose che Dio aveva fatte per mezzo di loro. 5 Ma alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti, si alzarono dicendo: «Bisogna circonciderli e comandare loro di osservare la legge di Mosè».
6 Allora gli apostoli e gli anziani si riunirono per esaminare la questione. 7 Ed essendone nata una vivace discussione, Pietro si alzò in piedi e disse: «Fratelli, voi sapete che dall'inizio Dio scelse tra voi me, affinché dalla mia bocca gli stranieri udissero la Parola del vangelo e credessero. 8 E Dio, che conosce i cuori, rese testimonianza in loro favore, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi; 9 e non fece alcuna discriminazione fra noi e loro, purificando i loro cuori mediante la fede. 10 Or dunque perché tentate Dio mettendo sul collo dei discepoli un giogo che né i padri nostri né noi siamo stati in grado di portare? 11 Ma noi crediamo che siamo salvati mediante la grazia del Signore Gesù allo stesso modo di loro».
12 Tutta l'assemblea tacque e stava ad ascoltare Barnaba e Paolo, che raccontavano quali segni e prodigi Dio aveva fatti per mezzo di loro tra i pagani.
13 Quando ebbero finito di parlare, Giacomo prese la parola e disse:
14 «Fratelli, ascoltatemi: Simone ha riferito come Dio all'inizio ha voluto scegliersi tra gli stranieri un popolo consacrato al suo nome. 15 E con ciò si accordano le parole dei profeti, come sta scritto:
16 "Dopo queste cose ritornerò e ricostruirò la tenda di Davide, che è caduta; e restaurerò le sue rovine e la rimetterò in piedi, 17 affinché il rimanente degli uomini e tutte le nazioni, su cui è invocato il mio nome, cerchino il Signore, dice il Signore che fa queste cose, 18 a lui note fin dall'eternità".
19 Perciò io ritengo che non si debba turbare gli stranieri che si convertono a Dio; 20 ma che si scriva loro di astenersi dalle cose contaminate nei sacrifici agli idoli, dalla fornicazione, dagli animali soffocati e dal sangue. 21 Perché Mosè fin dalle antiche generazioni ha in ogni città chi lo predica nelle sinagoghe, dove viene letto ogni sabato».
22 Allora parve bene agli apostoli e agli anziani con tutta la chiesa, di scegliere tra di loro alcuni uomini da mandare ad Antiochia con Paolo e Barnaba: Giuda, detto Barsabba, e Sila, uomini autorevoli tra i fratelli. 23 E consegnarono loro questa lettera: «Gli apostoli e i fratelli anziani, ai fratelli di Antiochia, di Siria e di Cilicia che provengono dal paganesimo, salute.
24 Abbiamo saputo che alcuni fra noi, partiti senza nessun mandato da parte nostra, vi hanno turbato con i loro discorsi, sconvolgendo le anime vostre. 25 È parso bene a noi, riuniti di comune accordo, di scegliere degli uomini e di mandarveli insieme ai nostri cari Barnaba e Paolo, 26 i quali hanno messo a repentaglio la propria vita per il nome del Signore nostro Gesù Cristo. 27 Vi abbiamo dunque inviato Giuda e Sila; anch'essi vi riferiranno a voce le medesime cose. 28 Infatti è parso bene allo Spirito Santo e a noi di non imporvi altro peso all'infuori di queste cose, che sono necessarie: 29 astenervi dalle carni sacrificate agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalla fornicazione; da queste cose farete bene a guardarvi. State sani».

Giuda e Sila inviati ad Antiochia
30 Essi dunque presero commiato e scesero ad Antiochia, dove, radunata la moltitudine dei credenti, consegnarono la lettera. 31 Quando i fratelli l'ebbero letta, si rallegrarono della consolazione che essa portava loro. 32 Giuda e Sila, anch'essi profeti, con molte parole li esortarono e li fortificarono. 33 Dopo essersi trattenuti là diverso tempo, i fratelli li lasciarono ritornare in pace a coloro che li avevano inviati. 34 [Ma parve bene a Sila di rimanere qui.]
35 Paolo e Barnaba rimasero ad Antiochia, insegnando e portando, insieme a molti altri, il lieto messaggio della Parola del Signore.

Secondo viaggio missionario. Partenza di Paolo e Sila; Barnaba e Marco si recano a Cipro
36 Dopo diversi giorni Paolo disse a Barnaba: «Ritorniamo ora a visitare i fratelli di tutte le città in cui abbiamo annunciato la Parola del Signore, per vedere come stanno». 37 Barnaba voleva prendere con loro anche Giovanni detto Marco. 38 Ma Paolo riteneva che non dovessero prendere uno che si era separato da loro già in Panfilia e che non li aveva accompagnati nella loro opera. 39 Nacque un aspro dissenso, al punto che si separarono; Barnaba prese con sé Marco e s'imbarcò per Cipro.
40 Paolo, invece, scelse Sila e partì, raccomandato dai fratelli alla grazia del Signore.
41 E percorse la Siria e la Cilicia, rafforzando le chiese.

C.E.I.:

Atti 15

1 Ora alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli questa dottrina: «Se non vi fate circoncidere secondo l'uso di Mosè, non potete esser salvi».
2 Poiché Paolo e Barnaba si opponevano risolutamente e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Barnaba e alcuni altri di loro andassero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione. 3 Essi dunque, scortati per un tratto dalla comunità, attraversarono la Fenicia e la Samaria raccontando la conversione dei pagani e suscitando grande gioia in tutti i fratelli. 4 Giunti poi a Gerusalemme, furono ricevuti dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli anziani e riferirono tutto ciò che Dio aveva compiuto per mezzo loro.
5 Ma si alzarono alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti, affermando: è necessario circonciderli e ordinar loro di osservare la legge di Mosè.
6 Allora si riunirono gli apostoli e gli anziani per esaminare questo problema. 7 Dopo lunga discussione, Pietro si alzò e disse:
«Fratelli, voi sapete che già da molto tempo Dio ha fatto una scelta fra voi, perché i pagani ascoltassero per bocca mia la parola del vangelo e venissero alla fede. 8 E Dio, che conosce i cuori, ha reso testimonianza in loro favore concedendo anche a loro lo Spirito Santo, come a noi; 9 e non ha fatto nessuna discriminazione tra noi e loro, purificandone i cuori con la fede. 10 Or dunque, perché continuate a tentare Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo che né i nostri padri, né noi siamo stati in grado di portare? 11 Noi crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati e nello stesso modo anche loro».
12 Tutta l'assemblea tacque e stettero ad ascoltare Barnaba e Paolo che riferivano quanti miracoli e prodigi Dio aveva compiuto tra i pagani per mezzo loro.
13 Quand'essi ebbero finito di parlare, Giacomo aggiunse: 14 «Fratelli, ascoltatemi. Simone ha riferito come fin da principio Dio ha voluto scegliere tra i pagani un popolo per consacrarlo al suo nome. 15 Con questo si accordano le parole dei profeti, come sta scritto:
16 Dopo queste cose ritornerò e riedificherò la tenda di Davide che era caduta; ne riparerò le rovine e la rialzerò,
17 perché anche gli altri uomini cerchino il Signore
e tutte le genti sulle quali è stato invocato il mio nome,
18 dice il Signore che fa queste cose da lui conosciute dall'eternità.
19 Per questo io ritengo che non si debba importunare quelli che si convertono a Dio tra i pagani, 20 ma solo si ordini loro di astenersi dalle sozzure degli idoli, dalla impudicizia, dagli animali soffocati e dal sangue. 21 Mosè infatti, fin dai tempi antichi, ha chi lo predica in ogni città, poiché viene letto ogni sabato nelle sinagoghe».
22 Allora gli apostoli, gli anziani e tutta la Chiesa decisero di eleggere alcuni di loro e di inviarli ad Antiochia insieme a Paolo e Barnaba: Giuda chiamato Barsabba e Sila, uomini tenuti in grande considerazione tra i fratelli. 23 E consegnarono loro la seguente lettera: «Gli apostoli e gli anziani ai fratelli di Antiochia, di Siria e di Cilicia che provengono dai pagani, salute! 24 Abbiamo saputo che alcuni da parte nostra, ai quali non avevamo dato nessun incarico, sono venuti a turbarvi con i loro discorsi sconvolgendo i vostri animi. 25 Abbiamo perciò deciso tutti d'accordo di eleggere alcune persone e inviarle a voi insieme ai nostri carissimi Barnaba e Paolo, 26 uomini che hanno votato la loro vita al nome del nostro Signore Gesù Cristo. 27 Abbiamo mandato dunque Giuda e Sila, che vi riferiranno anch'essi queste stesse cose a voce. 28 Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi, di non imporvi nessun altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: 29 astenervi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalla impudicizia. Farete cosa buona perciò a guardarvi da queste cose. State bene».
30 Essi allora, congedatisi, discesero ad Antiochia e riunita la comunità consegnarono la lettera. 31 Quando l'ebbero letta, si rallegrarono per l'incoraggiamento che infondeva. 32 Giuda e Sila, essendo anch'essi profeti, parlarono molto per incoraggiare i fratelli e li fortificarono. 33 Dopo un certo tempo furono congedati con auguri di pace dai fratelli, per tornare da quelli che li avevano inviati. 34  35 Paolo invece e Barnaba rimasero ad Antiochia, insegnando e annunziando, insieme a molti altri, la parola del Signore.
36 Dopo alcuni giorni Paolo disse a Barnaba: «Ritorniamo a far visita ai fratelli in tutte le città nelle quali abbiamo annunziato la parola del Signore, per vedere come stanno». 37 Barnaba voleva prendere insieme anche Giovanni, detto Marco, 38 ma Paolo riteneva che non si dovesse prendere uno che si era allontanato da loro nella Panfilia e non aveva voluto partecipare alla loro opera. 39 Il dissenso fu tale che si separarono l'uno dall'altro; Barnaba, prendendo con sé Marco, s'imbarcò per Cipro. 40 Paolo invece scelse Sila e partì, raccomandato dai fratelli alla grazia del Signore.
41 E attraversando la Siria e la Cilicia, dava nuova forza alle comunità.

Nuova Diodati:

Atti 15

Questione circa i riti mosaici; assemblea di Gerusalemme e sue decisioni
1 Or alcuni, discesi dalla Giudea, insegnavano ai fratelli, dicendo: «Se non siete circoncisi secondo il rito di Mosè, non potete essere salvati». 2 Essendo perciò sorta una non piccola controversia e discussione da parte di Paolo e Barnaba con costoro, fu ordinato che Paolo e Barnaba e alcuni altri di loro salissero a Gerusalemme dagli apostoli e anziani per tale questione. 3 Essi dunque, scortati per un tratto dalla chiesa, attraversarono la Fenicia e la Samaria, raccontando la conversione dei gentili e arrecando grande gioia a tutti i fratelli. 4 Giunti a Gerusalemme, furono accolti dalla chiesa, dagli apostoli e dagli anziani e riferirono le grandi cose che Dio aveva operato per mezzo di loro. 5 Ma alcuni della setta dei farisei che avevano creduto si alzarono, dicendo: «Bisogna circoncidere i gentili e comandar loro di osservare la legge di Mosè». 6 Allora gli apostoli e gli anziani si radunarono per esaminare questo problema. 7 Ed essendo sorta una grande disputa, Pietro si alzò in piedi e disse loro: «Fratelli, voi sapete che già dai primi tempi Dio tra noi scelse me, affinché per la mia bocca i gentili udissero la parola dell'evangelo e credessero. 8 Dio, che conosce i cuori, ha reso loro testimonianza, dando loro lo Spirito Santo, proprio come a noi; 9 e non ha fatto alcuna differenza tra noi e loro, avendo purificato i loro cuori mediante la fede. 10 Ora dunque perché tentate Dio, mettendo sul collo dei discepoli un giogo che né i nostri padri né noi abbiamo potuto portare? 11 Ma noi crediamo di essere salvati mediante la grazia del Signor Gesù Cristo, e nello stesso modo anche loro». 12 Allora tutta la folla tacque, e stavano ad ascoltare Barnaba e Paolo, che raccontavano quali segni e prodigi Dio aveva operato per mezzo loro fra i gentili. 13 Quando essi tacquero, Giacomo prese la parola e disse: «Fratelli, ascoltatemi. 14 Simone ha raccontato come per la prima volta Dio ha visitato i gentili per scegliersi da quelli un popolo per il suo nome. 15 Con questo si accordano le parole dei profeti, come è scritto: 16 "Dopo queste cose, io ritornerò e riedificherò il tabernacolo di Davide che è caduto, restaurerò le sue rovine e lo rimetterò in piedi, 17 affinché il resto degli uomini e tutte le genti su cui è invocato il mio nome cerchino il Signore, dice il Signore che fa tutte queste cose". 18 A Dio sono note da sempre tutte le opere sue. 19 Perciò io ritengo che non si dia molestia a quelli che tra i gentili si convertono a Dio, 20 ma che si scriva loro di astenersi dalle contaminazioni degli idoli, dalla fornicazione, dalle cose soffocate e dal sangue. 21 Poiché Mosè già dai tempi antichi ha delle persone che lo predicano per ogni città, essendo letto ogni sabato nelle sinagoghe». 22 Allora parve bene agli apostoli e agli anziani con tutta la chiesa di mandare ad Antiochia, con Paolo e Barnaba, degli uomini scelti da loro: Giuda, soprannominato Barsabba, e Sila, uomini autorevoli tra i fratelli, 23 con una lettera scritta di loro mano che diceva: «Gli apostoli, gli anziani e i fratelli, ai fratelli fra i gentili che sono in Antiochia, Siria e Cilicia, salute. 24 Siccome abbiamo inteso che alcuni provenienti da noi, ma ai quali non avevamo dato alcun mandato, vi hanno turbato con parole sconvolgendo le anime vostre, dicendo che bisogna che siate circoncisi e osserviate la legge, 25 è parso bene a noi, riuniti di comune accordo, di scegliere alcuni uomini e di mandarli assieme ai nostri cari Barnaba e Paolo, 26 uomini che hanno rischiato la loro vita per il nome del Signor nostro Gesù Cristo. 27 Abbiamo dunque mandato Giuda e Sila; anch'essi a voce riferiranno le medesime cose. 28 Infatti è parso bene allo Spirito Santo e a noi di non imporvi alcun altro peso all'infuori di queste cose necessarie: 29 che vi asteniate dalle cose sacrificate agli idoli, dal sangue, dalle cose soffocate e dalla fornicazione; farete bene a guardarvi da queste cose. State bene». 30 Essi dunque, congedatisi, discesero ad Antiochia e, riunita l'assemblea, consegnarono la lettera. 31 E, dopo averla letta, quelli di Antiochia si rallegrarono della consolazione. 32 Or Giuda e Sila, essendo anch'essi profeti, con molte parole esortarono i fratelli e li confermarono. 33 Dopo essersi trattenuti là diverso tempo, furono dai fratelli rimandati in pace dagli apostoli. 34 Ma parve bene a Sila di restare là.

Separazione di Paolo da Barnaba
35 Anche Paolo e Barnaba rimasero ad Antiochia, insegnando ed annunziando con molti altri la parola del Signore. 36 Alcuni giorni dopo, Paolo disse a Barnaba: «Torniamo ora a visitare i nostri fratelli in ogni città, dove abbiamo annunziato la parola del Signore, per vedere come stanno». 37 Or Barnaba intendeva prendere con loro Giovanni, detto Marco. 38 Ma Paolo riteneva che non si dovesse prendere con loro colui che si era separato da loro in Panfilia, e non era andato con loro all'opera. 39 Ne nacque allora una tale disputa che si separarono l'uno dall'altro; poi Barnaba, preso Marco, s'imbarcò per Cipro.

Secondo viaggio missionario di Paolo, con Sila e Timoteo
40 Paolo invece, sceltosi per compagno Sila, partì, raccomandato dai fratelli alla grazia di Dio. 41 E attraversò la Siria e la Cilicia, confermando le chiese.

Riveduta 2020:

Atti 15

Il concilio di Gerusalemme
1 Alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: “Se voi non siete circoncisi secondo il rito di Mosè, non potete essere salvati”. 2 Ed essendo nata una non piccola disputa e controversia fra Paolo e Barnaba e costoro, fu deciso che Paolo, Barnaba e alcuni altri fratelli salissero a Gerusalemme agli apostoli e anziani per trattare la questione. 3 Essi dunque, accompagnati per un tratto dalla chiesa, traversarono la Fenicia e la Samaria, raccontando la conversione dei Gentili e suscitando grande gioia in tutti i fratelli. 4 Poi, giunti a Gerusalemme, furono accolti dalla chiesa, dagli apostoli e dagli anziani e riferirono tutte le grandi cose che Dio aveva fatte per mezzo di loro. 5 Ma alcuni della setta dei farisei, che avevano creduto, si alzarono dicendo: “Bisogna circonciderli e comandare loro di osservare la legge di Mosè”.
6 Allora gli apostoli e gli anziani si riunirono per esaminare la questione. 7 Ed essendone nata una grande discussione, Pietro si alzò in piedi e disse loro: “Fratelli, voi sapete che fin dai primi giorni Dio scelse fra voi me, affinché dalla bocca mia i Gentili udissero la parola del vangelo e credessero. 8 E Dio, che conosce i cuori, rese loro testimonianza, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi 9 e non fece alcuna differenza fra noi e loro, purificando i loro cuori mediante la fede. 10 Ora, dunque, perché mettete alla prova Dio ponendo sul collo dei discepoli un giogo che né i nostri padri né noi siamo stati in grado di portare? 11 Anzi, noi crediamo che siamo salvati per la grazia del Signore Gesù, nello stesso modo di loro”.
12 Tutta l'assemblea tacque e stava ad ascoltare Barnaba e Paolo che narravano quali segni e prodigi Dio aveva fatto per mezzo di loro fra i Gentili. 13 Quando ebbero finito di parlare, Giacomo prese la parola e disse:
14 “Fratelli, ascoltatemi. Simone ha narrato come Dio all'inizio ha voluto scegliersi, tra i Gentili, un popolo consacrato al suo nome. 15 E con ciò si accordano le parole dei profeti, come sta scritto:
16 'Dopo queste cose io tornerò ed edificherò di nuovo la tenda di Davide, che è caduta; e restaurerò le sue rovine, e la rimetterò in piedi, 17 affinché il rimanente degli uomini e tutti i Gentili sui quali è invocato il mio nome, 18 cerchino il Signore, dice il Signore che fa queste cose, le quali a lui sono note fin dall'eternità'.
19 Per la qual cosa io giudico che non si debbano turbare i Gentili che si convertono a Dio, 20 ma che si scriva loro di astenersi dalle cose contaminate nei sacrifici agli idoli, dalla fornicazione, dalle cose soffocate e dal sangue. 21 Poiché Mosè, fin dalle antiche generazioni, ha chi lo predica in ogni città, essendo letto nelle sinagoghe ogni sabato”.
22 Allora parve bene agli apostoli e agli anziani con tutta la chiesa di mandare ad Antiochia con Paolo e Barnaba certi uomini scelti fra loro: Giuda, soprannominato Barsabba, e Sila, uomini autorevoli tra i fratelli, 23 ai quali consegnarono questa lettera: “Gli apostoli, e i fratelli anziani, ai fratelli di Antiochia, di Siria e di Cilicia che provengono dai Gentili, salute. 24 Poiché abbiamo saputo che alcuni, fra noi, vi hanno turbato con i loro discorsi, sconvolgendo le anime vostre, benché non avessimo dato loro mandato di sorta, 25 è parso bene a noi, riuniti di comune accordo, di scegliere degli uomini e di mandarveli insieme ai nostri cari Barnaba e Paolo, 26 i quali hanno esposto la propria vita per il nome del Signore nostro Gesù Cristo. 27 Vi abbiamo dunque mandato Giuda e Sila; anch'essi vi diranno a voce le medesime cose. 28 Poiché è parso bene allo Spirito Santo e a noi di non imporvi altro peso tranne queste cose, che sono necessarie: 29 che vi asteniate dalle cose sacrificate agli idoli, dal sangue, dalle cose soffocate e dalla fornicazione, dalle quali cose farete bene a guardarvi. State sani”.

Giuda e Sila inviati ad Antiochia
30 Essi dunque, dopo essersi accomiatati, scesero ad Antiochia e, radunata la moltitudine, consegnarono la lettera. 31 E, quando i fratelli l'ebbero letta, si rallegrarono della consolazione che recava. 32 Giuda e Sila, anch'essi profeti, con molte parole li esortarono e li confermarono. 33 Dopo essersi trattenuti là diverso tempo, i fratelli li rimandarono in pace da coloro che li avevano inviati. 34 [Ma parve bene a Sila di rimanere qui.]
35 Paolo e Barnaba rimasero invece ad Antiochia insegnando e annunciando, con molti altri ancora, la parola del Signore.

Secondo viaggio missionario
Barnaba e Paolo si separano
36 Dopo diversi giorni, Paolo disse a Barnaba: “Torniamo ora a visitare i fratelli in ogni città dove abbiamo annunciato la parola del Signore, per vedere come stanno”. 37 Barnaba voleva prendere con loro anche Giovanni, detto Marco. 38 Ma Paolo giudicava che non dovessero prendere come compagno chi si era separato da loro fin dalla Panfilia e che non era andato con loro all'opera. 39 E ne nacque un'aspra contesa, tanto che si separarono: Barnaba, preso con sé Marco, navigò verso Cipro, 40 ma Paolo, sceltosi Sila, partì, raccomandato dai fratelli alla grazia del Signore. 41 E percorse la Siria e la Cilicia, rafforzando le chiese.

La Parola è Vita:

Atti 15

Primo concilio della Chiesa.
1 Mentre Paolo e Barnaba erano ad Antiochia, certi credenti venuti dalla Giudea cominciarono ad insegnare agli altri fratelli questa dottrina: «Se voi non siete circoncisi, secondo il rito di Mosè, non potete essere salvati». 2 Questo causò vive discussioni, perché Paolo e Barnaba non erano d'accordo. Finalmente fu deciso di mandare Paolo, Barnaba ed alcuni altri a Gerusalemme, per consultare in proposito gli apostoli e gli anziani responsabili di quella Chiesa. 3 Dopo che tutti i credenti li ebbero accompagnati per un tratto, essi si diressero verso Gerusalemme, fermandosi, durante il viaggio, nelle città della Fenicia e della Samaria per visitare gli altri cristiani ed informarli, con gran gioia di tutti, che anche i pagani erano stati convertiti.
4 Arrivati a Gerusalemme, furono accolti dai capi della Chiesa. Presenti tutti gli apostoli e gli anziani, Paolo e Barnaba riferirono tutto ciò che Dio aveva fatto tramite loro. 5 Ma alcuni uomini, che erano stati Farisei prima della conversione, si alzarono per dire che bisognava circoncidere tutti i pagani convertiti ed obbligarli a seguire gli usi e le cerimonie ebraiche. 6 Allora gli apostoli e gli anziani della chiesa si riunirono per esaminare a fondo la questione.
7 Durante la riunione, dopo lunghe discussioni, Pietro si alzò e disse: «Fratelli, voi tutti sapete che da molto tempo Dio mi ha scelto fra voi per affidarmi il compito di annunciare il Vangelo ai pagani, perché anch'essi possano credere. 8 Ebbene il Signore, che conosce il cuore degli uomini, ha mostrato di accettare anche i pagani, dando anche a loro lo Spirito Santo, proprio come lo ha dato a noi. 9 Egli non ha fatto alcuna distinzione fra noi e loro: essi hanno creduto, e Dio ha purificato il loro cuore per mezzo della fede, proprio come ha fatto con noi. 10 Allora, perché cercate di cambiare ciò che ha fatto Dio, imponendo a questi credenti dei doveri, che neppure noi e i nostri antenati siamo riusciti a rispettare? 11 Non credete forse che tutti siano salvati allo stesso modo, mediante il dono gratuito del Signore Gesù?»
12 Nessuno fiatò. Poi ascoltarono Barnaba e Paolo che descrivevano i miracoli e le cose straordinarie che Dio aveva fatto per mezzo loro tra i pagani. 13 Quando ebbero finito, Giacomo si fece avanti e disse: «Fratelli ascoltatemi. 14 Pietro ci ha detto come sia stato il Signore il primo che ha guardato di buon occhio i pagani, per scegliere fra loro un popolo che portasse il suo nome. 15 La conversione dei pagani concorda con ciò che avevano predetto i profeti. Ascoltate ad esempio questo passo del profeta Amos:
16 "Dopo di ciò, dice il Signore,
io tornerò e riedificherò la tenda di Davide che era caduta;
ne riparerò le rovine e la rialzerò.
17 Allora gli altri uomini cercheranno il Signore,
anche tutti i pagani che ho chiamato ad essere miei".
18 Ecco ciò che dice Dio,
che fa queste cose che egli stesso conosce fin dai tempi dei tempi.
19 Perciò, secondo il mio parere, non dobbiamo pretendere che i pagani, che si convertono a Dio, rispettino le nostre leggi ebraiche. 20 Basterà che si ordini loro di osservare queste norme:
Primo: non mangiare la carne di animali sacrificati agli idoli.
Secondo: non avere rapporti sessuali illeciti.
Terzo: non mangiare la carne di animali strangolati.
Quarto: astenersi dal sangue.
21 Perché, fin da tempo immemorabile, tutti i sabati si predica nelle sinagoghe di ogni città di non fare queste cose». 22 Allora gli apostoli, gli anziani e tutta la chiesa furono d'accordo di mandare degli uomini ad Antiochia, insieme con Paolo e Barnaba, per comunicare la loro decisione. Scelsero due uomini che erano molto stimati nella chiesa: Giuda, soprannominato Barsabba, e Sila.
23 Poi consegnarono loro questa lettera:
«Gli apostoli, gli anziani e i fratelli di Gerusalemme, salutano i fratelli cristiani di origine pagana che vivono ad Antiochia, in Siria e in Silicia.
24 Abbiamo saputo che alcuni credenti di Gerusalemme, senza istruzioni da parte nostra, vi hanno turbato con i loro discorsi, mettendo addirittura in dubbio la vostra salvezza. 25 Ci è parso bene, perciò, dopo aver deciso di comune accordo, di scegliere due nostri rappresentanti ufficiali e mandarli da voi. Essi accompagnano i nostri cari Barnaba e Paolo, 26 che hanno rischiato la vita per amore del Signore Gesù Cristo. Noi dunque vi manderemo Giuda e Sila che vi riferiranno a voce ciò che abbiamo deciso in merito al vostro problema.
27  28 È parso bene sia allo Spirito Santo che a noi di non imporvi altri obblighi riguardo alle leggi ebraiche, eccetto questi: che non mangiate carne di animali offerti in sacrificio agli idoli, che vi asteniate dal sangue, che non mangiate carne di animali strangolati e che non abbiate rapporti sessuali illeciti. Basta che rispettiate queste norme e sarete a posto. Mantenetevi in buona salute!»
29  30 I quattro inviati partirono subito per Antiochia. Qui riunirono tutti i cristiani, e consegnarono la lettera. 31 I fratelli la lessero e ne furono molto felici.
32 Poi Giuda e Sila, essendo anche essi profeti, predicarono a lungo ai credenti per incoraggiarli e fortificarli nella fede. 33 Dopo essersi trattenuti parecchi giorni, Giuda e Sila, salutati con affetto i fratelli, 34 tornarono da quelli che li avevano mandati in missione. 35 Paolo e Barnaba, invece, rimasero ad Antiochia. Insieme a molti altri, insegnavano e annunciavano la parola del Signore.
36 Dopo qualche tempo, Paolo disse a Barnaba: «Torniamo in Turchia, a visitare i fratelli in tutte le città, dove abbiamo predicato, per vedere come stanno». 37 Barnaba era d'accordo, ma voleva prendere con sé anche Giovanni, soprannominato Marco. 38 Paolo però era contrario, perché nel viaggio precedente Giovanni li aveva abbandonati fin dalla Panfilia. 39 Il disaccordo sulla questione fu tale, che si separarono. Barnaba prese con sé Marco e s'imbarcò per Cipro. 40 Paolo invece scelse Sila e, con le benedizioni dei credenti, partì verso la Siria e la Cilicia. Là incoraggiava tutte le chiese che visitava.

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Riveduta:

Atti 15

La Conferenza di Gerusalemme
1 Or alcuni, discesi dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: Se voi non siete circoncisi secondo il rito di Mosè, non potete esser salvati. 2 Ed essendo nata una non piccola dissensione e controversia fra Paolo e Barnaba, e costoro, fu deciso che Paolo, Barnaba e alcuni altri dei fratelli salissero a Gerusalemme agli apostoli ed anziani per trattar questa questione. 3 Essi dunque, accompagnati per un tratto dalla chiesa, traversarono la Fenicia e la Samaria, raccontando la conversione dei Gentili; e cagionavano grande allegrezza a tutti i fratelli. 4 Poi, giunti a Gerusalemme, furono accolti dalla chiesa, dagli apostoli e dagli anziani, e riferirono quanto grandi cose Dio avea fatte con loro. 5 Ma alcuni della setta de' Farisei che aveano creduto, si levarono dicendo: Bisogna circoncidere i Gentili, e comandar loro d'osservare la legge di Mosè. 6 Allora gli apostoli e gli anziani si raunarono per esaminar la questione. 7 Ed essendone nata una gran discussione, Pietro si levò in piè, e disse loro: Fratelli, voi sapete che fin dai primi giorni Iddio scelse fra voi me, affinché dalla bocca mia i Gentili udissero la parola del Vangelo e credessero. 8 E Dio, conoscitore dei cuori, rese loro testimonianza, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi; 9 e non fece alcuna differenza fra noi e loro, purificando i cuori loro mediante la fede. 10 Perché dunque tentate adesso Iddio mettendo sul collo de' discepoli un giogo che né i padri nostri né noi abbiam potuto portare? 11 Anzi, noi crediamo d'esser salvati per la grazia del Signore Gesù, nello stesso modo che loro. 12 E tutta la moltitudine si tacque; e stavano ad ascoltar Barnaba e Paolo, che narravano quali segni e prodigî Iddio aveva fatto per mezzo di loro fra i Gentili. 13 E quando si furon taciuti, Giacomo prese a dire: 14 Fratelli, ascoltatemi. Simone ha narrato come Dio ha primieramente visitato i Gentili, per trarre da questi un popolo per il suo nome. 15 E con ciò s'accordano le parole de' profeti, siccome è scritto: 16 Dopo queste cose io tornerò e edificherò di nuovo la tenda di Davide, che è caduta; e restaurerò le sue ruine, e la rimetterò in piè, 17 affinché il rimanente degli uomini e tutti i Gentili sui quali è invocato il mio nome, 18 cerchino il Signore, dice il Signore che fa queste cose, le quali a lui son note ab eterno. 19 Per la qual cosa io giudico che non si dia molestia a quelli dei Gentili che si convertono a Dio; 20 ma che si scriva loro di astenersi dalle cose contaminate nei sacrifizî agl'idoli, dalla fornicazione, dalle cose soffocate, e dal sangue. 21 Poiché Mosè fin dalle antiche generazioni ha chi lo predica in ogni città, essendo letto nelle sinagoghe ogni sabato. 22 Allora parve bene agli apostoli e agli anziani con tutta la chiesa, di mandare ad Antiochia con Paolo e Barnaba, certi uomini scelti fra loro, cioè: Giuda, soprannominato Barsabba, e Sila, uomini autorevoli tra i fratelli; 23 e scrissero così per loro mezzo: Gli apostoli e i fratelli anziani, ai fratelli di fra i Gentili che sono in Antiochia, in Siria ed in Cilicia, salute. 24 Poiché abbiamo inteso che alcuni, partiti di fra noi, vi hanno turbato coi loro discorsi, sconvolgendo le anime vostre, benché non avessimo dato loro mandato di sorta, 25 è parso bene a noi, riuniti di comune accordo, di scegliere degli uomini e di mandarveli assieme ai nostri cari Barnaba e Paolo, 26 i quali hanno esposto la propria vita per il nome del Signor nostro Gesù Cristo. 27 Vi abbiam dunque mandato Giuda e Sila; anch'essi vi diranno a voce le medesime cose. 28 Poiché è parso bene allo Spirito Santo ed a noi di non imporvi altro peso all'infuori di queste cose, che sono necessarie; 29 cioè: che v'asteniate dalle cose sacrificate agl'idoli, dal sangue, dalle cose soffocate, e dalla fornicazione; dalle quali cose ben farete a guardarvi. State sani. 30 Essi dunque, dopo essere stati accomiatati, scesero ad Antiochia; e radunata la moltitudine, consegnarono la lettera. 31 E quando i fratelli l'ebbero letta, si rallegrarono della consolazione che recava. 32 E Giuda e Sila, anch'essi, essendo profeti, con molte parole li esortarono e li confermarono. 33 E dopo che furon dimorati quivi alquanto tempo, furon dai fratelli congedati in pace perché se ne tornassero a quelli che li aveano inviati. 34  35 Ma Paolo e Barnaba rimasero ad Antiochia insegnando ed evangelizzando, con molti altri ancora, la parola del Signore.

Separazione di Paolo e Barnaba. Secondo viaggio missionario di Paolo con Sila e con Timoteo
36 E dopo varî giorni, Paolo disse a Barnaba: Torniamo ora a visitare i fratelli in ogni città dove abbiamo annunziato la parola del Signore, per vedere come stanno. 37 Barnaba voleva prender con loro anche Giovanni, detto Marco. 38 Ma Paolo giudicava che non dovessero prendere a compagno colui che si era separato da loro fin dalla Panfilia, e che non era andato con loro all'opera. 39 E ne nacque un'aspra contesa, tanto che si separarono; e Barnaba, preso seco Marco, navigò verso Cipro; 40 ma Paolo, sceltosi Sila, partì, raccomandato dai fratelli alla grazia del Signore. 41 E percorse la Siria e la Cilicia, confermando le chiese.

Ricciotti:

Atti 15

Il Concilio di Gerusalemme
1 Or alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano a' fratelli: «Se voi non siete circoncisi secondo il rito di Mosè, voi non vi potete salvare». 2 Essendosi acceso un contrasto non piccolo tra Paolo e Barnaba contro costoro, fu deciso che Paolo e Barnaba e alcuni dell'altra parte, salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tal quistione. 3 Essi dunque, fatti accompagnare dalla chiesa, traversarono la Fenicia e la Samaria, narrando la conversione de' Gentili cagionando grande allegrezza a tutti i fratelli. 4 Arrivati a Gerusalemme, furono accolti dalla chiesa, dagli apostoli e dagli anziani e riferirono le grandi cose che Dio aveva fatto con loro. 5 Se non che, alcuni della setta de' Farisei convertiti, s'erano levati su a dire che bisognava circonciderli, e imporre d'osservare la legge di Mosè. 6 Gli apostoli allora e gli anziani si radunarono per esaminare la quistione. 7 E dopo ch'ebbero discusso a lungo, Pietro, alzatosi, disse loro: «Uomini fratelli, voi già sapete che Dio, fin da' primi giorni, tra noi dispose che i Gentili udissero la parola del Vangelo per mia bocca e credessero. 8 Dio dunque, che conosce i cuori, si dichiarò per essi, dando loro lo Spirito Santo, come l'ha dato a noi. 9 Nè tra noi e loro ha fatto alcuna differenza, avendo purificato i loro cuori mediante la fede. 10 Or dunque, perchè mai tentate Dio a porre sul collo de' discepoli un giogo che nè i padri nostri nè noi abbiam potuto portare? 11 Ma noi crediamo, per la grazia del Signore Gesù Cristo, di salvarci nella stessa guisa che quelli». 12 Tutta la moltitudine tacque; e si diedero ad ascoltar Barnaba e Paolo, che narravano quanti miracoli e prodigi Dio avesse fatti per mezzo loro tra' Gentili. 13 Quando poi si furono taciuti, Giacomo prese a dire: «Uomini fratelli, ascoltatemi. 14 Simone ha narrato come da principio Dio stabilì di trarre da' Gentili un popolo per il suo nome. 15 E ben s'accordano alle sue le parole de' profeti, siccome è scritto: 16 "Dopo queste cose io tornerò ed edificherò di nuovo la tenda di David, che è caduta; e restaurerò le sue ruine e la rimetterò in piedi, 17 affinchè cerchino il Signore tutti gli altri uomini e le genti tutte sulle quali è invocato il mio nome, dice il Signore che fa queste cose". 18 A Dio le opere sue son note fino all'eternità. 19 Quindi il giudizio mio è che non si dia molestia a coloro che dal gentilesimo si convertono a Dio; 20 ma si prescriva loro d'astenersi da' cibi immolati agl'idoli, dalla fornicazione, dagli animali morti soffocati e dal sangue. 21 Poichè Mosè da tempo immemorabile ha chi lo predica in ciascuna città, nelle sinagoghe ove si legge ogni sabato». 22 Allora parve bene agli apostoli e agli anziani con tutta la Chiesa, di scegliere alcuni uomini tra loro, e mandarli ad Antiochia con Paolo e Barnaba: furono Giuda, soprannominato Barsaba, e Sila, uomini de' primi tra' fratelli; 23 e consegnaron loro questa lettera: «Gli apostoli e gli anziani fratelli, ai fratelli di tra' Gentili che sono in Antiochia, Siria e Cilicia, salute. 24 Siccome abbiamo inteso che alcuni de' nostri, a cui non avevamo dato alcun incarico, partendo vi han turbato co' loro discorsi, sconvolgendo gli animi vostri; 25 è parso bene a noi, radunati d'un sol volere, di scegliere degli uomini e mandarveli insieme con i carissimi nostri Barnaba e Paolo, 26 persone che hanno esposto la loro vita per il nome del Signor nostro Gesù Cristo. 27 Vi abbiam quindi mandato Giuda e Sila, i quali anche a voce vi diranno le medesime cose. 28 Poichè è parso allo Spirito Santo e a noi di non imporvi altro peso all'infuori di queste cose necessarie: 29 che vi asteniate dalle cose immolate agl'idoli, e dal sangue, e dagli animali soffocati, e dalla fornicazione; da queste cose farete bene a guardarvi. State sani». 30 Quelli, dunque, congedatisi scesero ad Antiochia, e, radunata la moltitudine, consegnarono la lettera. 31 Quelli la lessero, e si rallegrarono della gran consolazione. 32 Giuda e Sila, essendo anch'essi profeti, parlarono a lungo ai fratelli per consolarli e fortificarli. 33 E, stati che vi furono un qualche tempo, s'accomiatarono da' fratelli e tornarono a quelli che li avevano inviati. 34 Piacque però a Sila di restar lì; e Giuda solo se ne tornò a Gerusalemme. 35 Paolo e Barnaba rimasero anch'essi in Antiochia, insegnando e annunziando, insieme con molti altri, la parola del Signore.

Paolo e Barnaba si separano
36 E dopo alcuni giorni, Paolo disse a Barnaba: «Torniamo a visitare i fratelli in tutte le città dove abbiamo annunziato la parola del Signore, e veder come si comportano». 37 Barnaba voleva prendere anche Giovanni, detto Marco; 38 ma Paolo giudicava non dovessero prendersi per compagno uno che s'era partito da essi nella Panfilia, lasciandoli soli a quell'opera. 39 E il dissenso fu tale, che si separarono l'un dall'altro: Barnaba, preso con sè Marco, s'imbarcò per Cipro; 40 mentre Paolo, sceltosi a compagno Sila, partì, raccomandato da' fratelli alla grazia di Dio, 41 e percorse la Siria e la Cilicia, confermando le chiese, raccomandando l'osservanza degli ordini dati dagli apostoli e dagli anziani.

Tintori:

Atti 15

Il Concilio di Gerusalemme
1 Or alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: Se non vi circoncidete secondo il rito di Mosè, non vi potete salvare. 2 Avvenuta perciò non piccola tumultuosa controversia di Paolo e Barnaba con essi, stabilirono che Paolo e Barnaba con alcuni contrarii salissero per tal questione a Gerusalemme, dagli Apostoli e dagli Anziani. 3 Essi pertanto, accompagnati dalla chiesa, partirono, passando per la Fenicia e per la Samaria e raccontando la conversione delle genti, recando con questo grande letizia a tutti i fratelli. 4 Arrivati a Gerusalemme, furon ricevuti dalla chiesa, dagli Apostoli e dagli Anziani, e raccontarono quanto Dio con loro avesse operato. 5 Ma si alzarono alcuni della setta dei Farisei che avevano creduto, e dissero: Bisogna circoncidere i Gentili ed esigere da loro l'osservanza della legge di Mosè. 6 Gli Apostoli e i sacerdoti allora si adunarono per esaminare questa cosa, 7 e, dopo lunga discussione, Pietro, alzatosi, disse loro: Fratelli miei, voi sapete come fin da principio, Dio scelse che per bocca mia i Gentili ascoltassero la parola del Vangelo e credessero. 8 E Dio, scrutatore dei cuori, si dichiarò per essi, dando loro lo Spirito Santo, come a noi, 9 e non fece tra loro e noi alcuna differenza, purificando colla fede i loro cuori. 10 Perchè dunque voi tentate Dio coll'imporre sul collo dei discepoli un giogo che nè i padri nostri, nè noi abbiamo potuto portare? 11 Ma per la grazia del Signore Gesù Cristo, crediamo di essere salvi noi nello stesso modo che loro. 12 Tacque allora tutta l'assemblea; ed ascoltavano Paolo e Barnaba che raccontavano quanti segni e miracoli avesse Dio fatti per mezzo di loro tra i Gentili. 13 E quando essi tacquero, Giacomo prese a dire: Fratelli miei, ascoltatemi: 14 Simone ha raccontato come da principio Dio dispose di prendere dai Gentili un popolo per suo nome. 15 E con questo s'accordano le parole dei profeti come sta scritto: 16 Dopo tutte queste cose tornerò, e riedificherò la tenda di David che era caduta, ne ristorerò le rovine e la rimetterò in piedi; 17 affinché cerchino il Signore tutti gli altri uomini e le genti tutte sulle quali è stato invocato il mio nome, dice il Signore che fa queste cose. 18 A Dio è nota fin dall'eternità l'opera sua. 19 Per questo io giudico che non si debbano inquietare quelli che dal gentilesimo si convertono a Dio; 20 ma si scriva loro d'astenersi da ogni vivanda contaminata per gli idoli, dalla fornicazione, da animali soffocati e dal sangue: 21 avendo Mosè, fin dai tempi antichi, chi lo predica nelle sinagoghe ove si legge ogni sabato. 22 Allora parve bene agli Apostoli ed ai sacerdoti, con tutta la chiesa, di scegliere alcuni uomini dei loro e di mandarli ad Antiochia con Paolo e Barnaba; cioè Giuda soprannominato Barnaba e Sila, uomini dei primi tra i fratelli, 23 consegnando loro questa lettera: Gli Apostoli ed i fratelli sacerdoti ai fratelli venuti dai Gentili, che sono in Antiochia, nella Siria, e nella Cilicia, salute. 24 Siccome abbiamo sentito che alcuni dei nostri, ai quali non ne abbiam data commissione, vi han turbato coi loro discorsi sconvolgendo gli animi vostri; 25 è parso bene a noi, radunati qui insieme, di eleggere e mandare con i carissimi Barnaba e Paolo, ' 26 uomini che hanno esposta la lor vita per il Signore nostro Gesù Cristo. 27 Abbiamo pertanto mandato Giuda e Sila, i quali vi riferiranno anch'essi, a voce, le medesime cose. 28 È dunque piaciuto allo Spirito Santo e a noi di non imporvi altro peso, all'infuori di queste cose necessarie: 29 che cioè vi asteniate dalle cose immolate agli idoli e dal sangue e dagli animali soffocati e dalla fornicazione; dalle quali cose farete bene a guardarvi. State sani. 30 Essi dunque, accomiatatisi, andarono ad Antiochia, e, radunata la moltitudine, consegnarono la lettera. 31 Lettala, si rallegrarono della consolazione. 32 Giuda e Sila, essendo anch'essi profeti, con molti ragionamenti consolarono e confermarono i fratelli. 33 Ed essendosi trattenuti lì per un po' di tempo, furono rimandati in pace dai fratelli a quelli che li avevano inviati. 34 Piacque però a Sila di restare là, e Giuda soltanto ritornò a Gerusalemme. 35 Ma Paolo e Barnaba restarono ad Antiochia, insegnando ed evangelizzando con molti altri, la parola del Signore.

Paolo visita le Chiese d'Asia Seconda missione
36 E dopo alcuni giorni Paolo disse a Barnaba: Torniamo a visitare i fratelli in tutte le città ove abbiamo predicato la parola del Signore, a veder come se la passino. 37 Barnaba voleva prender seco anche Giovanni, detto Marco. 38 Ma Paolo giudicava non dovesse prendersi per compagno uno che si era da essi ritirato nella Panfilia, e non era andato con loro a quella impresa. 39 E ne venne sì grave dissenso che si separarono l'uno dall'altro; e Barnaba, preso con sè Marco, navigò a Cipro; 40 Paolo invece, sceltosi Sila, partì raccomandato alla grazia di Dio dai fratelli. 41 E percorreva la Siria e la Cilicia, confermando le chiese, e comandando che si osservassero gli ordini degli Apostoli e dei sacerdoti.

Martini:

Atti 15

Sedizione in Antiochia per cagione de' Giudei, i guati volevano, che si circoncidessero i Gentili. Paolo, e Barnaba danno parte di ciò agli Apostoli, i quali dopo il parere di Pietro, e di Giacomo di comune sentimento scrivono, che le genti convertite non sono astrette alla legge di Mosè. Paolo volendo visitare i luoghi, ne' quali avea predicato, si separa in Antiochia da Barnaba, perche non voleva, che andasse in loro compagnia Giovanni.
1 E alcuni che eran venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: se voi non vi circoncidete secondo il rito di Mosè, non potete essere salvi. 2 Essendovi adunque stato non piccol contrasto di Paolo, e di Barnaba con essi, fu stabilito, che Paolo e Barnaba, e alcuni dell'altra parte andassero per tal questione a Gerusalemme dagli Apostoli, e da' seniori. 3 Eglino adunque accompagnati dalla Chiesa si partirono, e passarono per la Fenicia, e per la Samaria, raccontando la conversione delle genti, e apportando grande allegrezza a tutti i fratelli. 4 E arrivati a Gerusalemme furono ricevuti dalla Chiesa, e dagli Apostoli, e da' seniori, e raccontarono, quanto grandi cose avesse Dio fatte con essi. 5 Ma (dicevano) si sono levati su alcuni della setta de' Farisei, i quali hanno creduto, e dicono, che è necessario, che essi si circoncidano, e si intimi loro l'osservanza della legge di Mosè. 6 E si adunarono gli Apostoli, e i sacerdoti per disaminar questa cosa. 7 E dopo matura discussione alzatosi Pietro disse loro: uomini fratelli, voi sapete, come fin da principio Dio fra noi elesse, che per bocca mia udisser i Gentili la parola del Vangelo, credessero. 8 E Dio, conoscitore de' cuori si dichiarò per essi, dando loro lo Spirito santo, come anche a noi, 9 E non fece differenza alcuna tra loro e noi, purificando con la fede i loro cuori. 10 Adesso adunque perché tentate voi Dio per imporre sul collo de' discepoli un giogo, che né i padri nostri, né noi abbiamo potuto portare? 11 Ma per la grazia del Signore Gesù Cristo crediamo essere salvati nello stesso modo, che essi. 12 E tutta la moltitudine si tacque: e ascoltavano Barnaba, e Paolo raccontare, quanti segni, e miracoli avesse fatti Dio fra le genti per mezzo di essi. 13 E dopo che questi ebber fatto silenzio, rispose Giacomo, e disse: uomini fratelli ascoltate me. 14 Simone ha raccontato, come da principio Dio dispose di prendere dalle genti un popolo pel suo nome. 15 E con questo vanno d'accordo le parole de' profeti, come sta scritto: 16 Dopo queste cose io ritornerò, o riedificherò il tabernacolo di Davidde che è caduto: e ristorerò le sue rovine, e lo rimetterò in piedi: 17 Affinchè cerchino il Signore tutti gli altri uomini, e le genti tutte, sopra le quali è stato invocato il nome mio, dice il Signore, che fa queste cose. 18 E nota ab eterno a Dio l'opera sua. 19 Quindi io pudico, che non s'inquietino quelli, che dal gentilesimo si convertono a Dio; 20 Ma che scrivasi loro, che astengansi dalle immondezze degli idoli, e dalla fornicazione, e dal soffogato, e dal sangue. 21 Imperocché Mosè fino dagli antichi tempi ha in ciascuna città chi lo predica nelle Sinagoghe, dove vien letto ogni Sabbato. 22 Allora piacque agli Apostoli, e a' sacerdoti con tutta la Chiesa, che si mandassero persone elette de' loro ad Antiochia con Paolo e Barnaba, cioè Giuda soprannominato Barsaba, e Sila, uomini de' primi tra i fratelli, 23 Ponendo nelle loro mani questa lettera: gli Apostoli, e i sacerdoti fratelli ai fratelli Gentili, che sono in Antiochia, nella Siria, e nella Cilicia, salute. 24 Giacché abbiamo udito, che i discorsi di alcuni venuti da noi (a' quali non ne abbiam dato commissione) vi hanno arrecato turbamento, sconvolgendo gli animi vostri: 25 E partito a noi radunati insieme di eleggere alcuni uomini e mandargli a voi con i carissimi nostri Barnaba e Paolo, 26 Uomini, che hanno esposte le loro vite pel nome del Signor nostro Gesù Cristo. 27 Abbiam pertanto mandato Giuda e Sila, i quali vi riferiranno anch'essi a bocca le stesse cose. 28 Imperocché è paruto allo Spirito santo, e a noi, di non imporre a voi altro peso, fuori di queste cose necessarie: 29 Che vi astenghiate dalle cose immolate agli idoli, e dal sangue, e dal soffocato, e dalla fornicazione; dalle quali cose guardandovi, ben farete. State sani. 30 Quegli adunque licenziatisi andarono ad Antiochia: e raunata la moltitudine, consegnaron la lettera. 31 Letta la quale si rallegrarono della consolazione. 32 Giuda poi, e Sila, essendo anch'essi profeti, con lunghi ragionamenti consolarono, e confortarono i fratelli. 33 Ed essendosi ivi trattenuti per qualche tempo furono dai fratelli rimandati in pace a que' che gli avevano inviati. 34 Piacque però a Sila di restar ivi: e Giuda solo se v'andò a Gerusalemme. 35 Paolo poi, e Barnaba dimoravano in Antiochia, insegnando, ed evangelizzando con molti altri la parola del Signore. 36 E dopo alcuni giorni disse Paolo a Barnaba: torniamo a visitare i fratelli in tutte le città, nelle quali abbiam predicato la parola del Signore (per vedere) come se la passino. 37 Ma Barnaba voleva prender seco anche Giovanni soprannominato Marco. 38 E Paolo gli metteva in vista, che uno, che si era ritirato da essi nella Panfilia, e non era andato con loro a quella impresa, non doveva riceversi. 39 E ne segui dissensione, di modo che si separarono l'uno dall'altro; e Barnaba preso seco Marco navigò a Cipro. 40 E Paolo elettosi Sila si partì raccommandato da' fratelli alla grazia di Dio. 41 E fece il giro della Siria e della Cilicia, confermando le Chiese: comandando, che si osservassero gli ordini degli Apostoli, e de' sacerdoti.

Diodati:

Atti 15

1 OR alcuni, discesi di Giudea, insegnavano i fratelli: Se voi non siete circoncisi, secondo il rito di Mosè, voi non potete esser salvati. 2 Onde essendo nato turbamento e quistione non piccola di Paolo e di Barnaba contro a loro, fu ordinato che Paolo, e Barnaba, ed alcuni altri di loro, salissero in Gerusalemme agli apostoli, ed anziani, per questa quistione. 3 Essi adunque, accompagnati dalla chiesa fuor della città, traversarono la Fenicia, e la Samaria, raccontando la conversion dei Gentili; e portarono grande allegrezza a tutti i fratelli. 4 Ed essendo giunti in Gerusalemme, furono accolti dalla chiesa, e dagli apostoli, e dagli anziani; e rapportarono quanto gran cose Iddio avea fatte con loro. 5 Ma, dicevano, alcuni della setta de' Farisei, i quali hanno creduto, si son levati, dicendo che convien circoncidere i Gentili, e comandar loro d'osservar la legge di Mosè.
6 Allora gli apostoli e gli anziani si raunarono, per provvedere a questo fatto. 7 Ed essendosi mossa una gran disputazione, Pietro si levò in piè, e disse loro: Fratelli, voi sapete che già da' primi tempi Iddio elesse fra noi me, acciocchè per la mia bocca i Gentili udissero la parola dell'evangelo, e credessero. 8 E Iddio, che conosce i cuori, ha reso loro testimonianza, dando loro lo Spirito Santo, come ancora a noi. 9 E non ha fatta alcuna differenza tra noi e loro; avendo purificati i cuori loro per la fede. 10 Ora dunque, perchè tentate Iddio, mettendo un giogo sopra il collo de' discepoli, il qual nè i padri nostri, nè noi, non abbiam potuto portare? 11 Ma crediamo di esser salvati per la grazia del Signor Gesù Cristo, come essi ancora. 12 E tutta la moltitudine si tacque, e stavano ad ascoltar Barnaba e Paolo, che narravano quanti segni e prodigi Iddio avea fatti per loro fra i Gentili. 13 E dopo ch'essi si furon taciuti, Giacomo prese a dire: 14 Fratelli, ascoltatemi. Simeone ha narrato come Iddio ha primieramente visitati i Gentili, per di quelli prendere un popolo nel suo nome. 15 Ed a questo si accordano le parole de' profeti, siccome egli è scritto: 16 Dopo queste cose, io edificherò di nuovo il tabernacolo di Davide, che è caduto; e ristorerò le sue ruine, e lo ridirizzerò. 17 Acciocchè il rimanente degli uomini, e tutte le genti che si chiamano del mio nome, ricerchino il Signore, dice il Signore, che fa tutte queste cose. 18 A Dio son note ab eterno tutte le opere sue. 19 Per la qual cosa io giudico che non si dia molestia a coloro che d'infra i Gentili si convertono a Dio. 20 Ma, che si mandi loro che si astengano dalle cose contaminate per gl'idoli, dalla fornicazione, dalle cose soffogate, e dal sangue. 21 Perciocchè, quant'è a Mosè, già dalle età antiche egli ha persone che lo predicano per ogni città, essendo ogni sabato letto nelle sinagoghe.
22 Allora parve bene agli apostoli, ed agli anziani, con tutta la chiesa, di mandare in Antiochia, con Paolo e Barnaba, certi uomini eletti d'infra loro, cioè: Giuda, soprannominato Barsaba, e Sila, uomini principali tra i fratelli; 23 scrivendo per lor mani queste cose: Gli apostoli, e gli anziani, e i fratelli, a' fratelli d'infra i Gentili, che sono in Antiochia, in Siria, ed in Cilicia, salute. 24 Perciocchè abbiamo inteso che alcuni, partiti d'infra noi, vi hanno turbati con parole, sovvertendo le anime vostre, dicendo che conviene che siate circoncisi, ed osserviate la legge; a' quali però non ne avevamo data alcuna commissione; 25 essendoci raunati, siamo di pari consentimento convenuti in questo parere, di mandarvi certi uomini eletti, insieme co' cari nostri Barnaba, e Paolo; 26 uomini, che hanno esposte le vite loro per lo nome del Signor nostro Gesù Cristo. 27 Abbiamo adunque mandati Giuda, e Sila, i quali ancora a bocca vi faranno intendere le medesime cose. 28 Perciocchè è parso allo Spirito Santo, ed a noi, di non imporvi alcuno altro peso, se non quel ch'è necessario; che è di queste cose: 29 Che vi asteniate dalle cose sacrificate agl'idoli, dal sangue, dalle cose soffogate, e dalla fornicazione; dalle quali cose farete ben di guardarvi. State sani. 30 Essi adunque, essendo stati accommiatati, vennero in Antiochia; e, raunata la moltitudine, renderono la lettera. 31 E quando que' di Antiochia l'ebber letta, si rallegrarono della consolazione. 32 E Giuda, e Sila, essendo anch'essi profeti, con molte parole confortarono i fratelli, e li confermarono. 33 E dopo che furono dimorati quivi alquanto tempo, furono da' fratelli rimandati in pace agli apostoli. 34 Ma parve bene a Sila di dimorar quivi. 35 OR Paolo e Barnaba rimasero qualche tempo in Antiochia, insegnando, ed evangelizzando, con molti altri, la parola del Signore.
36 Ed alcuni giorni appresso, Paolo disse a Barnaba: Torniamo ora, e visitiamo i nostri fratelli in ogni città, dove abbiamo annunziata la parola del Signore, per veder come stanno. 37 Or Barnaba consigliava di prender con loro Giovanni detto Marco. 38 Ma Paolo giudicava che non dovessero prender con loro colui che si era dipartito da loro da Panfilia e non era andato con loro all'opera. 39 Laonde vi fu dell'acerbità, talchè si dipartirono l'un dall'altro; e Barnaba, preso Marco, navigò in Cipri. 40 MA Paolo, eletto per suo compagno Sila, se ne andò, raccomandato da' fratelli alla grazia di Dio. 41 E andava attorno per la Siria, e Cilicia, confermando le chiese.

Commentario completo di Matthew Henry:

Atti 15

1 INTRODUZIONE AGLI ATTI CAPITOLO 15

Finora abbiamo, con molto piacere, assistito gli apostoli nei loro gloriosi viaggi per la propagazione del vangelo in parti straniere, abbiamo visto i confini della chiesa allargati dall'adesione di Ebrei e Gentili ad essa; e grazie a quel Dio che li ha sempre fatti trionfare. Li abbiamo lasciati, alla fine del capitolo precedente, a riposare ad Antiochia, e ad edificare la chiesa con le prove delle loro esperienze, ed è un peccato che debbano mai essere impiegati in altro modo; Ma in questo capitolo troviamo altro lavoro (non così piacevole) ritagliato per loro. I cristiani e i ministri sono impegnati in controversie, e coloro che avrebbero dovuto essere ora occupati ad allargare i domini della chiesa hanno tutto ciò che possono fare per comporre le divisioni di essa; quando avrebbero dovuto fare guerra al regno del diavolo, hanno molto da fare per mantenere la pace nel regno di Cristo. Eppure questo avvenimento e la sua registrazione sono di grande utilità per la chiesa, sia per avvertirci di aspettarci tali infelici discordie tra i cristiani, sia per indicarci quale metodo adottare per accoglierli. Ecco qui

Una controversia sollevata ad Antiochia dai dottori giudaizzanti, che vorrebbero che i Gentili credenti fossero portati sotto il giogo della circoncisione e della legge cerimoniale, Atti 15:1-2.

II. Si tenne una consultazione con la chiesa di Gerusalemme su questo argomento, e l'invio di delegati lì a tale scopo, che causò l'inizio della stessa domanda lì, Atti 15:3-5.

III. Un resoconto di ciò che accadde nel sinodo convocato in questa occasione Atti 15:6. Cosa disse Pietro, Atti 15:7-11. Cosa parlarono Paolo e Barnaba di Atti 15:12. E, infine, ciò che Giacomo propose per risolvere la questione, Atti 15:13-21.

IV. Il risultato di questo dibattito, e la lettera circolare che fu scritta ai Gentili convertiti, indicandoli su come governarsi rispetto agli Ebrei, Atti 15:22-29.

V. La consegna di questa determinazione alla chiesa di Antiochia, e la soddisfazione che essa diede loro, Atti 15:30-35.

VI. Una seconda spedizione progettata da Paolo e Barnaba per predicare ai Gentili, in cui litigarono riguardo al loro assistente, e si separarono su di essa, uno seguendo una rotta e l'altro un'altra, Atti 15:36-41.

Ver. 1. Anche quando le cose vanno molto bene e piacevolmente in uno stato o in una chiesa, è follia essere al sicuro e pensare che la montagna sia forte e non possa essere spostata; Sorgerà qualche disagio o altro, che non è previsto, non può essere prevenuto, ma deve essere preparato. Se mai c'è stato un cielo sulla terra, sicuramente è stato nella chiesa di Antiochia in questo tempo, quando c'erano così tanti eccellenti ministri lì, e il benedetto Paolo tra loro, che edificava quella chiesa nella sua santissima fede. Ma qui la loro pace è turbata e sorgono divergenze. Ecco qui

Una nuova dottrina iniziò tra loro, che provocò questa divisione, obbligando i convertiti Gentili a sottomettersi alla circoncisione e alla legge cerimoniale, Atti 15:1. Molti che erano stati proseliti della religione ebraica divennero cristiani; e avrebbero voluto che coloro che erano stati proseliti alla religione cristiana diventassero ebrei.

1. Le persone che insistevano in tal senso erano certi uomini che scendevano dalla Giudea; alcuni pensano che lo fossero stati dei farisei (Atti 15:5), o forse di quei sacerdoti che erano obbedienti alla fede , Atti 6:7. Essi venivano dalla Giudea, fingendo forse di essere stati mandati dagli apostoli a Gerusalemme, almeno per essere da loro sostenuti. Avendo l'intenzione di diffondere le loro nozioni, vennero ad Antiochia, perché quella era la sede di coloro che predicavano ai Gentili, e il luogo di ritrovo dei Gentili convertiti; e, se solo potessero interessarsi lì, questo lievito si diffonderebbe presto a tutte le chiese dei Gentili. Si insinuarono in una conoscenza con i fratelli, finsero di essere molto contenti di aver abbracciato la fede cristiana e si congratularono con loro per la loro conversione; ma di' loro che ancora una cosa che manca loro, devono essere circoncisi. Notate, Coloro che sono sempre così ben istruiti hanno bisogno di stare in guardia per non essere di nuovo ignorati, o mal istruiti.

2. La posizione che esponevano, la tesi che davano, era questa, che se i Gentili che non si convertivano in Cristiani erano circoncisi alla maniera di Mosè, e quindi si legavano a tutte le osservanze della legge cerimoniale, non potevano essere salvati. A questo proposito,

(1.) Molti degli ebrei che abbracciarono la fede di Cristo, ma continuarono ad essere molto zelanti per la legge, Atti 21:20. Sapevano che veniva da Dio e che la sua autorità era sacra, la apprezzavano per la sua antichità, erano stati allevati nell'osservarla, ed è probabile che fossero stati spesso devotamente influenzati nella loro partecipazione a queste osservanze; perciò li mantennero in piedi dopo che furono ammessi con il battesimo nella chiesa cristiana, mantennero la distinzione delle carni e usarono le purificazioni cerimoniali dalle contaminazioni cerimoniali, assistettero al servizio del tempio e celebrarono le feste degli ebrei. In questo erano conniventi, perché i pregiudizi dell'educazione non dovevano essere superati tutti in una volta, e in pochi anni l'errore sarebbe stato efficacemente rettificato con la distruzione del tempio e la totale dissoluzione della chiesa ebraica, con la quale l'osservanza del rituale mosaico sarebbe diventata del tutto impraticabile. Ma non era sufficiente che fossero qui indulgenti, dovevano avere i convertiti Gentili sotto gli stessi obblighi. Notate, c'è una strana tendenza in noi a fare della nostra opinione e della nostra pratica una regola e una legge per tutti gli altri, a giudicare di tutto ciò che ci circonda secondo il nostro standard, e a concludere che, poiché facciamo bene, tutti fanno del male che non fanno proprio come facciamo.

(2.) Quegli ebrei che credevano che Cristo fosse il Messia, poiché non riuscivano a liberarsi del loro affetto per la legge, così non potevano liberarsi delle nozioni che avevano del Messia, che avrebbe stabilito un regno temporale a favore della nazione ebraica, avrebbero dovuto rendere questo illustre e vittorioso; Fu una delusione per loro che non fosse stato ancora fatto nulla in tal senso nel modo che si aspettavano. Ma ora che sentono che la dottrina di Cristo è accolta tra i Gentili, e il suo regno comincia ad essere stabilito in mezzo a loro, se riescono a persuadere coloro che abbracciano Cristo ad abbracciare anche la legge di Mosè, sperano che il loro punto sarà raggiunto, la nazione ebraica sarà resa considerevole quanto possono desiderare, anche se in un altro modo; e

"Perciò a tutti i costi i fratelli siano spinti a

circoncidere e osservare la legge, e poi con il nostro

Il nostro dominio sarà esteso, e noi

in poco tempo riuscire a scrollarsi di dosso il romano

giogo; e non solo, ma di metterlo al collo di

nostri vicini, e così avrà un tale regno di

il Messia come ci siamo promessi".

Nota: Non c'è da meravigliarsi se coloro che hanno nozioni errate del regno di Cristo prendono misure sbagliate per il suo avanzamento, e tendono realmente alla sua distruzione, come fanno questi.

(3.) La controversia sulla circoncisione dei proseliti gentili era in corso fra gli ebrei molto tempo prima. Questo è osservato dal dottor Whitby da Josephus-Antiquit. movimento di liberazione. 20. cap. 2. "Che quando Izates, figlio di Elena regina di Adiabene,

abbracciò la religione degli ebrei, Anania dichiarò che avrebbe potuto

farlo senza circoncisione; ma Eleazaro sosteneva che

era una grande empietà rimanere incirconcisi".

E quando due eminenti Gentili fuggirono da Giuseppe Flavio (come egli narra nella storia della sua vita)

"gli zeloti tra gli ebrei insistevano per il loro

circoncisione; ma Giuseppe Flavio li dissuase dal

insistendo su di esso".

Tale è stata la differenza in tutte le epoche tra bigottismo e moderazione.

(4.) È osservabile quale potente enfasi vi abbiano posto; Non dicono solo:

"Tu devi essere circonciso alla maniera di Mosè,

e sarà un buon servizio al regno del

Messia, se lo sei; Soddisferà al meglio le questioni

tra voi e i Giudei convertiti, e noi prenderemo

molto gentilmente, se volete, e parlerete del

più familiare con te";

ma

"Se non sei circonciso, non puoi essere salvato. Se tu

non essere qui della nostra mente e della nostra via, non andrai mai

in cielo, e quindi naturalmente devi andare

all'inferno".

Si noti che è comune per gli orgogliosi impostori far rispettare le proprie invenzioni sotto pena di dannazione; e dire alle persone che a meno che non credano proprio come vorrebbero che credessero, e non facciano proprio come vorrebbero che facessero, non possono essere salvate, è impossibile che lo facciano; Non solo il loro caso è pericoloso, ma è disperato. Così gli Ebrei dicono ai loro fratelli che, a meno che non siano della loro chiesa, e non entrino nella loro comunione, e si conformino alle cerimonie del loro culto, sebbene altrimenti uomini buoni e credenti in Cristo, tuttavia non possono essere salvati; La salvezza stessa non può salvarli. Nessuno è in Cristo se non coloro che sono nel loro campo. Dovremmo vederci ben giustificati dalla parola di Dio prima di dire:

"A meno che tu non faccia questo e quello, non puoi essere salvato."

II. L'opposizione che Paolo e Barnaba diedero a questa nozione scismatica, che assorbiva la salvezza per gli Ebrei, ora che Cristo ha aperto la porta della salvezza ai Gentili (Atti 15:2): Essi ebbero non pochi dissensi e dispute con loro. Essi non vollero in alcun modo cedere a questa dottrina, ma apparvero e discussero pubblicamente contro di essa.

1. Come fedeli servitori di Cristo, non avrebbero visto le sue verità tradite. Sapevano che Cristo era venuto per liberarci dal giogo della legge cerimoniale, e per abbattere quel muro di separazione tra Giudei e Gentili e unirli entrambi in sé; e quindi non poteva sopportare di sentir parlare di circoncisione dei Gentili convertiti, quando le loro istruzioni erano solo di battezzarli. Gli ebrei si uniranno ai pagani, cioè vorranno che si conformino in ogni cosa ai loro riti, e allora, e non prima di allora, li considereranno come loro fratelli; E no grazie a loro. Ma, non essendo questo il modo in cui Cristo ha progettato di unirli, non deve essere ammesso.

2. Come padri spirituali dei Gentili convertiti, non avrebbero visto le loro libertà usurpate. Avevano detto ai Gentili che se avessero creduto in Gesù Cristo sarebbero stati salvati; e ora sentirsi dire che questo non era sufficiente per salvarli, a meno che non fossero circoncisi e osservassero la legge di Mosè, questo era un tale scoraggiamento per loro al momento di partire, e sarebbe stato un tale ostacolo sul loro cammino, che avrebbe potuto quasi tentarli a pensare di tornare di nuovo in Egitto; e perciò gli apostoli si opposero ad essa.

III. L'espediente era stato utilizzato per prevenire il danno di questa pericolosa nozione, e mettere a tacere coloro che la sfogavano, oltre a calmare le menti del popolo riguardo ad essa. Decisero che Paolo e Barnaba, e alcuni altri di loro, dovessero andare a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani, riguardo a questo dubbio. Non che la chiesa di Antiochia avesse alcun dubbio al riguardo: conosceva la libertà con cui Cristo li aveva resi liberi; ma mandarono il caso a Gerusalemme,

1. Poiché coloro che insegnavano questa dottrina venivano da Gerusalemme, e pretendevano di avere istruzioni dagli apostoli per sollecitare la circoncisione sui convertiti Gentili, era quindi molto appropriato inviare a Gerusalemme a riguardo, per sapere se avevano una tale direzione dalla chiesa locale. E ben presto si scoprì che era tutto sbagliato, quello che tuttavia pretendeva di essere di diritto apostolico. Era vero che questi uscivano da loro (Atti 15:24), ma non ricevettero mai ordini del genere da loro.

2. Perché coloro ai quali è stata insegnata questa dottrina sarebbero stati meglio confermati nella loro opposizione ad essa, e in minor pericolo di essere scioccati e turbati da essa, se fossero stati sicuri che gli apostoli e gli anziani di Gerusalemme (che era la chiesa cristiana che di tutte le altre conservava il maggior affetto alla legge di Mosè) erano contrari; e, Se solo avessero potuto avere questo nelle loro mani, sarebbe stato il mezzo più probabile per mettere a tacere e svergognare quegli incendiari, che avevano finto di averlo da loro.

3. Poiché gli apostoli di Gerusalemme erano i più adatti ad essere consultati su un punto non ancora completamente risolto; ed essendo eminentissimi per uno spirito infallibile, peculiare a loro come apostoli, la loro decisione avrebbe probabilmente posto fine alla controversia. Fu a causa della sottigliezza e della malizia del grande nemico della pace della chiesa (come appare dalle frequenti lamentele di Paolo su questi insegnanti giudaizzanti, questi falsi apostoli, questi lavoratori ingannevoli, questi nemici della croce di Cristo), che non ebbe questo effetto.

IV. Il loro viaggio a Gerusalemme per questo incarico, Atti 15:3. Dove troviamo,

1. Che furono onorati al momento della separazione: Furono portati per la loro strada dalla chiesa, che allora era molto usata come segno di rispetto per gli uomini utili, ed è ordinato di essere fatto secondo un tipo divino, 3Gv 1:6. Così la chiesa mostrò il suo favore a coloro che testimoniavano contro queste usurpazioni delle libertà dei Gentili convertiti, e li difendevano.

2. Che hanno fatto del bene mentre andavano avanti. Erano uomini che non perdevano tempo, e quindi visitavano le chiese per strada; passarono per la Fenicia e la Samaria e, mentre andavano, dichiararono la conversione dei Gentili e il meraviglioso successo che il Vangelo aveva avuto fra loro, che causò grande gioia a tutti i fratelli. Nota: Il progresso del Vangelo è e dovrebbe essere una questione di grande gioia. Tutti i fratelli, i fratelli fedeli della famiglia di Cristo, si rallegrano quando ne nascono di più nella famiglia, perché la famiglia non sarà mai più povera per la moltitudine dei suoi figli. In Cristo e in cielo c'è una parte sufficiente e un'eredità sufficiente per tutti.

V. Il loro cordiale benvenuto a Gerusalemme, Atti 15:4.

1. Il buon intrattenimento che i loro amici davano loro: Furono ricevuti dalla chiesa, dagli apostoli e dagli anziani, furono abbracciati come fratelli e furono ascoltati come messaggeri della chiesa di Antiochia; li ricevettero con tutte le espressioni possibili di amore e amicizia.

2. Il buon intrattenimento che davano ai loro amici: Essi dichiaravano tutte le cose che Dio aveva fatto per mezzo di loro, rendevano loro conto del successo del loro ministero tra i pagani, non di ciò che avevano fatto, ma di ciò che Dio aveva fatto loro per mezzo di loro, di ciò che egli aveva in loro permesso di fare per la sua grazia e di ciò che aveva in loro grado di ricevere per mezzo della sua grazia nei loro ascoltatori. Mentre andavano avevano piantato, quando tornavano avevano annaffiato; ma in entrambi erano pronti ad ammettere che era Dio che dava l'aumento. Nota: È un grande onore essere impiegato per Dio, essere operaio per lui; poiché quelli che sono così lo hanno come operaio con loro, e deve avere tutta la gloria.

VI. L'opposizione che incontrarono dallo stesso partito a Gerusalemme, Atti 15:5. Quando Barnaba e Paolo fecero un resoconto della moltitudine dei Gentili e della grande messe di anime radunate presso Cristo, e tutti intorno a loro si congratularono per questo, sorsero alcuni della setta dei Farisei, i quali accolsero la notizia molto freddamente e, sebbene credessero in Cristo, non erano soddisfatti dell'ammissione di questi convertiti, ma pensò che fosse necessario circonciderli. Osserva qui,

1. Che coloro che sono stati più prevenuti contro il vangelo ne sono stati affascinati; tanto è stato potente per mezzo di Dio abbattere le fortezze. Quando Cristo era qui sulla terra, pochi o nessuno dei governanti e dei farisei credettero in lui; ma ora ci sono quelli della setta dei farisei che hanno creduto, e molti di loro, speriamo, in sincerità.

2. Che è molto difficile per gli uomini liberarsi improvvisamente dei loro pregiudizi: coloro che erano stati farisei, anche dopo essere diventati cristiani, hanno conservato un po' del vecchio lievito. Non tutti lo fecero, testimonia Paolo, ma alcuni lo fecero; ed essi avevano una tale gelosia per la legge cerimoniale, e una tale antipatia per i Gentili, che non potevano ammettere i Gentili in comunione con loro, a meno che non fossero circoncisi, e quindi si impegnassero a osservare la legge di Mosè. Questo, a loro avviso, era necessario; e da parte loro non avrebbero conversato con loro a meno che non vi si fossero sottomessi.

6 Ver. 6.

Abbiamo qui un concilio convocato, non per iscritto, ma per consenso, in questa occasione (Atti 15:6): Gli apostoli e i presbiteri si riunirono per considerare la questione. Non hanno pronunciato il loro giudizio separatamente, ma si sono radunati per metterlo in pratica, affinché potessero ascoltare il buon senso l'uno dell'altro in questa faccenda, perché nella moltitudine dei consiglieri c'è sicurezza e soddisfazione. Non diedero il loro giudizio avventatamente, ma considerarono la questione. Benché avessero ben chiaro in mente ciò che avevano in mente, tuttavia si prendevano il tempo di considerarlo e di ascoltare ciò che poteva essere detto dalla parte avversa. Né gli apostoli esprimevano il loro giudizio al riguardo senza gli anziani, i ministri inferiori, ai quali accondiscendevano e ai quali rendevano onore. Coloro che sono più eminenti in doni e grazie, e sono nelle posizioni più elevate nella chiesa, dovrebbero mostrare rispetto ai loro giovani e inferiori; perché, anche se i giorni parlano, tuttavia c'è uno spirito nell'uomo, Giobbe 32:7-8. Ecco un comando per i pastori delle chiese, quando sorgono difficoltà, di riunirsi in riunioni solenni per consigliarsi e incoraggiarsi reciprocamente, affinché possano conoscere la mente degli altri, e rafforzare le mani gli uni degli altri, e possano agire di concerto. Ora eccoci qui,

Il discorso di Pietro in questo sinodo. Non ha minimamente preteso di avere alcun primato o autorità in questo sinodo. Non era il padrone di questa assemblea, né tanto quanto il presidente o il moderatore, pro hac vice, in questa occasione; Non troviamo infatti che abbia parlato per primo, per aprire il sinodo (essendoci state molte discussioni prima che si alzasse), né che abbia parlato per ultimo, per riassumere la causa e raccogliere i suffragi; ma era un membro fedele, prudente, zelante di questa assemblea, e offriva ciò che era molto utile allo scopo, e che sarebbe venuto meglio da lui che da un altro, perché egli stesso era stato il primo a predicare il vangelo ai Gentili. C'erano state molte discussioni, pro e contro, su questa questione, e la libertà di parola era stata concessa, come si conviene in tali casi; quelli della setta dei Farisei erano alcuni di loro presenti, e avevano il permesso di dire ciò che potevano in difesa di quelli della loro opinione ad Antiochia, cosa a cui probabilmente risposero alcuni degli anziani; tali questioni dovrebbero essere giustamente contestate prima di essere decise. Quando entrambe le parti furono udite, Pietro si alzò e si rivolse all'assemblea: "Uomini e fratelli, come fece poi Giacomo", Atti 15:13. E qui,

1. Fece loro ricordare la chiamata e l'incarico che aveva avuto qualche tempo fa di predicare il Vangelo ai Gentili; si meravigliò che ci fosse qualche difficoltà per una questione già risolta: Tu sai che αφ ̓ ημερων αρχαιων -fin dall'inizio dei giorni del vangelo, molti anni fa, Dio scelse tra noi apostoli uno solo per predicare il vangelo ai Gentili, e io fui la persona eletta, affinché i Gentili ascoltassero la parola per la mia bocca, e credere, Atti 15:7. Sai che sono stato interrogato al riguardo e mi sono scagionato con soddisfazione universale; tutti si rallegravano che Dio avesse concesso ai Gentili il pentimento per la vita, e nessuno disse una parola di circonciderli, né si pensò a una cosa simile. Vedere Atti 11:18.

"Perché i Gentili che ascoltano la parola del Vangelo dovrebbero

per bocca di Paolo sia costretto a sottomettersi alla circoncisione,

non più di quelli che l'hanno udito per bocca mia? O perché

se le condizioni della loro ammissione dovessero ora essere rese più difficili

di quanto non fossero allora?"

2. Ricorda loro quanto Dio lo abbia posseduto in modo straordinario nella predicazione ai Gentili e abbia dato testimonianza della loro sincerità nell'abbracciare la fede cristiana (Atti 15:8):

"Dio, che conosce i cuori, e perciò è in grado di

giudice infallibilmente degli uomini, ha testimoniato loro che

erano davvero suoi, dando loro lo Spirito Santo;

non solo le grazie e le comodità, ma anche le straordinarie

doni miracolosi dello Spirito Santo, proprio come fece con

noi apostoli".

Vedere Atti 11:15-17. Nota: Il Signore conosce quelli che sono suoi, perché conosce il cuore degli uomini, e noi siamo come lo sono i nostri cuori. Coloro ai quali Dio dà lo Spirito Santo. In tal modo egli testimonia che sono suoi; perciò si dice che siamo stati sigillati con quello Spirito Santo di promessa, segnato per Dio. Dio aveva comandato ai Gentili di accogliere il privilegio della comunione con lui, senza esigere che fossero circoncisi e osservassero la legge; e quindi non li ammetteremo in comunione con noi se non a questi termini?

"Dio non ha posto alcuna differenza fra noi e loro (Atti 15:9);

essi, sebbene Gentili, sono come benvenuti alla grazia di

Cristo e il trono della grazia come lo siamo noi ebrei; Perché allora

dovremmo metterli a distanza, come se fossimo

più santi di loro?"

Isaia 65:5. Nota: Non dobbiamo porre alcuna condizione per l'accettazione dei nostri fratelli presso di noi, ma come Dio ha posto le condizioni per la loro accettazione presso di lui, Romani 14:3. Ora, i pagani erano idonei alla comunione con Dio, avendo i loro cuori purificati dalla fede, e questa fede era opera di Dio in loro; e quindi perché dovremmo pensarli inadatti alla comunione con noi, se non si sottomettono alla purificazione cerimoniale imposta dalla legge per noi? Nota

(1.) Mediante la fede il cuore è purificato; Non solo siamo giustificati e la coscienza purificata, ma l'opera di santificazione è iniziata e portata avanti.

(2.) Coloro che hanno il loro cuore purificato dalla fede sono fatti in ciò per assomigliarsi così tanto l'un l'altro, che, qualunque differenza ci possa essere tra loro, non se ne deve tenere conto; poiché la fede di tutti i santi è ugualmente preziosa e ha effetti altrettanto preziosi (2Pietro 1:1), e coloro che per mezzo di essa sono uniti a Cristo devono considerarsi uniti l'uno all'altro in modo tale che tutte le distinzioni, anche quella tra Giudei e Gentili, siano fuse e inghiottite in essa.

3. Egli rimprovera aspramente quegli insegnanti (alcuni dei quali, probabilmente, erano presenti) che andarono in giro per portare i Gentili sotto l'obbligo della legge di Mosè, Atti 15:10. La cosa è così chiara che non può fare a meno di parlarne con un certo calore:

"Ora dunque, dal momento che Dio li ha posseduti per suoi, perché

tentarti, Dio, a mettere un giogo sul collo del

discepoli, dei pagani credenti e dei loro figli"

(poiché la circoncisione era un giogo per la loro progenie di bambini, che qui sono annoverati fra i discepoli),

"un giogo che né i nostri padri né noi siamo stati in grado di portare?"

Qui mostra che in questo tentativo,

(1.) Hanno offerto un grandissimo affronto a Dio:

«Tu lo tenti, mettendo in dubbio ciò che ha

già stabilito e determinato da un'indicazione non meno

di quello del dono dello Spirito Santo; lo fai, in

Chiedi: 'Sapeva quello che ha fatto? O era dentro

serio in esso? O si atterrà al suo atto?' Volontà

provi se Dio, che ha progettato la legge cerimoniale

solo per il popolo degli ebrei, ora, nella sua ultima

porta anche i Gentili sotto l'obbligo di esso,

per gratificarti?"

Coloro che gli prescrivono tentano Dio e dicono che le persone non possono essere salvate se non a tali condizioni, che Dio non ha mai stabilito; come se il Dio della salvezza dovesse entrare nelle loro misure.

(2.) Hanno offerto un torto molto grande ai discepoli: Cristo è venuto a proclamare la libertà ai prigionieri, ed essi vanno in giro a schiavizzare coloro che egli ha reso liberi. Vedere Neemia 5:8. La legge cerimoniale era un giogo pesante; Essi e i loro padri trovavano difficile essere sopportati, tanto numerose, così varie, così pompose, erano le sue istituzioni. La distinzione delle carni era un giogo pesante, non solo perché rendeva meno piacevole la conversazione, ma perché metteva in imbarazzo la coscienza con scrupoli infiniti. Il rumore che veniva fatto anche per l'inevitabile tocco di una tomba o di un cadavere, l'inquinamento che ne derivava e le molte regole sulla purificazione da quell'inquinamento, erano un pesante fardello. Cristo è venuto a liberarci da questo giogo e ha chiamato quelli che erano stanchi e oppressi sotto di esso perché venissero a prendere su di loro il suo giogo, il suo giogo soave. Ora, per questi dottori andare in giro a porre quel giogo sul collo dei Gentili, dal quale egli era venuto per liberare anche i Giudei, era la più grande ingiuria che si potesse immaginare per loro.

4. Mentre gli insegnanti ebrei avevano insistito sul fatto che la circoncisione era necessaria per la salvezza, Pietro mostra che era così lontana dall'essere tale che sia gli ebrei che i gentili dovevano essere salvati puramente attraverso la grazia del nostro Signore Gesù Cristo, e in nessun altro modo (Atti 15:11): Noi crediamo di essere salvati solo attraverso quella grazia; πιστευομεν σωθηναι - Speriamo di essere salvati; o, Noi crediamo alla salvezza allo stesso modo di loro: καθ ̓ ον τροπον κακεινοι.

"Noi circoncisi crediamo alla salvezza,

e lo stesso vale per coloro che non sono circoncisi; e, come

la nostra circoncisione non ci sarà di alcun vantaggio, quindi la loro

l'incirconcisione non sarà uno svantaggio per loro; per noi

deve dipendere dalla grazia di Cristo per la salvezza, e

devono applicare quella grazia per fede, così come loro. Lì

non è una via di salvezza per gli ebrei e un'altra per gli ebrei.

i Gentili; né la circoncisione serve a nulla né

incirconcisione (che non è né qui né là), ma

fede che opera per amore, Galati 5:6. Perché dovremmo

caricarli della legge di Mosè, come necessario per

la loro salvezza, quando non è quella, ma il Vangelo di

Cristo, che è necessario sia per la nostra salvezza che per la

il loro?"

II. Un resoconto di ciò che Barnaba e Paolo dissero in questo sinodo, che non aveva bisogno di essere raccontato, poiché essi diedero solo in una narrazione di ciò che era stato riportato nei capitoli precedenti, quali miracoli e prodigi Dio aveva operato fra i Gentili per mezzo loro, Atti 15:12. Questo l'avevano dato alla chiesa di Antiochia (Atti 14:27), ai loro fratelli lungo la strada (Atti 15:3), e ora di nuovo al sinodo; ed era molto appropriato che fosse dato qui. Ciò che si sosteneva era che i Gentili dovevano sottomettersi alla legge di Mosè; ora, in opposizione a ciò, Paolo e Barnaba si impegnano a dimostrare, con una chiara relazione di questioni di fatto, che Dio riteneva che la predicazione del puro vangelo fosse loro senza la legge, e quindi imporre la legge su di loro ora significava disfare ciò che Dio aveva fatto. Osservare

1. Di quale conto hanno dato, hanno dichiarato, o aperto in ordine, e con tutte le circostanze magnifiche e commoventi, quali gloriosi miracoli, quali segni e prodigi, Dio aveva operato tra i Gentili per mezzo di essi, quale conferma aveva dato alla loro predicazione con miracoli operati nel regno della natura, e quale successo aveva dato ad essa con miracoli compiuti nel regno della grazia. Così Dio aveva onorato questi apostoli che i dottori ebrei condannavano, e così aveva onorato i Gentili che essi disprezzavano. Che bisogno avevano di un altro avvocato quando Dio stesso perorava la loro causa? La conversione dei Gentili fu di per sé un prodigio, tutto sommato, non meno che un miracolo. Ora, se hanno ricevuto lo Spirito Santo mediante l'ascolto della fede, perché dovrebbero essere imbarazzati dalle opere della legge? Vedere Galati 3:2.

2. A loro si preoccupò tutta la folla che, pur non avendo voti, si radunava per ascoltare ciò che si diceva, tacque e diede udienza a Paolo e Barnaba; Dovrebbe sembrare che abbiano prestato più attenzione alla loro narrazione che a tutti gli argomenti che sono stati offerti. Come nella filosofia naturale e nella medicina nulla è così soddisfacente come gli esperimenti, e nella legge nulla è così soddisfacente come i casi giudicati, così nelle cose di Dio la migliore spiegazione della parola di grazia è il resoconto dato delle operazioni dello Spirito di grazia; A questi la moltitudine darà udienza in silenzio. Coloro che temono Dio ascolteranno più facilmente coloro che possono dire loro ciò che Dio ha fatto per le loro anime, o per i loro mezzi, Salmi 66:16.

III. Il discorso che Giacomo fece al sinodo. Non interruppe Paolo e Barnaba, anche se, è probabile, aveva già ascoltato il loro racconto, ma lasciò che continuassero con esso, per l'edificazione della compagnia, e affinché potessero averlo dalla prima e migliore mano; ma, dopo che ebbero taciuto, Giacomo si alzò. Tutti voi potete profetizzare uno per uno, 1Corinzi 14:31. Dio è il Dio dell'ordine. Lasciò che Paolo e Barnaba dicessero quello che avevano da dire, e poi lo mise in pratica. L'ascolto di una varietà di ministri può essere utile quando una verità non scaccia ma ne stringe un'altra.

1. Si rivolge con rispetto ai presenti:

"Uomini e fratelli, ascoltatemi. Voi siete uomini, e

quindi, c'è da sperare, sentirà ragione; tu

sono miei fratelli, e perciò mi ascolteranno con franchezza.

Siamo tutti fratelli e ugualmente preoccupati in questo

perché nulla si faccia a disonore di Cristo

e il disagio dei cristiani".

2. Si riferisce a ciò che Pietro aveva detto riguardo alla conversione dei Gentili (Atti 15:14):

"Simeone"

(cioè, Simon Pietro)

"ha dichiarato e vi ha aperto la questione, come Dio

in un primo momento visitò i Gentili, in Cornelio e

i suoi amici, che erano le primizie dei Gentili

- come, quando il Vangelo cominciò a diffondersi per la prima volta,

i Gentili furono invitati a venire e a prendere il beneficio

di esso";

e Giacomo osserva qui:

(1.) Che la grazia di Dio ne fu l'origine; fu Dio che visitò i Gentili; Ed è stata una visita gentile. Se fossero stati lasciati a se stessi, non sarebbero mai andati a trovarlo, ma da parte sua cominciò la conoscenza; Egli non solo visitò e redense il Suo popolo, ma visitò e redime coloro che erano Lo Ammi, non un popolo.

(2.) Che la gloria di Dio era il fine di esso: era di trarre da loro un popolo per il suo nome, che lo avrebbe glorificato, e nel quale sarebbe stato glorificato. Come nell'antichità prese i Giudei, così ora i Gentili, perché fossero per lui un nome, una lode e una gloria, Geremia 13:11. Tutto il popolo di Dio si ricordi che per questo è così degno in Dio, affinché Dio sia glorificato in lui.

3. Lo conferma con una citazione dell'Antico Testamento: non poteva provare la chiamata dei Gentili con una visione, come poteva fare Pietro, né con miracoli operati dalla sua mano, come potevano fare Paolo e Barnaba, ma avrebbe dimostrato che era stata predetta nell'Antico Testamento, e quindi doveva essere adempiuta, Atti 15:15. A questo si accordano le parole dei profeti; la maggior parte dei profeti dell'Antico Testamento parlava più o meno della chiamata dei Gentili, persino di Mosè stesso, Romani 10:19. Era l'aspettativa generale dei pii Giudei che il Messia fosse una luce per illuminare i Gentili (Luca 2:32): ma Giacomo rinuncia alle profezie più illustri di questo, e ne lancia una che sembrava più oscura: È scritto: Amos 9:11-12, dove è predetto:

(1.) L'instaurazione del regno del Messia (Atti 15:16): Innalzerò il tabernacolo di Davide, che è caduto. L'alleanza fu fatta con Davide e la sua discendenza, ma la casa e la famiglia di Davide sono qui chiamate il suo tabernacolo, perché Davide era un pastore e abitava in tende, e la sua casa, che era stata come un palazzo maestoso, era diventata un tabernacolo meschino e spregevole, ridotto in un certo senso al suo piccolo inizio. Questo tabernacolo era rovinato ed era caduto; da molti secoli non c'era stato un re della casa di Davide; lo scettro era partito da Giuda, la famiglia reale era affondata e sepolta nell'oscurità e, come doveva sembrare, non era stata indagata. Ma Dio ritornerà, la ricostruirà, la risusciterà dalle sue rovine, una fenice dalle sue ceneri, e questo si è adempiuto di recente, quando il nostro Signore Gesù è stato risuscitato da quella famiglia, gli è stato dato il trono di Davide suo padre, con la promessa che avrebbe regnato sulla casa di Giacobbe per sempre, Luca 1:32-33. E quando il tabernacolo di Davide fu così riedificato in Cristo, tutto il resto di esso, non molti anni dopo, fu completamente estirpato, come lo fu anche la nazione dei Giudei stessa, e tutte le loro genealogie andarono perdute. La chiesa di Cristo può essere chiamata il tabernacolo di Davide. Questo può talvolta essere portato molto in basso, e può sembrare in rovina, ma sarà riedificato, i suoi interessi avvizziti rivivranno; Viene abbattuto, ma non distrutto: anche le ossa secche sono fatte vivere.

(2.) L'introduzione dei Gentili come effetto e conseguenza di ciò (Atti 15:17): Affinché il resto degli uomini cercasse il Signore; non solo gli Giudei, che pensavano di avere il monopolio del tabernacolo di Davide, ma il resto degli uomini, come fino ad allora erano stati esclusi dalla sfera della chiesa visibile; essi devono ora, dopo questa riedificazione del tabernacolo di Davide, essere portati a cercare il Signore e a chiedere come possono ottenere il suo favore. Quando il tabernacolo di Davide sarà eretto, essi cercheranno il Signore loro Dio e Davide il loro re, Osea 3:5 ; Ie, 30:9. Allora Israele possederà il resto di Edom (così è in ebraico); ma gli Ebrei chiamarono tutti i Gentili Edomiti, e quindi la Settanta omette la menzione particolare di Edom, e la legge proprio come è qui, affinché il resto degli uomini possa cercare (Giacomo qui aggiunge, dopo il Signore), e tutti i Gentili, o pagani, sui quali è invocato il mio nome. Per molti secoli i Giudei furono così particolarmente favoriti che il resto degli uomini sembrava trascurato; ma ora Dio li guarderà, e il suo nome sarà invocato dai Gentili; il suo nome sarà dichiarato e pubblicato fra loro, ed essi saranno portati a conoscere il suo nome e a invocarlo. essi si chiameranno popolo di Dio, ed egli li chiamerà così; e così, con il consenso di entrambe le parti, il suo nome è invocato su di loro. Possiamo contare sul compimento di questa promessa a suo tempo; e ora comincia ad essere adempiuta, perché è aggiunta, dice il Signore, che fa questo, che fa tutte queste cose (così i Settanta); e l'apostolo qui: lo dice colui che lo fa, che quindi l'ha detto perché era deciso a farlo; e che quindi lo fa perché l'ha detto, perché, sebbene sia con noi che diciamo e facciamo sono due cose, non è così con Dio. L'unione dei Giudei e dei Gentili in un solo corpo, e tutte le cose che furono fatte per essa, che furono qui predette, furono:

[1.] Cosa ha fatto Dio: Questa è stata opera del Signore, qualunque strumento sia stato impiegato in esso: e,

[2.] Era ciò che Dio si compiaceva, e di cui si compiaceva, perché egli è il Dio delle genti, così come degli ebrei, ed è suo onore essere ricco di misericordia verso tutti coloro che lo invocano.

4. Egli lo risolve nel proposito e nel consiglio di Dio (Atti 15:18): Dio conosce tutte le sue opere fin dall'inizio del mondo. Egli non solo predisse la chiamata dei Gentili molti secoli fa da parte dei profeti (e quindi non dovrebbe essere per noi una sorpresa o una pietra d'inciampo), ma la previde e la preordinò nei suoi consigli eterni, che sono indiscutibilmente saggi e inalterabilmente fermi. È un'eccellente massima qui esposta riguardo a tutte le opere di Dio, sia della provvidenza che della grazia, nel regno naturale e spirituale, che erano tutte a lui note fin dall'inizio del mondo, dal momento in cui cominciò a operare, il che suppone che egli le conoscesse (come dicono altre Scritture) da prima della fondazione del mondo, e quindi da tutta l'eternità. Nota: Qualunque cosa Dio faccia, l'ha fatta prima di progettare e decidere di fare; poiché egli opera tutto, non solo secondo la sua volontà, ma secondo il consiglio della sua volontà: non solo fa tutto ciò che ha deciso (Salmi 135:6), che è più di quanto possiamo fare noi (i nostri propositi sono spesso infranti e le nostre misure infrante), ma ha determinato tutto ciò che fa. Qualunque cosa possa dire, per metterci alla prova, egli stesso sa quello che farà. Non conosciamo in anticipo le nostre opere, ma dobbiamo fare ciò che le circostanze ci serviranno, 1Samuele 10:7. Che cosa faremo in questo o quel caso non possiamo dirlo finché non si arriva al contesto; ma tutte le sue opere sono conosciute da Dio; nel volume del suo libro (chiamato le Scritture della verità, Daniele 10:21) sono tutte scritte in ordine, senza alcuna cancellazione o interfodera Salmi 40:7 ; e tutte le opere di Dio, nel giorno della revisione, si troveranno esattamente in accordo con i suoi consigli, senza il minimo errore o variazione. Siamo povere creature miopi; gli uomini più saggi possono vedere solo un po' di strada davanti a loro, e per niente con certezza; ma questo è il nostro conforto, che, qualunque sia l'incertezza in cui ci troviamo, c'è una certezza infallibile nella divina prescienza: tutte le sue opere sono conosciute da Dio.

5. Egli dà il suo consiglio su ciò che doveva essere fatto nel caso presente, come la questione ora si presentava con riferimento ai Gentili (Atti 15:19): La mia sentenza è; εγω κρινω - Lo do come mia opinione, o giudizio; non come avere autorità sugli altri, ma come essere un consigliere con loro. Ora il suo consiglio è:

(1.) Che la circoncisione e l'osservanza della legge cerimoniale non siano in alcun modo imposte ai convertiti gentili; No, non tanto quanto raccomandato o menzionato a loro.

"Ci sono molti tra i pagani che si sono convertiti

a Dio in Cristo, e speriamo che ce ne saranno molti altri.

Ora sono chiaramente per usarli con tutto il possibile

tenerezza, e non porre alcun tipo di disagio o

scoraggiamento su di loro",

μη παρενοχλειν-

"di non molestare né disturbare loro, né di disturbarli, né di

suggerire loro qualsiasi cosa che possa essere inquietante, o

suscitano scrupoli nelle loro menti o li lasciano perplessi".

Nota: Si deve fare molta attenzione a non scoraggiare né inquietare i giovani convertiti con questioni di dubbia disputa. Lasciate che gli elementi essenziali della religione, che una coscienza risvegliata accetterà prontamente, siano prima impressi profondamente in loro, e questi li soddisferanno e li renderanno facili; e non lasciate che siano sollecitate su di loro cose estranee e circostanziali, che non faranno altro che disturbarli. Il regno di Dio, nel quale devono essere addestrati, non è cibo e bevanda, né opposizione né imposizione di cose indifferenti, che non faranno altro che turbarli; ma è la giustizia, la pace e la gioia nello Spirito Santo, che siamo sicuri non turberanno nessuno.

(2.) Che tuttavia sarebbe bene che in alcune cose, che offendevano maggiormente gli ebrei, i gentili le rispettassero. Poiché non devono assecondarli fino al punto di essere circoncisi e osservare tutta la legge, non ne consegue che debbano agire in continua contraddizione con loro e cercare il modo di provocarli. Piacerà agli ebrei (e, se una piccola cosa li farà piacere, meglio farlo che metterli in croce) se i convertiti gentili si asteneranno,

[1.] Dalle contaminazioni degli idoli e dalla fornicazione, che sono due cose cattive e da cui bisogna sempre astenersi, ma scrivere loro in modo particolare ed esplicito di astenersi da esse (perché in queste cose gli ebrei erano gelosi dei convertiti gentili, per timore che trasgredissero) avrebbe molto gratificato gli ebrei, non se non che gli apostoli, sia nella predicazione che negli scritti ai Gentili che abbracciavano il Cristianesimo, erano attenti a mettere in guardia, in primo luogo, contro l'inquinamento degli idoli, che non avrebbero dovuto avere alcun tipo di comunione con gli idolatri nei loro culti idolatri, e in particolare non nelle feste che tenevano per i loro sacrifici. Vedi 1Corinzi 10:14 e seguenti. 2Corinzi 6:14 e seguenti. In secondo luogo, la fornicazione e ogni sorta di impurità. Quanto è grande, quanto è pressante Paolo nei suoi avvertimenti contro questo peccato! 1Corinzi 6:9-15; Efesini 5:3 e seguenti. Ma gli Ebrei, che erano disposti a pensare il peggio di coloro che non gli piacevano, insinuarono che queste erano cose in cui i Gentili, anche dopo la conversione, si permettevano, e l'apostolo dei Gentili vi era connivente. Ora, per ovviare a questa insinuazione, e per non lasciare spazio a questa calunnia, Giacomo consiglia che, oltre alle ammonizioni private che sono state date loro dai loro ministri, dovrebbero essere pubblicamente avvertiti di astenersi dall'inquinamento degli idoli e dalla fornicazione, che in questo dovrebbero essere molto cauti ed evitare tutte le apparenze di questi due mali, il che sarebbe in modo così particolare offensivo per gli ebrei.

[2.] Dalle cose soffocate e dal sangue, che, sebbene non siano cattive in se stesse, come le altre due, né destinate ad essere sempre astenute, come lo erano, erano state proibite dai precetti di Noè (Genesi 9:4), prima che fosse data la legge di Mosè; e gli ebrei avevano una grande antipatia per loro, e per tutti coloro che si prendevano la libertà di usarli; e quindi, per evitare di offendere, che i Gentili si convertano alla loro libertà in questo, 1Corinzi 8:9,13. Così dobbiamo diventare tutte le cose a tutti gli uomini.

6. Egli dà una ragione per il suo consiglio: che si dovrebbe mostrare grande rispetto agli ebrei perché sono stati così a lungo abituati alle solenni ingiunzioni della legge cerimoniale che devono essere sopportati, se non possono staccarsene presto da loro (Atti 15:21): Poiché Mosè ha da tempo quelli che lo predicano in ogni città, I suoi scritti (una parte considerevole dei quali è la legge cerimoniale) vengono letti nelle sinagoghe ogni sabato.

"Non puoi biasimarli se hanno una grande venerazione

per la legge di Mosè; perché oltre a ciò sono molto sicuri

Dio ha parlato per mezzo di Mosè",

(1.) "Mosè è predicato loro del continuo, ed essi sono

chiamati a ricordare la legge di Mosè",

Malachia 4:4. Nota: Anche quella parola di Dio che ci è stata scritta dovrebbe essere predicata: coloro che hanno le Scritture hanno ancora bisogno di ministri che li aiutino a comprendere e a mettere in pratica le Scritture.

(2.) "I suoi scritti sono letti in modo solenne e religioso,

nelle loro sinagoghe e in giorno di sabato,

luogo e al momento delle loro riunioni per il culto

di Dio; così che fin dall'infanzia sono stati

addestrato riguardo alla legge di Mosè; Le

l'osservanza di essa fa parte della loro religione".

(3.) "Questo è stato fatto da tempi antichi; hanno ricevuto da

i loro padri un onore per Mosè; hanno antichità

per questo".

(4.) "Questo è stato fatto in ogni città, ovunque ci siano

ebrei, in modo che nessuno di loro possa ignorare ciò che

sottolineare che la legge ha posto su queste cose: e quindi,

Anche se il Vangelo ci ha liberati da queste cose, tuttavia

Non possono essere biasimati se sono riluttanti a separarsene

e non può essere improvvisamente persuaso a guardare

quelle cose come inutili e indifferenti che essi,

e i loro padri prima di loro, erano stati così a lungo istruiti,

e insegnato anche da Dio, per collocarvi la religione. Dobbiamo

quindi date loro tempo, dovete incontrarli a metà strada; essi

deve essere sopportato con un po' di tempo, e portato avanti gradualmente, e

dobbiamo rispettarli per quanto possibile senza

tradendo la nostra libertà evangelica".

Così questo apostolo mostra lo spirito di un moderatore, cioè uno spirito di moderazione, stando attento a non offendere né gli ebrei né i gentili, e sforzandosi, per quanto possibile, di piacere a entrambe le parti e di non provocare né l'una né l'altra. Nota: Non dobbiamo pensare che sia strano se le persone sono sposate a usanze che hanno avuto dai loro padri e che sono state educate in un'opinione di sacre; e quindi in questi casi si deve tener conto di tali casi, e non si deve usare il rigore.

22 Atti 15:22-35

Abbiamo qui il risultato della consultazione che si tenne a Gerusalemme sull'imposizione della legge cerimoniale ai Gentili. È probabile che si dicesse molto di più su di esso di quanto sia qui riportato; ma alla fine la questione fu portata al culmine, e il consiglio che Giacomo diede fu universalmente approvato e concordato per nemine contradicente, all'unanimità; e di conseguenza furono inviate lettere per mezzo di messaggeri propri ai Gentili convertiti, informandoli dei loro sentimenti in questa materia, il che sarebbe stato per loro una grande conferma contro i falsi maestri. Ora osserva qui,

I. La scelta dei delegati che dovevano essere inviati con Paolo e Barnaba a questo incarico; non come se avessero alcun sospetto della fedeltà di questi grandi uomini e non potessero fidarsi di loro con le loro lettere, né come se pensassero che coloro a cui le inviavano avrebbero sospettato che avessero alterato qualcosa nella loro lettera; No, la loro carità non pensava a un simile male riguardo a uomini di così provata integrità; ma

1. Pensarono bene di inviare uomini della loro stessa compagnia ad Antiochia, con Paolo e Barnaba, Atti 15:22. Questo fu concordato dagli apostoli e dagli anziani, con l'intera chiesa, che, probabilmente, si impegnò a portare i loro incarichi, 1Corinzi 9:7. Hanno inviato questi messaggeri,

(1.) Mostrare il loro rispetto per la chiesa di Antiochia, come una chiesa sorella, anche se una sorella minore, e che la consideravano allo stesso livello di loro; come anche che desideravano conoscere ulteriormente il loro stato.

(2.) Incoraggiare Paolo e Barnaba, e rendere il loro viaggio di ritorno a casa più piacevole (poiché è probabile che abbiano viaggiato a piedi) inviando uomini così eccellenti per fargli compagnia; amicus pro vehiculo: un amico invece di una carrozza.

(3.) Dare una reputazione alle lettere che portavano, in modo che potesse sembrare un'ambasciata solenne, e tanto più si potesse prestare maggiore attenzione al messaggio, che probabilmente avrebbe incontrato l'opposizione di alcuni.

(4.) Per mantenere la comunione dei santi e coltivare una conoscenza tra le chiese e i ministri che erano lontani l'uno dall'altro, e per mostrare che, sebbene fossero molti, tuttavia erano uno.

2. Coloro che mandarono non erano persone inferiori, che potevano servire a portare le lettere e attestare la ricezione da parte degli apostoli; ma erano uomini eletti e uomini principali tra i fratelli, uomini di eminenti doni, grazie e utilità; poiché queste sono le cose che denominano gli uomini principali tra i fratelli e li qualificano per essere i messaggeri delle chiese. Essi sono qui nominati: Giuda, che si chiamava Barsaba (probabilmente il fratello di quel Giuseppe che si chiamava Barsabas, che era candidato all'apostolato, Atti 1:23), e Sila. Il carattere che questi uomini avevano nella chiesa di Gerusalemme avrebbe avuto una certa influenza su coloro che venivano dalla Giudea, come fecero quei falsi maestri, e li avrebbe indotti a prestare maggiore deferenza al messaggio che veniva inviato da loro.

II. La stesura delle lettere, lettere circolari, che dovevano essere inviate alle chiese, per notificare il senso del sinodo in questa materia.

1. Ecco un preambolo molto condiscendente e cortese a questo decreto, Atti 15:23. Non c'è nulla di altezzoso o presuntuoso in esso, ma,

(1.) Ciò che suggerisce l'umiltà degli apostoli, che si uniscano agli anziani e ai fratelli in commissione con loro, i ministri, i cristiani ordinari, con i quali si erano consigliati in questo caso, come erano soliti fare in altri casi. Sebbene mai gli uomini fossero così qualificati come lo erano per un potere e un'autorità monarchica nella Chiesa, né avessero una commissione come quella che avevano, tuttavia i loro decreti non vengono eseguiti.

"Noi, gli apostoli, vicari di Cristo sulla terra, e

pastori di tutti i pastori delle chiese"

(come lo definisce il papa stesso),

"e soli giudici in tutte le questioni di fede";

ma gli apostoli, gli anziani e i fratelli sono d'accordo nei loro ordini. In questo essi ricordarono le istruzioni che il loro Maestro aveva dato loro (Matteo 23:8): Non chiamatevi Rabbi, perché siete tutti fratelli.

(2.) Ciò che rivela il loro rispetto per le chiese a cui hanno scritto; mandano loro saluto, augurano loro salute, felicità e gioia, e li chiamano fratelli dei Gentili, riconoscendo così la loro ammissione nella chiesa, e dando loro la mano destra della comunione:

"Voi siete nostri fratelli, benché Gentili; perché ci incontriamo in

Cristo, il primogenito fra molti fratelli, in Dio

il nostro Padre comune".

Ora che i Gentili sono coeredi e appartengono allo stesso corpo, devono essere incoraggiati e incoraggiati e chiamati fratelli.

2. Ecco un giusto e severo rimprovero ai maestri giudaizzanti (Atti 15:24):

"Abbiamo sentito dire che alcuni che sono usciti da noi hanno

vi ha turbato con le parole, e noi siamo molto preoccupati

ascoltarlo; Ora questo è per far loro sapere che coloro che

predicavano questa dottrina erano falsi maestri, sia come

produssero un falso incarico e, poiché insegnavano un falso

dottrina".

(1.) Fecero un grande torto agli apostoli e ai ministri di Gerusalemme, fingendo di avere istruzioni da loro di imporre la legge cerimoniale ai Gentili, quando non c'era colore per una tale pretesa.

«Sono usciti da noi , erano tali da

appartenevano alla nostra Chiesa, della quale, quando avevano

una mente di viaggiare, abbiamo dato loro forse una testimonianza;

ma quanto al fatto che hanno esortato su di te la legge di Mosè,

Non abbiamo dato loro un tale comandamento, né l'abbiamo mai fatto

pensato a una cosa del genere, né dato loro il minimo

occasione per usare i nostri nomi in esso".

Non è una novità che l'autorità apostolica venga invocata in difesa di quelle dottrine e pratiche per le quali gli apostoli non diedero né comando né incoraggiamento.

(2.) Fecero un grande torto ai convertiti gentili, dicendo: Devi essere circonciso e devi osservare la legge.

[1.] Li lasciò perplessi:

"Ti hanno turbato con le parole, ti hanno provocato

turbamento e inquietudine per te. Su cui facevi affidamento

quelli che vi hanno detto: Se credete nel Signore Gesù

Cristo sarai salvato; e ora sei sorpreso

da coloro che ti dicono che devi osservare la legge di

Mosè o non puoi essere salvato, per mezzo del quale vedi

Voi stessi trascinati in un laccio. Ti disturbano con

parole, parole, e nient'altro, semplici parole, suono,

ma nessuna sostanza".

Come è stata turbata la Chiesa con le parole, con l'orgoglio di uomini che amavano sentirsi parlare!

[2.] Li ha messi in pericolo, hanno sovvertito le loro anime, le hanno messe in disordine e hanno demolito ciò che era stato costruito. Li tolsero dal perseguire il cristianesimo puro, e badando a ciò, riempiendo le loro teste con la necessità della circoncisione e la legge di Mosè, che non erano nulla allo scopo.

3. Ecco un'onorevole testimonianza data dei messaggeri da cui sono state inviate queste lettere.

(1.) Di Paolo e Barnaba, ai quali questi insegnanti giudaizzanti si erano opposti e censurati per aver svolto il loro lavoro a metà, perché avevano portato i convertiti gentili solo al cristianesimo, e non al giudaismo. Dicano quello che vogliono di questi uomini,

[1.] "Sono uomini che ci sono cari; Sono i nostri amati

Barnaba e Paolo, uomini per i quali abbiamo un valore,

gentilezza per, preoccupazione per".

A volte è bene che coloro che sono eminenti esprimano la loro stima, non solo per la disprezzata verità di Cristo, ma anche per i disprezzati predicatori e difensori di quella verità, per incoraggiarli e indebolire le mani dei loro oppositori.

[2.] "Sono uomini che si sono distinti nel

servizio di Cristo, e quindi hanno ben meritato

di tutte le chiese: sono uomini che hanno rischiato

la loro vita per il nome del Signore nostro Gesù Cristo

(Atti 15:26), e quindi sono degni di doppia

onore, e non si può sospettare di aver cercato

vantaggio secolare per se stessi; perché hanno

hanno rischiato tutto per Cristo, si sono impegnati nel

servizi più pericolosi, come buoni soldati di Cristo,

e non solo in laboriosi servizi".

Non è probabile che tali fedeli confessori siano predicatori infedeli. Coloro che esortavano alla circoncisione lo facevano per evitare la persecuzione (Galati 6:12-13); coloro che vi si opponevano sapevano di esporsi in tal modo alla persecuzione; E quali di questi avevano più probabilità di essere nel giusto?

(2.) Di Giuda e Sila:

"Essi sono uomini eletti (Atti 15:25), e sono uomini

che hanno ascoltato i nostri dibattiti e sono perfettamente informati

della questione, e ti dirà le stesse cose

bocca,"

Atti 15:27. Ciò che ci è utile è bene averlo sia per iscritto che a voce, in modo da poter avere il vantaggio sia di leggerlo che di ascoltarlo. Gli apostoli li rimandano ai portatori per un ulteriore resoconto del loro giudizio e delle loro ragioni, e i portatori li indirizzano alle loro lettere per la certezza della decisione.

4. Ecco la direzione data a cosa richiedere dai convertiti gentili, dove osservare,

(1.) La questione dell'ingiunzione, che è secondo il consiglio dato da Giacomo, che, per evitare di offendere gli ebrei,

[1.] Non dovrebbero mai mangiare nulla di ciò che sanno essere stato offerto in sacrificio a un idolo, ma considerarlo come, sebbene puro in se stesso, ma per questo contaminato per loro. Questa proibizione fu in seguito in parte tolta, perché era permesso loro di mangiare tutto ciò che veniva venduto nel caos, o messo davanti a loro alla tavola dei loro amici, sebbene fosse stato offerto agli idoli, tranne quando c'era il pericolo di offendere con esso, cioè di dare occasione a un cristiano debole di pensare il peggio del nostro cristianesimo, o a un pagano malvagio per pensare meglio della sua idolatria; e in questi casi è bene astenersi, 1Corinzi 10:25ss. Questo per noi è un caso antiquato.

[2.] Che non mangiassero né bevessero sangue, ma evitassero tutto ciò che sembrava crudele e barbaro in quella cerimonia che era durata così a lungo.

[3.] Che non mangino nulla che sia stato strangolato, o morto da sé, o che non sia uscito il sangue.

[4.] Che fossero molto severi nel biasimare coloro che erano colpevoli di fornicazione, o che si sposavano entro i gradi proibiti dalla legge levitica, che, secondo alcuni, qui si intende principalmente. Vedere 1Corinzi 5:1. Il Dr. Hammond afferma questa questione così: Gli insegnanti giudaizzanti volevano che i convertiti Gentili si sottomettessero a tutti coloro a cui si sottomettevano e che chiamavano i proseliti di giustizia, per essere circoncisi e osservare l'intera legge; ma gli apostoli non chiesero da loro più di quanto si richiedesse ai proseliti della porta, che era di osservare i sette precetti dei figli di Noè, ai quali, egli pensa, si fa qui riferimento. Ma l'unico motivo di questo decreto era la compiacenza verso i rigidi ebrei che avevano abbracciato la fede cristiana, e, tranne in quell'unico caso di scandalo, tutte le carni erano dichiarate libere e indifferenti a tutti i cristiani non appena la ragione del decreto fosse cessata, il che, nel migliore dei casi, era dopo la distruzione di Gerusalemme, anche l'obbligo di esso cessò.

"Queste cose sono in un modo particolare offensive per

gli ebrei, e quindi non disobbligarli in questo

per il momento; in poco tempo gli ebrei lo faranno

unirsi con i Gentili, e poi il pericolo

è finita".

(2.) Il modo in cui è formulato.

[1.] Si esprimono con una certa autorità, affinché ciò che hanno scritto possa essere accolto con rispetto e deferenza ad esso: È parso bene allo Spirito Santo, e a noi, cioè a noi sotto la guida dello Spirito Santo, e per sua guida: non solo gli apostoli, ma anche altri, erano dotati di doni spirituali straordinari, e conosceva la mente di Dio più di quanto chiunque da allora quei doni cessati possa pretendere; la loro infallibilità dava un'autorità incontestabile ai loro decreti, ed essi non ordinavano nulla perché sembrava loro buono, ma perché sapevano che prima sembrava buono allo Spirito Santo. Oppure si riferisce a ciò che lo Spirito Santo aveva determinato in precedenza in questa materia. Quando lo Spirito Santo discese sugli apostoli, egli li dotò del dono delle lingue, al fine di predicare il vangelo ai Gentili, che era una chiara indicazione del proposito di Dio di chiamarli in causa. Quando lo Spirito Santo discese su Cornelio e i suoi amici, dopo la predicazione di Pietro, fu chiaro che Cristo aveva progettato di abbattere il palo giudaico, all'interno del quale essi immaginavano che lo Spirito fosse stato racchiuso.

[2.] Si esprimono con abbondanza di tenerezza e di paterna sollecitudine. Primo, hanno paura di gravare su di loro: non vi imporremo alcun peso maggiore. Erano così lontani dal dilettarsi di imporsi su di loro che non temevano nulla quanto l'imporsi troppo su di loro, in modo da scoraggiarli al momento di partire. In secondo luogo, non impongono loro altro che le cose necessarie.

"Evitare la fornicazione è necessario a tutti i cristiani in ogni tempo; evitare le cose soffocate, il sangue e le cose offerte agli idoli, è necessario in questo tempo, per mantenere una buona intesa tra voi e i Giudei, e per prevenire la trasgressione";

e finché continua a essere necessario a tale scopo, e non oltre, è ingiunto. Si noti che i governanti della Chiesa dovrebbero imporre solo le cose necessarie, le cose che Cristo ha reso il nostro dovere, che hanno una reale tendenza all'edificazione della Chiesa e, come in questo caso, all'unione dei buoni cristiani. Se impongono le cose solo per mostrare la propria autorità e per mettere alla prova l'obbedienza delle persone, dimenticano che non hanno l'autorità di fare nuove leggi, ma solo di fare in modo che le leggi di Cristo siano debitamente eseguite e di farle rispettare in modo da farle rispettare. In terzo luogo, fanno rispettare il loro ordine con l'elogio di coloro che lo rispettano, piuttosto che con la condanna di coloro che lo trasgrediscono. Non concludono,

"dal quale, se non vi trattenerete, sarete

un anatema, sarai cacciato dalla chiesa,

e maledetto",

secondo lo stile dei dopoconcili, e in particolare quello di Trento; ma

"Da cui se vi trattenete, come noi non mettiamo in discussione

ma lo farai, farai bene; sarà per la gloria

di Dio, l'avanzamento del Vangelo, il rafforzamento

dalle mani dei tuoi fratelli, e il tuo credito e

conforto".

È tutta dolcezza, amore e buon umore, come si addiceva ai seguaci di colui che, quando ci chiamò a prendere su di noi il suo giogo, ci assicurò che lo avremmo trovato mite e umile di cuore. La differenza dello stile dei veri apostoli da quello dei falsi è molto evidente. Quelli che erano a favore dell'imposizione delle leggi cerimoniali erano positivi e imperiosi: se non lo osservi, non puoi essere salvato (Atti 15:1), sei scomunicato ipso facto, immediatamente, e consegnato a Satana. Gli apostoli di Cristo, che raccomandano solo le cose necessarie, sono miti e mansueti:

"Da cui, se vi trattenerete, farete bene,

e come si addice a te. Addio; siamo cordiali

auguri al vostro onore e alla vostra pace".

III. La consegna delle lettere e il modo in cui i messaggeri si disposero.

1. Quando furono congedati, ebbero avuto la loro udienza di permesso dagli apostoli (è probabile che furono congedati con la preghiera e una solenne benedizione nel nome del Signore, e con istruzioni e incoraggiamenti nel loro lavoro), vennero quindi ad Antiochia; non si fermarono a Gerusalemme più a lungo di quanto non fossero finiti i loro affari, e poi tornarono, e forse al loro ritorno furono accolti da coloro che li avevano portati sulla loro strada alla loro partenza; poiché coloro che si sono presi la briga di servire pubblicamente dovrebbero essere incoraggiati e incoraggiati.

2. Appena giunsero ad Antiochia, radunarono la folla e consegnarono loro l'epistola (Atti 15:30-31), affinché tutti sapessero che cosa era loro proibito e osservassero questi ordini, il che non sarebbe stato difficile per loro da eseguire, essendo la maggior parte di loro, prima della loro conversione a Cristo, proseliti della porta, che si erano già posti sotto queste restrizioni. Ma non era tutto; Era perché sapessero che non era loro proibito più di questo, che non era più un peccato mangiare carne di maiale, non era più una macchia toccare una tomba o un cadavere.

3. Il popolo si compiaceva meravigliosamente degli ordini che venivano da Gerusalemme (Atti 15:31): si rallegravano per la consolazione; e fu una grande consolazione per la moltitudine,

(1.) Che fossero confermati nella loro libertà dal giogo della legge cerimoniale, e non fossero gravati da ciò, come avrebbero voluto quegli insegnanti parvenuti. Era un conforto per loro sentire che non erano più imposte loro le ordinanze carnali, che lasciavano perplessa la coscienza, ma non potevano purificarla né pacificarla.

(2.) Che coloro che turbavano le loro menti con un tentativo di costringerli alla circoncisione furono per il momento messi a tacere e messi in confusione, essendo ora scoperta la frode delle loro pretese di un mandato apostolico.

(3.) Che i Gentili furono incoraggiati a ricevere il Vangelo, e coloro che lo avevano ricevuto ad aderire ad esso.

(4.) Che la pace della chiesa è stata qui ristabilita, e ciò che minacciava una divisione è stato rimosso. Tutto questo era una consolazione di cui si rallegravano e per la quale benedicevano Dio.

4. Hanno chiesto agli strani ministri che venivano da Gerusalemme di dare a ciascuno di loro un sermone, e altro ancora, Atti 15:32. Giuda e Sila, essendo anch'essi profeti, rivestiti di Spirito Santo e chiamati all'opera, ed essendo similmente incaricati dagli apostoli di trasmettere alcune cose relative a questo argomento con la parola, esortarono i fratelli con molte parole e li confermarono. Anche quelli che avevano la predicazione costante di Paolo e Barnaba, erano tuttavia contenti dell'aiuto di Giuda e Sila; la diversità dei doni dei ministri è utile alla chiesa. Osservate qual è l'opera dei ministri con coloro che sono in Cristo.

(1.) Confermarli, portandoli a vedere più ragione sia per la loro fede in Cristo che per la loro obbedienza a lui; per confermare la loro scelta di Cristo e i loro propositi per Cristo.

(2.) Esortarli alla perseveranza e ai doveri particolari che sono loro richiesti: stimolarli a ciò che è buono e guidarli in esso. Confortavano i fratelli (così si può tradurre), e questo avrebbe contribuito alla loro confermazione; perché la gioia del Signore sarà la nostra forza. Li esortarono con molte parole; Usavano una grandissima abbondanza e varietà di espressioni. Una parola avrebbe influenzato l'uno e un'altra l'altra; E quindi, anche se ciò che avevano da dire poteva essere riassunto in poche parole, tuttavia fu per l'edificazione della Chiesa che usarono molte parole, δια λογου πολλου - con molto discorso, molto ragionamento; il precetto deve essere su precetto.

5. La dimissione dei ministri di Gerusalemme, Atti 15:33. Dopo aver trascorso un po' di tempo in mezzo a loro (così si può leggere), ποιησαντες χρονον - avendo fatto un po' di soggiorno, e avendolo fatto a buon fine, non avendo sprecato il tempo, ma avendolo riempito, furono lasciati andare in pace dai fratelli di Antiochia, dagli apostoli a Gerusalemme, con tutte le espressioni possibili di benevolenza e rispetto; li ringraziarono per la loro venuta e le loro pene, e il buon servizio che avevano fatto, augurò loro salute e buon viaggio di ritorno, e li affidò alla custodia della pace di Dio.

6. La continuazione di Sila, nonostante Paolo e Barnaba, ad Antiochia.

(1.) Sila, quando si trattò dell'ambientazione, non volle tornare con Giuda a Gerusalemme, ma lo lasciò andare a casa da solo, e scelse piuttosto di rimanere ancora ad Antiochia, Atti 15:34. E non abbiamo alcun motivo per biasimarlo per questo, anche se non sappiamo il motivo che lo ha spinto a farlo. Sono incline a pensare che le congregazioni di Antiochia fossero più grandi e più vivaci di quelle di Gerusalemme, e che questo lo abbia tentato a rimanere lì, e fece bene: così fece Giuda, che, nonostante ciò, tornò al suo posto di servizio a Gerusalemme.

(2.) Paolo e Barnaba, sebbene la loro opera si svolgesse principalmente tra i Gentili, rimasero tuttavia per qualche tempo ad Antiochia, compiaciendosi della compagnia dei ministri e del popolo locale, che, sembrerebbe da diversi passaggi, era più invitante del solito. Essi rimasero lì, non per prendere il loro piacere, ma per insegnare e predicare la parola di Dio. Antiochia, essendo la città principale della Siria, è probabile che vi fosse un grande affluenza di Gentili da ogni parte per un motivo o per l'altro, come c'era di Giudei a Gerusalemme; così che predicando lì predicavano in effetti a molte nazioni, poiché predicavano a coloro che volevano portare la notizia di ciò che predicavano a molte nazioni, e in tal modo prepararli per la venuta degli apostoli di persona a predicare loro. E così non solo non erano oziosi ad Antiochia, ma servivano la loro intenzione principale.

(3.) Ce n'erano anche molti altri , che lavoravano allo stesso remo. La moltitudine di operai nella vigna di Cristo non ci dà un segno di tranquillità. Anche dove ci sono molti altri che lavorano nella parola e nella dottrina, tuttavia ci può essere un'opportunità per noi; Lo zelo e l'utilità degli altri dovrebbero eccitarci, non farci addormentare.

36 Ver. 36.

Abbiamo visto un'infelice divergenza tra i fratelli, che era di natura pubblica, portata a buon fine; ma qui abbiamo una lite privata tra due ministri, nientemeno che Paolo e Barnaba, non compromessa in verità, ma finita bene.

Ecco una buona proposta che Paolo fece a Barnaba di andare a rivedere la loro opera tra i Gentili e di rinnovarla, di fare un giro tra le chiese che avevano fondato, e vedere quale progresso faceva il vangelo tra loro. Antiochia era ora per loro un porto sicuro e tranquillo: non vi avevano né avversari né malvagi concorrenti; ma Paolo si ricordò che vi si mettevano solo per rimettersi in sesto e rifocillarsi, e quindi comincia ora a pensare di riprendere il mare; e, essendo stato abbastanza a lungo nei quartieri invernali, è pronto a riprendere il campo di battaglia e a fare un'altra campagna, in una vigorosa prosecuzione di questa guerra santa contro il regno di Satana. Paolo si ricordò che l'opera che gli era stata assegnata era lontana tra i Gentili, e perciò sta meditando una seconda spedizione tra loro per compiere la stessa opera, anche se per incontrare le stesse difficoltà; e questo alcuni giorni dopo, perché il suo spirito attivo non poteva sopportare di stare a lungo senza lavoro; no, né il suo spirito audace e audace di essere a lungo fuori pericolo. Osservare

1. A chi fa questa proposta: a Barnaba, suo vecchio amico e compagno di lavoro; Invita la sua compagnia e aiuta in questo lavoro. Abbiamo bisogno l'uno dell'altro, e possiamo essere in molti modi utili l'uno all'altro; e quindi dovrebbe essere inoltrato sia per prendere in prestito che per prestare assistenza. Due sono meglio di uno. Ogni soldato ha il suo compagno.

2. A chi è destinata la visita:

"Non iniziamo subito una nuova opera, né ne rompiamo di nuove

terra; ma diamo un'occhiata ai campi che abbiamo

seminato. Venite, e alziamoci presto alle vigne,

vediamo se la vite fiorisce, Cantico dei Cantici 7:12. Farci

Tornate a visitare i nostri fratelli in ogni città in cui

hanno predicato la parola del Signore".

Osservate che egli chiama fratelli tutti i cristiani, e non solo ministri, perché: Non abbiamo noi tutti un solo Padre? Egli si preoccupa di loro in ogni città, dove i fratelli erano meno numerosi, più poveri, più perseguitati e disprezzati. Ma visitiamoli. Dovunque abbiamo predicato la parola del Signore, andiamo ad innaffiare il seme seminato. Nota: Coloro che hanno predicato il Vangelo dovrebbero visitare coloro ai quali lo hanno predicato. Come dobbiamo badare alla nostra preghiera, e ascoltare quale risposta Dio dà ad essa; Quindi dobbiamo badare alla nostra predicazione e vedere quale successo ha. I ministri fedeli non possono non avere una particolare tenerezza per coloro ai quali hanno predicato il Vangelo, per non concedere loro lavoro invano. Vedi 1Tessalonicesi 3:5-6.

3. Cosa si intendeva in questa visita:

"Vediamo come stanno,"

πως εχουσι - come sta con loro. Non era solo un complimento che aveva disegnato, né aveva intrapreso un viaggio del genere con un nudo Come si fa? No, li visiterebbe per poter conoscere il loro caso e impartire loro i doni spirituali che vi si adattino, come il medico visita il suo paziente in via di guarigione, per poter prescrivere ciò che è appropriato per perfezionare la sua guarigione e prevenire una ricaduta. Vediamo come fanno, cioè,

(1.) Di quale spirito sono, come ne sono influenzati e come si comportano; è probabile che ne abbiano sentito parlare frequentemente,

«Ma andiamo a vederli; Andiamo a vedere se

si attengono a ciò che abbiamo predicato loro e vivono all'altezza

ad esso, affinché possiamo cercare di ridurli se troviamo

loro erranti, per confermarli se li troviamo vacillanti,

e per confortarli se li troviamo fermi".

(2.) In quale stato si trovano, se le chiese hanno riposo e libertà, o se non sono in difficoltà o angoscia, affinché possiamo rallegrarci con loro se si rallegrano, e metterli in guardia contro la sicurezza, e possiamo piangere con loro se piangono, e confortarli sotto la croce, e possiamo sapere meglio come pregare per loro.

II. Il disaccordo tra Paolo e Barnaba su un assistente; Era conveniente avere con loro un giovane che si occupasse di loro e li servisse, e fosse testimone della loro dottrina, del loro modo di vivere e della loro pazienza, e che fosse preparato e addestrato per un ulteriore servizio, essendo occasionalmente impiegato nel servizio attuale. Ora

1. Barnaba voleva che suo nipote Giovanni, il cui cognome era Marco, andasse con loro, Atti 15:37. Decise di prenderlo, perché era suo parente, e, probabilmente, era stato allevato sotto di lui, ed aveva una gentilezza per lui, ed era premuroso per il suo benessere. Dovremmo sospettare noi stessi di parzialità, e guardarci da essa nel preferire le nostre relazioni.

2. Paolo si oppose (Atti 15:38): Non ritenne bene di portarlo con loro, ουκ ηξιου - non lo riteneva degno dell'onore, né adatto al servizio, che si era allontanato da loro, clandestinamente come dovrebbe sembrare, a loro insaputa, o volontariamente, senza il loro consenso, dalla Panfilia (Atti 13:13), e non andò con loro all'opera, perché o era pigro e non si prendeva le pene che si dovevano prendere, o codardo e non correva il rischio. Ha fatto scorrere i suoi colori proprio mentre stavano per ingaggiare. È probabile che ora abbia promesso molto onestamente che non lo avrebbe fatto di nuovo. Ma Paolo pensò che non fosse conveniente onorare così colui che aveva perduto la sua reputazione, né così impiegato chi aveva tradito la sua fiducia; almeno, non prima di essere stato processato più a lungo. Se un uomo mi inganna una volta, è colpa sua; ma, se due volte, è il mio, per aver creduto in lui. Salomone dice: La fiducia in un uomo infedele nel momento dell'avversità è come un dente rotto e un piede sconnesso, che difficilmente sarà usato di nuovo, Proverbi 25:19.

III. La questione di questo disaccordo: è arrivato a un livello tale che si sono separati su di esso. La contesa, il parossismo (così si dice), l'impeto di passione in cui questo li gettò entrambi, fu così acuto che si separarono l'uno dall'altro. Barnaba fu perentorio che non sarebbe andato con Paolo a meno che non avessero preso con loro Giovanni Marco; Paolo fu così perentorio che non sarebbe andato se Giovanni fosse andato con loro. Nessuno dei due cederebbe, e quindi non c'è rimedio se non devono separarsi. Ora, ecco ciò che è molto umiliante, e solo materia di lamento, eppure molto istruttivo. Perché vediamo,

1. Che i migliori degli uomini non sono che uomini, soggetti alle stesse passioni che siamo noi, come questi due buoni uomini avevano espressamente ammesso riguardo a se stessi (Atti 14:15), e ora sembrava troppo vero. Dubito che ci sia stato (come di solito c'è in tali contese) un errore da entrambe le parti; forse Paolo fu troppo severo con il giovane, e non permise alla sua colpa l'attenuante di cui era capace, non considerò quanto fosse utile sua madre a Gerusalemme (Atti 12:12), né fece le concessioni che avrebbe potuto fare all'affetto naturale di Barnaba. Ma fu colpa di Barnaba se ne tenne conto, in un caso in cui era in gioco l'interesse del regno di Cristo, e vi si abbandonò troppo. E certamente entrambi avevano la colpa di essere accesi da lasciare che la contesa fosse aspra (c'è da temere che si dissero parole dure), e anche di essere così rigidi da attenersi risolutamente alla propria opinione, e nessuno dei due cedere. È un peccato che non abbiano riferito la questione a una terza persona, o che qualche amico non si sia interposto per impedirne l'aperta rottura. Non c'è mai fra loro un uomo saggio che interponga i suoi buoni uffici, e che accomodi la questione, e che li ricordi dei Cananei e dei Ferezi che erano ora nel paese, e che non solo i Giudei e i pagani, ma i falsi fratelli fra loro, si scaldassero le mani alle fiamme della contesa tra Paolo e Barnaba? Dobbiamo ammettere che era la loro infermità, ed è registrato per nostra ammonizione; non che dobbiamo farne uso per scusare i nostri foi e le nostre passioni intemperanti, o per rimediare al limite del nostro dolore e della nostra vergogna per essi; Non dobbiamo dire:

"E se io fossi in preda alla passione, non lo erano Paolo e Barnaba?"

No; ma deve controllare le nostre censure verso gli altri e moderarle. Se gli uomini buoni si lasciano presto andare in una passione, dobbiamo trarne il meglio, era l'infermità di due degli uomini migliori che il mondo abbia mai avuto. Il pentimento ci insegna ad essere severi nel riflettere su noi stessi; Ma la carità ci insegna ad essere sinceri nelle nostre riflessioni sugli altri. È solo l'esempio di Cristo che è una copia senza macchia.

2. Che non dobbiamo pensare che sia strano se ci sono differenze tra uomini saggi e buoni; ci è stato detto prima che tali offese sarebbero venute, e qui ne è un esempio. Anche coloro che sono uniti all'unico e medesimo Gesù, e santificati dall'unico e medesimo Spirito, hanno diverse apprensioni, diverse opinioni, diversi punti di vista e diversi sentimenti in punti di prudenza. Sarà così mentre siamo in questo stato di tenebre e imperfezione; Non saremo mai tutti d'accordo finché non arriveremo in cielo, dove la luce e l'amore sono perfetti. Questa è la carità che non viene mai meno.

3. Che queste differenze spesso prevalgono fino a provocare separazioni. Paolo e Barnaba, che non furono separati dalle persecuzioni degli Ebrei increduli, né dalle imposizioni degli Ebrei credenti, furono tuttavia separati da un infelice disaccordo tra loro. Oh il male che anche i poveri e deboli resti dell'orgoglio e della passione, che si trovano anche negli uomini buoni, fanno nel mondo, fanno nella chiesa! Ora meravigliatevi che le conseguenze siano così fatali dove regnano.

IV. Il bene che è stato tratto da questo male: la carne da chi mangia e la dolcezza da chi è forte. Era strano che anche le sofferenze degli apostoli (Filippesi 1:12), ma molto più strano che anche le liti degli apostoli, tendessero a promuovere il vangelo di Cristo; eppure così si è dimostrato qui. Dio non permetterebbe che tali cose avvenissero, se non sapesse come farle servire ai suoi propri scopi.

1. Con la presente vengono visitati altri luoghi. Barnaba andò per una sola strada; navigò verso Cipro (Atti 15:39), la famosa isola dove iniziarono la loro opera (Atti 13:4), e che era il suo paese, Atti 4:36. Paolo andò per un'altra via in Cilicia, che era il suo paese, Atti 21:39. Ognuno sembra essere influenzato dal suo affetto per la sua terra natale, come al solito (Nescio qua natale solum dulcedine cunctos ducit - C'è qualcosa che ci lega tutti alla nostra terra natale), eppure Dio ha servito i suoi scopi per mezzo di esso, per la diffusione della luce del vangelo.

2. Altre mani sono impiegate nel ministero del vangelo tra i Gentili; per

(1.) Giovanni Marco, che era stato una mano infedele, non viene respinto, ma viene nuovamente utilizzato, contro la mente di Paolo, e, per quanto ne sappiamo, si dimostra una mano molto utile e di successo, sebbene molti pensino che non fosse lo stesso con quel Marco che scrisse il vangelo e fondò la chiesa di Alessandria, e che Pietro chiama suo figlio, 1Pietro 5:13.

(2.) Sila, che era una mano nuova, e non era mai stato impiegato in quell'opera, né intendeva esserlo, ma tornare al servizio della chiesa di Gerusalemme, se Dio non avesse cambiato idea (Atti 15:33-34), sarebbe stato portato e impegnato in quel nobile lavoro.

V. Possiamo inoltre osservare,

1. Che la chiesa di Antiochia sembra approvare Paolo in ciò che ha fatto. Barnaba salpò con suo nipote per Cipro, e non si fece caso a lui, né gli fu dato un bene discessit, una raccomandazione . Nota: Coloro che nel loro servizio alla chiesa sono influenzati da affetti e riguardi privati perdono gli onori e il rispetto pubblici. Ma, quando Paolo partì, fu raccomandato dai fratelli alla grazia di Dio. Pensavano che avesse ragione a rifiutarsi di servirsi di Giovanni Marco, e non potevano fare a meno di biasimare Barnaba per aver insistito su questo, sebbene fosse uno che aveva meritato bene dalla chiesa (Atti 11:22) prima che conoscessero Paolo; e quindi pregarono pubblicamente per Paolo, e per il successo del suo ministero, lo incoraggiarono a continuare la sua opera e, sebbene non potessero fare nulla per favorirlo, trasferirono la questione alla grazia di Dio, lasciando a quella grazia sia il compito di lavorare su di lui che di lavorare con lui. Nota: Sono felici in ogni momento, e specialmente nei momenti di disaccordo e di contesa, coloro che sono in grado di comportarsi in modo da non perdere il loro interesse per l'amore e le preghiere delle persone buone.

2. Che ancora Paolo in seguito sembra aver avuto, sebbene non a ripensamenti, ma a ulteriori prove, un'opinione di Giovanni Marco migliore di quella che aveva ora; poiché scrive a Timoteo ( 2; Timoteo 4:11 ): Prendi Marco e conducilo con te, poiché mi è utile per il ministero; e scrive ai Colossesi riguardo a Marco, figlio della sorella di Barnaba, che se fosse venuto da loro, lo avrebbero accolto, gli avrebbero dato il benvenuto e lo avrebbero impiegato (Colossesi 4:10), il che ci insegna:

(1.) Che anche coloro che giustamente condanniamo, dovremmo condannarli con moderazione e con molta collera, perché non lo sappiamo, ma in seguito potremmo vedere motivo di pensare meglio di loro, e sia di farne uso che di fare amicizia con loro, e dovremmo regolare i nostri risentimenti in modo che, se dovesse dimostrarsi così, non potremmo poi vergognarcene.

(2.) Che anche coloro che abbiamo giustamente condannato, se in seguito si dimostrano più fedeli, dovremmo ricevere allegramente, perdonare e dimenticare, e riporre una fiducia e, quando c'è l'occasione, dare una buona parola a.

3. Che Paolo, sebbene volesse il suo vecchio amico e compagno nel regno e la pazienza di Gesù Cristo, continuò tuttavia allegramente nella sua opera (Atti 15:41): Attraversò la Siria e la Cilicia, paesi che si trovavano vicino ad Antiochia, confermando le chiese. Anche se cambiamo i nostri colleghi, non cambiamo il nostro presidente principale. E osservate, i ministri sono ben impiegati, e dovrebbero pensarsi tali, ed essere soddisfatti, quando vengono utilizzati per confermare coloro che credono, così come per convertire coloro che non credono.

Commentario del Nuovo Testamento:

Atti 15

1 2. LA CONFERENZA DI GERUSALEMME (Atti 15:1-35)

La seconda sezione ha quattro parti:

1. IL PROBLEMA: I GENTILI POSSONO ESSI DIVENTAR CRISTIANI SENZA PASSARE PER LA TRAFILA DEI RITI MOSAICI? ORIGINE DEL PROBLEMA IN ANTIOCHIA DI SIRIA (Atti 15:1);

2. PAOLO E BARNABA MANDATI IN DEPUTAZIONE A GERUSALEMME (Atti 15:2-5);

3. LA CONFERENZA (Atti 15:6-29);

4. RITORNO DELLA DEPUTAZIONE AD ANTIOCHIA (Atti 15:30-35).

1. Il problema. Origine del problema in Antiochia di Siria (Atti 15:1)

Se voi non siete circoncisi

ecc. Eccoci ad un punto importantissimo del libro dei Fatti. Per la prima volta udremo di scusa nella Chiesa la grande questione delle relazioni che passano fra l'antica e la nuova alleanza. Stefano, come vedemmo, l'avea già toccata cotesta questione; ma l'avea toccata nei suoi discorsi al pubblico, e gli apostoli non sembra che s'impegnassero gran che nella controversia da lui sollevata. Il fatto di Cornelio si presentava a Pietro più come fatto eccezionale, che come fatto normativo; ed ora ecco a che punto si trovavano le cose. Ad Antiochia si battezzavano senz'ombra di difficoltà gli uomini non circoncisi e si consideravano come membri legittimi della Chiesa ed eredi delle promesse messianiche, né più né meno che se fossero stati dei giudei. A Gerusalemme, la non si pensava così. Ed ecco dei cristiani della Giudea, imbevuti dei rigidi principi del farisaismo Atti 15:5 che riconoscevano alla legge rituale un carattere assolutamente obbligatorio, eccoli, a caso o apposta, capitare ad Antiochia per proclamarvi il principio prevalente a Gerusalemme, che diceva: "Non c'è salvezza fuori della legge". Non già che pretendessero di salvarsi per mezzo della legge, ma dichiaravano di non poter ammettere che questa legge di origine divina dovesse esser abolita per coloro che pur desideravano di arrivare a godere di quei beni, che, secondo le promesse di Jahveh, derivavano dall'osservanza della legge. Neppur Paolo e Barnaba predicavano l'abrogazione della legge; neppur essi predicavano l'affrancamento completo dai doveri rituali della legge; ma cotesti riti, per loro, erano delle forme, delle forme buone della vita religiosa; ma nient'altro che delle forme; e capivano che tutte le forme erano secondarie, quando poste a confronto delle cose essenziali, che sono la rigenerazione spirituale e la fede nel Salvatore. Quindi, Paolo e Barnaba aprivano larghe le porte della Chiesa a lasciarvi passare quei pagani, che fosser giunti alla fede; e parea loro giusto e naturale che non si dovessero a cotesti pagani imporre delle forme completamente estranee alle loro abitudini. Tali le origini del problema che si presenta in Antiochia di Siria, e che può esser così formulato: I Gentili possono essi diventar cristiani senza passare per la trafila dei riti mosaici?

2 2. Paolo e Barnaba mandati in deputazione a Gerusalemme (Atti 15:2-5)

Turbamento e quistione non piccola

Veggansi qui le proporzioni della cosa; non si tratta d'una discussione teologica tranquilla, pacifica; si tratta addirittura d'un qualcosa che minaccia uno scisma.

Fu ordinato.

Meglio: fu stabilito; fu deciso.

Ed alcuni altri di loro.

Fra questi altri c'èra Tito. Vedi Galati 2:3; Tito, che la pensava come Paolo Tito 1:10,14-15.

Salissero in Gerusalemme.

Perché questo andare a Gerusalemme? L'idea di questa deputazione a Gerusalemme venne a Paolo per subita ispirazione Galati 2:1-2. "Appellarsi a Gerusalemme, per i giudei dispersi per il mondo, era come e un cittadino romano", l'appellarsi a Cesare dice il Lindsay; e sta bene; ma, a considerar le cose più da vicino, bisogna convenire che non ci sono che tre modi di spiegare quest'appello a Gerusalemme:

1) o ad Antiochia si riconosceva un'autorità superiore e normativa;

2) o si volea soltanto fare uno sforzo per ristabilire la pace, ponendo la questione sopra un terreno più largo;

3) o si voleva semplicemente spiegare e giustificare quello che s'era fatto finora in Siria e fuori.

Luca, che non mette in bocca di Paolo che degli argomenti tratti dall'esperienza dei missionari, sembra appoggiare quest'ultimo modo Atti 15:4,12. Il racconto di Paolo Galati 2:1-9 esclude assolutamente il primo modo. Per lui gli apostoli di Gerusalemme non hanno alcuna autorità preponderante; egli acconsente ad esporre loro la sua dottrina, ma non accetterebbe mai da loro degli ordini che la contraddicessero.

3 Accompagnati dalla chiesa

Il verbo greco ( προπεμπω) vuol dire mandare innanzi, spedire, inviare, accompagnare, scortare. La diodatina ed il Martini traducono: accompagnati dalla chiesa; il Martini, però, ad eliminare l'idea che la chiesa antiochena intera accompagnasse gli apostoli per tutto quanto il viaggio, traduce: Eglino dunque, accompagnati dalla Chiesa, si partirono e passarono... il che fa capire che l'accompagnamento si limitò al momento della partenza. Il Diodati aggiunge, in corsivo, secondo il suo sistema, le parole: fuor della città. "Accompagnati dalla chiesa fuor di città" ecc. Il Revel traduce meglio del Martini e del Diodati, dicendo: Essi dunque, accomiatati dalla Chiesa... Ma è forse da preferirsi il modo d'altri eccellenti traduttori moderni, che dicono: Essi dunque, delegati dalla chiesa...

La Fenicia.

Vedi Atti 11:19.

Samaria.

Vedi Atti 8:5 e seg.

4 Con loro;

μετ' αυτων, come in Atti 14:27.

5 Della setta dei Farisei

Quetàti a Gerusalemme, diventeranno gli eterni nemici di Paolo, che porranno in dubbio la legittimità del suo apostolato 1Corinzi 4:1-4; 9:1-6; 2Corinzi 3:1; 6:3-12; 11:5,22-23; Galati1:11-12,19-20; 2:6-9; che sprezzeranno l'opera ch'egli fa 1Corinzi 2:1-5; 2Corinzi 10:10; 11:6; Galati 4:13-17; che faranno del loro meglio per malmenare il suo insegnamento, predicando "un altro vangelo" Galati 1:6-9; 3:1-3; 5:1-7; 6:12-15.

6 3. La Conferenza (Atti 15:6-29)

Conferenza, diciamo; perché qui non si tratta di un Concilio come vogliono lo Stokes, il Martini ed i cattolici romani in genere. "Mancano, a questa riunione, gli elementi ordinari del concilio", dice il Barde; "non c'è traccia di rappresentanti del poter civile; non c'è ombra di autorità ecclesiastica che presieda e decida senza appello; non c'è segno di decreti sovrani, corroborati da anatemi contro gli avversari Qui non si tratta né di un Concilio, né un Sinodo, si tratta di una Conferenza e nulla più". Di chi si componeva questa importante Conferenza? Si componeva:

1) degli apostoli, che parlavano e votavano come dei semplici anziani;

2) degli anziani, eletti come s'è visto Atti 14:23;

3) dei fratelli Atti 15:12,22,25.

In quest'ultimo punto è un po' d'incertezza; voglio dire, a proposito "dei fratelli". Che Galati 2 si riferisca alla Conferenza di Gerusalemme, è generalmente ammesso. Ma ecco la difficoltà a combinare i due documenti. Mentre in Luca par che si tratti di un'assemblea generale Atti 15:12,22,25 di tutti i cristiani di Gerusalemme, Paolo sembra piuttosto parlare ai galati d'una conversazione privata ch'egli avrebbe avuta coi capi Galati 2:2. Dire che ci fu prima un colloquio privato fra apostoli e poi un'assemblea pubblica per dirigere l'opinione della massa del popolo, è una delle solite scappatoie che non accomodano nulla, appunto perché vogliono accomodare ogni cosa. C'èra a Gerusalemme un locale sufficiente a raccogliere un'assemblea generale di tutti i credenti? Atti 21:20. Luca parla di una riunione di apostoli e di anziani Atti 15:6, i quali potevano esser numerosi; l'assemblea (che è espressione migliore di moltitudine) di Atti 15:12 potrebbe benissimo essere stata composta delle stesse persone di Atti 15:6; e sarebbe fra gli anziani che si sarebbero trovati i farisei di Atti 15:5. Son cotesti farisei che Paolo (Galati 2:4 e seg.) rifiuta di riconoscere come giudici e tratta come degli intrusi. Se così è, la risoluzione presa dagli apostoli e dagli anziani, sarebbe stata presa in nome della Chiesa Atti 15:22-23. Chi patrocina quest'idea ha in suo favore il fatto che problemi come questo sorto in Antiochia e discusso a Gerusalemme, non si risolvono per voto di folle e di maggioranze, ma per istudio ed intelletto d'uomini guidati dallo Spirito di Dio. Il lettore veda da sè i testi e giudichi della cosa.

7 Una gran disputazione

una lunga discussione.

Elesse me fra noi;

elesse fra voi è lezione migliore.

8 Che conosce i cuori

è frase favorita di Pietro: Atti 1:24.

10 Tentate Iddio

Provocate Iddio. Il dire a Dio, d'autorità d'uomo, di mutare le condizioni ch'Egli stesso ha poste alla salvazione, è un tentarlo, un provocarlo.

Un giogo

ecc. Matteo 23:4;11:30. Non vuol dire che la legge debba essere abolita per la semplice ragione che l'uomo non le ubbidisce mai in modo perfetto; ma vuol dire invece: "Se la legge fosse la condizione della salvezza, come, voi pretendete, quando si tratta di pagani, anche noi? giudei, che le siamo sottomessi, rischieremmo di non arrivarci a cotesta salvezza; perché il compimento del dovere legale, nella nostra condotta quotidiana, lascia sempre molto a desiderare, come molto lasciò a desiderare nella condotta dei padri nostri. Malgrado cotesta imperfezione, noi abbiam fiducia che potremo esser salvati, perché al di fuori ed in luogo della legalità, Iddio ci offre, come mezzo di salvezza, la sua grazia in Cristo. È sul terreno della grazia, non c'è differenza fra pagani e giudei (Confr. Atti 2:36 e seg.; Atti 3:19 e seg.; Atti 4:11 e seguenti; Atti 10:42.

12 La moltitudine

meglio tutta l'assemblea.

Per loro,

vale per mezzo di loro; per mezzo del loro ministerio. Narravano come Iddio avesse largamente esaudita la preghiera della chiesa di Gerusalemme Atti 4:30.

13 Giacomo

vedi Atti 12:17.

14 Simeone

è l'antica forma ebraica del nome dell'apostolo 2Pietro 1:1.

Ha primieramente

ecc. cioè: ha per la prima volta... visitato i Gentili; allude, naturalmente, al caso di Cornelio e della famiglia del centurione. Il visitare non e qui usato felicemente. Il verbo greco επισκεπτομαι vuol dire anche visitare: ma qui è nel senso di volgere lo sguardo, considerare, prender cura, e simili. Onde si potrebbe dire: Simeone ha narrato come, per la prima volta, Iddio ha avuto cura di scegliere fra i pagani un popolo... o per la prima volta Iddio ha vòlto suo sguardo sui pagani, per formare d'infra loro un popolo ecc.

Nel suo nome.

che portasse il suo nome. "Popolo di Dio", "popolo eletto" non è dunque più soltanto il giudeo, ma ogni popolo che Dio chiama ad entrare nel patto di Grazia.

15 Dei profeti

Vedi Atti 13:40.

16 Il tabernacolo di David

meglio: la tenda di Davide. La citazione è tratta da Amos 9:11-12; ed è fatta non secondo il testo ebraico, ma secondo la traduzione greca dei Settanta, e liberamente. Il ristabilimento della "tenda" o della casa di Davide è il giungere dell'èra messianica; dei tempi di Cristo.

17 Il rimanente degli uomini

sono tutte le nazioni straniere; le nazioni all'infuori d'Israele. Affinché il resto degli uomini ricerchi il Signore; e così ancora lo ricerchino) tutti i pagani, sui quali è invocato il mio nome, o: che son chiamati del mio nome. "I pagani, insomma, che io considero come mio popolo".

18 A Dio son note ab eterno tutte le opere sue

Queste parole sono molto confuse nei manoscritti. Le antiche edizioni leggevano: Dio conosce ab eterno tutto quello ch'Ei si propone di fare; ed è la lezione della Vulgata e della diodatina, queste parole, allora, non sarebbero più della citazione, ma di Giacomo stesso, il quale le avrebbe aggiunte per istabilire che quello ch'Egli conosce "ab eterno" e si propone di fare, Iddio può anche predirlo per mezzo dei profeti. Le edizioni moderne hanno soltanto:... dice il Signore che fa queste cose, conosciute ab eterno. Il senso non cambia; soltanto, siccome le parole conosciute ab eterno non formano frase a sè, bisogna considerarle come parte del testo di Amos. Conosciute ab eterno... da chi? Il Da Wette vuole s'intenda: conosciute ab eterno o dall'antichità per mezzo dei profeti; nel senso insomma di Atti 3:21; ma degli interpreti conviene nel tradurre: dice il Signore che fa queste cose, che a Lui sono note ab eterno. Siccome queste parole mancano nell'originale, si spiega come i copisti l'abbiano staccate per farne una frase a sè che è variamente redatta negli antichi documenti.

19 Per la qual cosa...

Ecco l'argomento: Siccome il testo non parla di una condizione legale da imporre ai pagani, io non so perché dovremmo parlarne noi!

20 Ma che si mandi loro

o che si scriva loro... È una concessione, una riserva; un compromesso. Quando Giacomo parla di non dar molestia ai Gentili che si convertono Atti 15:19, e parla della circoncisione e delle esigenze legali di cotesto genere. Ma pur dispensandoli da quello che i farisei avrebbero voluto imporre loro, ei parla di tre condizioni, che non sono altro che quelle che s'imponevano ai pagani i quali domandavano di frequentare la sinagoga; ai "proseliti della porta", insomma, come erano chiamati Atti 13:16. Queste condizioni erano considerate come un codice anteriore alla legge del Sinai e intese a servire non per un popolo, ma per l'umanità. Così è che furon chiamate "precetti noetici". Di questi precetti, Giacomo ne cita tre:

1) L'astinenza dalle vivande Atti 15:29 provenienti da sacrifici idolatri; perché l'uso di coteste vivande era considerate come una partecipazione al culto pagano. (Vedi 1Corinzi 8-10, ove Paolo ammette in astratto il diritto di mangiar d'ogni cosa, anche delle cose sacrificate agli idoli; ma raccomanda l'astinenza in nome della carità 1Corinzi 10:25 e seg.).

2) L'astinenza dalle vivande provenienti da un animale soffocato; vale a dire, morto di morte naturale o ucciso senza effusione di sangue, perché era appunto il sangue che non doveva servire d'alimento e che era proscritto come un'abominazione fino dai tempi di Noè Genesi 9:4. Secondo il concetto simbolico degli ebrei, nel sangue è la vita, e la vita dev'esser consacrata a Dio. Levitico 3:17; 7:26; Deuteronomio 12:16; 1Samuele 14:33. L'inciso: e dal sangue, non è un precetto a sè; si connette con questo che studiamo, perché mira a proibir l'uso del sangue adoperato cosi da sè, come un articolo di cibo. Nella cucina greca e nella romana, c'erano parecchie vivande nelle quali il sangue entrava come elemento importante. Per lo stesso principio che ho accennato, anche quest'uso era proscritto.

3) La fornicazione, ossia la impudicizia. Il che si può intendere per impudicizia in genere, per libertinaggio, peccati carnali e simili, connettendolo col fatto che i culti idolatri erano spesso contaminati da ogni sorta di dissolutezze Apocalisse 2:14,20. Ma forse qui è meglio intendere questa fornicazione nel senso di astinenza dal matrimonio in certi gradi di parentela Levitico 18:1-30, e quindi, nel senso d'incesto; a proposito del quale, il giudaismo era molto più rigido del paganesimo.

21 Perciocchè quant'è a Mosè...

Questo passo è stato ed è variamente inteso. Il senso più naturale ed in armonia col contesto generale, e senza dubbio questo. Mosè è letto e predicato ogni sabato... a chi? Evidentemente qui non si può trattare dei giudei in genere, perché sono del tutto fuori di questione. A chi dunque? Ai giudeo-cristiani; ai cristiani? cioè, convertiti dal giudaismo; i quali, giova ricordarlo, non hanno ancora rotto le loro relazioni con la sinagoga; secondo il modo di vedere di Giacomo, continueranno a regolarsi secondo la legge che deve rimanere la loro legge; la forma della loro vita religiosa. Giacomo, del resto, ci spiegherà egli stesso, in modo chiaro, il proprio pensiero in Atti 21:20 e seg.

22 Certi uomini eletti

Meglio... decisero di scegliere fra loro alcuni uomini e di mandarli ad Antiochia con Paolo e Barnaba.

Giuda e Sila,

Giuda dev'essere stato fratello di Giuseppe Barsaba Atti 1:23. Non è nominato che in questa circostanza. In Atti 15:32 è detto ch'egli era "profeta". Sila è una corruzione od un'abbreviazione giudaica del nome Silvano. Egli è ricordato spesso. Vedi Atti 15:40; 16:25,29; 17:4,10,15; 2Corinzi 1:19; 1Tessalonicesi 1:1; 2Tessalonicesi 1:1; 1Pietro 5:12.

Principali

eminenti per esperienza, per influenza e per autorità morale.

23 Cilicia

La menzione della Cilicia è importante perché ci mostra l'estensione dell'opera di Paolo quivi prima che si unisse a Barnaba in Antiochia Atti 11:25. Anche in Cilicia dunque egli avea fondato delle chiese, nelle quali l'elemento proveniente dal paganesimo era liberamente ammesso.

24 Sovvertendo le anime vostre

mettendo lo scompiglio nelle anime vostre. La frase: dicendo che con viene che siate circoncisi ed osserviate la legge si trova nel Textus Rec. in C ed E, ma manca in A, B, D, nel Sinaitico, in parecchie versioni importanti ed in parecchi Padri. Quindi, dev'esser cancellata. Probabilmente è una glossa risultante dalla combinazione di Atti 15:1,5, e fatta scivolare nel testo da qualche copista.

25 Eletti

vedi Atti 15:22.

26 Che hanno esposto

ecc. Atti 13:50; 14:19.

27 A bocca vi faranno intendere...

Vi confermeranno o vi annunzieranno verbalmente le medesime cose che vi scriviamo.

28 È parso allo Sparito Santo ed a noi

Siamo ai tempi nei quali la Chiesa vive nell'atmosfera dello Spirito come nel suo naturale elemento. I cristiani di cotesti tempi vivevano, pensavano, parlavano, guidati dallo Spirito, appunto come dovremmo far noi, se la nostra fede fosse più semplice e più pura.

Necessario

in vista dei tempi, delle circostanze, delle condizioni sociali, e delle relazioni fra i giudeo-cristiani ed i cristiani convertiti dal paganesimo; non necessario per la salvazione individuale. La decisione della chiesa gerosolimitana e un "concordato" dei quale le circostanze storiche e psicologiche dell'ambiente sono state l'occasione, ma che, a mente degli apostoli, come dimostra Atti 15:28 (peso necessario, indispensabile), doveva essere non una misura provvisoria ma addirittura una legge per la Chiesa. Così lo intese l'antichità; e le tracce del concordato si trovano nei così detti Canoni Apostolici (C. 62); nel Concilio di Gangra (4rto secolo, C. 2); nel Concilio di Costantinopoli del settimo secolo (C. 67); ed il concordato continua anche oggi ad esser legge nella chiesa greca.

30 4. Ritorno della deputazione ad Antiochia (Atti 15:30-35)

Essi dunque

cioè: Paolo, Barnaba, Tito, gli altri venuti da Antiochia, e la deputazione gerosolimitana composta di Sila e di Giuda.

E raunata la moltitudine.

E raunati tutti i fratelli, rimisero, consegnarono loro la lettera.

31 Si rallegrarono della consolazione

Si rallegrarono per la consolazione (che ne ebbero); insomma: la lettura della lettera li riempì di gioia e di coraggio.

32 Essendo anch'essi profeti

Vedi Atti 11:27;13:1. È chiaro che il profeta qui non è uno che predice l'avvenire, ma uno che sotto l'azione dello Spirito Santo insegna, conforta, rafferma i fratelli. Vedi 1Corinzi 12:4 e seg. Incoraggiarono i fratelli con dei lunghi discorsi e li fortificarono nella fede.

33 Atti 15:33 va tradotto così: E dopo ch'ebbero soggiornato quivi un qualche tempo, partirono, accompagnati dai voti dei fratelli, per raggiunger quei che li aveano delegati.

34 Ma parve bene a Sila di dimorar quivi,

Per unanime testimonianza dei codici migliori è spurio e dev'esser tolto. Evidentemente, qualche antico lettore introdusse cotesta frase nel testo per ispiegare la menzione ch'è fatta di Sila in Atti 15:40. Ma siccome Luca scrive che i deputati furono rimandati... (nota il plurale) ecc. e i deputati non eran che due Atti 15:22 è chiaro che anche Sila se ne andò a Gerusalemme; d'onde può benissimo esser tornato (e perché no?) per seguire l'apostolo Paolo Atti 15:40.

35 Con molti altri

Erano parecchi i profeti e i dottori, in Antiochia Atti 13:1.

Riflessioni

1.Se voi non siete circoncisi" Atti 15:1. Come siamo pronti a fare delle nostre idee e dei nostri modi una legge per gli altri! Come siamo pronti a giudicar gli altri da noi stessi, ed a concludere così: "Non fanno come me, dunque hanno torto!" Prima di dire: "Se non fate così... non potete esser salvati" bisogna esser più che sicuri che la Parola di Dio è con noi e ci appoggia; se no, guai a chi le pronuncia coteste parole!

2. La quistione dei giudaizzanti Atti 15:1 è il primo pericolo di scisma che s'affaccia nella Chiesa, cagionato da un'eccessiva preoccupazione, della forma. Oh come hanno dilaniato e come dilaniano anche oggi la Chiesa di Cristo coteste preoccupazioni delle forme, dei riti, dei sacramenti! E come siamo tutti tardi a capire, che non è l'essenziale che bisogna sacrificare sull'altare dell'accessorio, ma che è l'accessorio che dobbiamo, esser sempre pronti a sacrificare per il trionfo dell'essenziale!

3. L'assemblea di Gerusalemme Atti 15:6 è qualcosa di grande per la sua semplicità e per la presenza vera e reale di quello Spirito, che e lo Spirito della verità e della vita. È un'assemblea che si aduna in presenza di Cristo; in presenza del vero ed unico Capo della Chiesa Efesini 1:22. Ella considera con gran perplessità il soggetto che la preoccupa; ella ha coscienza della propria ignoranza. Non ha esperienza, non ha principi definiti a cui possa riferirsi, non ha testi scritturali che la possano illuminare; non ha nulla; ma al tempo istesso ha tutto, perché ha il Signore; e la verità ch'ella cerca il Signore le rivelerà e le darà di proclamare con franchezza.

4. Il problema che preoccupa la Chiesa, non è proposto a Pietro perché lo risolva lui come capo degli apostoli; è proposto agli apostoli, agli anziani, ai fratelli di Gerusalemme: e non già perché lo risolvano loro e pronuncino una sentenza dinnanzi alla, quale tutti debbano chinar la fronte e dire: "Amen!" Tutt'altro; l'ho detto nel commento Atti 15:2. Paolo non era uomo da lasciarsi imporre da alcuno. Non si tratta di ricorrere all'autorità superiore per decidere una quistione; si tratta di studiare e di risolvere assieme un problema importante; di studiarlo e di risolverlo assieme, dico, con tutta umiltà, dinnanzi a Dio e sul terreno della carità fraterna. Se fosse vero che Pietro era fin d'allora il principe degli apostoli, il vicario di Cristo in terra ed il capo della Chiesa, o perché non andare da lui direttamente? Invece, Pietro parla Atti 15:7, ma non come un dittatore; parla come un fratello, non parla ex cathedra, ma coi suoi fratelli si presenta dinnanzi al Capo che è Cristo. Non è neppure lui il presidente dell'assemblea: il presidente è Giacomo Atti 15:13 che prende l'ultimo la parola e chiude la discussione. O dov'è dunque questo primato di cui si fa un tanto parlare?

5. Il discorso di Pietro Atti 15:7-11 è importante per più rispetti. Prima di tutto, è l'ultimo discorso che udremo da lui; poi, è per questo discorso che Pietro, l'apostolo della circoncisione, dà, sul terreno della Grazia, una fraterna: stretta di mano a Paolo, l'apostolo dei Gentili. È finalmente, il discorso è importante per il suo contenuto. È un discorso, che contiene due sorti d'argomenti. In primo luogo, l'argomento dei fatti. Ecco là il fatto della conversione di Cornelio e della famiglia di lui. Tutte coteste persone, estranee alla sinagoga, erano state battezzato per chiara indicazione di Dio; aveano ricevuto il battesimo soltanto dopo aver ricevuto lo Spirito Santo in modo visibile ed incontestabile dunque, Iddio dichiarava, per cotesto mezzo, che avrebbe accettato dei credenti di cotesta condizione nello stesso modo che se fossero stati dei veri e propri giudei. Da quest'argomento di fatto l'apostolo passa ad un argomento teorico. Per esser membro della Chiesa, bisogna esser purificato. Sotto la legge, la circoncisione era il simbolo di cotesta purificazione; sotto la nuova alleanza, si tratta della purificazione del cuore per mezzo della fede e per mezzo dell'opera dello Spirito. Questa purificazione è necessaria ai giudei ed ai Gentili. Chiedere la purificazione simbolica come cosa necessaria per esser salvati, è un dichiarare che la purificazione interna non basta; è un provocare Iddio; è l'uomo che, d'autorità propria, impone a Dio di mutare le condizioni ch'Egli ha poste alla salvazione. È quanto alla legge: Perché imporre agli altri un giogo che né i nostri padri né noi non siamo stati capaci di portare? E se la legge è davvero la condizione per la salvezza, come possiamo esser certi che i nostri padri siano stati salvati e come possiamo sperar noi desser salvati quando la loro e la nostra osservanza di cotesta legge ha lasciato e lascia tanto a desiderare?

6. Non ci sfugga l'importanza dell'ultima frase di Atti 15:9. La fede è la vera circoncisione del Nuovo Patto; il solo vero, evangelico mezzo di purificazione, perché netta da ogni "contaminazione di carne e di spirito" 2Corinzi 7:1. E che cos'è la fede? Il testo risponde:

a) la fede è una energia che procede da Dio:

b) è una energia divina che purifica

c) è una purificante energia divina che agisce nel cuore.

7. Ecco la confessione di fede della Chiesa primitiva: "Noi crediamo che siamo salvati per mezzo della grazia del Signor Gesù". Com'è bella! com'è semplice! È l'eco d'una voce di paradiso in mezzo al disordine teologico dei tempi nostri. Teniamola cara cotesta eco divina!

8. Atti 15:12 ha pure la sua lezione. I deputati d'Antiochia approfittano del silenzio dell'assemblea per presentare la loro relazione e cercano di vincere gli scrupoli della teoria col racconto dei fatti. È lo stesso genere di argomentazione, che abbiam visto prevalere già per l'addietro Atti 8:14; 10:47; 11:17; 15:3-4. Non è mai la teoria, ma è l'esperienza che decide della pratica; e non è che lentamente e d'una maniera incosciente che si risale ai principii.

9. Riassumiamo il discorso di Giacomo Atti 15:14-21.

1) Giacomo approva quello che Pietro ha detto, e comincia a trarne la lezione pratica che sgorga dai fatti narrati dall'apostolo;

2) Dio ha un popolo eletto fra i Gentili ed ha sempre inteso d'includere cotesto popolo nella sua Chiesa;

3) Prova scritturale di cotest'asserzione Amos 9:11-12;

4) Iddio ha fatto quello che aveva in mente di fare; e l'ha fatto a modo suo; non come noi c'eravamo erroneamente messo in capo che facesse. Noi credevamo che i Gentili entrerebbero nella Chiesa passando per la trafila del giudaismo; invece, Iddio ci ha sempre considerati "coeredi" del popolo d'Israele;

5) Quindi, non "diamo più molestie" ai Gentili perché le promesse sono fatte a loro, non meno che a noi.

10. Il risultato della conferenza di Gerusalemme merita pure d'esser notato. Nella Conferenza, l'abbiamo visto, non è ancora la teoria religiosa che si discute a fondo; e non è ancora una formula dogmatica normativa che esce dal crogiuolo delle discussioni gerosolimitane. Nella Conferenza non è il punto di vista teorico che domina, ma è il punto di vista pratico; ed ella si ferma ad un mezzo termine che, in realtà, non decide nulla; e che le esigenze delle due teorie contradditorie, mostreranno in seguito insufficiente. Nondimeno, se cotesto mezzo termine si mostrerà insufficiente, c'è un gran principio irenico che ne sgorga; un principio, che vale per tutti i tempi e per tutte le età; il principio che non Sant'Agostino, come s'è creduto fino a 1850, ma Ruperto Meldenio (sec. XVII) ha così bellamente formulato: In necessariis unítas (nelle cose necessarie, unità) Atti 15:11; in dubiis libertas (nelle dubbie, libertà) Atti 15:19; in omnibus caritas (in tutte, carità) Atti 15:7-20.

11. A proposito della formula di Atti 15:28: "È parso allo Spirito Santo ed a noi", il Martini nota: "Questo concilio (!!) di Gerusalemme è stato il modello, secondo il quale si sono nella Chiesa adunati i concilii generali per decidere le controversie nate nel popolo Cristiano intorno alle cose della fede e della disciplina ecclesiastica. A questi concilii presiedono i successori di Pietro, i Romani Pontefici. Vi intervengono i vescovi (A Gerusalemme non ce n'erano dei vescovi nel senso papista!) e quei sacerdoti (neppure dei sacerdoti c'erano!) i quali secondo i canoni (anche questa è terminologia posteriore) vi hanno voto: si disamina con le Scritture (proprio?...) e con la tradizione (dov'era la tradizione a Gerusalemme?) alla mano, la materia sopra la quale debbono formarsi le decisioni; e queste decisioni sono rivestite di una autorità non umana ma divina. È paruto allo Spirito Santo e a noi; così parlano gli Apostoli in questo primo concilio (!!), e nella stessa guisa può sempre parlare la Chiesa adunata nei generali concilii". Io vorrei domandare a Monsignor Martini se il Concilio d'Efeso del 449, quel concilio a cui la storia ha scritto in fronte le parole: "Concilio di ladroni", avea proprio il diritto di dire: "È paruto allo Spirito Santo ed a noi". È anche, senza ricorrere a cotesti esempi schiaccianti, qual è il concilio della Chiesa romana, in cui le passioni politiche, le ire di parte, le preoccupazioni del poter temporale non abbiano regnato sovrane? E che dire del come cotesti concili hanno bistrattata la verità religiosa? Un concilio che vi innalza a dignità di dogma delle dottrine come quella della Immacolata Concezione e della infallibilità del papa, può senza dubbio dire: è parso a noi; ma se osa dire: è parso allo Spirito Santo, dice una orrenda bestemmia.

12. La lettera della chiesa gerosolimitana Atti 15:23-29 è un documento prezioso. È il primo degli scritti del Nuovo T. È la prima delle lettere o delle "epistole", come le chiamiamo. È la lettera ai cristiani d'Antiochia, di Siria, di Cilicia, come più tardi avremo le lettere ai tessalonicesi, ai corinzi, ai galati, ai romani ecc.; e, a proposito di questa lettera, veda il lettore il Atti 15:30 ed ammiri il carattere antisacerdotale e genuinamente democratico della Chiesa primitiva. I latori della lettera gerosolimitana non vanno a far la loro relazione ai conduttori della chiesa antiochena; non vanno ai presbiteri alla spicciolata; non al presbiterio convocato in ispeciale seduta; ma "radunano tutti i fratelli e rimettono nelle loro mani l'importante documento". Oh santa, o celeste democrazia che vive della vita dello Spirito: che non ha ancora nulla a temere dai fulmini del Vaticano, e che ha ancora intatte e distinte nella mente e nel cuore le parole del Maestro: "Uno solo è il vostro Maestro; e voi, siete tutti fratelli!" "Non chiamate alcuno sulla terra vostro Padre, perché non avete che un Padre solo; quello che è nei cieli" Matteo 23:8-9.

36 3. SECONDO VIAGGIO MISSIONARIO DI PAOLO (Atti 15:36-18:22)

La terza sezione ha otto parti.

1. PER LA SIRIA E LA CILICIA, IN LICAONIA (Atti 15:36-41);

2. TIMOTEO (Atti 16:1-5);

3. PAOLO APPRODA IN EUROPA (16:6-12);

4. A FILIPPI (Atti 16:13-40);

a) LIDIA LA MERCANTESSA DI PORPORA (Atti 16:13-15);

b) LA SCHIAVA DALLO SPIRITO DI PITONE (Atti 16:16-23);

c) PAOLO, SILA ED IL CARCERIERE (Atti 16:24-40);

5. A TESSALONICA, E DA TESSALONICA AD ATENE (Atti 17:1-15);

6. IN ATENE. ALL'AREOPAGO (Atti 17:16-34);

7. A CORINTO (Atti 18:1-17);

8. DA CORINTO AD ANTIOCHIA PER EFESO E GERUSALEMME (Atti 18:18-22).

1. Per la Siria e la Cilicia, in Licaonia (Atti 15:36-41)

Torniamo ora e visitiamo...

È il commento di 2Corinzi 11:28.

37 Or Barnaba consigliava

Barnaba volea mettere suo cugino alla prova un'altra volta; vedeva nella diserzione di Marco Atti 13:13 delle circostanze attenuanti, che Paolo non voleva riconoscere; e, pensava che per un'opera come quella che avevano a mano, ci volevano dei caratteri forti; e che un atto di debolezza qualunque avrebbe potuto compromettere ogni cosa; quindi, di Marco, non ne voleva sapere.

38 Vi fu dell'acerbità

La contesa non fu lunga, ma senza dubbio aspra e dura. La parola greca usata da Luca ad esprimere quel che la diodatina rende per acerbità, è παροξυσμος parossismo che è un forte eccitamento all'ira, una grave esarcerbazione.

40 Sila,

il quale evidentemente era tornato Atti 15:32-33 ad Antiochia.

Raccomandato dai fratelli...

Pare, da quest'accenno, che i fratelli antiocheni, nella contesa fra Paolo e Barnaba, prendessero piuttosto la parte di Paolo.

41 Siria e Cilicia

Luca, che da ora innanzi si occupa esclusivamete dei movimenti di Paolo, non ci dice più nulla degli altri missionari. Il lettore osserverà che ognuno dei due apostoli prende questa volta le mosse dalla sua provincia natale. Paolo, dalla Cilicia; Barnaba, dall'isola di Cipro Atti 15:39.

Confermando le chiese

vuol dire: fortificando nella fede le chiese.

Riflessioni

1. A mente di Paolo, questo viaggio Atti 15:36 doveva essere non un viaggio evangelistico, ma quello che chiamiamo oggi con modo, moderno una "missione interna"; una visita pastorale intesa a raffermare nella fede quelli che già credevano nel Signore. Ma l'uomo propone e Dio dispone; e Dio ha in serbo per il suo apostolo delle cose molto più grandi di quelle ch'ei possa immaginarsi. E noi le ammireremo; intanto, osservi il lettore la frase di Atti 15:36... "per vedere come stanno ": o: "per vedere in che stato si trovino". Il Bengel interpreta: quo modo se habeant in fide, amore, spe; nervus visitationis ecclesiasticae. "Torniamo a visitare i fratelli, per vedere come stiano in fede, in amore, in isperanza. È il nerbo della visita ecclesiastica. È l'anima, direi, della visita pastorale. Non basta, visitando, domandare: "Come state di salute?..." Bisogna vedere come stiano spiritualmente; o, come dice bene il Bengel, bisogna vedere come stiano in fede in amore, in isperanza.

2. La scena di Atti 15:39 e variamente giudicata. Dal Barnes che dà ragione a Paolo, al Lindsay che gli dà torto; da chi dice Paolo aver agito con eccessivo rigore farisaico, nel buon senso della parola, a chi vede in Barnaba una certa debolezza pel cugino, motivata appunto dai legami di sangue. San Girolamo mi pare il più sereno ed il più equilibrato dei giudici: "Paolo, dice Girolamo, è più severo; Barnaba è più clemente; ognuno dei due abbonda nel proprio senso; e la contesa mostra un qualcosa della fragilità umana" (Contra Pelag. II, 522). La qual fragilità umana di questi due uomini di Dio. Luca non copre col manto di una carità, che, in questo caso, sarebbe male intesa. Luca e in generale la Parola mettono in evidenza le debolezze non meno che le virtù degli uomini di Dio. La Parola è sincera; non ha riguardi personali; non vuole che una cosa: la Verità, tutta la Verità, nient'altro che la Verità.

3. Ancora un'osservazione a proposito di questo incidente; o, piuttosto, tre osservazioni per esaurire l'argomento.

1) La burrasca passa ed il cielo tornerà bello e sereno. I due apostoli, momentaneamente separati, torneranno assieme 1Corinzi 9:6; Galati 2:9 per lavorare a tutt'uomo alla gloria di quel Maestro, "pel quale hanno messo e son disposti a mettere ancora, la vita a repentaglio" Atti 15:26. Ed anche Paolo e Marco torneranno assieme Colossesi 4:9; e l'affetto di Paolo per il giovane amico sarà più caldo e più forte che mai 2Timoteo 4:11.

2) La contesa dei due apostoli non fu senza beneficio morale per Marco; fu una salutare disciplina. La severità di Paolo lo dovette trarre al ravvedimento, lo dovette umiliare, lo dovette mettere in guardia contro altre possibili diserzioni; la bontà, la condiscendenza, il tatto di Barnaba dovettero salvarlo dallo scoramento. È Barnaba dovette esser felice quando, più tardi, i fatti provarono che non aveva avuto torto di dare una prova di fiducia a Marco, prendendolo seco, a costo di separarsi da Paolo; e Paolo dovette esser felice di potersi, stringere di nuovo al seno l'amico del cuore, anche a costo di dover dire: "È un fatto! fui troppo severo!"

3) La Provvidenza che sa sempre far concorrere all'avanzamento del regno di Cristo anche gli errori e le debolezze dei figliuoli di Dio, seppe anche dall'evidente male della contesa trarre più d'un bene. Prima di tutto, Paolo, ad un tratto, non è più in compagnia di Barnaba; di quel Barnaba, a cui doveva una certa deferenza per ragione del passato, e che ad ogni modo non poteva non considerare che come un uguale. Si trova solo, dunque, sul campo del lavoro; solo, indipendente, e potrà spiegare liberamente le grandi energie di cui il Signore gli fu così generoso. Non solo; ma dal punto di vista generale dell'opera, la contesa non rimase senza utilità pratica. Paolo e Barnaba, finora, aveano lavorato assieme in una direzione sola; ora, dopo la contesa, ecco due viaggi, simultaneamente, in due direzioni diverse; e non basta; invece di due missionari, ecco quattro missionari al lavoro; invece di una coppia, cioè, ecco due coppie di missionari, che partono nel medesimo tempo per luoghi differenti.

Commentario abbreviato di Matthew Henry:

Atti 15

1 Capitolo 15

La controversia sollevata dagli insegnanti giudaizzanti At 15:1-6

Il concilio di Gerusalemme At 15:7-21

La lettera del Consiglio At 15:22-35

Paolo e Barnaba si separano At 15:36-41

Versetti 1-6

Alcuni giudei insegnarono ai gentili convertiti ad Antiochia che non avrebbero potuto essere salvati se non avessero osservato l'intera legge cerimoniale data da Mosè, cercando così di distruggere la libertà cristiana. C'è una strana tendenza in noi a pensare che tutti facciano male chi non fa come noi. La loro dottrina era molto scoraggiante. Gli uomini saggi e buoni desiderano evitare il più possibile le contestazioni e le dispute; tuttavia, quando i falsi insegnanti si oppongono alle principali verità del Vangelo o introducono dottrine dannose, non dobbiamo rifiutare di opporci a loro.

7 Versetti 7-21

Dalle parole "purificando i loro cuori per mezzo della fede" e dal discorso di San Pietro, vediamo che la giustificazione per fede e la santificazione per mezzo dello Spirito Santo non possono essere separate e che entrambe sono un dono di Dio. Abbiamo un grande motivo per benedire Dio per aver ascoltato il Vangelo. Possiamo avere quella fede che il grande Cercatore di cuori approva e attesta con il sigillo dello Spirito Santo. Allora i nostri cuori e le nostre coscienze saranno purificati dalla colpa del peccato e saremo liberati dai fardelli che alcuni cercano di imporre ai discepoli di Cristo. Paolo e Barnaba dimostrarono con fatti evidenti che Dio aveva autorizzato la predicazione del Vangelo puro ai Gentili senza la legge di Mosè; quindi imporre loro quella legge significava annullare ciò che Dio aveva fatto. L'opinione di Giacomo era che i gentili convertiti non dovessero preoccuparsi dei riti ebraici, ma che dovessero astenersi dalle carni offerte agli idoli, in modo da dimostrare il loro odio per l'idolatria. Inoltre, si consigliava di metterli in guardia dalla fornicazione, che non era aborrita dai Gentili come avrebbe dovuto, e anzi faceva parte di alcuni dei loro riti. Si consigliava loro di astenersi dalle cose strangolate e dal mangiare sangue; questo era proibito dalla legge di Mosè e anche qui, per rispetto al sangue dei sacrifici, che essendo allora ancora offerto, avrebbe inutilmente addolorato i Giudei convertiti e pregiudicato ulteriormente i Giudei non convertiti. Ma poiché il motivo è cessato da tempo, siamo lasciati liberi in questa, come in altre questioni. I convertiti siano avvertiti di evitare ogni apparenza dei mali che hanno praticato in passato, o che potrebbero essere tentati di praticare; e siano avvertiti di usare la libertà cristiana con moderazione e prudenza.

22 Versetti 22-35

Avendo la garanzia di dichiararsi guidati dall'influenza immediata dello Spirito Santo, gli apostoli e i discepoli furono assicurati che a Dio Spirito Santo, come a loro, era sembrato bene non imporre ai convertiti nessun altro fardello oltre a quelli già menzionati, che erano necessari, sia per loro stessi, sia per le circostanze attuali. Era di conforto sentire che non venivano più imposte loro le ordinanze carnali, che lasciavano perplessa la coscienza, ma non potevano purificarla o pacificarla; e che coloro che turbavano le loro menti erano stati messi a tacere, così che la pace della Chiesa era stata ristabilita e ciò che minacciava la divisione era stato rimosso. Tutto questo era una consolazione per la quale benedicevano Dio. Molti altri erano ad Antiochia. Dove molti si affaticano nella parola e nella dottrina, ci può essere un'opportunità per noi: lo zelo e l'utilità di altri dovrebbero stimolarci, non addormentarci.

36 Versetti 36-41

Qui abbiamo una lite privata tra due ministri, nientemeno che Paolo e Barnaba, che però si conclude bene. Barnaba desiderava che suo nipote Giovanni Marco andasse con loro. Dovremmo sospettare di essere parziali e guardarci da questo nel proporre le nostre relazioni. Paolo non riteneva degno dell'onore né adatto al servizio colui che si era allontanato da loro a loro insaputa o senza il loro consenso: vedi Atti 13:13. Nessuno dei due volle cedere, per cui non ci fu nulla da fare. Nessuno dei due voleva cedere, quindi non c'era altro rimedio che separarsi. Vediamo che i migliori uomini non sono altro che uomini, soggetti alle nostre stesse passioni. Forse c'erano colpe da entrambe le parti, come di solito accade in queste contese. Solo l'esempio di Cristo è una copia senza macchia. Tuttavia non dobbiamo pensare che sia strano se ci sono differenze tra uomini saggi e buoni. Sarà così finché siamo in questo stato imperfetto; non saremo mai tutti d'accordo finché non arriveremo in cielo. Ma che male fanno nel mondo e nella Chiesa i residui di orgoglio e di passione che si trovano anche negli uomini buoni! Molti abitanti di Antiochia, che avevano sentito parlare poco della devozione e della pietà di Paolo e Barnaba, vennero a sapere della loro disputa e della loro separazione; e così sarà anche per noi, se cediamo alla contesa. I credenti devono essere costantemente in preghiera, affinché non siano mai portati a danneggiare la causa che desiderano servire. Paolo parla con stima e affetto sia di Barnaba che di Marco, nelle sue epistole, scritte dopo questo evento. Che tutti coloro che professano il tuo nome, o amorevole Salvatore, siano completamente riconciliati da quell'amore che deriva da te e che non è facilmente provocabile, e che presto dimentica e seppellisce le ferite.

Note di Albert Barnes sulla Bibbia:

Atti 15

1 E alcuni uomini - Questi erano senza dubbio uomini che erano stati ebrei, ma che ora si erano convertiti al cristianesimo. Il fatto che fossero disposti a deferire la questione agli apostoli e agli anziani Atti degli Apostoli 15:2 mostra che avevano professato di abbracciare la religione cristiana.

Il racconto che segue è un resoconto del primo dissenso interno verificatosi nella chiesa cristiana. Finora la chiesa aveva lottato contro nemici esterni. Persecuzioni violente erano infuriate e avevano completamente occupato l'attenzione dei cristiani. Ma ora le chiese erano in pace. Essi godettero di una grande prosperità esteriore in Antiochia, e il grande nemico delle anime prese allora occasione, come ha spesso fatto da allora in circostanze simili, di suscitare contese nella chiesa stessa, così che quando la violenza esterna non poteva distruggerla, si fece uno sforzo per assicurarsi lo stesso oggetto con dissensi interni e lotte.

Questa storia, quindi, è particolarmente importante, poiché è la testimonianza del primo infelice dibattito sorto in seno alla chiesa. È inoltre importante, poiché mostra il modo in cui tali controversie furono risolte in epoca apostolica e poiché stabiliva alcuni principi molto importanti rispetto alla perpetuità dei riti religiosi degli ebrei.

Discese dalla Giudea - Ad Antiochia, e nelle regioni adiacenti, che erano state visitate dagli apostoli, Atti degli Apostoli 15:23. La Giudea era una regione alta e collinosa, e andando da quella verso i paesi pianeggianti adiacenti al mare si rappresentava discendere, o scendere.

Ha insegnato ai fratelli - Cioè, i cristiani. Si sforzarono di convincerli della necessità di osservare le leggi di Mosè.

A meno che tu non sia circonciso - Questo era il rito principale o principale della religione ebraica. Era indispensabile al nome e ai privilegi di un ebreo. I proseliti della loro religione erano circoncisi così come gli ebrei nativi, e la ritenevano indispensabile per la salvezza. È evidente da ciò che Paolo e Barnaba avevano rinunciato a questo rito nei confronti dei gentili convertiti, e che intendevano fondare la chiesa cristiana sul principio che le cerimonie ebraiche dovevano cessare.

Quando, tuttavia, fu necessario conciliare gli animi dei Giudei e prevenire la contesa, Paolo non esitò a praticare la circoncisione, Atti degli Apostoli 16:3.

Alla maniera di Mosè - Secondo l'usanza comandata da Mosè; secondo il rito mosaico.

Voi non potete essere salvati - Gli ebrei lo consideravano indispensabile per la salvezza. I motivi per cui lo avrebbero sollecitato all'attenzione dei convertiti gentili sarebbero molto plausibili e tali da produrre molto imbarazzo. Per:

(1) Si sosterrebbe che le leggi di Mosè erano le leggi di Dio, e quindi erano immutabili; e,

(2) Si potrebbe senza dubbio sostenere che la religione del Messia era solo un completamento e un perfezionamento della religione ebraica che era destinata semplicemente ad attuare i suoi principi secondo le promesse, e non a sovvertire e distruggere tutto ciò che era stato stabilito per autorità divina. Di solito non è difficile confondere e mettere in imbarazzo i giovani convertiti con questioni di modi, riti e forme di religione; e non è raro che un risveglio sia seguito da qualche contesa proprio come questa. Le sette opposte sollecitano le pretese dei loro riti speciali, e cercano di fare proseliti e di introdurre contese e conflitti in una comunità cristiana altrimenti pacifica e felice.

2 Non ebbe un piccolo dissenso e una disputa - La parola resa "dissenso" στάσις stasi denota talvolta "sedizione" o "guerra intestinale", e talvolta "discussione o controversia seria e violenta", Atti degli Apostoli 23:7 , Atti degli Apostoli 23:10.

In questo luogo denota chiaramente che ci fu una discussione seria e calorosa; ma non è implicito che Paolo e Barnaba abbiano avuto un ardore o un temperamento improprio. Importanti principi dovevano essere stabiliti riguardo all'organizzazione della chiesa. Dottrine furono avanzate dagli insegnanti giudaizzanti che erano false e che tendevano a produrre un grande disordine nella chiesa. Quelle dottrine furono sollecitate con zelo, furono dichiarate essenziali per la salvezza, e tenderebbero quindi a distrarre le menti dei cristiani, ea produrre grande ansia.

Divenne, quindi, necessario incontrarli con uno scopo determinato, e stabilire la verità su basi inamovibili. E il caso mostra che è giusto «combattere strenuamente per la fede» Giuda 1:3; e, quando si verificano casi simili, che conviene resistere all'avvicinarsi dell'errore con tutti gli argomenti che possono essere a nostra disposizione, e con tutte le armi che la verità può fornire.

È inoltre implicato qui che è dovere dei ministri del vangelo difendere la verità e opporsi all'errore. Paolo e Barnaba si consideravano preposti a questo scopo (confronta Filippesi 1:17 , “Sapendo che sono pronto per la difesa del vangelo”); ei ministri cristiani dovrebbero essere qualificati per difendere la verità e dovrebbero essere disposti con uno spirito appropriato e con grande serietà a mantenere le dottrine rivelate.

Hanno determinato - Non c'era alcuna prospettiva che la controversia sarebbe stata risolta da contese e discussioni. Sembrerebbe, da questa affermazione, che anche quelli che scendevano dalla Giudea volessero che tutta la faccenda fosse riferita agli apostoli a Gerusalemme. La ragione di ciò potrebbe essere stata:

(1) Che Gerusalemme sarebbe stata considerata da loro come la fonte dell'autorità nella chiesa cristiana, come lo era stata tra gli ebrei.

(2) La maggior parte degli apostoli e dei cristiani più esperti erano lì. Avevano ascoltato le istruzioni di Cristo stesso; era stato a lungo nella chiesa; e avrebbero dovuto conoscere meglio il suo disegno e le sue leggi.

(3) Coloro che venivano dalla Giudea non avrebbero probabilmente riconosciuto l'autorità di Paolo come apostolo: l'autorità di coloro che a Gerusalemme avrebbero riconosciuto.

(4) Potrebbero aver avuto un'aspettativa molto fiduciosa che la decisione sarebbe stata a loro favore. La domanda non era stata agitata lì. Erano stati tutti ebrei, ed è certo che continuarono ancora a partecipare al servizio del tempio ea conformarsi alle usanze ebraiche. Avrebbero potuto aspettarsi, quindi, con grande fiducia, che la decisione sarebbe stata a loro favore, ed erano disposti a riferirla a coloro che risiedevano a Gerusalemme.

Alcuni altri di loro - Dei fratelli; probabilmente di ciascuna parte. Non andarono a dibattere, né a dare la loro opinione, né a votare loro stessi a proprio agio, ma a porre la questione equamente davanti agli apostoli e agli anziani.

Agli apostoli - L'autorità degli apostoli in tal caso sarebbe riconosciuta da tutti. Erano stati immediatamente istruiti dal Salvatore e avevano la promessa di una guida infallibile nell'organizzazione della chiesa. Vedi le note su Matteo 16:19; Matteo 18:18.

E anziani - Vedi la nota ad Atti degli Apostoli 11:30. Greco: presbiteri. Vedi le note su Atti degli Apostoli 14:23. Chi fossero, o quale fosse il loro ufficio e la loro autorità, non è facile ora determinarlo.

Può riferirsi sia agli anziani della chiesa di Gerusalemme, sia a coloro che erano stati nominati per governare e predicare in relazione agli apostoli. Poiché nella sinagoga era consuetudine determinare le questioni su consiglio di un banco di anziani, non è improbabile supporre che gli apostoli imitassero quell'usanza e stabilissero una disposizione simile nella chiesa cristiana (Grozio).

È generalmente accettato che questo sia il viaggio a cui Paolo si riferisce in Galati 2:1. Se è così, è successo quattordici anni dopo la sua conversione, Galati 2:1. È stato fatto secondo il comando divino, "per rivelazione", Galati 2:2. Tra quelli che andarono con lui c'era Tito, che in seguito fu tanto distinto come suo compagno, Galati 2:3.

A proposito di questa domanda - La domanda se le leggi cerimoniali di Mosè fossero vincolanti per i convertiti cristiani. Per quanto riguarda la natura e il disegno di questo concilio a Gerusalemme, si vedano le note su Atti degli Apostoli 15:30.

3 Ed essere condotti sulla loro strada dalla chiesa - Essere seguiti e condotti dai fratelli cristiani. Vedi le note su Romani 15:24. Era consuetudine che i cristiani assistessero gli apostoli nei loro viaggi. Confronta 1 Corinzi 16:6 , 1 Corinzi 16:11; 3 Giovanni 1:6.

Attraverso la Fenice - Vedi la nota in Atti degli Apostoli 11:19.

E Samaria - Questi luoghi erano direttamente sulla strada per Gerusalemme.

Dichiarando la conversione... - Dei Gentili in Antiochia e nelle regioni dell'Asia Minore attraverso le quali avevano viaggiato. Questi eventi straordinari li comunicherebbero naturalmente con gioia ai cristiani con i quali avrebbero avuto contatti nel loro cammino.

Causato grande gioia - Alla notizia della vasta diffusione del Vangelo. Era un'indicazione del loro profondo sentimento nell'interesse della religione che si rallegrassero così. Laddove i cristiani sono essi stessi svegli e impegnati al servizio di Cristo, si rallegrano della notizia della conversione dei peccatori. Quando hanno freddo, ascoltano queste notizie con indifferenza o con la massima indifferenza. Un modo per mettere alla prova i nostri sentimenti in materia di religione è attraverso le emozioni che proviamo quando sentiamo parlare di vasti e gloriosi risvegli della religione. Confronta le note su Atti degli Apostoli 8:8.

4 Sono stati ricevuti dalla chiesa - Dalla chiesa, in modo ospitale e amichevole. Furono riconosciuti come fratelli cristiani e accolti con gentilezza cristiana. Vedi Galati 2:9.

E dichiararono: Paolo e Barnaba e quelli con loro. Cioè, hanno dichiarato il caso; la notevole conversione dei Gentili, l'evidenza della loro pietà, e l'origine della presente disputa.

5 Ma sorse... - Si è dubitato se queste siano le parole di Paolo e Barnaba, che raccontano ciò che accadde ad Antiochia, o se siano le parole di Luca che riportano ciò che accadde a Gerusalemme. L'esposizione corretta è probabilmente quella che fa riferimento a quest'ultimo. Per:

(1) Questa sembra essere l'interpretazione più ovvia.

(2) L'uso delle parole "si alzò" implica questo. Si dice che quelli che disturbarono la chiesa di Antiochia siano discesi dalla Giudea Atti degli Apostoli 15:1 , e se questo luogo si riferisse a quell'evento, le stesse parole sarebbero state mantenute.

(3) La specificazione particolare qui della “setta dei farisei” sembra che questo sia stato un avvenimento avvenuto a Gerusalemme. Non esiste tale specificazione riguardo a coloro che scesero ad Antiochia; ma sembrerebbe qui come se questo partito in Gerusalemme decidesse ancora di attenersi alla Legge, e di imporre quei riti ai cristiani convertiti. Tuttavia, questa interpretazione non è affatto certa.

Che credeva - Chi sosteneva o insegnava.

Che fosse necessario... - Vedi le note su Atti degli Apostoli 15:1.

6 E gli apostoli e gli anziani... - Si radunarono secondo l'autorità in Matteo 18:19. Sembrerebbe, inoltre, che tutta la chiesa sia stata convocata in questa occasione, e che la chiesa abbia almeno convenuto nel giudizio espresso in questo caso. Vedi Atti degli Apostoli 15:12 , Atti degli Apostoli 15:22.

Per considerare di questa materia - Non deciderla arbitrariamente, o anche per autorità, senza deliberazione; ma per confrontare le loro opinioni, ed esprimere il risultato del tutto alla chiesa di Antiochia. Era una questione grave e difficile, che toccava profondamente l'intera costituzione della chiesa cristiana, e perciò si impegnarono solennemente a deliberare sull'argomento.

7 Molte controversie - O meglio, molte indagini o deliberazioni. Con la nostra parola in discussione colleghiamo comunemente l'idea di calore e rabbia. Questo non è necessariamente implicito nella parola usata qui. Avrebbe potuto essere un'indagine calma, solenne e deliberata; e non ci sono prove che sia stato condotto con eccessivo calore o rabbia.

Pietro si alzò e disse - Pietro era probabilmente il più anziano, ed era più abituato a parlare, Atti degli Apostoli 2:14 , ecc.; Atti degli Apostoli 3:6 , Atti degli Apostoli 3:12.

Inoltre, c'era un motivo particolare per il suo parlare qui, poiché era stato impegnato in scene simili, e aveva compreso il caso, e aveva avuto la prova che Dio aveva convertito i peccatori senza i riti mosaici, e sapeva che sarebbe stato inopportuno avere imponeva questi riti a coloro che in tal modo si erano convertiti.

Tempo fa - Vedi Atti degli Apostoli 10 : Qualche tempo fa. Tanto tempo dopo che c'era stata l'opportunità di accertare se fosse necessario osservare le leggi di Mosè per l'edificazione della chiesa.

Dio ha fatto la scelta... - Cioè, tra tutti gli apostoli, ha designato me per impegnarmi in quest'opera. Confronta le note su Matteo 16:18 , con Atti degli Apostoli 10.

Che i Gentili - Cornelio, e quelli che erano radunati con lui a Cesarea. Questo era il primo caso che si era verificato, e quindi era importante appellarsi ad esso.

8 E Dio, che conosce i cuori - Atti degli Apostoli 1:24. Dio sapeva così se erano veri convertiti o no, e diede una dimostrazione che li riconosceva come suoi.

Dando loro lo Spirito Santo... - Atti degli Apostoli 10:45.

9 E non mettere alcuna differenza... - Sebbene non fossero stati circoncisi, e sebbene non fossero conformi alla Legge di Mosè. Così, Dio ha mostrato che l'osservanza di questi riti non era necessaria per la vera conversione delle persone e per l'accettazione con lui. Non ha dato a noi, che siamo ebrei, alcun vantaggio su di loro, ma ha giustificato e purificato tutti allo stesso modo.

Purificando i loro cuori - Così, dando la migliore prova che li aveva rinnovati, e li aveva ammessi a favore con lui.

Per fede - Credendo nel Signore Gesù Cristo. Ciò dimostrava che il disegno sul quale Dio stava ora per mostrare favore alle persone non era per riti e cerimonie esteriori, ma per uno schema che richiedeva la fede come unica condizione di accettazione. È inoltre implicato qui che non c'è vera fede che non purifichi il cuore.

10 Perché tentate Dio? - Perché provocargli dispiacere? Perché, dal momento che ha mostrato la sua determinazione ad accettarli senza tali riti, lo provocate tentando di imporre al suo stesso popolo riti senza la sua autorità, e contro la sua volontà manifesta? L'argomento è che Dio li aveva già accettati. Tentare di imporre questi riti sarebbe provocarlo all'ira; per introdurre osservanze che aveva mostrato che era il suo scopo dovrebbe ora essere abolito.

Mettere un giogo - Ciò che sarebbe gravoso e opprimente, o che violerebbe la loro giusta libertà come figli di Dio. In Galati 5:1 è chiamato "giogo di schiavitù". Confronta le note su Matteo 23:4. Un "giogo" è un emblema di schiavitù o servitù 1 Timoteo 6:1; o di afflizione Lamentazioni 3:27; o di punizione Lamentazioni 1:14; o di cerimonie opprimenti e gravose, come in questo luogo, o dei vincoli del cristianesimo, Matteo 11:29. In questo luogo quei riti sono chiamati giogo, perché:

(1) Erano gravosi e opprimenti; e,

(2) Perché sarebbero una violazione della libertà cristiana. Uno degli scopi del Vangelo era quello di liberare le persone da tali riti e cerimonie.

Che né i nostri padri... - Che si sono sempre trovati gravosi. Erano costosi, dolorosi e opprimenti; e poiché erano stati trovati così, non era appropriato imporli ai convertiti gentili, ma piuttosto gioire per qualsiasi prova che il popolo di Dio potesse essere liberato da loro.

Sono stati in grado di sopportare - Che si sono rivelati opprimenti e gravosi. Sono stati seguiti con grande disagio e molte trasgressioni, come conseguenza.

11 Ma noi crediamo - Noi apostoli, che siamo stati con loro e abbiamo visto le prove della loro accettazione con Dio.

Per grazia... - Solo per grazia o misericordia di Cristo, senza nessuno dei riti e delle cerimonie degli ebrei.

Saremo salvati, proprio come loro - Allo stesso modo, per la semplice grazia di Cristo. Lungi dall'essere necessari alla loro salvezza, non servono davvero alla nostra. Dobbiamo essere salvati, non per queste cerimonie, ma per la semplice misericordia di Dio nel Redentore. Non dovrebbero, quindi, essere imposti ad altri.

12 Poi tutta la moltitudine - Evidentemente la moltitudine di cristiani privati ​​che si erano radunate in questa occasione. Che non si riferisca a un sinodo di ministri e anziani è semplicemente evidente:

(1) Perché la chiesa, i fratelli, sono rappresentati come presenti, e come concordanti nell'opinione finale Atti degli Apostoli 15:22; e,

(2) Perché la parola “moltitudine” τὸ πλῆθος a plēthos non sarebbe stata usata per descrivere semplicemente la raccolta di apostoli e anziani. Confronta Luca 1:10 , Luca 1:13; Luca 5:6; Luca 6:17; Luca 19:37; Giovanni 5:3; Giovanni 21:6; Atti degli Apostoli 4:32; Atti degli Apostoli 6:2; Matteo 3:7.

Ha dato pubblico - Ascoltato, ascoltato con attenzione.

Barnaba e Paolo - Ne erano profondamente interessati, ed erano qualificati per dare una corretta esposizione dei fatti così come erano accaduti.

Dichiarare quali miracoli e prodigi... - L'argomento qui evidentemente è che Dio aveva approvato la loro opera con miracoli; che ha dato prova che ciò che hanno fatto ha avuto la sua approvazione; e che siccome tutto questo fu fatto senza imporre loro i riti dei Giudei, così ne sarebbe derivato che quelli non dovevano ora essere comandati.

13 Giacomo rispose: Giacomo il Minore, figlio di Alfeo. Vedi le note su Atti degli Apostoli 12:1.

Ascoltatemi: tutta questa transazione mostra che Pietro non aveva tale autorità nella chiesa come pretendono i papisti, perché altrimenti la sua opinione sarebbe stata seguita senza dibattito. Giacomo aveva un'autorità non inferiore a quella di Pietro. È possibile che fosse il prossimo per età (confronta 1 Corinzi 15:7 ); e sembra moralmente certo che rimase per una parte considerevole della sua vita a Gerusalemme, Atti degli Apostoli 12:17; Atti degli Apostoli 21:18; Galati 1:19; Galati 2:9 , Galati 2:12.

14 Simeon - Questo è un nome ebraico. Il modo greco di scriverlo comunemente era Simone. Era uno dei nomi di Pietro, Matteo 4:18.

Tirar fuori da loro un popolo - Scegliere tra i Gentries quelli che dovrebbero essere suoi amici.

15 Le parole dei profeti - Amos 9:11. Era un punto molto importante per loro, in quanto ebrei, chiedersi se questo fosse in accordo con le predizioni delle Scritture. I più potenti risvegli della religione e le dimostrazioni più sorprendenti della presenza divina saranno in accordo con la Bibbia e dovrebbero essere provati da loro.

Questa abitudine è stata sempre manifestata dagli apostoli e dai primi cristiani e dovrebbe essere seguita dai cristiani in ogni momento. A meno che una presunta opera di grazia non si accordi con la Bibbia e possa essere difesa da essa, deve essere falsa e dovrebbe essere contrastata. Confronta Isaia 8:20.

16 Dopo questo - Questa citazione non è fatta letteralmente né dall'ebraico né dalla Settanta, che differisce anche dall'ebraico. Il 17° versetto è citato letteralmente dalla Settanta, ma nel 16° si conserva solo il senso generale del passaggio. Il punto principale della citazione, come fatta da Giacomo, era mostrare che, secondo i profeti, era contemplato che i Gentili dovessero essere introdotti ai privilegi dei figli di Dio; e su questo punto il passaggio ha un rapporto diretto.

Il profeta Amos Amos 9:8 aveva descritto le calamità che sarebbero avvenute sulla nazione dei Giudei essendo stati dispersi e scacciati. Ciò implicava che la città di Gerusalemme, il tempio e le mura della città sarebbero state distrutte. Ma dopo ciò (Eb: "in quel giorno", Amos 9:11 , cioè il giorno in cui avrebbe dovuto visitarli e recuperarli) li avrebbe restituiti ai loro precedenti privilegi - avrebbe ricostruito il loro tempio, la loro città e la loro mura, Amos 9:11.

E non solo, non solo la benedizione scenderebbe sugli ebrei, ma si estenderebbe anche agli altri. Anche il "resto di Edom", "il pagano sul quale" sarebbe stato chiamato il suo "nome" Amos 9:12 , avrebbe partecipato alla misericordia di Dio, e sarebbe stato soggetto al popolo ebraico, e sarebbe stato un tempo di prosperità generale e di sarebbero seguite benedizioni permanenti, Amos 9:13.

Giacomo intende questo come riferito ai tempi del Messia e all'introduzione del Vangelo ai Gentili. E così il passaggio Amos 9:12 è reso nella Settanta. Vedi ver. 17.

Tornerò - Quando il popolo di Dio è sottoposto a calamità e prove, è spesso rappresentato come se Dio si fosse allontanato da loro. Il suo ritorno, quindi, è un'immagine della loro restituzione al suo favore e alla prosperità. Questo non è, tuttavia, nell'ebraico, in Amos 9:11.

Edificherò di nuovo - Nelle calamità che sarebbero venute sulla nazione Amos 9:8 , è implicito che il tempio e la città sarebbero stati distrutti. Ricostruirli di nuovo sarebbe stata una prova del suo favore ricambiato.

Il tabernacolo di Davide - La tenda di Davide. Qui significa la casa o residenza reale di Davide e dei re d'Israele. Cioè, li avrebbe riportati al loro antico splendore e splendore come suo popolo. Il riferimento qui non è al tempio, che fu opera di Salomone, ma alla magnificenza e splendore della dimora di Davide; cioè, al pieno godimento dei loro precedenti alti privilegi e benedizioni.

Che è caduto - Che sarebbe stato distrutto dal Re di Babilonia, e dal lungo abbandono e decadimento derivanti dal loro essere trasportati in una terra lontana,

Le sue rovine - Ebr. "chiudere le violazioni della stessa". Cioè, sarebbe stato riportato alla sua antica prosperità e magnificenza; un emblema del favore di Dio e delle benedizioni spirituali che in futuro sarebbero discese sul popolo ebraico.

17 Che il residuo degli uomini - Questo verso è citato letteralmente dalla Settanta, e differisce per alcuni aspetti dall'ebraico. La frase, "il residuo degli uomini", qui è evidentemente intesa, sia dai Settanta che da Giacomo, come riferita ad altri che non ebrei, ai gentili nel resto del mondo - implicando che molti di loro sarebbero stati ammessi all'amicizia e favore di Dio. L'ebraico è, “che possano possedere il residuo di Edom.

Questo cambiamento è fatto nella Settanta da una leggera differenza nella lettura di due parole ebraiche. La Settanta, invece dell'ebraico וירשׁו wyr-sh-w, erediterà, leggi ודרשׁו wdr-sh-w, ti cercherà; e invece di אדום 'DWM, Edom, leggono אדם ' D-m, l'uomo, o gli uomini; cioè persone.

Il motivo per cui si è verificata questa variazione non può essere spiegato; ma il senso non è materialmente diverso. In ebraico la parola “Edom” ha indubbio riferimento ad un'altra nazione rispetto alla nazione ebraica; e l'espressione significa che, nella grande prosperità degli ebrei dopo il loro ritorno, avrebbero esteso l'influenza della loro religione ad altre nazioni; cioè, come applica Giacomo, i Gentili potrebbero essere portati ai privilegi dei figli di Dio.

E tutti i Gentili - Ebr. tutto il pagano; cioè tutti coloro che non erano ebrei. Questa era una chiara previsione che altre nazioni sarebbero state favorite dalla vera religione, e questo senza alcuna menzione della loro conformità ai riti del popolo ebraico.

Su chi è chiamato il mio nome - Chi è chiamato con il mio nome, o chi è considerato il mio popolo.

Chi fa tutte queste cose - Cioè, chi lo realizzerà certamente a suo tempo.

18 Conosciuto da Dio... - Vedi le note su Atti degli Apostoli 1:24. Il significato di questo versetto, a questo proposito, è questo. Dio vede tutto nel futuro; sa cosa realizzerà; ha un piano; tutte le sue opere sono così disposte nella sua mente che vede tutto distintamente e chiaramente. Come aveva predetto, faceva parte del suo piano; e poiché faceva parte del suo piano da tempo predetto, non doveva essere contrastato e contrastato da noi.

19 La mia frase - Greco: giudico κρίνω krinō cioè do la mia opinione. È il linguaggio usuale in cui un giudice esprime la sua opinione; ma non implica qui che James abbia assunto l'autorità per risolvere il caso, ma semplicemente che ha dato la sua opinione, o consiglio.

Che non li disturbiamo - Che non li molestiamo, li disturbiamo o li opprimiamo imponendo loro fuochi e cerimonie inutili.

20 Che scriviamo loro - Esprimendo il nostro giudizio, o le nostre opinioni sul caso.

Che si astengano - Che si astengano da queste cose, o le evitino completamente.

Inquinamento degli idoli - La parola resa "inquinamento" significa qualsiasi tipo di "contaminazione". Ma qui è evidentemente usato per indicare la carne di quegli animali che venivano offerti in sacrificio agli idoli. Vedi Atti degli Apostoli 15:29. Quella carne, dopo essere stata offerta in sacrificio, veniva spesso esposta per la vendita nei mercati, o veniva servita nelle feste, 1 Corinzi 10:25.

Divenne una questione molto importante se fosse giusto che i cristiani ne prendessero parte. Gli ebrei avrebbero sostenuto che, in effetti, partecipava all'idolatria. I gentili convertiti avrebbero affermato di non averlo mangiato come sacrificio agli idoli, né di aver prestato il loro volto in alcun modo all'adorazione idolatra dove era stato offerto. Vedi questo argomento discusso a lungo in 1 Corinzi 8:4.

Poiché l'idolatria era proibita agli ebrei in ogni sua forma, e poiché anche partecipare ai sacrifici di idoli nelle loro feste poteva sembrare favorire l'idolatria, gli ebrei vi si sarebbero opposti in modo assoluto; e per amore della pace, Giacomo consigliò che si raccomandasse ai cristiani di Antiochia di astenersi da ciò. 1 Corinzi 8:4 parte a quel cibo potrebbe non essere moralmente sbagliato 1 Corinzi 8:4 , ma darebbe occasione di scandalo e offesa; e perciò, per convenienza, fu consigliato loro di astenersi.

E dalla fornicazione - La parola usata qui πορνεία porneia è applicabile a "tutti i rapporti sessuali illeciti" e può riferirsi ad adulterio, incesto o licenziosità in qualsiasi forma. C'è stata molta diversità di opinione riguardo a questa espressione. Gli interpreti sono rimasti molto perplessi nel capire perché questa violazione della legge morale sia stata introdotta tra le violazioni della legge cerimoniale, e viene spontanea la domanda se questo fosse un peccato sul quale potrebbe esserci un dibattito tra i convertiti ebrei e gentili? C'era qualcuno che lo praticava o sosteneva che era lecito? Se no, perché qui è vietato? Sono state proposte varie spiegazioni di ciò.

Alcuni hanno supposto che Giacomo si riferisca qui alle offerte che le meretrici farebbero dei loro guadagni al servizio della religione, e che Giacomo ne proibirebbe la ricezione. Beza, Selden e Schleusner suppongono che la parola sia presa per idolatria, poiché è spesso rappresentata nelle Scritture come consistente nell'infedeltà a Dio, e come spesso viene chiamata adulterio. Heringius suppone che il matrimonio tra idolatri e cristiani sia qui inteso.

Ma, dopo tutto, la consueta interpretazione della parola, riferendosi a rapporti sessuali illeciti dei sessi di qualsiasi tipo, è senza dubbio qui da mantenere. Se ci si chiede, allora, perché ciò fosse particolarmente vietato, ed è stato introdotto in proposito, possiamo rispondere:

(1) Che questo vizio prevaleva ovunque tra i Gentili, ed era quello a cui tutti erano particolarmente esposti.

(2) Che non fosse considerato vergognoso dai Gentili. Si praticava senza vergogna e senza rimorso. (Terenzio, Adelfi, 1, 2, 21. Cfr. Grozio). Era importante, quindi, che fossero conosciute le leggi pure del cristianesimo su questo argomento e che si prendesse cura di istruire i primi convertiti dal paganesimo in quelle le leggi. La stessa cosa è necessaria ancora nelle terre pagane.

(3) Questo crimine era legato alla religione. Era consuetudine non solo introdurre nel loro culto immagini ed emblemi indecenti, ma anche che le donne si dedicassero al servizio di particolari templi e dedicassero i benefici della prostituzione indiscriminata al servizio del dio o della dea. Il vizio era connesso con non poca parte del culto pagano; e le immagini, gli emblemi ei costumi dell'idolatria tendevano ovunque a sanzionarla ea promuoverla.

Una massa di prove su questo argomento che fa ammalare il cuore, e che sarebbe troppo lungo e indelicato da introdurre qui, può essere vista in Nature and Moral Influence of Paganism di Tholuck, in the Biblical Repository for July, 1832, p. 441-464. Poiché questo vizio era quasi universale; come veniva praticato senza vergogna o disonore; poiché non c'erano leggi tra i pagani per impedirlo; poiché era collegato a tutte le loro concezioni sull'idolatria e sulla religione, era importante che i primi cristiani la disapprovano e vi si opponessero, e vi ponessero una speciale guardia in tutte le chiese.

Era il peccato al quale, di tutti gli altri, erano più esposti, e che più probabilmente avrebbe portato scandalo alla religione cristiana. È per questa causa che è così spesso e così acutamente proibito nel Nuovo Testamento Romani 1:29; 1 Corinzi 6:13 , 1 Corinzi 6:18; Galati 5:19; Ef 5:3 ; 1 Tessalonicesi 4:3.

E da cose strangolate - Cioè da animali o uccelli che sono stati uccisi senza versare il loro sangue. Il motivo per cui questi erano considerati dagli ebrei illegittimi. essere mangiati era, che così sarebbero stati sotto la necessità di mangiare sangue, che era assolutamente proibito dalla Legge. Quindi, era comandato nella Legge che quando una bestia o un uccello veniva preso al laccio, il sangue doveva essere versato prima che fosse lecito mangiarlo, Levitico 17:13.

E dal sangue - Agli ebrei era severamente vietato mangiare sangue. La ragione di ciò era che conteneva la vita, Levitico 17:11 , Levitico 17:14. Vedi note su Romani 3:25.

L'uso del sangue era comune tra i Gentili. Lo bevevano spesso durante i loro sacrifici e nel fare alleanze o patti. Separare gli ebrei da loro in questo senso era un disegno del divieto. Vedi Spencer, De Ley Hebrae., p. 144, 145, 169, 235, 377, 381, 594, ed. 1732. Vedi anche tutto questo passaggio esaminato a lungo in Spencer, p. 588-626. Il motivo principale del divieto era che veniva usato così nelle feste e nei patti degli idolatri.

Che il sangue fosse così bevuto dai pagani, particolarmente dai Sabei, nei loro sacrifici, è pienamente provato da Spencer, De Leg., p. 377-380 Ma il divieto specifica una ragione superiore, che la vita è nel sangue, e che quindi non si deve mangiare. Su questa opinione si vedano le note su Romani 3:25. Questa ragione esisteva prima di qualsiasi legge cerimoniale; è fondato nella natura delle cose; non ha particolare riferimento ad alcuna usanza degli ebrei; ed è altrettanto forzato in qualsiasi altra circostanza come nella loro.

Era giusto, quindi, vietarlo ai primi cristiani convertiti; e per lo stesso motivo, il suo uso dovrebbe essere astenuto ovunque. Si aggiunge alla forza di queste osservazioni quando ricordiamo che lo stesso principio fu stabilito prima che fossero date le leggi di Mosè, e che Dio considerava il fatto che la vita fosse nel sangue tanto importante da far sì che lo spargimento di essa degno di morte, Genesi 9:4.

Si suppone, quindi, che questa legge sia ancora obbligatoria. Forse, inoltre, non c'è cibo più malsano del sangue; ed è un'ulteriore circostanza di un certo momento che tutte le persone naturalmente si ribellano ad essa come un articolo di cibo.

21 Per Mosè - Il significato di questo versetto è che la Legge di Mosè, che proibiva queste cose, veniva letta costantemente nelle sinagoghe. Poiché questi comandi venivano letti costantemente, e poiché i convertiti ebrei non avrebbero presto appreso che la loro legge cerimoniale aveva cessato di essere vincolante, si ritenne opportuno che non venisse loro commessa alcuna inutile offesa. Per amore della pace, era meglio che si astenessero dalla carne offerta agli idoli piuttosto che offendere i convertiti ebrei.

Confronta 1 Corinzi 8:10. Dei vecchi tempi - Greco: da generazioni antiche. È una consuetudine stabilita, e quindi le sue leggi sono ben note e hanno, a loro avviso, non solo l'autorità della rivelazione, ma la venerabilità dell'antichità.

In ogni città - Dove c'erano ebrei. Questo è stato il caso in tutte le città a cui la discussione qui ha fatto riferimento.

Quelli che lo predicano - Cioè, leggendo la Legge di Mosè. Ma, oltre a leggere la Legge, era consuetudine offrire anche una spiegazione del suo significato. Vedi le note su Luca 4:16.

22 Poi piacque - Sembrava adatto e adatto a loro.

Gli apostoli e gli anziani - Ai quali l'affare era stato particolarmente riferito, Atti degli Apostoli 15:2. Confronta Atti degli Apostoli 16:4.

Con tutta la chiesa - Tutti i cristiani che erano lì riuniti insieme. Essi furono d'accordo nel sentimento, ed espressero la loro approvazione nella lettera che fu inviata, Atti degli Apostoli 15:23. Non risulta particolarmente se siano stati consultati. Ma poiché non è probabile che si esprimessero spontaneamente a meno che non fossero consultati, sembra più ragionevole supporre che gli apostoli e gli anziani abbiano sottoposto loro il caso per la loro approvazione.

SEMBRA che gli apostoli e gli anziani vi abbiano deliberato e deciso; ma tuttavia, per amore della pace e dell'unità, presero anche provvedimenti per accertare che la loro decisione fosse conforme al sentimento della chiesa.

Uomini scelti - Uomini scelti per questo scopo.

Della loro stessa compagnia - Tra di loro. Al loro messaggio verrebbero così attribuiti maggior peso e autorità.

Giuda soprannominato Barsaba - Forse lo stesso che fu nominato al posto vacante nell'apostolato, Atti degli Apostoli 1:23. Ma Grozio suppone che fosse suo fratello.

E Sila - Fu poi compagno di viaggio di Paolo, Atti degli Apostoli 15:40; Atti degli Apostoli 16:25 , Atti degli Apostoli 16:29; Atti degli Apostoli 17:4 , Atti degli Apostoli 17:10 , Atti degli Apostoli 17:15.

È anche la stessa persona, probabilmente, menzionata con il nome di Silvano, 2 Corinzi 1:19; 1Ts 1:1 ; 2 Tessalonicesi 1:1; 1 Pietro 5:12.

Capi tra i fratelli - Greco: capi. Confronta Luca 22:26. Uomini di influenza, esperienza e autorità nella chiesa. Si dice che Giuda e Sila fossero profeti, Atti degli Apostoli 15:32. Erano quindi stati assunti come predicatori e governanti nella chiesa di Gerusalemme.

23 E scrisse lettere - greco: "Avendo scritto". Ciò non significa che abbiano scritto più di un'epistola.

Per loro - greco: per mano loro”.

In questo modo - Greco: queste cose.

Invia saluto - Una parola di saluto, esprimendo il desiderio della felicità ( χαίρειν chairein) delle persone a cui si rivolge. Confronta Matteo 26:49; Matteo 27:29; Luca 1:28; Giovanni 19:3.

Ad Antiochia - Dove è sorta la prima difficoltà.

E Siria - Antiochia era la capitale della Siria, ed è probabile che la disputa non fosse confinata alla capitale.

E Cilicia - Vedi le note su Atti degli Apostoli 6:9. La Cilicia era adiacente alla Siria. Paolo e Barnaba l'avevano percorsa, ed è probabile che vi sarebbe esistita la stessa difficoltà che aveva turbato le chiese in Siria.

24 Per quanto abbiamo sentito.

Quel certo - Quel certo, Atti degli Apostoli 15:1.

Ti ho turbato con le parole - Con le dottrine. Hanno disturbato le vostre menti e hanno prodotto contese.

Sovvertire le vostre anime - La parola usata qui non si trova da nessun'altra parte nel Nuovo Testamento ἀνασκευάζοντες anaskeuazontes. Significa propriamente "raccogliere i vasi usati in una casa i mobili domestici - allo scopo di rimuoverli". Si applica a predoni, ladri e nemici che rimuovono e portano via proprietà, producendo così angoscia, confusione e disordine.

È quindi usato nel senso di disturbare o distruggere, e qui denota che essi "turbavano le loro menti" - che producevano ansia, turbamento e angoscia a causa di queste dottrine su Mosè.

A chi non abbiamo dato tale comandamento - Sono andati, quindi, senza autorità. Insegnanti autocostituiti e autoinviati non di rado producono disturbo e angoscia. Se gli apostoli fossero stati consultati su questo argomento, la difficoltà sarebbe stata evitata. Dicendo così che non avevano dato loro il comando di insegnare queste cose, hanno praticamente assicurato ai convertiti gentili che non approvavano la condotta che avevano preso quelli che erano partiti dalla Giudea.

26 Uomini che hanno rischiato la vita... - Vedi Atti degli Apostoli 14 : Questa fu una nobile testimonianza del carattere di Barnaba e Paolo. Era un encomio da parte loro alla fiducia delle chiese, e un'espressione implicita che desideravano che la loro autorità fosse considerata nell'istituzione e nell'organizzazione della chiesa.

Per il nome - Nella causa del Signore Gesù.

27 Le stesse cose - Le stesse cose che ti abbiamo scritto Confermeranno tutto con le loro stesse dichiarazioni.

28 Perché sembrò bene allo Spirito Santo - Questa è una forte e indubbia pretesa di ispirazione. Era con particolare riferimento all'organizzazione della chiesa che lo Spirito Santo era stato promesso loro dal Signore Gesù, Matteo 18:18; Giovanni 14:26.

Nessun onere maggiore - Non imporre restrizioni maggiori per non imporre altre osservanze. Vedi le note su Atti degli Apostoli 15:10.

Di queste cose necessarie - Necessario:

(1) Al fine di preservare la pace della chiesa.

(2) Per conciliare le menti dei convertiti ebrei, Atti degli Apostoli 15:21.

(3) Nelle loro circostanze in particolare, perché il crimine che è specificato - la licenziosità era uno a cui erano particolarmente esposti tutti i primi convertiti. Vedi le note su Atti degli Apostoli 15:20.

29 Dalle carni offerte agli idoli - Questo spiega cosa si intende per “contaminazioni da idoli”, Atti degli Apostoli 15:20.

Farai bene - Farai ciò che dovrebbe essere fatto riguardo agli argomenti della controversia.

31 Si rallegrarono per la consolazione - Acconsentirono alla decisione degli apostoli e degli anziani e si rallegrarono di non essere sottoposti ai riti e alle cerimonie gravosi della religione ebraica. Questo chiude il racconto del primo concilio cristiano. È stato condotto in tutto su principi cristiani; in uno spirito mite, gentile, conciliante, ed è un modello per tutti i consessi simili.

È venuto insieme, non per promuovere, ma per mettere a tacere la disputa; non per perseguitare il popolo di Dio, ma per promuoverne la pace; non per essere una scena di aspre e rabbiose recriminazioni, ma per essere un esempio di tutto ciò che era mite, tenero e gentile. Coloro che l'hanno composta si sono riuniti, non per sostenere un punto, per non superare i loro avversari, per non essere persone di partito, ma per mescolare i loro sobri consigli, per domandare ciò che era giusto ed esprimere, in modo cristiano, ciò che era giusto da fare.

Grandi e importanti principi dovevano essere stabiliti riguardo alla chiesa cristiana, ed essi si impegnarono nel loro lavoro evidentemente con un profondo senso della loro responsabilità e con una giusta visione della loro dipendenza dall'aiuto dello Spirito Santo. Quanto sarebbe stato felice se questo spirito fosse stato posseduto da tutti i concili dichiaratamente cristiani; se tutti avessero veramente cercato la pace e l'armonia delle chiese; se nessuno fosse mai stato convocato per accendere i fuochi della persecuzione, o per squarciare e distruggere la chiesa di Dio!

A questo consiglio è stato di solito fatto appello come autorità per i concili nella chiesa come disposizione permanente, e specialmente come autorità per le corti d'appello e di controllo. Ma non stabilisce né l'uno né l'altro e non dovrebbe essere presentato come autorità per nessuno dei due. Per:

(1) Non era una corte d'appello in alcun senso intelligibile. Era un'assemblea convocata per uno scopo speciale; progettato per risolvere un'indagine che è sorta in una parte particolare della chiesa, e che ha richiesto la saggezza raccolta degli apostoli e degli anziani.

(2) Non aveva i segni o le appendici di un tribunale. Il termine "corte", o giudice, non è da nessuna parte applicato ad esso, né ad alcuna assemblea di persone cristiane nel Nuovo Testamento. Né questi termini dovrebbero essere usati ora nelle chiese. i tribunali implicano un grado di autorità che non può essere provato dal Nuovo Testamento per essere stato concesso a qualsiasi corpo ecclesiastico di persone.

(3) Non c'è la minima indicazione che qualcosa di simile alla permanenza dovesse essere collegato a questo concilio, o che sarebbe stato periodicamente o regolarmente ripetuto. Dimostra, infatti, che, quando si verificano casi di difficoltà - quando i cristiani sono perplessi e imbarazzati, o quando sorgono contese - è opportuno rivolgersi ai cristiani per consigli e indicazioni. Questo è stato il caso qui, e un tale corso è ovviamente appropriato.

Se si deve ritenere che è bene che ministri cristiani e laici si radunino periodicamente, ad intervalli stabiliti, nell'ipotesi che tali casi possano sorgere, ciò si concede; ma l'esempio degli apostoli e degli anziani non dovrebbe essere invocato come tali assemblee di diritto e autorità divini, o come essenziale per l'esistenza di una chiesa di Dio. Tale disposizione è stata ritenuta così desiderabile dai cristiani, che è stata adottata dagli Episcopaliani nelle loro regolari Convenzioni annuali e triennali; dai metodisti nelle loro conferenze; dai Presbiteriani nella loro Assemblea Generale; dagli Amici nei loro Incontri Annuali; da Battisti e congregazionalisti nelle loro Associazioni, ecc.

; ma l'esempio del concilio convocato in una speciale emergenza a Gerusalemme non dovrebbe essere invocato come conferendo autorità divina a queste periodiche assemblee. Sono disposizioni sagge e prudenti, che contribuiscono alla pace della chiesa, e l'esempio del concilio di Gerusalemme può essere addotto come fonte di autorità divina per l'uno come per l'altro; cioè, non rende tutti o nessuno di loro di autorità divina, o obbligatori sulla chiesa di Dio.

(4) Va aggiunto che un grado di autorità (confrontare Atti degli Apostoli 16:4 ) sarebbe, naturalmente, attribuito alla decisione degli apostoli e degli anziani a quel tempo che non può essere ora di alcun corpo di ministri e laici . Inoltre, non dovrebbe mai essere dimenticato - cosa, ahimè! sembra che sia stato il piacere e l'interesse degli ecclesiastici dimenticare che né gli apostoli né gli anziani hanno affermato alcuna giurisdizione sulle chiese di Antiochia, Siria e Cilicia; che non rivendicavano il diritto di essere sottoposti a tali casi; che non hanno tentato di "dominarlo" sulla loro fede o sulle loro coscienze.

Il caso era un'unica, specifica, definita domanda loro rivolta, e come tale l'hanno deciso. Non hanno fatto valere alcun diritto astratto di tale giurisdizione; cercavano di non intromettersi nel caso; non ordinarono alcun riferimento futuro di tali casi ad essi, ai loro successori, o ad alcun tribunale ecclesiastico. Evidentemente consideravano le chiese benedette con la più ampia libertà e non contemplavano alcuna disposizione di carattere permanente che affermasse il diritto di legiferare su articoli di fede, o di fare leggi per la direzione degli uomini liberi del Signore.

32 Essere profeti - Vedi le note su Atti degli Apostoli 11:27. Ciò implica evidentemente che erano stati predicatori prima di andare ad Antiochia. Quale fosse la natura precisa dell'ufficio di profeta nella chiesa cristiana non è facile da accertare. Forse può implicare che fossero insegnanti di abilità insolite o notevoli. Confronta le note su Romani 12:6.

li ha confermati - li ha rafforzati; cioè, dalle loro istruzioni ed esortazioni. Vedi le note su Atti degli Apostoli 14:22.

33 Uno spazio - Per qualche tempo.

Furono lasciati andare in pace - Un'espressione che implica che se ne andarono con l'affettuosa considerazione dei cristiani ai quali avevano 1 Corinzi 16:11 , e con i loro più alti auguri per la loro prosperità, 1 Corinzi 16:11; 2 Giovanni 1:10.

Agli apostoli - A Gerusalemme. Molti mss., tuttavia, invece di “agli apostoli”, leggono “a quelli che li avevano mandati”. Il senso non è materialmente diverso.

34 Nonostante... - Tutto questo verso manca in molti mss.; nelle versioni siriaca, araba e copta; ed è considerato spurio da Mill, Griesbach e da altri critici. Probabilmente è stato introdotto da qualche trascrittore dei primi tempi, che ha ritenuto necessario completare la narrazione. La Vulgata latina recita: "Sembrava bene a Sila rimanere, ma Giuda andò da solo a Gerusalemme".

35 Anche Paolo e Barnaba continuarono ad Antiochia - Quanto tempo non è noto. È probabile che in questo periodo si sia verificato l'infelice incidente tra Paolo e Pietro che è riportato in Galati 2:11.

36 Andiamo ancora a visitare i nostri fratelli - Cioè nelle chiese che avevano stabilito in Asia Minore, Atti degli Apostoli 13:14. Questo era un desiderio naturale, ed era un'impresa che poteva essere svolta con importanti vantaggi per quelle deboli chiese.

37 E Barnaba determinò - greco: volle, o fu disposto a ( ἐβουλεύσαντο ebouleusanto).

Giovanni... - Vedi le note su Atti degli Apostoli 12:12. Era stato con loro prima come compagno di viaggio, Atti degli Apostoli 12:25; Atti degli Apostoli 13:5.

Era figlio di una sorella di Barnaba Colossesi 4:10 , ed è probabile che l'affetto di Barnaba per il nipote sia stato il motivo principale per indurlo a volerlo portare con sé nel viaggio.

38 Ma Paul pensava che non andava bene - Non pensava che fosse giusto. Perché non poteva confidare con loro la sua perseveranza nelle fatiche e nei pericoli del loro viaggio.

Chi da loro partì... - Atti degli Apostoli 13:13. Perché ha fatto questo non è noto. Evidentemente, tuttavia, era per qualche motivo che Paolo non considerava soddisfacente e che, a suo avviso, lo squalificava dall'essere di nuovo il loro attendente.

Al lavoro - Di predicare il vangelo.

39 E la contesa era così acuta - La parola usata qui παροξυσμός paroxusmos è quella da cui deriva la nostra parola "parossismo". Può denotare "qualsiasi eccitazione della mente" ed è usato in senso buono in Ebrei 10:24. Significa qui, tuttavia, "un violento alterco" che ha portato alla loro separazione per un certo tempo e al loro impegno in diverse sfere di lavoro.

E salpò per Cipro - Questo era il luogo natale di Barnaba. Vedi le note su Atti degli Apostoli 4:36.

40 Essere raccomandati - Essere raccomandati con la preghiera a Dio. Vedi note su Atti degli Apostoli 14:26.

41 Siria e Cilicia - Erano paesi vicini l'uno all'altro, che Paolo, in compagnia di Barnaba, aveva già visitato.

Confermare le chiese - Rafforzarle con l'istruzione e l'esortazione. Non ha alcun riferimento al rito della cresima. Vedi le note su Atti degli Apostoli 14:22.

A proposito di questa infelice contesa tra Paolo e Barnaba, e della loro separazione reciproca, possiamo fare le seguenti osservazioni:

(1) Che nessuna scusa o rivendicazione di esso è offerta dallo scrittore sacro. Era indubbiamente improprio e malvagio. Era un caso malinconico in cui persino gli apostoli mostravano uno spirito improprio e si impegnavano in conflitti impropri.

(2) In questa tesi è probabile che Paolo avesse, nel complesso, ragione. Barnaba sembra essere stato influenzato dall'attaccamento a un parente; Paolo cercò un aiuto che non si sottraesse al dovere e al pericolo. È chiaro che Paolo aveva le simpatie e le preghiere della chiesa a suo favore Atti degli Apostoli 15:40 , ed è più che probabile che Barnaba partì senza tale simpatia, Atti degli Apostoli 15:39.

(3) C'è motivo di pensare che questa tesi sia stata respinta per la promozione del Vangelo. Andavano in posti diversi e predicavano a persone diverse. Accade spesso che le lotte infelici e malvagie dei cristiani siano il mezzo per eccitare il loro reciproco zelo, e per estendere il vangelo e per fondare chiese. Ma no grazie alla loro contesa; né la colpa della loro ira e del loro conflitto è mitigata da questo.

(4) Questa differenza fu poi riconciliata, e Paolo e Barnaba divennero di nuovo compagni di viaggio, 1 Corinzi 9:6; Galati 2:9.

(5) Ci sono prove che anche Paolo si riconcilia con Giovanni Marco, Colossesi 4:10; Fm 1:24 ; 2 Timoteo 4:11. Non si sa per quanto tempo sia continuata questa separazione; ma forse in questo viaggio con Barnaba Giovanni diede una tale prova del suo coraggio e zelo da indurre nuovamente Paolo ad ammetterlo alla sua fiducia di compagno di viaggio, e da divenire un proficuo compagno di lavoro.

Vedi 2 Timoteo 4:11 , “Prendi Marco e portalo con te; poiché mi è utile per il ministero».

(6) Questo racconto prova che non c'era collusione o accordo tra gli apostoli da imporre all'umanità. Se ci fosse stato un tale accordo, e se i libri del Nuovo Testamento fossero stati un'impostura, gli apostoli sarebbero stati rappresentati come perfettamente armoniosi e uniti in tutte le loro opinioni e sforzi. Quale impostore avrebbe pensato all'espediente di rappresentare i primi amici della religione cristiana come divisi, contendenti e separati l'uno dall'altro? Tale affermazione ha un'aria di candore e onestà, e allo stesso tempo è apparentemente così contraria alla verità del sistema, che nessun impostore avrebbe pensato di ricorrervi.

Esposizione della Bibbia di John Gill:

Atti 15

1 Versetto 1. e alcuni uomini che erano scesi dalla Giudea,

Ad Antiochia, non furono mandati dagli apostoli, ma scesero da "se stessi"; chi fossero, non è certo; che fossero cristiani "giudaizzanti", e maestri tra loro, è chiaro dal seguente racconto: secondo Epifanio erano Cerinto, e alcuni dei suoi seguaci: questi

insegnava ai fratelli; i Gentili convertiti ad Antiochia, che sono chiamati "fratelli", sebbene fossero Gentili, perché erano stati rigenerati dalla grazia di Dio, ed erano della stessa fede con i Giudei credenti, e nella stessa chiesa erano con loro ad Antiochia, e dissero:

se non foste circoncisi alla maniera di Mosè; o usanza di Mosè, che era stata usata dal tempo di Abramo, e fu ravvivata e rafforzata da Mosè; per cui la versione siriaca la rende "la legge di Mosè"; Vedi Gill su "Giovanni 7:19"

non potete essere salvati; Questi uomini non solo erano per conservare la circoncisione, che ora era abolita, ma la rendevano necessaria per la salvezza; il che portava la questione più in là di quanto non facessero nemmeno gli stessi Giudei increduli, almeno alcuni di loro: perché, sebbene in verità sia una nozione per loro, che nessuna persona circoncisa va all'inferno, ma tutti sono salvati; e alcuni di loro dicono che Dio rigetta gli incirconcisi e li fa scendere all'inferno; altri ancora parlano dei pii tra le nazioni del mondo e dei proseliti della porta, che osservano i sette precetti di Noè, come persone che saranno salvate; così Anania il Giudeo, precettore del re Izate, quando manifestò il suo grande desiderio di essere circonciso, per dissuaderlo, gli disse che, se era deciso a seguire le usanze degli ebrei, avrebbe potuto adorare Dio senza circoncisione, che era più peculiare per gli ebrei che essere circoncisi

2 Versetto 2. Quando dunque Paolo e Barnaba,

i quali erano ministri degli incirconcisi, ed erano appena tornati dalla predicazione del Vangelo tra i pagani, con successo, e li avvocati, essendo testimoni della grazia che era stata loro concessa, e quindi si opponevano ai sentimenti di questi uomini,

ed ebbe non pochi dissensi e dispute con loro; il che fu accompagnato da molto calore e acutezza, e continuò per un po' di tempo, e causò molto turbamento e disagio; né la faccenda poteva essere decisa e decisa: per cui

stabilirono che Paolo e Barnaba, e alcuni altri di loro; cioè, i membri della chiesa di Antiochia, prendendo in considerazione questa questione, e trovando che la differenza non poteva essere compensata, per la pace della chiesa, saggiamente giunsero a una risoluzione, e diedero un ordine, che Paolo e Barnaba, con altri, come Tito che andò con Paolo in questo tempo, come appare da Galati 2:1 e alcuni altri fratelli, e può essere anche certo, dall'altra parte della questione; che questi

dovrebbero salire a Gerusalemme, dagli apostoli e dagli anziani, riguardo a questa questione; riguardo alla circoncisione, e alla necessità di essa per la salvezza, affinché potessero avere il senso di Giacomo, Pietro e Giovanni che erano particolarmente a Gerusalemme in questo tempo, come appare da Atti 15:7 Galati 2:9 e altri apostoli che potevano essere lì; e anche di altri ministri della parola, che sono chiamati anziani. E la chiesa di Gerusalemme era la chiesa più antica, e molti degli apostoli che risiedevano qui, che avevano visto Cristo nella carne, e avevano ricevuto la loro missione e il loro incarico da lui, ed erano stati straordinariamente dotati dello Spirito Santo; e qui, essendo molti altri predicatori del Vangelo, e trovandoci in una moltitudine di consiglieri la sicurezza, la chiesa di Antiochia giudicò opportuno inviare loro consiglio e guida; e diventa chiese aiutarsi a vicenda in questo modo

3 Versetto 3. Ed essendo stati condotti per la loro strada dalla chiesa,

Cioè, o essere accompagnati da alcuni dei fratelli della chiesa per un certo tratto di strada, per rispetto verso di loro, o essere provvisti da loro delle cose necessarie per il loro viaggio; vedi Tito 3:13

passarono per la Fenicia e la Samaria; che si trovavano entrambi tra la Siria e la Giudea; nel primo dei quali luoghi avevano predicato coloro che erano stati dispersi alla morte di Stefano, e un gran numero si era convertito e aveva creduto in Cristo che era Giudeo, Atti 11:19 e nel secondo Filippo l'evangelista aveva predicato con molto successo, Atti 8:5,12 poiché quindi la loro strada per Gerusalemme passava attraverso questi luoghi, Chiamarono i fratelli al loro passaggio;

dichiarando la conversione dei Gentili; nei vari luoghi dove erano stati, come in Siria, in Pisidia, in Panfilia e in Licaonia, come mediante il loro ministero furono convertiti dalle tenebre alla luce, da Satana a Dio, dalla loro superstizione e idolatria all'adorazione del vero Dio e alla fede in Cristo Gesù,

ed essi causarono grande gioia a tutti i fratelli; i Giudei credenti di quelle parti, i quali, essendo veramente credenti in Cristo, si rallegrarono della diffusione del suo Vangelo e dell'aumento del suo interesse, anche tra i Gentili; Se infatti gli angeli gioiscono, molto più i santi si rallegrano della conversione dei peccatori, siano chi o dove vogliono; E dove c'è la vera grazia, ci sarà gioia quando questo è il caso. C'erano chiese in ognuno di questi luoghi, di cui "i fratelli" qui menzionati erano membri, e che continuarono per molte ere in seguito: la fondazione delle chiese in Fenice fu posta per la prima volta dai convertiti fatti da loro, che furono dispersi a causa della persecuzione alla morte di Stefano, Atti 11:19. Quarto, menzionato in Romani 16:23, si dice che fosse vescovo di Berytus in questo paese. Nel "secondo" secolo c'erano chiese a Tiro e Tolemaide, due città della Fenicia; Cassio fu vescovo dell'uno, e Claro dell'altro: nel "terzo" secolo diversi vescovi fenici subirono il martirio, come Tirannio, vescovo della chiesa di Tiro, Zanobi, presbitero di quella di Sidone, e Silvano, vescovo di Emisa: nel "quarto" secolo, all'inizio di esso, erano presenti, al concilio di Nizza, i vescovi di Tolemaide, Damasco, Tripoli, Paneas ed Emisa; come lo furono anche in un sinodo tenuto a Gerusalemme nello stesso secolo, a causa degli ariani, e in un altro ad Antiochia per lo stesso motivo: nel quinto secolo c'erano chiese in Fenicia riformate da Crisostomo, per mezzo delle quali furono distrutti anche i templi degli idoli, e molti si convertirono in questi paesi; e in quest'epoca vissero qui diverse persone notevoli, come Antioco vescovo di Tolemaide, Eustazio vescovo di Berito, Paolo vescovo di Emisa, Pompeiano e Uranio dello stesso luogo, e Damiano vescovo di Sidone, e altri vescovi fenici, che assistettero al concilio di Calcedonia; come Olimpio vescovo di Atrapoli, Teodoro vescovo di Trifooli, Giuseppe vescovo di Eliopoli, Valerio vescovo di Laodicea, Tommaso vescovo di Euroma, e Teona vescovo di Enria o Enaria, tutti in Fenicia: nel VI secolo, si fa menzione dei vescovi di Tolemaide, Tiro, Sidone e Berito, negli atti del sinodo di Roma e di Costantinopoli; e sebbene la Fenicia fosse stata conquistata e devastata dagli Arabi e dai Persiani, nel settimo secolo; eppure leggiamo, nell'ottavo secolo, di Adeodato, vescovo di Berito, che battezzò molti ebrei convertiti. Quanto a Samaria, nostro Signore stesso predicò e vi convertì molte persone; e dopo la sua risurrezione diede ai suoi apostoli l'incarico e le istruzioni per andarci; e qui Filippo predicò con grande successo. Si dice che Niccolò, il diacono, sia stato il primo vescovo di Samaria; e sebbene nei secoli successivi il paganesimo abbia prevalso molto da quelle parti; eppure ci sono stati cristiani e chiese, più o meno, per diversi secoli; anche nel sesto secolo c'era un vescovo di Neapolis in Samaria, ucciso con la spada, e alcuni presbiteri che furono presi e fritti in padella, con i resti di alcuni martiri, dagli ebrei samaritani

4 Versetto 4. E quando furono giunti a Gerusalemme,

Paolo e Barnaba e gli altri che erano venuti con loro da Antiochia.

Furono ricevuti dalla Chiesa; cioè, che era a Gerusalemme, in modo molto gentile e rispettoso; Furono accolti nelle loro case e sistemati con tutto ciò che era conveniente per loro:

e degli apostoli; in particolare Giacomo, Cefa e Giovanni che diedero a Paolo e Barnaba la mano destra della comunione, in segno della loro approvazione, affetto per loro e accordo con loro.

e gli anziani: gli altri ministri del Vangelo che predicavano in quel luogo:

e dichiararono tutte le cose che Dio aveva fatto per mezzo loro: proprio come fecero alla chiesa di Antiochia, quando tornarono dai loro viaggi, vedi Gill su "Atti 14:27", la versione araba qui aggiunge, come lì, "e che Dio aveva aperto ai Gentili la porta della fede".

5 Versetto 5. Ma sorsero alcuni della setta dei farisei,

Che era la setta religiosa più rigida tra gli ebrei:

che credette; che Gesù era il Messia, e professavano la loro fede in lui, ed erano membri della chiesa, sebbene conservassero ancora molti dei loro principi farisaici, e perciò si dice che appartenessero a quella setta: questi insorsero in opposizione a Paolo e Barnaba, mentre raccontavano il loro successo tra i Gentili, e davano conto della differenza che era accaduta ad Antiochia, e il loro senso della questione:

dicendo che bisognava circonciderli i pagani che credettero,

e di comandare loro di osservare la legge di Mosè; sia morale che cerimoniale; la cui osservanza ritenevano assolutamente necessaria per la salvezza. Alcuni pensano che queste non siano le parole di Luca che narrano ciò che accadde a Gerusalemme, quando Paolo e Barnaba diedero il loro racconto agli apostoli e agli anziani; ma che sono una continuazione del loro racconto, come nella controversia sollevata ad Antiochia, certi Farisei che vennero lì dalla Giudea, si sollevarono e affermarono la necessità che i Gentili fossero circoncisi, e che osservassero la legge di Mosè per essere salvati; il che è favorito dalla versione siriaca, specialmente dall'interprete latino di essa, che fornisce le parole così: "ma dicono" (cioè Paolo e Barnaba) "sorsero degli uomini", ecc

6 Versetto 6. E gli apostoli e gli anziani si riunirono,

E anche i fratelli, o membri privati della chiesa, anche l'intera chiesa, come appare da Atti 15:22,23. Se tutti gli apostoli fossero qui presenti, non è certo; Pietro, Giacomo e Giovanni lo erano; Ma chi altri, non si può dire: questi si sono incontrati insieme

per considerare questa questione; per ascoltare ciò che doveva essere detto da entrambe le parti della questione, e poi per giudicare quale consiglio fosse appropriato dare ai Gentili

7 Versetto 7. E dopo che ci furono molte discussioni,

Pro e contro su questo argomento; Molti avevano parlato; e molto era stato detto, e molto tempo era stato speso sulla cosa controversa:

Pietro si alzò; non solo per rispetto a quella venerabile assemblea, ma per significare che aveva qualcosa da dire; e si alzò in piedi per essere ascoltato meglio. L'antica copia di Beza recita: "sorse in spirito";

e disse loro: Fratelli, un modo usuale di rivolgersi ai Giudei; Atti 7:2

Voi sapete come questo un bel po' di tempo fa; o "dai tempi antichi"; o "dal principio", come lo rende la versione etiopica; dall'inizio della predicazione del Vangelo, dopo l'ascensione di Cristo; subito dopo l'effusione dello Spirito nel giorno di Pentecoste: si pensa, da alcuni, che fossero dieci o undici, e, da altri, vent'anni fa, o giù di lì:

Dio ha fatto una scelta tra noi; gli apostoli; la copia alessandrina recita: "tra voi"; il senso è lo stesso, perché si deve supporre che Pietro rivolga il suo discorso principalmente agli apostoli:

che i pagani ascoltassero per bocca mia la parola del Vangelo e credessero, riferendosi al caso di Cornelio e della sua famiglia, e il suo senso è che alcuni anni fa piacque a Dio, nella sua provvidenza, di distinguerlo dal resto degli apostoli e di chiamarlo in modo molto straordinario ad andare a Cesarea, e predicate l'evangelo a Cornelio e a quelli che erano in casa sua, affinché, udito, credano in Cristo

8 Versetto 8. E Dio che conosce i cuori,

Di tutti gli uomini; egli, essendo onnisciente, scrutatore dei cuori e giudice delle redini dei figli degli uomini, sapeva con quale sincerità Cornelio mandò a chiamare Pietro; e con quale veemente desiderio e bramosa attesa lui, la sua famiglia e i suoi amici aspettavano la sua venuta; e con quale serietà, diligenza e affetto prestarono attenzione a ciò che egli disse:

rese loro testimonianza, dando loro lo Spirito Santo, proprio come egli fece con noi; Dio rese una testimonianza e mostrò la sua compiacenza in tutta questa faccenda, concedendo loro non solo la grazia rigeneratrice e santificante dello Spirito; ma i suoi doni straordinari, come parlare in diverse lingue, anche nello stesso modo in cui questi furono conferiti agli apostoli stessi, il giorno di Pentecoste, sebbene fossero persone incirconcise; poiché la deriva dell'orazione di Pietro deve mostrare che la circoncisione non era necessaria per la salvezza

9 Versetto 9. E non mettere alcuna differenza tra noi e loro,

Né nei doni straordinari, né nella grazia speciale dello Spirito; dando loro le stesse grazie di fede, speranza e amore, ammettendo gli stessi privilegi e immunità della casa di Dio, e dando loro il diritto e il titolo alla stessa eredità dei santi nella luce, anche se gli uni erano circoncisi e gli altri no. Dio non pone alcuna differenza in materia di religione sotto la dispensazione del Vangelo tra Ebrei e Gentili, né a causa della discendenza di Abramo, né della circoncisione, né della legge cerimoniale, né dell'adozione nazionale; né ne avrebbe fatto riguardo alla conversazione, civile o religiosa; tutto ciò che Pietro conosceva molto bene: né ha fatto alcuna differenza nella sua eterna scelta di persone per la salvezza eterna, per nessuno dei motivi sopra menzionati, avendo ordinato i Gentili alla vita eterna come Giudei, che in conseguenza di ciò credono in Cristo; né nella redenzione, avendo Cristo redento con il suo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione; né nella chiamata effettiva, poiché coloro che furono chiamati nei primi tempi del Vangelo, non erano solo dei Giudei, ma anche dei Gentili, ai quali il Vangelo fu ugualmente inviato e reso efficace per scopi salvifici: questi parteciparono alle stesse benedizioni del perdono, della giustificazione e dell'adozione; i loro peccati furono perdonati mediante lo stesso sangue, le loro persone furono giustificate mediante la stessa giustizia, e furono accolti nella stessa famiglia, e non furono più stranieri e stranieri, ma concittadini dei santi e della casa di Dio; avere lo stesso accesso a Dio, essere edificati sulle stesse fondamenta, godere degli stessi privilegi e avere la stessa speranza della gloria eterna

purificando i loro cuori mediante la fede; il che è stato fatto inculcando in loro la fede e conducendo quella fede al sangue di Cristo, che purifica da ogni peccato, originale e attuale, di cui gli uomini sono contaminati; poiché la fede non ha questa efficacia in se stessa, ma in quanto ha a che fare con il sangue di Gesù: e questa purificazione spirituale essendo ciò che rispondeva alla circoncisione, la rendeva superflua; poiché questa è la circoncisione del cuore, di cui l'altro era solo tipico. I cuori degli uomini sono sporchi e hanno bisogno di essere purificati; sono originariamente contaminati dal peccato; Questo è il caso di tutti gli uomini; e questa contaminazione raggiunge tutte le membra del corpo e le facoltà dell'anima; e soprattutto il cuore è la sede di questa impurità, che Dio solo può purificare: promette di farlo, e lo fa; e lui solo può farlo, gli uomini no; perché, sebbene siano esortati ad essa, per renderli consapevoli della loro contaminazione e del loro bisogno di purificazione, affinché possano applicare dove si può avere, tuttavia non è in loro potere effettuarla; fare un cuore puro è un'opera di creazione, che è peculiare di Dio: il cuore non può essere purificato, né con abluzioni cerimoniali, né con opere di rettitudine morale, né con umiliazioni e lacrime, né con la sottomissione alle ordinanze del Vangelo, come il battesimo in acqua, ma solo mediante la grazia di Dio e il sangue di Cristo; che lo Spirito di Dio spruzza sul cuore, e che la fede guarda e tratta, e così è liberata da una cattiva coscienza; e di questa benedizione godevano i Gentili credenti in comune con i Giudei credenti

10 Versetto 10. Or dunque perché tentate Dio?

Esitando su questa questione, disputando su questo punto e cercando ulteriori prove e prove della volontà di Dio in questa faccenda; quando è così chiaro che è stata sua volontà che il Vangelo fosse predicato ai Gentili, senza obbligarli alla circoncisione; che ha dato il suo Spirito sia nei suoi doni straordinari, sia nella grazia speciale, alle persone incirconcise; in particolare egli ha conferito loro la fede in Cristo, per mezzo della quale sono stati condotti al sangue di Cristo, tipificato nella circoncisione, e sono quindi purificati da ogni loro sporcizia e contaminazione, e così sono la vera circoncisione: quindi non è altro che tentare Dio, un'opposizione manifesta a lui, e ciò che deve dargli scandalo, discutere su un punto così chiaro; e soprattutto di tentare

per mettere sul collo dei discepoli un giogo che né i nostri padri né noi potevamo portare. È comune tra gli ebrei chiamare la legge un giogo; Si fa frequente menzione di ניר פקידיא e מצות עול, "il giogo dei comandamenti", e עול התורה, "il giogo della legge": e con esso qui si intende, non solo e a malapena la circoncisione, perché ciò che i padri ebrei erano stati in grado di portare, e l'avevano portata; né tutta la legge cerimoniale soltanto, che consisteva in una moltitudine di comandi e ordinanze molto pesanti e dure; ma anche tutta la legge morale, che la circoncisione obbligava coloro che vi si sottomettevano a osservarla perfettamente; vedi Galati 5:3, cosa che né gli apostoli, né i loro padri, furono mai in grado di fare, né alcun semplice uomo; e quindi questo giogo era intollerabile e insopportabile, e non doveva essere messo sul collo dei credenti Gentili; i quali qui sono chiamati discepoli, essendo istruiti sulla dottrina del Vangelo e sulla via della salvezza; che non era per circoncisione, né per opere della legge, ma per la grazia di Cristo, come nel versetto seguente

11 Versetto 11. Ma noi crediamo,

che sono circoncisi; la versione araba aggiunge: "e sono sicuri"; poiché ciò che segue è un articolo di fede sicuro e certo:

che per la grazia del Signore Gesù Cristo; non attraverso la circoncisione, o con qualsiasi opera della legge, morale o cerimoniale; ma per la grazia di Cristo che si impegna per loro, assumendo la loro natura, e morendo nella loro stanza e al loro posto; attraverso la sua grazia redentrice, giustificante e perdonante: la salvezza è per mezzo di Cristo; Geova il Padre lo ha nominato per essere la sua salvezza; egli lo mandò e venne a salvare i peccatori; ed egli ha ottenuto la salvezza per loro; ed è in lui, e in nessun altro: e questa salvezza è per "la grazia" di Cristo; Fu la grazia a spingerlo a impegnarsi in quest'opera prima che il mondo cominciasse; fu la buona volontà verso gli uomini che lo fece scendere dal cielo e apparire sulla terra in forma di servo; Fu l'amore puro che lo spinse a dare la vita per loro; Con la grazia che è nel suo cuore ha fatto tutto questo per loro; ed è la pienezza della grazia nelle sue mani, dalla quale ricevono abbondanza, per la quale hanno diritto e sono resi adatti per la gloria eterna.

noi saremo salvati, come loro; o come i discepoli, i Gentili convertiti, che senza circoncisione, e le opere della legge, furono salvati dalla pura grazia e dall'amore di Cristo, morendo per loro, e da cui essi soli dipendevano per la salvezza; oppure come lo erano i padri ebrei, perché erano giustificati, perdonati, accettati e salvati allo stesso modo, come lo sono i santi sotto il Nuovo Testamento: non potevano osservare perfettamente la legge, né c'era allora, né ora, la salvezza per mezzo di essa, solo per la grazia di Cristo; e in questo modo, e solo in questo modo, i credenti dell'Antico e del Nuovo Testamento, Ebrei e Gentili, circoncisi o incirconcisi, sono salvati. I Gentili non furono salvati dalla luce della natura, né gli Ebrei dalla legge di Mosè; gli uni non sono andati perduti per mancanza di circoncisione, né gli altri sono stati salvati da essa; l'unica via di salvezza per entrambi, e sotto tutte le dispensazioni, è il Signore Gesù Cristo; per mezzo del cui sacrificio il peccato è espiato, per mezzo del cui sangue è perdonato, per mezzo della cui giustizia gli uomini sono giustificati dinanzi a Dio e sono accettati con lui; e attraverso i quali i santi hanno comunione con Dio; e per mezzo dei quali, e per la cui grazia, e non per le loro opere, saranno salvati con una salvezza eterna, dal peccato, dalla legge, dalla morte, dall'inferno e dalla dannazione: e la salvezza dell'uno e dell'altro, sì, di tutti quelli che sono salvati, Giudei o Gentili, è per grazia; nessuno lo merita; tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio; hanno fatto ciò che è abominevole, ed essi stessi sono abominevoli agli occhi di Dio; hanno distrutto e non possono farne a meno; né hanno nulla di buono se non quello che hanno ricevuto dal Signore, e quindi devono attribuire tutto alla sua grazia; È per questo che sono ciò che sono, hanno ciò che hanno e fanno ciò che fanno. La salvezza, in tutte le sue parti e rami, è dovuta alla grazia; e così è per tutte le persone che sono salvate; alcuni non sono salvati per le loro opere, altri per la grazia di Cristo, ma tutti sono salvati per grazia; e nessuno ha spazio per vantarsi contro gli altri

12 Versetto 12. Allora tutta la folla tacque,

A questa orazione di Pietro, ci fu un profondo silenzio in tutta l'assemblea, tra tutti i fratelli della chiesa, che erano riuniti in questa occasione; furono tutti soddisfatti di ciò che Pietro aveva detto, e con il loro silenzio acconsentì; e aspettava di sentire che cosa si potesse dire di più su questa questione, da altre persone nell'assemblea; e anche coloro che erano dall'altra parte della questione, erano confusi e perplessi, e non sapevano cosa dire, e tanto più quando si accorgevano che il resto degli apostoli e degli anziani era dello stesso avviso; poiché la copia più antica di Beza introduce così questa frase; "allora gli anziani furono d'accordo con le cose dette da Pietro, tutta la folla tacque": e questo diede a Paolo e Barnaba l'opportunità di essere ascoltati; i quali, forse, non potevano essere uditi così bene prima, per il clamore del popolo contro di loro, che poteva non avere una così buona opinione di loro e delle loro pratiche:

e diedero udienza a Barnaba e Paolo; Barnaba è menzionato per primo, essendo il più noto ai Giudei, e del quale potevano avere la migliore opinione; e che probabilmente diede il resoconto delle loro azioni e del loro successo tra i Gentili:

dichiarando quali miracoli e prodigi Dio aveva operato tra i Gentili per mezzo loro; quali prodigi di grazia sono stati compiuti nella conversione di moltitudini di loro, ovunque siano venuti; e quali miracoli in natura furono operati per la conferma del Vangelo, come il colpo di fulmine cieco Elima, lo stregone, a Pafo di Cipro, e la guarigione dello storpio a Listra; e che essi attribuiscono non a se stessi, ma a Dio, di cui erano solo gli strumenti

13 Versetto 13. E dopo che ebbero taciuto,

Intendendo non la moltitudine, ma Paolo e Barnaba; quando ebbero finito il loro racconto e ebbero finito di parlare:

James rispose; o si alzò, come recita la versione siriaca, si alzò e cominciò a parlare. Questi era Giacomo, figlio di Alfeo, uno dei dodici apostoli, a volte chiamato il fratello del Signore; poiché l'altro Giacomo, figlio di Zebedeo e fratello di Giovanni era morto, ucciso da Erode, Atti 12:2 ma questi era il fratello di Giuda e lo stesso che scrisse l'epistola che porta il suo nome: se ora fosse vescovo o pastore della chiesa di Gerusalemme, non è certo; né se fosse presidente di questo consiglio; I discorsi che vi si facevano non sembrano essere diretti a lui: iniziò così la sua orazione:

dicendo: Fratelli, ascoltatemi! i titoli che usava, e il modo di desiderare udienza, erano quelli che erano comuni agli ebrei; vedi Atti 2:14,22,29, 7:2

14 Versetto 14. Simeone ha dichiarato come Dio all'inizio visitò i Gentili,

Giacomo comincia col prendere nota del discorso di Pietro, e lo accetta, e lo conferma; poiché per Simeone non si intende, come alcuni hanno pensato, il Simeone che prese Cristo tra le sue braccia, Luca 2:25 che era morto molto tempo fa; ma Simon Pietro, che aveva già parlato. Simone e Simeone sono lo stesso nome; il primo è solo una contrazione del secondo in lingua siriaca; Simeone era il suo nome ebraico puro, e Giacomo, parlando a un'assemblea di Ebrei, lo usa; e osserva, che aveva dato una narrazione molto chiara e distinta, come Dio alla prima predicazione del Vangelo, subito dopo il giorno di Pentecoste, si compiacque di guardare i Gentili, e mostrare loro favore, e visitarli in una via di grazia e misericordia, mandando il Vangelo a loro, e il suo Spirito per renderlo efficace: Questa è stata una visita cortese; venne e li guardò, li risvegliò, parlò loro con conforto e concesse loro favori speciali; essendo giunto il tempo stabilito per tale visita: la versione araba lo rende "come Dio ha promesso per la prima volta"; riferendosi alle promesse riguardanti la chiamata dei Gentili, che Giacomo conferma in seguito citando un passo dei profeti che ha lo stesso scopo: la versione siriaca, "come Dio cominciò a scegliere tra i Gentili": cioè, chiamandoli con la sua grazia; e la versione etiopica, "come Dio ebbe prima misericordia dei Gentili"; che prima non avevano ottenuto misericordia,

per trarne un popolo per il suo nome; per se stesso, per la sua gloria, per invocare il suo nome, ed essere chiamato per nome, per portare il suo nome, e sostenere il suo Vangelo, causa e interesse: la grazia distintiva di Dio può essere vista in questo; Era la grazia di visitarli, di guardarli, quando per molte centinaia di anni li aveva trascurati, non si era accorto di loro; ed era una grazia distintiva prendere un po' da loro, essere un popolo speciale e peculiare per sé; per separarli dagli altri con la sua grazia potente ed efficace, e formarli in uno stato di chiesa, affinché potessero mostrare la sua lode e glorificarlo

15 Versetto 15. E a questo si accordano le parole dei profeti:

In molte delle profezie dell'Antico Testamento, che parlano chiaramente della chiamata dei Gentili; sebbene Giacomo ritenesse sufficiente produrne solo uno invece di molti:

come è scritto; in Amos 9:11,12 e questo è in accordo con il modo ebraico di citare le Scritture, come osserva Surenhusius; così si dice, in ventiquattro luoghi i sacerdoti sono chiamati Leviti, e questo è uno di essi, Ezechiele 44:15 dove è menzionato un solo luogo, invece dei ventiquattro

16 Versetto 16. Dopo questo ritornerò,

Cioè, dopo che il Signore ebbe distrutto il regno peccaminoso dalla faccia della terra, e ebbe setacciato la casa d'Israele fra tutte le nazioni, e i peccatori del suo popolo furono uccisi con la spada; dopo tutto questo promette di tornare e di mostrare loro favore: questo è il senso del profeta che Giacomo dà; poiché queste parole non sono a lungo in Amos; lì si dice solo: "In quel giorno"; su cui si legge la nota di Jarchi,

"Dopo che tutte queste cose saranno accadute su di loro, verrà il giorno fissato per la redenzione";

il che ben concorda con Giacomo qui, e il modo in cui introduce questo passaggio:

e ricostruirà il tabernacolo di Davide, che è caduto: cioè, come lo interpretano gli stessi scrittori giudei, il regno della casa di Davide, sebbene in senso temporale, che ora era in una condizione molto rovinosa; lo scettro era partito da Giuda; tutto; la potenza e l'autorità stavano rapidamente cadendo dai Giudei, nelle mani dei Romani; La famiglia di David era completamente affondata, e quasi scomparsa, e non aveva alcuna parte nel governo civile; Gesù, che discendeva da lui, ed era di sangue regale, e legittimo erede al suo trono, nacque da una povera vergine; e il suo presunto padre era un falegname; ed egli stesso, il re dei Giudei, fu crocifisso da loro; eppure, nonostante tutto ciò, il tabernacolo di Davide doveva essere ricostruito, e il suo regno doveva essere restaurato dal Messia, ma in modo spirituale; poiché il tabernacolo di Davide progetta il regno spirituale o chiesa di Cristo, che qui è chiamato Davide, come in Ezechiele 34:23,24, 37:24,25 Osea 3:5 e di cui Davide era un tipo eminente: e la chiesa può essere chiamata un tabernacolo, essendo nello stato presente delle cose, per quanto riguarda il suo luogo, incerto e mobile, anche se tra non molto sarà un tabernacolo che non sarà abbattuto, Isaia 33:20 e il tabernacolo di Cristo, che è del suo edificio, e dove abita e custodisce il suo cortile, come Re dei santi; vedi Isaia 16:5 e che era in una condizione rovinosa quando venne sulla terra, a causa dei principi corrotti dei Farisei e dei Sadducei, del fanatismo e della superstizione dell'uno e del deismo dell'altro; e attraverso il grande decadimento dell'adorazione spirituale e della potente pietà, e la cattiva vita dei professori, e il piccolo numero di persone veramente devote: gli stessi Giudei riferiscono questa profezia ai tempi del Messia, sì, uno dei nomi con cui chiamano il Messia è preso da qui: è chiesto,

"Chi è Bar Naphli? si risponde: Il Messia; il Messia è chiamato Bar Naphli (il figlio caduto, o dei caduti); non è forse scritto: "In quel giorno innalzerò il tabernacolo di Davide che è caduto?""

Uno dei loro commentatori su questo testo, ha questa nota:

"se interpretiamo questo del Messia, la questione è chiara":

ma allora questo deve essere inteso in senso spirituale, perché il regno di Cristo non è un regno mondano; l'innalzamento e la ricostruzione di questo tabernacolo, deve progettare il risveglio della vera religione, la dottrina e la pratica di essa, l'ampliamento della chiesa di Dio, mediante la conversione sia degli Ebrei che dei Gentili:

e ne riedificherò le rovine, e le rimetterò in piedi; il che è stato fatto abbattendo il muro di separazione tra Giudei e Gentili, e facendo entrare questi ultimi nella chiesa del Vangelo con i primi, per mezzo dei quali cresce fino ad essere un tempio santo nel Signore; vedi Isaia 54:2,3; 61:4,5; 2:2 ; e in questo senso gli stessi Giudei lo interpretano;

"il santo e benedetto Dio rialzerà il tabernacolo di Davide che è caduto, come è detto, Amos 9:11 in quel giorno io innalzerò il tabernacolo di Davide; poiché tutto il mondo sarà אגודה אחת, "un solo fascio"; come è detto, Sofonia 3:9"

17 Versetto 17. perché il resto degli uomini cercasse il Signore,

il ricostruttore e il proprietario di questo tabernacolo, e chi vi abita; cioè, assistere alla sua adorazione, pregarlo e cercarlo per la vita e la salvezza: in Amos questi sono chiamati "il residuo di Edom": e progettano il rimanente secondo l'elezione della grazia tra i Gentili; gli ebrei generalmente chiamano tutte le altre nazioni, e specialmente l'impero romano, Edom:

e tutti i Gentili sui quali è invocato il mio nome; poiché Dio è il Dio di tutta la terra, dei Gentili come dei Giudei; e il suo Vangelo si diffuse in mezzo a loro, e molti di loro si convertirono e furono chiamati cristiani, figli e popolo di Dio: i Giudei comprendono questo del popolo d'Israele, al quale è chiamato il nome del Signore, o sul quale è invocato il suo nome; e alcuni pensano che le parole debbano essere trasposte così:

"affinché Israele, sul quale è invocato il mio nome, possedesse il resto di Edom e tutto il popolo";

ed è vero per il loro possederli o goderne in uno stato di chiesa evangelica:

dice l'Eterno, che fa tutte queste cose; innalza il tabernacolo di Davide, ravviva l'interesse della religione, reinsedia la chiesa e la accresce, chiama e converte i Gentili, li induce a cercare il Signore e li unisce in un solo stato ecclesiastico con gli Ebrei; la parola tutto è omessa nella copia alessandrina, e nelle versioni latina e etiopica, e non è in Amos

18 Versetto 18. Dio conosce tutte le sue opere,

Queste sono le parole di Giacomo, e non di Amos; tutte le cose che Dio fa nella chiesa e nel mondo, sono state tutte preconosciute e predeterminate da lui: dal principio del mondo, o dall'eternità; anche tutte le sue opere di creazione, provvidenza e grazia: la copia alessandrina, e la copia più antica di Beza, e la versione latina della Vulgata, letta al singolare, "la sua opera"; l'opera della conversione dei Gentili; questo è stato fissato e deciso da Dio nell'eternità; sapeva che sarebbe stato, perché aveva deciso che sarebbe stato così; e di conseguenza lo predisse, e ne parlò in vari periodi di tempo prima che avvenisse; e quindi non dovrebbe essere considerato come una cosa nuova e strana, che non è mai stata conosciuta, detta o udita: e questo vale per ogni altra opera di Dio, e concorda con ciò che i Giudei a volte dicono, che

"Ogni opera che si rinnova nel mondo, il santo e benedetto Dio l'ha comandata (o ordinata) dal giorno in cui il mondo è stato creato".

19 Versetto 19. Perciò la mia frase è:

Opinione o giudizio in questo caso, o ciò che riteneva più opportuno fare; poiché non impose il suo senno a tutto il corpo, ma lo propose loro:

che non li disturbiamo; obbligandoli a farsi circoncidere, il che sarebbe stato molto afflittivo e disturbante per loro; non solo a causa del dolore fisico prodotto dalla circoncisione, ma a causa della schiavitù in cui le loro menti sarebbero state portate, ed essi sarebbero stati soggetti a tutta la legge, e a tutti i suoi gravosi riti e cerimonie.

che tra i Gentili si sono convertiti a Dio; l'unico vero e vivente Dio, Padre, Figlio e Spirito, e dagli idoli, e la loro adorazione

20 Versetto 20. ma che scriviamo loro,

O manda loro un'epistola, in questo senso, riguardo alle seguenti cose:

che si astengano dall'inquinamento degli idoli; cioè, dal mangiare cose offerte agli idoli; vedi Atti 15:29 poiché qui non si parla di idolatria, o dell'adorazione degli idoli in sé; perché non era cosa indifferente; e inoltre, questi Gentili convertiti erano stati allontanati da ciò, e non c'era pericolo che vi ritornassero; ma mangiare cose sacrificate agli idoli era una cosa indifferente; ma tuttavia in quanto aveva la tendenza a condurre all'idolatria, e offendeva i credenti ebrei nelle chiese, ed era una pietra d'inciampo per le menti deboli, che con l'esempio di cristiani più forti, erano indotti a mangiarli come sacrificati a un idolo, e così le loro coscienze deboli erano contaminate, quindi era molto appropriato astenersi da loro;

e dalla fornicazione; non fornicazione spirituale o idolatria, ma fornicazione presa in senso letterale, per la copulazione carnale di una singola persona con un'altra, e che è comunemente chiamata fornicazione semplice: la ragione per cui questa è messa tra le cose indifferenti non è che fosse così in sé, ma perché non era ritenuta criminale dai Gentili, ed era comunemente usato da loro, e che doveva essere offensivo per gli ebrei credenti, che conoscevano meglio la volontà di Dio; questo è omesso nella versione etiopica:

e da cose soffocate; Cioè; dal mangiarli, e disegni quelli che muoiono da soli, o sono dilaniati dalle bestie, o non sono uccisi in modo conveniente, facendo uscire il loro sangue; ma il loro sangue è stagnante o rappreso nelle vene: i Giudei non possono uccidere con la falce di un mietitore, né con una sega, né con i denti, né con i chiodi; perché questi חונקין, "strangolati": e ciò che non veniva ucciso come doveva essere, era considerato tutto uno come ciò che muore da sé; e chiunque mangiava di uno di questi doveva essere battuto; la legge riguardo a queste cose era di tipo cerimoniale, e peculiare per i Giudei, e non era vincolante per i Gentili; perché ciò che moriva da sé poteva essere dato a un estraneo, e poteva mangiarlo, o poteva essere venduto a un forestiero, Deuteronomio 14:21 questo è mancato in molte copie, e non è stato letto da molti degli antichi padri:

e dal sangue: che non si deve intendere del sangue degli uomini e dello spargimento di quello, che è di natura morale; ma del sangue delle bestie, e del mangiare di quello. C'erano diverse leggi sul consumo di sangue, e che sono diverse, e dovrebbero essere accuratamente distinte. Il primo è in Genesi 9:4 "ma non mangerai la carne con la sua vita, di cui è il sangue"; che proibisce di mangiare carne con il sangue; ma non il mangiare carne separatamente, né il mangiare sangue separatamente, purché fossero convenientemente preparati e conditi, ma il mangiarli insieme senza alcuna preparazione. Poiché questo fu il primo indizio che l'uomo conosca, affinché potesse mangiare carne, era giusto che gli fosse suggerito il modo in cui doveva mangiarla; che non prendesse viva la creatura e la mangiasse, né strappasse via alcuno dei suoi membri e la mangiasse mentre era in vita, né mangiasse carne cruda; ma dovrebbe prepararlo arrostendolo o bollindolo, o in qualche modo, in modo che possa diventare cibo appropriato: ed è il senso costante della sinagoga ebraica, che questa legge deve essere intesa del membro di una creatura vivente, strappato da essa, e mangiato mentre è vivo; sei comandi, dicono gli ebrei, furono dati al primo uomo Adamo, i primi cinque proibiscono l'idolatria, la bestemmia, lo spargimento di sangue, l'impurità e il furto o la rapina, e il sesto esigeva il giudizio contro i trasgressori; a questi ne furono aggiunti, per i figli di Noè, un settimo, che proibiva di mangiare il membro di una creatura vivente, come è detto, Genesi 9:4. Così che questa legge non ha nulla a che fare con il mangiare del sangue, semplicemente considerato, e non proibisce di mangiarlo separatamente, più di quanto non proibisca di mangiare carne separatamente: allo stesso modo si deve intendere la legge in Deuteronomio 12:23, ed è così interpretata dagli scrittori ebrei: un'altra legge è in Levitico 19:26 "non mangerete nulla con il sangue"; che secondo la nostra versione, sembra essere la stessa legge della prima, ma non lo è; poiché qui non è detto, come prima, ב, "in" o "con", ma על, "sopra", "sopra" o "attraverso" il sangue. Questo è diversamente inteso: alcuni pensano che il senso sia che nessuno mangi dei sacrifici, prima che il sangue venga spruzzato sull'altare, o fino a quando non sta o si rapprende nei bastoni; altri, che sia un avvertimento per i giudici, che non mangino fino a quando non hanno finito di giudicare; perché chiunque giudica o emette la sentenza dopo aver mangiato e bevuto, è come se fosse colpevole di sangue: un altro osserva, che accanto a questa clausola, è detto, "né userete l'incantesimo"; intendendo che non dovrebbero usare l'incantesimo mangiando, nel modo in cui fanno gli assassini, che mangiano il pane sugli uccisi, affinché i vendicatori degli uccisi non possano vendicarsi di loro; questo autore sente qualcosa di superstizioso o diabolico in questa faccenda; e in effetti questo è il caso; il la verità della questione è che si riferisce a una pratica tra i pagani, che immaginavano che il sangue fosse il cibo dei demoni, ai quali sacrificavano; e perciò, quando sacrificavano a loro, prendevano il sangue della bestia e lo mettevano in un vaso, e si sedettero presso di esso, e gli girarono intorno, e mangiarono la carne; immaginando che mentre loro mangiavano la carne, i demoni mangiavano il sangue, e in questo modo si contraevano tra loro amicizia e familiarità; così che speravano di ricevere qualche vantaggio da loro, ed essere informati delle cose a venire. Quindi, questa legge è posta con altre contro gli incantesimi e i tempi di osservazione, a cui si può aggiungere, Ezechiele 33:25 "mangiate con il sangue", o "sopra di esso", o "per mezzo di esso"; "e alzate gli occhi ai vostri idoli": che è da intendersi nella stessa luce, e con questi confrontate 1Samuele 14:32 Levitico 17:3-7. Ma oltre a queste, c'era una terza legge, che viene ripetuta frequentemente, Levitico 3:17 7:26,27 17:10-12 che proibisce assolutamente di mangiare sangue, così come grasso; i Giudei, eccetto il sangue dei pesci, delle locuste e dei rettili, e il sangue degli uomini, e il sangue che è nelle uova, e quello che è spremuto dalla carne, o che ne fa delle gocce, che un uomo può mangiare e non essere colpevole della violazione di questa legge la ragione di questa legge era: perché il sangue, che è la vita, è stato dato in sacrificio per la vita degli uomini, per essere espiazione per loro; pertanto, per mantenere una giusta riverenza verso il sacrificio e per indirizzare al sangue del grande sacrificio del Messia, fu proibito mangiare del sangue, finché quel sacrificio non fosse stato offerto; e poi che il sangue stesso doveva essere mangiato spiritualmente per fede: e ora, se mangiare sangue in generale fosse moralmente malvagio in se stesso, sarebbe una cosa mostruosamente sconvolgente nella religione cristiana, che il sangue di Cristo debba essere bevuto; anche se deve essere inteso in senso spirituale: la legge contro il consumo di sangue era molto severamente imposta agli ebrei, e severamente punita; chiunque mangiava del sangue, ma della quantità di un'oliva, se la mangiava volontariamente, era colpevole di tagliare; Giacomo sapeva che la violazione di questa legge avrebbe recato grande offesa agli Ebrei, e quindi per la pace della chiesa si muove affinché si scrivesse ai Gentili di astenersi dal sangue; e ciò fu accettato e fatto: e questo fu curato con molta severità dai cristiani primitivi, che sembrava aver osservato questo consiglio sotto forma di legge, e che ritenevano criminale mangiare sangue; ma con il passare del tempo fu trascurata; e al tempo di Austin l'astinenza dal sangue era derisa come una nozione ridicola; ed è almeno ora giunto il momento che questo, e tutto il resto di tipo cerimoniale, venga abbandonato dai cristiani; anche se dove la pace dei fratelli è in pericolo, da questo e da tutto ciò che è di natura indifferente ci si deve astenere: l'antica copia di Beza aggiunge: "e tutto ciò che non avrebbero fatto a se stessi, non farlo agli altri"; e così due di Stephens: la versione etiope è: "tutto ciò che odiano dovrebbe essere fatto a se stessi, non lo facciano ai loro fratelli"

(Dio proibisce al suo popolo di mangiare il sangue di qualsiasi animale. Il sangue trasporta sia infezioni che tossine che potrebbero circolare nel corpo dell'animale. Pertanto, mangiando il sangue di un animale, ci si espone inutilmente a potenziali tossine e infezioni. Gli effetti dannosi del consumo di sangue possono essere illustrati dalle tribù dell'Africa che consumano grandi quantità di sangue nella loro cultura pagana. Queste persone hanno sviluppato le malattie croniche osservate nei nostri anziani quando erano ancora adolescenti. La loro durata di vita è di circa 30 anni. Rex D. Russel, M.D. p. 229, "Atti della Conferenza sulla Creazione delle Città Gemelle del 1992". Nota dell'editore.)

21 Versetto 21. Mosè infatti nell'antichità ha in ogni città quelli che lo predicano,

Cioè, per molti anni passati, anche dai tempi di Esdra, la legge di Mosè è stata esposta pubblicamente da coloro che i Giudei chiamano Derashim, predicatori, o espositori, in ogni città dove c'era una sinagoga; e ogni città appartenente ai Giudei, erano obbligati a costruire una sinagoga, sì, erano obbligati a farlo dove c'erano solo dieci Israeliti: questo è dato da Giacomo come motivo per cui si dovrebbe scrivere ai Gentili riguardo alle cose di cui sopra; perché essi, ascoltando la legge letta ed esposta ogni settimana, sarebbero pronti a concludere che erano obbligati a sottomettersi ad essa, per quanto riguarda la circoncisione e altre cose; a meno che non fosse stato detto loro che ne erano liberi; solo per mantenere la pace con i loro fratelli, gli Ebrei, sarebbe necessario che si astenessero dalle cose di cui sopra: e potrebbe anche portare in sé una ragione, per cui non è necessario scrivere agli Ebrei, e perché non avevano motivo di lamentarsi per aver scritto così ai Gentili; Dal momento che la legge veniva letta e spiegata loro ogni settimana, e non ci sarebbe stato alcun tentativo di apportare alcuna modifica a quella forma di servizio:

essere letto nelle sinagoghe ogni giorno di sabato; Vedi Gill in " Atti 13:15"

22 Versetto 22. Allora gli apostoli e gli anziani si compiacquero con tutta la chiesa,

L'opinione, il giudizio e il consiglio di Giacomo, essendo approvati dall'intero corpo degli apostoli, dei ministri e dei fratelli della chiesa riuniti insieme in questa occasione; Hanno concordato all'unanimità,

di inviare uomini scelti della loro propria compagnia ad Antiochia, con Paolo e Barnaba; cioè, ritennero opportuno scegliere alcune persone tra loro, da quell'assemblea, o che erano membri della chiesa di Gerusalemme; e mandarli ad Antiochia, dove cominciò la divergenza, insieme a Paolo e Barnaba, per rendere conto del senso degli apostoli, degli anziani e dei fratelli, riguardo alla faccenda in controversia, e quale fosse il loro consiglio nel complesso: e piuttosto fecero questo passo, per evitare ogni sospetto che Paolo e Barnaba ne rendessero conto parzialmente, o dando una svolta sbagliata ai sentimenti di questa assemblea, essendo essi partiti interessati da una parte, per cui hanno ritenuto opportuno inviare con loro alcune persone indifferenti, per confermare la loro narrazione, e per comporre le differenze tra loro, e per riportare un resoconto dello stato della chiesa:

vale a dire, Giuda soprannominato Barsabas; Vedi Gill in " Atti 1:23"

e Sila, lo stesso con Silvano:

I capi tra i fratelli, gli uomini principali tra loro, che li precedevano, erano per loro guide nella dottrina e nella disciplina; poiché questi erano profeti o predicatori, come appare da Atti 15:32 e su questi si rivolgevano, in parte per rispetto a Paolo e Barnaba, come compagni adatti per loro, e in parte per rispetto alla chiesa di Antiochia, e principalmente a causa della loro abilità, e capacità, per tale servizio a cui erano stati inviati

23 Versetto 23. e scrissero lettere per loro in questo modo,

Non che si servissero di loro come dei loro amanuensi, per scrivere le loro lettere per loro; ma essendo scritti, li misero nelle loro mani e li mandarono per mezzo loro, e furono scritti nella forma seguente:

gli apostoli, gli anziani e i fratelli; che appartenevano o erano membri della chiesa di Gerusalemme; sono collocati separatamente nel loro giusto posto e ordine: gli apostoli, Pietro, Giacomo e Giovanni e forse altri per primi; poiché questi Dio li aveva posti al primo posto nella chiesa; poi gli anziani, o predicatori del Vangelo, come Giuda e Sila, e poi i fratelli, o membri privati della chiesa; i quali sono chiamati così, perché sono della stessa famiglia, hanno un solo Padre e sono partecipi della stessa grazia e degli stessi privilegi: questi,

inviare un saluto; o il loro saluto cristiano, augurando ogni pace e prosperità, sia per l'anima che per il corpo, temporale, spirituale ed eterna:

ai fratelli che sono dei Gentili di Antiochia, della Siria e della Cilicia, i fratelli o i membri delle diverse chiese di queste parti, che erano Gentili, sono particolarmente mandati; e non i fratelli che erano Giudei; perché erano particolarmente preoccupati, e a loro è rivolto il consiglio: Antiochia è menzionata per prima, essendo quello il luogo dove è iniziata la controversia; ma essendoci altre chiese in Siria, oltre ad Antiochia, in cui c'erano molti Gentili, e anche in Cilicia, e in particolare a Tarso, luogo natale di Paolo, e dove egli aveva predicato, Atti 9:30, Galati 1:21 sono quindi menzionate, ed essendo paesi vicini l'uno all'altro, è molto probabile che la controversia si sia diffusa tra loro

24 Versetto 24. Poiché abbiamo udito,

Secondo il rapporto di Paolo e Barnaba, che furono inviati dalla chiesa di Antiochia a Gerusalemme, per informarli sullo stato del loro caso:

quel certo che è uscito da noi; Atti 15:1

ti hanno turbato con parole o dottrine:

sovvertire le vostre anime; allontanandoli dalla dottrina della grazia per passare a un altro Vangelo, e che non meritava il nome di Vangelo; ed era molto distruttivo per le loro anime, almeno per la loro pace e il loro conforto: questo dimostra quale opinione avessero gli apostoli, gli anziani e i membri della chiesa di Gerusalemme di questi predicatori "giudaizzanti" e delle loro dottrine; li consideravano come turbatori dell'Israele di Dio, e le loro dottrine come sovversive della gioia e del conforto spirituale

dicendo: Dovete farvi circoncidere e osservare la legge; la legge cerimoniale; la copia alessandrina e le versioni latina della Vulgata ed etiopica omettono questa clausola; vedi Gill su " Atti 15:1", vedi Gill su " Atti 15:5 "

Sembra che questi predicatori giudaizzanti non solo pretendessero di essere mandati dagli apostoli a predicare, ma che avessero particolarmente questo nelle loro istruzioni da parte loro, che insistessero su di esso, che i Gentili che erano stati ricevuti nelle chiese, fossero circoncisi e obbligati a osservare le altre parti della legge cerimoniale, quando non avevano tali ordini da loro

25 Versetto 25. Ci parve un bene, essendo riuniti di comune accordo,

O insieme; in un luogo, come lo rendono la Vulgata latina e le versioni arabe; vedi Atti 2:1 sebbene sia certo che, come erano in un solo luogo, così erano in un solo pensiero; e la loro unanimità era appropriata da menzionare, per prendere in considerazione il loro consiglio:

per mandare a voi uomini scelti; uomini scelti a questo scopo; vale a dire, Giuda e Sila:

con i nostri amati Barnaba e Paolo; che sono lodati così, in parte per esprimere loro il loro affetto; e in parte per osservare la saggezza della chiesa di Antiochia, nell'inviare due persone così piacevoli; e principalmente per testimoniare la loro approvazione della dottrina e della condotta di questi due uomini

26 Versetto 26. Uomini che hanno rischiato la vita,

Come ad Antiochia, in Pisidia, dove fu sollevata una persecuzione contro di loro, e furono cacciati dalle coste di quel luogo; e a Listra, dove Paolo fu lapidato e dato per morto, Atti 13:50, 14:19 e fecero questo, non per fini sinistri ed egoistici, per alcun guadagno mondano, o vana gloria, e applauso popolare, ma

per il nome del Signore nostro Gesù Cristo; per amore del suo Vangelo e per l'allargamento del suo interesse e del suo regno nel mondo; e perciò erano degni di stima, e dovevano essere considerati e curati, e grandemente da preferire ai falsi maestri; che cercavano solo se stessi, il loro onore mondano e le loro comodità, e non avrebbero sacrificato nulla, né osato nulla, per amore di Cristo

27 Versetto 27. Abbiamo dunque mandato Giuda e Sila,

Gli uomini scelti prima menzionati,

il quale vi dirà le stesse cose a voce; come sono scritti in queste lettere; che confermerebbe e spiegherebbe loro le cose

28 Versetto 28. Poiché è parso bene allo Spirito Santo e a noi,

Da varie cose avevano senza dubbio motivo di concludere che erano sotto l'influenza e la direzione dello Spirito Santo in questa faccenda; come per lo spirito di preghiera che era in mezzo a loro; da quella potenza ed energia con cui molti di loro parlarono in questa occasione, e che così consona alla parola di Dio; e da quell'unanimità con cui hanno accettato il consiglio dato. Rispetto alla forma qui usata, confrontate 1Cronache 13:2 e il Targum su di essa, che rende le parole così;

"se è bello davanti a te, e accettevole davanti al Signore, mandiamo, ecc."

Segue qui,

di non imporre su di te un peso maggiore di queste cose necessarie; non che fossero necessari per la salvezza, ma necessari per assicurare la pace delle chiese, e almeno erano necessari, in quel momento presente; e perciò, poiché sembrava necessario ingiungerglielo per il momento, speravano di non rifiutarsi di sopportarli; e soprattutto, poiché, sebbene dovessero ammettere di essere pesi e parte del giogo della schiavitù, tuttavia non erano molti, né molto pesanti, e per l'avvenire non avrebbero imposto loro né altro, né più; e ciò che fecero, fu di impedire che fosse posto qualsiasi altro o più grande fardello; e così la versione siriaca lo rende: "affinché non vi sia imposto un peso maggiore o maggiore".

29 Versetto 29. che vi asteniate dai cibi offerti agli idoli,

Il che spiega cosa si intende per inquinamento degli idoli, Atti 15:20

e dal sangue, e dalle cose soffocate, e dalla fornicazione Vedi Gill su " Atti 15:20 "

Nell'esemplare più antico di Beza, e in altri tre manoscritti, e nell'edizione Complutense, segue: "E tutto ciò che non avreste voluto fare a voi stessi, non lo fate ad un altro"; allo stesso modo si legge anche la versione etiopica, come in Atti 15:20 "dal quale, se vi astente, farete bene"; farà una cosa buona, e concorrerà alla pace delle chiese; nella copia più antica di Beza si aggiunge: "nato" o "mosso dallo Spirito Santo": essendo influenzato e assistito da lui in questo, e in ogni opera buona:

Addio; la versione siriaca aggiunge: "nel nostro Signore"

30 Versetto 30. Così, quando sono stati congedati,

Cioè, Paolo e Barnaba, con Giuda e Sila, dagli apostoli, dagli anziani e dalla chiesa di Gerusalemme.

giunsero ad Antiochia; o giunse ad Antiochia, come recitano la copia alessandrina, la Vulgata latina e le versioni etiopiche, secondo Atti 15:1

e quando ebbero radunato la moltitudine; l'intera chiesa, che consisteva di molti membri; la compagnia, o congregazione dei fedeli, come la rende la versione araba: e come Paolo e Barnaba furono inviati dalla chiesa di Antiochia; e poiché la lettera che essi, con Giuda e Sila, portarono da Gerusalemme, fu diretta e inviata ai fratelli di Antiochia, fu molto ragionevole e necessario che fossero convocati e che fosse dato loro un resoconto dell'affare per cui erano stati mandati, e che la lettera fosse consegnata a loro, come di conseguenza avvenne:

consegnarono l'epistola; mandato a loro dagli apostoli, dagli anziani e dai fratelli a Gerusalemme; Lo mettono nelle mani di uno o dell'altro dei fratelli della Chiesa, per essere letto

31 Versetto 31. Che quando ebbero letto,

Cioè, quando i fratelli della chiesa di Antiochia ebbero letto la lettera consegnata loro; poiché non Paolo e Barnaba, o Giuda e Sila, che erano stati mandati con esso, lo leggevano, ma i fratelli ai quali era stato inviato, come era giusto

Si rallegrarono per la consolazione, o "esortazione", come si può dire, che fu data loro nella lettera, di astenersi dalle cose di cui sopra, senza essere gravati da nessun'altra; e si rallegrarono che ci fosse un tale accordo tra gli apostoli, gli anziani e i fratelli a Gerusalemme; e che i loro sentimenti, e quelli di Paolo e Barnaba, e altri fedeli ministri e santi ad Antiochia, erano simili, e si opponevano ai predicatori e ai professori giudaizzanti; e soprattutto, si rallegravano di essere stati liberati dal pesante giogo della legge, e che la controversia che era stata sollevata tra loro, era probabile che finisse, e che si svolgesse così bene

32 Versetto 32. E Giuda e Sila erano anch'essi profeti,

Come pure Paolo, Barnaba e altri, che erano ad Antiochia; vedi Atti 13:1 e per profeti si intendono non solo coloro che avevano il dono di predire le cose a venire; sebbene ce ne fossero, e questi potrebbero avere quel dono; ma coloro che erano in grado di spiegare le profezie dell'Antico Testamento, di dare il vero senso delle Scritture e di aprirle all'edificazione degli altri; perciò, avendo tali doni, ne fecero uso; L'antica copia di Beza aggiunge: "piena dello Spirito Santo":

ed esortò i fratelli con molte parole; il che non disegna tanto la prolissità dei loro discorsi e la frequenza dei loro ministeri, sebbene possano predicare sia a lungo che spesso; come la ricchezza della loro materia, come suggerisce la versione siriaca, rendendola "con una parola ricca"; con abbondanza, pienezza e abbondanza di verità evangeliche, con le quali confortavano i fratelli, dando loro molte utili istruzioni ed esortazioni:

e li ha confermati; nelle dottrine del Vangelo, e in particolare nella loro libertà cristiana, e nella libertà dalla legge di Mosè, in cui i falsi dottori avevano cercato di farli vacillare

33 Versetto 33. E dopo che si furono fermati lì per un po',

Per quanto tempo non è certo; la versione araba lo rende "un anno"; ed è abbastanza probabile che vi rimanessero così a lungo, fino a quando non fossero state completamente sistemate le cose, che furono gettate in grande disordine e confusione, dai supplicanti per la circoncisione:

furono lasciati andare in pace; cioè, furono congedati e se ne andarono con il permesso e il consenso della chiesa; i quali li ringraziavano per il servizio e i buoni uffici che avevano fatto loro, e auguravano loro pace, prosperità e felicità, sia nell'anima che nel corpo, e grande successo nei loro ministeri ovunque andassero: e poiché venivano congedati in pace, lasciavano la chiesa in perfetta pace; si ponesse fine alla controversia sulla circoncisione, che era sorta tra loro; e i membri della chiesa erano d'accordo nei loro sentimenti e sinceramente uniti nei loro affetti gli uni per gli altri: e così Giuda e Sila furono onorevolmente congedati

dai fratelli, ad Antiochia,

agli Apostoli, a Gerusalemme; la copia alessandrina e l'antica copia di Beza, la Vulgata latina e le versioni etiopici, lette a coloro che le hanno inviate; e così includere, con gli apostoli, gli anziani e i fratelli di Gerusalemme, che scrissero la lettera alla chiesa di Antiochia, e l'inviarono per mezzo loro; ed era giusto che tornassero da loro, e rendessero loro conto del successo che aveva, di come era stata accolta, e di quanto bene aveva fatto

34 Versetto 34. Nonostante Sila piacque di rimanere ancora lì,

Sebbene avesse il permesso di andare, e fosse stato effettivamente congedato con Giuda; e senza dubbio intendeva andare con lui, ma per una ragione o per l'altra cambiò idea, e ritenne opportuno rimanere ad Antiochia ancora per un po' di tempo: e il disegno della Provvidenza in esso sembra essere stato questo; affinché potesse essere un compagno dell'apostolo Paolo nei suoi viaggi tra i Gentili, come lo fu in seguito, e gli fu molto utile. Questo versetto manca nella copia alessandrina e nelle versioni siriaca e araba; la versione etiopica dice: "e Paolo propose", o "decise di rimanere", come fece ancora per un po' di tempo, come appare dal versetto seguente: la versione latina della Vulgata qui aggiunge, e "Giuda andò solo a Gerusalemme"; e così si legge in una delle copie di Beza, e in una delle copie di Stephens

35 Versetto 35. Anche Paolo e Barnaba rimasero ad Antiochia,

Così come Sila: insegnare e predicare la parola del Signore; il Vangelo di Cristo; non la parola degli uomini, ma la parola del Signore, di cui egli è l'autore e il soggetto; essi predicavano questo in ogni occasione opportuna e non opportuna, con potenza, purezza, semplicità e fedeltà

E anche molti altri; i quali o erano venuti con loro da Gerusalemme, quando avevano portato la lettera da lì, o erano qui prima; che vennero qui dopo la persecuzione suscitata alla morte di Stefano, Atti 11:19,20 o furono i profeti che in seguito vennero da Gerusalemme, Atti 11:27 come Simeone detto Niger, Lucio di Cirene e Manaen, Atti 13:1

36 Versetto 36. E alcuni giorni dopo,

che Giuda era andato a Gerusalemme e che essi avevano speso insegnando e predicando la parola del Signore ad Antiochia.

Paolo disse a Barnaba: Andiamo di nuovo a visitare i nostri fratelli in ogni città dove abbiamo predicato la parola del Signore, e vediamo come stanno; per fratelli in ogni città, l'apostolo intende i credenti in Siria, Panfilia, Pisidia e Licaonia, dove lui e Barnaba avevano predicato il Vangelo con successo, dove furono fondate chiese e ordinati anziani, di cui si dà notizia nei due capitoli precedenti: e si può osservare quale affetto l'apostolo avesse per i giovani convertiti, e i membri di queste chiese; Egli li chiama fratelli, essendo essi partecipi della stessa grazia, della stessa fede e famiglia con lui, sebbene non fossero nello stesso ufficio, né avessero gli stessi doni, come anche la cura che egli ebbe di loro, e di quelle chiese appena fondate, e ciò dimostra che tali devono essere visitati e custoditi, e le loro custodie ispezionate; e si dovrebbero fare indagini su di loro, come fanno, come procedono; se rimangono nella fede e crescono nella grazia e nella conoscenza di Cristo; e se sono vivaci nell'esercizio delle grazie della fede, della speranza, dell'amore, dell'umiltà, ecc. e diligenti e ferventi nell'adempimento del dovere; e questa è un'opera che diventa ministri del Vangelo; e l'esempio dell'apostolo è degno di essere imitato

37 Versetto 37. E Barnaba decise,

O consultato, e escogitato nella sua mente, e proposto dentro di sé; la copia alessandrina e due delle versioni di Beza, la Vulgata latina, la siriaca e l'etiope recitano: "volle", o era disposto; aveva una mente, un desiderio molto grande,

di portare con sé Giovanni di cognome Marco; dei quali vedi Atti 12:12 essendo lui figlio di sua sorella, Colossesi 4:10 lo portarono con loro ad Antiochia, quando tornarono da Gerusalemme là, dove erano stati mandati dalla chiesa di Antiochia, con denaro per il sollievo dei poveri santi; vedi Atti 11:29,30, 12:25 e che sembra sia venuto di nuovo con loro da Gerusalemme; perché là andò, quando si separò da loro in Panfilia, Atti 13:13

38 Versetto 38. Ma Paolo non ritenne opportuno prenderlo con loro,

Egli non lo ritenne degno, né una persona adatta e adatta ad andare con loro, come sembra significare la parola usata, e quindi rifiutò di prenderlo: la versione siriaca lo rende "ma Paolo non volle prenderlo con loro"; e la versione etiopica è molto espressiva, sebbene la renda in un linguaggio più morbido: "Paolo pregò, o supplicò Barnaba che lasciasse Marco"; cioè, dietro di loro ad Antiochia: le sue ragioni erano le seguenti:

che si allontanò da loro dalla Panfilia, Vedi Gill su "Atti 13:13" ; o per la fatica del viaggio, o per la paura del pericolo, o per la stanchezza nel suo lavoro, o per l'affetto verso sua madre; o sia quello che vuole, sembra che secondo l'opinione dell'apostolo sulla questione, fu molto biasimevole, e a causa di ciò molto immeritevole, almeno al momento, di essere un loro compagno nei loro viaggi:

e non andarono con loro all'opera; la versione araba aggiunge: "della predicazione"; cioè, il Vangelo, nei diversi luoghi dove erano andati, e ai quali lo Spirito Santo li aveva chiamati, e per i quali la chiesa di Antiochia si era separata, e li aveva mandati; ma in mezzo a ciò Giovanni li abbandonò; e di cui l'apostolo si risentì, non avendo ancora dato alcuna prova del suo senso del male, e del suo pentimento per esso, a sua soddisfazione; anche se sembra che lo abbia fatto in seguito, poiché in Colossesi 4:10,11 parla di lui con grande rispetto, come di uno dei suoi compagni di lavoro, e che gli era stato di conforto

39 Versetto 39. E la contesa era così aspra tra loro,

A proposito di questa questione; Barnaba insisteva che Giovanni Marco andasse con loro, essendo lui un suo parente; e in favore del quale si poteva insistere che sua madre Maria era un'eccellente buona donna, che aveva accolto i santi nella sua casa, in un tempo di persecuzione; e che si dovesse considerare che questo suo figlio non era che un giovane, e non si poteva pensare che avesse quel coraggio, risolutezza, costanza e solidità, come i professori e i ministri più anziani; e che il suo crimine non era molto efferato e doveva essere trascurato. Paolo, d'altra parte, si opponeva al suo andare con loro, come una persona molto indegna, perché si era comportato così vigliaccamente, e aveva mostrato tanta freddezza e indifferenza per l'opera del ministero, e li aveva così vergognosamente lasciati; e così disputarono il punto finché ci fu un parossismo tra loro, come si dice per parola: erano irritati e provocati l'uno dall'altro, ed erano così riscaldati e riscaldati da entrambe le parti,

che si separarono l'uno dall'altro; Così, non appena quasi la pace è stata fatta nella Chiesa, sorge una differenza tra i ministri della Parola, che sono uomini con passioni simili agli altri; e sebbene non sia facile dire chi fosse il colpevole principale in questa contesa; Forse c'erano colpe da entrambe le parti, perché gli uomini migliori non sono privi di difetti; eppure questa faccenda fu annullata dalla provvidenza di Dio, per la diffusione del suo Vangelo e l'allargamento del suo interesse; poiché quando questi due uomini grandi e buoni si separarono l'uno dall'altro, andarono in luoghi diversi, predicando la parola di Dio.

e così Barnaba prese Marco e salpò per Cipro; Vedi Gill su " Atti 13:4"

40 Versetto 40. E Paolo scelse Sila,

Essere il suo compagno e assistente; questo è il disegno dello Spirito Santo nell'influenzare la sua mente a rimanere più a lungo ad Antiochia, dopo che, con Giuda, fu congedato dalla chiesa per andare a Gerusalemme, Atti 15:33,34

e se ne andarono; cioè da Antiochia:

essere raccomandato dai fratelli alla grazia di Dio; vedi Gill su " Atti 13:26". L'apostolo avendo una tale raccomandazione da parte dei fratelli della chiesa di Antiochia, quando si allontanò da loro, e nulla di questo genere è stato detto riguardo a Barnaba, ha indotto alcuni a pensare che la chiesa abbia preso le parti dell'apostolo contro Barnaba, nella disputa tra loro; poiché l'uno se n'è andato salutato da loro, e l'altro no

41 Versetto 41. E attraversò la Siria e la Cilicia,

Antiochia era la metropoli della prima, e Tarso, il luogo natale dell'apostolo, era nella seconda; e in entrambi questi paesi era già stato, ed era stato lo strumento della conversione di molte anime, e della fondazione di chiese, che ora visitava, come si proponeva di fare a Barnaba: poiché ne consegue:

la conferma delle chiese; nel Vangelo, e le verità e le ordinanze di esso, li aveva precedentemente istruiti in: della chiesa di Antiochia, Vedi Gill su Atti 11:26. E che ci fossero chiese anche in Cilicia, è molto evidente, e in particolare ce n'era una a Tarso, la città principale di essa. Erodiano, di cui leggiamo in Romani 16:11 e Giasone, in Atti 17:5 che sono annoverati tra i settanta discepoli, si dice che fossero vescovi o pastori di questa chiesa; vedi Gill su Luca 10:1. Nel secondo secolo c'era una chiesa in quella città, alla quale Ignazio scrisse un'epistola, ancora esistente, in cui fa menzione di Filone loro diacono: nel terzo secolo Elena presiedeva questa chiesa, e fu presente a un sinodo ad Antiochia, quando Paolo Samosateno fu condannato per eresia: nel quarto secolo si fa menzione di diverse chiese in Cilicia, e dei vescovi di esse; c'era una chiesa ad Apside in Cilicia, Anfione era vescovo di Epifania, Teodoro di Mopsuestia, Ciriaco di Adanano e Silvano di Tarso, la metropoli; in quest'ultimo luogo, all'inizio di questo secolo, diversi martiri soffrirono sotto Diocleziano, in particolare Tarato, Probo e Andronico: qui gli ortodossi, al tempo di Valente, avrebbero convocato un sinodo contro gli ariani, ma furono da lui impediti; e in questo secolo Diodoro, vescovo di Tarso, ebbe la cura di tutte le chiese della Cilicia; in quest'epoca leggiamo anche di Antonino, presbitero di questa chiesa, in seguito fatto vescovo di essa: nel quinto secolo si fa menzione dei vescovi di diverse chiese in Cilicia, come di Mopsuesta, Irenopoli, Epifania, Tarso, Anazarbo, Sebaste e altri che furono presenti a diversi concili tenuti in luoghi diversi in questo secolo; nel VI secolo, dalle città di Cilicia, Jotapa, Pisidia, Pompeiopolis, Tarsus, Coricus, Anemurius, si dice che i vescovi venissero al sinodo di Roma e di Costantinopoli: nel VII secolo, Tarso era la chiesa metropolitana di Cilicia; e si fa menzione dei vescovi di quella e di altre città di questo paese, che assistettero al sesto concilio di Costantinopoli: nell'ottavo secolo, si fa notizia di una chiesa a Sida in Cilicia, tanto tempo il nome cristiano rimase in quelle parti. L'antica copia di Beza aggiunge, consegnando i comandamenti degli anziani; e la versione latina della Vulgata, che li invita a osservare i comandamenti degli apostoli e degli anziani; vedi Atti 16:4, cioè i decreti dell'assemblea di Gerusalemme; il che sembra molto piacevole, poiché le lettere erano dirette e inviate ai fratelli dei Gentili in Siria e in Cilicia, così come ad Antiochia; vedi Atti 15:23

Commentario del Pulpito:

Atti 15

1 Scese e insegnò per cui scese... insegnò, A.V.; dicendo per e disse, A.V.; custom eqov per maniera, A.V. A meno che non siate circoncisi, ecc. La questione così sollevata provocò quasi la disgregazione della Chiesa, e fu la controversia più seria che fosse mai suscitata. Se le opinioni espresse da questi cristiani giudei avessero prevalso, l'intero carattere del cristianesimo sarebbe stato cambiato, e la sua esistenza sarebbe probabilmente stata interrotta. Quanto grande fosse il pericolo appare dal fatto che anche Pietro e Barnaba avevano vacillato nella loro opinione Per il trattamento di San Paolo dell'argomento, vedi Romani 2:25 -- , ecc.; 4.; Galati 5:2-6; 6:12-15 -- , ecc. L'espressione, Tinelqontev ajpoav, è così simile a quella di Galati 2:11, Pro tou ejlqein tinav ajpobou da suggerire molto fortemente la considerazione se Pietro non fosse ad Antiochia in quel momento, e se la scena raccontata in Galati 2:11, ecc., non abbia preceduto, e di fatto causato, il Concilio di Gerusalemme. In questo caso il "dissenso e la disputa" di cui si parla in Versetto 2 includerebbero e punterebbero direttamente al memorabile rimprovero dato da Paolo a Pietro; e dobbiamo capire che Pietro, accettando il rimprovero di Paolo, precedette lui e Barnaba, e preparò la strada a Gerusalemme per la soluzione a cui si giunse. E, in effetti, le parole di Pietro a Gerusalemme sono quasi un'eco delle parole che Paolo gli rivolse ad Antiochia. Se Barnaba avesse mostrato un'inclinazione verso il partito giudaizzante, sarebbe stato più facilmente accettato da loro come uno dell'ambasciata. L'obiezione principale a questa ipotesi è che in Galati 2:11 la visita di Pietro ad Antiochia sembra essere descritta come qualcosa di successivo al viaggio di San Paolo e Barnaba a Gerusalemme. Ma non è affatto necessario comprenderlo. La menzione di San Paolo della sua visita a Gerusalemme potrebbe naturalmente ricordare l'incidente che l'aveva condotta, e che era un altro esempio della sua indipendenza. Farrar colloca la visita di Pietro ad Antiochia tra il Concilio di Gerusalemme e la disputa con Barnaba, nel tempo indicato nel Versetto 35 di questo capitolo, vol. 1: Atti 23 e così fanno Conybeare e Howson vol. 1. p. 238, Meyer, e Alford 'Proleg.,' p. 24; nota su Atti 15:36 -- , e Galati 2:11 Renan 'S. Paolo, ' p. 290, ecc. e Lewin vol. 1: Atti 13 lo collocano dopo il ritorno di San Paolo ad Antiochia, a conclusione del suo secondo viaggio missionario Atti 18:22,23 Non si può arrivare a una certezza assoluta, ma si veda la nota a Versetto 35. Personalizzato; vedi Atti 16:21 ta eqh è il termine tecnico per le istituzioni mosaiche, usato da Giuseppe Flavio e Filone vedi anche Atti 6:14; 21:21 -- , nota

Versetti 1-35.- La controversia

L'apprensione della verità, piena, pura e non mescolata con l'errore, dovrebbe essere il desiderio di tutti gli uomini buoni. Ed è di grande aiuto per raggiungere la verità quando siamo in grado di amarla e di cercarla assolutamente per se stessa, senza riguardo per le sue conseguenze, senza riguardo per i desideri degli altri o per l'indebita sottomissione alle loro opinioni. È anche necessario che un uomo alla ricerca della verità si spogli dei pregiudizi e dell'influenza di false opinioni che ha adottato per abitudine e senza la dovuta considerazione. La mente dovrebbe avvicinarsi alla considerazione della verità non deformata e non colorata da alcuna influenza soggettiva eccetto l'amore di Dio e l'innocenza del carattere. Spogliata dei pregiudizi e delle passioni, e in possesso di un'adeguata conoscenza, la mente riceverebbe la verità morale e religiosa con quasi la stessa certezza con cui riceve i problemi matematici. L'oggetto della controversia dovrebbe essere quello di eliminare tutti i pregiudizi, tutte le ignoranze, tutte le passioni, tutte le opinioni e le pretese infondate che ostacolano l'accettazione della verità. E i polemisti dovrebbero essere pronti ad ammettere la probabilità che coloro che differiscono maggiormente da loro possano, proprio per questa ragione, vedere un lato della verità che è nascosto ai loro occhi, e quindi dovrebbero essere pronti a prendere in considerazione apertamente i loro argomenti. La controversia che viene descritta nella sua origine, nel suo progresso e nella sua risoluzione, nel passaggio che abbiamo davanti, è istruttiva. Vediamo dalla parte del partito giudaizzante i tipi degli ostacoli costantemente esistenti alla ricezione di nuove verità. All'inizio c'era un attaccamento cieco e indiscriminato alle vecchie opinioni. Erano stati allevati nella convinzione che le istituzioni mosaiche fossero immutabili. Il solo suggerimento di una loro modifica era un tradimento contro Mosè e contro Dio. Erano stati allevati nella convinzione di essere esclusivamente il popolo di Dio. Tutto l'orgoglio e l'egoismo dei loro cuori si ribellavano all'idea che gli altri fossero ammessi a un'uguaglianza di privilegi con loro. Avevano nutrito un disprezzo e un odio per tutte le altre nazioni della terra: come potevano credere che quelle nazioni fossero oggetto dell'amore di Dio tanto quanto lo erano esse stesse? Di nuovo, essi si erano ingrassati nell'opinione della loro giustizia, della loro superiorità morale sugli altri: come potevano essere disposti ad accettare un vangelo che insegnava loro che potevano essere giustificati solo per grazia, e che dovevano cercare quella grazia allo stesso livello di tutti gli altri peccatori, attraverso i meriti di Gesù Cristo? Ancora, la loro riverenza per i loro rabbini e grandi uomini, e per i loro detti e insegnamenti, ai quali erano abituati ad appoggiarsi con un certo timore superstizioso, e a citare con orgogliosa affezione, era un altro ostacolo alla ricezione del Vangelo nella sua integrità da parte loro. E tutte queste influenze, buone e cattive, concorsero a chiudere gli occhi della loro ragione contro ogni evidenza contraria. Vorrebbero, infatti, ammettere un cristianesimo che lasciasse intatta la Legge di Mosè e obbligasse tutti i cristiani a diventare ebrei, per così dire. Ciò ha esaltato la loro nazione, lusingato il loro orgoglio, accresciuto la loro presunzione, lasciato inalterati i pregiudizi della loro infanzia. Ma il vangelo predicato da Paolo non potevano e non volevano accettarlo. La controversia dall'altra parte è stata condotta con equità e fermezza combinate. La grande esperienza di San Paolo, sia dei pregiudizi dei suoi avversari, che un tempo aveva sentito in tutta la loro potenza, sia della grazia del Signore Gesù Cristo, che gli era stata manifestata in modo così notevole, gli diedero una padronanza ineguagliabile dell'argomento. Aveva per Mosè la stessa riverenza, la piena convinzione dell'origine divina della Legge, dell'ispirazione dei profeti e dell'autorità infallibile della Sacra Scrittura, come avevano i suoi oppositori. Ma egli aveva una profonda comprensione delle dottrine della grazia, testimoniate dalla Legge e dai profeti, cosa che essi non avevano. Vide l'armonia tra l'Antico e il Nuovo Testamento; come la Legge fosse un maestro di scuola per portare gli uomini a Cristo; come Cristo fu il fine della Legge per la giustizia di chiunque crede; e come nel vangelo della grazia di Dio in Gesù Cristo la Legge non sia stata distrutta, ma adempiuta, aveva, quindi, una piena certezza sui punti principali della controversia che altri non avevano. Eppure era tenero e premuroso verso i suoi avversari, Galati 4:19 e portava non insulti, ma argomenti per sostenere i loro errori, come nelle due meravigliose epistole, ai Galati e ai Romani. E con uno spirito simile lo troviamo qui disposto a riferire le questioni in discussione alla Chiesa di Gerusalemme, presieduta com'era da Giacomo, che aveva il merito di stare dalla parte dei suoi antagonisti. Ma in combinazione con questa gentilezza dobbiamo notare la sua fermezza e audacia incrollabili. Ci vollero non poco coraggio e forza di convinzione per resistere a una persona di tale peso e autorità come Pietro, e per rimproverarlo davanti alla Chiesa. Ci volle non poco eroismo per entrare nella vera roccaforte del Giudaismo, e lì, davanti a Giacomo, e a Pietro, e ai Farisei, e ai membri più giudaizzanti delle Chiese della Giudea, per proclamare il vangelo della grazia gratuita di Dio Galati 2:2; Atti 15:12 e l'ingresso gratuito dei Gentili nella Chiesa di Cristo. E segniamo il risultato. Tutti gli uomini sinceri furono conquistati per via di Paolo. Pietro si riprese dalla sua debolezza e si schierò apertamente con Paolo; James gettò inequivocabilmente il suo grande peso sulla stessa bilancia; Barnaba si scrollò di dosso la sua momentanea esitazione; l'intera assemblea diede un voto unanime a favore del punto di vista di Paolo; e la Chiesa fu salvata dalla disgregazione. In un'epoca in cui la pace della Chiesa è così tanto turbata dalle controversie, e in cui tale violenza, sia di linguaggio che di azione, è indulgente da parte di coloro che desiderano imporre le proprie opinioni, è importante studiare attentamente la storia di questa prima grande e dura controversia, che ha minacciato un tempo di dividere la Chiesa fino alle sue fondamenta. ma che fu portato a un esito così felice, sotto la benedizione di Dio, dalla sapienza, dalla carità e dalla fermezza dell'apostolo dei Gentili. Dio conceda, della sua tenera misericordia, uno spirito simile ai capi del partito dei nostri giorni, e una soluzione non meno felice delle questioni che separano fratello da fratello e impediscono il progresso della verità cristiana

OMELIE DI W. CLARKSON. Versetti 1-11.- Una grave crisi nel regno di Dio: altre lezioni

La crisi del regno si troverà nella vita del Divino Capo della fede. In quelle ore in cui tutto ciò che c'era di umano in lui si ritraeva dalle sofferenze e dai dolori che gli stavano dinanzi, o dall'agonia che lo colpiva, o dalle tenebre che lo avvolgevano, allora c'era "la crisi del mondo" e del regno di Dio sulla terra. Ma anche questa è stata una crisi, grave e seria. Se la Chiesa di Antiochia si fosse arresa a questi "falsi fratelli", Galati 2:4 quando essi vennero a invadere la sua libertà; o se - un pericolo molto più grande - la Chiesa di Gerusalemme avesse deciso a favore dei Giudaizzanti e avesse emesso una sentenza che la circoncisione era necessaria per la salvezza; e se la verità cristiana fosse stata così ristretta alle piccole dimensioni di una semplice aggiunta al Giudaismo, dove sarebbe stato il cristianesimo oggi? Dall'incidente qui raccontato traiamo le lezioni:

CHE MALE IL FANATISMO PUÒ CERCARE DI FARE. Questi uomini "che discesero dalla Giudea" Versetto 1 erano membri del partito dei Farisaici "che credettero" Versetto 5; erano formalmente aderenti alla fede cristiana; parlavano con riverenza di Cristo e credevano di agire nell'interesse del suo regno. Eppure sappiamo che stavano seguendo una condotta che, se avessero portato avanti il loro punto, avrebbero semplicemente spento la fede in pochi anni. Spesso, da allora, il fanatismo cieco ha fatto del suo meglio per realizzare una condizione che si sarebbe rivelata fatale per la causa di Dio e dell'umanità redenta

II IN QUALI FATICHE POCO INVITANTI PUÒ COINVOLGERCI LA FEDELTÀ. Quanto è diverso dai rischi e dalle fatiche evangelizzatrici, e dai rapporti fraterni che ne sono seguiti, quanto è inferiore all'uno e all'altro, quanto più sgradevole questa polemica con falsi fratelli, di mentalità ristretta, che confondono un rito il cui significato si è esaurito per un essenziale di salvezza! Quanto poco congeniale, allo spirito dell'apostolo, questa "discordia e disputa" Versetto 2! Ma era necessario; faceva parte del loro dovere e della loro leale obbedienza al loro Signore tanto quanto la predicazione del Vangelo o l'incriminazione di un'Epistola. L'operaio cristiano non può sempre scegliere il suo lavoro. A volte deve rinunciare al congeniale per lo sgradevole, all'invitante per il repellente

III QUANTO BENE INCORAGGIARE I FEDELI NELL'ORA DELLA LORO ANSIA. Coloro che costituivano la deputazione furono "condotti way.by Chiesa" Versetto 3. Nella profonda ansietà che deve aver riempito la mente sagace e sincera di Paolo in questo momento critico, tale benevola attenzione da parte della Chiesa deve essere stata estremamente ristoratrice. Nessun "sostegno morale" di leader provati e ansiosi, in tempi di suprema sollecitudine, viene gettato via; è tempo ben speso e problemi

IV CHE A VOLTE È NOSTRO DOVERE PRENDERE IN CONSULTAZIONE I NOSTRI FRATELLI IN UNA POSIZIONE PIÙ ELEVATA. La Chiesa di Antiochia non era obbligata a consultare quella di Gerusalemme; Quest'ultimo non aveva alcuna competenza che lo autorizzasse a decidere sulle controversie dei primi. Ma era opportuno ed era saggio, e quindi giusto, riferire la questione in discussione alla "Chiesa di Gerusalemme, agli apostoli e agli anziani" Versetti 4, 6. Spesso, quando nessuna costituzione scritta ci obbliga a fare riferimento alle autorità, è una questione di saggezza pratica, e quindi di rettitudine, uscire dal nostro "corpo" e sottoporre il nostro caso a coloro che hanno una grande reputazione. Possiamo guadagnare molto di più di quanto perdiamo in tal modo

V L'INSEGNAMENTO DELLA PROVVIDENZA DI DIO. Versetti 7-9. Pietro non si sarebbe schierato dalla parte che si schierava ora se i suoi occhi non fossero stati aperti dall'evento in cui aveva portato una parte così grande e così onorevole. 10 Dovremmo diventare più caritatevoli e più larghi man mano che cresciamo negli anni

VI LA LIBERTÀ DEL VANGELO DA TUTTE LE GRAVOSE IMPOSTE. Versetto 10. Perché tentare Dio mettendo sul collo dei discepoli un giogo intollerabile? Perché invitare alla sconfitta? Perché moltiplicare le difficoltà e assicurare la delusione esigendo da tutto il mondo dei Gentili una conformità che essi non renderanno e che Dio non esige? Perché rendere gravoso il giogo che il Maestro stesso ha reso facile? Matteo 11:30 Il vangelo della sua grazia doveva essere fonte di beatitudine e di liberazione; quanto è insensata la follia di legare ad esso degli istituti che lo farebbero diventare una vessazione insopportabile!

VII L'ESSENZA DELL'ORDINANZA. La circoncisione non era che il segno esteriore dell'ammissione al privilegio e all'obbligo della Legge. La Legge non era altro che il maestro di scuola per portare gli uomini a Cristo. Quelli, dunque, che furono salvati dalla grazia del Signore Gesù Cristo Versetto 11 avevano l'essenza e la sostanza stessa di cui l'antico rito ebraico non era che il segno e il simbolo Filippesi 3:3 ; Romani 2:28,29 -C

OMELIE di E. JOHNSON Versetti 1-5.- I giudaizzanti ad Antiochia

Devono esserci eresie, cioè divisioni e separazioni di opinioni, affinché ciò che è approvato possa essere reso manifesto. In conflitti di questo tipo, la pula della menzogna viene setacciata dal vero grano della verità

I LA POSIZIONE DEI GIUDAIZZANTI

1. Era una posizione reazionaria. Mirava al ristabilimento della circoncisione come condizione della salvezza. Si trattava di risalire dallo "spirito" alla "carne", dal principio di una religione interna a quello di una religione esterna. Era sostituire le opere alla fede, il fare all'essere, come condizione della salvezza

2. Era una posizione rivoluzionaria. Una tale affermazione sconvolge il cuore stesso della Chiesa cristiana. Ovunque sia emersa, è stato lasciato un segno profondo nella storia. Questo era essenzialmente il conflitto di Isaia e di altri profeti contro i cerimonialisti dell'epoca. La questione si ripresentò durante la Riforma. Legge o vangelo: Mosè o Cristo? Dietro questa domanda c'è un mondo. La religione è stazionaria e stagnante o ideale, divina e in possesso del potere di una vita espansiva e senza fine?

II L'EFFETTO IMMEDIATO DELLA PRESENTAZIONE DELLA QUESTIONE

1. Dissenso privato. Ahimè, spesso è così. Gli amorevoli compagni missionari, Paolo e Barnaba, sono disuniti. Ma dobbiamo ricordare: "Sebbene Platone sia mio amico, la verità è ancora di più mia amica". Paolo sentiva che la libertà evangelica era minacciata Galati 2:4 E il vangelo gli era più caro della vita. La verità non deve essere compromessa nel presunto interesse dell'amicizia. In effetti, la supposizione è illusoria. Infatti, se si tratta di "una forte e abituale inclinazione in due persone a promuovere il bene e la felicità l'una dell'altra", ciò non può avvenire a spese della verità

2. Discussione pubblica. La differenza tra Paolo e Barnaba non poteva essere ignorata. L'argomento deve essere stato sulla bocca di tutti. Guarda come il bene nasce dalla controversia così come il male. Il dolore privato è spesso la condizione della benedizione pubblica. Una nuvola si frappone tra due menti, ma la verità risplende subito più luminosa

III L'AZIONE DELLA CHIESA. Decisero di mandare Paolo e Barnaba a consultare gli apostoli e gli anziani a Gerusalemme. Si noti l' adeguatezza di questa decisione

1. Per quanto riguarda gli uomini inviati, Paolo rappresenta i Gentili e l'opera missionaria, Barnaba la Chiesa di Antiochia. Inoltre, da Galati 2:1 e segg., vediamo che San Paolo aveva una speciale direzione verso l'interno per procedere lì

2. La destinazione. Gerusalemme, città madre e Chiesa madre, sede dell'autorità apostolica. Eppure Antiochia probabilmente non era seconda a Gerusalemme per numero e influenza. Senza discutere le questioni del governo della Chiesa, si può trarre la lezione che nessuna comunità particolare dovrebbe agire da sola in questioni importanti senza consultare il senso generale della Chiesa cristiana

IV IL VIAGGIO E L'ARRIVO A GERUSALEMME

1. Avevano una condotta da parte della Chiesa di Antiochia come erano partiti: un'espressione di fiducia negli uomini e di vivo interesse per il risultato. Il principe elettore di Brandeburgo disse al suo inviato, mentre si recava a un colloquio con i papisti: "Portatemi la parolina sola, cioè solo, solo la fede, o non tornate affatto

2. Hanno dato buone notizie lungo la strada. Raccontarono della conversione dei pagani e la notizia fu accolta con grande gioia. Ecco un grande argomento per Paolo, radunato lungo la strada. Cantici Dio risolve le nostre controversie a parole con la logica irresistibile dei suoi fatti

3. Atti Gerusalemme raccontano le grandi cose che Dio ha fatto per loro. I fatti del passato sono profetici del futuro. La misericordia divina, come fatto storico, è alla base di una sicura speranza e di una fiducia. Il temperamento del devoto raccoglimento e del ringraziamento si adatta alla mente per la visione dei doveri presenti.

OMELIE di R.A. Redford Versetti 1-21.- Il primo concilio: stabilita la libertà spirituale

La controversia tra un giudaismo corrotto e il vangelo di Cristo sarà sicuramente portata a una crisi. La conversione di Saulo, in connessione con la sua speciale missione presso i Gentili, costrinse la questione all'attenzione della Chiesa. Il teatro della controversia fu Antiochia, dove Paolo avrebbe avuto molti sostenitori. Ma Gerusalemme era il luogo adatto per un insediamento, non perché fosse stata assegnata un'autorità al luogo, ma perché si poteva riunire un'assemblea più realmente rappresentativa di tutta la Chiesa. Avviso-

I fatti stessi non sono mai messi in discussione, ma volentieri riconosciuti. L'accettazione dei Gentili, la benedizione sul ministero di Paolo e Barnaba, il dono dello Spirito Santo concesso ad altri che non siano i credenti ebrei

II Il punto di contesa è la pretesa asserita da una piccola parte della Chiesa ebraica, di spirito farisaico, di imporre ai nuovi convertiti gentili gli obblighi della Legge mosaica, in particolare la circoncisione. Questo dimostrava che consideravano Cristo solo come un Riformatore della Legge, non come un sostituto del Vangelo alla Legge

III TUTTA LA CHIESA è il corpo degli arbitri. Gli apostoli e i sidri sono gli oratori e i conduttori, ma la moltitudine è presente, e a loro Versetto 22 si riferisce la decisione

IV LA TESTIMONIANZA DELLO SPIRITO nei fatti narrati, nei segni e nei prodigi compiuti, è chiaramente la voce di Dio agli apostoli. Sia Pietro che Giacomo poggiano saldamente su quel fondamento: Dio li ha chiamati. Perciò dobbiamo obbedire alla sua voce. Il testimone dei fatti concorda con il testimone della parola

Le restrizioni che sono state ritenute necessarie erano semplicemente i dettami dell'amore fraterno. Non si devono gettare pietre d'inciampo sulla strada dei fratelli deboli. Che i Gentili usino la loro libertà, che rispettino solo i sentimenti degli Ebrei e le esigenze morali della Legge

VI La parte in causa doveva essere un semplice pugno di uomini. Essi sono condannati dalla lettera inviata ad Antiochia. L'effetto dell'epistola fu quello di metterli a tacere e di produrre una pace felice. Questa rappresentazione rovescia completamente l'affermazione di critici come Baur, secondo cui c'era un elemento paolino nella Chiesa contrastato dai Petrini

VII LA CAUSA DELLA CONTESA È SEPOLTA nell'abisso del lavoro zelante per Cristo e per le anime. Giuda e Sila, i messaggeri di Gerusalemme, dimenticarono presto il problema di argomenti molto più elevati e di cooperare con la Chiesa di Antiochia nei loro sforzi evangelistici. Così questa prima occasione di insediamento ecclesiastico mostra la Chiesa pervasa dallo spirito dell'amore fraterno e della fede. Non avevano alcuna concezione dell'autorità della Chiesa a parte la voce dello Spirito di Dio. Si unirono in perfetta uguaglianza. Essi veneravano l'età e la distinzione spirituale, e la mente dei fratelli si riuniva in conferenza, ma la loro principale dipendenza era dalla promessa dello Spirito Santo e dalla Sua guida, così che potevano dire: «È sembrato bene allo Spirito Santo e a noi».- R

OMELIE di P.C. Barker Versetti 1-35.- Un grande dissenso o, la soglia della Chiesa Gentile, e la gestione apostolica di essa

Un argomento lega insieme molto saldamente il contenuto di questo paragrafo. E l'argomento è uno dei più importanti. Il suo interesse è tutto di tipo pratico; e ben sarebbe stato per il mondo non convertito se la Chiesa in tutti questi secoli si fosse attenuta alle lezioni suggerite che abbiamo qui. L'unico argomento è l'inizio del dissenso ecclesiastico all'interno della stessa Chiesa cattolica; Non su questioni puramente dottrinali, non su questioni puramente disciplinari, ma su questioni che per il momento si può supporre si trovino sulla terra di confine tra questi due. Alcuni, infatti, insisteranno nel farne per lo più una vera e propria dottrina; altri lo sosterrebbero almeno come una questione di "decenza e ordine" nella disciplina. Notiamo...

IO LA SEMPLICE QUESTIONE STESSA IN QUESTIONE. I Gentili hanno molti grandi segni e prodigi compiuti tra loro, di cui non sono affatto semplici osservatori. Essi stessi sono "una grande parte di loro". In moltissimi casi si crede che siano diventati veri convertiti alla nuova fede. Il verdetto apostolico e la dichiarazione sono stati emanati che "Dio aveva aperto loro la porta della fede". E i fatti sembrano parlare da soli, dicendo che hanno ricevuto i doni e il dono dello Spirito Santo. Questi Gentili devono sottomettersi al rito iniziatico ebraico della circoncisione?

II L'ORIGINE DEL GRANDE DISSENSO SORTO SU QUESTA SEMPLICE QUESTIONE. Certi uomini, evidentemente della Chiesa in Giudea, scesero ad Antiochia, e con volontaria assiduità Versetto 24 presero l'incarico di insegnare ai fratelli di Antiochia che la circoncisione era un rito a cui dovevano sottomettersi, se volevano essere salvati. Di questi uomini, prima che siano condannati come semplici oziosi o "ficcanaso", si concederà loro che avevano diritto alle loro proprie opinioni religiose, alla propria lettura della Legge e dei profeti, e alla propria storia passata; che avevano anche il diritto di viaggiare e di andare a vedere i nuovi Gentili convertiti, la cui Chiesa di Antiochia doveva essere di per sé un tale segno; e che, arrivati lì, non erano tenuti a mantenere un silenzio perpetuo. Ma dal momento stesso in cui queste cose sono concesse ai membri di qualsiasi società cristiana risale la solenne responsabilità che grava su di loro. Uno dei grandi fatti del "liberty" Versetto 10; Galati 5:1 della Chiesa di Cristo è che il carattere individuale sarà messo alla prova e messo alla prova dal grande aumento della responsabilità individuale. Ma la libertà non può essere ottenuta e la responsabilità è lasciata. E fino a questo punto si possono notare queste cose:

1 che fin dall'inizio "sarebbero venute le offese", anche all'interno della Chiesa; ma

2 che non era meno "guaio" a coloro da cui l'offesa dovesse provenire; poiché su di loro gravava la responsabilità di cui dovevano essere consapevoli ed essere consapevoli, e non su eventuali lacune, da parte della Chiesa nel suo insieme, nel non legiferare, per esempio, per sopprimere la libertà del pensiero e della parola individuale. Perché fare questo sotto il dominio di Gesù significherebbe originare una "offesa" peggiore. Il peggior affronto a Gesù è quello di sostituire la lettera allo spirito, la legge all'amore. L'origine di un dissenso, dunque, che suscitò molte discussioni, consumò molto tempo prezioso, è certo di aver risvegliato una certa amarezza di parola e di temperamento, oltre ad aver causato non poca ansia e dolore agli interessati, fu il lavoro gratuito di uomini che non avevano una conoscenza corretta, non cercarono di ottenerla Versetto 24, e che hanno fatto di tutto per "fare grande scalpore".

III LA GESTIONE APOSTOLICA DI QUESTO DISSENSO. La fraseologia un po' indefinita del secondo versetto, paragonata alle parole dell'apostolo Paolo in Galati 2:2, ci lascia in pochissima incertezza sul fatto che dobbiamo capire che Paolo e Barnaba ricevettero un'intimazione speciale dallo Spirito che la questione doveva essere spostata a Gerusalemme; che la Chiesa di Antiochia accettò di cuore la giustezza di questa condotta e si rallegrò di assistere fino all'ultimo ai passi degli apostoli e degli altri delegati, nonché di raccomandarli in preghiera a Dio

1. Se, dunque, l'avvertimento dello Spirito ha mostrato la via agli apostoli, può essere raccolto

1 quali questioni veramente importanti erano in gioco, non solo nella questione, ma nel modo di trattare questo dissenso; e

2 si può presumere che molte volte e con ansia e fervore i due implorarono la guida divina. Lo Spirito è il Sovrano della Chiesa. Quanto è imperfetto questo fatto vitale ricordato nei giorni moderni! E la guida dello Spirito si cerca e si ottiene quando le nuvole e il tempo tempestoso erano presidiati. Per quanto riguarda gli usi pratici che si possono ottenere facendo riferimento a Gerusalemme e al corpo degli apostoli e degli anziani, si va dicendo

1. Quando Paolo e Barnaba, e con loro alcuni altri della Chiesa di Antiochia, raggiungono Gerusalemme, essi sono, in primo luogo, cortesemente ricevuti da tutta la Chiesa con "gli apostoli e gli anziani". L'incontro fu un set, ghiaccio e un servizio felice e santo. Tutti ascoltano ciò che Dio ha fatto Versetto 4, e la gioia è grande. E, infine, la questione è aperta, apparentemente con la stessa moderazione e chiarezza Versetto 5

2. Il consiglio appropriato si riunirà a breve. È composto dagli "apostoli e dagli anziani". Ma la questione sembra essere stata discussa ancora alla presenza di tutta l'assemblea Versetti. 7, 12, 13, 22. Vengono registrati quattro discorsi e argomenti principali, e l'ordine e la saggezza della selezione degli oratori devono essere evidenti. Chi meglio di Pietro per cominciare? La sua argomentazione è semplice, pratica e non può essere confutata. Ma il modo in cui egli ribalta la situazione sui suoi fratelli ebrei pignoli per la circoncisione Versetto 11 è molto significativo. Seguono Barnaba e Paolo con le loro notizie missionarie. Questi portavano volumi di convinzione, ed erano adatti a farlo. Gli uomini ascoltano ancora meravigliosamente nei sermoni predicati i fatti e la storia attendibile. Sono questi che pesano, anche, con il non sofisticato e la massa. E con quanta acutezza di attenzione e quasi con simpatico orgoglio ascoltano questi racconti dalle labbra di uomini che avevano "rischiato la loro vita per il nome" del Signore Gesù Cristo Versetto 26; 1; E dopo questi emozionanti discorsi Giacomo probabilmente "il fratello del Signore" e l'autore dell'Epistola generale rinnova l'argomento, corroborandolo con citazioni delle Scritture dell'Antico Testamento. Né si siede senza fare proposte precise per affrontare il caso in esame

3. In armonia con queste proposte, gli apostoli e gli anziani e tutta la Chiesa sono d'accordo. E accettano di scrivere e di inviare ciò che scrivono per le mani onorate di Paolo e Barnaba, e di altri due appositamente delegati dalla loro comunione domestica ad Antiochia. I versetti 23-29 contengono le parole di una lettera che, per il benevolo rispetto, per il tono conciliante verso tutti, per la fedeltà della verità Versetto 24, per "l'onore a cui si deve onore" Versetto 26, per la chiamata religiosa alla testimonianza dell'unico Sovrano della Chiesa, "lo Spirito Santo" Versetto 28, e per la parola di esortazione Versetto 29, non poteva essere superato. 5. I quattro pacificatori si affrettano verso Antiochia. Chiamano insieme "la moltitudine" Atti 4:32; 6:5, consegnano la loro lettera e si congratulano con i Gentili liberati da molte paure nella loro "consolazione". Questo tocco gentile alla fine dice molto di ciò che era trapelato nelle menti di quei convertiti Gentili, e aiuta come commento pratico il Versetto 10 di questo capitolo. I due visitatori, Giuda e Sila, si rivolgono anche alla Chiesa di Antiochia, l'ultima delle quali trova un tale interesse per il luogo e la gente che rimane ad Antiochia, assistendovi per un po' Paolo e Barnaba nel loro ministero e nel loro pastorato del gregge

IV ALCUNE LEZIONI GENERALI PER LA VITA DELLA CHIESA SUGGERITE DA QUESTA STORIA. Dovremmo osservare:

1. La sanzione qui data all'uso paziente e fedele delle forze strettamente morali nel governo della Chiesa di Cristo. Il caso aveva aspetti che, da un lato, potevano mettere alla prova la pazienza di chi ha un cuore generoso e, dall'altro, tentare di procedere con prepotenza. Ma un mondo di guai non è riluttante a mantenersi ben all'interno dello spirito del Maestro, e ad avere compassione per i deboli, e a considerare gli altri nei loro errori e nella loro meschinità, "per timore che anche loro siano tentati", con il quale confessato può ora risiedere la forza, il diritto e la bontà

2. L'onore reso alla cortesia e al rispetto e all'osservanza del "dovere verso gli eguali", o coloro che per il momento devono essere chiamati tali. Il cristianesimo sembra spesso offrirci un profilo molto chiaro, molto bello, delle perfezioni possibili alla società umana semplicemente in quanto tale

3. La più gentile attenzione qui rivolta ai sentimenti umani. Sembra risplendere ancora e ancora. Dove un ecclesiasticismo freddo, dispotico, duro e veloce avrebbe trovato la sua occasione per trionfare, il vero ordine della Chiesa di Cristo trova un'occasione eletta per riverire il sentimento. Infatti, oltre a tutto l'onore di rispetto e cortesia mostrato nelle transazioni riportate in questo capitolo, è evidente la simpatia dell'amore vero e sincero. In mezzo a grandi pericoli è stato fatto il minor danno possibile alla reputazione del giovane cristianesimo, e il commento potrebbe ancora essere: "Guardate come questi cristiani si amano l'un l'altro". -R

OMELIE di R. Tuck versetto 1.- Circoncisione e salvezza,

Versione riveduta: "Se non siete circoncisi secondo l'usanza di Mosè, non potete essere salvati". Era inevitabile che le rivendicazioni dell'ebraismo e del cristianesimo entrassero presto in conflitto. Il conflitto, quando sarebbe arrivato, avrebbe sicuramente infuriato intorno a qualche particolare punto di divergenza; non necessariamente il punto più importante, ma quello che darebbe maggiore risalto alle differenze essenziali. La circoncisione era solo un rito formale, e la sua importanza potrebbe essere facilmente esagerata; ma suggellava l'esclusività del sistema ebraico e ne illustrava il carattere cerimoniale, quindi costituiva un buon terreno su cui combattere. Gli ebrei avevano questo terreno di vantaggio. La circoncisione era indiscutibilmente un'istituzione divina; e il cristiano non poteva portare alcuna prova che fosse stato formalmente rimosso. Gli insegnanti cristiani potevano solo insistere sul fatto che la "vita in Cristo" non aveva più bisogno di legami formali, e che la grazia di Dio in Cristo Gesù era data a coloro che non erano circoncisi. San Paolo ha preso una posizione molto ferma sulla questione. Mentre era pronto ad andare fino ai limiti della concessione caritatevole nel trattare con coloro che sentivano l'utilità dei riti e delle cerimonie, egli era pronto a resistere fino alla morte a qualsiasi manomissione della condizione di salvezza del Vangelo, o a qualsiasi tentativo di dichiarare che la grazia salvifica poteva essere trovata in qualsiasi ordinanza o cerimonia formale. "Quando le fondamenta stesse del cristianesimo rischiavano di essere minate, non era possibile per san Paolo 'cedere il passo con la sottomissione'.

IL BISOGNO PIÙ ALTO DELL'UOMO CONCEPITO COME SALVEZZA. Non la riforma; non la religione; non le prosperità materiali; non conquiste intellettuali; non la cultura; ma distintamente la salvezza, che è un bene morale, ha una relazione diretta con i peccati personali e con uno stato peccaminoso, ed è concepibile solo per qualche intervento divino, e nei termini divini rivelati. Il grido finale dell'uomo è: "Che cosa devo fare per essere salvato?" "Come può l'uomo essere giusto con Dio?" La salvezza, concepita come riconciliazione dell'uomo con Dio, era l'idea del giudaismo, ed era rappresentata dall'essere portato in relazioni di patto, e mantenuto in esse mediante sacrifici e cerimoniali. L'ebraismo aveva una vita morale all'interno del suo rituale, e questo trova espressione nei Salmi e nei profeti. La salvezza, come la intende il cristianesimo, è la riconciliazione dell'uomo con Dio, sulla sua penitenza per il peccato, e la fede nel Signore Gesù Cristo, come il Sacrificio infinitamente sufficiente per il peccato e il Salvatore a cui è stata affidata l'autorità di perdonare. I due sistemi sono correlati, come un'ombra è in relazione con la figura che la proietta; Ma le due cose non possono essere combinate; L'ombra deve passare del tutto quando la sostanza è arrivata. La salvezza che l'uomo vuole è una salvezza dell'anima, e che nessun rito, nessun cerimoniale, può toccare

II L'IDEA PIÙ ANTICA DEI MEZZI DI SALVEZZA. La salvezza era un favore divino concesso a una particolare razza. Le relazioni, la posizione e i diritti abramitici erano assicurati a tutti coloro che adottavano il segno e il sigillo della circoncisione. Negli anni successivi gli estranei furono ammessi a partecipare alla "salvezza", o "stare con Dio", della razza abraamica, sottoponendosi al rito della circoncisione. Man mano che la spiritualità svaniva dalla vita ebraica, si attribuiva sempre più importanza al mero rito, e gli zeloti si contendevano per esso come se in esso solo risiedesse la speranza della salvezza. C'è un posto importante per il rituale, ma è sempre pericoloso per la verità spirituale se viene messo fuori dal suo posto. È un'utile ancella; è un'amante tirannica

III L'IDEA PIÙ RECENTE DEI MEZZI DI SALVEZZA COME RIVELATA AGLI APOSTOLI. Non le opere di giustizia, ma la "fede", che presuppone la penitenza. Come viene salvato un peccatore? Al di fuori di tutti i sistemi o cerimonie, egli deve accettare la salvezza che Dio gli offre gratuitamente nella persona di suo Figlio Gesù Cristo. L'atto di accettazione è chiamato "fede". Non possiamo meravigliarci che questa nuova e graziosissima condizione di salvezza abbia spinto completamente fuori dalla mente degli apostoli l'idea più antica. Sembrava nuovo; Non avrebbero nemmeno provato a pensare a come si adattasse al vecchio. Consapevoli della nuova vita e della gioia che essa portava, si sarebbero trovati gradualmente svezzati dal cerimoniale ebraico, e i pensatori più avanzati, come San Paolo, sarebbero stati anche in qualche modo in pericolo di esagerare i contrasti tra il vecchio e il nuovo

IV LO SFORZO DI RIPRISTINARE DI NUOVO L'IDEA PIÙ ANTICA. Le verità e le pratiche che hanno assorbito a lungo l'interesse degli uomini non muoiono senza lottare. Alcuni campioni si soffermano e combattono in ogni occasione. Una ricchezza di interessi si raccoglie intorno a ogni sistema religioso, e devono passare generazioni prima che questi possano essere completamente cambiati. Non c'è da meravigliarsi che il giudaismo più severo abbia lottato contro gli apostoli, o che il paganesimo abbia fatto più e più volte sforzi disperati per resistere all'avanzata del cristianesimo. Sembra che in questa occasione i legami ebraici abbiano agito in modo subdolo e indegno. "La linea di condotta che adottarono, in prima istanza, non fu quella di un aperto antagonismo con San Paolo, ma piuttosto di intrighi clandestini. Entrarono come 'spie' nell'accampamento nemico, insinuandosi inconsapevolmente e insinuando o inculcando gradualmente la loro opinione che l'osservanza della Legge ebraica era necessaria per la salvezza". Due cose devono essere considerate

1. Perché il loro insegnamento dovette essere contrastato con tanto vigore

1 Perché tendeva a confondere le menti dei discepoli;

2 perché era fondamentalmente contrario all'insegnamento cristiano

2. Su quali basi si potrebbe fare la resistenza. Questi erano

1 l'esclusività della condizione cristiana di salvezza - mediante la fede;

2 le pretese supreme dell'insegnamento di Cristo, che non ha posto tale peso sui suoi discepoli;

3 il fatto che lo Spirito Santo ha suggellato i credenti tra gli incirconcisi. Questo è sufficiente, allora e oggi. "Chiunque crede nel Figlio di Dio ha vita eterna". -R.T

2 E quando per quando quindi, A.V.; interrogatorio per disputa, A.V.; i fratelli in corsivo nominati per essi determinarono, A.V. Certi altri di loro. Uno di questi sarebbe Tito Galati 2:1 La circostanza che, in questa occasione, San Paolo si avvicinò a coloro che erano apostoli prima di lui, per consultarsi con loro su una questione di dottrina, mostra subito perché si riferisce così esplicitamente a questa visita in Galati 2:1, ecc., ed è una prova quasi conclusiva che questa visita è quella a cui si fa riferimento. La compagnia di Barnaba; l'accordo dell'espressione: "Sono salito per rivelazione", con il fatto che egli è stato mandato dalla Chiesa, senza dubbio in obbedienza a qualche voce dello Spirito, come quella menzionata in Atti 13:2 ; l'occasione, una disputa sulla circoncisione dei Gentili convertiti; la linea adottata da Paolo e Barnaba nel dichiarare la conversione dei Gentili Atti 15:4,12; Galati 2:2-7 e il risultato Atti 15:19; Galati 2:5,7,9 sono tutti segni forti, per non dire conclusivi, dell'identità delle due visite. Gli apostoli e gli anziani. Questa frase segna la costituzione della parte governante della Chiesa di Gerusalemme. L'aggiunta a Versetti. 22 e 23 di "tutta la Chiesa" e secondo il T.R. dei "fratelli", mostra la parte che il corpo dei credenti aveva nell'approvare e sanzionare le decisioni degli anziani. La transazione segna la posizione della Chiesa di Gerusalemme come Chiesa metropolitana della cristianità

Versetti 2, 4.- La Chiesa di Gerusalemme

Il cristianesimo è partito da Gerusalemme. I discepoli adempirono il comando del loro Signore e "cominciarono da Gerusalemme". Il Vangelo fu predicato per la prima volta a Gerusalemme. Lo Spirito Santo ha investito gli insegnanti cristiani e ha scalato i credenti cristiani, prima a Gerusalemme. La Chiesa prese forma per la prima volta a Gerusalemme. I suoi ufficiali furono nominati per la prima volta a Gerusalemme. E i documenti lasciano intendere che, quando gli altri discepoli furono dispersi all'estero, gli apostoli più anziani e preminenti rimasero nella città santa, ed esercitarono una sorta di supervisione sul lavoro dei vari insegnanti cristiani. La costituzione della Chiesa di Gerusalemme non può essere conosciuta con certezza; ma è chiaro che San Pietro non aveva autorità esclusiva, e che se le dispute e le controversie venivano sottoposte a un concilio apostolico, la loro decisione prendeva la forma di raccomandazione e non di comando. Poiché l'argomento sarà trattato da più punti di vista, secondo la parzialità del predicatore, diamo solo lo schema generale degli argomenti che possono essere utilmente considerati

GERUSALEMME , IL PUNTO DI PARTENZA CRISTIANO. I primi insegnanti furono ebrei; e il cristianesimo non è solo il risultato appropriato e la perfezione dell'ebraismo, ma porta l'impronta ebraica. Si collega alle idee fondamentali di Dio, del peccato, della redenzione, che furono rivelate agli ebrei. Se fosse del tutto nuovo, non potrebbe essere vero

II GERUSALEMME, IL CENTRO APOSTOLICO. Una sorta di Chiesa madre. Osservate come il suo concilio di apostoli e anziani fu richiesto quando sorsero difficoltà di dottrina o di pratica; e come le Chiese Gentili inviarono i loro doni caritatevoli ai poveri santi della Chiesa madre

III GERUSALEMME, LA CHIESA MODELLO. Fino a che punto una Chiesa potesse presentare un modello può essere contestato. Qualsiasi modello sarebbe efficiente in ragione dei suoi principi di funzionamento illustrativi, non in virtù della sua mera forma

IV GERUSALEMME, LA FONTE DELL'AUTORITÀ. Fino a che punto gli apostoli rivendicassero l'autorità sulla base della loro conoscenza di Cristo, dell'ispirazione, dei doni miracolosi e del potere di dare o portare lo Spirito Santo, deve essere attentamente considerato.

3 Pertanto, ... passò per e passarono, A.V.; sia Phoenicia per Phonice, A.V. Essere portati sulla loro strada propemfqentev. La parola propempein ha due significati distinti anche se affini: uno è "condurre una persona per la sua via", come in Atti 20:38; 21:5 ; l'altro è "aiutare una persona nel suo cammino, fornendole tutto il necessario per il suo viaggio", come in Romani 15:24; 1Corinzi 16:6; Colossesi 1:16; Tito 3:13; 3Giovanni 6. Quest'ultimo è il significato qui. Essendo i messaggeri della Chiesa, viaggiavano a spese della Chiesa. Sia la Fenicia che la Samaria. Il loro percorso sarebbe passato per Berito, Tipo, Sidone e Samaria. Dichiarare la conversione dei Gentili. C'era una ragione speciale per farlo, poiché aveva una forte influenza sulla grande controversia che stava per essere decisa a Gerusalemme

4 Gli apostoli per degli apostoli, A.V.; gli anziani per gli anziani, A.V.; provato per dichiarato, A.V. Essendo essi stessi gli inviati formali della Chiesa di Antiochia, furono formalmente ricevuti come tali dalla Chiesa di Gerusalemme, guidata dagli apostoli e dagli anziani

5 Per chi per cui, A.V.; è per quello che era, A.V.; carica per comando, A.V. Lì si levò, ecc. Appena Paolo e Barnaba ebbero terminato il loro racconto della conversione dei pagani ai quali avevano predicato il vangelo, certi farisei cristiani che erano presenti all'adunanza disturbarono la gioia dei fratelli e l'unanimità dell'assemblea alzandosi e dicendo che tutti i convertiti gentili dovevano essere circoncisi e osservare la Legge. Questo, naturalmente, avrebbe incluso Tito, che era presente con San Paolo Galati 2:1,3 L'Epistola ai Galati tratta direttamente e con forza questa questione

6 Gli anziani per gli anziani, A.V.; erano radunati per venire, A.V; per per per a , A.V. La questione era troppo importante, e, forse, le persone che avanzavano le obiezioni troppo considerevoli, per permettere che una decisione fosse presa sul posto. Una riunione speciale della Chiesa fu convocata per esaminare la questione

Versetti 6-21.- Il concilio di Gerusalemme

La pretesa dei giudaizzanti è nettamente e assolutamente. La circoncisione è una necessità; la Legge di Mosè deve essere osservata. L'intera questione è aperta e l'aria è piena di dibattiti

I DISCORSO DI PIETRO

1. La questione se la Legge mosaica sia vincolante per i pagani o no è da lui riferita all 'esperienza. Questa è la grande guida di tutte. In nessun caso può essere trascurato. In ogni caso, il ricorso ad esso nel suo insieme sarà utile. Ora, a Cesarea era chiaro che i Gentili, non meno dei Giudei Cristiani, avevano ricevuto lo Spirito Santo. Questo fatto l'apostolo considera una prova significativa che Dio aveva già deciso la questione in discussione. Dio, aveva già imparato, non era un "riguardo di persone". Qui esprime la stessa verità dicendo che Dio non ha fatto alcuna differenza tra loro; ha posto i due su un unico piano. Egli ha reso testimonianza ai Gentili impartendo loro lo Spirito Santo, la sua grazia e il suo beneplacito

2. Il riferimento all'esperienza immediata conduce al più ampio riferimento alla storia: la storia del sacro passato. Tutta la rivelazione di Dio in entrambi i testamenti poggia sulla storia e consiste nella storia. Cristo "visse la sua dottrina e predicò la sua vita". E l'esperienza vivente dei profeti e degli apostoli offre un ricco fondo di istruzione. La dottrina di Paolo è la sua stessa vita tradotta in coscienza e conoscenza. E la dottrina di Pietro è la sua stessa vita compiuta in vista del dovere e dei principi del pensiero cristiano. La dottrina cristiana è l'espressione dei risultati della storia cristiana. Il discorso di Pietro produce evidentemente una grande impressione. Segue il silenzio, rotto solo dalle voci di Barnaba e Paolo, che raccontano gli avvenimenti significativi che sono accaduti tra i pagani

II DISCORSO DI GIACOMO

1. Egli, come un vero ebreo, addestrato all'orecchio e alla memoria dagli oracoli profetici, ritorna ad essi, e vi trova la conferma delle opinioni prodotte nelle menti degli altri dalla certa disciplina dell'esperienza. Gli scritti dei profeti furono usati dagli apostoli come guida per l'interpretazione dei segni del presente e per le indicazioni riguardo al dovere presente. Ora, l'oracolo di Amos addotto da Giacomo si riferisce in primo luogo alla casa di Davide. La sua casa reale è caduta in rovina. Ma Dio lo farà risorgere dalle rovine, lo restaurerà e lo estenderà tra i Gentili tra i quali il suo Nome sarà conosciuto, cioè tra coloro che decideranno di riconoscerlo e servirlo. Tutto questo Dio avrebbe realizzato secondo i suoi disegni eterni Versetto 18

2. Ecco, quindi, la luce sulla questione del dibattito. Osservate che la teocrazia, il regno di Dio, sta al centro della promessa, e non la Legge in quanto tale. Inoltre, la "chiamata al nome di Dio" è stabilita come condizione o incorporazione con il regno di Dio. Questa condizione è già stata adempiuta dai pagani convertiti. Infine, è "il Signore che fa queste cose". Non sono i nostri consigli miopi e la nostra prudenza che devono creare una nuova storia e nuove leggi, ma Dio ha promesso che lo farà. Ha già adottato un popolo dai pagani Versetto 14. Se, dunque - questo è l'argomento di Giacomo - dovessimo porre un peso sui cristiani gentili, ciò significherebbe andare contro l'insegnamento dei fatti, lottare contro la corrente della storia, ostacolare la volontà di Dio in essa rivelata

3. La decisione di James. Egli non voleva che fossero molestati i cristiani gentili, che si volgono a Dio con pentimento e buone opere. Avrebbe riconosciuto la loro libertà evangelica; avrebbe respinto le richieste del partito farisaico; infatti egli coincide pienamente, anche se per motivi diversi, con Paolo. Agisce allo stesso tempo, insiste su certe astinenze morali e cerimoniali. L'insieme illustra il carattere mite, gentile e amorevole di questo apostolo. C'era in lui, con il massimo rigore verso se stesso, l'amore più compassionevole per gli altri. Nel tempio, in ginocchio, pregava incessantemente per il perdono del suo popolo Eusebio, Eccl. Hist., 2. 25. Colui che ama di più la propria casa sarà il più gentile con loro fuori. Il vero patriota è il vero filantropo; il fedele aderente alla sua Chiesa, il migliore amico del cristianesimo universale e del progresso.

7 Interrogatorio per disputa, A.V., come in Versetto 2; fratelli per gli uomini e fratelli, A.V., come in Atti 7:2, ecc.; voi per noi, A.V. e T.R.; per bocca mia i Gentili per i Gentili per bocca mia, A.V. Interrogatorio. Era una ripetizione della stessa scena che aveva avuto luogo ad Antiochia. Pietro, ecc. Sembra che Pietro sia stato saggio lasciare che l'adunanza si esaurisse con infruttuose dispute prima che egli si alzasse per parlare. La sua ascesa, con tutta l'autorità della sua persona e della sua posizione, richiamò l'attenzione immediata. Un bel po' di tempo fa, letteralmente, dai giorni antichi, o ancora più esattamente, dai giorni dell'inizio del vangelo hJmeraiai, giorni che appartengono all'inizio ajrch dell'esistenza della Chiesa, e risalgono a molto tempo fa nella vita apostolica di Pietro. Nulla può essere più naturale di questa allusione alla conversione di Cornelio e al dono dello Spirito Santo ai gentili abitanti della sua casa, come riportato in Atti 10:44

8 Cuore per cuori, A.V. kardiognwsthv. Rendete loro testimonianza; cioè ha posto su di loro il marchio della sua approvazione, ha garantito la loro sincerità vedi l'uso del verbo marturew in Luca 4:22; Giovanni 3:26; Atti 6:3; 10:22 -- , ecc

9 Non faceva distinzioni per non mettere alcuna differenza, A.V.; comp. Atti 10:20 -- , nota detersione per purificare, A.V. Questa è esattamente la dottrina di Galati 2:16 e Romani 3:30, con cui confronta anche Versetto 11

La spiritualità del Vangelo

"Purificando, purificando i loro cuori mediante la fede". La purezza viene da dentro. L'influenza del pensiero puro e del sentimento puro sulla pratica. La purificazione dell'ebraismo tipica. Lo Spirito Santo compì l'opera. Quando il tempio fu chiuso, si aprì il regno della grazia. Lo Spirito deve operare sullo spirito. Tutto il ritualismo, in quanto tale, contraddice i principi essenziali della libertà del Vangelo

IO , IL CUORE HA BISOGNO DI PURIFICAZIONE

1. Della sua falsità. Il mondo pagano è un mondo di menzogne. La tendenza della natura decaduta a credere a forti illusioni

2. Dei suoi desideri corrotti. La Caduta fu un abbassamento dello spirito dell'umanità al livello delle razze inferiori. L'animalismo è la caratteristica del paganesimo e di uno stato non rigenerato

3. Della sua autogiustificazione e orgoglio. Il male si aggrappa ad esso. È necessario un cuore spezzato e contrito

II IL CUORE È PURIFICATO. Considera la natura della purezza conferita

1. La coscienza, con il senso del perdono; "roba pericolosa" ripulita

2. Un oggetto d'amore rivelato a cui il cuore è arreso. "Tu sai che ti amo ". Il germe della nuova vita nel terreno degli affetti

3. La consacrazione. La circoncisione era un segno di patto. "Dal cuore vengono fuori i problemi della vita". Una volontà pura è quella che è impegnata da un nuovo corso d'azione e da una nuova posizione

III IL CUORE È PURIFICATO DALLA FEDE. Il contrasto tra l'antica e la nuova alleanza. La verità accettata diventa la potenza di Dio per la salvezza. La pulizia spirituale differisce da:

1. Pura purificazione rituale

2. Semplice separazione nominale dal mondo da parte di una vita esterna

3. Semplice obbedienza servile alla lettera della Legge. Una purezza che poggia sulla fede è una purezza che abbraccia i pensieri e i desideri, eleva il cuore con gioia, lo protegge dalla tentazione dell'ipocrisia e della moralità superficiale. Credere; Dedica la tua mente al messaggio, accogli il Salvatore personale, segui lo Spirito che lo guida. Rallegratevi della libertà dei figli di Dio. Il giogo di Cristo è dolce, il suo carico leggero. - R

Versetti 9-11.- Salvezza per grazia per tutti

Questo passaggio fa parte del discorso pronunciato da San Pietro alla conferenza, le sue parole dovrebbero essere parole pesanti, visto che Dio si era compiaciuto di rivelargli direttamente le relazioni in cui i Gentili avrebbero dovuto stare con il suo vangelo. San Pietro sarebbe stato un uomo intensamente ebreo se non fosse stato per le sue esperienze a Giaffa e Cesarea. Evidentemente aveva imparato bene la lezione dell'ampiezza della piattaforma cristiana; eppure anche lui in seguito vacillò, e si portò sotto il rimprovero di San Paolo. Dopo aver ricordato ai suoi ascoltatori la parte che egli stesso aveva avuto nell'ammettere i Gentili nella Chiesa cristiana, San Pietro insiste su questo punto: "La comunicazione dello Spirito Santo era la vera prova dell'accettazione di Dio; e Dio aveva mostrato di non avere riguardo alla qualità delle persone spargendo gli stessi doni miracolosi su Giudei e Gentili, e purificando mediante la fede i cuori di entrambi allo stesso modo". Ricorda loro inoltre quale pesante giogo la Legge ebraica aveva dimostrato per molte generazioni; quanto erano grati di essere liberati dalla schiavitù legale mediante la salvezza offerta mediante la fede; e quanto sarebbe irragionevole tentare di imporre agli altri un fardello che né loro né i loro padri erano mai stati in grado di sopportare. Il decano Plumptre dà così la conclusione del discorso di San Pietro: "Il Fariseo potrebbe considerare la Legge come vincolante; ma anche lui, se credeva in Cristo, era costretto a confessare che la sua speranza di salvezza si trovava nell'opera di Cristo come Salvatore; e se così fosse, allora, riguardo a quella speranza, Giudei e Gentili erano sullo stesso piano, e il giudizio che gli uomini non potevano essere salvati senza la Legge non era che l'incoerenza di un dogmatismo intollerante, che insisteva nell'imporre ciò che era riconosciuto inutile". C'è nel discorso di San Pietro una ferma dichiarazione dei grandi principi evangelici

LA SALVEZZA DA PARTE DI DIO È IL SUO ATTO DI GRAZIA. L'idea dell'acquisto o del deserto ne è completamente esclusa. La salvezza attraverso la perfetta obbedienza alle regole formali e la fedele osservanza dei termini del patto, era stata accuratamente provata nel giudaismo, ed era certamente e irrimediabilmente fallita, perché l'uomo peccatore non ne aveva il potere. L'uomo non potrebbe salvarsi con le tentate obbedienze del giudaismo più di quanto non possa salvarsi con gli schemi umani escogitati nel paganesimo. Era evidente che la salvezza per l'uomo doveva essere un intervento dell'amore divino, una manifestazione della grazia divina. E questa è la vera essenza del messaggio evangelico riguardo a Dio: "Ciò che la Legge non poteva fare, in quanto era debole a causa della carne, Dio ha mandato il suo proprio Figlio in carne simile a carne di peccato, e a causa del peccato, ha condannato il peccato nella carne". La salvezza è un dono divino, offerto in modo fresco e gratuito, al di là di tutte le rivelazioni e condizioni precedenti, nei termini che Dio stesso si compiace di stabilire. E, senza portare avanti idee o usanze più antiche, il nostro semplice dovere è quello di ascoltare Dio mentre ci dice le condizioni alle quali si compiace di offrire il perdono e la vita. Potremmo essere abbastanza soddisfatti se riuscissimo a trovare i termini stabiliti nel nuovo patto di grazia, e sono questi: "Dio ci ha dato la vita eterna, e questa vita è nel suo Figlio. Chi ha il Figlio ha la vita".

II LA SALVEZZA, DA PARTE DELL'UOMO, È IL SUO ATTO DI FEDE. NESSUN dono può essere di valore a meno che non ci sia un'adeguata preparazione per riceverlo. Non ci limitiamo a disperdere i nostri comuni doni terreni, scegliamo a chi darli e ci aspettiamo che essi siano in uno stato d'animo e di sentimento verso di noi tale da garantire che accettino e facciano buon uso dei nostri doni. Tali condizioni si applicano al dono della salvezza. Della grazia gratuita, per quanto lo sia, richiede qualcosa nell'uomo che possa assicurare che il dono sarà apprezzato. La preparazione spirituale dell'uomo per il dono spirituale è chiamata fede. È illustrato nella disposizione mentale che Cristo richiese in coloro che guarì miracolosamente. E include

1 rinuncia alla fiducia in se stessi;

2 fiducia nella provvidenza e nella promessa di Dio; e

3 un pieno desiderio e aspettativa dell'aiuto divino

La fede, come disposizione o stato d'animo della mente, deve essere distinta dalla fede come atto. Lo stato di fede ci rende pronti a ricevere il dono; L'atto di fede si appropria del dono. Cantici presentando la fede dell'uomo, si vedrà chiaramente che ad essa non può essere attribuito alcun tipo di "merito", in quanto opera salvifica

III ENTRAMBE SONO CONDIZIONI ABBASTANZA GRANDI DA COPRIRE E ABBRACCIARE TUTTA L'UMANITÀ. Anche ebrei e gentili. Questo è il punto di San Pietro a Versetti. 9,11. La grazia del Padre universale può, senza dubbio, raggiungere, benedire e salvare tutti. E la fede è una facoltà umana così comune, così universale che può essere resa una condizione per tutti. Ognuno può fortunatamente aprire la mano e il cuore per ricevere un dono. Tutti possono fidarsi.

10 Che dovresti mettere per mettere, A.V. Le parole greche non possono essere interpretate come le prende l'A.V. Non è una costruzione greca dire peirazein tina poiein kakon, "tentare chiunque a fare il male". L'infinito ejpiqeinai deve essere preso gerundialmente, "ponendo" o "mettendo", e il senso è: Perché metti alla prova la pazienza di Dio con la tua provocazione nel mettere un giogo insopportabile sul collo di coloro che credono? Oppure, "come se non avesse il potere di salvare mediante la fede" Crisostomo

11 Noi saremo salvati per mezzo della grazia, ecc., perché per mezzo della grazia... saremo salvati, A.V.; Gesù per Gesù Cristo, A.V. e T.R.; allo stesso modo per anche, A.V. "Quanto sono piene di potenza queste parole! Lo stesso che Paolo dice ampiamente nell'Epistola ai Romani, lo stesso dice Pietro qui" Chrysost., 'Hem.,' 32.

12 E per allora, A.V.; hanno ascoltato per dare udienza, A.V.; provando quali segni per dichiarare quali miracoli, A.V. Ha mantenuto il silenzio; notando il contrasto tra le rumorose domande e dispute che avevano preceduto il discorso di Pietro, e l'attenzione tranquilla e ordinata con cui ora ascoltavano Paolo e Barnaba, che parlavano loro della conversione dei Gentili. Ricorda la descrizione di Virgilio dell'effetto della presenza di un uomo di grave pietà su una folla eccitata:

"Tum, pielate gravem ac meritis si forte virum quem Aspexere, silent, arrectisque auribus adslant." -- ' Eneide, 1:152.

Versetti 12-35.- Una grave crisi nel regno di Dio: altre lezioni

Dopo il discorso di Pietro Versetti, 7-10 venne la narrazione dei fatti da parte di Barnaba e Paolo, in cui essi misero in risalto i segni divini di favore e di sostegno che avevano ricevuto nell'esecuzione della loro opera Versetto 12; e poi Giacomo riassunse la questione, evidentemente dando voce alla decisione della Chiesa. Impariamo...

CHE GLI UOMINI DI PENSIERO DIVERGENTE DOVREBBERO SFORZARSI DI INCONTRARE LE RECIPROCHE OPINIONI NEL CONCILIO CRISTIANO. Probabilmente sarebbe difficile trovare due brave persone di qualsiasi epoca o paese che abbiano avuto opinioni più divergenti sul vangelo di Cristo di quelle di Giacomo e Paolo. Le loro epistole ci mostrano come essi considerassero l'unica verità da punti di vista separati e persino distanti. Se fossero venuti a questa riunione della Chiesa con l'intenzione di magnificare i loro punti distintivi, ne sarebbero seguiti aspri conflitti e rotture fatali. Ma essi si sforzarono di incontrarsi l'un l'altro, e il fine fu la pace e la promozione della verità redentrice

II CHE UN COMPROMESSO EQUO POSSA ESSERE L'ACCORDO PIÙ ONOREVOLE. Versetti 19-21. Nella concessione al partito dei Gentili, non era richiesto che essi si sottomettessero al rito distintivo; in concessione al partito ebraico, si richiedeva che alcuni statuti fossero osservati da esso. Molto spesso si verificheranno occasioni in cui ciascuna parte deve all'altra fare concessioni. Lo spirito che tende solo alla vittoria non è lo spirito di Cristo. Dovremmo, come suoi discepoli, considerare un onore e una gioia concedere, quando coscienziosamente possiamo farlo, ai fratelli cristiani che differiscono da noi

III CHE POSSIAMO LASCIARE LE QUESTIONI IRRILEVANTI ALLA DEFINIZIONE DEL TEMPO. I precetti particolari che Giacomo e coloro che pensavano con lui desideravano che fossero applicati sono scomparsi da tempo. La loro osservanza a quel tempo era opportuna, perché Mosè aveva in ogni città coloro che lo predicavano, ecc. Versetto 21. Ma quando le ragioni speciali per la conformità sono state rimosse, allora sono cadute. Quando è in gioco la pace di una Chiesa o di una grande comunità cristiana, facciamo bene ad accettare piccole cose che non sono essenziali; Il tempo è dalla nostra parte

IV CHE IL CRISTIANESIMO HA PURIFICATO E PROPORZIONATO LA MORALE PUBBLICA. Ci sorprende e ci sconvolge leggere dell'astinenza dalla carne che era stata offerta agli idoli, e dalle cose strangolate, poste accanto all'astinenza dal peccato di fornicazione, come se, nella morale, queste cose stessero sullo stesso piano. Riteniamo che quest'ultima sia una cosa così completamente e intrinsecamente negativa che la prima non è affatto paragonabile ad essa per efferatezza dell'offesa. Il fatto è che pensiamo così perché la nostra santa religione ha purificato i nostri pensieri e ci ha insegnato a vedere le offese cerimoniali e morali nella vera prospettiva. Ma dovunque il cristianesimo è stato corrotto, dove le tradizioni degli uomini hanno sovrapposto la sua semplicità con il loro cerimonialismo, troviamo che questa visione difettosa prevale. Era necessario, a quel tempo e nelle condizioni allora del mondo, vietare formalmente ed espressamente un'usanza che ora rabbrividiamo e rifuggiamo come un peccato vergognoso

V CHE LE DECISIONI, UNA VOLTA PRESE, DOVREBBERO ESSERE ESEGUITE CON CORTESIA E CURA. Versetti 22-33. La Chiesa di Gerusalemme, sebbene sul punto principale avesse ceduto alla Chiesa di Antiochia, non cedette imbronciata o a malincuore. Non congedò la deputazione con una risoluzione fredda e formale. Mandò uomini capaci e influenti, con lettere, ad accompagnare Paolo e Barnaba, e questi salutarono la Chiesa Sirica e esposero la questione davanti a loro. Cantici che, alla fine, le due comunità si capivano e si rallegravano ancora di più l'una dell'altra. Ciò che viene fatto nel nome e nella causa di Cristo deve essere fatto con la massima cortesia e con perfetta accuratezza

VI AFFINCHÉ POSSIAMO RIPOSARE FELICI NELLA SAGGEZZA ONNIVEGGENTE E NELL'AMORE ONNICOMPRENSIVO DI DIO. Versetti 14-15. Giacomo insinuò che ciò che stava accadendo in quel momento era solo il compimento dell'intenzione divina. Dio sapeva fin dall'inizio ciò che avrebbe dovuto compiere, e si propose la guarigione e la redenzione di tutto il mondo dei Gentili,

1. Quando siamo sconcertati dalle perplessità del cammino, ricordiamoci che tutte le cose sono nelle mani dell'Onnisciente

2. Quando siamo angosciati dalle delusioni e dalle difficoltà del nostro lavoro, consolamoci pensando che Dio intende ristabilire l'umanità; la sua sapienza e il suo amore prevarranno, anche se non vediamo la nostra via e anche se i nostri timori abbondano.

13 Fratelli per uomini e fratelli, A.V., come Versetto 7. Rispose James. Il posto di Giacomo come vescovo presiedente è qui distintamente segnato dal suo riassunto del dibattito. "Questi Giacomo era vescovo, come si dice, e, perciò, parla per ultimo" Chrysost., 'Hem.,' 33.. E ancora: "Qui Giovanni non parla parola, non dice nulla agli altri apostoli, ma tacevano, perché Giacomo era investito del governo principale". «Dice bene con autorità: "La mia sentenza è"» ibid.. Una notevole testimonianza contro la supremazia papale

14 Simeone per Simeone, A.V.; provato per dichiarato, A.V.; prima Dio per Dio al primo, A.V. Simeone. Questo è l'unico posto, a meno che Simeone, non sia la lettura corretta in 2Pietro 1:1 in cui il nome di Simon Pietro è dato in questa forma ebraica, che è più appropriata nel mese di Giacomo che parla agli ebrei della Palestina. Abbastanza singolare, Crisostomo ne fu fuorviato, e pensò che la profezia di Simeone in Luca 1:31 fosse intesa: "Come prima", corrispondente al "bene di un tempo" di Versetto 7. Ho visitato, ecc. La costruzione ejpeskeyato labein è molto insolita, e in effetti si erge da sola. Il verbo ha sempre un caso accusativo dopo di esso, Atti 6:3; 7:23; 15:36 a meno che Luca 1:68 non sia un'eccezione, cosa che, tuttavia, non lo è affatto. Ci sono due modi di interpretare la frase. Uno è quello di considerarlo come ellittico, e di fornire, come fanno l'A.V. e il R.V., ta. Cantici Alford, che confronta la costruzione in Luca 1:25, dove deve essere fornito ejp ejme. Ma questa è una costruzione dura. L'altro e migliore modo è quello di prendere l'ejpeskeyato, non nel senso di "visitare", ma di "guardare fuori" o "sforzarsi di trovare qualcosa". Il senso dell'infinito dopo il verbo è quasi equivalente a "guardare e prendere", letteralmente, guardava fuori come avrebbe potuto prendere. Con una leggera modifica del significato, Ireneo nel "Commentario dell'oratore" lo rende "Excogitavit accipere", "pianificato" o "escogitato per prendere". un popolo per il suo nome; cioè essere chiamato con il suo nome. Laov era la designazione peculiare del "popolo" di Dio, che rispondeva all'ebraico μ comp. 1Pietro 2:10 -- , OiJ pote ouj laov nun de laov Qeou

16 Queste cose per questo, A.V.; Lo farò per volontà, A.V.; caduto per caduto, A.V

17 Maggio per la forza, A.V

18 Chi fa conoscere queste cose, ecc., per chi fa tutte queste cose in Versetto 17 di A.V.; noto per essere noto a Dio sono tutte le sue opere, A.V. e T.R. Conosciuto fin dall'inizio del mondo. Il passaggio sopra citato da Amos 9:11,12, è citato, non molto esattamente, anche se senza alcun cambiamento di senso, dalla LXX, dove termina con le parole: "dice il Signore, che fa tutte queste cose", come nell'A.V.. Ma il versetto 17 dei LXX differisce molto dall'attuale testo ebraico. Infatti, mentre l'ebraico dice: "Affinché posseggano il resto di Edom e di tutte le nazioni che sono invocate con il mio nome", la LXX Cod. Alex. avere Opwv a-ejkzhthswsin oiJ kataloipoi twn ajnqrwpwn torion kainta ta eqnh k.t.l., dove è evidente che leggono Wvrdyi, cercare, per Wvrye, possedere, e μd; un; uomini, per μwOda, Edom. C'è ogni apparizione della LXX, seguita qui da San Giacomo, avendo conservato la vera lettura. Per quanto riguarda la lettura della R.V in Versetto 18, si tratta di una corruzione manifesta. Non è la lettura né della versione ebraica né di quella greca di Amos, né di qualsiasi altra versione; E non ha senso. Mentre la R.T., che è la lettura di Ireneo 3:12, come dice giustamente Meyer, "presenta un pensiero completamente chiaro, pio, nobile e inoffensivo per quanto riguarda la connessione", sebbene egli pensi che ciò sia un motivo per rifiutarlo. Nulla potrebbe essere più pertinente all'argomento di San Giacomo che mostrare con le parole di Amos che l'attuale proposito di Dio di prendere i Gentili come suo popolo era, come tutte le altre sue opere, formato dall'inizio del mondo comp. Efesini 1:9,10; 3:5,6; 2Timoteo 1:9 -- , ecc. Per quanto riguarda l'interpretazione della profezia di Amos intesa, l'idea sembra essere che quell'apparente rovina della casa e della famiglia di Davide, che culminò nella crocifissione del Signore Gesù, sarebbe stata seguita da quelle "sicure misericordie di Davide", che consistevano nella sua risurrezione dai morti, nella sua esaltazione alla destra di Dio e nel radunamento dei Gentili nel suo regno. L'espressione, "il tabernacolo di Davide", è piuttosto difficile, perché la parola in ebraico è dyzid; tKsu, tabernacolo o capanna di Davide. È la parola usata per le capanne alla Festa dei Tabernacoli, e denota un temporaneo capanno di rami o simili di carattere molto umile. È difficile dire perché questa parola sia stata usata, a meno che non fosse per dimostrare che la casa di Davide era caduta in una condizione di basso rango prima di essere demolita

19 Sentenza di condanna, A.V. ejgwnw; girare per sono girati, A.V. ejpistrefousin Giudizio. Frase è la parola migliore, per esprimere il giudizio decisivo di San Giacomo, che, essendo stato pronunciato con l'autorità del suo ufficio alla fine del dibattito, portò con sé i suffragi di tutto il concilio. Le cose da loro decretate furono chiamate Tagmata tamena uJpolwn kairwn

Girare. Si applica sia a coloro che in futuro si convertiranno sia a coloro che sono già stati trasformati

20 Gli inquinamenti per inquinamenti, A.V.; ciò che è strangolato per cose strangolate, A.V. Gli inquinamenti. Nel decreto stesso Versetto 29 questo è spiegato da eijdwloqutwn, cose offerte agli idoli, sebbene alcuni applichino le "contaminazioni" a tutte le cose qui menzionate, non solo agli idoli. Più tardi, San Paolo allargò un po' la libertà dei Gentili convertiti per quanto riguarda le carni offerte agli idoli, vedi 1Corinzi 8:4-13; 10:25-28 : Ciò che è strangolato, ecc. Le cose proibite sono tutte le pratiche non considerate come peccati dai Gentili, ma ora imposte loro come parti della Legge di Mosè che dovevano essere vincolanti per loro, almeno per un certo tempo, in vista del loro vivere in comunione e comunione con i loro fratelli ebrei. La necessità di alcune delle proibizioni sarebbe cessata quando la condizione della Chiesa per quanto riguarda gli ebrei e i gentili fosse stata modificata; altri erano in eterno obbligo

21 Da generazioni di vecchi per di tempi antichi, A.V.; sabato per giorno di sabato, A.V. Il significato di questo versetto sembra essere che, nel richiedere le suddette osservazioni, il concilio non ingiungeva nulla di nuovo o di strano, perché i Gentili che frequentavano le sinagoghe conoscevano bene queste dottrine mosaiche. È stato spesso affermato che queste quattro proibizioni erano in sostanza le stesse dei cosiddetti sette precetti di Noè, che erano vincolanti per i proseliti della porta. Ciò, tuttavia, è scarsamente confermato dai fatti. Le quattro proibizioni sembrano essere state una disposizione temporanea adattata alla condizione allora della Chiesa, al fine di permettere agli ebrei cristiani e ai gentili di vivere in fratellanza. L'ebreo non doveva esigere di più dal suo fratello gentile: il gentile non doveva concedere di meno al suo fratello ebreo. Sant'Agostino 'Cont. Manich.,' 32, 13, citato da Meyer, ridicolizza l'idea che i cristiani del suo tempo fossero vincolati dalla legge delle cose strangolati vedi Hooker e il vescovo Sanderson, citati da Wordsworth, nello stesso senso

22 Sembrava buono per fargli piacere, A.V.; gli anziani per gli anziani, A.V.; di scegliere uomini dalla loro compagnia e di inviarli, ecc., per inviare uomini scelti della loro stessa compagnia, A.V.; Barsabba per Barsabas, A.V. e T.R., asnouv Atti 1:23. Scegliere gli uomini, ecc. Questo è un cambiamento necessario, perché l'aoristo medio ejkkexame non può avere un significato passivo scelto; vedi Versetto 40. Capi uomini hJgoumenouv; letteralmente, capi. Cantici inmenov Luca 22:26 JO hJgou è reso: "Colui che è il capo". Ebrei 13:7, OiJ hJgou uJmwn è: "Coloro che hanno il dominio su di voi; " i vostri governanti spirituali. Silas sembra essere una contrazione di Silvano, come Lucas per Lucanus. Negli Atti è sempre chiamato Sila, nelle Epistole di San Paolo e di San Pietro, Silvano. Andando come emissari diretti da Giacomo e dalla Chiesa di Gerusalemme, e Giuda avrebbe avuto un grande peso presso gli ebrei in Siria e Cilicia

Versetti 22-29.- Decisione del concilio di Gerusalemme

Questo, il primo concilio della Chiesa, è generalmente considerato un esempio per tutti i tempi

I UN ESEMPIO DI PRUDENZA CRISTIANA

1. Nella selezione degli emissari. Si riferiva in parte alle Chiese, in parte a Paolo e Barnaba. Alle Chiese fu assicurato che gli emissari non esprimevano la loro opinione privata, ma il giudizio deliberato della Chiesa. E gli apostoli avevano la legittimità e la purezza del loro ufficio sigillate dalla più alta autorità della Chiesa

II UN ESEMPIO DI AMORE FRATERNO E DI SAGGEZZA. Senza l'adozione di un tale passo, i giudaizzanti ad Antiochia e altrove rimarrebbero incontrollati, e lasciati a perseguire i loro inquietanti e faziosi intrighi. E con questo passo si stabilì un nuovo legame di simpatia e di affetto tra Giudei e Gentili, tra Gerusalemme e il mondo

III UN ESEMPIO DI AZIONE ISPIRATA. "Sembrava buono allo Spirito Santo e a noi". Le parole possono essere abusate o usate con genuino sentimento di devozione. Lo Spirito Santo è la Fonte di luce e di saggezza nella mente, il Giudice e Colui che decide nelle cose spirituali. La conclusione di una questione, discussa dai fedeli alla luce dello Spirito Santo, può essere giustamente considerata come la decisione dello Spirito Santo. L'intero timbro del messaggio è spirituale, impressionante, pieno di pietà e amore cristiano. La sua parola conclusiva, che promette la benedizione sulle condizioni stabilite, è di gran lunga migliore di quanto lo sarebbe stata una minaccia di dolore per la disobbedienza. Il cristiano "Addio!" contiene non solo l'augurio della felicità di un fratello, ma che egli possa dimorare in Cristo, e camminare come ha camminato nel mondo.

23 Scritto così da loro per aver scritto lettere da loro in questo modo, A.V.; i fratelli maggiori per anziani e fratelli, A.V.; fino a ... saluto per inviare saluti a, ecc., A.V., come Atti 23:26. I fratelli maggiori, ecc. La grammatica della frase è irregolare, poiché non c'è nulla con cui grayantev possa essere d'accordo. Ma "i fratelli maggiori" è un'espressione sconosciuta alle Scritture, ed è molto più conforme al sentimento dei tempi che "i fratelli", cioè tutta la Chiesa, debbano essere inclusi nel saluto. Saluto. È degno di nota che l'unico altro luogo nel Nuovo Testamento in cui ricorre questo saluto greco è Giacomo 1:1

24 Le parole nell'A.V. e nel T.R., che dicono: Dovete essere circoncisi e osservare la Legge, sono omesse nel R.T. e nel R.V.; comandamento per tale comandamento, A.V. I certi che sono usciti da noi sono gli stessi di "certi uomini" che "sono scesi dalla Giudea", di Versetto 1. La parola tradotta sovvertire ajnaskeuazontev non ricorre da nessun'altra parte nella Scrittura o nella LXX: è pronunciata propriamente di una persona che sposta e porta via tutti i beni e i mobili dalla casa che sta lasciando. Quindi "disturbare", "gettare in confusione, capovolgere" e simili. Al quale non abbiamo dato alcun comandamento. Osservate il netto disconoscimento da parte di Giacomo di aver autorizzato coloro che si erano allontanati da lui e dalla Chiesa di Gerusalemme a richiedere la circoncisione dei Gentili. L'A.V. esprime il significato nel modo più chiaro

25 Essendo venuto per essere riunito con, A.V.; per scegliere gli uomini e mandarli per inviare uomini scelti, A.V. vedi nota al Versetto 22. Essendo venuto, ecc. Il greco è capace di entrambi i significati. Alford preferisce quello dell'A.V. Altri pensano che si ponga l'accento sul fatto che il decreto sia unanime. I nostri amati Barnaba e Paolo. Giacomo e il concilio diedero così il loro pieno e aperto sostegno a Barnaba e Paolo. Si noti che Barnaba è nominato per primo, come nel Versetto 12

26 Sacrificio di sé per Cristo

Ci sono due classi di uomini che ci vengono ricordate da queste parole della Chiesa di Gerusalemme

IO QUELLI CHE SONO PRONTI A SACRIFICARE LA LORO VITA PER TUTTO E PER TUTTO TRANNE CHE PER IL MEGLIO E IL PIÙ ALTO. Il soldato per la vittoria; lo sportivo per l'eccitazione; l'esploratore per la gratificazione della curiosità; l'alpinista per il credito; l'artista per la fama; il marinaio per amore del mare, ecc. Non mancano gli uomini che rischiano la vita per qualcosa. Ma dobbiamo considerare che mentre

1 C'è un tocco di nobiltà in alcuni di questi casi che conquista la nostra ammirazione; eppure

2 Spesso il fine non vale il sacrificio: la vita e tutto ciò che la vita significa per chi la depone e per coloro che sono legati a lui e dipendono da lui sono troppo preziose per essere separate per un piccolo oggetto, troppo preziose per essere sacrificate per un fine diverso da quello serio e grande. E

3 Quando è così perduta, è spesso stabilita per istinto o passione piuttosto che per principio. C'è qualcosa di essenzialmente insoddisfacente in esso; perché si tratta di una perdita materiale senza alcun guadagno corrispondente. Porta tristezza al cuore, solitudine e miseria alla casa, e non porta un'adeguata consolazione alla mente

II COLORO CHE RICONOSCONO IL PIÙ ALTO E IL MIGLIORE, MA VI SACRIFICANO POCO O NULLA. Dovremmo, forse, dirgli ; per:

1. I più alti e i migliori si incontrano in un vivente, Gesù Cristo. È, infatti, per onorare il suo Nome vedi testo, ma è anche e principalmente per esaltarlo ed esaltarlo e renderlo altissimo Isaia 52:13 nella stima e nell'affetto del mondo, che i suoi servi lottano e soffrono

2. Noi stessi e tutto ciò che abbiamo gli è dovuto; quindi la nostra vita, quando ci chiede di deporla ai suoi piedi

3. C'è chi riconosce la sua pretesa, ma non soddisfa il suo desiderio. C'è chi lo fa; uomini che hanno rischiato la vita per Gesù Cristo, da Paolo e Barnaba fino ai nostri martiri cristiani; uomini e donne che, su vari campi di sofferenza santa, audace ed eroica, hanno sacrificato allegramente tutto per onorarlo e fare i suoi ordini; ma ce ne sono troppi che riconoscono la validità della sua pretesa ma non rispondono alla sua chiamata. Ci sono nelle nostre congregazioni e anche nelle nostre Chiese

1 gli uomini che si astengono dal servizio missionario o ministeriale, perché, sebbene ben preparati per esso, non sono preparati a fare i sacrifici necessari;

2 uomini che non entreranno nella breccia quando è richiesto qualche altro tipo di attività santa, perché si ritrarranno dai fardelli o dai fastidi che ciò comporterà;

3 uomini che non incoraggeranno qualche buona opera di Cristo, perché, per farlo, devono separarsi da ciò che il mondo considera prezioso. Questi sono ben lungi dall'essere annoverati tra i "servitori buoni e fedeli". -C

Eroismo spirituale

"Uomini che hanno rischiato la vita", ecc

I LA POTENZA DEL NOME DI CRISTO

1. Coloro che erano pronti a morire per lui devono averlo accettato come il compimento di tutte le loro speranze. La precedente posizione di Paolo e Barnaba è istruttiva in quanto mostra ciò che il Nome di Cristo era per loro

2. Non un semplice cambiamento di credo così espresso. Un affetto personale alla base del loro eroismo. Il sacrificio di sé non solo dimostrò sincerità, ma esemplificò il potere trasformante e nobilitante del Vangelo

II L'INFLUENZA DEGLI ESEMPI EROICI

1. Nel rafforzare la fede

2. Nella sensazione stimolante. Il cristianesimo del tempo presente tende a languire per mancanza di tale influenza. Tempi di grande pericolo per la Chiesa, tempi di grande testimonianza. L'effetto dello zelo missionario nel promuovere la crescita del carattere

3. I veri leader della Chiesa dovrebbero essere i primi nella devozione. Zelo apostolico molto diverso dal fanatismo ecclesiastico. Il mondo si inchina davanti alla potenza spirituale.

La più alta lode cristiana

Nulla di più adatto ad assicurare la fiducia delle Chiese nei messaggeri inviati dalla conferenza di questa descrizione: "Uomini che hanno rischiato la loro vita per il Nome del nostro Signore Gesù". Si può osservare che gli uomini hanno stabilito questa prova di sincerità, nobiltà o fede in qualsiasi verità: "Potrebbe l'uomo scommettere la sua vita su di essa?" "Era disposto a morire per questo?" L'eroico viaggiatore è l'uomo che mette in gioco la sua vita per il suo scopo, come ha fatto Livingstone. I soldati eroici sono quelli che si offrono volontari per la speranza disperata e muoiono per servire il loro paese. Gli eroici martiri sono gli uomini che possono morire per la loro fede e la loro opinione. La fede di nessun uomo è stata sottoposta a una prova completa, a meno che, in qualche forma, non sia provato se egli morirà per essa. La più sublime di tutte le illustrazioni si trova nel proposito del nostro Signore di perfetta obbedienza alla volontà di suo Padre. Questo proposito fu sottoposto a molte e varie prove, ma non potevamo sentire che era perfetto, e anzi l'esempio infinito, se non l'avesse mantenuto durante la prova di quella morte agonizzante, non solo Egli "azzardò", ma in realtà diede la sua vita nel mantenere quell'obbedienza. Con la stessa prova Barnaba e Paolo erano stati messi alla prova, e nel loro primo viaggio missionario le loro vite erano state ripetutamente in pericolo; una volta, infatti, Paolo era stato dato per morto dopo la tumultuosa lapidazione del popolo Atti 13:50; 14:19 Dal punto di vista cristiano, gli uomini più nobili e migliori sono:

IO QUELLI CHE POSSONO SACRIFICARE SE STESSI. L'egoismo è la caratteristica marcata dell'uomo non rinnovato, tonito però dall'amabilità, dalla gentilezza d'animo, dalla generosità, dalla maternità, ecc., come elementi del carattere naturale. L'abnegazione è la più alta concezione della virtù puramente umana, ed è l'ornamento più nobile del carattere umano. In mille forme la "rinuncia" è richiesta nella nostra vita e nelle nostre relazioni comuni; e nessuna delle posizioni di responsabilità nella vita può essere occupata senza che questa virtù sia richiesta. Il sacrificio di sé è raramente richiesto; Ma l'uomo che può soddisfare questa domanda guadagna il primo posto nella stima del mondo. Illustrare dal medico che muore per il suo paziente; la madre che muore per il suo bambino; il soccorritore che muore durante il salvataggio; il missionario che dà la vita nella sua missione, La richiesta estrema non può essere sempre fatta; Spesso deve essere affrontato. E possiamo mettere alla prova la nostra presa sulla verità, sul dovere o sulla speranza, ponendoci questa domanda: "Potrei morire per questo?" Mostrate quale tipo di Potere morale gli eroici leader nel sacrificio di sé acquisiscono sui loro simili

1. Dichiarano che il dovere viene prima del piacere

2. Attestano la grandezza di un'idea cara

3. Glorificano la concezione del diritto

4. Sostengono la fede in Dio

5. Essi affermano l'insignificanza di questa vita in vista della vita che deve venire

6. Essi mantengono alto il tenore di vita per tutti noi; e, come angeli-ministranti, ci invitano sempre a cose più alte e più nobili

II COLORO CHE POSSONO SACRIFICARE SE STESSI PER AMORE DEL NOME DI CRISTO. Preso in due sensi:

1. Per sostenere l'onore del Nome di Cristo, vedendo che egli è sempre onorato nella condotta dei suoi servitori. Gli uomini lo lodano attraverso ciò che vedono di lui in noi. Egli "ha dato la sua vita per noi, e noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli".

2. Per rendere testimonianza a Cristo. Nessun testimone può avere il potere del martirio. Illustra la testimonianza di Stefano nella sua morte

1 Il sacrificio di sé pone Cristo agli occhi degli uomini, perché tutti si radunano intorno al martire, e si meravigliano della sua calma e vittoria

2 Il sacrificio di sé dimostra la verità della dottrina vedi l'argomento di Paley sulle persecuzioni e le sofferenze dei primi insegnanti

3 Il sacrificio di sé per Cristo imprime in noi lo straordinario fascino che il Signore Gesù può esercitare sull'anima degli uomini. Quanto dobbiamo amare coloro per i quali siamo disposti a morire! Nessuno può prendere il nostro amore per amore di esso e per amore di esso daremo la nostra vita, come fa il Signore Gesù Cristo. Concludi mostrando che il passare delle età non cambia le esigenze divine, ma solo le forme in cui trovano espressione. La vita eroica di abnegazione in molte cose, e talvolta anche di sacrificio di sé, come nostra testimonianza a Cristo, è ancora richiesta, in questi tempi indulgenti, a tutti coloro che nominano il Nome del Signore Gesù.

27 Essi stessi saranno anche per questo, A.V.; con il passaparola per con la bocca, A.V. Giuda e Sila vedono Atti 10:7 -- , nota

28 Sembrava buono, ecc. La formula è notevole. Implica la consapevolezza da parte del concilio di avere "la mente dello Spirito", ma non ci viene detto espressamente come questa mente dello Spirito sia stata comunicata. Può darsi che ci sia stata una "rivelazione", simile a quella riportata in Atti 13:2; 10:19; Galati 2:1, ecc. È, tuttavia, generalmente inteso come basato sulla promessa di Cristo di essere sempre con la sua Chiesa. Hefele Hist. of Christian Councils, pp. 1,2, traduzione inglese cita Cipriano che scrive a papa Cornelio a nome del Concilio del 252 d.C.: "Placuit nobis, Sancto Spiritu suggerente", e il Sinodo dell'Ariete che dice: "Placuit, praesenti Spiritu Sancto". E questo è il linguaggio generale dei sinodi. Costantino rivendicava per i decreti dei trecento vescovi di Nicea la stessa autorità come se fossero stati "solius Filii Dei sententia". Ma, come dice saggiamente il vescovo Wordsworth su Atti 15:28, "Non si può ritenere che i concili della Chiesa ora abbiano il diritto di adottare le parole del testo nell'elaborazione dei canoni".

Versetti 28, 29.- Oneri ragionevoli e irragionevoli

"Per non imporvi un peso maggiore di queste cose necessarie". La natura precisa delle cose che il concilio riteneva essenziali per la condizione e la vita cristiana è discussa nella Parte Espositiva di questo Commentario, e in esso si troveranno materiali per l'introduzione del nostro argomento. "La lettera non dice perché queste cose fossero necessarie, e il termine fu probabilmente scelto per coprire allo stesso modo le opinioni di coloro che ritenevano, come i cristiani farisei, che erano vincolanti per la Chiesa per sempre, e di coloro che, come San Paolo, sostenevano che erano necessarie solo per un certo tempo, e come misura di sagga opportunità". La lettera è molto saggia e attenta; Evita i dettagli della controversia, o qualsiasi rapporto della discussione in seno al Consiglio. Non accusa nessuno, ma implicitamente sostiene la posizione assunta da San Paolo. Essa frenò efficacemente per un certo tempo l'agitazione creata dal partito giudaizzante. Due pericoli attendevano la giovane Chiesa cristiana

1. Una falsa concezione della libertà in Cristo, che in realtà significava "licenza", e rovinoso allentamento dell'autocontrollo e del governo ragionevole

2. Una maliziosa schiavitù a mere forme, da cui la vita e il significato erano da tempo svaniti, e passati. Il concilio affrontò saggiamente il duplice pericolo dichiarando che le vecchie forme non erano più vincolanti, ma che la libertà cristiana doveva essere regolata da regole e restrizioni sicure, prudenti e reciprocamente accettate. L'imposizione ai cristiani gentili dei vecchi fardelli giudaici era irragionevole. Ma l'imposizione su di loro di fardelli derivanti dalle relazioni dei princìpi cristiani con i peccati e i mali della società, tutti devono riconoscere che è ragionevole. Erano liberi, ma non dovevano usare la loro libertà in modo imprudente, o in modo da ferire la coscienza e i sentimenti sensibili anche del fratello più debole tra loro. Possiamo dedurre da questo consiglio dato alla Chiesa antiochena alcune chiare distinzioni tra ciò che è ragionevole e ciò che è irragionevole nei fardelli che ci vengono imposti come cristiani

IL PESO DELLA CONSUETUDINE È IRRAGIONEVOLE. L'appello: "Tutti lo fanno, quindi devi farlo tu", è una di quelle che il cristiano ha tutto il diritto di respingere. La moda nella condotta religiosa, o nel culto religioso, o nella dottrina religiosa, se è imposta come un peso, il cristiano può chiamare irragionevole. Egli non è in alcun modo obbligato a seguire tale esempio a meno che non possa discernere chiaramente che la moda o l'usanza esprimono la rivendicazione del diritto. Spesso crescono usanze che diventano una terribile schiavitù, e diventa necessario per alcuni cristiani rompere i legami con la stessa risolutezza con cui San Paolo ha spezzato i legami di questi maestri giudaizzanti. Illustra dalle tre sfere:

1 dottrina religiosa;

2 culto religioso;

3 Società religiosa

II L'ONERE DELLA LEGGE ABROGATA È IRRAGIONEVOLE. Riconoscendo la progressione della rivelazione divina, vediamo che un passo verso l'alto implica la libertà dal passo inferiore. L'ebraismo era un passo nella rivelazione divina e si preparava per la rivelazione spirituale in Cristo, che era un gradino più in alto. Era irragionevole imporre le richieste dell'ebraismo formale, e molto più irragionevole imporre le pretese dell'ebraismo rabbinico, a coloro che erano stati elevati alla piattaforma spirituale e cristiana. Questo punto è ben argomentato da Phillips Brooks, in un sermone molto suggestivo su "Il simbolo e la realtà". Egli dice: "Non c'è prova migliore per il progresso degli uomini di questa capacità di progredire a fare a meno delle cose che erano essenziali per la loro vita. Quando saliamo su un'alta montagna, dobbiamo mantenere il nostro piede ben saldo su una sporgenza finché non ci siamo saldamente fissati sull'altra; Allora potremmo lasciare andare l'appiglio inferiore. La vita degli uomini che sono sempre cresciuti è cosparsa lungo tutto il loro corso con le cose di cui hanno imparato a fare a meno". Che vita sovraccarica sarebbe la nostra se fossimo costretti a portare con noi tutte le cose vecchie che un tempo apprezzavamo e usavamo nel nostro cammino verso la nuova! Eppure c'è un senso in cui, anche nei nostri tempi cristiani, gli uomini ci impongono il peso di ciò che è passato, abrogato e finito. Essa può essere efficacemente illustrata in relazione alla dottrina cristiana. Si dice che le forme giudaiche di sacrificio spieghino la redenzione cristiana; e possiamo insistere sul fatto che questo è un fardello irragionevole, e tutto ciò che dobbiamo accettare è che il sacrificio giudaico era la figura e il simbolo, con l'aiuto del quale gli uomini erano preparati a comprendere e ricevere la redenzione morale e spirituale operata nel e dal Signore Gesù. Noi, così come i primi discepoli, possiamo giustamente rifiutare il fardello dei simboli e delle forme mosaiche, che hanno fatto il loro tempo, hanno fatto il loro lavoro e hanno cessato di esistere

III L'ONERE DELLE REGOLE CONCORDATE È RAGIONEVOLE. Tutte le associazioni di persone implicano l'accettazione reciproca delle condizioni di fratellanza; e queste condizioni devono porre limiti alla libertà personale. Illustra con le regole necessarie di una nazione, di un club, di una famiglia, di una congregazione. Queste sono ragionevoli e non sono violazioni della libertà, ma una corretta espressione di essa. Nessuno lo sente come un peso. Oltre a ciò, la società, come si costituisce in ogni paese e in ogni epoca, ha un codice non scritto di costumi e di morale, e questo non deve essere irragionevole, né è sentito come un peso fintanto che riguarda manifestamente la conservazione della virtù e della bontà sociale. Come per la Chiesa primitiva, le condizioni della società possono porre esigenze specifiche ai cristiani, come indicato nel Versetto 29; ma questi possono essere ragionevolmente accettati come le restrizioni di pochi per il bene di tutto

IV L'ONERE DELLA CARITÀ È RAGIONEVOLE. Qui ci imbattiamo in un terreno che l'insegnamento di San Paolo ai Corinzi ha reso molto familiare. L'amore cristiano si rallegra persino di mettersi in legami se così può esercitare influenza sugli altri. In conclusione, esortate che la vita rifiuti correttamente i legami e richieda la libera espressione; ma la vita in Cristo si pone volontariamente sotto regole per il suo bene e per il bene degli altri.

29 Cose sacrificate per le carni offerte, A.V.; andrà bene per voi, perché farete bene, A.V. La frase eu= prassein significa "prosperare", "fare bene" comp. Efesini 6:21 -- , "Come faccio"

30 Essi, quando furono congedati, scesero perché quando furono congedati, vennero, A.V.; essendosi radunati per quando si erano riuniti, A.V. La moltitudine non esprime esattamente l'idea di to plhqov, che è la pienezza o l'intero corpo di cui si parla. Così Luca 1:10, Pan to plhqov tou laou è "L'intera congregazione"; ou Luca 2:13, Plhqov stratiav oujrani è "Tutto il celeste Luca 19:37

Apan to plhqov twn maqhtwn, "L 'intera schiera dei discepoli"; anche Atti 6:2 e Atti 4:32, Tontwn è "L'intera schiera dei credenti"; Atti 22:3-6, To plhqov tou laou è "L'intero corpo del popolo"; nel Versetto 12 di questo capitolo, Pan to plhqov è "L'intera Chiesa di Gerusalemme". Cantici qui, To plhqov significa "Tutta la Chiesa".

Versetti 30-34.- Effetti della missione della Chiesa

Le poche parole della decisione suscitarono ad Antiochia una grande gioia e consolazione. Generalizziamo questo

IL VANGELO PORTA PACE AI CUORI TURBATI. La libertà dal giogo della Legge deve essere veramente goduta solo da coloro che in precedenza hanno sofferto e gemito sotto quel giogo

II UNISCE LE ANIME DEI CREDENTI NELLA PACE. Giuda e Sila, con l'esercizio dei loro doni profetici, esortarono e rafforzarono i fratelli. Il cuore del fedele insegnante è nel suo elemento nel portare le anime al Salvatore

III CONDUCE IN PACE VERSO LA GERUSALEMME CELESTE, VERSO LA CHIESA MADRE DI LASSÙ. Essi furono mandati con la pace dai fratelli a coloro che li avevano mandati. Tutti gli scambi d'amore sulla terra, tutti i messaggi di riconciliazione, sono profetici e preparano per la casa della pace lassù.

31 E quando l'ebbero letto per il quale quando l'ebbero letto, A.V

32 Essendo essi stessi anche profeti per essere profeti anche se stessi, A.V. Essendo essi stessi anche profeti, esortati, ecc. Osservate la connessione dell'esortazione con la profezia, e confrontate la spiegazione del nome di Barnaba inrixan, Atti 4:36, nota. Li ha confermati; ejpesth come Versetto 41 e Atti 14:22; 18:23. Niente è così inquietante come la polemica; Ma la predicazione di questi "uomini principali" riportò le menti degli uomini alla solida fede e speranza del Vangelo. Quanto era ricca la Chiesa di Antiochia in quel tempo, con Paolo e Barnaba, Giuda e Sila, e probabilmente Tito, e alcuni, se non tutti, di quelli menzionati in Atti 13:1, come loro insegnanti

33 Vi ho trascorso un po' di tempo per fermarvi un po', A.V vedi Atti 18:23; 20:3; Giacomo 4:13 -- espulso per aver lasciato andare, A.V. quelli che li avevano mandati per gli apostoli, A.V. e T.R

34 Questo versetto è omesso nel R.T. e dai migliori manoscritti e commentatori. Sembra che sia stato inserito per spiegare il Versetto 40. Ma Sila potrebbe essere tornato a Gerusalemme, come affermato in Versetto 33, e tornare di nuovo ad Antiochia, per aver formato un forte attaccamento a San Paolo e alle sue opinioni

35 Ma anche Paolo per Paolo, A.V.; indugiato per continuazione, A.V. È in questo periodo che Meyer e altri commentatori vedi Versetto 1, nota collocano la visita di Pietro ad Antiochia menzionata in Galati 2:11. Ma è del tutto inconcepibile che Pietro, con tutta l'influenza del Cornell di Gerusalemme fresca su di lui, e dopo la parte che egli stesso vi prese, e quando i suoi emissari, Sila e Giuda, avevano appena lasciato Antiochia, recitasse la parte che gli era stata attribuita. Né è probabile che, così presto dopo il concilio, qualcuno sia venuto "da Giacomo" per disdire ciò che Giacomo aveva detto e scritto al concilio. Possiamo con molta fiducia anteporre la visita di Pietro ad Antiochia prima del Concilio, come suggerisce la nota al Versetto 1

36 Dopo alcuni giorni per alcuni giorni dopo, A.V; torna ora per andare di nuovo, A.V.; i fratelli per i nostri fratelli, A.V. e T.R.; in cui abbiamo proclamato per dove abbiamo predicato, A.V.; tariffa per do, A.V. Dopo alcuni giorni è difficilmente equivalente a meta tinav hJmerav. L'espressione in greco è del tutto indefinita per quanto riguarda il tempo, e può coprire sia i mesi che i giorni. Che si tratti di un periodo di tempo considerevole lo deduciamo dall'espressione del Versetto 33, che Giuda e Sila "si fermarono qualche tempo a Gerusalemme", seguita da quella del Versetto 35, che dopo la loro partenza "Paolo e Barnaba si fermarono dietribon ad Antiochia". Difficilmente possiamo supporre che i due periodi insieme abbiano incluso molto meno di un anno. Torniamo, ecc. La singolare cura amorevole di Paolo per i suoi giovani convertiti appare qui : 1Tessalonicesi 2:7,8; 3:5-8; 2Corinzi 1:14 -- , ecc

Versetti 36-41.- Il parossismo

La proposta di due amici la cui amicizia era di lunga data; di due fratelli che si amano e sono amati; di due apostoli di Gesù Cristo, che avevano lavorato a lungo insieme per conquistare anime a Cristo e per far avanzare il regno di Dio, e che avevano ottenuto insieme i trionfi più significativi sulle potenze delle tenebre, che avevano sofferto insieme, che avevano sopportato insieme i pericoli più spaventosi, che si erano sostenuti l'un l'altro in ogni circostanza di prova e difficoltà; La proposta, dico, di due uomini del genere di partire insieme per una nuova missione d'amore, poteva sembrare l'ultima occasione suscettibile di produrre contese e lotte. Ahimé! per l'infermità della nostra povera natura decaduta, che qualsiasi male dovesse derivare da scopi così buoni e santi. Il fedele e veritiero resoconto della storia sacra nel nostro testo suggerisce molta cautela e molte lezioni utili per la pratica cristiana

1. C'era un perfetto accordo tra i due apostoli riguardo al fine in vista: il rivisitare le Chiese che avevano fondato allo scopo di confermarle nella fede di Gesù Cristo. Per quanto ne sappiamo, erano entrambi d'accordo, entrambi ugualmente desiderosi di far avanzare il regno di Dio, entrambi ugualmente pronti a spendere ed essere spesi per il Nome del Signore Gesù e per la diffusione del Suo vangelo nel mondo. Fin qui possiamo ben credere che le loro comunicazioni sul tema della nuova missione si svolsero in perfetta armonia e amore, perché in ciascuno c'era un solo occhio e un motivo inconfutabile, cioè la gloria di Cristo

2. La divergenza sorse quando Barnaba propose di prendere Giovanni Marco come loro compagno. Qui ci sembra di rilevare l'ingresso di motivi umani. La sua parzialità per suo cugino; forse la sensazione che il suo carattere più tenero avesse bisogno del sostegno di un alleato stabile che gli permettesse di resistere alla forza della volontà di Paolo; forse troppo inclini al partito ebraico nella Chiesa, o almeno una riluttanza a offenderli, lo rendevano cieco all'inconveniente di portare con sé un compagno tiepido. Quando fece il suggerimento, si stava consultando con la carne e il sangue, e non con lo Spirito di Dio. Possiamo immaginare che all'inizio Paolo obiettò con mitezza e indicò i mali che potevano sorgere. Si soffermava sugli interessi vitali della missione, sui pericoli e le difficoltà dell'opera, sull'insufficiente garanzia che la costanza di Giovanni Marco fosse all'altezza del compito. Naturalmente è possibile, anche se non sembra, che Paolo abbia giudicato Marco un po' severamente, o che abbia insistito con le sue obiezioni senza tutta la tenerezza dovuta ai sentimenti di Barnaba. Ma non c'è la minima prova che fosse così. Probabilmente in un primo momento sperava di convincere Barnaba a rinunciare al suo progetto. Probabilmente Barnaba sperava così di esprimere il suo desiderio di reintegrare Giovanni Marco affinché Paolo potesse cedere. Ma quando queste speranze si infransero da una parte e dall'altra, a poco a poco, senza dubbio, la discussione assunse un tono crescente di asprezza, finché alla fine si scatenò il parossismo. Barnaba interruppe la discussione voltandosi sui tacchi, separandosi dal suo vecchio compagno e amico, e andando con la sua ostinazione con suo cugino a Cipro. L'antica collaborazione con Paolo si era sciolta e non gli restava altro da fare che scegliere un altro compagno missionario e portare avanti il suo progetto con tristezza. Non possiamo dubitare che la pace e la gioia di entrambi gli apostoli furono offuscate da questo sfortunato episodio. Ma San Pagato aveva probabilmente la testimonianza della sua coscienza di aver agito per i motivi più puri, e, dall'amichevole menzione di Barnaba a cui si allude nella nota al Versetto 39, possiamo sperare che, quando il parossismo si fu placato, le vecchie relazioni tra i due fratelli furono riportate alla loro antica base di cordialità e amore. Ma la grande lezione pratica che impariamo è l'importanza di mantenere puri e semplici i nostri motivi di azione. Dobbiamo cercare di non permettere che il nostro giudizio sia offuscato da parzialità e influenze personali di qualsiasi tipo. Dobbiamo sforzarci di non subordinare mai i grandi interessi della Chiesa e del Vangelo a sentimenti o desideri privati, per quanto innocenti in se stessi. E anche i giusti sentimenti e i ragionevoli desideri devono essere tenuti sotto controllo in modo da non far mai traboccare gli argini della ragione e della carità, e da non danneggiare mai la grande causa del vangelo di Cristo, alla quale dovrebbero sempre essere sottomessi. Generalmente, la narrazione di questo parossismo rafforza le sagge parole di San Giacomo: "Ognuno sia pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all'ira, perché l'ira dell'uomo non opera la giustizia di Dio" Giacomo 1:20,21

Versetti 36-41.- Apostoli in errore

Quando un momento grave e critico fu passato senza danni ad alcuno, sorse una lite su una questione insignificante e insignificante, che ebbe risultati deplorevoli, per non dire deplorevoli. Il cuore del sincero e affettuoso Paolo desiderava ardentemente sapere come se la cavavano i loro convertiti in "ogni città dove avevano predicato la parola del Signore" Versetto 36. Barnaba accettò immediatamente la proposta di Paolo di visitarli; Tutto prometteva un altro utile viaggio missionario, in cui le qualità più calme e più geniali dell'uno avrebbero integrato le caratteristiche più intense e veementi dell'altro. Ma sorse una questione di compagnia, che fece naufragare il loro accordo di lavorare l'uno in compagnia dell'altro, e che separò i due amici per tutta la vita. Barnaba desiderava prendere Marco, e non voleva abbandonare il suo desiderio; Paolo non acconsentì a prenderlo: "E la contesa era così aspra... che se ne sono andati separati" Versetto 39. Impariamo da questo incidente...

CHE COME ATTO DI DEBOLEZZA MORALE PUÒ AVERE CONSEGUENZE MOLTO PIÙ LUNGHE E PIÙ GRAVI DI QUANTO POSSIAMO PREVEDERE. Se Marco avesse potuto prevedere che il suo abbandono della causa in Panfilia avrebbe portato alla separazione permanente di suo zio da Paolo, probabilmente sarebbe rimasto con loro e avrebbe "compiuto l'opera", proprio come fecero loro. Ma non fece i conti con le conseguenze. È bene che consideriamo che i nostri atti di trasgressione minore, di debolezza morale, di mancanza spirituale, possono fare una quantità di danno dalla commissione di cui ci ritrarremmo con sgomento se solo potessimo guardarli in faccia

II CHE TRA I DUE APOSTOLI È STATO COMMESSO UN ERRORE DECISO E DEPLOREVOLE. La loro intenzione di lavorare insieme per la causa di Cristo non doveva e non doveva essere interrotta dal loro disaccordo. Avrebbero dovuto o scendere a compromessi con una mutua concessione, o uno dei due avrebbe dovuto cedere all'altro. Paolo doveva troppo a Barnaba per essere giustificato a spingere la propria volontà fino al punto di separarsi. Barnaba doveva troppo a Paolo per rendergli giusto insistere così pertinacemente sul suo particolare desiderio. Uno avrebbe dovuto cedere se l'altro non l'avesse fatto. Era una cosa poco edificante, sconveniente, non cristiana per due apostoli buttare fuori un piano sul quale avevano cercato la direzione divina, e che doveva aver ricevuto l'approvazione della Chiesa, perché non riuscivano a mettersi d'accordo su una questione di dettaglio. Entrambi devono aver vissuto per pentirsene. Gli uomini che occupano posizioni di rilievo, e coloro che sono impegnati in grandi questioni, sono tenuti a essere al di sopra di tale sconveniente comportamento. O

1 l' ingegno dell'amore dovrebbe escogitare una via di mezzo, o

2 Lo spirito sacrificale dell'amore dovrebbe cedere del tutto il punto

III CHE IN OGNI CASO LA COLPA COMMESSA ERA L'OMBRA DELLA SUA PARTICOLARE ECCELLENZA. Probabilmente entrambi gli apostoli erano biasimevoli. Ma per quanto Paolo doveva essere condannato, il suo fallimento era l'ombra della sua intensità. Tale era la totalità della sua devozione, tale l'intensità del suo zelo, tale la strenuità della sua anima, che non poteva tollerare nulla che sembrasse una mezza sincerità. E per quanto Barnaba fosse da biasimare, la sua colpa era l'ombra della sua gentilezza, della sua volontà di dare un'altra possibilità a un giovane, della sua riluttanza a escludere dal nobile servizio un uomo che aveva commesso un errore. Ognuno era animato da uno spirito lodevole, anche se ognuno poteva essersi spinto troppo oltre nella propria condotta. Spesso, quando condanniamo senza risparmio, sarebbe bene ricordare a noi stessi e agli altri che i difetti degli uomini buoni di solito non sono che l'ombra delle loro virtù

IV CHE DIO GIUDICA I BUONI DAL LORO SPIRITO PERMANENTE, E NON DALLE LORO DISPOSIZIONI OCCASIONALI: così dovremmo fare anche noi. Questi due uomini non erano meno servitori di Dio, ambasciatori di Gesù Cristo, perché furono traditi da un temporaneo cattivo umore. Dio li valutò con il loro spirito essenziale e costante di amore e devozione; Perdonò la loro ebollizione passeggera. Allo stesso modo dobbiamo avere cura di valutare gli uomini, non in base a uno sfogo occasionale che non è realmente caratteristico e non è un vero criterio, ma in base allo "spirito della loro mente", ciò che realmente modella e colora la loro vita e il loro carattere

V CHE QUESTA COLPA DEGLI APOSTOLI AVEVA, COME SI ADDICEVA AGLI UOMINI, UNA FINE CRISTIANA. In seguito Paolo scrisse gentilmente di Barnaba, e mandò a chiamare Marco, dichiarando che era "utile per il ministero" 2Timoteo 4:11 Il sole non tramonti sulla nostra ira. Se qualcuno ha una lite contro qualcuno, deve "astenersi e perdonare" Colossesi 3:13-C

Versetti 36-41.- Inizio del secondo viaggio missionario

Il dissenso di Paolo e Barnaba, doloroso in se stesso, può fornire utile materia di riflessione

L'INFERMITÀ UMANA È UN CRISTIANO MATURO

1. Il fatto di ciò. Paolo giudicò severamente Marco per motivi morali. Il fatto che avesse abbandonato lui e Barnaba Atti 13:13 in una precedente occasione era a suo avviso una forte prova di incostanza. Ma Marco si era allontanato da loro, non da Cristo. E Barnaba propendeva per la clemenza e la clemenza verso il giovane discepolo. La contesa si fece aspra. Entrambi pensavano di lottare per Cristo; Entrambi stavano inconsciamente lottando per se stessi. Entrambi avevano ragione, ognuno dal proprio punto di vista mirava al bene del giovane e alla promozione del regno

2. La consolazione di esso

1 Con riferimento all'interessato. Crisostomo dice che la contesa fu di grande utilità per Marco; perché la severità di Paolo gli fece cambiare idea, mentre la bontà di Barnaba gli permise di non sentirsi abbandonato

2 Con riferimento a noi. Possiamo essere incoraggiati dal pensiero che questi santi uomini avevano passioni simili alle nostre, osso delle nostre ossa e carne della nostra carne. L'amore divino trionfa e si perfeziona nella debolezza umana. A parte questo, le virtù stesse dell'uomo diventano difetti; la mitezza di Barnaba degenera in dolcezza, la severità di Paolo in durezza. L'amore divino converte le colpe in benedizioni. Marco viene umiliato e quindi cresciuto nell'età adulta cristiana. La separazione degli apostoli divide la corrente della grazia salvifica in due correnti, e così la più ampiamente si diffonde nel mondo.

Versetti 36-41.- Contesa tra fratelli

Importanza del record come dimostrazione:

1. La sincerità e la semplicità degli scrittori cristiani. Un impostore non avrebbe mai inserito un fatto del genere

2. La grazia dominante di Dio. Il tesoro nei vasi di terracotta. Le infermità degli agenti ingigantiscono colui che, nonostante ciò, realizza le sue proposte. Avviso-

I IL VERO PRINCIPIO DEL LAVORO CRISTIANO. Vigilanza e ispezione costanti. "Guardate come se la cavano; " per incoraggiamento e conferma; per il mantenimento dell'ordine per l'avanzamento nell'insegnamento. "Visitate i fratelli". Non solo in ogni Chiesa, ma nei quartieri periferici; Mantenete la simpatia fraterna. La vera concezione della Chiesa è quella di una società che poggia su una base spirituale di fiducia e amore reciproci

II SUBORDINAZIONE DELLE CONSIDERAZIONI PERSONALI ai più alti interessi del regno di Cristo. Barnaba pensava più a suo nipote che al lavoro. Aveva molto torto. La Chiesa, con la lode di Paolo nella preghiera, espresse chiaramente la sua simpatia per la sua parte della controversia. Atti Nello stesso tempo, in cui Marco si dimostrò fedele, gli eventi mostrarono che Paolo avrebbe potuto cedere per amore della pace senza danneggiare la causa della verità. La sua forte volontà lo tentò

III GLI ERRORI DEGLI UOMINI BUONI non sono tollerati per ostacolare l'opera di Dio. Più bene fatto dalla divisione del lavoro. Introduzione di Silas. Marco probabilmente è il migliore sotto la sola guida di Barnaba. Le divisioni nella Chiesa cristiana viste alla luce di questa contesa primitiva. Non del tutto dannoso. In parte a causa delle naturali differenze di intelletto e temperamento. Annullato per sviluppare la varietà del carattere cristiano. Sarà finalmente, come discordie risolte in armonia, la fonte della gloria di Dio. Eppure, come all'inizio, così sempre, il ricordo dell'infermità e della fallibilità degli uomini grandi e buoni dovrebbe tenerci vicino al trono della grazia.

37 Era intenzionato a determinato , A.V. e T.R.; John anche per John, A.V. e T.R.; che fu chiamato per il cui cognome era, A.V. Era intenzionato. È dubbio quale sia la vera lettura, ejbouleusato o ejbouleto. La differenza di significato è piccola. Il primo significa "si è conciliato con sé", cioè ha progettato, ha pensato, di prendere Barnaba; il secondo, "ha voluto", cioè la sua volontà deliberata era quella di prendere Barnaba. Abbastanza singolare, Alford, che rifiuta ejbouleto, che è la lettura di R.T., traduce ejbouleueto con "era in mente", che è la traduzione di ejbouleto nel R.V. Vediamo in questa scelta di Marco da parte di Barnaba la naturale parzialità di una parentela vicina. Possiamo anche vedere la stessa flessibilità di disposizione che lo fece cedere all'influenza degli emissari di Giacomo Galati 2:13 che fu chiamato. Potrebbe sembrare strano che questa descrizione di Giovanni venga ripetuta qui dopo essere stata data in Atti 12:25. Ma forse era consuetudine designarlo così: vedi Luca 8:2; 22:3; Matteo 10:3; Atti 1:23 10:6

Versetti 37-39.- Sintomi più iniziali

C'è un senso in cui la natura umana e il principio cristiano sono opposti l'uno all'altro. Quando sono in conflitto, sono davvero due rari antagonisti. È sorprendente da quante angolazioni il primo possa essere toccato dal secondo, e quanto profondamente e incisivamente questo incida in questo. Il grande dissenso in materia di circoncisione e i nuovi convertiti gentili riempirono uno spazio più ampio sotto gli occhi; ma quante volte è svanito dallo sguardo mentale anche del lettore più devoto quando l'attuale dissenso è venuto subito dopo sul suo punto di vista, e con sgradita semi-fascinazione ha attirato l'attenzione! Fedele, possiamo ben dire, come lo "Spirito di ogni verità" è il suo Libro. I peccati e le mancanze degli apostoli non sono nascosti. Né vengono nemmeno sorvolate, sebbene fosse proprio il momento in cui uomini di devota simpatia avrebbero dato qualsiasi cosa per nasconderli alla vista e sottrarli a qualsiasi documentazione permanente. Il record si trova qui, e deve essere per l'uso. Una certa indeterminatezza lo caratterizza laddove sarebbe stato particolarmente conveniente per la nostra curiosità avere dettagli esatti e verdetto pronunciato. Questa stessa incompletezza è sicura di fornire indizi preziosi. Faremo bene, quindi, a notare il più semplicemente possibile la traccia della narrazione, e a tenerci vicino ad essa. Ci viene insegnato...

IO UN ELEMENTO DEL RISPETTO DOVUTO ALLA SCRITTURA. Questo è per confrontare la Scrittura con la Scrittura. Il lieve accenno di Atti 13:13 giace per un po' come un seme casuale caduto in un terreno casuale. Ma ora è apparso in superficie, e prende forma e colore, e germoglia con significato. Atti 20:3-9 ci fornisce un altro tipo di esempio del valore di leggere la Scrittura in questo modo, dove raccogliamo una bella parola del "Signore Gesù", non riportata altrove, sebbene l'apostolo inviti coloro ai quali stava parlando a "ricordare" it.as una cosa che avevano udito o letto

II ESEMPIO DELLA SCRITTURA PER QUANTO RIGUARDA LA RETICENZA OCCASIONALE. Qui c'era senza dubbio un litigio. C'era, senza dubbio, la ragione divina per scrivere certi fatti su di esso sulla pagina dell'ispirazione. Ma com'è frugale la lingua! Com'è completamente assente il minimo sintomo di soddisfazione nel narrarlo! E non c'è alcun tentativo di dilatarsi o dilungarsi su di esso

III ESEMPIO DELLA SCRITTURA PER QUANTO RIGUARDA L'EMISSIONE DI GIUDIZI E LA MISURAZIONE DELLA LODE E DEL BIASIMO. Se la Scrittura è così cauta, con tutte le risorse, che spesso ammontano come in questo caso alla certezza della conoscenza che possiede, quanto più dovremmo essere attenti ad evitare una condotta per la quale la nostra natura sembra spesso manifestare una forte predilezione! E' nostra grande delusione che qui non ci si attribuisca la colpa tra Paolo e Barnaba, né si pronunci un verdetto definitivo. Ma, a pensarci bene, questa delusione è di tipo degno?

IV COME DUE UOMINI INDUBBIAMENTE CRISTIANI POSSANO AVERE OPINIONI MOLTO DIVERSE SUL DOVERE IN UNA QUESTIONE PRATICA

1. È anche piacevole e suggestivo notare che la differenza non era di dottrina. L'"unità della fede", in ogni caso, non è ferita nella casa dei suoi amici

2. È anche possibile, anche se forse poco probabile, che questa differenza di opinione fosse abbondantemente legittima, e che procedesse da un'eccellenza di un tipo in Barnaba come di un'altra in Paolo. Può darsi che Barnaba si sia appoggiato a Giovanni con compassione e perdono e desideriasse dargli un'altra prova, invece di escluderlo da essa per un'unica offesa. E Paolo, forte e incisivo, può essere stato così colpito dal "ricordo" delle parole del "Signore Gesù" sull'uomo che "mise mano all'aratro e si voltò indietro", e parole simili, che non riusciva a sentire che era un caso di gentilezza umana contro la fedeltà divina, e non poteva avere due opinioni su di esso. Paolo può anche aver giustamente stimato l'incalcolabile disgrazia e il rimprovero che avrebbe portato all'opera di Cristo se in un punto più sfortunatamente critico di prima Marco avesse fallito. Bisogna ammettere che entrambi questi bravi uomini hanno avuto ragione di pensare che la questione non fosse una questione di poco conto e non una questione di cedimento, ma di permettere alla coscienza di "avere la sua opera perfetta".

V QUANTO DOVREBBERO ESSERE TREMENDAMENTE ATTENTI GLI UOMINI BUONI NEL DIFFERIRE A GOVERNARE, TEMPERARE E FRENARE OGNI AMAREZZA. Per quanto i motivi possano essere stati ineccepibili in questa occasione, e sia esistito un giustificabile spazio per due opinioni, tuttavia è impossibile sfuggire alla convinzione che la differenza sia degenerata in disputa. Il passaggio d'armi non era del tutto quello dei fratelli, ma era "così acuto" che la fraseologia sacra usa un equivalente non meno forte della parola "esasperazione".

VI QUANTO È MEGLIO SEPARARSI, ED ENTRAMBI LAVORANO PIUTTOSTO CHE LITIGARE ED ENTRAMBI SMETTONO DI LAVORARE. La separazione del luogo può essere considerata come l'esempio tipico del Nuovo Testamento, come la separazione di Abramo e Lot Genesi 13:5-18 è quella dell'antico, con conseguenze non del tutto dissimili. Poiché da questo punto la stella di Paolo è sempre più in ascesa, come lo fu per Abramo, ma di Barnaba d'ora in poi il sacro racconto non lo dice

VII CON QUANTA GRATITUDINE DOVREMMO RICONOSCERE LA BONTÀ E LA PIETÀ CHE ANCORA UTILIZZANO UOMINI PECCATORI E IMPERFETTI, E DA TUTTO IL GROVIGLIO DELLE LOTTE UMANE FANNO AVVERARE I PROPOSITI DIVINI E LA SALVEZZA DEGLI UOMINI. Infatti, quando tutto il resto viene detto, e si esamina tutta la nostra breve narrazione in questi pochi versetti, raccogliamo con gratitudine questo residuo di bene e di conforto

1. Lo scopo che visitò il cuore di Paolo e la sua condivisione con Barnaba, uno scopo che scaturì dall'amore profondo e alto di un cuore, e che non era affatto scoraggiato dalla prospettiva del pericolo e della sofferenza

1. L'obiezione esplicita e onesta mossa da Paolo alla compagnia di Marco. Il fatto che questa obiezione, con la sua schietta onestà, trovi spazio nella pagina può essere preso come un'indicazione che il diritto era nelle mani di Paolo. Nulla viene sfiorato per sminuire la correttezza del suo fermo veto a Marco come compagno

2. Le preghiere dei fratelli che mandano Paolo e il loro "raccomandarlo alla grazia di Dio". Queste tre cose sono graditi sollievo in mezzo a una scena non attraente nei suoi aspetti principali. Sarebbe che si potesse trovare altrettanta impressione redentrice in altri casi di "aspra contesa" fra fratelli cristiani e compagni di lavoro nella stessa vigna! - B

Versetti 37-39.- Contese e separazioni

A volte è una debolezza nel trattare con i personaggi delle Scritture il fatto che l'"ispirazione" non si distingua dalla "perfezione". Il posto dell'infermità umana negli uomini dotati da Dio non è sufficientemente riconosciuto. Eppure, per la correzione di questa stessa tendenza, la fragilità degli uomini buoni è sempre indicata nelle storie delle Scritture. Di un solo uomo, l'Uomo Cristo Gesù, si può dire: "In lui non c'era peccato". Quando è evidente che gli uomini buoni sono caduti nell'errore e nel peccato, si ricorre spesso a modi innaturali di spiegare il fatto, e gli uomini hanno paura di riconoscere che questi grandi uomini della Scrittura erano in realtà "uomini con passioni simili alle nostre"; e così, dalle nostre esperienze, possiamo comprendere meglio i loro fallimenti. Un punto che richiede molta attenzione è la relazione della rigenerazione divina con la disposizione e il carattere naturali. È un rinnovamento dell'uomo se rinnova la sua volontà; ma deve essere seguita da un continuo lavoro divino che rinnovi la mente, il carattere, il temperamento, le abitudini e le relazioni; e non dobbiamo sorprenderci se, in un punto particolare di quell'opera, rimangono fragilità e infermità. Evidentemente non si può avere alcuna idea di assoluta perfezione di carattere e di disposizione né riguardo a Barnaba - «uomo pieno di fede e di Spirito Santo» - né riguardo a Paolo, che era stato chiamato all'apostolato. Un'attenta analisi dei rapporti tra questi due missionari rivela un progressivo allontanamento, una sorta di allontanamento sempre più ampio tra loro, che probabilmente nessuno dei due riconobbe consapevolmente o in alcun modo incoraggiò. Quando partirono, Barnaba, come l'anziano e l'anziano cristiano, prese il primo posto; ma le circostanze portarono Paolo in prima linea. C'era la forza del carattere, il potere sugli altri, la leadership naturale, che gli uomini riconobbero presto, nonostante il suo aspetto un po' insignificante; e man mano che scendeva al secondo posto, Barnaba poteva naturalmente accarezzare l'idea che Paolo avrebbe fatto meglio ad andare da solo, o con compagni di sua scelta. Di solito seguono veri e propri motivi di separazione in un periodo di sentimenti segretamente divisi, e la difficoltà che sorse su Giovanni Marco non sarebbe stata così seria se non ci fosse stato un precedente inconscio alla deriva. Difficoltà e dissensi si verificano troppo spesso nella vita familiare e dei Chinch, ma raramente sono semplici tempeste improvvise che non possono essere spiegate; Seguono una condizione di atmosfera che li ha resi necessari prima o poi. Olshansen dice, a proposito di questa contesa tra Barnaba e Paolo: "Sembra che Paolo, anche se in realtà non si può immaginare, abbia violato permanentemente il principio dell'amore, poiché a causa di una sola colpa ha completamente gettato via Marco; e di Barnaba si potrebbe temere che l'amore per il suo parente, più che la convinzione della sua idoneità, sia stato il motivo per prenderlo come compagno nel suo viaggio missionario. Ma a un esame più attento, queste congetture si rivelano perfettamente infondate". Queste considerazioni preparano la strada per un esame più approfondito della "contesa" e della conseguente separazione di questi due buoni amici e compagni di lavoro

IO L'OGGETTO DELLA CONTESA. Fate un po' di conto di Marco; la sua probabile giovinezza; la dipendenza di sua madre da lui; il suo particolare ufficio di ministro o assistente dei due missionari. Le difficoltà e i pericoli del viaggio in quei tempi richiedevano che più andassero insieme; e come uomini di buona famiglia e di buone compagnie, sia Barnaba che Paolo sarebbero stati abituati e dipendenti dagli uffici quotidiani di servitori o servitori. Il ministero di una persona come San Paolo lo considereremmo davvero onorevole

II GLI ARGOMENTI DELLA CONTESA. Questi possono essere facilmente immaginati. Ognuno ha preso il proprio punto di vista e lo ha insistito troppo. Ognuno aveva una buona dimostrazione di ragione, ma ognuno manifestava la propria volontà nel presentarla. Gli argomenti servirono a poco per produrre risultati soddisfacenti, perché la divergenza era piuttosto di sentimenti e sentimenti che di giudizio deliberato. Le discussioni raramente aiutano a risolvere le controversie che nascono realmente dalla diversità dei sentimenti. I principi cristiani, la carità e la fratellanza cristiana possono fare di più in questi casi che gli argomenti più convincenti

III I RISULTATI DELLA CONTESA. Questi possono essere mostrati nella misura in cui hanno interessato

1 San Paolo,

2 Barnaba,

3 Marco,

4 Sila

Si può dimostrare che la severità di San Paolo nei confronti di Marco non influescava il suo affetto personale per lui; e che se, per una questione di giudizio, rifiutava il suo servizio, non assumeva un pregiudizio permanente contro di lui. In conclusione, si possono trarre insegnamenti da questo incidente riguardante

1 la crescita insidiosa di sentimenti che tendono a separare "molto amici";

2 la disperazione di risolvere le controversie che sorgono tra gli uomini con la semplice discussione;

3 la speranza che risiede nell'esercizio della reciproca tolleranza, nella gentile resa dei nostri, nell'ansia di trovare un terreno comune e nella vera fratellanza cristiana, per preservarci dalle contese di separazione e per sanarle quando sorgono.

38 Portatelo con loro perché portatelo con loro, A.V.; ritirato per defunto, A.V. Ritirato. La parola greca ajpostanta da cui deriva l'apostasia sostantiva è forte, e denota una colpa decisa, così come l'indicazione della condotta opposta, per contrasto, che egli non ha preso. "Non andò con loro all'opera" alla quale Dio li aveva chiamati, come avrebbe dovuto fare. Anche l'intera frase che segue è formulata in modo forte. "Paolo pensò bene", riguardo a uno che si era allontanato dall'opera, "di non prendere quell'uomo". La mh sumparalabein del Versetto 38 è, come osserva Meyer, nettamente opposta alla sumparalabein del Versetto 37. Luca evidentemente si schiera fortemente con Paolo, e quasi riproduce l'ipsis-sima verba della "contesa acuta". Si potrebbe dedurre che questo passaggio sia stato scritto da Luca prima della riconciliazione che appare in 2Timoteo 4:11, e che qui abbiamo un'indicazione della data antica della pubblicazione degli "Atti". Forse c'è anche un'indicazione nel racconto, insieme al successivo merito di Marco nei confronti di Pietro, che Marco era piuttosto incline in questo momento alle opinioni giudaizzanti, e che la sua precedente partenza "dall'opera" era in parte dovuta a una mancanza di completa simpatia per la dottrina di San Paolo. San Paolo non avrebbe avuto un aiuto tiepido nella sua grande e ardua opera

39 Sorse un'aspra contesa perché la contesa era così aspra tra loro, A.V. e T.R.; partito per partito, A.V.; così che per così acuto che, A.V.; e Barnaba per e così Barnaba, A.V.; ha preso Marco con sé per prendere Marco, A.V.; salpò per navigare, A.V. Sorse un'aspra contesa, ecc. Il senso "tra loro" deve essere fornito, se si usa la parola inglese "contesa". La parola paroxusmov ricorre solo due volte nel Nuovo Testamento: una volta in Ebrei 10:24, in senso buono, "provocare" per una provocazione - "stimolare o eccitare" - "all'amore e alle buone opere", che è il suo senso classico comune; l'altra volta in questo passo, dove gli viene attribuito il senso in cui è usato nella LXX, come in Deuteronomio 29:28, jEn qumw kai ojrgh kailw sfo "in grande indignazione"; e in Geremia 32:37; 39. 37, LXX, accoppiato con le stesse parole, ejn paroxusmw megalw, "in grande ira; " rispondendo a pxq, in ebraico. Ma è più probabile che San Luca usi qui la parola nel suo senso medico comune. Negli scrittori medici - Galeno, Ippocrate, ecc. - il paroxusmov è equivalente a ciò che chiamiamo accesso, dal latino aecessio, usato da Celso, quando una malattia di un certo rango prende una brutta piega, raggiunge un'altezza e scoppia nella sua forma più grave. Questo è il senso in cui viene usata la nostra parola inglese "parossismo". Il significato del passaggio sarà allora che, dopo una buona dose di sentimenti e discussioni scomode, la differenza tra Paolo e Barnaba, invece di raffreddarsi, esplose in una forma così acuta che Barnaba se ne andò a Cipro con Marco, lasciando San Paolo a fare ciò che gli piaceva da solo. E Barnaba, ecc. Il R.V è molto più preciso. San Luca dice che la conseguenza della lite fu che Barnaba portò Marco con sé a Cipro. L'affermazione che Paolo scelse Sila è un'affermazione separata e indipendente, come appare da Paulov al nominativo e da ejxhlqe al modo indicativo. La narrazione di San Luca si schiera completamente con San Paolo, e getta la colpa della lite, o almeno della separazione, su Barnaba. Renan 'St. Paul', p. 119 pensa che St. Paul fosse troppo severo con Giovanni Marco, e che fosse ingrato da parte sua rompere con uno a cui doveva tanto quanto a Barnaba per qualsiasi causa di secondaria importanza. Pensa anche che la vera radice della lite risieda nei rapporti in continuo cambiamento tra i due apostoli, aggravati da uno spirito dominante in san Paolo. Ma la forza di questa censura si rivolge alla questione se sia stata una causa di secondaria importanza. Se San Paolo aveva un solo occhio di riguardo per il successo della sua missione, e giudicava che Marco sarebbe stato un ostacolo ad essa, era una questione di primaria importanza per "l'opera", e San Paolo aveva ragione. Renan osserva anche l'estinzione della fama di Barnaba in seguito a questa separazione dal suo più illustre compagno. "Mentre Paolo avanzava verso le vette della sua gloria, Barnaba, separato dal compagno che gli aveva versato su una parte del suo proprio splendore, proseguiva la sua corsa solitaria nell'oscurità". Salpato via. Cipro era il paese natale di Barnaba, Atti 4:36 e la scena della prima missione, Atti 11:19 e delle prime fatiche evangelistiche congiunte di Paolo e Barnaba Atti 13:4 Barnaba avrebbe avuto molti amici lì, e avrebbe potuto formare piani a suo piacimento per la sua azione futura. La menzione amichevole di lui in 1Corinzi 9:6 mostra sia che egli continuava le sue fatiche disinteressate come apostolo sia che l'allontanamento tra lui e San Paolo era passato. Il parossismo aveva ceduto al trattamento gentile della carità

40 Ma per e, A.V.; è andato avanti o è partito, A.V.; elogiato per la raccomandazione, A.V.; a per unto, A.V.; il Signore per Dio, A.V. e T.R. Ha scelto Silas. Se il versetto 34 del T.R. è una lettura vera, esso spiega la presenza di Sila ad Antiochia. Altrimenti non è difficile supporre che Sila, attratto dal santo zelo di san Paolo e dal desiderio di lavorare tra i pagani, fosse tornato ad Antiochia dopo aver reso conto agli apostoli di Gerusalemme del successo della sua missione con Giuda presso le chiese di Antiochia, di Siria e di Cilicia

41 Siria e Cilicia vedi Versetto 23. Sembra piuttosto che il "qualche giorno dopo" del Versetto 36 non abbia coperto un tempo molto lungo, perché la menzione speciale delle "Chiese di Siria e di Cilicia" indica che la visita di San Paolo aveva qualche connessione con l'epistola indirizzata loro dagli apostoli e dagli anziani della Chiesa di Gerusalemme Versetto 23, come vediamo da Atti 16:4 era il caso. Confermando; come Atti 14:22 15:32 18:22 T.R. Nella voce passiva ejpisthrizomai significa "appoggiarsi", come in 2Samuele 1:6, LXX, e nel greco classico. Renan indica così il loro probabile percorso: "Viaggiarono via terra verso nord attraverso la pianura di Antiochia, attraversarono le 'Porte Siriane', costeggiarono il golfo dell'Isso, attraversarono il ramo settentrionale dell'Isso attraverso le 'Porte Amanane', poi, attraversando la Cilicia, passarono forse per Tarso, attraversarono il Monte Tauro attraverso le 'Porte della Cilicia', uno dei passi più terribili del mondo, e così raggiunse la Licaonia, arrivando fino a Derbe, Listra e Iconio" 'St. Paul', p. 123

Illustratore biblico:

Atti 15

1 CAPITOLO 15

Atti 15:1-29

E alcuni uomini che erano scesi dalla Giudea ammaestravano i fratelli, e dicevano: "Se non siate circoncisi". Non potete essere salvati.- Disturbatori della Chiesa:

(I.) Certi uomini scesero dalla Giudea

(1.) Probabilmente non erano apprezzati a casa

(2.) Hanno portato con sé tutta la loro intolleranza

(3.) E la Chiesa di Antiochia dovette soffrire

(4.) Un bigotto all'interno di una Chiesa può causare più dissenso di due scettici all'esterno

(II.) Quando certi uomini scendono dalla Giudea. l. A volte possono essere proficuamente invitati a tornare di nuovo.

(2.) È la cosa più saggia chiedere consiglio al grande Capo della Chiesa. (S. S. Times.Abbiamo già avuto dissensi in passato con ebrei non credenti o gentili non convertiti; ma ora dobbiamo arrivare alle controversie all'interno della Chiesa. Ce ne sono tre qui:

(I.) Una controversia che alla fine si risolse in una questione di dottrina, anche se iniziò con il ritualismo

(1.) In tutti i grandi movimenti si riscontra sempre che per un certo tempo il nuovo e il vecchio si sovrappongono, e che tra loro si verifichi una collisione più o minore. Gli uomini con certe abitudini fisse di pensiero e di sentimento possono essere costretti ad accettare qualche grande verità; Ma potrebbero non essere in grado di accettarlo con tutte le sue condizioni, o con tutte le sue conseguenze logiche. Questo era il caso nella Chiesa per quanto riguarda le relazioni tra ebrei e gentili. Alcuni membri farisaici della Chiesa di Gerusalemme accettarono il Messia come il Salvatore del mondo a condizione che le altre nazioni diventassero Giudei! Non riuscivano a capire come ciò che una volta era stato stabilito dall'autorità divina potesse svanire. Alcuni di questi uomini scesero ad Antiochia e cominciarono a diffondere le loro opinioni. Paolo e Barnaba incontrarono gli uomini con una discussione, ma la Chiesa fu così turbata che fu giudicato opportuno ottenere una soluzione della questione dagli apostoli

(2.) Paolo e Barnaba si recarono quindi a Gerusalemme, e il primo si riferisce a questa visita in Versetto Galati 2:1-9. Né c'è alcuna discrepanza tra i due racconti. Paolo poteva essere deputato dalla Chiesa, e allo stesso tempo essere mosso dalla rivelazione. La deputazione potrebbe essere stata in conseguenza della guida divina che Paolo aveva ricevuto, o potrebbe essere stata in conseguenza della nomina della deputazione che l'apostolo fu invitato ad avvalersene per uno scopo affine. Questo probabile doppio obiettivo del viaggio merita attenzione. Durante il viaggio da cui Paolo era appena tornato, si erano manifestate le potenze di un apostolo. Quando ritorna ad Antiochia non mette a tacere la controversia con l'autorità. Gli Ebrei pensavano, forse, che, poiché gli anziani apostolici non avevano udito ciò che "Dio aveva fatto per mezzo di lui", la sua posizione, come apostolo incaricato dei Gentili, doveva ancora essere riconosciuta da loro. Questo, quindi, era un affare personale, che poteva ancora essere importante per la sua azione e la sua influenza. È stato in relazione a questo, a quanto ho capito, che ha avuto la "rivelazione" a cui si riferisce. Su delega della Chiesa, si recò per la risoluzione della controversia; come Dio aveva comandato, egli si recò "privatamente da quelli di reputazione", affinché la sua autorità potesse essere riconosciuta

(3.) Ma c'è un'altra questione. Paolo dice "prese con sé Tito", mentre Luca non menziona Tito. Ma il semplice silenzio non è un argomento; mentre Tito potrebbe essere stato uno di "certi altri"(2). Ma, anche se non lo fosse, l'apostolo potrebbe aver scelto di "prendere Tito con sé" in relazione al suo oggetto speciale. Gli ebrei decisero di avere ciò che era in discussione, non solo per una questione di argomenti, ma di fatto. Perciò apparve con un Gentile convertito, determinato, come apostolo di ciò, a stare al fianco di uno confessato incirconciso, proclamando così la sua uguaglianza come fratello nel Signore

(4.) La deputazione fu ricevuta da "tutta la Chiesa e dagli apostoli e dagli anziani". Paolo e Barnaba diedero un resoconto generale del loro ministero, e immediatamente alcuni dei Farisei sollevarono la questione (Versetto 5). Fu quindi stabilito che si dovesse fissare un giorno in cui gli anziani e gli apostoli avrebbero dovuto considerare la questione. Ora, la mia idea è che tra questo incontro preliminare e il giorno in cui si riunirono per la discussione, Paolo e Barnaba ebbero quell'incontro privato con gli apostoli che egli menziona in Galati 2

. È molto probabile che i Farisei al primo incontro, sapendo che c'era un Gentile con Paolo, chiesero che egli si sottomettesse al loro rito di iniziazione. L'apostolo era del tutto preparato a questo, ma vi si arrese: "No, non per un'ora". Ebrei si consultò subito con coloro che erano "di reputazione" e comunicò loro il vangelo che egli predicava tra i Gentili. Ricevettero la comunicazione, riconobbero il carattere apostolico di Paolo e "diedero a lui e a Barnaba la destra della comunione". 5. Vedendo quanto sia impossibile fare affari pubblici in una grande assemblea a meno che non si sia marcata la cosa in anticipo, penso che questo colloquio privato sia servito per giungere a un accordo tale da decidere i leader sulla linea di condotta da adottare. Quando "si sono riuniti", proprio come nella nostra Camera dei Comuni un certo numero di uomini relativamente indistinti sono autorizzati a spendere le loro forze mentre i leader si riservano di concludere la discussione - un certo numero di individui anonimi ha aperto la controversia. Dopo che la questione fu completamente "ventilata", divenne dovere dei capi intervenire

(1) Pietro si alzò e si riferì a un fatto in cui egli era l'attore principale: la conversione di Cornelio, che egli considerava come la prova dell'uguaglianza tra Giudei e Gentili in Cristo. "Allora tutta la folla tacque e diede udienza a Barnaba e Paolo". Basta notare come le piccole cose possano possedere un grande significato. Durante il viaggio "Barnaba e Saulo" fu cambiato in "Paolo e Barnaba"; ma qui, dove Barnaba era così famoso, com'è naturale che egli sia messo in risalto! È un tratto così sottile che uno scrittore di narrativa difficilmente ci avrebbe pensato

(2) Allora "Barnaba e Paolo" si alzarono, e anch'essi fecero riferimento ai fatti

(3) Poi Giacomo, il presidente, si rivolse all'assemblea. Come gli altri si erano riferiti a ciò che Dio aveva fatto, lui si riferiva a ciò che Dio aveva detto. Gli ebrei mostrarono che le vecchie profezie erano la base dei nuovi fatti; che si riferivano in ultima analisi ai Gentili che venivano ricevuti nella Chiesa. Gli Ebrei suggerivano, quindi, che non avrebbero dovuto disturbare i Gentili convertiti con le imposizioni della legge, ma avrebbero dovuto raccomandare loro, per una questione di opportunità, di astenersi da certe cose che erano necessarie per la conservazione dei rapporti sociali tra loro e i loro fratelli. Questo suggerimento fu accolto. Ma è stato consigliato anche qualcos'altro; E qui osserverete quali uomini d'affari capitali erano questi apostoli. Il suggerimento di Giacomo si ridusse alla scrittura, ed essi elessero alcuni del loro corpo perché andassero ad Antiochia, per confermare, oralmente, ciò che era stato detto nella lettera. Che disposizione ammirevole era questa! Gli uomini scesero ad Antiochia e "consegnarono l'epistola"". I pagani si rallegrarono e si rallegrarono per la consolazione".

(II.) Un rimprovero provocato da un atto esteriore, ma che scaturiva dalla lealtà alla verità (Galati 2:11, ecc.). La condotta attribuita a Pietro era proprio come lui. Ebrei era un uomo d'impulso, un uomo serio e sincero, ma privo di coraggio morale e sensibile all'opinione degli altri. Inoltre, è del tutto conforme alla natura umana che i sentimenti sociali, i costumi e i pregiudizi siano praticamente più forti di una decisione dell'intelletto. Puoi proclamare per legge che il sarà riconosciuto come un uomo e un fratello; Eppure troverete che gli uomini bianchi rifuggono dai, anche se sono perfettamente d'accordo con la rettitudine della legge che lo metterebbe al loro fianco. Anche alcuni dei vostri eloquenti oratori, che parlano in gran parte dell'uguaglianza umana, potrebbero inchinarsi a un pregiudizio sociale. È la natura umana, e deve essere costantemente vista nei confronti dei partiti ecclesiastici. La pusillanimità di Pietro era contagiosa. Altri "dissimularono con lui", e persino Barnaba fu sedotto per un certo periodo. Paolo, che considerava le cose nei loro princìpi e nelle loro questioni, vide in tale condotta molto più di quanto Pietro sospettasse. Da qui il suo "resistere a lui in faccia", ecc. L'errore dei giudaizzanti e l'errore di Pietro sono le colpe della natura umana. Pochi sono, infatti, in ogni Chiesa a cui non si debba ricordare che "il regno di Dio non è cibo e bevanda", ecc

(III.) Una disputa che nasce dal sentimento personale (Versetti 36-41). Barnaba, quando tornò da Gerusalemme, molto probabilmente aveva portato con sé il nipote Marco, o forse aveva accompagnato Pietro; Quando fu proposto il secondo viaggio, Barnaba volle andare con loro. Paolo non ne volle sentir parlare. Ci sono stati senza dubbio errori da entrambe le parti. Barnaba potrebbe essere stato troppo indulgente; Paolo troppo severo. È inutile cercare di appianare le cose. Gli uomini si sbagliavano, ed evidentemente cedettero al cattivo umore e alle parole forti. "Il parossismo era così acuto tra loro, che si separarono l'uno dall'altro", e la pia opera della loro comune visita apostolica alle chiese fu abbandonata! Dall'infermità degli uomini e dall'onestà dello storico si può imparare molto. In conclusione, prendi le tre cose in ordine inverso

(1.) Questo scisma tra Paolo e Barnaba fu solo temporaneo. Troviamo che in seguito Marco fu associato a Paolo, e servì con lui nel vangelo. Anche Barnaba e Paolo furono rimessi in rapporti amichevoli. Era impossibile per tali uomini buoni, sia servitori dell'Iddio Altissimo che collaboratori di Lui, "conservare la loro ira per sempre". 2. Lo stesso vale per Paolo e Pietro. Era proprio come Pietro - con la sua anima calorosa, amorevole e onesta, la sua tenerezza di coscienza e la sua genuina umiltà - riferirsi, in una delle sue epistole, a quelle del suo «diletto fratello Paolo», anche se probabilmente sapeva che una di esse conteneva il racconto della sua debolezza

(3.) Riguardo al "concilio", apprendiamo il male di aggravare le differenze settoriali e di insistere su di esse come termini di comunione e salvezza. Le peculiarità rituali, le questioni di governo della Chiesa, le cose esterne e secondarie che non sono l'essenza di quella "fede" che unisce a Cristo e "purifica il cuore", non devono essere innalzate a muri di separazione. "La circoncisione non è nulla, e l'incirconcisione non è nulla, se non l'osservanza dei comandamenti di Dio." (T. Binney, D.D.Controversia ecclesiastica: - Da questo interessante capitolo apprendere che...

(I.) Le controversie sono inevitabili e sono un segno di vita e di attività. Sono preferibili alla pace del cimitero. È attraverso la controversia che si sviluppa la verità e si sconfigge l'errore. Tutte le grandi dottrine, la Trinità, l'Incarnazione, la giustificazione, ecc., sono uscite come oro puro dalla fornace della disputa teologica. Solo, che la controversia sia condotta in uno spirito cristiano e con un occhio solo alla causa della verità

(II.) Il modo migliore per risolvere una controversia è attraverso una discussione completa e una conferenza personale. Anche gli apostoli ispirati non decisero la questione con la semplice autorità, ma viaggiarono fino a Gerusalemme per ottenere un'intesa generale, dopo aver ascoltato pienamente l'opposizione. È bene che i cristiani si riuniscano, pensino e parlino insieme. Nella moltitudine dei consiglieri c'è sicurezza. Un uomo può essere più saggio di un'intera moltitudine, ma se riesce a convincere la moltitudine, il suo giudizio è ancora più potente

(III.) Le conferenze sinodali sono chiaramente sancite dall'esempio apostolico e dai precedenti. Ma il tempo e il numero sono lasciati alla convenienza. Possono essere annuali, triennali o occasionali; locale, diocesano, provinciale, nazionale o ecumenico; consultiva o legislativa; tutto dipende dalle necessità della Chiesa, che variano nei diversi periodi e paesi

(IV.) La composizione di un sinodo dovrebbe essere democratica. Gli apostoli potrebbero aver deciso la controversia con il loro peso personale e la loro autorità; ma hanno preferito conferire con la fratellanza e permettere una discussione libera e aperta. Il concilio di Gerusalemme consisteva di "tutta la Chiesa" (CAPITOLO xv. 6-22). È quindi un allontanamento dalla pratica apostolica se i sinodi sono diventati puramente clericali e gerarchici. Ciò è contrario al principio del sacerdozio generale dei laici, che dà ad ogni credente il diritto di partecipare attivamente al governo e a tutti gli interessi generali della Chiesa. (P. Schaff, D.D. Controversie, spesso frutto di malintesi: - Qualche tempo fa sono sceso alla Lookout Mountain, e un vecchio residente mi ha detto: "I nostri soldati hanno combattuto coraggiosamente lassù sopra le nuvole; ma a volte le nebbie erano così fitte che non riuscivano a distinguere gli amici dai nemici, e si colpivano a vicenda". (J. M. Buckley, D.D.È un vero peccato che non possiamo essere più d'accordo. Sono esseri piccoli e insignificanti che litigano più spesso. C'è una magnifica razza di bestiame nella Valle di Clwyd, la più bella valle del Galles. Hanno a malapena corna, ma un'abbondanza di carne; Eppure, se si salgono le colline da ogni parte, là, sulle alture, si trova una razza che cresce a malapena se non le corna, e dalla mattina alla sera tutto ciò che si sente è il frastuono costante delle armi che si scontrano. Così ci sono molti cristiani che vivono sulle alture, ma su quelle molto fredde e sterili. Tutto ciò che mangiano si trasforma in corna, la cui forza viene costantemente testata. (J. Thomas.Controversie tra i cristiani: - Ho visto una volta un piccolo incidente nella storia scozzese. Era il periodo in cui si combattevano i conflitti tra due fazioni in Scozia. Uno di loro era rappresentato dalla guarnigione nel vecchio castello di Edimburgo, e i cittadini erano dall'altra parte. Caddero in una lotta molto seria per la resa della città. Era la cosa più facile del mondo per il castello sottomettere qualsiasi forza fosse stata portata contro di esso. Quelli di voi che ci sono stati sanno quanto fosse dominante la posizione che occupava. In pochissimo tempo aprirono un terribile cannoneggiamento sulla città. Furono presto sottomessi. È stata una vittoria facile. Ma scoprirono che le esplosioni dei loro cannoni avevano scosso la roccia sotto di loro e aperto le fessure così ampiamente che le acque dei pozzi su cui viveva la guarnigione erano svanite nel nulla. Non credo che possiamo permetterci di essere vittoriosi l'uno sull'altro, e quella denominazione cristiana che resiste con la distruzione di qualsiasi altra scoprirà che le sue fessure sottostanti porteranno via l'acqua della pietà e della grazia su cui vive (C. S. Robinson.Il dottor Duncan si trovava a Livorno, in Italia, quando due pii capitani di navi giunsero al porto, uno da Leith, l'altro dall'Inghilterra, l'uno presbiteriano, l'altro wesleyano. Il Wesleyano venne e gli chiese di predicare sulla sua nave. "Oh," disse, "non potrei farlo; perché vedi che io sono un Calvinista e tu sei un Arminiano, e potrei dire qualcosa per ferire i tuoi sentimenti."" Signore", fu la risposta, "ciò che desideriamo che facciate è venire a predicare contro il diavolo". Questa è certamente una piattaforma cattolica. Calvinista e Arminiano dovrebbero sempre essere d'accordo nel predicare contro il diavolo, e in nome di un Maestro comune. Controversie, dopo gli effetti di: "Le vecchie fazioni religiose sono vulcani bruciati", dice Burke; "Sulle lave e le ceneri e le squallide scorie delle eruzioni crescono l'olivo pacifico, la vite festante e il grano sostenente". Chi ha visto i fianchi del Vesuvio può ben apprezzare la forza di questa immagine. Si possono davvero vedere tratti di desolazione; nuda, nera e lurida, al di là di qualsiasi altra cosa che la terra possa mostrare. È qui che lo zolfo indugia ancora e respinge ogni sforzo della vegetazione. Ma ci sono anche tratti, vicini ad essi, e persino in mezzo ad essi, dove il verde della vigna, l'olivo grigio, l'arancio dorato e l'erba che sgorga segnano che, dall'attrito e dalla decomposizione degli antichi flussi di lava, le forze vitali della natura possono affermarsi con doppio vigore, e creare una nuova vita sotto le costole stesse della morte. Lo stesso vale per le controversie teologiche estinte. Fino a quel punto, infatti, per quanto conservano l'amarezza, il fuoco e lo zolfo del rancore e della malignità personale, essi sono, e saranno fino alla fine dei tempi, i più sterili e inutili di tutte le opere dell'uomo. Ma se questo può essere eliminato o corretto, è innegabile non solo che verità di vario genere mettono radici e spuntano nel terreno così formato, ma che c'è un risultato fruttuoso e utile prodotto dalla contemplazione del carattere transitorio delle eruzioni vulcaniche che un tempo sembravano scuotere il mondo. (Dean Stanley. Il vangelo non è materia di controversia, ma di utilità: - Un enorme frammento di roccia da una rupe adiacente cadde su una parte orizzontale della collina sottostante, che era occupata dai giardini e dalle vigne di due contadini. Copriva parte della proprietà di ciascuno; né si poteva facilmente decidere a chi appartenesse l'inatteso visitatore; ma gli onesti rustici, invece di disturbare i gentiluomini dalla lunga veste con la loro disputa, deliberarono saggiamente di porvi fine scavando ciascuno la metà della roccia sul proprio terreno, e trasformando il tutto in due utili casette, con comode stanze e cantine per la loro piccola scorta di vino, e lì ora risiedono con le loro famiglie. Dopo un tale tipo gli uomini saggi si occuperanno delle grandi dottrine del Vangelo; Non ne faranno temi di rabbiosa polemica, ma di proficua utilità. Litigare su una dottrina è una triste perdita di tempo, ma vivere nel tranquillo godimento di essa è la saggezza più vera. (C. H. Spurgeon.) Libertà cristiana:

(I.) Disputato. La Chiesa di Antiochia era composta sia da Giudei che da Gentili (Versetto CAPITOLO xi. 19-23), che vivevano in completa armonia. La Chiesa era prospera. Quando questo è il caso, il diavolo cerca di entrare e rompere la sua concordia. Qui... l. C'erano quelli che affermavano che: "A meno che non siate circoncisi", ecc. Nota

(1) La dottrina secondo cui la legge, con tutti i suoi requisiti e le sue sanzioni, era ancora in vigore

(2) I sostenitori della dottrina. "Falsi fratelli" (CAPITOLO Galati 2:4). Essi assunsero un'autorità che non possedevano, e che fu ripudiata dalla Chiesa (24)

(2.) Paolo e Barnaba erano i loro oppositori (Versetto Galati 2:5). Sarà interessante rivolgerci alle espressioni indignate di Paolo contro la circoncisione come ordinanza di salvezza (Galati 5:2, vi. 12, ecc.). Eppure questo stesso Paolo in seguito circoncise Timoteo (xvi. 3). Ma non come necessario per la salvezza, solo perché potesse predicare la salvezza agli ebrei in modo più accettevole. Qui combatté la dottrina senza compromessi, perché era stata dichiarata essenziale per la salvezza

(3.) Il risultato (2). Anche Paolo salì per rivelazione (Versetto Galati 2:2). Nota

(1) Quelli inviati. Paolo e Barnaba, che avevano la fiducia della Chiesa e che erano stati gli oppositori della dottrina. Fra "certi altri di loro" c'era Tito (Galati 2. 3), e probabilmente alcuni che credevano nella circoncisione

(2) La saggezza dell'invio. Ha inviato la controversia dove avrebbe ricevuto una risposta autorevole. Non c'è bisogno che una Chiesa sia lacerata da alcuna controversia quando agisce nel modo e con lo spirito della Chiesa di Antiochia

(3) Il viaggio. Per Paolo e Barnaba fu quasi una marcia trionfale (3)

(II.) Negato. l. L'accoglienza. A Paolo e Barnaba fu accordata, apparentemente, un'accoglienza formale e cordiale. A uomini di fama, come Giacomo, Cefa e Giovanni, Paolo spiegò privatamente il vangelo che aveva proclamato tra i Gentili (Versetto Galati 2:2); e in questo radunamento pubblico egli e Barnaba "ripeterono tutte le cose che Dio aveva fatto per mezzo di loro". 2. L'attacco (5). Nel concilio, quindi, si è chiesta in modo netto e chiaro se la fede in Cristo fosse sufficiente da sola per la salvezza

(III.) Provato. Osservare

1.) La composizione del consiglio (Versetto 22). Non c'è stata una semplice decisione pontificia. Pietro si limitò a discutere il caso, e votò come gli altri. Né solo gli apostoli hanno dato il giudizio, ma "tutta la Chiesa". 2. Gli argomenti dinanzi al consiglio

(1) Di Pietro. (a) Dio ha scelto che per la sua bocca i Gentili ascoltassero la parola del Vangelo e credessero. Non fu Pietro a muoversi in questa faccenda, ma Dio. Gli scrupoli di Pietro dovevano essere superati. (b) La ricezione dello Spirito Santo era una prova conclusiva, poiché Dio conosce il cuore, e gli Ebrei non avrebbero mai mandato lo Spirito Santo a prendere possesso di coloro che erano estranei. (c) La loro incirconcisione non ostacolò la purificazione del loro cuore. La sua esortazione fu breve e diretta al punto (Versetto 10). La difficoltà di portare il giogo di Mosè è esposta in Romani 7:7-14. Cristo, al contrario, dice: "Il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero". Pietro termina dichiarando: "Ma noi crediamo che saremo salvati per mezzo della grazia del Signore Gesù, come loro". Non "essi come noi", ma "noi come loro", senza la nostra circoncisione!

(2) Di Paolo e Barnaba. Essi dichiararono semplicemente i miracoli e i prodigi che Dio aveva operato tra i Gentili per mezzo loro

(3) Di Giacomo. Ebrei rende manifesto che l'accettazione dei Gentili non è un pensiero nuovo, ma era stato pre-indicato nella Parola di Dio (Amos 9:11, 12). Questo appello alla profezia, insieme all'evidenza che Dio si stava muovendo in materia, risolse la controversia. Lo scisma minacciato nella Chiesa fu evitato e la libertà nella fede divenne un diritto di nascita perpetuo. Fu così che "la gloriosa libertà dei figli di Dio" fu rivendicata. (M. C. Hazard.) Tempi nella storia della Chiesa: - C'è un tempo-

(I.) Costruire e un tempo da abbattere (Ecclesiaste 3:3)

(1.) Per costruire il recinto della legge dell'Antica Alleanza

(2.) Per abbattere quel recinto nel Nuovo Testamento

(II.) Della contesa e della pace (Ecclesiaste 3:8)

(1.) Contesa fraterna per trovare il giusto

(2.) Pace fraterna dopo che è stata trovata

(III.) Parlare e tacere (Ecclesiaste 3:7)

(1.) Parlare con coraggio quando si tratta di convinzioni

(2.) Tacere quando si tratta dell'obbedienza alla volontà di Dio e dell'unità fraterna. (K. Gerok. Il primo concilio ecclesiastico - la natura della disputa: - La scienza ci informa che gli uragani più feroci ruotano attorno a un perfetto centro di calma. Questo capitolo ci parla di disordini nel centro della Chiesa. Un piccolo esame di questo dissenso mostrerà che si tratta, più o meno, di un tipo di tutte le dispute ecclesiastiche. Era un conflitto tra...

(I.) Il ritualistico e lo spirituale (Versetto 1)

(1.) I nomi di questi violatori della pace della Chiesa non sono dati, né li richiediamo. Non erano persone di alcuna autorità. La loro religione aveva più a che fare con i sensi che con l'anima, con la forma che con lo spirito. Posso concepire che li sollecitino

(1) Che la legge di Mosè era la legge di Dio, e quindi immutabile

(2) Che la religione del Messia doveva sviluppare, e non abrogare, l'economia levitica

(2.) La nuova religione era, d'altra parte, preminentemente spirituale; insegnava che "la circoncisione o l'incirconcisione non servono a nulla", ecc

(II.) Il tradizionale e il progressivo

(1.) Per molte epoche i Gentili che cercavano la luce religiosa potevano ottenerla solo attraverso gli Ebrei. Questi insegnanti giudaizzanti avevano sentito che ciò che era stato doveva continuare. Erano conservatori istituzionali, non potevano rinunciare al passato

(2.) D'altra parte, il cristianesimo era preminentemente progressivo; Ha reso il vecchio un semplice punto di partenza. Ha lasciato la Palestina per il mondo, l'ebreo per la razza, il tempio di Gerusalemme per il tempio dell'universo, insegnando agli uomini di ogni luogo che "Dio è uno Spirito", ecc

(III.) L'incatenamento e la libertà. Legare i Gentili convertiti a questo rito ebraico significherebbe schiavizzare le loro anime; perciò Pietro esclamò: «Perché tentate Dio a mettere un giogo sul collo dei discepoli?». Legare l'anima a una cerimonia è renderla schiava, e questo cercavano ora quei bigotti. Avrebbero incatenato le membra di una nuova fede con i vincoli delle vecchie cerimonie. Il cristianesimo è libertà; investe l'anima della "gloriosa libertà dei figli di Dio". (D. Thomas, D.D.Il primo concilio ecclesiastico: la risoluzione della controversia:

(I.) Una deputazione della Chiesa di Antiochia, e una discussione completa dell'argomento in un'assemblea generale della Chiesa (Versetto Versetti 4, ecc.)

(1) Era un sinodo generale, non una semplice riunione degli apostoli e degli anziani. Non è necessario credere che ogni membro della Chiesa fosse presente, ma che tutti fossero rappresentati

(2) Era un'assemblea popolare. Avviso

1.) Il discorso di Pietro. È degno di nota il fatto che non c'è alcuna presunzione di superiorità da parte di Pietro. Ebrei parla solo come uno di loro, con forza, ma con deferenza al giudizio comune. Ebrei mostra che il ritualismo ebraico era

(1) Non necessario. Ebrei cita la sua esperienza personale a prova di ciò, e afferma che il suo ministero presso i Gentili era: (a) Per nomina di Dio. "Dio ha fatto la scelta tra noi". (b) Divinamente sanzionato. "Dando loro lo Spirito Santo". (c) Produttivo degli stessi risultati spirituali. "Non fra noi e loro, purificando i loro cuori mediante la fede". Questo lavoro il vangelo produce effetti sia senza il ritualismo ebraico che con esso, e lo realizza in connessione con la fede e l'azione dello Spirito Santo

(2) Inopportuno (10). (a) Il ritualismo è un giogo intollerabile. (b) Gli uomini, con la loro condotta bigotta, possono tentare Dio a mettere questo giogo sulle persone. Se l'Inghilterra rinunciasse al suo protestantesimo, tenterebbe Dio a mettere il giogo del papato su questo paese

(3) Contrario alla sua fede (Versetto 11). Questo è l'ultimo discorso che abbiamo di Pietro. Addio, grande apostolo! 2. Il discorso di Giacomo. Il discorso di Pietro produsse un'impressione così profonda che, in mezzo a un "silenzio" senza fiato, Barnaba e Paolo si alzarono. I loro discorsi non sono registrati; Su di loro si parla solo tanto da dimostrare che erano storici. Ma viene pronunciato il discorso di Giacomo. Ebrei era il presidente, riassunse la questione e diede il suo giudizio. Ebrei accetta la posizione di Pietro, e la sostiene con una citazione profetica, che indica una grande restaurazione

(1) Tra il popolo ebraico. L'edificazione di ciò che era in rovina

(2) Questo avrebbe portato i Gentili a cercare il Signore

(3) Effettuato da quel Dio che vede la fine dal principio

(3.) La decisione conteneva quattro divieti. Contro

(1) Cibo che era stato offerto agli idoli

(2) "Fornicazione" - menzionata in relazione all'idolatria, perché l'orribile licenziosità si mescolava con le devozioni di quei pagani

(3) "Cose strangolate": cose tenute in abominio tra gli ebrei e in grande considerazione tra i pagani

(4) "Sangue" (Genesi 9:4 ; Levitico 10:14 ; Deuteronomio 12:23 ; 1Samuele 14:34)

(II.) Una deputazione di ritorno ad Antiochia con i risultati della deliberazione (Versetti 22, ecc.). La lettera apostolica può essere considerata

1.) Come omaggio al diritto di giudizio privato. Non si tratta di un provvedimento sanzionato, né di un mero appello morale rivolto a un ente giuridico; è diretto al giudizio di ogni membro della Chiesa ad Antiochia, in Siria e in Cilicia. Le questioni in questione erano vitali per ogni uomo, e ad ogni uomo si fa appello. Tutta la Bibbia riconosce questo diritto

(2.) Come condanna dei decreti ecclesiastici. Il suo spirito benigno e tenero, i riferimenti commoventi, le caratteristiche popolari e consultive, sono in stridente contrasto con le liberazioni dei concili successivi. Piccoli uomini, che pretendono di essere i successori di questi apostoli, hanno emanato decreti la cui arroganza e intolleranza insultano il nome cristiano

(3.) Come carta delle libertà della Chiesa. Con questa lettera proveniente dal grande concilio della Chiesa madre a Gerusalemme, frutto della deliberazione apostolica e della guida celeste, rivendichiamo la libertà dal regno del ritualismo

(III) L'assemblea della Chiesa ad Antiochia per ricevere la comunicazione dalla Chiesa madre (Versetto 30). Tutta la Chiesa è riunita. Paolo e Barnaba, Barsaba e Sila, consegnano la lettera, che dà grande "consolazione". Gli stranieri esortano i fratelli e li confermano, e dopo un po' tornano a casa. Conclusione: Questo fu il metodo per risolvere questa prima discussione nella Chiesa cristiana. Com'è semplice, saggio e di successo! Magari i concili più recenti l'avessero imitata. L'assemblea a Gerusalemme:

1.) I precedenti discorsi apostolici erano per la maggior parte dichiarazioni o rivendicazioni del vangelo. L'unico che ci prepara per la presente discussione è quello di Pietro per spiegare la sua condotta verso Cornelio, che per un certo tempo fece tacere i mormoratori. Ma la questione non era morta; dormiva solo un po' e si svegliava con energia quando il Vangelo veniva portato apertamente ai Gentili in Siria e in Asia Minore

(2.) Gli "apostoli e gli anziani" erano seduti in ordine, come costituenti un Sinedrio cristiano. In una precedente occasione abbiamo letto degli "apostoli e dei fratelli". Nel frattempo erano stati nominati dei presbiteri. Non si fa menzione di un'istituzione di questo ordine, come c'è di quella dei diaconi; e per questa ragione: che quest'ultimo era un nuovo ordine; ma gli ebrei avevano sempre avuto degli anziani, e, naturalmente, continuarono quell'ordine nella nuova comunità cristiana. Insieme ai loro leader riconosciuti si riunirono molti dei cristiani privati

(3.) Poiché le battaglie sono spesso iniziate con scaramucce di truppe leggere, che non potevano decidere nulla, ma potevano cercare e sgombrare il terreno per l'inizio dei battaglioni che dovevano decidere la fortuna del giorno, così in questa assemblea ci furono molte discussioni informali prima che i leader parlassero. Atti, infine, era evidente che le "molte domande" non stavano avvicinando l'argomento alla soluzione, e così...

(I.) "Pietro si alzò". Era sempre stato il suo modo di prendere l'iniziativa; e l'illustre ruolo che aveva svolto fin dal giorno di Pentecoste gli dava diritto a molti onori e deferenza. Gli ebrei non vedevano la necessità di dilungarsi nella discussione. Ebrei fu guidato alla sua conclusione dalla conoscenza dei fatti. La questione era, a suo avviso, praticamente risolta dal caso di Cornelio. Non era l'inclinazione della mente di questo apostolo a farsi strada attraverso un argomento profondo o attento; Ma sapeva cogliere i fatti rilevanti, e farli raccontare. Perché gli obiettori avrebbero dovuto "tentare Dio" supponendo che gli ebrei non avrebbero salvato i gentili altrove come gli ebrei 51 avevano salvati nella casa di Cornelio? E per quale scopo cercarono di limitare la misericordia di Dio e di limitare la portata della Chiesa cristiana? Era forse quello di imporre ai Gentili un giogo che nemmeno gli ebrei erano stati in grado di portare? Una cosa era certa, che la salvezza per tutti gli uomini era "per la grazia del Signore Gesù"; e nessuna restrizione cerimoniale o tradizionale a quella grazia poteva essere permessa. Possiamo immaginare la soddisfazione con cui san Paolo, che meglio di chiunque altro aveva compreso la questione, ascoltò questa chiara affermazione evangelica. Gli Ebrei se ne ricordarono, e furono costretti a ricordarlo a San Pietro in una futura occasione ad Antiochia, quando quell'apostolo agì in modo incoerente con il suo discorso. San Pietro parlava sempre con efficacia, e tutta l'assemblea sentiva la forza delle sue parole inconfutabili e "taceva". Fino a quel momento la verità e la carità avevano avuto la meglio

(II.) Il silenzio fu rotto dai missionari, forse per accordo con i principali apostoli, forse per la felice ispirazione del momento. Sembra che Barnaba abbia parlato per primo, una disposizione giudiziosa, perché aveva una presa più forte sulla fiducia della Chiesa di Gerusalemme. Nessuno dei due era propenso a rinunciare a qualsiasi giusta pretesa dell'ebraismo senza una buona ragione. Barnaba era un levita e Paolo un fariseo accuratamente istruito, che anche in gioventù era stato un sinedrio. Essi non hanno tanto argomentato, quanto narrato ciò che Dio aveva operato, la cui deduzione logica era che se Dio non ha rifiutato quei convertiti gentili a causa della loro incirconcisione, perché la Chiesa dovrebbe rifiutarli? E se Dio ha dato loro il Suo Spirito Santo, perché gli uomini dovrebbero esitare a dare loro il battesimo?

(III.) San Giacomo ha poi spostato la sentenza della corte. Questo gli toccò naturalmente a causa della sua posizione di presidente. Il suo carattere dava grande peso alla sua opinione, e non era implicato in alcun rapporto personale con i Gentili, come lo era Pietro. Questo è l'unico discorso di San Giacomo che si è conservato. Si compone di quattro frasi:

1.) Gli ebrei riconobbero l'importanza e la pertinenza del caso a cui si riferiva il suo collega, che egli caratteristicamente chiamò nella forma ebraica "Simeone". 2. Gli ebrei andarono all'Antico Testamento per trovare la sanzione profetica. Una mente come la sua desiderava ardentemente un po' di base della Scrittura, così come dell'osservazione e della ragione. Gli ebrei lo trovarono in (Amos 9:11, 12; (LXX.) ). Il profeta aveva predetto che il tabernacolo caduto di Davide sarebbe stato ricostruito e che una benedizione sarebbe caduta sui Gentili. L'erezione della Chiesa di Cristo, il Figlio di Davide, fu una restaurazione del tabernacolo di Davide; e vennero in primo piano quelle parole che suggerivano che il nome del Signore sarebbe stato "invocato" dai Gentili. Non si stava forse adempiendo questo nella conversione a Cristo di un popolo che Dio stava ora chiamando fuori dal mondo pagano per il Suo nome? E, se così fosse, non era certo necessario che si conformassero ai riti separati degli ebrei

(3.) Seguendo questo punto di vista, ha proposto una decisione del caso. I Gentili convertiti non dovrebbero essere molestati dalla legge ebraica. Abbastanza perché si conformassero a certe regole di astensione che non potevano essere definite fastidiose, e che potevano in qualche misura conciliare coloro che erano inclini a considerare tutti i Gentili allo stesso modo come impuri

(4.) Nella sua ultima frase toccò con mano rassicurante le suscettibilità dei più acuti partigiani ebrei, e il suo consiglio divenne la risoluzione unanime di tutto il conclave. La libertà dei Gentili fu assicurata e, allo stesso tempo, fu promossa la pace di tutta la Chiesa. Conclusione: l'intera discussione suggerisce

1.) Il vantaggio di tenere assemblee cristiane per l'appianamento delle difficoltà. La narrazione è fatale per il sistema papale di governo della Chiesa; perché ci fu una discussione aperta, e la decisione uscì con il concorso di tutta la Chiesa. È anche incompatibile con un nudo sistema di indipendenza, che lascia che ogni chiesa locale guidi il proprio corso. È facile puntare il dito contro i consigli che sono stati bigotti e superstiziosi; ma questi non erano costituiti così. Dateci un consiglio degli anziani della Chiesa, come capi fidati, che deliberano in presenza dei loro fratelli, e voi fornirete il miglior strumento possibile per appianare le difficoltà, placare le gelosie, mantenere la verità e la pace

(2.) Il debito di gratitudine dovuto a quegli uomini che hanno risolto quelle che ora sono per noi controversie morte. Le questioni che tormentavano il cristianesimo primitivo non sono altro che questioni di storia remota. Grazie agli uomini che hanno confutato queste eresie, e soprattutto allo Spirito di Verità che ha permesso loro di mantenere la sana dottrina! La questione della circoncisione, che tanto turbò l'infanzia della Chiesa, è ora del tutto morta. Ma dovremmo ricordare che la nostra libertà in Cristo è stata conquistata solo con una dura lotta, e dovremmo onorare gli uomini che hanno abbattuto le pretese di un ebraismo arrogante. Ma anche questa decisione non risolse la questione. San Paolo doveva ancora combattere in quasi tutte le chiese. Grazie a lui più di tutti, e poi ad altri fratelli ebrei che hanno difeso la nostra libertà da un giogo ebraico! (D. Fraser, D.D.) L'assemblea di Gerusalemme: un modello:

(I.) La sua occasione: una questione di vita della Chiesa (vers 5, 11)

(1.) Non per fede, perché riguardo a ciò non c'è stata disputa, e che nessuna assemblea può decidere in definitiva

(2.) Ma della vita, dell'applicazione pratica delle verità incontestabili della fede all'ordinanza ecclesiastica e alla pratica cristiana

(II.) Il suo spirito, veramente evangelico. Uno spirito di

1.) La verità, a seconda della Parola di Dio e dell'esperienza cristiana

(2.) L'amore, che cerca non il proprio interesse, ma il bene di tutto

(III.) Il suo risultato: una benedizione per la Chiesa

(1.) Progresso con la vittoria decisiva su antiquate ordinanze esterne; ma... 2. Sul terreno della fede e dell'amore cristiani incrollabili. (K. Gerok.) L'assemblea di Gerusalemme: la sua importanza:

(I.) La questione che è stata discussa: una domanda riguardante la salvezza

(II.) Lo spirito con cui è stato discusso: uno spirito di amore e di verità

(III.) La regola secondo la quale è stato deciso: la testimonianza di Dio in parole e opere

(IV.) La confessione che stava alla base della risoluzione decisa su (Versetto Versetto Versetti 11). Legge e vangelo: Dio ha scritto una legge e un vangelo: la legge per umiliarci, e il vangelo per elevarci; la legge per convincerci della nostra miseria, e il vangelo per convincerci della Sua misericordia; la legge per scoprire il peccato, e il vangelo per scoprire la fede e Cristo. (J. Mason, M.A.Un signore che era in compagnia dell'Apocalisse Giovanni Newton lamentava le violente dispute che spesso si svolgono tra i cristiani riguardo ai non essenziali del cristianesimo, e in particolare al governo della Chiesa. "Molti", disse, "sembrano prestare la loro principale attenzione a tali argomenti, e provano più piacere nel parlare di questi punti discutibili che della religione spirituale, dell'amore di Cristo e dei privilegi del Suo popolo". Signore,» disse il venerabile vecchio, «avete mai visto una baleniera? Mi è stato detto che quando il pesce viene colpito con l'arpione e sente l'astuzia della ferita, a volte si dirige verso la barca e probabilmente la farebbe a pezzi. Per evitare ciò, gettano una botte in mare e, quando è fatta a pezzi, ne gettano sopra un'altra. Ora, signore", aggiunse il signor Newton, "il governo della Chiesa è la vasca che Satana ha gettato sul popolo di cui parlate".

3 CAPITOLO 15

Atti 15:3-6

Essi, quindi, furono portati per la loro strada.-Lavorare sulla strada:

1.) Per un po' di tempo cessa il rumore delle polemiche. Paolo e Barnaba avrebbero potuto prendere una strada molto più breve per raggiungere Gerusalemme; ma Paolo, come il Maestro, desiderava sempre fare un po' di lavoro lungo la strada. Quando sembrava che Cristo si affrettasse verso una particolare località, gli ebrei si fermavano spesso sulla strada per fare qualche miracolo intermedio. Allora Paolo disse: "Faremo di questo un viaggio missionario". Così passarono per la Fenicia e la Samaria, il distretto dove Filippo aveva compiuto le sue opere meravigliose. Tutti dovremmo lasciare delle impronte dietro di noi; Le persone che vengono dopo dovrebbero sapere che siamo stati lì per primi

(2.) Segui gli apostoli. Trovano una fila di Chiese lungo tutta la strada, in generale, da Antiochia a Gerusalemme. C'erano case di scalo sulla strada. Il pioniere, per sacro influsso, aveva detto: «Un giorno altri uomini più forti arriveranno su questa strada: preparatevi per loro». Anche noi camminiamo su strade che sono state ben battute per noi. Prendiamo le strade di un paese come una cosa ovvia. Chi pensa mai alle strade, o potrebbe supporre che un poeta possa essere eloquente sulla costruzione delle strade? Eppure, anche una cosa così comune come una strada è essenziale per la civiltà. Certo, mentre passavano, Paolo e Barnaba pensavano spesso a Filippo, e spesso sentivano parlare di lui nelle case in cui alloggiavano. È piacevole vedere, nelle piccole case lungo la strada, i quadri di Wesley e Whitefield, e di pastori di nome più umile, che hanno vissuto nella località. Queste immagini sono testi. Non disprezzare i tuoi precursori

(3.) Che sbircia nella vita domestica del tempo! I due uomini che entrarono in una casa la trasformarono in un tempio storico. Ci sono alcune visite che trasfigurano le località in cui vengono pagate. E la piccola festa comune, e quel tipo di chiacchiere che passano tra gli uomini e uniscono i cuori degli uomini! Non dimenticate i piccoli idilli che contribuiscono a comporre l'enorme poesia delle grandi storie. Ci sono state piccole occasioni, così come grandi, nello sviluppo della storia cristiana. Prese di mano, preghiere speciali e visite alla camera del malato, dove si respirava la più tenera di tutte le suppliche, e ancora gli uomini passavano oltre, dovendo mantenere una testimonianza valorosa e storica di fronte al primo concilio della Chiesa cristiana

(4.) Mentre procedevano, di cosa parlavano? "Dichiarare la conversione dei Gentili". Ci deve essere grande gioia quando i soldati arrivano dal campo di guerra con le ultime notizie. Presto abbattiamo, con un muto applauso, il missionario barcollante che cerca di dirci che la bandiera rosso sangue sta fluttuando più alta che mai al vento! I primi cristiani erano pieni dei loro sudditi; scivoliamo facilmente fuori dal nostro. Avevano un solo tema, solo che includeva tutti gli altri temi. Si divertivano nel loro lavoro; a loro piaceva di più la domenica che al lunedì, anzi, facevano in modo che la domenica durasse sette giorni

(5.) In 4 si noti che si parla della Chiesa nella sua unità. Noi ne abbiamo fatti mille. Non mi oppongo alle denominazioni più di quanto non mi oppongo ai reggimenti; ma come mi aspetto che tutti i reggimenti si inchinino a un solo trono, così mi aspetterei che tutte le denominazioni abbiano un terreno comune su cui poter avere un altare comune. Ricevuti dalla Chiesa, i due oratori si alzarono in piedi per raccontare la loro storia. Non abbiamo nessuna storia da raccontare? Se un ladro entrasse in casa tua, lo diresti a tutti. Se la tua casa fosse in fiamme, tutto il vicinato lo saprebbe. Un uomo che ha una storia da raccontare la racconta; E ha ragione nel farlo. Non siamo restii a parlare, ma non abbiamo una storia da raccontare

(6.) Guarda Versetto 5. La contesa era farisaica. Non molti di loro credettero, e quelli che lo fecero furono più oppositori come credenti che come increduliVersetti Ci sono ostacoli nella Chiesa come fuori. Questa posizione non era solo farisaica, ma si basava su una lettura ristretta della lettera. Se il cristianesimo è una piazza con mura ben definite, ci sono uomini che potrebbero starci in mezzo e difenderla coraggiosamente; ma se il cristianesimo è un orizzonte che si allontana man mano che avanziamo, e che ha in sé abbastanza spazio per altri universi dieci volte più grandi del nostro, essi si disorientano, la lettera è di scarsa utilità per loro, e così si fanno quattro angoli, e sprofondano nella prigione di un credo. È difficile per alcuni uomini vedere il bocciolo nel seme. Il cristianesimo ha il suo fiore così come la sua radice, il suo frutto così come il suo fiore. Il tipo vive solo del suo piccolo sé fino a quando non arriva il compimento, e poi muore. Coloro che sostenevano la legge di Mosè erano farisei. Com'è meravigliosa la provvidenza che un fariseo dei farisei sia stato mandato a rispondere loro! Avrebbero fatto un breve lavoro sugli altri uomini, ma sorse un vero principe del sangue e in sua presenza incontrarono uno scacco inaspettato e riuscito. Un uomo che conosce un'infarinatura di una lingua può stupire gli abitanti del villaggio che non ne hanno mai sentito parlare; ma lascia che sorga un uomo che conosce perfettamente la lingua, e allora il palese pretendente cadrà nella vergogna. Dio fa crescere i Suoi uomini e troverà sempre i Suoi campioni. Riposiamo nel Dio della verità, e la verità non mancherà mai di un uomo di adeguata capacità e di necessaria eloquenza per mostrare la sua grandezza e far valere le sue pretese. (J. Parker, D.D.)

7-11. E dopo che ci furono molte discussioni, Pietro si alzò.-Discorso di Pietro:-Marco -

(I.) Il tempo in cui Pietro parlò. «Quando c'erano state molte discussioni». Quello è stato il momento critico. I discorsi acquistano forza dal momento in cui vengono pronunciati. I magi si trattengono il più a lungo possibile. Così la loro saggezza vale il doppio del valore che sarebbe stato valutato se avessero parlato prima nella discussione. Molti uomini che non sono di prim'ordine permettono a tutte le lingue pronte di parlare per prime, di alleviare i loro sentimenti, di mostrare la loro debole capacità e di assicurarsi quel rumore, erroneamente chiamato applauso, che possono. Poi, quando l'assemblea si è stancata e sarebbe fin troppo grata di essere liberata dalla confusione verbale, si alza, mette insieme le diverse opinioni, trova la linea di mezzo e invita i controversialisti a unirsi lungo questa linea di compromesso. Lo acclamano come un Daniele, sebbene Daniele non lo sia affatto! Gli ebrei arrivarono al momento giusto. Questo è il modo in tutte le grandi assemblee. Pietro, dunque, sta crescendo in grazia e conoscenza. C'è stato un tempo in cui sarebbe stato ascoltato per primo. Ora che ha aspettato fino a quando ci saranno state "molte discussioni", pronuncerà il Suo discorso più nobile

(II.) Pietro si attenne ai fatti. Su un po' di terra camminiamo con molta delicatezza, perché non ne siamo del tutto sicuri; ma Pietro cammina sulla solida roccia. "Uomini e fratelli, sapete che questa non è una questione di tipo speculativo; Ti chiederò di camminare con me su una strada cosparsa di fatti". Come uomini cristiani, avremmo potuto proseguire il nostro viaggio se non avessimo cercato di accorciarlo attraversando paludi e paludi. La strada più lunga è spesso la più breve per tornare a casa. In che modo Pietro arriva a parlare questa nuova lingua? Ebrei è stato in conferenza con Paolo. In privato Paolo ha avuto con loro colloqui "che erano di reputazione". Ci sono processi educativi privati in corso in ogni vita e in ogni casa. Sentiamo che Pietro ha toccato l'uomo a cui dobbiamo il cristianesimo dottrinale! Ebrei era uno studioso adatto. Resta in compagnia dei saggi se vuoi crescere in saggezza

(III.) Nel discorso di Pietro c'è un intero sistema di Divinità. Non conosco nulla al di fuori di questa liberazione. Ecco a voi

1.) La Trinità: "Dio", "lo Spirito Santo" e "il Signore Gesù Cristo". La Trinità deve affermarsi; non chiede di essere dimostrato

(2.) Sovranità divina. "Dio ha fatto la scelta". Dio diede loro lo Spirito Santo". Dio non ha messo alcuna differenza tra noi e loro". 3. L'intero schema dell'ebraismo. Un giogo che non poteva essere sopportato, ma di cui c'era bisogno in quel momento. Dobbiamo avere irritazioni prima di poter riposare. Dio deve mostrarci che cos'è veramente la legge in tutti i suoi dettagli e le sue richieste tiranniche, prima che gridiamo per misericordia, pietà e grazia

(4.) La salvezza per grazia (Versetto 11)

(IV.) Pietro supera se stesso nell'ampiezza della sua filosofia cristiana

(1.) Gli Ebrei devono avere in tutto il suo pensiero come punto vitale l'azione divina. Infatti, egli dice: "Uomini e fratelli, questa è una questione che coinvolge la sovranità divina; stando così le cose, comincio con questo fatto, che sono andato dai Gentili contro le mie convinzioni, i miei pregiudizi, le mie inclinazioni; ma la legge di gravitazione mi attirava; è stato Dio a ispirarmi e a guidarmi". La ragione per cui abbiamo così tante teorie superficiali della vita è che gli uomini escludono l'azione divina. Non è l'evoluzione che mi lascia perplesso, ma la creazione; e non trovo risposta più completa di "Dio creò i cieli e la terra". E così, nell'evolversi delle circostanze, nello sviluppo della storia spirituale e morale, non posso accettare di cominciare da un punto indicato da una creatura così limitata come me. Qui, di nuovo, dico: "La mia difficoltà non è con l'evoluzione, ma con la creazione; e a questa difficoltà non trovo una risposta così autorevole, così graziosa, come: 'Uomini e fratelli, voi sapete che abene poco fa: Dio'". Tutti i capitoli della Bibbia sono stati scavati dalla cava del suo primo versetto! 2. Poi Pietro ci dà una dottrina che è diventata per noi un luogo comune; Come pronunciò dalla sua bocca, fu un miracolo. "E non mettere alcuna differenza o distinzione tra noi e loro". Noi stessi, essendo i Gentili ricevuti nel grande cerchio abramitico, non sentiamo il valore dell'inclusione come dovremmo; ma gli uomini che erano dentro quel recinto, e pensavano di completarne la circonferenza, quando videro uno squarcio fatto nel cerchio dell'alleanza, e orde di Gentili incirconcisi entrare, rimasero atterriti e disgustati. Che cosa potreste dire a questi uomini? Potrebbe proporre loro una teoria dell'evoluzione sociale? Ti avrebbero bruciato con i loro sguardi arrabbiati! Pietro entrò nel cerchio spezzato e disse: "Tu lo sai un bel po' di tempo fa... Dio!" Ci sono momenti in cui dobbiamo raccogliere tutto il nostro entusiasmo, il nostro ragionamento e la nostra speranza nel nome divino, e scagliarlo, come un fulmine infinito, contro tutte le azioni meschine e la presunzione di un'epoca di vedute ristrette. Pensate a un ebreo che riconosce che Dio non ha fatto alcuna distinzione tra sé e un barbaro! Non vi meravigliate che in seguito Pietro scrisse: "Crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore Gesù Cristo". 3. E poi quanto diventa ampia la sua filosofia quando dice: "Perché tentate Dio?" Questa insistenza della legge al di là della sua competenza è una tentazione di Dio. Questa non è obbedienza; Non un omaggio, è una tentazione. Nemmeno le ordinanze divine devono essere spinte oltre i confini divini. Paolo stesso non ha mai fatto un discorso più grandioso. Con quanta singolarità e meraviglia Dio addestra un uomo fino a farlo diventare quasi un altro!

8 CAPITOLO 15

Atti 15:8-9

Dio, che conosce i cuori, rende loro testimonianza.- La sovranità di Dio: - È il timbro del sovrano che risolve la questione del diritto di una moneta di essere considerata corrente tra i sudditi leali di quel sovrano. Quando Dio mette il Suo timbro di approvazione su un uomo, o su una donna, o su un movimento, questo fatto dovrebbe pesare al di là di qualsiasi opinione individuale riguardo alla correttezza originale di tale approvazione. Può sembrarci che il più anziano e più imponente Eliab sia molto più adatto al regno del giovane e rustico Davide; ma quando Dio decide a favore di quest'ultimo, è tempo per noi di cambiare la nostra opinione su questo punto. Così, anche, per quanto riguarda i predicatori e i metodi di predicazione, per quanto riguarda le peculiarità confessionali e i modi di lavorare, per quanto riguarda gli agenti e le agenzie speciali nell'attività cristiana; non ciò che pensavamo Dio avrebbe approvato, ma ciò che scopriamo che Dio ha approvato, dovrebbe pesare maggiormente su di noi nel decidere la questione della nostra accettazione o sminuimento di quella strumentalità o impresa. L'avvertimento di Gamaliele è tanto opportuno per i nostri giorni quanto lo fu per i suoi, in molte questioni riguardanti il trattamento del lavoro cristiano e dei lavoratori cristiani. Opponendoci a coloro che asseriscono di stare dalla parte di Dio, mentre sono in disaccordo con noi, potremmo "trovarci a combattere contro Dio". (H. C. Trumbull, D.D.) Purificando i loro cuori con la fede.-Purezza di cuore:-

(I.) La sua natura

(1.) Per "cuore" dobbiamo intendere l'uomo interiore in contrapposizione all'esterno: lo spirito e non la carne. La circoncisione, anzi qualsiasi cerimonia esteriore, anche il battesimo cristiano, può influenzare solo l'uomo esteriore. Il testo, quindi, in opposizione alla mera purezza cerimoniale parla di purezza di cuore

(2.) È implicito che il cuore dell'uomo è per natura impuro (Romani 1:28-32). Perda dunque l'illusione che il cuore umano sia buono! 3. È alla purificazione del cuore che il testo richiama l'attenzione. Si dice comunemente che le cose sono pure quando sono semplici e non mescolate; e la purezza di cuore implica sincerità e semplicità, in contrasto con le basse miscele di ipocrisia e inganno. L'opera della purezza cristiana inizia con la rigenerazione. C'è "una nuova creazione: le cose vecchie sono passate; ecco, tutte le cose sono diventate nuove". Ci sono nuovi punti di vista, principi, sentimenti. Ma queste cose sono dapprima immature (1 Giovanni 2, 13). La legge del progresso è impressa su tutta l'economia del cristianesimo. La purezza perfetta è l'obiettivo a cui mira. Ciò implica

(1) Una completa liberazione dal peccato-la sua contaminazione e potenza. Questo è ovviamente implicito nella parola "puro". E qui sorge la difficoltà, se uno stato di cuore perfettamente puro sia possibile nella vita presente. Molti lottano solo per l'assoggettamento del peccato, e non per la sua distruzione, affermando che finché lo spirito rimane nella carne, il peccato deve rimanere nello spirito. Ma questo significa attribuire alla carne un potere morale che essa non possiede; il peccato è spirituale (Marco 7:21, 22). Ora, la grazia divina può o non può contrastare questo spaventoso stato di cose. Se non è possibile, allora l'opera di redenzione umana, che si dice sia stata compiuta con la morte del Signore Gesù Cristo, è stata inadeguata. Ma se la grazia di Dio può contrastare l'influenza del peccato, la questione è risolta. "Per questo scopo il Figlio di Dio fu manifestato, affinché gli Ebrei distruggessero le opere del diavolo". Cristo ha amato la Chiesa. affinché gli Ebrei potessero presentarla a Sé una Chiesa gloriosa, senza macchia, né ruga, né alcunché di simile; ma che sia santo e senza macchia". Il sangue di Gesù Cristo purifica da ogni peccato". Ma, dicono alcuni, l'opera non può essere completata fino alla morte. Ora, se questo significa per morte, essa distrugge se stessa, perché la morte è un nemico il cui compito è semplicemente quello di separare l'anima dal corpo; se significa alla morte, può essere presto smascherata, perché se la grazia divina può purificare il cuore un momento prima della morte, perché non un'ora? perché non un mese? perché non un anno? perché non venti, O anche cinquant'anni? Perché non ora?

(2) E poiché ogni peccato è distrutto, l'amore riempie il cuore. Quindi l'obbedienza deriva dalla purezza; "questo è l'amore di Dio: che osserviamo i suoi comandamenti". Ogni sorgente del sentimento e tutti gli arcani del pensiero sono santificati dal suo tocco magico. L'occhio errante, l'orecchio che ascolta, la lingua loquace, le mani indaffarate, i piedi volenterosi sono tutti azionati dal principio dominante dell'amore per Dio

(II.) Il suo autore. "Lo Spirito Santo", come dice Pietro altrove. "Voi avete purificato la vostra anima ubbidendo alla verità mediante lo Spirito". Lo Spirito Santo convince per primo della necessità della purezza; poiché è attraverso la Sua illuminazione interiore che scopriamo lo stato corrotto del cuore. Se accogliamo con favore questa scoperta, ci addoloreremo e odieremo questo peccato interiore. Lo stesso Spirito creerà un forte desiderio di liberazione che, se amato, si esprimerà in una preghiera sincera e combattiva. A ciò seguirà l'incoraggiante eccitazione dell'umile speranza e la filiale fiducia che il desiderio sarà esaudito. Chi coopera in tal modo con lo Spirito Santo, l'Autore divino della purezza di cuore, sarà infine portato all'esercizio di quella fede che scaccia il peccato e purifica il cuore. La ragione per cui così pochi cristiani ottengono questa grande salvezza sarà ora manifesta. Essi non obbediscono alla verità, mentre la legge dello Spirito è che noi siamo santificati attraverso la verità. "Voi avete purificato le anime vostre, ubbidendo alla verità per mezzo dello Spirito".

(III.) I suoi mezzi. "Per fede". Tutta la salvezza si ottiene con la fede. l. Il suo mandato sono le promesse (vedi Ezechiele 36:25-29 ; Deuteronomio 30:6 ; 2; Corinzi vi. 16). Questi sono il fulcro del credente. In realtà gli forniscono ciò che Archimede una volta si vantava come la sua unica mancanza per rivaleggiare con l'Onnipotenza. "Dammi un posto dove stare e io muoverò il mondo". Ma le promesse di Dio forniscono al credente un fulcro attraverso il quale può muovere sia la terra che il cielo

(2.) L'oggetto della fede è il "sangue prezioso" di Cristo (Atti 26, 17, 18)

(IV.) Il suo ambito di applicazione. È offerto a tutti. Quali che siano le differenze o le distinzioni che gli uomini possono fare, Dio non ne fa nessuna. Non vi è alcuna differenza rispetto a

1.) Il nostro bisogno di questo grande cambiamento. In tutto il mondo la natura umana è la stessa. "Non c'è nessun giusto, no, nemmeno uno". 2. Il modo di purificazione. In ogni caso è per fede. (H. J. Booth.) La fede che purifica il cuore da...

(I.) Orgoglio

(1.) Questo è erigere l'onore di sé al di sopra dell'onore di Dio. È l'adorazione di sé e rifiuta di riconoscere qualsiasi giustizia che non sia l'ipocrisia

(2.) Qual è il vero oggetto principale della fede? Che cosa ricevo nel mio cuore se mi rendo conto dell'opera di Cristo per me? Non è forse questo che il Dio potente, Ebrei, che è più grande del più grande, più alto del più alto, ha messo da parte tutta la sua gloria ed è disceso per me nell'abisso dell'umiliazione? Se vivo Cristo, come posso adorare me stesso? Una volta che la fede è entrata, che spazio c'è per l'orgoglio? Dov'è la gloria vantata dell'uomo davanti al Verbo Eterno, che si è fatto carne, e con il nascondimento stesso della Sua gloria l'ha manifestata, attraverso la Sua umiliazione è entrato nella Sua esaltazione? Dov'è il merito umano, quando una volta che la pienezza della ricca corrente della grazia immeritata di Dio è sparsa sull'anima? No; La vita di fede è la morte dell'orgoglio

(3.) Ma la fede non sostituisce nulla all'io così detronizzato? Tutt'altro. Con il senso dell'indegnità di un uomo arriva il senso del valore del suo Redentore: arriva l'amore a Dio, la vera risposta e il ritorno dell'amore di Dio per lui. Quest'ultimo, la fede lo comprende; quell'altro, la fede rende. L'umiltà di coloro che sono nati dallo Spirito è esattamente proporzionale alla loro appropriazione dell'opera di Cristo. Man mano che la stima di Ebrei aumenta, l'io diminuisce. E così l'umiltà è la vera opera della fede

(II.) La cupidigia-la valutazione smodata degli oggetti creati-la stima dell'io non solo per sé, ma per le cose di cui l'io è circondato e arricchito

(1.) Abbiamo nell'uomo tutti i gradi di questo peccato, dall'ambizione che si impadronisce degli imperi all'avidità avara che accumula il soldo. E il segreto del peccato è lo stesso in tutti: la creatura, non il Creatore; i miei beni, non i doni di Dio; la mia posizione, la mia promozione, il mio aumento di reddito, non la mia amministrazione davanti a Dio; è in ogni caso una conseguenza diretta della sostituzione di sé a Lui

(2.) E in ogni caso la fede in Cristo è direttamente opposta ad essa. Se i miei riguardi interiori sono veramente fissi su Colui che ha dato tutto ciò che gli Ebrei avevano, sì, se stesso, per me, dove c'è posto in me per i desideri avidi? Colui la cui vita è nascosta con Cristo in Dio non accumulerà tesori in cielo piuttosto che sulla terra, arricchirà la sua casa piuttosto che la sua tenda nel deserto?

(III.) L'autoindulgenza - l'amore per il piacere - l'eccessivo apprezzamento dei nostri piaceri negli oggetti creati. In che modo la fede affronta questa tendenza tutt'altro che universale? Chi è il suo oggetto? Non sono forse gli Ebrei che ci hanno solennemente detto che nessuno può essere suo discepolo senza l'abnegazione quotidiana? Può un uomo essere giustificato mediante la fede in Lui e ignorare queste Sue parole? Capiscimi: il cristiano che vive per fede in Cristo può godere e gode della vita nel senso migliore e più alto; Ma non può essere un cercatore di piacere, non può rinunciare al suo nobile privilegio di abnegazione per la schiavitù in cui vede incatenati i figli del mondo. (Dean Alford.La fede che purifica il cuore: - Pietro fu in grado, attraverso la sua esperienza, di rispondere a coloro che dicevano che se un uomo non fosse stato circonciso non poteva essere salvato. Non c'è niente come il lavoro pratico per Cristo per insegnarci la verità di Cristo. Per la maggior parte gli eretici sono un insieme di teorizzanti. Non fanno nulla e poi criticano coloro che stanno facendo un servizio duro e di successo. Date a un uomo un lavoro pratico per Gesù e continuatelo a farlo, ed egli, come Pietro, imparerà man mano che procede e, come un fiume, filtrerà mentre scorre. Pietro non poteva continuare a credere nel limitare il vangelo agli ebrei dopo la conversione di Cornelio. Il suo servizio effettivo ha raffinato la sua teoria. Se coloro che hanno governato la scienza botanica non hanno mai visto un fiore, vi chiedereste se si sono imbattuti in grossolane eterodossie di credenze? Consideriamo il punto da cui dipende l'argomento di Pietro

(I.) L'agente della purificazione del cuore-la fede. Non c'era altro che fede nel caso di Cornelio, fede nata dall'udito e che riposava solo su Gesù

(1.) La fede purificata direttamente, non mese dopo mese di contemplazione; poiché, con stupore dei credenti circoncisi, lo Spirito Santo scese su di loro lì per lì

(2.) Il battesimo in acqua non ha aiutato in questo. Il Signore non ci permetterà di confondere nemmeno le Sue ordinanze con l'opera del Suo Spirito nel purificare il cuore mediante la sola fede, e Dio non voglia che cadiamo mai in un simile errore

(3.) Non cercate, dunque, cuori puri dentro di voi prima di venire a Cristo per fede. Non cercate i frutti prima di aver messo radici, ma guardate per fede al grande Purificatore, per quanto impuro, sentiate il vostro cuore

(II.) Il segreto del suo potere. Credere ad altre cose non purifica l'anima; Perché credere nel Vangelo? Rispondo, perché

1.) Dio opera per mezzo di esso (Versetto 8). Voi conoscete l'antica storia della spada di Scanderbeg, con la quale era solito tagliare gli uomini in due dalla sommità della testa in giù. Guardandola, si dichiarava di non aver visto nulla che la rendesse un'arma così fatale; ma l'altro rispose: "Avresti dovuto vedere il braccio che era solito maneggiarlo". Ora, la fede, vista in se stessa, sembra spregevole; ma chi resisterà al Braccio eterno che lo brandisce? Questo più grande di Ercole si preoccupa poco della debolezza dello strumento; ma, ecco, Ebrei purifica la stalla di Augia dalla nostra natura senza altro strumento che la fede infantile

(2.) Dio è all'opera nel cuore per mezzo del Suo Spirito Santo. Ora, lo Spirito Santo viene come un fuoco celeste per consumare il peccato, come un ruscello che scorre per purificare il male, e come un vento impetuoso e impetuoso per scacciare tutto ciò che è sporco e contaminato nell'aria stagnante dell'anima. Lo Spirito Santo è lo Spirito di santità, e come gli Ebrei dimorano sempre con fede, essendone l'Autore, il Rafforzatore e il Custode, dove viene la fede il cuore sarà rapidamente purificato

(III.) La sede della sua azione: il cuore. La fede cambia la corrente del nostro amore, e altera il motivo che ci muove: questo è ciò che si intende per purificare il cuore. Ci fa amare ciò che è buono e giusto, e ci muove con motivi liberi da noi stessi e dal peccato: questa è davvero una grande opera. Perciò il cambiamento che la fede produce è

1.) Radicale e profondo. E' poca cosa lavare l'esterno della tazza e del piatto

(2.) Accurato e completo. "Laceratevi il cuore e non le vesti". La fede depone l'ascia alla radice e guarisce il ruscello alla sorgente

(3.) Operativo per tutta la vita. Un cuore malato significa un uomo malaticcio tutto oVersetto Né si può avere il cuore giusto senza che esso racconti su tutta la natura

(4.) Permanente. Frena gli appetiti che ancora rimangono, e il cane torna al suo vomito; purificare gli esterni e lasciare intatta la natura, e la scrofa che è stata lavata torna a sguazzare nel fango

(5.) Accettevole presso Dio, che scruta il cuore. L'uomo giudica secondo l'apparenza esteriore, ma Dio guarda al cuore

(IV.) Il modo del suo funzionamento

(1.) La fede crede nel peccato come peccato, e vede l'orrore di esso come un'offesa contro un Dio santo e misericordioso

(2.) La fede si compiace di mettere Cristo davanti al cuore e di farlo guardare al suo fianco trafitto dal peccato, e quindi odia il peccato che ha ucciso il suo migliore Amico. La fede si compiace molto della persona di Cristo, e perciò pone davanti all'anima la sua incomparabile bellezza, come l'amato dai santi. Così si accende una fiamma veemente d'amore per Lui, e questa diventa un potente purificatore, perché non si può amare Cristo e amare il peccato

(4.) La fede ha una meravigliosa arte di realizzare i suoi graziosi privilegi. Che sorta di persone dunque dovreste essere? 5. La fede ha inoltre un mirabile potere di avvicinare le cose future. Che cosa potrebbe purificare il cuore più efficacemente della visione del cielo che la fede ci presenta? 6. Il potere si ottiene con la fede attraverso la supplica delle promesse di Dio. "Il peccato non dominerà su di voi, perché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia." 7. La fede si aggrappa audacemente alla potenza di Dio stesso. Come sconfigge i Filistei allora! 8. La fede ci porta il vero potere di vincere il peccato applicando il sangue di Cristo. Il sangue di Gesù è la vita di fede e la morte del peccato. Tutti i santi vincono attraverso il sangue dell'Agnello. 9. La fede ci dà potere contro il peccato mescolandosi con tutte le ordinanze del Vangelo: con l'udito, le comunioni, la preghiera, lo studio della Bibbia. La fede ti permetterà di trarre nutrimento dalle ordinanze e ti renderà vigoroso contro il peccato. 10. La fede suscita l'uomo nuovo a un'intensa resistenza al peccato. (C. H. Spurgeon.)

11 CAPITOLO 15

Atti 15:11

Noi crediamo che per la grazia del Signore Gesù Cristo saremo salvati. - Il credo cristiano: - Una confessione -

(I.) Della penitenza, che poggia su una chiara coscienza del peccato

(II.) Dell'umiltà, che attesta i demeriti delle buone opere

(III.) Della fede, che ha riconosciuto le ricchezze dell'amore di Dio in Cristo

(IV.) Della gioia, che si fonda sulla pace di un cuore perdonato. (Leonhardi e Spiegelhauer.) Salvezza per grazia: - Considera -

(I.) La benedizione peculiare del Vangelo. Salvezza. Ciò implica una schiavitù, in cui è coinvolta l'intera razza umana. Non contento del suo dominio in questo mondo, il peccato perseguita il peccatore anche oltre la tomba. "Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio". In mezzo a questa corruzione universale, la voce dell'Eterno, riecheggiata dalla coscienza del peccatore, risuona: "L'anima che pecca morirà". Maledetto chiunque non persevera in tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica". Non è questo un giogo da cui la liberazione è essenziale? Sì! e da questo il Vangelo proclama la liberazione: "Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo diventato maledizione per noi"; e i suoi discepoli sono emancipati, non solo dalla colpa, ma anche dal potere del peccato

(II.) Il canale attraverso il quale viene trasmessa questa benedizione. "Per la grazia del Signore nostro Gesù Cristo". La salvezza non è la ricompensa del merito, ma il dono della grazia; non l'acquisto del deserto dell'uomo, ma l'immeritata generosità del gratuito favore di Dio. Come è offerto gratuitamente, così deve essere liberamente accettato. Nessun dubbio incredulo ed esitazione a causa della grandezza del dono e della nostra indegnità a riceverlo; nessun farisaico si distinguesse su condizioni che, se richieste, non potrebbero mai essere soddisfatte; ma un senso di umiltà della nostra indegnità, unito a un senso di gratitudine dell'immeritata misericordia di Dio. La grazia gratuita risplende in tutto il piano di salvezza dell'uomo. Fu la grazia che pianificò il rimedio prima che la malattia si facesse sentire; È la grazia che rende efficace quel rimedio. La Chiesa è stata scolpita dalla grazia, e per grazia tutti i suoi membri sono, come pietre vive, edificati in un tempio spirituale; e quando l'intero edificio sarà perfetto, la sua lapide sarà portata fuori con grida, gridando: "Grazia! grazia!" ad esso. Gli uomini non umiliati saranno senza dubbio offesi da questo, e rifiutando la salvezza come un dono, cercheranno di guadagnarsela come ricompensa cercando di stabilire una certa distinzione tra loro e i peccatori più volgari; ma questo è tutto lavoro invano. È piaciuto a Dio dichiarare, da una parte, che "per le opere della legge nessuna carne sarà giustificata davanti a lui"; e dall'altro, che l'uomo è "salvato per grazia mediante la fede". La salvezza attraverso la grazia del Signore Gesù Cristo è l'unica salvezza riconosciuta nella Bibbia; l'unica salvezza che esalta la santità, rivendica la giustizia e magnifica la misericordia di Dio, o parla di pace alla coscienza del peccatore e lo assicura di essere accettato da Dio. Tale, dunque, è la benedizione peculiare del Vangelo. Una salvezza tutta per grazia, decretata dalla grazia di Dio Padre, operata dalla grazia di Dio Figlio, e applicata e resa efficace dalla grazia di Dio Spirito Santo

(III.) La misura in cui arriva questa salvezza benedetta. "Noi saremo salvati, come loro". Non c'è più alcuna distinzione tra Giudeo e Gentile; ma "lo stesso Signore è ricco su tutti quelli che lo invocano". Il nostro incarico, come ministri del Vangelo, è tanto esteso quanto il globo in cui viviamo. E questo vale anche per i vari gradi di afflizione e di crimine. (W. Le Poer Trench, B.D.) La grazia: l'unica via di salvezza: Considera il testo come...

(I.) Una confessione apostolica di fede. "Noi ci crediamo". Lo chiameremo il "Credo degli Apostoli", e ha un diritto altrettanto chiaro a questo titolo quanto quello che va sotto il nome

(1.) L'apostolo non credeva in

(1) Ritualismo. Tutta la sua testimonianza riguarda la grazia di Cristo. Ebrei non dice assolutamente nulla riguardo alle ordinanze, alle cerimonie; e questi sono i veri successori degli apostoli che ti insegnano che devi essere salvato attraverso la gratuita misericordia di Dio

(2) Ipocrisia. Pietro non disse: "Noi crediamo che facendo del nostro meglio saremo salvati come gli altri", e nemmeno "che se agiamo secondo la nostra luce, Dio accetterà quella piccola luce per quello che era". Se mai saremo salvati, dobbiamo essere salvati gratuitamente, non con il salario; per amore di Dio, non per i nostri meriti. Coloro che predicano la mera moralità, o stabiliscono una via diversa da questa, predicano un altro vangelo, e saranno maledetti, anche se lo predicano con l'eloquenza di un angelo

(3) Salvezza per mezzo della forza naturale del libero arbitrio. Ebrei toglie la corona dalla testa dell'uomo sotto ogni aspetto e dà tutta la gloria alla grazia di Dio

(2.) Fate a pezzi questo credo. Implica la dottrina del

(1) Rovina umana. Pietro lo vide molto chiaramente, altrimenti non sarebbe stato così esplicito riguardo alla salvezza dell'uomo

(2) L'espiazione. Che cosa intende l'apostolo se non la grazia che è venuta dalla Croce del Salvatore? Ciò che il sole è per i cieli, la dottrina di una soddisfazione vicaria lo è per la teologia. Togliete il sangue purificatore, e che cosa resta al colpevole?

(II.) L'affermazione dell'uomo morale convertito. Un gruppo di Giudei si è radunato per discutere una certa questione, e alcuni di loro dicono: "Ebbene, forse questi cani gentili possono essere salvati; sì, Cristo ci ha detto di andare a predicare il Vangelo ad ogni creatura; quindi, senza dubbio, gli Ebrei devono averli inclusi, ma non ci piacciono, e dobbiamo osservarli il più possibile secondo le nostre regole e regolamenti; dobbiamo costringerli a farsi circoncidere". Ora, vi aspettate di sentire Pietro dire: "Ebbene, questi 'cani gentili', come li chiami tu, possono essere salvati, proprio come te". No; egli capovolge la situazione e dice: "Noi crediamo che tu possa essere salvato, proprio come loro". Era proprio come se tu dicessi: "Noi crediamo che un ubriacone, ecc., possa essere salvato", e io rispondo: "Puoi essere salvato anche come questi". Che rimprovero sarebbe! Questo è esattamente ciò che Pietro intendeva

(1.) Ora, alcuni di noi sono stati favoriti da genitori cristiani, e di conseguenza non hanno mai conosciuto molto del peccato in cui gli altri sono caduti. Questo è motivo di grande gratitudine; Ma se mai sarai salvato, dovrai essere salvato allo stesso modo di coloro a cui è stato permesso di immergersi nel peccato più oltraggioso. Sotto questo aspetto siamo tutti uguali; Siamo nati nel peccato, e allo stesso modo siamo morti per natura nei falli e nei peccati, eredi dell'ira, proprio come gli altri

(2.) Inoltre, il metodo del perdono è lo stesso in tutti i casi. Non ho mai sentito parlare di una sola "fontana piena di sangue, attinta dalle vene di Emmanuele". Quella fonte è per il ladro morente tanto quanto per te, e per te tanto quanto per lui

(III.) La confessione del grande peccatore esteriore quando si converte. Ora, parlerò per voi. Saremo salvati, come si salvano i migliori

(1.) Laggiù siede un credente molto poveroVersetto Ora, ti aspetti che quando arriverai in paradiso sarai messo in un angolo come un pensionato povero? «Oh, no!» Tu dici: "Lasceremo la nostra povertà quando arriveremo alla gloria". Alcuni dei nostri amici sono ricchi, ma noi crediamo che saremo salvati, come loro

(2.) Altri di voi sono poveri di talento utile. Non si può predicare, o condurre un incontro di preghiera, ecc. Ebbene, ti aspetti che il Signore Gesù ti dia una veste di seconda mano da indossare al Suo banchetto di nozze e ti serva da piatti freddi e di qualità inferiore? «Oh, no! Alcuni dei nostri fratelli hanno grandi talenti, e siamo lieti che li abbiano; ma noi crediamo che saremo salvati, come loro". 3. Molto probabilmente qui c'è qualche fratello dubbioso: il signor Much-paura, o il signor Little-fede; Ma come sta il tuo cuore? Credi che sarai scoraggiato da una salvezza di second'ordine, che sarai ammesso in cielo dalla porta di servizio? «Oh, no!» dite voi; "Io sono l'agnello più debole dell'ovile di Gesù; ma credo che sarò salvato, come coloro che sono i più forti nella grazia". 4. Suppongo che ci sia stata un'opera di grazia in una prigione. Ci sono una mezza dozzina di furfanti, ma la grazia di Dio ne ha fatto uomini nuovi; e, se comprendessero il testo, mentre guardavano attraverso la stanza e vedevano una mezza dozzina di apostoli, potevano dire: "Noi crediamo che per la grazia del Signore nostro Gesù Cristo saremo salvati, proprio come lo sono quegli apostoli". 5. Sceglierò le tre Marie che Gesù ha amato e che hanno amato Gesù. Queste sante donne, crediamo, saranno salvate. Ma suppongo di andare in uno dei nostri Rifugi, e che ci siano tre ragazze che un tempo erano di cattiva fama: la grazia di Dio è andata incontro a loro. Questi tre potrebbero dire, umilmente, ma positivamente: "Noi crediamo che mediante la grazia del nostro Signore Gesù Cristo noi tre prostitute riscattate saremo salvati, proprio come loro". (C. H. Spurgeon.) Salvezza comune:

(I.) L'anticipazione di una benedizione inestimabile. "Salvezza" implica la liberazione dal pericolo spirituale, il godimento del bene spirituale, il raggiungimento del cielo. Lo stato dell'uomo rendeva necessaria l'interferenza redentrice. Alla legge seguì la ribellione: la ribellione comporta conseguenze penali

(1.) Le dichiarazioni scritturali della colpa e del pericolo dell'uomo

(2.) L'osservazione e l'esperienza verificano la Parola

(3.) Il coinvolgimento individuale nella colpa e nel pericolo

(4.) Gli elementi necessari della salvezza. Libertà dall'avvilimento, dalla contaminazione, dalla paura della morte e del giudizio e da ciò che sta oltre. Il dono della vita, dell'immortalità, del cielo

(II.) Il metodo con cui questa benedizione deve essere assicurata

(1.) L'Incarnazione aveva lo scopo di assicurare la salvezza umana. Determinato nei consigli del Padre; i tipi lo prefiguravano; La profezia ne proclamò l'avvicinarsi fino a quando giunse la pienezza del tempo. Le prove necessarie della Sua nomina furono la voce dal cielo, i miracoli, la testimonianza della Scrittura del Suo carattere e della Sua missione

(2.) Il modo in cui gli Ebrei soddisfacevano le condizioni richieste per la salvezza umana. Ebrei fu un grande insegnante, ma Ebrei fu più presente all'ultima cena, nel giardino, sul Calvario. Lì la salvezza fu effettuata. Il fuoco cadde e consumò il sacrificio che altrimenti avrebbe consumato il mondo

(3.) Le sofferenze di Cristo erano propiziatorie e facevano parte di un piano essenziale per la manifestazione della misericordia divina. A parte l'espiazione di Cristo non c'è salvezza

(4.) Il Salvatore è risorto dai morti, è asceso al cielo e vi presenta i memoriali del Suo sacrificio

(5.) Il principio su cui viene conferita questa salvezza. Attraverso la grazia, misericordia immeritata. Sono esclusi la penitenza e il merito

(III.) I tipi che saranno seguiti nel conferimento della salvezza, e la misura in cui sarà effettuata. "Salvati proprio come loro." L'errore degli ebrei convertiti che avevano un certo vantaggio. Il loro tentativo di imporre la circoncisione

(1.) Questa salvezza è disponibile ovunque la sovranità di Dio la applichi

(1) Questo vale per le varie nazioni. Di tutti coloro ai quali è stato inviato, possiamo dire che saremo salvati come loro

(2) Questo è vero per tutte le varietà e i gradi di crimine

(3) Questa salvezza lega i suoi destinatari in perfetta unione, "Né Giudeo né Greco". (James Parsons.)

12 CAPITOLO 15

Atti 15:12

Allora tutta la folla tacque e diede udienza a Barnaba e Paolo.-Testimonianza apostolica:

1.) Quando Paolo parla, vogliamo sapere cosa dice Paolo. Ma alcuni uomini devono essere i reporter di se stessi. Passiamo così dagli Atti alle aperture dei Galati. Dove Luca si accontenta di un riassunto, Paolo passa ai dettagli. Alcune notizie sono troppo condensate e quindi ingiuste. Il ministro "chiamò e pregò". Non diciamo che camminò per miglia, e che quando pregò il suo cuore pianse

(2.) Paolo dice di essere salito a Gerusalemme "per rivelazione". Se fosse salito a Gerusalemme intimorito dalla sua posizione e dalla sua fama, avrebbe scelto parole delicate e inoffensive che avrebbero conquistato l'orecchio di molti. In realtà, Paolo passò dal cielo a Gerusalemme, e ne fece appassire la spregevolezza sotto la maestà delle visioni da cui aveva appena distolto lo sguardo. Abbiamo abbandonato la parola "rivelazione" tranne che di sabato, quando a volte ci azzardiamo a dirla. Abbiamo parole più cattive, come impressione, sentimento, ecc. Questi sono termini inoffensivi; Un ateo potrebbe usare questi gioielli finti. L'apostolo disse: "Sono salito per rivelazione. Sapevo che la verità era con me, ed ero ansioso solo che la Croce di Cristo fosse innalzata e vista ovunque come l'unica via di salvezza". 3. Paolo aveva allora paura di Gerusalemme, delle "colonne" e degli "uomini di reputazione"? Paolo era ansioso di far sapere esattamente ai dirigenti della Chiesa ciò che aveva predicato, così ebbe un colloquio privato con coloro che erano rinomati. Avremmo potuto sentirlo allora! Parlando a un pubblico solidale, a uomini che avevano visto il Signore! Paolo non aveva paura del suo vangelo. Gli Ebrei dissero: "Io ho predicato la salvezza per mezzo di Cristo; Ora, fratelli, che ne dite?" 4. Paolo non si vergognava dei suoi convertiti gentili. Gli Ebrei presero con sé Tito e dissero: "Questo è un Gentile convertito. Ebrei ha cominciato nello Spirito; Deve egli essere reso perfetto nella carne?" Rivendica sempre le tue argomentazioni con i tuoi convertiti

(5.) Paolo illustra anticipatamente il diritto di giudizio privato. A quelli "che erano di reputazione", "che sembravano colonne", "cedette il posto per sottomissione, no, non per un'ora". E parlando di quelli "che sembravano essere un po'", disse: "Non mi hanno aggiunto nulla". Dov'era, allora, la sottomissione all'autorità papale? Ecco un uomo che si alza in piedi nella Chiesa, e dice. "Questo è l'evangelo che ho ricevuto, che predicherò, per il quale vivrò, per il quale e nel quale morirò"". Sono crocifisso con Cristo", ecc. Questa era la vera affermazione del giudizio privato: non l'espressione di una volontà individuale, ma l'espressione di una lealtà personale a un Cristo vivente

(6.) Paolo mostrò la vera natura dell'unità reale e duratura. In effetti, ha detto: Possiamo essere uno senza sembrare uniti. Ci sono uomini per i quali la circoncisione è un rito ereditario. Ci sono altri per i quali sarebbe un giogo intollerabile. Ora andiamo, l'uno dalla circoncisione, e l'altro dall'incirconcisione; poiché so che man mano che questo vangelo si diffonderà, si vedrà alla fine che né la circoncisione giova a nulla, né l'incirconcisione

(7.) Ma il concilio non poté sciogliersi così. «Una cosa», disse il concilio, «ci unirà: che ci ricordiamo dei poveri». I poveri avete voi sempre con voi. Così tutti - i circoncisi e gli incirconcisi - nella filantropia mostrarono la loro unione nel Signore, che visse per redimere la razza umana! La teologia speculativa divide gli uomini; La filantropia pratica li unisce. Uniamoci dove possiamo. Non indagate mai sul credo di un uomo bisognoso. L'uomo ha fame; Il credo deve essere il pane. Quando avrà mangiato il suo pane, potrete fargli delle domande. Inizia dove puoi; dovunque la porta del cuore è socchiusa, entra; Ovunque si presenti l'opportunità, pronunciate la parola vivente o compite un'azione utile. Cercate sempre il centro dell'unione, ed evitate sempre la causa della divisione o della diffidenza. (J. Parker, D.D.)

13-29. E dopo che ebbero taciuto, Giacomo rispose.La decisione del concilio: Questa fu una crisi nella storia della Chiesa. I disastri più grandi potrebbero essere capitati ad essa in questo momento critico. L'uomo che salvò la Chiesa fu Paolo. C'era in lui un bel spirito di conciliazione sui metodi e sugli usi; ma quando si trattò della libertà di Cristo e dell'indipendenza della Chiesa, egli si irrigidì nell'inflessibilità, e "cedette il posto per sottomissione, no, non per un'ora". Il piccolo quadro che abbiamo davanti ci permette di esaminare i dettagli della vita della Chiesa primitiva, Nota qui:

(I.) Il posto del pensiero umano e dell'indipendenza nella considerazione dei problemi cristiani. Nessuno fu colpito da una parte e dall'altra. Nella moderna controversia cristiana abbiamo tutti assistito a spettacoli deplorevoli. Fa vergognare la causa cristiana quando gli uomini ortodossi usano un tono eterodosso allo scopo di abbattere un avversario. Fai attenzione a come mantieni una buona causa. Ho visto un infedele mostrare uno spirito più nobile di quello mostrato dal suo antagonista nominalmente cristiano. Qui la discussione è stata piena, imparziale e approfondita; si tributava la dovuta deferenza agli apostoli e agli anziani; Tutte le cose sono state fatte decentemente e in ordine

(II.) L'inizio della libertà cristiana. Un passo falso qui, e la libertà cristiana sarebbe andata perduta. Paolo fu risuscitato nel momento stesso del tempo. Gli ebrei che avevano devastato la Chiesa ora la tenevano unita. Sotto l'illuminazione di Paolo l'orizzonte di Giacomo si allargò. A volte la Chiesa ha bisogno di ispirazione più che di informazioni. Quando la griglia è piena di carburante, ciò che manca è una luce. Giacomo cominciò a vedere che la libertà cristiana era fondata sulla profezia. Come ha fatto Giacomo a diventare un uomo così grande all'improvviso? Perché aveva toccato lo spirito paolino. I grandi uomini fanno i grandi uomini. Non abbiamo bisogno di una nuova Bibbia; Abbiamo bisogno di nuovi lettori. Si è effettivamente scoperto che nell'Antico Testamento questa stessa questione era stata risolta. In ogni sinagoga si leggeva Mosè e nessuno lo capiva

(III.) Il modo giusto di trattare i nuovi convertiti. Dovevano cominciare col non fare le cose. Il problema con i nostri nuovi convertiti è che vengono convertiti il lunedì e il martedì promossi a posti di rilievo. Gli apostoli dissero: "Fratelli, farete bene a cominciare a non fare certe cose". E' da qui che dovremmo cominciare

(IV.) Gli aspetti più felici della controversia. Ma per questa controversia, chissà quando Paolo e Giacomo avrebbero potuto essere messi insieme? E dopo che la polemica è finita, il vescovo scrive: "I nostri amati Barnaba e Paolo". Giacomo esaminò la questione in parte dal carattere degli uomini, e li definì "uomini che hanno rischiato la loro vita per il nostro Signore Gesù Cristo". Quindi giudicate in ogni controversia. Questa prova di devozione deve valere qualcosa nell'eccitante controversia. Non basta essere intelligenti; Dobbiamo essere sinceri. Che cosa abbiamo fatto per il Signore Gesù? Perciò il mio giudizio è che non disturbiate quelli che di fra i pagani si volgono a Dio. - Un trionfo di spiritualità e di libertà: - Alcune lezioni ci vengono dallo studio di quel primo Concilio Ecclesiastico

(I.) Vediamo in questa conferenza il vero modo di risolvere le difficoltà, sia tra le chiese che tra gli individui: è attraverso il conferimento insieme. Ciò non significa scrivere lettere, o fare affermazioni a distanza di sicurezza, ma avvicinarsi l'uno all'altro in modo che le persone diffidate possano essere viste e comprese. Se quella lettera fosse stata inviata dalla Chiesa di Antiochia alla Chiesa di Gerusalemme, e Paolo e Barnaba non fossero stati visti - uno spirito vivo non può mai essere espresso in parole fredde - il giudizio del concilio avrebbe potuto essere diverso; e San Paolo avrebbe proseguito per la sua strada, e ci sarebbe stata una rottura tra coloro che avrebbero dovuto essere uniti. Sono arrivato a pensare che le lettere creino quasi sempre più difficoltà di quante ne risolvano. Coloro che si fraintendono si uniscano, si prendano per mano; mentre l'uno dice all'altro: "Ora, forse, non ti capisco; Spieghi il tuo significato; Lascia che ti spieghi il mio". Poche inimicizie potevano resistere a questo processo. Solo un egoista della prima acqua crede di avere tutta la verità. La vita in natura ha una manifestazione in un fiore; un altro su un albero; un altro in un animale, un altro in un uomo; nessun conflitto; Sono solo manifestazioni variabili dell'unica energia che pulsa dal sole. Abbiamo un solo nome per la somma della vita e di tutte le manifestazioni dell'energia, e cioè l'universo. L'universo della materia e della vita è troppo vasto perché qualsiasi individuo possa comprenderlo-quanto più incomprensibile è l'universo spirituale! Sorgeranno divergenze di opinione sulla dottrina e sul rituale. C'è un solo modo giusto per regolare tali differenze tra gli individui o nelle chiese, ed è che coloro che si sentono sempre più lontani colgano la prima opportunità di guardarsi negli occhi e di stringersi le mani come fratelli, e poi portare alla luce tutte le cose che si separano

(II.) Il Concilio di Gerusalemme rende molto chiara la distinzione tra libertà e autorità nella vita cristiana. I cristiani riconoscono una sola autorità, ed è Dio. Tanto velocemente e per quanto si possa apprendere la volontà di Dio riguardo a loro, essi hanno l'obbligo di obbedire. Siamo liberi di credere a tutto ciò che è vero e di fare tutto ciò che è giusto e opportuno; tutte le usurpazioni di questa libertà devono essere combattute; E in ultima analisi dobbiamo decidere noi stessi ciò che è vero, saggio e giusto. Come sarebbe facile se qualcun altro potesse decidere per noi! Gli uomini sono resi forti dall'esercizio delle loro facoltà. Quei rappresentanti della venerabile Chiesa di Gerusalemme vennero ad Antiochia con il loro "Così dice la legge", e lì la legge fu scritta in lettere nere e fredde come si supponeva fosse stata scritta da Mosè stesso, e dissero: "Puoi allontanarti da questo?" Se la lettera doveva decidere, il caso era già chiuso. Ma San Paolo credeva che ci fosse stata un'altra rivelazione; che mentre la legge era stata la migliore per una volta, non lo era per tutti i tempi; che aveva ricevuto da Cristo l'incarico di predicare il Suo vangelo ovunque ci fossero anime da salvare; e così, allontanandosi dalla lettera, seguì lo spirito con audacia e fiducia. Ma mentre sottolineiamo la libertà e la responsabilità individuale, non possiamo fare a meno di vedere anche che, se veramente desideriamo sapere ciò che è vero e giusto, dobbiamo stare molto attenti a non andare contro ciò che generalmente si crede vero e giusto da coloro che abbiamo motivo di credere cristiani. Se, per esempio, in questa Chiesa di quasi settecentocinquanta membri, settecento credono che una condotta sia sbagliata e che uno creda che sia giusta, si dovrebbe essere molto sicuri di non essere stati influenzati da pregiudizi, presunzione o qualche motivo malvagio prima di concludere che lui ha ragione e tutti gli altri hanno torto. Questo Concilio di Gerusalemme illustra il giusto rapporto tra libertà e autorità. Quando la parte giudaica chiese che Tito fosse circonciso, e così indicasse che la legge era ancora vincolante, Paolo rifiutò indignato. Quando gli impossessatori vennero da Gerusalemme e suscitarono un malinteso, egli disse: "Ebbene, conferiamo insieme"; in altre parole, "Sono disposto a trovare tutta la verità che c'è ovunque; l'unica autorità è nella verità e nel diritto, cioè nella volontà rivelata di Dio, e tutti gli uomini sono liberi da ogni altro obbligo tranne l'obbligo di obbedire al vero e al giusto". Per saperlo, era disposto ad andare a Gerusalemme. Così dovremmo essere, o andare da qualche altra parte

(III.) Questa contesa nella Chiesa primitiva rende chiaro il contrasto tra spiritualità e formalità nella religione. Gli uomini sono sempre inclini a dare risalto a cose che non hanno importanza. I farisei che davano la decima alla menta, all'anice e al cumino non sono ancora tutti morti. La formalità dice: "Se osservi certi riti, stai facendo tutto ciò che ti viene richiesto". La spiritualità dice: "Abbiate la mente di Cristo; ovunque tu possa fare del bene, fallo; pregare incessantemente; nessun luogo è santo, ma tutti i luoghi sono ugualmente santi perché Dio è dappertutto; vivete la vita dell'amore e aprite i vostri cuori di giorno e di notte, affinché lo Spirito di Verità vi guidi in ogni momento". Perché abbiamo così tante denominazioni? Che cosa separa i cristiani se non questa perenne tendenza a porre l'accento sulla forma piuttosto che sulla vita? Ci si può sempre fidare della vita; Creerà la sua forma. Tutto ciò di cui dobbiamo essere ansiosi è assicurarci che i nostri poveri e deboli cuori umani siano aperti alla vita divina. Nessuna cerimonia ha alcun valore, se non nella misura in cui contribuisce alla crescita della vita spirituale. L'apostolo violò tutte le tradizioni da cui era circondato, ma così facendo aprì una spaccatura nelle tenebre del mondo e rese possibile alla luce del sole della grazia di Dio di inondare una razza in lotta. Ma la domanda insiste: se dobbiamo confidare nello Spirito piuttosto che nelle forme, come possiamo sapere se un uomo ha lo Spirito? Beh, in primo luogo, che differenza fa se lo sappiamo o no? Chi ci ha fatto giudici? "Al suo padrone sta in piedi o cade". Ma possiamo sapere se gli uomini hanno lo Spirito. "Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni verso gli altri." (A. H. Bradford, D.D.)

23 CAPITOLO 15

Atti 15:23-29

E loro scrissero lettere.-La lettera apostolica:

1.) Un modello di amore fraterno e di sapienza divina

(2.) Un modello per la Chiesa moderna

(3.) Una grande liberazione permanente da tutte le osservanze cerimoniali e rituali. Miglioramento

(1) Non essere di mentalità ristretta

(2) Confidare in Cristo e non nelle ordinanze. (J. Dewse.) Il giogo spezzato:

(I.) Il rapporto del cristianesimo con l'ebraismo. La decisione fu un'ammissione che le ordinanze ebraiche non erano permanenti o essenziali. Quel vecchio sistema aveva solo "un'ombra di buone cose avvenire". Istruiva per il Vangelo e, avendo compiuto questo, la sua opera terminò veramente. Il Vangelo ebbe successo. Cristo è stato dichiarato il fine della legge per chiunque crede; e l'apostolo delle genti disse: "Ebrei non è Giudeo chi lo è esteriormente", ma "Noi siamo i circoncisi che adoriamo Dio", ecc. Insistere sul continuo obbligo delle usanze mosaiche sarebbe come perforare un lettore nell'alfabeto. Allo stesso modo, la farfalla potrebbe continuare la sua esistenza di bruco: volare e strisciare allo stesso tempo. Per i Gentili praticare le usanze dell'Antica Legge sarebbe stato fastidioso e anche suscettibile di portare all'errore che la salvezza dipendesse da queste osservanze. Contro questo pericolo Paolo si guardò con la massima cura. Le epistole ai Romani e ai Galati sono i forti bastioni che furono eretti per opporsi ad essa

(II.) Lo spirito tollerante del cristianesimo. Sembra strano avere un simile esempio nella Chiesa nascente, poiché la tolleranza è di solito il frutto di una lunga esperienza. Ancora più sorprendente è se consideriamo gli antecedenti degli uomini che lo hanno mostrato. Erano ebrei, di una razza molto bigotta. Una delle lezioni più difficili da imparare per gli uomini è quella di disimparare e agire in contrasto con le convinzioni iniziali. Benché essi stessi, per forza d'abitudine, continuassero a osservare le usanze nazionali, non obbligarono i Gentili a fare altrettanto. E' strano che questa decisione sia stata dimenticata. L'intolleranza che ne è derivata dal perderlo di vista è stata la vergogna del cristianesimo. I più grandi nomi hanno avuto la colpa qui. Come dice un vecchio divino: "Mentre litighiamo qui nell'oscurità, stiamo morendo e passando a quel mondo che deciderà tutte le controversie: il passaggio più sicuro è attraverso la giustizia pacifica".

(III.) Il cristianesimo, pur essendo tollerante nello spirito, ha le sue negazioni (Versetto 29). Se, dopo la loro conversione dal paganesimo al cristianesimo, continuavano ancora a mangiare carne offerta agli idoli, e a frequentare le feste idolatriche dove veniva servita, era più probabile che ricadessero nella loro vecchia vita pagana. "Le cattive comunicazioni corrompono le buone maniere". La stessa cosa in effetti deve essere perennemente guardata. Il cristiano di oggi deve, per il suo bene spirituale, guardarsi da certe abitudini e indulgenze mondane per non tornare nel mondo. (A. H. Currier.) dicendo: Dovete essere circoncisi e osservare la legge.Migliaia e decine di migliaia di cristiani vivono ancora nella triste ombra del legalismo. Dio è per loro solo Legislatore e Giudice; E la loro esperienza si limita, in primo luogo, all'autocondanna e alla sofferenza, poi agli sforzi violenti dello spirito, o del corpo, o di entrambi, per liberarsi di questa sofferenza, con risultati, a volte di esaurimento, a volte di pace innaturale, e poi alla reazione all'indifferenza morale, derivante da un cuore e da un'anima totalmente insoddisfatti. Ci sono migliaia di persone che pensano di essere cristiane perché si sforzano di vivere rettamente, ma sono cristiane perché si sforzano di vivere rettamente non più di quanto una persona sia a casa perché cerca di andarci, anche se non conosce la strada. Un figlio che ha perso la casa di suo padre, e che si sforza di ritrovarla, non è in casa, ma è un vagabondo; e la persona che si sforza semplicemente di vivere rettamente, e niente di più, e che quando misura la sua vita secondo la legge di Dio, come gli viene interpretata attraverso la propria coscienza, è consapevole di infrangere ogni giorno quella legge in ogni direzione, non è un cristiano più di quanto un vagabondo sia un bambino a casa. Perché un cristiano è uno che ha trovato la strada di casa, e verso la paternità di Dio, e non uno che sta semplicemente cercando di fare il suo dovere. Un cristiano è un bambino sotto il tetto dei genitori, che dice: "Abbà, Padre". (H. W. Beecher.I nostri amati Barnaba e Paolo, uomini che hanno rischiato la vita per il nome del nostro Signore Gesù Cristo.-Due eroi:-

(I.) I principi in base ai quali sono stati attuati

(1.) La più alta ammirazione per il loro Signore e Maestro

(2.) Un'intera consacrazione al Suo servizio. Dobbiamo onorare Cristo

(1) Dalla gratitudine

(2) Dal dazio

(II.) Il lavoro che hanno intrapreso. "Proclamare il nome", ecc. Questo è stato

1.) Un compito arduo

(2.) Una fatica sgradevole

(3.) Un continuo sacrificio di sé

(III.) La ricompensa che hanno ottenuto

(1.) Una ricompensa della loro magnanimità

(2.) L'approvazione di Dio

(3.) Una corona immortale

(IV.) L'istruzione che impartiscono

(1.) Che c'è qualcosa di più prezioso della vita o del piacere: Cristo

(2.) Affinché, per quanto umile sia la nostra sfera, possiamo sperare di realizzare qualcosa per il nostro Signore e Maestro

(3.) Che qualsiasi sforzo possiamo fare per la gloria del nostro Maestro sia riconosciuto e ricompensato da Dio. (Analista del predicatore.Durante la guerra americana con l'Inghilterra, un giovane guardiamarina di nome Joel Abbot prestava servizio sotto la bandiera degli Stati Uniti. Guadagnandosi la buona opinione del comandante, fu messo sulla strada della promozione venendo raccomandato a Macdonough, che allora controllava le forze sul lago Champlain. Si giunse a notizie che gli inglesi stavano accumulando una grande scorta di longheroni a Sorel. I longheroni non potevano essere distrutti? Chi si sarebbe assunto il compito? Joel Abbot fu mandato a chiamare. Il comandante gli chiese cupamente se fosse disposto a morire per il suo paese. «Certamente, signore: è per questo che sono entrato in servizio», fu la pronta risposta. Incaricato del pericoloso incarico, Joel Abbot lo portò a termine nello spirito delle sue parole. I pericoli e le privazioni della sua impresa furono così grandi che, sebbene tornasse vivo, rimase completamente prostrato per un tempo considerevole e la sua guarigione fu lenta. Più tardi, gli fu assegnata una spada d'onore per il suo coraggio. Che ne è dei soldati del Gran Re, operai per Cristo? La parola di prova di questo servizio è "Arrendersi a Cristo".Una vita a rischio per Cristo: - Una storia commovente è raccontata come caratteristica dello spirito missionario da uno scrittore amichevole nel contemporaneo. Apocalisse Giovanni Robinson fu improvvisamente convocato un giorno al lebbrosario per battezzare un convertito morente. Il mio amico andò impaurito e tremante, battezzò il moribondo, lo consolò e poi fu preso da un'agonia mentale. E' usanza di molti missionari ricevere un neofita, soprattutto se malato, dargli il bacio della pace. Il signor Robinson pensava che questo fosse il suo dovere, ma lui stesso era un meticcio, ed era assolutamente convinto della teoria indiana secondo cui la lebbra, sebbene non contagiosa nel caso di un uomo bianco, è spaventosamente contagiosa nel caso di uno con sangue indigeno nelle vene. Gli Ebrei esitarono, si diressero verso la porta, tornarono a baciare il lebbroso sulle labbra e poi a giacere per giorni nella propria casa, prostrato da un terrore nervoso incontrollabile e non irragionevole. Uno sciocco superstizioso, pensò il dottore. Vero soldato di Cristo, dico io, che, quando il suo dovere lo chiamò, affrontò qualcosa di molto peggio che essere fucilato. Per qualche tempo dopo che il signor Hunt si stabilì a Somasoma, una delle isole Fejee, la sua vita fu quotidianamente in pericolo a causa dei selvaggi ostili e cannibali. Ma egli continuò con la sua opera cristiana, e quando il capitano di una nave da guerra americana venne a sapere delle loro minacce di uccidere e mangiare il missionario, e mandò a offrirgli asilo a bordo della sua nave, il signor Hunt rifiutò con ringraziamenti, dicendo che considerava l'orribile depravazione dei nativi solo come una ragione in più per rischiare la vita per convertirli. La vita è in pericolo per la causa di Cristo:

(I.) Lo spirito che è descritto nel testo. Diversi dettagli sono inclusi qui. l. Il loro ardente amore per Cristo Gesù. Non è sempre stato così con questi uomini. L'obiettivo di Paolo era quello di sradicare il nome del Salvatore. Che cosa causò allora questo meraviglioso cambiamento? Nel suo caso erano mezzi davvero straordinari. In altri casi, i mezzi sono ordinari. Lo Spirito di Dio li convince del peccato, mostra loro che non hanno aiuto in se stessi; ma deve accettare Cristo e la Sua croce. E poi amano Cristo. Lo amano

(1) Per la dignità della sua persona

(2) Per la perfezione della Sua espiazione. Essi "lo amano perché gli Ebrei 51 hanno amati per primi". (3) Perché gli Ebrei hanno portato la loro natura e la loro causa in cielo. Quando vedono questo, è impossibile, ma i loro cuori dovrebbero risplendere d'amore per un tale Salvatore. La vita che gli Ebrei hanno comprato così caramente diventa la Sua, ed essi la "rischiano" volentieri al Suo servizio

(2.) La loro alta stima del vangelo. L'uomo è una creatura depravata. Questa depravazione si manifesta in forme diverse; in un paese nell'idolatria, in un altro nella bestemmia, ecc. I filosofi si sono chinati sulla scena e hanno pianto, e i politici hanno escogitato innumerevoli piani per recuperare le creature cadute. Ma hanno fallito. Ora Dio ha mandato il vangelo per redimere e santificare l'uomo. Ora gli uomini, che "hanno rischiato la vita per il nome del Signore Gesù", credevano che non c'era "altro nome per mezzo del quale gli uomini potessero essere salvati"; e quindi lo pubblicarono. Avevano la convinzione di una comprensione illuminata e di un godimento sperimentale della verità

(3.) La loro tenera compassione per le anime perdute. Il valore di Cristo ha incontrato il loro giudizio illuminato. "Che gioverà a un uomo", ecc. Vide milioni di spiriti immortali, che si affrettavano verso guai irrimediabili. Ora, quando gli uomini ebbero questo rimedio, e videro le anime in questa condizione, e i loro cuori furono illuminati dal fuoco celeste, non vi meravigliate che siano andati avanti e abbiano "rischiato la vita" per comunicarlo alle anime perdute

(4.) Lo spirito aggressivo con cui tentarono di stabilire il regno di Cristo. Non aspettarono che giungesse una petizione da parte di queste anime miserabili, che chiedeva loro di inviare il Vangelo; o fino a quando una porta non è stata aperta da un atto speciale del governo del paese, o non è avvenuto un cambiamento di opinione tra il popolo; ma dovunque potevano aprire la bocca per Gesù Cristo, là andavano, benché fossero emanati editti contro di loro, e fossero imprigionati, oltraggiati e minacciati di morte

(5.) Il loro carattere elevato nell'opinione della Chiesa. Li scelsero per entrare in un'importante ambasciata, come uomini che copiavano la maggior parte dello spirito del loro Maestro. Sembrava loro che l'eccellenza principale stesse "rischiando la vita per Lui". Senza dubbio molti ai loro tempi li consideravano uomini molto visionari, e pensavano che fosse meglio non tuffarsi avventatamente nelle cose; ma "gli apostoli e gli anziani", coloro che avevano amore per Cristo, pensarono che il loro zelo fosse la loro gloria, e lo presentarono all'imitazione e all'approvazione della Chiesa

(II.) Lezioni

(1.) Vediamo nel testo un'immagine di un'umanità caduta e di un'umanità rigenerata; E tu in quale classe sei? Ecco una classe di uomini, che si oppone a coloro che vengono da loro con il vangelo; eccone un altro, pronto a morire per il nome del Signore Gesù. "Gli ebrei che non sono con me sono contro di me". 2. Scuse adeguate per tutti coloro che mostrano la stessa condotta. Da molti è stato rimproverato come zelo senza conoscenza. Ma ecco la risposta; è fatto "per il nome del nostro Signore Gesù Cristo". Un soldato "rischia la vita", può essere per fortuna, per fama, per onore. Ma qui ci sono uomini che "rischiano la vita", senza onore, fama o fortuna, "per il nome di Gesù Cristo". 3. Uno dei modi con cui Dio aumenta il numero dei Suoi servitori e l'efficienza del loro servizio. "Il sangue dei martiri è il seme della Chiesa". Non sono gli uomini freddi, calcolatori, cauti, che portano misure sia in Chiesa che nello Stato; ma gli uomini che "rischiano la vita" per la causa che intraprendono

(4.) L'onore che Dio ci attribuisce permettendoci di inviare tali uomini per evangelizzare il mondo

(5.) Uno spirito degno di essere imitato. Chi è disposto a "rischiare la propria vita per il nome del nostro Signore Gesù"? (J. Sherman.Il vero missionario: - Una volta, sollevando dal suo scaffale un certo foglio, svolazzò fuori tra i suoi fogli un foglio datato 1763. Evidentemente era stato smarrito così come era stato scritto, e cento anni dopo, proprio dove lo scrittore l'aveva lasciato, l'ho ritrovato. Diceva così: "Ci permettiamo di certificare che il portatore, il signor Giovanni Wyers, è ben noto a noi, e con la presente lo raccomandiamo a tutte le Chiese cristiane dove, nella Provvidenza, può venire come un ministro devoto che si è molto dedicato al servizio del nostro Signore Gesù Cristo". Questo era firmato "David Fermie, Thomas Blackett". Il mio testo è una riga di una vecchia lettera di presentazione scritta dagli anziani della Chiesa di Gerusalemme. Ora, questo vecchio certificato non deve essere stracciato per la carta straccia come una cosa che ora è morta e finita. È una cosa viva, si vuole ora, per mostrare che tipo di missionari si cercano, e come gli eserciti di Cristo nel campo del servizio all'estero devono vincere la giornata. Prendi le parole così come sono

(I.) Uomini. Un antico legislatore diceva che ciò che Sparta voleva non era un muro di mattoni, ma un muro di uomini. «Gli uomini», diceva un certo giornalista sarcastico, «sono a buon mercato». No. Se "uomini" è ciò che intendono certi sostenitori del "cristianesimo muscoloso", allora gli uomini sono a buon mercato, ma quando guardo Paolo mi ricordo che non è il muscolo che fa un uomo. Se per "uomo" si intende un risultato non progettato di forze molecolari, allora gli uomini sono a buon mercato, e dovrebbero esserlo, ma un uomo non è il compimento di un girino. Se per "uomini" intendi un essere umano medio, gli uomini dovrebbero essere a buon mercato; Ma molti esseri umani passano per un uomo che non è tanto una persona quanto una cosa. Ciò che intendo per "uomo" è un figlio di Adamo, che è nato di nuovo, e che quindi è un Figlio di Dio per fede in Cristo Gesù, e del quale possiamo dire: "Tale padre, tale figlio". Voglio soffiare nello spazio infinito l'idea meschina e falsa che qualsiasi cosa possa andare bene per un missionario; qualsiasi cosa non andrà bene. Prima di essere un missionario, devi essere un "uomo".

(II.) Che hanno rischiato la loro vita. Questo, di per sé, non è motivo di plausi. Il caso più estremo deve essere quando l'autore della vita sancisce il pericolo della vita. Ma, mentre la grazia ci fa comprendere la santità della vita, la grazia ci ispira la volontà di donarci al servizio di qualcosa di più alto della vita. Quell'uomo non vale la pena di essere chiamato "uomo" che vive per salvare se stesso. L'uomo che risponde allo standard che stiamo ora esaminando, è un uomo che, essendo chiamato al servizio di Cristo, è pronto, se necessario, a rischiare la sua vita per quel servizio

(III.) Per il nome del nostro Signore Gesù Cristo. Ciò significa che gli uomini hanno rischiato la vita

1.) Per amore di Cristo. Il nome di una persona è la persona a cui appartiene quel nome. Tutti conosciamo la magia travolgente, o rilassante, o fondente di un nome. Ma nessun nome ha un tale potere di scuotere i cuori degli uomini come il nome di Gesù Cristo. Quando fu pronunciata per la prima volta agli ebrei, incitò i loro cuori all'odio. Tra i più inesorabili e profondi odiatori c'era Paolo. Gli ebrei esalarono minacce e massacri finché Gesù lo fermò. Dopodiché, l'amore di Cristo ha infiammato la sua vita. Che cosa abbiamo rischiato per Cristo? Dov'è il tuo amore per Cristo? È questa la cosa che chiami amore? Allora l'amore sa prendersi cura di se stesso; considera la religione come una questione di investimento sicuro e di rispettabilità sociale; a volte si unisce alla Chiesa come un viaggiatore che prende il biglietto che si prenota completamente, si avvolge intorno al tappeto e va a dormire fino a quando il treno si ferma; odia l'originalità come la peste. Quello che tu chiami amore, io lo chiamo prudenza. Ma l'amore, sia verso Dio che verso l'uomo, tende al disprezzo delle conseguenze e all'oblio di sé

(2.) Per obbedienza a Cristo. "Se mi amate, osservate i miei comandamenti". Il comandamento che ora attende la nostra obbedienza è: "Andate, ammaestrate tutte le nazioni". Ora, è strano che la prima cosa che gli uomini in generale fanno è dare la loro opinione su questo. Un uomo è dell'opinione che non sia necessario; un altro, che è impossibile; un altro, che dovremmo guardare a casa; un altro, che dovremmo prima civilizzare; un altro, che ogni nazione ha già la propria religione adatta alla propria nazionalità. Ma Cristo non attende la nostra opinione, ma la nostra obbedienza. La domanda è come possiamo obbedire al meglio. Alcuni possono obbedire meglio in questo modo, altri in quello. Il principio non è che i cristiani debbano lasciare il lavoro a casa per lavorare all'estero, ma che tutti i cristiani siano incaricati dell'evangelizzazione del mondo per farlo tra di loro. Anche se le difficoltà possono essere enormi, non sono una tua preoccupazione. "Carica", è il grido del capitano. Di', come disse il: "Gesù Cristo mi chiede di saltare attraverso quel muro di pietra? Ecco, ci vado". 3. Al servizio dei loro simili. È un grande servizio salvare vite umane, e una cosa nobile quando gli uomini lo fanno a rischio della propria. Lady Edgeworth, ai tempi di re Carlo II, dovette improvvisamente difendere il castello di famiglia a Lissom, in assenza del marito. Nel farlo dovette scendere a prendere la polvere da sparo dalle volte del castello. Al suo ritorno, disse alla donna che era andata con lei: "Dove hai messo la candela?" L'ho lasciato incastrato nel barile di sale nero". Allora quella gloriosa dama scese nel punto in cui la candela stava bruciando nella polvere, vi mise la mano intorno come una coppa, la sollevò e la tirò fuori, e così, a rischio della propria vita, salvò la vita degli altri. Cara, gloriosa signora, è stato ben fatto. La scialuppa di salvataggio con il suo coraggioso equipaggio sfreccia nella notte sopra le ondeggianti colline d'acqua, per strappare venti uomini da un relitto. Al loro ritorno, quando il grido giunge al vento: "Tutti salvi", il mio cuore fa un grande balzo e dico: "C'è un nobile servizio nobilmente compiuto". Il Figlio dell'uomo non è venuto per distruggere la vita degli uomini, ma per salvarli"; E se è una grande cosa salvare la vita dei corpi attraverso il pericolo della nostra stessa vita fisica, è una piccola cosa rischiare per salvare la vita delle anime. Conclusione: Impariamo da questi uomini... l. Come il nostro fedele e potente Padrone mantiene in vita i Suoi servitori fino al compimento del loro lavoro

(2.) Solo uomini come questi rischiano la vita, e gli uomini che alla chiamata di Cristo al servizio si abbandonano più totalmente, più totalmente si lasciano andare, sono gli uomini che il "Re si compiace di onorare". (C. Stanford, D.D.Il quale ti dirà anche le stesse cose a voce.Il decano di Rochester disse: Una donna disse di un certo predicatore: "È un gentiluomo molto gentile, ma non ha liberazione". Ebrei stesso era solito predicare da anni sermoni scritti. Una notte, con suo orrore, la chiesa era così buia che era impossibile leggere il suo sermone. Gli ebrei attraversarono un breve periodo di ansia. Poi, pensando: "Non ho nulla da dire a questa gente? Amos, sono davvero un servo di Dio?" si gettò sull'aiuto dello Spirito Santo e parlò come meglio poteva. Il guardiano della chiesa gli disse scusandosi che la gente aveva detto: "È stato il miglior sermone che avesse mai predicato, e speravano che non ne avrebbe mai letto un altro". Nemmeno io," disse il Decano; «e poi mi sono svegliato per non trovarmi famoso, ma in ogni caso più utile di prima».Un predicatore è, in una certa misura, una riproduzione della verità in forma personale. La verità deve esistere in lui come un'esperienza vivente, un entusiasmo ardente, una realtà intensa. La Parola di Dio nel Libro è lettera morta, è carta, caratteri e inchiostro. Nel predicatore quella Parola ritorna ad essere come quando fu pronunciata per la prima volta dal profeta, dal sacerdote o dall'apostolo. Germoglia in lui come se fosse stato acceso per la prima volta nel suo cuore, ed egli fu spinto dallo Spirito Santo a emetterlo. Ebrei è così commosso. (H. W. Beecher.)

29 CAPITOLO 15

Atti 15:29-31

Poiché è parso bene allo Spirito Santo e a noi.-Lo Spirito Santo e la Chiesa:-Qui abbiamo-

(I.) Lo Spirito che guida la Chiesa

(1.) Questo era in accordo con la promessa del Salvatore

(2.) Ciò è stato dimostrato dalla storia precedente. Pentecoste; la missione di Filippo in Samaria e presso l'Eunuco; quello di Pietro a Cornelio; quella dei discepoli ad Antiochia, quella di Paolo e Barnaba a Cipro e in Asia Minore. A ciascuno di essi era direttamente collegata l'opera dello Spirito e ognuno di essi indicava l'allargamento dei confini della Chiesa in modo da abbracciare i Gentili

(3.) Questo è ancora garantito e può essere rilevato

(1) Negli impulsi evangelistici della Chiesa

(2) Nelle porte dell'opportunità che si apre alla Chiesa, la seconda invariabilmente dopo la prima

(II.) La guida dello Spirito riconosciuta dalla Chiesa. "Sembrava buono", ecc

(1.) "E per noi" non è una presunzione di autorità coordinata, perché la Chiesa è una creatura e serva dello Spirito. Significa semplicemente acquiescenza alla decisione dello Spirito, come indicato dagli eventi recenti e senza dubbio da un'ispirazione speciale

(2.) "E a noi" dà peso alla decisione dello Spirito, in quanto

(1) Una parte della Chiesa si era opposta a quella che ora era chiaramente la mente dello Spirito

(2) Una parte della Chiesa aveva conosciuto la mente dello Spirito, ma non aveva fatto ulteriori passi

(3) Una parte della Chiesa aveva agito pienamente nelle rivelazioni della mente dello Spirito. Così la Chiesa divisa era ora unita sull'unica vera base dell'unione. Questa è una lezione per la Chiesa di tutte le epoche. Quando gli uomini, nonostante l'addestramento precoce, il pregiudizio, ecc., si dedicano all'opera di Dio, quale potente testimonianza della guida dello Spirito

(III.) La guida dello Spirito vista nella decisione della Chiesa. Nella liberalità del suo sentimento, "Dove c'è lo Spirito del Signore c'è libertà". 2. Nel suo santificato senso comune. Certe cose erano "necessarie" affinché Giudei e Gentili potessero lavorare insieme. (J. W. Burn.) Il risultato della prima assemblea ecclesiastica è un trionfo dello Spirito Santo:

1.) Asa Spirito di libertà sopra il giogo delle ordinanze esterne

(2.) Come Spirito di fede sulle illusioni della nostra saggezza e rettitudine

(3.) Come Spirito d'amore sull'orgoglio, l'ostinazione e la ristrettezza mentale. (K. Gerok.) I primi principi della vita e dell'azione della Chiesa:

1.) Nelle cose necessarie, l'unità (Versetto Versetto Versetti CAPITOLO Cap. 11)

(2.) Nelle cose dubbie, la libertà (Versetto 19)

(3.) In ogni cosa, la carità (7, 11, 20). (Ireneo)

36.-xvi. 10. Alcuni giorni dopo, Paolo disse a Barnaba: «Andiamo di nuovo a visitare i nostri fratelli». e vedere come fanno.Paolo sentiva di non essere chiamato a trascorrere una vita pacifica anche se laboriosa ad Antiochia, ma che la sua vera opera era "lontana tra i Gentili" (xxii. 21). Gli ebrei sapevano che le sue campagne non erano finite; che, come soldato di Gesù Cristo, non doveva riposarsi dalla sua guerra, ma doveva sopportare le durezze, per piacere a Colui che lo aveva chiamato. Da medico attento, ricordava che coloro la cui guarigione dal peccato era iniziata, potevano essere in pericolo di ricaduta, o per usare un'altra metafora, disse: "Venite, alziamoci presto alle vigne: vediamo se la vite fiorisce" (S. Song vii. 12). Notiamo qui per la prima volta una traccia di quella tenera sollecitudine riguardo ai suoi convertiti, di quel sincero desiderio di vedere i loro volti, che appare nelle lettere che scrisse in seguito, come uno dei tratti più notevoli e attraenti del suo carattere. Paolo era l'oratore, non Barnaba. I sentimenti di quest'ultimo potrebbero non essere così profondi, né la sua ansia così urgente. Paolo pensò, senza dubbio, ai Pisidi e ai Licaoni, come pensò in seguito ad Atene e a Corinto dei Tessalonicesi, dai quali era stato recentemente preso (2 Tessalonicesi ii. 17, iii. 10). Ebrei "non ignorava le macchinazioni di Satana". Gli Ebrei temevano "che in qualche modo il tentatore li avesse tentati, e che la sua fatica fosse stata vana" (1 Tessalonicesi, iii. 5). Gli Ebrei "dubitavano di loro" e "desideravano essere presenti con loro" ancora una volta (Sol. iv. 2)

Ci viene qui ricordata l'importanza di continuare un'opera religiosa una volta iniziata. Abbiamo avuto l'istituzione dei presbiteri e dei consigli, e ora abbiamo un esempio di quel sistema di visite alla Chiesa, dei cui felici effetti abbiamo ancora una certa esperienza, quando vediamo rafforzarsi deboli risoluzioni, e riaccendere la fede in declino, nelle cresime in patria o negli insediamenti missionari all'estero. (J. S. Howson. La visita del pastore al suo gregge: - Salomone ci dice che "per ogni cosa c'è una stagione", ecc. Tra questi specifica un tempo per piantare e un tempo per costruire. L'agricoltore non deve solo seminare, ma deve usare altre arti di coltivazione, per assicurarsi un raccolto abbondante; e l'architetto non deve accontentarsi di gettare le fondamenta, ma deve innalzare la sovrastruttura. Così dovrebbe essere anche per i ministri del vangelo. C'è una stagione in cui devono dissodare il terreno incolto, e una in cui devono esaminare se le loro fatiche hanno avuto successo, una stagione in cui, dopo aver gettato le basi, devono costruire su di essa e innalzare più in alto quella struttura che deve crescere in un sacro tempio del Signore

(I.) Consentitemi di fare alcune osservazioni preliminari che emergono dal testo

(1.) Il cristianesimo è una religione di benevolenza. Coloro che suppongono che i suoi possessori debbano diventare reclusi, ne sbagliano grandemente il carattere. Né si limita a raffinare e dirigere i nostri affetti sociali, in riferimento agli impegni ordinari della vita, ma rende il loro soggetto sollecito per il miglior benessere di coloro da cui è circondato. Fu in base al principio del santo amore che diede vita al pio zelo, che Paolo e Barnaba andarono tra i pagani a predicare il vangelo del regno. Erano solleciti per il miglioramento di coloro che avevano ricevuto la verità nell'amore per essa. Ecco una prova con cui mettere alla prova il nostro ministero: non dobbiamo accontentarci di chiamare gli uomini "dalle tenebre alla luce meravigliosa", ma dobbiamo essere ansiosi per il loro progresso nella religione

(2.) I ministri e le persone cristiane dovrebbero incitarsi l'un l'altro a opere utili. Barnaba fu incitato a questa particolare parte della sua opera da Paolo. Ora questo ci insegna a provocarci gli uni gli altri, "ad amare e ad operare il bene". Questa associazione è importante. Accade spesso che uno abbia conoscenza ma non saggezza, ardore ma non discrezione, e quindi il suo compagno possa agire come regolatore dei rapidi movimenti dell'orologio o di una macchina, ecc. Oltre a ciò, "due sono meglio di uno", nel consiglio, nella forza, nel coraggio, nel probabile successo, perché, con una combinazione del loro talento e della loro energia, possono realizzare ciò che l'individuo solitario non potrebbe mai realizzare

(3.) Ovunque i discepoli di Cristo vadano, dovrebbero sforzarsi di fare del bene nei luoghi che visitano

(4) Le aspettative di fecondità in proporzione ai mezzi di coltivazione sono giustamente nutrite. Paolo e Barnaba visitarono le Chiese, sperando di testimoniare i risultati di buon auspicio dei loro sforzi missionari

(II.) Concediti qualche interrogatorio approfondito sul tuo stato

(1.) Personalmente

(1) Peccatori! Come va con te? Avete tratto qualche vantaggio dai discorsi che avete spesso udito?

(2) Credenti! Piacere di conoscerla? E le tue conoscenze? È più chiaro, esteso, profondo? Che dire della tua fede? abbraccia forse più saldamente la testimonianza di Gesù? E il tuo amore? È più fervente? E la tua pazienza? Sopporta forse con più sottomissione le afflittive dispensazioni della Provvidenza? Che dire del tuo zelo?

(3) Traviati! Come va con te? Hai visto il tuo errore e hai pianto la tua partenza da Dio?

(4) Cristiani afflitti! Piacere di conoscerla? Le vostre prove mortificano le vostre corruzioni?

(5) Giovani! Piacere di conoscerla?

(6) Voi che siete avanzati nella vita! Come va con te? Siete come vecchi alberi che estendono le vostre radici fibrose più in profondità nel suolo terreno su cui vi trovate? 2. Relativo. La mia domanda è: se voi, che Dio avete posto nelle famiglie, avete stabilito un altare nelle vostre case. C'è uno spirito e una vita nelle tue sacre transazioni? E state voi in guardia contro quegli ostacoli a questi impegni che si moltiplicheranno su di noi senza grande cautela? Voi, madri, prendete i vostri bambini da soli e parlate con loro di Colui che dice: "Lasciate che i bambini vengano a me"? Voi, padri, ordinate ai vostri discendenti di temere il Signore nella loro giovinezza? Ma, forse, dirà qualcuno, non abbiamo famiglie. Hai qualche ora di svago? Stai vivendo una vita oziosa ed egoista? 3. Collettivamente. Permettetemi di chiedervi se, come società cristiana, vi portate costantemente l'un l'altro nel vostro cuore davanti a Dio in preghiera, se siete regolari nella vostra osservanza della Cena del Signore e camminate nell'amore, come anche Cristo vi ha amati e ha dato se stesso per voi? se stai sostenendo le diverse istituzioni collegate al tuo luogo di culto?

(III.) Uno sguardo ai vantaggi che possono derivare da questa indagine

(1.) Tenderà alla rimozione degli ostacoli alla prosperità della nostra società cristiana. L'artefice e l'ingegnere guardano spesso nelle opere dell'orologio, o nelle ruote e nelle diverse parti della macchina, per rimediare a qualsiasi difetto che l'esame possa rivelare. Il contadino cammina spesso lungo i campi che ha seminato, per notare se le erbacce vi crescono; e taglia i cardi e le ortiche, che avrebbero ostacolato la crescita del grano. Così possiamo scoprire e correggere quei mali che tendono a insinuarsi nelle comunità meglio costituite sulla terra

(2.) Mette al lavoro le menti di molti. Lo spirito di ansietà per voi stessi produrrà necessariamente una sollecitudine per le vostre famiglie, ecc. Così tutti ne traggono beneficio

(3.) Posso permettermi di fare riferimento al nostro incoraggiamento e alla nostra soddisfazione nel ministero? Voi, che siete in affari, non siete contenti a meno che non stiate facendo un affare redditizio della vostra vocazione, e siete addolorati se non state facendo una buona percentuale sul vostro capitale. E pensate che non desideriamo ardentemente il successo nella nostra occupazione di salvare le anime dalla morte e di conquistarle a Cristo? 4. A tutto ciò aggiungerò, che un altro risultato sarà l'estensione di un tale aspetto nella Chiesa, da produrre un'impressione favorevole sugli spettatori esterni. Vedranno che il cristianesimo non è una mera professione, ma un vero e proprio affare importante. (J. Clayton, A.M.) Rivisitando le chiese:

(I.) Rivisitare le chiese. Le vecchie colpe dei convertiti si aggrappano ancora in parte a loro, e la loro unione nelle stesse Chiese ha suscitato conflitti. Non erano che deboli bande in mezzo a comunità mondane e licenziose. Non c'è da stupirsi che il loro padre spirituale sentisse la necessità di confermare la loro fede (Versetti 36, 41). Breve resoconto di un'opera di grandi dimensioni, parti della quale sono più ampiamente divulgate nelle epistole. Tali lavori sono il lavoro principale di ogni pastore, troppo comunemente sottovalutati in confronto allo sforzo di risveglio. L'evangelista si rivolge a un popolo con molti vantaggi, e non c'è da stupirsi che ci riesca. Ma il lavoro più duro rimane ancora da fare: guidare i nuovi convertiti dall'eccitazione delle scene di risveglio all'attività costante e alla crescita della religione quotidiana in ambienti comuni

(II.) Il nuovo lavoro. Le vecchie scene suscitano il desiderio di un nuovo servizio. Ai margini della luce l'oscurità è terribilmente visibile. Per compiere al meglio questa nuova opera, Paolo trova un compagno che prenda il posto di Marco in Timoteo, che senza dubbio si era convertito con la madre e la nonna durante la prima visita dell'apostolo, e si era già guadagnato la fiducia e la lode della Chiesa. Ebrei viene circonciso, semplicemente per evitare inutili irritazioni per i pregiudizi ebraici, e poi ordinato, facendo una buona professione davanti a molti testimoni. L'opera in Frigia e Galazia è raccontata in una sola frase, con quella reticenza ispirata che è più sorprendente della parola. Sembra che Paolo e i suoi compagni fossero inclini a dedicarsi a una regione così importante e ricettiva; ma Dio li stava chiamando in un altro modo. Notiamo di passaggio che questo controllo celeste è attribuito prima allo Spirito Santo, poi allo Spirito di Gesù, poi a Dio. Così si dice che Anania e Saffira mentono allo Spirito Santo, a Dio, e tentano lo Spirito del Signore. Queste allusioni non forzate mostrano quanto profondamente radicata nella Chiesa primitiva fosse la dottrina della Divina Trinità. Molto sorprendenti, inoltre, sono le rivelazioni della guida che il Signore ha dato ai Suoi servitori. Nel pianificare il suo viaggio fino a questo punto, l'apostolo si affidò a quella che potremmo chiamare sagacia negli affari: la sua conoscenza delle Chiese e dei loro bisogni. Ora che si spinge verso un lavoro promettente, viene improvvisamente allontanato da una diretta interposizione soprannaturale. Poi arriva la rivelazione più vivida, che chiama a compiti strani e travolgenti. Come è simile la vita cristiana di oggi! Da un momento il nostro percorso prosegue in modo comune e senza incidenti. Non ci rendiamo conto di nessuna guida divina, di nessuna cura speciale o di una missione prestabilita. Ancora una volta, nel bel mezzo delle fatiche utili, siamo ostacolati, proibiti. La malattia, la perdita, il fallimento, ecc., ci arrestano bruscamente, con nostra meraviglia e dolore. Ma ci sono ore gloriose in cui la chiamata giunge divinamente chiara, come accadde a Paolo a Troas. Il sangue di e di Greca aveva macchiato la terra dove si trovava. Serse, Alessandro e Cesare si erano trattenuti qui e avevano attraversato le loro conquiste. Ma l'evento più grandioso che sia mai accaduto su quella riva fu la visione e il grido che condusse il vangelo di Cristo in quel continente che governò per secoli la mente e il cuore del mondo. Conclusione: Una grande verità respira attraverso il tutto: il Cristo vivente è sempre presente nella Sua Chiesa

(1.) In quale altro modo gli ebrei potrebbero affidarci tali interessi? 2. In quale altro modo potremmo assumerci tali responsabilità. (Sermoni del Monday Club.Il secondo viaggio missionario di Paolo:

(I.) I lavori ripresero

(1.) Lavorare insieme. Il concilio di Gerusalemme era stato un'interruzione, ma era stato più proficuo per la Chiesa che se gli apostoli avessero continuato il loro lavoro. Per l'affermazione di grandi principi, a volte anche un risveglio può fermarsi. E il principio che andarono a stabilire fu quello che rafforzò i nervi dello sforzo di risveglio tra i Gentili

(2.) Lavorare a parte

(1) La causa della separazione, da cui apprendiamo che può sorgere un litigio: (a) Per una causa molto buona. (b) Tra uomini molto buoni. (c) Tra ottimi amici

(2) I risultati della separazione. Una divisione del campo del lavoro. In questo modo l'intero campo fu rivisitato più rapidamente, e Marco divenne un buon lavoratore per Cristo

(II.) L'opera prosperò. l. Gli operai aumentarono (CAPITOLO xvi. 1)

(2.) Le Chiese aumentarono. Le Chiese sono state rafforzate dalla visita, e così "sono aumentate di numero ogni giorno". Ogni giorno era un compleanno di anime. Non c'erano giorni vuoti nei loro libri dei record

(III.) L'opera si è ampliata

(1.) Guidati dallo Spirito. Per due volte lo Spirito non permise ai missionari di predicare la Parola dove erano inclini ad annunciarla. Gli ebrei 51 lasciarono lavorare in Galazia e Frigia. In quest'ultima regione radunarono alcuni discepoli (CAPITOLO xviii, 23), e nella prima crebbero alcune Chiese come frutto delle loro fatiche (Galati 1, 2). Ma lo Spirito Santo proibì loro di annunciare la parola in Asia, e quando tentarono di andare in Bitinia, lo Spirito di Gesù non permise loro

(2.) Chiamati dallo Spirito. "Vieni in Macedonia e aiutaci". Ora capivano perché non era stato loro permesso di predicare in Asia, o di andare in Bitinia. Dio aveva chiuso quelle porte affinché gli ebrei potessero aprirne una più ampia. La chiamata dei pagani oggi per il vangelo è una chiamata dello Spirito. (M. C. Hazard.Il secondo viaggio missionario di Paolo:

(I.) Deciso un nuovo viaggio

(1.) Il motivo di questa decisione. Questo dimostra lo zelo di Paolo. Non aveva già fatto la sua parte di questo pericoloso lavoro? Era molto piacevole ad Antiochia. C'è bisogno di un missionario per comprendere appieno la dolcezza di quella semplice frase: "con i discepoli". Non era solo piacevole soggiornare ad Antiochia; certamente vi furono molto utili, "insegnando e predicando la parola del Signore". Perché non lasciar stare abbastanza bene? Che spaventosa mole di lavoro rimaneva ancora da fare a casa! Ma Dio vide che la cosa migliore per Antiochia stessa era mandare i suoi uomini migliori in campi lontani e ancora più oscuri. La forza missionaria inviata ad Antiochia, e poi in Asia Minore e in Europa, non indebolì - rafforzò - la Chiesa di Gerusalemme (CAPITOLO xv. 3, 4). Tornava alle Chiese in patria accumulando una potente prova del potere e della fedeltà del loro Signore vivente

(2.) I preparativi per il viaggio. Chi formerà il partito? Domanda importante! È una questione vitale, sia per la loro felicità che per la loro utilità, che siano compagni congeniali, specialmente che provino grande fiducia l'uno nell'altro. Paolo sentiva che doveva essere sicuro dei suoi compagni. Tuttavia, non è strano che Barnaba abbia favorito il suo giovane parente. Non riuscirono a mettersi d'accordo, e di conseguenza decisero saggiamente di dividere il campo. Così, in larga misura, i nostri missionari lo fanno oggi. Sarebbe un po' difficile per i Metodisti, i Battisti, i Presbiteriani e gli Episcopaliani lavorare insieme nello stesso partito e sullo stesso terreno. E non ne hanno bisogno. Il campo è abbastanza grande da dare ad ogni corpo un posto tutto suo. Eppure i loro cuori sono uno. Paolo scelse Sila, già ben noto e utile, come suo compagno, e dopo un incontro di addio in cui la Chiesa con la preghiera e le parole d'amore "li raccomandò alla grazia di Dio", i due partirono

(II.) Il piano del loro viaggio

(1.) I campi precedenti sono stati rivisitati

(1) Di cosa avevano bisogno quei campi? (a) Simpatia. Gli ebrei sapevano che i convertiti dovevano soffrire "molta tribolazione". E ci sono decine di migliaia di convertiti cristiani nelle terre pagane oggi che hanno uguale bisogno di simpatia da parte nostra. (b) Ispezione. "Andiamo di nuovo a vedere come stanno". Leggete attentamente le allusioni negli Atti e nelle Epistole alle prime Chiese, e vedrete che avevano bisogno di un'attenta supervisione. Questi convertiti erano appena stati strappati dal paganesimo più assoluto. Anche i loro anziani e predicatori erano in molti casi uomini che non avevano mai visto un esempio cristiano se non per pochi giorni in Paolo. Era inevitabile che si insinuassero errori e abusi. Questa necessità è la stessa ora. (c) Istruzione. Mille domande a noi chiare erano nuove e piene di perplessità per loro. Sorsero discussioni su una cosa così semplice come le carni che potevano mangiare, e c'era bisogno di un avvertimento e di un insegnamento speciale riguardo ad alcune questioni della morale più ordinaria (Versetti verso CAPITOLO XV. 29). Pensate a Paolo nella pienezza della sua conoscenza cristiana e della sua potenza che si seppellì per anni in remote province per insegnare a queste persone deboli e dalla mente oscura i primi inizi della verità cristiana su punti come questi! Potrebbe ben rimproverare la follia e la meticolosità di qualsiasi cristiano che si senta troppo ben istruito per frequentare un corso di scuola domenicale, e la vanità di qualsiasi predicatore che si ritenga troppo dotato per spendere la propria vita per i pagani o anche per una "parrocchia di campagna" nel proprio paese

(2) Cosa hanno dato. (a) Moltiplicare i convertiti. Paolo scoprì che le Chiese che aveva fondato "aumentavano di numero ogni giorno". La sua visita diede loro un nuovo impulso. Il parallelo tra le missioni di allora e quelle di oggi è ancora mantenuto. In nessuna parte della cristianità oggi il tasso di crescita delle Chiese è uguale a quello che vediamo nelle Chiese fondate in terre pagane. (b) Maturazione del carattere cristiano. Questi convertiti erano "stabiliti nella fede". Nonostante gli errori che ci si può aspettare sia ai tempi di Paolo che ai nostri, c'è sempre stata una crescita nella conoscenza e nella grazia, e in ogni campo vite che hanno riempito di gioia i cuori dei nostri missionari. (c) Aiuto notevole. Dal quartiere di Derbe venne Timoteo. Gli annali delle missioni moderne parlano di un numero di persone che, senza i suoi vantaggi, hanno più che eguagliato la devozione e il coraggio di Timoteo. Avete mai letto la vita di Quala, il predicatore indigeno della Birmania, o di Papehia, la primizia di Tahiti? 2. Sono stati aperti nuovi campi. La Frigia e la Galazia, vaste province a nord della Licaonia, sono attraversate da loro. Lì sorsero anche Chiese come risultato delle loro fatiche (1Corinzi 16:1). Atti, un punto a circa centocinquanta miglia dalla costa, Paolo si sarebbe posto con la Bitinia alla sua destra, montuosa, ma ricca e popolosa, regione prediletta dagli imperatori di Roma; alla sua sinistra l'Asia, con i suoi grandi porti e città, Efeso, Sardi, Tiatira, Laodicea, Filadelfia, Smirne, con vaste popolazioni sprofondate nell'idolatria e completamente ignoranti del Vangelo. Che campo! Ed è a portata di mano. Sembra un piano ben congegnato, ma per qualche ragione sconosciuta è "proibito dallo Spirito Santo". Paolo poi si volge verso nord; ma di nuovo: "Lo Spirito non li permise". Anche la Misia, sotto le stesse indicazioni divine, sono costretti a "passare". Deve essere sembrata una strana provvidenza! Che cos'è questo piano sconosciuto che Dio ha stabilito? A distanza di atti raggiungono Troas. È una grande città mercantile. È questa la loro destinazione? No. Finora tutti i loro piani sono stati ostacolati, anche se senza dubbio formati con il pensiero e la preghiera. Ma non devono fare cordoglio. Ora devono vedere il piano di Dio rivelato. Quella notte viene data a Paolo una visione: "Si presentò un macedone e lo pregò, dicendo: Passa in Macedonia e aiutaci". Sì, in un altro continente il seme del Vangelo deve essere portato. Deve essere piantato. Dio veglierà sulla sua crescita e si diffonderà in quelle nuove terre. Allora Paolo potrà tornare a predicare in Asia

(1) È una circostanza utile per noi notare che anche un uomo così buono come Paolo è spesso guidato da Dio nelle tenebre

(2) L'interpretazione che Paolo diede della visione ci insegna da una lezione. Quel fantasma macedone ha chiesto aiuto. Sul molo di Troade c'erano quattro viaggiatori stanchi, sconosciuti, senza un soldo. Quale aiuto aveva da chiedere loro la Grecia? Non c'era mai stata una civiltà sulla terra uguale alla sua, eppure lei giaceva lì, miserabile e colpevole al di là di qualsiasi cosa ci sia permesso di descrivere. C'è da meravigliarsi se quando Paolo udì quella preghiera di aiuto, "capì con certezza che l'Eterno lo aveva chiamato a predicare loro l'evangelo"! Dona il Vangelo, prima di tutto, se vuoi dare un aiuto sicuro a qualsiasi popolo. Aiutereste un prossimo? Parlagli di Cristo. Aiuteresti il tuo paese? Fate in modo che ogni villaggio e ogni vicolo delle sue città affollate sia raggiunto dal Vangelo. Aiuteresti questo mondo infelice? Allora affrettatevi nello spirito e nella sapienza di Paolo a portare il Vangelo su ogni riva macedone. (A. Mitchell, D.D.Il secondo viaggio missionario di Paolo:

1.) Il cristianesimo è essenzialmente missionario nel suo scopo

(2.) Dio dirigerà ostacolando o aiutando i Suoi servi a compiere la Sua opera

(3.) Dio vuole i servitori meglio attrezzati per i missionari

(4.) Dio non permetterà che le oneste differenze tra i Suoi servitori ostacolino il progresso del Vangelo

(5.) Dio farà sempre aumentare il numero dove il Suo popolo è stabilito nella fede

(6.) Il vangelo avrà raggiunto il suo scopo solo quando non ci sarà nessuno che griderà: "Vieni ad aiutarci!" (J. M. King, D.D.)

37-39. Barnaba decise di prendere con sé Giovanni.- La contesa tra Paolo e Barnaba: - Il contenuto di questo capitolo è famoso per due cose, che hanno avuto eventi molto contrari. L'una, come una grande divergenza si concluse con una felice concordia. L'altro, come una piccola variazione abbia portato a un'infelice discordia. La grande divergenza era se coloro che si erano convertiti a credere in Cristo dovessero continuare nell'osservanza della legge di Mosè. Infatti, nel primo capitolo alcuni erano così rigidi da ritenere che, se non siete circoncisi alla maniera di Mosè, non potete essere salvati. Questo punto era deciso. E quelli che erano Giudei furono sopraffatti da una moderata determinazione concordata da tutti gli apostoli e gli anziani che si riunivano a Gerusalemme. Ma quando la questione della dottrina e la profonda disputa non riuscirono a dividere la Chiesa, Satana pose un piccolo ostacolo sul loro cammino, e i due santissimi servitori di Dio, Paolo e Barnaba, vi si scagliarono contro; e quelli che strappavano una trave dall'occhio del loro fratello erano turbati da un granello nel loro. Non si trattava di un punto di dottrina, ma di una circostanza di una persona, in nessun modo considerevole per il principale beneficio del Vangelo, che generò una lite e una disgiunzione tra loro. Piuttosto che permettere che Marco fosse sminuito, Barnaba avrebbe abbandonato Paolo. Invece di acconsentire alla riammissione di Marco, Paolo avrebbe abbandonato Barnaba. E la contesa fu così aspra tra loro che si separarono l'uno dall'altro. Dopo la gestione del testo in più punti

1.) Dobbiamo entrare in una breccia. Ecco una contesa

(2.) Questa lotta non era tra persone meschine e comuni, ma tra i campioni della santa causa, tra Paolo e Barnaba

(3.) Non era portato con mansuetudine e temperamento freddo, ma si gonfiava alto, era παροξυσμοʹζ, una contesa acuta e irritante

(4.) Non sono caduti per nulla che toccasse la vita della verità o l'onore di Cristo; le fortune della Grecia, come dice il proverbio, non dipendevano da essa; si trattava solo di sistemare una persona, se Marco fosse adatto al lavoro in questione: questo era tutto, e niente di più

(5.) Per quanto piccola fosse, si cercò di separare questi due nel corpo e nella mente. Si separarono l'uno dall'altro. Ora riprendo tutto questo di nuovo

(I.) E ciò che incontriamo prima di tutto alla porta del testo è la contesa. Nessuno dei minimi peccati, nessuna delle minime punizioni. Infatti, se Babele stessa non poteva essere edificata in mezzo alla discordia delle lingue, quanto più Sion non potrà mai essere ben edificata con la discordia dei cuori? Se le reti sono rotte, i pescatori degli uomini possono prendere una pesca, ma non possono trattenere nulla. Taglia un seme di grano in due, e i pezzi perdono la natura della fruttificazione. Se le parole non sono ben messe insieme, non avranno senso; e se i sensi degli uomini non si uniscono bene in una sola professione, non faranno alcuna Chiesa. La contesa è il cuneo del diavolo per squarciare la Croce di Cristo; Trasforma l'ordine in un mucchio, l'amicizia in tintinnio, l'unità in scisma e la verità in eresia. L'opera degli uomini è contesa, la via di Dio è pace. Siamo sicuri che Ebrei è nella voce calma, e siamo sicuri che Ebrei non è nel vortice delle controversie e dei tumulti. Sia dunque proposto ciò che dobbiamo fare e pregare, affinché possiamo essere uno, e che nessuna contesa cada tra noi. Prima porta una mente flessibile, morbida, docile, che abbia un buon affetto per essere d'accordo, e mi impegnerò a fornirti abbastanza regole, affinché se non differisci in cose più grandi di quelle che hanno fatto Paolo e Barnaba (sì, e se fossero stati più grandi?) possiate presto salutarvi l'un l'altro con il bacio della pace. "Solo dall'orgoglio viene la contesa", dice Salomone (Proverbi 13:19). Gli ebrei che sono saggi nelle loro opinioni non vorranno mai occasioni per iniziarle, né argomenti per sostenerle. E colui che pensa che la parte arrendevole, perda nel suo onore, preferirebbe guidare e perire piuttosto che seguirlo ed essere preservato. Ma l'umiltà è debole e si piegherà facilmente; non è mai ceduta alla contraddizione; non si regge su vani punti di reputazione, per esercitare il dominio in ogni opposizione. Infatti, se l'attaccabrighe ha la meglio nell'ostinazione, il cristiano modesto vincerà nella carità. Mortifica l'amor proprio, e la pace ti piacerà più della vittoria. Il meglio che egli può dire per se stesso e che continua nella contesa è: È irragionevole che io ceda, perché ho ragione. Non sarebbe male per un giudizio modesto sospettare se stesso in quella fiducia di persuasione. Dopo ciò che ho richiesto, che gli uomini non siano rigidi, ma umili e flessibili, le regole da osservare per comporre dibattiti più piccoli, e il mio testo non arriva a nessun altro, sono queste:1. Non c'è eccezione da fare contro la sentenza della legge sotto la quale viviamo

(2.) Come il regno ha statuto-legge, così la Chiesa ha canoni, che servirono a nostra volta, con grande beneficio, nelle epoche migliori, prima che le leggi imperiali venissero ad aiutarci

(3.) Quando si verificano alcuni casi, per i quali né le leggi né i canoni hanno previsto, la consuetudine ha molta forza per deciderli. Un lungo permesso è una conferma tollerabile

(4.) Se succede che le leggi tacciono, e le usanze sono contrarie l'una all'altra, allora, per il privilegio che abbiamo al di sopra delle bestie, dobbiamo ricorrere alla ragione

(5.) Riporto agli apostoli come hanno gestito una discordia in questo capitolo. Alcuni vorrebbero che tutte le cerimonie di Mosè fossero osservate, il che avrebbe fatto sì che i Gentili diventassero Giudei, e non Cristiani. Per prevenire ogni scisma, gli apostoli e gli anziani seguono quella strada che chiamiamo media consilia, un temperamento medio. Il Gentile si conformerà ad alcune cerimonie, che placheranno l'Ebreo. Gli Ebrei rinunceranno ad alcune cerimonie che edificheranno i Gentili

(6.) Che cosa ne pensi dell'arbitrato? E meno arbitri ci sono, meglio è. Quando molti prendono in mano la cosa, di solito è un'azione così lunga che non viene mai fatta. Fate l'appello allora a pochi

(II.) Sebbene ci siano così tanti rimedi per fermare la contesa, la legge, i canoni, la consuetudine, la ragione, il temperamento medio, l'arbitrato, tuttavia il mio testo vi dice che non sempre prevalgono, perché i membri più considerevoli del corpo di Cristo erano in disaccordo, Paolo e Barnaba, che è il punto successivo. Se fossero stati inimicizia con gli infedeli e i pagani, con quelli che sono fuori, sarebbero stati naturali: perché "quale patto ha la luce con le tenebre?" Ma questo era un barattolo in casa, tra loro, una guerra civile. Dio ci aiuti se la mano destra combatte contro la sinistra, quando entrambe sono fatte per difendere il corpo. Quando i montoni del gregge si contendono, le povere pecore che guardano devono rimanere stupite. Ma io sostengo questa dottrina, affinché Paolo e Barnaba, e gli uomini buoni quali sono, perseguano un buon significato in modo opposto l'uno all'altro, e siano senza colpa. Perché è l'ignoranza degli uomini buoni, e non la loro perversità, che li spinge a cercare il vero fine con la molteplicità dei mezzi, e il tutto opposto. La stoffa della stessa fattura non ha sempre la stessa tintura. E coloro che sono propensi a glorificare un solo Dio nella stessa Chiesa, con la stessa carità, non sempre costruiscono con gli stessi materiali. Paolo ama la Chiesa come Barnaba, ma non la offenderebbe per mancanza di giustizia. Barnaba ama la Chiesa come Paolo, ma non la offenderebbe per mancanza di clemenza e di compassione. Ecco una lana e una stoffa, ma immerse in due colori. Allora vi lascio vedere che, da parte loro, che ugualmente acconsentono a mantenere il vero vangelo, l'ineguaglianza dei loro giudizi può essere inoffensiva. Potrei dire, da parte nostra, che i dissensi delle nostre Chiese Riformate erano indiscutibili, e che non c'era trasgressione contro la carità nelle nostre discordie. E non c'è da meravigliarsi se ci sono opinioni turbolente nella congregazione dei maligni; poiché i migliori servitori di Dio non tirano lo stesso giogo senza un po' di sgambetto dell'arca, ci fu una contesa tra Paolo e Barnaba

(III.) No, con nostra meraviglia, non si fermò lì, superò i limiti della mansuetudine, poiché nel terzo punto il mio testo dice che era παροξυσηοʹζ, una forte contesa. "L'unanimità di opinioni non è necessaria per l'amicizia", dice molto bene Aristotele. I cari amici possono conservare insieme la dolcezza dell'amore, e tuttavia variare in alcune conclusioni di giudizio. I dissensi di coloro che mantengono le menti benevole non sono litigi, ma litigi. Come Paolo resistette a Pietro in faccia (Galati 2. 11) con coraggio, ma caritatevolezza. La sua fiducia nella verità divenne lui, e la sua inoffensività lo lodò. Era diverso in questo incontro tra lui e Barnaba; La passione e la provocazione li trasportarono entrambi così lontano, che fu una forte contesa. La parola greca παροξυσμοʹζ ha in sé un significato maledetto. Quando una malattia si è interrotta per un po' e ricomincia il suo accesso e la sua violenza, questo è chiamato parossismo della malattia; E quando un balbettio è sempre peggio, sempre più forte, questo è un parossismo di contesa. Questi due, che erano stati commilitoni sotto la bandiera di Cristo, in tanti travagli, in tanti pericoli, in tante persecuzioni, non possono sopportarsi l'un l'altro con pazienza; e coloro che erano pronti a morire insieme non possono vivere insieme; Coloro che erano i confederati più forti del mondo sono gli opposti più forti. Oh, che cosa volubile e fallace è l'accordo degli uomini! Eppure non devo dire che l'asprezza tra due rami d'ulivo così dolci avesse il sapore dell'acido del rimprovero, o che si trafiggessero l'un l'altro con discorsi infamosi. Non li biasimo con alcuna accusa del genere. Non hanno forse riguardo per la loro comune fratellanza in Cristo, coloro che non si accontentano di combattere, ma devono mescolare con essa l'acutezza? E non in piccola quantità. Una puntura è una piccola cosa; Si sbranano l'un l'altro come con la zampa di un leone. La loro penna non lascia cadere altro che fiele e veleno, come se la loro penna fosse stata strappata dall'ala di una cockatrice. E chi c'è di un'anima candida e pura che non si guadagnerà più presto con la freddezza della carità che con il calore della rabbia

(IV.) Avendoti informato che Paolo e Barnaba non erano d'accordo, e non semplicemente, ma con un certo entusiasmo e provocazione, non potrebbe un giudizio solido sospettare che qualche grande offesa si sia frapposta tra loro? Troverete diversamente, che la contesa non era in una causa importante; non toccava la vita della verità, né l'onore di Cristo. Il versetto prima del mio testo vi dirà tutto all'inizio: "Paolo non pensò bene di portare Marco con sé". E la nostra traduzione le dà più di quanto le sia dovuto, come io immagino. Diciamo che "Paolo non pensò che fosse un bene", come se si trattasse di un bene o di un male. Molto meglio così, come ho capito, "Paolo pensava che non fosse adatto". Non era ciò che era buono, perché era buono in entrambi i casi, ma ciò che era più adatto e adatto a creare la controversia. "Questo è adatto", dice uno; «Non è così adatto», dice il suo compagno; un brutto inizio per una contesa tagliente. Si può supporre, come trovo in parte in un buon autore, che Barnaba abbia perorato in questo modo per Marco. Gli Ebrei si erano davvero ritirati dalla sua chiamata, e avevano lasciato Paolo a Panfilia; Ma non era strano per un novizio essere un po' scoraggiato, quando era in pericolo di vita. Ma dategli ciò che gli è dovuto, non aveva rinunciato alla fede, ma si era ritirato a casa per paura dell'ira del mondo. Eppure non difese questa colpa, ma si pentì e se ne lamentò. Ora vorrebbe ricominciare da capo, perché si sentiva per la grazia di Dio più forte e risoluto di eVersetto. Non si dovrebbe mostrare indulgenza al suo pentimento non finto? Sicuramente il figlio di una madre così buona meritava un po' di mitezza e di favore da parte dei presidenti della Chiesa. E che cosa era più appropriato per i commissari di Cristo che riconciliare i trasgressori che si erano smarriti? Queste ragioni non prevalgono presso Paolo, potete immaginare presso di me, se vi piace, che la sua sentenza fosse a questo scopo. Che sono degni di grande rimprovero che accampano scuse, e non seguono Cristo quando gli Ebrei 51 chiamano. Un facile perdono lo lusingherebbe nella sua colpa; Questo rifiuto gli avrebbe fatto conoscere l'entità del suo peccato. E perché Paolo non avrebbe potuto rimettere un po' del suo rigore per aver gratificato Barnaba? E perché Barnaba non ha accettato la negazione amichevole per accontentare Paolo? Sacrificate le cose piccole e indifferenti per la realizzazione della pace. Attenersi alle nostre conclusioni in questioni insignificanti con tutta la forza della nostra volontà e del nostro ingegno non è costanza, ma una cosa peggiore

(V.) Questo è l'ultimo punto, e la parola più triste del testo, questo άποχωρησις, il dipartimento. Per venire anche con il tempo cadrò subito sull'uso

(1.) Questo è assolutamente contro la regola del nostro Salvatore: "Va' e lasciati riconciliare con tuo fratello" (Versetto Matteo 5:24). Una ferita non sarà mai guarita se non unendo le parti che sono state dissolte. L'affabilità e la dolce conversazione fanno scoppiare il fuoco da una pietra focaia. Ma la disgiunzione delle persone è un'eclissi dell'amicizia, finché la luce dell'una non risplende con un aspetto propizio sull'altra. So che nel caso di questi due apostoli, sebbene fossero stati impediti da un errore, tuttavia poco dopo il loro scortese addio tornarono al loro temperamento cristiano, e in seguito in vari testi della Scrittura Paolo si mise nella stessa scala di Barnaba, come di suo fratello giurato, come 1Corinzi 9:6 : "Io solo, e Barnaba, non abbiamo il potere di trattenerci dal lavorare?" E Galati 2:9 : "Giacomo, Cefa e Giovanni. ha dato a me e a Barnaba le mani giuste della comunione". Ecco un'altra cosa che merita la nostra considerazione. Se Paolo e Barnaba erano andati entrambi in Cilicia, Cipro li avrebbe voluti; o se entrambi erano andati a Cipro, la Cilicia li avrebbe voluti. Ora erano sconfitti: propagavano la fede di Cristo sia per mare che per terra. Barnaba salpò per Cipro e Paolo si recò in Cilicia. Non era come una corda d'arco spezzata; ma erano due corde per un solo arco, e ciò che era divisione per loro era moltiplicazione per l'evangelo di Cristo. Alla fine, hanno compiuto ciò che intendevano, cioè "visitare i loro fratelli in ogni città dove avevano predicato la Parola di Dio"(32). Tutti i governi, di tutte le epoche, hanno approvato che questo è il modo migliore per conservare l'unità. È impossibile evitare una moltitudine di corruzioni nella fede, e non contrarre una prodigiosa licenziosità nella disciplina. Paolo e Barnaba presidiavano le diverse città dove avevano posto le fondamenta della fede evangelica; e, come governanti attenti, interposero il potere di cui Cristo li aveva dotati, per mantenere i loro fratelli dispersi in lungo e in largo in uno. Benché fossero due in due, con un piccolo disgusto, tuttavia ricordavano che c'erano un solo Pastore e un solo ovile, la cui pace cercavano di preservare con la loro vigilanza pastorale. (J. Hacket, D.D. Il dissenso tra Paolo e Barnaba: - I due uomini erano legati da antiche associazioni, forse erano stati compagni di scuola a Tarso. Quando Paolo giunse a Gerusalemme, Barnaba fu il primo a fidarsi di lui e ad accoglierlo. Entrambi erano devoti all'opera tra i Gentili e avevano condiviso i pericoli e le glorie del primo viaggio missionario. Questa compagnia si è conclusa con la polemica su Marco. Per quanto sfortunato, non è stato strano. Barnaba aveva ragione della sua fiducia, Paolo della sua diffidenza. Entrambi avevano ragione, entrambi avevano torto. Potevano essere d'accordo solo per non essere d'accordo; e il secondo viaggio missionario fu iniziato nell'infelicità. Molte suggestioni familiari nascono da questa scena

(I.) Gli uomini molto buoni possono avere dei difetti. Questi due avevano confessato a Listra di essere uomini con passioni simili alle nostre, ma ora sembra che ciascuno di loro lo abbia dimenticato; nessuno dei due terrà conto dell'altro. Non possiamo pretendere di fare sempre a modo nostro, anche quando siamo nel giusto. Se fosse certo che il nostro avversario ha completamente torto, non avremmo il diritto di dimenticare che, nonostante questo errore, potrebbe essere un brav'uomo. Fidatevi del suo carattere collaudato. Non mettete in pericolo con leggerezza una comunità che è cresciuta nella benevola disponibilità. Poche parole calde possono annullare l'amore degli anni, come pochi colpi d'ascia abbattono la quercia di un secolo di crescita. Il Maestro aveva solo discepoli difettosi, ma gli Ebrei non hanno mai perso un vero amico. Che ne sarebbe stato di loro, di noi, se gli ebrei si fossero soffermati tanto sui veri difetti quanto sulle possibili virtù?

(II.) Le caratteristiche personali e l'ambiente circostante influenzano il giudizio. Barnabas era lo zio di Marco; lo conosceva meglio di Paolo, e lo amava di più. Lo spirito fiducioso che aveva accolto il persecutore appena convertito accolse ora il traviato pentito; Eppure questa carità di per sé non provava che il giovane fosse meritevole di una tale fiducia. La carità e l'affetto diventano clemenza, mettendo uomini inadatti in posizioni di responsabilità. Il coraggio e l'abnegazione si irrigidiscono in severità nel giudicare i fratelli più deboli

(III.) Un peccato porta altri peccati e molti dolori. Il debole rimpicciolimento di Marco si svergognava, disonorava il suo Signore e tradiva questi veri compagni di giogo in una lotta pietosa

(IV.) Cristo usa operai imperfetti. Ebrei non ne ha altri. Dio deve fare in modo che la stoltezza e l'ira dell'uomo Lo lodino, poiché la stoltezza e l'ira appaiono anche nei veri discepoli

(V.) I veri cristiani non rimarranno in disaccordo. Come siamo felici per quel messaggio di Paolo a Timoteo: "Prendi Marco e conducilo con te, poiché mi è utile per il ministero"; e per la menzione encomiativa di Barnaba dieci anni dopo, per iscritto ai Corinzi. (Sermoni del Monday Club.Il litigio di Barnaba e Saul: - Il fatto che una tale scena sia registrata prova la genuinità degli uomini. Se il loro scopo fosse stato quello di imporre all'umanità, una scena come questa non sarebbe stata affatto menzionata, o sarebbe apparsa in una forma tale da nascondere del tutto ciò che è moralmente offensivo. Come uomini autentici, si rivelano a noi nel costume della vita reale, con tutte le loro imperfezioni. Nota qui:

(I.) Questa probabilità non è una guida certa per noi nel giudicare il futuro. A tutti coloro che conoscevano questi apostoli, nulla sarebbe potuto sembrare più improbabile del fatto che essi avessero mai litigato. Erano entrambi brave persone, erano vecchi amici. Erano stati compagni di lavoro per molto tempo. Erano anche apostoli, che agivano sotto l'ispirazione e la guida di Cristo. In tali circostanze, potrebbe sembrare più improbabile che tali uomini litigassero? Eppure lo fecero. Guardiamo al futuro e diciamo che probabilmente un evento del genere accadrà; eppure quante volte il futuro falsifica i nostri calcoli e delude le nostre speranze

(II.) Che le piccole cose sono spesso più difficili per il temperamento che grandi. Questi uomini per anni si erano trovati insieme nelle circostanze più difficili. Avevano conteso insieme all'ebreo bigotto e al gentile idolatra. Erano appena tornati da Gerusalemme, dove si erano impegnati in un dibattito molto appassionante, e sembra che abbiano affrontato tutte queste cose con ininterrotta equanimità. Ma ora la sola domanda se Giovanni debba accompagnarli suscita grande irritazione. Ora questa ci sembra poca cosa in confronto ad altre cose che impegnavano la loro attenzione congiunta; eppure fu questo che ruppe l'armonia della loro amicizia. Spesso è così. Convoca gli uomini per discutere piccole questioni, ed essi litigheranno; Chiamateli a elaborare un grande obiettivo, ed essi saranno cordiali e unanimi. Il modo migliore per promuovere l'unione della Chiesa è impegnarsi in grandi opere. Le mosche irritano il nobile destriero più del rullo della ruota del carro

(III.) Che il cristianesimo lascia spazio all'azione discrezionale. Questi apostoli si presero la responsabilità di decidere se Giovanni dovesse accompagnarli o no. Non c'era alcun principio in esso: era solo una questione di opportunità. Non ci è consentita alcuna azione discrezionale né per quanto riguarda i principi morali né le verità cardinali. Ma c'è molto in relazione ai metodi di estensione del cristianesimo che è lasciato interamente al nostro giudizio. Quindi la discussione a Gerusalemme fu sotto la direzione dello Spirito Santo. Ma qui non c'era una direzione particolare. Molte di queste questioni sono lasciate per un tale trattamento: il governo della Chiesa, ecc

(IV.) Che i migliori degli uomini non sono assolutamente infallibili. Quando gli apostoli parlavano e agivano sotto l'ispirazione dello Spirito, erano infallibili. Ma non sempre hanno parlato e agito in questo modo, come dimostra l'evento di cui stiamo parlando. C'è un solo esempio perfetto, e grazie a Dio ce n'è uno; ed Ebrei deve essere seguito sia nel male che nella buona reputazione

(V.) Che sotto il grazioso governo del cielo il male è reso subordinato al progresso del bene

(1.) Una maggiore area di utilità. Invece di un distretto per entrambi, che era contemplato, ce n'era uno per ciascuno. Ha portato Paolo in Europa

(2.) Un accresciuto potere di utilità. Invece di due uomini ce n'erano quattro

(VI.) Questo lavoro serio correggerà inevitabilmente i nostri animi. Non erano stati separati da molto tempo, presumo, prima che ogni particella di animosità si spegnesse. Troviamo Paolo che si riferisce gentilmente a Marco (Colossesi 4:10 ; 2Timoteo 4:11 ; Filemone 24), e anche a Barnaba (1Corinzi 9:6). (D. Thomas, D.D.La disputa su Giovanni Marco: - Come regola generale non c'è nulla di più miserabile che soffermarsi sui difetti degli altri. Richiamo l'attenzione sulle colpe di tre discepoli per vedere che il vecchio Adamo non è completamente ucciso nel migliore degli uomini

(I.) L'aspra lite tra Paolo e Barnaba. Marco, acceso forse dallo zelo di Paolo, o spinto dalla fantasia errante della giovinezza, era andato con i due ad Antiochia. Poi lo portarono in un giro missionario, ma proprio quando ne aveva più bisogno disertò. Di lì a poco, quando si pensava a un altro tour, Barnabas propose di riprovarlo. Paolo rifiuta, e la contesa era aspra. L'unica cosa saggia di tutta la faccenda era la separazione. È molto meglio per gli uomini che non possono lavorare comodamente insieme separarsi. Se la contesa fosse stata ricucita, nessuno dei due avrebbe potuto mettersi al lavoro con tutto il cuore. Ci sono state colpe da entrambe le parti, ma sarebbe difficile dire su chi fosse la colpa minore. Da una parte c'era la coraggiosa coerenza che riteneva che non ci si potesse fidare di un uomo debole e irresoluto di fronte a una missione così pericolosa; dall'altra c'era l'onesta convinzione che Marco meritasse un altro processo. Gli uomini più pii sono ancora soggetti a cadute improvvise. Un uomo non diventa mai così avanzato in santità da superare il pericolo di vecchi difetti di carattere. Cerchiamo la grazia che fa dell'uomo il conquistatore del proprio spirito

(2.) Coloro che sono impegnati nello stesso lavoro possono avere opinioni antagonistiche su questioni di prudenza. È inutile cercare di vedere tutti con un occhio solo. Nel frattempo dobbiamo avere lo spirito di carità e sopportare schemi che sembrano stupidi e fallimenti giudiziari

(II.) Le diverse tappe della vita di Marco che questi versi rivelano. La gioventù poco promettente spesso ci sorprende per il suo sviluppo superiore. I soldati che hanno tremato davanti al primo fuoco si sono poi distinti come uomini coraggiosi. Così con Marco. L'incoraggiamento di Barnaba, unito al tonico tagliente somministrato da Paolo, fece di lui un uomo. Entrambi sono necessari oggi

(III.) L'onorevole confessione di Paolo che Marco era andato meglio di quanto si aspettasse. (E. H. Higgins.) Paolo e Barnaba, la loro contesa e separazione:

(I.) Gli apostoli non andavano avanti come delegati di un'assemblea legislativa centrale suprema. L. C'era l'unione tra le Chiese, ma era puramente spirituale.

(2.) La visita è stata perfettamente naturale

(3.) Essendo una seconda visita, era calcolata per dimostrare che non si vergognavano dei loro principi, né avevano paura dei loro avversari

(II.) La stabilità del carattere era necessaria per l'utilità in una tale missione. l. L'amicizia non è di per sé una ragione per cui un uomo debba essere promosso a una carica

(2.) Non ci si può fidare degli uomini volubili nel servizio della verità quando c'è difficoltà sulla strada

(III.) Le differenze di opinione non dovrebbero portare all'abbandono dei principi. l. Alcuni si vendicano della causa della verità

(2.) Quando due uomini non riescono a mettersi d'accordo per lavorare nello stesso angolo della vigna, dividano onestamente e li portino in altri reparti

(3.) Gli uomini più santi possono avere a volte un temperamento arruffato

(4.) L'apostolo in seguito ricevette Marco in comunione. "Errare è umano, perdonare, Divino". (J. Parker, D.D.La separazione di Paolo e Barnaba: - Ora siamo di nuovo all'aria aperta (Versetto 35). Per alcuni giorni siamo stati in un'atmosfera soffocante, ascoltando grandi uomini che discutevano la vexata quaestio della circoncisione. Sentiamo il nostro bisogno di riposo, dopo l'eccitazione appassionata che abbiamo attraversato. Ora vivremo tra amici, e saremo tranquilli e fiduciosi, e cresceremo nella nostra comprensione dei propositi Divini. Eppure non è così. Usciamo da una contesa all'altra. Questa è la vita in tutto e per tutto, vale a dire, una serie di conflitti. Osservare-

(I.) L'amore di Paolo per il lavoro: "Andiamo di nuovo". Paolo fu morso di nuovo dalla fame di missione. Ebrei stesso era serio; perciò non poteva tollerare la mancanza di sincerità. Non c'era alcuna violazione nella sua integrità, se non un'infinita, e quindi un difetto in altri uomini non era un incidente, ma un crimine. Nella sua critica a Marco, Paolo ha dato una critica a se stesso. Paolo voleva che la sua opera fosse solida e duratura. Questo era il vero scopo che aveva in mente, cioè consolidare i giovani credenti e i pensatori e gli studenti immaturi; e portare con sé, in una simile missione, un uomo che si era voltato indietro dall'aratro, era un'ironia che gli tormentava l'anima. Il suo scopo era quello di "confermare le Chiese", di renderle sempre più forti; e lavorare con uno strumento che gli si era già rotto tra le mani era un'ironia morale, dalla quale il suo stesso spirito si ritraeva. Tutto dipende dal tipo di lavoro che andrai a svolgere. C'è un posto nella Chiesa per tutti, e questo è il problema che il Papato ha risolto. Il Papato può usare ogni sorta di uomini; Il protestantesimo può usare solo uno o due tipi. Dobbiamo imparare ad assumere uomini in reparti appropriati che non siano all'altezza del livello paolino di eccellenza. Non gettare via nessuno per amore di una colpa, o anche di due. Ci può essere una grande quantità di solidità nella mela che ha su di sé una macchia di marciume

(II.) La carità di Barnaba. Ebrei è disposto a dare a un uomo un'altra possibilità nella vita. Era un grande uomo. Dal punto di vista della retta disciplina, non ci può essere alcun dubbio sulla grandezza di Paolo; ma un uomo che darebbe un'altra possibilità a un giovane mi sembra avere in sé il vero spirito della Croce. Fate attenzione a come amministrate la disciplina. Grazie a Dio per i pochi uomini qua e là che sono disposti a metterci alla prova di nuovo! Dobbiamo loro la vita: dobbiamo vivere per loro. Finora abbiamo considerato Barnaba solo un uomo ben disposto e amorevole, che si sedeva o si alzava, andava o veniva, proprio come una natura superiore poteva suggerire o richiedere. Questi sono spesso tra gli uomini più severi. Barnaba disse a Paolo: «No!». e nemmeno Paolo è riuscito a trasformare quel No in un Sì. In seguito il giudizio di Barnaba fu confermato. Sotto questo aspetto Barnaba era un uomo più lungimirante di Paolo. C'è solo una Persona infallibile nella Chiesa, ed egli è il suo Signore. Paolo non era che un uomo nel migliore dei casi; Lo ha detto lui stesso. "Chi è dunque Paolo e chi è Apollo?" Sotto questo aspetto Barnaba era un uomo più grande di Paolo. Ebrei è il vero lettore intellettuale che dice di un giovane: "Ebrei ha in sé lo Spirito di Dio e il seme indistruttibile del regno". E chi, vent'anni dopo, si arrende semplicemente ai fatti non è affatto un uomo di penetrazione. Giovanotto, vivi sotto il caldo sole di chi spera il meglio per te. Non devi nulla agli uomini che affermano la tua eccellenza quando non possono negarla

(III.) Ci sono circostanze attenuanti in questa controversia

(1.) Entrambi gli uomini erano onesti. È qualcosa avere a che fare con uomini onesti, anche quando ti si oppongono

(2.) La contesa non riguardava il Maestro. Paolo e Barnaba non avevano due punti di vista diversi su Cristo. Non fonderanno sette teologiche separate

(3.) L'opera non è stata abbandonata, ma è stata raddoppiata. Le destinazioni che scelsero erano rivelazioni dello spirito degli uomini. Barnaba cade nell'oscurità, Paolo sorge come un sole in un firmamento più ampio

(4.) Le parti si riconciliano in seguito. Abbiamo già detto addio a Pietro; quindi ora dobbiamo dire addio a Barnaba e Marco. A questo punto entrambi si ritirano dagli Atti degli Apostoli. Il ritiro avviene in una sorta di temporale. Sicuramente questo non può essere tutto. Questi amici di una vita non possono separarsi in questo modo! Dobbiamo saperne di più. In 1Corinzi 9:6 Sentiamo di nuovo parlare di Barnaba, e in 1; Pietro v. 13; Colossesi 4:10 ; Filemone 24; 2 Timoteo iv. 11 sentiamo di nuovo parlare di Marco. Ben fatto, Marco! Ben fatto, Paul! Pochi uomini hanno il coraggio morale di correggersi apertamente, di riparare i torti che, per quanto inconsciamente, un tempo hanno inflitto. Unità nella disunione:

(I.) La proposta di San Paolo (Versetto 36) di rivisitare le congregazioni era una prova del suo senso della precarietà della vita cristiana. In tutte le sue epistole abbiamo l'espressione dello stesso spirito. Ebrei ha appena lasciato un posto, quando la sua ansia per il benessere dei suoi convertiti diventa troppo dolorosa da sopportare per lui. Ebrei rimanda indietro il suo unico compagno e acconsente a stare completamente solo in una città straniera, se solo può ottenere la notizia desiderata riguardo alla stabilità di coloro che ha lasciato indietro. Era così già a questo punto iniziale del suo ministero. È una buona cosa formare nuovi piani, creare nuovi meccanismi e portare i ministeri della Chiesa nelle case e nei luoghi di ritrovo in cui non sono ancora penetrati. Ma in tutto questo dobbiamo stare attenti a non essere accusati di non dare un buon seguito a un'opera che è stata ben iniziata. Quando un'impressione è assicurata dalla grazia di Dio, può ancora svanire e affievolirsi e infine scomparire se non viene rinnovata con vigore, fervore e costantemente. Oh, quanto è precaria l'opera della grazia nel più promettente di tutti noi! Quali insidie tende Satana ai giovani, ai cresimati di recente, ai risvegliati di recente, ai riformati di recente! Così presto il terreno, una volta sgomberato, è di nuovo ricoperto di vegetazione; così presto l'impulso, una volta comunicato, viene frenato e impedito; così presto il seme una volta seminato viene strappato via, o bruciato nel suo primo germoglio, o infine soffocato nella sua crescita; che c'è bisogno di dire con le parole qui davanti a noi: "Andiamo di nuovo", ecc

(II.) Il risultato della proposta. Barnaba condivideva i sentimenti di San Paolo. Ma nello stabilire i dettagli dell'impresa si presentò una grave divergenza. l. L'oggetto di questo dissenso era un soggetto cristiano. Erano in disaccordo sul modo migliore di portare avanti l'opera di Cristo. Non era una lite che ne derivava, che uno dei due avesse guadagnato, ciò che entrambi non potevano avere, delle ricchezze o degli onori o dei piaceri del mondo. Non era che uno avesse denigrato l'abilità o la probità o la spiritualità dell'altro, e che questo dovesse risvegliare nella mente naturale un risentimento da mostrare in ritorsione o da coltivare con malizia. Felici saremmo noi, se le nostre colpe fossero solo quelle di un eccesso di zelo e di tenacia in riferimento all'opera di Cristo e agli interessi delle anime! 2. Quell'infermità è stata riparata nel modo più saggio e migliore. Fu con il dissenso di due apostoli, come nel caso della disputa di Abramo e Lot. Dove nessuna legge divina costringe alla coesistenza, la separazione è spesso la migliore cura per la discordia. "Vivi e lascia vivere". Se due servitori di Dio non riescono a vedere le cose allo stesso modo, accettino di vederle in modo diverso. Se non possono agire insieme, possono almeno credere insieme, e sperare insieme, e insieme amare. Se ognuno di loro ha a cuore l'opera e la gloria di Cristo, tutti saranno riconciliati dal grande riconciliatore: la morte, che è la porta del cielo, renderà diritti i tortuosi e pianeggianti i luoghi accidentati

(3.) La separazione è stata in questo caso seguita - lo sappiamo - dalla concordia

(III.) I vari aspetti della storia

(1.) Le Sacre Scritture non sono un racconto lusinghiero. Non c'è screening, né palliazione, delle infermità degli uomini santi. Se gli uomini vogliono fare del male, devono farlo. Se gli uomini diranno entrambi: Perché un santo ha fatto questo, quindi non può essere peccato; oppure, perché un tale uomo ha fatto questo, quindi non può essere un santo: sono lasciati a loro a farlo. Il compito delle Sacre Scritture, sotto questi aspetti, è con i fatti, non con le deduzioni. Quel Libro che non dipinge gli uomini né come demoni né come eroi; quel Libro che mi dice esattamente ciò che è vero, e mi insegna come elevarmi da ciò che è veramente l'uomo naturale a ciò che è altrettanto veramente l'uomo cristiano; come piangere su me stesso senza disperare, e come trattare con giustizia gli altri e tuttavia non condannare; che io chiamo vero Libro: vedo lì l'uomo così com'è, e Dio come gli Ebrei: vedo lì una luce sui miei passi, perché descrive veramente il deserto che attraverso, e perché mi mostra come e con quale guida posso attraversarlo in sicurezza. E se vedo che il Libro descrive tutto il resto in modo veritiero, perché secondo la mia esperienza quotidiana dell'uomo e del mondo dell'uomo, allora posso crederci quando vedo che c'è una sola Persona, una sola, e una sola, che dipinge come davvero senza peccato; l'Uomo perfetto, tanto nell'irreprensibilità della Sua vita, quanto nella completezza della Sua natura

(2.) Questo passaggio ci pone davanti una Provvidenza di Dio che tutto opera, tutto governa e tutto restaura. Dal male nasce il bene. Dall'infermità umana nasce la forza divina. L'unità dell'opera è spezzata, ma da quella divisa è scaturita una duplice completezza. (Dean Vaughan.)

Riferimenti incrociati:

Atti 15

1 At 21:20; Ga 2:4,12,13
At 15:23
At 15:5; Rom 4:8-12; Ga 5:1-4; Fili 3:2,3; Col 2:8,11,12,16
Ge 17:10-27; Lev 12:3; Giov 7:22
At 15:24; 1Co 7:18,19; Ga 2:1,3; 5:6; 6:13-16

2 At 15:7; Ga 1:6-10; 2:5; Giuda 1:3
At 15:25; Eso 18:23; Ga 2:1,2
At 15:22,27; 10:23; 11:12
At 15:4,22,23; 1Sa 8:7; 1Co 9:19-23; Ga 2:2; File 1:8,9
At 15:6,23; 21:18; 1Co 1:1; 2Co 11:5

3 At 21:5; 28:15; Rom 15:24; 1Co 16:6,11; Tit 3:13; 3G 1:6-8
At 8:14; 11:19
At 15:12; 14:27; 21:19,20
At 11:18; 13:48,52; Is 60:4,5; 66:12-14; Lu 15:5-10,23,24,32

4 At 18:27; 21:17; Mat 10:40; Rom 15:7; Col 4:10; 2G 1:10; 3G 1:8-10
At 15:3,12; 14:27; 21:19; Rom 15:18; 1Co 15:10; 2Co 5:19; 6:1

5 At 21:20; 26:5,6; Fili 3:5-8
At 15:1,24; Ga 5:1-3

6 At 15:25; 6:2; 21:18; Prov 15:22; Mat 18:20; Eb 13:7,17

7 At 15:2,39; Fili 2:14
At 10:5,6,20,32-48; 11:12-18; Mat 16:18,19
At 1:24; 9:15; 13:2; 1Cron 28:4,5; Giov 3:27; 15:16; Ga 2:7-9
At 1:16; 3:18; 4:25; Eso 4:12; Ger 1:9; Rom 10:17,18

8 At 1:24; 1Sa 16:7; 1Re 8:39; 1Cron 28:9; 29:17; Sal 44:21; 139:1,2; Ger 11:20; 17:10; 20:12; Giov 2:24,25; 21:17; Eb 4:13; Ap 2:23
At 14:3; Giov 5:37; Eb 2:4
At 2:4; 4:31; 10:44,45; 11:15-17

9 At 14:1,27; Rom 3:9,22,29,30; 4:11,12; 9:24; 10:11-13; 1Co 7:18; Ga 3:28; 5:6; Ef 2:14-22; 3:6; Col 3:11
At 10:15,28,43,44; 1Co 1:2; Eb 9:13,14; 1P 1:22

10 Eso 17:2; Is 7:12; Mat 4:7; Eb 3:9
Mat 11:28-30; 23:4; Ga 5:1
Ga 4:1-5,9; Eb 9:9

11 Rom 3:24; 5:20,21; 6:23; 1Co 16:23; 2Co 8:9; 13:14; Ga 1:6; 2:16; Ef 1:6,7; 2:7-9; Tit 2:11; 3:4-7; Ap 5:9

12 At 15:4; 14:27; 21:19

13 1Co 14:30-33; Giac 1:19
At 12:17; 21:18; Mar 15:40; Ga 1:19; 2:9,12; Giac 1:1
At 2:14,22,29; 7:2; 22:1

14 2P 1:1
At 15:7-9; Lu 1:68,78; 2:31,32
Is 43:21; 55:11-13; Rom 1:5; 11:36; 1P 2:9,10

15 At 13:47; Rom 15:8-12

16 Am 9:11,12
2Sa 7:11-16; 1Re 12:16; Sal 89:35-49; Is 9:6,7; Ger 33:24-26; Ez 17:22-24; Zac 13:8; Mat 1:20-25; Lu 1:31-33,69,70

17 Ge 22:18; 49:10; Sal 22:26,27; 67:1-3; 72:17-19; Is 2:2,3; 11:10; 19:23-25; 24:15,16; 49:6,7; 66:18-21; Ger 16:19; Os 2:23; Gioe 2:32; Mic 4:1,2; 5:7; Zac 2:11; 8:20-23; Mal 1:11
Ge 48:16; Nu 6:27; Is 43:7; 65:1
Nu 24:23; Is 45:7,8; Dan 4:35

18 At 17:26; Nu 23:19; Is 41:22,23; 44:7; 46:9,10; Mat 13:35; 25:34; Ef 1:4,11; 3:9; 2Te 2:13; 1P 1:20; Ap 13:8; 17:8

19 At 15:10,24,28; Ga 1:7-10; 2:4; 5:11,12
At 26:20; Is 55:7; Os 14:2; 1Te 1:9

20 At 15:29; Ge 35:2; Eso 20:3-5,23; 34:15,16; Nu 25:2; Sal 106:37-39; Ez 20:30,31; 1Co 8:1,4-13; 10:20-22,28; Ap 2:14,20; 9:20; 10:2,8
1Co 5:11; 6:9,13,18; 7:2; 2Co 12:21; Ga 5:19; Ef 5:3; Col 3:5; 1Te 4:3; Eb 12:16; 13:4; 1P 4:3
At 21:25; Ge 9:4; Lev 3:17; 7:23-27; 17:10-14; De 12:16,23-25; 14:21; 15:23; 1Sa 14:32; Ez 4:14; 33:25; 1Ti 4:4,5

21 At 13:15,27; Ne 8:1-12; Lu 4:16

22 At 15:23,25; 6:4,5; 2Sa 3:36; 2Cron 30:4,12
At 15:27; 8:14; 11:22
At 1:23
At 15:27,32,40; 16:19,25,29; 17:4,10,14; 18:5; 1Te 1:1; 2Te 1:1; 1P 5:12

23 At 15:4,22
At 23:26; Rom 16:3-16; Giac 1:1; 2G 1:3,13; 3G 1:14
At 11:18; 14:27; 21:25
At 15:41; 18:18; 21:3; Ga 1:21

24 Ger 23:16; Ga 2:4; 5:4,12; 2Ti 2:14; Tit 1:10,11; 1G 2:19
At 15:1,9,10; Ga 2:3,4; 6:12,13

25 At 15:28; Mat 11:26; Lu 1:3
At 15:6; 1:14; 2:1,46; 1Co 1:10
At 15:22,27
Rom 16:12; Ef 6:21; Col 4:7,9; File 1:16; 2P 3:15
At 15:2,35; Ga 2:9

26 At 13:50; 14:19; Giudic 5:18; 1Co 15:30; 2Co 11:23-27; Fili 2:29,30

27 At 15:22
2G 1:12; 3G 1:13

28 Giov 16:13; 1Co 7:25,40; 14:37; 1Te 4:8; 1P 1:12
Mat 11:30; 23:4; Ap 2:24

29 At 15:20; 21:25; Lev 17:14; Rom 14:14,15,20,21; 1Co 10:18-20; Ap 2:14,20
2Co 11:9; 1Ti 5:22; Giac 1:27; 1G 5:21; Giuda 1:20,21,24
At 18:21; 23:30; Lu 9:61; 2Co 13:11

30 At 6:2; 21:22
At 16:4; 23:33

31 At 15:1,10; 16:5; Ga 2:4,5; 5:1; Fili 3:3

32 At 2:17,18; 11:23,27; 13:1; Mat 23:34; Lu 11:49; Rom 12:6; 1Co 12:28,29; 14:3,29,32; Ef 3:5; 4:11; 1Te 5:20
At 2:40; 11:23; 14:22; 18:23; 20:2; Rom 12:8; 1Te 2:11; 4:1; 5:14; 2Te 3:12; 1Ti 2:1; 2Ti 4:2; Tit 2:6-15; 1P 5:1,12
At 15:41; Is 35:3,4; Dan 11:1; 1Co 1:8; Ef 4:12,13; 1Te 3:2; 1P 5:10

33 At 16:36; Ge 26:29; Eso 4:18; 1Co 16:11; Eb 11:31; 2G 1:10

34 At 11:25,26; 18:27; 1Co 16:12

35 At 13:1; 14:28
At 28:31; Mat 28:19,20; Col 1:28; 1Ti 2:7; 2Ti 4:2

36 At 7:23; Eso 4:18; Ger 23:2; Mat 25:36,43
At 13:4,13,14,51; 14:1,6,21,24,25
Rom 1:11; 2Co 11:28; Fili 1:27; 1Te 2:17,18; 3:6,10,11; 2Ti 1:4

37 At 12:12,25; 13:5,13; Col 4:10; 2Ti 4:11; File 1:24

38 At 13:13; Sal 78:9; Prov 25:19; Lu 9:61; 14:27-34; Giac 1:8

39 At 15:2; 6:1; Sal 106:33; 119:96; Ec 7:20; Rom 7:18-21; Giac 3:2
At 4:36; 11:20; 13:4-12; 27:4

40 At 15:22,32; 16:1-3
At 13:3; 14:26; 20:32; 1Co 15:10; 2Co 13:14; 2Ti 4:22; Tit 3:15; 2G 1:10,11

41 At 15:23; 18:18; 21:3; Ga 1:21
At 15:32; 16:4,5

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